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Procedura : 2008/2598(RSP)
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O-0069/2008 (B6-0545/2008)

Discussioni :

PV 02/09/2008 - 17
CRE 02/09/2008 - 17

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Discussioni
Martedì 2 settembre 2008 - Bruxelles Edizione GU

17. Clonazione di animali a scopi alimentari (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale alla Commissione sulla clonazione di animali a scopi alimentari, di Neil Parish, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (O-0069/2008 – B6-0545/2008).

 
  
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  Neil Parish, autore. (EN) Signor Presidente, desidero davvero dare il benvenuto in Aula questa sera al Commissario Vassiliou che è presente per ascoltare la nostra interrogazione orale, in particolar modo perché è così tardi.

Quando ci occupiamo di clonazione, non si tratta solo di sicurezza alimentare, ma noi in Europa crediamo anche che, in base alla politica agricola comune, stiamo producendo generi alimentari di livello molto elevato, nonché per un livello di benessere molto elevato. I problemi relativi alla clonazione riguardano non solo il benessere degli animali ma anche la fiducia dei consumatori negli alimenti che possono derivare da animali clonati.

Basti guardare oltre l’Oceano Atlantico agli Stati Uniti d’America per vedere come impedire agli animali clonati di entrare nella catena alimentare. Per esempio, se un toro clonato vale 1 000 euro alla fine della sua vita perché entri nella catena alimentare, allora coloro che hanno allevato il toro devono creare un discendente, che può valere 3 000 euro, e quando uccidono l’animale e si accertano che non entri nella catena alimentare, l’altro viene loro restituito. E’ un modo abbastanza semplice di escludere dalla catena alimentare gli animali clonati.

Ritengo che dobbiamo considerare molto seriamente questo problema e inviterei la signora Commissario a rivalutarlo.

Mi occuperò di alcuni dei problemi connessi alla clonazione, in particolare da un punto di vista del benessere. La clonazione implica seri problemi di salute e benessere per i cloni e le loro madri in affitto; i problemi di salute degli animali derivano dalle tecniche invasive necessarie a creare un clone; esiste la sofferenza delle madri in affitto che crescono feti clonati, nonché livelli elevati di malattia e mortalità durante le prime fasi di vita degli animali clonati.

L’analisi scientifica e tecnica dell’OIE ha riscontrato che solo il 6 per cento degli embrioni clonati ha generato cloni in salute, sopravvissuti a lungo.

La relazione dell’EFSA evidenzia una maggiore proporzione di gravidanze non terminate e disturbi nelle madri in affitto degli embrioni clonati. Tali disturbi e la grande dimensione dei cloni rendono più frequenti i tagli cesarei nel bestiame che deve partorire cloni rispetto alla gravidanza tradizionale. La mortalità e la malattia sono più elevate nei cloni rispetto agli animali sessualmente riprodottisi, il che può influire sul benessere delle madri in affitto e dei cloni.

Da un punto di vista etico, il Gruppo europeo sull’etica ha qualche dubbio sul fatto che la clonazione degli animali a scopi alimentari sia eticamente giustificata. Non vede inoltre motivazioni convincenti che giustifichino la produzione di generi alimentari dai cloni e dai loro discendenti.

Se si osservano i dati relativi a quanto è accaduto quando gli animali sono stati clonati, i parti dei cloni sono spesso del 25 per cento più complessi rispetto alla norma, e provocano un parto doloroso; il 25 per cento delle mucche gravide di cloni al giorno 120 della gestazione sviluppano l’idroallantoide. Le relazioni del 2003 dimostrano che solo il 13 per cento degli embrioni impiantati nelle madri in affitto si traducono in gravidanze portate a termine; solo il 5 per cento di tutti gli embrioni clonati trasferiti nelle mucche riceventi è sopravvissuto. L’opinione dell’EFSA cita uno studio secondo cui su 2 170 mucche che hanno ricevuto gli embrioni, sono nati vivi solo 106 esemplari, il 4,9 per cento, e solo 82 sono sopravvissuti per più di due giorni.

Occorre inoltre considerare i problemi che esistono non solo da un punto di vista del benessere degli animali, ma anche nel patrimonio genetico di questi ultimi, e questo è anche un aspetto dell’allevamento. Consideriamo la razza Holstein Friesian, si pensa che esistano solo 50 varietà di Holstein Friesian. Se iniziamo a clonare i tori, e la giovenca di un toro clonato viene reinserita nella discendenza, affinché venga usato lo stesso padre, allora creeremo un patrimonio genetico ancora più stretto. Esistono poi problemi con la malattia e la genetica riportata sulla discendenza. Pertanto, dobbiamo assicurarci che vi sia vigore ibrido.

La stessa industria non può spiegare il motivo per cui un animale clonato abbia la cellula del genitore, una cellula più anziana. Pertanto, ripeto, esiste il rischio di creare un animale che non è ugualmente forte e sano.

Chiedo quindi alla Commissione di presentare proposte che vietino la clonazione animale a scopi di approvvigionamento alimentare e l’immissione di animali clonati sul mercato della carne e dei prodotti lattiero-caseari.

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Parish per aver sollevato la questione, cui la Commissione ha dedicato molta attenzione e che ritiene importante, ed è quindi qualcosa che ci preoccupa. La Commissione europea, come ha affermato l’onorevole Parish, ha chiesto all’EFSA di fornire un parere sulla sicurezza alimentare, la salute animale, il benessere animale e le conseguenze ambientali dell’impiego di animali clonati in vita.

Il parere finale è stato adottato il 15 giugno di quest’anno, e la Commissione sta adesso valutando le iniziative necessarie da intraprendere. Tale parere si riferisce ad alcuni dubbi nella valutazione dei rischi dovuti al numero limitato di studi disponibili, oltre al fatto che la salute e il benessere di una quantità significativa di cloni si è rivelato subire ripercussioni negative, spesso gravi, con risultati fatali.

La Commissione è consapevole che, nonostante l’efficienza della clonazione animale sia migliorata negli ultimi anni, gli effetti collaterali sulla salute e il benessere degli animali esistono ancora oggi. Vi sono indicazioni che i livelli di mortalità e malattia nei cloni dopo la nascita sono più elevati rispetto agli animali riprodottisi sessualmente. Tuttavia, la maggior parte dei cloni che sopravvive è normale e sana, come stabilito da valutazioni psicologiche nonché da analisi comportamentali e cliniche.

La Commissione segue da vicino gli sviluppi scientifici in questo settore. Nel 2004 la Commissione ha inoltre finanziato un progetto di ricerca paneuropeo dal nome Cloning in Public, che si occupa degli aspetti etici, giuridici o sociali della clonazione degli animali da allevamento. Il progetto è stato coordinato dal Centro danese di bioetica e valutazione dei rischi con l’obiettivo di promuovere la discussione pubblica sulla questione della biotecnologia.

Per quanto riguarda il coinvolgimento del pubblico, nell’autunno 2007 la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica sull’etica della clonazione animale a scopo alimentare, e a settembre 2007 ha organizzato un tavolo aperto di negoziato sullo stesso argomento con i rappresentanti delle accademie, dell’industria, delle ONG, della società civile, delle organizzazioni internazionali, eccetera. Al fine di rafforzare la partecipazione pubblica, i negoziati sono stati anche trasmessi su Internet, e le iniziative sono state pubblicate.

Infine, ma non per questo meno importante, la Commissione ha lanciato di recente un’indagine dell’Eurobarometro sull’opinione dei consumatori rispetto alla clonazione ai fini della produzione alimentare. Il suo obiettivo è chiedere al pubblico circa la sua opinione e consapevolezza relativa alla clonazione e ai prodotti alimentari derivanti dalla discendenza degli animali clonati. I risultati verranno resi disponibili a breve.

La Commissione presta totale attenzione alle considerazioni etiche quando si occupa di questioni sensibili come la clonazione. Ha tenuto conto dell’etica della clonazione animale sin dal 1997, quando il comitato consultivo della Commissione europea sulle implicazioni etiche della biotecnologia ha pubblicato un parere sull’etica della clonazione. A causa dello stato dell’arte della tecnologia dell’epoca, il parere non si occupava dell’impiego della clonazione a scopi alimentari. E’ per questo motivo che la Commissione ha chiesto al gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie, l’organo consultivo indipendente della Commissione in questo ambito, di fornire un’opinione sugli aspetti etici della clonazione animale per scopi di approvvigionamento alimentare. Quest’ultima è stata pubblicata a gennaio di quest’anno. Considerato il livello attuale di sofferenza e problemi di salute delle madri in affitto e degli animali clonati, il gruppo europeo per l’etica ha espresso qualche dubbio sulla legittimità etica della clonazione animale per scopi alimentari. Ha sostenuto che al momento non sussistono argomenti convincenti che giustifichino la produzione alimentare derivante da cloni o loro discendenti. L’Esecutivo sta attualmente valutando le preoccupazioni espresse dal gruppo.

In base a norme internazionali, le limitazioni alle importazioni dei prodotti devono essere basate su preoccupazioni legittime, non essere discriminatorie, nonché essere proporzionate all’obiettivo perseguito. In conformità delle norme commerciali globali, le importazioni di prodotti alimentari dai paesi terzi dovrebbero essere sospese se costituiscono una grave minaccia alla salute animale o pubblica. Sulla base di ricerche svolte e del parere dell’EFSA, la Commissione considererà se debbano essere imposti dei limiti. Sono sicura che questo si farà a breve.

 
  
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  Agnes Schierhuber, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signor Presidente, signora Commissario, la discussione odierna è essenziale quale mezzo per richiamare l’attenzione sui pericoli connessi alla clonazione. Sono molto grata all’onorevole Neil Parish per aver presentato questa interrogazione orale alla Commissione. Una cosa è chiara, la salute animale equivale alla sicurezza alimentare.

Come sappiamo, ci sono diversi tipi di processi di clonazione: la clonazione terapeutica e riproduttiva e la clonazione del DNA. Oggi discutiamo della clonazione riproduttiva che vuol dire creare una copia geneticamente identica di qualcosa: una pianta, un animale e forse un giorno, se sentissimo la necessità di oltrepassare ogni limite, anche un essere umano.

Quando la clonazione viene impiegata in allevamento per la produzione alimentare, tuttavia, vi sono dei problemi. Il primo di questi, del quale desidero occuparmi, è il livello elevato di decessi. Abbiamo appreso dagli americani che solo pochissimi cloni sopravvivono. Di conseguenza, la clonazione per la produzione alimentare non è fattibile a livello finanziario. Sin dall’inizio, il clone ha l’età genetica dell’originale. Questo vuol dire che se l’originale è una mucca di 60 anni, il clone sarà un vitello i cui geni hanno sessant’anni. Nel processo di clonazione il genoma clonato viene inevitabilmente danneggiato. Ciò rende il clone vulnerabile alle malattie e ai parassiti.

Quando la clonazione avviene per diverse generazioni, signora Commissario, si verifica un’eliminazione complessiva della diversità genetica da cui le specie dipendono per la loro sopravvivenza poiché consente loro di adattarsi ai cambiamenti nel loro ambiente naturale.

Infine, sorge la domanda se gli uomini possono avere la presunzione di intervenire nei più naturali processi biologici, anche se ciò viene fatto con le migliori intenzioni. Mi sembra che non vi sia necessità di modificare qualcosa che funziona da milioni di anni. La vita degli esseri umani è troppo breve, in ogni caso, perché possano verificare le conseguenze delle loro azioni su un lungo periodo di tempo. Mi auguro che non ci troveremo nello stesso dilemma dell’apprendista stregone di Goethe, che non poteva liberarsi degli spiriti da lui stesso evocati.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi, a nome del gruppo PSE. (HU) Signor Presidente, concordo appieno con la proposta dell’onorevole Parish: sono necessari due tipi di tolleranza zero in questo settore. In primo luogo, gli animali clonati non dovrebbero entrare in alcun modo nella catena alimentare; siamo tutti d’accordo su questo. Concordiamo inoltre completamente, e dovremmo chiedere alla Commissione di darne garanzia, che gli animali clonati provenienti dall’Argentina, dal Brasile o da qualsiasi altro luogo al di fuori dell’Unione europea, non dovrebbero in alcun modo essere importati nel suo territorio. Questa è la tolleranza doppio zero che ritengo essere l’essenza della proposta dell’onorevole Parish. Gli onorevoli Schierhuber e Parish hanno entrambi affermato che esiste ancora un rischio enorme, che non vi sono controlli reali e appropriati o monitoraggi, che esistono campioni di esperimenti inadeguati, sperimentazioni inadeguate, e ognuna di esse è relativa solo a suini e bovini, pertanto il rischio è enorme. Infatti, si potrebbe riassumere dicendo che non dovrebbero entrare nella catena alimentare e che sarebbe ovviamente assurdo e idiota ostacolare la ricerca dell’ingegneria e della bioingegneria genetica. La ricerca è uno dei fattori, ma la catena alimentare è un altro aspetto, e in terzo luogo sono necessari controlli lunghi e affidabili, indipendenti dalle organizzazioni del settore, nonché un monitoraggio indipendente per maggiori e più lunghi periodi. Vi ringrazio per l’attenzione.

 
  
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  Mojca Drčar Murko, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, dall’esperienza con altre questioni che riguardano la sicurezza alimentare, e che sollevano interrogativi connessi ai rapporti tra gli esseri umani, quale specie dominante, e gli animali, sappiamo che la percezione del pubblico dipende molto dalla conoscenza specifica della materia. I consumatori sono sempre più sensibili riguardo alla sofferenza e alle lesioni arrecate agli animali da allevamento. Pertanto, devono essere correttamente informati dei rischi posti dalla clonazione degli animali. E’ necessaria una campagna educativa che spieghi loro che processo incredibilmente inutile sia stata sinora la clonazione.

Si prevedeva che l’EFSA non avrebbe trovato evidenti preoccupazioni per la sicurezza connesse alla produzione alimentare dai cloni di animali di allevamento, paragonati agli animali riprodottisi in modo tradizionale. Tuttavia, nella sua recente relazione, l’EFSA ha sottolineato anche che la pratica ha importanti ripercussioni sulla salute e sul benessere degli animali.

L’argomento solleva problemi sociali, che ci indicano decisamente di vietare la clonazione animale per scopi alimentari, nonché di importare animali clonati e relativi discendenti.

 
  
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  Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, la nostra civiltà vive grazie allo sfruttamento degli animali e certamente continuerà a farlo per lungo tempo. Uccidiamo gli animali per soddisfare molte necessità, ma stabiliamo anche determinate norme per noi stessi. Noi europei, almeno, imponiamo dei limiti alla sofferenza degli animali e sosteniamo il loro benessere. La nostra normativa dichiara che gli animali non sono un oggetto.

La clonazione degli animali è un successo scientifico controverso. Clonare gli animali per fini economici, dall’altra parte, è un abuso etico. Non si tratta di zootecnia, ma di produzione animale. Non si basa neanche sul principio della linea di produzione, ma di quella della fotocopiatrice. Dovremmo rifiutarla per motivi morali in nome del rispetto per gli animali, nonché della nostra umanità. E’ solo un passo dal trattare gli animali come oggetti a trattare gli esseri umani come oggetti. E’ già solo un piccolo passo la clonazione animale dalla clonazione di esseri umani. A nome dell’Unione per l’Europa delle nazioni, sostengo la risoluzione.

 
  
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  David Hammerstein, a nome del gruppo Verts/ALE. (ES) Signor Presidente, mi domando cosa speriamo di ottenere con una moratoria sulla clonazione degli animali per scopi di approvvigionamento alimentare? Che cosa speriamo realmente di ottenere applicando il principio di precauzione ed evitando l’importazione di animali clonati? Che cosa speriamo di ottenere cessando di trattare gli animali come semplici oggetti e infliggendo loro sofferenze inutili?

La pecora Dolly è morta malata e malformata. L’esperimento della pecora Dolly è stato un fallimento. Tuttavia, sembrerebbe che non ne abbiamo tratto alcun insegnamento.

La clonazione può ridurre la diversità genetica; può provocare maggiore vulnerabilità alle malattie animali; può generare una situazione in cui esseri sensibili, i nostri cugini animali, che possono avere sentimenti e provare dolore, subiscono enormi sofferenze.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard, a nome del gruppo GUE/NGL. (NL) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Parish con tutta sincerità e posso appoggiare totalmente le sue osservazioni. E’ stato dimostrato che la clonazione causa sofferenza agli animali e l’EFSA è giunta alla medesima conclusione. Se consentiamo che gli animali vengano clonati per la produzione alimentare, ci imbattiamo nei seguenti problemi, oltre alla sofferenza degli animali e alle obiezioni di carattere etico: non è affatto certo che i consumatori vogliano realmente mangiare carne clonata, non è sicuro quanto salutare sarebbe e, infine, la discussione pubblica sui generi alimentari derivanti da clonazione non è ancora iniziata.

Pertanto, sono realmente contraria al fatto che la Commissione osi persino proporre di consentire che la clonazione venga coperta dalla definizione nel nuovo regolamento sui prodotti alimentari. Così facendo, dimostra indirettamente che può appoggiare la clonazione animale ai fini della produzione alimentare. Invito pertanto la Commissione, anche nella presente relazione, a riconsiderare la sua posizione. Tenuto conto di tutte le obiezioni, chiedo inoltre all’Esecutivo di presentare proposte per un divieto totale sulla clonazione animale quanto prima.

 
  
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  Jim Allister (NI). - (EN) Signor Presidente, è giusto e naturale voler migliorare la qualità del bestiame facendo riprodurre i nostri capi migliori. L’inseminazione artificiale e il trasferimento embrionale offrono questo. Tuttavia, la clonazione è piuttosto diversa: come ha osservato l’agenzia britannica per le norme alimentari, è un balzo eccessivamente superiore rispetto al dare una mano a Madre Natura.

Oltre alle altre questioni etiche e al pericolo della scienza dell’imitazione in campo umano, il benessere animale è una preoccupazione reale. L’invecchiamento prematuro e i difetti di salute riscontrati in casi di clonazione di alto livello che sono balzati agli onori delle cronache, come quello della pecora Dolly, ricordano bene queste questioni di salute. Investire più risorse nell’affrontare le malattie animali ci sarà più utile della sperimentazione con la natura.

Da una prospettiva del consumatore, esiste anche una questione di qualità, poiché il bestiame clonato condividerebbe la stessa vulnerabilità agli stessi ceppi di malattie, mentre la diversità genetica è una delle nostre migliori protezioni contro diffuse epidemie di malattie. Infatti, in qualsiasi modo guardi l’argomento, non riesco a trovare nulla che mi convinca che la clonazione animale è giusta, necessaria o nell’interesse del pubblico.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, se la protezione della biodiversità è una priorità della Commissione europea, allora non ci dovrebbe essere alcuna discussione sulla clonazione. Vorrei sentire gli argomenti a favore della clonazione animale a scopo alimentare. Dobbiamo essere guidati solo da considerazioni economiche? E le questioni etiche, sociali e di salute?

Prima di decidere di consentire la vendita di questi prodotti alimentari sul mercato comunitario, dobbiamo ottenere il permesso dei nostri cittadini per un simile passo. Io stesso non sono sicuro che sarei in grado di mangiare una bistecca di maiale derivante da un maiale clonato o bere latte di una mucca clonata.

Anziché alimenti geneticamente modificati e derivanti da animali clonati, dovremmo riflettere maggiormente sulle iniziative a favore di un ritorno ai cibi naturali che siano ecologici, sani e non contengano sostanze chimiche. Lasciamo la clonazione nell’ambito della ricerca. Secondo me, la strada dal laboratorio alla tavola dei consumatori europei è ancora lunga, poiché ci sono ancora troppi interrogativi. E poiché ci sono così tante domande senza risposta, sono convinto che non dovremmo agire frettolosamente in questa questione.

Tantomeno la Commissione dovrebbe agire contro il parere dei cittadini d’Europa. Anche se i prodotti alimentari derivanti da animali clonati fossero consentiti sul mercato comunitario, ritengo che, se fossero chiaramente etichettati e le persone dovessero prendere la decisione consapevole di comprarli, non troverebbero troppi acquirenti tra i consumatori comunitari.

Se introduciamo i prodotti derivati da ovini, pollame, caprini o bovini clonati, distruggeremo l’immagine del modello agricolo europeo, che tiene in grande considerazione la tutela dell’ambiente e il benessere degli animali.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN). - (PL) Signor Presidente, anch’io sostengo appieno la proposta dell’onorevole Neil Parish di vietare l’utilizzo di animali clonati per la produzione alimentare. Tuttavia, da un considerevole periodo di tempo ad oggi, ho assistito alla Commissione che tenta di imporre disposizioni giuridiche agli Stati membri che condurrebbero all’introduzione di prodotti alimentari geneticamente modificati per la distribuzione di massa, e forse in futuro anche la carne di animali clonati.

In molti paesi, tra cui la Polonia, le autorità locali hanno approvato risoluzioni che chiedono che intere regioni, e persino un intero paese, rimanga privo di OGM. Sotto la pressione delle lobby industriali, la Commissione sta ignorando queste risoluzioni e sollecitando l’immissione sul mercato di prodotti alimentari geneticamente modificati. Gli Stati membri dell’Unione europea devono al pubblico una risposta chiara: sono a favore di prodotti alimentari sani e naturali o geneticamente modificati e clonati? Non dobbiamo essere ipocriti su questo.

Consentitemi inoltre di chiedere alla signora Commissario in quale modo intende proteggere il pubblico contro l’acquisto involontario di prodotti alimentari che in futuro possono derivare da animali clonati? Tali alimenti non saranno etichettati in modo specifico, poiché gli esportatori tenteranno di introdurli illecitamente nel mercato europeo.

 
  
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  John Purvis (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, sarò la voce diversa in questo argomento, poiché, negli anni, l’uomo ha manipolato l’allevamento degli animali e aumentato la loro produttività per soddisfare le proprie necessità. Esiste un evidente continuum: dalla pratica naturale all’inseminazione artificiale, il trasferimento embrionale, la scissione embrionale, la fecondazione in vitro, il trasferimento nucleare dei blastomeri, il trasferimento nucleare fetale e adesso il trasferimento nucleare di cellule somatiche.

Ogni nuovo sviluppo è stato considerato eccessivo e ogni volta che la tecnica è stata migliorata e perfezionata, i vantaggi sono stati ignorati e i problemi anticipati sono scomparsi.

Adesso i sindacati degli allevatori iniziano a prevedere vantaggi per la salute e il benessere degli animali attraverso l’uso della clonazione. L’agenzia per la sicurezza alimentare dichiara: “Non vi è alcun segnale dell’esistenza di differenze in termini di sicurezza alimentare tra i prodotti alimentari derivanti da bestiame sano e cloni di suini e relativa discendenza, rispetto a quelli di animali sani riprodottisi in modo tradizionale”. Non individua neanche rischi ambientali, e vi sono benefici: la tutela degli animali di valore elevato nonché della loro genetica, la conservazione e la reintroduzione di razze in pericolo, l’eliminazione di agenti patogeni pericolosi e il loro trasferimento a livello internazionale, migliorando la produttività e la competitività, nonché incoraggiando ricerca e sviluppo in Europa anziché altrove.

Pertanto, per quale motivo noi europei cadiamo ripetutamente nella trappola automatica di non fidarci di nessun nuovo sviluppo e di vietare frettolosamente le novità? Guardate cosa è accaduto con gli OGM. Quindi discutiamo e dibattiamo, e basiamo le nostre affermazioni sulla scienza e sui fatti. Invito la Commissione a seguire gli sviluppi con attenzione, incoraggiare la ricerca, chiarire la scienza, difendere i fatti; ma non vietare. Non approviamo questa risoluzione imprecisa, illogica e fuorviante.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, per paura che l’onorevole Purvis pensi di essere solo, consentitemi di provare e percorrere una via intermedia. E’ una discussione molto importante ed è una vergogna che venga svolta a questa tarda ora. Ho ascoltato la prima parte nel mio ufficio e ha catturato la mia attenzione, che può essere raro per una discussione del Parlamento europeo, perché è concreta.

Desidero citare qualche punto. Ciò che mi preoccupa nella discussione è il collegamento tra prodotti alimentari geneticamente modificati e la clonazione degli animali. Non sono tra quelli che chiedono un divieto per gli OGM, perché in Irlanda impieghiamo una grande quantità di ingredienti per mangimi animali geneticamente modificati e abbiamo bisogno di continuare a farlo. Le preoccupazioni relative alla clonazione, ben espresse dal presidente della commissione per l’agricoltura, l’onorevole Parish, sono connesse alla salute, e ci si preoccupa evidentemente che gli animali soffrano. E’ una questione da prendere in considerazione.

Chiedere un divieto per gli animali clonati nella produzione alimentare può non affrontare la questione se viene coinvolta la fase di ricerca del processo. Pertanto, mentre la mia reazione immediata quale membro della commissione per l’agricoltura è stata di sostenere la presente risoluzione (sono lieta che abbiamo sollevato la questione e mi congratulo con la commissione e il suo presidente per averlo fatto) il mio primo istinto adesso è che l’onorevole Purvis forse sia sulla strada giusta, è che un divieto totale potrebbe essere un passo troppo lungo. Attendo il parere ben ponderato della Commissione.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, mi consenta innanzi tutto di accogliere positivamente l’opportunità di svolgere questo dibattito. Ritengo sia stata molto puntuale.

E’ un argomento che causa grande preoccupazione. Ciò che non apprezzo è che noi in Europa non abbiamo sufficiente controllo per garantire che gli animali clonati non entrino o raggiungano la catena alimentare. Comprendo la necessità di consentire la riproduzione degli animali e lo sviluppo, e comprendo totalmente ciò che sostiene l’onorevole Purvis, e non desidero in alcun modo porre fine alla capacità della scienza di sviluppare in qualsiasi modo, creare, misurare o formare, ma ritengo fermamente che dobbiamo introdurre criteri chiari e controlli. Condivido la preoccupazione dell’onorevole Parish circa il benessere degli animali. Ciò mi preoccupa molto, poiché una percentuale molto elevata di animali clonati soffre sin dai primi anni di vita.

Vorrei ribadire quanto segue: non mi oppongo, o desidero ostacolare, gli sviluppi futuristici. In passato abbiamo compiuto molti errori. Non facciamo lo stesso su questo argomento delicato. Proteggiamo la catena alimentare dagli animali clonati, cui mi oppongo.

 
  
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  Androula Vassiliou, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, il parere del Parlamento europeo su questa nuova tecnologia e relative conseguenze è di certo della massima importanza per me e accolgo con favore le opinioni degli onorevoli deputati. Nello specifico, desidero affermare che il parere dell’EFSA ci dà nuovi motivi per pensare, e devono essere considerati molti fattori. Concordo che i nuovi generi alimentari non siano il giusto strumento per affrontare la questione degli alimenti derivanti dagli animali clonati ed è qualcosa di cui si può discutere nel corso delle nostre deliberazioni sulla proposta per nuovi generi alimentari.

Tuttavia, desidero chiarire questo aspetto poiché ho sentito numerosi oratori parlare di clonazione e modificazione genetica come se fossero una cosa sola, la stessa cosa. No: la modificazione genetica e la clonazione sono due tecniche separate. L’opinione degli esperti dichiara che la clonazione non altera il materiale genetico e i cloni sono semplicemente copie genetiche degli animali.

Nel concludere le mie osservazioni, desidero garantirvi che in ogni iniziativa futura la Commissione esaminerà attentamente tutti i fattori in gioco.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

Comunico di aver ricevuto la proposta di risoluzione(1) B6-0373/2008, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 3 settembre 2008 alle 11.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Magor Imre Csibi (ALDE), per iscritto. (EN) Anche se vengono rispettate severe condizioni e l’EFSA ritiene che la carne clonata è uguale a quella convenzionale, la clonazione animale a scopi di approvvigionamento alimentare è, per molte persone, una pratica rischiosa e moralmente inaccettabile. L’attuale livello di sofferenza e i problemi di salute negli animali clonati rafforza tale affermazione. Se i metodi convenzionali funzionano, allora perché dovremmo incoraggiare una tecnica che causa la sofferenza e il decesso di così tanti animali? Non migliora l’allevamento, né la sicurezza alimentare, né la sicurezza degli approvvigionamenti. Non offre evidentemente alcun vantaggio ai consumatori.

Inoltre, in numerose occasioni, i consumatori europei hanno espresso il loro desiderio di non avere prodotti alimentari derivanti da cloni o loro discendenza sulle loro tavole. E’ una richiesta legittima e trasmette un chiaro segnale, per quale motivo quindi stiamo considerando addirittura la clonazione per l’approvvigionamento alimentare in prima ipotesi? Le persone vogliono controllare cosa mangiano e sono preoccupate che la clonazione verrà loro alla fine imposta. Se non desideriamo allontanare ulteriormente il pubblico dal progetto europeo, ritengo che dovremmo ascoltare meglio la loro volontà e applicarla. Pertanto, chiedo non vi sia alcuna clonazione di animali a scopi di approvvigionamento alimentare.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) Mi sono divertita leggendo il testo della presente risoluzione. Desidero innanzi tutto affermare che voterò a favore di essa, ma ho alcune osservazioni.

Il considerando B: “considerando che i procedimenti di clonazione mostrano bassi tassi di sopravvivenza per gli embrioni trasferiti e gli animali clonati, molti dei quali muoiono precocemente…”

Quale sarebbe il futuro per gli esseri umani se l’uomo avesse lo stesso elevato livello di preoccupazione e cessassimo di congelare embrioni umani?

Il considerando C: “i tassi di mortalità e di malattia dei cloni sono più elevati rispetto a quelli degli animali concepiti per via sessuale, e che i disturbi e gli aborti in fase avanzata della gravidanza possono avere ripercussioni sulla salute delle madri in affitto”.

Quale sarebbe il futuro per gli esseri umani se l’intera società desse un sostegno alle madri di famiglia simile a quello che offriamo per la protezione delle madri in affitto animali?

Il considerando D: “dati gli attuali livelli di sofferenza e i problemi di salute delle madri in affitto e degli animali clonati, il Gruppo europeo sull’etica contesta la legittimità etica della clonazione di animali”.

Quale sarebbe il futuro per gli esseri umani se questo Gruppo tenesse in considerazione la sofferenza delle donne che diventano madri in affitto al fine di migliorare la loro condizione economica, o lo stress che attraversano le madri a seguito di ripetuti tentativi senza successo di fecondazione artificiale, o impedissero coerentemente l’uso di embrioni umani a fini di ricerca poiché moralmente inammissibile?

Sono fortunati gli animali, perché la presente risoluzione dimostra che in alcuni casi sono persino più tutelati dell’uomo.

 
  

(1)Vedasi processo verbale.

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