Indice 
Resoconto integrale delle discussioni
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Martedì 2 settembre 2008 - Bruxelles Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 3. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
 4. Pacchetto sociale (prima parte) (discussione)
 5. Turno di votazioni
  5.1. Programma “Gioventù in azione” (2007-2013) (A6-0274/2008, Katerina Batzeli) (votazione)
  5.2. Programma “Cultura” (2007-2013) (A6-0273/2008, Katerina Batzeli) (votazione)
  5.3. Programma “Europa per i cittadini” (2007-2013) (A6-0275/2008, Katerina Batzeli) (votazione)
  5.4. Programma “Apprendimento permanente” (A6-0276/2008, Katerina Batzeli) (votazione)
  5.5. Conclusione del protocollo all’accordo CE/Uzbekistan di partenariato e di cooperazione per tener conto dell’adesione della Bulgaria e della Romania all’UE (A6-0306/2008, Jacek Saryusz-Wolski) (votazione)
  5.6. Conclusione del protocollo all’accordo CE/Kirghizistan di partenariato e di cooperazione per tener conto dell’adesione di Bulgaria e Romania all’Unione europea (A6-0307/2008, Jacek Saryusz-Wolski) (votazione)
  5.7. Conclusione del protocollo all’accordo CE/Tajikistan di partneriato e cooperazione per tener conto dell’adesione di Bulgaria e Romania all’Unione europea (A6-0320/2008, Jacek Saryusz-Wolski) (votazione)
  5.8. Responsabilità del Montenegro in relazione ai prestiti a lungo termine accordati a Serbia e Montenegro (ex Repubblica federale di Iugoslavia) (A6-0281/2008, Helmuth Markov) (votazione)
  5.9. Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici (A6-0311/2008, Neil Parish) (votazione)
  5.10. Accordo di pesca per l’Oceano Indiano meridionale (A6-0315/2008, Philippe Morillon) (votazione)
  5.11. Progetto di bilancio rettificativo n. 5/2008 (A6-0328/2008, Kyösti Virrankoski) (votazione)
  5.12. Rete giudiziaria europea (A6-0292/2008, Sylvia-Yvonne Kaufmann) (votazione)
  5.13. Applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni (A6-0285/2008, Armando França) (votazione)
  5.14. Pesca e acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone costiere in Europa (A6-0286/2008, Ioannis Gklavakis) (votazione)
  5.15. Uso del sistema di informazione visti (SIV) a norma del codice delle frontiere Schengen (A6-0208/2008, Mihael Brejc) (votazione)
  5.16. Rafforzamento di Eurojust e modifica della decisione 2002/187/GAI (A6-0293/2008, Renate Weber) (votazione)
  5.17. Valutazione del sistema di Dublino (A6-0287/2008, Jean Lambert) (votazione)
  5.18. Talune questioni inerenti all’assicurazione autoveicoli (A6-0249/2008, Nickolay Mladenov) (votazione)
  5.19. Strategia coordinata volta a migliorare la lotta contro la frode fiscale (A6-0312/2008, Sharon Bowles) (votazione)
 6. Dichiarazioni di voto
 7. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 8. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 9. Presentazione da parte del Consiglio del progetto di bilancio generale - Esercizio 2009 (discussione)
 10. Reti e servizi di comunicazione elettronica - Autorità europea per il mercato delle comunicazioni elettroniche - Trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa: un approccio comune all’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale - Reti e servizi di comunicazione elettronica, tutela della vita privata e protezione dei consumatori (discussione)
 11. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni al Consiglio)
 12. Seguito dato a una richiesta di difesa dell’immunità: vedasi processo verbale
 13. Progetto di raccomandazione alla Commissione nella denuncia 3453/2005/GG (discussione)
 14. Parità tra donne e uomini – 2008 (discussione)
 15. Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA) (discussione)
 16. Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (discussione)
 17. Clonazione di animali a scopi alimentari (discussione)
 18. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 19. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
1. Apertura della seduta
Video degli interventi
  

(La seduta è aperta alle 9.05)

 

2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

3. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale

4. Pacchetto sociale (prima parte) (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca le dichiarazioni della Commissione e del Consiglio sul pacchetto sociale (prima parte).

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. − (CS) Signor Vicepresidente, onorevoli deputati, due mesi fa, la Commissione ha adottato un’agenda sociale rinnovata, intesa ad aiutare l’Unione a risolvere i problemi sociali che l’Europa dovrà affrontare nel XXI secolo. Essa contiene una serie di misure ambiziose e coese in materia di politica sociale, che consentono agli europei di cogliere le opportunità offerte loro.

Come già affermato, l’agenda sociale rinnovata è stata discussa dai ministri per il Lavoro e gli affari sociali nel corso del vertice informale del Consiglio sociale tenutosi all’inizio di luglio a Chantilly.

Sono stato lieto di ricevere una relazione sull’accoglienza molto positiva da parte degli Stati membri della rinnovata agenda sociale, e attendo con interesse le conclusioni che il Consiglio dovrebbe ricevere entro la fine di quest’anno. Ho già avuto l’opportunità di presentare questo pacchetto in sede di Conferenza dei presidenti e di commissione per l’occupazione e gli affari sociali. E’ inoltre il momento adatto per una discussione approfondita qui in Parlamento. Sono convinto che lo scambio di opinioni di oggi ci aiuterà a raggiungere un consenso su tipo di Europa sociale desideriamo realizzare per i cittadini europei.

Vorrei ricordarvi gli sviluppi compiuti sinora. Questo pacchetto complesso è il risultato di due anni di sforzi congiunti. La Commissione ha collaborato con tutte le parti interessate, compresi i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, della società civile, degli Stati membri e degli enti locali e regionali. Il pacchetto costituisce un insieme coeso, che pone in rilievo le connessioni con altri ambiti, quali l’istruzione, la salute, l’ambiente, la società dell’informazione e l’economia, e dimostra chiaramente che gli obiettivi economici e sociali sono due facce della stessa medaglia e devono operare in stretta cooperazione per il bene dei cittadini. E’ un pacchetto ambizioso, che cerca di fornire risposte pratiche alle preoccupazioni delle persone e di migliorarne le condizioni di vita. E’ inoltre un pacchetto molto vasto, il più grande che la Commissione abbia mai adottato in una volta sola, con 18 iniziative presentate assieme alla relazione. Oltre ad altre 20 relative a una vasta gamma di argomenti, anch’essi oggetto di discussione.

Oggi ci occupiamo di due misure: una proposta di direttiva intesa a combattere la discriminazione e una direttiva modificata sull’istituzione dei comitati aziendali europei. Tuttavia, desidero innanzi tutto formulare qualche osservazione sui principi fondanti il presente pacchetto.

L’agenda sociale rinnovata si basa su tre principi fondamentali: opportunità, accesso e solidarietà. Noi europei consideriamo il valore dei singoli e desideriamo che ognuno disponga di pari opportunità per raggiungere il proprio potenziale. Ciò significa eliminare gli ostacoli che le persone devono superare nonché creare le condizioni volte a far sì che ciascuno colga le opportunità offerte, rispettando sempre al contempo la diversità europea ed evitando il conflitto.

La fede degli europei nell’uguaglianza origina una fiducia condivisa nella solidarietà sociale: la solidarietà tra le generazioni, tra le regioni, tra coloro che sono ai vertici e coloro che sono alla base, tra gli Stati membri più ricchi e quelli meno ricchi, e anche con i nostri vicini e amici in altri luoghi del mondo, poiché la solidarietà è parte integrante del funzionamento della Comunità europea e dei nostri rapporti con altri paesi nel mondo.

Onorevoli deputati, come sapete, attualmente nell’Unione europea il grado di tutela giuridica contro la discriminazione è diverso a seconda dei motivi della discriminazione. Tuttavia, quest’ultima non è limitata a un solo ambito. Per questo motivo abbiamo proposto, quale parte del pacchetto, una direttiva orizzontale che vieti la discriminazione sulla base dell’età, dell’orientamento sessuale, del credo religioso e della disabilità fuori dall’ambito lavorativo. Una direttiva orizzontale offrirà agli Stati membri, agli istituti economici e ai cittadini il più elevato grado di chiarezza e certezza giuridica.

Tale proposta è una risposta alle ripetute richieste del Parlamento e soddisfa l’accordo politico che la Commissione ha stipulato al momento di assumere l’incarico. E’ uno strumento flessibile basato sui principi già adottati negli Stati membri e inclusi nei regolamenti esistenti.

Desidero porre in rilievo che occuparsi allo stesso modo di tutti i motivi di discriminazione non significa che le norme uniformi debbano essere applicate in tutti gli ambiti. Nei settori assicurativo e bancario, per esempio, sarà possibile adottare approcci diversi sulla base dell’età e della disabilità. Tuttavia, tali differenze dovranno essere sostenute da motivazioni convincenti e dati statistici affidabili. Gli anziani potranno ancora godere di tariffe agevolate sui trasporti pubblici e negli eventi culturali, e sarà ancora possibile limitare l’accesso a determinati beni al fine di tutelare la salute dei cittadini, per esempio la vendita di alcolici ai minorenni.

La direttiva si occupa della fornitua di tutti i beni e servizi e si riferisce sia alle imprese che ai privati, ma solo per quanto riguarda l’approvvigionamento commerciale di beni e servizi.

La direttiva sarà inoltre proporzionata rispetto all’onere che impone in conformità del principio di proporzionalità contenuto sia nelle direttive esistenti contro la discriminazione che nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, firmata dagli Stati membri e dalla Comunità europea.

La proposta di direttiva vieta la discriminazione, ma al contempo rispetta gli altri diritti fondamentali e libertà, tra cui la tutela della vita privata e familiare, e le azioni intraprese in tale contesto nonché la libertà di religione e di associazione.

Un altro problema cui vorrei richiamare l’attenzione è la discriminazione nei confronti dei rom, che la Commissione ha ripetutamente condannato poiché incompatibile con i principi dell’Unione europea. Il pacchetto contiene una dichiarazione del nostro rinnovato impegno riguardo alla garanzia delle pari opportunità e alla lotta alla discriminazione nonché al documento di lavoro dei servizi della Commissione sugli strumenti comunitari e le politiche intese all’integrazione dei rom.

E’ una risposta alla richiesta del Consiglio europeo di dicembre 2007 secondo cui la Commissione avrebbe dovuto modificare le politiche e gli strumenti esistenti nonché presentare una relazione al Consiglio sui progressi compiuti.

Secondo il documento di lavoro dei servizi della Commissione, i necessari strumenti normativi, finanziari e di coordinamento sono in vigore e vengono impiegati, ma ancora in misura insufficiente. L’agenda sociale rinnovata include numerose iniziative intese a migliorare la capacità dell’Unione di reagire in modo più efficace. Siamo convinti che il dialogo sociale europeo e i comitati aziendali europei abbiano un ruolo speciale da svolgere in questo contesto. Per molto tempo è stato chiesto a gran voce l’aggiornamento della direttiva sui comitati aziendali europei.

Attualmente, esistono 820 comitati aziendali europei nell’Unione, che rappresentano 15 milioni di lavoratori. Tuttavia, casi recenti hanno dimostrato che non svolgono esattamente il loro lavoro e che spesso i dipendenti non vengono tenuti ben informati o non sono consultati per quanto riguarda la riorganizzazione dell’impresa. Pertanto, l’iniziativa mira a rafforzare il ruolo del dialogo sociale all’interno delle aziende a livello sovranazionale.

E’ un progetto equilibrato che dovrebbe garantire che i rappresentanti dei lavoratori vengano tenuti adeguatamente informati nonché consultati prima di prendere decisioni relative a circostanze che li riguardano, consentendo inoltre alle imprese di adattarsi alla globalizzazione.

La Commissione preferirebbe naturalmente dare precedenza a una soluzione discussa in primo luogo dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro, ma il fatto che lo scorso giugno non siamo riusciti a convincerli a venire al tavolo negoziale, ha costretto la Commissione a presentare un progetto d’iniziativa.

Nondimeno conferiamo valore alla lettera congiunta inviata ad agosto da lavoratori e datori di lavoro al Consiglio e al Parlamento. Apprezziamo gli sforzi compiuti da entrambe le parti al fine di raggiungere un accordo su questo complesso argomento e sono inoltre soddisfatto che abbiano deciso di accettare la proposta della Commissione quale base per un ulteriore lavoro. Auspico realmente che il Parlamento tenga presente, al momento della prima lettura le proposte concrete formulate dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro. Ritengo che dovremo raggiungere una soluzione rapida. Per quanto in suo potere, la Commissione tenterà di spianare la strada il più possibile.

Adesso, devo soffermarmisulle conseguenze della globalizzazione. La riorganizzazione aziendale a volte è inevitabile, ma le conseguenze sui dipendenti e le loro famiglie possono essere molto dolorose. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione esiste al fine di fornire un contributo in queste situazioni. Sinora, il Fondo ha aiutato 7 250 lavoratori a trovare nuovi impieghi. Possiamo esserne soddisfatti, ma occorre garantire che il Fondo sia accessibile a tutti coloro che ne potrebbero beneficiare.

La relazione contenuta nel pacchetto dell’agenda sociale dichiara che, dei 500 milioni di euro disponibili ogni anno, nel 2007 è stato impiegato solo il 4 per cento. Occorre dunque pensare al modo in cui migliorare i risultati delle attività del Fondo.

Per quanto riguarda la mobilità della forza lavoro, vorrei dire che la direttiva del 1996 relativa al distacco dei lavoratori sostiene la libera circolazione dei servizi e offre protezione anche contro gli abusi dei lavoratori, garantendo loro il rispetto dei diritti fondamentali negli Stati membri in cui vengono distaccati. Recenti sentenze in materia della Corte di giustizia hanno sollevato una serie di domande. Le relative reazioni sono abbastanza legittime e dobbiamo trovare insieme una risposta. Il 9 ottobre, riunirò un forum per discutere dell’argomento, in cui questo problema complesso verrà dibattuto con gli organi politici, i rappresentanti di lavoratori e datori di lavoro, i rappresentanti delle istituzioni europee e gli esperti in campo giuridico ed economico.

La Commissione continuerà naturalmente ad ascoltare tutte le opinioni ma ancora non vediamo alcuna necessità di modificare la direttiva. In ogni caso, tuttavia, dovremo garantire che non vi sia conflitto tra le libertà fondamentali contenute nel Trattato e i diritti fondamentali dei cittadini.

Onorevoli deputati, questa nuova agenda sociale afferma l’impegno dell’Unione europea nel promuovere una dimensione sociale forte e reale per l’Europa, un’Europa sociale, che soddisferà le aspettative dei nostri concittadini. Naturalmente, ciò è impossibile senza includere la dimensione dell’istruzione, che è molto importante. In tale contesto, desidero citare i seguenti tre documenti:

1. la proposta di raccomandazione del Consiglio relativa alla mobilità dei giovani volontari in Europa;

2. la comunicazione dal titolo “Migliorare le competenze per il XXI secolo: un ordine del giorno per la cooperazione europea in materia scolastica”;

3. il Libro verde “Migrazione e mobilità: le sfide e le opportunità per i sistemi d’istruzione europei”.

E’ nostro auspicio comune rafforzare e intensificare la dimensione sociale dell’Europa. Le 18 misure contenute nel pacchetto rappresentano il primo passo dei nostri sforzi in tale direzione. So di potermi fidare di voi, nel vostro lavoro che è quello di rappresentare la voce dei cittadini, affinché valutiate tali proposte e documenti politici in modo approfondito e con attenzione. E’ di fondamentale importanza per il loro futuro.

 
  
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  Xavier Bertrand, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, ci troviamo in quest’Aula al fine di discutere dell’Europa sociale. Dovremo parlare di Europa sociale, e sono lieto di farlo oggi dinanzi al Parlamento europeo, che è un attore fondamentale nella struttura istituzionale europea, un partner essenziale con cui la Presidenza francese è lieta di collaborare nel modo più stretto possibile.

L’ho affermato in precedenza e lo ripeto adesso: il 2008 sarà l’anno in cui all’Europa sociale verrà dato nuovo vigore. Qualcosa a cui ritengo vogliano assistere tutti i nostri attori europei. Il Vertice di giugno a Lussemburgo, il Vertice di Chantilly a luglio, sono pietre angolari in questo percorso. Siamo stati lieti che la Presidenza francese affrontasse la questione della revisione dell’agenda sociale europea, di cui il Commissario Špidla ha appena parlato. E’ una questione fondamentale che richiede la capacità da parte nostra di definire una prospettiva sociale per l’Europa e tradurla in azione concreta. Le discussioni a Chantilly, alle quali il Parlamento ha partecipato nella persona del vostro presidente di commissione, onorevole Andersson, ci hanno consentito di riaffermare numerosi valori comuni che tutti noi condividiamo, e sono esattamente questi che definiscono le ambizioni dell’Europa per una politica sociale. Tali valori sono il dialogo sociale, la solidarietà intergenerazionale, l’azione contro la povertà e la discriminazione, la parità tra i generi, la protezione sociale, la mobilità occupazionale, e l’importanza dei servizi di interesse generale nel garantire responsabilità e coesione sociali nelle imprese e nell’industria. Osservati da Pechino, Washington, Città del Capo, Nuova Delhi, o anche da Brisbane, tali valori conferiscono al modello sociale europeo la sua originalità.

Chantilly è stata per noi un’opportunità per ricordare al mondo che questi valori sono essenziali per la strategia di sviluppo europea, per la strategia di Lisbona. In altre parole, Chantilly ha ricordato che questo modello sociale, questi valori comuni, costituiscono una forza europea nel nostro mondo globalizzato.

Per quale motivo? Perché l’economia basata sulla conoscenza, l’economia dell’innovazione, può essere realizzata unicamente concentrandosi con fermezza sullo sviluppo del capitale umano e sull’apprendimento permanente. Poiché tutta l’economia perde se intere categorie di popolazione vengono escluse dal mondo del lavoro per lunghi periodi, non possono contribuire a generare ricchezza e non possono accedere a beni e servizi. Poiché anche i lavoratori sono più produttivi quando hanno buone condizioni occupazionali e di protezione sociale che li tutelano dai duri colpi che la vita riserva.

Il progresso economico non vuol dire sacrificare il progresso sociale, è lontano da questo. Non sono l’unico a ritenere inseparabili questi due aspetti. In assenza di progresso sociale, il progresso economico si esaurirà prima o poi. Pertanto, l’Europa deve avanzare su entrambi i fronti: progresso economico, sì, e anche progresso sociale.

Oltre a questa convinzione che abbiamo riaffermato collegialmente, ci siamo occupati di un’altra questione: il modello sociale europeo deve cambiare, adattarsi alla globalizzazione, al cambiamento climatico, al cambiamento demografico e alla crescente diversità delle società europee. Dobbiamo quindi adattare i nostri mercati lavorativi e introdurre flessicurezza, ossia nuove sicurezze e flessibilità sia per la forza lavoro che per i datori di lavoro.

E le cose stanno cambiando. All’inizio il termine “flessicurezza” spaventava le persone, le allarmava. Ma adesso rappresenta un ideale europeo cui aspirano tutti gli attori, comprese le parti sociali. La parola è diventata banale, un termine di ogni giorno, che dimostra che le cose stanno realmente cambiando, che le mentalità si stanno modificando.

Un altro aspetto da affrontare se intendiamo portare avanti il nostro modello sociale è la garanzia della coesione sociale, con misure volte a combattere le nuove forme di povertà, in particolare quando coinvolgono i minori. E’ il momento di riunire le forze al fine di preparare meglio le nostre società a questo cambiamento demografico, rafforzando la solidarietà intergenerazionale e garantendo che i cittadini abbiano accesso a servizi sociali di interesse generale di elevata qualità.

Tale processo di adeguamento è in corso già da qualche anno. Grazie alle iniziative della Commissione, del Consiglio dei ministri, del Parlamento europeo e delle parti sociali, stiamo compiendo progressi su iniziative specifiche che rispondono alle preoccupazioni popolari in Europa. In quale modo consentiamo libertà di circolazione per i lavoratori in Europa e al contempo tuteliamo i diritti al lavoro di coloro che si muovono? In quale modo miglioriamo la gestione delle operazioni di riorganizzazione coinvolgendo la forza lavoro dell’intera Europa? In quale modo garantiamo che le persone possano lavorare e quindi svolgere un ruolo nella società e che cosa possiamo fare per contrastare in modo efficace la discriminazione?

Tali sforzi continueranno per tutta la Presidenza francese. In particolare, e lo dico in tutta onestà, considerato che le prossime elezioni significano che la seconda metà del 2008 sarà la nostra ultima opportunità di ottenere risultati su numerose questioni di questo mandato parlamentare. A breve, tutti noi saremo ritenuti responsabili dai nostri concittadini europei alle urne.

Il popolo europeo si aspetta risultati in quest’ambito. Le reazioni alle recenti sentenze della Corte di giustizia europea ne sono la dimostrazione. E’ un settore in cui il Parlamento europeo può aiutarci, assieme a molti altri campi di cui mi occuperò sinteticamente.

In primo luogo, la revisione della direttiva sul comitato aziendale europeo, di cui ha appena parlato Vladimír Špidla. Questo è un impegno importante che rafforzerà il dialogo sociale in Europa. La presente direttiva si applica a più di 14 milioni di lavoratori e 820 datori di lavoro. La sua revisione accrescerà ulteriormente il numero dei soggetti coinvolti.

A Chantilly abbiamo riunito i rappresentanti della confederazione europea dei sindacati e le imprese europee per ascoltare le loro opinioni sul testo modificato presentato dalla Commissione. Erano soddisfatti della proposta quale base di lavoro e hanno dichiarato di poter negoziare al fine di superare i punti di disaccordo. Stanno adesso completando alcune proposte comuni che annunceranno a tempo debito.

Se ciò viene realizzato, se le parti sociali elaborano proposte comuni sulla revisione della direttiva, sarà di grande aiuto per il nostro lavoro, per il lavoro del Parlamento e del Consiglio. Quindi, perché non raggiungere un accordo in prima lettura al più presto? Se possibile, entro la fine dell’anno?

Per quanto riguarda il nostro secondo oggetto di lavoro: devo certamente citare la proposta di direttiva sulla protezione dalla discriminazione fuori dal posto di lavoro, che la Commissione ha anche adottato il 2 luglio. E’ stata molto discussa a Chantilly e la Presidenza ha avviato i negoziati sul testo dall’inizio di luglio. Il Parlamento verrà consultato sulla questione ma devo precisare che la proposta della Commissione, che riguarda la discriminazione di quattro tipi, ha tenuto conto della risoluzione che il Parlamento ha adottato la scorsa primavera sulla relazione dell’onorevole Elizabeth Lynne.

La terza questione, anch’essa oggetto di molta attenzione, è quella relativa ai servizi sociali di interesse generale. Tutti gli Stati membri ne parlano. Discutono tutti dello stesso argomento anche se, francamente, non dicono tutti la stessa cosa. Tuttavia, l’adozione del protocollo del Trattato di Lisbona e la valutazione del pacchetto Altmark ci danno l’opportunità di pensare al contributo che tali servizi possono rendere alla coesione sociale in Europa, la necessità di garantire che siano di elevata qualità e l’importanza di fornire loro un valido quadro giuridico. Auspichiamo di collaborare con la Commissione, e con chiunque desideri contribuire, su una tabella di marcia, intesa a individuare un certo numero di obiettivi intermedi affinché il progresso su questa materia così importante possa essere sostenuto.

Inoltre, ovviamente, esistono direttive sul lavoro temporaneo e sull’orario di lavoro. Per entrambe, la palla passa al Parlamento europeo, per la seconda lettura. Dobbiamo cercare di evitare la procedura di conciliazione. Milioni di lavoratori a tempo determinato in Europa attendono con impazienza che la direttiva sul lavoro a tempo determinato entri in vigore e si esercita pressione su alcuni Stati membri affinché sistemino la questione dell’orario di lavoro di guardia. Pertanto, posso solo invitare il Parlamento a tenerci informati su ciò che accade, anche in questo caso tenendo in debita considerazione i fattori di compensazione di cui sono a conoscenza, ma i cittadini ripongono in noi le loro aspettative e tutti gli occhi sono puntati su di noi.

Ricordo inoltre l’argomento mobilità, la necessità di raggiungere un accordo sull’attuazione del regolamento sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale.

La Presidenza francese ha bisogno del sostegno del Parlamento su queste diverse tematiche al fine di raggiungere risultati concreti. Tali risultati, lo sapete, ma lo ripeterò, sono attesi con ansia dalla popolazione d’Europa, che si aspetta che noi perseguiamo la nostra prospettiva sociale europea a vantaggio delle loro vite quotidiane, affinché l’Europa sia maggiormente parte delle esistenze di tutti i giorni. Oggi sappiamo che non abbiamo bisogno di meno Europa ma di più Europa. Oggi siamo del tutto consapevoli che non necessitiamo di meno Europa sociale ma di più Europa sociale. Conosciamo molto bene, onorevoli deputati, le sfide che dobbiamo affrontare.

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE-DE. (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, Commissario Špidla, onorevoli colleghi, il gruppo del Partito popolare europeo e dei Democratici europei tiene in grande considerazione la giustizia sociale. Sostenere i modelli sociali europei è una delle nostre priorità in un mondo sempre più globalizzato. E per questo motivo, quale presidente del gruppo PPE, accolgo con favore la proposta della Commissione sul nuovo pacchetto sociale. Il presente testo offre alcune risposte alle domande di fondamentale importanza per le nostre società, quali il cambiamento demografico, la globalizzazione e la riduzione della povertà.

Il mio gruppo ritiene che la Commissione dovrebbe proseguire ancora e adottare ulteriori misure specifiche. Diminuire la povertà, occupare i gruppi di popolazione esclusi dal mercato del lavoro, promuovere la mobilità dei lavoratori e migliorare la loro istruzione e formazione; queste sono iniziative che richiedono un programma specifico, misure concrete e un forte impegno da parte dell’Unione europea e dei suoi Stati membri.

Il cambiamento demografico è una sfida importante per le nostre economie. I lavoratori che hanno superato l’età pensionabile, le donne, i giovani e soprattutto le persone con disabilità, in generale chiunque sia escluso dal mercato del lavoro da un lungo periodo di tempo, devono avere una nuova opportunità. Dobbiamo aiutare queste persone a trovare lavoro o a tornare al lavoro. A tale scopo, desideriamo misure concrete intese a promuovere l’apprendimento permanente.

Le persone occupate continuano a trovarsi di fronte a disuguaglianze. Siamo molto preoccupati del continuo divario retributivo tra uomini e donne. Questo non deve esistere nell’Europa del 2008. Analogamente, devono essere fornite strutture di assistenza adeguate per aiutare le persone a conciliare il lavoro e la vita familiare. Pertanto, chiediamo alla Commissione e al Consiglio di adottare misure specifiche in questo settore. Il mio gruppo si oppone a tutte le forme di discriminazione. Approviamo quindi l’intenzione annunciata della Commissione di colmare le mancanze che persistono nella normativa pertinente. Devono essere intensificate le azioni sulla discriminazione contro le persone disabili in particolare.

Onorevoli colleghi, riteniamo che lo strumento più efficace di cui disponiamo per sostenere i modelli sociali in quest’epoca di globalizzazione sia la crescita economica. Tuttavia, siamo convinti che, al fine di conseguire gli obiettivi della strategia di Lisbona, dobbiamo promuovere la causa delle imprese e dell’industria, poiché è l’impresa che guida fondamentalmente la creazione di posti di lavoro. Dobbiamo migliorare l’immagine dell’imprenditore in Europa e incoraggiare i giovani a creare le loro imprese. Dobbiamo inoltre incoraggiare un ambiente competitivo per le nostre aziende, offrendo particolare sostegno alle piccole e medie imprese che sono le principali strutture di creazione di posti di lavoro.

Con questo obiettivo, chiediamo a tutte le parti coinvolte nel campo, di lavorare per una maggiore flessicurezza in Europa. L’idea ha dimostrato il suo valore nei paesi che l’hanno adottata. Essa consente alle imprese la flessibilità di cui necessitano per essere competitive a livello internazionale, proteggendo al contempo i lavoratori. Accolgo con favore l’intenzione della Commissione di promuovere il dialogo sociale. Secondo noi, il partenariato basato sulla fiducia all’interno delle imprese è la chiave del loro successo sul mercato.

Onorevoli colleghi, negli attuali Trattati i problemi sociali sono ancora essenzialmente di competenza degli Stati membri. Questo può, e deve, cambiare, ma finché non accade dobbiamo rispettare il principio di sussidiarietà. Non abbiamo scelta. Ciò non impedisce alla Commissione di svolgere studi sull’impatto, condannare le disuguaglianze e cercare di valutare le conseguenze sociali di ogni nuova normativa proposta. Sollecito pertanto a farlo. Le sfide sociali e societarie che affrontiamo sono considerevoli: dobbiamo riformare le nostre economie, adattarle affinché siano maggiormente competitive, e che un numero inferiore di persone subisca l’emarginazione. Non può esserci progresso sociale in assenza di crescita economica, ma l’economia non può essere competitiva in mancanza di progresso sociale. Il gruppo PPE-DE è deciso, ora più che mai, a raggiungere risultati in questo settore.

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ascoltando i discorsi formulati dai precedenti oratori, dal Commissario Špidla, dal Presidente in carica del Consiglio, il ministro Bertrand, e da lei, onorevole Daul, si ha l’impressione che tutto vada bene. State progredendo positivamente, e il 2008 verrà ricordato come l’anno in cui è stato rilanciato il modello sociale europeo.

Tutto sembra molto positivo, ma la realtà è più dura. Sì, il quadro reale sembra piuttosto diverso. Il quadro reale è di grande disuguaglianza sociale nell’Unione europea. La spirale dei profitti è sempre maggiore mentre i livelli dei salari stagnano. Il divario del reddito è diventato una voragine in continua espansione. La perdita di potere d’acquisto che ha colpito la gente comune nell’Unione europea, aggravata dal drastico aumento dei prezzi dell’energia, è un autentico programma di impoverimento. E’ un problema che dobbiamo affrontare nel modello sociale europeo, e non solo con belle parole. Ciò che lei ha iniziato, Commissario Špidla, è positivo, e lo accogliamo con favore.

Onorevoli colleghi, dovremo occuparci nel dettaglio delle nostre opinioni sulle diverse proposte. Per questo motivo, posso formulare qualche osservazione di base circa quanto ci aspettiamo dal modello sociale europeo. Quindici anni fa, se le persone nell’Unione europea, in qualsiasi paese, avevano la sensazione che qualcosa fosse sbagliato, che qualche norma nazionale istituita da lungo tempo fosse in pericolo, rispondevano chiedendo all’Europa di correggere gli eventi; sentivano la necessità di correggere i difetti nel quadro europeo, poiché i cittadini allora ritenevano che le norme europee in un quadro europeo avrebbero offerto una tutela che prescindesse dai confini nazionali.

Oggi, a distanza di quindici anni, provate solo a dire a qualcuno che sistemeremo le cose in Europa. Terrorizzerebbe i lavoratori, poiché credono che questa Europa, nella sua disposizione attuale, non possa più garantire loro protezione sociale.

Se vi prendete il tempo di valutare il referendum irlandese e il comportamento elettorale dei giovani, vedrete che queste persone dicono che l’Europa è una grande idea. Ma quando guardano il modo in cui è organizzata e costituita oggi, non hanno una buona impressione della sua organizzazione o disposizione. Poiché stiamo entrando in campagna elettorale, è semplicemente corretto domandare il perché quindici anni fa ci fosse questo ottimismo circa il futuro della politica sociale in Europa, nonché il motivo per cui oggi esiste questo pessimismo. La nostra risposta di socialisti deve essere che l’Europa è governata dalla destra. Lei ha formulato un buon intervento socialista, signor ministro; quanto lei ha affermato era meraviglioso. Ma quale posizione ha assunto il suo governo nel Consiglio sulla direttiva sull’orario di lavoro?

(Applausi)

Il suo partito di governo fa parte del Partito popolare europeo, composto dai partiti che forniscono la grande maggioranza di capi del governo nell’Unione europea. Nella Commissione, costituiscono una maggioranza assoluta di Commissari, oltre al Presidente della Commissione. Il Partito popolare europeo è il più grande gruppo politico in quest’Aula, ma, a sentirvi parlare, si potrebbe pensare che non avete assolutamente nulla a che vedere con lo scarso sviluppo sociale dell’Europa. L’Europa è governata dalla destra e viene guidata verso la direzione sbagliata, e questo deve essere corretto nelle elezioni europee.

(Applausi)

Avrete una buona opportunità di riportarci sulla giusta strada quando arriverà il momento di attuare le misure che avete sottolineato. Il modello sociale europeo è una delle nostre priorità, avete affermato. Per il nostro gruppo, lo è di certo! Da cosa si sentono seriamente minacciati i cittadini nell’Unione europea? Dai mercati finanziari senza controllo. Dagli hedge funds senza controllo e dalle società di private equity che acquisiscono qualche azienda o altro, selezionano i loro beni e gettano in mezzo a una strada i loro dipendenti, semplicemente per massimizzare i profitti degli investitori.

L’onorevole collega Paul Nyrup Rasmussen ci ha presentato una relazione molto valida. Abbiamo bisogno di una votazione a maggioranza qualificata su questa questione, affinché la Commissione possa lanciare un’iniziativa per la regolamentazione degli hedge funds e le società di private equity. Chi si rifiuta di appoggiare tale iniziativa? Voi, il Partito popolare europeo, i cui rappresentanti nella commissione per i problemi economici e monetari sono contrari.

Questo è il motivo per cui dobbiamo affermare con molta chiarezza che la lotta per il modello sociale europeo è anche la lotta per una filosofia di base. Il ministro Bertrand ha correttamente attribuito il successo dell’Unione europea alla sua associazione di progresso economico con il progresso sociale. Questa è sempre stata la filosofia di base in Europa, anche per i democratici cristiani, tra l’altro. Per decenni, erano due facce della stessa medaglia, finché la tradizionale corrente neoliberale ha iniziato a dirci, all’inizio degli anni ‘90, che i salari ridotti, gli orari prolungati e un minor peso nella gestione aziendale erano la ricetta principale per una più rapida crescita economica. Per decenni, ovviamente, ci sono state persone, e ce ne sono ancora molte oggi, anche all’interno della Commissione, che conferiscono maggiore importanza all’ippica che al modello sociale europeo ma sono responsabili in quest’Aula per il mercato interno, e ci dicono, continuano a dirci, il primo esempio è il Presidente Trichet, che lo fa in ogni conferenza stampa, che i salari in Europa sono troppo elevati. Forse, lo sono nel caso dei membri di un comitato alla Banca centrale europea, ma non per i lavoratori comuni in Europa.

Pertanto, dovremo garantire che avvenga un cambiamento generale di direzione politica, un cambiamento di direzione che riporterà realmente il modello sociale europeo dove lei desidera, ministro Bertrand, affinché ogni risultato economico raggiunto dall’Unione europea avrà anche un impatto positivo sulle vite di tutti i cittadini comunitari.

Lei ha ragione, certamente, nell’affermare che l’Unione europea può competere nel mondo, si tratti di Pechino o di Brisbane, solamente se sviluppiamo questo mercato interno. Desideriamo farlo; desideriamo un mercato interno che possa funzionare. Ma il motivo per cui lo vogliamo è al fine di generare ricchezza per tutti, non solo gli investitori nei grandi gruppi corporativi, nelle grandi società di capitali e nelle grandi banche.

Finché avremo in Europa questa filosofia che premia le persone che si vantano, al momento di presentare i dati delle prestazioni delle loro aziende nelle conferenze stampa, di aver guadagnato miliardi in Europa sui quali non pagano le tasse poiché sono profitti europei e non nazionali, e pertanto esenti dalla tassazione nazionale, e fino a quando continueremo a licenziare decine di migliaia di persone al fine di perpetuare questo stato delle cose e mantenere i profitti dei nostri azionisti, finché tutto ciò resta la realtà del modello sociale europeo, possiamo parlare in quest’Aula quanto vogliamo, ma le persone non si identificheranno mai con questa Europa.

Tuttavia, desideriamo consolidare l’ideale europeo e promuovere la causa dell’integrazione. Per questo motivo, consentitemi di ricordare all’Assemblea che il modello sociale europeo si giudica dai suoi frutti. Lo stesso vale per lei, Ministro Bertrand, nel Consiglio, e per lei, onorevole Daul, qui in Parlamento.

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, questo pacchetto sociale è un passo avanti ben accolto nella costruzione di una Comunità europea che si occupa dei suoi cittadini.

Coloro che hanno votato contro la Costituzione europea e il Trattato di Lisbona hanno inviato un chiaro messaggio. Il messaggio che non daranno nuove competenze all’Unione europea soltanto perché noi lo vogliamo. I nostri cittadini desiderano sapere che tipo di Unione europea stiamo costruendo.

Il presente pacchetto è ampio e controverso, e dobbiamo assicurarci che le persone conoscano i vantaggi che porterà nelle loro vite.

Esiste molto da elogiare, come afferma il Commissario Špidla, nella direttiva sui comitati aziendali europei e, certamente, nella proposta sui diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera, per la quale il mio gruppo si è battuto con molta tenacia.

Ma oggi desidero concentrarmi su due misure specifiche contenute nel pacchetto. Primo, la revisione del Fondo di adeguamento alla globalizzazione, che aiuta le persone che hanno perso il lavoro a trovarne uno nuovo. Attualmente, devono essere in pericolo un migliaio di impieghi prima che una società possa presentare richiesta. I liberali e i democratici accolgono positivamente la proposta di ridurre questa soglia e di semplificare le procedure delle richieste, non perché L’Unione europea dovrebbe pianificare il lavoro per l’Europa, ruolo ben occupato dal mercato interno, tantomeno nella convinzione che l’Unione europea dovrebbe fornire il sussidio di disoccupazione, che spetta agli Stati membri. Accogliamo invece con favore la proposta poiché si basa su un solido principio liberale: che l’occupazione è la migliore fonte di benessere.

Con la crescita che frena e alcuni Stati membri già in recessione, questa politica contribuirà a evitare una spirale di improvvise perdite di posti di lavoro che creano dipendenza nei confronti dell’assistenza sociale.

In secondo luogo, la direttiva antidiscriminazione: il mio gruppo ha lottato per questo sin dall’inizio di questo mandato della Commissione.

La definizione di discriminazione adesso riguarderà il principale spettro delle minoranze, gli anziani, gli omosessuali, i disabili, le persone di ogni fede religiosa e gli atei, e questo varrà per i clienti e i consumatori, oltre che per i dipendenti.

Questa è anche una misura liberale che offrirà vantaggi pratici, che provengono dalla consapevolezza che si può svolgere il proprio lavoro e vivere la propria vita liberi dalla tirannia del pregiudizio.

Il progetto di direttiva dovrebbe andare oltre rispetto a quanto non faccia. Vi sono ancora mancanze, ancora possibilità di discriminazione che possono farsi sentire. Perché, per esempio, signor Commissario, è giusto vietare la discriminazione sul posto di lavoro, ma consentire agli Stati membri di impiegare libri di testo discriminatori nelle classi?

Tuttavia, l’Europa sta eliminando, un pezzo alla volta, gli ostacoli della discriminazione.

Il mio gruppo accoglie con favore l’impegno della Commissione e del Consiglio nel promuovere tale processo, così come insistiamo sul pieno coinvolgimento di quest’Assemblea nell’elaborare le misure che lo completino.

A febbraio, il Presidente Barroso ci ha presentato un importante pacchetto di misure per la lotta al cambiamento climatico. Oggi, le proposte della Commissione sulla politica sociale dimostrano ai suoi detrattori che l’Europa si preoccupa della coesione comunitaria e che le politiche economiche liberali non devono essere una minaccia per le politiche progressiste per un ambiente sano e una società servita dalla solidarietà.

L’onorevole Schulz si lamenta della prevalenza dei governi di centrodestra nell’Unione europea ma viviamo in una democrazia e i cittadini scelgono i loro governi. Sono evidentemente poco convinti da ciò che offrono i socialisti.

 
  
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  Jan Tadeusz Masiel, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, il gruppo dell’Unione per l’Europa delle Nazioni accoglie molto positivamente il nuovo pacchetto sociale dell’Unione europea. La dimensione sociale è ciò che più distingue l’Europa dalle altre potenze mondiali come gli Stati Uniti o la Cina. In occidente, l’Europa del XX secolo è stata costruita in larga misura sui valori sociali. Ha offerto un valido modello sociale per i nuovi Stati membri a seguito della loro adesione all’Unione europea nel 2004 e 2007, poiché in molti di essi, dopo il ripristino dell’indipendenza politica ed economica alla fine degli anni ‘80, il capitalismo ha cercato di affermarsi nella sua forma peggiore, violando i diritti dei lavoratori e non mostrando alcun rispetto per la dignità umana.

Nel XXI secolo dobbiamo tutti lottare contro la globalizzazione, che può essere un’opportunità ma anche una minaccia per il genere umano. Pertanto, Bruxelles deve inviare chiari segnali agli Stati membri al fine di incoraggiarli a conservare e sviluppare ulteriormente i successi sociali che servono gli interessi di tutti i cittadini dell’Unione europea.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. (EN) Signor Presidente, accolgo molto positivamente le dichiarazioni del ministro di questa mattina, e auspico che la gran parte di esse verranno seguite dal Consiglio, nonostante sinora la realtà non ci dia molti motivi per aver fiducia che ciò accada.

Molti di noi vedono ancora degli interrogativi che incombono sulla protezione dell’aspetto sociale dinanzi al dominio del mercato. Nel presente pacchetto siamo invitati a valutare l’impatto delle recenti sentenze della Corte di giustizia europea. Bene, molti di noi le hanno quindi esaminate e le ritengono non poco preoccupanti, dal momento che ci viene costantemente chiesto di giustificare le misure sulla base del fatto che non disturbino i mercati anziché sulla base del fatto che offrono servizi di qualità elevata nonché qualità dei diritti dei lavoratori, eccetera. Ciò viene sottolineato nel pacchetto sociale, in cui adesso consideriamo di riconoscere che esiste la povertà tra le persone che in realtà lavorano, e che osserviamo ancora un divario crescente tra ricchi e poveri. Nell’accogliere positivamente i sentimenti espressi per quanto riguarda l’affrontare la povertà nel pacchetto della Commissione, ciò che stiamo cercando realmente è l’azione concreta.

Ovviamente, accogliamo con favore la direttiva orizzontale sulla parità, che abbiamo sostenuto in quest’Aula. E’ importante per ogni ordine di motivi, non ultimo poiché offre realmente l’opportunità di una piena partecipazione nella società.

Siamo inoltre favorevoli a molte delle proposte sui Rom. Guardiamo con favore all’impegno della Commissione e desideriamo vedere tutti gli Stati membri rispondervi positivamente, anziché rafforzare il pregiudizio e il bigottismo. La formazione sulle pari opportunità è una parte importante dell’agenda sulle competenze, in particolare per coloro che attuano la politica negli ambiti interessati.

Valutiamo positivamente l’esistenza, almeno, delle proposte sui comitati aziendali europei, nonostante abbiamo diverse critiche circa il loro contenuto. Per quanto riguarda l’aspetto della mobilità del pacchetto, adesso abbiamo bisogno anche di considerare l’impatto della mobilità in termini sociali: cosa accade alle persone, in particolare le persone economicamente non attive che si spostano e si vedono interdetti i sistemi di assistenza sanitaria dagli Stati membri? Che cosa accade alle persone che invecchiano e che devono spostarsi in altri Stati membri, e che cosa porterà loro il futuro?

Accogliamo inoltre con favore la proposta di “nuove competenze in nuovi e migliori posti di lavoro”, e riteniamo che questo sia realmente connesso all’agenda sul cambiamento climatico, che deve anch’essa cercare nuove competenze nei vecchi impieghi, poiché la maggior parte della forza lavoro ha adesso superato la fase dell’istruzione formale, rendendo essenziale l’apprendimento permanente. Dobbiamo chiederci in quale modo otterremo le competenze di cui abbiamo realmente bisogno al fine di rendere realizzabili i nostri obiettivi in materia di cambiamento climatico.

 
  
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  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. (DE) Signor Presidente, mi si sono fissati in mente tre punti della discussione in corso. Il primo è il desiderio espresso dal ministro dell’Interno, Xavier Bertrand, di fare del 2008 l’anno del rilancio del modello sociale europeo. Poi ci sono le parole pronunciate dal Commissario Špidla, che ha dichiarato che il pacchetto sociale soddisfa le aspettative del pubblico all’interno dell’Unione europea, e infine la sua dichiarazione, onorevole Schulz, che l’Europa è governata dalla destra.

Ritengo che i tre interventi richiedano un’analisi critica. In primo luogo, in quale modo i rappresentanti della Presidenza francese possono affermare l’obiettivo di rendere il 2008 l’anno del ritorno per il modello sociale se il governo francese si è rifiutato persino di fare riferimento alla politica sociale quale priorità della sua Presidenza? Dal mio punto di vista, il pacchetto sociale è lontano dal soddisfare le aspettative dei cittadini, poiché semplicemente non fa assolutamente niente per superare le divisioni sociali esistenti in Europa e non intraprende neanche alcuna azione intesa ad arrestare l’ampliamento di tali divisioni, per congelare la situazione attuale. Il processo continuerà nonostante il pacchetto sociale.

Infine, onorevole Schulz, posso con gioia offrirle un assaggio della sua medicina. E’ stato negli anni ‘90, quando erano al potere i governi socialisti, che questi sviluppi si sono radicati. Ci saremmo aspettati sentirci dire da lei che, sulla scia di Lisbona, ci sarebbe stata una nuova idea nel 2010, una nuova strategia che si sarebbe concentrata in modo deciso sulla protezione del modello sociale europeo e che avrebbe nuovamente disposto le nostre priorità.

Per quanto riguarda lo stesso pacchetto sociale, non è all’altezza delle aspettative. E’ giunto davvero il momento di liberarci dalla situazione in cui la diminuzione di posti di lavoro adeguati si associa a un numero crescente di impieghi con i quali le persone non riescono a guadagnarsi da vivere. Dobbiamo finalmente smettere di usare semplici numeri di posti di lavoro nell’Unione europea quale criterio e concentrarci invece sugli impieghi con retribuzioni dignitose.

Questo pacchetto sociale non contiene alcun annuncio dell’introduzione, qualora necessaria, di una clausola di progresso sociale in tutti i Trattati europei. Tantomeno vi sono risposte alla domanda se a coloro che svolgono un ruolo importante nella difesa dei diritti sociali all’interno dell’Unione europea verranno dati più strumenti e maggiori competenze nella direttiva sui comitati aziendali europei. La proposta chiede semplicemente che la situazione resti invariata e mantiene l’attuale linea senza aggiunte.

Rifiutiamo questo pacchetto quale approccio eccessivamente astratto e fuorviante. Nei loro contributi successivi a questa discussione, i deputati del mio gruppo commenteranno i singoli elementi della proposta.

 
  
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  Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, il Trattato di Lisbona è stato respinto dal legittimo referendum irlandese, pertanto avete certamente bisogno di un grosso programma che distolga l’attenzione. Ecco quindi questo nuovo pacchetto. Bene, non è davvero nuovo. E’ un rifacimento di precedenti proposte. Ma è grande. Contiene la normativa comunitaria, il dialogo sociale, la cooperazione, i finanziamenti, il partenariato, il dialogo, la comunicazione…ed è solo una pagina.

Consentitemi di concentrarmi sui finanziamenti. Un’economia fiorente offrirà i finanziamenti, ma vi siete affibbiati l’euro, il cui tasso di interesse della BCE cerca di coprire economie molto diverse. Qualcuno dice, una taglia che vada bene a tutti. In realtà esiste una taglia che non va bene a nessuno.

Nel Regno Unito, la Banca d’Inghilterra non può garantire per tutte le nostre regioni. Infatti, i giornali del fine settimana hanno sottolineato che adesso il divario economico nord-sud nel Regno Unito è maggiore che in passato.

L’Unione europea è protezionista. Avete paura della globalizzazione. Non lottate contro di essa. Non la combattete. Partecipatevi. Partecipate al mercato mondiale di una popolazione in continua crescita. Incoraggiate le imprese riducendo la burocrazia. Chiedete di fermare il flusso infinito di direttive e regolamenti che ostacolano solamente le imprese. Accettate il resto del mondo su basi paritarie e l’economia europea crescerà, portando il miglior pacchetto sociale di tutti: nuovi e migliori posti di lavoro.

Per concludere, è evidente che spetti alla Presidenza francese avviare tale iniziativa, ma lo farà? Secondo Euractiv del 3 luglio, la Commissione e la Presidenza francese avevano dichiarato la politica sociale una priorità per il 2008. Ma se leggiamo la Deutsche Welle del 2 luglio, il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha spiegato che la politica sociale non sarà una priorità principale. Un posto centrale sarà occupato da questioni come l’immigrazione, il cambiamento climatico e l’energia.

Quindi, a quali dichiarazioni credete? Personalmente, ritengo che la Francia farà come ha sempre fatto e si occuperà di se stessa. Per questo mi congratulo con lei. Auspico il mio governo faccia lo stesso.

 
  
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  Carl Lang (NI). - (FR) Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, è normale in quest’Aula parlare continuamente di politica sociale. Purtroppo, il modello sociale europeo adesso non è nient’altro che un mito, poiché la realtà sociale nella nostra Francia, e nella mia regione in particolare, Nord-Pas-de-Calais, è che abbiamo una situazione di declino sociale, disperazione, precarietà sociale e delle condizioni di lavoro, disoccupazione di massa e, un altro aspetto nel complesso allarmante e vasto, un calo nelle nascite.

Il nostro pensiero si basa ancora sul modello sociale degli anni ‘60, ossia un modello che presume una piena occupazione e molta forza lavoro. Tuttavia, negli ultimi 30 anni abbiamo registrato una disoccupazione di massa e un netto calo delle nascite, che ci ha portato dal baby boom al boom degli anziani e ha fatto piombare in crisi i fondi delle nostre pensioni.

Dobbiamo smettere di pensare che dobbiamo difendere il modello sociale europeo a tutti i costi e prepararlo anziché riorganizzarlo. La nostra analisi economica e sociale suggerisce che si potrebbe realizzare in due modi: innanzi tutto, abbiamo bisogno di una politica della famiglia che porti la natalità di nuovo in ascesa, altrimenti non saremo in grado di finanziare i nostri regimi pensionistici nei prossimi decenni e, in secondo luogo, necessitiamo di una politica di rilancio del mercato unico e che restituisca il lavoro ai cittadini.

Al fine di rilanciare il mercato unico comunitario dobbiamo reindustrializzare e, purtroppo, se continuiamo con la nostra fede quasi religiosa nel libero scambio e nel liberalismo incontrollato, non saremo in grado di fare ciò che dobbiamo per rendere competitive le nostre imprese e il nostro mercato interno.

Per questi motivi, i nostri sforzi futuri e il nostro obiettivo di migliorare le condizioni sociali devono essere radicati in quest’idea di preferenza e protezione nazionali e comunitarie.

 
  
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  Thomas Mann (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, la strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione ha contribuito alla creazione di nuovi e migliori posti di lavoro, un successo contestato da coloro che trovano difficile rassegnarsi a quest’Europa di cambiamento, esternalizzazione, razionalizzazione e acquisizioni. Nessuno che venga fatto sentire costantemente superfluo a livello personale può iniziare a relazionarsi con il boom di esportazioni dell’economia europea. Quale una delle contromisure a questo senso di insicurezza, ci occorre una nuova strategia sociale coerente. Il pacchetto in discussione, tuttavia, è così ampio che probabilmente non può essere attuato entro il 2009. Ciò riduce la credibilità di quello che è essenzialmente un lodevole approccio.

Commissario Špidla, il nostro obiettivo non può essere l’azione fine a se stessa. Si tratta di sostenibilità. Tantomeno il nostro obiettivo può essere la perfetta propaganda in cui si è appena dilettato l’onorevole Schulz, ma vedo che ha già abbandonato l’Aula. Ci assumiamo una parte di responsabilità al fine di garantire che le persone non vengano emarginate e che non si ritirino in società parallele o in un mondo irreale. Lo sforzo inizia nelle scuole, in cui il numero elevato in misura allarmante di abbandoni deve essere sensibilmente ridotto al fine di evitare un ulteriore ampliamento del divario tra le persone in possesso di qualifiche e coloro che non ne hanno. A tale scopo, abbiamo bisogno di lezioni motivanti. I talenti e le competenze devono essere allevati sin da una tenera età, un investimento proficuo in ogni caso. La nostra strategia di apprendimento permanente offrirà quindi il valore aggiunto europeo, l’estesa creazione di ricchezza che l’onorevole Schulz si è scoperto volere. Così saranno i nostri programmi educativi, Socrates, Leonardo e Erasmus, che devono essere adattati al mondo del lavoro in via prioritaria. A tal fine, dobbiamo riuscire a collaborare con le PMI. Le piccole e medie imprese forniscono la maggior parte dei posti di lavoro, e hanno posti di formazione da offrire. Tuttavia, esse devono anche lavorare duramente al fine di garantire che non cessino di investire nell’istruzione e nella formazione permanenti, altrimenti la nostra innovazione si esaurirà.

Una risorsa continua ad essere terribilmente ignorata, ossia i dipendenti più anziani. E’ davvero giunto il momento che la loro ricchezza di esperienza, creatività e capacità sia disponibile per la nostra economia. Essi sono ancora molto alla deriva alla base dell’elenco demografico dell’occupazione.

Infine, la coesione della nostra società deve essere rafforzata. Nella direttiva sui comitati aziendali europei, per esempio, abbiamo bisogno di un compromesso sostenibile tra dipendenti e datori di lavoro. Dovremo fare quanto possiamo in sede di commissione per l’occupazione e gli affari sociali al fine di contribuire al conseguimento di tale scopo. Ci occorre inoltre un equilibrio interregionale, ed è per questo motivo che eroghiamo il Fondo sociale europeo, il Fondo regionale e il Fondo di adeguamento alla globalizzazione. Tuttavia, esiste un’altra questione che riteniamo ancora estremamente critica, quella della non discriminazione. Noi del gruppo PPE rifiutiamo la direttiva orizzontale. Aggraverebbe l’incertezza giuridica, già predominante, e ridurrebbe ulteriormente il margine per un’iniziativa nazionale creativa. Se l’intera agenda sociale avrà successo, la responsabilità primaria deve restare degli Stati membri. E’ più efficace coordinare e comunicare a livello nazionale, regionale e locale, ed è giunto il momento di iniziare ad adottare le migliori pratiche anziché osservarle e analizzare solamente. Sarebbe quindi una buona opportunità di realizzare il cambiamento sociale ed economico che desideriamo e di cui abbiamo bisogno, nonché di portare in vita il modello sociale europeo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MANUEL ANTÓNIO DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  
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  Harlem Désir (PSE). - (FR) Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, questa nuova agenda sociale arriva in ritardo ed è una risposta debole alla situazione precaria, le disuguaglianze e le conseguenze della recessione che attualmente affliggono i lavoratori e molti dei nostri concittadini in Europa.

Con più di 70 milioni di persone in stato di povertà, anche dove sono in diminuzione i livelli di disoccupazione, con condizioni di vita e lavorative precarie e l’aumento di forme di impiego atipiche, abbiamo realmente bisogno di una solida base sociale, di un’Europa che ci protegga. Questo è uno degli obiettivi della Presidenza francese dell’Unione europea. E come lei ha affermato, signor Ministro, si è pensato che il 2008 sia l’anno del ritorno, l’anno in cui l’Europa sociale verrà rilanciata. Purtroppo, il suo governo non ha fatto della dimensione sociale una delle sue quattro priorità per la sua Presidenza. Poiché ci avviciniamo alla fine del mandato della Commissione europea, abbiamo alcune proposte, di cui, occorre dirlo, un certo numero finalmente rispecchia le richieste del Parlamento europeo e del nostro gruppo in particolare: un’autentica direttiva contro la discriminazione in tutti i campi, non solo la disabilità; finalmente l’aumento delle iniziative intese a rafforzare e modificare la direttiva sui comitati aziendali europei, e misure volte a garantire che i nostri principi e norme esistenti per una retribuzione equa di uomini e donne vengano applicate in modo corretto negli Stati membri.

Ma guardate solo i difetti, le mancanze di questa nuova agenda sociale! Ne citerò due in particolare. Uno è la risposta alle recenti sentenze della Corte di giustizia europea nelle cause Laval, Rüffert e Viking, che indeboliscono la nostra resistenza al dumping sociale nell’Unione europea. Riteniamo che la garanzia data nella comunicazione della Commissione, che quest’ultima fornirà certezza giuridica e orientamenti interpretativi sulla direttiva, non sia sufficiente. Occorre tenere in debito conto il fatto che (e abbiamo svolto udienze parlamentari organizzate dalla commissione per l’occupazione e gli affari sociali) la direttiva è profondamente imperfetta e il diritto comunitario deve, attraverso la revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori, chiarire che le libertà economiche dell’Unione, la libertà di stabilimento, non possono ostacolare i diritti fondamentali dei lavoratori, il diritto alla contrattazione collettiva, i diritti alla retribuzione, il diritto allo sciopero in difesa dei propri interessi, se necessario.

Pertanto, desideriamo che la revisione di questa direttiva venga messa in programma e vogliamo una clausola di tutela sociale che garantisca che in futuro nessuna direttiva, nessuna politica comunitaria, nessun principio di un Trattato possano essere applicati a danno dei diritti dei lavoratori; questo perché se un paese ha uno standard più elevato dei diritti dei lavoratori rispetto a un altro, tale standard elevato non può più essere ridotto invocando il principio del paese di origine, come abbiamo visto con la prima versione della direttiva servizi, la direttiva Bolkestein.

In secondo luogo, il Ministro Bertrand ci comunica che i servizi sociali di interesse generale, le operazioni di interesse generale, dovrebbero essere incoraggiati per il benessere del nostro modello sociale. Ma non abbiamo ricevuto alcuna proposta di una direttiva sui servizi di interesse economico generale. Non possiamo proteggere in modo adeguato i servizi sociali di interesse generale e applicare l’articolo 14 del Trattato di Lisbona, che fornisce la base giuridica affinché tali servizi vengano commissionati e finanziati, a meno che il Consiglio non presenti una richiesta alla Commissione e a meno che quest’ultima non ricorra al suo diritto di iniziativa affinché possiamo finalmente discutere di un quadro giuridico che tuteli le operazioni di servizio pubblico, garantisca l’indipendenza delle autorità locali nei servizi locali che offrono e ci dia la garanzia che le future sentenze della Corte di giustizia non minacceranno questa fondamentale caratteristica del modello sociale europeo, perché le persone sentano, non come ha affermato l’onorevole Schulz, che l’Europa operi in modo contrario al loro modello sociale, ma anzi che la Commissione e le altre istituzioni europee lavorino per tutelarlo.

 
  
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  Bernard Lehideux (ALDE). - (FR) Signor Presidente, la Commissione può aver svolto un abile esercizio di pubbliche relazioni con la presentazione del suo “pacchetto” di testi che sono molto diversi per natura e qualità, ma alla fine ha esercitato il suo diritto di iniziativa in ambiti di elevata importanza. Si sta muovendo nella giusta direzione e dobbiamo congratularcene.

Quindi, la palla è tornata nella nostra metà campo e forse soprattutto in quella del Consiglio. Tutti sanno che il Parlamento sarà piuttosto severo e cercherà di produrre testi innovativi che rispecchino le necessità dei cittadini europei. Questo sarà vero anche per il Consiglio? E’ alquanto improbabile, come sappiamo. Mi auguro che la ascoltino, signor Ministro.

Una discussione altisonante che produce solo testi ambigui e non vincolanti minaccia seriamente la credibilità del lavoro che svolgiamo. Prendiamo tre esempi tra tanti.

Da tempo sono tra coloro che chiedono una direttiva completa contro ogni forma di discriminazione. Per questo dovremmo prendere quale base la relazione Lynne di maggio 2008, che è di gran lunga più ambiziosa della proposta della Commissione.

Il secondo esempio sono i comitati aziendali. Dovremo stare attenti a garantire che il testo chiarisca le loro competenze e responsabilità internazionali. La consultazione delle parti sociali è sempre più importante nel caso di operazioni di riorganizzazione da parte di società che esercitano in più di un paese dell’Unione europea. Dovremo garantire che i lavoratori vengano consultati prima di ogni riorganizzazione e che i comitati aziendali siano in grado di fornire la loro opinione su questioni che spesso sono altamente tecniche.

Il terzo esempio sono i servizi sociali di interesse generale. Abbiamo perso abbastanza tempo sull’argomento. Chi opera nel settore è confuso. Esiste un’enorme incertezza giuridica, che danneggia la qualità dei servizi essenziali alla coesione delle nostre società. Ed eccoci qui, in procinto di perdere un altro anno. E’ irresponsabile.

Secondo me è la dimostrazione che il lavoro della Commissione, che sembra coprire un ampio raggio di aree di attività, non sia abbastanza valido poiché ignora deliberatamente determinati punti fondamentali.

Concluderò ribadendo che il pacchetto sociale dovrebbe essere solo un passo lungo il percorso. Sono convinto che il metodo di coordinamento aperto sia andato quanto più lontano potesse in alcuni settori. Dobbiamo decidere di dirigerci verso una maggiore cooperazione ma anche una maggiore armonizzazione, ovunque possibile.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (UEN). - (PL) Signor Presidente, il rappresentante del Consiglio ha chiesto un’Europa più sociale. Risponderei al signor Ministro con una richiesta di più buon senso, che sarebbe meglio. L’Unione europea può certamente proporre molto, ma occorre sottolineare che la politica sociale è un ambito in cui gli Stati membri hanno competenze decisionali sovrane. In breve, ciò di cui abbiamo bisogno è meno retorica e più azione concreta.

L’Unione europea propone circa 19 iniziative interessanti, di cui solo tre sono proposte di legge. Quella che forse è la proposta più importante, che riguarda l’assistenza sanitaria transfrontaliera, non verrà discussa oggi. Ciò è molto spiacevole, ed è un peccato che la discussione debba attendere finché il ministro francese della Sanità non si fa vivo alla nostra seduta. Per concludere, deve essere sottolineato che gli Stati membri dell’Unione europea stanziano circa il 27 per cento del loro PIL per la politica sociale, rispetto al 15 per cento negli Stati Uniti. La domanda è se queste risorse siano ben impiegate.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE). - (DE) Signor Presidente, signor Commissario, signor Ministro, onorevoli colleghi, sembra ci sia voluto il “no” in Irlanda, la vittoria degli oppositori di un’Europa comune, per scuotere la Commissione dal suo letargo. Il fatto è che la Commissione ha preso per lungo tempo le distanze dagli interessi dei cittadini comunitari nel perseguire la sua politica neoliberale. La richiesta di un’Europa socialmente più responsabile è stata a lungo in agenda.

E’ assolutamente imbarazzante osservare che le mancanze degli anni passati vengono di fatto ammassate sul tavolo alla fine di questo mandato. Trovo inoltre sfacciato che l’intera questione ci venga presentata sotto il titolo fantasioso di nuova agenda sociale. Gli argomenti oggetto di discussione a luglio avrebbero dovuto essere affrontati molto tempo fa. Quando ne valutiamo il contenuto, sembra che la Commissione non abbia ancora imparato dalle sue lezioni, dopotutto. A parte due eccezioni, le proposte di oggi non parlano affatto di solidarietà, pari opportunità, equilibrio sociale o partecipazione pubblica. Al contrario, sono di gran lunga un altro risultato di un approccio di base neoliberale.

La Commissione chiede maggiore mobilità del lavoro. Al contempo, ricorre a sentenze dei giudici che ridurrebbero la tutela dei lavoratori distaccati. Come ripensamento afferma che dovremo risolvere il problema in un forum. Tuttavia, i lavoratori hanno bisogno di tutela, non di un forum. Credete davvero che aiuterebbe le persone che sono state private delle loro retribuzioni quotidiane se comunicate loro di aspettare finché non avrete discusso il problema in qualche forum? Inoltre, signor Commissario, la direttiva modificata sui comitati aziendali, che ha nove anni di ritardo, non mantiene le vostre promesse. Il Parlamento dovrà apportare numerosi miglioramenti a questo progetto. Per esempio, non vi è alcuna disposizione per i meccanismi sanzionatori.

Passiamo, quindi, all’argomento solidarietà. La direttiva sulla salute ignora le critiche aprendo la porta a servizi sanitari maggiormente basati sul mercato, compromettendo pertanto il principio di solidarietà nel sistema del welfare degli Stati membri. Mette in pericolo la solidarietà anziché sostenerla. Vi sono pochi elementi di questo pacchetto che riflettono realmente il desiderio dei cittadini di una politica sociale europea progressista. Un aspetto che desidero sottolineare è la nuova direttiva contro la discriminazione al di fuori del posto di lavoro. Tuttavia, tale strumento è stato annunciato per la prima volta nel 2004, e la pressione parlamentare è l’unico motivo per cui la Commissione l’ha finalmente presentato. E’ evidente che una maggioranza del Parlamento sosterrà anche questa direttiva. Tuttavia, probabilmente sarà necessario anche un miglioramento in molti ambiti, in particolare per quanto riguarda i diritti delle persone con disabilità.

Nel complesso, il nome “pacchetto sociale” è abbastanza semplicemente una rappresentazione erronea. A parer mio, il passato di politica sociale della Commissione ci racconta una storia triste.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, signor Presidente in carica Consiglio, negli ultimi anni la vostra politica, il fondamentalismo del mercato, ha pericolosamente aumentato le disuguaglianze ed eroso lo Stato sociale.

Il pacchetto che ci avete presentato oggi con belle parole non è nient’altro che una corazza vuota. Delle 19 proposte, solo 3 sono di natura normativa, di cui una, la proposta di servizi sanitari transfrontalieri, introduce furtivamente la direttiva Bolkestein, poiché adotta una posizione neoliberale.

Mentre pronunciate queste belle parole nella presentazione di questa corazza vuota, il governo Sarkozy svolge un ruolo fondamentale in sede di Consiglio approvando una direttiva terribile sull’orario di lavoro. Ciò rappresenta un’importante regressione sociale.

Anziché cercare di creare un’impressione positiva con le vostre belle parole e mantenere il controllo sulle elezioni europee, che sembrano complesse dato il “no” del voto irlandese, fareste meglio a proporre misure specifiche e stanziare risorse dal bilancio comunitario.

Una parola anche per l’onorevole Schulz, se mi sta ascoltando. E’ vero che i governi di destra hanno contribuito molto alla demolizione del modello sociale europeo. In molti paesi, come nel suo, onorevole Schulz, la Germania, o i Paesi Bassi o l’Austria, si sono alleati con i socialdemocratici per distruggere il modello sociale europeo.

 
  
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  Hanne Dahl (IND/DEM).(DA) Signor Presidente, vorrei usare il tempo del mio intervento di oggi per concentrarmi sull’agenda politica in materia di salute. L’attuale proposta di direttiva sui diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera è migliorata notevolmente rispetto alla proposta iniziale. Tuttavia, non è stata purtroppo apportata alcuna modifica relativamente agli ambiti fondamentali per tutte le questioni che rientrano nel mercato interno. Le valutazioni a favore del libero mercato vincono sempre sulle valutazioni a favore delle persone.

Va da sé che tutti noi desideriamo poter ricevere la cura migliore e nel più breve tempo possibile se ci ammaliamo gravemente. Purtroppo, la direttiva non garantisce in alcun modo che ciò accadrà. Garantisce che i pazienti più ricchi dei paesi più ricchi dell’Unione europea riceveranno la migliore cura possibile. Ciò significa che esiste un rischio enorme che i pazienti vengano suddivisi in pazienti di serie A e pazienti di serie B. I pazienti con più risorse avranno l’opportunità di cercare la cura migliore in altri paesi, mentre coloro senza risparmi o potere non avranno la stessa opportunità.

La direttiva garantisce il diritto alla cura in un altro paese al medesimo costo che la stessa cura ha nel paese di origine del paziente. Anche questo creare il rischio di paesi di serie A e paesi di serie B. Il costo della stessa cura naturalmente cambierà da paese a paese. La direttiva attuale consente alle condizioni di mercato di determinare il risultato, ma è un approccio ad alto rischio. Quando il mercato reagisce, i perdenti saranno sempre coloro che non possono sostenere le condizioni di mercato prevalenti.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). - (DE) Signor Presidente, dal mio punto di vista, una risposta europea alle costanti ondate di aumenti dei prezzi e alla povertà crescente è attesa da tempo, ed è quindi gratificante che il nuovo progetto di pacchetto sociale europeo si avvii nella stessa direzione. L’intenzione di facilitare l’accesso all’assistenza sanitaria in altri paesi europei, per esempio, è da accogliere positivamente. In pratica, i turisti, per esempio, oggi vengono troppo spesso vergognosamente sfruttati, poiché vengono loro presentate parcelle di medici per le quali ricevono solo un rimborso parziale, sempre che sia previsto, una volta tornati a casa. Viceversa, i singoli Stati membri devono l’uno all’altro milioni di euro, semplici dichiarazioni di intenti che non sono abbastanza in questi casi.

Tantomeno è sufficiente battere i piedi per motivi come un miglior equilibrio tra vita familiare e professionale. Affinché un maggior numero di persone possa permettersi di avere figli, è essenziale agire contro il dumping salariale e sociale, un compito che, è triste da dire, viene ampiamente ignorato. E’ una parodia che l’Unione europea affermi, da un lato, che i contratti pubblici devono essere pubblicati in gare d’appalto pubbliche e che la clausola che richiede ai vincitori di pagare almeno la retribuzione minima prevista per legge venga poi revocata dalla Corte di giustizia europea sulla base dell’incompatibilità con le direttive sui servizi nel mercato interno e sul distacco dei lavoratori. Su questo aspetto l’Unione europea ha dimostrato il suo vero volto da comunità prettamente economica che rifila ai diseredati sociali noccioline e parole vuote.

Slogan vuoti che non possono più tranquillizzare i cittadini dell’Unione europea, né possono attutire l’impatto del calo delle nascite e della povertà crescente. Forse si può dire quello che si vuole sulla carta, ma senza dubbio le persone sono stanche di promesse vuote.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, mi consenta di iniziare ringraziando l’onorevole Martin Schulz per aver ricordato a tutti che il centrodestra è il gruppo più grande di questo Parlamento, che il centrodestra ha la maggioranza di Commissari e, quindi, che il centrodestra governa la maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea. Vorrei ricordargli, invece, che c’è un motivo: sono le persone che lo hanno deciso. I cittadini lo hanno deciso perché hanno riconosciuto il divario crescente tra la retorica della sinistra e la realtà, e l’hanno respinta. Desidero inoltre ricordargli, da buon democratico, di rammentare che, ovviamente, i cittadini hanno sempre ragione.

Per quanto riguarda il pacchetto sociale in generale, da parte nostra accogliamo con favore le serie osservazioni del signor Commissario nonché la sua iniziativa relativa all’agenda sociale modificata, in particolare l’aspetto che ricorda a tutti noi che l’Unione europea è fatta per le persone, per offrire loro nuove e migliori opportunità, e nello specifico per dotarle e conferire loro maggiori capacità di affrontare la sfida del cambiamento.

Desidero scegliere solo tre punti, su cui soffermarmi molto brevemente, dall’eccellente intervento del collega, onorevole Joseph Daul. Uno è il ruolo molto importante in quest’ambito degli Stati membri, della sussidiarietà. Molti di essi hanno approcci diversi, ma tutti dovrebbero prendere coraggio dagli argomenti e gli orientamenti che il collega ha sottolineato.

Il secondo punto riguarda l’importanza dei posti di lavoro. L’onorevole Harlem Désir ha parlato in modo molto appropriato dei diritti dei lavoratori, di cui rispettiamo l’importanza, ma il mio gruppo politico desidera sottolineare anche i diritti di coloro che non lavorano, coloro che sono attualmente disoccupati, che sono stati esclusi dal mercato del lavoro per qualsiasi motivo, e che vogliono un impiego. Queste persone sono sempre più importanti, in particolar modo in questi tempi difficili di contrazione globale del credito, in cui è probabile che la disoccupazione aumenti anziché diminuire. Pertanto, dobbiamo assicurarci che tutto ciò che facciamo contribuisca alla creazione di posti di lavoro e aiuti più persone in questi impieghi.

Il terzo punto riguarda le piccole e medie imprese (PMI), anch’esse citate dal collega. Ho notato sul Financial Times di ieri che si faceva riferimento all’accordo all’interno del Regno Unito relativo ai lavoratori a tempo determinato, e le PMI hanno dichiarato di non essere state neanche consultate sull’argomento. L’osservazione che vorrei formulare non riguarda il Regno Unito, ma esiste un problema reale, e mi rivolgo al Commissario, di un vero coinvolgimento delle PMI nel processo di consultazione, poiché queste ultime non costituiscono soltanto il maggior numero di datori di lavoro, ma hanno anche il maggior numero di dipendenti. Sappiamo dal problema dei referendum, per esempio da quello sul Trattato di Lisbona, che se si cerca di imporre qualcosa dall’alto, non funziona: dovete mettervi in relazione con le persone, e più persone lavorano per le PMI.

Infine, per quanto riguarda i comitati aziendali europei, cui hanno fatto riferimento sia il Commissario che il Presidente in carica del Consiglio, e per i quali sono relatore, di certo il mio gruppo politico riconoscerà la realtà che c’è stato un accordo ben accolto dalle parti sociali. Personalmente, non apprezzo molto l’accordo, ma valuto in modo del tutto positivo il fatto che via sia un accordo e credo che noi in Parlamento dovremmo cercare di costruire su di esso, così come cercheremo di costruire anche sull’accordo relativo all’orario di lavoro e ai lavoratori a tempo determinato; vogliamo muoverci rapidamente, poiché desideriamo realizzare un vero progresso sociale anziché formulare solo bei discorsi politici con un occhio alle prossime elezioni.

 
  
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  Magda Kósáné Kovács (PSE). - (HU) La ringrazio, signor Presidente. L’annuncio preliminare della Commissione sul pacchetto sociale ha soddisfatto i partiti socialdemocratici e i cittadini che si sentono responsabili riguardo alla soluzione di problemi sociali con la speranza. I debiti accumulati e la serie di domande appena poste hanno fornito un quadro piuttosto sorprendente di quanto poco abbiamo proceduto nonostante i nostri sforzi e di quanti problemi irrisolti ci siano. E’ un dato di fatto che la crescita economica degli ultimi quindici anni non abbia colmato il divario tra ricchi e poveri, ma l’abbia in realtà ampliato. Tuttavia, la rivalità della povertà ha assunto una nuova dimensione. Ogni paese ha i suoi cittadini poveri, e la quantità e la qualità della povertà è diversa nei singoli Stati membri, ma sappiamo che ferisce allo stesso modo. Comunque, molti dei circa diciotto documenti indicati nella tabella di marcia sociale sono progetti, l’identificazione dei cittadini europei con l’Unione può essere rafforzata unicamente da ciò che è specifico e ovvio, e offre l’opportunità di un progresso comune anziché tensioni reciproche tra le povertà antagoniste.

Mi fa piacere che, dopo molte richieste da parte del Consiglio e del Parlamento europeo, la Commissione abbia preparato una valutazione sulla situazione dei rom e delle pratiche che li riguardano. Purtroppo, tuttavia, non sottolinea il quadro di una politica a lungo termine sui rom. Un altro problema è se questo documento incoraggi abbastanza un’azione concreta, se offra la prospettiva di una valutazione precisa o delle mancate iniziative degli Stati membri e loro deviazione dalla pratica desiderata. Ritengo che manchi la giusta soluzione.

Siamo inoltre soddisfatti della direttiva antidiscriminazione. Il Parlamento e la Commissione erano divisi circa il dover regolamentare il divieto di discriminazione in una direttiva ampia e, in linea con il punto di vista social-liberale, alla fine non abbiamo classificato i gruppi oggetto di discriminazione. Possiamo aspettarci che la direttiva consenta un’ampia tutela delle persone e dei gruppi che sono minacciati in modi diversi. Questo è davvero necessario, poiché coloro che professano l’odio, i razzisti e coloro che vogliono dare solo ai ricchi possono trovare sostenitori anche tra i poveri rivali. Gli elettori hanno sempre ragione, ma possono essere fuorviati dal populismo. Grazie.

 
  
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  Gérard Deprez (ALDE). - (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, quale deputato nonché presidente della commissione per le libertà civili, mi limiterò alla proposta di una direttiva antidiscriminazione.

Innanzi tutto, mi congratulo con lei, signor Commissario, per aver finalmente indotto la Commissione ad adottare una proposta di una direttiva che cerca di contrastare la discriminazione basata sulla religione, il credo, la disabilità, l’età e l’orientamento sessuale. Fino a poco tempo fa temevamo, come sapete, eravamo ansiosi ed esprimevamo la nostra ansia, che vi riduceste a una minidirettiva che si occupasse unicamente della discriminazione basata sull’età e la disabilità.

Non la sorprenderà sapere che trovo spiacevole, su una questione fondamentale come questa, che il Parlamento europeo venga semplicemente “consultato”, ma la mia netta sensazione è che la Presidenza sia soggetta a qualsiasi proposta o suggerimento che il Parlamento europeo possa fare. Pertanto, dovremo iniziare a lavorare immediatamente, signor Commissario, e posso notare tre punti del testo che dovremo cercare di migliorare.

In primo luogo, occorre essere più precisi su alcuni concetti o sulla linea di demarcazione tra loro. Mi riferisco al settore delle differenze di trattamento “oggettivamente giustificate”. Ovviamente non discuto il concetto, ma queste differenze di trattamento oggettivamente giustificate non devono essere consentite affinché possano trasformarsi direttamente o indirettamente in discriminazioni, il che può accadere in tempi molto rapidi.

In secondo luogo, la direttiva non deve essere privata del suo contenuto dalla più che affrettata introduzione di nozioni quali la pubblica sicurezza o l’ordine pubblico, come ritengo che stia accadendo in un grande paese nel sud dell’Unione europea, che non nominerò.

In terzo luogo, dobbiamo provare con maggior decisione riguardo alla questione delle sanzioni. Se scrivete all’articolo 14 “Gli Stati membri stabiliscono le norme relative alle sanzioni da irrogare in caso di violazione delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva”, signor Commissario, non ci porterà molto lontano.

In breve, credo che questa direttiva, in cui sono state riposte così tante aspettative, non si traduca nella realtà in una grande minidirettiva, grande di principi ma piccolissima nei dettagli.

 
  
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  Wojciech Roszkowski (UEN). - (PL) Signor Presidente, la crescita economica dovrebbe servire a migliorare la situazione concreta delle nostre società. Tuttavia, nel mettere al primo posto comodità e sicurezza, siamo responsabili di dimenticare che il modello sociale dell’economia significa in pratica maggiore burocrazia. Se dimentichiamo anche che la base più sicura della politica sociale è la crescita economica, possiamo perderci in slogan altisonanti che non hanno alcuna relazione con la realtà e che possono anche, al pari delle disposizioni sulla non discriminazione, violare i principi di sussidiarietà e del buon senso.

Come interrompere il circolo vizioso? La nuova agenda sociale è solo una risposta parziale alla sfida. Parla troppo di diritti e privilegi e troppo poco del fatto che non possono essere garantiti in assenza di uno sforzo ben organizzato e della responsabilità per le conseguenze economiche in ogni fase. Da ognuno secondo i propri mezzi, a ognuno secondo le proprie necessità; è un’utopia destinata a trasformarsi in una mancanza di beni e servizi di qualità adeguata.

 
  
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  Tatjana Ždanoka (Verts/ALE). - (EN) Signor Presidente, proseguendo le dichiarazioni dei colleghi, desidero parlare della lotta alla discriminazione. Prima di tutto, vorrei ringraziare la Commissione per il suo coraggio nell’adottare un approccio orizzontale nella proposta di direttiva sulla parità di trattamento al di fuori del posto di lavoro. Dobbiamo tener conto che alcuni Stati membri continuano a bloccare l’adozione di questo documento necessario.

Tuttavia, per il Parlamento europeo esiste un margine per apportare miglioramenti. Non capisco il perché esista una clausola opt-out per i privati relativamente alla fornitura di beni e servizi. L’attuale direttiva in materia razziale non contiene una tale clausola. Purtroppo, neanche la discriminazione multipla è affrontata in modo adeguato nel presente progetto, pertanto auspico che continueremo a lavorare sul testo in questione.

 
  
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  Jacky Hénin (GUE/NGL). - (FR) Signor Presidente, in 51 anni di vita, le istituzioni comunitarie stanno scoprendo solo adesso la loro dimensione sociale. La scoperta è soltanto relativa, in quanto gli interessi sociali sono di gran lunga assenti dalle priorità della Presidenza francese; è inquietante per queste istituzioni così vicine al mondo delle imprese e che confondono l’interesse generale dei cittadini comunitari con gli interessi privati dei mercati di capitale, ed è una scoperta inevitabilmente dettata dai voti contrari irlandese, olandese e francese nonché dai numerosi movimenti sociali che sostengono le rivendicazioni salariali nell’Unione.

Sì, la Commissione e la maggior parte di quest’Aula si trovano obbligate a riconoscere che l’Unione non è popolata soltanto da azionisti e consumatori, ma anche da lavoratori, il cui lavoro crea la ricchezza europea.

Di conseguenza, la Commissione si sente costretta a scovare e a rispolverare la direttiva sui comitati aziendali europei: è stata un’iniziativa valida ma il suo contenuto è scarso. I comitati aziendali europei devono essere trasformati in un autentico forum per la democrazia sociale, dando ai dipendenti il potere di agire di cui necessitano al fine di influenzare le scelte strategiche dei loro datori di lavoro.

Sì, l’Europa ha urgente bisogno di una vera democrazia sociale per evitare i cambiamenti negativi come l’aumento dell’orario di lavoro a circa 70 ore settimanali.

Pertanto, nell’interesse dei lavoratori, agiamo più rapidamente, molto più rapidamente.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM). - (SV) Signor Presidente, in questa seduta discuteremo dell’agenda sociale rinnovata, degli Obiettivi del Millennio, e di molto altro. Tra un paio d’ore voteremo sui programmi culturali, l’etichettatura dei prodotti biologici, e i criteri di armonizzazione fiscale, tutte questioni in cui l’Unione europea non dovrebbe essere coinvolta.

Questa concentrazione di potere politico significa che la distanza tra coloro che governano e chi viene governato aumenta. L’indignazione cresce tra i cittadini. Le istituzioni sono costrette ad adottare misure sempre più severe per agire senza rispettare la volontà delle persone. Sarebbe di gran lunga meglio produrre una relazione su cosa intendiamo con il termine sussidiarietà e svolgere una discussione approfondita al riguardo. Dovremmo farlo prima di cercare di regolamentare a livello centrale il modo in cui le parti sociali dovrebbero comportarsi nei diversi 27 paesi.

Nel mio paese è diffusa una grande rabbia perché l’Unione europea e i suoi giudici possono prendersi la libertà di controllare la creazione di un sistema del mercato del lavoro diverso da quello realizzatosi in un contesto di unità nazionale significativa negli ultimi 70 anni.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI).(CS) Onorevoli colleghi, la direttiva proposta sull’attuazione del principio di parità di trattamento, che vieta ogni forma di discriminazione al di fuori del posto di lavoro, è una norma superflua che non dovrebbe essere affatto discussa. Desidero sottolineare che la discriminazione è già stata vietata da tre direttive comunitarie, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti e le libertà fondamentali, dalla Carta dell’Unione europea dei diritti fondamentali e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. La parità di trattamento è inoltre disciplinata dal Trattato di Amsterdam e dalla strategia di Lisbona.

Vorrei inoltre precisare che la direttiva richiede due elementi davvero pericolosi: la discriminazione positiva e il principio di trasferimento dell’onere della prova dall’accusa alla difesa. Ciò è contrario alle tradizioni giuridiche europee e può dare origine a ingiustizie e nuovi illeciti.

Onorevoli colleghi, sono convinta che l’Unione europea sia ancora un’area democratica e civilizzata, in cui le persone con reali capacità ricevono riconoscimento, nonché una regione che tende la mano ai deboli. Tuttavia, le capacità umane, innate o sviluppatesi grazie all’istruzione, sono individuali e diverse in ogni individuo, e quindi ovviamente inique. Se cerchiamo di eliminare le disuguaglianze di questo tipo attraverso la normativa, allora stiamo ignorando in modo arrogante la diversità culturale e interferendo con lo sviluppo naturale della società, e ancor peggio, stiamo anteponendo l’uguaglianza alla libertà di scelta. La direttiva sulla parità di trattamento non dovrebbe quindi esistere affatto.

 
  
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  Juan Andrés Naranjo Escobar (PPE-DE). - (ES) Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, questo pacchetto sociale potrà produrre risultati ed essere efficace solo se saremo in grado di concordare sul contenuto delle iniziative principali. E’ ovvio che la disoccupazione è la più grave delle malattie sociali, che dobbiamo combattere. E’ ciò che destabilizza maggiormente una società ed è all’origine di altri mali, ancora peggiori. Pertanto, la migliore politica sociale è quella che contribuisce alla creazione di posti di lavoro.

Dobbiamo allontanarci senza indugio dal falso dilemma tra solidarietà e competitività poiché non sono incompatibili. Tuttavia, al fine di realizzare una politica sociale sana ed efficace ed eradicare la povertà, occorrono crescita e stabilità. Pertanto, il nostro modello sociale deve adattarsi alla nuova realtà. La globalizzazione offre anche opportunità: coloro che si adeguano ne escono vincitori, coloro che non lo fanno, sconfitti.

L’Europa non si trova di fronte a una tipica crisi di crescita tantomeno a problemi ciclici, ma a profondi cambiamenti; il benessere delle generazioni future dipende dalla nostra saggezza nel prendere le giuste decisioni oggi. L’invecchiamento della popolazione e il declino demografico hanno già toccato l’Europa; non sono una minaccia ma una realtà: chiudere gli occhi dinanzi a loro non aiuterà in alcun modo.

Quali risposte possiamo dare oggi alle molte conseguenze del corso degli eventi? Pochissime. Per esempio, non abbiamo gli strumenti o gli incentivi per rendere possibile un pensionamento flessibile e programmato che consentirebbe ai nostri cittadini di lavorare oltre l’età media in cui si lascia il mercato del lavoro. La realizzazione di un livello uniforme di protezione contro la discriminazione e l’emarginazione è essenziale, ma l’insieme della normativa europea non garantisce che la discriminazione sia stata eradicata; di conseguenza, il lavoro inteso a eradicare tali pratiche sociali negative deve iniziare nelle scuole.

I livelli di bocciature e abbandoni degli studi sono una tragedia dei nostri tempi e lo possono essere anche per il futuro. Dipendiamo troppo da questo settore; è qui che dobbiamo concentrare le nostre idee, concentrare il valore aggiunto che può apportare l’Unione, affinché la situazione finisca e alla quale noi dobbiamo porre fine.

In sintesi, onorevoli colleghi, non dobbiamo abbandonare il nostro modello sociale, ma rinnovarlo, dotarlo di maggiore flessibilità, mobilità e sicurezza affinché i più deboli non vengano emarginati.

 
  
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  Stephen Hughes (PSE). - (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il Commissario Špidla perché abbiamo un pacchetto sociale, in quanto, come ho affermato molte volte in precedenza, il suo compito nella Commissione Barroso non può essere semplice.

In realtà, lo stesso pacchetto spiega le tensioni interne alla Commissione Barroso, tra coloro che, da un lato, vogliono fissare ad ogni costo l’agenda neoliberale, e coloro che, dall’altro, vedono un’urgente necessità di rendere l’Europa importante per i suoi cittadini.

Il nostro popolo deve essere rassicurato sul fatto che l’Europa fa parte della soluzione, non del problema, quando si tratta di affrontare le tematiche causate dalla globalizzazione, il cambiamento demografico, il cambiamento climatico e altre sfide globali.

Se è questo ciò che occorre fare, mi spiace dire che il presente pacchetto semplicemente non è all’altezza della situazione. E’ un pacchetto scarso, troppo esiguo, troppo in ritardo. Anche gli elementi positivi vengono danneggiati dalla consapevolezza di come siano stati inseriti malvolentieri. La direttiva orizzontale volta a combattere la discriminazione ne è un buon esempio. E’ nel pacchetto, ma tutti sappiamo quanto vigorosamente si sia opposto il Presidente Barroso alla sua introduzione, fino all’ultimo.

La proposta di direttiva sui comitati aziendali europei è un altro esempio. Il contenuto è estremamente debole se paragonato alla comunicazione iniziale della Commissione alle parti sociali. Penso che le forze neoliberali nella Commissione e i loro alleati debbano svegliarsi e riconoscere la realtà cui ci troviamo di fronte. Molti milioni di nostri cittadini vivono nella paura, in povertà ed emarginazione, e molto altro si è aggiunto negli anni di Barroso.

Nel complesso, ritengo questo un tentativo tardivo del Presidente Barroso di convincere la sinistra in quest’Aula che lui ha una coscienza sociale, e che merita di essere appoggiato per un secondo mandato alla Presidenza della Commissione.

Bene, non ne sono persuaso, e non lo sono neanche molti miei colleghi. Come ho affermato, è troppo esiguo e arriva troppo in ritardo, in effetti, per garantire un passaggio sicuro dei rari elementi utili prima delle elezioni del prossimo anno.

Il Presidente Barroso insulta non solo l’intelligenza della sinistra di quest’Aula, ma anche dei milioni di cittadini là fuori che meritano di meglio.

 
  
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  Ona Juknevičienė (ALDE). - (EN) Signor Presidente, la relazione del primo anno della Commissione sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione dichiara che sono stati aiutati oltre 13 000 lavoratori in esubero in otto Stati membri. E’ stato distribuito il 3,7 per cento dei finanziamenti disponibili. Naturalmente, è un processo molto lento.

I suggerimenti della Commissione sono di semplificare le procedure, promuovere ampiamente il programma, diffondere la migliore esperienza e dilungare la durata dell’assistenza, e accolgo positivamente queste misure. Il fondo è stato creato al fine di dimostrare solidarietà ai lavoratori in esubero di aziende in fallimento a causa della globalizzazione. Pertanto, è molto importante che tali fondi arrivino alle persone reali che ne hanno bisogno. Non dovranno essere distribuiti tra gli intermediari, i funzionari o coloro che pubblicano volantini. In un anno scopriremo quali sono i veri risultati. Non si tratta della quantità di risorse distribuite, ma del numero di lavoratori in esubero che hanno trovato nuovi posti di lavoro.

Chiedo alla Commissione e agli Stati membri di fissare criteri e valori di riferimento adeguati al fine di valutare i risultati raggiunti. Dobbiamo garantire un uso efficace del bilancio europeo.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN). - (PL) Signor Presidente, mi fa piacere vedere che la nuova agenda sociale include la revisione della direttiva sui comitati aziendali europei nel pacchetto delle attività future.

Abbiamo di recente discusso dei problemi causati dalla mancanza di precisione nelle disposizioni della direttiva, il cui fine era quello di garantire i diritti dei dipendenti all’informazione e alla consultazione. La direttiva sul lavoro a tempo parziale e la lotta alla povertà tra i lavoratori a tempo pieno è inoltre di eccezionale importanza. Nutro molta speranza per l’accento posto sulla situazione dei giovani, il loro accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, e la prevenzione della loro emarginazione. La mobilità professionale dei futuri lavoratori è la loro occasione di vita, ma anche un’opportunità per l’economia. L’attenzione riservata ai diritti dei pazienti è un requisito fondamentale nella disposizione sulla protezione della salute pubblica. Tuttavia, per l’attuazione di queste misure sarà fondamentale il Libro verde sui dipendenti del settore sanitario che stiamo aspettando.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL). - (PT) Signor Presidente, questo cosiddetto pacchetto sociale diffonde solo illusioni riguardo alla serietà delle disuguaglianze sociali che riguardano 80 milioni circa di persone che vivono in stato di povertà, tra cui i sempre crescenti milioni di lavoratori retribuiti inadeguatamente con impieghi poco sicuri e i milioni di disoccupati, mentre i profitti scandalosi dei gruppi economici e finanziari e i trasferimenti delle multinazionali proseguono.

I veri motivi di questa situazione sono stati trascurati: il perseguimento di politiche neoliberali che la proposta di direttiva sui servizi sanitari intensificherà, la flessibilità del lavoro che la proposta sull’orario di lavoro peggiorerà, e l’attacco ai servizi pubblici e ai settori di produzione strategici per lo sviluppo.

Chiediamo pertanto un autentico pacchetto sociale che respinga la nuova direttiva proposta sull’orario di lavoro, promuova una riduzione della giornata lavorativa senza una riduzione della retribuzione, revochi il patto di stabilità e la liberale strategia di Lisbona, modifichi i criteri della Banca centrale europea e la sua indipendenza fasulla, crei un patto per l’occupazione e il progresso sociale quale alternativa, promuova l’investimento e il sostegno alle imprese piccole e micro nonché ai servizi pubblici, e rispetti la dignità dei lavoratori.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, “sono le persone a stabilire il valore delle cose”: così parlavano gli antichi greci. Quindi, se le persone si assumono la responsabilità di attuare questo pacchetto presentatoci oggi, se possono armonizzare le loro vecchie misure e proposte con le nuove, allora queste persone non verranno di fatto impiegate quali risorse, ma saranno elementi attivi come i datori di lavoro, i lavoratori, i disoccupati, coloro che sono impegnati nelle piccole e medie imprese, gli uomini e le donne, gli anziani e i giovani. Non vi saranno discriminazioni all’interno dell’Unione europea sulla democrazia e la sussidiarietà, nessuna verbosità sciovinista circa chi è al potere, o le alleanze di destra o di sinistra, come si è sentito in quest’Aula. Accanto a me siede il collega, l’onorevole Őry, che mi racconta che nel suo paese il governo socialista sta lottando contro i vantaggi sociali.

Pertanto, non possiamo accusare la crisi globale; dobbiamo guardare alle cose in modo positivo. Dobbiamo affrontare la nostra crisi demografica nel miglior modo possibile. Ricordiamoci dei vecchi impegni, le decisioni di Barcellona sull’armonizzazione della vita familiare e professionale, l’alleanza europea per le famiglie, il Patto europeo della gioventù, la politica comune in materia di immigrazione e l’aumento della mobilità nell’istruzione e nella formazione per la mobilità professionale. Deve esserci rispetto per la diversità, le tradizioni e la lingua dei lavoratori migranti. La discriminazione sociale deve essere contrastata, e i diritti dei deboli e degli svantaggiati, nonché dei minori, devono essere difesi come abbiamo fatto noi nell’Unione europea. Occorre lottare contro la povertà, pertanto dovremo dedicare il 2010 alla lotta. Dobbiamo rafforzare la coesione sociale e territoriale delle nostre regioni attraverso il dialogo, la buona volontà e la trasparenza nell’impiego dei meccanismi finanziari.

 
  
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  Alejandro Cercas (PSE). - (ES) Signor Presidente, signor Commissario, signor Ministro, aggiungo la mia voce a quella dei colleghi deputati che ritengono che quest’agenda sia un passo avanti, benché molto modesto, chiaramente molto lontano dalle necessità cui oggi ci troviamo dinanzi in Europa. Pertanto, signor Commissario, mi spiace dire che lei ha sbagliato ad affermare poco fa che quest’agenda dissipa le preoccupazioni del pubblico. Il pubblico è preoccupato e a buona ragione quando si trova di fronte a un’Unione europea che non risolve i problemi fondamentali che lo tormentano quotidianamente.

L’agenda ha un titolo molto grande, l’agenda per il XXI secolo. Purtroppo, ha una caratteristica che è già stata condannata: è un impegno interno alle contraddizioni in Europa, con coloro tra noi che desiderano più Europa e coloro che vorrebbero ci fosse meno Europa; è pertanto una selva di vuota retorica e un deserto di contenuti specifici. Solo tre direttive sono state sintetizzate dalla sinistra europea, e in termini ampiamente critici.

Sono queste le ambizioni dell’Europa per il XXI secolo? No, signor Commissario. Discutere i problemi sociali non è solo la nostra ambizione. L’Unione europea, non solo l’Europa, ha bisogno di risposte, ed è molto difficile ottenere tali risposte se, come dichiara l’agenda, devono essere trovate a livello nazionale. Vi sono alcune risposte a livello nazionale e dovrebbero essercene altre a livello comunitario; la realizzazione del mercato interno dovrebbe andare di pari passo con le norme che gli conferiscono un volto umano, che evitano il dumping sociale e che mettono in pratica ciascuna delle competenze contenute nei Trattati.

E’ molto positivo discutere dei problemi, ma sarebbe meglio risolverli e non crearne di nuovi con misure come la direttiva sull’orario di lavoro.

Signor Commissario, l’Europa necessita di iniziative più decise; l’Europa ha bisogno di un’agenda molto più intraprendente affinché sia più vicina al pubblico e spero che nelle prossime elezioni (e non è una questione totalmente retorica) gli europei che cercano altre politiche diano ai politici europei un volto nuovo e più sociale.

 
  
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  Sophia in 't Veld (ALDE). - (EN) Signor Presidente, accolgo positivamente la proposta a lungo attesa sul completamento del pacchetto antidiscriminazione, che vuol dire che possiamo finalmente porre fine alla gerarchia dei diritti. Un’Unione europea in cui alcuni cittadini sono più uguali di altri ha fallito nella sua missione.

Sono in totale accordo con le saggeparole dell’onorevole Gérard Deprez: la direttiva necessita di un miglioramento significativo. Contiene sin troppe clausole di esonero, che rischiano di codificare le pratiche discriminatorie esistenti anziché cessarle. Il diritto di famiglia e l’ordine pubblico sono, e restano, di competenza nazionale, ma in pratica vengono impiegati, o ne viene fatto cattivo uso, quale pretesto per la discriminazione, principalmente contro gli omosessuali. E’ una vergogna che la Commissione sembri passarci sopra.

La libertà di religione è un diritto fondamentale che difenderò vigorosamente, ma è un diritto individuale: non è un diritto collettivo per determinati gruppi che si sentono autorizzati a discriminare e non applicano la legge.

Infine, desidero aggiungere che, ironicamente, questo pacchetto sembra offrire un livello elevato di tutela contro tutte le forme di discriminazione eccetto contro la discriminazione di genere. Il divario tra la direttiva sulla discriminazione di genere e la presente direttiva dovrà essere colmato.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, la discussione sul pacchetto sociale ci chiede di essere critici poiché, oltre al tempismo, che desta sospetti circa un secondo fine, siamo inoltre fondamentalmente in disaccordo riguardo al suo contenuto.

Il pacchetto è arrivato in un momento di crescente reazione e malcontento popolare riguardo all’aspetto sociale dell’Europa. Non siamo gli unici ad affermarlo; nient’altro che le statistiche dell’Unione europea tracciano un quadro oscuro del futuro: questo è lo stato d’animo prevalente tra i cittadini europei, in particolare i giovani, e peggiora costantemente.

Forse il pacchetto ha l’obiettivo di ristabilire la fiducia dei cittadini prima delle elezioni europee.

Noi di sinistra non possiamo accettare il contenuto del pacchetto, poiché le sue norme rafforzano la liberalizzazione del mercato, come accade con la proposta di direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera, basata sulle precedenti proposte Bolkestein.

Al contempo, la proposta della Commissione sull’assistenza sanitaria transfrontaliera sta conducendo a una segregazione sanitaria basata sulle classi sociali: i ricchi e coloro in possesso di un livello di istruzione hanno l’opzione di fare shopping in ambito sanitario ovunque sia nel loro migliore interesse.

Un’Europa più sociale necessita di una filosofia più ampia, non dell’annuncio di misure che sfiorano appena i problemi coinvolti e restano negli stretti limiti dell’attuale caratteristica dell’Unione europea.

 
  
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  Anja Weisgerber (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, l’Europa è più di un mercato comune. Oltre a essere un’entità economica, l’Europa è una comunità basata su valori comuni. Intendo l’Unione europea come una risposta alla globalizzazione. In un mondo globalizzato, un determinato quadro sociale a livello europeo offre la tutela necessaria. Questa è l’idea alla base del modello sociale europeo, un’idea che appoggio.

D’altro canto, tuttavia, dobbiamo avere successo anche nella concorrenza internazionale. Nella strategia di Lisbona abbiamo sottolineato il nostro obiettivo di trasformare l’Unione nel quadro economico basato sulla conoscenza più competitivo del mondo. A tale scopo, dobbiamo rivolgere la maggior parte della nostra attenzione alle piccole e medie imprese, poiché sono il pilastro dello sviluppo economico.

Dobbiamo inoltre accettare che sia legittimo domandare in quale modo le nostre norme colpiscano le aziende. La politica antidiscriminazione è un buon esempio. E’ ovvio che sono contraria alla discriminazione, ma dal mio punto di vista, e di altri 261 eurodeputati, un’ampia direttiva quadro non è la gusta soluzione; nello specifico, non è il modo corretto di proteggere le vittime. Realizzeremo l’esatto contrario ed è più probabile che emargineremo queste persone. E’ stata creata molta incertezza giuridica per gli Stati membri e i cittadini europei. Attualmente, pendono nei confronti di 14 Stati membri numerosi procedimenti di violazione del Trattato per la mancata attuazione delle quattro direttive esistenti. La prima cosa che dovremmo fare è attuare la normativa esistente prima di creare nuove norme. Una nuova direttiva antidiscriminazione semplicemente non ci darà la chiarezza promessa dal Commissario Špidla.

Le nuove norme danno origine a molte domande. Chi, per esempio, può invocare il diritto alla libertà dalle discriminazioni sulla base della religione o di convinzioni ideologiche? Tale diritto si estende anche ai membri di Scientology o di gruppi di estrema destra? Adesso ogni ristorante, anche se piccolo, deve avere un montacarichi per sedie a rotelle al fine di garantire un accesso senza ostacoli? Il progetto di direttiva può prevedere l’esenzione da misure sproporzionate, ma in quale modo queste ultime vengono definite? Da una norma nazionale o da una sentenza del tribunale? Gli strumenti imprecisi, amorfi, come la direttiva quadro non sono pratici e, ancora più importante, non aiutano le vittime. Non è questa l’idea alla base del modello sociale europeo. Non funzionerà in questo modo.

 
  
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  Anne Van Lancker (PSE). - (NL) Signor Presidente, signor Commissario, signor Ministro, all’epoca ero relatrice per il piano d’azione sociale presentatoci dal Commissario Diamantopoulou e terminato nel corso della Presidenza francese con il Ministro Aubry. Ciò che mi preoccupa, onorevoli colleghi, è il modo in cui le ambizioni sociali europee siano state sistematicamente distrutte. Secondo me, esistono chiari motivi politici per questo. E’ evidente il modo in cui la Commissione sottolinea sempre che la politica sociale deve restare un problema nazionale. Signor Commissario, il pacchetto sociale contiene molti documenti di lavoro e dichiarazioni interessanti, ma solo quattro iniziative di legge. Benché accolto positivamente, è certamente un magro risultato! Come se proteggere i diritti sociali, creare un livello sociale paritario, non sia più una responsabilità europea nell’Europa a 27.

Assieme al PPE e alle organizzazioni sociali, ci aspettiamo, al vertice di questo pacchetto sociale, almeno una normativa più solida per quanto riguarda il distacco che protegga i diritti sociali, una normativa migliore che elimini il divario salariale tra uomini e donne, un quadro giuridico che tuteli i servizi sociali e impegni vincolanti nella lotta alla povertà. Ciò di cui abbiamo bisogno è un vero patto sociale, con una prospettiva coerente e un impegno serio per un’Europa sociale, affinché finalmente dimostriamo ai cittadini che l’Europa è più di un semplice mercato. Auspico, Ministro Bertrand, che per il momento possiamo contare sull’appoggio della Presidenza francese in questa lotta.

 
  
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  Elizabeth Lynne (ALDE). - (EN) Signor Presidente, da anni conduco una campagna assieme ad altri per una normativa antidiscriminazione che vieti a norma di legge la discriminazione nell’accesso a beni e servizi per le persone disabili e gli anziani. So che l’occupazione è già affrontata su tutti i campi, ma per anni abbiamo promesso azioni e poi non è accaduto nulla.

Oggi, possiamo dire che siamo sul punto di realizzare tale normativa, che non riguardi solo l’età e la disabilità, ma anche l’orientamento sessuale e la religione, come ho chiesto nella mia relazione. Desidero ringraziare la Commissione per questo risultato e il Commissario Špidla in particolare per la sua tenacia. Siamo consapevoli che la normativa proposta non è perfetta e vorremo vedere cambiamenti. Sarebbe inoltre stato meglio se fosse stata soggetta a codecisione. Tuttavia, detto questo, sono soddisfatta di poter essere qui e dire che finalmente siamo in procinto di vedere tutti i cittadini comunitari trattati equamente.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, il cosiddetto “pacchetto sociale” presentato dalla Commissione europea è un mancato tentativo di neutralizzare l’indignazione originatasi tra i lavoratori a causa dell’impopolare politica della Commissione. Essa non frena l’ondata di dubbi su se stessa e la struttura dell’Unione europea, come espresso anche dal clamoroso “no” irlandese.

La classe lavoratrice e gli indigenti si trovano nella linea di fuoco a causa del lungo, duro e antipopolare attacco da parte dell’Unione europea, che mira ad aumentare la redditività dei propri cartelli.

La classe lavoratrice e i poveri devono sopportare la deregolamentazione e la privatizzazione di enti e servizi pubblici di importanza strategica, il completo fallimento della contrattazione lavorativa, la minaccia ai contratti di lavoro collettivi, la diffusa messa in pratica della flessicurezza, di forme di lavoro temporanee flessibili e l’ampliamento della direttiva Bolkestein affinché copra anche il settore delle autorità sanitarie.

Il Consiglio ha deciso di suddividere l’orario di lavoro in segmenti attivi e inattivi. Ciò costringe i dipendenti a lavorare dalle 65 alle 77 ore settimanali. L’istituzione del lavoro duro e poco sano sta rendendo inutili centinaia di migliaia di lavoratori greci.

Secondo dati statistici ufficiali dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, signor Presidente, la prego di sopportarmi per qualche istante, poiché le informazioni che sto per rivelare sono molto importanti. Mi consenta di sottolineare quanto segue: secondo i dati statistici ufficiali, ogni 4 secondi e mezzo un lavoratore ha un infortunio e ogni 3 minuti e mezzo un lavoratore perde la vita. Ci sono 7 milioni di infortuni ogni anno…

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Manfred Weber (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, signor Commissario, signor Ministro, onorevoli colleghi, consentitemi di iniziare occupandomi di due argomenti emersi dalla discussione. In primo luogo, l’Europa non è governata dalla destra, ma dal centrodestra liberale. Devo sottolineare che nel mio paese abbiamo avuto un governo socialdemocratico, e cinque milioni di persone erano disoccupate alla fine del suo mandato. Oggi, abbiamo tre milioni di disoccupati, il che significa che due milioni di persone sono adesso tornate al lavoro. Questa è vera politica sociale; questo è progresso sociale.

In secondo luogo, quale deputato di quest’Aula, mi sento irritato quando noi stessi parliamo così negativamente del nostro ideale europeo. L’Europa è oggi un progetto sociale. Quando penso che il mercato unico sta creando milioni di posti di lavoro e offrendo ai cittadini prosperità e buone prospettive, e che la nostra politica di coesione, il Fondo sociale europeo, ci sta fornendo miliardi per praticare la solidarietà su scala europea, per essere un modello di solidarietà europea, devo chiedere a tutti, nonostante i nostri problemi, di trattenerci dal denigrare il nostro progetto.

Desidero dedicare particolare attenzione alla questione della discriminazione, poiché ce ne stiamo occupando in sede di commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Tutti rifiutano la discriminazione; avvelena la nostra società, e l’Europa deve essere da esempio nella lotta alla discriminazione. Tutti in quest’Aula, spero, appoggiano questo punto di vista.

Tuttavia, devono essere poste alcune domande. Primo, la direttiva rappresenta una misura proporzionata? La questione dell’onere sulle piccole e medie imprese è già stata affrontata.

Secondo, che dire dell’attuazione delle disposizioni giuridiche vigenti? Una valutazione è già stata svolta su carta, ma qual è la posizione concreta per quanto riguarda l’applicazione delle direttive esistenti? Occorre porsi questa domanda prima che venga creata qualsiasi nuova direttiva.

Terzo, abbiamo davvero dei vuoti nella normativa europea? L’Europa ha la sola responsabilità della politica sociale? Tutti gli Stati membri dell’Unione europea sono democrazie, e hanno tutti strutture costruite sullo Stato di diritto. Pertanto, dobbiamo domandarci se esistano necessità impellenti che l’Europa sia più carina, gentile e convincente in ambito di politica sociale. Non possiamo fare affidamento solo per una volta sul lavoro di sussidiarietà e sugli Stati membri che riescono a portare a termine il loro compito in questo settore di attività fondamentale?

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE). - (PL) Signor Presidente, l’Europa sociale è un meraviglioso obiettivo, ed è già stato fatto molto per raggiungerlo. Tuttavia, le disuguaglianze esistenti e le nuove sfide che il mondo deve affrontare creerebbero il rischio di permanenti divisioni sociali nelle nostre società a molti livelli: tra i bambini di famiglie ricche e povere, tra i più e i meno istruiti, tra uomini e donne, tra immigrati e coloro che sono europei da generazioni, tra persone di diversi orientamenti sessuali, diverse età o in diversi stati di salute. Potrei fornire molti altri esempi. La lotta contro la disuguaglianza dentro e fuori il posto di lavoro è un compito fondamentale per noi. L’Unione europea e gli Stati membri devono rispondere alle reali necessità, creare vere opportunità e nuove speranze nell’interesse di tutti i cittadini europei.

Il nuovo pacchetto di iniziative della Commissione nell’ambito del modello sociale europeo è atteso da lungo tempo ed è un’integrazione incompleta alle attività intraprese a livello nazionale nella lotta intesa a migliorare gli standard di vita dei cittadini europei, rafforzare i loro diritti e combattere la discriminazione. Auspico che la nuova direttiva sulla parità di trattamento, che come gruppo socialista chiediamo da molto tempo, ci consentirà di affermare che stiamo davvero combattendo ogni forma di discriminazione. La revisione della direttiva sui comitati aziendali europei, che attualmente svolge il suo ruolo di strumento per il dialogo sociale, è un elemento positivo del pacchetto sociale. Dobbiamo ancora lottare contro la non totale protezione dei lavoratori nei processi di riorganizzazione drastici imposti dalla globalizzazione. La normativa sulla politica sociale è inoltre di enorme importanza per il risveglio politico dell’Europa e degli europei nonché per il ripristino della fiducia in un progetto comune, in particolare in considerazione della crisi istituzionale e delle imminenti elezioni al Parlamento europeo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. GÉRARD ONESTA
Vicepresidente

 
  
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  Jean Marie Beaupuy (ALDE) - (FR) Signor Presidente, signor Ministro, signor Commissario, le lunghe e accese discussioni che abbiamo svolto sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione risuonano nella mia mente fino ad oggi. La nostra collega, l’onorevole Bachelot, con la quale ho collaborato per questo fondo assieme all’onorevole Cottigny, ci ha convinto a prendere alcune decisioni estremamente importanti. E che cosa vediamo oggi? Nel 2007 è stato distribuito appena il 4 per cento degli aiuti posti in bilancio per questo Fondo europeo.

Signor Commissario, lei ha già indicato, verbalmente e per iscritto, che prevede di modificare i criteri. Questa modifica dei criteri è adeguata ad affrontare i problemi? No, non lo è! Quando il 96 per cento di questi aiuti non viene impiegato, dobbiamo davvero porci una domanda fondamentale: il nostro obiettivo nell’adottare questa decisione sul fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è appropriato? Come lei ha detto, ci troviamo dinanzi alle sfide demografiche, e affrontiamo molte sfide economiche, considerata la realtà della globalizzazione, della tecnologia.

Le chiedo, signor Commissario, riguardo a questo Fondo per la globalizzazione, non solo di modificare i criteri, ma anche di considerare il vero fine della nostra presenza in Aula.

 
  
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  Peter Liese (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, non posso nascondere il mio disappunto di fronte alle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione. Sono state pronunciate molte parole circa il modello sociale europeo, e alcune proposte della Commissione hanno passato il segno, secondo me, i colleghi del mio gruppo hanno formulato numerose osservazioni sulla direttiva antidiscriminazione. Tuttavia, quando si tratta dei dettagli fondamentali della normativa volta alla tutela dei lavoratori, il Consiglio e la Commissione non hanno il coraggio di rischiare.

Il Presidente in carica del Consiglio ha fatto tuttavia riferimento al compromesso adottato a giugno sull’agenzia e il resto del lavoro temporaneo, ma in un modo o in un altro, credo sia accaduto senza vergogna, il Consiglio e la Commissione sono riusciti ad adottare la direttiva sull’orario di lavoro. Quello che il Consiglio ha adottato a giugno, devo dirlo, non è in alcun modo un capitolo glorioso nella storia del modello sociale europeo. Prima di essere eletto al Parlamento, lavoravo in un ospedale, e so che molti medici stipendiati e molti altri dipendenti all’inizio erano soddisfatti quando la Corte di giustizia europea ha pronunciato la sentenza secondo cui il tempo destinato al lavora di guardia costituisce orario di lavoro. Tuttavia, so anche che ci sono state difficoltà nell’attuazione di questa sentenza e che il tempo in cui si lavora di guardia deve essere calcolato sulla base dei costi e della frequenza delle emergenze. Ciò che ha fatto il Consiglio, tuttavia, nel ribaltare virtualmente la sentenza della Corte di giustizia e ignorando anche i miglioramenti che la proposta della Commissione ha compiuto in alcuni aspetti della precedente posizione giuridica, è inaccettabile.

Abbiamo bisogno di un compromesso, e questo Parlamento ha indicato la strada in prima lettura con proposte come l’impiego di un quoziente. Ma se un medico è di guardia in un ospedale, per esempio, e un paziente in pericolo di vita potrebbe arrivare in qualsiasi momento, non può essere considerato un periodo di riposo, il che sarebbe possibile secondo il compromesso del Consiglio. Questo è un altro ambito dove occorrono ulteriori miglioramenti, altrimenti l’intera discussione sul modello sociale europeo non servirà a niente.

 
  
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  Evangelia Tzampazi (PSE).(EN) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, le attuali circostanze economiche e sociali chiedono un’Europa sociale rafforzata. Mentre il 16 per cento dell’attuale popolazione europea è ridotta in povertà, la discriminazione è ancora forte e generalmente diffusa.

Le politiche in materia di economia che aumentano la disoccupazione, e l’insicurezza, accrescono la crisi di fiducia dei cittadini a spese dell’Europa e delle sue prospettive. In tale contesto, l’agenda sociale rinnovata costituisce un passo avanti nel campo della normativa sociale dopo un lungo periodo di inerzia.

Cionondimeno, solo tre delle tante proposte sono giuridicamente vincolanti mentre il resto sono raccomandazioni e comunicazioni non legislative. Pertanto, stiamo arrivando alla conclusione che il nuovo pacchetto sociale avrà un effetto limitato sulle vite dei cittadini europei.

Le intenzioni sono buone, come si può osservare dal nuovo progetto di direttiva contro la discriminazione. questo rappresenta un successo importante per il gruppo socialista al Parlamento europeo, poiché ha sostenuto la proposta di una direttiva orizzontale intesa a porre fine al sistema gerarchico della tutela comunitaria dalla discriminazione. Tuttavia, la nuova agenda sociale sembra non contenere obiettivi ambiziosi e mancare di chiarezza, oltre ad avere gravi difetti.

Per questo motivo, sono necessarie chiare misure politiche, l’arresto delle disuguaglianze in rapido aumento, e il miglioramento delle condizioni di vita e professionali.

 
  
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  Viktória Mohácsi (ALDE). - (HU) Signor Presidente, il Commissario ha sintetizzato le sue aspettative meravigliosamente nel suo discorso, ma i documenti a nostra disposizione non lo rispecchiano. C’è un piccolo, minuscolo problema semantico: la discriminazione non deve essere chiamata ampliamento delle opportunità. Da quattro anni parlo solo di segregazione dei bambini rom. Inoltre, la metà dei nostri figli, diversi milioni di bambini rom vengono classificati disabili. Cos’è questa se non discriminazione? Omettere l’argomento della segregazione nel creare la direttiva orizzontale è una colpa imperdonabile. Anche il Commissario Barrot dovrebbe essere coinvolto nel lavoro e le richieste del Parlamento non dovrebbero essere trascurate! Vogliamo, in almeno quattro risoluzioni, un pacchetto di integrazione per i rom con una normativa e un bilancio, nonché un gruppo che coordini le commissioni nell’interesse dell’attuazione efficace di qualsiasi programma futuro. Il Commissario Špidla non può risolvere il problema da solo. Grazie.

 
  
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  Iva Zanicchi (PPE-DE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, il testo sul pacchetto sociale che ci è stato appena presentato traccia una sfida importante per l’evoluzione dell’Europa nell’ottica di quella strategia di Lisbona che i decisori europei hanno assunto come linea guida per un proficuo e inarrestabile processo di integrazione, modernizzazione e sviluppo di questa nostra casa comune.

Vengono tracciate iniziative in tema di occupazione, affari sociali, istruzione, giovani, salute, società dell’informazione e affari economici, tutti aspetti fondamentali che vanno direttamente ad incidere nella vita quotidiana di tutti noi cittadini europei e che per questo necessitano di un lavoro complesso, concertato e soprattutto trasparente.

Quale membro della commissione lavoro e affari sociali vorrei sottolineare l’importanza e la necessità di questa proposta che, tra i temi già citati, si adopera affinché si arrivi ad un tentativo completo di affrontare, studiare e risolvere tematiche quali il cambiamento demografico, la globalizzazione e l’importanza del fattore umano.

Mi compiaccio dell’intenzione della Commissione di rivedere le direttive (CE) 9285 e 9639 per quanto riguarda il congedo di maternità, un’iniziativa questa intesa a migliorare le condizioni della vita familiare per tutte quelle donne che, in parallelo alla vita domestica, affrontano quotidianamente il mondo del lavoro.

Vorrei poter avere dalla Commissione due risposte su argomenti quali la lotta alla povertà – e non si parla della povertà nei paesi del Terzo mondo ma bensì nell’interno dei confini comunitari – problema che di anno in anno affligge sempre di più ogni singolo membro dell’Unione europea. Al riguardo chiedo: quale sarà la metodologia che la Commissione adotterà in maniera concreta per risolvere un problema che, ripeto, anno dopo anno, affligge sistematicamente le economie europee e di conseguenza direttamente gli standard di vita di milioni di cittadini europei?

In secondo luogo, vorrei sapere – anche per ragioni di sesso mi sento direttamente coinvolta – cosa ha intenzione di fare la Commissione contro le discriminazioni che ancora oggi nel 2008 perdurano nella società nei confronti delle donne soprattutto nel campo lavorativo e nello specifico ciò che riguarda il salario? Quali sono le misure concrete che si devono attuare affinché questo squilibrio cessi di esistere?

Per concludere, vorrei ringraziare il Commissario Špidla per il lavoro svolto nel redigere questo documento. Ringrazio i rappresentanti del Consiglio e tengo particolarmente a sottolineare ancora una volta l’importanza di questo pacchetto sociale che si colloca nel quadro dell’agenda sociale rinnovata.

 
  
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  Jan Cremers (PSE). - (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, signor Commissario, oltre ad accogliere positivamente le proposte nel campo della non discriminazione e dell’assistenza sanitaria transfrontaliera, l’agenda sociale della Commissione contiene la proposta da lungo attesa sui comitati aziendali europei. Inoltre, la Commissione si oppone alla revisione della direttiva sul distacco, una direttiva che è al centro degli attacchi a seguito di alcune sentenze molto controverse della Corte di giustizia europea. Desidero occuparmi brevemente di entrambi gli argomenti.

Prima di tutto, i diritti dei lavoratori europei a essere informati e consultati. Tutti noi conosciamo il problema in questo ambito. Troppo poco rispetto (solo una delle tre aziende interessate ha un comitato aziendale europeo), le informazioni e i diritti alla notifica non sono sufficientemente regolamentati e vi è una mancanza di strutture. Sono davvero spiacente che la Commissione non abbia proposto una politica di sanzioni per mancata conformità. Anche dal mio punto di vista, le disposizioni sussidiarie non riescono ad ottenere ciò che è auspicabile e accordato in modelli positivi, in particolare le molte riunioni annuali regolari, che possono essere facilmente disposte con la formazione e il sostegno necessari. Un incontro all’anno non è nient’altro che politica simbolica e la consultazione sociale nell’impresa e sin troppo importante per questa.

In secondo luogo, la direttiva sul distacco. Nella prima limitazione della Corte di giustizia europea riguardo alle condizioni lavorative in vigore in uno Stato membro, sembrava ancora esserci l’intenzione di un cambiamento di politica nel diritto europeo, avviato dalla Corte, senza il sostegno del legislatore europeo. Dopo il caso del Lussemburgo, è chiaro che anche la Commissione è decisa a smantellare deliberatamente i principi contenuti nella direttiva. Quella che una volta era una direttiva finalizzata alla tutela dei lavoratori contro lo sfruttamento e la concorrenza sleale nella fornitura transfrontaliera di servizi è quindi, grazie alla Corte di giustizia e alla Commissione, diventata una minaccia agli obblighi applicabili in uno Stato membro relativamente alle condizioni lavorative da rispettare. La Commissione deve assumersi la sua responsabilità normativa ancora una volta in quest’ambito e garantire che in futuro gli Stati membri possano ancora far valere le loro norme generalmente applicabili sul diritto del lavoro e i contratti collettivi.

 
  
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  Evelyne Gebhardt (PSE). - (DE) Signor Presidente, ho semplicemente un elenco di domande da porre. Come mai così poco e così in ritardo? Perché lo scorso settembre abbiamo dichiarato che il 2008 sarebbe stato l’anno dell’Europa sociale ma nulla relativamente al benessere sociale quale una delle priorità della Presidenza del Consiglio? Per quale motivo la destra ha intrapreso una battaglia così lunga contro i diritti sociali nella direttiva servizi se si sono autodefiniti i veri sostenitori della giustizia sociale? Per quale motivo a luglio la mia commissione ha votato contro la relazione Hamon e a favore della relazione Handzlik, l’esatto contrario di quanto è stato dichiarato oggi in quest’Aula? Per quale motivo sono avvenute queste cose?

Vi prego di essere onesti e dichiarare cosa state realmente facendo invece di fornire al pubblico il messaggio opposto. Devo semplicemente chiedervi di farlo; è davvero necessario. Ma per quale motivo perseguite simili politiche? Soltanto perché voi di destra avete sposato la filosofia sbagliata. Presumete che le persone esistano per servire l’economia. Noi socialisti assumiamo l’opposta posizione, ossia che è l’economia a essere al servizio delle persone, e dobbiamo realizzare le nostre politiche di conseguenza.

 
  
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  Gabriela Creţu (PSE).(RO) Speravo che queste proposte avrebbero incoraggiato la riduzione dei divari sociali tra i cittadini europei. Purtroppo, il pacchetto ci pone solo dinanzi a un altro divario, quello tra le buone intenzioni e gli strumenti necessari per realizzarle.

Ciò accade anche quando esiste un regolamento europeo che chiede agli Stati membri di agire.

Un esempio è la discriminazione salariale nei confronti delle donne nel mercato del lavoro. Esiste una normativa in quest’ambito, ripetuti impegni, ma senza alcun miglioramento negli ultimi otto anni. Anche pensando che i datori di lavoro abbiano compreso i vantaggi economici di una retribuzione adeguata e i loro obblighi giuridici, le difficoltà sono insormontabili. Manca un sistema di valutazione del lavoro non discriminatorio che rappresenti i criteri comuni per confrontare le diverse attività. Senza di esso, il principio di pari salario per pari lavoro resta un’illusione, così come la riduzione del divario industriale.

I sistemi di classificazione del lavoro, se esistono, sono difettosi. Abbiamo già avuto decisioni della Corte che ammettevano che, utilizzando quale base il lavoro fisico, ignorano le diverse abilità richieste per il lavoro e creano discriminazioni.

Il metodo del coordinamento aperto ha lodevoli obiettivi sociali, ma persino gli indicatori che misurano tali obiettivi mancano dall’elenco degli indicatori comuni.

La conclusione è triste: la mancanza di interesse nelle questioni di genere è uguagliata solo dalla mancanza di volontà politica per regolamenti comuni efficaci nel mercato del lavoro.

 
  
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  Donata Gottardi (PSE). - Signor Presidente, Signor Commissario, signor Ministro, onorevoli colleghi, nonostante le analisi e le indagini, comprese quelle sulla corretta trasposizione delle direttive contro le discriminazioni, i nodi principali restano quelli dell’effettività e dell’innovazione.

Come si può progettare l’attesa, nuova, direttiva che viene chiamata “direttiva orizzontale”, ma per il momento altro non è se non l’estensione oltre il lavoro della protezione di un insieme di fattori, se il tema delle azioni positive tuttora è affrontato come salvaguardia di misure non vietate e non come sollecitazione di misure da promuovere?

Qualche segnale in avanti – ma troppo timido – arriva dalla comunicazione per un generale impegno rinnovato in materia, che si chiude con la richiesta di una migliore applicazione degli strumenti dedicati ai rom, quasi ad invocare quello che non si riesce a fare. Stiamo scrivendo solo parole? In questo ambito temo proprio di sì! Ad esempio sembra ormai inutile presentare interrogazioni alla Commissione segnalando casi di discriminazione e veri e propri arretramenti da parte di legislazioni nazionali o subnazionali.

Troppo spesso, quasi sempre, la risposta si limita a ricordare l’esistenza della normativa europea di tutela: acqua fresca, nessun intervento, silenzio! Eppure stiamo vivendo nella messa in discussione del principio cardine della parità di trattamento e mi riferisco anche ai lavoratori distaccati trasfrontalieri.

La nuova agenda sociale rinnovata forse è un buon esercizio, ma il pacchetto di temi proposti assomiglia più ad un puzzle, composto da tessere che non avevano ancora trovato collocazione a fine legislatura che ha un insieme di interventi finalizzato ad un vero progetto di innovazione. E a proposito di discriminazione e di stereotipi, signor Ministro, ringrazi il suo Presidente per la cravatta.

 
  
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  Richard Falbr (PSE).(CS) Signor Presidente, alla luce del fatto che le parole “troppo poco e troppo tardi” sono già state pronunciate molte volte nella valutazione del pacchetto sociale, darò la mia valutazione: il gigante ha partorito un topolino. La mia domanda è: “Che cosa fate da quattro anni?” Avete presentato proposte socialmente inaccettabili, al culmine delle quali la direttiva sull’orario di lavoro così tanto vantata dal Consiglio e dalla Commissione. Di conseguenza, non c’è scelta se quella di non considerare il pacchetto sociale proposto, nonostante alcuni dei suoi aspetti positivi, una propaganda intesa ad attaccare l’etichetta “sociale” sulla carta intestata della Commissione europea. La maggior parte delle proposte non necessitano di alcuna discussione, quindi non è niente di più che un fuoco di paglia. E’ piuttosto semplice proclamare che il mercato comune è per le persone e non il contrario e che, se devono essere delineate norme vincolanti sul comportamento delle imprese nel mercato, allora è necessario stabilire norme minime sulla posizione dei lavoratori comunitari, un salario minimo fissato quale percentuale della retribuzione media in tutti gli Stati membri, lo stesso trattamento e gli stessi stipendi per i dipendenti che lavorano in paesi diversi dal proprio. E’ sufficiente dichiarare che l’Unione sostiene il rispetto delle convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro sull’orario di lavoro massimo, la libertà di associazione sindacale e la contrattazione collettiva.

La concorrenza tra gli Stati membri su chi ha le tasse e i salari più ridotti oltre alla minore trasparenza nella posizione dei sindacati purtroppo continuerà e il metodo aperto di coordinamento è solo un altro modo inefficace di occuparsi di qualcosa che nessuno vuole fare. A coloro che criticano la Presidenza francese, vorrei dire: “Aspettate fino alla Presidenza ceca. Non avete ancora visto niente”. Qualche settimana fa, il Presidente ha posto il veto su un documento che vieta la discriminazione, dichiarandolo superfluo.

 
  
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  Karin Jöns (PSE). - (DE) Signor Presidente, mi sento obbligata a dichiarare che quest’agenda sociale mi lascia pietrificata. Nessuna questione fondamentale è stata affrontata con decisione. Questo non può essere di certo un tentativo serio di riformare i comitati aziendali europei, poiché non formula alcuna disposizione per un maggior numero di incontri o per meccanismi sanzionatori nel caso di violazioni. L’assenza di qualsiasi volontà di modificare la direttiva sul distacco dei lavoratori è ugualmente inaccettabile.

Signor Commissario, la mancanza di una posizione chiara sull’orario di lavoro nell’agenda sociale è un’ulteriore prova che questa Commissione non rifiuta neanche l’idea delle 65 ore lavorative settimanali. Ciò non genera più alcuna relazione con il modello sociale europeo cui il mio gruppo aspira e che noi socialisti stiamo cercando di realizzare.

Posso inoltre dire al Consiglio che è intollerabile il modo in cui esercitate pressione, per usare un eufemismo, sulla gestione e sulle organizzazioni lavorative per quanto riguarda i comitati aziendali europei.

Il mio gruppo non parteciperà in alcun modo a questa farsa. Se la forza lavoro europea non deve voltare completamente le spalle all’Unione europea, dobbiamo offrirle migliore protezione dagli effetti della globalizzazione e non perdere tempo nello spianare la strada agli accordi salariali collettivi transfrontalieri.

 
  
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  Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE).(RO) Vorrei sollevare alcune idee per la discussione riguardo al pacchetto legislativo nell’agenda sociale europea.

Apprezzo molto le iniziative della Commissione europea in quest’ambito e quelle presentate nella sua comunicazione dal titolo “Migliorare le competenze per il XXI secolo: un ordine del giorno per la cooperazione europea in materia scolastica”.

Oltre a queste iniziative, vorrei proporre alla Commissione europea di lanciare un progetto pilota volto alla creazione di una borsa di studio europea per i bambini delle regioni economicamente e geograficamente svantaggiate.

A livello europeo, 19 milioni di bambini e giovani vivono in povertà e 6 milioni abbandonano la scuola superiore ogni anno. In Romania, per esempio, secondo uno studio dell’Eurobarometro, i giovani che vivono nell’ambiente rurale, montuoso o in regioni isolate hanno un 5 per cento di possibilità di frequentare l’università. Questa percentuale è ben lontana dall’obiettivo comunitario dell’85 per cento per i giovani che hanno accesso all’istruzione secondaria universitaria.

Gli Stati membri non hanno gli strumenti finanziari necessari per rimediare da soli a questa preoccupante situazione. Di conseguenza, l’Unione europea dovrebbe lottare con ogni mezzo possibile, come la normativa, i fondi, le politiche europee, al fine di promuovere le opportunità e l’accesso all’istruzione per tutti i giovani.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE). - (EN) Signor Presidente, il leader del gruppo ALDE, l’onorevole Watson, afferma che un lavoro rappresenta il miglior benessere sociale. Purtroppo, ci sono sin troppi milioni di persone in Europa che lavorano per meno di quanto dovrebbero percepire se mirassero al benessere sociale. I più giovani poveri e sottopagati da fame, soffrono di un maggior numero di malattie fisiche e psicologiche, vengono ricoverati più spesso, arrestati più spesso, esclusi dalla totale partecipazione nella società, vengono loro negate del tutto esistenze culturali, civili, sociali e quindi sicure, e i loro figli sono in gran parte condannati al medesimo circolo vizioso di privazione, a meno che noi politici non perseguiamo politiche sociali ed economiche integrate ed interdipendenti. Le persone devono essere trattate come cittadini, non come unità economiche.

Quest’agenda lo fa? Purtroppo no. Non bisogna negare gli elementi positivi, per esempio la direttiva orizzontale sulla discriminazione. Tantomeno nego che il Commissario Špidla abbia lottato strenuamente in un ambiente ostile affinché il presente pacchetto fosse approvato. Collaboreremo con lui per migliorarlo. La Commissione e il Consiglio hanno nove mesi di tempo per dimostrare la loro buona fede sull’Europa sociale. Poi i cittadini emetteranno il loro verdetto.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN). - (PL) Signor Presidente, signor Commissario, oggi stiamo discutendo di questioni molto importanti relative al lavoro, i diritti sociali e la tutela della salute. Tutto ciò ha una dimensione connessa alla famiglia, l’unità alla base della società. Riguarda inoltre coloro affetti da disabilità, i pensionati anticipati e i pensionati per anzianità, nonché il problema molto doloroso della disoccupazione. Stabilire un rapporto adeguato tra retribuzione e lavoro svolto, assieme a una dignitosa sicurezza sociale, non è una specie di favore. E’ un dovere che incombe su di noi per la nostra preoccupazione circa il futuro dell’Europa. I finanziamenti stanziati per la politica sociale dagli Stati membri devono essere assegnati meglio, al pari del Fondo sociale europeo.

Adesso il nostro continente sta invecchiando molto rapidamente. Ma vediamo i difetti della politica europea sulla famiglia? Cosa dobbiamo dire dei redditi familiari? Dov’è la nostra solidarietà per i poveri? Uso la parola solidarietà con cognizione di causa in un momento in cui stiamo celebrando il XXVIII anniversario dell’istituzione del movimento della solidarietà e dei sindacati, che hanno contribuito ai grandi cambiamenti avvenuti in Europa.

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE).(RO) Sono lieta che stiamo discutendo del rilancio del pacchetto sociale.

L’Europa necessita di progresso sociale, l’Europa in generale, con i suoi vecchi o nuovi Stati membri. L’Europa unita sta affrontando le stesse sfide: l’invecchiamento demografico, la perdita di posti di lavoro dalla prospettiva della globalizzazione, la povertà tra i minori.

Commissario Špidla, accolgo con favore il suo approccio alla questione della solidarietà tra le generazioni. Abbiamo bisogno di un nuovo incentivo in materia, ma accolgo con il medesimo favore il reiterarsi di un’idea di solidarietà tra le regioni poiché è qui che possiamo valutare con maggiore precisione la coesione sociale o la sua assenza.

 
  
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  Jan Andersson (PSE). - (SV) Signor Presidente, mi scuso per il ritardo. Avevo una riunione in Svezia ieri sera e sono appena arrivato. Non so di cosa si sia già discusso ma consentitemi di iniziare affermando che naturalmente accogliamo con favore il pacchetto sociale. Riteniamo che sia un po’ in ritardo e che avrebbe potuto essere lanciato molto prima, ma finalmente adesso l’abbiamo ottenuto. E’ evidente che le ambizioni nel Parlamento europeo sono più grandi di quelle contenute nel pacchetto, ma vorrei sottolineare comunque tre elementi positivi sui quali possiamo continuare a lavorare.

Personalmente, lavoro molto sulle sentenze della Corte di giustizia europea e relative conseguenze. Accolgo favorevolmente la posizione più aperta che adesso notiamo nella Commissione, al pari del forum che sta per svolgersi. Auspico sia un successo.

Un altro aspetto positivo è la Convenzione ILO, anch’essa legata alle sentenze della Corte di giustizia europea, poiché gli Stati membri vengono invitati a firmare la Convenzione ILO.

In terzo luogo, il programma di integrazione sociale, che verrà presentato a ottobre, e la lotta alla povertà, l’emarginazione, eccetera. Auspico che saremo in grado di collaborare con successo su queste questioni. Sono incredibilmente importanti.

 
  
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  Richard Corbett (PSE). - (EN) Signor Presidente, se si dispone di un mercato a livello europeo, come noi con il mercato unico europeo, occorrono certamente norme comuni per questo mercato comune affinché funzioni in modo equo ed efficiente, non ultimo in ambito sociale. Questo è il motivo per cui fissiamo standard lavorativi e norme e leggi sul lavoro intese a tutelare i diritti dei lavoratori, la direttiva sull’orario di lavoro, la normativa in materia di salute e sicurezza, la direttiva sul congedo parentale, le informazioni e la consultazione dei lavoratori.

Tuttavia, il partito conservatore britannico, e noto che non c’è neanche un deputato di questo partito al momento presente in Aula per discutere la questione, desidera che il Regno Unito si escluda completamente dal capitolo sociale del Trattato, dovessero mai tornare loro al potere nel Regno Unito. Pensano che per un istante il resto dell’Unione europea accetterebbe che un solo Stato membro si esima dagli obblighi che abbiamo sviluppato di congiunto a livello europeo al fine di gestire il nostro mercato? Pensano davvero che sarebbe accettabile questa specie di concorrenza sleale, che riduce gli standard di salute e sicurezza e indebolisce i diritti dei lavoratori? Certamente no! I conservatori britannici sono una ricetta per una tragedia in Gran Bretagna e in Europa.

 
  
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  Xavier Bertrand, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, una discussione appassionata, ma una discussione sull’Europa sociale, e il suo svolgimento è la dimostrazione di un’unione di vedute. La nostra discussione dimostra inoltre quanto sia difficile, di questi tempi, separare le considerazioni sulle questioni sociali a livello comunitario dalle discussioni politiche a livello nazionale. Dimostra inoltre, in un certo modo, che stiamo compiendo progressi sull’integrazione europea.

Alcuni hanno avanzato accuse nei confronti della Presidenza. Non entrerò nei dettagli di tali accuse. Non sono qui per litigare come voi, ma per far avanzare l’Europa sociale.

Quest’ultima è una priorità della Presidenza francese? E’ stata posta questa domanda. L’ovvia risposta è sì e, come ben sapete, su questo aspetto dovremo tutti essere giudicati non dalle nostre aspirazioni d’esordio, le nostre iniziali ambizioni, ma semplicemente da ciò che abbiamo realizzato. Adesso siamo consapevoli che esiste una maggiore possibilità di conseguire tali risultati, che sono positivi per l’Europa sociale. Credo fermamente nel pragmatismo.

Su questi diversi argomenti, quindi, come affermato dal Presidente Sarkozy nel suo discorso in Parlamento, i comitati aziendali, il lavoro temporaneo, siamo impegnati a portare a termine il primo, mentre il secondo è attualmente nelle mani del Parlamento, come ho già dichiarato. E, ripeto, a breve tutti dovremo assumerci le nostre responsabilità. Non mi soffermerò su questioni quali se un governo conservatore potrebbe essere più “sociale” di un altro. Direi soltanto che il sottoscritto, in Francia, è ministro del Lavoro, dei rapporti sociali e della solidarietà. Poiché se intendete condividere la ricchezza, dovete prima crearla. E in quale modo? Attraverso il lavoro. Questo è il modo in cui si crea ricchezza. Tantomeno intendo citare che in passato, nel 1993, quando la famosa direttiva sull’orario di lavoro è stata presentata, fu il governo socialista francese e un ministro socialista, l’onorevole Aubry, a difendere questa direttiva e le sue clausole opt-out. E che cosa stiamo facendo oggi di questa famosa direttiva? Valutiamola realisticamente: rappresenta o no un miglioramento della situazione attuale, in cui ci troviamo in un’autentica terra di nessuno dopo 48 ore? Tutti ne sono consapevoli in totale onestà. E’ solo importante dire che mentre questa direttiva non necessariamente può incarnare l’idea iniziale del 1993, ossia di eliminare gli opt-out, adesso offre un quadro e garanzie aggiuntive per la situazione attuale, non passata. Possiamo affermarlo? Certo che possiamo, poiché ritengo che la discussione pubblica e la discussione politica debbano essere istruttive. O gli opt-out proseguono, e vengono adeguatamente regolamentati, in quanto adesso sappiamo dalla giurisprudenza che ad oggi il servizio di guardia è una questione importante. Oppure possiamo essere pragmatici, assumere il punto di vista che rappresenta il progresso e accettare una revisione che risolverà alcune questioni e migliorerà la posizione, anche se ovviamente il risultato di oggi non soddisferà necessariamente tutti, e sono nella giusta posizione per apprezzarlo.

Inoltre, esiste il problema delle sentenze della Corte. Non si tratta di giudicare una sentenza, ben lungi da ciò. Ma occorre osservare la situazione attuale in considerazione delle sentenze della Corte. Qual è la nuova posizione giuridica? E dobbiamo ascoltare le opinioni degli Stati coinvolti in primo luogo. Ne ho discusso con i miei omologhi. Anche le parti sociali devono fornire le loro opinioni sull’argomento, e non necessariamente in modo separato. Assieme sarebbe molto meglio, affinché possiamo trarre di conseguenza le nostre conclusioni. Per quanto riguarda questo aspetto, la Presidenza non porterà in discussione idee preconcette. La direttiva dovrebbe essere modificata? Ho sentito questa domanda continuamente e non solo in quest’Aula. La risposta è che ritengo che dovrebbe avvenire dopo la discussione e non necessariamente al suo inizio. Altrimenti vorrebbe dire che ci sono idee preconcette, e io non ne ho.

Sulla questione dei servizi sociali di interesse generale, mi sembra che tutti gli Stati membri siano inclini a mantenere l’organizzazione del settore dei servizi generali, specifica per ciascun paese. Ma discutiamone, vi è disaccordo su che cosa dovrebbe essere fatto a livello comunitario. Alcuni ritengono che la sussidiarietà sia l’unica risposta, mentre altri pensano che debba esistere un quadro giuridico comunitario. Naturalmente, ciò non verrà stabilito in fretta. La nostra proposta di una tabella di marcia con la Commissione è un tentativo di garantire che queste questioni vengano affrontate in modo adeguato e in linea con il programma dell’Unione.

Sono stati sollevati molti altri argomenti appassionanti. Per quanto riguarda l’iniziativa contro la discriminazione, la Presidenza ha promesso di procedere con la nuova direttiva. Come sapete, terminarla richiede l’unanimità di tutti gli Stati membri.

In diverse occasioni, ho sentito pronunciare la parola disponibilità. E’ quella più idonea, poiché l’efficacia richiede disponibilità. Dobbiamo essere chiari adesso su questo punto. L’Europa sociale è in grado di fare progressi o no? Secondo me, la risposta è un clamoroso sì, e dobbiamo andare avanti con l’Europa sociale. Non siamo in tempo nel 2008? Lo siamo, concordo. E’ troppo tardi? Ovviamente no! Non è mai troppo tardi. Abbiamo il desiderio di fare progressi? Naturalmente sì. Ma la domanda è la seguente: faremo progredire l’Europa sociale insieme? E’ su questo aspetto, onorevoli deputati che dobbiamo tutti assumerci le nostre responsabilità!

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. − (CS) Onorevoli deputati, ritengo che l’intensità e la passione della discussione abbiano chiaramente dimostrato che è di nuovo in fase di realizzazione un’Europa sociale. La discussione si è occupata di tutta una serie di problemi nel dettaglio e credo che non occorra rispondervi singolarmente, poiché in futuro ci saranno opportunità di discussione per affrontare gli argomenti e trovare il giusto equilibrio. Tuttavia, vorrei rispondere ad alcuni punti più in generale.

Innanzi tutto, quest’agenda, poiché è di così ampia portata, considera un’agenda sociale e una politica sociale manifestazioni di un complesso approccio politico nonché conseguenze di quest’ultimo in tutta una serie di politiche. E’ di certo un concetto tradizionale, in nessun modo una politica sociale è stata accantonata, con una serie di aspetti tecnici senza dubbio interessanti, ma comunque chiaramente marginalizzati.

L’agenda ha posto al centro delle politiche europee la politica sociale. Certamente, la questione emersa in merito a questa agenda, e ritengo che dovrebbe essere seriamente respinta, non è soltanto di interesse politico tecnico. Non lo è, poiché l’approccio ad essa è stato formulato anni fa. E’ inoltre inclusa in una vasta gamma di documenti della Commissione europea, anch’essi discussi dal Parlamento. Non è associata ad alcun avvenimento significativo, come lo è stato per esempio il referendum irlandese.

La presente agenda dimostra, tra l’altro, che la Commissione è stata decisiva nel definirla quale procedura che tenta di impiegare tutti gli strumenti a disposizione della Commissione europea a livello europeo, la normativa, il metodo aperto di coordinamento e tutti gli altri metodi. Pertanto, contiene non solo proposte legislative, ma anche, certamente, comunicazioni presentate e proposte per altri documenti.

Desidero sottolineare che quest’agenda è realistica in merito alle opzioni che possono essere influenzate dalla Commissione europea. Le diverse proposte verranno senza dubbio discusse in Parlamento e chiaramente modificate in molte occasioni, ma sono comunque proposte reali che possono essere discusse. E’ inoltre emerso il pensiero, benché solo parzialmente, e penso che dovrei rispondere, che le proposte nel campo dell’assistenza sanitaria siano qualcosa di simile a una porta di servizio nella direttiva Bolkestein nell’ambito della salute. Non è così. Le proposte non vengono elaborate come libera offerta di servizi, ma semplificheranno l’accesso degli europei all’assistenza sanitaria. Certamente, comprendono un’intera serie di aspetti molto delicati ed è chiaro che verranno discusse seriamente e in modo approfondito, ma la loro tendenza di base e conseguenza sarà comunque un miglioramento nell’assistenza sanitaria per i cittadini europei.

Un altro concetto che desidero sottolineare è l’idea della lotta alla povertà, chiaramente formulata e sulla quale la discussione ha sollevato la domanda: “Con quali metodi?”. L’agenda non presuppone che esista solo un metodo efficace per combattere la povertà, ma mira ad attaccarla da diverse angolazioni. Cercare di limitare l’abbandono precoce della scuola è combattere la povertà. Cercare di aprire l’accesso all’apprendimento permanente è combattere la povertà. L’intenzione chiaramente formulata che i sistemi pensionistici dovrebbero porre in rilievo la parità e l’efficacia sociale è anch’esso lotta alla povertà. La questione della discriminazione e le direttive antidiscriminazione sono anche modi di contrastare la povertà, come aprire l’accesso alle persone disabili, prevenire la discriminazione contro coloro che sono invecchiati sul lavoro, e così via, sono altri metodi di lotta alla povertà.

E’ inoltre emersa la questione delle pari opportunità tra uomini e donne. Vorrei dire che altre direttive si occupano di pari opportunità per gli uomini e le donne e, in considerazione di ciò, non è stato essenziale includere esplicitamente la parità tra donne e uomini nella direttiva proposta.

Si è svolta inoltre una discussione relativa alle convenzioni OIL. Vorrei sottolineare chiaramente che quest’agenda dimostra senza dubbio quanto fermamente siano impegnate la Commissione e l’Europa con il concetto di lavoro dignitoso a livello globale. Esattamente come la direttiva che attuerà l’accordo tra lavoratori e datori di lavoro in campo marittimo, è un chiaro segnale della considerazione dell’Europa circa le diverse convenzioni OIL. In tutti i documenti, i paesi europei vengono invitati a ratificare l’intero pacchetto quanto prima.

Onorevoli colleghi, la discussione è stata approfondita e, a tratti, ardua. Ritengo indichi il significato della politica sociale europea.

 
  
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  Presidente. - La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà nel corso della prossima tornata, da qualche parte in Europa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Petru Filip (PPE-DE), per iscritto.(RO) Signor Presidente, a seguito delle dichiarazioni convenzionali secondo cui il 2008 sarà l’anno del rilancio dell’Europa sociale, il cosiddetto pacchetto sociale rappresenta una serie di iniziative di legge la cui convergenza resta nella fase dell’intenzione del momento. Forse è giunto per noi il momento di affrontare in modo più deciso e accurato alcuni problemi il cui impatto diretto sui cittadini è più grande che mai.

In queste circostanze, dobbiamo assumerci la responsabilità di garantire condizioni di vita e di lavoro non discriminatorie a tutti i cittadini comunitari. Innanzi tutto, in tale contesto, riavviare le discussioni su un salario minimo comunitario non solo sembra opportuno, ma anche necessario. In secondo luogo, lo stesso vale per la creazione di condizioni unitarie in tutti i paesi dell’Unione europea riguardo al mercato del lavoro comunitario. Non è corretto che, ancora oggi, il comportamento di numerosi governi dell’Unione europea nei confronti dei loro cittadini si differenzi a seconda del loro paese di origine.

Nello stesso contesto, sembra essere importante l’iniziativa della Commissione di accrescere la visibilità e i metodi di lavoro nell’ambito della strategia comunitaria sull’integrazione e la protezione sociale nonché consolidare la sua interazione con le altre politiche. Ho preso nota con piacere della proposta della Commissione di una direttiva orizzontale sulla lotta alla discriminazione in altri settori oltre a quello del lavoro.

 
  
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  Lívia Járóka (PPE-DE), per iscritto. (HU) Uno dei risultati più importanti della rinnovata agenda di politica sociale della Commissione europea deve essere il ripristino dei giusti diritti dei rom europei come cittadini europei e l’eliminazione della loro emarginazione sociale. Sono lieta che il documento lo sostenga.

Nei settori citati dall’agenda, i rom sono in una situazione considerevolmente peggiore rispetto alla maggioranza della società negli ambiti di istruzione, occupazione, condizioni di vita, discriminazione e salute.

I programmi di apprendimento lungo tutto l’arco della vita che offrono ai rom le adeguate competenze occupazionali e per il lavoro autonomo potrebbero essere un valido strumento nella lotta alla disoccupazione.

Gli strumenti antidiscriminazione devono essere trapiantati nei diritti nazionali affinché coloro che subiscono la discriminazione possano adire ai giudici, e le autorità nazionali e gli enti per le pari opportunità possano riconoscere e imporre sanzioni per la violazione.

I Fondi strutturali potrebbero essere molto più efficaci nella riduzione dell’emarginazione sociale dei rom ma, affinché ciò si realizzi, deve essere conferito alle ONG per i rom almeno il diritto di discussione nella selezione, pianificazione, attuazione e valutazione dei progetti finanziati a titolo dei Fondi, e devono essere avviati programmi intesi a dotare le ONG per i rom di strumenti per la preparazione dei necessari appalti di successo.

Auspichiamo che l’agenda di politica sociale possa fornire le giuste risposte a queste domande. Ritengo sia importante essere in grado di discutere di questi argomenti alla grande conferenza sui rom organizzata per il 16 settembre, e auspico che la questione dell’inclusione sociale dei rom venga posta nell’agenda del Consiglio europeo sia separatamente che quale parte dell’agenda sociale.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE-DE), per iscritto. (FI) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il pacchetto sociale della Commissione è una riforma lungamente attesa per la creazione della dimensione sociale dell’Unione. Al pari di molti colleghi, tuttavia, avrei voluto vedere la Commissione adottare un approccio di gran lunga più coraggioso e ambizioso alle sue proposte e riforme. Secondo me, il pacchetto è stato particolarmente necessario nella tutela dei servizi pubblici di base.

Tuttavia, esso contiene molte proposte valide. Desidero ringraziare in particolar modo la Commissione per aver deciso, a seguito di lunghe deliberazioni, di elaborare una direttiva orizzontale antidiscriminazione che copra tutti i campi di discriminazione. I cittadini che si imbattono nella discriminazione su diverse basi e per diversi motivi non dovrebbero essere trattati in modo iniquo. L’approccio orizzontale è l’unico vero modo di garantire parità di trattamento per tutti. Inoltre, la proposta di rafforzare il ruolo dei comitati aziendali europei è accolta molto positivamente.

La proposta di una direttiva sui diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera, che ha ricevuto relativamente meno pubblicità, avrà un impatto concreto sulle vite comuni di molti europei. Con l’apertura delle frontiere europee e le maggiori opportunità nel settore dell’assistenza sanitaria, è particolarmente importante chiarire chi sia il responsabile per la salute di un paziente e fin dove si estenda la sua responsabilità. La proposta della Commissione di una direttiva è un chiarimento positivo delle norme paneuropee.

Nonostante i suoi difetti, il pacchetto è senza dubbio un passo nella giusta direzione, e auspico che la Commissione continui nei suoi sforzi per migliorare le convinzioni che i cittadini europei hanno circa la sicurezza sociale nei prossimi anni. A tale proposito, desidero invitare la Commissione a proseguire con i suoi piani di proporre una direttiva sull’estensione del congedo per maternità da 14 a18 settimane. Che questa direttiva possa diventare pratica futura al più presto. Tuttavia, gradirei se la proposta della Commissione fosse di concentrarsi in particolar modo sull’estensione del congedo parentale, aumentando pertanto i diritti e le opportunità di entrambi i genitori di rimanere a casa dopo la nascita del figlio.

 
  
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  Katrin Saks (PSE), per iscritto. (ET) L’onorevole Martin Schultz ha senza dubbio ragione nel dire che il pacchetto sociale avrebbe potuto essere più forte. La Commissione avrebbe dovuto produrre prima il pacchetto, affinché noi potessimo affrontare questo importante problema, non quale approccio alle elezioni, ma prima, quando c’era il tempo di valutare con attenzione tutte le sfumature di questo importante pacchetto, che senza dubbio è fondamentale.

Tra l’altro, desidero porre in rilievo la comunicazione della Commissione sul Fondo europeo per la globalizzazione. Nonostante abbia fornito assistenza a diverse migliaia di persone, per esempio, in Germania, Francia, Portogallo e Finlandia, le statistiche per il 2007 dimostrano che una ben ampia proporzione del Fondo non è stata impiegata.

Gli operai tessili in Lituania hanno ricevuto indennità dal FEG ad agosto. E’ un buon segno che anche i nuovi Stati membri possano cercare con successo l’assistenza che li aiuti con i cambiamenti che la globalizzazione richiede.

La Commissione ricercherà presto i criteri sui quali si basano le decisioni di assegnare assistenza. Desidero sottolineare che nei piccoli paesi come l’Estonia molte imprese hanno dovuto licenziare centinaia di persone a causa della globalizzazione. Semplificare il processo di applicazione dell’assistenza del FEG renderebbe certamente possibile semplificare anche l’assistenza a queste persone.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. (RO) Il Trattato di Lisbona ammette che l’Unione dovrebbe dipendere da un’economia di mercato sociale che offra ai suoi cittadini l’accesso a condizioni di vita e professionali dignitose, all’istruzione, ai servizi di assistenza sanitaria e protezione sociale.

La popolazione dell’Unione sta invecchiando. Se, nel 2007, i cittadini con oltre 65 anni di età rappresentavano il 17 per cento della popolazione dell’Unione, nel 2030 questa percentuale raggiungerà il 24,6 per cento.

Le ultime statistiche Eurostat mostrano che, entro il 2015, il numero di decessi supererà il numero delle nascite, causando pertanto una diminuzione nel numero di cittadini europei da 521 milioni del 2015 a 506 milioni nel 2060.

In queste circostanze, la migrazione sembra restare il maggior fattore di crescita della popolazione nell’Unione. Tuttavia, i flussi migratori riguardano gli Stati membri in proporzioni diverse. Se, tra il 1985 e il 2007, l’Irlanda ha registrato una crescita della popolazione del 21,8 per cento, in Bulgaria la popolazione è diminuita del 14,4 per cento nello stesso periodo.

Quali sono le soluzioni che il pacchetto sociale offre a queste sfide? I cittadini comunitari stanno aspettando azioni decise per la creazione di posti di lavoro ben remunerati, la garanzia di accesso all’istruzione di qualità, servizi di assistenza sanitaria e protezione sociale.

Il pacchetto sociale costituisce la politica di sicurezza per il futuro dell’Unione ed è essenziale al suo sviluppo a lungo termine.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. (EN) Non c’è dubbio che il modello sociale europeo debba essere riformato. In particolare, che il vecchio sistema di welfare domina ancora in molti dei più grandi Stati membri. Ogni discussione di un modello sociale europeo sembra essere un passo nella direzione sbagliata.

Nessuna agenda o documento di politica sociale pubblicato dalla Commissione ha la probabilità di promuovere un’autentica crescita economica o creazione di posti di lavoro. Con la crisi economica statunitense che compare rapidamente sulle coste del nostro continente, i nostri governi dovrebbero reagire al fine di garantire che i nostri cittadini percepiscano quanto meno possibile l’impatto negativo di una recessione. La burocrazia dell’Unione europea non fermerà una crisi economica o una recessione. Gli Stati membri dovrebbero concentrarsi sulla liberalizzazione delle loro economie, riducendo le tasse e i tassi di interesse, e diminuendo la burocrazia, in particolar modo per le piccole imprese.

L’intervento centralizzato nell’economia ha sempre fallito. Le misure proposte dall’alto dalla Commissione potrebbero non solo non aiutare i nostri cittadini ad evitare la disoccupazione, ma in realtà ostacolare l’occupazione e la crescita economica.

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 11.40 in attesa del turno di votazioni, è ripresa alle 12.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. EDWARD McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI). - (BG) Signor Presidente, desidero informare il Parlamento che in data 30 luglio, in violazione del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, sono stato arrestato e picchiato dalla polizia, nonché minacciato che mi sarebbe stata tagliata la gola.

E’ una vergogna che il Parlamento non abbia ancora espresso un parere su questo crimine commesso nei miei confronti, e desidero chiedere ai colleghi riuniti in quest’Aula: “Che cosa state aspettando, onorevoli colleghi, che la mia gola venga davvero tagliata? Che le minacce si esaudiscano e mi uccidano?” E’ stata perpetrata una crudele ingiustizia contro un eurodeputato e voi restate in silenzio. Grazie.

 
  
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  Presidente. − La ringrazio per averci informato, onorevole Stoyanov. Informeremo dell’accaduto gli organi competenti all’interno dell’istituzione.

 

5. Turno di votazioni
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per i risultati dettagliati della votazione: vedasi processo verbale)

 

5.1. Programma “Gioventù in azione” (2007-2013) (A6-0274/2008, Katerina Batzeli) (votazione)
  

– Prima della votazione

 
  
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  Katerina Batzeli, relatrice. (EN) Signor Presidente, per quanto riguarda le quattro relazioni su cui si deve votare, mi consenta di precisare, a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, che i programmi pluriennali in materia di cultura, istruzione, gioventù e partecipazione dei cittadini alle attività comunitarie sono alcune delle iniziative più importanti dell’Unione europea, e in particolar modo del Parlamento europeo.

Le decisioni sulla scelta e il finanziamento delle diverse attività coperte da questi programmi devono pertanto dipendere da criteri chiari e obiettivi. Dovrebbero essere adottate procedure semplificate intese a evitare gli inutili ritardi per i cittadini europei.

Le quattro relazioni di comitatologia, che il Parlamento europeo viene chiamato ad adottare in plenaria, mirano a garantire procedure trasparenti, rapide ed efficienti. Ciò rafforzerà al contempo il ruolo del Parlamento europeo in questo settore di attività.

Il fatto che tali proposte parlamentari siano state approvate sia dalla Commissione che del Consiglio, è particolarmente soddisfacente e dà speranza per un futuro accordo interistituzionale.

Infine, desidero ringraziare la Commissione, il Consiglio sotto la Presidenza slovena, e l’attuale Presidenza francese per lo spirito di cooperazione e di accordo nonché per il modo in cui hanno gestito questi quattro programmi comunitari.

 

5.2. Programma “Cultura” (2007-2013) (A6-0273/2008, Katerina Batzeli) (votazione)

5.3. Programma “Europa per i cittadini” (2007-2013) (A6-0275/2008, Katerina Batzeli) (votazione)

5.4. Programma “Apprendimento permanente” (A6-0276/2008, Katerina Batzeli) (votazione)

5.5. Conclusione del protocollo all’accordo CE/Uzbekistan di partenariato e di cooperazione per tener conto dell’adesione della Bulgaria e della Romania all’UE (A6-0306/2008, Jacek Saryusz-Wolski) (votazione)

5.6. Conclusione del protocollo all’accordo CE/Kirghizistan di partenariato e di cooperazione per tener conto dell’adesione di Bulgaria e Romania all’Unione europea (A6-0307/2008, Jacek Saryusz-Wolski) (votazione)

5.7. Conclusione del protocollo all’accordo CE/Tajikistan di partneriato e cooperazione per tener conto dell’adesione di Bulgaria e Romania all’Unione europea (A6-0320/2008, Jacek Saryusz-Wolski) (votazione)

5.8. Responsabilità del Montenegro in relazione ai prestiti a lungo termine accordati a Serbia e Montenegro (ex Repubblica federale di Iugoslavia) (A6-0281/2008, Helmuth Markov) (votazione)

5.9. Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici (A6-0311/2008, Neil Parish) (votazione)

5.10. Accordo di pesca per l’Oceano Indiano meridionale (A6-0315/2008, Philippe Morillon) (votazione)

5.11. Progetto di bilancio rettificativo n. 5/2008 (A6-0328/2008, Kyösti Virrankoski) (votazione)

5.12. Rete giudiziaria europea (A6-0292/2008, Sylvia-Yvonne Kaufmann) (votazione)

5.13. Applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni (A6-0285/2008, Armando França) (votazione)
  

– Prima della votazione

 
  
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  Armando França, relatore. (PT) La presente relazione è stata un ottimo esempio di accordo e cooperazione in Parlamento nonché di cooperazione tra Parlamento e Consiglio. Pertanto, ringrazio i colleghi deputati, i rappresentanti del Consiglio, il personale tecnico e chiunque sia stato coinvolto in questa relazione complessa e difficile.

La decisione quadro sarà molto importante per la giustizia penale nell’Unione europea. Essa promuove il principio di mutuo riconoscimento, garantisce che i diritti di difesa e le garanzie dell’imputato vengano rafforzate, rende l’applicazione delle decisioni pronunciate in contumacia più rapide ed efficaci, e aiuta a combattere la criminalità in Europa. La futura decisione quadro aiuterà inoltre a rafforzare la supremazia del diritto nonché lo Stato di diritto, e promuoverà l’integrazione europea. Il forte consenso ottenuto in commissione LIBE è stato determinante e dovrebbe essere confermato qui e adesso. Grazie a tutti.

 

5.14. Pesca e acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone costiere in Europa (A6-0286/2008, Ioannis Gklavakis) (votazione)
  

Prima della votazione

 
  
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  Ioannis Gklavakis, relatore. (EN) Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi di citare brevemente la gestione integrata delle zone costiere, intesa soprattutto a proteggere la pesca e l’acquacoltura. La discussione sulla relazione è stata cancellata a causa della discussione sulla situazione in Georgia, che è un problema urgente e importante. Questo è il motivo per cui oggi prendo la parola.

La mia relazione riguarda principalmente la protezione dell’ambiente, per cui chiedo i vostri voti a suo favore. Rilevo che la commissione per la pesca ha votato all’unanimità.

La mia relazione contiene diverse proposte, tra cui quattro sono particolarmente importanti. La prima è il completamento del programma di studio marittimo; la seconda, il programma a lungo termine ma anche discussioni regolari, alle quali i rappresentanti di tutti i mestieri, in particolare i pescatori, partecipano. In terzo luogo, esiste la possibilità di creare un organo di coordinamento centrale, poiché si è verificata negli anni passati una mancanza di coordinamento tra gli organi. In quarto luogo, dovrebbe essere fissato un calendario poiché, dal 2002, quando si sono svolte simili discussioni, sono state intraprese alcune azioni senza un programma definito.

Suggerisco che ciò su cui decidiamo si svolga in base a un programma preciso. Poiché ritengo che tutti noi desideriamo la protezione dell’oceano, vi chiedo di votare a favore e vi ringrazio anticipatamente.

 

5.15. Uso del sistema di informazione visti (SIV) a norma del codice delle frontiere Schengen (A6-0208/2008, Mihael Brejc) (votazione)

5.16. Rafforzamento di Eurojust e modifica della decisione 2002/187/GAI (A6-0293/2008, Renate Weber) (votazione)
  

– Prima della votazione sull’emendamento n. 19

 
  
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  Evelyne Gebhardt (PSE). - (DE) Signor Presidente, come ho indicato prima della votazione, c’è un emendamento di compromesso orale che ho discusso con gli onorevoli Weber e Demetriou, un compromesso tra gli emendamenti nn. 37 e 39. L’emendamento di compromesso dovrebbe recitare come segue:

(EN) “altre forme di reati, qualora sussistano indizi concreti del coinvolgimento di un’organizzazione criminale o di reati gravi”.

(DE) E’ in questo modo che verrebbe formulato il compromesso, ed entrambi gli emendamenti sarebbero quinti coperti.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

 

5.17. Valutazione del sistema di Dublino (A6-0287/2008, Jean Lambert) (votazione)

5.18. Talune questioni inerenti all’assicurazione autoveicoli (A6-0249/2008, Nickolay Mladenov) (votazione)

5.19. Strategia coordinata volta a migliorare la lotta contro la frode fiscale (A6-0312/2008, Sharon Bowles) (votazione)
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  Presidente. − Con questo si conclude il turno di votazioni.

 

6. Dichiarazioni di voto
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Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

– Relazione: Sylvia-Yvonne Kaufmann (A6-0292/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, non ho potuto formulare la mia dichiarazione di voto a causa del livello del rumore, e desidero farlo adesso. Ho votato a favore della relazione Kaufmann perché occorre chiarire che la rete giudiziaria europea è una necessità, considerando che ha funzionato in modo efficace negli ultimi dieci anni assieme al sistema di assistenza giudiziaria. Adesso si tratta di compiere una netta distinzione tra la rete ed Eurojust. Entrambe le istituzioni hanno le loro motivazioni. L’obiettivo è che Eurojust e la rete giudiziaria europea si completino l’una con l’altra o cooperino, come appropriato, e quindi garantiscano la sicurezza per gli Stati membri.

 
  
  

– Relazione: Armando França (A6-0285/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, per quanto riguarda l’applicazione delle sentenze contumaciali, non è di alcuna utilità per noi nell’Unione europea avere un’eccellente cooperazione di polizia da un lato e dall’altro il sistema processuale penale che non funziona come dovrebbe.

Al riguardo, ritengo che la nostra decisione abbia colmato un vuoto. Il riconoscimento reciproco delle sentenze penali emesse dalla pubblica accusa penale significherà che le sentenze in cause penali, comprese quelle pronunciate in contumacia, possono essere valide in altri paesi. E’ un passo essenziale nel consentire alle autorità giudiziarie di assistere le forze di polizia nel loro lavoro.

 
  
  

– Relazione: Mihael Brejc (A6-0208/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, l’obiettivo della relazione Brejc è di fornirci gli strumenti per garantire finalmente che il sistema di informazione sui visti venga impiegato e controllato ogniqualvolta cittadini non comunitari entrano nello spazio Schengen. Sappiamo che molte persone risiedono clandestinamente nell’Unione europea poiché i loro visti sono scaduti o sono stati annullati. Attraverso questa cooperazione tra il sistema Schengen e il sistema di informazione sui visti, stiamo creando le condizioni in cui possiamo eliminare le violazioni relative ai visti nell’Unione europea e garantire che le persone che entrano e lasciano l’Unione europea siano giuridicamente autorizzate a farlo.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signor Presidente, naturalmente non ho obiezioni, come presumo la maggior parte delle persone, riguardo ai miglioramenti apportati al sistema di informazione sui visti dei paesi Schengen, ma ciò che abbiamo nella presente relazione è veramente oltremodo ridicolo. Il sistema dei visti doveva essere reso in realtà più flessibile per i tempi di attesa alle dogane! Chiunque abbia viaggiato sa che devono esserci liste di attesa e che queste ultime a volte sono necessarie. Mi domando quale valutazione si potrebbe fare affinché le guardie di frontiera decidano quando esiste un pericolo o quando non esiste. Chi sa da dove vengono i terroristi e gli altri pericoli?

Non ho neanche problemi per il fatto che siamo in ritardo su questo punto. L’europeizzazione dei nostri controlli di frontiera è stata compiuta in modo avventato, senza preparazione e sotto la pressione di estremisti ideologici che ritengono che la sicurezza dei cittadini sia meno importante del grande ideale della nuova Unione sovietica europea.

 
  
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  Daniel Hannan (NI). - (EN) Signor Presidente, prendo la parola, come sta diventando consuetudine in queste occasioni, per sottolineare che l’armonizzazione della politica europea nei campi di giustizia e affari interni ha solo le più deboli delle basi giuridiche. Molto di quanto contenuto nelle relazioni sulle quali abbiamo appena votato, le relazioni Kaufmann, França, Brejc, Weber e Lambert, mira a rafforzare gli aspetti della politica, le iniziative e, nel caso di Eurojust, un’intera istituzione, che non ha un mandato giuridico adeguato. E’ vero che un simile mandato sarebbe stato fornito dalla Costituzione europea o dal Trattato di Lisbona, ma è altrettanto vero, come sembra necessario ricordarlo periodicamente a quest’Assemblea, che la Costituzione è stata respinta tre volte: dal 55 per cento degli elettori francesi, dal 62 per cento degli elettori olandesi e dal 54 per cento degli elettori irlandesi.

La capacità di avere un monopolio sulla coercizione penale attraverso un sistema di giustizia penale è forse la suprema definizione caratteristica di autonomia. Possiamo definire una Stato come un territorio con norme concordate applicate da un’autorità comune. Se l’Unione europea desidera dotarsi di questa caratteristica suprema di autonomia, dovrebbe avere la decenza di chiedere prima il permesso ai suoi cittadini nelle consultazioni referendarie. Pactio Olisipiensis censenda est!

 
  
  

– Relazione: Renate Weber (A6-0293/2008)

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, la presente relazione riguarda il rafforzamento di Eurojust. E’ un’altra serie di strumenti il cui fine ultimo è intensificare la cooperazione di polizia e renderla efficace. E’ diventato palese che moltissime istituzioni sono coinvolte nella cooperazione giudiziaria in un determinato paese. La nostra proposta per l’istituzione di un sistema di coordinamento all’interno e tra gli Stati membri ha pertanto davvero senso, semplicemente perché garantisce un’efficace cooperazione, in particolare nella lotta al terrorismo e altre forme di criminalità organizzata.

Una misura particolarmente incoraggiante che desidero sottolineare è che i magistrati di collegamento devono essere nominati in paesi non comunitari, analogamente a quanto accaduto nel quadro di polizia, affinché la cooperazione con questi paesi possa quindi essere potenziata di conseguenza. In sintesi, questo sistema ci consentirà di costruire un altro cordone sanitario inteso a proteggere l’Unione europea.

 
  
  

– Relazioni: Jean Lambert (A6-0287/2008), Sharon Bowles (A6-0312/2008)

 
  
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  David Sumberg (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, posso iniziare affermando che è un enorme piacere vederla alla presidenza qui a Bruxelles per un’intera sessione plenaria. Un piccolo passo per l’onorevole McMillan-Scott; un grande passo, forse, per il Parlamento europeo. Chi lo sa? Non trattenete il respiro.

Prendo la parola in merito alla relazione Lambert, nonché alla relazione Bowles, se me lo chiedete. La prima la trovo difficile da appoggiare. Vi sono contenuti riferimenti all’idea di distribuire gli immigrati clandestini tra la grande maggioranza dei paesi dell’Unione europea, che ritengo sia assolutamente priva di senso. Dal punto di vista del Regno Unito, è più importante che, unicamente o quasi (perché Cipro si trova nella stessa posizione) siamo un’isola. Pertanto, ritengo che sia importante per il Regno Unito mantenere il controllo delle sue frontiere, controllate dalle sue autorità e non dall’Unione europea che ha confini vasti e deboli. Penso quindi che la relazione Lambert non sia accettabile su questa base.

La relazione Bowles non è accettabile in quanto, nonostante contenga alcune buone intenzioni, sta effettivamente accusando i paradisi fiscali della tassazione elevata che molti di noi devono sopportare. Ma il motivo per cui sopportiamo una tassazione elevata, nel Regno Unito di sicuro, è perché abbiamo un governo laburista deciso e determinato ad aumentare le entrate fiscali e con esse l’onere del popolo e dei contribuenti britannici.

L’essenza della tassazione elevata è un problema nazionale e tale deve rimanere, e i governi a livello nazionale dovrebbero assumersene la responsabilità, che non dovrebbe essere dell’Unione europea.

 
  
  

– Relazione: Jean Lambert (A6-0287/2008)

 
  
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  Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signor Presidente, la relatrice, l’onorevole Lambert, ha ragione nell’affermare che gli obiettivi di Dublino per il cosiddetto asylum shopping non sono mai stati realizzati; in effetti, è accaduto l’esatto contrario. E’ vero. Ha inoltre ragione nell’affermare che il sistema pone inevitabilmente un onere irragionevolmente pesante sugli Stati membri alle frontiere dell’Unione europea. Anche questo è vero. Pertanto, è positivo che venga chiesta assistenza per questi Stati.

D’altro canto, ritengo che manchino numerosi punti fondamentali nella relazione e non concordo affatto con la maggior parte delle ipotesi e degli obiettivi della relatrice, al contrario. Un esempio: la valutazione della Commissione ha già dichiarato che decine di migliaia di richiedenti asilo entrano nella clandestinità a causa del sistema di Dublino, e la relatrice ha ancora argomenti contrari alla detenzione. Non può essere più grave. La stretta cooperazione tra gli Stati membri europei in materia di asilo potrebbe avere successo, ma se così fosse occorrerebbe eliminare un’intera serie di concetti politicamente corretti che pervadono la presente relazione.

 
  
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  Philip Claeys (NI). - (NL) Signor Presidente, è impossibile riassumere tutti i problemi della relazione Lambert in un minuto, così mi limiterò a un paio di osservazioni. Per quanto riguarda la tutela dei minori, la relazione dichiara che, in caso di incertezza, al minore sia concesso il beneficio del dubbio. Qualcosa che sembra essere positivo, ma in effetti è un invito diretto ad ancora maggiori truffe con i documenti di identità.

La relazione dichiara inoltre che la definizione di familiare sia troppo restrittiva, che è di nuovo un aperto invito ad altre violazioni. In Africa, per esempio, più o meno tutti sono parenti di tutti e se ne dovessimo tenerne conto, dovremmo lasciare aperte immediatamente tutte le frontiere.

La relazione si oppone inoltre all’accesso alla base di dati Eurodac per i servizi di polizia e le agenzie di contrasto degli Stati membri poiché, cito, “ciò accrescerebbe, inoltre, il rischio di stigmatizzazione dei richiedenti asilo”. E’ un’idea ridicola, in particolare dato che Eurodac potrebbe contenere molte informazioni per la lotta all’immigrazione clandestina, alla criminalità internazionale e al terrorismo.

 
  
  

– Relazione: Sharon Bowles (A6-0312/2008)

 
  
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  Christoph Konrad (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione Bowles include una valutazione del problema della frode all’IVA, e giustamente poiché è pari a circa 20 miliardi di euro all’anno. Sostengo le proposte in materia, ma è importante sottolineare che abbiamo bisogno di un cambio di sistema, una riforma strutturale, in questo ambito. Ciò che abbiamo ascoltato da parte della Commissione in tale contesto non è nulla più che una dichiarazione di intenti per migliorare la cooperazione intergovernativa nel settore e impegnarsi nella valutazione, nella ricerca e così via.

Dato il volume della frode cui assistiamo, è davvero il momento che la Commissione abbandoni la sua posizione passiva e sostenga gli Stati membri riformisti che vogliono realmente introdurre questa procedura di inversione contabile. E’ inoltre una richiesta rivolta all’onorevole Kovács di avere un tardivo ripensamento sulla questione. Auspico che riceveremo una proposta adeguata prima della scadenza di questo mandato parlamentare e che le proposte dai governi austriaco e tedesco vengano approvate.

 
  
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  Ivo Strejček (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, non ho votato a favore della relazione Bowles.

Vi sono tre aspetti che desidero sottolineare. In primo luogo, la relazione chiede un miglior coordinamento fiscale e relativo alle imposte. Presumo che sia dannoso tassare la concorrenza, poiché la concorrenza fiscale è valida e fruttuosa. In secondo luogo, il modo di eliminare la frode fiscale non è attraverso una riduzione della concorrenza ma con la rigorosa eliminazione delle esenzioni fiscali. In terzo luogo, la frode fiscale all’IVA dovrebbe essere eliminata attraverso l’unificazione delle aliquote IVA, che si tradurrebbe nella rapida riduzione di esenzioni e lacune.

La relazione Bowles offre diverse misure correttive. Questo è il motivo per cui non ho votato a favore.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE).(FR) Signor Presidente, come ho affermato ieri, sono contraria a tutti i tipi di frode fiscale, e ho chiesto alla Commissione e al Consiglio di agire rapidamente al fine di riparare agli effetti disastrosi dell’evasione all’IVA: perdite stimate per 20 miliardi di euro all’anno, o circa un quinto del bilancio comunitario.

Ho citato un modello sviluppato da RTvat e presentato da tale organizzazione a quest’Assemblea che ridurrebbe l’evasione all’IVA di circa 275 milioni di euro al giorno oltre all’onere amministrativo, in particolare per le PMI. Penso che la Commissione debba analizzare queste proposte, poiché i modelli esistono. Naturalmente, deve esserci anche la volontà politica di adottarli.

Tuttavia, non ho potuto votare a favore della relazione poiché gli emendamenti del mio gruppo, tra cui quello che dichiara che una sana concorrenza fiscale contribuirà a mantenere e aumentare i proventi derivanti dalle imposte degli Stati membri, e l’emendamento che si oppone all’ampliamento della portata della direttiva sulla tassazione del risparmio, non sono stati adottati. Tuttavia, ci siamo palesemente opposti all’ampliamento della portata della direttiva inteso a coprire tutte le persone giuridiche e tutte le fonti di reddito finanziario.

In tale contesto, ritengo che non dobbiamo dimenticare che “troppe tasse uccidono le tasse”, e che gli Stati membri favorevoli a tali misure dovrebbero essere molto attenti poiché le persone di Macao, Singapore e Hong Kong si stanno già sfregando le mani con gioia alla prospettiva che ci muoviamo in questa direzione. Questo è il motivo per cui non ho votato a favore della relazione, perché desidero sia chiaro e preciso.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, desideravo solo dire una parola sulla relazione Bowles su una strategia coordinata volta a migliorare la lotta contro la frode fiscale. A leggere questo, si penserebbe molto difficile essere contrari alla relazione o anche a una parte di essa.

La realtà è che mentre sostengo appieno un approccio coordinato nella lotta alla frode fiscale, e in questo ambito occorre svolgere serie valutazioni e coordinamento, qualsiasi suggerimento di armonizzazione fiscale e/o riduzione della concorrenza fiscale in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, quale parte della soluzione alla lotta contro la frode fiscale, è del tutto inaccettabile.

Non sono sicura che l’Europa, al pari della Commissione, comprenda il danno arrecato negli Stati membri dai costanti riferimenti alla centralizzazione, al controllo o alla riduzione della competenza di un paese in ambito fiscale, in ogni modo. E’ stato un problema enorme, sebbene non fosse un problema in termini di rilevanza rispetto al Trattato di Lisbona, nel corso del nostro referendum del 12 giugno. Avremmo potuto fare tutto quello che potevamo, ma non avremmo potuto convincere coloro che temevano l’Europa, come il desiderio delle istituzioni europee di controllare le tasse a livello centrale in diversi gradi e per varie ragioni, che il Trattato di Lisbona avrebbe sostenuto in qualche modo questo concetto. Vi prego di essere molto prudenti nell’indugiare in questo settore specifico.

 
  
  

– Relazione: Sylvia-Yvonne Kaufmann (A6-0292/2008)

 
  
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  Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signor Presidente, non ho votato contro la relazione Kaufmann, nonostante non sia del tutto convinto che l’europeizzazione dei nostri sistemi giudiziari o l’istituzione di un ufficio europeo della pubblica accusa siano necessariamente il modo giusto di potenziare il lavoro della polizia e della giustizia o di punire anche la criminalità transfrontaliera. Piuttosto il contrario.

Tuttavia, chiedo una cooperazione di ampio respiro e molto stretta tra tutti i servizi di sicurezza europei superiori, e al riguardo posso sostenere ampiamente un certo numero di raccomandazioni, miglioramenti nella relazione Kaufmann, miglioramenti alla rete giudiziaria europea. Tuttavia, tutto ciò non deve tradursi in un sistema di giustizia europeo strapagato e arrogante che si isola dal mondo reale, come abbiamo visto negli ultimi mesi, interferendo in un modo che supera di gran lunga la cooperazione necessaria tra gli Stati membri sovrani. Per questo secondo motivo, quindi, mi sono astenuto dalla votazione finale sulla relazione Kaufmann.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

– Relazione: Katerina Batzeli (A6-0274/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione legislativa basata sulla relazione della deputata greca Katerina Batzeli, che approva, in prima lettura della procedura di codecisione, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1719/2006/CE che istituisce il programma “Gioventù in azione” per il periodo 2007-2013. Accolgo positivamente e appoggio gli emendamenti che hanno sostituito la procedura del comitato consultivo con un obbligo per la Commissione di informare il Parlamento europeo e gli Stati membri senza indugio su qualsiasi misura adottata per attuare la presente decisione senza l’assistenza di un comitato, al fine di permettere un’attuazione più rapida e più efficace delle decisioni di selezione.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Ho votato a favore della relazione della collega Batzeli e saluto con favore il cospicuo aumento dei fondi relativo. Il programma “Gioventù in azione” ha rappresentato in questi anni un importante strumento per coinvolgere le nuove leve della nostra Unione all’interno del grande progetto europeo: un legame basilare per avvicinare, dunque, le nuove generazioni all’Europa, rendendole protagoniste di alcune iniziative davvero interessanti da un punto di vista politico e culturale. Ben fa la Commissione europea a proseguire su questa strada: come giovane rappresentante di questo Parlamento, conoscendo l’impegno ed i propositi del Commissario Figel, posso sicuramente essere ottimista sulla riuscita del nuovo programma 2007-2013.

 
  
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  Slavi Binev (NI), per iscritto. (BG) Signor Presidente, onorevoli colleghi,

il programma “Gioventù in azione” è uno strumento che ci aiuta a coinvolgere i nostri figli in attività costruttive, attraverso cui possono sviluppare uno spirito di leadership, solidarietà e tolleranza. Al contempo, è il modo migliore in cui possiamo dimostrare ai giovani che ci occupiamo della risoluzione dei loro problemi e possiamo associarli all’idea di una casa comune europea! Per questo motivo, è di fondamentale importanza per il futuro dell’Unione un grado di efficienza elevato nella gestione dei finanziamenti destinati alla gioventù europea.

L’incoraggiamento dell’iniziativa, la riduzione dell’onere amministrativo e il raggiungimento di un livello elevato di trasparenza sono tra le principali priorità di questo Parlamento. L’onorevole Batzeli offre soluzioni che riducono il tempo in cui i finanziamenti arrivano ai progetti vincitori, il che è un segnale positivo per i giovani. Al contempo, gli emendamenti sostengono la posizione del Parlamento europeo nel controllo della spesa dei finanziamenti comunitari. Questo è il motivo per cui ho dato il mio voto favorevole alla relazione sugli emendamenti al programma “Gioventù in azione”.

Mi congratulo con la relatrice per l’eccellente lavoro svolto!

 
  
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  Neena Gill (PSE), per iscritto. (EN) Sono stata molto felice di votare a favore della presente relazione, in quanto ritengo che il programma “Gioventù in azione” sia un’iniziativa eccellente. Modelli come questo saranno essenziali nell’incoraggiare il coinvolgimento tra i giovani e l’Europa.

Quest’ultimo è estremamente necessario. Molte volte sento dai miei elettori che l’Unione europea non fa nulla per loro. Senza finanziamenti per i programmi rivolti alla società civile, coloro che credono nell’importanza del progetto europeo avranno un duro periodo nell’affrontare le critiche di deficit democratico e di istituzioni insensibili.

E questa negatività è particolarmente forte tra i giovani. Ogni volta che visito le scuole nella mia circoscrizione, sono colpita dal loro cinismo circa il ruolo dell’Unione europea. Una relazione come questa, quindi, rappresenta una risposta puntuale a un problema urgente e crescente.

Tuttavia, la relazione si è trovata di fronte all’opposizione degli allarmisti che sostengono che rafforzerà la Commissione. Ciò che è chiaro è che tutte le informazioni fornite dovranno essere obiettive affinché il programma sia efficace. Tuttavia, chiederei ai deputati di domandarsi in quale modo un maggiore potere della Commissione possa rafforzare la società civile e il ruolo dei giovani cittadini.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La cultura riguarda questioni fondamentali a lungo termine che coinvolgono i paesi e le civilizzazioni. Per questo motivo, il partito Junilistan ritiene che la politica culturale dovrebbe essere gestita dai politici che sono vicini ai loro cittadini e quindi dovrebbe essere prevalentemente affrontata a livello nazionale. Riteniamo che i programmi culturali abbiano ricevuto stanziamenti sin troppo generosi nel bilancio dell’Unione europea per un problema che principalmente dovrebbe essere di competenza degli Stati membri. In generale, siamo favorevoli ai maggiori finanziamenti per la cultura, ma siamo contrari a maggiori finanziamenti stanziati dalle istituzioni comunitarie che sono molto lontane dai cittadini.

Nella votazione sulle quattro relazioni di oggi dell’onorevole Batzeli, dovevamo solo raggiungere un accordo sugli emendamenti di natura più tecnica circa la struttura dell’attuazione dei programmi. Tuttavia, abbiamo deciso di votare contro le presenti relazioni al fine di chiarire che ci opponiamo a questi importanti investimenti a livello comunitario.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Katerina Batzeli sul programma “Gioventù in azione”. Le sovvenzioni a titolo del programma sono un elemento fondamentale nel consentire ai giovani europei di trarre pieno vantaggio dalle opportunità offerte dall’Unione europea. La relazione mira a ridurre la burocrazia e semplificare il processo decisionale coinvolto nella selezione delle sovvenzioni. Pertanto, sostengo le sue raccomandazioni.

 
  
  

– Relazione: Katerina Batzeli (A6-0273/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione legislativa basata sulla relazione della deputata greca Katerina Batzeli, che approva, in prima lettura della procedura di codecisione, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1855/2006/CE che istituisce il programma “Cultura” (2007-2013). Accolgo positivamente e appoggio gli emendamenti che hanno sostituito la procedura del comitato consultivo con un obbligo per la Commissione di informare il Parlamento europeo e gli Stati membri senza indugio su qualsiasi misura adottata per attuare la presente decisione senza l’assistenza di un comitato, al fine di permettere un’attuazione più rapida e più efficace delle decisioni di selezione.

 
  
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  Nicodim Bulzesc (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della presente relazione poiché mira a ridurre i tempi decisionali per l’assegnazione dei finanziamenti europei attraverso il programma “Cultura” 2007-2013.

L’esperienza degli anni passati ha dimostrato che la procedura di assegnazione di finanziamenti con questo meccanismo è piuttosto lenta e gli operatori culturali europei possono avere problemi finanziari per questo motivo.

Tenendo in considerazione che le istituzioni culturali e gli artisti che richiedono questi fondi si trovano generalmente in una situazione finanziaria delicata, accolgo con favore qualsiasi azione intesa a facilitare l’accesso ai finanziamenti europei.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) La relazione dell’onorevole Katerina Batzeli sul programma “Cultura” 2007-2013 ottimizza il processo attraverso cui viene stabilito il sostegno finanziario a titolo del programma. Rendere il processo più efficiente andrà a vantaggio di programmi come “Capitali europee della cultura”. Pertanto, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN), per iscritto. (PL) Signor Presidente, le relazioni dell’onorevole Katerina Batzeli messe ai voti, che riguardano il programma “Gioventù in azione” (2007-2013), il programma “Cultura” (2007-2013), il programma “Europa per i cittadini” (2007-2013) e il programma d’azione nel campo dell’apprendimento permanente, dimostrano che le procedure seguite nell’adozione dei programmi pluriennali in campo culturale, di istruzione giovanile e di cittadinanza attiva, rendono chiaramente più complessa la preparazione e l’attuazione di questi programmi. La domanda è: questo è il risultato dello stile operativo burocratico della Commissione europea o della mancanza di accordo sugli importanti argomenti di cittadinanza attiva?

La cultura e l’istruzione non possono resistere alla burocrazia. Di conseguenza, le ripetute richieste della commissione del Parlamento europeo per la cultura e l’istruzione “di una procedura celere, efficace e trasparente che salvaguardasse al contempo il diritto di controllo e di informazione rispetto al processo decisionale”. In mancanza di decisioni rapide, gli effetti sperati non si sentiranno. Tutto ciò giustifica totalmente il voto a favore delle relazioni, in particolare poiché la cultura in senso più ampio è la ricchezza delle nazioni e la garanzia del loro sviluppo e durata.

 
  
  

– Relazione: Katerina Batzeli (A6-0275/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione legislativa basata sulla relazione della deputata greca Katerina Batzeli, che approva, in prima lettura della procedura di codecisione, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1904/2006/CE che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma “Europa per i cittadini” mirante a promuovere la cittadinanza europea attiva. Accolgo positivamente e appoggio gli emendamenti che hanno sostituito la procedura del comitato consultivo con un obbligo per la Commissione di informare il Parlamento europeo e gli Stati membri senza indugio su qualsiasi misura adottata per attuare la presente decisione senza l’assistenza di un comitato, al fine di permettere un’attuazione più rapida e più efficace delle decisioni di selezione.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Grazie Presidente, come per le precedenti relazioni, convintamene esprimo il mio voto favorevole al lavoro della collega Batzeli.

Il programma “Europa per i cittadini” ha rappresentato in questi anni un’occasione importante nel difficile sforzo per avvicinare l’Europa agli europei: troppo spesso, in passato, l’Europa è stata considerata come un qualcosa di lontano e distante, un’entità burocratica avulsa dalla realtà quotidiana dei cittadini.

Oggi, che ci troviamo in seduta plenaria eccezionalmente a Bruxelles, abbiamo l’occasione di dare un segnale che sarebbe recepito assai positivamente dai cittadini europei: iniziamo il ragionamento per giungere a una sede unica a Bruxelles del Parlamento Europeo. Sempre meno i nostri cittadini comprendono infatti le ragioni di questo “trasferimento” mensile che comporta crescenti sforzi in termini economici e organizzativi. Si inizi a discutere, senza tabù, tale questione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo positivamente le proposte di ridurre la burocrazia nel processo decisionale del programma “Europa per i cittadini”. Una selezione più efficiente delle sovvenzioni per il gemellaggio tra città e il sostegno alla società civile migliorerà la capacità dell’Unione europea di incoraggiare i suoi cittadini a impegnarsi per l’Europa. In considerazione di ciò, ho votato a favore della relazione dell’onorevole Katerina Batzeli sul programma “Europa per i cittadini” per il periodo 2007-2013 mirante a promuovere la cittadinanza europea attiva.

 
  
  

– Relazione: Katerina Batzeli (A6-0276/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della risoluzione legislativa basata sulla relazione della collega deputata greca Katerina Batzeli, che approva, in prima lettura della procedura di codecisione, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1720/2006/CE che istituisce un programma d’azione nel campo dell’apprendimento permanente. Accolgo positivamente e appoggio gli emendamenti che hanno sostituito la procedura del comitato consultivo con un obbligo per la Commissione di informare il Parlamento europeo e gli Stati membri senza indugio su qualsiasi misura adottata per attuare la presente decisione senza l’assistenza di un comitato, al fine di permettere un’attuazione più rapida e più efficace delle decisioni di selezione.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Il programma di apprendimento permanente contribuisce a finanziare i programmi di istruzione come l’Erasmus. E’ attraverso questi ultimi che le persone in Europa non solo fanno esperienze della ricchezza culturale europea, ma anche dell’abbondanza di opportunità di apprendimento che offre l’Unione europea. Pertanto, ho votato a favore della relazione dell’onorevole Katerina Batzeli su un “programma d’azione nel campo dell’apprendimento permanente”.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) E’ controproducente incoraggiare i nostri cittadini da un lato ad apprendere, ma dall’altro a trovare programmi di blue card, poiché l’aumento dell’impiego atipico e la spietata pressione della concorrenza hanno già garantito che una buona e ulteriore formazione di base non è più una difesa contro la disoccupazione.

Vi sono abbastanza persone ben qualificate che vengono rifiutate dalle imprese perché non possono assumere alla minore retribuzione possibile persone in possesso di laurea o master o non desiderano più offrire nient’altro che contratti di lavoro atipici.

Esiste un bisogno fondamentale di lanciare offensive di formazione al fine di eliminare la carenza di posti di lavoro qualificati che vengono impiegati per giustificare lo stato attuale delle cose. Se ciò si rivela impossibile, dovrebbe essere data precedenza al modello migratorio stagionale. Ciò eviterà che vi siano ondate di immigrazione di massa.

 
  
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  Dumitru Oprea (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Katerina Batzeli per diversi motivi.

E’ risaputo che l’istruzione e la formazione sono priorità essenziali per l’Unione europea al fine di raggiungere gli obiettivi di Lisbona. L’obiettivo del programma di apprendimento permanente dovrebbe essere mantenere una società flessibile e autonoma basata sulla conoscenza, con uno sviluppo culturale ed economico quantitativo e qualitativo, tutto seguendo una linea e nello spirito di una più forte coesione sociale. Per questo motivo, l’apprendimento permanente dovrebbe comprendere tutti i fattori sociali.

Ovviamente, al pari di alcuni altri programmi dello stesso tenore, dovrebbe essere chiaro, coerente, regolarmente controllato e valutato dopo ciascuna fase di attuazione, al fine di consentire l’adattamento, o il riadattamento, in particolare per quanto riguarda le priorità di attuazione delle iniziative.

Tuttavia, i programmi di apprendimento permanente dovrebbero concentrarsi anche sulle persone mature. Il fatto che, la maggior parte del tempo, venga posta enfasi sull’istruzione nella prima parte della vita e, in seguito, la conoscenza di un individuo diventa limitata, e che ogni cittadino dovrebbe essere stimolato e motivato a partecipare in un tipo di apprendimento permanente, il che garantirebbe un’eventuale occupazione sul mercato del lavoro, indipendentemente dall’età.

Ciò è ancora più importante se facciamo riferimento alle statistiche relative ai lavoratori che invecchiano e alla diminuzione della popolazione attiva.

 
  
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  Mihaela Popa (PPE-DE), per iscritto. (RO) Oggi, tutta l’Europa sta affrontando una serie di drammatici cambiamenti per i cittadini di tutte le età.

L’importanza dell’istruzione e della formazione nell’ambito della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione è stata riconosciuta e il Consiglio europeo ha continuamente sottolineato il ruolo dell’istruzione e della formazione nella competitività a lungo termine dell’Unione europea.

Oggi, non possiamo più prevedere che le persone restino nello stesso settore finanziario per tutta la vita o nello stesso luogo. La loro evoluzione professionale seguirà percorsi imprevedibili e avranno bisogno di una vasta gamma di competenze generali per adattarvisi.

Al fine di prepararli alla vita e alla società, le scuole dovrebbero guidarli verso l’apprendimento permanente, un programma completo dell’Unione europea, che ritiene che le persone siano in grado di apprendere a tutte le età, rimanendo pertanto membri vivi e attivi della società.

Questo è il motivo per cui ho votato a favore della presente relazione in totale fiducia, poiché dobbiamo sviluppare i programmi destinati a tali obiettivi e mi riferisco in particolare agli Stati membri dell’Unione europea di recente adesione.

 
  
  

– Relazione: Jacek Saryusz-Wolski (A6-0306/2008)

 
  
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  Marian Zlotea (PPE-DE), per iscritto. (RO) L’accordo di partenariato e di cooperazione (APC) tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell’Uzbekistan, dall’altra, è diventato effettivo il 1° luglio 1999, prima dell’allargamento dell’Unione europea alle Repubbliche di Bulgaria e Romania. Il protocollo dell’APC ha dovuto essere redatto al fine di consentire ai nuovi Stati membri (la Romania e la Bulgaria) di aderire all’accordo.

Ritengo che il Parlamento dovrebbe intraprendere più iniziative di questo tipo, tenendo conto anche degli accordi di partenariato siglati con altri paesi della regione. Relativamente alla situazione nella regione, quest’anno, la conclusione di un partenariato Unione europea-Azerbaigian è necessario al fine di offrire all’Europa la possibilità di continuare con i suoi progetti energetici.

L’Azerbaigian deve ricevere particolare attenzione dall’Unione europea, iniziando anche dalla realtà della politica molto equilibrata di questo paese nonché dalla disponibilità a contribuire alla realizzazione dei progetti energetici comunitari.

 
  
  

– Relazione: Helmuth Markov (A6-0281/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) A seguito del referendum tenutosi in Montenegro il 21 maggio 2006 sull’indipendenza del paese, in cui la maggioranza (il 55,4 per cento) ha votato a favore di un Montenegro indipendente, il suo parlamento ha dichiarato la completa indipendenza del paese, in virtù della normativa internazionale, il 3 giugno 2006. La Serbia ha riconosciuto l’indipendenza del Montenegro il 5 giugno 2006, e il parlamento serbo ha adottato una decisione che definisce la Serbia il successore dell’Unione statale di Serbia e Montenegro, che era il nuovo nome della Repubblica federale di Jugoslavia secondo la Carta costituzionale del 4 febbraio 2003. E’ a fronte di questo contesto che ho votato a favore della risoluzione legislativa del Parlamento europeo che approva, in base alla procedura di consultazione, la proposta di decisione del Consiglio che stabilisce una responsabilità distinta del Montenegro e riduce proporzionalmente la responsabilità della Serbia riguardo ai prestiti a lungo termine concessi dalla Comunità all’Unione statale di Serbia e Montenegro (precedentemente la Repubblica federale di Jugoslavia).

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. (EN) Voterò a favore della relazione dell’onorevole Helmut Markov. Ritengo sia assolutamente essenziale per la stabilità e la sicurezza in Europa che facciamo quanto possiamo al fine di aiutare sia la Serbia che il Montenegro a riprendersi dagli sconvolgimenti economici e sociali avvenuti con la disgregazione della Iugoslavia e le conseguenti guerre disastrose.

Desidero in particolare che venga data primaria importanza alle infrastrutture e ai trasporti. Se dobbiamo essere realistici nelle nostre aspirazioni per entrambi i paesi, allora questo accordo è essenziale e dovrebbe essere sostenuto con decisione. E’ mio auspicio che in una data futura sia la Serbia che il Montenegro possano aderire all’Unione europea.

Questo accordo è il primo passo sulla strada di quest’ambizione.

 
  
  

– Relazione: Neil Parish (A6-0311/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Sulla base della relazione dell’onorevole collega britannico Neil Parish, ho votato a favore della risoluzione legislativa che approva, in base alla procedura di consultazione, la proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento del Consiglio di giugno 2007 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici. Tale regolamento del 28 giugno 2007 dovrebbe entrare in vigore come criterio obbligatorio dal 1° gennaio 2009. Il fine della presente proposta è di rinviare l’impiego obbligatorio del logo dell’Unione europea nell’attesa della progettazione di un nuovo logo inteso ad evitare di confondere i consumatori modificando più loghi comunitari in un breve periodo di tempo, e creare un ulteriore onere finanziario per gli operatori, che dovrebbero cambiare le loro confezioni e stampe in un lasso di tempo molto ridotto. Pertanto, viene proposto di rinviare l’uso obbligatorio del logo dell’Unione europea al 30 giugno 2010.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Appoggio la presente relazione della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale relativa alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici. Non sono del tutto convinto che sia sempre meglio massimizzare del tutto la produzione e il consumo di prodotti biologici. Ritengo che la scienza abbia migliorato la produttività e la sicurezza dei generi alimentari in alcuni importanti settori. Il mio stesso consumo rispecchia tale convinzione. Cionondimeno, coloro che adottano un punto di vista più fondamentalista hanno il diritto che sia loro garantito che “biologico” sia realmente biologico, e non solo un’etichetta usata per aumentare il prezzo ai consumatori più creduloni e meno informati.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La domanda di generi alimentari prodotti biologicamente e altri beni è alta e in crescita e, al fine di soddisfare tale domanda, i consumatori devono naturalmente essere in grado di individuare questi prodotti sul mercato. Pertanto, è necessaria l’etichettatura affinché il mercato funzioni sotto questo aspetto.

Tuttavia, in precedenza abbiamo votato contro l’etichettatura comunitaria dei prodotti biologici, poiché riteniamo che le forze di mercato, guidate dalla coscienza dei consumatori europei, siano in grado di svolgere questo compito da sole. Se nel settore dell’etichettatura dei prodotti biologici è necessario un regolamento politico, lo si dovrebbe realizzare a livello nazionale.

Nel voto sulla presente relazione, tuttavia, ci veniva chiesto solo di rinviare l’impiego obbligatorio del logo dell’Unione europea sui prodotti biologici. Abbiamo votato a favore della proposta.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Parish che accetta la proposta della Commissione di rinviare l’introduzione dell’impiego di un’etichetta biologica comunitaria obbligatoria. Tuttavia, dovrebbe essere rilevato che l’impiego volontario di tale etichetta non è vietato e che dovrebbero essere incoraggiate simili iniziative a vantaggio dei consumatori.

 
  
  

– Relazione: Philippe Morillon (A6-0315/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Abbiamo votato a favore della relazione, poiché gli emendamenti che il Parlamento propone significherebbero la richiesta di un consenso del Parlamento europeo per concludere gli accordi. Siamo favorevoli a una revisione approfondita degli accordi di pesca dell’Unione europea e la consideriamo un primo passo positivo che ci darà maggiori opportunità di influenza.

Consideriamo molto seriamente le relazioni che dimostrano che gli oceani si stanno esaurendo. Pertanto, non vediamo gli accordi di pesca dell’Unione europea quali mezzi di lotta alla povertà intesi a incoraggiare lo sviluppo che sia sostenibile nel lungo periodo. Desideriamo modificare la politica della pesca comunitaria affinché conduca alla ricostituzione delle popolazioni ittiche. Attraverso le modifiche nella politica commerciale e di assistenza dell’Unione europea nonché delle diverse forme di partenariato, cerchiamo anche di sostenere lo sviluppo sostenibile nei paesi in cui gli accordi di pesca con l’Unione europea costituiscono attualmente un’importante fonte di reddito.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho appoggiato la relazione Morillon relativa all’accordo di pesca per l’Oceano Indiano meridionale. Ritengo che i paesi attivi nel settore alieutico dovrebbero controllare le loro operazioni di pesca e al contempo cooperare a livello internazionale attraverso organizzazioni regionali della pesca.

L’Unione europea ha un interesse costiero nell’Oceano Indiano e di conseguenza deve rispettare gli obblighi della Convenzione ONU sul diritto del mare. Tuttavia, attendo con ansia il giorno in cui la Francia, e altri paesi dell’Unione europea, avranno un controllo diretto dei loro interessi di pesca.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto. (FR) Il Parlamento europeo ha appena dato il suo assenso all’accordo di pesca per l’Oceano Indiano meridionale firmato dalla Comunità europea nel 2006. Avendo interessi di pesca a causa dell’isola della Riunione, la Comunità è stata obbligata a cooperare con le altre parti coinvolte nella gestione e conservazione delle risorse di tale regione ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Questa nuova organizzazione regionale per la pesca istituisce un quadro istituzionale specifico con, quale pietra angolare, il Comitato scientifico permanente, il cui compito principale è di effettuare la valutazione scientifica delle risorse alieutiche e dell’impatto della pesca sull’ambiente marino, tenendo conto delle caratteristiche ambientali della zona. L’accordo incoraggia inoltre la cooperazione nel campo della ricerca scientifica.

Sulla base di queste raccomandazioni scientifiche, le parti si troveranno in una posizione solida per redigere le misure di conservazione e di gestione che meglio possono affrontare le sfide della regione. L’accordo segna un autentico passo avanti nella promozione delle risorse ittiche e dello sviluppo sostenibile.

 
  
  

– Relazione: Kyösti Virrankoski (A6-0328/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo basata sulla relazione dell’onorevole collega Kyösti Virrankoski sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2008 (PPBR n. 5/2008), che copre la revisione delle previsioni relative alle risorse proprie tradizionali (RPT, vale a dire i dazi doganali, i prelievi agricoli e i contributi zucchero), e le basi IVA e RNL, nonché la contabilizzazione e finanziamento della correzione britannica, che ha la conseguenza di modificare la ripartizione fra gli Stati membri dei contributi al bilancio UE a titolo delle risorse proprie.

 
  
  

– Relazione: Sylvia-Yvonne Kaufmann (A6-0292/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione legislativa basata sulla relazione dell’onorevole tedesca Sylvia-Yvonne Kaufmann, che approva, in base alla procedura di consultazione, l’iniziativa di alcuni Stati membri di rafforzare la rete giudiziaria europea. La risoluzione invita prima di tutto il Consiglio e la Commissione a dare priorità a qualsiasi futura proposta di modifica del testo dell’iniziativa mediante procedura urgente, in conformità del Trattato di Lisbona, una volta entrato in vigore. Sostengo il rafforzamento dell’elemento di “tutela dei dati” e il fatto che i punti di contatto della rete giudiziaria siano volti a fornire determinate informazioni ai membri di Eurojust. Accolgo con particolare favore il riferimento alla futura decisione quadro relativa alla tutela dei dati personali trattati nel quadro della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale.

 
  
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  Koenraad Dillen, Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) Per una volta, Bruxelles desidera far rientrare dalla finestra ciò che francesi, olandesi e irlandesi hanno sbattuto fuori dalla porta nei referendum del 2005 e di giugno 2008: l’istituzione di un ufficio unico europeo della pubblica accusa.

La tentazione si dimostra troppo forte per i nostri apprendisti stregoni europeisti. Con qualsiasi mezzo, ogni obiezione, rifiuto e resistenza legittima da parte dei popoli europei devono essere superati e ignorati al fine di rendere comuni con la forza la giustizia, la sicurezza e le questioni di immigrazione.

L’Europa si sbaglia enormemente. Il requisito di cooperazione tra gli Stati membri in materia giudiziaria, di polizia e persino penale, non si deve tradurre nel loro soggiogamento a un ordine giuridico sovranazionale istituito nonostante tutte le differenze esistenti tra i sistemi giuridici e le tradizioni degli Stati membri.

Rifiutiamo questo ordine giuridico sovranazionale che sarebbe contrario agli stessi principi e valori che ci stanno a cuore.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole nei confronti della relazione della collega Kaufmann sulla Rete di Giustizia Europea. Ne condivido il senso e l’obiettivo, quello di rafforzare le strutture già esistenti e di unificare la loro azione. Infatti, i notevoli mutamenti occorsi negli ultimi anni in materia di cooperazione giudiziaria penale hanno reso necessaria l’istituzione e il rafforzamento di strutture di assistenza e coordinamento a livello europeo.

Nonostante il principio del mutuo riconoscimento stia cominciando a essere applicato anche nella pratica, permangono difficoltà concrete e si moltiplicano i casi transnazionali di particolare complessità ove l’assistenza e il sostegno alle competenti autorità giudiziarie nazionali diventa sempre più necessario.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) Mi oppongo totalmente all’introduzione delle opinioni politiche, le convinzioni religiose e l’orientamento sessuale, eccetera, quali informazioni pertinenti da inviare tra le autorità, ma nella presente relazione questo viene solo citato relativamente alle tutele aggiuntive e quale tentativo di rendere più severa la normativa esistente. Pertanto, voterò a favore.

 
  
  

– Relazione: Armando França (A6-0285/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione legislativa basata sulla relazione dell’onorevole portoghese Armando França che sostiene l’iniziativa di alcuni Stati membri (la Repubblica di Slovenia, la Repubblica francese, la Repubblica ceca, il Regno di Svezia, la Repubblica slovacca, il Regno Unito e la Repubblica federale di Germania) di modificare una serie di decisioni quadro (2002/584/GAI, relativa al mandato d’arresto europeo, la 2005/214/GAI, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie, la 2006/783/GAI, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca, e la 2008/…/GAI, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali) al fine di formulare disposizioni per l’esecuzione delle decisioni pronunciate in contumacia. Sostengo la proposta di una serie di garanzie procedurali intese a rafforzare i diritti delle persone giudicate in contumacia, nonché gli sforzi di eliminare le diverse impostazioni riguardo ai “motivi di non riconoscimento” di tali decisioni.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole França sull’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali, poiché ritengo sia importante stabilire norme uniformi per il mutuo riconoscimento delle decisioni emesse in contumacia.

Mi congratulo con il relatore per le proposte presentate nella relazione, che considero cruciali per l’armonizzazione delle garanzie procedurali in tutti gli Stati membri e per il rafforzamento della tutela dei diritti fondamentali, come il diritto a una difesa e a un processo.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Sosterrò la presente relazione sul reciproco riconoscimento delle sentenze penali. Ritengo che gli accusati di reati non dovrebbero potersi nascondere negli interstizi dell’Unione europea. Chiunque venga accusato in uno Stato membro dovrebbe essere considerato colpevole in tutta l’Unione. Se dubitiamo dell’indipendenza e dell’integrità dei giudici in qualche paese dell’Unione, bisognerebbe sospendere l’appartenenza di quest’ultimo all’Unione. Altrimenti, così come non facciamo distinzioni tra i criminali a Manchester o a Londra, allo stesso modo dovremmo fare se si trattasse di Madrid o Lisbona.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL), per iscritto. (NL) Ho votato contro la relazione França sull’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali, poiché ha lo scopo di armonizzare la giustizia penale a livello europeo.

Ritengo che quest’ultima sia una responsabilità degli Stati membri e non dell’Unione europea, che non dovrebbe quindi essere armonizzata.

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) Ho votato contro la relazione França sull’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali, poiché ha lo scopo di armonizzare la giustizia penale a livello europeo. Ritengo che quest’ultima sia una responsabilità degli Stati membri e non dell’Unione europea. Certamente, sono a favore del diritto degli imputati ad essere rappresentati adeguatamente, ma non vi è alcun bisogno di un’armonizzazione.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Il riconoscimento reciproco è la pietra angolare della cooperazione giudiziaria a livello europeo e ogni chiarimento degli strumenti per l’attuazione di tale principio è ben accolto.

La decisione approvata oggi è opportuna. Tuttavia, desidero richiamare la vostra attenzione su un altro problema, ossia il modo in cui alcuni Stati membri attuano importanti strumenti, come il mandato d’arresto europeo.

A gennaio 2007, le autorità rumene hanno emesso un mandato d’arresto europeo nei confronti del cittadino ceco František Příplata, condannato a otto anni di carcere per istigazione a commettere reati gravi, nel caso dell’uccisione nel 2000 di un leader sindacale rumeno. Tuttavia, la Repubblica ceca, sul cui territorio si trova l’assassino, applica la procedura di trasferimento solo per reati commessi dal 1° novembre 2004.

Di conseguenza, otto anni dopo che il crimine è stato commesso, la persona condannata non è ancora stata estradata e l’esecuzione della sentenza non è ancora iniziata.

Ritengo che gli Stati membri che pensano di attuare gli strumenti di cooperazione giudiziaria in questa maniera dovrebbero considerare seriamente l’opportunità di mantenere tali riserve.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Armando França sull’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca, e la decisione quadro 2008/…/GAI, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea.

Esiste un numero sempre crescente di casi in cui pericolosi criminali usano la libertà di circolazione e l’eliminazione delle frontiere all’interno dell’Unione europea per evitare le sentenze.

Sostengo la presente relazione senza riserve poiché garantisce un regolamento unico nel campo delle decisioni emesse in contumacia, un regolamento estremamente necessario inteso a evitare l’eventuale blocco del sistema giudiziario da parte di coloro che fuggono dalla giustizia in un altro paese dell’Unione europea.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) Gli emendamenti del Parlamento si concentrano sulla maggiore protezione dei singoli e quindi cercano di migliorare il quadro normativo esistente. Voterò pertanto a favore.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) Sostengo pienamente l’iniziativa di modificare le disposizioni giuridiche che disciplinano l’applicazione del principio di riconoscimento reciproco delle sentenze.

Occorre compiere ogni sforzo al fine di rendere efficace quanto più possibile la cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri. Al contempo, dobbiamo cercare di garantire che i diritti di tutti i cittadini, compreso il diritto fondamentale alla difesa nei processi penali, vengano completamente tutelati.

Dal mio punto di vista, gli emendamenti non solo agevoleranno notevolmente la cooperazione tra i tribunali, ma contribuiranno soprattutto a rafforzare i diritti dei cittadini relativamente all’amministrazione della giustizia in tutta l’Unione europea, in particolare il diritto alla difesa e a un nuovo processo.

 
  
  

– Relazione: Ioannis Gklavakis (A6-0286/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) La presente relazione di iniziativa pone in rilievo la pesca e l’acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone costiere in Europa.

La gestione ecologicamente sostenibile delle risorse acquatiche e ittiche è naturalmente importante per proteggere l’ambiente in cui viviamo. Purtroppo, la relazione ignora i problemi che il settore alieutico nell’Unione europea porta con sé. Pertanto, abbiamo deciso di astenerci. La sovraccapacità delle flotte di pesca nell’Unione europea sta conducendo a catture di eccessiva portata. Ciò minaccia l’ecosistema marino e gli stock ittici.

Desideriamo assistere a una riduzione importante nei pescherecci, e che le quote di pesca vengano fissate sulla base di motivazioni biologicamente sicure e scientifiche. Di certo, occorre offrire ai lavoratori che subiscono la riorganizzazione una formazione sul mercato del lavoro e un sostegno finanziario ragionevole affinché siano in grado di lavorare in altri settori dell’economia che lo necessitano.

 
  
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  Emanuel Jardim Fernandes (PSE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole collega Gklavakis sulla pesca e l’acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone costiere (GIZC) in Europa, e mi congratulo con lui per la qualità del testo. Questo perché sottolinea l’importanza economica e sociale di tali attività per le regioni costiere, e chiede che ricevano assistenza nel quadro della GIZC. Anche per questo motivo è essenziale per i governi nazionali e regionali delle regioni ultraperiferiche preparare strategie integrate in materia di GIZC al fine di garantire lo sviluppo equilibrato delle loro regioni costiere.

Anch’io sostengo fermamente il suggerimento del relatore di impiegare il Fondo europeo per la pesca per finanziare nel lungo periodo le misure in ambito di GIZC, poiché sostiene iniziative che contribuiscono allo sviluppo sostenibile delle regioni di pesca in un approccio trasversale a tutte le attività marittime che hanno luogo in queste regioni.

Infine, è importante sottolineare che la pianificazione regionale, sinora basata ampiamente sulla terraferma, non ha tenuto conto dell’impatto sullo sviluppo costiero di determinate attività marittime. Ciò ha causato il degrado degli habitat marini, motivo per cui un nuovo approccio è determinante.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Gklavakis riconosce giustamente l’importanza delle comunità costiere della pesca e della conservazione delle tradizioni culturali. Troppo spesso, questo aspetto molto umano dell’industria alieutica sembra essere stato trascurato nell’attuazione della PCP. La relazione rileva correttamente la necessità di organizzazioni a livello comunitario, nazionale e regionale intese a cooperare in materia di gestione costiera, e ritengo che, in tale contesto, le zone e i paesi costieri debbano assumere un ruolo di guida, con l’Unione europea che funga da facilitatore.

 
  
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  Sebastiano (Nello) Musumeci (UEN), per iscritto. La pesca e l’acquacoltura rappresentano due delle principali attività per lo sviluppo socioeconomico delle zone costiere dell’Unione europea. E’ necessario pertanto che esse vengano gestite in modo da garantire sia uno sfruttamento sostenibile della pesca che la richiesta crescente di prodotti ittici.

A tal fine, occorre che gli Stati UE implementino una serie di misure destinate a salvaguardare le zone costiere e a promuovere un ambiente marino pulito. Data la natura transfrontaliera di numerosi processi costieri, si rende necessaria la cooperazione fra gli Stati membri e fra questi e gli Stati extracomunitari contigui.

Una delle misure riguarda la pianificazione dello sviluppo immobiliare ad uso turistico. Il settore del turismo rappresenta in molte regioni una voce importante del PIL locale. Reputo però necessario sostenere un turismo “ecocompatibile”, ossia che interagisca con le politiche a favore della protezione paesaggistica ed ambientale.

Occorre altresì un coordinamento riguardo l’attività industriale: si pensi, ad esempio, all’importanza di una efficace politica comune nella gestione delle acque reflue al fine di rendere compatibile un’importante attività economica con la necessaria e doverosa preservazione dell’ambiente marino.

La pesca costiera e artigianale rappresenta un’importantissima fonte di guadagno per migliaia di famiglie ed è portatrice di una plurisecolare tradizione che l’Europa, a mio parere, deve sostenere e preservare.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Esprimo il mio voto favorevole sulla relazione Gklavakis che sottolinea la necessità di una strategia europea di attenzione alle zone costiere nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

Una strategia a favore di una gestione integrata delle zone costiere, infatti, può costituire il quadro appropriato per lo sfruttamento sostenibile di queste zone e delle attività in esse condotte. Condivido pienamente la posizione del relatore quando sostiene la necessità di una programmazione a lungo termine che tenga conto di tutte le istanze coinvolte.

Plaudo pertanto a tale parere e sottolineo inoltre l’esigenza che questi deve essere solo inizio di una maggiore attenzione verso il settore e invito la Commissione ad attuare una politica seria in materia.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM), per iscritto. (EN) Mi sono astenuta da questa votazione perché sono favorevole alla pesca sostenibile ovunque e sostengo le comunità costiere e i pescatori irlandesi. La politica comune della pesca, concentrandosi su entrambi gli obiettivi, ha prodotto l’opposto: distruzione dell’ambiente marino, riduzione della riserva di pesce e impoverimento dell’ambiente marino.

 
  
  

– Relazione: Mihael Brejc (A6-0208/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Sulla base della relazione dell’onorevole collega sloveno Mihael Brejc, ho votato a favore della risoluzione legislativa che approva, in prima lettura della procedura di codecisione, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 562/2006 per quanto riguarda l’uso del sistema di informazione visti (SIV) a norma del codice delle frontiere Schengen. In considerazione delle aspettative che i cittadini europei hanno relativamente alla sicurezza interna, ho sostenuto con tutto il cuore gli emendamenti da apportare al codice delle frontiere Schengen al fine di garantire l’impiego efficace del sistema di informazione visti (SIV) alle nostre frontiere esterne. L’obiettivo di questa proposta di regolamento è stabilire norme comuni per l’uso obbligatorio del SIV (cioè una ricerca sistematica impiegando il numero di vignetta visto, in combinazione con la verifica delle impronte digitali) alle frontiere esterne, e quindi continuare a sviluppare un sistema di gestione integrata delle frontiere nell’Unione europea.

 
  
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  Koenraad Dillen, Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. (FR) Benché avesse desiderato potersi vantare del contrario, l’Europa non ha compiuto alcun progresso nei settori di libertà, sicurezza e giustizia. Piuttosto il contrario, da quando è stato attuato per la prima volta il deplorevole accordo Schengen, l’eliminazione dei controlli alle frontiere interne ha provocato un’esplosione della criminalità organizzata e di tutti i tipi di traffico.

L’Unione europea, un vero apprendista stregone in termini di sicurezza, con metodi che troppo spesso pongono a rischio la sicurezza dei paesi e dei loro popoli, ci ha imposto questo spazio di insicurezza che manca di libertà e giustizia.

Il codice delle frontiere Schengen non aiuterà, poiché sono le stesse basi dell’accordo Schengen a essere inadeguate e inaccettabili.

La sicurezza comune prevarrà solo se ogni Stato ottiene nuovamente piena sovranità nella gestione delle sue frontiere e nella sua politica in materia di migrazione. Il culmine dell’assurdo è raggiunto quando ciò comprende il trasferimento di responsabilità ancora maggiori a un’Unione già paralizzata.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Mihael Brejc sull’uso del sistema di informazione visti (SIV) nel quadro del codice delle frontiere Schengen.

Le norme comuni delle frontiere esterne dello spazio Schengen devono essere modificate, e l’impiego del sistema di informazione visti deve essere reso più efficiente e uniforme. Occorre muoversi con cautela e attenzione , poiché la riservatezza dei dati e i diritti umani sono sempre di primaria importanza e devono essere rispettati.

Il controllo generale delle impronte digitali alle frontiere con l’aiuto del sistema di informazione visti condurrà a code inutilmente lunghe e a lunghi ritardi ai valichi di frontiera, anche per le persone che non hanno bisogno dei visti.

Adesso, la relazione propone solo ricerche casuali del sistema di informazione. Il personale in servizio alla frontiera continuerà a controllare se i viaggiatori in entrata soddisfano tutti i requisiti di ingresso all’Unione europea, ma possono anche decidere da soli se effettuare anche una ricerca SIV. Tale approccio garantirà ancora un livello molto elevato di sicurezza ma anche che le persone non vengano tenute in attesa ai valichi di frontiera più a lungo di quanto non sia strettamente necessario.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Il rafforzamento del sistema di informazione sui visti (VIS) è indubbiamente un buon modo per facilitare la lotta contro le frodi in futuro e quindi – a patto che venga garantito – deve essere accolto con favore. Tuttavia, se la raccolta delle impronte digitali delle scansioni dei visi è necessaria per la concessione di visti Schengen in futuro, questo porterà a considerevoli subbugli nelle ambasciate interessate. Nella discussione che si sta conducendo in Germania, si è ipotizzato che alcune ambasciate non hanno né il personale né le strutture per affrontare questo cambiamento. La possibile esternalizzazione della raccolta di dati a società esterne, anch’essa oggetto di discussione, suscita tuttavia grave preoccupazione e potenzialmente potrebbe aprire la porta a scandali sul rilascio dei visti.

Il sistema VIS ha aspetti positivi, ma in generale non è stato pensato in modo adeguato, ed è questo il motivo per cui non ho potuto votare a favor della relazione.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Esprimo il mio voto favorevole alla relazione Brejc. Condivido, infatti, la proposta e le sue finalità. Le nostre frontiere sono, in particolari periodi, sottoposte ad un’alta affluenza di persone che intendono entrare nello spazio Schengen.

E’ vero che la proposta introduce un affievolimento del normale regime di controlli, ma è anche vero che essa mira a tutelare il viaggiatore, risparmiandogli lunghe ore di attesa alle frontiere per espletare i controlli. Occorre però che tale deroga rimanga tale e non diventi regola generale, e sono concorde sul fatto che la durata e la frequenza della deroga vengano limitate al massimo. In tal senso plaudo, in ultima analisi, all’introduzione delle specifiche condizioni ricorrenti le quali tale deroga può essere posta in essere.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) Sono a favore della modifica del regolamento n. 562/2006 per quanto riguarda l’uso del sistema di informazione visti (SIV) nel quadro del codice delle frontiere Schengen.

Ritengo inutile e che richieda troppo tempo effettuare controlli sui cittadini di paesi terzi in possesso di un visto ogni volta che attraversano la frontiera. Ciò provoca attese eccessivamente lunghe ai valichi di frontiera.

Una riduzione della frequenza dei controlli alla frontiera non danneggerà, secondo me, il livello di sicurezza nell’Unione europea. Pertanto, ritengo che limitare i controlli svolti dalla polizia doganale in servizio a controlli SIV casuali sia la giusta soluzione.

 
  
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  Marian Zlotea (PPE-DE), per iscritto. (RO) Oggi, ho votato a favore della relazione Brejc poiché, per l’efficacia dei controlli alle frontiere esterne, l’uso del SIV (sistema di informazione visti) è di fondamentale importanza. Quest’ultimo dovrebbe essere consultato regolarmente dagli agenti di polizia alle frontiere per ogni persona in possesso di un visto, al fine di garantire la sicurezza alle frontiere.

L’espansione dello spazio Schengen ha eliminato le frontiere nell’Unione europea. I cittadini dei paesi terzi vengono ancora controllati solo una volta all’ingresso. Il 50 per cento degli immigrati clandestini entra in territorio comunitario legalmente, ma supera il periodo di permanenza poiché non esiste un sistema di controllo dei visti.

Desideriamo che l’Europa sia più sicura e, al contempo, ben accogliente nei confronti di coloro che arrivano per fini turistici o economici. L’emendamento votato oggi al Parlamento europeo è a vantaggio dei cittadini comunitari e dei paesi terzi, che non hanno bisogno di un visto perché, in questo modo, gli ingorghi ai punti dei valichi di frontiera di terra diminuirebbero notevolmente.

 
  
  

– Relazione: Renate Weber (A6-0293/2008)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Sulla base della relazione della deputata romena Renate Weber, ho votato a favore della risoluzione legislativa del Parlamento europeo che sostiene l’iniziativa di alcuni Stati membri (Belgio, Repubblica ceca, Estonia, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, e Svezia) di potenziare Eurojust. Sostengo il rafforzamento dell’elemento della proposta di “tutela dei dati” e il fatto che il Parlamento europeo riceverà maggiori informazioni affinché sia meglio in grado di controllare i compiti e gli obblighi di Eurojust, istituito nel 2002 quale organo dell’Unione europea con personalità giuridica il cui ruolo è quello di promuovere e migliorare il coordinamento e la cooperazione tra le autorità giudiziarie competenti negli Stati membri. E’ diventato chiaro dall’esperienza di Eurojust che la sua efficienza operativa deve essere migliorata garantendo che i suoi membri nazionali godano di uno status equivalente. Sostengo inoltre la cellula di emergenza ai fini del coordinamento, i sistemi di coordinamento nazionale, i partenariati con gli altri strumenti comunitari di sicurezza e protezione (Europol, Frontex, OLAF), nonché la possibilità per Eurojust di distaccare magistrati di collegamento presso paesi terzi.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Accolgo con favore l’adozione della relazione dell’onorevole Lambert sulla valutazione del sistema di Dublino. La relazione ricorda giustamente che, nel complesso, gli obiettivi del sistema di Dublino sono stati raggiunti in larga misura, ma che, a causa della mancanza di dati precisi, non è stato possibile calcolare il costo del sistema. Restano alcune preoccupazioni in termini di applicazione pratica e di efficacia del sistema.

La relazione apre la discussione sulla futura politica comune europea in materia di asilo, lanciata a giugno 2007 con la pubblicazione di un Libro verde.

La relazione sottolinea che i seguenti aspetti del sistema dovrebbero essere chiariti o modificati:il rispetto del principio di base del non respingimento; i richiedenti devono ricevere ogni informazione utile sul sistema di Dublino in una lingua che capiscono e devono avere accesso all’assistenza legale durante l’intera procedura, nonché beneficiare di un diritto di ricorso contro qualunque decisione di trasferimento; i criteri per la determinazione dell’età dei minori dovrebbero essere armonizzati; è necessario prevedere meccanismi per congelare i trasferimenti verso Stati che non rispettino manifestamente i diritti dei richiedenti.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Con il pretesto di rafforzare le capacità operative di Eurojust nella lotta contro ogni forma di criminalità, l’obiettivo principale di questa proposta è assecondare l’ossessione assieme alla correttezza politica di coloro che propongono la polizia del pensiero.

L’obiettivo acutamente mascherato è il controllo di tutte le opinioni a rischio di sanzione, siano esse in forma scritta o pronunciate in riunioni. Diversi oratori in quest’Aula hanno già chiesto l’adozione di una direttiva quadro intesa a condannare come penali i presunti atti di razzismo e xenofobia e, con lo scopo di garantire la rapida trasposizione di questa direttiva in una legge nazionale, istituire una pubblica accusa europea, il nuovo Torquemada dell’Unione europea della “correttezza politica”.

Purtroppo, più il Parlamento europeo, un’istituzione che si autoproclama tempio della democrazia, ottiene poteri decisionali, più le libertà fondamentali, in particolare la libertà di ricerca, di opinione e di espressione, vengono disprezzate. Infatti, quest’Europa totalitaria è molto più pericolosa dei “mostri” che sostiene di combattere. L’obiettivo primario di coloro che propongono l’ideologia a favore della globalizzazione e dell’immigrazione è di liberarsi dei fastidiosi oppositori attraverso l’adozione di una normativa penale europea repressiva.

Non lo accettiamo.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto.(EN) La proposta del Consiglio e la rispettiva relazione sull’emendamento al regolamento Eurojust conferiscono un potere ancora maggiore a questo meccanismo comunitario repressivo.

La giurisdizione di Eurojust è estesa a quasi tutti i settori in materia penale e i suoi poteri di intervento con le autorità giudiziarie nazionali sono stati rafforzati. Trasmettere informazioni e dati personali (tra cui i dati sul DNA) da uno Stato membro a Eurojust diventa obbligatorio e viene creata una rete di associazioni nazionali Eurojust. I legami di quest’ultima sono più stretti con altri meccanismi repressivi dell’Unione europea (la rete giudiziaria europea, Frontex) e dei paesi terzi. Rafforzare Eurojust sostiene l’Europol e aumenta in generale i documenti raccolti sui lavoratori comunitari e stranieri. A ciò contribuisce l’aggiornamento di Schengen e dei sistemi di controllo SIV, nonché l’introduzione del Trattato di Prüm nel diritto comunitario. Dietro le scuse del terrorismo e della criminalità organizzata vi è un tentativo di armare il capitale contro la reazione popolare intensificata causata dalla politica comunitaria e dai governi degli Stati membri. La crescita dilagante dei meccanismi repressivi a livello nazionale e comunitario svela ulteriormente la natura reazionaria dell’Unione europea, e sprona più che mai le persone a resistere e ribaltare questa struttura imperialista.

 
  
  

– Relazione: Jean Lambert (A6-0287/2008)

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. (EN) Le isole maltesi sono la frontiera meridionale dell’Unione europea. Ubicate al centro del Mediterraneo, accolgono un numero sproporzionato di immigrati clandestini, la maggior parte dei quali presenta domanda di asilo.

Frontex, che fu acclamata dai rappresentanti del governo come una soluzione per ridurre il numero degli immigrati irregolari, è stata un completo fallimento.

Stiamo chiedendo la condivisione dell’onere, con scarsa o nulla risposta. Adesso che questa legislatura è entrata nel suo ultimo anno, proponiamo meccanismi per la condivisione della responsabilità. Infine, stiamo riconoscendo la necessità di “attenuare il carico sproporzionato che potrebbe pesare su alcuni Stati membri, in particolare quelli situati su una frontiera esterna dell’UE”.

Il fatto che ammettiamo il bisogno di “istituire meccanismi diversi da quelli finanziari mirati a porre rimedio alle conseguenze negative della sua applicazione per i piccoli Stati membri situati su una frontiera esterna dell’Unione” è l’aspetto ritenuto più positivo, poiché fa riferimento a Malta in tutto, eccetto che per il nome.

L’Unione europea non è stata all’altezza del suo spirito di solidarietà per quanto riguarda questa questione. E’ il momento di eliminare la retorica e iniziare con le azioni concrete.

L’Unione europea deve comprendere che il suo Stato più piccolo non può continuare ad assorbire il gran numero di immigrati che cercano rifugio e asilo.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione della deputata britannica Jean Lambert sul sistema di Dublino, e mi congratulo per il lavoro svolto dal mio amico Patrick Gaubert, che è stato relatore per il nostro gruppo PPE. Il fine del sistema di Dublino è determinare lo Stato membro responsabile della gestione di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri dell’Unione europea, in Norvegia o in Islanda. Tuttavia, parlando in generale, gli obiettivi del sistema di Dublino, in particolare la creazione di un meccanismo chiaro e fattibile per determinare lo Stato membro responsabile della gestione di una domanda di asilo presentata, sono stati ampiamente raggiunti, ma restano alcuni problemi con l’efficienza del sistema e la sua applicazione pratica, nonché con il costo, che non è stato calcolato. Tutto questo dimostra l’urgente necessità di una politica europea in materia di immigrazione e asilo, e accolgo positivamente il lavoro svolto dall’attuale Presidente del Consiglio con la responsabilità in questo settore, il mio amico Brice Hortefeux, ministro francese per l’Immigrazione, l’integrazione, l’identità nazionale e lo sviluppo del reciproco sostegno, che ha appena presieduto la conferenza ministeriale europea sul diritto di asilo, tenutasi l’8 e il 9 settembre 2008 a Parigi.

 
  
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  Jan Březina (PPE-DE), per iscritto. − (CS) Non ho votato a favore della relazione sulla valutazione del sistema di Dublino poiché ritengo che non migliorerebbe il sistema ma, al contrario, creerebbe un ostacolo alla sua azione efficace.

In particolare, ritengo sia essenziale avvertire dell’introduzione di un diritto di ricorso sospensivo automatico contro la decisione di trasferire la responsabilità di un richiedente asilo ad un altro Stato membro. Inoltre, la posizione molto qualificata sull’uso dei centri di detenzione per il trasferimento dei richiedenti asilo allo Stato competente per la valutazione della richiesta di asilo non contribuirà affatto a un miglioramento dell’efficacia del sistema ma, al contrario, lo metterebbe in dubbio e renderebbe poco chiaro.

Pertanto, la relazione tende in realtà a eliminare o almeno indebolire gli strumenti con cui gli Stati membri possono garantire che le loro decisioni siano applicabili nel quadro del sistema di Dublino e ciò non dovrebbe essere approvato. E’ sbagliato poiché il vago aspetto umanitario nella valutazione delle richieste di asilo non deve risultare nel fatto che le decisioni degli Stati membri restano semplicemente sulla carta nel caso di mancata cooperazione da parte dei richiedenti.

Inoltre, non posso identificarmi con la richiesta di introdurre meccanismi europei di condivisione degli oneri poiché sono dell’opinione che i meccanismi esistenti per la compensazione finanziaria degli Stati più coinvolti nelle richieste di asilo siano sufficienti e non vi sia motivo di interferire con la sovranità degli Stati membri nel campo dell’asilo attraverso un’ulteriore regolamentazione.

 
  
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  Koenraad Dillen, Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. (FR) E’ con un po’ di ironia che constatiamo che, per la prima volta, una relazione del Parlamento europeo descrive come “onere” il massiccio flusso di immigrati che entrano in uno Stato membro dell’Unione europea.

L’immigrazione non dovrebbe essere più un’opportunità a vantaggio di tutti i cittadini europei?

Non devono esserci dubbi su questo: l’assurdità dell’obbligo di ammettere i richiedenti asilo e il severo rispetto del principio di non respingimento non vengono messi in discussione. La relazione sottolinea solo i difetti del sistema di Dublino riguardo alla determinazione di quale Stato membro sia responsabile per la valutazione delle richieste di asilo. Questo è evidente considerati i flussi migratori sempre crescenti verso paesi che, per la maggior parte, sono situati alla periferia meridionale dell’Unione europea.

Ancora una volta, la relazione offre una soluzione fallace ai problemi tecnici e umani associati alle ondate migratorie. L’istituzione di un sistema comune in materia di asilo, destinato a non essere efficace in un’Unione europea in costante allargamento con frontiere permeabili, non è ciò di cui abbiamo bisogno. Piuttosto, al contrario, gli Stati membri dovrebbero avere il diritto di prendere le loro decisioni sulla migrazione e la gestione delle loro frontiere.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto.(EL) Il sistema di Dublino ha dimostrato nella pratica di essere un meccanismo di promozione dell’intera politica comunitaria antiprofughi. Le diverse ingiustizie nella sua applicazione stabilite nella presente relazione confermano la sua natura reazionaria.

L’Unione europea, che detiene una parte significativa di responsabilità per la creazione di centinaia di migliaia di profughi attraverso il suo sostegno ai regimi impopolari e fomentando i conflitti interni, le guerre e gli interventi imperialisti, anziché offrire asilo alle vittime rispettandone i diritti, negli ultimi anni ha inasprito continuamente la sua posizione nei loro confronti.

Un aspetto di tutto ciò è l’inaccettabile rimbalzare avanti e dietro i richiedenti asilo da un paese dell’Unione europea all’altro. Questo viene sanzionato dal regolamento di Dublino ed è diventato una realtà grazie alla creazione di Frontex per l’espulsione dei profughi dai confini comunitari, alla recente direttiva sulla loro detenzione fino a 18 mesi, all’approvazione dell’ampliamento dell’uso di Eurodac anche per altri scopi, quali conservare informazioni su di loro, e ad altre forme di trattamento nel complesso disumano.

Pertanto, è chiaro che abbiamo bisogno di lottare duramente per abrogare questo regolamento e la politica comunitaria antirifugiati in generale. Dobbiamo rispettare il diritto dei richiedenti asilo a fuggire in qualsiasi paese ritengano sia più opportuno, nonché garantire che gli Stati membri si conformino alla Convenzione di Ginevra del 1951.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Riteniamo che la relazione contenga aspetti positivi nella sua valutazione del sistema di Dublino relativamente alle richieste di asilo negli Stati membri firmatari.

Tra gli altri aspetti:

– concordiamo con la sua condanna ai trasferimenti dei richiedenti asilo verso Stati membri che non garantiscono un trattamento completo ed equo, la definizione restrittiva di familiare, e il fatto che ampliare l’accesso alla base dati Eurodac comporti il rischio che le informazioni vengano trasmesse a paesi terzi;

– siamo inoltre a favore delle proposte che garantiscono che i richiedenti asilo abbiano il diritto di ricorso sospensivo automatico contro la decisione di trasferire la responsabilità ad un altro Stato membro, che tutelano il principio di non respingimento e il principio che una domanda non possa essere archiviata per motivi procedurali, nonché il ricongiungimento familiare e il principio del migliore interesse per il minore (la valutazione dell’età, la non detenzione, la definizione di famigliare, eccetera).

Tuttavia, non concordiamo con la sua classificazione e accettazione degli strumenti in vigore a livello comunitario e con il suo sostegno allo sviluppo della comunitarizzazione della politica in materia di asilo, un approccio federalista che consideriamo il motivo degli imprevisti che attualmente affrontano i richiedenti asilo a livello comunitario.

Da qui la nostra astensione.

 
  
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  Anna Hedh (PSE), per iscritto. (SV) Ho votato a favore della relazione di iniziativa dell’onorevole Jean Lambert (A6-0287/2008) sul sistema di Dublino, nonostante contenga opinioni che non condivido. Il motivo per cui ho votato positivamente è che concordo con la forte critica contenuta nella relazione sul modo in cui le attuali norme comunitarie compromettano i diritti dei richiedenti asilo, per esempio, il trasferimento verso Stati membri che non garantiscono un trattamento completo ed equo. Tuttavia, sono contraria alla totale armonizzazione della politica comunitaria in materia di asilo.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione della collega onorevole Lambert sulla valutazione del sistema di Dublino. In particolare, desidero sottolineare le sezioni che pongono in rilievo che nelle decisioni relative ai minori, deve essere prioritario in tutti i momenti il migliore interesse del minore.

Nel mio paese, la Scozia, abbiamo una situazione terribile al centro di detenzione Dungavel, in cui i figli dei richiedenti asilo vengono di fatto tenuti in carcere. Tali pratiche non possono essere mai descritte come migliore interesse del minore, e appoggio gli sforzi del governo scozzese nel chiudere l’istituto e rimettere la responsabilità per l’immigrazione sotto il controllo scozzese.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) E’ importante che alcune norme che disciplinano la procedura di asilo vengano chiarite, comprese quelle che determinano l’attribuzione della responsabilità in merito alla limitazione delle domande multiple. La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni chiede maggiore tutela dei minori nelle procedure di asilo, ma un numero crescente di minori non accompagnati compaiono alle frontiere esterne dell’Unione europea, cercando di sfruttare la protezione speciale di cui godono se hanno subito la deportazione o lo sfollamento. Rischiano continuamente le loro vite in cerca di nuove astute vie di fuga.

Se le norme che abbiamo creato quale tutela si stanno adesso trasformando in incentivi per sempre maggiori forme di rischi, dobbiamo pensare a nuove strategie.

La presente relazione contiene alcuni punti fermi, ma nel complesso non è abbastanza lungimirante, motivo per cui non ho potuto appoggiarla.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto.(EN) Ho votato a favore della relazione Lambert sulla valutazione del sistema di Dublino. La relazione solleva preoccupazioni relative ai difetti del sistema, chiede alla Commissione di adottare misure nei confronti dei paesi che non garantiscono un trattamento completo ed equo delle domande di asilo che ricevono.

A seguito di un inaccettabile progetto di direttiva sul non respingimento adottato a giugno, oggi il Parlamento europeo sottolinea che i richiedenti asilo hanno dei diritti in virtù della normativa europea e che gli Stati membri hanno dei doveri.

La Grecia è un paese che viola sistematicamente i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Nei suoi centri di accoglienza ci sono condizioni inaccettabili ed ha uno dei livelli più bassi di accettazione delle richieste. Alcuni Stati membri si sono già rifiutati di applicare il regolamento di Dublino quando la Grecia è il paese responsabile; molti altri parlano ancora di seguirne l’esempio. Invitiamo la Commissione a proporre misure significative nonché efficaci volte a garantire che le richieste di asilo vengano trattate in modo adeguato dalle autorità elleniche.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE) , per iscritto. (RO) La normativa e le pratiche in materia di asilo sono ancora diverse tra gli Stati membri, e i richiedenti asilo vengono trattati in modo diverso da un paese all’altro.

A meno che non venga raggiunto un livello soddisfacente e uniforme di protezione in tutta l’Unione europea, il sistema di Dublino produrrà sempre risultati insoddisfacenti, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista umano, e i richiedenti asilo continueranno ad avere validi motivi per rivolgere le loro domande a un determinato Stato membro al fine di beneficiare delle decisioni più favorevoli a livello nazionale.

Il gran numero di domande multiple e il numero ridotto di trasferimenti effettuati indicano le mancanze del sistema di Dublino e la necessità di creare un sistema di asilo europeo comune.

L’attuazione del regolamento di Dublino può tradursi nell’attribuzione non equa della responsabilità, nel caso di persone che chiedono protezione, a danno di alcuni Stati membri che sono particolarmente esposti ai flussi migratori semplicemente a causa della loro posizione geografica.

Secondo la valutazione della Commissione, nel 2005, i 13 Stati membri alle frontiere esterne dell’Unione, hanno dovuto affrontare le crescenti sfide provocate dal sistema di Dublino e, quindi, il criterio del primo paese di accesso, previsto dal sistema di Dublino, ha posto gli Stati membri delle frontiere esterne in una situazione molto difficile.

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) La presente relazione di iniziativa si concentra sull’eventuale miglioramento e potenziamento della tutela offerta ai richiedenti asilo, ma prendo le distanze dalla dichiarazione contenuta nel documento che un sistema di asilo comune risolverebbe il problema.

Nonostante ciò, voterò a favore poiché la maggior parte del testo è positivo per i richiedenti asilo e sono loro che ricevono la maggiore attenzione della relazione.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. (SV) Oggi il Parlamento europeo ha adottato una relazione che sottolinea chiaramente e criticamente le debolezze dell’attuale sistema di Dublino. Non vi è dubbio che necessitiamo di una politica comune in materia di migrazione e asilo a livello comunitario in un’Europa con un numero sempre inferiore di frontiere. La domanda è semplicemente come realizzare tale risultato.

Il Folkpartiet concorda con la maggior parte delle critiche e ritiene sia giusto inviare un forte segnale che dovrebbe essere avviato un cambiamento in una direzione più umanitaria. Pertanto, ho votato a favore, con alcune riserve.

L’emendamento n. 5 critica alcuni paesi di privare sistematicamente i richiedenti asilo della loro libertà ponendoli in stato di detenzione. Ritengo che questa critica debba restare, in particolare poiché la Svezia è uno dei paesi che è storicamente colpevole esattamente di questo. Tuttavia, non concordo con la proposta del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica di vietare del tutto l’impiego della detenzione, nonostante ritenga che sia qualcosa da applicare solo come ultima risorsa. Mi sono astenuto dall’emendamento n. 6, sull’introduzione di un dovere proattivo di rintracciare i familiari per organizzazioni come la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa. Un simile obbligo può essere imposto solo a un’agenzia e non a un’organizzazione civile. Ho deciso di astenermi in quanto né il testo originale né gli emendamenti proposti hanno espresso un’altra opzione.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL), per iscritto. (DA) Nonostante la relazione dell’onorevole Lambert sulla valutazione del sistema di Dublino (A6-0287/2008) contenga punti di vista e proposte che non approvo, ho deciso di votare a favore del documento nella relazione finale. Questo in primo luogo e soprattutto per esprimere la mia approvazione della chiara critica espressa nel testo al modo in cui i regolamenti comunitari esistenti minaccino i diritti dei richiedenti asilo, per esempio contribuendo al loro trasferimento verso Stati membri che non garantiscono un trattamento completo ed equo delle loro domande.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) Gli accordi su Dublino II sono basati sulla finzione politica che i 27 Stati membri si fidano l’uno dell’altro quando si tratta di occuparsi delle richieste di asilo e che tutti gli Stati membri si assumono le loro responsabilità allo stesso modo basato sui principi.

Io stesso ho studiato l’accoglienza dei profughi cechi in Polonia, poiché alcuni di loro sono stati nuovamente inviati in Polonia dal Belgio in virtù di Dublino. Ci sono state forti proteste. Questo è stato il motivo per cui ho svolto le mie ricerche personali. Potete infatti vedere le foto sul mio sito web.

Mentre non esiste un livello adeguato e coerente di protezione in tutti i 27 Stati membri, secondo me Dublino II non è nulla più che finzione politica e crea enormi ingiustizie. Ho osservato io stesso in Polonia che i principi fondamentali delle norme di Dublino non vengono messi in pratica. La qualità dell’accoglienza, l’accoglienza dei minori e la mancata offerta di scolarizzazione, le condizioni poco igieniche in cui i profughi devono vivere, la mancanza di assistenza sanitaria: tutto questo varia moltissimo da uno Stato membro all’altro.

La relazione Lambert individua i problemi, inizia da una precisa valutazione e offre soluzioni in numerosi settori. Merita il nostro pieno sostegno.

 
  
  

– Relazione: Nickolay Mladenov (A6-0249/2008)

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. (PL) Una delle conseguenze della libera circolazione delle persone nell’Unione europea è l’aumento del traffico automobilistico transfrontaliero. Ciò accresce la necessità di stabilire disposizioni a livello europeo nel campo dell’assicurazione degli autoveicoli al fine di proteggere le vittime degli incidenti in modo efficace.

L’efficacia del meccanismo del mandatario per la liquidazione dei sinistri, stabilito dalla compagnia assicurativa nel paese di residenza permanente della vittima, è di eccezionale importanza per il conseguimento di tale obiettivo. E’ dovere del mandatario per la liquidazione dei sinistri informare la vittima sul modo in cui procedere con la sua pratica contro un cittadino straniero, e dovrebbe accrescere la fiducia dei consumatori se il pacchetto di informazioni accessibile prima della conclusione di un contratto assicurativo comprendesse tutte le informazioni relative alle norme che disciplinano il funzionamento e l’applicazione delle richieste del meccanismo del mandatario per la liquidazione dei sinistri e i suoi vantaggi per la vittima.

Un’altra questione importante sollevata dal relatore è l’obbligatorietà dell’assicurazione per le spese legali in tutti gli Stati membri. Appoggio il suo punto di vista secondo cui il mantenimento del sistema volontario esistente è la giusta soluzione. Il sistema obbligatorio accrescerebbe la fiducia dei consumatori ma implicherebbe un aumento nel costo della stessa assicurazione e dei ritardi derivanti dalla risoluzione delle controversie da parte dei giudici. Tuttavia, è essenziale che le misure vengano adottate immediatamente per quanto riguarda la disponibilità dell’assicurazione tutela giudiziaria, in particolare nei nuovi Stati membri.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Mladenov offre un livello adeguato di priorità alle organizzazioni dei consumatori nella valutazione dell’assicurazione degli autoveicoli. Gli enti dei consumatori svolgono quindi un ruolo importante in questo ambito, assieme alle istituzioni comunitarie, gli Stati membri e la stessa industria assicurativa.

 
  
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  Arlene McCarthy (PSE), per iscritto. (EN) Desidero ringraziare l’onorevole Mladenov, relatore per la nostra commissione.

La presente relazione su alcuni aspetti dell’assicurazione degli autoveicoli è un buon esempio del modo in cui l’Europa offra vantaggi pratici e concreti di appartenenza all’Unione europea ai suoi cittadini.

Con 1,2 milioni di incidenti stradali all’anno in Europa, purtroppo alcuni cittadini saranno vittime di un incidente d’auto, quali autisti, passeggeri o pedoni.

Tuttavia, le persone non sono a conoscenza dell’esistenza del diritto comunitario per contribuire alla risoluzione dei sinistri assicurativi senza dover avere a che fare con una compagnia assicurativa estera in una lingua straniera.

Questa normativa comunitaria è in vigore al fine di consentire ai cittadini di tornare a casa e vedere risolto il sinistro in modo rapido e semplice nella loro lingua.

Anche la quarta direttiva assicurazione autoveicoli garantisce assistenza per le vittime di incidenti attraverso la creazione di centri di informazione in tutti gli Stati membri.

Poiché la legge attualmente non prevede una copertura obbligatoria delle spese legali, i cittadini dovrebbero considerare l’opzione di stipulare un’assicurazione tutela giudiziaria.

Certamente, al pari del relatore del Parlamento sulla mediazione, auspico che le parti impieghino modalità alternative di risoluzione delle controversie per trovare una soluzione ai conflitti, evitando al contempo le spese e i rinvii dei processi in tribunale.

E’ con misure concrete e pratiche come questa normativa che possiamo dimostrare ai nostri cittadini il valore dell’Europa.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. (PL) Nel periodo 2003-2005 circa 17 000 cittadini di paesi terzi sono stati inviati in un altro Stato membro affinché la loro richiesta d’asilo fosse valutata in quest’ultimo. Tra queste, il 12 per cento erano richieste di persone che avevano già chiesto asilo.

Attualmente, le possibilità di ottenere asilo variano in modo considerevole da uno Stato membro a un altro. Ciò è dimostrato più chiaramente dall’esempio degli iracheni. In Germania hanno il 75 per cento delle possibilità di asilo, in Grecia appena il 2 per cento.

Sarebbe vantaggioso per l’Unione europea liquidare i fenomeni dei “rifugiati vaganti”, delle migrazioni secondarie e delle domande multiple di asilo in diversi paesi attraverso l’introduzione di un sistema in base al quale uno Stato membro fosse responsabile della valutazione delle domande di asilo.

 
  
  

- Relazione: Sharon Bowles (A6-0312/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) La frode fiscale genera importanti perdite finanziarie per gli Stati membri e riduce le opportunità di mantenere e migliorare la qualità dei servizi che finanziamo attraverso le nostre tasse.

Tuttavia, ci siamo astenuti dal voto finale a causa di numerosi emendamenti in cui la concorrenza fiscale tra gli Stati membri è considerata positiva e in cui l’atteggiamento nei confronti delle conseguenze negative dei paradisi fiscali sulle economie degli Stati membri viene ammorbidito.

Abbiamo inoltre deciso di votare contro la formulazione della seconda parte del paragrafo 3, che traccia un quadro troppo positivo dell’armonizzazione fiscale tra gli Stati membri.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione di iniziativa su una strategia coordinata volta a migliorare la lotta contro la frode fiscale, realizzata dalla deputata britannica Sharon Bowles in risposta a una comunicazione della Commissione sullo stesso argomento. Nel 2004, il gettito fiscale, in altre parole l’importo complessivo delle tasse e dei contributi sociali obbligatori, era pari a circa il 39,9 per cento del PIL dell’Unione europea, ossia 4 100 miliardi di euro. Esistono pochissime stime dell’importo delle tasse non percepite a causa della frode fiscale, calcolata attorno al 2-2,5 per cento del PIL. Nonostante la tassazione sia una responsabilità nazionale, la frode fiscale è un ostacolo al funzionamento positivo del mercato interno poiché distorce la concorrenza tra i contribuenti. Non vi è alcun dubbio che la lotta alla frode fiscale abbia una dimensione europea a causa della globalizzazione dell’economia a livello internazionale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Abbiamo votato contro la presente risoluzione finale, poiché la maggioranza al Parlamento europeo trascura le vere cause della principale frode fiscale (l’esistenza dei paradisi fiscali), nonostante vi siano alcune proposte positive per le quali abbiamo votato positivamente.

Benché la relazione della commissione parlamentare contenga alcune proposte positive, nello specifico i riferimenti espliciti ai paradisi fiscali e alla loro maggiore responsabilità per la frode fiscale e l’erosione della base fiscale, che riduce il reddito pubblico e diminuisce la capacità dello Stato di mettere in pratica le politiche di sostegno sociale, molte di queste posizioni sono state respinte o mitigate nella votazione in plenaria.

La maggioranza politica al Parlamento europeo non intende davvero chiudere i paradisi fiscali che proteggono immense fortune ed enormi profitti delle borse di diverse provenienze, più o meno autorizzate. Vogliono alimentare uno dei centri di profitti scandalosi del capitalismo, anche se significa entrate più ridotte per gli Stati e minori possibilità di risposta dalle politiche pubbliche a favore dei lavoratori e dei cittadini.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione dell’onorevole Bowles è tipica di questo Parlamento: offre soluzioni a problemi che non esisterebbero senza l’Europa di Bruxelles, soluzioni che, per di più, inasprirebbero semplicemente questi problemi o ne creerebbero di nuovi.

In questo caso, le soluzioni proposte per migliorare la lotta contro la frode fiscale comprendono la tassazione nel paese di origine e la creazione di una camera di compensazione che renderebbe i gettiti fiscali dei singoli Stati membri dipendenti da trasferimenti effettuati da altri Stati membri. Altre riguardano l’imposizione dell’IVA all’aliquota dello Stato membro di importazione (anziché l’attuale sistema di esenzione) o l’applicazione di un meccanismo di inversione contabile, due proposte che, se adottate, finirebbero con l’imporre alle imprese oneri amministrativi e fiscali insormontabili. Inoltre, tutte le amministrazioni fiscali potrebbero avere accesso diretto ai dati dei contribuenti raccolti elettronicamente in altri Stati membri. La tassazione dei redditi da risparmio e il diritto penale in materia di frode sarebbero standardizzati. Alcune aliquote IVA ridotte verrebbero abolite.

Tutto questo dimostra chiaramente che il vero obiettivo non è tanto la lotta alla frode, problema reale e molto serio, ma piuttosto porre fine alla sovranità fiscale degli Stati membri.

 
  
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  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La lotta alla frode fiscale merita senza dubbio pieno sostegno. Pertanto, abbiamo votato a favore della proposta di risoluzione nella sua totalità, nonostante contenga numerosi elementi sui quali non si è riflettuto approfonditamente e sono privi di garanzia. Il paragrafo 3 dichiara che “ai fini del funzionamento di un regime IVA basato sul ‘principio di origine’, sono necessarie l’armonizzazione fiscale tra i paesi, al fine di evitare la concorrenza fiscale…”. Non sosterremo una simile formulazione.

L’armonizzazione dei sistemi fiscali e di IVA degli Stati membri è un passo molto pericoloso di allontanamento dall’autodeterminazione nazionale in uno degli ambiti politici più basilari. Il Parlamento europeo non deve pronunciare dichiarazioni avventate su una questione così importante.

La concorrenza fiscale ha anche dei vantaggi in quanto i paesi sono in grado di procedere a ritmo sostenuto e sviluppare tasse più efficaci o altre soluzioni intese a finanziare la spesa pubblica, a condizione che non siano vincolate a una normativa comunitaria poco ponderata.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE), per iscritto. (EN) Sostengo pienamente la lotta contro la frode fiscale e riconosco che occorre una stretta cooperazione tra le autorità amministrative in ciascuno Stato membro e la Commissione al fine di realizzarla.

Tuttavia, non appoggio il ragionamento nelle motivazioni secondo cui l’introduzione di una CCCTB sia comunque necessaria per contrastare la frode fiscale. In questa fase, la CCCTB è solo una proposta tecnica, non sono state presentate comunicazioni e, al momento, è prematuro pensare che possa contribuire a contrastare la frode fiscale.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. (PL) Signor Presidente, voterò a favore della relazione su una strategia coordinata volta a migliorare la lotta contro la frode fiscale (2008/2033(INI)).

L’onorevole Sharon Bowles sottolinea correttamente che la frode fiscale ha gravi conseguenze per i bilanci nazionali. Conduce a violazioni del principio di tassazione equa ed è responsabile delle distorsioni della concorrenza.

Le distorsioni provocate dalla frode all’IVA hanno un impatto sull’equilibrio complessivo del sistema delle risorse. Secondo diverse fonti, le imposte non percepite a causa della frode dell’IVA vengono quantificate dai 60 ai 100 miliardi di euro all’anno in tutta l’Unione europea, che si traduce in una più ampia necessità di chiedere risorse proprie agli Stati membri in funzione della percentuale del loro reddito nazionale lordo (RNL).

Concordo con l’iniziativa dell’onorevole Sharon Bowles. I problemi causati dalla frode dell’IVA devono essere eliminati. Al fine di garantire il corretto funzionamento della Comunità, dobbiamo assicurare che il sistema delle risorse operi in modo equo e trasparente.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Dopo dieci anni senza combinare nulla, ancora non siamo in grado di concordare circa metodi efficaci per porre fine alla frode dell’IVA che, dopo tutto, riguarda l’evasione fiscale pari a circa il 2-2,5 per cento del rendimento economico dell’Europa.

Il sistema della contabilità inversa sembra abbastanza positivo sulla carta, ma ancora troppo rudimentale, motivo per cui la maggior parte delle richieste che abbiamo ascoltato sono ancora di una migliore cooperazione tra gli Stati membri.

In particolare nell’ambito della frode, alcuni Stati membri hanno un livello evidentemente elevato di suscettibilità alla frode e uno scarso controllo fiscale, caratterizzato da un atteggiamento lassista nei confronti del recupero. Mi colpisce che la relazione parlamentare non fornisca un messaggio chiaro né offra nuove soluzioni, motivo per cui mi sono astenuto.

 
  
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  John Purvis (PPE-DE), per iscritto. (EN) La delegazione dei conservatori del Regno Unito è spiacente di non poter appoggiare la relazione dell’onorevole Bowles. Ammettiamo che la frode fiscale è un grave problema che deve essere affrontato con estrema urgenza, e in particolare che occorre trovare una soluzione alla cosiddetta frode “carosello” per quanto riguarda l’IVA.

Tuttavia, la relazione non riesce a sostenere positivamente la concorrenza e la sovranità fiscale; non affronta realisticamente la questione dei paradisi fiscali e non riconosce il legame diretto tra alti livelli di tassazione e alti livelli di elusione ed evasione fiscale. Pertantochiediamo che l’Unione europea rifletta molto seriamente prima di proporre misure fiscali che generino soltanto la fuga dei capitali, scoraggino l’investimento interno o incoraggino ancora di più la frode fiscale.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN), per iscritto. – (GA) Sono lieto di sostenere la presente relazione che riconosce che lo sviluppo di una strategia intesa ad affrontare la frode fiscale è una necessità. Nonostante l’attuazione di politiche efficaci sia, per la maggior parte, di competenza degli Stati membri, occorre cooperazione a livello europeo. Non si dovrebbe imporre un onere amministrativo sproporzionato alle imprese, in particolare le piccole e medie imprese, e considerato il contesto della politica della Commissione, la burocrazia dovrebbe essere ridotta.

Sostengo l’emendamento dell’autrice che sottolinea l’importanza della concorrenza equa in termini di tassazione per l’economia dell’Unione europea. Mi dispiace che la stessa autrice si riferisca nelle motivazioni alla base imponibile comune e consolidata dell’imposta sulle società (CCCTB). Quest’ultima non è ancora stata valutata a sufficienza per garantire che questo sistema di tassazione abbia un impatto positivo ed è probabile che sussistano maggiori prove del contrario. Questa dichiarazione è basata su mere congetture e, poiché si trova solo nelle motivazioni, non possiamo votare al riguardo. Di conseguenza, desidero cogliere questa opportunità per esprimere il mio disappunto e rendere note le mie obiezioni.

 

7. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
  

(La seduta, sospesa alle 12.50, è ripresa alle 15.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. HANS-GERT PÖTTERING
Presidente

 

8. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
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9. Presentazione da parte del Consiglio del progetto di bilancio generale - Esercizio 2009 (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione sulla presentazione da parte del Consiglio del progetto di bilancio generale per l’esercizio 2009. Pertanto, porgo il benvenuto a Éric Woerth, ministro per il Bilancio, i conti pubblici e la funzione pubblica, in veste di rappresentante della Presidenza del Consiglio.

 
  
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  Éric Woerth, Presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, è per me un onore e un piacere parlare oggi nella vostra Aula per due motivi: in primo luogo, perché il vostro Parlamento rappresenta il cuore della democrazia europea. La Presidenza francese ha eccezionale rispetto e ammirazione per il lavoro che avete svolto a sostegno dell’integrazione europea, e la migliore dimostrazione possibile della nostra volontà di contribuire affinché l’Europa progredisca assieme a voi è stata fornita dal Presidente francese nel suo discorso di luglio a Strasburgo. E’ questo stesso spirito a guidarmi ed è condiviso dai miei colleghi del governo francese. In secondo luogo, poiché il progetto di bilancio per il 2009, che vi presenterò oggi, è stato adottato dal Consiglio all’unanimità il 17 luglio. Questa unanimità dimostra che il presente progetto di bilancio è equilibrato e consente ai governi dell’Unione europea di identificarvisi.

I nostri contatti iniziali hanno fornito una base solida per il proseguimento della procedura di bilancio. Il dialogo a tre e gli incontri di conciliazione si sono svolti in un’atmosfera costruttiva. Abbiamo già raggiunto un accordo su sei dichiarazioni, e sono certo che saremo in grado di accordarci su molti altri ambiti di comune interesse.

Posso garantirvi che il Consiglio è pronto a continuare questo dialogo di elevata qualità al fine di assicurare un accordo per il bilancio 2009 soddisfacente per tutti.

Tale accordo dovrebbe rispettare tre principi: il primo è garantire il finanziamento delle priorità politiche dell’Unione europea, e abbiamo istituito un quadro finanziario per il periodo 2007-2013 che dobbiamo attuare al fine di raggiungere i nostri obiettivi in termini di competitività, coesione e crescita. Il secondo è conformarsi alle norme della disciplina di bilancio e della solida gestione finanziaria definite nell’Accordo interistituzionale. La spesa deve rimanere entro i limiti fissati da tale accordo e devono essere conservati i margini sufficienti entro le soglie delle varie rubriche. Il terzo principio richiede che gli stanziamenti vengano adattati affinché tengano conto delle reali necessità. In particolare, dovremmo trarre insegnamenti dai precedenti gettiti di bilancio effettivi per poter essere in grado di determinare la nostra vera capacità di attuare le politiche settoriali. Inoltre, dalla creazione della prospettiva finanziaria del 1988, il bilancio comunitario è sempre stato soggetto a un sottoutilizzo degli stanziamenti di pagamento. L’attuazione del bilancio sta migliorando grazie agli sforzi della signora Commissario Dalia Grybauskaité, ma restano evidentemente considerevoli le incertezze legate all’esercizio finanziario 2009 e non vi sono prove, al momento, che suggeriscano che il 2009 sarà in qualche modo diverso rispetto agli anni precedenti.

E’ inoltre importante tutelare gli interessi dei contribuenti europei, ed è ancora più vero nell’attuale clima economico, e quindi dobbiamo evitare, per quanto possibile, di inserire in bilancio qualsiasi stanziamento che non possa essere utilizzato. L’obiettivo di un bilancio realistico ed equilibrato, di conseguenza, è stato il principio guida del lavoro del Consiglio.

Prima di presentarvi i risultati di tale lavoro, vorrei pronunciarmi sullo strumento di risposta rapida all’impennata dei prezzi alimentari nei paesi in via di sviluppo. Le nostre discussioni nelle prossime settimane verteranno su questo argomento. Il Consiglio europeo del 19 e 20 giugno ha dato un forte slancio politico accogliendo con favore l’intenzione della Commissione di presentare una proposta per un nuovo fondo di sostegno all’agricoltura nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, il mandato del Consiglio europeo è piuttosto esplicito al riguardo: la soluzione deve essere trovata in severa conformità con l’attuale prospettiva finanziaria.

Sono consapevole che il Parlamento europeo al momento non condivide tale posizione. Cionondimeno, il Consiglio valuterà le proposte adottate dalla Commissione il 18 luglio da questa prospettiva.

Infine, desidero ricordarvi che il Consiglio europeo ha ribadito appena ieri la sua prontezza nel sostenere gli sforzi di ricostruzione in Georgia, comprese le regioni dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, oltre ai 6 milioni di euro in aiuti di emergenza già erogati. Pertanto, a breve l’Unione europea prenderà l’iniziativa di riunire una conferenza internazionale che assista la ricostruzione in Georgia. Il Consiglio europeo di ieri ha chiesto al Consiglio e alla Commissione di iniziare i preparativi per questa conferenza.

Adesso vorrei presentarvi il significato principale del progetto di bilancio 2009 realizzato dal Consiglio.

Proponiamo un bilancio di 134 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno, pari a circa 469 milioni di euro in meno rispetto al progetto di bilancio preliminare. Pertanto, l’aumento negli stanziamenti d’impegno è di circa il 2,8 per cento rispetto al 2008 e, quale risultato, vengono mantenute le complessive capacità d’impegno comunitarie.

Per quanto riguarda gli stanziamenti di pagamento, il Consiglio ha apportato una modifica limitata a 1,7 miliardi di euro rispetto al progetto di bilancio preliminare. Come avete chiesto negli anni scorsi, il Consiglio non ha praticato tagli casuali e trasversali a tutte le rubriche. Questa riduzione si basa invece su una valutazione dettagliata dell’attuazione del bilancio nel 2007 e nel 2008, nonché su un approccio realistico al potenziale dei programmi comunitari da attuare e terminare. Pertanto, il progetto di bilancio è pari a circa 115 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento.

La riduzione nel livello di questi ultimi per il 2009 non deve essere una sorpresa, e desidero sottolineare questo punto. Era stato anticipato all’adozione del quadro finanziario per il 2007-2013. Se la soglia di stanziamenti di pagamento nel 2009 è molto inferiore a quella del 2008 e del 2010, ciò può essere spiegato, nello specifico, attraverso i movimenti negli stanziamenti per la politica di coesione, che nel 2009 saranno coinvolti dalla fine del periodo programmatico 2000-2006 e dal graduale aumento nel corso del periodo programmatico 2007-2013. Inoltre, non abbiamo notato alcuna indicazione che i nuovi programmi possano essere realizzati più rapidamente. Al contrario, il meccanismo di controllo dell’adozione dei sistemi di gestione e monitoraggio dei progetti importanti, dimostra che vengono avviati lentamente. Pertanto, su 433 programmi, ce ne sono solo due, in Ungheria, per i quali sono stati erogati pagamenti intermedi.

Il livello di stanziamenti di pagamento nel nostro progetto di bilancio è quindi realistico nonché adattato alle necessità dell’Unione.

Occorre sottolineare alcuni punti, rubrica per rubrica.

Per quanto riguarda la rubrica “Competitività per la crescita e l’occupazione”, il Consiglio conferisce grande importanza all’attuazione della Strategia di Lisbona. Ha pertanto garantito che venga fornito finanziamento adeguato, in particolare per la ricerca e i programmi di sviluppo tecnologico, le reti transeuropee e per migliorare la qualità dell’istruzione e dell’apprendimento permanente. Il Consiglio ha limitato l’aumento negli stanziamenti d’impegno sulla base della valutazione del potenziale dei programmi da realizzare, come ho già affermato.

Tuttavia, desidero sottolineare che, in questo contesto, l’aumento degli stanziamenti di pagamento è piuttosto significativo per i programmi prioritari. Per esempio, rispetto al 2008, il programma quadro per la ricerca riceverà un aumento del 10 per cento, il programma per l’innovazione e la competitività, un aumento del 16 per cento e il “programma per l’apprendimento permanente”, essenziale per i cittadini europei, riceverà il 6 per cento di aumento.

Tali esempi illustrano chiaramente la strategia mirata adottata dal Consiglio. Inoltre, il Consiglio ha ridotto gli stanziamenti di pagamento (di 471 milioni di euro) praticando tagli su numerose linee specifiche al fine di prendere in considerazione il modo in cui gli stanziamenti sono stati impiegati.

Per quanto riguarda la sottorubrica 1b, “Coesione per la crescita e l’occupazione”, il Consiglio ha accettato l’importo di stanziamenti d’impegno proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio preliminare. Per gli stanziamenti di pagamento, abbiamo adottato un approccio equilibrato attraverso l’introduzione, da un lato, di un aumento di 50 milioni di euro per i paesi e le regioni di convergenza e, dall’altro, una riduzione di 300 milioni di euro nel settore della competitività regionale.

Ciò significa una riduzione complessiva ragionevole di 250 milioni di euro in stanziamenti di pagamento, e sono lieto che siamo in grado di concordare su una dichiarazione congiunta relativa ai Fondi strutturali e di coesione nonché sui programmi di sviluppo rurale.

Per quanto riguarda la rubrica “Preservazione e gestione delle risorse naturali”, il Consiglio ha adottato una riduzione limitata di 382 milioni di euro in stanziamenti d’impegno e di 497 milioni di euro in stanziamenti di pagamento. Questi riguardano principalmente le linee di bilancio connesse all’intervento di mercato e alla liquidazione dei conti nonché, in misura ragionevole, allo sviluppo rurale.

Desidero inoltre sottolineare che le linee di bilancio relative ai programmi alimentari, la libera di distribuzione di frutta e verdura, il latte nelle scuole e le misure di promozione, sono state mantenute. Abbiamo inoltre mantenuto gli importi proposti dalla Commissione per le politiche ambientali.

Per quanto riguarda la rubrica 3, “Cittadinanza, Libertà, Sicurezza e Giustizia”, il Consiglio ha compiuto un lieve aumento nei margini disponibili nella soglia per raggiungere un totale di 76 milioni di euro, apportando riduzioni mirate di 20 milioni di euro negli stanziamenti d’impegno. In tale contesto, vorrei sottolineare l’importanza che la Presidenza francese conferisce alla politica in materia di immigrazione. L’importo proposto nel progetto di bilancio preliminare per l’Agenzia Frontex è quindi stato incluso.

Per quanto riguarda la rubrica 4, “L’UE quale partner globale”, abbiamo cercato di anticipare le necessità relative alla Palestina e al Kosovo senza attendere la lettera rettificativa della Commissione, che dovrebbe essere adottata la prossima settimana. Pertanto, abbiamo posto in riserva risorse aggiuntive, rispetto al progetto di bilancio preliminare, di 100 milioni di euro per la Palestina e di 60 milioni di euro per il Kosovo.

Per quanto attiene alla PESC, il Consiglio ha accettato, quale misura precauzionale, gli stanziamenti d’impegno e di pagamento introdotti nel progetto di bilancio preliminare e che sono in linea con gli importi previsti dall’Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006. Per quanto riguarda gli stanziamenti di pagamento, la riduzione compiuta è pari a 393 milioni di euro, ma la metà di questa riduzione è relativa alla riserva degli aiuti di emergenza e, come sapete, il Consiglio ritiene possibile finanziare questa riserva ridistribuendo gli stanziamenti di pagamento, come osservato negli ultimi anni.

Infine, per quanto riguarda la rubrica 5, “Amministrazione”, il Consiglio ha adottato un aumento controllato del 3,8 per cento in stanziamenti amministrativi, ritenuto necessario al fine di garantire il corretto funzionamento delle istituzioni. Il margine disponibile sotto la rubrica 5 è quindi pari a 224 milioni di euro. Il Consiglio ha, naturalmente, accettato i 250 posti connessi all’allargamento del 2007. Abbiamo inoltre apportato riduzioni mirate sulla base dell’attuazione in passato, anziché tagli trasversali, che sono diventati quasi una tradizione.

Infine, per quanto riguarda le agenzie decentrate, abbiamo tenuto conto del ciclo vitale di queste agenzie. Non possiamo occuparci di agenzie che hanno già raggiunto una velocità operativa allo stesso modo delle agenzie in fase di sviluppo, che stanno ancora sviluppando le loro capacità, e abbiamo considerato l’attivo generato da alcune agenzie nei precedenti esercizi finanziari. Ciò è vero per quanto riguarda Frontex ed Eurojust, due agenzie che rientrano nelle nostre priorità.

Per concludere, ritengo pertanto che il progetto di bilancio per il 2009 costituisca un equilibrio tra le ambizioni che tutti noi naturalmente abbiamo per la nostra Unione europea e un bilancio solido di cui siamo responsabili dinanzi ai cittadini. Questo è chiaramente essenziale se i cittadini devono condividere la fiducia nell’idea europea.

Il parere di quest’Aula sarà probabilmente diverso, ma siamo solo all’inizio della procedura di bilancio e abbiamo ancora molto tempo per armonizzare i nostri punti di vista sulla struttura del bilancio 2009 e per rispondere alle sfide che abbiamo di fronte, quale risultato delle nuove proposte della Commissione. Pertanto, sono sicuro che le tre istituzioni compiranno ogni sforzo affinché, da adesso alla conciliazione di novembre, due mesi di tempo, possiamo raggiungere un accordo globale su tutte queste questioni, e auspico che sarà il miglior compromesso possibile per le istituzioni e per i cittadini europei. Potete naturalmente contare sul mio totale impegno sotto questo punto di vista.

 
  
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  Presidente. − La ringrazio molto, signor Ministro. Meritava una partecipazione di gran lunga maggiore, ma conta molto anche la qualità dei nostri deputati. Oggi, certamente, stiamo svolgendo una discussione iniziale, cui partecipa anche un ex ministro che in passato ha occupato il suo posto.

 
  
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  Jutta Haug, relatrice. (DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, lei ha appena dichiarato che siamo solo all’inizio del processo di bilancio. Per quanto riguarda il Parlamento, non è così. Abbiamo iniziato la procedura di bilancio e le discussioni sulla procedura e sul nostro bilancio per il 2009 all’inizio di quest’anno. Pertanto, abbiamo già percorso una lunga strada. Inoltre, nello specifico, noi in Parlamento abbiamo concordato che né il progetto di bilancio preliminare della Commissione né il progetto del Consiglio (che, come sappiamo, ha ridotto sia gli stanziamenti d’impegno che quelli di pagamento contenuti nelle stime della Commissione) sono particolarmente soddisfacenti. Certamente, non lo riteniamo un bilancio ambizioso che soddisfa le nostre richieste nell’Unione europea in ogni possibile settore di attività politica.

In particolare, il Parlamento ha incontrato qualche difficoltà con il fatto che, per tutte le discussioni costanti e onnipresenti sull’intenzione di affrontare il cambiamento climatico, tale intenzione non si riflette a sufficienza nel bilancio. Noi al Parlamento, come potete osservare dall’enorme sostegno che l’Assemblea ha dato alla squadra dei negoziati della commissione per il bilancio nella votazione di luglio, garantiremo che la lotta al cambiamento climatico possa essere migliorata in molte sezioni del bilancio e che questo possa essere realizzato con finanziamenti europei. Non crediamo che possa rimanere un così esteso divario tra gli stanziamenti d’impegno e gli stanziamenti di pagamento come il 15 per cento proposto dalla Commissione, che di conseguenza è stato ulteriormente ampliato dal Consiglio.

Al contrario, dovremo garantire che otterremo un bilancio più consono ai principi di accuratezza e chiarezza del bilancio. Non vi è alcun dubbio che in autunno terremo la solita discussione animata. Tuttavia, auspico realmente che arriveremo a un risultato soddisfacente, una volta raggiunto un accordo su alcune questioni.

 
  
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  Janusz Lewandowski, relatore. (PL) Signor Presidente, come al solito, in autunno ci inoltreremo nella fase decisiva della procedura di bilancio, questa volta per il 2009. Il nostro compito è di rilevare e tener conto di tutti i cambiamenti avvenuti dalla presentazione delle proposte di bilancio preliminare.

Il maggiore problema e difficoltà per me, in qualità di relatore sul bilancio del Parlamento europeo e delle altre istituzioni europee, è l’incertezza per quanto riguarda il destino del Trattato di Lisbona. Le previsioni di bilancio per il 2009 sono state basate sul risultato più probabile, ossia l’entrata in vigore di un Trattato che amplia fondamentalmente i poteri di codecisione del Parlamento europeo. Poiché attualmente un punto di domanda aleggia sul Trattato, la reazione normale per quanto riguarda il bilancio è separare la spesa direttamente connessa al Trattato di Lisbona dalla spesa preliminare per il prossimo anno, ed è stata questa la richiesta che abbiamo presentato a tutte le istituzioni europee. Abbiamo una risposta dal Parlamento europeo, attualmente in fase di valutazione. Non è ancora un documento ufficiale dell’Ufficio del Parlamento, ma soddisfa il requisito di separare la spesa connessa al Trattato di Lisbona, che può essere presa in considerazione in seguito, se la situazione cambia.

Ovviamente, l’incertezza relativa al destino del Trattato di Lisbona che coinvolge il bilancio per il 2009 non ci esime dall’applicare altri principi disciplinanti la creazione di un piano di spesa per il 2009. Dobbiamo tener conto delle nuove norme sulla retribuzione degli eurodeputati nonché la remunerazione e l’impiego degli assistenti. Dobbiamo coprire i costi della campagna elettorale europea e considerare i movimenti dei prezzi delle varie fonti di energia avvenuti nel 2008. Soprattutto, il 2009 è un anno di elezioni, in cui dobbiamo lottare per il rigore e la disciplina finanziaria. Un’espansione della burocrazia europea, in altre parole l’amministrazione europea, non è il messaggio migliore da trasmettere ai cittadini cui stiamo chiedendo di rinnovare il mandato degli eurodeputati.

Desidero richiamare la vostra attenzione su un altro problema che mi riguarda, non come relatore del Parlamento europeo, ma quale membro di una comunità di paesi democratici preoccupati per i diritti umani e la sovranità di tutte le nazioni d’Europa. Dovremmo reagire, anche a livello di bilancio, a quanto sta accadendo in Georgia. Ritengo che il Parlamento europeo debba assumere una posizione in prima lettura su questa questione, poiché sarà difficile convincere i contribuenti europei a continuare a fornire aiuto incondizionato alla Russia, se questa spende il denaro nelle guerre oltre i suoi confini.

 
  
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  Kyösti Virrankoski, Vicepresidente della commissione per i bilanci. (FI) Signor Presidente, signor ministro, signora Commissario, desidero innanzi tutto esprimere la mia soddisfazione per il fatto che il progetto di bilancio per il prossimo anno si trovi adesso dinanzi al Parlamento. Al contempo, mi rammarico che il presidente della nostra commissione, Reimer Böge, non possa essere presente alla discussione, poiché ha contemporaneamente degli impegni importanti nel suo paese. Per questo motivo, pronuncerò al suo posto il discorso a nome della commissione per i bilanci.

Desidero ringraziare il Consiglio e la sua Presidenza per la loro cooperazione costruttiva, poiché nel corso dell’incontro di conciliazione di bilancio di luglio abbiamo realizzato importanti dichiarazioni comuni relative all’applicazione dei Fondi strutturali e di coesione, del Fondo europeo di solidarietà, del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, e alla spesa pubblica, oltre ad altri argomenti. Ciò è inoltre di buon auspicio per un’atmosfera positiva alla riunione di conciliazione di novembre. Purtroppo, il Consiglio non è stato cooperativo al pari di quanto lo è stato per il finanziamento di numerosi posti nuovi, discussi e inclusi nelle risoluzioni in sede di Consiglio europeo di giugno, per esempio.

Il progetto di bilancio preliminare era già molto scarso. Gli stanziamenti d’impegno erano di 134,4 miliardi di euro, ossia di 2,6 miliardi in meno rispetto alla prospettiva finanziaria, e gli stanziamenti di pagamento erano ancora più scarsi, pari a 116,7 miliardi di euro. Questo è l’equivalente in pagamenti di appena lo 0,9 per cento del PIL dell’Unione europea, significativamente al di sotto del quadro finanziario già estremamente compromesso, a una media dell’1 per cento. Il Consiglio ha tagliato ulteriormente il bilancio per un totale di 500 milioni di euro in stanziamenti di impegno e di 1,8 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento.

Dal mio punto di vista, questo bilancio tanto ridotto non riflette le priorità dell’Unione europea o del Parlamento. E’ molto pericoloso aver compiuto tagli alla rubrica 1, essenziale per la crescita sostenibile e l’occupazione. L’insufficienza degli stanziamenti di pagamento è una particolare minaccia alla politica strutturale, una delle importanti priorità del Parlamento. La sua attuazione è già stata comunque enormemente rinviata.

E’ piuttosto chiaro che la rubrica 1 nel bilancio necessiti di particolare attenzione, così anche la rubrica 4, che sembra essere cronicamente sottofinanziata di anno in anno. In questo preciso momento esistono dei problemi con il Kosovo e la Palestina.

Infine, desidero sollevare due questioni. La prima è lo strumento alimentare. La Commissione propone circa un miliardo di euro per lo sviluppo di assistenza e produzione alimentare nei paesi in via di sviluppo. Il Parlamento la appoggia, ma deplora che la Commissione non abbia proposto alcuno strumento adeguato. L’Accordo interistituzionale è una buona opportunità a questo proposito, e la commissione per i bilanci è pronta e intenzionata a sostenerlo anche in questo contesto.

Il Parlamento europeo è inoltre pronto a sostenere la ricostruzione in Georgia. La procedura di bilancio offre inoltre delle opportunità a tal proposito. Auspichiamo che se la Commissione formula promesse a nome dell’Unione europea queste vengano prima discusse con le autorità di bilancio nel corso della prossima conferenza dei donatori.

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ricordare l’ottima atmosfera dei nostri negoziati iniziati in primavera, che abbiamo concluso prima delle vacanze estive. Auspico che saremo in grado di avanzare in questo modo nel corso dell’intera procedura.

Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che avremo quattro principali gruppi di problemi nei nostri negoziati. Il primo riguarda il livello degli stanziamenti di pagamento, che sono stati ridotti dal Consiglio per 1,8 miliardi di euro. Nella valutazione della proposta della Commissione, il Parlamento ritiene sia troppo modesto e il Consiglio che sia troppo ambizioso; auspico pertanto che potremo trovare un compromesso e un bilancio adeguato per l’Europa entro la fase finale dei nostri negoziati.

Il secondo gruppo di problemi è concentrato nella rubrica 4, e su questo punto vorrei citare tre elementi: le risorse aggiuntive per il Kosovo e la Palestina; la riserva di aiuti di emergenza, in particolare poiché ci saranno bisogni che richiederanno una risposta rapida quest’anno e il prossimo; e naturalmente la prossima conferenza dei donatori intesa ad aiutare la Georgia, e su questo aspetto, almeno oggi, non ci è stata presentata ancora una decisione.

Il terzo gruppo di problemi rilevati dalla Commissione riguarda la spesa amministrativa, in cui come al solito il Consiglio approva posti ma riduce il finanziamento. Ciò significa che per la Commissione, in questa fase e con queste proposte, non sarà possibile assumere altro personale, nonostante siano stati approvati 250 posti connessi all’allargamento.

Il quarto gruppo è relativo allo strumento alimentare. Su suggerimento del Consiglio, abbiamo formulato una proposta che al momento non è stata ancora approvata quale strumento dal Parlamento. E’ quindi questo quarto gruppo che vedo problematico nei nostri negoziati.

Pertanto, in generale, esistono solo queste quattro priorità che possono causare difficoltà. Per il resto, le consultazioni sono molto ben preparate e calcolate, e ritengo che per la maggior parte possiamo raggiungere un accordo in tempi rapidi. Se manteniamo lo spirito di cooperazione che abbiamo oggi, mi auguro che risolveremo tutti i nostri problemi.

 
  
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  Éric Woerth, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signor Presidente, prima di tutto, desidero ringraziarvi per questa discussione. Vorrei dire all’onorevole Haug che questo bilancio è evidentemente ambizioso, anche se i livelli non sono esattamente gli stessi cui lei ha fatto riferimento riguardo alle diverse rubriche. Tuttavia, naturalmente condividiamo lo stesso obiettivo e abbiamo ovviamente bisogno di riconciliare le nostre divergenze di opinioni. Adesso abbiamo due mesi di tempo per farlo.

In secondo luogo, onorevole Lewandowski, per quanto riguarda le sue osservazioni sulle conseguenze del Trattato di Lisbona, condividiamo il suo auspicio, ossia di considerare che in realtà il processo di ratifica non è ancora stato concluso e che pertanto è saggio non introdurre tali costi in bilancio. Ritengo che evidentemente condividiamo lo stesso punto di vista sulla questione. Lei ha citato la Georgia. La Commissione europea si riferiva in realtà a questa come a una delle questioni più importanti da risolvere, e il Consiglio ha espresso il suo parere al riguardo. Dobbiamo adesso cercare di sviluppare gli ambiti politici individuati ieri pomeriggio.

Onorevole Virrankoski, per quanto riguarda il progetto di bilancio preliminare, lei afferma che è già estremamente rigido e che ciò che in realtà stiamo facendo è renderlo ancora più rigido. E’ vero. Tuttavia, dobbiamo innanzi tutto tracciare una distinzione tra gli stanziamenti d’impegno e gli stanziamenti di pagamento. Nel caso dei primi, vi è un aumento di poco inferiore al 3 per cento rispetto al 2008. Ritengo che ciò dimostri quanto siamo ambiziosi. Relativamente agli stanziamenti di pagamento, è vero che viene programmata una riduzione di analoga portata. Ho cercato di spiegare che abbiamo svolto una valutazione molto dettagliata e che questo non è il risultato di un metodo casuale e privo di giudizio di riduzione degli stanziamenti di pagamento. E’ il puro e semplice risultato di una valutazione del livello di utilizzo degli stanziamenti delle diverse politiche. Ho cercato di spiegarlo, rubrica per rubrica. Tornando brevemente alla rubrica 1, è vero che vi è una riduzione ma, al contempo, nell’ambito di tale riduzione, vi è un aumento pianificato di 50 milioni di euro per i paesi e le regioni di convergenza; ho voluto citarlo. Sotto la rubrica 4, ne ha parlato anche la signora Commissario, vi è un aumento di stanziamenti per la Palestina e il Kosovo, e metà della riduzione degli stanziamenti entrata nel progetto di bilancio è relativa alla riserva di emergenza passibile di finanziamento, come accaduto sinora, attraverso la ridistribuzione delle risorse. Ovviamente, fino a novembre dobbiamo discutere più dettagliatamente di questioni specifiche, chiaramente definite e soggette a determinati parametri, e dovremo tentare di trovare il miglior compromesso possibile, un compromesso che ci aiuterà certamente ad andare avanti.

 
  
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  Presidente. − E’ stata una discussione intermedia importante sul bilancio. Avete tutti fatto un riferimento molto rapido alla crisi e al conflitto in Georgia. Come sapete, ieri ho reso una dichiarazione in sede di Consiglio europeo sulla questione, e ho la sensazione che l’opinione che ho espresso ieri sia condivisa da tutte le parti delle istituzioni. Grazie.

 

10. Reti e servizi di comunicazione elettronica - Autorità europea per il mercato delle comunicazioni elettroniche - Trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa: un approccio comune all’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale - Reti e servizi di comunicazione elettronica, tutela della vita privata e protezione dei consumatori (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta,

– la relazione di Catherine Trautmann, a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, la direttiva 2002/19/CE relativa all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime e la direttiva 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica [COM(2007)0697 – C6-0427/2007 – 2007/0247(COD)] (A6-0321/2008),

– la relazione di Pilar del Castillo Vera, a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un’Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche [COM(2007)0699 – C6-0428/2007 – 2007/0249(COD)] (A6-0316/2008),

– la relazione di Patrizia Toia, a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, su “Trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa: un approccio comune all’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale” [2008/2099(INI)] (A6-0305/2008), e

– la relazione diMalcolm Harbour, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per la tutela dei consumatori [COM(2007)0698 – C6-0420/2007 – 2007/0248(COD)] (A6-0318/2008).

 
  
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  Luc Chatel, Presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, basta guardare alcuni dati per notare l’importanza strategica delle telecomunicazioni e delle nuove tecnologie dell’informazione in Europa: solo le tecnologie delle telecomunicazioni rappresentano un quarto della crescita europea e il 40 per cento dei nostri incrementi di produttività. Se si considerano alcuni studi condotti, si può notare che, negli ultimi 12 anni, il 50 per cento del divario di crescita tra Stati Uniti ed Europa è connesso a disuguaglianze nello sviluppo delle nostre tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni. Pertanto, l’Europa deve investire in questo settore su una base a lungo termine. Una revisione rapida del quadro normativo per le comunicazioni elettroniche dell’Unione europea è di conseguenza essenziale al fine di promuovere la competitività e la crescita nell’economia europea.

Come ho affermato nel corso della mia udienza in sede di commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, l’obiettivo della Presidenza francese è raggiungere un accordo politico nel corso del Consiglio dei ministri per le Telecomunicazioni del 27 novembre, il cui contenuto, ovviamente, si baserà quanto più possibile sulle posizioni adottate dal Parlamento europeo. Per raggiungere tale obiettivo, il Consiglio ha previsto di svolgere circa 15 riunioni di lavoro nel corso della seconda metà del 2008. Pertanto, vorrei prendermi qualche minuto per informarvi sulla posizione predominante in Consiglio circa le questioni principali affrontate dai tre relatori, gli onorevoli Trautmann, del Castillo e Harbour. Il mio collega, il ministro Éric Besson, si occuperà della relazione dell’onorevole Toia sulla questione del dividendo digitale.

Desidero congratularmi per la quantità di lavoro piuttosto considerevole svolta dai tre relatori sulle tematiche che stiamo per affrontare. Dal mio punto di vista, il loro lavoro contribuisce a chiarire la situazione e offre una nuova base di discussione con il Consiglio, e desidero sottolineare che vi è un ampio consenso tra le nostre due istituzioni, il Parlamento e il Consiglio.

Innanzi tutto, vorrei congratularmi con l’onorevole Catherine Trautmann per il lavoro che ha svolto sinora quale relatrice sulla direttiva recante modifica delle direttive quadro sull’“accesso” e le “autorizzazioni”. Desidero congratularmi per la sua volontà di tener conto della sfida generata dalla realizzazione di reti di accesso di prossima generazione, interesse condiviso da tutte le parti coinvolte nel settore, nonché dagli Stati membri.

Onorevole Trautmann, la sua relazione sottolinea la necessità di continuare a promuovere la concorrenza, in particolare la concorrenza basata sulle infrastrutture; questa è l’opinione del Consiglio. La sua relazione suggerisce di fare un maggior uso della frammentazione geografica del mercato al fine di eliminare gli obblighi normativi ex ante qualora la concorrenza sia efficace. Questa seconda questione è stata discussa in sede di Consiglio.

Vorrei ora occuparmi della regolamentazione dei mercati, in particolare del proposto ampliamento del diritto di veto della Commissione sulle misure correttive proposte dai regolatori. L’onorevole Trautmann, nella sua relazione, sottolinea che la Commissione dovrebbe svolgere il ruolo di arbitro anziché di giudice; propone quindi un meccanismo di coregolamentazione in base al quale un problema può essere rinviato al gruppo regolatore riformato, per esempio, quando una misura correttiva proposta da un regolatore viene discussa dalla Commissione. Pertanto, la relatrice del Parlamento cerca un compromesso tra la situazione attuale e il diritto di veto proposto inizialmente dalla Commissione e che, come sapete, ha incontrato qualche opposizione da parte degli Stati membri. Ciò rappresenta un vero progresso rispetto al testo originale su una questione molto sensibile per il Consiglio, che non sembra ben disposto, al momento, a conferire troppo potere alla Commissione.

Un’altra questione oggetto di accesa discussione è la separazione funzionale. La relazione dell’onorevole Trautmann propone il mantenimento dell’imposizione della separazione funzionale quale misura correttiva eccezionale per le autorità nazionali di regolamentazione (ANR). Tale misura correttiva eccezionale sarebbe più limitata in termini della sua attuazione, poiché richiederebbe sia il consenso precedente della Commissione che il parere favorevole dell’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni (BERT). L’approccio adottato dalla relatrice sembra essere in generale coerente con il compromesso emerso in sede di Consiglio su tale aspetto, in particolare il mantenimento dell’imposizione di tale misura correttiva, ma senza consentire la diffusione del suo impiego.

Un’altra questione importante nei negoziati è la gestione dello spettro radio. La vostra relatrice, al pari del Consiglio, è favorevole a un approccio graduale alle modifiche della gestione dello spettro, che cerchi un equilibrio tra i principi di neutralità proposti dalla Commissione e la complessità della gestione di questa esigua risorsa. La relazione adottata alla fine dalla commissione per l’industria introduce inoltre un nuovo elemento sostenendo la creazione di un comitato per la politica in materia di spettro radio (RSPC) responsabile di informare il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulle questioni politiche in materia di spettro radio. Questo comitato avrebbe il compito di istituire un programma legislativo strategico sull’utilizzo dello spettro radio. Su tale questione, ritengo che il Consiglio abbia tenuto conto della richiesta legittima del Parlamento europeo di essere maggiormente coinvolto nella formulazione degli orientamenti generali per la gestione dello spettro radio ma, come sapete, il Consiglio intende anche evitare una situazione in cui troppe istituzioni sono responsabili per questa risorsa e mantenere la prontezza richiesta da questi mercati e dallo spettro radio quale risorsa strategica per l’innovazione.

Desidero congratularmi per la qualità della relazione dell’onorevole Pilar del Castillo sull’istituzione di un’Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche; vorrei sottolineare che si occupa di una questione altamente sensibile, oggetto anche di ampio consenso tra il Parlamento e il Consiglio. La relazione, onorevole del Castillo, conclude che l’Autorità europea, nella forma inizialmente proposta, non è la giusta soluzione per rafforzare la cooperazione tra i regolatori e promuovere l’armonizzazione delle pratiche; questa è anche la posizione del Consiglio. Vi opponete alla creazione di un super-regolatore e proponete la creazione di un organo, il BERT, che sarebbe più vicino ai regolatori, che godrebbe di maggiore indipendenza dalla Commissione europea e che avrebbe una struttura e una governance molto più semplici di quelle proposte in origine. Il Consiglio è consapevole di tutti questi argomenti ma, come sapete, la maggior parte degli Stati membri ha ancora qualche riserva sull’istituzione di un organo comunitario. Nelle prossime settimane, il Consiglio deve quindi cercare di raggiungere un equilibrio tra le due opzioni: l’istituzionalizzazione di un organismo di diritto privato composto dai regolatori europei o l’istituzione di un organo comunitario la cui indipendenza deve essere garantita.

Le mie osservazioni conclusive si riferiscono alla relazione dell’onorevole Malcolm Harbour, che desidero ringraziare per la qualità del suo lavoro; accolgo con particolare favore il fatto che tenga conto dei diritti fondamentali dei consumatori. Il Parlamento, al pari del Consiglio, appoggia le misure proposte dalla Commissione intese al rafforzamento della tutela dei consumatori, una questione venuta alla ribalta di recente, dato il maggiore impatto dei servizi di comunicazione sulle vite quotidiane dei nostri cittadini.

In particolare, la relazione dell’onorevole Harbour propone che le informazioni da includere nei contratti debbano essere specificate, che le misure che gli Stati membri devono adottare per gli utenti disabili vengano rafforzate e che i tempi necessari per la portabilità del numero vengano ridotti al fine di potenziare la concorrenza. Il Consiglio approva ampiamente tutte queste misure.

Ritengo che il problema della tutela della vita privata, affrontato nell’ambito della migliorata procedura di cooperazione con l’onorevole Alvaro nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sia un’altra questione importante da affrontare e sono lieto, per esempio, che le comunicazioni non richieste tramite SMS siano state considerate.

Per quanto riguarda la questione specifica dei diritti d’autore, la relazione dell’onorevole Harbour propone il mantenimento dell’obbligo dei fornitori di rete di servizi di comunicazione elettronica di offrire agli abbonati tutte le informazioni utili sugli usi illeciti di reti e servizi. Propone inoltre di incoraggiare la cooperazione tra tutte le parti interessate al fine di promuovere la diffusione di offerte lecite. Sembrano essere misure equilibrate, ma dovremo tener conto che è una questione altamente sensibile, sia per l’Assemblea che per il Consiglio.

Per concludere quanto ho da dire riguardo a questi settori per i quali sono responsabile, signor Presidente, prima di passare la parola al mio collega, Éric Besson, sulla questione del dividendo digitale, noi riteniamo che il Parlamento e il Consiglio siano molto concordi su questi argomenti, nonostante esistano lievi divergenze di opinione per quanto riguarda il livello di dettagli da includere nella presente direttiva. Naturalmente, faremo del nostro meglio per continuare a collaborare a stretto contatto con il Parlamento e la Commissione, affinché tra le tre istituzioni possano essere raggiunti compromessi quanto prima.

 
  
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  Presidente. − La ringrazio, ministro Chatel. Luc Chatel è il ministro di Stato per l’Industria e il consumo.

Oggi sperimentiamo nuove strade ascoltando un secondo rappresentante del Consiglio, ossia il ministro Éric Besson, sottosegretario di Stato del Primo Ministro.

 
  
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  Éric Besson, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, come ha appena affermato il mio collega, il ministro Luc Chatel, è mio compito parlarvi della questione molto importante del dividendo digitale.

Il 12 giugno 2008, il Consiglio ha adottato le conclusioni della comunicazione della Commissione dal titolo “Trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa: un approccio comune all’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale”. L’abbandono della trasmissione radio analogica libererà lo spettro della banda a frequenza ultraelevata (UHF), il che è particolarmente positivo a causa delle caratteristiche di propagazione delle onde radio UHF. Pertanto, il passaggio alla trasmissione digitale offre un’opportunità senza precedenti da cui dobbiamo trarre il massimo vantaggio. Questo è l’obiettivo della relazione dell’onorevole Toia sulla quale esprimerete un’opinione e, a questo punto, vorrei congratularmi per la qualità del lavoro da lei svolto.

Come dimostrato dall’onorevole Toia nella sua relazione, il valore combinato dei mercati dei servizi di comunicazione elettronica, che dipendono dall’uso dello spettro delle onde radio, nell’Unione europea è pari a oltre 250 miliardi di euro, ossia circa il 2,2 per cento del prodotto interno lordo annuo dell’Unione europea. Una valida gestione dello spettro può contribuire in modo significativo agli obiettivi di Lisbona di competitività e crescita economica, nonché soddisfare una vasta gamma di bisogni sociali, culturali ed economici dei cittadini europei. In termini concreti, un uso saggio e assennato del dividendo digitale aiuterà a ridurre il dividendo digitale, in particolare nelle regioni svantaggiate, periferiche o rurali. Come correttamente sottolinea la vostra relatrice, lo spettro radio liberato dal passaggio digitale deve essere riassegnato quanto prima.

Adesso posso dirvi che il Consiglio concorda fondamentalmente con il punto di vista della relatrice secondo cui un approccio coordinato a livello comunitario dell’uso dello spettro garantirà un utilizzo ottimale del dividendo digitale. L’individuazione di una sottobanda per nuovi servizi di comunicazione elettronica consentirà agli operatori e ai costruttori di attrezzature di beneficiare di un mercato di dimensioni sufficienti. E’ una questione strategica per lo sviluppo industriale e politico in Europa.

Se l’Europa riuscisse a coordinare l’azione relativa al dividendo digitale, come ha fatto per il GSM, le verrebbe presentata una storica opportunità di rilancio, nei prossimi 20 anni, una politica a vantaggio della sua industria e dei consumatori. Tuttavia, come sottolineato dai ministri lo scorso giugno, il Consiglio ritiene che dovremmo rispettare il principio di garanzia di flessibilità dell’uso del dividendo digitale, nonostante i vincoli necessari a evitare un’interferenza dannosa o a promuovere gli obiettivi di interesse generale come la vasta disponibilità del servizio o il pluralismo dei media e la diversità linguistica e culturale. Le discussioni nazionali relative all’assegnazione dello spettro devono procedere molto rapidamente ma, se la Comunità intende avere successo, deve rimanere coerente con le decisioni nazionali adottate attualmente sul riutilizzo delle frequenze.

Vorrei concludere affermando che il Consiglio chiede alla Commissione, e so che è stato già fatto, di avviare gli studi e le consultazioni necessari a determinare una base coerente per l’uso coordinato dello spettro. La Commissione ha inoltre chiesto sostegno e assistenza per gli Stati membri nel conseguire tale obiettivo. Pertanto, il Consiglio attende con grande interesse la relazione che la Commissione dovrà presentare entro dicembre 2008 sui risultati di questo processo e su eventuali altre iniziative richieste.

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando i relatori, gli onorevoli Catherine Trautmann, Pilar del Castillo Vera, Patrizia Toia e Malcolm Harbour, per il lavoro molto complesso e le proposte molto costruttive. Desidero ringraziare il Parlamento in generale, poiché il lavoro è stato durissimo, e so che ha richiesto una preparazione molto approfondita nonché vasta (udienze con le parti interessate e valutazione di centinaia di emendamenti), e sono consapevole che avete lottato anche contro il tempo, ma spesso è in queste circostanze che si raggiungono i migliori risultati, e questo è sicuramente il caso.

A prescindere da quanto sia adeguato per molti aspetti il quadro normativo esistente, tutti concordano sulla reale necessità di migliorarlo. Perché? Dobbiamo rafforzare la tutela dei consumatori garantendo che possano compiere una corretta scelta informata tra una varietà di prodotti e servizi concorrenti. Dobbiamo garantire che quando gli Stati membri gestiscono il loro spettro nazionale, che è una risorsa molto preziosa, come è già stato affermato, essi generino vantaggi sociali ed economici grazie all’efficienza, la trasparenza e la flessibilità della loro gestione, nonché all’esistenza di un miglior coordinamento a livello comunitario. Occorre assicurarci che il nostro sistema normativo faciliterà e non ostacolerà gli investimenti nelle reti di prossima generazione affinché l’Europa resti competitiva nel XXI secolo.

Infine, alla base di tutti i nostri sforzi deve esserci il rafforzamento del mercato interno. Non si tratta di mere dichiarazioni di intenti, ma di dotare l’Unione europea di un mercato unico, efficiente e competitivo che porti le economie di scala non solo al settore delle comunicazioni elettroniche, ma anche ai cittadini e al resto dell’economia. E’ questa che ne trae ampio vantaggio e che deve essere rafforzata. Traiamo vantaggio dal nostro continente europeo: liberiamoci degli ostacoli che causano la frammentazione e la minore efficienza economica e sociale.

Tutti questi fondamentali argomenti, la tutela dei consumatori, lo spettro, gli investimenti e il mercato interno, sono molto importanti, e il Parlamento lo ha compreso. Devo congratularmi con quest’ultimo per aver individuato i problemi alla base e aver svolto l’esatta diagnosi per presentare soluzioni reali.

Consentitemi adesso di occuparmi dei meccanismi del mercato interno. E’ qui che la posta in gioco è più elevata e che la futura discussione con il Consiglio promette di essere ancora molto complessa. Lo dico nonostante gli stessi ministri alla fine della Presidenza slovena abbiano ammesso che necessitiamo di migliorare la coerenza del mercato interno per le comunicazioni elettroniche.

Questa ammissione è molto positiva, ma quali sono le soluzioni? Il Parlamento ha osservato correttamente che esiste solo una discussione, non due, quando si tratta dell’organo e dei meccanismi intesi a migliorare il funzionamento del mercato interno, in particolare i meccanismi dell’articolo 7 per la notifica delle revisioni del mercato nazionale. Queste sono le due facce della stessa medaglia del mercato interno, cui appartengono entrambe.

Tutti noi sappiamo che gli accordi di cooperazione esistenti tra i regolatori nazionali in ambito comunitario, ossia il gruppo di regolatori europei (ERG), devono essere migliorati affinché siano utili. Questo è il motivo per cui la Commissione accoglie con favore gli emendamenti che ampliano la sua proposta di una cooperazione più trasparente, affidabile ed efficace.

Soprattutto, la Commissione valuta positivamente le proposte del Parlamento di un organo comunitario. Quest’ultimo, con tutto ciò che implica, deve essere adeguato allo scopo: deve funzionare in modo tale da essere efficiente, equo e affidabile, nonché al di sopra di ogni sospetto che possa essere più vicino ad alcuni regolatori rispetto ad altri. Per questa ragione, se intendiamo essere coerenti, dobbiamo essere coerenti anche per quanto riguarda i finanziamenti che, a livello nazionale, in qualsiasi misura, metteranno in dubbio la credibilità di un organo e apriranno le porte all’incertezza amministrativa e giuridica.

L’esperienza ci ha insegnato che i finanziamenti ibridi creano problemi, pertanto dobbiamo evitare di creare simili problemi. Al riguardo, vorrei avvisare il Parlamento di stare in guardia da quello che chiamo “approccio da squadra di calcio belga”, che devo spiegarvi. Sapete che l’ERG è stato creato dalla Commissione quale consulente della stessa. Di recente, i regolatori nazionali hanno istituito una normativa relativa a un organo privato, in virtù del diritto belga, inteso ad agire quale segretario del gruppo dei regolatori indipendenti, l’IRG. Quest’ultimo, opera al di fuori del quadro comunitario, ha un membro in più rispetto ai 27 Stati membri, e in pratica nessuno capisce dove inizia l’IRG e finisce l’ERG. La Commissione ha voluto porre fine a tale confusione istituendo un’autorità affidabile e chiaramente definita. Ovviamente, non desideriamo che un organo privato belga, estraneo all’approccio comunitario e alle garanzie da esso fornite, venga coinvolto nel processo decisionale europeo.

Questo è il motivo per cui esiste ancora la necessità di un’ulteriore valutazione di numerose questioni giuridiche e istituzionali relative alla creazione dell’organo, in particolare la sua struttura gestionale. Dobbiamo trovare i giusti strumenti per tutelare l’indipendenza dei regolatori nazionali al fine di garantire un approccio basato sulla Comunità.

Ma, soprattutto, devo sottolineare che l’organo è un mezzo per raggiungere uno scopo e non lo scopo stesso. Non è nient’altro che uno strumento inteso a migliorare la coerenza normativa. Per questo motivo, l’altra faccia della medaglia del mercato interno è così importante e il Parlamento europeo ha assolutamente ragione a rafforzare la coerenza della procedura dell’articolo 7 per la notifica delle revisioni dei mercati nazionali in cui, tra l’altro, l’organo svolgerà il suo ruolo.

Il nuovo meccanismo arbitrario del Parlamento nell’articolo 7 bis dimostra che la Commissione e il Parlamento sono concordi sulla necessità di un meccanismo di coerenza operativa che farà davvero la differenza.

La soluzione del Parlamento è intesa a consentire alla Commissione di intervenire al fine di chiedere a un regolatore nazionale di modificare il suo approccio qualora, a seguito di una revisione tra pari da parte dell’organo, sia stato individuato un problema. Dobbiamo discutere in maggiore dettaglio l’approccio del Parlamento al fine di rispettare l’equilibrio istituzionale sancito nel Trattato, ma ciò che ritengo assolutamente corretto è la logica dell’approccio adottato, ossia trovare un equilibrio tra gli interessi della sussidiarietà e quelli del mercato interno, e quindi trarre chiare conclusioni operative.

Grazie a una revisione tra pari svolta per mezzo dell’organo, esiste uno strumento per beneficiare dell’esperienza comune dei regolatori nazionali, oltre alla loro sensibilità per le legittime differenze locali. Ha certamente senso che quando l’organo informa dell’esistenza di un problema nel mercato interno, assieme alle preoccupazioni sollevate dalla Commissione in qualità di custode del Trattato, allora dovrebbero esserci conseguenze.

Nell’interesse del mercato interno e della certezza giuridica (e per “giuridica” si intende anche economica), occorre che la Commissione abbia la competenza di chiedere al regolatore nazionale di notifica di modificare il suo approccio in quel caso, poiché non possiamo accettare che, dopo aver concluso il lunghissimo processo di revisione dell’articolo 7, il regolatore nazionale di notifica possa dire “grazie molte per la vostra opinione, ma preferisco il mio approccio”, e agisca semplicemente come se niente fosse.

Per questo motivo mi congratulo con il Parlamento, che ha ragione nell’affermare che l’intero processo non può finire semplicemente in un piagnisteo. L’industria, i consumatori e i contribuenti non saranno soddisfatti se realizziamo sistemi regolatori sofisticati e che impiegano molto tempo, non essendo in grado di fare la differenza. Per tale ragione il sistema deve avere un limite, ossia che alla fine possa esserci una decisione vincolante della Commissione.

Ho citato in precedenza l’importanza di creare un quadro normativo favorevole ai nuovi investimenti. E’ per questo che la Commissione, nella sua proposta, non ha solo mantenuto ma anche rafforzato l’approccio basato sulla concorrenza nei confronti del regolamento poiché i mercati concorrenziali guidano i nuovi investimenti. E’ anche per questo che la Commissione è grata alla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia per aver cercato di rendere le norme in materia di telecomunicazioni più favorevoli agli investimenti, in particolare per quanto riguarda i grandi investimenti necessari a modernizzare i vecchi cavi in rame realizzando una rete veloce in fibra ottica.

Queste obsolete reti locali, da cui dipende la stragrande maggioranza delle famiglie e delle piccole imprese europee per connettersi a Internet, rappresentano il punto in cui si ferma l’Internet ad alta velocità, il punto in cui le superstrade delle informazioni rallentano. E’ questo il motivo per cui mi congratulo per l’iniziativa del Parlamento di incoraggiare la concorrenza nelle infrastrutture su queste reti di accesso di prossima generazione attraverso una promozione proattiva della condivisione dei condotti in cui si situano le nuove fibre, nonché la condivisione dei rischi delle nuove strutture. Tali sforzi sono ben accolti, oltre che in linea con la raccomandazione che io stessa sto preparando, volta a fornire ai regolatori nazionali una guida in materia.

Tuttavia l’aggiornamento dei punti di arresto di Internet ad alta velocità non deve diventare un nuovo e stabile ostacolo alla concorrenza in futuro, e abbiamo numerose prove che la transizione alla fibra renderà molto più complesso il mercato per gli investitori alternativi, poiché la separazione della fibra attualmente non è realizzabile né da un punto di vista tecnico né da un punto di vista economico, il che significa che gli operatori alternativi devono investire in una propria rete di fibre o avvalersi di un servizio di interconnessione all’ingrosso fornito dall’operatore storico.

Dobbiamo affrontare la realtà: in molte regioni geografiche, in cui la concorrenza delle infrastrutture non è praticabile, proseguirà una regolamentazione adeguata quale unico modo di mantenere in vita la concorrenza. Quest’ultima favorisce prezzi ridotti, migliore qualità dei servizi e più scelta, affinché siano i consumatori a trarne vantaggio.

Ma non mi faccio illusioni. Noto che il Parlamento condivide queste preoccupazioni. La scelta deve essere reale; i consumatori devono avere la possibilità di trarre il meglio dalla concorrenza, e ciò significa che devono essere informati. Questo è il motivo per cui maggiori opportunità di cambiare il proprio fornitore sono così importanti. Accolgo positivamente il sostegno del Parlamento circa le necessità che la portabilità del numero venga completata in un giorno. Se può accadere in Australia in due ore, allora in un giorno è del tutto fattibile in Europa.

Accolgo inoltre con favore la chiarezza aggiunta dal Parlamento con le modifiche sulla maggiore informazione dei consumatori, affinché questi ultimi conoscano realmente quale servizio viene loro fornito dalle compagnie e possano fare utili confronti. Tale maggiore trasparenza è utile anche a sostenere la struttura aperta di Internet, che sottolineiamo, che vogliamo, che difendiamo. Se vi sono limitazioni all’accesso a Internet, è imperativo che i consumatori vengano chiaramente informati su che cosa siano tali limitazioni, e sono lieta di osservare che sia la Commissione che il Parlamento sono concordi su questi punti.

Tuttavia, ciò che trovo più complesso è capire il motivo per cui il Parlamento abbia cambiato il testo in modo tale che gli abbonati non abbiano analoghi poteri e informazioni per quanto concerne la riservatezza dei loro dati personali. Sono consapevole che il Parlamento prende molto sul serio la tutela dei consumatori e dei diritti fondamentali dei cittadini, ed è per questo che sono così sorpresa che i criteri di notifica delle violazioni contenuti nelle proposte della Commissione siano smorzati dalle modifiche adesso proposte.

Il presupposto dovrebbe essere che gli abbonati sappiano di una violazione di sicurezza relativamente ai loro dati personali affinché possano prendere precauzioni, e non può essere consentito che il fornitore del servizio determini se è probabile che tale violazione causi un danno all’abbonato, è quest’ultimo e i suoi dati che devono essere protetti. In quale modo, per esempio, il fornitore può sapere quanto siano sensibili le informazioni in un singolo caso? Invito pertanto il Parlamento a rivedere la sua posizione sull’argomento.

Infine, per quanto riguarda lo spettro: non ho avuto bisogno di convincere il Parlamento dell’importanza dell’argomento. Per questo motivo, la Commissione accoglie positivamente la politicizzazione della discussione sullo spettro. Essa va molto oltre il livello tecnico. Anche se proseguirà perché è in grosso debito con il duro lavoro e le soluzioni prodotte dal comitato per lo spettro radio, molto è stato realizzato dalla decisione sullo spettro radio. Dobbiamo difenderlo. Ma il Parlamento ha ragione: un maggiore progresso dipende dall’integrazione di un livello politico in questo processo, affinché gli obiettivi possano essere discussi adeguatamente. Un approccio più efficace, che significa più coordinato, tra gli Stati membri, crea la prospettiva di uno scenario vantaggioso per tutti, per mezzo del quale il conseguimento degli obiettivi sociali e culturali viene potenziato con enorme vantaggio per l’economia europea.

Progressi importanti nella massimizzazione del dividendo digitale e di altre questioni ad esso correlate, possono essere garantiti soltanto con la strategia e le importanti decisioni politiche concordate sia dal Parlamento che dal Consiglio. Pertanto, la Commissione sostiene l’obiettivo legittimo del Parlamento di un maggiore coinvolgimento nello stabilire la politica in materia di spettro e accetta in linea di principio le modifiche che propone il Parlamento.

Certamente, il Consiglio avrà la sua opinione. Desidero segnalare che la Commissione sarà al fianco del Parlamento in questa discussione e aiuterà il Consiglio a giungere a un accordo con il Parlamento.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARTINE ROURE
Vicepresidente

 
  
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  Catherine Trautmann, relatrice. – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, ministri, onorevoli colleghi, affinché sia giustificabile la riforma del quadro normativo di cui stiamo discutendo, essa deve apportare miglioramenti concreti, sia per i consumatori in termini di prezzi, di accesso e di velocità di connessione, che per le aziende in termini di prospettiva di concorrenza equa, nuovi investimenti e competitività.

Il gran numero di parti interessate coinvolte significa che in gioco ci sono interessi divergenti e persino contraddittori. Per quanto mi riguarda, sin da una primissima fase, mi sono sentita in dovere di ascoltare le opinioni di tutti gli attori nonché di inviare un messaggio puntuale e affidabile alle imprese e ai consumatori al fine di costruire, o ricostruire, la loro fiducia.

Le comunicazioni elettroniche sono una reale opportunità per la crescita europea. Il settore rappresenta il 3 per cento del PIL europeo. Dobbiamo imparare a trarre pieno vantaggio da questo potenziale dell’Unione europea in termini di investimenti e sviluppo dei servizi. A tal fine serve concorrenza, ma non solo. Occorre intraprendere iniziative volte a creare le condizioni per lo sviluppo responsabile e sostenibile; in altre parole, costruire un ecosistema per l’economia della conoscenza che auspichiamo.

Ora dobbiamo considerare le TIC una risorsa. Pertanto, è un problema di interesse sia pubblico che privato che ci chiede di sostenere norme flessibili e la responsabilità di tutte le parti coinvolte attraverso la cooperazione tra i regolatori e la Commissione, allo stesso modo in cui gli operatori e i clienti cooperano sulla base di accordi contrattuali.

Esistono quattro ambiti principali che desidero vengano rafforzati: innanzi tutto, il servizio ai clienti, in termini di accesso (attraverso una realizzazione di reti territoriale più diffusa), di prezzi equi o di qualità; in secondo luogo, un’intensa attività industriale, con l’obiettivo di incoraggiare la creazione di posti di lavoro e l’innovazione, poiché il progresso tecnologico è efficace anche per la riduzione dei prezzi; in terzo luogo, la competitività delle piccole e grandi imprese al fine di garantire una concorrenza sostenibile negli Stati membri dell’Unione europea e gli investimenti necessari, in particolare nella fibra ottica, che ci consentiranno di competere in modo più effettivo sul mercato globale; infine, la certezza giuridica, la necessità di garantire l’affidabilità del sistema dando la responsabilità alle parti coinvolte e incoraggiando la cooperazione reciproca, in particolar modo tra i regolatori, ma anche tra questi ultimi e la Commissione.

Ho notato con piacere che, su questa base, la commissione per l’industria, la ricerca e l’energia ha accettato le mie proposte di compromesso, spesso a larga maggioranza, e desidero ringraziare i miei colleghi per essersi resi così prontamente disponibili, nonostante a volte le scadenze fossero piuttosto strette, ma ciò ha significato che siamo stati in grado di attenerci alla tabella di marcia tenendo in considerazione l’obiettivo di modificare questo regolamento prima della fine dell’attuale mandato parlamentare. Questo è il risultato di uno sforzo collettivo.

Personalmente, ritengo che il settore abbia risposto generalmente in modo positivo a questi orientamenti, e auspico che i nostri partner in Consiglio facciano lo stesso. Ho ascoltato con attenzione i Ministri Chatel e Besson e le loro opinioni, nonché il Commissario Reding, e vorrei ringraziarli per i loro punti di vista informati e complessivamente positivi.

Tornando ai punti ancora oggetto di discussione, desidero occuparmi della questione delle misure correttive.

Senza usurpare i poteri dei regolatori nazionali, si è generato accordo sulla necessità di un’applicazione maggiormente coerente delle misure correttive a livello comunitario. Tuttavia, c’è stato un rifiuto unanime, o quasi, della proposta della Commissione rispetto al suo diritto di veto sulle misure correttive. In base al meccanismo previsto nella mia relazione, ciascun organo ha il giusto ruolo: la Commissione può sollevare dubbi su una misura correttiva ma non la può respingere del tutto, a meno che anche il BERT non fornisca un parere negativo. Viceversa, per quanto riguarda la separazione funzionale da imporre quale misura correttiva, ciò richiederebbe il consenso sia della Commissione che del BERT. Con una limitazione del genere, tale separazione rappresenta una minaccia concreta, che però non può essere imposta con leggerezza.

Per quanto attiene allo spettro radio, le nostre proposte sono rivolte verso una gestione più flessibile di questa scarsa risorsa ma in un modo moderato e proporzionato introducendo, al contempo, misure volte ad ottimizzare la gestione dello spettro. Per noi, il primo elemento fondamentale è una reale politica europea sullo spettro che potrebbe essere presentata, una volta adottato il pacchetto, nel corso di un’importante conferenza da svolgere all’inizio del prossimo mandato parlamentare.

Riguardo alle nuove reti, non erano contenute nella proposta della Commissione, o scarsamente affrontate, in un momento in cui l’Europa è già coinvolta in questa rivoluzione tecnologica. Abbiamo ritenuto essenziale fornire immediatamente agli Stati membri e ai regolatori gli orientamenti e gli strumenti di cui hanno bisogno al fine di incoraggiare gli investimenti e riuscire, ove necessario, a realizzare queste reti. Per questo motivo, le nostre proposte sono state confermate da un gruppo di esperti riconosciuti, poco prima delle vacanze estive.

A fine giornata è stata sollevata una questione finale: la tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Purtroppo, tale discussione è venuta alla ribalta in questa fase della revisione del pacchetto telecomunicazioni; ritengo fuori luogo discutere in questa sede dei meccanismi intesi a garantire il pieno rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

Vorrei dire soltanto che auspico che saremo in grado di portare a termine la revisione di questo pacchetto senza pressioni inadeguate e senza essere disturbati da questo problema, nonostante sia importante, considerato che i contenuti creativi sono l’argomento della comunicazione della Commissione. Mi occuperò dei restanti aspetti nei due minuti che ho a disposizione per concludere.

 
  
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  Pilar del Castillo Vera, relatrice. (ES) Signora Presidente, desidero iniziare sottolineando quanto affermato dal ministro Chatel: il settore delle comunicazioni elettroniche è responsabile per il 25 per cento della crescita europea e per il 40 per cento della produttività. In sintesi, questi numeri confermano le dichiarazioni dell’agenda di Lisbona sulla necessità di sviluppare un’economia europea basata sulla conoscenza, in cui il maggiore motore è costituito, infatti, dalle comunicazioni elettroniche.

La Commissione ha dimostrato questa conoscenza e consapevolezza proponendo una serie di misure che ridefiniscono il quadro normativo adottato nel 2002. Numerosi mercati sono stati deregolamentati e vi sono ancora importanti regolamenti in sospeso intesi a dare il massimo incoraggiamento alla competitività del mercato interno.

Tuttavia, mi concentrerò sulla posizione del Parlamento. Una posizione, ministro Chatel, rappresentante del Consiglio, Commissario Viviane Reding, rappresentante della Commissione, onorevoli colleghi, che ha un denominatore comune, un fattore che rende la posizione del Parlamento, secondo me, straordinariamente coerente, solida e potente. E il denominatore comune nelle relazioni elaborate dal Parlamento, e approvate dalle commissioni competenti, è semplicemente il concetto di responsabilità condivisa.

La relazione dell’onorevole Trautmann è basata sulla responsabilità condivisa. La proposta di creare un organo di regolatori nazionali si basa sulla responsabilità condivisa. In entrambi i casi abbiamo sentito che quest’ultima è lo strumento necessario ancora oggi nel mercato europeo delle telecomunicazioni elettroniche, e tutto ciò che è stato proposto deriva da questo concetto di responsabilità condivisa, che si riferisca all’interazione nella regolamentazione comune tra la Commissione e l’organo dei regolatori nazionali, conosciuto come BERT, o all’organizzazione e al finanziamento del BERT.

Poiché il tempo incalza e le discussioni sono già state lunghe e proseguiranno in futuro, ora devo occuparmi solo del BERT. Questa è una proposta che si adatta al concetto di responsabilità condivisa e di sviluppo di un mercato essenzialmente di successo, che necessita ancora di qualche aiuto al fine di adeguarsi completamente alle regole della concorrenza, un organo basato sulla cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri sotto forma di organi regolatori. A fronte di questo contesto, e in considerazione della situazione attuale, gli obblighi di tale organo sono ben definiti, come lo sono la sua struttura, responsabilità, affidabilità e finanziamento.

E a tal fine vorrei dichiarare, signora Commissario, onorevoli colleghi, Ministro Chatel, che è fondamentale mantenere la coesione e la coerenza. Il cofinanziamento che ho proposto e sostenuto per il comitato è compatibile con il concetto di responsabilità condivisa che costituisce il fulcro di qualsiasi proposta formulata dal Parlamento, nella relazione dell’onorevole Trautmann come nella mia.

Al contrario, non sarebbe coerente e corretto che un meccanismo di finanziamento rigidamente basato sui finanziamenti comunitari venisse aggiunto di nascosto; non sarebbe coerente con il resto della proposta e quindi causerebbe un’enorme disfunzione con il concetto e il ragionamento alla base della riforma che propone il Parlamento.

Sono certa che sia il Parlamento che la Commissione, nonché il Consiglio, stiano cercando di conseguire i medesimi obiettivi, noi l’abbiamo dimostrato, e chiedo l’equilibrio e la buona comprensione che abbiamo avuto sinora per continuare e poter proseguire su questa strada. L’ambito di cui discutiamo lo merita.

 
  
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  Patrizia Toia, relatrice. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel mondo delle telecomunicazioni ogni risorsa che consente la trasmissione di voci, dati e immagini è un bene prezioso. Ecco perché l’idea che ci sarà in giro, tra qualche anno, una notevole e addirittura una grande quantità spettro radio, cioè di frequenze libere e disponibili per nuovi usi, rappresenta una grande opportunità sociale e culturale oltre che economica e commerciale: c’è infatti chi ha ben quantificato già il valore commerciale del dividendo digitale.

Dobbiamo avere dunque una politica adeguata a livello europeo, che sappia valorizzare al massimo questa risorsa, che sappia insomma fare dell’Europa un driver e non un assemblatore di tante politiche nazionali. E’ noto infatti che in altre aree del mondo, penso al Giappone, agli USA, si sta già utilizzando con grande risultato questa risorsa e tutto ciò va a segnare un vantaggio competitivo e indiscusso delle aziende di queste aree del mondo.

C’è dunque un tempo da recuperare – o comunque da utilizzare rapidamente – e anche se lo switch over del digitale sarà completato in Europa nel 2012 – data che va assolutamente e tassativamente rispettata – noi dobbiamo già ora, senza indugi, impegnarci al massimo sia per la riforma dello spettro radio che sul dividendo digitale.

Lo spettro radio è una risorsa naturale e quindi un bene pubblico. Il suo valore deve essere utilizzato dunque sia per uno sfruttamento economico, ma anche a vantaggio della collettività, quindi un valore sociale, ad esempio garantendo una larga accessibilità a tutti i cittadini, anche a quelli svantaggiati, portando servizi a banda larga nelle aree più remote del nostro paese e con ciò superando quel divario digitale che ancora caratterizza tante parti dell’Europa, e non penso solo alle aree rurali ma anche ad aree urbanizzate e industriali.

Dicevo che il tempo è importate per il dividendo digitale e io penso che dobbiamo utilizzare quest’ultima fase della legislatura per fare qualche passo avanti insieme: Stati membri ed Europa. Lo dico alla Commissione e al Consiglio: passi avanti insieme, nella direzione di una più evidente risposta alle esigenze di armonizzazione, che renda più efficace ed ottimale – l’abbiamo detto tutti – l’uso del dividendo digitale. Auspichiamo un forte coordinamento in sede europea e la capacità di parlare una sola voce nei negoziati internazionali aperti, penso, a Ginevra.

La nostra relazione segna alcuni punti. Ne cito solo qualcuno: la necessità di una strategia win win come diceva il Commissario, cioè una destinazione delle risorse che soddisfi sia gli operatori dell’audiovisuale e dei media – oggi già presenti sul campo anche per garantire pluralismo culturale e difesa delle identità culturali – sia anche per una risposta e uno spazio adeguato a settori delle telecomunicazioni che hanno bisogno di sviluppare nuovi servizi, una più ampia rete di tecnologie e anche una risposta a nuove esigenze dei moderni consumatori. Ciò significa che media e telecomunicazioni potranno giocare insieme, in parità e in collegamento.

Ma c’è un terzo soggetto che io vorrei vedere vincitore accanto a questi: sono quegli utenti anche senza licenza, che sono rappresentati dai non profit, dalle realtà locali, dalle reti delle piccole comunità dei territori e dalle associazioni di interesse generale. Un altro punto, e mi avvio a concludere, Presidente, è quello su cui, l’hanno detto anche i rappresentanti del Consiglio, ci sono anche opinioni differenti, in Parlamento come tra i diversi Stati membri, e riguarda cioè il livello di collaborazione tra le diverse responsabilità che vi sono in questa materia.

Io credo che dobbiamo, da un lato conciliare – e su questo il Parlamento è convenuto – sia, diciamo, il rispetto della responsabilità degli Stati membri in materia di competenza di assegnazione dell’uso delle frequenze ma anche valorizzare insieme quella necessità indispensabile di armonizzazione, perché tutti dobbiamo capire che se non ci si armonizza, se non ci si coordina, se non si decide insieme anche il valore dello spettro si riduce economicamente e socialmente. Penso all’esempio positivo e felice del GSM.

Allora, sulla base di analisi dei costi/benefici nei paesi, sulla base di progetti nazionali, sul dividendo che la nostra relazione richiede, sulla base di tutta una discussione che si deve fare negli Stati, aperta agli operatori, ai cittadini, la più larga possibile, io credo che tutti insieme alla fine, con una forte capacità anche politica a livello europeo, dobbiamo evidenziare il valore aggiunto di una gestione europea di questa risorsa e anche questa credo sia una sfida per l’economia e la società europea.

 
  
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  Malcolm Harbour, relatore. (EN) Signora Presidente, è un privilegio per me essere di nuovo qui come relatore, per la seconda volta, poiché lo sono stato per questa direttiva nel 2001. E’ stato inoltre un privilegio lavorare con le mie colleghe, le onorevoli Trautmann e del Castillo, perché è stato uno sforzo di squadra. Questo è un pacchetto.

Come affermato dalla signora Commissario, è stato un risultato importante. Per questo motivo desideriamo modificare e accrescere i diritti dei consumatori, affinché siano ben informati e in grado di trarre vantaggio dalle offerte disponibili, nonché di incoraggiare l’innovazione.

Abbiamo bisogno di una struttura che, ovviamente, funzioni, e ricorderò alla signora Commissario che è stata quest’Assemblea a sostenere il ruolo della Commissione nell’articolo 7, all’epoca contro il Consiglio. Nessuno più di questo Parlamento conosce l’importanza di mantenere l’equilibrio ma, osservando la posizione della squadra, direi che è giunto il momento che i regolatori accettino la responsabilità, a livello nazionale, non solo di applicare in modo coerente il regolamento, ma anche di assumersi parte dell’attività politica comunitaria. Dal mio punto di vista, a qualsiasi conclusione arriviamo, la struttura funzionerà soltanto se in quest’organo tali regolatori godranno di un appoggio; lascerò a voi decidere che cosa intendessi dire con questo!

Vorrei ringraziare tutti i membri della squadra che hanno collaborato con me al fine di migliorare la presente direttiva. Ringrazio sia il signor ministro che la signora Commissario per le gentili osservazioni che hanno formulato circa i miglioramenti proposti. E’ una combinazione di lavoro sui diritti degli utenti e sulla direttiva sulla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni.

In quest’Aula, la responsabilità per la protezione dei dati e la restante competenza appartiene alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Dal mio punto di vista, è stato un errore includerle nello stesso pacchetto, ma ritengo che lo abbiamo fatto con successo. Il collega Alexander Alvaro risponderà su questi aspetti, e vorrei ringraziarlo, e anche la Commissione dovrebbe ringraziarlo, per aver realmente spiegato nel dettaglio il modo in cui funziona la notifica di violazione dei dati, poiché è del tutto inaccettabile che la Commissione ci abbia inviato una proposta in cui tutti i dettagli dell’attuazione erano delegati a una commissione. Si tratta di grandi decisioni politiche. Concordo con voi sul fatto che abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma dovreste certamente ringraziarlo innanzi tutto per aver svolto questo lavoro al posto vostro.

Per quanto mi riguarda, sono spiacente che l’intero aspetto dei servizi universali sia in ritardo. Stiamo agendo in due fasi. Stiamo aspettando la vostra relazione, che arriverà a breve. Ho citato la maggior parte degli aspetti dei diritti degli utenti, ma avremo ancora molto da fare. Con questo intendo che desideriamo che i consumatori rafforzati e ben informati compiano le loro scelte sulla base di informazioni di massima chiarezza riguardo al prezzo, a cosa comprende il servizio, se vi siano limitazioni, e se sia compreso il costo del telefono qualora sottoscrivano un contratto di maggiore durata. Desideriamo che siano in grado di comprare facilmente e trasferire il loro numero rapidamente, e sono lieto del vostro appoggio su questo punto. Vorremmo inoltre che possano valutare la durata del contratto e che questa non rappresenti una limitazione quando cercano di cambiare.

Inoltre, desideriamo considerare i diritti dei consumatori. Hanno il diritto alla sicurezza dei dati. Hanno il diritto a reti sicure e disponibili. Hanno il diritto a reti in cui gli operatori non blocchino un contenuto particolare o un servizio in modo contrario alla concorrenza. Siamo d’accordo con la vostra idea di disporre di un nuovo obbligo di qualità del servizio, e riteniamo che abbiamo migliorato questo aspetto. E’ un diritto molto importante. I consumatori hanno il diritto di avere servizi di emergenza universali di buona qualità nonché degli operatori di telefonia mobile. Gli utenti disabili in particolare hanno il diritto a questi servizi, e a migliori servizi.

Tuttavia, ritengo che i consumatori debbano anche essere informati su alcuni problemi che potrebbero incontrare, che riguardino l’eventuale violazione dei diritti di proprietà intellettuale, il possibile uso non autorizzato o, per esempio, l’acquisto di beni che potrebbero danneggiare la loro salute, come i farmaci contraffatti. Perché non dovremmo chiedere che i fornitori di servizi elettronici trasmettano messaggi di pubblica utilità come attualmente fanno i canali televisivi? E’ di questo che stiamo parlando, onorevoli colleghi. Non stiamo parlando del meccanismo per l’attuazione dei diritti di proprietà intellettuale, che è di competenza dei governi nazionali, ma di semplificare e migliorare le vite dei consumatori.

Abbiamo molto lavoro da svolgere, signora Commissario, ma sono lieto di dire che godo di consenso su un vasto pacchetto di compromessi e sono fiducioso che verranno adottati. Attendo con ansia di collaborare con la Presidenza francese al fine di realizzare l’ambizioso programma, perché l’Europa ne ha davvero bisogno.

 
  
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  Jutta Haug, relatrice per parere della commissione per i bilanci. (DE) Signora Presidente, l’interesse della commissione per i bilanci nella normativa sulla comunicazione elettronica, il cosiddetto pacchetto telecomunicazioni, è naturalmente incentrato sulla parte che coinvolge la spesa dal bilancio europeo. In altre parole, siamo interessati all’agenzia proposta dalla Commissione, l’Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche, in seguito rinominata dai nostri colleghi della commissione competente Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni (BERT).

Per dirla in parole povere, in modo semplice, non abbiamo abbastanza risorse nell’ambito della sottorubrica 1a per quest’agenzia, in nessuna forma. Per questo motivo, accogliamo molto positivamente il fatto che la commissione principale abbia adottato i nostri emendamenti alla sua relazione e proponga una struttura che ponga meno pressione sul nostro bilancio. Dobbiamo tutti collaborare, tuttavia, al fine di garantire la trasformazione del BERT in organo europeo e il mantenimento del controllo da parte del Parlamento europeo. Devo altresì ricordare all’Assemblea che, in virtù dell’articolo 47 dell’accordo interistituzionale, il Parlamento e il Consiglio devono raggiungere un accordo sul finanziamento del BERT.

 
  
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  Karsten Friedrich Hoppenstedt, relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. (DE) Signora Presidente, in qualità di relatore per parere sulla prima parte, legiferare meglio, della commissione per i problemi economici e monetari, riferisco all’Assemblea il mio parere scritto, ma ci sono tre punti ai quali conferisco particolare importanza. Il primo è la promozione e lo sviluppo delle reti di fibra ottica, conosciute come reti di prossima generazione. Al fine di promuoverle, occorre prestare attenzione alla condivisione dei rischi per il finanziamento di nuove strutture nonché alla condivisione dei condotti. Oltre alle società di telecomunicazioni, occorre coinvolgere anche altre imprese pubbliche nella condivisione dei condotti.

La mia seconda osservazione, di cui si è già parlato, è che ci si deve opporre in modo deciso alla forza centralizzatrice della Commissione, perseguita attraverso l’autorità, il diritto di veto e la procedura di comitato. In terzo luogo, la distribuzione precisa delle frequenze non dovrebbe essere stabilita fino a quando molte domande preliminari rimarranno senza risposta. La responsabilità è dell’Unione europea? Per quali aspetti essa è competente? Qual è la reale estensione del dividendo digitale? E qual è l’impatto dei modelli di distribuzione specifici?

I servizi secondari quali i sistemi microfonici senza filo non devono essere compromessi, poiché tali sistemi sono responsabili di importanti trasmissioni di manifestazioni come le Olimpiadi. Per questo motivo, i risultati degli studi attuali svolti dagli enti specializzati devono essere tenuti in considerazione nel processo decisionale politico sulla distribuzione dello spettro.

Auspico che realizzeremo congiuntamente il valore aggiunto europeo per tutte le parti interessate.

 
  
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  Gunnar Hökmark, relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. (EN) Signora Presidente, la capacità dell’Europa di essere il leader in ambito di telecomunicazioni e Internet mobile dipende dalla nostra abilità di aprirci alle più recenti innovazioni e ai nuovi servizi.

Da questa prospettiva, sarebbe pericoloso cercare di difendere vecchie strutture e vecchi attori. Dobbiamo aprirci, ed è per questo che è così importante sfruttare il dividendo digitale al fine di liberare l’intero spettro per i nuovi servizi e le nuove opportunità, difendendo al contempo le vecchie emittenti e relativi servizi di oggi.

La possibilità di sviluppare diversi servizi in tutte le parti dello spettro devono essere liberate. Ove non esista ancora la concorrenza nelle infrastrutture, dobbiamo garantire che vi sia una reale concorrenza attraverso una separazione funzionale.

 
  
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  Robert Goebbels, relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. (DE) Signora Presidente, mi consenta, in un minuto, di formulare poche e brevi osservazioni a nome dell’onorevole collega Bernard Rapkay. In particolare per noi socialisti, la creazione di un mercato interno ben funzionante nei servizi delle telecomunicazioni riveste un carattere altamente prioritario. Accogliamo con favore il ruolo attivo della Commissione in questo ambito. Nello specifico, i consumatori devono essere protetti dagli evidenti abusi di potere da parte dei grandi operatori. Esiste evidentemente molto margine per le riduzioni tariffarie. Le iniziative della Commissione sul roaming dimostrano la necessità degli interventi nello stabilire i prezzi anche in un mercato economico. Preferiamo osservare la mano visibile della Commissione che non sentire la mano invisibile del mercato, che spesso è la mano di un borseggiatore nei portafogli e nelle borse dei consumatori.

relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. – (FR) Concluderò, signora Presidente, ringraziando tutti i relatori, in particolare l’onorevole Catherine Trautmann, che ha svolto un lavoro eccezionale, il cui risultato è che possiamo aspettarci domani una maggioranza molto ampia.

 
  
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  Sophia in 't Veld, relatrice per parere della commissione per i problemi economici e monetari. (NL) Signora Presidente, il pacchetto contiene proposte valide per la tutela dei diritti e della vita privata dei consumatori, ma purtroppo manca di coerenza, creando quindi incertezza giuridica sia per le imprese che per i consumatori, poiché la portata è assolutamente poco chiara.

Ho la sensazione che la Commissione si sia lasciata guidare più dalle strutture istituzionali interne e dalla base giuridica che dai fatti reali, perché di che cosa stiamo parlando esattamente? Di sistemi di telefonia? Siamo un po’ in ritardo! O di telefoni cellulari? Allora che cos’è Skype? Cosa sono i servizi telefonici a pagamento? Sono anch’essi telecomunicazioni? E le reti RFID? Non è chiaro. Per quale motivo esistono norme per informare delle violazioni per quanto riguarda le telecomunicazioni e i fornitori di servizi Internet, ma non esistono, per esempio, per le banche, le compagnie assicurative e i servizi sociali, che spesso impiegano gli stessi dati? E se i dati personali raccolti da una società vengono usati da qualcun altro, come i dipartimenti governativi, la polizia, le autorità giudiziarie, come descritto nella direttiva per la protezione dei dati? Chi sarebbe poi il responsabile di questi dati? In quale caso è utile per un cittadino? Dove posso rivolgermi quale cittadino?

Infine, ritengo urgente affrontare, agli Stati Uniti, norme transatlantiche e internazionali in questa materia.

 
  
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  Reino Paasilinna, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. (FI) Signora Presidente, ministri, Commissari, e onorevole Trautmann in particolare, adesso è il momento di pensare in termini reali ai diritti umani nella società dell’informazione, che stiamo migliorando, con la democrazia e la buona prassi imprenditoriale quali obiettivi principali. Un miglioramento è quindi necessario, e lo stiamo attuando anche per quanto riguarda la tutela della vita privata e della sicurezza, come nel caso dei messaggi di posta elettronica non richiesti. Insistiamo sul ruolo che dovrebbe avere il principio del diritto di accesso e stiamo legiferando sull’accesso ai servizi, che non è una questione insignificante: è un diritto dei cittadini che le tariffe siano basse e la banda larga disponibile a tutti. Adesso abbiamo rafforzato lo status di anziani e disabili in particolare, e ritengo sia un obiettivo umano e adeguato.

In secondo luogo, le reti devono essere competitive e dobbiamo impedire che gli operatori ostacolino la concorrenza. Al contrario, quest’ultima deve essere promossa, e non si dovrebbe autorizzare un terminale dati su cui si possa ascoltare un solo operatore; sarebbe assurdo come se una radio trasmettesse un solo canale.

Le emittenti dovrebbero sempre avere garantite le loro frequenze, poiché non dispongono di risorse per partecipare alle aste. Sono queste le solide basi della società dell’informazione, e dobbiamo sempre tutelarle. Tuttavia, ci occorre spazio per la 3G, cui stiamo provvedendo. Inoltre dobbiamo garantire un margine per le nuove tecnologie e l’innovazione.

Ho un’altra cosa da dire. Più l’Europa è equa e tecnicamente avanzata, meglio agiremo quale forza democratica nella società dell’informazione e quale comunità che soddisfa gli obiettivi di Lisbona, che attualmente sono molto lontani. E’ un nostro compito: è un pacchetto legislativo che costituisce un passo nella giusta direzione.

 
  
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  Marian Zlotea, relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. (RO) Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissario, signori Ministri, desidero congratularmi con i relatori coinvolti nel lavoro del pacchetto telecomunicazioni.

Ritengo che la relazione dell’onorevole Trautmann rappresenti una posizione equilibrata e appoggio gli emendamenti di compromesso proposti. Sono inoltre soddisfatto che siano stati approvati determinati emendamenti, in particolare quelli relativi all’armonizzazione dello spettro, nonché determinate misure connesse ai servizi delle telecomunicazioni universali.

La crescita economica europea, al pari del benessere dei consumatori, dipende da un settore delle telecomunicazioni dinamico e competitivo. I mercati competitivi hanno la disponibilità della banda larga, gli emergenti sul mercato hanno portato maggiore velocità e servizi innovativi.

La direttiva quadro nel pacchetto telecomunicazioni dovrebbe concentrarsi sull’aumento degli investimenti; dobbiamo inoltre tenere conto delle reti di prossima generazione e delle opzioni che i consumatori hanno a disposizione affinché siano più diversificate, il che conduce a costi inferiori e migliori servizi a loro vantaggio.

Per concludere, desidero esprimere la mia fiducia nei cambiamenti che intendiamo apportare al pacchetto telecomunicazioni, che dovranno essere nell’interesse dei consumatori, fornendo loro un’ampia scelta, costi ridotti e servizi maggiormente diversificati.

 
  
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  Edit Herczog, relatrice per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. (HU) La ringrazio, signora Presidente. Possiamo affermare con sicurezza che negli ultimi dieci anni sono stati attribuiti successi all’Unione nel settore delle comunicazioni elettroniche. Oltre a questo, esistono ancora alcuni problemi transfrontalieri e disparità nell’accesso alla banda larga, la diffusione della società e dei servizi digitali. Se desideriamo realmente un mercato “unico”, devono essere create le condizioni per esso.

Quale risultato delle discussioni svoltesi negli ultimi mesi, abbiamo votato a favore della creazione del BERT, che semplificherebbe la cooperazione delle autorità regolatrici nazionali e garantirebbe una reale partecipazione. Pensiamo altresì che il BERT dovrebbe essere affidabile e trasparente per le istituzioni europee. Tuttavia, una condizione affinché questo accada è il finanziamento comunitario; il cofinanziamento da parte degli Stati membri garantirebbe apparentemente maggiore indipendenza ed efficienza, ma non è così: allontaneremmo questa organizzazione dal controllo dell’Unione europea e del Parlamento europeo. Non possiamo contribuire a questo. Dobbiamo continuare a lottare, assieme alla Commissione, al fine di tutelare gli interessi dei consumatori, affinché debbano sostenere solo i costi delle nuove tecnologie in continua espansione, ove necessario, e che, analogamente a quanto accaduto per il roaming, i consumatori non possano essere truffati anche attraverso la fatturazione. Grazie.

 
  
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  Manolis Mavrommatis, relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. (EL) Signora Presidente, quale relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione, mi consenta di sottolineare che è estremamente importante trattare i diritti di proprietà intellettuale degli ideatori al pari dei diritti fondamentali.

Tutti noi, in particolare i legislatori, dovremmo tener presente che se la creatività intellettuale non è protetta e se, in nome della protezione dei dati personali, i diritti legali degli ideatori vengono violati, allora anche il contenuto artistico reso disponibile agli utenti sarà limitato.

La pirateria e la distribuzione illegale di musica e film su Internet sono una realtà innegabile. Tuttavia, lo svantaggio tecnologico è che la parte lesa sono gli ideatori. Che ci piaccia o no, sono la fonte del materiale offerto.

A nome della commissione per la cultura, chiedo pertanto a tutti i deputati di tutte le commissioni e i gruppi politici di proteggere la creatività europea, tutelando quindi il contenuto artistico offerto attraverso i nuovi media.

 
  
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  Cornelis Visser, relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. (NL) Signora Presidente, il Commissario Reding ha nuovamente dimostrato la sua determinazione con il pacchetto telecomunicazioni. Per quanto riguarda la proposta della Commissione sul dividendo digitale, ho collaborato in modo molto costruttivo con l’onorevole Toia per la commissione per la cultura e l’istruzione. A nome di quest’ultima, desidero inoltre ringraziare il presidente della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, l’onorevole Niebler, per la sua eccellente cooperazione.

La commissione per la cultura e l’istruzione ritiene che la radio e la televisione siano mezzi di comunicazione essenziali per la diffusione della cultura e della lingua. Con il passaggio dalla televisione analogica alla digitale, esiste il margine attualmente disponibile sullo spettro. I fornitori di telefonia cellulare e di Internet a banda larga sono molto interessati a queste frequenze. La commissione per la cultura e l’istruzione non si oppone all’innovazione tecnologica, ma desidera che i diritti degli utenti attuali, pubblici e commerciali, vengano tutelati. La diversità linguistica e culturale delle trasmissioni deve continuare ad essere totalmente garantita e gli interessi dei consumatori e dei loro investimenti nell’apparecchiatura televisiva devono essere difesi.

 
  
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  Gyula Hegyi, relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. (EN) Signora Presidente, è importante sottolineare che l’evoluzione delle telecomunicazioni non è solo un processo tecnologico ed economico, ma anche un avvenimento sociale e culturale. Dovremmo mantenere e approvare il ruolo di leader dell’Europa in questo processo.

Dovrebbero essere tenuti in considerazione due aspetti: l’accesso universale e democratico ai servizi delle comunicazioni elettroniche, che significa che tutti dovrebbero avere il diritto ad accedere a tali servizi, nonché il principio che la cultura e il patrimonio dell’istruzione dovrebbero essere trasmessi e rispettati. La commissione per la cultura ha cercato di raggiungere un equilibrio tra questi interessi.

Quale relatore per parere della commissione per la cultura sull’organo di regolatori europei nel settore delle telecomunicazioni (BERT), mi sono concentrato unicamente sugli aspetti che rientrano nella competenza della commissione per la cultura. Il BERT dovrebbe essere aperto ai contatti non solo con l’industria e i gruppi dei consumatori, ma anche con i gruppi di interesse culturale, poiché possono offrire informazioni utili e affidabili sugli aspetti culturali.

Credo che se usiamo in modo adeguato l’evoluzione delle telecomunicazioni, l’intero processo può contribuire a rendere l’Europa la società della conoscenza leader nel mondo, che è il nostro principale obiettivo.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó, relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. (FR) Signora Presidente, desidero innanzi tutto congratularmi con i relatori per il loro lavoro.

Sin dall’inizio, la commissione per la cultura e l’istruzione ha preso molto sul serio l’intera questione, perché non possiamo più legiferare sulla rete elettronica o lo spettro radio ignorando al contempo la vera natura del contenuto distribuito. Ciò non può essere fatto sulla base di criteri prettamente tecnici o economici che non tengono conto degli obiettivi di politica culturale o della tutela della diversità. La realtà di un mondo digitale ci chiede di collaborare con le emittenti televisive e i fornitori di servizi elettronici e legiferare per un mercato interno nelle telecomunicazioni che è diventato inscindibile dal mercato audiovisivo.

Necessitiamo inoltre di una risposta equilibrata al problema del contenuto illegale su Internet che costringerà ciascuno di noi ad assumersi le proprie responsabilità in una lotta che dobbiamo sostenere per proteggere i nostri figli e la nostra cultura come la conosciamo.

Pertanto, sostengo tutti questi testi nella loro forma attuale e auspico che la nostra discussione e la votazione finale non verranno contaminate dalla pressione esterna malinformata.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, relatrice per parere della commissione giuridica. (PL) Signora Presidente, il quadro normativo europeo in materia di telecomunicazioni è stato adottato negli anni ‘90, liberando effettivamente i mercati nazionali dai monopoli di Stato. Ciò si tradusse in una significativa diminuzione dei prezzi delle chiamate offerti dagli operatori concorrenti. Negli ultimi anni si è assistito a cambiamenti rivoluzionari nella tecnologia delle comunicazioni: i telefoni cellulari e lo sviluppo delle reti Internet e wireless hanno modificato diametralmente il volto delle telecomunicazioni. Il diritto comunitario deve riflettere questi cambiamenti, comprese le conseguenze sociali.

Circa il 15 per cento degli europei è costituito da disabili, ed entro il 2020 gli anziani saranno il 25 per cento della società. Sono esattamente queste persone con necessità specifiche quelle cui dovrebbe essere offerto un accesso più semplice ai servizi delle telecomunicazioni. E’ necessario garantire un accesso gratuito a un numero di emergenza comune, il 112, alle persone di tutta l’Unione europea, compresi gli utenti di telefonia Internet, nonché ad altri servizi di comunicazione vocale elettronica. Inoltre, i consumatori devono avere il diritto di essere pienamente informati sia degli obblighi legali generati dall’uso di un determinato servizio, per esempio il rispetto dei diritti d’autore, che dei limiti imposti giuridicamente. Soprattutto, la soluzione a una migliore tutela dei consumatori è la definizione precisa delle responsabilità di organi regolatori nazionali nel rispetto dell’esercizio quotidiano dei diritti dei consumatori.

 
  
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  Manuel Medina Ortega, relatore per parere della commissione giuridica. (ES) Signora Presidente, la relatrice, l’onorevole Trautmann, ha affermato che le questioni di proprietà intellettuale non dovrebbero far parte di questa discussione. Concordo con lei poiché ritengo che la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, al pari della tutela della vita privata e altri concetti giuridici, siano già stati definiti in altri quadri giuridici.

Tuttavia, dovrebbe essere sottolineato adesso che la tutela della proprietà intellettuale è ancora importante per quanto riguarda gli aggiornamenti dei contenuti. Le telecomunicazioni sono state descritte come autostrade in cui potersi muovere liberamente; ma se qualcuno commette un reato in autostrada, interviene la polizia. Non si può rubare un’automobile, guidarla in autostrada e, quando la polizia interviene, dire che in autostrada c’è libertà di circolazione.

Ritengo fondamentale, da un punto di vista del Parlamento, ribadire l’importanza dei diritti di proprietà intellettuale, della tutela della vita privata, persino il diritto delle persone ad avere una vita privata, che al momento viene violato dalle importanti società di telecomunicazioni.

 
  
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  Alexander Alvaro, relatore per parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. (DE) Signora Presidente, se mi avesse assegnato lo stesso tempo per l’intervento dei tre oratori precedenti, mi sarebbe andato bene. Tuttavia, dovrei osservare, incidentalmente, che ho avuto l’impressione che mi sarebbero stati assegnati due minuti e mezzo.

Pertanto, per non sprecare questo tempo, mi consenta di ringraziare gli onorevoli Malcolm Harbour, Catherine Trautmann e Pilar del Castillo Vera per la cooperazione realmente eccezionale, cui ha già fatto riferimento Malcolm. Abbiamo affrontato questa questione senza attrito, in uno spirito di reciproca fiducia e cooperazione particolarmente stretta. Purtroppo, è troppo tardi adesso per correggere il difetto strutturale di due direttive raggruppate insieme.

Tuttavia, mi consenta di affermare, nel breve tempo a mia disposizione, che sono molto soddisfatto che la Commissione abbia affrontato l’intero problema della riservatezza dei dati, benché piuttosto superficialmente. Il fatto è, signora Commissario, che lei probabilmente non mi darebbe i dettagli della sua carta di credito, il suo numero telefonico e indirizzo, anche se glielo chiedessi gentilmente. Il problema, quando si è in rete, è che molte di queste informazioni potrebbero essere già lì, in luoghi che non possiamo neanche immaginare e in cui non si vorrebbe che fossero. In tale contesto, sono stato felice di contribuire a garantire, in cooperazione con altri gruppi e deputati, che il diritto dei consumatori al trattamento confidenziale dei loro dati personali e alla protezione dei loro sistemi personali, venga introdotto nel pacchetto.

Vedo che il tempo vola, ma auspico realmente che avremo più opportunità di discuterne in modo maggiormente approfondito. Pertanto, vi ringrazio ancora una volta per la cooperazione costruttiva, e forse riusciremo a proseguire con lo sviluppo della riservatezza dei dati in Europa a vantaggio dei consumatori.

 
  
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  Angelika Niebler, a nome del gruppo PPE-DE. (DE) Signora Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, consentite anche a me di iniziare con una parola di ringraziamento per i nostri relatori, gli onorevoli Trautmann, Harbour, del Castillo e Toia, nonché per tutti i relatori ombra, sia per l’ottimo lavoro svolto da tutti che per la loro cooperazione fruttuosa con coloro che erano meno strettamente coinvolti in questa materia.

L’ultimo quadro giuridico per la liberalizzazione del mercato risale al 2002. L’importanza del mercato è stata già sottolineata oggi. Dopotutto, se posso ricordarvi una statistica, è stato realizzato dal settore delle telecomunicazioni nella sola Europa un giro di affari di più di 300 miliardi di euro. Migliaia di posti di lavoro dipendono da questo mercato, ed è pertanto importante che continuiamo a sviluppare il quadro giuridico che ha superato la prova dal 2002 in modo tale da aggiungere nuovi capitoli a questa storia di successo europea. A tale scopo, ovviamente, dobbiamo in primo luogo adattare il nostro quadro giuridico al fine di tener conto dei nuovi sviluppi tecnologici.

Nel breve tempo assegnato anche a me, consentitemi di sottolineare due punti di particolare importanza per me personalmente. Il primo è costituito dagli investimenti nelle infrastrutture di alta tecnologia in Europa, in cui affrontiamo l’eccezionale sfida di investire quanto più possibile e il più rapidamente possibile in queste nuove reti a banda larga ad alta velocità. Questa è una delle soluzioni per un’Europa competitiva. Dobbiamo creare le condizioni giuridiche in cui questi investimenti produrranno frutti. Dall’altro lato, non dobbiamo creare nuovi monopoli e mercati chiusi.

In sede di commissione, abbiamo garantito che i rischi coinvolti nella creazione di nuove reti vengano equamente distribuiti e che i regolatori debbano tener conto di questa condivisione dei rischi in futuro.

Inoltre, abbiamo prestato molta attenzione all’argomento della politica delle frequenze. Siamo favorevoli a una politica delle frequenze più flessibile in Europa. Ritengo che si potrebbe trovare un buon modo di distribuire il dividendo digitale che tenga conto degli interessi legittimi delle emittenti, offrendo al contempo quanta più flessibilità possibile anche per i nuovi servizi.

 
  
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  Erika Mann, a nome del gruppo PSE. (DE) Signora Presidente, desidero occuparmi solo di due punti. Vorrei iniziare con un ambito in cui abbiamo ancora una o due questioni da chiarire con l’onorevole Pilar del Castillo Vera. Mi riferisco al problema di garantire l’indipendenza e l’autonomia della futura piccola agenzia, e di quale sia la modalità più adatta per finanziarla. Esistono opinioni molto diverse su questo punto. Avrei voluto davvero sapere dal Consiglio come procedono le discussioni su questo argomento, e il modo in cui il Consiglio desidera vedere garantita la creazione della segreteria o del BERT, o qualsiasi nome venga adottato, nonché quale prevede sarà il metodo di finanziamento. A tal proposito, ritengo che la signora Commissario avesse perfettamente ragione nell’affermare che vogliamo una struttura europea e non intendiamo assolutamente creare strutture che non si inseriscano nel sistema giuridico europeo.

Come sapete, vi sono due metodi di finanziamento in discussione. Il primo è il finanziamento combinato suggerito dalla relatrice e il secondo è la proposta che ho presentato io stessa, e che il mio gruppo sostiene, ossia finanziare dal bilancio comunitario. Qualunque esso sia, sarebbe interessante ascoltare la posizione del Consiglio (che ha sicuramente svolto discussioni accese su questo punto) e quella dei regolatori nazionali sulla questione del finanziamento.

La mia seconda domanda, anch’essa rivolta al Consiglio, riguarda il finanziamento delle nuove reti. Anche in questo caso, abbiamo adottato diversi emendamenti, compreso uno da me presentato in sede di commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, che entrava un po’ più nel dettaglio sul possibile tipo di sistema di condivisione dei rischi se le società compiono gli investimenti necessari e i concorrenti hanno accesso alle reti sin dall’inizio. A quanto ho sentito, il Consiglio la pensa diversamente e non desidera entrare nel dettaglio né offrire alle imprese alcuna garanzia sull’effettiva condivisione dei rischi. Vi sarò grata per le vostre osservazioni su questi punti.

 
  
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  Patrizia Toia, a nome del gruppo ALDE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il rallentamento della crescita economica e produttiva in Europa interessa purtroppo anche il settore delle telecomunicazioni che risente oggi di molta criticità. E’ un settore che richiede investimenti, che vive di innovazione e di ricerca, che ha bisogno anche di tempi medi per poter fare le proprie scelte. Credo quindi che abbiamo il dovere di dare tutto il sostegno possibile e che anche il nostro pacchetto di revisione del quadro normativo può offrire un sostegno al rilancio di questo settore dando un quadro giuridico stabile, certo ed efficace.

Credo che questo sia il senso del nostro lavoro in Parlamento, nella commissione ITRE. Abbiamo lavorato con questo obiettivo: offrire un quadro, lo diceva la collega Trautmann, rispetto al precedente meno complesso, più chiaro, più efficace; convinti come siamo che a volte non c’è bisogno di regole in più, di leggi in più, ma di strumenti certi ed efficaci per applicare le regole che ci sono e a volte deregolamentare anche il quadro esistente.

Abbiamo lavorato per creare un mercato competitivo, aperto cercando di dirimere anche l’eterna questione tra vecchi operatori, addirittura operatori storici, ex monopolisti, e nuovi operatori, dicendo che ci può essere spazio per tutti in un quadro equilibrato se c’è capacità imprenditoriale, se c’è progettualità e se ci sono anche le risorse disponibili.

Infine, credo che abbiamo sottolineato – io in particolare credo che questo sia un punto cruciale – che in un quadro più flessibile e deregolamentato è centrale il ruolo della regolazione, delle diverse responsabilità, della catena delle responsabilità e io condivido l’accenno che veniva fatto anche dalla Commissaria: è importante che ci sia chiarezza di competenze e definizioni di compiti nei diversi soggetti che si occupano dello strumento essenziale della regolazione.

Infine, un’ultima cosa, che poi è stata ripresa da molti colleghi e dalla relatrice il cui valore e lavoro abbiamo tutti apprezzato, il ruolo del consumatore: spesso sta sullo sfondo, lo vorremmo riportare al centro, messo sotto la luce di ingrandimento, perché il consumatore, direi, è il vero attore fondamentale del mercato insieme alle imprese.

 
  
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  Roberts Zīle, a nome del gruppo UEN.(LV) La ringrazio, signora Presidente. Desidero iniziare ringraziando tutti i relatori del pacchetto relativo alle comunicazioni elettroniche per il loro lavoro, dall’organizzazione delle udienze alla preparazione delle relazioni. Vorrei inoltre ringraziare il Commissario Reding per il suo lavoro affidabile e attivo nel campo delle comunicazioni elettroniche, sia per quanto riguarda il roaming che per quanto riguarda il presente pacchetto. Al contempo, non sono convinto che gli emendamenti formulati dalle diverse commissioni per i progetti presentati dalla Commissione si tradurranno in un migliore utilizzo delle risorse, nella concorrenza all’interno del mercato unico comunitario e nell’efficienza per i consumatori. Vi darò solo qualche spiegazione del perché.

In primo luogo, è possibile che la struttura comune formata dai regolatori nazionali, il BERT, sarà una struttura regolatrice più democratica dell’autorità proposta dalla Commissione, ma è possibile che il BERT funzionerà secondo i peggiori principi di cooperazione e indebolirà la capacità della Commissione di adottare decisioni di regolamentazione. Per fare un secondo esempio, la distribuzione funzionale delle imprese delle telecomunicazioni, la separazione dell’accesso alle reti da altri prodotti in vendita, è stata una proposta coraggiosa della Commissione. Tuttavia, sembra che questo requisito di separazione quale misura eccezionale, che deve essere imposto dal regolatore nazionale, non verrà in realtà mai impiegato in molti mercati. Non è un segreto che negli Stati più piccoli dell’Unione europea il potere dei regolatori di adottare tali misure eccezionali nei confronti delle grandi imprese sarà molto limitato, e quindi non sono convinto che in questo caso il Parlamento stia compiendo progressi in termini di rafforzamento del mercato unico europeo rispetto alla proposta della Commissione europea.

 
  
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  Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signora Presidente, ai numerosi ringraziamenti che abbiamo sentito desidero aggiungerne uno molto speciale da parte mia. Sono stata responsabile per la direttiva quadro nella commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, ed è grazie agli istinti politici dell’onorevole Catherine Trautmann nelle questioni relative ai media, nonché alla sua abilità di lavorare in modo molto strutturato e sistematico, che in Parlamento siamo stati forse in grado di evitare di realizzare una politica in materia di mezzi di comunicazione fuorviante attraverso la relazione sulla direttiva quadro. Vedremo.

Signora Commissario, dal mio punto di vista, il Parlamento ha apportato modifiche determinanti al progetto di direttiva quadro per quanto riguarda la normativa sulla concorrenza ma anche, e soprattutto, per il commercio dello spettro. Ho creduto che le vostre proposte iniziali per la direttiva quadro fossero incentrate semplicemente sul mercato e sopravvalutassero ampiamente il dividendo digitale. Fortunatamente, tali proposte non interessavano ai membri della commissione per la cultura e l’istruzione o, di conseguenza, alla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. Al contrario, gli onorevoli colleghi pongono al centro delle loro deliberazioni gli interessi pubblici culturali e politici e il bene del grande pubblico, e ritengo che ciò sia rispecchiato nei seguenti elementi della relazione Trautmann:

lo spettro radio viene definito un bene pubblico e resterà inoltre di responsabilità degli Stati membri. Verrà data priorità in particolare alla trasmissione ma anche ai servizi di formazione delle opinioni. Il suo tentativo di costringere la radio a mettersi sulla difensiva è fallito, signora Commissario. Sarebbe più semplice introdurre servizi paneuropei, che sarebbero positivi, e sono sicura che ne converrà. Gli Stati membri avranno inoltre la responsabilità primaria di un’ulteriore armonizzazione delle frequenze. Se vi sono difficoltà, le decisioni non verranno prese dalla sola Commissione, anche il Parlamentò sarà coinvolto. Il BERT svolgerà un ruolo importante. E’ ovvio che, per quanto mi riguarda, il suo finanziamento deve essere europeo. Auspico riusciremo a garantire che lo sia.

Oltre alla direttiva quadro e alle osservazioni relative allo spettro, desidero dire qualcosa circa altre due relazioni, a cominciare dalla relazione Harbour. Nella sua relazione, onorevole Harbour, vi sono davvero alcune ottime disposizioni per i consumatori e gli interessi dei consumatori. In futuro, si presterà maggiore attenzione agli interessi delle persone con disabilità, per esempio. Ritengo inoltre che anche voi contribuirete al pluralismo dei mezzi di informazione attraverso le norme da voi proposte sui servizi obbligatori.

Il mio gruppo non è d’accordo, tuttavia, con il tentativo compiuto nella presente relazione di regolamentare anche i diritti di proprietà intellettuale. Non ci piace affatto. Né il modello francese, e mi rivolgo anche alla Presidenza del Consiglio, né il modello dei “tre strike” hanno il nostro appoggio, al contrario. Questo tentativo non cancella nessuna delle nostre preoccupazioni circa i diritti di proprietà intellettuale o la protezione della vita privata su Internet.

Consentitemi di concludere con alcune parole sulla relazione Alvaro. Onorevole Alvaro, lei ha parlato ancora una volta con grande convinzione della riservatezza dei dati. Ritengo che, come lei ha suggerito nei suoi discorsi, non vi sia ancora una linea coerente su argomenti quali la protezione dell’indirizzo IP. La nostra esperienza dello scandalo delle telecomunicazioni e il commercio di indirizzi attraverso i call centre ha dimostrato che agli indirizzi IP occorre fornire la massima protezione, e auspico che raggiungeremo un accordo a tal fine entro i prossimi quindici giorni.

 
  
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  Eva-Britt Svensson a nome del gruppo GUE/NGL. (SV) Signora Presidente, auspico che molti dei nostri cittadini stiano seguendo questa discussione e vengano coinvolti prima della votazione poiché riguarda importanti modifiche, in particolare per i servizi Internet.

La sinistra unitaria europea desidera sottolineare in particolare tre elementi principali:

in primo luogo, il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica è contrario alla proposta di istituire una nuova autorità europea in quest’ambito. Sarà più costoso e complesso. Non è necessario creare un’altra autorità europea.

In secondo luogo, occorre porre maggiore enfasi sulle differenze geografiche e sulle diverse infrastrutture per quanto riguarda i servizi elettronici. Dobbiamo sottolineare che l’accesso per i consumatori deve essere equo affinché non vengano più creati abissi nelle nostre società. Non devono esserci differenze nell’accesso ai servizi elettronici tra coloro che vivono nelle città e in regioni con una forte economia e coloro che vivono in regioni con un’economia debole o in aree poco densamente popolate. Quando non sono la società o lo Stato, ma gli attori privati a portare questi importanti investimenti nelle infrastrutture, esiste un chiaro rischio che non tutti i cittadini avranno lo stesso accesso allo stesso costo.

In terzo luogo, il gruppo GUE/NGL reagisce nei confronti dell’importante influenza esercitata dai diversi gruppi di lobby industriali. Il pacchetto telecomunicazioni non dovrebbe riguardare i diritti di proprietà intellettuale, ma i lobbisti hanno tuttavia ottenuto un’udienza specifica in materia nella proposta. Le proposte dei gruppi di interesse accettate da tutti i gruppi, tranne dalla sinistra unitaria europea, che è stato l’unico gruppo a votare contro in sede di commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, hanno aperto alle possibilità di controllare i download e il libero accesso, per esempio a siti quali MySpace e YouTube.

Gli emendamenti sono arrivati in ritardo e di nascosto, senza alcuna grande discussione tra i cittadini su queste modifiche importanti. In Svezia, per esempio, abbiamo svolto una discussione di ampio respiro sulla condivisione dei file. Mi sto impegnando contro la decisione di proibire la condivisione dei file a livello nazionale e lo faccio anche a livello comunitario. Il rischio di adottare adesso una decisione a livello comunitario è maggiore di quello delle decisioni nazionali poiché i gruppi di interesse hanno avuto grande influenza e impatto sul sistema dell’Unione europea, e perché molti cittadini non hanno informazioni sufficienti quando discutiamo di queste questioni a livello comunitario. Auspico ci sia una potente ondata di opinioni da parte dei cittadini che garantisca libertà di parola e accesso ai servizi Internet.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. (SV) Signora Presidente, Sisifo è il mio secondo nome. Sono stato eletto dal 15 per cento dei cittadini svedesi affinché mi opponessi qui al Parlamento europeo al sempre maggiore coinvolgimento dell’Unione europea in nuovi ambiti e alla centralizzazione e burocratizzazione della società europea. E’ una fatica di Sisifo.

Il settore delle telecomunicazioni è uno di quelli in cui l’Unione europea ha un ruolo importante da svolgere, e ritengo soddisfacente il pacchetto telecomunicazioni proposto, che riguarda una maggiore concorrenza e protezione della vita privata, ma sembra inevitabile che implichi anche centralizzazione e burocratizzazione. Al riguardo, vi sono due elementi ai quali mi oppongo. In primo luogo, viene proposto che lo spettro liberato dalla digitalizzazione venga distribuito in base alle norme comunitarie. In secondo luogo, viene proposta una nuova autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche.

Chiedo all’Assemblea di rifiutare entrambe le proposte. Lo spettro liberato deve essere distribuito dagli Stati membri, e la soluzione logica è sviluppare gli organi delle autorità europee di controllo delle telecomunicazioni già esistenti.

 
  
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  Desislav Chukolov (NI). - (BG) Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi stupisco delle affermazioni pronunciate oggi in quest’Aula, e che nessuno abbia sottolineato l’aspetto della tutela della riservatezza delle informazioni. Vi chiedo di non seguire in alcun modo l’esempio degli Stati Uniti quando discutiamo di un argomento così importante.

Sapete che con il pretesto chiamato “lotta al terrorismo e alla pirateria”, l’olografia sopranazionale sta cercando di porre sotto il controllo della società civile quanti più cittadini possibile in modo totale, incondizionato e irresponsabile. La riservatezza delle nostre informazioni personali deve essere tutelata ad ogni costo. Ripeto, ad ogni costo!

Attualmente, in Bulgaria vengono controllate tutte le telefonate. Entro il prossimo anno, coloro che sono al potere nel mio paese vogliono istituire l’accesso totale e incondizionato a tutti i file caricati e ai messaggi scambiati elettronicamente da ogni singolo computer. Ciò non viene fatto senza spese. In Bulgaria, come in Europa, esistono molti specialisti ben formati e capaci che possono lottare contro ogni tipo di reato informatico. Ciò viene fatto, ripeto ancora una volta, con l’obiettivo di un completo controllo sui cittadini.

Il diritto alla libertà garantisce anche il nostro diritto alla dignità umana. Chiunque cerchi di privarci della nostra dignità dovrebbe essere punito e smascherato, e non gli si deve offrire la comodità informatica per continuare ad agire in questo modo.

Qualche tempo fa, in Bulgaria si è svolta una tiepida discussione sul problema dei diritti dei cittadini nel mondo elettronico. L’unica conclusione che se ne è tratta è che non importa la volontà dei cittadini, perché accettano quanto viene loro imposto. Sono assolutamente fermo nel garantire a tutti i cittadini bulgari che il partito Attack, anche all’inizio del suo governo del prossimo anno, eliminerà ogni abuso sulla corrispondenza e il controllo su Internet.

Per concludere, vorrei dire che se il nostro diritto a una corrispondenza privata viene limitato una volta, lo sarà per sempre. Anche se i terroristi iniziassero a usare i piccioni per la corrispondenza. Chiunque sostituisca la libertà con la sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza. Grazie.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE). - (DE) Signora Presidente, Commissario Reding, onorevoli colleghi, consentitemi di iniziare congratulandomi con la Commissione. Adesso abbiamo raggiunto la seconda fase nel processo di riduzione delle tariffe di roaming per la telefonia vocale. Ritengo che questo regolamento abbia dato prova concreta di essere molto efficace. Tuttavia, alla fine del periodo di vacanza, i nostri consumatori verranno di nuovo colpiti da bollette particolarmente elevate, poiché sono stati compiuti insufficienti progressi, a dire la verità, nel mercato degli SMS e in particolare per quanto riguarda il roaming dati.

Per questo motivo, chiedo alla Commissione di agire in questo ambito e creare un mercato unico europeo per i consumatori europei. Non possiamo che notare che questa parte del mercato europeo interno non funziona ancora e che vi è l’urgente necessità di istituire un mercato unico in quest’ambito, in particolare attraverso la graduale introduzione di un programma comune di distribuzione dello spettro flessibile. La gestione efficace di questa esigua risorsa è particolarmente importante.

Il dividendo digitale è un’opportunità storica, e sarà importante anche che le corporazioni televisive siano in grado di trasmettere i loro programmi su cellulari di terza generazione, affinché possiamo ottenere uno spazio unico europeo dei media. Il dividendo digitale crea inoltre nuove opportunità nell’ambito delle comunicazioni europee.

Desidero inoltre sottolineare l’importanza di applicare le decisioni della conferenza mondiale delle radiocomunicazioni sulla base di questo approccio, e chiedo alla Commissione, poiché non vi sono disposizioni affinché il BERT si occupi di tali questioni, di istituire una propria autorità o gruppo al fine di valutare questi problemi ed emanare orientamenti autoritari per la cooperazione.

Ritengo inoltre che il BERT dovrebbe essere finanziato interamente dai fondi comunitari, poiché abbiamo semplicemente bisogno di un’autorità o istituzione che si impegni per il mercato interno europeo e per garantire ai regolatori nazionali maggiori diritti negli altri Stati membri.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Onorevoli colleghi, lo sviluppo della società dell’informazione dipende dalle reti e dai servizi delle comunicazioni elettroniche.

La transizione da una televisione analogica a una digitale entro il 2012 libererà una significativa quantità di spettro a livello europeo, consentendo pertanto lo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni innovative che stimolino la competitività europea nel settore. Al fine di trarre pieno beneficio dal dividendo digitale in Europa, il Parlamento europeo sostiene questo approccio comune, flessibile ed equilibrato, che consente, da un lato, alle emittenti di continuare a fornire ed espandere i loro servizi e, dall’altro, agli operatori delle comunicazioni elettroniche di impiegare questa risorsa per fornire nuovi servizi connessi a utilizzi sociali ed economici importanti nonché di sottolineare il fatto che il dividendo digitale dovrebbe essere distribuito in conformità del principio di neutralità tecnologica.

L’uso del dividendo digitale può contribuire al conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona offrendo servizi sociali interoperativi migliorati, quali l’e-governing, l’assistenza sanitaria online, e l’e-learning, in particolare per le persone che vivono in regioni svantaggiate, isolate o anche rurali.

Riconoscendo il diritto degli Stati membri di decidere in merito all’utilizzo del dividendo digitale, riteniamo che un approccio comunitario coordinato migliorerà significativamente il valore del dividendo digitale ed è il modo più efficace di evitare interferenze dannose tra gli Stati membri e tra questi ultimi e i paesi terzi, nonché di garantire che gli utilizzatori dello spettro beneficino di tutti i vantaggi del mercato interno.

La fiducia dei consumatori nei servizi della società dell’informazione dipende dalla qualità dei servizi delle comunicazioni elettroniche, dalla loro sicurezza e dalla protezione dei dati personali. E’ fondamentale che le autorità nazionali di regolamentazione consultino tutti i fornitori di servizi delle comunicazioni elettroniche prima di adottare misure specifiche in ambito di sicurezza e integrità della rete di comunicazione elettronica. Ritengo inoltre che gli Stati membri dovrebbero definire misure intese a promuovere la creazione di un mercato di prodotti e servizi accessibili su larga scala, che integrerà le strutture destinate agli utenti disabili.

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE). - (DE) Signora Presidente, mi si offre un’opportunità inaspettata di rispondere all’intervento dell’onorevole Harms, cosa che farò con grandissimo piacere, per la distinzione tra suggerimenti e fatti che ritengo senza dubbio evidente nella relazione. Abbiamo fondamentalmente integrato una sentenza della Corte costituzionale federale che ha creato un nuovo diritto fondamentale. Il diritto alla riservatezza e all’integrità dei sistemi informatici è stato il primo elemento inserito in questo atto legislativo. Pertanto, abbiamo agito più rapidamente di qualsiasi Stato membro, in particolare del mio. Sono state incluse anche reti private accessibili pubblicamente, servizi come Facebook, Bebo, eccetera, che finora si trovavano completamente al di fuori della portata della direttiva. E i cookies, i software analoghi o altre applicazioni che ritrasmettono i dati dell’utente alla sede centrale senza previo consenso del consumatore, diventeranno elementi del passato? I consumatori, inizialmente, hanno dato il loro previo consenso, rispetto a tutto ciò che nei loro computer, cellulari e altre applicazioni era di proprietà o accessibile a parti terze. In futuro, le informazioni sulla localizzazione possono essere raccolte solo anonimamente o con previo consenso del consumatore. La direttiva eliminerà messaggi pubblicitari non richiesti o irritanti, e-mail sciocche e simili. La notifica delle autorità di protezione dei dati sarà in futuro obbligatoria ogni volta che un’autorità ricercherà i dati personali di qualcuno.

Infine, ma non in ordine di importanza, abbiamo creato un quadro più chiaro per il requisito di notifica in caso di violazioni della sicurezza e perdita di dati, rispetto a quello esistente sinora. Poiché in precedenza stavamo parlando di suggerimenti, non intendo dimenticare che stiamo valutando il modo in cui occuparci degli indirizzi IP, poiché questi ultimi, e non dobbiamo confondere le cose, non sono dati che vengono scambiati, che sono i dati personali, i dettagli delle carte di credito, eccetera, e anche se venissero scambiati, solo per spiegarlo brevemente, un indirizzo IP non è necessariamente una caratteristica personale, almeno non quando il vostro frigorifero trasmette un messaggio al vostro computer.

(Il Presidente toglie la parola all’oratore)

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN). (GA) Signor Presidente, è assolutamente necessario che ovunque le persone vivano, in comuni, grandi o piccoli, in campagna, in città o metropoli, abbiano accesso alla banda larga e alla tecnologia moderna. Le imprese che si basano su determinati settori dipendono da un servizio Internet veloce. A meno che non sia disponibile il servizio a banda larga in alcune regioni, gli investimenti e le imprese non sono invogliati a stabilirsi in tali luoghi.

E’ assolutamente necessario che i governi si preoccupino delle disuguaglianze esistenti tra regioni rurali e urbane in termini di servizi digitali e di banda larga al fine di garantire competitività e investimenti per tali regioni. Ciò è particolarmente ovvio in Irlanda, in cui la disparità esiste a causa di un’azienda privata, la Eircom, che controlla il servizio Internet, e di conseguenza vi è una terribile disparità tra zone rurali e urbane. Desidero che la signora Commissario si informi sulla situazione, poiché a quanto pare, né il regolatore nazionale, né il governo sembrano essere in grado di farlo.

 
  
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  David Hammerstein (Verts/ALE). - (ES) Evidentemente, è rimasta solo una debole ombra del progetto ambizioso che la Commissione europea ha presentato un anno fa. E’ una vergogna per diversi motivi, poiché i consumatori hanno bisogno di una gestione europea indipendente, non di un club di regolatori nazionali fortemente influenzati dai campioni nazionali.

I Verdi sono contrari a fare dell’autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche solo un club di regolatori autofinanziati, che mancano di trasparenza e di controlli sufficienti o diritto di veto da parte della Commissione europea. L’indipendenza del nuovo organo è discutibile.

E’ inoltre una vergogna che a causa della pressione esercitata dalle grandi società delle telecomunicazioni, l’accesso alle importanti infrastrutture delle telecomunicazioni non sia fornito a imprese nuove e innovative e si obblighi a doppie infrastrutture.

I Verdi sostengono la neutralità nella tecnologia e la separazione delle operazioni per eliminare le posizioni dominanti dei giganti delle telecomunicazioni statali. Tuttavia, il Parlamento europeo è stato troppo timido e influenzato dalle lobby e ha trascurato gli interessi delle imprese nuove e maggiormente innovative che forniscono la maggior parte dei servizi wireless in Europa e offrono vantaggi ai consumatori.

Mi dispiace dire che nel complesso ci siamo lasciati sfuggire un’opportunità di dare un valore aggiunto europeo ancora maggiore al mercato delle telecomunicazioni. Ci preoccupano particolarmente alcune proposte pericolose contenute nella relazione Harbour, che violano chiaramente il principio di neutralità della rete quale mezzo di comunicazione, violano la vita privata degli utenti, minacciano la libertà su Internet e, soprattutto, superano in modo evidente la portata giuridica del pacchetto telecomunicazioni in termini di contenuto, di ciò che è lecito o illecito nella proprietà intellettuale, e in termini di filtri delle informazioni.

Il presente pacchetto riguarda le infrastrutture del mercato, i consumatori, e non il modo in cui trasformare i fornitori di servizi Internet in poliziotti digitali.

 
  
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  Hanne Dahl (IND/DEM).(DA) Signor Presidente, nella sua forma attuale, il pacchetto telecomunicazioni contiene molte misure valide. I consumatori comuni otterranno un accesso più facile, e sarà più economico in linea con la maggiore trasparenza del mercato. Tuttavia, il pacchetto contiene anche alcuni aspetti molto negativi che il precedente oratore ha preso in esame. Il problema di definire quello che rappresenta un contenuto lecito o illecito sui siti web apre le porte alla vigilanza, alla registrazione e al controllo per quanto riguarda tutte le nostre comunicazioni e operazioni su Internet, in misura tale che vi sono paesi che non lo considererebbero normalmente di tipo democratico!

Non possiamo consentire la registrazione, così come non possiamo consentire ai fornitori dei servizi di chiudere in modo arbitrario il traffico che qualcuno ritiene dannoso. Sarebbe come se usassimo un esercito di ispettori negli uffici postali europei che eliminano le lettere che considerano una lettura dannosa per il destinatario. Chi avrà la responsabilità di leggere le mie lettere d’amore? Dobbiamo garantire che la futura normativa non diventi una camicia di forza elettronica, ma un quadro in cui la cultura, la discussione sociale e la vita interattiva del futuro possano svilupparsi.

 
  
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  Jerzy Buzek (PPE-DE). - (PL) Signora Presidente, inizio congratulandomi con il Commissario Reding. Un anno dopo il regolamento sul roaming abbiamo il pacchetto successivo, molto importante, in particolare per i consumatori. Desidero inoltre congratularmi con i relatori. Dovevano essere coordinate non meno di quattro relazioni, e tale coordinamento sembra aver avuto molto successo.

La protezione dei consumatori, cui si fa riferimento nei regolamenti di cui si occupa la relazione dell’onorevole Malcolm Harbour, è connessa molto strettamente alla distribuzione corretta del dividendo digitale, che i consumatori stanno aspettando. Sarà importante, come proposto dal Commissario Reding, ottimizzare l’uso dello spettro attraverso un coordinamento su scala europea. La televisione e la telefonia mobile sono state proposte quali maggiori beneficiari del dividendo digitale, ma desidero sottolineare l’importanza di Internet in wireless. In molti luoghi d’Europa è l’unico modo di accesso possibile a Internet per milioni di cittadini, in particolare nelle regioni rurali e periferiche. Pertanto, se la crescita economica del settore di cui stiamo discutendo è particolarmente forte, allora una parte significativa del dividendo derivante dovrebbe essere destinata all’Internet in wireless a banda larga.

La ricerca nell’ottimizzazione e distribuzione del dividendo è un’altra questione importante. Potrebbe essere svolta dal Centro comune di ricerca, e chiederei alla signora Commissario se questo viene realmente preso in considerazione. In seguito, questi sono i requisiti più importanti: i consumatori devono essere in grado di scegliere, i regolamenti devono promuovere gli investimenti e la competitività, e il mercato interno deve essere rafforzato. Dal mio punto di vista, è necessario esercitare pressione non solo in ambito parlamentare, ma anche per quanto riguarda il Consiglio, ossia in ogni Stato membro.

 
  
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  Éric Besson, Presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signora Presidente, la ringrazio per avermi consentito di prendere la parola adesso; devo scusarmi di dover andare via tra poco, per ritornare a Parigi.

Il mio collega, Luc Chatel, risponderà a molte delle domande poste nel corso di questa discussione. Consentitemi di pronunciare solo qualche parola in risposta alle osservazioni dell’onorevole Harbour sulla mancanza di discussione sulla portata del servizio universale. Desidero in primo luogo esprimere il mio accordo con il relatore sul fatto che l’accesso alla banda larga è una sfida importante per le nostre società, sia in termini di acceso alla conoscenza che di servizi di base. Come affermato dall’onorevole Harbour, l’accesso alla banda larga non è coperto dall’attuale portata del servizio universale. La Presidenza francese desidera semplicemente aprire la discussione sul modo in cui garantire l’accesso alla banda larga in tutta l’Europa.

Dopo aver ascoltato le opinioni dei diversi Stati membri, è palese che sono plausibili numerosi scenari potenziali. La prima opzione sarebbe estendere la portata della direttiva sul servizio universale per includere i servizi a banda larga; la seconda coinvolgerebbe la libertà di scelta e consentirebbe di includere l’accesso alla banda larga nei servizi universali solo agli Stati membri che desiderano farlo; infine, un’opzione intermedia renderebbe obbligatoria l’inclusione della banda larga nella portata del servizio universale negli Stati membri in cui la banda larga ha raggiunto un livello sufficiente di maturità. Pertanto, è stata offerta a tutti noi l’opportunità, nel corso della Presidenza francese, di aprire questa discussione e cercare di riconciliare le nostre posizioni; questo è quanto anche la Commissione auspica di realizzare.

Desidero solo formulare qualche osservazione rivolta all’onorevole Harms: non è nostra intenzione mettere in competizione lo sviluppo di Internet con la tutela dei diritti di proprietà intellettuale. In un’epoca di convergenza, dobbiamo sviluppare sia il canale che il contenuto, migliorando le reti e incoraggiando al contempo la creazione dei contenuti e offrendo sostegno agli autori. Come lei ha precisato, la Francia tiene in grande considerazione i diritti di proprietà intellettuale; tuttavia, la Presidenza francese non sta cercando di imporre il modello che svilupperemo in Francia, basato sull’azione preventiva e la risposta graduale, conosciuto nel nostro paese come legge sulla creazione e Internet.

Conosciamo perfettamente, come lei ha dichiarato, la necessità di proteggere sia la vita privata che i dati personali. Riteniamo che ciò non sia in alcun modo incompatibile con altre preoccupazioni che potremmo avere.

 
  
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  Bernadette Vergnaud (PSE).(FR) Signora Presidente, signori Ministri, signora Commissario, onorevoli colleghi, dopo mesi di discussioni, che non sono ancora terminate, ritengo di poter affermare che, quale risultato del lavoro svolto dall’onorevole Harbour e dal relatore ombra, abbiamo raggiunto compromessi incentrati sul migliore interesse dei consumatori. Di conseguenza, è essenziale incoraggiare una migliore competizione attraverso l’attuazione di un certo numero di misure che chiedano alle compagnie telefoniche di offrire contratti di durata accettabile e di realizzare la portabilità del numero entro un giorno per gli abbonati che desiderano cambiare verso un altro fornitore di servizi.

In termini di protezione, le norme generali sulla tutela dei consumatori devono valere anche per il settore delle telecomunicazioni; i meccanismi di controllo dei costi sono stati considerati, oltre ai miglioramenti delle procedure di risoluzione di conflitti extragiudiziali nel caso di controversie.

Un’altra questione molto importante è l’accesso ai servizi di emergenza e la fornitura di informazioni sulla localizzazione del chiamante, che devono essere rese disponibili in modo affidabile, a prescindere dalla tecnologia impiegata.

Anche la tutela della vita privata è stata una priorità, al pari della tutela del minore: i fornitori dell’accesso devono offrire ai clienti software gratuiti per il controllo da parte dei genitori.

Tutti questi sviluppi devono essere garantiti a vantaggio di quante più persone possibile. Molte misure quindi sono valide per l’accesso equo degli utenti con disabilità e delle persone a basso reddito; si è inoltre tenuto conto delle necessità delle PMI. La relazione sottolinea anche il bisogno di ampliare la portata del servizio universale, in particolare al fine di includere la banda larga; è molto positivo che la Presidenza francese abbia fatto di questa questione una delle sue priorità.

Adesso vorrei occuparmi del problema dei contenuti e dei diritti di proprietà intellettuale che ha rischiato di mettere in ombra il resto dei miglioramenti contenuti nel testo. Il nostro obiettivo è sempre stato fornire ai consumatori informazioni generali sulla violazione dei diritti di proprietà intellettuale, in linea con la proposta iniziale della Commissione. Dovremo lavorare fino alla votazione finale per migliorare la formulazione dei compromessi, garantendo che venga mantenuto il principio di neutralità nella fornitura dell’accesso al contenuto. Alcuni emendamenti adottati nella direttiva sulla privacy, tuttavia, stanno causando realmente dei problemi e dovremo garantire che questi vengano eliminati.

Desidero ringraziare ancora una volta i miei colleghi, e attendo con ansia maggiori proposte specifiche da parte della Presidenza al fine di apportare ulteriori miglioramenti a questo testo prima della prossima tornata.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE). - (EN) Signor Presidente, il pacchetto telecomunicazioni è un importante passo avanti nella modernizzazione e armonizzazione delle telecomunicazioni in Europa. Ho lavorato sulla direttiva sui diritti dei cittadini e, assieme al relatore, l’onorevole Harbour, ci siamo impegnati molto e abbiamo raggiunto consenso su molte questioni.

Questa direttiva garantirà una migliore tutela dei diritti dei consumatori nelle comunicazioni elettroniche. La portabilità del numero, e la tutela della vita privata, nonché la sicurezza nelle telecomunicazioni, sono altri esempi dei miglioramenti apportati dalla direttiva.

Abbiamo svolto una discussione molto delicata sulla neutralità della rete. Secondo me, un’estrema neutralità della rete, come abbiamo dimostrato in alcuni emendamenti, renderà le reti più congestionate, lente, meno efficienti e più costose. La gestione della rete è necessaria per il funzionamento di reti efficienti e intelligenti, nonché per massimizzare l’intera esperienza e il valore dell’utente. Sono molto soddisfatto che abbiamo concordato gli emendamenti riguardanti il numero di emergenza 112 e, a seguito dell’adozione della direttiva, gli Stati membri compiranno ulteriori sforzi al fine di informare ed educare il pubblico all’utilizzo del 112. Questo numero verrà reso accessibile da tutto il territorio comunitario e gli Stati membri dovranno garantire l’attuazione della localizzazione del chiamante.

Inoltre, l’accesso ai servizi di emergenza attraverso il 112 può essere bloccato in caso di cattivo uso ripetuto da parte dell’utente e il numero sarà maggiormente accessibile dalle persone con disabilità.

Auspico inoltre che venga adottato l’emendamento relativo all’istituzione di un sistema di allerta precoce paneuropeo. Tale emendamento non richiede che venga creata un’agenzia a Bruxelles, ma la definizione di norme comuni riguardo al sistema di allerta da realizzare congiuntamente con le autorità competenti degli Stati membri. Di certo, l’allarme verrebbe lanciato a livello locale, ma sulla base di norme comuni che garantirebbero che tutti i cittadini dell’Unione europea potenzialmente coinvolti possano ricevere e comprendere questo messaggio affinché salvi le loro vite.

Sono davvero sicuro che il pacchetto telecomunicazioni sosterrà gli sforzi delle imprese nel migliorare le loro prestazioni e gli investimenti nelle nuove tecnologie e al contempo consoliderà i diritti dei consumatori dei cittadini europei.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DIANA WALLIS
Vicepresidente

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN). - (PL) Signora Presidente, la società europea e il mondo in generale dipendono in misura sempre crescente dalle comunicazioni elettroniche, che rappresentano il sistema nervoso dell’economia. Vengono impiegate nei settori di istruzione, amministrazione, assistenza sanitaria, dei media, e dell’apprendimento permanente. Oltre agli eccezionali vantaggi, le comunicazioni elettroniche comportano anche un certo numero di minacce dirette nei confronti di cittadini, istituzioni e imprese.

Le aspettative dei cittadini, che sono gli utenti meno assidui del sistema, comprendono un ampio accesso ai servizi al minor costo possibile, per esempio per le chiamate in roaming tra gli Stati membri dell’Unione europea, e l’eliminazione delle minacce agli utenti delle comunicazioni elettroniche cui si fa riferimento nella relazione dell’onorevole Malcolm Harbour e altrove. Dobbiamo soddisfare queste aspettative sulla base della moderna tecnologia e competitività, oltre che con il sostegno finanziario dell’Unione europea, in particolare nelle regioni rurali e montuose. Con la prospettiva dell’interazione e l’interconnessione di questi requisiti e dei meccanismi regolatori, nonché per quanto riguarda la visibilità, dovremmo considerare se potrebbe essere consigliabile riunire le disposizioni di cui stiamo discutendo in un’unica direttiva. Ringrazio tutti i relatori per il lavoro svolto.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM). - (EN) Signora Presidente, i canali di comunicazione sono di fondamentale importanza oggi nelle nostre vite. La disponibilità della banda larga deve essere garantita, in particolare per coloro che si trovano nelle regioni periferiche e i disabili, come gli ipovedenti. Mentre noi godiamo della libertà che Internet ci offre, dobbiamo riconoscere che la libertà comporta anche delle responsabilità.

Sono un’impegnata sostenitrice della neutralità della rete. Poiché il mondo diventa più globalizzato, è fondamentale che le persone possano comunicare liberamente. Tuttavia, questa libertà, che è di grande valore, deve essere usata con rispetto. Occorre ammettere che senza questo rispetto, Internet ha in sé il potenziale per l’abuso.

Abbiamo adottato iniziative su alcuni dei peggiori abusi in Internet, come la pedofilia. Tuttavia, bisogna occuparsi anche di altri reati. I fornitori di servizi Internet devono svolgere il loro ruolo nell’evitare che le loro piattaforme vengano usate per forze distruttive come la calunnia, l’odio e lo sfruttamento. Direi alla signora Commissario che dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per tutelare la libertà e, al contempo, promuovere la responsabilità su Internet.

 
  
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  Jacques Toubon (PPE-DE).(FR) Signora Presidente, signor ministro, signora Commissario, onorevoli colleghi, questo lavoro è stato eccezionale. Il risultato raggiunto dalle nostre commissioni è equilibrato e, signor Presidente in carica del Consiglio, lei aveva ragione nel volerne tener conto complessivamente. Desidero solo congratularmi con i colleghi, gli onorevoli Catherine Trautmann, Pilar del Castillo e Malcolm Harbour, per il loro lavoro.

In questo caso, non ho alcun problema a dire all’onorevole Trautmann che non concordo con il suo punto di vista secondo cui dovremmo escludere completamente qualsiasi riferimento ai diritti di proprietà intellettuale. Oltre alle piattaforme e ai canali di cui stiamo discutendo, in particolare nella sua relazione, ciò che per noi è importante è, in altre parole, che queste piattaforme e canali ci consentano di accedere al contenuto. Gli onorevoli Guardans, Medina e Mavrommatis hanno infatti sottolineato questo aspetto molto bene, e concordo con loro.

Nel testo della Commissione, sono stati fatti due riferimenti alla questione; sarebbe stato meglio conservarli. La discussione è adesso incentrata su un riferimento alle direttive 2001 e 2004 sui diritti di proprietà intellettuale e la cooperazione tra le diverse parti interessate. A quale scopo? Al fine di promuovere offerte legali, in altre parole, il contenuto che consentirà alla nostra industria e alla nostra diversità culturale di prosperare. Le critiche sollevate nei confronti di questi testi, alcune delle quali sono state ripetute anche in quest’Aula, hanno, per esempio, evocato il fantasma dell’accordo Olivennes. Tuttavia, il modello che dovremmo seguire è il protocollo d’intesa adottato il 24 luglio dal governo del Regno Unito, OFCOM e diverse parti interessate. Per quanto ne so, non sostengono la burocrazia o la dittatura di Internet.

Il punto non è evitare che le norme vengano applicate negli Stati membri, al fine di garantire la riconciliazione con i diritti fondamentali, e neanche evitare che le nuove tecnologie e la nuova economia agiscano a vantaggio della nostra diversità culturale, delle nostre industrie d’avanguardia nonché dell’intelligenza e dei talenti dei cittadini europei, poiché queste sono le nostre armi più importanti e le nostre più grandi risorse nella concorrenza globale.

 
  
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  Evelyne Gebhardt (PSE). - (DE) Signora Presidente, al pari dell’onorevole Vergnaud, accolgo con favore una parte della relazione dell’onorevole Harbour relativa alla tutela dei consumatori e che contiene numerose decisioni molto valide. L’accesso universale a questi servizi è un principio molto importante, e non sarà mai sottolineato abbastanza. Posso garantirle ancora una volta, onorevole Harbour, che questa parte della relazione ha anche il pieno sostegno del mio gruppo.

Tuttavia, vi sono parti che necessitano di alcune modifiche. Lei ha ragione, Commissario Reding. Nelle sue osservazioni introduttive, ha espresso stupore per il fatto che il Parlamento europeo cerchi di attenuare la protezione dei dati personali. Se posso, le dico che non è l’opinione del Parlamento, poiché quest’ultimo non voterà per altre due settimane, e solo in seguito sapremo qual è la sua posizione su queste questioni. Fino ad allora, dovremo riordinare tutto ciò che è ancora in disordine. Vi prometto che non vi sarà alcun indebolimento della riservatezza dei dati da parte del nostro gruppo. Se in Parlamento non si realizza alcun accordo soddisfacente sulla protezione dei dati, sull’acceso alla rete e sulla neutralità della rete, il mio gruppo non sarà in grado di votare a favore del presente pacchetto, e quindi dovremo cercare il modo di muoverci da questa posizione.

 
  
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  Erna Hennicot-Schoepges (PPE-DE). - (FR) Signora Presidente, signora Commissario, desidero congratularmi con lei per la sua dedizione e, ovviamente, congratularmi con i relatori, in particolar modo l’onorevole Trautmann, che ha lavorato con grande impegno per raggiungere questo consenso, che desiderava essere neutrale senza distinzioni settoriali. Tuttavia, per quanto riguarda i diritti di utilizzo dello spettro, occorre osservare che gli investimenti e i cicli di ammortamento sono diversi da un settore all’altro. Tuttavia, le disposizioni del testo sulla distribuzione e l’armonizzazione di frequenze e licenze pone gli operatori satellite in una situazione di incertezza giuridica, considerata la natura specifica del loro settore. Il nuovo articolo 8, lettera a), proposto dalla relatrice, offre determinate garanzie, ma la formulazione di questa clausola deve essere resa più severa in conformità con il principio di sussidiarietà e le norme dell’ITU. Rimangono aperte anche alcune questioni relative al contenuto e alla portata del mandato di negoziato della Commissione.

Per quanto riguarda la relazione dell’onorevole Harbour, desidero sollevare la questione della definizione di “servizio telefonico accessibile al pubblico”, come descritto nell’articolo 1, punto 2, lettera b). Tale definizione dovrebbe essere valida solo per i servizi bidirezionali, in conformità della definizione fornita nella direttiva sulla privacy. Il protocollo di telefonia vocale su Internet (VoIP) e le console di giochi non sono in alcun modo paragonabili ai servizi telefonici tradizionali. La loro assimilazione, in quanto tale, creerebbe un quadro normativo che inibisce l’innovazione e fornisce agli utenti non informati gli strumenti che essi non ritengono essere destinati per determinati usi, per esempio, la possibilità di effettuare chiamate di emergenza da una console di giochi, che può stabilire comunicazioni unidirezionali. Pertanto, è importante limitare la definizione di servizi bidirezionali.

Per quanto riguarda i diritti di proprietà intellettuale, desidero confermare le osservazioni formulate da tutti i colleghi che hanno sollevato la questione.

 
  
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  Francisca Pleguezuelos Aguilar (PSE). - (ES) Desidero innanzi tutto congratularmi con i relatori per l’ottimo lavoro svolto. Questa riforma consegue gli obiettivi fissati e si adegua ai nuovi tempi e alle nuove sfide, sia per le imprese che per i consumatori.

Tuttavia, consentitemi di soffermarmi su un punto specifico della relazione Harbour. E’ vero che il relatore ha svolto un lavoro eccellente, ma ritengo che non dovremmo occuparci del gruppo degli emendamenti finali sul contenuto della rete qui, in questa direttiva, poiché in sintesi ciò che fanno questi emendamenti è consentire ai fornitori di servizi intermedi di filtrare e bloccare il contenuto sulla rete e quindi, alla fine, i consumatori perderanno il loro anonimato.

Onorevoli colleghi, questa posizione è contraria all’articolo 12 della direttiva sul commercio elettronico, che dichiara già che i fornitori di servizi intermedi devono fungere da intermediari neutrali quando trasmettono le informazioni elettroniche.

In un paese governato dallo Stato di diritto, non possiamo agire nei confronti della rete come non faremmo con altre forme di comunicazione. Pertanto, chiedo all’onorevole Harbour di ritirare questi emendamenti al fine di ripristinare l’equilibrio tra i diritti di proprietà intellettuale e quelli degli utenti di Internet.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE).(SK) Desidero innanzi tutto ringraziare il relatore per un documento eccellente. Lavorare sui pacchetti legislativi non è mai semplice e accolgo con favore anche la sua capacità di persuasione.

Desidero inoltre sottolineare che il principale obiettivo del presente pacchetto è produrre migliori servizi delle comunicazioni nell’impiego di telefoni cellulari e di Internet a banda larga o di connessioni alla televisione via cavo per i consumatori. Ritengo che, grazie al nostro relatore, l’onorevole Malcolm Harbour, i consumatori saranno informati meglio e più rapidamente.

Se i consumatori decidono di cambiare fornitori, spesso non sono disponibili offerte confrontabili e il processo di trasferibilità del numero richiede ancora troppo tempo. Pertanto, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Malcolm Harbour, sulla cui base i fornitori devono offrire ai consumatori prezzi trasparenti e soprattutto confrontabili, e cambiare fornitore mantenendo i numeri esistenti sarà possibile in un giorno solo.

Anche se non augurerei mai a nessuno di dover chiamare il 112 per un’emergenza, occorre sottolineare che, sulla base di questa direttiva, i servizi di emergenza avranno accesso alle informazioni sulla localizzazione di chi chiama, consentendo loro di fornire assistenza in modo più rapido ed efficace.

Il passaggio alla trasmissione digitale libererà lo spettro, che in futuro dovrebbe essere in grado di fornire connessioni Internet a banda larga persino negli angoli più remoti dell’Unione europea. Signora Commissario, ritengo che la Commissione garantirà l’utilizzo più efficace di questo “dividendo digitale” nell’interesse di ogni consumatore.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE).(EL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, viviamo in un mondo in cui tutti, i governi, le aziende private, nonché i criminali, cercano il più vasto accesso possibile ai nostri dati elettronici, nel modo meno limitato possibile.

Per questo motivo, qualsiasi cambiamento della direttiva sulla tutela alla vita privata nel settore delle telecomunicazioni deve fare esattamente ciò che implica il suo titolo: garantire la maggiore protezione possibile dei nostri dati personali e delle nostre vite private.

Sono pertanto contrario a qualsiasi tentativo di indebolire la definizione di una parte di dati personali relativi ai cittadini europei, in quanto essendo personali, sono tutelati dalla legge. Le eccezioni hanno cercato, in particolare per gli indirizzi IP, di contravvenire in modo nascosto alla normativa europea esistente.

Inoltre, non credo che dovrebbe essere consentito ai fornitori di servizi Internet di giudicare da soli quale violazione della sicurezza in rete danneggi i loro utenti e quale no. Non dovrebbero decidere da soli quando informare gli utenti e le autorità circa atti di negligenza anche evidenti.

Rispetto il ruolo e il contributo delle imprese private, ma gli interessi economici dei giganti di Internet non devono poter stabilire le norme adottate dall’Europa al fine di proteggere i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

 
  
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  Ruth Hieronymi (PPE-DE). - (DE) Signora Presidente, molte grazie a tutti i relatori per il loro lavoro, che è stato davvero eccellente. Tuttavia, consentitemi di affrontare due punti specifici. L’Unione europea non è solo una comunità economica, ma ha anche il compito di sostenere i valori comuni, ed è questo il motivo per cui la protezione dei dati personali è una questione essenziale. Tuttavia, al contempo, il progresso tecnico e la tutela del lavoro culturale e creativo non devono essere considerati come obiettivi contrastanti. Entrambi saranno elementi fondamentali nella nostra competitività futura. Per questo motivo io, assieme a molti altri deputati che hanno parlato oggi in Aula, lanciamo un accorato appello per un rafforzamento della posizione di coloro che detengono i diritti, in altre parole coloro che desiderano che il loro diritti di proprietà intellettuale siano protetti. Nessun altro ha bisogno di questa protezione, di conseguenza l’introduzione di modelli per la cooperazione con i fornitori di servizi Internet. Un passo in questa direzione riflette la convergenza tecnologica oltre alla convergenza nel rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE).(EL) Signora Presidente, signora Commissario, nella gestione e nella distribuzione dello spettro radio dobbiamo garantire a tutti i cittadini pieno ed effettivo accesso a questo bene pubblico.

Le proposte nella relazione degli onorevoli Trautmann e Toia sullo spettro radio e il dividendo digitale pongono la questione in una solida posizione sin dall’inizio. Indicano in primo luogo il significato sociale, culturale e democratico, nonché le nuove opportunità offerte dal dividendo digitale che noi dovremmo offrire ai cittadini europei.

La discussione sul dividendo digitale non dovrebbe ridursi a una secca alternativa tra commercializzazione e vantaggio sociale. Tracciare una strategia significativa a livello nazionale, consentendo a ciascuno Stato membro di fissare gli obiettivi di pubblico interesse nonché di raggiungerli e coordinarli, queste sono iniziative del tutto realizzabili che possiamo intraprendere a livello comunitario.

Tuttavia, il nuovo approccio adottato dalla Commissione per una maggiore armonizzazione a livello comunitario riguardo al modo in cui distribuire lo spettro radio sulla base di criteri amministrativi comuni, come il principio di neutralità dei servizi e l’estensione del principio di una licenza universale, sembra ignorare la natura pubblica dello spettro radio e favorire l’aspetto commerciale.

Per questo motivo, ritengo che non dobbiamo concordare e dobbiamo proseguire con le proposte presentate dai nostri relatori.

 
  
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  Dumitru Oprea (PPE-DE).(RO) Grazie alla relazione in oggetto, c’è un’opportunità di incentivare, traendo il meglio dal dividendo digitale, la più ampia scala di utilizzo delle tecnologie a banda larga nelle regioni rurali, isolate o svantaggiate, tenendo conto che vi sono ancora molti luoghi in cui la tecnologia digitale è del tutto assente o l’accesso ai servizi digitali non è possibile a causa dell’assenza di infrastrutture.

Sostengo l’accelerazione della stesura, da parte degli Stati membri che restano indietro, tra cui la Romania, di strategie nazionali relative al dividendo digitale, che attueranno misure volte a consentire ai cittadini un accesso più rapido e semplice ai servizi sociali interoperativi, in particolare quelli che permettono l’accesso ai sistemi di istruzione, formazione professionale e assistenza sanitaria.

Sottolineiamo l’attenzione necessaria a garantire la migliore trasparenza possibile per quanto riguarda la ridistribuzione dello spettro liberato e gli investimenti nelle infrastrutture di prossima generazione, affinché tutti i paesi dell’Unione europea possano avervi accesso.

 
  
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  Arlene McCarthy (PSE). - (EN) Signora Presidente, desidero cogliere l’opportunità, in qualità di presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO), di ringraziare l’onorevole Harbour e i relatori ombra per aver elaborato ciò che, mi augro, questo Parlamento considera una proposta equilibrata e realizzabile sui servizi universali.

Vorrei richiamare l’attenzione di quest’Assemblea su una disposizione, un emendamento che ho presentato e appoggiato dalla commissione, inteso a rendere giuridicamente vincolante per tutti gli Stati membri l’introduzione di una hotline dedicata per segnalare bambini scomparsi, disponibile al numero 116000. La signora Commissario sarà consapevole che una recente relazione ha dimostrato che, dopo 18 mesi abbondanti dalla sua introduzione nel 2007, solo sette Stati membri hanno assegnato una hotline dedicata per segnalare bambini scomparsi. E’ evidente che l’approccio volontario non funziona. In Europa scompaiono ogni anno circa 130 000 bambini.

Queste statistiche dimostrano che esiste un ambito in cui l’Europa può contribuire, deve agire e identificare, individuare e recuperare i bambini scomparsi. Pertanto, invito la Commissione europea e gli Stati membri a sostenere questa disposizione, al fine di accelerare l’attuazione della hotline dedicata per segnalare bambini scomparsi e dare un incoraggiamento importante agli sforzi europei per un sistema “Amber alert” paneuropeo per i bambini scomparsi.

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE). - (FR) Signora Presidente, desidero congratularmi con gli onorevoli Trautmann, del Castillo, Toia e Harbour per un lavoro ben strutturato.

In quale modo traiamo pieno vantaggio dal dividendo digitale? Questa è la domanda. Sicuramente la trasmissione digitale sta liberando e libererà lo spettro. Uso deliberatamente sia il presente che il futuro del verbo “liberare” al fine di sottolineare che questo cambiamento non avverrà in un attimo, con uno schiocco di dita; è qualcosa che molti attori sembrano aver dimenticato nel parlare del proprio caso. Inoltre, è probabile che la quantità di investimento tenga lontani molti investitori prima che possano pensare a recuperare questo provvidenziale guadagno di 250 miliardi di euro. La distribuzione di questi limiti deve quindi essere considerata nelle nostre politiche.

Desidero usare questo tempo di parola piuttosto breve per porre in rilievo l’impellente necessità di creare una politica dello spettro europea in cui verrà coinvolto il Parlamento quale attore principale: in quanto tale, dovrà essere a conoscenza delle limitazioni imposte dalla fisica delle onde elettromagnetiche, tener presente la necessità della gestione dello spettro e dimostrare la debita attenzione per il ruolo che dovranno svolgere gli organismi di normalizzazione nell’ottimizzare l’impiego di questa scarsa risorsa, ricordando sempre l’interesse generale dei nostri concittadini europei.

Inoltre, vorrei rammentare alla signora Commissario che la realizzazione delle reti di fibra ottica, per parafrasare Jean Cocteau, hanno certamente bisogno di grandi dichiarazioni d’amore ma anche di atti concreti d’amore assieme al finanziamento europeo incluso nel bilancio inteso alla loro realizzazione, a costruire queste reti a banda larga ed evitare il divario digitale in Europa.

 
  
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  Luc Chatel, Presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signora Presidente, alla fine di questa discussione, desidero cominciare ringraziandovi, onorevoli deputati; ritengo che sia la qualità delle vostre deliberazioni che il vostro impegno in questo argomento sottolineino l’importanza delle telecomunicazioni nelle attuali discussioni europee. Oggi, in Europa, stiamo cercando tematiche strategiche a livello economico che siano importanti per i nostri concittadini. Le telecomunicazioni costituiscono chiaramente un’importante sfida strategica, ne avete constatato l’impatto potenziale sulla crescita europea, ma al contempo riguardano questioni che coinvolgono le vite quotidiane dei nostri cittadini; questo è precisamente il tipo di tematica di cui l’Europa necessita. Dopotutto, sono le telecomunicazioni che in qualche misura conferiscono all’Europa un volto umano.

Vorrei congratularmi per il consenso molto ampio che ho rilevato nel corso di questa discussione tra il Parlamento e il Consiglio, in particolare nel migliorare la gestione dello spettro, accrescere la protezione dei consumatori e limitare l’utilizzo della separazione funzionale onde evitare che si diffonda, un problema sollevato numerose volte. Tuttavia, constato che le nostre istituzioni avranno bisogno di proseguire su un certo numero di questioni al fine di raggiungere un compromesso. Mi riferisco, naturalmente, all’introduzione del diritto di veto della Commissione sulle misure correttive, nonché sulla forma giuridica e il finanziamento dell’alternativa all’autorità europea di regolamentazione, poiché il suo ruolo e competenza sembrano essere condivisi da Parlamento e Consiglio.

Desidero tornare brevemente su tre aspetti: il primo riguarda proprio questo argomento, su come il nuovo organo, citato da numerosi oratori, debba essere finanziato. Come sapete, onorevoli deputati, gli Stati membri non hanno ancora adottato una posizione chiara al riguardo e, non occorre dirlo, il metodo di finanziamento dipenderà in primo luogo dalla forma giuridica e dalla competenza dell’organo. Come sapete, l’ho affermato in precedenza, la maggioranza degli Stati membri ha ancora qualche riserva sull’idea di istituire un altro organo. Il Consiglio dovrà pertanto cercare un equilibrio tra le diverse opzioni cui oggi pomeriggio è stato fatto riferimento.

Per quanto riguarda le reti di prossima generazione, un altro problema sollevato, credo che, come giustamente sottolineato dall’onorevole Trautmann, al fine di promuovere le nuove reti, di prossima generazione, la preoccupazione primaria sia quella di continuare a promuovere la concorrenza, in particolare nelle infrastrutture, che offre un incentivo agli investitori e incoraggia la condivisione dei rischi tra i diversi operatori. Come sapete, in sede di Consiglio sono in corso le discussioni. Tuttavia, vi è un’urgente necessità di affrontare queste questioni che richiedono ulteriori azioni e maggiori misure a breve termine. Siete inoltre a conoscenza che la Commissione ha pubblicato un progetto di raccomandazione in materia; forse la signora Commissario sarà così gentile da fornirci qualche chiarimento.

Il terzo aspetto di cui desideravo occuparmi, anch’esso affrontato da numerosi oratori, è certamente quello della protezione dei dati personali e, più in generale, le questioni relative ai contenuti, anziché del canale impiegato per trasmettere tali contenuti. Il Ministro Éric Besson si è già pronunciato brevemente sull’argomento; ritengo che l’obiettivo della Presidenza francese non sia di contrapporre una questione a un’altra o di imporre un modello specifico, ma ho apprezzato le osservazioni formulate da alcuni oratori questo pomeriggio che hanno affermato che, mentre stiamo chiaramente costruendo questa economia futura, questa futura fonte di crescita, per il bene dell’economia europea, dobbiamo farlo anche al fine di consentire alla nostra cultura e ai nostri attori culturali di aumentare la loro presenza sulla scena globale. Pertanto, non credo che possiamo separare le due cose, nonostante sappia che altri parti interessate stiano svolgendo anch’esse importanti discussioni sull’argomento. Dobbiamo ricordare che ogni sforzo inteso a modernizzare questa infrastruttura deve mirare alla promozione della diffusione dei nostri contenuti e alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale, con la prospettiva di tutelare il processo creativo nell’Unione europea.

Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, ciò conclude le osservazioni che intendevo formulare al fine di chiudere questa discussione.

 
  
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  Viviane Reding, Membro della Commissione. – (FR) Signora Presidente, che cosa desideriamo realizzare? Vogliamo garantire che tutti i cittadini, ovunque vivano e dovunque viaggino, godano di un accesso rapido a molteplici servizi sicuri e affidabili. Desideriamo che tutti i cittadini abbiano accesso a un’abbondanza di contenuti che rifletta la diversità culturale europea.

Desideriamo che le imprese di importanza strategica contribuiscano alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro attraverso lo sviluppo di nuove infrastrutture e un’ampia varietà di contenuti. Vogliamo la creazione di un mercato unico libero, che consenta al continente europeo di mostrare la strada in termini di connettività, comunicazioni e nuove tecnologie, ma auspichiamo anche che l’Europa svolga un ruolo di guida nella tutela dei diritti dei consumatori e della vita privata dei cittadini. E’ questo che tutti noi desideriamo realizzare, e ritengo che i numerosi e diversi punti di vista espressi da quest’Assemblea siano diretti in tali direzioni e chiedano l’adozione di decisioni equilibrate che rendano possibile raggiungere un accordo.

Certamente, nessuna di queste sarebbe stata possibile senza il lavoro dei relatori. Desidero congratularmi con loro poiché sono riusciti spesso a trovare la quadratura del cerchio. Questa è una notevole impresa realizzata dai nostri relatori ma anche dalle commissioni parlamentari e dai coordinatori.

Nelle prossime settimane, tutti dobbiamo cercare, la Commissione, il Consiglio o il Parlamento, di avviare questo progetto, un progetto in grado di far progredire il nostro continente e generare consenso tra il Consiglio e il Parlamento europeo. Per quanto riguarda me e i miei colleghi alla Commissione, svolgeremo il ruolo di onesti mediatori onde renderlo possibile.

 
  
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  Catherine Trautmann, relatrice. – (FR) Signora Presidente, al termine di questa discussione, desidero ringraziare il Consiglio e la signora Commissario per aver ascoltato così attentamente quanto avevamo da dire, perché ha consentito loro di verificare l’esistenza di un consenso piuttosto considerevole, un enorme accordo, nel nostro Parlamento sul pacchetto telecomunicazioni.

Nulla potrebbe essere più comune nelle nostre vite quotidiane di un telefono cellulare, un televisore o la capacità di comunicare. L’Atto Unico ha sancito la circolazione di persone e merci quale diritto fondamentale, una libertà fondamentale. Come affermato in precedenza dall’onorevole Paasilinna, anche le comunicazioni sono un diritto fondamentale e un mezzo di conferire un’anima all’Europa, sostentando la sua esistenza e collegando i suoi cittadini. Pertanto, dobbiamo avere l’ambizione necessaria a rendere questo pacchetto telecomunicazioni un successo.

Esorto quindi il Consiglio a non procedere con un compromesso o con una volontà di compromesso che potrebbe sbilanciare diversi punti sui quali siamo riusciti a raggiungere un accordo. Tra noi, e con l’aiuto dei miei colleghi, gli onorevoli Malcolm Harbour, Pilar del Castillo, Alexander Alvaro e altri (sarebbe impossibile nominarli tutti), crediamo di aver già raggiunto un grande risultato basato sul buon senso e la determinazione condivisa.

Per rispondere ai commenti a me rivolti in precedenza dall’onorevole Toubon, desidero affermare anche che non posso essere criticata per non voler tener conto della necessità di sostenere il processo creativo in Europa. Ritengo sia una potente forza trainante per l’innovazione, sia in termini di diversità che di valore intellettuale apportato, che è assolutamente determinante in questo giorno e periodo.

Tuttavia, dobbiamo considerare anche la libertà che i nostri testi devono garantire, abbiamo adottato documenti estremamente importanti sulla protezione dei dati personali, e siamo gli unici ad averlo fatto nel mondo contemporaneo. Dobbiamo riconciliare questi due aspetti. Non vi è conflitto tra i due: l’obiettivo è il medesimo, ossia proteggere la libertà creativa e la libertà di ogni singolo individuo. E’ in questo spirito che dovremo continuare a lavorare per migliorare le nostre proposte.

 
  
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  Pilar del Castillo Vera, relatrice. (ES) Signora Presidente, in questo discorso finale desidero ringraziare il Consiglio per il suo approccio inteso all’accordo, che è stato posto in rilievo ancora oggi. Desidero inoltre ringraziare molto la Commissione, in particolare la signora Commissario, per la consapevolezza che ha sempre dimostrato in ciò che chiamerei il suo appoggio a prova di fuoco per un mercato delle comunicazioni elettroniche maggiormente competitivo e per la tutela dei consumatori. Vorrei inoltre esprimere i miei ringraziamenti prima di tutto ai miei colleghi che, oggi in quest’Aula come per molti giorni in passato, hanno dimostrato quanto siano consapevoli dell’importanza di questo settore per la crescita economica europea e, quindi, l’occupazione e il benessere di tutti i cittadini europei.

Adesso, vorrei solo chiedere al Consiglio, in questa fase finale e fino al termine dell’attuale Presidenza, di conferire al presente pacchetto telecomunicazioni almeno la stessa priorità di quella data all’energia (so che l’energia è molto importante ma questo pacchetto non è da meno), affinché possiamo muoverci dal punto di equilibrio raggiunto, come affermato appena adesso dalla collega, onorevole Trautmann.

Il Parlamento sta presentando un certo numero di proposte che, dal mio punto di vista, sono in generale abbastanza equilibrate, e produrranno un risultato soddisfacente per i negoziati con il Consiglio e la Commissione. Grazie molte. Abbiamo grandi aspettative sulla Presidenza del Consiglio al riguardo.

 
  
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  Patrizia Toia, relatrice. Signora Presidente, onorevoli colleghi, anche da parte mia un ringraziamento a tutti gli shadow e voglio sottolineare solo due punti. E’ stato detto qui che abbiamo avuto un approccio concreto e penso che questo filo, diciamo, contraddistingue tutto il nostro lavoro, nelle intese fatte e in quelle che si dovranno fare.

Approccio concreto significa che abbiamo guardato con realismo agli interessi in gioco, al valore delle industrie, al lavoro dei lavoratori di questo settore e quindi al peso che ha nell’insieme dell’economia europea, ma anche molto al ruolo del cittadino, del consumatore, a partire da quelli più fragili che possono avere vantaggi dall’arrivo del digitale se naturalmente accompagnati in questa trasformazione, so che alcuni paesi, la Francia stessa, stanno facendo campagne d’informazione e di accompagnamento a questo passaggio, ma possono anche avere disagi questi cittadini se non appunto seguiti.

Quindi abbiamo guardato proprio dal punto di vista del consumatore, dell’utente, dalla possibilità di avere servizi nuovi, servizi anche di telecomunicazione, più adeguati alle nuove esigenze, a una possibilità di essere più informati, più inseriti insomma nel grande gioco delle reti informatiche. Penso che quando l’Europa assume questo approccio, cioè il mercato anche dal punto di vista del consumatore, è un’Europa che si fa vicina ai cittadini e penso che l’iniziativa sul roaming e sui costi abbia fatto conoscere positivamente l’Europa a moltissimi cittadini e giovani, che forse non capivano bene quale peso avesse nelle decisioni concrete per la loro vita e per le loro finanze e il loro budget anche personale.

Il secondo riferimento è quello di un approccio equilibrato. Credo che un approccio equilibrato tra i molti interessi in gioco, anche contrastanti – li citava la Trautmann – ma anche tra i molti settori interessati: penso al dividendo digitale. Avere detto che c’è spazio per i diversi operatori dalle telecomunicazioni ai media audiovisivi in un modo che ha visto l’incontro tra le istanze della commissione cultura a quella della commissione industria, ecc., penso che voglia dire anche qui abbiamo cercato e io spero che ci si sia riusciti ad avere un approccio equilibrato.

Infine, auspicherei che ci fosse un forte approccio europeo. Sarebbe per me veramente incomprensibile se le istanze di sussidiarietà legittime, le competenze inalienabili degli Stati membri, impedissero però di valorizzare quel valore aggiunto che l’Europa deve assolutamente riuscire a valorizzare. Il mio è un appello alla Commissione e al Consiglio perché esaltino anche questa capacità di coordinamento e armonizzazione, per me di guida politica dell’Europa.

 
  
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  Malcolm Harbour, relatore. (EN) Signora Presidente, mi trovo nell’inconsueta posizione di avere l’ultima parola in questa importante discussione, pertanto formulerò forse alcune osservazioni generali alla fine.

Ma prima di tutto desidero, per quanto riguarda la mia relazione, ringraziare i numerosi colleghi che hanno contribuito nonché rafforzato la determinazione della nostra commissione ad apportare e raggiungere questi miglioramenti. Vorrei rassicurare i colleghi che nel corso dei prossimi quindici giorni lavoreremo al fine di realizzare questi ulteriori miglioramenti, in particolare per quanto riguarda l’ambito della protezione dei dati, sulla quale abbiamo tenuto un incontro molto positivo questa mattina: ritengo che possiamo raggiungere un accordo al riguardo. Riguardo alla questione della notifica di violazione dei dati, forse non è una sorpresa che dobbiamo ancora lavorare, poiché abbiamo svolto un lavoro del tutto nuovo. Invito cordialmente la Commissione, che è stata già coinvolta, ad aiutarci a completare la stesura in quanto, dopotutto, non era contenuta nella loro proposta iniziale.

L’altro punto di cui vorrei occuparmi riguarda l’onorevole Harms, in quanto unica rappresentante in Aula dei Verdi. Sono rimasto del tutto stupito di sentire dal suo collega, l’onorevole David Hammerstein Mintz, con il quale vado molto d’accordo, che considera la mia relazione pericolosa per la neutralità della rete. Abbiamo impiegato molto tempo per creare una nuova proposta che consentisse realmente ai regolatori di intervenire in caso di verifica di una violazione della neutralità della rete. Tuttavia, l’onorevole Hammerstein Mintz arriva in quest’Aula, senza prima parlarne con me e senza proporre alcuna alternativa, e mi dice che la mia relazione è pericolosa. Tutto ciò che direi all’onorevole Harms è che se il gruppo dei Verdi continua con questo tipo di allarmismo e demonizzazione della nostra relazione, sarà pericoloso per i consumatori poiché comprometterebbe tutto il resto. Li inviterei cordialmente a venire attorno al nostro tavolo e spiegarci il motivo per cui la nostra relazione è pericolosa. Vediamo se possiamo rispondere alle loro preoccupazioni. Molti di voi possono benissimo ricevere e-mail quotidiane. Ne ho ricevuta una che mi diceva che la presente relazione è pericolosa per la neutralità della rete. Tutto ciò che posso dirvi è che la nostra intenzione è esattamente l’opposto.

Per concludere, adesso abbiamo tutti la responsabilità enorme di aiutare la Presidenza francese a raggiungere un accordo. Desidero sottolineare questo punto. Vi è molta incertezza là fuori nel mondo reale, tra le persone che sono pronte a fare grandi investimenti, le reti di prossima generazione, e che desiderano che questo pacchetto venga realizzato quanto prima. Possiamo contribuire affinché ciò accada collaborando come abbiamo fatto con successo. E’ una responsabilità davvero molto grande. Da parte mia, e so che i colleghi mi seguiranno, mi impegno affinché non risparmiamo alcuno sforzo nel collaborare con la Presidenza francese. Desidero congratularmi in particolar modo con i ministri Chatel e Besson per il loro profondo impegno nell’intero processo e la loro reale conoscenza dei fatti. Sono sicuro che assieme possiamo approvare questo pacchetto nel più breve tempo possibile.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà nel corso della prossima tornata.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Ivo Belet (PPE-DE), per iscritto. (NL) Le nuove norme in materia di telecomunicazioni di cui stiamo discutendo oggi hanno conseguenze di ampia portata per tutti noi utenti di Internet e delle telecomunicazioni.

La nostra riservatezza su Internet deve essere protetta meglio. Le informazioni personali raccolte sul computer o inviate su Internet (compreso il vostro profilo di navigazione!) non possono essere impiegate (o mal impiegate) a meno che non si sia dato un esplicito consenso in precedenza.

La cooperazione tra l’industria dei contenuti (principalmente musica e film) e gli operatori delle telecomunicazioni è incoraggiata al fine di affrontare il problema della pirateria (i download illegali). E’ importante che i consumatori siano ben informati su ciò che possono e non possono fare in rete, ma l’accesso a Internet non deve essere negato in nessun caso.

Sarà più semplice per le persone mantenere i loro numeri telefonici quando cambiano operatore. Non dovrebbe servire più di un giorno per trasferire un numero, soggetto alle misure per prevenire le violazioni.

E’ auspicabile che possiamo raggiungere rapidamente un accordo su questo e che gli abbonati possano beneficiare quanto prima di tali miglioramenti.

 
  
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  Bairbre de Brún (GUE/NGL), per iscritto. – (GA) Nel mondo contemporaneo altamente connesso e globalizzato, la riservatezza personale e la protezione dei dati dovrebbero essere una priorità per tutti noi. La vita privata non dovrebbe essere compromessa come nel caso della relazione Harbour. Non è compito di un organo nazionale o europeo controllare, in modo invadente, l’uso che le persone fanno di Internet.

Il Parlamento europeo deve agire al fine di annullare alcuni dei tanti elementi di regressione della presente direttiva. Allo stato delle cose, il legame che le imprese e gli organi statali hanno con l’uso privato che le persone fanno di Internet, potrebbe aumentare attraverso questa direttiva. La tutela dei diritti di proprietà intellettuale non può essere impiegata quale scusa per consentire a organi irresponsabili l’accesso ai dati personali e privati.

 
  
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  András Gyürk (PPE-DE), per iscritto. (HU) Approvare il pacchetto sulla normativa in agenda è un progresso importante nel consentire alle tecnologie delle comunicazioni a banda larga di svilupparsi. E’ essenziale che queste ultime si diffondano affinché, in linea con le nostre intenzioni, l’Europa possa diventare realmente una delle regioni più competitive. Adesso dobbiamo solo compiere sforzi maggiori per un’efficace regolamentazione delle telecomunicazioni poiché lo sviluppo del settore può apportare un grande contributo all’aumento dell’occupazione.

L’apertura del mercato delle telecomunicazioni ha acquistato terreno dalla seconda metà degli anni ‘90, migliorando notevolmente il livello dei servizi. Tuttavia, riteniamo vi sia ancora moltissimo lavoro da fare negli ambiti del rafforzamento della concorrenza e di conseguenza nella diminuzione dei prezzi al consumo. Oltre a ciò, l’emergere delle nuove tecnologie rende cruciale una revisione della normativa attuale.

Riteniamo sia uno sviluppo positivo che un pilastro fondamentale del nuovo regolamento quadro sia la revisione delle pratiche di distribuzione dello spettro sinora applicate. Secondo noi, il principio di neutralità tecnologica deve prevalere in questa materia, nell’interesse di una maggiore competitività. E’ inoltre un risultato importante che in futuro vi sia anche un nuovo quadro per la cooperazione da parte delle autorità nazionali di regolamentazione.

Dovremmo accogliere positivamente il fatto che il nuovo regolamento abbia anche un effetto normativo sulla tutela dei consumatori che non si può in alcun modo ignorare. Crea condizioni più trasparenti per stabilire i prezzi e rafforza la libertà di cambiare fornitori. Riteniamo sia importante che il regolamento quadro da adottare miri ad accrescere la concorrenza sul mercato senza trascurare un livello adeguato di tutela dei consumatori.

 

11. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni al Consiglio)
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0457/08).

Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte al Consiglio.

 
  
  

Annuncio l’interrogazione n. 1 dell’onorevole Manuel Medina Ortega (H-0527/08)

Oggetto: Politica di approvvigionamento di prodotti agricoli

Tenuto conto dell’allarme internazionale provocato dal timore della scarsità di prodotti alimentari e del fatto che questo allarme ha indotto vari Stati a limitare o a gravare in modo straordinario i prodotti agricoli d’esportazione, può dire il Consiglio se prevede oggi la possibilità che il campo di applicazione della politica estera e di sicurezza comune comprenda la questione della sicurezza dell’approvvigionamento di prodotti agricoli, tra cui accordi specifici con i principali paesi fornitori di tali prodotti?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signora Presidente, onorevole Medina Ortega, nel corso del suo Vertice del 19 e 20 giugno di quest’anno, il Consiglio europeo ha riconosciuto che il recente aumento dei prezzi dei prodotti alimentari è fonte di preoccupazione sia all’interno dell’Unione europea, in cui la crisi riguarda principalmente i redditi familiari, che a livello internazionale, in particolare per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo. I motivi all’origine di questo fenomeno sono complessi. Il primo è l’aumento della domanda globale, in particolare tra le economie emergenti. Il secondo è relativo all’aumento dei prezzi di produzione e trasporto, dovuto in parte alla crescita del costo del petrolio. Il terzo è connesso al modo in cui funzionano i mercati finanziari, alla speculazione sui mercati internazionali e sui mercati alimentari locali. Infine, alcuni importanti paesi produttori hanno raccolti scarsi a causa delle condizioni climatiche negative. Il Consiglio p“Affari generali e relazioni esterne” considererà, il mese prossimo, questo problema ancora una volta, tenendo conto in primo luogo della necessità di migliorare la sicurezza alimentare coordinandosi con le Nazioni Unite e, in secondo luogo, degli istituti finanziari internazionali e del G8. L’FMI e la Banca mondiale hanno in programma una serie di incontri e sono molto soddisfatto che Ban Ki-moon, il Segretario generale delle Nazioni Unite, abbia istituito un gruppo di alto livello intesa a occuparsi della crisi alimentare. L’Unione europea contribuirà appieno nell’attuazione della dichiarazione resa alla Conferenza superiore della FAO, tenutasi a Roma il 5 giugno di quest’anno. Ovviamente, dovremo anche trarre spunto dai prossimi Vertici delle Nazioni Unite e della Banca mondiale, al fine di sviluppare e intensificare le attività volte ad accrescere la produzione alimentare nei paesi in via di sviluppo interessati.

Come potete constatare, le principali politiche coinvolte nella crisi alimentare che possono contribuire a risolverla sono la politica agricola, la politica di sviluppo, e la politica commerciale. La PESC, cui l’onorevole Medina Ortega faceva riferimento, può contribuire, ma solo marginalmente, nel contesto del dialogo politico che sta conducendo con i paesi terzi inteso a incoraggiarli a formulare politiche agricole migliori; ciò accrescerebbe la sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo e rafforzerebbe l’integrazione regionale nelle aree maggiormente colpite.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE). - (ES) Grazie molte per la sua risposta. Noto che il Consiglio è realmente interessato al problema.

Desidero sottolineare che la fame è stata una caratteristica costante nella storia europea, come la famosa carestia delle patate in Irlanda che causò uno spopolamento dell’isola; molti altri luoghi d’Europa sono stati spopolati dalla carestia, per esempio l’Ucraina.

Viviamo in un’epoca in cui ci viene ricordato che cosa può accadere; stiamo discutendo di una comunità di 500 milioni di persone che per la maggior parte consumano alimenti provenienti dall’estero.

Il Consiglio non crede che sia giunto il momento di elaborare una politica globale per la sicurezza alimentare mondiale, che sia una delle politiche generali dell’Unione europea, al fine di garantire che questo tipo di carestia di massa non si ripeta in futuro?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) L’onorevole Medina Ortega ha ragione. Ritengo che nel corso della nostra revisione della politica agricola comune, nelle riunioni che svolgeremo sulla politica di sviluppo, e gli scambi di opinioni e i vertici che organizzeremo con i paesi in via di sviluppo, il Consiglio si concentrerà particolarmente sul problema dell’approvvigionamento e della sicurezza alimentare. Sono due questioni separate nonostante debbano essere affrontate insieme. In ogni caso, una delle ambizioni della Presidenza francese, in vista specialmente del Consiglio europeo di ottobre, è di sollevare tali questioni e considerarle insieme.

 
  
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  Jim Allister (NI). - (EN) Anziché la bizzarra nozione, offerta nell’interrogazione, di occuparsi della sicurezza alimentare nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune, non sarebbe meglio che la sicurezza alimentare tornasse un obiettivo primario originale della PAC, come il Presidente Sarkozy ha promesso nel suo eccellente discorso alla Mostra agricola di Parigi a febbraio? Ha fissato la sicurezza alimentare, e un maggiore contributo da parte dell’Unione europea alla produzione alimentare nel mondo, quali suoi obiettivi primari nella riorganizzazione della PAC. Quali progressi può riferire il ministro francese verso il conseguimento di questi obiettivi?

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE). - (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, abbiamo un cambio di modello dalla sovrapproduzione in Europa, al timore per la sicurezza dei nostri approvvigionamenti alimentari. Credete che i negoziati dell’OMC che adesso vengono condotti sotto la Presidenza francese abbiano qualche possibilità di raggiungere conclusioni soddisfacenti entro dicembre?

Crede che il mercato mondiale potrebbe costituire un’opportunità preziosa per il nostro settore agricolo? Sicuramente, abbiamo notato che i prezzi sono aumentati davvero all’improvviso e che tali prezzi offrono ovviamente opportunità di reddito del tutto nuove ai nostri agricoltori in paesi come la Francia, la Gran Bretagna e, soprattutto, i nuovi Stati membri, e creerebbero inoltre enormi prospettive di reddito altrove, in particolare nei paesi meno sviluppati, i più poveri tra i paesi poveri.

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) In risposta all’onorevole Allister, consentitemi di affermare che ritengo davvero che la sicurezza alimentare debba essere un obiettivo primario della nostra revisione della politica agricola comune. E’ uno degli obiettivi che desideriamo sottolineare al momento della revisione di tale politica. Quando ce ne occuperemo, dovremo quindi cercare di considerare non solo alcuni obiettivi quantitativi della PAC, ma anche un maggior numero di aspetti qualitativi, al fine di garantire che tutti i nostri concittadini, ovunque vivano, abbiano accesso a prodotti alimentari di qualità elevata.

Per quanto riguarda la domanda dell’onorevole Rübig, consentitemi di precisare che oggi stiamo di fatto beneficiando dei prezzi alti a livello mondiale, il che costituisce un’opportunità per le esportazioni europee. Considerata la domanda globale complessiva, possiamo anche trasformarci in importatori in diversi settori o scoprire che non produciamo abbastanza. Nel corso dei negoziati commerciali multilaterali l’Europa ha agito come doveva e, come sapete, ha fatto diverse concessioni per quanto riguarda le riforme, nel quadro degli accordi della PAC. Risulta che, purtroppo per noi, altri paesi sono responsabili dei blocchi. E’ vero che i negoziati di Doha per lo sviluppo dovrebbero prestare maggiore attenzione agli aspetti della sicurezza alimentare e alla produzione alimentare globale equilibrata rispetto a quanto attualmente non facciano.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 2 dell’onorevole Marie Panayotopoulos-Cassiotou (H-0529/08)

Oggetto: Patto europeo per la gioventù

Tutti i settori della politica e, in particolare, le infrastrutture per l’istruzione e per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, l’occupazione e la mobilità, l’integrazione sociale, la salute e la possibilità di autonomia nonché il rafforzamento delle iniziative a favore dello spirito imprenditoriale e del volontariato riguardano i giovani dell’Unione europea. Può pertanto il Consiglio dire come intende attuare il Patto europeo per la gioventù (7619/05) e investire in politiche che abbiano un impatto sui giovani?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Onorevole Panayotopoulos-Cassiotou, lei ha giustamente sottolineato che una vasta gamma di ambiti politici riguarda i giovani. La ringrazio per averlo fatto. La politica giovanile è trasversale per natura. E’ esattamente l’obiettivo del Patto europeo per la gioventù, che il Consiglio europeo ha adottato nel 2005, integrare la dimensione giovanile nelle diverse politiche, in linea con la Strategia di Lisbona.

I nostri obiettivi sono semplici, ossia migliorare il potenziale dell’istruzione in Europa, la formazione, la mobilità giovanile e l’integrazione professionale nonché l’inclusione sociale dei giovani. Sappiamo che insieme dobbiamo rendere il patto ancora più efficace e che necessitiamo di risultati concreti. Per aiutarci a farlo, dal 2009 la Commissione redigerà una relazione triennale sulla gioventù. Tale relazione offrirà una valutazione approfondita della situazione dei giovani in Europa, attraverso cui ci aiuterà a porre in rilievo le loro preoccupazioni.

L’Unione europea ha sicuramente importanti responsabilità in quest’ambito, ma oggi, in base ai Trattati, l’iniziativa degli Stati membri è ancora più vitale e dobbiamo garantire che all’interno dell’UE ci concentriamo sulle migliori pratiche, a livello nazionale, locale o regionale. Dobbiamo promuovere tutte le forme di sinergia tra gli attori coinvolti, quali le imprese, le scuole, le associazioni, gli organi per l’occupazione, i giovani lavoratori, i ricercatori, le famiglie nonché le parti sociali. In tale contesto, la Presidenza del Consiglio è particolarmente preoccupata della promozione della mobilità transfrontaliera per i giovani. Tale questione verrà affrontata in sede di Consiglio del 20 e 21 novembre, che si occuperà della relazione sulla mobilità di un gruppo di esperti di alto livello guidato da Maria João Rodriguez. Tutti desideriamo vedere l’ERASMUS esteso, un programma che ha dimostrato di essere un grande successo. Sappiamo che non può essere fatto in una notte, ma auspichiamo che l’ERASMUS diventi più democratico, con basi più ampie.

Desideriamo inoltre promuovere i programmi di tirocinio sul modello di LEONARDO a livello europeo. Nel corso della Presidenza francese, stiamo cercando di organizzare un evento importante incentrato sullo sviluppo della mobilità dei tirocinanti. Analogamente, con la Presidenza francese desideriamo rendere la salute dei giovani una delle nostre priorità politiche, al fine di ottenere un’idea migliore di questioni relative alla salute specifiche per i giovani, che riguardino l’igiene o la lotta alla dipendenza, al tabacco, l’alcol e, naturalmente, le droghe.

Nel 2009, il Consiglio svolgerà un ruolo attivo nel processo generale di valutazione della cooperazione europea nel campo della gioventù. Dato che si tratterà di un processo a lungo termine, è importante garantire la continuità di azione tra le diverse Presidenze, motivo per cui abbiamo collaborato con le future Presidenze, ceca e svedese, al fine di garantire la continuità di tale politica così fondamentale per la prossima generazione di europei.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE).(EL) Signora Presidente, ringrazio il Presidente in carica del Consiglio per la sua risposta e auguro tutto il meglio alla Presidenza francese nel raggiungere i suoi obiettivi.

A seguito della conclusione del Patto, vi era di certo un accordo da parte del Consiglio sulla quantità di obiettivi realizzati: un 10 per cento di riduzione dell’assenteismo scolastico e una riduzione ben definita nella disoccupazione giovanile in un periodo di tempo specifico dopo la laurea.

In quale misura sono stati raggiunti tali obiettivi in un momento in cui le statistiche ci dicono che la disoccupazione giovanile è ancora molto elevata?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) E’ vero che la disoccupazione giovanile resta molto elevata, nonostante la situazione all’interno dell’Unione europea sia in media migliorata negli ultimi anni.

Ritengo che dobbiamo concentrarci su tre ambiti di azione. In primo luogo, dobbiamo garantire di adattare realmente la formazione affinché si avvicini maggiormente alle necessità del mercato, in particolare del mercato del lavoro, nonché che i sistemi di formazione siano più strettamente allineati alla strategia di concorrenza perseguita nell’ambito di Lisbona.

Il secondo è instaurare un dialogo con i datori di lavoro e con le parti sociali, al fine di promuovere una maggiore responsabilità sociale delle imprese nonché l’integrazione sociale dei giovani. Al riguardo, tutte le imprese con sede in Europa, in particolare le più grandi, hanno un’importante responsabilità.

In terzo luogo, credo che nel campo dell’istruzione dobbiamo mirare anche a creare reti di eccellenza e promuovere la mobilità tra i nostri paesi, così come dobbiamo promuovere il riconoscimento reciproco dei diplomi e delle qualifiche, al fine di rendere più fluido il mercato europeo del lavoro.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE). - (DE) Signora Presidente, signor Ministro, desidero fare riferimento a una circostanza specifica che ritengo molto importante nel contesto di questa questione. In tutti gli studi condotti a livello comunitario, continua a emergere che sono i giovani ad avere il maggiore entusiasmo per questa Unione europea. I giovani sono inoltre il gruppo che crede più spesso di poter trarre vantaggio dall’Unione, al contrario dei suoi più fermi oppositori, che sono per la maggior parte uomini anziani, intransigenti e disillusi.

Mi interesserebbe sapere se, nel quadro di questo patto e forse anche in altri ambiti, avete progetti che potrebbero stimolare questo interesse, questa risposta favorevole all’Europa, tra i giovani.

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signora Presidente, onorevole Leichtfried, forse posso esprimervi le mie opinioni in un modo un po’ meno polarizzato. Ritengo davvero che i giovani siano entusiasti dell’Europa ed è vero che dobbiamo partire da ciò, il che non significa che coloro che appartengono a un’altra generazione, coloro che hanno costruito l’Europa, siano meno entusiasti. Purtroppo, a livello europeo ci sono persone favorevoli e persone contrarie. I sondaggi di opinione mostrano anche che, come abbiamo osservato di recente, gli oppositori possono essere a volte più radicali, e noi dobbiamo impegnarci in modo più approfondito sulla questione.

Per quanto riguarda il patto previsto al fine di mobilitare i giovani e rendere più concreta l’idea d’Europa, ritengo molto fermamente che dobbiamo promuovere la mobilità transfrontaliera dei nostri giovani e che, grazie a questi programmi, che riceveranno maggiori finanziamenti, nonostante sappia che si impiegheranno molti anni e che si tratta di un progetto a lungo termine, quando riesaminiamo il quadro delle nostre politiche comuni dobbiamo considerare anche i programmi intesi ad accrescere ulteriormente la mobilità dei nostri giovani e minori, siano essi studenti, tirocinanti o giovani lavoratori in modelli di esperienza lavorativa o formazione professionale.

Ritengo che sia il modo in cui renderemo realmente più concreta l’idea di Europa a garantire che il loro entusiasmo produca frutti e la nuova generazione di europei che sia io che voi speriamo di vedere.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 3 dell’onorevole Robert Evans (H-0532/08)

Oggetto: Anomalie territoriali dell’UE

La Presidenza non trova anomalo il fatto che un paese dell’America del Sud sia considerato parte dell’Unione europea, mentre sono in fase di stallo i negoziati di adesione con la Croazia, la Turchia e altri paesi europei il cui ingresso nell’UE è più giustificato dal punto di vista geografico?

Nell’attuale clima politico, creatosi a seguito del referendum irlandese, come intende il Consiglio gestire simili domande? Questo aspetto è mai stato discusso in seno al Consiglio?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Onorevole Evans, mi fa piacere che lei sia qui poiché non sono molto sicuro del significato di questa interrogazione. Forse non l’ho compresa nel modo giusto e lei potrà spiegarla.

Nell’America del Sud, ci sono alcune regioni ultraperiferiche che sono parte integrante dell’Unione europea e sono, per questa ragione, selezionabili per politiche specifiche. Tuttavia, non esiste alcuno Stato dell’America del Sud che in quanto tale sia membro dell’Unione europea, sono molto prudente su questo aspetto poiché forse non ho compreso tutte le sfumature della domanda.

Per quanto riguarda la Turchia e la Croazia, ci sono stati progressi notevoli da quando abbiamo avviato i negoziati con questi paesi. Nel caso della Turchia, per esempio, il processo di valutazione, che è il primo passo formale per ciascuna fase, è stato terminato per la 23esima fase; in otto sono stati avviati i negoziati, e per una di loro il processo è temporaneamente chiuso. La nostra Presidenza ritiene che saremo in grado di aprirci a ulteriori fasi.

Nel caso della Croazia, la valutazione è stata conclusa. Sono state avviate ventuno fasi, di cui tre provvisoriamente chiuse. Si è tenuta una conferenza sull’adesione il 25 luglio di quest’anno e la prima fase, nonché la più sensibile relativa alla circolazione dei beni, è stata avviata e la 20esima, sulla politica imprenditoriale e industriale, è stata chiusa. Come sapete, i progressi con i negoziati dipendono principalmente dai risultati conseguiti dai paesi candidati. I progressi compiuti nel soddisfare i criteri di apertura e chiusura delle fasi, nonché i requisiti delineati nel quadro dei negoziati, tra cui i partenariati di adesione modificati, sono fondamentali sotto questo aspetto e ci riferiamo ovviamente al giudizio della Commissione. Mi consenta di ripetere, onorevole Evans, che se la mia risposta non ha centrato del tutto l’argomento, sarei molto felice se potesse dirmi esattamente che cosa intendesse con la sua domanda.

 
  
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  Robert Evans (PSE). - (EN) Le darò qualche chiarimento e porrò la domanda in modo più esteso. Il Presidente in carica del Consiglio ha risposto ad alcuni punti che ho sollevato e lo ringrazio per questo. Ha ragione. La mia posizione è che penso sia un’anomalia che consentiamo a paesi come la Guyana francese di far parte dell’Unione europea con tutti i vantaggi e gli svantaggi che essa comporta; non sono solo territori francesi, ma ricordo la Martinica e la Guadalupa.

E ancora all’interno dell’Europa, e il Presidente in carica del Consiglio ha fatto riferimento ai negoziati che si stanno svolgendo con la Croazia e forse con la Turchia, opponiamo resistenza; esistono paesi nell’Unione europea che non ne sono contenti.

Tuttavia, ci sono ancora altre anomalie più a portata di mano, le Channel Islands, le isole di Jersey e di Guernsey, che non sono nell’Unione europea, esenti dalla normativa. Esistono paradisi fiscali in cui le persone abbienti possono evitare di pagare tutto ciò che chiunque altro paga.

Questa posizione, o altre anomalie, vengono discusse in seno al Consiglio? Il Presidente in carica del Consiglio può difendere la situazione in cui la Guyana francese fa parte dell’Unione europea, e pensa che ciò continuerà, non nel breve, ma nel lungo termine? Potrebbe guardare nella sua sfera di cristallo e darmi qualche illuminazione sul modo in cui funziona l’Unione europea in senso globale?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) La ringrazio, onorevole Evans. Temevo infatti di aver compreso in modo corretto il significato della sua interrogazione e non avrei voluto ascoltare la spiegazione da lei fornita. Più seriamente, tuttavia, innanzi tutto le regioni ultraperiferiche, tutte quelle che noi chiamiamo d’oltremare, fanno parte dell’Unione europea, una parte importante, ovunque si trovino questi territori e che siano legati alla Francia, alla Spagna, al Portogallo, al Regno Unito o altri paesi.

Lei ha fatto riferimento agli esistenti dipartimenti d’oltremare. Questi ultimi sono francesi dal XVII secolo. I loro abitanti sono cittadini francesi dal 1848, quindi non è nulla di nuovo, e tutto ciò è stato tenuto in considerazione sin dall’inizio, dal Trattato che istituiva l’iniziale Comunità europea, in seguito Unione europea.

Un altro punto che lei sottolinea, ma in questo caso ritengo si tratti di ampliare le influenze europee d’oltremare, riguarda il tipo di politica da perseguire. Ritengo sia importante per noi compiere sforzi in quest’ambito, non perché un territorio è francese ma, ripeto, è una questione di influenza.

L’altra osservazione da lei formulata, che riguarda il Consiglio, e qui non farò nomi, è relativa a un argomento complesso, in particolare il modo in cui evitare i paradisi offshore, che siano d’oltremare o vicini al nostro continente. E’ vero che è un problema. E’ stato fatto qualcosa dal Consiglio ECOFIN. Sono state presentate numerose proposte e noi cerchiamo sempre di combattere in modo efficace i paradisi fiscali, sia a livello comunitario che nell’ambito degli accordi internazionali di cui l’Unione europea fa parte.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE).(LT) Vorrei porgere una domanda non particolarmente seria: dovremmo considerare di cambiare il nostro nome in Unione europea e sudamericana? Inoltre, a seguito della possibile adesione della Turchia, dovrebbe essere inclusa anche l’Asia? Più seriamente, tuttavia, i cittadini comunitari conoscono comunque molto poco di questi territori d’oltremare. Sarebbe possibile che la campagna informativa dell’Unione europea fornisse maggiori informazioni su queste questioni affinché questi paesi si sentano più vicini e più familiari, in particolare ai giovani cittadini dell’Unione europea? Ciò consentirebbe loro quindi di comprendere meglio questi territori, e domande come questa non verrebbero più poste.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) I miei ringraziamenti al Consiglio. Forse l’ho persa, ma non ho ascoltato la risposta del Ministro alla seconda parte della domanda dell’onorevole Evans relativa al clima in seno al Consiglio successivo al referendum irlandese. Innanzi tutto, potrebbe indicare esattamente qual è questo clima, e se ha conseguenze sull’elaborazione delle richieste di Croazia, Turchia e altri paesi europei che vengono menzionati? In altre parole, qual è adesso la posizione, a seguito del referendum irlandese, al tavolo del Consiglio relativamente a queste richieste?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Per rispondere, prima, all’onorevole Paleckis, credo che abbia ragione. E’ vero che vengono compiuti sforzi al fine di istruire e informare i cittadini europei circa queste regioni periferiche ma europee. Vedo che compaiono sulle banconote, che è almeno un progresso parziale. Tuttavia, dobbiamo proseguire, in termini di informazione e comunicazione. Direi all’onorevole Doyle che la domanda da lei espressa è di portata molto ampia. Pertanto, dobbiamo concentrarci sui negoziati in corso. Per quanto riguarda il Consiglio, questi negoziati si basano sulle proposte presentate dalla Commissione sulla base delle relazioni di valutazione, che è la base del tutto consueta.

Abbiamo inoltre spiegato che eravamo pronti ad approfondire i rapporti con un certo numero di altri paesi, in particolare i paesi balcanici, e che dati gli sforzi compiuti, desideriamo rapporti più stretti non solo con la Croazia, ma anche con la Serbia e altri paesi come la Bosnia e il Montenegro.

Esiste poi la questione dei partenariati. Il 9 settembre si terrà un Vertice importante tra l’Unione europea e l’Ucraina. Nell’attuale contesto del conflitto tra Russia e Georgia cercheremo inoltre di sviluppare il partenariato con l’Ucraina e, come sapete, ieri abbiamo constatato la necessità di rafforzare i rapporti con la Georgia. Questo è il mio aggiornamento sui rapporti in corso.

Esiste quindi il problema della situazione relativa al Trattato di Lisbona. Se non disponiamo di quest’ultimo, numerosi Stati membri compreso il mio, per togliermi il cappello di presidente dell’Unione, hanno dichiarato che in effetti il Trattato attuale era un Trattato di 27 Stati e che al fine di allargarci abbiamo quindi bisogno del Trattato di Lisbona. Le dico onestamente, onorevole Doyle, che è questa al momento la posizione del Consiglio.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 4 dell’onorevole Avril Doyle (H-0534/08)

Oggetto: Provvedimenti correttivi alle frontiere (BAM) sulle importazioni meno efficienti in termini di emissioni di carbonio

Potrebbe il Consiglio per cortesia illustrare il suo punto di vista in merito a provvedimenti correttivi alle frontiere (BAM) sulle importazioni meno efficienti in termini di emissioni di carbonio da paesi terzi nel periodo si scambi, successivo al 2012, del sistema comunitario di scambio delle quote di emissione (ETS)?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Il Consiglio europeo ha tenuto conto della sua domanda molto importante nel corso del proprio Vertice a marzo di quest’anno, quando ha sottolineato che in un contesto globale altamente competitivo vi è il rischio di emissioni di carbonio incontrollate in determinati settori, come le industrie ad elevato consumo energetico, che sono particolarmente esposte alla concorrenza internazionale. E’ un vero problema, che deve essere esaminato e risolto in una nuova direttiva che istituisce un sistema di scambi di quote nella Comunità.

Il miglior modo di affrontare la questione delle emissioni incontrollate di carbonio e garantire che il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione rimanga efficace, è ancora attraverso la conclusione di un accordo internazionale, onorevole Doyle. Tuttavia, è chiaro che dobbiamo essere pronti anche ad agire se non raggiungessimo un accordo internazionale, e al momento stiamo discutendo delle misure più appropriate per mantenere competitiva la nostra industria, garantendo al contempo che l’Unione europea svolga un ruolo esemplare nella lotta ai gas serra.

Riteniamo sia importante farlo in un modo che garantisca che le industrie di tutti i tipi abbiano una visibilità adeguata relativamente ai loro investimenti, in particolare in un momento in cui il clima economico è peggiorato e stiamo affrontando un rallentamento della crescita internazionale, con tutti i segnali che suggeriscono che la situazione sarà la medesima il prossimo anno.

Nella proposta per una direttiva, la Commissione si impegna, alla luce del risultato dei negoziati internazionali, a presentare una relazione analitica accompagnata da proposte adeguate intese ad affrontare i problemi che possono sorgere dai rischi di emissioni incontrollate di carbonio.

Ci sono due opzioni possibili: adattare la proporzione delle quote libere e/o integrare gli importatori di prodotti fabbricati da settori industriali ad elevato consumo energetico nel sistema comunitario, garantendo al contempo la compatibilità del sistema con le norme dell’OMC. La Presidenza del Consiglio auspica, naturalmente, che il Consiglio e quest’Assemblea siano in grado di chiarire i problemi al fine di garantire che l’Europa abbia una base industriale propria e competitiva, e che noi sappiamo, quanto prima, quali meccanismi saranno applicabili, prima del 2011.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Accetto che i provvedimenti correttivi alle frontiere debbano far parte della nostra cassetta degli attrezzi, ma in prospettiva, usata come carota e non come bastone nell’affrontare qualsiasi negoziato internazionale in cui, in buona fede, abbiamo cercato di arrivare a un accordo internazionale inteso a combattere il cambiamento climatico. Il signor Ministro potrebbe, per cortesia, commentare l’articolo 20 dell’OMC che consente un divieto per una simile eventualità, ossia, in cui la conservazione delle “risorse naturali” esauribili sono minacciate? Gli obiettivi di riduzione di biossido di carbonio rientreranno in questa definizione di aria pulita come in precedenza? Vorrei che il Ministro esponesse le sue riflessioni al riguardo.

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signora Presidente, onorevole Doyle, ritengo innanzi tutto che, come lei ha correttamente affermato, dobbiamo impiegare provvedimenti quanto più vari possibile come una carota e non come un bastone, al fine di garantire che non vi siano esenzioni dall’obbligo di ridurre le emissioni di gas serra. In secondo luogo, dobbiamo trovare il giusto equilibrio relativamente alle richieste delle industrie, che non sempre sono eque su tale aspetto. Per quanto riguarda l’articolo 20 dell’OMC, riteniamo che questa misura risponda davvero all’obiettivo legittimo di conservare le risorse naturali esauribili. Secondo la relazione degli esperti che abbiamo ricevuto, è quindi conforme alle norme di diritto commerciale internazionale.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE). - (EN) Desidero dare il benvenuto al Ministro a questa sessione a Bruxelles, e non a Strasburgo, e dirgli quanto sia impaziente di vedere la Presidenza francese alle prossime sedute a Bruxelles, e non a Strasburgo.

Di conseguenza, il Ministro riconoscerebbe che uno dei modi migliori di affrontare la povertà globale è incoraggiare gli imprenditori nei paesi poveri ad avviare imprese e creare la ricchezza attraverso il commercio? Considerato il suo apparente interesse nei provvedimenti correttivi alle frontiere, che sono in realtà tasse all’importazione, come risponde alle critiche secondo cui i provvedimenti correttivi alle frontiere sono misure sfavorevoli allo sviluppo e in realtà una misura europea imperialista e protezionista intesa a lasciare fuori le esportazioni dei paesi in via di sviluppo e mantenere le persone indigenti in stato di povertà?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signora Presidente, in qualità di Presidente, resterò calmo rispetto agli attacchi assolutamente ingiustificati e non richiesti, poiché di certo non siamo i soli a fare affari nei paesi poveri!

Parlando più seriamente, ritengo che i meccanismi che stiamo considerando, e rispondo anche a quanto affermato un attimo fa dall’onorevole Doyle, non sono un bastone da usare contro i paesi in via di sviluppo. Tuttavia, valutando la questione in modo molto obiettivo, nel contesto della ricerca di un buon equilibrio tra la competitività e la lotta ai gas serra, dobbiamo stabilire realmente un ottimo equilibrio nei rapporti con in nostri partner importanti. Tra questi, figurano gli Stati Uniti che, per quanto ne so, oggi non hanno gli stessi nostri impegni in questo settore. Un altro è il Giappone, che ha anche impegni minori e compie sforzi ridotti. Poi c’è la Russia, la quale, mi viene continuamente riferito, non ha gli stessi valori e con cui dobbiamo sapere come parlare in termini realistici, essendo essa una grande potenza emergente. Esistono anche il Brasile, l’India, e naturalmente la Cina, che fa parte dell’Organizzazione mondiale del commercio. Pertanto, non vedo davvero il motivo per cui dovremmo smettere di essere realistici e diventare ingenui. Dobbiamo intraprendere una lotta esemplare contro il riscaldamento globale. L’Europa è una guida in questo ambito e deve continuare ad esserlo nonché mantenere il suo vantaggio nei negoziati internazionali come per Copenaghen il prossimo anno. Tuttavia, in tale contesto, non ha alcun bisogno di vergognarsi nel difendere i propri interessi contro le potenze che sono ricche almeno quanto lo siamo noi. Come sottolineato da altri oratori nel corso delle prime domande, anche in Europa abbiamo le nostre sacche di povertà.

 
  
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  Presidente − Annuncio l’

interrogazione n. 5 dell’onorevole Colm Burke (H-0536/08)

Oggetto: Forum ad alto livello sull’efficacia degli aiuti previsto ad Accra (Ghana) in settembre

Il Forum ad alto livello sull’efficacia degli aiuti, che si terrà ad Accra il prossimo settembre, offre un’opportunità reale ai donatori e ai governi dei paesi partner per sottoscrivere ulteriori impegni, programmabili e controllabili, allo scopo di migliorare l’efficacia degli aiuti a vantaggio delle popolazioni povere.

Come possono il Consiglio e gli Stati membri garantire un impegno più ambizioso nel conseguire gli obiettivi della dichiarazione di Parigi del 2005? Sono in grado di far sì che i governi non cerchino soltanto di migliorare l’efficienza della fornitura degli aiuti mediante tale dichiarazione, ma tengano anche conto dell’efficacia di tali aiuti - in termini di effettivo miglioramento della vita delle popolazioni povere? Può il Consiglio fornire una risposta aggiornata alla risoluzione del Parlamento europeo (P6_TA(2008)0237) sul seguito dato alla dichiarazione di Parigi del 2005 sull’efficacia degli aiuti? Essendo ormai giunti a metà percorso, come intende il Consiglio responsabilizzare i governi al rispetto dei loro rispettivi impegni in materia di OSM, alla luce del fatto che gli aiuti dell’UE hanno registrato un calo dallo 0,41% del PNL nel 2006 allo 0,38% nel 2007, pari a una diminuzione di 1,5 miliardi di euro?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Onorevole Burke, la sua domanda riguarda tre aspetti che sono strettamente connessi alla cooperazione e allo sviluppo: l’efficacia degli aiuti, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e la quantità di aiuti.

E’ una domanda davvero attuale, con l’incontro del forum ad alto livello sull’efficacia degli aiuti di Accra che inizierà domani, e con meno di un mese di tempo prima del Vertice di alto livello sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, che si svolgerà a New York il 25 settembre. Un altro importante evento sarà la conferenza internazionale sul seguito dato al finanziamento per lo sviluppo, che si terrà a Doha dal 29 novembre al 2 dicembre, che esaminerà l’attuazione del Consenso di Monterrey.

Il Consiglio sta lavorando con profondo impegno per quanto riguarda tutte queste conferenze e ha adottato numerose conclusioni da giugno di quest’anno. Per quanto riguarda l’efficacia degli aiuti, il Consiglio riconosce che, nonostante qualche progresso, resta ancora molto da fare. Dobbiamo individuare i settori o i progetti in cui l’Unione può fare la differenza e apportare valore aggiunto rispetto ad altri donatori. Non vi è alcun dubbio che dobbiamo usare anche i sistemi nazionali e rendere coloro che ricevono gli aiuti maggiormente consapevoli delle loro responsabilità. Questo è l’obiettivo che ci siamo prefissati per la conferenza di Accra e auspichiamo di vedere una dichiarazione strategica ambiziosa nel contesto del piano d’azione di Accra, che delinei obiettivi solidi, precisi e misurabili, con una tabella di marcia per la loro attuazione, al fine di rendere i nostri partner maggiormente consapevoli dell’importanza di migliorare l’efficacia degli aiuti.

Il secondo punto riguarda gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Tutti i partner, sia i paesi donatori che i paesi riceventi, hanno una responsabilità comune nel raggiungerli sulla base dello sviluppo sostenibile e devono rispettare i loro impegni. Il Consiglio ha adottato il programma d’azione riguardante gli OSM a giugno di quest’anno e abbiamo definito alcuni obiettivi intermedi per poter raggiungere quelli principali.

Infine, sulla quantità degli aiuti, è vero che siamo preoccupati della riduzione del volume complessivo degli aiuti ufficiali allo sviluppo, che è diminuito dai 47,7 miliardi di euro del 2006 ai 46 miliardi di euro del 2007. Tuttavia, nonostante tale calo, l’Europa resta il maggiore donatore, in particolar modo in Africa, e auspichiamo che questa diminuzione sia solo temporanea. Se le statistiche fornite dai singoli Stati membri sono corrette, nel 2008 dovremmo avere una grande quantità di aiuti allo sviluppo, e dovremmo essere in grado di conseguire i nostri Obiettivi del Millennio per il 2010 e il 2015. Questo è il motivo per cui il Consiglio ha chiesto agli Stati membri di fissare tabelle di marcia indicative graduali che illustrino il modo in cui intendono raggiungere i loro obiettivi APS.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE). - (EN) Per quanto riguarda la cooperazione con i paesi in via di sviluppo, mi sono imbattuto in un caso in cui l’Unione europea erogava 1,2 milioni di euro per un progetto in Etiopia e ho scoperto che il governo del paese applicava il 17 per cento di IVA. Pertanto, mi chiedo se abbiamo compiuto qualche progresso nell’occuparci dei paesi in via di sviluppo che ricevono aiuti allo sviluppo.

Mi chiedo inoltre se abbiamo ricevuto qualche indicazione dagli Stati membri in questa fase per quanto riguarda le disposizioni che stanno formulando nei loro bilanci per il 2009 per quanto riguarda i contributi agli aiuti nel 2009. Vi sarà una riduzione a causa della flessione economica in molti paesi, e la Presidenza è proattiva assieme agli Stati membri al fine di garantire che ciò non avvenga?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Dovrò tornare alle domande dell’onorevole Burke per dare risposte complete, poiché al momento non dispongo di informazioni relative alle proposte degli Stati membri sul bilancio 2009. Ciò che ho affermato è che abbiamo chiesto bilanci indicativi. Pertanto, suggerisco di tornare successivamente dall’onorevole Burke e i servizi del Consiglio gli forniranno informazioni precise sul bilancio 2009 non appena le otterranno, mi è stato detto che attualmente abbiamo solo informazioni parziali. Se l’onorevole Burke me lo consente, procederò allo stesso modo per quanto riguarda l’Etiopia, al fine di controllare se sono state rispettate le norme in materia di aiuti relativamente all’applicazione dell’IVA.

 
  
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  Presidente. − Annuncio l’

interrogazione n. 6 dell’onorevole Jim Higgins (H-0538/08)

Oggetto: Missione dell’UE in Ciad

Potrebbe il Consiglio fornire un aggiornamento in merito allo spiegamento della missione EUFOR in Ciad? Si sono verificati problemi imprevisti e, in caso affermativo, quali sono stati i principali insegnamenti tratti da questa esperienza?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Onorevole Higgins, i tre battaglioni multinazionali che costituiscono le forze EUFOR nel Ciad orientale e nella Repubblica Centrafricana sono adesso del tutto operativi. L’esercito, composto da circa 3 200 truppe, ora può svolgere tutte le missioni assegnate dal Consiglio. Consentitemi di ricordarvi che anche l’Albania, la Croazia e la Russia, che presto invieranno quattro elicotteri sul campo, fanno parte di questo esercito. L’Ucraina ha avviato i negoziati ma sinora non ha intrapreso altre iniziative.

Come lei sa, un suo connazionale, il generale Patrick Nash, è il comandante dell’operazione e la Presidenza del Consiglio desidera congratularsi in modo particolare per la sua professionalità.

A seguito della missione congiunta di valutazione UE-ONU condotta in Ciad e nella Repubblica Centrafricana dal 18 al 24 giugno, Javier Solana ha riferito e formulato raccomandazioni sul seguito dell’operazione ONU. Il 25 giugno di quest’anno, il Consiglio ha approvato la relazione di Javier Solana e il Segretario delle Nazioni Unite ne trarrà spunto per la sua relazione, che verrà discussa dal Consiglio di sicurezza nel prossimo futuro.

Desidero sottolineare che, dal suo spiegamento, l’EUFOR ha sempre agito in modo imparziale, indipendente e neutrale. Ha contribuito a migliorare la sicurezza nel Ciad orientale e nella parte nordorientale della Repubblica Centrafricana, spiegando nel giro di pochi mesi, lontano dalle basi europee e in un ambiente molto ostile, una forza significativa e dissuasiva per la sua stessa presenza, pattugliando l’intera regione al fine di renderla più sicura, fornendo scorte per le organizzazioni umanitarie su loro richiesta, aiutando ad aprire le strade per gli approvvigionamenti, proteggendo i luoghi su richiesta o offrendo soluzioni alternative al fine di aiutarli a svolgere il loro compito. Infine, ha contribuito anche a garantire che la polizia locale possa essere più attiva e ampliare il loro consueto campo d’azione.

L’EUFOR agisce nei termini del suo mandato e le sue attività sono state osservate nel corso degli attacchi dei ribelli a Goz Beida e Biltine a metà giugno di quest’anno, quando ha evacuato, protetto e vigilato su circa 300 membri del personale umanitario che lo hanno richiesto e ha evitato il saccheggio del mercato nell’area di Goz Beida. Le truppe irlandesi, che stavano difendendo un sito per profughi, hanno reagito in modo molto efficace al fuoco diretto.

A luglio, nel corso dei conflitti tra le comunità Dadjo e Mouro a Kerfi, l’EUFOR ha mobilitato una compagnia di rinforzo per difendere la regione ed evacuare circa 30 membri del personale umanitario.

Desidero sottolineare che l’EUFOR coordina a stretto contatto con l’ONU la task force di MINURCAT, che opera nella Repubblica Centrafricana e in Ciad e, come ho dichiarato, coordina anche a stretto contatto con le organizzazioni umanitarie.

 
  
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  Jim Higgins (PPE-DE). - (GA) Al termine della stagione delle piogge, non inizierà la guerra tra le forze del governo e le forze dei ribelli? Il Consiglio sarebbe in grado di comunicarci quali altre città sono pronte a partecipare alla missione in termini di truppe, equipaggio e risorse?

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) L’EUFOR non è stata coinvolta nei conflitti tra il governo e i ribelli, pertanto sta svolgendo scrupolosamente la sua missione in un modo del tutto imparziale, tenendosi completamente lontano dai conflitti derivanti da problemi locali tra il governo e i ribelli. Sta svolgendo la sua missione in modo neutrale, senza interferire con gli affari interni del Ciad e della Repubblica Centroafricana e con l’obiettivo principale di contribuire ad accrescere la sicurezza, nel Ciad orientale e nella parte nordorientale della Repubblica Centrafricana. Ogni volta che è intervenuto nei conflitti e negli incidenti che ho citato, lo ha fatto perché erano a rischio le missioni umanitarie, al fine di proteggere quelle missioni.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE). - (EN) A marzo di quest’anno sono stato in Ciad, tre settimane dopo l’attacco dei ribelli. Per sei giorni ho incontrato gruppi diversi nella regione, e uno degli aspetti di cui mi sono reso conto è stata la necessità di portare al tavolo dei negoziati i rappresentanti dei gruppi di ribelli. Mi domando solo se su tale aspetto sia stato compiuto qualche progresso, dall’ONU o dall’Unione europea, nel senso che, al momento, so che ci sono dai 7 000 ai 10 000 minorenni in possesso di armi. Se deve essere compiuto qualche progresso, allora i gruppi di ribelli devono essere coinvolti nei negoziati da qualcuno. Mi domando solo se su tale aspetto sia stato compiuto qualche progresso.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). - (EN) Desideravo solo chiedere brevemente al signor Ministro la sua opinione sul futuro di questa missione. Credo che si preveda termini alla fine di marzo prossimo. Il Ministro prevede forse che la missione prosegua sotto la bandiera dell’EUFOR per altri sei mesi, o forse sotto la bandiera dell’ONU? Ritiene vi sia qualche possibilità che la missione possa terminare a marzo prossimo? Come ho detto, desidero solo conoscere la sua opinione sul futuro della missione.

 
  
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  Jean-Pierre Jouyet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Per rispondere all’onorevole Burke e all’onorevole Harkin, credo che abbiamo tutti i motivi per essere orgogliosi di questa missione. Consentitemi di ricordarvi che è la missione di più vasta scala mai spiegata.

In risposta all’onorevole Harkin, stiamo ribadendo la necessità di una rapida transizione alle Nazioni Unite al fine di garantire che l’eventuale MINURCAT possa subentrare alla missione EUFOR. Il rappresentante speciale dell’Unione europea sul luogo, l’ambasciatore Torben Brylle, è in contatto con i gruppi di ribelli. Mentirei se dicessi che tutto va bene.

Ritengo che questa missione sia assolutamente fondamentale, che fa realmente tutto ciò che può per i profughi, per le persone che soffrono. Ci troviamo dinanzi a una vera tragedia umanitaria, ma è anche vero che alla missione mancano ancora risorse, come continuiamo a sottolineare e lamentare, e il Consiglio ha davvero intenzione di rafforzare tali risorse prima che subentrino le Nazioni Unite. In ogni caso, sarà un’impresa a lungo termine. Per rispondere all’onorevole Harkin, consentitemi di dire che preferiremmo quindi una transizione a un prolungamento.

 
  
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  Presidente. − Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

 
  
  

conclude il Tempo delle interrogazioni.

(La seduta, sospesa alle 19.05, è ripresa alle 21.00.)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MIGUEL ANGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 

12. Seguito dato a una richiesta di difesa dell’immunità: vedasi processo verbale
Video degli interventi

13. Progetto di raccomandazione alla Commissione nella denuncia 3453/2005/GG (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Proinsias De Rossa, a nome della commissione per le petizioni, sulla relazione speciale del Mediatore europeo a seguito del progetto di raccomandazione alla Commissione europea nella denuncia 3453/2005/GG [2007/2264(INI)] (A6-0289/2008).

 
  
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  Proinsias De Rossa, relatore. (EN) Signor Presidente, sono lieto di essere qui presente questa sera, nonostante avessi preferito che fosse un po’ prima. Cionondimeno, è importante che la presente relazione venga discussa in Parlamento.

Il testo relazione riguarda una denuncia di cattiva amministrazione nei confronti della Commissione. Il caso è stato deferito al Parlamento europeo con una relazione speciale del Mediatore europeo. Deferire una relazione speciale al Parlamento europeo è l’ultima iniziativa concreta che può intraprendere un Mediatore nella ricerca di una risposta soddisfacente a nome di un cittadino. Pertanto, è un’occasione rara in cui vengono considerate in quest’Aula relazioni di questo tipo.

La mia relazione, a nome della commissione per le petizioni, approva la conclusione del Mediatore secondo cui costituisce un caso di cattiva amministrazione il fatto che la Commissione abbia esaminato la denuncia del firmatario con un ritardo di diversi anni, ritenuto oggettivamente ingiustificato.

A questo punto, desidero sottolineare che la presente relazione non si occupa del contenuto della normativa europea, ma del modo in cui la Commissione non si sia occupata di una denuncia, e pertanto intendo affermare che non accetto l’emendamento unico presentato dal gruppo GUE/NGL alla presente relazione, che cerca di introdurre elementi connessi alla normativa.

Nella denuncia originale alla Commissione del 2001, il firmatario, un medico che esercita in Germania, aveva richiesto di avviare un procedimento di violazione contro la Germania, sostenendo che questo paese avesse violato la direttiva del Consiglio 93/104/CE, comunemente nota come “direttiva sull’orario di lavoro”. Il caso si riferiva al fatto che la trasposizione della direttiva da parte della Germania, per quanto riguardava l’attività dei medici e degli ospedali, in particolare il tempo passato di guardia da questi medici, violava la direttiva. Secondo il firmatario, ciò si traduceva in un rischio notevole sia per il personale che per i pazienti.

Il Mediatore rilevò che, relativamente a questa denuncia, i 15 mesi impiegati dalla Commissione prima di iniziare a occuparsene, fossero un caso di cattiva amministrazione.

Nel frattempo, è entrata in vigore una nuova normativa tedesca intesa a trasporre in modo adeguato la direttiva, e la Commissione ha informato il firmatario che aveva bisogno di tempo al fine di esaminare tale nuova normativa per valutarne la compatibilità con il diritto comunitario, e se si fosse effettivamente occupata della denuncia presentata.

In seguito, nel 2004, ha informato il firmatario che aveva adottato nuove proposte intese a modificare la direttiva originale, e che avrebbe esaminato la denuncia alla luce di queste proposte. Un anno dopo, nel 2005, il firmatario ha dovuto nuovamente rivolgersi al Mediatore poiché la Commissione ignorava le prime conclusioni del Mediatore.

Non vi è alcun elemento di prova, dato che la proposta è stata elaborata nel 2004, che la Commissione abbia intrapreso ulteriori iniziative al fine di procedere con la sua indagine sulla denuncia del medico. Anziché prendere una delle due decisioni possibili, avviare un procedimento di violazione ufficiale o chiudere il caso, l’Esecutivo si è astenuto dall’intraprendere qualsiasi altra iniziativa per quanto riguarda la sua indagine. Infatti, che la direttiva dovesse essere modificata (cosa che, tra l’altro, non è ancora avvenuta, e siamo adesso nel 2008) non ha alcuna attinenza con la denuncia. Il diritto comunitario non prevede la possibilità di ignorare le norme e le sentenze esistenti sulla base del fatto che le nuove norme sono in corso di valutazione e possono essere introdotte.

Inoltre, la mia relazione chiede alla Commissione di fornire un elenco degli Stati membri la cui normativa non è in linea con tutte le disposizioni della direttiva sull’orario di lavoro, specificando l’azione che intende intraprendere al riguardo; sollecita la Commissione ad adottare rapide misure, in base alle proprie prerogative, in tutti i casi e nei confronti di tutti gli Stati membri in cui la trasposizione dell’attuazione delle direttive esistenti non sia conforme alle disposizioni determinate dal legislatore e dalla Corte di giustizia. Raccomando la presente relazione all’Assemblea.

 
  
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  Vladimír Špidla, Membro della Commissione. − (CS) Onorevoli deputati, vi ringrazio per avermi consentito di pronunciarmi sull’intervento dell’onorevole, nonché più in generale sul caso in questione. La denuncia relativa alla direttiva sull’orario di lavoro è connessa alle sentenze della Corte di giustizia nelle cause SIMAP e Jaeger, riguardanti l’orario di lavoro nel turno di guardia, come è già stato affermato. Questo è un problema che la direttiva non affronta esplicitamente. Inoltre, secondo numerosi Stati membri, l’interpretazione della Corte di giustizia ha dato origine a problemi fondamentali e ha avuto un impatto di ampia portata sul finanziamento e l’organizzazione dell’assistenza sanitaria pubblica e dei servizi di emergenza.

In un tentativo di affrontare i problemi causati da queste sentenze, la Commissione ha avviato ampie consultazioni nel 2004. E’ giunta alla conclusione che una soluzione adeguata fosse proporre un emendamento che chiarisse l’applicazione della direttiva in materia di orario di lavoro di guardia o riposo compensativo. Tale emendamento è stato presentato dalla Commissione nel 2004. In considerazione dell’eccezionale importanza di queste questioni per i servizi di assistenza sanitaria pubblica, nello stesso anno la Commissione ha deciso che non avrebbe avviato procedimenti di violazione della normativa nei casi in cui quest’ultima fosse modificata dall’emendamento proposto. La Commissione riconosce che, in questo caso, il tempo richiesto è stato insolitamente lungo, ma ho fornito le spiegazioni.

Poiché l’acquis esistente resta in vigore fino al momento in cui non entra in vigore l’emendamento proposto, la Commissione ha lasciato in sospeso il modo in cui occuparsi di questa denuncia reale, nonché di altre denunce nella stessa materia. Inoltre, in casi motivati, ha avviato procedimenti per violazione della normativa connessi a denunce relative alla direttiva sull’orario di lavoro, ma che non rientrano nella competenza dell’emendamento.

La Commissione sta inoltre controllando attentamente nonché valutando le conseguenti modifiche ai regolamenti nazionali in tutti gli Stati membri e le reazioni di legislatori, giudici nazionali e rappresentanti di lavoratori e datori di lavoro alle decisioni della Corte di giustizia. Questo è molto importante, in quanto i problemi contenuti nella reale denuncia cui la relazione si riferisce sono di fatto fondamentali per più di uno Stato membro.

La Commissione presenterà a breve, tra circa due mesi, al Parlamento una relazione dettagliata sull’attuazione della direttiva sull’orario di lavoro, fornendo informazioni complesse e aggiornate sul rispetto dell’acquis, tra cui le sentenze SIMAP-Jaeger, in tutti i 27 Stati membri. La relazione comprenderà anche le reazioni a numerose proposte contenute nella relazione esistente.

Per quanto riguarda le conclusioni relative alla gestione dei procedimenti di violazione della normativa in generale, la Commissione ritiene che, considerato il contesto specifico della denuncia nei termini della direttiva sull’orario di lavoro, che si riferisce all’orario di lavoro di guardia, non sia appropriato trarre conclusioni generali sulla gestione dei procedimenti di violazione della normativa condotti normalmente dall’Esecutivo. Il periodo di un anno per le decisioni sulle denunce ricevute dalla Commissione è solitamente adeguato, ma è espressamente sancito quale principio generale che non occorre applicare in tutti i casi.

 
  
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  Alejandro Cercas, relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. (ES) Signor Presidente, signor Commissario, parlo a mio nome ma anche a quello dei 34 membri della commissione per l’occupazione che, lo scorso maggio, hanno votato a favore della relazione d’iniziativa che abbiamo elaborato per questa discussione. Tutti noi concordiamo riguardo alla relazione e apprezziamo e conferiamo un valore a ciò che ha fatto l’onorevole De Rossa, che ha il nostro totale appoggio.

Desideriamo dichiarare in pochissimi secondi che siamo preoccupati non solo per il problema del tempo passato di guardia dai medici e della direttiva sull’orario di lavoro, ma anche perché ci troviamo dinanzi a una situazione che ci riguarda: i cittadini europei non ricevono una risposta quando chiedono informazioni alla Commissione.

In secondo luogo, siamo preoccupati in quanto la Commissione sembrerebbe essere consapevole dell’esistenza di una vacatio legis quando avvia procedure intese a modificare direttive.

Benché il tempo a mia disposizione sia molto breve, devo dire al signor Commissario che, a prescindere da cosa possiamo pensare noi o la Commissione circa la giurisprudenza o la normativa in vigore, è un obbligo applicare i Trattati e proseguire, e non ha alcuna autorità per tenere in sospeso nessuna norma o qualsiasi cosa riguardi l’acquis comunitario.

 
  
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  Mairead McGuinness, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole De Rossa per la sua relazione.

Ho ascoltato con molta attenzione la risposta della Commissione, e vorrei ribadire che la presente relazione riguarda il modo in cui la Commissione si occupa di una denuncia. Mentre la materia in oggetto è stata naturalmente molto controversa e attuale, ciò di cui stiamo parlando questa sera in quest’Aula, in questa discussione, è il modo il cui la Commissione si occupa delle denunce. Appoggiamo le conclusioni del Mediatore riguardo al ritardo eccessivo, come ammesso questo pomeriggio dalla Commissione in Aula.

Consentitemi solo di dire che, per quanto riguarda le denunce, le persone contattano la Commissione perché hanno un problema e si aspettano una qualche risposta, forse non immediata, ma certamente nulla che richieda mesi e anni.

Porterei alla vostra attenzione una questione relativa a Equitable Life, in cui abbiamo avuto qualche debole regolamento e nessuna grande chiarezza circa il modo in cui il diritto comunitario venisse realmente applicato, e abbiamo assistito alle terribili conseguenze di tale questione specifica.

Infine, vi è attualmente una denuncia con la Commissione relativa all’applicazione della normativa irlandese sulla pianificazione territoriale. Mentre la Commissione è stata molto attiva e di aiuto all’inizio, temo che adesso ci sia un certo silenzio. Vorrei vedere qualche progresso in merito.

 
  
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  Maria Matsouka, a nome del gruppo PSE.(EL) Signor Presidente, nonostante la presente relazione non sia di contenuto legislativo, è particolarmente importante per l’interpretazione e lo sviluppo del diritto europeo. Per questo motivo, mi congratulo con il Mediatore per l’iniziativa di redigere una relazione speciale, nonché con l’onorevole collega De Rossa per aver appoggiato la posizione secondo cui il potere discrezionale della Commissione nella gestione delle denunce non consente interpretazioni arbitrarie, in particolare contro i cittadini.

La fiducia che desideriamo che i cittadini europei abbiano nell’Unione si basa sia sull’introduzione della normativa intesa a tutelare i loro diritti, che soprattutto sulla loro corretta applicazione.

La Commissione deve onorare il suo ruolo di custode dei Trattati e non consentire che le decisioni del Consiglio vengano ritardate al momento di rivedere il diritto europeo, ostacolando pertanto l’attuazione delle norme esistenti. Inoltre, l’Unione europea deve avere un effetto immediato ovunque le procedure glielo consentano.

La Commissione ha l’obbligo di dimostrare la riluttanza o l’incapacità degli Stati ad applicare la normativa europea. Pertanto, da un lato, i cittadini impareranno a controllare in quale misura le loro autorità nazionali si conformano ai loro obblighi mentre, dall’altro, i governi dovranno finalmente essere responsabili di questi impegni.

 
  
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  Marian Harkin, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con il relatore, l’onorevole De Rossa, per la sua eccellente relazione. Quale membro della commissione per le petizioni, sono sempre molto consapevole del fatto che per molti cittadini comunitari noi siamo il volto dell’Unione europea. Quando dico “noi” mi riferisco alla stessa commissione per le petizioni, e alla Commissione, la quale valuta anch’essa le petizioni. In questo caso specifico, il firmatario è stato effettivamente ignorato e la conclusione del Mediatore è stata che ciò costituisse cattiva amministrazione.

Mi fa piacere vedere che il relatore e la commissione per le petizioni concordano con la sua posizione. I cittadini europei hanno il diritto di aspettarsi che la Commissione, in quanto custode dei Trattati, garantisca che la normativa europea venga applicata in modo puntuale ed efficace. Hanno il diritto di aspettarsi una risposta puntuale nonché effettiva, e mentre la Commissione ha discrezione sul modo in cui procedere in un determinato caso, ossia se avviare o meno procedimenti di violazione, essa non ha la discrezione di non adottare una posizione entro un lasso di tempo ragionevole, che è quanto accaduto in questo caso.

Per quanto riguarda l’emendamento n. 1, è una questione di cui occorre occuparsi, ma separatamente dalla presente relazione.

Infine, solo un’osservazione personale sul lavoro della commissione per le petizioni: inviare una petizione è, per molti cittadini, il loro unico contatto con le istituzioni comunitarie. E’ fondamentale che questo sistema funzioni in modo efficace e trasparente. La Commissione fa parte del processo, ma anche il Parlamento. Dobbiamo garantire che siano disponibili risorse sufficienti per la commissione al fine di svolgere in modo efficace e puntuale il suo lavoro.

Al fine di comprendere appieno la questione, dobbiamo metterci nei panni di chi presenta una petizione e guardare dalla sua prospettiva. In qualità di individuo o di piccolo gruppo si fidano del sistema. Se quest’ultimo non risponde in modo efficace essi lo vedono come un incubo burocratico, e ciò aliena chi presenta una petizione e probabilmente tutti coloro con cui parla del problema. Nell’interesse del pubblico e dell’Unione europea, è qualcosa che non dobbiamo fare.

 
  
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  Marcin Libicki, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, oggi parlo a nome dell’Unione per l’Europa delle Nazioni, ma anche quale presidente della commissione per le petizioni. Mi fa piacere che tutti coloro che sinora si sono pronunciati sull’argomento siano membri della commissione, al pari del Presidente che coordina le procedure di oggi. Pertanto, siamo ben consapevoli di questi problemi.

Onorevoli colleghi, il motivo della relazione di oggi dell’onorevole Proinsias De Rossa, con cui mi congratulo per l’eccellente documento, è che deriva da una relazione del Mediatore europeo, con cui noi, in qualità di commissione per le petizioni del Parlamento europeo, collaboriamo su una base permanente. Tale collaborazione è altamente soddisfacente. Tutti noi entriamo quotidianamente in contatto con il suo lavoro, poiché la commissione per le petizioni è l’organo che il Parlamento ha reso responsabile per i rapporti con il Mediatore.

Tutti noi che parliamo dell’argomento, sappiamo che la durata delle procedure è un incubo per le Istituzioni europee, ed è quindi ovviamente un incubo anche per i cittadini d’Europa. Di conseguenza, dobbiamo chiedere alla Commissione europea di compiere ogni sforzo al fine di espletare più celermente tutti gli obblighi che le incombono.

Desidero sottolineare il punto fondamentale della relazione dell’onorevo