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Procedura : 2007/2252(INI)
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Ciclo del documento : A6-0260/2008

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A6-0260/2008

Discussioni :

PV 04/09/2008 - 4
CRE 04/09/2008 - 4

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PV 04/09/2008 - 7.9
CRE 04/09/2008 - 7.9
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P6_TA(2008)0410

Discussioni
Giovedì 4 settembre 2008 - Bruxelles Edizione GU

4. Valutazione intermedia del piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute 2004-2010 (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione di Frédérique Ries, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla valutazione intermedia del piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute 2004-2010 [2007/2252(INI)] (A6-0260/2008).

 
  
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  Frédérique Ries, relatore. (FR) Signora Presidente, signora Segretario di Stato – e vorrei ringraziarla per essersi chiaramente data pena di arrivare in orario a questo dibattito –, signor Commissario Dimas, onorevoli colleghi, la salute e l’ambiente non sono sempre argomenti compatibili, soprattutto adesso, all’inizio del XXI secolo. I nostri cittadini sono esposti alle più svariate forme di inquinamento, che più spesso sono i risultati di una combinazione di diversi fattori, e questo indipendentemente dal luogo in cui vivono, città o campagna, mare o montagna.

Non è quindi un caso se, in base alle ultime cifre che ci sono state comunicate da Eurostat, sei cittadini europei su dieci credano che sia molto probabile o relativamente probabile che l’inquinamento ambientale incida negativamente sulla loro salute e anche, ed è un aspetto importante, che l’Unione europea non sia sufficientemente attiva nel settore, che è l’oggetto del nostro dibattito di questa mattina.

Vorrei ringraziare, innanzi tutto, i colleghi e in particolare i relatori ombra per questa relazione, l’onorevole Ferreira, il professore Trakatelllis e le onorevoli Breyer, Belohorská e de Brún, per l’eccellente collaborazione che abbiamo mantenuto sin dall’inizio dei lavori su questo argomento, che risale al 2003. Infatti è stato nel 2003 che la Commissione europea ha lanciato alcune piste con quella che all’epoca era l’iniziativa SCALE, incentrata sulla salute dei bambini, e seguita, l’anno successivo, dal lancio di questo piano d’azione che sarà gestito fino al 2010. Si tratta di un’iniziativa che abbiamo giudicato insufficiente perché, nel febbraio 2005, la plenaria adottava una risoluzione molto critica, va detto, partendo da una constatazione semplice, ovvero che un piano d’azione, in sostanza, non può prefissarsi come unico obiettivo la produzione di più dati e la realizzazione di più ricerche, anche se sono essenziali, ovviamente. ne siamo rimasti delusi, quindi, ancor più perché nello stesso tempo tutta una serie di Stati membri, in prima fila la Francia con il suo piano nazionale salute/ambiente, insieme a numerosi Länder tedeschi, il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e altri paesi, elaboravano propri piani nazionali ambiziosi.

Tre anni dopo, dove siamo arrivati in termini di riduzione delle malattie imputabili all’inquinamento? Non molto lontano, mi sembra, a livello comunitario e passo quindi alla valutazione intermedia propriamente detta e al suo contesto. Certo, l’Unione europea, lo si è detto e ripetuto, può andare orgogliosa di tutta una serie di successi conseguiti nella lotta contro varie forme di inquinamento. Fra le altre – impossibile citarle tutte qui – la nuova normativa sulla qualità dell’aria ambiente – che deve molto ai suoi sforzi vigorosi, signor Commissario –, il pacchetto pesticidi, che sta per essere completato, e poi ovviamente REACH, con il controllo di oltre 10 000 sostanze chimiche e la sostituzione prevista per quelle più problematiche. Vorrei inoltre menzionare un altro aspetto importante, vale a dire il finanziamento da parte della Commissione, nel corso di questi ultimi tre anni, di oltre 38 progetti dedicati all’ambiente e alla salute nell’ambito del Sesto programma quadro di ricerca, per un importo globale stimato a oltre 200 milioni di euro. Per il resto, e vista la difficoltà di valutare questo piano che non è all’altezza del nome che porta, il nostro apprezzamento resta assai attenuato, direi.

Il nostro progetto di risoluzione di oggi, quindi, si incentra sul ripristino del principio di precauzione, caro anche al segretario di Stato, lo so. Penso sinceramente, come lei, che occorre dare vita, ridare vita a questo principio, che è un principio d’azione piuttosto che un principio di astensione – lo dico e lo ripeto – e garantirne l’applicazione anche nelle politiche comunitarie, come prevede l’articolo 174, paragrafo 2, del nostro trattato e come precisa una giurisprudenza costante della Corte di giustizia. A questo proposito, oggi, mi sembra importante favorire l’inversione dell’onere della prova –che prevediamo al punto 13 della nostra risoluzione – per tutte le legislazioni sui prodotti, perché è normale, è ovvio che la prova dell’innocuità di un prodotto commercializzato debba essere a carico del produttore e dell’importatore. Aggiungerei che è quello che crede, a torto peraltro, la maggior parte dei consumatori.

Il secondo argomento di preoccupazione, e non di minore importanza, largamente coperto dalla nostra relazione nei punti da 23 a 25, è la questione del cambiamento climatico. Abbiamo lavorato su questa questione cruciale in stretta collaborazione con gli esperti dell’OMS. Il fenomeno più spesso descritto da questi esperti è quello dell’aumento dell’intensità e della frequenza delle ondate di calore. Come non ricordarsi che, dopo l’ondata di calore dell’estate 2003, sono stati registrati più di 70 000 decessi supplementari in alcuni paesi europei. Ci sembra indispensabile l’attuazione sistematica di misure di prevenzione – riduzione dell’esposizione al calore, sistema d’allarme precoce e, ovviamente, assistenza agli anziani. Vorrei sottolineare, inoltre, che l’aumento delle temperature comporta anche la comparsa di alcuni virus, come ad esempio il chikungunya che ha colpito l’Italia nel 2007 – ed è stato tutto tranne che un epifenomeno, sempre secondo gli esperti, bensì il segno precursore, forse, di numerose pandemie in Europa. Ovviamente anche questo esige una risposta che sia all’altezza delle sfide e, almeno, un coordinamento regolare fra la Commissione, il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie di Stoccolma e le capitali europee.

Vorrei concludere la mia presentazione facendo riferimento a quello che ha costituito, nel settore sanitario, la telenovela, la saga dell’estate 2008, in ogni caso in numerosi paesi – Francia, Belgio, e altri – e vorrei parlare della valanga di informazioni, di articoli, di studi, contraddittori per la maggior parte, sui danni per la salute, dimostrati o meno, dei telefoni cellulari, in particolare per la salute dei gruppi più vulnerabili, specialmente i bambini. E il molto, forse troppo mediatico David Servan-Schreiber non è stato il primo a suonare il campanello dì’allarme. Quello che constatiamo nei paragrafi 21 e 22 della nostra risoluzione è semplice: questa moltiplicazione di studi tende a mostrare l’esistenza di un impatto dei campi elettromagnetici sulla salute dell’uomo; inoltre, i limiti d’esposizione non sono stati modificati, occorre ricordarlo, dal 1999 e sono quindi sempre lo standard ufficiale dell’Unione europea, e abbiamo nel contempo mancanza di consenso fra i ricercatori sul pericolo sulla salute o meno del GSM.

L’incertezza scientifica probabilmente continuerà per lungo tempo. Arriva un momento in cui la politica deve prendere una decisione ed è quello che stiamo facendo nella risoluzione che vi presentiamo oggi.

 
  
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  Nathalie Kosciusko-Morizet, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevole Ries, onorevoli deputati, i cittadini europei in tutti i paesi sono legittimamente preoccupati della qualità dell’ambiente e sempre più interessati al legame fra ambiente e salute.

I ministri dell’Ambiente hanno avuto l’occasione di ricordarlo lo scorso dicembre e il Consiglio attribuisce adesso sempre più importanza alla questione. Sono in causa diverse patologie. Sono numerose, ma i fatti e i legami fra inquinamento e salute tuttora non sono stati adeguatamente stabiliti. Si tratta di malattie respiratorie, asma, allergie, cancro, disturbi endocrini e, in particolare, di quelle che colpiscono le categorie più vulnerabili della popolazione – l’onorevole Ries l’ha ricordato – ad esempio i bambini, le donne incinte, gli anziani e le persone svantaggiate.

La nuova strategie dell’Unione europea in favore dello sviluppo sostenibile, adottata dai nostri capi di Stato e di governo nel giugno 2006, inserisce giustamente la salute pubblica fra le sfide essenziali che dobbiamo affrontare, e l’obiettivo è promuovere una salute senza discriminazione, migliorare la protezione contro le minacce che gravano sulla salute e a tal fine sono necessarie – e tornerò sull’argomento – forti misure di prevenzione.

Vi sono molti modi per migliorare la situazione attuale, e sono stati tutti menzionati. Vi è una migliore cooperazione fra i mondi della salute e i mondi dell’ambiente, che purtroppo, talvolta, hanno la tendenza a evolversi su strade separate. Vi è la necessità di migliorare la qualità dell’ambiente, ed è quello che stiamo facendo in particolare con il nostro lavoro sulla direttiva IPPC e il progetto di direttiva sui terreni, di cui parleremo fra poco, nonché la necessità dinanzi alla quale ci troviamo di migliorare la competenza comunitaria. Vi è il lavoro che svolgiamo tutti insieme a livello internazionale, in particolare nell’Organizzazione mondiale della salute. Vi è, infine, il desiderio, che porteremo avanti in modo concreto, di migliorare l’integrazione dell’ambiente in tutte le politiche, in tutti i piani e programmi pertinenti, e in particolare nel piano salute e ambiente che copre il periodo 2004-2010. In sintesi, è importante portare a buon fine questa valutazione intermedia, per garantire un’azione quanto più efficace possibile.

Onorevole Ries, anch’io, come lei, vorrei sottolineare la necessità della prevenzione in tutti questi diversi settori d’azione, in tutti punti menzionati nel suo lavoro.

Il Consiglio, nelle sue conclusioni dello scorso dicembre, proprio come il Parlamento oggi, ritiene che occorra agire il più presto possibile. Occorre agire rapidamente e agire a monte. Agire secondo i principi di prevenzione e secondo i principi di precauzione, il che impone ovviamente lo sviluppo di strumenti nuovi capaci di anticipare e analizzare le potenziali minacce non appena emergono o nel momento stesso in cui emerge un sospetto, e poi potere considerare quelle problematiche anche in altri settori, come quello, ad esempio, del cambiamento climatico o della biosicurezza, entrambi collegati alla salute.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. (EL) Signora Presidente, onorevoli deputati, circa un anno fa la Commissione ha adottato la revisione intermedia del piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute 2004-2010. La revisione è una relazione sull’attuazione del piano d’azione fino ad oggi.

Sono lieto che la risposta del Parlamento europeo a questa revisione intermedia sia stata positiva e che, in comune con la Commissione, ritenga che l’interazione fra ambiente e salute sia molto importante. Sonno particolarmente felice che la Presidenza francese, sia oggi sia attraverso il ministro in precedenti occasioni, abbia mostrato il suo pieno sostegno per questa materia, talmente importante per i cittadini europei.

Come saprete, l’obiettivo del piano d’azione europeo per la relazione fra l’ambiente e la salute è migliorare la diffusione di informazioni, e incoraggiare la ricerca sull’ambiente e la salute umana, al fine di comprendere meglio le minacce e i fattori di rischio posti dall’ambiente sulla salute umana. I leader politici a livello europeo e nazionale saranno così in grado di creare una normativa e misure più efficaci per proteggere la salute dei cittadini europei.

Il piano copre 13 specifici corsi d’azione per il periodo 2004-2010. E’ stato redatto dopo un’ampia consultazione con gli esperti e gli enti che lavorano nei settori ambientale, sanitari e della ricerca in Europa.

Nel piano d’azione,ì l’attenzione è incentrata sull’importanza vitale di una stretta cooperazione fra dipartimenti ambientale, sanitari e della ricerca, a livello sia nazionale sia europeo. Questa cooperazione è fondamentale per trattare, nel migliore modo possibile, l’impatto reciproco fra ambiente e salute.

Quattro anni dopo l’adozione del piano d’azione, sono lieto di comunicare che questa stretta cooperazione fra i vari servizi adesso è stata consolidata. Questo è chiaramente uno sviluppo molto positivo, secondo la revisione intermedia dell’anno scorso.

Vorrei illustrarvi un esempio specifico. Gli Stati membri adesso stanno lavorando insieme per coordinare un approccio europeo alla questione del biomonitoraggio umano. Questo coinvolge i ministeri della Ricerca, della Salute e dell’Ambiente.

Credo sia importante aggiungere che, dopo l’approvazione dell’ultima relazione annuale sui progressi, la Commissione ha intrapreso anche importanti attività, specialmente per quanto riguarda il biomonitoraggio umano, il rapporto fra cambiamento climatico e salute, qualità dell’aria nelle zone interne, ricerca sull’ambiente e salute e campi elettromagnetici. Sono quindi lieto che tali questioni siano incluse nella relazione del Parlamento europeo.

Vorrei soffermarmi brevemente sui nuovi sviluppi. La Commissione sta adottando adesso un approccio più ampio alla questione della qualità dell’aria interna. Questo approccio corrisponde anche alla risoluzione del 2005 del Parlamento europeo. Sono state intraprese molte attività che vanno oltre gli obiettivi specifici nel piano d’azione. Ad esempio, nuovi progetti di ricerca sono stati finanziati dalla Commissione, è stato istituito un gruppo di lavoro e sono stati approvati un Libro verde sul fumo di tabacco e pareri scientifici. Devono ancora essere gli strumenti giuridici per trattare la questione dell’aria interna nel migliore modo possibile.

Per quanto riguarda il biomonitoraggio umano, la Commissione deplora che la proposta presentata dal consorzio di 24 Stati membri non sia stata giudicata idonea al finanziamento nell’ambito del Settimo programma quadro. In ogni caso, questo mese sarà pubblicato un nuovo invito a presentare proposte sul biomonitoraggio umano.

Nel frattempo, la Commissione continuerà i lavori preparatori sul progetto pilota nel quadro della rete ERA-NET e nel quadro di un accordo amministrativo con il Centro comune di ricerca di Ispra, in stretta collaborazione con gli Stati membri.

Per quanto riguarda i campi elettromagnetici, la Commissione sta realizzando un monitoraggio continuo degli sviluppi scientifici, attraverso il comitato scientifico dei rischi emergenti e recentemente identificati e attraverso la rete ΜΝΤ per i campi elettromagnetici, un progetto nell’ambito del Sesto programma quadro.

La Commissione sta promuovendo la ricerca nei settori più importanti al fine di determinare se i valori limite di esposizione stabiliti nella raccomandazione del Consiglio dovrebbero essere rivisti. La Commissione, di recente, ha chiesto al comitato scientifico dei rischi sanitari emergenti e recentemente individuati di riconsiderare il suo parere sulla base dei dati e delle relazioni più recenti.

Il rapporto fra cambiamento climatico e salute è una questione di crescente importanza, secondo la revisione intermedia. Il rapporto sarà oggetto del Libro bianco sull’adattamento al cambiamento climatico, che sarà adottato a breve.

Questi sviluppi mostrano che la Commissione attribuisce una grande importanza a un livello sempre più elevato di incorporazione della dimensione sanitaria nella politica ambientale europea. La recente normativa, come quella sui prodotti chimici, REACH, e la nuova direttiva sulla qualità dell’aria ambiente, rafforzano la protezione dell’ambiente e della salute e sono esempi di un modo reciprocamente vantaggioso di trattare l’ambiente e la salute negli interessi dei cittadini europei.

Infine, vorrei ingraziare la relatrice, l’onorevole Ries, per la sua relazione, l’eccellente lavoro e l’enorme interesse che ha mostrato per la questione del rapporto fra ambiente e salute. Vorrei inoltre ribadire la ferma intenzione della Commissione di continuare gli sforzi sul piano d’azione per l’ambiente e la salute. La Commissione è determinata a creare un’efficace legislazione ambientale e a garantire la corretta attuazione della normativa esistente al fine di proteggere sia l’ambiente sia la salute dei cittadini europei.

Tenendo conto di tutto ciò, la Commissione svolgerà un ruolo attivo nelle preparazioni della quinta conferenza ministeriale sull’ambiente e la salute, prevista per il luglio 2009.

 
  
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  Françoise Grossetête, a nome del gruppo PPE-DE. (FR) Signora Presidente, mi permetta innanzi tutto di salutare il ministro Kosciusko-Morizet, di cui conosco le convinzioni e la determinazione su tali questioni, e il Commissario. Vorrei inoltre congratularmi con Frédérique Ries per l’eccellente lavoro che ha realizzato su un tema che è particolarmente importante e molto delicato per i nostri cittadini. Già Ippocrate diceva che per studiare medicina si doveva studiare il clima. E pur potendo riconoscere gli sforzi che la Commissione europea ha compiuto sin dal lancio del piano d’azione per l’ambiente e la salute nel 2004, è comunque motivo di rammarico che questa iniziativa non poggi su una reale politica di prevenzione tesa a ridurre le malattie legate ai fattori ambientali e a conseguire un obiettivo chiaro e quantificabile. Dieci anni fa, quando si parlava di cambiamento climatico, i rischi sanitari, per così dire, non erano mai menzionati. Oggi, la frequenza delle ondate di calore, delle inondazioni, degli incendi indomabili e delle catastrofi naturali di ogni tipo nell’Unione, modifica la comparsa delle malattie causate da batteri e da virus e trasmesse da un certo numero di insetti. Dobbiamo quindi acquisire una migliore conoscenza delle conseguenze che tutto questo potrebbe avere sulla salute, in particolare delle persone più vulnerabili, in modo da potere gestire meglio questi rischi. Mentre il programma “Salute 2008-2013” si prefigge in particolare l’obiettivo di agire sui determinanti tradizionali della salute, quali l’alimentazione, il tabagismo, il consumo di alcolici e di droghe, l’attuale piano d’azione 2004-2010 dovrebbe concentrarsi su talune nuove sfide sanitarie, esaminando altresì i fattori ambientali determinanti che incidono sulla salute umana. Penso anche alla qualità dell’aria, alle onde elettromagnetiche – sono già state menzionate –, alle nanoparticelle e alle sostanze chimiche preoccupanti – l’abbiamo visto in REACH –, sostanze classificate cancerogene, mutagene, tossiche per la riproduzione, interferenti endocrini, oltre ai rischi per la salute derivanti dal cambiamento climatico, ne ho già parlato. Desidero anche ricordare che le malattie respiratorie si collocano al secondo posto fra le cause di mortalità, di incidenza, di prevalenza e di spesa nell’Unione, costituiscono la principale causa di mortalità infantile fra i bambini con meno di cinque anni e continuano a svilupparsi a motivo, in particolare, dell’inquinamento dell’aria esterna e interna.

Con riferimento al problema della salute ambientale urbana e in particolare alla qualità dell’aria all’interno degli immobili, la Commissione deve fare di più nella sua azione contro l’inquinamento domestico, dato che ogni cittadino europeo trascorre in media il 90 per cento del suo tempo in locali chiusi. Sappiamo che questa questione, questo legame fra ambiente e salute, è particolarmente importante, particolarmente delicata, ed è urgente dare risposte adeguate ai nostri concittadini.

 
  
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  Anne Ferreira, a nome del gruppo PSE. (FR) Signora Presidente, signora Ministro, signor Commissario, onorevoli colleghi, anch’io vorrei elogiare il lavoro svolto dalla nostra collega e la sua determinazione su questo tema, determinazione che condivido perché il legame fra ambiente e salute, che oggi è largamente riconosciuto, merita di ricevere risposte nelle nostre azioni politiche.

E’ quindi essenziale andare avanti per aggiornare le nostre conoscenze in questo settore e, soprattutto, mettere in atto le azioni che consentono di limitare l’impatto negativo del nostro ambiente sulla salute umana.

I vari argomenti sono già stati individuati con chiarezza e sono coperti dal piano d’azione. Era necessario non solo tenere conto degli effetti del cambiamento climatico e proporre una valutazione dei rischi per la salute, ma anche discutere dei campi elettromagnetici.

Sono anche soddisfatta che la relazione contenga un riferimento alla relazione del 2007 dell’Agenzia europea per l’ambiente, che mostra che l’inquinamento atmosferico, legato segnatamente ai particolati fini e all’ozono a livello del suolo, rappresenta una minaccia considerevole per la salute, che si ripercuote sullo sviluppo dei bambini e determina un abbassamento della speranza di vita nell’Unione.

Deploro, tuttavia, che i problemi associati alla salute nell’ambiente di lavoro non abbiano potuto essere inclusi nel testo. Ricordo che milioni di persone soffrono oggi di malattie legate al loro ambiente di lavoro, le cui origini sono le più svariate: stress, intensità del lavoro, diversi agenti inquinanti, disturbi muscolo-scheletrici, legati a una cattiva ergonomia dei posti di lavoro. Mi auguro che questa tematica sarà presa seriamente in considerazione in altre commissioni.

Come ha sottolineato la relatrice, il problema principale è anche che siamo in ritardo. La Commissione, mi sembra, non è stata abbastanza attiva nel rispettare gli impegni che si era assunti. Citerò un esempio, in particolare sulla questione delle nanoparticelle, argomento che è attualmente alla base di numerose relazioni e che solleva molti interrogativi.

Leggo nella comunicazione del 2007 della Commissione, concernente gli obiettivi 2004-2006 che l’intenzione è esaminare gli effetti eventuali delle nanoparticelle sull’ambiente e sulla salute. Successivamente, per il periodo 2007-2010, si prevede la realizzazione di studi sui rischi potenziali che presentano le nanoparticelle per la salute. Tre anni per riflettere su un argomento, altri tre anni per realizzare gli studi: mi sembra che avremmo potuto essere più efficaci.

Vi sono indubbiamente dei motivi per questa debolezza: mancanza di risorse umane e mancanza di risorse finanziari. Ma quale credibilità può avere l’Unione europea se non rispetta i propri impegni? Sappiamo che, su tali questioni, i cittadini europei sanno riconoscere il valore aggiunto della dimensione europea. Allora, non deludiamoli.

Concluderei rivolgendo una domanda al Consiglio e alla Commissione: lei ha fatto riferimento, signor Commissario, alla cooperazione fra i servizi e fra le équipe di ricerca, il che è una cosa positiva. Esiste anche un coordinamento fra i diversi piani nazionali ambiente-salute elaborati a livello dei governi e il piano d’azione europeo? E, infine, signora Ministro – quando riprenderà la parola – può dirmi se la Francia, ad esempio, ha legato i suoi lavori a quelli che conduce nel quadro del Grenelle dell’ambiente?

 
  
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  Lena Ek, a nome del gruppo ALDE. (SV) Signora Presidente, dico di solito che l’UE deve diventare più precisa e più sagace, in altre parole dovremmo mettere a fuoco le nostre azioni, rispettando la sussidiarietà. Il piano d’azione è proprio l’ambito esatto. Vorrei discutere di alcuni punti che la relatrice, l’onorevole Ries, affronta nella sua relazione: La sua critica per la mancanza di obiettivi quantificati e di indicatori è molto seria. Dobbiamo dare valore al piano d’azione. La critica dell’onorevole Ries e di diversi altri deputati del fatto che vi sono insufficienti misure di precauzione è seria; è rivolta a questo materiale e dobbiamo tenerne conto nel nostro lavoro attuale.

Vorrei sottolineare in particolare tre settori: gruppo deboli, malattie endemiche e legame fra clima e salute. Dobbiamo diventare più bravi a capire le differenze nei trattamenti e nelle cure mediche di adulti e bambini e di donne e uomini. E’ scandaloso che questo ancora non sia ovvio e che non sia stato attuato nella ricerca medica e nei trattamenti.

Il lavoro che è stato avviato sulla mobilità dei pazienti nel mercato interno è incredibilmente importante per i vari gruppi di pazienti, ad esempio quelli con lezioni al collo, dove si riscontrano standard di trattamento diversi nei vari Stati membri.

Accolgo con favore l’attenzione rivolta dalla Presidenza francese al morbo di Alzheimer, una delle principali patologie endemiche, ma occorre anche un approccio coordinato per il diabete, l’asma e i reumatismi, per citare solo alcuni esempi. Ed è anche il caso delle patologie associate all’ambiente di lavoro.

Stiamo assistendo a una tendenza in Europa e nel mondo verso sempre più pandemie e alla maggiore diffusione di virus, batteri e parassiti in un modo che non è stato visto in molto tempo. Molto è naturalmente legato al cambiamento climatico.

I batteri resistenti agli antibiotici significano che i farmaci e i trattamenti non funzionano e che questo è uno dei nostri problemi sanitari più urgenti. E’ vergognoso che lo sviluppo di nuovi antibiotici si sia fermato nelle principali case farmaceutiche. Mi auguro che la Presidenza e la Commissione affronteranno questo problema grave e importante il più presto possibile!

Dobbiamo anche realizzare un’analisi dei diversi scenari del cambiamento climatico. Quale effetto avrebbe sulla salute in Europa un aumento globale della temperatura di due gradi, quattro gradi o anche più? Oggi non è disponibile materiale di questo tipo. Se vogliamo prendere decisioni concrete e adeguate sul pacchetto in materia di cambiamento climatico, abbiamo anche bisogno di materiale affidabile sui vari scenari climatici che dovremo affrontare in futuro.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, a nome del gruppo UEN. (PL) Signora Presidente, mentre prendo la parola a nome del gruppo UEN nel dibattito sulla valutazione intermedia del piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute 2004-2010, vorrei attirare l’attenzione sulle questioni seguenti.

In primo luogo, le misure più appropriate per migliorare l’ambiente naturale e combattere il cambiamento climatico richiedono risorse finanziarie aggiuntive. Questo mette le autorità pubbliche e gli enti economici dei nuovi Stati membri in una situazione particolarmente difficile. I nuovi Stati membri ovviamente si incentrano soprattutto a recuperare il ritardo con i paesi più industrializzati dell’Unione europea in termini di sviluppo.

In secondo luogo, l’Unione europea sta cercando di avere un ruolo guida, ad esempio per quanto riguarda la limitazione delle emissioni di biossido di carbonio, ma la Commissione ha stabilito i limiti senza tenere conto di quanto i singoli Stati membri dovevano impegnarsi in termini di sviluppo. Di conseguenza al mio paese, la Polonia, è stato assegnato un limite più basso di emissioni di biossido di carbonio. Questo ha portato a un aumento immediato dei prezzi dell’elettricità fra il 10 e il 20 per cento. Tremo al pensiero di quanto aumenteranno i prezzi dell’elettricità dopo il 2013, quando le centrali elettriche dovranno acquistare tutti i loro limiti di emissione sul mercato aperto. In questo modo, una misura sensata per limitare le emissioni di biossido di carbonio e quindi combattere il cambiamento climatico è diventata un peso per i consumatori e ha causato un malcontento sociale sempre più diffuso.

In terzo luogo, anche le misure adeguate contenute nella relazione sull’assistenza sanitaria richiedono risorse finanziarie aggiuntive. E’ particolarmente difficile per gli Stati membri meno sviluppati trovare queste risorse, perché stanno già incontrando serie difficoltà nel finanziare l’assistenza sanitaria di base per i loro cittadini. Per concludere, vorrei ringraziare l’onorevole Ries per una relazione completa e dettagliata sull’impatto dell’ambiente naturale sulla salute umana.

 
  
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  Hiltrud Breyer, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signora Presidente, siamo a metà strada in questo piano d’azione ed è tempo di realizzare una revisione. Stiamo valutando quello che è stato fatto fino a ora e la domanda che dobbiamo porci è la seguente: ci sono stati risultati visibili?

La Commissione non mostra interesse e dice di essere soddisfatta. Tuttavia, se l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo ci fanno stare male, è ormai tempo che l’Europa agisca e diventi la forza motrice di un nuovo approccio generale per questi rischi sanitari. Ecco perché il piano d’azione non può essere considerato come una semplice aggiunta alla politica comunitaria esistente: deve stabilire nuovi capisaldi.

Accolgo con favore il fatto che la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare abbia assunto una posizione molto critica nei confronti del piano d’azione e abbia chiesto importanti miglioramenti. Siamo fermamente convinti che il piano d’azione sia destinato a fallire a meno che non sia basato su una politica proattiva di prevenzione, e una cosa deve essere chiara: senza chiari obiettivi quantitativi, rimarrà una tigre di carta.

Siamo lieti che la relazione sull’ambiente abbia un’impronta verde, specialmente per quanto riguarda la nanotecnologia. E’ chiaro che i nuovi rischi potenziali non sono stati presi in considerazione nel piano d’azione. Ed è scandaloso che, per quanto riguarda i rischi associati alla nanotecnologia, la Commissione continui a nascondere la testa nella sabbia e sostenga che la normativa attualmente in vigore è adeguata. Sappiamo che è vero proprio il contrario. Si consente alla nanotecnologia di svilupparsi in quello che in realtà è un vuoto legislativo.

Vi è poi la questione dell’elettrosmog: sappiamo che le radiazioni elettromagnetiche pongono un grave problema sempre più diffuso, ed è quindi inaccettabile per noi, quali eurodeputati, attenuare valori limite che sono già stati fissati a livelli troppo elevati. Un’altra questione è la qualità dell’aria interna: l’UE ha segnato pietre miliari per quanto riguarda la protezione contro le particelle fini, ma che cosa si à fatto per la qualità dell’aria interna, dato che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo in stanze chiuse? La Commissione non può continuare a ignorare tali questioni.

Chiediamo alla Commissione di presentare chiare proposte legislative per migliorare la qualità dell’aria in tutti i settori rilevanti: progetti edili, colle usate nei mobili, eccetera.

Anche il raggiungimento di una migliore protezione per i gruppi particolarmente vulnerabili, quali i bambini e le donne incinte, è una questione che ci sta a cuore e il principio di precauzione dovrebbe essere il principio ispiratore della nostra legislazione in tutti questi settori. Ovviamente, avremmo voluto raggiungere qualcosa in più, ma ci auguriamo che la Commissione non si fermerà qui. Questo ambito di lavoro non deve essere fermato, e noi crediamo di potere portare avanti la questione.

 
  
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  Bairbre de Brún, a nome del gruppo GUE/NGL .(GA) Vorrei salutare la relazione dell’onorevole Ries.

Chiedo alla Commissione e agli Stati membri di impegnarsi nuovamente al conseguimento degli obiettivi del piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute e di rafforzare il piano rendendolo più ambizioso e più in linea con le nostre esigenze. Approvo, in particolare, quello che ha detto il Commissario Dimas. L’aumento dell’incidenza di alcuni tipi di cancro ci mostra che non possiamo permetterci di adagiarci sugli allori.

Vorrei menzionare, in particolare, l’azione nel settore della salute mentale che è di estrema importanza. La malattia mentale è un fattore di rischio rilevante del suicidio in Irlanda e il suicidio stesso è la causa principale di more dei nostri giovani. L’UE dovrebbe dare maggiore sostegno allo sviluppo di adeguate strategie di prevenzione, e qualsiasi azione a livello di UE o a livello internazionale destinata ad aiutarci a promuovere la salute mentale sarebbe caldeggiata.

Sostengo anche le richieste di azione per quanto riguarda la qualità dell’aria interna e la sicurezza dei composti chimici utilizzati nelle attrezzature e nei mobili. La Commissione ha intrapreso un’azione importante, ma abbiamo bisogno di una politica globale per la qualità dell’aria interna data la portata delle malattie respiratorie nell’UE.

Dobbiamo anche sostenere le nostre PMI per garantire che possano soddisfare i regolamenti in materia di salute ambientale e compiere passi per migliorare l’impatto che hanno sull’ambiente. Nella mia circoscrizione un meraviglioso progetto sull’argomento è stato sostenuto da INTERREG.

Il nostro clima sta cambiando e questo comporta nuove sfide sia nel settore della salute che dell’ambiente. Le nuove minacce al nostro ambiente e alla nostra salute causate dal cambiamento climatico devono essere affrontate a testa alta e in modo efficace.

E’ stato fatto molto, ma il messaggio che vorrei inviare alla Commissione europea oggi è che sono necessarie una maggiore ambizione e sensate azioni concrete.

 
  
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  Irena Belohorská (NI). - (SK) Grazie, signor Commissario e signora Ministro per essere venuti ad ascoltare le nostre opinioni. Grazie all’onorevole Frédérique Ries, la relatrice, per questa relazione. E’ un programma molto ambizioso, che è molto difficile, addirittura impossibile, da valutare. Inoltre, stiamo valutando l’attuazione di obiettivi ambiziosi nell’ambiente diversissimo dei 27 Stati membri con diversi sistemi sanitari e diversi ambienti naturali.

Una delle preoccupazioni più serie è il cancro. Spesso siamo confrontati con previsioni future che sono minacciose. Vi sono statistiche che mostrano che questa malattia causa un’enorme perdita di popolazione, soprattutto nell’età lavorativa e del pensionamento. In molti casi, l’impatto dell’ambiente sulla salute della popolazione è stato dimostrato chiaramente.

Aspetto non meno importante, che la relazione sottolinea, è la diffusione di informazioni alla popolazione sia sugli effetti dell’ambiente sulla salute sia sull’incidenza di gravi malattie e la capacità di varie organizzazioni non governative a sostenere queste attività.

Ogni medaglia ha due facce: da un lato è molto importante la diffusione di informazioni da parte dell’Unione europea o dalle istituzioni locali, ma dall’altro è fondamentale che la popolazione abbia accesso, sappia come ottenere tali informazioni e fatti e come trattarli.

La prevenzione è efficace solo se è adeguatamente compresa e interpretata e, se queste condizioni sono soddisfatte, è anche possibile monitorare la risposta in cifre reali. E’ possibile valutare il piano con una visione a breve termine, ma le conseguenze principali dell’attuazione di questi strumenti sono osservati e quantificati meglio con una visione a lungo termine.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, questa revisione è ben accetta, ma credo che abbiamo anche bisogno di maggiore franchezza nel dibattito, e dobbiamo accettare che non possiamo proteggere le persone – i nostri cittadini – da loro stesse, né dovremmo cercare di legiferare per tutti i rischi della vita. Il sostegno popolare per il progetto dell’UE è effettivamente a rischio se diamo l’impressione che vogliamo regolamentare ogni aspetto delle nostre vite – e quella è l’interpretazione attuale. Dobbiamo essere molto cauti nel comunicare esattamente quale sia il progetto dell’UE.

Vorrei essere rassicurata che la maggior parte di questo piano non si limiti a riconfezionare e riformulare progetti già pianificati. Abbiamo bisogno di una migliore attuazione a livello di Stati membri della normativa comunitaria esistente, e di una migliore sorveglianza e applicazione da parte della Commissione. Maggiore valutazione e dibattito sulla portata e sull’efficacia della normativa esistente sono una priorità per quanto mi riguarda.

La preoccupazione prioritaria per una nuova normativa in quest’Aula deve essere il pacchetto sul clima e sull’energia. Il cambiamento climatico avrà un impatto sulla salute in vari modi, fra cui la malnutrizione causata dalla scarsità di cibo in alcune parti del mondo; decessi e lesioni come conseguenza di eventi atmosferici estremi, quali ondate di calore, inondazioni, tempeste, e incendi e i conseguenti problemi sociali; il maggiore onere di una serie di malattie diarroiche; la maggiore frequenza di malattie cardio-respiratorie; gravi problemi causati dalla scarsità di acqua – oltre il 40 per cento del mondo avrà, in parte, problemi di carenza d’acqua entro dieci anni – e dall’acqua potabile. E’ molto positivo che questa risoluzione sulla revisione intermedia riconosca l’impatto sulla salute del cambiamento climatico e io plaudo a questo.

Su un altro aspetto, una questione molto importante- che è realmente la Cenerentola per il modo in cui la trattiamo a livello europeo e di Stati membri – è l’intero settore della salute mentale in Europa. Un europeo su quattro soffre di problemi mentali almeno una volta nella vita. Solo in Irlanda, il costo delle malattie mentali è stimato a oltre il 4 per cento del PIL e, tragicamente, vi sono stati oltre 460 suicidi solo nello scorso anno – suicidi registrati. Si è trattato di un aumento del 12 per cento rispetto all’anno precedente, nel 2006 – in Irlanda, un paese che, nei barometri per il migliore luogo in cui vivere, è fra i primi posti, credo dopo il Lussemburgo (non so chi elabori i criteri per questi barometri). Ma dobbiamo porci delle domande.

Questo problema della salute mentale in Europa e i problemi previsti meritano attenzione e adeguate strategie di prevenzione in questo settore importantissimo. La prognosi della relatrice che il piano d’azione è destinato a fallire, in tutto o in parte, è preoccupante e io vorrei essere rassicurata dalla Commissione – ma anche dalla Presidenza – che non sarà così.

 
  
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  Evangelia Tzambazi (PSE).(EL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi congratulo con la relatrice per la sua relazione completa e coerente, che valuta in modo obiettivo i progressi compiuti per l’attuazione del piano d’azione europeo 2004-2010, prendendo nota nel contempo dei problemi e dei nuovi dati.

Vorrei sottolineare alcune questioni relative alla qualità dell’aria interna e al suo impatto sulla salute umana, specialmente per i gruppi più vulnerabili come i bambini e gli anziani. Ricordando che trascorriamo il 80 per cento del nostro tempo in ambienti chiusi, la Commissione europea deve procedere immediatamente alla formulazione di una strategia a tal fine, incentrandosi sull’elaborazione di linee guida e proteggendo i cittadini che sono esposti a fonti multiple di inquinamento biologico e chimico.

E’ essenziale che sia creato un quadro adatto a ridurre l’esposizione ai prodotti chimici. Una particolare attenzione va dedicata alla condizione degli edifici pubblici, degli uffici e delle scuole, in modo da potere proteggere le persone più vulnerabili.

 
  
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  Janusz Wojciechowski (UEN). - (PL) Signora Presidente, il legame fra la salute e l’ambiente è evidente, così come il legame fra l’ambiente e l’agricoltura, perché un’agricoltura sensata e razionale contribuisce a proteggere l’ambiente.

Purtroppo, stiamo affrontando alcuni sviluppi nell’agricoltura che sono dannosi per l’ambiente. Le piccole aziende agricole a conduzione familiare stanno scomparendo e l’agricoltura europea sta diventando sempre più industrializzata, il che è dannoso per l’ambiente. La politica agricola dovrebbe fare di più per proteggere le aziende agricole a conduzione familiare più piccole, perché sono gestite in modo più rispettoso dell’ambiente.

La tecnologia OGM rappresenta un’ulteriore minaccia. Continua a diffondersi, nonostante le numerose serie preoccupazioni sugli effetti negativi delle colture OGM sull’ambiente e sulla salute umana e animale. L’Unione europea dovrebbe agire con cautela in materia di OGM. Sostengo la relazione dell’onorevole Ries che merita le mie congratulazioni per il suo eccellente lavoro.

 
  
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  Satu Hassi (Verts/ALE).(FI) Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio dio cuore la relatrice, l’onorevole Ries, per il suo eccellente lavoro. Purtroppo, devo concordare con la critica che molti qui hanno levato nei confronti del programma. Si basa su misure esistenti e non mostra il modo per andare avanti.

Il tempo e il principio di precauzione vengono ignorati quando ci si entusiasma delle nuove scoperte. Questo è evidente anche adesso per quanto riguarda i nanomateriali e i campi elettromagnetici. I nanomateriali sanno diventando un fenomeno più comune, anche nei prodotti di consumo, ma la normativa è in ritardo, sebbene i ricercatori ammoniscano che i nanomateriali potrebbero diventare un problema sanitario della portata di quello dell’amianto a meno che non affrontiamo i rischi seriamente. Lo stesso vale per i campi elettromagnetici, ai quali sono esposte centinaia di milioni di persone, anche se sappiamo molto poco sui loro effetti. In alcuni paesi, come l’Italia, vi è una zona di sicurezza di 500 metri fra le stazioni di base e le scuole, mentre in Finlandia vi sono stazioni di base anche sui tetti delle scuole. Al riguardo sono necessarie con urgenza nuove norme europee che tengano conto dei risultati scientifici.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI). - (CS) Onorevoli colleghi, concordo appieno con la valutazione dell’onorevole Ries del piano d’azione per l’ambiente e la salute. Al pari della relatrice, credo che il piano sia impossibile da interpretare e destinato al fallimento. Alcuni dei suoi obiettivi, come la prevenzione dei suicidi o una strategia di comunicazione sull’impatto del cambiamento climatico sulla salute umana sono sbalorditivi. Il piano non poggia su basi valide, né finanziariamente né, in particolare, dal punto di vista organizzativo. Le azioni da attuare sono vaghe e danno adito a dubbi e domande piuttosto che fornire risposte. Il documento riproduce, inoltre, il programma analogo dell’Organizzazione mondiale per la salute.

Il piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute è, purtroppo, un altro argomento di critica giustificata come lo spreco del denaro dei contribuenti e l’inutile burocrazia di Bruxelles. Credo che la Commissione dovrebbe far cessare immediatamente l’attuazione di questo piano, cooperare più strettamente con l’OMS e di certo non annunciare un’ulteriore fase del piano sanitari a livello europeo.

 
  
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  Edite Estrela (PSE).(PT) Vorrei iniziare congratulandomi con l’onorevole Ries per il suo lavoro. La relazione fra un ambiente inadatto e i rischi per la salute è adesso chiaro. Vi sono adesso più malattie associate a fattori ambientali e al cambiamento climatico, come le malattie respiratorie, le allergie e il cancro.

Il riscaldamento globale è alla base delle nuove pandemie. Studi dimostrano che le siccità e le alluvioni uccidono più personale di qualsiasi altro disastro naturale. La scarsa qualità dell’aria nelle scuole e degli edifici sanitari causa anche seri problemi.

Un numero sempre crescente di persone si ammala a causa dell’inquinamento atmosferico nelle grandi città e negli edifici, a causa dell’inquinamento delle acque di superficie e di quelle sotterranee, dovuto alla contaminazione del terreno agricolo da prodotti fitosanitari e a causa della mancanza di trattamento delle acque reflue e delle acque urbane. Devono essere prese misure per prevenire problemi futuri.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, la relazione della collega Ries è assolutamente ineccepibile, tanto più che con attenzione continuativa e verifica, anche attraverso l’interrogazione, la relatrice segue l’attuazione delle azioni previste dalla Commissione e sollecita anzi ulteriori sforzi nell’auspicata strategia preventiva che deve caratterizzare le azioni della politica europea.

Plaudo anche alle sollecitazioni sull’opportunità del Libro verde e in materia di inquinamento degli ambienti confinati e sottolineo la sensibilità dimostrata dalla relatrice a proposito dell’impatto sanitario dei campi elettromagnetici sull’uomo.

Insomma quanto rilevato dalla collega Ries è assolutamente condiviso e spero che questo rapporto ottenga il sostegno più ampio possibile da parte del Parlamento.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Il cambiamento climatico influenza la salute umana in misura considerevole, con la proliferazione di alcune infezioni e malattie parassitarie, causate principalmente dall’aumento della temperatura.

La frequenza delle onde di calore, delle inondazioni e degli incendi su terreni non coltivati possono portare al verificarsi di altre malattie, a inadeguate condizioni igieniche e a decessi.

In estate, la Romania deve affrontare sempre più di frequente periodo di calore, inondazioni e tempeste. Le alluvioni di quest’estate hanno lasciato migliaia di cittadini rumeni senza alloggio e senza condizioni igieniche.

Chiedo alla Commissione di fornire alla Romania un’adeguata assistenza finanziaria per ridurre gli effetti di questi disastri naturali.

La riduzione delle emissioni generate dai trasporti, che sono responsabili del 70 per cento dell’inquinamento urbano, contribuirà al miglioramento della qualità dell’aria. Le direttive quali quelle sulla qualità dei carburanti, la riduzione delle emissioni dai veicoli a motore, e la promozione di veicoli ecologici per il trasporto urbano contribuiranno alla riduzione dell’inquinamento ambientale.

Tuttavia, è importante monitorare la loro attuazione e i risultati conseguiti.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE).(RO) La relazione internazionale “Bioiniziativa” sui campi elettromagnetici e i loro effetti sulla salute umana solleva preoccupazioni e sostiene che i valori limite esistenti per quanto riguarda la protezione contro le radiazioni non ionizzanti sono obsoleti e che sono necessarie azioni urgenti per ridurre l’esposizione delle persone alle radiazioni generale dalle attrezzature usate dagli operatori di telefonia mobile.

Studi scientifici hanno dimostrato che queste radiazioni generano problemi di salute, come disordini del sonno, leucemie infantili, un significativo aumento dello stress e l’uso di un telefono cellulare per dieci anni raddoppia il rischio di tumore al cervello. Il nuovo piano d’azione per la salute deve tenere conto di queste minacce che dipendono sempre più dalle nuove tecnologie che stanno prendendo terreno nelle zone rurali e nei paesi in via di sviluppo.

Dobbiamo continuare a fare ricerche in questo campo e nei settori legati alla salute mentale, come lo stress e la depressione, al fine di determinare se possono essere realmente associati con radiazioni non ionizzanti.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE). - (PL) Signora Presidente, vorrei congratularmi con la relatrice per la sua relazione su questo argomento., che è di grande importanza per tutti noi europei. Desidero soffermarmi su una questione particolare e sottolineare l’importanza del biomonitoraggio. Questa è la procedura con cui è misurato il rapporto fra l’inquinamento ambientale e la salute degli europei. Non dovremmo lesinare le nostre risorse a favore di questa strategia. Dovremmo investire nella ricerca e poi attuarne i risultati. Inoltre, non dovremmo sostenere solo a parole il principio di precauzione. Dovremmo applicarlo se siamo indecisi sul possibile impatto negativo di una specifica questione ambientale sulla nostra salute. Il principio di precauzione impedisce anche la diffusione di malattie. Impedirà la diffusione di allergie e migliorerà il modo in cui gli europei vivono e operano. Credo che l’Unione europea debba fare di più per quanto riguarda le malattie ambientali e agire in modo più efficace nell’interesse dei cittadini. Mi auguro che lo faccia anche la Commissione.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE). - (SK) Vorrei congratularmi con la relatrice, l’onorevole Ries, per la sua relazione, che descrive la portata dell’attuazione del piano d’azione e presenta alcune raccomandazioni per la fase successiva.

Accolgo con favore le misure introdotte dalla Commissione europea allo scopo di migliorare l’ambiente negli spazi interni. Quale medico, ritengo che questo passo sia molto importante. Negli uffici, nelle scuole e nelle case noi tutti trascorriamo la stragrande maggioranza del tempo in spazi chiusi. Elevati livelli di inquinamento possono causare malattie asmatiche, allergie e anche cancro. Sostengo quindi la proposta di pubblicare un Libro verde e di adottare un’adeguata strategia europea sull’argomento.

Ritengo anche importante attirare la nostra attenzione sulle radiazioni elettromagnetiche. Il progresso tecnologico, se usato in modo incorretto o in misura eccessiva, può rappresentare un sicuro rischio per la salute, sotto forma di modelli irregolari di sonno, morbo di Alzheimer, leucemia o altri disordini. La Comunità europea deve quindi impegnarsi più attivamente e adottare una posizione rispetto a questa minaccia moderna e compiere nel contempo passi pratici.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Vorrei aggiungere il fatto che la popolazione dell’Unione sta invecchiando e ritengo che il piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute dovrebbe occuparsi dei problemi delle persone anziane

Tuttavia, la prospettiva dell’anno 2010 non è molto vicina ed è necessaria una strategia adeguata. E non dovremmo scordare che il tasso di nascita è diminuito negli ultimi anni. In alcuni Stati membri, il tasso di mortalità infantile è elevato. La sostenibilità economica dell’Unione è basata su una popolazione europea giovane e sana e, di conseguenza, l’Unione deve proporre un piano d’azione concreto per assicurare la crescita naturale di cui ha bisogno la comunità.

Concluso ricordandovi la necessità di condurre studi epidemiologici, sotto la tutela della Commissione, per determinare l’effetto delle radiazioni elettromagnetiche sulla salute umana.

 
  
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  Nathalie Kosciusko-Morizet, Presidente in carica del Consiglio. − (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, vorrei sottolineare che numerosissimi deputati, in questo dibattito, hanno scelto di fare un collegamento con altri problemi ambientali e mi sembra che abbiano ragione e, così facendo, voi ci chiedete più coordinamento e più integrazione fra le diverse politiche ambientali. Ho preso nota, ad esempio del riferimento al cambiamento climatico da parte dell’onorevole Ek, dell’onorevole Ţicǎu, e anche dell’onorevole Kuźmiuk, anche se il suo intervento andava in un’altra direzione, e del riferimento ai problemi agricoli da parte dell’onorevole Wojciechowski, nonché del riferimento alla direttiva sulle acque reflue urbane, da parte dell’onorevole Estrela. Tutti questi argomenti sono legati e questa complessità apparente deve darci un motivo in più per approfondire le questioni della sanità ambientale. Sì, onorevole Doyle, la Presidenza è totalmente motivata ad andare in questa direzione, basandosi sulle direttive esistenti, sulle quali stiamo attualmente lavorando – ovvero la direttiva IPPC, la proposta di direttiva sui terreni e il pacchetto energia-clima, perché ho ricordato il legame con il cambiamento climatico. Attraverso queste direttive, stiamo affrontando in qualche modo argomenti e stabilendo legami con diverse patologie conosciute, come il cancro, che è stato citato dall’onorevole Belohorská.

Ma emergono anche nuovi problemi, che sono stati citati da numerosi oratori, fra cui le onde elettromagnetiche, sul quale esistono studi – e sto pensando allo studio Interphone in particolare –, ma esistono anche nuove tecnologie che arrivano continuamente sul mercato e che, ad ogni modo, ci obbligano ad avere un atteggiamento estremamente prospettico. Penso anche alla qualità dell’aria interna, che è un tema che è stato citato da numerosi di voi, che è infatti un tema che non dovrebbe essere considerato come emergente perché esiste da sempre, ma che è molto meno documentato rispetto alla qualità dell’aria esterna, anche se trascorriamo il 90 per cento del nostro tempo in ambienti chiusi.

L’onorevole Ferreira mi poneva la domanda se vi era un legame, ad esempio in Francia a livello nazionale, fra il Grenelle dell’ambiente e il piano d’azione europeo. Nel contesto del Grenelle dell’ambiente, abbiamo lavorato molto sulle questioni della sanità ambientale e abbiamo dovuto fare i conti con le stesse problematiche di quelle che, implicitamente, voi avete esposte. Vi sono queste patologie riconosciute, quei settori ben documentati sui quali noi dobbiamo ancora compiere progressi e, in particolare, la questione dei tumori legati all’ambiente. E poi, vi sono tutte le nuove preoccupazioni emergenti sulle quali possiamo andare più lontano. Nel Grenelle dell’ambiente abbiamo previsto, ad esempio, di fare riferimento a tutte le nanoparticelle, di proporre un processo di dichiarazione obbligatoria per le nanoparticelle che sono immesse sul mercato, o ancora di regolamentare meglio e di sorvegliare meglio la qualità dell’aria interna e di regolamentare meglio tutti i prodotti decorativi e i mobili, alcuni dei quali costituiscono un problema per la qualità dell’aria interna.

Onorevole Ferreira, lei chiedeva anche se vi è un coordinamento, se esiste un coordinamento fra i piani salute-ambiente nazionali e il piano d’azione europeo. E’ evidente che una relazione come questa pone dei problemi. Siamo in una fase in cui ciascuno degli Stati membri elabora il suo piano sulle sue proprie problematiche. Detto questo, mi sembra che un eventuale coordinamento potrebbe essere previsto dopo questa prima fase e sarebbe un modo per preparare la tappa successiva. Infine, se mi consente, signora Presidente, vorrei fare notare, strizzando l’occhio, che – senza offesa per gli uomini che sono presenti e che ringrazio per la loro partecipazione – sono soprattutto le donne che si sono espresse questa mattina e ritengo che questo non sia un problema, ma una possibilità e forse un segnale di speranza.

 
  
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  Stavros Dimas, Membro della Commissione. (EL) Signora Presidente, onorevoli deputati, ci ringrazio per la discussione costruttiva che abbiamo avuto sull’importante questione del rapporto fra ambiente e salute. Credo che questa discussione sia stata un’utilissima opportunità di scambiare opinioni sui progressi che sono stati compiuti e sulla ricerca realizzata in settori chiave, con lo scopo di determinare se i valori limite di esposizione fissati nella raccomandazione del Consiglio debbano essere rivisti.

La Commissione di recente ha chiesto al proprio comitato scientifico dei rischi sanitari emergenti e recentemente identificati  di rivedere il suo parere per tenere conto nella relazione delle informazioni più recenti.

Gli ultimi sviluppi e le iniziative prese dalla Commissione sulle questioni specifiche del rapporto ambiente-salute sono molto significativi; mostrano che insieme alla cooperazione che si sviluppa su una base a medio e lungo termine fra ambiente, salute e ricerca, è possibile adottare misure immediate per incorporare ulteriormente la dimensione della salute nella politica ambientale. Con vantaggi sia per l’ambiente sia per la salute.

Passo adesso al coordinamento menzionato da uno degli oratori. Il coordinamento fra i vari piani d’azione nazionali per l’ambiente e la salute è raggiunto, in primo luogo, attraverso il Forum sull’ambiente e la salute sotto gli auspici della Commissione europea e, in secondo luogo, attraverso l’OMS, alle cui attività rilevanti la Commissione partecipa attivamente.

Per quanto riguarda i nanomateriali, sei settimane fa, il 17 giugno 2008, la Commissione ha adottato una comunicazione sugli aspetti normativi in materia di nanomateriali, che sottolinea l’importanza di applicare il principio di prevenzione nel settore.

La normativa comunitaria non può fare riferimento direttamente al termine “nanomateriali”, ma si dovrebbe accettare che la normativa comunitaria copre in larga misura i rischi associati ai nanomateriali. La Commissione ha concluso ovviamente che l’applicazione della legislazione esistente deve essere migliorata e che i testi rilevanti, quali le specificazioni e le istruzioni tecniche, devono essere rivisti in modo da potere essere applicati meglio al caso dei nanomateriali. La Commissione continuerà, ovviamente, a sostenere la ricerca rilevante per colmare le lacune esistenti nella conoscenza.

Il rapporto fra cambiamento climatico e la salute è chiaramente una delle questioni sempre più importanti, secondo la valutazione intermedia, e sono lieto che sia stata sottolineata da molti oratori oggi. Questo tema deve essere coperto nel Libro bianco sull’adattamento al cambiamento climatico, che darà approvato a breve.

Per quanto riguarda il commento del deputato polacco, che non è direttamente rilevante per l’argomento che stiamo discutendo, ma è molto significativo nel contesto del pacchetto per l’energia e il cambiamento climatico, vorrei spiegare chiaramente che ogni aumento del prezzo dell’elettricità in Polonia e altri paesi in cui i prezzi dell’elettricità sono regolamentati non dipenderà dall’introduzione di aste nel sistema europeo dei diritti sulle emissioni dei gas serra. Questo aumento dipenderà dalla necessità di ulteriori investimenti nel settore energetico, dato che non vi saranno investitori se non vi è una corrispondente prospettiva di profitto dai loro investimenti nel settore energetico. Gli aumenti deriveranno anche dalla liberalizzazione del settore energetico e dall’unificazione del mercato energetico dell’UE.

La partecipazione al sistema di scambio delle emissioni di CO2 per combattere il cambiamento climatico rappresenterà all’incirca il 15 per cento e va notato – e voglio sottolinearlo, perché di recente ho letto dichiarazioni di funzionari polacchi in molti giornali che questo creerà un problema economico in Polonia, eccetera – e voglio spiegare chiaramente che se è necessario denaro per l’acquisto di diritti di emissione di CO2, che il denaro rimarrà nel paese interessato, come la Polonia, ad esempio. Non solo quello, ma la Polonia avrà l’ulteriore vantaggio di circa 1 miliardo di euro provenienti dalla ridistribuzione che deriverà dalla vendita all’asta dei diritti nei paesi dell’UE il cui reddito pro capite è al di sopra della media comunitaria.

Questi timori sono quindi infondati. La Polonia può solo guadagnare dal sistema e dal pacchetto che saranno discussi dal Parlamento europeo e dalla Commissione.

Il piano d’azione è un mezzo efficace per schierare tutte le parti interessate nei settori dell’ambiente, della salute e della ricerca a livello di Stati membri e di Commissione, al fine di tenere conto del rapporto ambiente-salute con sempre maggiore efficacia in sede di formulazione della politica ambientale.

Questo obiettivo deve essere perseguito con maggiore intensità, con la cooperazione di tutte le parti interessate e il sostegno del Parlamento europeo. Ancora una vola, vorrei sottolineare che sono lieto della cooperazione che abbiamo e del sostegno della Presidenza francese.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ALEJO VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Frédérique Ries, relatore. (FR) Signor Presidente, vorrei congratularmi con tutti i presenti per la qualità del dibattito. Trovo che siamo al centro delle preoccupazioni degli europei, al centro dell’Europa dei popoli. E’ essenziale. Ringrazio tutti i colleghi per i numerosi apprezzamenti che mi sono stati rivolti e anche per le proposte, per la maggior parte molto ambiziose – non le ripeterò, lo hanno già fatto il Segretario di Stato e il Commissario Dimas.

Vorrei tornare specificamene sulla questione dei campi elettromagnetici.

La Presidente Kosciusko-Morizet ha menzionato lo studio Interphone e siamo incentrati sul problema: i risultati di questo studio non sono stati pubblicati per intero proprio perché alcuni di essi sono contraddittori, mentre, ad esempio, gli esperti che, nel quadro di questo studio, lavorano in Israele hanno appena messo in evidenza il legame fra l’esposizione alle onde GSM e la comparsa di un tumore della parotide. Quindi attentiamo essenzialmente prove concrete prima di agire. Lo dicevo poco fa: quando l’incertezza scientifica persiste, il politico deve prendere una decisione.

Concluderei ricordando il nostro emendamento n. 1, presentato in plenaria, che vi chiedo di sostenere; è un emendamento che viene proposto dalla maggior parte dei gruppi del Parlamento. Si tratta di confermare che quando le tecnologie si evolvono e cambiano, ed è il caso in questo settore, anche i valori limite di esposizione devono essere modificati, altrimenti non vi è assistenza per i consumatore che potrebbero essere in pericolo. Mi auguro di tutto cuore che la Presidenza francese sosterrà questa proposta di modifica della raccomandazione del 1999.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
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  Gyula Hegyi (PSE), per iscritto. (HU) La relazione Ries riguarda questioni importanti per la revisione intermedia del piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute. In questo breve spazio, vorrei affrontare la questione delle acque dolci, In Ungheria e molti altri paesi dell’Unione, il cambiamento climatico globale comporta sostanzialmente un’estrema distribuzione dell’acqua piovana.

Le alluvioni si alternano e mesi di siccità, e questo impone una nuova strategia di gestione delle risorse idriche. Dobbiamo gestire ogni goccia di acqua dolce in modo responsabile. Questo è possibile solo attraverso la collaborazione a livello di Unione, e devono essere messe a disposizione ingenti risorse comunitarie per la gestione delle risorse idriche nel periodo di bilancio che inizia nel 2013, al più tardi. Assicurare la presenza di acqua potabile sana in tutto il territorio dell’Unione e usare le acque medicinali e l’energia geotermica come fonti di calore sono alcuni aspetti.

Diverse decine di migliaia di cittadini europei sono morti a causa di ondate di calore nelle città, e per alleviare tale calore è necessaria acqua. Usando i progetti in materia idrica dei paesi in via di sviluppo, i nostri esperti possono anche fornire aiuto nel quadro dei progetti dell’Unione. Non dimentichiamo che l’acqua dolce è forse il tesoro più importante del ventunesimo secolo!

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto.(RO) Ritengo opportuna l’inclusione nella relazione di un riferimento all’obbligo per la Commissione e per gli Stati membri di sostenere il piano d’azione per l’ambiente e la salute dei bambini in Europa. La questione della salute dei bambini europei deve ricevere tuta l’attenzione dovuta, tenendo conto i gravi problemi che tutti gli Stati membri stanno affrontando.

Vorrei informarvi delle preoccupanti statistiche registrate quest’anno nelle scuole rumene: uno scolaro su quattro soffre di malattie croniche. Secondo una relazione ufficiale, le numerose cause sono nutrimento inadeguato, assenza di attività fisica e cartelle troppo pesanti. Le condizioni di salute più frequenti sono problemi alla vista, ritardi nella crescita, deformazioni della spina dorsale, disturbi della parola e anemia.

Molti allievi e bambini in età scolare sono in sovrappeso e l’obesità è causata dal fast-food. Oltre al fatto che vivono in un ambiente naturale che è sempre più pericoloso per la loro salute, sembra che l’ambiente sociale in cui i bambini si sviluppano non è nemmeno adatto. Per questo motivo, credo che l’intera Europa dovrebbe considerare molto seriamente i problemi di salute dei bambini prima che arriviamo alla situazione di non sapere come apparirà l’Europa di domani.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN), per iscritto. – (PL) Il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto è una delle priorità dell’Unione europea. Laddove necessario, l’Unione impone misure restrittive, note come sanzioni se sono invocate per raggiungere gli obiettivi summenzionati. Le sanzioni dovrebbero essere usate sono nei casi di gravi minacce alla sicurezza o di violazioni dei diritti umani, o quando la conciliazione o le misure diplomatiche si sono dimostrate inefficaci.

Il ricorso alle sanzioni può anche essere giustificato in casi di danno irreversibile all’ambiente naturale quando diventa una minaccia alla sicurezza e quindi una grave violazione dei diritti umani. I cosiddetti doppi standard non sono autorizzati. Intendo con questo mancanza di coerenza o di uguaglianza nell’imposizione di sanzioni. Le sanzioni più comunemente applicate dall’Unione europea sono la negazione di visti e embarghi di armi. Inoltre, le sanzioni sono una delle armi usata nella lotta contro il terrorismo.

La procedura di elaborazione di una lista nera dei nomi di istituzioni e di enti collegati a attività terroristiche è un elemento importante della politica antiterroristica dell’UE.

E’ necessaria un’azione internazionale coordinata per migliorare l’efficacia delle sanzioni imposte.

L’Unione dovrebbe continuare a imporre sanzioni intelligenti adeguatamente mirate per affrontare problemi specifici, minimizzando le conseguenze umanitarie o gli effetti negativi sulle persone cui non sono dirette.

 
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