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 Testo integrale 
Procedura : 2008/2050(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0310/2008

Testi presentati :

A6-0310/2008

Discussioni :

PV 22/09/2008 - 24
CRE 22/09/2008 - 24

Votazioni :

PV 23/09/2008 - 5.7
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0420

Resoconto integrale delle discussioni
Lunedì 22 settembre 2008 - Bruxelles Edizione GU

24. Seguito della Conferenza di Monterrey del 2002 sul finanziamento dello sviluppo (breve presentazione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente . L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0310/2008), presentata dall'onorevole Berman, a nome della commissione per lo sviluppo, sul seguito dato alla conferenza di Monterrey del 2002 sul finanziamento dello sviluppo [2008/2050(INI)].

 
  
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  Thijs Berman, relatore. (NL) Signor Presidente, a New York l'ONU sta discutendo gli obiettivi di sviluppo del Millennio. Se la situazione non verrà modificata, non saremo in grado di raggiungere tali obiettivi entro il 2015. Ciò significa che non sarà possibile dimezzare la povertà, ridurre sensibilmente il tasso di mortalità materna né assicurare a tutti i bambini l'accesso all'istruzione elementare. Da più parti giunge persino la richiesta di rinviare gli obiettivi di sviluppo del Millennio che non stanno dando i risultati attesi. Il problema è la cosiddetta aid fatigue che è un altro modo per definire il cinismo e il miope egoismo. Aiuti insufficienti non possono in alcun modo portare a dei risultati ed è vero che spesso i programmi di aiuto falliscono. Il problema è proprio questo: aiuti eccessivamente esigui non possono funzionare. E’ come se un allenatore di calcio fornisse ai propri giocatori soltanto scarpe destre. Dopo una dozzina di partite direbbe loro: "Perdete sempre, non ce la farete mai. Io me ne vado. Tenetevi pure le scarpe, ma da questo momento andate avanti da soli".

Vi sono numerosi paesi in cui gli aiuti sortiscono invece i risultati attesi. La portata di tali aiuti è importante. In Ruanda, dopo il genocidio, gli aiuti sono stati consistenti e il paese si è ripreso ottimamente. Molte sono le critiche che si potrebbero rivolgere al presidente Kagame – io stesso ne avrei diverse da fare – ma il terrore vissuto dal Ruanda nel 1994 è una lezione di vita per il mondo intero. Senza aiuti economici, tuttavia, lo sviluppo economico del paese sarebbe stato meno evidente. Anche in Mozambico gli aiuti hanno prodotto dei risultati e potrei citare molti altri esempi. Dal momento in cui sono stati formulati gli obiettivi di sviluppo del Millennio, 29 milioni di bambini hanno avuto accesso all'istruzione elementare. Se il mondo mantenesse le proprie promesse, non esisterebbe la crisi alimentare. Se ogni paese ricco destinasse lo 0,7 per cento del proprio PNL agli aiuti allo sviluppo, oggi il numero di bambini malnutriti non sarebbe nuovamente in aumento, dopo anni in cui era andato riducendosi.

Scopo di questa relazione è quindi esortare con forza il Parlamento europeo e gli Stati membri a mantenere le proprie promesse, soprattutto quegli Stati membri che al momento sembrano più riluttanti: Francia, Germania, Regno Unito e Italia, per citarne solo alcuni tra i principali. Tali paesi devono incrementare i propri aiuti entro il 2015, secondo una tempistica chiara e con pari incrementi. Non è possibile rimandare, poiché per i paesi poveri un aumento tardivo dopo una serie di piccoli incrementi significherebbe perdere aiuti per 17 miliardi di euro nel periodo compreso tra oggi e il 2015.

Un punto dev'essere chiaro: da soli, i fondi pubblici non sono sufficienti ad avviare e mantenere lo sviluppo. Sono necessarie maggiori risorse. L'Unione europea deve continuare a investire in pace e sicurezza, nella sana gestione degli affari pubblici e nel rispetto per i diritti umani. In Kenya tale politica ha funzionato: grazie alla pressione esercitata dall'Europa, Raila Odinga è oggi primo ministro. Nel Ciad orientale l'EUFOR sta incontrando maggiori difficoltà, tuttavia è essenziale raccogliere fondi privati da destinare a obiettivi pubblici. In questo frangente, la capacità di ottenere finanziamenti è essenziale. Difficilmente i più poveri hanno accesso ai prestiti e tale situazione va modificata. Per ottenere lo sviluppo, è necessario assicurare pari opportunità di accesso a uomini e donne, eliminare i tassi d'interesse proibitivi, investire in opportunità per i piccoli imprenditori che si dimostrano particolarmente abili nel creare reti di relazioni; tutte queste azioni devono essere sempre intraprese in collaborazione con le organizzazioni locali. Le banche private non tengono automaticamente conto di queste condizioni e impiegano tempi più lunghi per concedere finanziamenti alle donne rispetto agli uomini. In tal senso, l'Unione europea può fare un'enorme differenza, tramite le garanzie di credito, e la Banca europea per gli investimenti deve aumentare notevolmente i finanziamenti agli enti che si occupano di microcredito. Sono queste le iniziative che danno ai cittadini l'opportunità di dimostrare concretamente di che stoffa sono fatti e di consolidare la propria esistenza come individui indipendenti e autosufficienti. Ai paesi poveri dovrebbe inoltre essere concessa più voce in capitolo nell'ambito del Fondo monetario internazionale.

E’ inoltre necessario incrementare i finanziamenti per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, utilizzando il sistema di scambio delle emissioni di biossido di carbonio. Chi inquina paga: non sono i paesi poveri i responsabili del riscaldamento globale. In questo ambito, gli aiuti devono concentrarsi su forme di energia sostenibile.

La politica per lo sviluppo è una questione centrale per l'Unione europea. Essa deve avere maggiore peso sullo scenario internazionale, ciascuno Stato membro secondo le proprie modalità, ma sempre insieme agli altri, con un contributo pari allo 0,7 per cento del PNL. Questo è l'obiettivo di sviluppo del Millennio numero 8 che, se verrà raggiunto, contribuirà alla realizzazione anche degli altri obiettivi.

Concludo ricordando che nel tempo che ho impiegato per il mio intervento ottanta persone sono morte di fame e cinquanta bambini sotto i cinque anni sono morti a causa di malattie facilmente curabili.

 
  
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  Ján Figeľ, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare in particolar modo l'onorevole Berman per la sua relazione esauriente e lungimirante.

Ritengo che tale relazione giunga in un momento particolarmente opportuno e possa dare un contributo a due aree in particolare. Mi riferisco da un lato ai negoziati dell'ONU a New York sul documento conclusivo della conferenza di revisione di Doha sul finanziamento allo sviluppo, il cui inizio è previsto per fine novembre. In secondo luogo, faccio riferimento alla posizione dell'Unione europea sui negoziati presso le Nazioni Unite e al contributo dell'Europa alla positiva conclusione della conferenza di Doha. Al momento tale posizione è in corso di definizione.

Come già detto, nel 2002, Monterrey è stato un successo; i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo hanno unito le proprie forze e si sono impegnati su una serie di iniziative concrete, il cosiddetto "consenso di Monterrey". Nel conseguire questo esito positivo il ruolo dell'Unione europea è stato forte e decisivo. Ritengo che l'Europa si sia seriamente impegnata per dare seguito agli impegni assunti a Doha e la Commissione ha verificato a cadenza annuale i progressi compiuti dagli Stati membri. Nel 2005 l'UE ha rivisto e ulteriormente rafforzato i propri impegni.

I principali impegni dell'Unione europea sono gli obiettivi temporali per incrementare il volume degli aiuti ufficiali, al fine di arrivare entro il 2015 a destinare allo sviluppo lo 0,7 per cento del prodotto nazionale lordo dell'UE. Credo che sia noto a tutti che si è deciso di pervenire a tale obiettivo in maniera progressiva, con il primo obiettivo immediato fissato per il 2006 e raggiunto collettivamente dall'Unione europea. La prossima scadenza è il 2010, data entro la quale gli aiuti europei nel complesso dovrebbero essere pari allo 0,56 per cento del prodotto interno lordo.

A giugno di quest'anno (2008) il Consiglio europeo ha ribadito con forza tali impegni, un’iniziativa gradita ed essenziale visto che l'anno scorso, per la prima volta dopo Monterrey, gli aiuti dell'Unione europea sono diminuiti. Si è trattato di un segnale piuttosto negativo. In tale contesto, la Commissione rimane fiduciosa che gli aiuti dell'Unione europea riprenderanno ad aumentare a partire da quest'anno, dal 2008. In questo senso, le tabelle di marcia pluriennali che illustrano le modalità con cui ciascuno Stato membro intende raggiungere gli obiettivi concordati costituiscono uno strumento importante. E’ essenziale osservare il quadro complessivo, ma al tempo stesso anche la situazione di ciascun paese.

Dopo Monterrey, l'Unione europea ha fatto progressi anche per quanto riguarda gli altri impegni assunti. La finalità della Conferenza di Doha è valutare i progressi compiuti, ribadire gli impegni presi, identificare eventuali ostacoli e il modo di superarli. Essa dovrebbe inoltre mirare a individuare nuove sfide, come i cambiamenti climatici e i prezzi elevati e volatili di generi alimentari, carburanti e materie prime, sulla scorta della flessione economica mondiale e della crisi finanziaria.

La Commissione auspica che a Doha la comunità internazionale riconfermi il partenariato globale sul finanziamento allo sviluppo basato su responsabilità condivise tra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. Non si tratta pertanto di un processo a senso unico, ma di uno scambio reciproco.

Doha dovrebbe portare a una conclusione proattiva e lungimirante che favorisca l'efficace implementazione del Consenso di Monterrey in tutti i suoi aspetti, inclusa la mobilizzazione delle risorse nazionali, gli investimenti esteri diretti allo sviluppo, il commercio internazionale, il debito estero dei paesi in via di sviluppo, la cooperazione tecnica e finanziaria e la governabilità globale.

La relazione sottoposta alla vostra approvazione affronta molte delle tematiche sul tappeto e apporta un gradito contributo al dibattito internazionale. Vi ringrazio per la relazione e per l'attenzione.

 
  
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  Presidente − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE-DE), per iscritto. (FI) Vorrei ringraziare l'onorevole Berman per l'ottima relazione, che ben sintetizza la direzione assunta dalla politica europea per lo sviluppo: sono stati conseguiti dei risultati, ma resta ancora molto da fare.

Recentemente l'Unione europea ha pubblicato un documento intitolato "Millennium Development Goals at Midpoint", che prende in esame lo stato di avanzamento degli obiettivi di sviluppo del Millennio e il ruolo dell'Unione nel loro conseguimento. La relazione ha riscontrato che ci sono stati sviluppi positivi, ma anche che sussistono ambiti che richiedono ulteriore miglioramento.

L'Unione europea rappresenta il principale donatore al mondo di aiuti allo sviluppo, con il 60 per cento del totale. Nel 2006 l'UE ha raggiunto l'obiettivo ufficiale che prevede di destinare lo 0,31 per cento del proprio prodotto nazionale lordo complessivo agli aiuti allo sviluppo.

Nonostante il raggiungimento dell'obiettivo per il 2006, l'ammontare degli aiuti non è sufficiente e le previsioni per il 2007 evidenziano un allarmante calo. Gran parte dei paesi dell'UE non hanno aumentato la quota di aiuti allo sviluppo versati l'anno precedente e in alcuni casi tale importo si è anzi ridotto di oltre il 100 per cento. I paesi dell'Unione europea che hanno sottoscritto gli obiettivi di sviluppo del Millennio devono quindi impegnarsi a migliorare.

Secondo gli obiettivi fissati dall'Unione europea, la percentuale da destinare agli aiuti deve aumentare allo 0,7 per cento del PNL entro il 2015. Tale percentuale non sarà tuttavia sufficiente a risolvere automaticamente i problemi legati allo sviluppo e alla povertà: è necessario provvedere urgentemente a iniziative di pianificazione, strutturazione e monitoraggio. In ogni caso, in mancanza di fondi non sarà possibile realizzare nulla ed è essenziale tenere fede a questo obiettivo e alla nostra promessa.

 
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