Presidente . – È con grande tristezza che abbiamo appreso della tragedia di Kauhajoki, nella Finlandia occidentale, ove undici persone hanno perduto la vita nei tragici fatti avvenuti in una scuola. Altre persone sono state gravemente ferite dall’assalitore, che ha poi rivolto l’arma contro se stesso.
A nome del Parlamento europeo vorrei esprimere le più sincere condoglianze e tutta la solidarietà ai familiari e ai congiunti delle innocenti vittime, tutte giovani studenti di una scuola professionale che si preparavano ad una carriera nel settore dei servizi.
La tragedia è avvenuta a meno di un anno da una tragedia analoga, avvenuta presso la scuola superiore di Jokela. Com’è noto, la Finlandia è considerata una fra le nazioni più pacifiche e sicure d’Europa; è quindi comprensibile che il popolo finlandese sia rimasto senza parole per lo choc, e noi condividiamo la loro sofferenza.
Purtroppo questi massacri seguono spesso uno schema simile. Ad esempio, malgrado l’assalitore avesse pubblicato video minacciosi su Internet poco prima dello scoppio della follia omicida, non si è comunque riusciti a scongiurare la tragedia. In quanto politici responsabili in Europa e in tutti gli Stati membri, dobbiamo impegnarci al massimo per prevedere e prevenire in tempo simili atti di violenza.
Ancora una volta, a nome del Parlamento europeo, vorrei formulare le più sentite condoglianze ed esprimere tutta la nostra solidarietà ai familiari delle vittime.
3. Trasmissione di testi di accordo da parte del Consiglio:vedasi Processo verbale
4. Priorità del Parlamento europeo per il programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2009 (discussione)
Presidente . – L’ordine del giorno reca la discussione sulle priorità del Parlamento europeo per il programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2009.
Hartmut Nassauer, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamattina discutiamo del programma legislativo e di lavoro della Commissione per il prossimo 2009, che sarà anno di elezioni. L’anno venturo verrà eletto un nuovo Parlamento e si insedierà una nuova Commissione. Non è sicura la posizione di nessuno – né dei commissari, né del presidente della Commissione, che purtroppo non può essere qui stamani a presentarci di persona il suo programma.
In un anno elettorale c’è sempre la tentazione di fare il bene di tutti gli elettori, sempre supponendo di sapere quel che vogliono o almeno quel che dovrebbero volere. Allora la domanda è: l’anno prossimo come si dovrebbe presentare l’Unione ai cittadini europei? Il nostro compito, come quello di ogni politico, è cercare di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini. L’Unione europea ha un’ottima opportunità per farlo e noi abbiamo moltissimi modi per rispondere alle esigenze e alle preoccupazioni della gente.
In tutta la storia dell’umanità la pace è sempre stata un bene fondamentale. Da decenni ormai l’Unione tutela la pace in Europa; possiamo trovare risposta alle minacce esterne, come il terrorismo internazionale o i comportamenti di grandi paesi limitrofi che di tanto in tanto calpestano le regole del diritto internazionale. Possiamo dare il nostro contributo assicurando che l’Europa abbia approvvigionamenti energetici sicuri e sostenibili, mentre facciamo del nostro meglio per difendere il clima. Possiamo tutelare la sicurezza sociale e la giustizia in Europa liberando il potenziale di crescita della nostra forte economia europea, nonché proteggerne l’innovazione e la competitività attraverso la duplice opportunità di creare e mantenere posti di lavoro. L’Europa può diventare un paradiso di sicurezza in un mondo in continuo cambiamento. A breve gli onorevoli colleghi si soffermeranno sui dettagli di molte di tali questioni.
Quali sono i presupposti per il buon esito di un’azione dell’Unione europea? Vorrei menzionarne due in particolare. Anzitutto servono basi istituzionali adeguate, e ciò significa indubbiamente il trattato di Lisbona. Esso porterà a maggiore trasparenza e democrazia e accrescerà la capacità dell’Unione europea di agire, consentendole di svolgere in modo più efficace le proprie funzioni. Possiamo soltanto fare appello ai cittadini irlandesi affinché rivedano le proprie posizioni in merito al trattato. Pur condividendo molte delle critiche mosse all’Unione, non posso ignorare il fatto che il trattato offra soluzioni valide su tanti punti critici. Pertanto il trattato di Lisbona è essenziale.
In secondo luogo, serve anche il sostegno dei cittadini europei, sostegno che però è andato scemando in modo preoccupante, come hanno evidenziato i referendum in Francia, nei Paesi Bassi e, non ultimo, in Irlanda. Come ho avuto modo di ricordare di recente al presidente della Commissione, la questione non è tanto chiarire se abbiamo bisogno di più o meno Europa, quanto capire dove serva l’Europa e dove no. È questo che va stabilito. Vorrei ora citare un esempio, ed ammetto che si tratta del mio esempio preferito. La protezione del suolo non è qualcosa da trattare a livello europeo: richiede lavoro, ma non genera posti di lavoro. Ecco perché l’Europa potrà affermarsi e assicurarsi il sostegno se agirà laddove l’azione comunitaria è davvero necessaria, cioè dove l’azione a livello europeo può ottenere migliori risultati di un’azione a livello nazionale.
A mio parere, pertanto, la Commissione farebbe bene ad attribuire maggiore importanza alla questione della sussidiarietà nelle sue azioni dell’anno venturo. Così facendo accrescerà l’accettazione nei confronti dell’Europa, mentre noi tutti saremo rieletti probabilmente da un numero maggiore di cittadini europei rispetto alle ultime elezioni.
Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, negli ultimi anni la Commissione europea ha compiuto un lavoro notevole in molti campi, in particolare nella politica per l’ambiente e i cambiamenti climatici, che l’Emiciclo sta ora trasformando in legge. Per quanto attiene allo sviluppo del mercato comune, però, notiamo gravi carenze, soprattutto per quel che riguarda la dimensione sociale.
L’attuale crisi finanziaria è un motivo sufficiente per discutere dell’argomento, ed è appunto quanto abbiamo fatto nel contesto della relazione Rasmussen. Quanto detto – o non detto – dal commissario McCreevy ha deluso profondamente non soltanto me e il mio gruppo, ma sicuramente anche molti altri. Questo è il problema principale.
Se leggiamo gli articoli principali di qualsiasi quotidiano conservatore oggi in edicola, sia esso il Financial Times o il Frankfurter Allgemeine, notiamo che i titoli avrebbero potuto essere scritti dai gruppi socialisti dell’Aula, ma non dal presidente della Commissione né tanto meno dal commissario McCreevy.
Sul Financial Times, ad esempio, sono apparsi i seguenti titoli:
(EN) “Il peggiore fallimento normativo della storia moderna” e “Dopo il crac: perché al capitalismo globale servono regole globali”.
(EN) Mentre Il Vitello d’oro di Damien Hurst batteva ogni record per un’asta d’arte, gli istituti finanziari registravano perdite record, portando il Financial Times a commentare:
(EN) “Come siamo stati accecati dal vitello d’oro”.
(DE) Purtroppo ciò vale per la Commissione o almeno per i membri del Collegio responsabili in materia. Frank Schirrmacher, caporedattore del Frankfurter Allgemeine Zeitung e non certo uomo di sinistra, scrive che “l’ideologia neoliberale ha stabilito, tra l’individuo e la globalizzazione, un collegamento razionale e fortuito che si è radicato esclusivamente nell’economia”, e denuncia “l’autodistruzione dell’articolazione dello stato sociale”.
Sarebbe stato bello intravedere almeno una traccia di tutto ciò nelle parole del presidente della Commissione o del commissario McCreevy. Dopotutto non pretendo una dose massiccia di critica o autocritica di sinistra; piuttosto, come l’onorevole Schulz ha di recente affermato molto chiaramente, quel che chiediamo più e più volte è il rafforzamento della dimensione sociale e l’esame di tutti i progetti della Commissione considerandone l’impatto sociale. Purtroppo ciò non si sta verificando e la Commissione non ha fornito alcuna risposta al riguardo.
Noi chiediamo anche una più forte politica economica comune in Europa, che possa contribuire ad attutire o a scongiurare il genere di crisi che ci sta attualmente raggiungendo dagli Stati Uniti. Anche qui la Commissione brilla per la sua assenza. Un altro versante su cui la Commissione ha fallito – mi spiace rivolgere questi commenti a lei, che so può fare poco in proposito – è la necessità di affrontare di sua iniziativa la crescente disuguaglianza in Europa o di esortare i governi nazionali ad agire. Ne discuteremo oggi pomeriggio parlando della povertà energetica – altra questione da noi ripetutamente sollevata senza ricevere risposte dalla Commissione, che su questo fronte deve ancora intraprendere una vera iniziativa.
E’ inaccettabile che la Commissione, malgrado il suo impegno per l’inclusione e la giustizia sociale in linea di principio, rimanga a guardare mentre in Europa la disuguaglianza sociale cresce a un ritmo costante in questa particolare fase della vita economica e sociale. E’ inammissibile e non dovremmo permetterlo.
I cittadini europei si aspettano che la Commissione prenda sul serio le loro esigenze e preoccupazioni, che presenti proposte adeguate e che agisca in quanto autorità morale, segnatamente nel contesto della crisi finanziaria. Non si deve lasciare al presidente francese Sarkozy, nella sua veste di presidente in carica del Consiglio, il compito di adottare in proposito una chiara posizione, la quale dovrebbe invece venire dalla Commissione, dal presidente della Commissione nonché dal commissario competente.
Signora Vicepresidente, lei si è molto impegnata per informare i cittadini in merito ai lavori della Commissione, e ai suoi sforzi rendiamo omaggio e assicuriamo sostegno. Eppure qui non si tratta solo di forma, ma anche di sostanza. I commissari devono fornirle i contenuti adeguati. Quando si parla di crisi finanziaria, regolamentazione e dimensione sociale, l’economia del mercato sociale offre ben pochi contenuti. Ecco perché per voi è spesso difficile presentare un progetto che sia credibile agli occhi dei cittadini.
Diciamo sì al riassetto ecologico della nostra economia e della nostra società: siamo totalmente dalla vostra parte e lo metteremo in pratica. Vi lancio però un appello urgente: dobbiamo compiere un passo indietro – o in avanti, che dir si voglia – verso politiche fondate sulla responsabilità sociale; questo vale anche per la Commissione, visto che quanto ottiene è troppo poco e troppo tardivo. Vi chiedo di garantire che nei prossimi mesi venga posto rimedio alla situazione.
Silvana Koch-Mehrin, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, il prossimo anno, il 2009, sarà molto importante per l’Unione europea, perché è l’anno in cui si terranno le elezioni europee e, più in generale, in cui si dovrà dare una risposta alla domanda fondamentale sul futuro dell’Unione.
Sappiamo che ci saranno le elezioni, ma ancora non conosciamo la base esatta su cui lavoreremo assieme in futuro. Si tratta di un interrogativo al quale giustamente i nostri cittadini attendono una risposta. Dal punto di vista delle istituzioni europee, come prevediamo che sarà il futuro dell’Europa?
Il programma legislativo e di lavoro della Commissione offre naturalmente l’opportunità di rispondere in modo esauriente. Ecco perché, come Parlamento, abbiamo convenuto di fissare i nostri requisiti per il programma di lavoro della Commissione, prima della sua presentazione, per poi reagire.
L’Unione europea sta affrontando queste importanti sfide che hanno un impatto diretto sul suo futuro. Che cosa ha in serbo l’avvenire? Nel contempo, nel mondo si susseguono una serie di eventi che influiscono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, come i rincari del prezzo dell’energia e la crisi finanziaria. L’Europa deve fornire una spiegazione chiara a come l’Unione intende rispondere e a tal fine occorrono convinzione e capacità di comando.
Ecco perché è fondamentale che la Commissione europea spieghi in modo chiaro le proprie intenzioni per rispondere alle crisi in corso e definisca esattamente, nel proprio programma di lavoro, quali siano le priorità politiche.
In tale contesto, dal nostro punto di vista è importante che la Commissione tenga sempre presente la competitività dell’Unione europea. In un mercato sempre più globalizzato, questa deve essere vista come una nostra costante priorità politica.
Altri aspetti altrettanto importanti sono il rafforzamento e la tutela dei diritti civili, la crescita della ricerca e la soluzione ai cambiamenti climatici. Sono queste tematiche che stanno a cuore a quest’’Aula ormai da molti anni. La Commissione dovrebbe definire queste aree e, soprattutto, assicurare che l’Europa sia in grado di prendersi il merito per qualsiasi successo conseguito. Quando viene realizzato qualcosa che è perfettamente in linea con gli interessi e il benessere dei cittadini, sono spesso gli Stati membri a prendersene il merito. Vorrei che in futuro la Commissione prestasse maggiore attenzione.
A tale proposito, signora Vicepresidente, sono molto contenta della sua presenza qui oggi. Qualche onorevole collega deve accettare il fatto che il presidente della Commissione Barroso avesse altri impegni per la giornata odierna. Sono lieta che lei, signora Vicepresidente, sia qui oggi in veste di responsabile per l’attuazione della comunicazione nell’Unione europea; ciò può rappresentare un’occasione per dibattere ampiamente la tematica odierna – il programma di lavoro della Commissione –anche in seno ai parlamenti nazionali, per avere una certa interazione sin dall’inizio. Nel Bundestag tedesco ora succede così in gran parte delle commissioni, ma è qualcosa una prassi che senza dubbio dovrebbe figurare all’ordine del giorno delle plenarie nei parlamenti nazionali di tutta l’Europa.
E’ giunta l’ora dell’Europa – questo dovrebbe essere ovvio. Stiamo affrontando sfide globali e l’Europa non ha altra scelta se non dare una risposta comune.
Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri della Commissione, come sempre la discussione sul programma di lavoro è il momento della verità. E’ il momento in cui possiamo vedere quanto veramente valgono le dichiarazioni rese in pubblico in tante occasioni. Se osserviamo più nel dettaglio il programma, notiamo purtroppo come non si dia seguito agli annunci, specie sul fronte delle prospettive finanziarie o della programmazione futura della Commissione.
Abbiamo dinanzi a noi un programma per la protezione del clima, che sostiene che la conferenza di Bali non ci sarebbe mai stata e che l’Europa non si sarebbe mai proposta come antesignana per scongiurare i rischi dei cambiamenti climatici a livello mondiale. L’industria automobilistica ha rallentato il tutto e la Commissione resta a guardare. Agli Stati membri vengono date tutte vinte e viene loro permesso di fare a gara nell’introdurre standard ambientali sempre più bassi per le proprie industrie e nel garantire concessioni sempre maggiori alle proprie aziende automobilistiche.
Purtroppo notiamo lo stesso comportamento a tutti i livelli nel settore industriale. Al solito, l’enfasi è posta sull’energia nucleare – un settore che sperpera capacità, finanze ed energia. Sebbene l’Europa vanti un’industria delle energie rinnovabili innovativa, a livello europeo si trovano solo pochi spiccioli per il settore dopo l’impegno a programmare e a destinare risorse finanziarie altrove. Ciò è assolutamente inaccettabile. Se vogliamo restare leader del mercato nel settore, dobbiamo lanciare un messaggio chiaro e inequivoco, dando priorità a quel che è necessario.
Abbiamo purtroppo lo stesso problema anche con le relazioni industriali. In proposito sottolineo un solo aspetto, cioè la direttiva sull’orario di lavoro, che ormai è stata concordata e che già prevede chiaramente notevoli concessioni. Si tratta di uno schiaffo in faccia a tutti i nostri giovani che vogliano costruirsi un futuro da soli. Non è così che dovremmo trattare i nostri lavoratori.
Esiste infine il dibattito sui mercati finanziari. Posso solo appoggiare le parole dell’oratore precedente, onorevole Swoboda: gli ultimi difensori dell’autoregolamentazione dei mercati finanziari si trovano in quest’Aula. Persino gli Stati Uniti stanno valutando le possibilità normative, mentre da questo lato dell’Atlantico sembra si voglia fingere che tutto succeda spontaneamente. Dovremmo dar prova della nostra volontà di creare un quadro valido per evitare che i mercati finanziari vadano nella stessa direzione del passato, cioè verso prodotti finanziari assurdi che venivano prima di una sana politica economica. Dal mio punto di vista l’intero programma è una grossa delusione.
Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signor Presidente, in questo frangente così preoccupante, in cui i popoli dell’Europa e del mondo stanno affrontando sfide fondamentali, è inaccettabile che la Commissione europea non ci sottoponga delle proposte che rappresentino un punto di rottura rispetto alle politiche che hanno peggiorato la situazione sociale, accresciuto la disoccupazione e il lavoro precario e sottopagato, causato la crisi finanziaria, alimentare ed energetica – che colpisce in particolare i paesi economicamente più deboli e i ceti sociali più vulnerabili – nonché rafforzato la militarizzazione delle relazioni internazionali, con tutti i rischi che essa rappresenta per la pace nel mondo.
Pur essendo consapevole della netta opposizione di lavoratori, consumatori e utenti di servizi pubblici alla privatizzazione e liberalizzazione, alle inique riforme della sanità e della previdenza sociale, e a una sempre maggiore distribuzione di reddito ai gruppi economici e finanziari che aggrava le disuguaglianze sociali, la Commissione europea insiste nel mantenere e continuare – con gli stessi strumenti e politiche che hanno portato a tale situazione, specie il patto di stabilità e i suoi criteri irrazionali – la liberale strategia di Lisbona e la falsa indipendenza della Banca centrale europea. Insiste inoltre su proposte per direttive inaccettabili, come quella sull’orario di lavoro.
In un momento come questo la priorità deve essere la sospensione del processo di ratifica per il progetto di trattato di Lisbona, al fine di rispettare la democrazia e l’esito del referendum irlandese, che è una decisione sovrana di quel popolo seguita a risultati identici registrati in Francia e Paesi Bassi. E’ giunto il momento che i leader dell’Unione europea traggano una lezione da questi referendum, nonché dall’opposizione e dalla resistenza di lavoratori e cittadini alle politiche neoliberali, militaristiche e antidemocratiche.
In questa fase va data priorità alla formulazione di proposte specifiche, come quelle della proposta di risoluzione del nostro gruppo, comprese la revoca del patto di stabilità e la fine di privatizzazioni e liberalizzazioni, con una politica monetaria e un riorientamento della Banca centrale europea per dare priorità al lavoro con diritti, all’eradicazione della povertà e alla giustizia sociale, anche mediante un patto di progresso e sviluppo sociale. Occorre dare speranza ai cittadini, creare posti di lavoro con diritti per i giovani e garantire sia l’eguaglianza che la parità dei diritti per le donne.
Graham Booth, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, l’intero programma sui cambiamenti climatici ha dato all’Unione europea l’ennesima scusa per esibire i muscoli e dimostrare al mondo quanto sia importante, sostenendo che si tratta di una questione che gli Stati nazionali non possono affrontare da soli. Lo slogan del “20 20 20” è un tipico esempio di frase accattivante su cui lavorare: il 20 per cento di energia dell’UE da fonti rinnovabili con una riduzione del 20 per cento delle emissioni di carbonio, il tutto entro il 2020. Ma stiamo perdendo di vista la domanda più importante: sarà davvero necessario?
Di recente l’IPCC ha affermato che 2 500 scienziati concordano sul fatto che la CO2 è responsabile del surriscaldamento globale e che gli esseri umani sono colpevoli; l’ignobile film di Al Gore ha poi confermato questa ipotesi. Da allora, però, più di 30 500 scienziati e climatologi hanno firmato la petizione dell’Oregon e la dichiarazione di Manhattan, che mettono in dubbio le conclusioni dell’IPCC sulla base di prove molto convincenti. Quindi, da un lato dobbiamo credere ai 2 500 scienziati dell’IPCC, e dall’altro dobbiamo ignorare totalmente i 30 500 scienziati che delineano un quadro ben diverso.
L’Unione europea sta convincendo i paesi di tutti i continenti a spendere miliardi del denaro dei contribuenti, proprio mentre il mondo si trova a fronteggiare gravissimi problemi finanziari, per qualcosa che potrebbe non solo essere del tutto inutile, ma addirittura rivelarsi controproducente se venissero confermate le ultime prove di un raffreddamento del pianeta. Dobbiamo tenere una discussione aperta e approfondita per capire esattamente chi ha ragione; in fondo, che cosa hanno da temere gli autori delle tesi dell’IPCC?
Sarete certo lieti di apprendere che questo è il mio ultimo intervento in Parlamento, in quanto lascerò l’incarico dopo l’attuale sessione.
Sergej Kozlík (NI) . – (SK) La proposta di risoluzione del Parlamento europeo sul programma di lavoro della Commissione per il 2009, in linea di principio, può essere accettata come il documento che sviluppa il programma.
Personalmente vorrei segnalare la complessità con cui la risoluzione del Parlamento pone l’accento sull’importanza di garantire la stabilità dei mercati finanziari e di rassicurare i consumatori durante l’attuale crisi finanziaria. E’ fuor di dubbio che occorre sviluppare misure normative per migliorare la trasparenza degli investitori e rafforzare gli standard di valutazione, la vigilanza sulla prudenza degli operatori e il lavoro delle agenzie di rating. La Commissione deve mettere a punto un piano dettagliato per migliorare le normative sui servizi finanziari e per rivedere le direttive sulle attività degli istituti di credito e sull’adeguatezza del capitale. Ciò consentirà di conseguire un miglioramento del quadro normativo finanziario e di accrescere la fiducia degli attori sul mercato.
Nel paragrafo 27 della risoluzione si fa giustamente appello alla Commissione affinché valuti che genere di sistema transitorio vada attuato nel campo della giustizia e degli affari interni in attesa dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Tuttavia, qualora il trattato non possa entrare in vigore prima delle elezioni del 2009, tale richiesta alla Commissione assumerebbe una portata di gran lunga maggiore. Altrimenti la nostra cara Commissione europea verrebbe colta alla sprovvista.
Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, mi permetta di porre una domanda all’Emiciclo: cosa trattano il lavoro legislativo del Parlamento e le proposte della Commissione? La risposta è che vogliono creare un’autorità tra gli europei, tra i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea. Credo fermamente che il Parlamento e la Commissione europea dovrebbero concentrarsi sul lavoro legislativo volto a creare posti di lavoro e a promuovere la crescita economica. Soltanto dimostrando che l’Unione europea e le sue strutture sono vicine alla gente, riusciremo a sviluppare l’autorità delle istituzioni dell’Unione, malgrado queste ultime si siano un po’ indebolite negli ultimi anni.
A mio avviso, la nostra principale priorità attualmente non è la ratifica del trattato di Lisbona; dovremmo invece concentrarci su come spiegare in modo esauriente ai cittadini dell’Unione la nostra volontà di creare più occupazione e che ci preoccupiamo per i posti di lavoro esistenti. C’è poi la questione della criminalità informatica, un problema completamente nuovo che interessa molte persone. Nel parlare di priorità, chiedo che venga stabilita un’adeguata gerarchia, perché al momento non riesco a trovarne una.
Margot Wallström, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, mi sia anzitutto consentito ringraziare il Parlamento per avere accolto il mio suggerimento di rendere più politico il dialogo interistituzionale sul programma di lavoro della Commissione mediante il coinvolgimento dei gruppi politici, della plenaria e delle commissioni. Penso che, grazie ai vostri interventi sinora, abbiamo iniziato con il piede giusto.
Il programma di lavoro di quest’anno, che sarà anche l’ultimo per l’attuale Commissione, è stato preparato in circostanze molto particolari e specifiche: il seguito alla guerra in Georgia, la situazione nei paesi confinanti con l’Unione, le incertezze sul trattato di Lisbona dopo il “no” irlandese, il rincaro dei prezzi di combustibili e materie prime, l’aumento dei prezzi degli alimentari, l’inflazione che minaccia il potere d’acquisto e, dulcis in fundo – come da voi tutti ricordato – la crisi finanziaria che ha colpito le banche e altri istituti di credito.
Non c’è bisogno di rammentarvi che quanto faremo nel primo semestre dell’anno prossimo definirà anche lo scenario per le elezioni europee. Ecco perché, nella nostra presentazione dello scorso anno sulla strategia politica annuale, avevamo sottolineato l’intenzione di rispettare la nostra ambizione di assicurare risultati all’Europa e di dare ai cittadini vantaggi concreti.
Le principali priorità politiche, previste dalla Commissione Barroso per l’anno venturo, sono sempre strutturate su cinque pilastri, ma ad essere diverse sono le circostanze in quanto stiamo affrontando questioni nuove ed urgenti.
Il primo pilastro è la promozione dell’occupazione e della crescita sostenibile. Ora più che mai dobbiamo affrontare le preoccupazioni attuali: come incoraggiare la crescita, l’occupazione e la stabilità sociale in un’epoca di inflazione in aumento; come migliorare la stabilità finanziaria, rafforzando e basandoci sugli strumenti a disposizione dell’Unione – e quindi a disposizione della Commissione, il che rappresenta un interessante dibattito. Come sapete, la crisi finanziaria è al primo posto nel nostro ordine del giorno di ogni settimana e abbiamo definito una specie di tabella di marcia. Tuttavia, abbiamo anche discusso della preparazione di una proposta sui requisiti patrimoniali per le banche al fine di inasprire le regole esistenti e stiamo redigendo una proposta per disciplinare le agenzie di rating che, com’è noto, hanno avuto un ruolo saliente nei mercati finanziari e in questa crisi. Crediamo naturalmente che proposte ben ponderate abbiano un ruolo importantissimo nell’assicurarci di poter affrontare gli effetti della crisi finanziaria. Siamo quindi attivi e continueremo ad esserlo. Un’altra preoccupazione è come reagire all’aumento dei prezzi di petrolio, alimenti e prodotti di base. Il nostro compito non è la micro-economia quotidiana, ma nel mercato unico dobbiamo riflettere con attenzione su come apportare una stabilità a lungo termine nel sistema finanziario. Questo era il primo pilastro.
Il secondo impegno coinvolge la promozione della transizione verso un’economia con un basso livello di emissioni e con uno sfruttamento efficiente delle risorse. La riunione a Copenhagen sarà un importante appuntamento mondiale raggiungere per trovare un accordo globale post-2012/post-Kyoto sui cambiamenti climatici. L’Europa deve preparare attentamente il terreno e mantenere il proprio ruolo di pioniera in materia; avremo anche bisogno di lavorare per aiutare gli altri ad adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici, in modo da essere leader nello sviluppo di una crescita intelligente.
Il terzo pilastro riguarda una politica comune in materia di immigrazione. Vogliamo tradurla in realtà, dando seguito alla nostra comunicazione di giugno, nonché redigere un patto sull’immigrazione. Poi, se vogliamo concretizzare il tutto, dovremo passare dai patti ai fatti.
Il quarto pilastro riguarda le modalità per concentrarci su politiche che mettano al primo posto il cittadino. A guidare le nostre azioni in questo campo ci saranno l’agenda sociale riveduta, la strategia sanitaria dell’Unione europea nonché la riflessione su come rafforzare ulteriormente i diritti dei consumatori.
Perseguiremo infine l’obiettivo di consolidare il ruolo dell’Europa come partner mondiale. Sul fronte esterno sono note le sfide per il 2009: il processo di allargamento, le relazioni di vicinato, il destino dei negoziati di Doha, il miglioramento del nostro operato nell’assistenza allo sviluppo e la piena cooperazione con la nuova amministrazione negli Stati Uniti.
Siccome il programma ancora non esiste, questa discussione implica che il coinvolgimento del Parlamento in una fase iniziale; la consideriamo dunque un contributo al nostro dibattito e teniamo conto dei vostri suggerimenti. D’altro canto, per essere credibili ed avere un effettivo impatto, le richieste del Parlamento alla Commissione devono avere un obiettivo ben determinato, particolarmente per quanto attiene al 2009, mentre le diverse compagini dell’Emiciclo hanno idee differenti su come concepire le priorità per l’anno prossimo.
Spero che la maggioranza possa concordare sul fatto che dobbiamo collaborare per predisporre un’agenda 2009 concreta e concentrata sull’essenziale. Penso si debbano contemplare solo le iniziative che possono davvero fare la differenza. Oltre a scegliere con attenzione le nostre proposte, occorre anche presentarle bene, in modo che i cittadini europei possano farsi un’idea precisa di quel che l’Unione fa e può fare per loro.
Sono lieta che la discussione si tenga proprio nel momento in cui stiamo preparando il programma. Intendiamo adottarlo il mese prossimo per poi presentarlo in plenaria con tutto il Collegio presente il 19 novembre. Ho preso buona nota dei vostri pareri e vi assicuro che ci aiuteranno ad articolare un programma di lavoro con iniziative concrete che porteranno ad un cambiamento tangibile per i cittadini europei.
Piia-Noora Kauppi (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, come già detto dall’onorevole Nassauer, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici – cristiani) e dei Democratici europei è molto soddisfatto dei contenuti del programma legislativo annuale. Ritengo che, grazie alla procedura migliorata, il Parlamento sia già coinvolto, e questo facilita il compito di migliorare il programma legislativo annuale.
In veste di rappresentante della commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale, vorrei concentrarmi sul primo pilastro – crescita, occupazione e competitività in Europa. Penso che la chiave stia nel modo in cui risponderemo alla crisi finanziaria. Nel gruppo crediamo che, avendo già in Europa un’ottima legislazione in vigore, i passi successivi dovrebbero basarsi sull’attuale legislazione e i suoi miglioramenti. Non vediamo la necessità di una revisione radicale in Europa. Pensiamo che in primo luogo si debbano considerare delle misure di legge non vincolanti, essendo questo il modo più efficace per rispondere a questioni globali. I mercati finanziari sono spiccatamente globali e in Europa non possiamo agire come se fossimo soli al mondo. Riteniamo anche che vi siano molti miglioramenti nell’attuale quadro normativo e di vigilanza – il cosiddetto “quadro Lamfalussy” – e diamo il nostro pieno appoggio al lavoro della Commissione in questo ambito.
La seconda questione riguarda i cambiamenti climatici, che influenzeranno la crescita e l’occupazione in Europa. Non dobbiamo sposare le tesi fondamentaliste sul clima secondo cui l’Europa dovrebbe agire immediatamente e fare tutto in una sola volta senza un sostegno globale. Se anche dovessimo riuscirci, il 30 per cento di emissioni non sarebbe comunque sufficiente per contrastare i cambiamenti climatici. E’ necessario un accordo globale ed efficace, che probabilmente emergerà da Copenhagen. Sino ad allora non dobbiamo autopunirci né castigare troppo la competitività europea, ma piuttosto adottare un approccio realistico alle politiche sul clima in Europa.
Il mio terzo punto, infine, riguarda le piccole e medie imprese, che sono la chiave della crescita europea. Nel pacchetto sociale, ad esempio, dovremmo sempre far nostri i loro pareri e la loro visione del quadro sociale in Europa. Il pacchetto sociale non deve diventare un peso per le piccole e medie imprese europee.
Jan Andersson (PSE) . – (SV) Signor Presidente, signora Commissario, vorrei concentrarmi sull’Unione europea sociale. Quando abbiamo visto l’agenda sociale, l’abbiamo definita insufficiente e tardiva. Se ora osserviamo il programma di lavoro della Commissione e la risoluzione comune, notiamo che all’occupazione e alle questioni sociali non viene data particolare urgenza. Sono dunque una priorità per i cittadini, ma non per la Commissione e ciò mal si concilia con le richieste della gente comune.
Nella risoluzione del gruppo socialista, solleviamo varie questioni, una delle quali riguarda le persone con lavori atipici – un gruppo in costante crescita – e la necessità di dare loro un’adeguata protezione, in quanto sono una categoria vulnerabile e spesso vittima di licenziamenti ingiustificati. Nel mercato comune del lavoro ci devono essere standard minimi anche per questi lavoratori. Dobbiamo inoltre riconsiderare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e capire se sia possibile migliorare ulteriormente le prospettive di coloro che restano disoccupati a causa della ristrutturazione, affinché accedano alla formazione e trovino un nuovo impiego. Nell’ambito delle condizioni di lavoro abbiamo in mente diverse proposte.
Vorrei infine sollevare una questione già discussa lunedì dalla commissione per l’occupazione e gli affari sociali. Viste le sentenze della Corte di giustizia, oggi la gente teme fortemente che vi sia un dumping sociale nell’Unione e che esso possa diventare una politica. Siamo riusciti a elaborare proposte per allargare la direttiva sul distacco dei lavoratori, al fine di garantire parità di trattamento e di includere nel diritto primario il principio secondo cui i diritti fondamentali, come quello di sciopero, non vengono subordinati alla libertà di movimento. Spero che la Commissione ora se ne occuperà; è positivo sentire che si sta organizzando un forum, ma bisogna anche presentare proposte concrete per prevenire il dumping sociale e per dare ai lavoratori una retribuzione adeguata e condizioni di lavoro ragionevoli.
Diana Wallis (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, l’ultima volta che abbiamo discusso del programma di lavoro con il presidente Barroso, avevo giudicato positivamente il tentativo della Commissione di evitare una malattia soprannominata “fine-mandatite”. Risulta però assai difficile per il Parlamento evitarla alla vigilia delle elezioni europee. Ciascun gruppo vuole lasciare la propria impronta sul programma che continua. E’ perfettamente naturale, eppure in questo dialogo dobbiamo cercare di esprimerci con una sola voce, per garantire chiarezza. Vedrete che il gruppo per l’Alleanza dei democratici e dei liberali in Europa ha aderito alla risoluzione comune, pur riprendendo elementi di altri gruppi, al fine di svolgere il nostro consueto ruolo: assicurare un certo equilibrio sia nell’Emiciclo che all’esterno.
Questi sono tempi davvero allarmanti per i cittadini europei, caratterizzati dall’incertezza sul futuro legata alla crisi finanziaria mondiale, che determina preoccupazioni circa il debito, la disoccupazione, i costi sanitari e le pensioni, e genera un clima ove giustizia ed equità vengono calpestate nella lotta per salvare il proprio posto.
I cambiamenti climatici rincarano la dose con altre preoccupazioni circa l’adattamento del nostro stile di vita e i costi del carburante in un mondo assai diverso.
Quest’epoca di problemi globali dovrebbe essere naturalmente il momento in cui l’Unione si realizza in quanto dotata di una portata multinazionale. Ma, come diciamo noi liberali e democratici, sfruttiamo pure questa portata senza spingerci però troppo lontano. Essa dovrebbe assicurarci un quadro generale o una certa forma di controllo, ma dovrebbe anche garantire scelte individuali, affinché i singoli cittadini possano ritrovare il controllo sulla situazione in quest’epoca d’incertezza.
Quindi diciamo di sì ad una maggiore vigilanza sui mercati finanziari e sui suoi attori, ed anche ad una maggiore scelta e maggiori risarcimenti per i consumatori: non vogliamo un’altra “Equitable Life” in Europa. Diciamo sì a una maggiore mobilità dei lavoratori e a una sicurezza sociale con più partecipazione, ma anche all’equità e alla non discriminazione. Diciamo sì ad una maggiore scelta nella sanità e alla mobilità dei pazienti: diamo quindi ai nostri cittadini la possibilità di scegliere come vivere la propria vita.
Se vi preoccupa il futuro, l’unico modo per ricominciare a sentirvi sicuri è nel cercare di reagire e di riappropriarvi del controllo. Sarà questo il tema principale delle scelte dei liberali e democratici per la presente risoluzione. Diciamo sì all’Europa, ma sì anche alle scelte individuali e all’emancipazione.
Seán Ó Neachtain (UEN) . – (GA) Signor Presidente, il più grande desiderio di Commissione, Consiglio e Parlamento è che l’economia europea migliori senza indugio. In caso contrario, l’Europa non avrà liquidità per il fondo sociale a sostegno delle persone svantaggiate. Questa è la sfida da affrontare immediatamente.
Alla luce di quanto accaduto nei mercati finanziari, non penso si possa continuare come quest’anno. Devono cessare le attuali intromissioni nelle regole dei mercati finanziari: l’opinione pubblica è molto preoccupata ed è nostro dovere rassicurarla, ma dobbiamo agire tempestivamente.
Tutti noi nell’Unione europea dobbiamo investire di più in ricerca e sviluppo e mi fa piacere sapere che tra il 2007 e il 2013 saranno spesi 55 miliardi di euro in questo settore. Per creare occupazione e garantire che il mondo in cui viviamo abbia forti basi economiche, dobbiamo tenerci aggiornati assicurando la concorrenza in questi ambiti.
Andreas Mölzer (NI) . – (DE) Signor Presidente, attualmente abbiamo per le mani una miscela esplosiva di declino sociale, conflitti culturali, crescente deficit democratico, minacce di blocchi alle forniture, inflazione, rischi importati per la sicurezza e una bolla speculativa che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento. Per troppo tempo gli sviluppi allarmanti sul mercato del lavoro e le preoccupazioni dei cittadini sono stati ignorati.
E’ ormai tempo di stabilire le giuste priorità. Per quanto concerne la crisi alimentare, credo che la rinazionalizzazione della politica agricola sia essenziale per mantenere la nostra capacità di essere autosufficienti. I problemi legati all’immigrazione clandestina di massa vanno finalmente risolti, mentre per la popolazione autoctona dell’Europa va introdotta un’adeguata politica familiare e demografica. I cittadini devono essere tutelati a fronte delle delocalizzazioni finanziate dall’Unione e si deve porre fine allo sperpero di denaro dei contribuenti e all’evasione fiscale. Dobbiamo impedire la svendita del patrimonio della famiglia Europa, che viene sacrificato a vantaggio di privatizzazioni troppo zelanti, e infine dobbiamo accettare il fallimento del progetto del trattato di Lisbona.
Se l’Unione si mostrerà conciliante, riusciremo a superare la crisi attuale; in caso contrario, assisteremo probabilmente al graduale declino dell’Unione europea.
Salvador Garriga Polledo (PPE-DE) . – (ES) Signor Presidente, il mio gruppo desidera semplicemente sottolineare che l’attuale quadro finanziario e di bilancio per il periodo 2007-2013 rende difficile una risposta efficace alle nuove priorità politiche; sia il Parlamento che il mio gruppo hanno affermato che è impossibile adottarne di nuove senza garantire finanziamenti sufficienti.
Vediamo ora che, nell’attuale quadro finanziario, non c’è spazio per le nuove iniziative politiche intraprese sia dal Consiglio che dalla Commissione – quali l’assistenza alimentare o gli aiuti alla Georgia – e dobbiamo quindi trovare una soluzione. Non dobbiamo però permettere che le soluzioni adottate danneggino gli attuali piani e i fondi disponibili nell’accordo interistituzionale. Crediamo si debba essere estremamente rigorosi in proposito.
Dobbiamo garantire che la piena disponibilità delle risorse necessarie. Negli anni che rimangono, è nostro dovere cogliere tutti gli aspetti dell’accordo interistituzionale per assicurare un finanziamento adeguato alle priorità. Sarà necessario ricorrere all’attuale revisione del bilancio, ormai quasi dimenticata, se vogliamo risolvere puntualmente i problemi che emergeranno, visto che la situazione attuale impone nuove emergenze politiche.
Chiediamo quindi alla Commissione di compiere un ulteriore sforzo per procedere prima possibile con la sua proposta di revisione del bilancio.
Evelyne Gebhardt (PSE) . – (DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, oggigiorno si può avvertire un forte scetticismo dei cittadini verso l’Unione europea, e vi sono delle ragioni. Lo scetticismo è dovuto sia alle politiche attuate negli ultimi anni, sia al modo in cui queste sono state presentate ai cittadini.
Per questo è molto importante che la Commissione europea e le altre istituzioni dell’Unione riescano a conciliare in modo più efficace le politiche con la vita dei cittadini, dando loro l’impressione e la dimostrazione che l’Unione europea sta davvero facendo qualcosa per la gente.
A tal fine è altrettanto fondamentale una maggiore concentrazione su quanto dovremmo fare, ad esempio nelle nostre analisi bisogni delle necessità. Un quadro di valutazione per il consumatore, ad esempio, è uno strumento fondamentale che andrebbe ulteriormente sviluppato per tener meglio conto delle preoccupazioni e degli interessi dei cittadini in quell’ambito.
Un altro punto saliente riguarda un migliore monitoraggio dell’impatto della legislazione dell’Unione. Non basta analizzare semplicemente le conseguenze economiche; servono chiare valutazioni d’impatto anche in ambito sociale, per poter essere consapevoli dell’impatto che le leggi da noi emanate hanno sui cittadini e quindi per dimostrare che sappiamo cosa vogliamo e cosa stiamo facendo – certi che produrrete nostre azioni possono avere un effetto positivo sulla vita della gente.
Concedere ai cittadini gli stessi diritti in tutta l’Unione è altrettanto rilevante. sostengo quindi un immediato ulteriore sviluppo delle azioni risarcitorie collettive e dei diritti legali comuni, che potrebbe rappresentare un forte segnale per i cittadini.
Bernard Lehideux (ALDE) . – (FR) Signor Presidente, signora Vicepresidente, la Commissione sembra comportarsi come un’allieva distratta che finisce i compiti all’ultimo minuto. Il pacchetto sociale, in effetti, esiste, ma non è completo e può essere considerato solo come un primo passo verso il pieno impegno della Commissione in ambito sociale.
Il presidente della Commissione non ha compreso la portata del monito lanciato dai cittadini di Francia, Paesi Bassi e Irlanda e che sarebbe giunto anche da altri Stati se solo vi si fosse tenuto il referendum. Tali risultati sono un richiamo all’ordine. Se la gente vuole più Europa, è per creare una società migliore e non avere direttive ancor più oscure.
La legislazione sul mercato interno è di certo necessaria, ma non è di certo la preoccupazione più impellente. Proprio come i programmi precedenti, quello per il 2009 – sia detto per inciso – non coglie l’essenziale: la gente non vuole che la Commissione si limiti a integrare o a snellire la legislazione, bensì che essa si dimostri all’altezza del compito assegnatole dai trattati, ovvero essere la forza trainante dell’Unione, la sua cassetta dei suggerimenti.
A tale scopo non basta che il suo presidente se ne stia tranquillamente seduto dietro al presidente del Consiglio. Ci aspettiamo che la Commissione agisca come un attore chiave nella valutazione della società che occorre realizzare. Ma che tipo di società prevede il programma? Il piano per il 2009 non contiene grandi difetti, ma non è il programma che serve ai nostri concittadini.
Signor Presidente, spetterà al nuovo Collegio assumersi le proprie responsabilità. Spero solo che sarà più attento alla voce dei cittadini europei rispetto a quello attuale.
Andreas Schwab (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, onorevoli colleghi, non si può ignorare la pluralità dei messaggi oggi rivolti dalla plenaria alla Commissione. Per quanto più possibile mi concentrerò quindi su alcuni punti che spero gli onorevoli colleghi vorranno appoggiare.
A mio avviso possiamo concordare sul fatto – già menzionato prima dalla signora vicepresidente – che l’Unione europea deve mantenere il proprio impegno rispetto al principio fondamentale dell’economia di mercato sociale, promuovendo allo stesso modo gli interessi del settore economico e quelli dei consumatori. A livello individuale, si tratta di un difficile equilibrismo, il cui esito può certo variare a seconda del punto di vista politico. Ricollegandomi all’intervento dell’onorevole Nassauer, credo comunque che nei prossimi mesi la Commissione dovrà sviluppare una migliore comprensione serve delle necessità in termini di sussidiarietà.
Considerando il genere di proposte presentate sulle forniture di veicoli ecologici o le proposte per il programma di lavoro in merito agli appalti ecologici, emerge chiaramente la vostra idea che i sindaci delle nostre città, come comuni mortali, non siano in grado di prendere decisioni ecologiche; dalla vostra posizione al centro dell’Europa vi sentite quindi in dovere di stabilire cosa debbano fare. Secondo noi si tratta dell’approccio sbagliato. Vogliamo che le persone si rendano conto da soli che gli appalti ecologici sono nel loro stesso interesse. A tale scopo, in questi settori servono più sussidiarietà, un maggior numero di migliori prassi e meno dirigismo.
Signora Vicepresidente, esorto la Commissione ad adottare in futuro un approccio più coraggioso nei negoziati con gli Stati membri, ad esempio quando in merito al modo per armonizzare la legislazione dell’Unione sulla tutela dei consumatori nell’interesse sia delle aziende che dei consumatori. Portare avanti questo processo avrà un senso solo se armonizzeremo davvero l’intera legislazione sulla tutela dei consumatori, senza lasciare agli Stati membri alcuna possibilità per trafficare ai margini dell’acquis armonizzato. In caso contrario, l’intero esercizio sarà inutile.
Claudio Fava (PSE) . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Commissaria, il 2009 è un anno in cui non solo verremo chiamati al voto, ma anche a dare alcune risposte a domande puntuali che i nostri elettori ci rivolgeranno. Una domanda riguarderà lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia: perché lo vogliamo fare, come lo vogliamo fare e quando vogliamo realizzarlo. Abbiamo bisogno di costruire una risposta attraverso un programma politico legislativo ambizioso che la Commissione, signora Commissaria, per il momento non ha ancora messo in campo.
Ci aspettiamo proposte legislative forti nel settore della politica di immigrazione, soprattutto sulle politiche di ingresso e in quelle di asilo, per mettere in sicurezza questo diritto fondamentale in tutta l'Unione europea e per evitare una contrapposizione che a noi sembra del tutto fuori luogo, tra politiche di immigrazione legale e illegale. Noi crediamo che occorra un contesto politico, un quadro normativo comune; accanto a politiche di contenimento occorrono politiche d'integrazione e canali legali di immigrazione.
Ci attendiamo proposte forti sulla cooperazione giudiziaria, in materia penale e di polizia che sono fondate sul mutuo riconoscimento di garanzie procedurali; mutuo riconoscimento che ancora manca – e senza queste proposte la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo rischia di rimanere soltanto una vocazione retorica.
Ci attendiamo, infine, più coraggio in materia di protezione e tutela dei diritti fondamentali, che restano il core business delle politiche di giustizia. La nuova Agenzia per i diritti fondamentali, dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, dovrà diventare lo strumento principale di questa azione.
Ci attendiamo, signora Commissaria, di poter trovare i segni di questa consapevolezza nel programma che la Commissione ci farà conoscere in questi giorni.
Jean Marie Beaupuy (ALDE) . – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la signora commissario stessa ha detto di volere un’Europa più visibile, che abbia un senso per i cittadini.
Oggi la principale voce di bilancio, corrispondente al 36 per cento del bilancio dell’Unione, riguarda la politica di coesione. Se c’è un settore ove i cittadini possono vedere gli effetti pratici e tangibili dei successi e della determinazione dell’Europa, ebbene questo è proprio il Fondo di coesione.
Come già affermato, il 2009 sarà un anno importante, che vedrà la nascita di un nuovo Parlamento e di una nuova Commissione. Ciò significa che sarà un anno zero, un anno sabbatico in alcuni ambiti. Tuttavia, a livello di politica di coesione, non ci possiamo permettere pause; non possiamo arrestare i programmi in corso e soprattutto non possiamo sospenderne l’efficacia. Tutti i presenti avranno certo ben chiari in mente i miglioramenti che le nostre politiche di coesione hanno determinato nella vita quotidiana dei cittadini di Portogallo, Spagna, Irlanda e di tutti i paesi europei.
La Commissione deve quindi essere in grado di presentare un programma di lavoro dettagliato per il 2009 in materia di coesione che, come ho detto, corrisponde alla prima voce di bilancio e che per i cittadini è l’espressione più tangibile dei nostri successi; in tal modo il 2009 non sarà un passaggio a vuoto, ma un anno di progressi all’interno del periodo di programmazione 2007-2013.
Ringrazio anticipatamente la signora commissario e i suoi colleghi per le proposte in materia.
Françoise Grossetête (PPE-DE) . – (FR) Signor Presidente, signora Vicepresidente della Commissione, il periodo 2008-2009 rappresenta un momento di transizione, proprio mentre assistiamo ad una crisi economica senza precedenti. Il prossimo sarà anche un anno di elezioni europee e quindi rischia purtroppo di andare perduto.
Dobbiamo pertanto fare tutto il possibile per preservare la competitività delle nostre aziende e per persuadere i cittadini che la risposta sta nell’Europa. Purtroppo il programma è fin troppo ricco ed è arrivato troppo tardi – e non certo per mancanza di avvertimenti al riguardo negli ultimi anni.
Relativamente ai cambiamenti climatici, il commissario Wallström ha detto che dovremmo essere pionieri della crescita intelligente. Siamo d’accordo, ma o avremo sforzi comuni o non ne avremo affatto. L’Europa non ce la può fare da sola, né si deve dare la zappa sui piedi. Le conseguenze delle decisioni da noi prese avranno un grosso peso, sia in termini sociali che economici. Non possiamo parlare di un accordo globale sul clima senza coinvolgere Cina, Stati Uniti, Brasile e India. Un accordo privo della firma della Cina semplicemente non è un accordo.
In merito alla sanità, abbiamo sentito che c’è un pacchetto sui farmaci. Era ora: lo stiamo chiedendo da anni e il pacchetto arriva proprio mentre ci prepariamo alle elezioni. Ci sono però ancora altri motivi di frustrazione: come possiamo giustificare la nostra lentezza nell’affrontare la contraffazione dei farmaci, visto che costituisce una seria minaccia per la salute e un grave delitto? Già molto tempo fa avremmo dovuto cominciare a lavorare sulla tracciabilità delle medicine e su un divieto al riconfezionamento.
E’ imprescindibile, infine, rafforzare la nostra politica per la tutela dei consumatori, soprattutto alla luce di tutti gli scandali e le crisi alimentari che il mondo sta vivendo.
Commissario Wallström, la esorto a far sì che il 2009 non vada sprecato!
PRESIDENZA DELL’ON. BIELAN Vicepresidente
Libor Rouček (PSE) . – (CS) Onorevoli colleghi, in epoca recente l’Europa si è abituata alla prosperità e a una crescita economica piuttosto forte. Temo però che questo periodo stia per terminare, almeno temporaneamente. Il prossimo anno, perciò, le principali priorità di Commissione, Parlamento e Consiglio devono essere la ripresa della crescita economica e il rafforzamento della coesione sociale. Occorre migliorare il sistema che disciplina i mercati finanziari nell’Unione ed è essenziale adoperarsi per un più efficace coordinamento economico e fiscale, ivi compresi un sistema organizzato delle imposte dirette e chiare misure contro l’evasione tributaria. Vi è l’urgente bisogno di presentare una complessa proposta di politica esterna nel campo dell’energia, compreso il sostegno attivo alla realizzazione di infrastrutture energetiche. In un periodo di incertezza economica, è anche fondamentale che la Commissione ribadisca il proprio impegno nel sostegno dei diritti sociali in modo molto più deciso che in passato. Non serve poi che vi ricordi che la massima priorità per l’anno prossimo deve comprendere il completamento della ratifica del trattato di Lisbona e naturalmente la sua attuazione.
Lambert van Nistelrooij (PPE-DE) . – (NL) Signor Presidente, il commissario Wallström ha appena trattato la necessità di stabilire un contatto con la gente. La politica di coesione, composta da mille programmi regionali e comunali su piccola scala, è l’aspetto più visibile dell’azione comunitaria e grazie a questi progetti raggiungeremo i cittadini anche in futuro. Penso per esempio non solo alle giornate aperte, di carattere regionale e locale, organizzate qui a Bruxelles nelle prossime settimane, ma anche alle varie attività negli Stati membri. Fin qui tutto bene.
Sono però necessari anche dei cambiamenti e qui ne ricordo due. Anzitutto è ferma intenzione del Parlamento rendere più flessibile il Fondo di solidarietà dell’Unione europea: i cittadini vogliono azioni rapide in caso di disastri naturali e inondazioni. Noi abbiamo un nostro parere in merito, ma da un paio d’anni il Consiglio europeo blocca la discussione. Adoperiamoci comunque affinché venga riaperta.
In secondo luogo, il Libro verde sulla coesione territoriale atteso per ottobre deve essere la base per la politica di coesione post-2013: no alla rinazionalizzazione, ma sì a un impegno europeo a lungo termine e ad un’unica politica integrata europea. In varie regioni d’Europa assistiamo alla concentrazione demografica, che, essendo conseguenza della globalizzazione, è quindi necessaria. Nel contempo, però, dobbiamo comprendere come raggiungere in Europa uno sviluppo equilibrato in tutte le aree aventi caratteristiche proprie, nel più ampio contesto di sviluppo rurale, ricerca e sviluppo, ecologia, eccetera.
Il mercato interno, che ha apportato molti benefici, è quasi completato, mentre la politica di coesione sta entrando in una nuova fase. Il Libro verde ne getterà le basi, mentre la nuova fase aggiungerà anche i passi legislativi.
Katerina Batzeli (PSE) . – (EL) Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando il commissario Wallström, la cui partecipazione ci ha effettivamente consentito, nel quadro dell’accordo interistituzionale, di trovare un terreno comune sulla politica di comunicazione e sulla programmazione delle priorità per la Commissione europea e il Parlamento europeo, che sono state consolidate e che saranno oggetto di presentazione.
Come lei ha giustamente affermato, signora Commissario, sappiamo tutti che il primo pilastro della politica sociale deve essere la priorità per la politica di comunicazione, nonché il fulcro di un’Unione che non rispetti semplicemente i propri cittadini, ma che desideri imporre la propria linea, struttura e ordine nel contesto internazionale della crisi globalizzata.
Su questo, nessuna obiezione; mi permetta però di segnalare che nella sua proposta mancano le singole raccomandazioni su mercati specifici o su questioni importanti come la protezione dei diritti di proprietà intellettuale. D’ora in poi c’è bisogno che la Commissione giunga ad una soluzione decisiva al problema, in quanto nella sua recente comunicazione evita di formulare una raccomandazione specifica e si limita a questioni “tecnocratiche” invece di affrontare la sostanza.
Infine, ritengo che nel suo testo dovrebbe sottolineare maggiormente le politiche sull’istruzione e l’immigrazione.
Georg Jarzembowski (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, vorrei leggermente stemperare gli elogi espressi dall’Emiciclo, almeno per quanto attiene ai diritti dei passeggeri.
Esortiamo la Commissione a presentare un ampio pacchetto di proposte sui diritti dei passeggeri nel settore dei trasporti. Pur essendo positivo che siano già previsti per quanto riguarda il trasporto aereo, c’è un bisogno urgente di rivederli, poiché sembra che talune compagnie aeree non applicano il regolamento pertinente nel modo da noi auspicato. Quest’anno abbiamo anche concordato un pacchetto di diritti per i passeggeri dei treni, che verrà attuato l’anno prossimo.
Tuttavia, signora Commissario, era anche stata annunciata l’introduzione dei diritti per i passeggeri di autobus a lunga percorrenza ed è già stato avviato il dibattito sui diritti dei passeggeri di traghetti. Nel programma però non ritroviamo nessuna delle due proposte, che sono invece necessarie in quanto vogliamo vedere riconosciuti i diritti dei viaggiatori in tutto il settore dei trasporti. Siamo d’accordo con la Commissione: se vogliamo mettere al primo posto il cittadino, il miglior modo per farlo è introdurre i diritti dei passeggeri per l’intero settore dei trasporti.
In secondo luogo, ricordo brevemente il nostro desiderio che la Commissione metta in atto, come previsto, i sistemi per la gestione del traffico già programmati e, più specificamente, SESAR per il cielo unico europeo ed ERTMS (sistema europeo di gestione del traffico ferroviario). Con questi sistemi, signora Vicepresidente, non solo rendiamo il trasporto più sicuro e più economico, ma aiutiamo anche a proteggere l’ambiente. Avrà dunque il nostro pieno appoggio per una rapida applicazione di detti sistemi.
Ingeborg Gräßle (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signora Vicepresidente, onorevoli colleghi, non vi sono nuove questioni nell’ambito del controllo di bilancio, che sta seguendo il suo corso. Avremmo invece gradito vedere dei progressi su questioni già all’ordine del giorno.
Ho cinque considerazioni da fare. Anzitutto chiediamo con urgenza di sostenere Romania e Bulgaria nell’introduzione dello stato di diritto, del sistema giudiziario e del controllo finanziario. Poiché non vogliamo ritrovarci nella stessa situazione tra due anni, la questione assume per noi grande rilevanza.
La seconda questione riguarda la dichiarazione di affidabilità dell’intero bilancio, dopo la procedura di controllo a fasi programmate che coinvolge le corti dei conti nazionali. Nell’ultimo semestre a disposizione della Commissione sarebbe positivo ottenere qualche risultato su questo versante, o almeno concordare le modalità comuni per procedere. Pur essendo autorità di bilancio, abbiamo aspettative alquanto modeste.
Il terzo punto è la semplificazione. Dovremmo aiutare di più i livelli inferiori delle amministrazioni degli Stati membri ad attuare la legislazione dell’Unione. E’ chiaro che sono totalmente sopraffatti dai moltissimi ambiti della legislazione europea e questo spiega gli alti tassi di fallimento.
In quarto luogo, ci sono gli aiuti a paesi esteri; vorrei menzionare in particolare il Kosovo e la questione della cooperazione con le Nazioni Unite. La commissione per il controllo dei bilanci si è recata in paese Kosovo, e vi posso anticipare sin d’ora che questo paese costituirà un problema quando tratteremo lo scarico di bilancio. A mio avviso, stiamo perdendo tante opportunità a disposizione dell’Unione europea e abbiamo molto terreno da recuperare.
Il mio ultimo commento riguarda il miglioramento della collaborazione tra gli Stati membri nella lotta alla frode. In proposito abbiamo qualche compito per casa da affidare ai colleghi del Consiglio: a novembre l’Emiciclo voterà un regolamento che costituisce la base legale per la lotta alle frodi, e dovremo riflettere su come portarlo avanti se vogliamo ottenere risultati migliori. Almeno su questo siamo stati d’accordo sinora.
Genowefa Grabowska (PSE) . – (PL) Signor Presidente, in Aula si è già parlato tanto della strategia della Commissione, il cui obiettivo è avvicinare l’Unione ai cittadini. Lo ripetiamo anno dopo anno, ma non si è ancora fatto nulla, malgrado la determinazione della signora commissario – che naturalmente apprezzo – e malgrado le lodevoli azioni intraprese. L’Unione non è vicina ai suoi cittadini e credo che il motivo per poterlo affermare sia da ricercarsi nella politica d’informazione. Ho analizzato il punto sull’informazione in Europa; nell’azione presentata dalla Commissione c’è un importante riferimento, ovvero il lancio di una campagna di base sulla dimensione sociale della carta dei diritti fondamentali. Si tratta di un elemento positivo, in un testo che riporta per lo più informazioni su lavori e intenzioni dell’Unione piuttosto che sulle sue azioni. Il cittadino vuole essere informato dei risultati e non delle intenzioni o dei piani dell’Unione; le persone comuni vogliono sapere che cos’ha fatto l’Unione e come queste azioni lo riguardano.
Vorrei infine porre un’ultima domanda alla Commissione: come mai in Irlanda la campagna di Ganley ha avuto risultati migliori di quella intrapresa dal governo irlandese e dall’Unione europea sul trattato di Lisbona? Era forse coinvolta qualche forza misteriosa o i fondi di Ganley vedere sono in qualche modo collegati ai risultati? La Commissione dovrebbe forse riflettere in proposito.
José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra (PPE-DE) . – (ES) Nel 2009 l’Unione europea dovrà rafforzare non solo la dimensione interna del progetto europeo, ma anche la sua influenza esterna attraverso una politica estera necessariamente coerente ed efficace nel rispondere alle sfide che vengono oggi poste dall’agenda globale.
A tal fine sarà necessario rivedere le relazioni con la Russia a seguito della crisi nel Caucaso. In qualche modo la politica di vicinato andrà riadattata non solo nel nostro continente, attraverso accordi di associazione e stabilizzazione e mediante la politica di allargamento, ma anche al di fuori tramite l’unione mediterranea.
Credo sia importante mantenere la nostra presenza nelle aree di conflitto in Asia centrale, Iraq, Iran, Afghanistan e ora anche Pakistan, rafforzare la presenza europea in Medio Oriente e mantenere le relazioni con le potenze emergenti di Cina e India. In particolare, dobbiamo sviluppare un accordo di associazione con gli Stati dell’Africa, dei Carabi e del Pacifico.
Penso si debba prestare maggiore attenzione ai risultati delle elezioni americane e, infine, dare priorità alla conclusione di accordi di associazione con Mercosur, Comunità andina e America centrale.
Per concludere, signor Presidente, signora Vicepresidente, si tratta di un compito impegnativo che, a mio parere, sarebbe più facile da gestire se potessimo usare gli strumenti previsti nel trattato di Lisbona per l’ambito della politica estera.
Le ricordo infine, signora Vicepresidente, che lei sa bene di poter contare sul sostegno di questo Parlamento.
Szabolcs Fazakas (PSE) . – (HU) Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Diversamente dalle aspettative, la crisi finanziaria iniziata un anno fa in America non solo è ben lungi dal calmarsi, ma ha ripetutamente colpito il mondo intero a ondate sempre più ampie, coinvolgendo anche i mercati finanziari e le economie dell’Europa.
La Banca centrale deve immettere enormi somme di denaro nei mercati finanziari per assicurarne la sopravvivenza. Per attenuare l’impatto economico e sociale della crisi finanziaria, però, la Commissione deve far progressi in due ambiti.
Innanzi tutto, si deve creare il prima possibile un’autorità europea di vigilanza finanziaria comune, con il compito di evitare simili rischi speculativi, garantendo anche che l’Europa assuma gradualmente il ruolo rivestito dagli ormai indeboliti mercati finanziari e di capitale americani. In secondo luogo, il settore finanziario europeo deve concentrarsi sul finanziamento dell’economia reale, sinora trascurata, piuttosto che su transazioni speculative. Naturalmente a tal fine è necessario che la Banca centrale europea consideri come prioritarie la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, oltre a tenere a freno l’inflazione. Vi ringrazio.
Gunnar Hökmark (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, il 2009 sarà a dir poco un anno cruciale per raggiungere gli obiettivi del processo di Lisbona. Vi sono quattro questioni che vorrei sollevare quest’oggi. La prima riguarda la necessità di conseguire progressi reali per il miglioramento della regolamentazione, visto che concordiamo tutti sulla urgenza di ridurre gli oneri amministrativi del 25 per cento entro il 2012. Sarebbe opportuno che anno dopo anno la Commissione dimostrasse al Parlamento gli effettivi sforzi profusi per il miglioramento della regolamentazione.
Il secondo punto concerne la ricerca e l’innovazione. La revisione di bilancio si avvicina alla fine ed è quindi cruciale e strategicamente importante assicurare dei progressi e avere un’Europa all’avanguardia in materia di ricerca e innovazione assegnando adeguati finanziamenti.
La terza osservazione riguarda la mobilità dei lavoratori, ovvero uno degli aspetti più dinamici dell’Unione europea nel quale si sono registrati progressi estremamente positivi che favoriscono non solo l’economia dell’Europa, ma anche gli individui di tutto il continente. E’ importante non ostacolare la mobilità difendendo le opportunità, ma anzi agevolarla discutendo e riformando l’istruzione nel quadro del processo di Bologna, nonché traducendo in realtà la mobilità per un numero sempre maggiore di persone.
Il 2009, infine, sarà un anno importante per intraprendere azioni nell’ambito della politica energetica, ove sono attualmente in corso diverse iniziative legislative, ad esempio, sui mercati dell’energia (da completarsi), le energie rinnovabili, la condivisione degli sforzi e lo scambio di quote di emissioni. E’ ormai giunto il momento di assicurarci di poter completare e attuare il processo, in modo da avere ottime basi – non solo per il 2010, ma per il futuro più lontano – per diventare la migliore economia fondata sulla conoscenza in tutto il mondo.
Jan Olbrycht (PPE-DE) . – (PL) Signor Presidente, signora Commissario, il 2009 sarà un anno di elezioni, ma ciò non significa che Parlamento e Commissione debbano concentrarsi sul programma elettorale trascurando tutto il resto. In simili programmi c’è la tendenza a promettere troppo, mentre noi attribuiamo grande importanza all’azione comune da intraprendere sino a metà dell’anno e nel secondo semestre del 2009. I cittadini si aspettano di ricevere informazioni chiare e comprensibili.
Vorrei menzionare uno di questi elementi, ovvero il cambiamento fondamentale che verrà proposto dalla Commissione europea a ottobre e che comprende una modifica alla politica di coesione mediante l’introduzione di un termine spaziale, cioè la coesione territoriale. Sebbene la Commissione abbia parlato di ottobre, ancora non se ne vede alcun riferimento nel programma del 2009. Tuttavia, sappiamo già che la faccenda susciterà grande interesse come pure controversie. A tale proposito vorrei segnalare che il 2009 è particolarmente importante per la politica di coesione, e segnatamente per la coesione territoriale e l’azione integrata. Mi auguro che le relative informazioni arriveranno presto.
Danutė Budreikaitė (ALDE) . – (LT) E’ un piacere discutere di un programma che dovrebbe essere la continuazione dei programmi degli anni precedenti. Nel primo pilastro assistiamo alla lotta contro la crisi finanziaria mondiale, che mi fa pensare a un tentativo per spegnere un incendio. La crisi va avanti da un anno e non ce ne siamo accorti, né sono state adottate misure appropriate.
Vorrei richiamare l’attenzione sulla politica energetica. Tre anni fa avevamo deciso in merito a una politica comune in materia di energia. Si tratta di un processo lungo e complesso, che richiede un duro lavoro, ed è essenziale che le nostre azioni siano coerenti. Nel contempo, non mi pare che si sia parlato di azioni relative alla questione dell’energia: gli atti giuridici da noi adottati non riusciranno da soli a creare la politica energetica comune, né tanto meno ad attuarla.
Non si stabiliscono collegamenti, non si cercano fonti energetiche alternative e non si fa nulla per i problemi e le potenziali risorse dell’Artico. Addirittura per l’energia non c’è una prospettiva a lungo termine e gli esiti potrebbero essere paragonabili alla crisi finanziaria. Quando ci saranno dei cambiamenti nel settore dell’energia saremo colti di sorpresa e solo allora ci decideremo a intervenire. Suggerisco quindi di continuare il lavoro già iniziato.
Monica Maria Iacob-Ridzi (PPE-DE) . – (RO) Vorrei porre l’accento su due priorità che l’anno prossimo la Commissione europea dovrà tenere presenti relativamente alla politica sociale e per l’occupazione.
Innanzi tutto la Commissione deve promuovere l’occupazione dei giovani. Un recente studio europeo dimostra come sempre meno giovani entrino nel mercato del lavoro poiché scoraggiati da ostacoli quali la mancanza di lavoro nel proprio settore di studi e la mancanza di esperienza e di competenze professionali. E’ imprescindibile che tutti i giovani abbiano accesso alla migliore istruzione, ottenendo le qualifiche richieste sul mercato del lavoro. Credo quindi che il sistema scolastico debba essere correlato al mercato del lavoro e che il passaggio dalla teoria alla pratica debba avvenire senza ostacoli, attraverso i vari programmi di formazione professionale e di tirocinio dell’Unione.
L’Unione europea, in secondo luogo, dovrebbe sostenere, coordinare e perfezionare le azioni intraprese dagli Stati membri nel settore dello sport, promuovendo sia lo spirito agonistico e l’iscrizione di bambini e ragazzi a club sportivi, sia un atteggiamento imparziale e trasparente nelle gare. Lo sport necessita di sostegno finanziario e sono a favore della creazione di una nuova linea di bilancio dedicata ai programmi sportivi europei.
James Nicholson (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, ho alcuni commenti da esprimere in proposito e ringrazio per l’opportunità che mi viene data. Vorrei parlare della situazione del Fondo di solidarietà, del quale sono sostenitore, in quanto ritengo che possa avvicinare l’Europa e Bruxelles ai cittadini.
L’Europa ha oggi 27 Stati membri, e non c’è differenza tra le inondazioni nella mia regione dell’Irlanda del Nord e gli incendi boschivi in Grecia, Spagna o Portogallo. Assistiamo a catastrofi terribili in cui la gente viene quasi spazzata via. In questi casi non si tratta di dare loro molto denaro, ma di restituire loro la speranza per ricominciare. Vorrei lanciare un appello per il mantenimento e il sostegno del Fondo di solidarietà, con la preghiera di non renderlo troppo complicato; al contrario, bisogna semplificarlo, affinché un governo nazionale o regionale, dopo aver presentato domanda, possa rassicurare i propri cittadini dicendo che il fondo è europeo e che l’Europa assicura il suo sostegno.
Semplifichiamo pure il Fondo di solidarietà, ma non eliminiamolo.
Margot Wallström, vicepresidente della Commissione. – (EN) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, vi ringrazio per la discussione, che credo rispecchi molto bene l’ampio spettro di questioni trattate dall’Unione europea: dallo sport – con la linea di bilancio per lo sport – all’etichettatura dei farmaci, dai nostri interventi nel Caucaso ai tentativi di aiutare la situazione in Medio Oriente. Facciamo tutte queste cose contemporaneamente. Dal punto di vista della comunicazione, la discussione rappresenta anche la massima sfida.
Oggi sono state avanzate proposte molto dettagliate. Vi assicuro che il ruolo della Commissione è di garantire che si possano compendiare tutti questi interessi, in quanto non si può pensare che la Commissione rappresenti un solo interesse, una sola parte o una sola questione. Dobbiamo coprire l’intero spettro delle sfide politiche. Talvolta siamo noi a scegliere le questioni, altre volte subiamo le scelte. Sebbene qualcuno sostenga di averci messo in guardia contro la crisi finanziaria, penso nessuno sapesse con esattezza il momento in cui si sarebbe verificata o le sue conseguenze complessive. Dobbiamo far fronte anche a questo e dobbiamo essere in grado di rispondere.
Relativamente alle modalità per fare quanto detto, siamo naturalmente custodi dei trattati, e questo talvolta limita le nostre capacità di azione. Non possiamo creare immediatamente nuove competenze o intervenire in settori di competenza degli Stati membri, o nei quali esistono limitazioni rispetto alle nostre proposte o nei quali dobbiamo lavorare assieme ad altre istituzioni. Questo è il quadro per qualsiasi nostra azione.
Un altro messaggio voglio trasmettere al Parlamento. L’ultima volta che ci siamo riuniti in occasione di un piccolo seminario, avevamo concordato di attenerci anzitutto al messaggio stesso. Non cambieremo i nostri obiettivi generali di prosperità, solidarietà e sicurezza, che continueranno a guidare tutte le nostre azioni. Prosperità significa difendere la crescita e l’occupazione in Europa, e nessuno dovrebbe dubitare della nostra determinazione nella lotta per la crescita e l’occupazione nel nostro continente. Tutto questo è stato ulteriormente confermato dai recenti eventi e dalla crisi finanziaria. E’ estremamente importante avere una politica molto efficace e prestare attenzione alle decisioni che ci apprestiamo a prendere ora. Nessuno può ignorare che questa è una delle nostre massime priorità: è stato così sin dall’inizio e continuerà a essere tale.
A proposito di solidarietà, parliamo anche di energia e cambiamenti climatici, nonché di come usare il Fondo di solidarietà, visto che oggigiorno bisogna difendersi anche da minacce o catastrofi naturali che non esistevano dieci o venti anni fa. Abbiamo ora bisogno di una cooperazione e una difesa adeguate anche per questi eventi.
Non mi piace quest’atmosfera di cupa rassegnazione in materia di energia e il clima. Come sapete, ritengo ci siano enormi opportunità per l’Europa. Disponiamo del know-how, della tecnologia, delle risorse, delle persone e della speranza nel futuro. Tutto ha un costo naturalmente, ma ritengo che ce la possiamo fare e che i risultati saranno effettivamente molto positivi per l’Europa, con una migliore qualità della vita e nuove opportunità per la creazione d’impiego in Europa.
Bisogna cambiare il punto di vista e non vedere il tutto solo come un costo, un onere o uno sforzo, ma come parte del futuro. Il futuro ha in serbo la soluzione; e l’Europa può prendere la guida, creare innovazione, occupazione e creatività nei nostri paesi, con una migliore qualità della vita e soprattutto includendo nell’intero quadro anche il futuro e il resto del mondo.
Otterremo risultati sempre migliori. Un esito concreto è la cosa più importante per la Commissione; non ci limiteremo ad aspettare, ma continueremo fino alla fine a presentare proposte a Parlamento e Consiglio.
Vi ringrazio per i vostri suggerimenti concreti. Vorrei rispondere ad alcuni interventi perché ritengo, ad esempio, che la questione della tutela dei consumatori sia molto importante e per questo settore abbiamo un progetto molto ambizioso. Presenteremo una proposta per avviare una revisione totale dell’attuale legislazione in materia di protezione dei consumatori, semplificandola e rendendola più accessibile a tutti. Speriamo che il Parlamento riesca a discutere questa importante proposta prima delle elezioni. Entro la fine dell’anno presenteremo anche una proposta per estendere le possibilità d’azione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, altro strumento fondamentale, che vogliamo utilizzare per affrontare gli effetti della globalizzazione.
L’onorevole Andersson ha menzionato l’intera questione sociale – e spetta alla Commissione il compito di accertarsi di trovare un equilibrio tra tutte le questioni in cui l’agenda sociale svolge un ruolo importante – e spero che il forum della Commissione del prossimo novembre prenda in esame anche questioni quali il funzionamento della direttiva sul distacco dei lavoratori, aiutandoci a decidere sul modo di procedere. Non ci rifiuteremo di affrontare anche questi problemi: sappiamo quanto siano importanti e quanto abbiano inciso persino sul referendum irlandese.
In proposito, onorevole Grabowska, forse conoscerà il detto “la bugia è già sulla via di Damasco, mentre la verità sta ancora indossando gli stivali”; non so esattamente se si dica così anche in inglese, ma lei ne avrà certo compreso il senso. Penso che ci sia un fondo di verità: chi ha finanziamenti a sufficienza e semina il terrore, riesce a ottenere risultati migliori di chi deve spiegare un trattato, che non è sempre chiaro né aiuta a semplificare le cose. Nel contempo, però, attraverso questa discussione avete fornito gli esempi migliori del perché serva un nuovo trattato, di come questo ci potrebbe aiutare ad agire e a parlare con una sola voce a tutto il mondo e a essere più efficaci nel nostro processo decisionale, e i motivi per cui potrebbe essere d’aiuto ai cittadini.
Otterremo risultati sempre migliori, ad esempio, con la proposta di ieri sul pacchetto per le telecomunicazioni, che assicurerà prezzi più bassi a tutti noi che usiamo i cellulari, garantendo una riduzione dei costi di roaming.
In merito alla revisione di bilancio, infine, vorrei dire che il processo di consultazione su un cosiddetto testo iniziale di riflessione ci aiuterà, sin dalla fine di novembre, a proporre un modo nuovo di articolare il bilancio. Penso sarà un’opportunità per riflettere su cosa sia l’Europa e su come dovrebbe agire nei prossimi anni. Questo è solo per commentare alcune delle osservazioni più dettagliate da voi formulate.
Riferirò alla Commissione quanto detto e inseriremo questi argomenti nelle nostre discussioni sul programma di lavoro. Ho molto apprezzato l’ampia gamma di problematiche qui sollevate; tra alcune settimane torneremo con una nuova proposta e la presenteremo con tutto il Collegio. Vorrei anche sottolineare l’importanza di un accordo quadro da rispettare e seguire, nonché di un compromesso sulle modalità di collaborazione con le istituzioni in modo efficiente, efficace e democratico.
Presidente . – Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) ai sensi dell'articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Tunne Kelam (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Il 2009 è un anno cruciale, durante il quale assisteremo alle elezioni europee, al rinnovo della Commissione e, auspicabilmente, anche alla ratifica del trattato di Lisbona.
La principale priorità politica per il primo semestre del 2009 rimane il processo di ratifica del trattato di Lisbona; per permettere all’Unione di restare una protagonista forte sulla scena mondiale, sono fondamentali unità e meccanismi più efficienti.
La nostra politica energetica ha bisogno ora più che mai di coerenza, nella prospettiva di accrescere l’indipendenza energetica. La solidarietà tra gli Stati membri e la ricerca di fonti d’energia alternative dovrebbero diventare priorità dell’Unione.
Il conseguimento degli obiettivi stabiliti nel trattato di Lisbona deve trovare un nuovo impulso. Innovazione, imprenditorialità e promozione di un’economia fondata sulla scienza sono tutti aspetti chiave da tenere presenti; si deve assicurare il completamento del mercato interno, mentre alle piccole e medie imprese devono essere forniti strumenti più efficienti per sostenere il loro ruolo chiave nella creazione di posti di lavoro.
Per avvicinare l’Unione ai cittadini occorre trovare un nuovo approccio, che sarà necessariamente una strada a doppio senso. Noi politici siamo non soltanto leader, ma soprattutto attenti ascoltatori al servizio dei nostri cittadini.
Magda Kósáné Kovács (PSE), per iscritto. – (HU) Di tutti i compiti stabiliti nel 2004, la Commissione non è riuscita ad assolvere il più importante: metter fine, o almeno ridurre in modo significativo, l’indifferenza e la sfiducia nei confronti del concetto di Europa.
Il programma del prossimo anno non rispecchia la percezione che questa Europa sia diversa da quella del passato. Il potenziale economico dell’Unione a 27 è nettamente maggiore di quello dell’Unione a 15, e riveste un ruolo molto più importante nell’economia globale. Parallelamente, anche i problemi socioeconomici dell’Unione a 27 sono diversi, così come le tensioni e i timori sono differenti e più intensi.
La libera circolazione dei lavoratori e dei servizi ha fatto emergere un aspro conflitto, chiaramente dimostrato dal “no” francese al referendum, che ha bloccato il progetto di costituzione, mentre il voto contrario irlandese rende più arduo il destino del trattato di Lisbona, anche a causa delle tensioni sulla questione dei lavoratori in missione speciale.
Il piano di lavoro per il 2009, inoltre, non indica i progetti della Commissione per controllare gli Stati membri che vogliano far uso di ulteriori restrizioni dopo quelle dei primi cinque anni, nell’interesse della libera circolazione dei lavoratori.
Relativamente a quanto detto, riconosco con rammarico che la sempre più temibile presenza di razzismo e xenofobia in Europa non incoraggia certo la Commissione all’azione.
Questi problemi sono inevitabili e tornano indietro come un boomerang. La questione è capire se questi problemi verranno affrontati quando la tensione potrà ancora essere gestita oppure quando gruppi neofascisti, pieni di odio, avranno già seminato il disordine nelle città europee. Spero opteremo per la prima eventualità.
Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) L’Unione europea sta incontrando grosse difficoltà a seguito dell’imprevista fragilità del contesto internazionale.
L’instabilità dei mercati finanziari, le fluttuazioni nel prezzo del petrolio, il terrorismo, lo spettro della guerra fredda, il forte bisogno di sicurezza energetica e l’effetto cumulativo dei cambiamenti climatici sono tutte minacce che l’Unione europea può superare solo attraverso l’unità e il consenso.
Le conseguenze della crisi in Georgia e della crisi finanziaria negli Stati Uniti, come pure l’intensificarsi degli atti di terrorismo, dovrebbero figurare come chiare linee d’azione nel programma legislativo e di lavoro della Commissione.
Il 2009 è un anno cruciale per la stabilità istituzionale in considerazione del trattato di Lisbona, la cui ratifica dovrebbe essere la massima priorità per il prossimo periodo. Il programma deve comprendere tutti gli aspetti da cui dipende la futura evoluzione dell’Unione: politica energetica comune, politica estera e di sicurezza comune, riforma della politica di vicinato e rafforzamento degli impegni con i paesi dei Balcani occidentali, Moldova e Ucraina, che hanno bisogno dell’Unione e che l’Unione europea necessita a sua volta.
Il 2009 è anche l’anno delle elezioni del Parlamento europeo, mentre l’Eurobarometro non sembra promettere bene. Il programma legislativo e di lavoro della Commissione dovrebbe dimostrare che il principale obiettivo delle istituzioni europee è soddisfare le richieste e garantire il benessere dei cittadini europei.
Presidente . - L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del vertice Unione europea-India a Marsiglia il 29 settembre 2008.
Jean-Pierre Jouyet, presidente in carica del Consiglio. - (FR) Signor Presidente, onorevoli, sono lieto del vostro interesse per il consolidamento delle nostre relazioni con l'India. Il vertice tra l'Unione europea e l'India, che, come ci ha ricordato il commissario Wallström, si terrà il 29 settembre 2008 a Marsiglia alla presenza del primo ministro indiano Manmohan Singh, del presidente della Commissione Barroso, e del presidente del Consiglio Nicolas Sarkozy, fa parte di una dozzina di vertici con i paesi terzi che stiamo organizzando nel corso della presidenza francese.
Noterete che il calendario degli incontri prevede molti vertici con i più importanti paesi emergenti. In luglio si è tenuto un vertice con il Sudafrica e se ne terranno altri – speriamo – con la Corea, la Cina e il Brasile in dicembre. Questa serie di incontri è per l'Unione europea un'opportunità unica per sviluppare un dialogo con i principali paesi emergenti su temi di reciproco interesse, e il vertice con l'India si inserisce perfettamente in questo contesto.
So che la commissione affari esteri del Parlamento ha recentemente partecipato ad un seminario molto interessante sulle relazioni tra l’Unione europea e l’India al quale hanno partecipato diversi esperti. Questo evento ha stimolato un profondo desiderio di sviluppare il dialogo e la cooperazione tra Unione europea e India.
La presidenza è animata dallo stesso intento del Parlamento. Con una popolazione di oltre un miliardo di persone, che entro il 2025 dovrebbe superare quella della Cina, ed un tasso di crescita annuale superiore all'8 per cento dal 2005, l'India è destinata a diventare un interlocutore essenziale dell'Unione europea e quindi noi vogliamo che questo vertice sia un importante passo nell'approfondimento dei nostri rapporti con questo paese.
A partire dal 2000, quando si è tenuto il primo vertice, abbiamo ampliato la portata del dialogo e dalla cooperazione. L'Unione europea è oggi il principale partner commerciale dell'India. E' anche uno dei maggiori investitori nel paese e in molti settori chiave della sua economia: in particolare quello dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni. I vertici hanno dato un decisivo contributo al consolidamento delle nostre relazioni.
E’ stato così nel 2004, quando abbiamo portato la nostra cooperazione al livello di partenariato strategico. Nel 2005 abbiamo prodotto un piano d'azione volto a potenziare questo partenariato e, nel 2006, abbiamo concluso un accordo di libero scambio. Tuttavia, dobbiamo fare di più per assicurare che il nostro dialogo politico e la cooperazione con l'India riflettano le reali potenzialità di questo paese.
Nutriamo la speranza che il vertice di Marsiglia possa rispondere a questo scopo e che possa anche consolidare la nostra collaborazione con l'India in aree che corrispondono alle attuali priorità per l'Unione: cambiamento climatico e energia. Questi dialoghi con i principali paesi emergenti, nostri partner, sono tutt'altro che facili. Sono però necessari, e noi dobbiamo collaborare con le nostre controparti indiane per raggiungere gli obiettivi.
Innanzi tutto, in questo vertice desideriamo adottare un nuovo piano d'azione che sia più sintetico e operativo, in modo da consentirci di adeguare il nostro partenariato ai nuovi problemi della sicurezza energetica e dello sviluppo sostenibile. Vogliamo inoltre sviluppare una sicura cooperazione futura nel campo della ricerca e delle nuove tecnologie, per esempio sull'energia solare e sul progetto ITER.
Questo piano d'azione dovrebbe essere accompagnato da un programma di lavoro sull'energia, sullo sviluppo compatibile con l’ambiente e sul cambiamento climatico, e dovrebbe prevedere una cooperazione nelle aree dell'efficienza energetica, del carbone pulito e dell'uso dell’energia rinnovabile.
Queste misure potrebbero, se necessario, godere del sostegno dal nuovo European Business and Technology Centre. Il nuovo centro dovrebbe essere inaugurato entro la fine dell'anno a Nuova Delhi. Naturalmente, nel vertice discuteremo anche dei problemi regionali cruciali per la stabilità internazionale, che siano in relazione con l'Afghanistan, il Pakistan, il Myanmar o l'Iran.
Nel vertice vorremmo anche fare progressi per il nostro partenariato strategico con l'India attraverso il lancio o il proseguimento di specifiche iniziative di cooperazione. Abbiamo la speranza di poter firmare un accordo molto importante sull'aviazione. Questo accordo è stato siglato dai negoziatori all'inizio dell'anno. Teniamo molto ad arrivare alla firma, perché ci consentirà di allineare la legislazione nazionale con il diritto comunitario e allo stesso tempo migliorare la certezza giuridica per gli operatori europei. Con ciò mi riferisco solamente ai voli tra India e Unione europea. In quanto al resto, spero che le cose stiano procedendo nella direzione giusta per quanto riguarda la legislazione comunitaria.
Desideriamo dare nuovo impulso ai negoziati con un accordo sul commercio e gli investimenti. Naturalmente, l'accordo sarà negoziato dalla Commissione, che ha competenza in questo campo. Vorremmo assicurare alla Commissione, tramite il commissario Wallström, il nostro pieno sostegno e affermare la nostra convinzione che sia opportuno consolidare le relazioni con l'India. La firma di un accordo sul commercio e gli investimenti sarebbe un grande passo in avanti.
Anche se lo sviluppo delle relazioni con l'India offre grandi potenzialità; non si deve dimenticare che attualmente questo paese è solamente il nono partner commerciale dell'Unione europea, dopo la Corea. Questa è una situazione davvero sorprendente.
I tre documenti che intendiamo adottare al vertice: la nuova versione del piano congiunto d'azione, il programma di lavoro sull'energia e l'accordo appena menzionato, sono attualmente in corso di negoziato con l'India, insieme al comunicato stampa comune. Oggi non sono in grado di entrare nei dettagli riguardo a questi tre documenti, dato che sono ancora in corso le discussioni con i nostri partner indiani, ma penso di poter esprimere ottimismo su quello che sarà possibile ottenere in questo vertice.
In conclusione, vorrei congratularmi con il Parlamento per il ruolo estremamente costruttivo che ha svolto in favore delle relazioni tra Unione europea e India. La creazione di una delegazione individuale per i rapporti con l'India, nel 2007, ha dato notevole impulso alla comunicazione con il Lok Sabha, il parlamento indiano. La delegazione del Parlamento sarà senz'altro chiamata a svolgere un ruolo di primo piano, in particolare per la redazione delle future risoluzioni parlamentari sui temi sensibili dei rapporti tra India e Unione europea.
Infine, desidero cogliere l'opportunità per rivolgere un ringraziamento particolare al presidente della delegazione per i rapporti con l'India, onorevole Gill, e per lodare il dinamismo con il quale ella svolge il proprio ruolo.
Margot Wallström, vicepresidente della Commissione. - (EN) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ministro Jouyet, parlo a nome della mia collega Benita Ferrero-Waldner. E' un piacere discutere qui con voi della preparazione del vertice con l'India a Marsiglia il 29 settembre 2008.
Come ho appreso qui oggi, le relazioni dell'Europa con l'India sono andate crescendo di importanza nel corso degli ultimi anni, non solo per via dell'aumento dei volumi del commercio e degli investimenti, ma anche a causa di un condiviso impegno e una comune esperienza della democrazia multilingue e multiculturale. In questo Parlamento avete recentemente dato prova dell'importanza politica delle relazioni con l'India, sia creando una nuova delegazione parlamentare sia invitando l'anno scorso il presidente Abdul Kalam a parlare in Aula, cosa che avveniva per la prima volta per un capo di Stato indiano.
Nutriamo la speranza che questo vertice ci offra l'occasione di trasformare questo crescente impegno politico in una più solida cooperazione concreta, e già adesso siamo in grado di riferire dei buoni progressi: nel 2004 abbiamo concordato un partenariato strategico con l'India e nel 2005 un piano d'azione congiunto.
La prima cosa da segnalare è che il dialogo politico e la cooperazione sono state rafforzate. Oggi abbiamo un regolare calendario di vertici e di incontri a livello ministeriale, è stato creato un dialogo annuale sulla sicurezza, e nuovi formati di dialogo nell'ambito del forum euroasiatico (ASEM) e dell’Associazione sud-asiatica per la cooperazione regionale. Questo ha promosso la collaborazione anche su temi delicati quali l'antiterrorismo.
Il secondo punto da ricordare è che i contatti tra Unione europea e India si stanno intensificando, in particolare nell'istruzione, settore per il quale l'UE ha fornito fondi per oltre 900 borse di studio destinate a studenti indiani nell'ambito del programma Erasmus Mundus. Questo finanziamento proseguirà almeno fino al 2013.
Il terzo punto è l'approfondimento della cooperazione economica e tecnica. Le attività e gli scambi di scienza e tecnologia si sono intensificate e anche queste sono state innalzate a livello ministeriale; sono stati creati nuovi dialoghi; è stato istituito un gruppo di esperti scientifici sull'energia tra Unione europea-India; ed è stato avviato il reattore sperimentale termonucleare internazionale – il cosiddetto accordo ITER – nel quale partecipano sia l'India che l'Unione europea.
Anche il commercio e gli investimenti hanno continuato ad espandersi. Il volume degli scambi bilaterali tra Unione europea e India è raddoppiato dal 2000, raggiungendo i 55 miliardi di euro. L'Unione è oggi la principale fonte di investimenti esteri diretti ricevuti dall’India, ed ottiene inoltre un flusso sempre crescente di investimenti esteri indiani.
La cooperazione allo sviluppo ha continuato a crescere. La maggior parte del nostro bilancio indicativo di 470 milioni di euro destinato all'India per il periodo 2007-2013 sarà utilizzato in particolare per fornire sostegno a programmi per la sanità e l'istruzione collegati agli obiettivi di sviluppo del millennio.
I risultati conseguiti fino ad oggi sono tanti, ma c'è ancora molto altro da fare. Riteniamo che le nostre relazioni debbano essere orientate a promuovere la pace, i diritti dell'uomo e la sicurezza generale, lo sviluppo sostenibile con attenzione agli aspetti ambientali, l’equità sociale e la prosperità economica, e il potenziamento degli scambi culturali e nell'istruzione. Uno dei nostri principali obiettivi nel vertice è raggiungere un accordo su di una nuova versione del piano congiunto d'azione che rispecchi questi obiettivi.
In quanto attori globali, le due parti hanno la responsabilità di affrontare le sfide globali, e nel vertice saranno appunto affrontate alcune specifiche tematiche globali.
Riguardo al commercio mondiale, nutriamo la speranza che l'India e gli Stati Uniti possano ricomporre le loro divergenze nella tornata dell'OMC consentendo la ripresa dei negoziati. Anche il cambiamento climatico e l'energia sono per noi priorità nel vertice, e miriamo a sottoscrivere un programma congiunto di lavoro sull'energia, sullo sviluppo compatibile con l’ambiente e il cambiamento climatico accentrato su fonti di energia rinnovabili e pulite, accompagnato da due prestiti della Banca europea per gli investimenti collegati al cambiamento climatico. Discuteremo anche della crisi finanziaria internazionale e delle possibilità di fare fronte alla situazione alimentare mondiale.
Sul piano delle questioni bilaterali, dovremo discutere di significativi interessi comuni. I negoziati per l'accordo di libero scambio avviati l'anno scorso hanno registrato buoni progressi e adesso ci stiamo avviando ad una loro tempestiva ed equilibrata conclusione. In occasione del vertice, confidiamo di poter sottoscrivere un accordo orizzontale sull'aviazione civile. Ci impegneremo anche in favore di un accordo per il settore marittimo.
Per la cultura e l'istruzione, il nostro obiettivo è di concordare l’avvio di un dialogo sulle politiche relative a questi settori.
Anche la scienza e la tecnologia sono una delle priorità, e il vertice dovrebbe essere l'occasione per annunciare la creazione di un European Business and Technology Centre a Delhi, grazie al sostegno fornito dal Parlamento europeo a questo progetto.
Concluderò dichiarando la mia soddisfazione per la recente creazione da parte del parlamento indiano di un gruppo per l'amicizia con il Parlamento europeo. Sono certa che questo consentirà a tutti voi, grazie ai contatti con le vostre controparti indiane, di convincerle che l'Unione rappresenta l'esempio di assetto internazionale più riuscito e all'avanguardia dell'epoca moderna, e che abbiamo molto da offrire gli uni agli altri.
Charles Tannock, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, il partenariato strategico dell'Unione europea con l'India democratica e secolare è di estrema importanza in questi tempi pericolosi e imprevedibili, poiché questo è un paese che condivide i nostri valori e aspirazioni.
Le sfide che dobbiamo affrontare sono comuni: la lotta contro il terrorismo – e qui invito l'Europol a concedere all'India uno status privilegiato nello scambio di informazioni e nella lotta contro il terrorismo – l'esigenza di tutelare l'ambiente, incluso il cambiamento climatico, e l'importanza di una gestione dei vantaggi della globalizzazione.
I recenti attentati a Delhi hanno messo in evidenza quanto l'India sia soggetta alla grave minaccia del terrorismo islamico. Consapevoli dell'instabilità dei paesi confinanti con l'India, dal Pakistan allo Sri Lanka, dovrebbe essere evidente per tutti noi come sia necessario fare del nostro meglio per sostenere l'India, sia in quanto potere regionale nell'Asia meridionale che come paese dotato di un ruolo fondamentale, costruttivo e globale nelle varie sedi internazionali quali SAARC, ASEAN e ONU, nella quale è venuto il momento che l'India abbia un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza.
La nostra risoluzione esprime giustamente preoccupazione per le recenti uccisioni di cristiani nella provincia di Orissa e per i disordini nel Jammu e Kashmir, chiedendo che i responsabili siano puniti, perché i diritti dell'uomo e lo stato di diritto sono uno degli aspetti essenziali del partenariato strategico tra Unione europea e India. Questa situazione è in stridente contrasto con quanto avviene nei rapporti tra l'Unione europea e la Repubblica popolare cinese, che si considera immune dalle nostre esortazioni a rispettare i diritti umani dei suoi cittadini.
Spero che l'imminente vertice possa consolidare le fiorenti relazioni tra l’India e l’Unione europea, soprattutto nel campo del commercio. Come copresidente e fondatore del gruppo Amici dell'India, e come relatore per parere nella commissione affari esteri per l'accordo di libero scambio tra UE e India, desidero che siano compiuti rapidi progressi verso una relazione di libero scambio a nostro reciproco vantaggio, con importanti flussi di investimenti esteri diretti che oggi per la prima volta vanno dall'India verso l'Unione. Ma il mio gruppo, il PPE-DE, chiede anche un approfondimento della cooperazione politica davanti alle tante sfide che entrambi dobbiamo affrontare per il futuro, come l’attuale questione dell’instabilità finanziaria globale.
Emilio Menéndez del Valle, a nome del gruppo PSE. – (ES) La grande maggioranza di questo Parlamento ritiene che l'India sia la più grande democrazia del mondo e che noi dobbiamo incrementare le nostre attività di cooperazione con questo paese.
Noi abbiamo gli stessi principi e le stesse realtà dell'India, dalla democrazia al multilateralismo nelle relazioni internazionali. Tuttavia, ci sono alcuni punti sui quali non siamo d'accordo: per esempio, la pena capitale, che vorremmo vedere abolita dal loro sistema giudiziario. Esortiamo l'India anche ad aderire alla Corte penale internazionale.
Molti lamentano il fatto che il governo indiano non abbia ancora ratificato la convenzione internazionale contro la tortura. Detto ciò, e nonostante questo, accogliamo con favore la collaborazione dell'India con il Consiglio ONU dei diritti dell'uomo e ci congratuliamo con la commissione indiana per i diritti dell'uomo per il suo lavoro sulla discriminazione religiosa, sul sistema delle caste e su altri problemi.
Siamo preoccupati per le terribili atrocità commesse di recente nello stato di Orissa dai fanatici indù. Condanniamo queste atrocità senza esitazioni ma, allo stesso tempo, riconosciamo che questi eventi sono delle eccezioni che, pur molto sanguinose, non sono diffuse. Perciò affermiamo che l'India è un modello di pluralismo culturale e religioso.
L'India svolge un ruolo fondamentale nella sua regione ed è preoccupata, come lo siamo noi, per l'attuale situazione di grande volatilità politica esistente in Pakistan nonché, di nuovo come la maggior parte di noi, per la situazione sempre più insicura e incerta dell'Afghanistan e dello Sri Lanka.
Sarebbe certamente lodevole che Nuova Delhi unisse i suoi sforzi ai nostri per aiutare il Myanmar ad uscire dall'incubo che sta attualmente vivendo.
Infine, l'India può essere considerata un fautore di pace e di stabilità nella regione. Diversamente da altri paesi, l'India è oggi una potenza nucleare responsabile. Tuttavia, ritengo personalmente che lo sarebbe ancora di più se sottoscrivesse il Trattato di non proliferazione nucleare. La sua immagine agli occhi del mondo ne sarebbe rafforzata, e colgo l'occasione per dire anche che lo stesso si applica anche a paesi come il Pakistan, la Corea del Nord e Israele.
Detto tutto questo – e mi avvio a concludere – e con la consapevolezza che obiettivi condivisi non escludono una critica ragionevole e ragionata, sono convinto che l'imminente vertice tra l'Unione e l'India sarà un successo.
Nicholson of Winterbourne, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, è sempre un piacere parlare di temi che favoriscono la stabile crescita di una delle più importanti relazioni internazionali del pianeta, quella tra l’Unione europea e la Repubblica indiana. Nella nostra risoluzione, noi invitiamo tutti coloro che lavorano alla preparazione del vertice ad esplorare altre possibilità per promuovere lo sviluppo di questa relazione, e ci aspettiamo che a questo Parlamento saranno riferiti dei risultati concreti.
Il momento in cui si tiene il vertice è critico. Nella nostra risoluzione abbiamo reso omaggio alle vittime degli eventi terroristici in India a settembre, compresi coloro che sono stati uccisi nell'attacco all'ambasciata indiana a Kabul. Ma oggi, dobbiamo certamente rendere omaggio anche a quegli eroi che hanno salvato delle vite a Islamabad, e dobbiamo ricordare che l'India si trova nel cuore di una regione soggetta a notevoli problemi di sicurezza. E' giusto che l'auspicio di un maggiore scambio di informazioni espresso nella nostra risoluzione sia rispettato e seguito, e che tutti gli sforzi a sostegno dell'India nella sua lotta contro il terrorismo insieme a noi siano sostenuti anche, riteniamo, assegnandole un seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Nella nostra risoluzione, invochiamo anche un futuro pacifico per quello che una volta era lo stato principesco del Jammu e Kashmir, oggi diviso tra due nazioni sui due lati della frontiera. La pace, come sappiamo molto bene nell’Unione europea, arriva con l’occupazione, con i posti di lavoro, e ci fa particolarmente piacere apprendere che attualmente l’India sta costruendo in Jammu e Kashmir il più lungo tunnel ferroviario del mondo che avrà quasi 11 chilometri di lunghezza e fa parte di una sezione di linea di 148 chilometri. Il tunnel, completato per il 95 per cento, ha creato 3 900 nuovi posti di lavoro diretti e, sono sicuro, ne creerà molte altre migliaia in futuro.
E poi c’è la cultura: auspichiamo anche maggiori legami con la cultura. Questo è l’anno del dialogo, e l’India ha molto da insegnare all’Unione europea su questo argomento. Chiediamo più dialogo tra i popoli, e sono sicuro che questa sia la strada del futuro. In conclusione, raccomando agli onorevoli colleghi di sostenere questa eccellente risoluzione.
Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, l’India è uno dei nostri partner strategici sia sul piano commerciale che su quello politico, e svolge un ruolo costruttivo nella regione. Tuttavia è venuto il momento che il governo indiano sia chiamato con risolutezza a rispondere per le flagranti violazioni della libertà religiosa compiute sul suo territorio. Il consiglio generale dei cristiani indiani sostiene che in India in media ogni tre giorni i cristiani sono oggetto di vari livelli di aggressione e di intolleranza. La gente muore e le chiese sono demolite, mentre il sistema giudiziario assume un atteggiamento straordinariamente passivo.
Non possiamo avallare la legge che in alcune parti dell’India proibisce la conversione al cristianesimo. Ci aspettiamo interventi decisi riguardo a questa situazione, e anche per la compensazione per i danni subiti dalle comunità cristiane e alle quali esse hanno diritto.
Ministro Jouyet, signora Commissario, chiedo che tutti questi problemi siano posti con fermezza all’attenzione del vertice Unione europea-India di questo mese.
Gisela Kallenbach, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, vorrei iniziare sottolineando che il mio gruppo è fortemente interessato allo sviluppo di buone relazioni fondate su di un partenariato con l’India, paese che è considerato la più popolosa democrazia del mondo.
Tuttavia, è anche necessario sottolineare che un equo partenariato significa affrontare con onestà i problemi. Questo ancora non avviene nel caso dell’India, e non risulta neanche dalla risoluzione che stiamo esaminando. Ecco perché noi non siamo purtroppo in grado di approvare questo compromesso.
Come possiamo affermare che l’India offra un modello di gestione del pluralismo culturale e religioso, come scritto nella risoluzione, quando ancora una volta ci sono stati innumerevoli morti a causa dei violenti eccessi perpetrati dagli estremisti indù contro i cristiani a Orissa e contro i musulmani nel Kashmir? I responsabili dei pogrom a Gujarat non sono stati ancora processati. Circa 200 casi sono ancora bloccati a causa della lentezza del sistema giudiziario indiano.
Mi chiedo se si stiano adottando azioni risolute per rispondere agli eccessi delle fazioni radicali e ai massacri di cristiani e di musulmani. Di quanta uguaglianza godono i dalit? Esiste una vera universalità dei diritti umani? I bambini sono protetti dal lavoro minorile e dallo sfruttamento? Questi sono interrogativi che dovremmo discutere francamente con i nostri interlocutori indiani.
Negli ultimi cinque anni, la Commissione nazionale indiana per i diritti dell’uomo ha registrato più di 14 000 morti tra persone detenute dalla polizia o dai militari. Rivolgo un appello all’India perché metta in atto una riforma della legge sui poteri speciali delle forze armate. E’ proprio questa giustizia arbitraria che alimenta i movimenti di ribellione in molti degli stati indiani.
In India la povertà è ancora una causa di grave preoccupazione, e anche i programmi di buona qualità non sono sufficienti a porvi rimedio. E’ necessario fare molto di più, considerando che il 40 per cento dei bambini più malnutriti del mondo si trovano in questo paese.
Grazie al trasferimento di conoscenza e di tecnologia, l’Europa può dare un contributo sostanziale ad uno sviluppo veramente sostenibile dell’India.
Jaromír Kohlíček, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Onorevoli colleghi, quando nel 1947 l’India ha raggiunto l’indipendenza, il suo tasso di alfabetizzazione del 18 per cento, l’ambiente politico instabile e il livello di sviluppo economico non facevano in nessun modo presagire i problemi che il paese si sarebbe trovato ad avere 60 anni più tardi. Infatti, le difficoltà di sviluppo del paese sono lontane dall’essere superate. Ci sono ancora molti milioni di analfabeti, di disoccupati e di emarginati, ma oggi questo paese è una potenza nucleare e da diversi anni ha un tasso di crescita del prodotto interno lordo intorno all’8 per cento. Il paese ha urgente bisogno di costruire decine di centrali energetiche, di ammodernare le infrastrutture ferroviarie e stradali di base, e di risolvere i problemi dei piccoli centri urbani. In India, le piccole città sono quelle con circa un milione di abitanti, tanto per sapere di cosa stiamo parlando. In alcune parti del paese esiste ancora una forte pressione demografica, ma il problema che si pone oggi è quello dell’esternalizzazione.
Le aziende indiane prendono lavoro qualificato dall’Unione europea, lavoro di programmazione, per esempio nel campo della contabilità, che spesso viene svolto da lavoratori che vivono in India. Molti paesi importano specialisti qualificati. Abbiamo fatto l’abitudine al fatto che l’azienda di Lakshmi Mittal è la più grande acciaieria nell’Unione europea. Sappiamo che altre aziende industriali iniziano a rivolgere lo sguardo verso il nostro mercato. I problemi nel SAARC sono ben lungi dall’essere risolti e la delicata questione del Kashmir è ancora oggetto di negoziato. Tuttavia, ci sono dei segnali positivi al riguardo e sembra che in campo politico ed economico siano molti gli argomenti da discutere. Raccomando di sostenere i grandi programmi di infrastrutture in India e in altri paesi SAARC. Un esempio è rappresentato dal gasdotto che collega Iran, Pakistan e India. Abbiamo interessi comuni in questo e in altri progetti. Sicurezza, sicurezza energetica e cooperazione internazionale a livello mondiale: questi sono segnali positivi che precedono il vertice.
Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, la mozione congiunta di risoluzione menziona la posizione precaria della minoranza cristiana in India. Desidero sottolineare al Consiglio e alla Commissione che questa situazione non avrà via d’uscita, specialmente nello stato di Orissa, se non saranno affrontate le cause politiche e socio-economiche che stanno alla radice del problema. Secondo quanto riferito, il 23 agosto di quest’anno il leader locale dell’organizzazione radicale indù VHP, Swami Laxmanananda Saraswati, è stato assassinato a Orissa da maoisti. Tuttavia, è stata la minoranza cristiana a pagare. I nazionalisti indù hanno dato la caccia ai loro concittadini cristiani armati di mazze, asce e torce, e le violenze sono proseguite per settimane, anche all’interno dei campi profughi.
Questa violenza, in apparenza di matrice puramente religiosa, ha in realtà una evidente componente politica. Il punto è che il partito nazionalista indù BJP sta acquistando un forte seguito non solo a Orissa ma anche in altre parti dell’India. Nella sua ideologia non c’è spazio per le minoranze religiose, e certo non per una minoranza cristiana.
Ho appena sentito che il Consiglio e la Commissione il 29 settembre a Marsiglia incontreranno il primo ministro indiano Singh. Il signor Singh ha definito gli eventi di Orissa una vergogna nazionale. A Marsiglia dovete parlargli di questo. Dovete mettere all’ordine del giorno questo punto: l’intolleranza religiosa e la persecuzione contro i cristiani, discutendone dettagliatamente, perché è inaccettabile portare avanti un partenariato strategico con questi presupposti.
Philip Claeys (NI) . – (NL) Signor Presidente, anch’io desidero cogliere l’opportunità per esprimere la mia preoccupazione per la violenza contro i cristiani nelle ultime settimane in India. Decine di persone sono state assassinate e migliaia cacciate dalle loro case; centinaia di case sono state date alle fiamme e nemmeno le chiese sono state risparmiate.
L’Unione europea deve interpellare non solo il governo centrale indiano ma anche i governi degli stati a fare tutto quanto sia in loro potere per porre fine alle violenze e per perseguire penalmente i responsabili. Nel vertice di Marsiglia della prossima settimana, oltre a rafforzare il partenariato strategico con l’India sul piano delle relazioni commerciali, dovremo anche estendere la cooperazione nella lotta contro il terrorismo. Le bombe della scorsa settimana a Islamabad hanno mostrato ancora una volta quanto il Pakistan, paese confinante con l’India, sia affetto dal problema del terrorismo islamico. Certamente in questo periodo di transizione politica del Pakistan è molto importante che i rapporti tra questo paese e l’India non subiscano un deterioramento. L’Unione europea deve dare tutta l’assistenza possibile per mantenere aperto il dialogo e per incoraggiarne l’estensione.
L’India ha un’economia in rapida crescita, il che si ripercuote sulla richiesta di energia. La politica dell’Unione europea deve perciò mirare ad assicurare che l’India non diventi troppo dipendente da paesi quali l’Iran e la Russia.
Mario Mauro (PPE-DE) . – Signor Presidente, signor Ministro Jouyet, signora Commissario Wallström, onorevoli colleghi, devo con rispetto far notare che la differenza fra gli interventi dei colleghi e le vostre introduzioni risulta essere il fatto che non avete trovato il coraggio di parlare in queste introduzioni dei massacri di questi giorni, di condannare con forza il venir meno della libertà religiosa in India. Questo è un segnale molto grave, che ci fa pensare che ci introdurremo al vertice dei prossimi giorni senza avere il coraggio di affrontare la questione centrale, che dice del rapporto vero e di vera amicizia che può esserci tra l'Unione europea e l'India.
È in gioco, infatti, non semplicemente il massacro di cristiani ma il tema della libertà religiosa, e la libertà religiosa non è una libertà come le altre, sulla libertà religiosa si fonda la qualità di una democrazia. Noi abbiamo appreso dalle parole del Presidente indiano in quest'Aula, che ci ha raccontato come ha imparato, in una scuola cristiana, non solo l'amore per la conoscenza ma anche la distinzione tra religione e politica.
Se questo è vero, noi chiediamo con forza, che l'Unione europea spenda i giorni del Summit Unione europea-India, per ricordare appunto che la libertà religiosa è fondamento per lo sviluppo della democrazia e per ricordare fino in fondo che siamo chiamati a un compito comune, nel quale in amicizia dobbiamo ricordarci che la violazione dei diritti umani è la fine di un rapporto di verità e costruttivo tra realtà che hanno molto da fruire e che hanno tutto da beneficiare, costruendo insieme il proprio futuro.
Dobbiamo avere questo coraggio, signora Commissario, dobbiamo avere questo coraggio signor Ministro, perché inevitabilmente, se non ci assumiamo noi questa responsabilità, ci rendiamo complici di un degenerare della qualità della democrazia.
Neena Gill (PSE) . – (EN) Signor Presidente, come presidente della delegazione del Parlamento per l’India sono molto contento di questo dibattito. Desidero sottolineare la fondamentale importanza di un dialogo continuo e frequente tra India ed Europa su molti temi che possono trarre vantaggio da un approccio condiviso – sia al livello di Consiglio e di Commissione, che a livello del Parlamento – e quindi sono lieto per la creazione del gruppo nel parlamento indiano e spero che nel prossimo futuro questo gruppo potrà venire a visitare il Parlamento europeo.
Riguardo alla nostra risoluzione, mettendo in risalto i valori che l’Europa e l’India difendono con l’impegno in favore della democrazia, del pluralismo, dello stato di diritto e del multilateralismo, essa rende evidente che siamo partner naturali. Ritengo però che la nostra risoluzione avrebbe dovuto essere accentrata di più sui grandi temi del terrorismo, del cambiamento climatico e del consolidamento economico di questo partenariato, temi che spero il vertice servirà a trattare.
Desidero inoltre esprimere la mia più profonda partecipazione alle famiglie e alle vittime degli attentati verificatisi di recente in India. Dobbiamo renderci conto del fatto che l’Europa e l’India hanno molti nemici che vogliono distruggere i nostri valori comuni. Il vertice dovrebbe costituire un’occasione per approfondire i nostri rapporti, ma al tempo stesso dobbiamo riconoscere che i progressi finora sono stati lenti e che il piano congiunto d’azione deve essere dotato di maggiori risorse per poter essere all’altezza delle ambizioni che ci siamo posti come obiettivo.
In conclusione, vorrei solo dire che in molti rapporti d’amicizia c’è lo spazio per una critica costruttiva, ma è responsabilità delle due parti fare in modo che questo avvenga in maniera equilibrata. Perciò, le critiche per le difficoltà e le carenze dell’India devono essere controbilanciate da una piena e franca ammissione dei nostri problemi. E’ giusto condannare il pessimo trattamento delle minoranze, ma l’Europa deve anche essere consapevole dei suoi problemi con la violenza all’interno delle nostre comunità e la nostra poco edificante situazione dei rapporti razziali in alcune aree.
Wojciech Roszkowski (UEN) . – (PL) Signor Presidente, l’India è la democrazia più popolosa del mondo. Ha anche una grande potenzialità demografica e una rapida crescita economica. L’India è perciò un partner fondamentale per l’Unione europea e per l’Occidente. E’ importante che questo rapporto sia costruito su fondamenta sane. Ci sono molti aspetti positivi dello sviluppo dell’India. Ma la recente ondata di persecuzioni dei cristiani a Orissa e altrove suscita grave preoccupazione. Le autorità locali non hanno fatto niente per proteggere i loro cittadini dagli attacchi dei fanatici. Questo non ci sorprende in maniera particolare, visto che alcuni stati dell’India hanno adottato leggi che proibiscono agli indù di convertirsi ad altre fedi. Inoltre, non ci sono restrizioni legali alle attività delle organizzazioni estremiste indù che chiedono che l’India sia ripulita dai cristiani. L’India si vanta del proprio sistema democratico, ma un sistema del genere richiede il rispetto dei diritti delle minoranze etniche e religiose. La patria di Mahatma Ghandi vuole davvero oggi dimenticare tutto questo? Se è così, la questione deve essere affrontata nel vertice dei prossimi giorni.
Angelika Beer (Verts/ALE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi di spiegare brevemente perché nella votazione il mio gruppo intende respingere la risoluzione di compromesso.
Nei negoziati si è dimostrato impossibile formulare una posizione critica rispetto all’accordo nucleare tra Stati Uniti e India. Consideriamo questo un fallimento del Parlamento europeo, e ci aspettiamo che quest’Aula abbia il coraggio di criticare il silenzio dell’Europa nei negoziati del gruppo dei paesi fornitori di materiale nucleare. E’ pura vigliaccheria da parte di tutti gli Stati membri, e in particolare la Germania che ha la presidenza del gruppo, dimostrarsi incapaci di difendere la strategia della sicurezza europea in una riunione di questa importanza.
Abbiamo davanti un compromesso nel quale una delle priorità è la lotta contro la proliferazione nucleare. Ma rimanendo in silenzio abbiamo rinunciato, anzi rovinato, la credibilità della politica del disarmo. Disarmo nucleare? Neanche per sogno! Consolidare il regime NPT? Nemmeno per idea! Credibilità nel negoziato con l’Iran? In nessun modo! Invece, abbiamo gli interessi economici della Francia, specialmente rivolti alla stipula di un accordo con l’India sulla tecnologia nucleare. Questa è la posizione inerente alla risoluzione, ed anche il motivo per il quale noi respingiamo il compromesso.
Erik Meijer (GUE/NGL) . – (NL) Signor Presidente, l’India, come l’Europa, è un subcontinente composto da molti popoli e lingue differenti che sta cercando di lasciarsi alle spalle un passato di guerre e di oppressione. Però in India c’è ancora la tortura e la pena di morte, e ci sono ancora violenze contro le popolazioni del Kashmir, che non hanno mai avuto il referendum che sarebbe stato necessario in seguito alla separazione del 1947 per stabilire a quale paese la popolazione desiderasse appartenere.
In Europa, il partenariato strategico con l’India concordato nel 2004 non dovrebbe essere una ragione per chiudere gli occhi davanti alla discriminazione contro i 170 milioni di intoccabili che non appartengono a nessuna casta e non hanno alcun diritto. Nel 2007 il primo ministro indiano ha giustamente paragonato la discriminazione contro questi dalit all’apartheid del Sudafrica. Molti dalit si sono convertiti al cristianesimo o all’islamismo. Il partito di opposizione BJP cerca di usare le prossime elezioni per mobilitare gli indù contro i cristiani e i musulmani, e per costringere i dalit a rassegnarsi ad essere per sempre derelitti e privi di diritti.
In che modo possiamo noi aiutare il governo indiano a porre fine a questa violenza e come possiamo fare in modo che gli aiuti dell’Unione europea per le inondazioni raggiungano anche i dalit?
Tunne Kelam (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, questa relazione tra le due più grandi democrazie del mondo è una relazione molto speciale. L’India sta emergendo come gigante economico e politico, ma quello che ci unisce è il comune impegno per lo stato di diritto, la democrazia multiculturale, la stabilità globale e la lotta contro il terrorismo. Spero che il nono vertice potrà farci fare un passo avanti verso la stipula di un accordo di libero scambio e verso una soluzione per i temi ancora irrisolti: i servizi, la concorrenza e i diritti di proprietà intellettuale.
Anche io mi dichiaro estremamente preoccupato per l’ondata di attacchi contro i cristiani a Orissa. Non è la prima volta che questo avviene. L’ultima ondata di violenza collettiva risale al dicembre scorso. E’ molto importante – ed ho chiesto al Consiglio e alla Commissione di portare questo tema all’attenzione delle controparti indiane – che le autorità indiane facciano tutto il possibile per compensare i danni ai beni, per dare completa protezione alle persone che non osano rientrare nei propri villaggi, per aiutarle a riparare le chiese e per perseguire penalmente i responsabili degli atti di violenza.
Allo stesso tempo, comprendiamo le complessità di questo enorme paese ed io desidero esprimere la mia profonda partecipazione alle vittime dei numerosi attacchi terroristici che hanno colpito l’India. Siamo a fianco dei nostri amici indiani, con i quali condividiamo valori comuni, l’impegno per lo stato di diritto, un incondizionato rispetto per la vita umana, valori che Mahatma Ghandi ha saputo incarnare così efficacemente.
Thijs Berman (PSE) . – (NL) Signor Presidente, quasi un anno fa c’è stata una sommossa in Myanmar. La repressione è ancora in corso. Se il governo indiano rompesse i rapporti con il regime criminale del Myanmar, questo andrebbe a suo grande credito. Lo chiede un numero sempre maggiore di indiani, sconvolti dalla tremenda reazione del regime agli effetti del ciclone.
Negli ultimi anni l’India ha goduto di un fantastico tasso di crescita, con sempre più persone qualificate e un’enorme curiosità per l’innovazione. L’India svolge un nuovo ruolo in rapporto ai paesi in via di sviluppo: con il suo “tutto ma non le armi”, l’India è un nuovo donatore. Anche il dialogo tra l’Unione europea e l’India è qualcosa di differente e anche più franco, come ci si può aspettare da un rapporto tra partner uguali. L’enorme crescita economica ha la potenzialità di creare migliori condizioni e l’opportunità di una maggiore giustizia sociale in India. Purtroppo, il problema degli intoccabili rimane ancora molto grave.
L’Unione europea chiede inoltre all’India di rispettare le convenzioni dell’OIL sul lavoro minorile. Non c’è una soluzione semplice a questo problema. In India intere famiglie vivono dei soldi guadagnati dai bambini. Tuttavia, il lavoro minorile è sia una causa che un prodotto della povertà. Con i bambini che lavorano, c’è troppa manodopera a basso prezzo e i salari degli adulti rimangono bassi. Il divario tra ricchi e poveri in India rimane troppo grande. Adoperarsi per creare opportunità per tutti è una questione di sopravvivenza, per evitare tensioni sociali inaccettabili, e per milioni di indiani è una questione di giustizia. Questa è una responsabilità comune per l’Unione europea, per l’India e per il mondo.
Dariusz Maciej Grabowski (UEN) . – (PL) Signor Presidente, l’Unione europea deve abbandonare la sua politica di servilismo e di disponibilità a fare concessioni, se vuole ergersi per fare fronte alle sfide del futuro. Un esempio di questa politica è l’atteggiamento dell’Unione nei confronti della Russia e l’argomentazione che questa politica è giustificata a causa delle risorse energetiche della Russia.
Nel mondo di oggi, con il suo rapido ritmo di cambiamento, l’Unione è chiamata a promuovere e a difendere i diritti e gli inalienabili principi quali il diritto individuale alla libertà e alla tolleranza, e il diritto delle nazioni all’autodeterminazione. I colloqui e i contatti con l’india, nuova potenza mondiale, sveleranno se l’Unione è preparata ad assumersi questo ruolo e ad agire di conseguenza.
Uno dei temi fondamentali sui quali l’Unione europea dovrebbe insistere è il diritto dei cristiani alla libertà di religione. Mi riferisco in particolare ai diritti dei membri della chiesa cattolica, che attualmente in India è oggetto di persecuzioni ed è minacciata di estinzione. In questo momento, in India le chiese vengono date alle fiamme ed i cristiani uccisi, eppure l’Europa ha dato all’India Madre Teresa di Calcutta. Era una santa persona che ha portato bontà e amorevolezza laddove ce n’era un grande bisogno. L’Unione europea deve ispirarsi a Madre Teresa nei suoi rapporti con l’India. L’India dovrebbe vedere in Madre Teresa un esempio delle possibili relazioni tra seguaci di fedi diverse.
Sajjad Karim (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, in quanto relatore da lunga data in questo Parlamento su questo tema, io accolgo con soddisfazione l’imminente vertice tra UE e India.
Da molti punti di vista, considero l’India come un partner naturale dell’Unione europea. Dobbiamo cogliere l’occasione offertaci questo vertice per fare dei progressi, e sono soddisfatto di quanto affermato oggi dal Consiglio e dalla Commissione. Tuttavia, come relatore devo dire che per arrivare dove siamo oggi c’è voluto troppo tempo. Adesso è venuto il momento di vedere dei risultati.
Ho sentito molti dei miei onorevoli colleghi parlare oggi del problema dei diritti umani e della libertà di religione. Vorrei ricordare loro che quest’Aula ha lottato energicamente per includere in tutti i nostri accordi di libero scambio una clausola sui diritti dell’uomo. Noi, signora Commissario, dobbiamo ribadire il nostro assoluto impegno per quella clausola. E quindi, che si tratti delle migliaia di persone scomparse o delle tombe di massa in Jammu e Kashmir, oppure dell’assassinio dei cristiani a Orissa e delle aggressioni nei loro confronti, il nostro impegno per i diritti umani deve rimanere assoluto e privo di esitazioni.
In quanto all’accordo di libero scambio: ora servono dei risultati. Un accordo bilaterale di larga portata tra noi e l’India non è solo importante per noi, ma ha rilevanza a livello globale.
Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN) . – (PL) Signor Presidente, l’Europa è fondata sul cristianesimo, e noi dobbiamo sempre essere guidati da valori cristiani. La libertà religiosa è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea. Questo deve essere messo in risalto nel contesto delle relazioni tra Unione europea e gli altri paesi. Le aggressioni di cristiani in India, le persecuzioni nei loro confronti e i danni alle loro chiese hanno suscitato gravi preoccupazioni. Le autorità indiane si sono astenute dall’intervenire, segnalando in tal modo un consenso per gli attacchi terroristici di crescente intensità. Nel contesto dell’imminente vertice tra Unione europea e India, sarebbe opportuno condizionare i colloqui a chiari impegni da parte delle autorità indiane. Queste dovrebbero mettere immediatamente in atto tutte le misure possibili per fermare la persecuzione dei cristiani e per assicurare alla giustizia coloro che ne sono responsabili. Inoltre, l’Unione europea non può fare ulteriori concessioni, anche sul piano commerciale, a paesi nei quali i diritti fondamentali sono impunemente calpestati. Il Parlamento europeo deve dare un messaggio chiaro: che pone la difesa di questi valori al di sopra degli interessi economici a breve termine.
Christa Klaß (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il vertice segna una nuova fase dell’approfondimento delle relazioni tra Unione europea e India. Vogliamo promuovere lo sviluppo economico dell’India.
Tuttavia, stiamo seguendo con molta attenzione quanto avviene nelle regioni di questo paese sul piano dei diritti e della dignità dell’uomo. Quasi tutti coloro che hanno parlato prima di me hanno ricordato le persecuzioni di cristiani che si sono verificate di recente. Anche questi sono temi che devono essere affrontati nel vertice. L’assassinio di un leader spirituale e membro del consiglio mondiale indù il 23 agosto di quest’anno ha scatenato questo nuovo conflitto. Non si tratta del primo attacco nei confronti dei cristiani, e per questo motivo solo nello stato di Orissa circa 60 000 cristiani sono fuggiti dalle loro case. I cristiani sono oggetto di una campagna di persecuzione, di umiliazione, di vessazione e di assassinii. Le case, le chiese e i monasteri delle comunità cristiane vengono saccheggiati e distrutti.
Il governo indiano deve garantire il diritto alla vita e alla libertà dei cristiani che vivono nel paese. La prosperità e la stabilità economica possono essere raggiunte solamente attraverso la libertà delle popolazioni.
Reinhard Rack (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, l’India e l’Europa hanno bisogno di maggiori e migliori contatti tra di loro a tutti i livelli, ma in particolare tra le persone comuni: uomini d’affari, turisti e studenti, per esempio.
Vorrei fare un breve commento che ha rilevanza anche per il programma legislativo della Commissione, di cui abbiamo discusso prima. Nell’aviazione internazionale, servono valide norme per la sicurezza che siano veramente utili ed efficaci, e non semplicemente gesti di facciata. Perciò, una misura ragionevole e veramente necessaria sarebbe di abolire infine le assurde regole che proibiscono ai passeggeri di portare a bordo dei liquidi, e trovare una soluzione più sensata.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE) . – (PL) Signor Presidente, mentre la data del vertice tra Unione europea e India si avvicina, dobbiamo riflettere sulle prospettive di un approfondimento della cooperazione con l’India. Nonostante significativi progressi, la nostra cooperazione con l’India è ancora molto meno dinamica dei nostri rapporti con la Cina. L’Unione è il principale partner economico dell’India, ma c’è ancora un margine per consentire alle nostre aziende di migliorare la loro posizione nei settori dell’economia indiana che sono in dinamico sviluppo. Mi riferisco all’energia, alle telecomuncazioni e all’industria meccanica. Allo stesso tempo, dobbiamo fare in modo che la prospettiva di fare affari con l’India non ci porti a trascurare i problemi della sua popolazione. Il più importante di questi è la diffusa povertà, l’inadeguatezza del sistema sanitario e di quello dell’istruzione, l’epidemia di AIDS ed i forti contrasti sociali. Inviando politici, finanzieri, beni e know-how verso l’India, non dobbiamo dimenticare la necessità di aiuti umanitari e di medicine. E soprattutto, non dobbiamo trascurare la causa della libertà religiosa in India.
Jean-Pierre Jouyet, presidente in carica del Consiglio. - (FR) Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti per questo dibattito che ha messo in luce l’importanza che attribuiamo allo sviluppo del nostro partenariato con l’India. Perché questa è una potenza che contribuisce alla stabilità internazionale e regionale; perché, come è stato detto, è il più grande e il più popoloso paese democratico della regione; e perché è un paese che nonostante le difficoltà che sono state messe in risalto, difende il pluralismo culturale e religioso.
In risposta alle preoccupazioni manifestate dall’onorevole Tannock e da altri, vorrei dire che la lotta contro il terrorismo è un elemento chiave del dialogo tra l’Unione europea e l’India. Riguardo alla violenza terrorista che ha colpito l’India, l’Unione condanna tutte le aggressioni di cui il paese è stato vittima e, come affermato dall’onorevole Gill, la nostra comprensione va alle vittime di queste aggressioni che mirano a distruggere la natura multietnica e pluriconfessionale della società indiana.
Vari oratori hanno giustamente ricordato le violenze, le persecuzioni e gli attacchi rivolti contro le comunità cristiane in generale e contro quella di Orissa in particolare. Abbiamo seguito con estrema attenzione questi incidenti e ovviamente ce ne occuperemo nel vertice. Tuttavia, come ha affermato l’onorevole Gill, dobbiamo fare una critica costruttiva e lodare il comportamento coraggioso, di cui hanno parlato vari degli intervenuti, del primo ministro indiano, che ha definito questi eventi una vergogna nazionale ed ha rapidamente inviato a Orissa 3 000 agenti di polizia. Rimaniamo profondamente preoccupati per le aggressioni e le violenze commesse contro gli appartenenti a diverse confessioni, in particolare contro le comunità cristiane. Ribadiamo che la lotta contro il terrorismo deve svilupparsi in un contesto di rispetto dello stato di diritto e del diritto internazionale.
Sulla questione della stabilità regionale, di cui hanno parlato tra gli altri gli onorevoli Menéndez del Valle e Berman, l’Unione europea ha chiesto che la situazione in Myanmar sia inclusa nell’ordine del giorno del vertice. L’Unione desidera convincere tutti i paesi confinanti con il Myanmar che la riforma democratica e una transizione pacifica del paese sono nel loro interesse. Discuteremo della questione con l’India e con altri paesi. Vogliamo anche una maggiore stabilità e speriamo che i negoziati possano produrre dei risultati per la situazione in Kashmir e per le relazioni tra India e Pakistan.
Riguardo ai problemi sociali, tra i quali il lavoro minorile, di cui ha palato l’onorevole Kallenbach, il Consiglio condivide queste preoccupazioni e non solamente in relazione all’India. Stiamo negoziando con i nostri partner indiani un piano d’azione che prevede il rafforzamento degli impegni nel campo della responsabilità sociale delle aziende, della dignità del lavoro e della lotta contro il lavoro minorile. Abbiamo inserito nel delicato negoziato sull’accordo commerciale e per gli investimenti disposizioni sui diritti fondamentali del lavoro in linea con le norme dell’Organizzazione internazionale del lavoro. Come ho detto, condivido in parte l’opinione dell’onorevole Gill, che mi sembra ben equilibrata. Dobbiamo difendere le vittime di tutti gli attacchi terroristici e criticare l’India quando le contromisure che il paese adotta ci sembrano insufficienti, ma dobbiamo anche sostenere le autorità indiane quando queste adottano interventi adeguati.
In merito ai commenti sulla cooperazione nucleare, voglio ricordare che il 6 settembre 2008 è stato raggiunto un accordo nel gruppo dei paesi fornitori di materiale nucleare che prevede la concessione di una deroga che rende possibile lo sviluppo di rapporti commerciali con l’India nel campo dell’energia nucleare civile sotto la supervisione dell’Agenzia atomica internazionale, nel rispetto e in conformità con le condizioni da questa fissate. Sottolineo inoltre che l’India si è impegnata ad estendere la moratoria sui test nucleari e che non si devono confondere i programmi civili con quelli militari.
In conclusione, ribadisco che l’Unione europea è l’unica a sviluppare un fermo dialogo con tutti i paesi emergenti e che applica ad ogni suo partner gli stessi criteri in relazione ai diritti umani, con una clausola obbligatoria contenuta in tutti i nuovi accordi successivi al 1995 che richiede il rispetto del diritto internazionale, che questo prenda la forma della Corte penale internazionale, delle convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti politici, oppure dell’applicazione dei diritti sociali o ambientali. Questo vale per tutti i paesi emergenti, inclusi i nostri partner indiani.
Margot Wallström, vicepresidente della Commissione. - (EN) Signor Presidente, onorevoli colleghi, risponderò in forma quasi telegrafica ad alcune delle vostre dettagliate domande e aggiungerò un paio di commenti.
Innanzi tutto, un’informazione che ritengo importante per tutti coloro che si impegnano sul tema della cooperazione tra Unione europea e India riguarda le recenti inondazioni nello stato di Bihar, dove la Commissione sta fornendo assistenza alle vittime della catastrofe. La Commissione ha mobilitato 2 milioni di euro per gli aiuti di emergenza a copertura delle più urgenti necessità di cibo, riparo, acqua, servizi igienici e assistenza medica. Questi aiuti sono stati forniti sia agli sfollati che a coloro che sono rimasti nei villaggi colpiti dalla catastrofe. Penso che sia importante farvelo sapere.
E’ stata fatta una domanda sull’aviazione civile. In linea di principio, la firma dell’accordo orizzontale al vertice dovrebbe essere accompagnata dalla firma sull’accordo di finanziamento di un nuovo programma di cooperazione per l’aviazione civile di 12,5 milioni di euro. Si tratta dell’importo maggiore mai finanziato dalla Comunità europea per l’aviazione in un paese terzo.
Vorrei poi aggiungere qualche parola sul cambiamento climatico visto che, naturalmente, è nel nostro interesse impegnare l’India nel processo del regime successivo a Kyoto. Come sapete, diversamente dall’India, noi riteniamo che le misure contro il cambiamento climatico non siano incompatibili con lo sviluppo economico, ma al contrario ci possano aiutare. Invitiamo l’India ad assumere un ruolo attivo nella prossima conferenza di Poznán in preparazione del dopo-Kyoto e nei negoziati su di un accordo a Copenaghen. Abbiamo buone ragioni di pensare che al vertice sarà adottato un programma di lavoro sull’energia e il cambiamento climatico, e questo è una parte essenziale della nostra cooperazione con l’India.
Naturalmente, seguiamo con molta attenzione gli eventi di violenza collettiva nello stato di Orissa, che deploriamo. Abbiamo sollevato il problema di Orissa nell’ultimo dialogo sui diritti umani in febbraio, chiedendo alle autorità di prevenire queste violenze. Abbiamo parlato della questione anche con la commissione nazionale indiana per i diritti umani e con la commissione per le minoranze nazionali. Porremo la questione anche nel prossimo vertice sulla base di un rapporto che è stato chiesto al capo della missione di Delhi.
Infine, riguardo al nostro dialogo con l’India, vorrei dire all’onorevole Gill che la Commissione è pronta ad informare il Parlamento sulle priorità stabilite nella nuova versione del piano d’azione congiunto. Il nostro servizio per le relazioni esterne tiene incontri regolari con tutti i servizi direttamente coinvolti negli affari indiani e un rappresentante del segretariato del Parlamento è sempre invitato a partecipare a questi incontri. Penso comunque che sia importante dare un seguito concreto a ciò.
Vi ringrazio molto per la discussione. Naturalmente riferiremo alla Commissione tutti i pareri ben dettagliati ed informati da voi espressi.
Presidente . - Ho ricevuto sei mozioni per una risoluzione(1)ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2 del regolamento interno.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto. – (PL) Con il vertice Unione europea-India del 29 settembre a Marsiglia che si avvicina, vorrei attirare l’attenzione su alcuni eventi drammatici. Mi riferisco all’ondata di violenze contro i cristiani e le uccisioni di massa di cristiani in agosto, in particolare a Orissa. Il Parlamento europeo deve condannare con fermezza questi eventi. Anche il comportamento delle forze di polizia nel contesto dei massacri di rappresentanti delle minoranze religiose suscita preoccupazione. Desidero esprimere il mio profondo sgomento e preoccupazione per gli attacchi contro i cristiani a Orissa, e in particolare nel distretto di Kandhamal. Sottolineo anche l’esigenza di fornire immediato aiuto e sostegno alle vittime.
Filip Kaczmarek (PPE-DE), per iscritto. – (PL) L’India è un partner importante per l’Unione europea. I progressi compiuti da questo paese, sia dal punto di vista politico che economico, sono impressionanti. C’è margine per un costante miglioramento dei rapporti tra Unione europea e India. Questi rapporti possono essere molto vantaggiosi per entrambi. Sembra tuttavia esserci un grave ostacolo per lo sviluppo dell’India e dei nostri reciproci rapporti, un ostacolo che riduce notevolmente le potenzialità dell’India. Ritengo che questo ostacolo sia costituito dal sistema delle caste ancora vigente in India. Le autorità indiane devono fare tutto il possibile per eliminare dalla società indiana questo sistema con le sue negative, e spesso tragiche, conseguenze. In casi del genere gli interventi legislativi e le dichiarazioni politiche non bastano. Quello che è importante è riuscire a cambiare i rapporti sociali e le tradizioni disumane. Non è un compito facile e non ci si possono attendere risultati immediati. Ma non dobbiamo farci scoraggiare dalla prospettiva di un processo a lungo termine. Al contrario, dobbiamo sostenere gli sforzi dell’India in questa importante impresa. Ho fiducia che l’imminente vertice UE-India possa contribuire a indebolire il sistema delle caste in India e a migliorare la situazione dei diritti umani e dei diritti dei cittadini nella democrazia più grande del mondo.
6.2. Migrazione al sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) (A6-0351/2008, Carlos Coelho) (votazione)
6.3. Migrazione al sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) (A6-0352/2008, Carlos Coelho) (votazione)
6.4. Sistema comunitario di monitoraggio del traffico navale e d’informazione (A6-0334/2008, Dirk Sterckx) (votazione)
6.5. Inchieste sugli incidenti nel settore del trasporto marittimo (A6-0332/2008, Jaromír Kohlíček) (votazione)
6.6. Responsabilità dei vettori che trasportano passeggeri via mare in caso di incidente (A6-0333/2008, Paolo Costa) (votazione)
6.7. Controllo da parte dello Stato di approdo (rifusione) (A6-0335/2008, Dominique Vlasto) (votazione)
6.8. Organi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi (rifusione della direttiva) (A6-0331/2008, Luis de Grandes Pascual) (votazione)
6.9. Organi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi (rifusione del regolamento) (A6-0330/2008, Luis de Grandes Pascual) (votazione)
6.10. Reti e servizi di comunicazione elettronica (A6-0321/2008, Catherine Trautmann) (votazione)
Posizione della Commissione sugli emendamenti del Parlamento
- emendamenti in plenaria nn. 126, 127, 129, 130, 131, 133, 135, 137, 138, 139, 141, 142, 143.
– Prima della votazione:
Catherine Trautmann, relatore. - (FR) Signor Presidente, signora Commissario, stiamo per votare sul pacchetto telecomunicazioni, una delle proposte più delicate del periodo conclusivo di questo mandato parlamentare.
I miei correlatori, onorevoli del Castillo Vera e Harbour, hanno collaborato strettamente con me per elaborare una proposta coerente e funzionale per gli utenti finali di queste direttive, cioè la Commissione e le autorità normative. Allo stesso tempo, la proposta è anche utile e preziosa per coloro che cercano certezza giuridica, stimolo per gli investimenti, e un mercato dinamico ed equilibrato, vale a dire gli operatori e i loro dipendenti, nonché per i principali beneficiari dei vari servizi e della qualità ad un prezzo corretto ed accessibile: i consumatori.
Noi tutti, relatore, relatore per parere e relatore ombra, abbiamo lavorato insieme per questo obiettivo e perciò abbiamo potuto raggiungere un compromesso solido, come dimostra il ridotto numero di emendamenti sui quali siamo chiamati a votare.
Desidero esprimere la mia profonda gratitudine a tutti i relatori, i presidenti delle commissioni responsabili e le commissioni interpellate per parere, le loro segreterie e tutti i gruppi politici. Ringrazio anche i colleghi che hanno mostrato interesse per la questione e hanno contribuito al nostro lavoro. Chiedo adesso a tutti gli onorevoli colleghi di sostenere i loro relatori e relatori per parere con il loro voto, affidando loro un chiaro e decisivo mandato per il periodo di codecisione che seguirà.
Infine, spero che la Commissione e il Consiglio rispondano positivamente alla versione del pacchetto emendata dal Parlamento. Anche se da vari punti di vista questa rappresenta un’alternativa rispetto alla visione iniziale della Commissione, contiene ancora molti punti condivisi dalle nostre tre istituzioni.
– Prima della votazione sull’emendamento n. 132:
Ruth Hieronymi (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, desidero ritirare l’emendamento numero 132 a nome dei firmatari, perché purtroppo i nostri sforzi per trovare un compromesso in quest’Aula che rafforzasse il diritto d’autore non hanno avuto successo.
– Prima della votazione sull’emendamento n. 138:
Catherine Trautmann, relatore. - (FR) Signor Presidente, la decisione sull’emendamento numero 138 è relativamente difficile: sono state presentate tre richieste di votazione per parti separate. Io stessa ho presentato un emendamento orale alla prima parte dell’emendamento. Questo è incluso nell’elenco per la votazione e recita: “applicando il principio che non può essere imposta nessuna restrizione ai diritti fondamentali e alle libertà degli utenti finali”. Questo è il primo emendamento orale. Da allora, abbiamo cercato una soluzione per la terza parte dell’emendamento che fosse accettabile per i gruppi politici.
Propongo perciò un nuovo emendamento orale, con il sostegno dei firmatari incluso il presidente della commissione industria, ricerca ed energia, onorevole Niebler, ed altri. L’emendamento recita: “fatto salvo il caso in cui, laddove la regola sia adottata successivamente, sussista una minaccia per la sicurezza pubblica”. Questo andrebbe a sostituire la terza parte e sarebbe un utile chiarimento, perché la terza parte proposta dall’onorevole Bono è ambigua per quanto riguarda l’eccezione. Con questo chiarimento, avremmo un emendamento leggibile ed accettabile. Tra l’altro dirò, a beneficio dell’onorevole Hieronymi, che non ha niente a che fare con la proprietà intellettuale.
Presidente . - Sospendiamo per trenta secondi la sessione di voto per ricevere la delegazione parlamentare libanese che è presente ai nostri lavori, ovviamente la salutiamo con grande cordialità.
La delegazione del parlamento libanese, guidata da Boutros Harb, è in vista al Parlamento europeo nell'ambito degli incontri interparlamentari. Consentitemi di sottolineare l'importanza che noi attribuiamo a questa visita, dopo gli anni difficili che il Libano ha conosciuto, con una guerra civile durata quindici anni, la successiva occupazione e più recentemente la guerra che ha imperversato nell'estate 2006 e la paralisi delle istituzioni statali, siamo particolarmente lieti di ricevere la delegazione in un momento in cui la situazione politica libanese, ma anche regionale, è notevolmente migliorata, particolarmente a seguito dell'accordo di Doha e dell'elezione del presidente della Repubblica.
Ci auguriamo che con la nuova legge elettorale, che sarà votata nei prossimi giorni, le elezioni legislative previste per il prossimo anno si possano svolgere nelle migliori condizioni e che diano un nuovo impulso alla democrazia libanese che il Parlamento europeo ampiamente sostiene. A nome del Parlamento europeo quindi porgo il benvenuto ai membri della delegazione con l'auspicio che le discussioni cui essi parteciperanno in seno al Parlamento europeo possano essere altamente proficue. Grazie ancora alla delegazione.
Pilar del Castillo Vera, relatore. - (ES) Signor Presidente, sapendo che abbiamo poco tempo, non parlerò a lungo. Tuttavia, anch’io desidero ringraziare tutti coloro che hanno preso parte all’elaborazione di questa relazione e mettere in risalto un punto molto importante: quello che il Parlamento offre oggi in relazione alla revisione legislativa del settore delle comunicazioni elettroniche, come già affermato dall’onorevole Trautmann, è pienamente coerente e, riteniamo, sarà molto positivo per lo sviluppo di questo mercato. I negoziati che iniziano adesso dovranno essere conclusi entro questo mandato parlamentare. Ritengo che ciò abbia un’importanza decisiva per il settore.
8.2. Trarre il massimo beneficio dal dividendo digitale in Europa: un approccio comune all'uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale (A6-0305/2008, Patrizia Toia) (votazione)
PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING Presidente
9. Seduta solenne- Patriarca Ecumenico Bartholomeos I
Presidente . - Sua Santità Patriarca Bartholomeos, è un grande onore darle il benvenuto in questa seduta solenne del Parlamento europeo nell’Anno europeo del dialogo interculturale 2008. Il primo ospite a parlare davanti al Parlamento europeo nel contesto dell’Anno europeo del dialogo interculturale è stato a gennaio il Grande Mufti di Damasco. Il Grande Mufti proviene dalla Siria, e si è rivolto a noi come messaggero di pace da parte dell’Islam.
Sua Santità, lei rappresenta la fede cristiana, mentre il Rabbino capo Jonathan Sacks si rivolgerà al Parlamento europeo in novembre a Strasburgo in qualità di rappresentante della fede ebraica.
I popoli delle tre confessioni, cristiana, ebraica e islamica, hanno vissuto per secoli gli uni accanto agli altri. Purtroppo, questa coesistenza non è sempre stata pacifica. Ancora oggi, in Medio Oriente e altrove, esistono aree segnate da tensione tra queste comunità.
Nel Parlamento europeo, noi sosteniamo tutti gli sforzi volti a promuovere la coesistenza pacifica tra religioni e culture in Medio Oriente e in altre parti del mondo. In Medio Oriente ci sono anche esempi di tolleranza religiosa e di relazioni armoniose tra popoli di confessioni diverse. Quando di recente ho visitato la Siria, ho avuto l’opportunità di incontrare i leader spirituali delle varie comunità che mi hanno assicurato che nel loro paese esistono buoni rapporti e sono alla base di un dialogo tra le religioni e le culture.
L’Unione europea è una comunità fondata sui valori, e uno dei nostri valori fondamentali è la dignità inerente ad ogni persona. In questo senso, la libertà religiosa è un aspetto centrale della dignità umana che esula dai poteri delle pubbliche autorità. La separazione tra Chiesa e Stato, alla quale noi attribuiamo tanta importanza, è una garanzia della libertà delle comunità religiose nel gestire i propri affari interni e le proprie relazioni esterne. Questi principi sono ribaditi nel trattato di Lisbona, che stiamo tentando di far entrare in vigore.
Il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che ha sede a Phanar, Istanbul, è stato fondato nel quarto secolo ed è un importante centro spirituale per 300 milioni di cristiani ortodossi in tutto il mondo. Phanar significa “faro”, e lei, Sua Santità, è sempre stato per i fedeli del mondo ortodosso e oltre un faro per la riconciliazione e per la pace.
Con l’ultimo ampliamento, l’Unione europea ha accolto tra i suoi membri paesi a maggioranza ortodossa come Cipro, la Bulgaria e la Romania, mentre la Grecia è un paese membro sin dal 1981. Lo scomparso Papa Giovanni Paolo II, che ha parlato al Parlamento europeo nel 1988, ha usato la seguente metafora per descrivere questo concetto: dopo aver superato le sue divisioni, l’Europa ha ricominciato a respirare con tutti e due i suoi polmoni. Possiamo usare questa metafora anche oggi per descrivere la ricchezza dell’UE in seguito all’ampliamento, ricchezza dovuta ai differenti punti di vista della cristianità occidentale e orientale.
Sua Santità, la ringraziamo per la sua visita. Lei è una delle pochissime personalità a rivolgersi al Parlamento europeo per una seconda volta. E’ già stato qui nel 1994, e oggi ci fa l’onore di una seconda visita in occasione dell’Anno europeo del dialogo interculturale. Siamo impazienti di ascoltare il suo intervento.
La invito adesso a parlare al Parlamento europeo. Grazie.
(Applausi)
Sua Santità Patriarca Ecumenico Bartholomeos I . - (EN) Sua eccellenza presidente del Parlamento europeo, loro eccellenze onorevoli membri del Parlamento europeo, distinti ospiti, cari amici, per prima cosa portiamo a voi i saluti del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che da moltissimi secoli ha sede in quella che oggi è Istanbul, saluti ispirati da stima e rispetto. In particolare, esprimiamo la nostra gratitudine ad un vecchio amico, Sua eccellenza Hans-Gert Pöttering, presidente del Parlamento europeo. Allo stesso modo esprimiamo il nostro più sincero apprezzamento per lo straordinario onore concessoci di rivolgere la parola alla seduta plenaria del Parlamento europeo per la seconda volta (come ha già detto il presidente), specialmente in questa occasione di celebrazione dell’Anno europeo del dialogo interculturale.
In quanto istituzione di natura puramente spirituale, il nostro patriarcato ecumenico ha un apostolato veramente globale che si sforza di innalzare e ampliare la consapevolezza della famiglia umana – far capire che tutti noi abitiamo nella stessa casa. Nel suo senso più concreto, è questo il significato della parola “ecumenico”, perché oikoumene è il mondo abitato, la terra intesa come casa nella quale dimorano tutti i popoli, le razze, le tribù e le lingue.
Come sappiamo bene, le origini della nostra istituzione religiosa risalgono al cuore dell’età assiale, con radici profonde nella fede cristiana, ai primi seguaci di Gesù Cristo. Coincidendo con il centro e la capitale dell’Impero romano cristiano, la nostra sede – il nostro centro istituzionale – è divenuto noto come “ecumenico”, con alcuni privilegi e responsabilità che mantiene ancora oggi. Una delle sue principali responsabilità consisteva nel portare il messaggio di redenzione del Vangelo al mondo esterno all’Impero romano. Nell’epoca precedente alle grandi esplorazioni, la maggior parte delle civiltà aveva una visione bidimensionale del mondo, diviso tra “dentro” ed “fuori”. Il mondo era considerato come separato in due settori: un emisfero di civiltà e un emisfero di barbarie. In questo, vediamo le tragiche conseguenze dell’alienazione degli esseri umani l’uno dall’altro.
Oggi, anche se abbiamo oramai gli strumenti tecnologici che ci consentirebbero di trascendere l’orizzonte della nostra autoconsapevolezza culturale, continuiamo ad assistere ai terribili effetti della frammentazione umana. Il tribalismo, il fondamentalismo, e il filetismo, cioè il nazionalismo estremo privo di considerazione per i diritti degli altri, tutto questo contribuisce al costante elenco di atrocità che contraddicono la nostra convinzione di essere civilizzati.
Eppure, anche con i grandi movimenti del commercio, delle migrazioni e delle espansioni dei popoli, degli sconvolgimenti e rinnovamenti religiosi, e dei grandi movimenti geopolitici, la destrutturazione delle rigide e monolitiche visioni dei secoli passati deve ancora trovare un esito definitivo. Il patriarcato ecumenico ha attraversato i marosi di questi secoli, affrontando le tempeste e le bonacce della storia. Per venti secoli, attraverso la Pax Romana, la Pax Cristiana, la Pax Islamica, la Pax Ottomana (tutte epoche segnate da conflitti interculturali, tensioni e guerre), il patriarcato ecumenico è sempre stato un faro per la famiglia umana e la Chiesa cristiana. E’ dalle profondità della nostra esperienza di questa vasta prospettiva storica che noi portiamo al mondo contemporaneo un messaggio senza tempo di perenne valore umano.
Oggi, la portata ecumenica del nostro patriarcato si estende molto oltre i confini della sua presenza fisica alla punta estrema dell’Europa e dell’Asia, nella stessa città in cui abbiamo abitato nei sette secoli trascorsi dalla sua fondazione. Anche se di quantità ridotta, la qualità estensiva della nostra esperienza ci porta oggi davanti a quest’augusta Assemblea per condividere questa esperienza e sostenere la necessità del dialogo tra le culture, un ideale elevato e adeguato al mondo contemporaneo.
Come detto da voi stessi, nelle parole di questo illustrissimo organo: “Al centro del progetto europeo, è importante fornire i mezzi per il dialogo interculturale e il dialogo tra i cittadini, per rafforzare il rispetto della diversità culturale e per rispondere alle complesse esigenze delle nostre società e della coesistenza di identità culturali e credi diversi” (decisione n. 1983/2006/CE). Noi desideriamo aggiungere a questa nobile affermazione, come abbiamo fatto l’anno scorso davanti alla plenaria dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo: “Il dialogo è necessario innanzi tutto perché è inerente alla natura dell’essere umano”.
Questo è il principale messaggio che oggi portiamo alla vostra attenzione: che il dialogo interculturale è alla radice di quello che significa essere uomini, perché nessuna cultura della famiglia umana comprende tutti gli esseri umani. Senza questo dialogo, le differenze nella famiglia umana si riducono a fare degli “altri” degli oggetti, e portano alla sopraffazione, al conflitto, alla persecuzione: un suicidio umano su grande scala, perché in fin dei conti noi siamo tutti insieme una sola umanità. Ma quando le differenze tra di noi ci spingono ad incontrare gli altri, e quando l’incontro si fonda sul dialogo, si sviluppa la comprensione reciproca, l’apprezzamento dell’altro, e anche l’amore.
Negli ultimi 50 anni la nostra famiglia umana ha realizzato balzi di progresso tecnologico che i nostri antenati non potevano immaginare. Molti hanno confidato nell’idea che questo progresso potesse aiutarci a superare le divisioni che frammentano la condizione umana. Come se i risultati ottenuti ci avessero potuto dare il potere di trascendere le realtà fondamentali della nostra morale e, possiamo dire, la nostra condizione spirituale. Eppure, nonostante i progressi e le capacità tecnologiche, capacità che sembrano superare il nostro ingegno antropologico, siamo ancora afflitti da piaghe universali come la fame, la sete, la guerra, la persecuzione, l’ingiustizia, la miseria programmata, l’intolleranza, il fanatismo e il pregiudizio.
In questo ciclo che non sembra possibile infrangere, il significato del “progetto europeo” non può essere sottovalutato. Una delle caratteristiche dell’Unione europea è che è riuscita a promuovere una coesistenza reciproca, pacifica e produttiva tra nazioni che meno di 70 anni fa affogavano in un conflitto sanguinoso che avrebbe potuto distruggere per sempre l’eredità che l’Europa porta al mondo.
Qui, in questa grande aula che riunisce il Parlamento europeo, voi lavorate per promuovere i rapporti tra paesi e realtà politiche che rendono possibile la riconciliazione tra le persone. Voi avete quindi riconosciuto l’importanza del dialogo tra le culture, specialmente in un’epoca della storia europea in cui si stanno verificando cambiamenti in tutti i paesi e in ogni aspetto della società. Le grandi spinte dei conflitti, della sicurezza e delle opportunità economiche hanno causato spostamenti di popolazioni da una parte all’altra del pianeta. Necessariamente, quindi, persone di diverse origini culturali, etniche, religiose e nazionali si trovano a vivere in stretta prossimità. In alcuni casi, sono le stesse popolazioni a isolarsi dalla cultura che le accoglie e a tagliarsi fuori dalla società dominante. Ma in tutti i casi, se vogliamo impegnarci in favore del dialogo, questo non deve essere un puro esercizio accademico di apprezzamento reciproco.
Affinché il dialogo sia efficace, perché possa davvero portare a delle trasformazioni di fondo nelle persone, non può essere condotto sulla base di “soggetto” ed “oggetto”. Il valore dell’“altro” deve essere assoluto, senza trasformarlo in oggetto, in modo che ognuna delle due parti sia riconosciuta nella pienezza del suo proprio essere.
Per i cristiani ortodossi, l’icona, o immagine, non rappresenta solamente il vertice della capacità estetica umana ma ha anche la funzione di ricordare tangibilmente la verità perenne. Come in tutti i dipinti, di natura religiosa o no, e nonostante il talento dell’artista, l’oggetto si presenta come bidimensionale. Ma per i cristiani ortodossi un’icona non è solo una pittura religiosa e non è, per definizione, un oggetto religioso. In realtà è un soggetto grazie al quale l’osservatore, il fedele, ha accesso ad un dialogo non verbale che passa attraverso il senso della vista. Per un cristiano ortodosso, l’incontro con l’icona è un atto di comunione con la persona raffiguratavi. E allora, quanto di più i nostri incontri con delle icone viventi, gli esseri umani creati ad immagine e somiglianza di Dio, dovrebbero essere degli atti di comunione!
Per far sì che il nostro dialogo sia qualcosa di più di un semplice scambio culturale, deve intervenire una profonda comprensione dell’assoluta interdipendenza, non solo di stati e di soggetti politici ed economici, ma l’interdipendenza di ogni singolo essere umano rispetto ad ogni altro. E questa valutazione deve essere fatta senza considerare le identità di razza, religione, lingua, apparteneza etnica, origine nazionale o altri parametri che noi usiamo per cercare una nostra identificazione e identità. E in un mondo in cui esistono miliardi di persone, come è possibile tale inter-connessione?
In effetti, non è possibile entrare in connessione con ogni singolo essere umano vivente, questa è una proprietà che ascriviamo alla divinità. Tuttavia, è possibile raggiungere una comprensione dell’universo nel quale viviamo come condiviso da tutti, un piano di esistenza che abbraccia la realtà di ogni persona vivente, un’ecosfera che ci contiene tutti.
E’ così che il patriarcato ecumenico, fedele al proprio senso di responsabilità per la casa, l’oikos del mondo e di tutti coloro che vi abitano, per decenni ha difeso la causa dell’ambiente, richiamando l’attenzione sulle crisi ecologiche in tutto il pianeta. Svolgiamo questa missione senza considerazioni per il nostro proprio interesse. Come ben sapete, il nostro patriarcato non è una chiesa “nazionale” ma piuttosto l’espressione canonica fondamentale delle dimensioni ecumeniche del messaggio del Vangelo e della sua analoga responsabilità all’interno della vita della Chiesa. E’ questa la ragione profonda per cui i Padri della Chiesa e i Concili lo hanno definito “ecumenico”. L’amorevole partecipazione della Chiesa di Costantinopoli trascende le definizioni linguistiche, etniche, ed anche religiose, perché mira a servire tutti i popoli. Anche se possiede solide radici in una sua specifica storia, come ogni altra istituzione, il patriarcato ecumenico trascende le categorie storiche nella sua perenne missione di servizio che dura da 1 700 anni.
Nell’ambito della nostra missione di servizio nei confronti dell’ambiente abbiamo, fino ad oggi, sponsorizzato sette simposi scientifici che riuniscono una varietà di discipline. La genesi della nostra iniziativa è stata sull’isola che ha dato all’umanità l’Apocalisse, il Libro delle rivelazioni: l’isola sacra di Patmos nel Mar Egeo. Ed è stato nell’Egeo che nel 1995 abbiamo dato avvio ad un ambizioso programma di integrazione delle attuali conoscenze scientifiche sul mare con la visione spirituale dell’acqua da parte delle religioni, in particolare rispetto ai mari del mondo. Da Patmos, nel 1995, abbiamo attraversato il Danubio, il Mare Adriatico, il Mar Baltico, il Rio delle Amazzoni, il Mare Artico (nel settembre scorso), e ora stiamo preparandoci a navigare, l’anno prossimo, sia il Nilo in Egitto che il Mississipi negli Stati Uniti.
Quello che cerchiamo di fare è non solo di sviluppare un dialogo costante che sia utile per affrontare le esigenze pratiche, ma che serva anche ad approfondire al consapevolezza umana. Mentre ci sforziamo di trovare delle risposte ai problemi e alle crisi ecologiche, conduciamo i partecipanti ad una più estesa comprensione di sé stessi come appartenenti e in relazione ad un insieme più vasto. Miriamo alla visione dell’ecosfera dell’esistenza umana non come oggetto da controllare ma come nostro compagno in un percorso di crescita e miglioramento. Come scrive l’apostolo Paolo, la cui bimillenaria eredità è celebrata quest’anno dalla Chiesa ortodossa e da quella Cattolica romana, in una delle sue più famose epistole, l’Epistola ai romani: “Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto”.
Ogni ecosistema di questo pianeta è come una nazione, limitato per definizione ad un unico luogo. L’estuario non è la tundra, la savana non è il deserto. Ma come tutte le culture, ogni ecosistema produce effetti che vanno molto oltre i suoi confini naturali, o nel caso delle culture, nazionali. E quando ci rendiamo conto del fatto che ogni ecosistema è parte dell’ecosfera abitata da tutti gli esseri viventi sulla faccia della terra, allora possiamo capire la interconnessione esistente tra tutte le cose, la potente comunione che unisce tutta la vita, e la nostra vera interdipendenza gli uni dagli altri. Senza questa comprensione, prendiamo la strada di un “ecocidio”, l’autodistruzione dell’unica ecosfera che sostiene tutta l’esistenza della razza umana.
E’ così che noi siamo davanti a voi qui oggi a celebrare questo Anno del dialogo interculturale, a portare parabole dal mondo naturale per affermare i vostri trascendenti valori umani. In quanto istituzione, il patriarcato ecumenico ha vissuto per secoli come un ecosistema relativamente piccolo all’interno di una cultura enormemente più grande. Sulla base di questa lunga esperienza, permetteteci di indicare gli aspetti pratici più importanti per consentire la riuscita del dialogo interculturale.
Innanzi e prima di tutto, ci vuole rispetto per i diritti di qualsiasi minoranza che si trovi all’interno di una maggioranza. Se e quando i diritti della minoranza sono rispettati, la società sarà in larga misura giusta e tollerante. In qualsiasi cultura, ci sarà sempre una parte dominante – che questo predominio sia basato sulla razza, sulla religione o su qualunque altra categoria. La segmentazione è inevitabile nel nostro mondo così diversificato. Quello che vogliamo è porre fine alla frammentazione! Le società che sono costruite sull’esclusione e sulla repressione non possono durare. O, come ha detto il divino Principe della pace Gesù Cristo: Ogni regno diviso contro sé stesso è condotto alla desolazione; e ogni città o casa che è divisa contro sé stessa non rimarrà in piedi.
Il nostro consiglio per tutti è di riconoscere che solo quando faremo nostra la pienezza della nostra presenza condivisa nell’ecosfera dell’esistenza umana saremo in grado di affrontare la “diversità” degli altri intorno a noi, maggioranza o minoranza che siano, con un vero senso della consanguineità della famiglia umana. Allora non vedremo più lo straniero in mezzo a noi come un estraneo, ma come un fratello o sorella nella famiglia umana, la famiglia di Dio. San Paolo parla eloquentemente e concisamente delle relazioni pan-umane e della fratellanza quando si rivolge agli ateniesi del primo secolo.
Ecco perché l’Europa deve portare la Turchia nel suo progetto e perché la Turchia deve promuovere il dialogo interculturale e la tolleranza per poter essere accettata nel progetto europeo. L’Europa non deve considerare aliena da sé nessuna religione che sia tollerante degli altri e che sappia rispettare gli altri. Le grandi religioni, come anche il progetto europeo, possono essere una forza che trascende il nazionalismo e può trascendere persino il nichilismo e il fondamentalismo, concentrando l’attenzione dei suoi fedeli su quello che ci unisce come esseri umani e promuovendo un dialogo su quello che ci divide.
Dal nostro paese, la Turchia, noi percepiamo il benvenuto ad un nuovo partner economico e commerciale, ma sentiamo anche l’esitazione nell’accogliere da uguale un paese che è predominantemente islamico. Eppure l’Europa ha milioni di musulmani che sono venuti qui da tutte le provenienze e per tutti i motivi; proprio come l’Europa sarebbe piena di ebrei se non fosse stato per gli orrori della Seconda guerra mondiale.
Infatti, non sono solo i non cristiani che l’Europa deve incontrare, ma anche i cristiani che non rientrano nelle categorie del cattolicesimo o del protestantesimo. La risorgenza della Chiesa ortodossa in Europa orientale dopo la caduta della cortina di ferro ha suscitato davvero meraviglia in tutto il mondo. La segmentazione dell’Europa orientale ha portato in molti luoghi alla frammentazione. Non solo il centro non tiene; lo si può appena distinguere. Con questo processo, con gli Stati nazione che cercano di ristabilirsi, è stata la fede cristiana ortodossa a risollevarsi, anche al di sopra degli indicatori economici, raggiungendo un nuovo sviluppo che nessuno avrebbe potuto prevedere solo vent’anni fa.
Uno dei ruoli vitali del nostro patriarcato ecumenico è di assistere il processo di crescita e di espansione che si sta verificando nei paesi di tradizione ortodossa, facendo da punto di riferimento come norma canonica per la Chiesa ortodossa in tutto il mondo, composta di oltre 250 milioni di persone. Cari amici, desidero informarvi che il prossimo mese, in ottobre, tutti i capi dei patriarcati ortodossi e delle chiese autocefale si riuniranno su nostro invito a Istanbul per discutere dei nostri problemi comuni e per rafforzare l’unità e la cooperazione panortodossa. Allo stesso tempo, celebreremo insieme i duemila anni dalla nascita dell’apostolo delle nazioni, San Paolo.
Attualmente nella Città (Istanbul) c’è grande gioia ed entusiasmo per la preparazione della sua celebrazione come Capitale europea della cultura dell’anno 2010. La Città, con la sua lunga storia, è stata un crocevia per la riunione di popoli ed un luogo di coabitazione di religioni e culture diverse. Nell’ultima settimana abbiamo preso parte ad un pranzo offerto dal primo ministro turco in onore del primo ministro spagnolo. Come tutti sanno, sono entrambe co-sponsor dell’alleanza delle civiltà sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Abbiamo potuto ascoltare i loro meravigliosi discorsi, che esprimevano piena armonia con lo spirito diacronicamente tollerante della nostra Città.
E adesso, cari amici, consentiteci di concludere in lingua francese in onore alla presidenza francese ed anche perché questa settimana, credo venerdì prossimo, voi celebrerete la Giornata europea delle lingue.
(FR) Eccellenze, onorevoli membri del Parlamento europeo, il patriarcato ecumenico ribadisce il proprio desiderio di fare tutto quello che è in suo potere per contribuire alla pace e alla prosperità nell’Unione europea. Siamo pronti ad unirci a voi in altri sedi di dialogo costruttivo come quello di oggi e porgeremo un orecchio attento ai problemi che si presenteranno.
E’ in questo spirito che il nostro patriarcato ha coltivato e alimentato un significativo dialogo con l’Islam e con l’ebraismo negli ultimi 25 anni. Abbiamo avuto molti incontri bilaterali e trilaterali. In questo contesto, ci riuniremo all’inizio di novembre ad Atene per riprendere per la dodicesima volta il dialogo accademico con l’Islam.
Insieme a queste discussioni, noi proseguiamo i nostri colloqui teologici con le chiese cattolica romana, anglicana, luterana e riformista e con le antiche chiese orientali: armena, copta, eccetera. Alla fine di ottobre, su invito del Papa, avremo l’opportunità, anzi il privilegio, di parlare davanti alla dodicesima assemblea ordinaria del sinodo mondiale dei vescovi in Vaticano.
Ciò dovrebbe illustrare come il patriarcato ecumenico sia estremamente attivo nel dialogo ecumenico e cerchi di dare un contributo ad una migliore comprensione tra i popoli, per la riconciliazione, la pace, la solidarietà e si sforzi di lottare contro il fanatismo, l’odio e tutte le forme del male.
Vi ringraziamo per questa opportunità concessaci di rivolgerci alla vostra Assemblea per la seconda volta, e invochiamo l’infinita benedizione di Dio su tutte le vostre giuste imprese.
Permettetemi di presentare da questo esimio pulpito i miei migliori auguri ai musulmani di tutto il mondo in prossimità della grande festa del Ramadan, ed anche agli ebrei alla vigilia del Rosh Hashanah. Siamo tutti fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre celeste e, su questo meraviglioso pianeta, per il quale siamo tutti responsabili, c’è posto per tutti, ma non c’è posto per la guerra o per coloro che si uccidono gli uni con gli altri.
Ancora una volta, grazie con tutto il nostro cuore per il grande onore e il privilegio che ci avete concesso oggi.
(L’Assemblea, in piedi, applaude lungamente)
Presidente . - Sua Santità, il Parlamento europeo la accoglie con un’ovazione per mostrare il suo grande apprezzamento del suo intervento. Lei ci ha parlato di pax, di pace per la famiglia umana e per il creato. La pace è il punto più alto del rispetto della dignità umana.
Non è necessario essere d’accordo con ogni fede esistente, e non è necessario accettare ogni opinione. Quello che è necessario, però, è il rispetto dei nostri simili, uomini e donne. Questo rispetto è l’essenza della dignità umana, ed è l’essenza della tolleranza.
In questo spirito, le esprimiamo di nuovo i nostri più sinceri ringraziamenti per il contributo che ha voluto dare all’Anno europeo del dialogo interculturale. E’ un contributo prezioso alla comprensione tra i popoli del nostro continente e del mondo, e promuove la riconciliazione, la pace e la libertà.
Malcolm Harbour, relatore. − (EN) Signor Presidente, so che a questo punto un lungo intervento non risulterebbe gradito e dal momento che i due correlatori assieme ai quali ho lavorato a stretto contatto hanno fatto dichiarazioni brevi voglio conformarmi allo spirito della squadra.
Desidero solamente sottolineare che gli ulteriori emendamenti nella relazione sono dovuti al fatto che la mia commissione ha voluto essere più ambiziosa e apportare migliorie alla proposta della Commissione. Chiedo il vostro sostegno per far sì che i consumatori possano avere fiducia ed essere ben informati in materia di comunicazione elettronica, oltre ad essere consapevoli e sicuri che i loro dati personali saranno tutelati.
Vorrei ringraziare tutti i colleghi della commissione che hanno collaborato alla stesura di alcuni emendamenti di ampio compromesso che approveremo oggi. Desidero inoltre ringraziare in modo particolare l’onorevole Alvaro e la commissione per le libertà civili, assieme ai quali abbiamo lavorato a stretto contatto, per il loro apporto alla direttiva sulla vita privata e le comunicazioni elettroniche. Vorrei che l’Aula accordasse una larga maggioranza a questo documento in modo che si possa ottenere il meglio per i consumatori europei nel corso dei negoziati con la Commissione ed il Consiglio.
− Dopo la votazione:
Viviane Reding, membro della Commissione . − (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare i relatori per l’eccellente lavoro svolto. Il loro compito non è stato facile: hanno fatto miracoli e hanno tutta la mia ammirazione. Voglio inoltre ringraziare gli onorevoli deputati del Parlamento europeo per il forte segnale che hanno trasmesso con il voto odierno. La votazione ha segnalato alle compagnie telefoniche e anche ai 500 milioni di consumatori europei che esiste un mercato unico aperto e competitivo.
Ieri la Commissione ha dovuto proporre nuove norme per far fronte all’eccessivo costo dei messaggi di posta elettronica e del roaming nell’Unione. Tali proposte forniranno una cura rapida a uno dei sintomi più evidenti della mancanza di un mercato unico per le telecomunicazioni, di cui sia le società che i consumatori stanno facendo le spese. Oggi il Parlamento europeo ha fatto un importante passo avanti proponendo di risolvere il problema una volta per tutte, alla radice, eliminando la frammentazione e spianando la strada ad un mercato unico a livello normativo.
In particolare accolgo con favore il voto del Parlamento europeo, dopo un acceso dibattito – e probabilmente sorprendendo molti osservatori – a favore dell’istituzione di un’efficiente autorità europea di regolamentazione del settore delle telecomunicazioni che contribuirà a ravvicinare le autorità nazionali in materia e promuoverà un dialogo tra tali autorità e la Commissione. Questa decisione aiuterà a stabilire condizioni uniformi nella fornitura e nell’utilizzo dei servizi di telecomunicazione transfrontalieri in Europa. La nuova autorità di regolamentazione europea contribuirà ad aumentare sensibilmente la concorrenza transfrontaliera e la possibilità di scelta per i consumatori.
Ora, onorevoli deputati, occorre riunirci – Parlamento, Consiglio e Commissione – per mettere a punto e far funzionare entro il 2010 il pacchetto sulle telecomunicazioni. Non ci rimane molto tempo, e dobbiamo farlo concretamente. Occorre agire rapidamente, e la Commissione farà quanto in suo potere per agevolare l’avanzamento del progetto.
Sono convinta che il segnale dato oggi dal Parlamento oltrepassi i confini europei: è un segnale che verrà udito in tutto il mondo e dimostrerà che il mercato unico europeo delle telecomunicazioni è aperto alle imprese nell’interesse di un’industria forte e di un consumatore con maggiore potere. Vi ringrazio e vi faccio le mie congratulazioni.
(Applausi)
10.2. Accordo internazionale del 2006 sui legni tropicali (A6-0313/2008, Caroline Lucas)
10.3. Accordo internazionale sui legni tropicali
10.4. Priorità del Parlamento europeo per il programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2009
10.5. Preparazione del Vertice UE-India (Marsiglia, 29 settembre 2008)
– Prima della votazione sul paragrafo 20:
Emilio Menéndez del Valle (PSE). – (ES) Il mio gruppo desidera presentare un emendamento orale al paragrafo 20. In inglese tale paragrafo dovrebbe riportare, all’ultima riga:
(EN) “invita l’India e l’Unione europea, in particolar modo attraverso l’inviato speciale di quest'ultima per Birmania/Myanmar, di cooperare per fare in modo che la giunta militare birmana rilasci i prigionieri politici e rispetti i diritti dell'uomo”.
(L'emendamento orale è accolto)
– Prima della votazione sul paragrafo 25:
Roberta Angelilli (UEN). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, un emendamento orale all'inizio del paragrafo 25, vorrei aggiungere le seguenti parole: “condanna ogni atto di violenza contro le comunità cristiane e” e poi segue il testo originale, poiché in tutto il testo non è mai espressa una condanna esplicita di quanto avvenuto in Orissa, ma si utilizzano sinonimi dal significato molto più debole.
(L'emendamento orale non è accolto e alcuni deputati scandiscono lo slogan “L'Europa é cristiana, non mussulmana”)
Daniel Cohn-Bendit (Verts/ALE). – (FR) Signor Presidente, le chiedo di intervenire quando si alzano voci razziste che chiedono “un’Europa senza mussulmani”!
(Applausi)
Presidente. − In effetti l’onorevole Cohn-Bendit è intervenuto.
Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signor Presidente, alla fine ho votato a favore delle due relazioni sull’aggiornamento del sistema d’informazione Schengen. Desidero aggiungere, tuttavia, che credo ancora che l’applicazione degli accordi di Schengen abbiano reso i nostri confini una sorta di colabrodo facendoli diventare molto meno sicuri e meno controllati.
Dopo Schengen la nostra vulnerabilità è sicuramente rappresentata dall’anello più debole dei controlli alle frontiere esterne, e ciò crea problemi molto seri. Tuttavia, dato che il sistema esiste e continua ad esistere, ho naturalmente il dovere di garantire che i controlli vengano effettuati nel modo più efficiente possibile e che vi sia uno scambio di informazioni. Ecco perché ho votato a favore, ma ovviamente il mio voto non va interpretato come un consenso alla politica dei confini aperti dell’Unione europea.
Josu Ortuondo Larrea (ALDE). – (ES) Purtroppo, per ragioni al di fuori del mio controllo, non ho potuto prendere parte al dibattito di ieri sulla direttiva relativa agli organi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi, e desidero cogliere l’opportunità per esprimere la mia soddisfazione per l’approvazione della direttiva, con le raccomandazioni della commissione per i trasporti e il turismo, da parte del Parlamento.
Nella posizione comune adottata dal Consiglio, tuttavia, alcuni aspetti rimangono poco chiari e non vengono affrontati nel modo corretto. In primo luogo, dal momento che è responsabilità degli Stati di bandiera garantire la sicurezza delle navi, è necessario che le società per la classificazione delle navi, quando operano per conto delle amministrazioni nazionali, siano coperte dalle stesse garanzie giuridiche spettanti alle amministrazioni nazionali nel corso del loro operato.
In secondo luogo, credo che le responsabilità finanziarie in caso di incidente siano state adeguatamente chiarite. La posizione comune del Consiglio però non distingue in modo chiaro le tre possibili conseguenze degli incidenti – ovvero incidenti che causano delle vittime, che provocano danni a persone o che causano solamente danni materiali. Il Parlamento ha affrontato la questione e ha assicurato che questo punto verrà chiarito.
Spero che il Consiglio vorrà approvare la modifica.
Neena Gill (PSE). - (EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione in quanto credo che la creazione della concorrenza di cui l’industria europea delle comunicazioni elettroniche ha veramente bisogno richiederà molto tempo. Da troppo tempo le società di telecomunicazione britanniche lottano contro aziende in altre parti d’Europa perché esse sono di fatto gestite come monopoli. Il commercio dello spettro radio ha rappresentato una grossa fonte di reddito per il governo britannico, reddito che è stato reinvestito proficuamente. Il vantaggio di questa relazione è che introduce principi di servizio, tecnologia e neutralità che, rinunciando ad insistere sul servizio per il quale sono utilizzati gli spettri radio e sugli standard tecnologici utilizzati, si spingeranno oltre impedendo che grosse aziende dominino il mercato.
Nel Regno Unito la British Telecom non è più un’azienda statale di telecomunicazioni, ma un’azienda regolamentata di successo. Tuttavia nella mia circoscrizione sono ancora riscontrabili problemi legati alla predominanza di grosse aziende nella fornitura di servizi. Particolarmente problematiche sono le aree rurali, dove i consumatori rimangono svantaggiati in quanto non sono ritenuti abbastanza interessanti dal punto di vista commerciale da ricevere un’adeguata copertura ADSL. Spero che la determinazione della relazione di porre fine a queste disparità venga messa in atto.
Jan Březina (PPE-DE). – (CS) Sicuramente la mancanza di un ambiente competitivo efficace nel settore delle telecomunicazioni rende l’adozione di un nuovo quadro normativo una misura auspicabile e persino necessaria. Credo che la soluzione scelta apporterà sicuramente un contributo nell’ambito della separazione funzionale basata sul principio dell’impegno volontario. Ciascuno Stato membro sarà quindi in grado, alla luce della situazione locale, di applicare la separazione funzionale oppure mantenere lo statu quo. Io stesso ho delle riserve in merito alla separazione funzionale, sia perché non c’è abbastanza esperienza in materia, sia perché considero la concorrenza tra tipi diversi di reti, che le attività dell’Unione dovrebbero incoraggiare, più importante della concorrenza all’interno di un’unica rete. In alcuni casi, tuttavia, il regolamento si spinge troppo in là. Non posso, per esempio, accettare che la Commissione europea abbia il diritto di porre il veto sulle misure correttive adottate dalle autorità nazionali di regolamentazione nell’ambito dei loro mercati interni. L’interferenza della Commissione in questioni di interesse nazionale e non europeo è incompatibile con il principio della separazione dei poteri. Vorrei un quadro normativo equilibrato, che tenga conto delle necessità degli operatori e dei loro clienti, un quadro in cui non ci sia spazio per norme fini a se stesse, ma solo per norme che contribuiscano a migliorare la qualità e la disponibilità dei servizi di telecomunicazione.
Zuzana Roithová (PPE-DE). - (CS) Devo ammettere che mi hanno sorpreso le divergenze di opinione emerse nella discussione sul progetto di emendamento n. 138, laddove alcuni deputati non sono stati capaci di interpretare l’emendamento in base al testo. Come coautrice, desidero sottolineare che le disposizioni assicurano che gli utenti potranno essere scollegati da Internet unicamente con il consenso del comitato dei regolatori. I diritti degli utenti potrebbero, tuttavia, essere violati se ciò si renderà necessario nell’interesse della sicurezza generale. Il fondamentale diritto alla privacy dei consumatori non verrà violato bloccando o filtrando i contenuti senza il consenso delle autorità pubbliche competenti. Mi hanno fatto propendere per questa proposta alcuni fatti verificatisi in Francia, dove le pagine del ministero per gli Affari europei e alcune pagine di prenotazione ferroviaria sono state bloccate sulla rete pubblica del comune di Parigi a causa di un’errata valutazione del contenuto, ritenuto pornografico. Ringrazio gli onorevoli colleghi per avere sostenuto, alla fine, la nostra equilibrata proposta, e ringrazio la Francia per esservisi allineata.
Zuzana Roithová (PPE-DE). - (CS) Come relatore ombra mi fa piacere che l’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni (BERT), sulla base degli emendamenti approvati dal Parlamento europeo, stia facendo risparmiare ai contribuenti europei dieci milioni di euro all’anno. Contrariamente alla proposta della Commissione, è stato istituito un organo snello e più flessibile che sta usufruendo dei vantaggi del mercato unico, salvaguardando al contempo l’indipendenza delle autorità nazionali in materia di telecomunicazioni. Sono lieta che, grazie alla mia iniziativa, la posizione delle associazioni dei consumatori si sia rafforzata. Ho dato il mio sostegno anche al largo consenso sulla questione del finanziamento del bilancio dell’organo, ma desidero nuovamente sottolineare i rischi che potrebbero derivare dalla differenziazione dei contributi degli Stati membri. Questa misura potrebbe portare ad uno squilibrio nell’influenza degli Stati membri, ed in particolare di quelli più grandi, sui processi decisionali in materia di regolamenti transfrontalieri per le proprie telecomunicazioni.
Miroslav Mikolášik (PPE-DE). - (SK) Desidero innanzi tutto ringraziare il relatore per l’approccio coerente con cui ha lavorato, per tanti anni, al quadro del pacchetto legislativo in materia di comunicazioni elettroniche; nella votazione odierna ho sostenuto la sua relazione.
Il pacchetto sulle telecomunicazioni rappresenta un aggiornamento necessario alle normative attuali, con particolare riguardo alla tutela della privacy degli individui e dei dati personali, che rappresenta uno dei principali obiettivi della proposta. Ho sostenuto che gli aspetti relativi alla tutela dei dati e alla sicurezza debbano essere intesi in un contesto più ampio di quello esclusivamente europeo, dal momento che i servizi di telecomunicazione e i fornitori di servizi Internet hanno sede in tutto il mondo e processano i dati personali dell’ambito di diversi sistemi giuridici.
Ho anche sostenuto la proposta di migliorare e rafforzare i diritti dei consumatori, con particolare riguardo ad una maggiore informazione e trasparenza relativamente ai prezzi e ai termini e alle condizioni di utilizzo dei servizi di telecomunicazione. Ho infine accolto favorevolmente i tentativi del progetto di relazione di agevolare e migliorare l’accesso dei disabili alle comunicazioni elettroniche.
Zuzana Roithová (PPE-DE). - (CS) Signor Presidente, la relazione appena approvata è collegata alla mia relazione di un anno fa sulla fiducia dei consumatori nell’ambiente digitale, e accolgo quindi con favore il fatto che i diritti degli utenti finali e dei consumatori ne escano notevolmente rafforzati. Mi fa particolarmente piacere che siamo stati in grado di trattare in un solo giorno questioni quali la portabilità del numero, liberando in tal modo il rigido mercato degli operatori di telefonia mobile, e il numero di emergenza 112, che fornirà l’ubicazione del chiamante salvando in tal modo molte vite umane. La relazione include molti miglioramenti, tra cui i seguenti: il numero europeo 116 non sarà più attivo solo per casi di bambini scomparsi, ci sarà una maggiore trasparenza in ordine a contratti e prezzi, sarà più semplice e più rapido chiudere un contratto, tutti gli utenti potranno accedere con maggior facilità ai software di protezione, ai disabili verrà garantita parità d’accesso e lo spam verrà definito con maggior precisione.
Zuzana Roithová (PPE-DE). - (CS) Onorevoli deputati, desidero esprimere il mio dissenso su una questione che non è stata risolta nel corso della discussione di ieri con la Commissione, ovvero la base giuridica per l’approvazione dell’accordo internazionale in materia di disboscamento sostenibile e legittimo dei legni tropicali. Credo fermamente che tale questione richieda l’approvazione del Parlamento, e non solo la sua consultazione. L’accordo è carente, ma al momento non abbiamo nient’altro e sono quindi lieta che il documento sia stato approvato oggi con tanta chiarezza. Noi manteniamo la nostra ferma posizione di condanna allo sfruttamento incontrollato delle foreste tropicali, ma temo che, poiché non è stato possibile introdurre requisiti ambientali nella politica commerciale europea, in Europa continueranno a riversarsi milioni di tonnellate di legni tropicali sottocosto. Questo è un paradosso, visto che siamo tanto orgogliosi di portare avanti la causa della riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale. Qui c’è qualcosa che non torna; forse la mano sinistra non sa cosa sta facendo la destra o viceversa.
− Risoluzione del Parlamento europeo sul programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2009 (RC B6-0420/2008)
Peter Baco (NI). - (SK) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sul programma legislativo e di lavoro per il 2009 nel suo complesso.
A mio parere la decisione di sostenere le misure del Parlamento europeo per stabilizzare i mercati finanziari nel corso dell’attuale crisi finanziaria è particolarmente positiva. Ritengo, tuttavia, che questo programma non tenga in alcun conto la sicurezza degli alimenti, un aspetto che dovrà essere affrontato con misure concrete e non solo con espressioni di rammarico.
Un elemento particolarmente importante sta nel massimizzare il potenziale agricolo dei nuovi Stati membri dato che le attuali discriminazioni della politica agricola comune stanno portando ad un grave deterioramento dell’agricoltura in tali paesi.
Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signor Presidente, le raccomandazioni del Parlamento sul programma di lavoro della Commissione europea per il 2009 sono state in generale molto ferme. Tuttavia ci si saremmo aspettati che il Parlamento, per il tramite degli incaricati di nomina politica della Commissione europea, incitasse al rispetto della legalità e della democrazia in Europa.
Cosa significa questo in pratica? Farò due esempi: in primo luogo, per carità, significa rispetto per la decisione del popolo irlandese, una decisione che indubbiamente esprime i desideri di una larga fetta di cittadini europei che non ha avuto nemmeno l’opportunità di pronunciarsi contro il trattato di Lisbona: respingiamo, quindi la costituzione europea mascherata.
In secondo luogo, cosa più importante, significa fermare i negoziati di accesso della Turchia per i quali manca, nel modo più assoluto, una base democratica. Naturalmente sappiamo già da molto tempo che ai burocrati dell’Unione europea non importano i desideri dei cittadini, anche se questi, con le loro tasse, finanziano il loro lussuoso stile di vita.
– Risoluzione del Parlamento europeo sulla preparazione del Vertice UE-India (Marsiglia, 29 settembre 2008) (RC B6-0426/2008)
Bogdan Pęk (UEN). - (PL) Signor Presidente, durante la votazione su questa risoluzione abbiamo assistito ad un fatto increscioso quando è stato respinto un emendamento orale, ovvero quando è stata respinta la richiesta dell’onorevole Schulz, uno dei principali paladini dei diritti dell’uomo e sostenitore della non-discriminazione. Anche l’onorevole Cohn-Bendit, ben noto per essere favorevole a una strenua difesa dei diritti dell’uomo, vi ha partecipato. Siamo tutti pienamente consapevoli degli spaventosi fatti e dei continui spargimenti di sangue che si verificano in India. Ebbene, sono stati proprio dei cristiani ad essere colpiti, e non capisco quindi dove possa avere origine questa nuova forma di razzismo manifestata da politici europei di spicco. Non riesco a capire come queste persone possano respingere un emendamento alla relazione tanto chiaro proprio in quest’Aula. In fondo, il Parlamento dovrebbe fondarsi sulla difesa dei diritti umani e sul principio di non-discriminazione, e credo che la questione possa offrire molti spunti di riflessione al Parlamento e ai cittadini in generale.
Jo Leinen (PSE). - (DE) Signor Presidente, ho votato contro la risoluzione sul Vertice UE-India non perché sono contrario ad una cooperazione con l’India. In quanto co-presidente di Friends of India in Parlamento, sono ovviamente favorevole a rafforzare la cooperazione con quel paese. Ritengo tuttavia che questa risoluzione sia soltanto un elenco di argomenti a cui potremmo eventualmente pensare in relazione a questo enorme paese.
Ne è un esempio significativo il paragrafo 29, nel quale chiediamo alla Commissione una relazione sulla situazione dei diritti umani in India e sugli esiti del relativo dialogo tra Unione e India. Ciononostante, vi sono anche numerosi paragrafi che fanno riferimento a specifici gruppi di popolazione, come i cristiani in Orissa, i mussulmani in Kashmir e i dalit in altre parti del paese. Per questo motivo le affermazioni del precedente oratore sono assurde, dal momento che la risoluzione cita spesso l’argomento.
Penso che per tutto c’è un tempo e un luogo appropriati. Immaginate per un momento che il parlamento indiano stia per adottare una risoluzione sulla condizione dei rom nella repubblica ceca, degli ungheresi in Slovacchia e dei russi in Estonia e Lituania. Non siamo abbastanza maturi da concentrarci sulle questioni più importanti, ma ci lasciamo distrarre da lunghi elenchi di questioni di ogni tipo, e ciò in realtà restringe la nostra influenza. So che per questo non veniamo presi sul serio.
E’ per questo motivo che ho votato contro la risoluzione, anche se è un peccato in considerazione dell’importanza del nono vertice. In quest’Aula si è parlato di riforme, ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno, ma dobbiamo anche pensare a riformare il testo di questo tipo di risoluzione.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) La relazione dell’onorevole Botopoulos sulla modifica dell'articolo 121 del regolamento del Parlamento europeo sui ricorsi davanti alla Corte di giustizia tratta di una piccola modifica delle procedure parlamentari e quindi ho votato a favore delle raccomandazioni ivi contenute.
Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Ho votato a favore della relazione sulla modifica dell'articolo 121 del regolamento del Parlamento europeo sui ricorsi davanti alla Corte di giustizia e l’ho fatto perché l’argomento in questione esemplifica il rispetto del principio della legalità.
L’articolo 121, paragrafo 3 del regolamento stabilisce che il presidente presenta ricorso alla Corte di giustizia a nome del Parlamento, conformemente a una raccomandazione della commissione competente. Questa norma si riferisce esplicitamente ed esclusivamente ai ricorsi davanti alla Corte. Non è infatti possibile dare un’interpretazione più ampia della disposizione e applicarla a casi di natura diversa presentati davanti alla Corte. La disposizione si applica solo ai casi di presentazione di una contestazione (per esempio sull’abrogazione di un atto giuridico) laddove il Parlamento avvia un ricorso.
Al fine di garantire certezza e completezza giuridica, il relatore ha giustamente proposto di aggiungere un nuovo paragrafo all’articolo 121, che andrebbe a tutelare la consueta pratica in base alla quale il presidente del Parlamento europeo presenta i propri commenti alla Corte e può comparire al cospetto della Corte su richiesta della commissione giuridica. L’emendamento proposto stabilisce una procedura da seguire qualora emerga una divergenza di opinione tra il presidente e la commissione competente, e grazie a questo emendamento la procedura attualmente seguita avrà un fondamento giuridico democratico.
Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. − (PL) Desidero esprimere il mio disappunto per il fatto che, nonostante il sistema d’informazione Schengen, il SIS, sia una questione molto importante per i cittadini dell’Unione europea, è stato incluso nella procedura di consultazione in base alla quale il Parlamento si limita a presentare le proprie opinioni, che non sono vincolanti per il Consiglio.
Il sistema d’informazione Schengen attualmente simboleggia un’Europa senza frontiere a tutela di un’area di libertà, sicurezza e giustizia nell’Unione; ha creato una possibilità di cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale nei vecchi Stati membri e ha consentito la costituzione di un unico database di persone ed entità. Il SIS costituisce inoltre uno strumento particolarmente importante nel rilascio di visti e permessi di soggiorno. Quando i 12 nuovi Stati membri sono entrati a far parte dell’Unione si è resa necessaria la loro inclusione nel sistema d’informazione Schengen, e il sistema d’informazione Schengen SIS II ha risposto a tale necessità. Si tratta di un sistema di nuova generazione che copre tutti gli Stati membri e consente una raccolta completa di dati, inclusi quelli biometrici e le informazioni sui mandati d’arresto europei.
L’Unione deve ora affrontare la delicata operazione della migrazione di tutti i dati nel nuovo sistema d’informazione Schengen, SIS II, operazione questa particolarmente necessaria ma anche complicata. Chiedo quindi che ciò avvenga con attenzione e cautela. Non si deve permettere che i dati raccolti nel cosiddetto vecchio sistema trapelino e cadano in mani non autorizzate. I dati devono essere trattati in modo sicuro perché da questi dipendono la sicurezza dei cittadini europei e degli Stati membri.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Stiamo facendo quanto in nostro potere per consentire che le persone possano davvero circolare liberamente all’interno dell’Europa e riteniamo che “l’area Schengen” (che non comprende tutti i paesi dell’Unione né tantomeno tutti i paesi europei), nonostante abbia rimosso le barriere tra i paesi partecipanti, stia in realtà rafforzando le barriere con altri paesi (in particolare con paesi con i quali il Portogallo ha legami storici).
Detto questo, non possiamo ignorare che, prendendo a pretesto la “libertà di circolazione”, si stanno costituendo un sistema informativo e dei database che vanno ben oltre il proprio obiettivo e sono inclusi in uno degli strumenti centrali (o “struttura portante”) dell’offensiva sulla sicurezza (condotta dall’Unione europea) e della progressiva “comunitarizzazione” della giustizia e degli affari interni, settori questi che sono al centro della sovranità degli Stati membri.
In altre parole, non possiamo accettare la proposta della presidenza del Consiglio, ovvero l’istituzione del sistema prima della definizione dei suoi obiettivi. Si tratta di un aspetto particolarmente importante dal momento che gli obiettivi sono stati fissati molto tempo fa (introduzione del mandato d’arresto europeo e dei dati biometrici, accesso per nuove entità, inclusa la condivisione di dati con paesi terzi, e così via).
Come abbiamo già sottolineato in precedenza, queste misure rappresentano una minaccia alla tutela dei diritti, delle libertà e delle garanzie dei cittadini.
Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) Leggendo la relazione nasce spontanea la domanda: si sta forse introducendo un sistema di “seconda generazione” per porre rimedio al fatto che il sistema d’informazione Schengen di “prima generazione” non ha funzionato, o perlomeno non è stato un mezzo efficace ai fini della tutela della sicurezza all’interno dell’area Schengen?
Purtroppo no. Il sistema di seconda generazione altro non è che la versione aggiornata di un sistema già difettoso.
In base ai dati forniti dalla Commissione, 400 000 immigrati clandestini attraversano ogni anno i confini dell’Unione. Anche se i dati biometrici fossero presto disponibili e pronti ad essere utilizzati per la creazione di archivi per l’espulsione degli immigrati clandestini già registrati, l’Unione europea non potrebbe mettere fine alle immigrazioni di massa che avvengono lungo le nostre coste e i nostri confini di terra data la mancanza di controlli ai confini interni ed esterni da parte degli Stati membri.
Il sistema d’informazione Schengen sarà solamente uno strumento inutile finché saranno in vigore i pericolosi accordi di Schengen.
Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) L’introduzione del nuovo sistema d’informazione Schengen, il SIS II, ha dovuto essere rimandata varie volte per difficoltà finanziarie. In quel periodo i nuovi Stati membri dell’Europa orientale, per esempio, avevano dovuto affrontare grossi problemi ai loro confini e avevano insistito per avere un “programma temporaneo”. Probabilmente fu una scelta saggia vista la situazione di quel periodo, ma ha senza dubbio portato ad un aumento dei costi da sostenere.
Le esperienze con l’attuale modello del sistema d’informazione Schengen sembrano essere positive, anche se sul lungo periodo il programma dovrà essere ulteriormente sviluppato. Soluzioni temporanee improvvisate possono tuttavia creare problemi alla sicurezza, ed è per questo che ho respinto la proposta di introduzione della versione improvvisata, dal momento che credo sia prematura.
− Raccomandazione per la seconda lettura relazione Sterckx (A6-0334/2008)
Jim Higgins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) In relazione agli emendamenti nn. 1, 3, 4, 5, 6, e 7 della relazione, i colleghi del PPE-DE e io abbiamo votato contro oppure ci siamo astenuti, per manifestare la nostra preoccupazione in merito al potere dell’autorità indipendente e al campo d’azione della direttiva che metterebbero a repentaglio la competenza degli Stati membri in taluni settori. Appoggiamo pienamente il senso generale della direttiva e ci auspichiamo che venga raggiunto un buon accordo tra il Parlamento e il Consiglio.
Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) L’Europa vuole tutelarsi dagli incidenti marittimi e dall’inquinamento di mari e oceani e ce ne rallegriamo. I recenti e terribili incidenti, dal naufragio della Prestige e dell’Erika, ci ricordano non solo che il nostro dovere di prestare attenzione e monitorare la sicurezza delle navi, ma anche le nostre responsabilità in caso catastrofi ambientali.
Nella proposta di direttiva andrebbe inoltre inserito uno speciale riferimento alle inchieste condotte dopo un incidente. E’ la prima volta che viene raggiunto un accordo sulla necessità di un ente investigativo incaricato di decidere, in completa autonomia e imparzialità, se aprire o meno un’inchiesta per determinare le cause e le circostanze dell’incidente. Le intenzioni sono buone, e speriamo non vengano accantonate a fronte degli enormi interessi finanziari in gioco.
Vincent Peillon (PSE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione del collega belga, l’onorevole Sterckx, sul regolamento del traffico marittimo. Dopo il naufragio dell’Erika nel 1999 e della Prestige nel 2002, stiamo aspettando invano soluzioni a livello europeo che garantiscano che tali catastrofi non abbiano a ripetersi mai più. Lungi dal diminuire, il rischio aumenta ogni giorno di più, e nei prossimi trent’anni è previsto un aumento del traffico marittimo.
Nonostante questa preoccupante previsione, la maggior parte degli Stati membri ha rapidamente fatto “affondare” le principali misure proposte dalla Commissione e sostenute dai socialisti europei. Una questione che è scomparsa è quella relativa alla polizza assicurativa, basata su garanzia finanziaria, che avrebbe agevolato il risarcimento delle vittime delle catastrofi in mare.
Approvare questa relazione significa opporsi al cinismo e alla mancanza di responsabilità degli Stati. Il Parlamento può andar fiero della propria unità perché, con il voto odierno, dimostra che si sta impegnando senza riserve affinché le acque europee siano più sicure e meno inquinate.
− Raccomandazione per la seconda lettura relazione Kohlíček (A6-0332/2008)
Jim Higgins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I colleghi irlandesi del PPE-DE e io ci siamo astenuti dal voto sugli emendamenti alla relazione Kohliček e perché preoccupati dall’impatto della suddivisione tra indagini di tipo tecnico e penale e i problemi che questa creerebbe per la legge irlandese. Condividiamo tuttavia lo spirito generale di questa e di tutte le relazioni su argomenti marittimi approvate nella seduta plenaria di oggi.
Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Come rappresentante della Scozia, riconosco l’importanza del trasporto marittimo e credo che questo settore abbia un immenso potenziale di sviluppo futuro. Ritengo quindi essenziale che vengano adottate misure adeguate per garantire la massima sicurezza in mare e per prevenire gli incidenti. Accolgo quindi con favore questo pacchetto che servirà da misura preventiva al ripetersi di incidenti.
− Raccomandazione per la seconda lettura relazione Costa (A6-0333/2008)
Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) La relazione Costa tratta questioni importanti per tutte le regioni marittime. Credo sia essenziale che l’Unione europea si impegni seriamente a migliorare le norme in materia di sicurezza in mare e che al contempo non imponga oneri poco realistici ai vettori marittimi. Sono pienamente d’accordo sul fatto che le autorità nazionali e portuali rivestano un ruolo vitale nell’individuazione dei rischi di questo settore, e sono nel complesso soddisfatto delle misure adottate oggi in aula.
− Raccomandazione per la seconda lettura relazione Vlasto (A6-0335/2008)
Jim Higgins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io e i miei colleghi irlandesi del PPE-DE ci siamo astenuti dalla votazione sulla relazione relativa al controllo da parte dello Stato di approdo in quanto temiamo che gli emendamenti presentati possano minare e complicare il memorandum d’intesa di Parigi. Riteniamo sia meglio affrontare la questione degli Stati di bandiera in una direttiva separata, e che l’inclusione degli emendamenti in materia complicherebbero inutilmente la direttiva in oggetto.
Dominique Vlasto (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Con il nostro voto odierno abbiamo ricordato al Consiglio che il pacchetto Erika III è un tutt’uno e che deve essere esaminato come tale. Questo è il motivo per cui abbiamo appoggiato l’inclusione degli emendamenti alla relazione Savary nella mia relazione sul controllo da parte dello Stato di approdo. Tornando alle nostre posizioni di prima lettura, ci siamo rifiutati di seguire l’idea del Consiglio di abbandonare le due importanti proposte su Stati di bandiera e responsabilità civile degli armatori, per le quali non abbiamo ricevuto posizioni comuni.
Va ricordato che la presidenza francese, che ha lavorato con tenacia e si è impegnata con costanza per trovare una soluzione al problema, ha convinto il Consiglio a riprendere i lavori sulle due proposte mancanti. Sono certa che la presidenza riuscirà a sbloccare la situazione e che la procedura di conciliazione porterà ad un accordo generale sul pacchetto Erika III. Mi auguro che la procedura possa essere avviata senza ritardi in modo da giungere ad una conclusione entro la fine dell’anno. La sicurezza marittima deve rimanere una priorità nell’agenda politica europea, ed è con questa intenzione che continuerò ad appoggiare le nostre proposte.
− Raccomandazione per la seconda lettura relazione de Grandes Pascual (A6-0331/2008)
Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE), per iscritto. – (SV) I moderati sono sostanzialmente a favore della proposta di direttiva relativa alle disposizioni e alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi, e hanno votato a favore anche in prima lettura, nell’aprile del 2007.
In vista della seconda lettura, la commissione per i trasporti e il turismo ha deciso di includere nella direttiva lunghi stralci della proposta di direttiva sulla conformità con i requisiti degli Stati di bandiera che era stata respinta dal Consiglio.
La direttiva sulla conformità ai requisiti degli Stati di bandiera è stata un tentativo di allargare le competenze comunitarie ad un’area dove esistono già disposizioni dell’ONU. Abbiamo già votato contro tale allargamento in prima lettura, nel marzo del 2007, e quindi non sosteniamo nemmeno questo espediente per introdurre le stesse norme come parte di una direttiva sulle disposizioni e le norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi. Abbiamo quindi deciso di votare contro la relazione dell’onorevole de Grandes Pascual.
− Raccomandazione per la seconda lettura relazione de Grandes Pascual (A6-0330/2008)
Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) Sono favorevole alla direttiva parlamentare in oggetto in materia di organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e anche alle altre direttive del Parlamento che, assieme a questa, formano il pacchetto marittimo.
La questione dei due dossier “mancanti” sulla responsabilità civile e sugli Stati di bandiera deve essere risolta, in un modo o nell’altro, dal Consiglio, ed è quindi importante che il Parlamento continui a fare pressione, includendo tali questioni nella relazione Sterckx sul monitoraggio del traffico marittimo, nella relazione Vlasto sul controllo da parte dello Stato di approdo e in questa relazione.
Molto lavoro è stato svolto e credo che l’accordo sui cinque dossier oggetto della votazione odierna possa essere raggiunto facilmente, ma senza la responsabilità civile e gli Stati di bandiera non saremo in grado di progredire. Il Consiglio deve trovare una soluzione per uscire dalla situazione di stallo perché altrimenti non potremo garantire un settore marittimo più sicuro ai cittadini dell’Unione europea.
Marie-Arlette Carlotti (PSE), per iscritto. – (FR) A seguito dei naufragi delle petroliere Erika e Prestige, i socialisti europei hanno portato avanti la lotta per il raggiungimento di una legislazione comunitaria di alto livello sulla sicurezza marittima.
Le sette relazioni sul terzo pacchetto in materia di sicurezza marittima rappresentano un passo decisivo verso il raggiungimento di questo obiettivo, sempre che il Consiglio non le svuoti di contenuti.
Fin dalla prima lettura, nel 2007, il Consiglio ha respinto gran parte delle raccomandazioni del Parlamento sulle altre cinque.
In seconda lettura, e dopo un bel po’ di lavoro sugli emendamenti, il Parlamento riconferma l’assoluta priorità da assegnare alla creazione di una politica marittima europea che preveda un alto livello di tutela in relazione a:
- il controllo degli Stati di bandiera;
- un sistema comunitario di monitoraggio del traffico marittimo;
- la responsabilità per le compagnie operanti nel settore passeggeri;
- gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi;
- la designazione di un’autorità competente indipendente per l’accoglienza delle navi in pericolo;
- l’applicazione del principio del “chi inquina paga” nel settore marittimo.
Questo messaggio al Consiglio ha il mio pieno sostegno.
Faccio appello a Nicolas Sarkozy e Dominique Bussereau affinché la presidenza francese provveda a dotare l’Europa di un settore marittimo che funga da modello per tutti.
Seán Ó Neachtain (UEN), per iscritto. – (GA) Poco tempo fa si è verificato un incidente che ha coinvolto un veliero a 30 chilometri al largo della costa francese. L’equipaggio e i passeggeri dell’Erika sono stati fortunati e sono usciti indenni dall’incidente, ma non devono ringraziare unicamente la fortuna: è stato grazie ad una squadra di soccorso francese che si sono salvati. Le unità investigative irlandese e francese hanno lavorato a stretto contatto nelle indagini sulle cause della catastrofe.
Il caso dell’Erika dimostra le conseguenze che possono avere le esitazioni dell’equipaggio nel richiedere aiuto. Come ha dichiarato l’autore delle relazioni, in caso di incidente, la vita delle persone che si trovano a bordo di una nave e la salvaguardia dell’ambiente non dovrebbero mai essere messe a repentaglio dalla mancata richiesta di aiuto al porto o alla squadra di soccorso più vicini .
In materia di sicurezza marittima occorre urgentemente avviare una cooperazione internazionale. Spero quindi che si possa trovare una soluzione sulla seconda lettura del pacchetto marittimo e sono lieto di dare il mio appoggio alle relazioni.
Šarūnas Birutis (ALDE), per iscritto. – (LT) L’obiettivo principale delle norme sui prodotti medicinali deve essere la tutela della salute nella nostra società. Questo obiettivo deve essere tuttavia perseguito tramite misure che non interferiscano con lo sviluppo dell’industria dell’Unione europea e con il commercio di prodotti medicinali. Nonostante le norme precedenti forniscano un elenco dei coloranti per alimenti, i singoli paesi hanno leggi diverse che regolamentano il loro utilizzo. Queste differenze possono ostacolare il commercio dei farmaci contenenti coloranti e per questo il regolamento deve essere corretto, in modo da dare maggiore chiarezza e da agevolare il lavoro di molte istituzioni.
Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Questa proposta cerca di modificare il quadro normativo delle comunicazioni elettroniche per migliorarne l’efficacia, assicurare un accesso più facile ed efficiente alle frequenze disponibili nello spettro radio e ridurre i costi amministrativi per l’applicazione delle norme.
I cittadini europei, se si trovano all’interno dell’Unione, dovrebbero disporre di servizi di comunicazione più efficienti e meno costosi sia quando usano telefoni cellulari, sia quando si connettono su banda larga a Internet o a televisioni via cavo.
Il nuovo sistema per lo spettro radio mira a promuovere investimenti in nuove infrastrutture e a consentire a tutti i cittadini di avere accesso alla banda larga.
Un mercato interno delle comunicazioni operante in modo corretto nonché un’economia competitiva della società dell’informazione che favorisca i consumatori e le imprese possono esistere solamente in concomitanza con l’applicazione uniforme di un quadro normativo sulle telecomunicazioni. Per questo motivo va rafforzato il ruolo coordinativo della Commissione, che deve operare a stretto contatto con le autorità nazionali di regolamentazione e con il nuovo Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni (BERT), in modo da rendere più uniformi sia le decisioni nazionali che hanno un impatto sul mercato interno sia l’imposizione di misure correttive.
Sono quindi a favore della relazione e dei principali emendamenti che mirano ad aumentare l’offerta ai consumatori rafforzando la concorrenza.
Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore della relazione de presentata dall’onorevole Trautmann sulle reti e i servizi di comunicazione elettronica perché, a mio parere, il quadro legislativo per le comunicazioni elettroniche deve essere migliorato per offrire al consumatore più scelta, una tutela migliore, un servizio meno costoso e una maggiore qualità.
Con la creazione di un nuovo Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni, il nuovo quadro legislativo fornirà una migliore tutela dei dati personali dei consumatori e un aumento della concorrenza, darà più scelta ai consumatori e renderà più chiari i termini contrattuali. Va inoltre sottolineato che il pacchetto agevolerà l’accesso dei disabili ai servizi di telecomunicazione.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Come altre risorse naturali, anche lo spettro radio è un bene pubblico ed è quindi un settore che deve continuare ad essere gestito pubblicamente affinché sia al servizio dell’interesse pubblico. Questo è l’unico modo di offrire beni pubblici essenziali allo sviluppo di una società dell’informazione per tutti. Questa è la ragione principale per cui siamo in disaccordo con la risoluzione approvata e abbiamo votato contro.
L’esperienza passata ha dimostrato che approcci combinati (politiche e mercato) hanno sempre finito con il soddisfare gli interessi dei gruppi economici piuttosto che quelli della gente, e lo stesso vale in relazione all’assegnazione dello spettro radio derivante dal passaggio al digitale, dove la priorità dovrebbe essere il valore sociale, culturale ed economico del servizio (un servizio pubblico migliore, banda larga wireless nelle zone poco servite, aumento dei posti di lavoro e così via) e non un incremento delle entrate pubbliche.
Riteniamo che la gestione dello spettro debba essere di esclusiva competenza degli Stati membri, anche se concordiamo su alcuni aspetti della risoluzione, poiché siamo consapevoli che lo spettro non ha confini e che un suo utilizzo efficace negli Stati membri, unitamente ad una coordinazione a livello comunitario, possono servire, in modo particolare, per lo sviluppo di servizi paneuropei e per la negoziazione di accordi internazionali. Non siano tuttavia d’accordo sull’idea di applicare il medesimo approccio alla politica commerciale.
Petru Filip (PPE-DE), per iscritto. − (RO) Il pacchetto sulle telecomunicazioni è uno dei più importanti presentati al Parlamento europeo in questa sessione, poiché uno dei principali pilastri della globalizzazione è proprio la comunicazione in tempo reale, sia nello spazio nazionale che in quello internazionale. La grande quantità di emendamenti è quindi dovuta ai differenti approcci dei 27 Stati membri, ciascuno con le proprie realtà nazionali. Nonostante le differenze di approccio emerse nel corso della discussione, ritengo che la relazione Trautmann rappresenti un passo avanti per tutto lo spazio europeo, anche se emendamenti quali i nn. 132 o 138 hanno dato origine ad accesi dibattiti. Credo che la versione attuale approvata dal Parlamento europeo assicuri un approccio comune nello sviluppo delle comunicazioni all’interno dello spazio europeo e sia al contempo una forma costruttiva di controllo dello spazio virtuale, in relazione agli aspetti di tutela dei dati e di crimine organizzato informatico. In qualità di deputato del Parlamento europeo, ho quindi votato a favore della relazione.
Ruth Hieronymi (PPE-DE), per iscritto. − (DE) A nome dei suoi 40 firmatari, ho ritirato l’emendamento n. 132 alla relazione Trautmann in quanto, nel corso delle delibere del Parlamento europeo sulla direttiva quadro in materia di telecomunicazioni, non è stato possibile raggiungere un compromesso sul rafforzamento del diritto fondamentale alla tutela della proprietà intellettuale.
Lo scopo dell’emendamento n. 132 era sviluppare nuovi modi per ottenere un rapporto più equilibrato tra il diritto fondamentale al libero accesso alle informazioni e a Internet da un lato, e il diritto fondamentale alla tutela della proprietà intellettuale, in risposta al forte aumento della pirateria intellettuale in Internet, dall’altro.
Il gruppo PPE-DE ha ritirato il proprio sostegno all’emendamento dopo che i gruppi di sinistra (PSE, Verdi/ALE, GUE/NGL) hanno collegato a tale aspetto il loro sostegno alla relazione del Castillo Vera (creazione di un’Autorità europea per il mercato delle comunicazioni elettroniche).
Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Il settore delle telecomunicazioni si sta sviluppando tanto rapidamente da rendere necessario un adattamento del quadro legislativo. E’ ovvio, tuttavia, che tale quadro deve essere chiaro e preciso e, soprattutto, non deve ostacolare gli investimenti delle società europee di telecomunicazione, che già devono far fronte alla dura concorrenza del mercato americano e di quello asiatico. Le nostre imprese devono essere in grado di programmare e di investire nelle nuove tecnologie senza ritardi.
Anche se un rafforzamento del mercato interno nel settore delle telecomunicazioni sarebbe vantaggioso per tutti, sono contenta che la Commissione non sia riuscita ad imporre la propria autorità su di noi e che il Parlamento abbia proposto l’istituzione dell’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni, un’alternativa credibile che rafforza la cooperazione tra le autorità nazionali di regolamentazione ed evita l’aumento della burocrazia che avrebbe comportato l’istituzione dell’Autorità europea per il mercato delle comunicazioni elettroniche. Il mercato delle telecomunicazioni del Lussemburgo (il 4,7 per cento della popolazione attiva lavora direttamente o indirettamente in questo settore), per esempio, richiede una forte autorità nazionale di regolamentazione che lo affianchi e conosca le sue peculiarità. In tal caso è stato giusto applicare il principio di sussidiarietà.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) L’industria delle telecomunicazioni si sta evolvendo rapidamente e di conseguenza sono necessarie nuove misure per preservare e aumentare la tutela dei consumatori e i diritti degli utenti dei servizi di telecomunicazione. La relazione dell’onorevole Trautmann sulle reti e i servizi di comunicazione elettronica mira ad incoraggiare lo sviluppo in Europa delle reti di telecomunicazione di seconda generazione. Credo che la relazione dia un contributo positivo allo sviluppo di normative in materia di telecomunicazioni, promuovendo investimenti nelle nuove infrastrutture delle comunicazioni e rafforzando i diritti dei consumatori. Il mio voto riflette questa mia opinione.
Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Ho votato a favore degli emendamenti proposti dal gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica in quanto garantiscono un maggior livello di libertà in Internet, una libertà di espressione tanto importante per la democrazia quanto la libertà di stampa. Pensiamo sia positivo che il Parlamento, nonostante le pressioni delle lobby, abbia espresso le proprie obiezioni a tale arbitraria esclusione da Internet e non abbia accettato la possibilità che l’accesso alla rete venga negato ad un qualsiasi utente.
Ciononostante, in ultima analisi, valutiamo negativamente la relazione; l’Unione europea dovrebbe attribuire molta importanza al dialogo pubblico in modo da garantire sia la libertà di espressione sia la tutela dei dati personali, in collaborazione con la società civile.
Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. – (SV) Devo ammettere che il pacchetto sulle telecomunicazioni è una delle proposte legislative più difficili che abbia mai visionato da quando sono qui, da un lato perché è reso complicato, dal punto di vista tecnico, dalla sovrapposizione con altre proposte legislative, dall’altro perché l’equilibrio tra riservatezza e sicurezza richiede, per sua propria natura, un’attenta considerazione. Sono dell’avviso che, mentre Internet non può essere lasciato interamente senza regole, i principi di una società soggetta al valore della legalità debbano essere applicati nella loro interezza. Non posso essere d’accordo con la privatizzazione dell’amministrazione giudiziaria, che si verificherebbe se si permettesse ad aziende private di intervenire e di censurare il contenuto del web prima che gli utenti possano esprimere la propria opinione. Se si pensa che la trasparenza debba essere una linea guida, allora il filtraggio è estremamente problematico.
Anche se deve essere chiaro che la sorveglianza degli utenti del web non dovrebbe mai essere consentita a fini commerciali, non voglio avere niente a che fare con una legge che, per esempio, impedirebbe alla polizia di svolgere indagini sulla pornografia infantile o che potrebbe in qualche modo comportare un rischio per la salute pubblica. E’ stato importante non dare il nostro contributo ad un quadro giuridico europeo che avrebbe ostacolato lo sviluppo della tecnologia e ristretto la portata e il potenziale democratico, sociale e professionale di Internet.
Ritengo infine sufficienti i meccanismi di protezione già in atto e per questo ho votato a favore della liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni, del resto così importante.
Dominique Vlasto (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Desideravo votare a favore della relazione dell’onorevole Trautmann in quanto tutela il valore sociale, culturale ed economico delle radiofrequenze, consentendo al contempo una migliore gestione dello spettro radio a vantaggio di tutti gli operatori e degli utenti.
La prima lettura ci permette anche di suggerire un’equilibrata alternativa alla proposta iniziale della Commissione, che diventa così arbitro, e non giudice, in materia di monitoraggio della concorrenza. E’ importante che le autorità nazionali di regolamentazione continuino a rivestire un ruolo di primo piano.
Mi rammarico tuttavia che l’emendamento orale dell’onorevole Trautmann sia stato approvato. Pur sembrando perfettamente accettabile, tale emendamento introduce in pratica una gerarchia di diritti fondamentali di utenti finali, vietando qualsiasi azione preventiva sprovvista di una precedente sentenza del tribunale in materia di comunicazione e distribuzione dei contenuti on line. La tragedia di ieri in una scuola finlandese dimostra perché abbiamo più che mai bisogno di introdurre meccanismi di prevenzione ben concepiti e proporzionati. Ecco qual era l’argomento dell’emendamento sulla cooperazione a cui ho dato il mio appoggio e mi rammarico quindi dell’attuale situazione all’interno del Parlamento.
Marian Zlotea (PPE-DE), per iscritto. − (RO) In qualità di relatrice, per questo documento, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sono lieta di constatare che il lavoro svolto dai miei colleghi nel corso degli ultimi tre mesi si sia concretizzato in questa equilibrata relazione, contenente notevoli migliorie per il settore delle comunicazioni elettroniche. Ritengo che questi cambiamenti vadano a beneficio dei consumatori fornendo loro un’ampia scelta, e spero che possano sostenere un mercato competitivo.
Ritengo che mantenere la separazione funzionale come possibile opzione per le autorità nazionali offra la possibilità di promuovere la concorrenza in questo campo. La crescita economica europea e il benessere dei consumatori dipendono da un settore delle telecomunicazioni dinamico e competitivo. I mercati competitivi hanno una maggiore disponibilità di banda larga e i nuovi arrivati sul mercato hanno portato maggior velocità e servizi innovativi.
In questo modo gli obiettivi della nuova direttiva, vale a dire una riforma nella gestione dello spettro, maggiore uniformità delle norme che regolano il mercato delle comunicazioni elettroniche interne e un più alto livello di sicurezza e integrità, a beneficio degli utenti dei servizi, sono stati raggiunti.
Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Avviata nel 2001, la liberalizzazione delle telecomunicazioni ha dato libero sfogo ai mercati europei, che sono ora più competitivi, più innovativi e altamente redditizi. I consumatori europei sono stati senza dubbio i maggiori beneficiari di questo sviluppo, ottenendo servizi, forme e contenuti maggiori, migliori e sempre più accessibili: si è trattato di un’evoluzione-rivoluzione tecnologica, economica e socioculturale.
Nonostante il risultato nettamente positivo, non possiamo comunque riposare sugli allori.
Esistono ancora delle strozzature che impediscono la creazione di un mercato realmente integrato, problema sostanzialmente dovuto alle disparità con cui vengono applicate le norme europee delle quali sono responsabili le varie autorità nazionali di regolamentazione.
Sono quindi a favore della creazione dell’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni, il BERT, che costituisce una versione aggiornata e rafforzata del Gruppo regolatori europei per reti e servizi di comunicazione elettronica. Tale gruppo avrà il compito di applicare le norme in modo uniforme e potrà contare sulla partecipazione delle autorità nazionali di regolamentazione e sulla loro preziosa esperienza pratica quotidiana. Con la creazione dell’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni, in tutta l’Unione verrà seguito un approccio normativo uniforme in materia di misure correttive adottate dalle autorità nazionali di regolamentazione, in completa autonomia dal governo e dall’industria.
L’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni avrà anche il compito di aumentare la consapevolezza dei consumatori, in merito alla quale l’Unione europea ha già motivo di essere soddisfatta visto il suo ruolo nella riduzione sostanziale del prezzo del roaming.
Ona Juknevičienė (ALDE), per iscritto. – (LT) La liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni europee è una misura positiva per tutta l’Unione europea: la concorrenza più attiva all’interno del settore è diventata l’elemento trainante degli investimenti e delle innovazioni. Concordo con la Commissione sul fatto che il mercato delle telecomunicazioni avrà ancora bisogno di essere controllato finché non comincerà ad operare in linea con le leggi generali sulla concorrenza.
Tuttavia, in linea di principio, non sono d’accordo con la proposta della Commissione di istituire un altro organo per la regolamentazione di tale mercato, poiché aumenterebbe ulteriormente il carico burocratico e sarebbe distante dai mercati regolamentati degli Stati membri. Il mio voto sosterrà gli emendamenti proposti dalla commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, volti ad allargare il ruolo dell’esistente Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni (BERT) e a dare poteri aggiuntivi alla Commissione europea.
Le autorità nazionali di regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni dovrebbero cooperare più strettamente con l’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni e con la Commissione europea. A mio parere la proposta della commissione per l’industria consentirebbe agli attori del mercato di essere regolamentati in modo più efficace, garantendo un’effettiva partecipazione delle autorità nazionali di regolamentazione e l’impiego della loro esperienza a livello comunitario. In questo modo il denaro dei contribuenti non andrebbe sprecato per istituire un organo ancora più burocratico.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole del Castillo sull’Autorità europea per il mercato delle comunicazioni elettroniche. L’idea della relazione che l’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni debba fare da tramite tra la Commissione e le autorità nazionali di regolamentazione tiene conto della complessità del mercato e della sua continua tendenza ad espandersi. Il mio voto riflette questa opinione.
Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Lo scopo di questa proposta è promuovere un’azione coordinata a livello comunitario per garantire un utilizzo efficace del dividendo digitale.
Il passaggio dalla televisione analogica al digitale terrestre entro la fine del 2012 fornirà l’opportunità unica all’Unione europea di aprire possibilità di crescita del mercato e di aumentare la qualità e la scelta dei servizi per i consumatori, dal momento che la maggiore efficienza della tecnologia digitale libererà una notevole quantità di spettro.
E’ auspicabile quindi che gli Stati membri siano in grado di liberare i loro dividendi digitali prima possibile in modo da consentire ai cittadini europei di usufruire di un’intera nuova gamma di servizi innovativi e competitivi.
Gli Stati membri devono quindi decidere come utilizzare il dividendo digitale e garantire che tutti questi tipi di servizio di comunicazione elettronica vengano offerti su bande di radiofrequenza disponibili, in base ai rispettivi piani nazionali di assegnazione delle frequenze e alle norme dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni.
E’ tuttavia essenziale che esista un approccio coordinato a livello comunitario così da evitare pregiudizievoli interferenze tra gli Stati membri e anche tra gli Stati membri e i paesi terzi. In questo modo si otterranno i maggiori benefici possibili dall’utilizzo dello spettro, garantendone un uso ottimale in termini sociali ed economici.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Lo spettro è una risorsa limitata per l’industria delle telecomunicazioni. Entro il 2012 gli Stati membri passeranno completamente alle trasmissioni televisive digitali; allora sarà disponibile una maggior quantità di spettro radio, il cui utilizzo merita un'attenta riflessione. Credo che la relazione dell’onorevole Toia sull’approccio comune nell’uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale tenga conto della domanda competitiva di spettro e delle questioni inerenti alla neutralità del servizio e della tecnologia nell’assegnare nuove licenze. Ho quindi votato a favore delle sue raccomandazioni.
Marco Cappato (ALDE), per iscritto. − Come parlamentari europei radicali ci siamo oggi astenuti sull'approvazione della relazione Harbour, per rimarcare le occasioni perdute per incidere da subito e in modo vincolate a favore dell'inclusione dei disabili. Sebbene dei passi avanti siano stati compiuti, sono troppo pochi i provvedimenti obbligatori che ricadranno sulle autorità competenti e sui gestori di telecomunicazione a favore dell'inclusione dei disabili. Non è stato ad esempio tenuto conto delle proposte, elaborate insieme all'Associazione Luca Coscioni, per la sottotitolazione di tutti i programmi di servizio pubblico quali telegiornali e programmi di approfondimento, e i gestori di servizi non avranno l'obbligo di informare periodicamente gli utenti disabili dei servizi a loro dedicati e delle tariffe agevolate di cui possono godere.
Restano anche molte perplessità sulla garanzia della neutralità di internet e sulla salvaguardia dei diritti fondamentali dei suoi utenti. Si fa strada un controllo sempre più militarizzato della rete e, con la scusa della salvaguardia della sicurezza, si erodono ancora una volta le libertà degli utenti, le cui tutele e garanzie, di fronte alla possibilità del filtraggio sistematico del web, restano tutte da verificare.
Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Con questo nuovo pacchetto di proposte sulle comunicazioni elettroniche l’Unione europea sta avviando misure di polizia e di intimidazione nei confronti degli utenti di Internet e di tutte le comunicazioni elettroniche, introducendo sistemi di filtraggio con il pretesto della sicurezza pubblica e della tutela dei diritti. Al contempo sta ponendo il mercato interno per le telecomunicazioni dell’Unione, Internet, la produzione e la trasmissione audiovisiva, i mezzi radiofonici e televisivi e i collegamenti satellitari sotto il controllo di una rafforzata autorità “indipendente”, a vantaggio delle aziende monopolistiche.
La liberalizzazione e l’unificazione dei mercati a livello europeo assicurano i profitti e rafforzano la posizione dei monopoli europei nei confronti della concorrenza internazionale. Innanzi tutto, si assisterà alla completa liberalizzazione e privatizzazione a livello nazionale, quindi a una radicale ristrutturazione, a un’eccessiva concentrazione dei mezzi di comunicazione e a un accumulo di capitali, a spese dei lavoratori del settore e degli utenti.
Esistono due infrastrutture separate: da un lato vi sono i servizi pubblici finanziati dal governo, dall’altro il commercio sul libero mercato. Il governo finanzia servizi pubblici con denaro statale e, dal momento che ciò non dà profitti, i servizi vengono svenduti ad operatori privati.
Accettando queste proposte, le forze di centrodestra e centrosinistra dimostrano ancora una volta di sostenere con entusiasmo le scelte adottate nell’interesse del capitale, a conferma della necessità di modificare, attraverso una politica radicalmente diversa, gli equilibri di potere a favore dei lavoratori, che devono risultare avvantaggiati dall’utilizzo della nuova tecnologia.
Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto. − (PL) La relazione approvata sui servizi universali e sui diritti dei consumatori dei servizi di comunicazione elettronica intende migliorare la posizione del consumatore nel mercato dei servizi elettronici. I servizi universali devono garantire ai consumatori l'accesso ai servizi telefonici pubblici a prezzi ragionevoli, nonché assicurare i collegamenti nazionali ed internazionali e le chiamate di emergenza.
L’approvazione di questa relazione rafforzerà i diritti dei consumatori, che avranno il diritto di cambiare il fornitore di servizi di telecomunicazione mantenendo il proprio numero telefonico, e il trasferimento del numero dovrà essere effettuato entro un giorno. Si tratta di un aspetto molto importante, così come la fissazione a 24 mesi del periodo massimo per il quale un’azienda di telecomunicazioni potrà sottoscrivere un accordo con l’abbonato. Ciononostante un operatore deve anche fornire all’utente la possibilità di stipulare un contratto per un periodo massimo di 12 mesi, con l’inclusione di tutti i servizi e delle relative attrezzature.
Dovrà inoltre essere ampliato l’accesso al numero di emergenza 112, strumento importante in situazioni d’emergenza. Gli Stati membri devono assicurare il pieno accesso ai servizi telefonici pubblici in caso di collasso della rete a seguito di una calamità o per cause di forza maggiore. Dovrà essere migliorato anche l’accesso al numero di emergenza 116 per la denuncia di bambini scomparsi, un numero operativo su base volontaria solo in sette degli Stati membri dell’Unione.
Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. − (PL) Ho accolto molto favorevolmente la relazione presentata dall’onorevole Harbour sull’emendamento alle direttive sui diritti degli utenti in materia di reti di comunicazione elettronica. Si tratta di un documento equilibrato volto a migliorare sensibilmente le condizioni del mercato dei servizi elettronici. Ritengo giusta la redazione degli emendamenti di compromesso che sono stati poi approvati con larga maggioranza dai deputati europei, rendendo possibile l’approvazione della relazione nel suo complesso, nonostante il gran numero di emendamenti.
Le disposizioni giuridiche dell’Unione nel settore delle telecomunicazioni risalgono agli anni ’90 e credo che gli emendamenti alle direttive rappresentino un’ottima opportunità di adeguamento agli enormi cambiamenti tecnologici verificatisi. Si tratta di un elemento significativo dal momento che intendiamo aggiungere ai servizi universali la comunicazione mobile e l’accesso su banda larga a Internet. Occorre garantire ai titolari di licenze il diritto di essere pienamente informati su tutte le restrizioni relative all’accesso a software legale legali; i fornitori di servizi devono assicurare la sicurezza della rete, la tutela dei dati personali degli utenti e contenere il flusso del cosiddetto spam.
Ritengo fondamentale considerare le necessità dei disabili e delle persone anziane, che devono poter accedere più agevolmente ai servizi di telecomunicazione, ed è da auspicarsi che, a questo proposito, si sviluppino nuove soluzioni tecniche per le attrezzature. Confido che tali sviluppi portino ad una sensibile riduzione del costo dei servizi di telecomunicazione in tutta l’Unione; al momento infatti siamo ancora obbligati a pagare prezzi ingiustificatamente alti per la trasmissione di dati all’interno dei confini dell’Unione, nonostante esista il sistema di Schengen.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) La relazione Harbour evidenzia con enfasi l’ingiusto trattamento riservato agli utenti di Internet e telefonici. In questi tempi di crisi economica, i consumatori devono essere sicuri di spendere bene il loro denaro e per questo la relazione propone che i clienti vengano meglio informati e che i loro dati personali, siano essi on line o meno, siano tutelati. Inoltre, la condizione che gli utenti disabili possano accedere ugualmente a Internet e agli altri servizi di comunicazione è essenziale per garantire che tutti possano usufruire dei vantaggi dell’era digitale moderna. Ho quindi votato a favore della relazione.
Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Oggi si sta facendo un tentativo di affermare, con le buone o con le cattive, un interesse commerciale. Improvvisamente, una direttiva quadro sulla fornitura dei servizi di telecomunicazione deve includere una serie di leggi sul diritto d’autore. E’ sufficiente che l’Unione europea introduca l’obbligo per i fornitori di mettere in guardia i clienti sui rischi derivanti dai diritti di proprietà intellettuale, con multe regolamentate a livello nazionale: così tutti potranno incolparsi l’un l’altro. Nella relazione che ci è stata presentata, inoltre, i principali produttori di software hanno tentato di ostacolare i concorrenti più piccoli.
In Internet possono verificarsi violazioni della legge – la pornografia infantile ne è un esempio – dove occorre prendere delle iniziative, ma non dobbiamo sacrificare la tutela dei dati personali in favore dell’interesse economico di una manciata di grosse corporazioni e multinazionali. Il concetto originario alla base del pacchetto sulle telecomunicazioni era molto sensato, ma, dato il gran numero di emendamenti, in uno o due dei quali è forse scivolato il tipo di contenuto critico che ho appena descritto, mi sono astenuto dal voto.
Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. − (RO) Il successo della liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni portata avanti dall’Unione europea negli ultimi dieci anni è innegabile.
La riforma del quadro normativo delle comunicazioni elettroniche fa parte della strategia globale della Commissione sul mercato interno ed è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi strategici di Lisbona, in quanto, da un punto di vista macroeconomico, le telecomunicazioni contribuiscono a rendere più efficace l’attività di altri settori.
Apprezzo il lavoro dei relatori su questa serie di misure uniformi ed efficaci che riflettono sia gli obiettivi comunitari sia il punto di vista di molti parlamentari, in un campo vitale per lo sviluppo e il rafforzamento dei legami tra istruzione, ricerca e innovazione, e in particolare per la costituzione di una società europea dell’informazione. Tale società andrà adattata all’economia globale e dovrà essere in grado di contribuire alla crescita economica tramite la creazione di posti di lavoro e la fornitura di servizi migliori, aumentando di fatto la qualità complessiva della vita dei cittadini europei.
Il voto favorevole su aspetti essenziali quali il chiarimento e l’ampliamento dei diritti degli utenti, il rafforzamento della tutela dei dati personali tramite la creazione di un gruppo di regolamentazione europeo, l’Organo dei regolatori europei delle telecomunicazioni (BERT), e la migliore gestione dello spettro radio, sottolineano la preoccupazione del PPE-DE di trovare un equilibrio tra il diritto fondamentale dei cittadini europei di essere integrati nella società dell’informazione e la creazione di un quadro favorevole all’innovazione e allo sviluppo economico.
Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) Il mio voto contro il pacchetto sulle telecomunicazioni (relazione Harbour) è determinato dal fatto che, la direttiva favorisca delle scappatoie che potenzialmente potrebbero portare alla violazione delle nostre libertà. Gli Stati membri autorizzano i fornitori a seguire le attività delle persone in Internet, e spero che, applicando queste nuove norme, gli Stati membri non siano tentati di filtrare il contenuto di Internet, dal momento che tale compito spetta unicamente alla polizia.
Mi rendo conto che si debba affrontare il problema della violazione dei diritti di proprietà su Internet, ma ciò non dovrebbe intaccare la libertà del singolo utente di Internet. Sicuramente non possiamo trasformarci in un postino che apre le lettere per controllarne la legalità dei contenuti.
Gli emendamenti con i quali i verdi hanno cercato di migliorare il testo sono stati respinti e quindi non possiamo più dare il nostro appoggio alla proposta.
Avrei votato volentieri a favore dei molti vantaggi per i consumatori ma credo sia inaccettabile rendere responsabili i fornitori di servizi Internet per i contenuti del web; questa non era la finalità della legge.
Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. – (SV) Lo sfruttamento e il disboscamento illegale stanno causando gravi danni all’ambiente e si registra un consenso generale sul fatto che l’abbattimento di foreste tropicali sensibili debba essere ridotto. Junilistan è quindi ben disposto verso l’idea che i singoli Stati dovrebbero redigere codici di condotta sull’importazione di legni tropicali. Siamo anche favorevoli ad iniziative di etichettatura, per esempio tramite il consiglio per la gestione forestale, che consentirebbero ai consumatori di decidere consapevolmente sulla base ai fatti quale legname o quali prodotti del legno acquistare.
Purtroppo la caratteristica saliente della relazione è il desiderio evidente di far avanzare le posizioni del Parlamento europeo in questioni relative alla politica delle foreste nel suo complesso.
Junilistan crede fermamente che non sia auspicabile avere una politica comune delle foreste all’interno del quadro di cooperazione comunitaria; crediamo invece che la responsabilità di questioni relative o collegate alle politiche delle foreste dei singoli Stati membri debba restare a livello nazionale. Alla luce di queste considerazioni, Junilistan ha scelto di votare contro la relazione.
Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) E’ con piacere che ho dato il mio sostegno alla relazione sull’accordo internazionale sui legni tropicali dell’onorevole Lucas. Ogni anno vengono persi milioni di ettari di foreste tropicali e le emissioni di biossido di carbonio che ne derivano avranno un effetto catastrofico sul pianeta. In futuro l’Unione europea dovrà assicurarsi un ruolo da protagonista nel contenimento di pratiche distruttive ed inutili.
David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Lucas sull’accordo internazionale sui legni tropicali del 2006. Un approccio serio volto alla tutela dell’ambiente richiede un efficace quadro di consulenza, di cooperazione internazionale e di sviluppo di politiche in materia di economia mondiale del legno. L’Unione europea deve sostenere la tutela, il rimboschimento e il ripristino delle aree forestali degradate, e credo che questa relazione metta l’Unione sulla strada giusta per il raggiungimento di un’economia sostenibile del legno. Ho quindi votato a favore.
Véronique Mathieu (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Più di vent’anni dopo la stipula del primo accordo sui legni tropicali, dobbiamo ammettere che lo sfruttamento eccessivo e il disboscamento illegale continuano ad essere un problema.
Sta quindi diventando un obbligo per noi rivedere l’accordo in modo che rifletta meglio questi nuovi obiettivi.
E’ un dato di fatto: l’accordo internazionale sui legni tropicali, negoziato dalla Commissione con la conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo nel 2006, riflette le nuove preoccupazioni relative allo sfruttamento legale e sostenibile delle aree forestali, e sono decisamente favorevole all’inclusione di questi obiettivi.
Tuttavia i produttori dei paesi in causa non devono essere obbligati a sostenere gli inevitabili costi di queste nuove disposizioni: la comunità internazionale deve istituire un adeguato piano di compensazione finanziaria.
Auspicherei inoltre che la Commissione si spingesse oltre, preparando una legge dettagliata per far sì che arrivino sul mercato europeo solamente legname e prodotti del legno provenienti dalle foreste gestite nell’interesse dello sviluppo sostenibile e sfruttate legalmente.
Questo è il solo modo efficace di incoraggiare i produttori ad operare nella legalità e nel rispetto dell’ambiente: la promozione a livello mondiale dello sfruttamento sano e sostenibile delle foreste tropicali.
− Proposta di risoluzione: Accordo internazionale del 2006 sui legni tropicali (B6-0422/2008)
Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto. − (PL) Oggi ho sostenuto la risoluzione relativa all’accordo internazionale sui legni tropicali del 2006 (ITTA), perché credo il sostegno di misure finalizzate a risolvere i problemi ambientali regionali e globali a livello internazionale sia uno dei settori di attività più utili dell’Unione europea. Sono sicuro che siamo tutti consapevoli della necessità di garantire la tutela e la gestione sostenibile delle foreste tropicali e di rigenerare le aree degradate di queste foreste.
− Proposta di risoluzione del Parlamento europeo sul programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2009 (RC B6-0420/2008)
Philip Bushill-Matthews (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io e i miei colleghi britannici concordiamo pienamente con gran parte del contenuto nella risoluzione e sosteniamo caldamente le richieste di riduzione del carico amministrativo, il perseguimento della strategia di Lisbona sulla crescita e l’occupazione, il sostegno alle piccole e medie imprese, l’ulteriore progresso verso il completamento del mercato unico, le misure di rafforzamento dei diritti dei consumatori, le ulteriori azioni sui cambiamenti climatici, le iniziative transfrontaliere di tutela della salute e il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti.
Non possiamo tuttavia dare il nostro appoggio al testo sulla ratifica del trattato di Lisbona, alle richieste di una politica comune sull’immigrazione e alle richieste di creazione di un servizio europeo per l’azione esterna.
Sylwester Chruszcz (NI), per iscritto − (PL) Oggi ho votato contro la risoluzione del Parlamento europeo sul programma legislativo e di lavoro della Commissione europea per il 2009. L’ambizioso programma della Commissione prevede un’ulteriore ed inutile armonizzazione nonché altre direttive da imporre l’anno venturo agli Stati membri. Vorrei inoltre esprimere la mia forte protesta contro le pressioni esercitate sull’Irlanda e su altri Stati membri affinché proseguano nel processo di ratifica del trattato di Lisbona come indicato nel primo punto della risoluzione. Il trattato di Lisbona è stato infatti respinto dal referendum che si è tenuto in Irlanda.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Deve essere sintomatico che il Parlamento europeo non sia riuscito ad approvare nessuna risoluzione sulle priorità del programma della Commissione europea. Ovviamente le elezioni del Parlamento europeo si stanno avvicinando e questo influenza le decisioni dei deputati, con particolare riferimento a chi vuole nascondere la propria condotta e le proprie responsabilità nei confronti delle politiche che hanno peggiorato la situazione sociale, aumentato la disoccupazione e il lavoro precario e mal pagato, provocato le crisi energetica, alimentare e finanziaria – tali crisi stanno incidendo in particolare sui paesi più poveri e sui settori più vulnerabili della società – e incrementato la militarizzazione delle relazioni internazionali, con tutti i pericoli che rappresenta questo comporta per la pace mondiale.
Questi deputati però non vogliono nemmeno riconoscere che è necessario interrompere le politiche che hanno portato a tutto questo, e preferiscono che la Commissione europea continui ad usare gli stessi strumenti e le stesse politiche, ma con alcuni piccoli ritocchi per salvare le apparenze.
Continuiamo quindi ad insistere sulle proposte contenute nella risoluzione del nostro gruppo, tra cui la revoca del patto di stabilità, il blocco della privatizzazione e della liberalizzazione, la priorità dell’occupazione con diritti, l’eliminazione della povertà e la giustizia sociale.
Ona Juknevičienė (ALDE), per iscritto. – (LT) Ho votato a favore della risoluzione sul programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2009 e mi rammarico del fatto che non sia stata approvata. E’ essenziale che la Commissione presenti una comunicazione che valuti l’applicazione da parte degli Stati membri della direttiva e delle norme sulla coordinazione dei sistemi di previdenza sociale negli Stati membri.
Preparando la mia relazione come relatore ombra, ho sottolineato che tali documenti sono di grande importanza per tutti i cittadini dell’Unione, in quanto definiscono le procedure e affrontano i problemi quotidiani dei cittadini. Questo documento non mira ad unificare i sistemi di previdenza social , ma applica procedure che consentono l’esistenza di diversi sistemi di previdenza sociale negli Stati membri, evitando che queste diversità penalizzino proprio i cittadini. Il benessere quotidiano di tutti i cittadini dell’Unione dipende dall’applicazione di questi documenti.
Purtroppo alla Commissione non verrà data la responsabilità di valutare i risultati degli Stati membri nell’istituzione di reti energetiche transeuropee, oppure il tempo impiegato per creare un mercato comune dell’energia o per garantire la sicurezza dell’energia in tutta l’Unione europea. Si tratta di una questione di importanza vitale per Lituania, Lettonia ed Estonia e le istituzioni comunitarie, e principalmente la Commissione, devono adottare misure concrete per sollevare gli Stati membri dall’isolamento energetico e dalla dipendenza dalla Russia, il loro unico fornitore di gas e di elettricità.
Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. − (SK) Ho votato contro la risoluzione sul programma legislativo della Commissione per il 2009 in quanto prevede progetti di emendamento che richiedono nuove leggi in campo sociale.
Poiché la sfera sociale è di competenza quasi esclusiva degli Stati membri, il nostro gruppo ha respinto l’emendamento alla direttiva sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, gli standard minimi relativi al licenziamento senza giusta causa di singoli lavoratori, la tutela dei lavoratori con contratti di lavoro atipico, il miglioramento delle condizioni lavorative e la riduzione del numero di incidenti sul lavoro.
Le questioni di tutela giuridica contro la discriminazione sono trattate in modo diverso nei singoli Stati membri, con particolare riguardo ai diritti di riproduzione, alla famiglia tradizionale, all’istruzione e alla religione. Il nostro gruppo politico ritiene quindi necessario mantenere il principio di sussidiarietà in questo campo, dal momento che ciascuno Stato membro ha il diritto di applicare detti principi in base alle tradizioni e alle usanze nazionali.
Anche la questione dell’accesso della Turchia nell’Unione europea è un argomento spinoso per il nostro gruppo politico poiché molti dei nostri membri sono conservatori tedeschi e francesi.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Nel 2009 le attività della Commissione saranno regolate dal calendario delle elezioni europee, e questo porterà ad una diminuzione delle possibilità di azione di una delle istituzioni comunitarie. Tale circostanza, tuttavia, non ci impedisce di istituire un piano d’azione realistico. Il mondo chiede di rivedere i paradigmi e di comprendere che la realtà è andata ben oltre gli scenari emersi nei molti dibattiti teorici sui modelli sociali ed economici e sulle molteplici polarità delle relazioni internazionali (in termini di poteri forti, di poteri economici e di rapporti tra le forze economiche). Noi vogliamo che la Commissione risponda a questa nuova realtà con una visione a lungo termine che sia flessibile ed adattabile nella sua applicazione. Chiediamo al contempo un’agenda per il 2009 che aiuti a chiarire, agli occhi degli elettori di ciascuno Stato membro, l’importanza e i vantaggi delle politiche comunitarie per le nostre economie e per le nostre società. Tale chiarimento, che deriverà molto più dalla qualità delle nostre politiche piuttosto che da questioni di comunicazione, deve costituire il punto cruciale delle nostre attività e, di conseguenza, delle attività della Commissione europea. Purtroppo la risoluzione messa ai voti non rifletteva questo approccio e per questo motivo ho votato contro.
Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − (EN) Si sente ancora il bisogno di promuovere i diritti dell’infanzia; attualmente si sta ancora facendo troppo poco per affrontare il problema della povertà infantile a livello comunitario. Un bambino su cinque dell’Unione europea vive sull’orlo della povertà – decisamente un percentuale troppo alta. Sono lieta che il Parlamento abbia respinto il programma di lavoro della Commissione per il 2009 e ritengo che dobbiamo fare di più per promuovere la creazione di posti di lavoro accettabili in modo da affrontare il problema della povertà nell’Unione.
− Proposta di risoluzione sulla preparazione del Vertice UE-India del 29 settembre 2008 a Marsiglia (RC B6-0426/2008)
Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore della risoluzione comune del Parlamento europeo sulla preparazione del Vertice UE-India in quanto credo che sia essenziale adattare il nostro partenariato strategico con l’India, approvato nel 2004, alle nuove sfide che aspettano l’Unione europea, quali la crisi alimentare, la crisi energetica e i cambiamenti climatici.
Desidero sottolineare che la risoluzione incoraggia l’India a raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, con particolare riguardo al settore della parità tra i sessi. E’ inoltre importante che la risoluzione ricordi all’India i valori dell’Unione e solleciti il governo indiano ad abolire la pena di morte.
Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Oltre alle molte valide questioni sollevate dalla risoluzione, crediamo sia essenziale sottolineare il nostro sostegno senza riserve al rafforzamento della collaborazione e dell’amicizia autentiche ed effettive tra i paesi dell’Unione e l’India. Questa collaborazione richiede un rapporto basato sulla risposta ai bisogni delle varie popolazioni che sia di beneficio per entrambi e contribuisca allo sviluppo reciproco nel rispetto del principio della non interferenza e delle sovranità nazionali.
Tuttavia, in base a questi principi e presupposti, non possiamo essere d’accordo su molte delle proposte contenute nella risoluzione e in modo particolare sulla conclusione di un accordo di libero scambio volto ad includere, tra gli altri aspetti, un accordo sui servizi, la concorrenza, gli apparti pubblici e l’abolizione delle... attuali restrizioni nel campo degli investimenti diretti esteri tra Unione europea ed India.
Questa proposta (e questo obiettivo) cerca di dare una risposta ai desideri di espansione – desideri che non sono stati formalizzati nei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio volti alla liberalizzazione del commercio mondiale – dei principali gruppi economici e finanziari, per i quali il bisogno di aumentare l’accumulo e l’accentramento di capitali è un aspetto preminente. Questo obiettivo è contrario ai bisogni dei lavoratori e della popolazione dell’India e dei vari paesi dell’Unione europea.
Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) Dobbiamo sviluppare le nostre relazioni con l’India che, con una popolazione di oltre un miliardo di persone e un’economia in forte espansione, fa da contrappeso al mondo mussulmano e alla Cina. Tuttavia, la proposta di risoluzione presentata, che riflette le opinioni del presidente Sarkozy e della Commissione, va contro gli interessi delle nazioni europee. L’accordo di libero scambio globale che la proposta richiede contribuirà a distruggere le nostre economie e i nostri sistemi sociali, obbligandoli a competere con paesi che prendono parte al dumping sociale. Inoltre la richiesta dell’India di poter avere una carica nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è una delle proposte di riforma dell’ONU che mira anche a togliere Francia e Regno Unito lo status di membro permanente del Consiglio di sicurezza assegnandolo invece a Bruxelles.
Inoltre, descrivere l’India come un “modello di pluralismo religioso” è un insulto ai cristiani massacrati in Orissa.
L’India sta difendendo i propri interessi nazionali e valori millenari. Per avere un rapporto equilibrato con l’India i nostri Stati membri devono fare lo stesso, e lo faranno solo in un’Europa diversa, in un’Europa di nazioni sovrane con radici nei valori cristiani e greco-romani della propria civiltà.
Mairead McGuinness (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Come membro della delegazione UE-India sostengo la proposta di risoluzione comune sulla preparazione del vertice UE-India del 2008.
La mozione affronta la questione del fallimento dell’accordo con l’Organizzazione mondiale del commercio ed esprime il desiderio di rinnovare gli sforzi per trovare un accordo.
Il documento non riflette tuttavia il principale ostacolo a tale accordo, vale a dire il mancato accordo tra India e Stati Uniti su uno speciale meccanismo di salvaguardia dalla vendita sottocosto di prodotti sul mercato indiano, a danno della grande popolazione rurale e agricola dell’India. In mancanza di un simile meccanismo si teme addirittura per la sopravvivenza degli agricoltori di sussistenza in India. La questione chiave per la sicurezza alimentare non è affrontata in modo adeguato dall’Organizzazione mondiale del commercio e forse questo è il motivo per cui alla fine i negoziati si sono arenati. Qualsiasi nuovo tentativo di riaprire i negoziati deve garantire che siano affrontate adeguatamente le preoccupazioni dei deputati sulla sicurezza alimentare. L’aumento delle importazioni può avere un impatto molto negativo sulla produzione alimentare locale, mentre nei paesi in via di sviluppo con un’ampia base agricola danneggerebbe qualsiasi sforzo di sviluppare una base produttiva agricolo-alimentare locale.
Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) A volte è necessario ricordare che l’India, demograficamente parlando, è la più grande democrazia del mondo, e questo, assieme alla sua vitalità economica e al suo ruolo sempre più importante nelle relazioni internazionali, soprattutto con le nazioni confinanti, ci suggerisce di ripensare al nostro rapporto con questo importante partner. Sarebbe sicuramente un errore ignorare le debolezze della democrazia indiana, la sua struttura economica e organizzazione sociale, e per questo motivo tali aspetti dovrebbero essere in cima all’agenda nelle nostre relazioni con il paese, un’agenda che deve essere più ampia e più in linea con le nuove realtà e circostanze. Il rafforzamento dei legami politici e una maggiore vicinanza a questo gigante devono essere considerati strategici e, analogamente, dovremmo essere attenti e pronti a rafforzare il ruolo dell’India nel concerto delle nazioni, con particolare riguardo all’architettura e al quadro istituzionali. Spesso si dice che il XXI secolo sarà il secolo del Pacifico – idea che merita grande attenzione da parte dell’Europa; dovremmo aggiungere l’India a questa profezia e adattare le nostre strategie di conseguenza.
12. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
(La seduta, sospesa alle 13.45, riprende alle 15.00)
PRESIDENZA DELL’ON. ROURE Vicepresidente
13. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla situazione del sistema finanziario mondiale e i suoi effetti sull’economia europea.
Jean-Pierre Jouyet, presidente in carica del Consiglio. − (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, stiamo assistendo alla fine di un’epoca. I prossimi anni sono destinati a mutare l’aspetto della finanza mondiale come noi oggi la conosciamo; non dobbiamo affrontare solo la crisi degli Stati Uniti, bensì una crisi che ha colpito il sistema finanziario internazionale e non sta risparmiando nessuna regione del mondo.
Da parecchi anni ormai si stigmatizzano i crescenti squilibri che affliggono il settore finanziario: un’irragionevole esposizione al rischio per molti attori, la relativa incapacità, da parte dei controllori finanziari, di dominare la rapida introduzione di prodotti finanziari sempre più complessi e – come la Commissione non mancherà certo di ricordare – un gusto per l’avidità secondo alcuni troppo pronunciato. Ora possiamo constatarne i risultati: il settore finanziario statunitense è nella tempesta, e le autorità di quel paese sono state costrette a effettuare interventi sempre più frequenti e più pesanti per scongiurare una crisi totale; l’Europa e il resto del mondo subiscono le ricadute di questa crisi in una misura mai sperimentata dopo gli anni Trenta.
La presidenza francese è convinta che gli eventi dei giorni scorsi rendano ancor più necessaria la presenza di un’Europa forte e unita sulla scena economica e finanziaria. Anzitutto, dobbiamo dare una risposta immediata alle turbolenze finanziarie. Per l’Unione economica e monetaria, la Banca centrale europea rappresenta una potente banca centrale che è stata in grado di intervenire in maniera pronta, decisa ed efficace – cooperando strettamente con le altre grandi banche centrali – allorché le tensioni si sono fatte più acute. In tempi così agitati, ciò costituisce un considerevole vantaggio; l’operato della Banca centrale europea, sempre pronta a intervenire in ogni situazione, merita quindi il nostro elogio.
Di fronte all’aggravarsi delle turbolenze cui abbiamo assistito nei giorni scorsi, le autorità di regolamentazione di gran parte degli Stati membri hanno deciso – analogamente a quanto hanno fatto le autorità statunitensi – di vietare temporaneamente le vendite allo scoperto. Si tratta di una misura d’emergenza, che però va giudicata positivamente in quanto può contribuire ad alleviare le tensioni che percorrono i mercati.
In questo momento non prevediamo iniziative simili a quella appena annunciata dalle autorità federali degli Stati Uniti, per il riacquisto su vasta scala di prodotti “tossici” detenuti da attori finanziari; a questo proposito sono corrette le osservazioni formulate dal Commissario Almunia.
Il sistema finanziario dell’Unione rimane complessivamente robusto, per cui non si richiedono misure di questo tipo; dobbiamo però rimanere vigili, e nessuna possibilità si può escludere nel nome di qualche ideologia; le nostre parole d’ordine devono essere realismo e pragmatismo. Se necessario, dovremo affrontare i possibili rischi sistemici ricorrendo a tutti i mezzi a nostra disposizione.
Gli interventi di emergenza da parte di banche centrali e autorità di regolamentazione sono un elemento cruciale ma, come riconoscono tutti gli esperti, non sono di per sé sufficienti a risolvere la crisi. E’ quindi necessario che gli europei si assumano le proprie responsabilità e intervengano negli altri settori in gioco.
Dobbiamo reagire alla stasi economica; questo è stato il tema dell’approccio europeo congiunto, adottato dai ministri dell’Economia e delle finanze in occasione del Consiglio informale di Nizza. I ministri, insieme alla Commissione e al presidente della Banca centrale europea, hanno deciso di permettere agli stabilizzatori economici di operare liberamente, nelle questioni di bilancio, in quegli Stati membri che dispongono di spazio di manovra.
Essi hanno inoltre approvato un piano per il finanziamento delle piccole e medie imprese europee, che prevede l’erogazione di 30 miliardi di euro da parte della Banca europea per gli investimenti tra oggi e il 2011, in modo da offrire un forte sostegno al settore; paradossalmente infatti, benché in Europa la crisi finanziaria sia meno pronunciata che negli Stati Uniti, i rischi per l’economia non sono meno gravi. Un sistema finanziario stabile e banche solide possono essere indotti a restringere o ad aumentare il costo dei prestiti, soprattutto per le piccole e medie imprese. Nei confronti di queste ultime era quindi necessario agire direttamente.
Dobbiamo poi riformare il nostro sistema finanziario in base a due criteri fondamentali: in primo luogo occorrono tempestive misure legislative e normative per ripristinare la trasparenza del sistema finanziario e chiamare gli attori finanziari a rispondere del proprio operato. Ispirandosi a tale obiettivo, il 13 settembre 2008 i ministri si sono dimostrati decisi ad affrettare l’attuazione della roadmap adottata nel 2007 per rispondere ai primi segni della crisi finanziaria. Per superare le turbolenze finanziarie, la roadmap indica quattro misure essenziali: trasparenza, norme prudenziali, valorizzazione degli attivi e funzionamento dei mercati, comprese le agenzie di rating.
E’ giunto il momento di soffermarci sul controllo delle agenzie di rating, sulla revisione dei controlli bancari e sull’adeguamento degli standard contabili, che indubbiamente hanno svolto un ruolo prociclico in campo finanziario. Per la presidenza francese ciò rappresenta un’importante priorità, che discuteremo in occasione del prossimo Consiglio europeo. Il commissario ve ne darà conferma, ma ritengo che la Commissione intenda presto proporre una modifica delle direttive vigenti sin dal 2006 sui requisiti riguardanti i fondi propri.
Questa è una delle misure che si stanno attualmente introducendo in vari settori per affrontare le turbolenze finanziarie; in tale quadro, naturalmente, si inseriscono anche le raccomandazioni recentemente formulate dal forum per la stabilità finanziaria. So che la Commissione sarà in grado di presentare tali proposte in tempi brevissimi, e confidiamo che il Parlamento raggiunga un accordo con il Consiglio in prima lettura, prima della fine dell’attuale legislatura, su queste proposte così urgenti.
Ci attendiamo inoltre che la Commissione presenti – nel giro di poche settimane – una proposta concernente le agenzie di rating, aderendo alla richiesta avanzata dal Consiglio ECOFIN del luglio 2008; anche a questo proposito, mi auguro che il Parlamento possa raggiungere un accordo con estrema rapidità su tale ambiziosa proposta.
Noto poi con soddisfazione che si è deciso di istituire un gruppo di lavoro per esaminare le modalità in cui la vigilanza prudenziale di banche e compagnie di assicurazione debba tener conto della natura ciclica degli sviluppi, soprattutto per quanto riguarda il capitale; anche in questo campo dovranno seguire misure specifiche.
Questi sono gli elementi essenziali della riforma del settore finanziario, cui con ogni probabilità si accompagneranno altre iniziative, a mano a mano che in Europa verrà articolandosi la riflessione sugli sviluppi della crisi finanziaria. Il Parlamento deve partecipare a pieno titolo a tale riflessione, e la presidenza prende atto con grande interesse dei contributi offerti dalla vostra Istituzione. Penso in particolare agli hedge funds, che a parere di alcuni esperti potrebbero essere le prossime vittime della crisi; ma mi riferisco anche, come ho detto poc’anzi, al tema degli standard contabili e a quello delle retribuzioni nel settore finanziario, in merito a cui dobbiamo agire immediatamente.
Affermare – come hanno fatto alcuni leader europei – che dobbiamo perseverare nel nostro approccio di laissez-faire, e che nessun intervento di regolamentazione sarebbe necessario, è un errore. E’ peggio di un errore; è un attacco alla stabilità del sistema finanziario; anzi, è un attacco alla ragione. Su questo punto voglio essere chiaro: se dobbiamo pensare a una regolamentazione degli hedge funds, allora questo è un compito che spetta all’Unione europea. Dobbiamo prendere in considerazione la trasparenza dei rischi, il potere di controllo degli organismi di regolamentazione e le retribuzioni in questo tipo di istituzione.
Il secondo aspetto fondamentale di quest’approccio è il potenziamento della vigilanza finanziaria. I ministri delle Finanze si sono rallegrati per l’accordo raggiunto dai comitati europei delle autorità di regolamentazione, che prevede di armonizzare, entro il 2012, i requisiti dei dati trasmessi dalle banche europee alle autorità di vigilanza. Si tratta dei primi risultati significativi, cui però altri dovranno seguire; i ministri si sono accordati per continuare i propri sforzi tesi a migliorare il coordinamento del monitoraggio e del controllo degli attori finanziari. La presidenza è pronta a collaborare con il Parlamento e la Commissione per rinsaldare l’integrazione del controllo e del monitoraggio prudenziale di gruppi la cui natura transfrontaliera è sempre più accentuata. Per superare con successo le crisi finanziarie, l’Unione ha bisogno di un sistema di vigilanza più efficiente e integrato.
Onorevoli deputati, la Francia presiede il Consiglio dell’Unione europea in un momento di grande turbolenza; in circostanze così difficili, siamo pienamente consapevoli delle nostre responsabilità. E’ giunta l’ora di prendere decisioni importanti in merito all’organizzazione del nostro sistema finanziario, al posto che esso occupa nell’ambito dell’economia europea e al suo ruolo, che deve rimanere quello di finanziare imprese e privati cittadini.
Su questi temi, nei mesi scorsi l’Unione non è rimasta inattiva; la presidenza, quindi, può ora far tesoro delle riflessioni e del lavoro portati avanti in questo campo dalla Commissione, e può anche basarsi sull’operato di numerosi esperti, tra i quali, in Francia, René Ricol.
Il Consiglio europeo di ottobre costituisce l’occasione per definire rigorosi orientamenti a livello europeo: è questo il nostro obiettivo. E’ chiaro che l’Europa non può agire da sola; deve invece svolgere un ruolo di attivo stimolo e incoraggiare una rinnovata cooperazione internazionale, come ha dichiarato ieri alle Nazioni Unite il presidente Sarkozy. Proponiamo inoltre di organizzare, prima della fine dell’anno, una riunione internazionale cui partecipino i paesi del G8 e i loro organismi di regolamentazione finanziaria. Il nostro obiettivo è quello di fissare alcuni principi fondamentali e nuove norme internazionali comuni per una revisione del sistema finanziario internazionale.
Con un’iniziativa come questa l’Unione europea dimostra l’importanza che annette a una nuova ed equilibrata governance mondiale. L’Europa e la comunità internazionale devono offrire una risposta che sia insieme di breve, medio e lungo termine. Nel breve periodo, servono misure d’emergenza; nel medio periodo, occorre rivedere la nostra legislazione; nel lungo periodo, è necessario un ripensamento complessivo del ruolo del nostro modello economico dal punto di vista della crescita e dell’occupazione, così come è indispensabile continuare le essenziali riforme strutturali.
Con questo si concludono le informazioni che desideravo comunicarvi oggi.
Joaquín Almunia, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, la serie di eventi che si è abbattuta sui mercati finanziari nel corso dell’ultimo anno – e in particolare negli ultimi giorni – supera per le sue dimensioni tutto ciò cui avevamo assistito in precedenza, durante la nostra vita. Molti ritengono, e io stesso tendo a condividere tale opinione, che questi avvenimenti innescheranno importanti cambiamenti nel funzionamento del sistema finanziario internazionale.
Dall’agosto 2007, allorché la crisi è esplosa, sono venute alla luce perdite per un totale di più di 500 miliardi di dollari: una somma equivalente al PIL di un paese come la Svezia. Malauguratamente, si stima che la cifra definitiva sia addirittura maggiore.
L’accelerazione delle perdite dichiarate negli Stati Uniti, nelle scorse settimane, e la conseguente diminuzione della fiducia degli investitori, hanno spinto sull’orlo della rovina parecchi importanti istituti finanziari. Nei casi in cui il crollo di uno di questi istituti avrebbe comportato un rischio sistemico – ossia avrebbe messo a repentaglio l’intero sistema finanziario – si sono resi indispensabili salvataggi d’emergenza.
Alcune di queste operazioni di salvataggio si sono configurate quali interventi pubblici, come quelli effettuati dal dipartimento del Tesoro e dalla Federal Reserve degli Stati Uniti per scongiurare il fallimento della più grande compagnia di assicurazioni mondiale, AIG, o di Fannie Mae e Freddie Mac, le due società di finanziamento di mutui ipotecari che insieme garantiscono metà dei mutui stipulati negli Stati Uniti.
Altre operazioni hanno assunto la forma di acquisizioni da parte di privati, come l’acquisto della banca d’investimento Merrill Lynch da parte della Bank of America.
In altri casi, come quello della banca d’investimento Lehman Brothers o di quasi due dozzine di banche regionali negli Stati Uniti, il fallimento è rimasto l’unica opzione possibile. In sintesi, abbiamo assistito a una straordinaria trasformazione del paesaggio bancario statunitense.
Di conseguenza, abbiamo raggiunto un punto in cui il sistema finanziario statunitense si trova di fronte a un fondamentale problema di fiducia. In tali circostanze, secondo le autorità degli Stati Uniti, una serie di salvataggi non costituisce più una risposta adeguata; è invece urgentemente necessaria una risposta sistemica.
Nel breve periodo è indispensabile per tutti una risposta che ripristini la fiducia e stabilizzi i mercati.
Il piano annunciato la settimana scorsa negli Stati Uniti dal segretario al Tesoro Paulson è un’iniziativa valida. In sostanza egli propone di istituire un fondo federale per eliminare dai bilanci delle banche gli attivi non liquidi, ossia quei titoli legati ai mutui ipotecari che stanno alla radice dei nostri problemi. Togliendo questi titoli dal sistema, contribuiremmo a eliminare l’incertezza e il mercato potrebbe tornare a concentrarsi sugli elementi fondamentali. Tuttavia, se si vuole che a questa proposta arrida il successo, occorre definirne rapidamente i dettagli in maniera adeguata.
Ricordo che stiamo parlando di un piano concepito negli Stati Uniti per la situazione degli Stati Uniti, il paese in cui – sarà il caso di sottolinearlo – la crisi ha avuto origine e in cui il settore finanziario ha subito i colpi più duri. Tutti però dobbiamo sforzarci di analizzare le cause di questi avvenimenti; tutti dobbiamo fronteggiarne le conseguenze, e tutti dobbiamo reagire alla situazione attuale.
A tale scopo, dobbiamo in primo luogo comprendere come siamo giunti a questo punto. Le origini degli sconvolgimenti cui assistiamo oggi si possono individuare nei persistenti squilibri globali dell’economia mondiale, che hanno creato un ambiente in cui vi è ampia disponibilità di liquidi ma la valutazione dei rischi è inadeguata.
L’interconnessione dei mercati finanziari globali, l’alto livello della leva finanziaria e il ricorso a tecniche e strumenti finanziari complessi e innovativi, spesso non compresi a fondo, hanno provocato la diffusione di questi rischi nel mercato finanziario internazionale su una scala senza precedenti.
E’ chiaro che i partecipanti al mercato – al pari peraltro delle autorità di regolamentazione e vigilanza – non sono stati capaci di comprendere adeguatamente i rischi di questa situazione, e quindi non sono riusciti a sventare le conseguenze di cui siamo oggi testimoni.
Certo, nei mesi in cui la crisi si stava preparando, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e la Commissione, tra gli altri, avevano additato questi rischi di fondo. Sapevamo che la situazione era insostenibile, ma non potevamo sapere – e nessuno è stato capace di prevedere – come, quando e con quale violenza la crisi sarebbe scoppiata per effetto delle crescenti insolvenze nel settore dei mutui sub-prime.
Vediamo ora che il processo degli ultimi anni si sta dipanando al contrario, e il sistema finanziario è alle prese con la conseguente necessità di ridurre la leva finanziaria. Il livello eccezionalmente alto della leva e l’entità delle connessioni tra i rischi hanno reso particolarmente difficile e penoso sbrogliare la matassa. La mancanza di trasparenza del sistema e l’incapacità, da parte dei revisori, di comporre un quadro preciso e completo della situazione hanno provocato una drammatica caduta di fiducia.
Il settore finanziario è quello che ha subito i colpi più gravi, dal momento che il nervosismo diffuso tra le banche ha condotto al prosciugarsi della liquidità nel mercato dei prestiti interbancari.
Parecchi tra i principali mercati del credito sono ancora in preda allo sconvolgimento, e recentemente abbiamo notato che gli investitori tornano a preferire la qualità; a questa tendenza si accompagna un allargarsi del divario tra il rendimento delle obbligazioni di riferimento e i rendimenti di investimenti relativamente rischiosi.
Grazie al rapido e coordinato intervento delle banche centrali – in questo quadro la BCE ha svolto un ruolo di rilievo – siamo riusciti a evitare una grave carenza di liquidità; le banche rimangono tuttavia sotto pressione. La crisi di fiducia ha provocato la caduta del prezzo degli attivi, e ciò a sua volta ha aumentato a dismisura le tensioni che gravano sui bilanci delle banche; se a tutto questo si aggiunge la situazione del mercato interbancario, non stupisce che le banche trovino difficile ricapitalizzarsi.
La situazione che dobbiamo affrontare in Europa è meno grave, e in questo momento gli Stati membri non giudicano necessario un intervento analogo a quello statunitense.
Se adottiamo una prospettiva di medio periodo, risulta palese la necessità di una risposta strutturale di più ampio respiro. Gli ultimi avvenimenti che hanno interessato i mercati finanziari dimostrano chiaramente quanto sia indispensabile rinnovare l’attuale modello di regolamentazione e vigilanza.
Nel breve periodo, bisogna affrontare rapidamente i punti deboli del quadro odierno. Da questo punto di vista concordo senza riserve con la posizione del Consiglio: la roadmap di azioni di regolamentazione predisposta da ECOFIN e le raccomandazioni del forum per la stabilità finanziaria contengono tutti gli elementi necessari. Come sapete, vi rientrano iniziative concrete per migliorare la trasparenza nei confronti di investitori, mercati e autorità di regolamentazione; un riesame dei requisiti patrimoniali dei gruppi bancari; e infine un chiarimento del ruolo delle agenzie di rating.
La Commissione sta portando avanti il suo lavoro, e presto – la settimana prossima – presenterà alcune proposte per la revisione della direttiva sui requisiti patrimoniali, oltre a nuovi provvedimenti legislativi sulle agenzie di rating (mi auguro prima della fine di ottobre). Tuttavia, in considerazione degli ultimi sviluppi, dovremo probabilmente esplorare altri problemi emersi nel frattempo.
Continueremo a discutere gli ulteriori, eventuali provvedimenti da prendere per garantire una migliore stabilità finanziaria e correggere le cause di fondo della crisi; in tale prospettiva mi associo di cuore all’accoglienza positiva che la presidenza del Consiglio ha riservato ai vostri contributi.
Vorrei infine soffermarmi sull’impatto che la crisi del settore finanziario ha esercitato sull’economia – sull’economia reale. Senza dubbio, ciò che avviene nel settore finanziario sta danneggiando l’economia reale. Tali effetti sono stati moltiplicati dalle pressioni inflazionistiche derivanti dalla crescita dei prezzi del petrolio e di altri beni, nonché dalle drastiche correzioni apportate al mercato immobiliare in alcuni Stati membri. Questa concatenazione di shock ha inciso sull’attività economica sia direttamente – a causa dei costi più elevati e degli effetti negativi sulla produzione della ricchezza – sia indirettamente – con una brusca erosione della fiducia nell’economia. Di conseguenza, abbiamo assistito a una frenata della domanda interna proprio nel momento in cui la domanda esterna si sta indebolendo.
I principali indicatori dell’attività economica segnalano un accentuato rallentamento del ritmo di fondo della crescita, sia nell’Unione europea che nella zona dell’euro. In tale contesto, la nostra ultima previsione intermedia ha corretto sensibilmente al ribasso la crescita del PIL, portandola all’1,4 per cento nell’Unione europea e all’1,3 per cento nella zona dell’euro. Contemporaneamente, sono state rivedute le previsioni per l’inflazione relative a quest’anno, elevandole al 3,8 per cento nell’Unione europea e al 3,6 per cento nella zona dell’euro. In fatto di inflazione potremmo però trovarci a un punto di svolta, dal momento che l’impatto dei passati aumenti dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari è probabilmente destinato a svanire nei prossimi mesi; questa tendenza potrebbe forse essere irrobustita da un ulteriore calo dei prezzi del petrolio e di altri beni, ma questo punto è ancora da verificare.
Nel complesso, situazione e prospettive dell’economia rimangono contraddistinte da un’inconsueta incertezza. Per la crescita permane il rischio di una flessione, mentre per l’inflazione vi è il rischio di un rialzo. Sugli sviluppi economici del prossimo anno grava una nebbia di incertezza ancor più fitta, ma ci attendiamo che in tale periodo la crescita resti relativamente debole, sia nell’Unione che nella zona dell’euro.
Come reagire a questo rallentamento dell’economia? Il metodo migliore è quello di utilizzare tutti gli strumenti politici a nostra disposizione.
In primo luogo, nella politica di bilancio dobbiamo mantenerci fedeli alla disciplina fiscale e alle norme del patto di stabilità e di crescita, consentendo agli stabilizzatori automatici di svolgere la loro funzione. Da questo punto di vista, la riforma del patto introdotta nel 2005 si sta dimostrando preziosissima.
In secondo luogo, un preciso impegno ad attuare riforme strutturali – così come sono definite nel quadro della strategia di Lisbona e nei programmi di riforma nazionali – costituirebbe a breve termine un essenziale elemento di stimolo per la fiducia dei consumatori e degli investitori, e a lungo termine servirebbe a migliorare la flessibilità, la resistenza e il dinamismo delle nostre economie. In questa congiuntura sarebbero particolarmente utili misure miranti a irrobustire la concorrenza nei mercati dell’energia e della vendita al dettaglio, e a perfezionare il funzionamento dei nostri mercati del lavoro.
Infine, come ho già sottolineato, è ora più urgente che mai migliorare le norme che regolano i mercati finanziari e realizzare gli obiettivi della roadmap elaborata dal Consiglio ECOFIN. Una soluzione rapida ed efficace delle ardue sfide che ci attendono sarebbe preziosa per ristabilire la fiducia in tempi più brevi del previsto, limitando così i danni alle nostre economie.
In ognuno di questi settori politici, le nostre iniziative saranno più efficaci ed efficienti se riusciremo a coordinarle a livello di zona dell’euro e di Unione europea.
Fatalmente, dovremo superare la riluttanza di alcuni Stati membri ad aderire a un’azione comune, ma è comunque necessario approfondire e articolare il consenso che abbiamo raggiunto in occasione dell’ultima riunione informale del Consiglio ECOFIN a Nizza.
I paesi europei devono affrontare sfide comuni; il modo più efficace per superarle è quello di lavorare insieme per trovare soluzioni comuni. In questo senso l’Unione economica e monetaria rappresenta uno strumento di grandissimo valore; dobbiamo sfruttare le opportunità che essa ci offre per potenziare il coordinamento, seguendo le indicazioni che abbiamo proposto nel maggio scorso, nella nostra relazione e comunicazione EMU@10.
Tuttavia, gli eventi dimostrano chiaramente che di fronte a sfide globali un’azione interna europea non è sufficiente. Dobbiamo potenziare un’azione esterna comune in sede di forum per la stabilità finanziaria, di Comitato di Basilea, di G7, e sarà anche opportuno dedicare maggiore attenzione al futuro ruolo del Fondo monetario internazionale.
Se guardiamo in avanti, dobbiamo meditare sui criteri con cui intendiamo modellare il futuro dei nostri sistemi finanziari e della governance globale; da questo punto di vista l’Unione europea svolge un ruolo essenziale. L’Europa può rappresentare una forza motrice del coordinamento globale, e deve assumere un ruolo guida nei dibattiti internazionali in questo campo; a tale scopo è necessario, prima di ogni altra cosa, che i paesi europei lavorino insieme e concordino soluzioni interne.
Alexander Radwan, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, ascoltando l’intervento appena pronunciato dal Commissario ho avuto l’impressione di trovarmi nel film sbagliato. Egli ha ripetuto con insistenza che si sta agendo in maniera rapida e tempestiva; in realtà, l’unica cosa che nelle ultime settimane – o mesi o anni – si è mossa velocemente è stata il mercato, che tanto spesso invochiamo nei nostri dibattiti. Il mercato ha risolto da sé, con rapidità estrema, il problema delle banche d’investimento; noi non siamo stati capaci di reagire altrettanto rapidamente.
“Rapido” non è certo il termine con cui possiamo definire il Consiglio, e tanto meno la Commissione. Ora gli Stati Uniti ci invitano cortesemente a pagare la nostra parte. In questo momento non desidero fare commenti in merito; per ora basterà seguire gli sviluppi. Mi attendo però dal Consiglio – quanto alla Commissione, non sono sicuro che la Commissione Barroso ne sia capace – che ci consenta di superare le resistenze statunitensi e britanniche sul nodo della trasparenza dei mercati finanziari. Basterà ricordare che all’epoca della presidenza tedesca, quando il presidente Sarkozy e il cancelliere, signora Merkel, proposero un’iniziativa, la Commissione Barroso si tirò indietro dicendo “Ma chi sono questo Sarkozy e questa Merkel?”, e rimase del tutto inattiva.
“Rapido” non è certo la parola adatta. Mi limiterò a ricordare i casi Enron e Parmalat; allora il Parlamento europeo adottò in merito una relazione dell’onorevole Katiforis – io ero il relatore ombra – sul problema delle agenzie di rating. Si era nel 2003; ora, nell’ottobre del 2008, la Commissione può anche presentare proposte, ma la IOSCO ha già ammonito che non dobbiamo discostarci dalle norme fissate negli Stati Uniti dalla Securities and Exchange Commission, poiché altrimenti il sistema finanziario internazionale ne sarebbe sconvolto.
In questo campo, l’Europa deve andare per la sua strada. Di conseguenza le proposte della SEC non mi interessano affatto, e se la Commissione intende muoversi nella stessa direzione della SEC, mi limito a dire che dovrebbe mettersi dei bei vestiti pesanti. Noi dobbiamo fare quello che ci sembra giusto, e poi gli americani possono seguirci; sulle agenzie di rating non ho altro da dire.
E’ stato affermato che dovremmo portare a termine la revisione di Basilea II in una sola lettura. Spero che il rappresentante del Consiglio stia ascoltando, dal momento che egli stesso ha accennato a questo problema: possiamo riuscirci in una lettura, se il Consiglio smette di opporsi a un regime di vigilanza europeo. I risultati che il Consiglio ha ottenuto intensificando la collaborazione con le autorità di vigilanza europee sono miserevoli. Nizza si è basata sulla cooperazione intergovernativa; in tali condizioni, il Consiglio dovrebbe per una volta abbandonare le proprie abitudini e pensare in una prospettiva europea.
Sono stati menzionati sia gli hedge funds che i private equity. Proprio questa settimana il Commissario McCreevy ha dichiarato al Parlamento che non dobbiamo avere troppa fretta; al Commissario McCreevy si possono muovere molte accuse, ma non certo quella di essere frettoloso.
(Commenti e applausi)
Ho regolarmente attaccato il Commissario McCreevy in Parlamento, sul tema degli hedge funds e dei private equity. E’ necessario ora che la Commissione presenti analisi adeguate, senza trincerarsi in un atteggiamento di rifiuto. Questo non è più il problema del Commissario McCreevy; ora è il problema del presidente Barroso.
(Applausi)
Sarei felice se adesso dicessimo chiaramente agli Stati Uniti che la SEC (la Securities and Exchange Commission) deve innanzi tutto mettere ordine in casa propria; la Siemens è oggetto di una severa inchiesta, ma nessuno guarda agli Stati Uniti. Mi attendo che la Commissione e il Consiglio ci permettano di definire in questo campo una linea politica europea.
(Applausi)
Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signora Presidente, abbiamo ascoltato con estrema attenzione l’intervento dell’onorevole Radwan. La campagna elettorale bavarese proietta ombre davvero lunghe. Sì, onorevole Radwan, alcune delle sue affermazioni sono assolutamente corrette: il mercato ha risolto il problema, ma i contribuenti americani hanno pagato il conto. Il prezzo lo sta pagando lo Stato.
Oggi non stiamo assistendo solo al fallimento di banche d’investimento e grandi compagnie di assicurazioni. E’ piuttosto il fallimento di una filosofia economica che ci è stata propinata per anni: una filosofia secondo la quale, in una presunta economia moderna, crescita e prosperità nascono dalla speculazione e non nel mondo reale. E’ questo il sistema che oggi sta fallendo.
(Applausi)
Per inciso, onorevole Radwan, abbiamo un vivido ricordo della relazione Katiforis. Lei è un politico veramente astuto, non ho difficoltà ad ammetterlo; domenica lei è candidato alle elezioni per il parlamento statale bavarese, e le auguro buona fortuna. Però è stato proprio lei ad annacquare la relazione Katiforis, onorevole Radwan: di questo ci ricordiamo benissimo.
Il commissario McCreevy purtroppo non è presente, ma il suo collega Almunia ci ha offerto un’acuta analisi. Commissario Almunia, le chiedo di illustrare al suo collega Charlie McCreevy le misure che si rendono necessarie e che ora dobbiamo adottare. Non so dove egli sia ora: forse è tornato all’ippodromo, dove gli sportelli per le scommesse probabilmente sono regolati da norme più serie di quelle dei mercati finanziari internazionali. Una cosa però è chiara: ci attendiamo che la Commissione adotti le misure praticabili e indispensabili, e ci attendiamo tale iniziativa per la fine dell’anno, o al più tardi per la primavera.
Ciò significa, per esempio, adottare con la massima rapidità misure per le agenzie di rating. Un altro punto essenziale è la separazione dei bonus di cui fruiscono i manager finanziari dai profitti speculativi a breve termine. Questo è un aspetto importantissimo: se un manager sa che intascherà il 5 per cento di un miliardo che riuscirà a generare in profitti speculativi, poiché il bonus che gli spetta è legato a quel miliardo di speculazioni, è umano che egli cerchi di generare questo miliardo con qualunque mezzo e a qualunque costo, anche se ne dovesse risultare la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro – che è precisamente quel che abbiamo visto avvenire in tutto il mondo negli ultimi decenni.
Con la massima disinvoltura, i manager finanziari – i brillanti giovanotti che incontriamo anche nei corridoi del Parlamento – distruggono intere aziende e interi distretti economici, con tutti i danni sociali che ciò comporta. I costi di questa devastazione sono compresi in quei 700 miliardi che i contribuenti degli Stati Uniti devono ora investire per salvare grandi banche e compagnie di assicurazioni. Il dilettantismo del sistema di governo statunitense traspare dal fatto che anche in una crisi di dimensioni così eccezionali vengono salvate le grandi imprese: ciò costerà ai contribuenti più di 700 miliardi di dollari, tratti dal bilancio degli Stati Uniti. Purtroppo il destino di questi contribuenti comuni, con i loro debiti e i loro mutui, non figura nel piano di salvataggio del governo degli Stati Uniti. Un altro perfetto esempio di privatizzazione dei profitti e nazionalizzazione delle perdite: anche questo deve cessare.
(Applausi)
Tutti questi discorsi li abbiamo già sentiti nel dibattito di lunedì. Ho quasi l’impressione che dovremmo distribuire ai membri del gruppo PPE-DE moduli di iscrizione al Partito socialdemocratico; a quanto pare non riescono a cambiare opinione abbastanza in fretta, e i liberali, devo dire, hanno ancor meno scrupoli.
In un dibattito del novembre scorso sul ruolo dell’Unione europea nella globalizzazione ho formulato la seguente osservazione: “Il capitalismo da selvaggio West che domina i mercati finanziari minaccia intere economie, compresa oggi quella degli Stati Uniti, e ha bisogno di norme internazionali. E’ necessario introdurre controllo e trasparenza, e restringere i poteri dei mercati finanziari.” Il leader del gruppo ALDE ha ribattuto con queste parole: “Signor Presidente, abbiamo appena udito il linguaggio del passato”. Almeno egli non partecipa al dibattito di oggi, cosa che sicuramente contribuirà a migliorare il livello del dibattito stesso. Il mio non era però il linguaggio del passato; oggi più che mai il controllo e la vigilanza, da parte del governo, di un mercato privo di regole, che non rispetta nulla e nessuno, sono la strada verso il futuro.
Se posso, vorrei aggiungere una considerazione. Ovviamente dobbiamo agire con rapidità, ma dobbiamo anche agire nel settore che sta più a cuore a me e ai colleghi deputati al Parlamento europeo. La bolla speculativa non scoppierà: anche se vietiamo le vendite allo scoperto per l’immediato futuro, in seguito saranno nuovamente possibili. Un’altra cosa saremo fatalmente costretti a rivedere: gli investitori verranno per esempio incoraggiati a speculare sul rialzo dei prezzi dei prodotti alimentari. Questi prodotti rincarano quando la loro disponibilità si riduce; ciò significa che chi è interessato a mantenere alti i prezzi degli alimenti deve far sì che l’offerta di prodotti alimentari si riduca. Scarsità di prodotti alimentari significa però fame nel mondo, e se il nostro sistema rende possibile che la fame che affligge alcune zone del mondo generi profitti altrove, un pacchetto di salvataggio da 700 miliardi di dollari non servirà a nulla: presto o tardi il sistema, con tutti i suoi aspetti più odiosi, avrà amare conseguenze per l’umanità intera.
Oggi quindi non stiamo discutendo di esigenze a breve termine. Il tema del nostro dibattito è piuttosto la possibilità di garantire nel lungo periodo lo sviluppo sociale dell’umanità.
Silvana Koch-Mehrin, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la crisi finanziaria globale si è diffusa nei mercati con conseguenze imprevedibili. Alcuni proveranno forse soddisfazione, vedendo che i banchieri cadono in disgrazia o perdono il posto; ma si tratta di un atteggiamento miope, poiché i veri sconfitti non sono i dirigenti delle imprese o gli operatori finanziari. La crisi del credito e il crollo del valore di titoli e risparmi colpisce con particolare durezza le famiglie comuni, la cui sicurezza finanziaria si dissolve, quando il valore di pensioni e risparmi viene messo a repentaglio.
Per tale motivo è essenziale effettuare una precisa analisi della crisi finanziaria e delle sue cause, così da scongiurarne il ripetersi; sono lieta di constatare che proprio questo stiamo facendo oggi. L’onorevole Schulz ha utilizzato il suo intervento per scagliare un’invettiva contro i mercati; le predizioni da lui formulate nel novembre scorso, che egli stesso ci ha cortesemente ricordato, gli consentiranno forse di arrotondare il proprio reddito in qualità di oracolo, ma anche il collega Schulz dovrà ammettere che il motore dei mercati è il denaro, non l’aria fritta.
Abbandonare la libertà d’impresa non sarebbe una risposta adeguata alla crisi attuale; sono le imprese a creare posti di lavoro e prosperità. I mercati finanziari hanno veramente bisogno di un maggior numero di regole? Ludwig Erhard, il padre del miracolo economico tedesco, sintetizzò la questione con grande lucidità. Egli disse che lo Stato deve fissare le regole dell’economia e del sistema finanziario ma, come un arbitro, non deve partecipare al gioco; ciò significa, naturalmente, che lo Stato deve punire i falli e le violazioni delle regole.
Un’opera di regolamentazione è opportuna e necessaria per evitare gli eccessi, ma la responsabilità della crisi non si può imputare all’economia di mercato. La colpa è invece di coloro che si rifiutano di rispettare quadri di riferimento e norme. Da anni gli esperti ci mettono in guardia contro i prestiti ad alto rischio, i crediti non garantiti e una bolla che, nel mercato finanziario e immobiliare, potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Occorrono norme comuni e trasparenti, valide per tutta Europa e anzi per tutto il mondo. Certo, abbiamo bisogno di controlli internazionali, ma senza smarrire il senso delle proporzioni. Non sarà un vantaggio per nessuno, se blocchiamo i movimenti del capitale con un numero eccessivo di norme innescando in tal modo una recessione economica.
Soprattutto, dobbiamo ristabilire la fiducia in un mercato libero e aperto. Se ci dimostreremo capaci di agire, contribuiremo alla stabilità economica dei cittadini d’Europa e del mondo; ma i mercati internazionali non staranno certo ad aspettare le decisioni europee, né le prese di posizione di questo Parlamento.
Signor Commissario, ministro Jouyet, il mio gruppo si attende subito da voi un’azione rapida, razionale e dagli esiti positivi.
Eoin Ryan, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signora Presidente, il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet ha recentemente dichiarato che, quando i mercati si stabilizzeranno, non ritorneremo alla routine precedente, ma sperimenteremo invece una nuova normalità.
Se si considerano i fallimenti e le debolezze che mercati e istituzioni hanno palesato in maniera così sconvolgente negli ultimi dodici mesi, un allontanamento da abusi e colpe del passato non si può accogliere che con un sospiro di sollievo. La crisi finanziaria ha suscitato un profondo panico, ma è anche servita a ribadire l’esigenza di eliminare le opacità per far posto alla trasparenza, e ha richiamato noi legislatori alla nostra opera di regolamentazione; anche noi, però, dobbiamo evitare il panico, poiché in preda al panico prenderemmo decisioni sbagliate.
Negli Stati Uniti, placatasi la mischia affannosa con cui si è cercato di evitare la catastrofe, stanno emergendo radicali trasformazioni del paesaggio dell’alta finanza. Le nostre istituzioni hanno retto con maggior sicurezza di quelle statunitensi – non è sorprendente, dal momento che la crisi ha avuto origine oltre Atlantico – ma vicende siffatte ci ricordano che non siamo affatto invulnerabili. Per garantire la futura stabilità dei nostri mercati dobbiamo attuare sistematiche riforme strutturali, e dobbiamo essere pronti ad agire rapidamente. Tre elementi si verificheranno, o si sono già verificati: in primo luogo riforme – per esempio facendo sì che le banche centrali impediscano gli assalti a banche e istituzioni finanziarie – e da questo punto di vista si sono già registrate iniziative degne di nota; in secondo luogo, i ministri del Tesoro devono eliminare i fenomeni che sono la causa di questi assalti, ossia la presenza di attivi in difficoltà nei bilanci delle istituzioni finanziarie; infine, è essenziale ricapitalizzare il sistema finanziario.
Abbiamo superato le fasi iniziali della crisi; gli effetti sul sistema bancario e la risposta politica a questo trauma iniziale resteranno ignoti ancora per qualche tempo. Tuttavia, dobbiamo muoverci per far sì che alla fine della crisi emerga una nuova realtà finanziaria sana e robusta. A tale scopo è necessario confrontarsi con le radici della crisi, eliminare gli attivi in difficoltà e ripulire i bilanci. Per uscire dalla palude della crisi è altrettanto indispensabile – se si vuole un’economia sana a livello locale e globale – segnalare che il sistema finanziario dispone di capitali sufficienti. Se tale capitale debba essere di origine privata o pubblica, o una combinazione dei due elementi, è un altro discorso, ma si tratta di una necessità urgente .
Non conosciamo ancora le dimensioni precise dell’impatto della crisi finanziaria mondiale, né per quanto tempo esso si farà sentire; non sappiamo neppure quali saranno le conseguenze per i mercati europei. Sappiamo però che, per superare la crisi e tutelare investitori, mercati e cittadini nella nuova normalità destinata infine a emergere, dovremo tenere la testa alta – anche in tempi di tumulto e incertezza – e adottare misure concrete per l’attuazione di sistematiche riforme strutturali che salvaguardino la salute del sistema europeo e il benessere finanziario dei cittadini dei paesi europei e del mondo.
Francis Wurtz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (FR) Signora Presidente, se i principali leader europei volessero illustrare l’abisso che li separa dai cittadini d’Europa, potrebbero limitarsi a reagire nuovamente come hanno reagito alla crisi finanziaria dopo la riunione dei ministri delle Finanze, il 14 settembre 2008.
Quali misure importanti sono state annunciate, a parte un gradito ma insufficiente incremento dei prestiti della Banca europea per gli investimenti alle piccole e medie imprese?
I provvedimenti presi si possono sintetizzare in tre punti. In primo luogo, per quanto riguarda le speranze di uno stimolo fiscale, cito Jean-Claude Juncker: “Abbiamo escluso l’adozione di un piano di rilancio europeo”. Applicheremo il patto di stabilità, tutto il patto e nient’altro che il patto.
In merito al processo di deregolamentazione attualmente in corso citerò Christine Lagarde: “Non dobbiamo permettere il rallentamento delle riforme strutturali”; Jean-Claude Trichet: “Giudichiamo positivamente qualsiasi intervento mirante a migliorare la flessibilità dell’economia”; e Jean-Claude Juncker: “Dobbiamo riformare il mercato del lavoro nonché i mercati dei beni e dei servizi. Per favorire la competitività è necessario ampliare il terreno di gioco”.
A questo punto, tutti ci chiediamo chi sarà a pagare il conto. Cito nuovamente Jean-Claude Trichet: “Gli organismi di vigilanza bancaria non devono fissare requisiti sproporzionati per gli istituti di credito”; d’altra parte, secondo Jean-Claude Juncker “bisogna fare ogni sforzo per evitare che i salari sfuggano di mano”.
A questi signori vorremmo dire: uscite dalla vostra bolla e cercate di mettervi nei panni della gente comune. I cittadini vedono da un lato i ministri delle Finanze smuovere cielo e terra a favore dei grandi speculatori globali – la sola Banca centrale europea ha erogato 110 miliardi di euro – e dall’altro i lavoratori dipendenti minacciati da gravi rischi. Nel tentativo di dare sicurezza ai mercati, voi gettate nel panico le aziende.
La verità è che, in nome della libertà di circolazione dei capitali e della famosa economia di mercato aperta, con la relativa libertà di concorrenza, i leader della finanza hanno collettivamente alimentato meccanismi diabolici che non sono più capaci di controllare. Permettetemi di ricordare che, cinque mesi dopo l’inizio della crisi dei mutui sub-prime, il presidente Trichet, a nome delle dieci maggiori banche centrali del mondo, si limitava ancora a parlare di semplici “correzioni del mercato” e prevedeva “una robusta crescita, pur se adesso si registra un lieve rallentamento”. Tre mesi più tardi egli esortava la commissione per i problemi economici e monetari del nostro Parlamento a “concedere al settore privato l’opportunità di correggersi da sé”. Quale perspicacia! Se un sistema vede sfuggirsi fra le mani le proprie creature, è davvero in preda a una crisi esistenziale.
Per tutti questi motivi, se desideriamo evitare ulteriori e sempre più dolorosi crolli, dobbiamo avere il coraggio di operare una rottura. In primo luogo, dobbiamo respingere l’idea della produttività basata sull’abbassamento del costo del lavoro e delle spese sociali; dobbiamo rovesciare la costante tendenza a ridurre la proporzione del valore aggiunto spettante ai salari. La causa dell’inflazione non va cercata qui, bensì nell’immorale comportamento degli operatori finanziari.
In secondo luogo, dobbiamo smettere di affidare ciecamente ai mercati finanziari il compito di alimentare l’economia, dal momento che questi mercati non nutrono l’economia ma piuttosto l’avvelenano. La Banca centrale europea svolge una funzione essenziale nell’indirizzare il denaro verso un’economia efficace dal punto di vista sociale: un’economia che crei posti di lavoro, promuova la formazione e sviluppi i servizi pubblici, garantisca una produzione sostenibile e servizi utili, dia spazio alla ricerca e allo sviluppo, rispetti le aziende pubbliche e l’interesse pubblico e anteponga la cooperazione alla guerra economica.
Per realizzare tali obiettivi la Banca centrale europea deve però mutare la propria missione. Dovrà rifinanziare le banche a tassi d’interesse assai differenziati, a seconda che i prestiti vadano a vantaggio della sana economia che ho appena descritto oppure, al contrario, siano utilizzati per operazioni finanziarie malsane. Le condizioni d’accesso al prestito dovranno essere vantaggiose nel primo caso e severamente punitive nel secondo. Contemporaneamente, occorrerà introdurre rigorosi controlli su banche e fondi e imporre una tassa sugli spostamenti del capitale finanziario. Infine bisognerà cominciare a lavorare a una radicale riforma delle istituzioni economiche internazionali, come ha chiesto di recente il presidente Lula nel suo discorso alle Nazioni Unite.
In terzo luogo, dobbiamo dire basta allo spocchioso autocompiacimento con cui un’esigua élite spiega ai comuni cittadini che le sue scelte sono le uniche valide. Se riusciremo a discutere di tutti questi temi con una mentalità aperta e responsabile, almeno da tale punto di vista la crisi avrà recato qualche beneficio.
Hanne Dahl, a nome del gruppo IND/DEM. – (DA) Signora Presidente, lunedì mattina, andando in macchina all’aeroporto, la prima notizia che ho sentito quando ho acceso l’autoradio riguardava la grave crisi finanziaria attraversata dalla mia banca. Per fortuna sono solamente una risparmiatrice, e quindi non ho perso denaro, ma gli azionisti sono disperati; la crisi finanziaria mondiale ha colpito anche la mia piccola banca. Il nocciolo del problema sta nello sviluppo della globalizzazione, e non da ultimo nel diritto del capitale di circolare liberamente attraverso i confini. Abbiamo assistito a speculazioni senza precedenti, tese unicamente ad accumulare profitti a vantaggio di alcuni. Questi comportamenti hanno l’unico effetto di danneggiare l’economia reale, come possiamo constatare ora che le speculazioni sul mercato immobiliare statunitense hanno innescato una crisi finanziaria internazionale.
Occorre quindi abbandonare la scuola di pensiero per cui la libertà di circolazione dei capitali garantirebbe crescita e ricchezza; da questa libertà di circolazione traggono vantaggio solo gli speculatori e gli evasori fiscali. Oso dire che i cittadini comuni e coloro che desiderano investire finanziando le imprese e la compravendita dei beni possono convivere con un sistema di controlli sull’identità e le motivazioni di chi sposta grandi quantità di denaro oltre i confini. I controlli sulla circolazione dei capitali darebbero alla democrazia maggior forza e più opportunità di esercitare influenza.
Quale soluzione possiamo dunque dare alla crisi che ci sovrasta? Una rete di sicurezza finanziata dai contribuenti stimolerà sicuramente una politica estera di aggressiva speculazione nel settore finanziario, scatenando gli aspetti peggiori del capitalismo. Le banche, da parte loro, devono fare pulizia dopo i crolli e le crisi; non è questo un compito che spetti alle banche nazionali, e di conseguenza ai contribuenti. Il consulente finanziario danese Kim Valentin propone un fondo di salvataggio finanziato dalle banche stesse; è essenziale che il contributo delle banche al nuovo fondo sia abbastanza cospicuo da indurle a sorvegliarsi a vicenda e intervenire al profilarsi di una crisi, dal momento che sarebbero le banche stesse a pagare i costi dell’opera di pulizia.
Propongo di utilizzare l’Unione europea per fissare norme severe sulle dimensioni dei fondi di salvataggio destinati alle banche. In tal modo potremmo anche contribuire a far avverare l’auspicio espresso dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per una responsabile politica economica globale. Le banche devono smettere di comportarsi come bambini che, non essendo mai caduti, non sanno che possono farsi male.
Piia-Noora Kauppi (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, non condivido l’opinione dei colleghi che biasimano la Commissione per le sue mancate iniziative. A mio avviso, l’errore più grave che la Commissione europea avrebbe potuto commettere sarebbe stato proprio quello di pensare che un maggior carico di norme rappresenti sempre la risposta giusta. Tutte le proposte della Commissione devono essere proporzionate, equilibrate e accuratamente mirate.
Sono moderatamente soddisfatta del modo in cui la Commissione ha risposto finora alla crisi, e sono sempre convinta che la Commissione stessa disponga di tutti gli strumenti adatti per migliorare il quadro normativo dei servizi finanziari. Qualsiasi miglioramento deve fondarsi, innanzi tutto, sulla legislazione e le basi giuridiche esistenti; in seconda battuta bisogna prendere in considerazione l’uso di strumenti non vincolanti e infine, se ancora non si registrano miglioramenti, bisogna passare a una nuova regolamentazione giuridica.
Mi sembra che qualche volta si tenda a dimenticare l’entità dei risultati che abbiamo già raggiunto in Europa. Dal 2000 in poi abbiamo intrapreso una rigorosa revisione della nostra legislazione in materia di servizi finanziari, e abbiamo già aggiornato molti dei regolamenti relativi. In Europa disponiamo quindi di un quadro giuridico moderno e sofisticato, che a quanto mi risulta è già seguito da molti operatori negli Stati Uniti; non mi sembra quindi necessario mutare radicalmente il nostro approccio.
Infine, bisogna ovviamente ricordare che il quadro della vigilanza presenta ancora delle carenze. Dobbiamo affinare i metodi di lavoro delle autorità di vigilanza europee basandoci sulla roadmap proposta da ECOFIN, senza tuttavia dimenticare che il settore finanziario rappresenta probabilmente l’attività economica più globalizzata nel mondo di oggi, e non possiamo agire come se ci trovassimo nel vuoto. E’ necessario tener presente che noi conviviamo col mondo esterno; occorre quindi costruire un sistema di standard, reciproci riconoscimenti e convergenze con gli attori d’oltre Atlantico – poiché questa è la strada su cui si muove l’odierna concorrenza aperta – nonché un sistema di norme valide per tutelare i clienti al dettaglio e lo sviluppo di questi avvenimenti.
Un’ultima osservazione sulla Banca centrale europea, che a mio avviso dobbiamo ringraziare per l’ottimo lavoro che ha svolto. Senza il sagace operato della BCE in termini di liquidità, le conseguenze per l’economia europea – sia quella finanziaria, sia quella reale – sarebbero state ben più dure. Per questo, a mio avviso, la Banca centrale europea merita le nostre congratulazioni.
Pervenche Berès (PSE). – (FR) Signora Presidente, ministro Jouyet – ci duole che il ministro responsabile non possa essere presente – signor Commissario, i socialisti sono fautori del mercato, ma sanno bene che in ogni mercato esistono operatori onesti ma anche bricconi, per cui si rende necessaria una forza di polizia. Sorprende che, quando si cerca di inviare una moderna forza di polizia a combattere furfanti moderni, si venga improvvisamente accusati di arcaismo.
Abbiamo bisogno di un moderno sistema di vigilanza e regolamentazione. Non corriamo certo il pericolo di adottare provvedimenti legislativi frettolosi e malaccorti del tipo Sarbanes-Oxley: la crisi infatti è iniziata più di un anno fa. Nel suo intervento dell’11 settembre 2007 di fronte alla commissione per i problemi economici e monetari, il commissario McCreevy addossò alle agenzie di rating la maggior responsabilità della crisi; è passato più di un anno, e non disponiamo ancora di alcuna proposta. Non mi sembra un esempio di regolamentazione più efficiente.
Quanto alla roadmap elaborata tra l’ottobre e il dicembre 2007, l’ho qui con me e l’ho controllata punto per punto. Devo dire francamente che essa forse non era stata concepita per una crisi violenta come quella cui ci troviamo di fronte oggi; se poi guardiamo come sia stato rispettato il calendario, non si sa proprio da che parte cominciare.
Il presidente della repubblica francese ha annunciato un piano: intende denunciare i responsabili e riunire tutti intorno a un tavolo per discutere. Ma cosa vuole discutere esattamente? Vuole tornare alla roadmap elaborata dal Forum per la stabilità finanziaria, che nessuno può applicare perché nessuno in seno al Forum ha l’autorità per farlo?
Ora il presidente Sarkozy avanza tutte queste proposte, ma la sua prima reazione alla crisi era stata di precipitarsi a Londra, nell’autunno del 2007, per approvare la strategia di Gordon Brown – che prevedeva l’istituzione di un sistema di allarme precoce – anziché rafforzare la capacità di difesa dell’Europa, quella stessa capacità che il presidente Barroso difende ora a Washington. Mi auguro che questi riesca a persuadere il suo commissario Charlie McCreevy, in modo che l’intervento europeo su regolamentazione e vigilanza dei mercati finanziari sia adeguatamente energico.
(Il Presidente interrompe l’oratore)
(Commento a microfono spento da parte dell’onorevole Purvis sul tempo di parola)
Presidente. – Mi dispiace; ho interrotto l’onorevole Kauppi e ho interrotto l’onorevole Berès. Generalmente cerco di essere equa, onorevole Purvis.
Daniel Dăianu (ALDE). - (EN) Signora Presidente, avidità, euforia e denaro a buon mercato sono veramente le uniche cause di questo disastro? Che dire delle pecche del modello di prestito originate-and-distribute che ha amplificato i rischi sistemici? E degli schemi di pagamento contorti e privi di etica, che incoraggiano ad assumersi i rischi più azzardati? Che dire dei titoli spazzatura considerati affidabili? O vogliamo parlare dei conflitti di interessi? Delle banche che effettuano transazioni degne di una sala da gioco? Del settore bancario ombra, caratterizzato da una vertiginosa leva finanziaria e da speculazioni parossistiche? Come mai la classe politica non ha imparato nulla dalle crisi precedenti, nonostante i severi moniti che sono stati pronunciati? Basterà ricordare ciò che dissero, già parecchi anni fa, Lamfalussy, Gramlich, Volcker e Buffett.
Mi sembra ridicolo affermare che la regolamentazione soffocherebbe le innovazioni finanziarie; non tutte le innovazioni sono valide e sane. Si deve forse tollerare uno schema di Ponzi su scala quasi internazionale, come quello che è stato sviluppato per mezzo di prodotti tossici durante lo scorso decennio? Il problema sul tappeto è la mancanza di regolamentazione e vigilanza adeguate, nonché l’incapacità di comprendere correttamente i mercati finanziari, il loro funzionamento e i rischi sistemici che ne derivano. “Libero mercato” non è un sinonimo di “mercato privo di regole”. Correggere tutte queste storture sarà un processo assai doloroso, soprattutto negli Stati Uniti, ma neppure l’Europa sfuggirà alla recessione economica. Non ci si può accontentare di soluzioni episodiche e irregolari, dal momento che i mercati sono globali: per ristabilire la fiducia è necessario un coordinamento internazionale.
(Il Presidente interrompe l’oratore.)
PRESIDENZA DELL’ON. LUIGI COCILOVO Vicepresidente
Roberts Zīle (UEN). – (LV) Penso che per descrivere la situazione dei mercati finanziari si possa ricorrere a una frase familiare: “La festa è finita, e ormai è già la mattina dopo”. Qualcuno sconterà duramente gli sconvolgimenti di stomaco, ma alcuni Stati e alcune imprese trarranno invece profitto da questa drammatica situazione. In altre parole, vi sono cospicue risorse energetiche e Stati e imprese particolarmente sviluppati che hanno indirizzato i propri profitti straordinari in quella direzione; di conseguenza, il centro e l’equilibrio dell’influenza politica nel mondo sono a loro volta chiaramente destinati a mutare. In Europa, a mio avviso, questa situazione rende estremamente vulnerabili i nuovi piccoli Stati membri dell’Unione europea. Le errate politiche fiscali e strutturali perseguite in un periodo di intensa crescita economica provocano ora ovvi pericoli economici e sociali in parecchi di questi Stati, compresa la mia Lettonia.
La gran quantità di prestiti interni a privati, erogati in euro da banche di Stati appartenenti alla zona dell’euro, la forte percentuale di denaro di non residenti presente nel settore bancario e il rapido incremento verso i livelli delle retribuzioni medie europee espresse in euro possono condurre alla rivalutazione delle valute nazionali. In tal caso, i rimborsi a lungo termine alle istituzioni finanziarie della zona dell’euro rappresenterebbero un nuovo onere per cittadini e imprese di questi Stati membri. Se poi il corridoio di cambio di una valuta nazionale nei confronti dell’euro si allarga, allora l’inflazione – che è già alta – può lievitare ancora e procrastinare ulteriormente l’ingresso dei nuovi Stati membri nella zona dell’euro.
Se l’importo totale dei prestiti privati da rimborsare alle banche superasse il dieci per cento del PIL, i cittadini di questi Stati non sarebbero certo portati all’ottimismo. Si diffonderebbe invece un accentuato pessimismo politico, che inciderebbe sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica nei confronti dell’Unione europea come Istituzione, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero dal punto di vista politico nei nuovi Stati membri, anche per il Parlamento.
John Whittaker (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, la crisi finanziaria imperversa e sui paesi della zona dell’euro si stende l’ombra della recessione. La risposta, come ci viene costantemente ripetuto, consiste in un’ulteriore serie di norme che garantirà un funzionamento più corretto del sistema finanziario.
Ora però abbiamo un problema, e modificare le regole dopo che un problema si è già manifestato non servirà certo a risolverlo.
Invito i colleghi a prendere in considerazione una risposta del tutto differente alle attuali difficoltà economiche. Tali difficoltà sono il segnale che non possiamo perseverare nelle nostre attuali abitudini; dimostrano che, grazie a prestiti e importazioni eccessivamente economici, abbiamo tutti vissuto al di sopra dei nostri mezzi, e che perciò non possiamo continuare a consumare allo stesso ritmo.
Adeguarsi sarà un’operazione dolorosa ma necessaria, e questi duri tempi ci inviano un altro messaggio che è ancor più importante, ma non troverà certo ascolto in seno a queste Istituzioni. Questo messaggio dice che l’Unione europea non può continuare a imporre massicci programmi legislativi in nome per esempio della salute e della sicurezza, della protezione dei consumatori e dell’uguaglianza sociale, poiché nel loro insieme questi piani, con i loro costi aggiuntivi, soffocano proprio quell’attività produttiva da cui dipende la nostra prosperità.
In questi duri tempi, dovremmo dare ascolto a un unico messaggio: i paesi europei non possono più permettersi l’Unione europea, le sue Istituzioni e la sua esorbitante produzione legislativa.
José Manuel García-Margallo y Marfil (PPE-DE). – (ES) Signor Presidente, cercherò di essere estremamente chiaro, data la grande varietà di opinioni diverse espressa dal mio settore dell’Emiciclo.
In primo luogo, la crisi attuale non è una maledizione biblica o una punizione divina. I mercati hanno fallito, e il loro fallimento ha provocato interventi che avrebbero fatto la felicità di Keynes. Il fallimento dei mercati ci obbliga a correggere quegli aspetti dei mercati che si sono rivelati inadeguati: in altre parole, dobbiamo agire.
La nostra azione dovrà rivolgersi in varie direzioni. In primo luogo dobbiamo somministrare una terapia d’urto per far uscire il paziente dal suo attuale coma. Ricordo alla Commissione e al Consiglio che, mentre la Banca centrale europea può risolvere i problemi di liquidità, i problemi di solvibilità riguardano direttamente voi: il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri.
In secondo luogo, per evitare che tutto questo si ripeta, dobbiamo individuare con precisione le carenze dimostrate dal mercato e i principi che occorre ristabilire; si sono registrate gravi carenze nella gestione del rischio, nella governance e in ultima analisi anche in campo etico.
Di conseguenza dobbiamo ristabilire alcuni principi di base: trasparenza nei prodotti, nelle aziende e nei mercati; responsabilità dei manager; rapporto di fiducia tra economia finanziaria ed economia reale; e infine ruolo centrale della politica.
Sono d’accordo con il Consiglio: i tempi della totale assenza di regole sono tramontati. Né i mercati né il settore sono in grado di autoregolarsi.
La ricetta finale – necessaria per immunizzare il paziente e scongiurare il ripetersi di questo, o di analoghi disastri – ci prescrive di continuare nell’integrazione dei mercati. Dobbiamo raggiungere una massa critica adeguata, come si è fatto negli Stati Uniti. Dobbiamo fondare una democrazia dell’euro, in modo che la nostra valuta possa esercitare qualche influenza a livello mondiale, in una crisi che ha assunto dimensioni globali. Infine dobbiamo riesaminare il quadro normativo e quello della vigilanza – ossia i due aspetti che si sono dimostrati inadeguati.
Non approvo quindi gli strumenti legislativi non vincolanti, i codici di condotta o l’autoregolamentazione. Tocca a noi tutti offrire una risposta ai nostri cittadini, che sono poi quelli destinati in ultima analisi a pagare il prezzo.
Elisa Ferreira (PSE). – (PT) Che conclusioni posso trarre su questa crisi nello spazio di un minuto? Essa è il risultato della scelta di non controllare adeguatamente le attività dei mercati finanziari. Una regolamentazione sagace non uccide i mercati ma, al contrario, è un elemento essenziale per la loro sopravvivenza. Alcune persone sono responsabili di queste perdite, ma noi dobbiamo pensare ai cittadini che pagano il prezzo di tali eccessi e dell’inadeguato controllo pubblico.
L’allarme era stato lanciato già parecchio tempo fa. La relazione Rasmussen, adottata ieri a schiacciante maggioranza dal nostro Parlamento, formula proposte specifiche sui rischi derivanti da un’eccessiva leva finanziaria, dalla mancanza di trasparenza e dai conflitti di interessi; essa però è il frutto di un lavoro avviato dal gruppo socialista parecchi anni prima che la crisi avesse inizio nel 2007.
La relazione d’iniziativa presentata dai colleghi Ieke van den Burg e Daniel Dăianu segue la stessa linea. L’Unione europea è un partner importante nel contesto internazionale e mi congratulo con il commissario Almunia per le sue dichiarazioni di oggi; ma il commissario McCreevy sarà d’accordo? La paralisi che attanaglia la Commissione in questo campo non ha giustificazioni possibili. Il Parlamento sta facendo il suo dovere; le altre Istituzioni dovrebbero agire allo stesso modo.
Margarita Starkevičiūtė (ALDE). - (EN) Signor Presidente, è un peccato che l’onorevole Schulz abbia già lasciato l’Aula. Volevo fargli notare che è troppo presto per dire chi sarà ad andare in fallimento, dal momento che nessuno può dire chi saranno gli investitori finali degli attivi tossici. Può darsi che si tratti di banche di proprietà statale.
Vorrei però invitare a considerare gli avvenimenti in una prospettiva più ampia e ricordare che il Parlamento, già all’inizio di quest’anno, aveva presentato alcune valide proposte che Consiglio e Commissione non hanno accettato. Avevamo chiesto in primo luogo di adeguare agli sviluppi globali la gestione economica a livello di Unione europea, e di aggiornare gli orientamenti economici di massima. Avevamo pure suggerito di applicare rigorosamente le norme UE sulla concorrenza, per evitare la fuga dal mercato delle piccole e medie imprese, così come la formazione di agglomerati mostruosi e troppo grandi per crollare. Dobbiamo conservare e promuovere la nostra tradizionale cultura economica nazionale, poiché il motto dell’Unione europea è “uniti nella diversità”.
John Purvis (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, auguriamoci che le proposte statunitensi per l’acquisto di attivi tossici funzionino, poiché in caso contrario il contagio si estenderà quasi sicuramente anche da noi. Vorrei che il ministro Jouyet e il commissario Almunia ci assicurassero che i nostri meccanismi di difesa sono già operanti. Abbiamo prestatori di ultima istanza pronti a intervenire per far fronte alle eventualità più negative che potrebbero verificarsi in questa situazione? Da un problema di liquidità stiamo passando a un problema di solvibilità.
A tempo debito dovremo certamente rivedere le nostre difese normative, ma tale iniziativa non si può e non si deve intraprendere precipitosamente, nel bel mezzo della crisi. Rischieremmo di reagire in maniera eccessiva, imponendo condizioni inutili, male indirizzate o troppo severe, che avrebbero l’unico effetto di danneggiare, per il futuro, le prospettive di investimenti e occupazione nelle nostre economie.
L’iniziativa più importante, cui dobbiamo por mano immediatamente, è il ripristino della fiducia. Commissario Almunia, lei ha pronunciato questa parola parecchie volte; vediamo ora cosa possiamo fare in proposito.
Invito i leader delle più importanti economie di America, Europa, Medio ed Estremo Oriente a incontrarsi entro pochi giorni per garantire in maniera inequivocabile al mondo intero che qualsiasi azione si renda necessaria per spegnere le fiamme, verrà intrapresa senza indugio ovunque le fiamme possano divampare. Solo quando le fiamme e le braci si saranno estinte, passeremo a effettuare le autopsie per scoprire le cause dell’accaduto e individuare i provvedimenti necessari per scongiurarne il ripetersi.
La fiducia è la base fondamentale che assicura la vitalità del sistema finanziario e dell’economia globale. Tocca ora ai leader politici al massimo livello delle economie di mercato riunirsi in un vero e proprio vertice – mettendo da parte scuse, remore e polemiche – e assumersi la piena responsabilità del ristabilimento della fiducia.
Wolf Klinz (ALDE). - (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il segretario al Tesoro Henry Paulson, illustrando il pacchetto di salvataggio di 700 miliardi di dollari che egli intende destinare al devastato settore finanziario del suo paese, ha definito le ultime settimane un periodo “umiliante” per gli Stati Uniti.
La situazione statunitense è davvero allarmante. Il sistema finanziario del paese – con le sue banche d’investimento, gli hedge funds e i prodotti strutturati non sottoposti alla normale vigilanza bancaria, oltre alle numerose transazioni economiche effettuate da società costituite per un’unica operazione che non appaiono in alcun bilancio – è virtualmente crollato; è improbabile che risorga in tempi brevi nella sua forma originaria. Le due ultime banche d’investimento pure – Goldman Sachs e Morgan Stanley – sono passate ormai al settore bancario commerciale. La promessa di denaro a buon mercato per tutti, per alimentare a ritmo sempre più intenso crescita, profitti e liquidità, si è rivelata un miraggio: un siffatto moto perpetuo proprio non esiste. Un elevato tenore di vita che, alimentato dal debito, garantisca a tutti, sin dalla giovinezza, casa, automobile e beni di consumo di tutti i tipi non può conservarsi nel lungo periodo. Ora dobbiamo fare i conti con l’economia reale: senza occupazione non ci sono risparmi, senza risparmi non ci sono investimenti, e senza investimenti non c’è crescita sostenibile.
Noi europei dobbiamo imparare dal disastro degli Stati Uniti; non c’è alternativa al consolidamento del bilancio. Il denaro non cresce sugli alberi. Una grande quantità di denaro a buon mercato – cioè quello che i socialisti domandano costantemente alla Banca centrale europea – non risolverebbe il problema; al contrario, non farebbe che aggravarlo.
La Commissione deve attuare con la massima rapidità – ma anche con un razionale senso delle proporzioni – le proposte che godono del sostegno del Parlamento: cartolarizzazione, permanenza dei prodotti strutturati nei libri contabili degli operatori che li hanno avviati, vigilanza più rigorosa e varie altre misure.
Jean-Paul Gauzès (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, ministro Jouyet, signor Commissario, desidero in primo luogo ringraziare il ministro Jouyet per la sua disponibilità e per la grande competenza da lui dimostrata in tutti i settori.
L’Europa non può continuare a subire periodicamente le conseguenze di crisi che hanno origine nel capitalismo americano; questo punto è stato abbondantemente chiarito dagli oratori che mi hanno preceduto. Non si tratta qui di essere ostili verso gli Stati Uniti, ma solo di tener presente un fatto ovvio: la crisi è il prodotto di gravi disfunzioni che richiedono rimedi energici. L’autoregolamentazione non basta.
Oggi, però, la crisi è globale. Il ministro Jouyet ha dichiarato poco fa che è necessario introdurre nuove misure – legislative e normative – nonché valutare bilanci e solvibilità delle banche, fondi sovrani, retribuzioni, trasparenza, vigilanza e standard contabili; tutti aspetti da approfondire e migliorare.
E’ stata ripetutamente proclamata la necessità di ripristinare la fiducia nel sistema finanziario, che è parte integrante della vita economica. Non condivido le critiche che sono state formulate e ritengo che, a questo proposito, la reazione della presidenza francese sia stata tempestiva. Le proposte avanzate a New York dal presidente Sarkozy, a nome dell’Unione europea, hanno rappresentato un deciso segnale, e la riunione allargata del G8 che egli propone consentirà ai vari attori economici di discutere intorno allo stesso tavolo, cosa che rappresenta un significativo passo in avanti.
Se vogliamo definire regole globali, non basta correggere la situazione in Europa. Ovviamente, bisogna compiere dei progressi a livello europeo, e da questo punto di vista bisogna purtroppo ammettere che la reazione è stata piuttosto lenta. Non è però meno importante adottare norme sul piano internazionale: l’economia è globale, e dunque anche le norme devono essere globali.
Un gran lavoro ci attende; confido che le misure annunciate poc’anzi dal ministro Jouyet ci consentiranno di trovare, nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi, le possibili soluzioni. Sarebbe sciocco pensare di poter risolvere questi problemi in pochi minuti.
Karsten Friedrich Hoppenstedt (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, negli ultimi giorni il sistema finanziario degli Stati Uniti è stato scosso da gravi turbolenze, per usare un eufemismo. Una delle notizie più sensazionali è stata che la Lehman Brothers Holdings ha dovuto presentare istanza di tutela giudiziaria dai creditori. A questo proposito vorrei fare due osservazioni: in primo luogo, gli Stati Uniti stanno preparando un cospicuo pacchetto di sostegno, ma ciò non basterà a risolvere la crisi, né ci metterà al riparo da ulteriori sorprese col susseguirsi degli eventi.
In secondo luogo, è certo necessario individuare i meccanismi di regolamentazione che si possono migliorare e gli snodi del sistema in cui si può aumentare la trasparenza; malauguratamente, una regolamentazione migliore e più fitta non basterà a scongiurare tutte le brutte sorprese che potrebbero abbattersi in futuro sui mercati finanziari, in quanto non tutti i meccanismi bancari esistenti ci sono familiari.
Perché faccio quest’osservazione? Permettetemi un esempio. Possono verificarsi sorprese, per esempio, negli accordi di compensazione interbancari, che sono importantissimi in quanto permettono di ridurre al minimo i rischi. Naturalmente, le banche possono far rientrare tali accordi nella valutazione del rischio solo se tali accordi sono applicabili per legge. Una normativa migliore basterà, in futuro, a eliminare qualsiasi incertezza sulla validità degli accordi di compensazione? Ne dubito; a mio avviso, quindi, neppure norme valide e affidabili potranno scongiurare del tutto la possibilità di brutte sorprese in futuro.
Manuel António dos Santos (PSE). – (PT) Signor Presidente, l’attuale crisi finanziaria, che in breve tempo si trasformerà in una crisi economica ed è destinata fatalmente a diventare anche una crisi sociale e forse politica, si poteva evitare perché era prevedibile. E’ scandaloso che il dogmatismo ultraliberale e l’economia della speculazione finanziaria – la cosiddetta “economia del diavolo” – abbiano avuto il sopravvento sulle preoccupazioni sociali e sull’economia dell’azione e dello spirito imprenditoriali, che è l’unica economia capace di generare ricchezza e mettersi al servizio dei cittadini.
Come ha affermato il commissario Almunia, la regolamentazione ha fallito, e quindi ora dobbiamo prima infliggerle adeguate sanzioni, e poi riformarla radicalmente. La crisi del sistema finanziario mondiale è strutturale – anche questa è un’osservazione del commissario Almunia – e di conseguenza non basterà semplicemente ricorrere agli strumenti politici oggi disponibili. L’atteggiamento della Banca centrale europea, che insiste ad applicare cure per cui l’attuale malattia ha una reazione di rigetto, l’ottimismo cieco e autistico di alcuni membri del Consiglio ECOFIN, che appena 15 giorni fa si sono dichiarati sorpresi per l’entità della crisi, e la posizione del commissario McCreevy, che propone di modificare qualche particolare in modo che tutto rimanga immutato, sono inaccettabili.
Alla Commissione spetta ora la responsabilità di utilizzare tutti gli strumenti di cui dispone, e di premere sugli Stati membri per forgiare nuovi strumenti. In questa responsabilità rientra anche il dovere di seguire le corrette e ambiziose raccomandazioni formulate dal Parlamento europeo sulla scia della relazione Rasmussen.
Dumitru Oprea (PPE-DE). - (RO) Si dice che di fronte alla globalizzazione si può fuggire, ma non ci si può nascondere; lo stesso vale per i mercati finanziari globali. Quando in tutto il mondo si accumulavano profitti, la situazione era normale; ora che si lamentano perdite, è colpa del capitalismo. A nostro avviso una cospicua parte di colpa va addebitata allo Stato, che ha dimenticato una delle sue infrastrutture principali – quella finanziaria – non meno importante di strade, ferrovie e linee aeree.
Ora gli Stati Uniti e l’Unione europea, compresi gli Stati membri di quest’ultima, cercano di gettare le basi di una nuova infrastruttura: la struttura finanziaria globale. Purtroppo l’intervento statale arriva in ritardo: non siamo di fronte a una nuova regolamentazione, ma piuttosto a un’opera di fluidificazione, di vigilanza sui flussi finanziari globali, cui tutti gli Stati dovrebbero partecipare per consentire al sistema finanziario di riguadagnare credibilità.
Proinsias De Rossa (PSE). - (EN) Signor Presidente, lunedì il commissario McCreevy ha dichiarato che hedge funds e private equity non sono la causa degli attuali sconvolgimenti. Secondo il numero odierno del Guardian, ieri è stato scoperto che il miliardario John Paulson sarebbe uno dei magnati degli hedge funds che hanno venduto allo scoperto azioni di banche del Regno Unito, scommettendo quasi un miliardo di sterline sul crollo di tali azioni. Paulson & Co di New York, che appartiene a questo finanziere, è stato l’anno scorso uno degli hedge funds di maggior successo, anche grazie alle puntate effettuate contro i mutui sub-prime la cui tossicità è venuta più tardi alla luce nella crisi creditizia. Paulson & Co ha anche puntato su quattro banche di primo piano, tra cui la HBOS, che la settimana scorsa, per salvarsi dopo il repentino crollo delle sue azioni, è stata costretta a farsi assorbire da Lloyds TSB.
Se il commissario McCreevy non è disposto a regolamentare tutte le istituzioni finanziarie, allora dovrebbe essere costretto a farsi da parte. La Commissione ha la responsabilità di impedire a queste istituzioni di saccheggiare fondi pensione, risparmi e posti di lavoro. Costoro vanno fermati, e l’unico modo per riuscirci è di introdurre in questo settore trasparenza e regolamentazione; la cosiddetta “mano invisibile” del mercato è in realtà la mano di un borseggiatore, e più si rende invisibile, più tasche svuota.
Presidente. − Credo che la proposta dell'onorevole De Rossa sia quella di regalare un abbonamento al Guardian al commissario McCrevy. L'Ufficio di presidenza se ne farà carico.
Olle Schmidt (ALDE). – (SV) Signor Presidente, abbiamo tutte le ragioni per mobilitarci contro quest’assurdo sistema di compensi e bonus. Tale reazione, mi sembra, è comune a tutti noi ed è completamente giustificata. Dopo aver ascoltato il dibattito vorrei però osservare che una chiassosa retorica politica non serve a risolvere le crisi finanziarie globali. Comportandoci come se volessimo gettar via il bambino con l’acqua sporca, non facciamo che accrescere il panico che la settimana scorsa ha sconvolto i mercati finanziari. La nostra Assemblea deve evitare un simile atteggiamento; dobbiamo invece dar prova di moderazione e buon senso, poiché tale è la responsabilità che ci è stata affidata dai nostri elettori. Onorevoli colleghi, dobbiamo agire in maniera equilibrata e adottare norme e leggi valide ed efficaci che lascino spazio alla crescita e all’autoregolamentazione. La chiassosa retorica che ho udito oggi mi preoccupa e mi riempie d’ansia: temo infatti che ne scaturisca una comunità finanziaria soffocata da un eccessivo fardello normativo, incapace di garantire quella crescita di cui tutti abbiamo tanto bisogno. Ai nostri elettori stanno a cuore la crescita e la prospettiva di una maggiore occupazione.
Jean-Pierre Audy (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, ho ascoltato incredulo le opinioni dei socialisti e dei comunisti, che vengono a parlarci di un fallimento del sistema. Hanno evidentemente la memoria corta, proprio loro che, nel ventesimo secolo, hanno distrutto tutte le economie su cui hanno messo le mani; il problema è globale e la soluzione, quindi, dev’essere europea.
Per quanto riguarda la questione finanziaria, signor Commissario, vorrei sapere se lei intende applicare l’articolo 105, paragrafo 6 del trattato che istituisce la Comunità europea, secondo il quale il Consiglio, deliberando all’unanimità su proposta della Commissione, può affidare alla BCE un compito specifico in merito alle politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi. A mio avviso i cittadini ritengono che sia ormai giunto per noi il momento di esaminare le norme che regolano la vigilanza prudenziale dei sistemi finanziari. Non possiamo costruire il mercato interno senza una politica di regolamentazione europea.
Dariusz Rosati (PSE). - (EN) Signor Presidente, questa crisi ha portato alla luce le gravi carenze del sistema finanziario globale. In primo luogo le agenzie di supervisione non sono riuscite a impedire che gli investitori si comportassero in maniera irresponsabile; abbiamo visto introdurre nuovi strumenti finanziari privi di sufficiente trasparenza, che non permettono un’adeguata valutazione dei rischi. In secondo luogo, proprietari e azionisti delle istituzioni finanziarie non hanno adeguatamente controllato l’operato dei propri dirigenti, che si sono concessi da sé retribuzioni e bonus esorbitanti, per la bella impresa di aver portato le proprie aziende al fallimento!
Almeno in questi due settori è necessario agire con urgenza. Non vogliamo che in Europa si ripeta quella dissoluzione del sistema cui abbiamo assistito negli Stati Uniti; in Europa non vogliamo vedere gli amministratori delegati delle società finanziarie dileguarsi con decine di milioni di dollari, lasciando ai contribuenti il conto da pagare. Ci attendiamo che la Commissione agisca seriamente in questo campo.
Jean-Pierre Jouyet, presidente in carica del Consiglio. − (FR) Signor Presidente, desidero ringraziare gli onorevoli deputati per questo stimolante dibattito; potremmo continuare per ore, dal momento che il tema merita certamente di essere sviscerato a fondo e le riflessioni che essi hanno esposto sono davvero appassionanti. Purtroppo, però, il tempo a nostra disposizione è limitato.
Trarrò le conclusioni seguenti. In primo luogo, per quanto riguarda l’approccio del laissez-faire e l’assenza di regolamentazione, tenendo conto delle riserve che si accompagnano al mio incarico, credo di essermi espresso chiaramente. A mio avviso dobbiamo andare oltre un dibattito incentrato su regolamentazione o assenza di regolamentazione. In campo finanziario, la deregolamentazione è un concetto ormai sorpassato; d’ora in poi, la soluzione sarà da ricercarsi in una regolamentazione finanziaria moderna e robusta. Saranno certo necessari adattamenti; bisogna andar oltre ciò che si è fatto sinora.
Questa è la prima osservazione che desideravo formulare, e su questo punto la mia posizione è assolutamente chiara. Ho ascoltato con attenzione l’intervento dell’onorevole Koch-Mehrin e mi associo alle sue considerazioni: la regolamentazione non è il nemico del mercato. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità: alle autorità pubbliche spetta il compito di regolamentare e di adattare le norme già vigenti, poiché sono in gioco la stabilità del sistema, la protezione dei piccoli risparmiatori e quella dei depositi. All’onorevole Wurtz rispondo che questa crisi minaccia anche l’occupazione e la crescita, che incidono direttamente sull’economia reale; per tale motivo occorre agire, anche a favore degli strati più poveri della società, e agire rapidamente.
La mia seconda convinzione è che l’Europa deve muoversi in un quadro di cooperazione internazionale rafforzata; non c’è alternativa. Com’è stato affermato, l’Europa deve far sentire la sua voce, altrimenti subiremo gli effetti delle soluzioni maturate negli Stati Uniti, com’è già avvenuto nel caso Sarbanes-Oxley. Abbiamo visto le conseguenze che quella vicenda ha avuto su alcune imprese europee, e le ripercussioni che ha avuto sugli standard contabili e di mercato.
Possiamo cominciare subito. Il nostro unico vantaggio è che oggi l’Europa – come hanno sottolineato il commissario Almunia e il presidente Sarkozy – può farsi avanti con decisione, far sentire la propria voce sulla scena internazionale, prendere le redini e assumere una posizione di guida. Invito gli europei a coordinarsi per garantire all’Unione una forte presenza sulla scena internazionale, e per avviare una riflessione sulle strutture finanziarie internazionali nonché sulle autorità internazionali di regolamentazione.
Se non si adotta alcuna misura a livello internazionale, non possiamo lamentarci se l’unica alternativa rimarrà quella di attingere ai fondi sovrani – che comunque desideriamo mantenere. Non voglio giudicare affrettatamente, ma a questo proposito è necessaria una certa coerenza. Dobbiamo decidere quel che vogliamo fare, e dobbiamo anche renderci conto che, se l’Europa resta passiva, sarà necessario ricorrere ad altri fondi per stabilizzare il sistema finanziario.
La mia terza convinzione riguarda un argomento che è già stato menzionato da vari oratori, tra cui l’onorevole Schulz. Non c’è dubbio che dobbiamo affrontare il tema delle retribuzioni e il problema dei profitti legati alle attività di mercato cicliche. Il nodo delle retribuzioni degli operatori del mercato va inquadrato nel contesto di tale riflessione internazionale. Non sono il primo a dirlo; in passato lo aveva fatto notare anche Gordon Brown. Mi sembra un’osservazione logica, e questo tema richiede un ripensamento approfondito.
E’ chiaro che non siamo di fronte a una crisi puramente economica e finanziaria: sono in gioco anche l’etica e la responsabilità. E’ una crisi di etica economica, che riguarda tutti gli attori e tutti i leader politici, quali che siano le loro tendenze. Come hanno sottolineato l’onorevole Wurtz e altri oratori, la finanza deve continuare a servire l’economia; l’economia non deve cadere vittima della finanza.
Come ho detto, occorre ripensare il ruolo delle istituzioni finanziarie e riflettere sulla roadmap redatta dai ministri delle Finanze sulla base delle proposte della Commissione. Parliamo di progressi specifici; all’onorevole Berès dico che dobbiamo spingerci più in là e, per quanto riguarda il calendario, agire rapidamente. Ripeto le parole del commissario Almunia: la Commissione deve agire rapidamente perché si tratta di ristabilire la fiducia, e così concludo le mie considerazioni su questo punto.
Benché l’Europa sia meno colpita, è comunque importante che da noi partano messaggi di fiducia. Ciò significa azione e cooperazione internazionale, significa adattare le norme senza timori, agire rapidamente e presentarsi al Consiglio europeo del 15 ottobre con proposte già pronte, applicare i suggerimenti avanzati dal Parlamento e – come si è detto – aver ben presente che abbiamo a che fare con transazioni le quali incidono non solo sulla liquidità, ma anche sulla solvibilità dell’intero sistema finanziario.
Ora sarà la fiducia a innescare la crescita, e proprio per questo dobbiamo abbandonare ogni dogmatismo, agire con decisione e utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione.
Joaquín Almunia, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, concordo con quanti, nel corso di questo dibattito, hanno sottolineato la necessità di reagire – di reagire a una trasformazione epocale del nostro sistema finanziario; la necessità di imparare dagli errori del passato; e la necessità di collaborare tra noi – le Istituzioni europee – poiché in mancanza di cooperazione interistituzionale ben sappiamo di essere condannati a fallire. Nella nostra reazione dobbiamo inoltre collaborare con gli altri partecipanti a questo gioco, che come sappiamo riguarda i sistemi finanziari globali. Se tali sistemi non fossero globali, non ne saremmo rimasti colpiti in maniera così profonda; non dobbiamo quindi dimenticare che la nostra capacità di guida, le nostre iniziative e le nostre decisioni devono guadagnare alle nostre posizioni l’ampio consenso dei nostri partner e delle altre parti in causa. In caso contrario – diciamolo chiaramente – saremo costretti a pagare il prezzo di una fermezza ingenua, e non saremo più competitivi nel settore finanziario, mentre abbiamo bisogno di rimanere competitivi: non solo efficienti, non solo rigorosi, non solo capaci di imparare dalle lezioni del passato, ma anche competitivi.
Come ho già notato nel mio intervento introduttivo – e concordo con le osservazioni della presidenza – per reazione a breve termine intendo riferirmi alla piena applicazione della roadmap di ECOFIN nel più breve tempo possibile; e stiamo rispettando i tempi, onorevole Berès. La valutazione effettuata qualche settimana fa a Nizza dimostra che stiamo rispettando i tempi per l’adozione delle decisioni di questo Consiglio ECOFIN. La settimana prossima dovremo presentare le proposte relative alla direttiva sui requisiti patrimoniali, e nel giro di qualche settimana quelle per la direttiva sulle agenzie di rating.
Per quanto riguarda il Parlamento e il Consiglio, è importantissima anche la tempestiva adozione della seconda direttiva sulla solvibilità. Oltre i confini dell’Unione europea, però, è necessario che il Forum per la stabilità finanziaria continui a lavorare a ritmo intenso; si tratta di un’istituzione che in questo momento riveste importanza cruciale – pensiamo ai comitati di terzo livello del quadro Lamfalussy. Siamo profondamente preoccupati – mi riferisco al Parlamento, alla Commissione e, mi auguro, anche al Consiglio – per la scarsa efficienza di alcune reazioni a questo livello; si tratta di istituzioni fondamentali che dovrebbero lavorare con efficienza assai maggiore rispetto al momento in cui furono create alcuni anni fa (il comitato di Basilea, lo International Accounting Standards Board); come ha affermato il ministro Jouyet, è questo un problema fondamentale. Dunque non siamo soli; dobbiamo reagire con rapidità ed efficienza, tener conto dei gravi problemi che dobbiamo affrontare e contemporaneamente, assicurarci che gli altri seguano la nostra guida, come sappiamo avvenire per la regolamentazione di altri settori.
Dal punto di vista strutturale, purtroppo, non possiamo prendere oggi tutte le decisioni. E’ vero però – e su questo punto sono pienamente d’accordo – che il rapporto tra regolamentazione e mercati è destinato a cambiare in conseguenza di questa crisi. Siamo ovviamente di fronte, tra le altre cose, a un fallimento della regolamentazione.
Tutti concordiamo, credo, sulla necessità di instaurare un rapporto più intenso a tutti i livelli con le autorità degli Stati Uniti; non mi riferisco solo ai compiti della Commissione e degli organismi esecutivi, ma anche al rapporto tra Parlamento europeo e Congresso, poiché quest’ultimo svolge ora un ruolo di protagonista nella ricerca di soluzioni per i particolari problemi degli Stati Uniti. Dobbiamo reagire a livello multilaterale. La vera origine di tutti i fallimenti dei sistemi finanziari – l’eccesso di liquidità, gli eccessivi rischi che gli attori si sono assunti, la scarsa avversione al rischio di cui siamo stati testimoni in passato, ossia, per usare le parole del ministro Jouyet, la cupidité – dipende da questi squilibri globali cui le istituzioni globali finora non sono riuscite a porre rimedio. Quindi noi europei dobbiamo agire uniti, per convincere gli altri partner della scena globale che l’incapacità di risolvere razionalmente gli squilibri globali produrrà fatalmente nuovi problemi in futuro; dobbiamo altresì coordinarci in maniera più nitida ed efficiente all’interno dell’Unione europea.
Viviamo in un’unione economica e monetaria; abbiamo un mercato interno, abbiamo un piano d’azione per l’integrazione dei servizi finanziari, ma siamo ancora ostacolati da numerose barriere interne e da una diffusa inefficienza. Dobbiamo renderci conto tutti che, per superare queste carenze, serve un’integrazione europea più stretta, mentre sarebbero nocivi gli atteggiamenti difensivi o le reazioni nazionali da parte degli Stati membri.
Al di là di tutto questo, dobbiamo ricordare che le sfide davvero rilevanti abbracciano il medio e lungo periodo: pure in un contesto di tale difficoltà occorre quindi mantenersi fedeli al patto di stabilità e di crescita, alla strategia di Lisbona e alle strategie per l’energia e il cambiamento climatico, che rivestono in questo momento importanza cruciale. Non dobbiamo assolutamente dimenticare che non ci attendono solo sfide di breve termine estremamente ardue nel campo dei mercati finanziari, ma anche immense sfide di medio e lungo periodo, che riguardano l’intera economia mondiale e tutto il nostro futuro.
Un’ultima osservazione su un punto che non compare nella roadmap ma figurerà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio ECOFIN, e in merito al quale la Commissione concorda senza riserve. Dobbiamo prendere in considerazione il sistema di retribuzioni di dirigenti, direttori e amministratori delegati, e in genere di tutti coloro che, nell’ambito dei mercati, possono indicare tendenze e prendere decisioni. Vi ricordo un particolare – e mi rivolgo a questo proposito anche al Consiglio: nel 2004 la Commissione, e in particolare il mio collega Charlie McCreevy, ha presentato una raccomandazione che invitava gli Stati membri ad adottare decisioni a questo riguardo, per evitare che venissero concessi incentivi scorretti. Abbiamo seguito il dipanarsi degli avvenimenti negli ultimi quattro anni: solo uno dei 27 Stati membri ha accolto positivamente la raccomandazione, seguendo il punto di vista della Commissione. La Commissione stessa accoglie quindi con estrema soddisfazione, oggi, il consenso che si è creato in merito all’opportunità di affrontare anche questi importanti temi.
Presidente. − La discussione è chiusa.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Sebastian Valentin Bodu (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Negli ultimi giorni il sistema finanziario statunitense è stato scosso dalla richiesta di amministrazione fallimentare avanzata da Lehman Brothers, nonché dalla vicenda di Merrill Lynch che, temendo un destino analogo, ha accettato di farsi assorbire dalla Bank of America. L’indice industriale Dow Jones ha perso il 4,4 per cento il 15 settembre e un altro 4,1 per cento due giorni dopo. Il crollo dei prezzi delle azioni verificatosi in tutto il mondo tra il 15 e il 17 settembre ha procurato agli investitori perdite per almeno 3 600 miliardi di dollari. Le azioni dell’AIG hanno perduto più del 90 per cento del loro valore, dai 72 dollari dell’anno scorso a 2,05 dollari di oggi. Il 16 settembre il governo degli Stati Uniti ha preso il controllo dell’AIG con un’operazione di salvataggio del costo di 85 miliardi di dollari. Questi “sviluppi” indicano che ci troviamo di fronte alla più vasta crisi finanziaria che abbia colpito gli Stati Uniti dall’epoca della grande depressione; essi si sono verificati una settimana dopo che il governo federale aveva assunto il controllo di Fannie Mae e Freddie Mac, i colossi del mercato dei mutui. Il problema è che Lehman Brothers e AIG sono debitori di un cospicuo numero di miliardi a creditori che si trovano non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. L’Europa è veramente in grado di assorbire lo shock derivante dall’indissolubile legame che la unisce al mercato degli Stati Uniti? I 36,3 miliardi di euro iniettati nel mercato dalla Banca centrale europea e dalla Banca d’Inghilterra sono sufficienti a scongiurare il pericolo?
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN), per iscritto. – (PL) Vorrei richiamare l’attenzione dell’Assemblea sui seguenti punti.
1. Il governo degli Stati Uniti e la Federal Reserve hanno stanziato finora quasi 1 000 miliardi di dollari per combattere gli effetti della crisi finanziaria. Il cosiddetto pacchetto Paulson contiene proposte supplementari il cui costo viene stimato a ulteriori 700-800 miliardi. Se ne deduce che la crisi attuale è paragonabile al grande crollo del 1929.
2. Inoltre, la Banca centrale europea ha reso disponibili circa 750 miliardi di dollari per migliorare la liquidità, mentre la Banca d’Inghilterra ne ha stanziati approssimativamente 80 miliardi. Tutto questo dimostra in maniera ancor più chiara che la situazione dei mercati finanziari europei è giudicata assai grave.
3. Tutte le misure ricordate indicano che un forte e deciso intervento del governo è ritornato in auge. Tra gli economisti, anche i più convinti fautori del liberismo ammettono l’esigenza di introdurre norme per arginare la crisi, e sono concretamente disposti ad accettare il coinvolgimento di governi e istituzioni finanziarie in tali processi.
4. La portata e le dimensioni di questa crisi incideranno negativamente sullo svolgimento delle transazioni dell’economia reale. Il risultato sarà una recessione dell’economia degli Stati Uniti, ossia una crescita economica negativa; ne deriverà anche un rallentamento della crescita economica in Europa.
5. Alla luce di tale situazione, è assolutamente indispensabile che tutti i paesi rafforzino le istituzioni incaricate della vigilanza finanziaria; questa considerazione vale in particolar modo per l’Unione europea. E’ necessario che queste istituzioni siano in grado di esercitare una vigilanza più rigorosa sulle attività di banche, fondi d’investimento e compagnie di assicurazione di maggiore importanza; una vigilanza più rigorosa è l’unico metodo per garantire in futuro sicurezza e stabilità al mondo finanziario.
Esko Seppänen (GUE/NGL). - (FI) Ora sappiamo che lo Stato ha il compito di farsi garante del capitalismo anche dal punto di vista finanziario, e non solo da quello militare. Il governo degli Stati Uniti d’America, la patria del capitalismo di rapina, ha privatizzato i profitti della speculazione, e ora si accinge a socializzare le più colossali perdite provocate, in tutta la storia dell’economia americana, dalle speculazioni delle banche spazzatura.
Raubtier (predatore) è il termine con cui si designa in tedesco quel tipo di capitalismo che si basa su un’altra parola, Raubgier (avidità), affine a Raub (rapina); ma entrambe sono meno disdicevoli.
I risparmiatori che, in tutto il mondo, si sono preparati per tempi più duri saranno derubati del valore di una parte dei propri risparmi allorché – in conseguenza degli avvenimenti della settimana scorsa – l’economia mondiale sarà colpita dall’inflazione e/o sprofonderemo nel declino economico. E’ difficile supporre che gli Stati Uniti riescano a pagare in altra maniera lo spaventoso debito in cui sono incappati solo ora e come – in periodo di inflazione, ossia di diminuzione del valore del denaro – essi reagiranno alla propria decrescente capacità di pagare i propri debiti e normalizzare i propri attivi sopravvalutati.
Le bombe a orologeria che il governo degli Stati Uniti ha consentito di collocare, e che le banche del terrorismo di mercato del capitalismo predatore di quel paese hanno confezionato, basate come sono su accordi di scambio, sull’impacchettamento virtuale dei prodotti finanziari, sull’insolvenza dei clienti inaffidabili e su false polizze di assicurazione a garanzia dei prestiti, sono esplose tra le mani dei contribuenti; e il resto del mondo sta pagando il prezzo.
Presidente. − L'ordine del giorno reca la discussione su:
– l'interrogazione orale al Consiglio sul controllo sui prezzi dell'energia, dell’onorevole Swoboda, a nome del gruppo PSE (O-0082/2008 - B6-0460/2008),
– l'interrogazione orale alla Commissione sul controllo dei prezzi energetici, dell’onorevole Swoboda, a nome del gruppo PSE (O-0083/2008 - B6-0461/2008),
– l'interrogazione orale al Consiglio sul controllo dei prezzi energetici, degli onorevoli Chichester, Laperrouze, in 't Veld, Maldeikis, a nome dei gruppi PPE-DE, ALDE e UEN (O-0089/2008 - B6-0463/2008),
– l'interrogazione orale alla Commissione sul controllo dei prezzi energetici, degli onorevoli Chichester, Laperrouze, in 't Veld, Maldeikis, a nome dei gruppi PPE-DE, ALDE e UEN (O-0090/2008 - B6-0465/2008),
– l'interrogazione orale alla Commissione sul controllo dei prezzi energetici, degli onorevoli Harms e Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE (O-0091/2008 - B6-0466/2008),
– l'interrogazione orale al Consiglio sul controllo dei prezzi energetici, degli onorevoli Seppänen e Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL (O-0093/2008 - B6-0468/2008),
– l'interrogazione orale alla Commissione sul controllo dei prezzi energetici, degli onorevoli Seppänen, e Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL (O-0094/2008 - B6-0469/2008),
Hannes Swoboda, autore. − (DE) Signor Presidente, desidero porgere un caloroso benvenuto al commissario e al ministro Borloo. Abbiamo presentato numerose interrogazioni perche siamo sinceramente convinti che l’Unione europea – intendiamo riferirci alla Commissione e forse anche al Consiglio – abbia dedicato scarsa attenzione all’andamento del prezzo del petrolio. Con tutto il rispetto che nutro per il commissario, ritengo che in questo campo dovremmo fare qualcosa di più.
Vorrei in primo luogo soffermarmi sul rialzo dei prezzi del petrolio; ho più volte sottolineato, signor Commissario, che ciò consente di accumulare vistosi profitti. Che fine fanno questi profitti? In realtà non vengono investiti in energie alternative, né in altri importanti progetti di investimento; vengono piuttosto utilizzati per acquistare azioni e pagare dividendi.
In secondo luogo, quando – come in effetti qualche volta avviene – si verifica un ribasso dei prezzi del petrolio, la Commissione è in grado di dire se i benefici di tale ribasso vengano trasmessi ai consumatori? Temo che ciò non accada, e le sarei grato se lei potesse darmi una risposta in merito.
In terzo luogo, vorrei sollevare il problema della povertà energetica, di cui abbiamo già discusso, anche in merito alle relazioni che abbiamo adottato in sede di commissione parlamentare; nulla impedisce alla Commissione europea – indipendentemente dalla futura legislazione – di presentare un pacchetto di misure estremamente pratiche sulla povertà energetica; adottare misure in tal senso non spetta ovviamente solo alla Commissione, bensì anche ai singoli governi. In questo campo, tuttavia, gradiremmo che la Commissione prendesse un maggior numero di iniziative.
Queste considerazioni mi conducono, in quarto luogo, al tema della politica energetica esterna e dell’approvvigionamento di energia – e naturalmente soprattutto del gas –, di cui abbiamo già ripetutamente discusso. Di recente lei è stato in Nigeria; sarebbe interessante sapere quali iniziative siano state adottate in tale quadro.
Per citare un solo esempio, vediamo che il progetto Nabucco sta andando alla deriva. Gli Stati Uniti sono riusciti a costruire l’oleodotto PTC; tutti affermavano che non sarebbe stato redditizio, ma sicuramente lo è divenuto ora, con il rialzo dei prezzi del petrolio. Gli americani si sono detti semplicemente: “E’ quel che vogliamo, ed è quel che ci serve per diversificare il nostro approvvigionamento energetico”.
Che fa l’Europa? A mio avviso l’approccio europeo è stato troppo incerto per raggiungere determinati obiettivi; vorrei che il Consiglio e la Commissione perseguissero l’obiettivo della diversificazione energetica per l’Europa con determinazione ben più audace e risoluta, dal momento che si tratta di un aspetto importante del nostro approvvigionamento energetico. Il nostro gruppo annette particolare importanza al problema della povertà energetica e dei nostri tentativi di risolverlo; per l’Europa, infatti, questo è ancora un problema estremamente grave.
Giles Chichester, autore. − (EN) Signor Presidente, mi rammarico che i socialisti abbiano rispolverato i loro antiquati pregiudizi in materia di profitti e questioni sociali per discutere di un problema che è essenzialmente economico e industriale. E’ chiaro che il rialzo dei prezzi del petrolio danneggia seriamente l’economia reale – soprattutto quando tali prezzi si dimostrano instabili o imprevedibili – ma cerchiamo di non scordare le lezioni che abbiamo appreso negli anni Settanta. Tra queste lezioni c’è il fatto che prezzi più elevati stimolano a esplorare e sviluppare nuove risorse; scoraggiano i consumi eccessivi e promuovono l’efficienza. Ammetto che il problema della povertà energetica riveste grande importanza, ma va risolto con misure di sicurezza sociale e non tramite distorsioni del mercato, come il tentativo di imporre un limite ai prezzi.
Ricordiamoci poi che i prezzi, oltre a salire, possono anche scendere, e che i mercati tendono sempre a oscillare eccessivamente prima di assestarsi su un livello realistico. La formazione di un mercato veramente competitivo è una precondizione essenziale per il perseguimento di altri obiettivi politici. La questione dei prezzi mette in chiara luce i tre pilastri fondamentali della politica energetica e della situazione energetica dell’Unione: la cruciale esigenza di avere a disposizione mercati veramente competitivi, che garantiscano i prezzi più bassi e i servizi più efficienti; la sicurezza degli approvvigionamenti, per quanto riguarda la dipendenza dalle importazioni di combustibile; e la convergenza tra gli obiettivi di sostenibilità e gli altri due elementi della nostra politica. Stiamo attenti a non gettare via il bambino con l’acqua sporca solo perché, ossessionati dai rincari dell’estate scorsa, ci siamo dimenticati che i prezzi, oltre a salire, possono anche scendere.
Rebecca Harms, autore. − (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, onorevole Chichester, è ovvio che prezzi possono scendere oltre che salire; tutti noi però, credo, concordiamo sul fatto che i prezzi sono probabilmente destinati a rimanere assai elevati per lungo tempo, dal momento che le risorse energetiche sono scarse e la loro disponibilità è limitata, mentre la concorrenza mondiale per l’accesso a tali risorse e la loro spartizione si fa sempre più aspra.
Gli attuali sviluppi, uniti al problema della povertà energetica, dimostrano che la nostra risposta a tale situazione è stata finora inadeguata. A mio avviso, gli acuti problemi sociali connessi agli elevati prezzi dell’energia si devono sempre affrontare per mezzo di una politica sociale; contemporaneamente, però, dobbiamo intraprendere un’iniziativa strutturale per evitare che le nostre società sprechino le risorse energetiche. Il commissario Piebalgs potrà sicuramente svolgere considerazioni interessanti su questo tema, visto l’intenso impegno di cui ha dato prova sin dall’inizio del suo mandato.
Gli obiettivi del risparmio e dell’efficienza in campo energetico si devono perseguire con coerenza assai maggiore di quanto si sia fatto sinora. Spesso abbiamo detto che dovremmo costruire case di tipo differente, dotarci di differenti sistemi di riscaldamento e condizionamento dell’aria e di impianti elettrici più efficienti. Non si scorge però quella vasta azione coordinata che sarebbe necessaria per concretizzare il ragguardevole potenziale di cui disponiamo in materia di risparmio energetico ed efficienza energetica.
Se c’è un settore in cui abbiamo bisogno di qualche sorta di piano generale europeo o di piani nazionali, è proprio questo. A mio avviso, i Fondi strutturali, il Fondo di coesione, i programmi della Banca europea per gli investimenti e gli altri strumenti si devono utilizzare in maniera congiunta per puntare con decisione agli obiettivi che proprio lei, Commissario Piebalgs, ha ripetutamente indicato tre anni fa.
Consideriamo per esempio l’attuale dibattito sui prezzi del petrolio, e analizziamo le proposte avanzate in quest’Aula per frenare le iniziative della Commissione, che in fondo miravano a rendere le automobili più efficienti dal punto di vista energetico; alla luce di queste discussioni dovremmo chiederci se ci rendiamo veramente conto che i prezzi rimarranno a lungo elevati.
Signor Commissario, la esorto a porre le proposte da lei avanzate tempo addietro in materia di risparmio ed efficienza energetici al centro della revisione della strategia energetica; proprio questo settore, infatti, costituirà il parametro della correttezza delle scelte che effettueremo per le nostre società, e della nostra capacità di soddisfare le esigenze dei cittadini in un periodo di prezzi costantemente elevati.
Anne Laperrouze, autore. – (FR) Signor Presidente, ministro Borloo, signor Commissario, onorevoli colleghi, dall’incremento dei prezzi dell’energia deriva una moltitudine di effetti negativi, il più ovvio dei quali è l’aumento del costo della vita per i nostri concittadini; ne emerge con chiarezza la nostra pesante dipendenza dall’energia. Per ridurre le fluttuazioni dei prezzi energetici – e soprattutto per far ribassare i prezzi – occorre intraprendere svariate iniziative.
A questo proposito vorrei formulare tre proposte. La prima linea d’azione riguarda la gestione economica dei prezzi dell’energia; in materia si deve agire subito, e cioè gli Stati membri devono sviluppare meccanismi finanziari che consentano di eliminare dai bilanci delle imprese, nonché da bilanci domestici, il fattore dell’aumento dei prezzi. Gli Stati membri devono anche promuovere misure sociali per combattere la povertà energetica nei nuclei familiari a basso reddito.
La seconda linea d’azione è quella di agire sui prezzi che ci vengono addebitati per l’energia importata. Quali proposte avanzate per consentire all’Unione europea di esprimersi con una sola voce nelle trattative con i paesi produttori – si parla continuamente di “esprimersi con una sola voce” – in modo che tutte le politiche di prossimità e gli accordi di partenariato tengano finalmente conto della dimensione energetica? Permettetemi di suggerire, forse ingenuamente, una soluzione che potrebbe contribuire a introdurre una certa distensione nei nostri negoziati con la Russia: perché non collegare l’operazione del gasdotto Nabucco con il progetto South Stream? Forse servirebbe a calmare un poco gli animi.
La terza linea d’azione è quella di ridurre le importazioni, o addirittura cessarle completamente, che sarebbe la soluzione ideale. Per realizzare quest’obiettivo dovremmo spezzare la simbiosi che lega l’incremento della crescita a quello del consumo di energia. Sarebbe importantissimo evitare che la crescita generi automaticamente un aumento proporzionale del consumo di energia; naturalmente bisognerebbe sviluppare forme di energia rinnovabile a bassa produzione di CO2, e la relazione presentata dal collega, onorevole Turmes, rappresenta un passo in tale direzione. Efficienza energetica significa anche risparmio energetico, un’arte che oggi non pratichiamo certo con sufficiente impegno; i testi che verranno presentati si sono fatti attendere anche troppo. Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sulla capacità fisica e tecnologica di immagazzinamento dell’energia e soprattutto su quegli elementi che funzionano da veicolo del consumo di energia.
Può dirci, ministro Borloo, se lei nutre la fondata speranza che il pacchetto clima-energia venga adottato nel corso delle prossime settimane? Cosa deve accadere per consentire il varo di un ambizioso pacchetto di misure che permettano di raggiungere questo ventaglio di obiettivi?
Esko Seppänen, autore. − (FI) Signor Presidente, signor Commissario, nella risoluzione di compromesso il ruolo della speculazione nell’incremento del costo dell’energia viene scorporato dai prezzi energetici. Sul mercato dei prodotti derivati, però, il petrolio virtuale viene venduto a un prezzo sei volte più alto del petrolio reale. Anche il prezzo dell’elettricità è legato al mercato delle obbligazioni: sui mercati energetici l’elettricità virtuale viene venduta a un prezzo più alto dell’elettricità reale, e alla Borsa europea dell’energia costa cinque volte di più.
Esistono numerosissime prove di frodi commesse sul mercato dei derivati OTC, che è privo di regolamentazione e non viene neppure monitorato dalle borse. L’armonizzazione dell’elettricità è destinata a procurare profitti a pioggia per le grandi imprese, ed entro il 2013 gli scambi di emissioni moltiplicheranno di parecchie volte il raggio d’azione delle speculazioni.
Nei mercati dei prodotti energetici derivati i consumatori sono costretti a pagare il prezzo della speculazione, proprio com’è avvenuto nel mercato statunitense dei mutui sub-prime: i profitti sono stati privatizzati e le perdite socializzate. Il capitalismo è un grande casinò, dove, nelle borse, si punta sul prezzo dell’energia. Vi ringrazio.
Jean-Louis Borloo, presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, permettetemi di formulare alcune osservazioni, dopo aver ascoltato le numerose domande che, a quanto pare, vengono alla mente di tutti.
La prima riguarda l’andamento incerto e imprevedibile del mutare dei prezzi: a un certo punto 10 dollari, poco tempo fa 140, ora di nuovo 100. L’apprezzarsi del prodotto sembra del tutto slegato dal mercato finanziario basato sullo stesso bene. Nel lungo periodo mi sembra però sufficientemente chiaro che gli speculatori saranno sempre in azione fino a quando noi continueremo a pensare che il sempre crescente fabbisogno energetico globale non possa basarsi su un nuovo mix energetico meno dipendente dagli idrocarburi.
Ricordo inoltre che alla fine di giugno, a Gedda, il commissario Piebalgs e io abbiamo partecipato a una riunione di tutti i paesi produttori e consumatori, da cui è emerso chiaramente un messaggio comune. Le aspettative erano inequivocabili: i principali paesi consumatori devono segnalare la netta intenzione di modificare il proprio mix energetico, adottare misure di efficienza energetica, e diminuire la propria dipendenza dagli idrocarburi. Gli stessi produttori sono convinti fautori di questa soluzione. E’ questo, mi sembra, il senso del pacchetto clima-energia che sarà presto presentato, e sono convinto che il desiderio dei 500 milioni di consumatori europei sia il seguente: aumentiamo la produzione locale di energia, rendiamo l’energia più autonoma, e rafforziamo il legame tra produttori e consumatori.
Fatta questa premessa, è ovvio che a brevissimo termine rimangono da risolvere svariati problemi di regolamentazione, tra cui l’accesso alle informazioni sulle scorte commerciali, e non solo sulle scorte strategiche; lo fanno gli Stati Uniti, lo fa il Giappone, e anche la Commissione è stata invitata a considerare il problema. Mi risulta che alla fine di ottobre o all’inizio di novembre la Commissione intenda presentare una proposta mirante a introdurre, in tempi brevissimi, maggiore trasparenza in questo settore. A medio e lungo termine, tuttavia, un’adeguata strategia di autosufficienza energetica e un differente mix energetico rappresentano ancora la risposta più efficace.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, a mio avviso queste interrogazioni sono estremamente tempestive e questo dibattito riveste grande importanza. Ora la Commissione sta portando a termine la seconda revisione della strategia energetica, che si basa anche sui dibattiti tenuti in questo Parlamento. Questa seconda revisione – che, spero, verrà adottata in novembre – sarà dedicata in particolare ai problemi di cui ci siamo occupati oggi.
Vi è un preciso limite alle proposte che possiamo avanzare nell’ambito della revisione della strategia energetica, a causa della ratifica del trattato di Lisbona, poiché vi è un articolo sull’energia che offrirebbe opportunità assai più ampie di snellire e semplificare la nostra risposta; ma in ogni caso possiamo fare molto.
La Commissione condivide l’opinione che i prezzi del petrolio siano probabilmente destinati a rimanere alti nel medio e lungo periodo; tale previsione si basa sulla volatilità giornaliera dei mercati. Anche se oggi il prezzo del petrolio si colloca tra i 106 e i 110 dollari al barile, ossia a un livello assai più basso dei 145 dollari di qualche tempo fa, la volatilità giornaliera rende ancora relativamente difficile prevedere la situazione, ed esercita effettivamente un impatto vasto e profondo cui non si può evitare di rispondere.
E’ evidentemente necessario che gli Stati membri intraprendano iniziative di breve termine per alleviare l’impatto sui bilanci familiari più vulnerabili, ma la nostra risposta politica di fondo dovrebbe consistere nell’agevolare la transizione verso forme più sostenibili di produzione e consumo di energia. In altre parole, dobbiamo perseguire l’obiettivo di diventare un’economia a basso consumo di carbonio ed efficiente dal punto di vista energetico. A tale scopo sarà indispensabile portare avanti le proposte della Commissione concernenti la politica climatica ed energetica, sulla scia degli impegni politici assunti dal Consiglio europeo.
Passo alle riforme strutturali. E’ il caso di ricordare che ci troviamo di fronte a un incremento dei prezzi dell’energia che riguarda non solo il petrolio, ma anche il gas e il carbone, e di conseguenza incide sui prezzi dell’elettricità. I rapporti tra questi prezzi dipendono dalla struttura in base alla quale vengono determinati i prezzi: per esempio, i contratti stipulati per il gas utilizzano spesso come parametro il prezzo del petrolio; la produzione di elettricità a partire dal gas è sempre più marginale, e lo stesso vale per la determinazione dei prezzi. E’ quindi essenziale, a mio avviso, affrontare non solo il nodo del prezzo del petrolio, bensì i problemi di tutti i settori. La situazione attuale rende evidentemente ancor più necessario incoraggiare la concorrenza in tutto il settore energetico, e per tale motivo ribadisco ancora una volta l’importanza di raggiungere rapidamente un accordo in merito al terzo pacchetto sul mercato interno dell’energia.
L’Europa può e deve costruirsi efficaci strumenti per dominare i vorticosi mutamenti dell’economia energetica globale; una delle risposte che possiamo fornire è la formazione di un mercato interno esteso a tutta l’Unione europea, ben funzionante, competitivo e completamente interconnesso. Tale mercato renderà l’Europa meno vulnerabile a interruzioni e sconvolgimenti nell’approvvigionamento energetico, permettendoci di collaborare più agevolmente con i paesi produttori e di transito. La formazione di reti europee servirà a creare solidarietà tra gli Stati membri in situazioni di crisi.
Per quanto riguarda le scorte petrolifere europee, abbiamo preparato provvedimenti legislativi che affronteranno con precisione due punti: in primo luogo, la costante disponibilità di tali scorte nei momenti di crisi e il loro agevole utilizzo; in secondo luogo, le questioni di precedenza, la trasparenza e un sistema di rendiconti settimanali sulle scorte commerciali. A questo riguardo, anche se non siamo il maggior consumatore mondiale di petrolio, siamo in grado influire sulla trasparenza del mercato, nel quale possiamo diminuire la volatilità e il livello di speculazione.
La speculazione costituisce di certo un grave problema, che abbiamo analizzato. Dai dati empirici di cui disponiamo, emerge che i prezzi del petrolio sono determinati essenzialmente dall’offerta e dalla domanda, elementi fondamentali destinati anche in futuro a favorire un elevato livello dei prezzi stessi. Allo stesso tempo, continueremo ad analizzare l’impatto che la speculazione esercita momento per momento, e a verificare l’effettiva capacità di diminuire la volatilità e intensificare la vigilanza sul mercato dell’energia.
E’ chiaro comunque che nei mercati del petrolio la trasparenza è un requisito irrinunciabile, sia per quanto riguarda i contratti, sia per gli aspetti fondamentali e i relativi strumenti finanziari. Vorrei ricordare che la Commissione e le autorità nazionali responsabili per la concorrenza sono mobilitate contro le distorsioni della concorrenza. In tal modo potremo trasmettere ai consumatori gli effetti delle variazioni del prezzo del petrolio, poiché i consumatori usano prodotti raffinati. La Commissione intende intensificare gli sforzi in questa direzione – è un problema che stiamo seguendo – e anche numerose autorità responsabili per la concorrenza negli Stati membri hanno cominciato a controllare la tempestività e la rapidità con cui le variazioni del prezzo del petrolio vengono trasmesse ai consumatori. D’altra parte, esistono evidentemente differenze tra uno Stato membro e l’altro, in quanto le imprese interessate attuano differenti strategie di approvvigionamento. Inoltre, in alcuni paesi si usano miscele di biocarburanti che a loro volta incidono sulla possibilità di modificare velocemente i prezzi seguendo il prezzo del petrolio. Comunque, questo è un tema che deve rimanere al centro dell’attenzione di tutte le autorità anti-trust.
Efficienza energetica, energie rinnovabili e diversificazione: le nostre principali linee d’azione si collocano chiaramente nell’ambito della politica climatica ed energetica, e costituiranno elementi di spicco della revisione strategica della politica energetica.
Su questo tema esiste già un importante quadro giuridico europeo; numerose azioni – tra cui studi e iniziative legislative – sono poi in corso di attuazione nell’ambito dell’attuale Piano d’azione per l’efficienza energetica. Sono state varate anche azioni di sostegno, per esempio all’interno del programma Energia intelligente – Europa.
Quanto poi alla legislazione europea già vigente, il punto cruciale è la sua attuazione. L’ambizioso traguardo di risparmio energetico fissato per il 2020 non si potrà raggiungere se gli Stati membri non recepiranno i provvedimenti in maniera adeguata. La Commissione sta svolgendo con grande rigore le procedure d’infrazione, per garantire che gli Stati membri diano davvero attuazione alla loro legislazione europea già vigente.
Quest’anno la Commissione adotterà pure un pacchetto per l’efficienza energetica, contenente una comunicazione in cui sarà delineata una panoramica complessiva delle ambizioni della Commissione in campo energetico; nel pacchetto figureranno inoltre iniziative legislative e politiche, tra cui in particolare importanti proposte per una revisione di ampio respiro della direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia, e per una modifica della direttiva sull’etichettatura energetica che garantisca un’etichettatura più efficace e dinamica. E’ superfluo dire che il livello costantemente elevato dei prezzi energetici rende ancor più necessaria un’azione in questo campo, per il quale dobbiamo anche ottenere la convinta partecipazione della Banca europea per gli investimenti.
Il Consiglio europeo, nella sua analisi delle risposte più adeguate da fornire agli elevati prezzi del petrolio, sottolinea l’importanza di un quadro fiscale adeguato e sostenibile.
L’Unione europea e i suoi Stati membri dispongono di un ampio spazio di manovra per utilizzare la leva fiscale in maniera più efficace e sistematica e incoraggiare così il risparmio di energia. La Commissione intende presentare proposte e raccomandazioni concernenti un impiego della tassazione efficiente rispetto ai costi, nonché precisi incentivi fiscali – compresa una riduzione dell’IVA –, per promuovere domanda e offerta di beni e servizi efficienti dal punto di vista energetico.
Inoltre, nel corso della revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia, la Commissione cercherà di individuare i metodi migliori per favorire la politica climatica ed energetica dell’Unione, incoraggiando l’efficienza energetica e la riduzione di emissioni. Un uso più ampio e sistematico della tariffazione stradale, in armonia con i principi fissati dalla Commissione nella comunicazione “Trasporti ecocompatibili”, incoraggerebbe a sua volta il passaggio a norme di trasparenza più efficienti dal punto di vista energetico.
Per quanto riguarda il finanziamento di ricerca e tecnologie nel campo delle energie alternative, vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che stiamo preparando una comunicazione sul finanziamento delle tecnologie a bassa emissione di carbonio, come follow-up del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche. La comunicazione verificherà quali risorse siano necessarie per le esigenze di lungo termine in fatto di ricerca e sviluppo, per i progetti dimostrativi su vasta scala e per le prime fasi del processo di commercializzazione. Stiamo inoltre prendendo in considerazione misure che sfruttino nel modo migliore gli investimenti pubblici per stimolare ulteriori investimenti privati, come l’istituzione di un meccanismo specifico per i progetti dimostrativi su vasta scala; tale meccanismo potrebbe fondarsi su strumenti già esistenti come il meccanismo di finanziamento con condivisione dei rischi, iniziativa congiunta della Commissione e della Banca europea per gli investimenti. La Commissione incoraggia poi gli Stati membri a utilizzare le risorse nazionali, per esempio le potenziali risorse che si potrebbero raccogliere mettendo all’asta le quote di emissione di CO2 nel quadro dei piani riveduti per lo scambio delle quote di emissione.
Passando agli aspetti di politica estera e sicurezza energetica, ribadisco l’idea che l’Europa può e deve potenziare gli strumenti con cui affronta i rapidissimi mutamenti dell’economia energetica globale. Nel campo dell’energia, politica interna ed estera si intrecciano, e quanto più forte sarà il mercato comune europeo dell’energia, tanto più forte esso si presenterà nei confronti dei fornitori esterni di energia. Con paesi come l’Azerbaigian, il Turkmenistan, l’Egitto, l’Iraq e la Nigeria noi puntiamo a una politica di diversificazione, ma chiaramente cerchiamo di promuovere relazioni prevedibili con fornitori abituali come la Russia e ci auguriamo vivamente che la Norvegia possa incrementare gli approvvigionamenti che immette sul mercato. E’ evidente, infatti, che il mercato dell’Unione europea è assai invitante per i fornitori; perciò non dobbiamo temere di rimanere privi di gas, ma operare per garantire al mercato europeo approvvigionamenti competitivi, evitando una situazione in cui potremmo subire un ricatto in materia di prezzi.
Mi soffermo ora sul problema dell’assistenza ai paesi in via di sviluppo importatori di petrolio. Se si considera il forte impatto che l’accesso all’energia e il prezzo della stessa esercitano sullo sviluppo e sul cambiamento climatico globale, appare chiara l’importanza sempre maggiore della cooperazione energetica in tutte le nostra attività di assistenza allo sviluppo. Tale cooperazione ha rappresentato uno dei temi fondamentali che ho trattato, insieme al commissario Michel, nella visita da noi compiuta questo mese presso l’Unione africana e altri paesi africani: investiamo notevoli risorse a sostegno delle iniziative che questi paesi intraprendono non solo per eliminare la povertà energetica, ma anche per dotarsi di nuove fonti di energia pulita.
Quanto agli aspetto macroeconomici e sociali, il rialzo dei prezzi del petrolio ha messo certamente a dura prova i consumatori e alcuni settori dell’economia che devono affrontare ardui processi di adeguamento. A scadenza più immediata, quasi tutti gli Stati membri hanno già adottato, o stanno prendendo in considerazione, misure a breve termine per reagire al recente incremento dei prezzi energetici. In linea con le conclusioni del Consiglio europeo, queste politiche sono generalmente dedicate ai nuclei familiari vulnerabili; alcuni Stati membri hanno già attuato o discusso misure temporanee, indirizzate a settori specifici.
Poiché ci attendiamo che nel lungo periodo i prezzi dell’energia rimangano elevati, è essenziale che le misure politiche tendano ad agevolare il passaggio strutturale a modelli più sostenibili di produzione, trasporto e consumo. In tale contesto emerge chiaramente l’importanza dell’agenda di Lisbona e della flessibilità dei mercati dei prodotti e del lavoro, oltre al carattere cruciale della transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio e ad alta efficienza energetica.
A mio avviso, per questi problemi non c’è una risposta sola. Il quadro che proponiamo, con il pacchetto sull’energia e il cambiamento climatico e il pacchetto sul mercato interno dell’energia, può costituirne però l’ossatura: infatti, prima verrà adottato, più forte risulterà la nostra posizione, più intensa sarà la concorrenza e più bassi saranno i prezzi a vantaggio dei consumatori. Allo stesso tempo dobbiamo dire con franchezza ai cittadini: non aspettatevi che il petrolio torni a costare 20 dollari al barile. Ciò significa che ognuno di noi deve cambiare modelli di comportamento, poiché proprio il nostro comportamento costituisce una parte del problema, e sono convinto che dobbiamo considerare con grande attenzione questi temi nella vita di ogni giorno.
Jerzy Buzek, a nome del gruppo PPE-DE. – (PL) Signor Presidente, ci troviamo di fronte a due problemi differenti: il primo riguarda il prezzo del petrolio e del gas, e l’Unione importa gran parte di tali risorse; il secondo riguarda il prezzo dell’energia elettrica.
Per quanto riguarda il primo punto, osservo che i prezzi del petrolio e del gas potrebbero calare se anche i produttori, e non solo i consumatori, si assoggettassero alle forze del mercato; questo è un tema da trattare nei negoziati che – come Unione europea – conduciamo con la Russia, i paesi nordafricani e l’OPEC. Dobbiamo inoltre migliorare in maniera sensibile l’efficienza energetica e il risparmio energetico; è nostro dovere, ed è un compito da considerare prioritario, di cui oltretutto discutiamo già da molto tempo. Ovviamente dobbiamo pure promuovere l’utilizzo delle energie rinnovabili, che si giova delle nostre risorse locali, anche se di sicuro non sarà sufficiente per gli obiettivi che ci proponiamo. A questo punto bisogna prendere in considerazione il carbone e l’energia nucleare di cui disponiamo; se desideriamo evitare drastici aumenti dei prezzi, non possiamo permetterci di trascurare queste due fonti di energia.
Questo ci porta a parlare del secondo punto, ossia l’energia elettrica. Il costo dell’elettricità si può ridurre, se si compie un deciso sforzo per creare un mercato comune europeo dell’energia; occorre quindi attuare rapidamente il terzo pacchetto energetico. Un altro mezzo per controllare i prezzi dell’elettricità è una razionale e graduale applicazione del pacchetto sull’energia e il cambiamento climatico; si tratta di un punto particolarmente importante per il settore dell’energia elettrica, per cui è opportuno prendere in considerazione l’applicazione di parametri o di disposizioni transitorie nella direttiva sullo scambio delle quote di emissione.
Vorrei ringraziare la Commissione per aver intrapreso un lavoro così intenso su questi problemi, e gli autori della risoluzione per aver sollevato la questione.
Robert Goebbels, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, il 2 gennaio 2008 Richard Arens, un operatore del NYMEX, ha offerto 100 000 dollari per una partita di mille barili di petrolio. In questo modo, il prezzo di un barile ha raggiunto per la prima volta i 100 dollari. L’operatore ha investito circa 5 000 dollari in questa transazione; ha rivenduto immediatamente la partita di petrolio, sobbarcandosi una perdita di 800 dollari. Una perdita esigua, che egli ha adeguatamente celebrato con i suoi colleghi, poiché era stato il primo a superare la barriera psicologica dei 100 dollari al barile.
Nei mesi successivi, gli operatori di New York hanno celebrato numerosi nuovi record: il 14 luglio il petrolio ha raggiunto i 148 dollari al barile. I prezzi ora stanno calando, ma il danno ormai è fatto. L’esplosione dei prezzi del petrolio ha innescato un’orgia di speculazione sulle materie prime, compresi i generi alimentari.
L’economia globale non può fare a meno dei mercati, ma è inaccettabile che il mondo finanziario si getti in folli azzardi commerciali che sarebbero più adatti a una sala da gioco; con 5 000 dollari appena l’operatore di New York è riuscito a innescare un’ondata di speculazione sul petrolio, che ha devastato l’economia mondiale. Alla fine le autorità di borsa hanno bloccato questa plateale speculazione vietando, almeno temporaneamente, agli operatori di vendere azioni che non detengono – pratica nota come naked short selling. Se vogliamo arginare quest’usanza malsana, non servono norme temporanee, bensì una regolamentazione di ferrea severità; dobbiamo perciò impiegare metodi più coerenti per controllare i giochi d’azzardo cui si danno gli speculatori. Il Senato degli Stati Uniti sta discutendo ora una proposta che mira ad aumentare almeno al 25 per cento la quota effettivamente impegnata dagli operatori per ogni operazione; in tal modo sarebbero impossibili molti rischiosi azzardi, che oggi si possono effettuare addirittura con pochi spiccioli.
La quantità di denaro investita nel solo mercato statunitense delle materie prime si è moltiplicata per dieci durante gli ultimi quattro anni; l’indice dei prezzi dei 25 prodotti principali ha subito un vorticoso aumento, superiore al 200 per cento. I livelli dei prezzi non vengono più determinati dall’offerta fisica e dall’effettiva domanda di materie prime, bensì dai meccanismi speculativi del mercato finanziario. Nei primi sei mesi di quest’anno il 60 per cento delle transazioni effettuate sul mercato americano del petrolio ha riguardato petrolio virtuale, ripetutamente venduto e rivenduto. La borsa non è più una camera di compensazione delle complesse interazioni tra offerta disponibile e domanda effettiva, ma si è trasformata in una sala da gioco, dove si scommette su prodotti finanziari la cui complessità è tale da sfuggire persino ai responsabili delle società finanziarie. Per gli operatori e i loro capi, l’unica cosa importante sono i bonus che intascano. Tutti i “ragazzi d’oro” di questo casinò globale hanno accumulato milioni, proprio mentre perdevano miliardi appartenenti ai loro clienti; i profitti sono stati incassati subito, mentre le perdite, ora, sono state nazionalizzate. Per appianare i debiti inesigibili del mondo finanziario, i contribuenti americani dovranno sborsare più di 1 000 miliardi di dollari, cioè una cifra equivalente a sette volte il bilancio totale dell’Unione europea.
Anche in Europa il potere d’acquisto si è ridotto, il credito è diventato più costoso e la recessione incombe. La Commissione e i governi nazionali si sono sempre rifiutati di regolamentare troppo rigidamente i mercati finanziari, che erano noti per la loro efficienza. Tuttavia, dopo il totale tracollo di questi geni della finanza, le autorità pubbliche devono agire rapidamente, imponendo norme più rigorose e introducendo misure efficaci per impedire la selvaggia ondata di speculazione che imperversa sui mercati, compreso quello del petrolio.
PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS Vicepresidente
Liam Aylward, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, mi rallegro per il fatto che questo dibattito si stia allargando a tutti i prezzi energetici, e non si limiti a quello del petrolio – anche se quest’ultimo, naturalmente, è motivo di grande preoccupazione per tutti. Nel corso dell’ultimo anno lo shock dei prezzi non ha colpito solo il petrolio: il costo di gas e carbone sta lievitando con rapidità pari a quello del petrolio, o addirittura più velocemente. Come sempre avviene, i colpi più duri si abbattono sui consumatori.
Gli improvvisi e massicci rincari dei prezzi energetici gravano in misura intollerabile sul bilancio del consumatore medio. Come rappresentanti politici dei cittadini, abbiamo il dovere di attuare politiche che assicurino un approvvigionamento sostenibile di combustibili a prezzi ragionevoli. In che modo realizzare tale obiettivo, proprio mentre il flusso dei pozzi comincia ad esaurirsi? Dobbiamo concentrarci ancor più decisamente su risorse e forme di energia rinnovabili; dobbiamo intensificare gli studi e gli investimenti sulle fonti alternative di combustibile. Non è certo un’idea nuova, eppure in questo campo non abbiamo fatto ancora abbastanza. Nei confronti dei cittadini europei e del nostro ambiente abbiamo il dovere di passare dalle parole ai fatti.
Protezione dell’ambiente e benessere finanziario dei consumatori non sono obiettivi inconciliabili. Se investiremo più denaro, tempo e risorse nel campo dell’energia rinnovabile riusciremo a realizzarli entrambi e potremo garantire un approvvigionamento di energia sostenibile per il futuro.
Claude Turmes, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’onorevole Goebbels ha giustamente osservato che i prezzi del petrolio sono sottoposti a una massiccia speculazione; il ministro Borloo e il commissario Piebalgs si sono espressi nello stesso senso. Verdi, socialisti e Sinistra unitaria hanno tutti presentato emendamenti miranti a far sì che la nostra risoluzione tenga conto di questo problema; i rappresentanti della destra, che oggi – noto con grande soddisfazione – plaudono all’idea di introdurre misure per combattere la furiosa speculazione che flagella il mercato del petrolio, si accingono – mi auguro – a votare domani i nostri emendamenti. Sarebbe ridicolo, per il nostro Parlamento, votare una risoluzione che ignorasse il problema delle folli speculazioni che interessano i mercati del petrolio.
Il secondo aspetto importante è quello sociale; dobbiamo aiutare gli strati più poveri della nostra società a superare questa situazione. Da parte mia sono favorevole ad aiuti mirati; sarebbe più utile dare 100 euro alle famiglie più povere che baloccarsi con idee apparentemente brillanti come la riduzione dell’IVA. Quest’ipotesi, tanto cara al presidente Sarkozy, verrà sicuramente respinta domani dal Parlamento, più a vicino al ministro Borloo, il quale è favorevole a un sistema bonus-malus che permetta ai cittadini di accedere a servizi e attrezzature di minore consumo energetico.
Concludo con due osservazioni. In primo luogo, per risolvere il problema del fondo di destinazione è necessario fare dei progressi nella gestione dell’energia e delle energie rinnovabili. Chiedo perciò al signor commissario se la Commissione intende rendersi ridicola ancora una volta, presentando un documento strategico sull’energia e la sicurezza energetica che ignora il problema dei trasporti. In tutti i progetti di documento che abbiamo esaminato finora non si fa alcun cenno ai trasporti. E’ un’assurdità, dal momento che l’Europa dipende in forte misura dal petrolio, e non dal gas; ma i vostri documenti di questo non parlano.
Mi rivolgo infine al ministro Borloo: oggi il Coreper ha discusso il tema delle energie rinnovabili, e da parte mia non riesco più a comprendere l’operato della presidenza francese. Rischiate di rovinare tutto con la clausola di revisione a tempo, compreso l’obiettivo del 20 per cento; per fortuna, oggi questa proposta è stata respinta dalla maggioranza degli Stati membri. Mi appello quindi direttamente alla presidenza francese: non mettete a repentaglio questa direttiva, che è un documento molto importante.
Sergej Kozlík (NI). - (SK) L’Europa ha un’ottima occasione per influire sui prezzi dell’energia, sviluppando un’adeguata produzione di energia propria a partire da risorse diverse dal petrolio e dal gas; ma l’Europa si sta veramente incamminando su questa strada?
Negli anni Ottanta, Slovacchia e Ungheria avviarono congiuntamente la costruzione della centrale idroelettrica di Gabčíkovo-Nagymaros. In seguito l’Ungheria si ritirò dal progetto e la Slovacchia completò la centrale da sola. Il risultato di questa vicenda non è stato quindi la produzione di energia per i periodi di punta, ma invece un contenzioso risolto da un arbitrato internazionale il cui esito l’Ungheria ha comunque ignorato.
Negli anni Novanta, la Slovacchia investì notevoli risorse per migliorare la sicurezza e prolungare la vita attiva della centrale nucleare di Jaslovské Bohunice. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica verificò il rispetto degli standard di sicurezza, ma nel quadro del processo di adesione all’Unione europea la Slovacchia fu costretta a chiudere anzitempo due dei reattori della centrale.
Attualmente, la Commissione europea sta analizzando la possibilità di costruire due reattori supplementari presso la centrale nucleare di Mochovce; i due primi reattori funzionano già in maniera sicura ed efficiente, ma la Commissione europea tarda a fornire una risposta. L’esempio della Slovacchia dimostra quindi che l’incremento della nostra produzione e la possibilità di controllare i prezzi in Europa sono un obiettivo ancora lontano.
Margaritis Schinas (PPE-DE). – (EL) Signor Presidente, il rialzo dei prezzi del petrolio che si è registrato quest’anno costituisce un grave scandalo, che danneggia le famiglie europee di reddito più basso. Questa vicenda esige una risposta politica: oltre ad adeguarci a un’economia sostenibile per l’ambiente, ad elaborare una politica per oleodotti e gasdotti e a decidere un pacchetto energetico, dobbiamo iniziare senza indugio la lotta contro i cartelli del petrolio.
Oggi due cartelli del petrolio operano a danno dei cittadini europei.
C’è il cartello internazionale del petrolio, cui non ci rivolgiamo con una sola voce – o al quale, in realtà, non ci rivolgiamo per nulla; infatti l’OPEC non si sente certo limitata nella sua azione dalle pressioni dell’Unione europea.
C’è poi, signor Commissario, un secondo cartello, che opera all’interno dello stesso mercato europeo, e che la sua collega responsabile della concorrenza osserva senza intervenire. Al di là del problema delle speculazioni, opportunamente sollevato dall’onorevole Goebbels, dobbiamo a mio avviso agire contro la mancanza di trasparenza nel mercato interno dei prodotti petroliferi. E’ un’occasione d’oro per la direzione generale della Concorrenza della Commissione europea, da cui ci attendiamo un’azione a favore dei cittadini; infatti, se non m’inganno, la politica della concorrenza rimane di competenza comunitaria.
Quindi, se abbiamo difficoltà con l’OPEC, applichiamo almeno la politica della concorrenza all’interno dell’unione europea.
Eluned Morgan (PSE). - (EN) Signor Presidente, si preannunciano radicali mutamenti nel modo in cui l’Unione europea produce e consuma energia. La strategia della Commissione si è articolata finora su tre pilastri: sicurezza di approvvigionamento, sostenibilità e competitività. La Commissione ha però trascurato un elemento fondamentale di questo importante dibattito, cioè il problema dell’accessibilità economica.
Fin dall’epoca della pubblicazione del Libro verde sull’energia, in questo Parlamento i socialisti si battono per ridare ai consumatori il potere di decidere; vogliamo che il tema della povertà energetica venga inserito in questo dibattito. Nell’Unione europea non esistono ancora definizioni nazionali né una raccolta di dati, e quindi non conosciamo minimamente le dimensioni del problema; sappiamo che i prezzi dell’energia sono cresciuti in maniera esponenziale, colpendo più duramente proprio i settori più vulnerabili della nostra società.
Desidero far presente al Consiglio che, nell’ambito degli imminenti negoziati sulle direttive sull’elettricità e sul gas, il tema della povertà energetica rappresenterà una condizione essenziale per la conclusione di un accordo. Non intendiamo prevaricare; su questo tema chiediamo un’azione nazionale, non comunitaria, ma ci attendiamo comunque un’azione a favore dei cittadini più poveri dell’Unione europea in tema di povertà energetica.
Luca Romagnoli (NI). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, un tetto al caro energetico, dirlo in poco più di un minuto, oserei dire è impossibile. Cerchiamo di riassumere un po’ la situazione: intanto, misure sociali nazionali che favoriscano i gruppi più vulnerabili e le piccole imprese, pensa ad esempio i pescatori e anche però le amministrazioni pubbliche; sono quindi favorevole, come ha detto il collega Turmes, ad interventi sociali mirati. Occorre poi una politica diversa nei confronti dei cartelli e dei paesi produttori, lo diceva anche il collega Buzek e forse anche altri e questa è senz’altro una misura indispensabile.
Vorrei anche sottolineare un altro aspetto di fronte al quale spesso ci si ferma ed è il discorso delle accise: un tetto agli Stati sul costo massimo dei carburanti produrrebbe, senza violare né la sussidiarietà fiscale né le leggi della libera concorrenza, l’automatico adeguamento delle accise a questo tetto, quindi perché non prenderlo in considerazione? Mi sembra che anche nelle intenzioni del signor Piebalgs ci sia qualcosa di simile.
Ci vuole, a mio giudizio, in generale, una strategia che premi chi consuma di meno e penalizzi chi consuma di più. Una strategia che premi quindi l'efficienza energetica. Ci vuole però anche un controllo antispeculazione che non c’è fin qui stato e un adeguamento bidirezionale dei prezzi al dettaglio e dei costi di produzione.
Vito Bonsignore (PPE-DE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi l’andamento dei prezzi energetici sta strozzando l’economia ed erodendo il potere d’acquisto delle famiglie che vedono le bollette energetiche salire sempre di più.
In questo nuovo contesto è evidente il collegamento tra prezzi delle energie e la politica estera e quindi l'accresciuto peso politico dei paesi produttori. È chiaro che l'Europa deve seguire una strategia corta basata sull'accelerazione dell'utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, la promozione e la ricerca di nuove forme di sfruttamento dell'energia naturale e pulita e la costruzione di nuove pipeline e quindi è necessario anche aumentare le scorte di petrolio e di gas.
Tutto questo non può bastare, bisogna battere strade nuove. Sottolineo le due proposte fatte dal presidente Berlusconi in queste ultime settimane: mettere assieme tutti gli Stati che acquistano un’energia e quindi fissare un prezzo massimo, varare un grande piano di centrale nucleare. La Commissione, signor Commissario, può rispondere su queste due proposte? E nell’indicarci le sue strategie per emarginare un futuro differente per quanto riguarda l’approvvigionamento, può dire se è in atto per la sua informazione una speculazione di tipo finanziaria e cosa intende fare a questo proposito la Commissione?
Reino Paasilinna (PSE). - (FI) Signor Presidente, questa risoluzione è davvero importante e sul tema noi abbiamo un’opinione precisa. La situazione è tempestosa come il triangolo delle Bermuda, e il mare ribolle con forza ancor più violenta a causa della dipendenza, dei problemi climatici e dei prezzi che i poveri non riescono a pagare; non dimentichiamo poi gli speculatori e i prezzi dei generi alimentari.
Il risparmio energetico è un’opzione necessaria, oltre che la soluzione più efficace: questo lo sappiamo. Le tracce di carbonio lasciate dai poveri sono però esigue rispetto a quelle dei ricchi, che non hanno alcuna intenzione di limitarsi ma sono semplicemente disposti a pagare di più.
In tale situazione, sarà quindi il caso di introdurre una legislazione fiscale progressiva sull’energia? Chi si può permettere di pagare, pagherebbe per l’energia relativamente di più. Oppure dovremmo imporre prezzi più alti per i beni che consumano molta energia, o per i servizi che la sprecano? E’ ovviamente necessario tenere sotto controllo gli speculatori. Parliamo di sviluppo sostenibile: gli eroi di questo sviluppo sono i poveri dal punto di vista energetico, la cui situazione va organizzata in maniera sostenibile. Ecco la nostra opinione.
Jim Allister (NI). - (EN) Signor Presidente, tra i progetti che l’Unione europea ha incoraggiato c’è quello di un mercato unico dell’elettricità in tutta l’isola d’Irlanda. Può la Commissione spiegarci perché questo progetto non funziona a vantaggio dei consumatori dell’Irlanda del Nord e perché, al posto di stabilità e risparmio energetico, abbiamo subito un massiccio rincaro del 52 per cento a partire dal gennaio di quest’anno, oltre a un crescente divario con i prezzi prevalenti nel resto del Regno Unito, dove nello stesso periodo il rincaro è stato del 29 per cento? Non poco, ma sempre meno del 52 per cento.
Intende la Commissione verificare le ragioni del fallimento di questo piano, che avrebbe dovuto realizzare le promesse fatte dal ministro Dodds? Varando il piano egli parlò di risparmi derivanti dall’efficienza e di un aumento della concorrenza che avrebbe calmierato il costo all’ingrosso dell’elettricità, con grandi vantaggi per i consumatori. Meno di un anno dopo, ai cittadini del mio collegio elettorale queste parole suonano davvero vuote di significato. In particolare, intende la Commissione verificare in che misura la mancata realizzazione del mercato unico dell’elettricità dipenda dall’incapacità di affrontare la posizione dominante di ESB nel mercato meridionale, e dalla conseguente mancanza di concorrenza, elemento ovviamente indispensabile per il successo di qualsiasi mercato unico dell’elettricità?
Ari Vatanen (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, si parla sempre di energia rinnovabile quando si parla di prezzi; sappiamo che finirà per costarci un occhio della testa, e quindi la responsabilità finanziaria in materia di prezzi energetici è spesso svanita nel nulla. Che dire di questo 80 per cento? E come soddisfare le crescenti esigenze del futuro consumo energetico?
Consideriamo il caso di Nord Stream. Ora analizziamo gli standard ambientali di Nord Stream, ma è come analizzare gli standard della corda con cui stanno per impiccarci, perché Nord Stream e progetti simili riducono la nostra indipendenza, proprio nel momento in cui dovremmo aumentarla.
Che fare quindi? L’unica opzione veramente responsabile è quella nucleare: è indipendente, costa poco, è competitiva e il prezzo è prevedibile – e inoltre non produce emissioni né dipendenza dalla Russia.
Atanas Paparizov (PSE). – (BG) Signor Presidente, signor Commissario, quando i prezzi energetici salgono è particolarmente importante garantire che la formazione dei prezzi sia più trasparente. Occorre fissare norme comuni per lo sviluppo di un mercato unico europeo dell’energia; in tal modo i nuovi investimenti nel settore energetico, nell’elettricità e nelle reti di trasporto del gas diventeranno più sicuri. Si tratta precisamente del terzo pacchetto energetico, che occorre approvare senza indugio; a questo riguardo il ruolo della Commissione e del Consiglio è particolarmente significativo. Il pacchetto rafforza i diritti e l’indipendenza degli organismi di regolamentazione dell’energia, armonizzandone le attività per mezzo dell’agenzia appena istituita. Inoltre, è necessario analizzare con cura particolare il concetto di “povertà energetica” e la definizione nazionale di tale concetto, anche per garantire – grazie al meccanismo dei servizi pubblici di interesse generale – una quantità minima di energia, nella stagione invernale, a coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà.
A mio avviso gli elevati prezzi dell’energia si potrebbero controllare anche con un’adeguata politica energetica, che preveda incentivi per l’efficienza energetica, le fonti di energia rinnovabile e i prodotti ecocompatibili. Esamineremo con interesse le proposte in materia di efficienza energetica che il commissario Piebalgs ha illustrato nel suo intervento.
Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE). - (RO) Secondo i risultati delle ricerche, almeno il 20 per cento dell’energia consumata nell’Unione europea va sprecata. E’ il caso di sottolineare che le famiglie hanno un potenziale di risparmio energetico di quasi il 30 per cento: ciò significa che un terzo dell’energia oggi consumata negli edifici d’abitazione si potrebbe risparmiare. Una soluzione a portata di mano sarebbe il riadattamento degli impianti di riscaldamento degli edifici, ma tale possibilità è ingiustamente ignorata dall’Unione europea, che le riserva finanziamenti insufficienti.
In Romania, per esempio, tale riadattamento consentirebbe di risparmiare ogni anno l’equivalente di 600 000 tonnellate di petrolio. A mio parere il Parlamento europeo dovrebbe pronunciarsi per un incremento di almeno il 10 per cento dei fondi con cui l’Unione finanzia il miglioramento dell’efficienza degli impianti di riscaldamento domestici. Si tratta di una soluzione pratica, conveniente e sostenibile per i problemi che i crescenti prezzi dell’energia procurano ai cittadini.
Gyula Hegyi (PSE). - (EN) Signor Presidente, vorrei soffermarmi su un unico aspetto dei prezzi energetici, ossia il prezzo del riscaldamento centralizzato. In Ungheria, centinaia di migliaia di famiglie – per lo più a basso reddito – ricorrono al riscaldamento centralizzato, il cui prezzo costituisce quindi un importante problema sociale. Ora, sia per il cattivo stato delle infrastrutture che per altre ragioni tecniche, il riscaldamento centralizzato è assai più costoso di quello autonomo; tale situazione contrasta col buon senso, oltre che con le fondamentali esigenze dell’ambiente. Per tale motivo, ogni volta che ne ho l’occasione, esorto la Commissione e il Consiglio a concedere un sostegno finanziario per il miglioramento dei sistemi di riscaldamento centralizzato, allo scopo di renderli socialmente accettabili ed efficienti dal punto di vista ambientale. Fino a quando, in alcuni Stati membri, il riscaldamento centralizzato sarà più costoso di quello autonomo, avrà ben poco senso parlare di efficienza energetica.
Paul Rübig (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, la Commissione europea ha illustrato un pacchetto di misure per la sicurezza delle centrali nucleari. Farete in modo che questo pacchetto venga finalmente inserito nell’ordine del giorno del gruppo di lavoro del Consiglio, e divenga così un successo per la presidenza francese?
Vorrei chiedere al commissario Piebalgs se sia possibile avere un colloquio con il suo collega Kovács, per verificare la possibilità di ottenere incentivi e detrazioni per gli investimenti nel settore energetico, e investire quindi i profitti in maniera razionale; anche questo contribuirebbe ad abbassare i prezzi.
Danutė Budreikaitė (ALDE). – (LT) Per risolvere i nostri problemi energetici, è indispensabile dotarci di una politica energetica comune che contenga anche alcuni aspetti di politica estera. Dobbiamo istituire il mercato interno, di cui il terzo pacchetto energetico rappresenta la base; la direttiva, di per sé, non è tuttavia una risposta. Occorrono apporti finanziari ed è necessario allacciare adeguati collegamenti sia nel campo del gas che in quello dell’elettricità; ne sarebbe in tal modo garantita la nostra sicurezza energetica.
Per quanto riguarda gli aspetti di politica estera, l’Unione europea – come l’Organizzazione mondiale del commercio – dovrebbe esprimersi con una voce sola. La Commissione deve avere il potere di negoziare i prezzi dell’energia. In questo campo non è opportuno che ogni singolo Stato membro parli per conto proprio; dobbiamo negoziare insieme, poiché rappresentiamo uno dei più importanti soggetti del mercato mondiale.
Per quanto riguarda i nostri fornitori di energia, dovremmo adottare un approccio più ampio. Non stiamo forse costruendo gasdotti forse potenzialmente privi di gas, come si sospetta sia il caso di Nord Stream? Riteniamo forse che le regioni artiche siano una potenziale fonte di energia?
Vorrei sottolineare l’importanza delle misure a breve termine; penso qui ai negoziati con i paesi dell’OPEC e alla questione dell’IVA.
Christopher Beazley (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, nel corso di questo dibattito alcuni colleghi socialisti e verdi hanno parlato della speculazione sui prezzi dell’energia, definendola inaccettabile; sono d’accordo. Vorrei chiedere loro di riflettere sul contesto politico dei prezzi dell’energia, e in particolare sulla carriera dell’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che oggi lavora per Gazprom, ed evidentemente persegue interessi liberi dall’ipoteca nucleare ma non, come ci ha ricordato il collega Ari Vatanen, da quella della politica russa.
Vorrei chiedere al rappresentante del Consiglio di illustrarci, nella sua replica, la roadmap per una politica energetica comune dell’Unione europea, fornendoci anche un calendario preciso. Al commissario vorrei invece chiedere se ha preparato, per il Consiglio, una tabella che valuti i costi relativi del petrolio e del gas che ci giungono, per esempio, dalla Russia, comparandoli con il gas naturale liquefatto del Qatar, l’energia nucleare e tutte le altre forme di energia, poiché a mio giudizio i nostri governi non producono effettivamente l’energia ai prezzi che i consumatori desidererebbero; essi in realtà perseguono i propri interessi politici.
Jean-Louis Borloo, presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signor Presidente, ho tre informazioni. Penso che quest’epoca, in cui l’energia si produce in un luogo, per poi trasportarla e venderla in tutto il mondo, abbia prodotto una situazione territoriale che costituisce un elemento non casuale della crisi finanziaria globale: esistono infatti le piogge benefiche, ma esistono anche le inondazioni. Quando una pioggia repentina ed eccessiva si abbatte su un luogo che non riesce ad assorbirla, questo per noi rappresenta una disastrosa alluvione che genera un flusso inarrestabile di prodotti derivati e un’offerta di denaro accumulato, gestita in maniera irreale.
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, l’energia è il tema del secolo. Ho appena ascoltato l’onorevole Goebbels, e sono rimasto colpito dalla tensione emotiva del suo intervento. A mio avviso non dobbiamo solamente ridurre il livello dei nostri consumi, ma anche localizzarlo in modo da eliminare la nostra dipendenza dal tipo di energia in questione; anche in tal modo vi saranno dei problemi, per esempio nel caso del carbone, che è una risorsa localizzata di cui bisogna tener conto. E infine anche la speculazione va localizzata, arginata e combattuta.
Dalla riunione UE-OPEC di un mese e mezzo fa è scaturita la proposta di convocare alcuni specialisti per svolgere una revisione su vasta scala e cercare di comprendere cosa sia avvenuto in vari settori del mercato, in una prospettiva di breve periodo.
C’è poi il problema dell’anticipazione di lungo periodo; per quanto riguarda l’anticipazione, l’unica risposta è quella di uniformarsi alle decisioni prese a Gedda. Ciò significa che l’Europa – intendo dire ogni paese d’Europa e l’Europa nel suo insieme – deve progredire verso l’efficienza energetica e la riduzione dei consumi. Se rinunciamo a una cifra tra i sei e i nove miliardi e seguiamo questo modello, evidentemente gli anticipatori avranno sempre ragione.
Signor Commissario, ci si può porre il problema di una determinata linea d’azione, di un incremento del finanziamento globale destinato a vari settori di ricerca. Quanto poi all’efficienza energetica, è un tema sul quale avremo sicuramente l’occasione di ritornare.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei rassicurarvi: il prezzo del petrolio è destinato a scendere. Attiro però la vostra attenzione su alcuni punti che abbiamo in qualche modo sottovalutato. I mercati del petrolio hanno garantito la fornitura materiale di petrolio, i mercati del gas ci stanno fornendo approvvigionamenti materiali di gas e i mercati del carbone forniscono carbone. Ciò significa che l’interazione tra mercati finanziari e mercati del petrolio può funzionare; in altre parole, non è necessario mettere in dubbio il mercato, ma occorre piuttosto, all’interno dell’Unione europea, cambiare modo di produrre e consumare energia. E’ questa la vera risposta, perché non possiamo attenderci che il mercato diventi meno impervio.
C’è il problema della crescita. Se c’è crescita, aumenta la domanda di risorse energetiche; ma nessuna delle risorse energetiche esistenti è disponibile in quantità tale da poter garantire un accesso privo di problemi. Quindi dobbiamo cambiare paradigma, e investire seriamente in efficienza energetica, energie rinnovabili, ricerca e sviluppo: insomma, un nuovo investimento.
Per tutto questo c’è però bisogno di denaro, fornito da investitori sia privati che pubblici; quindi un progetto del genere può andare a buon fine solo se il mercato funziona veramente. E il mercato funziona veramente quando ognuno paga il prezzo reale, in modo da coprire non solo i costi, ma anche l’interesse sugli investimenti. Il punto su cui dobbiamo concentrarci – e sul quale esiste già una legislazione dell’Unione europea – riguarda gli obblighi di servizio pubblico validi per le famiglie o le piccole e medie imprese che ne hanno davvero bisogno; non dobbiamo però scostarci da questa linea.
Sono convinto – e l’ho del resto ripetutamente affermato – che le proposte avanzate nel secondo pacchetto energetico siano un fattore essenziale di questo cambiamento. Per rafforzarle, nella seconda revisione della strategia energetica aggiungeremo alcuni elementi, sotto le seguenti voci: esigenze infrastrutturali e diversificazione degli approvvigionamenti energetici, relazioni energetiche esterne, scorte di gas e petrolio e meccanismi di crisi, efficienza energetica e miglior uso possibile delle risorse energetiche interne dell’Unione europea.
Siamo sulla strada giusta; non dobbiamo abbandonarla, nell’illusione che esista una soluzione magica, capace di far scendere immediatamente i prezzi. Se invece seguiamo la strada tracciata, possiamo esser sicuri di ottenere energia efficiente, accessibile e pulita già nel corso di questa generazione. Se invece indugeremo a trasformare il settore energetico, non saremo i soli a soffrirne, poiché le conseguenze ricadranno anche sulle generazioni future.
Ci troviamo quindi in una situazione critica e certamente, come ha detto il ministro, l’energia è il tema del secolo. E’ un tema importantissimo, ma l’opinione pubblica non sempre se ne rende conto; si pensa di avere in mano una specie di carta segreta, in grado di cambiare tutto. Dobbiamo invece continuare sulla strada che abbiamo imboccato insieme al Parlamento; il fattore essenziale è a mio avviso la coerenza, e mi auguro vivamente che le proposte giuridiche che abbiamo avanzato vengano adottate nel corso di questa legislatura. E’ il punto cruciale: la miglior risposta all’aumento dei prezzi del petrolio.
Presidente. − Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 103, paragrafo 2, del regolamento.(1)
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il rincaro dei prezzi del combustibile, cui abbiamo recentemente assistito, è davvero senza precedenti, ed è essenzialmente il frutto delle speculazioni effettuate da imprese che hanno lucrato profitti altissimi, giocando sulla rivalutazione speculativa di scorte di petrolio acquistate a prezzo inferiore.
Questo scandaloso rialzo dei prezzi ha peggiorato le condizioni di vita di tutta la popolazione, e soprattutto dei settori più deboli della società; ha avuto poi un devastante impatto su vari segmenti dell’attività economica, tra cui i trasporti e altri servizi, l’industria, l’agricoltura e la pesca.
Nonostante il prezzo del greggio abbia poi fatto segnare una sensibile diminuzione, in alcuni paesi i prezzi si mantengono elevati, e le principali vittime di questa situazione sono i consumatori. Sarebbe dunque opportuno che ogni Stato membro istituisse una tassa da imporre unicamente sui profitti straordinari e speculativi, per riportare questo denaro nelle casse dello Stato, a favore dei settori economici e degli strati della popolazione che la crisi ha colpito più duramente.
Le modifiche più importanti devono tuttavia essere di carattere strutturale; occorre bloccare la liberalizzazione del settore energetico, tenendo presente che esso riveste importanza strategica per lo sviluppo. Tale settore va dunque nazionalizzato, a garanzia delle politiche pubbliche che sono a servizio degli interessi nazionali e dell’intera popolazione.
Urszula Gacek (PPE-DE), per iscritto. – (EN) Per discutere dei prezzi dell’energia il Parlamento europeo ha scelto il momento più adatto, ossia la fine dell’estate, quando molti cittadini del mio collegio elettorale osservano già con angoscia il termometro; il progressivo calo della temperatura li costringe infatti a calcolare affannosamente se possono permettersi di accendere un costosissimo riscaldamento.
Il giorno in cui deve arrivare a casa la bolletta del gas o dell’elettricità è atteso con terrore. Non sono solo le famiglie più povere a dover decidere a quali essenziali acquisti rinunciare, nel prossimo autunno e poi in inverno, per potersi riscaldare.
Le famiglie di cui fanno parte bambini o persone anziane sono le più colpite, poiché hanno un bilancio più limitato e contemporaneamente maggior bisogno di energia.
Qualsiasi azione tesa ad alleviare l’onere dei costi energetici che grava sulle fasce più vulnerabili della società gode del mio incondizionato sostegno.
Nel cuore della civile Europa del ventunesimo secolo, una casa riscaldata non si può considerare un bene di lusso.
András Gyürk (PPE-DE), per iscritto. – (HU) Negli ultimi mesi i prezzi dell’energia sono cresciuti sotto i nostri occhi in una misura che mai si era registrata in precedenza. Il lievitare dei costi del consumo energetico può danneggiare gravemente la competitività dell’economia europea, e inoltre questo processo colpisce duramente gli strati più indifesi della società. Il problema è ulteriormente aggravato dal fatto che alcuni paesi sfruttano a fini politici le riserve di materie prime di cui dispongono. Per tutte queste ragioni l’incremento dei prezzi energetici è diventato una delicatissima questione politica.
Nessuno Stato membro può superare indenne l’impatto dell’aumento dei prezzi, ma alcuni paesi si trovano in una situazione particolarmente vulnerabile. A causa di una politica governativa errata e tentennante, nel solo 2008 i consumatori ungheresi hanno dovuto sopportare quattro successivi aumenti di prezzo; proprio per questo, in Ungheria l’aumento dei prezzi energetici è diventato una delle principali cause di malcontento sociale.
Per evitare che i prezzi sfuggano di mano è necessario adottare un’azione coordinata e coerente. Occorre fare ogni sforzo per garantire la trasparenza del sistema di accordi internazionali a lungo termine che regolano l’approvvigionamento di energia; inoltre, è necessario rafforzare la concorrenza a livello sia di Comunità che di Stato membro, e parallelamente si devono varare misure per migliorare l’efficienza energetica. L’Unione europea deve prendere misure concrete che la portino ad adottare una posizione ferma e decisa, in primo luogo con la costruzione di percorsi alternativi per il trasporto dell’energia; contemporaneamente, riteniamo opportuno coordinare le misure tese a proteggere i cittadini più indifesi. A nostro avviso, l’aumento dei prezzi dell’elettricità non deve intrecciarsi a un inasprimento delle differenze sociali.
Katrin Saks (PSE), per iscritto. – (ET) E’ essenziale che nel prossimo inverno i governi degli Stati membri facciano ogni sforzo per aiutare quei cittadini per i quali l’incremento dei prezzi energetici può rivelarsi insostenibile; anche in Estonia si prevedono aumenti dei prezzi che potrebbero giungere fino al 30-40 per cento. Mi preoccupa specialmente l’impatto che il lievitare dei prezzi energetici può esercitare sui cittadini a basso reddito e sui gruppi di persone povere e vulnerabili.
Concordo senza riserve sul fatto che gli Stati membri debbano prendere misure adeguate per garantire prezzi energetici accessibili, tra cui interventi mirati di sostegno al reddito e detrazioni, oltre a incentivi per migliorare l’efficienza energetica dei nuclei familiari.
Sono convinta, inoltre, che gli Stati membri debbano redigere piani d’azione per combattere la povertà energetica. In primo luogo, è necessario dare una definizione di “povertà energetica”, poiché definire il concetto servirà a concentrare l’attenzione sugli obiettivi. Dobbiamo salvare tutti i cittadini dalla carenza di combustibile!
A differenza di quanto avviene, per esempio, nel Regno Unito, nella mia Estonia il termine “povertà energetica” suona assai insolito; è un tipico esempio di gergo europeo che, più o meno intenzionalmente, si diffonde nell’uso. L’espressione designa però un’idea assai interessante con cui il legislatore deve familiarizzarsi.
Nel Regno Unito, il sostegno mirato agli anziani, alle famiglie numerose e ai disabili, secondo i modelli degli “assegni per il riscaldamento invernale”, o degli “assegni invernali”, svolge una funzione importante. Misure di tal genere costituiscono, a mio avviso, uno splendido esempio per gli altri.
Si parla molto di risparmio ma si agisce poco, anche se l’azione sarebbe il modo più rapido per introdurre qualsiasi cambiamento. Quanto più miglioreremo l’isolamento e l’efficienza energetica delle nostre case, tanto meno dovremo spendere per mantenere dentro di esse una temperatura accettabile; i risparmi sarebbero cospicui perché in Estonia, per esempio, gli edifici assorbono il 40 per cento dell’energia primaria. Ma su questo punto non possiamo limitarci a lasciare l’iniziativa a ogni singola persona esposta al freddo dell’inverno.
Presidente . – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0462/2008).
Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte alla Commissione.
Prima parte
Annuncio l’interrogazione n. 35 dell’onorevole Mairead McGuinness (H-0637/08)
Oggetto: Limiti del deficit di bilancio nella zona euro
In base alle regole del patto di stabilità e di crescita dell’Unione europea, i paesi della zona euro dovrebbero mantenere il deficit di bilancio entro il 3 per cento del PIL.
Può la Commissione fornire una valutazione aggiornata in merito al rispetto di tali regole?
Ritiene la Commissione che le attuali disposizioni finanziarie siano sufficientemente flessibili da consentire ai governi di reagire alle difficoltà economiche ma abbastanza rigorose da garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche?
In quali circostanze, ammesso che ce ne siano, si può consentire ai paesi della zona euro di superare la soglia del 3 per cento di deficit?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) L’oggetto della prima domanda è trattato diffusamente nella relazione della Commissione sulle finanze pubbliche nell’UEM del 2008. L’unica importante evoluzione di bilancio che il documento non cita è il recente avvio della procedura per eccesso di disavanzo nei confronti del Regno Unito.
Poiché, secondo le previsioni della Commissione, il disavanzo di bilancio del Regno Unito supererà il valore di riferimento del 3 per cento negli esercizi 2008-2009 e 2009-2010, ai sensi dell’articolo 104, paragrafo 6, del trattato, il Consiglio quest’anno ha deciso che nel Regno Unito effettivamente esiste una situazione di disavanzo eccessivo. Nella stessa occasione, ai sensi dell’articolo 104, paragrafo 7, del trattato, il Consiglio ha stabilito il termine di un anno per la correzione del disavanzo eccessivo.
Più in generale, in linea con il mandato conferitole dal trattato e dal patto di stabilità e di crescita, la Commissione tiene sotto costante controllo le evoluzioni economiche e di bilancio degli Stati membri ed è pronta ad attivare gli strumenti di sorveglianza di bilancio laddove necessario.
La risposta alla seconda domanda è affermativa, soprattutto in riferimento al braccio correttivo. Dopo la riforma del 2005 i disavanzi eccessivi sono stati corretti e, allo stato attuale, solo Ungheria e Regno Unito sono sottoposti a procedura di disavanzo eccessivo. Complessivamente, nel 2007 la zona euro ha registrato il disavanzo pubblico strutturale più contenuto dal 1973. Tuttavia, l’applicazione del braccio preventivo a volte non è stata uniforme. Per tale motivo, nella dichiarazione di Berlino dell’aprile 2007 i ministri delle Finanze dell’area euro si sono impegnati a raggiungere gli obiettivi di bilancio a medio termine entro e non oltre il 2010. In linea di principio l’impegno è stato riaffermato quest’anno. Al contempo la riforma del 2005 ha introdotto nel patto una logica economica tale da garantire, qualora necessario, una reazione flessibile a gravi perturbazioni, soprattutto grazie alla clausola di flessibilità rivista e all’integrazione delle passività implicite negli obiettivi a medio termine.
Il funzionamento del patto rivisto è ampiamente documentato nelle relazioni della Commissione sulle finanze pubbliche nell’UEM del 2006, 2007 e 2008 e nelle relative comunicazioni. Nella relazione di quest’anno viene anche presentata la metodologia proposta per l’integrazione delle passività implicite negli obiettivi a medio termine.
Per quanto attiene alla terza domanda, in base al patto di stabilità e di crescita riformato i disavanzi di bilancio degli Stati membri dell’UE possono superare il valore di riferimento del 3 per cento senza comportare l’esistenza di un disavanzo eccessivo solo in circostanze molto limitate. Nello specifico, i disavanzi devono sempre essere vicini alla soglia fissata e temporanei. Inoltre, il superamento del valore di riferimento deve essere eccezionale e/o includere un disavanzo registrato in condizioni di grave recessione economica, definita come crescita negativa o diminuzione cumulata della produzione.
Se il disavanzo si avvicina al valore di riferimento ed è temporaneo occorre prendere in considerazione molti altri fattori, ma in modo estremamente equilibrato. Tra i vari fattori importanti figurano, ad esempio, le spese per la ricerca e lo sviluppo che promuovono la crescita, pur escludendo a priori la deduzione diretta di qualsiasi voce di spesa dal disavanzo. Infine, deve comunque essere garantito un miglioramento minimo annuo del saldo di bilancio pari allo 0,5 per cento del PIL.
Mairead McGuinness (PPE-DE) . – (EN) Mi prenderò del tempo per assimilare tutti i dettagli che ha fornito nella risposta. Lei ha citato, nello specifico, il Regno Unito. Ovviamente sono interessata alla situazione irlandese, e tra qualche settimana in Irlanda ci aspettiamo una stangata fiscale. Vorrei che facesse qualche commento, se possibile, sui colloqui avuti con il ministro irlandese riguardo al nostro disavanzo e, in effetti, sapere se supereremo il valore di riferimento e che impatto questo avrà dal punto di vista europeo.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Analizziamo sempre i fatti. I colloqui tra il mio collega, il commissario Almunia, e i colleghi irlandesi sono volti a ottenere maggiori informazioni, ma noi analizziamo i fatti e le cifre alla fine dell’anno. Ecco perché, purtroppo, non posso rispondere alla domanda, ma è più che comprensibile. Come ho detto oggi, sono in corso procedure per disavanzi eccessivi nei confronti di Regno Unito e Ungheria.
Richard Corbett (PSE) . – (EN) La Commissione accetta che, a differenza del patto di stabilità, nel trattato il 3 per cento non sia considerato un limite, bensì un valore di riferimento? La relazione della Commissione su uno Stato membro che supera il valore di riferimento deve tenere conto – cito l’articolo 104, paragrafo 3, del trattato – “di tutti gli altri fattori significativi, compresa la posizione economica e di bilancio a medio termine dello Stato membro”.
Lei non ritiene che negli ultimi giorni e settimane le posizioni economiche degli Stati membri siano necessariamente cambiate, e che forse è utile concedere un maggiore margine di flessibilità?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Credo che quando diamo il via alle procedure abbiamo a disposizione un buon numero di informazioni. Il tre per cento è esattamente la soglia che abbiamo preso in considerazione. Se viene superata non iniziamo la procedura solo in circostanze molto eccezionali. In sostanza, il 3 per cento è il limite di riferimento, e credo che seguiremo le procedure che abbiamo sempre seguito. Non cambieremo i parametri, neppure nella situazione attuale.
Presidente . − Annuncio l’
interrogazione n. 36 dell’onorevole Olle Schmidt (H-0668/08)
Oggetto: Crisi dei mutui subprime e regolamentazione finanziaria
In primavera i mercati finanziari sono stati caratterizzati da persistenti problemi economici ed è stata esercitata una continua pressione sui mercati finanziari globali, anche a causa dell’aggravarsi della crisi dei subprime, e ora che sia Fannie Mae sia Freddy Mac ricevono capitali dallo Stato americano, il mercato dei subprime è stato scosso alla base. Nel mese di luglio l’interrogante si trovava a Washington dove ha incontrato diversi senatori secondo i quali il rimedio alla crisi dei subprime non è ancora stato trovato e il problema non sarà risolto prima del 2010.
Secondo la Commissione, per quanto tempo si protrarrà la crisi finanziaria? In che modo interpreta la Commissione il segnale lanciato ai mercati dal governo americano che ha deciso di salvare gli istituti in difficoltà, anche se solitamente non erano protetti dallo Stato, in primo luogo Bear Stearns, come è noto a tutti, e ora anche Fannie May e Freddy Mac?
In conclusione, qual è il parere della Commissione sugli aggiornamenti attuali e futuri riguardanti la normativa esistente, quali il processo Lamfalussy e la direttiva sui requisiti di capitale? Non ritiene che vi sia un rischio elevato che le modifiche attuali oltrepassino i limiti a tal punto da danneggiare la competitività del mercato finanziario europeo?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) I mercati finanziari internazionali sono in subbuglio da circa un anno, ed è molto difficile prevedere quando finirà questa situazione vista l’interazione tra le perdite che si accumulano nel sistema finanziario e la congiuntura economica globale in costante peggioramento. L’attuale situazione dei mercati finanziari dimostra come il problema che sembrava inizialmente limitato a uno specifico segmento di mercato, ovvero agli Stati Uniti e ai mutui subprime, possa rapidamente colpire l’intero sistema finanziario internazionale.
Le perdite legate ai mutui americani subprime si sono diffuse attraverso mercati interconnessi e complessi prodotti finanziari, portando al dissesto di molti importanti mercati del credito. I problemi di funzionamento di questi ultimi hanno fatto sentire le ripercussioni più gravi nel settore bancario, dove sono state registrate perdite sostanziali e le carenze di liquidità hanno richiesto il sostegno delle banche centrali.
Ciononostante, in Europa e negli Stati Uniti alcuni istituti finanziari sono stati salvati dall’insolvenza dopo avere avuto gravi difficoltà di accesso alla liquidità. Questi interventi del settore pubblico hanno evidenziato il timore di rischi di stabilità finanziaria e, in generale, sono stati accolti in maniera positiva dai mercati finanziari.
Negli Stati Uniti, in seguito alla vendita fraudolenta dei mutui subprime in passato, la rinegoziazione dei contratti di mutuo continuerà fino a metà 2009. I problemi del mercato finanziario internazionale rimangono gravi – oggi avete già discusso di questi temi – sia per gli sviluppi del settore finanziario che per le implicazioni del contesto economico in via di peggioramento.
L’incertezza sull’effettiva portata e localizzazione delle perdite di credito continua a minare la fiducia degli investitori, mentre le perdite totali ad ora riferite dalle banche sono ben inferiori alle stime delle perdite complessive calcolate nell’intero sistema finanziario, basate su varie proiezioni delle future perdite sui mutui.
Le banche sono sempre più costrette a ricapitalizzare, spesso a costi elevati e in difficili condizioni di mercato. Inoltre, i problemi del settore bancario si manifestano sempre più con l’inasprimento delle condizioni di credito e una minore concessione dei prestiti bancari.
E’ possibile che i maggiori costi finanziari intrinseci e l’accesso ridotto al credito si accompagnino ad altri fattori negativi nel quadro dell’economia globale, quali l’elevato prezzo del greggio e la crescente inflazione.
Con questi presupposti, la situazione economica dell’Unione europea e dell’area euro si è ulteriormente aggravata dopo le previsioni della Commissione di primavera 2008. Le prospettive economiche sono diverse negli Stati membri. Con il peggioramento delle condizioni economiche, i bilanci delle banche continueranno a essere sotto pressione.
Le fragili condizioni di mercato richiedono una vigilanza continua da parte delle autorità pubbliche, in particolare banche centrali, supervisori e ministri delle finanze, per monitorare gli sviluppi di mercato; non si può inoltre escludere la necessità di ricorrere a ulteriori interventi in caso di una crisi sistemica.
Più in generale, vengono promosse azioni concrete per rimediare alle debolezze dei mercati finanziari. In seguito alla discussione del Consiglio “economia e finanza” dell’ottobre 2007, è stata adottata una tabella di marcia per l’attuazione di misure normative.
Sebbene la tabella di marcia si applichi solo all’Unione europea, è in linea con iniziative analoghe a livello globale. Gli obiettivi che si propone sono migliorare la trasparenza, risolvere i problemi di valutazione, rafforzare la vigilanza prudenziale delle banche ed esaminare le problematiche strutturali di mercato analizzando i punti deboli del quadro normativo e formulando provvedimenti politici adeguati. La Commissione si sta adoperando per realizzare la tabella di marcia entro i termini previsti, tra cui iniziative concrete per migliorare la trasparenza a favore di investitori, mercati e autorità di regolamentazione, rivedere i requisiti patrimoniali delle banche e regolamentare le agenzie di rating del credito.
A tale proposito la Commissione ha ultimato la consultazione esterna sulle modifiche proposte alla direttiva sui requisiti patrimoniali e intende avanzare una proposta nei prossimi mesi.
Essa, inoltre, sta esaminando la normativa sulle agenzie di rating del credito e, in tale contesto, ha avviato una consultazione pubblica alla fine di luglio 2008.
Sono stati compiuti progressi anche nella collaborazione in materia di vigilanza tra i vari Stati dell’Unione europea con l’entrata in vigore di un nuovo protocollo d’intesa all’inizio di luglio 2008.
Più in generale, uno degli scopi della revisione del processo Lamfalussy è migliorare il nuovo sistema di vigilanza con cui la Commissione, ad esempio, intende rivedere le decisioni sul comitato di vigilanza dell’Unione europea.
Nell’ambito delle sue iniziative, la Commissione è perfettamente cosciente della dimensione globale della risposta richiesta e, in tal senso, stiamo coordinando i nostri interventi con i partner.
Olle Schmidt (ALDE) . – (EN) A volte le domande non hanno più ragion d’essere e questa forse è un po’ datata, devo ammetterlo, ma ringrazio la Commissione per avere risposto così onestamente. La mia raccomandazione, e il mio timore, è che si stia reagendo in maniera eccessiva e spero che la Commissione ne tenga conto. Sono d’accordo, dobbiamo agire e reagire, ma senza esagerare, perché occorre mantenere un approccio equilibrato. In caso contrario, e credo occorra tenerlo presente a lungo termine, potremmo compromettere la crescita in Europa. Sono quindi a favore di un approccio equilibrato, e confido che la Commissione garantirà l’applicazione di queste misure in maniera adeguata.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Credo che la Commissione sia veramente equilibrata. Abbiamo avuto un’ora di dibattito in cui molti deputati hanno invocato un intervento molto rapido, ma la Commissione sta veramente adottando un approccio equilibrato.
Danutė Budreikaitė (ALDE) . – (LT) Oggi si è tenuto un dibattito sulla crisi finanziaria mondiale e sul suo impatto sulla nostra economia. Un deputato ha citato il fatto che, nel suo paese, una banca ha già dichiarato bancarotta. Lei è a conoscenza di pericoli imminenti di fallimento delle banche nei nostri paesi, i paesi dell’Unione europea?
Paul Rübig (PPE-DE) . – (DE) Vorrei avere ragguagli riguardo alla situazione attuale sul rapporto tra acquisti reali e operazioni finanziarie nel settore energetico. Propone la Commissione di indicare chiaramente nelle statistiche quali sono gli acquisti reali di energia e cosa viene semplicemente scambiato sui mercati finanziari, e prevede di adottare norme sulle vendite allo scoperto?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Il mio paese, la Lettonia, ha molte banche, e indubbiamente potevano verificarsi casi di insolvenza. Credo che il nostro sia un mercato piuttosto avanzato; tutto succede sotto la supervisione della banca centrale, e quanto meno non ci sono stati turbamenti di nessun genere sui mercati finanziari lettoni. Posso garantire, quindi, che il mercato finanziario lettone è molto stabile e non ha avuto perturbazioni. Tuttavia, è molto importante sottolineare il ruolo che deve svolgere la supervisione bancaria e quanto è importante che le banche commerciali rispettino tutte le condizioni imposte in tal senso.
Per quanto riguarda gli acquisti energetici, con il consenso dell’onorevole deputato risponderò per iscritto perché credo sia una domanda molto specifica e mi è difficile ora fornire una cifra precisa.
Presidente . − Annuncio l’
interrogazione n. 37 dell’onorevole Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (H-0679/08)
Oggetto: Sicurezza nei trasporti aerei
Il recente disastro aereo della Spanair a Madrid, che ha mietuto numerose vittime, e l’atterraggio di emergenza del Boeing 737 della Ryanair a Limoges, che ha causato 26 feriti, suscitano nuovamente interrogativi sulla sufficienza e sull’efficacia dell’attuazione dell’“arsenale” comunitario legislativo e di controllo nell’ambito della sicurezza dei trasporti aerei. Il regolamento (CE) n. 1899/2006/(1)stabilisce espressamente che è fatto obbligo agli operatori aerei di attuare programmi di prevenzione degli incidenti e di sicurezza dei voli nonché i requisiti da rispettare per le operazioni di volo di qualsiasi aereo civile (certificazione, supervisione, manutenzione, strumenti ed equipaggiamenti, sicurezza, ecc.).
Può la Commissione dire se ritiene soddisfacenti e sufficienti tali disposizioni o se è convinta che sia necessario fissare un quadro di controllo più rigoroso per gli operatori aerei? Come valuta la Commissione l’attuazione sino ad oggi della direttiva 2003/42/CE(2)relativa all’adozione di un sistema di segnalazioni di incidenti e di eventi gravi nell’ambito della sicurezza? Ritiene soddisfacente il rafforzamento sinora attuato dei meccanismi di controllo e dei sistemi di allerta rapida applicati alle compagnie la cui sicurezza è dubbia, e il rafforzamento delle ispezioni di conformità effettuate dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea presso le autorità aeronautiche degli Stati membri nonché i dati comunicati per redarre la lista nera?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Riguardo all’applicazione delle norme comunitarie relative alle operazioni di volo degli aeromobili, la Commissione non è a conoscenza di punti deboli o stratagemmi adottati nei confronti della normativa in materia di sicurezza aerea che solo di recente, il 16 luglio 2008, è diventata applicabile nella Comunità. La serie di prescrizioni tecniche per le operazioni di volo degli aeromobili è in continuo mutamento e riflette l’evoluzione delle conoscenze scientifiche. Ciò è possibile grazie a un costante monitoraggio del lavoro degli operatori; pertanto, in questa fase, la Commissione non ritiene indispensabile adottare un quadro di controllo più rigoroso.
Con riferimento all’applicazione delle norme comunitarie relative alla segnalazione di taluni eventi, la Commissione è soddisfatta del fatto che tutti gli Stati membri si siano dotati di un sistema di segnalazione obbligatoria e raccolgano le informazioni all’interno di banche dati nazionali. Le norme prevedono un sistema di scambio d’informazioni e la loro diffusione. Lo scambio di informazioni non è ancora pienamente operativo poiché, in base al regolamento della Commissione, richiede un accordo sui singoli protocolli tra ogni Stato membro e la Commissione per l’aggiornamento del repertorio centrale. Commissione e Stati membri stanno lavorando attivamente su questo punto, ma in questa fase le informazioni sono già disponibili a livello nazionale.
La diffusione delle informazioni è correttamente attuata in base al regolamento della Commissione del 24 settembre 2007. L’applicazione della tutela della riservatezza delle informazioni è stata recepita dalle normative nazionali, ma solo il tempo ci permetterà di valutare l’efficienza di queste disposizioni che rappresentano il fondamento di un valido sistema di segnalazione dando la necessaria fiducia gli informatori.
Per quanto attiene al controllo degli operatori aerei caratterizzati da una situazione dubbia in fatto di sicurezza, la Commissione può garantire all’onorevole deputato che applica scrupolosamente le disposizioni delle norme comunitarie relative all’imposizione dei divieti operativi per i vettori aerei che non ottemperano ai requisiti in materia di sicurezza. Oggi, in Europa, il 54 per cento di tutte le ispezioni a terra degli aeromobili riguarda operatori europei. Ciò significa che la Commissione dedica pari attenzione alle prestazioni in termini di sicurezza sia negli operatori aerei europei che in quelli non europei. Grazie alla sua costante e stretta collaborazione, le autorità dell’aviazione civile degli Stati membri stanno intensificando la supervisione dei propri vettori. I risultati delle ispezioni a terra si sono rivelati uno strumento di prevenzione particolarmente utile per evitare ai vettori aerei di vedersi imporre restrizioni operative in territorio europeo.
In riferimento alle ispezioni in materia di standardizzazione effettuate dall’AESA presso le autorità nazionali dell’aviazione civile, la Commissione desidera rassicurare l’onorevole parlamentare che è grazie alla stretta collaborazione e alla fiducia reciproca tra le autorità civili degli Stati membri e l’AESA che l’agenzia e le autorità oggetto delle ispezioni stanno definendo e mettendo a punto soluzioni sostenibili. A conferma del buon rapporto di collaborazione, dopo l’adozione delle norme in materia nel 2006 l’agenzia è riuscita a raddoppiare il numero di ispezioni, e le misure di salvaguardia imposte a uno Stato membro alla fine dell’anno sono state revocate questa settimana.
Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE-DE) . – (EL) Sono molto grata alla Commissione per la risposta data ma nutro qualche dubbio, signor Commissario. Gli incidenti aerei si verificano relativamente di rado se paragonati al numero di voli, ma sono comunque incidenti che causano molte vittime, fanno nascere dubbi nell’opinione pubblica e compromettono la fiducia nella politica e nelle ispezioni da noi effettuate.
Da parte sua non ho visto proporre nessuna misura né affidare nuove missioni o responsabilità nell’organizzazione della sicurezza. La questione riguarda non solo gli operatori aerei, ma anche le agenzie civili responsabili delle ispezioni negli Stati membri. Riguarda anche la lista nera: su quali criteri si basa? La appoggerete? Non mi ha dato una risposta che tenga debito conto delle conseguenze di questi incidenti e dei problemi creati, al di là dei tragici effetti sulla vita umana.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Le posso garantire che in Europa il sistema di sicurezza è ai più alti livelli. Si vede molto chiaramente che è applicato, e siamo dotati di tutte le misure adeguate.
Purtroppo questo non impedisce il verificarsi di incidenti. Mi dispiace molto che siano rimaste uccise delle persone, ma ciò non è imputabile alla scarsa efficacia dei livelli di sicurezza nell’Unione europea.
Non appena sapremo che cosa ha causato l’incidente effettueremo le analisi, e se occorrerà rafforzare alcune misure lo faremo.
Oggi, però, posso garantirle che la sicurezza aerea europea è conforme alle norme più rigorose esistenti al mondo.
Jörg Leichtfried (PSE) . – (DE) La situazione è la seguente. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA) assume sempre più competenze per garantire un livello di sicurezza uniforme in Europa, e ciò è estremamente positivo. Questa è la seconda volta che si ampliano le sue competenze. Quello che non vediamo, però, è un aumento di bilancio per l’AESA, né l’individuazione di altre fonti di finanziamento. Ci sono due possibilità. La prima è non trattare tutte le agenzie sullo stesso piano. Non mi spingo ad affermare, come certi colleghi, che se alcune agenzie cessassero di funzionare nessuno se ne accorgerebbe. L’AESA è diversa: se non ha soldi, vengono messe a repentaglio vite umane.
La seconda possibilità è il finanziamento tramite terzi, il che significa incrementare il finanziamento dell’AESA con una specie di imposta applicata ai biglietti. La mia domanda è: quale di queste due possibilità preferirebbe?
Signora Presidente, se posso vorrei anche fare un breve commento che esula dall’ordine del giorno: appoggio pienamente quanto detto dal collega polacco riguardo allo svolgimento della seduta.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Personalmente credo che, per qualsiasi agenzia, il finanziamento diretto con i soldi dei contribuenti sia la soluzione migliore perché, basandosi esclusivamente sul reddito proprio, non si può mai garantire la puntuale erogazione del servizio pubblico. Penso quindi che la cosa migliore sia il finanziamento di un’agenzia tramite bilancio, ma se c’è la possibilità di raccogliere altri fondi deve comunque essere valutata. In ogni caso, ogni bilancio viene discusso secondo la procedura e normative severe imposte dalla legislazione europea.
Seconda parte
Presidente . − Annuncio l’
interrogazione n. 38 dell’onorevole Emmanouil Angelakas (H-0612/08)
Oggetto: Funzionamento sicuro delle centrali nucleari per la produzione di energia
Oggi l’Unione europea deve far fronte a una serie di problemi per la copertura del suo fabbisogno energetico vieppiù crescente. Stante che le risorse di petrolio e il gas naturale, al pari delle fonti energetiche rinnovabili, coprono in parte il fabbisogno in questione, si affaccia prepotentemente alla ribalta la soluzione del ricorso all’energia nucleare. Al contempo i cittadini europei sono sempre più inquieti quanto al funzionamento sicuro degli impianti nucleari e alla corretta gestione delle scorie nucleari soprattutto a seguito dei recenti incidenti avvenuti in Francia e in Slovenia.
È lecito quindi che sorgano numerosi interrogativi su quanto sia sicuro il funzionamento degli impianti nucleari in tutti quanti gli Stati membri dell’UE, come pure sulla futura costruzione di nuove centrali nucleari in Turchia e in altri paesi balcanici e su quali garanzie vengono offerte per il loro funzionamento sicuro. Ha la Commissione elaborato uno studio sull'opportunità o meno di costruire nuove centrali nucleari? A quali conclusioni è arrivata? Ha infine calcolato quale sarà il grado di dipendenza dell’UE dall’energia nucleare nel prossimo futuro?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Attualmente il nucleare rappresenta il 30 per cento della produzione di energia elettrica dell’Unione europea e produce i due terzi dell’elettricità senza emissioni di carbonio. Nel 2030, il fabbisogno energetico dell’UE crescerà del 20 per cento e quello di energia elettrica del 38 per cento.
Pertanto, la percentuale di energia elettrica nel fabbisogno energetico complessivo passerà dal 20 al 23 cento. La capacità produttiva di elettricità aumenterà del 31 per cento ma, secondo le ipotesi di base di PRIMES studiate dalla Commissione, la quota di energia nucleare usata in tal senso diminuirà dal 30 al 20 per cento.
Inoltre, nel riesame della politica energetica dell’UE recentemente pubblicato, l’Agenzia internazionale per l’energia ha concluso che “la capacità nucleare dell’UE comincerà a diminuire da adesso, a meno che nel prossimo futuro non vengano realizzati consistenti investimenti per prolungare la durata di vita delle centrali e per sostituire gli impianti giunti al termine della loro vita operativa.”
E’ di competenza dei singoli Stati membri decidere se affidarsi al nucleare per la produzione di energia elettrica e se promuovere nuovi progetti o continuare con la politica di abbandono del nucleare. Qualora gli Stati membri decidessero di investire in una nuova produzione di energia nucleare, la Commissione farà tutto il possibile per garantire che i nuovi progetti in materia soddisfino i requisiti più elevati di sicurezza e di non proliferazione stabiliti dal trattato Euratom.
La garanzia di un elevato livello di sicurezza e di controllo durante l’intero ciclo di vita di un impianto nucleare rappresenta un’altra priorità nell’allargamento dell’Unione europea e, in relazione ai paesi terzi, nello strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare.
La Commissione segue gli investimenti in corso nel settore nucleare sul territorio europeo. Nel 2007, essa ha adottato il programma indicativo nucleare che offre una panoramica della situazione del nucleare nell’Unione europea. Al momento, nel quadro del riesame strategico della politica energetica, la Commissione sta aggiornando questa comunicazione che dovrebbe essere disponibile entro la fine del 2008.
La Commissione ha altresì promosso due iniziative per approfondire il dibattito sul futuro del nucleare e stabilirne i requisiti per lo sviluppo. La prima si chiama “gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e la sicurezza della gestione dei residui” ed è volta a individuare i problemi relativi alla sicurezza nucleare da trattare in via prioritaria e a raccomandare azioni da avviare a livello europeo.
La seconda, il “forum europeo sull’energia nucleare”, vuole essere una piattaforma per un vasto e trasparente scambio di opinioni tra le parti in causa sulle possibilità e sui rischi legati all’energia nucleare.
Emmanouil Angelakas (PPE-DE) . – (EL) Signora Presidente, signor Commissario, a quanto vedo dovremo aspettare fino alla fine dell’anno per vedere i risultati di questi studi e poter giungere a conclusioni migliori.
Volevo sentire il commento del commissario su informazioni note sin dallo scorso anno: la Russia sta costruendo una centrale nucleare galleggiante, che sarà ultimata nel 2010 e inviata in una regione periferica del paese. Si prevede di costruirne altre sei da distribuire a paesi che ne facciano richiesta o hanno già espresso un interesse in tal senso.
In termini di sicurezza, qual è il suo commento al riguardo?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Anche la Russia fa parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e la tecnologia nucleare russa è in linea con le norme internazionali. Quindi, se un paese vuole dotarsene, esistono norme internazionali cui la Russia si attiene.
L’Unione europea potrebbe utilizzare la tecnologia russa del settore, a condizione che la Commissione esprima un parere positivo al riguardo. A livello di norme, la tecnologia russa compete con altri fornitori di tecnologie.
Quindi, non significa che è meno sicura solo perché è russa.
Justas Vincas Paleckis (PSE) . – (EN) Signor Commissario, vorrei chiederle nuovamente informazioni riguardo alla nostra famosa centrale atomica di Ignalina.
Di recente il nostro primo ministro ha incontrato il presidente della Commissione europea Barroso, e nei nostri documenti sembra che la vicenda assuma toni diversi: c’è la possibilità che venga prorogato il funzionamento dell’impianto.
Qual è la sua opinione al riguardo, e cosa raccomanderebbe al governo lituano in questa situazione?
Zita Pleštinská (PPE-DE) . – (SK) Le centrali e gli impianti nucleari sono tra le strutture più attentamente monitorate a livello di sicurezza.
La prospettiva di ricorrere all’ingegneria nucleare in Slovacchia, le attività che richiedono la costruzione del terzo e del quarto reattore di Mochovce, e l’impegno della Repubblica slovacca di spegnere i reattori di Jaslovské Bohunice nel 2006 e 2008 sono compiti difficili per la Slovacchia.
Signor Commissario, perché la Commissione si mostra politicamente prudente nella costruzione della centrale nucleare di Mochovce? La Commissione nutre veramente delle riserve sulla sua sicurezza?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Inizierò da Ignalina perché molte volte mi sono espresso su questa questione.
Durante i negoziati di adesione la Lituania e le parti negoziali, ovvero gli altri Stati membri, hanno convenuto che per motivi di sicurezza avrebbe dovuto essere chiusa entro la fine del 2009. Questo trattato è di diritto primario ed è ratificato da tutti gli Stati membri. La Commissione non rientra in questo processo. La Commissione è il custode del trattato e il suo ruolo è verificare il rispetto delle leggi.
Pertanto non posso comunicare nessun cambiamento di posizione, perché la posizione della Commissione è decisa dal trattato. Cosa si può fare? Credo che il trattato preveda anche disposizioni generali a sostegno dei cambiamenti della Lituania nel settore energetico: si tratta, se non mi sbaglio, di un intero pacchetto di 1,3 miliardi di euro da destinare a settori che potrebbero potenziare l’approvvigionamento energetico del paese mediante il rafforzamento dell’interoperabilità, l’investimento in misure di efficienza energetica e il finanziamento di fonti alternative. Questa è dunque la via da seguire perché, a mio avviso, il trattato non può in alcun modo essere modificato, in quanto solo una conferenza intergovernativa e una ratifica possono cambiare un diritto primario dell’Unione europea.
Per quanto riguarda Mochovce, la Commissione ritiene che la questione sia esattamente uguale a quella di Ignalina: l’approccio non è diverso. Per Mochovce però abbiamo analizzato la situazione e, al giorno d’oggi, esistono requisiti specifici per le nuove sfide che siamo chiamati ad affrontare. Abbiamo visto che non esistono solo problemi legati alla sicurezza in generale, ma anche alla sicurezza dell’impianto, ad esempio nel caso in cui si utilizzi un velivolo per colpire le centrali nucleari. La tecnologia proposta per i nuovi reattori non ne ha tenuto sufficientemente conto. Per tale motivo abbiamo chiesto all’operatore di adottare, insieme all’autorità di controllo nucleare slovacca, ulteriori misure per garantire che una centrale nucleare non subisca danni permanenti anche qualora venisse colpita in tal modo.
Presidente . − Annuncio l’
interrogazione n. 39 dell’onorevole Liam Aylward (H-0624/08)
Oggetto: Investimenti nelle priorità della prima generazione a favore della seconda generazione
Il progetto di relazione Claude Turmes (2008/0016/COD) sulla proposta di direttiva concernente la promozione dell’uso dell’energia proveniente da fonti rinnovabili, che sta attualmente percorrendo il suo iter attraverso le commissioni parlamentari, riesamina l’obiettivo vincolante del Consiglio e della Commissione in materia di uso di biocarburanti ed energie rinnovabili nei trasporti in quanto la ricerca e lo sviluppo di seconda generazione non hanno realizzato progressi decisivi.
Non è comunque il caso di definire una chiara politica regolamentare per gli investitori nei biocarburanti di prima generazione? Per quale motivo? Si tratta esattamente degli stessi investitori che per la ricerca e lo sviluppo di seconda e terza generazione costruiranno impianti che possono facilmente essere convertiti in base alle esigenze della tecnologia di seconda e terza generazione. Non possono permettersi di non investire in R&S per gli impianti di prossima generazione in quanto altrimenti le loro strutture diverrebbero obsolete.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) La Commissione concorda con il parere espresso dall’onorevole deputato sulla necessità di definire una chiara politica regolamentare per gli investitori nei biocarburanti di prima generazione allo scopo di arrivare a quelli di seconda generazione.
La Commissione considera i biocarburanti di prima generazione un passaggio obbligato per giungere ai biocarburanti di seconda generazione usando i materiali ligno-cellulosici come materie prime.
Senza una buona base produttiva interna per i biocarburanti di prima generazione, i prodotti efficienti e innovativi avranno difficoltà a penetrare sul mercato. Detto questo, una chiara politica regolamentare è di fondamentale importanza non solo per promuovere la crescita nell’industria dei biocarburanti, ma anche per evitare impatti negativi sull’ambiente. Lo sviluppo dei biocarburanti, inoltre, non deve avere conseguenze negative sulla sicurezza alimentare, né influenzare i prezzi dei generi alimentari.
Al tempo stesso, non si deve dubitare che la Commissione voglia accelerare lo sviluppo dei biocarburanti di seconda generazione.
La direttiva proposta sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili specifica chiaramente che, nel calcolo per verificare il rispetto degli obblighi nazionali in materia di biocarburanti, il contributo dei biocarburanti prodotti a partire da rifiuti, da residui e da materie cellulosiche di origine non alimentare è considerato equivalente al doppio di quello di altri biocarburanti.
Oltre a questo, gli Stati membri sono tenuti a spiegare come hanno strutturato i loro regimi di sostegno a favore dei biocarburanti di seconda generazione.
L’Unione europea, inoltre, sostiene ampiamente le ricerche in corso per lo sviluppo di tecniche produttive di seconda generazione. Le attività condotte nell’ambito del settimo programma quadro di ricerca dell’UE si concentrano maggiormente sui biocarburanti di seconda generazione e, in particolare, sui processi BTL (biomass to liquids).
La ricerca deve quindi prevedere studi pilota a livello tecnico ed economico per garantire un rapporto costi-benefici che non sia solo economicamente vantaggioso, ma consenta anche di raggiungere gli obiettivi comunitari di limitare i cambiamenti climatici e assicurare prezzi dei generi alimentari accessibili a tutti i cittadini del pianeta.
La politica e la proposta della Commissione, quindi, rispondevano effettivamente all’esigenza di sviluppare biocarburanti di seconda generazione utilizzando anche, se necessario, quelli di prima generazione, ma in maniera sostenibile.
Liam Aylward (UEN) . – (EN) Signor Commissario, posso chiederle perché crede che l’Unione europea non dia sufficienti informazioni sui vantaggi di avere obiettivi forti e coerenti in materia di biocarburanti, soprattutto in un mondo in cui l’offerta è più limitata? Vorrei farle questa domanda in relazione al biodiesel, che può dare un contributo significativo nel migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico europeo. Il biodiesel può essere prodotto secondo principi di sostenibilità senza compromettere la disponibilità alimentare da lei citata, ed è l’unica energia rinnovabile in cui l’Europa detiene un’ampia e forte leadership.
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) La proposta della Commissione non scoraggia lo sviluppo dell’industria del biodiesel e il suo utilizzo nel settore dei trasporti, soprattutto perché il settore della raffinazione soffre particolarmente della non produzione di diesel nell’Unione europea. Quindi non la stiamo scoraggiando ma credo che, senza chiare condizioni in materia di sostenibilità, il danno causato dal fallimento di un progetto si ripercuoterà sull’intero settore. L’attenzione posta sui biocarburanti è così forte ora che non possiamo permetterci di avere progetti sbagliati, perché questo comporterebbe la fine per l’intero settore.
Vi spiego perché sono tanto interessato alla politica dei biocarburanti. Nell’ambito dei trasporti abbiamo automobili più efficienti, e in quest’aula ci sono stati dibattiti molto accessi sulle automobili. Inoltre assistiamo a un cambiamento nelle modalità di trasporto, ma in molti casi le persone preferiscono ancora usare l’automobile. Infine si iniziano a usare i carburanti alternativi, uno dei quali è il biocarburante. Bisogna ricordare, però, che viene prodotto su terreni che potrebbero produrre anche generi alimentari: ecco perché ritengo che pur essendo una misura positiva – e indubbiamente lo è – debbano essere adottate tutte le precauzioni necessarie.
Teresa Riera Madurell (PSE) . – (ES) Signor Commissario, in relazione ai biocarburanti realtà e finzione spesso si mescolano confondendo facilmente la popolazione e causando danni alla ricerca, all’innovazione e agli investimenti industriali in questo settore.
La Commissione ha considerato l’ipotesi di lanciare una campagna informativa a livello europeo, rigorosa e obiettiva, che possa chiarire la situazione?
Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) In effetti avrebbe potuto dare un’unica risposta alle due domande, ma credo che il messaggio subliminale nella domanda del collega irlandese sia, se ho ben capito, che vorrebbe si facessero investimenti di prima generazione, o che la legislazione fosse a loro favore, o quanto meno che non dovremmo scusarci se la legislazione promuove gli investimenti di prima generazione, poiché conducono alla seconda e alla terza generazione.
Pongo la domanda in maniera leggermente diversa, e tramite la presidente le chiedo, signor Commissario: la normativa in questo settore non dovrebbe, in linea di principio, essere totalmente slegata dalla tecnologia?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) E’ meglio che inizi con il secondo punto. Credo che, dopo il dibattito sul petrolio, dobbiamo essere coscienti che potremmo trovarci di fronte a una situazione analoga con una crescita imprevista della domanda in altri settori, e i generi alimentari sono una vera necessità di base per l’uomo. Quindi abbiamo bisogno di tecnologie che diano maggiori opportunità. Maggiori opportunità sicuramente sono offerte dall’utilizzo di cose che normalmente vengono buttate. Per questo motivo, quindi, ritengo sia assolutamente necessario promuovere la seconda generazione. Aggiungo che forse neppure questo è sufficiente, perché in questo caso non corriamo rischi. Abbiamo bisogno di nuove tecnologie. Non si tratta solo di volere sostituire il petrolio con i biocarburanti, ma di avere le tecnologie che eliminino questo tipo di concorrenza, o la limitino. Ecco perché – anche se in teoria tutte le tecnologie dovrebbero essere sullo stesso piano – credo comunque che la seconda generazione meriti un’attenzione particolare.
Per quanto riguarda l’informazione, credo che questo rientri in un settore più ampio dell’informazione. Esistono programmi educativi, perché qui non si parla di educazione ai biocarburanti ma alla sostenibilità e all’efficienza energetica; si tratta di adottare un atteggiamento totalmente diverso nei confronti dell’ambiente e sapere che qualsiasi cosa si usi ha una sua provenienza che causa sempre qualche danno. Qualche volta, parlando di biocarburanti, ci dimentichiamo che si produce anche il petrolio, talvolta con sabbia bituminosa. Recentemente sono state pubblicate foto sui luoghi in cui viene prodotto: non si tratta di un’azienda agricola e anche questa è una vera sfida. Penso quindi che ognuno di noi, quando utilizza energia, dovrebbe cercare di farlo il più efficientemente possibile e usare energia più verde, anche se costa un po’ di più.
Presidente . − Annuncio l’
interrogazione n. 40 dell’onorevole Avril Doyle (H-0632/08)
Oggetto: Biocarburanti
Nel quadro della definizione degli obiettivi per i biocarburanti, la priorità non dovrebbe essere attribuita al biodiesel, anziché al bioetanolo?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) La Commissione riconosce che nell’Unione europea c’è una maggiore richiesta di biodiesel che di bioetanolo per sostituire il diesel, che potrebbe ridurre il consumo di benzina.
In questo contesto si può prevedere che, nei prossimi anni, il consumo di biodiesel sul territorio europeo rimarrà più elevato di quello di bioetanolo. Tuttavia, la Commissione ritiene non sia indispensabile avere obiettivi specifici dal punto di vista tecnologico in quanto sia il biodiesel sia il bioetanolo possono svolgere un ruolo importante nel ridurre la dipendenza petrolifera del settore europeo dei trasporti.
Detto questo, è la seconda generazione che promuove separatamente il biodiesel o il bioetanolo, ma comunque la domanda nel mercato europeo è sicuramente più alta per il diesel. Non credo che dovremmo fare distinzioni tra etanolo e diesel, ma che dovremmo incoraggiare la seconda generazione, non la prima.
Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Può fare un commento ed esprimere un parere sulla questione riguardante la sostenibilità del ciclo di vita dei biocarburanti, o dei carburanti da trasporto in generale, nella relazione Turmes? In altre parole, sulle riduzioni complessive di CO2 dall’inizio alla fine includendo la produzione della coltura, il metodo di produzione, il trasporto, la raffinazione e l’utilizzo. Qual è la sua posizione riguardo alla percentuale di riduzione di CO2? E’ a favore del 40-45 per cento o del 35 per cento?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Personalmente rimarrei sul 35 per cento perché è importante che, se poniamo condizioni che vietano completamente i biocarburanti sul mercato e si rischia di esercitare troppo influenza, si passi al petrolio e si vada oltre, arrivando magari alla tecnologia liquida e del carbone.
Questo è peggio che mantenere la soglia del 35 per cento, che significherebbe chiaramente ridurre le emissioni di CO2.
Rimango quindi sul 35 per cento. Ora dipende dai negoziati con Parlamento e Consiglio. Se si deciderà una quota diversa me ne farò una ragione, ma credo che il 35 per cento sia abbastanza rigida perché nel Collegio, quando si è discusso della percentuale, avevamo comunque diverse opinioni e questa è già un compromesso tra le due soglie: quella che crede nei biocarburanti e quella che ne ha paura. Il 35 per cento è stato in realtà un compromesso.
Zita Pleštinská (PPE-DE) . – (SK) Signora Presidente, oggi stiamo cercando possibili strade da percorrere nel campo delle fonti energetiche alternative. Insieme al collega, onorevole Rack, a luglio sono andata in Nuova Zelanda: ero attratta dall’uso dell’energia geotermica. La regione in cui vivo, Stará Ľubovňa in Slovacchia, ha fonti geotermiche simili ma il loro sviluppo richiede ingenti risorse finanziarie.
Qual è la posizione della Commissione riguardo all’uso delle fonti geotermiche nella produzione di energia?
Reinhard Rack (PPE-DE) . – (DE) Vorrei sollevare un punto che non è ancora stato approfondito nel dibattito. I biocarburanti, il biodiesel e il bioetanolo hanno classificazioni e valori di efficienza diversi, anche per le emissioni di CO2. Un tema che non si è veramente discusso è l’effettivo consumo di energia nella produzione di questi carburanti. Il commissario potrebbe fare un commento al riguardo?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Siamo molto ottimisti sullo sviluppo dell’energia geotermica, e credo che il progetto di direttiva in fase di discussione e il pacchetto clima-energia agevoleranno il ricorso alle energie rinnovabili, inclusa quella geotermica.
Perché non si usa in questo momento? In parte perché non è sufficiente concentrarsi sulle energie rinnovabili. E’ molto più semplice trasferire i costi dei combustibili fossili ai consumatori, perché per usare le energie rinnovabili, come quella geotermica, occorrono investimenti di capitale, per i quali occorre avere un contesto specifico favorevole e che si concentri su queste fonti energetiche. Sono quindi convinto che una fonte energetica rinnovabile come quella geotermica si svilupperà molto di più nell’Unione europea, e non solo per la produzione di energia: a Copenaghen, ad esempio, è usata per il riscaldamento urbano. Esistono diverse applicazioni di questa tecnologia, che crescerà sul territorio europeo.
Per quanto attiene al tenore energetico, è vero che i biocarburanti hanno basso tenore energetico e occorrono volumi più consistenti, e credo non vi siano dubbi sul fatto che sostituiremo il petrolio con i biocarburanti. Perlomeno qui guido una macchina alimentata a biocarburante, e l’unico svantaggio è che devo andare in una stazione di servizio molto più spesso, ma non mi pesa. Per questo dico che è diverso, ma non così diverso da farmi cambiare atteggiamento.
Questo sarà un problema con la macchina elettrica. Al momento è molto più lenta, perlomeno a questo stadio – sto parlando delle macchine da città. Forse c’è bisogno di una via di mezzo, perché se si viaggia su lunghe distanze i veicoli elettrici potrebbero non essere adeguati, ma per i veicoli alimentati a biocarburante non c’è problema.
Presidente . − L’interrogazione n. 41 è giudicata irricevibile e le interrogazioni dal n. 42 al n. 45 riceveranno risposta per iscritto. Poiché vertono sullo stesso argomento, annuncio congiuntamente:
l’
interrogazione n. 46 dell’onorevole Georgios Papastamkos (H-0613/08)
Oggetto: Politica di fissazione dei prezzi nel settore delle telecomunicazioni
A seguito dell’intervento regolatore della Commissione volto a disciplinare le tariffe relative ai costi delle chiamate di roaming, il commissario responsabile della Società dell’Informazione ha preannunciato la limitazione delle tariffe del roaming dei dati relativo ai servizi di telefonia mobile a partire dall’estate 2009 allo scopo principale di ridurre i divari esistenti nel settore dei servizi dei messaggi di testo (SMS).
Come risponde la Commissione alle richieste dell’industria di perseguire una politica “populista” e al tentativo di raffrenare il mercato attraverso tattiche di “fissazione dei prezzi” invece di creare i presupposti per una sana competizione nel settore delle telecomunicazioni? Come affronterà la dichiarata riluttanza dell’industria a conformarsi alla limitazione in questione? Ritiene che la politica di fissazione dei prezzi dovrebbe essere adottata anche in altri settori del mercato interno unico?
l’
interrogazione n. 47 dell’onorevole Giovanna Corda (H-0618/08)
Oggetto: Diminuzione dei prezzi degli SMS scambiati in un altro Stato membro (roaming)
Il Gruppo dei regolatori europei (GRE) che riunisce i 27 regolatori europei, da un anno chiede alla Commissione di porre un massimale ai prezzi degli SMS inviati e ricevuti in uno Stato membro diverso dallo Stato di origine. La Commissione aveva dato fino all’1 luglio 2008 agli operatori perché abbassassero i prezzi degli SMS e di Internet per i messaggi inviati e ricevuti in occasioni di spostamenti nella UE. Essi non hanno reagito e penalizzano pesantemente i consumatori.
Può far sapere la Commissione quali misure preveda di prendere per forzare gli operatori a diminuire i prezzi esorbitanti degli SMS e di Internet fatturati ai consumatori che si spostano nella UE e se prevede di prorogare oltre il 2010 la fissazione di un massimale dei prezzi delle comunicazioni mobili introdotto nel 2007?
l’
interrogazione n. 48 dell’onorevole Brian Crowley (H-0626/08)
Oggetto: Regolamento europeo sul roaming
Può la Commissione indicare quali sono con esattezza i progressi finora raggiunti per quanto riguarda il regolamento europeo sul roaming? Ha avuto successo la riduzione volontaria delle tariffe di roaming per i messaggi di testo e per i servizi di trasmissione dati all’interno del settore della telefonia mobile?
e l’
interrogazione n. 49 dell’onorevole Marian Harkin (H-0645/08)
Oggetto: Tariffe di roaming
Alla luce dell’impegno della Commissione di fissare norme sui massimali per le tariffe di roaming relative alla trasmissione transfrontaliera di messaggi e dati, può la Commissione indicare quali azioni ha intrapreso per garantire che i cittadini che abitano e viaggiano nelle zone di confine di un particolare Stato non incorrano in oneri causati dal roaming involontario?
Viviane Reding, membro della Commissione. − (EN) Sapete che ieri la Commissione ha deciso in merito a una proposta sul secondo pacchetto roaming che, questa volta, verte sugli SMS e sul roaming dei dati. Il Parlamento ricorderà molto bene che questa analisi di mercato è stata condotta su richiesta dell’assemblea che, durante l’adozione del pacchetto roaming vocale a giugno dello scorso anno, ha chiesto nell’articolo 11 del regolamento che la Commissione tornasse sulla questione degli SMS e del roaming dei dati a tempo debito nel 2008. E’ ciò che la Commissione ha fatto, e sapete che abbiamo proposto massimali di costo.
Questo mi porta alla questione della fissazione dei prezzi. No, noi non fissiamo i prezzi. Noi fissiamo massimali sotto i quali gli operatori hanno la flessibilità di competere e innovare con offerte di roaming inferiori alla tariffa massima prevista o con altri pacchetti che i clienti possono scegliere. La flessibilità è quindi garantita.
Per quanto riguarda gli SMS, i fatti rivelano che i prezzi sono stati più o meno statici lo scorso anno e rimangono a livelli che non possono essere giustificati dal costo soggiacente, e il mercato degli SMS presenta più o meno gli stessi problemi del mercato del roaming vocale.
A febbraio di quest’anno sono andata al congresso mondiale dell’associazione GSM a Barcellona e ho lanciato un monito agli operatori del settore. Ho parlato personalmente con i leader del settore comunicando loro che avevano tempo fino all’1 luglio per decidere da soli una riduzione dei prezzi. Come abbiamo visto, dallo scorso anno a quest’anno i prezzi per il roaming SMS non sono minimamente cambiati. La nostra proposta, quindi, è di porre un massimale di 11 centesimi per le tariffe al dettaglio e di 4 centesimi per le tariffe all’ingrosso.
Per quanto riguarda il roaming dati, abbiamo previsto misure per far fronte ai noti casi delle bollette esorbitanti, in cui i clienti che tornano da una o due settimane all’estero si trovano a pagare diverse migliaia di euro perché hanno usato il telefono cellulare per scaricare dati proprio come fanno a casa, dove lo scaricamento dati può costare dai 5 ai 15 centesimi a megabyte. All’estero può arrivare fino a 16 euro a megabyte, quindi potete immaginare le bollette che si possono ricevere se non si è informati.
Ecco perché abbiamo proposto diverse misure. La prima misura punta alla trasparenza per informare i cittadini che oltrepassano un confine sul costo del roaming dati. La seconda è una misura in base a cui il consumare può fissare, insieme all’operatore, un massimale oltre il quale non è più disposto a pagare e le comunicazioni vengono interrotte; la terza è legata al fatto che abbiamo constatato come l’intero problema sia dovuto a tariffe all’ingrosso eccessivamente gonfiate che gli operatori si impongono reciprocamente. Proponiamo quindi un massimale all’ingrosso di un euro a megabyte, sperando che in tal modo si possano poi definire prezzi normali da offrire al consumatore.
Georgios Papastamkos (PPE-DE) . – (EL) Signora Presidente, prima di esporre la mia domanda complementare desidero congratularmi con il commissario Reding per la votazione odierna del Parlamento europeo a favore del pacchetto comunicazioni elettroniche. Questa è l’ennesima iniziativa che porta la sua impronta, signora Commissario, come la politica che ha fermamente promosso sulle tariffe di roaming.
Tuttavia, questa politica sul roaming non rischia forse di spingere le società europee di telefonia mobile ad applicare una pratica seguita nei paesi terzi, in base a cui i consumatori pagano non solo quando fanno telefonate, ma anche quando le ricevono?
Marian Harkin (ALDE) . – (EN) Innanzi tutto desidero congratularmi con il commissario per il pacchetto roaming. Credo che sarà una buona notizia per molti utenti telefonici dell’Unione europea. La mia domanda nello specifico verte sulle tariffe di roaming involontario quando ci si trova vicino a un confine – personalmente ho molta esperienza in questo senso. Ho sentito ciò che ha detto sull’iniziativa in materia di trasparenza, e cioè che quando si attraversa un confine gli utenti verrebbero informati dei costi. Questo però non era riferito alle chiamate: vorrei chiedere se prevede iniziative in tal senso e, in caso contrario, se prenderebbe in considerazione l’iniziativa sulla trasparenza che ha appena citato nella risposta?
Viviane Reding, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, innanzi tutto ringrazio l’onorevole deputato per le congratulazioni che, però, vorrei rimettere al Parlamento poiché l’assemblea, in una situazione molto difficile con cinque direttive da discutere su temi molto complicati, ha fatto un ottimo lavoro. Posso non essere d’accordo al cento per cento su quello che il Parlamento ha votato, ma oggi l’assemblea ha messo in programma il mercato unico delle telecomunicazioni. Ora il Consiglio deve analizzare quanto proposto dal Parlamento e cercare di trovare il modo per concretizzare questo pacchetto sulle telecomunicazioni a favore dell’industria e dei consumatori.
Per quanto riguarda il roaming non c’è il rischio che, imponendo una diminuzione dei prezzi, gli operatori cerchino di aumentarli in altra maniera? Già l’anno scorso, quando abbiamo introdotto il pacchetto roaming vocale, abbiamo sentito che gli operatori sarebbero stati costretti ad aumentare il costo nazionale delle chiamate vocali, ma poi è successo esattamente il contrario. Cosa è successo quindi? Innanzi tutto i cittadini, invece di spegnere i telefoni quando sono all’estero, adesso li usano. Il volume delle chiamate vocali è aumentato vertiginosamente del 34 per cento in un solo anno.
In secondo luogo, vista la concorrenza presente a livello nazionale, i prezzi nazionali non sono aumentati bensì diminuiti del 10-12 per cento. L’onorevole deputato ricorda le polemiche scoppiate a un certo punto per il metodo “bill and keep” (fattura e conserva). Spetta agli operatori decidere che tipo di sistema di fatturazione adottare. Il sistema europeo non si basa sull’uso del “bill and keep”: questo è il sistema americano. Ho appena visto che i prezzi negli Stati Uniti sono più bassi rispetto ai prezzi europei, e ho detto molto chiaramente agli operatori che loro dovrebbero scegliere il modello da utilizzare. Questo non spetta al commissario, perché sono loro a dover intrattenere i rapporti con i clienti. L’unica cosa che mi preme è che vi sia trasparenza, che i prezzi non oltrepassino limiti inaccettabili e che tutti i consumatori europei possano sentirsi a casa quando viaggiano in Europa e comunicano in Europa.
Per quanto attiene alla domanda sul roaming involontario sì, ne siamo coscienti. Venendo dal Lussemburgo potete immaginare quante lamentele ricevo dai consumatori su questo punto, perché alcuni lussemburghesi che vivono in zone di confine hanno un operatore in salotto, un altro in cucina e un terzo in camera, quindi sono perfettamente a conoscenza del problema. Per questo motivo abbiamo sollevato la questione con i regolatori nazionali e stiamo monitorando la cosa insieme al Gruppo dei regolatori europei. Continueremo a farlo anche con i regolatori nazionali. Abbiamo inoltre potenziato le iniziative in materia di trasparenza sui dati e sugli SMS nel pacchetto che è ora all’esame del Parlamento europeo. Vi sono già stati sviluppi positivi nel roaming involontario, ad esempio in Irlanda, dove si è fatto un buon lavoro da entrambe le parti del confine. Credo che questo sia un fattore positivo, e credo che anche gli operatori dovrebbero essere molto coscienti del problema del roaming involontario. Anche se è solo una piccolissima percentuale della popolazione a esserne colpita, è responsabilità degli operatori cercare di risolverlo.
Paul Rübig (PPE-DE) . – (DE) Anch’io desidero congratularmi per il risultato della votazione odierna. Vorrei sapere se prevede di definire un programma di lavoro per il BERT con obiettivi stabiliti e un calendario concordato per progredire chiaramente anche nella cooperazione interstatale. Dopo tutto di recente abbiamo letto su New Europe, la fonte di notizie dell’Europa, che il roaming sarebbe costato ai consumatori europei 30 miliardi di euro.
La ringrazio per avere affrontato la questione del roaming con spirito propositivo. A suo avviso, è anche necessario definire un programma d’azione affinché gli Stati membri si facciano carico di alcune incombenze individuate dal Parlamento europeo? Occorre una nuova istituzione per farlo?
Reinhard Rack (PPE-DE) . – (DE) Signora Commissario, come ha sentito è stata giustamente encomiata e i cittadini le esprimono il loro consenso perché le telecomunicazioni europee sono diventate meno costose, e probabilmente i prezzi diminuiranno ulteriormente in futuro.
In questo contesto, se posso, vorrei fare a lei una domanda che mi si pone spesso. Non sono certo che lei sia responsabile di questo settore quindi le chiedo, se necessario, di rimetterla a chi di dovere. Nel settore delle telecomunicazioni, la Commissione e il commissario possono garantire che la concorrenza si svolga in maniera efficace e che i servizi diminuiscano di prezzo mediante l’imposizione di massimali e di altre misure. Stando così le cose, perché non si può fare lo stesso quando si parla di petrolio e dei relativi prodotti? Perché abbiamo una situazione in cui i prezzi normalmente si spingono solo in una direzione, ovvero verso l’alto?
Viviane Reding, membro della Commissione. − (DE) Signora Presidente, in realtà dovrebbe essere il commissario Piebalgs a rispondere a questa domanda, gliela trasmetterò. Un sistema di roaming per i prodotti petroliferi: non sarebbe male!
Per quanto riguarda il calendario di cui ha chiesto l’onorevole Rübig, ora ci stiamo occupando del secondo pacchetto roaming. Immagino che il Parlamento sarà molto rapido nel produrre un parere al riguardo, di modo che il pacchetto possa essere velocemente concluso prima della fine della Presidenza francese.
Ho inoltre parlato con la Presidenza francese del Consiglio questo pomeriggio. La Presidenza del Consiglio si occuperà della questione e farà in modo che il Consiglio produca il più rapidamente possibile un’analisi delle proposte della Commissione per far entrare in vigore le nuove disposizioni entro i termini previsti il 1o luglio 2009. Questo è quello che i cittadini – i consumatori – si aspettano dal Parlamento e dal Consiglio.
Brian Crowley (UEN) . – (EN) Signora Presidente, voglio solo scusarmi per la mia assenza quando il commissario ha risposto alla mia interrogazione. Ero bloccato in un altro incontro. Sono molto spiacente.
Presidente . − Grazie onorevole Crowley, e grazie per non avere insistito di avere un’ulteriore risposta.
Annuncio l’interrogazione n. 50 dell’onorevole Paul Rübig (H-0665/08)
Oggetto: Interruzione delle trasmissioni dell’emittente televisiva cinese NTDTV
Il 16 giugno 2008 le trasmissioni dell’emittente New Tang Dynasty Television (NTDTV) sono state improvvisamente interrotte dal gestore Eutelsat su tutto il territorio cinese, a motivo di una “anomalia nell’alimentazione elettrica” del satellite. Da allora Eutelsat non ha fornito alcuna spiegazione soddisfacente sulle cause dell’interruzione e NTDTV non sa se siano in atto dei tentativi intesi a risolvere tali problemi tecnici. NTDTV è la principale emittente televisiva indipendente in lingua cinese e l’unica che, fino al 16 giugno, poteva essere ricevuta senza censura in Cina. I suoi programmi sono trasmessi in cinese e in inglese. Già nel 2005 Eutelsat aveva tentato di non rinnovare il contratto di trasmissione con NTDTV per l’Asia, ma tale tentativo era stato evitato grazie a interventi a livello internazionale.
Quali misure intende adottare la Commissione per far sì che l’emittente televisiva indipendente NTDTV possa riprendere a trasmettere in Cina?
Viviane Reding, membro della Commissione. − (EN) Rimango a disposizione dell’onorevole Crowley se dopo vuole parlare con me e ha una domanda complementare.
Per quanto riguarda l’interrogazione sull’interruzione delle trasmissioni dell’emittente televisiva cinese NTDTV, la Commissione era perfettamente a conoscenza del problema e ha pertanto chiesto a Eutelsat di chiarire la situazione.
Abbiamo ricevuto una lettera da Eutelsat in cui rispondeva che la perdita irreversibile di uno dei due pannelli solari V5 è stata confermata sia da Eutelsat sia dal produttore del satellite, Thales Space.
Per mantenere in funzione il satellite Eutelsat ha spento i quattro trasponditori che forniscono servizi televisivi digitali diretti via satellite tenendo in funzione gli altri 20 trasponditori usati per i servizi di telecomunicazione.
Poiché Eutelsat non gestisce altri satelliti che garantiscano la copertura dell’Asia, ha fornito ai propri clienti e al prestatore di servizi di NTDTV un elenco dei satelliti della concorrenza che forniscono una disponibilità e una copertura adeguate.
Eutelsat ha altresì sottolineato che i propri satelliti supportano emittenti di qualsiasi canale, cultura e opinione politica e si astiene dall’esprimere il minimo giudizio sulla loro posizione politica e ideologica. Eutelsat ha ribadito alla Commissione di non avere agito contro NTDTV per ordine del governo cinese o di chiunque altro. NTDTV, in effetti, viene ancora trasmessa su uno dei suoi satelliti europei.
Eutelsat ha infine fornito dettagli tecnici che dimostrano che, per ricevere NTDTV, erano necessarie antenne paraboliche piuttosto grandi: ciò rendeva abbastanza improbabile che gran parte della popolazione della Repubblica popolare cinese potesse ricevere il canale.
Paul Rübig (PPE-DE) . – (DE) Può fornire una stima sui tempi necessari al ripristino delle trasmissioni e dell’erogazione del servizio? La mia seconda domanda è legata a questa: crede che saremo in grado di creare una “Europa senza frontiere” anche per la televisione, dove sarà possibile ricevere tutte le emittenti televisive nazionali in tutta Europa?
Viviane Reding, membro della Commissione. − (EN) Con riferimento alla prima domanda, Eutelsat ci ha comunicato che il guasto è irreversibile e che non è possibile riprendere la trasmissione dei servizi televisivi. Si tratta quindi di una questione prettamente tecnica. Purtroppo la capacità di trasmissione è ridotta al 50 per cento, quindi anche l’energia sfruttabile è ridotta al 50 per cento. Si tratta di un problema tecnico che, purtroppo, non si può risolvere.
Vengo ora alla domanda più basilare dell’onorevole deputato riguardo alla possibilità di avere, un giorno, una “Europa senza frontiere” per la televisione. Non ci siamo ancora arrivati. Abbiamo la nostra direttiva televisione senza frontiere, che ora viene attuata mediante una direttiva sui servizi audiovisivi senza frontiere, con cui spero ardentemente che i servizi video on demand possano diffondersi in tutta Europa. Il sogno, ovviamente, è che un giorno non vi siano più confini e che i cittadini, ovunque si trovino, possano ricevere qualsiasi canale televisivo. Non ci siamo ancora arrivati perché la vendita dei diritti è ancora governata dai sistemi nazionali. Un giorno, l’Europa arriverà al punto in cui i diritti potranno essere venduti anche a livello europeo. Sono a favore di questo. Non posso imporlo ma ne sono a favore, e credo che progressivamente passeremo dalla vendita nazionale alla vendita europea dei diritti.
Presidente . − Chiedo scusa agli ultimi due interroganti per il commissario Reding, ma le interrogazioni nn. 51 e 52 riceveranno risposta per iscritto.
Annuncio l’interrogazione n. 53 dell’onorevole Seán Ó Neachtain (H-0622/08)
Oggetto: L’irlandese come lingua ufficiale di lavoro dell’Unione europea
Come intende la Commissione attuare la sua nuova strategia per il multilinguismo, con particolare riguardo al rafforzamento dell’irlandese come lingua ufficiale di lavoro dell’Unione europea?
Leonard Orban, membro della Commissione. − (RO) La nuova strategia della Commissione europea sul multilinguismo intitolata “Il multilinguismo: una risorsa per l’Europa e un impegno comune” è stata adottata il 18 settembre 2008. Il tema principale della strategia è la diversità linguistica e il miglior modo per utilizzarla e svilupparla al fine di promuovere il dialogo interculturale, stimolare la competitività delle imprese europee e migliorare le competenze e le capacità dei cittadini europei nel trovare lavoro.
La strategia si concentra sulla promozione dell’apprendimento e dell’utilizzo delle lingue straniere negli Stati membri, e non sul regime linguistico interno delle istituzioni europee. Riaffermiamo il nostro impegno nello sviluppare la capacità dei cittadini di comunicare in due lingue diverse dalla loro lingua madre; al tempo stesso, sottolineiamo la necessità di mettere a disposizione dei cittadini una più ampia gamma di lingue da scegliere in base ai propri interessi. La Commissione si baserà sui programmi comunitari esistenti, in particolare il programma di apprendimento permanente, per sostenere gli Stati membri nella promozione delle lingue straniere grazie all’attuazione di questa strategia.
Con il regolamento n. 1 del Consiglio del 15 aprile 1958, modificato dall’articolo 1 (CE) del regolamento n. 920/2005 del Consiglio del 13 giugno 2005, l’irlandese è diventato una lingua ufficiale di lavoro delle istituzioni dell’Unione europea a partire dall’1 gennaio 2007. Tuttavia, gli articoli 2 e 3 del regolamento prevedono una parziale deroga, rinnovabile ogni 5 anni, riguardante l’uso dell’irlandese da parte delle istituzioni europee. In pratica la deroga prevede che, allo stato attuale, siano tradotti da e verso la lingua irlandese solo le proposte di regolamento nell’ambito della procedura di codecisione e alcuni documenti attinenti, oltre alla corrispondenza diretta al pubblico.
Pertanto, in conformità a tali disposizioni, la Commissione ha effettuato tutte le traduzioni in irlandese necessarie al processo legislativo, ed è riuscita a trasmetterle entro i termini previsti. Inoltre, sono state formulate risposte in irlandese a interpelli rivolti alla Commissione da cittadini o entità giuridiche. La Commissione ha altresì iniziato a pubblicare la versione irlandese delle sue principali pagine web, dando priorità ai contenuti che possono rivestire particolare interesse per le persone di lingua irlandese.
Per quanto riguarda l’interpretazione, la direzione generale Interpretazione è in grado di soddisfare tutte le richieste di interpretazione da e verso l’irlandese avanzate dal Consiglio, dalla Commissione e dalle commissioni, e farà il possibile per continuare a farlo in futuro dotandosi delle risorse necessarie.
Seán Ó Neachtain (UEN) - (GA) Signora Presidente, sono molto grato alla Commissione del sostegno dimostrato e dei progressi compiuti con la lingua irlandese. C’è un proverbio in irlandese che recita “la sua mancanza d’uso va a suo discapito”. Ho solo trenta secondi e non posso sprecare tempo. Un minuto è il tempo massimo che mi è normalmente concesso in Parlamento per esprimermi nella mia lingua.
Vorrei chiedere al commissario se la Commissione sarebbe lieta di vedere uno sviluppo della lingua irlandese, e se fosse possibile utilizzarla in maggiore misura qui in assemblea e nelle altre istituzioni, soprattutto all’interno delle commissioni, dove ci sarebbe più tempo per parlarla. Una lingua non sopravvive se parlata solo per alcuni secondi.
Leonard Orban, membro della Commissione. − (RO) Se guardiamo le richieste rivolte alla Commissione europea, siamo lieti di constatare che non solo sono state soddisfatte, ma che ci si è spinti oltre. La Commissione europea ha fatto più del dovuto. Tuttavia sono necessari ulteriori sforzi congiunti per promuovere la lingua irlandese su più ampia scala. Questi sforzi devono essere portati avanti sia dalle istituzioni comunitarie sia dalle autorità irlandesi e dalla società irlandese in generale. Ad esempio abbiamo bisogno di più interpreti e traduttori di irlandese, ma è un obiettivo difficile da raggiungere se non vengono stanziate ingenti risorse a livello nazionale, ovvero in Irlanda.
Per tale motivo sto lavorando in stretta collaborazione con le autorità irlandesi per incoraggiare e stimolare chi vuole imparare e acquisire le competenze necessarie per lavorare in ambito linguistico presso le istituzioni comunitarie.
Vorrei inoltre sottolineare che collaboriamo strettamente con le autorità irlandesi nei vari sviluppi della lingua irlandese, non solo per gli aspetti istituzionali. Facciamo del nostro meglio per dare un contributo alla terminologia irlandese e, come ho detto, c’è una forte cooperazione in corso con tutte le parti interessate.
Presidente . − L’interrogazione n. 54 dell’onorevole Higgins è stata ritirata.
Annuncio l’interrogazione n. 55 dell’onorevole Marco Cappato (H-0630/08)
Oggetto: Multilinguismo delle istituzioni europee
La Commissione europea ha programmi di tirocinio che pubblicizza nelle sole lingue inglese, francese e tedesco(3). La Commissione europea pubblica i bandi EIDHR nelle sole lingue inglese, francese e spagnolo, chiedendo di ricevere solamente in queste lingue i progetti delle organizzazioni europee, indipendentemente dalla loro nazionalità. La Commissione europea registra il sito della propria campagna antidiscriminazione(4), come molti altri, nella sola lingua inglese, mostrando sulla pagina d’accesso loghi in questa sola lingua.
Che politiche intende mettere in pratica la Commissione affinché il multilinguismo, sempre difeso pubblicamente e sancito in modo formale in tutti i propri documenti, sia veramente attuato, a partire dalle proprie attività quotidiane?
Leonard Orban, membro della Commissione. − (RO) Il programma di stage della Commissione europea è rivolto a laureati che non abbiano mai effettuato uno stage europeo e abbiano una buona conoscenza di almeno una delle lingue di lavoro della Commissione europea: inglese, francese o tedesco. Si tratta di una necessità di ordine pratico che consente allo stagista di partecipare alle attività svolte dai nostri servizi beneficiando appieno del tirocinio. Tutte le informazioni pratiche e le spiegazioni ai candidati sono disponibili solo in queste tre lingue. Le regole inerenti al programma di stage, invece, sono disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’Unione in vigore dal giorno dell’adozione della decisione della Commissione.
Per svolgere la missione di cui all’articolo 177 del trattato, il numero di lingue ammissibili per le proposte dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani deve limitarsi alle lingue correntemente usate e capite nei rispettivi paesi terzi. Tuttavia, i documenti inviati dalle organizzazioni non governative a supporto delle richieste di aiuto esterno sono ora accettati in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea tramite PADOR, il sistema on line usato per le ONG.
Per quanto riguarda le azioni di sensibilizzazione e di coordinamento realizzate esclusivamente nell’Unione europea e rivolte solo ai cittadini europei, valuteremo le candidature presentate nella lingua o nelle lingue del rispettivo Stato membro. Infatti, sulla prima pagina della campagna on line contro la discriminazione compare un logo in inglese, che però fornisce l’accesso a pagine web in quasi tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea.
In conformità al piano d’azione per una migliore comunicazione con i cittadini, nel 2006 la Commissione ha creato un servizio di traduzione in rete nell’ambito della direzione generale Traduzione, aumentando in tal modo la sua capacità di comunicare in più lingue. Ciononostante, vista la rapida evoluzione di internet e la necessità di garantire, in primis, traduzioni legali, in conformità al regolamento n. 1 la Commissione deve sempre cercare di garantire il giusto equilibrio tra fornire informazioni pertinenti e aggiornate agli interessati dell’Unione europea e garantire il carattere multilinguistico di tutti i siti web della Commissione.
Il principio generale che vige nell’uso delle lingue sulle pagine web è adattare la lingua di ogni sito ai destinatari. Pertanto, la Commissione assicura la traduzione nel maggior numero di lingue possibili di siti web o parti di un sito che rivestono interesse per tutti i cittadini, mentre i temi più tecnici, di interesse solo per gli specialisti, sono disponibili in un numero limitato di lingue o esclusivamente in lingua originale. Analogamente, le informazioni che si presume rimangano valide per lunghi periodi sono pubblicate in più lingue rispetto a quelle di carattere più provvisorio.
Gli obblighi della Commissione sanciti dal regolamento n. 1 prevedono la traduzione di tutti i regolamenti, le direttive, le proposte legislative e le comunicazioni ufficialmente approvate inviate dalla Commissione alle istituzioni in tutte le lingue ufficiali; le risposte alle lettere dei cittadini vengono invece fornite nella lingua del destinatario o dei destinatari. Oltre ad assolvere a questi compiti, e in conformità al principio di multilinguismo e multiculturalismo, la Commissione si impegna a fare tutto il possibile per garantire il trattamento paritario dei cittadini, delle culture e delle lingue.
Marco Cappato (ALDE) . – Signora Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto io ritengo che la distinzione che lei ha portato e proposto tra quei documenti di carattere tecnico e documenti – se ho capito bene dall'interpretazione – invece di interesse pubblico, mi sembra una distinzione particolarmente pericolosa e scivolosa, perché proprio documenti di carattere tecnico possono essere, in realtà di grande interesse pubblico.
Il problema è semplice: i documenti che sono unicamente documenti di lavoro seguono un regime linguistico, ma tutti i documenti che sono potenzialmente rivolti al pubblico, anche se di carattere tecnico, questi devono cadere in un regime di assoluto plurilinguismo, nel senso di traduzione in tutte le lingue. In particolare, io trovo, assolutamente incomprensibile perché i bandi sui progetti di promozione della democrazia e dei diritti umani debbano essere accessibili soltanto nella lingua inglese, francese e spagnola. I siti devono essere oltre che multilingue, registrati in tutte le lingue e per concludere anche il bollettino interno d'informazione Commission en direct, anche quello non si comprende perché debba essere quasi esclusivamente in lingua inglese.
Leonard Orban, membro della Commissione. − (RO) Come ho detto la Commissione europea è, da una parte, vincolata dagli obblighi giuridici in conformità al regolamento n. 1 del 1958, e non c’è alcun dubbio sul rispetto di questi obblighi; dall’altra vi sono alcune questioni, come quelle da lei citate, legate alle traduzioni pubblicate sui siti web della Commissione europea, dove la Commissione e le altre istituzioni comunitarie si trovano ad affrontare un grande dilemma.
Da una parte non è possibile fornire tutte le versioni multilingue di questi siti web; è semplicemente impossibile garantire un totale multilinguismo per tutti i documenti che compaiono sui siti web della Commissione, dati i limiti di questa istituzione in termini di risorse umane e finanziarie.
Dall’altra quello che stiamo facendo è aumentare il numero dei documenti che si possono tradurre nel maggior numero possibile di lingue ufficiali dell’UE senza pregiudicare i nostri obblighi giuridici e considerando i limiti delle risorse cui ho accennato. Abbiamo dato prova di flessibilità quando ci sono state avanzate varie richieste, e siamo pronti a dimostrare nuovamente la stessa flessibilità nei limiti delle nostre possibilità fisiche.
Presidente . − Mi dispiace di dovere deludere altri interroganti, ma vista l’ora temo che dovremo concludere.
Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).
Robert Evans (PSE) . – (EN) Il mio è un richiamo indiretto al regolamento. Il commissario Orban e io ci conosciamo da tempo, quindi spero che accolga la mia osservazione con il giusto spirito. Una delle sue risposte in effetti è durata sei minuti e, poiché in futuro cercheremo di fare molte domande, mi chiedo se prossimamente forse non possa provare a rispondere in maniera un po’ più mirata e succinta a vantaggio di tutti gli onorevoli colleghi.
Presidente . − Onorevole Evans, abbiamo discusso la questione con il vicepresidente Wallström. Sappiamo che la Commissione cerca di fornire risposte più complete possibili per soddisfare le nostre aspettative, ma questo ovviamente riduce il numero dei deputati in grado di partecipare. Grazie a tutti, sono sicura che riceverete risposte esaurienti per iscritto.
(La seduta, sospesa alle 19.15, riprende alle 21.00.)
Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0256/2008), presentata dall’onorevole Foglietta, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sul Libro bianco concernente “Una strategia europea sugli aspetti sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità [2007/2285(INI)].
Alessandro Foglietta, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di aprire il dibattito sulla relazione che voteremo domattina, voglio approfittare per fare alcuni doverosi ringraziamenti. Ringrazio innanzitutto la mia collega, ora senatore della Repubblica italiana, Adriana Poli Bortone, da cui ho ereditato il progetto di relazione ed uno studio già attento e puntuale della problematicità; i miei collaboratori, che mi hanno affiancato nel portare avanti con entusiasmo e dedizione l'approfondimento e l'analisi del fenomeno ed infine i relatori ombra, che hanno indubbiamente contribuito con il loro impegno all'attuazione del testo in sede di commissione ambiente, con un consenso politicamente e praticamente unanime.
Cari colleghi, nel momento in cui mi è stato affidato il progetto, mi sono domandato quale doveva essere il mio obiettivo di relatore nell'approfondire uno studio di questo tipo, e ho trovato una risposta nella natura strategica del documento che mi ha indicato i due pilastri sui quali impostare il mio lavoro: completezza innanzitutto, in modo da non lasciare momenti di vuoto né tantomeno di sottovalutare il peso di alcuni dei molteplici aspetti chiamati in causa dalla problematica in questione; concretezza, per poter realizzare un documento realmente proiettato verso il futuro e verso l'individuazione di strumenti e soluzioni efficaci.
Nell'intraprendere questo percorso, mi sono affidato ai dati, alle statistiche, alle percentuali, già ampiamente disponibili sul tema. Percentuali che creano disagio, perché se andiamo a verificare, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, più di un miliardo di persone soffre di sovrappeso e oltre 300 milioni di persone sono obese. L'obesità nei bambini è in rapidissima crescita e bisogna ritenere che la patologia legata all'obesità e al sovrappeso assorbono alcuni Stati membri fino al 6% della spesa sanitaria nazionale.
Nella ricerca delle possibili soluzioni ci siamo ben guardati dal voler demonizzare certe categorie di cibo, come uniche responsabili del problema obesità. Non è eliminando tali alimenti dalla dieta che si risolve il problema, ma piuttosto educando il cittadino consumatore e soprattutto il giovane, il bambino ad una corretta alimentazione. I grassi sono fondamentali per un corretto apporto nutrizionale, ma nelle giuste quantità e nei giusti momenti della giornata. La pedagogia alimentare sulla quale insisto con forza non è la capacità di discernere i cibi buoni da quelli cattivi, niente fa male, in assoluto e niente in condizioni di salute, a meno di patologie legate all'alimentazione, deve essere escluso dalla dieta.
Altro problema su cui voglio richiamare la vostra attenzione: l'obesità è a tutti gli effetti una patologia. Una patologia con cause non solo fisiche, ma spesso sociali o psicologiche, ma pur sempre una patologia che ogni anno comporta spese ingenti per i nostri sistemi sanitari nazionali. Una patologia che in quanto tale deve essere affrontata con soluzioni concrete e multilivello. In questi mesi di studi, invece, mi sono reso conto che troppo spesso l'opinione pubblica sottovaluta questo aspetto, sprecandosi in giustissimi allarmismi e campagne di sensibilizzazione contro l'anoressia ma in un altrettanto ingiusto approccio consolatorio nei confronti del sovrappeso con slogan del tipo: grasso è bello, e così via. Questo è sbagliato, è diseducativo; non parliamo di estetica o di apparenza, parliamo di salute. E così, come la piaga dell'anoressia va combattuta con prepotenza, allo stesso modo vogliamo cercare di sconfiggere l'obesità, lavorando sui molteplici canali, specificati in questa relazione che richiede appunto un contributo parallelo e coerente.
Dagli operatori dell'educazione, dai professionisti della sanità, dall'industria alimentare, dai media in particolare della televisione, che invitiamo ad avvertire il forte senso di responsabilità legato al loro potenziale nell'orientare l'opinione pubblica. All'amministrazione pubblica, in particolare e a quella locale.
Io vorrei chiudere, cari colleghi, con una notizia che in questi giorni ha fatto eco: quella che, uno dei due candidati alla Casa Bianca ha fatto presente che sarebbe utile, giusto, necessario, tassare i cittadini obesi come tassare gli alcolisti e i fumatori. Noi crediamo, che ci troviamo di fronte ad un'assurdità in termini di principio, ma riteniamo fondamentale che questo grave disagio e questo grave problema deve essere affrontato nella maniera giusta, perché solo con un metodo che ci può portare a determinare alcune condizioni si può raggiungere un risultato positivo.
Presidente − Desidero invitare tutti gli oratori a prestare attenzione ai tempi poiché non possiamo prolungare la discussione. Si tratta, infatti, di una discussione notturna e il tempo a nostra disposizione è particolarmente limitato, così come limitata è la logistica e mi riferisco, ad esempio, al servizio di interpretazione.
Non vorrei essere costretto a togliervi la parola, intervento che la Presidenza giudica molto forte e preferirei fare appello al vostro senso di responsabilità.
László Kovács, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, sono particolarmente lieto della relazione del Parlamento in risposta al Libro bianco della Commissione concernente i problemi sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità. Vorrei congratularmi in special modo con l’onorevole Foglietta per l’eccellente lavoro svolto.
Sono lieto di costatare che il Parlamento condivide l’opinione della Commissione secondo la quale l’epidemia di obesità può essere fermata solo per mezzo di un approccio integrato. Mi rallegro inoltre del fatto che il Parlamento accolga il Libro bianco della Commissione come passo importante nella lotta per contrastare la diffusione dell’obesità e del sovrappeso in Europa. Prendo altresì atto della richiesta del Parlamento di intraprendere ulteriori azioni - inclusa l’adozione di ulteriori provvedimenti legislativi – rispetto a quanto previsto attualmente dalla Commissione.
Nel 2010 la Commissione compirà una prima analisi dei risultati conseguiti alla luce degli obiettivi stabiliti dal Libro bianco del 2007.
Se questo esercizio di monitoraggio evidenzierà che i progressi sono inadeguati, si renderà ovviamente necessario considerare l’adozione di ulteriori provvedimenti anche di natura legislativa.
Per quanto concerne il processo di monitoraggio, desidero attirare la vostra attenzione sull’importante ruolo svolto dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il nostro è uno sforzo congiunto in linea con le conclusioni della Conferenza ministeriale dell’OMS di Istanbul. L’obiettivo è di monitorare le azioni intraprese dagli Stati membri al fine di dare attuazione sia al Libro bianco della Commissione sia alla strategia dell’OMS.
Infine, vorrei oggi condividere con voi alcuni dei più recenti sviluppi relativi all’attuazione della strategia per i problemi sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità in Europa, che risponde ad alcune delle richieste di azione della vostra relazione.
Come saprete, per rafforzare le azioni a livello europeo, la Commissione deve istituire un gruppo ad alto livello sui problemi sanitari connessi all’alimentazione e all’attività fisica. Tramite questo gruppo viene garantito un rapido scambio di idee e prassi fra gli Stati membri e viene fornita una panoramica di tutte le politiche governative.
Se guardiamo alla partecipazione dei diversi stakeholder, le organizzazioni paneuropee, membri della Piattaforma d’azione europea su dieta, attività fisica e salute, stanno oggi dando attuazione a più di 200 impegni in settori chiave quali la riformulazione dei prodotti, l’etichettatura e la pubblicità responsabile.
Il monitoraggio è costante e i rapporti annuali sono accessibili a tutti sul sito web della Commissione.
In modo del tutto complementare alla Piattaforma dell’Unione europea, a oggi sono diciassette gli Stati membri dove sono sorti dei partenariati fra il settore pubblico e quello privato, uno sviluppo, a mio giudizio, nella giusta direzione.
In luglio il gruppo ad alto livello ha incontrato la Piattaforma d’azione europea su dieta, attività fisica e salute per discutere della possibilità di creare sinergie e partnership. Una particolare attenzione è stata rivolta alla riduzione del contenuto di sale, tema che si è deciso di rendere oggetto di un’azione congiunta prioritaria insieme agli Stati membri.
L’incontro ha prodotto risultati positivi e sono certo che simili iniziative che coinvolgono funzionari ad alto livello degli Stati membri e membri della Piattaforma rafforzeranno l’impatto delle azioni che sia le autorità governative che la Piattaforma adotteranno in futuro.
Consentitemi inoltre di attirare la vostra attenzione sulla proposta della Commissione del luglio scorso di destinare 90 milioni di euro ogni anno all’acquisto e alla distribuzione di frutta e verdura fresca nelle scuole.
Contrastare l’obesità è una delle sfide più importanti che siamo chiamati ad affrontare oggi in Europa in materia di sanità pubblica.
Sono grato del vostro incessante sostegno e spero di continuare presto il dialogo con il Parlamento per stabilire come procedere in modo che l’Unione europea possa svolgere appieno il proprio ruolo in questo ambito.
Małgorzata Handzlik, relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. − (PL) Signor Presidente, l’obesità e il sovrappeso rappresentano una sfida per la società contemporanea. Sono la causa di molte patologie croniche come le malattie cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete di tipo 2, l’ictus e certe forme tumorali. La lotta all’obesità e al sovrappeso dovrebbe essere una priorità all’interno della politica europea della salute pubblica e dovrebbe vedere il coinvolgimento di quanti più partner possibile. Mi riferisco alle autorità locali, agli Stati membri, alla Commissione e ai rappresentanti dell’industria. Non dovremmo tuttavia trascurare i consumatori, liberi nelle loro scelte alimentari. Le campagne di educazione alimentare e la promozione dell’attività fisica sembrano essere l’approccio migliore. I consumatori potrebbero così disporre di informazioni chiare e comprensibili per una scelta responsabile in materia di alimentazione. Non credo, tuttavia, che la sola imposizione di restrizioni all’industria alimentare possa condurre a una riduzione del numero di individui in sovrappeso. Sto pensando alla pubblicità, per esempio.
Vorrei inoltre attirare l’attenzione su un aspetto in parte trascurato di questo dibattito: l’adeguatezza della formazione del personale addetto all’erogazione dei servizi sanitari, in particolare del personale impiegato nella cura e nel trattamento del paziente diabetico. Tale formazione è stata in qualche misura trascurata, soprattutto nei nuovi Stati membri.
Czesław Adam Siekierski, relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. − (PL) Signor Presidente, questo documento potrebbe quasi portare la mia firma. Appoggio le misure contenute nel Libro bianco. In esso si afferma che l’adozione di uno stile di vita più sano e l’attività fisica di ogni tipo rappresentano il metodo di cura più efficace. Il Libro bianco contiene inoltre una serie di misure preventive che consistono in ampie raccomandazioni destinate alle aziende alimentari, ai consumatori, ai proprietari di ristoranti, alle catene di distribuzione alimentare e al settore della pubblicità. Si fa inoltre riferimento alle campagne di informazione.
Di cruciale importanza ai fini di un’efficace attuazione di questi provvedimenti è il coordinamento fra i vari ambiti politici e i diversi livelli di gestione insieme alla partecipazione del settore privato. E’ indispensabile affrontare insieme questo problema. Particolare attenzione deve essere rivolta all’attuazione di quegli interventi tesi a prevenire l’obesità nei bambini. Gli adulti hanno la responsabilità di inculcare nei propri figli delle sane abitudini alimentari. Accade spesso, tuttavia, che noi adulti, per primi, non sappiamo esattamente cosa raccomandare. Ecco perché è tanto importante organizzare delle campagne di informazione destinate ai genitori affinché possano offrire ai propri figli una dieta equilibrata.
I programmi che promuovono i principi di una sana alimentazione e l’attività fisica dovrebbero essere rivolti anche ai bambini e ai giovani. E’ innegabile che l’obesità sia un fenomeno diffuso. E’ altrettanto vero, tuttavia, che esiste un‘ossessione, un’insistenza, un obbligo, direi, di magrezza. L’80 per cento delle ragazze con meno di 18 anni ha cercato di perdere peso almeno una volta nella vita. Cercare di perdere peso nel modo sbagliato può essere pericoloso. Ne consegue che, proprio come è importante trasmettere ai giovani la conoscenza del mondo con saggezza, occorre anche insegnare ai giovani i principi di una sana alimentazione che possa produrre fame di conoscenza. Un tipo di fame certamente auspicabile.
E’ indispensabile compiere ogni sforzo per garantire l’attuazione del progetto paneuropeo noto come Frutta nelle scuole. La Commissione ha proposto di destinare appena 90 milioni di euro a questa iniziativa. Questo importo dovrebbe essere aumentato in modo significativo affinché quegli ubiquitari distributori automatici di patatine, barrette di cioccolato e bevande gassate possano essere sostituiti nelle scuole da altri che vendono frutta fresca, verdura e prodotti lattiero-caseari. Non dovremmo mai dimenticare che dalla dieta dei nostri figli dipenderà la loro salute negli anni a venire.
Anna Záborská, relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. − (SK) Grazie, signor Presidente, non dispongo di molto tempo e vorrei pertanto evidenziare solo alcuni punti.
Come sempre sono favorevole alla prevenzione e alla prevenzione fin dall’infanzia. La prevenzione dipende strettamente dalla promozione della responsabilità genitoriale. Il modo migliore per prevenire l’obesità infantile consiste nel non usare la televisione, i videogiochi e Internet come babysitter. Senza attività creative i bambini e gli adulti non svolgono sufficiente attività fisica.
I bambini devono conoscere quelle che sono le sane abitudini alimentari in termini di qualità e quantità degli alimenti e preparazione della tavola. E’ di fondamentale importanza promuovere il consumo dei pasti in famiglia, con genitori e figli che mangiano insieme. Non vi è nulla di meglio che riuscire a consumare almeno un pasto in famiglia. Perché ciò accada, occorre promuovere l’equilibrio fra vita domestica e vita lavorativa. Insegnare ai bambini a cucinare è un altro valido strumento per la prevenzione dell’obesità. Ai bambini piace aiutare in cucina, un’attività che andrebbe incoraggiata.
Philip Bushill-Matthews, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, l’obesità è una delle sfide più importanti che l’Europa deve affrontare sul piano sanitario. Cionondimeno qualcuno potrebbe chiedersi cosa ha a che vedere l’obesità con il Parlamento europeo o, in ultima istanza, con l’Unione europea.
Sono almeno due le ragioni. Innanzitutto, come ha ricordato il relatore, le patologie correlate all’obesità pesano per più del 6 per cento sui bilanci sanitari nazionali finanziati dai contribuenti europei. Paghiamo tutti. In secondo luogo, i diversi Stati membri stanno affrontando in modo diverso il problema e possono imparare molto gli uni dalle esperienze degli altri.
Desidero quindi congratularmi con la Commissione per il suo Libro bianco che ha stimolato la discussione e vorrei evidenziare solo alcuni punti fondamentali. Noi siamo favorevoli alla proposta della Commissione sull’etichettatura dei prodotti alimentari, ma riteniamo che sarebbe inappropriato lasciare che questa relazione anticipasse le discussioni dettagliate che sarà indispensabile dedicare a questo tema specifico.
Per quanto attiene l’obesità, l’evidenza dimostra che il problema è legato maggiormente al livello di attività fisica che alla quantità di cibo assunto. Contano le calorie bruciate, non solo quelle ingerite. Sarebbe quindi totalmente errato sostenere che l’industria alimentare e delle bevande è responsabile di aver causato il problema o di non avervi posto sufficiente rimedio.
La realtà è anzi ben più complessa. Servono comunità che incoraggino maggiormente l’esercizio fisico e offrano più piste ciclabili, una migliore pianificazione urbana, una più forte promozione del trasporto pubblico, più parchi e strutture sportive, più campi da gioco nelle scuole e, dobbiamo ammetterlo, una migliore educazione. Sono molti gli aspetti della nostra vita che devono cambiare.
Consentitemi pertanto di congratularmi con il relatore per l’ampia relazione e il compito particolarmente difficile che ha dovuto affrontare subentrando al suo predecessore e lavorando su tante ombre e tante idee. In particolare gli sono grato per aver accolto alcuni dei miei emendamenti, fra cui quelli concernenti il problema della malnutrizione soprattutto negli ospedali e nelle residenze per anziani. E’ certamente importante prendersi cura dei soggetti più vulnerabili della nostra società.
Alcuni si rendono vulnerabili e, se posso concludere con un’estrema generalizzazione, uno dei problemi della società contemporanea è la mancanza di responsabilità personale, la convinzione che ogni fallimento è responsabilità altrui, che altri vi porranno rimedio. Un’ulteriore regolamentazione non fa che alimentare questa percezione; la risposta è invece più autoregolamentazione e più autodisciplina. Dobbiamo incoraggiare una maggiore assunzione di responsabilità personale perché la nostra società possa compiere maggiori progressi.
Linda McAvan, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, questa è una relazione piuttosto lunga. Sono stati presentati 400 emendamenti e desidero ringraziare il relatore per il lavoro svolto nel tentativo di rendere il testo coerente. Mi auguro che i punti principali non andranno persi a causa della lunghezza della relazione.
Per il gruppo del Partito del socialismo europeo i punti principali – e ce ne sono alcuni di molto positivi – si riferiscono alla necessità di sviluppare una valida normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari e di includere nelle prossime discussioni il tema dell’etichetta sulla parte anteriore della confezione che dovrebbe utilizzare, se possibile, un codice colore. Sappiamo che la Commissione sta considerando questi aspetti che ci aspettiamo di vedere ripresi.
Siamo lieti del fatto che un eventuale divieto degli acidi grassi trans artificiali possa oggi contare sul sostegno di tutto il Parlamento. Quando ho sollevato la questione per la prima volta due anni fa, il Parlamento non aveva espresso parere favorevole – anzi, la Commissione era in procinto di portare la Danimarca davanti alla Corte di giustizia e la situazione era completamente ferma. Adesso abbiamo una dichiarazione scritta e un consenso. Mi auguro, pertanto, che la Commissione voglia agire di conseguenza.
Signor Commissario, lei ha parlato di riformulazione del prodotto. Credo che questo sia un punto cruciale. E’ vero quanto afferma l’onorevole Philip Bushill-Matthews: ognuno deve ovviamente assumersi le proprie responsabilità. La responsabilità di come sono fatti i prodotti ricade però sui produttori. Molti di loro stanno impegnandosi a tagliare il contenuto di sale, grassi e zucchero. Spesso queste sostanze sono nascoste negli alimenti. Nel caso di ketchup o yogurt non è ovvio per il consumatore che il prodotto acquistato contiene molto zucchero. Anzi, le modalità di etichettatura spesso consentono di mascherare il contenuto di un prodotto. Accade, per esempio, con gli yogurt etichettati come low fat che contengono, però, un tenore elevatissimo di zucchero.
Noi non crediamo che l’autoregolamentazione sia la risposta a tutti i problemi. Siamo convinti che debba esistere un certo livello di regolamentazione, in particolare per quanto concerne i bambini. Cero, gli adulti hanno la facoltà di scegliere, ma i bambini devono essere protetti dalla legge. Ecco perché vogliamo che intervenga un monitoraggio indipendente degli accordi volontari sottoscritti dall’industria. Sappiamo che si stanno compiendo i primi passi in questa direzione.
Infine, la questione ha grande rilevanza per l’Europa. Il costo per le casse nazionali sarà enorme se sceglieremo di non affrontarla. Oggi ci servono proposte concrete da parte della Commissione – non su temi che rientrano nell’ambito delle responsabilità nazionali, bensì in quei settori di competenza dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di politiche chiare che aiutino i governi nazionali a contrastare l’obesità.
Frédérique Ries, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, è stato ricordato che il problema dell’obesità, condizione patologica legata a uno stile di vita sedentario e sempre più spesso riscontrata nei giovani, svolge un ruolo fondamentale nei lavori di questa Assemblea e, sottolineo, fin dagli inizi dell’attuale legislatura. Ogni anno più di 400 000 giovani vanno ad aggiungersi al lungo elenco di coloro che sono destinati a conoscere gli effetti yo-yo delle diete.
Bene ha fatto l’Europa, quindi, ad affrontare la questione in modo deciso. L’Europa ha inoltre adottato una chiara strategia in questo ambito nel marzo 2005, quando ha lanciato la piattaforma europea che avrebbe raggruppato tutte le parti interessate, fra cui l’industria agroalimentare, i comparti del dettaglio e della distribuzione, le professioni mediche e le associazioni dei consumatori.
Occorre riconoscere – e lo si è ribadito anche oggi – che non è facile far comprendere la necessità che l’Europa non si limiti solo a far sentire la propria voce in questa battaglia contro l’obesità. Perché ciò accada dobbiamo iniziare da una chiara definizione dei livelli di autorità, il che non ci impedisce – come peraltro stiamo facendo – di ricordare agli Stati membri quelle che sono le loro prerogative e le loro responsabilità.
Mi riferisco in questo caso a due proposte particolarmente incisive contenute nella relazione: la prima vuole prevenire la discriminazione e la stigmatizzazione degli individui obesi tramite il riconoscimento ufficiale dell’obesità come patologia cronica sulla scia di quanto hanno fatto, per esempio, l’OMS e il Portogallo; con la seconda proposta si vuole garantire che tutti i bambini in età scolare abbiano accesso all’attività fisica e allo sport – a mio giudizio occorre prevedere un requisito minimo di due ore la settimana – e assicurare che alle mense scolastiche siano riservati fondi sufficienti a inserire prodotti freschi nel menu dei bambini. A questo proposito sono lieto dell’iniziativa della Commissione relativa alla distribuzione gratuita di frutta nelle scuole, come ha ricordato il commissario. Aggiungerei che è proprio tramite iniziative tangibili e intelligenti come questa che i cittadini ritroveranno il loro amore per l’Europa.
Mi soffermerò ora sulla relazione presentata dall’onorevole Foglietta che ringrazio per il lavoro svolto. Vorrei concentrarmi su due proposte che sono state avanzate in questa sede. La prima riguarda la scelta di un incentivo politico – ad esempio una riduzione dei prezzi e agevolazioni fiscali – rispetto a un sistema basato sull’aumento dell’aliquota fiscale per i prodotti a elevato contenuto calorico, la famosa “tassa sui grassi”, che finirebbe con il penalizzare soprattutto le famiglie a basso reddito.
Il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa che oggi rappresento è pertanto contrario all’emendamento n. 6 presentato dal gruppo Verde/Alleanza libera europea e preferisce attenersi alla proposta di una sostanziale riduzione dell’aliquota IVA per la frutta e la verdura così come previsto al paragrafo 28.
Il mio gruppo è inoltre favorevole al divieto degli acidi grassi trans artificiali per i quali è stata dimostrata la correlazione con un aumento significativo delle patologie cardiovascolari. Ci opponiamo dunque agli emendamenti proposti dall’onorevole Blokland, che vogliono ammorbidire l’impatto dei paragrafi 32, 34 e 35 e lasciare via libera – per non dire dare una veste di accettabilità – a questi grassi idrogenati. Il nostro messaggio ai produttori è piuttosto chiaro: chiediamo un atteggiamento di disponibilità all’introduzione di innovazioni che tutelino la salute dei consumatori e quindi gli stessi interessi delle aziende.
Il tempo a mia disposizione è breve e vorrei concludere ricordando le prime discussioni dedicate su mia iniziativa all’alimentazione e alla salute in questo stesso Emiciclo un anno fa. Era l’inizio di un ampio dibattito per tutti gli attori interessati e si concentrava su quattro temi prioritari: arrivare ai cittadini fin dalla più giovane età, consumare una dieta varia ed equilibrata, riconoscere l’obesità quale patologia cronica e adottare, se necessario, dei provvedimenti legislativi. Questo non è solo uno slogan, è un obbligo morale per questa nostra Unione europea ed è nostro dovere impegnarci a fondo nella lotta contro l’obesità e lo stile di vita sedentario.
Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, più del 50 per cento dei cittadini europei soffre di obesità o sovrappeso. Tre milioni di bambini sono obesi e 22 milioni in sovrappeso. L’obesità causa pesanti sollecitazioni alla struttura ossea con tutte le conseguenze negative che ciò comporta. E’ altresì causa di disordini metabolici e, dunque, di un aumentato rischio di diabete, di patologie cardiocircolatorie, di ipertensione e ipercolesterolemia.
Il problema è in parte dovuto a un’alimentazione inadeguata e in parte a uno stile di vita sedentario che non contempla alcuna attività fisica. Svolgono un ruolo anche certi tratti della nostra civiltà e segnatamente lo stress. La dimensione sociale di questo problema esige un’azione forte, in particolare quando si tratta di tutelare i bambini. I bambini consumano troppi dolci invece di pasti equilibrati e rimangono tutto il giorno incollati davanti alla televisione e al computer. La responsabilità è degli adulti che non indirizzano i bambini verso uno stile di vita adeguato e non offrono modelli corretti di comportamento. Il Libro bianco sull’alimentazione rappresenta un documento utile in termini di azioni destinate a contrastare l’obesità, soprattutto fra i bambini. La scelta di prodotti salutari dovrebbe essere agevolata da una politica di promozione e informazione destinata ai bambini, ma specialmente ai loro genitori. Noi appoggiamo in modo particolare il progetto Frutta nelle scuole.
Kathalijne Maria Buitenweg, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL) Signor Presidente, oggi discutiamo di sovrappeso e obesità e credo sia importante – come hanno già ricordato molti oratori – non soffermarci troppo su dieta e girovita, ma sottolineare soprattutto la necessità di mangiare in modo sano.
Qualche mese fa sono rimasta esterrefatta quando mia figlia, molto magra, è tornata a casa e non ha voluto mangiare una seconda fetta di pane perché sarebbe altrimenti ingrassata. Aveva sentito molto parlare a scuola di come, soprattutto, si debba evitare di ingrassare, ma non aveva sufficiente consapevolezza di cosa significhi mangiare sano e di cosa sia una porzione normale. Una bambina di otto anni non è in grado di capire cosa voglia dire essere troppo grassi. E’ quindi importante che la discussione si concentri sulle sane abitudini alimentari e non sull’essere grassi.
Spetta soprattutto ai genitori mostrare ai figli ciò che è sano e cosa significa mangiare una porzione equilibrata. Ed è responsabilità della scuola trasmettere questa stessa conoscenza e dare l’esempio. Anche i genitori devono approfondire la loro conoscenza del valore calorico e del contenuto di grassi degli alimenti. Sono dunque favorevole a quanto è stato in precedenza affermato a proposito dell’etichettatura. Dovremmo pertanto rivedere questo aspetto nella normativa sull’etichettatura.
Reputo inoltre opportuno che si parli molto di sport e della necessità che i bambini giochino allegramente all’aria aperta. Dobbiamo quindi prevedere una raccomandazione che incoraggi a prestare maggiore attenzione all’interno della pianificazione urbanistica e territoriale al desiderio dei bambini di godere della più ampia libertà.
Per quanto concerne le abitudini alimentari, la Commissione dispone di un ottimo sito web chiamato EU MiniChefs. Il sito è già stato migliorato e ora include anche ricette vegetariane, che in passato erano molto meno numerose, anche se la maggior parte dei piatti è a base di carne. Dobbiamo essere onesti: le proteine di origine animale sono uno dei fattori che più contribuiscono al sovrappeso. A prescindere dal problema del benessere degli animali, la Commissione non dovrebbe esplicitamente promuovere il consumo di carne.
Infine, un’ultima osservazione sull’IVA. L’onorevole Ries ha appena affermato di essere contraria all’emendamento n. 6 perché preferisce un effetto premiante a uno penalizzante. Di conseguenza l’onorevole Ries non auspica una tassa sui grassi o un’imposizione più elevata sui prodotti e le importazioni non salutari, preferendo piuttosto aliquote ridotte per i prodotti sani. Sono senza dubbio d’accordo, ma ora è emerso che, anche nei Paesi Bassi per esempio, tutti i prodotti alimentari rientrano nella categoria dell’aliquota ridotta. Le patatine, i lecca-lecca e i prodotti di questo tipo godono di un’aliquota IVA ridotta per il momento e sicuramente non può essere nostra intenzione concedere ad alimenti poco salutari questa particolare eccezione. Non si tratta, quindi, di penalizzare quanto di evitare che siano premiati prodotti poco salutari grazie a un’aliquota IVA ridotta.
Jens Holm, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Signor Presidente, un terzo dei cittadini europei soffre di sovrappeso e obesità. Una fetta sostanziale dei bilanci per la sanità degli Stati membri deve essere destinata alla lotta contro i problemi correlati al sovrappeso. Inoltre, il problema del sovrappeso è il riflesso di una diseguaglianza socio-economica. A esserne più colpiti sono infatti i soggetti a basso reddito che consumano più zuccheri e grassi saturi. In altre parole, consumano una dieta più povera.
E’ chiaramente compito della politica creare le migliori condizioni possibili per garantire che i cittadini consumino una dieta più sana. Ed è proprio questo l’obiettivo che si propone l’onorevole Foglietta con la sua relazione che trova l’appoggio del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea. La relazione esorta l’Unione europea a essere più flessibile permettendo agli Stati i membri di applicare aliquote IVA ridotte ai prodotti più sani e aliquote superiori ai cibi che dovremmo consumare in minore quantità. Ritengo si tratti di una richiesta importante che spero venga accolta dai leader europei. Cosa può dirci la Commissione a questo proposito? Può la Commissione presentarci una revisione della direttiva europea sull’IVA che consenta maggiore flessibilità agli Stati membri al fine di applicare un’aliquota IVA ridotta agli alimenti più sani, per esempio?
Un’ulteriore domanda alla Commissione riguarda i grassi trans. Sappiamo che i grassi trans sono dannosi per la salute. Lo hanno stabilito le autorità degli Stati membri nonché l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. In occasione di un’audizione della commissione per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare dell’1 aprile di quest’anno, il commissario Androulla Vassiliou ha affermato che i grassi trans sono sicuramente dannosi per la salute, non esiste alcun dubbio a tal proposito. La relazione chiede il divieto dei grassi trans, ma la Commissione si rifiuta di presentare una proposta in tal senso. Il commissario Vassiliou non intende neppure permettere ai singoli Stati membri di essere più rigorosi e introdurre un divieto a livello nazionale. Oggi la Commissione ha la possibilità di rinunciare a questa insalubre posizione. Quando avremo un divieto sui grassi trans? Può la Commissione perlomeno garantire agli Stati membri la libertà di introdurre un simile divieto se lo reputano necessario?
La carne rappresenta un altro aspetto del problema in termini di salute pubblica, come ha sottolineato l’oratore che mi ha preceduto, l’onorevole Buitenweg. Il consumo di carne sta aumentando enormemente in tutto il mondo. Se non si prenderanno provvedimenti, la FAO ha dichiarato che il consumo di carne, peraltro già elevato, raddoppierà entro il 2050. La carne contiene grassi saturi e contribuisce all’obesità. Inoltre, l’industria della carne sta dando il proprio contributo all’accelerazione dei cambiamenti climatici. L’Unione europea dovrebbe procedere a una eliminazione graduale delle sovvenzioni a questo settore; tuttavia, nel bilancio relativo al solo 2007, più di 45 milioni di EUR sono stati destinati proprio al sostegno dei costi di commercializzazione sostenuti dall’industria della carne. E’ una scelta controproducente e, per di più, uno spreco bizzarro del denaro dei contribuenti. I provvedimenti ovvi che possono garantire una migliore salute dei cittadini dell’Unione europea dovrebbero essere l’eliminazione graduale di queste sovvenzioni insieme a una strategia volta ad abbattere il consumo di carne.
Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, gli acidi grassi trans non sono gli acidi grassi più salutari. Si trovano in forma naturale e industriale e sono contenuti in molti prodotti alimentari.
Sebbene i risultati della ricerca non siano uniformi, la maggior parte degli studi ha dimostrato che gli acidi grassi trans contenuti naturalmente negli alimenti e quelli aggiunti artificialmente dall’industria presentano lo stesso rischio. Questi due tipi di grassi sono egualmente pericolosi se consumati in eccesso. Non reputo quindi appropriato mantenere questa distinzione nella relazione. Questo è il motivo dell’emendamento che ho presentato.
E’ poi estremamente difficile procedere a un divieto di tutti gli acidi grassi trans senza creare altri rischi per la salute. Secondo la UK Food Standards Agency, per esempio, un divieto degli acidi grassi trans produce una concentrazione di acidi grassi saturi. Questi ultimi sono tanto dannosi quanto gli acidi grassi trans. L’assunzione totale di acidi grassi saturi è in media di molto superiore alle raccomandazioni dell’OMS. Ho pertanto presentato degli emendamenti per limitare anche la quantità di acidi grassi saturi. Al contempo la mia proposta è di non prevedere un divieto degli acidi grassi trans come indicato ora al paragrafo 32 della relazione.
Potremmo considerare l’introduzione di un limite pari, per esempio, al 2 per cento di acidi grassi sul contenuto calorico totale. E’ una proposta tecnicamente fattibile che, in una certa misura, viene già applicata. Occorre evitare che i grassi acidi trans siano semplicemente sostituiti con gli acidi grassi saturi perché la salute dei consumatori non ne trarrebbe alcun giovamento.
Irena Belohorská (NI). - (SK) Signor Presidente, questa tendenza negativa verso un’alimentazione poco sana e un’insufficiente attività fisica in Europa è allarmante. Sono dunque particolarmente lieta che il Parlamento abbia deciso di discuterne.
Sappiamo che l’obesità è uno dei fattori responsabili delle cosiddette malattie della nostra civiltà: l’ipertensione, le cardiopatie, il diabete e, di conseguenza, le patologie che colpiscono il sistema muscolo-scheletrico. Il 17 settembre ho organizzato una colazione di lavoro qui al Parlamento dedicata al problema del rapporto esistente fra obesità e diabete in gravidanza. Gli onorevoli colleghi e gli assistenti presenti hanno potuto ascoltare gli interventi dei maggiori esperti europei, fra i quali Rosa Corcoy Pla, presidente del gruppo di lavoro sul diabete in gravidanza, Andre Van Assche, ex presidente dell’Associazione europea dei ginecologi e degli ostetrici, e Pera Ovesena.
L’obesità e il diabete in gravidanza aumentano il rischio di morbilità e mortalità materna e neonatale. Dobbiamo renderci conto che in gioco non c’è solamente la malattia della madre, che spesso non può seguire una dieta adeguata, ma anche lo sviluppo sano della futura popolazione europea.
Una madre obesa affetta da diabete avrà figli a loro volta obesi e il ciclo si ripeterà di generazione in generazione. Vorrei pertanto attirare la vostra attenzione sulla dichiarazione scritta che i miei onorevoli colleghi ed io abbiamo preparato su questo argomento, ovvero il rapporto fra diabete e obesità in gravidanza. Gli Stati membri dell’Unione europea dovrebbero prestare maggiore attenzione alla prevenzione e allo screening del diabete in gravidanza e sensibilizzare la popolazione rispetto ai rischi e alle conseguenze dell’obesità.
Horst Schnellhardt (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il suo Libro bianco la Commissione intende presentare una strategia integrata europea volta a contrastare le patologie correlate alla cattiva alimentazione e i problemi sanitari legati al sovrappeso e all’obesità. L’obiettivo è giusto e valido giacché l’aumento delle patologie associate a un’errata alimentazione e alla mancanza di attività fisica ci costringe all’azione.
La scelta della Commissione di adottare un approccio integrato che abbracci i diversi settori delle politiche di governo è corretta. E’ questo l’unico modo per affrontare le cause delle patologie legate all’obesità. Una dieta equilibrata è importante tanto quanto l’educazione alimentare e la promozione delle attività sportive nelle scuole. Allo stesso modo è importante che l’Unione europea fornisca guida e supporto ai suoi cittadini affinché possano muoversi nella giusta direzione. Sono già state adottate alcune valide iniziative. La Piattaforma d’azione europea su dieta, attività fisica e salute, che promuove questi obiettivi, ne è un esempio. Si tratta di un’iniziativa europea che cerca di incoraggiare i cittadini a introdurre i cambiamenti necessari. Il progetto Frutta nelle scuole della Commissione è un altro esempio.
Tuttavia, se avanzeremo nuovamente richieste populiste, come chiede la relazione, il risultato sarà solo di perdere di vista il vero problema. Che senso ha chiedere, ancora una volta, che sia introdotta una restrizione sulla pubblicità? Abbiamo appena adottato la direttiva Televisione senza frontiere che contiene regole molto chiare eppure eccoci qui con nuove idee e nuove richieste.
Ho vissuto per quarant’anni in una regione dell’Europa dove la pubblicità era proibita. Non per questo siamo tutti dimagriti nella parte comunista dell’Europa. Qual è il senso della proposta del gruppo dei verdi che chiedono una tassa sui prodotti alimentari con un determinato contenuto nutrizionale? Vogliamo che i poveri nell’Unione europea non siano in grado di consumare certi alimenti perché non possono più permetterseli? Quale strategia, allora, vogliamo adottare?
La strategia che dovremmo adottare inizia con l’educazione e la formazione. Su questo dovremmo investire. Non dovremmo limitare la libertà di scelta dei nostri cittadini per mezzo di misure punitive od ostacolando il loro accesso ai prodotti alimentari.
Edite Estrela (PSE). – (PT) Signor Presidente, la discussione di oggi è estremamente importante. Vorrei quindi iniziare manifestando il mio apprezzamento per l’iniziativa della Commissione e la relazione dell’onorevole Foglietta. Si è parlato più di anoressia che di obesità nonostante quest’ultima sia ormai un’epidemia di proporzioni mondiali. Più del 50 per cento dei cittadini europei è in sovrappeso e il 6 per cento della spesa sanitaria viene utilizzato per l’obesità, come già ricordato oggi. L’obesità infantile continua ad aumentare e sono 22 i milioni di bambini europei in sovrappeso.
La lotta contro l’obesità deve essere una priorità politica per l’Unione europea. Sono pertanto favorevole alla maggior parte dei provvedimenti proposti: informazione dei consumatori, limitazione della pubblicità televisiva, informazione nutrizionale e sanitaria sull’etichetta degli alimenti. I cittadini devono rendersi conto che l’obesità è una delle principali cause di morte e si associa a molte patologie croniche come il diabete, l’ipertensione, i disturbi cardiovascolari, i problemi osteoarticolari, le malattie respiratorie e il cancro. Dobbiamo agire e dobbiamo agire presto. La soluzione non è un segreto: più attività fisica e maggiore attenzione all’alimentazione, proprio il contrario di quanto non faccia la maggior parte della gente. I panini e le bevande gassate, i dolci e le merendine non andrebbero consumati ogni giorno e uno stile di vita sedentario non aiuta la salute.
L’attività fisica può semplicemente essere una passeggiata di mezz’ora tutti i giorni. Non richiede particolare sforzo né costa molto, ma funziona. E’ importante per gli adulti e fondamentale per i bambini. Molti genitori non si rendono neppure conto del danno che causano ai propri figli permettendo loro di trascorrere il tempo libero davanti alla televisione o al computer, mangiando ciò che non dovrebbero mangiare, senza alcuna supervisione o controllo.
Dobbiamo unire le forze per combattere l’obesità. Per questo motivo occorre concertare le azioni e coinvolgere le scuole, le famiglie e gli operatori dei settori produttivo, sanitario e sociale. Ognuno ha una propria responsabilità. Il ruolo delle famiglie è determinante ai fini di modificare le abitudini. Le scuole dovrebbero avere la responsabilità del controllo qualitativo e nutrizionale dei pasti serviti nelle mense, vietando la vendita al bar e nei distributori automatici di prodotti a elevato contenuto di grassi, sale e zucchero. Al contempo dovrebbero facilitare e promuovere l’attività fisica fra gli studenti.
Holger Krahmer (ALDE). - (DE) Signor Presidente, appoggio la strategia delineata dal Libro bianco, che ci consentirà di affrontare le cause della cattiva alimentazione e dell’obesità e le patologie a esse correlate. Purtroppo nella politica alimentare europea – che si tratti di profilo nutrizionale o etichettatura degli alimenti – o anche in certi aspetti del Libro bianco si osserva la tendenza ad adottare un approccio unilaterale. Tendiamo generalmente a risolvere i problemi europei tramite le politiche sui prodotti.
A mio giudizio ipotizzare che esistano cibi buoni e cattivi è l’approccio sbagliato. Come dimostrano molti degli emendamenti, non è così. Esistono soltanto diete buone e sbagliate, o bilanciate e sbilanciate. Questa dovrebbe essere la nostra impostazione. Sono molti i motivi che spiegano una dieta sbagliata. Affrontare il problema tentando di spingere i consumatori in una determinata direzione per mezzo dell’etichettatura o magari introducendo un divieto pubblicitario, una regolamentazione o diverse aliquote IVA, non ci avvicinerà all’obiettivo auspicato.
Non voglio anticipare il dibattito sulla direttiva Etichettatura dei prodotti alimentari, ma ritengo che, a prescindere dalle azioni che decideremo di intraprendere, dovremmo lasciarci guidare dal principio secondo il quale i consumatori dovrebbero essere motivati a riflettere sulle proprie abitudini alimentari. Il sistema di etichettatura che fa uso dell’immagine di un semaforo – che si suppone induca il consumatore a fermarsi per considerare se sta acquistando un prodotto buono o cattivo – è un approccio paternalista nei confronti dei consumatori, un approccio che non li educa né li sensibilizza. Preferirei vedere un’impostazione più equilibrata oltre al riconoscimento del fatto che un approccio basato solo sulla politica dei prodotti non ci condurrà molto lontano.
Roberta Angelilli (UEN). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei fare i miei complimenti al relatore per l'ottimo lavoro svolto. Ovviamente, ripeterò molte riflessioni già evidenziate dai colleghi, ma credo che non bisogna usare mezzi termini: l'obesità colpisce circa il 25% dei bambini europei ed è quindi una grave ipoteca sulla loro salute futura; tra le cause poca informazione, abitudini alimentari scorrette, scarsa attività fisica, anche mancanza di strutture sportive. Non bisogna neanche sottovalutare i problemi sociali e psicologici, anche perché i bambini sovrappeso spesso sono vittime di bullismo.
È quindi interessante, a mio avviso, la proposta di incrementare il finanziamento del programma frutta nelle scuole che rende disponibili gratuitamente frutta e verdura sui banchi. Il 2009 dovrà poi rilanciare la dieta mediterranea e la produzione della frutta e verdura anche a fronte degli ultimi dati dell'OMS che dicono che anche nei paesi mediterranei si registra un abbassamento nei consumi di questo tipo di alimenti. Con questa iniziativa la frutta, prima destinata alla distruzione per mantenere i prezzi, sarà utilizzata per garantire un'alimentazione più salutare soprattutto per i nostri bambini e quindi un futuro più sano per i cittadini europei.
Ilda Figueiredo (GUE/NGL). – (PT) Signor Presidente, è di fondamentale importanza sviluppare un approccio completo e integrato all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità giacché sono molteplici i fattori in causa. Fra questi un ruolo rilevante è svolto dal problema della povertà alimentare, della malnutrizione e della mancanza di informazione su una dieta sana.
La questione di garantire un’alimentazione sana è dunque di particolare rilevanza. Tramite le politiche pubbliche dobbiamo garantire che tutti abbiano accesso a cibo sano. Ciò significa attuare una gamma di provvedimenti che assicurino una produzione agricola locale di prodotti di alta qualità, fra i quali il latte, la frutta e la verdura, e la loro distribuzione ai soggetti che percepiscono un basso reddito.
Inoltre, una diversa politica agricola comune, che tuteli un’agricoltura famigliare, crei mercati locali di frutta, verdure e altri prodotti fondamentali e sostenga in modo adeguato la produzione, è in grado di garantire a tutta la popolazione la disponibilità di alimenti sani a prezzi accessibili.
Dal momento che sono state avanzate delle proposte per organizzare la distribuzione di frutta e verdure nelle scuole, è necessario incrementare l’importo che la Commissione ha previsto per questo progetto affinché si possa garantire a tutti i bambini in età scolare una distribuzione gratuita e giornaliera e non solo settimanale come accade ora. E’ comunque altrettanto importante attuare una serie di politiche e programmi per la salute pubblica fra le cui priorità rientra l’alimentazione e mi riferisco anche a campagne di educazione e informazione alimentare e alla promozione di uno stile di vita e di una dieta sana. Questi ultimi implicano di necessità lo svolgimento di attività fisica e lo sport, che devono essere accessibili a tutta la popolazione, in particolare ai bambini e ai giovani con un’attenzione specifica alle scuole.
Urszula Krupa (IND/DEM). - (PL) Signor Presidente, il testo relativo ai problemi sanitari connessi all’alimentazione, all’obesità e al sovrappeso contiene molte considerazioni di rilievo. Ci sono indicatori allarmanti che dimostrano come il sovrappeso sia ormai un fenomeno comune. E’ dunque indispensabile contrastare questo problema prestando particolare attenzione alla promozione degli alimenti biologici nonché dell’attività fisica e dello sport fin dalla più giovane età. E’ altresì importante sensibilizzare i cittadini nei confronti di quelle pubblicità dannose che incoraggiano il consumo eccessivo di alimenti. Altre valide proposte del documento sono la promozione dell’allattamento al seno, le misure volte a migliorare la qualità dei pasti nelle mense scolastiche, la distribuzione di frutta e il divieto di vendita negli edifici scolastici di alimenti e bevande con un contenuto elevato di grassi, sale e zucchero.
Le cause dell’obesità e del sovrappeso non sono solo queste, tuttavia. Possiamo citare i traumi e i problemi psicologici, che svolgono un ruolo importante. Esiste tutta una serie di disturbi della psiche che producono disordini alimentari irrazionali. L’anoressia e la bulimia ne sono ovvi esempi. Le risposte biologiche indotte dalla pronta disponibilità di fast food possono essere molto più forti nel caso di un inadeguato sviluppo della persona, di una mancanza di rispetto dei valori, di una depressione generale e di altri problemi nervosi. Il disprezzo dei principi etici e morali e l’incapacità di comprendere il significato del digiuno possono persino bloccare lo sviluppo della persona che viene a dipendere dai propri livelli glicemici e dalle sensazioni visive e gustative.
E’ sorprendente che le discussioni tramite posta elettronica e gli emendamenti presentati non facciano menzione dell’importanza degli acidi grassi saturi. Il consumo di queste sostanze sta aumentando. Il problema dei diversi effetti prodotti dagli acidi grassi trans artificiali rispetto agli altri sembra, comunque, essere stato risolto. Gli acidi grassi trans naturali sono presenti solamente in alcuni prodotti, in particolare nel latte, che ne contiene una piccola percentuale.
Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, più della metà della popolazione europea è in sovrappeso e l’OMS riporta che un miliardo di persone nel mondo sono in sovrappeso, 300 milioni delle quali sono obese. Il 50 per cento dei cittadini europei non svolge alcuna attività fisica.
Le patologie cardio-metaboliche come il diabete, l’ipertensione e le cardiopatie stanno aumentando a una velocità allarmante e i soggetti affetti da grave obesità hanno maggiori possibilità di sviluppare un diabete di tipo 2 con tutti i problemi di morbilità che ciò comporta, come testimonia il preoccupante aumento dell’incidenza del diabete di tipo 2 fra gli adolescenti più giovani. La medicina ci dice oggi che esiste anche un serio legame fra obesità e demenza o malattia di Alzheimer.
La sfida per i nostri politici è molto pesante, soprattutto quando si parla dei nostri bambini, 22 milioni dei quali sono in sovrappeso in Europa. Abbiamo raggiunto uno stadio, in questo nostro strano mondo, in cui il numero di persone in sovrappeso è superiore a quello di coloro che soffrono la fame. A ciò si aggiunga che, soprattutto nei paesi più ricchi, esiste un rapporto sempre più problematico con il cibo, aumentano i casi di anoressia e bulimia, condizioni tipiche di paesi dove vi è un’abbondanza di cibo.
Sebbene le questioni sanitarie siano in larga misura di competenza degli Stati membri, sono molteplici le strade che ci consentono di affrontare i problemi legati all’obesità a livello europeo: scambi di buone prassi, promozione di uno stile di vita più sano all’interno delle politiche europee e della cooperazione epidemiologica transfrontaliera.
La scorsa settimana ho organizzato al Parlamento europeo una settimana dedicata alla prima colazione in occasione della quale è stato sottolineato che il 61 per cento degli europei salta sistematicamente questo pasto nell’arco dei sette giorni. I medici sono in grado di correlare questa abitudine a un eccessivo incremento ponderale. L’Harvard Medical School ha recentemente condotto uno studio che ha evidenziato che coloro che fanno regolarmente colazione ogni giorno hanno il 35 per cento in meno di probabilità di divenire obesi. La ricerca ha inoltre dimostrato che coloro che saltano la prima colazione hanno maggiore probabilità di sviluppare stanchezza, irritabilità e irrequietezza durante la mattinata.
Iniziare la giornata con un giusto livello glicemico è il miglior antidoto contro la voglia smodata di merendine e zuccheri. Se è vero, pertanto, che i cittadini sono responsabili in prima persona delle proprie scelte alimentari, la continua promozione di uno stile di vita più sano è comunque assolutamente indispensabile.
Appoggio fermamente questa relazione, ad eccezione del paragrafo 28 che mi trova in pieno disaccordo: non credo che una relazione su problemi sanitari debba prevedere provvedimenti di tipo fiscale.
Åsa Westlund (PSE). – (SV) Signor Presidente, come hanno ribadito molti onorevoli colleghi, il tema che affrontiamo oggi è importante. E’ un argomento estremamente importante rispetto al quale possiamo imparare gli uni dagli altri, tutti gli Stati membri insieme. Tuttavia è anche estremamente importante rispettare il principio di sussidiarietà nella nostra discussione.
L’Unione europea può fare molto per contrastare il problema dell’obesità e su questi interventi dovremmo concentrare la nostra attenzione qui al Parlamento. La pubblicità e l’informazione ai consumatori sono nostri ambiti decisionali e su essi dovremmo concentrarci. Sono dell’avviso che il Parlamento, in una certa misura, non abbia fatto ciò che poteva da questo punto di vista. Per esempio, non abbiamo introdotto un divieto per la pubblicità rivolta ai bambini, un gruppo che non è in grado di distinguere fra pubblicità e realtà per cui ogni informazione venga loro presentata tramite il messaggio pubblicitario è per definizione fuorviante per questi consumatori. Gran parte della pubblicità diretta ai bambini riguarda proprio alimenti che contengono un elevato tenore di grassi, sale e zucchero. Il divieto di tale pubblicità rappresenterebbe uno strumento efficace nella lotta all’obesità in Europa.
Il secondo punto che vorrei affrontare riguarda i grassi trans. Mi rallegro del fatto che forse, in futuro, sarà possibile invitare la Commissione a presentare una proposta di divieto dei grassi trans. L’argomentazione che solitamente viene addotta contro un simile divieto è che il problema più grave per la salute in Europa è dato dai grassi saturi. Da un punto di vista tecnico, è vero, ma perché non seguire l’esempio della Danimarca? Se da un lato abbiamo il problema grave dei grassi saturi, perché aggiungervi anche quello dei grassi trans? Non ne capisco il motivo. Non possiamo eliminare tutti i grassi saturi, ma possiamo eliminare in modo efficace la produzione industriale di grassi trans che permettono all’industria alimentare di produrre alimenti a basso costo e di scarsa qualità.
Sono inoltre lieta che la relazione affronti la questione dei glutammati. Infine, vorrei ribadire l’importanza della sussidiarietà. Potremmo discutere molto meno di ciò che le scuole dovrebbero fare e del cibo che dovrebbero servire. Sono convinta che esistono livelli politici più adeguati del Parlamento ai quali adottare simili decisioni.
Cristian Silviu Buşoi (ALDE). - (RO) Signor Presidente, abbiamo tutti ascoltato le statistiche sull’obesità nei bambini e negli adulti, non avrebbe senso ripeterle. Il dato preoccupante è che le prospettive per il 2010 sono ancora più cupe. Ecco perché il sovrappeso e l’obesità dovrebbero preoccuparci; appoggio pertanto il Libro bianco della Commissione e la relazione dell’onorevole Foglietta.
Purtroppo l’obesità colpisce soprattutto soggetti appartenenti alle categorie più deboli, anche perché il prezzo degli alimenti di base è aumentato considerevolmente. Cionondimeno, la promozione di uno stile di vita e di un’alimentazione più sana potrebbe prevenire l’obesità e ridurne l’incidenza, abbattendo al contempo la spesa dei sistemi sanitari che non avrebbero più necessità di trattare le complicanze dell’obesità.
Sono anch’io convinto che le misure coercitive non rappresentino una soluzione. I cittadini europei hanno libertà di scelta. La soluzione risiede in una migliore informazione nutrizionale, garantita da etichette appropriate che riportino i diversi valori, e nell’organizzazione di campagne di informazione finanziate dalla Commissione e dai governi degli Stati membri. Non dovremmo dimenticare le campagne di informazione rivolte ai genitori, che svolgono un ruolo molto importante, e ai bambini. Gli Stati membri dovrebbero inoltre controllare il contenuto dei distributori automatici collocati nelle scuole e il cibo offerto dalle mense scolastiche e dagli asili nonché incoraggiare il consumo di frutta e verdura. Le lezioni di ginnastica sono anch’esse fondamentali. Non da ultimo la Commissione dovrebbe rivolgere un’attenzione particolare a iniziative da adottarsi a livello dell’industria e riguardanti la pubblicità responsabile e la riduzione del contenuto di sale, zucchero e grassi.
Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). - (PL) Signor Presidente, secondo le statistiche dell’OMS, più di un miliardo di persone è in sovrappeso e più di 300 milioni sono obese. La situazione in Europa è ancora più drammatica. L’obesità non è più solo un problema, è divenuta un’epidemia che comprende anche il diabete, l’ipertensione, l’infarto e certe forme tumorali.
La lotta al sovrappeso e all’obesità richiede una vasta gamma di interventi, fra i quali la produzione di alimenti sani, un’alimentazione ragionevole, il miglioramento della situazione economica dei soggetti più poveri, la sensibilizzazione della società, lo sviluppo della ricerca, il controllo della dieta dei bambini, la conduzione di uno stile di vita sano e la promozione dell’attività fisica nel tempo libero. Purtroppo, oltre alle cause riconosciute dell’obesità e del sovrappeso, esistono altri fattori che ne facilitano l’insorgenza, fattori che hanno a che vedere con l’irresponsabilità e la ricerca del profitto. Un esempio calzante è dato dalla diffusione degli organismi geneticamente modificati. Piantare e coltivare colture geneticamente modificate danneggia la biodiversità mentre gli OGM vanno a sostituirsi agli alimenti sani.
Nell’interesse del benessere degli animali, dello sviluppo e della salute dovremmo adottare azioni concertate per rendere l’Europa una regione senza OGM. Proteggeremo così anche l’ambiente naturale. Non va dimenticato che gli alimenti sani naturali sono il mezzo migliore per combattere le malattie e, fra queste, l’obesità e il sovrappeso.
Christa Klaß (PPE-DE). - (DE) Signor Presidente, il sovrappeso e l’obesità rappresentano un grave problema per la nostra società. Siamo consapevoli del fatto che non possiamo cambiare il comportamento dei consumatori con la legislazione. Invece, i cambiamenti comportamentali della società producono un impatto a livello individuale: dopo tutto, a chi piace essere esclusi? Il nostro comportamento in materia di salute e dieta risente dell’ambiente sociale. Ci sono stati onorevoli colleghi che si sono lamentati dell’aumento del consumo di carne. Tuttavia, questo fenomeno è dovuto al fatto che è aumentato il numero di consumatori che possono permettersi di mangiare carne e non a un maggiore consumo pro capite.
E’ particolarmente importante avere un sano rapporto con il cibo e le bevande. L’ossessione della magrezza è dannosa alla salute tanto quanto il mangiare compulsivo. Non si possono regolamentare per le legge le abitudini alimentari. Il fabbisogno nutrizionale non è uguale per tutti e non esiste un unico requisito valido per tutti in termini di assunzione di calorie o di grassi. Siamo tutti diversi così come è diverso il nostro fabbisogno energetico a seconda dell’età, del genere, dell’occupazione e del livello di attività fisica praticata. I divieti sono un ben misero sostituto del buon senso. Non abbiamo bisogno di nuova legislazione: ci servono nuove campagne di informazione per impartire conoscenza. Abbiamo bisogno di libertà, non di essere accuditi come bambini. La libertà implica anche responsabilità.
I nostri cittadini sono adulti intelligenti in grado di pensare da soli. Il sistema di etichettatura che fa uso dell’immagine del semaforo non è rappresentativo del prodotto perché ne mostra soltanto alcune caratteristiche isolate e, quindi, confonde il consumatore. Che fare davanti a un prodotto che contiene contemporaneamente elementi nutrizionali rossi, verdi e gialli? L’industria alimentare farà ricadere il costo del nuovo sistema sui consumatori aumentando ulteriormente i prezzi.
Sono contraria a un approccio che vuole accudire i consumatori e a un sistema di etichettatura obbligatoria sulla parte anteriore della confezione che utilizza un codice colore. Invito pertanto i miei onorevoli colleghi a votare contro il paragrafo 37 della relazione. Se necessario questo argomento potrà essere affrontato successivamente in un diverso contesto, quando discuteremo di etichettatura. Esorto a considerare il Libro bianco sui problemi sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità come uno strumento informativo che alimenta la riflessione nella società e non come un’opportunità per imporre nuove condizioni e introdurre nuove misure normative!
Justas Vincas Paleckis (PSE). - (EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con il relatore per aver affrontato con successo un argomento tanto imponente.
In primo luogo, sottolineerei l’importanza di garantire pasti gratuiti ai bambini nelle scuole, che è la prassi nel mio paese, la Lituania, ma che non trova altri esempi negli Stati membri. Ovviamente ci possono essere obiezioni legate alla mancanza di fondi e, in generale, alla qualità del cibo fornito, ma questo sistema garantisce ai bambini – soprattutto quelli appartenenti alle famiglie più povere – pasti adeguati e di qualità decente.
Sono inoltre favorevole all’iniziativa di distribuire gratuitamente frutta e verdura nelle scuole. Questa iniziativa dovrebbe essere considerata un esempio di buona prassi. Credo che il finanziamento dell’Unione europea potrebbe rivelarsi utile ad aiutare gli Stati membri a sostenere questo onere finanziario. L’importanza di progetti come questo sta nel fatto che così l’Unione europea raggiunge direttamente i cittadini.
Infine, un’ultima considerazione estremamente importante: la relazione omette di parlare di consumo nel senso di consumo eccessivo. Oggi cambiare i pattern di consumo equivale a cambiare il nostro stile di vita. Forse è difficile immaginare un parallelismo fra l’obesità e i cambiamenti climatici, ma, in realtà, il legame esiste. Se cominciassimo a tenere presenti entrambe le problematiche, forse sceglieremmo di importare meno mele e fragole per via aerea e ne coltiveremmo di più localmente, vendendole ai mercati locali invece che ai supermercati – proposta, questa, che è ripresa anche nella relazione.
Siiri Oviir (ALDE). - (ET) Signor Commissario, onorevoli colleghi, il numero di persone che soffrono di sovrappeso e obesità è già stato citato più volte in questa sede, ma, secondo gli esperti, il prossimo anno si aggiungeranno altri 1, 3 milioni di casi. Questa cifra equivale all’intera popolazione del mio paese, l’Estonia. Un pensiero terrificante. Sono molti i fattori all’origine di una’alimentazione scorretta e dell’obesità, anche se, indubbiamente, la nostra valutazione dovrà tener conto di elementi quali costi, disponibilità e consapevolezza alimentare.
Sedici Stati membri dell’Unione europea hanno applicato ai prodotti alimentari un’aliquota IVA inferiore a quella normale, una decisione encomiabile. Sono favorevole alla proposta di introdurre un’aliquota IVA inferiore al 5 per cento per la frutta e la verdura. Il rapporto sulla salute dell’OMS individua nello scarso consumo di frutta e verdura uno dei sette rischi sanitari. In questo senso sarebbe opportuno avviare un’azione di distribuzione di frutta nelle scuole, che se estesa a tutti e ventisette gli Stati membri, dovrebbe beneficiare del sostegno dell’Unione europea.
In un minuto non è possibile dilungarsi su molti aspetti, ma vorrei aggiungere un paio di considerazioni sulla pubblicità e sui mezzi di informazione. Il loro aiuto e le loro idee ci servono per pubblicizzare le carote, non la Pepsi-Cola. Gli stereotipi e le immagini di corpi nelle pubblicità svolgono un ruolo importante nella sensibilizzazione degli utenti. Consentitemi, in chiusura, di ringraziare la commissione e il relatore per i loro sforzi.
Andrzej Tomasz Zapałowski (UEN). - (PL) Signor Presidente, oggi discutiamo del numero crescente di obesi nelle nostre società. Al contempo la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale sta discutendo della futura politica agricola. Da un certo punto di vista le due discussioni trattano dello stesso argomento, in altre parole la salute della nostra società e dei giovani in particolare.
Ho talvolta l’impressione che in certi documenti ci lamentiamo dei problemi della salute, mentre in altri promuoviamo gli OMG, la clonazione e le importazioni di alimenti da regioni in cui la produzione avviene con metodi sicuramente non naturali. Nell’ambito dell’Organizzazione mondiale per il commercio i nostri negoziatori cercano una maggiore apertura dei mercati extraeuropei. Dovremmo chiederci se abbiamo realmente a cuore la nostra società oppure se non stiamo facendo un puro esercizio di retorica. La maggior parte dei pagamenti diretti al settore agricolo va ai grandi gruppi dell’agro-industria che producono alimenti a elevato tenore di sostanze chimiche e non alle aziende agricole familiari che producono cibi sani.
La relazione è più che mai necessaria, ma bisogna attuarne i punti salienti. In considerazione delle attuali priorità della Commissione, dubito seriamente che possa accadere.
Françoise Grossetête (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, in Europa il 27 per cento degli uomini, il 38 per cento delle donne e un bambino su quattro sono oggi affetti da sovrappeso od obesità. Ogni anni si aggiungono 400 000 casi. E’ una piaga che sta divorando la società europea. Le campagne di informazione e le misure preventive sono senza dubbio una risposta efficace perché, purtroppo, il problema sanitario che stiamo affrontando si sta trasformando anche in un problema sociale. L’obesità, sfortunatamente, è spesso associata alla povertà e all’esclusione.
Si è parlato molto di campagne di informazione e prevenzione. Non è mia intenzione ritornare su quanto è già stato detto a proposito dell’etichettatura, del ruolo delle autorità pubbliche, delle mense scolastiche, delle strutture sportive, di un’adeguata informazione, di una dieta sana e della necessità di svolgere attività fisica ogni giorno.
Vorrei tuttavia attirare l’attenzione del Parlamento sul ruolo importante svolto dalla professione medica, che ha il compito di individuare i rischi di malattie croniche legate all’obesità, fra le quali il diabete, le patologie cardiovascolari e, naturalmente, le conseguenze che esse comportano per i soggetti in sovrappeso. La prevenzione si ottiene tramite lo scambio di buone prassi nel rispetto del principio di sussidiarietà.
Gli studi hanno dimostrato, per esempio, che un girovita superiore a 88 cm per le donne, ad eccezione del periodo di gravidanza, e a 102 cm per gli uomini definisce la condizione di obesità addominale e rappresenta un rischio per la salute, a prescindere dall’altezza della persona. Questo semplice parametro non è ancora sufficientemente utilizzato dai medici di base. La misura del girovita dovrebbe pertanto divenire un facile punto di riferimento per tutti i pazienti e dovrebbe far scattare un’indagine immediata sui fattori di rischio associati, fra cui l’intolleranza al glucosio, un prodromo del diabete, l’ipercolesterolemia, i trigliceridi e l’ipertensione arteriosa. Sappiamo, fra l’altro, che tutti questi sintomi puntano verso lo sviluppo della malattia di Alzheimer.
Per questa ragione dobbiamo rafforzare il ruolo che la professione medica svolge in questo ambito.
Marian Harkin (ALDE). - (EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con il relatore: la relazione giunge in un momento opportuno e merita tutta l’attenzione dei politici. Le cifre sull’obesità sono sorprendenti e sono già state citate. Ieri, durante un’importante conferenza a Dublino, un esperto ha dichiarato che l’Irlanda è sull’orlo di una crisi di obesità e lo stesso si può dire di tutta l’Europa.
Mi si consenta di evidenziare brevemente solo un punto: autoregolamentazione o legislazione. Esiste un codice volontario sulla pubblicità di alimenti dallo scarso valore nutrizionale per i bambini, ma è davvero difficile capire se tale codice stia funzionando o no. Secondo la Irish Heart Alliance questo strumento volontario non è efficace. Reputo sia indispensabile monitorarlo con grande attenzione e prendere provvedimenti immediati se necessario.
L’onorevole Bushill-Matthews ha parlato di responsabilità personale. Esiste un livello di responsabilità personale, ma abbiamo bisogno di un’etichettatura chiara e comprensibile per i prodotti alimentari – il codice colore è un passo significativo in questo senso. Viviamo in un mondo che consuma quantitativi sempre maggiori di prodotti trasformati. Sono effettivamente alcune politiche europee a promuovere questo consumo – l’Agenda di Lisbona: aumenta il numero di persone che lavorano, diminuisce il tempo per cucinare. Appoggio pienamente l’Agenda di Lisbona, ma al di là di questo documento, noi politici europei abbiamo il dovere di garantire che l’industria alimentare indichi con chiarezza il contenuto dei prodotti alimentari trasformati.
Bogusław Sonik (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, il tema dei problemi sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità è oggi fonte di preoccupazione ed è opportuno affrontarlo ora. Tutto il mondo, non solo l’Europa, si trova ad affrontare una sfida spaventosa, quella dell’obesità e delle malattie direttamente e indirettamente collegate. La spesa sanitaria per questa voce sta aumentando a una velocità allarmante. Il 60 per cento della popolazione degli Stati Uniti è in sovrappeso e un terzo soffre ora di obesità. I dati più recenti su questo paese indicano che la spesa per queste patologie supera i 100 miliardi di dollari e assorbe oltre il 10 per cento del bilancio per l’assistenza sanitaria. L’Europa sta lentamente recuperando sui suoi vicini per quanto riguarda queste statistiche vergognose. Cresce costantemente il numero di bambini e giovani che soffrono di ipertensione e diabete. Queste condizioni sono spesso causate da una cattiva alimentazione e dalla mancanza di attività fisica. Nell’interesse del futuro dell’Europa e dei suoi abitanti dobbiamo prestare maggiore attenzione ai problemi sollevati nella relazione dell’onorevole Foglietta. Il disastro sanitario che minaccia l’Europa e il mondo globalizzato può essere evitato solo per mezzo di un intervento rapido, forte e congiunto.
In questo periodo il Parlamento sta affrontando numerosi problemi relativi a questioni economiche e sociali. Se vogliamo affrontarli con successo, tuttavia, non dobbiamo dimenticare che solo le società sane possono beneficiare appieno dei vantaggi a loro disposizione. Occorre intervenire per promuovere uno stile di vita sano. Al contempo, tuttavia, è necessario introdurre provvedimenti di natura legislativa che obblighino gli Stati membri a impegnarsi con maggiore determinazione al fine di migliorare le condizioni fisiche dei propri cittadini tramite una sana alimentazione e lo sport. Non va dimenticato, naturalmente, che le azioni e le politiche volte specificatamente a contrastare questo fenomeno rientrano fra le competenze degli Stati membri.
Danutė Budreikaitė (ALDE). – (LT) Signor Presidente, il Libro bianco suggerisce di prendere in considerazione tre fattori per la definizione della strategia europea sui problemi sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità. In primo luogo, ogni individuo è responsabile del proprio modo di vivere. Secondariamente, solo un individuo bene informato è in grado di compiere le scelte giuste. Infine, il Libro bianco suggerisce di procedere a un coordinamento fra diversi ambiti – alimentazione, consumatori, attività sportive, istruzione, trasporti, e così via.
Tutti questi fattori, tuttavia, sono influenzati dalla pubblicità. Cosa mangiamo? Dove vediamo questi prodotti? Come veniamo a conoscenza della loro esistenza? I prodotti poco salutari rappresentano l’89 per cento di tutti gli alimenti pubblicizzati attraverso la televisione. Più del 70 per cento dei bambini chiede ai genitori di comprare loro i prodotti visti nelle pubblicità televisive.
Credo che manchi un partecipante in queste discussioni sui problemi sanitari – i rappresentanti dell’industria alimentare. Noi vorremmo che si rendessero conto del danno causato da prodotti poco sani e dei costi che la società deve conseguentemente sostenere. Noi vorremmo non solo che fermassero la pubblicità di questi prodotti, ma che producessero più alimenti sani.
Miroslav Mikolášik (PPE-DE). - (SK) Signor Presidente, più della metà della popolazione europea è in sovrappeso. Secondo le statistiche quasi il 27 per cento degli uomini e il 38 per cento delle donne è da considerarsi in sovrappeso e più di 5 milioni di bambini soffrono di obesità. Una fetta variabile fra il 5 e il 7 per cento della spesa sanitaria è utilizzata direttamente per l’obesità e si tratta di miliardi. Questo è il dato preoccupante che ci impone di adottare misure rigorose a tutti i livelli per combattere questo fenomeno.
Plaudo alla decisione della Commissione che ha adottato questo Libro bianco e così facendo ha elevato l’ambito dell’alimentazione, del sovrappeso e dell’obesità a livello di priorità politica dell’Unione europea e sono convinto che si potranno compiere passi avanti nella lotta contro l’obesità grazie a un coordinamento europeo delle diverse politiche settoriali.
Vorrei sottolineare il problema del sovrappeso nei bambini e nei giovani: queste fasce di età dovrebbero rappresentare una delle nostre priorità. Un’alimentazione corretta e l’attività fisica sono alla base di una crescita normale e di uno sviluppo del bambino. Spetta soprattutto ai genitori educare i propri figli a un’alimentazione sana, ma anche le scuole possono svolgere un ruolo in tal senso. Le scuole dovrebbero rappresentare un ulteriore centro di azione nella lotta contro l’obesità.
Sono d’accordo con la proposta del relatore di prevedere nelle scuole un medico, uno specialista dell’alimentazione. Sono altresì favorevole a un divieto sulla vendita di prodotti a elevato contenuto di grassi, sale e zucchero nelle scuole, dove questi alimenti vengono offerti soprattutto nei distributori automatici. Secondo le statistiche I giovani oggi dedicano più di cinque ore al giorno ad attività sedentarie, in particolare alla televisione e ai giochi con il computer. L’attività fisica, invece, aumenta il deposito di calcio nelle ossa, sviluppa le competenze sociali del bambino e costituisce un importante fattore per combattere lo stress. E’ indispensabile creare delle condizioni nelle scuole che permettano di dedicare tempo sufficiente all’attività fisica ogni giorno e incoraggiare i bambini a praticare lo sport, ad esempio tramite la costruzione di campi da gioco e palestre. Questi sono passi fondamentali se vogliamo preparare un futuro sano per le nostre giovani generazioni.
Per concludere vorrei ricordare che la prevenzione dell’obesità richiede che si consumi almeno un pasto sano nella tranquillità dell’ambiente familiare dove si coltivino, soprattutto, abitudini salutari.
Antonio De Blasio (PPE-DE). - (HU) Grazie, signor Presidente. Signor Commissario, onorevoli colleghi, l’obesità e il sovrappeso non sono solo alimentati da problemi di salute, ma anche da problemi sociali nel più ampio senso del termine. Ho constatato con piacere che il Libro bianco e la relazione sottolineano che l’obesità e il sovrappeso non devono essere presi in considerazione quando ormai si sono trasformati in un vero e proprio problema di salute, ma che occorre piuttosto affrontare la questione all’origine.
Voglio sottolineare che il Libro bianco e il parere del Parlamento non devono occuparsi del settore della sanità, ma dei cittadini e delle comunità, in altri termini della società. Questo tema tanto importante deve essere gestito in armonia con gli altri documenti dell’Unione europea giacché le cause del problema sono molteplici. Per avere successo la soluzione deve quindi provenire da tante direzioni diverse ed essere comunque oggetto di un coordinamento.
Dobbiamo sostenere in ogni modo possibile la diffusione di uno stile di vita sano a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Dobbiamo prestare particolare attenzione ai programmi e alle azioni che vogliono garantire che i bambini in età scolare e i giovani crescano con uno stile di vita sano. A questo proposito devo sottolineare il ruolo delle autorità locali che hanno la responsabilità della gestione delle scuole. I programmi che danno buoni risultati devono trovare ampia diffusione.
Sappiamo tutti che i mezzi di informazione svolgono un ruolo viepiù importante nella creazione della conoscenza: il potere della pubblicità è in grado di trasformare un’alimentazione sana, lo sport, l’attività fisica – in altre parole, uno stile di vita sano – in un modello da seguire che fa tendenza. Per prevenire l’obesità occorre che venga riconosciuta l’importanza dell’attività fisica e dello sport quali fondamenti di uno stile di vita sano. Non è sufficiente, però, concentrarsi solamente su questi due aspetti: la promozione di uno stile di vita sano deve diventare una priorità di tutti gli ambiti politici interessati.
Lo scopo è di far capire alla popolazione che un’alimentazione sana ed equilibrata non significa rinunciare per sempre a certi alimenti. Svolgere un’attività fisica non significa che ogni minuto libero debba esservi dedicato. L’enfasi deve cadere sulla moderazione, solo così potremo garantire un maggiore equilibrio nella nostra alimentazione e nelle nostre vite. Desidero ringraziare il relatore per il suo lavoro e gli onorevoli colleghi per l’attenzione. Grazie.
Zbigniew Zaleski (PPE-DE). - (PL) Signor Presidente, oggi discutiamo di due disordini legati al cibo. Uno di questi è l’anoressia, che ha generalmente una base psicologica legata al fatto che un corpo magro tende a essere presentato come più attraente. Siamo tutti a conoscenza di casi estremi in cui questo disordine ha condotto alla morte. Fortunatamente, comunque, la moda sta cambiando e questo disordine è meno diffuso. L’altro disturbo è l’obesità, che a sua volta può avere una base psicologica. Il cibo può essere percepito come strumento per affrontare lo stress e sfuggire ai problemi della vita. In questo contesto ritengo che il punto centrale sia l’alimentazione. Il settore della produzione e della distribuzione alimentare hanno una fetta di colpa sicuramente maggiore. La relazione in esame è un ottimo documento e dovrebbe servire da monito. Il cosiddetto fast food distribuito ai bambini in età scolare durante uscite e gite è un vero pericolo. Dopo tutto serve una lezione di alimentazione. Servono un’educazione appropriata e il controllo degli alimenti. Sono convinto che i nostri sforzi siano un passo nella giusta direzione e appoggio pertanto questa relazione.
Marian Zlotea (PPE-DE). - (RO) Signor Presidente, credo che dovremmo concentrare la nostra attenzione sui bambini in sovrappeso e cercare di creare nuovi programmi per combattere l’obesità nella prima parte della nostra vita, quando si acquisiscono le abitudini alimentari. Dovremmo promuovere l’educazione alimentare sia nella scuola primaria che dopo. Tutti gli Stati membri dovrebbero includere nei propri programmi scolastici i fondamenti di un’alimentazione bilanciata e l’attività fisica .
Secondo certe statistiche, fra dieci anni saranno più di 30 milioni i bambini europei in sovrappeso. Mi preoccupa moltissimo questo grave problema. Pertanto, ho preparato una serie di dichiarazioni scritte che propongono la creazione di programmi speciali nelle scuole, fra i quali uno per le visite mediche regolari gratuite e un servizio di counselling. Appoggio le proposte avanzate nel Libro bianco, un’appropriata etichettatura dei prodotti alimentari, le restrizioni alla pubblicità di prodotti dannosi per i bambini, l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta per la frutta e la verdura e gli alimenti destinati ai bambini. Desidero, infine, congratularmi con il relatore per il lavoro svolto.
László Kovács, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, mi rallegra constatare che i membri del Parlamento intervenuti nella discussione appoggino sostanzialmente il Libro bianco della Commissione. Non solo condividono l’opinione della Commissione, ma ne appoggiano anche le iniziative.
L’approccio degli oratori è stato complesso, rispecchiando pienamente la complessità del problema obesità. Molti degli oratori chiedono una sensibilizzazione della popolazione e la cooperazione con l’industria alimentare, richieste del tutto in linea con lo spirito e la lettera del Libro bianco. L’impegno della Commissione si riflette nella proposta relativa all’informazione alimentare ai consumatori che sarà presto oggetto di discussione con il Parlamento e anche con il Consiglio.
Desidero sottolineare che esistono diversi programmi e progetti nell’Unione europea che vanno a rafforzare il Libro bianco sull’alimentazione, il sovrappeso e l’obesità – ad esempio il Libro verde sulla mobilità urbana o il Libro Bianco sullo sport, entrambi volti a introdurre uno stile di vita e un ambiente più sani. Esistono inoltre lo strumento della valutazione dello stato di salute della politica agricola comune – che diminuirebbe, per esempio, l’aiuto al consumo per il burro – o i programmi per la distribuzione di frutta e verdure nelle scuole, la normativa europea in materia di pubblicità e marketing per la promozione di una pubblicità responsabile, o ancora la direttiva sulle pratiche commerciali sleali.
Queste sono tutte importanti iniziative in linea con la posizione della Commissione. La Commissione continuerà a lavorare con la Piattaforma d’azione europea su dieta, attività fisica e salute e con il gruppo ad alto livello di esperti degli Stati membri.
Mi si consenta altresì di sottolineare che la Commissione sta incoraggiando iniziative che contribuiscono a prevenire lo sviluppo di malattie cardiovascolari in Europa. Uno dei fattori di rischio per queste malattie, oltre all’assunzione totale di grassi e di acidi grassi saturi, è il consumo di acidi grassi trans. Una riformulazione volontaria può produrre dei risultati. In seno alla Piattaforma d’azione europea su dieta, attività fisica e salute ci si è impegnati a favore di una riformulazione dei prodotti e di una riduzione del loro contenuto di grassi trans e saturi.
C’è ancora un punto che vorrei menzionare perché riguarda il settore di mia competenza, la fiscalità. E’ stato proposto di considerare la possibilità di applicare un’aliquota IVA ridotta alla frutta e alla verdura. Sono favorevole a questa proposta perché mostra esattamente come la politica fiscale possa promuovere il raggiungimento di altri importanti obiettivi politici.
Infine, voglio ricordare che il Parlamento è uno dei membri fondatori della Piattaforma e la Commissione è pronta ad aggiornare con regolarità la vostra Istituzione in merito alle attività della Piattaforma. Il Parlamento dovrebbe discutere della relazione di monitoraggio nel 2010.
Presidente. − Chiudiamo la discussione con un intervento del relatore, onorevole Foglietta, che invito a rimanere nei due minuti che gli sono stati concessi.
Alessandro Foglietta, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottolineare un aspetto che ritengo molto importante, proprio dalle dichiarazioni che ha fatto il commissario, un'attenzione forte su una problematica che deve essere affrontata seriamente cercando anche di mettere a disposizione delle opportunità.
Io credo che questo argomento è un argomento al quale teniamo in molti, perché sono stati parecchi interventi tutti mirati, sono entrati nel merito della questione, hanno cercato di segnalare e sollecitare la Commissione, ma soprattutto la relazione, per poter raggiungere un obiettivo che è quello di stabilire un principio che certamente abbiamo una grande criticità, che è quella dell'obesità.
L'obesità, proprio in riferimento al problema sanitario, che è un problema che ormai sta diventando estremamente complicato perché deve essere risolto, perché deve essere aiutato, perché bisogna cercare di stabilire un rapporto che ci deve portare a raggiungere gli obiettivi. Allora, io credo Commissario, che diventa anche indispensabile pensare che la Commissione ha sottolineato il ruolo dell'Organizzazione mondiale della sanità, ma proprio l'Organizzazione mondiale chiede di invertire il trend di crescita dell'obesità dei bambini entro il 2015. Ma nel 2010 avremo una data importante, che è quella per stabilire effettivamente qual è il risultato che abbiamo ottenuto, per quanto riguarda questa strategia.
Allora, io credo, nel ringraziare tutti coloro che sono intervenuti, i relatori ombra, ma tutti i suggerimenti che ci sono stati, nel dire che dobbiamo essere molto attenti, osservatori nel cercare di stabilire un rapporto importante che ci possa consentire di pensare realmente a una prevenzione e a un equilibrio per mangiar bene, non solo nel corpo, anche nella mente e nell'anima; e credo che possiamo raggiungere veramente questo obiettivo grazie alla collaborazione di tutti. Di nuovo, grazie a tutti coloro che sono intervenuti a sostegno di questa nostra relazione. Grazie Commissario.
Presidente. − Ringrazio l’onorevole Foglietta per il lavoro svolto, che ha ottenuto il riconoscimento di tutti.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà domani.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. – (PL) Il sovrappeso e l’obesità sono una vera e propria epidemia moderna con conseguenze pericolose per la salute e perfino per la vita dell’uomo. Il diabete, le malattie cardiocircolatorie, l’ipertensione, l’infarto e certe forme tumorali sono soltanto alcuni esempi di condizioni prodotte da obesità e sovrappeso. E’ dunque profondamente giusto che il Parlamento europeo abbia deciso di partecipare alla lotta contro questi due fenomeni. E’ altrettanto giusto che il Parlamento incoraggi gli organismi responsabili della salute dei cittadini europei a prendere parte a questa lotta. Mi riferisco agli organismi esistenti a qualsiasi livello delle amministrazioni nazionali ed europea.
L’obesità infantile è fonte di particolare preoccupazione. In Europa ci sono già 22 milioni di bambini in sovrappeso e il loro numero aumenta costantemente. Se non riusciremo a invertire questa tendenza, la nostra società sarà presto sempre più obesa, meno sana e molto meno produttiva. Per questa ragione appoggio pienamente la relazione. Credo sia giunto il momento di combinare i nostri sforzi e lanciare un attacco deciso e sostenuto contro l’obesità e il sovrappeso. Dobbiamo concentrarci sui settori più sensibili della nostra società, come i bambini e gli anziani e, in particolare, le donne e coloro che vivono da soli.
Se riusciremo a convincere la società dell’importanza di controllare il peso corporeo e combattere il sovrappeso, e se riusciremo a creare dei meccanismi che promuovano uno stile di vita sano, saremo in grado di evitare moltissimi problemi. La prevenzione dell’obesità non è, quindi, solo una questione di salute e bellezza; comporta anche implicazioni di carattere sociale e culturale.
Louis Grech (PSE), per iscritto. – (EN) Il problema dell’obesità e delle malattie connesse con l’alimentazione ha assunto proporzioni drammatiche in tutto il mondo. Sono del parere che le tecniche di marketing, sofisticate e aggressive, abbiano impedito ai consumatori di compiere scelte informate sulla loro alimentazione. A questo proposito i bambini sono particolarmente vulnerabili. La direttiva servizi di media audiovisivi prevede che il fornitore di servizi audiovisivi adotti volontariamente un codice di condotta sulla comunicazione commerciale relativa a prodotti alimentari e bevande. Pur apprezzando le ambizioni di autoregolamentazione dell’industria e dei media, avrei preferito l’introduzione di restrizioni concrete sul volume e sul tipo di pubblicità destinata ai bambini. Gli effetti distruttivi causati alla società da alimenti di scarsa qualità sono confrontabili con quelli prodotti da alcol e tabacco, la cui pubblicità è pesantemente regolamentata. Un approccio simile può essere applicato ai prodotti alimentari per i quali è stato dimostrato un effetto dannoso sulla salute dell’uomo. I consumatori hanno bisogno di informazioni chiare e obiettive, che possono essere garantite imponendo standard più elevati per l’etichettatura degli alimenti e maggiori restrizioni sulla pubblicità.
L’attuale crisi finanziaria ha messo in luce, una volta di più, il risultato che si ottiene mescolando avidità e assenza di regolamentazione. Che in gioco ci sia la casa o la salute, credo comunque che la posta sia troppo alta per trascurare l’aspetto del marketing. In qualità di legislatori abbiamo il dovere di intervenire e fare il nostro lavoro.
Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. – (PL) Appoggio la relazione sui problemi sanitari connessi all’alimentazione, al sovrappeso e all’obesità presentata dall’onorevole Foglietta. E’ particolarmente opportuno che il Parlamento torni ad affrontare il tema importante della promozione di un’alimentazione sana. Faremmo bene a ricordare che una sana alimentazione è uno dei dodici fattori che contribuiscono a una buona salute così come indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un individuo sano è condizione sine qua non di una società sana. La sicurezza alimentare è di fondamentale importanza in questo contesto. Lo dimostrano proprio gli ultimi casi di latte di formula contaminato proveniente dalla Cina.
Una cattiva alimentazione è causa di molti disturbi, fra cui il sovrappeso e l’obesità. L’obesità consiste nella presenza di eccessivi depositi di grasso nell’organismo. Aumenta il rischio di patologie cardiovascolari, ipertensione, aterosclerosi, diabete, calcolosi delle vie biliari, litiasi renale e urinaria, degenerazione osteoarticolare e alcune forme tumorali. In Polonia il 65 per cento della popolazione di età compresa fra 35 e 63 anni è affetto da sovrappeso od obesità. L’incidenza dell’obesità fra i nostri cittadini più giovani ha raggiunto proporzioni da epidemia. Ne sono colpiti 22 milioni di bambini europei. Particolarmente grave è l’impatto negativo della pubblicità dei prodotti alimentari ad alto contenuto di grassi, zucchero o sale. E’ importante sensibilizzare le scuole e le famiglie rispetto agli sforzi di promuovere alimenti di buona qualità e adeguatamente preparati. Le scuole e le famiglie dovrebbero incoraggiare i giovani ad adottare uno stile di vita sano nel quale siano compresi lo sport e altre attività ricreative.
Bogusław Rogalski (UEN), per iscritto. – (PL) Il sovrappeso e l’obesità hanno di recente raggiunto proporzioni da vera e propria epidemia a causa del loro impatto negativo sulla salute dell’uomo. I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano che il 50 per cento della popolazione europea è in sovrappeso od obesa. Particolarmente preoccupante è che ci siano 5 milioni di bambini obesi e 22 milioni in sovrappeso. I numeri continuano ad aumentare a una velocità allarmante. L’obesità è una delle principali cause di mortalità e di patologie croniche come il diabete di tipo 2, i disturbi cardiocircolatori, l’ipertensione, l’infarto e certe forme tumorali.
La cura dell’obesità è molto costosa. Rappresenta circa il 7 per cento dei bilanci nazionali per l’assistenza sanitaria nell’Unione europea e il 6 per cento della spesa pubblica per il settore dell’assistenza sanitaria.
Per contrastare questo fenomeno, i consumatori europei dovrebbero avere migliore accesso all’informazione sulle migliori fonti alimentari così da poter scegliere un’alimentazione appropriata. Gli alimenti dovrebbero essere etichettati in modo chiaro. L’uso di certi ingredienti, come gli acidi grassi trans artificiali e quelli trans-isomeri, dovrebbe essere vietato. E’ inoltre importante sottolineare che la pubblicità televisiva influisce sulle cosiddette abitudini di consumo di breve termine dei bambini di età compresa fra 2 e 11 anni e ha un impatto negativo sullo sviluppo delle abitudini alimentari.
La lotta al sovrappeso, soprattutto nei bambini, dovrebbe essere una priorità a livello internazionale, europeo, nazionale e locale.
Daciana Octavia Sârbu (PSE), per iscritto. – (RO) L’obesità e l’aumento di peso causati da errate abitudini alimentari e dalla mancanza di attività fisica vanno diffondendosi sempre più nell’Unione europea, con gravi ripercussioni di natura economica e sociale. Per promuovere una società più sana, la Commissione dovrebbe adoperarsi attivamente appoggiando gli Stati membri nei loro sforzi di ridurre gli effetti dannosi degli squilibri nutrizionali e della sedentarietà. Non è tuttavia sufficiente promuovere uno stile di vita sano fra i cittadini dell’Unione europea; dobbiamo anche fornire loro la motivazione e le infrastrutture di cui hanno bisogno. Dovrebbero essere previste misure a livello locale per ridurre l’uso dell’automobile e incoraggiare le passeggiate; dovrebbero essere realizzati parchi e piste ciclabili. Le politiche volte a contrastare l’obesità dovrebbero coordinarsi con le politiche di sviluppo urbano e dei trasporti, ad esempio il Libro verde sulla mobilità urbana, e a loro volta tutte queste politiche dovrebbero integrare quelle destinate a incoraggiare l’attività fisica. Dovremmo prestare maggiore attenzione ai gruppi più svantaggiati sotto il profilo sociale ed economico, che sono più colpiti dall’aumento dei prezzi delle materie prime e degli alimenti – mi riferisco, ad esempio, ai bambini e alle donne in gravidanza. La promozione dell’educazione alimentare nelle scuole e il divieto di vendita negli edifici scolastici e negli asili di alimenti con un elevato contenuto di grassi, zucchero e sale garantiranno la salute della futura generazione.
Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto. – (DE) In considerazione dell’allarmante tendenza evidenziata per la salute dei bambini europei – più di 5 milioni sono obesi e 22 milioni sono in sovrappeso – sono particolarmente favorevole allo sviluppo di una Strategia europea per l’alimentazione. Un’etichettatura scrupolosa dei prodotti alimentari che preveda anche un’informazione nutrizionale rappresenta un valido strumento che consente ai consumatori di compiere una scelta informata per un’alimentazione migliore. Una sensibilizzazione generale fin dalla prima infanzia contribuirà senza dubbio a invertire la tendenza nei prossimi anni. Nel medio termine sono di fondamentale importanza le campagne provvisorie come quella prevista per la distribuzione di frutta fresca nelle scuole. Le scuole europee, dal canto loro, devono farsi maggiormente carico delle proprie responsabilità rispetto alle attività sportive e all’esercizio fisico quotidiano giacché i bambini e i giovani trascorrono la gran parte della giornata a scuola.
Le misure normative a livello europeo, per contro, possono solo creare un ambiente favorevole a una sana alimentazione e non dovrebbero fare l’errore di ignorare quella che è una responsabilità fondamentale dei cittadini. Se vogliamo un’Europa più sana nel lungo termine, l’Unione europea deve cercare partner a tutti i livelli: nell’arena politica, nell’industria e nella società civile.
18. IVA sui servizi assicurativi e finanziari (dibattito)
Presidente . − L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0344/2008), presentata dall’onorevole Muscat, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, per quanto riguarda il trattamento dei servizi assicurativi e finanziari [COM(2007)0747 - C6-0473/2007 - 2007/0267(CNS)].
Vorrei cogliere l’occasione per porgere il benvenuto al mio amico, l’onorevole Muscat, e congratularmi con lui per l’importante successo che ha conseguito di recente nella sua carriera politica. Tale circostanza potrebbe costringerlo, in futuro, ad abbandonare questa Assemblea ma, per il momento, è motivo di gioia, per lui e sicuramente per molti di noi.
Joseph Muscat, relatore. – (MT) Stiamo discutendo regole nuove e più trasparenti per il settore dei servizi finanziari in un momento in cui ci troviamo confrontati a una delle maggiori crisi che abbiano mai interessato questo ambito. Come si evince chiaramente dall’attuale situazione, non possiamo consentire che gli eventi seguano liberamente il proprio corso. Avvertiamo infatti la necessità di una maggiore regolamentazione. “Regolamentazione” non è sinonimo di burocrazia, sicuramente non di un’eccessiva burocrazia. Significa garantire che ogni azione venga adottata nella maniera più consona e non sulla base di formule e documenti che si rilevano poi inefficaci. Nel redigere questa relazione, i miei colleghi ed io siamo stati guidati da due priorità. In primo luogo, garantire che ogni eventuale modifica all’attuale sistema non generi ripercussioni negative sul consumatore.
In altri termini, non si dovrebbero introdurre ulteriori gravami a carico del consumatore. Per tale motivo sosteniamo che la possibilità di applicare l’IVA sui servizi finanziari dovrebbe interessare esclusivamente le transazioni tra aziende e dovrebbe, pertanto, essere detraibile. In nessun punto il nostro testo dovrebbe prevedere la possibilità di ricaricare l’IVA applicabile a un servizio finanziario non assoggettabile a imposta su una persona fisica, vale a dire il consumatore. Questo principio viene enunciato in maniera chiara e diretta nel progetto di testo, nonostante le possibili riserve da parte di altre istituzioni. Alcuni criticano il fatto che il settore possa risparmiare sulle spese e che le entrate degli Stati membri potrebbero risentirne. Si tratta di un’interessante argomentazione che, tuttavia, in tutta sincerità, ritengo provenga il più delle volte da persone con una visione limitata dell’economia e della politica fiscale. In primo luogo, in un settore competitivo come quello dei servizi finanziari e in un sistema che prevede dispositivi di tutela contro gli accordi tra le società, ogni spesa non sostenuta dalle società dovrebbe tradursi in un vantaggio per il consumatore o venire utilizzata per compensare altre spese esistenti. In secondo luogo, in quanto Europa dovremmo capire una volta per tutte che non siamo gli unici concorrenti sul mercato; dobbiamo garantire che i sistemi adottati da altri Stati membri – e dall’Unione europea nel suo insieme – siano in grado di attirare società serie che intendano accedere al mercato e insediarsi come operatori europei veri e propri. Agevolare l’adozione di tali sistemi significa offrire un incentivo in questo settore, generare un potenziale di mercato e creare lavoro e attività produttive.
Con questa relazione stiamo offrendo un contributo alla creazione di un mercato europeo rimuovendo gli ostacoli presenti. Stiamo facendo ciò di cui si parla da anni; siamo realizzando uno degli obiettivi del piano d’azione in questo settore. Stiamo dimostrando che siamo in grado di essere proattivi, di risolvere i problemi e di agire partendo da idee inedite. Forse potremmo non trovarci d’accordo su alcuni dettagli tecnici, forse qualcuno potrebbe perorare la causa di un particolare sistema a scapito di un altro, ma ritengo che il Parlamento debba affermare chiaramente che questo è il nostro obiettivo fondamentale. Ci saranno sicuramente alcuni punti su cui non ci troveremo tutti d’accordo, anch’io compreso: nell’ampliamento delle definizioni, per esempio. A mio avviso sarebbe stato meglio se la commissione avesse seguito le mie raccomandazioni in questo ambito: mantenere inalterato il testo della Commissione europea oppure restringere ulteriormente le definizioni. Ciononostante, non dovremmo lasciarci sfuggire il fatto che la commissione ha scelto di procedere strategicamente. Questa relazione, pertanto, è stata approvata con un solo voto contrario. Rimango in attesa delle reazioni dei miei amici nonché di quelle della Commissione..
László Kovács, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare l’onorevole Muscat per il suo lavoro, nonché per il sostegno fornito alla proposta della Commissione e gli porgo i miei migliori auguri per il ruolo che sta per assumere a Malta.
La proposta della Commissione si sofferma su tre aspetti importanti.
In primo luogo, le attuali disposizioni vengono impugnate con frequenza sempre maggiore innanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee. Non possiamo rimanere inerti di fronte a questa constatazione.
In secondo luogo, è necessario garantire una maggiore coerenza nell’applicazione delle norme in materia di IVA sui servizi finanziari, nonché regole più eque nel mercato interno.
In terzo luogo dobbiamo attivarci al fine di potenziare la competitività in questo settore.
Si teme che il grado di efficienza dei settori dei servizi finanziari e assicurativi nell’Unione europea sia inferiore rispetto agli standard attesi e che, di conseguenza, l’industria europea debba affrontare costi superiori per tali servizi rispetto ai propri concorrenti in paesi terzi. Tale situazione non è riconducibile esclusivamente alle norme europee in materia di IVA, il cui ruolo in tal senso, tuttavia, non deve essere trascurato. Si deve aggiungere che l’esenzione dall’IVA non viene applicata in maniera uniforme nei diversi Stati membri e, pertanto, si registrano casi di distorsione della concorrenza all’interno dell’Unione europea. Per esempio, la possibilità di recuperare l’imposta versata a terzi che forniscono servizi specializzati in regime di esternalizzazione varia in funzione dell’interpretazione nazionale delle norme in materia di IVA.
Per la Commissione, il potenziamento della competitività delle società europee attive nei settori finanziario e assicurativo è stato quindi uno dei fattori determinanti nella redazione di questa proposta. Tuttavia, la realtà è che questo aspetto deve essere raffrontato alla necessità, per gli Stati membri, di garantirsi un gettito fiscale stabile.
La proposta consta di tre elementi.
In primo luogo, per aumentare il grado di certezza giuridica per tutti i soggetti coinvolti, proponiamo una definizione rinnovata del concetto di servizi esenti.
In secondo luogo, per evitare che le aziende loro clienti debbano farsi carico di un’IVA “nascosta” non detraibile, la proposta è tesa a consentire a tutte le società fornitrici di servizi bancari e assicurativi di scegliere di assoggettare a imposta i propri servizi.
In terzo luogo, la proposta prevede un’esenzione dall’IVA per le operazioni di riaddebito dei costi per i servizi infragruppo di condivisione dei costi, anche di natura transfrontaliera.
In un primo tempo queste proposte potrebbero comportare, per gli Stati membri, una riduzione del gettito fiscale generato dall’IVA, che può tuttavia risultare giustificato se, come ci aspettiamo, le variazioni proposte si tradurranno in un aumento della competitività.
Accolgo pertanto con favore l’osservazione contenuta nella relazione sui problemi legati all’IVA non recuperabile e sulla sua pertinenza ai fini dell’efficienza delle società e in relazione alla strategia di Lisbona. Accolgo altresì con favore il fatto che il relatore riconosca che le variazioni apportate possano comportare una riduzione del gettito fiscale generato dall’IVA.
Per quanto concerne i consumatori, sono d’accordo nel rilevare che le implicazioni non sono sempre chiare ed evidenti, ma ritengo che, in ultima analisi, anche i consumatori trarranno vantaggio dai risparmi sui costi conseguiti nel settore.
Accolgo inoltre con favore i commenti positivi espressi in merito alla portata della proposta e alla creazione di certezza giuridica Le nuove definizioni proposte dalla Commissione sono necessarie per allineare la legislazione con le realtà economiche.
Concordo con i rilievi formulati in merito alla necessità di adottare un approccio prudente e all’assenza di dati affidabili che consentano di valutare appieno l’impatto del cambiamento introdotto. Quest’ultima lacuna, tuttavia, non dovrebbe essere imputata alla Commissione, dal momento che né i settori interessati né le amministrazioni nazionali sono stati in grado di fornire i necessari dati.
Come l’onorevole Muscat, sono conscio del fatto che un consolidamento transfrontaliero nel settore finanziario comporta una maggiore concentrazione del gettito fiscale generato dall’IVA nello Stato membro in cui il servizio viene creato piuttosto che nel territorio in cui risiede il consumatore dello stesso. Il passaggio dall’esenzione alla tassazione, che deriverebbe da un maggiore accesso all’opzione di tassare i servizi, come sosteniamo in questa proposta, correggerebbe questa tendenza. Ritengo che sia il modo migliore per rispondere ai timori sollevati.
Infine, vorrei informarvi che in seno al Consiglio, durante la recente Presidenza slovena, è già stata avviata una dettagliata discussione in merito a questa proposta. Anche l’attuale Presidenza francese si è impegnata a compiere dei passi avanti in questo ambito. Accolgo pertanto con favore l’impegno positivo mostrato dal Parlamento che può ulteriormente incoraggiare il Consiglio a procedere sulla strada intrapresa.
David Casa, a nome del gruppo PPE-DE. – (MT) La relazione su cui siamo chiamati ad esprimerci oggi è particolarmente rilevante, soprattutto se si considera il fatto che negli ultimi anni l’economia ha preso una strada leggermente diversa rispetto agli anni precedenti. Senza alcuna ombra di dubbio, questa relazione è volta a rendere conto, in maniera più efficace, dell’attuale situazione. Per tale motivo è importante garantire un fondamento giuridico che consenta alle società interessate di operare con meno burocrazia, come correttamente sottolineato dal relatore. Tale obiettivo potrebbe essere conseguito eliminando le anomalie che viziano l’attuale legislazione in materia di IVA sui servizi finanziari: una legislazione in vigore da 30 anni e non sufficientemente chiara. La presente relazione contribuirà, nei limiti del possibile, a offrire maggiore stabilità ed è nostro compito garantire un certo grado di armonizzazione tra tutti i paesi relativamente alle aliquote applicabili, nell’intento di ridurre al massimo le differenze. E’ da tempo che si avverte la necessità di un cambiamento in questo ambito e ritengo che il relatore abbia ragione nel momento in cui, pur considerando la necessità di semplificare il lavoro delle società finanziarie, si è preoccupato di garantire che le variazioni prospettate comportino un vantaggio anche per i consumatori. E penso che questo aspetto sia il più importante.
Oggi è l’ultimo giorno che il mio collega di Malta partecipa a questa plenaria e vorrei anch’io cogliere l’occasione per porgergli i miei migliori auguri per la sua attività politica futura. Egli ha maturato un’esperienza di quattro anni in questo Parlamento, esperienza che ha contribuito a forgiare la sua personalità: da politico che non credeva realmente nell’Unione europea e nei vantaggi che poteva apportare a Malta, si è infatti trasformato in un uomo che, con questa relazione, ha dimostrato di credere davvero che, da qui, possiamo cambiare il volto della politica non solo nei nostri paesi, ma anche nell’Unione europea. Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione che vorrei portasse con sé nel mio paese, dato che ritengo che l’esperienza che ha maturato in questo Parlamento possa essere applicata efficacemente anche nel mio paese, nella speranza che il modo di fare politica a Malta possa trarre spunto dal metodo di lavoro adottato in questo Parlamento. Un metodo in grado di salvaguardare comunque gli interessi nazionali dei singoli paesi, ma anche gli interessi dell’Unione europea, dato che oggi ne siamo parte. Gli faccio i miei migliori auguri per la sua attività politica e, in particolare, per il suo ruolo di leader dell’opposizione. Non dirò che spero che possa avere una lunga carriera a capo dell’opposizione, perché non penso che si debba parlare così di un collega, ma spero che possa trasferire l’esperienza positiva maturata in questo Parlamento prima di tutto al suo partito e poi nel nostro paese.
Antolín Sánchez Presedo, a nome del gruppo PSE. – (ES) Dal 1997 la maggior parte dei servizi finanziari, compresi i servizi assicurativi e la gestione di fondi di investimento, sono esenti da IVA. Nel corso di questo periodo, sono emersi soprattutto due problemi: la definizione dell’ambito di applicazione dell’esenzione e l’impossibilità di portare in detrazione l’IVA versata per fornire servizi esenti, che si è tradotta nell’insorgenza del fenomeno dell’IVA nascosta. La globalizzazione, l’integrazione europea sul piano finanziario e il consolidamento del mercato, fenomeni che hanno interessato l’organizzazione e l’esternalizzazione della fornitura di tali servizi, hanno ulteriormente complicato la situazione.
Questa relazione rappresenta il primo tentativo di aggiornare una direttiva che, oltre a generare confusione, tanto da richiedere l’intervento della Corte di giustizia delle Comunità europee, risulta essere obsoleta.
Vorrei congratularmi con il relatore, l’onorevole Muscat, per l’ottimo lavoro svolto nella redazione di questa relazione, dedicata a un tema economicamente delicato e tecnicamente complesso.
Le sue proposte di aggiornamento della definizione di servizi assicurativi e finanziari, che risultano coerenti con il Piano d'azione per i servizi finanziari e rigorose nella gestione delle esenzioni, hanno incontrato un generale apprezzamento. Anche il suo impegno teso a prevenire aumenti di prezzi a carico dei consumatori nel caso in cui i soggetti passivi di imposta optino per la tassazione, è stato ben accolto.
Il risultato finale, che prevede un’esenzione specifica dall’IVA per le società coinvolte in un sistema di condivisione dei costi, incrementerà il grado di certezza per il settore e garantirà sicurezza agli Stati membri in relazione ai propri introiti fiscali, prevenendo il fenomeno della distorsione della concorrenza e potenziando la competitività delle banche e delle compagnie assicurative senza incrementi di costo a carico dei consumatori.
Vorrei sottolineare il mio apprezzamento per l’inserimento di due aspetti indicati da questi emendamenti: il rimando alla co-assicurazione e una definizione più precisa del concetto di intermediazione, che viene limitato alle attività professionali in quanto atto di mediazione distinto, diretto o indiretto, specificando che gli intermediari non sono controparti nelle transazioni successive.
Vorrei concludere rivolgendo all’onorevole Muscat i miei migliori auguri per il futuro. Sono certo che avrà successo partecipando all’integrazione europea dal Consiglio.
Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, prendendo la parola in questa discussione a nome del Gruppo UEN, vorrei attirare l’attenzione di quest’Aula su tre aspetti.
In primo luogo, le proposte della Commissione europea sulle modifiche da apportare all’IVA applicabile ai servizi finanziari e assicurativi migliorano la certezza giuridica non solo per le società che forniscono questi servizi ma anche per le amministrazioni fiscali nei singoli Stati membri.
In secondo luogo, è da ritenersi valida la soluzione secondo cui gli Stati membri si impegnano a offrire al contribuente una possibilità di scelta relativamente all’IVA sui servizi finanziari e assicurativi, lasciando al contempo molte disposizioni dettagliate relative al settore nell’ambito di competenza degli Stati membri. Tale approccio si traduce nel decentramento dei poteri fiscali e, pertanto, nell’implementazione del principio di sussidiarietà.
In terzo luogo, si rivela essenziale svolgere un’analisi costante delle implicazioni finanziarie delle modifiche proposte. In particolare tale analisi dovrebbe interessare la riduzione del gettito fiscale generato dall’IVA nei singoli Stati membri a seguito dell’aumento della detraibilità a vantaggio degli imprenditori. Dovrebbe inoltre essere studiato l’impatto di queste modifiche sul costo dei servizi finanziari e assicurativi per i consumatori.
Louis Grech (PSE) . – (MT) Il relatore ha difeso l’impianto della proposta della Commissione, per cui ci troviamo ad affrontare un problema che rimandiamo da più di trent’anni. Questo settore è particolarmente importante per un numero sempre maggiore di paesi, tra cui Malta. Nella relazione figurano disposizioni atte ad agevolare il lavoro di società importanti, nonché a promuovere davvero un mercato libero senza frontiere, in grado di contribuire alla creazione di ricchezza, di posti di lavori e a una maggiore possibilità di scelta. Una delle priorità da perseguire consiste nell’adottare disposizioni tese a tutelare i consumatori, evitando nella maniera più assoluta di imporre loro un ulteriore fardello fiscale. Infatti i consumatori dovrebbero poter trarre vantaggio da ogni taglio alle spese e da ogni aumento dell’efficienza del sistema. In caso di necessità, dovrebbero essere svolte ulteriori analisi in futuro in modo tale da individuare altri meccanismi di tutela.
La relazione dell’onorevole Muscat offre maggiore chiarezza e certezza giuridica nell’ambito della tassazione dei servizi finanziari e si rileva particolarmente importante ora che stiamo vivendo una fase di profondo cambiamento dei mercati finanziari.
In conclusione, vorrei ringraziare l’onorevole Muscat, che ha fornito un contributo significativo in questi ultimi quatto anni e mezzo.
László Kovács, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare i parlamentari di quest’Aula per i commenti e per le valide opinioni espresse nel corso di questa discussione. Come ho sottolineato nel mio contributo iniziale, è molto importante ottenere un parere positivo da parte del Parlamento sulla proposta della Commissione in materia di IVA sui servizi assicurativi e finanziari. Abbiamo preso debita nota delle preoccupazioni sollevate in questa relazione, con particolare riferimento alla mancata neutralità nelle aliquote delle rivalse di imposta, alle difficoltà sul piano delle statistiche e al rischio di dirottamento del gettito fiscale generato dall’IVA non detraibile sulle entrate.
Sebbene la Commissione possa, in linea di principio, guardare con favore ad alcuni degli emendamenti proposti, in particolare in materia di derivati, non modificheremo formalmente la nostra proposta. Ci adopereremo, tuttavia, al fine di prendere in considerazione il più possibile gli emendamenti suggeriti dal Parlamento in fase di delibera in sede di Consiglio.
Vorrei esprimervi tutta la mia gratitudine per aver accolto con favore la nostra proposta. Il parere positivo del Parlamento è sicuramente un segnale apprezzabile in grado di sensibilizzare gli Stati membri in merito alla necessità di agire.
Joseph Muscat, relatore. – (MT) In primo luogo vorrei ringraziare i servizi del Parlamento e la Commissione per il contributo fornito nella trattazione di un ambito così delicato, anche se il lavoro non è ancora finito. Tuttavia, per quanto concerne il Parlamento, come il commissario, spero anch’io che il nostro messaggio sia chiaro. A mio avviso il punto su cui dobbiamo trovarci d’accordo – e il Parlamento è unanime nel suo giudizio in tal senso – non riguarda semplicemente le necessità di adottare opportuni regolamenti, approntare le debite variazioni laddove necessario e garantire la semplicità del sistema nel suo insieme, ma fare in modo che non sia il consumatore a doversene fare carico sul piano finanziario. Ritengo che sia questo il principale messaggio che il Parlamento deve far pervenire alla Commissione, ma anche al Consiglio. Rivolgo a tutti i miei migliori auguri fino alla conclusione dei lavori. Vorrei ringraziare gli amici per le loro gentili parole, in particolare l’onorevole Casa, che ci ha dato prova dell’avvento di una nuova stagione politica per il Partito laburista e per la nazione.
Presidente . − La ringrazio, onorevole Muscat. Spero anch’io che possa portare avanti con successo il suo lavoro contribuendo a rafforzare ulteriormente l’Europa.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 25 settembre 2008.
Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)
Gábor Harangozó (PSE) . – per iscritto. – (EN) Innanzitutto vorrei congratularmi con il relatore, l’onorevole Muscat, per la completezza della relazione presentata, relativa alla creazione di un sistema comune in materia di imposta sul valore aggiunto per i servizi assicurativi e finanziari dal punto di vista delle aziende, delle amministrazioni fiscali e dei consumatori. Ritengo che, per quanto risulti difficile, sulla base di questa proposta, valutare in modo chiaro quale sarà la portata dei benefici per i consumatori in termini di efficienza e taglio dei costi, sia nostro compito garantire la certezza giuridica e la coerenza di ogni aspetto relativo all’IVA applicabile ai servizi assicurativi e finanziari. E’ infatti essenziale garantire che i provvedimenti in materia di IVA agevolata destinati alle aziende non vengano adottati a discapito del consumatore. Tuttavia, vale la pena notare, insieme al relatore, l’elevato grado di flessibilità offerto agli Stati membri, che potrebbe tradursi in un’implementazione disomogenea da Stato a Stato. Infine, vorrei sottolineare il fatto che, data l’incertezza dell’impatto dell’implementazione di tali misure, dovremmo rimanere vigili e, pertanto, sostenere l’obbligo a carico della Commissione di informare sia il Consiglio che il Parlamento a riguardo.
19. Gestione collettiva dei diritti d’autore on line (discussione)
Presidente . − L’ordine del giorno reca l’interrogazione orarle dell’onorevole Gargani sulla gestione collettiva del diritto d’autore on line (O-0081/2008 - B6-0459/2008).
Jacques Toubon, in sostituzione del relatore. – (FR) Signora Presidente, la questione in oggetto riveste un’importanza cruciale per l’economia culturale dell’Europa in futuro. Sebbene esista una direttiva sul diritto d’autore nella società dell’informazione, la situazione relativa alla gestione collettiva del diritto d’autore e dei diritti connessi per i servizi on line è estremamente complessa, in particolare a causa della natura territoriale della legislazione in materia di diritto d’autore e dell’assenza di un sistema di licenze pan-europeo. La situazione risulta ancora più complessa a causa della mancanza di una politica coerente da parte della Commissione europea, con la direzione generale del Mercato interno e del diritto d’autore, da una parte, e la direzione generale della Concorrenza, dall’altra, le quali spesso agiscono unilateralmente senza una visione d’insieme del settore interessato, in particolare per quanto concerne gli interessi dei talenti creativi europei.
Infatti, rifiutandosi di legiferare e ignorando le diverse risoluzioni adottate dal Parlamento e decidendo, invece, di tentare di disciplinare questo settore tramite raccomandazioni e decisioni amministrative, la direzione generale Mercato interno e servizi ha creato un clima di incertezza giuridica. In questo contesto è poi intervenuta la direzione generale della Concorrenza adendo le vie legali contro un attore del settore che stava solo tentando di operare in conformità alla raccomandazione della Commissione del 2005.
La Commissione ha quindi adottato questa decisione contro CISAC nel mese di luglio. Non ha imposto sanzioni pecuniarie ma ha tentato di modificare le modalità con cui operano CISAC e le associazioni che ne fanno parte. Questa situazione è il riflesso della decisione da parte della Commissione europea di ignorare gli avvertimenti formulati da questo Parlamento, in particolare nella sua risoluzione del 13 marzo 2007, la quale conteneva una serie di proposte concrete ai fini di una concorrenza controllata, nonché ai fini della tutela e della promozione delle culture minoritarie dell’Unione europea.
Inoltre, da allora sono state adottate svariate iniziative, solo una delle quali di natura legislativa: un fantasioso bilancio della raccomandazione sulle società di gestione collettiva, un rapporto di valutazione e il Libro verde sulla direttiva del 2001, la messa in discussione della copia privata, l’accesso libero decretato da una decisione della direzione generale della Ricerca al 20 per cento dei bandi di concorso in virtù del settimo programma quadro, una proroga della durata dei diritti degli interpreti, per cui verrà esaminata una direttiva, eccetera.
Ecco perché la commissione giuridica ha posto la seguente domanda: la Commissione non ritiene che sarebbe preferibile garantire che qualsivoglia modifica imposta, per esempio ai soci CISAC, dovrebbe essere soggetta a un’ampia consultazione di tutte le parti interessate in modo tale da porre fine all’incongruenza dell’attuale situazione giuridica derivante dalle posizioni divergenti adottate dalla Commissione? La Commissione europea intende riconsiderare la propria politica in questo ambito alla luce della risoluzione del Parlamento del 13 marzo 2007 in modo tale da poter individuare un approccio globale che tenga conto non solo degli interessi degli utenti, ma anche degli interessi dei titolari di licenze e della comunità creativa? Siamo convinti che il caso CISAC sia la dimostrazione che l’approccio assunto dalla Commissione, che ha adottato disposizioni di natura non vincolante (la cosiddetta soft law) o di natura meramente amministrativa, sia incoerente e contrario al principio della certezza giuridica, dato che le parti interessate non hanno alcuna possibilità di ricorso o voce in capitolo.
Domani la Commissione intende proseguire sulla strada della soft law adottando un’altra raccomandazione, questa volta sul contenuto creativo on line, anch’essa correlata alla questione delle licenze multi-territoriali. Tale raccomandazione non verrà adottata nell’ambito della procedura di codecisione. La Commissione intende coinvolgere il Parlamento ai fini della redazione di una raccomandazione efficace? Oppure, in questo ambito così importante per l’economia e la cultura dell’Europa in futuro, la Commissione intende ignorare, ancora una volta, coloro che rappresentano gli Stati membri e i loro cittadini?
Per tale motivo ho due suggerimenti da avanzare. In primo luogo, come ha già fatto per la copia privata, la Commissione dovrebbe istituire una piattaforma con tutte le parti interessate, in modo tale che questa questione possa essere discussa ed esaminata da tutti coloro che ne hanno il diritto. Il Parlamento, da parte sua, formulerà il proprio parere in ogni caso. La commissione giuridica ha istituito un gruppo di lavoro ad hoc sul diritto d’autore, con il compito di presentare a tutte le parti interessante una visione globale, a lungo termine e chiara sulla proprietà intellettuale e artistica e il suo ruolo nell’economia culturale e della conoscenza. Questo gruppo terrà la sua prima riunione domani mattina.
Charlie McCreevy, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, ritengo che questi interrogativi debbano essere inseriti in un contesto più ampio, dal momento che la discussione relativa alle modalità di concessione delle licenze musicali su Internet si sta amplificando. Non c’è mai stata così tanta musica a disposizione dei consumatori su Internet come oggi, eppure sono ben pochi i brani debitamente concessi in licenza. Pertanto quasi nessuno di essi genera un introito per gli artisti o i produttori musicali. Nel 2006 il rapporto tra brani scaricati illegalmente e brani scaricati legalmente era pari a 40 a 1 e ogni anno sono più di 20 miliardi i brani scaricati illegalmente. Per cui c’è chiaramente qualcosa che non va.
Gli operatori on line sostengono che la concessione di licenze musicali in Europa sia eccessivamente complessa, ragion per cui non vi è ancora nessun servizio on line legale disponibile in nessuno dei nuovi Stati membri.
Questo è il contesto in cui devono essere inseriti i quesiti posti dall’onorevole Gargani. Siamo tutti d’accordo nell’affermare la necessità di semplificare il sistema di concessione di licenze musicali per la musica scaricata da Internet e dai telefoni cellulari. Ma nessuno vuole perderci.
Esiste un modo semplice per giungere a una licenza che copra tutti i diritti in tutta Europa? Nel rispondere a questa domanda non dobbiamo dimenticare che la maggior parte degli autori, dei compositori e degli interpreti vivono degli introiti generati dai diritti d’autore. E’ così che si guadagnano da vivere.
Ma come possiamo, quindi, conciliare efficienza ed equità? La Commissione ha formulato le proprie raccomandazioni nel 2005. Come si evince dal rapporto di valutazione del 2008 dedicato a queste raccomandazioni, alcuni titolari di diritti d’autore, come gli editori musicali, hanno seguito il nostro consiglio istituendo licenze valide a livello europeo. Se le piccole società di gestione collettiva temono che queste piattaforme non lascino spazio ai repertori di nicchia, spetta a noi garantire il contrario. I segnali sono incoraggianti. Esistono già licenze europee per i piccoli editori musicali. Si tratta di azioni ancora in corso, per cui non dovremmo precipitare i tempi nella prematura adozione di testi legislativi. Dovremmo dare un’altra possibilità al processo di ristrutturazione in corso, ma rimanendo vigili in modo tale da evitare che a rimetterci siano i repertori di nicchia.
Vorrei spendere qualche parola sulla decisione in materia di antitrust recentemente adottata dalla Commissione nell’ambito del caso CISAC. La decisione vieta l’attuazione, da parte di società europee di gestione collettiva, di prassi che violano l’esercizio della libera concorrenza limitando la possibilità di offrire servizi ad autori e operatori on line. L’eliminazione di tali restrizioni consentirà agli autori di scegliere a quale società di gestione collettiva affidare la gestione dei propri diritti d’autore. Renderà inoltre più agevole, per gli operatori on line, ottenere le licenze di sfruttamento dei diritti d’autore in diversi paesi da una sola società di gestione collettiva, di propria scelta.
La raccomandazione del 2005 e la decisione CISAC sono disciplinate dai medesimi principi: promuovono entrambe l’eliminazione delle restrizioni che impediscono ad autori e compositori di scegliere liberamente le proprie società di gestione collettiva e ai gestori dei diritti d’autore di rilasciare licenze multi-territoriali.
Per quanto concerne la preparazione della raccomandazione sul contenuto creativo on line, la Commissione intende adottarla nel primo trimestre del 2009. La consultazione pubblica del 2008 sul contenuto creativo on line ha dimostrato come l’ambito della concessione di licenze multi-territoriali per le opere audiovisive non sia ancora maturo per poter essere trattato nella raccomandazione pianificata.
La Commissione ha pubblicato un bando di concorso per uno studio indipendente sulla concessione di licenze multi-territoriali per opere audiovisive, volto ad analizzare gli aspetti sia economici che culturali di tali prassi. La Commissione, attualmente, sta analizzando le offerte e i risultati dello studio dovrebbero essere disponibili per la fine del 2009. Stiamo collaborando da vicino sia con il Parlamento europeo che con gli Stati membri sugli sviluppi relativi ai contenuti creativi on line, partecipando, in particolare, alle varie audizioni organizzate dal Parlamento europeo e alle discussioni condotte in seno al gruppo di lavoro per l’audiovisivo del Consiglio dei ministri.
Dato che gli sviluppi relativi ai contenuti creativi on line si succedono a ritmo sostenuto, non esistono in questa fase prassi consolidate su cui basare una legislazione vincolante. In questo momento, una legislazione di questo tipo a livello europeo potrebbe forse mettere in pericolo lo sviluppo di nuovi modelli di business e i processi di cooperazione tra le parti interessate. Per tale motivo, una raccomandazione sembra essere il mezzo più efficace per agevolare il passaggio del settore dei contenuti creativi all’ambiente on line.
L’onorevole Toubon ha formulato un interessante suggerimento proponendo di istituire un gruppo di lavoro dedicato alle società di gestione collettive di piccole dimensioni. Penso sia un’ottima idea. La Commissione sarebbe disposta a fungere da mediatore nel tentativo di trovare un ruolo per le società più piccole nel mondo on line. Adotteremo quindi il suo suggerimento.
Manuel Medina Ortega, a nome del gruppo PSE. – (ES) L’onorevole Toubon ha esposto in maniera impeccabile la questione sotto il profilo giuridico, consentendomi quindi di non soffermarmi ulteriormente su questo aspetto.
Vorrei quindi affrontare il tema a un livello ben più pratico. In materia di diritto d’autore, la Direzione generale della concorrenza parte dal presupposto che gli autori abbiano lo stesso peso delle grandi multinazionali che gestiscono il mondo dei media. Tuttavia non è così.
Gli autori e gli interpreti sono, in realtà, dei lavoratori. Ci possono essere alcuni grandi personaggi dello spettacolo, come quelli che vediamo sulle copertine delle riviste, che hanno un certo margine di scelta. Ma tale scelta rimane preclusa alla maggior parte degli autori, degli interpreti e dei creatori, la cui posizione non differisce, in pratica, dai lavoratori organizzati attraverso le società di tutela dei diritti d’autore
Sostenere che queste migliaia, decine di migliaia se non addirittura centinaia di migliaia di autori che lavorano in Europa ogni giorno e che si guadagnano da vivere tramite le società che li rappresentano operino come le grandi multinazionali è una finzione che nulla a che fare con la realtà.
Se non riusciamo a capire che le attuali società europee di tutela dei diritti d’autore rappresentano gli specifici interessi di migliaia di soci e operano in quest’ottica, perderemo il contatto con la realtà.
A mio avviso la Commissione sta semplicemente facendo il proprio lavoro, ma quando parla di studi, non posso non preoccuparmi, dal momento che mi chiedo chi svolga questi studi, chi li finanzi e quali gruppi di pressione stiano esercitando la propria influenza su di essi.
Ecco perché, nell’Unione europea, abbiamo un sistema democratico tra Stati membri e all’interno di ogni singolo Stato membro. Spetta ai membri del Parlamento europeo, poi, svolgere umilmente la propria funzione, esprimendo, in questa Aula, la realtà sociale che forse non si ritrova negli uffici o nei grandi studi economici.
Ci troviamo in una situazione per cui, se non prestiamo attenzione, se tentiamo di deregolamentare questo settore come abbiamo fatto per altri, finiremo per uccidere l’attiva creativa, che è uno dei nostri beni più preziosi. Nonostante tutti questi problemi, l’Europa si distingue per la sua grande attività creativa. Finiremo per avere un’industria dell’audiovisivo completamente priva di contenuti, come già si può osservare in altri paesi. Ritengo pertanto che, in questo momento, dovremmo dedicare parte dei nostri sforzi a offrire a questi creatori un sistema istituzionale che consenta loro di operare in maniera debita.
A mio avviso, operare in una dimensione astratta, pensando che il piccolo musicista o il piccolo compositore si possano difendere è assurdo.
Se Beethoven fosse ancora vivo oggi e scrivesse musica e fosse obbligato ad accedere al mercato internazionale per competere con le grandi multinazionali del disco, morirebbe di fame. La sua situazione finanziaria sarebbe ben peggiore rispetto al XVIII e XIV secolo. Penso che questo sia un aspetto fondamentale da comunicare.
L’onorevole Toubon ha citato la decisione della nostra commissione di istituire un gruppo di lavoro per la tutela della proprietà intellettuale. Speriamo che la Commissione, e in particolare il commissario McCreevy, che è sempre stato vicino alla nostra commissione giuridica, saranno disposti a collaborare con noi, a trasmetterci le proprie preoccupazioni, ma anche ad ascoltare. Questo gruppo di lavoro ascolterà anche i punti di vista delle migliaia di persone che, in questo momento, si dedicano umilmente a un grande lavoro intellettuale e contribuiscono a riempire di contenuti i media audiovisivi che creiamo.
In caso contrario esiste il pericolo reale, come ho già sottolineato, di creare un grande sistema audiovisivo che rimarrà assolutamente vuoto e potrà essere occupato solo da spazi pubblicitari privi di contenuto specifico.
Di conseguenza, Signora Presidente, ritengo che la proposta, l’interrogazione orale e la proposta di risoluzione che intendiamo presentare siano volte a rafforzare questa indipendenza e l’identità unica della cultura europea, che non può essere sostituita da alcuna astrazione fondata sulla libera concorrenza.
Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, nel 2004 la commissione giuridica ha tenuto un’audizione dedicata, tra le altre cose, al ruolo delle società di gestione collettiva. Alcuni artisti hanno presentato un caso particolarmente interessante, teso a dimostrare i problemi cui sono confrontati nell’ambito dell’attuale sistema, che funziona tramite società di gestione collettiva. Dopodiché la Commissione ha optato per l’approccio legislativo – o meglio, non legislativo – della soft law, che con il tempo non ha fatto altro che creare maggiore incertezza giuridica. Ragion per cui ci ritroviamo, adesso, con un numero sempre maggiore di proteste e motivi di irritazione a causa della mancanza di chiarezza. Questo è un vero problema, signor Commissario.
Il sistema proposto si tradurrà in una concentrazione del mercato a vantaggio dei più forti, che non tiene conto, per esempio, della Convenzione sulla diversità culturale applicata all’arte e alla cultura europee. In questo sistema, le culture minoritarie, vale a dire le culture che non fanno parte del mainstream o che usano lingue minoritarie, verranno inevitabilmente danneggiate, non essendo contemplate dal sistema.
Quando vi abbiamo chiesto, in sede di commissione giuridica, il motivo per cui non erano state presentate proposte come quelle illustrate nella relazione Lévai in Parlamento, ci è stato risposto che il mercato si muoverebbe comunque in questa direzione e che, pertanto, non si intravedeva la necessità di apportare alcuna modifica. Signor Commissario, le svariate sentenze emesse, contraddittorie tra di loro, sono la dimostrazione che questo non è l’approccio giusto da adottare. Ciò di cui abbiamo bisogno, se vogliamo tutelare il potenziale creativo, è una soluzione orientata al futuro. Ritengo che dovremo riflettere maggiormente anche sul carattere vincolante di questi diritti in generale. E’ ancora sostenibile sul lungo termine mantenere questa vecchia forma, orientata a prodotti prettamente materiali? Riusciremo comunque a conseguire i necessari obiettivi o non funzionerà?
Signor Commissario, non penso che ulteriori studi o audizioni siano la strada giusta da percorrere. Sfortunatamente abbiamo notato che sono sempre le stesse persone ad essere invitate e che rappresentano i giganti del mercato, non certo i piccoli attori, la cui opinione, di conseguenza, viene ignorata. Abbiamo bisogno di un approccio diverso e di una chiara proposta legislativa sulle modalità con cui le società di gestione collettiva possano e debbano tutelare questi diritti e questi beni.
Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE) . – (PL) Signora Presidente, l’anno scorso il Parlamento europeo ha risposto, mediante una risoluzione, alla raccomandazione della Commissione del 2005 relativa alla gestione collettiva transfrontaliera dei diritti d’autore. Nella propria risoluzione il Parlamento chiedeva che fosse chiarito che tale raccomandazione si applica esclusivamente alla vendita di registrazioni musicali su Internet. Chiedevamo inoltre che venisse avviata immediatamente un’adeguata consultazione con le parti interessate. Infine chiedevamo una bozza di testo quadro flessibile da sottoporre all’attenzione del Parlamento e del Consiglio in materia di gestione collettiva del diritto d’autore e dei diritti connessi in relazione ai servizi transfrontalieri di musica on line.
La gestione del diritto d’autore e dei diritti connessi in relazione ai servizi musicali on line rimane una questione complessa e problematica, nonostante la direttiva vincolante sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore nella società dell’informazione. Le difficoltà sono dovute principalmente alla mancanza di una licenza europea. La formulazione non chiara della raccomandazione solleva particolari preoccupazioni. Ciò significa che la raccomandazione potrebbe forse applicarsi ad altri servizi on line che contengano registrazioni, come i servizi di trasmissione radiofonica e televisiva. La mancata chiarezza relativa all’uso di diversi sistemi di licenze crea incertezza giuridica, con conseguenze indesiderate in particolare per i servizi di trasmissione radiofonica e televisiva on line.
Noto poi con rammarico che la Commissione non ha tenuto conto delle raccomandazioni del Parlamento. La Commissione si è limitata esclusivamente a monitorare ed implementare le raccomandazioni del 2005. Ma tale approccio non si rivela per nulla utile a risolvere gli attuali problemi del settore. Tra gli altri aspetti, la politica della Commissione riflette la decisione adottata rispetto alla Confederazione internazionale delle società di autori e compositori. La Commissione ha escluso la possibilità di qualunque tipo di azione comune tra le società, per esempio riguardo la proposta di creazione di un sistema trasparente per i diritti d’autore in Europa. In tal modo si lascia il potere nelle mani di un’oligarchia composta dalle società più importanti, che hanno sottoscritto accordi bilaterali con gli interpreti di punta. Secondo le aspettative, questa decisione si tradurrà in un’ulteriore restrizione della scelta e nella scomparsa dal mercato delle piccole imprese, a scapito della diversità culturale.
Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Il mercato dei contenuti digitali, nella sua attuale situazione, è insostenibile, frammentario e rigido a causa dei monopoli. Sono pertanto lieta del fatto che la Commissione, nel mese di luglio, abbia perlomeno gettato un po’ di luce sulla gestione collettiva. Sono però preoccupata dell’iniquità dei termini e delle condizioni contrattuali non solo per gli autori, ma anche per gli utenti. Vorrei credere adesso che i cittadini cechi e i cittadini di altri paesi piccoli dell’Unione europea potranno acquistare i propri brani preferiti, libri digitali o serie televisive su Internet, per esempio da iTunes o altri negozi on line, in un’ottica transfrontaliera, il che è praticamente impossibile oggi. Vorrei credere che gli autori potranno scegliere liberamente la società di gestione collettiva che si occuperà della gestione dei loro diritti in qualunque Stato membro, esigendo da essa il miglioramento dei servizi forniti e la riduzione dei costi di gestione. Spero che queste società di gestione collettiva siano in grado, in cambio, di offrire licenze prive delle restrizioni rappresentate dai confini nazionali, comprese licenze europee, nonostante le evidenti difficoltà. Non penso che l’incursione di luglio della Commissione in questo vespaio si tradurrà davvero in cambiamenti sistematici nel mercato dei contenuti digitali. Vorrei chiedere alla Commissione di indire uno studio indipendente sulla gestione collettiva nel suo insieme e di sottoporre all’attenzione del Parlamento un testo di legge che contenga una panoramica sull’intero sistema in base a un’analisi adeguata di tutti gli specifici aspetti di questo problema.
Jean-Paul Gauzès (PPE-DE) . – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, la Commissione ha dimostrato che è pronta ad ascoltare e a prestare attenzione a questi temi. Tuttavia, vorrei porle una domanda e formulare una richiesta.
La domanda riguarda il modo in cui il Parlamento debba essere coinvolto nel lavoro che si propone di intraprendere. Per quanto concerne la richiesta, se deve essere istituita una piattaforma, mi sembra essenziale che i relativi risultati non debbano essere decisi in anticipo, ma dovrebbero essere il prodotto di una discussione reale. Penso inoltre che i membri di questa piattaforma dovrebbero rappresentare la nostra diversità culturale ed economica.
Charlie McCreevy, membro della Commissione. − (EN) Vorrei ringraziare gli onorevoli parlamentari intervenuti per l’ampia portata della discussione.
Non spetta agli organi di regolamentazione prendere tutte le decisioni. La Commissione incoraggia attivamente lo sviluppo del mercato delle licenze on line per il settore musicale, ma un intervento legislativo prematuro, che prescinda da un’analisi completa delle esigenze e delle tendenze di mercato, non appare come il modo migliore per sviluppare un mercato on line al dettaglio sano in Europa. Tuttavia, qualora apparisse evidente che gli attuali interventi della Commissione non sono in grado di fornire un modello di licenze on line adatto per il XXI secolo, valuteremo l’adozione di un diverso approccio.
In questo momento è necessario che tutte le parti interessate, autori, interpreti, editori, società di gestione collettiva e casa discografiche si riuniscano e trovino una struttura per la concessione delle licenze in grado di promuovere la nascita di un numero maggiore di servizi on line legali, conservando un ritorno accettabile per gli autori.
L’onorevole Medina Ortega ha ricordato quanto sia negli interessi di tutti poter contare su un’industria culturale sana in tutta Europa. Penso di parlare a nome di tutti nella Commissione affermando che questo è il nostro obiettivo. Ritengo inoltre che sia opportuno tentare di introdurre un sistema in cui tutti possano godere dei frutti della creatività e della cultura, artisti compresi, a costi ragionevoli.
Questo è l’obiettivo che stiamo tentando tutti di conseguire. Vi possono essere divergenze di opinioni sulle modalità di conseguirlo. Negli ultimi anni ho avuto modo di ascoltare pareri diversi, sia all’interno di quest’Aula che da gruppi esterni al Parlamento. Non siamo sempre d’accordo sulle modalità da attuare per conseguire questi obiettivi, ma penso che vogliamo tutti tentare di farlo.
Il suggerimento della piattaforma, cui hanno fatto riferimento l’onorevole Gauzès e altri parlamentari, nasce dalla necessità di riunire intorno a un tavolo attori grandi e piccoli, con particolare riferimento alle società di gestione collettiva più piccole che, da quanto ho appreso, si sono sentite trascurate in questo dibattito. E’ proprio per questo che proponevo l’istituzione della piattaforma. Penso che i nostri obiettivi coincidano. Vogliamo sicuramente tener conto di tutti gli interessi e giungere a un sistema di licenze adeguato che costituisca un modello adatto al mondo di oggi, non al mondo di 40 o 50 anni fa.
Presidente . − La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 25 settembre 2008.
20. IASCF: Revisione dello statuto - responsabilità pubblica e composizione dell'IASB - proposta di cambiamento’ (discussione)
Presidente . − L'ordine del giorno reca l'interrogazione orale dell’onorevole Berès su “IASCF: Revisione dello statuto - responsabilità pubblica e composizione dell’IASB - proposta di cambiamento” (B6-0463/2008).
Pervenche Berès, autore. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, quando si parla di norme contabili, questo Parlamento ormai sa che la Commissione ha il dono della creatività e la capacità di istituire comitati privi di compiti precisi. Quando, all’inizio di questa legislatura, abbiamo sollevato interrogativi in merito allo statuto e al ruolo dell’EFRAG, vi siete inventati la tavola rotonda, che, come tutti sappiamo, non ha svolto adeguatamente la propria funzione.
Di fronte alle proposte dei trustees della IASCF di istituire un comitato di supervisione, e non appena qualcuno, tra i suoi membri, non si è trovato d’accordo con i vostri piani, avete pensato di creare un comitato consultivo internazionale di revisione contabile.
Il Parlamento ormai conosce bene il vostro modo di agire. Quando vi abbiamo allarmato, prendendo l’iniziativa di una relazione relativa alla governance della IASCF, vi siete precipitati ad asserire il vostro ruolo ufficiale, insieme ai vostri colleghi giapponesi e americani e con la IOSCO, rilasciando un comunicato stampa il 7 novembre 2007, in cui sostenete di fungere da punto di riferimento per tutti i problemi di governance, piuttosto che aspettare di poter agire in base alla legittimità e all’autorità di una posizione adottata dai rappresentanti democratici dell’Unione europea, vale a dire il Parlamento europeo.
Quando il Parlamento ha elaborato questa posizione, su iniziativa del nostro relatore, l’onorevole Radwan, avete preferito, a marzo, rimandare la discussione ad aprile per motivi dipendenti da voi e di cui vi assumete la piena responsabilità.
Quando, sulla base delle proposte di aprile, avevate la forza necessaria nonché l’opportunità per definire ufficialmente la posizione dell’Unione europea sullo scenario internazionale e di procedere in tal senso in base al paragrafo 9 della predetta risoluzione, che cito: “constata che con la summenzionata dichiarazione del 7 novembre 2007, la Commissione cerca – come aveva fatto nell'aprile 2006 definendo un calendario con le autorità statunitensi –di esperire soluzioni laddove, ai fini di efficacia e di legittimità, sarebbe preferibile svolgere un processo aperto di consultazione e di dibattito al quale la presente risoluzione potrebbe fornire un contributo”, avete preferito, nella segretezza dei vostri gabinetti privati e degli uffici dei vostri dipartimenti, ideare una soluzione senza consultare né il Consiglio né il Parlamento.
Signor Commissario, cosa state facendo dal 24 aprile, quando abbiamo votato questa risoluzione? All’epoca vi avevamo posto domande in merito al ruolo del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Altri parlamentari, da allora, vi hanno rivolto domande relative alle attività del Comitato di Basilea, degli organi di vigilanza europei, delle strutture del comitato di supervisione per la IASCF. Di fronte a un problema di questo tipo avete reagito, di nuovo, istituendo un comitato privo di compiti precisi: il comitato consultivo internazionale di revisione contabile.
Ci dite che il numero dei membri di questo comitato di supervisione non dovrebbe essere aumentato, dato che ciò andrebbe a scapito della sua autorità e non avremmo più modo di guidare l’operato dei trustees. La proposta degli trustees prevede sette membri. La vostra proposta ne prevede cinque, più un osservatore, più due membri che inserireste in questo comitato internazionale di revisione contabile con ruolo consultivo.
La nostra proposta si muove nella direzione dei sette membri proposti dai trustees, inserendo quanto necessario. La questione del numero in realtà non si pone, dato che, al contempo, si propone di aumentare il numero dei membri dello stesso International Accounting Standards Board da 14 a 16.
Allora oggi, signor Commissario, abbiamo due messaggi da trasmetterle. In primo luogo, se volete davvero riformare la governance dello IASB, ci trovate d’accordo. Siamo stati noi a chiederlo. Ma vi chiediamo di consultarci, di coinvolgerci, a monte e non all’ultimo momento. Non diteci che avete dovuto lavorare in agosto in una situazione d’urgenza, mentre noi ci rivolgiamo a voi dallo scorso autunno e la posizione del Parlamento europeo vi è nota dal mese di aprile.
In secondo luogo, vorremo sottolineare che il programma di lavoro dello IASB e della IASCF prevede una seconda fase, in cui dovrà essere rivisto l’intero dispositivo, comprese le condizioni a cui deve essere costituita la IASCF. Vi proponiamo quindi di cogliere quest’occasione per definire chiaramente le condizioni per la stabilità e la governance dell’intero dispositivo, in modo tale da poter disporre, finalmente, di un sistema di governance che sia all’altezza delle sfide di oggi. Per dirla più chiaramente: di quali norme contabili abbiamo bisogno per disporre di un mercato finanziario in cui l’interpretazione delle norme contabili sia in linea con la realtà economica delle situazioni che ci troviamo ad affrontare qui e altrove?
Charlie McCreevy, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, la necessità di migliorare la governance dell’International Accounting Standards Board è evidente agli occhi della Commissione, del Parlamento e del Consiglio dei ministri ormai da molto tempo. Ne ho sottolineato l’importanza in svariate occasioni. Sono stato critico nei confronti della mancanza, per lo IASB, di adeguate procedure di feedback e di consultazione, nonché nei confronti della mancanza di opportune valutazioni dell’impatto delle nuove norme.
Dato il ruolo assunto de facto dallo IASB nella definizione delle norme contabili a livello globale, è fondamentale che le sue procedure di governance rispondano agli standard più elevati. Intendo giungere a una situazione in cui sia possibile adottare gli standard IFRS nell’Unione europea avendo piena fiducia che processo e contenuto siano esemplari. Per tale motivo, quando ho saputo che era prevista una revisione dello statuto della IASCF ho inserito il miglioramento della governance tra le priorità.
Vi ricorderete che, lo scorso novembre, con i miei omologhi della US Securities and Exchange Commission (SEC), della Financial Services Agency of Japan e della International Organisation for Securities Commissions, ho proposto la creazione di un comitato di supervisione teso a garantire l’assunzione pubblica di responsabilità da parte della IASCF.
Abbiamo compiuto alcuni notevoli passi avanti da questo punto di vista. La IASCF ha proposto, di recente, la modifica del proprio statuto al fine di instaurare un rapporto formale con il comitato di supervisione proposto. Accetta che questo comitato abbia facoltà di prendere parte al processo di nomina dei trustees della IASCF e che ad esso spetti l’ultima parola in merito. Accetta inoltre che il comitato di supervisione possa esprimersi in merito a qualunque ambito di lavoro dei trustees o dello IASB e che i pareri espressi in merito vengano presi debitamente in considerazione dal Board of Trustees della IASCF o dallo IASB.
La IASCF intende giungere a una conclusione in merito a questi aspetti agli inizi di ottobre, mentre le modifiche allo statuto della IASCF entreranno in vigore a decorrere dal 1 gennaio 2009. In tal modo il comitato di supervisione potrà essere operativo sin dagli inizi del 2009. Per tale motivo ritengo che i tempi siano maturi per giungere a una conclusione definitiva in merito a queste proposte. Aspettando, non avremo più occasione di affrontare il tema della governance.
L’attuale crisi finanziaria sottolinea la necessità di garantire che gli standard contabili riflettano gli obiettivi della vigilanza prudenziale e della stabilità finanziaria. Non è stato possibile ottenere l’accordo per l’inserimento di organismi come la Banca centrale europea nel comitato di supervisione. A titolo di compromesso, potremmo prevedere, a fronte della nuova situazione, la creazione di un comitato consultivo internazionale di revisione contabile che funga da organo di consultazione per il comitato di supervisione in materia di vigilanza prudenziale e stabilità finanziaria. Questo comitato dovrebbe includere sia la Banca centrale europea che il Comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori e, sicuramente, altri organismi internazionali di pertinenza. Di nuovo, sono grato a questo Parlamento per aver messo in luce l’importanza della vigilanza prudenziale e della stabilità finanziaria nella propria risoluzione del 24 aprile.
Nell’esercizio di un eventuale ruolo nel comitato di supervisione, la Commissione deve inoltre rappresentare le altre istituzioni europee, in particolare quest’Aula. Per poter agire in tal senso in maniera efficace, proporrei di definire opportune procedure di consultazione con il Parlamento europeo. Tali procedure potrebbero, se necessario, venire formalizzate in debita forma.
Mi sono impegnato al fine di garantire che i miei servizi tenessero informate le figure chiave di questo Parlamento in merito all’evoluzione della discussione. Mi è stata tuttavia fatta notare oggi una carenza in tale attività di comunicazione. A quanto pare, nella preparazione della nostra posizione, alla fine di luglio si sono verificati alcuni eventi che i miei servizi non hanno avuto modo di riferire adeguatamente a causa del periodo di ferie estive. So che vi è un diffuso senso di insoddisfazione in quest’Aula per la mancata consultazione dei parlamentari europei nel corso dell’elaborazione delle nostre proposte. Tale circostanza incontra anche la mia insoddisfazione e ho trasmesso indicazioni chiare e precise ai miei servizi affinché non si ripeta mai più un errore del genere. Penso che la mia Direzione generale abbia contattato l’onorevole Berès nel tentativo di spiegare tale omissione. Spero che questa svista non metta a repentaglio l’obiettivo comune che stiamo perseguendo entrambi, vale a dire un regime di governance più efficace per lo IASB.
Previe opportune modifiche, sono certo che i miglioramenti apportati alla governance della IASCF innalzeranno il livello di qualità delle norme contabili e ne garantiranno la conformità alle esigenze di tutte le parti interessate, tra cui anche l’Unione europea, che ad oggi rimane il principale utente degli standard IFRS.
La riforma del regime di governance della IASCF attualmente contemplata rappresenta una variazione graduale nel grado di responsabilizzazione di questo organismo nei confronti delle pubbliche autorità, come più volte richiesto da questo Emiciclo. Mi appello al Parlamento europeo affinché sostenga le nostre proposte in quanto strumento efficace per garantire che questa riforma possa sortire un impatto effettivo.
Jean-Paul Gauzès, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, abbiamo appena sentito la presidente della commissione per i problemi economici e monetari esprimere le vere opinioni dei parlamentari interessati alla questione. Come è stato sottolineato, siamo tutti coscienti dell’importanza delle norme contabili e delle riforme annunciate. E’ giunto il momento, signor Commissario, di chiarire e mettere in pratica i commenti che ha formulato.
Ho un suggerimento: questa risoluzione è rigorosa e deve esserlo, ma non dobbiamo mettere in croce nessuno. Potremmo invece concederci qualche giorno per istituire un protocollo tra la Commissione e il Parlamento in grado di chiarire in che misura il Parlamento debba essere tenuto informato, il suo grado di coinvolgimento nella questione e le posizioni che adotta. A tal fine proponiamo di rimandare la votazione di qualche giorno. Questa è la proposta che il mio gruppo politico avanzerà domani: rimandare la votazione in merito alla risoluzione in modo tale da consentire al Parlamento e alla Commissione di cooperare in modo adeguato in questo importante ambito. Ovviamente, qualora non si raggiunga alcun risultato in questo lasso di tempo e al fine di rimediare al tempo perso e all’eventuale mancanza di informazioni, saremo obbligati a votare la risoluzione così come si presenta oggi, con tutte le difficili decisioni che ciò comporta.
Nelle difficili circostanze in cui ci troviamo oggi a causa dell’attuale crisi finanziaria, a cui le norme contabili non sono estranee, spero che tutti si rendano conto della necessità di giungere a una soluzione rapida e pratica, in grado di promuovere un cambiamento nella giusta direzione.
John Purvis (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, non posso nascondere al commissario di essere davvero confuso di fronte alla questione in oggetto. Non ne avevo mai sentito parlare fino a questa settimana e tutto d’un tratto vengo avvicinato da più parti, dalle fila della IASCF come dalla Commissione, in merito all’opportunità o meno di inserire il Fondo monetario internazionale nel comitato di supervisione. Penso che sia un modo di procedere alquanto insoddisfacente di fronte a quella che si può quasi considerare una legge. Chiederei pertanto al commissario di rimandare di qualche tempo la trattazione della questione, di risolvere i punti in sospeso e di ritornare sull’argomento nella mini-plenaria di ottobre.
A mio avviso l’inserimento del FMI e della Banca mondiale tra i membri del comitato di supervisione non ne inficerebbe il corretto funzionamento. Mi sembra che potrebbero rappresentare gli interessi del resto del mondo in maniera piuttosto soddisfacente. Non vedo la necessità, tuttavia, di aggiungere un ulteriore comitato che svolga un’attività consultiva a favore di questo primo comitato. Mi sembra del tutto inutile e mi chiedo se questi organi non possano consultarsi in maniera rapida e ufficiosa a fronte di un’effettiva necessità. Mi chiedo se non sia possibile discutere questo tema nelle prossime settimane e rimandare la votazione alla mini-plenaria di ottobre, organizzandola possibilmente in maniera più soddisfacente.
Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signor commissario, l’attuale crisi finanziaria mondiale sottolinea l’importanza dell’equo valore di una società, del suo valore reale, per un corretto funzionamento dei mercati finanziari. Si tratta di un’informazione di vitale importante per azionisti e creditori. Un comitato di supervisione potrebbe contribuire a una maggiore trasparenza e comparabilità dei bilanci e, quindi, alla responsabilità individuale degli azionisti, chiamati ad adottare decisioni economiche corrette. La standardizzazione internazionale si traduce, chiaramente, nello sviluppo di mercati dei capitali transfrontalieri e, pertanto, va a tutto vantaggio della stabilità. Il comitato di supervisione dovrebbe inoltre adottare misure preventive contro i trend ciclici dell’economia e aiutare a prevenire rischi sistematici. Ora, chiaramente la proposta di istituzione del comitato non è stata sottoposta a discussione. Le sue competenze non sono state illustrate. Non sappiamo, per esempio, se disporrà di una funzione di vigilanza. Ritengo inoltre molto importante che ogni paese abbia un proprio delegato all’interno del comitato di supervisione proposto, che deve altresì comprendere i rappresentanti delle istituzioni più importanti, in modo tale da riflettere le dimensioni delle principali aree monetarie del mondo, la diversità culturale, gli interessi delle economie sviluppate e in via di sviluppo, nonché le istituzioni internazionali che devono rispondere agli organi pubblici. E’ un peccato che questo Parlamento non sia stato consultato a tempo debito in materia.
Pervenche Berès, autore. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, cos’ha fatto la Commissione dal 24 aprile per tener conto della posizione del Parlamento? Cos’ha fatto dal 24 aprile per discutere con il Parlamento delle possibili soluzioni per la gestione della governance dei trustees? Sappiamo tutti bene che lo IASB è un battello ebbro nelle mani dei revisori contabili che hanno prodotto i cosiddetti “equi valori” e nessuno sa come siano stati nominati, quando non c’è più un mercato su cui vigilare.
E oggi ci viene chiesto di discutere della governance della IASCF. E ci proponete in tutta fretta – proprio nel momento in cui stiamo proponendo una serie di soluzioni più che ragionevoli per integrare la governance di queste strutture in un sistema di governance globale responsabile – di istituire dei comitati consultivi. E’ ragionevole?
Non penso che il problema possa essere risolto semplicemente coinvolgendo il Parlamento in una fase o nell’altra del processo. La proposta che ha avanzato per la governance della IASCF non è soddisfacente. Rimaniamo in attesa di ricevere un’altra proposta dalla Commissione. Ma forse ci troveremo costretti ad attendere fino alla seconda fase di questo processo di consultazione per rivedere, eventualmente, il concetto di governance.
Charlie McCreevy, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, arrivato a quest’età non è facile sorprendermi. Rimango quindi un po’ stupito di fronte a quanto sta accadendo qui nel Parlamento europeo e alle opinioni di alcuni.
Vorrei semplicemente dire che, nell’ambito di questa particolare discussione, si dovrebbe ricordare un aspetto. La IASCF e l’organo costituente soggiacente, lo IASB, sono organizzazioni indipendenti.
(Mormorii)
Vorrei semplicemente dire le cose come stanno. Godono della completa indipendenza ma, di fatto, sono diventati l’organismo di definizione delle norme contabili a livello mondiale, dal momento che gli IFRS, che sono stati promulgati proprio dallo IASB, sono diventati, di fatto, gli standard contabili mondiali. Vorrei sottolineare che si tratta di un organismo indipendente. Da quando l’Europa ha adottato gli IFRS con una decisione attuata dalla Commissione prima del mio arrivo e approvata dal Parlamento europeo, siamo i principali utenti di queste norme. Questa posizione potrebbe cambiare, dato che il mondo si sta muovendo gradualmente nella direzione di questi standard e, quindi, in futuro, potremmo non essere più i principali utenti degli IFRS. Per ora, però, lo siamo.
Da qualche tempo, con il sostegno del Parlamento europeo, stiamo tentando di migliorare il sistema di governance dei trustees della IASCF, pur sottolineando che si tratta di un’organizzazione indipendente.
Abbiamo compiuto qualche passo avanti in passato e la IAS, di recente, ha annunciato l’intenzione di rivedere il proprio statuto. Stiamo quindi cogliendo questa occasione per presentare la nostra proposta. Non abbiamo facoltà di imporre il nostro punto di vista alla IASCF, essendo appannaggio dei trustees indipendenti, ma presenteremo una nostra proposta tesa a migliorare il suo sistema di governance. Mi preme sottolineare questo aspetto basilare per chi non ha ben chiara questa situazione, che si presenta come tale de facto e de jure.
I trustees IAS presenteranno il nuovo sistema di governance dopo aver considerato tutte le proposte all’inizio di ottobre. Il termine ultimo per la presentazione delle proposte, in realtà, è già scaduto qualche giorno fa. Era il 20 settembre e oggi è il 24. Abbiamo aspettato a presentare la nostra proposta finale. Siamo in contatto con loro, informalmente, da qualche tempo, per cui sanno cosa bene intendiamo proporre, ma abbiamo aspettato la risoluzione del Parlamento a titolo di cortesia. Per cui presenteremo le nostre proposte formali tra qualche giorno.
Spetta ora al Parlamento decidere cosa fare con questa particolare raccomandazione. L’onorevole Guazès ha proposto un approccio ragionevole, suggerendo di attendere ancora qualche giorno per elaborare un protocollo relativo alla partecipazione del Parlamento nel processo che intendo istituire.
Per quanto concerne l’idea del comitato di supervisione, annunciata a novembre, è non possibile che vengano rappresentati tutti. I trustees della IASCF non lo accetteranno e se rispondono risolutamente in maniera negativa, non si può controbattere. Abbiamo quindi tentato di trovare un’alternativa coinvolgendo nel comitato consultivo figure e organi chiave per il settore. Non ho nessuna opinione particolare in merito alla sua organizzazione o ai suoi membri. Non ho nessun’idea precisa a riguardo.
Ho saputo solo oggi che i miei servizi non sono stati in contatto costante con i deputati interessati di quest’Aula nello scorso mese. Questa notizia mi è giunta del tutto inaspettata, perché pensavo che i funzionari che lavorano con me si fossero tenuti costantemente in contatto con tutte le persone interessate a questo particolare ambito, ma scopro solo oggi che non è stato così. Nel mio intervento precedente mi sono scusato e ho precisato che ho trasmesso precise istruzioni affinché ciò non accada più. Intendiamo collaborare. Altro non posso fare.
Onorevole Purvis, il Parlamento non può esattamente rimandare questa votazione a proprio piacimento, fissandola a metà ottobre o oltre. Se voglio che la Commissione europea abbia voce in capitolo, devo presentare le proposte formali relative alla nostra visione della governance al consiglio della IASCF senza indugio. Non saranno d’accordo con alcune di queste proposte. Come ha sottolineato l’onorevole Purvis, negli ultimi due giorni è stato avvicinato da diversi attori del settore che hanno fatto valere i propri obiettivi.
Dalla lettura della bozza di risoluzione, si nota una peculiarità che non dovrebbe, a mio avviso, passare inosservata, in particolare agli occhi dell’onorevole Berès, che ha perorato per molto tempo la causa di una maggiore governance e responsabilizzazione di questo particolare organismo dello IASB. La peculiarità risiede nel fatto che questa risoluzione si muoverebbe esattamente nella direzione voluta dai trustees vanificando gli sforzi da noi profusi a favore di una maggiore governance. E’ questa la sua peculiarità, ma la risoluzione in sé dipende esclusivamente dal Parlamento europeo, non da me. Formulo questo commento en passant, dato che ci sono persone tra i trustees dello IASB che non sono disposti ad accettare un sistema di governance troppo rigoroso come quello da noi proposto. Si avvertirà un certo grado di resistenza. Speriamo che gli attuali trustees tengano conto delle nostre preoccupazioni e migliorino il sistema di governance secondo i nostri auspici. Noi ci limiteremo a presentare le nostre proposte, ma non ci troviamo in una posizione tale da avanzare pretese di sorta; ci sono stati però degli scambi e sanno cosa intendiamo proporre. Non vedono molto di buon occhio alcuni aspetti delle nostre proposte. Ne sono cosciente, ma stiamo davvero tentando di migliore il sistema di governance.
Non che rimanga sorpreso da quanto possa accadere nell’arena politica, dato che ne faccio parte da più di 30 anni, ma sarebbe ironico se, dopo essere giunti a tanto in questi anni, raggiungendo in particolare due obiettivi – vale a dire gli IFRS come standard internazionali e la nota proposta degli Stati Uniti di applicare gli IFRS anche alle società statunitensi (una circostanza che avevo previsto, circa due anni fa, ai membri delle commissioni interessate di questo Parlamento e che aveva suscitato l’ilarità di molti, perché ritenuta impossibile, mentre oggi è una realtà) – questo Parlamento, che ci sta chiedendo con insistenza di potenziare il sistema di governance e il grado di responsabilizzazione di questo particolare organo, prendesse in questa fase, come vogliono alcuni, la direzione inversa. Sarebbe forse fin troppo ironico, ma spero di aver spiegato al meglio questo concetto.
Presidente . − Conformemente all'articolo 108, paragrafo 5, del regolamento, ho ricevuto una proposta di risoluzione(1);
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 25 settembre 2008..