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Procedura : 2002/0072(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0373/2008

Testi presentati :

A6-0373/2008

Discussioni :

PV 20/10/2008 - 13
CRE 20/10/2008 - 13

Votazioni :

PV 22/10/2008 - 4.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0507

Discussioni
Lunedì 20 ottobre 2008 - Strasburgo Edizione GU

13. Lavoro tramite agenzia interinale (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente . L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0373/2008), della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla posizione comune del Consiglio concernente l’adozione di una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul lavoro tramite agenzia interinale [(10599/2/2008 – C6-0327/2008 – 2002/0072(COD)] (Relatore: onorevole Désir).

 
  
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  Harlem Désir, relatore. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, spero che la presidenza del Consiglio ci raggiunga. Sono ormai passati più di sei anni dal rinvio dell’adozione della direttiva sul lavoro tramite agenzia interinale, e questo non per responsabilità del Parlamento, che ha espresso il suo parere non appena venuto in possesso della proposta della Commissione, nel 2002, bensì esattamente a causa del blocco opposto da taluni Stati membri in seno al Consiglio.

Oggi, dopo l’adozione di una posizione comune degli Stati membri, abbiamo l’opportunità di approvare questo importante testo della legislazione sociale in un momento in cui le aspettative nei confronti di un’Europa sociale sono molto forti – si tratta di un’opportunità che non dobbiamo lasciarci sfuggire. Oltre tre milioni di posti di lavoro nell’Unione europea sono interinali. I lavoratori temporanei sono impiegati presso 20 000 aziende che rappresentano un fatturato di 75 miliardi di euro.

Il settore è ovviamente soggetto a fluttuazioni di crescita, e oggi sono i lavoratori temporanei i primi ad essere colpiti dal rallentamento dell’economia e dalla crescita della disoccupazione. Ma, come nel caso di altre forme di lavoro non garantito e atipico, negli scorsi anni anche il lavoro interinale ha registrato una crescita strutturale la cui entità si stima raggiunga quasi il 60 per cento negli ultimi cinque anni. Tale tendenza è continuata con particolare intensità nei nuovi Stati membri.

Il lavoro tramite agenzia interinale interessa un numero grandissimo di settori, che variano a seconda degli Stati membri: in alcuni paesi l’industria, in altri i servizi, in altri ancora l’edilizia, l’agricoltura e i trasporti. Anche le proporzioni variano molto da uno Stato all’altro – in alcuni paesi, come il Regno Unito, i lavoratori temporanei sono il 5 per cento del totale – e lo stesso vale per la durata dei contratti: in alcuni paesi è breve, anche di una decina di giorni, come in Francia, per esempio, o di meno di una settimana, come in Spagna, o di una ventina di giorni, in Finlandia. In altri paesi, invece, cioè in Irlanda, Belgio e nei Paesi Bassi, può essere di diversi mesi e in Austria addirittura di un anno o più.

I lavoratori temporanei sono più esposti, lo sappiamo, ai rischi fisici, all’intensità dei ritmi di lavoro e agli incidenti sul posto di lavoro. Spesso la loro formazione è più limitata, mentre molto diffuso è lo stress dovuto all’insicurezza del posto di lavoro.

Il fatto è che le leggi e i quadri normativi che disciplinano la situazione di questi lavoratori sono molto diversi negli Stati membri – a tal punto che i lavoratori temporanei, per esempio, godono effettivamente della parità di trattamento, con particolare riguardo alla retribuzione, in solo dieci dei 27 Stati membri dell’Unione europea. Aspetti quali l’accesso alla formazione, alla tutela sociale, al congedo di maternità sono disciplinati in maniera diversa e non sono assolutamente garantiti allo stesso modo in tutti i paesi membri.

Ecco perché la Commissione europea, su richiesta delle parti sociali e con il sostegno del Parlamento europeo, voleva l’adozione di una norma in grado di garantire la parità di trattamento. Dopo aver ricevuto la proposta iniziale, nel novembre 2002 il Parlamento europeo, dando seguito alla relazione dell’onorevole van den Burg, che è tuttora deputata al Parlamento e alla quale desidero rendere omaggio, ha potenziato questa proposta prevedendo la possibilità di garantire parità di trattamento sin dal primo giorno di lavoro, soprattutto in ambito salariale.

Dopo l’adozione della posizione comune lo scorso giugno, il Consiglio decise alla fine di aderire alla posizione del Parlamento europeo, ritenendo pertanto che la parità di trattamento dal primo giorno debba essere la regola generale e che qualsiasi deroga a tale principio vada concordata tra le parti sociali per mezzo di negoziati collettivi o di accordi siglati con le parti sociali a livello nazionale. Gli emendamenti del Parlamento riguardanti la definizione delle condizioni di base di lavoro e d’occupazione, con la specifica menzione della retribuzione nell’articolo 3, sono stati inseriti anch’essi nella posizione comune.

Infine, nella posizione comune del Consiglio sono stati mantenuti gli emendamenti concernenti l’accesso all’occupazione, ai servizi collettivi e alla formazione professionale e quelli sul diritto dei lavoratori temporanei a essere rappresentati alle stesse condizioni dei lavoratori permanenti della stessa impresa utilizzatrice.

La commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha discusso la proposta iniziale del Parlamento volta a emendare la proposta della Commissione inserendovi elementi riguardanti la salute, la sicurezza e l’igiene sul posto di lavoro, che non sono stati approvati dal Consiglio. Tali garanzie sono tuttavia previste da un’altra direttiva, la direttiva del Consiglio del 25 giugno 1991, che integra le misure tese a promuovere una migliore tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro per lavoratori con contratto di assunzione a tempo determinato o con contratto di lavoro temporaneo.

Onorevoli colleghi, come sapete – e mi avvio a concludere questo primo intervento sul tema – la Confederazione europea dei sindacati, da un lato, e gli enti professionali che rappresentano le agenzie di lavoro interinale, dall’altro, vogliono che adottiamo queste norme. Adottarle oggi significa garantire che le posizioni del Parlamento europeo in prima lettura avranno d’ora in avanti valore di legge, che questo quadro di tutela dei lavoratori temporanei può essere applicato entro i prossimi tre anni e che non si potrà più riaprire il vaso di Pandora delle trattative all’interno del Consiglio, dall’esito incerto. Per questi motivi, il 7 ottobre la commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha deciso di raccomandare l’adozione della posizione comune senza emendamenti, per tutelare quello che è il settore lavorativo meno tutelato d’Europa.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROTHE
Vicepresidente

 
  
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  Vladimír Špidla, membro della Commissione. – (CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzi tutto ringraziare il relatore, l’onorevole Désir, per il documento che ci ha presentato. Ritengo di non aver nulla da aggiungere ai punti generali che sono stati evidenziati; vorrei tuttavia concentrarmi sui risultati dell’accordo politico del 10 giugno e ricordare i successi che sono stati conseguiti su tutta una serie di aspetti decisivi ai fini degli interessi del Parlamento. Assistiamo adesso all’applicazione concreta del principio della parità di trattamento dei lavoratori temporanei sin dal primo giorno di lavoro, senza alcuna eccezione per incarichi a breve termine, periodi di differimento, chiarimenti delle definizioni, consultazioni con le parti sociali o loro coinvolgimento nella proposta di eccezioni che autorizzerebbero alcune deroghe specifiche al principio della parità di trattamento. La Commissione si compiace del consenso sulla posizione comune assunta dal Consiglio nella commissione per l’occupazione e gli affari sociali, e non posso che riformulare le mie congratulazioni al relatore e ai gruppi per aver ribadito la volontà di adottare una posizione comune senza ulteriori emendamenti.

Onorevoli deputati, il rispetto per le parti sociali è un elemento chiave nella visione politica dell’Unione europea. Prendo quindi atto con grande soddisfazione delle posizioni sia dei sindacati sia dei datori di lavoro. Onorevoli deputati, credo che sussistano le condizioni per approvare la proposta in prima lettura.

 
  
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  Xavier Bertrand, presidente in carica del Consiglio. – (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, anche se mi è stato fisicamente impossibile ascoltarla, onorevole Désir, credo che le sue osservazioni mi siano state riportate fedelmente, e anche le sue, signor Commissario.

Il 9 giugno, a Lussemburgo, il Consiglio ha trovato l’accordo su due testi che gli Stati membri dell’Unione europea stavano discutendo da diversi anni. Il primo testo, come sapete, è la proposta di revisione della direttiva sull’orario di lavoro, sulla quale sono in corso trattative dal 2004. Ma non è questo l’oggetto della discussione di stasera.

Il secondo testo è una proposta di direttiva sulle condizioni di lavoro dei lavoratori temporanei, in discussione dal 2002. Scopo della proposta è rafforzare la tutela dei lavoratori temporanei e migliorare la qualità del lavoro interinale, ed è per la sua adozione definitiva che siamo qui riuniti oggi.

Vorrei dirvi prima di tutto che, a mio parere, l’adozione di questo testo sui lavoratori temporanei manderà un segnale molto forte a tutti gli europei: possa il 2008 essere l’anno della rinascita dell’Europa sociale. Abbiamo atteso per anni che si facessero progressi legislativi sostanziali nell’ambito sociale. Con l’adozione definitiva della direttiva sul lavoro interinale stiamo cominciando a uscire da questo periodo di stallo.

Gli europei stavano aspettando un segnale del genere, il segnale di un’Europa con maggiori tutele. Le loro aspettative, come sappiamo, sono ancora maggiori nelle circostanze attuali, con la crisi finanziaria e le sue ripercussioni sull’economia. Ora più che mai è urgente dare ai cittadini europei segni tangibili della nostra capacità di conciliare l’obiettivo della prosperità economica con quello della coesione sociale, nonché della nostra volontà di difendere e promuovere il modello sociale europeo.

La proposta di direttiva oggetto della discussione di questa sera è un testo di importanza vitale, innanzi tutto per il numero di cittadini europei che ne saranno interessati. Nel 2006 c’erano 3,4 milioni di lavoratori temporanei in Europa; ma se teniamo conto anche del numero di persone che, in un momento o in un altro della loro vita, sono iscritte negli elenchi delle agenzie di lavoro interinale, la cifra sale a 6 milioni.

Vorrei aggiungere che per vent’anni il lavoro interinale è stato la forma di lavoro atipico che è cresciuta più di tutte le altre. Inoltre, secondo la Fondazione europea, di Dublino, il lavoro interinale è quanto meno raddoppiato in quasi tutti gli Stati membri ed è addirittura quintuplicato in Danimarca, Italia, Spagna e Svezia, a causa del crescente numero di imprese europee che vi fanno ricorso per trovare lavoratori in grado di soddisfare le loro specifiche esigenze.

Oggi, dunque, parliamo di un settore chiave dell’economia europea, per il quale, onorevole Désir, lei ha presentato un testo fondamentale che darà effettivamente ai lavoratori europei garanzie aggiuntive.

La prima è il principio della parità di trattamento dal primo giorno di lavoro tra lavoratori permanenti e lavoratori temporanei. Tale innovazione costituisce un importante passo avanti per i lavoratori temporanei in Europa, ai quali le leggi precedenti non riconoscevano queste norme di tutela. D’ora in avanti, ai lavoratori temporanei saranno applicate, per tutti i loro incarichi, le stesse condizioni di lavoro che valgono per chi è assunto direttamente dalla società utilizzatrice per ricoprire lo stesso incarico. Il principio varrà per le disposizioni sull’orario di lavoro, sugli straordinari, sulle pause, sui periodi di riposo, sul lavoro notturno, sui congedi retribuiti, sulla tutela della salute del lavoratore, sul diritto alla non discriminazione e sulla tutela delle lavoratrici in gravidanza.

E ciò è di fondamentale importanza perché, riguardo a tutti questi punti, sappiamo anche che i lavoratori temporanei attualmente sono esposti perlomeno agli stessi rischi fisici dei lavoratori permanenti, oltre che a ritmi di lavoro anche superiori.

Il principio della parità di trattamento dal primo giorno si applicherà anche sotto il profilo salariale. Sin dall’inizio dell’incarico, il lavoratore temporaneo riceverà la stessa retribuzione dei lavoratori assunti direttamente dall’azienda utilizzatrice per fare lo stesso lavoro.

Deroghe a tale principio e, in particolare, l’introduzione di periodi di qualificazione saranno possibili soltanto sulla base di un accordo tra le parti sociali, cioè se vi saranno forme di compensazione per i lavoratori.

Infine, la direttiva prevede nuove garanzie per l’accesso dei lavoratori temporanei ai posti di lavoro a tempo indeterminato, ai servizi collettivi, ai servizi di mensa, agli asili nido e ai servizi di trasporto, come pure alla formazione professionale e alla rappresentanza.

In qualità di presidente in carica del Consiglio, rilevo con piacere che sussistono le condizioni perché questo testo possa essere approvato oggi. E’ anche vero che il testo riprende gran parte degli emendamenti adottati dal Parlamento in prima lettura nel novembre 2002, il che spiega indubbiamente perchè la commissione per l’occupazione e gli affari sociali abbia deciso, praticamente all’unanimità, di non emendarlo. Ringrazio ancora una volta per il loro approccio costruttivo il relatore e tutti i deputati che hanno collaborato attivamente alla redazione del documento.

Tale appoggio pressoché unanime rappresenta anche un chiaro segnale dell’utilità e della qualità del testo. Voglio qui esprimere il mio apprezzamento anche al commissario Špidla, che ha sempre appoggiato l’iniziativa e ha accettato di non ritirare il testo neppure quando sembrava che la discussione fosse giunta a un punto morto, come, ad esempio, nel dicembre 2007 a Bruxelles.

Come sapete, è stato durante la presidenza slovena che siamo riusciti a trovare uno sbocco positivo. Vorrei ricordare anche gli sforzi compiuti dal Regno Unito e manifestare il mio apprezzamento per l’accordo raggiunto tra le parti sociali britanniche il 19 maggio 2008. Quell’accordo è stato un elemento importante. Desidero citare infine il sostegno delle parti sociali europee al passo della posizione comune adottata il 9 giugno che concerne il lavoro interinale.

Oggi possiamo pertanto dire che c’è accordo tra tutti i soggetti interessati alla materia, e ciò dimostra altresì che costanza, creatività e dialogo possono consentirci di uscire da situazioni apparentemente di stallo anche nelle tematiche sociali, anche in Europa, anche per l’adozione di direttive.

 
  
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  Elisabeth Morin, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signora Presidente, Presidente in carica Bertrand, Commissario Špidla, in primo luogo vorrei dire che abbiamo davanti a noi la versione finale di un documento estremamente costruttivo redatto di concerto tra le istituzioni europee, da un lato, e gli Stati membri, dall’altro, ma anche d’intesa tra i diversi gruppi e le parti sociali. Il testo che abbiamo preparato si fonda sul consenso con le parti sociali. Questa proposta di direttiva fissa un quadro generale per i lavoratori temporanei nei 27 Stati membri e costituisce un importante progresso fondato sul principio della non discriminazione tra i lavoratori permanenti e quelli temporanei.

Nel testo abbiamo inserito un impegno alla trasparenza delle condizioni offerte ai lavoratori, ma anche un impegno alla fiducia tra lavoratori e datori di lavoro. La sicurezza dei lavoratori e la flessibilità richiesta dalle imprese sono estremamente importanti; per tale motivo, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei – che si riconosce nei principi fondamentali della parità di trattamento, dell’accesso alla formazione professionale e delle procedure di rappresentanza dei lavoratori temporanei in conformità degli accordi collettivi – ha cercato oggi di fare passi avanti anche con questo documento e di trovare un consenso.

Oggi l’Europa inizia a proteggere i lavoratori temporanei. La direttiva quadro sulla tutela di questi lavoratori fissa nuove condizioni di lavoro. Crediamo fermamente che stiamo facendo progressi nel campo dell’Europa sociale; ecco perché voteremo, ovviamente, a favore della direttiva senza emendamenti, così come ci è stata sottoposta oggi.

 
  
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  Ieke van den Burg, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora Presidente, alcune cose per le quali ci si impegna tantissimo non si realizzano mai, altre si realizzano solo con grande ritardo. E’ questo il caso della direttiva in esame: avevamo ormai quasi perso la speranza che un giorno diventasse realtà.

Nel 2002, sei anni fa, ho lavorato sodo, in qualità di relatrice in prima lettura, su questa proposta della Commissione dopo i negoziati sul dialogo sociale tra le parti sociali.

Siamo riusciti a convincere la Commissione e la grande maggioranza del Consiglio ad adottare il 95 per cento dei nostri emendamenti e miglioramenti del testo; solo una minoranza ostruzionistica di quattro degli allora quindici Stati membri non intendeva adeguarsi alla posizione della maggioranza. Numerose presidenze hanno cercato, con grande impegno, di sbloccare quella situazione di stallo, ma dopo qualche anno la proposta era, se non proprio defunta, quanto meno in uno stato comatoso.

Ed era veramente un peccato, perché, nel periodo dell’allargamento dell’Unione, i problemi affrontati dalla direttiva non si erano affatto risolti, anzi, tutt’altro. Né va dimenticato che la direttiva non elimina completamente i problemi di sfruttamento dei lavoratori migranti, e dunque dobbiamo continuare a lavorare. Ad ogni modo, una direttiva sul lavoro tramite agenzia interinale rappresenta comunque un primo passo in quanto crea chiarezza sullo status e sui diritti relativamente all’impiego dei lavoratori temporanei laddove ribadisce che la parità di trattamento è il principio basilare del diritto del lavoro e, nel contempo, rimarca un concetto non meno significativo, ossia l’importanza del ruolo della contrattazione collettiva e di corrette relazioni industriali in un settore del lavoro interinale che è in fase di crescita e maturazione.

Voglio sottolineare questo aspetto, che è collegato ai fenomeni negativi di sfruttamento dei lavoratori da parte dei capisquadra affiliati alle agenzie di lavoro interinale organizzate professionalmente. La direttiva offre a tali agenzie l’opportunità di dimostrare di essere mature e di saper intrattenere un buon dialogo sociale con i sindacati, e dunque di contribuire al raggiungimento di accordi molto avanzati, a tutto vantaggio della flessibilità e della sicurezza del mercato del lavoro.

 
  
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  Ona Juknevičienė, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signora Presidente, intervengo in vece dell’onorevole Lynne, che è relatrice ombra per il nostro gruppo su questa direttiva e che oggi non può essere qui con noi a causa di problemi nei voli per Strasburgo.

Condivido le perplessità di carattere generale che la collega nutre riguardo a questo documento e, in particolar modo, la sua convinzione che esso, pur essendo tutt’altro che ottimale, potrebbe nondimeno essere peggiore. Molte agenzie di lavoro interinale del Regno Unito sono ora favorevoli all’adozione della direttiva, ma soltanto perché essa è il “male minore”. Abbiamo sempre sostenuto che non avremmo dovuto elaborare un testo a livello europeo, viste le forti differenze e le differenti tradizioni esistenti negli Stati membri. Comprendiamo, però, la finalità delle agenzie di lavoro interinale, che è quella di trovare un maggior numero di posti di lavoro per la gente e rendere il mercato del lavoro più flessibile.

Questa direttiva era stata ovviamente collegata dal Consiglio a una direttiva sull’orario di lavoro, e la relatrice ombra del gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa ritiene che tali due questioni continueranno a essere correlate tra loro. Pertanto, nelle circostanze attuali, la relatrice ombra del gruppo ALDE si dichiara favorevole al testo in discussione e, in sede di votazione, il nostro gruppo si atterrà alle sue raccomandazioni.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, a nome del mio gruppo esprimo approvazione per l’accordo raggiunto. Noi non riteniamo che, ricorrendo alla procedura di conciliazione, potremmo ottenere di più e pertanto abbiamo appoggiato il relatore.

Devo dire che, visto che la presidenza considera questo risultato come un passo avanti verso l’Europa sociale, vorremmo avere l’impressione che esso lo sia veramente. Accolgo con favore – soprattutto in quanto deputata britannica – gli apprezzamenti positivi che, una volta tanto, sono stati espressi per la posizione del governo del Regno Unito. Mi auguro che uno spirito altrettanto costruttivo ci sarà anche riguardo ad altri aspetti di questo settore che sono attualmente all’attenzione del Parlamento. Mi pare molto significativo che, nella situazione attuale, stiamo compiendo progressi in materia di diritti dei lavoratori, invece di cercare di insinuare che chi svolge lavoro temporaneo sia in un certo senso meno importante come individuo o meno importante dal punto di vista dell’economia. Come già osservato, se c’è chi accetta un lavoro temporaneo per scelta, vi è anche chi lo fa perché non ha altre possibilità di scelta. Penso, per esempio, a talune aree rurali dove le opportunità occupazionali sono limitate, dove la maggior parte dei posti di lavoro è, in pratica, nelle mani di un solo datore. E se un lavoratore temporaneo osa criticare le condizioni in cui è costretto a lavorare, si mette nella situazione di non essere mai più assunto da quella particolare impresa.

Penso quindi che la sicurezza giuridica che questo accordo crea sia estremamente importante e possa contribuire ad aiutare, per citare un esempio, una persona che ho incontrato a Londra: l’unico lavoratore nella cucina di un albergo a non avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato era l’addetto alla pulizia dei forni, il quale, per svolgere il proprio compito, doveva usare prodotti chimici pericolosi. Lui non disponeva inoltre né di formazione professionale né di abbigliamento protettivo, perché, essendo l’unico lavoratore temporaneo, non era il caso di preoccuparsi più di tanto della tutela della sua salute e della sua sicurezza. Quindi, per persone come lui, la direttiva in discussione sarà estremamente importante. Confidiamo in una sua rapida attuazione.

 
  
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  Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, il tasso di disoccupazione molto elevato registrato negli scorsi anni ha ingenerato uno squilibrio tra le posizioni dei datori di lavoro e dei lavoratori sul mercato del lavoro. I lavoratori si sono venuti a trovare in situazioni molto difficili, costretti ad accettare impieghi di qualsiasi tipo pur di sostentare le proprie famiglie. Hanno quindi accettato condizioni di lavoro cosiddette “flessibili”, che non garantivano un trattamento decente e giusto. E la maggioranza dei datori di lavoro ha profittato senza scrupoli della situazione.

La direttiva che riconosce ai lavoratori temporanei la parità di retribuzione, la tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro, i congedi per maternità e possibilità di formazione professionale rappresenta un importante passo verso la reintroduzione di condizioni civili sul mercato del lavoro. E’ significativo che la parità di condizioni si applichi sin dal primo giorno di un incarico di lavoro. L’accordo raggiunto tra le parti sociali conferisce un significato speciale alla direttiva. Ai lavoratori temporanei non si deve negare protezione.

Per questi motivi riteniamo essenziale adottare il testo senza alcun emendamento. La protezione giuridica deve essere applicata quanto prima possibile.

(Applausi)

 
  
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  Pedro Guerreiro, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signora Presidente, la nuova proposta di direttiva di cui stiamo discutendo, pur affermando il principio della parità di trattamento tra i lavoratori per quanto riguarda le condizioni di lavoro, un limite massimo per l’orario di lavoro e periodi di riposo settimanali, ammette tuttavia una serie di deroghe che, in concreto, possono mettere a repentaglio questi stessi principi, tanto più perché quello che dobbiamo effettivamente fare è contrastare e limitare quanto più possibile la proliferazione delle agenzie di lavoro interinale per porre fine ai lavori precari e impedire che i diritti dei lavoratori continuino a essere sempre messi in discussione.

Attraverso una serie di emendamenti, vogliamo quindi garantire che, per esempio, il ricorso a un contratto di lavoro temporaneo sia ristretto a situazioni eccezionali - quali, ad esempio, carichi di lavoro straordinari o indisponibilità momentanea di un lavoratore con contratto a tempo indeterminato; che i lavoratori temporanei possano godere dei diritti lavorativi, sociali e previdenziali riconosciuti agli altri lavoratori, compresi i diritti sanciti dagli accordi collettivi di lavoro per il settore pertinente; che il ricorso al lavoro temporaneo non sia un mezzo per negare il diritto di sciopero e che ai lavoratori temporanei siano riconosciuti le stesse provvidenze riguardanti la salute e la sicurezza sul posto di lavoro di cui godono i dipendenti dell’azienda utilizzatrice.

 
  
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  Derek Roland Clark, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora Presidente, questa proposta è stata sballottata avanti e indietro tra la Commissione il Consiglio sin dal 2002: sei anni. E fino al giugno di quest’anno non era stata adottata alcuna posizione comune. Ora però la passano al Parlamento come se fosse una patata bollente.

Mi chiedo se questo improvviso cambio di atteggiamento sia dovuto all’attuale crisi economica. Comunque sia, non ci aiuterà in questi tempi di disoccupazione crescente, perché la relazione dice che i lavoratori temporanei devono essere pagati come i lavoratori permanenti, a tempo pieno. Sbagliato! Da un canto, le agenzie di lavoro interinale se ne servono per avviare i giovani al lavoro o per dare ai lavoratori un’opportunità di ritornare sul mercato. Dall’altro canto, i lavoratori privi di esperienza riceveranno lo stesso salario di quelli esperti, dei dipendenti con molti anni di servizio, il che va contro le prassi stabilite, scoraggiando quindi la lealtà dei dipendenti, di cui tutte le imprese hanno bisogno. Maggiore esperienza equivale a maggiore competenza e a una retribuzione più elevata. E’ una mossa sbagliata. Respingete la proposta.

 
  
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  Roger Helmer (NI) . – (EN) Signora Presidente, queste norme non vanno bene – avrebbero potuto essere peggiori, certo, ma non vanno bene comunque. Come gran parte della legislazione sul lavoro approvata dal Parlamento, la proposta in esame mira alla tutela dei diritti dei lavoratori, ma il suo effetto principale sarà quello di negare a migliaia e migliaia di persone il diritto stesso al lavoro. Renderà i nostri mercati del lavoro meno concorrenziali e meno flessibili e penalizzerà le nostre economie proprio nel momento in cui meno ce lo possiamo permettere.

Il lavoro temporaneo è ampiamente e correttamente riconosciuto come una possibilità di ritornare, attraverso la porta di servizio, al lavoro a tempo indeterminato per quei lavoratori che, per qualche motivo, sono stati un po’ di tempo al di fuori del mercato del lavoro.

Quello che stiamo facendo oggi in quest’aula è chiudere a chiave quella porta che ha permesso ai lavoratori di trovare un impiego. Il governo britannico si è opposto a questa misura per lungo tempo, ma alla fine si è reso conto di non poter resistere più a lungo. Non vi potrebbe essere esempio più evidente del modo in cui l’Unione europea sovverte la democrazia negli Stati membri.

 
  
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  José Albino Silva Peneda (PPE-DE).(PT) Signora Presidente, Presidente in carica Bertrand, signor Commissario, onorevoli colleghi, sono sicuramente favorevole a questa relazione che mette la parola fine a una questione aperta dal 2002. A mio parere, si tratta di un risultato equilibrato che tutela i lavoratori temporanei, aumenta la flessibilità del mercato del lavoro e rispetta il principio della sussidiarietà.

La proposta garantisce, in termini generali, la parità di trattamento dal primo giorno ai lavoratori reclutati da agenzie di lavoro interinale. Ma dà alle parti sociali anche la possibilità di concludere accordi diversi, se lo desiderano. Alla luce delle differenti prassi e legislazioni degli Stati membri in questo settore, è incoraggiante che Parlamento, Consiglio e Commissione abbiano trovato un accordo; l’accordo assicurerà un quadro stabile per le agenzie di lavoro interinale, le quali svolgono sul mercato del lavoro europeo un ruolo innegabile. La maggiore trasparenza normativa può aiutare a creare posti di lavoro e rende possibili forme di lavoro nuove e più flessibili.

So che lo sviluppo economico esige dal mercato del lavoro una maggiore flessibilità, ma essa andrà a vantaggio di tutti soltanto se sarà ottenuta garantendo nel contempo il rispetto dei diritti dei lavoratori sotto tutti i profili, in particolare sotto il profilo della salute e della sicurezza sul posto di lavoro. A mio parere, il testo definitivo della direttiva in esame è un buon esempio di tale equilibrio. Mi auguro, Presidente in carica Bertrand, che il mese prossimo potrò dire lo stesso riguardo alla direttiva sull’orario di lavoro.

Devo ringraziare l’onorevole Désir per il lavoro che ha svolto e anche la relatrice ombra, l’onorevole Morin, che appartiene al mio gruppo. Mi complimento con lei per il significativo contributo che ha dato a questo risultato finale.

 
  
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  Richard Falbr (PSE).(CS) Vorrei dire innanzi tutto che voterò a favore della proposta perché la versione attuale del testo è chiaramente il miglior risultato che possiamo ottenere. Credo che il prossimo passo sarà quello di vigilare da vicino sull’attuazione pratica della direttiva da parte degli Stati membri. Alcuni di essi hanno idonee norme giuridiche che disciplinano la posizione dei lavoratori temporanei, ma le disposizioni per l’accreditamento di agenzie nuove sono deplorevolmente inadeguate. In altri termini, chiunque può assumere lavoratori e in pratica non esiste alcun controllo sulle attività di talune agenzie di reclutamento dubbie. Mi riferisco, ovviamente, alla situazione nella Repubblica ceca. Per incrementare i propri guadagni, le agenzie reclutano spesso lavoratori sulla base non di contratti di lavoro bensì di accordi di prestazione d’opera, per evitare di versare i contributi sociali e sanitari a favore dei loro dipendenti. Di conseguenza, le retribuzioni possono essere fissate al livello del salario minimo, ma i lavoratori chiaramente ci rimettono dopo il pagamento dei contributi. E’ sospetto diffuso che il numero delle agenzie di lavoro interinale aumenti costantemente a spese di coloro che lavorano sulla base di contratti a tempo pieno di durata indeterminata. E’ quindi compito degli ispettorati del lavoro e dei sindacati denunciare simili pratiche scorrette che sono in atto in alcuni paesi, e non autorizzare restrizioni al diritto dei lavoratori temporanei di iscriversi ai sindacati. Nonostante le apparenti buone intenzioni della proposta di direttiva in discussione, resta ancora molto da fare per garantirne l’applicazione. E in risposta a quanto hanno qui affermato alcuni deputati, voglio dire che sarei molto felice di assumerli come lavoratori temporanei, affinché si rendano conto di persona di quanto sia piacevole lavorare in quelle condizioni.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE) . – (ET) Signora Presidente, onorevoli colleghi, anche in Estonia esiste il detto “meglio tardi che mai”. E’ senz’altro positivo che oggi approviamo finalmente la direttiva sulle agenzie di lavoro interinale. Queste agenzie si stanno diffondendo sempre più ed è quindi tanto più importante regolamentarle. La direttiva è molto rilevante anche per quei paesi che non hanno ancora accesso al mercato del lavoro dei paesi dell’Unione e i cui lavoratori svolgono perlopiù mansioni inadeguate, in violazione del loro diritto alla parità.

Oggi sappiamo che la tutela di cui godono i lavoratori reclutati dalle agenzie di lavoro interinale varia molto da uno Stato membro all’altro, e in alcuni Stati membri è totalmente assente. Credo pertanto che la proposta di direttiva nella sua versione attuale contribuirà a garantire in tutta Europa almeno un livello minimo di tutela di base per i lavoratori temporanei, ponendo così fine alla discriminazione di questi lavoratori rispetto a quelli che hanno altri tipi di contratto.

Spero che adotteremo la direttiva e anche che non ci vorrà un lungo periodo per la sua applicazione.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN).(PL) Signora Presidente, nell’ambito della discussione sulla direttiva concernente i lavoratori temporanei vorrei far presente che il loro numero nell’Unione europea è cresciuto in misura significativa, soprattutto in anni recenti. Dato che in molti casi l’aumento è stato causato dalla situazione economica, è essenziale accelerare l’approvazione di norme di legge per disciplinare il fenomeno a livello europeo. Vorrei poi dire un’altra cosa: trovo sia un vero peccato che, a dispetto delle proposte avanzate in materia dalla Commissione europea, che sono state poi emendate dal Parlamento europeo ancora nel 2002, si sia dovuto attendere fino al giugno 2008, cioè oltre sei anni, per arrivare a un compromesso con il Consiglio europeo su quelle proposte.

Dobbiamo sostenere in modo particolare le soluzioni indicate nella proposta di direttiva sulla parità di trattamento dei lavoratori temporanei per quanto attiene allo status e alla sicurezza, nonché il rispetto degli standard sociali richiesti alle imprese in termini di parità di trattamento, remunerazione e condizioni di lavoro per i lavoratori temporanei e gli altri.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL) . – (EL) Signora Presidente, i lavoratori temporanei sono sfruttati dai datori di lavoro, devono godere della parità di trattamento e la loro sicurezza deve essere tutelata. Ma la Commissione europea è intenzionata ad andare in direzione della deregolamentazione dei rapporti di lavoro e dello sviluppo di forme di lavoro flessibili.

Secondo le statistiche ufficiali della Commissione, nel 2007 il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 4,7 per cento, mentre la disoccupazione di lungo periodo è rimasta al 2,8 per cento. Promuovere il modello basato sulla flessibilità e sulla sicurezza mette a disposizione dei datori di lavoro un’arma potente per aumentare il lavoro temporaneo, che si traduce in condizioni di lavoro meno favorevoli e in un indebolimento degli accordi collettivi. Eliminando la possibilità che siano gli Stati membri a regolamentare queste materie, e attribuendone la competenza al livello sociale, si vuole arrivare all’integrazione finanziaria del mercato del lavoro europeo.

Siamo contrari al passo che si vuole compiere in quella direzione, perché si tratta di un modo per rafforzare la capacità dell’Unione europea di promuovere politiche neoliberiste a spese dei lavoratori. Il nostro obiettivo principale dovrebbe essere quello di proteggere tutti i lavoratori. I lavoratori temporanei devono essere tutelati, ma le priorità vere dovrebbero essere la pace e la sicurezza sul posto di lavoro e la difesa di tutti i diritti acquisiti dai lavoratori.

 
  
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  Philip Bushill-Matthews (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, desidero iniziare congratulandomi con il relatore per il testo che ci ha presentato, non soltanto per quanto ha detto ma anche per la lunghezza della relazione – o dovrei forse dire per la sua brevità? Nei miei nove anni di esperienza quale deputato al Parlamento europeo, non ho mai visto una relazione così breve di un membro socialista della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. Mi auguro che l’onorevole Désir abbia creato un precedente e che il suo esempio sia seguito da alcuni dei suoi colleghi – ma ne riparleremo in seguito.

Mi ha fatto molto piacere anche che il relatore, e gliene sono grato, abbia detto che la relazione è così breve perché, molto correttamente, le principali parti interessate avevano dichiarato entrambe di essere favorevoli a questa posizione comune, inducendo così il Consiglio a sostenerla. Sia i rappresentanti sindacali sia i rappresentanti delle imprese – non semplicemente le imprese in generale ma nello specifico quelle responsabili dei lavoratori temporanei – hanno detto, non importa per quali motivi, unanimemente di sì, che erano disposti a metterci la loro firma.

Credo che in questa vicenda vi sia una morale che noi come politici dobbiamo imparare, cioè che, quando le stesse parti in causa dicono che questo è ciò che vogliono, abbiamo, io credo, la responsabilità di cercare di aiutarle a ottenerlo, per quanto possibile. Ringrazio quindi le parti interessate per aver puntato sul consenso per ottenere ciò che volevano.

Infine ringrazio il presidente in carica del Consiglio per aver ricordato, laddove ce n’era bisogno, che, quando il Consiglio ha definito questa posizione comune, lo ha fatto all’interno di un pacchetto che comprendeva anche la direttiva sull’orario di lavoro. E’ vero che il nostro gruppo ha in un primo momento ritenuto che, forse, considerato il calendario dei lavori parlamentari, avremmo dovuto unire questi due fascicoli e discuterli congiuntamente in dicembre. Ma, dopo ulteriori riflessioni e sapendo che la presidenza francese era ansiosa di dare il via alla discussione su questo progetto, siamo stati lieti di aderire a tale richiesta, per poter andare avanti. Ed è proprio questo, credo, il messaggio che promana dal testo in esame: dobbiamo andare avanti. Quando arriveremo alla seconda parte del pacchetto, con la direttiva sull’orario di lavoro, mi auguro che anche noi, per parte nostra, daremo prova di responsabilità e andremo avanti.

 
  
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  Harald Ettl (PSE).(DE) Signora Presidente, in particolare i datori di lavoro non si fanno scappare nessuna occasione per chiedere sempre più mobilità e flessibilità del mercato del lavoro europeo. La parità di trattamento e gli standard sociali minimi sono l’unico modo per attenuare il disagio dei lavoratori nei confronti dell’apertura dei mercati del lavoro e della deregolamentazione. L’Unione europea ha bisogno di misure preventive per il mercato del lavoro, che fortunatamente si sta aprendo sempre più.

L’attuale proposta di relazione sul lavoro interinale rivela quanto sia difficile compiere progressi in questo campo. Per sei anni la direttiva è rimasta bloccata in Consiglio con argomentazioni più o meno valide. La proposta odierna garantisce che i lavoratori temporanei ricevano lo stesso trattamento degli altri lavoratori sin dal primo giorno di lavoro, sia pure con restrizioni. Il diritto all’applicazione delle norme sul lavoro e alla parità di retribuzione a parità di lavoro sono i principi chiave della parità di trattamento. Le disposizioni vigenti, su basi molto diverse, negli Stati membri che sono più garantiste di quelle della presente direttiva non vengono annullate da quest’ultima – il che è di fondamentale importanza. Al riguardo, sotto la presidenza francese è stata imboccata la strada giusta.

Coloro che hanno bloccato la direttiva sull’orario di lavoro – e lo stesso vale per la direttiva sulla portabilità – dovrebbero ora correggere il loro atteggiamento erroneo nei confronti delle questioni sociali e rendersi conto del fatto che un’Europa sociale ha bisogno di standard minimi. Solo così potremo migliorare l’accettazione e la comprensione dell’Unione europea e anche l’identificazione con essa.

 
  
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  Csaba Őry (PPE-DE) . – (HU) Signora Presidente, Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, dal punto di vista della creazione di un unico mercato del lavoro europeo e della garanzia di pari opportunità per tutti i lavoratori dell’Unione europea, la direttiva in discussione costituisce un progresso importante. Ciò non vuol dire, ovviamente, che essa porterà alla realizzazione di un quadro armonizzato a livello comunitario per l’impiego di lavoratori temporanei, cosa che, peraltro, non è neppure necessaria o auspicabile dato che, in conformità del principio di sussidiarietà, la normativa di riferimento in ambito occupazionale resterà, sotto questo profilo, di competenza degli Stati membri. Ma lo sforzo di introdurre in tutto il territorio dell’Unione requisiti minimi chiari e inequivocabili per tutelare i lavoratori temporanei nell’intera Unione va sicuramente accolto con favore e rappresenta un passo nella giusta direzione.

A mio modo di vedere, senza alcuna implicazione ideologica e a prescindere dall’appartenenza partitica, possiamo concordare tutti sul fatto che la tutela delle donne incinte, la garanzia della parità di trattamento per uomini e donne, la lotta contro tutte le discriminazioni fondate sull’origine etnica, la fede religiosa, le convinzioni personali, l’età o l’appartenenza a gruppi minoritari sono obiettivi di importanza fondamentale. Tutte queste considerazioni giustificano gli sforzi mirati a disciplinare tali materie in modo uniforme in tutta l’Unione. E’ nell’ottica di raggiungere questo obiettivo che il legislatore comunitario ha elaborato il sistema dei requisiti minimi. E’ importante che, oltre a promuovere lo sviluppo individuale del singolo, la direttiva sia anche funzionale agli interessi economici dell’Europa, perché garantisce che anche i lavoratori temporanei godranno di pari opportunità per quanto riguarda l’accesso alla formazione, agli asili nido e ad altri programmi infrastrutturali. Queste disposizioni si applicano anche nei periodi tra un incarico di lavoro e l’altro. E’ nell’interesse di noi tutti che i lavoratori temporanei non subiscano discriminazioni, che possano anch’essi aumentare le loro conoscenze e armonizzare la vita professionale con quella privata senza che ciò diventi un problema insormontabile. In questo ambito abbiamo sicuramente bisogno di una posizione comune e pertanto sono favorevole all’approvazione della direttiva. Grazie, signora Presidente.

 
  
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  Dumitru Oprea (PPE-DE). - (RO) Possiamo descrivere il lavoro svolto dal relatore, l’onorevole Désir, usando l’espressione latina multum in parvum. E’ così che possiamo descrivere l’odierna proposta di direttiva, perché essa garantisce il diritto al lavoro anche quando l’attività compiuta dal lavoratore è temporanea a causa di determinati aspetti specifici del lavoro eseguito. Credo che, grazie a una misura come questa, le professioni rare o poco utilizzate in un determinato posto di lavoro saranno valorizzate grazie alla loro combinazione da parte di coloro che possiedono alcune di queste competenze professionali e in linea con la domanda del mercato. La direttiva creerà un mosaico di capacità professionali che saranno offerte da persone cui si attaglia la descrizione dell’homo universale del Rinascimento.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Ringrazio il relatore, l’onorevole Désir. Questa discussione rientra nelle misure che dobbiamo adottare per stabilire un quadro europeo capace di garantire ai cittadini europei condizioni di vita e lavoro decorose. Garantire un livello minimo di tutela per i lavoratori temporanei fa parte della costruzione di un’Europa sociale. Affinché l’Unione possa diventare l’economia più competitiva basata sulla conoscenza, le sue imprese devono poter scegliere i collaboratori e le competenze di cui hanno necessità.

Personalmente ritengo che, garantendo ai lavoratori temporanei le stesse condizioni di cui godono i dipendenti dell’azienda utilizzatrice, proteggeremo non soltanto i primi ma anche, e soprattutto, i dipendenti fissi. La parità di condizioni si applica all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, ai congedi retribuiti, al livello salariale, allo status e alla sicurezza. Garantendo condizioni di lavoro adeguate per i lavoratori temporanei metteremo fine al lavoro illegale e al dumping sociale. A mio giudizio, l’Europa sarà rafforzata se i sindacati saranno coinvolti nella decisione di concedere determinate deroghe ricorrendo ai contratti collettivi di lavoro.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE).(DE) Signora Presidente, come osservava l’onorevole Lambert, questa direttiva rappresenta un passo avanti molto importante in direzione di un’Europa sociale, pur essendo soltanto il primo passo. I cittadini si aspettano da noi che facciamo progressi concreti verso un’Europa sociale e garantiamo che si tenga conto del diritto al lavoro nel mercato interno e del principio della parità di retribuzione a parità di mansioni nello stesso posto di lavoro.

Il Parlamento europeo è riuscito a inscrivere nella direttiva questo principio di uguaglianza, che mancava invece nella proposta originaria della Commissione. E’ molto importante che, in proposito, il Consiglio ci abbia dato il suo appoggio, perché è essenziale che la concorrenza sul mercato interno sia fondata sulla qualità, non sul livello salariale.

Concludo con un’ultima considerazione. Altrettanto importante di questo passo avanti sarebbe un passo avanti nella direttiva sull’orario di lavoro. Non deve però essere un passo come quello proposto dall’onorevole Bushill-Matthews; no, non deve ammettere alcuna opzione di non partecipazione, come proposto dal Parlamento. Chiedo al Consiglio di darci il suo appoggio anche su questo punto.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE).(PL) Stiamo affrontando una questione di particolare importanza. Sono consapevole delle molte preoccupazioni per lo status e la situazione delle persone impiegate su base temporanea. Penso ad aspetti giuridici e formali e anche alle condizioni di lavoro, che assumono un rilievo particolare per l’impiego di un gran numero di cittadini dei nuovi Stati membri. A causa degli elevati tassi di disoccupazione, queste persone sono disposte ad accettare qualsiasi tipo di lavoro venga loro offerto in patria o all’estero. Le condizioni di lavoro non possono dipendere dalla situazione del mercato del lavoro e dalla disponibilità al lavoro. Sottolineo che le condizioni di lavoro devono essere conformi agli standard e ai requisiti vigenti in materia di sicurezza, tutela sociale, previdenza e livello retributivo.

 
  
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  Richard Howitt (PSE) . – (EN) Signora Presidente, è per me motivo d’orgoglio aver partecipato alla votazione in commissione su questa direttiva e prender parte alla discussione odierna in vista della votazione sulla direttiva concernente il lavoro tramite agenzia interinale. Tale direttiva era una priorità decisiva per il governo laburista del mio paese, la Gran Bretagna, e faceva parte di un accordo con i sindacati noto come “Warwick Agreement”. Oggi la promessa viene mantenuta.

Sono molto lieto di poter dare il mio appoggio. Ho fatto campagna a favore di questa direttiva per tre motivi.

Uno è che i lavoratori temporanei tramite agenzia sono lavoratori vulnerabili – checché ne dicano taluni di quelli che siedono dall’altra parte dell’aula. Secondo un’indagine della confederazione sindacale Trades Union Congress (TUC), l’80 per cento di questi lavoratori ha dichiarato di godere di un trattamento peggiore per quanto attiene alla retribuzione, alla formazione e ai congedi retribuiti, e di volere condizioni migliori.

Il secondo motivo è che la maggior parte degli immigrati dall’Europa orientale che, dopo l’allargamento, sono andati a lavorare in Gran Bretagna sono venuti nella mia regione, l’Inghilterra orientale, non di rado per il tramite di agenzie di lavoro interinale, le quali, non essendo regolamentate, troppo spesso si rendono responsabili di abusi – abusi che ora cesseranno.

L’ultimo motivo è che abbiamo un accordo di partenariato sociale, cosa raramente vista in Gran Bretagna, tra il TUC e la confederazione degli industriali britannici (CBI): con il voto di oggi, l’accordo diventa legge.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE) . – (EL) Signora Presidente, anch’io desidero congratularmi non solo con la presidenza e la Commissione, ma anche con il relatore e tutti coloro che hanno contribuito all’approvazione della direttiva e a questa nuova conquista dell’Unione europea a vantaggio dei suoi cittadini. Vorrei inoltre ricordare all’aula che gran parte dei lavoratori temporanei sono donne.

E’ particolarmente gratificante sapere che anche le lavoratrici temporanee beneficeranno sin dal primo giorno dei diritti acquisiti, al pari di tutti i lavoratori con figli, e quindi non saranno in condizione di svantaggio, perché lo scopo di questa nuova proposta dell’Unione che va a favore, in egual misura, dei cittadini, dei lavoratori e dei datori di lavoro è quello di introdurre un trattamento umano, dato che un solo giorno o più giorni di lavoro hanno lo stesso valore e meritano lo stesso rispetto.

Spero che sarà possibile applicare tutte le disposizioni concordate, perché è nell’applicazione della legge che siamo carenti. In Grecia, per esempio, la legge è entrata in vigore e prevede la parità di trattamento tra lavoratori temporanei e permanenti. Ma la difficoltà risiede nella sua attuazione.

 
  
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  Xavier Bertrand, presidente in carica del Consiglio.(FR) Signora Presidente, vorrei riprendere alcune delle affermazioni degli oratori precedenti che confermano come l’adozione di questa nuova direttiva sul lavoro interinale rappresenterà un vero passo avanti. Taluni l’hanno definita una “conquista”, e penso che il termine sia appropriato.

Va tuttavia rilevato che questa direttiva – e ne sono ben consapevole – non rappresenta l’atto conclusivo del nostro lavoro. Nelle settimane a venire, avremo altre occasioni per dimostrare che siamo in grado di compiere ulteriori progressi verso l’Europa sociale. Mi riferisco, ovviamente, alla direttiva sull’orario di lavoro, che è l’altra parte della posizione comune adottata a Lussemburgo il 9 giugno.

So che alcuni di voi hanno difficoltà ad accettare questo testo; vorrei tuttavia ricordarvi stasera che l’unico modo che avevamo per ottenere il parere favorevole del Consiglio sul testo che state per adottare e per rafforzare i diritti dei lavoratori temporanei era collegare questa proposta alla direttiva sull’orario di lavoro.

Penso anche alla direttiva sui comitati aziendali europei, che deve essere rivista. 14,5 milioni di cittadini europei lavorano in imprese che hanno istituito tali comitati e ora attendono la revisione della direttiva per migliorare la tutela dei loro diritti sociali in futuro. A essere onesti, va detto che l’attuale clima economico rende una revisione della direttiva più importante che mai, più necessaria che mai, più urgente che mai.

Tale questione sarà per noi la prossima occasione per far vedere che Consiglio e Parlamento sono intenzionati a svolgere il loro ruolo di colegislatori. Come sapete, le parti sociali europee hanno già dimostrato di aver capito qual è la posta in gioco connessa con la presentazione, alla fine dell’estate, di otto proposte comuni, sulla base delle quali sono disposte – lo hanno detto, di essere disposte – ad accettare la proposta della Commissione, caro Commissario. Ora spetta a noi dimostrare che siamo altrettanto decisi ad agire.

Onorevoli deputati, onorevole Désir, signor Commissario, finora la crescita del settore del lavoro interinale in Europa è avvenuta spesso in un vuoto giuridico totale, senza vere tutele per i lavoratori. A partire da dopodomani, potremo dire che quella situazione non esiste più. E dopodomani potremo dire anche, in un momento in cui il nostro continente è confrontato con gravi problemi economici e finanziari, che noi politici vogliamo unire le forze e attivarci per far ripartire l’Europa sociale.

 
  
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  Vladimír Špidla, membro della Commissione. – (CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, a mio parere la discussione ha messo chiaramente in luce l’importanza della direttiva, dato l’enorme numero di lavoratori che interessa e i grandi miglioramenti che comporterà. La discussione ha dimostrato anche che la direttiva gode di forte e sincero consenso, come è emerso dalle ampie discussioni e dall’accordo e sostegno delle parti sociali. Stasera è stato detto anche che la direttiva era attesa da lungo tempo, ma, come si dice in molti paesi, “meglio tardi che mai”. Anche in ceco esiste un detto simile, e sono certo che ve ne sono di analoghi in altre lingue. Dopo lunghi sforzi, abbiamo conseguito un vero progresso perché questa direttiva è altrettanto importante – se non di più – oggi di quanto lo fosse sei anni fa.

Onorevoli deputati, c’è ancora una cosa che ritengo valga la pena di essere sottolineata, cioè che questa direttiva, questa direttiva così impegnativa, che apre effettivamente la porta a un’Europa sociale, è stata adottata in un’Europa con 27 Stati membri dopo essere rimasta bloccata per anni in un’Europa con quindici Stati membri. Secondo me, questo è un esempio evidente di come un’Europa a 27 sia in grado di promuovere il progresso sociale.

Onorevoli deputati, molti di voi hanno citato le altre direttive che sono all’attenzione del Parlamento. Credo che il passo che stiamo compiendo oggi sia un segnale promettente di come potremo affrontare anche le direttive future. Le questioni impegnative e complesse rimangono aperte, com’è ovvio, ma ciononostante credo che sia stato avviato una sorta di processo dinamico e che le nostre possibilità di ottenere risultati positivi non siano mai state migliori di adesso.

 
  
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  Harlem Désir, relatore. – (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero in primo luogo ringraziare i colleghi per le loro osservazioni e i relatori ombra, i coordinatori e tutti coloro che hanno partecipato alla discussione per il sostegno che hanno dato tanto a me quanto alla conclusione di questo processo.

E’ vero che la relazione consiste essenzialmente in una dichiarazione esplicativa e in un solo invito: “diciamo di sì”. L’imminente adozione della direttiva – mi auguro tra due giorni – rappresenta una vittoria per il Parlamento europeo e anche una vittoria per le parti sociali. Colgo questa occasione per rispondere ai membri del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, che hanno presentato vari emendamenti. Comprendo, in sostanza, le motivazioni dei loro emendamenti, ma vorrei nondimeno rimarcare il fatto che la Confederazione europea dei sindacati qualche giorno fa ha nuovamente contattato i presidenti dei gruppi per far loro presente che l’adozione della direttiva senza emendamenti avrebbe dimostrato con forza che il progresso sociale in ambito comunitario è sia necessario sia possibile e che l’Europa sociale esiste ancora.

In un periodo in cui il settore del lavoro interinale è in crescita, al pari di altre forme di lavori atipici, dobbiamo poter disporre di un quadro giuridico, e stiamo per l’appunto prendendo una decisione in quel senso. L’Europa è uno spazio di giustizia, e così deve essere nell’interesse dei diritti civili, oltre che sotto il profilo delle condizioni economiche e sociali. Abbiamo già sancito in numerose direttive le tutele e i diritti di cui godono tutti i lavoratori. Ora che il numero dei lavoratori temporanei è costantemente in crescita, dobbiamo garantire che essi possano beneficiare degli stessi diritti e che il lavoro interinale non diventi un modo per eludere i diritti dei lavoratori interessati o quelli di altri lavoratori che sarebbero sottoposti a pressioni e a forme di dumping sociale.

Adottando questa direttiva vogliamo dimostrare anche che l’Europa sociale può andare avanti e può essere qualcosa di realmente concreto, diversamente da quanto la Commissione ha talvolta sostenuto – non il commissario Špidla, ma altri commissari sì. Noi possiamo legiferare – possiamo colegiferare – anche su questioni sociali, dimostrando così ai membri del Consiglio che per troppo tempo hanno bloccato l’adozione di questa come di altre disposizioni, che non devono aver paura del progresso dell’Europa sociale e che, se possiamo dimostrare che l’Europa difende i cittadini e i lavoratori, possiamo contribuire alla riconciliazione tra i cittadini e le istituzioni dell’Unione e a mitigare le preoccupazioni espresse in Irlanda, nei Paesi Bassi e nel mio paese, la Francia.

Credo che ulteriori progressi nel campo delle direttive sociali aiuteranno anche a stimolare nuovi passi avanti dell’Europa politica e il sostegno dei cittadini al progresso di quest’ultima.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà il 22 ottobre 2008.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Petru Filip (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ricorrere a una direttiva per sancire i diritti dei cittadini europei che hanno un contratto di lavoro temporaneo nei paesi dell’Unione ha rappresentato un vero successo per l’Europa sociale. Il problema è, però, se gli Stati membri e i datori di lavoro dell’Unione applicano le disposizioni della direttiva, perché in molte occasioni la pratica del mercato del lavoro, come dimostrano esempi concreti, è in contrasto con la teoria. Un esempio specifico al riguardo è il mancato riconoscimento dei diplomi scolastici dei cittadini romeni e bulgari dopo l’adesione dei due paesi all’Unione, mentre la direttiva vigente in materia prevedeva qualcosa di diverso. Dobbiamo quindi chiederci cosa possiamo fare per impedire che i cittadini dei nuovi paesi membri dell’Unione perdano la fiducia e dicano che Bruxelles decide una cosa ma poi i governi nazionali ne stabiliscono un’altra. Va inoltre considerato che la crisi economica in atto farà in ogni caso sentire i propri effetti sull’applicazione nei singoli Stati membri delle direttive in materia di diritto del lavoro. La Commissione europea dovrebbe definire immediatamente un adeguato sistema di vigilanza sull’applicazione delle norme relative al lavoro e adottare indiscriminatamente sanzioni contro i paesi che le violano.

 
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