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Procedura : 2008/2187(INI)
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Testi presentati :

A6-0403/2008

Discussioni :

PV 20/10/2008 - 15
CRE 20/10/2008 - 15

Votazioni :

PV 22/10/2008 - 6.1
CRE 22/10/2008 - 6.1
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0512

Discussioni
Lunedì 20 ottobre 2008 - Strasburgo Edizione GU

15. Valutazione dell'accordo Australia-UE in materia di PNR - Dati PNR dell'Unione europea (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

– la relazione (A6-0403/2008), presentata dall’onorevole in ‘t Veld, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, concernente la conclusione di un accordo tra l’Unione europea e l’Australia sul trattamento e il trasferimento dei dati del codice di prenotazione (PNR) originari dell’Unione europea da parte dei vettori aerei all’amministrazione doganale australiana [2008/2187(INI)] e

– l’interrogazione orale (B6-0476/2008), presentata dagli onorevoli in ‘t Veld, Roure, Bradbourn e Kaufmann, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, alla Commissione concernente l’Unione europea e i dati del codice di prenotazione (O-0100/2008).

 
  
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  Sophia in 't Veld, relatore. (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare rilevando anch’io l’assenza del Consiglio, perché nei miei appunti mi ero segnata alcune osservazioni sulla buona cooperazione tra il Parlamento europeo e il Consiglio, sul dialogo, sullo spirito del trattato di Lisbona e via dicendo; ma il Consiglio è assente anche da questa discussione. Penso che tale comportamento sia assolutamente indecoroso, perché è il Consiglio che sta lavorando a una politica in materia di PNR e dunque dovrebbe essere qui per rispondere alle nostre interrogazioni. Il Consiglio ha pubblicamente e solennemente promesso di coinvolgere il Parlamento europeo, ma adesso vediamo cosa valgono le promesse del Consiglio: sono promesse da marinaio. Ritengo che questo sia un affronto non al Parlamento europeo ma ai cittadini che hanno il diritto di avere risposte e un processo decisionale trasparente. La prego quindi, signor Presidente, di trasmettere ai rappresentanti della presidenza la mia insoddisfazione.

Questa è una discussione congiunta su, da un lato, le proposte relative ai dati del codice di prenotazione originari dell’Unione europea e, dall’altro, sull’accordo tra l’Unione e l’Australia riguardante tale sistema. Si tratta, essenzialmente, degli stessi problemi, che peraltro sono già stati sollevati nel contesto dell’accordo con gli Stati Uniti e, poi, di quello con il Canada.

Una delle questioni più importanti riguarda la limitazione dello scopo, perché è da qui che poi discende tutto il resto – la limitazione dello scopo o, in altri termini, la giustificazione stessa di questa proposta. Orbene, la giustificazione è tutta sbagliata, ed è tutta sbagliata anche la limitazione dello scopo, e ora vi spiegherò perché.

Comincio con la questione della sussidiarietà. La Commissione e il Consiglio affermano che lo scopo della proposta è l’armonizzazione degli schemi nazionali. Ma solo pochi Stati membri – tre, mi pare, finora – dispongono o di un sistema PNR attivo o lo stanno progettando. Come fa, allora, la proposta ad armonizzare sistemi nazionali se essi semplicemente non esistono? In realtà, la proposta si limita a imporre a tutti gli Stati membri l’obbligo di creare un sistema del genere per la raccolta dei dati PNR – un comportamento che non esito a definire “politica riciclata”, perché ciò che non si riesce a raggiungere a livello nazionale si cerca di ottenere, per così dire, dalla porta di servizio che è l’Unione europea. Sono un’europeista convinta, ma queste pratiche non mi piacciono.

La Commissione ha inoltre proposto uno schema decentralizzato, il che rende ancor meno evidente il valore aggiunto europeo e crea un mosaico ingovernabile di regole e sistemi per i vettori e un sistema ben poco trasparente per i cittadini.

Lo scopo dichiarato nella proposta della Commissione è quello di individuare le persone che hanno o potrebbero avere a che fare con un determinato atto terroristico o di criminalità organizzata, e i loro associati, nonché di creare e aggiornare indicatori di rischio, di fornire dati su modelli di viaggio e altre tendenze dei crimini terroristici che potrebbero essere utilizzati nelle indagini penali e nei procedimenti giudiziari riguardanti casi di terrorismo e criminalità organizzata.

Nella sua proposta, la Commissione rivendica all’Unione europea il merito di essere riuscita a determinare il valore dei dati PNR e a individuarne il potenziale ai fini dell’applicazione della legge. Finora, tuttavia, non abbiamo visto alcuna prova concreta che possa corroborare tale rivendicazione. Tutte le prove fornite fino ad adesso dagli Stati Uniti non sono confermate e, ad essere onesti, le informazioni che abbiamo ricevuto da diverse agenzie governative di quel paese nell’ultimo anno o giù di lì sembrano dimostrare soltanto che la raccolta e l’elaborazione in massa dei dati PNR è del tutto inutile.

E’ stata eseguita una sola valutazione dello schema PNR degli Stati Uniti, che però non ha tenuto conto dei risultati. Di fatto, un recente rapporto finanziato dal dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti solleva interrogativi di sostanza sull’utilità della sorveglianza dei comportamenti quale strumento per individuare potenziali terroristi. Il che è evidente, considerato che non è possibile tracciare profili di rischio sulla base dei dati PNR. E’ una palese assurdità. Come si fa a stabilire se qualcuno ha cattive intenzioni solo in base al numero di telefono o della carta di credito? In altre parole, è dimostrato che lo scopo dichiarato nella proposta della Commissione è inconsistente e infondato – eppure è su questa base che il Consiglio sta lavorando.

La Commissione il Consiglio sembrano non avere le idee chiare su ciò che si può o non si può fare con i dati PNR. I codici PNR contengono di solito dati molto generici e, in media, prevedono non più di dieci campi, per le informazioni di base. Pertanto non si capisce proprio come questi dati possano servire a identificare persone molto pericolose.

Le autorità responsabili dell’applicazione della legge dispongono già dei poteri necessari per ottenere dati PNR su base individuale nel quadro di un’indagine o un procedimento giudiziario riguardante sospetti noti e loro possibili associati. Così la proposta della Commissione si limiterebbe a cancellare l’obbligo di procurarsi un’autorizzazione e avere un motivo valido. Quindi, se le autorità responsabili dell’applicazione della legge hanno bisogno di poteri nuovi, spetta a loro dimostrare quando e come i poteri attuali sarebbero insufficienti. Ma finora non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione al riguardo.

Esiste già una direttiva concernente i dati API, che possono effettivamente essere usati per l’identificazione di persone e per verificarne l’iscrizione in una lista di sospetti. Con i dati PNR, invece, tutto questo non è possibile. Quindi, visto che c’è già una direttiva sui dati API, che senso ha farne un’altra? Non è stato dimostrato che ve ne sia necessità.

L’analisi sistematica e automatica dei dati PNR di tutti i passeggeri può essere utile per altri scopi, ad esempio a fini di contrasto del traffico di stupefacenti o dell’immigrazione illegale. Vi possono essere, quindi, scopi perfettamente legittimi e validi, però allora diciamo chiaramente quali sono questi scopi, senza parlare di prevenzione di attentati terroristici, perché si tratta di una cosa completamente diversa.

Se la Commissione e il Consiglio intendono ampliare l’ambito di applicazione della proposta e includervi anche altri scopi, dovrebbero, come ho appena detto, chiarire nei particolari, per ciascuno scopo dichiarato, quale uso verrà fatto dei dati PNR. In altri termini, i dati PNR si possono utilizzare soltanto in maniera finalizzata nel contesto di una specifica e concreta indagine in atto. I dati PNR si possono usare per analisi sistematiche e automatiche, ad esempio nella lotta contro il traffico di stupefacenti, ma in quel caso non è necessario conservarli. Occorre dunque sapere esattamente quale sia lo scopo dei dati.

Questa considerazione introduce la questione, per così dire, della base giuridica. Leggendo molto attentamente le disposizioni dell’accordo Australia-UE sui dati PNR – e lo stesso vale anche per l’omologo accordo con gli Stati Uniti – si apprende che non si tratta soltanto della lotta contro il terrorismo e la criminalità, ma anche di immigrazione, rischi per la salute pubblica, scopi amministrativi, vigilanza e responsabilità della pubblica amministrazione. E tutto ciò non ha nulla a che fare con la lotta contro il terrorismo.

La Commissione il Consiglio hanno scelto uno strumento del terzo pilastro per la proposta sui dati PNR e anche per gli accordi con altri paesi; ma il terzo pilastro attiene alla cooperazione giudiziaria e di polizia all’interno dell’Unione europea, non riguarda la sicurezza in altri paesi.

La Commissione può argomentare che mettere i nostri dati a disposizione degli Stati Uniti, dell’Australia e della Corea del Sud, per esempio, ci procura indirettamente un beneficio in termini di sicurezza, il che può anche essere vero, però allora vorrei sapere cosa c’entri la salute pubblica. Cosa c’entrano l’immigrazione, la vigilanza e la responsabilità della pubblica amministrazione? Non c’entrano per nulla.

Non mi addentrerò in tutti gli altri particolari dell’attuazione, però è necessario chiarire in primo luogo la questione dello scopo e della giustificazione, perché l’affermazione secondo cui questo sistema sarebbe stato molto utile nella lotta contro il terrorismo non ha ancora trovato riscontri; siamo tuttora in attesa di prove a tale proposito, e mi piacerebbe tanto averle. Quindi, se le prove non ci sono, dobbiamo riconsiderare la proposta.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, la pubblica accusa ha tenuto un’arringa molto vivace. Non so se risponderò a tutte le domande che sono state poste, ma inizierò senz’altro ringraziandola, onorevole in ‘t Veld, per averci dato soprattutto l’occasione di discutere dell’accordo sui dati PNR concluso tra l’Australia e l’Unione europea il 30 giugno.

L’accordo è il frutto di negoziati cominciati nel marzo scorso e condotti dalla presidenza slovena con l’aiuto della Commissione. E’ valido sette anni e mira a fornire tutela giuridica ai vettori aerei e ai servizi di prenotazione all’interno dell’Unione europea per il trasferimento di dati PNR alle autorità doganali australiane, il tutto nel rispetto della normativa comunitaria in materia di protezione dei dati.

L’accordo contiene disposizioni importanti che tengono conto delle preoccupazioni per la tutela dei dati e il diritto del singolo cittadino di accedere ai propri dati personali conservati in virtù dell’accordo e di presentare denuncia, indipendentemente dalla propria nazionalità, all’autorità australiana competente per la tutela dei dati riguardo alle modalità di trattamento dei propri dati.

Il Parlamento è sempre stato a favore del trasferimento dei dati PNR sulla base del cosiddetto push system. Dopo un periodo transitorio, i dati PNR saranno trasferiti alle autorità doganali australiane per mezzo soltanto di tale sistema; ciò significa che la dogana australiana non sarà autorizzata ad accedere ai dati direttamente dalle banche dati. Analogamente, l’accordo prevede importanti tutele per la conservazione dei dati PNR, il loro trasferimento ad altre agenzie o a paesi terzi, nonché un chiaro riferimento agli scopi per i quali i dati possono essere utilizzati.

Per quel che concerne lo scopo dei dati PNR, nella proposta di raccomandazione si afferma che esso non è conforme al disposto dell’articolo 8 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Posso rispondere dicendo che l’accordo stabilisce che i dati PNR possano essere usati per tre scopi, che sono così specificati: la lotta contro il terrorismo e i crimini correlati, la lotta contro i reati gravi – compresa la criminalità organizzata – di natura transfrontaliera e la lotta contro le persone che si sottraggono a mandati di cattura e misure di custodia cautelare attinenti ai tipi di crimini citati. Penso che, in questo caso, possiate riconoscere che gli scopi sono stati definiti.

Per amore di chiarezza, l’accordo prevede anche che i dati PNR possano essere trattati su base individuale ove ciò sia necessario per tutelare interessi vitali della persona interessata. Sempre per amore di chiarezza, l’accordo stabilisce che i dati PNR possono essere trattati su base individuale qualora ciò sia richiesto da un ordine del tribunale, ad esempio in riferimento a una causa nella quale il trattamento deve essere eseguito per accertare che i dati PNR sono trattati in conformità delle norme australiane sui diritti umani.

Vorrei dirvi che in futuro mi adopererò senz’altro affinché il Parlamento faccia la sua parte in questi negoziati. Sono perfettamente consapevole dell’esigenza di tenervi al corrente. Ritengo pertanto che siano state ottenute un certo numero di garanzie riguardo allo scopo dei dati, ai loro possibili utilizzi e alla loro conservazione. Ho cercato di essere obiettivo e reputo nondimeno che l’accordo fosse necessario. Dato che abbiamo una controparte disponibile, una controparte che è responsabile della protezione dei dati, credo veramente che si possa ragionevolmente sperare che l’accordo sarà applicato nel pieno rispetto della tutela dei dati.

Passo ora a una questione assolutamente importante, se mi è concesso di dirlo, ossia all’interrogazione orale che avete presentato e che solleva chiaramente l’intera questione dei dati PNR. Il terrorismo e la criminalità internazionali costituiscono una grave minaccia, ed è vero che la raccolta e l’analisi dei dati PNR sembrano essere uno strumento efficace nella lotta contro il terrorismo e la criminalità. I dati PNR sono in effetti informazioni commerciali fornite dal passeggero al vettore su base volontaria. Queste sono le informazioni che vengono raccolte dai vettori per gestire i loro sistemi di prenotazione.

Di recente, alcuni paesi hanno iniziato a chiedere ai vettori di trasferire loro i dati PNR per poterli usare a fini di prevenzione e contrasto del terrorismo e dei reati gravi, quali la tratta di esseri umani e il contrabbando di droga. Tali paesi sono, tra gli altri, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Corea del Sud. Tranne il Regno Unito, si tratta di paesi terzi, e hanno tutti cominciato a chiedere ai vettori di consegnare loro i dati PNR.

Alcuni Stati membri – Francia, Danimarca, Svezia e Belgio – hanno avviato processi legislativi allo stesso fine o stanno valutando la possibilità di avviarli. Molti altri paesi stanno considerando l’ipotesi di utilizzare i dati PNR, ma siamo soltanto in una fase iniziale.

Dovremmo tener conto del fatto che i dati PNR sono semplicemente uno strumento che può essere usato dalle autorità responsabili dell’applicazione della legge insieme con altri strumenti e informazioni, perché la questione che avete sollevato, cioè di capire quale sia l’effettiva utilità di tale uso, può essere valutata soltanto all’interno di un contesto nel quale le autorità di polizia usano i dati PNR insieme con altri strumenti.

Chiaramente, è molto più difficile comprendere con esattezza quale sia l’utilità dei dati PNR. Sembra, tuttavia, che in determinati paesi che hanno utilizzato questi dati essi si siano effettivamente rivelati utili come strumento di lotta contro il terrorismo e la criminalità. I sistemi PNR sono stati valutati dalle autorità di ciascuno paese e i risultati di tali valutazioni sono nel complesso positivi e confermano che l’impiego dei sistemi PNR è stato efficace.

Durante la preparazione della propria proposta per un sistema PNR europeo, la Commissione è stata in stretto contatto con le autorità di polizia degli Stati membri ed è rimasta molto soddisfatta delle prove da loro fornite. La maggior parte delle prove si basavano su informazioni riservate e non potevano essere condivise pubblicamente. Il Parlamento ha tenuto un’audizione sul PNR nella quale quattro Stati membri e tre paesi terzi hanno illustrato il modo in cui usano il PNR, confermandone la validità. Trattandosi, però, di informazioni riservate e delicate, l’audizione si è svolta a porte chiuse.

Vorrei ora parlare brevemente dei metodi di analisi automatici, perché si tratta di una questione rilevante. E’ vero che, di norma, i dati PNR sono analizzati automaticamente sulla base di indicatori di rischio, ma devo sottolineare che è intenzione della Commissione garantire che tali analisi automatiche non portino mai a una decisione che riguardi direttamente una persona. I risultati delle analisi automatiche devono essere sempre esaminati manualmente dall’inizio da parte di un funzionario specializzato.

La proposta della Commissione suggerisce di usare i dati PNR a scopo di prevenzione e contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata e, in particolare, del narcotraffico e della tratta di esseri umani – finalità che sicuramente siete disposti ad accettare. Vorrei aggiungere che questi dati possono essere utili nella lotta contro altri tipi di reati gravi che non hanno nulla a che fare con il mondo della criminalità organizzata. Ciononostante, abbiamo limitato la nostra proposta alla criminalità organizzata per motivi di proporzionalità.

Alcuni Stati membri ritengono che i dati PNR potrebbero essere di uso generale a fini di contrasto dell’immigrazione illegale, di tutela della salute pubblica e della sicurezza aerea. In effetti, i codici PNR sarebbero utili nella lotta contro l’immigrazione illegale perché è vero che mettono a disposizione i dati più velocemente rispetto al sistema API. Per quanto riguarda la sicurezza aerea, i codici PNR potrebbero essere utili se questo sistema offrisse la possibilità di negare a criminali e potenziali terroristi il permesso di salire a bordo di un aereo; la proposta della Commissione non prevede, però, simili poteri.

Nelle questioni attinenti alla salute pubblica, i codici PNR potrebbero essere utili per prevenire potenziali epidemie. Se un passeggero scopre di essere affetto da una malattia che potrebbe potenzialmente scatenare un’epidemia, i dati PNR possono essere usati per comunicare con altri passeggeri dello stesso aereo e fornire loro la consulenza necessaria. Anche a tale proposito, però, la proposta della Commissione non si spinge così avanti, mancando la dimostrazione di proporzionalità. Mi spiace non poter essere completamente d’accordo con lei, ma mi pare che gli scopi specificati nella proposta siano sufficientemente precisi per fornire le tutele legali che noi tutti auspichiamo.

Lei ha poi sollevato la questione della sussidiarietà, chiedendosi se vi fosse necessità di un’iniziativa europea. La Commissione ritiene che questa proposta dell’Unione europea sia necessaria. Tre Stati membri hanno già attuato norme nazionali in materia di dati PNR, e molti altri li utilizzano già in altri modi. Da un confronto tra questi sistemi emergono numerose differenze sia in termini di obblighi imposti ai vettori sia in termini di scopi.

Queste differenze complicano la vita dei passeggeri e sicuramente creano problemi ai vettori. La proposta mira pertanto ad armonizzare le responsabilità dei vettori e a fissare regole uniformi per gli Stati membri che utilizzano i dati PNR; allo stesso tempo, impone loro di attenersi ai nostri meccanismi di protezione dei dati.

La proposta favorirà inoltre una cooperazione più efficace tra le forze di polizia. Soprattutto, la Commissione ritiene che, considerati i tempi che viviamo, il terrorismo e la criminalità internazionali rappresentino minacce gravi e che sia necessario adottare queste misure per risolvere tali problemi garantendo nel contempo il pieno rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali.

Lei ha citato anche la nostra decisione di adottare un quadro decentralizzato per la collazione dei dati, e si chiede se la scelta di un simile sistema non possa comportare la perdita del potere di vigilanza da parte nostra. La Commissione ha analizzato l’alternativa tra un sistema centralizzato e un quadro decentralizzato e, durante le consultazioni con gli Stati membri, è emerso con chiarezza che il trattamento di dati PNR richiede l’utilizzo di informazioni la cui fonte è estremamente sensibile. Per questo motivo gli Stati membri non erano disponibili a condividere quelle informazioni con un’entità PNR centralizzata a livello europeo.

E’ vero che un sistema centralizzato sarebbe meno costoso e comporterebbe determinati vantaggi, ma per motivi di politica pratica abbiamo optato per l’alternativa del quadro decentralizzato. Dal punto di vista della protezione dei dati, l’opzione decentralizzata consente a ciascuno Stato membro anche di stabilire autonomamente le proprie forme di tutela per l’accesso ai dati e per il loro scambio.

In conclusione, signor Presidente, mi scuso per aver parlato così a lungo, ma si tratta di una tematica importante che va a toccare l’esercizio del controllo democratico da parte del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. La Commissione è sicuramente consapevole del fatto che la sua proposta sarà adottata secondo la procedura di consultazione. La Commissione vuole restare a stretto contatto con voi, con il Parlamento. I parlamenti nazionali saranno ampiamente coinvolti nella procedura, dato che la proposta è o sarà esaminata dalla maggior parte di essi. Le autorità competenti per la protezione dei dati verranno coinvolte nel sistema PNR e avranno il compito di eseguire un controllo indipendente di questi sistemi.

Per tali motivi, onorevole in ‘t Veld, riconosco che le sue obiezioni sono serie. Ho fatto del mio meglio per risponderle con sincerità; nondimeno ritengo che questo quadro europeo sia utile se non vogliamo che gli Stati membri avviino e si impegnino, nel campo dei dati PNR, in iniziative totalmente divergenti tra loro, con il rischio certo che sarebbe impossibile rispettare un certo numero di norme sulla protezione dei dati.

Quanto all’utilità dei dati, è vero che dobbiamo definirne l’uso e vigilare attentamente su un loro utilizzo corretto; ma è altrettanto vero che, nella lotta contro la criminalità organizzata, è talmente necessario incrementare la nostra efficienza che sono portato a credere che una risorsa aggiuntiva non abbia bisogno di controlli. Questo è quanto avevo da dire in risposta alle vostre obiezioni, che ho ascoltato con grande attenzione.

 
  
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  Presidente. − Ringrazio molto la relatrice per l’introduzione e la spiegazione dettagliata. Desidero inoltre informarla che l’ordine del giorno, pur essendo fissato dal Parlamento europeo, è tuttavia proposto dalla Conferenza dei presidenti. La possibilità che un rappresentante del Consiglio sia presente a una discussione dipende da quando essa ha luogo. Alla Conferenza dei presidenti non è stato proposto di discutere questo tema in una giornata diversa da lunedì. Di norma, i rappresentanti del Consiglio non presenziano alle nostre discussioni del lunedì. Propongo pertanto che, se la relatrice ha qualche osservazione da fare in proposito, la trasmetta al presidente del suo gruppo, che sarebbe potuto intervenire, ma non lo ha fatto. Quindi, oggi non è presente nessun rappresentante del Consiglio; tale circostanza, tuttavia, non è indicativa di indifferenza nei confronti del Parlamento. I motivi dell’assenza sono di carattere procedurale.

 
  
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  Sophia in 't Veld (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, desidero replicare brevemente su questo punto, perché penso che la presenza in aula del Consiglio sia una questione non solo di cortesia ma anche di interesse politico, e sono certa che la presidenza possa trovare un ministro da inviare qui. Negli scorsi due mesi abbiamo avuto discussioni alle quali il rappresentante del Consiglio era presente ma se n’è andato prima della conclusione della discussione.

Reputo che tale comportamento sia inaccettabile e non spetta a me renderne conto al mio gruppo. Spetta alla presidenza del Parlamento comunicare la nostra insoddisfazione alla presidenza dell’Unione europea.

 
  
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  Presidente. − La ringrazio. Ho preso nota della sua insoddisfazione, ma la prego di indirizzare le sue lamentele al presidente del suo gruppo, che sarebbe potuto intervenire, ma non lo ha fatto, affinché questo argomento fosse discusso in un momento in cui era presente un rappresentante del Consiglio. Non ho fatto domande alla relatrice, ma credo che abbia espresso le sue preoccupazioni.

 
  
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  Philip Bradbourn, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signor Presidente, i registri dei nomi dei passeggeri non sono, ovviamente, una novità per la sicurezza aeronautica, e in passato il Parlamento ha discusso sia dei loro difetti che dei loro pregi in molte occasioni.

In linea generale, a prescindere dal fatto che il sistema sia attuato tra Stati Uniti, Canada, Australia o in un quadro generale dell’Unione europea, quello che mi preoccupa è chi userà i dati, a quale scopo saranno usati e come saranno protetti. A mio parere, i sistemi PNR sono uno strumento prezioso nella lotta contro il terrorismo, ma dobbiamo garantire che non diventino semplicemente un altro modo per conservare dati riguardanti i cittadini. Lo scopo del sistema PNR è quello di contrastare il terrorismo, e devo dire che il commissario – mi spiace molto doverlo rilevare – con la sua dichiarazione iniziale non mi ha dato la certezza che quella sarà la limitazione dello scopo che tutti invochiamo. Lo scopo del sistema dovrebbe essere ristretto alle organizzazioni che hanno il compito di contrastare il terrorismo. Le misure antiterrorismo non devono diventare un pretesto per un sistema onnicomprensivo di raccolta di dati personali. In sostanza, dobbiamo assicurare che i sistemi di questo tipo si attengano strettamente ai fini per i quali sono stati creati, ossia aiutare i servizi di sicurezza a identificare e prendere di mira le persone che rappresentano la minaccia più grave.

Sono favorevole al ricorso ai sistemi PNR in quanto elemento della nostra strategia di lotta contro il terrorismo; allo stesso modo, però, credo che dobbiamo avere un approccio flessibile quando si negozia con paesi terzi. Dobbiamo affrontare l’importante questione della protezione dei dati dei cittadini europei e decidere se, e in quale modo, tali dati possano essere trasferiti ad altri soggetti.

Sollecito pertanto il Parlamento a prendere il sistema PNR in seria considerazione in quanto parte di uno strumento globale mirato a rendere più sicuri i nostri cieli. Finché affronteremo la questione in maniera proporzionata e ridurremo le possibilità di abusi, il sistema PNR potrebbe essere un elemento d’importanza vitale per proteggere i viaggiatori innocenti e impedire l’attività di potenziali terroristi. In conclusione vorrei ribadire quanto ho già affermato più volte, cioè che personalmente ritengo che questi sistemi mi farebbero sentire più sicuro a 35 000 piedi di altezza.

 
  
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  Roselyne Lefrançois, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, oggi discutiamo di due questioni tra loro correlate: l’accordo Australia-UE e il trasferimento dei dati del codice di prenotazione e la creazione di un sistema PNR europeo. L’accordo concluso con l’Australia ci sembra molto più accettabile di altri accordi firmati con paesi terzi. E’, quindi, molto positivo che i dati siano stati resi anonimi e che si siano posti limiti al loro trasferimento e a loro ulteriori utilizzi.

Siamo particolarmente lieti del fatto che le autorità australiane abbiano confermato che non ha senso raccogliere dati sensibili quali le preferenze alimentari. Nutriamo, tuttavia, ancora qualche preoccupazione, perché lo scopo per il quale i dati possono essere usati non è definito con grande chiarezza. Inoltre, riteniamo eccessivi sia la durata del periodo di conservazione dei dati sia il numero delle voci comprese nei dati richiesti.

Infine, credo sia essenziale definire più chiaramente la protezione dei dati garantita ai cittadini europei. Invitiamo anche il Consiglio e gli Stati membri a intensificare il controllo democratico coinvolgendo il Parlamento europeo prima della conclusione di accordi.

Le questioni sollevate dall’accordo con l’Australia mettono in luce i problemi connessi con l’istituzione di un sistema PNR europeo. Non dobbiamo accontentarci di rispondere semplicemente alle domande poste da paesi terzi. Come Unione europea, dobbiamo dare l’esempio e portare avanti la nostra tradizionale tutela della vita privata dei cittadini. Ci rifiutiamo di adottare semplicemente la fotocopia dell’accordo PNR che l’Unione ha concluso con gli Stati Uniti. Dobbiamo avviare un’ampia discussione per accertare se l’utilizzo dei dati PNR sia realmente utile e, in caso positivo, quali debbano esserne le condizioni.

 
  
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  Sarah Ludford, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, apprendo che c’è una regola nuova, valida quanto meno per la presidenza del Consiglio: il lunedì la presidenza è assente! Essendo una che viene a Strasburgo di malavoglia, mi piacerebbe che questa regola valesse anche per me.

Come osservato dalla relatrice, gli schemi per l’utilizzo dei dati PNR sono poco trasparenti e privi di certezza giuridica, oltre al fatto che potrebbero sembrare lo strumento di uno stato di polizia che raccoglie dati fini a sé stessi. Mi preoccupa in particolare la pratica della estrapolazione dei dati per la creazione di profili comportamentali e di identificazione. In aggiunta ai dubbi sulla legittimità e l’efficacia del sistema, mi chiedo cosa potrebbe accadere a una persona individuata mediante questi dati.

L’individuazione potrebbe avvenire perché quella persona ha rapporti con un’altra considerata sospetta da parte della polizia. Il vicepresidente Barrot ha detto che l’azione esecutiva non può essere avviata soltanto sulla base del trattamento automatico dei dati, ma cosa succede in caso di individuazione di una persona come potenziale sospetto? Dobbiamo avere la garanzia assoluta che la traccia che conduce a quella persona sia cancellata.

Se i dati sono condivisi e conservati, il rischio che quelle persone possano andare incontro a un destino orribile, come nel caso di Maher Arrar, arrestato e torturato per sette mesi dopo essere stato individuato all’aeroporto JFK, è tutt’altro che un’ipotesi fantasiosa.

 
  
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  Kathalijne Maria Buitenweg, a nome del gruppo Verts/ALE. (NL) Signor Presidente, desidero replicare alle affermazioni dell’onorevole Bradbourn. Neanche io sono contraria in linea di principio alla registrazione dei dati dei passeggeri, anche se questa può essere in qualche misura l’impressione. Ciò che conta, e a tale proposito sono totalmente d’accordo con la relatrice, è che dobbiamo valutare con grande attenzione come questo strumento può essere usato al meglio e quando la sua utilità e la sua necessità sono effettivamente definite.

In tale contesto vorrei avanzare un’altra proposta alla Commissione. Il commissario Barrot ha dichiarato che sarebbe molto lieto di collaborare con il Parlamento europeo, e personalmente apprezzo tali sue parole; ma quando si tratta dell’utilità e della necessità di questo sistema, ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire, aspetti che, credo, costituiscono il nocciolo della discussione tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento su questo argomento.

Signor Commissario, lei dice di avere un’ampia messe di pareri che attestano un grado elevato di utilità. Per quanto ne so io, e mi baso sulle mie letture in materia, il sistema PNR fornisce informazioni principalmente sui flussi migratori e serve a risolvere una serie di problemi; tuttavia, stando alle mie conoscenze, esso non ha contribuito in alcun modo alla lotta contro il terrorismo. Sarò molto lieta di poter parlare un giorno con lei nei dettagli di questo punto.

Propongo dunque che sia svolta un’indagine, che lei e noi decidiamo di comune accordo che sia eseguita un’indagine e che poi se ne discuta ampiamente. Non abbiamo nulla contro i sistemi PNR in linea di principio; vogliamo però che i registri siano trattati con cura, in conformità dei principi della nostra politica per la privacy. Spero che lei sia disposto a sostenere questa nostra richiesta. Mi può rispondere?

Per quanto riguarda l’accordo con l’Australia, può anche darsi che esso sia migliore di altri, ad esempio di quello con gli Stati Uniti; però vorrei sapere quali altri accordi ancora sono in cantiere. Un momento fa lei ha detto che, qualunque cosa succeda, nessuno di questi dati dovrà finire nelle mani di autorità repressive. Da ciò deduco che non negozieremo mai con la Russia o la Cina. Può confermarlo, in ogni caso? E può eventualmente fornirci un elenco dei paesi con i quali sono già in corso trattative delle quali saremo informati appena tra qualche mese?

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le cose che ci ha detto il Commissario Barrot non mi convincono del fatto che ci sia un'utilità reale nell'utilizzo di questi dati del PNR. Continuiamo a non avere elementi chiari sul fatto che questi dati possono contribuire concretamente alla lotta al terrorismo e alla lotta alla criminalità organizzata.

In realtà con questa smania di individuare presunti terroristi si è trasformati tutti in sospetti. Io credo che bisognerebbe avere alcuni elementi di chiarezza sull'utilizzo dei dati che vengono accumulati o la modalità di trattamento di questi dati. Spesso, invece, assistiamo – dalle informazioni che sono in nostro possesso – a un'attività arbitraria e indiscriminata e ad un utilizzo di questi dati che spesso vengono passati di mano in mano e non sempre vengono veicolati in modo corretto.

Io credo che questa smania di estorcere informazioni non sia utile alla tutela della nostra tutela personale. Spesso la prevaricazione della sicurezza sulla libertà ha portato ad eliminare elementi di tutela del nostro diritto.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, voglio parlare in particolare dell’accordo con l’Australia e complimentarmi con l’onorevole in ‘t Veld per l’eccellente relazione che ha preparato. Mi congratulo anche con il vicepresidente Barrot per gli ottimi negoziati condotti dalla Commissione europea. L’accordo con l’Australia è in linea di massima positivo; è un buon esempio del lungo cammino che abbiamo fatto dopo l’avvio delle prime discussioni sulla questione del PNR. All’epoca il Parlamento europeo riteneva inaccettabile il trasferimento dei dati PNR se non venivano fornite garanzie su una loro adeguata protezione e sul rispetto della normativa comunitaria vigente.

Questo accordo cancella la maggior parte delle riserve che abbiamo sollevato e assicura una protezione dei dati adeguata, per i seguenti motivi: primo, perché la legge australiana tutelerà la privacy dei cittadini dell’Unione; secondo, perché è previsto un sistema che garantirà ai singoli individui, indipendentemente dalla nazionalità o dal paese di residenza, la possibilità di esercitare i loro diritti e avere accesso a un meccanismo di risoluzione dei conflitti che comprenda anche la facoltà di sospendere i flussi di dati in caso di violazione dell’accordo da parte delle autorità responsabili della protezione dei dati; terzo, perché è previsto l’obbligo di una revisione comune con la partecipazione delle autorità responsabili della protezione dei dati; quarto, perché, sul punto dei dati sensibili, mi fa molto piacere che le autorità doganali abbiano affermato specificamente che non vogliono né hanno bisogno di dati sensibili. Concordo con l’onorevole in ‘t Veld quando dice che questo è un buon esempio per altri paesi.

Tuttavia, Vicepresidente Barrot, non posso non deplorare che né il Consiglio né la Commissione hanno mantenuto la promessa fatta qui in plenaria che su questa materia avrebbero collaborato strettamente con il Parlamento europeo. Prendo atto della dichiarazione del vicepresidente Barrot che una cosa del genere non succederà più, ma la verità è che è stato concluso un altro accordo senza che il Parlamento ne sia mai stato informato, né al momento dell’adozione del mandato né alla conclusione dell’accordo. E’ essenziale che un accordo che va a toccare direttamente i diritti fondamentali dei cittadini abbia una legittimazione democratica, la quale però non si può ottenere per mezzo di una valutazione a posteriori e l’approvazione dei parlamenti nazionali, dato che, come il vicepresidente ben sa, questa sorveglianza a livello nazionale esiste in solo dieci dei 27 Stati membri.

Fino all’entrata in vigore del trattato di Lisbona e finché il Parlamento europeo può essere correttamente coinvolto nel processo di revisione degli accordi PNR, speriamo che possa essere rispettato almeno il principio della leale cooperazione tra le istituzioni. Questa è la mia richiesta.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE) . – (EL) Signor Presidente, per quanto riguarda l’istituzione di un sistema PNR europeo lei ha fatto una dichiarazione sconvolgente, signor Commissario. Nella sua proposta dice infatti che si rifiuta di chiedere ai passeggeri stranieri che vengono in Europa informazioni su questioni quali l’immigrazione irregolare o le condizioni di salute, perché ritiene che non sarebbe proporzionato chiedere questi dati.

Ma allora perché ha firmato con gli Stati Uniti un accordo che permette la trasmissione al governo statunitense esattamente di queste informazioni sui cittadini europei? In sostanza, lei ha ammesso che l’accordo Stati Uniti-Unione europea viola la legge comunitaria della proporzionalità.

Ha detto anche un’altra cosa inesatta: nel suo intervento ha ripetuto più volte che i dati PNR sono utili, non lo ha però dimostrato. Tuttavia la normativa europea prevede che i dati siano necessari, non soltanto utili, e se questa legge europea è stata modificata, per favore ce lo faccia sapere. In caso contrario, però, lei ha il dovere di dimostrare che i dati PNR sono necessari, non semplicemente utili.

Riguardo all’accordo con l’Australia, che senso ha che ne discutiamo oggi, dopo che l’accordo è stato firmato con tutti i crismi? La mia non è una domanda retorica. Come sapete, nel caso degli Stati Uniti, prima ancora che si fosse asciugato l’inchiostro dell’accordo sul sistema PNR, gli Stati Uniti avevano cominciato a esercitare pressioni sui singoli paesi europei e a mercanteggiare per ottenere altre informazioni in aggiunta a quelle previste dall’accordo, in cambio dell’inserimento di quei paesi nel famoso programma di esonero dal visto. Tali informazioni e dati personali sono stati richiesti al di fuori del quadro delle limitazioni stabilite dall’accordo PNR, che, per quanto deboli, almeno sono previste.

Il presidente Bush ha inserito sei paesi europei nel suddetto programma in occasione di una sontuosa cerimonia svoltasi due giorni fa, ma ha affermato che non ne avrebbe ammessi altri sei, tra i quali la Grecia. Le pressioni che vengono apertamente esercitate su taluni paesi europei affinché accettino condizioni che sono in contrasto con la loro costituzione e la loro legislazione, o, ancor peggio, affinché adeguino la loro politica estera ai desideri di un paese terzo – come abbiamo appreso nel caso della Grecia – rende necessaria un’indagine immediata da parte della Commissione e un intervento e una denuncia da parte del Consiglio, che, sfortunatamente e con sua grande vergogna, oggi è assente.

 
  
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  Dumitru Oprea (PPE-DE).(RO) Il modo in cui si sta cercando di collazionare dati personali con l’obiettivo di prevenire potenziali problemi o incidenti personali (come ha detto il vicepresidente Barrot, “la lotta contro il terrorismo e i reati gravi,... cose che succederanno, non cose che sono già avvenute”) costituisce un’eclatante violazione dei diritti umani, per non parlare dell’infrazione alle norme vigenti in materia di protezione e libertà di circolazione dei dati personali.

Noi crediamo che, quando qualcuno prende decisioni per conto di una persona, o questo fatto viene considerato sin dall’inizio come una violazione dei diritti umani, oppure si stabilisce che la persona interessata debba dare il proprio consenso e lo debba fare solo a condizione che non vi saranno rischi per la sicurezza di altre persone. Questa strategia da “castello arroccato” cui ricorriamo durante le nostre discussioni è in contrasto con la strategia usata negli aeroporti, dove si applicano sistemi aperti e sicuri.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) La decisione di istituire un registro contenente i dati dei passeggeri comporta che i dati saranno trasmessi in caso di voli dall’Unione europea a paesi terzi con i quali l’UE ha firmato accordi sulla protezione dei dati personali. Signor Commissario, lei ha ricordato che alcuni Stati membri hanno già attuato la loro specifica normativa nazionale in materia. E’ importante adottare queste norme secondo una procedura democratica, cioè con il coinvolgimento dei parlamenti nazionali.

Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che, in questo ambito, la legislazione di uno Stato membro interessa direttamente i cittadini di un altro Stato membro. Per esempio, se un cittadino romeno, per volare in Australia, deve seguire una rotta internazionale che parte da un altro Stato membro, dovrebbe essere a conoscenza della legislazione di quest’ultimo e, in particolare, dovrebbe dare il proprio consenso alla raccolta e al trattamento dei propri dati personali. Per quanto ne so, il Parlamento europeo deve essere coinvolto, secondo la procedura di comitato, negli accordi che la Comunità sottoscrive al riguardo con paesi terzi.

 
  
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  Manfred Weber (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, intervengo per due brevi commenti. In primo luogo, chiedo al commissario di trasmettere ai ministri degli Interni le preoccupazioni espresse oggi. Ci è stato detto che i dati PNR offrono la possibilità di combattere la criminalità; in effetti, lo hanno sostenuto molti oratori in quest’aula. La questione che ci preoccupa, però, è se vi sia proporzionalità. Voglio dire che conserviamo milioni, anzi, miliardi di dati per dieci anni a fronte di una manciata di casi concreti. C’è proporzione? Questo è un punto che ci preoccupa tutti.

In secondo luogo, volevo dire che non comprendo come mai stiamo parlando di un sistema PNR europeo. La proposta avanzata comporta l’istituzione di 27 sistemi PNR nazionali, non di un sistema PNR europeo. Se gli Stati membri hanno così urgente necessità di disporre di questo strumento per poter contrastare la criminalità, proponiamo che i ministri degli Interni si rivolgano ai rispettivi parlamenti nazionali e risolvano la questione in quel contesto. Discutere di standard comuni per i dati è una cosa, farne un obiettivo obbligatorio per il Consiglio “Giustizia e affari interni” è un’altra. Personalmente ho l’impressione che i ministri degli Interni, non essendo riusciti a far approvare questa richiesta a casa loro, cioè a livello nazionale, stiano ora cercando di farlo attraverso il Consiglio. Per questo motivo, dobbiamo dire di no.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE).(PL) Commissario Barrot, mi fa molto piacere avere l’occasione di parlare con lei anche se non è più responsabile dei trasporti. Nondimeno, ho molti bei ricordi di quel periodo e del lavoro che abbiamo fatto insieme. In merito allo scambio di dati, però, ricordo la nostra discussione in commissione trasporti e turismo, quando abbiamo affrontato questioni quali la sicurezza dei viaggiatori e la protezione dei dati personali, per evitare che questi possano finire in mani improprie. Si tratta di questioni d’importanza cruciale. Ecco perché ritengo che il trasferimento di dati, le circostanze e i destinatari dei dati, il principio dell’accessibilità e gli scopi debbano tutti essere elementi essenziali di questo accordo.

Stiamo molto attenti nei nostri rapporti con gli Stati Uniti, consapevoli dell’importanza di quel paese. La invito tuttavia a tenere a mente il fatto che, spesso, negli aeroporti noi europei ci sentiamo a disagio a causa di altri. Non dimentichiamolo. Grazie.

 
  
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  Luis de Grandes Pascual (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, signor Commissario, il terrorismo e la criminalità organizzata grave sono fenomeni di portata globale. Ne consegue che gli strumenti per contrastarli devono essere proporzionali ed efficaci.

Ho preso buona nota delle risposte date alle domande. Le risposte erano abbastanza corrette: è vero che si devono pretendere garanzie e che questa è una questione delicata. Ma è altrettanto vero che è assolutamente ingiustificabile dare una risposta globalizzata e armonizzata.

Le persone che, per così dire, hanno un atteggiamento distaccato nei confronti del terrorismo sono maggiormente interessate alle garanzie individuali. Personalmente, mi interessano sia le garanzie individuali sia quelle collettive. E’ assolutamente cruciale cominciare a darsi da fare laddove è possibile: se possiamo iniziare nel settore del trasporto aereo, visto che i vettori aerei sono già in possesso di questi dati, bene, allora è lì che dobbiamo cominciare.

Chiederemo garanzie, valuteremo l’ambito di applicazione e inizieremo con il trasporto internazionale. Va detto subito, però, che poi passeremo al trasporto nazionale, perché molto spesso i terroristi non vengono dall’estero ma dall’interno dei nostri paesi. Chiedete agli Stati Uniti o a chi volete, e vi diranno che le cose stanno proprio così ed è così che le dovremo affrontare in futuro.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, ringrazio tutti gli onorevoli deputati che sono intervenuti e vi posso garantire che sarò certamente presente alla riunione del Consiglio prevista per questa settimana, dove riferirò le vostre osservazioni.

Prima di tutto vorrei ricordarvi che, a nostro parere, l’utilità del sistema PNR non può essere ignorata nel contesto della lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Molti di voi lo hanno ammesso apertamente. Quindi, non possiamo fare a meno del sistema PNR, e vi devo dire che il commissario responsabile del contrasto della criminalità organizzata non è affatto intenzionato a rinunciare all’uso di risorse utili. Dobbiamo tuttavia utilizzare il sistema in maniera adeguata, e qui sono d’accordo con voi: scopo e proporzionalità sono due elementi d’importanza vitale. Dobbiamo attenerci allo scopo, che – come ha rilevato l’onorevole in 't Veld – va fissato con precisione e garantendo la proporzionalità. Devo rispondere a un punto specifico sollevato dall’onorevole Lambrinidis, che ha parlato con grande veemenza. Nell’accordo tra gli Stati Uniti e l’Europa lo scopo è la lotta contro il terrorismo e la criminalità, punto. Quindi, occorre prima di tutto garantire la proporzionalità e lo scopo.

Onorevole Ludford, ho ascoltato con grande comprensione ciò che molti di voi hanno detto sulla necessità di garantire che i dati non siano conservati dopo che sono stati usati per lo scopo per il quale sono stati raccolti. Lei ha ragione nel dire che dobbiamo evitare qualsiasi tipo di memorizzazione dei dati che possa successivamente portare a usi inaccettabili sotto il profilo dei nostri diritti fondamentali.

Passo ora a parlare del controllo democratico, innanzi tutto in riferimento alle trattative con paesi terzi. Dobbiamo dire chiaramente che gli articoli 24 e 38 del trattato sull’Unione europea stabiliscono che spetta alla presidenza condurre negoziati internazionali, con l’assistenza, ove necessario, della Commissione. L’articolo 24 non impone alla presidenza l’obbligo di informare né consultare il Parlamento; rientra pertanto nella discrezionalità della presidenza decidere se informare il Parlamento sullo stato delle trattative, ove del caso. Ciò detto, la Commissione può, previa consultazione della presidenza e in presenza di circostanze idonee, informare il Parlamento sull’andamento dei negoziati. Vi posso garantire che al momento nessun altro paese terzo ha chiesto l’avvio di negoziati sul sistema PNR, e quindi la situazione è chiara. Se verrà presentata una domanda in tal senso, all’avvio dei relativi negoziati chiederò senz’altro alla presidenza, in qualità di nuovo commissario responsabile di questo settore, di autorizzarmi a tenere aggiornata la competente commissione del Parlamento sullo stato delle trattative. Questo è l’impegno che assumo verso di voi.

In terzo luogo – e l’onorevole Weber vi ha testé fatto cenno – è vero che ci sono 27 sistemi nazionali, ma essi non sono troppo differenti tra loro, e i parlamenti nazionali sono stati consultati in materia. Sulla base delle informazioni in mio possesso, vi posso dire che i parlamenti nazionali hanno avuto modo di esprimere i propri pareri e di inviarci i loro commenti. Signor Presidente, sono consapevole di non aver risposto a tutte le osservazioni, ma diversi commenti ben fondati saranno presi in considerazione. Credo che, per così dire, noi non possiamo privarci – e qui interpreto fedelmente lo spirito della discussione – di uno strumento che potrebbe essere utile. E’ stato detto che l’efficacia del sistema non è stata dimostrata: è vero, però ci sono comunque alcune prove in quel senso e, come ho rilevato un attimo fa, le informazioni fornite a porte chiuse contenevano una serie di testimonianze che attestavano che il sistema PNR potrebbe essere utile. Resto convinto del fatto che, nella lotta contro la criminalità organizzata, tale sistema può rivelarsi molto utile.

Detto ciò, bisogna attenersi agli scopi fissati. Dobbiamo evitare che i dati siano memorizzati, e abbiamo perciò bisogno di controlli molto rigorosi. E’ per questo motivo che, secondo me, dobbiamo coinvolgere – come ho detto alla fine – tutte le autorità competenti in materia di protezione dei dati. Giovedì scorso ho partecipato a una riunione sul tema della protezione dei dati organizzata dalla maggioranza delle autorità competenti per la tutela dei dati in Europa e ne ho ricavato l’impressione che ora gli Stati membri siano sempre più intenzionati ad affidare il compito della tutela dei dati ad autorità indipendenti in grado di far sentire la propria voce.

Questo è quanto volevo dirvi al termine di una discussione che è stata molto interessante e utile per me e della quale riferirò agli Stati membri e ai loro ministri. Mi prendo l’impegno di farlo.

 
  
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  Sophia in 't Veld, relatore. (EN) Signor Presidente, ringrazio il commissario per la sua risposta e sarò molto lieta di incontrarmi con lui per passare al vaglio tutti i dettagli della questione. Ritornerò dopo brevemente sul tema dello scopo, perché ci sono molte incomprensioni riguardo a ciò che si può o non si può fare con i dati PNR. Questi dati sono disponibili già adesso, oggi, anche senza uno schema PNR europeo; basta semplicemente avere un’autorizzazione e un motivo valido. Non è stata invece dimostrata la necessità di nuovi poteri, di poteri illimitati. Pertanto, non contesto l’utilità dei dati PNR in quanto tali; quello che contesto è l’utilità della raccolta in massa e dell’analisi automatica dei dati.

Non sono l’unica a sostenere tale opinione; sono in buona compagnia. Le autorità responsabili della tutela dei dati condividono la mia posizione, però vengono ignorate. Ma anche i vettori aerei ci dicono queste stesse cose, come pure gli esperti della sicurezza negli aeroporti. Vi posso anche citare un passo di un rapporto commissionato dal dipartimento di Sicurezza interna, che sarò molto lieta di mettere a vostra disposizione. Nel rapporto si dice che l’identificazione automatica di terroristi per mezzo dell’estrapolazione di dati o di qualsiasi altra metodologia nota non è sostenibile come obiettivo. Non sono stata io a scriverlo, lo hanno scritto esperti della sicurezza su incarico del dipartimento della Sicurezza interna.

Vi sono, certo, prove dell’utilità dei dati, come ha detto lei, signor Commissario; ma si tratta dell’utilità ai fini della lotta contro il traffico di stupefacenti o l’immigrazione clandestina o altri scopi. E forse la sorprenderò dicendo che, personalmente, non sono contraria in linea di principio all’utilizzo di dati PNR per questi scopi. Però dobbiamo definire con grande esattezza gli scopi, per poter garantire proporzionalità e adeguati livelli di tutela giuridica.

Concludo con un’osservazione di carattere molto personale. Sono assai insoddisfatta del modo in cui stiamo litigando, ormai da cinque anni, sulla questione PNR, mentre il Consiglio e la Commissione vanno avanti a passo di carica, come un treno in corsa. Ai miei concittadini irlandesi voglio dire che, se condividono il mio desiderio di porre fine a questo genere di decisioni non democratiche e non trasparenti, allora, per favore, devono dire di sì al nuovo trattato sull’Unione europea.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì.

 
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