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Lunedì 20 ottobre 2008 - Strasburgo Edizione GU

20. Dar vita a un’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (breve presentazione)
Video degli interventi
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  Presidente − L’ordine del giorno reca una breve presentazione della relazione (A6-0366/2008), presentata dall’onorevole Wijkman, a nome della commissione per lo sviluppo, su “Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti” [2008/2131(INI)].

 
  
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  Anders Wijkman, relatore. − (EN) Signor Presidente, questa relazione è una risposta all’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico lanciata dalla Commissione europea verso la fine dell’anno scorso. In linea di principio, l’alleanza è un’iniziativa molto valida; è, prima di tutto e innanzi tutto, il riconoscimento del fatto che i paesi a basso reddito correranno gravi rischi a causa del cambiamento climatico.

E’ un’ironia che solo otto anni fa siano stati decisi a New York gli obiettivi di sviluppo del millennio. Allora non si fece quasi menzione del cambiamento climatico, sebbene già all’epoca fosse evidente che molti paesi a basso reddito avrebbero subito pesantemente gli effetti negativi del cambiamento climatico.

Il modo, però, in cui siamo strutturati – in organizzazioni nazionali, governi, eccetera – e operiamo – il cambiamento climatico su un binario, la cooperazione allo sviluppo su un altro – costituiva già allora un impedimento o un ostacolo concreto al pieno riconoscimento della minaccia che il cambiamento climatico rappresenta per lo sviluppo e la riduzione della povertà.

La sfida è, ovviamente, grande. Per aiutare i paesi a basso reddito ad adattarsi al cambiamento climatico e a ridurre i rischi, a impegnarsi in misure di mitigazione e a cercare sinergie tra le due cose, occorre concentrarsi in modo speciale sulla deforestazione e poi passare finalmente all’aspetto più importante di tutti, cioè all’attuazione pratica di tutti questi impegni nel contesto della programmazione dello sviluppo e della riduzione della povertà.

E’ vitale non ritrovarsi, alla fine, con una serie di progetti di adattamento indipendenti l’uno dall’altro. Dobbiamo invece integrare l’adattamento e la riduzione del rischio nella cooperazione allo sviluppo.

Il grande interrogativo emerso dalla discussione di questa tematica in seno alla commissione per lo sviluppo attiene alle modalità di finanziamento. La proposta della Commissione prevede una dotazione di soli 60 milioni di euro: una goccia nel mare. Nessuno sa quali saranno i costi dell’adattamento e della riduzione dei rischi; nessuno sa quanto costerà la cooperazione in campo tecnologico in termini di mitigazione. Secondo stime della Banca mondiale, di Oxfam, del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e di altri soggetti, i costi saranno compresi tra 10 miliardi di dollari e, a mio parere, 100 miliardi di dollari l’anno. Alcune misure non comporteranno aggravi di spesa: se si attuano una programmazione dello sviluppo e strategie di riduzione della povertà che tengono conto sin dall’inizio degli effetti negativi del cambiamento climatico, non ci sarà un aumento dei costi. Sappiamo, però, che in molti campi ci saranno costi aggiuntivi: basti pensare alle pratiche agricole, alla riduzione dei rischi conseguenti a eventi climatici estremi, all’innalzamento del livello del mare, alle misure sanitarie – e chi più ne ha più ne metta.

L’interrogativo è il seguente: da dove verranno i finanziamenti straordinari o aggiuntivi? Nella relazione avanziamo alcuni suggerimenti; uno è, ovviamente, quello di utilizzare una parte dei proventi previsti delle aste future dei permessi di emissione. E’ molto importante stanziare in qualche modo fondi per promuovere lo sviluppo dei paesi in questo ambito.

Un altro suggerimento è che gli Stati membri sostengano l’iniziativa della Commissione e non intraprendano iniziative proprie. Questo è un settore nuovo, dove è opportuno unire le forze.

Infine, tutto quello che faremo va considerato nel contesto dei negoziati sul clima che si svolgeranno il prossimo anno a Copenaghen. Un’azione fattiva da parte dei paesi all’allegato 1 – specialmente da parte dell’Unione europea – è vitale per poter trovare un accordo a livello globale.

La relazione sullo sviluppo si occupa delle questioni citate, e di molte altre, in uno spirito di sostegno per l’iniziativa della Commissione europea e al fine precipuo di rafforzarla, sia sotto il profilo della sostanza sia sotto quello della dotazione finanziaria.

 
  
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  Joe Borg, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Wijkman e lo ringrazio per il suo costante appoggio all’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico. In linea di massima, la Commissione è del parere che la relazione metta in evidenza le questioni giuste e individui le sfide chiave che la comunità internazionale sta fronteggiando per sostenere la mitigazione del e l’adattamento al cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo. Apprezziamo in modo particolare le proposte formulate nella relazione, in primo luogo per trasformare l’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico in un punto di raccolta e smistamento delle iniziative degli Stati membri. Siamo d’accordo sul fatto che gli sforzi in atto per aiutare i paesi in via di sviluppo in questo settore così importante sono frammentati e male coordinati e non corrispondono ai principi della dichiarazione di Parigi sull’efficacia degli aiuti, firmata da tutti gli Stati membri dell’Unione europea.

In secondo luogo, c’è la proposta di fissare un obiettivo di finanziamento a lungo termine per l’AMCC. A tal fine, però, è decisivo che gli Stati membri dell’Unione aderiscano pienamente a questa iniziativa, assumano maggiori impegni nell’ambito degli aiuti pubblici allo sviluppo e mettano a disposizione dell’alleanza nuove fonti di finanziamento. Un obiettivo di finanziamento deciso dalla sola Commissione europea non avrebbe alcun senso.

Cito, infine, la proposta di destinare una parte dei proventi previsti delle aste dei diritti di emissione nel quadro del sistema comunitario di scambio di quote di emissioni al finanziamento dell’AMCC e di altre misure inerenti al cambiamento climatico da adottare nei paesi in via di sviluppo. Soprattutto nella situazione attuale, abbiamo bisogno del costante appoggio del Parlamento europeo per poter realizzare queste proposte, in particolare attraverso un impegno con gli organi decisionali a livello di paesi membri.

La relazione sottolinea una serie di questioni che necessitano di ulteriori chiarimenti da parte della Commissione. Risponderò, in particolare, alla domanda sul valore aggiunto specifico dell’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico. In linea generale, l’alleanza è vista come un elemento d’importanza cruciale della politica dell'UE in materia di cambiamento climatico. Tradizionalmente, questa politica è stata concentrata sulla mitigazione all’interno e all’esterno dell’Unione. Adesso, la procedura del libro verde/libro bianco si occupa principalmente dell’adattamento all’interno dell’Unione, mentre l’AMCC rappresenta la dimensione esterna dei nostri sforzi di adattamento. Inoltre, è importante ricordare che a Copenaghen, nel dicembre 2009, la comunità internazionale deve arrivare alla firma di un accordo mondiale sul cambiamento climatico, per evitare un’interruzione tra il protocollo di Kyoto e l’accordo di follow-up. I paesi in via di sviluppo aderiranno a tale accordo soltanto se esso terrà conto dell’adattamento in maniera specifica. L’Unione europea deve anche assumere in tale contesto un ruolo guida, e l’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico è lo strumento per dimostrare il nostro impegno.

La relazione dell’onorevole Wijkman avrebbe potuto contenere riferimenti più forti a questo imperativo politico. Inoltre, l’Unione europea è il maggiore donatore di aiuti allo sviluppo. E’ chiaro che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia per lo sviluppo. L’AMCC mira ad ancorare saldamente l’adattamento al cambiamento climatico nella politica comunitaria per lo sviluppo.

Infine, l’alleanza vorrebbe impiegare strumenti diversi per la definizione degli aiuti collegati al cambiamento climatico, abbandonando lo strumento del finanziamento dei progetti per adottare approcci fondati sui programmi. Noi crediamo che questo sia il solo modo efficace per aumentare la resistenza al cambiamento climatico. La Commissione è già entrata nella fase esecutiva iniziale dell’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico. In tale contesto, sta dedicando tutta la dovuta attenzione alle proposte avanzate nella relazione, specialmente quelle riguardanti un forte coinvolgimento di rappresentanti del paese partner e in altre iniziative multilaterali correlate, di durata biennale o pluriennale.

Concludo dicendo che la Commissione riconosce l’esigenza di una migliore integrazione del cambiamento climatico nei propri programmi di aiuto, in stretto coordinamento con i paesi partner e con i partner dello sviluppo a livello nazionale. In questo nostro impegno saremo assistiti dal lavoro in corso presso l’OCSE volto a elaborare orientamenti per l’integrazione dell’adattamento nella cooperazione allo sviluppo.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Mihaela Popa (PPE-DE), per iscritto.(RO) Questa iniziativa è giustificata nel contesto delle responsabilità assunte dall’Unione europea nei confronti dei paesi in via di sviluppo e dal fatto che l’Unione è il maggiore donatore di aiuti umanitari.

Da tale punto di vista, è importante non fare doppioni delle iniziative per i paesi in via di sviluppo che abbiamo lanciato a livello di Unione o di Stati membri.

Secondo me è essenziale che le preoccupazioni per il cambiamento climatico non si traducano in un impegno sporadico; dobbiamo invece tener conto dell’importanza della prevenzione in tutte le misure adottate dall’Unione europea, con particolare attenzione a quelle legate agli aiuti allo sviluppo.

Da ultimo, ma non meno importante: penso che l’azione di prevenzione debba diventare una priorità, tanto più nel caso degli interventi conseguenti a crisi umanitarie, tenendo presente il fatto che i costi di ricostruzione dopo un disastro sono molto più alti.

L’Unione europea deve dar prova non soltanto di solidarietà ma anche di responsabilità nei confronti di altre regioni del mondo; in tale ottica, l’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico rappresenta un passo importante in quella direzione.

 
  
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  Pierre Schapira (PSE), per iscritto. – (FR) L’alleanza mondiale contro il cambiamento climatico deve diventare uno strumento efficace, in grado di mettere i paesi più poveri in condizione di adattarsi alle conseguenze del cambiamento climatico, di cui sono le prime vittime.

Grazie agli emendamenti presentati in commissione dal gruppo socialista al Parlamento europeo è stato possibile migliorare il già eccellente lavoro compiuto dal relatore.

Per quanto riguarda il finanziamento dell’alleanza, il gruppo socialista si unisce alle deplorazioni del relatore per l’esiguità dell’importo annuo indicato dalla Commissione europea.

Deploriamo altresì il pressoché sistematico ricorso al Fondo europeo di sviluppo per finanziare iniziative nuove, come l’alleanza. Questo utilizzo del fondo deve essere controllato severamente, per garantire che vengano finanziate effettivamente azioni di sviluppo e che l’utilizzo stesso sia ristretto al primo anno di attività dell’alleanza. La Commissione deve perciò adempiere il proprio obbligo di trovare fonti aggiuntive di finanziamento per l’alleanza.

Il gruppo socialista ha inoltre espresso il proprio sostegno alla creazione di uno stretto legame tra il cambiamento climatico e la crisi alimentare. L’alleanza deve proporre iniziative concrete su questo fronte, come la creazione di cinture verdi intorno alle città nel sud del mondo, per favorire l’agricoltura destinata alla produzione di generi alimentari.

Infine, abbiamo lanciato un appello affinché siano definiti criteri ambientali, sociali ed economici per la produzione di biocarburanti e sia garantita la sicurezza alimentare prima di promuovere l’agricoltura da esportazione.

 
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