Indice 
Resoconto integrale delle discussioni
PDF 1202k
Giovedì 23 ottobre 2008 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 3. Atti di pirateria in mare (proposta di risoluzione presentata): vedasi processo verbale
 4. Attività del Mediatore europeo (2007) (discussione)
 5. Comunicazioni della Presidenza
 6. Turno di votazioni
  6.1. Progetto di bilancio generale dell’Unione europea - Esercizio 2009 (votazione)
  6.2. Progetto di bilancio generale 2009 (sezione III) (A6-0398/2008, Jutta Haug) (votazione)
  6.3. Progetto di bilancio generale 2009 (sezioni I, II, IV, V, VI, VII, VIII, IX)(A6-0397/2008, Janusz Lewandowski) (votazione)
 7. Benvenuto
 8. Turno di votazioni (seguito)
  8.1. Diritti aeroportuali (A6-0375/2008, Ulrich Stockmann) (votazione)
  8.2. Accordo di stabilizzazione e di associazione CE/Bosnia-Erzegovina (A6-0378/2008, Doris Pack) (votazione)
  8.3. Atti di pirateria in mare (B6-0537/2008) (votazione)
  8.4. Equivalenza dei principi contabili (B6-0544/2008) (votazione)
  8.5. Impatto delle misure di sicurezza aerea e dell'impiego di "body scanner" sui diritti umani, la vita privata, la protezione dei dati e la dignità personale (B6-0562/2008) (votazione)
  8.6. Accordo di stabilizzazione e di associazione CE/Bosnia-Erzegovina (B6-0541/2008) (votazione)
  8.7. Commemorazione dell’Holodomor, la carestia artificiale del 1932-1933 in Ucraina (RC-B6-0571/2008) (votazione)
  8.8. Attività del Mediatore europeo (2007) (A6-0358/2008, Dushana Zdravkova) (votazione)
 9. Composizione delle delegazioni interparlamentari: vedasi processo verbale
 10. Dichiarazioni di voto
 11. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 12. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 13. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto
  13.1. Venezuela
  13.2. Repubblica democratica del Congo: scontri nelle zone orientali di frontiera
  13.3. Birmania
 14. Turno di votazioni
  14.1. Venezuela (votazione)
  14.2. Repubblica democratica del Congo: scontri nelle zone orientali di frontiera (votazione)
  14.3. Birmania (votazione)
 15. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
 16. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo verbale
 17. Dichiarazioni scritte (articolo 116): vedasi processo verbale
 18. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale
 19. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale
 20. Interruzione della sessione
 ALLEGATO (Risposte scritte)


  

PRESIDENZA DELL’ON. MORGANTINI
Vicepresidente

 
1. Apertura della seduta
Video degli interventi
  

(La seduta inizia alle 10.00)

 

2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

3. Atti di pirateria in mare (proposta di risoluzione presentata): vedasi processo verbale

4. Attività del Mediatore europeo (2007) (discussione)
Video degli interventi
MPphoto
 
 

  Presidente – L’ordine del giorno reca la relazione di Dushana Zdravkova, a nome della commissione per le petizioni, sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2007 [2008/2158(INI)] (A6-0358/2008).

 
  
MPphoto
 

  Dushana Zdravkova, relatore. − (BG) Grazie, signora Presidente, e grazie per quel sollecito. Negli anni in cui ho lavorato come giudice, ho sempre provveduto all’ordine in tribunale. Perciò, signora Presidente, onorevole Diamandouros, onorevoli colleghi, è per me un grande onore essere relatrice per il resoconto annuale sulle attività del Mediatore. All’interno del sistema istituzionale europeo, il Mediatore ha il compito di tutelare i diritti dei cittadini europei e di evitare la cattiva amministrazione. Desidero pertanto congratularmi con il Mediatore europeo, onorevole Diamandouros, per la sua dedizione e professionalità, perché il suo operato riveste una straordinaria importanza per i cittadini. Come disse Jean Monnet, stiamo costruendo un’Unione tra persone, non una cooperazione tra Stati.

Ho avuto il piacere di lavorare a una relazione che unisce anziché dividere i gruppi politici presenti nel Parlamento europeo. Poiché è chiaro che siamo stati eletti a quest’Assemblea dai cittadini europei per tutelare i loro interessi, è con questa convinzione che abbiamo raggiunto compromessi che accolgono alcuni degli emendamenti presentati dagli altri gruppi politici. Tali proposte e la discussione odierna dimostrano che il Parlamento europeo considera molto seriamente questo importante meccanismo di protezione dei cittadini europei. Desidero inoltre cogliere questa opportunità per ringraziare i colleghi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, il Segretariato e tutti coloro che hanno contribuito a rendere più esauriente questa relazione.

Sono profondamente convinta che l’istituzione del Mediatore europeo consentirà ai cittadini di esercitare meglio i propri diritti nei casi di cattiva amministrazione, perché anche se le regole sono buone, è importante che esse siano applicate correttamente per garantire la massima protezione. Ritengo che, così come la Commissione è definita custode dei trattati, il Mediatore europeo sia il paladino della corretta attuazione della legislazione comunitaria, benché non sia il solo a svolgere quel ruolo. Il Parlamento europeo, in quanto unica istituzione eletta democraticamente, è chiamato inoltre a salvaguardare i diritti dei cittadini, ruolo che rende ancora più importante la stretta collaborazione tra il Parlamento e il Mediatore.

La relazione è importante anche perché analizzare la situazione oggettiva nel corso dell’anno ci aiuterà innanzi tutto a imparare dagli errori commessi e a prendere le decisioni giuste per il futuro. Non dobbiamo dimenticare che dietro ogni denuncia, dietro ogni statistica c’è un cittadino che la soluzione a un problema. Mentre stavo lavorando alla relazione, ho capito che uno degli aspetti fondamentali è quello dell’informazione: la relazione dimostra che davanti a casi di cattiva amministrazione, molti cittadini non sanno ancora come far valere i diritti loro accordati dall’Unione europea . Lo dimostra la quantità di denunce irricevibili: l’84 per cento. Tale percentuale mostra chiaramente che il Mediatore e le istituzioni europee devono proseguire assieme in questa direzione e informare adeguatamente i cittadini europei, affinché possano esercitare appieno i propri diritti. E’ per questo che la relazione propone anche di creare un sito Internet comune su cui presentare reclami nei confronti di tutte le istituzioni, sulla falsariga del manuale interattivo progettato dal Mediatore, in cui i cittadini che hanno inserito i dati richiesti vengono indirizzati all’istituzione competente, alla quale possono presentare direttamente il proprio reclamo. Ciò aiuterà a ridurre il numero dei reclami irricevibili.

Mi sono inoltre occupata di accertare quali garanzie esistono che i cittadini e chi risiede in maniera permanente nell’UE conoscano e facciano valere i propri diritti. L’assistenza di cui godono è facilmente accessibile, equa, imparziale ed efficace? Desidero sottolineare che il Mediatore non può fare nulla in oltre il 30 per cento dei casi. A mio parere, il Mediatore deve sempre spiegare per quale motivo non è possibile intervenire a seguito di un determinato reclamo, informazione ancora più utile per i cittadini.

Desidero altresì sottolineare che i difensori civici svolgono un ruolo fondamentale a livello nazionale, regionale e locale e occorre pertanto ampliarne le attività.

In conclusione, vi chiedo di votare a favore di questa relazione, dal momento che promuove una cooperazione costruttiva tra il Mediatore, le istituzioni e gli organismi dell’Unione europea, oltre a rafforzare il ruolo del Mediatore quale meccanismo di controllo esterno e fonte di costanti miglioramenti per l’amministrazione europea.

Grazie.

 
  
MPphoto
 

  Nikiforos Diamandouros, Mediatore europeo. − (EN) Signora Presidente, grazie per avermi concesso l’opportunità di rivolgermi al Parlamento per discutere la relazione annuale del Mediatore europeo per il 2007. Desidero ringraziare la relatrice, onorevole Zdravkova, e la commissione per le petizioni per l’eccellente e costruttiva relazione.

La mia relazione registra i progressi compiuti nella gestione dei reclami, nella promozione della buona amministrazione e nelle informazioni fornite sul ruolo del Mediatore. Il numero di reclami ricevibili è aumentato, sia in termini assoluti, sia relativi, passando dai 449 del 2006 (il 12 per cento del totale) a 518 nel 2007 (il 16 per cento del totale). Abbiamo pertanto conseguito entrambi gli obiettivi che il Parlamento ha più volte sottolineato: incrementare il numero di reclami ricevibili e ridurre quelli irricevibili.

I principali casi di cattiva amministrazione indicati nelle denunce ricevibili sono state: l’assenza di trasparenza, compreso il rifiuto di fornire informazioni, l’iniquità e l’abuso di potere, le procedure irregolari, il ritardo evitabile, la discriminazione, la negligenza, l’errore giuridico e il mancato adempimento degli obblighi. Sono state adottate 348 decisioni a chiusura delle indagini avviate, con un incremento del 40 per cento rispetto al 2006. In 95 casi le indagini svolte non hanno rilevato la presenza di cattiva amministrazione, dato che non sempre è negativo per il denunciante, il quale riceve comunque spiegazioni esaustive dall’istituzione interessata,e che talvolta consente di individuare le aree di potenziale miglioramento qualitativo del servizio reso al cittadino. In tal caso, li evidenzio in un’ulteriore osservazione.

Molte delle mie indagini producono un esito a somma positiva che soddisfa sia il denunciante, sia l’istituzione oggetto della denuncia. Ammontano a 129 Sono i casi risolti dall’istituzione interessata in maniera ritenuta soddisfacente dal denunciante, ovvero circa il doppio rispetto al 2006. Il dato riflette la crescente disponibilità di istituzioni e organismi a considerare le denunce presentate al Mediatore europeo come un’opportunità per rimediare agli errori compiuti.

Quando ritengo che sussista un caso di cattiva amministrazione, ricerco una soluzione amichevole che, in alcuni casi, può prevedere che le istituzioni o gli organismi interessati versino ai denuncianti un indennizzo. Si tratta di indennizzi versati volontariamente, che non comportano l’ammissione di alcuna responsabilità giuridica e non danno luogo a un precedente legale. Laddove non sia possibile addivenire a una soluzione amichevole, chiudo il fascicolo rivolgendo un’osservazione critica all’istituzione o all’organo interessato con un’osservazione critica. Si ricorre a tale osservazione critica anche nel caso in cui non sia più possibile porre rimedio alle azioni che hanno dato luogo al caso di cattiva amministrazione. La formulazione di un’osservazione critica conferma al denunciante che il proprio reclamo è fondato e segnala all’istituzione o all’organismo interessato l’errore commesso.. Tale critica mira ad essere costruttiva, al fine di evitare il ripetersi di casi di cattiva amministrazione in futuro.

E’ importante che istituzioni e organismi coinvolti diano seguito alle osservazioni critiche e adottino misure volte a risolvere i problemi aperti. Per monitorare meglio l’impatto delle critiche da me formulate, ho avviato un’indagine sul seguito dato alle osservazioni critiche espresse nel 2006 e ai casi che richiedono ulteriore osservazione. I risultati di tale indagine, pubblicati sul mio sito web e trasmessi a tutti le istituzioni interessate, punta a incoraggiare la pubblica amministrazione europea a migliorare le proprie prassi e a sviluppare ulteriormente una cultura di servizio al cittadino.

Nei casi in cui sia ancora possibile porre rimedio alle azioni che hanno causato la cattiva amministrazione, normalmente formulo un progetto di raccomandazione. Se l’istituzione o l’organismo interessato non risponde in modo soddisfacente, posso inviare una relazione speciale al Parlamento. Ho presentato a voi una relazione che critica la Commissione per non essere intervenuta a fronte di una denuncia di violazione riguardante la direttiva europea sull’orario di lavoro. Accolgo positivamente il sostegno del Parlamento, espresso nella risoluzione del 3 settembre 2008 fondata sulla relazione dell’onorevole De Rossa.

Anche quest’anno, ho incluso nella mia relazione annuale degli “star case”, ovvero casi in cui ritengo che le istituzioni e gli organi coinvolti hanno risposto alle mie indagini in modo esemplare. I casi esemplari evidenziati nella relazione annuale sono sette, di cui quattro relativi la Commissione, uno al Consiglio, uno alla Banca centrale europea e uno all’Agenzia europea per la sicurezza aerea. Prosegue il mio impegno a garantire che le esigenze dei cittadini acquisiscano un ruolo centrale on tutte le attività svolte dalle istituzioni e dagli organismi europei t, e perseguo pertanto ogni opportunità di addivenire a una conciliazione amichevole delle controversie e di avviare nuove indagini d’ufficio intese a individuare i problemi e a promuovere le buone prassi.

Vorrei ora ricordare alcune attività intraprese allo scopo di garantire ai cittadini il miglior servizio possibile . Ho proseguito l’impegno volto a migliorare la qualità delle informazioni fornite ai cittadini in merito ai diritti sanciti dalla legislazione comunitaria, in particolare attraverso la rete europea dei difensori civici. La rete suddetta, che comprende anche la commissione per le petizioni, collabora al trattamento dei singoli casi e alla condivisione di esperienze e buone prassi. Una delle finalità della rete è quella di agevolare la rapida assegnazione delle denunce, a mio parere ricevibili, al difensore civico competente o a un organismo analogo . Laddove possibile, trasferisco assegno personalmente i singoli casi direttamente oppure fornisco una consulenza appropriata al denunciante. Nel corso del 2007, sono così riuscito ad aiutare 867 denuncianti.

Un’altra importante iniziativa che dovrebbe essere realizzata entro il prossimo trimestre è la guida interattiva che il mio ufficio sta elaborando per coadiuvare i cittadini nella ricerca dei migliori destinatari ai quali chiedere riparazione. La guida dovrebbe permettere a un numero maggiore di denuncianti di trasmettere direttamente il proprio reclamo all’ente più qualificato per il trattamento dello stesso. I reclami per me irricevibili, pertanto, saranno risolti con maggiore rapidità ed efficacia. Il mio ufficio sarà così in grado di adempiere meglio al suo ruolo fondamentale: quello di aiutare i cittadini insoddisfatti del modo in cui sono trattati dalle istituzioni e dagli organi UE.

Il Mediatore non può lavorare da solo. Garantire un’amministrazione di altissimo livello è un obiettivo da conseguire attivamente, in collaborazione con le istituzioni e gli organismi dell’Unione europea. L’aumento dei casi risolti e delle soluzioni amichevoli è fonte di incoraggiamento ed è indice dei nostri sforzi reciproci per contribuire ad accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti dell’Unione in un momento in cui ve ne è grande necessità. Sono inoltre molto grato al Parlamento per il suo sostegno e le indicazioni fornite, sia in termini di risorse di bilancio messe a disposizione istituzione del mio ufficio, sia per il positivo rapporto che intrattengo con la commissione per le petizioni. Con il vostro costante sostegno, cercherò di consolidare i risultati dell’anno scorso.

Infine, poiché questa è l’ultima occasione per questa legislatura, in cui ho l’onore di presentare la mia relazione annuale a quest’Aula, desidero mettere a verbale il mio profondo apprezzamento per la stretta collaborazione e gli ottimi consigli che ho ricevuto dal Parlamento e dai singoli eurodeputati negli ultimi quattro anni e mezzo.

(Applausi) <BRK>

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Lei ha assolutamente ragione. Questo Parlamento ha dimostrato di avere fiducia nel Mediatore.

 
  
MPphoto
 

  Andris Piebalgs, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, a nome della Commissione e del mio collega, il vicepresidente Wallström, mi permetta di ringraziare la relatrice Zdravkova per il suo eccellente lavoro. Accogliamo con favore la relazione della commissione per le petizioni concernente la relazione annuale del Mediatore sulle attività svolte nel 2007.

Come sapete, questa Commissione si è impegnata seriamente a migliorare la sua amministrazione, e ne osserviamo i primi risultati. notiamo Ciò emerge sia dalla Relazione annuale del Mediatore, sia da quella della commissione per le petizioni.

Nel 2007 sono raddoppiati casi in cui un’istituzione o un organismo ha effettivamente posto rimedio a pratiche di cattiva amministrazione in seguito a reclami presentati al Mediatore . Ciò rispecchia la volontà delle istituzioni – tra cui, sicuramente, la Commissione – e degli organismi di considerare le denunce un’opportunità per rimediare agli errori commessi e collaborare con il Mediatore nell’interesse dei cittadini.

E’ inoltre aumentato il numero dei casi in cui non è stata riscontrata alcuna cattiva amministrazione. La Commissione se ne rallegra, perché è al nostro ufficio che sono indirizzate la maggior parte di tali denunce.

Desidero altresì sottolineare che il Mediatore ha proposto una quantità crescente di soluzioni amichevoli per risolvere le controversie e che, nel complesso, la Commissione si è mostrata aperta alla cooperazione e ha apprezzato questo tipo di proposta, laddove possibile. Nel 2007, il Mediatore ha presentato al Parlamento una sola relazione speciale riguardante la Commissione, come da lui stesso ricordato.

Vorrei tuttavia ricordare che detta relazione speciale riguarda la direttiva sull’orario di lavoro e solo il mese scorso avete discusso di quella tematica con il mio collega, il Commissario Špidla.

Permettetemi di concludere esaminando tre punti specifici citati nella vostra relazione e nella relazione annuale del Mediatore. Primo: le violazioni. Come sapete, la Commissione ha riorganizzato il proprio processo decisionale in materia di violazioni al fine di agevolare l’iter dei ricorsi. Tale revisione era contenuta nella comunicazione del 2007 intitolata “Un’Europa dei risultati – applicazione del diritto comunitario”. Stiamo dando seguito ai ricorsi più attivamente e stiamo organizzando il lavoro in modo più efficace per i cittadini; è stato inoltre avviato un progetto pilota dell’Unione: tutto ciò dovrebbe consentirci di trovare ulteriori soluzioni ai problemi e in tempi più rapidi.

Il secondo punto riguarda l’invito rivolto alle istituzioni e agli organismi dell’UE ad adottare un approccio comune per pervenire a un codice europeo di buona condotta amministrativa. Desidero attirare la vostra attenzione sul fatto che la Commissione dispone di un proprio codice di buona condotta amministrativa, adottato nel 2000, che rappresenta ancora oggi uno strumento moderno e molto efficace, la cui attuazione è ormai consolidata. Non voglio esprimere un giudizio avventato sul futuro, ma per il momento non desideriamo modificare questa situazione.

Il terzo punto riguarda la politica della comunicazione. La Commissione vede con favore l’idea di lanciare una campagna informativa rivolta ai cittadini europei affinché scoprano le novità riguardo ai doveri e alle competenze del Mediatore europeo .

Ogni istituzione, compresa la Commissione europea, ha inoltre il proprio sito Internet tramite il quale è possibile presentare denunce e petizioni. Il sito “Europa” è comune a tutte le istituzioni dell’Unione europea e contiene collegamenti a tutte gli organismo dell’UE, compreso il sito Internet del Mediatore. I cittadini vengono così indirizzati facilmente agli organismi che sono meglio in grado di rispondere alle loro rimostranze e ai loro reclami. Vale la pena studiare ancora più a fondo l’idea di un manuale interattivo volto ad assistere i cittadini nell’identificare il forum più appropriato per risolvere i loro problemi.

Non dobbiamo mai perdere di vista i cittadini europei, che occupano sempre un ruolo centrale in tutte le nostre attività.

 
  
MPphoto
 

  Andreas Schwab, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, onorevole Diamandouros, signor Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo, vorrei congratularmi con la relatrice Zdravkova per la sua relazione, che credo sia la prima che abbia scritto. Essa rappresenta un’eccellente base di discussione sui risultati del vostro operato nello scorso anno, onorevole Diamandouros.

Questa relazione fa seguito, in una certa misura, a quella da me redatta per il Parlamento europeo in questo stesso periodo, due anni fa. All’epoca, avevate appena creato la rete dei difensori civici nazionali e delle commissioni per le petizioni e dalla relazione appare chiaro che tale rete sia stata ben accolta dai cittadini europei, sui quali, principalmente, si concentra il vostro lavoro. La vostra campagna d’informazione – che ha prodotto un incremento del numero di denunce ricevibili – fatto testimonia inoltre l’indubbia validità degli sforzi destinati a informare i cittadini circa i loro diritti e le possibilità a loro disposizione per ricevere aiuto .

Mi rallegro inoltre che la relazione, come quella preparata dall’onorevole Mavrommatis qualche anno fa, sottolinea il buon esito delle procedure meno formali su cui desiderate concentrarvi maggiormente. Questo successo è legato alla possibilità di abbreviare i tempi dedicati alle procedure formali. E’ positivo che proseguiate con questo approccio incentrato sui cittadini.

L’operato del Mediatore nel corso dell’ultimo anno dimostra la vostra capacità di agire, nonché la vostra sensibilità verso tutti i cittadini europei, sia per quanto riguarda la direttiva europea sull’orario di lavoro, sia per l’organizzazione interna del Parlamento europeo. Naturalmente, non è sempre facile per voi trovare le parole giuste. Il Mediatore deve tuttavia identificare e comunicare i punti deboli con un certo preavviso e la giusta moderazione. In fin dei conti, si tratta innanzi tutto di lavorare assieme per servire i cittadini europei. Lei ha dato un contributo molto positivo in questo senso l’anno scorso, onorevole Diamandouros.

 
  
MPphoto
 

  Proinsias De Rossa, a nome del gruppo PSE. – (GA) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare la relatrice, onorevole Zdravkova, per la presente relazione. L’ufficio del Mediatore sta evidentemente compiendo dei passi avanti. Ci lamentiamo da tempo troppe della quantità eccessiva di denunce presentate a quell’ufficio che tuttavia non rientrano nelle sue funzioni. Lo scorso anno, per la prima volta, tali reclami sono diminuiti, perciò mi congratulo con il Mediatore per questo risultato.

Il manuale interattivo del Mediatore rappresenta una soluzione creativa che assiste i cittadini nell’identificazione dell’istituzione più appropriata a cui indirizzare i propri reclami e ritengo sia possibile utilizzarlo in modo ancora più ampio. Se intendiamo dimostrare ai cittadini che questa Unione lavora per loro, dobbiamo far sì che ricevano le risposte e le soluzioni ai propri problemi.

 
  
MPphoto
 

  Marian Harkin, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signora Presidente, desidero congratularmi con la relatrice per la sua esauriente relazione e anche con il Mediatore e il suo ufficio per i numerosi passi positivi compiuti nel 2007.

Ciò che considero più incoraggiante è che il Mediatore opera a così tanti livelli diversi: non si tratta soltanto dell’esame delle denunce –, elemento centrale del suo lavoro – ma anche del modo in cui addiviene alle soluzioni. Si registra un incremento delle soluzioni amichevoli e delle procedure informali, nelle quali i rapporti con le istituzioni sono tali da permettere di risolvere rapidamente un numero crescente di casi. Sono questi veri progressi, sui quali costruire ulteriormente. Il nostro obiettivo sono soluzioni attente ai cittadini.

Sono anche lieta di constatare che il miglioramento della comunicazione a tutti i livelli rappresenta uno dei punti fondamentali sull’agenda del Mediatore. L’implementazione della rete europea dei difensori civici e una maggiore cooperazione in questo ambito sono assolutamente essenziali, pertanto attendiamo con interesse il lancio del nuovo sito Internet che conterrà una guida interattiva intesa ad assistere i cittadini.

Ciò mi conduce tuttavia alla mia osservazione conclusiva, che riguarda i cittadini e la proposta di emendamento orale al paragrafo 23. Esso recita: “propone che il mediatore prende delle misure per ridurre il numero di denunce (1 021 in totale) che non hanno comportato alcuna azione da parte sua”. L’emendamento orale mira a sostituire la frase conclusiva (“che non hanno comportato alcuna azione da parte sua”), con la dicitura “nei casi in cui non sia possibile alcuna azione”.

Dal punto di vista del Mediatore, non è possibile alcuna azione, ma da quello del cittadino, non viene presa nessuna azione: si tratta di due prospettive ben diverse.

Da qui la mia domanda: ai 1 021 cittadini si comunica con una spiegazione chiara e fornendo ulteriori consigli, ove possibile, che il Mediatore non può intervenire in alcun modo oppure semplicemente non si adotta alcuna azione? Nel primo caso, se ai cittadini si forniscono i motivi , non ho nulla da eccepire e, anzi, sono molto soddisfatta. Ma nel secondo caso, se non si compie alcuna azione, i cittadini si sentiranno frustrati e arrabbiati. Gradirei pertanto ricevere chiarimenti in merito a questo punto.

 
  
MPphoto
 

  Margrete Auken, a nome del gruppo Verts/ALE. (DA) Signora Presidente, desidero ringraziare la relatrice per la sua splendida relazione: si tratta di un ottimo lavoro e siamo particolarmente lieti della forte volontà di cooperazione evidenziata. Desidero inoltre ringraziare il Mediatore per la sua brillante relazione annuale. L’istituzione del Mediatore riveste naturalmente grandissima importanza per l’Unione europea; il suo lavoro è la prova che l’UE è più vicina agli europei di quanto si ritenga, dal momento che ascolta le loro critiche. Sono lieto di constatare che l’ufficio del Mediatore è sulla buona strada: è infatti aumentato il numero dei casi risolti dall’istituzione o dall’organismo interessato in maniera soddisfacente per il denunciante. Ciò dimostra che l’UE sta finalmente comprendendo la necessità di porsi al servizio dei cittadini nel miglior modo possibile. Purtroppo, alcune istituzioni non si conformano alle raccomandazioni. In questi casi il Mediatore non può che sottoporre la questione all’esame del Parlamento, un’opzione questa di cui difficilmente egli può essere accusato di abusare, visto che l’anno scorso alla commissione per le petizioni è stato sottoposto un solo caso .

Quando viene sottoposto un caso al Parlamento, siamo chiaramente obbligati a dichiarare la nostra volontà, almeno in linea di principio, di adire la Corte di giustizia qualora l’istituzione del caso non si adegui alla decisione del Mediatore. In tal modo, possiamo conferire al Mediatore il necessario peso e autorità . A nome del gruppo Verde/Alleanza libera europea, ho presentato un paio di emendamenti al solo scopo di chiarire il concetto di cattiva amministrazione. Dovrebbe essere possibile individuare i casi in cui il Mediatore può rilevare il mancato adeguamento da parte di un’istituzione o un organismo UE alle regole e ai principi a cui sono soggetti. Non costituisce alcuna cattiva amministrazione il caso in cui il Mediatore noti semplicemente l’esistenza di margini di miglioramento nel modo in cui l’istituzione gestisce i reclami. E’ proprio questa distinzione che i miei emendamenti desiderano chiarire.

Infine, ho una domanda simile a quella sollevata dall’onorevole Harkin: vorremmo conoscere il motivo per cui alcuni casi vengono respinti. Le risposte ai reclami dovrebbero fare menzione di tale motivo: vorrei sapere se ciò effettivamente avviene perché, in caso contrario,la prassi sarebbe molto deludente, come è già stato osservato.

 
  
MPphoto
 

  Marcin Libicki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, Mediatore, signor Commissario, desidero congratularmi con l’onorevole Zdravkova per l’ottima relazione in cui si sostiene che il Mediatore sta facendo un ottimo lavoro e si sottolinea l’eccellente cooperazione tra questi, il Parlamento europeo e la commissione per le petizioni. In un certo senso, quest’ultima agisce a nome del Parlamento europeo nei suoi contatti con il Mediatore.

La relazione è stata adottata all’unanimità, senza astensioni, a dimostrazione che l’Assemblea condivide l’opinione dell’onorevole Zdravkova riguardo all’alta qualità del lavoro del Mediatore. Egli spesso partecipa alle riunioni della commissione per le petizioni e fornisce sempre informazioni dettagliate circa il proprio lavoro. Le riunioni della commissione vedono sempre la partecipazione di un rappresentante del Mediatore, presente qui oggi, e che vorrei appunto ringraziare , perché così facendo dimostra che seguiamo reciprocamente le nostre attività.

Il numero di denunce ritenute ricevibili porta a concludere che la società dell’Unione europea sta seguendo il suo lavoro, Mediatore, e che comprende meglio quali siano le denunce che potete esaminare. Sicuramente il Mediatore non ha cambiato politica riguardo a ciò che è ricevibile o meno: lei mantiene la sua obiettività e il suo lavoro è configurato in modo tale che la gente lo apprezza e sta effettivamente iniziando a comprenderlo meglio. La commissione per le petizioni sta lavorando insieme alla Corte di giustizia e al suo ufficio, Mediatore, per avvicinare ai cittadini l’Unione europea e le sue istituzioni. E’ in ciò che consiste il suo successo, Mediatore. Desidero ringraziarla caldamente per il suo impegno. Grazie anche all’onorevole Zdravkova per la sua relazione.

 
  
MPphoto
 

  Dimitrios Papadimoulis, a nome del gruppo GUE/NGL. (EL) Signora Presidente, la relazione sulle attività del Mediatore europeo rappresenta un’occasione per conoscere l’opinione dei cittadini sul funzionamento delle istituzioni europee e ci fornisce idee ed esempi pratici su come esse possano migliorare il loro modo di operare e di servire i cittadini.

Ringrazio il Mediatore europeo, l’onorevole Diamandouros, per il suo splendido lavoro, e la nostra relatrice, l’onorevole Zdravkova, per la sua interessantissima relazione e colgo questa opportunità per sottolineare alcuni punti.

In primo luogo, l’incremento del numero di denunce ricevute dal Mediatore è molto positivo, ma si scontra con l’autocompiacimento della Commissione per i costanti miglioramenti nella sua amministrazione e la sua maggiore trasparenza. Consiglio alla Commissione di essere più onesta e più modesta.

E’ altresì positivo l’incremento del numero di denunce ricevibili e la maggiore efficacia degli interventi del Mediatore europeo . Ciononostante, gran parte delle denunce riguarda ancora ambiti che non rientrano direttamente nella sua competenza. La maggior parte dei cittadini europei desidera maggiore trasparenza e corretta gestione da parte delle istituzioni europee e nell’applicazione della normativa comunitaria; purtroppo, non sempre l’ottengono. E’ per questo motivo che il Parlamento europeo ha più volte chiesto che tutte le istituzioni e le organizzazioni dell’Unione europea dispongano delle risorse finanziarie e umane necessarie per garantire ai cittadini risposte immediate e approfondite alle loro denunce, domande e rinvii.

Occorre altresì maggiore collaborazione tra il Mediatore europeo e i difensori civici appartenenti alle organizzazioni nazionali, regionali e locali degli Stati membri. Dobbiamo inoltre dare una più ampia e vasta interpretazione al termine “cattiva amministrazione”, affinché includa anche i casi in cui le autorità amministrative si dimostrano mediocri e negligenti o poco trasparenti nell’esercizio delle loro funzioni nei confronti dei cittadini. Ciò porterà a maggiori interventi concreti da parte del Mediatore, nell’interesse dei cittadini. E’ anche importantissimo che il Mediatore accetti di esaminare casi riguardanti tutte le istituzioni dell’Unione europea, anche quelle che operano nell’ambito del terzo pilastro.

Vorrei infine rinnovare il mio invito a tutte le istituzioni e organi dell’Unione europea ad adottare un approccio comune per la creazione di un codice europeo di buona condotta amministrativa. Non basta elogiare il Mediatore europeo....

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. - (SV) Signora Presidente, oltre a Volvo e IKEA, l’istituzione del Mediatore costituisce il contributo più noto della Svezia alla comunità mondiale. Si tratta di un’innovazione istituzionale di capitale importanza per la democrazia in genere e per le istituzioni dell’UE in particolare. Perché? Perché il Mediatore ha la funzione di garantire che i cittadini possano esigere il rispetto dei propri diritti nelle strutture politiche e burocratiche che stanno diventando sempre più complesse e quindi sempre meno trasparenti. Nel mondo democratico non vi è altro luogo in cui la complessità e la mancanza di trasparenza siano forti come nella bizantina struttura di potere che l’Unione europea ha creato e che continua ad ampliare.

E’ raro che mi entusiasmi per le relazioni che vengono presentate qui al Parlamento europeo, e quando ciò accade, si tratta per lo più di temi che hanno attinenza con il mercato interno o una qualche tematica ambientale. La relazione dell’onorevole Zdravkova rappresenta un’altra eccezione a questa mia regola personale: essa tratteggia l’immagine di un Mediatore che lavora in maniera efficace per dare ai cittadini un ruolo centrale rispetto alla bizantina egemonia che si sta dispiegando. Penso alle informazioni fornite al pubblico per mezzo di un sito Internet regolarmente aggiornato, a fogli informativi, a reti di difensori civici nazionali e regionali, a conferenze e, in particolare, riunioni e altri contatti con gli eurocrati del sistema, il cui scopo è far comprendere a questi ultimi che il loro lavoro è al servizio degli europei, e non viceversa.

Ciò non di meno, è riprovevole che la potente élite europea persegua un progetto europeo associato dalla maggior parte dei cittadini a una burocrazia impenetrabile e bizantina. In previsione di un’ampia reazione a questa tendenza, come eurodeputati dobbiamo consolidare l’istituzione del Mediatore. Dovremmo pertanto votare a favore della relazione Zdravkova e, soprattutto, accogliere la richiesta di concedere al Mediatore pieno accesso ai documenti dell’Unione europea nel corso delle sue indagini.

 
  
MPphoto
 

  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signora Presidente, l’operato del Mediatore è senza dubbio fondamentalmente positivo. Tuttavia, presenta una zona d’ombra: l’amministrazione del Parlamento europeo. Per esempio, nell’aprile 2007 Eduardo Bugalho, uno dei segretari generali del Parlamento, promise solennemente un incarico a un dipendente, Martin Ehrenhauser; successivamente intervenne il nuovo Segretario generale Harald Rømer, facendo improvvisamente sparire tale posizione aperta e rimandando continuamente la procedura. Ciò ha avuto ripercussioni su di me.

Sono probabilmente l’unico deputato di questo Parlamento a non poter usufruire di alcun aiuto da parte del personale del Parlamento. Invece di occuparsi del problema, lei lo ha ignorato. Eppure, lei stesso parla di fiducia nelle istituzioni dell’Unione europea. Io sono stato eletto dal 14 per cento dei cittadini austriaci, ma non sono in grado di lavorare agli stessi livelli dei miei colleghi . Non dovrebbe pertanto sorprendersi se i reclami stanno aumentando e se, in Austria in particolare, le critiche all’Unione europea così com’è ora – non all’Europa – fioccano sempre più numerose.

 
  
MPphoto
 

  Mairead McGuinness (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, anziché parlare di storia, mi congratulerò con la relatrice per l’eccellente relazione e con il Mediatore per la sua presentazione di oggi,per la sua disponibilità a collaborare con noi e alla dichiarazione della Commissione. Posso chiedere, in particolare, che la Commissione sia più coerente nei confronti de cittadini? Sono preoccupata perché in alcuni casi, quando un cittadino sottopone un caso alla Commissione, il coinvolgimento dello Stato membro mette in secondo piano le esigenze e i diritti di quel singolo , come se, in una causa giudiziaria, la pubblica accusa ignorasse la vittima. Ve ne fornirò un esempio.

Un cittadino della mia circoscrizione si è lamentato delle leggi irlandesi sull’assetto territoriale vigenti nelle zone rurali. L’intervento della Commissione nell’esame di quel caso è stato esemplare per quanto riguarda i rapporti egli impegni assunti. Tuttavia, nel prosieguo del caso, temo che tale impegno sia calato, credo, a favore dello Stato membro, con grande delusione del denunciante, che conosco personalmente : all’inizio era molto soddisfatto, ma ora è estremamente deluso. In altre parole, il cittadino che presenta le informazioni e fornisce l’impulso ad agire, viene dimenticato quando il processo è ormai avviato.

Penso, signor Commissario, che quando lei ha posto la domanda “Chi viene al primo posto?” la risposta sia stata: i cittadini europei. Non ne sono così sicura.

 
  
MPphoto
 

  Alexandra Dobolyi (PSE). - (EN) Signora Presidente, sono molto soddisfatta dell’operato del Mediatore illustrato dalla sua relazione annuale e dal suo intervento. Il Mediatore europeo è parte integrante della struttura democratica e del funzionamento dell’Unione.

La maggior parte delle indagini del Mediatore riguardano la scarsa trasparenza e la mancata disponibilità a fornire informazioni. Si tratta di un ambito in cui dobbiamo migliorare se vogliamo essere più credibili agli occhi dei cittadini. E’ importante sostenere il lavoro del Mediatore e quello della commissione per le petizioni. Entrambi si occupano di esaminare le denunce e le petizioni presentante dai cittadini su questioni europee, che ci aiutano a individuare le lacune a livello europeo e ad adottare misure correttive.

I casi sottoposti al Mediatore e alla commissione per le petizioni sono sempre più complessi e richiedono pertanto un maggiore investimento di risorse da parte delle istituzioni per rispondere adeguatamente alle preoccupazioni dei cittadini. Ciò significa migliorare la credibilità dell’Unione nel suo complesso e della fiducia in essa.

 
  
MPphoto
 

  Metin Kazak (ALDE). - (BG) Onorevoli colleghi, la relazione del Mediatore europeo per il 2007 dimostra quanto siano utili le sue attività a tutela dei diritti dei cittadini contro eventuali violazioni . Sono lieto che sia aumentato il numero di denunce ricevibili, perché ciò dimostra che i cittadini europei stanno diventando sempre più consapevoli del reale potere del Mediatore. Ritengo che questa istituzione debba disporre delle risorse finanziarie e umane necessarie a permetterle di svolgere la propria missione nel modo più efficace. La Carta dei diritti fondamentali e il codice europeo di buona condotta amministrativa sono e devono rimanere un modello e un fondamento delle attività del difensore pubblico, custode dei principi della buona amministrazione, della trasparenza, della responsabilità, della legalità e della correttezza da parte delle istituzioni europee.

A tale proposito, occorre incoraggiare le campagne informative condotte dal Mediatore e volte a sensibilizzare i cittadini in merito ai propri diritti e ai poteri che il Mediatore detiene a loro tutela, nonché alla sua cooperazione con i difensori civici nazionali nello scambio di buone prassi. L’introduzione di un manuale su Internet rappresenta un’iniziativa utile, ma creare un registro pubblico online dei reclami migliorerebbe la trasparenza e contribuirebbe ad aumentare la fiducia dei cittadini.

 
  
MPphoto
 

  Czarnecki Ryszard (UEN). – (PL) Signora Presidente, pare che alcuni cittadini dell’Unione europea considerino il Mediatore europeo alla stregua di un dio e gli chiedono di risolvere problemi ed esaminare questioni che sono chiaramente estranee al suo ambito di competenza. Ciò emerge ancor più chiaramente dal fatto che, per motivi procedurali, il Mediatore può soltanto esaminare una denuncia su sei tra quelle che riceve. Dobbiamo concludere che la funzione e l’ambito di competenza del Mediatore europeo sono pressoché sconosciuti, come pure l’ambito della sua attività. I cittadini degli Stati membri non hanno colpa di questa situazione, che è invece delle istituzioni dell’Unione, che non sono riuscite ad informare l’opinione pubblica degli Stati membri in merito all’ambito di competenza del Mediatore. Se non si interverrà in merito, i cittadini degli Stati membri continueranno a scrivere al Mediatore e a sorprendersi perché questi non può intervenire. Come ricordato dalla relazione, anche il fatto che oltre mille denunce indirizzate al Mediatore non siano state esaminate e che non siano state avviate azioni in merito è fonte di preoccupazione.

 
  
MPphoto
 

  Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signora Presidente, la relazione redatta dalla commissione per le petizioni è, essenzialmente, molto costruttiva e positiva relativamente al lavoro del Mediatore europeo, opinione che personalmente condivido . Desidero tuttavia attirare l’attenzione del Mediatore sulla sistematicità con cui il Parlamento europeo, e ancor più la Commissione, ignorano e violano una serie di norme giuridiche molto chiare e, in diversi ambiti, indulgono in processi decisionali segreti e pertanto, a ben vedere, poco democratici.

Più specificamente, per la relazione dell’anno prossimo, vorrei chiedere al Mediatore europeo di concentrarsi sul fatto che i documenti e i processi decisionali di tutte le istituzioni europee ignorano ripetutamente e deliberatamente il respingimento del trattato di Lisbona, che il referendum democratico in Irlanda ha reso nullo. Spero che il Mediatore sia pronto ad assumersi questo compito e come tale ...

 
  
MPphoto
 

  Manolis Mavrommatis (PPE-DE). - (EL) Signora Presidente, signor Commissario, il Mediatore è un’istituzione indipendente e un meccanismo di controllo dell’amministrazione dell’Unione europea. L’incremento nel 2007 delle denunce ricevibili a fronte di un calo, nello stesso anno, dei reclami irricevibili , rispetto al 2006, dimostra che i cittadini europei iniziano a comprendere quale sia l’ambito di competenza dell’istituzione.

Anch’io considero positivamente gli sforzi compiuti dall’onorevole Diamandouros durante il suo periodo in carica per informare meglio i cittadini riguardo ai diritti loro accordati dalla normativa comunitaria. Anche l’onorevole Zdravkova merita calorose congratulazioni per le decisioni unanimi e la cooperazione ottenute con la prima relazione da lei elaborata per la nostra commissione. La rete europea dei difensori civici, di cui fa parte anche la commissione per le petizioni del Parlamento europeo, comprende circa 90 uffici sparsi in 31 paesi: anche a questo livello, la cooperazione della rete e del Mediatore europeo sono preziose per poter trasmettere le denunce al Mediatore o all’organo competente il più rapidamente possibile.

Il Parlamento europeo e la commissione per le petizioni dovrebbero aiutare il Mediatore a conseguire il duplice obiettivo di promuovere la corretta amministrazione delle istituzioni e migliorare la comunicazione con i cittadini. Grazie.

 
  
MPphoto
 

  Michael Cashman (PSE). - (EN) Signora Presidente, desidero dire al Mediatore che è stata una discussione davvero interessante, con le critiche dell’onorevole Martin e le lodi sperticate di un altro collega. Penso che ciò dimostri che il Mediatore ha – più o meno – raggiunto i suoi obiettivi.

Mediatore, il Parlamento non sempre le facilita il lavoro, in particolare quando è chiamato a giudicare in merito alle decisioni che prendiamo e alle azioni di quest’Assemblea. Vedo che ho scosso l’onorevole Martin – grandioso! Ma mi lasci dire, Mediatore, che lei svolge sempre il suo lavoro in modo costruttivo e nel rispetto assoluto delle sue competenze. Probabilmente il motivo per cui abbiamo registrato un aumento del suo carico di lavoro è che lei è stato molto efficace nella promozione del suo operato e del suo ufficio, perciò me ne congratulo con lei.

Non mi resta che dire che si tratta di un’eccellente relazione. Attendo con interesse i commenti dei colleghi, ma gradisco anche lavorare con lei, non ultimo in relazione all’accesso ai documenti, ma anche in qualità di vicepresidente della commissione per le petizioni.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 

  Anneli Jäätteenmäki (ALDE). - (FI) Signora Presidente, ringrazio il Mediatore e tutto il suo ufficio per il prezioso lavoro svolto nel tentativo di garantire un’amministrazione e trasparente e di qualità.

E’ molto importante che i nostri cittadini, qualora abbiano rimostranze da fare, possano presentare un reclamo ed essere certi che la questione sarà esaminata in modo adeguato e soddisfacente, ed è questo ciò che accade. Desidero inoltre ringraziare il Mediatore per aver dimostrato la forza di lottare – pressoché invano, si potrebbe dire – per una maggiore trasparenza nell’amministrazione dell’Unione europea. Rimane ancora molto da fare a questo riguardo, come sappiamo . I progressi sono lenti, ma dobbiamo rallegrarci di ogni piccolo passo avanti e continuare a sbattere la testa...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Simon Busuttil (PPE-DE). - (MT) Grazie, signora Presidente. Anch’io desidero ringraziare l’onorevole Zdravkova e il Mediatore per l’intenso lavoro svolto. Credo che ciò che ci unisce in questa discussione sia semplice: è la tutela dei nostri cittadini, concordarla consapevolezza condivisa che della necessità di tutelare i diritti dei cittadini, di essere il loro scudo, affinché quando si trovano ad avere a che fare con autorità inique e procedure burocratiche ingiuste, non debbano sentirsi abbandonati. Devono invece confidare nel fatto che noi siamo al loro fianco. Poiché questi sono i fattori comuni che ci uniscono, continuiamo a lavorare assieme. Davanti al distacco che i nostri cittadini provano di fronte all’Unione europea, è fondamentale che il Mediatore, la Commissione e la commissione per le petizioni lavorino per accrescere passo dopo passo la fiducia dei consumatori nei confronti dell’UE . Proseguiamo il nostro lavoro assieme per dimostrare che siamo davvero degni di tale fiducia.

 
  
MPphoto
 

  Maria Matsouka (PSE). - (EL) Signora Presidente, Mediatore, ho notato il sostegno espresso dalla nei confronti del Mediatore in quanto prezioso stimolo per l’amministrazione europea a migliorare costantemente.

Più i cittadini conoscono l’istituzione del Mediatore, migliore sarà l’Europa, perché non avrà timore di affrontare e correggere le proprie debolezze. E’ per questo che è particolarmente importante che tutte le istituzioni e organizzazioni gli organismi si attengano al codice di buona condotta amministrativa. E’ sempre per questo motivo che un’ampia interpretazione del concetto di cattiva amministrazione è utilissima. Se parliamo di cittadinanza attiva, non possiamo contemporaneamente, quando i cittadini fanno ricorso alle istituzioni dell’Unione europea per far valere i propri diritti, non dare una risposta alle loro preoccupazioni o, peggio, non salvaguardare i valori fondamentali dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 

  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE). – (PL) Signora Presidente, nonostante il complessivo aumento del numero di denunce ricevibili pervenute al Mediatore nel 2007, egli ne ha esaminate il 17 per cento in più rispetto all’anno precedente. A tal riguardo, occorre sottolineare che il numero di denunce irricevibili è drasticamente diminuito rispetto al 2006, il che suggerisce che i denuncianti sono meglio informati circa le competenze del Mediatore.

Dalla relazione emerge che l’anno scorso il Mediatore ha adempiuto ai propri doveri in modo attivo ed equilibrato. Ciò è vero per quanto riguarda l’esame delle petizioni, le relazioni costruttive intrattenute con gli organismi e le istituzioni dell’Unione europea e per gli sforzi volti ad incoraggiare i cittadini ad esercitare i loro diritti. Tuttavia Ciò non di meno, rimane ancora molto da fare per garantire che i cittadini ricevano risposte rapide e accurate alle loro domande, denunce e petizioni. In primo luogo, occorre affrontare le cause delle denunce attraverso un sostanziale miglioramento della trasparenza dei processi decisionali e del funzionamento dell’amministrazione dell’Unione europea, dal momento che sono questi gli ambiti a cui si riferiscono la maggior parte delle denunce dei cittadini.

 
  
MPphoto
 

  Inés Ayala Sender (PSE).(ES) Signora Presidente, anch’io desidero congratularmi con l’onorevole Zdravkova per la sua eccellente relazione. Vorrei altresì complimentarmi con tutti noi, compreso il Mediatore Diamandouros, naturalmente, per i progressi e i miglioramenti apportati al suo lavoro.

Tra i “casi esemplari”, vorrei sottolineare quelli relativi al trasporto europeo, in particolare il miglioramento delle informazioni in merito ai diritti dei passeggeri e la riformulazione da parte dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea di una decisione contestata.

Le indagini di propria iniziativa sono, a mio parere, molto positive perché si sono concentrate sul tema dei pagamenti della Commissione e sulla non discriminazione delle persone con disabilità.

Vorremmo che queste esperienza, i “casi esemplari” e quelli di buona condotta amministrativa siano inclusi nella campagna promossa dal Parlamento.

Per concludere, devo anche menzionare il sesto seminario della rete europea dei difensori civici cui hanno partecipato per la prima volta i difensori civici delle regioni. Devo inoltre citare l’eccellente dichiarazione dalla della suddetta rete ,il cui utilizzo sarebbe consigliabile sia al Mediatore Diamandouros, sia a noi stessi.

 
  
MPphoto
 

  Dumitru Oprea (PPE-DE). - (RO) Il Mediatore europeo è un’istituzione per certi versi speciale, una novità per i cittadini dei paesi entrati a far parte dell’Unione europea più recentemente. Occorre però promuoverla più attivamente, indicando chiaramente ciò che il Mediatore europeo può e non può fare. Riteniamo inoltre che il numero delle indagini di propria iniziativa debba essere leggermente più alto. Se il personale proprio non fosse sufficiente, , consigliamo di ricorrere a volontari per promuovere l’istituzione del Mediatore europeo, provenienti soprattutto dai paesi di recente adesione, nonché ai deputati del Parlamento europeo.

 
  
MPphoto
 

  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, la distanza che separa l’Unione europea dai suoi cittadini non dovrebbe essere così ampia: occorre adoperarsi per colmarla.

Il Mediatore ha un ruolo importantissimo da svolgere in questo senso, soprattutto negli ambiti e nei momenti in cui svolge bene il proprio lavoro. L’elemento più importante è poter contare sull’impegno e sul senso della misura del Mediatore. Non dobbiamo creare aspettative eccessive che non siamo in grado di soddisfare.

D’altro canto, si tratta anche di garantire che gli abusi commessi nell’amministrazione degli organismi europei siano effettivamente affrontati e, ove possibile, si ricerchino soluzioni sensate e soddisfacenti per i cittadini e per tutelarne la sicurezza.

Finora il Mediatore ha dimostrato di prendere sul serio questo compito e di saperlo svolgere bene. Possiamo soltanto augurarci che continui così e ringraziare lui e la relatrice per la presente relazione.

 
  
MPphoto
 

  Silvia-Adriana Ţicău (PSE). - (RO) Vorrei congratularmi con la relatrice e sottolineare l’importanza del Mediatore europeo. Vorrei ricordare, in particolare, le positive conseguenze delle sue raccomandazioni concernenti l’utilizzo delle lingue dei nuovi Stati membri nel processo di selezione e assunzione organizzato dall’EPSO. Desidero inoltre sottolineare l’importanza per il mercato interno della raccomandazione in cui il Mediatore chiedeva alla Commissione di evitare, in futuro, restrizioni ingiustificate alle lingue ufficiali che è possibile utilizzare per presentare offerte a gare d’appalto.

Tenendo presente l’importanza della tutela dei dati personali, considero molto positiva la cooperazione tra il Garante europeo della protezione dei dati e il Mediatore europeo. Vorrei solo accennare, a questo proposito, alle normative comunitarie relative al registro passeggeri nell’ambito dei voli internazionali. In futuro questo tipo di cooperazione acquisirà un’importanza anche maggiore. Accolgo positivamente anche la risoluzione del caso SOLVIT, in cui un medico bulgaro ha ottenuto un certificato di conformità che gli permette di esercitare la professione in Francia e ...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Alessandro Battilocchio (PSE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, complimenti alla relatrice. Come membro della commissione petizioni, sulla base dei dati della relazione e anche della mia esperienza personale, rivolgo al contempo un ringraziamento e un invito. Un ringraziamento, perché è evidente il progresso rispetto alla precedente anno: siamo passati da 449 a 518 istanze ammissibili, dal 12% al 16% del totale, con un aumento anche delle inchiesta portate avanti. Credo sia quindi buona la strada intrapresa.

Tuttavia, e qui vengo all'invito, bisogna ancora aumentare gli sforzi in termini di comunicazione. Studiamo insieme modalità efficaci, magari partendo dalle nostre scuole, per garantire ai cittadini un'informazione di qualità sulla figura e il ruolo e le competenze del Mediatore europeo. Ci sono progetti interessanti in tal senso, partiti quest'anno, che vanno implementati e supportati. In questo modo i già buoni numeri odierni continueranno di certo a migliorare.

 
  
MPphoto
 

  Nikiforo Diamandouros, Mediatore europeo. (EN) Signora Presidente, siamo decisamente sotto pressione, per la votazione che si terrà tra sei o sette minuti, perciò porgo le mie scuse a tutti coloro che hanno parlato. Vorrei ringraziare tutti i parlamentari che hanno avuto la gentilezza di esprimersi positivamente circa la mia relazione, e mi limiterò a menzionare unicamente casi molto specifici, se posso.

Permettetemi di ringraziare brevemente l’onorevole Jäätteenmäki e l’onorevole Schwab per il loro speciale sostegno e per l’ appello affinché il Mediatore continui nei propri sforzi tesi ad accrescere la trasparenza. Confermo il mio impegno e prometto di raddoppiare i miei sforzi in tal senso: per far ciò ho bisogno del vostro appoggio, e ve lo chiedo.

Onorevole Martin, sarei molto lieto di incontrarla di persona per esaminare il caso che ha sollevato e rispondere in merito. Vorrei ringraziare gli onorevoli Cashman e Busuttil per i commenti e l’incoraggiamento. Desidero inoltre ringraziare i deputati che hanno commentato molto positivamente le azioni del Mediatore per quanto riguarda il consolidamento delle attività e dei diritti dei cittadini nei nuovi Stati membri, che hanno maggior bisogno di conoscere meglio le attività del Mediatore e l’Unione.

Vorrei ora rispondere direttamente alle questioni sollevate dagli onorevoli Harkin, Auken e Czarnecki sui casi che non sono stati esaminati. Onde evitare malintesi, voglio chiarire che ogni caso da noi ricevuto è stato, in effetti, esaminato. Nessun caso è rimasto senza risposta e non è mai accaduto che non rispondessimo per iscritto al denunciante, comunicando il motivo per cui il Mediatore europeo non poteva agire sulla base della denuncia. I 1 021 casi per i quali non è stato possibile intervenire sono quelli in cui non potevamo aiutare il denunciante avviando un’indagine approfondita, trasferendo il caso oppure offrendo consigli utili. Ho svolto delle verifiche raccolto alcuni resoconti: in un terzo di tutti questi casi, il denunciante aveva già contattato l’autorità competente a ricevere la denuncia, per esempio un difensore civico nazionale o la commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Nel 20 per cento dei casi ricevuti, il reclamo era già stato esaminato in tribunale, pertanto non potevo occuparmene; nel 17 per cento dei casi, non esisteva alcun organismo competente che potesse occuparsene e per il 13 per cento l’unico consiglio opportuno sarebbe stato quello di contattare un avvocato, ma il denunciante lo aveva già fatto.

Ho cercato pertanto di occuparmi di tutti i casi e vorrei assicurarvi che non si è mai verificato alcun caso in cui il Mediatore non abbia scritto, spiegato e fornito informazioni scritte. Spero di aver fornito risposte esaurienti alle questioni sollevate.

 
  
MPphoto
 

  Andris Piebalgs, membro della Commissione. − Signora Presidente, desidero reiterare il mio sostegno alla relazione Zdravkova e ringraziare il Mediatore per la sua collaborazione. Per quanto riguarda i casi concreti ricordati, forniremo ulteriori informazioni. E’ vero che, quando esaminiamo una denuncia, i denuncianti non sempre sono del tutto soddisfatti della soluzione proposta. Ciononostante, la Commissione cerca sempre di esaminare ogni singolo caso con spirito costruttivo, e continuerà a farlo.

 
  
MPphoto
 

  Dushana Zdravkova, relatore. (BG) Desidero cogliere questa occasione per ringraziare ancora una volta tutti gli oratori per l’ apprezzamento dimostrato verso la mia relazione, il mio lavoro e quello dell’onorevole Diamandouros. Questa è stata una discussione utile e, soprattutto, positiva, e sono certa che incoraggerà l’onorevole Diamandouros a compiere ulteriori sforzi verso una più stretta collaborazione con le istituzioni e, in particolare, verso una migliore comunicazione con i nostri concittadini europei. Vedo che vi sono moltissimi visitatori nel foyer, e spero che questa discussione si sia rivelata utile e, soprattutto, interessante anche per loro.

 
  
MPphoto
 

  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signora Presidente, ringrazio il Mediatore per avermi dato l’opportunità di parlare, che accetto volentieri.

In effetti ho chiesto di parlare per respingere recisamente gli attacchi e le insinuazioni dell’onorevole Cashman, che dimostrano un certo nervosismo ogniqualvolta si parla di accrescere la trasparenza.

Lei, onorevole Diamandouros, è favorevole a una maggiore trasparenza, perciò non posso che incoraggiarla a tener fede alle sue convinzioni in materia di spese di viaggio e simili, un ambito in cui la maggioranza del Parlamento le causa problemi. Ritengo che lei sia sulla strada giusta, onorevole Diamandouros.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi alle 11.

(La seduta, sospesa alle 11.05, riprende alle 11.10)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

 

5. Comunicazioni della Presidenza
Video degli interventi
MPphoto
 

  Presidente. − Onorevoli colleghi, venti anni fa, nel 1988, il Parlamento europeo istituì il Premio Sacharov per la libertà di pensiero, che da allora viene conferito ogni anno.

Nel corso degli ultimi vent’anni, abbiamo premiato eminenti organizzazioni o personalità che hanno dedicato la vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali e hanno lottato contro l’intolleranza, il fanatismo e l’oppressione nei propri paesi e in tutto il mondo. Il primo ad essersi aggiudicato tale riconoscimento fu Nelson Mandela, che incontrerò la prossima settimana a Johannesburg, dove sono stato invitato a intervenire dinanzi al parlamento panafricano.

Quest’anno la Conferenza dei presidenti ha deciso di assegnare il Premio Sacharov 2008 a Hu Jia “a nome delle voci tacitate in Cina e Tibet” come dichiarato nella proposta di decisione della commissione per gli affari esteri.

(Applausi)

Hu Jia è nato il 25 luglio 1973 a Pechino ed è uno dei più ferventi difensori dei diritti umani della Repubblica popolare cinese. L’appassionato attivista è stato accusato a causa del suo impegno per l’ambiente, la lotta all’HIV e all’AIDS e il rispetto dei diritti umani.

Il 27 dicembre 2007, Hu Jia è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di incitamento alla sovversione. Il 3 aprile 2008 è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione.

In carcere, Hu Jia oggi lotta contro la malattia: soffre di cirrosi epatica, ma pare gli vengano negate cure mediche regolari.

L’arresto arbitrario e la condanna di Hu Jia hanno suscitato sdegno in tutto il mondo. Con il conferimento del Premio Sacharov a Hu Jia, il Parlamento europeo lancia un segnale forte a sostegno di tutti i difensori dei diritti umani che quotidianamente in Cina lottano per la libertà .

(Applausi)

Onorevoli colleghi, ho ancora un breve commento. Domani, 24 ottobre, celebreremo il sessantatreesimo anniversario delle Nazioni Unite; in questa occasione, desidero porre in evidenza l’importanza, l’impegno e il successo della collaborazione tra l’Unione europea, il Parlamento europeo e i vari programmi e istituzioni delle Nazioni Unite.

Di recente, una pubblicazione intitolata Improving Lives, di cui tutti avete ricevuto copia, presentava una sintesi di questa collaborazione nel corso degli anni. Nelle ultime settimane, il mondo intero è entrato in un difficile periodo , dovuto soprattutto alla crisi finanziaria e alle sue pesanti ripercussioni sull’economia mondiale.

In queste particolari circostanze assumono grande importanza per l’Unione europea , i valori fondamentali di comprensione multilaterale e di solidarietà, come pure il nostro impegno e responsabilità verso i paesi in via di sviluppo. Anche la conferenza internazionale sul finanziamento allo sviluppo prevista a novembre assumerà un ruolo decisivo in questo ambito. Nonostante ci troviamo di fronte a formidabili sfide, non dobbiamo perdere di vista gli interessi dei paesi in via di sviluppo.

 

6. Turno di votazioni
Video degli interventi
MPphoto
 
 

  Presidente. - L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per i risultati e altri dettagli concernenti le votazioni: vedasi processo verbale)

 

6.1. Progetto di bilancio generale dell’Unione europea - Esercizio 2009 (votazione)
  

– Prima della votazione

 
  
MPphoto
 

  Jutta Haug, relatore. – (DE) Signor Presidente, il processo esplicativo non è cambiato rispetto agli anni scorsi. Prima della votazione dobbiamo informare il Parlamento in merito ad alcuni adeguamenti tecnici. So che tutto ciò non risulta molto interessante per i colleghi , ma occorre riportarlo nel processo verbale.

Primo: come già indicato nella lista di voto, la votazione dell’emendamento n. 783 alla linea di bilancio 22 02 04 02 riguarda unicamente gli stanziamenti di pagamento.

Secondo: i commenti relativi all’iniziativa Global Energy Assessment non sono da inserire nella linea di bilancio 08 03 01, dove sono stati scritti per errore, ma nella linea 08 05 01. La votazione sull’emendamento n. 936 relativo alla linea 08 03 01 avverrà pertanto senza i commenti su detta iniziativa, i quali saranno invece inclusi nell’emendamento n. 938 relativo alla linea di bilancio 08 05 01.

Immagino che tutti ne siano entusiasti.

Terzo: il ripristino delle risorse nel progetto preliminare di bilancio per le agenzie decentrate ai titoli 1 e 2 comprende anche, ovviamente, il ripristino dei relativi organigrammi. La decisione riguarda l’Agenzia europea dei medicinali, all’Agenzia europea dei prodotti chimici, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, l’Agenzia ferroviaria europea, l’Agenzia europea per l’ambiente, il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Agenzia comunitaria di controllo della pesca e l’Ufficio comunitario delle varietà vegetali, i cui organigrammi non figurano nei documenti di accompagnamento degli emendamenti.

Quarto: in virtù di un parere emesso dal servizio giuridico è opportuno adeguare leggermente un commento afferente a più linee di bilancio. Ciò riguarda il commento che inizia con la frase “La Commissione consentirà” e termina con la frase “e a trasmetterle al revisore interno della Commissione” e che figura nei seguenti emendamenti: n. 994 alla linea 19 04 01, n. 1011 alla linea 21 02 01, n. 1015 alla linea 21 03 01, n. 1016 alla linea 21 04 01, n. 1026 alla linea 23 02 01 e n. 785 alla linea 23 02 02. La versione corretta del commento è riportata in dettaglio sulla lista di voto.

Quinto e ultimo punto: la linea di bilancio 19 06 06 dal titolo “Cooperazione consolare” non figura nell'elenco degli emendamenti sebbene sia stata approvata come parte della lettera rettificativa 1/2009. Una nuova linea di bilancio sarà quindi aggiunta con un semplice p.m..

Se nessuno dei colleghi ha obiezioni al riguardo, i servizi di seduta provvederanno a fare gli opportuni inserimenti sulla base delle nostre decisioni.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Onorevole Haug, data la grande fiducia che nutriamo in lei, ora possiamo votare su questo argomento.

(Il Parlamento accoglie la proposta della relatrice)

– Prima della votazione sull’emendamento n. 111:

 
  
MPphoto
 

  Catherine Guy-Quint (PSE). – (FR) Signor Presidente, non mi sembra che abbiamo votato la seconda parte dell'emendamento n. 106. Potrebbe controllare per favore?

 
  
MPphoto
 

  Presidente. - Sì, onorevole Guy-Quint. L’onorevole Dunstan mi ha appena comunicato che la prima parte è decaduta e che abbiamo già votato la seconda parte.

– Prima della votazione sul blocco di emendamenti n. 8

 
  
MPphoto
 

  Janusz Lewandowski, relatore. − (EN) Signor Presidente, non essendovi adeguamenti tecnici possiamo procedere alla votazione.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 

  Presidente. − Allora non ci resta che congratularci con il relatore.

 

6.2. Progetto di bilancio generale 2009 (sezione III) (A6-0398/2008, Jutta Haug) (votazione)

6.3. Progetto di bilancio generale 2009 (sezioni I, II, IV, V, VI, VII, VIII, IX)(A6-0397/2008, Janusz Lewandowski) (votazione)

7. Benvenuto
Video degli interventi
MPphoto
 
 

  Presidente. − Onorevoli colleghi, è un piacere per me porgere il benvenuto alla delegazione del parlamento della Repubblica moldova, presente a Strasburgo in occasione dell’undicesima riunione della commissione di cooperazione parlamentare UE-Moldova svoltasi ieri e nella giornata odierna.

Onorevoli colleghi, la vostra presenza al Parlamento europeo dimostra che il dialogo parlamentare è il miglior modo per consolidare le nostre relazioni e risolvere le questioni che riguardano i vicini orientali dell’Unione europea.

Vi Porgiamo i migliori auguri per le elezioni dell’anno prossimo e per le vostre attuali e future attività. Un caloroso benvenuto a voi tutti.

(Applausi)

 

8. Turno di votazioni (seguito)
Video degli interventi
MPphoto
 
 

  Presidente. − Proseguiremo ora con il turno di votazioni.

 

8.1. Diritti aeroportuali (A6-0375/2008, Ulrich Stockmann) (votazione)

8.2. Accordo di stabilizzazione e di associazione CE/Bosnia-Erzegovina (A6-0378/2008, Doris Pack) (votazione)

8.3. Atti di pirateria in mare (B6-0537/2008) (votazione)
  

– In merito al paragrafo 4 parte 2

 
  
MPphoto
 

  Rosa Miguélez Ramos (PSE).(ES) Signor Presidente, faccio riferimento alla prima parte del paragrafo 4 nella votazione per parti separate. Desidererei che sia ripetuta la votazione sulla prima parte del paragrafo originario.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. − Noto che l’Assemblea concorda. Voteremo nuovamente quel paragrafo.

 

8.4. Equivalenza dei principi contabili (B6-0544/2008) (votazione)

8.5. Impatto delle misure di sicurezza aerea e dell'impiego di "body scanner" sui diritti umani, la vita privata, la protezione dei dati e la dignità personale (B6-0562/2008) (votazione)
  

– Prima della votazione

 
  
MPphoto
 

  Manfred Weber, a nome del gruppo PPE-DE.(DE) Signor Presidente, a nome del gruppo PPE-DE desidero presentare una proposta. In Parlamento, c'è chiaro consenso su due punti: desideriamo innanzi tutto essere coinvolti nella procedura relativa a queste nuove varianti tecniche, un punto sul quale non è possibile assumere decisioni senza interpellare il Parlamento. Vorrei ringraziare il Commissario Tajani, che ha assicurato che sarà questo l'iter da seguire.

In secondo luogo, è chiaro a tutti che questa nuova misura tecnica debba essere esaminata con grande sensibilità. La questione suscita diverse preoccupazioni: occorre verificare attentamente i criteri dell’eventuale applicazione e tutti i componenti di quest’Assemblea concordano su questo punto. A nome del gruppo PPE-DE vorrei proporre di concederci altre quattro settimane e rinviare la votazione a novembre, perché il Commissario Tajani ha dichiarato che ci sarà un’importante audizione sul tema in quel mese. Il gruppo PPE-DE ritiene che dovremmo conoscere tutti i fatti prima di prendere una decisione. Spero che otterremo una maggioranza a favore di questo punto: è per questo motivo che proponiamo il rinvio della votazione a novembre.

 
  
MPphoto
 

  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono contrario a questa proposta per il seguente motivo: è vero che l’audizione dell’onorevole Tajani ci darà l’occasione di acquisire ulteriori informazioni e di definire la nostra posizione. Tuttavia, con questa decisione non facciamo altro che dire al Consiglio – che è già giunto a una risoluzione nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri della Giustizia e degli Interni – che a nostro parere, e mi riferisco almeno al mio gruppo, la sicurezza e i relativi provvedimenti sono assolutamente essenziali. L'impiego di lettori ottici o dispositivi di visualizzazione che mostrano le persone completamente nude è del tutto inaccettabile: viola la dignità umana e non accresce in alcun modo la sicurezza.

(Applausi a sinistra e al centro)

Ciò rappresenta un perfetto esempio della mania di sicurezza che si registra in questa sede. Con la nostra decisione vogliamo affermare chiaramente la nostra opposizione a siffatti provvedimenti che sono molto controversi anche dal punto di vista medico. Vi chiediamo pertanto di respingere la proposta dell’onorevole Weber.

(Applausi)

 
  
MPphoto
 

  Presidente. − La ringrazio. Il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa ha chiesto una votazione per appello nominale su questa proposta.

(Il Parlamento respinge la proposta di rinviare la votazione)

 

8.6. Accordo di stabilizzazione e di associazione CE/Bosnia-Erzegovina (B6-0541/2008) (votazione)
  

– In merito al paragrafo 22

 
  
MPphoto
 

  Doris Pack, relatore per parere. – (DE) Signor Presidente, propongo un emendamento orale al paragrafo 22, che ho concordato con altri colleghi deputati. Dobbiamo correggere il testo in quanto non rispecchia fedelmente la verità. Dopo l’Istituto per le persone scomparse e il punto e virgola seguente, dovremmo cambiare la frase. Leggerò ora la modifica in inglese:

(EN)“esorta le agenzie corrispondenti a livello di entità a sostenere il lavoro degli organismi a livello di Stato, trasmettendo loro tutte le informazioni pertinenti raccolte;”.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. - Si tratta del paragrafo 22. Non constato obiezioni e pertanto procediamo alla votazione su questo punto.

(Il Parlamento accoglie l’emendamento orale)

 

8.7. Commemorazione dell’Holodomor, la carestia artificiale del 1932-1933 in Ucraina (RC-B6-0571/2008) (votazione)

8.8. Attività del Mediatore europeo (2007) (A6-0358/2008, Dushana Zdravkova) (votazione)
  

– Prima della votazione sull’emendamento n. 5

 
  
MPphoto
 

  Dushana Zdravkova, relatore. (EN) Signor Presidente, in base alle discussioni, il mio emendamento orale è il seguente (paragrafo 23): “Propone che il Mediatore prenda delle misure per ridurre il numero di denunce nei casi in cui non è possibile alcuna azione;”. La fine del paragrafo è cambiata.

 
  
  

(Il Parlamento accoglie l’emendamento orale)

– Prima della votazione sull’emendamento n. 7

 
  
MPphoto
 

  Dushana Zdravkova, relatore. (EN) Signor Presidente, desidero soltanto eliminare le parole “dal primo Mediatore europeo” dalla prima parte dell’emendamento.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. - (L’emendamento orale è stato accolto)

Con questo si conclude il turno di votazioni.

 

9. Composizione delle delegazioni interparlamentari: vedasi processo verbale
Video degli interventi

10. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
  

PRESIDENZA DELL’ON. KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
  

Dichiarazioni di voto

 
  
  

Progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009

 
  
MPphoto
 

  Hannu Takkula (ALDE). - (FI) Signora Presidente, in primo luogo sono lieto che il pacchetto di bilancio sia stato votato e approvato. Naturalmente, in qualità di vicepresidente della commissione per la cultura e l’istruzione, ho seguito con particolare attenzione tali questioni e mi rallegro che un importante progetto, il Festival olimpico della gioventù europea di Tampere, sia stato approvato.

E’ importante garantire che il bilancio sia impiegato per portare avanti progetti vicini ai cittadini, che in tal modo potranno vedere e toccare con mano le iniziative dell’Unione nella loro regione. Il bilancio è solido, ma devo dire che sospetto di aver votato in modo errato sulla rubrica 134 – che indica l’Unione europea quale partner globale –perché stavo seguendo l’elenco di gruppo e non sono completamente d’accordo con detto punto. Vale la pena forse sottolinearlo, ma in altri ambiti posso ritenermi soddisfatto di questo progetto di bilancio e sono lieto che sia stato approvato.

 
  
MPphoto
 
 

  Avril Doyle (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, mi sono astenuta dalla votazione 134 sul progetto di bilancio generale per il 2009 per la disonestà intellettuale e il cinismo dei promotori di questo emendamento che fanno leva sulle reali preoccupazioni e paure di molti dei nostri cittadini insinuando che, oggi come in passato i fondi per lo sviluppo UE sono stati concessi a governi e organizzazioni per programmi che includono, cito: “aborto coatto, sterilizzazione forzata e infanticidio”, atti che – va da sé – condanneremmo apertamente. In tal modo essi giustificano la formulazione di questo delicato emendamento, il cui testo viene già utilizzato con un occhio alle prossime elezioni europee di giugno. L’emendamento viene descritto come, cito: “un tentativo di escludere questo tipo di progetti dai fondi UE previsti nel bilancio 2009”. Poiché detti fondi non sono mai stati impiegati in tal modo, ma sempre in conformità alla Conferenza internazionale del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo, e poiché non vi è alcuna proposta in merito nel bilancio di quest’anno, tutti i commentatori imparziali e intellettualmente onesti non possono che prendere atto della scorrettezza politica dei promotori.

 
  
  

− RelazioneHaug (A6-0398/2008)

 
  
MPphoto
 

  Marusya Ivanova Lyubcheva (PSE) - (BG) Ho appoggiato il bilancio per l'esercizio 2009 e anche la proposta di incrementarlo rispetto a quanto proposto dalla Commissione. Benché non sia sufficiente a soddisfare le enormi richieste di tutti gli Stati membri né ad attuare appieno tutte le politiche prioritarie, ritengo che sia in linea con il fondamentale principio di solidarietà dell’Unione europea.

Destinando i fondi ai paesi e alle regioni meno sviluppate, lo strumento finanziario si è imposto quale importante fattore nel conseguimento di uno sviluppo equilibrato. A questo proposito, il Fondo di coesione svolge un ruolo importante, perché è rivolto a quegli Stati membri che necessitano di colmare il divario tra diversi livelli di sviluppo economico e sociale. E’ importante soprattutto per i nuovi Stati membri, i quali hanno veramente bisogno delle risorse finanziarie della Comunità. Non ritengo che queste risorse debbano essere soggette a condizioni siano più severe rispetto alle norme e procedure approvate dall’Unione europea.

Dette risorse sono estremamente importanti per aiutare la Bulgaria a colmare il proprio ritardo in termini di sviluppo e ad eguagliare le condizioni di vita medie dell’Unione europea. Il voto contrario alla proposta di accantonare a una riserva le risorse del Fondo di coesione è una decisione saggia. La proposta era legata a criteri vaghi, soprattutto per quanto riguarda il rimborso dei fondi non erogati. A mio parere, la Commissione e il Parlamento hanno a disposizione sufficienti meccanismi di controllo per far sì che i fondi siano impiegati in modo efficace.

 
  
MPphoto
 
 

  Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signora Presidente, ho espresso voto contrario al progetto di bilancio per l'esercizio 2009, e in particolare contro il bilancio della Commissione, perché desidero esprimere una dichiarazione politica non approvando in alcun modo le azioni della Commissione.

Ritengo che la Commissione sia un’istituzione che, per i suoi stessi principi, opera in modo poco democratico, perché è composta da un collegio di alti funzionari nominati puramente su basi politiche, i quali ciononostante si comportano come fossero una sorta di mandarini europei che mal tollerano essere controllati e che, in effetti, non possono neppure essere puniti.

Per quanto riguarda il bilancio dell'esercizio 2009, dal punto di vista politico mi oppongo, innanzi tutto, agli incessanti sforzi compiuti dalla Commissione per proseguire, con ogni mezzo possibile, sulla malaugurata strada dell’adesione della Turchia islamica e non europea all’Unione . Non intendo dare il mio appoggio a questa politica.

 
  
  

Progetto di bilancio generale dell’Unione europea – Esercizio 2009

 
  
MPphoto
 

  Colm Burke (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, abbiamo votato a favore dell’emendamento n. 134 dell’onorevole Sinnott, il quale impedirebbe di concedere aiuti comunitari a qualunque governo, organizzazione o programma che appoggi o partecipi alla gestione di progetti che comportino violazioni dei diritti umani quali l’aborto coatto, la sterilizzazione forzata o l’infanticidio.

Riteniamo tuttavia importante mettere in discussione la giustificazione addotta dall’onorevole Sinnott per la presentazione di un siffatto emendamento. Questa settimana, nella sua dichiarazione alla stampa , ha citato paesi quali Cina e Vietnam che, a suo dire, impiegherebbero i finanziamenti UE, erogati tramite il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), per aborti coatti, sterilizzazioni forzate e infanticidi. Ho parlato con il direttore dell’ufficio dell’UNFPA a Bruxelles questa mattina: egli ha riferito che il Programma delle Nazioni Unite per la popolazione non sostiene la coercizione né l’aborto. Esso si conforma al mandato della Conferenza internazionale del 1994 su popolazione e sviluppo, in cui si dichiara esplicitamente che i programmi per la salute riproduttiva devono fornire la più vasta gamma di servizi senza alcuna forma di coercizione. Inoltre, la comunità mondiale ha stabilito che l’aborto non deve mai essere promosso quale metodo di pianificazione familiare. I cittadini cinesi hanno tratto beneficio dalla presenza dell’UNFPA e dalle iniziative che esso ha portato nel loro paese: nelle zone della Cina (e di altri paesi) in cui opera , le donne hanno a disposizione molteplici opzioni nelle decisioni in materia di salute riproduttiva, e dispongono inoltre di maggiori informazioni al riguardo, nonché la libertà di accedervi.

 
  
MPphoto
 
 

  Mairead McGuinness (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, quella che si è appena svolta è stata una votazione complessa su un bilancio altrettanto complesso. Mi rincresce che l’emendamento n. 133 non sia stato accolto, perché avrebbe dato maggior risalto alle esigenze dei bambini disabili curati in istituto e a noi stava a cuore la loro deistituzionalizzazione. Questo tema non è tuttavia scomparso e noi continueremo a lottare per i loro diritti. Spero che il Presidente della Commissione risponda alla mia lettera a tale riguardo.

 
  
  

− Relazione Lewandowski (A6-0397/2008)

 
  
MPphoto
 

  Astrid Lulling (PPE-DE). - (FR) Signora Presidente, ho votato contro la risoluzione sul progetto di bilancio generale dell’Unione europea a causa del tentativo in extremis da parte del gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea di presentare un emendamento – che la maggior parte dei miei colleghi non ha nemmeno visto e di cui non ha valutato la portata – per interpretare il famoso pacchetto Cox, riguardante lo status futuro degli eurodeputati, in maniera tale da rendere totalmente privo di senso il loro fondo pensionistico volontario.

Tale emendamento non rispecchia quanto espressamente concordato nel pacchetto Cox, perciò privare quasi tutti i deputati di nuovi diritti è fuori discussione. Questo emendamento non può assolutamente avere alcun effetto sulle disposizioni attuative che saranno formulate in merito.

Ci assicureremo che questa situazione venga risolta, perché la votazione si è svolta all'insaputa dei deputati, e tutti stanno cercando di parlare con me, sorpresi della reale portata di questo emendamento. In qualità di vicepresidente del fondo pensioni, vigilerò affinché si ponga rimedio a tale situazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signora Presidente, nella votazione finale ho espresso parere contrario al progetto di bilancio generale per l'esercizio 2009 per le diverse istituzioni europee, tra cui, ovviamente, il Parlamento. L’ho fatto prima di tutto perché non sono convinto che tutte queste istituzioni , senza eccezione alcuna, gestiscano il vasto gettito fiscale in economia e responsabilmente. Francamente, penso anzi che sia vero l’opposto.

L’immagine che i nostri elettori hanno delle istituzioni europee – e dovremmo saperlo bene – è quella di un paese di bengodi dove burocrati ed eurodeputati strapagati e insufficientemente tassati formano una specie di nomenclatura in stile sovietico che prende decisioni senza consultare gli elettori e sicuramente contro la volontà e gli interessi dei cittadini.

Questa è un’immagine certamente non è sempre rispondente al vero, ma in essa temo vi siano elementi di verità applicabili a un gran numero di istituzioni europee.

A mio parere, ciascuno dovrà mettere ordine in casa propria in futuro, prima di poter dare un’immagine più positiva della nostra Europa.

 
  
  

− Raccomandazione Stockmann (A6-0375/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Oldřich Vlasák (PPE-DE). – (CS) Permettetemi di spiegare perché ho votato a favore della relazione dell’onorevole Stockmann sulle tariffe aeree. Da un lato, vedo con favore l’obbligo di riportare chiaramente i costi aggregati , comprensivi di tasse aeroportuali, sui biglietti aerei e nelle offerte ai viaggiatori, perché ciò garantirà maggiore trasparenza per i passeggeri e incoraggerà la concorrenza . Ma, soprattutto, sono a favore del limite che unifica i diritti aeroportuali per i principali aeroporti nazionali e per quelli con maggiore traffico e permette agli aeroporti più piccoli di offrire tariffe più basse, creando quindi condizioni di concorrenza in un mercato che al momento lascia molto a desiderare in fatto di trasparenza. Si tratta di un’occasione di sviluppo per gli aeroporti regionali e di ampliamento per la gamma di servizi aerei offerti al pubblico.

 
  
  

−Proposta di risoluzione: (B6-0537/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Bruno Gollnisch (NI). – (FR) Signora Presidente, considerata la crescente minaccia della pirateria in mare al largo del Corno d’Africa, il progetto di proposta di risoluzione sulla pirateria sostiene la volontà espressa dagli Stati membri di intraprendere un'operazione navale coordinata. Purtroppo gli emendamenti sono perlopiù pie speranze oppure si limitano a sottolineare ovvietà, come lo stato di anarchia in Somalia, eventi questi di cui occorre assolutamente comprendere appieno le conseguenze.

Senza dubbio non sarà possibile lottare efficacemente contro la pirateria senza prima distruggere le basi dei pirati. Mi rincresce peraltro che questo testo non faccia menzione della principale causa dell'attuale recrudescenza della pirateria, ovvero il declino dell’influenza civilizzatrice dell’Europa in questa parte del mondo.

Infine, ritengo che sia piuttosto curioso chiedere che le forze navali degli Stati membri distinguano, per così dire, tra le azioni di contrasto alla pirateria e quelle svolte – non è molto chiaro perché – nell’ambito dell’operazione Enduring Freedom, come se Bin Laden stesse scappando dall’Afghanistan a bordo di una piroga, per cercare di arrivare fino alla Nuova Zelanda passando per il Pakistan, . Comprendo il desiderio di introdurre una tale distinzione, ma le navi che si trovano nella zona naturalmente dovranno svolgere entrambe le missioni.

 
  
  

− Proposta di risoluzione: (B6-0544/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Peter Skinner (PSE). - (EN) Signora Presidente, i principi contabili sono l’elemento principale del linguaggio dei servizi finanziari. Per gli investitori, le iniziative volte a far confluire i principi contabili nazionali negli International Financial Reporting Standars (IFRS) costituiscono un significativo passo avanti. Ciò consentirà alle società di pubblicare i loro bilanci secondo lo stesso modello di base, che dovrebbe essere accettato nelle principali economie di tutto il mondo. Canada, Cina, Giappone, USA – e ora, pare, anche l’India – concordano circa la necessità di far confluire i propri principi contabili verso gli IFRS.

Benché io ritenga tutto questo positivo, in qualità di relatore per la direttiva sulla trasparenza, riconosco che resta ancora molto da fare per arrivare a una vera e propria convergenza. E’ per questo motivo che io e la relatrice, l’onorevole Starkevičiūtė, abbiamo approvato gli emendamenti volti a monitorare i progressi di questo processo di convergenza. Confido che la Commissione, nelle sue discussioni con le diverse autorità nazionali, mantenga lo stesso slancio. Per quanto riguarda gli USA, sono lieto che si possa fare affidamento su una nuova amministrazione affinché essa compia i notevoli, e necessari, passi avanti . La Commissione deve continuare a esercitare pressioni in questo senso.

Per quanto concerne i principi contabili stessi, è fondamentale mantenere l’approccio di base concordato in seno all'organismo internazionale di normalizzazione contabile (IASB). L’integrità di questi principi sarà messa alla prova dai tentativi di diluirli per motivi di interesse nazionale, una tendenza che va contrastata con fermezza. A fronte di tali pressioni, è importante sostenere il metodo contabile del fair value.

 
  
  

− Proposta di risoluzione: (B6-0562/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Philip Claeys (NI). - (NL) Signora Presidente, mi sono astenuto dal voto sulla proposta di risoluzione Sicurezza dell’aviazione e body scanner, non perché sia contrario alle riserve espresse riguardo al diritto alla privacy dei viaggiatori, ma proprio per il motivo opposto. Anch’io ritengo che i body scanner non possano essere commissionati senza una chiara valutazione scientifica e medica dei possibili effetti di questa tecnologia sulla salute degli utenti.

Deploro che sia stata respinta la proposta di rinviare la votazione e di invitare il commissario Tajani a presentare uno studio che potrebbe consentirci di prendere una decisione meglio informata sull’impiego dei body scanner .

Si tratta di una materia molto seria, che riguarda la sicurezza dei cittadini e l'impiego di nuove tecnologie pionieristiche. questo Ecco perché mi rincresce increscioso che quest'Aula tratti questo punto con una tale leggerezza.

 
  
  

− Proposta di risoluzione: (RC-B6-0571/2008)

 
  
MPphoto
 

  Zita Pleštinská, a nome del gruppo PPE-DE. - (SK) Signora Presidente, i qualità di co-autore della proposta di risoluzione del Parlamento europeo per la commemorazione dell’Holodomor ( la carestia artificiale del 1932-1933 in Ucraina), e di componente del gruppo del Partito popolare europeo e dei Democratici europei, vorrei ringraziare tutti i miei colleghi che hanno votato a favore della proposta di risoluzione.

Sotto la guida del gruppo PPE-DE, è stato raggiunto un compromesso sulla rimozione del termine“genocidio”, come richiesto del gruppo socialista al Parlamento europeo. In seguito alla discussione di ieri, tuttavia, caratterizzata da grande emozione e dalle significative parole del Commissario Tajani, non vi è dubbio sulla definizione di questo raccapricciante atto che causò la morte di dieci milioni di persone. Ora è compito degli storici porre fine al silenzio e all’occultamento di questi avvenimenti basandosi sui fatti e finché i sopravvissuti sono ancora vivi. Nelle nostre biblioteche devono esserci libri che forniscano autentiche testimonianze della carestia in Ucraina.

Con il voto favorevole alla proposta di risoluzione volta a definire carestia ucraina del 1932–1933 un orrendo crimine contro il popolo ucraino e contro l’umanità, oggi abbiamo reinserito negli annali della storia europea una pagina che Stalin aveva strappato via.

 
  
MPphoto
 

  Tunne Kelam (PPE-DE). - (EN) Signora Presidente, ho votato a favore della risoluzione sull’Holodomor, la grande carestia ucraina. La risoluzione la definisce giustamente un orrendo crimine contro il popolo ucraino e, di fatto, contro l’umanità. Tuttavia, a causa della posizione presa da alcune fazioni, la risoluzione ha evitato di utilizzare il termine “genocidio”, il cui utilizzo sarebbe giusto e appropriato in questo caso.

Il Parlamento ucraino e 26 Stati hanno definito genocidio questo crimine, che provocò la morte di almeno quattro milioni di persone. Inoltre, il considerando B della risoluzione cita la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio del 1948, che si può applicare senza alcun dubbio al caso dell'Ucraina. Spero ardentemente che anche il Parlamento europeo assuma presto la stessa posizione di quegli Stati.

 
  
MPphoto
 
 

  Bruno Gollnisch (NI). – (FR) Signora Presidente, abbiamo commemorato l’Holodomor, la sistematica distruzione della comunità agricola ucraina con la carestia, e il nostro Parlamento ha riconosciuto – come ha fatto poco fa il nostro collega – che si trattò effettivamente di genocidio.

Vorrei soltanto sottolineare che i responsabili di questo genocidio erano tra i giudici di Norimberga, un fatto che oggi dovrebbe consentire di mettere in discussione la composizione, la procedura e le conclusioni del Processo di Norimberga. Tuttavia, gli intellettuali che oggi sostengono questo dibattito in Europa, vengono arrestati, detenuti, braccati, spinti alla rovina, perseguitati e incarcerati. Peggio: anche i loro avvocati, che presentano le stesse conclusioni, sono perseguitati allo stesso modo.

Nel paese dell’onorevole Pöttering, per esempio, sono inseguiti e arrestati con procedure che ricordano i processi stalinisti. Abbiamo assegnato il Premio Sacharov per la libertà di pensiero a un dissidente cinese; avremmo potuto benissimo darlo ad alcuni europei come, per esempio, il coraggioso avvocato tedesco Sylvia Stolz.

 
  
  

– Relazione Pack (A6-0378/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Bernd Posselt (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, l’onorevole Pack ha, come sempre, presentato un testo eccellente , perché è un’esperta non soltanto dell’Europa meridionale, ma anche in materia di istruzione.

Sono lieto che l’istruzione sia un ambito su cui si pone particolare enfasi rispetto all’accordo di stabilizzazione. Dobbiamo in ogni caso ampliare le nostre strategie, in primo luogo accelerando il processo di liberalizzazione dei visti e concedendo ai giovani della Bosnia-Erzegovina l’opportunità di scoprire l’Europa attraverso viaggi e soggiorni studio.

Il secondo fattore decisivo è la creazione di un’università europea multiconfessionale a Sarajevo, sostenuta da tutte e tre le comunità religiose del paese, che costituirà un faro di tolleranza e reciproca comprensione in Europa, non basata sull’indifferenza, ma sulle radici dei popoli che affondano in ogni religione. Con il nostro forte appoggio all’università europea, tale iniziativa rappresenterà non solo un significativo passo avanti per i cittadini della Bosnia-Erzegovina, ma può anche consentire al paese di inviare un segnale a tutto il continente europeo.

 
  
  

- RelazioneZdravkova (A6-0358/2008)

 
  
MPphoto
 

  Frank Vanhecke (NI). - (NL) Signora Presidente, la relazione in esame, predisposta dalla commissione per le petizioni sulla base della relazione del Mediatore europeo per il 2007, è stata nel complesso molto positiva, e per una volta tanto sostengo questa opinione. Ho pertanto dato il mio appoggio alla relazione.

In questa dichiarazione di voto vorrei tuttavia ribadire che trovo sorprendente che il Parlamento si congratuli con il Mediatore europeo per il suo operato, volto a garantire la corretta e piena applicazione delle regole e delle normative, mentre in questo Parlamento le infrazioni alle leggi e le violazioni delle norme sono sotto gli occhi di tutti , per così dire, senza che lo stesso intervenga o addirittura con la sua stessa collaborazione, con cadenza quotidiana e su vastissima scala.

Per esempio, il modo in cui la Commissione e il Parlamento proseguono sulla strada del trattato di Lisbona, che è morto da un punto di vista politico e giuridico fin dal referendum irlandese, si fa beffe di tutte le norme giuridiche. Penso sia giunto il momento di iniziare a riportare ordine in casa nostra.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

− Progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009 – RelazioneHaug (A6-0398/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. - (SV) Junilistan ritiene che il bilancio UE debba limitarsi all’1 per cento dell’RNL medio degli Stati membri. Abbiamo pertanto deciso di votare contro tutti gli aumenti proposti dal Parlamento europeo, e di appoggiare invece le poche proposte di risparmio presentate sotto forma di emendamenti dalla commissione per i bilanci o da singoli deputati.

Esistono varie rubriche poco condivisibili; Junilistan si rammarica soprattutto della grande quantità di sussidi diretti alla politica agricola , al Fondo di coesione, alla pesca e rubriche che contribuiscono a varie campagne d'informazione

Junilistan ritiene inoltre che occorra intervenire in merito ai costanti trasferimenti del Parlamento europeo tra Strasburgo e Bruxelles, nonché sciogliere il comitato economico e sociale europeo e il comitato delle regioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Claude Martinez (NI), per iscritto. - (FR) In condizioni normali, un bilancio europeo per ventisette paesi che ammonta a circa 130 miliardi di euro – l’equivalente del bilancio della sola Spagna – è già piuttosto strano .

Nondimeno, in un’Europa che non ha collegamenti ferroviari ad alta velocità tra la Finlandia e la Spagna, e tra la Francia e la Polonia, né attrezzature e personale per le università, per i centri di ricerca e per le case di riposo di un continente travolto dallo tsunami geriatrico, investito dalla crisi mondiale della liquidità interbancaria, dal crollo del settore immobiliare in diverse economie e dal calo di fiducia degli imprenditori e dei lavoratori, è necessario uno sforzo che vada ben oltre il solito bilancio europeo.

Chiediamo pertanto una programmazione eccezionale di bilancio per un grande piano di infrastrutture, approvato con un vasto “referendum finanziario europeo”, ossia un prestito europeo, per un importo equivalente a 1 700 miliardi di euro, emesso dal settore bancario.

 
  
MPphoto
 
 

  Jan Andersson, Göran Färm, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Noi socialdemocratici svedesi deploriamo che l’UE sovvenzioni i produttori di tabacco, mentre al contempo investe ingenti risorse in campagne per la salute e in misure antifumo .

Riteniamo altresì scandaloso che il bilancio UE sia impiegato per finanziare le corride, una tradizione che non consideriamo compatibile con i valori moderni e con i diritti degli animali.

Ci rincresce inoltre che le varie sovvenzioni all’esportazione e le quote latte assorbano parte del bilancio dell’Unione.

Noi abbiamo votato contro tutte queste proposte.

Desideriamo altresì chiarire il motivo del nostro voto contrario alla proposta di progetto pilota a favore dell’infanzia e dei suoi diritti: tale proposta non era contenuta nel compromesso tra i gruppi politici partecipanti ai progetti pilota. Poiché non volevamo mettere a repentaglio questo delicato compromesso, non potevamo, purtroppo, appoggiare la proposta il cui contenuto ci vede completamente d’accordo (emendamento n. 133).

Infine, desideriamo esprimere il nostro disappunto per la mancata adozione degli emendamenti volti a rafforzare la cooperazione e le consultazioni tra sindacati, commercio e industria in sede di plenaria.

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della relazione Haug concernente il progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l'esercizio 2009 e la lettera rettificativa 1/2009 al progetto preliminare di bilancio generale (PPB) dell’Unione europea. Come molti colleghi , deploro che il Consiglio abbia ulteriormente ridotto un bilancio già scarno: gli stanziamenti d’impegno del progetto di bilancio ammontano a un totale di 134 miliardi di euro, ovvero 469 milioni di euro in meno rispetto al PPB, benché i pagamenti siano pari a 115 miliardi di euro, con una diminuzione di 1,8 miliardi di euro. I pagamenti sono pertanto limitati allo 0,89 per cento dell’RNL, ovvero, un livello senza precedenti che sta drammaticamente ampliando il divario tra impegni e pagamenti, contrariamente alla disciplina di bilancio. Per quanto riguarda l'agricoltura, sono favorevole alla creazione di tre nuovi fondi: il fondo per la ristrutturazione del settore lattiero-caseario, il fondo “Eco-Aid” volto a sostenere l’allevamento ovino e caprino nell’UE e l’apposito strumento finanziario per l’adeguamento della flotta peschereccia alle conseguenze economiche causate dal rincaro del carburante.

 
  
MPphoto
 
 

  Bastiaan Belder (IND/DEM), per iscritto. (NL) La relazione Haug non può contare sul mio sostegno perché il Parlamento chiede di spendere di più . Appoggio in ogni caso le nuove priorità relative al cambiamento climatico e all’energia. Molti degli emendamenti puntano a dare maggiore risalto a queste priorità nel bilancio, che valuto positivamente. Ciò significa però che dobbiamo indicare in quali comparti desideriamo tagliare i costi. La posizione del Parlamento non menziona in alcun modo questo punto.

Vorrei inoltre dichiararmi apertamente a favore di un sostegno equilibrato ai governi del Medio Oriente. La questione dell’Autorità palestinese va seguita attentamente e costantemente. E’ consigliabile fornire aiuti, dato che sembra ora che il primo ministro Fayad stia imboccando una strada che merita il nostro appoggio.

Infine, è normale che l’Unione europea fornisca ulteriori aiuti alimentari ai paesi poveri, dato il vertiginoso rincaro dei generi alimentari. Concordo con la relatrice che questo punto non dovrebbe essere finanziato dal bilancio per l’agricoltura europea, bensì da quello per la politica estera.

 
  
MPphoto
 
 

  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE), per iscritto. (SV) Sosteniamo i principi fondamentali alla base del bilancio UE per l'esercizio 2009 e desideriamo sottolineare l’esigenza di impiegare proficuamente le risorse per il bene dei cittadini. Il quadro di bilancio va rispettato, e consideriamo pertanto positivo che il bilancio in questione si attenga a tale regola.

Intendiamo tagliare drasticamente i sussidi agricoli e gli aiuti regionali e ridurre il bilancio complessivo. Vogliamo investire maggiori risorse condivise nella ricerca e nello sviluppo, nella crescita, nelle infrastrutture e nella sicurezza.

 
  
MPphoto
 
 

  Brigitte Douay (PSE), per iscritto. – (FR) Giovedì 23 ottobre il Parlamento europeo ha adottato in prima lettura il bilancio dell’Unione europea per l'esercizio 2009.

Tale bilancio (che i socialisti francesi, oltretutto, nel 2006 si rifiutarono di approvare ) si iscrive nel particolare contesto delle ristrette prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013, della crisi finanziaria e dei preparativi per le elezioni europee del giugno 2009.

Un bilancio è l'espressione della politica tradotta in cifre. Il Parlamento è riuscito a ripristinare un soddisfacente livello di pagamenti, nonostante l’intento del Consiglio di operare drastici tagli alle linee che tuttavia sembrano essere prioritarie per gli eurodeputati, come la lotta ai cambiamenti climatici, gli aiuti alle PMI, la crescita e la competitività, nonché i programmi a favore della cittadinanza.

A questo proposito, sono felice che quest'Assemblea abbia ripristinato un livello soddisfacente di stanziamenti per le iniziative d’informazione riguardanti i cittadini e i media. Per prepararci alle prossime elezioni e invogliare i cittadini a partecipare al voto, è fondamentale che siano informati sulle tematiche europee. Occorre incoraggiare e stanziare sufficienti risorse per tutte le iniziative intraprese dalla Commissione e dal Parlamento e finalizzate a spiegare l’Europa e il suo valore aggiunto nella vita quotidiana con l’obiettivo di prepararsi al futuro.

 
  
MPphoto
 
 

  Proinsias De Rossa (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato contro l’emendamento n. 134 perché un voto favorevole o l’astensione darebbero credibilità alle illazioni dell’onorevole Sinnott, secondo cui l’UE finanzierebbe l’aborto coatto, la sterilizzazione forzata e l’infanticidio.

 
  
MPphoto
 
 

  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Se nelle precedenti procedure di bilancio avevamo numerosi motivi per respingerle subito in prima lettura, possiamo dire che i motivi per respingere il progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2009, sono ancora di più.

Il Consiglio ovviamente vede il prossimo bilancio esattamente sotto la stessa luce dei precedenti. In altre parole, prevede di impiegare questo strumento per continuare ad appoggiare la politica neoliberista dell’UE. A dire il vero, non dovremmo stupirci.

Ancora una volta, questa procedura di bilancio, dimostra in che modo l’UE intenda reagire al deterioramento della crisi del capitalismo, scatenata dalla crisi finanziaria scoppiata proprio nel cuore del sistema, ovvero negli Stati Uniti. Né la Commissione, né il Parlamento europeo, né il Consiglio hanno avanzato provvedimenti da inserire nel bilancio UE che rispondano efficacemente alle esigenze e alle crescenti difficoltà dei lavoratori e dei cittadini in genere, delle micro, piccole e medie imprese e di gran parte del settore produttivo.

Nel momento in cui la crisi strutturale nell’Unione europea si sta aggravando, il Consiglio riduce i pagamenti di circa 9 miliardi di euro rispetto alle previsioni del quadro finanziario pluriennale, portandoli a un “minimo senza precedenti”.

Per tale ragione abbiamo espresso voto contrario.

 
  
MPphoto
 
 

  Anna Hedh (PSE), per iscritto. (SV) Mi sono astenuta dal voto perché l’esito è in gran parte deludente. E' assurdo, per esempio, che l’UE sovvenzioni i produttori di tabacco, mentre al contempo investe somme ingenti in campagne per la salute pubblica e in provvedimenti antifumo .

E’ altresì scandaloso che il bilancio UE debba essere impiegato per finanziare le corride, una tradizione che non considero compatibile con i valori moderni e con i diritti degli animali.

Mi rincresce anche constatare che il bilancio UE includa ancora i vari tipi di sussidi alle esportazioni e che il Parlamento non abbia approvato gli emendamenti volti a rafforzare la cooperazione e le consultazioni tra commercio, e industria da un lato, e organizzazioni sindacali dall’altro.

 
  
MPphoto
 
 

  Bairbre de Brún e Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. − (EN) Desideriamo esprimere la nostra ferma opposizione all’aborto coatto, alla sterilizzazione forzata e all’infanticidio, e ribadire ancora che si tratta di violazioni dei diritti umani.

Ci siamo astenuti dal voto sull’emendamento perché i fondi UE non sono mai stati impiegati in questo modo e l’emendamento non chiarisce l’importanza del lavoro per lo sviluppo internazionale di organizzazioni credibili che sostengono le donne nella gestione della fertilità, soprattutto nell’educazione alla riproduzione, nei servizi per la salute riproduttiva e di pianificazione familiare, e che fanno campagna in difesa del diritto delle donne alle cure sanitarie.

Dal momento che stiamo votando a favore degli emendamenti nn. 612, 131, 132 e 133, vista per l’importanza della materia, riteniamo che sarebbe più appropriato creare una linea di bilancio distinta per i diritti dell’infanzia, che includa le questioni affrontate da questi emendamenti.

 
  
MPphoto
 
 

  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) La voce di bilancio 05020812 e l’emendamento n. 169 hanno conferito un’importanza improvvisa e inattesa al tema del consumo di frutta a scuola in seguito alle proposte di incrementare gli investimenti in questo campo in futuro. Attualmente vige un accordo di acquisto per cui sono stati stanziati fondi per gli anni a venire volti a sostenere i frutticoltori. Tale iniziativa conferisce alla frutta acquistata un’utilità. Esistono proposte in via di elaborazione che, a partire dal 2010, potrebbero far aumentare di 90 milioni di euro o più all’anno il bilancio destinato alla “regolamentazione dei mercati” . Il Parlamento non può che svolgere un ruolo consultivo in questo ambito: spetta al Consiglio prendere le decisioni, e il test di sussidiarietà non si applica in questo caso, perché l’UE dispone da tempo di questa facoltà, ai sensi degli articoli 36 e 37 del trattato.

Il partito socialista dei Paesi Bassi ritiene questa situazione piuttosto bizzarra. Un programma per incentivare il consumo della frutta a scuola può essere utile per impedire che i bambini diventino sempre più obesi e sempre meno sani, ma ci chiediamo: perché l’UE dovrebbe essere coinvolta in questo programma, anziché gli enti locali responsabili dell’istruzione? Attualmente vengono erogate risorse dal fondo UE agli Stati membri, i quali sono obbligati a integrare tali importi , dopodiché sta agli enti locali attuare il programma. Con un eufemismo potrei dire che questo meccanismo produce inutili procedure amministrative e grande perdita di tempo in questioni burocratiche.

 
  
MPphoto
 
 

  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dichiaro il mio voto favorevole al progetto di bilancio generale dell’Unione per il 2009 redatto dalla collega On. Haug. Mi compiaccio nel constatare l'aumento delle risorse destinate alla spesa globale per i trasporti nel progetto preliminare di bilancio per il prossimo esercizio e della nuova definizione della linea di bilancio relativa alle attività di sostegno alla politica europea dei trasporti e diritti dei passeggeri. Esprimo, tuttavia, il mio disappunto riguardo alla riduzione, seppur non eccessiva, dei pagamenti relativi a tale voce.

Ritengo infine necessario rimarcare il parere espresso dalla commissione LIBE, di cui faccio parte, ed associarmi alla collega Dührkop nel notare con soddisfazione che l’aumento di bilancio per il titolo 18 “Spazio di libertà, di sicurezza e giustizia”, previsto per l’anno corrente, è stato mantenuto per il 2009. Ciò riflette la grande importanza posta sui temi relativi alla sicurezza e tutela della libertà, alla gestione dei flussi migratori e delle frontiere esterne dell’Unione, i quali divengono sempre più critici anche agli occhi dei cittadini europei.

 
  
MPphoto
 
 

  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. (SV) Come sempre, quando si vota un bilancio delle proporzioni di quello comunitario, emergono dettagli su cui si nutrono riserve. Nel caso dell’Unione europea, naturalmente, è soprattutto la politica agricola a restare indigesta. E’ perciò strano votare a favore di un bilancio in cui la rubrica predominante è quella che noi avremmo preferito fosse tra quelle più esigue, se non che addirittura scomparisse del tutto. Al contempo, occorre prendere in esame la situazione nella sua interezza; la buona notizia è la crescente consapevolezza della necessità di investire risorse molto più cospicue in quella che è effettivamente una spesa comune: in questo caso, nel clima. Il mio voto, quindi, va interpretato alla luce del fatto che il progetto di bilancio annuale contiene, per così dire, elementi di miglioramento non sufficienti però a farmelo approvare in modo acritico nella sua interezza. Per esempio, sono state introdotte due correzioni al protocollo di voto riguardanti i sussidi al tabacco.

 
  
MPphoto
 
 

  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Il Parlamento ha accolto l’emendamento n. 602. E' una delusione, perché si continuano a sovvenzionare i produttori di tabacco dell’Unione europea. Ogni anno il tabacco uccide mezzo milione di cittadini dell’Unione. E’ vergognoso che si forniscano sussidi ai coltivatori di un prodotto che uccide un numero così elevato di persone.

 
  
MPphoto
 
 

  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (EL) Il voto a favore del bilancio UE per il 2009 da parte delle forze di centro-destra e di centro-sinistra del Parlamento europeo, con la partecipazione degli eurodeputati greci di Nuova democrazia, PASOK e LAOS, dimostra l’intensità della politica diretta contro la base e contro i lavoratori.

Nel quadro della Strategia di Lisbona e in un momento di crisi del sistema capitalistico, l’Unione europea utilizza il bilancio per far pagare ai lavoratori quest’ultima crisi, per accelerare le ristrutturazioni capitalistiche, per promuovere aspre misure anti-lavoratori che mettono a repentaglio i contratti collettivi, per generalizzare l’applicazione di forme flessibili di impiego e per privatizzare i servizi previdenziali e i sistemi assicurativi.

La Commissione europea e il Parlamento europeo stanno portando avanti l’azione imperialista dell’UE e stanziando ancora più denaro per la militarizzazione dell’Unione, per spianare la strada ai monopoli europei nella loro penetrazione di paesi terzi.

Essi stanno usando la strategia politica del bastone e della carota per cercare di far deragliare il movimento operaio e stanno rafforzando i propri meccanismi repressivi per colpire la lotta di base dei lavoratori. Allo stesso tempo, stanno usando il dialogo sociale per tentare di strappare il consenso dei lavoratori, blandendoli, alla logica della strada europea verso il progresso.

Il gruppo parlamentare del Partito comunista greco ha votato contro questo bilancio profondamente classista e contro i piani imperialistici del capitale e dell’UE.

 
  
MPphoto
 
 

  Silvia-Adriana Ţicău (PSE), per iscritto. (RO) Nel quadro della votazione sulla relazione che approva il bilancio per l’esercizio 2009, sezione III – Commissione, ho votato a favore dei paragrafi 14 e 38 della relazione che promuovono lo sviluppo di competenze istituzionali per il progetto Nabucco.

Ho altresì votato a favore dell’emendamento n. 542, che prevede un aumento di 5 milioni di euro alla linea di bilancio 06 03 04 (Sostegno finanziario ai progetti d’interesse comune della rete transeuropea per l’energia). Benché tale importo sia esiguo se confrontato con le dimensioni di bilancio necessarie per attuare progetti in campo energetico, ritengo sia importante sviluppare le capacità istituzionali necessarie in tal senso. Le risorse supplementari vengono stanziate per lo sviluppo delle competenze amministrative del coordinatore del progetto Nabucco.

L’Europa deve diversificare le sue fonti di approvvigionamento energetico. In questo senso, il progetto Nabucco costituisce un progetto strategico per l’Unione europea. La maggioranza che ha approvato gli emendamenti in questione testimonia l’importanza attribuita dal Parlamento europeo al progetto Nabucco. Attendiamo inoltre l’adozione di misure specifiche che si concretizzeranno nell’avvio della costruzione del progetto Nabucco.

 
  
MPphoto
 
 

  Gary Titley (PSE), per iscritto. − (EN) Gli eurodeputati laburisti britannici sostengono da tempo la riforma della PAC, in particolare quelle riforme che permettono di risparmiare denaro mentre sono contrari a misure che fanno lievitare inutilmente i costi. In particolare, gli eurodeputati del partito laburista si oppongono ai sussidi alla produzione di tabacco, alle corride, a nuovi finanziamenti per il settore lattiero-caseario, ovino e caprino, come pure ai fondi per la promozione della PAC.

Gli eurodeputati laburisti britannici accolgono con favore qualsiasi opportunità di aiutare le piccole e medie imprese, in quanto esse costituiscono l’elemento portante della nostra economia e rappresentano la maggior parte dei posti di lavoro nell’UE. Consolidare i finanziamenti in una sola linea di bilancio aiuterà a richiamare l’attenzione sulle esigenze delle PMI.

 
  
  

– Relazione Lewandowski (A6-0397/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Jean-Pierre Audy (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore della risoluzione sulle sezioni del bilancio dell’UE, ad esclusione del bilancio della Commissione europea, sulla base della relazione dell’onorevole Lewandowski. Benché nessuno dei bilanci descritti nella presente relazione sembri presentare gravi problemi, resto convinto del fatto che il Parlamento europeo non dispone delle risorse necessarie per far fronte alle responsabilità politiche che ha acquisito in virtù dello sviluppo dei trattati e del lavoro dei suoi deputati, oltreché a causa del suo ruolo volto a colmare la distanza che si è prodotta tra l’integrazione europea e i cittadini, una distanza che è stata ripetutamente confermata dai recenti referendum. Come la stragrande maggioranza dei colleghi, anch’io appoggio la proposta di rafforzare la capacità di revisione contabile della Corte dei conti europea con la creazione di 20 nuovi posti. I costi derivanti ai contribuenti dall’ampliamento della sede della Corte devono essere contenuti quanto più possibile; appare pertanto opportuno finanziare tale spesa direttamente dal bilancio nell’arco di quattro anni, anziché occultare i costi molto più elevati che deriverebbero da un’opzione di leasing della durata di 25 anni.

 
  
MPphoto
 
 

  Hélène Goudin e Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La relazione parte dal rafforzamento della cooperazione interistituzionale tramite un generale aumento dei servizi nell’ambito delle istituzioni dell’UE. Il relatore ritiene che in tal modo si otterrà maggiore efficienza. Per esempio, si propone di aumentare le risorse umane a disposizione dei gruppi politici di 53 servizi. Oltre ai nuovi servizi compresi nel progetto di bilancio dovranno inoltre essere creati due ulteriori servizi di livello superiore.

Junilistan è nettamente favorevole al miglioramento dell’efficienza del sistema UE, ma non crede che questo obiettivo si consegua automaticamente aumentando il numero dei servizi. In linea di principio, ci opponiamo a un aumento sia del bilancio dell’Unione europea che del numero dei servizi, perché crediamo che ciò comporterebbe un aumento della burocrazia a scapito dell’autodeterminazione nazionale. Per quanto riguarda l’aumento del numero dei servizi nei gruppi politici, a nostro avviso ciò sarebbe molto vantaggioso per i gruppi più grandi, ma complicherebbe il lavoro degli altri gruppi nella conduzione delle proprie politiche.

In passato il Parlamento europeo ha già provveduto a introdurre contributi UE destinati a specifici “partiti dell’UE” e a fondazioni di stampo politico-partitico ad essi collegati. Noi riteniamo che, in tal modo, sia stato garantito un vantaggio più che sufficiente, a spese dei contribuenti, ai partiti politici grandi e consolidati e ai loro gruppi al Parlamento europeo. Junilistan ha quindi scelto di votare contro la presente relazione.

 
  
MPphoto
 
 

  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − (IT) Egregio Presidente, Onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole al progetto di bilancio generale 2009, presentato dalla relazione del collega Lewandowski. Infatti, ritengo che l’Unione Europea debba rispettare rigorosamente il regime finanziario, affinché possa essere dato un segnale forte in questo periodo di grande incertezza sui mercati. Sottolineo il fatto che si può ancora migliorare poiché ci sono ampi margini sul quale lavorare, al fine di ottenere un rafforzamento della cooperazione interistituzionale.

Infine, penso che sia doveroso rimarcare la mia opposizione a quegli emendamenti che prevedevano consistenti tagli ai fondi europei per le regioni del Sud Italia: non è in questo modo che si giunge all'integrazione europea, sebbene in queste zone la gestione dei fondi potrebbe essere migliore. Se un rubinetto dell'acqua perde, non chiudiamo la manopola, ma ripariamo la tubatura. Il concetto è lo stesso, con le dovute proporzioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Hannes Swoboda (PSE), per iscritto. (DE) Per quanto riguarda l’emendamento n. 4 alla relazione Lewandowski, desidero dichiarare che il gruppo del PSE non l’ha firmato a causa di un errore, ma lo ha appoggiato appieno e continua ad appoggiarlo.

 
  
MPphoto
 
 

  Gary Titley (PSE), per iscritto. (EN) Gli eurodeputati laburisti britannici sostengono il principio secondo cui il Parlamento europeo debba essere fondato sulla conoscenza, ma hanno deciso di astenersi in merito alla decisione di aumentare il numero del personale dei gruppi a causa delle attuali condizioni finanziarie e della conseguente esigenza di risparmiare denaro.

 
  
  

− Raccomandazione Stockmann (A6-0375/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Come abbiamo ripetutamente rimarcato, lo scopo di questo esercizio è quello di amalgamare e confondere deliberatamente il termine “concorrenza” con il termine “trasparenza”.

Ovviamente è necessario stabilire i criteri relativi ai diritti aeroportuali e il loro effettivo significato.

Tuttavia, ciò non dovrebbe accadere nell’ambito di una politica volta a liberalizzare e a privatizzare un servizio pubblico strategico come il trasporto aereo, in particolare creando un “mercato aeroportuale autenticamente competitivo”, applicando il principio “chi usa paga” e introducendo il requisito della redditività in un pubblico servizio. Infatti, come abbiamo già osservato in precedenza, l’obiettivo sembra essere quello di eliminare il “ruolo di supervisione” dal controllo pubblico, trasferendolo ad enti od organismi di supervisione “indipendenti”.

Ribadiamo che le precedenti privatizzazioni in questo settore non hanno prodotto alcun valore aggiunto ai servizi erogati, ma hanno invece contribuito a distruggere posti di lavoro e a restringere i diritti dei lavoratori e, in alcuni casi, hanno prodotto problemi tecnici e operativi.

Nonostante le regioni ultraperiferiche non siano state esplicitamente escluse dall’ambito di applicazione della direttiva (riconoscendo gli svantaggi e i vincoli naturali e geografici permanenti che gravano su queste regioni e introducendo apposite deroghe al rispetto degli obblighi universali dei servizi pubblici), come abbiamo proposto, siamo lieti che l’ambito della direttiva sia stato limitato agli aeroporti con oltre 5 milioni di passeggeri all’anno.

 
  
MPphoto
 
 

  Timothy Kirkhope (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Nonostante riconoscano che le tasse che gli aeroporti fanno pagare ai propri utenti meritino in alcuni casi un attento esame, i conservatori britannici si sono astenuti dalla votazione sugli emendamenti in seconda lettura relativi alla proposta di direttiva sulle tariffe aeroportuali. Questo perché essi temono ancora che la regolamentazione di alcuni aeroporti regionali sia inutile e possa ripercuotersi sulla loro competitività. I conservatori erano entusiasti del fatto che l’UE adottasse una soglia percentuale in prima lettura. L’attuale soglia è arbitraria e non tiene conto della crescita della competitività del settore.

 
  
MPphoto
 
 

  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. (DE) Voterò a favore della direttiva sui diritti aeroportuali presentata dall’onorevole Stockmann.

La relazione ostacolerà gli abusi e ridurrà le distorsioni di concorrenza, al fine di impedire agli aeroporti di abusare dalla loro posizione dominante e di imporre tasse eccessive alle compagnie aeree.

Credo giusto che in futuro i livelli tariffari siano maggiormente differenziati e che il nuovo sistema produca pertanto benefici anche per i clienti. E’ importante che gli utenti degli aeroporti sappiano sempre e comunque come e su quali basi vengono calcolate le tasse aeroportuali.

E’ altresì importante che la direttiva includa norme standardizzate sul reciproco obbligo di fornire informazioni, sui requisiti di trasparenza e sul metodo di calcolo delle tariffe.

 
  
MPphoto
 
 

  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. (DE) Ho espresso voto contrario alla direttiva sui diritti aeroportuali in seconda lettura, proprio come è avvenuto in prima lettura, perché ciò che si propone provocherà inaccettabili discriminazioni ai danni dell’aeroporto del Lussemburgo. Non è così che va trattato un piccolo paese. Applicare la direttiva all’aeroporto del Lussemburgo, che conta 1,6 milioni di passeggeri all’anno, e non applicarla ai suoi diretti concorrenti (Francoforte-Hahn e Bruxelles-Charleroi), dove transitano oltre 3 milioni di passeggeri, rappresenta un’inaccettabile discriminazione nel mercato interno, dovuta esclusivamente alla presenza di un confine.

Se la direttiva mira a impedire eventuali abusi da parte degli aeroporti in posizione dominante, il fattore discriminante non deve essere rappresentato dai confini nazionali ma da criteri obiettivi.

Un piccolo aeroporto, soprattutto quando è l’unico in un paese, non corre il rischio di abusi di tal genere, anche se gli aeroporti competitivi, che ospitano anche compagnie aeree low-cost, sono poco distanti. Il Lussemburgo è così piccolo che dal paese è possibile raggiungere tre paesi confinanti in appena 30 minuti di autostrada.

Si tratta di una palese violazione del principio di proporzionalità. Per tale motivo, ancora una volta, in seconda lettura, voto per protesta contro questo testo di compromesso.

 
  
MPphoto
 
 

  Seán Ó Neachtain (UEN), per iscritto. (GA) Con questa relazione, il relatore e la commissione per i trasporti e il turismo, hanno agito con astuzia. L’assenza di emendamenti dimostra che il Parlamento ha adottato una posizione ferma e compatta in materia e che i suoi deputati riconoscono l’importanza di compiere progressi nella direttiva sui diritti aeroportuali.

Sono felice dell’adozione in prima lettura della clausola che aumenta la capacità aeroportuale da 1 a 5 milioni di passeggeri all’anno. E’ inoltre encomiabile che le clausole ambientali siano state incluse nella posizione comune.

Sebbene alcuni elementi fossero assenti dalla posizione comune, in seconda lettura il relatore sta correggendo questa lacuna. consentendomi di dare il mio appoggio.

 
  
MPphoto
 
 

  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) La direttiva sui diritti aeroportuali porrà fine a un conflitto e a una discussione di lunga data tra gli aeroporti e le compagnie aeree concernenti i costi e la qualità dei servizi. Le nuove disposizioni tuteleranno inoltre i passeggeri da diritti aeroportuali ingiustificatamente alti e limiteranno la pratica adottata dai grandi aeroporti di imporre prezzi gonfiati artificiosamente. Finora, i costi imposti alle compagnie aeree per l’uso degli aeroporti sono stati scaricati sui consumatori.

La direttiva mira a migliorare la trasparenza e i principi di riscossione delle tariffe aeroportuali. Essa introduce disposizioni più specifiche sugli standard qualitativi dei servizi erogati e crea altresì organismi di vigilanza indipendenti. Grazie alla nuova direttiva, i diritti aeroportuali saranno finalmente collegati ai costi effettivi, ponendo fine alla discriminazione fra talune compagnie aeree.

La direttiva in questione riguarderà i 67 maggiori aeroporti europei che gestiscono oltre cinque milioni di passeggeri all’anno. L’aeroporto Okęcie di Varsavia è uno di questi. La direttiva si applicherà anche all’aeroporto più grande di ogni singolo Stato membro dell’Unione. Entro il 2010 la direttiva coprirà altri dieci aeroporti.

 
  
MPphoto
 
 

  Lars Wohlin (PPE-DE), per iscritto. (SV) Sono contrario alla proposta fin da quando è stata presentata al Parlamento perché ritengo che la convenzione di Chicago, che attualmente disciplina le disposizioni fondamentali relative ai diritti aeroportuali, deve continuare ad avere la stessa importanza per gli Stati membri anche in futuro. Non vi è motivo di cambiare regole generalmente accettate che possono così essere disciplinate soltanto dagli Stati membri.

La nuova legislazione UE prevede che, in caso di controversia, i prezzi possano essere interpretati in ultima istanza dalla Corte di giustizia, e questo ovviamente è uno dei motivi per cui è stata presentata la proposta. Non vedo motivo di scetticismo quando è la Corte di giustizia a interpretare il diritto comunitario vincolante. Sono preoccupato per la riluttanza a tener conto delle disposizioni nazionali quando si discute di alcune tematiche. Anche in futuro, a mio avviso, il ruolo della Corte di giustizia, soprattutto su questo tema, potrà essere messo in questione.

 
  
  

− Relazione Pack (A6-0378/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Voto a favore della relazione di Doris Pack sulla conclusione dell’accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall’altra, perchè sono convinto che tale passo contribuisca ad instaurare rapporti contrattuali tra le due parti che faciliteranno la transizione della Bosnia–Erzegovina verso uno Stato pienamente funzionante.

In questo modo l'economia della Bosnia subirà uno sprint, permettendo alla sua legislazione e ai suoi regolamenti di avvicinarsi gradualmente all’acquis comunitario dell’Unione europea, che va a rafforzare l'accordo di stabilizzazione di associazione (ASA), considerando che sono necessari maggiori sforzi per superare la divisione secondo logiche etniche e per procedere verso un'effettiva riconciliazione tra le parti. Sono poi particolarmente d'accordo sulla necessità che tali sforzi debbano essere rivolti in particolare alle giovani generazioni attraverso programmi di istruzione comuni nelle due entità e attraverso una comune comprensione dei recenti tragici eventi registrati nel Paese.

 
  
MPphoto
 
 

  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il Parlamento europeo “esprime parere conforme sulla conclusione dell’accordo”…

Dietro queste poche parole si celano le 65 pagine di un “accordo” che, oltre a diversi aspetti negativi, è disciplinato dai “principi dell’economia del libero mercato”, per usare un eufemismo.

Oltre ad alcuni aspetti politici preoccupanti, il principale obiettivo dell’accordo è quello di integrare la Bosnia-Erzegovina nel mercato interno europeo, in modo da garantire che le principali imprese transnazionali dell’UE abbiano il controllo della sua economia.

L’accordo abbonda di termini come “libero scambio”, “libera circolazione dei capitali”, “liberalizzazione del diritto di stabilimento e della fornitura dei servizi” e “liberalizzazione dei trasporti” (aerei, marittimi, sulle vie di navigazione interna e via terra). Il suo scopo è quello di far sì che, entro sei anni, la Bosnia-Erzegovina “attui e applichi adeguatamente” l’acquis comunitario sulla libera concorrenza nel mercato interno e anche in “altri ambiti legati al commercio”.

Ovviamente, siamo favorevoli all’ulteriore sviluppo di relazioni amichevoli con altri paesi, ma a condizione che ciò risponda alle loro reali esigenze. Tali relazioni devono essere reciprocamente vantaggiose e contribuire al reciproco sviluppo; occorre inoltre osservare il principio della non interferenza e del rispetto della sovranità nazionale.

L’accordo in questione è contrario a tale principio.

 
  
  

− Proposta di risoluzione: (B6-0537/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Sebastian Valentin Bodu (PPE-DE), per iscritto. (RO) La pirateria in mare è una questione di attualità tanto oggi, quanto duecento anni fa. Tuttavia, essa è ben diversa dalla romantica e nobile “professione” dipinta dai romanzi di avventura o dalla serie di film “Pirati dei Caraibi”.

La pirateria miete vittime e genera ingenti guadagni per chi pratica questa “professione”. Secondo alcune statistiche, soltanto lo scorso anno, i pirati hanno attaccato oltre 60 navi, catturandone 14 e prendendo in ostaggio centinaia di marinai. Gli atti di pirateria nel Golfo di Aden sono costati agli armatori tra i 18 e i 30 milioni di dollari, sotto forma di riscatti pagati per recuperare le navi e i relativi equipaggi.

Inoltre, la pirateria può produrre situazioni complicate, come quella di un’imbarcazione ucraina che trasportava oltre 30 missili caduta nelle mani dei pirati somali: quelle armi avrebbero potuto finire benissimo ai militanti islamici somali o in altre zone di guerra del continente africano. E’ difficile spiegare come mai, nel 2008, la pirateria esiste ancora proprio come nel Medioevo. La comunità internazionale in genere e l’Unione europea in particolare hanno il dovere di esaminare questa anomalia storica e delineare meccanismi che pongano fine a questo fenomeno per il bene dell’intera regione.

 
  
MPphoto
 
 

  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Sostengo appieno la risoluzione sulla pirateria in mare. Attualmente nell’area del Corno d’Africa si verificano due attacchi al giorno e i pirati stanno perturbando i flussi commerciali e impedendo agli aiuti internazionali di raggiungere la Somalia. Questa risoluzione chiede che si adotti un’azione coordinata tra l’UE, l’ONU e l’Unione africana per isolare i pirati della regione e far sì che gli aiuti raggiungano questa tormentata regione. Appoggio di conseguenza queste raccomandazioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Uno degli aspetti più significativi della missione EU NAVCO è il fatto che si tratta della prima missione navale dell’UE. Comunque, occorre anche sottolineare che l’UE, nella sua azione contro questa pirateria, è chiaramente consapevole che sta difendendo i propri interessi immediati. Tale consapevolezza è senza dubbio legata alle conseguenze della globalizzazione. Con l’annullamento delle distanze e la crescente globalizzazione dell’economia europea risulta chiaro che i nostri interessi vanno ben al di là dei nostri confini e che la loro tutela richiederà anche risorse che travalicano i limiti geografici dell’Europa.

Parallelamente corre l’obbligo di ricordare che tali interessi e la loro tutela sono, di regola, comuni all’Europa e ai suoi alleati. E’ per questo motivo che il ruolo svolto dalla NATO, tra gli altri, nella lotta alla pirateria è di importanza vitale deve essere enfatizzato e incluso nella nostra analisi di questa situazione in costante cambiamento.

 
  
MPphoto
 
 

  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, comunico il mio voto favorevole alla proposta di risoluzione sugli atti di pirateria in mare. Il libero transito delle navi è uno dei requisiti essenziali acciocché si possa sviluppare il commercio internazionale: l’Unione Europea non può accettare che avvengano atti di pirateria ai danni di pescherecci comunitari a largo delle coste somale, vera e propria terra di conquista per i predoni del mare.

Condivido l’invito rivolto al governo di transizione somalo affinché, in collaborazione con le Nazioni Unite e l’Unione africana, consideri gli atti di pirateria e le rapine a mano armata compiuti al largo della costa somala contro imbarcazioni che trasportano aiuti umanitari alla stregua di atti criminali che devono essere contrastati arrestando i responsabili nel quadro del diritto internazionale in vigore. Infine plaudo all’azione comune promossa dal Consiglio, ovvero l’estensione del diritto di inseguimento di tali pirati per via marittima o aerea alle acque territoriali degli Stati costieri, previo consenso degli Stati interessati, e di sviluppare un meccanismo di reciproca assistenza contro i casi di pirateria marittima.

 
  
MPphoto
 
 

  Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) Voterò a favore di questa risoluzione e mi congratulo con i colleghi della commissione per i trasporti per aver preso l’ iniziativa in questo momento.

La pirateria marittima è un atto criminale che non solo minaccia la vita della gente di mare, ma perturba anche il commercio legittimo e persino gli aiuti umanitari.

I pirati del giorno d’oggi non sono romantici; non sono personaggi alla Johnny Depp che danzano sul sartiame. Sono criminali disperati e pericolosi che bisogna assicurare alla giustizia.

La pirateria è un problema in tutto il mondo e soprattutto al largo della costa somala, dove ha raggiunto le proporzioni di un’epidemia. E’ ora che un’azione internazionale concertata metta la parola fine a siffatte attività. La risoluzione giunge al momento opportuno, e spero che favorirà la collaborazione dei nostri governi nel quadro di uno sforzo internazionale congiunto.

 
  
MPphoto
 
 

  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La proposta di risoluzione, approvata da un’ampia coalizione delle forze politiche di centro-destra e di centro-sinistra al Parlamento europeo, utilizza la pirateria come pretesto per promuovere nuovi interventi imperialistici dell’UE nella regione della Somalia e del Corno d’Africa. Sfrutta i casi di pirateria in un’area in cui si scontrano le aspirazioni imperialiste dell’UE, degli USA, della Russia e di altre forze per imporre e salvaguardare la presenza delle forze militari UE che, armi alla mano, porteranno avanti i suoi piani imperialistici di conquista del controllo geostrategico.

Il Parlamento europeo accoglie con favore la decisione presa dal Consiglio UE di riunire e inviare una forza navale tutta europea, che altro non è se non una forza d’urto che agisce per conto dei monopoli europei che cercano una maggiore penetrazione e una redistribuzione dei mercati a proprio vantaggio. Questa nuova operazione imperialista sarà un ulteriore saccheggio delle ricchezze della regione, un ulteriore sfruttamento del popolo in difesa dei profitti monopolistici e un ulteriore pericolo di guerre opportunistiche fra imperialismi contrapposti.

Il popolo può respingere questi nuovi piani imperialistici e imporre il diritto inalienabile a determinare il proprio futuro e il proprio destino sulla base dei propri interessi contro l’imperialismo, i suoi piani e le sue ambizioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Geoffrey Van Orden (PPE-DE), per iscritto. − (EN) La delegazione dei conservatori britannici sostiene la necessità di una forte azione navale internazionale contro la pirateria, ma non crediamo che questo sia un ambito in cui l’UE possa, o debba, essere coinvolta. Ci siamo pertanto astenuti dal votare la risoluzione. Un gruppo navale NATO è già in fase di dispiegamento contro la pirateria nei mari al largo delle coste del Corno d’Africa. Gli Stati membri che dovrebbero mettere le loro navi da guerra a disposizione della forza navale dell’UE stanno già contribuendo alla risposta della NATO. L’UE non ha ulteriori contributi da offrire; tutto ciò non porta valore aggiunto, soltanto complessità, confusione e sovrapposizione dei ruoli, quando invece la situazione richiede coerenza, una catena di comando e controllo politico senza ambiguità un impegno forte e regolamentato. Questo è un lavoro per la NATO. Siamo inoltre contrari ai riferimenti a “pescherecci comunitari”, “pescatori dell’Unione europea”, “navi da pesca, navi mercantili e navi passeggeri comunitarie”. L’UE non possiede navi e non esistono navi battenti bandiera dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. − (PL) Il numero di atti di pirateria registrati in tutto il mondo tra il 2000 e il 2006 è stato pari a 2 400. Tale cifra non comprende gli incidenti che le compagnie di trasporto non dichiarano per timore di veder aumentare i propri premi assicurativi. Il governo australiano ha calcolato che il numero effettivo degli atti di pirateria è superiore del duemila per cento. La pirateria produce perdite nell’ordine di 13-16 miliardi di dollari all’anno, e questa cifra probabilmente è destinata ad aumentare notevolmente nei prossimi anni.

La Somalia è solo la punta dell’iceberg. Fin dal 2000, le acque più pericolose al mondo sono quelle lungo la costa dell’Asia sud-orientale, assieme a quelle della Malaysia, dell’Indonesia, della Nigeria, dell’Iraq e della Tanzania.

Gli atti di pirateria in mare rappresentano una grave minaccia non soltanto per gli esseri umani, ma anche per la sicurezza marittima. L’Unione europea deve compiere ogni sforzo per contrastare questa minaccia.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B6-0544/2008) – Equivalenza dei principi contabili

 
  
MPphoto
 
 

  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. − (PL) I principi contabili finanziari internazionali (IFRS) rappresentano una solida base su cui unificare i principi contabili di tutto il mondo. L’uso generalizzato di principi contabili accettati a livello mondiale migliorerà la trasparenza e il raffronto dei rendiconti finanziari. I benefici saranno sentiti allo stesso modo dalle imprese e dagli investitori. Gli Stati Uniti riconoscono soltanto i rendiconti finanziari redatti in base agli IFRS nella versione pubblicata dal comitato sulle norme contabili internazionali (IASB). Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno indicato che, per un periodo transitorio, sono pronti ad accettare rendiconti finanziari basati sugli IFRS nella versione adottata nel quadro del regolamento CE 1606/2002 senza necessità di rettifiche.

 
  
  

− Proposta di risoluzione: (B6-0562/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Voto a favore della risoluzione del Parlamento europeo sull'impatto delle misure di sicurezza aerea e dell'impiego di body scanner (ossia dispositivi che producono immagini scannerizzate delle persone come se fossero nude, il che equivale a una perquisizione fisica virtuale) sui diritti umani, la vita privata, la dignità personale e la protezione dei dati, perché sono convinto, insieme ai relatori, che tale misura di controllo, lungi dall'essere puramente tecnica, abbia un grave impatto sul diritto alla riservatezza, sulla protezione dei dati e sul rispetto della dignità personale. Per questo motivo credo che debba essere accompagnata da misure di salvaguardia severe e adeguate.

Dal momento che mancano le condizioni per una decisione, poiché mancano ancora informazioni essenziali, ribadisco la necessità di chiedere alla Commissione, prima della scadenza del termine di tre mesi, eseguendo poi una valutazione di impatto sui diritti fondamentali ed elaborando urgentemente un parere sui body scanner entro l'inizio di novembre 2008.

 
  
MPphoto
 
 

  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Sostengo la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sull’impatto delle misure di sicurezza aerea e dell’impiego dei body scanner sui diritti umani, la vita privata, la protezione dei dati personali e la dignità personale.

Sono preoccupato per la proposta di regolamento che prevede l’inclusione dei body scanner tra i metodi consentiti per controllare i passeggeri negli aeroporti dell’Unione europea. Queste macchine visualizzano immagini scannerizzate delle persone come se fossero nude, il che equivale a una perquisizione completa virtuale con il soggetto denudato. Tale misura, lungi dall’essere meramente tecnica, si ripercuote gravemente sul diritto alla vita privata, alla protezione dei dati personali e alla dignità personale.

Ritengo che non siano state soddisfatte le condizioni di una decisione, che il Parlamento europeo non abbia ancora reperito informazioni importanti e che la Commissione europea debba condurre una valutazione di impatto sui diritti fondamentali, consultare le autorità indipendenti preposte alla protezione dei dati personali e condurre una valutazione scientifica e medica dell’eventuale impatto sulla salute di tali tecnologie.

Prendere una decisione in assenza di tali requisiti dimostrerà un’avventatezza che i cittadini europei non capiranno; sarà un ulteriore passo avanti nell’escalation di sicurezza in corso, in totale spregio delle libertà fondamentali e della dignità personale.

 
  
MPphoto
 
 

  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. (RO) Mi sono astenuto dal voto su questa proposta di risoluzione perché l’Unione europea deve riflettere in modo molto più maturo sull’equilibrio tra sicurezza e libertà. E’ ovvio che sono entrambi valori fondanti per i cittadini degli Stati membri che vanno tutelati in egual misura. Dobbiamo essere consapevoli che la tecnologia usata dalle bande criminali o dai terroristi è, in moltissimi casi, più avanzata di quella di cui dispongono le nostre forze di polizia. L’UE non ha scusanti per non utilizzare le risorse tecniche più avanzate esistenti, se il loro utilizzo può contribuire a salvare vite umane.

 
  
MPphoto
 
 

  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Negli ultimi anni, l’inasprimento dei requisiti di sicurezza nel trasporto aereo hanno sollevato numerose questioni riguardo alla loro compatibilità con i diritti del singolo. Tale necessità di armonizzare gli interessi sorge tradizionalmente negli ambiti della libertà e della vita privata, in particolare. Tali timori riemergono ancora una volta e richiedono una risposta appropriata, una risposta che riteniamo sia possibile fornire. Se teniamo conto, da un lato, dell’invasività dei metodi attuali e, dall’altro, delle risposte fornite da soluzioni che comportano la registrazione di immagini e garantiscono una distanza fisica tra l’addetto alla sicurezza e il passeggero controllato, sembra che alcune di queste domande siano state superate o almeno lo possano essere.

Vi è, però, un’altra questione che ritengo non sia stata sufficientemente analizzata e che crea gravi timori. Le implicazioni per la salute di questa tecnologia non sono state ancora adeguatamente studiate. Il valore a rischio in questo caso, ovvero la salute dei cittadini, richiede di usare grande cautela. Cosa difficile da garantire se si adottano misure senza tener conto delle condizioni proposte dalla versione originale del testo messo ai voti. Ho pertanto votato contro l’emendamento che mirava a cambiare tali condizioni.

 
  
MPphoto
 
 

  Carl Schlyter (Verts/ALE), per iscritto. (SV) Voto a favore di questa proposta di risoluzione, chiedendo che, prima di prendere una decisione, si indaghi sui problemi legati ai body scanner. La risoluzione comunque si sarebbe potuta spingere oltre. Mi oppongo in linea di principio all’impiego dei body scanner, che comporta una violazione eccessiva della vita privata e non è commisurata agli obiettivi desiderati. Il sistema attuale, già ai limiti dell’invasione nella vita privata, è sufficientemente sicuro.

 
  
MPphoto
 
 

  Georgios Τoussas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) L’inaccettabile proposta di risoluzione sull’impiego di body scanner negli aeroporti non ha nulla a che vedere con la sicurezza aerea; essa fa parte della politica reazionaria dell’Unione europea e rappresenta una palese violazione dei diritti personali e della libertà dei lavoratori, con conseguenze estremamente negative per la loro salute e sicurezza.

I riferimenti demagogici, le riserve e le obiezioni alla mancanza di garanzie dei body scanner contenuti nella proposta di risoluzione comune del Parlamento europeo spianano la strada all’applicazione di questo inaccettabile e pericolosissimo sistema.

Il provvedimento proposto, che costituisce un volgare insulto alla dignità dell’uomo e della sua persona e al contempo mette gravemente a repentaglio la salute, rivela ancora una volta il volto vero e odioso di un’Unione europea del capitale. I cittadini devono trarre ancora una volta le proprie conclusioni. Denudare elettronicamente i cittadini, con o senza “garanzie”, è assolutamente inaccettabile e va immediatamente e decisamente condannato sotto ogni aspetto. La resistenza, la disobbedienza e l’insubordinazione di fronte alla politica e ai provvedimenti dell’UE sono l’unico modo in cui i cittadini possono tutelare la propria dignità fondamentale.

 
  
  

− Proposta di risoluzione: (B6-0541/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) La maggioranza di tutte le nazioni dell’ex Iugoslavia desidera aderire all’UE. Questo desiderio è stato espresso non solo dagli albanesi e dai macedoni di Macedonia, che solo recentemente hanno trovato una soluzione alle loro divergenze di opinione riguardo al governo di quel paese, ma anche da serbi, montenegrini e kosovari albanesi, che hanno di recente dato l’addio a uno Stato comune, insieme a serbi, croati e bosniaci della Bosnia-Erzegovina. L’UE farebbe bene a non sopravvalutare l’importanza di tutto ciò. Il loro desiderio di collaborare nell’ambito dell’UE non dice assolutamente nulla della struttura stataĺe in cui vivono. Questo processo è prerogativa degli stessi cittadini, non dell’UE. Se devono scegliere tra l’autogoverno regionale e un trasferimento di poteri a un governo centrale, perché è questo che vuole l’Unione europea, essi sceglieranno la prima opzione. La guerra in Bosnia durata dal 1992 al 1995 scoppiò perché la maggioranza dei residenti non voleva un governo centrale, ma al massimo una forma snella di partenariato. La discussione di ieri ha dimostrato con chiarezza che un’ampia maggioranza di questo Parlamento opterebbe per un governo più centralizzato in Bosnia-Erzegovina, piuttosto che per il decentramento. Poiché questo obiettivo è irraggiungibile, l’UE si condanna a una presenza a tempo indeterminato in quel paese. E’ per questo che esprimerò voto contrario.

 
  
  

− Proposta di risoluzione: (RC-B6-0571/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La presente proposta di risoluzione fa parte della rozza campagna di mistificazione della storia che cerca di equiparare il comunismo al fascismo, nel tentativo di edulcorare quest’ultimo e di mettere sullo stesso piano coloro che miravano a schiavizzare l’umanità con coloro che lottavano eroicamente per la libertà.

Come abbiamo evidenziato in precedenza, si tratta di una campagna profondamente anticomunista che punta a dividere le forze democratiche negando e falsificando il contributo comunista alla lotta antifascista e allo sviluppo della nostra civiltà. Non va dimenticato che l’anticomunismo è stato il cemento ideologico di diverse dittature fasciste e un fattore da queste sfruttato per dividere le forze democratiche.

La proposta di risoluzione in oggetto fa inoltre parte dei tentativi di occultare il fatto che è il capitalismo che semina miseria e fame nel mondo. Basta ascoltare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) che di recente ha riferito che altre decine di milioni di persone saranno vittime della fame, un flagello che già colpisce circa un miliardo di esseri umani nel mondo.

Occorre analizzare questa proposta di risoluzione nel contesto dell’ascesa delle forze nazionaliste in Ucraina, dei tentativi di assolvere la collaborazione dei gruppi filo-fascisti ucraini con i nazisti, delle pressioni per l’allargamento della NATO e dell’attuale campagna anti-russa.

 
  
MPphoto
 
 

  Richard Howitt (PSE), per iscritto. − (EN) Gli eurodeputati laburisti sono fermamente convinti che la carestia del 1932-33 fu una raccapricciante tragedia umana creata dall’uomo, e ritengono sia importante promuovere la memoria e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso le carestie artificiali, e ricordare la sua importanza nella storia ucraina.

Il 15 maggio 2008 il primo ministro britannico Gordon Brown ha rilasciato una dichiarazione congiunta con il presidente dell’Ucraina in cui il Regno Unito si impegnava a collaborare nelle istituzioni internazionali per promuovere la commemorazione dell’Holodomor. Benché non riteniamo ufficialmente che gli eventi del 1932-33 rientrino nella definizione della Convenzione ONU del 1948 sul genocidio, riconosciamo che alcuni accademici sostengono questa opinione e ci impegniamo a seguire il dibattito e ad esaminare con attenzione eventuali prove che dovessero emergere.

 
  
MPphoto
 
 

  Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. – (FR) Il nostro Parlamento sta finalmente riconoscendo gli orrori dello sterminio per fame, l’Holodomor, perpetrato in Ucraina dal regime sovietico. E’ deplorevole, tuttavia, che non abbia seguito il parlamento ucraino attribuendo a tale crimine di massa il termine genocidio.

Effettivamente, la carestia, che uccise milioni di ucraini tra il 1932 e il 1933, non fu provocata soltanto dall’assurdità economica e sociale del comunismo; essa fu il frutto di un piano di sterminio che si inquadra nella definizione di genocidio, ovvero: “l’intento di distruggere, totalmente o parzialmente, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale”, e ancora “infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita intese a provocarne la distruzione fisica totale o parziale”.

In un momento in cui, soprattutto in Francia, un’ estrema sinistra comunista e borghese gode del sostegno dei media, il riconoscimento di questo genocidio consentirebbe di ricordare gli orrori del marxismo-leninismo che si rese responsabile della morte di 200 milioni di esseri umani dall’inizio della rivoluzione bolscevica del 1917 e che ancora oggi ne opprime quasi un miliardo e mezzo, a Cuba, nella Corea del Nord, in Vietnam e, soprattutto, in Cina, dove la forma più sfrenata di capitalismo si sposa molto bene con il totalitarismo comunista.

 
  
MPphoto
 
 

  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. (NL) Il mio gruppo non ha firmato questa proposta di risoluzione e la maggioranza ha votato contro in quanto ritiene che la nascita dell’Unione Sovietica in quella che all’epoca era una Russia arretrata fu un passo avanti che consentì a molte persone scarsamente istruite, poco pagate e senza diritti di vivere una vita migliore. Io condivido questa convinzione, ma ciò non giustifica tutti i mezzi che furono impiegati allora. Alcuni dei sostenitori della modernizzazione, non ultimo Stalin, il loro leader, consideravano insignificante il diritto alla vita di coloro che avevano opinioni diverse. Tale atteggiamento si inseriva nel quadro di una lunga tradizione russa di oppressione e violenza. Furono rispolverati tutti i brutali mezzi del passato, questa volta per spezzare qualsiasi opposizione al progresso. L’ideale originario di democrazia e di eguaglianza dei diritti per tutti fu messo in secondo piano. Il bene perseguito diventò la giustificazione del male che veniva commesso, secondo l’idea che la storia è sempre scritta dai vincitori. Ora sono passati 75 anni ed è assolutamente giusto e appropriato dedicare grande attenzione agli errori di quel passato e alle molte vittime che tali erorri provocarono. E’ per questo motivo che voterò a favore della presente proposta di risoluzione.

 
  
  

− Relazione Zdravkova (A6-0358/2008)

 
  
MPphoto
 
 

  Robert Atkins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) I colleghi conservatori britannici e io appoggiamo il lavoro del Mediatore europeo e pensiamo che molte delle proposte volte a migliorarne l’operato contenute in questa relazione siano meritevoli del nostro sostegno.

Riguardo al considerando B, desidero chiarire che la delegazione dei conservatori britannici si oppone al trattato di Lisbona e all’inserimento della Carta dei diritti fondamentali in quel trattato. Riteniamo che la procedura di ratifica di questo trattato debba ritenersi conclusa a seguito del voto contrario decisivo dell’Irlanda.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) questa Con la relazione in oggetto, la commissione per le petizioni incoraggia il Mediatore a continuare a perseguire il duplice obiettivo annunciato nella sua relazione annuale del 2006, ovvero quello di collaborare con le istituzioni per promuovere una buona amministrazione e intensificare lo sforzo di comunicazione in modo che tutti i cittadini che debbano ricorrere a tale istituzione siano debitamente informati sulla procedura da seguire. L’aumento del numero di denunce presentate conferma l’importanza di tali informazioni.

A seguito delle modifiche adottate dal Parlamento europeo su richiesta del Mediatore, è d’uopo ricordare che questi, attualmente, dispone di poteri più ampi. Il numero complessivo delle indagini condotte dal Mediatore nel 2007 è salito a 641. Il 64 per cento riguardava la Commissione europea, il 14 per cento l’EPSO, l’Ufficio europeo di selezione del personale, il 9 per cento il Parlamento europeo e l’1 per cento il Consiglio dell’Unione europea. I casi di presunta cattiva amministrazione sono stati così ripartiti: scarsa trasparenza, ivi incluso il diniego di fornire informazioni, mancanza di equità e abuso di potere, procedure insoddisfacenti, ritardi evitabili, discriminazioni, negligenze, errori giuridici e mancato adempimento degli obblighi. In taluni casi si è giunti ad una composizione della vertenza.

 
  
MPphoto
 
 

  Bernard Wojciechowski (IND/DEM), per iscritto. − (PL) Il 19 maggio 2008, il Mediatore europeo Diamandouros ha presentato la sua relazione alla commissione per le petizioni. Essa conteneva un resoconto dettagliato delle sue attività corredato da cifre e percentuali. Secondo la relazione, il numero di denunce ricevibili indirizzate al Mediatore è aumentato passando da 449 nel 2006 a 518 nel 2007; il numero di denunce irricevibili è sceso lo scorso anno rispetto al 2006. Fra i diversi motivi all’origine delle denunce vanno ricordati la scarsa trasparenza, procedure insoddisfacenti, ritardi evitabili, discriminazione, mancato adempimento degli obblighi ed errori di natura giuridica. La maggior parte delle denunce, il 65 per cento del totale, riguardava la Commissione europea mentre soltanto il 9 per cento delle denunce presentate al Mediatore riguardavano il Parlamento europeo. Il Mediatore europeo Diamandouros ha anche citato errori commessi dalle istituzioni europee criticando la Commissione europea per non aver requisito ottemperato all’obbligo di legge di pubblicare nel 2006 la relazione annuale 2005 sull’accesso ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

 

11. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
  

(La seduta, sospesa alle 12.35, riprende alle 15.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA
Vicepresidente

 

12. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
Video degli interventi

13. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto

13.1. Venezuela
Video degli interventi
MPphoto
 

  Presidente. - L’ordine del giorno reca la discussione di tre proposte di risoluzione riguardanti il Venezuela(1).

 
  
MPphoto
 

  José Ribeiro e Castro, autore. - (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il Venezuela è un grande paese e il popolo venezuelano ha tradizioni e sentimenti democratici molto radicati. Da anni però il paese versa in una situazione terribile, una situazione in continuo peggioramento che vede violati i diritti fondamentali. E’ per questo motivo che l’Aula affronta ancora una volta tale discussione e sempre per lo stesso motivo dobbiamo esprimere la nostra condanna.

Condanniamo la violazione dei dati personali contenuti in elenchi usati in modo totalitaristico per persecuzioni di tipo politico, come la “lista Tascón”, la “lista Maisanta” e la “lista Russián”. Le azioni condotte per impedire a decine di cittadini di presentarsi alle prossime elezioni regionali e locali in Venezuela sono inaccettabili. E’ altresì inaccettabile l’espulsione di organizzazioni per i diritti umani, com’è avvenuto per i rappresentanti dell’ONG Human Rights Watch, che avevano espresso unicamente osservazioni pertinenti. Inoltre è scioccante che la violenza e l’intolleranza alimentate dalle autorità abbiano mietuto addirittura vittime di giovane età.

Condanniamo e deploriamo pertanto l’assassinio di un giovane leader studentesco rimasto vittima di questo clima di violenza fomentato dalle autorità. Esigiamo la verità e chiediamo che i responsabili siano processati.

Noi europei dobbiamo essere più attivi. Provate a immaginare se ciò accadesse nei nostri paesi: accetteremmo forse che ai nostri cittadini sia impedito di candidarsi alle elezioni, come avviene in Venezuela? Se la risposta è no, come possiamo chiudere gli occhi dinanzi a tutto ciò? Come possiamo fingere che non stia succedendo nulla?

Come possiamo accettare, per esempio, l’atteggiamento del governo portoghese (il mio paese, un atteggiamento di cui mi vergogno, purtroppo), che si inchina di fronte al governo venezuelano con una politica estremamente servile e che di recente è diventato il luogo deputato in cui gli europei ricevono i tiranni? E’ un atteggiamento inaccettabile.

E’ essenziale che la Commissione e il Consiglio condannino in modo più risoluto e chiaro tali violazioni dei diritti umani.

 
  
MPphoto
 

  Ewa Tomaszewska, autore. − (PL) Signor Presidente, qualcuno deve fornire una spiegazione dettagliata delle circostanze della morte di Julio Soto a Maracaibo. Desidero porgere le mie condoglianze alla sua famiglia. Chiediamo che i responsabili di questo crimine siano debitamente processati e puniti. Le osservazioni e i commenti espressi da Human Righs Watch meritano la nostra attenzione, soprattutto perché si tratta di un’organizzazione indipendente che non riceve sovvenzioni da chicchessia. Desideriamo protestare contro il divieto imposto alle attività di questa organizzazione. Chiediamo il pieno rispetto della libertà di espressione nei media e della libertà di associazione. Chiediamo la piena applicazione delle normative che proteggono le donne dalla violenza. Chiediamo che le elezioni di novembre si tengano in modo tale da fugare ogni possibile dubbio sul corretto svolgimento della campagna elettorale o delle elezioni stesse. Il Venezuela deve essere un paese democratico i cui cittadini godono dello stesso grado di libertà di quelli di ogni Stato membro dell’Unione europea.

 
  
MPphoto
 

  Renate Weber, autore. − (EN) Signor Presidente, da molti anni la situazione dell’opposizione in Venezuela è difficilissima, ed è stato legittimo mettere in dubbio la democrazia venezuelana.

Ma ciò che sta accadendo in questo momento è la prova che la democrazia e lo Stato di diritto sono una farsa in quel paese. E’ inaccettabile impiegare un provvedimento amministrativo per vietare ad alcuni di ricoprire cariche pubbliche o di candidarsi. Solo i tribunali dovrebbero poter prendere quel tipo di decisioni, e soltanto dopo aver condannato i responsabili di gravi crimini.

Il carattere perverso di questa misura emerge con tutta chiarezza allorché si nota che la stragrande maggioranza delle vittime di tali divieti appartiene all’opposizione politica; con tutta probabilità questa pratica non sarà utilizzata soltanto per le elezioni di novembre, ma continuerà anche Nelle elezioni successive.

Non sorprende che questa interdizione politica avvenga in un momento in cui vengono espulsi dal Venezuela i difensori dei diritti umani che criticano l’attuale governo e in cui non si indaga a fondo su presunti incidenti in cui perdono la vita individui che hanno manifestato un atteggiamento critico.

Il Parlamento europeo deve mandare un fermo messaggio all’opinione pubblica venezuelana in cui dichiara che l’interdizione politica è una pratica contraria alla democrazia e alle fondamenta stesse dello Stato di diritto. Occorre respingere con fermezza le illazioni espresse dal viceministro venezuelano per l’Europa secondo cui il Parlamento europeo si sarebbe rifiutato di votare questa risoluzione a settembre perché il voto era ritenuto contrario alla lotta anti-corruzione. Una tale manovra di manipolazione dell’opinione pubblica venezuelana non è degna di un ministro per l’Europa. Respingiamo inoltre con fermezza la sua accusa secondo cui ciò che sta avvenendo in quest’Assemblea rappresenta un attacco a un paese sovrano.

La risoluzione in oggetto esprime la nostra preoccupazione per l’evoluzione democratica e il rispetto per i diritti umani in un paese di cui ammiriamo e rispettiamo il popolo.

 
  
MPphoto
 

  Bernd Posselt, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, il brutale assassinio di Julio Soto è solo una tappa del drammatico crollo della democrazia e dello Stato di diritto in Venezuela, un paese che per qualche tempo ha svolto un ruolo positivo in America Latina.

Sotto l’attuale regime vengono totalmente calpestati i diritti umani fondamentali, e non solo: un dittatore megalomane sta anche tentando di esportare questo sistema disumano di terrore in tutto il continente e, se si guarda ai suoi legami con la Bielorussia, persino in Europa. Dobbiamo quindi mettere rapidamente fine ai suoi piani, per il bene della sua popolazione, ma anche per il bene delle popolazioni di altre nazioni che egli sta tentando di comprare o ricattare con la sua ricchezza petrolifera, per imporre loro la sua ideologia.

Se dobbiamo parlare di sovranità nazionale, posso soltanto dire che esiste qualcosa di molto più importante di qualsiasi sovranità nazionale: i diritti umani fondamentali e universali.

 
  
MPphoto
 

  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, non vi è dubbio che il Venezuela negli ultimi tempi, e anche in tempi più remoti, ha avuto una storia traumatica. Non tutte le cause sono riconducibili a ragioni di tipo endogeno, anzi sono forse molto più significativi i fattori esogeni. Tuttavia, a prescindere da ogni responsabilità, a pagare è stata soprattutto la popolazione civile innocente.

L’attuale governo, guidato dal presidente Chávez, cerca ovviamente di tirar l’acqua al proprio mulino nel rapporto con gli Stati Uniti e i loro sostenitori e alleati, ma ciò non deve condurre a gravi violazioni dei diritti dei venezuelani, come l’istituzione della cosiddetta “interdizione amministrativa” dalle elezioni o la persecuzione e l’assassinio di attivisti dell’opposizione. Chávez deve capire che se vuole che il suo paese progredisca verso il benessere, deve far sì che il suo governo si muova rigorosamente entro i limiti della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Usare la violenza e la persecuzione contro il proprio popolo può soltanto portare ulteriori traumi e sofferenze al paese, e noi non dobbiamo permetterlo.

 
  
MPphoto
 

  Leopold Józef Rutowicz, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, la risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Venezuela si fonda su dati di fatto ed è un’azione che merita il nostro appoggio. Purtroppo, da molti anni la società venezuelana assiste a una polarizzazione delle forze politiche. Mi riferisco, per esempio, al colpo di Stato compiuto da una parte dell’esercito, all’intolleranza, alla stratificazione delle società in base a ciò che si possiede e alla razza cui si appartiene. La squadra del presidente Chávez è la più attiva al riguardo perché il sistema presidenziale gli permette di esercitare il controllo sull’amministrazione e sulle forze armate. A seguito di questa lotta sul processo decisionale, la struttura della società venezuelana sta diventando simile a quella di Cuba, ovvero un socialismo con tratti storici e nazionalistici. Questo potrebbe portare al cambiamento della bandiera e dell’inno nazionale del paese.

Gli attuali mutamenti non hanno avuto un forte impatto sulle condizioni di vita, perché il Venezuela è immensamente ricco di risorse naturali che attutiscono gli effetti di tali cambiamenti e permettono di condurre una politica di stampo populista. La situazione è così grave che la risoluzione da sola non basterà a fermare il processo di ulteriore restrizione dei diritti dei cittadini venezuelani. E’ necessario il sostegno concreto di tutti i paesi della regione.

 
  
MPphoto
 

  Pedro Guerreiro, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Ancora una volta ci troviamo ad affrontare un inaccettabile e deplorevole tentativo di interferenza da parte del Parlamento europeo, che si dà il caso avvenga proprio prima delle elezioni regionali e locali in Venezuela. In fondo, l’inserimento della presente discussione nell’ordine del giorno e la proposta di risoluzione altro non sono che una risposta a coloro che sostengono e incoraggiano il preoccupante tentativo, in atto già da tempo, di interferire e destabilizzare uno Stato democratico e sovrano.

L’obiettivo è quello di favorire in modo manifesto l’interferenza negli affari interni del Venezuela, cercando di interferire e di esercitare pressioni dall’esterno per imporre decisioni che soltanto il popolo venezuelano ha il diritto sovrano di prendere. Invece di distorcere i fatti e cercare di dare al Venezuela lezioni di democrazia, il Parlamento europeo avrebbe dovuto mettere all’ordine del giorno una discussione sul tentativo dell’UE di imporre una bozza di trattato europeo che è già stata respinta, in totale spregio delle decisioni democratiche autonomamente prese da francesi, olandesi e irlandesi, senza dimenticare il diniego ad ulteriori referendum che avrebbero consentito ad altri di esprimere la propria opinione. Invece di immischiarsi in qualcosa che soltanto il popolo venezuelano può decidere, il Parlamento europeo avrebbe dovuto respingere la disumana direttiva sul rimpatrio che ignora e viola i diritti umani dei migranti, molti dei quali provengono dall’America Latina.

Ciò che preoccupa veramente i fautori di questa iniziativa è il fatto che il popolo venezuelano ha dato un esempio che sta causando problemi ai grandi interessi finanziari ed economici che controllano l’Unione europea. Ha dato un esempio di come affermare la propria sovranità nazionale e indipendenza, di come costruire un progetto patriottico di emancipazione, progresso e sviluppo, e di come sviluppare una solidarietà anti-imperialista. Ha dimostrato che per un popolo vale la pena lottare e che è possibile avere un paese e un mondo più equo, più democratico e più pacifico. La realtà dimostra che la migliore risposta a questi tentativi di ingerenza da parte del Parlamento europeo è costituita dall’enorme prestigio e dall’importanza che il processo bolivariano ha per i latino-americani e per il mondo intero. Pertanto, deve smetterla di arrogarsi il diritto di fare la predica al resto del mondo.

 
  
MPphoto
 

  Urszula Krupa, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Oggi stiamo discutendo di violazioni dei diritti umani in Venezuela dovute al mancato rispetto dei diritti civili e politici contenuti nella costituzione venezuelana, e della negazione di tali diritti agli oppositori dell’attuale governo. Gli esponenti dell’opposizione non possono candidarsi alle elezioni, non c’è alcuna libertà di espressione, e gli osservatori appartenenti ad organizzazioni internazionali vengono espulsi. Questa discussione pertanto è una buona occasione per esprimere la nostra opposizione al deficit democratico in Venezuela e altrove.

Questa discussione è anche un’occasione per esigere la verità nella vita pubblica e politica. Il presidente del Venezuela ha ceduto alla tentazione del potere assoluto. Lo stesso hanno fatto i leader di molti altri paesi e imperi che tentano di soggiogare chi la pensa diversamente o è solo più povero. La nuova dottrina di sinistra di Chávez è nota come socialismo cristiano, ma ha ben poco a che fare con la dottrina sociale della Chiesa. E’ questo il motivo per cui i rappresentanti dei vescovi venezuelani hanno criticato la mancanza di democrazia. In questo contesto, viene spesso in mente la parabola evangelica della pagliuzza e della trave.

 
  
MPphoto
 

  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE). - (LT) Sono trascorsi dieci anni da quando Hugo Chávez diventò presidente del Venezuela. La costituzione venezuelana del 1999 offrì un’opportunità perfetta per rafforzare lo Stato di diritto e garantire il rispetto dei diritti umani in questo paese. Oggi tuttavia, devo ammettere che questa storica opportunità non è stata colta. Sappiamo che in Venezuela – il Venezuela governato dal presidente Chávez – la discriminazione degli oppositori politici e dei dissidenti è tollerata, per non dire incoraggiata. Nel Venezuela da lui governato, i giudici non sono più indipendenti, e ben conosciamo i problemi che devono affrontare in quel paese i sindacati e la stampa. Oggi la nostra risoluzione ricorda ancora una volta al presidente Chávez che la costituzione non è soltanto un pezzo di carta: le sue regole vanno messe in pratica nella vita reale.

 
  
MPphoto
 

  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). – (PL) Quest’Aula si accinge a discutere della drammatica situazione del Congo, dove le vittime si contano a centinaia, o persino a migliaia. Rispetto ad essa, la situazione in Venezuela sembra molto meno grave. Si parla di violazioni dei diritti elettorali e di espulsioni dal paese. Tuttavia, è stato consumato il primo omicidio: quello di un leader studentesco.

Perfino in questo momento, comunque, è fondamentale affrontare la situazione in quanto, non dimentichiamolo, ogni processo di questo genere inizia con la violazione dei diritti democratici. Il primo passo è sempre quello dell’abuso di potere per mancanza di argomenti, e da qui si passa all’omicidio. La risoluzione perciò è sensata: essa segnala, o ricorda, che questo pericoloso processo è stato individuato quando ancora abbiamo la possibilità di monitorarlo e impedire il genocidio.

 
  
MPphoto
 

  Georgios Toussas (GUE/NGL). - (EL) Signor Presidente, è ovvio che, alla vigilia delle elezioni in Venezuela, si sta compiendo un tentativo assolutamente inaccettabile di interferire negli avvenimenti interni di questo paese con l’ovvio obiettivo di influenzare l’esito delle elezioni.

La situazione in Venezuela rappresenta una grande e importante vittoria per i lavoratori europei e di tutto il mondo, perché sono stati compiuti passi avanti positivi nel corso dei recenti sviluppi registrati in quel paese e i problemi dei lavoratori sono in corso di risoluzione, nonostante le difficoltà, gli ostacoli e gli interventi dell’imperialismo americano.

Il tentativo in atto è inaccettabile e desideriamo cogliere questa opportunità per condannare l’azione delle forze politiche che, con questa risoluzione, intendono intervenire negli affari interni del Venezuela.

E’ impensabile, e con ciò concludo, che sette parlamentari, nel corso di una seduta del Parlamento europeo, si prendano la responsabilità politica di condannare una nazione che lotta per la libertà e che cerca di soddisfare i propri bisogni attuali. Il diritto di un popolo di determinare il proprio futuro non è negoziabile e dovremmo tutti rispettarlo.

 
  
MPphoto
 

  Kathy Sinnott (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, quando si pensa alla democrazia, si pensa ai diritti dell’uomo. L’importanza di una voce e di un voto a tutti i livelli di governo è comprensibile. Da anni non è così in Venezuela, un paese dominato dalla corruzione e attualmente guidato da Chávez. Sotto il suo governo, si sono registrati diversi casi di intimidazione di esponenti dell’opposizione, di membri dei partiti di opposizione brutalmente assassinati e di allontanamento a forza di difensori dei diritti umani e di membri delle ONG. Inoltre, il Venezuela attualmente utilizza le liste di proscrizione per impedire ad alcuni cittadini di ricoprire una carica pubblica, ma anche per privarli del diritto di votare liberamente per i loro rappresentanti preferiti. Ciò che noi, in qualità di organo democratico, dovremmo chiedere al Venezuela è che si conformi agli standard internazionali di democrazia, permettendo ai cittadini venezuelani di godere dei diritti fondamentali, della libertà di criticare liberamente e apertamente il potere e la possibilità di cambiare senza timori il governo con le elezioni.

 
  
MPphoto
 

  Gerard Batten (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, il presidente Chávez è stato quasi un beniamino della sinistra europea. Nella mia circoscrizione, è stato sostenuto dall’ex sindaco di Londra, Ken Livingstone. La sua immagine, piuttosto dubbia, ha così beneficiato di un’apparenza di spuria rispettabilità. Il presidente Chávez ha voluto una riduzione dei diritti e delle libertà del popolo venezuelano, ha minato la libertà politica, lo Stato di diritto, l’indipendenza dei tribunali, e la libertà dei media e delle organizzazioni dei lavoratori. Politici come l’onorevole Livingstone che sostengono personaggi del tipo del presidente Chávez insidiano la democrazia autentica e rivelano molto di sé stessi.

 
  
MPphoto
 

  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, la Commissione sta seguendo la situazione in Venezuela con molto interesse. Il paese si sta preparando alle elezioni regionali e locali che si terranno il 23 novembre.

Vale la pena osservare che negli ultimi anni, il Venezuela ha visto svolgersi numerosi processi elettorali democratici. Alcuni sono stati monitorati dalle missioni di osservazione europee secondo cui, in linea generale, in certi casi venivano rispettati gli standard internazionali e la legislazione nazionale, mentre in altri ciò non avveniva, come nel caso dell’ultimo referendum, al quale non siamo nemmeno stati invitati.

La Commissione è conscia dei timori espressi da alcuni di voi e anche da molti settori della società venezuelana riguardo alla costituzionalità delle “interdizioni”. Alcuni ritengono che esse mirino a ostacolare la piena partecipazione dell’opposizione alle elezioni di novembre.

La Commissione ha preso atto delle spiegazioni fornite in diverse occasioni dalle autorità venezuelane sulla costituzionalità di tali “sanzioni amministrative” imposte dal controllore di Stato a una serie di funzionari pubblici.

Sottolineiamo l’importanza di garantire i diritti di tutti i cittadini che desiderano partecipare alle elezioni, in ossequio alla costituzione e allo Stato di diritto. Speriamo che le prossime elezioni rafforzeranno la democrazia in Venezuela e che i risultati rispecchieranno le opinioni di tutta la società venezuelana.

Incoraggiamo tutte le parti a partecipare al processo elettorale in uno spirito di tolleranza, di civismo e di rispetto per il pluralismo delle opinioni.

La Commissione è altresì consapevole dell’espulsione degli esponenti di Human Rights Watch dal Venezuela. Abbiamo sentito le voci che hanno condannato tale decisione considerandola una misura che ha ripercussioni negative sul diritto alla libertà di espressione e un atto di intolleranza alla critica. In questo quadro, sottolineiamo l’importanza che l’Unione europea attribuisce alla libertà di espressione e di opinione. La libertà di espressione è uno dei diritti umani fondamentali, e costituisce la pietra miliare della democrazia e dello Stato di diritto.

Voglio rassicurare il Parlamento che la Commissione continuerà a seguire da vicino gli sviluppi in Venezuela. L’impegno della Commissione per sostenere lo sviluppo della democrazia e la promozione dei diritti umani continuerà a riflettersi sulle nostre politiche di cooperazione e sulle nostre relazioni con il Venezuela.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. - La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà al termine della discussione di questo pomeriggio.

 
  

(1)Cfr. Processo verbale.


13.2. Repubblica democratica del Congo: scontri nelle zone orientali di frontiera
Video degli interventi
MPphoto
 

  Presidente. - L’ordine del giorno reca la discussione su sei proposte di risoluzione sulla Repubblica democratica del Congo: scontri nelle zone orientali di frontiera(1).

 
  
MPphoto
 

  Renate Weber, autore. (EN) Signor Presidente, il conflitto nella Repubblica democratica del Congo (RDC) è profondamente traumatico per la società congolese.

Tra le altre atrocità, da molti anni lo stupro è usato come arma di guerra nei confronti di decine di migliaia di donne e ragazze. La nostra empatia non basta. Non vi è alcun dubbio che sia in corso un genocidio contro le donne in Congo; non possiamo più permetterci di far finta di non vedere questa orrenda situazione. Le parole non bastano per descrivere gli orrori che queste donne sono costrette a subire. Indubbiamente, gli scontri dei ribelli nelle province orientali porteranno a sempre maggiori violenze, comprese quelle sessuali.

Quante donne e ragazze devono morire, devono essere vittime di stupri di gruppo, devono essere massacrate, schiavizzate, contagiate con l’HIV, respinte dalle proprie comunità, prima che decidiamo di impegnarci seriamente a livello internazionale e con un’ottica a lungo termine su queste tragedie? La violenza sessuale contro le ragazze e le donne non è tollerabile. L’impunità dei responsabili deve finire e si deve ripristinare lo Stato di diritto nelle province orientali della RDC.

Noi tutti dobbiamo riconoscere che questa situazione richiede un approccio articolato. Occorre riportare la pace, ristabilire lo Stato di diritto e salvare la società dalla trappola della povertà nelle province orientali della Repubblica democratica del Congo. Ciò significa che anche lo sfruttamento delle risorse naturali congolesi deve basarsi sullo Stato di diritto.

 
  
MPphoto
 

  Giovanna Corda, autore. − (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo, vi prego di accettare le scuse del collega Hutchinson, che non ha potuto essere presente qui oggi.

5 400 000 persone: è questo il numero delle vittime del conflitto nella Repubblica democratica del Congo fin dal 1998. Ogni giorno muoiono 1 500 persone: si tratta di donne che non sopravvivono alle mutilazioni loro inflitte; di ribelli o soldati dell’esercito regolare congolese; di bambini soldato strappati ai loro genitori; di bambine la cui breve vita è stata un incubo.

La violenza delle mie parole non è nulla rispetto alle violenze che si consumano nella Repubblica democratica del Congo da troppo tempo, una violenza che è aumentata e si è diffusa nelle ultime settimane, nella più totale indifferenza della comunità internazionale. Le notizie che abbiamo raccolto, tuttavia, suonano come una condanna per i soldati delle varie fazioni ribelli sul campo, per le forze governative che, invece di proteggere la popolazione, la minacciano ma anche per le Nazioni Unite, incapaci di garantire protezione ai civili.

La risoluzione che stiamo discutendo mira pertanto ad allertare l’opinione pubblica internazionale su quello che sta succedendo e presenta una serie di richieste molto pratiche volte a garantire una rapida e duratura soluzione a questo conflitto.

Fra tali richieste, il gruppo socialista al Parlamento europeo pone particolare enfasi su numerosi punti: primo, il rafforzamento della missione delle Nazioni Unite con personale europeo in grado di comunicare con la popolazione; secondo, chiediamo alle più alte autorità politiche e militari del Congo di fare il possibile per garantire che i soldati dell’esercito congolese pongano fine alle loro atrocità una volta per tutte.

 
  
MPphoto
 

  Raül Romeva i Rueda, autore. (ES) Signor Presidente, vorrei sottolineare alcuni degli aspetti già menzionati in relazione alla situazione nella Repubblica democratica del Congo.

Il primo è ovvio. Il conflitto di cui stiamo parlando ha diverse cause. Stiamo parlando di un problema che riguarda l’accesso alle risorse. Stiamo parlando anche dell’impunità con cui vengono sfruttate queste risorse, l’impunità con cui certe persone “vagano” per la regione commettendo atrocità senza essere perseguite né dalle autorità locali, né dalle forze internazionali e, terzo, l’impunità derivante dalla costante presenza di armi internazionali che continuano ad affluire nella regione.

Ritengo che questi tre elementi, e la loro combinazione, sono fondamentali perché sottolineano in primo luogo l’esigenza di un’analisi approfondita della presenza delle Nazioni Unite nella regione.

Secondo: dobbiamo studiare con grande attenzione la questione della violenza perpetrata contro le donne, soprattutto quella sessuale. E’ una questione di cui abbiamo già discusso in quest’Aula. Dobbiamo cogliere questa opportunità per insistere ancora una volta che le Nazioni Unite e l’Unione europea esigano che lo stupro e, in particolare, il ricorso alla tortura e agli abusi sulle donne usati come armi di tipo sessuale siano considerati crimini di guerra. Lo chiediamo da tempo in tutte le sedi.

Vi è anche un terzo aspetto che occorre porre in evidenza: il problema deriva da una delle maggiori fonti di ricchezza al mondo, ovvero i diamanti. L’applicazione costante e precisa di meccanismi di vigilanza come il processo di Kimberley è essenziale.

Permettetemi di ricordarvi che, la prossima settimana, alle Nazioni Unite inizierà un dibattito sull’adozione di un trattato internazionale sull’esportazione delle armi. Ritengo che questa sia un’occasione d’oro per sottolineare quanto ciò sia assolutamente vitale in contesti come la Repubblica democratica del Congo.

 
  
MPphoto
 

  Erik Meijer, autore. (NL) Signor Presidente, è essenziale che gli abitanti del Congo trovino un modo per sopravvivere, anche se rimane impossibile creare un governo centrale. Dobbiamo urgentemente cercare di prevenire qualsiasi circostanza che li esponga alla violenza e allo sfruttamento, agli sfollamenti forzati o alle carestie.

Perché il Congo riunisce in sé tutto ciò che può andare male in Africa? Il Congo è nato come un progetto minerario coloniale nell’interno, la parte meno accessibile dell’Africa. Non esisteva nessun popolo congolese con interessi e prospettive comuni, soltanto una moltitudine di popoli in zone isolate.

Quando il Congo conquistò l’indipendenza quasi 50 anni fa, i politici allora in guerra tra di loro diventarono nomi familiari in tutto il mondo. Tshombe e Kalonji, strettamente collegati agli interessi minerari, puntavano alla secessione della loro regione sudorientale, dotata di notevoli risorse naturali, dal resto del paese. L’unico visionario che ebbe il coraggio di dare al paese intero un futuro serio, Patrice Lumumba, fu presto ridotto al silenzio.

Dopodiché il dittatore militare Mobutu governò il paese come un’azienda privata, completamente assoggettata ai suoi capricci, per lungo tempo. La speranza che la morte di Mobutu avrebbe finalmente segnato l’inizio del progresso per il Congo è stata infranta.

Il secondo presidente dopo Mobutu, Kabila, non è riuscito a ispirare o a controllare gran parte del paese. Le attuali opzioni del Congo sono determinate da elezioni fallite, i cui risultati sono stati controversi fin dall’inizio e non sono stati certo universalmente accettati, dalle migrazioni di massa dai paesi orientali confinanti, dai signori regionali con interessi minerari e dagli eserciti ribelli. Resta da vedere se è ancora possibile giungere a una soluzione unitaria per un Congo unito.

 
  
MPphoto
 

  Ewa Tomaszewska, autore. − (PL) Signor Presidente, alcuni religiosi polacchi si trovano al momento in Congo, assieme a quelli di altri paesi. Nelle loro missioni, lavorano per proteggere la popolazione civile, soprattutto donne e bambini, dalle violenze. Anche l’esercito polacco è stato coinvolto nelle missioni di pace. Pertanto mi sento personalmente toccato dai drammatici eventi nel paese.

E’ stata espressa particolare preoccupazione per la situazione nel Nord Kivu e per il mantenimento della pace nella regione dell’Ituri. Da anni, orrendi massacri, lo stupro di donne e ragazze, l’arruolamento di bambini nell’esercito sono fatti all’ordine del giorno in questo paese. Chiediamo ai governi della Repubblica democratica del Congo e del Ruanda di impegnarsi in un dialogo costruttivo che permetterà al Congo di risollevarsi da questo disastro umanitario.

Vorrei evidenziare un punto molto importante. Il vero motivo per cui questo conflitto è giunto a una situazione di stallo è stato il rifiuto opposto dai lavoratori sudafricani di scaricare le armi cinesi. Invitiamo i governi della regione dei Grandi laghi ad avviare un dialogo per porre fine alle violenze in Congo. Mi appello alla Commissione europea affinché intensifichi l’assistenza medica alla popolazione civile del Congo. In particolare, servono aiuti per le donne e le bambine che hanno contratto infezioni in seguito agli stupri.

 
  
MPphoto
 

  Bernd Posselt, a nome del relatore. – (DE) Signor Presidente, la Repubblica democratica del Congo (RDC) attualmente si trova nella stessa situazione in cui si trovava l’Europa dopo la guerra dei trent’anni, un’epoca in cui lo Stato di diritto era scomparso. Ma il Congo sta soffrendo molto di più. Bande di uomini in uniforme girano per il paese, alcuni si definiscono appartenenti all’“esercito regolare”, altri all’“esercito privato”. In realtà sono tutte bande di criminali che depredano il paese e assassinano, stuprano e derubano la popolazione civile. La pace non tornerà in Congo finché non si ripristinerà almeno una parvenza di Stato di diritto a livello regionale e nazionale.

Per questo motivo, il nostro compito nell’Unione europea è in primo luogo quello di fornire aiuti umanitari, ma anche di garantire al paese un livello minimo di sicurezza nazionale. Siamo ben lontani da questo livello e anche l’intervento in Congo, su cui dobbiamo fare autocritica, chiaramente non ha avuto il successo sperato.

Dobbiamo dunque iniziare subito e pianificare come riportare la stabilità in questo paese nel cuore dell’Africa con ogni mezzo, pacifico e, se necessario, militare a nostra disposizione, o perfino usando truppe per il mantenimento della pace. Non siamo ancora arrivati a questo punto, ma dobbiamo discuterne. Quando si guarda il Congo, e io ho avuto numerose occasioni di sorvolare il paese, si capisce che tocca tutte le zone dell’Africa, come nessun altro paese del continente.

Non possiamo avere un continente africano stabile senza un Congo stabile, pertanto abbiamo obblighi pressanti in questo senso.

 
  
MPphoto
 

  Tunne Kelam, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, in effetti siamo molto preoccupati per la recrudescenza delle violenze nelle province orientali del Congo. Chiediamo perciò a tutti i partecipanti di riavviare subito il processo di pace per cui si erano impegnati a gennaio.

Vorrei sottolineare tre punti. Primo: il governo congolese deve assumersi una responsabilità speciale per mettere fine alle diffuse violenze sessuali contro donne e ragazze usate come armi in questa guerra interna. Secondo: i governi del Congo e del Ruanda devono essere oggetto di pressioni internazionali che li convincano a riaprire un dialogo costruttivo. Terzo: chiediamo ai governi dell’Unione europea di fornire una speciale assistenza alla popolazione del Congo orientale.

 
  
MPphoto
 

  Katrin Saks, a nome del gruppo PSE. – (ET) Onorevoli colleghi, oggi stiamo discutendo di una regione molto complessa, e mi pare che lo stiamo facendo soprattutto per sottolineare quanto sia grave la situazione, e non perché abbiamo una chiara idea di come risolverla. Vorrei formulare, tuttavia, alcuni commenti, anche se ripeterò ciò che hanno detto i precedenti oratori, tra cui l’onorevole Kelam.

La cosa più importante è sostenere il governo della Repubblica democratica del Congo affinché trovi una soluzione a questa crisi. La violenza non fa altro che generare altra violenza, e non vorrei dire che la vita degli uomini è in qualche modo meno importante o che la violenza contro gli uomini è consentita, ma la situazione delle donne e delle bambine in Congo è veramente grave e richiede particolare attenzione. Faccio appello alla comunità internazionale e al Consiglio di sicurezza dell’ONU affinché incrementino gli aiuti, al Consiglio e alla Commissione affinché forniscano assistenza medica, soprattutto per il gruppo maggiormente a rischio, e infine agli Stati membri la cui assistenza specifica è molto rilevante.

 
  
MPphoto
 

  Marios Matsakis, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, la regione orientale della Repubblica democratica del Congo negli ultimi anni ha assistito a massacri e a ogni genere di crimini di enorme crudeltà e sadismo soprattutto contro civili innocenti, tra cui molte donne e bambini.

L’Unione africana, l’UE e le Nazioni Unite si sono dimostrate vergognosamente incapaci di compiere uno sforzo deciso per ristabilire la pace nella regione. Ciò è dovuto soprattutto alla mancata erogazione delle risorse necessarie per proteggere con efficacia la popolazione locale, per fornire aiuti speciali di importanza vitale e contribuire veramente al raggiungimento di una soluzione politica definitiva per i conflitti che tormentano la regione. Speriamo che questa risoluzione contribuisca a reperire aiuti per la pace in Congo con l’obiettivo ultimo di scoraggiare tutti quei governi che continuano ad armare le fazioni congolesi in lotta tra loro.

 
  
MPphoto
 

  Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, l’accordo di pace raggiunto a Goma il 28 gennaio 2008 non ha risolto i problemi, né ha portato la pace nei territori orientali della Repubblica democratica del Congo. Gli stupri di donne e persino bambine sono proseguiti, così come i saccheggi e la coscrizione forzata di civili e bambini nelle forze armate. Tutte le parti del conflitto hanno commesso atrocità. Potrei citare i gruppi ribelli, i combattenti delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda e l’esercito congolese. Gli scontri sono ripresi, dimostrando che la guerra scoppiata più di quattro anni fa continua e sta intensificandosi. Recentemente sono emerse informazioni preoccupanti dal Nord Kivu che riguardano centinaia di cadaveri gettati nei fiumi e di circa centomila sfollati.

La guerra non miete solo vittime, ma produce anche devastazioni, altra fame e demoralizzazione diffusa. Le autorità e l’esercito congolesi non saranno in grado di risolvere da soli i problemi della regione. Servono aiuti internazionali, ivi compresi quelli dell’Unione europea. Urgono aiuti materiali sotto forma di generi alimentari e assistenza medica. Il gruppo Unione per l’Europa delle Nazioni appoggia pienamente la risoluzione oggi all’esame. Il benessere di ogni individuo e il diritto alla vita e alla pace devono trionfare.

 
  
MPphoto
 

  Gerard Batten (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, le atrocità commesse in Congo sono inimmaginabili per noi , che viviamo in società pacifiche e civilizzate. In che modo possiamo offrire un aiuto pratico ai congolesi? Un intervento militare diretto e aiuti umanitari devono assolutamente provenire da uno sforzo internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite, ma noi continuiamo a vedere che ai leader di questo tipo di Stati falliti si consente di saccheggiare i loro paesi e di godersi le loro ricchezze in Occidente. I paesi stabili e pacifici del mondo devono unirsi per impedire che si possano sottrarre impunemente enormi ricchezze depositandole presso le banche occidentali.

Bisogna concludere accordi internazionali che garantiscano che i leader di questi Stati non possano vivere con i frutti dei loro misfatti. Questo sarebbe almeno un piccolo tassello di una soluzione ad ampio raggio che potrebbe contribuire a migliorare la stabilità in paesi come il Congo.

 
  
MPphoto
 

  Kathy Sinnott (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, i nuovi scontri nella parte orientale del Congo calpestano i diritti umani e soffocano la democrazia. Nonostante la firma dell’accordo di pace di Goma nel gennaio di quest’anno, prosegue la violazione dei più fondamentali diritti umani: si stuprano donne di tutte le età, si commettono massacri e si arruolano bambini soldato. Non è possibile ignorare una tale fragilità. Dobbiamo sfruttare la nostra posizione, ovvero quella di una delle voci più forti della comunità internazionale, per chiedere il ripristino di pace, cooperazione e stabilità nella regione.

Possiamo inoltre levare la nostra voce per condannare le recenti dichiarazioni di Laurent Nkunda, che ha chiesto di rovesciare il governo del Congo legittimamente eletto. Da solo l’esercito congolese non dispone delle risorse umane, tecniche o finanziarie per svolgere i propri compiti nel Congo orientale. Ma una dichiarazione mondiale, come la firma del Child Soldier Accountability Act questo mese in America, ricorda a tutti noi che è possibile aiutare questi paesi e queste autorità ad assicurare alla giustizia i responsabili delle violazioni dei diritti umani.

 
  
MPphoto
 

  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, la Commissione condivide i timori per il deteriorarsi della situazione nell’area orientale della Repubblica democratica del Congo, che sta provocando ulteriori disagi a una popolazione già seriamente colpita. E’ preoccupata soprattutto per le diffuse violazioni dei diritti umani nella regione, comprese le violenze contro le donne e la continua mobilitazione dei bambini soldato nel conflitto.

La Commissione ribadisce la sua convinzione che l’attuale crisi che coinvolge Kinshasa e i gruppi di ribelli congolesi non abbia nessuna soluzione militare. Invitiamo pertanto tutte le parti di questo conflitto a riprendere rapidamente il dialogo e a promuovere compromessi politici coraggiosi, tenendo in considerazione gli impegni concordati nel gennaio 2008, i cosiddetti Actes d’engagement de Goma.

In questo contesto, è estremamente importante ripristinare livelli accettabili di fiducia tra le tutte le parti congolesi direttamente coinvolte. Come passo preliminare, tutte le parti, senza eccezione alcuna, devono rispettare da subito un efficace cessate il fuoco al fine di attuare il piano di disimpegno militare previsto dalle Nazioni Unite.

Inoltre, occorre tenere presente che tra le cause profonde del conflitto vi sono anche i gravissimi problemi provocati dai gruppi armati stranieri nel territorio della Repubblica democratica del Congo, soprattutto l’FDLR ruandese, una questione rispetto alla quale la maggior parte degli impegni per la RDC presi nel comunicato di Nairobi devono ancora essere attuati.

Date le diverse sfide che ancora ci attendono nella Repubblica democratica del Congo, la Commissione chiede a gran voce di rinnovare il mandato della missione di pace dell’ONU e, laddove possibile, di rafforzarlo per garantire alla popolazione un’efficace protezione e maggior sostegno all’esercito congolese nell’affrontare i gruppi armati stranieri.

Oltre agli irriducibili sforzi del gruppo di facilitatori dell’UE, è importante garantire una più ampia partecipazione della diplomazia africana (ivi compresa l’Unione Africana) nella risoluzione del conflitto nella RDC orientale, soprattutto in zone in cui una soluzione sostenibile potrebbe essere grandemente agevolata dalla stretta cooperazione tra i paesi confinanti, in particolare la Repubblica democratica del Congo e il Ruanda.

Per quanto riguarda i nostri aiuti alla popolazione nelle zone teatro degli scontri, la Commissione continuerà a fornire supporto per mezzo della nostra cooperazione umanitaria e per lo sviluppo.

In particolare, per quanto riguarda i servizi sanitari, una questione sollevata in tutte le risoluzioni, è importante sottolineare che la Commissione è attiva dal 1994 nel settore sanitario del paese , oggi uno degli ambiti centrali della nostra cooperazione.

Oltre agli aiuti umanitari, attualmente stiamo fornendo sostegno strategico e finanziario alle autorità congolesi al fine di migliorare la qualità dei servizi medici e la preparazione del personale sanitario.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. - La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà al termine della discussione di questo pomeriggio.

 
  

(1)Cfr. Processo verbale.


13.3. Birmania
Video degli interventi
MPphoto
 

  Presidente. - L’ordine del giorno reca la discussione sulle sei proposte di risoluzione sulla Birmania(1).

 
  
MPphoto
 

  Zdzisław Zbigniew Podkański, autore. − (PL) Signor Presidente, la giunta militare non è riuscita a mantenere le promesse fatte alla comunità internazionale dopo la cosiddetta “rivoluzione zafferano”. Non è neanche riuscita a migliorare la situazione della sua società, che si sta ribellando e sta rivendicando i propri diritti legittimi. La democrazia e lo sviluppo non saranno calpestati dalla brutale repressione delle vaste proteste del settembre di quest’anno o dagli arresti di massa.

La Birmania deve procedere verso il rispetto dei principi democratici, e garantire la libertà di espressione, la libertà di associazione e di riunione, un sistema multipartitico e il rilascio dei prigionieri politici. Deve inoltre creare una magistratura indipendente e scoraggiare la pulizia etnica. La Birmania ha bisogno di aiuto. E’ perciò necessario un maggior coinvolgimento delle Nazioni Unite, del suo Segretario generale, della Commissione internazionale della Croce Rossa, della Commissione europea e dei governi dei paesi che possono esercitare la propria influenza sulle autorità birmane. A nome del gruppo dell’Unione per l’Europa delle Nazioni, per conto del quale ho preso la parola, e a nome degli autori, desidero esprimere il nostro appoggio a questa risoluzione, invitando i colleghi a fare altrettanto.

 
  
MPphoto
 

  Marios Matsakis, autore. (EN) Signor Presidente, questa è la sesta risoluzione del Parlamento europeo sulla Birmania degli ultimi due anni, ma la mostruosa giunta militare del paese sembra non curarsi assolutamente di ciò che l’UE pensa o dice. Nel frattempo, i cittadini comuni della Birmania continuano a soffrire per l’oppressione, la persecuzione e la povertà, tutti flagelli derivanti dalla posizione brutale, anacronistica e vergognosa assunta dallo scriteriato regime militare che controlla il paese. I dittatori, ovviamente, continuano ad arricchirsi e a condurre una vita sfarzosa a spese delle sofferenze dei loro cittadini.

Sembra che le risoluzioni abbiano uno scarso effetto su questi criminali militari e, a mio parere, il motivo più importante di questa situazione è che paesi come Cina, India e Russia continuano a sostenere la Birmania a livello economico e politico. Mi sembra che ora la nostra attenzione debba rivolgersi non alla Birmania, ma a questi altri tre paesi. Occorre chiarire loro che devono smetterla di aiutare gli spietati e scriteriati generali birmani per evitare che le loro relazioni con l’UE ne siano gravemente e irreversibilmente compromesse.

 
  
MPphoto
 

  Józef Pinior, autore. − (PL Signor Presidente, la Birmania è diventata un costante oggetto di discussione in questa Assemblea. Torniamo a parlare della situazione in quel paese ad ogni sessione del Parlamento europeo di Strasburgo.

Il prossimo vertice ASEM costituisce un’occasione per l’Unione europea, rappresentata dalla presidenza francese, per discutere di alcune questioni fondamentali con le autorità birmane. La prima è la liberazione dei prigionieri politici. Secondo Amnesty International, attualmente si contano circa 2 100 prigionieri politici in Birmania. La seconda è la fine delle torture sui detenuti: nel paese, il rischio di essere vittima di torture è costante. Terza: l’esercito birmano deve comportarsi con professionalità, deve rispettare i diritti umani nelle sue azioni militari contro le minoranze etniche, in questo momento soprattutto contro il popolo Karen. L’Unione europea non può tollerare violenze e crimini contro l’umanità.

Infine, la politica dell’Unione europea deve produrre effetti tangibili. Dobbiamo stabilire se le sanzioni hanno maggiori ripercussioni sui leader birmani o sulla loro gente. La nostra politica deve essere saggia. L’Unione europea deve riconsiderare la sua politica di sanzioni nei confronti della Birmania. Da un lato, pertanto, dobbiamo insistere sul rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche, dall’altro, la comunità internazionale deve adottare una politica efficace verso la Birmania.

 
  
MPphoto
 

  Raül Romeva i Rueda, autore. – (ES) Signor Presidente, il vertice Asia-Europa (ASEM) di domani a Pechino costituisce una splendida opportunità per i capi di Stato o di governo dell’Unione europea di sollevare ancora una volta la questione della preoccupante situazione dei diritti umani in Birmania.

Come già richiesto in una lettera di Amnesty International, il presidente in carica del Consiglio Sarkozy, in qualità di presidente congiunto dell’ASEM, dovrebbe esprimere le grandissime preoccupazioni dell’Europa per gli oltre 2 100 prigionieri politici e chiederne altresì l’immediato rilascio.

Un’altra fonte di preoccupazione è l’attuale offensiva militare ai danni del popolo Karen nell’est del paese, teatro della più vasta operazione militare dell’ultimo decennio. L’obiettivo immediato di questa operazione è la popolazione civile: essa ha prodotto lo sfollamento interno di 150 000 persone. Nel giugno 2006, Amnesty International ha dimostrato che questo genere di pratiche di fatto costituisce un crimine contro l’umanità.

Inoltre, come richiesto, tra le altre, da Burma Campaign Spain e da Burma Campaign International, i problemi politici di fondo saranno discussi per la prima volta nel corso della prevista visita di dicembre del Segretario generale delle Nazioni Unite. Il Segretario generale ha già fatto visita al paese recentemente, in due occasioni, a seguito del ciclone “Nargis” all’inizio di quest’anno.

Mai prima d’ora europei e asiatici sono mai stati così concordi nel voler unire le forze ed esercitare pressioni sul regime affinché rilasci tutti i detenuti politici. Ecco perché la riunione che inizierà domani è di vitale importanza .

E’ esecrabile che le Nazioni Unite abbiano ignorato così a lungo le menzogne del regime, e talvolta via abbiano perfino creduto, come dimostra il fatto che ben 37 visite dell’inviato delle Nazioni Unite nel paese non abbiano fatto registrare progressi significativi.

E’ per questo motivo che devo unire la mia voce a quella di coloro che chiedono ai capi di Stato o di governo europei – tra cui ovviamente il primo ministro spagnolo Zapatero – e alle Nazioni Unite di dimostrare di essere veramente favorevoli a un cambiamento in Birmania. E’ pertanto essenziale che essi chiedano l’immediata scarcerazione dei detenuti.

L’opportunità che possiamo cogliere da domani non deve perciò andare sprecata e i capi di Stato o di governo devono dare risposte all’altezza delle aspettative.

Confido che i capi di Stato o di governo, soprattutto il presidente Sarkozy, siano in grado di cogliere l’occasione, che saranno consapevoli della gravità della situazione e che agiranno di conseguenza. Se l’Unione europea vuole veramente essere un attore politico credibile, con una politica estera fondata sulla tutela e sulla promozione dei diritti umani, e non vuole invece apparire, come spesso accade, semplicemente al servizio degli interessi economici di grandi compagnie come Total e Chevron, questo è il momento di dimostrarlo. E’ in situazioni come queste che possiamo conquistare credibilità.

Molte vite dipendono dalle nostre azioni.

 
  
MPphoto
 

  Colm Burke, autore. − (EN) Signor Presidente, domani è il 13° anniversario dell’ingiusta incarcerazione di Aung San Suu Kyi, la prigioniera politica più rispettata della Birmania. Questa puntuale risoluzione del Parlamento condanna la sua detenzione, che perdura tuttora, e insiste per il suo immediato rilascio.

La condanna a cinque anni di arresti domiciliari di Aung San Suu Kyi è stata prolungata a maggio di un altro anno. L’articolo 10 B della legge sulla protezione dello Stato birmano del 1975 prevede che chiunque sia considerato una minaccia per la sovranità e la sicurezza dello Stato e per la pace del popolo possa essere detenuto per un massimo di cinque anni. Questa prolungata detenzione di conseguenza è illegale. Suu Kyi ha passato oltre 13 anni degli ultimi 19 confinata nella sua casa di Rangoon.

Deploro altresì il fatto che, dopo la “rivoluzione zafferano” del settembre 2007, il numero di prigionieri politici in Birmania sia passato da 1 300 a oltre 2 100. La giunta militare chiaramente non ha mantenuto le promesse fatte alla comunità internazionale a questo proposito.

Mentre il rilascio del giornalista veterano e segretario della Lega nazionale per la democrazia (NLD) U Win Tin e di sei altri esponenti il mese scorso è stato un passo nella direzione giusta, occorrono ulteriori azioni per liberare i dissidenti politici birmani.

Chiedo al Segretario generale delle Nazioni Unite di insistere per una seconda visita in Birmania a dicembre, a prescindere dalla situazione, per rivolgere un urgente appello personale per il rilascio di tutti i detenuti politici e per la piena inclusione della Lega nazionale per la democrazia nei preparativi alle elezioni del 2010.

Infine, chiedo ai leader del vertice ASEM che inizierà domani in Cina in corrispondenza del 13° anniversario dell’arresto di Suu Kyi di prendere atto delle proprie responsabilità per la continua oppressione in atto in uno dei paesi confinanti e di conseguenza di adottare misure decisive di condanna della giunta militare birmana per la continua repressione dei dissidenti politici.

 
  
MPphoto
 

  Esko Seppänen, autore. − (FI) Signor Presidente, signor Commissario, la Birmania non ha alcun rispetto per i diritti umani né per le libertà civili. Come è stato detto da molti, non è la prima volta che adottiamo una posizione sulla mancanza di libertà di espressione, sulla soppressione dell’informazione, sul divieto della libertà di assemblea, una violazione dei principi cardine dello Stato di diritto, e sul divieto dell’opposizione.

Il peggior nemico della nazione birmana è la sua stessa leadership, che, con il sostegno dell’esercito, con la forza delle armi e della violenza, assoggetta il suo stesso popolo al controllo del suo monopolio statale. Nelle carceri della giunta sono rinchiusi più prigionieri politici che mai. La giunta lavora inoltre contro la propria gente, impedendo che gli aiuti internazionali raggiungano le zone teatro di catastrofi naturali. La comunità internazionale è impotente, non può far altro che stare a guardare mentre i cittadini birmani muoiono perché i loro leader, al di là della repressione non fanno nulla.

La dichiarazione si fa appello al vertice ASEM, affinché gli altri paesi della regione esercitino pressioni sulla giunta in modo che prenda provvedimenti per la liberazione dei prigionieri politici. Siamo un po’ ipocriti a insistere su questo punto, ovviamente, perché sappiamo che la Birmania non è l’unico paese della regione a calpestare i diritti umani. Il nostro gruppo appoggia la risoluzione comune.

 
  
MPphoto
 

  Filip Kaczmarek, a nome del gruppo PPE-DE. – (PL) Signor Presidente, signor Commissario, un anno dopo la brutale repressione delle proteste dei monaci buddisti, la comunità internazionale resta divisa sulla questione delle possibili azioni da intraprendere nei confronti di uno dei regimi più repressivi della terra. Gli Stati Uniti e l’Europa stanno imponendo sanzioni più severe e stanno proclamando ad alta voce il loro sdegno per le violazioni dei diritti umani, come infatti stiamo facendo noi oggi in quest’Aula. D’altro canto, i vicini della Birmania nella regione, ovvero i paesi ASEAN, assieme a Cina, India e Russia, si astengono dal criticare apertamente il regime con il pretesto di non voler interferire negli affari interni di quel paese. E’ per questo motivo che appoggiamo ciò che ha detto poco fa l’onorevole Matsakis. La Commissione europea deve essere più coraggiosa e sollevare apertamente la questione nelle sue discussioni con Cina, Russia e con i paesi ASEAN.

Un’ulteriore difficoltà deriva dall’azione delle Nazioni Unite, che si è dimostrata assolutamente inefficace. Prima dell’ultima Assemblea generale, si prevedeva una svolta sulla Birmania, invano. La Commissione europea e gli Stati membri devono intraprendere un’azione convinta per intensificare le azioni a livello internazionale in tal senso.

 
  
MPphoto
 

  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, a nome del gruppo PSE. – (PL) Signor Presidente, sono trascorsi meno di quattro mesi dall’ultima risoluzione del Parlamento europeo sulla drammatica situazione birmana. Il regime militare al potere non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte alla comunità internazionale in seguito alla rivolta dell’anno scorso. Se la situazione in Birmania non migliorerà, vi è il rischio che il Segretario generale delle Nazioni Unite annulli la sua visita di dicembre. Il numero dei detenuti politici è arrivato a duemila. Essi sono ancora tenuti in condizioni disumane e privati di cure mediche. Aung San Suu Kyi, insignita sia del premio Nobel che del premio Sacharov, è in stato di arresto da 17 anni. Il regime birmano limita ancora i diritti umani e le libertà fondamentali, ivi compreso l’accesso alle fonti di informazione indipendenti. La minoranza Karen viene perseguitata dalle autorità e cerca rifugio in Thailandia, dove attualmente vive ridotta in povertà. Lo stesso dicasi per le vittime dell’uragano. Il regime non ha consentito l’arrivo di aiuti umanitari, mettendo così a repentaglio la vita dei propri cittadini che rischiano di morire di fame.

Dobbiamo chiedere alle autorità birmane di abolire tutte le restrizioni alle forniture di aiuti umanitari, e di ripristinare le libertà fondamentali nel paese. Occorre compiere ogni sforzo affinché la visita del Segretario generale delle Nazioni Unite in Birmania non sia cancellata, e che la Lega nazionale per la democrazia partecipi ai preparativi per le elezioni del 2010. La Cina e l’India devono esercitare pressioni politiche ed economiche sul regime birmano rifiutandosi di fornire aiuti al suo esercito . La comunità internazionale deve imporre sanzioni economiche e congelare altresì i beni dei membri del governo e delle persone legate ad essi.

 
  
MPphoto
 

  Kathy Sinnott, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, la Birmania è un paese sommerso dalla corruzione. Con 2 000 prigionieri politici in carcere, l’accesso a mezzi di informazione liberi vietato dalle autorità e le diffuse condizioni di schiavitù nell’industria, la gente di quel paese ha un enorme bisogno di aiuto.

Tuttavia, nonostante oltre 37 visite degli inviati delle Nazioni Unite negli ultimi 20 anni e dopo sei risoluzioni di questa Assemblea, la giunta militare non ha avviato alcuna riforma. Sono d’accordo con l’onorevole Matsakis sul fatto che non si deve puntare il dito unicamente verso la Birmania: occorre puntarlo anche contro i suoi sostenitori e soprattutto verso la Cina, il suo alleato economico e militare più potente. Tuttavia un sorridente Sarkozy rappresentava il Consiglio europeo ai giochi olimpici di quest’estate. Ha fatto egli pressioni sugli alti funzionari cinesi che gli stavano accanto sui temi della Birmania, del Sudan, del Tibet e degli stessi perseguitati cinesi?

Desidero, in particolare, menzionare il cattivo uso degli aiuti che giungono in Birmania, perché noi stiamo ancora cercando di fornirli alla gente comune di quel paese, mentre gli aiuti finiscono spesso ai raccomandati del governo birmano che li rivendono poi a caro prezzo.

 
  
MPphoto
 

  Paulo Casaca (PSE). (PT) Signor Presidente, signor Commissario, domani è il 13° anniversario dell’ingiusta incarcerazione della leader birmana Aung San Suu Kyi. Questo è quindi un momento opportuno per l’Unione europea e per il Presidente in carica del Consiglio, che si trova a Pechino, alla riunione Asia-Europa, per dichiarare formalmente che la situazione in Birmania è inaccettabile, per esercitare le pressioni necessarie, soprattutto sulla Cina, come è già stato suggerito da diversi deputati, per seguire l’esempio dato soprattutto dagli USA nel 2003, e per rifiutarsi di continuare a importare abbigliamento prodotto da lavoratori in condizioni di schiavitù. Bisogna inoltre imporre sanzioni inequivocabili e coerenti. Se tutto questo fosse possibile, penso che finalmente inizieremmo a vedere dei cambiamenti nella situazione birmana.

 
  
MPphoto
 

  Peter Skinner (PSE). - (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il Commissario per l’attenzione che ci dedica. Assieme a colleghi come l’onorevole Kinnock, da tempo guardo con speranza al giorno in cui questo Parlamento non dovrà più esaminare risoluzioni sui diritti umani in Birmania e altrove, tuttavia siamo continuamente costretti a tornare sull’argomento.

Posso soltanto dirmi d’accordo con i colleghi di questa Assemblea sul fatto che, quando guardiamo ai ripetuti tentativi di ottenere cambiamenti in Birmania, non vediamo nient’altro che fallimenti. Dobbiamo smascherare quei paesi che con il commercio aiutano e proteggono quel regime corrotto. Abbiamo nominato alcuni di quei paesi e dobbiamo fare di più a livello europeo per assicurarci che la nostra denuncia porti a un vero cambiamento. In Birmania devono subentrare cambiamenti che portino alla libertà di assemblea e di associazione, al rilascio dei prigionieri politici e a una completa transizione verso una democrazia pluripartitica. Abbiamo assistito alla fine delle giunte militari in Europa: ora è il mondo che deve assistere alla fine della giunta birmana.

 
  
MPphoto
 

  Zbigniew Zaleski (PPE-DE). – (PL) Signor Presidente, se un solo individuo si oppone alle autorità, la sua voce sarà appena percepibile. Se tutti i deputati di questo Parlamento levano la loro voce, alla quale si unirà quella di altri paesi, i cittadini degli Stati vittime della repressione comprenderanno che vale la pena dire la verità e tener testa a siffatti regimi, Comprenderanno che i loro sforzi alla fine daranno frutti e ciò solleverà loro il morale. Nondimeno, qui si tratta di mettere in campo provvedimenti concreti, non bastano semplici parole per dimostrare alla giunta che non vale la pena continuare ad oltranza con l’oppressione che finisce col ripercuotersi sulla nazione e sulle autorità stesse. Occorre avviare due azioni ben determinate e condurle fino in fondo. Sono convinto che la verità alla fine trionferà e che se sempre più persone proclameranno la verità in Birmania, questo darà loro forza.

 
  
MPphoto
 

  Gerard Batten (IND/DEM). - (EN) Signor Presidente, all’inizio di quest’anno abbiamo assistito al fallimento del governo birmano nel gestire le conseguenze di un disastro naturale nel paese. Considerata la quantità di denaro spesa per il mantenimento dei militari e per consentire loro il controllo sulla vita del paese, ci saremmo aspettati che queste milizie fossero quanto meno in grado di sopperire ai bisogni della gente nel corso di una crisi umanitaria. Così non è stato perché i militari non hanno alcun obiettivo reale, se non quello di perpetuare la propria esistenza e il totale controllo del potere.

Ritornando alle mie precedenti osservazioni sul Congo, mi chiedo quanti esponenti della giunta militare abbiamo conti aperti presso banche occidentali e si rechino a Londra, Parigi e Roma per fare shopping. Un modo immediato per dimostrare il nostro sostegno al popolo birmano sarebbe che i paesi democratici impedissero loro l’ingresso finché in Birmania non saranno rispettati i diritti umani e la democrazia.

 
  
MPphoto
 

  Justas Vincas Paleckis (PSE). - (LT) Sto seguendo con molta attenzione questa discussione e vorrei richiamare la vostra attenzione su due idee. Penso che l’onorevole Matsakis abbia sottolineato a ragione che il nocciolo della situazione in Birmania è da ricercarsi sia a Mosca, che a Pechino e a Nuova Delhi. Occorre intensificare le pressioni non soltanto nei confronti della Birmania, ma anche verso tali altri paesi. Secondo: l’osservazione espressa dall’onorevole Pinior è importantissima e io concordo pienamente con lui in merito all’esigenza di analizzare gli effetti delle pressioni e delle sanzioni nei confronti della Birmania tanto sulla giunta che sulla gente normale. Vorrei invitare la Commissione europea ad analizzare in particolar modo le diverse ripercussioni negative che tali azioni avranno sulla giunta e sulla gente. Mi sembra che la Birmania vada incoraggiato ad aprirsi al resto del mondo in tutti i modi possibili: solo allora il paese sarà in grado di intraprendere un cammino democratico.

 
  
MPphoto
 

  Marios Matsakis (ALDE). - (EN) Signor Presidente, avviandoci al termine della discussione di questa tornata sui diritti umani qui a Strasburgo, vale la pena notare che tutto torna come prima: sono infatti ancora presenti solo alcuni colleghi molto fedeli e determinati , assieme ai rappresentanti della Commissione - e siamo grati che la Commissione invii sempre i propri rappresentanti a queste discussioni - e, naturalmente, si osserva l’assenza dei rappresentanti del Consiglio. Meno male che il tetto non ci è ancora crollato sulla testa. Speriamo non succeda mai!

 
  
MPphoto
 

  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, vorrei cominciare ricordando che la risposta della Commissione al ciclone del maggio scorso è stata rapida e tangibile: abbiamo inviato aiuti umanitari e alimentari e abbiamo elaborato il meccanismo della protezione civile in collaborazione con gli Stati membri dell’UE.

Siamo soddisfatti del ruolo attivo dell’ASEAN nel coordinare gli sforzi internazionali. La Commissione ha finanziato la maggior parte della valutazione dei bisogni intrapresa congiuntamente dall’ASEAN, dalle Nazioni Unite e dal governo. L’emergenza umanitaria non è finita, ma ora ci occuperemo anche dei problemi della ripresa. Ancora più importante, durante questo periodo, è stata l’enorme solidarietà tra i cittadini, le ONG locali e la Croce Rossa del Myanmar. E’ un segnale chiaro che mostra che non è possibile abbandonare la società civile.

I problemi da affrontare sono i seguenti:

in primo luogo, occorre ridurre l’isolamento del popolo del Myanmar e rafforzare la società civile. La Commissione sta co-organizzando una conferenza sul ruolo della società civile nel paese che si svolgerà il 29 ottobre a Bruxelles.

Secondo: dobbiamo tenere aperti tutti i canali di comunicazione possibili con il governo. Al vertice ASEM, che si svolgerà a Pechino il 26 ottobre, interverrà il presidente Barroso. Inoltre, la Commissione ha creato rapporti di lavoro con i ministeri competenti in tema di salute, di istruzione e di sostentamento.

Terzo punto: occorre conservare e rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite quale forza trainante. Non esiste alternativa ai buoni uffici del Segretario generale delle Nazioni Unite e al suo Consigliere speciale, Ibrahim Gambari. La Commissione appoggia con decisione gli sforzi compiuti dallo relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Myanmar, Tomás Ojea Quintana.

La riconciliazione nazionale necessita anche di un dialogo inclusivo. Non può avvenire con le parti politiche in carcere o agli arresti domiciliari. Continuiamo a chiedere il rilascio di tutti i detenuti per motivi politici. La Commissione appoggia inoltre gli sforzi dell’OIL volti a porre fine all’utilizzo dei lavori forzati nei programmi militari e infrastrutturali.

La Commissione sta sfruttando tutti i suoi canali per esprimere preoccupazione riguardo ai lavori forzati e al mancato rispetto per le libertà fondamentali. I cittadini del Myanmar meritano la nostra attenzione e il nostro aiuto, e la Commissione continuerà a fare tutto ciò che è in suo potere.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. - La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142)

 
  
MPphoto
 
 

  Sebastian Valentin Bodu (PPE-DE), per iscritto. (RO) Il Parlamento europeo deve costituire un fronte unito nel condannare il Myanmar, dove la situazione è diventata tragica, per crimini contro l’umanità. Autorevoli organizzazioni non governative indicano che circa 70 000 civili sono stati costretti ad abbandonare le proprie case negli ultimi sei mesi, nel tentativo di sfuggire ai sistematici abusi compiuti dalla giunta militare.

Il Myanmar ha una storia di dittatura militare che risale a circa 50 anni fa, e noi condanniamo il fatto che i suoi abitanti non possano condurre una vita normale da mezzo secolo a questa parte.

Dato il livello di persecuzione, tortura, lavori forzati, confisca delle terre e limitazione dei diritti di movimento in Myanmar, le autorità possono essere accusate facilmente di crimini contro l’umanità.

In qualità di membro dell’Unione europea, un’istituzione che ha tra i suoi principi fondamentali il rispetto per i diritti umani, ritengo che sia necessario far capire alle autorità del paese, pubblicamente, che il rispetto dei diritti dell’uomo costituisce la base del benessere economico di un paese. Il rilascio di tutti i detenuti politici in Myanmar, a partire dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, sarebbe di grande valore simbolico per le autorità di quello Stato, e indicherebbe che essi sono aperti al dialogo internazionale e non intendono restare completamente isolati dal resto del mondo.

 
  
MPphoto
 
 

  Jules Maaten (ALDE), per iscritto. (NL) Alla data del prossimo vertice ASEM del 24 ottobre 2008 a Pechino, il capo dell’opposizione birmana e premio Nobel Aung San Suu Kyi sarà prigioniera esattamente da 13 anni. Il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha annunciato la sua intenzione di recarsi nel paese a dicembre, ma ha indicato che lo farà soltanto a condizione che si registrino progressi concreti nella situazione dei diritti politici e umani in Birmania; in caso contrario, egli sarà costretto a rinviare la sua visita. Il prossimo vertice ASEM è un’ occasione ideale per esercitare intense pressioni sulla Birmania affinché soddisfi prontamente le condizioni delle Nazioni Unite e acceleri così la visita del Segretario Ban Ki-Moon.

 
  

(1)Cfr. Processo verbale.


14. Turno di votazioni
Video degli interventi
MPphoto
 
 

  Presidente. - L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per i risultati e altri dettagli concernenti le votazioni: vedasi processo verbale)

 

14.1. Venezuela (votazione)

14.2. Repubblica democratica del Congo: scontri nelle zone orientali di frontiera (votazione)

14.3. Birmania (votazione)

15. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
Video degli interventi

16. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo verbale

17. Dichiarazioni scritte (articolo 116): vedasi processo verbale

18. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale

19. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale

20. Interruzione della sessione
Video degli interventi
MPphoto
 
 

  Presidente. - Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.

(La seduta termina alle 16.20)

 

ALLEGATO (Risposte scritte)
INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è la sola responsabile di queste risposte)
Interrogazione n. 13 dell’on. Mitchell (H-0732/08)
 Oggetto: Uso improprio di fondi dell’Unione europea
 

Le autorità bulgare, e in particolare il Procuratore capo Boris Velchev, hanno ammesso recentemente che occorre migliorare e velocizzare la cooperazione con l'OLAF per le indagini su frodi e uso improprio di fondi dell'Unione europea in tale paese.

Come intende il Consiglio realizzare questo miglioramento della cooperazione?

Prevede il Consiglio di inviare un forte messaggio agli attuali e futuri Stati membri sul fatto che non vi può essere corruzione nell'Unione europea, soprattutto in relazione alla spesa e alla distribuzione del denaro dei contribuenti europei?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’Unione europea attribuisce grande importanza alla lotta alla corruzione. Ne sono prova la Convenzione europea del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione di funzionari delle Comunità europee o funzionari degli Stati membri dell’Unione europea(1) e la Decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta alla corruzione nel settore privato(2). Oltre ad esse, vi sono i vari strumenti di tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, segnatamente la Convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità(3), nonché la decisione che istituisce l’OLAF. Inoltre, una decisione del Consiglio relativa alla creazione di una rete di punti di contatto contro la corruzione è in fase avanzata nel processo di considerazione(4).

In tale contesto, il Consiglio ritiene che sia della massima importanza gestire i fondi dell’Unione europea all’interno dei vari Stati membri nella piena ottemperanza delle norme comunitarie vigore vigenti.. A tale scopo, il Consiglio riceve regolarmente relazioni e proposte dalla Commissione, che esamina attentamente. Il Consiglio attribuisce dunque notevole importanza a un’intensificazione della cooperazione tra l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e gli Stati membri.

Nel 2005, il Consiglio ha approvato delle conclusioni in cui affermava: “Il Consiglio esorta l’OLAF e gli Stati membri a intensificare la propria cooperazione per migliorare il coordinamento delle loro attività in ambito di tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea e di lotta antifrode, considera vantaggioso un miglioramento delle procedure di scambio di informazioni e condivide l’opinione della Corte sulla possibilità di creare una struttura speciale destinata alle operazioni di coordinamento e assistenza”.

Ciò detto, va ricordato che le modalità organizzative dell’attività dell’OLAF, inclusi i dettagli pratici relativi alla sua cooperazione con gli Stati membri, è una questione sulla quale l’Ufficio ha indipendenza amministrativa.

Per quanto riguarda in particolare la questione della gestione dei fondi europei in Bulgaria, la Commissione ha recentemente presentato una relazione su questo tema al Consiglio e al Parlamento europeo(5), al momento al vaglio dei pertinenti organi del Consiglio.

Infine, nelle sue conclusioni del 15 settembre 2008(6), il Consiglio ha osservato che il meccanismo di cooperazione e di verifica per la Bulgaria e la Romania è uno strumento adeguato e rimarrà in funzione in attesa dei risultati previsti in tale ambito.

Il Consiglio continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi in tale area.

 
 

(1) GU C 195 del 25.06.1997, pag. 2
(2)GU L 192 del 31.07.2003, pag. 54
(3)GU C 316 del 27.11.1995, pag. 49
(4) Doc. 11231/07
(5) Doc. 12244/08 FIN 299 BUDGET 27 PECOS 17 FSTR 18 AGRISTR 18 AGRIFIN 64 COVEME 6 (COM(2008) 496 definitivo, 23 luglio 2008).
(6) Doc. 12678/08

 

Interrogazionen. 14 dell’on. Ţicău (H-0734/08)
 Oggetto: Creazione di zone di riposo e aree sicure destinate ai camionisti che effettuano trasporti merci
 

Il trasporto su ruote costituisce il 72,2 per cento dell'insieme del trasporto merci comunitario. Tale settore impiega circa 600 000 imprese e fornisce occupazione a 4,5 milioni di persone. E' dunque importante per lo sviluppo economico dell'Unione. In tale contesto, la sicurezza del traffico su strada e il miglioramento delle condizioni sociali dei camionisti divengono estremamente importanti. Le norme europee impongono il rispetto di talune disposizioni riguardanti il tempo di guida, la durata del lavoro e il tempo di riposo dei camionisti. Tuttavia, il numero di aree di parcheggio sicure è insufficiente. Statistiche raccolte dai servizi di notifica degli incidenti indicano che l'Unione registra ogni anno una perdita di 8,2 miliardi di euro dovuta ai furti delle merci trasportate. Il 70 per cento degli incidenti segnalati avvengono a veicolo in stazionamento.

Potrebbe il Consiglio indicare quali misure e progetti comunitari ha in programma al fine di creare aree di parcheggio sicure, specialmente in Romania e in Bulgaria, e che riflesso avranno sul bilancio dell'Unione?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La creazione di aree di parcheggio è principalmente responsabilità degli Stati membri, non vi sono pertanto misure comunitarie a riguardo. Tuttavia, per quanto riguarda la sicurezza stradale, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno concordato, in prima lettura, una direttiva sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali(1). Il Consiglio ha approvato ufficialmente la direttiva il 10 ottobre.

In detta direttiva, il Parlamento europeo e il Consiglio sottolineano l’importanza di disporre di un numero adeguato di aree di parcheggio ai lati delle strade, “non solo per la prevenzione del crimine, ma anche per la sicurezza stradale”. Le aree di parcheggio consentono a chi guida di fare una sosta quando necessario per poi continuare il viaggio con la massima concentrazione. La creazione di un numero adeguato di aree di parcheggio sicure dovrebbe quindi costituire parte integrante della gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali.

In allegato alla direttiva vi è una disposizione che stabilisce i criteri che definiscono un’area di parcheggio sicura. Gli Stati membri sono invitati ad applicarli, in particolare per quanto riguarda la costruzione di un numero adeguato di aree di parcheggio sicure, al fine di aumentare la sicurezza stradale.

 
 

(1) Doc. PE-CONS 3652/08

 

Interrogazione n. 15 dell’on. Burke (H-0736/08)
 Oggetto: Sicurezza alimentare in Etiopia
 

Secondo le Nazioni Unite, la situazione della sicurezza alimentare in Etiopia si è aggravata fino a raggiungere livelli allarmanti a seguito della siccità diffusa su tutto il territorio. Secondo una dichiarazione dell'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, 4,6 milioni di persone in Etiopia hanno bisogno di aiuti alimentari a causa della siccità e dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

Può il Consiglio indicare l'entità degli aiuti che l'UE e i suoi Stati membri stanno attualmente fornendo all'Etiopia? È disposto a incrementare gli aiuti alimentari, considerata la situazione preoccupante in cui versa oggi il Paese?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Onorevole Burke, ricordo quando abbiamo parlato all’ultima tornata e lei ha espresso il suo sostegno a un’ambiziosa politica di aiuti allo sviluppo. Per quanto riguarda specificamente la questione della sicurezza alimentare in Etiopia, la presidenza del Consiglio condivide la sua preoccupazione. Lei ha citato una dichiarazione dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari, afferma secondo la quale in Etiopia oltre 4,6 milioni di persone necessitano di aiuti alimentari. Da allora, purtroppo la situazione è ulteriormente peggiorata. Il 17 settembre, infatti, il governo etiope ha rivisto queste cifre e stima che vi siano ora oltre 12 milioni di persone colpite dalla siccità, un fenomeno le cui conseguenze sono state aggravate dal netto aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Il numero di persone direttamente minacciate da carestia e malnutrizione è attualmente stimato intorno ai 6,4 milioni.

Alla luce di tale situazione, l’Unione europea agisce su due livelli:

- in primo luogo, attraverso gli aiuti d’urgenza in prodotti alimentari, si stanno adottando misure d’urgenza per soddisfare le necessità della parte più vulnerabile della popolazione nel breve termine

-in secondo luogo, nel lungo termine, la politica di sviluppo dell’Unione europea prevede dei programmi volti a garantire la sicurezza alimentare e consentire al paese di fare a meno degli aiuti alimentari nel lungo termine.

Per quel che concerne gli aiuti d’urgenza in prodotti alimentari, essi consistono in donazioni a partner quali il Programma alimentare mondiale (PAM). Vorrei sottolineare che tra i dieci principali paesi donatori al PAM nel 2008 per la crisi nel Corno d’Africa, cinque appartengono all’Unione europea. Ad esempio, nel 2008, l’Unione europea ha stanziato 28,7 milioni di euro per gli aiuti alimentari all’Etiopia attraverso il PAM.

Oltre agli aiuti garantiti dall’UE attraverso il PAM, molti Stati membri hanno fornito aiuti alimentari all’Etiopia tramite altri meccanismi, quali il fondo centrale d’intervento per le emergenze delle Nazioni Unite (CERF), o il fondo dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari per l’Etiopia.

In generale, vi è un progetto per incrementare rapidamente gli aiuti alla regione, come dimostrato dall’ulteriore stanziamento di 15 milioni di euro, annunciato dalla Commissione europea il 16 ottobre, destinato al fondo d’emergenza per i cinque paesi del Corno d’Africa colpiti dalla siccità e dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

In totale, oltre 10 milioni di persone usufruiranno di questa nuova dotazione finanziaria, tra cui 4,6 milioni in Etiopia, mentre il resto sarà suddiviso fra Somalia, Kenya, Uganda e Gibuti. Ad oggi, nel 2008 la Commissione ha stanziato 134,5 milioni di euro in aiuti umanitari per il Corno d’Africa – oltre agli aiuti elargiti al Sudan – dei quali 64 milioni costituiti da aiuti alimentari. Tuttavia, poiché gli aiuti alimentari dell’Unione sono gestiti dalla Commissione europea, essa sarà in grado di fornire informazioni molto più dettagliate a riguardo.

Come può notare, gli aiuti stanziati dall’Unione europea, assieme a quelli forniti dagli Stati membri su base bilaterale o nell’ambito degli organismi multilaterali, dimostrano la determinazione dell’Unione ad affrontare la situazione umanitaria in Etiopia.

 

Interrogazionen. 16 dell’on. Sakalas (H-0737/08)
 Oggetto: Motivazioni per la mancata cancellazione del Mojahedin del popolo dell’Iran (PMOI) dall’elenco del Consiglio delle organizzazioni terroristiche
 

Dal 2003 l’organizzazione Mojahedin del popolo dell’Iran (PMOI) fa parte dell’elenco, stilato dal Consiglio, delle organizzazioni terroristiche. Questa decisione fu presa in base a un’altra decisione, del ministero degli Interni del Regno Unito, di includere il PMOI nell’elenco delle organizzazioni proibite del paese.

Il PMOI ha contestato la decisione dell’autorità competente del Regno Unito, e nel giugno 2008, a seguito della sentenza emessa dalla Commissione d’appello per le organizzazioni proibite e dalla Corte d’appello, è stato cancellato dalle liste delle organizzazioni proibite nel Regno Unito.

Perciò, dal 24 giugno 2008, sono venute a mancare le basi della decisione del Consiglio, vale a dire la decisione presa da un'autorità giuridica o un'autorità competente di pari grado. Ciononostante, al momento della revisione dell’elenco delle organizzazioni terroristiche, il 15 luglio 2008, il Consiglio ha deciso di non cancellare dall’elenco il PMOI. Può il Consiglio spiegare quali sono le motivazioni che hanno portato a mantenere il PMOI nell’elenco delle organizzazioni terroristiche?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Le precedenti decisioni del Consiglio di includere e in seguito mantenere il Mojahedin del popolo dell’Iran (PMOI) nell’elenco europeo delle organizzazioni terroristiche sono state motivate dal fatto che esso era incluso nella lista delle organizzazioni terroristiche del Regno Unito.

Da quando, il 24 giugno, il governo britannico ha deciso di cancellare il PMOI dal proprio elenco, è sorto un dibattito sulla sua eventuale cancellazione anche da quello europeo.

Tuttavia, il Consiglio era in possesso di altre informazioni e ha stabilito, il 15 luglio, che sussistevano le motivazioni per includere il PMOI nell’elenco europeo, in conformità ai criteri stabiliti dalla posizione comune 2001/931/PESC.

Vorrei ricordare che tale decisione del Consiglio e una dichiarazione delle motivazioni per l’inclusione del PMOI in detto elenco, sono state comunicate all’organizzazione interessata. In tale contesto, e in conformità con le norme vigenti, il PMOI è stato informato della possibilità di richiedere un riesame della decisione e di presentare ricorso al Tribunale di primo grado delle Comunità europee.

Il PMOI ha seguito esattamente questa strada, presentando ricorso a tale decisione presso il tribunale di primo grado, il 21 luglio. Il caso è attualmente in esame e non spetta al Consiglio esprimere commenti in merito.

 

Interrogazione n. 17 dell’on. Ludford (H-0738/08)
 Oggetto: Applicazione transfrontaliera delle sanzioni per le infrazioni stradali
 

Viste le finalità dell’UE di creare uno spazio di libera circolazione, di giustizia comune e di obiettivi ambientali condivisi, non concorda il Consiglio che sarebbe sensato applicare le sanzioni nei confronti dei guidatori che violano le normative sulla circolazione stradale, ad esempio non pagando gli oneri per l’uso della strada, non rispettando le zone verdi o a basse emissioni, guidando o parcheggiando nelle corsie riservate agli autobus o ai tram, qualunque sia il loro Stato membro di nazionalità o residenza? Cosa sta facendo il Consiglio per perseguire l’obiettivo un’applicazione globale?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Per la presidenza francese , la questione delle infrazioni stradali commesse da un cittadino europeo all’interno del territorio dell’Unione, ma al di fuori del suo Stato di origine, costituisce una priorità nell’ambito dei trasporti.

La presidenza agirà sulla base di una proposta della Commissione dell’aprile 2008. Tale proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio è volta a facilitare l’applicazione transfrontaliera delle sanzioni per taluni tipi di reati stabiliti dalla legislazione degli Stati membri in ambito di sicurezza stradale (il mancato utilizzo della cintura di sicurezza, eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza e attraversamento con il semaforo rosso)(1). Nello specifico, propone di creare una rete europea di scambio di dati elettronici per poter identificare il proprietario di un veicolo affinché le autorità di uno Stato membro in cui è stata commessa un’infrazione possano emettere una notifica nei confronti del proprietario del mezzo, in qualsiasi Stato membro dell’UE egli si trovi. In realtà, il fatto che alcuni di coloro che commettono le infrazioni non risiedano nello Stato membro dove è registrato il reato complica o impedisce le indagini, l’azione giudiziaria e l’effettiva applicazione delle sanzioni.

Un primo scambio di opinioni ha avuto luogo alla seduta del 9 ottobre del Consiglio dei ministri dei Trasporti. Vi è stato ampio consenso sulla necessità di completare in tempi rapidi il dibattito sulla proposta, dal momento che ciò ci consentirebbe di raggiungere gli obiettivi stabiliti nel Libro bianco sulla sicurezza stradale (dimezzare il numero di vittime sulle strade europee entro il 2010).

Inoltre, il Consiglio ha già approvato, nel quadro del Titolo VI TUE, varie iniziative volte a migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra i dipartimenti di polizia e di giustizia degli Stati membri, tra le quali provvedimenti pubblici contro le infrazioni stradali, tra cui:

Decisione quadro 2005/214/GAI sull’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sanzioni pecuniarie(2). L’obiettivo di tale decisione è garantire che le sanzioni pecuniarie imposte in uno Stato membro siano applicate nello Stato membro in cui la persona coinvolta risiede abitualmente, è titola di proprietà o di un reddito;

la Convenzione relative alle decisioni di ritiro della patente di guida (1998)(3);

la Convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea (2000)(4);

la Decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri dell’Unione europea incaricate dell’applicazione della legge(5);

la decisione di rafforzare la cooperazione transfrontaliera, segnatamente per quanto riguarda la lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera (2008)(6)e la decisione sull’attuazione di tale decisione(7).

Questa decisione include, in particolare, disposizioni sulla ricerca transfrontaliera automatizzata dei dati di immatricolazione dei veicoli.

 
 

(1) Doc. 7984/08 COM (2008) 151.
(2)GU L 76 del 22.3.2005, pag. 16.
(3) GU C 216 del 10.7.1998, pag. 2.
(4) GU C 197 del 12.7.2000, pag. 3.
(5) GU L 386 del 29.12.2006, pag. 89.
(6) GU L 210 del 6.8.2008, pag. 1.
(7) GU L 210 del 6.8.2008, pag. 12.

 

Interrogazione n. 19 dell’on. Dillen (H-0743/08)
 Oggetto: Rifiuto del visto per una missione di osservazione elettorale in Ruanda
 

In occasione delle elezioni di lunedì 15 settembre, il Parlamento europeo ha inviato in Ruanda una delegazione di osservatori composta secondo il sistema D'Hondt, che include politici di diverse tendenze e nazionalità. L'interrogante, deputato non iscritto del Parlamento europeo, avrebbe dovuto far parte di questa delegazione. Tra l'altro, lo scorso anno ha ottenuto senza problemi il visto necessario per partecipare alla riunione annuale dell'Assemblea paritetica ACP-UE a Kigali. Ora, senza indicare i motivi, nonostante le ripetute richieste di spiegazioni, l'ambasciata del Ruanda a Bruxelles ha rifiutato il visto. La delegazione è quindi partita con un membro in meno. In tal modo il governo ruandese dimostra di voler decidere chi può far parte di una missione d'osservazione elettorale, pregiudicando quindi la credibilità del Parlamento europeo quale istituzione politica indipendente.

Cosa pensa il Consiglio dell'atteggiamento delle autorità ruandesi? Il Consiglio ha chiesto al Ruanda le ragioni del rifiuto del visto ad un membro della suddetta delegazione? Quali passi compirà in futuro il Consiglio presso le autorità ruandesi al fine di evitare ulteriori atti arbitrari?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio deplora il rifiuto dell’ambasciata del Ruanda a Bruxelles di concederle il visto nonché l’incapacità di spiegare le ragioni di tale decisione. La presidenza del Consiglio e il capo della delegazione della Commissione europea hanno protestato con le autorità ruandesi a Kigali per la mancata concessione del visto ad alcuni osservatori elettorali selezionati dalla Commissione europea. Sebbene ciò abbia consentito un notevole miglioramento della situazione, purtroppo non ha avuto effetti positivi sul suo caso.

Nei suoi contatti regolari con il Ruanda, il Consiglio continuerà a sottolineare l’indipendenza dell’Unione europea nelle sue azioni, che è però indebolita da azioni quali il rifiuto di concedere il visto ai funzionari incaricati di partecipare alle missioni europee nel paese, nel quadro delle relazioni tra Unione europea e Ruanda.

Per evitare che in futuro altre missioni debbano affrontare simili difficoltà, il Consiglio ha invitato la Commissione a valutare altre strade. Un esempio potrebbe essere l’inclusione di una clausola di non discriminazione nei confronti degli osservatori dell’Unione europea all’interno dei memoranda d’intesa avviati con quei paesi che hanno richiesto l’invio di osservatori.

 

Interrogazionen. 20 dell’on. Papadimoulis (H-0747/08)
 Oggetto: Protezione dei diritti dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane
 

Nella sua recente risoluzione (P6_TA(2008)0404) sulla situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, il Parlamento europeo ha sottolineato che "più di 11 000 palestinesi, tra cui centinaia di donne e bambini, sono rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani", ha espresso "profonda preoccupazione per la situazione delle prigioniere palestinesi e dei detenuti vulnerabili che, secondo quanto riportato, sono vittime di maltrattamenti e non hanno accesso alle cure mediche" e ha invitato Israele "a garantire il rispetto delle norme minime in materia di detenzione, a istituire dei processi per tutti i detenuti, a porre fine al ricorso agli "ordini di detenzione amministrativa" e ad adottare misure adeguate per quanto riguarda i minori e i diritti di visita in carcere ai detenuti, rispettando pienamente le norme internazionali, compresa la Convenzione sui diritti dell'infanzia e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ...".

Quali misure ha già adottato il Consiglio per la protezione dei diritti dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane e, in particolare, dei bambini, e quali misure intende adottare per conformarsi alla risoluzione del Parlamento europeo?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Poiché abbiamo già discusso tale questione durante la tornata di luglio, vorrei confermarle nuovamente il grande impegno dell’Unione europea su questo tema. A tutti i livelli, l’Unione europea continua a far presente a Israele le proprie preoccupazioni sulla situazione dei diritti umani: lo fa ad ogni incontro di alto livello fra le due parti e agli incontri di dialogo politico.

Durante questi incontri, vengono presi in considerazione vari punti:

− il rispetto dei diritti umani, incluse libertà di religione e di culto;

− l’espansione degli insediamenti;

− il diritto internazionale umanitario; e

− la detenzione amministrativa, inclusi alcuni casi individuali – a cui faceva riferimento l’interrogazione dell’onorevole.

Per quanto riguarda la questione specifica dei bambini, un terzo incontro del gruppo di lavoro informale UE-Israele, che si è tenuto il 30 aprile 2008, ha approfondito una serie di questioni tra cui la situazione delle minoranze, i difensori dei diritti umani e i diritti dei bambini. In tale occasione, l’Unione ha ribadito la necessità di un monitoraggio appropriato di tali questioni.

In generale, l’Unione europea ritiene fondamentale mantenere i contatti attraverso tutti i canali diplomatici e politici. L’Unione ha sempre dato grande importanza alla strada del dialogo. Il dialogo sul rispetto del diritto internazionale e umanitario, condotto in modo costruttivo in base alle disposizioni dei trattati esistenti con Israele, è il metodo più efficace di trasmettere le opinioni e i messaggi dell’Unione europea sulle questioni che le stanno a cuore.

Il 16 giugno di quest’anno, all’ottavo incontro del Consiglio d’associazione UE-Israele, si è discusso di un approfondimento delle relazioni fra Unione europea e Israele. In tale contesto, il dialogo fra Unione e Israele sui diritti umani è un elemento fondamentale del processo, poiché l’Unione ha proposto di creare una sottocommissione sui diritti umani nel quadro dell’accordo d’associazione la quale sostituirebbe l’attuale gruppo di lavoro informale. Il Parlamento ha espresso il proprio apprezzamento per quest’iniziativa, che dimostra il nostro comune approccio alla situazione.

 

Interrogazionen. 21 dell’on. Heaton-Harris (H-0749/08)
 Oggetto: Finanziamenti UE
 

Desidererei sapere dalla Presidenza del Consiglio la ragione per cui è necessario il trattato di Lisbona. Il progetto di bilancio dell'Unione europea per il 2009 mostra che la Commissione continua a finanziare le nuove misure contenute nel trattato non ratificato, nonostante il fatto che non esiste una base legale. Se ciò è possibile, allora perché è necessario il trattato?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Non spetta al Consiglio commentare il trattato di Lisbona, che è stato firmato dagli Stati membri, ma per il quale il processo di ratifica non è ancora stato completato.

Tuttavia, l’interrogazione dell’onorevole si concentra sulle conclusioni del Consiglio europeo del 19 e 20 giugno 2008(1), secondo cui l’obiettivo del trattato di Lisbona è di consentire all’Unione di agire in modo più efficace e più democratico.

 
 

(1) doc. 11018/08

 

Interrogazione n. 22 dell’on. Deva (H-0751/08)
 Oggetto: Commenti di Giscard d'Estaing sul trattato di Lisbona
 

Si chiede alla Presidenza del Consiglio se concordi con il commento di Valery Giscard d'Estaing che i paesi che non desiderano approvare il trattato di Lisbona potrebbero semplicemente avere un altro tipo di appartenenza all'Unione europea, che porterebbe alla cosiddetta Europa a due velocità.

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Non spetta al Consiglio commentare le dichiarazioni rilasciate da personalità politiche.

 

Interrogazione n. 23 dell’on. Callanan (H-0753/08)
 Oggetto: Trattato di Lisbona
 

Si chiede alla Presidenza del Consiglio se ritenga che la popolazione di altri Stati membri – ad esempio della Francia – avrebbe bocciato il trattato di Lisbona ove fosse stato loro concesso di tenere un referendum?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Andrebbe ricordato che gli Stati membri ratificano gli emendamenti ai trattati secondo le proprie norme costituzionali. Se tale ratifica è eseguita attraverso un referendum, lo Stato membro coinvolto deve accettare le conclusioni che emergono dall’esito di tale referendum.

Non spetta al Consiglio dare suggerimenti riguardo all’interrogazione posta dall’onorevole.

 

Interrogazione n. 25 dell’on. Pafilis (H-0758/08)
 Oggetto: Esercizio ”EUROPA-II/2008” in Grecia
 

Il gruppo di combattimento "Hellbrock" del cosiddetto Euroesercito, sotto comando greco, ha effettuato la scorsa settimana in Grecia nella zona di Askos-Profitis di Salonicco, un esercizio militare denominato "EUROPA-II/2008", durante il quale – come è stato anche rivelato da fotografie pubblicate nella stampa greca – l'esercito ha dovuto affrontare manifestanti che brandivano striscioni con lo slogan "EU go home!" ("UE fuori di qui!")

Può il Consiglio dire qual è la sua posizione rispetto a tale tipo di esercizi delle forze militari dell'UE? Ritiene che ogni popolo abbia il diritto, all'interno o all'esterno dell'UE, di esprimere pubblicamente le sue opinioni tra le quali sono incluse, naturalmente, l'opposizione alla politica dell'UE e la contestazione della sua sovranità?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio fa notare che, non solo la conduzione di esercizi di questo tipo è di responsabilità nazionale, ma anche che il cosiddetto Euroesercito non è un organismo che fa parte dell’Unione europea.

 

Interrogazione n. 26 dell’on. Isler Béguin (H-0760/08)
 Oggetto: Seguito della sentenza del 12 luglio 2005 della Corte di giustizia europea
 

A causa del mancato rispetto della regolamentazione europea relativa alla taglia dei pesci di cui è consentita la pesca, la Corte di giustizia europea ha condannato la Francia, con sentenza del 12 luglio 2005, a versare un'ammenda di 20 milioni di euro e una penalità di mora semestrale di 57,8 milioni di euro.

In quale data la Francia si è adeguata alle decisioni della sentenza? In base a tale data, qual è l'esatto ammontare dell'ammenda e delle penalità di mora versate dalla Francia?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Onorevole Isler Béguin, non ritengo sarebbe corretto risponderle in qualità di presidente in carica del Consiglio, poiché non spetta al Consiglio occuparsi dell’applicazione, da parte di uno Stato membro, di una sentenza della Corte di giustizia. In qualità di ministro francese, posso garantirle che la Francia ha rispettato pienamente la sentenza.

 

Interrogazione n. 27 dell’on. Figueiredo (H-0762/08)
 Oggetto: Diritti dei cinque patrioti cubani detenuti negli USA
 

Come è noto, da oltre dieci anni (dal 12 settembre 1998), gli USA continuano a tenere prigionieri in carceri americane cinque patrioti cubani: Gerardo Hernández, René González, Ramón Labañino, Fernando González e Antonio Guerrero. Si tratta di cinque cittadini cubani che si sono limitati a difendere il proprio paese e il proprio popolo e che sono state vittime di numerose situazioni di illegalità.

Nel frattempo si continuano a calpestare i diritti umani fondamentali, soprattutto per quanto riguarda le visite dei familiari. Si tenga presente che non è stato peraltro consentito di visitarli ad alcuni deputati del PE, fra cui l'interrogante.

Come intende attivarsi il Consiglio per far pervenire all'amministrazione USA la propria posizione sull'inosservanza dei diritti umani più elementari, gli ostacoli e le restrizioni inumane quanto alle visite di familiari ai cinque detenuti?

Ha già fatto pervenire all'amministrazione USA la posizione del Consiglio quanto al rifiuto di visitare i cinque patrioti cubani opposto ai deputati al Parlamento europeo, fra cui l'interrogante?

 
 

Interrogazione n. 28 dell’on. Toussas (H-0773/08)
 Oggetto: Immediata liberazione di cinque patrioti cubani
 

Sono trascorsi già dieci anni dall'arresto negli USA di cinque patrioti cubani – Gherardo Hernandez, Antonio Guerrero, Ramon Labanino, Fernando Gonzalez e René Gonzalez – che, sulla base di accuse insussistenti ordite ad arte, continuano ad essere detenuti nelle carceri statunitensi in violazione delle basilari norme di diritto, in condizioni di detenzione brutali, con il divieto di visita financo dei loro congiunti come pure da parte di una commissione di parlamentari che ha chiesto ufficialmente di far loro visita.

Gli USA violano i diritti umani fondamentali dei cinque detenuti come pure, in generale, i principi fondamentali del diritto internazionale e umanitario.

Condanna il Consiglio la persistente detenzione illegale dei cinque cubani?

Qual è la posizione del Consiglio di fronte alle istanze di parlamenti nazionali e internazionali e organizzazioni di massa internazionali per l'immediata liberazione dei cinque patrioti cubani detenuti?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’Unione europea ribadisce il suo rifiuto per ogni detenzione arbitraria e deplora ogni situazione in cui i diritti umani e il rispetto per gli individui non siano garantiti.

Il Consiglio è al corrente del fatto che, in taluni casi, le autorità degli Stati Uniti non hanno consentito ai familiari dei detenuti, o ad altre persone, tra cui onorevoli membri del Parlamento europeo, di mettersi in contatto con i cinque detenuti cubani accusati di spionaggio dalle autorità statunitensi. Tuttavia, secondo il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite, alla maggioranza dei parenti dei detenuti sono stati concessi visti per visitare i propri familiari.

 

Interrogazione n. 30 dell’on. Kamall (H-0767/08)
 Oggetto: Mercati
 

Si chiede alla Presidenza del Consiglio se convenga con me che i liberi scambi sono buona cosa e che l'intervento governativo nei mercati – anche da parte dell'UE – non è cosa buona; il Consiglio conviene anche che uno dei maggiori difetti del trattato di Lisbona è che non sottoscrive questo principio?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Come l’onorevole, il Consiglio crede nell’economia di mercato. Essa sta alla base dell’approccio comunitario, come ci ricorda l’articolo 4 della trattato istitutivo della Comunità europea, che richiede il rispetto del principio dell’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

La crisi finanziaria che stiamo attraversando, tuttavia, ci ricorda che il mercato può essere difettoso, se non è sottoposto a disciplina e norme. Questo non è un dibattito ideologico, bensì una semplice osservazione: vi sono casi in cui l’intervento pubblico si rende necessario per garantire un funzionamento dei mercati che sia efficace, responsabile, e che stimoli la crescita.

Per quel che concerne il trattato di Lisbona, va ricordato che non è ancora in vigore e non spetta al Consiglio interpretarlo.

 

Interrogazione n. 31 dell’on Irujo Amezaga (H-0768/08)
 Oggetto: “Liste nere” di cui al regolamento (CE) n. 881/2002
 

La sentenza del 3 settembre 2008 nelle cause riunite C-402/05 P e C-415/05 P ha annullato il regolamento (CE) n. 881/2002(1) nella parte in cui esso riguarda Yassin Abdullah Kadi e la Al Barakaat International Foundation.

La sentenza ricorda che "le procedure applicabili devono altresì fornire alla persona interessata un'occasione adeguata di esporre le proprie ragioni alle autorità competenti", il che non è avvenuto nei casi in questione.

Può il Consiglio garantire che l’inserimento di persone giuridiche, gruppi ed entità nell’allegato del succitato regolamento avviene rispettando scrupolosamente i diritti fondamentali dei cittadini e delle organizzazioni?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Innanzi tutto, rifiuto l’etichetta di “lista nera” per le sanzioni europee dirette a individui o entità che appartengono o sono associate ad Al-Qaeda o ai Talebani, che traspongono le decisioni di sanzioni del Comitato 1267 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratta di un meccanismo che applica determinate restrizioni il cui obiettivo principale è prevenire atti terroristici. Le liste sono note e pubbliche, come le misure a loro connesse.

Per quanto riguarda le cause riunite riguardanti Yassin Abdullah Kadi e la Al Barakaat Foundation, il Consiglio prende atto della sentenza della Corte di giustizia del 3 settembre 2008. Per rispettare i diritti di difesa a cui la Corte fa riferimento, le informazioni che forniscono motivo di inclusione nella lista di sanzioni europee dirette a individui o entità che appartengono o sono associate ad Al-Qaeda o ai Talebani saranno comunicate alle parti interessate. In risposta, il signor Kadi e la Al Barakaat Foundation potranno esporre le proprie osservazioni.

Il Consiglio prenderà in considerazione quali cambiamenti potranno essere apportati alla procedura di trasposizione in Europa delle sanzioni delle Nazioni Unite rivolte a individui o entità appartenenti o associate ad Al-Qaeda o ai Talebani. In ogni caso, il Consiglio garantirà che le misure necessarie all’implementazione delle sanzioni siano applicate tempo secondo una tempistica appropriata.

 
 

(1) GU L 139 del 29.5.2002, pag. 9.

 

Interrogazione n. 32 dell’on. Posselt (H-0771/08)
 Oggetto: Calendario della missione EULEX
 

Nella sua risposta all’interrogazione scritta H-0647/08(1), il Consiglio ha affermato che lo spiegamento della missione EULEX migliorerà in modo decisivo la situazione nel Nord del Kosovo. Per quale motivo lo spiegamento di EULEX su tutto il territorio del Kosovo avviene con tanta lentezza? Qual è il calendario di EULEX fino alla fine dell'anno? Quando, secondo il Consiglio, la missione EULEX sarà pienamente operativa e potrà sostituire totalmente o in gran parte la missione MINUK?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Lo spiegamento della missione EULEX è stato ritardato dal processo di riorganizzazione della missione MINUK, che è stato deciso solo nel giugno 2008. Inoltre, lo spiegamento della missione dipende anche dal trasferimento di equipaggiamento e attrezzature dal MINUK. L’accordo di massima su tale trasferimento è stato raggiunto solo il 18 agosto, e l’attuazione è stata estremamente lenta a causa di procedure amministrative complesse, sia dal lato delle Nazioni Unite sia da quello europeo.

Il 21 settembre, il Consiglio ha deciso di rilanciare lo spiegamento della missione, in gruppi di 100 persone ogni settimana. A fine ottobre, sarà inviata la richiesta di spiegamento di unità integrate di polizia (IPU), affinché siano incluse nella missione a fine novembre. Infine, lo staff selezionato per la missione EULEX, che al momento lavora all’interno della missione MINUK, sarà trasferito verso la fine di novembre.

Al momento vi sono ancora circa 300 posizioni aperte. Gli Stati membri e i cinque paesi non appartenenti all’Unione europea sono stati invitati, la scorsa settimana, a collaborare con urgenza per assegnare gli attuali posti vacanti. Il Consiglio ha inoltre deciso di invitare un altro Stato non UE, il Canada, a prendere parte alla missione.

Se lo spiegamento avverrà come previsto, e se le procedure per l’acquisto e il trasferimento delle attrezzature avranno luogo con la rapidità richiesta dal Consiglio, all’inizio di dicembre la missione raggiungerà la propria capacità operativa iniziale e sarà in grado di assumersi le responsabilità che ne costituiscono il mandato.

 
 

(1) Risposta scritta del 23.9.2008.

 

Interrogazionen. 33 dell’on. Susta (H-0775/08)
 Oggetto: Caso delle scarpe
 

In Italia, durante l'ultima settimana di settembre la Guardia di Finanza ha sequestrato 1.700.000 calzature. Le scarpe sequestrate recavano marchi contraffatti, e 84 000 di esse avevano impressa la dicitura ingannevole "made in Italy". In molte è stata trovata in percentuali allarmanti una sostanza cancerogena, il cromo esavalente.

Quale giudizio dà il Consiglio del suddetto episodio e quali misure intende adottare per impedire simili episodi? Intende il Consiglio sollecitare la Commissione ad aprire con maggiore frequenza le procedure antidumping contro la Cina? Ritiene il Consiglio di dover rafforzare gli standard qualitativi dei prodotti mediante l'approvazione della proposta di regolamento (COM(2005)0661) della Commissione del dicembre 2005 sull'obbligatorietà del marchio d'origine sulle merci importate da paesi terzi? Ritiene il Consiglio di dover sollecitare la Commissione ad avanzare proposte legislative e/o a modificare in senso più restrittivo la normativa vigente relativamente alla tracciabilità e agli standard igienico-sanitari dei prodotti tessili, calzaturieri, cosmetici, orafi e similari "fatti" nei paesi extra UE?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La contraffazione è un flagello che mette in pericolo la competitività delle imprese europee, nonché la salute e la sicurezza dei consumatori. Viste le dimensioni allarmanti del fenomeno, la presidenza francese ha recentemente varato un’iniziativa in forma di risoluzione su un piano globale europeo antipirateria e anticontraffazione, adottato il 25 settembre alla riunione del Consiglio “Competitività”. L’Unione europea intende pertanto istituire un osservatorio europeo sulla contraffazione e la pirateria commerciale, basato sulle strutture preesistenti della Commissione; saranno intraprese nuove azioni nell’ambito della comunicazione e della sensibilizzazione dei consumatori e saranno sviluppati accordi di partenariato tra il settore pubblico e quello privato per promuovere la collaborazione tra professionisti.

La lotta alla contraffazione è fondamentale per mantenere la competitività delle nostre aziende. Per tale ragione, la Commissione e gli Stati membri stanno lavorando alla negoziazione di un accordo commerciale anticontraffazione plurilaterale (ACTA) con i principali partner, in particolare Stati Uniti e Giappone. Questa bozza di accordo, che migliorerà l’attuale cooperazione internazionale, ha l’obiettivo di coinvolgere, nel lungo termine, le principali economie emergenti, tra cui la Cina. Qualsiasi accordo bilaterale con paesi non membri dell’Unione europea include clausole sulla tutela della proprietà intellettuale. Sarà intensificata la cooperazione internazionale in ambito, ad esempio, di OMC e G8. Abbiamo già raggiunto buoni risultati con la dogana statunitense, ottenendo importanti sequestri, e dobbiamo continuare questo lavoro.

Anche per quanto riguarda la Cina, la situazione sta migliorando. Le autorità cinesi hanno modificato le proprie disposizioni giuridiche e normative e hanno introdotto controlli sulle esportazioni. Anche se rimangono ancora molti progressi da fare in Cina – e saremo particolarmente attenti in questo settore – dovremmo comunque congratularci con il paese per gli sforzi che è disposto a fare per dotarsi di una legislazione pertinente e applicarla in modo efficace. In tale contesto, possiamo anticipare che saremo in grado di accogliere l’adozione di un piano d’azione congiunto UE-Cina sulla dogana al vertice UE-Cina del 1° dicembre 2008.

Per quanto riguarda le procedure antidumping, lei sa che l’applicazione di tali procedure richiede innanzi tutto una denuncia da parte dell’industria comunitaria coinvolta. Spetta poi alla Commissione avviare un’indagine per verificare se effettivamente si configuri un caso di dumping. Il numero di indagini è dunque determinato dal numero di denunce e su questo punto le imprese devono essere maggiormente informate. Come esse stesse hanno sottolineato in uno studio svolto recentemente in Europa su tale tema, le attuali procedure sono altamente burocratiche, lunghe e spesso ambigue, il che le rende disincentivanti. Quelle aziende che ritengono di essere state danneggiate da pratiche anticoncorrenziali non dovrebbero essere scoraggiate dal rivolgersi alle istituzioni europee per ripristinare un regime di concorrenza leale. Per spronarle a muoversi in tal senso, le aziende vanno senz’altro aiutate, per rendere più semplice, veloce e diretto il processo, mantenendoci, al contempo, inflessibili nella lotta anti-dumping, ovunque esso abbia origine.

Per quel che concerne il marchio d’origine sui prodotti importati, ad oggi l’Unione europea non dispone di legislazione riguardante il marchio di origine di prodotti industriali importati da paesi extra-UE (le etichette “made in…”). Nel corso delle consultazioni organizzate dalla Commissione nel 2004, alcuni Stati membri e vari attori interessati (aziende, sindacati, consumatori e altre istituzioni) espressero la propria preoccupazione per il numero crescente di indicazioni di origine ingannevoli o fraudolente su prodotti importati e chiesero di creare delle norme che rendessero obbligatorio il marchio di origine sui prodotti europei e/o importati. La proposta della Commissione, presentata nel 2005, ha consentito di prospettare la determinazione dell’origine di un prodotto, quanto meno parzialmente, attraverso la normativa doganale. Come sapete, però, i requisiti politici e legali, necessari per l’adozione di questa proposta, non sono ancora stati raggiunti. Ciò significa che dovremo continuare a lavorare su questo argomento, poiché un progetto di questo tipo richiede un consenso alla sua base. Vorrei anche sottolineare che il Consiglio ha preso visione della dichiarazione sul marchio di origine adottata dal Parlamento europeo nel novembre 2007(1).

Per quanto riguarda la normativa relativa alla tracciabilità e agli standard igienico-sanitari, spetta alla Commissione presentare proposte in quest’ambito.

 
 

(1) Dichiarazione 0075/2007

 

Interrogazione n. 34 dell’on. Kratsa-Tsagaropoulou (H-0778/08)
 Oggetto: Controlli medici al momento dell’entrata e durante il soggiorno nel territorio dell’UE di immigrati
 

Secondo il rapporto della conferenza organizzata dalla Presidenza portoghese (2° semestre del 2007) "Salute e immigrazione nell'UE", gli immigrati e i profughi che arrivano nell'UE presentano in una percentuale più elevata della norma malattie, contagiose o meno, che hanno contratto nel loro paese di provenienza o che sviluppano più tardi a causa del brusco cambiamento di ambiente o delle condizioni di vita ostili del paese di accoglienza.

Sulla base di tali dati nonché delle conclusioni del Consiglio del dicembre 2007, e vista la preoccupazione delle popolazioni locali in relazione alla salute pubblica nelle regioni che ricevono ondate di immigrati clandestini, può dire il Consiglio se esiste o si prevede di adottare una qualche strategia a livello dell'UE in materia di controlli medici sugli immigrati che entrano nel territorio dell'Unione e di trattamento dei loro problemi di salute durante il loro soggiorno? Può dire inoltre quali politiche attuano gli Stati membri per proteggere la salute di coloro che lavorano nei centri di accoglienza per immigrati e profughi?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’importanza della questione sollevata dall’onorevole Kratsa-Tsagaropoulou è stata riconosciuta dal Consiglio nelle conclusioni del 6 dicembre 2007(1) relative a salute e migrazione. In tali conclusioni, il Consiglio ha invitato gli Stati membri a rendere più semplice l’accesso all’assistenza sanitaria per i migranti e a garantirne l’accesso all’assistenza sanitaria in conformità con gli strumenti nazionali, internazionali e comunitari in vigore.

Nelle stesse conclusioni, il Consiglio ha indicato che l’articolo 152 del trattato che istituisce la Comunità europea afferma che la Comunità deve garantire un livello elevato di protezione della salute umana; ad ogni modo, l’azione della Comunità in ambito di sanità pubblica, rispetta pienamente le responsabilità degli Stati membri per quel che concerne l’organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e cure mediche e può, dunque, essere solo complementare rispetto alle politiche nazionali.

Non vi sono pertanto progetti relativi a una strategia dell’Unione europea sui controlli sanitari al momento dell’entrata dei migranti, poiché si tratta di un ambito di competenza degli Stati membri.

E’ per questa ragione che non vi è mai stata una normativa comunitaria specifica per tutelare la salute di coloro che lavorano nei centri di accoglienza per migranti e rifugiati. Ciò detto, la direttiva 89/391/CEE(2), segnatamente all’articolo 6, impone ai datori di lavoro di valutare ogni rischio a cui i lavoratori potrebbero essere esposti in modo da attuare le misure necessarie per proteggere la loro salute e sicurezza.

Inoltre, la salute dei migranti e la loro possibilità di accedere ai servizi sanitari sono questioni che il Consiglio ha preso in considerazione, in particolare nelle sue attività più recenti. La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente, adottata il 18 giugno di quest’anno, stabilisce:

– l’obbligo di prendere in considerazione “le condizioni di salute di un cittadino di un paese terzo interessato” (articolo 5) nell’attuazione della direttiva;

– l’obbligo per gli Stati membri di fornire ai migranti, in attesa di rimpatrio, “prestazioni sanitarie d’urgenza e il trattamento essenziale delle malattie” (articolo 14), particolarmente quando si trovano in condizioni di trattenimento (articolo 16).

Inoltre, la proposta di direttiva del Consiglio relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro, al momento in discussione, include fra i diritti di cui i cittadini di paesi terzi dovrebbero godere in modo equivalente ai cittadini dell’Unione europea, un ambiente lavorativo sicuro e non pericoloso per la salute (articolo 12).

 
 

(1) Doc. 15609/07.
(2) Direttiva del Consiglio 89/391/CEE concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.

 

Interrogazionen. 35 dell’on. Guerreiro (H-0781/08)
 Oggetto: Difesa della produzione e dell’occupazione nel settore dei tessili e dell’abbigliamento nei singoli paesi dell’Unione europea
 

Considerato che l'Unione europea e la Cina hanno convenuto un sistema comune di vigilanza sulle esportazioni di talune categorie di prodotti tessili e di abbigliamento provenienti da tale paese e dirette verso gli Stati membri dell'Unione europea e che il 31 dicembre 2008 è ormai vicino, può il Consiglio far sapere come intende evitare, dopo il 2008, la situazione verificatasi nel 2005, caratterizzata da un aumento esponenziale delle importazioni di tessili e abbigliamento originari dalla Cina?

Intende proporre una proroga del meccanismo di duplice vigilanza oltre il 31 dicembre 2008? Qual è il punto della situazione per quanto riguarda la proposta di regolamento relativa all'indicazione "prodotto in"?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio è cosciente dell’approssimarsi della fine del periodo di validità del protocollo d’intesa tra la Commissione europea e il Ministero per il commercio della Repubblica popolare cinese sull’esportazione di determinati tessili e abbigliamento. Lo stesso vale per il regolamento n. 1217/2007 della Commissione, secondo cui, dal 2008, le esportazioni di determinati prodotti cinesi verso la Comunità devono passare attraverso un sistema di duplice controllo.

In generale, in ambito della politica comune per il commercio, spetta alla Commissione il ruolo di sottoporre proposte al Consiglio. Al momento, il Consiglio non ha ricevuto alcuna proposta dalla Commissione a riguardo. Inoltre, nessuna richiesta sarebbe stata avanzata dalle imprese europee interessate.

Per quanto riguarda l’indicazione del paese di origine sui prodotti importati, ad oggi la Comunità europea non possiede una normativa sull’indicazione del paese di origine su prodotti industriali importati da paesi al di fuori dell’Unione europea (le etichette “made in”).

Nel corso delle consultazioni organizzate dalla Commissione nel 2004, alcuni Stati membri e vari attori interessati (aziende, sindacati, consumatori e altre istituzioni) espressero la propria preoccupazione per il numero crescente di indicazioni di origine ingannevoli o fraudolente su prodotti importati e chiesero di creare delle norme che rendessero obbligatorio il marchio di origine sui prodotti europei e/o importati. La proposta della Commissione, presentata nel 2005, ha consentito di prospettare la determinazione dell’origine di un prodotto, quanto meno parzialmente, attraverso la normativa doganale.

Come sapete, però, i requisiti politici e legali, necessari per l’adozione di questa proposta, non sono ancora stati raggiunti. Ciò significa che dovremo continuare a lavorare su questo argomento, poiché un progetto di questo tipo richiede un consenso alla sua base. Vorrei anche sottolineare che il Consiglio ha preso visione della dichiarazione sul marchio di origine adottata dal Parlamento europeo nel novembre 2007(1).

 
 

(1) Dichiarazione 0075/2007

 

Interrogazione n. 36 dell’on. Czarnecki (H-0788/08)
 Oggetto: Crisi economica in Europa
 

Può il Consiglio far sapere se intende prendere posizione sulla crisi economica potenzialmente molto grave che minaccia l'Europa e, in caso affermativo, quale sarà tale posizione?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La nostra priorità è, chiaramente, quella di rispondere alla crisi finanziaria. Tutti – Consiglio, Parlamento europeo, Commissione, Banca centrale – ci siamo assunti le nostre responsabilità.

Il Consiglio europeo ha espresso all’unanimità il proprio sostegno al piano e ai principi concordati al vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi dell’Eurozona, durante l’incontro il 12 ottobre a Parigi. I 27 Stati membri ora hanno una risposta chiara e una chiara base motivata con cui affrontare la crisi. Nel breve termine, la priorità era di consentire all’Unione europea di agire in modo coordinato e coerente.

Naturalmente, siamo consci degli effetti della crisi sull’economia e dei rischi che essa implica per il tasso di crescita. Alla riunione informale tenutasi a Nizza in settembre, e successivamente al Consiglio del 7 ottobre, i ministri delle Finanze hanno esposto i primi elementi di una risposta coordinata al rallentamento economico. In questo ambito sono state adottate delle conclusioni.

Con gli stessi obiettivi, il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2008 ha sottolineato la propria intenzione di adottare le misure necessarie per sostenere la crescita e l’occupazione. A tal fine, la Commissione ha ricevuto l’incarico di “formulare, entro la fine dell’anno, proposte adeguate, in particolare per preservare la competitività internazionale dell’industria europea”.

 

Interrogazionen. 37 dell’on. Droutsas (H-0790/08)
 Oggetto: Applicazione del diritto internazionale da parte della Turchia
 

L'esercito turco ha proceduto in questi ultimi giorni a nuovi bombardamenti aerei sulla zona di Avasin-Basyan, nel territorio dell'Iraq settentrionale, acutizzando la tensione alla frontiera tra Turchia e Iraq e calpestando così il principio dell'inviolabilità delle frontiere sancito nel diritto internazionale, con dolorose conseguenze per i popoli della regione.

Può il Consiglio dire se condanna questi nuovi attacchi da parte della Turchia nel territorio di un altro paese, che infrangono il principio dell'inviolabilità delle frontiere iscritto nel diritto internazionale?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’Unione europea sta seguendo attentamente la situazione. Nelle sue conclusioni del 10 dicembre 2007, il Consiglio ha condannato ogni attacco terroristico e ogni atto di violenza realizzato in territorio turco e ha espresso la propria solidarietà al popolo turco. Il Consiglio ha inoltre sostenuto gli sforzi della Turchia per proteggere la propria popolazione e combattere il terrorismo nel rispetto di diritti umani, libertà fondamentali e diritto internazionale nonché con l’obiettivo di mantenere la pace e la stabilità nella regione.

In una dichiarazione rilasciata il 3 ottobre 2008, la presidenza ha condannato aspramente gli attacchi del PKK contro un avamposto militare nella Turchia sudorientale. La presidenza ha anche ribadito che l’Unione europea è al fianco della Turchia nella lotta al terrorismo.

In una dichiarazione precedente, rilasciata il 25 febbraio 2008, la Presidenza del Consiglio “pur riconoscendo la necessità della Turchia di proteggere la propria popolazione dal terrorismo”, invitava il paese ad “astenersi dall’intraprendere un’azione militare sproporzionata, a rispettare l’integrità territoriale, i diritti umani e lo stato di diritto in Iraq”. Ha infine esortato la Turchia a “limitare le proprie attività militari a quelle assolutamente necessarie per raggiungere il proprio principale obiettivo: la protezione della popolazione turca dal terrorismo”.

Inoltre, per quel che concerne la Turchia orientale e sudorientale, il Consiglio ha ribadito la necessità di sviluppare rapidamente e attuare una strategia globale che garantisca lo sviluppo economico, sociale e culturale della regione.

Il rafforzamento del dialogo e della cooperazione tra Turchia e Iraq per risolvere questo problema è di vitale importanza. Il Consiglio ha invitato il governo iracheno e il governo regionale curdo ad attuare misure appropriate per garantire il rispetto dei confini turchi e assicurare che il territorio iracheno non venga utilizzato per azioni violente contro i vicini dell’Iraq. Il 28 settembre 2007 è stato firmato un accordo di cooperazione fra Iraq e Turchia per combattere il terrorismo, esso rappresenta il quadro adeguato all’interno del quale l’Unione europea può promuovere un dialogo e una cooperazione costanti fra Turchia e Iraq.

L’Unione europea ribadisce l’importanza di intensificare tale cooperazione affinché il territorio iracheno non costituisca una base per azioni terroristiche contro la Turchia.

Alla luce di quanto esposto, gli onorevoli parlamentari possono avere la certezza che l’Unione europea continuerà a controllare attentamente la situazione e a ricercare una soluzione basata sulla cooperazione fra Turchia e Iraq.

 

Interrogazione n. 38 dell’on. Martin (H-0791/08)
 Oggetto: Organi ausiliari del Consiglio
 

Oltre al Coreper, il Consiglio dispone di oltre 163 organi ausiliari e nel 2007 si sono svolte ben 4.183 riunioni di detti organi.

Le riunioni degli organi ausiliari sono accessibili alla pubblica opinione o per deputati al Parlamento europeo? La data e il luogo di dette riunioni sono resi pubblici? Esistono processi verbali delle riunioni? Alle riunioni partecipa soltanto un rappresentante per Stato membro? Quali altre persone prendono altrimenti parte alle riunioni? Quali sono i dati sul numero minimo e massimo di partecipanti a queste riunioni nel 2007? In queste riunioni sono utilizzati interpreti simultanei?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Osservo che la presente interrogazione segue l’interrogazione scritta che l’onorevole Martin ha presentato al Consiglio il 30 giugno 2008, alla quale era stata fornita una risposta molto dettagliata in settembre(1). Proprio tale risposta del Consiglio ha consentito all’onorevole Martin di porre 7 ulteriori interrogazioni, alle quali risponderò oggi, riguardanti:

(1) l’apertura al pubblico delle riunioni degli organi ausiliari del Consiglio, (2) la pubblicizzazione di determinate informazioni riguardanti tali riunioni, (3) l’accesso ai processi verbali, (4) il numero di partecipanti e (5) la possibilità di partecipazione alle riunioni da parte di altre persone oltre ai rappresentanti degli Stati membri, (6) il numero di partecipanti e (7) l’utilizzo di interpreti a tali riunioni.

Innanzitutto, vorrei sottolineare che, secondo l’articolo 8, paragrafo 1 del Regolamento Interno, e secondo le disposizioni di tale regolamento, le deliberazioni del Consiglio sono aperte al pubblico nei casi in cui esso agisce come colegislatore con il Parlamento europeo, nella procedura di codecisione. In altri casi, i lavori del Consiglio possono essere aperti al pubblico se il Consiglio lo ritiene appropriato. In particolare, questo è il caso delle deliberazioni del Consiglio su importanti proposte legislative oltre a quelle approvate attraverso la procedura di codecisione, nonché dei dibattiti pubblici su questioni importanti che coinvolgono gli interessi dell’Unione europea e dei suoi cittadini.

Eccettuati questi casi, le deliberazioni del Consiglio non sono aperte al pubblico. Lo stesso vale per gli organi ausiliari del Consiglio (Coreper, comitati e gruppi di lavoro). Di conseguenza, la partecipazione alle sedute del Consiglio e alle riunioni dei suoi organi ausiliari è riservata ai rappresentanti degli Stati membri e a funzionari autorizzati. In virtù dell’articolo 5 del Regolamento Interno del Consiglio, la Commissione è invitata a partecipare alle riunioni del Consiglio e alle riunioni dei suoi organi ausiliari. Lo stesso vale per la Banca Centrale Europea nei casi in cui esercita il proprio diritto d’iniziativa. Ciò detto, il Consiglio può decidere altrimenti di volta in volta, e può quindi accadere che, in via del tutto eccezionale, sia chiesto a rappresentanti di enti o istituzioni comunitarie di partecipare alle riunioni del Consiglio o dei suoi organi ausiliari: la loro presenza dipende dal tema trattato e dall’opportunità della loro partecipazione.

Per quanto riguarda le informazioni pratiche sulle riunioni del Consiglio e dei suoi organi ausiliari, esse sono semplici da reperire, poiché sono pubblicate sul sito web del Consiglio, seguendo il percorso “Documenti – Trasparenza Legislativa – Calendario e ordini del giorno”.

Riguardo al processo verbale, il Regolamento Interno prevede che esso sia redatto per le riunioni del Consiglio; tale diposizione non include gli organi ausiliari. Tuttavia, le attività principali degli organi ausiliari del consiglio emergono dai documenti di lavoro del Consiglio, che sono distribuiti ai rappresentanti degli Stati membri e archiviati nel registro pubblico dei documenti del Consiglio.

Per quel che concerne il numero di partecipanti, nella maggioranza dei casi il numero di rappresentanti presenti per un particolare punto all’ordine del giorno è di uno o due per Stato membro. In alcune riunioni, sempre che la capacità della sala lo consenta, il numero è più alto.

Riguardo alle cifre sulla partecipazione, nella grande maggioranza dei casi i rappresentanti di tutti gli Stati membri e la Commissione partecipano agli incontri degli organi ausiliari.

Infine, posso informarla che, per quanto riguarda l’interpretazione, sono applicate le disposizioni della decisione n. 111/07 SG/AR del 23 luglio 2007.

 
 

(1) Interrogazione scritta E-3908/08, doc. 12141/08

 

Interrogazione n. 39 dell’on. Andrikienė (H-0792/08)
 Oggetto: Specifica linea di bilancio UE in materia di strategia per il Mar Baltico
 

Nell'ambito della procedura di bilancio UE per il 2009 , che ne pensa il Consiglio di una specifica linea di bilancio per l'attuazione della strategia della regione del Mar Baltico (a partire dal 2009 e per gli anni a seguire), come affermato nella risoluzione del PE P6_TA(2006)0494 del 16 novembre 2006 sulla strategia per la dimensione settentrionale incentrata sull'area del Baltico, in cui il Parlamento europeo chiedeva una specifica linea di bilancio UE al riguardo?

 
  
 

(FR) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2008 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio concorda con l’onorevole nel ritenere che lo sviluppo di una strategia per il Mar Baltico sia importante. In tale contesto, va sottolineato che il Consiglio europeo del 14 dicembre 2007 ha invitato la Commissione a presentare una strategia europea per l’area del Baltico entro giugno 2009.

Il Consiglio esamina sempre attentamente la posizione del Parlamento europeo e lo farà anche in occasione della seconda lettura del bilancio per il 2009. Se un emendamento su tale questione, presentato dall’onorevole, dovesse essere accolto dal Parlamento europeo nella prima lettura del bilancio per il 2009, che avrà luogo il 23 ottobre 2008, il Consiglio certamente adotterà una posizione su tale emendamento al momento della sua seconda lettura del bilancio, il 21 novembre 2008.

 

INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE
Interrogazionen. 54 dell’on. Corda (H-0718/08)
 Oggetto: Inosservanza del regolamento sui diritti dei passeggeri aerei
 

Nonostante diverse e recenti iniziative della Commissione, in particolare il documento d'informazione rispondente a quesiti precisi sull'applicazione delle disposizioni più controverse del regolamento (CE) n. 261/2004(1)sui diritti dei passeggeri aerei in caso di annullamento, prenotazione eccessiva o grave ritardo del volo, le compagnie aeree continuano a ignorare il regolamento invocando "cause di forza maggiore" o di "circostanze eccezionali" per non tenere conto degli interessi legittimi dei viaggiatori.

Dinanzi al fallimento del dialogo e dell'autoregolamentazione delle compagnie aeree, intende la Commissione adottare finalmente sanzioni rilevanti o modificare il regolamento per tutelare e indennizzare i cittadini europei lesi nei loro diritti?

 
  
 

(FR) La Commissione ha affermato nella sua comunicazione dell’aprile 2007(2)che andrebbe concesso un adeguato periodo di tempo alle parti interessate (forze dell’ordine nazionali e compagnie aeree) per fare sì che eventuali accordi fra di esse abbiano il tempo di dare risultati.

A breve, la Corte di giustizia emetterà delle sentenze su una serie di questioni preliminari, riunite in un singolo caso, che dovrebbero fare luce su vari punti del regolamento considerati controversi(3), incluso il concetto di “circostanze eccezionali”. Tale sentenza consentirà alle parti interessate di migliorare la definizione di questo concetto.

La Commissione mantiene contatti regolari con le forze dell’ordine nazionali per controllare l’applicazione del regolamento. Si interessa particolarmente al modo in cui tali enti seguono le denunce dei passeggeri. La Commissione presta grande attenzione anche al rispetto degli accordi volontari siglati fra autorità nazionali e compagnie aeree alla fine del 2007.

Entro la fine dell’anno, la Commissione analizzerà tutte le informazioni disponibili(4)per valutare se tali accordi volontari abbiano fornito soluzioni adeguate alle mancanze riscontrate nell’applicazione del regolamento.

In seguito, informerà le altre istituzioni dei risultati della propria valutazione in una comunicazione che sarà pubblicata nei primi tre mesi del 2009, la quale specificherà, se necessario, eventuali misure aggiuntive da intraprendere.

 
 

(1) GU L 46 del 17.2.2004, pag.1
(2) COM(2007)168 definitivo
(3) C-402/07 e C-432/07, udienza pubblica del 24 settembre 2008.
(4) Inclusi i dati forniti dagli Stati membri, le varie denunce gestite dalla Commissione e dalla rete dei Centri Europei dei Consumatori, i casi citati dagli onorevoli membri del Parlamento nelle loro interrogazioni scritte, i risultati degli studi esterni richiesti dalla Commissione e le informazioni fornite dalle parti interessate.

 

Interrogazionen. 56 dell’on. Evans (H-0722/08)
 Oggetto: Passeggeri con mobilità ridotta
 

Ha la Commissione intrapreso trattative con le autorità competenti dei 27 Stati membri per monitorare i progressi e l'applicazione della relazione sui diritti delle persone con disabilità e a mobilità ridotta quando viaggiano in aereo?

Intende la Commissione presentare altre misure legislative sull'accesso dei disabili nel settore dei trasporti?

 
  
 

(FR) I diritti dei passeggeri sono una delle priorità del Commissario ai trasporti. Esso è un ambito in cui l’Unione europea può agire in modo specifico e avere un impatto positivo sulle vite dei cittadini. Ciò vale per tutte le modalità di trasporto.

Per quel che concerne il trasporto aereo, le disposizioni del regolamento riguardanti i diritti delle persone con disabilità e a mobilità ridotta sono entrate in vigore nel luglio 2008. Vi è stato un periodo di transizione di due anni dall’adozione del regolamento, tale periodo è ora terminato.

La Commissione apprezza il fatto che tutti gli operatori del settore, particolarmente compagnie aeree e aeroporti europei, abbiano lavorato attivamente per il successo del regolamento.

La Commissione è certa che ciò accadrà anche con le autorità nazionali. Sta già monitorando il loro lavoro attentamente, attraverso contatti frequenti.

Nel dicembre 2008, il commissario ai trasporti inaugurerà personalmente la prima riunione di lavoro con le forze dell’ordine a Bruxelles. L’obiettivo è quello di identificare le difficoltà iniziali legate all’applicazione del regolamento e il modo migliore per risolverle insieme.

Questa riunione sarà il punto di partenza di un processo che, ci auguriamo, sarà produttivo. Se il problema dovesse persistere, ovviamente, la Commissione si assumerà le proprie responsabilità e, se necessario, utilizzerà i mezzi messi a sua disposizione dal trattato.

Per quel che concerne i diritti dei passeggeri dei trasporti ferroviari, il regolamento che entrerà in vigore il 3 dicembre 2009 garantirà, fra i vari punti, un accesso non discriminatorio al trasporto ferroviario per i passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta.

Riguardo al trasporto marittimo e al trasporto su strada con autobus, entro la fine del 2008 la Commissione proporrà delle misure legislative.

I diritti delle persone con disabilità o a mobilità ridotta, incluse la non discriminazione e l’assistenza, saranno parte integrante di ciascuna di queste proposte, che includeranno anche i seguenti temi: un sistema di responsabilità civile per gli operatori; assistenza in caso di annullamento o ritardo; gestione di denunce e mezzi di impugnazione; e il fornire informazioni ai passeggeri.

 

Interrogazionen. 57 dell’on. Doyle (H-0726/08)
 Oggetto: Duty-Free e misure di sicurezza
 

Si riferisce tuttora che passeggeri provenienti da paesi terzi in transito attraverso aeroporti hub dell'UE continuano a vedersi confiscare i loro acquisti Duty-Free di prodotti liquidi.

La Commissione può fornire un resoconto aggiornato dell'attuazione del regolamento (CE) n. 915/2007 (1)recante modifica del regolamento (CE) n. 622/2003 (2)che stabilisce talune misure di applicazione delle norme di base comuni sulla sicurezza dell'aviazione?

 
  
 

(EN) Dall’entrata in vigore del regolamento (CE) n. 915/2007 della Commissione(3), vari paesi terzi hanno espresso il proprio interesse ad essere esentati dalle regole generali comunitarie su liquidi, aerosol e gel (LAG). Tale regolamento consente un’esenzione dalla restrizione sui LAG per quei prodotti acquistati dai passeggeri nei duty free di aeroporti di paesi terzi, sempre che siano rispettate determinate condizioni. Su richiesta di paesi terzi, la Commissione li ha informati sulle condizioni da rispettare senza indugio.

Ad oggi, due Stati hanno completato con successo la procedura: Singapore e la Croazia. Di conseguenza, i liquidi acquistati in sette aeroporti di questi due Stati sono esenti dalla confisca ai punti di controllo di sicurezza negli aeroporti comunitari (purché i liquidi siano contenuti all’interno di un sacchetto di plastica trasparente e che sia fornita una prova soddisfacente dell’acquisto nell’area aeroportuale riservata per i movimenti aerei entro le trentasei ore precedenti).

La Commissione è impegnata attivamente nel dialogo con altri paesi terzi per verificare se il numero di aeroporti esenti può essere incrementato senza mettere a rischio la sicurezza degli aeroporti comunitari.

La Commissione si è impegnata a eliminare il divieto di trasportare liquidi nel bagaglio a mano non appena la tecnologia consentirà lo sviluppo di macchine che permettono di analizzare rapidamente il contenuto di bottiglie sigillate per determinare se contengono o meno liquidi esplosivi. In seguito alle consultazioni con le imprese e gli Stati membri, la Commissione si augura che ciò sarà possibile nell’aprile 2010.

Tuttavia, finché tali macchinari non saranno disponibili, la Commissione ritiene che le attuali normative sul trasporto di liquidi nel bagaglio a mano debbano essere mantenute, per garantire la protezione dei cittadini europei e prevenire il rischio di attacchi terroristici con esplosivi liquidi sugli aeromobili.

 
 

(1) GU L 200 del 1.8.2007, pag. 3.
(2) GU L 89 del 5.4.2003, pag. 9
(3) Regolamento (CE) n. 915/2007 della Commissione del 31 luglio 2007 che modifica il regolamento (CE) n. 622/2003 che stabilisce le misure di applicazione di norme fondamentali comuni sulla sicurezza aerea

 

Interrogazione n. 58 dell’on. Burke (H-0727/08)
 Oggetto: Servizio traghetti Swansea-Cork
 

Il servizio traghetti operante tra Swansea e Cork costituiva un collegamento di vitale importanza per le economie dell'Irlanda del Sud e del Galles, in quanto apportava un cospicuo valore aggiunto ai settori del turismo di entrambe le regioni e contribuiva alla riduzione delle emissioni di CO2 togliendo il traffico merci dalla strada.

Questo servizio è stato però abolito nel 2006 e non esiste alcun piano concreto per ripristinarlo, date le prospettive finanziarie a breve termine della società che lo forniva.

Si chiede pertanto alla Commissione di pronunciarsi sulla possibilità che il governo irlandese sovvenzioni, ai sensi della legislazione sugli aiuti di Stato, il ripristino di tale collegamento per i primi tre anni di attività? E ciò in considerazione dell'enorme valore aggiunto che tale collegamento apporterebbe in termini di servizio pubblico, sostegno al settore del turismo e minore impatto ambientale rispetto ad altre alternative come il trasporto su strada o per via aerea.

 
  
 

(EN) Ciascuno Stato membro è libero di stipulare contratti di pubblico servizio sulle vie di trasporto marittimo, siano esse all’interno dello Stato membro oppure tra esso e un altro Stato membro, come nel caso dell’interrogazione posta dall’on. Burke, purché tali contratti ottemperino al regolamento sul cabotaggio marittimo (Regolamento (CEE) n. 3577/92 del Consiglio) e rispettino i quattro criteri stabiliti dalla sentenza Altmark. In tal caso i contratti in questione non saranno considerati aiuti di Stato nell’interpretazione fornita dal trattato CE. L’impresa che assolverà gli impegni di pubblico servizio viene scelta in base a una procedura di appalto che consenta di selezionare l’offerente in grado di fornire tali servizi al minor costo per la comunità, oppure, in caso ciò non sia possibile, l’indennizzo dovrà essere determinato sulla base di un’analisi dei costi che avrebbe affrontato una impresa standard, ben gestita e fornita dei necessari mezzi di trasporto. Spesso, i contratti di pubblico servizio sono stati assegnati in base a gare pubbliche di appalto per non essere soggetti alle norme sugli aiuti di Stato. Altrimenti, l’indennizzo per il pubblico servizio deve sottostare alle norme del Trattato sugli aiuti di Stato, e in questo caso specifico gli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato ai trasporti marittimi, in particolare il punto 10 riguardante gli aiuti al trasporto marittimo a corto raggio.

Inoltre, gli Stati membri possono concedere aiuti ai proprietari di navi per l’avvio di una nuova rotta marittima, dopo che la Commissione, informata di tale intenzione, lo consente mediante decisione. Alla luce degli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato ai trasporti marittimi(1), gli aiuti di avviamento possono essere considerati compatibili con il mercato comune, sempre che siano rispettate determinate condizioni.

 
 

(1) GU C 13/3 del 17.01.2004.

 

Interrogazionen. 59 dell’on. Higgins (H-0729/08)
 Oggetto: Carta europea della sicurezza stradale
 

La Carta europea della sicurezza stradale ha rappresentato un grande successo per l'UE e ha inoltre dimostrato che le comunità e le imprese intendono contribuire alla riduzione delle morti sulla strada. Poiché i progetti presentati nell'ambito della Carta verranno a scadenza nel 2010, può la Commissione far sapere se intende cooperare con i firmatari della Carta, incoraggiandoli a riesaminare i loro progetti al fine di prorogarli quale parte della prossima strategia per la sicurezza stradale?

 
  
 

(EN) La Commissione condivide l’opinione espressa dall’onorevole Higgins sul successo rappresentato dalla Carta europea della sicurezza stradale. Al momento sono stati registrati 1130 firmatari e tale cifra è in costante aumento.

Nella prima fase, dal 2004 al 2007, l’obiettivo principale era quello di creare una “comunità della Carta” che impegnasse la società civile in azioni volte a migliorare la sicurezza stradale. Tale fase ha successivamente innescato una catena di iniziative da parte di tutti i paesi e di tutti i settori della società civile.

Nella seconda fase, che si concluderà nel 2010, gli obiettivi principali sono la creazione di una rete di scambio di migliori prassi tra membri e la promozione di una valutazione sistematica delle azioni portate avanti per ottenere un impegno più efficace.

L’iniziativa della Carta sarà valutata, certamente, nel periodo complessivo, dal 2004 al 2010.

Tuttavia, la Commissione non intende porre fine a tale iniziativa nel 2010. Al contrario, confida nella partecipazione della società civile in generale, e dei firmatari della Carta in particolare, alla consultazione pubblica che sarà indetta per preparare il quarto programma d’azione europeo sulla sicurezza stradale.

Con tali suggerimenti e la valutazione dell’azione della Carta, la prossima Commissione potrebbe prendere in considerazione di continuare l’iniziativa e i suoi nuovi contenuti.

 

Interrogazionen. 60 dell’on. Ţicău (H-0735/08)
 Oggetto: Creazione di zone di riposo e sicurezza dell’aria destinate ai camionisti che effettuano trasporti di merci
 

Il trasporto su ruote costituisce il 72,2 per cento dell'insieme del trasporto merci comunitario. Tale settore impiega circa 600 000 imprese e fornisce occupazione a 4,5 milioni di persone. E' dunque importante per lo sviluppo economico dell'Unione. In tale contesto, la sicurezza del traffico su strada e il miglioramento delle condizioni sociali dei camionisti divengono estremamente importanti. Le norme europee impongono il rispetto di talune disposizioni riguardanti il tempo di guida, la durata del lavoro e il tempo di riposo dei camionisti. Tuttavia, il numero di aree di parcheggio sicure è insufficiente. Statistiche raccolte dai servizi di notifica degli incidenti indicano che l'Unione registra ogni anno una perdita di 8,2 miliardi di euro dovuta ai furti delle merci trasportate. Il 70% degli incidenti segnalati avvengono a veicolo in stazionamento.

Potrebbe la Commissione indicare quali misure e progetti comunitari ha in programma al fine di creare aree di parcheggio sicure, specialmente in Romania e in Bulgaria, e che riflesso avranno sul bilancio dell'Unione?

 
  
 

(EN) La Commissione concorda con l’onorevole Ţicău sul fatto che la mancanza di zone di riposo e aree di parcheggio sicure costituisca un problema per il settore europeo dei trasporti e della logistica. Tuttavia, secondo il principio di sussidiarietà, la pianificazione tecnica dello sviluppo delle infrastrutture di trasporto deve essere portata avanti all’interno dello Stato membro, principalmente a livello locale o regionale.

Purtroppo, non tutti gli Stati membri hanno adottato le misure necessarie e quindi, in certi punti della rete stradale, i camionisti potrebbero ancora avere problemi nel trovare zone di riposo adeguate in poco tempo.

Per sensibilizzare gli Stati membri su tale situazione problematica e per promuovere investimenti destinati a migliorare la situazione, nel 2007, con l’aiuto del Parlamento, la Commissione ha varato un progetto pilota per sviluppare cinque aree di parcheggio sicure lungo la rete transeuropea; esse possono rappresentare un modello per lo scambio di migliori prassi. Il primo sito modello è stato consegnato già nel giugno 2008 (http://www.setpos.eu). In un progetto successivo si stanno elaborando norme di etichettatura delle aree di parcheggio.

Inoltre, la Commissione ha preso l’iniziativa di proporre una nuova direttiva sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali. La direttiva obbligherà gli Stati membri a considerare le disposizioni sulle aree di parcheggio sicure durante la pianificazione e la realizzazione di progetti di infrastrutture stradali per sviluppare la rete transeuropea. La direttiva è stata adottata recentemente da Parlamento e Consiglio(1).

Inoltre, gli Stati membri in possesso dei requisiti necessari per i fondi strutturali possono richiedere un sostegno finanziario comunitario per migliorare le proprie infrastrutture di trasporto. Nel contesto della stesura di un Libro verde sul futuro della politica della rete transeuropea, la cui adozione è prevista all’inizio del prossimo anno, la Commissione sta esaminando come promuovere ulteriormente lo sviluppo di aree di parcheggio adeguate.

 
 

(1) COD/2006/0182

 

Interrogazionen. 61 dell’on. Ludford (H-0739/08)
 Oggetto: Applicazione transfrontaliera delle sanzioni per le infrazioni stradali
 

Visto l'interesse crescente di città e regioni europee per l'introduzione di diverse forme di pedaggi stradali e zone verdi, quali misure intende adottare la Commissione per favorire l'applicazione transfrontaliera delle sanzioni, nel caso in cui tali disposizioni non siano rispettate dagli automobilisti stranieri? Non ritiene la Commissione che un sistema efficace di esecuzione, rivolto indistintamente a tutti gli automobilisti, sia essenziale affinché i cittadini accettino tali disposizioni?

 
  
 

(EN) Il 19 marzo 2008 la Commissione ha proposto una direttiva che facilita l’applicazione transfrontaliera della normativa in materia di sicurezza stradale(1). L’obiettivo di tale normativa è di ridurre notevolmente il numero delle vittime di incidenti stradali attraverso una migliore applicazione del codice della strada. In tale contesto, il campo di applicazione di tale normativa si riduce alle quattro infrazioni più pericolose in termini di sicurezza stradale: eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza, mancato uso della cintura di sicurezza e transito con semaforo rosso. Esclude altri reati che non sono collegati alla sicurezza. Per quel che riguarda le “zone verdi” e i pedaggi stradali per veicoli privati (principalmente nelle aree urbane) non vi è alcuna competenza comunitaria, né norme comuni specifiche su zone a basse emissioni, né esistono zone ambientali a livello comunitario. Ciononostante, la Commissione sta seguendo attentamente il crescente numero di iniziative che hanno luogo a livello nazionale, regionale o locale. L’obiettivo è quello di garantire che una corretta applicazione delle norme in vigore non conduca a una discriminazione nei confronti di utenti stranieri che entrino occasionalmente in certe aree. Tale questione sarà affrontata nel futuro piano d’azione sulla mobilità urbana, che sarà adottato dalla Commissione entro la fine del 2008.

 
 

(1) COM(2008)0151: Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per agevolare l’applicazione transfrontaliera della normativa in materia di sicurezza stradale

 

Interrogazionen. 62 dell’on. Hołowczyc (H-0763/08)
 Oggetto: Aumento del livello di sicurezza degli utenti stradali
 

Dal miglioramento delle condizioni di vita e dall'innovazione dei mezzi usati nel trasporto delle persone deriva l'inserimento nella circolazione stradale di nuovi tipi di veicoli. Tra questi figurano i quad, il cui numero è aumentato vertiginosamente negli Stati membri dell'UE. Sfortunatamente la legislazione di taluni Stati membri non disciplina i principi alla base dell'omologazione dei quad, del loro utilizzo e del loro accesso al traffico stradale. Da ciò deriva che a guidare tali mezzi sono spesso ragazzi o adulti che non possiedono le dovute autorizzazioni e capacità. Sono stati registrati molti incidenti in cui hanno perso la vita sia guidatori che persone accidentalmente coinvolte.

Quali azioni intende intraprendere la Commissione volte ad introdurre la necessaria revisione delle leggi in materia di traffico stradale negli Stati membri in merito ai nuovi tipi di veicoli, visti l'articolo 71, paragrafo 1, lettera c), del trattato CE e le iniziative di cui alla comunicazione COM(2003)0311 relativa al programma di azione europeo per la sicurezza stradale e al Libro bianco COM(2001)0370 sulla "politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte"?

 
  
 

(EN) La Commissione condivide la preoccupazione dell’onorevole Hołowczyc sui quad, che possono risultare pericolosi se usati in modo inappropriato.

Il problema va affrontato da vari punti di vista: l’omologazione dei quad; l’autorizzazione di condurre tali veicoli; l’accesso alle strade pubbliche; il controllo e le sanzioni per comportamenti illeciti.

Per quanto riguarda l’omologazione, l’attuale normativa europea(1)potrebbe essere rivista. Al momento, la Commissione sta analizzando il possibile contenuto di un’eventuale revisione, prevista per il 2009. Essa potrebbe così fornire un quadro più ampio per l’omologazione di tali veicoli.

Per quel che concerne la patente di guida, l’attuale normativa europea non include la guida dei quad. ciò è dovuto alla scarsa armonizzazione delle norme nazionali sui quad. Quando la succitata normativa sull’omologazione avrà chiarito la situazione e, in particolare, quando essa avrà definito le caratteristiche dei quad ammessi sulle strade pubbliche, si potrà contemplare l’inclusione dei quad all’interno della direttiva concernente la patente di guida.

Per quanto riguarda l’accesso alle strade pubbliche e l’organizzazione dei controlli e delle sanzioni dei comportamenti illeciti, si tratta di temi di competenza di ciascuno Stato membro.

 
 

(1) Direttiva 2002/24/CE del 18 marzo 2002 relativa all’omologazione dei veicoli a motore a due o tre ruote, che include anche i veicoli a quattro ruote

 

Interrogazione n. 63 dell’on. Posselt (H-0772/08)
 Oggetto: Tunnel di base del Brennero
 

In quale fase si trova il piano di finanziamento del tunnel di base del Brennero e quali sono le conseguenze sul calendario per la realizzazione di questo progetto prioritario?

 
  
 

(FR) Il piano di finanziamento del tunnel di base del Brennero si trova nell’ultima fase, quella decisiva. I due Stati membri, Austria e Italia, si sono assunti solidi impegni politici per portare a termine questo progetto, che fa parte del programma prioritario “Berlino – Palermo”. Tale impegno si sta concretizzando con la richiesta, da parte dei due Stati, di ricevere un cofinanziamento nell’ambito della dotazione finanziaria RTE-T. Tale cofinanziamento, deciso dalla Commissione in seguito alla consultazione con il Parlamento, ammonta a 786 milioni di euro per il periodo 2007-2013 e si somma a cospicui finanziamenti nazionali. Il 50 percento del cofinanziamento comunitario sarà investito nella ricerca e il 27 percento nei lavori.

L’attuazione del piano di finanziamento va di pari passo con i progressi del progetto. Al momento, gli Stati membri hanno eseguito degli studi preparatori, incluso sui tunnel di esplorazione. Le procedure, che risulteranno in licenze edilizie per il tunnel di base, sono in corso da marzo 2008 e l’avvio del progetto è previsto per l’inizio del 2009. Entro tale periodo, i due Stati membri dovranno aver incluso il progetto del tunnel di base del Brennero nella loro programmazione pluriennale e dovranno aver fornito valide garanzie sulla finalizzazione dell’opera.

La Commissione, assieme al coordinatore europeo da essa nominato nel luglio 2005, il professor Karel Van Miert, ha sempre sottolineato l’importanza di ricevere le garanzie necessarie da parte dei due Stati membri. Il commissario per i trasporti è personalmente convinto che tali garanzie saranno disponibili nella primavera 2009. Vi sono stati notevoli progressi nel progetto e nelle linee di accesso al tunnel e il commissario ha ispezionato personalmente lo stato dei lavori, in particolare le linee di accesso al tunnel, all’inizio dell’ottobre del 2009.

 

Interrogazionen. 64 dell’on. Martin (H-0780/08)
 Oggetto: Indagine della Commissione sulle sovvenzioni versate a società di traghetti scozzesi
 

La Commissione dispone di tutte le informazioni necessarie per completare la sua indagine sulle sovvenzioni versate alle società di traghetti scozzesi NorthLink e CallMac?

La Commissione sa quando saranno disponibili i risultati dell'indagine?

 
  
 

(FR) La Commissione ha ricevuto un numero consistente di documenti e contributi dalle autorità del Regno Unito, nonché da altre parti interessate. Le informazioni al momento sono in corso di analisi.

Le indagini formali durano in media 18 mesi ma a volte, in casi più complicati, possono durare più a lungo. Ad ogni modo, la Commissione farà il possibile per preparare una decisione definitiva quanto prima. La decisione esporrà i risultati dell’indagine iniziata il 16 aprile 2008. Una volta adottata, lo stesso giorno, la decisione sarà inclusa in un comunicato stampa e sarà quindi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in una versione non riservata.

 

Interrogazionen. 65 dell’on. Mavrommatis (H-0784/08)
 Oggetto: Risarcimento dei passeggeri in caso di cancellazione del volo
 

A seguito di contatti avuti con le più grandi compagnie aeree europee, l'autore ha constatato che il risarcimento previsto dal regolamento (CE) n. 261/(1)relativo ai diritti dei passeggeri europei non viene mai concesso. E ciò per via del fatto che le compagnie aeree giustificano le tre cause fondamentali della cancellazione di un volo – sciopero dei dipendenti della compagnia o dell'aeroporto, guasto tecnico all'aeronave e condizioni meteorologiche – come circostanze eccezionali, cosa che le esonera dall'obbligo di offrire ai passeggeri una compensazione pecuniaria (sulla base della distanza in chilometri che avrebbe dovuto essere percorsa). In altri termini, le compagnie utilizzano la deroga prevista dalla Commissione per quanto riguarda i diritti dei passeggeri per evitare di risarcirli.

Non ritiene la Commissione che sia utile definire in modo chiaro il concetto di "circostanza eccezionale" in relazione alla cancellazione di un volo, stabilendo così con precisione quando i passeggeri devono essere risarciti? In che modo i passeggeri sono tutelati, in fin dei conti, visto che, persino quando si tratta dei loro cosiddetti "diritti", le compagnie aeree sono più protette?

 
  
 

(FR) L’obiettivo del regolamento relativo ai diritti dei passeggeri per via aerea è innanzitutto di fornire a coloro i quali hanno subito un ritardo nel volo, assistenza e informazioni in loco e nel momento in cui si verifica il problema, per consentire loro di arrivare nel più breve tempo possibile a destinazione e nelle condizioni migliori. Gli indennizzi previsti dall’articolo 5 del regolamento, infatti, riguardano solo un numero molto basso di passeggeri rispetto al volume di passeggeri per via aerea che hanno problemi durante il viaggio.

Il legislatore europeo ha preferito non includere una definizione esaustiva di “circostanza eccezionale” nel testo del regolamento. Ciò ha portato all’insorgere di differenze di interpretazione tra le compagnie aeree e gli Stati membri, differenze delle quali la Commissione è a conoscenza.

E’ per questo che la Commissione, inter alia, ha sollevato la questione con le compagnie aeree e gli organi di controllo per oltre un anno e ha preparato una serie di domande e risposte che affrontano il tema delle “circostanze eccezionali”. Gli orientamenti proposti dalla Commissione all’interno di questo documento, accessibile a tutti(2), sono stati discussi con gli Stati membri, che li hanno accettati.

Ad ogni modo, è la Corte di giustizia, e non la Commissione, l’organo in grado di fornire un’interpretazione dei testi legislativi, quando necessario. Inoltre, la Corte è in procinto di esprimere il proprio verdetto a tal riguardo (probabilmente all’inizio del 2009) nel contesto delle due questioni preliminari. In seguito, la Commissione giudicherà se l’interpretazione della Corte è sufficiente a definire adeguatamente le circostanze che possono essere considerate eccezionali.

Si chiede inoltre all’onorevole Mavrommatis, gentilmente, di inviare alla Commissione tutte le informazioni di cui è in possesso che consentano di provare la condotta ripetutamente illecita, come egli denuncia, da parte delle compagnie aeree e la non corretta applicazione del regolamento da parte degli Stati membri.

 
 

(1)  GU L 46 del 17.2.2004, pag. 1.
(2) www.apr.europa.eu.

 

Interrogazionen. 66 dell’on. Moraes (H-0704/08)
 Oggetto: Espansione degli aeroporti nell’UE
 

Visti l'impegno della Commissione di ridurre gli effetti ambientali negativi della rapida crescita del traffico aereo e la sua raccomandazione di meglio utilizzare la capacità aeroportuale esistente, potrebbe la Commissione chiarire la propria posizione sulla proposta di espansione dell'aeroporto di Heathrow, nel Regno Unito?

Inoltre, che cosa prevede di fare la Commissione per riconciliare gli obiettivi in apparente contrasto di ridurre la "crisi della capacità" degli aeroporti dell'Unione europea e di rispettare rigorosi requisiti ambientali quale quelli fissati nel Protocollo di Kyoto e la direttiva sulla qualità dell'aria ambiente (2008/50/CE(1))?

 
  
 

(EN) La decisione sull’espansione di Heathrow è una questione di competenza nazionale. La Commissione confida che durante la preparazione della decisione e la sua attuazione, tutta la normativa comunitaria pertinente sarà rispettata. Ciò significa, ad esempio, ottemperanza agli obblighi derivanti dalla direttiva 85/337/CEE(2) concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, dalla direttiva 2001/42/CE(3) concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, e alle norme ambientali quali quelle fissate nelle direttive sulla qualità dell’aria ambiente (direttiva 1999/30/CE(4), sostituita dalla direttiva 2008/50/CE(5)).

Per quanto riguarda l’impatto dell’aviazione sul cambiamento climatico, la Commissione ha approvato una strategia globale per affrontare il tema delle emissioni derivanti da tale settore, che prevede un miglioramento della gestione del traffico aereo e l’inclusione dell’aviazione nel sistema di scambi di emissioni (ETS)(6).

L’iniziativa Cielo Unico Europeo e il SESAR(7)aumenteranno l’efficienza del sistema di traffico aereo.

Recentemente, il Consiglio e il Parlamento hanno concordato una normativa che include il settore dell’aviazione nel sistema di scambio di emissioni dell’Unione. Tale politica dovrebbe consentire una gestione più efficace delle emissioni di CO da parte dell’aviazione e garantirà che tale settore contribuisca agli sforzi di altri settori per ridurre le emissioni.

Le decisioni su provvedimenti specifici per garantire il rispetto delle norme in materia di qualità dell’aria ambiente in prossimità degli aeroporti europei sono una questione di competenza nazionale. La Commissione aiuta gli Stati membri a rispettare le norme sviluppando e applicando provvedimenti comunitari che affrontano il problema delle emissioni alla radice (vedasi la Dichiarazione della Commissione allegata alla pubblicazione della direttiva 2008/50/CE nella Gazzetta Ufficiale). Inoltre, la Commissione sostiene la ricerca per ridurre l’impatto ambientale di aerei, veicoli e infrastrutture di trasporto nell’ambito del settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico, nonché per indagare sull’impatto dell’inquinamento dell’aria, incluso quello dovuto ai trasporti, sulla salute umana e ambientale.(8)

 
 

(1)GU L 152 dell'11.6.2008, pag. 1.
(2) Direttiva 85/337/CE, GU L 175 del 5.7.1985, pag.40-48, come modificata dalla direttiva 97/11/CE, GU L 73 del 14.3.1997
(3) GU L 197 del 21.7.2001
(4) GU L 163 del 29.6.1999
(5) GU L152 del 11.6.2008
(6) Proposta della Commissione COM(2008) 221 def.; posizione comune 2006/0304 (COD); PE posizione in prima lettura del 13 Novembre 2007 P6_TA(2007)0505
(7) Sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo 
(8) http://cordis.europa.eu/fp7/environment/home_en.html, cliccare su “Find a call”

 

Interrogazione n. 67 dell’on. Aylward (H-0706/08)
 Oggetto: Nuova valutazione dettagliata di impatto socioeconomico sui prodotti fitosanitari
 

Dobbiamo oggi affrontare un'insicurezza alimentare globale e costi crescenti dei prodotti alimentari. Dal compimento della valutazione originale d'impatto del pacchetto dei prodotti fitosanitari nel 2004, le questioni ambientali sono cambiate significativamente. Visti il continuo aumento dei prezzi mondiali dei prodotti alimentari e le ripercussioni per i cittadini dell'Unione e i paesi in via di sviluppo, specialmente sui vincoli alla produzione di prodotti alimentari, potrebbe la Commissione completare una valutazione dettagliata di impatto del pacchetto pesticidi (prodotti fitosanitari), con particolare riguardo agli elementi socioeconomici sull'attuale posizione comune col Consiglio? Inoltre, potrebbe la Commissione dire se ritiene che i prezzi dei prodotti alimentari sarebbero soggetti ad aumenti o diminuzioni nel caso dell'adozione di un approccio basato sul rischio?

 
  
 

(EN) La Commissione è dell’opinione che la propria valutazione originale d’impatto sia completa e tuttora valida. Essa si concentrava sulle principali differenze fra il regolamento proposto e l’attuale normativa: autorizzazioni provvisorie, riconoscimento reciproco, valutazione comparativa, protezione dei dati e informazione dei vicini dell’uso di prodotti fitosanitari.

La Commissione si ritiene soddisfatta del fatto che la posizione comune, come la sua proposta iniziale, miri a migliorare l’alto livello di tutela della salute umana e dell’ambiente nonché, allo stesso tempo, a salvaguardare la competitività dell’agricoltura nella Comunità. Include misure, come ad esempio il regime di autorizzazione zonale e il riconoscimento reciproco obbligatorio, norme semplificate sulla protezione dei dati, scadenze precise per le procedure di approvazione e autorizzazione agevolata per utilizzi minori, tutti provvedimenti a favore dell’agricoltura e che faciliteranno l’accesso ai pesticidi per gli agricoltori.

La Commissione ha esaminato gli effetti dei criteri proposti e ha concluso che essi potrebbero portare al ritiro di un numero limitato di sostanze attive. La Commissione controllerà attentamente la situazione.

La Commissione respinge le critiche secondo le quali i criteri sarebbero limitati, poiché è presa in considerazione anche l’esposizione: tali sostanze molto pericolose possono essere approvate se l’esposizione a esse è trascurabile (ad esempio, in un sistema chiuso).

Infine, per quel che concerne l’evoluzione dei prezzi degli alimenti negli ultimi anni, la Commissione ritiene impossibile poter fare una proiezione solida sull’influenza di tali provvedimenti sui prezzi degli alimenti in presenza di una molteplicità di altri fattori quali i prezzi dell’energia o il cambiamento climatico.

 

Interrogazionen. 68 dell’on. McGuinness (H-0731/08)
 Oggetto: Discussioni sugli aspetti strategici degli OGM
 

Il Presidente Barroso ha invitato gli Stati membri a nominare funzionari di alto livello per partecipare a discussioni sugli aspetti strategici degli OGM. Le questioni affrontate nell'ambito del gruppo comprendono: il funzionamento delle procedure di approvazione, l'impatto di autorizzazioni GM asincrone e il dibattito in seno all’opinione pubblica sulla questione degli OGM. La prima riunione del gruppo ad alto livello si è svolta il 17 luglio; la prossima è prevista per questo mese.

Può la Commissione fornire informazioni sui tempi relativi alla pubblicazione dei risultati del gruppo ad alto livello?

Può la Commissione esprimere osservazioni sulle modalità con cui gli obiettivi di questo gruppo ad alto livello potrebbero differire da quelli del gruppo di lavoro GM istituito dal Consiglio "Ambiente"?

 
  
 

(EN) Nel 2003 il Parlamento e il Consiglio hanno adottato un nuovo quadro normativo che disciplina la commercializzazione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM). La normativa stabiliva un regime di autorizzazione temporanea molto rigido, secondo il quale solo gli OGM che erano stati accertati come sicuri per l’ambiente e per la salute umana e animale potevano essere messi in commercio.

Allo stesso tempo, l’Unione europea ha adottato norme di etichettatura e tracciabilità molto severe per gli OGM. Tale normativa garantisce che gli OGM possano essere ritirati, se necessario, e che i consumatori possano scegliere se evitare cibi contenenti OGM. La normativa europea sugli OGM è ora ampiamente riconosciuta come la più globale e probabilmente la più severa al mondo.

In questo quadro normativo, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ricopre un ruolo fondamentale nel valutare i rischi degli OGM prima della loro commercializzazione mentre la Commissione, in qualità di gestore del rischio, ha la responsabilità di approvare o meno un determinato OGM alla luce dell’opinione dell’EFSA, tenendo conto, ove necessario, di altri fattori legittimi.

Il dibattito sugli OGM troppo spesso è dipinto solo dal punto di vista della sicurezza ambientale e alimentare. Il problema, tuttavia, è molto più complesso. In esso rientrano anche la politica commerciale, la sicurezza alimentare – in particolare la sicurezza degli alimenti in Europa – la ricerca e la competitività di un’impresa europea basata sul biologico. Non si può ignorare che l’Unione è stata condannata dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per non aver applicato le proprie regole.

Alla luce di questo contesto, nel maggio 2008 la Commissione ha organizzato un dibattito orientativo sugli OGM per discutere dettagliatamente tutti gli aspetti della questione. Nel corso del dibattito, la Commissione ha preso atto che la politica sugli OGM rimane una questione molto sensibile, sia per la Commissione stessa ma anche, e soprattutto, per gli Stati membri. Tutte le parti hanno concordato sul fatto che l’attuale quadro normativo sia adeguato ma che la sua applicazione debba essere migliorata.

La Commissione ha ribadito la sua fiducia nell’elevata qualità della consulenza scientifica fornita dall’EFSA e ha confermato che continuerà ad adempiere alle proprie responsabilità istituzionali, rispettando i propri impegni internazionali.

La Commissione ha concordato sull’utilità di un colloquio politico informale con gli Stati membri per valutare l’esperienza e cercare insieme delle vie per agevolare il processo decisionale e migliorarlo, se necessario. L’obiettivo è raggiungere una comprensione migliore della posizione europea sugli OGM, nonché se sia opportuno e in che modo portare avanti la discussione.

Il gruppo si è riunito il 17 luglio 2008 e il 10 ottobre 2008 e ha avuto un colloquio informale. La discussione ha affrontato un vasto spettro di temi politici collegati direttamente o indirettamente alle politiche sugli OGM: prezzo degli alimenti, sicurezza alimentare e degli alimenti, OMC, aspetti commerciali – inclusa la questione dell’approvazione asincrona tra UE e paesi terzi – nonché l’opinione pubblica.

Parallelamente, è stato creato un gruppo ad hoc “OGM” nel Consiglio “Ambiente” sotto l’egida della presidenza francese. Sulla base del lavoro di tale gruppo, la presidenza francese ha come obiettivo l’adozione delle conclusioni del Consiglio al prossimo Consiglio “Ambiente” il 4 e 5 dicembre 2008. La Presidenza e la Commissione stanno lavorando fianco a fianco per garantire un buon coordinamento fra le due iniziative.

Mentre il lavoro del gruppo del Consiglio si centra su questioni specifiche, principalmente collegate alla valutazione dei rischi ambientali e alla gestione dei rischi degli OGM, le discussioni del gruppo di alto livello sono di natura più vasta.

 

Interrogazionen. 69 dell’on. Casaca (H-0741/08)
 Oggetto: Trasmissioni in Europa della TV terrorista Al-Aqsa
 

Nella sua risposta all’interrogazione H-0485/08(1)sulle trasmissioni della stazione TV terrorista Al-Aqsa che utilizza il satellite europeo tramite l'emittente francese Eutelsat la Commissione ha sottolineato che essa intendeva sollevare il problema di Al-Aqsa TV nel contesto della prossima riunione con le autorità di regolazione nazionale prima della pausa estiva del 2008. Può la Commissione far sapere quali siano i risultati della riunione in parola e quali misure intende prendere per far sì che Al-Aqsa smetta di trasmettere mediante il satellite europeo in violazione dell'articolo 3b della direttiva sui Servizi di media audiovisivi (Direttiva 2007/65/CE(2))?

 
  
 

(EN) All’incontro tra la Commissione e le autorità di regolamentazione nazionali del 4 luglio 2008, si è discussa la questione della trasmissione di discorsi di incitamento all’odio da parte di canali originari di paesi terzi. E’ stato segnalato che la Piattaforma europea delle autorità di regolamentazione (EPRA) non aveva il potere statutario per approvare norme vincolanti per i suoi membri. E’ stata posta l’attenzione anche sulla bozza di dichiarazione sul regolamento dei contenuti della rete mediterranea delle autorità di regolamentazione (MNRA). Tale dichiarazione è stata adottata venerdì 3 ottobre 2008 all’incontro annuale in Italia e concerne, inter alia, il rispetto di valori, principi e diritti fondamentali, quali la dignità umana, la diversità e la tutela della legge.

Tuttavia, non tutti i paesi terzi interessati sono membri dell’EPRA o del MNRA. La cooperazione bilaterale fra le autorità di uno Stato membro e quelle di paesi terzi è stata considerata una buona soluzione. Allo stesso tempo, la Commissione ha intenzione di migliorare questo tipo di cooperazione invitando tutte le parti, occasionalmente, a riunioni comuni.

La Commissione ribadisce che – ad eccezione di accuse generiche di violazioni dell’articolo 3 B della direttiva servizi di media audiovisivi(3)– non ha ancora ricevuto una denuncia formale riguardo ai programmi trasmessi dal canale televisivo Al Aqsa. Va sottolineato che non si possono prendere provvedimenti nei confronti di alcun organo di regolamentazione in mancanza di accuse concrete che riportino almeno data, ora e natura della violazione. Ciononostante, la Commissione ha riferito sulla questione alle autorità di regolamentazione competenti, il Conseil Supérieur de l'Audiovisuel francese (CSA). Una risposta è prevista per novembre 2008.

 
 

(1) Risposta scritta del 9.7.2008.
(2) GU L 332 del 18.12.2007, pag. 27.
(3) Direttiva del Consiglio 89/552/CEE come modificata dalla direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive, GU L 332 del 18.12.2007.

 

Interrogazionen. 70 dell’on. Schmidt (H-0742/08)
 Oggetto: Aumento degli aiuti all’Eritrea
 

Stando a numerose informazioni riportate dalla stampa, la Commissione sarebbe in procinto di concludere una nuova strategia per l'Eritrea. Secondo alcune fonti, gli aiuti a titolo del prossimo programma quinquennale verrebbero incrementati dagli 80 milioni di euro attuali a 110 milioni. In considerazione del fatto che sussistono molti interrogativi sull’utilizzo di tali aiuti e che il regime di Asmara continua a violare i diritti umani – ricordiamo che il giornalista svedese Dawit Isaak è detenuto da 7 anni – come giustifica la Commissione l’incremento degli aiuti? Non dovrebbe cogliere questa occasione per introdurre requisiti sul rispetto dei diritti umani e democratici in cambio degli aiuti?

Quali misure intende adottare la Commissione affinché gli aiuti all’Eritrea siano sottoposti a condizioni?

 
  
 

(EN) L’Eritrea è uno dei paesi più poveri al mondo, con un PIL pro capite stimato intorno ai 200 dollari. L’indice di sviluppo del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo colloca l’Eritrea in 157esima posizione su 177 paesi nel 2008 e la maggioranza della popolazione eritrea vive al di sotto della soglia di povertà. Inoltre, l’Eritrea risente in modo particolare della crisi dei prezzi dei prodotti alimentari. L’obiettivo principale della cooperazione europea con l’Eritrea è migliorare la difficile situazione e le condizioni di vita della popolazione.

Considerando la popolazione, il reddito pro capite, la posizione nella classifica dell’indice di sviluppo umano, le evoluzioni demografiche e la vulnerabilità, ma anche la performance sociale ed economica, gli stanziamenti per l’Eritrea nel quadro del decimo Fondo Europeo di Sviluppo (FES) sono di 122 milioni di euro per il periodo 2008-2013. Gli stanziamenti non costituisce titolarità , bensì una cifra indicativa che può essere corretta in occasione della relazione intermedia e di quella finale.

Il governo dello Stato di Eritrea e la Commissione europea stanno definendo una strategia di cooperazione e il programma indicativo nazionale pluriennale, che sarà finanziato dal decimo FES.

La strategia pianificata per il decimo FES, che si concentrerà sugli interventi in materia di sicurezza alimentare e infrastrutture, con attività complementari per il settore della responsabilità e per la cooperazione con attori non statali, è la risposta alle importanti sfide di sviluppo in Eritrea.

La situazione dei diritti umani in Eritrea è fonte di grande preoccupazione. Il commissario responsabile dello sviluppo e aiuti umanitari ha avuto l’opportunità, in varie occasioni e recentemente nel corso della sua visita ad Asmara nel giugno 2008, di esprimere preoccupazione per la situazione in Eritrea, particolarmente in ambito di diritti umani, specificamente per il caso del signor Dawit Isaak con il presidente Isaias. Inoltre, la Commissione mantiene contatti regolari con l’opposizione eritrea e i movimenti della diaspora.

Da allora, è stato ristabilito un dialogo formale nel quadro dell’articolo 8 dell’accordo di Cotonou e sono stati accolti suggerimenti, tra cui il programma di cooperazione della Commissione, per migliorare alcuni aspetti della relazione UE-Eritrea e la situazione della governance nel paese, che include i detenuti politici e altre questioni concernenti i diritti umani.

La Commissione e gli Stati membri mantengono la politica europea sotto controllo costante.

La Commissione attende con interesse i risultati della missione parlamentare nel Corno d’Africa, che include l’Eritrea. I membri della missione di accertamento dei fatti hanno incontrato i servizi della Commissione durante la preparazione della loro visita. I partecipanti alla missione incontreranno anche il commissario responsabile dello sviluppo e aiuto umanitario poco prima della loro partenza.

 

Interrogazionen. 71 dell’on. Vatanen (H-0745/08)
 Oggetto: Incompatibilità del divieto di vendita a distanza di alcolici con l’articolo 28 del trattato che istituisce la Comunità europea
 

Il divieto di vendita a distanza e la corrispondente responsabilità penale riguardano un tipo di vendita in cui il venditore o la persona che ne fa le veci spedisce o trasporta in Finlandia gli alcolici che ha venduto. L'interpretazione applicata in Finlandia si fonda sul fatto che, per poter consegnare alcolici ai consumatori, è necessaria una licenza di vendita al dettaglio. Conformemente alla legge, solo la società che esercita il monopolio di stato può ottenere tale licenza.

Dal momento che negano a un venditore con sede in un altro Stato membro il diritto di esercitare la vendita a distanza di alcolici ai consumatori in Finlandia, la legislazione finlandese e l'interpretazione amministrativa della stessa sono in contraddizione con l'articolo 28 del trattato CE?

 
  
 

(EN) Secondo l’interrogazione, la vendita a distanza di alcol da altri Stati membri a clienti finlandesi è limitata, poiché solo le società che dispongono di una licenza di vendita al dettaglio possono consegnare merci a un consumatore finlandese e apparentemente solo la società che esercita il monopolio di stato può ottenerla.

In tale contesto va notato che, secondo una sentenza della Corte europea di giustizia sul caso C-170/04 Rosengren, una disposizione della legge nazionale che stabilisce un monopolio di stato e che vieta ai privati di importare alcolici senza trasportarli personalmente, rappresenta una restrizione quantitativa sulle importazioni ai sensi dell’articolo 28 CE, che nel particolare sistema di monopolio svedese non era considerata proporzionata.

In un altro caso riguardante il divieto di vendita per corrispondenza di medicinali (C-322/01 dott. Morris), la Corte di giustizia ha stabilito che un divieto nazionale di vendita di medicinali per corrispondenza, la cui vendita è limitata alle farmacie dello Stato membro in questione, è una misura dall’effetto equivalente a una restrizione quantitativa, proibita dall’articolo 28 del trattato CE.

Alla luce dei casi summenzionati, il divieto sulla vendita a distanza di alcolici in Finlandia può costituire una violazione dell’articolo 28 CE.

Una misura giudicata contraria all’articolo 28 CE può, tuttavia, essere giustificata per ragioni di pubblica moralità, politica pubblica, sicurezza pubblica o tutela della salute, di cui all’articolo 30 del trattato CE o in base alle prescrizioni essenziali riconosciute dalla Corte di giustizia. Tuttavia, per poter essere giustificata, la norma nazionale deve essere necessaria per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti ed essere proporzionata a tali obiettivi.

Sulla base delle informazioni disponibili, la Commissione non può valutare adeguatamente la norma in questione.

 

Interrogazionen. 72 dell’on. Toussas (H-0748/08)
 Oggetto: Il naufragio della “Sea Diamond” continua ad inquinare le acque della Caldera di Santorini
 

Sedici mesi sono passati dal naufragio della nave da crociera "Sea Diamond" a Santorini e ancora non esistono conclusioni quanto ai motivi del naufragio né imputazione delle responsabilità, per colpa del governo greco, del ministero competente della marina mercantile e delle autorità pubbliche amministrative competenti, contro la società armatrice "Hellenic Louis Cruises", che è già stata indennizzata con 55 milioni di dollari. La carcassa della nave si trova ancora in fondo alla Caldera e continua ad inquinare le acque di Santorini nonostante le vive proteste dei residenti e delle autorità locali e nonostante le promesse delle autorità greche competenti.

Come intende contribuire la Commissione al ripristino dell'ambiente marino di quest'isola storica, soddisfacendo le richieste, rivolte dagli abitanti e dalle organizzazioni di massa, di recupero della nave che continua a contenere petrolio, lubrificanti e altri liquidi tossici? Ha presentato il governo greco una richiesta in tal senso?

 
  
 

(EN) Nel corso degli ultimi mesi, la Commissione ha seguito attentamente la situazione del naufragio della Sea Diamond al largo della costa di Santorini, controllando anche la corretta applicazione della legislazione comunitaria. Dopo aver esaminato le disposizioni pertinenti della legislazione applicabile (ossia, la direttiva 2004/35/CE(1)sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, la direttiva 2000/60/CE(2)che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque e la direttiva 2006/12/CE(3)relativa ai rifiuti), la Commissione ha concluso che, date le circostanze specifiche, non era possibile stabilire una violazione delle disposizioni in questione. Va sottolineato che, ad oggi, non vi è alcuna legislazione CE riguardante il recupero di navi affondate. La risposta fornita all’interrogazione scritta E-1944/08 dell’onorevole Papadimoulis(4) include ulteriori informazioni a riguardo.

Tuttavia, la Commissione ha ribadito la necessità di prevenire un significativo degrado ambientale. In seguito a richieste di informazioni da parte della Commissione, le autorità greche hanno segnalato di aver preso tutte le misure necessarie per evitare l’inquinamento, tra cui uno studio dell’impatto dell’inquinamento e un monitoraggio continuo della zona colpita. La ricerca del Centro greco di studi sul mare ha rilevato che le conseguenze del naufragio erano minime. Ciononostante, il Ministero della Marina Mercantile ha confermato che le analisi e i rilevamenti nella zona continueranno e che saranno adottate misure correttive, se necessario. In contemporanea, il Ministero ha imposto le sanzioni appropriate.

Per quel che concerne le azioni di risanamento, vi potrebbe essere una possibilità di cofinanziamento nell’ambito del Quadro strategico nazionale di riferimento per la Grecia per il periodo 2007-2013, approvato dalla Commissione (ad esempio, il Programma Operativo “Ambiente e Sviluppo sostenibile 2007-2013” o il programma operativo regionale “Creta e isole dell’Egeo 2007-2013”). Tuttavia, la scelta di azioni specifiche da includere in questi programmi spetta agli Stati membri, la Commissione si occupa solo di verificare i criteri di assegnazione generali e il rispetto della legislazione europea, inclusa la legislazione ambientale. Inoltre, il Programma operativo ambiente per il periodo 2000-2006 ha cofinanziato l’acquisto di quattro navi per il recupero del petrolio con l’obiettivo di tutelare determinate aree protette.

In caso di ulteriore inquinamento marino o di una minaccia imminente in tal senso, la Grecia può richiedere assistenza al meccanismo comunitario di protezione civile (stabilito dalla decisione del Consiglio 2007/779/CE, Euratom(5)). Tale assistenza potrà includere, ove richiesto dalle autorità nazionali, la mobilitazione di navi da intervento contro l’inquinamento contrattate dall’Agenzia europea per la sicurezza marittima. Finora non è stata inoltrata alcuna specifica richiesta di assistenza da parte delle autorità greche.

Per quel che riguarda il Fondo di solidarietà dell’Unione europea, va sottolineato che esso è normalmente riservato ai principali disastri naturali e può essere attivato solo su richiesta dello Stato interessato qualora i danni sorpassino una determinata soglia, definita per la Grecia allo 0,6% del reddito nazionale lordo (ovvero 1 066 miliardi di euro) i danni coperti da assicurazione o imputabili a terzi potrebbero non essere compensati.

 
 

(1) GU L 143 del 30.4.2004
(2) GU L 327 del 22.12.2000
(3) GU L 114 del 27.4.2006
(4) http://www.europarl.europa.eu/QP-WEB
(5) GU L 314 del 1.12.2007

 

Interrogazionen. 73 dell’on. Claeys (H-0754/08)
 Oggetto: Libertà di culto in Turchia
 

Il 13 agosto 2008 la Federazione Alevi Bektaşi ha presentato al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa un ricorso contro la Turchia a motivo dell'obbligo di seguire l'insegnamento religioso nelle scuole turche. La Turchia, infatti, non si è ancora conformata alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, del 9 ottobre 2007, secondo cui l'insegnamento religioso obbligatorio rappresenta una violazione dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 allegato alla Convenzione sui diritti dell'uomo.

Come giudica la Commissione la mancata esecuzione di tale sentenza da parte della Turchia alla luce della libertà di culto? Quali iniziative intende adottare la Commissione al fine di fare eseguire tale sentenza? Entro quale data dovrà essere eseguita? Come si ripercuote la mancata esecuzione sui negoziati in corso?

 
  
 

(EN) La Commissione è a conoscenza del caso menzionato dall’onorevole parlamentare.

Nell’ottobre del 2007, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il piano di studi dell’insegnamento religioso in Turchia non poteva essere definito in ottemperanza ai criteri di obiettività e pluralismo necessari in una società democratica. Inoltre, ha stabilito che non vi era un metodo adeguato per garantire il rispetto delle convinzioni dei genitori.

Di conseguenza, la Corte ha richiesto alla Turchia di conformare il proprio sistema educativo e la propria legislazione interna alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

La Turchia deve applicare la sentenza della Corte. La Commissione sta seguendo attentamente tale processo e solleva la questione nel suo dialogo con le autorità turche ad ogni livello appropriato; inoltre, la questione è stata considerata all’interno del rapporto di valutazione sulla Turchia del 2007.

La Turchia deve garantire il pieno rispetto delle libertà e dei diritti sanciti dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo e dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, inclusa la libertà di culto. Questa è una condizione fondamentale per l’adesione della Turchia all’Unione europea.

 

Interrogazione n. 74 dell’on. Droutsas (H-0756/08)
 Oggetto: Inquinamento del Canale 66 del comune di Irinoupoli a causa del versamento di rifiuti industriali non trattati
 

Il versamento incontrollato di rifiuti industriali non trattati nel Canale 66 del comune di Irinoupoli (dipartimento di Imathia) provoca gravi problemi ambientali alla regione e alla salute degli abitanti. Le industrie di trasformazione delle pesche dei dipartimenti di Imathia e Pella dispongono infatti di sistemi di trattamento biologico, ma non li utilizzano per ridurre le spese di funzionamento e versano i rifiuti nel canale. Questa pratica illegale costituisce un crimine ambientale permanente: i pesci morti ammontano a migliaia, l'acqua del canale è inquinata e l'odore fetido è insopportabile. Le acque del Canale 66 si riversano nel fiume Aliakmona, fonte di approvvigionamento idrico della città di Salonicco, e sfociano nel delta dei fiumi Aliakmona e Axiòs (zona protetta dalla Convenzione di Ramsàr) aggravando ancor di più l'inquinamento del Golfo Thermaiko. Inoltre, tali acque vengono utilizzate per l'irrigazione dei campi dell'intera regione con effetti nefasti sulla zootecnia e, attraverso la catena alimentare, sull'uomo e sulla salute pubblica.

Intende la Commissione prendere provvedimenti per porre fine all'inquinamento del Canale 66 causato da tali pratiche industriali abusive e assicurare il ristabilimento dell'ambiente naturale e la protezione della salute pubblica nella regione?

Qual è la sua posizione quanto all'inquinamento continuo del Canale 66 causato da tali pratiche industriali abusive e quanto alla necessità di ristabilire l'ambiente naturale e proteggere la salute pubblica nella regione?

 
  
 

(EN) La direttiva 2008/1/CE(1)sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (la direttiva IPPC, versione codificata della direttiva 1996/61/CE(2)) elenca le categorie di attività industriali che rientrano nel suo margine d’azione. La lista include il trattamento e la lavorazione destinati alla produzione di prodotti alimentari da materie prime vegetali con una capacità di produzione di prodotto finito che supera le 300 tonnellate giornaliere (valore medio su base trimestrale).

In base alle informazioni contenute nell’interrogazione, non risulta chiaro se le industrie di trasformazione delle pesche dei dipartimenti di Imathia e Pella rientrino nel raggio di azione della direttiva IPPC.

La Commissione ha già intrapreso delle azioni per assicurarsi che gli impianti IPPC siano conformi alla direttiva. Nel maggio del 2008, è stata avviata una procedura d’infrazione ai sensi dell’articolo 226 del trattato CE contro nove Stati membri, inclusa la Grecia. Sulla base delle informazioni ricevute dalle autorità greche, risulta che almeno quattro impianti che producono alimenti da materie prime vegetali operano nel dipartimento di Imathia senza una licenza adeguata. Al momento, la Commissione sta esaminando le informazioni raccolte in relazione agli impianti in Grecia e prenderà tutti i provvedimenti necessari, inclusa la continuazione della procedura d’infrazione, per assicurarsi che la direttiva IPPC sia applicata correttamente.

Per quel che concerne la qualità dell’acqua dei fiumi in generale, la direttiva quadro in materia di acque(3)obbliga gli Stati membri a garantire una buona qualità dell’acqua (“buono stato”) di massima entro il 2015. I piani e progetti necessari devono essere sviluppati entro il 22 dicembre 2009.

Inoltre, il delta dei fiumi Axios-Loudias-Aliakmon è un’area inclusa nella rete Natura 2000, creata conformemente alla direttiva “Habitat” 92/43/CEE(4), la quale stabilisce che le attività che possono portare a un degrado del livello di conservazione del sito dovrebbero essere evitate.

La Commissione richiederà ulteriori informazioni alle autorità greche sulla natura dell’inquinamento, in particolare sui risultati delle misurazioni delle emissioni o della qualità delle acque nelle zone circostanti alle piante in questione, nonché sull’impatto sul sito Natura 2000 precedentemente menzionato.

 
 

(1) Direttiva 2008/1/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 gennaio 2008 sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (Versione codificata) (Testo rilevante ai fini del SEE), GU L 24 del 29.1.2008.
(2) Direttiva 96/61/CE del Consiglio del 24 settembre 1996 sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, GU L 257 del 10.10.1996.
(3) Direttiva 2000/60/CE, GU L327 del 22.12.2000,emendata.
(4) GU L 10 del 14.1.1997.

 

Interrogazionen. 75 dell’on. Kuźmiuk (H-0759/08)
 Oggetto: Parificare i pagamenti per ettaro tra i nuovi e i vecchi Stati membri
 

L'allegato 8 alla proposta di regolamento del Consiglio dell'Unione europea che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto agli agricoltori nell'ambito della politica agricola comune, del 20 maggio 2008, presenta i massimali alle sovvenzioni per la politica agricola comune nei singoli Stati membri a partire dal 2013 e oltre. Convertendo gli importi contenuti nell'allegato nei loro equivalenti per ettaro di terreno agricolo, si osserva che tra i singoli Stati membri sussiste un'enorme differenza nel sostegno ricevuto per ettaro: in Belgio è pari a circa 489 euro, in Danimarca 388 euro, in Germania 344 euro, in Francia 263 euro e in Inghilterra 237 euro. Nei nuovi Stati membri detto importo è considerevolmente inferiore: nella Repubblica ceca ammonta a circa 213 euro, in Ungheria 227, in Slovacchia 200 e in Polonia a soli 187 euro.

Considerando che attualmente i costi di produzione nei nuovi Stati membri si stanno avvicinando molto rapidamente a quelli dei vecchi Stati membri e che la Commissione propone il disaccoppiamento del sostegno finanziario dalla produzione, il mantenimento di tale differenza risulta privo di una giustificazione di fondo e viene percepito come una netta discriminazione nei confronti degli agricoltori dei nuovi Stati membri. In definitiva, il mantenimento di una tale differenziazione nel corso di molti anni indica che esistono due politiche agricole comuni.

Quali azioni intende intraprendere la Commissione per eliminare detta sproporzione?

 
  
 

(EN) Il livello di sostegno disaccoppiato è determinato in base agli stessi principi sia per l’UE-15 (gli Stati membri fino al 2004) sia per l’UE-12 (i 12 nuovi Stati entrati nell’Unione europea nel 2004 e nel 2007): livelli di riferimento fissi per spese di bilancio e zona. Nell’UE-15, il riferimento era costituito da produzione passata, zona e sostegno in ambito della politica agricola comune (PAC) mentre nell’UE-12 i livelli di sostegno erano concordati nel trattato di adesione, tenendo conto di vari fattori, come i recenti livelli di produzione e il potenziale produttivo di ciascuno Stato membro.

Poiché per determinare i pagamenti sono stati usati riferimenti storici, l’aiuto diretto si differenzia non solo fra UE-12 e UE-15, ma anche fra tutti gli Stati membri, nonché fra regioni e fra singoli agricoltori (a seconda del modello di pagamento disaccoppiato scelto).

Nella “valutazione dello stato di salute” proponiamo di consentire agli Stati membri di armonizzare tale differenza internamente. Tuttavia, spostarsi in direzione di un’armonizzazione fra tutti gli Stati membri non consentirebbe il raggiungimento degli obiettivi della politica. I pagamenti diretti sono uno strumento di sostegno al reddito degli agricoltori e il loro livello deve essere stabilito in relazione al livello economico generale e agli sviluppi negli Stati membri.

Un allineamento del livello dei pagamenti diretti tra tutti i 27 Stati membri aumenterebbe, di media, i redditi degli agricoltori dell’UE-12 e li abbasserebbe nell’UE-15, aumentando le attuali divergenze fra lo sviluppo dei redditi agricoli e quelli di altri settori. I redditi agricoli nell’UE-12 sono già cresciuti notevolmente dall’entrata nell’Unione europea e supererebbero gli altri in presenza di un pagamento forfettario diffuso. Nell’UE-15, dove i redditi agricoli sono già inferiori a quelli di altri settori, un pagamento di questo tipo aumenterebbe il divario.

Inoltre, quando le varie componenti delle spese europee sono contestualizzate nell’ambito della percentuale di Prodotto Interno Lordo (PIL) di ciascuno Stato, diventa evidente che l’UE-12 non ha alcuno svantaggio rispetto all’UE-15 per quel che riguarda le sovvenzioni agricole. Nel 2007, i pagamenti diretti e il sostegno al mercato erano pressoché uguali negli Stati dell’UE-12 e in quelli dell’UE-15 in termini di percentuale di PIL. Se misurate in termini di parti relative del PIL, le spese per lo sviluppo rurale nell’UE-12 erano di sette volte superiori a quelle nell’UE-15 e le azioni strutturali quattro volte superiori.

Queste osservazioni dimostrano che pagamenti forfettari non sarebbero in linea con l’obiettivo dei pagamenti diretti, ovvero fornire un adeguato livello di reddito agli agricoltori, poiché la relazione fra i redditi nell’agricoltura e in altri settori, sia nell’UE-12 sia nell’UE-15, risulterebbe distorta.

 

Interrogazione n. 76 dell’on. Hénin (H-0761/08)
 Oggetto: Minacce alla coesione dell’eurozona
 

Gli ultimi sviluppi della crisi finanziaria d'oltre oceano, contrassegnata da un significativo deprezzamento del dollaro rispetto all'euro, comportano gravi rischi per la sopravvivenza delle industrie a forte valore aggiunto degli Stati membri dell’eurozona. Centinaia di migliaia di impieghi qualificati se non altamente qualificati andranno persi nella zona euro a motivo del dumping monetario della zona dollaro. L'estrema gravità della crisi è tale da mettere in discussione la coesione e la sopravvivenza dell'eurozona. Solamente l'enorme costo che l'uscita dalla zona euro comporterebbe per uno Stato membro garantisce la coesione del sistema.

Quali sono le misure di natura economica e politica che la Commissione intende adottare per scongiurare il rischio di una futura disgregazione dell'eurozona?

 
  
 

(EN) Nonostante l’eurozona sia stata colpita da una serie di gravi crisi esterne, l’euro si è dimostrato uno scudo efficace. A differenza degli anni Settanta, queste crisi non sono amplificate dall’instabilità dei tassi di cambio interni o dei tassi d’interesse. La gestione della liquidità d’emergenza della Banca centrale europea (BCE) è un elemento prezioso nell’attuale congiuntura straordinaria. Inoltre, al Consiglio ECOFIN di ottobre, tutti i ministri europei hanno chiesto una risposta coordinata alle crisi attuali, rispecchiando l’invito della Commissione a rafforzare la governance economica, come espresso nella sua comunicazione sull’UEM@10(1). La Commissione ha proposto di ampliare la sorveglianza macroeconomica per meglio identificare e controllare le divergenze all’interno dell’eurozona. Ad esempio, ciò potrebbe tradursi in una migliore valutazione delle tendenze di competitività per ogni Stato membro dell’eurozona Nella stessa Comunicazione, la Commissione ha invitato gli Stati membri a rafforzare la governance economica dell’eurozona, sia internamente sia esternamente, attraverso un miglior utilizzo dell’attuale quadro per il coordinamento della politica economica. In particolare, le politiche interne, considerando il loro ruolo di rilievo, dovrebbero essere condotte tenendo conto del loro impatto sui paesi dell’eurozona confinanti.

 
 

(1)“UEM@10: successi e sfide in un decennio di Unione economica e monetaria” COM(2008) 238 definitivo del 7 maggio 2008.

 

Interrogazione n. 77 dell’on. Batzeli (H-0764/08)
 Oggetto: Controllo delle sovvenzioni agricole in Grecia
 

La Commissione aveva annunciato la sua intenzione di tagliare le sovvenzioni agricole accordate alla Grecia a causa delle carenze riscontrate nel sistema di controllo del paese, indicando che avrebbe proceduto in tal senso se il governo greco non le avesse fornito le indispensabili garanzie e prove di aver migliorato i meccanismi di controllo. Inoltre, stando a recenti pubblicazioni, la Corte dei conti ha accertato errori ed una gestione non trasparente delle sovvenzioni della PAC e della riserva nazionale di diritti, situazione di cui gli agricoltori non sono responsabili.

In quale fase si trovano le consultazioni della Commissione con il governo greco e la realizzazione delle azioni necessarie in modo da non mettere a rischio il versamento delle sovvenzioni agli agricoltori greci?

Si sono registrati progressi soddisfacenti nel miglioramento del sistema nazionale di controllo in modo che la Commissione non proceda a tagli delle sovvenzioni?

Quali sono le ripercussioni per gli agricoltori dei tagli delle sovvenzioni dovuti ad errori dell'amministrazione e carenze del sistema di controllo di cui, tuttavia, non sono responsabili?

 
  
 

(EN) Le autorità greche avevano assunto un impegno nell’ambito di un piano d’azione stabilito nella primavera del 2006, per creare un nuovo Sistema di identificazione parcellare (LPIS) entro la fine del 2008.

Un LPIS preciso è basilare per garantire la corretta gestione e il controllo delle sovvenzioni basate sulla superficie.

Le autorità greche sono state avvisate, con lettera del 16 luglio 2008, dell’intenzione di avviare la procedura per sospendere parte delle sovvenzioni alla Grecia per l’aiuto allo sviluppo rurale e agricolo basato sulla superficie, a causa delle continue lacune del suo sistema di controllo, principalmente nell’ambito del sistema di identificazione parcellare (LPIS). Le autorità greche hanno risposto a tale lettera il 28 agosto 2008.

Una missione di verifica nel settembre 2008 ha dimostrato che – nonostante alcuni progressi – l’istituzione di questo elemento fondamentale non è in programma.

Su tali basi, la Commissione continua con la preparazione della sospensione dei pagamenti come annunciato nel luglio 2008.

Va sottolineato che la sospensione si applicherà ai rimborsi mensili eseguiti dalla Commissione a favore dell’organismo pagatore greco. Ciò non diminuisce assolutamente l’obbligo, per le autorità greche, di versare agli agricoltori le somme a cui hanno diritto a livello di agricoltori.

 

Interrogazionen. 78 dell’on. Stihler (H-0766/08)
 Oggetto: L’Unione europea e la crisi finanziaria globale
 

Abbiamo visto di recente turbolenze senza precedenti sui mercati finanziari. Ogni giorno ha portato nuovi e straordinari sviluppi che sarebbero apparsi sorprendenti solo il giorno prima. Si è lasciata fallire la banca d'investimenti statunitense Lehman Brothers, mentre è stata salvata invece l'AIG, una delle maggiori società di assicurazione a livello mondiale. Dal canto suo, il governo britannico ha approvato l'acquisizione della HBOS, uno dei maggiori istituti di credito ipotecario del Regno Unito, per prevenire l'assalto dei clienti. I titoli azionari sono crollati per poi riprendere quota e, mentre l'interrogante scrive, il governo degli Stati Uniti sta cercando di mettere assieme un massiccio pacchetto di salvataggio del valore di tre trilioni di dollari.

Può la Commissione far sapere quali misure intende adottare, nell'ambito delle sue competenze, per salvaguardare gli interessi dei cittadini dell'Unione in relazione all'impatto della crisi finanziaria globale?

 
  
 

(EN) La Commissione è impegnata e attiva nella salvaguardia degli interessi dei cittadini europei sia durante sia dopo la crisi finanziaria. I cittadini necessitano di un’adeguata tutela del consumatore, dell’investitore e di una garanzia dei depositi bancari; mercati bancari ben funzionanti in grado di concedere prestiti e liquidità ai consumatori, ai proprietari immobiliari e alle aziende; di un’economia produttiva basata sulle aziende in crescita.

Tenendo a mente questi punti, la Commissione si è attivata su un grande numero di questioni:

Ha contribuito a individuare con chiarezza le cause della crisi e le misure da applicare per rimediare alle debolezze identificate nel sistema finanziario. Ha sviluppato una tabella di marcia, approvata dai ministri dell’Economia e delle Finanze nell’ottobre 2007, per migliorare la trasparenza dei mercati, le valutazioni, i requisiti prudenziali e per affrontare i problemi relativi al rating del credito e altre questioni sul funzionamento dei mercati.

La Commissione ha lavorato con i ministeri delle Finanze e le autorità di vigilanza, nello specifico con il comitato Economia e Finanze e i comitati delle autorità di vigilanza (comitato delle autorità europee di vigilanza bancaria, comitato europeo delle autorità europee di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni aziendali o professionali, comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari) per garantire, quanto più possibile, azioni sinergiche degli Stati membri e delle Istituzioni europee. Un risultato importante nell’eurozona è il piano d’azione del 12 ottobre 2008 e la sua estensione a tutta l’Unione europea. Con questo piano gli Stati membri garantiscono i finanziamenti alle banche e il funzionamento del mercato interbancario durante un periodo provvisorio, con l’obiettivo di ristabilire la fiducia nei mercati finanziari.

La Commissione ha prontamente dato inizio a un’azione legislativa per migliorare l’attuale quadro normativo e continua a lavorare con il Consiglio e il Parlamento per trovare dei compromessi su importanti iniziative in corso di negoziazione:

– Solvibilità II: la Commissione sta lavorando a una soluzione di compromesso nelle negoziazioni sulla proposta. La direttiva modernizzerà le norme di solvibilità per le compagnie di assicurazioni e aumenterà la vigilanza dei gruppi assicurativi internazionali.

– Direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD): la proposta di revisione della CRD è stata approvata il 1° ottobre 2008. Questa iniziativa si occupa di aree fondamentali, come esposizioni significative, supervisione di gruppi internazionali, qualità del capitale di rischio e di gestione delle banche . Rafforzerà il quadro normativo delle banche europee e il sistema finanziario.

– Sistema di garanzia dei depositi: il 15 ottobre 2008 la Commissione ha avanzato una proposta per rivedere le norme europee sui sistemi di garanzia dei depositi, che traduca in pratica gli impegni assunti dai ministri delle Finanze europei il 7 ottobre 2008 a Lussemburgo.

– Contabilità: sulla base di una proposta della Commissione, gli Stati membri hanno votato all’unanimità, il 15 ottobre 2008, a favore di variazioni delle norme contabili, tra cui maggiori indicazioni sul fair value e revisione dello IAS 39 per la riclassificazione degli strumenti finanziari dal portafoglio di negoziazione a quello bancario.

– Agenzie di rating del credito: la Commissione sta completando una proposta legislativa riguardante le condizioni per autorizzazione, gestione e vigilanza delle agenzie di rating del credito nell’Unione europea, da sottoporre all’adozione del Collegio all’inizio di novembre 2008.

– Derivati: il Commissario responsabile del Mercato interno ha annunciato la sua intenzione di esaminare attentamente i mercati dei derivati e richiedere una soluzione idonea per la compensazione dei derivati del credito entro la fine dell’anno.

– Futuro della vigilanza europea: la Commissione ha deciso di istituire un Gruppo ad alto livello sulla vigilanza internazionale in Europa presieduto da Jacques de Larosière. Il mandato e la composizione di tale gruppo saranno resi noti a breve.

– Infine, la Commissione assicura il coordinamento internazionale delle azioni. La Commissione sta organizzando una conferenza con i nostri partner internazionali per riformare il sistema finanziario globale sulla base dei principi di trasparenza, stabilità finanziaria, responsabilità, integrità e governance globale.

 

Interrogazionen. 79 dell’on. Irujo Amezaga (H-0769/08)
 Oggetto: Fondo sociale europeo in Navarra
 

Nella risposta della Commissione all'interrogazione orale H-0929/07(1), relativa ad irregolarità nella gestione del FSE da parte del governo della Navarra, la Commissione ha annunciato che avrebbe richiesto informazioni supplementari a varie autorità. Può la Commissione indicare se ha ricevuto tali informazioni?

Ha verificato inoltre la Commissione se vi è stata violazione degli articoli 32, 34, 36 del regolamento (CE) n. 1260/1999(2)e se i requisiti della norma 1.7 sull'ammissibilità delle spese, di cui all'allegato del regolamento (CE) n. 1685/2000(3), sono stati rispettati o meno? Dal momento che, in generale, non esisteva un meccanismo di convalida e controllo delle fatture e dei documenti giustificativi, nella fattispecie per quanto concerne quelli corrispondenti a spese imputate a varie operazioni, ha verificato la Commissione se l'amministrazione in questione ha rispettato rigorosamente il disposto dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 438/2001(4)? Occorre ricordare che è stata la Corte dei conti della Navarra a richiamare l'attenzione sul fatto che l'amministrazione regionale non disponeva di sistemi finanziari e contabili atti a garantire che le spese, i pagamenti e le entrate del FSE venissero registrati correttamente e separatamente.

 
  
 

(EN) Come indicato nella risposta all’interrogazione scritta P-0619/08 dell’onorevole Irujo Amezaga, riguardante la relazione della Corte dei Conti della Comunità Autonoma della Navarra su “fondi ricevuti in Navarra dall’Unione Europea – area fondo sociale 1997-2003”, la Commissione ha richiesto all’Autorità di gestione del Fondo sociale europeo in Spagna (UAFSE) ulteriori informazioni sul contenuto della relazione e sulle misure per porre rimedio alle irregolarità riscontrate dalla Corte dei Conti della Navarra.

La Commissione sottolinea che il governo della Navarra ha ritirato le somme considerate non stanziabili per il cofinanziamento del FSE corrispondenti ai controlli in applicazione all’articolo 10 del Regolamento (CE) 438/01 citato nella relazione della Corte dei Conti della Comunità autonoma della Navarra. Inoltre, l’UAFSE ha informato la Commissione che il governo della Navarra ha già adottato delle misure per migliorare la gestione del FSE, in linea con le conclusioni e le raccomandazioni dell’inchiesta della Corte dei Conti della Comunità autonoma della Navarra. L’UAFSE ha anche sottolineato che le verifiche eseguite nel contesto del suo piano di controllo annuale hanno accertato l’applicazione delle misure correttive.

Tuttavia, per avere conferma dell’applicazione di misure adeguate da parte della Spagna, la Commissione ha richiesto all’UAFSE una copia della relazione sulle verifiche da esso eseguite, nonché tutte le relazione dell’Autorità di controllo regionale del FSE in Navarra.

Infine, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha deciso di avviare un’inchiesta di sorveglianza. La Commissione ricorda che l’OLAF ha il compito di garantire che gli operatori economici non siano controllati né dalla Commissione né dalle autorità degli Stati membri per questioni identiche di regolamenti comunitari settoriali e legislazione nazionale, e può quindi avviare inchieste di sorveglianza per verificare l’azione nazionale.

 
 

(1) Risposta scritta dell’11.12.2007.
(2) GU L 161 del 26.6.1999, pag. 1.
(3) GU L 193 del 29.7.2000, pag. 39.
(4) GU L 63 del 3.3.2001, pag. 21.

 

Interrogazionen. 80 dell’on. Schlyter (H-0770/08)
 Oggetto: Nuova ricerca sui bisfenoli
 

Il 16 settembre 2008 è stata pubblicata una nuova ricerca (studio JAMA) sul bisfenolo A che dimostra che questa sostanza può provocare diabete e malattie cardiache. Il bisfenolo A è tra l'altro un monomero fondamentale nella produzione di policarbonato di plastica e resine epossidiche. Il policarbonato plastico è usato per fare una varietà di prodotti, tra cui biberon e bottiglie d'acqua. Resine epossidiche vengono utilizzati tra l'altro come rivestimenti interni di quasi tutti i contenitori di prodotti alimentari e di lattine per bevande. Nuove restrizioni sono attualmente in fase di adozione ai sensi della direttiva 76/769/CEE(1)del Consiglio in codecisione. Tale direttiva sarà abrogata da REACH il 1° giugno 2009. Sarà praticamente impossibile preparare e concludere un iter di codecisione entro la fine della legislatura. Attualmente vi è quindi una paralisi legislativa a livello UE per quanto riguarda la possibilità di adottare nuove restrizioni e temporanei divieti nazionali potrebbero colmare la lacuna.

Intende la Commissione chiedere al suo comitato scientifico di rivedere il parere sul bisfenolo A in seguito della nuova ricerca?

Considerando la temporanea incapacità dell'Unione europea a proporre restrizioni su sostanze che non sono ancora limitate, un divieto nazionale sarebbe conforme alla legislazione UE?

 
  
 

(EN) La Commissione è al corrente delle recenti ricerche sui possibili effetti del bisfenolo A sulla salute umana. L’uso di sostanze nei biberon e nelle bottiglie d’acqua è regolato dalla direttiva 2002/72/CE della Commissione relativa ai materiali e agli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari(2), che stabilisce un limite di migrazione per il bisfenolo A di 0,6 mg/kg di cibo secondo la valutazione del rischio eseguita dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nel 2006. In seguito a una richiesta della Commissione, l’EFSA ha confermato la dose giornaliera ammissibile del bisfenolo A nella sua dichiarazione del 23 luglio 2008, prendendo atto della bozza di valutazione di accertamento del governo canadese e della bozza di nota orientativa del Programma nazionale di tossicologia statunitense. Inoltre, è stato richiesto all’EFSA di valutare la rilevanza e le implicazioni degli studi pubblicati recentemente sulla rivista dell’Associazione medica americana(3). Al momento, la Commissione ritiene che, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, il limite di migrazione sia sufficiente per proteggere il consumatore dai possibili rischi per la salute derivanti dal bisfenolo A. Le resine epossidiche di rivestimento per contenitori di prodotti alimentari e lattine per bevande sono regolate dalla legislazione nazionale.

Le restrizioni per altri usi andrebbero adottate nel quadro della direttiva 76/769/CEE, che sarà abrogata e sostituita dal Titolo VIII e Allegato XVII di REACH il 1° giugno 2009. Al momento, la direttiva 76/769/CEE non contiene alcuna restrizione sull’utilizzo del bisfenolo A. Una valutazione del rischio globale eseguita nel quadro del regolamento (CEE) 793/93 è stata pubblicata nel 2003 sul sito internet dell’Ufficio europeo delle sostanze chimiche, una valutazione aggiornata è stata pubblicata nell’aprile 2008(4). Le conclusioni affermano che per quel che concerne i consumatori non vi è necessità di misure di riduzione del rischio oltre a quelle già applicate, ma è necessario ridurre i rischi per i lavoratori coinvolti nella produzione del bisfenolo A, nella produzione di resine epossidiche e in tutti i contesti lavorativi di esposizione che pongono potenzialmente in contatto cutaneo con alte concentrazioni di bisfenolo A. Poiché la valutazione del rischio e la relativa strategia di riduzione non sono state adottate formalmente con il regolamento (CEE) 793/93 del Consiglio, abrogato il 1° giugno 2008, il relatore dello Stato membro, in conformità con l’articolo 136, paragrafo 3, di REACH, deve presentare tutta la documentazione pertinente, incluse la valutazione del rischio e la strategia di riduzione dei rischi, all’Agenzia europea per le sostanze chimiche entro il 1° dicembre 2008.

La Commissione tiene a precisare che non vi è alcuna incapacità temporanea dell’Unione europea a proporre restrizioni su sostanze che non sono ancora limitate dalla direttiva 76/769/CEE. E’ corretto affermare che in vista dell’abrogazione della direttiva 76/769/CE non vi è abbastanza tempo per completare una procedura di codecisione per una proposta di nuove restrizione nell’ambito della direttiva, ma le disposizioni transitorie di cui all’articolo 137, paragrafo 1 B, di REACH permetterebbero il controllo della Commissione di tale proposta, se non sarà già stata adottata entro il 1° giugno 2009. Qualora lo si ritenga necessario, anziché preparare una normativa nazionale, gli Stati membri possono iniziare un fascicolo di restrizioni in conformità con l’allegato XV di REACH. Seguendo le procedure di REACH, gli Stati membri possono comunicare la propria intenzione all’agenzia e sottoporre il fascicolo sull’allegato XV immediatamente in seguito all’entrata in vigore del Titolo VIII (1° giugno 2009) per dare il via al processo di restrizione. Considerando le scadenze indicate negli articoli 69 e 73 di REACH, il periodo di tempo completo sarebbe equiparabile a quello di una procedura di codecisione.

 
 

(1) GU L 262 del 27.9.1976, pag. 201.
(2) GU L 220 del 15.8.2002, come modificata dalla direttiva 2008/39/CE, GU L 63 del 7.3.2008.
(3) Lang et al. 2008: Journal of the American Medical Association, 300, 1303-1310
(4) Relazioni disponibili su: http://ecb.jrc.ec.europa.eu/esis/index.php?PGM=ora, EINECS numero 201-245-8

 

Interrogazionen. 81 dell’on. Belet (H-0774/08)
 Oggetto: Perdita di posti di lavoro nel settore tessile e Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione
 

Nelle scorse settimane sono state annunciati o eseguiti complessivamente oltre 1.000 licenziamenti nel settore tessile belga (Bekaert textiel: 281; Domo Zwijnaarde: 150; Ralos: 200; UCO: 351; Prado: 182; Beaulieu: 387; ...). La perdita di posti di lavoro è il frutto della combinazione di due fattori come la congiuntura economica negativa e la concorrenza dei paesi dove le retribuzioni sono più basse.

Può dire la Commissione se nel caso specifico è possibile fare ricorso al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per la riqualificazione, la ricollocazione e il riorientamento professionale dei lavoratori interessati?

 
  
 

(EN) L’articolo 2 B del regolamento (CE) 1927/2006(1)che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) dà agli Stati membri la possibilità di richiedere il sostegno del FEG nei casi in cui vi siano almeno 1 000 lavoratori in esubero in un periodo di nove mesi in un settore specifico di una regione o di due regioni contigue (definite regioni di livello NUTS II).

Al momento della richiesta del sostegno FEG, gli Stati membri devono stabilire una connessione fra gli esuberi nel settore interessato e notevoli cambiamenti strutturali nelle dinamiche mondiali. Ciò può essere dimostrato attraverso statistiche commerciali che indicano un considerevole aumento delle importazioni nell’Unione europea o un netto ribasso del mercato azionario europeo o attraverso informazioni che dimostrano la delocalizzazione della produzione al di fuori dell’Unione europea.

Dall’entrata in vigore del regolamento FEG, la Commissione ha ricevuto e accolto sei richieste di sostegno FEG per esuberi nell’industria tessile (quattro dall’Italia, una da Malta e una dalla Lituania).

La formazione, riqualificazione, ricollocamento e riorientamento dei lavoratori sono misure attive del mercato del lavoro che rientrano tra le attività aventi diritto al sostegno FEG, come definite dall’articolo 3 del regolamento FEG.

 
 

(1) GU L 406, 30.12.2006

 

Interrogazionen. 82 dell’on. Susta (H-0776/08)
 Oggetto: Caso delle scarpe
 

In Italia, durante l'ultima settimana di settembre la Guardia di Finanza ha sequestrato 1.700.000 calzature. Le scarpe sequestrate recavano marchi contraffatti, e 84.000 di esse avevano impressa la dicitura ingannevole "made in Italy". In molte è stata trovata in percentuali allarmanti una sostanza cancerogena, il cromo esavalente.

Quale giudizio dà la Commissione del suddetto episodio? Quali misure intende adottare la Commissione per impedire simili episodi che avvantaggiano particolari categorie di imprenditori commerciali a scapito dei consumatori? Quante procedure antidumping sono state aperte dalla Commissione contro la Cina su prodotti tessili e calzature negli ultimi due anni? Non ritiene la Commissione di dover avanzare proposte di modifica del quadro giuridico esistente per rafforzare gli standard qualitativi dei prodotti tessili, calzaturieri, cosmetici e similari importati da paesi terzi, richiedendo altresì la tracciabilità degli stessi?

 
  
 

(EN) La Commissione lavora fianco a fianco con la Presidenza per la creazione di un piano d’azione doganale teso a garantire un’efficace applicazione transfrontaliera dei diritti di proprietà intellettuale. Il piano d’azione fa parte di una strategia più vasta come definita dal Consiglio nella sua risoluzione su un piano globale europeo anticontraffazione(1).

Poiché una quantità importante di merci contraffatte proviene dalla Cina,, è fondamentale rafforzare la cooperazione doganale con questo paese. La Commissione sta negoziando un piano d’azione doganale con la Cina per combattere la contraffazione e la pirateria.

Per quel che concerne l’antidumping, nell’ottobre del 2006 la Commissione ha imposto un apposito dazio sulle importazioni di determinate calzature con tomaie in pelle originarie della Repubblica popolare cinese e del Vietnam, dazio che è rimasto in vigore fino all’ottobre 2008. Al momento, la Commissione sta eseguendo un riesame in previsione della scadenza di tali misure antidumping. Per quanto riguarda i prodotti tessili provenienti dalla Repubblica popolare cinese, negli ultimi due anni non sono state applicate procedure antidumping.

Per quanto riguarda il quadro normativo e la sicurezza delle sostanze utilizzate nella produzione di calzature e abbigliamento, esiste l’obbligo di indicare sull’etichetta la composizione nei prodotti tessili e di abbigliamento introdotti nel mercato europeo e di indicare sull’etichetta i prodotti utilizzati per le calzature(2). Inoltre, tutti i prodotti tessili e le calzature all’interno dell’Unione europea devono, chiaramente, rispettare la normativa chimica, in particolare per quel che concerne le disposizioni della direttiva 76/769/CEE(3)relativa all’uso di talune sostanze e preparati pericolosi. La Commissione si è posta urgentemente in contatto con le autorità italiane richiedendo informazioni dettagliate sul contenuto di cromo nelle scarpe sequestrate.

E’ importante sottolineare che, anche se l’attuale quadro normativo è considerato adeguato, sia i controlli doganali prima di immettere i prodotti nella libera circolazione dell’Unione, sia la sorveglianza del mercato dei prodotti già in commercio, sono di responsabilità dei soli Stati membri. Ciononostante, la Commissione rende più semplici gli sforzi degli Stati membri in entrambi i settori attraverso una serie di attività, dalla garanzia del sistema RAPEX (sistema comunitario di informazione rapida su prodotti pericolosi, stabilito con la direttiva Sicurezza Generale dei Prodotti(4)) alla formazione dei funzionari incaricati dell’applicazione delle norme e il sostegno finanziario alle azioni congiunte di sorveglianza del mercato.

Riguardo ai cosmetici, la direttiva Cosmetici(5)fornisce i requisiti di sicurezza applicabili ai prodotti cosmetici immessi nel mercato comunitario, qualsiasi sia la loro origine. Anche in tale ambito, la Commissione sostiene il coordinamento tra autorità degli Stati membri per la sorveglianza del mercato e, in particolare, i controlli alle frontiere.

 
 

(1) GU C 253, 4.10.2008.
(2) Direttiva 96/74/CE, GU L 32 del 3.02.1997 & rettifica GU L 5 del 10.01.2006; Direttiva 96/73/CE, GU L 32 del 3.02.1997; Direttiva 73/44/CEE, GU L 83 del 30.03.1997; Direttiva 94/11/CE, GU L 100 del 19.04.1994 & rettifica GU L 47 del 24.02.1996
(3) Direttiva 76/769/CEE, GU L 262 del 27.09.1976
(4) Direttiva 2001/95/CE, GU L 11 del 15.01.2002
(5) Direttiva 76/768C/CEE del Consiglio, GU L 262 del 27.09.1976

 

Interrogazionen. 83 dell’on. Riis-Jørgensen (H-0777/08)
 Oggetto: Garanzia statale per le banche irlandesi
 

Nel corso di questa settimana, il governo irlandese ha deciso, con un provvedimento d’urgenza, di accordare una garanzia statale a sei istituti bancari irlandesi. E’ da presumere che tale garanzia fornirà a queste banche un vantaggio rispetto ai loro concorrenti esteri, esclusi dalla garanzia e che già vedono i loro clienti abbandonarli a beneficio delle banche irlandesi, in grado di fornire loro una garanzia di deposito più solida, con l'avallo dello Stato.

Può dire la Commissione se il fatto che lo stato irlandese avvantaggi le proprie banche rispetto ai loro concorrenti esteri possa costituire una distorsione della concorrenza?

 
  
 

(EN) Considerata l’attuale situazione dei mercati finanziari, la Commissione condivide la preoccupazione degli Stati membri di garantire stabilità finanziaria e comprende pienamente la necessità di intraprendere le azioni adeguate.

Tale necessità è stata riconosciuta al Consiglio “Economia e Finanza” (ECOFIN) del 7 ottobre 2008, dove i ministri delle Finanze hanno riconosciuto i seguenti principi:

– gli interventi devono essere tempestivi e, in linea di principio, il sostegno dovrebbe essere temporaneo;

– gli interessi dei contribuenti devono essere tutelati;

– gli azionisti devono sostenere le conseguenze dell’intervento;

– il governo deve trovarsi in una posizione da cui possa attuare un cambiamento di amministrazione;

– l’amministrazione non dovrebbe mantenere benefici immeritati – i governi possono avere, inter alia, il potere di intervenire sugli stipendi;

– l’interesse legittimo dei concorrenti deve essere tutelato, in particolare attraverso le norme per gli aiuti di stato;

– gli effetti di ricaduta negativa andrebbero evitati.

Per raggiungere il loro obiettivo senza compromettere il mercato interno, i provvedimenti nazionali devono essere ben programmati, necessari e proporzionati alla sfida da affrontare e devono evitare dannosi effetti di ricaduta sui concorrenti e sugli altri Stati membri.

Il 14 ottobre 2008, la Commissione ha pubblicato degli orientamenti sull’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato per i provvedimenti relativi alle istituzioni finanziarie nel contesto dell’attuale crisi finanziaria globale. Ciò consentirà una rapida valutazione della compatibilità degli aiuti di Stato con la ricapitalizzazione nazionale o i sistemi di garanzia e i singoli casi in cui sono applicati tali schemi.

La Commissione si è tenuta in stretto contatto con le autorità irlandesi su questo caso, per poter accantonare i timori di discriminazione e la mancanza di limiti e controlli appropriati. I provvedimenti irlandesi sono ora in linea con gli orientamenti pubblicati dalla Commissione e coerenti con la risposta coordinata europea alla crisi finanziaria, concordata il 7 ottobre 2008 al vertice ECOFIN e il 12 ottobre 2008 alla riunione dell’eurogruppo e approvata dalla Commissione il 13 ottobre 2008.

Il presente caso conferma l’importanza di contatti precoci e di un dialogo continuo con la Commissione per realizzare, fin dall’inizio, degli schemi che possano raggiungere l’obiettivo di mantenere la stabilità finanziaria e, al contempo, una situazione di parità per le banche di altri Stati membri.

 

Interrogazione n. 84 dell’on. Kratsa-Tsagaropoulou (H-0779/08)
 Oggetto: Controlli medici al momento dell’entrata e durante il soggiorno nel territorio dell’UE di immigrati
 

Secondo il rapporto della conferenza organizzata dalla Presidenza portoghese (2° semestre del 2007) "Salute e immigrazione nell'UE", gli immigrati e i profughi che arrivano nell'UE presentano in una percentuale più elevata della norma malattie, contagiose o meno, che hanno contratto nel loro paese di provenienza o che sviluppano più tardi a causa del brusco cambiamento di ambiente o delle condizioni di vita ostili del paese di accoglienza.

Sulla base di tali dati nonché delle conclusioni del Consiglio del dicembre 2007, e vista la preoccupazione delle popolazioni locali in relazione alla salute pubblica nelle regioni che ricevono ondate di immigrati clandestini, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti: quali proposte della Presidenza portoghese sono state messe in pratica? Quali sono all'esame? Qual è oggi la situazione nei paesi dell'UE e quali azioni si stanno mettendo a punto o progettando nell'Unione in relazione alla questione dei controlli e della cura delle malattie durante, ma anche dopo, l'entrata degli immigrati nei paesi di accoglienza? Cosa si prevede o si pianifica per quanto riguarda la protezione della salute di coloro che lavorano nei centri di accoglienza per immigrati?

 
  
 

(FR) La Commissione ha esaminato attentamente le importanti conclusioni su salute e immigrazione nell’UE sotto la Presidenza portoghese e continua a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri, monitorando tali aspetti.

La Commissione ha annunciato la propria intenzione di presentare una comunicazione sulle disuguaglianze sanitarie, all’interno della strategia comunitaria sulla salute e quale parte del rilancio dell’agenda sociale; tale comunicazione tratterà con la dovuta considerazione le prescrizioni minime di salute dei migranti e di altri gruppi vulnerabili.

Per quel che concerne l’entrata, il codice frontiere Schengen afferma che i cittadini di paesi terzi possono entrare (inter alia) se non sono considerati una minaccia per la salute pubblica.

Riguardo alla residenza legale di cittadini di paesi terzi, tutte le direttive esistenti contengono provvedimenti in conformità dei quali gli Stati membri possono rifiutare l’entrata nel loro territorio a cittadini di paesi terzi per ragioni di salute pubblica. Va sottolineato che spetta allo Stato membro la responsabilità di fornire una definizione di “salute pubblica”.

Nel caso dei richiedenti asilo, gli Stati membri sono obbligati a garantire che queste persone ricevano le cure mediche necessarie. Lo stesso vale per cittadini di paesi terzi a cui è concesso lo status di rifugiato internazionale. Inoltre, gli Stati membri possono porre come condizione che i richiedenti asilo siano sottoposti ad un esame medico per ragione di salute pubblica.

Per quanto riguarda l’immigrazione clandestina, l’atteggiamento è quello di fornire le “cure mediche necessarie” (una via di mezzo fra l’assistenza sanitaria d’emergenza e il completo accesso a tutte le cure mediche).

Infine, la Commissione vorrebbe ricordare all’onorevole parlamentare che questi temi vanno trattati nel pieno rispetto dei diritti fondamentali, particolarmente dell’articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali, che stabilisce che ognuno ha il diritto di ricevere assistenza sanitaria secondo le condizioni previste dalla normativa nazionale e dalla prassi.

 

Interrogazione n. 85 dell’on. Guerreiro (H-0782/08)
 Oggetto: Difesa della produzione e dell’occupazione nel settore dei tessili e dell’abbigliamento nei singoli paesi dell’Unione europea
 

Considerato che l'Unione europea e la Cina hanno convenuto un sistema comune di vigilanza sulle esportazioni di talune categorie di prodotti tessili e di abbigliamento provenienti da tale paese e dirette verso gli Stati membri dell'Unione europea e che il 31 dicembre 2008 è ormai vicino, può la Commissione far sapere come intende evitare, dopo il 2008, la situazione verificatasi nel 2005, caratterizzata da un aumento esponenziale delle importazioni di tessili e abbigliamento originari dalla Cina? Intende proporre una proroga del meccanismo di duplice vigilanza oltre il 31 dicembre 2008?

Può altresì comunicare gli aumenti più significativi delle importazioni di tessili e abbigliamento nell'UE, registrate nel 2008 e fino a questo momento, in totale e riferite specificatamente alla Cina e, in quest'ultimo caso, integrate e non nel sistema della duplice vigilanza?

 
  
 

(EN) L’obiettivo del sistema della duplice vigilanza era garantire una transizione fluida, nel 2008, nelle otto categorie più sensibili. La Commissione ritiene che finora l’obiettivo sia stato raggiunto. La Commissione, pur continuando a controllare la situazione, nota che le attuali statistiche generali non indicano alcuna situazione critica sul mercato. I tessili cinesi sembrano essere assorbiti all’interno del mercato europeo mentre tutte le importazioni di tessili dai vari fornitori rimangono stabili. Ciò significa che, come in passato, con la liberalizzazione delle categorie aumenta la quota cinese nelle importazioni europee.

La Commissione si è tenuta in stretto contatto con tutte le parti interessate e nessuno – a parte un esiguo numero di Stati membri – ha invocato un’azione a riguardo. Le imprese europee hanno ottenuto altro tempo per adattarsi al nuovo ambiente e in generale sembrano aver avuto successo. Esse non ritengono che la situazione attuale necessiti di ulteriori azioni specifiche. Dall’altro lato, la Cina ha comunicato chiaramente che non considera appropriata una continuazione del sistema di duplice vigilanza oltre il 2008. Tuttavia, sia l’Unione europea sia la Cina concordano nel mantenere uno sviluppo fluido del commercio dei tessili e, con tale obiettivo, dovrebbero incontrarsi nel quadro del dialogo UE-Cina sul settore tessile quanto prima.

Un’analisi delle importazioni di tessili nelle otto categorie sottoposte a doppia sorveglianza(1)e delle due categorie soggette a livelli di crescita concordati escluse dalla duplice vigilanza(2), dalla Cina e da altri principali fornitori nel 2006 e nel 2007, dimostra che la Cina ha aumentato la sua percentuale nelle importazioni in valore in tutte e dieci le categorie. Nel 2007 la Cina è stata il primo fornitore in valore o in volume o entrambi in cinque categorie . Nel 2008 si ripropone e si rafforza lo stesso modello, in cui la Cina consolida la sua posizione di fornitore principale in generale.

L’effetto di tale cambiamento e dell’aumento del fattore Cina nell’equazione delle importazioni tessili dell’Unione europea è mitigato dal fatto che le importazioni di abbigliamento da paesi terzi sono cresciute ad un ritmo molto più lento. Nel 2008, gli incrementi principali nelle dieci categorie soprammenzionate hanno avuto luogo nelle importazioni dalla Cina nelle categorie 5, 26 e 39. Sono stati registrati incrementi generali principalmente nelle categorie 5 e 7.

La Commissione dedica particolare attenzione al settore tessile. Essa continuerà a controllare gli sviluppi del mercato sulla base delle attuali statistiche delle importazioni e della vigilanza delle dogane.

 
 

(1) Elenco di otto categorie sottoposte al sistema di duplice vigilanza: categoria 4 – T-shirt, categoria 5 – pullover, categoria 6 – pantaloni, categoria 7 – camicie, categoria 20 – biancheria da letto, categoria 26 – abiti, categoria 31 – reggiseni, categoria 115 – filati di lino e di ramiè.
(2) Categoria 2 – tessuti di cotone e categoria 39 – biancheria da cucina e da tavola.

 

Interrogazione n. 86 dell’on. Brejc (H-0783/08)
 Oggetto: Capacità amministrativa
 

Da anni l'Unione europea fornisce un notevole sostegno finanziario ai paesi poveri per aiutarli a sviluppare la loro economia e lottare contro la povertà, però spesso essi non sono in grado di utilizzare detto sostegno in modo corretto, in gran parte per carenze legate alla loro scarsa capacità amministrativa. Può la Commissione precisare se nel contesto di questo aiuto sono previsti mezzi specifici per il perfezionamento della capacità amministrativa dei paesi destinatari?

 
  
 

(EN) Il sostegno allo sviluppo della capacità amministrativa nei paesi partner è una delle principali aree di lavoro della cooperazione comunitaria. E’ altresì un elemento fondamentale ambito nel quadro degli impegni internazionali sull’efficacia degli aiuti, come la Dichiarazione di Parigi sull’efficacia degli aiuti (2005) e la Dichiarazione ministeriale al Forum ad alto livello sull’efficacia degli aiuti (Programma di azione di Accra – settembre 2008).

Il sostegno della Commissione al miglioramento e ammodernamento della capacità amministrativa dei paesi partner, ora definita cooperazione tecnica, è attuato tramite vari canali: attraverso progetti con l’obiettivo specifico di consolidare le amministrazioni locali; attraverso componenti della cooperazione tecnica in progetti o in programmi (settoriali) intesi a ottenere risultati di sviluppo più ampi in ambito di governance o infrastrutture; attraverso sostegno finanziario settoriale o generale. Il valore aggiunto del sostegno finanziario consiste nel rafforzare la capacità amministrativa del paese partner attraverso l’uso dei sistemi già esistenti nel paese stesso, anziché creare dei canali paralleli di servizi pubblici, come può accadere in altre tipologie di aiuti. Per una capacità amministrativa migliorata si prevedono risultati concreti: risolvere le strozzature, cambiamenti nella struttura degli incentivi, miglioramenti del controllo delle prestazioni, adattamento della distribuzione delle risorse, eccetera.

Inoltre, le operazioni di sostegno finanziario dovrebbero sempre includere attività di cooperazione tecnica volte al consolidamento della pubblica amministrazione in particolari servizi di competenza della gestione delle finanze pubbliche. In molti casi, gli stanziamenti per lo sviluppo di capacità sono parte integrante dell’operazione di sostegno finanziario/al programma/al progetto: ad esempio, la formazione sulla manutenzione stradale in un programma dedicato alle infrastrutture, il sostegno al governo locale in un programma di decentralizzazione, lo sviluppo di capacità al Gabinetto del revisore generale in ambito di sostegno finanziario in generale.

Inoltre, all’interno del dibattito sull’efficacia degli aiuti, sempre riveste sempre maggiore importanza e riceve sempre più attenzione la questione della modalità per meglio sostenere lo sviluppo di capacità. La Commissione sta modificando il modo in cui progetta e attua la cooperazione tecnica che normalmente accompagna i programmi di sviluppo. La strategia sulla riforma della cooperazione tecnica e sulle unità di attuazione dei progetti di aiuto esterno della Commissione europea(1), sviluppata da EuropeAid nel luglio 2008, ha l’obiettivo di fornire una cooperazione tecnica di qualità che sostenga lo sviluppo di capacità locali e nazionali basate sulle richieste dei partner e centrate su risultati sostenibili.

 
 

(1) http://www.cc.cec/dgintranet/europeaid/activities/adm/documents/backbone_strategy_on_tc-pius_final.pdf

 

Interrogazionen. 87 dell’on. Jensen (H-0785/08)
 Oggetto: Situazione relativa alle dimissioni dei membri della Commissione
 

Con l’approssimarsi della scadenza del loro mandato, si verifica, da parte dei membri della Commissione, una crescente tendenza a dimettersi prima del tempo. Questo è stato il caso dei Commissari Kyprianou, Frattini e, più recentemente Mandelson. Tutto ciò non può che nuocere alla continuità del lavoro della Commissione.

Può la Commissione fornire informazioni sulle condizioni in materia di pensione, cessazione dal servizio, ecc. per i membri della Commissione che si dimettono prima della scadenza del loro mandato? Può dire, altresì, se tali condizioni sono diverse per i Commissari che lo portano a termine?

 
  
 

(EN) Un certo livello di rinnovo non è inusuale in un’organizzazione politica come la Commissione. La Commissione cerca sempre di ridurre al minimo gli inconvenienti derivanti da tali cambiamenti nel lavoro del Collegio. La sostituzione di un commissario è disciplinata dall’articolo 215 del Trattato CE, nonché dall’Accordo quadro sulle relazioni tra Parlamento europeo e Commissione.

Riguardo a pensioni, indennità transitorie e altri benefici, i diritti dei membri della Commissione che si dimettono prima del termine del loro mandato non sono differenti da quelli di coloro che lo portano a termine.

Un commissario ha diritto a un’indennità transitoria per un periodo di tre anni, assegni familiari, pensioni dal sessantacinquesimo anno di età, pensione di reversibilità, indennità di nuova sistemazione, spese di viaggio, spese di trasloco a fine incarico.

Gli ex commissari che hanno terminato il proprio mandato prima del compimento del sessantatreesimo anno di età possono ancora avere diritto al Regime comune di assicurazione malattia a condizione che non siano occupati attivamente e che non possano essere tutelati da un sistema nazionale di assicurazione sanitaria. I commissari che si dimettono prima del termine del loro mandato, quindi, non avrebbero diritto al regime comune di assicurazione malattia.

 

Interrogazione n. 88 dell’on. Pafilis (H-0787/08)
 Oggetto: Citazione di avvocati greci a un interrogatorio
 

Recentemente alcuni avvocati greci sono stati chiamati in giudizio per deporre dinanzi a un giudice istruttore di Atene, su richiesta delle autorità francesi, dal momento che i loro biglietti da visita sono stati trovati in possesso di presunti membri dell'organizzazione curda PKK, arrestati fortuitamente in Francia. Tale azione inammissibile e senza precedenti, destinata a trasformare gli avvocati da difensori di accusati a collaboratori delle autorità giudiziarie e a delatori di militanti, o addirittura a persone sospettate di reati di "terrorismo", è già stata condannata all'unanimità dall'Ordine degli avvocati di Atene e da altre organizzazioni di massa del paese.

Può la Commissione dire se ritiene che siano rispettati il libero esercizio della professione di avvocato e l'obbligo del segreto professionale? Intende sopprimere la "lista nera" delle organizzazioni terroristiche e la corrispondente legislazione "antiterroristica" che pregiudicano gravemente le libertà democratiche basilari?

 
  
 

(EN) La Commissione è fortemente impegnata nella lotta al terrorismo.

L’antiterrorismo deve procedere di pari passo con il rispetto dei diritti umani, incluso il diritto alla difesa e all’assistenza legale. La libertà di praticare la professione di avvocato e il principio del segreto professionale devono essere tutelati.

Per quel che riguarda le cosiddette “liste nere”, la Commissione sottolinea che la posizione comune 2002/402/PESC relativa ad Al-Qaeda e ai talebani e la posizione comune 2001/931/PESC relativa a persone e gruppi coinvolti in atti terroristici, sono state approvate in applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che sono vincolanti per gli Stati membri ai sensi dell’articolo 25 della Carta dell’ONU.

La legislazione “antiterroristica” pertinente fa riferimento al congelamento di beni (regolamenti (CE) n. 882/2002 e 2580/2001) ed è stata soggetta a una sentenza della Corte di Giustizia il 3 settembre. La Commissione conclude che la Corte di Giustizia ha stabilito la necessità di apportare alcuni miglioramenti al processo di designazione, ma non sussistono ragioni per ritenere illegale il congelamento dei beni in presenza di tali miglioramenti.

 

Interrogazionen. 89 dell’on. Andrikienė (H-0793/08)
 Oggetto: Priorità concernenti la Conferenza per i paesi donatori per la Georgia
 

Che cosa prevede la Commissione di raggiungere alla Conferenza dei paesi donatori per la Georgia che si svolgerà a Bruxelles il 22 ottobre 2008? Quale contributo dell'UE è previsto nella ricostruzione e nella riabilitazione della Georgia? Quali sono le priorità UE e come prevede l'UE di attuarle? Quali funzioni sono previste per la Commissione nel coordinamento e nell'attuazione dell'accordo internazionale di assistenza finanziaria per la riabilitazione e la ricostruzione della Georgia?

 
  
 

(EN) Come deciso al Consiglio europeo straordinario del 1° settembre 2008 e al Consiglio “Affari generali e relazioni esterne” del 15 settembre 2008, la Commissione sta lavorando per contribuire all’invio di aiuti alla Georgia. In tale contesto, la Commissione sta preparando il pacchetto ripresa economica e stabilizzazione e sta organizzando la conferenza internazionale dei paesi donatori per la Georgia, in cooperazione con la Banca Mondiale, il 22 ottobre 2008 a Bruxelles. Gli Stati membri dell’Unione europea, paesi donatori internazionali fondamentali, Istituzioni finanziarie internazionali, agenzie internazionali e delle Nazioni Unite sono stati invitati alla conferenza. L’obiettivo della conferenza è di raccogliere impegni da parte dei paesi donatori per aiutare la Georgia ad affrontare le principali sfide che l’aspettano in seguito al conflitto dell’agosto 2008.

Alla conferenza, la Commissione presenterà il pacchetto di aiuti fino a 500 milioni di euro per il periodo 2008-2010. Questo pacchetto dimostra l’impegno dell’Unione europea nei confronti delle questioni relative al conflitto.

La Commissione ha identificato le priorità e sta lavorando per stabilire dei progetti, in linea con la relazione di valutazione della Banca Mondiale sulle necessità comuni e la risposta lampo dell’ONU (contenuta nella relazione di valutazione). La Commissione ha identificato quali aree di priorità per l’assistenza le necessità più immediate, ad esempio, il reinsediamento degli sfollati interni, la ripresa economica, la stabilizzazione macrofinanziaria, il sostegno alle infrastrutture. In seguito, la Commissione ha preso contatti con il governo georgiano e le organizzazioni di paesi donatori per discutere e collaborare ai loro progetti. La conferenza dei paesi donatori fornirà l’opportunità di fare il punto su piani e programmi individuali di tutti i paesi donatori, il che costituirà la base della futura cooperazione fra essi e la Commissione.

 
Note legali - Informativa sulla privacy