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Procedura : 2008/0083(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0400/2008

Testi presentati :

A6-0400/2008

Discussioni :

PV 18/11/2008 - 13
CRE 18/11/2008 - 13

Votazioni :

PV 19/11/2008 - 5.2
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2008)0547

Discussioni
Martedì 18 novembre 2008 - Strasburgo Edizione GU

13. Obblighi in materia di pubblicazione e traduzione di taluni tipi di società (discussione)
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PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0400/2008) presentata dall’onorevole Kauppi, a nome della commissione giuridica, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica delle direttive 68/151/CEE e 89/666/CEE del Consiglio per quanto riguarda gli obblighi di pubblicazione e traduzione di taluni tipi di società [COM(2008)0194 - C6-0171/2008 - 2008/0083(COD)].

 
  
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  Piia-Noora Kauppi, relatore. − (EN) Signor Presidente, questa relazione forma parte del pacchetto di semplificazione del diritto societario. E’ estremamente importante che nell’Unione europea si cerchi di semplificare il contesto affinché le società possano prosperare e generare crescita per l’economia europea. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi relativi agli obblighi di pubblicazione e traduzione di taluni tipi di società. La proposta si inserisce nel quadro di un intervento di ampia portata finalizzato alla riduzione degli oneri amministrativi, grazie alla maggiore disponibilità e al reindirizzamento delle risorse aziendali, con conseguente rafforzamento della competitività delle economie europee.

Attualmente, ai sensi della prima direttiva sul diritto societario, le società hanno l'obbligo di pubblicare nei bollettini nazionali determinate informazioni, da inserire nei registri commerciali degli Stati membri. Nella maggior parte dei casi, la pubblicazione nel bollettino nazionale comporta costi aggiuntivi per le società e non apporta alcun valore aggiunto reale. La proposta, pertanto, ha l'obiettivo di sopprimere gli eventuali requisiti di pubblicazione aggiuntivi previsti dalla legge nazionale che impongano costi aggiuntivi alle società.

La Commissione lascia comunque un margine di flessibilità agli Stati membri rispetto ai requisiti di pubblicazione aggiuntivi, che possono ancora essere mantenuti dagli Stati membri a condizione che siano coperti dal costo unico proposto per la nuova piattaforma elettronica.

Tutti gli Stati membri devono essere dotati di una piattaforma elettronica che contenga tutte le informazioni e consenta l'accesso alle informazioni nel file delle società inserito nel registro. Sarebbe un modo agevole ed efficace sotto il profilo dei costi per fornire tutte le informazioni necessarie sulle aziende. Alcuni Stati membri sono già provvisti di registri elettronici e di banche dati, mentre altri non dispongono di questi database digitali.

E’ prioritario introdurre un costo unico stabilito dagli Stati membri, che copra tutte le spese dei requisiti di pubblicazione e amministrazione, oltre agli eventuali requisiti nazionali di pubblicazione delle informazioni sui quotidiani locali o regionali.

La commissione giuridica intende altresì introdurre una certa flessibilità riguardo a questi costi e ora si dice che, qualora vi fossero ragioni fondate, gli Stati membri potrebbero imporre costi aggiuntivi.

Per quanto concerne l'11a direttiva sul diritto societario, la proposta affronta la questione dei requisiti di traduzione relativi ai documenti e alle specifiche informazioni che le società devono inserire nei registri della succursael al momento dell'atto di registrazione della succursale stessadi una succursale. Questa procedura comporta spesso notevoli costi aggiuntivi per le società, dato che non solo devono provvedere alla traduzione di alcuni documenti nella lingua dello Stato membro in cui ha sede la succursale, ma devono anche rispettare requisiti talvolta eccessivi per la certificazione e/o asseverazione delle traduzioni. Stiamo ora stiamo cercando di ridurre gli obblighi di traduzione abolendo questa certificazione e autorizzazione.

L’obiettivo è ridurre al minimo i costi di traduzione e certificazione. Questo possibilità inoltre presenta un vantaggio per le società, ovvero consente una riduzione dei costi, garantendo nel contempo l'affidabilità delle traduzioni.

Concordo con la proposta della Commissione europea e ho cercato di far sì che la mia formulazione si avvicinasse il più possibile a tale proposta, che non ha comunque permesso di raggiungere un accordo qui in Parlamento.

Abbiamo introdotto alcuni emendamenti nella relazione al fine di chiarire l’attuazione pratica delle disposizioni relative ai costi di pubblicazione e di traduzione. Abbiamo, inoltre, introdotto alcuni emendamenti tecnici intesi a garantire un riferimento incrociato corretto alla seconda direttiva sul diritto societario.

La commissione giuridica ha introdotto tre emendamenti di compromesso presentati da diversi parlamentari al fine di consentire requisiti di pubblicazione aggiuntivi purché siano ben fondati. questi emendamenti, tuttavia, sono stati inseriti nei considerando e non negli articoli. Ritengo sia estremamente importante che i considerando includano una raccomandazione agli Stati membri affinché si avvalgano di questa flessibilità, che non viene però loro imposta. Se uno Stato membro ritiene che le proprie società abbiano davvero la necessità di procedere alla pubblicazione nel bollettino nazionale – e se lo Stato membro è d’accordo – saranno libere di farlo, ma non abbiamo incluso alcun obbligo in questo senso negli articoli.

In secondo luogo, io, personalmente, ho cercato di introdurre un periodo di transizione, che ritengo essere ancora una soluzione valida. Questi requisiti di pubblicazione esisterebbero durante il periodo di transizione, ma, una volta concluso, rimarrebbe soltanto il database elettronico. Credo che la proposta relativa a un periodo di transizione sia in linea anche con la questione del tasso di penetrazione di Internet, migliore in alcuni Stati membri rispetto ad altri. Dopo il periodo di transizione potremo forse accertarci dell’esistenza di una sufficiente distribuzione di informazioni in tutti gli Stati membri, riuscendo quindi a tener conto del fatto che il tasso di penetrazione di Internet non è allo stesso livello in tutti gli Stati membri.

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare la relatrice per il lavoro svolto, che si è rivelato più complicato del previsto. Ci stiamo impegnando molto seriamente per ridurre gli oneri normativi per le società e siamo grati al Parlamento europeo per i continui incoraggiamenti.

E’ tuttavia difficile non rimanere delusi da alcuni emendamenti proposti per la prima direttiva sul diritto societario. Vorrei ricordare che il Parlamento europeo, nella risoluzione del 12 dicembre 2007 sul programma di lavoro della Commissione europea per il 2008, ha accolto con favore la risolutezza della Commissione nel raggiungere l’obiettivo di ridurre del 25 per cento gli oneri amministrativi per le imprese sia a livello dell’Unione europea sia a livello nazionale entro il 2012. Il Parlamento ha asserito che questa sarebbe stata una massima priorità per i mesi futuri, soprattutto in relazione alle PMI, nonché un contributo essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona. Il Parlamento ha quindi sottolineato che avrebbe esaminato le proposte legislative da questa prospettiva.

Inoltre, nella sua risoluzione del 21 maggio 2008 riguardante un contesto semplificato per l’attività delle imprese, il Parlamento ha sostenuto questa specifica proposta volta a modificare la prima direttiva sul diritto societario, concordando sul fatto che dovrebbe essere più semplice per le società pubblicare informazioni di carattere obbligatorio. In particolare, il Parlamento ha sostenuto con determinazione l’uso di nuove tecnologie.

La relazione della commissione giuridica ora alla nostra attenzione mette a rischio l’obiettivo della proposta della Commissione europea. La valutazione dell’impatto effettuata dalla Commissione ha stimato la potenziale riduzione annua a circa 600 milioni di euro. In base al progetto di relazione, gli Stati membri non solo potrebbero continuare a imporre alle società tutti gli attuali oneri amministrativi, ma ne potrebbero aggiungere di nuovi. Pertanto, mentre la proposta della Commissione si basa sull’idea che il nuovo strumento di pubblicazione rappresentato da una piattaforma elettronica dovrebbe sostituire gli inefficienti metodi di pubblicazione attuali, il progetto di relazione, invece di ridurre gli oneri amministrativi, ne aggiungerebbe altri.

L’obiettivo della proposta della Commissione è stato sostenuto da una stragrande maggioranza di soggetti interessati ed ha ricevuto inoltre il sostegno anche di una vasta maggioranza degli Stati membri nelle discussioni del Consiglio che hanno avuto luogo sinora. Tuttavia, adottare la direttiva nella versione attualmente proposta dalla commissione giuridica rischierebbe di mettere a repentaglio la credibilità dell’intero intervento di riduzione degli oneri amministrativi.

La Commissione può condividere in principio l’obiettivo dell’emendamento presentato dalla commissione giuridica nella misura in cui consiste nel garantire il finanziamento di quotidiani che attualmente dipendono dai costi delle pubblicazioni delle società. Occorre tuttavia trovare altre modalità per il finanziamento; non può essere imposto alle società di ottemperare agli obblighi di pubblicazione che non forniscono alcun valore aggiunto significativo nel contesto tecnologico di oggi.

 
  
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  Margaritis Schinas, relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. − (EL) Signor Presidente, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, vorrei comunicarle il nostro parere. Condividiamo in gran parte la causa che ha dato origine a questa proposta della Commissione, che è ben strutturata e, naturalmente, volta a minimizzare gli oneri amministrativi.

Riteniamo che, insieme alla traduzione, la semplificazione delle procedure e il riconoscimento delle traduzioni da parte di traduttori professionali di un altro Stato membro siano assolutamente giustificati e corroborino notevolmente questa impostazione.

Passo ora alla questione della pubblicazione. La nostra commissione ritiene che – come giustamente è opinione anche della commissione giuridica – oltre alle società, vi siano anche cittadini che hanno il diritto di sapere. Purtroppo, signor Commissario, i cittadini non dispongono dell’accesso ai mezzi elettronici quanto era previsto nella sua proposta iniziale.

Viviamo in un’Europa pluralista, con modelli e valori diversi. Lei, in qualità di commissario irlandese, sa che il risultato del referendum nel suo paese e la percezione di molti dei suoi connazionali circa un unico modello per tutta l’Europa hanno un prezzo elevato per noi. Non vogliamo introdurre questo modello in Europa, ben sapendo che nel mio paese, nella mia regione, l’accesso a Internet è limitato. Perché dovremmo privare queste persone, i cittadini europei, del diritto di conoscere informazioni che li riguardano attraverso altri canali tradizionali?

Signor Commissario, condivido l’opinione della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione giuridica secondo cui la piattaforma elettronica debba essere, giustamente, obbligatoria, ma non si deve trattare dell’unica piattaforma. Dobbiamo permettere a tutti i cittadini europei di accedere alle informazioni. Non vogliamo una situazione in cui un cittadino residente in una determinata regione d’Europa riceva informazioni su cosa stia per accadere su un BlackBerry, perché dove vivo io sono in molti a non avere un BlackBerry.

Ritengo, pertanto, che in qualità di rappresentante della Commissione europea, – e credo che lo stesso messaggio vada trasmesso al Consiglio – lei debba tenere seriamente conto della posizione che abbiamo espresso all’unanimità in seno alla commissione giuridica e con una vasta maggioranza in seno alla commissione per i problemi economici e monetari. Se sta pensando di ignorare tale posizione, mi permetto di consigliarle di ripensarci, perché soltanto attraverso un dialogo democratico costruttivo possiamo trovare soluzioni reciprocamente accettabili a vantaggio di molti, non solo di pochi.

 
  
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  Georgios Papastamkos, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signor Presidente, nel marzo 2008 il Consiglio europeo ha ordinato che si intraprendessero nuove iniziative legislative con iter accelerato volte a migliorare il contesto in cui operano le imprese nell’Unione europea riducendo gli obblighi amministrativi e i costi. A mio avviso, la proposta di direttiva della Commissione di cui stiamo discutendo offre uno scarso contributo all’obiettivo prefissato.

Il problema centrale per le società, specialmente per le piccole e medie imprese, consiste nel fatto che sono necessarie condizioni oggettive al fine di migliorare il contesto burocratico, legislativo e fiscale in generale e in questo senso ci attendiamo un contributo ancor più concreto da parte della Commissione.

In questo caso particolare, il principale obiettivo della pubblicazione dei bilanci annuali e di altri documenti contabili delle società consiste nell’applicare il principio della trasparenza e della pubblicità alle attività commerciali. Ciononostante, il basso tasso di penetrazione di Internet in un numero considerevole di Stati membri dell’Unione europea non costituisce una garanzia adeguata.

Inoltre, avere registri obbligatori esclusivamente in formato elettronico avrebbe come conseguenza la perdita di migliaia di posti di lavoro di specialisti nel settore tradizionale della carta stampata. Inoltre, la stampa rappresenta una componente essenziale del principio di trasparenza e della vita democratica dell’Unione, il cui contributo al plurilinguismo e alla diversità dell’Unione europea è indiscutibile.

Ritengo che la valvola di sicurezza rappresentata dall’adozione di un costo unico e dal mantenere uno strumento parallelo di pubblicazione a mezzo stampa, insieme all’introduzione di un registro elettronico, come espresso attraverso il consenso raggiunto e votato da tutti i membri – ripeto, tutti i membri – della commissione giuridica, costituisca la soluzione equilibrata e razionale di cui vi è bisogno.

Nel concludere, vorrei sottolineare che ci si aspetta che il Parlamento europeo – come è suo dovere – fornisca un consenso produttivo alla regolamentazione comunitaria, mantenendo al contempo la piena indipendenza della sua volontà legislativa. La commissione giuridica, come già precisato, spera che la relazione presentata dall’onorevole Kauppi, con la quale mi congratulo per il lavoro svolto, venga approvata.

Una postilla rivolta a lei, signor Commissario: non so se la proposta di consenso da parte della commissione giuridica le risulti in qualche modo deludente, ma vorrei ovvero esprimerle il mio desiderio che, non appena entrato in vigore il trattato di Lisbona, la cultura della collaborazione tra Commissione e Parlamento europea possa – e debba – cambiare. Ora è questa la nostra aspettativa; è questa l’aspettativa del Parlamento europeo eletto democraticamente.

 
  
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  Ieke van den Burg, a nome del gruppo PSE. (EN) Signor Presidente, in primo luogo farò qualche osservazione di tipo procedurale. E’ un peccato non averne discusso questa mattina, signor Commissario, quando eravamo seduti insieme, perché sono rimasto piuttosto sorpreso nel riscontrare una certa durezza nel suo discorso al Parlamento. Per quanto riguarda la procedura, non transigo sul modo in cui la presidenza francese ha affrontato le nostre proposte: non ha soddisfatto alcuna richiesta di negoziato né ha cercato di stabilire un dialogo su un eventuale compromesso.

Lo stesso vale per la Commissione. Di fronte a questo tipo di argomenti, è normale cercare di riunirsi per trovare una soluzione che risponda alle preoccupazioni delle diverse parti. Mi rammarico che questo non sia avvenuto e spero che nel periodo tra la plenaria e la votazione in seno alla commissione giuridica vi sia la possibilità di farlo.

Circa il contenuto, non credo vi siano molti punti di divergenza. Assicuro il mio massimo impegno anche per la riduzione degli oneri amministrativi e insisto per l’impiego del sistema XBRL nella contabilità nonché di questo tipo di piattaforma elettronica, che – e su questo credo concorderemo tutti – è necessaria, proprio perché in alcuni Stati membri la società elettronica non è ancora stata del tutto istituita. Dobbiamo adottare temporaneamente questa soluzione transitoria in modo da offrire agli Stati la possibilità di avvalersi di questo tipo di registrazione su supporto cartaceo.

Si tratta davvero di un problema temporaneo e possiamo trovare una soluzione pragmatica. Questa settimana ho sentito dire che la prima connessione a Internet e l’uso delle e-mail risalgono a soltanto 20 anni fa, pertanto tra 10 o 20 anni sarà normale che tutte le informazioni siano elaborate in formato elettronico. Stiamo affrontando un problema che è del tutto temporaneo e non dovremmo ingrandirlo più del necessario. Occorre trovare una soluzione ragionevole e pragmatica secondo quello spirito che anche lei ha sempre auspicato.

 
  
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  Jean-Paul Gauzès (PPE-DE). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto desidero ringraziare l’onorevole Kauppi per l’ottima relazione e gli sforzi compiuti per trovare una soluzione ragionevole alle diverse questioni sollevate, in particolare quella della piattaforma elettronica.

La proposta di direttiva si inserisce nel quadro dell’intervento di più ampio respiro volto a ridurre gli oneri amministrativi per le società, alleggerire le restrizioni nei loro confronti e migliorarne la competitività. Naturalmente, noi sosteniamo attivamente questo obiettivo che andrà a vantaggio delle PMI. Approviamo la creazione di una piattaforma elettronica che contenga tutte le informazioni nonché il principio di un costo unico inteso a coprire tutti gli oneri relativi alle pubblicazioni necessarie.

E’, tuttavia, opportuno fornire la migliore informazione possibile e consentire che le modalità tradizionali di pubblicazione sussistano, visto che sono ancora necessarie, specialmente attraverso la carta stampata. Il testo proposto dalla relatrice dopo i negoziati, e adottato all’unanimità dalla commissione giuridica, permetterà agli Stati membri di prevedere il mantenimento dei metodi di pubblicazione tradizionali, dato che i loro costi si trovano inclusi nel costo unico di pubblicazione.

Signor Commissario, abbiamo dunque ottemperato allo spirito della proposta rendendo obbligatoria la piattaforma e mantenendo il principio del costo unico. Abbiamo tenuto conto, tuttavia, della realtà di diversi paesi ancora sprovvisti di quelle strutture informatiche che sono già presenti in altri paesi, nonché delle abitudini in materia di informazione che non vanno ignorate.

Signor Commissario, lei sa che occorre tener conto delle opinioni dei cittadini e che l’Europa non deve apparire come una fonte di nuove restrizioni o difficoltà. E’ per questo che vogliamo la flessibilità, per tener conto delle realtà dei diversi Stati membri, mantenendo l’economia del sistema.

Lei ha detto con una certa durezza, signor Commissario, che la proposta della commissione giuridica mette a repentaglio la posizione della Commissione. Non credo che ciò sia esatto, come non è corretto dire che la proposta della commissione giuridica introduce nuove formalità. Al contrario, abbiamo detto che queste sono formalità esistenti che possono essere mantenute e anche che, ovviamente, escludiamo l’introduzione di nuove formalità.

Ritengo, signor Commissario, che sia necessario che l’Europa dimostri di essere in grado di ridurre la burocrazia e gli oneri amministrativi, nel rispetto delle identità nazionali.

 
  
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  Manuel Medina Ortega (PSE). (ES) Signor Presidente, desidero ringraziare la Commissione per aver presentato questa proposta, che considero positiva e che ci aiuterà a ridurre gli oneri amministrativi non necessari.

Come hanno detto gli onorevoli che mi hanno preceduto, questo Parlamento ha l’obbligo di concretizzare le proposte assai generose e altruiste della Commissione. La realtà è che abbiamo 27 paesi con diversi sistemi giuridici e lingue assai diverse, il che significa che, in ciascuno paese Stato membro, dobbiamo adeguarci alla realtà nazionale, anche in materia linguistica.

Ciononostante, come ha appena sottolineato l’onorevole Gauzès e altri che l’hanno preceduto, è importante che il riconoscimento di queste specificità nazionali non comporti un aumento dei costi, che questi siano uniformi e che i governi, se necessario, si facciano carico dei costi aggiuntivi.

Esiste, però, un altro problema: la questione delle traduzioni. Nell’Unione europea non abbiamo una lingua comune. Nei 27 paesi, e a volte anche all’interno di uno stesso Stato membro – come in quello del commissario – si parlano lingue assai diverse tra loro e conviviamo con questa situazione.

Anche dal punto di vista giuridico, ci troviamo ad affrontare una realtà in cui i documenti giuridici sono differenti. La Commissione giuridica ha, per esempio, proposto alcuni emendamenti sull’autenticazione di documenti, insieme all’asseverazione delle traduzioni. In questo momento, la commissione giuridica sta preparando una relazione sul riconoscimento di atti autenticati in diversi paesi dell’Unione europea, che dovrebbe integrare questa relazione.

In definitiva, credo che la Commissione abbia fatto bene a presentare questa relazione. La relatrice ha svolto un ottimo lavoro e noi tutti abbiamo cercato di mettere a punto una proposta di testo legislativo che possa essere riconosciuto in tutta l’Unione europea, garantendo così i diritti, e che sia basato sulla realtà di un’Unione ancora in via di costruzione, dotata di ordinamenti nazionali diversi e con diversi livelli di accesso alla comunicazione elettronica..

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE). (FR) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con la relatrice, l’onorevole Kauppi, per l’ottimo lavoro svolto poiché, grazie a lei, la commissione giuridica ha trovato un compromesso che, ricordo al commissario, è stato adottato all’unanimità. Il segnale inviato è chiaro: il compromesso ha permesso di conciliare il bisogno di semplificazione amministrativa delle imprese, specialmente delle PMI, e il diritto dei cittadini all’informazione, permettendo agli Stati membri di mantenere gli obblighi di pubblicazione, se lo desiderano.

Sono convinto che il Parlamento europeo seguirà la via tracciata dalla commissione giuridica. I 27 Stati membri hanno le proprie tradizioni: alcuni sono favorevoli a un uso esclusivo di Internet, altri si avvalgono ancora di metodi di comunicazione più tradizionali a mezzo stampa. Le tradizioni vanno rispettate. Non dimentichiamo che il 50 per cento dei cittadini europei non ha accesso a Internet. Se le informazioni fossero disponibili soltanto su un’unica piattaforma elettronica, chi non ha accesso a Internet, o chi preferisce la carta stampata, non sarebbe in grado di ricevere informazioni sulle imprese della propria zona.

Credo che il Parlamento europeo comprenda bene che abolire del tutto la pubblicazione degli annunci giudiziari e legali sui giornali locali, per esempio, potrebbe avere conseguenze disastrose. Perciò, gli Stati membri devono poter organizzare la distribuzione delle informazioni attraverso canali complementari in circostanze specifiche.

Signor Commissario, questo non è un dibattito ideologico. Non pensa forse, nelle attuali circostanze, di aver altro da fare che non ostacolare un meccanismo che funziona bene negli Stati membri?

Cercando sempre di semplificare, a volte si corre il rischio di complicare le cose. Ridurre i costi? Sì, ma a quale prezzo? Alleggerire le restrizioni per migliorare la competitività? Sì, ma cosa accade alla competitività quando la semplificazione rischia di danneggiare l’economia di un intero settore? Si spera che la Commissione prenda nota del fatto che le soluzioni che consentiranno al settore della carta stampata di superare le difficoltà attuali vanno sostenute.

Signor Commissario, lei non dovrebbe essere refrattario alle tradizioni degli Stati membri. Con questo suo comportamento, lei si rende responsabile del rischio di licenziamento di un certo numero di giornalisti e della mancanza di informazione per una vasta parte della popolazione.

Stiamo cercando una direttiva equilibrata che integri la piattaforma elettronica e il costo unico. Siamo convinti di aver trovato questa soluzione e lei deve rispettare il voto del Parlamento europeo.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE).(PL) Signor Presidente, il Parlamento europeo ha da tempo sollevato la questione dei costi amministrativi inutili ed eccessivamente alti che le imprese europee devono sostenere. Questi costi non solo complicano l’attività delle imprese, ma rappresentano un ostacolo alla possibilità di rispondere alle sfide dell’attuale economia mondiale altamente competitiva.

E’, perciò, confortante che la Commissione europea abbia finalmente prestato attenzione al problema, proponendo di applicare la procedura con iter accelerato all’emendamento della prima e dell’11a direttiva sul diritto societario, che contribuirà a un più rapido miglioramento del contesto in cui operano le imprese europee. Nel caso della prima direttiva, l’eliminazione dalla normativa nazionale di tutti i requisiti di comunicazione aggiuntivi che incrementano i costi per le imprese sembra essere estremamente opportuna. La piattaforma elettronica proposta, che dovrà contenere tutte le informazioni relative alle società, offrirà una soluzione economica e di facile accesso. I medesimi risultati li otterrà il pagamento unico che andrà a coprire tutti i costi, tanto quelli amministrativi quanto quelli associati ai requisiti di comunicazione.

La proposta relativa all’11a direttiva sul diritto societario riguarda la traduzione e certificazione degli atti da inserire nel registro commerciale di una succursale di una società che abbia sede in uno Stato membro diverso. Il reciproco riconoscimento delle traduzioni, proposto dalla Commissione al fine di ridurre gli oneri amministrativi, contribuirà sicuramente a contenere i costi sostenuti dalle imprese, pur garantendo l’affidabilità delle traduzioni. Infine, vorrei congratularmi con la relatrice, l’onorevole Kauppi, per l’ottima relazione.

 
  
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  Costas Botopoulos (PSE). - (EL) Signor Presidente, signor Commissario, vorrei approfittare del privilegio di essere l’ultimo oratore per fare un commento politico e due precisazioni tecniche riguardo alla direttiva in discussione.

Per quanto riguarda l’aspetto politico, oggi, siamo testimoni di un momento raro nel Parlamento europeo: la totale unanimità di tutti i settori del Parlamento, dall’estrema destra all’estrema sinistra, circa la direzione che il Parlamento intende dare a una specifica iniziativa legislativa. Mi unisco ai numerosi parlamentari che hanno sottolineato la rarità di questa situazione, che la Commissione deve necessariamente prendere in considerazione nella sua decisione finale.

Non stiamo minando la proposta della Commissione; stiamo piuttosto cercando di ammodernarla e di renderla più umana, più logica e più pratica. Questo è il mio commento politico.

Avrei due brevi precisazioni di carattere tecnico: riguardo alla questione della pubblicazione, concordo con gli onorevoli colleghi sul fatto che è assolutamente giusto ed equo che agli Stati membri con un accesso a Internet fortemente limitato sia consentita la soluzione della pubblicazione a mezzo stampa per ovvie ragioni sociali e finanziarie, in aggiunta alla disposizione generale della pubblicazione elettronica.

Vorrei aggiungere infine un breve commento sulla questione della traduzione, riguardo alla quale non vi sono problemi. Il meccanismo che prevede l’esistenza di un’unica traduzione riconosciuta offre una soluzione pratica. Il problema della traduzione sollevata in questa sede non è una questione linguistica, di trasparenza o stilistica. Si tratta di una questione pratica che può essere risolta molto semplicemente attraverso il riconoscimento della traduzione.

Esiste una differenza, pertanto, tra questioni politiche e questioni tecniche. Noi non mettiamo in pericolo la proposta, la stiamo migliorando.

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare dicendo che se l’onorevole van den Burg avesse sollevato la questione questa mattina, la avrei affrontata volentieri. Avevo chiesto se vi fossero altri argomenti che desideravate trattare e, se lo aveste proposto, avrei parlato di questo aspetto. Se voi aveste sollevato qualsiasi argomento – incluse le previsioni del tempo in Irlanda – ne avrei discusso insieme a voi. Non ho nessun problema in questo senso.

Non ho alcun problema nel rispettare le decisioni del Parlamento europeo, perché questo è il vostro compito ed è questo che dovete fare. Tuttavia, va ricordato il contesto di questa specifica proposta e, dato che rispetto la vostra posizione, chiederei che voi rispettaste la mia.

Questa particolare proposta è stata avanzata nel quadro della riduzione degli oneri amministrativi per le piccole imprese e si inserisce nell’intervento di semplificazione del contesto in cui operano le imprese. Esistono stime del risparmio che questa proposta potrebbe ottenere: una riduzione annua dei costi pari a 600 milioni di euro. La ragione per aver presentato questa proposta consiste nell’abbassare i costi amministrativi sostenuti dalle piccole imprese. Come ho già sottolineato nei miei interventi precedenti, l’intero progetto della riduzione dei costi è stato accolto favorevolmente dal Parlamento europeo in diverse risoluzioni.

Questo è dunque il contesto in cui è stata presentata la proposta, alla quale si è giunti con l’idea di ridurre i costi amministrativi e ottenere una semplificazione per le piccole imprese.

Pertanto, difficilmente vi potrete aspettare che io accetti emendamenti da parte del Parlamento europeo che vadano esattamente nella direzione opposta, non riducendo i costi amministrativi, ma incrementandoli. Se il Parlamento europeo ritiene che, in questa particolare circostanza, vi siano più ragioni a favore che contro nella scelta fatta, allora che si proceda pure così. E’ un punto di vista perfettamente legittimo, ma non risulta tuttavia compatibile con l’obiettivo originale da voi fissato, ovvero la riduzione dei costi. Se il Parlamento e altri ritengono che, per tutti i motivi da voi spiegati, la decisione debba restare questa, non potete di certo aspettarvi che io sia d’accordo con voi e che dica che gli emendamenti ridurranno i costi amministrativi quando il risultato sarà esattamente l’opposto. Infatti, i costi aumenteranno e non scenderanno.

Per gli Stati membri, l’unico cambiamento che produrranno gli emendamenti presentati dalle due commissioni del Parlamento europeo sarebbe che, in seguito all’adozione di questa direttiva, sarà obbligatorio l’uso di una piattaforma elettronica. Non si otterrebbe alcuna riduzione degli oneri amministrativi attuali attraverso i risparmi previsti nella nostra proposta originale, risparmi che – come ho detto – sono stati valutati, nella dichiarazione sull’impatto, a circa 600 milioni di euro all’anno. Di conseguenza, adottare una direttiva che non produce il risultato di ridurre i costi, ma soltanto alcuni cambiamenti di facciata, sarebbe certamente un segnale negativo riguardo alla riduzione complessiva degli oneri amministrativi di cui abbiamo parlato.

Chiederei, pertanto, ai parlamentari europei di rispettare anche la mia posizione. Se il punto di vista del Parlamento sembra seguire quella determinata linea – e domani si voterà su questo – quella sarà la vostra opinione legittima. Non ho alcuna difficoltà ad accettarla. Tuttavia, voi dovete rispettare la mia posizione, nel senso che io posso difficilmente accettare emendamenti che vanno nella direzione opposta rispetto allo scopo originario che inizialmente ha motivato la presentazione della proposta. Non dovremmo essere in disaccordo su questo, ma io non sono nella posizione di capovolgere la logica e di dire il Parlamento europeo è nel giusto, perché così i costi amministrativi aumentano e non scendono.

Sono disponibile ad ascoltare le ragioni addotte per mantenere questa linea – e forse sono valide per certi versi – ma questo non è il nostro obiettivo originario; non è questa la ragione per cui abbiamo presentato questa proposta specifica. C’est la vie!

 
  
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  Piia-Noora Kauppi, relatore. − (EN) Signor Presidente, vorrei fare un commento di carattere procedurale. L’onorevole van den Burg ha già sottolineato che la condotta della presidenza francese non è stata delle migliori rispetto a questo dossier. Abbiamo cercato di proporre diversi incontri trilaterali allo scopo di discutere possibili compromessi, ma la presidenza francese non è disponibile a partecipare a queste riunioni e nemmeno ad organizzare riunioni in seno al gruppo di lavoro del Consiglio per discutere come procedere. Inoltre, non è presente neppure oggi qui, per trattare di questo importantissimo argomento.

Il punto di vista della commissione giuridica concede molta flessibilità agli Stati membri. Offre più flessibilità di quanto non lo faccia la mia opinione personale. Ciononostante, la posizione della commissione giuridica si spinge fino a un punto oltre al quale non è possibile andare. Questa è l’unica proposta attualmente all’attenzione del Parlamento. A mio avviso, se il Consiglio non è in grado di accogliere il punto di vista del Parlamento, vale a dire il punto di vista della commissione giuridica – su cui si voterà domani – come abbiamo richiesto, allora dovremo procedere alla seconda lettura.

Non possiamo accettare che il Consiglio ci condizioni. Se la proposta non viene accettata nella versione in cui sarà votata domani dal Parlamento, senza dubbio vi saranno ritardi. Forse il progetto non sarà pronto prima delle elezioni e probabilmente vi sarà il rischio che la Commissione possa ritirare la proposta. Ritengo che sarebbe davvero deludente se il Consiglio non avesse una maggioranza qualificata a sostenerlo e non avanzasse proposte su come raggiungere un compromesso.

Restiamo disponibili a discutere compromessi. Personalmente, sarei molto lieta se il Consiglio, alla riunione trilaterale, proponesse una base di un compromesso, ma si sta nascondendo, non viene alle riunioni e non organizza incontri di dialogo a tre, lasciandoci in una situazione veramente difficile.

Ecco perché mi infastidiscono le discussioni sugli aspetti procedurali. Spero che la Commissione non voglia ritirare la proposta. Auspico che vi sia ancora l’opportunità di raggiungere un compromesso su cui concordino tutti gli Stati membri nonché il Parlamento europeo.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

 
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