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Discussioni
Martedì 13 gennaio 2009 - Strasburgo Edizione GU

15. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
PV
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0001/2009).

Saranno prese in esame una serie di interrogazioni rivolte alla Commissione.

 
  
  

Prima parte

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 30 dell’onorevole Burke (H-0992/08)

Oggetto: Primo decennio dell’euro

A seguito delle recenti celebrazioni per ricordare il primo decennio di adozione dell’euro, può la Commissione formulare dei commenti sui principali insegnamenti, in termini di coordinamento della politica fiscale nell’area dell’euro, soprattutto alla luce della recente crisi finanziaria ed economica?

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. (EN) Benché l’esperienza del coordinamento di bilancio sia stata nel complesso positiva, è in effetti possibile trarre alcuni insegnamenti. L’analisi dei primi dieci anni corrobora le tesi di chi vorrebbe rendere più efficace la vigilanza sul bilancio anche nei periodi propizi; ne emerge anche l’esigenza di affrontare questioni più ampie, suscettibili di incidere sulla stabilità macroeconomica di uno Stato membro e sul funzionamento complessivo dell’Unione economica e monetaria.

Il coordinamento della politica fiscale dovrebbe guidare in maniera più sicura la condotta degli Stati membri in materia di bilancio lungo l’intero ciclo, cioè sia nei periodi di congiuntura favorevole che in quelli di congiuntura sfavorevole. Occorre esercitare un monitoraggio più attento sull’evoluzione del debito pubblico ed è inoltre necessario rendere più rigorosi gli obiettivi di bilancio di medio termine per far fronte a passività implicite. Tutti questi sviluppi impongono di approfondire la vigilanza di bilancio.

La vigilanza, però, va ampliata anche per tenere conto degli sviluppi che, all’interno degli Stati membri, possono incidere sulla sostenibilità del bilancio, come la crescita dei disavanzi delle partite correnti, le persistenti differenze in materia di inflazione o nell’evoluzione dei costi unitari del lavoro, o ancora le tendenze a una crescita squilibrata.

La vigilanza deve basarsi sugli strumenti esistenti. I principali strumenti della politica di bilancio e di coordinamento della politica economica sono chiaramente sanciti dal trattato e dal patto di stabilità e crescita.

La recente adozione del piano europeo di ripresa economica da parte della Commissione, il 26 novembre dello scorso anno, apre nuove prospettive anche dal punto di vista della governance e del coordinamento di bilancio.

Essa pone in luce il ruolo della Commissione come catalizzatore di politiche d’emergenza per la stabilizzazione economica di breve termine. Basandosi sulla valutazione economica da noi stessi formulata, la Commissione ha rapidamente elaborato una risposta economica completamente articolata e quantificata al rallentamento economico. La rapida reazione della Commissione rappresenta una risposta agli evidenti rischi di politiche nazionali sempre più invadenti in questa congiuntura.

Il piano di ripresa riconosce la divisione di compiti intrinseca al quadro di politica economica dell’Unione europea. Dal momento che gli Stati membri sono responsabili della politica di bilancio, la Commissione ha fissato un obiettivo globale di ulteriori stimoli fiscali, tenendo conto dell’importo necessario per riavviare l’economia europea nel suo complesso.

Gli Stati membri sono liberi di definire la dimensione e la composizione dei rispettivi stimoli fiscali. Ne derivano alcune sfide concernenti il coordinamento e la vigilanza sull’attuazione delle misure nazionali. La Commissione e il Consiglio ECOFIN controlleranno congiuntamente l’attuazione delle misure nazionali conformemente ai principi stabiliti dal piano di ripresa.

Per l’avvenire, un’accorta attuazione del quadro di vigilanza fiscale servirà a precisare le aspettative sui futuri sviluppi fiscali. Insieme al rafforzamento di quadri e norme di bilancio nazionali e al varo di riforme miranti a frenare la crescita delle spese legate all’età della popolazione, questo garantirà il ripristino di una situazione sostenibile.

Sarà così possibile arginare gli effetti negativi delle previsioni riguardanti la crescita dei deficit, il debito sui premi di rischio, i consumi privati e gli investimenti.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE) . – (EN) Signor Commissario, apprezzo molto la sua risposta. Considerando il fatto che disponiamo di una politica monetaria comune, ma anche alla luce dei problemi odierni, lei prevede che l’Eurogruppo possa svolgere un ruolo più rilevante, pur rispettando le politiche fiscali dei singoli Stati? Crede che l’attuazione o l’adozione del trattato di Lisbona potrebbe avere qualche influenza in quest’area, per quanto riguarda le questioni fiscali? A mio avviso, l’aspetto più importante è la necessità di collaborare tra noi. In quali modi pensa che sia possibile cercare di stimolare le economie dei paesi dell’Unione europea?

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. (EN) Qual è il ruolo dell’Eurogruppo? Come lei sa, oggi l’Eurogruppo è un organismo informale, e continuerà a essere tale dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Di conseguenza l’Eurogruppo non può adottare decisioni formali, neppure in riferimento ai soli Stati membri dell’area dell’euro che fanno parte del Consiglio ECOFIN.

Tuttavia, negli ultimi tre o quattro anni, cioè dagli esordi della presidenza di Jean-Claude Juncker nel gennaio 2005, in particolare, l’Eurogruppo ha elevato il contenuto qualitativo delle nostre discussioni. I membri dell’Eurogruppo, insieme alla Commissione e alla Banca centrale europea, discutono della vigilanza di bilancio approfondita e della più ampia vigilanza economica cui ho accennato nel mio intervento introduttivo. L’Eurogruppo spesso discute anche di altri problemi, che riguardano il ruolo esterno dell’euro e la dimensione esterna dell’area dell’euro.

Le questioni fiscali, come lei sa benissimo, sono estremamente delicate. A norma del trattato attuale, ma anche – in futuro – del trattato di Lisbona, le decisioni in campo fiscale richiedono unanimità a livello di Unione europea, e per l’immediato futuro non prevedo modifiche di alcun genere al quadro decisionale.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE) . – (DE) Signor Commissario, il punto seguente mi interessa in modo particolare: negli ultimi dieci anni l’Eurogruppo ha avuto un lusinghiero successo e, soprattutto nel corso della crisi più recente, altri paesi si sono dichiarato interessati a entrare nel gruppo. La Commissione sta già pensando ai paesi che in futuro potrebbero entrare a farne parte? Vi sono altri paesi interessati a entrare nell’area dell’euro, l’appartenenza alla quale si è dimostrata un’esperienza così positiva?

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM) . – (SV) In primo luogo vorrei porre la seguente domanda: se l’euro è stato un successo così strepitoso, come mai l’Italia e la Grecia, tanto per fare due esempi, hanno un tasso d’interesse sui buoni del tesoro decennali più alto di un paio di punti percentuali rispetto alla Germania?

In secondo luogo, come mai il tasso d’interesse decennale della Svezia è di 0,4 punti percentuali più basso rispetto alla Germania, mentre quello della Finlandia è di 0,6 punti più alto? Eppure entrambi i paesi sono ben governati.

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. (EN) Come lei sa, la Slovacchia è entrata nell’area dell’euro il 1° gennaio di quest’anno, e quindi ora 16 dei 27 Stati membri dell’Unione europea partecipano a pieno titolo all’Unione economica e monetaria e condividono la stessa moneta. Chi sarà il prossimo? Non spetta alla Commissione rispondere a questa domanda; tocca invece ai candidati che desiderano entrare nell’area dell’euro avanzare una richiesta. Attualmente, conosciamo gli Stati membri che vorrebbero aderire al più presto all’area dell’euro ma purtroppo non soddisfano tutti i criteri previsti dal trattato – gli Stati baltici, l’Ungheria e altri – e sappiamo che vi sono due Stati membri dell’Unione, ossia il Regno Unito e la Danimarca, i quali hanno ottenuto una clausola di esclusione, che li esonera dalla responsabilità, che incombe a tutti gli Stati membri dell’Unione europea, di preparare se stessi e le proprie economie a unirsi all’area dell’euro in futuro.

Non so chi sarà il primo paese a entrare nell’area dell’euro dopo la Slovacchia; potrebbe forse essere uno dei due paesi che dispongono della clausola di esclusione. E’ possibile che nei prossimi mesi la Danimarca – per esempio – decida di abbandonare l’esclusione e chieda di entrare nell’area dell’euro. In realtà, in base al trattato la Danimarca soddisfa tutti i criteri per entrare nell’area dell’euro, ma la decisione spetta alle autorità danesi, al parlamento danese e forse, con un referendum, ai cittadini danesi.

Stamani abbiamo celebrato il decimo anniversario dell’euro. Sono sicuro che fra altri dieci anni tutti – o quasi tutti – gli Stati membri dell’Unione europea saranno entrati nell’area dell’euro, perché in periodi di crisi e di difficoltà economica come questo i vantaggi dell’appartenenza all’euro si sono assai accresciuti. Coloro che non sono ancora entrati nell’area dell’euro comprendono che i vantaggi sono di gran lunga maggiori e più importanti delle responsabilità che è necessario assumersi in quanto membri dell’area dell’euro – o delle difficoltà che è necessario affrontare.

Quanto alle sue osservazioni, se fossi in lei non userei i tassi di interesse come argomento polemico contro l’area dell’euro. Chieda in Danimarca cos’è successo ai tassi d’interesse di quel paese durante questo periodo di crisi. La Danimarca è uno Stato membro che non fa parte dell’area dell’euro, la cui valuta è strettamente legata all’euro e la cui banca centrale segue da vicino le decisioni della Banca centrale europea. I mercati non premiano coloro che non hanno aderito all’euro; anzi, impongono loro premi di rischio più elevati.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 31 dell’onorevole Casaca (H-1016/08)

Oggetto: Crollo del prezzo dei latticini sul mercato europeo

Nel documento di lavoro della Commissione europea concernente il monitoraggio dell’evoluzione dei prezzi, allegato alla sua comunicazione sui prezzi dei prodotti alimentari in Europa e datato 21 novembre 2008, si afferma, a pagina 9, che da ottobre 2007 a ottobre 2008 il prezzo del burro sul mercato auropeo è diminuito del 30 per cento e quello del latte in polvere del 40 per cento, avvicinandosi inesorabilmente ai pressi d’intervento.

Può la Commissione far sapere se ritiene che, a fronte dell’andamento del mercato, sia opportuno confermare la sua proposta di aumentare le quote di produzione del latte, formulata un anno fa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio?

Ritiene che i limiti regolamentati vigenti per i prezzi d’intervento del latte in polvere e del burro saranno sufficienti per evitare conseguenze devastanti a livello di redditi degli agricoltori, come quelli delle Azzorre, la cui attività dipende completamente dal mercato dei latticini, come il latte in polvere e il burro?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. (EN) Inizierò descrivendo la situazione che si presentava appena qualche anno fa; come tutti sappiamo, il settore dei latticini era estremamente stabile e registrava solo lievi fluttuazioni dei prezzi, ma negli ultimi anni le cose sono cambiate in maniera drastica. All’inizio, nei mesi di agosto e settembre del 2007 – lo ricordo vividamente – abbiamo assistito a un fortissimo aumento dei prezzi dei latticini, mentre l’anno scorso si è registrato un calo dei prezzi altrettanto brusco o addirittura peggiore; in conclusione, la situazione odierna è tale che i prezzi sono molto vicini ai prezzi d’intervento, e in alcune parti d’Europa addirittura a un livello inferiore.

Posso assicurare agli onorevoli deputati che il rapido deterioramento del mercato europeo dei latticini mi preoccupa vivamente. Abbiamo messo a punto misure di sostegno che è possibile attivare a favore del settore dei latticini, e del resto siamo già entrati in azione.

Contrariamente alla situazione normale, in cui il regime di ammasso privato per il burro viene attivato il 1° marzo, abbiamo deciso di attivare tale regime a partire dal 1° gennaio; ciò significa che anche la produzione di dicembre può rientrare in questo regime. Gli acquisti all’intervento o la concessione di restituzioni all’esportazione sono altri strumenti disponibili per sostenere in maniera efficiente il settore dei latticini o il mercato di tali prodotti.

Per quanto riguarda il sistema di intervento che sarà avviato a marzo – e quindi riguarderà anche la produzione di febbraio – il burro e il latte scremato in polvere si potranno acquistare sino alla fine di agosto: dapprima per quantità fisse a prezzi fissi, in seguito tramite una procedura di gara permanente, se la situazione dovesse richiederlo.

Vorrei anche rammentarvi la situazione del 2007. Tutti, credo, ricordiamo la rapida e immediata reazione di cui sono stati testimoni il Parlamento europeo, il Consiglio e gli Stati membri, e che, con fortissime pressioni, mi ha spinto a incrementare senza il minimo indugio – ieri e non domani – le quote per rendere meno grave la situazione dei prezzi al consumo.

Oggi desidero anche prendere una posizione estremamente decisa e dissipare il diffuso malinteso, per cui l’incremento delle quote del latte sarebbe la causa degli attuali bassissimi prezzi dei latticini. La realtà, invece, è che nonostante le quote siano state incrementate del 2 per cento dopo l’aprile di quest’anno, la produzione del latte è in effetti calata. E’ questa la situazione cui assistiamo ora, dovuta al fatto che un incremento delle quote rimane una possibilità produttiva per gli Stati membri o per gli allevatori, ma non costituisce certo un obbligo. Ciò dimostra chiaramente che i produttori di latticini stanno reagendo ai segnali del mercato.

I mutamenti, relativamente lievi, che si sono registrati nel sistema delle quote non possono perciò assolutamente spiegare la volatilità del mercato che stiamo constatando. La riduzione della domanda da parte dei consumatori costituisce probabilmente una reazione agli alti prezzi dello scorso anno; allora i consumatori hanno cercato di abbandonare i latticini di migliore qualità e di prezzo più elevato. Ovviamente, non bisogna neppure dimenticare il clima economico in cui ci troviamo in questi giorni. Per la stessa ragione, dobbiamo stare attenti a non illuderci che una microgestione del mercato dei latticini ci metta in grado di decidere le sorti dell’intero settore; dobbiamo invece concludere che il sistema delle quote non è stato capace di dare stabilità al mercato.

Per quanto riguarda le Azzorre, le autorità portoghesi hanno sfruttato ogni opportunità per chiedere un incremento delle quote di produzione del latte a favore di quelle isole, perché le Azzorre, grazie alla loro altissima competitività, potrebbero trarre vantaggio da un incremento della produzione. Sono sicura che quote più cospicue, e in ultima analisi l’abolizione del sistema delle quote, sarebbero un vantaggio per il settore dei latticini delle Azzorre. L’esito sarà questo, a mio avviso, anche se quelle splendide isole sono assai remote e il latte deve essere spostato fra nove isole diverse.

Per concludere, posso assicurare agli onorevoli deputati che utilizzerò gli strumenti della nostra politica per il settore dei latticini in maniera responsabile, così da garantire a questo settore una rete di sicurezza efficace.

 
  
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  Paulo Casaca (PSE) . – (PT) La ringrazio per i suoi chiarimenti, signora Commissario. Purtroppo non posso condividere il suo ottimismo sui benefici che questi incrementi dei livelli di produzione consentiti recherebbero alla produzione delle Azzorre.

Posso garantirle che questa situazione – secondo una rivista publicata questa settimana, si stima che a livello mondiale il prezzo del latte in polvere sia sceso di più del 60 per cento dall’agosto 2007 – sta incidendo profondamente sui redditi degli allevatori della regione autonoma delle Azzorre, e certo anche di parecchie altre parti d’Europa. Mi auguro che in futuro queste misure possano produrre qualche effetto, ma per ora il loro impatto è stato nullo; per questo, signora Commissario, le chiedevo di dedicare al problema tutta la sua attenzione.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. (EN) Come lei sa, sono sempre lietissima di poter discutere con lei l’importanza del settore agricolo e anche i problemi delle Azzorre.

Ci troviamo in una situazione in cui il mercato presenta gravi difficoltà. Questo non vale solo per le Azzorre, ma per la situazione generale di tutta Europa: dobbiamo renderci conto che i prezzi sono scesi a un livello che sarebbe stato inimmaginabile appena sei mesi fa. Posso solamente assicurarle – e mi auguro che lei mi reputi capace di individuare le soluzioni giuste al momento giusto – che è questo il metodo con cui cercheremo di gestire il sistema nella situazione attuale.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) Auguri di buon anno al commissario, anche se per il settore dei latticini le notizie non sono buone.

Signora Commissario, lei ha accennato ad alcuni dei fattori che hanno provocato la discesa dei prezzi; vorrei quindi chiederle specificamente – giacché non sono chiare le ragioni che avevano condotto alla violenta impennata dei prezzi – se esiste un’analisi dettagliata sulle cause della brusca riduzione dei prezzi. In un quadro talmente incerto, lei ritiene che le riforme della valutazione dello stato di salute siano sufficienti? Infine, si può considerare sufficiente una rete di sicurezza, se noi intacchiamo la fiducia dei consumatori ed essi abbandonano la produzione di latte, come sta avvenendo in questo momento?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. (EN) In primo luogo, ritengo che gli attuali bassissimi livelli dei prezzi del latte dipendano da molteplici cause.

Il motivo principale risiede forse nell’eccezionale importanza che il mercato russo riveste per l’Unione europea; di recente abbiamo assistito a una fortissima svalutazione del settore economico in Russia, che ha provocato un massiccio aumento dei prezzi per i consumatori russi. Non conosco i dati esatti, ma la svalutazione è almeno del 50 per cento. Di conseguenza, per noi la possibilità di vendere i nostri prodotti in Russia è bruscamente diminuita. C’è stata anche, come ho accennato, la conseguenza degli alti prezzi che abbiamo registrato nel 2007, quando i consumatori hanno parzialmente abbandonato i latticini a causa dei prezzi elevati – e ovviamente non hanno cambiato idea. L’ultimo fattore è la situazione odierna, con la generale incertezza che attanaglia l’economia.

L’onorevole McGuinness ha chiesto se riteniamo di aver svolto un’azione sufficientemente valida per quanto riguarda la valutazione dello stato di salute. Sta di fatto che quest’ultima sarà avviata appena il 1° gennaio 2010, con una differenziata gamma di strumenti a sostegno dei diversi settori. Nel corso delle discussioni abbiamo individuato le nuove sfide e abbiamo riservato a tali nuove sfide il denaro stanziato. Questi fondi non saranno però disponibili nel 2009, e quindi abbiamo proposto al Parlamento europeo, al Consiglio e al Consiglio ECOFIN di spendere subito, nel 2009, una parte del cosiddetto denaro inutilizzato: 5 miliardi di euro in totale provenienti dall’agricoltura, e 1,5 miliardi di euro specificamente destinati alla politica di sviluppo rurale. E’ quindi compito del Parlamento e del Consiglio verificare se sia possibile spendere una parte di questo denaro.

Se ricordate l’elenco delle nuove sfide, vi era compreso anche il settore dei latticini. Mi auguro quindi che si raggiunga un accordo anche in Parlamento per utilizzare una parte di questo denaro, non esclusivamente, ma anche per le sfide che il settore dei latticini deve affrontare.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 32 dell’onorevole Van Hecke (H-1018/08)

Oggetto: Microcrediti

Nel maggio 2008 il Commissario Mariann Fischer Boel ha proposto di destinare i fondi dell’Unione europea in precedenza utilizzati per le sovvenzioni all’esportazione, il sostegno ai prezzi e lo stccaggio delle eccedenze ai microcrediti, grazie ai quali gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo potrebbero acquistare sementi e fertilizzanti. I microcrediti costituiscono indubbiamente un’importante risorsa nella lotta contro la povertà e uno strumento al servizio degli obiettivo del Millennio. Nell’aprile del 2008, in una dichiarazione scritta, il Parlemento si era già pronunciato a favore di un aumento dei fondi per progetti di microcredito.

Quali iniziative concrete ha preso la Commissione in relazione a tale proposta?

 
  
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  Jim Allister (NI) . (EN) Non vi è la prassi di ammettere due domande supplementari dopo l’intervento dell’interrogante, e non avevo segnalato al Commissario, già all’inizio dell’interrogazione, che intendevo porre una domanda supplementare?

Perché non mi è stata data la parola? <BR

 
  
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  Presidente . – Onorevole Allister, non mi risultava che lei avesse una domanda da porre; se l’avessi saputo, ovviamente le avrei dato la parola.

 
  
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  Jim Allister (NI) . (EN) Con rispetto, i suoi collaboratori mi avevano segnalato di aver preso nota della mia richiesta; quindi, se i suoi collaboratori ne erano al corrente, ne consegue che ne era al corrente anche lei.

Perché non l’hanno informata?

 
  
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  Presidente . – Mi dispiace, ma secondo i miei collaboratori nessuno l’ha notata.

 
  
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  Louis Michel, membro della Commissione.(FR) Signora Presidente, onorevoli deputati, i colloqui tra Parlamento e Consiglio sull’adozione di un regolamento per l’istituzione di una struttura alimentare europea sono sfociati nella decisione di non utilizzare i fondi disponibili a titolo della rubrica 2 del bilancio per finanziare tale struttura, contrariamente a quanto era stato proposto dalla Commissione. Il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, adottato il 16 dicembre 2008, ha però reso disponibile un bilancio di un miliardo di euro, a titolo della rubrica 4 del bilancio, per il periodo 2008-2010. Quest’importo verrà utilizzato per finanziare misure di sostegno per l’agricoltura e la sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo più gravemente colpiti dalla crisi alimentare. Il microcredito ha un ruolo di primo piano in parecchie di queste misure, nonché in altre, miranti a irrobustire la produzione agricola e rurale. Il Parlamento avrà il diritto di esaminare la programmazione dei lavori finanziati da questa struttura, conformemente alle disposizioni del regolamento sulla comitatologia. Posso dirvi che un primo pacchetto di circa 300 milioni di euro, riguardante 24 o 25 paesi, sarà presentato in febbraio, mentre il piano generale per l’utilizzo dell’intera struttura sarà in ogni caso presentato dalla Commissione e adottato entro il 1° maggio 2009.

La Commissione è favorevole a uno sviluppo più generale del microcredito e delle istituzioni di microfinanza. Oltre al microcredito queste propongono un’ampia gamma di servizi finanziari, tra cui risparmi, prodotti assicurativi, trasferimenti di denaro e sistemi di pagamento. La Commissione si adopera per garantire l’accesso a questi servizi finanziari alle persone svantaggiate e a basso reddito; essa ritiene che il maggior ostacolo allo sviluppo di sistemi finanziari per i più svantaggiati non sia la mancanza di fondi, ma piuttosto la mancanza di capacità tecniche e istituzionali. Per tale motivo la Commissione concentra i suoi sforzi soprattutto sul rafforzamento dei poteri istituzionali degli operatori della microfinanza. Inoltre, nei casi in cui l’accesso al capitale si dimostra una grave limitazione per le istituzioni di microfinanza – per esempio allorché un’istituzione in questo settore desideri sviluppare i propri servizi nelle zone rurali – la Commissione può finanziare il fabbisogno di capitale di queste istituzioni tramite istituzioni finanziarie specializzate come la Banca europea per gli investimenti (BEI), utilizzando crediti per concedere prestiti o contribuire al capitale. In taluni casi, per la fondazione di nuove istituzioni di microfinanza, la Commissione può anche decidere di fornire finanziamenti per le operazioni di avvio, mediante ONG specializzate. Ancora, sulla base di tali vantaggi comparativi, la BEI gestisce operazioni di microfinanza entro il quadro generale delle strutture finanziate dal bilancio dell’Unione europea, ossia il FEMIP (Facility for Euro-Mediterranean Investment and Partnership) per la regione mediterranea, o tramite il Fondo di sviluppo europeo, che rappresenta la struttura di investimento per gli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

 
  
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  Johan Van Hecke (ALDE) . – (NL) Signor Presidente, noi tutti abbiamo plaudito alla decisione di destinare un miliardo di euro agli agricoltori più poveri dei paesi più duramente colpiti dalla crisi alimentare; personalmente, tuttavia, mi rammarico che la proposta, avanzata dalla Commissione, di impiegare a tale scopo i fondi per l’agricoltura non utilizzati sia caduta nel nulla, a causa delle pressioni di alcuni Stati membri e di un settore della nostra Assemblea.

Come ha detto il commissario, la Commissione considera i microprestiti uno strumento di grande importanza ed efficacia nella lotta contro la povertà, ma recentemente sono affiorati dubbi e interrogativi, concernenti specificamente la loro accessibilità. Secondo molti, si tratterebbe di uno strumento urbano, inaccessibile nelle zone rurali.

Rivolgo alla Commissione la seguente domanda: è stata effettuata una valutazione complessiva di questo strumento?

 
  
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  Louis Michel . – (FR) Naturalmente, come ho detto, stiamo lavorando alla preparazione del meccanismo che dovrà consentirci di impiegare immediatamente le risorse finanziarie che sono state accantonate a questo scopo.

A mio avviso, né la natura dei fondi né la loro origine rappresentano un problema dal punto di vista della capacità. E’ evidente che non vi saranno problemi di sorta, neppure nel caso dei progetti rurali. A tal proposito posso quindi rassicurarla: non dovrebbe esserci difficoltà alcuna, e in ogni caso le preoccupazioni da lei espresse troveranno ampia risposta, come vedrà, sia nel primo pacchetto, che vedrà la luce alla fine di febbraio, sia nel piano generale, che sarà disponibile al più tardi entro il 1° maggio.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE) . – (DE) Vorrei porre solo una breve domanda. Avete considerato la possibilità di effettuare determinati controlli sui microprestiti, per incoraggiare gli interessati a dedicarsi al commercio equo e solidale, oppure all’agricoltura biologica, e ritenete che controlli di tal genere siano utili? O invece pensate che l’eventuale applicazione di requisiti siffatti non rivesta importanza?

 
  
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  Louis Michel . – (FR) E’ ovvio che non posso ingerirmi direttamente nell’amministrazione dei paesi in via di sviluppo, i quali, di solito, in questo campo hanno linee politiche estremamente fragili. Credo di aver compreso il senso della sua domanda, e l’approccio da lei suggerito mi sembra in via di principio assai promettente; né mi sfuggono gli obiettivi che lei spera di poter raggiungere ricorrendo a tale approccio. Forse potrò riesaminare la questione e cercare di inserire i suoi suggerimenti nelle discussioni in corso, per poi tornare a consultarla e sviluppare questo spunto.

Lei, mi sembra, pensa a incentivi che ci consentirebbero di indirizzare ben più decisamente determinate politiche verso le piccole aziende agricole a gestione familiare, e così via. A mio avviso l’agricoltura organica costituisce indubbiamente un’opzione valida in alcuni paesi in via di sviluppo, purché sia possibile creare le relative filiere. Questa però è solo un’osservazione estemporanea. Se riusciamo a creare una filiera, in un paese ove in un dato momento si registri un’eccedenza di produzione agricola, ciò potrebbe rappresentare una diversificazione interessante, con un buon valore aggiunto. Il suo suggerimento mi sembra sicuramente utile e le prometto che la coinvolgeremo nella nostra attività, in modo che lei possa partecipare, insieme ai miei collaboratori, all’inserimento di questa proposta nelle nostre discussioni.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) Signor Commissario, non la preoccupa il fatto che il problema della sicurezza alimentare globale, che è un aspetto di questa interrogazione, sia scivolato agli ultimi posti dell’agenda politica a causa della crisi economica globale? Quali iniziative intende prendere la Commissione per far sì che esso torni a essere una priorità nell’agenda politica, dal momento che ancora adesso, 30 000 bambini muoiono ogni giorno di fame e di inedia?

 
  
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  Louis Michel . – (FR) Talvolta alcune domande mi sorprendono, e non perché questi temi non siano ogni giorno oggetto delle nostre discussioni e del nostro lavoro. La sua domanda sottintendeva che la Commissione non sembra dimostrare eccessivo zelo nel proseguire un lavoro che, in effetti, è stato in larga misura avviato dalla Commissione stessa, con l’aiuto e il sostegno del Parlamento.

Si rassicuri: devo dirle che questo è un punto importante, poiché la caduta dei prezzi verificatasi dopo la crisi alimentare di alcuni mesi fa potrebbe indurre alcuni a credere che il problema sia stato risolto. Ma benché siano scesi, i prezzi non torneranno al livello relativamente basso del periodo precedente. Lei quindi ha ragione a mettere in rilievo questo punto e a sottolineare che la crisi alimentare non si è conclusa, e rimarrà anzi un serio problema per molti anni. Le garantisco che seguirò queste vicende con grande attenzione: è un problema che non sarà dimenticato.

 
  
 

Seconda parte

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 33 dell’onorevole Harkin (H-0970/08)

Oggetto: Riforma del bilancio

L’esito della consultazione pubblica della Commissione su “Riformare il bilancio – Cambiare l’Europa” invitava la Commissione a migliorare l’efficacia e l’efficienza della procedura di bilancio aumentandone la trasparenza e l’accesso pubblico. Inoltre la recente pubblicazione della relazione della Corte dei conti per il 2007 formulava diverse raccomandazioni in termini di equilibrio costi/rischi, monitoraggi e relazioni, semplificazione degli strumenti e miglioramento delle informazioni e del controllo da parte degli Stati membri. Può la Commissione far sapere quali misure intende adottare per dar seguito ai principali risultati della consultazione pubblica e alla relazione della Corte dei conti in termini di aumento delle prestazioni e di riduzione al minimo degli oneri amministrativi?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Devo rispondere oggi a due interrogazioni sulla riforma del bilancio, una di carattere più generale e una più concentrata sulle questioni dell’agricoltura. Sono lieta che siano state presentate due interrogazioni, poiché auspicavamo un maggior interesse da parte del Parlamento.

Rispondo alla prima interrogazione, che è più generale e riguarda essenzialmente l’efficacia e l’efficienza della procedura di bilancio dell’Unione europea. Una parte della consultazione pubblica era specificamente dedicata ai metodi per rendere la procedura di bilancio più efficiente, più veloce, più semplice e più trasparente. La consultazione pubblica ha elevato un pressante appello a migliorare l’efficacia e l’efficienza del bilancio europeo, in particolare mediante la semplificazione e la proporzionalità del controllo e del bilancio amministrativo.

In tale contesto sono stati individuati alcuni temi, alcuni dei quali stanno già prendendo forma concreta in seno alla Commissione. Tra le iniziative già messe a punto vi è l’Iniziativa europea per la trasparenza, grazie alla quale la Commissione ha già fornito una prima risposta all’esigenza di aumentare l’apertura e l’accessibilità rispetto al bilancio.

Altre questioni emerse dalla consultazione meritano un attento esame da parte nostra. La prima è l’integrazione delle spese attualmente non comprese nel bilancio – la cosiddetta iscrizione in bilancio dei fondi; essa produrrebbe ovviamente un aumento delle sinergie, della legittimazione e della semplificazione amministrativa, ma nel corso degli anni i nostri successi in questo campo sono stati modesti. E’ una situazione che, per quel che riguarda alcuni fondi, conoscete benissimo. Le responsabilità degli Stati membri sono un altro importante elemento; è importante rafforzare le responsabilità degli Stati membri, che gestiscono più dell’80 per cento del bilancio europeo, soprattutto nei settori a gestione congiunta. E’ necessario distribuire le responsabilità in maniera più precisa fra Stati membri e Commissione; si può sperare di ottenere parziali miglioramenti in questo campo, se entrerà in vigore il trattato di Lisbona.

Il terzo elemento è la rigidità del nostro bilancio. L’attuale bilancio europeo è ancora eccessivamente rigido, come dimostrano per esempio i negoziati per la struttura alimentare del piano europeo di ripresa, specialmente nella situazione odierna. Poi abbiamo problemi con l’approvvigionamento di gas in Europa; in questo settore non siamo in grado di concludere un accordo tra gli Stati membri per investire in progetti futuri come le interconnessioni o lo stoccaggio del gas. Ancora una volta, tutto questo dimostra quanto sia urgente la necessità di investire nelle capacità di reazione del bilancio operativo europeo.

Il terzo gruppo di problemi citato nelle consultazioni riguardava la riduzione al minimo degli oneri amministrativi. La Commissione si è già assunta vari impegni. Nel piano d’azione per un quadro di controllo interno integrato, la Commissione si è impegnata a presentare proposte per una semplificazione delle norme in materia di ammissibilità dei costi; ciò significa un più ampio ricorso, quando sia il caso, ai pagamenti forfettari. Nella sua recente comunicazione sul rischio tollerabile, la Commissione propone di ridefinire il sistema di controllo in termini di obiettivi di rischio e livello di errore accettabile. Speriamo di avere l’appoggio del Parlamento in queste discussioni politiche, e in seguito nei negoziati con il Consiglio.

La Commissione si augura di poter fruire, in generale, del sostegno del Parlamento nelle questioni concernenti la razionalizzazione e la semplificazione della procedura di bilancio, e poi ancora in tutto l’esame della legislazione futura. Vi ringrazio per le interrogazioni; fra quelle che ci vengono rivolte, questa è l’interrogazione meno invitante, in quanto spesso viene considerata eccessivamente tecnica. Anche se si prendono decisioni politiche ottime, una politica valida può comunque naufragare in mancanza di meccanismi procedurali efficienti.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . (EN) La ringrazio per l’ampio respiro della sua risposta, signora Commissario. Lei ha accennato alla responsabilità degli Stati membri. Può precisare i progressi registrati nella semplificazione delle basi di calcolo dei costi ammissibili e nella diffusione dei pagamenti forfettari, soprattutto per quanto riguarda i Fondi strutturali?

La mia seconda domanda riguarda il documento di consultazione in sé e la risposta, largamente negativa, all’agricoltura. Se consideriamo il documento di consultazione, vediamo che esso elenca le sfide del futuro: diversità, progresso tecnico e scientifico, economia della conoscenza, cambiamento climatico, sicurezza energetica; non si nomina però la sicurezza alimentare. La risposta negativa all’agricoltura non è forse indebitamente influenzata dal documento stesso?

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Vorrei ricordare che il 2009 è l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione.

Abbiamo anche un’altra priorità, il cambiamento climatico. Non dobbiamo dimenticare che, nel quadro del piano europeo di ripresa economica, l’esigenza di finanziare infrastrutture come quelle per i trasporti e l’energia costituisce anch’essa una priorità.

Come si riflette tutto questo nella riforma del bilancio?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Ci sono quindi tre domande supplementari.

Per quanto riguarda i Fondi strutturali e le attività che abbiamo già avviato: nei negoziati con il Parlamento sull’accordo per il bilancio 2009, abbiamo già concordato – emettendo anche una dichiarazione – di accelerare l’assorbimento e rendere più flessibile il processo decisionale per gli Stati membri, comprese anche le modalità per l’utilizzo dei Fondi strutturali. Tutto questo è incluso nel nostro piano per la ripresa. E’ un aspetto importante, e riteniamo che contribuirà ad accelerare l’utilizzo di circa 6 miliardi di euro di Fondi strutturali nel solo 2009. Ecco l’obbligo che ci siamo assunti nei confronti del Parlamento, e che abbiamo anche concordato, in sede di Consiglio, con gli Stati membri, che hanno sostenuto tale operato.

La Commissione ha perciò approvato due pacchetti di modifiche dei regolamenti; mi auguro che questi provvedimenti siano già all’esame del Parlamento – almeno in sede di commissione per la politica regionale – e del Consiglio, e che vengano approvati al più presto, affinché gli Stati membri possano valersene.

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare e i rapporti con la PAC: la sua domanda è molto interessante e posso immaginare le domande che mi rivolgeranno altri deputati. E’ una domanda assai lucida, che riguarda la PAC in generale. Nel corso del processo di consultazione abbiamo ricevuto moltissime critiche sulla qualità della PAC, non contro la politica ma contro la sua qualità e la scarsa capacità di reagire e di porgere aiuto in tempi rapidi.

Per la sua stessa natura questa politica è assai costosa, ed è proprio questo l’aspetto che più risulta evidente per gli interessati. E’ ovvio che lei ha perfettamente ragione: abbiamo tutte le intenzioni di modificare questa politica – nel prossimo futuro e a medio termine – per intensificare gli investimenti in campo ambientale e sanitario, sicurezza alimentare inclusa. E’ questa, probabilmente, l’evoluzione cui assisteremo in futuro nel medio periodo.

Naturalmente, però, non tutti i partecipanti sono rimasti completamente soddisfatti. Abbiamo cercato di essere il più obiettivi possibile, e abbiamo pubblicato tutti i materiali di consultazione; se ne è discusso nella conferenza di novembre presieduta dal presidente Barroso e tutto è stato pubblicato, compresa la nostra ricerca sui contributi dei gruppi di esperti, tutti i materiali di consultazione e la nostra sintesi. Tutto questo è pubblico e disponibile, ma non rappresenta ancora il nostro parere. Abbiamo cercato di mantenerci obiettivi e di non aderire a un parere, ma desideravamo saggiare la reazione dell’opinione pubblica. Volevamo offrirvi un parere obiettivo sull’immagine che di noi si ha all’esterno – con le nostre politiche e il bilancio – e che servisse anche a noi per preparare le future decisioni politiche.

Sul terzo punto – le priorità – lei ha assolutamente ragione. Tutti ne discutono e sappiamo bene quel che è necessario fare: gli Stati membri lo sanno, i governi lo sanno, ma non sempre si mettono d’accordo quando si passa a parlare di denaro. I negoziati sul completamento del bilancio si imperniano normalmente su trattative concernenti il juste retour. Chi rende la stessa cifra? Specialmente in questo periodo di recessione economica – quando dobbiamo affrontare gravi problemi di natura energetica e di politica estera – specialmente adesso, dobbiamo concentrarci di nuovo e non dimenticare che l’obiettivo strategico cui dobbiamo tendere insieme – Commissione e Parlamento – è la preparazione del documento strategico sulla riforma del bilancio.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 34 dell’onorevole McGuinness (H-0996/08)

Oggetto: Riforma del bilancio UE

La Commissione è soddisfatta della recente consultazione pubblica Riforma del bilancio, cambiare l’Europa ed è convinta che rifletta il punto di vista della maggioranza dei cittadini europei o che rappresenti il “messaggio unico” raccolto da “centinaia di voci” che riflette veramente l’intera opinione pubblica UE?

La Commissione può descrivere le conclusioni chiave e quale ritiene sarà il grande cambiamento della spesa UE in futuro?

Specificamente, quali si aspetta saranno le riforme chiave della spesa destinata all’agricoltura?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Quando l’interrogazione mi è stata consegnata, essa insisteva soprattutto sui risultati delle consultazioni sull’agricoltura, ma poi sono stati aggiunti elementi di carattere più generale, e quindi vorrei esordire con alcune considerazioni generali.

Quanto alle consultazioni da noi avviate, ne siamo rimasti assai soddisfatti perché per la prima volta nella storia europea un dibattito si è svolto in maniera tanto aperta, con la partecipazione di tutti coloro che avevano la capacità e la volontà di intervenire. Da ONG, governi, gruppi di esperti e società civile abbiamo ricevuto un contributo ricchissimo, che ci è stato e ci sarà veramente prezioso.

Naturalmente tale contributo riflette un vastissimo ventaglio di opinioni e di prospettive che sarebbe impossibile condensare in uno o due messaggi specifici, ma che in ogni caso corrobora ampiamente l’approccio generale della Commissione alla riforma del bilancio; approccio teso a una visione strategica, per massimizzare il valore aggiunto europeo di ogni euro speso nel quadro del bilancio europeo. Se ne possono ricavare criteri per dar forma a un concetto generale e a opinioni specifiche sui modi per equilibrare stabilità e capacità di reazione del bilancio europeo.

Molti partecipanti ammettono che il bilancio ha subito una significativa evoluzione nel tempo, ma solo pochi sono pienamente soddisfatti dell’attuale struttura di bilancio. Le consultazioni indirizzano le priorità in un senso ben preciso, in termini di sfide che l’Europa deve affrontare; il cambiamento climatico e la competitività globale figurano ai primi posti.

I contributi propongono poi una serie di possibili riforme che riguardano specifiche politiche di spesa, il sistema finanziario e le modalità della procedura di bilancio. Informazioni più dettagliate, come ho già detto, sono reperibili sui siti web della Commissione.

Infine, per quanto riguarda l’agricoltura la consultazione indica un consenso in relativa crescita sulla necessità di ulteriori riforme della PAC. Alcuni ritengono che la cosa migliore sia proseguire le riforme nella direzione già indicata dalla precedente valutazione dello stato di salute della riforma, o revisione intermedia, altri propendono per cambiamenti più radicali. Quasi tutti i partecipanti insistono sulla necessità di indirizzare o concentrare la PAC verso i temi della competitività dell’agricoltura europea, della capacità di reazione al cambiamento climatico, della sicurezza alimentare e dei requisiti di qualità, e infine verso altri obiettivi ambientali. Quanto alla natura e alla portata dei cambiamenti necessari, le opinioni divergono.

Le previsioni della Commissione su alcuni essenziali settori di spesa, soprattutto in campo agricolo, vengono ora sottoposte a un lavoro di revisione basato su consultazioni, valutazioni tecniche, contributi scientifici e dibattiti politici settoriali. Esse rientrano nella risposta politica che verrà preparata nel corso di quest’anno. La Commissione preparerà poi il suo documento strategico, e mi auguro di tutto cuore che, con la vostra collaborazione, riusciremo a svolgere insieme il nostro compito.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) La ringrazio, signora Commissario, non solo per la sua risposta ma anche per le osservazioni che ha formulato in merito all’intervento dell’onorevole Harkin sul tema della sicurezza alimentare. A mio avviso il mercato presenta una grave frattura.

Vorrei attirare la sua attenzione sulla mia relazione, approvata oggi dal nostro Parlamento a schiacciante maggioranza – una maggioranza di sostenitori della PAC e del ruolo di quest’ultima nella sicurezza alimentare globale – e vorrei ricordarle anche il nostro dibattito sulla caduta dei redditi delle aziende produttrici di latticini. In Parlamento dovremmo introdurre un controllo di compatibilità per coloro che propongono riforme avventate e irresponsabili. Ci stiamo occupando di generi alimentari per i cittadini europei e del reddito di coloro che vivono nell’ambiente rurale e lo gestiscono. Vorrei che lei tenesse conto di questi fattori nel seguito del nostro lavoro.

 
  
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  Göran Färm (PSE) . – (SV) Ho una breve domanda per la signora Commissario. Ho partecipato all’ottima conferenza organizzata in dicembre dalla Commissione sulla revisione intermedia del bilancio. Nel corso della conferenza, la signora Commissario ha tenuto un eccellente e stimolante discorso sull’importanza di presentare ora proposte di emendamenti. Oggi però ci giungono voci secondo le quali non si avanzerà una proposta per la revisione intermedia del bilancio se non dopo le elezioni per il Parlamento europeo e le elezioni politiche tedesche in settembre. La mia domanda è semplice: signora Commissario, intende presentare una proposta per la revisione intermedia del bilancio prima dell’estate, oppure solamente dopo le elezioni politiche in Germania?

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE) . – (LT) Signora Commissario, vorrei ringraziarla per le sue risposte aperte e precise, e osservare che le discussioni sulla riforma del bilancio sono iniziate da tempo, ormai da più di un anno. Quale influenza ha la crisi finanziaria su queste discussioni? E ancora, si sta cercando una soluzione per la crisi nel contesto della riforma del bilancio, affinché in futuro si possano evitare crisi finanziarie simili a quella che attraversiamo oggi?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Per quanto riguarda il controllo di compatibilità, sono completamente d’accordo: tutte le decisioni che prendiamo, e specialmente quelle strategiche, devono testimoniare di una profonda responsabilità politica. Non dobbiamo modificare gli aspetti più validi, ma è certamente opportuno abbandonare ciò che è antiquato o inefficiente.

Per quanto riguarda la revisione intermedia, credo che vi sia un malinteso: non ci è mai stato chiesto di preparare una revisione intermedia del bilancio europeo. Ci è stato chiesto invece di preparare un documento di riforma completo e articolato entro la fine del 2009, e spetta a noi decidere il momento propizio per presentarlo – quello politicamente più opportuno o quello in cui possiamo attenderci una risposta efficiente ed efficace. Personalmente, preferirei che il documento fosse pronto in anticipo, magari già in primavera. Dovrò tuttavia effettuare un meticoloso controllo di compatibilità perché ci saranno elezioni, forse la ratifica del trattato di Lisbona, e così via. Non dobbiamo sprecare una buona proposta, permettendo che avvenimenti operativi la oscurino. Sarà il presidente Barroso a decidere la data finale, ma noi siamo pronti, e la Commissione è pronta, a fare il proprio lavoro.

(LT) Onorevole Paleckis, le sue domande sono davvero assai profonde e importanti; così profonde e importanti, oserei dire, che neppure l’intero bilancio dell’Unione europea basterebbe a rispondere. In realtà le sue sono domande strategiche, mentre nessun bilancio potrebbe reagire con efficacia, ora o in futuro, a una crisi finanziaria come quella che ci ha colpito.

Il bilancio dell’Unione europea rappresenta appena l’1 per cento del prodotto interno lordo, ma la crisi finanziaria è stata provocata essenzialmente non da mancanza di denaro, ma piuttosto da problemi di vigilanza, dalla globalizzazione del sistema finanziario, dalla sua monopolizzazione e da parecchi altri fattori.

Il bilancio dell’Unione, come quello di una piccolissima organizzazione internazionale, dispone senza dubbio di un certo armamentario di strumenti, ma in effetti non è vastissimo. Quest’armamentario consiste in larga misura non di risorse finanziarie reali o di denaro, ma piuttosto di misure normative, misure di controllo e raccomandazioni, anche nel campo della politica macroeconomica. Probabilmente, tutto questo è ancor più importante della quantità di denaro di cui effettivamente disponiamo, o che possiamo immettere nel sistema.

In questo momento abbiamo in realtà il Globalisation Adjustment Fund, abbiamo lo strumento di flessibilità e altri mezzi ancora, ma non si tratta in realtà di strumenti efficienti o efficaci. Proprio per questa ragione, nel piano per la ripresa la Commissione ha proposto di investire quei cinque miliardi di euro in modifiche strutturali strategiche delle interconnessioni energetiche e di altri progetti di infrastrutture energetiche; finora gli Stati hanno dimostrato di non aver fretta, né molta voglia, di discutere questo tema.

La crisi dimostra di per sé la grande importanza degli investimenti in progetti strategici nel campo dell’energia e in altri progetti strategici comuni europei. Mi auguro vivamente che questa crisi costituisca una di quelle lezioni su cui l’Europa dovrebbe riflettere seriamente; e mi auguro pure che essa contribuisca a concentrare e, in futuro, utilizzare il bilancio dell’Unione europea in quei settori da cui si possono trarre i massimi vantaggi, dal momento che esso è troppo esiguo per coprire ogni aspetto e risolvere ogni problema.

Quindi, non è certo facile rispondere alle sue domande di carattere così generale, ma come ho già detto mi auguro di cuore che questa situazione di crisi mondiale, assieme alla recessione economica che ora ha raggiunto tutte le parti d’Europa, sproni concretamente la classe politica a investire più risorse nella strategia europea.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 35 dell’onorevole Ó Neachtain (H-0972/08)

Oggetto: Reati informatici

Con gli attuali progressi tecnologici e il numero crescente di persone che utilizza internet, è sempre più difficile esercitare una sorveglianza. Cosa sta facendo la Commissione europea per contrastare i reati informatici a livello UE?

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) Signora Presidente, in risposta all’interrogazione dell’onorevole Ó Neachtain posso affermare che la Commissione persegue ormai da molti anni, in stretta collaborazione con gli Stati membri e altre istituzioni dell’Unione europea, una politica tesa a contrastare i reati informatici.

Nella lotta contro i reati informatici, la Commissione segue quattro strade diverse: incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri, agevola i partenariati pubblico-privato, sviluppa vari strumenti giuridici e infine coopera con paesi terzi.

La comunicazione del 2007, intitolata “Verso una politica generale di lotta contro la cibercriminalità” ha consentito alla Commissione di promuovere la condivisione delle informazioni, in materia di reati informatici, tra le autorità preposte all’applicazione della legge negli Stati membri, sia a livello bilaterale sia tramite Europol.

Gli Stati membri devono indicare punti di contatto permanenti, mediante i quali gli altri Stati membri possano richiedere assistenza o informazioni. La Commissione ha anche contribuito all’elaborazione delle conclusioni del Consiglio relative a una strategia di lotta contro la criminalità informatica, adottate nel novembre scorso.

Tale strategia propone una serie di misure tese a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri nella lotta contro reati quali la pornografia infantile, il terrorismo, gli attacchi contro i sistemi di informazione e la frode. Occorre organizzare una piattaforma per la segnalazione dei reati individuati online, in modo da centralizzare i reati informatici e permettere poi a Europol di catalogarli.

Allo stesso tempo, la Commissione sta articolando una politica di partenariato tra le autorità preposte all’applicazione della legge e il settore privato per la lotta contro la criminalità informatica.

Il Consiglio “Giustizia e affari interni” dell’8 dicembre 2008 ha raccomandato di instaurare una cooperazione tra pubblico e privato nella lotta contro la criminalità informatica. La Commissione, da parte sua, intende formare una coalizione finanziaria europea contro il commercio di immagini di pornografia infantile, allo scopo di unire gli sforzi di vari soggetti pubblici e privati per contrastare la produzione, la distribuzione e la vendita di immagini di pornografia infantile su Internet.

Infine, la Commissione ha svolto un ruolo importante nell’elaborazione di leggi che hanno fissato standard minimi per armonizzare la legislazione penale applicabile. E’ il caso della decisione quadro 2005/222/JHA sulla lotta agli attacchi contro i sistemi di informazione, e della decisione quadro 2004/68/JHA sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile.

La Commissione sta ora cercando di individuare le modalità più opportune per aggiornare e applicare questi strumenti.

Per concludere, non dobbiamo dimenticare che Internet è una rete di informazione globale; l’Unione europea non può regolamentarla autonomamente. Per tale motivo, la Commissione desidera incoraggiare la cooperazione internazionale in questo campo e organizzerà, nel corso di quest’anno, una riunione con organizzazioni internazionali e agenzie dell’Unione europea, per cercare di coordinare le attività di tali organismi.

Ecco la mia risposta all’onorevole Ó Neachtain.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN) . – (GA) Signora Presidente, ringrazio il Commissario per la sua risposta. Ora vorrei rivolgergli una domanda supplementare, riguardante il bullismo informatico o le ingiurie che colpiscono soprattutto i giovani che utilizzano siti sociali come Bebo e Facebook; è necessario bloccare questi reati, commessi contro i giovani che frequentano tali siti. Cosa intende fare la Commissione per attirare l’attenzione della comunità su questo particolare tipo di bullismo?

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Vorrei chiedere quali misure stia prendendo in considerazione la Commissione per consentire agli Stati membri di adottare la convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, quale piano d’azione la Commissione preveda di varare per rendere più efficace la lotta contro la criminalità informatica e infine a quali misure state pensando per l’interoperabilità della firma elettronica .

 
  
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  Den Dover (PPE-DE) . (EN) Ringrazio il Commissario per la sua risposta, ma vorrei anche chiedergli di adoperarsi affinché in questo campo non si perdano mai di vista i diritti umani. In altre parole, mentre sono assolutamente persuaso della necessità di stroncare la criminalità informatica, ritengo anche necessario vigilare affinché le imprese operanti su Internet, insieme alla polizia e ad altre autorità, non usino severità eccessiva nei confronti di un pubblico che utilizza Internet a scopo di piacere.

 
  
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  Jacques Barrot . – (FR) Signora Presidente, lei ha ragione, e risponderò subito alla domanda sui diritti umani e la lotta contro la criminalità informatica. Dobbiamo effettivamente vigilare con estremo rigore affinché la lotta contro i reati informatici non vada disgiunta dall’impegno per il rispetto dei diritti umani; vorrei dire anzi che abbiamo il dovere di far rispettare i diritti umani.

Nell’ambito del programma pluriennale di Stoccolma, in vigore dal 2010 al 2014, introdurremo un intero capitolo sulla lotta contro i reati informatici, allo scopo – come ho detto e ribadisco all’onorevole Ó Neachtain – di istituire all’interno di Europol un osservatorio, che ci consentirà appunto di coordinare meglio il monitoraggio delle istituzioni nazionali responsabili delle vigilanza sui siti sospetti, dai quali la pornografia infantile viene distribuita a settori di pubblico particolarmente vulnerabili. Lei ha ragione; dobbiamo capire in che maniera i giovani vengano attirati su taluni siti, ove rimangono esposti agli attacchi dei creatori e dei visitatori dei siti stessi. Ecco quanto posso dirle; aggiungo che tutto questo rappresenta una vera e propria strategia da portare avanti con determinazione ancor maggiore che in passato, poiché ora comprendiamo in maniera più lucida i rischi del web.

Infine, mi aspetto grandi risultati dalla coalizione finanziaria europea contro il commercio di immagini di pornografia infantile. Riuniremo i diversi organismi pubblici e privati per combattere la produzione, la distribuzione e la vendita di immagini di pornografia infantile su Internet, e anche per cercare di scovare e catturare i criminali. Se, in sede di procedura di comitatologia, riusciremo a raggiungere un accordo sui finanziamenti, spero di poter varare questa coalizione nel febbraio del 2009. Ringrazio il Parlamento per tutto il sostegno che potrà darci in materia.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 36 dell’onorevole Aylward (H-0978/08)

Oggetto: Minacce terroristiche

Lo scorso novembre abbiamo visto gli attacchi terroristici a Mumbai in cui la vita di molti cittadini UE è stata messa in pericolo. Alla luce delle bombe di Madrid e di Londra rispettivamente nel 2004 e nel 2005, è chiaro che ci troviamo sotto la minaccia di attacchi analoghi nell'UE. La Commissione può dirci che cosa stiamo approntando per potenziare e far funzionari gli scambi di informazioni tra forze di polizia degli Stati membri per poter contrastare siffatti attacchi?

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. – (FR) Signora Presidente, risponderò all’onorevole Aylward. Condizione essenziale di un’efficace lotta contro il terrorismo e altre gravi forme di criminalità è la possibilità di garantire che le persone giuste abbiano accesso alle informazioni giuste al momento giusto; ciò costituisce una sfida assai ardua a livello di Unione europea.

Abbiano cercato di promuovere e agevolare un’efficace condivisione delle informazioni tra le autorità preposte all’applicazione della legge nei vari Stati membri. La decisione quadro del 18 dicembre 2006, nota come decisione svedese, che tutti gli Stati membri hanno dovuto attuare entro la metà di dicembre del 2008 – è quindi un provvedimento recentissimo – istituisce un quadro giuridico comune per il rapido scambio di informazioni e di intelligence tra le autorità preposte all’applicazione della legge negli Stati membri.

In base a tale decisione quadro, quando la polizia di uno Stato membro riceve una richiesta, deve trattarla usando gli stessi criteri applicati per le richieste nazionali. Ecco un primo esempio del modo in cui affrontiamo questo problema.

Un altro esempio è la decisione del Consiglio Prüm del 23 giugno 2008, che istituisce un dettagliato meccanismo per lo scambio di particolari tipi di dati, tra cui impronte digitali, profili genetici e informazioni connesse alla registrazione degli autoveicoli, tutti elementi che possono portare a esito positivo un’indagine penale.

In base alla decisione del Consiglio Prüm, gli Stati membri si concedono a vicenda un limitato accesso alle rispettive banche dati di DNA e impronte digitali, per controllare le eventuali corrispondenze. Cosa utilissima, dal momento che questa decisione del Consiglio consente una condivisione estremamente efficace di DNA e impronte digitali.

Anche Europol svolge un ruolo essenziale. Grazie al sistema di informazioni Europol, EIS, gli Stati membri possono scoprire se le autorità preposte all’applicazione della legge in altri Stati membri possiedono informazioni di cui essi hanno bisogno a livello operativo. Naturalmente, affinché Europol possa svolgere il suo ruolo è necessario che gli Stati membri rechino a EIS un contributo soddisfacente.

E’ superfluo dire che ora dobbiamo pianificare nuove misure per la condivisione delle informazioni, da inserire nel nuovo programma quinquennale che farà seguito al programma dell’Aia. Tale programma quinquennale dovrà offrire un approccio coordinato e coerente alla condivisione delle informazioni, e includere anche una strategia dell’Unione europea sulla condivisione delle informazioni. E’ ovvio tuttavia che la condivisione delle informazioni solleva il problema della protezione dei dati personali.

La strategia deve sfociare in un approccio complessivo alla condivisione delle informazioni che soddisfi le esigenze della polizia e si fondi sull’interoperabilità dei sistemi di tecnologia informatica.

Ecco la mia risposta all’onorevole Aylward.

 
  
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  Liam Aylward (UEN) . (EN) Ringrazio il signor Commissario per la sua risposta. Aggiungo una brevissima domanda supplementare: quali iniziative ha avviato l’Unione europea per confiscare i beni dei terroristi all’interno dell’Unione? Inoltre, il commissario può indicare quanti uffici che si occupano di beni di soggetti criminali sono attualmente operativi nell’ambito dell’Unione europea?

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . (EN) Vorrei chiedere al signor commissario di chiarirci se, per quanto riguarda lo scambio di informazioni tra forze di polizia, egli sta ottenendo piena collaborazione fra tutti i 27 Stati membri; in caso contrario, quali paesi hanno scelto una linea differente? Il governo irlandese ha forse chiesto un’esclusione in questo particolare settore?

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE) . – (DE) Signor Commissario, vorrei chiederle se esiste una forza di sicurezza che si occupi di eventuali minacce terroristiche contro le centrali nucleari.

 
  
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  Jacques Barrot . – (FR) E’ già a buon punto uno studio sulla confisca dei beni frutto di questa attività illegale. In particolare, al giudice Bruguière è stato assegnato il compito di monitorare SWIFT, il programma per le indagini sulle risorse finanziarie dei terroristi; i risultati della sua attività saranno presto disponibili. L’Unione europea ha tratto grande vantaggio da questo programma, e il giudice Bruguière è stato incaricato di verificare che tutte le operazioni si siano svolte nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati. Posso affermare che quest’azione, nel lungo termine, ci permetterà di confiscare i beni di parecchie persone che hanno accumulato profitti illeciti.

Quanto alla condivisione delle informazioni, vi ho già detto che il sistema di informazioni Europol potrebbe essere ben più efficiente se gli Stati membri recassero il loro contributo di informazioni con maggiore fiducia e trasparenza; è un punto sul quale lavoreremo. Anzi, una delle mie principali preoccupazioni è proprio quella di instaurare questo legame di fiducia tra i vari organismi di intelligence degli Stati membri, in modo da rendere più efficiente lo scambio di informazioni. Non mi risulta che qualcuno abbia chiesto una clausola di esclusione in questo campo. Credo così di aver risposto a grandi linee alla sua domanda.

Quanto infine alle minacce alle centrali nucleari, la Commissione ha proposto pure un testo mirante a potenziare la sorveglianza delle infrastrutture essenziali, tra cui ovviamente figurano le centrali nucleari.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 37 dell’onorevole França (H-0979/08)

Oggetto: Politica dell’immigrazione dell’UE

Visto che la politica di immigrazione dell'UE dovrebbe avere una marcata componente umanista e una garanzia del rispetto dei diritti umani, che dovrà promuovere misure di integrazione e non di repressione, misure volte a equiparare i diritti e i doveri degli immigranti a quelli dei cittadini nazionali, interventi intesi a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri nonché tra essi e i paesi di origine, infine soluzioni che rafforzano il dialogo interculturale e il rispetto delle differenze, delle minoranze e della libertà, e dato che apre accertato che la Repubblica francese ha già concluso protocolli con diversi Stati africani, segnatamente Congo Brazzaville, Tunisia, Benin, isole Maurizio, Senegal e Gabon, al fine di promuovere lo sviluppo e la possibilità di un'immigrazione legale, quale accompagnamento e sostegno ha dato la Commissione agli Stati membri che intendono avviare lo stesso processo?

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) In risposta all’interrogazione dell’onorevole França, ricordo che l’Approccio globale alla migrazione adottato dall’Unione europea nel 2005 mirava a fornire una risposta più adeguata alle sfide che il fenomeno della migrazione pone all’intera Unione europea. Quest’approccio globale si basa sul miglioramento del dialogo e della cooperazione con i paesi terzi, a proposito di tutti gli aspetti della migrazione, allo scopo di costruire un partenariato che consenta di gestire la migrazione in maniera più adeguata.

Per dare contenuto pratico all’approccio globale alla migrazione, la Commissione sostiene iniziative di cooperazione con paesi terzi, nei settori della migrazione e dell’asilo: pensiamo per esempio al programma AENEAS che dal 2004 al 2006 ha finanziato più di 100 progetti, o al programma Migrazione e asilo, succeduto al precedente, cui è stato assegnato un bilancio di 205 milioni di euro per il periodo 2007-2010.

Tra le iniziative scelte nel contesto di un invito annuale a presentare proposte, molte vengono portate avanti e realizzate dagli Stati membri in collaborazione con paesi terzi. Facciamo un esempio: sulla base del programma AENEAS, la Commissione finanzia un progetto ispano-marocchino che gestisce l’immigrazione stagionale tra le province di Ben Slimane in Marocco e Huelva in Spagna. Questo programma sostiene anche la cooperazione tra Spagna e Colombia per lo sviluppo della migrazione circolare. Analogamente, abbiamo finanziato il ritorno temporaneo a Capo Verde di cittadini di quel paese altamente qualificati, abitanti in Portogallo, allo scopo di informare e formare i potenziali migranti della loro madrepatria. Oltre a queste misure, strumenti finanziari geografici come il Fondo europeo di sviluppo e lo Strumento europeo di vicinato e partenariato servono anch’essi a dare significato pratico all’Approccio globale alla migrazione; recentemente, per esempio, la Commissione europea ha sostenuto la creazione del Centro per l’informazione e la gestione della migrazione in Mali, progetto che vede la partecipazione di numerosi Stati membri.

Ancora, nell’ambito dell’approccio globale, la Commissione ha proposto nuovi strumenti per incoraggiare il partenariato con paesi terzi e sviluppare più intense sinergie tra l’azione della Comunità e quella degli Stati membri. Abbiamo ora il partenariato per la mobilità, un nuovo strumento che l’Unione europea sta avviando, per il momento sotto forma di progetto pilota. I partenariati per la mobilità sono strumenti per lo sviluppo del dialogo e della cooperazione tra l’Unione e i paesi terzi nei settori della migrazione legale, dello sviluppo e della prevenzione e riduzione dell’immigrazione illegale. Abbiamo firmato i primi partenariati con Capo Verde e con la Repubblica di Moldova, specificando in dettaglio alcune offerte di collaborazione. Per esempio, in base al partenariato con Capo Verde, il Portogallo ha proposto la firma di un nuovo protocollo che estendesse la portata di un protocollo già esistente sulla migrazione temporanea dei lavoratori di Capo Verde in Portogallo. Tra gli altri strumenti disponibili vi sono i profili della migrazione, che consistono di analisi della migrazione in un determinato paese, e di piattaforme di cooperazione per riunire – nel paese terzo in questione – i rappresentanti del paese stesso e i principali erogatori di fondi interessati alla migrazione. Abbiamo progettato una piattaforma di cooperazione in Etiopia, su iniziativa del Regno Unito, e un’altra ne stiamo progettando per il Sud Africa.

Infine, il Fondo di integrazione e il Fondo per i rimpatri possono naturalmente servire agli Stati membri per introdurre, nei paesi terzi, misure di preparazione alla partenza che aiutino i potenziali emigranti a trovare lavoro nel paese di destinazione, ne facilitino l’integrazione civica e culturale oppure, sul versante opposto, per introdurre misure di sostegno a breve termine per chi fa ritorno nel paese d’origine.

Ecco dunque la mia risposta, onorevole  França; volevo offrirle un’ampia serie di esempi, ma soprattutto volevo esprimere la mia profonda convinzione: l’Europa deve gestire i flussi migratori tramite quest’approccio globale, che lega tra loro migrazione e sviluppo e consente di gestire la migrazione in maniera veramente concertata. E’ questa, a mio avviso, la direzione in cui dobbiamo incamminarci, che farà del modo in cui l’Europa gestisce la migrazione un esempio per tutto il mondo.

 
  
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  Armando França (PSE) .(PT) Sono d’accordo con lei, Commissario Barrot; sono d’accordo con la sua insoddisfazione. Dobbiamo veramente dichiararci insoddisfatti di tutte queste misure, che sono vaste e generiche.

Il fatto è che l’immigrazione illegale verso l’Europa continua, così come continua la tratta di esseri umani. Vi sono zone in cui c’è moltissima immigrazione, soprattutto il Mediterraneo e soprattutto in direzione dell’Italia. La Francia si è fatta avanti con una serie di importanti accordi di cooperazione bilaterale, ma altri Stati membri non l’hanno seguita. La Commissione deve proseguire, senza scoraggiarsi, in questa politica di cooperazione e aiuto per gli Stati membri …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, la mia interrogazione si riferisce alla necessità che la politica dell’Unione europea includa una marcata componente umanitaria e garantisca il rispetto dei diritti umani. Proprio di recente in Irlanda una persona è stata espulsa anche se le sue figlie erano destinate a subire mutilazioni genitali.

La Commissione ha incoraggiato gli Stati membri ad adottare una posizione comune su questo tema? In alcuni Stati europei le mutilazioni genitali femminili non sono ancora illegali; la Commissione intende incoraggiare gli Stati membri ad adottare una posizione comune su un tema così drammatico?

 
  
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  Jacques Barrot . – (FR) In primo luogo desidero assicurare all’onorevole França che farò ogni sforzo, naturalmente, per sviluppare subito l’approccio globale tramite partenariati per la mobilità stipulati tra l’Unione europea nel suo complesso e paesi terzi. Lei ha ragione, alcuni Stati membri hanno concluso accordi bilaterali, ma questo dovrebbe valere anche per tutta Europa, e lei ha giustamente sottolineato i rischi di un’immigrazione illegale innescata dall’incapacità di organizzare l’immigrazione legale.

In secondo luogo, onorevole Burke, la vicenda che lei cita dimostra chiaramente che la politica in materia di rimpatrio si deve gestire con delicatezza e umanità. E’ inaccettabile rimpatriare in paesi terzi persone la cui vita verrebbe messa in pericolo da tale rimpatrio; quindi, è una politica da portare avanti con estrema accortezza.

Non intendo ridiscutere la direttiva sui rimpatri: si è trattato di un provvedimento controverso, che tuttavia – se correttamente recepito dagli Stati membri – ci permette di controllare in qualche misura le modalità di gestione delle politiche dei rimpatri.

Sono deciso comunque a seguire da vicino la questione.

 
  
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  Presidente . – Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

 
  
  

Terza parte

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 51 dell’onorevole Angelakas (H-0983/08)

Oggetto: Liberalizzazione di professioni chiuse

Stante l'obiettivo di pervenire a un mercato unico attraverso la libera circolazione di persone, beni e servizi, la Commissione propone di "aprire" le cosiddette professioni chiuse in tutti gli Stati membri in cui esistono, il che va in generale nella giusta direzione.

Esistono casi in cui le professioni chiuse possono restare come sono in quanto servono con successo all'insieme sociale, ad esempio per quanto riguarda le forniture di servizi, senza creare alcun problema? Quali sono i probabili effetti negativi della liberalizzazione di talune professioni chiuse? Ha la Commissione effettuato studi di impatto (valutazione dei risultati), in talune realtà locali, segnatamente in aree con particolari problemi come le regioni di montagna, insulari, ecc?

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Desidero innanzi tutto chiarire che la Commissione non persegue come obiettivo generale la liberalizzazione delle professioni chiuse, ma, nell’ambito della politica per il mercato interno, ritiene che si debba coniugare la legittima necessità degli Stati membri di regolamentare talune attività con quella di garantire la libera circolazione dei professionisti in tutta Europa.

Va da sé che una maggiore qualità e una più ampia scelta nei servizi professionali non possono che avere ripercussioni positive su tutta l’economia dell’Unione; a questo fine la direttiva sui servizi obbliga gli Stati membri a passare al vaglio le proprie leggi nazionali per accertare l’eventuale presenza di requisiti applicati a particolari professioni, quali ad esempio restrizioni quantitative e territoriali, per valutarne l’adeguatezza alla luce delle norme consolidate nella giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Entro il 28 dicembre 2009 gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione una relazione sui risultati di tale attività di analisi e valutazione e così avranno anche l’opportunità di individuare le ripercussioni negative che potrebbero derivare dalla liberalizzazione di talune professioni chiuse e di giustificare eventuali restrizioni.

In base a tali relazioni nazionali la Commissione e tutti gli Stati membri avvieranno un processo di valutazione reciproca ed esamineranno, discutendone, le modifiche introdotte nelle legislazioni degli Stati membri e gli eventuali requisiti che desiderano mantenere. Il 28 dicembre 2010 la Commissione presenterà una relazione di sintesi al Parlamento europeo e al Consiglio sui risultati di tale processo valutativo. Ovviamente in tale occasione si discuterà anche dei requisiti specifici di regolamentazione delle professioni sui quali occorre avviare una riflessione. Inoltre, sempre al fine di garantire il funzionamento del mercato interno, abbiamo avviato procedure di infrazione laddove le norme nazionali sembravano imporre restrizioni discriminatorie o sproporzionate alle professioni regolamentate, restrizioni ad esempio relative all’accesso alla proprietà, ad incompatibilità o a tariffe obbligatorie.

Va infine sottolineato che anche il lavoro della Commissione nel settore della concorrenza mira a promuovere schemi di revisione appropriati in relazione alle norme sulle professioni esistenti in ciascuno degli Stati membri, come previsto dalle due relazioni della Commissione sulla concorrenza nei servizi professionali. Le autorità nazionali che si occupano di concorrenza sono invitate a verificare, alla luce delle leggi in materia, se le norme definiscono chiaramente l’obiettivo dell’interesse pubblico e i mezzi, meno restrittivi possibile, per il perseguimento di tale obiettivo.

 
  
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  Emmanouil Angelakas (PPE-DE) . – (EL) Signora Presidente, signor Commissario, mi rendo conto di quale sia l’obiettivo della Commissione nell’affrontare il tema della creazione del mercato unico interno e della libera circolazione dei professionisti.

D’altra parte esistono alcune professioni che ho chiamato chiuse e che possono essere esercitate solo dietro pagamento di una somma di denaro. Mi riferisco alle licenze per i taxi, che in molti Stati membri dell’Unione europea sono costose, e alla professione del farmacista che viene regolamentata in base a criteri demografici e di distribuzione: vorrei conoscere l’opinione del commissario a riguardo.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE) . – (DE) Credete che le conoscenze locali e le norme regionali dovrebbero essere un requisito fondamentale per assicurare il regolare svolgimento di tali professioni?

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Non sono sicura se i bookmaker, gli allibratori e gli operatori delle sale scommesse rientrino tra tali professioni, ma sicuramente rappresentano un problema da risolvere in termini di mercato unico e di libera circolazione dei servizi. A che punto siamo nel nostro dibattito? So che gli uffici della Commissione sono stati coinvolti e ricevo ancora parecchie nervose proteste su questo tema. In secondo luogo, per quanto concerne la direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali e il tema, in generale, della valutazione reciproca citato dal commissario, ci dovremmo chiedere se da tali iniziative potrebbero derivare problemi. Stiamo confrontando posizioni analoghe nei diversi Stati membri in materia di liberalizzazione delle professioni?

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) I deputati che sono intervenuti sul tema in oggetto hanno fatto riferimento a due aspetti distinti: il campo d’applicazione della direttiva sui servizi e la regolamentazione delle qualifiche professionali. La direttiva sui servizi riguarda tutti i servizi prestati nell’Unione europea salvo poche eccezioni. L’onorevole Angelakas ha sollevato la questione dei farmacisti e probabilmente sa che in questo particolare settore sono state avviate procedure di infrazione nei confronti di alcuni Stati membri.

Per quanto concerne la valutazione reciproca prevista dalla direttiva sui servizi, ciascuno Stato membro dovrà passare al vaglio tutte le proprie norme e le proprie leggi entro il 28 dicembre di quest’anno e quindi verrà avviata la valutazione reciproca per vedere cos’è proporzionato e cosa non lo è.

L’onorevole Doyle ha invece fatto riferimento alle infrazioni sulle scommesse e, come saprà, attualmente sono in corso alcune azioni che, in una forma o nell’altra, toccano almeno 15 degli Stati membri: esiste infatti una giurisprudenza della Corte in materia. Le scommesse, come qualsiasi altro servizio, rientrano nel campo d'applicazione della direttiva dei servizi ed è una questione che deve ancora essere affrontata: vi sono diverse fasi nei procedimenti adottati contro gli Stati membri. Alla Commissione stanno inoltre pervenendo moltissime segnalazioni di altre possibili infrazioni in questo settore.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l'interrogazione n. 52 dell’onorevole Papastamkos (H-0984/08)

Oggetto: Agenzie di rating

In tema di disciplina delle agenzie di rating il Commissario competente per il mercato interno e i servizi, Charlie McCreevy, ha di recente dichiarato di voler far sì che l'Europa svolga un ruolo leader in tale settore, per cui la sua proposta andrà al di là delle norme applicate in altri ordinamenti. Regole molto rigorose sono necessarie per ristabilire la fiducia del mercato nella valutazione delle capacità creditizie dell'Unione europea.

Può la Commissione far sapere perché non ha provveduto a proporre l'adozione di un quadro regolamentare più rigoroso nella fase precedente alla crisi finanziaria?

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Nel corso degli ultimi anni la Commissione ha seguito da vicino l’operato delle agenzie di rating e, a seguito della risoluzione del Parlamento europeo del febbraio del 2004 in materia, ha studiato attentamente le misure legislative necessarie per regolamentare le attività di dette agenzie.

In linea con il parere espresso dal comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari nel marzo del 2005 la Commissione, nel 2006, ha approvato una comunicazione sulle agenzie di rating. In tale comunicazione ha concluso che le norme su tali agenzie previste dalle varie direttive sui servizi finanziari, congiuntamente alle norme di autoregolamentazione delle agenzie e in base al codice di condotta dell’Organizzazione internazionale delle commissioni dei valori mobiliari, potrebbero dare una risposta soddisfacente ai principali motivi di preoccupazione in materia. Tale approccio richiederà un continuo monitoraggio degli sviluppi da parte della Commissione.

La Commissione ha inoltre chiesto al comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari di verificare la conformità con il codice dell’Organizzazione internazionale delle commissioni dei valori mobiliari e di presentare un rapporto annuale. La Commissione ha al contempo segnalato nella comunicazione che potrebbe considerare la possibilità di proporre un’azione legislativa in caso di osservanza palesemente insoddisfacente delle norme comunitarie o del codice dell’Organizzazione internazionale delle commissioni dei valori mobiliari oppure in caso si verificassero nuove circostanze, quali gravi crisi del mercato o notevoli modifiche alle modalità di regolamentazione delle agenzie di rating in altre parti del mondo.

La crisi finanziaria ha gettato una nuova luce sulle agenzie di rating e, dall’agosto del 2007, i mercati finanziari di tutto il mondo hanno subito un forte calo di fiducia. La crisi finanziaria è un fenomeno complesso che coinvolge diversi attori e le agenzie di rating sono vicine all’origine dei problemi sorti nei mercati dei subprime. La crisi ha evidenziato la scarsa performance di queste agenzie che potrebbe spiegarsi con una cattiva gestione del conflitto d’interesse, con una mancanza di qualità nelle metodologie adottate, con una scarsa trasparenza nelle attività oppure con una governance interna inadeguata.

La crisi dei subprime ha dimostrato che il quadro di regolamentazione sul funzionamento delle agenzie di rating ha bisogno di essere notevolmente rafforzato e questo è il motivo per cui, nel giugno del 2008, ho annunciato che la Commissione avrebbe avviato un’attività normativa in questo settore e il 12 novembre 2008 il Collegio ha approvato una proposta relativa alla regolamentazione delle agenzie di rating, d’accordo con il Parlamento europeo ed il Consiglio.

 
  
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  Georgios Papastamkos (PPE-DE) . – (EL) Signora Presidente, mi rivolgo al commissario per segnalare che nel 2006, rispondendo personalmente ad una mia domanda, egli aveva dichiarato che, attenendosi alle raccomandazioni del Comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari, la Commissione non avrebbe presentato alcuna nuova proposta legislativa nel settore delle agenzie di rating.

Dopo l’attuale crisi finanziaria, il commissario ci dice ora che occorre un quadro di regolamentazione più severo. Sicuramente occorre un quadro più severo e credo che egli dovrebbe riconoscere che la risposta della Commissione a livello normativo è stata fiacca in questo campo.

 
  
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  Eoin Ryan (UEN) . – (EN) So che la Commissione ha avanzato alcune proposte sulle agenzie di rating e ha avviato altre iniziative per far fronte all’instabilità dei mercati finanziari nel tentativo di evitare che si ripetano crisi come quelle che hanno colpito questo settore, il sistema di garanzia dei depositi e la bilancia dei pagamenti degli Stati membri.

Desidero chiederle quali proposte intende avanzare la Commissione per incentivare la crescita e la competitività dell’economia reale, specialmente in relazione alle piccole e medie imprese, un settore che oggi è divenuto particolarmente importante dato che un numero sempre crescente di economie europee sta sperimentando la recessione.

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Per rispondere all’onorevole Papastamkos vorrei ricordare una relazione del 2005. Allora eravamo concordi sulla necessità di sorvegliare le attività delle agenzie di rating e nel 2007, quando la crisi dei subprime ha toccato l’apice, ho incontrato i rappresentati di tali agenzie e ho espresso la nostra insoddisfazione per il modo in cui esse, a nostro parere, avevano condotto i propri affari.

L’onorevole saprà certamente che nel dicembre del 2007 ho scritto al comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari e al gruppo di esperti dei mercati europei dei valori mobiliari per avere ulteriori consigli su come agire in taluni settori e all’epoca ho sempre ribadito chiaramente, in discorsi e commenti, che non era possibile lasciare immutato lo status quo.

Nel 2008 la Commissione ha quindi avanzato una proposta sulla quale Parlamento e Consiglio dei ministri stanno ora discutendo. Credo di aver ribadito chiaramente in passato, nel corso di una revisione delle attività delle agenzie di rating, che avremmo riconsiderato la questione alla luce delle diverse circostanze. Per usare le parole di un personaggio del secolo scorso più famoso di me, “quando i fatti cambiano, cambiano anche le mie opinioni” ed è proprio successo così.

Onorevole Ryan, in relazione alle iniziative che intendiamo avviare nei settori della regolamentazione finanziaria cui lei ha fatto riferimento – per le agenzie di rating e la direttiva sui parametri patrimoniali – lei ha legittimamente chiesto cosa sta facendo l’Unione europea per affrontare i problemi dell’economia. Sono state di fatto apportate tempestivamente alcune modifiche alle norme finanziarie in settori dove vi erano carenze, ma tali misure non saranno sufficienti, da sole, a stimolare e a rilanciare l’economia europea.

Onorevole Ryan, come lei saprà, negli ultimi due mesi la Commissione ha coordinato un’iniziativa di rilancio del settore finanziario che è stata approvata dal Consiglio europeo nella seduta di dicembre. Naturalmente spetta ancora agli Stati membri decidere come rilanciare i propri settori finanziari, qualora lo reputino necessario, poiché tali iniziative restano una prerogativa dei governi nazionali. La Commissione, tuttavia, nel rispondere a questo pacchetto di interventi ha anche stanziato dei fondi, per quanto di sua competenza, e si è coordinata con l’accordo raggiunto da altri attori europei sulle modalità di rilancio dell’economia.

Ricordo che anche in passato la Commissione ha approvato alcune iniziative che avrebbero dovuto contribuire a incentivare l’attività delle piccole imprese, come la legge sulle piccole imprese e lo statuto europeo sulle società private, e spero che tali iniziative possano in qualche modo favorire l’inversione di tendenza dell’economia dell’Unione europea nel suo complesso.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l'interrogazione n. 53 dell’onorevole Mitchell (H-0990/08)

Oggetto: Crisi finanziaria

In considerazione dell'attuale crisi finanziaria, ha la Commissione modificato le norme relative al mercato interno affinché gli Stati membri possano prendere misure per la salvaguardia delle rispettive economie e industrie?

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) In questo periodo di crisi finanziaria e di recessione economica è necessario che i governi e le istituzioni europee forniscano prova di determinazione e flessibilità, come ha già sottolineato il presidente Barroso nella presentazione del piano europeo di ripresa economica approvato di recente.

Per dimostrare flessibilità la Commissione, ad esempio, introdurrà un pacchetto semplificativo per accelerare le decisioni in materia di aiuti statali, consentirà l’utilizzo di procedure abbreviate per gli appalti pubblici nel 2009 e nel 2010 per tutti i principali progetti pubblici, e richiederà agli Stati membri di adottare misure correttive in caso di eccessivi ritardi nel calendario delle misure di ripresa economica da adottare per equilibrare le proprie economie.

Flessibilità, tuttavia, non significa che la Commissione abbia modificato o intenda modificare le regole del mercato interno; è previsto tuttavia un adeguamento dell’approccio stabilito nella revisione delle politiche per il mercato unico del novembre 2007.

La relazione intermedia del 16 dicembre 2008 sul mercato unico evidenzia una serie di misure adottate di recente che contribuiranno a creare le condizioni necessarie al rilancio dell’economia europea, quali il rafforzamento del diritti contrattuali per aumentare la fiducia dei consumatori, l’abbassamento dei costi e del carico amministrativo e l’introduzione di uno statuto comune per le imprese, a vantaggio delle piccole e medie imprese. Sarà ovviamente necessario modificare il quadro di regolamentazione e vigilanza europeo al fine di contenere il più possibile i rischi che potrebbero derivare da eventuali crisi future.

Nel corso di quest’anno abbiamo lavorato a fianco del Parlamento e del Consiglio anche per aumentare la garanzia dei depositi bancari, dissuadere le banche e altre istituzioni finanziarie dal correre rischi eccessivi in futuro e regolamentare meglio le agenzie di rating. E’ fondamentale approvare e applicare rapidamente tali proposte; dobbiamo infatti dimostrare che l’Europa può fornire risposte concrete.

Nei prossimi mesi, la Commissione fornirà un resoconto completo su come l’attuale quadro di regolamentazione e vigilanza andrebbe ulteriormente riveduto al fine di riportare stabilità e fiducia. Dobbiamo cercare di ottenere un sistema più stabile che possa offrire possibilità di scambio, copertura, diversificazione e condivisione del rischio e che possa stanziare risorse e mobilitare i risparmi. A tale scopo le autorità di regolamentazione e vigilanza nazionali dovranno collaborare e coordinarsi meglio tra loro e si dovrà evitare qualsiasi forma di protezionismo.

Per promuovere una crescita economica a lungo termine dobbiamo ridurre il costo di capitale ed aumentarne l’allocazione, misure che ovviamente richiederanno un ulteriore rafforzamento del mercato interno.

Questa flessibilità non comporterà sicuramente alcuna modifica dei principi del mercato unico. Al contrario, in un momento di congiuntura economica e finanziaria sfavorevole, sia i governi sia le istituzioni europee dovranno attenersi strettamente ai principi del mercato unico: è essenziale che qualsiasi misura adottata per far fronte alla crisi sia guidata dalle libertà fondamentali e dai principi di non-discriminazione e di proporzionalità. E’ già in atto, ad esempio, un quadro normativo per i programmi nazionali di salvataggio per evitare che azioni non coordinate introdotte a livello nazionale determinino effetti negativi per altre nazioni.

Le condizioni di parità di cui tanto hanno beneficiato i consumatori e le imprese degli Stati membri fin dal 1992 devono essere conservate e tutelate. Tale aspetto è essenziale dal momento che qualsiasi misura che indebolisce il mercato unico potrebbe aggravare ulteriormente l’impatto della crisi finanziaria su tutta l’economia.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE-DE) . – (EN) Spero che il commissario stia meglio. Desidero ringraziarlo per la sua risposta e per averci confermato che non stiamo ripensando al protezionismo, che cancellerebbe qualsiasi possibilità di ripresa. L’Europa invece si riprenderà.

Desidero invitare il commissario ad affrontare la questione della ripresa economica. La cosa più ottimista che abbiamo sentito negli ultimi tempi è stata la dichiarazione, riportata dalla stampa odierna, nella quale il presidente Trichet afferma che la ripresa inizierà nel 2010. Invito quindi il commissario a cominciare a parlare del futuro in modo che non si perdano le speranze, a parlare dell’opportunità che avrà l’Europa di diventare più competitiva nonostante l’attuale crisi.

 
  
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  Brian Crowley (UEN) . – (EN) Signora Presidente, anch’io desidero esprimere la mia gratitudine al commissario per la risposta e consigliargli di prendere un goccio di whisky con acqua calda e una fettina di limone; fanno molto bene per la gola.

Per quanto concerne la sua risposta, e mi riferisco in particolare ai piani di ripresa economica e alle altre misure in tal senso, negli ultimi mesi è stato sottolineato che l’unica risposta possibile all’attuale crisi finanziaria è un’azione coordinata. Vorrei sapere se vi sono piani in atto e se sono stati presi contatti preliminari con l’amministrazione americana entrante – l’amministrazione Obama – per valutare quali altre iniziative coordinate sarebbe necessario adottare a livello finanziario.

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Sono sicuramente d’accordo con l’onorevole Mitchell quando sostiene che il protezionismo non rappresenta una soluzione alla crisi, ma sono anche certo che molti Stati membri stanno prendendo in considerazione la possibilità di intraprendere misure protezionistiche. A tale riguardo desidero fare due osservazioni.

In primo luogo, vigileremo sull’applicazione delle norme comunitarie in modo da opporci ad eventuali misure contrarie.

In secondo luogo, vorrei rivolgermi a quegli Stati membri i cui cittadini credono nel protezionismo. Io ritengo – e l’onorevole Mitchell è sicuramente della mia stessa opinione – che eventuali misure di questo tipo prolungherebbero la durata della congiuntura economica sfavorevole. Ci sono sempre state differenze d’opinione in merito a questo particolare tema e molti deputati che siedono in altri settori dell’Aula non sono d’accordo con me e con l’onorevole Mitchell.

Concordo invece con l’onorevole Mitchell anche sulla necessità di non essere troppo pessimisti e di affiancare a questi discorsi negativi sulla difficile congiuntura economica – senza dubbio in corso – una dose di realismo. Temo che nel mondo in cui viviamo, negli Stati membri che conosciamo meglio e anche negli altri, vi sia la tendenza a concentrarsi troppo sui lati negativi della crisi economica. Occorre adesso controbilanciare questa abitudine con realismo, perché sia le previsioni economiche sia i cittadini devono essere realistici. Bisogna tuttavia raggiungere il giusto punto di equilibrio tra l’estremo pessimismo e l’estremo realismo. La fiducia è molto fragile: ci vuole molto tempo per conquistarla e può crollare in un istante.

Accolgo quindi con favore i commenti del presidente della Banca centrale europea riportati oggi dalla stampa in relazione allo scenario dei prossimi due anni, ma, come ho già detto, occorre trovare un equilibrio, e i cittadini ne devono essere a conoscenza.

L’onorevole Crowley ha posto una domanda legittima su eventuali accordi con l’amministrazione statunitense per discutere di questioni economiche e finanziarie. Sicuramente l’onorevole sa che negli Stati Uniti esiste, anche per le amministrazioni transitorie, un protocollo molto rigido e religiosamente rispettato sulle iniziative che possono intraprendere.

Tuttavia, abbiamo in programma di metterci in contatto con il nuovo ministro del Tesoro non appena la nuova amministrazione si sarà instaurata. Stiamo già affrontando attualmente la questione finanziaria in molte sedi come il consiglio economico transatlantico e il dialogo sulla regolamentazione dei mercati finanziari. La prossima settimana, quando la nuova amministrazione Obama si sarà insediata, prenderemo contatto con la nostra nuova controparte.

 
  
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  Presidente . – Le interrogazioni che, per mancanza di tempo, non hanno ricevuto risposta, la riceveranno per iscritto (vedasi allegato).

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 19.30, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. WALLIS
Vicepresidente

 
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