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Discussioni
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Martedì 13 gennaio 2009 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 3. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
 4. Coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (rifusione) (discussione)
 5. Seduta solenne e discussione - DECIMO ANNIVERSARIO DELL'EURO
 6. Turno di votazioni
  6.1. Accordo CE/Stati Uniti d'America sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell’aviazione civile (A6-0468/2008, Paolo Costa) (votazione)
  6.2. Regime comune di scambi per l'ovoalbumina e la lattoalbumina (versione codificata) (A6-0510/2008, Diana Wallis) (votazione)
  6.3. Regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d’attivo ed agli scambi d’azioni concernenti società di Stati membri diversi e al trasferimento della sede sociale di una SE e di una SCE tra Stati membri (Versione codificata) (A6-0511/2008, Diana Wallis) (Votazione)
  6.4. Regime linguistico applicabile alle impugnazioni proposte contro le decisioni del Tribunale della funzione pubblica dell'UE (A6-0508/2008, Costas Botopoulos) (votazione)
  6.5. Relazioni economiche e commerciali con i Balcani occidentali (A6-0489/2008, Bastiaan Belder) (votazione)
  6.6. Politica agricola comune e sicurezza alimentare globale (A6-0505/2008, Mairead McGuinness) (votazione)
  6.7. Prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona (A6-0475/2008, Genowefa Grabowska) (votazione)
  6.8. Recepimento, attuazione e applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e della direttiva 2006/114/CE concernente la pubblicità ingannevole e comparativa (A6-0514/2008, Barbara Weiler) (votazione)
  6.9. PCP e approccio ecosistemico alla gestione della pesca (A6-0485/2008, Pedro Guerreiro) (votazione)
  6.10. Direttiva quadro per l'utilizzo sostenibile dei pesticidi (A6-0443/2008, Christa Klaß) (votazione)
  6.11. Immissione sul mercato di prodotti fitosanitari (A6-0444/2008, Hiltrud Breyer) (votazione)
  6.12. Coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (rifusione) (A6-0497/2008, Wolf Klinz) (votazione)
  6.13. Le finanze pubbliche nell'UEM - 2007-2008 (A6-0507/2008, Donata Gottardi) (votazione)
 7. Dichiarazioni di voto
 8. Seduta solenne - Lettonia
 9. Dichiarazioni di voto (proseguimento)
 10. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 11. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 12. Caratteristiche di sicurezza ed elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio (discussione)
 13. Accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione (discussione)
 14. Appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza (discussione)
 15. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
 16. Pacchetto prodotti farmaceutici (discussione)
 17. Sostanze e preparati pericolosi (diclorometano) (discussione)
 18. Autorizzazione a ratificare la Convenzione sul lavoro nella pesca (2007) dell’Organizzazione internazionale del lavoro (convenzione n. 188) (discussione)
 19. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 20. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
1. Apertura della seduta
Video degli interventi
  

(La seduta inizia alle 09.00)

 

2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

3. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale

4. Coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (rifusione) (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . − L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0497/2008), presentata dall’onorevole Klinz, a nome della commissione per i problemi economici e monetari, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (rifusione) [COM(2008)0458 – C6-0287/2008 – 2008/0153(COD)].

 
  
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  Wolf Klinz, relatore. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nel luglio 2008 la Commissione europea ha presentato la sua proposta di revisione della esistente direttiva sugli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), sulla quale verte la nostra discussione odierna. Era necessario imporsi tempi di lavoro estremamente ambiziosi per riuscire ad effettuare entro la fine di questa legislatura la revisione della direttiva sugli OICVM, in vigore nella sua forma iniziale dal 1985.

Il chiaro obiettivo della revisione è potenziare la competitività dell’industria europea dei fondi di investimento consentendole di ridurre i costi, di svilupparsi e realizzare economie di scala. Un secondo obiettivo è inoltre assicurare che tutte le imprese che offrono fondi abbiano effettivamente accesso a tutti i mercati dell’Unione europea; e riuscire a fare tutto questo senza ridurre la protezione per gli investitori, ma anzi migliorandola. In altre parole, ci siamo imposti un programma molto ambizioso, e devo dire che sono molto soddisfatto del fatto che, grazie alla collaborazione con tutte le istituzioni interessate, siamo riusciti a portare a compimento questo progetto in tempi così brevi.

I fondi di investimento offrono ai piccoli investitori la possibilità di investire piccoli importi di capitale in un portfolio diversificato e gestito in modo professionale. In passato, gli OICVM europei hanno già dimostrato di funzionare bene. Gli investimenti collettivi in valori mobiliari sono venduti non solo in Europa, ma sono anche, e in misura non trascurabile, esportati nelle regioni all’esterno dell’Unione europea, in particolare America latina e Asia, dove godono di un’alta considerazione. Ecco perché era così importante, nella revisione della direttiva, fare attenzione a non danneggiare la posizione dei nostri OICVM.

La direttiva sugli OICVM è già stata modificata due volte in passato, ed anche in questa occasione la Commissione ha affrontato il processo di revisione con grande attenzione. Ha condotto un processo di consultazione, ha presentato un libro verde e un libro bianco ed ha organizzato approfonditi confronti con tutti i soggetti coinvolti in questo mercato. Nella revisione, la Commissione ha proposto in totale sei misure che dovrebbero contribuire a raggiungere gli obiettivi sopra menzionati.

Queste misure prevedono, prima di tutto, l’introduzione di un passaporto della società di gestione. In secondo luogo, è stata prevista l’agevolazione delle fusioni transfrontaliere di fondi, per favorire una riduzione del numero di fondi in offerta nell’Unione europea e quindi risolvere il problema dello squilibrio che possiamo attualmente osservare tra Europa e, in particolare, Stati Uniti. In terzo luogo, si prevede di rendere possibili strutture master/feeder, ovvero di dare la possibilità di investire un fondo in un altro fondo master che ne gestisce gli investimenti. In quarto luogo, le misure includono l’adozione di un breve documento informativo, di due pagine, con le principali informazioni utili per i piccoli investitori, il cosiddetto key investor information. Come quinta misura si propone la semplificazione della procedura di notifica, per fare in modo che, quando un fondo chiede di essere autorizzato in un paese dove ancora non lo è, non vi sia di fatto la necessità di ottenere una nuova autorizzazione. Come sesta misura si prevede infine il rafforzamento della cooperazione nella supervisione.

L’industria dei fondi non è sfuggita all’attuale crisi finanziaria. Grandi quantità di capitale sono uscite dal settore e in circostanze come queste è essenziale adottare con la massima tempestività le decisioni necessarie per rafforzare la credibilità dei fondi e per assicurare che i piccoli investitori non perdano la fiducia in questi strumenti di investimento.

Concludo con due considerazioni finali. La prima è che la Commissione ha creato un gruppo, presieduto da Jacques de Larosière, con il compito di analizzare la questione di un sistema di supervisione finanziaria in Europa. Spero che le conclusioni e le proposte del gruppo siano accolte dalla Commissione e approvate in quest’Aula. In secondo luogo, e in particolare nel caso delle fusioni transfrontaliere di fondi, ci sono ancora differenze di trattamento fiscale tra queste ultime e le fusioni nazionali. Anche riguardo a questo aspetto, invitiamo la Commissione ad assicurare le stesse condizioni per tutti ed escludere i trattamenti differenziati.

 
  
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  Charlie McCreevy, commissario. (EN) Signor Presidente, sono lieto di esprimere il sostegno della Commissione agli emendamenti presentati dal Parlamento europeo alla proposta OICVM IV. Questi emendamenti ne renderanno più agevole l’adozione in un’unica lettura. Un risultato del genere sarebbe molto positivo per il mercato europeo dei fondi, che recentemente ha dovuto affrontare numerose e gravi difficoltà.

La proposta adottata nello scorso luglio dalla Commissione è il risultato di uno scrupoloso processo di consultazione. Lanciata prima della crisi, la proposta ha posto alcuni chiari obiettivi volti a migliorare il funzionamento della direttiva OICVM. La Commissione ha inteso semplificare e favorire la vendita transfrontaliera degli OICVM, mettendo a disposizione dei gestori di fondi strumenti efficaci per incrementare le dimensioni dei loro fondi e traendo vantaggi dalle economie di scala. Tuttavia, la posta in gioco non è soltanto una maggiore competitività. La Commissione ha voluto anche adottare regole efficaci per l’informazione degli investitori affinché chi desideri investire i propri risparmi in un OICVM possa ricevere comunicazioni essenziali, chiare e comprensibili prima di prendere una decisione.

Sono contento di vedere che gli obiettivi fissati dalla proposta della Commissione sono stati raggiunti. Il Parlamento e il Consiglio hanno messo a punto la proposta della Commissione per quanto riguarda le fusioni, i master/feeder, la notifica dei fondi e la key investor information, allo stesso tempo rispettando appieno le elevate ambizioni della proposta originale della Commissione.

La Commissione è particolarmente soddisfatta dell’esito del processo di codecisione in merito ai capitoli contenuti nella sua proposta di luglio. Al momento dell’adozione della proposta, sul tema del passaporto della società di gestione, divenuto un aspetto importante della proposta, la Commissione manifestava serie preoccupazioni per il potenziale effetto negativo che disposizioni non sufficientemente efficaci avrebbero potuto avere per la sicurezza degli investitori al dettaglio che affidano i loro soldi ai fondi OICVM.

Volgendo lo sguardo indietro, sono convinto che la nostra decisione di consultare il Comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari (CESR) su questi argomenti sia stata giusta. Ha infatti aiutato il Parlamento e il Consiglio ad elaborare disposizioni adeguate a proteggere gli interessi dei detentori di quote. Questa è l’unica osservazione che avevo da esporre riguardo al passaporto per le società di gestione.

Dal luglio 2008 in poi abbiamo percorso molta strada. Il parere del CESR è stato la base per una esauriente serie di disposizioni che chiariscono le responsabilità, assicurano un efficace scambio di informazioni e favoriscono la necessaria cooperazione e sostegno alle autorità degli Stati membri. Questo vale per tutte le fasi: l’autorizzazione iniziale, la supervisione e l’applicazione delle norme. La Commissione può quindi dare la sua approvazione al testo di compromesso.

Il nostro lavoro non finisce però qui. Il successo del passaporto della società di gestione dipende dalla nostra capacità di risolvere alcuni dei complessi problemi ancora rimanenti, come la gestione del rischio tramite le misure di livello 2. Questo ci darà anche l’occasione per porre rimedio ai punti deboli nella gestione del rischio recentemente emersi in un ridotto numero di casi.

La Commissione ha dovuto rispettare tempi molto stretti per la messa a punto di queste misure e abbiamo anche manifestato le nostre preoccupazioni riguardo alla possibilità di riuscire a rispettare questi termini. Avremo bisogno di tempo e di risorse per preparare con cura le misure, per consultare gli interessati e poi per adottarle. La Commissione farà tutto il possibile per avviare questo processo il più rapidamente possibile, ma ci sarà bisogno anche della piena e attiva collaborazione di tutti gli attori, compreso questo Parlamento, per riuscire a rispettare le scadenze.

Desidero ringraziare di nuovo il relatore, l’onorevole Klinz, ed esprimere il mio apprezzamento e la mia ammirazione per l’efficacia con cui il Parlamento ha gestito questo dossier. Le tre istituzioni possono essere soddisfatte per il consenso raggiunto nell’arco di pochi mesi. Avete così dimostrato che l’Europa è in grado di muoversi con tempestività per introdurre miglioramenti normativi utili. Adesso bisogna costruire sulla base di questo risultato e completare l’ambizioso programma di sviluppo delle leggi applicative.

Infine, concludo con due dichiarazioni che la Commissione desidera avanzare in merito all’adozione di questa relazione.

La prima dichiarazione è relativa alla questione delle fusioni transfrontaliere. La Commissione esaminerà gli effetti potenzialmente negativi che i sistemi fiscali nazionali potrebbero avere sulle fusioni transfrontaliere e sui fondi una volta adottate le disposizioni previste. La Commissione prenderà in esame in particolare le potenziali cause di conseguenze fiscali negative per gli investitori.

Sulla questione del sistema di supervisione, ho parlato dell’esigenza di rafforzare la cooperazione nella supervisione. Nella Solvibilità II e negli emendamenti alla direttiva sui requisiti di capitale, la Commissione, su mia raccomandazione, ha presentato alcune proposte per rafforzare la cooperazione nella supervisione. Non ho perciò alcuna difficoltà nel dichiararmi concorde sull’esigenza di muoverci in questa fondamentale direzione. Per tale ragione quindi, al fine di assicurare la coerenza di tutte le disposizioni rilevanti per il settore finanziario, la Commissione è d’accordo, in base alle conclusioni della relazione de Larosière, di valutare l’esigenza di un rafforzamento delle disposizioni di questa direttiva in merito alla cooperazione nella supervisione.

 
  
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  Jean-Paul Gauzès, relatore per parere della commissione giuridica. (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, consentitemi innanzi tutto di congratularmi con il nostro relatore, l’onorevole Klinz, per il suo eccellente lavoro. Egli è riuscito a raccogliere un ampio consenso nella commissione per i problemi economici e monetari, e a negoziare un compromesso del tutto soddisfacente con la presidenza.

La commissione giuridica, interpellata per parere, ha espresso le sue opinioni di cui si è tenuto conto. La direttiva originale sugli OICVM è stata la chiave di volta dello sviluppo dei fondi di investimento europei. Nel giugno 2007, il patrimonio gestito dagli OICVM ammontava a 6 000 miliardi di euro, e gli OICVM rappresentavano circa il 75 per cento del mercato degli investimenti in fondi dell’Unione europea. Le garanzie interne fornite dagli OICVM spiegano il motivo del loro apprezzamento da parte di investitori extra europei. Ma, per promuovere lo sviluppo di questi fondi, le normative devono cambiare.

Le modifiche introdotte nel 2001 hanno aperto nuove aree di investimento per gli OICVM, ma hanno lasciato diverse strozzature. Il Libro verde ha portato a un dibattito pubblico, e nel 2005 è stato seguito da un Libro bianco.

Oggi possiamo accogliere con favore i grandi progressi sul piano dell’efficienza offertici dalla proposta in oggetto. Il progresso più significativo è l’istituzione di un passaporto europeo per le società di gestione. Le disposizioni proposte ne consentiranno l’adozione, garantendo al tempo stesso un’adeguata protezione per gli investitori. E’ un passaporto molto completo e ne siamo soddisfatti. Le misure di supervisione che comprende saranno sicuramente efficaci e fugheranno qualsiasi eventuale dubbio.

La proposta introduce anche notevoli miglioramenti tecnici, come per esempio le notifiche, le fusioni transfrontaliere e l’accorpamento dei fondi grazie ai master/feeder. L’armonizzazione che si otterrà in tal modo garantirà anche condizioni di concorrenza equa in tutta l’Unione europea a condizione che, come ha detto il nostro relatore, siano adottate a livello fiscale le azioni atte ad evitare distorsioni.

 
  
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  Astrid Lulling, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, ho sensazioni più che mai confuse riguardo alla proposta di direttiva sulla quale il Parlamento si appresta a votare. E’ vero che il relatore, l’onorevole Klinz, ha lavorato per anni su questo progetto ed ha saputo negoziare con talento, soprattutto durante il dialogo a tre. E’ altresì vero che la direttiva darà un significativo impulso al funzionamento del mercato interno e avrà effetti positivi per la gestione collettiva dei valori finanziari, e questo è stato accolto con favore dall’industria europea dei fondi di investimento. Rimane tuttavia il fatto che i dibattiti e le discussioni nel Consiglio e nel Parlamento non sono mai stati del tutto liberi, dato che se ne conosceva in anticipo il risultato: per alcuni degli interessati l’istituzione del passaporto europeo per le società di gestione era un risultato essenziale, da ottenere ad ogni costo.

In linea di principio, non c’è niente da aggiungere: il passaporto difende da solo le proprie ragioni. E’ tuttavia necessario fare in modo che l’istituzione del passaporto per le società di gestione sia accompagnata dalle necessarie garanzie, specialmente riguardo al controllo dei fondi, perché conduce alla dissociazione delle funzioni oltre le frontiere. Noto con dispiacere che, nella sua applicazione, il sistema non solo è complicato, ma è anche soggetto a interpretazioni divergenti. C’è il rischio che presto sorgano difficoltà pratiche ai danni dell’industria europea dei fondi, soprattutto per le esportazioni verso i paesi terzi.

Sono consapevole del fatto che sono in minoranza, ma non mi sento a disagio. In tempi normali sarei stato tentato di affermare che sarà possibile trarre conclusioni definitive sull’argomento solo in base all’esperienza pratica, e decidere quindi chi ha ragione: se chi confida nelle capacità degli operatori del mercato di adeguarsi oppure chi invoca maggiore prudenza. Non escludo la possibilità di un esito positivo, ma non lo ritengo scontato. Considerando le ultime notizie, in particolare lo scandalo Madoff e le sue implicazioni per l’industria di gestione dei valori finanziari collettivi, non mi sembra che ci si possa sentire molto tranquilli.

Il mio scetticismo è per me fonte di preoccupazione. L’industria dei fondi di investimento non è al riparo dalla crisi finanziaria, lo sappiamo. E’ possibile che sia necessario porsi degli interrogativi di fondo. In questa crisi profonda, fare scelte che hanno l’effetto di diluire le responsabilità oppure che si basano sul presupposto di una perfetta collaborazione tra le autorità normative potrebbe davvero portare a un sistema incongruo.

Dico quello che penso: questa direttiva è di un’altra epoca, risale a prima della crisi. E’ caratterizzata da una certa indifferenza. Il sistema finanziario, infatti, sta attraversando una prolungata e fondamentale crisi di fiducia ed è necessario riconsiderare intere sezioni della sua struttura. Non dimentichiamo che il primo dovere dei fondi del mercato monetario è proteggere gli investitori, diversificando il rischio e imponendosi norme rigorose. Votare per questo testo così com’è, senza neppure sapere in che direzione stiamo davvero andando, significa fare come se non fosse successo niente. Questa fuga dalla realtà non può portare a niente di buono e quindi, anche se ho sottoscritto gli emendamenti di compromesso negoziati con il Consiglio, intendo astenermi dal voto. Date le circostanze, i miglioramenti introdotti mi sembrano contare ben poco a fronte delle questioni di principio sulle quali ho appena richiamato l’attenzione.

 
  
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  Donata Gottardi, a nome del gruppo PSE. – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, stiamo per votare la nuova direttiva in materia di organismi d'investimento collettivi in valori mobiliari. Si tratta di una direttiva di estrema importanza, e questo volgendo lo sguardo sia al passato sia al futuro.

L'evoluzione temporale è stata intensa a partire dalla prima direttiva, risalente a quasi un quarto di secolo fa, al punto da rendere necessario il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative, come recita il titolo, e da richiedere un forte aggiornamento per tener conto di nuove esigenze, che penso vadano collocate sull'asse di una maggiore fluidità e mobilità e di una maggiore supervisione e controllo.

Il lavoro in commissione economica si è svolto all'insegna di un'ottima collaborazione per la disponibilità del relatore, che ancora ringrazio, e del Consiglio, forse anche nella consapevolezza di toccare un ambito fortemente connesso con la crisi finanziaria e con l'urgenza di fornire risposte tempestive e adeguate. Credo sia importante ricordare qui sinteticamente alcuni punti sui quali abbiamo raggiunto una buona intesa e spero buoni risultati. È così per la Management Company, in particolare per quanto riguarda l'individuazione della legge applicabile, quello dello Stato membro del fondo, quello della Management Company, cosi da portare verso un sistema di supervisione più chiaro, efficiente e sicuro nonché per quanto riguarda l'accordo sulle misure chieste imperativamente alla Commissione e adottare a livello 2 entro il luglio 2010.

È così per l'intesa che pone a carico della Management Company procedure e meccanismi e persone di contatto affinché i consumatori e gli investitori possano avere precisi riferimenti anche in caso di ricorsi, qualora la Management Company non abbia sede nel loro Stato membro. Va valutata positivamente la possibilità di rafforzare ulteriormente la cooperazione in termini di supervisione con accordi bilaterali e multilaterali tra autorità competenti degli Stati membri, di use–it e della Management Company, e ancora l'intesa sulle disposizioni in materia di fusioni e di master feeder che permettono di muoversi sulla scala completa del mercato interno, seppure manteniamo alcune differenze sulla tempistica della procedura di notifica che avremmo voluto e vorremmo un po' più ampia e adeguata secondo quanto previsto dal Consiglio.

Da ultimo, ricordo i progressi compiuti sul prospetto, la cosiddetta KII per la protezione dei consumatori, con la segnalazione che anche qui avremmo voluto una distribuzione automatica, e non solo a richiesta, della copia cartacea di questo prospetto data anche la sua voluta ridotta dimensione. In conclusione ritengo vada ampiamente condivisa la necessità di completare il dossier in prima lettura.

 
  
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  Olle Schmidt, a nome del gruppo ALDE. – (SV) Signor Presidente, signor Commissario, desidero innanzi tutto ringraziare il mio collega del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, l’onorevole Klinz, per il suo eccellente lavoro. In un periodo turbolento come lo scorso autunno, il relatore è riuscito a trovare un compromesso ragionevole, come già è stato detto. Anche se non ci fosse stata la crisi finanziaria, questi sono argomenti difficili da trattare. Io lo so molto bene, essendo stato responsabile del dossier OICVM nel 2001.

Lo scopo degli OICVM è creare non solo un mercato dei fondi migliore e più grande, ma anche un mercato che sia aperto e di facile accesso per i consumatori. Questo in larga misura è avvenuto e molti ostacoli sono stati eliminati già nel 2001. Vorrei ricordare a tutti che non è stato particolarmente facile neanche allora, prima del processo Lamfalussy. Rimangono tuttavia ancora alcuni ostacoli, che vengono affrontati ora. La commercializzazione di questi prodotti migliorerà, gli investitori saranno più protetti, sarà possibile la fusione di fondi e master/feeder, e sarà rafforzata la collaborazione tra le autorità di supervisione, come sottolineato anche dal commissario.

Le disposizioni relative al passaporto per le società di gestione hanno rappresentato una questione delicata. Abbiamo già sentito commenti su questo tema e siamo consapevoli delle diverse opinioni. Ritengo tuttavia valida l’attuale proposta. La concorrenza e l’apertura sono sempre elementi positivi in un mercato ben organizzato.

Un altro tema importante è il key investor information, che va a sostituire il prospetto semplificato. E’ necessario trovare un equilibrio tra le informazioni rilevanti e l’efficacia della comunicazione. Un eccesso di informazione non è utile, così come non lo è un’informazione insufficiente. Anche la questione della lingua è un aspetto delicato, ma ritengo che dobbiamo avere il coraggio di affrontare questo discorso se si vogliono fare dei progressi rispetto al commercio transfrontaliero di questi prodotti. Anche in questo campo è necessario un ragionevole equilibrio.

Come è emerso con evidenza in autunno, l’Europa ha bisogno di un mercato finanziario che funzioni efficacemente. Gli OICVM hanno aperto la strada e sono divenuti un successo e un apprezzato marchio anche all’esterno del nostro continente. Questo sviluppo deve essere tutelato, come previsto, fra l’altro, da questa proposta.

 
  
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  Eoin Ryan, a nome del gruppo UEN. – (EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con l’onorevole Klinz, autore di questa eccellente relazione; ha lavorato molto intensamente per raggiungere un accordo sul compromesso, e mi congratulo con lui.

La direttiva riveduta sugli OICVM avrà l’effetto, quando entrerà in vigore, di ridurre molti oneri burocratici e le spese inutili.

Durante i negoziati sul compromesso, sono state accolte specifiche preoccupazioni espresse da alcuni Stati membri, consentendo di giungere a una proposta forte e fondata su di un ampio sostegno. Ritengo che non solo protegga i consumatori, ma che sia anche positiva per gli investitori. Come già detto, un mercato aperto è una cosa buona e può essere molto positivo per tutti noi, se è efficacemente regolamentato.

La revisione della direttiva OICVM è un ulteriore riconoscimento del fatto che gli attuali mercati finanziari sono talmente integrati da rendere necessarie regole e norme comuni per un’efficace regolamentazione e un corretto funzionamento dell’industria globale dei servizi finanziari. Questa situazione è riconosciuta non solo in Europa, ma anche in tutto il mondo in questo periodo di turbolenze finanziarie senza precedenti. E’ molto importante che si collabori a livello globale nel tentativo di risolvere i problemi.

Permettetemi di dire che oggi abbiamo una grande occasione: celebriamo il decimo anniversario dell’euro. Questo in sé illustra bene l’importanza della cooperazione economica. E’ una fortuna che il mio paese, l’Irlanda, faccia parte della zona dell’euro, valuta che ha dato stabilità all’Irlanda e agli altri paesi nell’attuale periodo di turbolenze senza precedenti e di recessione globale. Se l’Irlanda non facesse parte della zona euro, probabilmente ci troveremmo nell’infelice situazione dell’Islanda. Ma non è così.

Voglio ricordare ad alcuni dei Membri irlandesi di questo Parlamento, in particolare gli appartenenti al Sinn Féin, che se fosse stato per loro oggi non avremmo l’euro. A suo tempo lo descrivevano come un passo indietro. Oggi l’Irlanda non farebbe parte dell’Unione monetaria e la sua situazione economica sarebbe difficile quanto quella dell’Islanda.

Vorrei ricordare agli irlandesi che si dichiararono contrari al progetto europeo che molti paesi in tutto il mondo sfruttano il rifiuto del trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda e strumentalizzano la confusione riguardo agli effetti, possibili o percepiti, di tale rifiuto per attirare nuovi contratti a spese dell’Irlanda. Economicamente, l’Irlanda deve rimanere al centro del processo decisionale europeo, dove siamo sempre stati e dove le nostre imprese hanno bisogno e vogliono che l’Irlanda sia.

 
  
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  John Purvis (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, con tutte le controversie che attualmente imperversano riguardo alla regolamentazione dell’industria dei servizi finanziari e la forte spinta verso un eccesso di regolamentazione, siamo di fronte a un esempio di approccio normativo adeguato, misurato e fondato sul buon senso. L’onorevole Klinz e la Commissione hanno fatto un buon lavoro e sostengo con soddisfazione questa relazione e la proposta di revisione.

Gli OICVM sono una parte vitale dell’industria della gestione degli investimenti europea, ed anche scozzese. Sono uno strumento importante per il risparmio dei consumatori e degli investitori, non solo in Europa ma anche in tutto il mondo. Sicuramente l’imitazione è un complimento e la direttiva OICVM rappresenta il modello a cui ispirarsi anche negli Stati Uniti. L’onorevole Klinz ha incorporato nel suo testo gran parte di quanto io considero di essenziale importanza, come la diversificazione in nuovi prodotti e tecniche d’investimento con un livello ragionevole di sicurezza fondata sul buon senso. E’ estremamente importante rendere possibili maggiori economie di scala in Europa. Molti dei nostri OICVM sono troppo piccoli e sono inoltre troppo numerosi sul mercato: dobbiamo quindi promuovere le fusioni. Personalmente, avrei voluto vedere più progressi in questa direzione, consentendo a OICVM con obiettivi di investimento diversi di fondersi con maggiore facilità, pur salvaguardando un adeguato livello di tutela e di informazione degli investitori.

In terzo luogo, il passaporto delle società di gestione costituisce una disposizione essenziale che consentirà maggiori economie di scala, maggiore efficienza e la riduzione della burocrazia, tutto questo unicamente nell’interesse degli investitori. La revisione sarà quindi positiva per l’industria ma, cosa ancora più importante, sarà vantaggiosa per gli investitori e i risparmiatori, non solo in Europa ma in tutto il mondo. Sostengo con piacere la relazione Klinz e la revisione della direttiva OICVM.

 
  
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  Pervenche Berès (PSE) . – (FR) Signor Presidente, onorevole Klinz, grazie per il vostro lavoro, per l’impegno e per le capacità negoziali dimostrate. Gli OICVM sono in qualche modo un marchio di fabbrica dei mercati finanziari europei, nonché un buon prodotto di esportazione. Ci sono però squilibri nell’Unione europea, un’area che comprende sia paesi produttori sia paesi consumatori, ed esistono quindi strategie differenti da paese a paese.

Uno degli obiettivi della revisione della direttiva è organizzare, nelle attuali condizioni, un mercato interno degli OICVM che funzioni davvero. In questa fase si pongono quattro problemi: il primo, come già è stato detto nella discussione, è evidentemente la questione del passaporto delle società di gestione, riguardo che il commissario ritiene non ancora adeguatamente preparato. Tuttavia, Commissario McCreevy, ci deve essere la volontà di farlo: a volte ho avuto l’impressione che la Commissione non si impegnasse a fondo in questo progetto. Sono molto soddisfatto per i negoziati avviati su iniziativa del Parlamento europeo e del Consiglio per assicurare che, quando la revisione della direttiva OICVM sarà pronta, sarà possibile adottare un vero passaporto delle società di gestione che consenta al mercato interno dell’Unione europea di funzionare in condizioni normali.

La seconda considerazione riguarda la questione della copertura di garanzia. Se, al momento di rivedere la direttiva sui requisiti di capitale, richiederemo alle banche di trattenere il 5 per cento dei titoli immessi sul mercato come copertura di garanzia, sarà immediatamente necessario armonizzare, e a condizioni affini, gli obblighi di copertura di garanzia nel campo degli OICVM, poiché a rischi uguali devono corrispondere regole uguali.

La mia terza osservazione è relativa alla questione del sistema di supervisione. Io non penso che qualcuno qui metta in dubbio la nostra determinazione di migliorare le condizioni della supervisione. Siamo tutti in attesa, in seguito all’iniziativa del presidente Barroso, dei risultati del gruppo di esperti di alto livello presieduto da Jacques de Larosière. Penso che la posta in gioco sia tale da non permetterci di attendere ancora l’applicazione dei risultati di questo gruppo di lavoro; questo ritardo si ripercuoterà sull’organizzazione della supervisione tra le parti in causa, ovvero sui produttori e i consumatori degli OICVM. E’ quindi necessario che la questione della supervisione sia chiaramente definita.

Infine, un’ultima osservazione sulle questioni relative al trattamento fiscale. Il relatore ha toccato l’argomento e il commissario ha preso un impegno. Dietro alla questione dei regimi fiscali si nasconde una forma occulta di protezionismo che va denunciato e superato. Per farlo, la Commissione deve adottare iniziative volte a far sì che i regimi fiscali consentano una vera libertà di movimento dei prodotti OICVM, senza alcuna forma di protezionismo.

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė (ALDE) . – (LT) Anch’io desidero sottolineare il mio apprezzamento per l’eccellente lavoro svolto dal nostro relatore e per la sua abilità nel trovare un adeguato compromesso. Tuttavia, come altri oratori prima di me, nutro anche io alcuni dubbi in merito alla disposizione che richiede agli Stati membri di approntare tutti i documenti relativi all’attività di investimento, come dice il documento, “in una lingua comunemente utilizzata negli ambienti della finanza internazionale”, e quindi in inglese.

Sono intervenuta in favore dell’idea di offrire alle imprese la possibilità di ridurre i costi, senza regolamentare questo aspetto nei dettagli. Trovo tuttavia che i gestori di fondi di madrelingua inglese non dovrebbero essere avvantaggiati, come avverrebbe in questo caso. Dovremmo inoltre evitare di creare incertezza giuridica.

Come può un consumatore difendere i propri diritti se il documento crea le condizioni per interpretazioni ambigue della responsabilità delle imprese finanziarie? Sono del parere che sia necessario definire con chiarezza la responsabilità e le condizioni di concorrenza alle quali sono sottoposte le imprese di investimento.

 
  
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  Marek Aleksander Czarnecki (ALDE) . – (PL) Ritengo che migliorare l’efficienza del meccanismo di funzionamento degli OICVM debba essere un obiettivo prioritario dell’operato del Parlamento. Per aumentare l’attrattiva e la concorrenza dell’industria europea dei fondi di investimento, i costi per gli investitori dovrebbero essere limitati, garantendo però lo stesso elevato livello di protezione. Concordo con il relatore sull’opportunità di sostituire l’esistente prospetto informativo con un documento libero che contenga le principali informazioni per gli investitori.

E’ anche estremamente importante continuare a lavorare sulla direttiva in merito al trattamento fiscale delle fusioni di fondi al fine di eliminare le barriere fiscali. Inoltre, come il relatore, concordo sul fatto che l’utilizzazione pratica del passaporto delle società di gestione, volto a fornire la possibilità di offrire servizi di gestione di portafogli di gruppo in tutta l’Unione europea, contribuirebbe alla creazione di un vero mercato comune dell’industria dei fondi di investimento.

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, ancora una volta esprimo apprezzamento e ammirazione per l’efficacia con cui il Parlamento ha trattato questa pratica. Il consenso è stato raggiunto in tempi notevolmente ridotti.

Come già ricordato, la storia non finisce qui. C’è ancora molto da fare per il livello 2. Gli Stati membri avranno poi il compito di portare a termine il recepimento di queste nuove regole – livello 1 e livello 2 – entro l’estate 2011. Sarà necessario mettere in atto meccanismi di collaborazione tra autorità nazionali di controllo, fondamentali per il buon funzionamento del passaporto per le società di gestione.

Posso assicurarvi che la Commissione si impegnerà a fondo per agevolare questo progresso e per introdurre nell’industria europea dei fondi di investimento questi cambiamenti così urgentemente necessari.

 
  
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  Wolf Klinz, relatore. – (DE) Signor Presidente, per prima cosa, concordo con il commissario sul fatto che la storia non finisce certo qui. Adesso dobbiamo avviare la fase dell’applicazione, e una delle ragioni delle scadenze relativamente ristrette che il Parlamento e il Consiglio si sono imposti è che vogliamo fare in modo di non dover attendere troppo a lungo per l’applicazione. Dobbiamo mantenere il passo, perché i mercati cambiano a un ritmo forsennato e, se continuiamo a rimanere indietro, rischiamo di non riuscire a raggiungere appieno i nostri obiettivi, o forse di non raggiungerli affatto.

La discussione odierna dimostra un ampio sostegno trasversale da parte di tutti gli schieramenti in favore del compromesso che abbiamo negoziato. Riconosco il punto di vista leggermente diverso dell’onorevole Lulling, ma sono ragionevolmente fiducioso che il futuro dimostri che la sua preoccupazione che possa esserne danneggiata la posizione del Lussemburgo come uno dei principali centri europei dell’industria dei fondi di investimento è infondata, e che, al contrario, questa revisione della direttiva OICVM può anche creare nuove opportunità per questo centro finanziario.

L’onorevole Berès ha assolutamente ragione: quello che è veramente in gioco qui è creare finalmente un vero mercato interno dei fondi di investimento. Questo settore è un esempio del fatto che, anche se noi parliamo del mercato interno, in molti casi in realtà ancora non esiste. E questo è fondamentale. Nessuno intende mettere in discussione che tutto questo porterà a un livello di collaborazione completamente nuovo e molto ambizioso, anche tra le autorità di controllo, ma è un passo che deve essere compiuto in ogni caso. Anche in altri campi, sono necessarie una più stretta e costruttiva collaborazione tra le autorità di controllo, e una maggiore fiducia reciproca rispetto al passato. Se la direttiva OICVM riesci a dare una spintarella di incoraggiamento a questo sviluppo, secondo me è una cosa buona.

Le misure di livello 2 alle quali fa riferimento la Commissione sono tante e devono essere affrontate in poco tempo; è vero, ma tutti noi abbiamo interesse a fa sì che ciò accada.

La questione non si esaurisce qui, però: anche la stessa industria deve fare la sua parte. La Commissione, e anche noi qui in Parlamento, abbiamo deliberatamente scelto di non affrontare la questione delle fusioni di fondi, poiché partiamo dal presupposto che l’industria manterrà la sua promessa di risolvere da sola la faccenda, senza pressioni legislative. Se ne sta occupando oramai da un certo tempo e ancora non abbiamo niente di concreto. Spero che riuscirà a presentare presto dei risultati, altrimenti non avremo altra scelta che prendere l’iniziativa in un futuro non troppo remoto.

In conclusione, ringrazio non solo la Commissione ma anche in particolare il Consiglio per la collaborazione e per l’attivo sostegno. Sono molto grato anche a tutti i rappresentanti degli altri gruppi politici, in particolare agli onorevoli Berès, Gottardi, Gauzès, e anche Lulling, che come abbiamo visto oggi ancora una volta, difende coraggiosamente i propri interessi pur mantenendo la disponibilità a scendere a compromessi, laddove possibile. Grazie molte.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà tra breve.

(La seduta, sospesa alle 09.40, riprende alle 10.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente

 

5. Seduta solenne e discussione - DECIMO ANNIVERSARIO DELL'EURO
Video degli interventi
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la seduta solenne e la discussione sul decimo anniversario dell’euro.

(Filmato)

Signor Juncker, signor Giscard d’Estaing, signor Trichet, Commissario Almunia, onorevole Berès, onorevoli colleghi.

Il primo gennaio 2009 si è festeggiato il decimo compleanno della nostra valuta: l’euro. Oggi qui, nel Parlamento europeo, noi celebriamo una delle più importanti e storiche decisioni che l’Unione europea abbia mai preso finora. In un’Unione europea che stava sviluppando sempre più stretti rapporti economici al suo interno, la creazione dell’euro ha rappresentato uno sviluppo logico per rafforzare il mercato comune e per semplificare gli scambi nel mercato interno. Ciononostante, quando 10 anni fa le valute di 11 Stati sovrani sono state sostituite da un’unica moneta, c’è stato molto scetticismo riguardo al buon esito dell’operazione. La sua adozione ha richiesto coraggio e determinazione.

Oggi, dieci anni più tardi, vediamo che l’euro non solo è una valuta che gode della stessa fiducia da parte degli investitori di quella che avevano le valute precedentemente in corso nella zona dell’euro, ma anche che ha portato senza dubbio considerevoli vantaggi alla popolazione e alle aziende dell’Unione europea.

La zona dell’euro è divenuta un pilastro della stabilità macroeconomica. In virtù delle sue dimensioni e del fatto che la maggioranza degli scambi avviene al suo interno, la zona dell’euro ha dimostrato di resistere agli shock economici in modo più efficace rispetto ai singoli Stati membri con le loro precedenti valute nazionali.

Soprattutto negli ultimi mesi, con la crisi finanziaria globale, l’euro si è dimostrato un importante fattore di stabilità: la moneta unica ci ha protetto dai peggiori effetti della più grave crisi finanziaria dagli anni Trenta in poi.

Senza la stabilità garantita dalla Banca centrale europea e dal Sistema europeo di banche centrali, lo scorso autunno l’Unione europea si sarebbe trovata in una situazione notevolmente peggiore.

Basti prendere l’esempio dell’Irlanda, paese colpito in modo particolarmente duro dalla crisi: la sua appartenenza all’Unione monetaria lo ha protetto da una crisi di proporzioni ancora maggiori.

L’Unione monetaria rappresenta un passo, speriamo irreversibile, verso una maggiore integrazione economica e politica; significa fare parte di una “unione con uno scopo comune”. Come in una famiglia, tutti i membri della zona euro dialogano tra di loro e adottano le soluzioni migliori a vantaggio di ognuno e di tutti.

Tuttavia, la decisione di creare l’euro non ha avuto solo effetti economici e finanziari; ha anche lanciato un segnale molto chiaro che l’Unione europea è in grado di adottare decisioni importanti per costruire un futuro comune e prospero.

Oggi molti cittadini della zona euro considerano la valuta unica uno dei risultati più positivi dell’integrazione europea e, affinché continui ad esserlo, dobbiamo difendere la stabilità della nostra valuta comune: è l’unico modo per assicurare che l’euro costituisca anche in futuro un elemento di stabilità e un punto di riferimento in un mondo scosso dalle turbolenze.

Oggi, oltre la metà degli Stati membri dell’Unione europea ha adottato l’euro. Pochi giorni fa abbiamo accolto la Slovacchia come sedicesimo membro dell’Unione monetaria e sono sicuro che, entro il prossimo grande compleanno dell’euro, il numero degli Stati membri sarà ancora maggiore. L’obiettivo ultimo deve essere l’adesione di tutti gli Stati membri dell’Unione europea alla nostra moneta unica, sulla base dei criteri di stabilità.

Sono convinto che questa graduale espansione aiuterà a rafforzare l’intera zona dell’euro, oltre ad essere il simbolo di un futuro comune e pacifico per l’Europa, in particolare per i giovani dell’Unione europea.

Abbiamo qui con noi oggi l’ex presidente francese, Valéry Giscard d’Estaing, a cui diamo un caloroso benvenuto. Egli, insieme all’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt, all’ex primo ministro del Lussemburgo Pierre Werner e ad altri, è uno dei fautori della nostra moneta unica. Benvenuto tra di noi, signor Giscard d’Estaing!

(Applausi)

Sono d’accordo con Helmut Kohl, che, insieme a François Mitterrand, Jacques Delors e altri – abbiamo appena visto Jacques Santer nel filmato – ha contribuito alla definitiva adozione dell’euro, quando nel 1988 diceva che una valuta è naturalmente un mezzo di pagamento, ma è anche molto più di questo poiché è parte dell’’identità culturale ed è una misura della stabilità politica. Kohl immaginava il meraviglioso obiettivo di un’Unione europea nella quale, con tutta la sua intelligenza, creatività e colorata varietà, e nonostante tutte le difficoltà, milioni di persone si trovavano unite da un’unica valuta.

A nome del Parlamento europeo, desidero ringraziare tutti i fautori dell’euro e tutti coloro che gli hanno preparato la strada, in particolare la Banca centrale europea, il suo attuale presidente Jean-Claude Trichet e il suo compianto predecessore Willem Duisenberg, per i risultati storici ottenuti. L’importanza della Banca centrale europea non sarà mai sottolineata abbastanza.

(Applausi)

Ringraziamo anche in particolare Alexandre Lamfalussy, presidente dell’Istituto monetario europeo, che abbiamo incontrato ieri sera e che anche in questo momento partecipa ad un colloquio.

Anche il Parlamento europeo e la sua commissione competente per questo tema, la commissione per i problemi economici e monetari, a suo tempo presieduta dall’onorevole von Wogau e poi dall’onorevole Randzio-Plath, hanno fatto da forza trainante in questo progetto storico sviluppatosi negli anni, dal serpente monetario alla creazione della moneta unica. Lo stesso vale per la commissione per i problemi economici e monetari nella sua attuale configurazione, con la presidenza dell’onorevole Berès, al quale siamo grati per l’organizzazione di questo anniversario.

Da quando dieci anni fa è stato lanciato l’euro, la Banca centrale europea e l’Eurogruppo hanno intrattenuto rapporti sempre più stretti con il Parlamento europeo. Ringrazio i presidenti delle due istituzioni, il signor Juncker in quanto presidente dell’Eurogruppo, e il presidente della Banca centrale europea, signor Trichet, per l’eccellente collaborazione con il Parlamento.

In occasione del decimo anniversario dell’euro, auguriamo alla nostra moneta unica tanti anni di successo e un radioso futuro comune per il nostro continente europeo.

 
  
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  Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea. − (FR) Signor Presidente, signor Giscard d’Estaing, signor Juncker, onorevoli deputati, è un immenso onore e un grande piacere prendere parte a questa cerimonia di celebrazione dell’euro, uno dei più importanti risultati dell’Europa.

Jean Monnet, il padre fondatore dell’Europa, una volta ha detto che, quando un’idea risponde alle esigenze dell’epoca, cessa di appartenere alle persone che l’hanno inventata ed è più forte di coloro che la controllano”, aggiungendo che non esistono idee premature, ma momenti opportuni che bisogna saper attendere.

Per decenni, l’idea di una valuta unica per l’Europa è stata condivisa solo da pochi. Molti altri pensavano che non ci sarebbe mai stata o che fosse destinata al fallimento. Oggi la moneta unica è una realtà per 329 milioni di cittadini europei. Un giorno, la creazione dell’euro sarà considerata un passo decisivo nella lunga marcia verso un’unione sempre più stretta tra tutti i popoli d’Europa.

Non posso fare a meno di pensare ai nostri padri fondatori, Robert Schuman, Walter Hallstein, Alcide de Gasperi, Pierre Werner, Sicco Mansholt e Paul-Henri Spaak, che, come abbiamo visto poco fa, sono stati lungimiranti e a loro noi dobbiamo l’esistenza dell’Unione europea.

Vorrei ricordare anche gli statisti, i capi di Stato e di governo che sono stati europeisti determinati, convinti e coraggiosi e che oggi sono qui rappresentati dal signor Valéry Giscard d’Estaing. Senza di loro oggi non avremmo l’euro.

Dalla sua adozione, i cittadini europei hanno goduto di un livello di stabilità dei prezzi che pochi paesi dell’attuale zona euro avevano raggiunto in precedenza. Questa stabilità va a vantaggio di tutti i cittadini europei; protegge inoltre i redditi e il risparmio, aiuta a ridurre i costi dei finanziamenti e incoraggia gli investimenti, la creazione di posti di lavoro e la prosperità a medio e lungo termine. La moneta unica è un fattore di dinamismo nell’economia europea. Ha migliorato la trasparenza dei prezzi, ha rafforzato il commercio e promosso l’integrazione economica e finanziaria.

(DE) Gli ultimi mesi hanno evidenziato un altro vantaggio dell’euro. La crisi finanziaria ha mostrato come, in tempi di turbolenza, sia meglio trovarsi in una nave grande e sicura piuttosto che in una piccola barca. Noi in Europa saremmo stati in grado di reagire così rapidamente, incisivamente e coerentemente, senza la moneta unica che ci unisce? Saremmo stati capaci di proteggere le nostre valute nazionali dalle ripercussioni della crisi finanziaria? Possiamo andare fieri della risposta fornita dai parlamenti, dai governi e dalle banche centrali degli Stati membri. Insieme, abbiamo mostrato che anche in circostanze molto difficili, l’Europa è in grado di prendere decisioni.

(Applausi)

(EN) Il successo storico dell’euro è legato non solamente alla determinazione e alla perseveranza di leader lungimiranti, cui rendo omaggio, ma anche all’efficace collaborazione tra le istituzioni europee.

Il Parlamento europeo ha svolto un ruolo cruciale nella fase iniziale in quanto è stata la prima istituzione in Europa ad avanzare proposte per una moneta unica sin dal 1962. Negli ultimi dieci anni, dalla creazione della Banca centrale europea, le istituzioni europee hanno portato avanti un dialogo molto aperto e proficuo, con oltre 50 audizioni dei membri del comitato esecutivo della BCE davanti a questo Parlamento e alle commissioni menzionate dal presidente. Ai fini della trasparenza, il dialogo tra il Parlamento e la Banca centrale europea è molto importante, perché consente a quest’ultima di spiegare le sue decisioni e interventi al pubblico generale attraverso i rappresentanti eletti.

Nei primi anni della sua esistenza, l’euro ha dovuto affrontare tre importanti prove: l’istituzione di una banca centrale solida e credibile, la creazione di una nuova valuta stabile e dimostrarsi in grado di ispirare fiducia. Queste sfide sono state affrontate con successo e oggi l’euro è una realtà consolidata. E’ il momento di festeggiarlo e, come ho detto, sono particolarmente commosso. Ma questo purtroppo non è un periodo per i festeggiamenti. Le sfide attuali sono pressanti e presto se ne presenteranno di nuove. Il continuo successo dell’Unione monetaria europea dipenderà dal modo in cui affronteremo queste sfide.

Vorrei ricordarne tre:

In primo luogo, la crisi finanziaria, che ha rivelato le fondamentali debolezze del sistema finanziario globale. Noi svolgiamo un ruolo molto attivo nell’impegno a livello mondiale per risolvere queste debolezze e riorganizzare il quadro normativo e istituzionale.

In secondo luogo, l’Unione monetaria europea. La solidità della valuta unica si fonda su due pilastri: una politica monetaria rivolta alla stabilità dei prezzi e un insieme di sane politiche economiche, che sono a difesa dell’Eurogruppo, signor Primo ministro. Le specifiche sfide su questo fronte economico comprendono la ferma e credibile applicazione del Patto per la stabilità e la crescita, un impegno costante per rendere più produttive e dinamiche le nostre economie, nonché evitare importanti divergenze concorrenziali all’interno della zona euro.

La terza sfida è l’ampliamento. All’inizio, dieci anni fa, eravamo in 11 paesi, mentre oggi siamo in 16. Questo la dice lunga sullo storico cammino che abbiamo percorso. Gestire l’ampliamento nel modo migliore possibile è una sfida esaltante e molto difficile per tutti noi, in particolare per il comitato esecutivo e il consiglio direttivo della BCE.

L’euro è un traguardo storico, ma quello che più importa oggi è la nostra responsabilità per il futuro. Si stanno presentando nuove sfide che, se verranno affrontate con la massima lucidità e audacia, potranno generare le potenti idee di cui parlava Jean Monnet, e che finora ci hanno fatto avanzare sulla strada della stabilità e della prosperità in Europa.

 
  
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  Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo. (FR) Signor Presidente, signor Giscard d’Estaing, signor Trichet, Commissario Almunia, onorevoli deputati, negli ultimi cinquant’anni l’Europa ha spesso dato prova della sua capacità di porsi obiettivi ambiziosi e di trovare lo spirito e la determinazione necessari a raggiungerli.

L’Unione europea stessa ne è il miglior esempio, insieme al mercato interno e all’ampliamento. In altre parole, rappresenta il rinnovamento dei legami tra la geografia e la storia dell’Europa, insieme all’Unione economica e monetaria, di cui oggi celebriamo il decimo anniversario.

Il percorso che ha portato alla creazione dell’Unione economica e monetaria e all’adozione della nostra moneta unica è stato lungo, come dimostrato anche dalla genesi dell’Unione economica e monetaria dopo l’iniziale impulso dato dal rapporto Werner nel 1970. E’ stato un percorso lungo, che ha visto il serpente monetario, il sistema monetario europeo, la creazione dell’ecu nel 1979, il piano Delors del 1989, il trattato di Maastricht nel 1992, il rifiuto danese e il “sì” francese, allora definito minimo, senza dimenticare la crisi del Sistema monetario europeo nel 1993. Il viaggio non è quindi stato privo di difficoltà e scossoni.

All’epoca, in molti criticavano la moneta unica, sia negli ambienti politici che accademici, senza considerare il grande numero di banchieri centrali che ritenevano non fosse possibile od opportuno creare l’Unione economica e monetaria e che, comunque, la relativa moneta unica sarebbe stata debole e senza prospettive di futuro.

E’ importante per me cogliere l’occasione del decimo anniversario di questo fondamentale passo dell’integrazione europea per rendere omaggio, a mia volta, agli uomini che hanno creato l’euro, come Pierre Werner, Helmut Kohl, François Mitterrand, Jacques Delors, Valéry Giscard d’Estaing e altri. Ancora una volta, applaudo alla loro capacità lungimirante, alla loro determinazione e instancabile impegno per l’Europa. Le persone che ho menzionato, e molti altri che le hanno accompagnate, non potevano immaginare il rapido successo del loro progetto politico. Dal primo gennaio di quest’anno, 16 Stati membri fanno parte dell’Unione economica e monetaria e l’euro è la valuta di quasi 330 milioni di cittadini europei. L’euro è divenuto il segno più tangibile dell’integrazione europea e in quanto tale è riconosciuto in tutto il mondo come simbolo di stabilità e protegge i cittadini europei dalle più gravi conseguenze della crisi economica. Dopo dieci anni, bisogna ammettere che l’euro è senza alcun dubbio un successo. Ma gli anniversari hanno un valore solo se rappresentano dei ponti per il futuro e dobbiamo renderci conto che, nonostante sia giusto festeggiare, la vera prova della coesione e della coerenza della zona euro deve ancora arrivare. Quest’anno, il 2009, sarà un anno estremamente difficile per le economie dell’Eurozona e per i cittadini europei e dovremo affrontare numerose sfide sia interne che esterne.

Sul piano interno, i governi della zona dell’euro dovranno agire di concerto per contenere la crisi economica e per investire nelle basi strutturali dell’economia, in modo da costruire un ponte verso il mondo post crisi. Le situazioni eccezionali richiedono misure eccezionali. Non dobbiamo perdere di vista il fatto che l’euro, questo scudo protettivo che abbiamo costruito intorno alle nostre economie, non è arrivato dal cielo. Le economie dell’Eurozona sono meglio protette contro gli sviluppi economici negativi perché l’appartenenza all’euro è un marchio di qualità a certificazione della reale capacità dei suoi membri di attuare politiche macroeconomiche prudenti e basate sulla crescita sostenuta e sulla prosperità per i cittadini. La protezione fornita dall’euro è quindi direttamente collegata alla nostra credibilità, basata sulla capacità di mettere in atto queste politiche. La credibilità è anche il fondamento dei vantaggi dell’Unione economica e monetaria e noi dobbiamo difenderla per sfruttare tutti i vantaggi della moneta unica.

Sul piano esterno, dobbiamo apprendere le lezioni politiche impartite dalla crisi finanziaria ed economica. Esiste un rapporto causale diretto tra l’attuale crisi, con le sue origini negli Stati Uniti, e la persistenza di grandi squilibri a livello mondiale. La mancanza di sufficiente trasparenza, responsabilità e integrità nel settore finanziario ha perciò agito da catalizzatore per la crisi. Ritrovare la stabilità nell’economia finanziaria e nell’economia reale su scala mondiale comporta una profonda riforma del sistema finanziario e l’eliminazione dei grandi squilibri nella combinazione di consumo e risparmio a livello globale. Si richiede quindi l’attiva collaborazione delle principali economie americane, asiatiche ed europee. Nonostante alcuni notevoli progressi, l’immagine internazionale dell’euro rimane eccessivamente frammentata e gli interessi nazionali troppo spesso prevalgono su quelli comuni, impedendo alla zona dell’euro di avere un peso politico corrispondente alla sua importanza economica e di sfruttare tutti i benefici economici dell’Unione economica e monetaria. Naturalmente, questa è un progetto economico, ma anche, e prima di tutto, un progetto politico. Di conseguenza, dobbiamo sfruttare al meglio il secondo decennio di vita dell’euro per perfezionare l’Unione economica e monetaria rafforzandone gli organi politici sia all’interno che all’esterno.

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. − (ES) Signor Presidente, Primo ministro, presidenti delle commissioni, onorevoli colleghi, sono sicuro che, come me, anche la grande maggioranza di quest’Aula, dieci anni dopo la sua creazione, si sente fiera del successo dell’euro.

Mi congratulo con il Parlamento per l‘iniziativa di commemorare il decimo anniversario della nostra moneta unica in questa sessione plenaria a Strasburgo.

Senza dubbio, l’euro e l’Unione economica e monetaria sono stati un successo. In questi dieci anni, l’euro ha portato molti vantaggi ai paesi che l’hanno adottato e continua a farlo anche oggi nel corso di questa profonda crisi economica e finanziaria.

Nel breve tempo di un decennio, l’euro si è guadagnato una ben meritata reputazione di forza e stabilità. E’ oggi la seconda valuta mondiale e, grazie al suo ruolo nell’economia internazionale, può già essere comparato per certi aspetti al dollaro come strumento di commercio e di pagamento nella finanza internazionale.

Soprattutto, però, l’euro è parte della vita quotidiana di quasi 330 milioni di persone in 16 paesi dell’Unione europea. Tutti noi abbiamo nel portafoglio questo simbolo di una comune identità europea L’euro, infatti, oltre ad essere una valuta, è un elemento centrale del nostro progetto europeo, che ci ricorda in modo tangibile i vantaggi del processo di integrazione iniziato oltre mezzo secolo fa.

L’euro ha abbassato l’inflazione e i tassi di interesse grazie ad un contesto macroeconomico orientato alla stabilità. Ha dato inoltre un netto impulso al commercio e agli investimenti tra gli Stati membri, agevolando la creazione di 16 milioni di posti di lavoro nella zona dell’euro, una cifra di tre volte superiore a quella del decennio precedente la sua entrata in vigore.

L’euro ha incoraggiato l’integrazione finanziaria e lo sviluppo del mercato unico; ha protetto gli Stati membri che lo hanno adottato dalle turbolenze esterne ed è stato, e continua ad essere, un elemento di stabilità, non solo per l’economia europea ma anche per quella globale.

Senza dubbio, la crisi è una cartina di tornasole per l’euro. Tuttavia, chi pensa che l’Unione economica e monetaria non sia pronta per far fronte alle conseguenze della crisi è in errore. Se la moneta unica non fosse esistita, le ripercussioni della crisi sarebbero state molto peggiori.

Molti Stati membri si troverebbero oggi con un livello maggiore di volatilità dei tassi di cambio e sarebbero forse anche soggetti ad attacchi speculativi contro le loro valute. La diffusione dei titoli di debito pubblico sarebbe molto maggiore di quanto non sia attualmente e i margini di manovra a disposizione contro la crisi sarebbero molto minori.

Il Patto di stabilità e di crescita, riveduto nel 2005, ha incoraggiato i governi a mettere ordine nei conti pubblici, portando nel 2007 al deficit di bilancio più basso degli ultimi 25 anni e permettendo di affrontare la crisi da una posizione migliore.

In questo periodo difficile, gli interventi della Banca centrale europea hanno rafforzato la già solida reputazione acquisita nei primi anni dell’Unione economica e monetaria.

Adottando con tempestività le necessarie misure e promuovendo la cooperazione con le altre banche centrali dei paesi industrializzati, la BCE ha svolto un ruolo fondamentale in questo periodo nero ed ha sostanzialmente contribuito a prevenire un enorme crollo finanziario.

Non avremmo certo voluto festeggiare questo anniversario nell’attuale situazione economica, ma gli eventi mettono ancora più in evidenza i vantaggi dell’Unione economica e monetaria. Per i paesi che ancora non vi hanno aderito, la zona dell’euro è un’opzione sempre più attraente, come è stato dimostrato la scorsa settimana a Bratislava con l’adesione della Slovacchia come il più giovane, e il sedicesimo, membro della famiglia dell’euro.

La Commissione e il Parlamento devono continuare a collaborare con gli Stati membri, l’Eurogruppo, la Banca centrale europea e la comunità internazionale per indirizzare le economie verso una sostenibile ripresa della crescita.

Da questo punto di vista, le raccomandazioni della Commissione contenute nel rapporto presentato qualche mese fa in occasione dei primi dieci anni di Unione economica e monetaria, e recentemente discusso in quest’Aula, sono valide oggi come lo erano la primavera scorsa, o forse ancora di più.

Una maggiore vigilanza di bilancio, l‘estensione agli aspetti macroeconomici, il collegamento tra le politiche macroeconomiche e le riforme strutturali, l’immagine esterna dell’euro e il miglioramento della governance dell’Unione economica e monetaria sono, e devono continuare ad essere, i temi centrali su cui fondare il secondo decennio dell’euro, con altrettanti successi.

Signor Presidente, concluderò rendendo omaggio alla lungimiranza e all’ambizione dei padri fondatori dell’euro. La loro capacità di prospettarsi nel futuro e la loro risoluta azione ci hanno fornito una valuta di cui tutti gli europei possono andare fieri. Dobbiamo salvaguardare le fondamenta di questo successo.

La crisi ha inaugurato un nuovo capitolo per l’economia globale, nella quale l’Unione economica e monetaria deve continuare ad avere un ruolo di primo piano a servizio degli interessi e delle ambizioni comuni di tutti gli europei.

 
  
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  Valéry Giscard d’Estaing, ex presidente della Repubblica francese. − (FR) Signor Presidente, signor Juncker, signor Trichet, onorevoli deputati, chi ha partecipato alla creazione della valuta europea sono grati a lei, signor Presidente, e a voi onorevoli deputati, per questa splendida iniziativa in commemorazione del decimo anniversario dalla nascita dell’euro.

Solitamente ritengo sia meglio evitare la proliferazione di cerimonie commemorative., ma quella di oggi è giustificata, poiché segna la ricorrenza del più grande contributo all’integrazione europea dall’elezione del Parlamento europeo a suffragio universale nel 1979. Sicuramente abbiamo fatto molta strada e forse questa riunione piacevole e amichevole non presenta l’intero quadro.

Desidero rendere omaggio a tutti coloro che hanno aperto e seguito questa rotta, le cui origini risalgono al rapporto del primo ministro del Lussemburgo, Pierre Werner, suo predecessore, nel 1970. Sono state però la crisi monetaria negli anni successivi e la fluttuazione valutaria a rendere necessario un intervento. Fin quando i tassi di cambio delle valute erano fissi, il sistema monetario non ostacolava i tentativi di creazione di un mercato comune. Con la fluttuazione dei tassi, però, il problema si è immediatamente presentato.

Dopo i vani tentativi di creare un serpente monetario, il forte impulso dato dalla Francia e dalla Germania tra il 1975 e il 1980 ha portato all’incontro di Brema, nella Germania settentrionale, e alla decisione di creare il Sistema monetario europeo introducendo l’ecu, il predecessore dell’euro. Anche il Benelux e l’Italia hanno sostenuto questo progetto.

Dopo un periodo di scarsa attività tra il 1980 e il 1988, il processo ricevette nuovo impulso con la creazione del consiglio del comitato presieduto da Jacques Delors, che ha portato alla firma del trattato di Maastricht.

Ricordiamo i pionieri che hanno portato avanti questo processo, come ha fatto anche lei di recente, signor Presidente; il mio amico cancelliere Helmut Schmidt e il suo segretario di Stato, Manfed Lahnstein; Bernard Clappier, all’epoca governatore della Banca di Francia e coautore della dichiarazione di Robert Schumann nel 1950; Alexandre Lamfalussy, che ci ha messo a disposizione la sua grande e quasi unica competenza durante i lavori del comitato sull’Unione monetaria europea che abbiamo creato insieme a Helmut Schmidt per rilanciare il progetto; Jacques Delors, presidente della Commissione europea che ha ripreso il progetto; e, ultimi ma non da trascurare, i negoziatori e i firmatari del trattato di Maastricht, che hanno redatto un testo eccellente che da allora non è stato più necessario modificare, guidati dal cancelliere Helmut Kohl e dal presidente François Mitterrand. Va menzionata la determinazione di questi personaggi e dei loro colleghi. Oggi noi dobbiamo ringraziarli.

In occasione del decimo anniversario, che celebriamo in un'epoca di crisi, cosa possiamo dire a sostegno dell’euro? Quali belle parole possiamo usare nei nostri brindisi? Prima di tutto, il successo dell’euro ha superato le aspettative, non solo dei suoi opponenti, naturalmente, ma anche quelle dei suoi sostenitori. Non entrerò nei dettagli perché mi sono concessi solo cinque minuti. Nelle conversazioni che ho avuto con i più eminenti esperti monetari tra il 1995 e il 2000, tutti si sono dichiarati scettici riguardo alla possibilità di adottare l’euro e fare dell’operazione un successo.

Nell’arco di dieci anni l’euro è divenuto la seconda valuta del mondo e, come è già stato detto poc’anzi, una delle valute che godono di maggiore rispetto. La sua solida gestione ne ha fatto uno scudo protettivo contro la crisi e una piattaforma di crescita non inflazionaria. Senza l’esistenza dell’euro, il continente europeo sarebbe attualmente sconvolto da un ciclone monetario che aggraverebbe la crisi economica.

Ci aspettiamo che la politica monetaria contenga, nei limiti delle possibilità di una valuta, gli effetti deprimenti della crisi e prepari la strada per il ritorno ad una crescita non inflazionistica, ancora non avviata. Per allora, i deficit pubblici rilevanti e il livello del debito provocati dalla crisi dovrebbero essere stati smaltiti. In questo senso noi diamo fiducia alla dirigenza e al personale della Banca centrale europea, che hanno dimostrato la loro notevole competenza, determinazione e indipendenza sin dall’inizio della crisi. .

Vorrei concludere con due considerazioni. Dobbiamo fare attenzione a non dare all’euro una dimensione globale, compiacendo la nostra vanità ma moltiplicando i rischi. L’euro è la moneta dell’Europa e deve esprimere la sua specifica cultura, promuovendo un modello razionale e stabile presso le altre valute del mondo.

Infine, non penso che dovremo aspettare molto per avere una nuova regolamentazione delle banche nella zona dell’euro. Credo si possa invitare la Banca centrale europea a mettere in atto questo processo di ritorno all’ordine e a sorvegliarne l’attuazione, secondo l’articolo 106, paragrafo 5 del trattato di Maastricht. Abbiamo veramente bisogno di un forte impulso, di competenza e di scadenze per le decisioni, che potrebbero essere fissate dalla Banca centrale europea e poi adottate e attuate dal Consiglio dei ministri dell’Eurozona, presieduto da lei, signor Juncker.

Concludo, signor Presidente, ricordando che il simbolo dell’integrazione rappresentato dal successo dell’euro deve darci il coraggio di muoverci verso il nostro obiettivo di creare un’Europa sempre più unita, come raccomandato in vari trattati,. Opponiamo all’inevitabilità del fallimento l’energia del successo, un successo che oggi porta il nome di euro.

(Applausi)

 
  
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  Pervenche Berès, presidente della commissione per i problemi economici e monetari. – (FR) Signor Presidente, l’euro è il miglior risultato di determinazione e volontà politica, e non un prodotto del mercato. E’ la dimostrazione delle capacità dell’Europa quando tutti uniscono le forze.

Naturalmente, anche io desidero salutare e ringraziare in questa occasione, anche a nome dei nostri figli e di tutti, i padri fondatori e i fautori di questo successo: Pierre Werner, che è qui con noi, il cancelliere Helmut Schmidt, il presidente Giscard d’Estaing, il presidente della Commissione europea Jacques Delors, il cancelliere Helmut Kohl, il presidente François Mitterrand, il barone Alexandre Lamfalussy, Tommaso Padoa-Schioppa, Philippe Maystadt e tutti gli altri che non ho menzionato. Desidero anche rendere omaggio alle azioni dei suoi e dei miei predecessori signor Presidente, gli onorevoli von Wogau e Randzio-Plath, ancora qui con noi oggi. I successi di questo Parlamento hanno avuto un ruolo cruciale, poiché al momento del passaggio all’euro eravamo preoccupati non solo per il trasferimento dei conti delle banche, ma anche per i nostri cittadini, che avrebbero dovuto adattarsi, abituarsi a questa nuova moneta che sarebbe stata la loro valuta, nonché adottarla. Anche io ritengo che debba essere riconosciuto questo merito alla nostra istituzione.

Sono inoltre molto lieto del fatto che questa cerimonia possa aver luogo qui, nel Parlamento europeo, la casa della democrazia per tutti i cittadini europei. L’euro è innanzi tutto un interesse di tutti noi, e delle banche, ma è sicuramente un interesse dei cittadini europei, come ci dicono volentieri. Alcuni governi sono riluttanti a dare dei simboli all’Europa, ma sono stati gli europei stessi ad adottare l’euro come simbolo della loro appartenenza all’Unione europea.

Naturalmente, non tutti usiamo l’euro. All’inizio eravamo in 11 e adesso siamo in 16. Ci aspettiamo che altri si uniranno a noi. Ho infatti la sensazione che questa crisi risvegli in alcuni paesi la tentazione di riconsiderare la loro non appartenenza all’Eurozona. Penso che questa sia la migliore dimostrazione del nostro successo. L’Europa va avanti, come spesso è avvenuto, dimostrando di essere efficace e in occasione del decimo anniversario dell’euro possiamo vedere chiaramente che la valutazione dell’esperienza dell’euro è di gran lunga positiva. Alcuni paesi che all’inizio erano esitanti, bussano ora alla porta dell’euro. Noi possiamo solo invitarli ad entrare nei termini posti dal trattato, che non sono mai stati riveduti e che si sono rivelati utili per un progresso economico e monetario dell’Europa sulla base dei due pilastri del consolidamento e dell’ampliamento.

Un anniversario è però anche un buon momento per guardare al futuro. L’euro, arricchito da questi ultimi anni, deve adesso aprire nuove aree di sviluppo sulle quali stiamo ancora lavorando.

Sull’argomento della cooperazione economica, Jean-Claude Juncker ha ben descritto la crisi che stiamo attraversando, che non è del tutto situazione ordinaria. Oggi tutti noi sappiamo che, se avessimo fatto progressi nell’Unione economica con un ritmo altrettanto rapido di quelli compiuti per l’Unione monetaria, ci troveremmo in condizioni molto migliori. Dobbiamo imparare da questa lezione. Non dobbiamo concentrarci sul deficit di bilancio e non sulla qualità della spesa pubblica. I governi devono imparare a dialogare sulle rispettive politiche economiche. Non è normale che gli Stati membri abbiano accesso al prestito a tassi di interesse così diversi gli uni dagli altri, benché abbiano tutti la stessa valuta e lo stesso tasso di interesse fissato dalla Banca centrale.

Quanto detto vale anche riguardo al tema della supervisione dei mercati finanziari. Il presidente Giscard d’Estaing ha menzionato l’articolo 105, paragrafo 6, la nostra base comune che ci consente di avanzare. Questa crisi ci ha dimostrato che la Banca centrale europea dovrà assumere un ruolo da supervisore. Ma per raggiungere questo obiettivo noi, in quanto leader politici, avremo bisogno di pensare a come trovare un equilibrio: se la BCE si dovrà assumere maggiori responsabilità, dovrà anche indicare quale assetto dare all’equilibrio istituzionale da stabilire in futuro.

Un’ultima osservazione sul ruolo internazionale dell’euro. Sono d’accordo sul fatto che non dobbiamo chiedere l’immenso privilegio di essere la valuta di riserva. Non vogliamo però aver speso dieci anni per creare l’euro per poi trovarci, dieci anni dopo il passaggio all’euro, ancora in una posizione passiva nell’arena internazionale senza che la forte voce dell’euro si faccia sentire con più chiarezza nel processo di ritorno all’equilibrio del sistema monetario internazionale.

Ritengo infine che l’euro sia molto più che una semplice valuta. Ecco perché è un tema al quale il Parlamento attribuisce tanta importanza. E’ uno strumento al servizio dei nostri cittadini, che stanno attraversando la più profonda crisi degli ultimi anni. Dobbiamo fare uso di questa meravigliosa creazione, questo simbolo dell’Europa, per aiutare i nostri cittadini a superare nelle migliori condizioni possibili questa crisi.

 
  
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  Werner Langen, membro della commissione per i problemi economici e monetari. – (DE) Signor Presidente, il primo decennio dell’euro è senza dubbio un evento da celebrare. Chiunque dieci anni fa avesse detto che l’euro avrebbe conosciuto un tale sviluppo, sarebbe stato deriso. Molti hanno contribuito a questo successo e ricordo molte voci scettiche: l’euro veniva definito prematuro e impraticabile, mentre oggi sappiamo che si trattava di un progetto realizzato con il contributo di molti. L’oratore che mi ha preceduto ha ricordato i nomi di chi ha contribuito a questo sviluppo, le pietre miliari del percorso, il Sistema monetario europeo (un accordo con la Banca centrale europea per adottare tassi centrali), il rapporto Delors (che ha organizzato l’avvento dell’Unione monetaria in tre fasi), il trattato di Maastricht, la caduta del muro di Berlino solo due anni dopo, e i periodi di transizione. Molte persone hanno aiutato a rendere l’euro il progetto di successo che oggi è.

Come già detto dal presidente della commissione, onorevole Berès, durante questo periodo e in particolare dall’entrata in vigore del trattato di Maastricht nel 1994 fino al 2002, il Parlamento ha collaborato attivamente all’introduzione delle banconote e delle monete con numerose relazioni, discussioni, pareri e proposte. Voglio ringraziare esplicitamente i due presidenti di commissione all’epoca, gli onorevoli von Wogau e Randzio-Plath, che hanno rappresentato il Parlamento europeo all’estero e hanno dato a questo progetto, pur iniziato dai governi, il sostegno parlamentare di cui aveva bisogno. Stiamo lavorando anche oggi nella stessa direzione sotto la presidenza dell’onorevole Berès.

Il 18 novembre il Parlamento ha adottato con ampia maggioranza una relazione nella quale si descrivono i successi, le sfide, i rischi e i problemi, e vorrei aggiungere un paio di considerazioni a quanto già detto dall’onorevole Berès.

L’euro è stato un grande successo ed è un progetto unico: una politica monetaria centrale gestita dalla Banca centrale europea, con politiche di bilancio e finanziarie locali. E’ importante che in futuro il rapporto tra questi due livelli di responsabilità nell’ambito del Patto di stabilità e di crescita sia mantenuto anche in tempi di crisi. Senza il Patto di stabilità e di crescita, senza un forte coordinamento della politica di bilancio e finanziaria, l’euro si troverebbe anche in futuro ad affrontare rischi che sono evitabili. In questo senso, mi rivolgo in particolare agli Stati membri dell’Eurozona, ma anche all’intera Unione europea, raccomandando di prendere questa disciplina, questa collaborazione coordinata, più seriamente di quanto non sia avvenuto in passato, in alcune occasioni.

L’euro ha mantenuto bassa l’inflazione creando fiducia e stabilità e, superando le migliori aspettative, è divenuto la seconda valuta di riserva in brevissimo tempo. L’euro ha dato una spinta al processo delle riforme strutturali negli Stati membri e quindi, nell’era della globalizzazione, è divenuto un “allenamento” per le imprese e le nazioni. Le istituzioni dell’Eurozona, molte delle quali già menzionate dagli oratori che mi hanno preceduto, il consiglio Ecofin, l’Eurogruppo e molte altre, hanno creato le condizioni necessarie insieme alla Commissione europea e alla Banca centrale europea, perché erano già in attività, perché esistevano già, perché nella crisi economica hanno saputo operare con indipendenza reagendo in modo rapido, affidabile e corretto.

Abbiamo visto come l’euro abbia spinto alla creazione di un mercato finanziario europeo. La conclusione politica di questo successo è che i paesi con una moneta e un mercato interno comuni hanno raggiunto un livello unico di integrazione che assicurerà pace e prosperità.

In futuro però non possiamo dare l’euro per scontato. Bisogna iniziare a prendere sul serio i rischi; la progressiva divergenza delle economie nazionali, associata con notevoli rischi in relazione all’aumento dei salari e ai deficit di bilancio, non deve passare sotto silenzio in questa ricorrenza.

Un altro aspetto è il diverso sviluppo del tasso di interesse dei titoli di Stato. Attualmente il margine del tasso di interesse, che senza dubbio è diminuito, sta registrando un nuovo aumento, creando così il rischio di nuove difficoltà per i singoli Stati membri della zona euro.

Vorrei ricordare a quest’Aula che, specialmente in relazione all’estensione della zona dell’euro, non è possibile concedere trattamenti di favore e che tutti gli Stati che ne sono membri possono e devono rispettare le condizioni del trattato di Maastricht.

L’euro è stato accolto positivamente dai cittadini ed ha conquistato la fiducia del mondo. Ha superato la prima prova, apportando un contributo unico all’integrazione permanente delle nostre nazioni in Europa. E’ una risultato del quale tutti noi possiamo andare fieri. Grazie.

(Applausi)

 
  
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  Jean-Paul Gauzès, a nome del gruppo PPE-DE. – (FR) Signor Presidente, signor Giscard d’Estaing, signor Juncker, signor Trichet, Commissario Almunia, onorevoli colleghi, qui sono già state dette molte cose valide.

In dieci anni l’euro è diventato un forte simbolo dell’Europa. L’idea che l’Europa potesse dare vita a una moneta unica, le cui basi furono gettate soprattutto con l’accordo di Brema sul sistema monetario nel 1978 e con la creazione dell’ecu, era stata allora accolta con scetticismo dai mercati e dalle principali autorità monetarie al di fuori dell’Europa. Dobbiamo ringraziare e congratularci caldamente con tutti coloro che hanno preso le giuste decisioni e i cui nomi sono già stati ricordati.

La creazione dell’euro è la prova migliore della capacità dell’Europa, se ne ha la volontà politica, di prendere le necessarie decisioni a lungo termine per un futuro comune e prospero. Questo anniversario, quindi, ci porta un messaggio di speranza, particolarmente opportuno nel difficile periodo che stiamo attraversando.

Bisogna ricordare, però, che, tra i nostri cittadini europei e fino a tempi recenti, l’euro non sempre è stato accolto in modo positivo. Per chi viaggia i vantaggi di una valuta unica sono stati evidenti; per chi invece non esce dal proprio paese, l’euro è stato accompagnato da un aumento dei prezzi. Dagli studi risulta infatti che nella maggior parte dei paesi si è avvertito un effetto inflazionistico, anche se le cifre ufficiali mostrano che, soprattutto grazie all’azione della Banca centrale europea, la stabilità monetaria è stata mantenuta. La realtà è che alcuni hanno tratto netti vantaggi dall’euro arrotondando i prezzi, forse anche grazie a una insufficiente vigilanza degli stessi consumatori.

Con l’aumento dell’euro rispetto al dollaro, vi sono stati commenti da parte di alcuni produttori che producono principalmente nella zona dell’euro, ma vendono all’esterno. Non sono mancate le critiche nei confronti della Banca centrale europea, non in relazione alla sua indipendenza, ma sulla sua politica dei tassi di interesse che sono sembrati eccessivamente elevati.

Con l’attuale crisi, in molti hanno cambiato opinione. Tutti noi ci rendiamo conto dell’importanza dell’euro nel limitare le ripercussioni in Europa di una crisi importata dagli Stati Uniti. Tra le banche centrali, la Banca centrale europea è certamente stata quella che ha risposto meglio. Le sue decisioni, particolarmente adeguate, sono state accolte da tutti con favore. Quale sarebbe stata oggi la situazione dei vari Stati membri se questi avessero cercato di difendere ognuno per proprio conto la moneta nazionale? Le svalutazioni sarebbero state inevitabili e non avremmo potuto evitare una crisi valutaria.

I risultati dell’euro devono incoraggiarci a proseguire, ampliando il coordinamento delle politiche economiche e rispettando il Patto di stabilità e crescita. E’ vero che attualmente possono e forse devono essere ammesse delle eccezioni, purché temporanee e mantenendo come obiettivo l’equilibrio delle finanze pubbliche. Avere conti pubblici e politiche economiche di alta qualità è infatti più che mai necessario sul lungo periodo, perché garantiscono efficacia, competitività e crescita. Sono la condizione della solidità della nostra valuta, l’euro.

 
  
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  Robert Goebbels, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, in questi tempi di incertezza è importante poter contare su qualcosa che abbia un valore affidabile: l’euro. Avendo io svolto un piccolo ruolo in qualità di membro del consiglio Ecofin nel periodo di preparazione della futura moneta unica, ho potuto valutare i dubbi espressi dalle due parti rispetto all’argomento e la cautela con cui si sono mossi gli Stati membri, il che alla fine ha reso l’Eurogruppo un forte foro di collaborazione, precorritore dei tempi. Oltre a questo, l’Europa ha conseguito due dei suoi migliori risultati grazie alla determinazione di pochi paesi nell’andare avanti e nel rendere l’integrazione una realtà per tutti i nostri concittadini. Mi sto riferendo all’accordo di Schengen per il libero movimento dei cittadini europei che è stato applicato su iniziativa di cinque paesi: la Francia con il presidente Mitterand, la Germania con il cancelliere Kohl, e i paesi del Benelux. La Svizzera è adesso entrata a far parte dell’area Schengen, ma l’Irlanda e il Regno Unito si tengono ancora in disparte da questa Europa dei popoli.

Il presidente Mitterand e il cancelliere Kohl sono stati anche i fautori politici dell’euro, benché anche molti altri abbiano contribuito a questo successo, a cominciare da Jacques Delors. La prima lezione che invito a trarre è che chiunque voglia un’Europa migliore non deve avere paura dell’azione a livello intergovernativo, soprattutto se esiste una coalizione di paesi che veramente desiderano far progredire l’Europa. Il trattato di Prüm, che mira a combattere la criminalità grave, è un esempio di questa diretta collaborazione tra governi, estremamente positiva per l’Europa. In un momento in cui il trattato costituzionale è morto e sepolto in seguito al rifiuto da parte di una strana coalizione di forze politiche, non solo in Francia ma anche nei Paesi Bassi, e quando l’indigeribile legislazione nota come il “mini” trattato di Lisbona è stata bloccata in Irlanda e forse anche nella Repubblica ceca, dobbiamo dimostrare che l’Europa funziona ancora affidandoci alle grandi potenzialità della collaborazione diretta tra governi.

In ogni caso, l’attrattiva dell’euro rimane intatta. Dopo la Slovenia, si è unita a noi la Slovacchia. Altri paesi son preoccupati per non poter beneficiare maggiormente dello scudo protettivo fornito dall’euro. Persino nel Regno Unito si levano voci che mettono in discussione lo splendido isolamento di questo paese in seguito al crollo della sterlina, che nell’arco di meno di un secolo ha visto cadere il suo status da quello di valuta di riserva a livello mondiale a quello di una valuta come tutte le altre. Grazie alle coerenti azioni di Wim Duisenberg, Jean-Claude Trichet e altri, in dieci anni l’euro è divenuta la seconda valuta di riserva del mondo. Naturalmente il dollaro continua a dominare le transazioni globali e offre ancora la prospettiva di un sicuro investimento, ma il colossale debito accumulato dagli Stati Uniti affinché il resto del mondo finanziasse il loro tenore di vita sta gradualmente seminando dubbi sempre maggiori sulla capacità della principale potenza economica del mondo di far fronte ai propri impegni. Di fatto, il mondo finanziario sta andando verso un duopolio euro/dollaro. Qualsiasi duopolio monetario subisce regolarmente aggiustamenti, spesso improvvisi, della parità. In questi tempi di diffusa recessione il mondo ha bisogno di stabilità e di nuove certezze. L’euro avrà un ruolo cruciale in questa nuova stabilità. La Banca centrale europea ha fatto tutto il necessario per affrontare una crisi finanziaria made in USA.

Come ha detto Jacques Delors, l’euro è lo scudo protettivo per tutta l’Europa, benché sinora non abbia stimolato sufficientemente l’economia europea. La BCE si occupa esclusivamente della politica monetaria. Dopotutto, la Commissione è solo un consulente di prim’ordine che avanza proposte molto utili sul piano generale, ma il vero potere economico rimane agli Stati membri che, purtroppo, operano in modo disorganizzato. Anche se una reale armonizzazione della potenza economica collettiva di 27 paesi potrebbe fare miracoli, l’Eurogruppo, nonostante i lodevoli sforzi di Jean-Claude Juncker, rimane ancora un semplice foro di discussione informale. Nella primavera del 1999 ho assistito al tentativo compiuto nell’Eurogruppo da alcuni ministri delle finanze, tra cui Oskar Lafontaine, Dominique Strauss-Kahn, Carlo Azeglio Ciampi e pochi altri, di avviare una cooperazione economica e monetaria tra Unione europea e Banca centrale europea. Wim Duisenberg ha risposto in modo piuttosto tagliente risposta alla proposta, dicendo che non ci sarà mai un coordinamento a priori con la Banca centrale europea e l’Eurogruppo sarà sempre costretto a reagire a posteriori alle decisioni della BCE. La ragione di questa affermazione è evidente: la BCE è e rimarrà indipendente nella conduzione della politica monetaria, ma l’indipendenza non esclude un dialogo costruttivo tra istituzioni cui è affidato il compito di difendere gli interessi e i destini comuni di 500 milioni di europei. Nulla impedisce agli stati di organizzarsi meglio per raggiungere un adeguato livello di coordinamento delle politiche economiche, sia all’interno dell’UE sia nel rappresentare l’Europa all’esterno, come Jean-Claude Juncker ha giustamente affermato poco fa.

 
  
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  Wolf Klinz, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, signor Giscard d’Estaing, signor Juncker, signor Trichet, Commissario Almunia, onorevoli colleghi, ritengo un peccato che oggi a questa seduta solenne siano presenti relativamente pochi membri di questo Parlamento, perché si tratta di un evento di portata veramente storica. Abbiamo già sentito gli oratori precedenti parlare dello scetticismo diffuso all’epoca dell’adozione dell’euro. Si riteneva che le difficoltà logistiche insite nell’operazione di mettere in circolazione miliardi di banconote e monete non fossero gestibili e l’idea di combinare una politica monetaria comune con politiche fiscali separate in ogni Stato membro non era considerata una grande sfida, ma semplicemente una possibilità irrealizzabile.

Oggi i fatti ci raccontano una storia del tutto diversa. L’Unione monetaria europea è una realtà; l’euro esiste da dieci anni. E’ un piccolo miracolo politico e ancora una volta le parole di Walter Hallstein, primo presidente della Commissione, si sono dimostrate vere: “Nelle questioni europee, chi non crede nei miracoli non è realista”.

I dubbi dei cittadini, molti dei quali in numerosi Stati membri ritenevano all’inizio che l’euro avrebbe prodotto enormi aumenti dei prezzi, sono oggi dissipati. L’euro è stato ormai accettato ed anche accolto con entusiasmo. E’ diventato una specie di visibile segno di identità europea: oltre all’inno e alla bandiera, è uno dei pochissimi simboli che oggi abbiamo.

Si potrebbe sostenere, penso, che nei primi anni di vita della Banca centrale europea l’Europa e le sue economie si trovavano in un periodo di relativa calma ed è quindi stato facile per la BCE perseguire una politica di stabilità. Anche così, va notato che il tasso medio d’inflazione nei primi dieci anni dell’euro è stato intorno al 2 per cento, ovvero più o meno l’obiettivo fissato dalla stessa Banca centrale europea. Il marco tedesco, invece, che è sempre stato considerato il parametro della stabilità, ha avuto un tasso medio d’inflazione del 3 per cento nel corso dei suoi 50 anni di esistenza. Si può quindi affermare che la Banca centrale europea ha lavorato bene.

Ma è adesso, in questo periodo di crisi, che la Banca centrale europea mostra la sua vera forza, le sue qualità. Ha dovuto svolgere un ruolo enormemente importante e ha dimostrato di essere indipendente, efficiente, di avere fiducia nelle proprie capacità, di saper agire con incisività e rapidità. E’ divenuta un modello per altre banche centrali, sia nei paesi europei che ancora non fanno parte della zona euro sia all’esterno dell’Europa. Ha fatto capire con chiarezza alla Federal Reserve degli Stati Uniti che è in grado di perseguire una politica di successo, non a dispetto della sua indipendenza, ma proprio perché è politicamente indipendente e non è soggetta alle istruzioni dei vari governi.

Adesso sappiamo che al momento, dopo che i settori bancari dei vari Stati membri sono stati raccolti sotto un ombrello protettivo, gli Stati membri stanno sviluppando diversi piani economici per cercare di assorbire le ripercussioni negative della crisi finanziaria sull’economia reale. La Banca centrale europea dovrà affrontare nuove sfide perché c’è il rischio che le differenze di strategia producano distorsioni della concorrenza, che vada perduta la convergenza in parte raggiunta tra i membri dell’Eurozona e che si instaurino crescenti tendenze alla divergenza. Tutto questo deve essere contrastato ed è per ciò cruciale che il Patto di stabilità e di crescita non sia minato o abbandonato. Al contrario: dobbiamo assicurarci che rimanga valido. E’ altrettanto importante che le necessarie riforme strutturali, ripetutamente invocate in passato dalla Commissione e dalla Banca centrale europea, siano davvero messe in atto nei singoli Stati membri.

La Banca centrale europea sarà investita di un nuovo compito nei prossimi anni. La crisi ci ha insegnato che abbiamo bisogno di una qualche forma di supervisione a livello europeo dei mercati finanziari e in questo senso la Banca centrale europea può fare molto. Ha già dichiarato la propria disponibilità in linea di principio ad introdurre un sistema europeo di supervisione analogo al Sistema europeo delle banche centrali. Il ruolo internazionale dell’euro deve essere ulteriormente rafforzato. La zona dell’euro deve avere un’unica voce ed essere rappresentata unitariamente nelle organizzazioni internazionali, proprio come il Fondo monetario internazionale e l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

E’ ancora vero che una moneta unica senza un’unica politica fiscale è, e continuerà ad essere, un’impresa rischiosa; non è un gioco da bambini. L’Unione europea deve ancora affrontare sfide importantissime: livelli di disoccupazione alti e in costante aumento, cambiamenti demografici, pressioni migratorie, aumento della povertà in alcune fasce della società e una più dura concorrenza nella globalizzazione. La zona dell’euro potrà far fronte a queste sfide solo se le politiche economiche degli Stati membri saranno maggiormente collegate tra di loro. La nomina di un presidente della zona euro è un passo in questa direzione, ma è solo il primo passo; altri dovranno farvi seguito.

 
  
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  Cristiana Muscardini, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo dieci anni lo spazio crescente dell'euro negli scambi internazionali e il suo utilizzo come valuta di riserva dimostrano che è moneta di riferimento nel mondo, che ha garantito la stabilità monetaria ed ha contribuito all'integrazione dell'economia degli Stati che l'hanno adottato, a prescindere da alcuni errori di valutazione che hanno creato problemi ai cittadini sia per il reale valore di cambio tra la moneta nazionale e l'euro che per i pochi controlli effettuati, poi, sui costi di merci e servizi.

L'euro è nato senza imposizioni esterne, senza guerre di conquista o egemonie politiche. È stato il risultato della libera convergenza di undici governi, che hanno creduto nella creazione di un'Unione economica e monetaria, come previsto dai trattati e come passo essenziale per tentare di arrivare a quell'unione politica che, purtroppo, è ancora una meta da raggiungere.

Alcuni problemi che si sono verificati sono dovuti all'inefficienza di un sistema che non aveva previsto i modi per guidare l'altro grande fenomeno concomitante e cioè l'accelerazione del processo di mondializzazione e i grandi cambiamenti delle ragioni di scambio a livello internazionale. L'euro ha consentito di affrontare una serie di difficoltà, la più grave quella dell'attuale crisi finanziaria, e ci ha protetto dalle forti tensioni che si sono verificate sui mercati. Se non avessimo avuto l'euro avremmo ripetuto in peggio l'esperienza del 1992.

In questo decimo anniversario salutiamo con soddisfazione l'ingresso nella zona euro della Slovacchia, sedicesimo paese aderente. Per fare fronte alla crisi attuale le misure della BCE e della Commissione hanno svolto un ruolo di tamponamento e di contenimento, ma continuiamo a sostenere, come abbiamo fatto più volte in quest'Aula, che ci sembra inconcepibile una politica monetaria sganciata dalla politica economica. È vero che la situazione reale è un po' anomala: 16 Stati con la moneta unica, 27 economie politiche nazionali, coordinate per come si può dalla Commissione, e undici Stati con monete nazionali.

Coordinare la politica monetaria con una politica economica che di fatto non esiste non è certamente una richiesta facile, ma se le istituzioni responsabili delle politiche economiche dei nostri paesi non dialogheranno con le banche centrali e con la BCE, che le riassume e viceversa, l'Unione europea troverà nuove difficoltà a far fronte congiuntamente non solo alla crisi attuale, ma alle continue sfide che il mondo esterno e la globalizzazione ci portano in casa.

Ci auguriamo che le recenti esperienze convincano della necessità di affrontare in Europa il cambiamento, riportando al centro l'economia reale e maggiore coesione e connessione tra banca centrale e le istituzioni europee preposte all'indirizzo politico e programmatico. Anche la recentissima crisi energetica ha dimostrato che una politica economica comune sui grandi temi strategici è di interesse vitale per i cittadini e non può essere rimandata e che se c'è volontà politica la sua nascita è facilitata proprio dal peso sempre più evidente dell'euro.

 
  
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  Alain Lipietz, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signor Presidente, signor Giscard d’Estaing, signor Juncker, signor Trichet, Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ricordare come nel 1992, quando era ancora del tutto in dubbio se la Francia avrebbe votato in favore del trattato di Maastricht oppure no, Jacques Delors parlò all’assemblea generale del partito francese dei verdi, che poi riuscì a produrre quell’1 o 2 per cento che mancava.

In quell’occasione Delors affermò che, votando per l’euro, avremmo avuto un’Europa politica, soggiungendo che, senza un’Europa politica per controllare l’Europa, la gente non l’avrebbe mai accettata. Non riuscì a convincerci. Il trattato di Maastricht fu approvato, ma non si creò un’Europa politica. Ed è proprio questo il problema con il quale ci confrontiamo oggi.

Perché noi eravamo contrari all’euro allora? Sostanzialmente per due ragioni. Per prima cosa, ci sembrava che i criteri di Maastricht avrebbero trascinato l’Europa in una politica che avrebbe favorito una recessione ciclica di almeno cinque anni; in secondo luogo, ritenevamo insoddisfacente il modo in cui il trattato di Maastricht incorporava la politica monetaria nella generale politica economica. Per il bene dell’indipendenza della Banca centrale europea, volevamo che la politica monetaria fosse separata dalle altre politiche.

Devo dire onestamente che, anche se il trattato di Maastricht ancora oggi non mi convince, come tutti i verdi sono attratto dai cambiamenti che le leggi e l’applicazione dell’Unione economica e monetaria hanno portato.

Sono infatti intervenuti tre principali cambiamenti. Primo, la stabilità dei prezzi è stata fissata ad un livello lievemente inferiore, ma molto vicino, al 2 per cento. Questo obiettivo può sembrare un po’ assurdo. Oggigiorno, quando il mondo è minacciato dalla deflazione e la situazione è aggravata dalla tendenza di alcuni paesi a tagliare affrettatamente le loro aliquote IVA nel contesto di strategie keynesiane, è ovvio che porsi l’obiettivo del 2 per cento non è più una semplice operazione cosmetica. Se non rispetteremo questo limite, corriamo il rischio di trovarci con tassi di interesse davvero elevati.

La seconda grande riforma è ovviamente quella del Patto di stabilità e crescita adottato nel 2005, che ci consente oggi una politica controciclica e volta a combattere gli effetti della crisi.

La terza grande trasformazione è il modo in cui il funzionamento pratico delle cose è cambiato. Questo dialogo permanente, messo di nuovo in risalto in quest’Aula, tra il signor Trichet, il commissario Almunia, il signor Juncker e il signor Barroso, da un punto di vista tecnico è contrario allo stesso trattato di Maastricht. Considero questa forma di cooperazione tra il signor Trichet e il commissario Almunia, per esempio, come l’equivalente del dialogo tra il signor Bernanke e il signor Paulson, il che costituisce uno sviluppo positivo e auspicabile. Che cosa rimane da fare, allora? Direi che dobbiamo applicare correttamente gli aspetti positivi del trattato di Maastricht.

Abbiamo un vero problema nel definire il tasso di cambio, come hanno ricordato più volte gli oratori che mi hanno preceduto. Il compito di fissare il tasso di cambio è affidato al Consiglio. Dobbiamo fare in modo che quest’ultimo fissi un tasso di cambio per l’Europa che non derivi casualmente dal tasso d’interesse scelto dalla Banca centrale europea, ma che rifletta adeguatamente una politica industriale, e per questo è necessario uno strumento adeguato.

In secondo luogo, l’obiettivo della Banca centrale europea non è solo di mantenere il tasso vicino al 2 per cento, ma anche di applicare le politiche europee. E mi riferisco alle strategie di Lisbona e di Goteborg. Ci serve una politica di rifinanziamento e di nuovo sconto dei debiti privati della Banca centrale europea conforme a queste due strategie.

Infine, come già è stato detto, serve un sistema di supervisione a livello europeo, e la BCE è sicuramente l’istituzione più adeguata.

 
  
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  Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) E’ un peccato non cogliere questa occasione di usare l’euro come scusa per un’analisi approfondita delle conseguenze dell’applicazione di politiche neoliberali e monetaristiche che hanno contribuito all’attuale grave situazione sociale e all’aumento dell’ineguaglianza, della disoccupazione, del lavoro precario e sottoretribuito e della povertà.

E’ inaccettabile aggrapparsi a dogmi ideologici, come la stabilità dei prezzi e gli irrazionali criteri del Patto di stabilità e di crescita, e usarli come pretesto per mandare avanti le privatizzazioni e spogliare lo Stato della sua funzione sociale. Questa strategia comprende anche l’idea di uno Stato ridotto al minimo e di una maggiore efficienza del settore privato, con lo scopo di far accettare le cosiddette limitazioni salariali, di fatto risultanti in ridotti aumenti delle retribuzioni nominali, se non addirittura una riduzione dei salari reali, come purtroppo dimostra con chiarezza il caso del Portogallo.

Non possiamo essere d’accordo con questa idea della falsa indipendenza della Banca centrale europea, che trascina i piedi sulle decisioni di ridurre i tassi di interesse e che mantiene l’euro ad un livello di sopravvalutazione solo per proteggere i paesi con le economie più sviluppate e i gruppi economici e finanziari più potenti, aggravando così le difficoltà delle economie più fragili e delle persone con minori risorse finanziarie.

La politica della Banca centrale europea ha creato una contrazione dell’economia europea, dimostrando chiaramente l’esigenza di ulteriori riduzioni del tasso di interesse di riferimento. Mentre nell’ultimo decennio il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati è sceso, i profitti dei gruppi economici e finanziari hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi trent’anni, con la gioia e la soddisfazione espresse in quest’Aula. Anche ora, nella situazione di crisi causata, riescono solo a nazionalizzare il danno in modo da poter poi privatizzare i profitti, mentre i lavoratori, i piccolissimi e i piccoli imprenditori, i pensionati e i disoccupati subiscono le conseguenze della crisi ed hanno diritto, nel migliore dei casi, solo a poche briciole. Basti guardare quello che sta avvenendo nel settore finanziario, dove alcune banche hanno già aumentato i loro margini d’interesse più di una volta dall’inizio della crisi finanziaria e dove il margine addebitato è raddoppiato nell’arco di un anno, penalizzando ancora di più il nuovo credito.

Insistiamo quindi sull’urgente necessità di porre nettamente fine a queste politiche neoliberali e monetaristiche, sciogliendo il Patto di stabilità, chiudendo i paradisi fiscali e rinunciando alla falsa indipendenza della Banca centrale. Insistiamo quindi sull’esigenza di aumentare significativamente il bilancio dell’Unione europea per garantire una giusta distribuzione del reddito e della ricchezza, in modo da dotarci di una vera politica della coesione sociale ed economica e in modo da respingere misure che non sono altro che nuove versioni di quelle vecchie, misure alla “si salvi chi può”, che permettono ai ricchi di arricchirsi ancora di più e ai poveri di diventare sempre più poveri, come dimostra chiaramente l’aumento delle disuguaglianze tra le economie dell’Eurozona.

Insistiamo quindi sull’esigenza di sostenere la produzione e le micro, piccole e medie imprese, di promuovere un servizio pubblico di qualità, di agevolare il credito e di migliorare il potere d’acquisto delle famiglie, e non solo di quelle più svantaggiate ma anche della classe media, di creare più posti di lavoro e di ridurre la povertà e la miseria di milioni di persone nei nostri paesi.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA
Vicepresidente

 
  
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  Nigel Farage, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signor Presidente, godetevi il decimo anniversario dell’euro, perché dubito molto che possiate celebrarne il ventesimo. Quello che abbiamo visto questa mattina mi ha fatto ricordare i vecchi tempi dell’Unione sovietica. Vi ricordate di quando veniva annunciato il successo dei piani quinquennali prima ancora che fossero lanciati, con gran parlare di raccolti record e di grandiose cifre nella produzione dei trattori? Come allora, così questa mattina abbiamo avuto il privilegio di ascoltare la teoria di vecchi burocrati non eletti che ci hanno raccontato del grande successo di questa scelta. Ma sono tutte fantasie.

L’idea che la BCE abbia svolto un buon lavoro è sorprendente. Nello scorso luglio la Banca centrale europea ha aumentato il tasso di interesse, proprio nel momento in cui i mercati stavano entrando nella fase di crollo e in tutto il resto del mondo i tassi venivano abbassati. Certo, tutto questo non mi sorprende perché in fondo, che cos’è l’euro se non l’imposizione della volontà di una classe politica sulle popolazioni d’Europa? Ricordate che solo due paesi, la Danimarca e la Svezia, hanno tenuto un referendum sull’euro e che in entrambi i casi la risposta è stata “no”, quella parolina che voi se possibile cercate di evitare?

La zona dell’euro non è mai stata messa alla prova; però sta per esserlo. La Spagna è in difficoltà economica, l’Italia, come dissero all’epoca gli economisti tedeschi, non avrebbe mai dovuto entrare nell’euro, ma è la situazione della Grecia, penso, quella su cui dobbiamo concentrare l’attenzione. Migliaia di giovani manifestano nelle strade chiedendo che l’intervento del loro governo, chiedendo che riduca i tassi, che svaluti. Ma il governo greco ha le mani legate nella camicia di forza dell’euro. Non può fare niente. Non c’è niente che una futura elezione generale possa fare in Grecia per cambiare le cose. Quando si toglie alla gente la capacità di decidere il proprio futuro alle urne elettorali, temo che la violenza diventi l’unica alternativa logica.

Con questo euro avete rinchiuso i popoli in una prigione economica, avete rinchiuso la gente in un Völkerkerker dal quale ci vorrà grande coraggio per uscire, servirà una leadership, o magari l’inevitabile crollo economico. Potete contestarmi, potete schernirmi, ma ricordate una cosa: il Regno Unito, che non è nell’euro, ha potuto svalutare e ridurre i tassi di interesse. Noi abbiamo potuto rispondere alla crisi. Continuate pure a sbeffeggiarmi se preferite, ma avete notato che sul mercato obbligazionario questa mattina i titoli greci si vendono a 233 punti di base di più di quelli tedeschi? Ora, io so che la maggior parte di voi in quest’Aula non sa nemmeno che cosa significhi, e che chi lo sa fa finta di non saperlo. Potete continuare a nascondere la testa sotto la sabbia, se volete preferite; potete ignorare i mercati, ma prima o poi i mercati non ignoreranno voi.

 
  
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  Roger Helmer (NI) . – (EN) Signor Presidente, negli ultimi 200 anni ci sono stati almeno una mezza dozzina di tentativi di creare valute uniche o meccanismi di tassi di cambio fissi. Tutti sono falliti, tutti hanno arrecato danni a chi vi ha partecipato e lo stesso sta accadendo con l’euro. Gli squilibri da tempo previsti dagli scettici stanno iniziando a lasciare il segno: la competitività dell’Italia è in briciole, l’esperienza della Spagna è come un toro nella corrida: orgoglioso e forte all’inizio, ma ferito a morte e trascinato nella sabbia alla fine. I recenti disordini in Grecia sono chiaramente collegati alla disoccupazione prodotta da un euro sopravvalutato. Il differenziale d’interesse delle obbligazioni tra la Grecia e la Germania ha raggiunto livelli senza precedenti: oltre i 200 punti di base.

I mercati speculano scommettendo sul un crollo dell’euro. Nel Regno Unito, noi possiamo ringraziare il cielo per aver mantenuto la sterlina e non far parte dell’Eurozona, questo treno scassato che si muove al rallentatore. Buon compleanno all’euro!

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Richard Corbett (PSE), per iscritto. (EN) Il decimo anniversario della votazione sulla proposta, presentata al Parlamento per conto del Consiglio dei ministri da Gordon Brown (all’epoca presidente del Consiglio), di bloccare i tassi di cambio al livello di quel giorno e di creare l’euro, è l’occasione per celebrare i dieci anni di successo, stabilità e forza di quella che oggi è una delle due principali valute del mondo.

L’attuale crisi economica sarebbe stata accompagnata dallo sconvolgimento dei mercati valutari se noi avessimo ancora avuto la peseta, la lira o la dracma come valute separate in grado di fluttuare selvaggiamente l’una contro l’altra. L’euro è stata una rocca di stabilità per i suoi membri, come dimostrato dalle contrastanti sorti dell’Islanda e dell’Irlanda.

Questo anniversario ci offre anche l’occasione di discutere se il futuro a lungo termine del Regno Unito sia nell’euro oppure no. Naturalmente, nel breve termine il Regno Unito può sopravvivere all’esterno della Zona euro, ma con il tempo siamo destinati a rimetterci: le nostre aziende sono svantaggiate sul mercato europeo dai costi di conversione e di copertura che i concorrenti sul mercato non hanno e gli investitori esteri sul mercato europeo preferiranno posizionarsi nell’area della valuta principale piuttosto che in quella della valuta minore.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La seduta solenne del Parlamento europeo a celebrazione del decimo anniversario dell’Unione economica e monetaria (UEM) in un momento di grave crisi del sistema capitalistico fa seguito a ripetute risoluzioni e relazioni del Parlamento europeo sullo stesso argomento ed è un ulteriore tentativo di indorare la pillola della politica dell’Unione europea contro i movimenti di base e contro i lavoratori, politica che, in seguito alla sconfitta del socialismo, ha condotto al trattato di Maastricht e al suo attacco frontale ai diritti e alle libertà dei lavoratori.

L’UEM, la creazione della Banca centrale europea e il lancio dell’euro sono anelli fondamentali della catena delle ristrutturazioni capitaliste promosse dal capitale allo scopo di difendersi contro le rivendicazioni dei lavoratori e di salvaguardare i profitti intensificando lo sfruttamento della classe operaia e delle popolazioni.

Le argomentazioni sulla stabilità dei prezzi, sulla riduzione dell’inflazione e sulla protezione delle economie dai rischi si sono dimostrate vuote. L’UEM protegge i profitti dei monopoli e rende più facili le privatizzazioni e le fusioni.

In questo decennio, i lavoratori hanno visto ridursi i loro salari, peggiorare le relazioni industriali, svanire i diritti assicurativi e deteriorare i servizi sanitari e dell’istruzione, che sono stati trasformati in beni privatizzati.

I lavoratori respingono la strada europea a senso unico e i suoi sostenitori, così come respingono la strategia di Lisbona e il trattato di Lisbona e lottano contro l’UEM e contro la stessa Unione europea per riuscire ad ottenere che il potere sia ceduto alla base e a un’economia di base.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN), per iscritto. – (PL) Nella discussione sull’euro vorrei attirare l’attenzione su tre risultati negativi che questa valuta ha prodotto.

Innanzi tutto, dal momento in cui è stato introdotto l’euro, ovvero dal 2002 a tutto il 2007, i tre Stati membri che ne sono rimasti fuori (Regno Unito, Svezia e Danimarca) hanno avuto uno sviluppo più rapido dei paesi che hanno aderito all’Eurozona. Il prodotto nazionale lordo in questi paesi è cresciuto a un ritmo almeno doppio della media della zona dell’euro, con un minore tasso di disoccupazione.

In secondo luogo, la battaglia contro l’attuale crisi finanziaria ed economica è chiaramente più efficace in questi paesi che in quelli dell’Eurozona. Le banche centrali di Regno Unito, Svezia e Danimarca hanno abbassato rapidamente e nettamente i tassi di interesse, fornendo al contempo liquidità alle banche commerciali. Sembra che anche la politica fiscale perseguita da questi paesi sia più efficace di quella dei paesi dell’euro.

Terzo, i nuovi Stati membri che si stanno preparando ad entrare nella zona dell’euro sono obbligati a rispettare molti criteri monetari e fiscali per due anni prima del loro ingresso. Alcuni di questi criteri si contraddicono a vicenda, come l’esigenza di fare parte del sistema ERM II, e quindi l’esigenza di mantenere il tasso di cambio della valuta nazionale rispetto all’euro entro un margine di fluttuazione di ±15 per cento, mantenendo allo stesso tempo un basso livello di inflazione. Contrastare la pressione alla svalutazione esercitata sulla valuta nazionale comporta un intervento delle banche centrali, e questo a sua volta significa immettere in circolazione una più grande quantità di moneta nazionale, stimolando ovviamente la pressione inflazionistica. Se la Commissione vuole incoraggiare i nuovi Stati membri, dovrebbe prendere in considerazione l’idea di eliminare questa ovvia incoerenza.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE-DE), per iscritto. – (FI) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Unione economica e monetaria europea è nata il 1 gennaio 1999 e contemporaneamente 11 Stati membri dell’Unione europea hanno adottato la moneta unica. L’euro ha compiuto i dieci anni di età il 1 gennaio 2009., proprio quando la Slovacchia è divenuta il sedicesimo paese ad utilizzare questa valuta.

Come ha detto il signor Juncker nel suo discorso al Parlamento, l’euro è senz’altro una ancora di stabilità e i paesi che sono rimasti fuori dall’euro hanno potuto constatare questa amara realtà.

Anche se il decimo anniversario dell’euro è offuscato dalle preoccupazioni per un possibile aggravamento della recessione, confido nella capacità della zona dell’euro di emergere dalla crisi, con un notevole sforzo da parte dell’Unione europea. Secondo le ultime stime, gli effetti del pacchetto di incentivi concordato saranno significativamente inferiori all’1,5 per cento del prodotto interno lordo previsto per l’Eurozona; secondo le stime attuali, questi effetti saranno intorno allo 0,6 per cento. Sono quindi necessari ulteriori interventi.

L’euro è stato un indiscutibile successo, ma questo risultato è stato possibile grazie ai costanti sforzi compiuti. Adesso abbiamo bisogno di rafforzare il ruolo dell’Europa nella supervisione dei mercati finanziari. Dobbiamo attenerci ai principi di base e i criteri dell’Unione economica e monetaria.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE), per iscritto. – (SK) Il 1 gennaio 2009 l’euro è diventato la valuta ufficiale della Slovacchia. Da allora, la doppia croce e le tre colline della bandiera slovacca sono apparse anche sulle monete da uno e due euro, entrate in circolazione in tutta la zona dell’euro.

Questa data segna un momento storico per la Slovacchia e noi slovacchi siamo molto fieri di essere il primo paese dell’ex blocco sovietico ad adottare l’euro in questo anno simbolico del decimo anniversario dell’euro.

Apprezzo il seguito che l’attuale governo slovacco ha dato agli impegni sottoscritti da Mikuláš Dzurinda, il cui gabinetto ha adottato nell’autunno 2004 un piano per sostituire la corona con la valuta europea e ha fissato l’inizio del 2009 come data obiettivo.

Quest’Aula dovrebbe anche ringraziare il popolo slovacco perché, in quanto principale attore nelle difficili ma necessarie riforme Dzurinda, è stato in grado di affrontare i cambiamenti e ha aiutato la Slovacchia a diventare un paese europeo di successo.

Dal 1 gennaio 2009 l’euro lega quotidianamente il popolo slovacco all’Unione europeo.

Addio corona, benvenuto euro!

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. – (RO) L’introduzione dieci anni fa della moneta unica europea ha segnato il completamento di un processo le cui implicazioni vanno ben oltre il settore economico. Il completamento del processo di creazione dell’Unione economica e monetaria ha dimostrato l’impegno degli Stati membri nella difesa dell’unità economica e politica dell’Unione europea.

Il successo dell’euro significa perciò successo nel processo di costruzione di un’entità concepita per promuovere i valori europei a livello internazionale e per confermare l’Unione europea come principale soggetto nelle relazioni commerciali e finanziarie dell’economia globale.

Ritengo che i vantaggi offerti dall’adesione all’euro, quali stabilità macroeconomica, significativa riduzione delle fluttuazioni dei prezzi, promozione della creazione di occupazione e sostegno alla crescita della produttività, tutti sostenuti dal rafforzamento della resistenza ai contraccolpi esterni, giustifichino gli sforzi compiuti dai nuovi Stati membri, specialmente la Romania, nel rispettare i criteri di convergenza il più presto possibile e di aderire all’euro.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Da quando il 1 gennaio 1999 è stato adottato l’euro, da molti punti di vista la moneta unica si è dimostrata un importante fattore di stabilità dell’economia dell’Unione europea. La moneta unica è, prima di tutto, una forza motrice per gli scambi europei; la scomparsa dei tassi di cambio nei paesi dell’euro è un altro importante e visibile beneficio per i cittadini, che promuove la mobilità all’interno dell’Unione europea.

Oltre agli evidenti benefici, l’euro ha anche agito da ancora nella crisi finanziaria. Solo una grande valuta utilizzata da tanti Stati membri e da numerose economie nazionali poteva attutire i drammatici effetti del crollo economico. L’Unione monetaria ha significato la possibilità di applicare leve macroeconomiche a livello internazionale e di dare risposte attive alla crisi.

L’euro è infine un simbolo dell’integrazione europea e del lungo cammino comune che gli europei. L’Unione monetaria è il passo logico dopo l’unione economica, e dovrebbe anche preparare il terreno per una più profonda integrazione europea.

 
  
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  Iuliu Winkler (PPE-DE), per iscritto.(RO) Quasi un anno fa, quando abbiamo celebrato il decimo anniversario dalla creazione della Banca centrale europea (BCE) e dell’Unione economica e monetaria (UEM), abbiamo messo in risalto che, nei dieci anni della sua esistenza, i risultati raggiunti dall’UEM sono un evidente successo.

Ritengo adeguata questa valutazione, perché credo fermamente nell’importanza della solidarietà che gli Stati membri devono mostrare nelle loro azioni congiunte per combattere gli effetti della crisi finanziaria e per ridurre le conseguenze negative della crisi economica globale. L’Europa si trova nella situazione economica più difficile dal secondo dopoguerra. In questo clima, la celebrazione dell’anniversario dell’euro deve essere l’occasione per riportare l’attenzione sui grandi progetti dell’integrazione europea.

L’introduzione della moneta unica europea e la creazione dell’UEM sono state decisioni congiunte prese grazie all’armonizzazione e alla solidarietà, sulla base dei valori europei. Questo tipo di atteggiamento serve anche oggi per elaborare e mettere in atto le misure atte a combattere la crisi finanziaria. La competitività dell’Europa deve essere mantenuta all’interno della zona dell’euro e deve essere rafforzata negli Stati membri che si preparano ad aderire all’euro. Inoltre, i diversi interessi dei membri dell’UEM devono essere messi in secondo piano davanti agli interessi economici comuni dell’Unione europea.

 
  
  

PRESIDENZA DELL'ON. ROURE
Vicepresidente

 
  
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per dettagli sul risultato delle votazioni: vedasi processo verbale.)

 

6. Turno di votazioni
Video degli interventi

6.1. Accordo CE/Stati Uniti d'America sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell’aviazione civile (A6-0468/2008, Paolo Costa) (votazione)

6.2. Regime comune di scambi per l'ovoalbumina e la lattoalbumina (versione codificata) (A6-0510/2008, Diana Wallis) (votazione)

6.3. Regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d’attivo ed agli scambi d’azioni concernenti società di Stati membri diversi e al trasferimento della sede sociale di una SE e di una SCE tra Stati membri (Versione codificata) (A6-0511/2008, Diana Wallis) (Votazione)

6.4. Regime linguistico applicabile alle impugnazioni proposte contro le decisioni del Tribunale della funzione pubblica dell'UE (A6-0508/2008, Costas Botopoulos) (votazione)

6.5. Relazioni economiche e commerciali con i Balcani occidentali (A6-0489/2008, Bastiaan Belder) (votazione)

6.6. Politica agricola comune e sicurezza alimentare globale (A6-0505/2008, Mairead McGuinness) (votazione)

6.7. Prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona (A6-0475/2008, Genowefa Grabowska) (votazione)
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  Christopher Beazley (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, adesso si svolgeranno parecchie votazioni per appello nominale ed è un po’ spiacevole che alcuni, come me, abbiano un apparecchio di voto che non funziona. Sarebbe possibile mettere agli atti il mio voto favorevole a tutte le votazioni e chiedere l’assistenza di un tecnico?

 

6.8. Recepimento, attuazione e applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e della direttiva 2006/114/CE concernente la pubblicità ingannevole e comparativa (A6-0514/2008, Barbara Weiler) (votazione)

6.9. PCP e approccio ecosistemico alla gestione della pesca (A6-0485/2008, Pedro Guerreiro) (votazione)

6.10. Direttiva quadro per l'utilizzo sostenibile dei pesticidi (A6-0443/2008, Christa Klaß) (votazione)

6.11. Immissione sul mercato di prodotti fitosanitari (A6-0444/2008, Hiltrud Breyer) (votazione)

6.12. Coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (rifusione) (A6-0497/2008, Wolf Klinz) (votazione)

6.13. Le finanze pubbliche nell'UEM - 2007-2008 (A6-0507/2008, Donata Gottardi) (votazione)
  

 
  
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  Reinhard Rack (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, avrei una richiesta da sottoporle. Durante le nostre sedute ufficiali c’è sempre una telecamera tra i banchi dove ci si siede. Il lavoro in Aula dei cameraman non è sempre facile, tuttavia la presenza di telecamere dove dobbiamo lavorare è un problema anche per noi deputati. Sarebbe possibile lasciare immutata la disposizione dei posti a sedere anche se in Aula sono presenti dei cameraman? Se non è possibile, credo che qualcuno dovrebbe pensare ad una soluzione migliore.

 
  
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  Presidente . – Consulteremo le autorità competenti.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, è da quando sono iniziate le votazioni che sto cercando di attirare l’attenzione di un usciere per consegnargli alcune dichiarazioni di voto, ma, giacché lei ha condotto in modo impeccabile le votazioni che si sono svolte con estrema rapidità, nessun usciere è ancora riuscito a raggiungermi. Ho in mano una richiesta per la presentazione di due dichiarazioni di voto orali sulle relazioni McGuinness e Breyer e le sarei grato se mi permettesse di consegnarle.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, le chiedo la stessa cortesia: sta per esserle consegnata anche la mia richiesta.

 

7. Dichiarazioni di voto
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

- Relazione Belder (A6-0489/2008)

 
  
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  Carlo Fatuzzo (PPE-DE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, con grande piacere prendo la parola in questa importante Aula parlamentare, così affollata di membri di tutti i 27 nostri Stati, cosa che mi capita raramente di avere tanto ascolto.

In questa occasione devo spiegare il voto favorevole alla relazione dell'onorevole Bastian Belder sulle relazioni economiche e commerciali con i Balcani occidentali. Sono assolutamente favorevole a che l'Unione europea agevoli al massimo la possibilità dell'adesione di questi Stati della penisola balcanica all'Unione europea. Credo che sia importante che gli aiuti economici siano maggiori di quelli stanziati fino ad oggi, che si dia possibilità di incrementare le comunicazioni con l'Europa degli Stati balcanici, sviluppare il turismo e permettere così a tutti i cittadini dei Balcani, giovani e pensionati, di vivere meglio di quanto abbiano fatto fino ad oggi.

 
  
  

- Relazione McGuinness (A6-0505/2008)

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . – (EN) Signora Presidente, innanzi tutto desidero che sia messo agli atti che ho sbagliato pulsante votando sulla relazione McGuinness. In realtà sono pienamente a favore di questa relazione sulla sicurezza alimentare e mi accerterò più tardi con i servizi che risulti agli atti.

In particolare concordo sulla necessità di adattare la politica agricola comune per far fronte alle preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare e anch’io ritengo che gli agricoltori debbano avere una politica stabile per poter pianificare il proprio futuro. Non vi sono certezze, ma certamente c’è bisogno di stabilità.

Condivido inoltre il concetto che il mercato di per sé non può fornire una garanzia di reddito ai produttori e appoggio la richiesta di una dettagliata valutazione di impatto che penso debba essere incentrata, in particolare, sulle implicazioni per la sicurezza alimentare. Da alcune proposte specifiche dell’Unione europea, ad esempio in materia di prodotti fitosanitari, emerge la necessità di una valutazione d’impatto dettagliata e di tenere in considerazione la sicurezza alimentare nel condurre tale valutazione.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare gli onorevoli colleghi per aver approvato la relazione e l’onorevole Harkin per le sue parole di sostegno.

Abbiamo avuto una chiara testimonianza del parere di quest’Aula sulla politica agricola a livello non solo europeo ma anche globale. L’Aula chiede, in particolare, di concentrarsi nuovamente sulla politica agricola nei paesi in via di sviluppo, fornendo assistenza ai produttori di alimenti in modo che facciano possano produrre a livello locale – un aspetto importante – e credo che il miliardo di euro che l’Unione europea stanzierà a questo scopo sia un passo nella direzione giusta.

Ovviamente ho votato a favore della mia relazione che credo getti le basi per la pianificazione futura in accordo con la visione che quest’Aula ha dell’agricoltura. Ora che il dibattito sulla sicurezza alimentare non è più nell’agenda politica, spetta a noi affrontare il problema dei 30 000 bambini che ogni giorno muoiono di fame.

 
  
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  David Sumberg (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, le sono grato per avermi dato l’opportunità di spiegare il motivo per cui mi sono astenuto dal voto sulla relazione McGuinness. Un concetto importante per l’Unione europea è costituito dall’assoluta necessità di garantire il sostentamento a chi muore di fame e a chi non ha scorte adeguate. Nessuno può dirsi contrario a tale principio e sicuramente nemmeno io. A mio parere, tuttavia, il problema della relazione sta nel fatto che essa guarda e fa riferimento alla politica agricola comune, senza affrontare il problema dell’urgente necessità di una riforma, un’ulteriore riforma, di tale politica.

La relazione non è utile ai cittadini europei né agli agricoltori britannici: continueremo ad essere in difficoltà finché questo fardello non sarà tolto dalle spalle dei contribuenti europei. Sicuramente gli obiettivi della relazione sono giusti, ma temo che non affronti affatto il problema centrale.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE) . – (PL) Appoggio senza riserve gran parte delle proposte e delle dichiarazioni contenute nella relazione McGuinness, approvata poco fa. Nel mercato globale si verificheranno sempre più di frequente improvvise fluttuazioni dei prezzi dei prodotti alimentari, con ripercussioni negative.

L’aumento dei prezzi è percepito principalmente dalle famiglie a basso reddito che destinano ai prodotti alimentari una parte considerevole del proprio bilancio; sono queste le persone da aiutare, i più bisognosi, sia nei paesi in via di sviluppo che nell’Unione europea. Concordo sulla necessità di adattare la politica agricola comune alla nuova situazione per affrontare meglio il problema della sicurezza alimentare. Per questo motivo bisogna opporsi alla rimozione degli strumenti di gestione del mercato e alla riduzione del livello comunitario di spesa per l’agricoltura nella prospettiva finanziaria futura.

E’ una buona idea istituire un osservatorio internazionale sotto gli auspici della FAO per il monitoraggio dei prezzi dei prodotti agricoli e dei fattori di produzione in modo da tenere sotto controllo tali dati su scala mondiale ed essere in grado di reagire rapidamente alle fluttuazioni. Credo inoltre che si dovrebbe prendere in considerazione l’idea di istituire un sistema mondiale di stoccaggio delle scorte alimentari.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, le sono grato per avermi offerto l’opportunità di spiegare il motivo per cui mi sono astenuto dal voto sulla relazione.

Credo che la maggior parte dei deputati, indipendentemente dal loro schieramento politico, concordino sulla grande importanza che riveste la sicurezza alimentare. Il problema è che non siamo d’accordo su cosa si intende per sicurezza alimentare. Per molti di noi significa fare in modo che tutta la popolazione mondiale, indipendentemente dalla provenienza, abbia cibo a sufficienza; per altri, è solo una scusa per introdurre il protezionismo. Per questi ultimi la sicurezza alimentare va riferita solo ai prodotti alimentari provenienti dall’Unione europea e destinati ai cittadini europei. “Produzione locale” è un’espressione che sento usare spesso e sento anche utilizzano spesso usare la scusa della sicurezza alimentare per opporsi alle importazioni dal resto del mondo, ostacolando le esportazioni di alto livello qualitativo da molti dei paesi mondiali più poveri e condannando così alla miseria un numero sempre crescente di agricoltori di quei paesi.

La convinzione che la sicurezza alimentare debba fondarsi sulla politica agricola comune è sorprendente, e tale convinzione deve essere sfatata.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, condivido l’eccellente intervento del collega, l’onorevole Kamall, su questo tema. Mi sono astenuto perché la linea politica del mio partito invitava ad astenersi dal voto sulla relazione, ma ben sappiamo che la sicurezza alimentare è un tema importante per noi tutti. Ecco perché sono stupefatto per il modo in cui questo argomento viene affrontato in questa sede.

La relazione specifica per la quale, credo, abbiamo votato tutti a favore fa riferimento al problema che stavamo per crearci votando a favore della direttiva sui prodotti fitosanitari. Abbiamo appena indebolito la sicurezza alimentare europea. L’effetto immediato della nostra votazione è stato quello di impedire, in pratica, ai nostri agricoltori di fornire prodotti agricoli in quantità sufficiente da sfamare in futuro il nostro continente, e lo trovo assurdo. E’ un peccato che nessun altro sembri leggere alcuna di queste relazioni presentate in Aula.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, una delle maggiori preoccupazioni e dei principi chiave in materia di sicurezza alimentare globale è assicurare una produzione sufficiente e sostenibile e, di fatto, garantire la sicurezza alimentare nei cosiddetti paesi sviluppati come quelli dell’Unione europea, in modo che tali paesi possano esportare la propria produzione alimentare in eccedenza sui mercati mondiali senza farsi concorrenza e senza quindi aumentare i prezzi per chi vive in aree che non hanno il clima, il suolo, le competenze tecniche e i fondi da investire per la produzione autonoma delle proprie derrate alimentari.

Occorre stare molto attenti con le nostre politiche se si vuole essere certi di dare una risposta non solo ambientale ma anche globale alla necessità di una produzione alimentare sostenibile.

 
  
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  Peter Baco (NI) . – (SK) Ho votato a favore della relazione sulla politica agricola comune e sulla sicurezza alimentare globale perché tratta di questioni che ho sempre cercato di sollevare al Parlamento europeo come prioritarie.

La prima è la riduzione dei costi di produzione, una misura che aumenterà la competitività a livello globale. La seconda consiste nella riduzione della volatilità dei mercati alimentari, aumentando, in particolare, le scorte. La terza riguarda l’interruzione del declino dell’importanza sociale dell’agricoltura, aumentando la consapevolezza del suo ruolo unico e insostituibile. La quarta è relativa alla sospensione di un utilizzo casuale della politica agricola comune tramite l’introduzione di un’organizzazione politica sistemica concentrata su obiettivi a lungo termine. La quinta ed ultima questione è l’interruzione del declino dell’agricoltura nei nuovi Stati membri, un declino provocato dai principi discriminatori della politica agricola comune, promuovendo sensibilmente l’utilizzo del potenziale agricolo inutilizzato in tali paesi.

 
  
  

– Relazione Grabowska (A6-0475/2008)

 
  
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  David Sumberg (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, la relazione affronta un tema centrale per tutta l’Unione europea. Con questa relazione stiamo approvando un’ulteriore spesa per cercare di persuadere i cittadini a votare a favore del famigerato trattato di Lisbona. I cittadini irlandesi ne hanno avuto l’opportunità ed hanno rifiutato in modo molto chiaro il trattato, e se anche ai cittadini britannici venisse data la stessa occasione – come è stato loro promesso dal governo laburista alle ultime elezioni politiche – voterebbero anch’essi in massa contro il trattato.

Tengo a sottolineare che questo messaggio deve arrivare forte e chiaro all’Unione europea: i cittadini non vogliono il trattato, non vogliono che Bruxelles e Strasburgo abbiano maggiori poteri. I cittadini vogliono che siano i propri governi e i propri organi legislativi a prendere le decisioni che li riguardano. Finché questo messaggio non verrà recepito si continuerà a spillare denaro ai contribuenti per obbligarli a votare con la pretesa di persuaderli a cambiare idea. Ma i cittadini non cambieranno idea.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . – (EN) Signora Presidente, desidero innanzi tutto sottolineare che la relazione è un lavoro eccellente. Diciamo sempre di voler mettere in contatto l’Unione europea con i suoi cittadini e che il progetto comunitario non può proseguire senza il coinvolgimento dei cittadini dell'Unione.

Ebbene ci sono due tipi di democrazia: la democrazia rappresentativa, come in quest'Aula, e la democrazia partecipativa, quella della relazione. E’ importante comprendere che il dialogo civile deve avvenire tra due parti e deve essere un processo reciproco. Per questo motivo le istituzioni comunitarie devono prendere in considerazione le preoccupazioni e le idee avanzate dai cittadini; credo che il milione di firme raccolte per le disabilità e il documento di cui stiamo discutendo oggi in Parlamento ne rappresentino ottimi esempi.

Non sono d’accordo con l’ultima oratrice in quanto ritengo che, se approveremo il trattato di Lisbona, esso ci darà l’opportunità di mettere in contatto i cittadini e l’Unione europea in modo molto più costruttivo. Il nostro ruolo in quest'Aula è far sì che il trattato di Lisbona, se approvato, funzioni in modo efficace.

 
  
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  Daniel Hannan (NI) . – (EN) Signora Presidente, il titolo della relazione, “Prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona”, permette di deduzioni trarre numerose conclusioni. Meglio sorvolare sul titolo, ma sembra necessario ricordare periodicamente a quest’Aula che il trattato di Lisbona non è in vigore poiché è stato respinto per tre volte in forme diverse dal 55 per cento degli elettori francesi e dal 54 per cento di quelli irlandesi.

Concentriamoci invece sul sapore da ministero dell’amore orwelliano del titolo: “Prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona”. Forse l’elettore comune, inesperto del particolare linguaggio dell’Unione europea, potrebbe non interpretare queste parole come noi in quest’Aula, leggendole come un’intenzione a istituire un nuovo budget di propaganda per convincere i cittadini a cambiare idea.

Va sottolineato che non tutto il denaro proveniente dai forzieri della Banca centrale europea viene speso per inculcare nei cittadini idee intrinsecamente sbagliate.

Per definizione il dialogo presuppone due interlocutori e l’Unione europea deve essere in grado di ascoltare e non solo di parlare. Per questo motivo bisognerebbe istituire un referendum sul trattato. Pactio Olisipiensis censenda est!

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, la ringrazio per avermi concesso l’opportunità di spiegare il mio voto sulla relazione.

Il titolo della relazione, “Prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona”, mi riporta in mente una frase del Mahatma Gandhi. Quando gli fu chiesto cosa pensava della civiltà occidentale egli rispose “credo che sarebbe un’ottima idea”. Leggendo il titolo della relazione anch’io ho pensato: “Sarebbe un’ottima idea, vero?”. Se solo il dialogo civile esistesse! Se solo ci fosse un dialogo tra due parti! Uno degli oratori precedenti ha detto che il dialogo è un processo tra due interlocutori, ma se andassimo a controllare alcune delle organizzazioni civili finanziate per promuovere il trattato di Lisbona constateremmo che si tratta solo di organizzazioni ingaggiate al fine di promuovere un trattato fondamentalmente non democratico. Quante organizzazioni contro il trattato verranno finanziate e a quante verrà accordato un sostegno? In questo caso non c’è un dialogo tra due interlocutori, motivo per cui quando i cittadini dell’Unione europea avranno l’opportunità di esprimersi a proposito del trattato di Lisbona, sceglieranno di respingerlo.

 
  
  

Relazione Guerreiro (A6-0485/2008)

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, la ringrazio per la pazienza dimostrata in Aula. Avrei qualcosa da aggiungere, ma ho troppe cose da dire e sono emozionato per il gran numero di votazioni che si sono svolte oggi nel Parlamento europeo. Discutiamo sulla politica comune della pesca e sullo sviluppo sostenibile, ma le due cose sono intrinsecamente in contraddizione. Se vogliamo una politica sostenibile sulla pesca dobbiamo considerare i diritti di proprietà e le soluzioni determinate dal mercato. In alcuni paesi ai pescatori vengono accordati diritti vendibili che passano di generazione in generazione: è questo il modo migliore di garantire scorte ittiche sostenibili, non i metodi comunisti che prevedono una pianificazione centralizzata della pesca. Ecco perché stiamo assistendo all’esaurimento delle riserve ittiche e alla fine ne faremo tutti le spese.

 
  
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  Presidente . – La seduta è sospesa. Riprenderemo con le dichiarazioni di voto dopo la seduta solenne.

 
  
  

PRESIDENZA DELL'ON. PÖTTERING
Presidente

 

8. Seduta solenne - Lettonia
Video degli interventi
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  Presidente . Signor Presidente della Repubblica di Lettonia, stimatissimo Valdis Zatlers, è con grandissimo piacere che noi tutti ci pregiamo di poterle dare il benvenuto in occasione della sua prima visita al Parlamento europeo. Desidero innanzi tutto esprimerle la mia gratitudine, come presidente di un paese che è divenuto solo di recente Stato membro dell’Unione europea, per aver accettato l’invito del Parlamento europeo ad intervenire oggi in quest’Aula, proprio nel giorno in cui ricorre il decimo anniversario della moneta comune, l’euro. Oggi è una prima solenne poiché è anche la prima volta che in questa sede, il Parlamento europeo, viene suonato l’inno europeo per dare il benvenuto in plenaria ad un ospite.

(Applausi)

Desidero cogliere l’opportunità per sottolineare oggi, ancora un volta, l’importanza storica dell’allargamento dell’Unione europea avvenuto nel 2004. Ci sono voluti più di 60 anni per riportare il suo paese nell’Europa libera e democratica ed unificare il nostro continente.

Oggi viviamo in pace, libertà e democrazia; ai nostri cittadini si aprono prospettive che i nostri antenati non avrebbero potuto nemmeno immaginare, e dobbiamo rallegrarcene.

Sicuramente l’Unione europea si trova oggi ad affrontare nuove e difficili sfide e anche i cittadini lettoni lo stanno percependo molto chiaramente, a seguito ad esempio della crisi finanziaria che ha colpito, signor Presidente, anche il suo paese. Anche la crisi del gas tra Russa e Ucraina sta dando un valido motivo di preoccupazione ai cittadini lettoni.

E’ proprio nei momenti di crisi come questo che dobbiamo comprendere il valore dell’appartenenza all’Unione europea basata sul principio di solidarietà tra i popoli. E’ in questo particolare e difficile momento che noi tutti sentiamo la necessità di comunanza e di cooperazione tra i nostri paesi e le istituzioni europee.

Assieme siamo più forti, assieme possiamo salvaguardare meglio i nostri interessi e i nostri valori in tutto il mondo. Questo è il motivo per cui il Parlamento europeo si auspica che il trattato di Lisbona, che assegna all’Unione europea maggiori possibilità d’azione per il superamento di queste gravi sfide, possa presto entrare in vigore.

A questo proposito le elezioni del Parlamento europeo previste per giugno di quest’anno rivestono un’enorme importanza. Vogliamo infatti continuare a perseguire insieme il nostro progetto di pace e di unificazione, in un’Unione europea democratica e con un Parlamento europeo con poteri di codecisione in quasi tutti i settori.

Spero vivamente che i cittadini lettoni – così come quelli di tutti gli altri Stati membri dell’Unione – comprendano l’importanza del loro voto, che garantisce loro poteri europei di codecisione, e si rechino quindi in massa alle urne in occasione delle prossime elezioni del Parlamento europeo.

Signor Presidente, è con grande piacere che la invito a rivolgersi al Parlamento europeo dove, ancora una volta, le porgo un caloroso benvenuto.

(Applausi)

 
  
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  Valdis Zatlers, presidente della Repubblica di Lettonia. – (LV) Signor Presidente, onorevoli deputati, ringrazio il presidente per le sue gentili parole di presentazione e per il suo invito a rivolgermi ai rappresentati eletti delle nazioni europee; è per me un onore avere questa opportunità. Mi fa molto piacere potermi esprimere qui, nel Parlamento europeo, nella mia lingua madre, specialmente perché da ormai cinque anni il lettone è divenuto una delle lingue ufficiali dell’Unione europea. Vi parlo oggi mentre si sta per concludere il primo mandato dei deputati lettoni eletti al Parlamento europeo e li ringrazio per aver svolto egregiamente il loro compito.

Onorevoli deputati, quest’anno, il 2009, è molto importante per la Lettonia. Cinque anni fa il nostro paese è entrato a far parte dell’Unione europea e della NATO. L’appartenenza a queste organizzazioni internazionali è divenuta un obiettivo strategico per la Lettonia dopo il ritorno all’indipendenza, nel 1991, e il nostro paese ha espresso chiaramente la propria volontà di far parte delle istituzioni economiche e di sicurezza sia europee che d’oltreoceano. L’allargamento della famiglia delle nazioni democratiche europee avvenuto nel primo decennio del XXI secolo ha rappresentato il cambiamento più dinamico avvenuto in Europa dal momento della fondazione dell’Unione. Si è trattato di un cambiamento notevole; nazioni nelle quali i valori chiave dell’Unione europea erano storicamente radicati, ma che per lungo tempo erano rimaste forzatamente isolate, sono entrate a far parte delle istituzioni europee.

Il 18 novembre dell’anno scorso la Lettonia ha celebrato il novantesimo anniversario della propria proclamazione, un anniversario estremamente significativo per i nostri cittadini. Ancora una volta essi hanno ribadito con forza la propria determinazione a vivere in una nazione indipendente, libera e democratica. L’atto di dichiarazione della Repubblica di Lettonia del 1918 recita che tutti i cittadini senza distinzioni di origine etnica sono chiamati a collaborare per far sì che in Lettonia siano garantiti tutti i diritti umani, aggiungendo che la Lettonia sarà una nazione democratica e giusta, dove non ci sarà spazio per l’oppressione e l’ingiustizia. Sono molto fiero di queste parole. La Repubblica di Lettonia ha proclamato la propria fedeltà a questi valori e principi fondamentali trent’anni prima dell’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Il mio paese ha sempre sentito di appartenere all’Europa e ai suoi valori anche quando, come altre nazioni dell’Europa centrale e orientale, era legata ad un paese che guardava a molti valori attraverso una particolare lente ideologica. Tra le nazioni del blocco orientale regnava la pace, ma si trattava della pace del cortile di una prigione, una pace determinata dalla presenza dei carri armati, della repressione e delle minacce. Lo scorso anno, onorevoli deputati, il film di Edvīns Šnore The Soviet Story (La storia sovietica) ha ricordato a voi e a tutta l’Europa la mancanza di umanità dell’ideologia totalitaristica. Abbiamo una storia comune ma destini diversi: occorre guardare indietro per comprenderci l’un l’altro e pensare insieme al futuro. Ecco perché desidero ringraziare il Parlamento europeo per la dichiarazione approvata il 22 settembre dell’anno scorso che ha proclamato, per il 23 agosto, la Giornata europea del ricordo per le vittime delle vittime dei regimi totalitaristi. La dichiarazione ricorda ai cittadini europei i tragici eventi della storia della Lettonia e di tutta l’Europa.

Tuttavia il mio pensiero va oggi ad un periodo più recente. Da cinque anni la Lettonia è membro dell’Unione europea e della NATO: ebbene, qual è il bilancio di questo periodo per il nostro paese? Che cosa ha guadagnato la nostra nazione? Quali risultati sono stati raggiunti e quali sono le sfide che ancora ci aspettano? In primo luogo l’aspirazione di divenire parte dell’Europa ha stimolato il consolidamento della democrazia nella nostra società e ha contribuito allo sviluppo delle istituzioni democratiche. Aderendo all’Unione europea la Repubblica di Lettonia ha evidenziato la propria determinazione per il futuro, la volontà di fondare il proprio avvenire su un’identità europea e su valori comuni, quali libertà, democrazia, responsabilità, principio della legalità e diritti umani, uguaglianza, tolleranza e prosperità. In secondo luogo, l’appartenenza all’Unione europea ha migliorato il clima degli investimenti in Lettonia. Il “denaro europeo”, così come in genere chiamiamo i fondi strutturali dell’Unione, ha contribuito sensibilmente allo sviluppo dell’economia lettone. In terzo luogo, godiamo dei privilegi garantiti dalla libera circolazione delle persone: la libertà di spostarsi nell’area Schengen è diventata talmente consueta e ovvia che studiare, lavorare e acquisire esperienze in altri Stati membri dell’Unione europea sono oggi attività naturali. In quarto luogo, la libera circolazione delle merci e dei servizi ha dato avvio a nuove opportunità commerciali. Tutti gli imprenditori e i consumatori possono operare in un ambiente libero, senza confini e senza dazi, aspetto particolarmente importante per un paese con un piccolo mercato interno. In quinto luogo, il più importante di tutti, la voce della Lettonia viene ascoltata in Europa e le voci europee sono ascoltate a livello mondiale. Possiamo andare fieri di avere a nostra disposizione un meccanismo unico di collaborazione che consente a noi tutti di cercare insieme, in caso di crisi finanziaria anche su scala mondiale, soluzioni concrete alle sfide globali, quali i cambiamenti climatici e demografici, il rafforzamento della sicurezza energetica, i problemi legati all’immigrazione. La Lettonia ha ora a sua disposizione nuovi strumenti politici ed economici, ma va sottolineato che la responsabilità della nostra nazione per il futuro comune in Europa, una responsabilità di tutti i cittadini europei, è sensibilmente aumentata.

Se ci voltiamo indietro ad osservare i risultati raggiunti dobbiamo anche essere critici e ammettere i nostri errori. Dopo l’ingresso nell’Unione europea, il governo lettone ha ceduto ad un sentimento di compiacimento per il lavoro svolto nel raggiungere il proprio obiettivo: non abbiamo ammesso a noi stessi che eravamo solo all’inizio e non alla fine del processo. L’Unione europea offre grandi opportunità, ma ogni nazione e società deve coglierle autonomamente. Noi lettoni non abbiamo sfruttato tutte le opportunità, ma non sempre abbiamo attuato una politica di coesione e utilizzato gli strumenti finanziari che ci venivano offerti, e le nostre istituzioni statali hanno dovuto imparare a vivere nell’Unione europea. Non siamo stati sufficientemente determinati da adottare l’euro e questo è uno degli errori più gravi commessi nel processo di integrazione per la moneta unica, un elemento particolarmente evidente oggi in presenza di una crisi finanziaria.

Eppure persino gli euroscettici più incalliti devono ammettere che l’accesso della Lettonia nell’Unione europea è stato un evento, nel complesso, positivo. C’è nessuno in Lettonia che vuole tornare ad un’Europa dove esistono barriere doganali tra le nazioni? No! C’è nessuno che vuole aspettare in fila alla frontiera per entrare in un paese confinante? No! C’è nessuno che vuole tornare ad un mondo con restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori, all’istruzione e all’esperienza professionale? Sicuramente no! Anche gli euroscettici si abituano presto ai vantaggi e diventano semplicemente scettici.

Onorevoli deputati, l’aggravarsi negli ultimi mesi della crisi del sistema finanziario e dell’economia ha cambiato in modo irreversibile il ruolo e il significato dei governi nazionali all’interno dei processi economici. Fino ad ora i mercati finanziari sono stati in grado di svilupparsi molto liberamente. Ci hanno persuaso che le leggi del mercato sarebbero state di per sé sufficientemente efficienti da promuovere lo sviluppo economico e noi abbiamo creduto che il mercato da solo avrebbe rimesso tutto al suo posto. E’ vero, il mercato si autoregolamenta, ma dalla crisi globale possiamo dedurre che i nostri sistemi finanziari e le nostre economie stanno risentendo di quel mercato e, cosa più importante di tutte, che la gente comune risente della crisi. Alla fine gli eventi dell’ultimo anno ci hanno dimostrato che è essenziale che i governi nazionali rivestano un ruolo più attivo nel processo economico. L’approccio adottato in precedenza, di appisolarsi alla guida della gestione economica, è stato irresponsabile: purtroppo ci siamo svegliati troppo tardi, in tempo per intravedere ancora l’ostacolo – la palude finanziaria – sulla strada davanti a noi, ma abbastanza presto da riuscire a evitarlo.

In questa situazione è necessario adottare un approccio complesso a livello nazionale, europeo e globale. A livello globale bisogna agire in modo coordinato per riavviare la crescita economica e ciò sarà possibile solamente progettando una nuova struttura e nuovi meccanismi per il sistema finanziario. Sarà d’importanza vitale sorvegliare da vicino il sistema, senza però limitare iniziative e processi di mercato. La sfida più difficile consisterà nel trovare un giusto equilibrio. A livello europeo abbiamo un notevole vantaggio dal momento che possiamo introdurre misure coordinate, agire congiuntamente e trovare una soluzione sostenibile. Accogliamo con favore il Piano europeo di ripresa economica della Commissione che costituisce una misura importante per uscire dalla difficile situazione in cui ci troviamo ora.

Dedicherò un po’ di tempo in più alle soluzioni a livello nazionale. La crisi finanziaria globale ha colpito anche la Lettonia e c’è una scuola di pensiero: il nostro paese è attualmente oggetto di una delle più sensazionali operazioni di salvataggio del sistema finanziario della storia dell’Europa moderna. Attualmente si stanno elaborando misure di incentivazione dell’economia per stabilizzare la situazione finanziaria ed economica in modo rapido ed efficace. Si tratta di un compito difficile, ma riusciremo a superare la crisi solo individuando una chiara via d’uscita e non confondendo soluzioni a breve termine con una visione a lungo termine dello sviluppo economico.

Alla fine dell’anno scorso sei partiti politici rappresentati nel parlamento lettone, sia al governo che all’opposizione, si sono accordati su una posizione comune di sostegno al piano di stabilizzazione economica redatto dal governo lettone. L’accordo prevede un attento controllo delle modalità di utilizzo del prestito accordato alla Lettonia. Il piano individua le priorità a medio termine per l’economia lettone: sostegno alle esportazioni, promozione di una concorrenza libera ed equa, notevole riduzione del disavanzo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti e introduzione dell’euro nel 2012. L’adesione alla zona euro è diventata uno degli obiettivi strategici più importanti del nostro paese ed è importante che la Lettonia non sia lasciata da sola. Ci stanno aiutando a superare questo momento difficile non solo organizzazioni finanziarie internazionali, ma anche le istituzioni europee e degli altri Stati membri. La Repubblica di Lettonia è molto grata di questa espressione di solidarietà.

Onorevoli deputati, l’allargamento non ha comportato unicamente la presenza di nuovi Stati membri nell’Unione europea, ma ha anche introdotto nuove priorità, anche di politica estera, nell’agenda europea. L’accesso della Lettonia all’Unione europea è avvenuto durante la preparazione della politica europea di vicinato, i suoi obiettivi, principi e meccanismi attuativi. Da allora le iniziative di politica estera dell’Unione nei confronti dei paesi dell’est sono aumentate sensibilmente e questo grazie all’impegno e all’esperienza dei nuovi Stati membri. La Lettonia ha sempre considerato le relazioni di vicinato in una prospettiva più ampia e in futuro continuerà ad avere un ruolo attivo nello sviluppo e nell’applicazione di questa politica.

Tale politica non riguarda esclusivamente le relazioni dell'Unione europea con gli Stati confinanti, per terra o per mare. Nell’ambito di questa politica dobbiamo occuparci del posto e del ruolo dell'Unione europea nel mondo. La Lettonia, assieme ad altre nazioni che condividono la sua visione, ha promosso attivamente un maggior coinvolgimento dell’Unione europea nella regione orientale confinante. E’ stata avviata una nuova iniziativa politica, il Partenariato orientale, la cui missione è rimodellare la politica comune europea di vicinato ed adattarla alle particolari caratteristiche della regione, rendendo il processo più attivo, coraggioso e ambizioso. La Lettonia prende atto con piacere delle proposte della Commissione europea in materia. Il Partenariato orientale dovrà in pratica rafforzare le relazioni politiche ed economiche tra l’Unione europea e gli Stati di queste regioni, oltre alla cooperazione reciproca tra tali Stati. Nello sviluppare il Partenariato orientale si dovrà fare attenzione al principio di differenziazione, alla valutazione individuale e all’atteggiamento tenuto nei confronti di ciascun partner. Ognuno di questi Stati sta seguendo un proprio cammino di sviluppo; alcuni desiderano entrare nell’Unione europea, altri si sono prefissati obiettivi diversi. La nostra politica avrà successo solo se saremo in grado di lavorare assieme a tutti gli Stati della regione, aiutandoli con comprensione ove necessario. Ho ricevuto segnali positivi in materia di incremento e rafforzamento della cooperazione anche durante la mia visita dello scorso ottobre alle nazioni dell’Asia centrale, segnatamente Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan La Repubblica di Lettonia continuerà a sostenere attivamente la politica di vicinato europea e svolgerà un ruolo attivo nella sua applicazione. Tutte le nazioni europee hanno una propria storia e diverse opportunità di collaborazione ai progetti comuni a favore dell’Unione europea. Il particolare contributo della Lettonia alla dimensione orientale è rappresentato dalla fiducia reciproca dimostrata nelle relazioni bilaterali, radicatesi in un periodo storico comune, e dalla competenza che ne deriva. Il dovere del nostro paese è utilizzare questa particolare circostanza che prima dello scadere dei prossimi dieci anni potrebbe andare perduta. Tra diverse decine di anni la Lettonia, agli occhi degli Stati orientali, rappresenterà uno Stato membro qualsiasi e non più la porta per l’Europa. Sfruttando questa posizione di vantaggio, la Repubblica di Lettonia continuerà a promuovere un dialogo politico attivo per favorire una maggiore comprensione dell’Unione europea e dei suoi valori negli Stati vicini, illustrando in tal modo gli obiettivi della politica europea di vicinato e il Partenariato orientale. Questo dialogo avvantaggerà tutti poiché offre l’opportunità di comprendere come gli Stati vicini percepiscono le loro future relazioni con l’Unione europea. Sono convinto che gli interessi dell’Europa sarebbero meglio garantiti se il Partenariato orientale venisse avviato in anticipo, nel corso della presidenza della Repubblica ceca.

Onorevoli deputati, la questione della sicurezza energetica è di recente diventata un argomento d’attualità nel corso delle prime giornate della presidenza ceca. La crisi economica e finanziaria è a suo modo ciclica, ma le questioni legate alla sicurezza energetica e alle fonti di energia sostenibile sono sempre all’ordine del giorno in materia di politica europea e mondiale e stanno diventando sempre più urgenti. La sicurezza energetica ha una forte dimensione esterna e non può quindi essere considerata come avulsa della situazione mondiale; gli avvenimenti verificatisi di recente in Ucraina e il conflitto in Georgia ne sono la prova. Recentemente gli Stati membri dell’Unione europea hanno considerato l’energia una questione da risolvere a livello nazionale piuttosto che a livello comunitario. Gli avvenimenti dell’anno scorso nel settore energetico, l’interruzione della fornitura di energia, la diminuzione delle risorse energetiche e la visibilità dei prezzi hanno contribuito a creare un’intesa negli Stati membri dell’Unione europea sulla necessità di una politica energetica comune. Quando politica ed energia si incontrano il nostro compito principale è garantire una fornitura di energia regolare, sufficiente, economica, sostenibile ed ecologica.

Bisogna ammettere che l’Unione europea ha ottenuto risultati poco uniformi in questo settore. Su alcuni temi, quali ad esempio lo sviluppo di un’economia energetica rispettosa dell’ambiente, ci siamo prefissati obiettivi ambiziosi a livello europeo e attualmente stiamo cominciando a raggiungerli. Su altri argomenti, come la diversificazione delle fonti energetiche a livello europeo e la creazione di un mercato unico per l’energia, siamo solo all’inizio del cammino. Gli avvenimenti degli ultimi giorni, tra cui l’interruzione della fornitura di gas proveniente dalla Russia, ci hanno aperto gli occhi sulla necessità di trovare soluzioni il più rapidamente possibile a livello paneuropeo. Abbiamo tutti la responsabilità di applicare la nostra intesa comune alla creazione di un mercato energetico europeo realmente integrato e diversificato e non dobbiamo permettere che la nostra determinazione svanisca come neve al sole. La questione della sicurezza energetica può essere risolta solo tramite un dialogo politico con i paesi produttori e con quelli di transito delle risorse energetiche. L’Unione europea ha gli strumenti politici per risolvere la questione e spetta a noi farne buon uso.

Un’ulteriore direzione verso cui indirizzare i nostri sforzi è l’integrazione del mercato baltico dell’energia con i mercati della Scandinavia e dell’Europa centrale. L’integrazione della regione baltica è frammentaria: il commercio e il trasporto della regione si stanno sviluppando rapidamente, ma il mercato energetico ristagna. La Commissione europea ha svolto un lavoro notevole in questo settore. L’iniziativa di aumentare la sicurezza energetica e la solidarietà implica anche lo sviluppo di un programma di collegamento con il mercato baltico dell’energia che consentirà una progressiva integrazione degli Stati baltici nel mercato unico europeo del settore energetico. Tengo in grande considerazione l’impegno della Svezia nelle discussioni strategiche sulla regione del Mar Baltico, impegno che avrà presto l’opportunità di mettere in pratica nel corso della propria presidenza nella seconda metà del 2009. Sono convinto che regioni forti, dal Mar Mediterraneo al Mar Baltico, rendano forte l’Unione europea.

Onorevoli deputati, il traguardo iniziale dell’Unione europea – la sicurezza e il benessere dei cittadini europei – è rimasto immutato; è cambiato invece il contesto nel quale tale obiettivo va raggiunto. L’economia globale è più coesa rispetto a mezzo secolo fa e nuovi e potenti protagonisti economici sono apparsi sulla scena mondiale. Solo tramite un’azione coerente, lungimirante e, soprattutto, comune dell’Unione europea possiamo sperare di non uscire perdenti dalla lotta per la concorrenza globale; solo insieme riusciremo a mantenere le promesse di sicurezza e benessere fatte ai nostri cittadini; solo in questo modo perseguiremo gli obiettivi che hanno spinto i popoli delle nostre nazioni a votare a favore della nostra adesione all’Unione europea.

Il Parlamento europeo ha già dimostrato di avere una visione globale sul futuro dell’Unione, e mi riferisco in particolare all’approccio uniforme ed equilibrato adottato nei confronti della politica di allargamento dell’Unione. La crescita dinamica dell’Europa ha dato al nostro continente la possibilità di competere a livello globale. Tale crescita rappresenta il potenziale europeo da sfruttare se vogliamo che l’Unione europea possa essere, anche tra diverse decine di anni, un partner economico attivo per le economie in crescita dell’Asia e dell’America latina. Come rappresentanti eletti democraticamente delle nazioni europee, la responsabilità di questo processo pesa maggiormente su di voi; è impossibile sovrastimare l’importanza del Parlamento europeo nell’avvicinare il progetto europeo ai nostri cittadini e ampliare la sua legittimità democratica e in futuro il ruolo del Parlamento europeo diventerà ancora più fondamentale.

E’ importante unirci nella nostra eterogeneità e diversità. E’ importante continuare ad adoperarci per migliorare l’Unione europea, un compito che tutti gli europei devono assumersi insieme, poiché questa è la nostra responsabilità nei confronti dell’Europa. E’ essenziale prevenire la frammentazione dell’Unione europea: gli Stati membri devono cercare soluzioni ed evitare di sviluppare un approccio a più velocità per il progetto europeo. Abbiamo accolto favorevolmente l’accordo raggiunto dal Consiglio il mese scorso per il proseguimento del trattato di Lisbona. Il trattato è un requisito indispensabile a livello giuridico per il pieno funzionamento futuro dell’Unione europea e solo mettendo in atto i suoi principi saremo in grado di realizzare completamente il potenziale positivo della nuova Europa unita. L’efficacia dell’applicazione pratica del trattato dipenderà dalla volontà politica degli Stati membri e delle istituzioni e dalla loro capacità di unirsi per raggiungere gli obiettivi europei.

Onorevoli deputati, fino al 2004 l’obiettivo della Lettonia è stato quello di entrare a far parte dell’Unione europea; da allora abbiamo modellato gli obiettivi del nostro paese nel contesto di quelli europei. Oggi non riusciamo più a considerarci e a percepirci come un’entità separata dall’Europa e riusciamo a definire e a raggiungere i nostri obiettivi solo se questi trovano corrispondenza nella visione europea del futuro. Gli obiettivi europei, da parte loro, sono raggiungibili solo se identificabili con la visione di tutti gli Stati membri. L’Unione europea è stata costruita e deve rafforzarsi in base a valori comuni, e solo una discussione pubblica può chiarire che tali valori appartengono a tutti noi. Solo insieme potremo trovare un accordo sui valori che stiamo per affiancare a quelli sui quali è stata fondata l’Unione europea ed è compito di tutti i politici, ma specialmente dei leader europei, definire i valori dell’Europa e avviare una discussione in merito.

Dobbiamo guardare al futuro. Qual è la vostra visione dell’Unione europea e della Lettonia nel lungo periodo, ad esempio nel 2015? Il mondo economico del dopo-crisi si fonderà su diversi centri di potere economico, uno dei quali sarà l’Unione europea, che manifesterà la volontà e la capacità di essere unita poiché solo l’unione ci permetterà di assolvere ai nostri compiti. L’Unione europea, inoltre, rimarrà aperta nei confronti di tutti gli europei che accetteranno i suoi valori. Questa unità nella diversità sarà la chiave dell’importanza sempre crescente del ruolo dell’Europa nel mondo. L’Unione europea allargata non perderà la capacità di agire in modo efficace, garantendo sicurezza e stabilità ai paesi vicini. L’istruzione e la cultura costituiranno il punto di congiunzione tra le diverse esperienze degli Stati membri e questo contribuirà a far riguadagnare all’Europa un ruolo da protagonista nei settori della scienza e della cultura. Non ci saranno più nazioni vecchie e nuove, piccole e grandi; in Europa le nazioni saranno giudicate in base ai risultati raggiunti e non in base a criteri geografici e geopolitici. L’Europa sarà unita e tale unità verrà assicurata da regioni potenti che, nel difendere i propri interessi, lavoreranno a stretto contatto con le altre nazioni, creando una rete di benessere e di sviluppo in tutta Europa, al quale ogni nazione contribuirà secondo le proprie capacità e conoscenze.

Quale sarà il ruolo della Lettonia nell’Unione europea del 2015? Arriverà il momento in cui la Repubblica di Lettonia uscirà dalla crisi. Riga, la nostra capitale, diventerà uno dei centri di sviluppo della regione economica baltica e l’economia del nostro paese sarà più equilibrata, competitiva e strutturalmente trasformata. Nel 2015, per la prima volta nella storia di uno Stato indipendente, la Lettonia avrà il compito di risolvere questioni su scala europea e globale in qualità di Stato membro alla presidenza dell’Unione europea. Il nostro contributo all’Europa sarà rappresentato dai nostri speciali rapporti con i paesi del Partenariato orientale. La Lettonia e la nostra regione costituiranno il punto di congiunzione con l’oriente, così come gli Stati del Mediterraneo congiungeranno le due coste di quel mare. La nostra visione di un’Europa aperta e la nostra esperienza di integrazione stimoleranno l’apertura dell’Europa.

Onorevoli deputati, il 2015 non è lontano, solo sei anni ci separano da quel momento. Un secolo fa il poeta lettone Rainis ha scritto: “Ciò che cambia, dura”. Queste parole sono più che mai attuali. Sono certo che l’Europa subirà un cambiamento concreto e che la sua economia, il suo benessere, la cooperazione reciproca e il sistema di valori europeo si rafforzeranno. Gli europei andranno fieri di vivere in Europa e al contempo di appartenere alla propria nazione. Unità nella diversità, sviluppo, tutela dei valori e responsabilità di tutti i cittadini nei confronti della propria nazione e della famiglia europea: ecco qual è il futuro dell’Europa.

Onorevoli deputati, lo sviluppo e la prosperità dell’Europa sono la misura del nostro successo, il metro in base al quale verrà giudicato il nostro lavoro. Questo è il nostro compito e mi rivolgo a voi, onorevoli deputati del Parlamento europeo, affinché facciate in modo che gli europei comprendano i nostri obiettivi comuni e la loro portata nella vita di tutti i cittadini europei nei loro rispettivi paesi. Il loro sostegno all’idea di Europa è la migliore garanzia per un futuro europeo. Vi ringrazio, onorevoli deputati, per il lavoro svolto in questa sessione e vi auguro successo per il vostro lavoro futuro e per le prossime elezioni del Parlamento europeo.

 
  
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  Presidente . − Signor Presidente, desidero ringraziarla a nome del Parlamento europeo per il suo intervento e per il coraggio e la determinazione dimostrati a livello europeo. Naturalmente ci ha fatto piacere sentire che lei tiene nella giusta considerazione il Palamento europeo.

Mi ricordo ancora chiaramente che la Lettonia, la Lituania e la Slovacchia furono inizialmente escluse dai negoziati per l’adesione tenutisi nella seconda metà degli anni Novanta. E’ stato il Parlamento europeo a chiedere ai governi di includere tali paesi nei negoziati e di conseguenza il 1° maggio 2004 Lettonia, Lituania e Slovacchia sono diventati Stati membri dell’Unione europea.

Lei ha affrontato la questione dell’energia e desidero risponderle molto brevemente. Abbiamo un commissario molto responsabile, Andris Piebalgs, suo connazionale che, in occasione della controversia sul gas, si è comportato egregiamente la scorsa settimana con la Russia e l’Ucraina, ma in particolare con la Russia. Desidero ringraziarlo, in presenza del suo presidente, per il lavoro svolto.

(Applausi)

Signor Presidente, c’è un’ultima cosa che desidero aggiungere: lei ha parlato di come il suo governo e la Lettonia stiano imparando. Questo è vero, ma anche chi apparteneva alla Comunità europea, ora all’Unione europea, fin dall’inizio sta imparando da voi e sta imparando l’uno dall’altro: questo ci renderà tutti migliori. I nostri valori comuni ci rendono forti e democratici e liberi. La ringrazio, Presidente Zatlers; è stato un vero piacere poterle porgere il benvenuto oggi. Grazie ancora.

(Applausi)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROURE
Vicepresidente

 

9. Dichiarazioni di voto (proseguimento)
Video degli interventi
  

- Relazione Klaß (A6-0443/2008)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signora Presidente, accolgo con favore questo compromesso che obbligherà i governi degli Stati membri a darsi un calendario e a redigere piani d'azione per limitare i rischi connessi all'uso dei pesticidi. Le restrizioni previste in materia di irrorazione aerea saranno certo accolte con favore dai cittadini dell'Unione europea, così come la creazione di zone di rispetto a tutela dell'acqua potabile e degli organismi acquatici. Ho votato a favore della direttiva perché collima con la mia visione in materia di salvaguardia ambientale.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, ho votato a favore di questo compromesso perché trovo del tutto ragionevole prospettare un uso sostenibile dei pesticidi. Credo che il vero problema risieda nella grande disparità di norme tra i vari Stati membri: alcuni paesi sono molto rigorosi in materia di formazione ed educazione degli operatori, il che si traduce in un corretto uso dei pesticidi. Ma non è così ovunque. Credo che questo atto di legge renderà possibili standard più elevati in tutto il territorio dell'Unione europea. Il che è un bene sia per chi effettua l'irrorazione, sia per chi viene a contatto con le sostanze irrorate.

Si tratta a mio avviso di un pacchetto di norme del tutto sensato e sono felice di poterlo appoggiare, congratulandomi con la relatrice.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, ho votato anch'io a favore della relazione. La necessità di disciplinare la materia dei pesticidi è indiscussa e nessuno la contesta. La relazione Klaß estende la portata dei controlli e limita all'essenziale l'uso di prodotti fitosanitari.

E' interessare notare come, se vi è stato un dibattito molto acceso sulla distinzione tra rischio e pericolo a proposito della relazione Breyer, a mio avviso questa distinzione abbia molto più senso se applicata all'uso reale di un prodotto piuttosto che alla sua immissione sul mercato – ed è proprio questo il tema della presente relazione. In altre parole, tanti prodotti comunemente in uso possono essere pericolosi se manipolati e utilizzati impropriamente. Il fatto che siano regolarmente in commercio non costituisce, in sé, un rischio per il consumatore, per l'ambiente o per chi ne fa uso. I pesticidi divengono pericolosi unicamente quando chi li maneggia non sa che cosa sta facendo, fa uso di attrezzature inadeguate, non ha alcun rispetto per l'ambiente acquatico, non li conserva correttamente e non attua i principi di una difesa integrata.

Summa summarum, sono sostanze da usare il meno possibile, come ben sa ogni agricoltore.

 
  
  

- Relazione Breyer (A6-0444/2008)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signora Presidente, torno ancora una volta sul dibattito che si è svolto ieri in plenaria. Ho dato il mio sostegno al nuovo regolamento perché, a mio avviso, costituisce uno strumento atto a perseguire nuove e più sicure alternative per la protezione fitosanitaria. Il riconoscimento reciproco dei pesticidi autorizzati in base all'area geografica mi pare un buon risultato per il nostro Parlamento. Anche l'elaborazione, in base a cognizioni scientifiche, di una lista di sostanze messe al bando, quali agenti cancerogeni, sostanze genotossiche o dagli effetti neurotossici e immunotossici, costituisce un passo in avanti. Come ricordato ieri dal commissario, pare la lista sia applicabile a una piccola percentuale delle sostanze in uso ancor oggi. Tengo però a ricordare che queste disposizioni vanno applicate in modo rigoroso anche ai prodotti importati. Commissario, sarei voluta intervenire anche su altre relazioni, ma non mi è stata data la parola. Si tratta comunque di relazioni già illustrate o già dibattute in questa sede, ragion per cui credo che verranno adottate nella loro forma scritta originale.

 
  
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  Diana Wallis (ALDE) . – (EN) Signora Presidente, devo fare una confessione. Sin da bambina, ho sempre detestato una verdura in particolare: i piselli. Per mia sfortuna, mi trovo a rappresentare una delle aree che ne producono di più in tutta la Gran Bretagna, il che mi ha messo enormemente in difficoltà sulla relazione Breyer. Condivido le finalità della legislazione, ossia promuovere la salute dell'ambiente, e quindi anche la salute umana, ma potenzialmente viene messo a repentaglio un intero comparto agroindustriale importante per la mia regione.

Dopo un aver riflettuto a lungo, ho deciso di astenermi dal voto, ma tengo a chiarire che, a mio avviso, l'intera procedura legislativa seguita in questo caso era viziata alla base. Siamo stati investiti da tali e tante informazioni – spesso contrastanti – che alla fine non solo io, ma penso anche tanti altri, avremmo preferito la possibilità di una terza lettura, o di una conciliazione, per essere certi di aver tutelato tutti gli interessi in gioco.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . – (EN) Signora Presidente, anche per me si è trattato di una decisione sofferta. La relazione mi è parsa in linea generale molto equilibrata e costruttiva, pensata di certo per garantire un'elevata protezione della salute umana e animale nonché dell'ambiente.

Mi preoccupa tuttavia la prospettiva di decidere se approvare o meno una data sostanza in base alla sua pericolosità senza tener conto di un'eventuale esposizione. Reputo indispensabile una valutazione d'impatto condotta su basi scientifiche.

E mi preoccupa il fatto che, parlando con i cittadini sulle tematiche dell'Unione europea, mi venga puntualmente ribattuto che la legislazione comunitaria non sempre è commisurata. La relazione prevede una certa flessibilità: a mio avviso ne occorre però di più e, soprattutto, occorrono ulteriori dati scientifici sui quali basarsi. Vi è un principio di precauzione che è giusto non dimenticare, ma le decisioni vanno prese anche in base a dati oggettivi e, in questa materia, vorrei vederne di più.

 
  
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  Neena Gill (PSE) . – (EN) Signora Presidente, un uso efficiente ed efficace dei pesticidi è una necessità. Se salvaguardia ambientale e tutela della salute pubblica vanno di pari passo, reputo necessario compenetrare anche le esigenze di consumatori e produttori. Pur apprezzando lo sforzo della relazione Breyer sul fronte della semplificazione burocratica, non posso prestare il mio sostegno.

Ho incontrato numerosi esperti ed esponenti della National Farmers' Union della mia circoscrizione, il West Midlands: tutti hanno espresso forti riserve sugli effetti di questa relazione sulle rese agricole. Riserve che mi sento di condividere. La mia principale preoccupazione riguarda la mancanza di una vera valutazione d'impatto da parte della Commissione e che non vi siano indicazioni chiare circa le implicazioni della relazione per la realtà agricola.

In un'epoca di rincaro dei prezzi degli alimentari su scala planetaria, non mi sembra certo questo il momento per reazioni inconsulte, quali provvedimenti che rischiano di avere ripercussioni negative sulla produzione di alimenti. Ecco perché il mio gruppo ha presentato un emendamento in cui chiede una vasta valutazione d'impatto, necessaria ormai da tempo.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, come altri colleghi devo dire a mia volta che si tratta di un caso molto difficile. Così come all’onorevole Wallis stanno a cuore i piselli, è facile immaginare che per l'Irlanda l'emergenza siano le patate. Nel complesso, però, il testo sul quale abbiamo votato costituisce un pacchetto di proposte molto migliore rispetto a quello originario e mi congratulo con quanti l'hanno reso possibile col loro lavoro.

Vorrei fare qualche considerazione, per giungere poi al tema essenziale. Credo che a questo punto gli agricoltori debbano esercitare delle pressioni, e con più energia che mai, sull'industria chimica affinché produca alternative più sicure che consentano loro di proseguire la produzione di alimenti.

Passando alla questione delle importazioni di generi alimentari, la Commissione deve dare risposte ad agricoltori e produttori dell'Unione europea che si vedono proibire l'uso di certe sostanze, ma che vedono paesi terzi continuare a utilizzarle. Per guadagnarsi il sostegno degli agricoltori si impone un chiarimento.

 
  
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  Ashley Mote (NI) . – (EN) Signora Presidente, ho votato contro una proposta che, a tutti gli effetti, si è vista ostaggio della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e dei commissari competenti. Ieri le relatrici hanno magnificato i vantaggi della standardizzazione; peccato solo che questa dovrebbe essere un'Unione nella diversità. E se c'è un ambito in cui si impongono senno, discernimento e diversità, è proprio questo.

Questo doveva essere sostanzialmente un problema di agricoltura, ma il commissario danese all'agricoltura ha brillato per assenza, fatto increscioso le cui radici vanno ricercate in un conflitto di interessi: in Danimarca non sono in grado di trattare adeguatamente l'acqua di falda.

Dalle mie parti, gli agricoltori si sentono abbandonati e apertamente insultati da chi li accusa di non sapere ciò che stanno facendo e che hanno bisogno di qualcuno che glielo dica. Siete riusciti a creare l'ennesima categoria di cittadini britannici sinceramente disgustati dalle ingerenze dell'Unione europea.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, su questa relazione è piovuta da ogni dove una ridda di illazioni e di paure, a tal punto da rendere difficile la distinzione tra realtà e fantasia, ma anche decidere come votare.

Pur riconoscendo le preoccupazioni dei produttori di frutti rossi, patate e cereali che, in Irlanda, mi hanno esposto la loro posizione, ho scelto di appoggiare il compromesso. Penso che le migliorie apportate siano apprezzabili, anche se mi resta qualche dubbio. Ho votato a favore perché ho ritenuto che andare in conciliazione avrebbe aperto il peggiore degli scenari. La deroga quinquennale, prorogabile in caso di grave emergenza fitosanitaria, costituisce un'importante rete di sicurezza e stimola l'industria chimica a fare ricerca per mettere a punto soluzioni alternative.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, se ci si sofferma sull'essenza della costruzione europea, ci si accorge che è solamente dialettica. Si parla tanto di democrazia, eppure si ignora la volontà democraticamente espressa da francesi, olandesi e irlandesi per via referendaria. Si parla di sicurezza alimentare, eppure ora si vota su una relazione potenzialmente in grado di scalzare la produzione alimentare dell'Unione europea. Si parla di andare incontro ai cittadini e agli agricoltori degli Stati più poveri, eppure ora, grazie a questo voto, si chiede la messa al bando delle importazioni di prodotti agricoli per i quali sono stati impiegati pesticidi ora vietati nel territorio dell'Unione europea.

Mi limito a lanciare un appello ai colleghi deputati e alla Commissione: per carità, in futuro cerchiamo di pensare alle conseguenze non volute dei nostri atti di legge. Concordo con l’onorevole Wallis sulle procedure legislative e sull'opportunità di una terza lettura, nonché sul fatto che abbiamo dovuto lavorare in gran fretta e che non vi sia stata un'adeguata valutazione d'impatto su basi scientifiche. Assicuriamoci che ciò non capiti mai più.

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, ho cercato di far saltare il compromesso votando contro le relative parti di questa relazione. E ne spiegherò le ragioni dando lettura di una lettera inviatami da James Mowbray, agricoltore di Skegness, nella mia regione.

Mi scrive: “Mi occupo direttamente di uso di prodotti fitosanitari da ormai quarant'anni. Li ho sempre utilizzati con la massima attenzione alla salute umana, alla flora e alla fauna e non mi risulta di avere mai procurato danni alla mia salute o all'ambiente. Trovo quindi sconcertante che l'eventuale messa al bando di tante sostanze, tra le quali anche i fungicidi triazolici, si basi su argomentazioni non scientifiche, con il risultato di ridurre sia la sostenibilità economica della mia azienda, sia la disponibilità di alimenti prodotti localmente”.

Ho ricevuto commenti dello stesso tenore anche da centinaia di altre persone, dalla Empire World Trade, organizzazione con sede a Spalding nel Lincolnshire, da John Manby di Parker Farms con sede a Leicester, da John Clark del Nottinghamshire, da Jonathan Reading e la lista continua. Ecco perché ho votato contro il compromesso.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM) . – (EN) Signora Presidente, ora che si è votato e che ciascuno ha espresso il proprio parere, vorrei tornare su un aspetto ricorrente nella discussione, tanto in Aula quanto in commissione. Mi riferisco all'enorme diffidenza degli agricoltori e al pregiudizio diffuso che li vede come nemici della salute e dell'ambiente. In base alla mia esperienza, è vero l'esatto contrario. Gli agricoltori irlandesi sono stati per migliaia di anni e sono tuttora custodi e protettori dell'ambiente e lo hanno mantenuto vivo, pulito e produttivo. Per le stesse ragioni, agli agricoltori va il merito ultimo della nostra buona salute. Esorto tutti a rinnovare la propria fiducia nei nostri agricoltori, che fanno tutto il possibile per nutrirci tra mille difficoltà: avversità meteorologiche, parassiti e, naturalmente, politiche dell'Unione europea.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

- Relazione Costa (A6-0468/2008)

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. - (EN) Abbiamo appena votato un accordo in materia di sicurezza dell'aviazione civile. Nonostante l'aereo sia uno tra i mezzi di trasporto più sicuri in assoluto, la prudenza non è mai troppa.

Strettamente collegata a questa è la discussione in materia di antiterrorismo. Dopo gli agghiaccianti attentati alle Torri gemelle, sono state varate innumerevoli misure di controllo. Proprio come nel caso della sicurezza dell'aviazione civile, però, anche in questo campo la prudenza non è mai troppa. Anzi, proprio quando ci si sente troppo sicuri i terroristi hanno gioco facile nel colpire ancora.

Occorre naturalmente trovare un punto di equilibrio fra libertà e diritti civili, da un lato, e misure di controllo dall'altro. Al momento di scegliere tra le due, però, bisogna stabilire delle priorità. Per esempio, vi è stata una levata di scudi contro l'idea di scambiarsi la lista dei passeggeri invocando ragioni di protezione dei dati. E' però ovvio che simili misure di controllo permetterebbero un'analisi molto più approfondita che in frontiera.

Viviamo in una nuova era. Vengono presi di mira deliberatamente civili innocenti, specie se cittadini di alcuni Stati nel mirino. In un simile contesto, non si può pretendere che questi paesi non facciano tutto il possibile per tutelare l'incolumità dei propri cittadini.

 
  
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  Dragoş Florin David (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore di questa relazione perché l'industria aeronautica romena ne ricaverà un beneficio diretto. Gli accordi negoziati ricalcano abbondantemente la struttura del classico accordo in materia di sicurezza dell'aviazione; si basano sulla fiducia reciproca tra i vari sistemi e sul raffronto tra differenze normative. Ciò comporta degli obblighi e la necessità di varare metodi di cooperazione fra autorità preposte all'esportazione e all'importazione. I mezzi per raggiungere tali obiettivi, quali in particolare la cooperazione e il reciproco riconoscimento dei risultati delle certificazioni in materia di aeronavigabilità e manutenzione, sono specificati in allegato all'accordo, a differenza degli accordi convenzionali, che solitamente disciplinano questa materia mediante separati accordi non vincolanti, stipulati tra le autorità preposte all'aviazione civile. Gli allegati rispecchiano sostanzialmente i contenuti delle regole comunitarie di attuazione per la certificazione di aeronavigabilità (regolamento n. 1702/2003 della Commissione) e di manutenzione (regolamento n. 2042/2003 della Commissione), che possono essere modificati dalle parti mediante decisione del consiglio bilaterale di supervisione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Le origini degli accordi in materia di aviazione tra Comunità europea e Stati Uniti vanno ricercate nella liberalizzazione del trasporto aereo, che ne rappresenta la base.

Questi accordi, varati a livello di Unione europea (o meglio, dalla Comunità europea, unico ente con la personalità giuridica, e dal mercato unico europeo, nell'obiettivo di una completa liberalizzazione), mirano a prevalere su ogni altro accordo bilaterale in essere fra i vari Stati membri e gli USA.

Come in altre risoluzioni già adottate dal Parlamento europeo, si ribadisce che siamo proprio noi i primi interessati a un elevato livello di sicurezza dell'aviazione civile e all'adozione i provvedimenti per ridurre al minimo l'impatto economico derivante per l'industria aeronautica e per i vettori da doppioni di supervisione regolamentare. Tuttavia, vanno salvaguardati due aspetti essenziali: innanzi tutto, l'obiettivo e la base di partenza di tali processi non devono essere quelli di creare o agevolare, mediante l'armonizzazione degli standard, le condizioni per aumentare ancor più la liberalizzazione dei trasporti aerei. In secondo luogo, questi processi non devono promuovere l'armonizzazione di standard e norme verso il basso, specie tenuto conto che, quando si mescolano tra loro sicurezza, semplificazione degli oneri e liberalizzazione, a prevalere sono la logica del profitto e della concentrazione.

Restiamo convinti che il trasporto aereo debba essere difeso in quanto servizio pubblico, fornito in ciascun paese da vettori pubblici in grado di garantire qualità e sicurezza nel servizio erogato al cittadino.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. - (DE) Condivido in linea generale la relazione del collega, l’onorevole Costa, sull'aviazione civile.

E' essenziale che, sulla base di questo accordo, Unione europea e Stati Uniti riescano a concordare una linea comune. E' però fondamentale che questo partenariato transatlantico abbia per soggetti due partner veri, non solo sulla carta. Vanno concordati criteri obbligatori per ambo le parti.

In caso di inosservanza, da parte dell'Unione europea o degli USA, l'accordo dovrà prevedere una clausola di rescissione.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. – (PL) Ho votato a favore della proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma di un accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti d’America sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell’aviazione civile (A6-0468/2008). Concordo con la proposta del relatore sulla conclusione di questo accordo.

Ritengo del tutto legittimi gli obiettivi proposti, segnatamente facilitare gli scambi di beni e servizi coperti dall'accordo, limitare il più possibile la duplicazione delle valutazioni, dei test e dei controlli ai casi di significative differenze regolamentari, ricorrere al sistema della certificazione da ambo le parti per accertare la conformità ai requisiti della controparte.

Confido che il rapporto fiduciario tra i sistemi delle due parti firmatarie agevolerà l'attuazione dell'accordo stesso.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Come relatrice del Parlamento per la risoluzione legislativa sull'estensione dei poteri dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA), saluto con favore l'accordo negoziato con gli Stati Uniti per agevolare il reciproco riconoscimento dei certificati di sicurezza dell'aviazione civile.

L'accordo segna un passo importante nel rafforzamento della cooperazione transatlantica, che costituisce un obiettivo prioritario del gruppo PPE-DE, e getta solide basi per dare slancio all'interscambio di beni e servizi fra Unione europea e USA nel comparto dell'aviazione civile, con indubbi vantaggi per l'Europa. L'accordo offre maggiori garanzie in materia di sicurezza e compatibilità dei prodotti, dei componenti e degli aeromobili, il tutto con più severità sul piano ambientale. In tali condizioni, confidiamo che i principi del Cielo unico europeo vengano in futuro estesi anche alla cooperazione transatlantica e che detta cooperazione vada a interessare anche la ricerca e l'applicazione delle nuove tecnologie in questo campo, in base alla collaborazione tra SESAR e NextGen.

Penso che questo accordo agevolerà, a lungo termine, l'approfondimento della cooperazione tra AESA e FAA, con benefici non soltanto reciproci, ma anche per compagnie aeree, industrie aeree e, soprattutto, passeggeri.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il futuro della politica esterna dei trasporti presuppone buone relazioni tra la Comunità europea e gli Stati Uniti. Pertanto, uno degli aspetti essenziali di questo accordo di cooperazione in materia di sicurezza dell'aviazione civile risiede proprio nella fiducia reciproca fra i due sistemi e nel raffronto delle differenze normative. L'accordo mira ad agevolare l'interscambio di beni e servizi nel campo dell'aviazione, limitando il più possibile la duplicazione delle valutazioni, dei test e dei controlli ai casi di significative differenze regolamentari. Riteniamo che il quadro che ne sta emergendo funzionerà con scioltezza nella realtà di ogni giorno e consentirà di risolvere le difficoltà scaturite dalla sua attuazione grazie a un sistema di costante cooperazione e consultazione. L'accordo segna un altro fondamentale passo nella dimensione esterna della politica europea dei trasporti ed è per questo che ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. - Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole con riguardo alla relazione dell'onorevole Costa sulla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell'aviazione civile, come da proposta di decisione del Consiglio.

Concordo con il relatore nel ritenere che il Parlamento debba concedere il suo parere favorevole alla firma dell'accordo, perché ciò consentirebbe un chiaro snellimento dello scambio di prodotti e servizi tra le due parti nel settore della navigabilità aeronautica e della manutenzione, evitando ridondanti duplicazioni di valutazione, verifica di conformità ai requisiti di sicurezza, i quali devono tuttora essere ripetuti pur presentando numerose similarità. Credo sia opportuno, tuttavia, che l'accordo venga in un primo momento applicato in maniera provvisoria, così da individuare gli eventuali inconvenienti di ordine pratico e applicativo ed eliminarli prima di procedere all'approvazione definitiva.

 
  
  

- Relazione Wallis (A6-0511/2008)

 
  
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  Dragoş Florin David (PPE-DE), per iscritto.(RO) Ho votato a favore di questa relazione per una migliore disciplina delle imprese in seno all'Unione europea.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto.(RO) Ho votato a favore della relazione sul regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d’attivo e agli scambi d’azioni concernenti società di Stati membri diversi, dal momento che simili transazioni comportano cambiamenti radicali nella forma giuridica delle società commerciali. L'Unione europea deve varare le misure del caso per garantire una regolamentazione uniforme, armonizzata ma efficace.

Ho prestato inoltre il mio appoggio perché, da avvocato, sono intenzionato a sostenere in questo Parlamento ogni sforzo per armonizzare e codificare a livello europeo la legislazione fiscale, economica, civile e penale.

 
  
  

- Relazione Botopoulos (A6-0508/2008)

 
  
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  Dragoş Florin David (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione in quanto il regolamento di procedura del Tribunale di primo grado non contiene alcuna disposizione in materia di regime linguistico applicabile alle impugnazioni proposte contro le decisioni del Tribunale della funzione pubblica dell'Unione europea. Non esiste infatti alcun corrispettivo dell'articolo 110 del regolamento di procedura della Corte di giustizia.

 
  
  

- Relazione Belder (A6-0489/2008)

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. – (PL) Signora Presidente, a seguito dell'ultimo conflitto armato nei Balcani, gli Stati europei hanno assunto in materia posizioni a dir poco contrastanti. Ciononostante, con un impegno attivo nel contesto esistente all'epoca, l'Unione europea ha mostrato nei fatti che i Balcani rappresentano per noi un'area importante e che sono parte integrante dell'Europa. Siamo pertanto tenuti a prestare il nostro sostegno a questi paesi nel loro impegno sulla strada della stabilità e della piena democratizzazione. Appoggio la relazione Belder perché ribadisce la necessità di prestare assistenza ai vari Stati balcanici pur trattandoli come partner a sé stanti e indipendenti.

E' inoltre un fatto positivo che la relazione ribadisca la necessità di varare una politica comune dell'energia. Urge mettere in campo una diversificazione delle fonti, a beneficio non solo dell'Unione, ma dell'Europa tutta.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. - (EN) La relazione Belder fornisce un'istantanea dei rapporti economici e commerciali con questa regione che diviene sempre più stabile e nella quale sono numerosi i paesi candidati all'adesione. Il ruolo dell'Unione europea come partner di spicco sul piano economico e commerciale, ma anche come fattore di stabilità e di pace duratura nella regione, riveste un'importanza centrale.

La forza dell'Unione europea come partner economico, ma anche come modello di società civile solida, di buongoverno e di dinamismo delle istituzioni, va sfruttata per dare impulso allo sviluppo della regione. La scelta di un approccio tripartito e differenziato, che tenga conto delle differenze riscontrabili tra i vari paesi dell'area, degli accordi di associazione e di ulteriori forme di aiuti, indica con chiarezza la strada da seguire per combattere i problemi legati al sottosviluppo e per incoraggiare un'intensa cooperazione economica a scala regionale e internazionale.

Sostengo la relazione presentata dall'onorevole Belder come strumento per cementare una pace durevole e per promuovere gli ideali per i quali tutti noi ci battiamo.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) So bene che la relazione Belder tratta unicamente la cooperazione economica e commerciale con i Balcani occidentali e l'evidente necessità che l'Unione europea presti la sua assistenza alla ricostruzione economica, legale, politica e sociale dell'area.

Sono però sorpreso che, malgrado i proclami sulla differenziazione degli aiuti e sulla necessità di adattarli alle realtà di ciascun paese, la relazione non tenga poi conto delle situazioni specifiche di ciascun paese. La Serbia, per esempio, non è mai menzionata.

Questo Parlamento, sempre così pronto a condannare le violazioni dei diritti umani in tutto il pianeta o a pretendere clausole sui diritti umani negli accordi di cooperazione internazionale, è riuscito nell'impresa di votare una relazione sui Balcani che non menziona neppure una sola volta la drammatica e intollerabile situazione i cui versano i serbi del Kosovo, emarginati nella culla storica della loro patria. E' una relazione che però si vanta al contempo per le centinaia di milioni di euro versati a quelle stesse autorità che hanno provocato, organizzato o tollerato una simile situazione.

 
  
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  Vural Öger (PSE), per iscritto. - (DE) Il consolidamento delle relazioni economiche con i Balcani occidentali riveste un'enorme importanza sia per l'Unione europea, sia per la regione. Sono quindi lieto di constatare il grande impegno profuso dal Parlamento in materia e l’approvazione odierna della relazione Belder. Alla luce del futuro europeo di questi paesi, il loro ravvicinamento politico ed economico all'Unione è di enorme importanza. Per poterli instaurare una relazione a lungo termine, è però necessario incoraggiare lo sviluppo dell'economia di mercato e della cooperazione regionale nell'area.

Da questo nasce l'importanza di segnali positivi e costruttivi da parte del Parlamento. L'Unione europea ha tutto l'interesse a promuovere in questi paesi la stabilità politica, la certezza del diritto e quindi di un clima favorevole agli investimenti esteri. La relazione Belder sottolinea il legame tra il livello delle relazioni economiche e i progressi raggiunti da ciascun paese. L’Unione europea deve inoltre porsi l'obiettivo di diversificare le economie nazionali dei vari Stati dei Balcani occidentali. Sono questi aspetti importanti, ripresi nella relazione. Sono convinto che un positivo sviluppo delle relazioni economiche tra l'Unione europea e i Balcani occidentali gioverà a tutti i paesi del continente e attendo con trepidazione l’attuazione delle nostre proposte.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. –Signor Presidente, onorevoli colleghi, dichiaro il mio voto a favore della relazione dell'On. Belder riguardante le relazioni economiche e commerciali con i Balcani occidentali.

Sono d'accordo con il collega nel ritenere che l'Unione Europea abbia un ruolo fondamentale nel processo di ripresa economica e politica nei paesi della zona dei Balcani occidentali, nella prospettiva della loro adesione all'Unione europea, prima in termini di stabilizzazione della situazione politica, poi in termini economici e commerciali.

Desidero tuttavia sottolineare la necessità che in ciascun caso-paese l'Unione analizzi e valuti nella maniera più approfondita la situazione del rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Mi riferisco, in particolare alla Croazia e ai numerosi esuli italiani che continuano ad essere palesemente discriminati in tale territorio, a dispetto della candidatura ufficiale della Croazia per l'ingresso nell'UE. Tale aspetto è, a mio avviso, in contraddizione con la situazione della Serbia, paese al quale è stato riconosciuto solo lo status di potenziale candidato e al quale sarebbe auspicabile che l'Unione si aprisse in misura maggiore di quanto finora fatto.

 
  
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  Flaviu Călin Rus (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore di questo testo sulle relazioni economiche e commerciali con i Balcani occidentali (A6-0489/2008); la proposta di risoluzione del Parlamento europeo include anche il parere della commissione per gli affari esteri e quello della commissione per lo sviluppo regionale, della quale sono membro.

La crescita e lo sviluppo economico nella regione getteranno le basi per un partenariato costruttivo con gli Stati più orientali dell'Unione europea, fra i quali rientra anche la Romania.

Al contempo, legare le politiche economiche e commerciali dei paesi dei Balcani occidentali a quelle dell'Unione europea supporterà gli accordi di associazione e stabilizzazione firmati tra l'UE e questi paesi.

Ho votato a favore della relazione anche perché la stabilità economica può portare anche alla stabilità politica in una regione tanto tormentata per anni.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE), per iscritto. – (PL) L'Unione deve fare uso di tutti gli strumenti a disposizione per motivare e persuadere i paesi dei Balcani occidentali ad attuare le riforme più importanti. In questo contesto, l'espansione della cooperazione economica regionale, così come la prospettiva di adesione all'Unione europea sono fattori importanti. Il varo di legami capillari e saldi tra paesi diversi può portare a forme specifiche di integrazione economica, concorrendo a limitare la minaccia di nuovi conflitti in futuro. Anche una realistica prospettiva di adesione sortirebbe analogo effetto. I Balcani hanno già compiuto enormi progressi sulla via dell'avvicinamento all'Unione europea, ma la prospettiva di un'adesione avrà di certo l'effetto di incoraggiare gli Stati a proseguire i loro sforzi di integrazione con la Comunità.

Mi preme tuttavia evidenziare che, al di là degli strumenti di sostegno economico, uguale importanza riveste anche ogni iniziativa atta a integrare le società balcaniche nell'Unione. Ecco perché risulta cruciale l'introduzione di cambiamenti il più possibile estesi che agevolino la libera circolazione delle persone e un adeguato sostegno ai giovani. Potremo dire di avercela fatta solo quando le popolazioni balcaniche sentiranno di godere degli stessi diritti degli altri cittadini europei.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. - (NL) Mi trovo completamente d'accordo con le parole dell'onorevole Belder e con le sue raccomandazioni per migliorare i rapporti economici e commerciali con i Balcani occidentali. L'Unione europea riveste un ruolo chiave nella ripresa della regione. Gli accordi di stabilizzazione e associazione, le preferenze commerciali e l'assistenza tecnica e finanziaria sono i tre pilastri sui quali l'Unione fonda le speranze di portare stabilità nell'area. Vero è che i vari paesi della regione differiscono tra loro nel grado di sviluppo e di adozione dell’acquis communautaire, il che sconsiglia una strategia unica per suggerire invece un approccio mirato, tagliato su misura per le realtà in questione. L'Albania non è il Montenegro, così come la Bosnia-Erzegovina non è il Kosovo.

L'andamento dei negoziati di adesione (o la loro apertura, nel caso di paesi potenzialmente candidati) con gli Stati balcanici occidentali dovrà naturalmente essere subordinato al pieno rispetto dei criteri di Copenaghen e al rispetto incondizionato dei principi democratici e dei diritti umani. Va però ribadito chiaramente che tutti questi paesi hanno un futuro in seno all'Unione europea e che l'adesione consegnerà alla storia una volta per tutte i conflitti sanguinari che hanno caratterizzato la regione per secoli.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) L'Unione europea ha svolto un ruolo di enorme importanza nel processo di ricostruzione economica e politica dei paesi appartenenti alla ex Iugoslavia. Si è assunta anche un'altrettanto enorme responsabilità nei confronti di tutta la regione dei Balcani occidentali, dove l'Unione europea deve misurarsi oggi con la difficile opera di ricostruzione dell'intera regione.

L'Unione è assurta a principale partner commerciale di tutti gli Stati dei Balcani occidentali. I tre pilastri sui quali si regge tale cooperazione sono gli accordi di stabilizzazione, le preferenze commerciali, l'assistenza tecnica e finanziaria. Il processo di stabilizzazione deve mirare in primis a innalzare il livello di vita e a garantire uno sviluppo economico permanente nella regione balcanica. Nel varare le azioni del caso, tuttavia, l'Unione europea non deve dimenticare l'adesione di alcuni di quei paesi e il potenziale status di candidati all'adesione di altri Stati.

Non si può non convenire con il relatore che una condicio sine qua non per lo sviluppo dei paesi in questione è rappresentata dall'adesione alla OMC (Croazia, Albania ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia ne fanno già parte). Per garantire una piena integrazione nel sistema commerciale mondiale, è però essenziale che anche Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro aderiscano a tale organizzazione.

Pur apprezzando i progressi già compiuti in termini di modernizzazione nella regione dei Balcani occidentali, l'obiettivo da perseguire è la piena integrazione con il sistema economico dell'Unione europea.

 
  
  

- Relazione McGuinness (A6-0505/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. - (SV) La relazione sulla politica agricola comune e la sicurezza alimentare globale tratta temi importanti, come le conseguenze del rincaro dei prezzi dei generi alimentari sia nei paesi ricchi, sia nei paesi poveri e l'importanza di garantire a tutti l'accesso all'alimentazione.

Noi socialdemocratici svedesi abbiamo scelto di votare contro la relazione perché contiene formulazioni problematiche rispetto alla politica dell'agricoltura. Inter alia, vorremmo veder ridotta la quota di bilancio comunitario destinata alla PAC, riconosciuta e sviluppata l'ecocondizionalità, nonché un adattamento dell'intero sistema alle regole di mercato. La relazione non collima con queste nostre concezioni ed abbiamo pertanto deciso di votare contro.

 
  
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  Liam Aylward (UEN), per iscritto. - (EN) Garantire un approvvigionamento alimentare sostenibile è una delle grandi sfide che ci attendono. Sfida che diverrà sempre più pressante sotto il peso della crescita demografica. Allo stato attuale, la popolazione planetaria cresce di 70 milioni di abitanti all'anno. Come farvi fronte, se già oggi sono malnutriti 850 milioni di persone?

Se la sostenibilità dell'approvvigionamento alimentare è tra le sfide più grandi, sono innegabili i tanti successi conseguiti in epoche recenti dall'Unione europea, che ha portato pace, stabilità e prosperità. L'Unione europea è il primo donatore di aiuti pubblici allo sviluppo nonché un modello di cooperazione: è un patrimonio di esperienza da mettere al servizio del pianeta.

L'Unione non può permettersi il lusso di politiche miopi. Proprio come sono interconnesse le sorti del mondo, oggi sono sempre più legate tra di loro anche le varie politiche settoriali. La presente relazione ne prende atto e riconosce che gli elevati standard dell'Unione europea e la grande esperienza agricola possono rivelarsi preziosi per far fronte alla sfida della sicurezza alimentare globale, anche finanziando l'uso di fertilizzanti e di sementi ad alta resa, o formando e sostenendo gli agricoltori e i produttori alimentari.

 
  
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  Niels Busk e Anne E. Jensen (ALDE), per iscritto. - (DA) Gli onorevoli Jensen e Busk hanno votato a favore della relazione McGuinness sul tema politica agricola comune e sicurezza alimentare globale, poiché gran parte del testo è eccellente e perché è possibile votare solo a favore o contro. Non possiamo però sostenere i paragrafi 63 e 64, che mettono in dubbio la liberalizzazione degli scambi in campo agricolo. Quali ferventi sostenitori del libero scambio, reputiamo invece del tutto giusto adoperarsi per l'applicazione dei principi del libero mercato anche ai prodotti agricoli.

 
  
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  Ole Christensen, Dan Jørgensen, Poul Nyrup Rasmussen, Christel Schaldemose e Britta Thomsen (PSE), per iscritto. - (DA) I deputati danesi del Gruppo socialista al Parlamento europeo hanno votato contro la presente relazione d'iniziativa sulla politica agricola comune e la sicurezza alimentare globale. Questo perché la relazione contrasta la liberalizzazione della politica agricola e critica le restrizioni poste dall'Unione europea all'uso dei pesticidi. Reputiamo necessario un accesso equilibrato all'approvvigionamento alimentare su scala globale, ma questo obiettivo non si vedrà certo agevolato dal mantenimento o dall'ampliamento degli attuali aiuti comunitari all'agricoltura.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La problematica alimentare globale diviene sempre più pressante, anziché ridursi, e colpisce ovunque i ceti popolari, non solo nei paesi meno sviluppati, ma anche in quelli più avanzati.

La principale causa di questa situazione risiede nel fatto che il criterio ultimo della produzione agricola e alimentare è il profitto e non garantire l'approvvigionamento mondiale.

La quotazione borsistica dei generi alimentari si è tradotta in una spirale di prezzi al rialzo – e, con essa, in un rapido incremento dei profitti nelle tasche delle multinazionali dell'alimentazione, con una netta riduzione della produzione agricola e delle riserve alimentari planetarie e con un aumento del fenomeno della malnutrizione.

Per affrontare una situazione tanto inaccettabile, che condanna un miliardo di persone alla malnutrizione e alla fame, la relazione non va oltre qualche pio auspicio, comunque vanificato dall'ostinazione con cui difende le solite politiche di sempre: sostegno alla PAC con tanto di revisioni e di valutazioni dello stato di salute, completamento dei negoziati in seno alla OMC, disacoppiamento fra aiuti e produzione e perseveranza nella produzione di biocarburanti, sottraendo così terra alla produzione alimentare con la scusa di salvaguardare l'ambiente.

Principi quali la sovranità e la sicurezza alimentare, o il diritto all'autosufficienza, sono menzionati a stento.

I deputati europei del partito comunista greco hanno votato contro la relazione in quanto, malgrado le conclusioni tratte e gli auspici formulati, sostiene comunque una politica contro il popolo e a favore dei monopoli, condannando sempre più persone alla malnutrizione e alla fame.

 
  
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  Lena Ek (ALDE), per iscritto. - (SV) E’ di fondamentale importanza combattere e alleviare la fame nel mondo. A tale riguardo, accolgo con favore i contenuti della relazione di iniziativa presentata dall’onorevole McGuinness sulla politica agricola comune e la sicurezza alimentare globale.

Ho tuttavia deciso di astenermi dal voto perché la relazione ha qua e là toni fortemente protezionistici. Sovvenzionare e regolamentare l'agricoltura a livello interno non giova certo all'obiettivo di un'Unione europea aperta, verde e dinamica. Un libero mercato mondiale dei prodotti agricoli agevolerebbe lo sviluppo agricolo dei paesi poveri. E' quanto avviene oggi, segnatamente, in buona parte dell'Africa.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Condividiamo numerosi aspetti sottolineati dalla relazione, e in particolare:

- il fatto che il cambiamento di politica si sia tradotto in una perdita di potenziali opportunità di mercato per i produttori comunitari e in una maggiore dipendenza dalle importazioni di alimenti dall'esterno dell'Unione europea, prodotti secondo standard ben diversi e mettendo in difficoltà la produzione agricola comunitaria;

- il timore che il drastico aumento dei costi della produzione agricola comporti una riduzione delle superfici coltivate e della produzione, esacerbando la crisi alimentare in Europa e nel mondo;

- la necessità di strumenti di intervento per evitare fluttuazioni dei prezzi troppo pronunciate e dannose;

- la preoccupazione per la crescente concentrazione di mercato nel settore alimentare al dettaglio, che ha portato all'instaurazione di monopoli, e la necessità di negoziare con la distribuzione al dettaglio soluzioni più favorevoli ai piccoli coltivatori.

Vi sono però altri aspetti che non possiamo condividere:

- il crescente orientamento della PAC al mercato e l'esecrazione della nozione di sovranità alimentare, a beneficio della sola sicurezza alimentare, dimenticando che questa è difficilmente possibile senza sovranità alimentare.

Ecco le ragioni della nostra astensione dal voto.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La relazione McGuinness tocca un tema che reputo strategico: la sicurezza alimentare e l'importanza, in un mondo globalizzato, di un'agricoltura europea forte e competitiva.

A seguito della recente crisi dei prezzi degli alimenti, la sicurezza alimentare deve costituire per l'Unione europea una priorità. Sebbene non sia prevista una nuova crisi alimentare nel breve periodo, non è esclusa in futuro, tenuto conto dell'impatto avverso del cambiamento del clima sulla produzione agricola e di una domanda in costante aumento.

Poiché i paesi in via di sviluppo non saranno probabilmente in grado di produrre alimenti a sufficienza per le loro popolazioni in crescita, i paesi industrializzati avranno ancora per molto tempo l'importante compito di produrre ed esportare cibo.

La PAC deve quindi tornare a costituire una priorità dell'Europa e rappresentare il fondamento stesso della politica europea per la sicurezza alimentare: in epoche di crisi finanziaria, ciò è più importante che mai.

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert, Jules Maaten, Toine Manders e Jan Mulder (ALDE), per iscritto. - (NL) La delegazione del partito popolare olandese per la libertà e la democrazia (VVD) ha votato a favore della relazione McGuinness sulla politica agricola comune e la sicurezza alimentare globale, pur disapprovandone alcuni aspetti. La delegazione del VVD avrebbe preferito che il testo affermasse chiaramente che le barriere agli scambi nel mondo in via di sviluppo vanno smantellate gradualmente e in modo reciproco. E avrebbe preferito che la relazione si schierasse a favore di una procedura apposita e più rapida per l'autorizzazione dei prodotti cisgenici, che ricadono tuttora nella procedura prevista per i prodotti biotecnologici convenzionali, nonostante facciano uso di materiale genetico ottenuto dalla stessa specie.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. - (EN) La relazione McGuinness tratta temi di rilevanza planetaria. Nel volgere di due anni, i prezzi alimentari mondiali sono aumentati di oltre l'80 per cento e le scorte di cereali si sono ridotte pericolosamente. La pressione sulle scorte alimentari globali giunge anche da fattori sinora inediti, come la maggior domanda di biocarburanti. Accolgo con favore l'orientamento d'insieme di questa relazione e, di conseguenza, ho votato a favore.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE), per iscritto. - (FI) Signora Presidente, ho votato a favore della relazione McGuinness, ma tengo a richiamare all'attenzione, in particolare, su quanto segue.

Per la prima volta dagli anni Settanta, ci siamo trovati dinanzi a una crisi alimentare mondiale. Tale emergenza è in realtà iniziata prima dell'attuale crisi economica globale, con l'improvviso schizzare alle stelle dei prezzi di mais e frumento. Ora si parla di crisi finanziaria e non più di crisi alimentare, ma questa non è certo sparita. E' terrificante pensare che, ancor prima dell'attuale emergenza alimentare, circa un miliardo di esseri umani sul pianeta soffrivano la fame e la denutrizione cronica.

La sicurezza alimentare – l'accesso a un'alimentazione sufficiente, sicura e nutriente – deve assurgere a priorità politica fondamentale non solo qui, ma anche altrove. Non è tollerabile che, mentre la carestia dilaga nel mondo e i prezzi degli alimenti aumentano senza controllo, in Europa si smantelli l'agricoltura per le ragioni più disparate. In Finlandia, come in altri Stati membri, abbiamo il diritto di dedicarci a un'agricoltura redditizia sia oggi, sia in futuro.

Il comparto alimentare ha una notevole ricaduta occupazionale: in Europa, dà lavoro a oltre 4 milioni di persone. In Finlandia, si calcola che l'intera filiera alimentare dia lavoro a circa 300 000 persone, pari al 13 per cento degli occupati. E' evidente la necessità di tutelare questi posti di lavoro, proprio in un'epoca di crisi alimentare ed economica.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. - (SV) E' interessante constatare come la commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale abbia deciso di non inserire nel testo un aspetto essenziale suggerito dalla commissione per lo sviluppo: “Il Parlamento europeo chiede alla Commissione e al Consiglio, in stretta concertazione con i paesi ACP, priorità alla questione dell'impatto su tali paesi delle sovvenzioni europee all'esportazione dei propri prodotti agricoli ed impegnarsi a fornire risposte concrete per evitare il dumping nel rispetto degli importanti impegni assunti nell’ambito del proseguimento degli obiettivi del Millennio per lo sviluppo".

Nella relazione si afferma invece che l'Unione ha affrontato gli elementi della PAC potenzialmente distorsivi degli scambi e suscettibili di un impatto negativo sugli agricoltori dei paesi in via di sviluppo. La relazione deplora poi che alcuni paesi terzi producano alimenti secondo standard ben diversi, esponendo l'agricoltura comunitaria a una concorrenza sleale.

Si tratta di due affermazioni quantomeno contraddittorie e non certo condivise da tutte le forze politiche dell'Unione europea. Se così fosse, perché non includere nel testo della relazione anche la proposta della commissione per lo sviluppo?

La relazione si schiera contro la riduzione delle sovvenzioni all'agricoltura e contro ogni riforma della PAC. Propugna inoltre il varo di una politica di informazione del cittadino in tema di PAC: a mio avviso, mera propaganda politica per un sistema molto discusso, specie nel mio paese.

Ho quindi votato contro la relazione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) La recente impennata dei prezzi alimentari ha innescato giustamente un dibattito sulle politiche agricole, la sicurezza alimentare e lo sviluppo. Purtroppo, in questo dibattito è spesso assente il tema degli scambi internazionali, il che porta a soluzioni che ignorano il potenziale positivo racchiuso in un aumento dei consumi mondiali.

Nonostante l'inflazione alimentare comporti inizialmente una minaccia di carestia in paesi e popolazioni privi di risorse, con un maggior bisogno di aiuti umanitari, in un secondo momento stimola un incremento complessivo della capacità produttiva alimentare e un aumento degli scambi a livello mondiale. Per le popolazioni agricole di tutto il mondo, questa costituisce un'opportunità da cogliere appieno.

Quanto all'Europa e alla PAC, l'adattamento al nuovo contesto mondiale – con la prospettiva di una crescita inferiore al previsto – non dovrà avvenire né con metodi protezionistici, né con l'erezione di nuove barriere agli scambi o con distorsioni del mercato. I criteri guida della PAC e della sua riforma dovranno essere la redditività a medio e a lungo termine dell'agricoltura europea e lo sviluppo rurale.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE), per iscritto. – (CS) La relazione appare piuttosto come una difesa d'ufficio della PAC nella sua attuale forma e non come un'analisi a tutto campo della problematica della sicurezza alimentare in un mondo che patisce la fame. L'ho appoggiata ugualmente, perché richiama l'attenzione sull'importanza di garantire agli agricoltori del Terzo mondo un accesso al credito che consenta di modernizzare la produzione agricola e di incrementare la resa e la qualità. Deploro la decisione di dedicare nella relazione scarsa attenzione ai rischi di svendita dei terreni nei paesi più poveri, per coltivarvi a prezzo stracciato alimenti da vendere al resto del mondo, a spese dello sviluppo economico e delle esigenze delle popolazioni locali, afflitte da penurie di alimenti endemiche.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. –Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dichiaro in favore della relazione dell'on. McGuinness sulla politica agricola comune e la sicurezza alimentare globale.

Condivido le preoccupazioni espresse dalla collega e la necessità, ora più che mai avvertita, che vengano prese misure adeguate per garantire il giusto accesso a cibo sano e nutriente da parte di tutti i cittadini, sia residenti all'interno dell'Unione europea, sia nel mondo. Desidero sottolineare come gli sforzi debbano essere visti in una prospettiva di medio / lungo periodo e quindi non solo incentrati nel breve termine.

Non sarà sufficiente destinare ingenti finanziamenti ai paesi poveri e in via di sviluppo se ciò non sarà affiancato da un serio impegno da parte dei paesi industrializzati a scongiurare le speculazioni sui prezzi degli alimenti di prima necessità, alle quali si è recentemente assistito, e a prevedere accordi internazionali che tengano conto della situazione profondamente eterogenea tra paesi facenti parte dell'Organizzazione mondiale del commercio. In caso contrario, le negoziazioni, già fallite, continuerebbero ad avere scarse probabilità di successo.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. - (EN) Il tema dei rapporti tra PAC e sicurezza alimentare globale riveste grande importanza. L'Unione europea deve avere la certezza di compiere il proprio dovere affinché le popolazioni affamate di tutto il pianeta vengano nutrite. E' intollerabile che al mondo vi sia chi muore di fame a causa della nostra incapacità di un coordinamento politico.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) Scopo della PAC è non solo incrementare la produttività agricola e garantire uno sviluppo razionale del settore primario mediante l'uso ottimale dei fattori di produzione – e della forza lavoro in particolare – ma anche assicurare alle popolazioni rurali uno standard di vita adeguato, la certezza dell'approvvigionamento e garantire prezzi ragionevoli ai consumatori.

L'accesso a derrate alimentari sufficienti, sane e nutrienti rappresenta oggi per l'Unione europea una priorità politica strategica su scala mondiale.

E' inquietante che i prezzi degli alimentari siano saliti rispetto al passato e che le scorte a livello mondiale siano scese al di sotto di un livello critico. Vi è il rischio che la crisi finanziaria mondiale spinga i paesi avanzati a non onorare gli impegni in materia di aiuti al mondo in via di sviluppo.

Occorre agire a medio e lungo termine per salvaguardare la produzione alimentare e per sostenere coloro che si trovano più in difficoltà sul piano del fabbisogno nutrizionale di base.

La sfida più grande diviene così la messa a punto di una politica agroalimentare in grado di soddisfare il fabbisogno di una popolazione mondiale in crescita la quale, secondo le stime, da oggi al 2050 crescerà del 40 per cento, mentre nello stesso periodo la domanda di alimenti raddoppierà su scala planetaria.

Sul piano politico, la definizione di una politica che garantisca agli agricoltori un introito decoroso dagli alimenti prodotti costituisce un tema chiave, una necessità essenziale per poter salvaguardare la produzione alimentare. Se il mercato non è in grado di garantirlo, si impone allora una politica ad hoc.

 
  
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  Glenis Willmott (PSE), per iscritto. - (EN) La delegazione del partito laburista voterà a favore della relazione sulla politica agricola comune e la sicurezza alimentare globale, malgrado le forti riserve che nutre sulle posizioni assunte in materia di PAC.

Non condividiamo il ruolo di preminenza attribuito alla PAC nel garantire la sicurezza alimentare, né le critiche contro la riforma della PAC, che ha permesso di spostare l'attenzione dalla quantità alla qualità della produzione, con l'insinuazione che sarebbe stato proprio questo a minare la sicurezza alimentare. Riteniamo invece sia necessario un ammodernamento e non certo il ritorno a una politica legata alla produzione che in passato ha incoraggiato il surplus e la distorsione del mercato, pregiudicando la capacità di altri paesi di produrre e commercializzare prodotti agricoli.

Riteniamo però che la relazione affronti vari aspetti di grande importanza sotto il profilo della sicurezza alimentare globale, come il fatto di riconoscere la sicurezza alimentare come importante priorità politica dell'Unione europea, insistendo per una più stretta cooperazione globale, con maggiori investimenti nei paesi in via di sviluppo allo scopo di ampliarne la capacità produttiva e chiedendo che l'agricoltura venga posta al centro dell'agenda dell'Unione in materia di sviluppo. Sono tutti aspetti di pari importanza che non possono essere liquidati solo come una mera giustificazione per una PAC più interventista, e più protezionista; di qui il nostro sostegno alla relazione.

 
  
  

- Relazione Grabowska (A6-0475/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. - (SV) Noi socialdemocratici svedesi abbiamo votato a favore della relazione Grabowska sulle prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona. Potenziare il dialogo con la società civile è essenziale per dar vita a un'Unione europea in grado di ascoltare e rappresentare le opinioni dei suoi cittadini. Condividiamo inoltre l'istanza che il Consiglio si mostri più aperto in modo da consentire alla società civile una partecipazione che abbia un senso.

Teniamo tuttavia a chiarire che reputiamo un errore attribuire a chiese e comunità religiose un particolare status tra le varie organizzazioni della società civile. Queste devono partecipare al dialogo con le istituzioni dell'Unione allo stesso titolo di tutte le altre organizzazioni.

 
  
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  Adam Bielan (UEN), per iscritto. – (PL) Signora Presidente, ogni iniziativa tesa ad avvicinare i cittadini alle istituzioni che li rappresentano è benvenuta, a patto che non si trasformi a sua volta in un ennesimo ente. Ho appoggiato la relazione in quanto ogni passo che avvicini la cittadinanza alle autorità che decidono in suo nome significa un passo in più verso una democrazia più trasparente. Mi preme tuttavia ribadire che, come nel caso di ogni forma di dialogo, anche sul tema del trattato di Lisbona occorre tener conto dell'opinione di ogni parte in causa.

 
  
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  Martin Callanan (PPE-DE), per iscritto. - (EN) La relazione fa riferimento al trattato di Lisbona che, vi ricordo, non è in vigore. E' quindi un atto di estrema presunzione, per non dire di arroganza, invocarlo come se fosse già oggi realtà.

Per chi se ne fosse dimenticato, il trattato di Lisbona è stato affossato dalla volontà democratica del popolo irlandese, che ha posto freno a tale progetto in nome di una diversa concezione di Europa. Con il loro voto, gli irlandesi hanno parlato a nome dei cittadini di tutti gli altri Stati membri – incluso il mio – che si siano visti negare un referendum dal proprio governo.

L'Irlanda è oggetto di pressioni per una seconda consultazione popolare, ma difficilmente gli irlandesi accetteranno di farsi trattare con simile disprezzo.

In futuro, evitiamo di screditarci da soli con discussioni su scenari ipotetici come il trattato di Lisbona, che hanno il solo effetto di mettere a nudo la boria con cui l'Unione europea si pone davanti all'espressione democratica.

Ho votato contro la relazione.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. - (NL) Forse sono io che vivo su un altro pianeta, ma mi sembra di ricordare che nel 2005 i popoli di Francia e Paesi Bassi abbiano respinto la costituzione europea per via democratica, tramite referendum. Quella costituzione è morta e sepolta, o quantomeno lo è se vogliamo definirci democratici. Il trattato di Lisbona, nato sotto una cattiva stella, costituisce una mera versione ripulita di quella costituzione ed è andato incontro allo stesso destino: una sonora bocciatura democratica nel referendum irlandese.

L'Europa, tuttavia, rifiuta di accettare l'espressione della volontà popolare e vorrebbe imporre con la forza la costituzione agli europei dalla porta di servizio, facendo finta che siano tutte rose e fiori e cianciando, con inquantificabile cinismo, di dialogo con il cittadino nel quadro del trattato di Lisbona.

Bel dialogo con la società civile, bella cultura potenziata della consultazione e del dialogo, nella quale la relatrice con grande cinismo cita ancora una volta l'articolo 10 del TUE: "Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione". Sarà, ma comunque l'Europa non tiene in alcuna considerazione l'espressione democratica della sua popolazione.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. - (EN) La relazione presentata dall’onorevole Grabowska prevede meccanismi partecipativi più forti e migliori strumenti per il dialogo civile in seno all'Unione europea, affrontando il divario fra Stati membri e il tema del rapporto tra cittadini e istituzioni che li rappresentano. Riconosce inoltre la necessità di potenziare il dialogo civile per tenere alto l'impegno verso gli obiettivi del progetto europeo.

La recente bocciatura del trattato di Lisbona in Irlanda è in parte dovuta allo scollamento fra percezione e realtà dell'Unione. La proposta ruota attorno al concetto che la chiave per giungere a un vero partenariato democratico va ricercata nella diffusa mancanza di informazione. Di qui l'importanza di un dialogo reciproco, che presti ascolto alle opinioni espresse e che le rispetti.

Nel testo, la relatrice evidenzia il ruolo centrale di trasparenza e rappresentatività ai fini di un attivo dialogo civile e di una genuina democrazia partecipativa. Un Consiglio più aperto e più accessibile, una cooperazione interistituzionale più intensa e più integrata, un miglior uso dei nuovi media per entrare in contatto con i cittadini e per fornire supporto alle istituzioni della società civile: tutto ciò servirà a rendere più salda l'Europa. Per queste ragioni, sostengo la relazione Grabowska.

 
  
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  Bairbre de Brún e Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. - (EN) Noi sosteniamo qualunque sforzo teso a coinvolgere attivamente i cittadini, le collettività locali e la società civile nei processi decisionali, inclusa l’Unione europea.

Tuttavia, non riteniamo che il trattato di Lisbona segni alcun vero progresso in questo campo; a nostro avviso, perché la proposta "iniziativa dei cittadini" abbia un senso, la Commissione dovrebbe essere tenuta legalmente a elaborare un Libro bianco che faccia riscontro alla proposta, o a illustrare la base giuridica del trattato per l'inazione.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Ecco l'ennesima relazione che va contro i tentativi della maggioranza di questo Parlamento di “vendere” a tutti i costi il progetto del trattato di Lisbona: un compito, questo, che non si è rivelato facile, a giudicare dai risultati di precedenti referendum. Questi ripetuti tentativi hanno però un merito: quello di mostrare quanto sia difficile e penoso, per i fautori del trattato, trovare argomentazioni a suo sostegno.

Non esiste propaganda alcuna – è questo il tema della relazione – in grado di mascherare la natura antidemocratica dell'insistenza con cui i leader dell'Unione vogliono imporre all'Irlanda un nuovo referendum e con esso questo trattato. Non condividiamo la ristrettezza di vedute di chi pensa che dar vita al dialogo civile o a un'iniziativa dei cittadini basti a controbilanciare la natura di una proposta che, nel suo insieme, impedisce ai cittadini di ogni Stato membro di determinare il loro futuro comune, per propugnare invece misure che si traducono in precariato, orari di lavoro più lunghi, più facile messa in mobilità e privatizzazione dei servizi pubblici.

Non esiste propaganda in grado di nascondere il contenuto neoliberale, federalista e militarista di questa bozza di trattato. Ecco perché abbiamo votato contro.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) La relazione Grabowska chiede un dialogo permanente fra tutte le istituzioni europee e i rappresentanti della società civile per la definizione delle politiche e la stesura della legislazione comunitaria: in altre parole, l'organizzazione in via formale e obbligatoria di una democrazia partecipativa a livello di Unione europea.

Peccato però che la democrazia partecipativa sia solo una facciata per chi rifiuta la democrazia vera e propria: permette di limitare il dialogo alle organizzazioni più attive – che di rado sono anche le più rappresentative – e a quanto pare mira a sondare preventivamente le opinioni dei cittadini, così da potersi rifiutare di consultarli nelle debite forme in un secondo momento.

Se l'Europa di Bruxelles intende prestare ascolto ai cittadini, prenda atto dei "no" di francesi e olandesi alla Costituzione europea e abbandoni in trattato di Lisbona, mera copia della costituzione. Se bisogna tener conto dei sondaggi d'opinione, come vorrebbe la relatrice, allora si sospendano i negoziati d'adesione con la Turchia, dato che la maggioranza dei cittadini dell'Unione è contraria. Se è giusto rispettare il principio che le decisioni vengano prese il più possibile vicino al cittadino, allora l'Europa smetta di voler determinare il nostro vivere quotidiano. Solo allora sarà credibile quando parla di democrazia.

 
  
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  Anna Hedh (PSE), per iscritto. - (SV) Ho votato a favore della relazione Grabowska sulle prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona. Reputo importante rafforzare il dialogo con la società civile per poter dar vita a un'Unione che ascolti, e rappresenti, le opinioni dei suoi cittadini. Mi trovo inoltre d'accordo con le istanze di maggior apertura da parte del Consiglio per consentire la piena partecipazione della società civile. Ho però trovato inutile l'inclusione del trattato di Lisbona, divenuto irrilevante dopo il "no" irlandese.

E' inoltre un errore attribuire a chiese e comunità religiose un particolare status tra le varie organizzazioni della società civile. Queste devono partecipare al dialogo con le istituzioni dell'Unione europeo allo stesso titolo di tutte le altre organizzazioni.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. - (DE) Concordo con la relazione sulle prospettive di rafforzamento del dialogo civile dopo il trattato di Lisbona.

Reputo molto importante il dialogo civile, per una maggiore trasparenza verso la cittadinanza da parte di coloro che la rappresentano.

Vorrei porre l'accento sul fatto che il dialogo fra l'Unione europea e i suoi cittadini deve però avvenire in ambedue le direzioni. Non basta informare in patria sull'andamento dei vari progetti; siamo tenuti ad ascoltare il singolo elettore e a tener seriamente conto di ciò che ha da dire.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. - (SV) Il trattato di Lisbona non è stato adottato. E' stato bocciato dagli elettori irlandesi tramite referendum ed è quindi da considerarsi morto. Quello che era in sostanza lo stesso trattato aveva già incassato una bocciatura nelle due consultazioni popolari tenute in Francia e Paesi Bassi.

Ciò malgrado, la maggioranza federalista del Parlamento non ha nessuna intenzione di ascoltare, per insistere invece sul progetto di un'Unione europea sempre più sovranazionale, a dispetto del fatto che i cittadini hanno già manifestato il loro scetticismo in più referendum e che, se solo ne avessero l'occasione, questo stesso scenario si ripeterebbe anche in altri paesi.

E' questo stesso modo di lavorare da parte del Parlamento europeo a mostrare quale sia il dialogo civile voluto dalla maggioranza federalista: prestare ascolto unicamente alla fetta di opinione pubblica che le dà ragione.

Al di là delle procedure legislative, questa relazione non mi pare niente di speciale. Al paragrafo 9, afferma che tutte le istituzioni dell'Unione europea dovrebbero tenere registri aggiornati di tutte le organizzazioni non governative pertinenti. Ecco un inutile onere burocratico senza alcun beneficio. Inoltre, il paragrafo 11 allude alla promozione di una mentalità europea attiva. Ma che cosa si intende?

L'aspetto peggiore di tutta la relazione rimane comunque l’invito, al paragrafo 22, a “creare una base giuridica comune per le organizzazioni europee della società civile”. Ecco l'ennesimo passo verso la trasformazione dell'Unione europea in uno Stato.

Ho quindi votato contro la relazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. - (DE) Suona così bene parlare di dibattito pubblico sul trattato di Lisbona, e in tutte le lingue. Eppure, malgrado i tentativi di mascherare i reali obiettivi, la gente ha capito benissimo che un trattato proteso al 95 per cento a difendere una costituzione già bocciata non è certo l'uovo di Colombo, con buona pace dell'Unione europea.

E' inoltre interessante, dato che il dialogo dovrebbe svolgersi in tutte le lingue, che non siamo neppure in grado di garantire che il presidente in carica del Consiglio abbia un sito web completo nelle lingue più diffuse dell'Unione, ossia inglese, francese e tedesco. E che figura ridicola facciamo con i cittadini, magnificando le virtù democratiche della nuova costituzione con le sue inedite iniziative popolari, quando poi i referendum vanno ripetuti finché non danno l'esito voluto. Poiché questa iniziativa altro non è che l'ennesima campagna per una costituzione dell'Unione europea, per la quale si è speso già abbastanza, ho votato contro la relazione Grabowska.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione, in quanto la società civile ha un ruolo essenziale nel processo di integrazione europea, come vettore delle istanze dei cittadini alle istituzioni europee.

Affinché l'Unione europea possa realizzare i propri obiettivi e finalità, si impongono un vasto dibattito pubblico, un più efficace dialogo civile e lo sviluppo della coscienza politica: tutti aspetti che la relazione non manca di riconoscere.

La relazione getta luce, inoltre, sull'importanza del bagaglio di esperienza che la società civile può mettere al servizio delle istituzioni, ribadendo il ruolo e l'importanza degli elementi di informazione e sensibilizzazione propri del dialogo civile.

Spero che le attuali iniziative dell'Unione, tese a promuovere un maggior coinvolgimento della società civile nel processo di integrazione europea, proseguiranno anche in futuro. Penso qui a iniziative come Europe by Satellite, l'Agorà dei cittadini e altri fori di dibattito sui temi più vari.

Confido che la relazione possa incoraggiare il Consiglio ad agevolare e semplificare l'accesso ai suoi lavori, quale condizione di base per avviare un vero dialogo con la società civile.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE), per iscritto. – (CS) Onorevoli colleghi, saluto il fatto che la relazione sottolinei la necessità del dialogo civile, in un momento in cui i paesi europei stanno vivendo una crisi della democrazia. La gente non capisce ciò che non la riguarda quotidianamente, o non è interessata. La scarsa affluenza alle urne registrata alle europee è la logica conseguenza del fatto che il cittadino non sappia quale possa essere il contributo positivo della legislazione europea alla sua stessa esistenza, con il risultato che non crede neppure che il suo voto abbia una qualsivoglia influenza. E' poco noto che il trattato di Lisbona rafforza la democrazia partecipativa. Convengo con la relatrice, l’onorevole Grabowska, che gli Stati membri debbano sostenere le ONG in modo più sostanziale. A condizione, però, che siano ONG rappresentative e trasparenti. Ho votato a favore della relazione anche perché chiede alla Commissione la pubblicazione sistematica degli elenchi delle organizzazioni che hanno preso parte alla consultazione che hanno presentato il loro punto di vista e le loro proposte. Ciò contribuirà di certo a rendere meno anonimo l'intero processo e a una maggiore rappresentatività delle stesse ONG. Condivido inoltre la tesi che la campagna elettorale per le europee offra agli eurodeputati più responsabili un'opportunità d'oro per spiegare quali siano le decisioni prese a Strasburgo, come la società civile partecipi ai nostri lavori e come cambierà tale partecipazione con l'adozione del trattato di Lisbona.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) Il trattato di Lisbona attribuisce al dialogo con i cittadini lo status di un imperativo categorico per ogni politica e sfera di attività dell'Unione europea.

Il successo del dialogo è subordinato al principio di rappresentanza e, pertanto, al chiaro impegno dei soggetti in causa. Le autorità nazionali, regionali e locali devono ricorrere al metodo del dialogo per far sì che i cittadini possano vivere appieno la democrazia partecipativa.

Va riconosciuto che l'Unione europea ha ancora molta strada da compiere in fatto di comunicazione, specie in materia di dialogo con i cittadini.

I cittadini europei devono essere certi che, a livello europeo, nessuna decisione venga presa senza il loro coinvolgimento e che il voto alle elezioni consenta una genuina influenza su tali decisioni.

Condivido appieno l’invito della relatrice a incoraggiare la promozione di iniziative nel campo del dialogo civile.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE), per iscritto. - (EN) Parlare ora di ciò che accadrà con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona è prematuro. Il trattato resta nel limbo e quest'anno potrebbe incassare un nuovo "no" in Irlanda, in un secondo referendum.

Sino a quando la situazione sarà questa, è inutile comportarsi come se il trattato fosse già in vigore. Così facendo, ci esponiamo al rischio di essere tacciati di arroganza e disprezzo per un processo democratico che deve ancora concludersi, in un senso o nell'altro.

Inoltre, non sono favorevole a spendere fondi europei per promuovere il trattato di Lisbona né nel dialogo civile, né con altri mezzi. Abbiamo organi di informazione liberi e democrazie solide e siamo perfettamente in grado di condurre in autonomia un simile dibattito, senza che la Commissione cerchi di influenzarne l'esito. Nel Regno Unito, il mio paese, il tentativo della Commissione di spingere per un'ulteriore integrazione dell'Unione tende a rivelarsi controproducente.

Come altri conservatori britannici, vorrei vedere per l'Unione europea ben altro futuro: fare di meno, e farlo meglio.

Ecco perché ho votato contro la relazione.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI), per iscritto. - (NL) La relazione Grabowska è l'ennesimo esempio del modo scandaloso in cui questo Parlamento tratta quegli stessi principi per i quali si straccia le vesti. "Il dialogo civile dopo il trattato di Lisbona": che barzelletta! Il trattato di Lisbona, che poi è solo la ex costituzione europea sotto mentite spoglie, è finito dritto nel cestino con le consultazioni popolari in Francia, Paesi Bassi e Irlanda. E altri paesi non osano neppure organizzarne una.

Se ciò che l'Europa persegue è davvero il dialogo con il cittadino, allora inizi a rispettare la democrazia. Se l'esito di un referendum non aggrada alla nomenclatura dell'Eurocrazia, questo non significa necessariamente che l'elettore sia un minus habens. Significa semmai il contrario! E comunque, ho votato senza esitazione contro questa relazione. Nec spe, nec metu.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Le autorità europee devono essere aperte al dialogo e alla cooperazione con i cittadini e con le organizzazioni della società civile. Tutti possono contribuire al bene comune.

Non deve invece essere consentito a gruppi d'interesse particolari, a lobby che non rappresentano il bene comune, di infiltrarsi nel processo legislativo sotto il pretesto del dialogo civile. L'accesso al dialogo deve avvenire a condizioni eque.

Ribadisco che il dialogo debba riguardare anzitutto le associazioni che danno voce alle famiglie e agli individui più in difficoltà. La lotta all'indigenza e alle disuguaglianze sociali non avrà alcun successo durevole senza un dialogo permanente con famiglie e singoli cittadini costretti a misurarsi ogni giorno con l'emergenza di una povertà estrema. Un dialogo difficile ma necessario. Le autorità europee, nazionali, regionali e locali non possono permettersi scorciatoie: devono costruire una società inclusiva, un'Europa per tutti. Sotto il profilo delle buone prassi, va riconosciuto l'operato del comitato economico e sociale o del movimento internazionale ATD Quarto Mondo, che dal 1989 organizza le sessioni europee delle Università popolari del Quarto mondo, sede di un dialogo strutturato tra esponenti delle autorità e cittadini in estremo stato di necessità.

 
  
  

- Relazione Weiler (A6-0514/2008)

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM), per iscritto. - (EN) Mi sono astenuto dal voto su questa relazione perché, sebbene io e l'Independence Party britannico sosteniamo appieno la causa delle pari opportunità, il Regno Unito ha già una legislazione in materia che può essere se necessario modificata, o migliorata, dal nostro Parlamento democraticamente eletto e tenuto a render conto del proprio operato. L'Unione europea non è democratica, è antidemocratica e non può costituire legittimamente il custode dei diritti di nessuno.

 
  
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  Sylwester Chruszcz (UEN), per iscritto. – (PL) Appoggio la relazione Weiler ed esprimo il mio sostegno a provvedimenti tesi a recepire la direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno. L'idea di stilare una lista nera di pratiche commerciali sleali, non solo nei rapporti tra imprese e consumatori ma anche nei rapporti fra imprese, è lodevole. Appoggio anche i meccanismi finalizzati al monitoraggio e all'applicazione delle disposizioni di legge nel campo della protezione del consumatore dalle prassi sleali; sostengo ugualmente l'iniziativa di dar vita a una banca dati accessibile al pubblico che contenga le misure adottate a livello nazionale per recepire la direttiva sulle pratiche commerciali sleali. Un'iniziativa preziosa dal punto di vista dei consumatori polacchi ed europei.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Ci siamo astenuti dal voto sulla relazione Weiler in materia di pratiche commerciali sleali e pubblicità ingannevole in base ad alcune critiche di fondo.

La prima critica è che la legislazione europea su questi temi assume la forma della direttiva, il che significa che gli Stati membri sono liberi di scegliere gli strumenti più adatti per raggiungere gli obiettivi previsti. Così, l'auspicio della relatrice – l'uniformità della legislazione nazionale sia nella sostanza, sia nella forma – è destinato a rimanere appunto un auspicio, a meno di un'inaccettabile interferenza dell'Unione europea negli ordinamenti giuridici e amministrativi degli Stati, senza alcun beneficio pratico per il consumatore.

La seconda critica di fondo riguarda il fatto che il principale valore aggiunto apportato dall'Unione europea a simili ambiti risiede proprio nell'assistenza alla soluzione di contenziosi transfrontalieri; una problematica, questa, che resta irrisolta sia nelle norme attualmente applicabili, sia in quelle ora invocate.

Questa legislazione non può essere fine a se stessa, ma deve mirare a tutelare consumatori e imprese.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE-DE), per iscritto.(PL) La direttiva sulle pratiche commerciali sleali e la direttiva sulla pubblicità ingannevole hanno un significato immenso sotto il profilo della fiducia del consumatore e della certezza del diritto per le imprese nel mercato interno. Ciò diviene ancor più importante nelle transazioni transfrontaliere. Sempre più comuni nel mercato europeo. Ma nel caso di siffatte transazioni, al momento di intervenire nel paese destinatario le autorità nazionali di protezione del consumatore si scontrano ancora con varie difficoltà.

La corretta trasposizione, attuazione e applicazione di queste direttive è essenziale per assicurarne gli obiettivi stessi. Purtroppo, un certo numero di Stati membri non ha ancora onorato tale obbligo, il che non giova certo a instaurare un sano rapporto tra imprese e consumatori.

Nel 2007, la Commissione europea ha fatto ricorso per la prima volta allo strumento delle indagini a tappeto condotte a livello comunitario per verificare e garantire l'applicazione della legislazione sulla protezione dei consumatori ai siti web delle compagnie aeree. Addirittura nel 43,6 per cento dei siti esaminati sono emerse irregolarità, il che ribadisce la necessità di un maggior controllo sull'applicazione delle norme esistenti.

Accolgo con favore l'iniziativa della Commissione per la creazione di una banca dati accessibile al pubblico contenente le misure adottate a livello nazionale per il recepimento di queste direttive.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. - (EN) Sul fronte dei diritti dei consumatori, l'Unione europea ha compiuto progressi considerevoli. E' inaccettabile che alcuni Stati membri debbano ancora recepire la direttiva sulle pratiche commerciali sleali e, oggi, questo Parlamento ha lanciato un messaggio inequivocabile: questi Stati devono provvedere al recepimento.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. - (DE) Abbiamo adottato una direttiva europea per la tutela dei consumatori da pratiche commerciali sleali già nel 2005. Eppure ci rifiutiamo ancor oggi di proteggere i cittadini dallo spam via Internet, dalle telefonate pubblicitarie indesiderate e dalle società-bidone che si nascondono dietro caselle postali, prestanomi e ragioni sociali che spariscono nel nulla.

Quand'anche vengono pizzicate, queste società se la cavano con sanzioni pecuniarie risibili, prive dunque di qualsiasi effetto deterrente. E' necessario inasprire tali sanzioni in modo drastico, specie in caso di recidiva. Ed è essenziale che il consumatore truffato possa chiedere un risarcimento, altrimenti è una presa in giro. Le modifiche proposte miglioreranno la situazione del consumatore ed è per questa ragione che ho votato a favore.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE), per iscritto. – (CS) Accolgo con favore la discussione sul recepimento, attuazione e applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno nonché della direttiva 2006/114/CE relativa alla pubblicità ingannevole e comparativa. Se queste direttive rappresentano la spina dorsale della protezione del consumatore a livello di Unione europea, devono essere applicate con coerenza in tutto gli Stati membri, specie per gli acquisti in rete. Il mercato interno non deve frammentarsi; imprese e consumatori vanno sottoposti alle stesse norme in materia di tutela dei consumatori, a prescindere dal paese di vendita o di acquisto. Richiamo alla vostra attenzione il fatto che alcuni Stati, tra cui la Repubblica ceca, hanno recepito in ritardo la direttiva nell'ordinamento nazionale. Ciò che più conta ora, è che le autorità nazionali di vigilanza obblighino davvero le imprese poco serie ad adeguarsi alle nuove regole. I saldi dopo le feste natalizie sono un eccellente banco di prova. Occorre poi che le istituzioni europee favoriscano al massimo la cooperazione tra gli organi nazionali di vigilanza radiotelevisiva, che hanno il compito di verificare l'osservanza delle direttive nei media: è nel nostro interesse che tale vigilanza avvenga in modo coerente su tutto il territorio dell'Unione europea.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. –Egregio Presidente, onorevoli colleghi, comunico il mio voto favorevole in merito alla relazione della collega Weiler concernente il recepimento, attuazione e applicazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e della direttiva 2006/114/CE relativa alla pubblicità ingannevole e comparativa.

Sono fermamente convinto, infatti, che una corretta attuazione della direttiva permetta di rendere i cittadini pienamente consapevoli dei propri diritti. L’estensione dei diritti del consumatore attraverso la direttiva sulle prassi commerciali sleali deve essere accompagnata dalle misure necessarie ad agevolare l’esercizio di tali diritti.

Concordo con la relatrice quando si dice che un recepimento, un'attuazione e un'applicazione adeguati delle direttive sulle prassi commerciali sleali e sulla pubblicità ingannevole e comparativa siano di fondamentale importanza per il conseguimento degli obiettivi previsti dalle direttive stesse, in particolare alla luce delle diverse modalità e sistemi di applicazione e attuazione utilizzati dagli Stati membri, della complessità di alcuni concetti giuridici contenuti nelle direttive, della quantità ed esaustività delle norme nazionali che disciplinano le prassi commerciali sleali e la pubblicità ingannevole nonché del vasto campo di applicazione delle direttive. Infine mi compiaccio per l'iniziativa della collega, volta a regolamentare giuridicamente una tematica di assoluta importanza comunitaria.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) Appoggio con convinzione la relazione presentata dall’onorevole Weiler sul recepimento, attuazione e applicazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e della direttiva relativa alla pubblicità ingannevole e comparativa.

La questione della pubblicità ingannevole e comparativa nelle transazioni tra imprese è stata regolamentata con l'adozione di una direttiva unica e consolidata. L'aspetto delle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori è invece disciplinato dalla direttiva 2005/29/CE.

Queste direttive sono concepite per garantire al consumatore una maggior sicurezza (la protezione risulta accresciuta dalla lista nera delle prassi commerciali da bandire, ma anche dalla miglior armonizzazione della protezione dei consumatori contro le pratiche sleali) e per fornire alle imprese maggiore certezza del diritto.

Un grado di protezione ancor più elevato sarebbe stato possibile se soltanto le disposizioni della direttiva fossero state completate con misure tali da consentirne la piena applicazione. Gli Stati membri dovranno quindi passare al setaccio i rispettivi ordinamenti e incrementare la trasparenza nel processo di recepimento.

Le modifiche introdotte vanno affiancate da procedure attuative chiare e da efficaci vie di ricorso: è l'unico modo per garantire ai consumatori il diritto di chiedere un risarcimento per danni e perdite causati da pratiche commerciali sleali, sulla falsariga dei meccanismi di monitoraggio della protezione del consumatore nel caso dei siti web delle compagnie aeree, messi in atto per la prima volta nel 2007. A livello nazionale, vanno prese in considerazione campagne di sensibilizzazione o di educazione dei consumatori sui loro diritti e su come farli valere.

 
  
  

- Relazione Guerreiro (A6-0485/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. - (SV) Noi socialdemocratici svedesi abbiamo votato contro la relazione sull'approccio ecosistemico alla gestione della pesca. Riteniamo che la relazione non affermi chiaramente la necessità di una politica della pesca che prenda le mosse da criteri di ecologia e sostenibilità. La relazione, inoltre, è troppo protesa ad allontanare le necessarie riforme della PCP e fa gli interessi della pesca su vasta scala.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) In estrema sintesi, questa relazione d'iniziativa del Parlamento europeo mira a integrare le disposizioni comunitarie in materia di salvaguardia dell'ambiente marino nella politica comune della pesca, in quanto la PCP ha, tra i suoi obiettivi, la graduale applicazione di un approccio ecosistemico alla gestione della pesca.

Uno dei punti essenziali della relazione che mi preme porre in risalto è il fatto che essa reputi l'attuale sistema del totale ammissibile di catture e quote come inadatto agli obiettivi della PCP riformata, quando il sistema si è già rivelato inadeguato sia nel settore della pesca, sia in quello della conservazione degli stock ittici.

Vanno introdotti in tempi brevi sistemi di gestione alternativi e, ciò precisato, ritengo che il dibattito in merito debba essere più tempestivo, dal momento che alcuni di tali sistemi alternativi (per esempio, una gestione basata sui diritti di pesca) sono già il pilastro della gestione attuata da paesi – come USA, Nuova Zelanda, Norvegia o Islanda – che vantano una solida tradizione e un enorme potenziale in materia di pesca.

Un altro aspetto essenziale da considerare è la revisione del piano di ripresa del nasello e dell'astice.

Ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Pur non condividendo appieno il contenuto della risoluzione adottata, trovo che essa racchiuda effettivamente una serie di importanti obiettivi e principi che dovrebbero presiedere a una politica della pesca.

La difesa e la riaffermazione di tali obiettivi e principi (che il partito comunista portoghese ha sempre perseguito con coerenza) diverranno sempre più importanti ora che la Commissione europea ha annunciato per il mese di aprile un Libro verde sul futuro della politica comune della pesca in vista di una riforma per il 2012. Sono obiettivi e principi in buona parte disattesi dalla PCP, che pur ne contempla alcuni.

Stanti le intenzioni e gli obiettivi posti dalla Commissione europea e dalle altre istituzioni dell'Unione per il futuro della pesca, il settore – che in Portogallo versa in una crisi nera a causa delle gravose politiche perseguite per decenni in sede comunitaria – dovrà restare molto vigile e mobilitarsi contro nuove misure ancor più gravose. Se adottate e applicate, queste porterebbero alla rovina di gran parte di un comparto tanto strategico, con gravi conseguenze per il paese.

Questa politica non deve avere necessariamente questi contenuti.

Esistono delle alternative per la pesca portoghese.

Alternative che il nostro partito propone e difende da tempo sia in patria, sia in questo Parlamento.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. - (EN) Ho votato a favore della relazione Guerreiro, che fa giustamente osservare come la politica della pesca dell'Unione europea debba promuovere l'ammodernamento e lo sviluppo sostenibile del settore, salvaguardandone la sostenibilità sul piano socioeconomico così come su quello delle risorse e garantendo l'approvvigionamento alla popolazione, la sovranità e la sicurezza alimentare, la difesa dell'occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita dei pescatori. Esattamente il contrario di quanto ottenuto in trent'anni di PCP: è per questo che sostengo la rinazionalizzazione delle risorse di pesca.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. –Egregio Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole in merito alla relazione della collega Guerreiro sulla PCP e l'approccio ecosistemico alla gestione della pesca. È di fondamentale importanza, infatti, non confondere la politica del mare o degli oceani con quella della pesca: in questo mi trovo pienamente d'accordo con il relatore.

Una politica della pesca deve partire dal presupposto che esiste un'interdipendenza tra il benessere delle comunità di pescatori e la sostenibilità degli ecosistemi dei quali esse sono parte integrante, in particolare attraverso il riconoscimento della specificità e dell’importanza della piccola pesca costiera e della pesca artigianale.

Infine, concordo con il collega quando si afferma che il compito primario e principale della gestione della pesca, in quanto attività di sfruttamento di una risorsa rinnovabile, consiste nel controllare (direttamente o indirettamente) lo sforzo totale di pesca così da garantire la cattura massima sostenibile. Attraverso tale approccio si compie quindi un ulteriore passo in avanti nella realizzazione degli obiettivi posti dall'Unione Europea.

 
  
  

- Relazione Klaß (A6-0443/2008)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Anche in questo caso, il compromesso finale ha finito per tenere conto di molte critiche da noi sollevate alla proposta iniziale, nello specifico sugli indicatori di riduzione e gli obiettivi, le misure e i tempi per ridurre i rischi e i pericoli associati ai pesticidi e alla dipendenza da pesticidi. A nostro avviso, è più ragionevole non quantificare questi obiettivi sin dall’inizio, per non creare maggiori ostacoli all’agricoltura su piccola scala.

Consideriamo positivo anche il fatto che sia mantenuto l’esonero dall’ispezione obbligatoria delle attrezzature e degli accessori indicati nella proposta iniziale della Commissione e che sia decaduto l’obbligo di ispezionare tutto, compresi attrezzature e accessori usati nelle piccole aziende agricole a conduzione familiare.

Crediamo che questa differenziazione – in linea di principio e in pratica – tra aziende a conduzione familiare e agroindustria intensiva debba essere presente in tutte le decisioni. Tra l’altro, dobbiamo sempre ricordare che non sono state le aziende a conduzione familiare e il metodo di produzione non intensivo a provocare la BSE, diossine, nitrofurani e altri disastri alimentari.

Per tale motivo abbiamo votato a favore del compromesso.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Concordo con la relatrice e mi congratulo con lei per la relazione finale.

L’entrata in vigore di questa direttiva sarà molto importante per esercitare maggiori pressioni sull’urgente modifica della politica di riduzione dei rischi da pesticidi che, nell’Unione europea, è stata caratterizzata da una certa mancanza di informazione e di controlli su pratiche e prodotti. Per difendere la salute umana e l’ambiente, è indispensabile contribuire a cambiare l’approccio ai pesticidi agricoli.

Il documento dinanzi a noi è fondamentale poiché stabilisce regole per informare e formare chi usa pesticidi e impone il controllo delle attrezzature. Esso, inoltre, vieta l’irrorazione aerea (permessa nei casi di assoluta necessità e in mancanza di alternative). Un altro aspetto positivo è la possibilità data a ciascuno Stato membro di definire zone di protezione e zone di rischio.

 
  
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  Robert Goebbels (PSE), per iscritto. – (FR) Mi sono astenuto dal voto sul pacchetto pesticidi per protestare contro questo metodo antidemocratico di sottoporre al Parlamento europeo compromessi negoziati tramite dialoghi informali a tre tra Consiglio, Commissione e rappresentanti del Parlamento europeo, basati unicamente su compromessi raggiunti in un’unica commissione parlamentare. Infatti, rinunciare a un dibattito democratico vero e proprio in prima lettura significa non solo togliere a ogni deputato il diritto di presentare emendamenti, ma anche produrre una normativa europea concepita a dispetto di qualsiasi trasparenza democratica.

Inoltre, la legislazione adottata è per molti versi eccessiva, burocratica e controproducente.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. − (FI) Signora Presidente, credo che le relazioni adottate sui pesticidi e sui prodotti fitosanitari siano le migliori, le più realistiche e le più efficaci cui si possa ambire, motivo per cui ho votato a favore.

Anche se all’ultimo momento in plenaria alcuni deputati hanno presentato emendamenti che, a loro avviso, avrebbero dotato la legislazione di basi scientifiche più solide, offrendo al contempo la possibilità di deroga ai singoli Stati membri, alla maggioranza di noi era chiaro che sarebbe stato azzardato trascurare il risultato dei negoziati tra Parlamento e Consiglio, pur con emendamenti validi.

La relazione sulla commercializzazione dei prodotti fitosanitari è stata quella che più ha acceso gli animi. I diversi approcci e interessi nazionali e la mancanza di consenso in Consiglio hanno avuto ripercussioni sullo stato d’animo del Parlamento. Anche nel nostro gruppo il dibattito è stato intenso. Tuttavia, le reazioni delle parti interessate del settore dimostrano che la legislazione è coerente e consentirà il raggiungimento degli ampi obiettivi dell’Unione europea definiti affinché possano migliorare e tutelare l’ambiente e la salute pubblica.

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) Gli studi d’impatto condotti da centri e istituti tecnici francesi rivelano che il progetto di revisione della direttiva europea sui pesticidi potrebbe portare alla scomparsa di molti prodotti attualmente sul mercato.

E’ importante che questo progetto dia agli agricoltori dell’Unione gli strumenti per proteggere le loro colture. In caso contrario, la produzione vegetale avrà una significativa contrazione e potrebbe avere un considerevole impatto sulla zootecnia.

Interi settori agricoli in Francia e in Europa potrebbero essere condannati e il ruolo stesso dell’agricoltura, cioè nutrire i nostri cittadini con prodotti sani e diversi, sarebbe minacciato.

Senza mettere in dubbio la necessità di tutelare l’utente e il consumatore, il nuovo regolamento non deve compromettere l’innovazione né la diversità delle famiglie chimiche. Deve pertanto prevedere, da subito, soluzioni alternative.

Questa è l’unica soluzione per evitare il trasferimento di molte produzioni agricole, nonché della ricchezza e dei posti di lavoro ad esse associati.

Dinanzi a queste sfide cruciali per gli agricoltori e i produttori di frutta, verdura e cereali bisogna rimanere vigili sulle riforme in corso e sulle misure adottate e applicate a livello nazionale.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. − (DE) Ho votato a favore di entrambi i compromessi raggiunti nei difficili negoziati a tre tra Parlamento, Consiglio e Commissione.

L’uso dei pesticidi è inevitabile nell’agricoltura moderna poiché garantiscono lo sfruttamento ottimale dei terreni agricoli in Europa, assicurando in tal modo un elevato livello di produzione alimentare.

Ovviamente sono soddisfatta che si sia tenuto conto della mia risoluzione adottata a novembre e che si debba quindi prestare particolare attenzione nell’autorizzare pesticidi che potrebbero risultare tossici per le api, vietando l’utilizzo solo delle sostanze che effettivamente lo sono.

L’obiettivo è l’efficienza, ovvero il necessario, ma il meno possibile. Sarebbe una pazzia imporre una riduzione lineare nel numero dei prodotti. Gli agricoltori necessitano di un numero sufficiente di prodotti diversi, se non altro per impedire che si venga a formare una certa riluttanza.

Ovviamente nutro ancora timori sulle effettive ripercussioni del regolamento su agricoltura, viticoltura e orticultura a livello di utilizzo e prezzi dei pesticidi e non sappiamo ancora nemmeno quali saranno gli effetti sui settori industriali coinvolti. In tal senso si rivela necessaria una valutazione a posteriori.

Sono felice che il Lussemburgo ora si trovi nella stessa zona di Belgio e Germania, dove agricoltori e viticoltori possono usare gli stessi prodotti da entrambe le parti del confine. Il problema con la Francia deve essere risolto con intelligenza.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Egregio Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto positivo in merito alla relazione presentata dalla collega Klaß riguardante la direttiva quadro per l’utilizzo sostenibile dei pesticidi. Mi trovo totalmente d’accordo sull’adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio.

L’obiettivo della direttiva è ridurre l’impatto dei pesticidi sulla salute umana e l’ambiente: per questo la riduzione quantitativa dell’uso di pesticidi dovrebbe essere una delle finalità pratiche, da conseguirsi mediante la fissazione concreta di obiettivi e l’attuazione dei piani d’azione nazionali. Inoltre è necessario che i controlli siano molto più restrittivi, in modo da proteggere a pieno la salute dei cittadini. Infine, ritengo che le etichette apposte dietro tali prodotti debbano essere chiare e comprensibili a tutti, affinché si conoscano le implicazioni legate all’uso di ogni singolo elemento.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) Ieri ho affermato durante la discussione che ritengo onesto questo compromesso e che il gruppo Verde/Alleanza libera europea del Parlamento europeo lo appoggerà. Desidero tuttavia sottolineare che, per pervenire a un accordo con la lobby degli agricoltori e l’industria dei pesticidi, abbiamo dovuto accettare alcuni compromessi. Mi rammarico ancora del fatto che sia stato eliminato l’obiettivo del 50 per cento.

Tutto è lasciato quindi alle ambizioni dei singoli Stati membri. Questi ultimi possono decidere di non essere troppo ambiziosi, il che potrebbe generare un’eccessiva reticenza. Inoltre, il risultato raggiunto sulla creazione di zone di rispetto nei terreni adiacenti ai corsi d’acqua è stato ridimensionato. Anche questo questa decisione viene ora lasciata alla volontà degli Stati membri. Dal punto di vista ambientale e della salute pubblica sarebbe stato preferibile adottare una distanza minima europea. La cosa positiva, però, è che i luoghi pubblici frequentati da gruppi vulnerabili (parchi, campi sportivi, aree ricreative, scuole e simili) saranno più protetti. Nelle Fiandre questo punto aveva già suscitato interesse e ora attirerà l’attenzione di tutti i governi europei.

 
  
  

- Relazione Breyer (A6-0444/2008)

 
  
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  Martin Callanan (PPE-DE), per iscritto. (EN) Questa legislazione porta interamente il nome dell’Unione europea – è il classico esempio di quando si usano metodi troppo drastici per risolvere i problemi. Le sue ripercussioni sugli agricoltori e sulle imprese ortofrutticole nell’Inghilterra nordorientale, la regione che rappresento, saranno di enorme portata.

Sicuramente le imprese perderanno posti di lavoro, cessando addirittura l’attività. Sicuramente i nostri agricoltori in difficoltà dovranno affrontare ancora più scocciature burocratiche e di certo i raccolti agricoli diminuiranno. Il fatto che questa settimana si stia anche discutendo della sicurezza alimentare globale è incredibilmente ironico. I pesticidi sono fondamentali per coltivare generi alimentari e sono già soggetti a rigide norme di sicurezza.

Nessuno mette in dubbio l’importanza di tutelare l’ambiente, ma questa legislazione non è equilibrata. E’ eccessivamente prescrittiva e manca di flessibilità. La Commissione non è riuscita a realizzare uno studio di valutazione d’impatto sufficientemente ampio e aggiornato.

Per questi motivi ho votato contro la proposta.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE-DE), per iscritto. − (SV) Oggi abbiamo votato a favore della relazione Breyer relativa all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari. Il regolamento, che cerca di migliorare la sicurezza alimentare e contemporaneamente l’impatto sull’ambiente dei prodotti fitosanitari, è valido e importante.

Sin dalla prima lettura al Parlamento europeo, le analisi hanno rivelato che il regolamento rischia di essere troppo inflessibile e ampio e in Svezia potrebbe rendere impossibile la coltivazione delle colture comuni (ad esempio carote e cipolle) su scala commerciale. La situazione non è migliorata dal fatto che le valutazioni d’impatto delle norme, ad esempio quelle dello Swedish Chemicals Inspectorate e della sua controparte britannica, il Pesticides Safety Directorate, divergono su alcune importanti conclusioni. Ci rammarichiamo del fatto che, in questa seconda lettura in Parlamento, non ci sia stata l’opportunità di votare per un chiarimento in tal senso, ma allo stesso tempo sottolineiamo che il testo adottato apporta migliorie a quello presentato in Aula in prima lettura.

Avremmo voluto si fosse tenuto conto dell’accordo raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio, che avrebbe chiarito il regolamento vietando più apertamente l’uso pericoloso dei pesticidi, ma continuando a permettere, al contempo, le pratiche fitosanitarie necessarie, responsabili e sicure che ora rischiano di essere vietate.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Il compromesso raggiunto infine dal Parlamento europeo fa marcia indietro rispetto alle proposte massimaliste avanzate sull’eliminazione delle sostanze attive, soprattutto per quanto riguarda le implicazioni negative che queste proposte avrebbero avuto su insetticidi e pesticidi. Questo vale soprattutto per paesi come il Portogallo, gravemente colpito da alcuni parassiti di frutta e verdura, patate e olive, e da alcune malattie come il nematode del pino e il cancro del castagno. Nel mio paese, anche a seguito della mancanza di efficaci campagne fitosanitarie, parassiti e malattie stanno causando gravi danni, soprattutto alle imprese a conduzione familiare.

Pur nutrendo molti dubbi in merito ad alcuni aspetti specifici del compromesso, come la questione dei metodi non chimici di controllo o prevenzione e della gestione dei parassiti e delle colture, crediamo sia corretto applicare il principio del riconoscimento reciproco delle autorizzazioni dei prodotti fitosanitari e creare zone comprendenti regioni con condizioni agricole e climatiche comparabili.

Insistiamo tuttavia sulla necessità di realizzare studi che forniscano una visione reale delle conseguenze di queste misure sulla produttività e, quindi, sui redditi degli agricoltori, affinché il costo possa essere condiviso dall’intera società, dato che si sta parlando di esigenze ambientali e di sicurezza alimentare.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato contro gli emendamenti alla relazione Breyer. In Gran Bretagna c’è stato un inutile eccesso di allarmismo su questa relazione cui è attribuita la fine dell’agricoltura convenzionale. Non è questa la posizione adottata dagli agricoltori negli altri Stati membri.

Tuttavia, in assenza di un’adeguata valutazione d’impatto della proposta attuale non è possibile capire quali saranno esattamente gli effetti. Sostengo quindi l’idea di concedere una deroga dopo il 2015, allo scadere delle attuali autorizzazioni, nel caso in cui uno Stato membro nutra seri timori sulla disponibilità di un pesticida con effetti nocivi sulle rese dei raccolti.

 
  
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  Duarte Freitas (PPE-DE), per iscritto.(PT) Il presente documento contribuirà ad armonizzare la legislazione in materia di pesticidi.

Concordo con la relazione adottata, soprattutto perché l’applicazione del principio di riconoscimento reciproco delle autorizzazioni dei prodotti fitosanitari porrà fine agli squilibri nella concorrenza tra diversi Stati membri (dotati di mercati di diverse dimensioni) e, in particolare, attenuerà le preoccupazioni ambientali e di sicurezza alimentare. La creazione di tre zone comprendenti regioni con condizioni agricole e climatiche comparabili è molto positiva. Sarebbe rischioso affiancare realtà completamente diverse.

L’analisi della questione degli interferenti endocrini poggia, a mio avviso, su un presupposto fondamentale: il testo proposto si basa infatti su un parere scientifico. Il problema di questo tipo di sostanze è che, a differenza delle sostanze cancerogene e mutagene, non hanno parametri tossicologici, ma producono una serie di effetti che variano da squilibri ormonali di lieve entità a malformazioni genitali e/o al cancro.

E’ importante regolamentare le sostanze che hanno comprovati effetti negativi sulla salute umana.

Il regolamento è dotato di una triplice base giuridica (agricoltura, mercato interno e salute pubblica) e questo, a mio avviso, è molto positivo.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. − (DE) Negli ultimi anni l’Unione europea ha costantemente aumentato i valori limite, motivo per cui una riduzione era attesa ormai da tempo. Il fatto che pesticidi estremamente dannosi per la salute siano finalmente vietati rappresenta un passo avanti, anche se in questo campo la ricerca è ancora troppo limitata. L’uso cumulativo di pesticidi, cui si può fare ricorso per aggirare i valori limite previsti, rimane tuttavia motivo di preoccupazione. Sappiamo ancora troppo poco delle possibili interazioni e siamo ancora in attesa delle specifiche legali.

Vi sono ancora dubbi sulla reale efficacia della documentazione e della tracciabilità. Gli scandali sulla carne degli ultimi anni dimostrano molto chiaramente quanto siano facili le frodi sull’etichettatura. Non va trascurato, infine, il fatto che, pur imponendo specifiche sui pesticidi ai nostri produttori e agricoltori, importiamo prodotti da paesi con condizioni più permissive. L’episodio sui giocattoli cinesi dovrebbe esserci di lezione. I regolamenti previsti sono un passo nella giusta direzione, motivo per cui ho votato a favore, ma dobbiamo fare molto di più.

 
  
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  Bill Newton Dunn (ALDE), per iscritto. (EN) Ho votato contro le conclusioni e le raccomandazioni del dialogo a tre tra Consiglio, Commissione e Parlamento perché:

- questa legislazione doveva essere approvata troppo in fretta dato che il mandato di Parlamento e Commissione termina la prossima estate; questo però non è un motivo sufficiente per legiferare in fretta e furia;

- non c’è stata una valutazione d’impatto sulle proposte;

- le raccomandazioni non sono fondate su solide basi scientifiche, ma più che altro su paure emotive legate alle cause che hanno portato alla preoccupante scomparsa delle api da miele a livello mondiale e su timori legati alla salute umana;

- gli agricoltori che rappresento nel Lincolnshire e nelle East Midlands mi hanno chiesto all’unanimità di oppormi alle proposte e, dato che sono persone concrete che coltivano ciò che noi mangiamo, dovremmo rispettare il loro parere.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Egregio Presidente, onorevoli colleghi, voto favorevolmente alla relazione esposta dalla collega Breyer, relativa all’immissione sul mercato di prodotti fitosanitari. Ne condivido le finalità e gli scopi, che sono quelli di assicurare un elevato livello di tutela sia della salute dell’uomo sia dell’ambiente.

Infatti, l’Unione Europea ha sempre tenuto in particolare considerazione le tematiche inerenti all’ambiente e questo regolamento è un ulteriore tassello volto a raggiungere questo obiettivo. Inoltre, sono convinto che sia giusto prevedere che le sperimentazioni sugli animali siano mantenute al minimo e siano effettuate solo in caso di assoluta necessità e che si promuova l’uso di metodi alternativi, affinché questi animali non soffrano inutilmente.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. (EN) Ho deciso di votare contro questa relazione per due motivi.

In primo luogo, occorre fornire ai nostri agricoltori gli strumenti necessari per svolgere il loro lavoro e questa proposta porrà grandi limiti alle loro possibilità, soprattutto a quegli agricoltori che lavorano in condizioni climatiche più umide e piovose e sono costretti a usare i pesticidi per proteggere i raccolti e i propri mezzi di sussistenza. Non conosco nessun agricoltore che voglia usare pesticidi, ma sono un elemento fondamentale per assicurare generi alimentari alla popolazione a prezzi abbordabili.

In secondo luogo, non è stata condotta alcuna valutazione d’impatto su questa legislazione e lo trovo vergognoso viste le gravi ripercussioni che potrebbe avere sul settore agricolo.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) Durante la discussione di ieri, ho affermato che, a mio parere, questo compromesso è onesto e che il gruppo Verde/Alleanza libera europea del Parlamento europeo lo appoggerà. Desidero tuttavia sottolineare che, per pervenire a un accordo con la lobby degli agricoltori e l’industria dei pesticidi, abbiamo dovuto accettare alcuni compromessi. Comunque la si guardi, la posizione raggiunta sui criteri di riduzione è un risultato indebolito rispetto alla posizione del Parlamento europeo in prima lettura.

Per 12 sostanze sono state appositamente previste possibilità di deroga. Anche noi nutriamo alcuni dubbi riguardo all’approccio della divisione in zone: l’idea di avere tre zone in un’area così vasta ci sembra problematica perché le condizioni ambientali possono variare enormemente anche all’interno di una stessa zona. L’elemento positivo, però, è che la base giuridica poggia su agricoltura, mercato interno e salute pubblica, e che è stata attribuita priorità assoluta alla salute pubblica nei relativi consideranda e nell’articolo 1. Analogamente, i criteri di riduzione per le sostanze con effetti inaccettabili sulle api sono visti come un’utile integrazione. E’ stato rispettato l’obbligo di sostituire più rapidamente i prodotti pericolosi con alternative sicure. Benché avremmo potuto ottenere un risultato migliore, abbiamo votato a favore di un compromesso che riteniamo accettabile.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. (EN) Sono rimasta delusa dalla modifica della posizione comune. Preferirei la posizione comune perché garantirebbe un migliore equilibrio tra salute pubblica e produzione alimentare.

 
  
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  Glenis Willmott (PSE), per iscritto. (EN) La continua mancanza di una valutazione d’impatto approfondita impedisce al partito laburista al Parlamento europeo di sostenere il pacchetto di compromesso negoziato tra il Consiglio e la relatrice, poiché non vi è una chiara indicazione delle ripercussioni sulla produzione alimentare.

I deputati laburisti al Parlamento europeo vogliono avere pesticidi migliori e più sicuri, ma nei confronti di produttori e consumatori abbiamo anche la responsabilità di essere sicuri degli eventuali effetti delle attuali proposte sulla produzione agricola e sui prezzi dei generi alimentari.

Sebbene l’accordo non avrebbe certo i catastrofici effetti previsti in alcuni trimestri, l’incertezza che ne deriva è sufficiente per impedire al partito laburista al Parlamento europeo di sostenere il pacchetto di compromesso.

 
  
  

- Relazioni Klaß (A6-0443/2008) e Breyer (A6-0444/2008)

 
  
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  Liam Aylward, Brian Crowley, Seán Ó Neachtain e Eoin Ryan (UEN), per iscritto. (EN) Oggi ci siamo astenuti dal voto su questa legislazione fitosanitaria.

Si tratta di un voto molto difficile. Sinora siamo stati coinvolti in tutte le fasi degli intensi negoziati su questo pacchetto controverso.

Questa legislazione si concentra chiaramente sulla salute e sul nesso esistente tra sostanze chimiche e cancro, malattia che colpisce maggiormente gli agricoltori a causa del loro contatto diretto con le sostanze cancerogene. Mentre questo pacchetto cerca di limitare la disponibilità di tali sostanze, gli Stati membri possono consentire l’immissione sul mercato di prodotti che minacciano gravemente la salute dei vegetali. La proposta cerca inoltre di proteggere le api e ridurre la burocrazia nell’autorizzazione delle sostanze e, con il graduale ritiro delle sostanze fino al 2016, si incentiverà l’industria a trovare prodotti biologicamente validi ed efficaci.

Non possiamo votare a favore di questa legislazione. Nonostante le ripetute richieste di una valutazione d’impatto più recente, non è arrivato niente dalla Commissione. Non possiamo legiferare in astratto! In questo caso le sostanze sarebbero vietate in base alla pericolosità e non al rischio scientifico, basato sull’utilizzo e sull’esposizione alle sostanze. Inoltre, la definizione di “sostanze che alterano il sistema endocrino” non è stata ancora concordata a livello scientifico e abbiamo presentato emendamenti per avere il parere degli esperti della Commissione in materia.

 
  
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  Michel Teychenné (PSE), per iscritto. – (FR) Con questo testo che limita la produzione e la vendita di pesticidi e il testo di accompagnamento che ne definisce il quadro di utilizzo, l’Europa si è dotata infine di norme esemplari in materia di pesticidi. La relazione presentata dall’onorevole Breyer segue la giusta direzione. Pur permettendo l’immissione sul mercato di prodotti a basso rischio, vieta 22 sostanze considerate molto nocive.

Se vogliamo ambire a un’agricoltura razionale in tutto il mondo, dobbiamo accogliere con favore questo progresso europeo. L’agricoltura europea, che fa ampio uso di prodotti fitosanitari, non ne uscirà indebolita; al contrario, con questi testi la legislazione comunitaria sarà la più rigorosa nella lotta ai pesticidi tossici.

 
  
  

- Relazione Klinz (A6-0497/2008)

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. (EN) Il regime legislativo applicabile ai fondi di investimento paneuropei, gli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), è stato oggetto di una revisione sostanziale. Si tratta di programmi di investimento collettivo che, essendo stati autorizzati in uno Stato membro, possono circolare in tutta l’Unione europea senza essere sottoposti a ulteriori controlli. In un periodo di incertezza finanziaria generalizzata, la regolamentazione delle operazioni finanziarie deve essere applicata in maniera corretta e coerente per rafforzare la fiducia nel settore.

La relazione Klinz propone di introdurre passaporti per le società di gestione ingaggiate dai promotori dei fondi OICVM. La proposta autorizza la gestione transfrontaliera dei fondi senza l’obbligo, attualmente vigente, di costituire società di gestione pienamente operative. E’ fondamentale la presenza di un numero sufficiente di gestori di fondi per mantenere un controllo adeguato sui passaporti delle società di gestione.

L’onorevole Klinz ha presentato un documento di compromesso a cui posso dare il mio sostegno.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) Gli OICVM sono fondi di investimento armonizzati che investono in base a politiche di investimento prestabilite. La direttiva quadro sugli OICVM, cui la relazione Klinz fa riferimento, garantisce la trasparenza dei costi e un aspetto particolarmente importante in periodo di crisi economica e finanziaria dell’Unione europea, ovvero un elevato grado di tutela degli investitori. La direttiva indica i requisiti fondamentali per l’organizzazione, la gestione e la sorveglianza dei fondi di investimento.

E’ vero che, rispetto al mercato americano, i fondi d’investimento europei hanno dimensioni limitate con costi elevati per gli investitori. Occorre quindi rivedere il pacchetto OICVM, adattandolo alle esigenze degli investitori e assicurando la competitività dell’industria comunitaria dei fondi.

Le modifiche proposte dal relatore riguardano principalmente l’introduzione di nuove disposizioni sulle fusioni di fondi (di modo che siano trattate alla stessa stregua delle fusioni nazionali e rimangano soggette a neutralità fiscale), l’introduzione di un documento che riporta informazioni essenziali per gli investitori (in sostituzione del prospetto semplificato) e la semplificazione della procedura di notifica in essere grazie a uno scambio d’informazioni diretto tra le autorità di regolamentazione.

 
  
  

- Relazione Gottardi (A6-0507/2008)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. − (SV) Sosteniamo la relazione poiché crediamo che le finanze pubbliche sostenibili siano molto importanti. Tuttavia, siamo contrari alla formulazione del paragrafo 8, che prevede una progressiva ed incisiva diminuzione della pressione fiscale sui salari medio-bassi e le pensioni, con detrazioni fiscali, revisioni delle aliquote e restituzione del drenaggio fiscale. Riteniamo che queste siano tematiche da affrontare non a livello dell’Unione europea, bensì da rimettere alla competenza degli Stati membri.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La relazione sulle finanze pubbliche nell’Unione economica e monetaria (UEM) adotta le decisioni anti-laburiste prese da Consiglio e Commissione volte a rafforzare la competitività dei monopoli per difendere i profitti di capitale e far gravare il peso della profonda crisi capitalista sulle spalle dei lavoratori.

Si consolida il contesto antipopolare creato dall’Unione europea con il patto di stabilità e la strategia di Lisbona per permettere agli Stati membri, in particolare quelli dell’UEM, di esercitare la politica finanziaria.

Il Parlamento europeo, così come la Commissione, stanno cercando di contenere le tendenze centrifughe e l’individualismo invocando una maggiore dedizione al completamento del mercato interno, all’armonizzazione fiscale e al rafforzamento della concorrenza e delle regole di mercato.

Le critiche sul fatto che le ingenti somme stanziate per far fronte alla crisi non raggiungano le piccole e medie imprese, e ancor meno i lavoratori, sono fuorvianti. I modelli sbagliati e sorpassati di intervento statale a copertura delle lacune di mercato sono solo un’illusione e un tentativo di disorientare i lavoratori cercando il consenso sociale su un sistema corrotto.

L’unica soluzione è che i lavoratori lottino per il potere popolare e per un’economia fondata sul popolo per rovesciare la barbarie capitalista.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Effettivamente è molto interessante che la relazione riconosca che, dall’analisi della situazione delle finanze pubbliche nel 2007 e nella prima parte del 2008, “emerge con chiarezza la modificazione del trend e l’incombere di prospettive di rallentamento dell’economia e della crescita, accompagnate da un tasso di inflazione in costante calo e da disuguaglianze crescenti dei redditi”.

Ciononostante, per affrontare la crisi, propone fondamentalmente le stesse ricette che hanno portato alla situazione attuale, invece di approfittare di questa opportunità per proporre modifiche alle politiche neoliberali e monetariste che hanno contribuito alla grave situazione sociale attuale, ovvero all’aumento delle disuguaglianze, della disoccupazione, del lavoro precario e mal retribuito e della povertà.

Insiste sulla stabilità dei prezzi e sul Patto di stabilità e di crescita, seppure con una certa flessibilità, nonché sulla strategia di Lisbona che, come sappiamo, è servita come pretesto per promuovere la privatizzazione e deresponsabilizzare lo Stato dalle funzioni sociali. Questo approccio è legato anche all’idea di una presenza minima dello Stato e di una maggiore efficienza del settore privato, allo scopo di imporre l’accettazione della cosiddetta moderazione salariale che, in realtà, si traduce in una perdita di potere d’acquisto per i salari.

Per tale motivo abbiamo espresso un voto contrario.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. – (FR) Quello che capisco della relazione Gottardi sulle finanze pubbliche è che non fa tesoro dell’esperienza acquisita con la crisi mondiale.

L’onorevole Gottardi considera come un fallimento del mercato e lacune di supervisione quello che in realtà è il fallimento di un sistema che ci viene imposto da anni: la deregolamentazione, la filosofia di libero mercato a livello mondiale portata all’estremo, l’assurda finanziarizzazione dell’economia, dove regna un mercato che a quanto pare si può autoregolamentare. I piccoli ritocchi vagamente decisi al G20 o a Bruxelles non cambieranno radicalmente la situazione. Dobbiamo ridiscutere i dogmi economici cui siamo ancora soggetti. La crisi ha mostrato che la libertà totale nella circolazione di beni, servizi, capitali e persone non porta alla prosperità, bensì alla catastrofe. Ha inoltre dimostrato che lo Stato-nazione è il livello adeguato ed efficace di decisione, d’azione e di reazione, anche se il presidente Sarkozy si sentiva obbligato a essere accompagnato ovunque dal presidente Barroso per far credere che l’Unione europea fosse utile in questa situazione.

In tale contesto, i buoni consigli sulla gestione delle finanze pubbliche dati dalla relatrice e l’appello lanciato per il rispetto del Patto di stabilità e di crescita sono, purtroppo, di scarsa utilità.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. − (EN) Accogliamo con favore alcuni elementi positivi della relazione e, in particolare, il riconoscimento della necessità di distribuire più equamente la pressione fiscale, l’importanza della spesa pubblica e la solida governance economica. Tuttavia, mi sono astenuta dal voto perché la relazione si rifà a una strategia di Lisbona viziata da errori, pone l’accento sulla competitività, incentiva la flessibilità e minaccia implicitamente i regimi pensionistici, la sanità pubblica e le cure a lungo termine, mascherandosi dietro a una riforma strutturale.

 

10. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 

(La seduta, sospesa alle13.00, riprende alle 15.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 

11. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
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12. Caratteristiche di sicurezza ed elementi biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0500/2008), presentata dall’onorevole Coelho, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2252/2004 del Consiglio relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri [COM(2007)0619 – C6-0359/2007 – 2007/0216(COD)].

 
  
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  Carlos Coelho, relatore. − (PT) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, la proposta che oggi discutiamo è volta a modificare il regolamento approvato nel 2004, che ha migliorato e armonizzato le norme di sicurezza relative alla protezione dall’uso fraudolento dei passaporti e dei documenti di viaggio dei cittadini dell’Unione europea, introducendo al contempo elementi di identificazione biometrica. Contrariamente a quanto successo nel 2004, ora siamo in procedura di codecisione. Desidero ringraziare la presidenza francese e il commissario Barrot per l’enorme impegno profuso in questo fascicolo allo scopo di raggiungere un accordo in prima lettura. Desidero inoltre ringraziare i relatori ombra per il lavoro svolto e la collaborazione data, indispensabili per ottenere tale risultato.

Questa soluzione era necessaria se teniamo conto che il regolamento è entrato in vigore nel 2004 e che, entro e non oltre il mese di giugno di quest’anno, tutti gli Stati membri dovrebbero rilevare le impronte digitali dei bambini appena nati. Tuttavia, in base a studi esistenti effettuati nel quadro di progetti pilota realizzati in vari Stati membri, è molto difficile procedere al rilevamento o fare affidamento sulle impronte digitali di bambini di età inferiore a sei anni. E’ vero che il legislatore nazionale potrebbe stabilire deroghe a questo obbligo, ma questo significherebbe che fino al limite di età per cui è stata concessa l’esenzione si potrebbero rilasciare solo passaporti temporanei. Per i genitori sarebbe un onere eccessivo richiedere un passaporto per ciascun figlio ogni qualvolta desiderano viaggiare fuori dallo spazio Schengen.

Siamo quindi riusciti a raggiungere un accordo prevedendo un periodo di quattro anni in cui il limite di età è fissato a 12 anni, con una clausola derogatoria che dovrebbe permettere agli Stati che già hanno adottato una legislazione con limiti inferiori di applicarli, a condizione che il limite non sia al di sotto dei sei anni. Era prevista inoltre una clausola di revisione in base alla quale, tenendo conto dei risultati dello studio richiesto alla Commissione sulla credibilità delle impronte digitali dei bambini, tra quattro anni il limite di età sarà fissato e armonizzato definitivamente per tutti gli Stati membri.

E’ stata introdotta una seconda deroga per le persone che, per diversi motivi, sono fisicamente impossibilitate a fornire le impronte digitali. E’ stata altresì accolta la raccomandazione dell’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale sul principio “una persona – un passaporto”. Come affermato dal Garante europeo della protezione dei dati, è un ulteriore vantaggio nella lotta alla tratta dei bambini.

Allo scopo di proteggere i bambini, abbiamo anche ottenuto un accordo interistituzionale, concluso tra le tre istituzioni, per sviluppare una posizione comune sull’adozione delle norme necessarie a proteggere i bambini contro il rapimento e la tratta. Le rispettive iniziative dovrebbero essere introdotte dalla Commissione nel quadro del settore del diritto civile competente.

Devo confessare che ci stiamo scontrando con le ridotte competenze dell’Unione europea in materia: il rilascio dei passaporti è di competenza nazionale e l’Unione europea può intervenire unicamente per il rafforzamento dei dati biometrici nei passaporti e nei documenti di viaggio, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza dei documenti nei controlli di frontiera.

Abbiamo fissato norme che tutelano l’esercizio della competenza comunitaria, decidendo i tipi di dati inclusi (impronte digitali e fotografie) e i limiti dell’utilizzo: i dati potranno essere utilizzati soltanto per gli scopi previsti da questo regolamento (i controlli di frontiera), per verificare l’autenticità del documento e per accertare che il portatore ne sia effettivamente il legittimo proprietario.

Abbiamo inoltre raggiunto un accordo su due studi: un primo studio sui cosiddetti “documenti originatori”, per garantire che i documenti necessari per l’emissione del passaporto abbiamo la stessa affidabilità del passaporto da tutelare; e un secondo studio sul riconoscimento dei dati nei controlli di frontiera per studiare i tassi di falsi rifiuti. Grazie a questi studi, e tenendo conto della clausola di revisione di quattro anni, a un certo punto saranno introdotte le modifiche necessarie mediante una procedura di codecisione, senza dimenticare di consultare il Garante europeo della protezione dei dati, una regola di cui purtroppo non si è tenuto conto nell’elaborazione di questa proposta.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, innanzi tutto tengo a ringraziare il presidente della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Desidero inoltre porgere un caloroso ringraziamento al relatore, l’onorevole Coelho, per la straordinaria relazione e l’eccellente collaborazione avuta con la Commissione su un tema tanto delicato e sensibile.

La proposta della Commissione è volta a introdurre deroghe armonizzate all’obbligo di rilevamento delle impronte digitali affinché tutti i cittadini europei siano trattati allo stesso modo. La Commissione desidera inoltre proteggere i bambini dalla tratta degli esseri umani, rendendo giuridicamente vincolante il principio “una persona – un passaporto”, riconosciuto a livello internazionale.

Accolgo con favore gli sforzi profusi dal Parlamento europeo per raggiungere un accordo su questa proposta in prima lettura e includere le impronte digitali nei passaporti rilasciati dagli Stati membri entro e non oltre il 28 giugno 2009. Se non fossimo giunti a un accordo, chiunque viaggi all’estero con passaporto sarebbe stato costretto al rilevamento delle impronte digitali, compresi i bambini appena nati. Per questo voglio veramente esprimere la soddisfazione della Commissione per la proposta di compromesso negoziata. Ora la Commissione si concentrerà sulla relazione richiesta dal Parlamento europeo nella maniera più efficiente possibile. Non credo di dovere aggiungere altro. Ascolterò con interesse i contributi dei deputati e ringrazio nuovamente il relatore, l’onorevole Coelho, per l’ottimo lavoro svolto.

 
  
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  Urszula Gacek, a nome del gruppo PPE-DE. – (EN) Signor Presidente, sono lieta di appoggiare le proposte oggi presentate.

Credo si senta l’urgente bisogno di creare una serie di norme comuni sulla verifica dei dati biometrici. I colleghi forse non sanno che attualmente esistono grandi differenze tra paesi sul rigore usato, ad esempio, nel controllo delle fotografie dei passaporti. Molti paesi obbligano il cittadino che richiede un passaporto a presentarsi di persona, provvisto di documenti e fotografie, e in questi casi i funzionari dell’ufficio di rilascio passaporti possono verificare la corrispondenza tra la fotografia e la persona in carne e ossa.

In alcuni paesi però – forse soprattutto nel Regno Unito – le richieste via posta sono all’ordine del giorno, e l’autenticità della foto è confermata solo dal cosiddetto “professionista” che conosce il richiedente da almeno due anni. L’elenco delle persone autorizzate nel Regno Unito è notevole, poiché la verifica può essere fatta dal proprio ottico o dentista, ma anche da un fotografo professionista o da un vigile del fuoco – senza per questo mancare di rispetto a chi svolge queste professioni.

E’ interessante anche il fatto che negli Stati Uniti esistono norme abbastanza permissive. Per chi fa richiesta per la prima volta, le verifiche delle foto per i passaporti possono essere fatte presso le cosiddette “strutture ammissibili”, ovvero dal personale dell’ufficio postale locale. Sembra incredibile che un paese così attento alla sicurezza, i cui cittadini possono entrare in Europa senza visto, siano dotati di un simile sistema di controllo.

Quindi, per rendere sicuri i passaporti, è veramente necessario introdurre dati biometrici molto più affidabili, ovvero le impronte digitali. Dobbiamo inoltre garantire che l’agenzia responsabile del rilevamento e della verifica delle impronte rispetti gli stessi standard, non solo nell’Unione europea ma anche in quelle nazioni i cui cittadini possono viaggiare senza visto in Europa, per fare in modo che tutti rispettino le stesse rigide condizioni imposte ai cittadini europei.

 
  
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  Martine Roure, a nome del gruppo PSE. – (FR) Signor Presidente, quando nel 2004 è stato adottato il regolamento sulle caratteristiche di sicurezza e sull’inclusione degli elementi biometrici nei passaporti europei, gli Stati membri non hanno previsto alcuna deroga all’obbligo di rilevamento delle impronte digitali. L’esperienza attuale dimostra che la tecnologia esistente non garantisce ancora una sufficiente affidabilità delle impronte digitali dei bambini di età inferiore ai 12 anni affinché siano usate come elemento di sicurezza nei passaporti. Pertanto accolgo con favore il compromesso trovato con gli Stati membri di fissare a 12 anni il limite di età per la raccolta di dati biometrici, che prevede una clausola di revisione tra tre anni. Da parte nostra, abbiamo accettato la deroga per gli Stati membri che hanno già adottato una legislazione per i bambini di età superiore ai sei anni.

L’uso di questo tipo di dati sarebbe accettabile solo se garantisse effettivamente protezione ai nostri figli. Non è ancora così, ma rimaniamo aperti a eventuali sviluppi positivi della tecnologia in questo settore. La nostra priorità è garantire la sicurezza dei bambini che viaggiano da soli per impedirne il rapimento e la tratta. L’inserimento di questi dati nei passaporti dà una falsa impressione di sicurezza perché non impedisce a un bambino di attraversare un confine senza il consenso dei genitori. Il compromesso trovato con gli Stati membri permetterà alla Commissione di presentare una relazione sulle condizioni imposte ai minori che attraversano da soli le frontiere esterne. Questa relazione permetterà quindi di proporre iniziative che garantiscano un approccio europeo sulle norme a tutela dei minori che attraversano i confini esterni degli Stati membri.

Infine, i dati biometrici dei passaporti devono essere usati solo per verificare l’autenticità del documento e l’utilizzo di dati personali sensibili come gli elementi biometrici è accettabile solo se associato a norme rigorose sulla tutela dei dati.

 
  
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  Gérard Deprez, a nome del gruppo ALDE. (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo desidero congratularmi con il relatore, l’onorevole Coelho, e la precedente presidenza francese che, come previsto, non è qui tra noi per avere raggiunto un accordo in prima lettura. Era necessaria la volontà di farlo e la capacità di accettare il compromesso richiesto. Esprimo in particolare le congratulazioni all’onorevole Coelho, il relatore, perché la sua motivazione, che invito i colleghi a leggere, è un piccolo capolavoro di intelligenza e abilità politica.

Analizzando attentamente il testo proposto scorgiamo un grande principio, che è anche il principio rivoluzionario della relazione, un principio che non ha niente a che vedere con i dati biometrici. Il principio “una persona – un passaporto”, deciso nel 2004, pone il problema dei bambini e dell’età possibile minima per poter rilevare le impronte digitali. Non nascondiamo che il compromesso è stato molto difficile. Alcuni, come l’onorevole Coelho all’inizio, volevano che fosse l’età più bassa possibile, per proteggere i bambini la prima possibile. Per questo però bisognerebbe avere dati biometrici affidabili, che al momento non possono essere garantiti. E’ stato infine raggiunto il seguente compromesso: le impronte digitali dei bambini sono obbligatorie a partire dai 12 anni. Gli Stati che le rilevano prima potranno continuare a farlo per quattro anni, ma in ogni caso l’età limite non potrà essere inferiore a sei anni; nei prossimi anni, la Commissione dovrà redigere una relazione per valutare il sistema e il suo funzionamento e, se del caso, proporre eventuali modifiche come previsto nel testo. Dobbiamo quindi sperare che la tecnologia faccia progressi considerevoli, perché l‘ideale per proteggere i bambini sarebbe disporre il prima possibile di dati biometrici affidabili e paragonabili. In questo ordine di idee possiamo esprimere il nostro consenso su questo testo, che nuovamente accolgo con favore e mi congratulo con il relatore, con la Commissione per la sua proposta iniziale e con il Consiglio per essere stato disponibile al compromesso.

 
  
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  Roberta Angelilli, a nome del gruppo UEN. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto voglio congratularmi con il relatore per l’ottimo lavoro svolto. Come relatrice della strategia europea sui diritti dei minori mi preme sottolineare, anche se l’hanno già fatto gli altri colleghi prima di me, alcuni importanti punti della relazione Coelho.

Primo: è assolutamente apprezzabile il principio di garantire un’impostazione comune riguardo alle norme sulla protezione dei bambini che attraversano le frontiere esterne.

Secondo: il principio una persona, un passaporto. Questa regola è importante, perché collega direttamente i dati biometrici al titolare del documento. In questo modo si è evitano tutte quelle procedure attualmente in uso che consentono la possibilità di far figurare i bambini sui passaporti dei genitori. Tale prassi rende infatti i controlli sull’identità del minore molto più difficili ed inaffidabili, facilitando la sottrazione dei minori contesi, la tratta e lo sfruttamento dei bambini.

Terzo: la relazione prevede inoltre che la Commissione presenti una relazione che esamini la fattibilità tecnica dell’utilizzazione delle impronte digitali per i bambini di età inferiore ai dodici anni ai fini dell’identificazione. È molto importante lavorare al miglioramento e all’affidabilità del sistema, soprattutto a protezione dei minori.

Concludo dicendo che a mio avviso è assolutamente utile che si individuino in futuro i mezzi tecnici più sofisticati, adeguati e sicuri per rilevare e quindi certificare in modo inequivocabile l’identità e l’età del minore il più presto possibile, possibilmente sin dalla nascita.

 
  
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  Tatjana Ždanoka, a nome del gruppo Verts/ALE. (EN) Signor Presidente, in primo luogo desidero ringraziare l’onorevole Coelho per l’eccellente lavoro svolto. Nonostante vi siano opinioni politiche diverse, ha fatto del suo meglio per raggiungere un compromesso.

Il gruppo Verde/Alleanza libera europea si oppone fermamente all’ampia introduzione degli elementi biometrici sino a quando ne sarà provata la necessità al di là di ogni ragionevole dubbio. Crediamo che abbia implicazioni cruciali per la sicurezza dei dati personali e i diritti fondamentali. Abbiamo votato contro gli elementi biometrici nei visti e siamo contrari alla loro inclusione anche nei passaporti europei. A nostro parere, la proposta attuale offre la possibilità di porre dei limiti al rilevamento delle impronte digitali per un documento di viaggio. Siamo quindi soddisfatti che sia stato raggiunto il compromesso con Commissione e Consiglio e che si sia stabilito il limite di età di 12 anni per gli Stati membri in cui non è previsto il rilevamento delle impronte digitali dei bambini e il limite di sei anni per gli altri Stati membri.

Ribadisco nuovamente che il nostro sostegno ai limiti di età non corrisponde a un sostegno al rilevamento delle impronte digitali in quanto tale. Siamo fermamente convinti che, nei passaporti, gli elementi biometrici possano essere usati solo per verificare l’autenticità del documento o l’identità del titolare. L’utilizzo di questi dati per altri scopi, come l’applicazione della legge, non è legittimo né proporzionale. Non possiamo essere d’accordo sul fatto che chiunque abbia il passaporto europeo sia una persona sospetta le cui impronte digitali devono essere conservate. Questa è la nostra posizione, ma insisto nuovamente nel congratularmi con l’onorevole Coelho, la Commissione e il Consiglio per questo compromesso.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, non sono a favore del rilevamento delle impronte digitali dei bambini piccoli o addirittura dei neonati. I bambini devono essere esonerati dall’obbligo di fornire impronte digitali biometriche per il passaporto ed è quindi giusto prevedere una deroga. Vi sono ancora incertezze sull’utilizzo delle impronte digitali biometriche per i bambini di età inferiore ai 12 anni. Fondamentalmente, infatti, non si sa per quanto tempo siano affidabili le impronte digitali dei bambini nell’età della crescita. Se dovessimo usare esclusivamente questi dati potremmo ottenere il risultato contrario a quello desiderato, ovvero diminuire e non aumentare la sicurezza. Ritengo esagerato raccogliere e utilizzare dati di cui non si può garantire l’affidabilità al di là di ogni ragionevole dubbio.

Il compromesso ora trovato con il Consiglio riflette questi timori e, grazie all’insistenza del Parlamento e all’eccellente lavoro svolto dal relatore, si basa su un limite di età di 12 anni per un periodo transitorio di quattro anni, durante il quale sarà realizzato un ampio studio per fare ricerche sull’affidabilità dei dati biometrici dei bambini. Purtroppo, il compromesso prevede anche deroghe per gli Stati membri già dotati di leggi che consentono il rilevamento delle impronte digitali su bambini di età inferiore ai 12 anni. Pertanto è ancora più importante stabilire chiaramente, nel compromesso raggiunto, che il provvedimento di attuazione europeo sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio non possa mai essere usato per la creazione di banche dati contenenti questi dati a livello nazionale.

 
  
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  Gerard Batten, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, sono molto lieto di poter dire che il Regno Unito è escluso da questo regolamento perché non fa parte dello spazio Schengen. Il governo britannico ha comunque garantito che si manterrà al passo affinché i suoi documenti non vengano considerati di seconda categoria. Questo implica che considera le proposte di prima categoria e che, in ogni caso, sarà vincolato dal contenuto del regolamento.

Come dimostra la relazione, però, si sollevano molti interrogativi sull’autenticità dei dati biometrici e sulla loro verifica. Che tipo di documenti vengono usati per l’identificazione iniziale del richiedente e come si può essere sicuri della loro autenticità? Una volta rilasciato il passaporto, non è molto utile se i dati inseriti non possono essere verificati con l’identità del titolare attraverso banche dati nazionali o centralizzate.

La relazione riconosce la necessità di disporre di un supporto di memorizzazione altamente protetto per queste informazioni, ma sappiamo tutti dall’esperienza del Regno Unito che un tale strumento non esiste. Negli ultimi anni, informazioni personali e altamente sensibili su milioni di persone sono andate perse o sono state rivelate dalle banche dati governative. Nel Regno Unito tutti sanno che le informazioni personali non sono sicure nelle mani del nostro governo.

La relazione non fa cenno all’affidabilità dei dati biometrici in sé. In realtà, nel 2004 le prove di registrazione dei dati biometrici effettuate dal servizio passaporti del Regno Unito hanno rivelato un tasso d’errore di 1 su 3 per il riconoscimento facciale, 1 su 5 per le impronte digitali e 1 su 20 per la scansione dell’iride. L’identificazione biometrica è un’idea allettante, ma non è quel meccanismo di sicurezza a prova di errore che immaginiamo. L’Independence Party britannico voterà quindi contro questa risoluzione.

 
  
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  Philip Claeys (NI) . – (NL) Signor Presidente, a mio avviso il relatore ha assolutamente ragione nel volere attirare l’attenzione su alcuni punti legati prevalentemente al fatto che il rilevamento, il trattamento e il confronto dei dati biometrici dei passaporti sono sviluppi relativamente recenti. Sarebbe quindi ragionevole anche rivedere l’intera procedura, come suggerito, tra tre anni.

E’ inoltre di vitale importanza introdurre un certo livello di armonizzazione sul trattamento dei dati biometrici, perché una catena è forte quanto il suo anello più debole. In teoria, l’abolizione delle frontiere interne dell’Unione europea avrebbe dovuto migliorare la supervisione delle frontiere esterne, ma in pratica è evidente che il sistema continua a manifestare evidenti punti deboli, che le reti criminali internazionali, i narcotrafficanti, i trafficanti di esseri umani e gli immigrati clandestini hanno sfruttato. Se vogliamo un sistema più efficiente di controllo dei confini, è ormai tempo che i dati biometrici entrino a far parte a pieno titolo di questo sistema.

 
  
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  Esther de Lange (PPE-DE) . – (NL) Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore e collega, l’onorevole Coelho, per il contributo dato. E’ già riuscito a raggiungere un compromesso con Consiglio e Commissione in prima lettura: approvo pienamente questo compromesso, così come il principio “una persona – un passaporto”. Tuttavia, desidero discutere questo tema più in dettaglio.

Questo principio dovrebbe garantire maggiore protezione contro crimini quali il rapimento e la tratta dei bambini, perché ogni persona avrebbe il proprio passaporto con un chip contenente i dati biometrici personali. Ovviamente questa operazione avrà un costo, sicuramente lo avrà per gli Stati membri che sinora hanno permesso di far figurare i bambini sul passaporto dei genitori. Nei Paesi Bassi il costo massimo di un passaporto supera i 48 euro e l’inclusione di un figlio sul passaporto del proprio genitore costa 8,50 euro. Per una famiglia con tre figli, quindi, questo il costo dei passaporti passerà dai 120 euro attuali a oltre 240 euro. Ovviamente qualunque genitore sarebbe ben felice di contribuire alla sicurezza del proprio figlio. Ma non è forse vero che, se è possibile rapire un bambino, è anche possibile procurarsene il passaporto? Quando entrerà in vigore il regolamento emendato, non sarà più possibile far figurare i figli sul passaporto dei genitori. Ma non è un dato di fatto che, in taluni casi, questo avviene proprio nell’interesse della sicurezza del bambino, poiché mostra quale genitore ha la custodia del figlio? Come sarà possibile effettuare controlli efficaci sulla potestà genitoriale?

Nei prossimi tre anni la Commissione europea dovrà riesaminare la necessità di un regolamento aggiuntivo, ad esempio norme comunitarie sull’attraversamento delle frontiere da parte dei bambini. Al momento gli Stati membri sono ancora piuttosto divisi sulla questione. Invito la Commissione a sfruttare la revisione per valutare se e come l’introduzione di un unico passaporto per persona abbia contribuito a diminuire il numero dei rapimenti di bambini. Il compromesso attuale ha prodotto l’effetto desiderato o ha semplicemente sollevato effetti collaterali che richiedono una soluzione?

Signor Commissario, la sicurezza dei nostri figli richiede un’attenzione costante da parte nostra. La decisione di oggi è piuttosto particolare; se a medio termine si rendesse necessario intervenire ancora nell’interesse dei bambini, sicuramente i cristiani democratici di questa Assemblea saranno al suo fianco.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (PSE) . – (EL) Signor Presidente, il fatto che oggi il parere del Parlamento abbia prevalso sui tentativi del Consiglio di introdurre documenti contenenti dati biometrici per i bambini di sei anni è una vittoria per il principio fondamentale secondo cui i dati personali possono essere raccolti solo se ne viene provata la necessità, l’adeguatezza e ovviamente l’utilità, un principio che, temo, Consiglio e Commissione hanno spesso ignorato nelle proprie iniziative legislative degli ultimi anni.

Nel caso dei passaporti e delle impronte digitali dei bambini, questi devono avere un proprio passaporto con identificatori biometrici nel tentativo di impedire il rapimento, la pornografia e la tratta dei bambini.

Al contempo, però, è ovviamente illegale raccogliere questi identificatori se non sono necessari. Per quanto riguarda le impronte digitali, studi dimostrano la loro scarsa utilità per i bambini di sei anni, poiché le loro impronte digitali cambiano così rapidamente che i passaporti e il riconoscimento si rivelano inutili.

Il Parlamento oggi è giunto a un equilibrio. Chiede alla Commissione di effettuare uno studio serio per definire, quindi anche come limite per il rilevamento, l’età che consente un’effettiva protezione dei bambini attraverso .

Per concludere, riguardo agli identificatori biometrici dei passaporti abbiamo detto sì al riconoscimento del titolare, sì all’identificazione del titolare, sì all’accertamento per verificare che il passaporto non sia stato falsificato, ma no alla creazione di schede di dati elettronici su milioni di cittadini innocenti.

 
  
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  Marek Aleksander Czarnecki (ALDE) . – (PL) L’introduzione di passaporti con identificatori biometrici del titolare è una risposta all’invito a intraprendere una lotta contro la falsificazione dei documenti, il terrorismo e l’immigrazione clandestina. E’ quindi molto importante promuovere la fiducia nel processo di raccolta dei dati biometrici e creare norme comuni sulla raccolta dati che ne garantiscano la sicurezza e la credibilità.

Appoggio la proposta del relatore di effettuare un’analisi delle differenze esistenti tra Stati membri sui documenti che devono essere presentati per il rilascio di un passaporto che, di norma, presentano un livello di sicurezza inferiore rispetto a quello applicato per il rilascio di passaporti biometrici. In tal senso, vi è il rischio che siano più facilmente falsificati o contraffatti.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN) . – (PL) Signor Presidente, l’armonizzazione delle disposizioni sulle norme di sicurezza, associata all’introduzione degli identificatori biometrici, dovrebbe giovare alla verifica dei documenti in fase di controllo e rappresenta quindi un aspetto da considerare nella lotta alla contraffazione. Tali elementi sono, a loro volta, una garanzia della maggiore efficacia nella lotta al crimine, al terrorismo e all’immigrazione clandestina.

Vista la mancanza di prove adeguate legate all’uso delle nuove tecnologie, gli Stati membri devono introdurre le proprie clausole nel settore della tutela dei diritti del cittadino. Bisogna stabilire un limite di età per l’obbligo di possedere un passaporto, nonché eliminare i casi in cui viene emesso un unico passaporto, per il titolare e i figli, sprovvisto di dati biometrici. Situazioni di questo genere possono favorire la tratta dei bambini, perché è più difficile controllarne l’identità. Per impedire questo tipo di procedura ogni persona deve possedere un proprio passaporto.

Per concludere vorrei sottolineare che, per garantire la sicurezza ai titolari di passaporti e di altri documenti d’identità, è necessaria molta discrezione nel processo di raccolta dei dati biometrici.

 
  
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  Adamos Adamou (GUE/NGL) . – (EL) Signor Presidente, è un dato di fatto che il regolamento modificativo che ci viene chiesto di approvare forse migliorerà la situazione in alcuni Stati membri dove si rilevano gli identificatori biometrici anche ai neonati e impedirà temporaneamente ad altri Stati membri di applicare tali procedure ai bambini di età inferiore ai 12 anni, che attualmente in alcuni paesi non sono obbligati a viaggiare con passaporto personale.

Dobbiamo valutare le deroghe proposte in base ai motivi reali della loro adozione visto che, a prescindere dal limite di età per il rilevamento degli identificatori biometrici, prima o poi tutti noi, nessuno escluso, potremmo essere schedati elettronicamente.

Regolamenti come questi mantengono e istituzionalizzano ulteriormente l’uso dei metodi per la registrazione dei cittadini – e quanti cittadini innocenti – ovunque, conferendo il diritto di trasferire i nostri dati personali sensibili.

E’ quindi nostro dovere ricordare ai cittadini, a cui tra qualche mese chiederemo di rinnovare il voto a favore dei principi e delle politiche dell’Unione europea, che non siamo a favore di tali misure.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI) . – (DE) Signor Presidente, in teoria la raccolta di dati biometrici è sicuramente un modo per impedire la contraffazione di passaporti e documenti di viaggio. Per prima cosa, si auspica che la nuova tecnologia ci aiuterà nella lotta al crimine organizzato e all’immigrazione clandestina.

Ad ogni modo, tutti gli Stati membri devono capire che Frontex deve essere ora potenziato a livello di risorse umane e finanziarie per potere effettivamente adempiere alle proprie funzioni con reale efficacia. Se non esistono confini interni, occorre proteggere i confini esterni. Quando su Internet i pirati informatici si vantano facile della facilità di falsificare le impronte digitali sui documenti d’identità tedeschi e rivelano che, rimpicciolendo le carte d’identità alle dimensioni di una carta di credito, le foto vengono rimpicciolite rendendo più difficile il riconoscimento biometrico, è naturale avere dubbi su questa tecnologia.

Una cosa è certa: se verranno usati dati biometrici, bisognerà garantire la protezione dei dati per noi, normali cittadini.

 
  
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  Edit Bauer (PPE-DE) . – (HU) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo desidero ringraziare il collega, l’onorevole Coelho, per l’eccellente lavoro svolto. Desidero commentare solo un punto della relazione.

Le recenti esperienze hanno dimostrato che la tratta degli esseri umani, e in particolare dei bambini, sta raggiungendo livelli preoccupanti all’interno e all’esterno dell’Unione europea. Considero pertanto positivo il fatto che, in futuro, i minori possano attraversare i confini esterni dell’Unione con il proprio passaporto. Dal punto di vista della tratta dei bambini questo garantisce maggiore sicurezza ma bisogna anche ammettere che un bambino con un proprio documento può viaggiare con chiunque.

E’ deplorevole che nella proposta congiunta non sia emersa la necessità che i passaporti dei minori includano, oltre ai dati personali, anche i dati della persona o delle persone che ne hanno la potestà parentale. E’ vero che, in base a quanto sancito dal primo articolo della proposta, la Commissione presenterà una relazione sui requisiti per i bambini che, viaggiando soli o accompagnati, attraversano le frontiere esterne degli Stati membri e proporrà, se necessario, iniziative appropriate sulla protezione dei bambini che attraversano tali frontiere.

Questo apre grandi possibilità per il futuro. Chiedo quindi che la Commissione, insieme alle organizzazioni che operano nel settore come l’OSCE, l’OCSE, l’UNICEF, l’UNHCR e l’OIM, senza dimenticare l’Europol, proceda a una valutazione degli sviluppi e adottino le misure necessarie per garantire ai bambini una protezione più efficace. L’esperienza dimostra che il numero di bambini vittima di tratta è in costante aumento.

 
  
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  Armando França (PSE) . – (PT) Signor Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, mi congratulo con l’onorevole Coelho, l’onorevole Roure e gli altri deputati per il lavoro svolto. A dicembre 2004 il Consiglio ha adottato il regolamento relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri. Dobbiamo ora migliorare ancora per contrastare il rapimento e la tratta dei bambini.

Assegnare un passaporto anche ai bambini sulla base del principio “una persona – un passaporto” può essere uno strumento fondamentale per vincere questa difficile e importante battaglia. Nel mio paese, il Portogallo, il rilevamento delle impronte digitali dei bambini a partire dai sei anni di età è già una prassi consolidata ed è forse per questo che non ho alcuna obiezione al riguardo. Come difensore della causa europea, credo sia importante assicurare un’armonizzazione in materia. Mi tranquillizza sapere che gli Stati membri che, come il Portogallo, molto tempo fa hanno fissato a sei anni l’età minima per il rilevamento delle impronte digitali non dovranno cambiare la propria legislazione nazionale.

Vorrei sottolineare che il rafforzamento della sicurezza in materia non si limita all’esistenza di un passaporto. Già di per sé questo documento corrisponde a un maggiore livello di sicurezza, che inizia con la richiesta dei documenti per il rilascio e prosegue con la raccolta di dati biometrici, la verifica e il riconoscimento ai posti di controllo di frontiera. Questa relazione è un ulteriore progresso nell’affermare i diritti degli individui e nel garantire la loro sicurezza.

 
  
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  Mihael Brejc (PPE-DE) . – (SL) Sostengo la relazione del relatore, l’onorevole Coelho, che come sempre ha svolto un lavoro eccellente. Concordo con le proposte avanzate, compreso il principio “una persona – un passaporto”.

Vorrei tuttavia ascoltare in particolare il parere della Commissione e del collega, l’onorevole Coelho, in merito a cosa dovremmo fare quando i bambini viaggiano da soli, non accompagnati dai genitori; attualmente non esiste una politica uniforme sul tipo di documenti che devono portare con sé. Il relatore propone che i nomi di chi ha la potestà parentale risultino sul passaporto del bambino, ma talvolta i bambini viaggiano accompagnati da altri membri della famiglia, con i quali a volte addirittura vivono. E’ quindi richiesta una certa flessibilità su questo punto.

D’altro canto, temo che nessuno abbia messo in dubbio la possibilità che un bambino di sei anni viaggi senza essere accompagnato. Sarebbe possibile in aereo (non ci soffermiamo, in questo momento, sui possibili traumi che il bambino potrebbe subire su un aereo), perché il bambino verrebbe accompagnato a bordo e accompagnato all’arrivo dal genitore o da un’altra persona. Tuttavia, come bisogna organizzarsi quando i bambini viaggiano in treno, in pullman o con altri mezzi pubblici di trasporto? Come effettuare i controlli? Se esistono genitori abbastanza irresponsabili da permettere ai propri figli di compiere simili viaggi, credo sia necessario adottare una posizione più esplicita, vietando ai bambini così piccoli di viaggiare da soli. Potrebbe forse sembrare un po’ duro, ma in Aula abbiamo già sottolineato più volte quanto siano importanti i bambini e abbiamo anche discusso sul tema dei rapimenti eccetera; a questo punto ritengo che dovremmo esprimere una dichiarazione più decisa.

Vorrei inoltre chiedere alla Commissione come stanno le cose riguardo alla dichiarazione comune del Consiglio e del Parlamento europeo sulla sicurezza dei documenti originali necessari per il rilascio di un visto. Sono un po’ preoccupato che, se fosse vero, il sistema di uno Stato membro potrebbe consentire il verificarsi di abusi nel luogo di rilascio. Un’ultima domanda alla Commissione, o forse all’onorevole Coelho: cosa dobbiamo fare quando le persone arrivano al confine e i dati sul passaporto non corrispondono ai dati nelle banche dati ufficiali? Credo che dovremmo includere una disposizione a favore del bambino, o meglio, del passeggero.

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (PSE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, migliaia di bambini all’anno sono vittima dei trafficanti o, ancora più spesso, vengono rapiti. Secondo un recente studio, i minori non accompagnati sono i più colpiti da questi crimini. Per questo siamo lieti che la Commissione europea, negli emendamenti al vecchio regolamento, tenga ora i bambini in debita considerazione. La richiesta che anche i bambini abbiano i dati biometrici sul passaporto a partire da una certa età non è legata a un’isteria di massa, che sinceramente non condivido, ma al fatto che vogliamo offrire ai nostri ragazzi una maggiore protezione, che può essere garantita solo se ogni bambino è dotato del proprio passaporto contenente i dati biometrici e i nomi dei tutori.

Per quanto riguarda la raccolta dei dati, per il mio gruppo è di vitale importanza garantire la massima sicurezza possibile nella raccolta, nella conservazione e nel trattamento dei dati biometrici di tutti i cittadini. Occorre altresì verificare sempre chi può accedere ai dati e a quali dati. I regolamenti e le decisioni del Consiglio in materia prevedono meccanismi di grande protezione e organi di controllo volti a impedire l’abuso dei dati. Devo dire che ho grande fiducia nelle autorità del mio paese, ma non in molte società private, alcune delle quali sono in grado di trasmettere a terzi dati non protetti ricorrendo a espedienti scandalosi e ricevendo un congruo compenso. Proprio per questo è molto importante che le autorità nazionali facciano leva sulla comprovata credibilità di cui godono e operino in stretta collaborazione con le autorità incaricate della protezione dei dati. Contrariamente a quanto successo, ciò prevede che la Commissione europea tenga fede all’obbligo legale di consultare i responsabili europei della protezione dei dati.

(PT) Desidero congratularmi con il relatore e amico, l’onorevole Coelho, per l’eccellente lavoro svolto per questo Parlamento. Molte grazie.

 
  
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  Dushana Zdravkova (PPE-DE) .(BG) Grazie. Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei congratularmi con il relatore, l’onorevole Coelho, per l’equilibrio raggiungo tra la garanzia di una maggiore sicurezza per i documenti di viaggio internazionali e la protezione dei dati personali e dell’integrità umana dei cittadini dell’Unione europea. I suggerimenti avanzati per migliorare determinate tecniche specifiche saranno di grande aiuto nella lotta contro il crimine transfrontaliero, l’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani. Per paesi di confine come la Bulgaria, esposti alle forti pressioni dei flussi migratori e delle attività della criminalità organizzata internazionale, la rapida ed efficace introduzione delle nuove norme sarà di vitale importanza per proteggere le frontiere esterne dell’Unione europea.

Purtroppo nel mio paese si registrano alcuni gravi casi di bambini scomparsi, dei quali tuttora non esistono informazioni. Per questo credo che la relazione fornisca valide linee guida per il futuro sviluppo di norme di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti dei cittadini europei più giovani. L’introduzione del principio “una persona – un passaporto” garantirà loro un maggiore livello di sicurezza quando viaggiano al di fuori del territorio dell’Unione europea. La proposta di introdurre ulteriori informazioni nei passaporti dei cittadini fino ai 18 anni d’età limiterà la pratica illegale della tratta dei bambini. Nell’applicazione del regolamento all’interno della legislazione nazionale, gli Stati membri devono ovviamente considerare le eventuali ripercussioni finanziarie sulle grandi famiglie; questo problema è stato già sottolineato da alcuni colleghi deputati precedentemente intervenuti. Queste famiglie non devono vedere limitata la propria libertà di circolazione solo perché costrette a pagare ingenti somme per i passaporti dei figli.

Infine, riguardo al tema della libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione europea, credo si possano abolire i limiti di età per avere diritto alla carta d’identità, promuovendo e garantendo così la libera circolazione dei cittadini più giovani dell’Unione europea.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE) . – (PL) Signor Presidente, vorrei congratularmi con il relatore ed esprimere il mio parere favorevole a questa relazione. Credo che il documento sia non solo importante, ma anche valido. Inizierò dalla dichiarazione fatta in Aula secondo cui un passaporto è un documento rilasciato dagli Stati membri in conformità ai regolamenti nazionali. E’ vero che abbiamo passaporti diversi, non solo nelle copertine; è tuttavia importante trovare un equilibrio tra le misure di sicurezza dei passaporti, di modo che possano identificare un cittadino europeo o extra comunitario che entra nel territorio dell’Unione, contrastando al tempo stesso crimini, molto spesso legati proprio ai passaporti, come l’immigrazione clandestina, il terrorismo, la tratta dei bambini o la falsificazione dei documenti. Credo che questa relazione abbia trovato un tale equilibrio. Nulla indica che le restrizioni previste nel documento influenzino o limitino in qualche modo gli Stati membri nel rilascio dei passaporti.

Desidero attirare l’attenzione su un principio che appoggio al cento per cento: il principio “una persona – un passaporto”. Nel caso dei bambini si tratta di un buon principio, ma non vorrei che diventasse un ostacolo per i genitori che desiderano dotare i propri figli di passaporto, ma che non hanno i mezzi finanziari adeguati. Attiro anche l’attenzione su un punto più debole della relazione, già fatto notare dal relatore, ovvero la necessità di rivalutare le tecnologie moderne e non sperimentate, operazione che sarà possibile tra tre anni. auspico Invito comunque a tenere in considerazione il ruolo del Garante europeo della protezione dei dati, istituzione europea che deve essere maggiormente coinvolta nell’intera procedura, come spero sinceramente.

 
  
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  Robert Evans (PSE) . – (EN) Signor Presidente, desidero a mia volta ringraziare l’onorevole Coelho. Questa relazione è molto importante per il futuro dell’Europa e per i suoi 500 milioni di cittadini, per la loro integrità, per la loro sicurezza e per le misure antiterrorismo e di altra natura. Se la tecnologia esiste, come ha affermato l’onorevole Zdravkova, dobbiamo utilizzarla.

Per quanto riguarda i minori, gli onorevoli Angelilli e Lambrinidis e altri deputati, hanno affermato che il documento può essere un’arma di fondamentale importanza nella lotta, ad esempio, contro la tratta dei bambini.

Ritengo tuttavia che il vero punto cruciale sia il nuovo articolo 3, secondo cui lo scopo dei dati biometrici è verificare non solo l’autenticità del documento, ma anche l’identità del titolare attraverso elementi comparativi direttamente disponibili. Allo stato attuale, la maggioranza dei paesi si basa quasi esclusivamente sulle fotografie e pochissime persone – forse neppure lei, signor Presidente, e neanche il presidente Barroso – assomigliano alle foto sul proprio passaporto. Molti di noi non vorrebbero neppure assomigliarvi! Credo quindi che dovremmo iniziare a impiegare i nuovi metodi e procedure d’identificazione che abbiamo a disposizione.

Agli onorevoli Gacek e Batten e i loro contributi antibritannici “mordi e fuggi”, risponderei solo – anche se ora non sono in Aula per sentirmi –che il sistema britannico probabilmente non è né meglio né peggio di molti altri dell’Unione europea. Abbiamo di un sistema di controllo, ma possiamo di certo migliorarlo. Se è disponibile la nuova tecnologia del XXI secolo dobbiamo usarla e, come appena affermato dall’onorevole Grabowska, modificarla costantemente per sfruttare al meglio gli strumenti a disposizione dell’Unione europea.

 
  
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  Milan Gaľa (PPE-DE) . – (SK) Per proteggere i minori dai rapimenti e dalla tratta dei bambini è necessario che abbiano un loro passaporto.

Il principio “una persona – un passaporto” significa che verrà emesso ogni bambino che viaggia al di fuori dello spazio Schengen avrà un passaporto individuale e il nuovo metodo di identificazione semplificherà i controlli di frontiera. Gli strumenti per proteggere i bambini dal sequestro comprendono una linea telefonica europea per denunciare i casi di bambini scomparsi, rapiti o oggetto di abusi sessuali, passaporti provvisti di dati biometrici e un sistema paneuropeo di allarme per il rapimento di bambini di prossima attuazione.

Bisogna impegnarsi per garantire la massima riservatezza nel processo di acquisizione e utilizzo dei dati biometrici. Concordo con il relatore sulla necessità di condurre uno studio sulle possibili lacune dei sistemi di identificazione delle impronte digitali negli Stati membri dell’Unione europea. In un secondo momento, si potrà valutare l’introduzione di un sistema comune europeo per il raffronto delle impronte digitali.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE) . – (RO) Desidero congratularmi con l’onorevole Coelho per la sua relazione.

Mi rallegro di questa iniziativa che rappresenta, dopo il Consiglio europeo di Salonicco, un vero e proprio passo avanti nella definizione del legame tra documento di viaggio e titolare e verso l’adozione del principio “una persona – un passaporto”.

Vorrei sottolineare tre aspetti importanti.

In primo luogo dobbiamo adattare i principi e le deroghe previste nella relazione sulla base dei risultati e dei problemi che si verificheranno in concreto. Occorre quindi porre l’accento sul periodo di revisione proposto di tre anni, durante il quale gli Stati membri e la Commissione devono cercare di individuare le raccomandazioni tra principi teorici e ostacoli pratici.

In secondo luogo c’è un grave problema di sicurezza nella conservazione dei dati e nella tutela dell’identità del titolare.

Infine vorrei attirare l’attenzione sulla necessità di elaborare principi comuni che disciplinano le procedure richieste per il rilascio dei documenti di viaggio o dei passaporti, poiché questa è una fase cruciale per garantire la sicurezza delle banche dati e impedire la falsificazione di questi documenti.

 
  
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  Martine Roure (PSE) . – (FR) Signor Presidente, ancora un momento per ringraziarla, onorevole Coelho, e dirle che è un grande piacere lavorare con lei perché dimostra sempre di avere grande competenza. Lei ha notevoli capacità di ascolto e di analisi ed è proprio grazie a lei che abbiamo raggiunto questo risultato.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) .(RO) La Romania ha introdotto l’utilizzo dei passaporti biometrici il 1° gennaio 2009. Questo tipo di passaporto contiene 50 elementi di sicurezza e, per la prima volta nell’Unione europea, comprende una componente che permette di identificare il volto e le impronte digitali di una persona.

La Romania ha quindi compiuto un passo importante verso l’adesione allo spazio Schengen, prevista per il 2011. L’introduzione dei passaporti biometrici annulla l’ultima condizione di base l’adesione della Romania al programma di esenzione dall’obbligo di visto. Di conseguenza, il rifiuto di esentare dall’obbligo di visto i cittadini rumeni che si recano negli Stati Uniti si baserà esclusivamente su motivi soggettivi e spero che gli Stati Uniti presteranno la debita attenzione a questo tema.

Mi congratulo nuovamente con il relatore per avere apportato notevoli migliorie al regolamento e, in particolare, per la creazione di un sistema europeo uniforme che verifica la compatibilità tra elementi biometrici e dati conservati in un microchip.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Armonizzare le norme di sicurezza dei passaporti biometrici a livello europeo significa ampliare le disposizioni dell’acquis di Schengen. Il regolamento prevede l’obbligo generico di fornire le impronte digitali che saranno conservate su un microchip inserito nel passaporto.

Sono a favore delle deroghe sul rilevamento delle impronte digitali per i bambini di età inferiore ai 12 anni e sollecito la revisione e armonizzazione delle singole leggi nazionali.

Credo che i dati dei passaporti biometrici debbano essere trattati ai sensi della legislazione comunitaria che disciplina la tutela dei dati personali e della vita privata. La Commissione e gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per applicare tale disposizione al trattamento dei dati dei passaporti biometrici, sia al confine sia nel processo di manutenzione delle relative banche dati, nei casi in cui è previsto dalla legislazione nazionale.

Attiro infine la vostra attenzione sul fatto che limitare a 12 mesi o meno la validità di un passaporto biometrico per chi non è in grado di fornire le impronte digitali, in via temporanea o permanente, complicherà la vita delle persone disabili. Chiedo pertanto alla Commissione di rivedere il testo in materia.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, nessun cittadino rispettoso delle leggi dovrebbe preoccuparsi di dimostrare la propria identità o l’identità dei propri figli. Pertanto vedo con favore l’utilizzo dei dati biometrici sui passaporti e sugli altri documenti.

Vorrei semplicemente sollevare un punto da tenere presente in futuro. E’ un dato di fatto che nessuna caratteristica biometrica rimane invariata dall’infanzia all’età adulta tranne una, l’impronta, che non cambia dal momento del concepimento alla morte, e anche oltre. Oggi è possibile identificare una persona anche molti anni dopo la sua morte semplicemente prelevando un piccolo campione di resti ossei. La tecnologia del rilevamento dell’impronta genetica è veloce, economica e può essere applicata anche solo a poche cellule ottenute con un rapido tampone delle mucose orali o da una goccia di sangue prelevata, ad esempio, dal cordone ombelicale.

Credo quindi che in futuro il rilevamento dell’impronta genetica debba essere considerato l’unica identificazione biometrica – garantita e invariabile per ogni individuo – da usare per tutti i cittadini europei.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, porgo i miei ringraziamenti e le mie congratulazioni all’onorevole Coelho per la sua relazione. Saremmo rimasti tutti delusi se il documento non si fosse rivelato all’altezza, visto che siamo abituati all’alta qualità delle sue relazioni. Ho gradito soprattutto il fatto che, sin dall’inizio, l’onorevole Coelho ha chiaramente sottolineato che il documento riguardava la sicurezza dei bambini. E’ qualcosa che possiamo garantire attraverso il rilascio di passaporti sicuri e rilevando le impronte digitali per controllare se chi attraversa il confine è effettivamente la persona che figura sul passaporto.

E’ un obiettivo che si può sfruttare per garantire la sicurezza dei bambini. Discutere se le impronte digitali debbano essere rilevate a sei o a dodici anni è una questione tecnica, non una questione di prospettiva. Non avrei alcun problema nel permettere il rilevamento delle impronte digitali dall’età di sei anni, perché è in gioco la vita e la sicurezza dei bambini. E’ chiaro che occorre rispettare le leggi sulla tutela dei dati. Questo punto è fuori discussione ed è dovere di uno Stato costituzionale effettuare i relativi controlli. Se riusciremo ad avere passaporti sicuri e a garantire il rispetto delle leggi sulla tutela dei dati, l’Unione europea avrà fatto un decisivo passo avanti nell’interesse dei bambini, contro la tratta e il contrabbando che li vedono vittima.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. − (FR) Signor Presidente, credo che tutta l’Assemblea abbia reso omaggio al lavoro dell’onorevole Coelho e alle sue qualità, e anch’io mi unisco all’elogio dell’onorevole Roure.

Vorrei aggiungere, riprendendo quanto affermato dall’onorevole Deprez, che dobbiamo puntare a dati biometrici sempre più affidabili e comparabili che ci consentano di sfruttare al meglio le tecnologie più sofisticate per garantire la sicurezza nel nostro spazio di libertà. Questo è proprio lo scopo della discussione odierna. Accolgo quindi con favore il fatto che anche il Parlamento si sia unito nell’impegno per rendere più sicura l’identificazione dei bambini, un aspetto necessario per la loro stessa sicurezza.

Mi è stato chiesto se avessimo già la prova dell’efficacia di questi processi. Direi che solo utilizzandoli potremo adeguatamente verificarne l’efficacia, ma, a priori, tutto lascia intendere che a una migliore identificazione dei bambini che viaggiano soli corrisponderà una maggiore sicurezza. Ad ogni modo, non possiamo non tenere conto di questo importante obiettivo. Darò al Parlamento alcune risposte.

Innanzi tutto dire tengo a sottolineare che, nelle sue proposte, la Commissione ha sempre posto l’accento sulla protezione dei dati. Il Garante europeo della protezione dei dati è stato consultato sulla proposta di base e ha fatto osservazioni di cui la Commissione ha tenuto conto. Vorrei anche precisare che, per quanto riguarda gli indicatori, le nostre norme sono armonizzate con quelle dell’ICAO (Organizzazione per l’aviazione civile internazionale) che, come è stato detto, faciliterà il dialogo con gli Stati Uniti.

Vorrei poi ricordare che i passaporti dei bambini implicano ovviamente un costo finanziario per le famiglie che però rientra nelle competenze degli Stati membri e sottolineo che per viaggiare nello spazio Schengen la carta d’identità è sufficiente. Il passaporto viene richiesto solo per i viaggi al di fuori dall’Unione europea.

Vorrei infine confermare che la Commissione avvierà uno studio comparativo delle norme esistenti negli Stati membri in materia di minori che viaggiano da soli. Al momento opportuno proporremo al Consiglio di adottare le misure necessarie per proteggere i bambini in maniera più efficace e prevenirne la tratta. E’ evidente che questo studio è a giusto titolo voluto dal Parlamento e, ovviamente, mi impegno a garantire che i miei collaboratori lo realizzino nelle migliori condizioni e quanto prima possibile.

Non ho altro da aggiungere se non ringraziare nuovamente il Parlamento per avere dato, ancora una volta, un contributo molto costruttivo alla legislazione europea.

 
  
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  Carlos Coelho, relatore. – (PT) Signor Presidente, un elemento che emerge chiaramente dalla discussione odierna è che la grande maggioranza dell’Assemblea è interessata a combattere con efficacia la tratta degli esseri umani e, in particolare, la tratta dei bambini. Questa è la maggiore utilità della misura che adotteremo e mi sono lieto che quasi tutti gli oratori abbiano accennato a questo punto.

Desidero nuovamente ringraziare tutti i relatori ombra per la loro collaborazione, e non sono semplici complimenti. E’ giusto sottolineare il ruolo cruciale della collega, l’onorevole Roure, nel raggiungimento dell’accordo, a cui hanno contribuito notevolmente anche il commissario Barrot e la presidenza francese. In particolare, desidero ringraziare il commissario Barrot per la disponibilità della Commissione a fornire un appoggio istituzionale al consolidamento della lotta contro la tratta dei bambini e a collaborare nei tre studi che abbiamo richiesto: sull’affidabilità delle impronte digitali dei bambini, sui documenti originatori e sui tassi di falsi rifiuti, che rappresentano alcuni dei nostri timori legati all’applicazione di queste regole.

Infine, signor Presidente, l’onorevole Brejc ha sollevato una questione: ha chiesto se possiamo affermare che il rilascio dei passaporti è sicuro. A essere del tutto sincero, devo dire che questo dipende da paese a paese. Alcuni Stati hanno sistemi più rigorosi di altri e questo è un altro motivo per cui lo studio sui documenti originatori è molto importante. So che l’Europa non ha competenza in materia – il rilascio dei passaporti è una prerogativa nazionale – ed proprio per questo sono stato molto contento quando il commissario Barrot ha accettato una collaborazione della Commissione europea allo studio sui documenti originatori. Non ha senso essere provvisti di passaporti molto sicuri se questa sicurezza può essere minata nel processo di emissione. Non si tratta di imporre misure agli Stati membri, bensì di condividere le migliori pratiche per garantire che il passaporto europeo sia una realtà sicura alle nostre frontiere esterne. Molte grazie a tutti della vostra collaborazione.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, mercoledì, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto.(ET) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’approvazione di questo regolamento rappresenta un passo importante per rendere più sicuri i documenti di viaggio dei cittadini europei. Di conseguenza, a partire dal 29 giugno 2009, nell’Unione europea dovrà esserci una più stretta connessione tra il passaporto e il suo titolare in modo da scongiurare ogni tipo di frodi in questo ambito.

Sono particolarmente favorevole all’attuazione del principio “una persona – un passaporto”, che consente di tutelare la sicurezza dei viaggi, soprattutto per i bambini, e di contrastare la tratta e il rapimento dei bambini. Ed è positivo che questo principio verrà applicato in tutti gli Stati membri; in Estonia, per esempio, è in vigore dal 2000.

Se la sicurezza dei documenti di viaggio rappresenta un primo elemento importante, anche le guardie di frontiera degli Stati membri svolgono un ruolo di grande rilievo; esse infatti devono controllare con attenzione sempre maggiore, e con lo stesso rigore usato per gli adulti, i minori che, accompagnati o non accompagnati, attraversano le frontiere esterne dell’Unione europea.

La sicurezza dei documenti di viaggio non si limita certamente ai passaporti e l’intero processo non è di minore importanza. Non ha quindi alcun senso rafforzare la sicurezza dei passaporti senza prestare attenzione ai rimanenti anelli della catena.

Credo che, oltre a tutelare la sicurezza dei documenti di viaggio, la Commissione europea debba considerare la possibilità di adottare un approccio comune a livello di Unione europea, per sostituire le diverse norme attualmente in vigore nei 27 Stati membri per la protezione dei bambini che attraversano le frontiere esterne dell’Unione europea.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE), per iscritto. – (RO) Le minacce terroristiche hanno reso necessaria l’introduzione di altre caratteristiche di sicurezza ed elementi biometrici per tutelare maggiormente i passeggeri che viaggiano nell’Unione europea. Le caratteristiche più importanti nella proposta di regolamento sono la lotta contro la tratta di bambini, che si realizza introducendo il principio “una persona – un passaporto” e le deroghe all'obbligo di rilevamento delle impronte digitali, per i bambini al di sotto dei dodici anni. Tuttavia, la legislazione di alcuni Stati membri consente di rilevare le impronte digitali a bambini di età inferiore a dodici anni, ma questo sarà possibile soltanto per un periodo transitorio di quattro anni. Ci sarà tuttavia un limite assoluto d’età di sei anni. Alcuni studi pilota effettuati dagli Stati membri hanno riscontrato che le impronte digitali rilevate da bambini di età inferiore a sei anni non sono di buona qualità e possono anche mutare col passare degli anni. La fissazione di un limite di età riduce il rischio di errore nell’identificazione di un soggetto al momento della rilevazione delle impronte e rende più difficile la tratta dei bambini. La necessità di proteggere i viaggiatori è diventata ancora più evidente sulla scia degli eventi dell’11 settembre 2001. Tuttavia un aumento del livello di protezione e sicurezza deve essere accompagnato dalla garanzia dei diritti e della dignità dei passeggeri, sancita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

 

13. Accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . − L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0459/2008), presentata dall’onorevole Cappato, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sull’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (attuazione del regolamento (CE) n. 1049/2001).

 
  
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  Marco Cappato, relatore. –Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è una relazione sullo stato della pubblicità, dell'accesso ai documenti dell'Unione europea, ed anche l'occasione per formulare qualche suggerimento. Io voglio affrontare ora nel poco tempo che abbiamo a disposizione tre punti fondamentali.

Il primo è quello del Consiglio: i governi dell'Unione europea si riuniscono con poteri legislativi e come ogni assemblea legislativa dovrebbero essere tenuti alla pubblicità dei loro lavori e delle loro decisioni. In particolare, lo voglio sottolineare perché ci sono delle proposte di emendamento del gruppo del Partito popolare europeo di voto separato su alcuni paragrafi, io spero che non siano voti separati per cancellare parti importanti della relazione. Per esempio al paragrafo 3, la relazione chiede di dare seguito alla sentenza sul caso di Maurizio Turco, ex deputato al Parlamento europeo del Partito radicale, che ha vinto in Corte di giustizia sulla pubblicità dei pareri giuridici del Servizio giuridico delle istituzioni europee, così come sull'obbligo dell'identità delle delegazioni degli Stati membri al Consiglio. Noi abbiamo diritto di sapere chi vota e come al Consiglio e quindi spero che non ci sarà un voto contrario su questo paragrafo 3, così come il paragrafo 9 che chiede di sapere che cosa succede al Coreper, al Comitato dei rappresentanti permanenti, che si conoscano i documenti di riunione, che non vengano secretati tutti i documenti della politica internazionale perché documenti diplomatici. Questo è un punto molto importante!

L'altro punto che solleviamo è quello del Parlamento, del nostro Parlamento, perché noi dobbiamo essere i primi a dare pubblicità. Come radicali italiani la chiamiamo "anagrafe pubblica degli eletti" cioè un registro dove si sappia tutto delle attività parlamentari, delle presenze, delle assenze, di come si vota e naturalmente dei soldi che si percepiscono. Ecco attenzione, sarebbe un errore, e lo dico perché anche qui c'è una domanda di voto separato sul paragrafo 5, pensare che se noi teniamo alcune di queste informazioni confidenziali – lo dico alla collega Cederschiöld so che è sensibile su questo – noi ci riusciamo davvero semplicemente se noi teniamo queste informazioni confidenziali diventiamo più esposti a iniziative anche aggressive, demagogiche, contro i parlamentari. Noi sappiamo che ci sono colleghi che hanno filmato gli altri parlamentari, che si inventano delle spie di altri parlamentari. Il modo per evitarlo non è soltanto impedire questo, ma è dare piena pubblicità ai nostri lavori, evitando che ci siano persone che devono guardare dal buco della serratura e aprendo la porta, trasmettendo su Internet le commissioni parlamentari, le riunioni, tutti gli atti di questo Parlamento.

Il terzo punto che voglio sollevare riguarda quello dei formati, perché anche su questo al paragrafo 7 abbiamo una richiesta di voto separato del Partito popolare europeo. Quando noi chiediamo che si utilizzino documenti con elaboratori di testi a formato aperto, quindi da un punto di vista tecnologico, un effettivo multilinguismo e tecnologie che permettano alle persone con disabilità di avere accesso alle informazioni e documenti. Ecco, spero non ci debba essere una contrarietà in questo Parlamento per l'accesso multilingue in formato aperto e con tecnologie che facilitano l'accesso alle persone con disabilità, perché questo è un elemento fondamentale per una parte dei cittadini dell'Unione europea.

Sappiamo che la Commissione ha proposto una riforma delle nostre regole, la affronteremo con la relazione Cashman, ma questa risoluzione è una prima occasione per fissare alcuni punti di riferimento per questo Parlamento, spero che non sarà sprecata, vanificando le questioni cruciali che cerco con questo documento di proporre!

 
  
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  Margot Wallström, vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, per cominciare vorrei ringraziarla per questa relazione, interessante e ben articolata; le mie congratulazioni al relatore. Quello trattato è un tema significativo e a me caro, soprattutto nel momento in cui ci si accinge a rivedere il regolamento (CE) n. 1049/2001, e alla luce dei cambiamenti che il trattato di Lisbona, se entrerà in vigore, produrrà in questi ambiti importanti.

Questa relazione sostanzialmente riguarda l’attuazione del regolamento n. 1049/2001 e quindi vorrei ricordare uno degli elementi positivi dell’attuazione del regolamento; infatti, come risulta evidente dai dati quantitativi, e come si legge nella stessa relazione del Parlamento, le istituzioni europee hanno consentito l’accesso a un numero crescente di documenti registrando al contempo una diminuzione generale dei rifiuti in termini assoluti e percentuali.

Ci siamo impegnati a favorire una sempre maggiore trasparenza e apertura. Naturalmente, alcune delle raccomandazioni contenute nella relazione vanno ben oltre l’attuazione del regolamento n. 1049/2001 del 2006 e alcune non sono direttamente legate alle attività della Commissione, come abbiamo appena sentito.

La relazione affronta una serie di questioni concernenti l’apertura e la comunicazione con i cittadini; essa mi sembra quindi costituire un prezioso contributo a una generale riflessione sulla trasparenza, sulla comunicazione e sull’accesso ai servizi.

Adesso esaminerò brevemente alcune delle raccomandazioni e dei principi a esse sottesi, in quanto mi sembra che meritino particolare attenzione.

Per quanto riguarda la causa Turco, posso assicurarvi che la Commissione terrà debito conto della relativa sentenza. Come si è detto, essa riguarda soprattutto la necessità di una maggiore apertura quando il Consiglio agisce con capacità legislativa, ma è anche applicabile a tutte le istituzioni e alla Commissione; quest’ultima si accerterà che ogni richiesta di accedere a documenti sia attentamente valutata, caso per caso, secondo i parametri fissati dalla Corte di giustizia delle Comunità europee.

In secondo luogo, la proposta di elaborare norme comuni per le procedure amministrative richiede di essere ulteriormente approfondita, perché molte di tali procedure sono di natura assai specifica e tipiche, in alcuni casi, delle singole istituzioni. Ciò significa che avremo bisogno di più tempo per capire come sia possibile intervenire.

La raccomandazione di fondere il regolamento n. 1049/2001 e il regolamento (CEE, Euratom) n. 354/83 che rende accessibili al pubblico gli archivi storici è piuttosto complessa per un motivo particolare: infatti l’articolo 255 del trattato CE e il regolamento n. 1049/2001 non si applicano a tutte le istituzioni né a tutti gli organismi. Anche questo potrebbe cambiare se e quando il trattato di Lisbona entrerà in vigore, perché esso estenderà il diritto di accesso ai documenti di tutte le istituzioni e di tutti gli organismi. Per questo motivo non è così semplice fondere i due elementi, perché la portata è diversa.

Quanto all’osservazione critica del Mediatore europeo sui registri pubblici della Commissione, vi garantisco che l’abbiamo accolta con estrema serietà. Come sapete abbiamo un registro pubblico di documenti che è operativo già dal giugno 2002, e da allora la Commissione ha anche realizzato un registro di comitatologia dedicato appunto alle procedure di comitatologia e un registro sui gruppi di esperti. Facciamo sempre del nostro meglio per ammodernare i nostri sistemi interni di tecnologia dell’informazione.

Tutto questo purtroppo non avverrà in una notte ma richiederà tempo e lavoro. La necessità di accrescere la copertura del registro pubblico è un tema a noi caro, e mi auguro che siate a conoscenza del mio impegno personale in questo campo. Riconosciamo la necessità di aumentare ulteriormente la copertura dei nostri registri pubblici e confermiamo il nostro impegno a sviluppare i registri pubblici nell’interesse di una maggiore trasparenza.

Nella risoluzione affrontate i temi della gestione dei documenti, di un portale comune e del progetto Trans-Jai. La Commissione sostiene l’idea di istituire un unico portale per favorire l’accesso dei cittadini ai documenti legislativi. Credo che questo comporterebbe una metodologia comune, e dobbiamo considerarne tutte le conseguenze pratiche per l’individuazione dei documenti e gli eventuali riferimenti. Vorremmo un portale che consenta la totale disponibilità dei documenti pubblici per ogni istituzione, e siamo pronti a collaborare con voi su questo punto.

In merito al progetto Trans-Jai, ripeterò quanto ho già affermato in ottobre: dovrebbe essere aperto al pubblico entro il 2010.

Consentitemi adesso di esprimere un parere sullo scambio di informazioni tra le istituzioni. Capisco il senso della questione e i vostri obiettivi, ma vorrei ricordarvi che tra le nostre istituzioni esiste già un metodo di lavoro consolidato, e che la Commissione intrattiene uno scambio di informazioni riservate regolato da un allegato all’accordo quadro. Dobbiamo tener presente che la condivisione di informazioni tra le istituzioni non è collegata all’accesso del pubblico e riteniamo che tale questione debba essere gestita separatamente, come avviene oggi.

Questa relazione e lo stesso dibattito potranno offrire un prezioso contributo in futuro quando potremo discutere il problema su più vasta scala. Sono grata al Parlamento per aver mantenuto i temi della trasparenza e dell’apertura in posizioni preminenti sull’agenda dell’Unione europea. Torneremo su molti di questi temi nel prossimo futuro, per esempio durante la riunione congiunta della commissione per libertà civili, la giustizia e gli affari interni con il parlamento ceco che si terrà la settimana prossima e a cui avrò il piacere di partecipare; poi, tra un paio di settimane, ci occuperemo dell’importante questione della revisione del regolamento n. 1049/2001.

Credo che le discussioni non debbano concludersi qui. Per quanto riguarda la trasparenza, dobbiamo dar prova di maggiore apertura e pensare a ciò che possiamo fare al di fuori della legislazione formale, per esempio in termini di registri migliori, modalità d’uso più semplici per l’utenza, maggiore accessibilità, più attiva diffusione delle informazioni e più rapida pubblicazione dei documenti. Da parte mia, l’anno scorso ho reso direttamente accessibile in Internet la mia corrispondenza. Sono certa che voi tutti avrete idee ed esempi simili di ciò che possiamo fare se ci impegniamo. E allora proviamoci.

 
  
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  Luis Herrero-Tejedor, a nome del gruppo PPE-DE. – (ES) Signor Presidente, onorevole Cappato, la sua relazione è piena di buone intenzioni, come dimostra il fatto che la commissione per libertà civili, la giustizia e gli affari interni non ha ritenuto opportuno presentare emendamenti.

E’ stato proprio lei a presentare 18 emendamenti alla sua relazione; e quegli stessi emendamenti hanno conferito alla relazione una radicalità – per esprimersi in termini generali – che ha suscitato in me seri dubbi.

Dividerei in quattro gruppi distinti gli emendamenti che lei ha proposto: emendamenti che lei stesso, lo ribadisco, ha presentato alla sua stessa relazione, che inizialmente aveva ricevuto il sostegno di tutti i gruppi politici. In primo luogo, alcuni sono impossibili; alcune delle sue proposte sono impossibili. Per esempio, onorevole Cappato, alcune delle sue proposte mancano ancora di una base giuridica: finché non entrerà in vigore il trattato di Lisbona, sarà impossibile armonizzare le norme delle diverse istituzioni, come ha appena affermato il commissario Wallström. Lei poi chiede che il 2009 sia dichiarato Anno europeo della trasparenza, ma è troppo tardi, non c’è più tempo. Di conseguenza, alcune delle sue proposte sono irrealizzabili.

In secondo luogo, alcune delle sue proposte sono discutibili. Per esempio lei invoca la trasparenza nelle riunioni dei gruppi politici, che a mio avviso sarebbe inopportuna, dal momento che la riservatezza è una risorsa politica assai preziosa. Se non sono d’accordo con il mio partito e intendo mantenere la mia opposizione, voglio farlo in maniera riservata: questo non implica mancanza di trasparenza. Deve esserci trasparenza nell’ambito degli enti pubblici, ma non dei partiti, la cui riservatezza al momento dei dibattiti va garantita. Quindi non posso essere d’accordo con lei su questo punto.

Ci sono altre sue affermazioni, onorevole Cappato, che non sono esatte. Per esempio, lei ha dichiarato che il 90 per cento dell’attività legislativa si svolge attraverso la comitatologia. Lei ha esagerato, onorevole Cappato. Inoltre, la comitatologia ha i propri standard impliciti di trasparenza. Se introducessimo un maggior numero di meccanismi, consolidando la burocrazia e rafforzando i controlli, finiremmo per allontanarci dal nostro obiettivo finale, ossia la trasparenza, che è strettamente legata alla semplicità.

Per concludere, prima che il presidente mi segnali che mi sto avvicinando alla fine del tempo assegnatomi, alcune delle sue proposte sono inutili. Per esempio, mi rendo conto che l’opinione pubblica possa trovare stimolante parlare di trasparenza in merito alle attività dei deputati, in modo che sia possibile accertare la loro presenza alle sedute plenarie. Onorevole Cappato, questo tipo di accertamento è già possibile ed è ugualmente possibile accertare la loro presenza all’interno delle commissioni parlamentari; esistono dei verbali per ognuna di queste commissioni, cui i cittadini possono accedere. Anche le indennità richieste dai deputati europei sono pubbliche. In altre parole, i cittadini possono benissimo accedere a queste informazioni.

Capisco bene che la trasparenza è un tema caro all’opinione pubblica e quindi difenderla paga, ma lei deve rendersi conto che trasparenza significa fare in modo che le cose vengano viste come sono in realtà, e che se contribuiamo ad alterarne l’aspetto, onorevole Cappato, noi non contribuiamo alla trasparenza. La ringrazio per la sua generosità, signor Presidente.

 
  
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  Michael Cashman, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Cappato per l’ottima relazione, ma purtroppo devo concordare con alcuni colleghi: egli esula dal mandato che gli è stato conferito – e io so il perché.

Il collega che è intervenuto prima di me ha affermato che le proposte dell’onorevole Cappato sono impossibili. Ma se non chiediamo l’impossibile, come potremo ottenere dei cambiamenti?

E tu quindi, Marco, esuli ovviamente dal mandato che ti è stato conferito. Non avremo trasmissioni sui gruppi politici. Il fatto che i deputati europei inseriscano sui propri siti, o sul servizio informazioni del Parlamento, dati sulla loro attività e sui loro spostamenti non significa che sono efficienti né che sono dei buoni deputati.

Il regolamento riguarda l’accesso a tutti i documenti, che siano in possesso delle tre istituzioni, o che siano da queste ricevuti o elaborati, quando esse agiscono con capacità legislativa. Su questo punto dovremo tornare. Dobbiamo definire esattamente che cos’è la “capacità legislativa”. Dobbiamo capire come abbia funzionato il regolamento finora per poterlo migliorare. Questo è ciò che voglio fare in collaborazione con tutte le parti coinvolte e sono lieto di dare il benvenuto al ministro svedese Malmström, che originariamente se ne era occupata. Noi tutti siamo decisi a far progredire la questione dell’accesso del pubblico ai documenti.

Per quale motivo? Perché ci rendiamo conto che molti cittadini europei capiscono che qualcosa avviene, soprattutto nel Consiglio – come si è detto – che coinvolge i loro ministri, i loro ministri nazionali, ma le modalità delle discussioni e delle votazioni in seno al Consiglio rimangono segrete. Quando finalmente riusciremo ad eliminare questo elemento di segretezza e le decisioni di voto dei ministri degli Stati membri non saranno più segrete, i ministri saranno chiamati a rispondere delle proprie scelte nei propri Stati membri e improvvisamente i cittadini di uno Stato membro si sentiranno uniti a tutto ciò che è europeo.

Purtroppo, Marco, tu esuli drasticamente dal mandato che ti è stato conferito, proprio a causa di questo tuo sogno. Se tu non avessi dichiarato di essere un radicale italiano, non lo avrei capito da questa relazione, ma l’idea che i partiti politici trasmettano le proprie discussioni interne è assolutamente irrealizzabile e, come ha detto l’oratore precedente, non farà che esacerbare le divisioni interne invece di ribadire la convinzione che siamo qui perché crediamo in un’Europa responsabile nei confronti dei propri cittadini. Per questo motivo la preparazione della lista di voto sarà difficile. Il mio cuore è con te, ma devo ascoltare la voce della ragione.

 
  
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  Alexander Alvaro, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, porgo il mio benvenuto alla signora Commissario; domani voteremo sulla relazione preparata dal collega, l’onorevole Cappato, sull’accesso del pubblico ai documenti. L’onorevole Cashman, un ottimo collega che solitamente si distingue per la sua straordinaria efficienza, ha già ricordato che la cosa più importante è quella di garantire all’opinione pubblica l’accesso ai documenti che vengono discussi e decisi in questa sede.

Si potrebbe forse accusare l’onorevole Cappato, come hanno fatto gli onorevoli Herrero-Tejedor e Cashman, di esulare dal mandato conferitogli. Tale accusa dipende dal modo in cui si interpreta la questione, ma in questo caso non è del tutto giustificata. Possiamo certamente discutere, in linea di principio, se sia opportuno trasmettere le riunioni dei gruppi politici. Si tratta quindi di decidere se abbiamo il diritto, per esempio, di tenere riunioni di questo tipo in privato, su richiesta della maggioranza dei membri del gruppo, qualora vi siano questioni delicate – che come sappiamo possono emergere nel corso delle nostre riunioni – che devono essere chiarite tra noi prima di essere rese pubbliche. A mio avviso, è normale lavare i panni sporchi in casa e non in strada.

Potrei anche aggiungere che questo esempio dimostra che i partiti politici – non i gruppi parlamentari in questo caso – mostrano sempre un certo interesse per l’opinione pubblica quando ciò gli aggrada. Altrimenti le conferenze di partito non avrebbero una simile copertura mediatica. Nessuno però propone che le conferenze di alcuni partiti politici in cui l’atmosfera può farsi piuttosto vivace vengano trasmesse per intero – un elemento interessante da notare.

Credo quindi di poter affermare che l’onorevole Cappato ha prodotto un’ottima relazione, anche se forse – com’è nostra abitudine – le proposte di miglioramento possono venire pure da altri gruppi. In qualche caso, in effetti, sono di livello tale che sarà opportuno prenderle in considerazione.

Rispetto alle altre due istituzioni, il Parlamento è al primo posto in materia di trasparenza; quest’ultima quindi, a mio avviso, non rappresenta una priorità, giacché per quanto riguarda l’accessibilità dei documenti e la trasparenza delle sedute e delle attività dei deputati siamo più aperti di qualsiasi parlamento nazionale. Ciò non significa che non vi sia alcuna necessità di miglioramento, anche in altre istituzioni e soprattutto nel Consiglio, che purtroppo oggi non ha qui alcun rappresentante. L’onorevole Cashman ha appena affermato che dobbiamo sapere chi abbia preso una certa decisione e come, per poter garantire la responsabilità delle azioni politiche.

E’ ancora più importante, tuttavia, garantire l’accesso ai documenti elaborati nell’ambito della procedura di comitatologia, per esempio. Un caso specifico è il regolamento sui liquidi nel bagaglio a mano, il cui allegato non era accessibile né ai cittadini, né ai deputati. Il requisito di trasparenza è stato introdotto in gran parte degli Stati membri dell’Unione europea per un buon motivo, ossia per dare ai cittadini la possibilità di capire l’attività politica, per poter definire la responsabilità e quindi forse per consentire di prendere decisioni diverse al momento delle elezioni.

Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso del tempo supplementare. Buona fortuna, Marco. Sarò con te alla votazione di domani, e credo che riusciremo a raggiungere una conclusione soddisfacente.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, se l’Unione europea deve essere l’unione dei cittadini e non degli eurocrati, allora dovrà essere più trasparente, e lo stesso vale per le attività delle istituzioni dell’Unione europea. Soltanto in questo modo l’Unione potrà riguadagnare la credibilità che ha così sventatamente perduto. Per esempio, la sua credibilità è stata danneggiata dai tentativi di far passare il trattato costituzionale e dai mancati referendum a livello nazionale. Per questo motivo è giusto esigere che tutti i dibattiti che si svolgono in seno al Consiglio, dal momento che decidono il destino dell’Europa, siano accessibili ai cittadini degli Stati membri dell’Unione europea. Questi dibattiti tuttavia non comprendono i dibattiti dei gruppi politici.

E’ ugualmente importante che Parlamento, Consiglio e Commissione europea adottino gli stessi principi in materia di accesso ai documenti, per non rimanere isolati nel campo dell’informazione e delle tecnologie informatiche. Ritengo che questa relazione rappresenti un passo significativo verso la trasparenza, ma credo anche che, sotto alcuni punti di vista, si spinga troppo avanti. Come disse il compagno Lenin, talvolta bisogna fare due passi avanti per farne uno indietro. Forse il relatore dovrebbe ricordarsene.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, a nome del gruppo GUE/NGL. – (SV) Signor Presidente, nella sua relazione l’onorevole Cappato sottolinea le notevoli carenze che ostacolano l’accesso ai documenti dell’Unione europea. Appoggio la proposta del relatore di migliorare il rapporto annuale, e sostengo gli emendamenti presentati dal relatore stesso. Presumo che il Parlamento voterà a favore di un effettivo principio di accesso del pubblico nel corso della prossima votazione sulla relazione Cashman relativa al regolamento concernente l’accesso del pubblico ai documenti.

Per quanto riguarda il rapporto annuale, ritengo del tutto inaccettabile che l’accesso al pubblico non sia garantito per la legislazione delegata, che comprende il 90 per cento degli atti giuridicamente vincolanti adottati ogni anno dalle istituzioni dell’Unione europea. Anche la partecipazione dei deputati alle attività del Parlamento e la loro situazione finanziaria relativa alla nomina in Parlamento devono essere totalmente trasparenti. Sono quindi favorevole alla proposta di un registro pubblico comune.

Per concludere, dirò che un maggiore accesso del pubblico non è una richiesta populistica ma un’esigenza democratica.

 
  
  

PRESIDENZA DELL'ON. MAURO
Vicepresidente

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. – (SV) Signor Presidente, in una democrazia la trasparenza è un concetto d’onore. Nei paesi democratici, i cittadini eleggono le autorità di governo. Queste autorità nominano dei funzionari, che sono responsabili dell’attuazione delle decisioni democratiche. Sarebbe quindi assurdo se i rappresentanti eletti e i funzionari da loro nominati si rifiutassero di fornire informazioni al proprio elettorato. Il fatto che questo succeda si può spiegare in due modi. In primo luogo con un’eredità che ci proviene da una società pre-democratica, in cui i cittadini erano considerati i sudditi di governanti non eletti; i sudditi quindi non avevano il potere di interferire negli affari dei governanti. In secondo luogo, la sicurezza della nazione, l’integrità dei cittadini, i segreti commerciali, l’influenza del mercato e considerazioni simili possono indurre a fare eccezioni alla trasparenza.

La prima spiegazione oggi è del tutto irrilevante. Le autorità non devono, nella loro veste di autorità di governo, rifiutarsi di fornire informazioni ai cittadini. La seconda spiegazione invece è ragionevole e comporta un complesso gioco di equilibrio. Queste legittime richieste che mirano a individuare il giusto equilibrio, purtroppo, sono spesso sfruttate dalle autorità per conservare l’opzione della segretezza.

L’Unione europea non vanta certo una lunga tradizione di trasparenza. Nella sua infanzia e nella sua prima giovinezza l’Unione svolgeva la propria attività in una segretezza quasi totale, che si estendeva persino all’elenco telefonico interno della Commissione. L’Unione europea ha cominciato a muovere i primi passi come una élite di mandarini, e in parte lo è ancora, ma misure importanti sono state adottate: il codice di condotta del 1993, l’accoglimento delle richieste dell’associazione dei giornalisti svedesi nel 1998, e il regolamento del 2001.

Noto con un certo orgoglio che proprio il mio paese, la Svezia, vanta la più antica tradizione di trasparenza statutaria. Per questo motivo la Svezia è stata coinvolta nella causa Turco e ha fatto sì che la Corte di giustizia delle Comunità europee, l’estate scorsa, annullasse la decisione del Consiglio e del Tribunale di prima istanza. Un altro colpo alla élite dei mandarini, ma la strada per realizzare la trasparenza democratica nell’Unione europea è ancora lunga e la resistenza interna da spezzare molto forte. La relazione dell’onorevole Cappato merita quindi il pieno sostegno di quest’Assemblea, perché tale sostegno sarebbe un altro passo avanti su questa lunga strada.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI) . –Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlo per pochi secondi solo per dire che condivido gran parte e buona parte del lavoro di Cappato. Non potrebbe essere altrimenti visto che credo di essere stato l'unico parlamentare italiano che ha cercato di pubblicare nel suo piccolo, anno per anno, nel libro in cui faccio il resoconto della mia attività parlamentare, l'elenco delle presenze e del numero di interrogazioni che nell'ambito della delegazione italiana vengono fatte qui nel nostro Parlamento.

Sarei stato molto più contento se, ad esempio, la stampa italiana, proprio quella che troppe volte ha puntato l'indice contro la casta, avesse magari divulgato un dato che di per sé forse non sarà emblematico, ma comunque è indicativo del tipo di attività che il parlamentare italiano svolge in questa sede, tanto più quando questo può servire ad evidenziare come l'attività, se ben fatta, è indipendente dalla rappresentatività che ha prodotto l'elezione, nel senso che uno cerca di fare un servizio a tutto il proprio sistema.

Plaudo all'iniziativa di Marco. Voterò quasi tutto quello che riguarda la sua proposta.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) .(RO) L’Unione europea si fonda sul principio della trasparenza, cui si fa riferimento negli articoli 1 e 6 del trattato che istituisce l’Unione europea nonché nell’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Fin dall’inizio l’Europa ha sostenuto l’importanza di un processo decisionale trasparente e vicino ai cittadini. Il Parlamento europeo, per la sua stessa natura, è il primo a favorire l’accesso del pubblico al processo decisionale dal momento che diversi pareri sull’attività legislativa e non legislativa contribuiscono a rafforzare la fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni europee.

Attualmente, l’accesso del pubblico ai documenti delle istituzioni europee è soddisfacente. Ovviamente però la legislazione europea che regola questo diritto di accesso, risalente al 2001, deve essere aggiornata.

Nel 2006 il Parlamento ha chiesto alla Commissione di presentare alcune proposte per modificare il regolamento, proponendo varie raccomandazioni:

- tutti i documenti preparatori per gli atti giuridici devono essere direttamente accessibili al pubblico, e

- definizione di un unico punto di accesso per i documenti preparatori.

La Commissione ha preso in considerazione queste raccomandazioni che sono state incluse in una nuova proposta di regolamento nel 2008.

Durante il processo decisionale, le parti in causa si trovano ad affrontare diversi pareri, talvolta contraddittori. I negoziati conducono alla migliore decisione accettabile per tutte le parti coinvolte. I cittadini europei devono essere informati in merito al processo che ha portato all’approvazione delle decisioni, perché tali decisioni hanno un impatto diretto sulla loro vita.

 
  
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  Marianne Mikko (PSE) . – (ET) Onorevoli colleghi, la democrazia si basa sulla trasparenza e sull’apertura. E questo è particolarmente importante adesso che ci stiamo avvicinando alle elezioni per il Parlamento europeo che si terranno nel mese di giugno.

La semplificazione dell’ambiente informatico contribuirebbe ad aumentare l’affluenza dei votanti alle elezioni per il Parlamento europeo. Se offriamo ai cittadini informazioni facilmente comprensibili sulle attività dei rappresentanti e sul funzionamento del Parlamento europeo in generale, potremo suscitare l’interesse di giovani e anziani per la nostra attività. Il Parlamento elettronico è un’iniziativa decisamente positiva.

Mediante il criterio di ricerca, tutte le informazioni sul lavoro di un rappresentante dovranno essere a disposizione dei cittadini. Concordo con il relatore: oltre alle attività dell’Assemblea plenaria, ognuno deve avere accesso al lavoro svolto nell’ambito delle commissioni parlamentari e delle delegazioni. I cittadini devono poter comprendere appieno le nostre attività.

Sono inoltre favorevole all’idea di creare un registro comune di informazioni e documenti. E’ importante che i cittadini siano in grado di controllare le procedure che ritengono interessanti e possano accedere a tutti i documenti da un unico punto di accesso. La creazione di un portale unico richiederà del tempo, ma è questa la direzione da seguire; è questa la nostra strada, adesso e in futuro. Sostengo quindi la relazione Cappato.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con il collega, l’onorevole Cappato, per la sua relazione. Mi sembra importante discuterne in questo consesso.

Quando parliamo di responsabilità e trasparenza, dobbiamo cominciare prima di tutto da noi stessi, e ciò significa da tutte le istituzioni europee. Sono d’accordo con gran parte della relazione, fatta eccezione per uno o due punti. Per esempio, dobbiamo garantire che, se forniamo informazioni sulle attività dei deputati, tali informazioni siano esaustive. Altrimenti, finiremmo per conoscere il prezzo di ogni cosa, senza conoscerne il vero valore. Intendo dire che abbiamo un carico di lavoro notevole; e non mi riferisco soltanto alle riunioni delle commissioni parlamentari e dell’Assemblee plenaria. Le informazioni sulle attività dei deputati devono includere tutte le attività; altrimenti parte di quel lavoro molto prezioso che non si svolge in Parlamento non verrebbe a conoscenza dei cittadini e rimarrebbe invisibile.

Per quanto riguarda il commento del collega, l’onorevole Romagnoli, che lamentava l’indifferenza dei mass media nei confronti del suo buon lavoro, vorrei dirgli che soltanto l’inadempiente fa notizia.

Concluderò dicendo che la questione essenziale sta nella necessità di garantire la trasparenza quando svolgiamo il nostro ruolo di legislatori. E concordo con l’onorevole Cashman quando dice che tutti i cittadini devono sapere come votano i loro ministri in seno al Consiglio; si tratta di una questione veramente cruciale, che dobbiamo risolvere se non vogliamo fare il gioco di coloro che fanno di Bruxelles il capro espiatorio dei problemi nazionali.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI) . – (DE) Signor Presidente, la mia esperienza è probabilmente molto simile a quella di milioni di cittadini europei. Signora Commissario, nel 1999 sono entrato in Parlamento con un entusiasmo che era pari a quello che lei continua a mostrare. Poi ho fatto come molti cittadini: ho cercato di informarmi e di raccogliere informazioni quali: come vengono prese le decisioni? Dove finisce il denaro? Chi lo riceve? Un numero sempre maggiore di elettori si rivolge a me per esprimere crescente perplessità nei confronti dell’Unione europea – perplessità che io stesso condivido. Purtroppo ci si rende conto che alla base di molte misure vi è la deliberata intenzione di nascondere quell’irresponsabilità che ancora caratterizza le nostre istituzioni, tra cui la scarsa chiarezza nell’attribuzione del potere legislativo. Posso soltanto invitarvi a tener fede alle vostre convinzioni, per spingervi oltre le richieste della relazione Cappato e mettere a disposizione del pubblico queste informazioni fondamentali. Sarebbe una grande conquista, e lo dico dopo 10 anni.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE) . – (PT) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il principio della trasparenza è un principio fondamentale per l’Unione europea, che rafforza la natura democratica delle nostre istituzioni e favorisce la partecipazione dei cittadini al processo decisionale; in tal modo infatti, esso offre alle autorità pubbliche una maggiore legittimità, aumentando al contempo il loro grado di efficienza e di responsabilità. Convengo con il principio che tutte le istituzioni democratiche hanno il dovere di assicurare che le loro attività, documenti e decisioni siano resi pubblici. L’accesso ai documenti rappresenta un elemento fondamentale della leale cooperazione che è necessaria tra le istituzioni europee.

Nel corso delle indagini svolte sulle attività della CIA in Europa, ho criticato violentemente il Consiglio per aver violato questa leale cooperazione imponendo restrizioni, totali e parziali, all’accesso a documenti essenziali. Per questo motivo ho accolto con estremo favore la decisione della Corte di giustizia delle Comunità europee in relazione alla causa Turco, nella quale essa concludeva che esiste, in linea di principio, un obbligo di divulgare i pareri del servizio giuridico del Consiglio relativi ad un procedimento legislativo; tali pareri potrebbero essere cruciali per comprendere la direzione assunta dal processo decisionale.

Sono d’accordo: la revisione del regolamento del 2001 deve procedere, non soltanto per rispondere alle carenze che vi sono state riscontrate, ma anche per incorporarvi la più recente giurisprudenza, e specificamente la causa Turco. Dobbiamo tuttavia rispettare la base giuridica di cui disponiamo. Alcune delle proposte del relatore si spingono ben al di là di ciò che è consentito dalla base giuridica, come è stato ricordato dagli onorevoli Herrero e Cashman.

Per esempio, esistono norme dirette ai parlamenti nazionali che sono prive di base giuridica. Nella sentenza della causa Turco, la stessa Corte di giustizia delle Comunità europee riconosce che l’attuazione del regolamento deve rispettare l’equilibrio tra i rischi che comporta la pubblicazione e l’interesse pubblico che viene soddisfatto rendendo accessibile quel documento. In certi casi, l’onorevole Cappato avanza proposte che, a mio avviso, mettono a rischio questo equilibrio.

 
  
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  Călin Cătălin Chiriţă (PPE-DE) .(RO) Vorrei sottolineare che, originariamente, l’iniziativa dell’onorevole Cappato godeva di un ampio e diffuso sostegno, ma i 18 emendamenti introdotti in seguito hanno eroso quel sostegno iniziale.

Ritengo tuttavia che l’accesso pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione sia vitale per avvicinare l’Unione europea ai suoi cittadini. E mi sembra opportuno ricordare la necessità di pubblicare i documenti principali elaborati nel corso della procedura di comitatologia.

In secondo luogo, credo che sul sito del Parlamento europeo, nei profili personali in cui si descrivono le attività di ogni deputato europeo, sarebbe una buona idea pubblicare gli emendamenti presentati dai deputati all’interno delle commissioni parlamentari di cui fanno parte. I cittadini devono conoscere esattamente quali emendamenti sono stati presentati dai deputati durante il processo decisionale europeo, oltre alle relazioni, alle risoluzioni e alle discussioni svoltesi in Assemblea plenaria.

In terzo luogo, quando il Consiglio europeo agisce nella sua veste di istituzione colegislativa accanto al Parlamento, dovrebbe pubblicare i propri dibattiti proprio come il Parlamento. Il Consiglio deve dimostrare di essere un organo trasparente pubblicando i suoi dibattiti fin da ora, prima che il trattato di Lisbona lo obblighi a farlo.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN) . – (PL) Signor Presidente, tra i diritti civili c’è il diritto all’informazione sulle attività dei rappresentanti eletti dalla società, che svolgono importanti funzioni pubbliche. Questo è particolarmente vero nel caso delle istituzioni dell’Unione europea, compreso il Consiglio, i cui documenti sono di più difficile accesso. I programmi di informazione disponibili in Internet devono essere di facile utilizzo e guidare facilmente l’utente al documento che sta cercando. Benché ai nostri giorni molte siano ormai le persone che dispongono di un accesso Internet, questo non è vero per tutti i nostri cittadini. Abbiamo quindi bisogno di pubblicazioni che siano accessibili in biblioteche e di testi riassuntivi per coloro che hanno scarsa familiarità con la lettura. Dobbiamo considerare l’opportunità di pubblicare la versione integrale dei dibattiti dei gruppi politici.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld (PPE-DE) . – (SV) Signor Presidente, in effetti la trasparenza ha subito profondi mutamenti nell’Unione europea – e sono certa che la signora Commissario sarà d’accordo con me su questo punto – dopo l’avvento del regolamento (CE) n. 1049/2001 e dei siti web.

A mio avviso, la Commissione e la signora Commissario in particolare, hanno apportato un eccellente e costruttivo contributo alla questione negli ultimi anni. Inizialmente non è stato un compito facile, ma ritengo che la cooperazione degli ultimi anni sia stata caratterizzata da uno spirito assai costruttivo per il quale lei merita un elogio. Tutti si lamentano sempre della Commissione, ma credo che tali critiche non siano del tutto giustificate.

Ovviamente, una situazione in cui la legislazione per la giustizia e gli affari interni non è trasparente per quanto riguarda le motivazioni è inaccettabile. L’onorevole Alvaro ha perfettamente ragione da tale punto di vista. Questo ovviamente è impossibile. Ovviamente non possiamo pretendere che un funzionario o un deputato europeo presentino relazioni quotidiane sulla propria attività; sarebbe assurdo, perché finirebbero per passare metà della propria giornata a scrivere rapporti su ciò che hanno fatto.

Concluderò dicendo che siamo favorevoli alla relazione Cappato, a condizione che produca uno strumento legislativo chiaro, giuridicamente sicuro e privo di inutili laccioli burocratici.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN) . – (PL) Signor Presidente, dal momento che i sistemi democratici, basati sullo stato di diritto, sono tenuti a pubblicare tutte le norme e le disposizioni che sono vincolanti per i loro cittadini, dobbiamo garantire la trasparenza e l’apertura delle nostre istituzioni. In pratica, le riunioni e le discussioni degli organismi legislativi democratici come pure i risultati delle loro votazioni dovrebbero, per quanto possibile, essere trasparenti e il pubblico dovrebbe poter accedere alle proposte di legge. Purtroppo il Consiglio opera spesso in un modo che rende difficile associare un documento a una procedura, rendendo impossibile per un cittadino accedere a tali documenti.

Com’è noto, Internet svolge un ruolo estremamente importante nell’offrire ai cittadini l’accesso ai documenti dell’Unione europea. Abbiamo quindi bisogno di un unico portale UE, che favorirà l’accesso ai documenti, alle procedure e alle istituzioni. Dobbiamo definire norme comuni per attuare procedure amministrative, nonché per presentare, classificare, registrare e distribuire i documenti. Il nostro Parlamento deve dare l’esempio alle altre istituzioni.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, ho seguito con attenzione l’intervento del relatore. In questo caso sono in gioco due categorie distinte: l’accesso alle informazioni sull’attività legislativa dell’Unione europea, e l’accesso ai documenti nel settore non legislativo. Per quanto riguarda la prima categoria, sono favorevole alla cosiddetta trasparenza attiva per cui la libertà d’informazione diventa la norma mentre la riservatezza per le riunioni e i documenti di seduta a livello di Consiglio rappresenta l’eccezione. Credo che dovremmo sapere come votano i nostri ministri, per chiamarli a rispondere delle loro decisioni e porre fine alla tendenza, così diffusa nei nostri parlamenti nazionali, a fare di Bruxelles il capro espiatorio. Ritengo inoltre che sarebbe auspicabile garantire un facile accesso ai registri delle presenze e delle votazioni dei deputati europei durante l’attività parlamentare a tutti i livelli.

Siamo stati eletti dai cittadini per svolgere una precisa funzione, ed è quindi giusto che ci venga chiesto conto dello svolgimento di tale funzione. D’altra parte, affermare che tutte le riunioni dei gruppi politici o dei partiti debbano essere soggette allo scrutinio pubblico è assurdo ed equivale a sottoporre l’ordine del giorno di tali riunioni a continue modifiche. Non temo la trasparenza. Nella nostra veste di rappresentanti politici svolgiamo qui un ruolo dignitoso e dobbiamo quindi difendere la dignità della nostra professione.

 
  
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  Carlo Fatuzzo (PPE-DE) . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono assolutamente certo che la relazione dell'onorevole Cappato ha accuratamente evitato di offendere il diritto dei pubblici funzionari che si preoccupano della loro riservatezza e dell'opportunità di tenere riservate certe situazioni che tali devono essere. Questo è sicuramente un motivo molto importante per approvare la sua relazione, ma io vorrei rovesciare le preoccupazioni di alcuni di noi, che temono di essere violati nella loro libertà di azione e nella loro riservatezza.

Andiamo un po' a vedere cosa succede quando è invece il pubblico amministratore che vuole sapere qualcosa di quello che facciamo noi cittadini. Nessun segreto possiamo avere: in alcuni dei nostri Stati ci vengono addirittura intercettate le telefonate private tra marito e moglie, tra padri e figli, e così via. Noi non dobbiamo assolutamente avere paura che il cittadino sappia esattamente il perché gli arrivano non solo delle leggi, ma anche delle decisioni come sono quelle della Commissione, come sono quelle del Consiglio, più che le decisioni legislative del nostro Parlamento. Mi congratulo per questa iniziativa.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE) . – (PL) Chiarezza e trasparenza devono formare la base delle attività delle istituzioni dell’Unione europea. Soltanto se raggiungeremo un livello adeguato di trasparenza le nostre attività saranno più comprensibili e quindi più vicine ai nostri cittadini. La crisi istituzionale che l’Unione deve affrontare rivela a tutti noi le conseguenze dell’approccio sbagliato con cui abbiamo affrontato la questione. A mio avviso, è stato proprio questo atteggiamento sdegnoso nei confronti dei cittadini dell’Unione europea che ha provocato il fiasco delle riforme istituzionali e la mancata ratifica del trattato di Lisbona in Francia, nei Paesi Bassi e in Irlanda.

Dobbiamo quindi trarre le conclusioni più corrette, e comprendere che la nostra priorità deve essere l’accettazione sociale delle attività dell’Unione europea. A tal fine, è necessario che i cittadini siano consapevoli di ciò che facciamo, del modo in cui operiamo e infine di quali decisioni adottiamo. Abbiamo bisogno di una fonte di informazioni chiara, coerente e comprensibile che illustri le attività di tutte le istituzioni dell’Unione europea. Il Parlamento europeo deve certamente svolgere un ruolo di guida in questo cambiamento, giacché è l’istituzione più vicina ai cittadini dell’Unione. Dobbiamo ricordare infatti che l’Unione è stata creata proprio per questi cittadini.

 
  
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  Margot Wallström, vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, vi ringrazio per aver dibattuto e discusso questo tema. Mi sembra difficile da riassumere ma, se dovessi farlo, ripeterei ciò che alcuni di voi hanno affermato, ossia che si tratta di un elemento fondamentale per qualsiasi democrazia.

Preferisco però considerare la questione dal punto di vista dei cittadini: il diritto dei cittadini di sapere che cosa avviene e di avere accesso alle informazioni e ai documenti, per poter fare una scelta informata. Questo sarà un anno cruciale perché il 7 giugno i cittadini europei andranno a votare. E’ quindi fondamentale che possano accedere alle informazioni di cui hanno bisogno.

Dobbiamo fare i conti con un retaggio culturale condizionato dalle differenze storiche, che ci divide al momento di decidere che cosa rendere pubblico. Infatti, in alcuni casi, stiamo ancora discutendo su questo punto. Vengo da un paese che vanta una lunga tradizione di apertura e accesso ai documenti, mentre altri Stati membri hanno una situazione totalmente opposta: prima vige il segreto, e soltanto i documenti che si decide di rendere pubblici diventano accessibili. Questo è un problema che deve essere affrontato e risolto. Mi sembra che la relazione abbia messo in evidenza tutte le connessioni che intercorrono tra le varie questioni, e dobbiamo quindi affrontare il problema da un punto di vista politico.

La principale qualità del trattato di Lisbona sta nell’estensione del diritto di informazione e di accesso ai documenti; auspicabilmente, una volta approvato, esso porrebbe fine al triste gioco del capro espiatorio, poiché ci consentirebbe di seguire ciò che avviene in seno al Consiglio. L’onorevole Cashman e altri lo hanno ricordato, e credo che sia un elemento assai importante per noi tutti.

Sappiate che potete contare su di me per continuare, giorno dopo giorno, a far sì che la Commissione migliori il proprio accesso ai documenti. Possiamo valutare la nostra attività per quanto riguarda le commissioni parlamentari; possiamo migliorare la nostra azione per i registri e per alcuni altri punti che l’onorevole Cappato ha messo in evidenza e che mi sembrano utili per tutti noi. Credo che dobbiate continuare a fare pressione sulla Commissione ma, come avete già dimostrato, la questione riguarda anche il Parlamento. Dei miglioramenti sono possibili, aumentando l’apertura e la trasparenza. Tutto questo rientra certo nel consolidamento della democrazia in Europa. Avremo la possibilità di lavorare su questo punto durante i preparativi delle elezioni per il Parlamento europeo, che saranno la prova definitiva per tutti noi.

Vi ringrazio per la discussione; ritorneremo su questo tema al momento di discutere il regolamento (CE) n. 1049/2001.

 
  
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  Marco Cappato, relatore. –Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio moltissimo la Commissaria. Non ho parlato prima, ma la relazione riconosce che c'è stato un miglioramento nell'effettivo accesso alle risposte positive, alle domande di accesso ai documenti. Quello che ho cercato di sottolineare è la necessità, come dire, di un cambio di impostazione, di un paradigma per cui l'informazione è già concepita per essere pubblica nel momento che è prodotta.

Collega Cederschiöld, io non chiedo un maggiore carico burocratico nel dover raccontare e pubblicizzare tutto, ma un sistema che è già predisposto affinché ci sia non solo l'accesso a un documento, quando lo si chiede, ma che ci sia già l'accesso all'informazione nel momento in cui la si produce, naturalmente rispettando la riservatezza sui gruppi politici e le riunioni dei gruppi politici, lo dico anche alla collega Doyle, al collega Herrero che è andato via.

Io qui parlo di una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni che non significa naturalmente non lasciare ai gruppi la possibilità di fare delle riunioni a porte chiuse. Non sto parlando di un obbligo assoluto ed ideologico per qualsiasi riunione, ma perché ci sia un'infrastruttura pronta a fare questo. Non mi pare che sia vero quello che diceva il collega Herrero che le informazioni sulle presenze, sui voti, ecc. ci sono tutte e sono tutte disponibili. Non è vero. Ci sono i processi verbali delle singole commissioni e l'informazione si può mettere in piedi andando a fare tutta un'attività di inchiesta riunione per riunione.

Io personalmente ne sono stato direttamente vittima. Un giornale italiano ha pubblicato una pagina a grandi titoli in cui io ero il più assente di tutti, semplicemente perché io sono subentrato a metà mandato e hanno fatto il calcolo sui pochi mesi in cui ero appena entrato nei confronti dei tre anni precedenti. Questo è un esempio per dire che dobbiamo essere noi a mettere a disposizione le informazioni in modo da consentirne la massima leggibilità, in modo che siano evitate delle manipolazioni e degli abusi sulla base di quelle informazioni.

Io so bene che la dignità del lavoro parlamentare non è esaurita dalle presenze e dalle assenze, ma non comprenderei per quale ragione dovremmo essere proprio noi a nascondere a metà questi dati, aprendo noi stessi la porta alle peggiori e più demagogiche manipolazioni. Spero quindi che su questi aspetti, come sull'aspetto dell'accesso ai dati per le persone disabili – io non so perché sia stato chiesto un voto separato dal gruppo del Partito popolare su questo – spero davvero che non ci siano sorprese all'ultimo momento, perché mi pare una questione di fondamentale importanza per tutti. Grazie presidente per la tolleranza dimostrata.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 14 gennaio 2009, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  John Attard-Montalto (PSE), per iscritto. – (EN) Per quanto riguarda l’ultimo punto, non è così per tutti i Commissari, e purtroppo attualmente non siamo in grado di pubblicare dati relativi ad altri fondi ricevuti. Vi è comunque un generale fraintendimento per quanto riguarda i nostri redditi.

In primo luogo, a tutt’oggi i deputati al Parlamento europeo ricevono la stessa retribuzione dei deputati dei rispettivi parlamenti nazionali. Ciò significa che la delegazione maltese al Parlamento europeo riceve una retribuzione identica a quella dei deputati al parlamento nazionale per gestire i propri uffici sia a Bruxelles sia a Malta.

Forse sarebbe opportuno che Commissari e deputati compilassero annualmente rendiconti finanziari sottoposti a revisione contabile, per tutti i redditi percepiti, rendiconti che dovrebbero essere a disposizione del pubblico. Credo che tale proposta potrebbe essere il punto d’equilibrio tra la protezione dei dati e la trasparenza.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE), per iscritto. – (FI) Signor Presidente, condivido molti dei punti sollevati dalla relazione su cui voteremo giovedì. In futuro il Consiglio dovrà fare in modo che tutte le sue discussioni, i suoi documenti e le informazioni di cui dispone siano soggetti al pubblico scrutinio.

Sono inoltre favorevole alla proposta contenuta nella relazione, secondo la quale il sito del Parlamento dovrebbe contenere maggiori informazioni sulle attività e sulle presenze dei deputati.

 

14. Appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . − L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0415/2008), presentata dall’onorevole Lambsdorff a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione di taluni appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza [COM(2007)0766 – C6-0467/2007 – 2007/0280(COD)].

 
  
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  Alexander Graf Lambsdorff, relatore.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in varie parti del mondo in questo momento ci sono 13 missioni dell’Unione europea con le quali cerchiamo di contribuire alla pace e alla stabilità. Nove missioni si sono già concluse. In molte di queste operazioni, le forze armate dei nostri Stati membri, tra cui le forze di polizia, devono penetrare in ambienti ostili. Sappiamo bene che ci sono molti altri punti caldi e che la richiesta di altri interventi europei sulla scena politica internazionale è destinata ad aumentare; purtroppo, sappiamo altresì che spesso noi europei non siamo in grado di svolgere le nostre missioni come dovremmo, con un livello ottimale di attrezzature e assicurando l’interoperabilità e il ridispiegamento strategico. Sono obiettivi che dobbiamo raggiungere: lo dobbiamo ai nostri soldati e ai nostri funzionari di polizia coinvolti in diverse operazioni in varie parti del mondo. Ma sono obiettivi ancora lontani.

Uno dei motivi sta nella frammentazione del nostro mercato delle attrezzature militari. I nostri 27 Stati membri si concedono il lusso di 89 programmi di ricerca diversi, alcuni dei quali sono addirittura doppioni. Gli Stati Uniti ne hanno solo 29. Per quanto riguarda lo sviluppo del prodotto, la cooperazione è assai scarsa. I cosiddetti fornitori tradizionali vengono preferiti a quelli non tradizionali ma forse migliori, ed è proprio questo che vogliamo cambiare.

Ogni anno, nel mercato europeo delle attrezzature militari si acquistano beni e servizi per un valore che si aggira sui 91 miliardi di euro ma in media, soltanto per il 13 per cento di tale valore viene bandito un appalto a livello europeo. E questa volta l’ultimo della classe è la Germania con una percentuale pari ad appena il 2 per cento. Possiamo quindi dedurne che il mercato interno dei prodotti destinati alla difesa non funziona; molte importanti innovazioni di questo settore ad alta tecnologia non possono essere sfruttate, le nostre forze armate non dispongono delle attrezzature migliori e i soldi dei contribuenti vanno sprecati. Di conseguenza, i prodotti più sofisticati destinati alla difesa stanno diventando sempre più costosi, mentre il bilancio della difesa rimane immutato o addirittura subisce dei tagli. Date le circostanze, il problema è chiarissimo: non si tratta di spendere di più per gli armamenti, ma di spendere i fondi disponibili in maniera più efficiente. Questo è ciò che dobbiamo fare: lo dobbiamo ai nostri contribuenti.

In una relazione del 2005 il Parlamento ha chiesto alla Commissione di presentare una direttiva per questo settore: questo è stato fatto, d’intesa con il Parlamento e il Consiglio. Per noi, e per me personalmente nella mia veste di relatore, è importante che il presidente Sarkozy abbia esplicitamente menzionato il mercato delle attrezzature militari nel suo discorso sulle priorità della presidenza francese. E’ stato chiaro infatti che Parlamento, Consiglio e Commissione avrebbero collaborato unendo i loro sforzi. L’accordo raggiunto in prima lettura è il risultato di questa volontà politica comune. Spero che domani potremo gettare le basi di un nuovo quadro giuridico europeo che garantisca una vera apertura del mercato e una maggiore trasparenza e concorrenza per quanto riguarda gli appalti pubblici.

Dobbiamo anche contestualizzare questa direttiva. Nel mese di dicembre, siamo riusciti ad approvare la direttiva concernente i trasferimenti all’interno della Comunità di prodotti destinati alla difesa. La direttiva di cui discutiamo oggi è la seconda componente importante del pacchetto sulle attrezzature militari europee. Benché le due direttive teoricamente operino in maniera indipendente l’una dall’altra, in pratica sono reciprocamente legate. Questo è un altro motivo per cui domani sarà fondamentale portare a termine il pacchetto sulle attrezzature militari; certo, questo non potrà rivoluzionare il mercato nel breve periodo, ma rappresenterà comunque un passo importante nella giusta direzione e un deciso progresso per la politica europea di sicurezza e di difesa.

Porgo quindi i miei più sinceri ringraziamenti alle colleghe, le relatrici ombra, onorevoli Cederschiöld, Weiler e Kallenbach, per la loro cooperazione, improntata a uno spirito talvolta critico ma sempre equo e costruttivo. Desidero inoltre ringraziare il Consiglio e la Commissione. Tutte le parti in causa hanno dato prova di una sincera volontà politica, di professionalità e disponibilità al compromesso.

E’ dovere di noi tutti realizzare, insieme, una politica costruttiva per l’Europa: lo dobbiamo ai nostri cittadini. Mi auguro che riusciremo a realizzare questo nostro compito domani, nell’ambito delle nostre sfere di competenza, con l’approvazione di questo pacchetto. Tra l’altro, dovremmo tenere questo dibattito a Bruxelles e non a Strasburgo. Vi ringrazio.

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, comincerò scusandomi per la poca voce: ho un terribile raffreddore.

State per votare sulla proposta di direttiva concernente gli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi nei settori della difesa e della sicurezza, che la Commissione ha presentato nel dicembre 2007 nell’ambito del cosiddetto pacchetto difesa. Questa proposta rappresenta un significativo passo avanti verso l’istituzione di un mercato comune europeo della difesa che, di per sé, offre un importante contributo alla politica di sicurezza e di difesa dell’Unione. In altre parole, questa direttiva è uno strumento che riveste un grande significato politico, e che potrà consolidare la capacità di difesa europea, aumentando l’efficienza della spesa pubblica e la sicurezza dei nostri cittadini.

Il processo negoziale della proposta ha goduto della stretta collaborazione che caratterizza i rapporti tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Desidero quindi ringraziare calorosamente il relatore, onorevole Lambsdorff, per la sua opera intensa ed efficiente volta a raggiungere un accordo con il Consiglio in prima lettura. Vorrei altresì ringraziare le relatrici ombra per la loro costruttiva collaborazione. Infine desidero congratularmi con la presidenza francese e la presidenza slovena, per il positivo stimolo offerto ai negoziati in seno al Consiglio. E per concludere su una nota di uguale importanza vorrei ringraziare la presidenza ceca per l’impegno che ha dedicato alla felice conclusione di questo dossier.

La Commissione approva il testo in discussione oggi. La nuova direttiva si adatta perfettamente alle esigenze degli appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza. Essa darà alle autorità appaltanti la flessibilità necessaria a negoziare appalti particolarmente complessi e sensibili, e consentirà loro di richiedere specifiche clausole di sicurezza per proteggere le informazioni riservate e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. Di conseguenza la direttiva è uno strumento che gli Stati membri possono utilizzare per gran parte degli appalti pubblici nel settore della difesa senza mettere in pericolo gli interessi della propria sicurezza.

La nuova direttiva si applicherà anche ad appalti sensibili nel settore della sicurezza non militare. Questo approccio è conforme all’ambiente strategico odierno nel quale, in seguito all’introduzione delle nuove tecnologie e sulla scia delle minacce transnazionali, la divisione tra sicurezza interna ed esterna, militare e non, è divenuta meno netta. Gli appalti pubblici non possono ignorare questi sviluppi: nei casi in cui, per esempio, le attrezzature per le forze di polizia hanno caratteristiche simili a quelle di difesa, è logico applicare la stessa normativa d’appalto.

Tutto ciò comporterà alcuni vantaggi sostanziali: la nuova direttiva permetterà agli Stati membri di limitare l’uso della deroga ai sensi dell’articolo 296 del trattato CE ai casi eccezionali. Di conseguenza, i principi del mercato interno finalmente saranno applicati a parti importanti dei mercati della difesa e della sicurezza in Europa. Norme eque e trasparenti sugli appalti diverranno applicabili in tutta l’Unione e consentiranno alle aziende di fare più facilmente offerte per gare d’appalto in altri Stati membri. Le industrie europee avranno a disposizione un mercato interno assai più vasto, con periodi di produzione più lunghi ed economie di scala, il che a sua volta ridurrà i costi e di conseguenza i prezzi.

Infine, otterremo una maggiore apertura dei mercati a vantaggio di tutti: le industrie diventeranno più competitive, le forze armate disporranno di attrezzature migliori in rapporto al denaro speso, e i contribuenti beneficeranno di una maggiore efficienza della spesa pubblica. Tutto questo sarà anche il risultato del vostro lavoro e del vostro contributo. Permettetemi perciò di ringraziarvi ancora una volta e di congratularmi con voi.

 
  
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  Charlotte Cederschiöld, a nome del gruppo PPE-DE. – (SV) Signor Presidente, un mercato europeo per i prodotti destinati alla difesa non si realizza in una notte, ma il relatore è riuscito a infondere in noi tutti uno spirito di decisa cooperazione grazie al quale, insieme al Consiglio e soprattutto alla Commissione, abbiamo potuto fare un primo importante passo. Ai prodotti destinati alla difesa adesso si applicheranno senza incertezze le norme di base del mercato interno e questo dovrebbe contribuire a ridurre i prezzi. Insieme a un mercato più aperto, c’è una maggiore competitività europea e una più efficiente produzione delle attrezzature.

Dobbiamo lodare il governo francese per il suo ruolo costruttivo, ma ovviamente il relatore, onorevole Lambsdorff, ha offerto il maggiore contributo. Vorrei inoltre ringraziare l’industria della difesa per il suo prezioso contributo, che ha consentito di aumentare la flessibilità. Molti elementi della direttiva del 2004 sugli appalti pubblici sono stati mantenuti. Al contempo, si salvaguardano per esempio gli interessi della sicurezza nazionale e le condizioni speciali per l’approvvigionamento e la protezione delle informazioni. L’applicazione dell’articolo 296 viene mantenuta secondo l’attuale legislazione, scongiurando però qualsiasi abuso. Anche questo deve essere accolto con favore dall’industria che, ovviamente, continuerà così a influenzare l’attuazione della direttiva e lo sviluppo di nuove prassi.

I deputati di quest’Assemblea parlamentare esprimono la propria soddisfazione per la disponibilità mostrata dal Consiglio nei nostri confronti, quanto ai valori soglia e alla trasparenza, per ricordare solo un paio di esempi dei molti successi conseguiti dal Parlamento europeo, dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e dal relatore. Personalmente, sono lieta che sia stato possibile risolvere le questioni più controverse del diritto comunitario vigente. Se il Parlamento, come spero e credo, offrirà il più ampio sostegno a questa relazione, sarà stata adottata una misura proiettata in avanti.

I miei più sinceri ringraziamenti vanno a tutti i colleghi e a coloro che mi hanno aiutato in questo processo costruttivo ed entusiasmante.

 
  
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  Barbara Weiler, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, alla fine dello scorso anno sui giornali sono comparsi titoli allarmanti che annunciavano “Il mondo al riarmo”, “Boom nel commercio delle armi”, “Nell’industria delle attrezzature militari alti costi a causa della scarsa concorrenza” e altri casi di corruzione in Germania e in altri paesi dell’Unione europea. Noi socialdemocratici ci opponiamo con decisione a questo tipo di corsa agli armamenti, all’aumento degli approvvigionamenti militari e al diffuso lassismo nei confronti della corruzione. Su questo tema concordiamo con i nostri colleghi dei parlamenti nazionali.

Il pacchetto legislativo in discussione, con le due direttive sul trasferimento e gli appalti pubblici di cui discutiamo oggi in questa sede, non affronta solo il problema della concorrenza, ma intende mettere un freno allo sperpero del denaro dei contribuenti per quanto riguarda la produzione delle attrezzature militari, e vuole altresì scongiurare la corruzione. I socialdemocratici ritengono che questi motivi bastino a farci accettare il risultato.

Ci sarà un quadro giuridico europeo per aggiudicare gli appalti di beni e servizi nel settore della difesa e della sicurezza, e ci sarà maggiore collaborazione tra gli Stati membri; in altre parole non vi saranno inutili sovrapposizioni, né le imprese operanti nel settore della difesa potranno ingannare gli Stati membri, e in generale vi sarà una maggiore concorrenza e minori eccezioni ai sensi dell’articolo 296.

Per noi deputati – per tutti i gruppi, credo – è stato importante aver introdotto la direttiva sui ricorsi, in altre parole la direttiva elaborata dall’onorevole Fruteau. Per il Consiglio, la questione non era poi così netta. A nostro avviso, era importante introdurre sanzioni nei casi di corruzione, sanzioni che prevedessero perfino l’esclusione dal contratto. E’ un elemento nuovo per questo settore, che finora ha goduto di privilegi inaccettabili.

Inoltre ci è sembrato importante che i risultati fossero accessibili a tutti i 27 Stati membri. Anche se soltanto sei o sette Stati membri sono paesi produttori, e un numero di poco inferiore è attivo nel settore commerciale, è essenziale per noi godere del sostegno di 27 Stati; e abbiamo raggiunto questo obiettivo. Non posso dire con certezza se tutto andrà secondo i nostri piani, e quindi ci aspettiamo che il Parlamento voglia continuare a esercitare un certo controllo. Vogliamo essere informati, non solo automaticamente dalla Commissione, ma anche dei risultati e del recepimento di questo pacchetto di direttive.

In futuro, quando il mercato interno europeo sarà più forte e disporremo di competenze a livello europeo, come ha previsto il presidente Sarkozy, il Parlamento europeo, nella sua veste di istituzione europea democraticamente eletta, dovrà svolgere quell’azione di effettivo controllo di cui attualmente disponiamo all’interno dei parlamenti nazionali ma non nel Parlamento europeo. Questo è un compito per il futuro. In Germania, per esempio, l’intera vicenda della produzione di attrezzature per la difesa e dei relativi aumenti dei prezzi è stata un’esperienza che ci ha scottato. Adesso abbiamo l’Eurofighter – un progetto eccessivamente costoso, se non il più costoso – e sono certa che la stessa esperienza è stata condivisa da tutti gli altri Stati membri.

Non vorrei concludere con i soliti ringraziamenti, benché la cooperazione sia stata costruttiva e i risultati siano decisamente importanti. Ma devo dire sinceramente che la procedura parlamentare è stata intollerabile; non credo che il ruolo della nostra Assemblea sia quello di raggiungere un compromesso con il Consiglio e la Commissione in prima lettura. Per questo motivo, questa procedura dovrà rimanere un’eccezione in futuro. Non sarebbe stata necessaria per questo pacchetto legislativo. Dobbiamo restar fermi nelle nostre convinzioni e, subito dopo il voto, eliminare questo tipo di procedura per tutto ciò che esula dall’attività parlamentare.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, comincerò il mio intervento congratulandomi con il collega, onorevole Lambsdorff, per l’eccellente relazione, uno strumento di estrema importanza a cui egli si è dedicato con impegno e passione. La realizzazione di un mercato comune degli armamenti e l’istituzione del relativo quadro giuridico è vitale per sviluppare ulteriormente la politica europea di sicurezza e di difesa (PESD).

Mi compiaccio inoltre del fatto che anche fondamentali principi del trattato – in particolare la trasparenza, la non discriminazione e l’apertura – saranno applicati nel mercato della difesa e della sicurezza; come è già stato detto, questo renderà più efficiente la spesa nel settore della difesa.

La proposta della Commissione e la relazione Lambsdorff, sono riuscite a fissare una serie di norme concernenti gli appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza, che consentiranno l’adeguato funzionamento del mercato comune degli armamenti.

Vorrei ricordare due essenziali miglioramenti che interessano sia i fornitori che le autorità aggiudicatrici e che mirano a proteggere la sicurezza dell’Unione europea e dei suoi Stati membri. Basti pensare alle disposizioni concernenti la sicurezza dell’approvvigionamento, ossia le informazioni sugli offerenti e sui subappaltatori fornite alle autorità aggiudicatrici e gli impegni che gli offerenti devono assumersi per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. D’altra parte, gli offerenti sono protetti anche dall’introduzione della procedura di ricorso, che garantisce l’equità dell’aggiudicazione e l’assenza di discriminazioni.

La proposta aumenta la trasparenza della procedura operativa, ma gli Stati membri dovrebbero mostrarsi meno riluttanti dal momento che gli interessi della loro sicurezza sono salvaguardati, soprattutto col mantenimento delle deroghe alla divulgazione di informazioni qualora sia in gioco la sicurezza nazionale.

Per concludere, mi sembra molto importante disporre di un mercato comune europeo della difesa. Al contempo, quando discutiamo di questo tema – il mercato comune europeo della difesa – o forse di temi più delicati come le compensazioni per il futuro, dovremmo seriamente considerare gli interessi strategici e la situazione concreta di ogni Stato membro.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, signor Commissario, l’onorevole Lambsdorff ha svolto un’opera eccellente e mi congratulo quindi con lui. La spesa del denaro pubblico ha sempre suscitato forti passioni, e questo è vero soprattutto per gli appalti pubblici dell’esercito e delle forze armate; in questo settore infatti sono in gioco grandi somme di denaro e dobbiamo scegliere produttori e fornitori di servizi che offrano la migliore qualità piuttosto che la soluzione più economica. Cerchiamo la migliore qualità a un prezzo ragionevole.

Dobbiamo altresì considerare la precisione del lavoro, e la qualità dei materiali usati, nonché questioni più specifiche quali la riservatezza, e perfino la segretezza, soprattutto per tematiche cruciali. Tali questioni sono anche connesse ai temi delle compensazioni e alla necessità di garantire la remunerazione del capitale investito. Credo che dovremo tornare su questo tema. La posizione presentata nella proposta di direttiva è corretta. A mio avviso, le soluzioni proposte aumenteranno l’efficienza del sistema europeo di appalti pubblici nel settore della difesa, e meritano quindi di essere approvate.

 
  
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  Gisela Kallenbach, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, ringrazio il relatore per la sua costruttiva cooperazione perché, nonostante le fondate critiche rivolte alla procedura in prima lettura, proprio grazie a tale cooperazione il Parlamento è riuscito a far sentire la propria voce all’interno del dialogo a tre.

Oggi dobbiamo decidere su un compromesso per un prodotto commerciale il cui mercato era un tempo limitato soltanto a pochi Stati membri. E’ stata davvero un’esperienza interessante vedere appassionati fautori del mercato interno e della concorrenza che frapponevano ogni tipo di ostacolo per continuare a ricorrere al processo decisionale nazionale e a meccanismi isolazionisti. Ma fortunatamente hanno fallito nel loro intento.

Per quale motivo? Perché la maggiore concorrenza nel commercio delle attrezzature militari, auspicabilmente, porrà fine ai prezzi imposti e il pubblico denaro usato a tale scopo sarà ridotto e usato in modo più efficiente. Lo stesso dicasi per la corruzione. Lo dobbiamo ai nostri cittadini. E’ evidente che a partire da questo momento si applicheranno condizioni di appalto prive di qualsiasi ambiguità, che garantiranno maggiore trasparenza in relazione all’aggiudicazione degli appalti e daranno alle PMI una vera possibilità di accedere al mercato. Sono state inoltre ridotte tutte le possibili scappatoie all’interno della procedura d’appalto, e qualsiasi deviazione prevista deve essere concordata in anticipo con la Commissione. Il baratto che finora era proibito per legge ma era comunque prassi diffusa non è stato legalizzato da questa direttiva. Infine, ma non per questo meno importante, per la prima volta si potranno utilizzare i ricorsi.

Avrei sperato in una maggiore europeizzazione, in una riduzione dei valori soglia e in una maggiore trasparenza, ma abbiamo fatto comunque un passo importante nella giusta direzione, e attendo quindi con ansia il suo recepimento.

 
  
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  Tobias Pflüger, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, questa direttiva fa parte del pacchetto sulla difesa, che rientra – consentitemi la citazione – in “una strategia per un’industria europea della difesa più forte e competitiva”. L’orientamento principale, come per molte altre cose, è quello di realizzare il libero mercato anche per i prodotti destinati alla difesa, in altre parole le armi – strumenti di guerra e di morte. La direttiva intende aumentare l’efficienza e la competitività del settore degli armamenti nell’Unione europea. L’intervento dell’onorevole Swoboda nella precedente discussione è stato molto chiaro; egli ha affermato che l’industria europea degli armamenti ha bisogno di migliori condizioni iniziali alla luce della concorrenza, soprattutto di quella degli Stati Uniti.

Nel 2005, gli Stati membri dell’Unione europea, congiuntamente, sono diventati per la prima volta i principali esportatori di armi al mondo. Di tali esportazioni, il 70 per cento proveniva da quattro grandi Stati come la Francia, la Germania, il Regno Unito e l’Italia. I principali paesi importatori sono in Medio Oriente. Non credo che dovremmo preoccuparci di aumentare l’efficienza dell’industria degli armamenti, ma piuttosto di favorire il disarmo, per il quale invece non esiste alcuna direttiva. E’ chiarissimo quale sia la posta in gioco.

 
  
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  Andreas Schwab (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero esprimere i miei più sinceri ringraziamenti al relatore della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, ma anche alla sottocommissione per la sicurezza e la difesa e al suo presidente, relatore per parere sulla relazione Lambsdorff e amico, l’onorevole von Wogau.

Qui non stiamo parlando di esportazioni di armi negli Stati ubicati al di fuori del mercato interno europeo, ma soltanto di come rendere più efficaci ed efficienti, in termini di costi, la vendita e il commercio di armi all’interno del mercato interno europeo, ossia nei 27 Stati membri dell’Unione europea. Sono lieto che il Parlamento abbia assunto una posizione comune in questo caso perché così i cittadini potranno effettuare notevoli risparmi in un mercato pari a circa 70 miliardi di euro all’anno e maturerà così una sorta di dividendo di pace.

Osservo con un certo rammarico l’esiguo numero di rappresentanti del Consiglio presenti quest’oggi, e accolgo con estremo favore la relazione e la decisione che ne è scaturita, alla luce dell’aspro confronto che in passato ha contrapposto gli Stati membri. Benché concordi in merito alle difficoltà sperimentate nell’ambito del dialogo a tre, di cui si sono fatti portavoce i socialdemocratici, devo dire che un giorno questo provvedimento ci permetterà di raggiungere una tappa fondamentale nella politica di difesa europea. E sono ancora più deluso del fatto che così pochi deputati desiderino partecipare a questa decisione.

Questa mattina abbiamo celebrato i 10 anni dell’euro. Mi auguro che fra pochi anni guarderemo nuovamente indietro alla data di oggi, giacché essa rappresenta una pietra miliare nella cooperazione europea tra gli Stati membri nel settore della difesa e della politica estera e di sicurezza, perché in futuro, in linea di principio, qualsiasi requisito fisseremo nel nostro Stato membro, varrà automaticamente in tutti gli altri Stati membri. Questo comporta un grande credito di fiducia che gli Stati membri adesso sono disposti a dare. E di questo sono particolarmente grato.

Vorrei comunque ringraziare la Commissione, che si è dedicata con impegno a questa direttiva, ha superato l’opposizione degli Stati membri e ha cercato di aiutare il Parlamento, in maniera costruttiva, a trovare la strada nel fitto intreccio delle leggi sugli appalti pubblici. I punti positivi sono già stati menzionati, per esempio i miglioramenti che saranno apportati alla legge sugli appalti pubblici e quindi non li ripeterò.

Con la seconda parte del pacchetto, che dà luogo a un vero mercato interno europeo dei prodotti destinati alla difesa, abbiamo percorso un altro tratto di strada nella giusta direzione; si rafforza così la capacità autonoma dell’Unione europea di rispondere alle crisi internazionali, un’attività cui l’onorevole von Wogau si è dedicato in modo particolare in seno alla sottocommissione per la sicurezza e la difesa. Se, come si è detto di recente, è possibile organizzare un’operazione autonoma dell’Unione europea in Africa, sotto la guida di un generale irlandese con un vicecomandante polacco e truppe composte da effettivi di 15 Stati membri diversi, vuol dire che l’Unione europea ha fatto molta strada verso la costruzione di un’Europa della difesa. Dobbiamo procedere su questa stessa strada. Vi ringrazio molto.

 
  
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  Joel Hasse Ferreira (PSE) . – (PT) Signor Presidente, in primo luogo vorrei congratularmi con il relatore, l’onorevole Lambsdorff, e con le relatrici ombra, in particolare l’onorevole Weiler.

Onorevoli colleghi, mi sembra essenziale favorire l’integrazione dei mercati nazionali della difesa e il coordinamento strategico della loro produzione. Dopo aver adottato tutte le necessarie precauzioni e aver tenuto conto delle opportune specificità, dovremo adottare le norme fondamentali del mercato interno alle industrie della difesa, aumentando la trasparenza nelle procedure di appalto che vengono organizzate e nei contratti che vengono aggiudicati, quando questi interessino gli Stati membri dell’Unione europea. Al contempo, dobbiamo contribuire a creare le condizioni che renderanno le attrezzature e i prodotti europei più competitivi sui mercati mondiali.

Commissario McCreevy, mi sembra importante che questa direttiva possa garantire miglioramenti nel quadro giuridico degli appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza. Essa dovrà stimolare la costruzione del mercato interno, rispettando al contempo i diritti e gli interessi degli Stati membri, soprattutto nel settore della sicurezza; mi riferisco in particolar modo ai produttori di armamenti, munizioni e attrezzature per la difesa e la sicurezza, come il mio paese, per esempio.

Signor Presidente, vorrei ricordare anche i provvedimenti che consentono un più facile accesso a questo mercato per le piccole e medie imprese, in particolare migliorando le norme per il subappalto. C’è inoltre la concreta prospettiva di esercitare una maggiore e più profonda influenza sul tessuto industriale, per realizzare un vero mercato europeo delle industrie della difesa. Anche questo può contribuire a rafforzare la ricerca e lo sviluppo, non solo per queste industrie, ma anche per quella parte dell’industria europea che trae vantaggio dallo sviluppo dell’industria della difesa.

Per concludere, credo che si possa fare riferimento all’ovvio legame esistente tra le industrie delle difesa e le politiche estere dell’Unione. Ma per rispondere a un recente intervento, vorrei citare un famoso romano che disse: “Se vuoi la pace, preparati per la guerra”. Nell’Unione europea, che ormai è quasi una superpotenza pacifista, chiamiamo queste industrie “industrie della difesa” e non “industrie di guerra” perché vogliamo la pace e non la guerra. Anche per questo motivo abbiamo bisogno di industrie della difesa.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz (ALDE) . – (PL) Signor Presidente, gli Stati Uniti spendono circa 500 miliardi di dollari nel settore della difesa – l’Unione europea poco più di 200 miliardi. Ma si tratta di capire se la capacità militare dell’Unione europea rifletta effettivamente tale investimento, come avviene negli Stati Uniti. Quando ero ministro della Difesa, nei miei incontri con i rappresentanti dell’industria dicevo loro che ero il ministro responsabile della difesa nazionale, e non della difesa industriale. A mio avviso, la direttiva in discussione quest’oggi, per la quale vorrei esprimere i miei ringraziamenti e la mia gratitudine all’onorevole Lambsdorff, consentirà di spendere le stesse ragguardevoli cifre che spendiamo per la difesa in maniera più ragionevole e ponderata, in modo che la capacità militare dell’Unione europea rifletta il nostro livello di spesa per la difesa.

 
  
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  Angelika Beer (Verts/ALE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta vorrei sottolineare che stiamo parlando di un pacchetto: la risoluzione a dicembre e il dibattito odierno. Soltanto esaminandoli insieme – il regolamento sui trasferimenti all’interno della Comunità di prodotti destinati alla difesa e adesso la direttiva sugli appalti pubblici – essi hanno un senso.

Io stessa ho preparato il parere della commissione per gli affari esteri. Avevamo un obiettivo politico fondamentale: l’attuazione di più rigorosi strumenti di controllo per le esportazioni al di fuori dell’Unione europea insieme all’armonizzazione dell’industria degli armamenti europea e alla liberalizzazione all’interno dell’UE. Se vogliamo ricordare le cattive notizie comparse sui giornali, dobbiamo anche ricordare le belle notizie. All’ultima riunione dell’anno scorso tenuta sotto la presidenza francese, il Consiglio ha adottato il codice di condotta come uno strumento giuridicamente vincolante – una scelta saggia che la nostra Assemblea auspicava da tempo.

Vorrei quindi ricordare ancora una volta che quest’armonizzazione che noi riteniamo opportuna – e non soltanto l’armonizzazione, ma anche lo sviluppo di un meccanismo sanzionatorio che dovrà essere usato qualora si contravvenga a questa direttiva – è soggetta adesso al controllo degli Stati nazionali e degli Stati membri. Seguiremo questo processo, e non solo l’armonizzazione, con grande interesse.

 
  
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  Jacques Toubon (PPE-DE) . – (FR) Signor Presidente, seguirò la strada segnata dal collega Schwab, che è intervenuto poco fa. L’approvazione di questa direttiva, oggi, è una decisione importante che dobbiamo ai notevoli sforzi del nostro relatore, onorevole Lambsdorff, della nostra relatrice ombra, l’onorevole Cederschiöld, che io ringrazio, e naturalmente della presidenza francese che, alla fine dell’anno scorso, si è dedicata con passione alla realizzazione di un compromesso.

In effetti, quello che stiamo facendo oggi rappresenta la conclusione di un ciclo che si è svolto con estrema rapidità – qualche mese appena – in cui rientrano la direttiva sul mercato interno dei prodotti della difesa, adottata a dicembre, il codice di condotta sulle esportazioni, che è diventato legge nello stesso momento, e infine questa direttiva che concilia l’articolo 296 del trattato con le norme comuni sugli appalti pubblici. In effetti, questo insieme, per così dire, ci impegna a quella che chiamerò “la comunitarizzazione” dell’economia della difesa, che potrebbe certamente sembrare avversa al desiderio di sovranità o alle caratteristiche stesse delle politiche di difesa. In effetti ciò traduce una volontà di integrazione rispetto alle sovranità statali.

D’altro canto si può constatare la stessa cosa nel settore della giustizia. Per tutta la durata della presidenza francese e a partire dalle presidenze portoghese e slovena, sono stati fatti enormi progressi in un settore in cui, anche in questo caso, le sovranità nazionali pretendevano di impedire ogni tipo di accordo e di cooperazione.

Onorevoli colleghi, con l’approvazione del testo che ci è stato presentato, credo, stiamo esaurendo il dibattito ideologico sulla natura e la forma della costruzione europea. E’ uno spazio e un potere, e lo sarà sempre più in materia di difesa e di politica estera.

 
  
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  Geoffrey Van Orden (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, noi conservatori britannici siamo generalmente favorevoli all’apertura dei mercati ma, come è stato confermato da molti oratori nei precedenti interventi, questa relazione mira soprattutto a rafforzare la politica europea di sicurezza e di difesa e l’integrazione dell’Unione piuttosto che a generare effettivi vantaggi economici. E certamente non ha niente a che vedere con il rafforzamento della capacità di difesa.

E’ vero che potrebbero esserci dei benefici marginali per il Regno Unito, che avrebbe un più facile accesso ad alcuni mercati degli altri paesi europei per quanto riguarda gli appalti pubblici di prodotti destinati alla difesa. Ma ci sarebbero vantaggi assai maggiori per altri paesi che potrebbero accedere al mercato del Regno Unito, che registra la più alta spesa per la difesa; tra l’altro nel nostro paese il mercato degli appalti pubblici per i prodotti destinati alla difesa è già il più aperto in Europa.

Mi sembra particolarmente preoccupante che, secondo le norme proposte, un governo o un’impresa che abbiano effettuato considerevoli investimenti in alcuni settori di ricerca e sviluppo legati alla difesa potrebbero non essere più in grado di recuperare tali investimenti nella fase di sviluppo e produzione. Si prevede che i contratti di sviluppo vengano aperti alla concorrenza europea, lasciando i governi nazionali privi dei mezzi necessari per proteggere la proprietà intellettuale, i posti di lavoro o le opportunità di esportazione. Tutto ciò inoltre ostacolerà le possibilità di ricerca e sviluppo.

Nutro anche altre preoccupazioni, ma essenzialmente devo dire che questa relazione non è affatto necessaria né nel settore della difesa, né in quello industriale, né tanto meno in quello economico.

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (PSE) . (EN) Signor Presidente, la direttiva sugli appalti pubblici nel settore della difesa rappresenta un importante passo avanti verso la creazione del mercato europeo delle attrezzature militari e della politica europea di sicurezza e di difesa. Sono consapevole delle difficoltà di riconciliare i principi del libero mercato con l’inevitabile discrezionalità degli accordi nel settore della difesa, e le norme comuni che regolano l’aggiudicazione degli appalti pubblici con le singole prassi che concernono gli appalti nel settore della difesa.

Questa complessa serie di norme, ovviamente, deve superare la prova pratica, perché cercare di mettere insieme elementi opposti come trasparenza e segretezza, collettività e individualità richiederà un monitoraggio costante e la determinazione di colpire qualsiasi tentativo di favoritismo nel continuo sforzo di mantenere l’equilibrio tra tutti e quattro.

Il funzionamento adeguato sarà quindi una funzione e un riflesso della determinazione degli organismi dell’Unione europea di arbitrare questo mercato europeo nascente, e dell’effettiva volontà dei sostenitori della difesa nazionale e degli Stati membri che li appoggiano di stare al gioco secondo le nuove regole.

Un’ultima parola sulle compensazioni. Per paesi come la mia Romania, le compensazioni ,almeno per il momento, rappresentano un meccanismo importante per garantire la sopravvivenza della nostra industria nazionale.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) . – (RO) Ancora una volta l’unità e la sicurezza europea sono state messe a rischio dalla crisi finanziaria ed economica e dalla crisi energetica; questo dimostra, ancora una volta, che soltanto se saremo uniti e solidali potremo affrontare con successo i più gravi problemi del mondo moderno.

L’introduzione di norme comuni e trasparenti che regolano gli appalti pubblici nel mercato della difesa e della sicurezza rappresenta un passo importante per rendere più rigorosa la politica di sicurezza europea. Costituisce inoltre un meccanismo specifico dell’economia di mercato che consentirà all’industria europea di competere con successo con i principali soggetti mondiali, soprattutto negli Stati Uniti.

Sarà necessario realizzare quanto prima un valido piano comunitario per gestire la sicurezza delle informazioni, realizzando al contempo un adeguato sistema di controllo per l’esportazione, verso paesi terzi, di prodotti e attrezzature destinati alla difesa e alla sicurezza. La ratifica e l’attuazione del trattato di Lisbona consentiranno di istituire una cooperazione ben articolata su base permanente nel settore della politica di sicurezza, che è essenziale per il futuro dell’Unione europea.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN) . – (PL) A partire dagli anni Novanta, è stato evidente che la frammentazione dei mercati della difesa europei ha avuto ripercussioni economiche negative. Negli ultimi venti anni, la spesa per la difesa ha subito dei tagli, che hanno comportato minori fatturati e livelli occupazionali più bassi, nonché la riduzione degli investimenti nel settore della ricerca e delle nuove tecnologie militari.

Oggi, anche i maggiori Stati membri hanno difficoltà a finanziare nuovi sistemi di difesa. E’ perciò opportuno creare una base tecnologica e industriale per la difesa europea con l’obiettivo di sviluppare le capacità fondamentali di difesa degli Stati membri. Questa è una fase vitale, per raccogliere le sfide globali nel settore della difesa.

E’ ugualmente importante disporre di un quadro legislativo europeo armonizzato, che consenta agli Stati membri di applicare le disposizioni comunitarie senza mettere a rischio gli interessi della propria difesa. Non dobbiamo dimenticare infatti un elemento importante, ossia l’introduzione di una procedura di controllo che garantisca agli offerenti un’efficace tutela giuridica, favorisca la trasparenza e scongiuri ogni tipo di discriminazione durante la procedura di appalto.

 
  
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  Emmanouil Angelakas (PPE-DE) . – (EL) Signor Presidente, anch’io voglio congratularmi con il relatore, onorevole Lambsdorff, e con le relatrici ombra per l’importante lavoro svolto.

La caratteristica principale del mercato europeo è la frammentazione che prevale a livello nazionale. Le esportazioni dei prodotti destinati al settore della sicurezza e della difesa sono soggette ai sistemi di licenze nazionali che differiscono in termini di procedura, portata e scadenze.

Questa nuova legislazione promuove la trasparenza e getta le basi per la creazione di un unico mercato europeo aperto per le attrezzature militari, che rappresenta anche un fattore fondamentale per rafforzare la politica di difesa e di sicurezza europea.

E’ ugualmente importante disporre di provvedimenti che regolino la sicurezza dell’approvvigionamento e delle informazioni. Anche il riferimento all’articolo 296 del trattato che istituisce le Comunità europee è stato chiarito, ma la sua applicazione deve essere effettivamente limitata a casi eccezionali, come sancito dal trattato e come rilevato dalla Corte di giustizia delle Comunità europee.

Per concludere, è importante che esistano accordi flessibili; essi infatti rafforzano il ruolo delle piccole e medie imprese che, in alcuni Stati membri, formano un settore nel quale vengono assunti migliaia di lavoratori.

 
  
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  Nickolay Mladenov (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, mi congratulo con l’onorevole Lambsdorff per l’eccellente relazione e ovviamente con le relatrici ombra, in particolare con l’onorevole Cederschiöld. Vorrei anche ricordare, come ha già fatto l’onorevole Toubon, lo splendido contributo apportato dalla presidenza francese alla realizzazione di un accordo su questa direttiva.

Mi auguro che quando ritorneremo su questo tema tra qualche anno, ci renderemo conto che non avremmo dovuto temere di parlare di un mercato europeo delle attrezzature militari a causa di un mercato comune europeo. L’aumento della concorrenza è nell’interesse comune della difesa europea e nell’interesse comune dell’Europa.

Consentitemi di mettere in evidenza una parte della direttiva che mi sembra particolarmente importante per molti Stati membri, ossia il testo che riguarda il subappalto. Sono lieto che gli accordi raggiunti con il Consiglio e la Commissione sul testo concernente il subappalto riflettano in larga misura gli obiettivi del Parlamento: in primo luogo una maggiore trasparenza nel settore dei subappalti, in secondo luogo l’assenza di discriminazioni, a livello nazionale, al momento di redigere i subappalti, e infine la possibilità, per le autorità nazionali, di concedere ai contraenti la facoltà di subappaltare fino al 30 per cento dei propri appalti.

Tutto questo allo scopo di offrire una piattaforma unitaria alla nostra industria in tutta Europa.

 
  
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  Charlie McCreevy, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alla discussione. E’ evidente che il testo attuale è un compromesso, e come tale non può contenere tutte le proposte che sono state presentate al fine di migliorarlo. Il Parlamento tuttavia ha diversi motivi per essere soddisfatto.

In primo luogo è stato proprio il Parlamento, nella sua risoluzione sul Libro verde concernente gli appalti pubblici nel settore della difesa, del 17 novembre 2005, a esortare la Commissione a preparare questa direttiva. Di conseguenza, in larga misura, questa è una proposta del Parlamento.

In secondo luogo, cosa ancora più importante, il testo attuale ha potuto beneficiare considerevolmente del vostro contributo durante l’intera procedura. Molti degli emendamenti presentati dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori sono stati integrati, soprattutto per quanto riguarda la portata, le disposizioni sui ricorsi e la trasparenza.

La Commissione può accogliere tutti questi emendamenti e quindi approva il testo. Siamo convinti che questa direttiva segnerà un salto di qualità e contribuirà a un vero mercato della difesa europea. Siamo realisti: soltanto cinque anni fa, l’idea di costruire questo mercato con strumenti comunitari sarebbe stata pura fantascienza per quasi tutti, ma oggi sta per diventare realtà. Non dobbiamo perdere quest’occasione.

 
  
  

RESIDENZA DELL’ON. ROURE
Vicepresidente

 
  
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  Alexander Graf Lambsdorff, relatore. – (DE) Signora Presidente, vorrei ricordare all’onorevole van Orden che l’unica persona in questa sede che lo sostiene è il deputato tedesco di estrema sinistra. E all’onorevole Pflüger, della sinistra, vorrei dire che se desse un’occhiata alla legge, forse la questione gli apparirebbe più chiara. Non si tratta affatto di esportazioni, ma del mercato interno europeo.

L’onorevole Weiler ha ragione quando afferma che questi prodotti sono costosi a causa di una mancanza di concorrenza. E’ vero, se non c’è concorrenza, sono costosi. Auspicabilmente, riusciremo a introdurre una maggiore concorrenza nel mercato interno europeo; certamente questo non basterà a trasformarli in prodotti a buon mercato, ma i loro prezzi diventeranno senz’altro più ragionevoli. Si schiudono davanti a noi grandi occasioni; un’occasione per l’industria che potrà aprire nuovi mercati, un’occasione per le medie imprese che potranno accedere a questi mercati. Ma anche – e questo è importante – un’occasione per garantire la trasparenza e quindi il ruolo della società civile che potrà controllare più efficacemente l’organizzazione di questo mercato e gli eventi a questo connessi; e ancora, un’occasione per molte organizzazioni non governative.

Ringrazio gli onorevoli Mladenov e Toubon per aver fatto riferimento al lavoro insolito che questo progetto ha comportato. Essenzialmente, si tratta di un progetto che rientra nel secondo pilastro, e prevede quindi il consolidamento della politica europea di sicurezza e di difesa, ma utilizza uno strumento del primo pilastro, cioè una direttiva del mercato interno. Senza l’eccellente opera della presidenza francese, che ha svolto il ruolo di mediatore fra gli Stati membri – un compito assai complesso – tutto questo sarebbe stato impossibile.

Dobbiamo ampliare queste occasioni. Ci sarà così un’occasione per l’Europa politica. Ci sarà un’occasione per la politica estera e di sicurezza comune e un’occasione per l’Europa dei valori e della pace. E questa è un’occasione che non possiamo perdere.

 
  
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  Tobias Pflüger (GUE/NGL) . – (DE) Signora Presidente, vorrei fare una richiesta ai sensi dell’articolo 145 del regolamento. Quando si viene chiamati in causa direttamente, si ha la facoltà di rispondere brevemente.

Ben presto sarà evidente chi sono gli estremisti, se esaminiamo la situazione. C’è un estremismo del mercato che risulta evidente in questo settore. Come ho già detto, un’industria della difesa più efficiente nell’Unione europea influirebbe ovviamente sulle esportazioni di armi; nessuno può negarlo. Affermare il contrario dimostrerebbe che siamo veramente ossessionati dall’Unione europea.

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Bogdan Golik (PSE), per iscritto.(PL) Vorrei sottolineare l’importanza della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione di taluni appalti pubblici di lavoro, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza, che gode del mio pieno sostegno.

Grazie a questa direttiva, gli appalti pubblici nei settori della difesa e della sicurezza saranno aggiudicati secondo criteri trasparenti, senza discriminazioni nei confronti degli offerenti degli altri Stati membri, garantendo al contempo la sicurezza di questi paesi. Per questo motivo è così importante potersi richiamare alla clausola del trattato istitutivo della Comunità europea, in virtù della quale le sue disposizioni possono essere ignorate se ciò è necessario per tutelare gli interessi vitali di uno Stato membro dell’Unione europea.

La produzione comune, l’acquisto congiunto e l’appalto pubblico – soprattutto per le attrezzature tecnologicamente più avanzate e quindi più costose – offriranno alla politica europea di sicurezza e di difesa maggiori possibilità di successo. La proposta di direttiva, che io sostengo, imprimerà un impulso positivo all’apertura dei mercati degli Stati membri dell’Unione europea e ridurrà la rivalità nel settore fra paesi che potrebbero utilizzare soluzioni condivise ed efficienti in termini di costi.

Allo stesso tempo, nutro alcune riserve sull’ordine di preferenza degli standard esaminati nell’elaborazione delle specifiche tecniche per l’acquisto di attrezzature per la difesa. I ministri della Difesa devono essere i responsabili della definizione delle priorità di attuazione.

Ho anche notato la mancanza di qualsiasi riferimento in questa proposta al codice di migliore prassi nella catena di approvvigionamento dell’Agenzia europea per la difesa, che è applicato dai fornitori. Non è perciò chiaro se si debba continuare a tener conto di tale criterio al momento di scegliere i fornitori.

 
  
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  Dushana Zdravkova (PPE-DE), per iscritto. – (BG) Sono fermamente convinta che la difesa e la sicurezza siano di importanza vitale per ogni Stato membro; esse però rivestono interesse per ogni cittadino dell’Unione europea nonché per l’industria della difesa europea.

Ovviamente continuerà a sussistere la possibilità di deroghe a questa direttiva. Per questa ragione è di vitale importanza indurre gli Stati membri a migliorare la propria legislazione che regola gli appalti pubblici nel settore della sicurezza nazionale. Essi peraltro dovranno cogliere l’occasione offerta dall’articolo 296 del trattato istitutivo della Comunità europea; l’unica condizione sarà garantire loro un simile livello di trasparenza, responsabilità, attenzione ai risultati e all’efficienza, nonché un meccanismo adeguato per la composizione delle eventuali controversie.

Una direttiva, per quanto esaustiva e specifica, non può soddisfare il bisogno di progettualità dell’industria della difesa dell’Unione europea e, più in generale, dell’industria della sicurezza. La mancanza di progettualità e di strategia non può essere compensata da norme ed eccezioni che spingono i paesi a ogni meschinità per proteggere i propri interessi personali, piccoli o grandi, a seconda delle dimensioni della propria industria della difesa. Per questo motivo, dobbiamo individuare una strategia in questo settore, che sostenga i principi europei.

 

15. Tempo delle interrogazioni (interrogazioni alla Commissione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B6-0001/2009).

Saranno prese in esame una serie di interrogazioni rivolte alla Commissione.

 
  
  

Prima parte

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 30 dell’onorevole Burke (H-0992/08)

Oggetto: Primo decennio dell’euro

A seguito delle recenti celebrazioni per ricordare il primo decennio di adozione dell’euro, può la Commissione formulare dei commenti sui principali insegnamenti, in termini di coordinamento della politica fiscale nell’area dell’euro, soprattutto alla luce della recente crisi finanziaria ed economica?

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. (EN) Benché l’esperienza del coordinamento di bilancio sia stata nel complesso positiva, è in effetti possibile trarre alcuni insegnamenti. L’analisi dei primi dieci anni corrobora le tesi di chi vorrebbe rendere più efficace la vigilanza sul bilancio anche nei periodi propizi; ne emerge anche l’esigenza di affrontare questioni più ampie, suscettibili di incidere sulla stabilità macroeconomica di uno Stato membro e sul funzionamento complessivo dell’Unione economica e monetaria.

Il coordinamento della politica fiscale dovrebbe guidare in maniera più sicura la condotta degli Stati membri in materia di bilancio lungo l’intero ciclo, cioè sia nei periodi di congiuntura favorevole che in quelli di congiuntura sfavorevole. Occorre esercitare un monitoraggio più attento sull’evoluzione del debito pubblico ed è inoltre necessario rendere più rigorosi gli obiettivi di bilancio di medio termine per far fronte a passività implicite. Tutti questi sviluppi impongono di approfondire la vigilanza di bilancio.

La vigilanza, però, va ampliata anche per tenere conto degli sviluppi che, all’interno degli Stati membri, possono incidere sulla sostenibilità del bilancio, come la crescita dei disavanzi delle partite correnti, le persistenti differenze in materia di inflazione o nell’evoluzione dei costi unitari del lavoro, o ancora le tendenze a una crescita squilibrata.

La vigilanza deve basarsi sugli strumenti esistenti. I principali strumenti della politica di bilancio e di coordinamento della politica economica sono chiaramente sanciti dal trattato e dal patto di stabilità e crescita.

La recente adozione del piano europeo di ripresa economica da parte della Commissione, il 26 novembre dello scorso anno, apre nuove prospettive anche dal punto di vista della governance e del coordinamento di bilancio.

Essa pone in luce il ruolo della Commissione come catalizzatore di politiche d’emergenza per la stabilizzazione economica di breve termine. Basandosi sulla valutazione economica da noi stessi formulata, la Commissione ha rapidamente elaborato una risposta economica completamente articolata e quantificata al rallentamento economico. La rapida reazione della Commissione rappresenta una risposta agli evidenti rischi di politiche nazionali sempre più invadenti in questa congiuntura.

Il piano di ripresa riconosce la divisione di compiti intrinseca al quadro di politica economica dell’Unione europea. Dal momento che gli Stati membri sono responsabili della politica di bilancio, la Commissione ha fissato un obiettivo globale di ulteriori stimoli fiscali, tenendo conto dell’importo necessario per riavviare l’economia europea nel suo complesso.

Gli Stati membri sono liberi di definire la dimensione e la composizione dei rispettivi stimoli fiscali. Ne derivano alcune sfide concernenti il coordinamento e la vigilanza sull’attuazione delle misure nazionali. La Commissione e il Consiglio ECOFIN controlleranno congiuntamente l’attuazione delle misure nazionali conformemente ai principi stabiliti dal piano di ripresa.

Per l’avvenire, un’accorta attuazione del quadro di vigilanza fiscale servirà a precisare le aspettative sui futuri sviluppi fiscali. Insieme al rafforzamento di quadri e norme di bilancio nazionali e al varo di riforme miranti a frenare la crescita delle spese legate all’età della popolazione, questo garantirà il ripristino di una situazione sostenibile.

Sarà così possibile arginare gli effetti negativi delle previsioni riguardanti la crescita dei deficit, il debito sui premi di rischio, i consumi privati e gli investimenti.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE) . – (EN) Signor Commissario, apprezzo molto la sua risposta. Considerando il fatto che disponiamo di una politica monetaria comune, ma anche alla luce dei problemi odierni, lei prevede che l’Eurogruppo possa svolgere un ruolo più rilevante, pur rispettando le politiche fiscali dei singoli Stati? Crede che l’attuazione o l’adozione del trattato di Lisbona potrebbe avere qualche influenza in quest’area, per quanto riguarda le questioni fiscali? A mio avviso, l’aspetto più importante è la necessità di collaborare tra noi. In quali modi pensa che sia possibile cercare di stimolare le economie dei paesi dell’Unione europea?

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. (EN) Qual è il ruolo dell’Eurogruppo? Come lei sa, oggi l’Eurogruppo è un organismo informale, e continuerà a essere tale dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Di conseguenza l’Eurogruppo non può adottare decisioni formali, neppure in riferimento ai soli Stati membri dell’area dell’euro che fanno parte del Consiglio ECOFIN.

Tuttavia, negli ultimi tre o quattro anni, cioè dagli esordi della presidenza di Jean-Claude Juncker nel gennaio 2005, in particolare, l’Eurogruppo ha elevato il contenuto qualitativo delle nostre discussioni. I membri dell’Eurogruppo, insieme alla Commissione e alla Banca centrale europea, discutono della vigilanza di bilancio approfondita e della più ampia vigilanza economica cui ho accennato nel mio intervento introduttivo. L’Eurogruppo spesso discute anche di altri problemi, che riguardano il ruolo esterno dell’euro e la dimensione esterna dell’area dell’euro.

Le questioni fiscali, come lei sa benissimo, sono estremamente delicate. A norma del trattato attuale, ma anche – in futuro – del trattato di Lisbona, le decisioni in campo fiscale richiedono unanimità a livello di Unione europea, e per l’immediato futuro non prevedo modifiche di alcun genere al quadro decisionale.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE) . – (DE) Signor Commissario, il punto seguente mi interessa in modo particolare: negli ultimi dieci anni l’Eurogruppo ha avuto un lusinghiero successo e, soprattutto nel corso della crisi più recente, altri paesi si sono dichiarato interessati a entrare nel gruppo. La Commissione sta già pensando ai paesi che in futuro potrebbero entrare a farne parte? Vi sono altri paesi interessati a entrare nell’area dell’euro, l’appartenenza alla quale si è dimostrata un’esperienza così positiva?

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM) . – (SV) In primo luogo vorrei porre la seguente domanda: se l’euro è stato un successo così strepitoso, come mai l’Italia e la Grecia, tanto per fare due esempi, hanno un tasso d’interesse sui buoni del tesoro decennali più alto di un paio di punti percentuali rispetto alla Germania?

In secondo luogo, come mai il tasso d’interesse decennale della Svezia è di 0,4 punti percentuali più basso rispetto alla Germania, mentre quello della Finlandia è di 0,6 punti più alto? Eppure entrambi i paesi sono ben governati.

 
  
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  Joaquín Almunia, membro della Commissione. (EN) Come lei sa, la Slovacchia è entrata nell’area dell’euro il 1° gennaio di quest’anno, e quindi ora 16 dei 27 Stati membri dell’Unione europea partecipano a pieno titolo all’Unione economica e monetaria e condividono la stessa moneta. Chi sarà il prossimo? Non spetta alla Commissione rispondere a questa domanda; tocca invece ai candidati che desiderano entrare nell’area dell’euro avanzare una richiesta. Attualmente, conosciamo gli Stati membri che vorrebbero aderire al più presto all’area dell’euro ma purtroppo non soddisfano tutti i criteri previsti dal trattato – gli Stati baltici, l’Ungheria e altri – e sappiamo che vi sono due Stati membri dell’Unione, ossia il Regno Unito e la Danimarca, i quali hanno ottenuto una clausola di esclusione, che li esonera dalla responsabilità, che incombe a tutti gli Stati membri dell’Unione europea, di preparare se stessi e le proprie economie a unirsi all’area dell’euro in futuro.

Non so chi sarà il primo paese a entrare nell’area dell’euro dopo la Slovacchia; potrebbe forse essere uno dei due paesi che dispongono della clausola di esclusione. E’ possibile che nei prossimi mesi la Danimarca – per esempio – decida di abbandonare l’esclusione e chieda di entrare nell’area dell’euro. In realtà, in base al trattato la Danimarca soddisfa tutti i criteri per entrare nell’area dell’euro, ma la decisione spetta alle autorità danesi, al parlamento danese e forse, con un referendum, ai cittadini danesi.

Stamani abbiamo celebrato il decimo anniversario dell’euro. Sono sicuro che fra altri dieci anni tutti – o quasi tutti – gli Stati membri dell’Unione europea saranno entrati nell’area dell’euro, perché in periodi di crisi e di difficoltà economica come questo i vantaggi dell’appartenenza all’euro si sono assai accresciuti. Coloro che non sono ancora entrati nell’area dell’euro comprendono che i vantaggi sono di gran lunga maggiori e più importanti delle responsabilità che è necessario assumersi in quanto membri dell’area dell’euro – o delle difficoltà che è necessario affrontare.

Quanto alle sue osservazioni, se fossi in lei non userei i tassi di interesse come argomento polemico contro l’area dell’euro. Chieda in Danimarca cos’è successo ai tassi d’interesse di quel paese durante questo periodo di crisi. La Danimarca è uno Stato membro che non fa parte dell’area dell’euro, la cui valuta è strettamente legata all’euro e la cui banca centrale segue da vicino le decisioni della Banca centrale europea. I mercati non premiano coloro che non hanno aderito all’euro; anzi, impongono loro premi di rischio più elevati.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 31 dell’onorevole Casaca (H-1016/08)

Oggetto: Crollo del prezzo dei latticini sul mercato europeo

Nel documento di lavoro della Commissione europea concernente il monitoraggio dell’evoluzione dei prezzi, allegato alla sua comunicazione sui prezzi dei prodotti alimentari in Europa e datato 21 novembre 2008, si afferma, a pagina 9, che da ottobre 2007 a ottobre 2008 il prezzo del burro sul mercato auropeo è diminuito del 30 per cento e quello del latte in polvere del 40 per cento, avvicinandosi inesorabilmente ai pressi d’intervento.

Può la Commissione far sapere se ritiene che, a fronte dell’andamento del mercato, sia opportuno confermare la sua proposta di aumentare le quote di produzione del latte, formulata un anno fa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio?

Ritiene che i limiti regolamentati vigenti per i prezzi d’intervento del latte in polvere e del burro saranno sufficienti per evitare conseguenze devastanti a livello di redditi degli agricoltori, come quelli delle Azzorre, la cui attività dipende completamente dal mercato dei latticini, come il latte in polvere e il burro?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. (EN) Inizierò descrivendo la situazione che si presentava appena qualche anno fa; come tutti sappiamo, il settore dei latticini era estremamente stabile e registrava solo lievi fluttuazioni dei prezzi, ma negli ultimi anni le cose sono cambiate in maniera drastica. All’inizio, nei mesi di agosto e settembre del 2007 – lo ricordo vividamente – abbiamo assistito a un fortissimo aumento dei prezzi dei latticini, mentre l’anno scorso si è registrato un calo dei prezzi altrettanto brusco o addirittura peggiore; in conclusione, la situazione odierna è tale che i prezzi sono molto vicini ai prezzi d’intervento, e in alcune parti d’Europa addirittura a un livello inferiore.

Posso assicurare agli onorevoli deputati che il rapido deterioramento del mercato europeo dei latticini mi preoccupa vivamente. Abbiamo messo a punto misure di sostegno che è possibile attivare a favore del settore dei latticini, e del resto siamo già entrati in azione.

Contrariamente alla situazione normale, in cui il regime di ammasso privato per il burro viene attivato il 1° marzo, abbiamo deciso di attivare tale regime a partire dal 1° gennaio; ciò significa che anche la produzione di dicembre può rientrare in questo regime. Gli acquisti all’intervento o la concessione di restituzioni all’esportazione sono altri strumenti disponibili per sostenere in maniera efficiente il settore dei latticini o il mercato di tali prodotti.

Per quanto riguarda il sistema di intervento che sarà avviato a marzo – e quindi riguarderà anche la produzione di febbraio – il burro e il latte scremato in polvere si potranno acquistare sino alla fine di agosto: dapprima per quantità fisse a prezzi fissi, in seguito tramite una procedura di gara permanente, se la situazione dovesse richiederlo.

Vorrei anche rammentarvi la situazione del 2007. Tutti, credo, ricordiamo la rapida e immediata reazione di cui sono stati testimoni il Parlamento europeo, il Consiglio e gli Stati membri, e che, con fortissime pressioni, mi ha spinto a incrementare senza il minimo indugio – ieri e non domani – le quote per rendere meno grave la situazione dei prezzi al consumo.

Oggi desidero anche prendere una posizione estremamente decisa e dissipare il diffuso malinteso, per cui l’incremento delle quote del latte sarebbe la causa degli attuali bassissimi prezzi dei latticini. La realtà, invece, è che nonostante le quote siano state incrementate del 2 per cento dopo l’aprile di quest’anno, la produzione del latte è in effetti calata. E’ questa la situazione cui assistiamo ora, dovuta al fatto che un incremento delle quote rimane una possibilità produttiva per gli Stati membri o per gli allevatori, ma non costituisce certo un obbligo. Ciò dimostra chiaramente che i produttori di latticini stanno reagendo ai segnali del mercato.

I mutamenti, relativamente lievi, che si sono registrati nel sistema delle quote non possono perciò assolutamente spiegare la volatilità del mercato che stiamo constatando. La riduzione della domanda da parte dei consumatori costituisce probabilmente una reazione agli alti prezzi dello scorso anno; allora i consumatori hanno cercato di abbandonare i latticini di migliore qualità e di prezzo più elevato. Ovviamente, non bisogna neppure dimenticare il clima economico in cui ci troviamo in questi giorni. Per la stessa ragione, dobbiamo stare attenti a non illuderci che una microgestione del mercato dei latticini ci metta in grado di decidere le sorti dell’intero settore; dobbiamo invece concludere che il sistema delle quote non è stato capace di dare stabilità al mercato.

Per quanto riguarda le Azzorre, le autorità portoghesi hanno sfruttato ogni opportunità per chiedere un incremento delle quote di produzione del latte a favore di quelle isole, perché le Azzorre, grazie alla loro altissima competitività, potrebbero trarre vantaggio da un incremento della produzione. Sono sicura che quote più cospicue, e in ultima analisi l’abolizione del sistema delle quote, sarebbero un vantaggio per il settore dei latticini delle Azzorre. L’esito sarà questo, a mio avviso, anche se quelle splendide isole sono assai remote e il latte deve essere spostato fra nove isole diverse.

Per concludere, posso assicurare agli onorevoli deputati che utilizzerò gli strumenti della nostra politica per il settore dei latticini in maniera responsabile, così da garantire a questo settore una rete di sicurezza efficace.

 
  
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  Paulo Casaca (PSE) . – (PT) La ringrazio per i suoi chiarimenti, signora Commissario. Purtroppo non posso condividere il suo ottimismo sui benefici che questi incrementi dei livelli di produzione consentiti recherebbero alla produzione delle Azzorre.

Posso garantirle che questa situazione – secondo una rivista publicata questa settimana, si stima che a livello mondiale il prezzo del latte in polvere sia sceso di più del 60 per cento dall’agosto 2007 – sta incidendo profondamente sui redditi degli allevatori della regione autonoma delle Azzorre, e certo anche di parecchie altre parti d’Europa. Mi auguro che in futuro queste misure possano produrre qualche effetto, ma per ora il loro impatto è stato nullo; per questo, signora Commissario, le chiedevo di dedicare al problema tutta la sua attenzione.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. (EN) Come lei sa, sono sempre lietissima di poter discutere con lei l’importanza del settore agricolo e anche i problemi delle Azzorre.

Ci troviamo in una situazione in cui il mercato presenta gravi difficoltà. Questo non vale solo per le Azzorre, ma per la situazione generale di tutta Europa: dobbiamo renderci conto che i prezzi sono scesi a un livello che sarebbe stato inimmaginabile appena sei mesi fa. Posso solamente assicurarle – e mi auguro che lei mi reputi capace di individuare le soluzioni giuste al momento giusto – che è questo il metodo con cui cercheremo di gestire il sistema nella situazione attuale.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) Auguri di buon anno al commissario, anche se per il settore dei latticini le notizie non sono buone.

Signora Commissario, lei ha accennato ad alcuni dei fattori che hanno provocato la discesa dei prezzi; vorrei quindi chiederle specificamente – giacché non sono chiare le ragioni che avevano condotto alla violenta impennata dei prezzi – se esiste un’analisi dettagliata sulle cause della brusca riduzione dei prezzi. In un quadro talmente incerto, lei ritiene che le riforme della valutazione dello stato di salute siano sufficienti? Infine, si può considerare sufficiente una rete di sicurezza, se noi intacchiamo la fiducia dei consumatori ed essi abbandonano la produzione di latte, come sta avvenendo in questo momento?

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. (EN) In primo luogo, ritengo che gli attuali bassissimi livelli dei prezzi del latte dipendano da molteplici cause.

Il motivo principale risiede forse nell’eccezionale importanza che il mercato russo riveste per l’Unione europea; di recente abbiamo assistito a una fortissima svalutazione del settore economico in Russia, che ha provocato un massiccio aumento dei prezzi per i consumatori russi. Non conosco i dati esatti, ma la svalutazione è almeno del 50 per cento. Di conseguenza, per noi la possibilità di vendere i nostri prodotti in Russia è bruscamente diminuita. C’è stata anche, come ho accennato, la conseguenza degli alti prezzi che abbiamo registrato nel 2007, quando i consumatori hanno parzialmente abbandonato i latticini a causa dei prezzi elevati – e ovviamente non hanno cambiato idea. L’ultimo fattore è la situazione odierna, con la generale incertezza che attanaglia l’economia.

L’onorevole McGuinness ha chiesto se riteniamo di aver svolto un’azione sufficientemente valida per quanto riguarda la valutazione dello stato di salute. Sta di fatto che quest’ultima sarà avviata appena il 1° gennaio 2010, con una differenziata gamma di strumenti a sostegno dei diversi settori. Nel corso delle discussioni abbiamo individuato le nuove sfide e abbiamo riservato a tali nuove sfide il denaro stanziato. Questi fondi non saranno però disponibili nel 2009, e quindi abbiamo proposto al Parlamento europeo, al Consiglio e al Consiglio ECOFIN di spendere subito, nel 2009, una parte del cosiddetto denaro inutilizzato: 5 miliardi di euro in totale provenienti dall’agricoltura, e 1,5 miliardi di euro specificamente destinati alla politica di sviluppo rurale. E’ quindi compito del Parlamento e del Consiglio verificare se sia possibile spendere una parte di questo denaro.

Se ricordate l’elenco delle nuove sfide, vi era compreso anche il settore dei latticini. Mi auguro quindi che si raggiunga un accordo anche in Parlamento per utilizzare una parte di questo denaro, non esclusivamente, ma anche per le sfide che il settore dei latticini deve affrontare.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 32 dell’onorevole Van Hecke (H-1018/08)

Oggetto: Microcrediti

Nel maggio 2008 il Commissario Mariann Fischer Boel ha proposto di destinare i fondi dell’Unione europea in precedenza utilizzati per le sovvenzioni all’esportazione, il sostegno ai prezzi e lo stccaggio delle eccedenze ai microcrediti, grazie ai quali gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo potrebbero acquistare sementi e fertilizzanti. I microcrediti costituiscono indubbiamente un’importante risorsa nella lotta contro la povertà e uno strumento al servizio degli obiettivo del Millennio. Nell’aprile del 2008, in una dichiarazione scritta, il Parlemento si era già pronunciato a favore di un aumento dei fondi per progetti di microcredito.

Quali iniziative concrete ha preso la Commissione in relazione a tale proposta?

 
  
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  Jim Allister (NI) . (EN) Non vi è la prassi di ammettere due domande supplementari dopo l’intervento dell’interrogante, e non avevo segnalato al Commissario, già all’inizio dell’interrogazione, che intendevo porre una domanda supplementare?

Perché non mi è stata data la parola? <BR

 
  
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  Presidente . – Onorevole Allister, non mi risultava che lei avesse una domanda da porre; se l’avessi saputo, ovviamente le avrei dato la parola.

 
  
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  Jim Allister (NI) . (EN) Con rispetto, i suoi collaboratori mi avevano segnalato di aver preso nota della mia richiesta; quindi, se i suoi collaboratori ne erano al corrente, ne consegue che ne era al corrente anche lei.

Perché non l’hanno informata?

 
  
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  Presidente . – Mi dispiace, ma secondo i miei collaboratori nessuno l’ha notata.

 
  
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  Louis Michel, membro della Commissione.(FR) Signora Presidente, onorevoli deputati, i colloqui tra Parlamento e Consiglio sull’adozione di un regolamento per l’istituzione di una struttura alimentare europea sono sfociati nella decisione di non utilizzare i fondi disponibili a titolo della rubrica 2 del bilancio per finanziare tale struttura, contrariamente a quanto era stato proposto dalla Commissione. Il regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, adottato il 16 dicembre 2008, ha però reso disponibile un bilancio di un miliardo di euro, a titolo della rubrica 4 del bilancio, per il periodo 2008-2010. Quest’importo verrà utilizzato per finanziare misure di sostegno per l’agricoltura e la sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo più gravemente colpiti dalla crisi alimentare. Il microcredito ha un ruolo di primo piano in parecchie di queste misure, nonché in altre, miranti a irrobustire la produzione agricola e rurale. Il Parlamento avrà il diritto di esaminare la programmazione dei lavori finanziati da questa struttura, conformemente alle disposizioni del regolamento sulla comitatologia. Posso dirvi che un primo pacchetto di circa 300 milioni di euro, riguardante 24 o 25 paesi, sarà presentato in febbraio, mentre il piano generale per l’utilizzo dell’intera struttura sarà in ogni caso presentato dalla Commissione e adottato entro il 1° maggio 2009.

La Commissione è favorevole a uno sviluppo più generale del microcredito e delle istituzioni di microfinanza. Oltre al microcredito queste propongono un’ampia gamma di servizi finanziari, tra cui risparmi, prodotti assicurativi, trasferimenti di denaro e sistemi di pagamento. La Commissione si adopera per garantire l’accesso a questi servizi finanziari alle persone svantaggiate e a basso reddito; essa ritiene che il maggior ostacolo allo sviluppo di sistemi finanziari per i più svantaggiati non sia la mancanza di fondi, ma piuttosto la mancanza di capacità tecniche e istituzionali. Per tale motivo la Commissione concentra i suoi sforzi soprattutto sul rafforzamento dei poteri istituzionali degli operatori della microfinanza. Inoltre, nei casi in cui l’accesso al capitale si dimostra una grave limitazione per le istituzioni di microfinanza – per esempio allorché un’istituzione in questo settore desideri sviluppare i propri servizi nelle zone rurali – la Commissione può finanziare il fabbisogno di capitale di queste istituzioni tramite istituzioni finanziarie specializzate come la Banca europea per gli investimenti (BEI), utilizzando crediti per concedere prestiti o contribuire al capitale. In taluni casi, per la fondazione di nuove istituzioni di microfinanza, la Commissione può anche decidere di fornire finanziamenti per le operazioni di avvio, mediante ONG specializzate. Ancora, sulla base di tali vantaggi comparativi, la BEI gestisce operazioni di microfinanza entro il quadro generale delle strutture finanziate dal bilancio dell’Unione europea, ossia il FEMIP (Facility for Euro-Mediterranean Investment and Partnership) per la regione mediterranea, o tramite il Fondo di sviluppo europeo, che rappresenta la struttura di investimento per gli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

 
  
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  Johan Van Hecke (ALDE) . – (NL) Signor Presidente, noi tutti abbiamo plaudito alla decisione di destinare un miliardo di euro agli agricoltori più poveri dei paesi più duramente colpiti dalla crisi alimentare; personalmente, tuttavia, mi rammarico che la proposta, avanzata dalla Commissione, di impiegare a tale scopo i fondi per l’agricoltura non utilizzati sia caduta nel nulla, a causa delle pressioni di alcuni Stati membri e di un settore della nostra Assemblea.

Come ha detto il commissario, la Commissione considera i microprestiti uno strumento di grande importanza ed efficacia nella lotta contro la povertà, ma recentemente sono affiorati dubbi e interrogativi, concernenti specificamente la loro accessibilità. Secondo molti, si tratterebbe di uno strumento urbano, inaccessibile nelle zone rurali.

Rivolgo alla Commissione la seguente domanda: è stata effettuata una valutazione complessiva di questo strumento?

 
  
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  Louis Michel . – (FR) Naturalmente, come ho detto, stiamo lavorando alla preparazione del meccanismo che dovrà consentirci di impiegare immediatamente le risorse finanziarie che sono state accantonate a questo scopo.

A mio avviso, né la natura dei fondi né la loro origine rappresentano un problema dal punto di vista della capacità. E’ evidente che non vi saranno problemi di sorta, neppure nel caso dei progetti rurali. A tal proposito posso quindi rassicurarla: non dovrebbe esserci difficoltà alcuna, e in ogni caso le preoccupazioni da lei espresse troveranno ampia risposta, come vedrà, sia nel primo pacchetto, che vedrà la luce alla fine di febbraio, sia nel piano generale, che sarà disponibile al più tardi entro il 1° maggio.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE) . – (DE) Vorrei porre solo una breve domanda. Avete considerato la possibilità di effettuare determinati controlli sui microprestiti, per incoraggiare gli interessati a dedicarsi al commercio equo e solidale, oppure all’agricoltura biologica, e ritenete che controlli di tal genere siano utili? O invece pensate che l’eventuale applicazione di requisiti siffatti non rivesta importanza?

 
  
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  Louis Michel . – (FR) E’ ovvio che non posso ingerirmi direttamente nell’amministrazione dei paesi in via di sviluppo, i quali, di solito, in questo campo hanno linee politiche estremamente fragili. Credo di aver compreso il senso della sua domanda, e l’approccio da lei suggerito mi sembra in via di principio assai promettente; né mi sfuggono gli obiettivi che lei spera di poter raggiungere ricorrendo a tale approccio. Forse potrò riesaminare la questione e cercare di inserire i suoi suggerimenti nelle discussioni in corso, per poi tornare a consultarla e sviluppare questo spunto.

Lei, mi sembra, pensa a incentivi che ci consentirebbero di indirizzare ben più decisamente determinate politiche verso le piccole aziende agricole a gestione familiare, e così via. A mio avviso l’agricoltura organica costituisce indubbiamente un’opzione valida in alcuni paesi in via di sviluppo, purché sia possibile creare le relative filiere. Questa però è solo un’osservazione estemporanea. Se riusciamo a creare una filiera, in un paese ove in un dato momento si registri un’eccedenza di produzione agricola, ciò potrebbe rappresentare una diversificazione interessante, con un buon valore aggiunto. Il suo suggerimento mi sembra sicuramente utile e le prometto che la coinvolgeremo nella nostra attività, in modo che lei possa partecipare, insieme ai miei collaboratori, all’inserimento di questa proposta nelle nostre discussioni.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) Signor Commissario, non la preoccupa il fatto che il problema della sicurezza alimentare globale, che è un aspetto di questa interrogazione, sia scivolato agli ultimi posti dell’agenda politica a causa della crisi economica globale? Quali iniziative intende prendere la Commissione per far sì che esso torni a essere una priorità nell’agenda politica, dal momento che ancora adesso, 30 000 bambini muoiono ogni giorno di fame e di inedia?

 
  
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  Louis Michel . – (FR) Talvolta alcune domande mi sorprendono, e non perché questi temi non siano ogni giorno oggetto delle nostre discussioni e del nostro lavoro. La sua domanda sottintendeva che la Commissione non sembra dimostrare eccessivo zelo nel proseguire un lavoro che, in effetti, è stato in larga misura avviato dalla Commissione stessa, con l’aiuto e il sostegno del Parlamento.

Si rassicuri: devo dirle che questo è un punto importante, poiché la caduta dei prezzi verificatasi dopo la crisi alimentare di alcuni mesi fa potrebbe indurre alcuni a credere che il problema sia stato risolto. Ma benché siano scesi, i prezzi non torneranno al livello relativamente basso del periodo precedente. Lei quindi ha ragione a mettere in rilievo questo punto e a sottolineare che la crisi alimentare non si è conclusa, e rimarrà anzi un serio problema per molti anni. Le garantisco che seguirò queste vicende con grande attenzione: è un problema che non sarà dimenticato.

 
  
 

Seconda parte

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 33 dell’onorevole Harkin (H-0970/08)

Oggetto: Riforma del bilancio

L’esito della consultazione pubblica della Commissione su “Riformare il bilancio – Cambiare l’Europa” invitava la Commissione a migliorare l’efficacia e l’efficienza della procedura di bilancio aumentandone la trasparenza e l’accesso pubblico. Inoltre la recente pubblicazione della relazione della Corte dei conti per il 2007 formulava diverse raccomandazioni in termini di equilibrio costi/rischi, monitoraggi e relazioni, semplificazione degli strumenti e miglioramento delle informazioni e del controllo da parte degli Stati membri. Può la Commissione far sapere quali misure intende adottare per dar seguito ai principali risultati della consultazione pubblica e alla relazione della Corte dei conti in termini di aumento delle prestazioni e di riduzione al minimo degli oneri amministrativi?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Devo rispondere oggi a due interrogazioni sulla riforma del bilancio, una di carattere più generale e una più concentrata sulle questioni dell’agricoltura. Sono lieta che siano state presentate due interrogazioni, poiché auspicavamo un maggior interesse da parte del Parlamento.

Rispondo alla prima interrogazione, che è più generale e riguarda essenzialmente l’efficacia e l’efficienza della procedura di bilancio dell’Unione europea. Una parte della consultazione pubblica era specificamente dedicata ai metodi per rendere la procedura di bilancio più efficiente, più veloce, più semplice e più trasparente. La consultazione pubblica ha elevato un pressante appello a migliorare l’efficacia e l’efficienza del bilancio europeo, in particolare mediante la semplificazione e la proporzionalità del controllo e del bilancio amministrativo.

In tale contesto sono stati individuati alcuni temi, alcuni dei quali stanno già prendendo forma concreta in seno alla Commissione. Tra le iniziative già messe a punto vi è l’Iniziativa europea per la trasparenza, grazie alla quale la Commissione ha già fornito una prima risposta all’esigenza di aumentare l’apertura e l’accessibilità rispetto al bilancio.

Altre questioni emerse dalla consultazione meritano un attento esame da parte nostra. La prima è l’integrazione delle spese attualmente non comprese nel bilancio – la cosiddetta iscrizione in bilancio dei fondi; essa produrrebbe ovviamente un aumento delle sinergie, della legittimazione e della semplificazione amministrativa, ma nel corso degli anni i nostri successi in questo campo sono stati modesti. E’ una situazione che, per quel che riguarda alcuni fondi, conoscete benissimo. Le responsabilità degli Stati membri sono un altro importante elemento; è importante rafforzare le responsabilità degli Stati membri, che gestiscono più dell’80 per cento del bilancio europeo, soprattutto nei settori a gestione congiunta. E’ necessario distribuire le responsabilità in maniera più precisa fra Stati membri e Commissione; si può sperare di ottenere parziali miglioramenti in questo campo, se entrerà in vigore il trattato di Lisbona.

Il terzo elemento è la rigidità del nostro bilancio. L’attuale bilancio europeo è ancora eccessivamente rigido, come dimostrano per esempio i negoziati per la struttura alimentare del piano europeo di ripresa, specialmente nella situazione odierna. Poi abbiamo problemi con l’approvvigionamento di gas in Europa; in questo settore non siamo in grado di concludere un accordo tra gli Stati membri per investire in progetti futuri come le interconnessioni o lo stoccaggio del gas. Ancora una volta, tutto questo dimostra quanto sia urgente la necessità di investire nelle capacità di reazione del bilancio operativo europeo.

Il terzo gruppo di problemi citato nelle consultazioni riguardava la riduzione al minimo degli oneri amministrativi. La Commissione si è già assunta vari impegni. Nel piano d’azione per un quadro di controllo interno integrato, la Commissione si è impegnata a presentare proposte per una semplificazione delle norme in materia di ammissibilità dei costi; ciò significa un più ampio ricorso, quando sia il caso, ai pagamenti forfettari. Nella sua recente comunicazione sul rischio tollerabile, la Commissione propone di ridefinire il sistema di controllo in termini di obiettivi di rischio e livello di errore accettabile. Speriamo di avere l’appoggio del Parlamento in queste discussioni politiche, e in seguito nei negoziati con il Consiglio.

La Commissione si augura di poter fruire, in generale, del sostegno del Parlamento nelle questioni concernenti la razionalizzazione e la semplificazione della procedura di bilancio, e poi ancora in tutto l’esame della legislazione futura. Vi ringrazio per le interrogazioni; fra quelle che ci vengono rivolte, questa è l’interrogazione meno invitante, in quanto spesso viene considerata eccessivamente tecnica. Anche se si prendono decisioni politiche ottime, una politica valida può comunque naufragare in mancanza di meccanismi procedurali efficienti.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE) . (EN) La ringrazio per l’ampio respiro della sua risposta, signora Commissario. Lei ha accennato alla responsabilità degli Stati membri. Può precisare i progressi registrati nella semplificazione delle basi di calcolo dei costi ammissibili e nella diffusione dei pagamenti forfettari, soprattutto per quanto riguarda i Fondi strutturali?

La mia seconda domanda riguarda il documento di consultazione in sé e la risposta, largamente negativa, all’agricoltura. Se consideriamo il documento di consultazione, vediamo che esso elenca le sfide del futuro: diversità, progresso tecnico e scientifico, economia della conoscenza, cambiamento climatico, sicurezza energetica; non si nomina però la sicurezza alimentare. La risposta negativa all’agricoltura non è forse indebitamente influenzata dal documento stesso?

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Vorrei ricordare che il 2009 è l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione.

Abbiamo anche un’altra priorità, il cambiamento climatico. Non dobbiamo dimenticare che, nel quadro del piano europeo di ripresa economica, l’esigenza di finanziare infrastrutture come quelle per i trasporti e l’energia costituisce anch’essa una priorità.

Come si riflette tutto questo nella riforma del bilancio?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Ci sono quindi tre domande supplementari.

Per quanto riguarda i Fondi strutturali e le attività che abbiamo già avviato: nei negoziati con il Parlamento sull’accordo per il bilancio 2009, abbiamo già concordato – emettendo anche una dichiarazione – di accelerare l’assorbimento e rendere più flessibile il processo decisionale per gli Stati membri, comprese anche le modalità per l’utilizzo dei Fondi strutturali. Tutto questo è incluso nel nostro piano per la ripresa. E’ un aspetto importante, e riteniamo che contribuirà ad accelerare l’utilizzo di circa 6 miliardi di euro di Fondi strutturali nel solo 2009. Ecco l’obbligo che ci siamo assunti nei confronti del Parlamento, e che abbiamo anche concordato, in sede di Consiglio, con gli Stati membri, che hanno sostenuto tale operato.

La Commissione ha perciò approvato due pacchetti di modifiche dei regolamenti; mi auguro che questi provvedimenti siano già all’esame del Parlamento – almeno in sede di commissione per la politica regionale – e del Consiglio, e che vengano approvati al più presto, affinché gli Stati membri possano valersene.

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare e i rapporti con la PAC: la sua domanda è molto interessante e posso immaginare le domande che mi rivolgeranno altri deputati. E’ una domanda assai lucida, che riguarda la PAC in generale. Nel corso del processo di consultazione abbiamo ricevuto moltissime critiche sulla qualità della PAC, non contro la politica ma contro la sua qualità e la scarsa capacità di reagire e di porgere aiuto in tempi rapidi.

Per la sua stessa natura questa politica è assai costosa, ed è proprio questo l’aspetto che più risulta evidente per gli interessati. E’ ovvio che lei ha perfettamente ragione: abbiamo tutte le intenzioni di modificare questa politica – nel prossimo futuro e a medio termine – per intensificare gli investimenti in campo ambientale e sanitario, sicurezza alimentare inclusa. E’ questa, probabilmente, l’evoluzione cui assisteremo in futuro nel medio periodo.

Naturalmente, però, non tutti i partecipanti sono rimasti completamente soddisfatti. Abbiamo cercato di essere il più obiettivi possibile, e abbiamo pubblicato tutti i materiali di consultazione; se ne è discusso nella conferenza di novembre presieduta dal presidente Barroso e tutto è stato pubblicato, compresa la nostra ricerca sui contributi dei gruppi di esperti, tutti i materiali di consultazione e la nostra sintesi. Tutto questo è pubblico e disponibile, ma non rappresenta ancora il nostro parere. Abbiamo cercato di mantenerci obiettivi e di non aderire a un parere, ma desideravamo saggiare la reazione dell’opinione pubblica. Volevamo offrirvi un parere obiettivo sull’immagine che di noi si ha all’esterno – con le nostre politiche e il bilancio – e che servisse anche a noi per preparare le future decisioni politiche.

Sul terzo punto – le priorità – lei ha assolutamente ragione. Tutti ne discutono e sappiamo bene quel che è necessario fare: gli Stati membri lo sanno, i governi lo sanno, ma non sempre si mettono d’accordo quando si passa a parlare di denaro. I negoziati sul completamento del bilancio si imperniano normalmente su trattative concernenti il juste retour. Chi rende la stessa cifra? Specialmente in questo periodo di recessione economica – quando dobbiamo affrontare gravi problemi di natura energetica e di politica estera – specialmente adesso, dobbiamo concentrarci di nuovo e non dimenticare che l’obiettivo strategico cui dobbiamo tendere insieme – Commissione e Parlamento – è la preparazione del documento strategico sulla riforma del bilancio.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 34 dell’onorevole McGuinness (H-0996/08)

Oggetto: Riforma del bilancio UE

La Commissione è soddisfatta della recente consultazione pubblica Riforma del bilancio, cambiare l’Europa ed è convinta che rifletta il punto di vista della maggioranza dei cittadini europei o che rappresenti il “messaggio unico” raccolto da “centinaia di voci” che riflette veramente l’intera opinione pubblica UE?

La Commissione può descrivere le conclusioni chiave e quale ritiene sarà il grande cambiamento della spesa UE in futuro?

Specificamente, quali si aspetta saranno le riforme chiave della spesa destinata all’agricoltura?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Quando l’interrogazione mi è stata consegnata, essa insisteva soprattutto sui risultati delle consultazioni sull’agricoltura, ma poi sono stati aggiunti elementi di carattere più generale, e quindi vorrei esordire con alcune considerazioni generali.

Quanto alle consultazioni da noi avviate, ne siamo rimasti assai soddisfatti perché per la prima volta nella storia europea un dibattito si è svolto in maniera tanto aperta, con la partecipazione di tutti coloro che avevano la capacità e la volontà di intervenire. Da ONG, governi, gruppi di esperti e società civile abbiamo ricevuto un contributo ricchissimo, che ci è stato e ci sarà veramente prezioso.

Naturalmente tale contributo riflette un vastissimo ventaglio di opinioni e di prospettive che sarebbe impossibile condensare in uno o due messaggi specifici, ma che in ogni caso corrobora ampiamente l’approccio generale della Commissione alla riforma del bilancio; approccio teso a una visione strategica, per massimizzare il valore aggiunto europeo di ogni euro speso nel quadro del bilancio europeo. Se ne possono ricavare criteri per dar forma a un concetto generale e a opinioni specifiche sui modi per equilibrare stabilità e capacità di reazione del bilancio europeo.

Molti partecipanti ammettono che il bilancio ha subito una significativa evoluzione nel tempo, ma solo pochi sono pienamente soddisfatti dell’attuale struttura di bilancio. Le consultazioni indirizzano le priorità in un senso ben preciso, in termini di sfide che l’Europa deve affrontare; il cambiamento climatico e la competitività globale figurano ai primi posti.

I contributi propongono poi una serie di possibili riforme che riguardano specifiche politiche di spesa, il sistema finanziario e le modalità della procedura di bilancio. Informazioni più dettagliate, come ho già detto, sono reperibili sui siti web della Commissione.

Infine, per quanto riguarda l’agricoltura la consultazione indica un consenso in relativa crescita sulla necessità di ulteriori riforme della PAC. Alcuni ritengono che la cosa migliore sia proseguire le riforme nella direzione già indicata dalla precedente valutazione dello stato di salute della riforma, o revisione intermedia, altri propendono per cambiamenti più radicali. Quasi tutti i partecipanti insistono sulla necessità di indirizzare o concentrare la PAC verso i temi della competitività dell’agricoltura europea, della capacità di reazione al cambiamento climatico, della sicurezza alimentare e dei requisiti di qualità, e infine verso altri obiettivi ambientali. Quanto alla natura e alla portata dei cambiamenti necessari, le opinioni divergono.

Le previsioni della Commissione su alcuni essenziali settori di spesa, soprattutto in campo agricolo, vengono ora sottoposte a un lavoro di revisione basato su consultazioni, valutazioni tecniche, contributi scientifici e dibattiti politici settoriali. Esse rientrano nella risposta politica che verrà preparata nel corso di quest’anno. La Commissione preparerà poi il suo documento strategico, e mi auguro di tutto cuore che, con la vostra collaborazione, riusciremo a svolgere insieme il nostro compito.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE) . (EN) La ringrazio, signora Commissario, non solo per la sua risposta ma anche per le osservazioni che ha formulato in merito all’intervento dell’onorevole Harkin sul tema della sicurezza alimentare. A mio avviso il mercato presenta una grave frattura.

Vorrei attirare la sua attenzione sulla mia relazione, approvata oggi dal nostro Parlamento a schiacciante maggioranza – una maggioranza di sostenitori della PAC e del ruolo di quest’ultima nella sicurezza alimentare globale – e vorrei ricordarle anche il nostro dibattito sulla caduta dei redditi delle aziende produttrici di latticini. In Parlamento dovremmo introdurre un controllo di compatibilità per coloro che propongono riforme avventate e irresponsabili. Ci stiamo occupando di generi alimentari per i cittadini europei e del reddito di coloro che vivono nell’ambiente rurale e lo gestiscono. Vorrei che lei tenesse conto di questi fattori nel seguito del nostro lavoro.

 
  
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  Göran Färm (PSE) . – (SV) Ho una breve domanda per la signora Commissario. Ho partecipato all’ottima conferenza organizzata in dicembre dalla Commissione sulla revisione intermedia del bilancio. Nel corso della conferenza, la signora Commissario ha tenuto un eccellente e stimolante discorso sull’importanza di presentare ora proposte di emendamenti. Oggi però ci giungono voci secondo le quali non si avanzerà una proposta per la revisione intermedia del bilancio se non dopo le elezioni per il Parlamento europeo e le elezioni politiche tedesche in settembre. La mia domanda è semplice: signora Commissario, intende presentare una proposta per la revisione intermedia del bilancio prima dell’estate, oppure solamente dopo le elezioni politiche in Germania?

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (PSE) . – (LT) Signora Commissario, vorrei ringraziarla per le sue risposte aperte e precise, e osservare che le discussioni sulla riforma del bilancio sono iniziate da tempo, ormai da più di un anno. Quale influenza ha la crisi finanziaria su queste discussioni? E ancora, si sta cercando una soluzione per la crisi nel contesto della riforma del bilancio, affinché in futuro si possano evitare crisi finanziarie simili a quella che attraversiamo oggi?

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. (EN) Per quanto riguarda il controllo di compatibilità, sono completamente d’accordo: tutte le decisioni che prendiamo, e specialmente quelle strategiche, devono testimoniare di una profonda responsabilità politica. Non dobbiamo modificare gli aspetti più validi, ma è certamente opportuno abbandonare ciò che è antiquato o inefficiente.

Per quanto riguarda la revisione intermedia, credo che vi sia un malinteso: non ci è mai stato chiesto di preparare una revisione intermedia del bilancio europeo. Ci è stato chiesto invece di preparare un documento di riforma completo e articolato entro la fine del 2009, e spetta a noi decidere il momento propizio per presentarlo – quello politicamente più opportuno o quello in cui possiamo attenderci una risposta efficiente ed efficace. Personalmente, preferirei che il documento fosse pronto in anticipo, magari già in primavera. Dovrò tuttavia effettuare un meticoloso controllo di compatibilità perché ci saranno elezioni, forse la ratifica del trattato di Lisbona, e così via. Non dobbiamo sprecare una buona proposta, permettendo che avvenimenti operativi la oscurino. Sarà il presidente Barroso a decidere la data finale, ma noi siamo pronti, e la Commissione è pronta, a fare il proprio lavoro.

(LT) Onorevole Paleckis, le sue domande sono davvero assai profonde e importanti; così profonde e importanti, oserei dire, che neppure l’intero bilancio dell’Unione europea basterebbe a rispondere. In realtà le sue sono domande strategiche, mentre nessun bilancio potrebbe reagire con efficacia, ora o in futuro, a una crisi finanziaria come quella che ci ha colpito.

Il bilancio dell’Unione europea rappresenta appena l’1 per cento del prodotto interno lordo, ma la crisi finanziaria è stata provocata essenzialmente non da mancanza di denaro, ma piuttosto da problemi di vigilanza, dalla globalizzazione del sistema finanziario, dalla sua monopolizzazione e da parecchi altri fattori.

Il bilancio dell’Unione, come quello di una piccolissima organizzazione internazionale, dispone senza dubbio di un certo armamentario di strumenti, ma in effetti non è vastissimo. Quest’armamentario consiste in larga misura non di risorse finanziarie reali o di denaro, ma piuttosto di misure normative, misure di controllo e raccomandazioni, anche nel campo della politica macroeconomica. Probabilmente, tutto questo è ancor più importante della quantità di denaro di cui effettivamente disponiamo, o che possiamo immettere nel sistema.

In questo momento abbiamo in realtà il Globalisation Adjustment Fund, abbiamo lo strumento di flessibilità e altri mezzi ancora, ma non si tratta in realtà di strumenti efficienti o efficaci. Proprio per questa ragione, nel piano per la ripresa la Commissione ha proposto di investire quei cinque miliardi di euro in modifiche strutturali strategiche delle interconnessioni energetiche e di altri progetti di infrastrutture energetiche; finora gli Stati hanno dimostrato di non aver fretta, né molta voglia, di discutere questo tema.

La crisi dimostra di per sé la grande importanza degli investimenti in progetti strategici nel campo dell’energia e in altri progetti strategici comuni europei. Mi auguro vivamente che questa crisi costituisca una di quelle lezioni su cui l’Europa dovrebbe riflettere seriamente; e mi auguro pure che essa contribuisca a concentrare e, in futuro, utilizzare il bilancio dell’Unione europea in quei settori da cui si possono trarre i massimi vantaggi, dal momento che esso è troppo esiguo per coprire ogni aspetto e risolvere ogni problema.

Quindi, non è certo facile rispondere alle sue domande di carattere così generale, ma come ho già detto mi auguro di cuore che questa situazione di crisi mondiale, assieme alla recessione economica che ora ha raggiunto tutte le parti d’Europa, sproni concretamente la classe politica a investire più risorse nella strategia europea.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 35 dell’onorevole Ó Neachtain (H-0972/08)

Oggetto: Reati informatici

Con gli attuali progressi tecnologici e il numero crescente di persone che utilizza internet, è sempre più difficile esercitare una sorveglianza. Cosa sta facendo la Commissione europea per contrastare i reati informatici a livello UE?

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) Signora Presidente, in risposta all’interrogazione dell’onorevole Ó Neachtain posso affermare che la Commissione persegue ormai da molti anni, in stretta collaborazione con gli Stati membri e altre istituzioni dell’Unione europea, una politica tesa a contrastare i reati informatici.

Nella lotta contro i reati informatici, la Commissione segue quattro strade diverse: incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri, agevola i partenariati pubblico-privato, sviluppa vari strumenti giuridici e infine coopera con paesi terzi.

La comunicazione del 2007, intitolata “Verso una politica generale di lotta contro la cibercriminalità” ha consentito alla Commissione di promuovere la condivisione delle informazioni, in materia di reati informatici, tra le autorità preposte all’applicazione della legge negli Stati membri, sia a livello bilaterale sia tramite Europol.

Gli Stati membri devono indicare punti di contatto permanenti, mediante i quali gli altri Stati membri possano richiedere assistenza o informazioni. La Commissione ha anche contribuito all’elaborazione delle conclusioni del Consiglio relative a una strategia di lotta contro la criminalità informatica, adottate nel novembre scorso.

Tale strategia propone una serie di misure tese a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri nella lotta contro reati quali la pornografia infantile, il terrorismo, gli attacchi contro i sistemi di informazione e la frode. Occorre organizzare una piattaforma per la segnalazione dei reati individuati online, in modo da centralizzare i reati informatici e permettere poi a Europol di catalogarli.

Allo stesso tempo, la Commissione sta articolando una politica di partenariato tra le autorità preposte all’applicazione della legge e il settore privato per la lotta contro la criminalità informatica.

Il Consiglio “Giustizia e affari interni” dell’8 dicembre 2008 ha raccomandato di instaurare una cooperazione tra pubblico e privato nella lotta contro la criminalità informatica. La Commissione, da parte sua, intende formare una coalizione finanziaria europea contro il commercio di immagini di pornografia infantile, allo scopo di unire gli sforzi di vari soggetti pubblici e privati per contrastare la produzione, la distribuzione e la vendita di immagini di pornografia infantile su Internet.

Infine, la Commissione ha svolto un ruolo importante nell’elaborazione di leggi che hanno fissato standard minimi per armonizzare la legislazione penale applicabile. E’ il caso della decisione quadro 2005/222/JHA sulla lotta agli attacchi contro i sistemi di informazione, e della decisione quadro 2004/68/JHA sulla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile.

La Commissione sta ora cercando di individuare le modalità più opportune per aggiornare e applicare questi strumenti.

Per concludere, non dobbiamo dimenticare che Internet è una rete di informazione globale; l’Unione europea non può regolamentarla autonomamente. Per tale motivo, la Commissione desidera incoraggiare la cooperazione internazionale in questo campo e organizzerà, nel corso di quest’anno, una riunione con organizzazioni internazionali e agenzie dell’Unione europea, per cercare di coordinare le attività di tali organismi.

Ecco la mia risposta all’onorevole Ó Neachtain.

 
  
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  Seán Ó Neachtain (UEN) . – (GA) Signora Presidente, ringrazio il Commissario per la sua risposta. Ora vorrei rivolgergli una domanda supplementare, riguardante il bullismo informatico o le ingiurie che colpiscono soprattutto i giovani che utilizzano siti sociali come Bebo e Facebook; è necessario bloccare questi reati, commessi contro i giovani che frequentano tali siti. Cosa intende fare la Commissione per attirare l’attenzione della comunità su questo particolare tipo di bullismo?

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Vorrei chiedere quali misure stia prendendo in considerazione la Commissione per consentire agli Stati membri di adottare la convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, quale piano d’azione la Commissione preveda di varare per rendere più efficace la lotta contro la criminalità informatica e infine a quali misure state pensando per l’interoperabilità della firma elettronica .

 
  
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  Den Dover (PPE-DE) . (EN) Ringrazio il Commissario per la sua risposta, ma vorrei anche chiedergli di adoperarsi affinché in questo campo non si perdano mai di vista i diritti umani. In altre parole, mentre sono assolutamente persuaso della necessità di stroncare la criminalità informatica, ritengo anche necessario vigilare affinché le imprese operanti su Internet, insieme alla polizia e ad altre autorità, non usino severità eccessiva nei confronti di un pubblico che utilizza Internet a scopo di piacere.

 
  
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  Jacques Barrot . – (FR) Signora Presidente, lei ha ragione, e risponderò subito alla domanda sui diritti umani e la lotta contro la criminalità informatica. Dobbiamo effettivamente vigilare con estremo rigore affinché la lotta contro i reati informatici non vada disgiunta dall’impegno per il rispetto dei diritti umani; vorrei dire anzi che abbiamo il dovere di far rispettare i diritti umani.

Nell’ambito del programma pluriennale di Stoccolma, in vigore dal 2010 al 2014, introdurremo un intero capitolo sulla lotta contro i reati informatici, allo scopo – come ho detto e ribadisco all’onorevole Ó Neachtain – di istituire all’interno di Europol un osservatorio, che ci consentirà appunto di coordinare meglio il monitoraggio delle istituzioni nazionali responsabili delle vigilanza sui siti sospetti, dai quali la pornografia infantile viene distribuita a settori di pubblico particolarmente vulnerabili. Lei ha ragione; dobbiamo capire in che maniera i giovani vengano attirati su taluni siti, ove rimangono esposti agli attacchi dei creatori e dei visitatori dei siti stessi. Ecco quanto posso dirle; aggiungo che tutto questo rappresenta una vera e propria strategia da portare avanti con determinazione ancor maggiore che in passato, poiché ora comprendiamo in maniera più lucida i rischi del web.

Infine, mi aspetto grandi risultati dalla coalizione finanziaria europea contro il commercio di immagini di pornografia infantile. Riuniremo i diversi organismi pubblici e privati per combattere la produzione, la distribuzione e la vendita di immagini di pornografia infantile su Internet, e anche per cercare di scovare e catturare i criminali. Se, in sede di procedura di comitatologia, riusciremo a raggiungere un accordo sui finanziamenti, spero di poter varare questa coalizione nel febbraio del 2009. Ringrazio il Parlamento per tutto il sostegno che potrà darci in materia.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 36 dell’onorevole Aylward (H-0978/08)

Oggetto: Minacce terroristiche

Lo scorso novembre abbiamo visto gli attacchi terroristici a Mumbai in cui la vita di molti cittadini UE è stata messa in pericolo. Alla luce delle bombe di Madrid e di Londra rispettivamente nel 2004 e nel 2005, è chiaro che ci troviamo sotto la minaccia di attacchi analoghi nell'UE. La Commissione può dirci che cosa stiamo approntando per potenziare e far funzionari gli scambi di informazioni tra forze di polizia degli Stati membri per poter contrastare siffatti attacchi?

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. – (FR) Signora Presidente, risponderò all’onorevole Aylward. Condizione essenziale di un’efficace lotta contro il terrorismo e altre gravi forme di criminalità è la possibilità di garantire che le persone giuste abbiano accesso alle informazioni giuste al momento giusto; ciò costituisce una sfida assai ardua a livello di Unione europea.

Abbiano cercato di promuovere e agevolare un’efficace condivisione delle informazioni tra le autorità preposte all’applicazione della legge nei vari Stati membri. La decisione quadro del 18 dicembre 2006, nota come decisione svedese, che tutti gli Stati membri hanno dovuto attuare entro la metà di dicembre del 2008 – è quindi un provvedimento recentissimo – istituisce un quadro giuridico comune per il rapido scambio di informazioni e di intelligence tra le autorità preposte all’applicazione della legge negli Stati membri.

In base a tale decisione quadro, quando la polizia di uno Stato membro riceve una richiesta, deve trattarla usando gli stessi criteri applicati per le richieste nazionali. Ecco un primo esempio del modo in cui affrontiamo questo problema.

Un altro esempio è la decisione del Consiglio Prüm del 23 giugno 2008, che istituisce un dettagliato meccanismo per lo scambio di particolari tipi di dati, tra cui impronte digitali, profili genetici e informazioni connesse alla registrazione degli autoveicoli, tutti elementi che possono portare a esito positivo un’indagine penale.

In base alla decisione del Consiglio Prüm, gli Stati membri si concedono a vicenda un limitato accesso alle rispettive banche dati di DNA e impronte digitali, per controllare le eventuali corrispondenze. Cosa utilissima, dal momento che questa decisione del Consiglio consente una condivisione estremamente efficace di DNA e impronte digitali.

Anche Europol svolge un ruolo essenziale. Grazie al sistema di informazioni Europol, EIS, gli Stati membri possono scoprire se le autorità preposte all’applicazione della legge in altri Stati membri possiedono informazioni di cui essi hanno bisogno a livello operativo. Naturalmente, affinché Europol possa svolgere il suo ruolo è necessario che gli Stati membri rechino a EIS un contributo soddisfacente.

E’ superfluo dire che ora dobbiamo pianificare nuove misure per la condivisione delle informazioni, da inserire nel nuovo programma quinquennale che farà seguito al programma dell’Aia. Tale programma quinquennale dovrà offrire un approccio coordinato e coerente alla condivisione delle informazioni, e includere anche una strategia dell’Unione europea sulla condivisione delle informazioni. E’ ovvio tuttavia che la condivisione delle informazioni solleva il problema della protezione dei dati personali.

La strategia deve sfociare in un approccio complessivo alla condivisione delle informazioni che soddisfi le esigenze della polizia e si fondi sull’interoperabilità dei sistemi di tecnologia informatica.

Ecco la mia risposta all’onorevole Aylward.

 
  
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  Liam Aylward (UEN) . (EN) Ringrazio il signor Commissario per la sua risposta. Aggiungo una brevissima domanda supplementare: quali iniziative ha avviato l’Unione europea per confiscare i beni dei terroristi all’interno dell’Unione? Inoltre, il commissario può indicare quanti uffici che si occupano di beni di soggetti criminali sono attualmente operativi nell’ambito dell’Unione europea?

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . (EN) Vorrei chiedere al signor commissario di chiarirci se, per quanto riguarda lo scambio di informazioni tra forze di polizia, egli sta ottenendo piena collaborazione fra tutti i 27 Stati membri; in caso contrario, quali paesi hanno scelto una linea differente? Il governo irlandese ha forse chiesto un’esclusione in questo particolare settore?

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE) . – (DE) Signor Commissario, vorrei chiederle se esiste una forza di sicurezza che si occupi di eventuali minacce terroristiche contro le centrali nucleari.

 
  
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  Jacques Barrot . – (FR) E’ già a buon punto uno studio sulla confisca dei beni frutto di questa attività illegale. In particolare, al giudice Bruguière è stato assegnato il compito di monitorare SWIFT, il programma per le indagini sulle risorse finanziarie dei terroristi; i risultati della sua attività saranno presto disponibili. L’Unione europea ha tratto grande vantaggio da questo programma, e il giudice Bruguière è stato incaricato di verificare che tutte le operazioni si siano svolte nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati. Posso affermare che quest’azione, nel lungo termine, ci permetterà di confiscare i beni di parecchie persone che hanno accumulato profitti illeciti.

Quanto alla condivisione delle informazioni, vi ho già detto che il sistema di informazioni Europol potrebbe essere ben più efficiente se gli Stati membri recassero il loro contributo di informazioni con maggiore fiducia e trasparenza; è un punto sul quale lavoreremo. Anzi, una delle mie principali preoccupazioni è proprio quella di instaurare questo legame di fiducia tra i vari organismi di intelligence degli Stati membri, in modo da rendere più efficiente lo scambio di informazioni. Non mi risulta che qualcuno abbia chiesto una clausola di esclusione in questo campo. Credo così di aver risposto a grandi linee alla sua domanda.

Quanto infine alle minacce alle centrali nucleari, la Commissione ha proposto pure un testo mirante a potenziare la sorveglianza delle infrastrutture essenziali, tra cui ovviamente figurano le centrali nucleari.

 
  
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  Presidente . – Annuncio l’interrogazione n. 37 dell’onorevole França (H-0979/08)

Oggetto: Politica dell’immigrazione dell’UE

Visto che la politica di immigrazione dell'UE dovrebbe avere una marcata componente umanista e una garanzia del rispetto dei diritti umani, che dovrà promuovere misure di integrazione e non di repressione, misure volte a equiparare i diritti e i doveri degli immigranti a quelli dei cittadini nazionali, interventi intesi a promuovere la cooperazione tra gli Stati membri nonché tra essi e i paesi di origine, infine soluzioni che rafforzano il dialogo interculturale e il rispetto delle differenze, delle minoranze e della libertà, e dato che apre accertato che la Repubblica francese ha già concluso protocolli con diversi Stati africani, segnatamente Congo Brazzaville, Tunisia, Benin, isole Maurizio, Senegal e Gabon, al fine di promuovere lo sviluppo e la possibilità di un'immigrazione legale, quale accompagnamento e sostegno ha dato la Commissione agli Stati membri che intendono avviare lo stesso processo?

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) In risposta all’interrogazione dell’onorevole França, ricordo che l’Approccio globale alla migrazione adottato dall’Unione europea nel 2005 mirava a fornire una risposta più adeguata alle sfide che il fenomeno della migrazione pone all’intera Unione europea. Quest’approccio globale si basa sul miglioramento del dialogo e della cooperazione con i paesi terzi, a proposito di tutti gli aspetti della migrazione, allo scopo di costruire un partenariato che consenta di gestire la migrazione in maniera più adeguata.

Per dare contenuto pratico all’approccio globale alla migrazione, la Commissione sostiene iniziative di cooperazione con paesi terzi, nei settori della migrazione e dell’asilo: pensiamo per esempio al programma AENEAS che dal 2004 al 2006 ha finanziato più di 100 progetti, o al programma Migrazione e asilo, succeduto al precedente, cui è stato assegnato un bilancio di 205 milioni di euro per il periodo 2007-2010.

Tra le iniziative scelte nel contesto di un invito annuale a presentare proposte, molte vengono portate avanti e realizzate dagli Stati membri in collaborazione con paesi terzi. Facciamo un esempio: sulla base del programma AENEAS, la Commissione finanzia un progetto ispano-marocchino che gestisce l’immigrazione stagionale tra le province di Ben Slimane in Marocco e Huelva in Spagna. Questo programma sostiene anche la cooperazione tra Spagna e Colombia per lo sviluppo della migrazione circolare. Analogamente, abbiamo finanziato il ritorno temporaneo a Capo Verde di cittadini di quel paese altamente qualificati, abitanti in Portogallo, allo scopo di informare e formare i potenziali migranti della loro madrepatria. Oltre a queste misure, strumenti finanziari geografici come il Fondo europeo di sviluppo e lo Strumento europeo di vicinato e partenariato servono anch’essi a dare significato pratico all’Approccio globale alla migrazione; recentemente, per esempio, la Commissione europea ha sostenuto la creazione del Centro per l’informazione e la gestione della migrazione in Mali, progetto che vede la partecipazione di numerosi Stati membri.

Ancora, nell’ambito dell’approccio globale, la Commissione ha proposto nuovi strumenti per incoraggiare il partenariato con paesi terzi e sviluppare più intense sinergie tra l’azione della Comunità e quella degli Stati membri. Abbiamo ora il partenariato per la mobilità, un nuovo strumento che l’Unione europea sta avviando, per il momento sotto forma di progetto pilota. I partenariati per la mobilità sono strumenti per lo sviluppo del dialogo e della cooperazione tra l’Unione e i paesi terzi nei settori della migrazione legale, dello sviluppo e della prevenzione e riduzione dell’immigrazione illegale. Abbiamo firmato i primi partenariati con Capo Verde e con la Repubblica di Moldova, specificando in dettaglio alcune offerte di collaborazione. Per esempio, in base al partenariato con Capo Verde, il Portogallo ha proposto la firma di un nuovo protocollo che estendesse la portata di un protocollo già esistente sulla migrazione temporanea dei lavoratori di Capo Verde in Portogallo. Tra gli altri strumenti disponibili vi sono i profili della migrazione, che consistono di analisi della migrazione in un determinato paese, e di piattaforme di cooperazione per riunire – nel paese terzo in questione – i rappresentanti del paese stesso e i principali erogatori di fondi interessati alla migrazione. Abbiamo progettato una piattaforma di cooperazione in Etiopia, su iniziativa del Regno Unito, e un’altra ne stiamo progettando per il Sud Africa.

Infine, il Fondo di integrazione e il Fondo per i rimpatri possono naturalmente servire agli Stati membri per introdurre, nei paesi terzi, misure di preparazione alla partenza che aiutino i potenziali emigranti a trovare lavoro nel paese di destinazione, ne facilitino l’integrazione civica e culturale oppure, sul versante opposto, per introdurre misure di sostegno a breve termine per chi fa ritorno nel paese d’origine.

Ecco dunque la mia risposta, onorevole  França; volevo offrirle un’ampia serie di esempi, ma soprattutto volevo esprimere la mia profonda convinzione: l’Europa deve gestire i flussi migratori tramite quest’approccio globale, che lega tra loro migrazione e sviluppo e consente di gestire la migrazione in maniera veramente concertata. E’ questa, a mio avviso, la direzione in cui dobbiamo incamminarci, che farà del modo in cui l’Europa gestisce la migrazione un esempio per tutto il mondo.

 
  
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  Armando França (PSE) .(PT) Sono d’accordo con lei, Commissario Barrot; sono d’accordo con la sua insoddisfazione. Dobbiamo veramente dichiararci insoddisfatti di tutte queste misure, che sono vaste e generiche.

Il fatto è che l’immigrazione illegale verso l’Europa continua, così come continua la tratta di esseri umani. Vi sono zone in cui c’è moltissima immigrazione, soprattutto il Mediterraneo e soprattutto in direzione dell’Italia. La Francia si è fatta avanti con una serie di importanti accordi di cooperazione bilaterale, ma altri Stati membri non l’hanno seguita. La Commissione deve proseguire, senza scoraggiarsi, in questa politica di cooperazione e aiuto per gli Stati membri …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE) . (EN) Signor Presidente, la mia interrogazione si riferisce alla necessità che la politica dell’Unione europea includa una marcata componente umanitaria e garantisca il rispetto dei diritti umani. Proprio di recente in Irlanda una persona è stata espulsa anche se le sue figlie erano destinate a subire mutilazioni genitali.

La Commissione ha incoraggiato gli Stati membri ad adottare una posizione comune su questo tema? In alcuni Stati europei le mutilazioni genitali femminili non sono ancora illegali; la Commissione intende incoraggiare gli Stati membri ad adottare una posizione comune su un tema così drammatico?