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Mercoledì 14 gennaio 2009 - Strasburgo Edizione GU

3. Illustrazione del programma della presidenza ceca (discussione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio sull’illustrazione del programma della presidenza ceca.

Desidero porgere il caloroso benvenuto del Parlamento europeo al presidente del Consiglio, primo ministro della Repubblica ceca, Mirek Topolánek. Benvenuto, signor Presidente.

(Applausi)

Vorrei inoltre dare un caloroso benvenuto al presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso.

Onorevoli colleghi, sappiamo quante sfide comporti la presidenza e sono consapevole del fatto che per il primo ministro Topolánek, con il suo vissuto politico degli anni del comunismo, presentare la sua relazione sull’Europa in veste di rappresentante dell’Unione europea è un’esperienza toccante, non solo sotto il profilo intellettuale ma anche emotivo.

Questa è la seconda presidenza, dopo quella slovena, di uno Stato membro che ha aderito all’Unione europea l’1 maggio 2004. Sono certo di parlare per tutti voi, onorevoli colleghi, quando affermo che la presidenza ceca può contare sul nostro pieno sostegno e che è nostra intenzione adoperarci per garantirne il successo in questo periodo di difficoltà per l’Unione europea.

Signor Presidente in carica del Consiglio, Primo Ministro Topolánek, la invito quindi a rivolgersi a quest’Assemblea. Ancora una volta benvenuto al Parlamento europeo.

(Applausi)

 
  
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  Mirek Topolánek, Presidente in carica del Consiglio. (CS) Signor Presidente del Parlamento europeo, signor Presidente della Commissione, onorevoli deputati, sono qui oggi per la prima volta in veste di presidente del Consiglio europeo. La Repubblica ceca assume la guida dell’Unione europea dopo la Francia, una successione che per me ha un valore non solamente simbolico. La Francia ha svolto un ruolo importante nella nascita del moderno Stato ceco. Il nostro sovrano più illustre, Carlo IV, imperatore del Sacro romano impero, è cresciuto alla corte francese e, seguendo il modello della Sorbona di Parigi, ha fondato l’università di Praga, una delle più importanti istituzioni europee nell’ambito della formazione. Siamo dunque legati alla Francia sia attraverso il raggiungimento delle nostre aspirazioni nazionali sia nella promozione dei valori universali europei.

Così come non è stato facile creare in Boemia un’università che potesse reggere il confronto con la Sorbona, allo stesso modo non è facile succedere alla Francia nella presidenza dell’Unione europea. A mio avviso, esiste solo un modo per far fronte a questo impegno con onore. Non è un caso che abbia scelto un monarca medievale quale esempio dei nostri legami con la Francia e con i valori europei. Nella sua politica Carlo IV non poteva permettersi di sostenere una posizione esclusivamente ceca; al contrario, doveva cercare di integrare e rappresentare un impero vasto e diversissimo.

In un certo senso, l’Unione europea ricalca questo universalismo medievale – se non altro perché preferisce un codice morale comune e un fondamento giuridico comune agli interessi di potere locali. Si parla anche di una seconda Unione europea, burocratica, tecnocratica, senz’anima, ma io credo nella prima Europa: l’Europa della libertà, della giustizia, delle idee e del diritto.

Nell’universo di valori dove la legge viene promossa al di sopra dell’individuo, la dimensione del paese non conta. Ciò che conta è la capacità di servire un’idea comune. Il ruolo dello Stato membro che ha la presidenza non è quello di promuovere i propri interessi né di prendere decisioni. Il suo ruolo consiste nel moderare e nell’ispirare il dibattito. Oggi mi presento a voi non in veste di primo ministro della Repubblica ceca, ma come presidente del Consiglio europeo. Le posizioni che rappresenterò qui nei prossimi sei mesi non saranno le mie personali né quelle del governo ceco. Saranno il prodotto del consenso di 27 Stati membri espresso nelle conclusioni del Consiglio europeo.

Non riesco a immaginare una veste diversa con la quale presentarmi a voi. Naturalmente, quali membri del Parlamento europeo eletti direttamente, avete il diritto di rivolgermi qualsiasi domanda e, se sarete interessati, sarà per me un piacere darvi la mia opinione o illustrarvi la posizione ceca; non reputo, tuttavia, che questo contributo sia essenziale. L’arena in cui scendono in campo gli interessi nazionali è il Consiglio europeo, che è stato concepito per svolgere questo ruolo all’interno del sistema inevitabilmente complesso di controllo ed equilibrio di poteri della democrazia europea. Compito precipuo del Consiglio è, tuttavia, quello di ricercare un punto di incontro, un compromesso accettabile per tutti. E’ quanto farò sempre con forza, decisione e correttezza.

Si dice nell’Unione europea che i cechi amino lamentarsi. Che siamo i brontoloni di cui aver paura, che siamo una nazione di hussiti e chauvinisti teste calde. Non sono per nulla d’accordo con questo tipo di critiche. Sono anch’io convinto, come il nostro primo presidente T. G. Masaryk, che la “questione ceca” sia, in realtà, una questione europea, che si è sempre sviluppata in un contesto paneuropeo, in linea con i valori comuni europei e risentendo degli sviluppi negli altri paesi.

Come ha scritto Masaryk cento anni fa nella seconda edizione di České otázky (La questione ceca): “La nostra rinascita letteraria e linguistica come nazione è avvenuta contemporaneamente alla rinascita e ai nuovi sviluppi che hanno caratterizzato tutte le nazioni europee. Ciò significa che la nostra rinascita non è stata tanto isolata e miracolosa come si sostiene generalmente, ma ha rispecchiato pienamente la tendenza europea.”

Credo che queste parole siano ancora attuali in un momento in cui l’Unione europea nella sua totalità e gli Stati membri individualmente stanno cercando un nuovo volto per l’Europa. Un volto che sia il riflesso dei valori tradizionali europei e che possa al contempo guardare con coraggio al terzo millennio. Un volto che rispecchi il motto dell’Unione europea In varietate concordia, espressione insieme di unità e diversità. Così come è accaduto nel XIX secolo, i cechi fanno il loro ingresso in questo dibattito come piccolo e giovane Stato membro. Proprio come allora, tuttavia, ci consideriamo da tempo parte della grande famiglia delle orgogliose nazioni europee.

Nei prossimi sei mesi avremo l’occasione di illustrare a fondo la nostra posizione nei confronti dell’integrazione europea. La presidenza ceca giunge in un anno importante per molte ragioni. Ricorre quest’anno il quinto anniversario del più grande ampliamento nella storia dell’Unione europea, avvenuto nel 2004, che, da un punto di vista simbolico e pratico, ha rappresentato l’apice di un riuscito processo di riunificazione di un continente in precedenza diviso. Quest’anno, inoltre, l’Europa ricorda i vent’anni trascorsi dalla caduta della cortina di ferro, caduta che ha permesso ai paesi dell’ex blocco sovietico di ritornare alla libertà e alla democrazia.

Nel 2009 si celebrano altresì i trent’anni trascorsi dalle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, che voi rappresentate. Nel triangolo istituzionale dell’Unione europea è il Parlamento l’organo che noi consideriamo come la fonte di una diretta legittimità politica. Il Parlamento è l’unica istituzione dell’Unione europea eletta direttamente dai cittadini e, proprio per i ripetuti richiami a una riduzione del cosiddetto deficit democratico, la sua autorità è aumentata negli anni.

Infine, quest’anno si celebra il sessantesimo anniversario dell’istituzione della NATO, la più importante alleanza di difesa transatlantica. La NATO è l’espressione, sul piano della sicurezza, dei legami euro-atlantici che vanno a confermare l’importanza dei valori della civiltà europea per entrambe le sponde dell’oceano.

Il 2009 non sarà soltanto un anno di ricorrenze significative, ma anche di sfide importanti e difficili. Dovremo risolvere i problemi istituzionali. Il ruolo internazionale dell’Unione europea verrà messo alla prova non solo dal conflitto ancora in corso in Georgia, ma anche dal nuovo aggravarsi delle tensioni in Medio Oriente. Infine, dovremo prestare ancora una volta grande attenzione al tema della sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Oltre al lavoro già programmato, dovremo affrontare nuovi eventi, come è accaduto alla presidenza francese. Le sorprese sono sempre in agguato.

Lo Stato membro che ha la presidenza non è in grado di influire sull’ordine del giorno di lungo termine dell’Unione europea o sulla possibilità che sorgano nuovi problemi da affrontare. Può e deve influire, invece, sulla selezione delle priorità della presidenza; e, come di consueto, è mia intenzione illustrarvi tali priorità in questa sede.

I nostri sforzi sono stati diretti, in primo luogo, a garantire che tali priorità non rappresentino solo il punto di vista ceco, ma riflettano anche la continuità degli sviluppi in seno all’Unione europea nonché le posizioni e le idee dei singoli Stati membri e delle diverse correnti politiche. Questo esercizio è stato ampio e basato sul consenso, non si è trattato di un processo conflittuale o unilaterale. Anche se non è possibile fare in modo che tutti siano pienamente soddisfatti di queste priorità, credo che ciascuno di voi possa ritrovarvi degli elementi con i quali identificarsi.

Allo stesso tempo, non voglio nascondervi che per la Repubblica ceca, così come per qualsiasi Stato membro, la presidenza rappresenta un’occasione per attirare l’attenzione su quei settori nei quali abbiamo acquisito un know-how specifico che ci consente di contribuire all’Europa. Quali sono questi settori?

Quale paese dipendente dalle importazioni di petrolio e di gas naturale e appartenente all’ex blocco orientale, siamo ben consapevoli dell’importanza della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, che è presupposto non solo di benessere economico, ma anche di una politica estera libera e indipendente.

Quale nuovo Stato membro che ha vissuto l’esperienza del totalitarismo, l’appartenenza all’Unione europea riveste per noi un grande significato e consideriamo sia nostro dovere morale rafforzare la cooperazione con coloro che ne sono esclusi. Come la Francia ha usato il proprio know-how nei rapporti con il Mediterraneo, così noi vogliamo convincere l’Unione europea dell’importanza del Partenariato orientale.

Il terzo contributo che vorrei ricordare in questa sede fa riferimento alla nostra esperienza di crisi del settore bancario, crisi che abbiamo dovuto affrontare alla fine degli anni ’90. Possiamo dare il nostro contributo al dibattito in corso con le nostre raccomandazioni e i nostri esperti. Grazie alla stabilità delle istituzioni finanziarie oggi la Repubblica ceca è uno dei pochissimi paesi che non ha dovuto iniettare il denaro dei contribuenti in operazioni di salvataggio delle banche colpite dalla crisi finanziaria.

Le nostre priorità per la presidenza riflettono il know-how della Repubblica ceca, rispettano la continuità dello sviluppo dell’Unione europea e corrispondono alle problematiche attuali.

Come probabilmente saprete, il motto della nostra presidenza è “l’Europa senza barriere”. Aggiungerei un sottotitolo, “un’Europa di regole”. Questa visione acquista nuova importanza nel contesto delle attuali difficoltà politiche ed economiche. Crediamo che solo un’Europa che utilizza appieno il proprio potenziale economico, umano e culturale possa mantenere salda la propria posizione economica e politica di fronte alla concorrenza globale. Ed è doppiamente vero nei momenti di crisi.

Il pieno sviluppo del potenziale europeo viene a essere ostacolato da una serie di barriere interne che dovremmo cercare di abbattere. Mi riferisco, per esempio, agli ultimi ostacoli rimasti al pieno esercizio delle quattro libertà fondamentali dell’Unione europea negli Stati membri – gli inutili oneri amministrativi imposti agli imprenditori, o la mancanza di connessioni fra le reti energetiche, che costituisce un ostacolo al rafforzamento della sicurezza dell’approvvigionamento energetico e allo sviluppo del mercato interno dell’energia.

D’altro canto, un’Europa senza barriere non può essere un’Europa senza regole e confini. Lo smantellamento delle barriere interne deve essere accompagnato dall’introduzione di misure di protezione contro le attività illegali che minacciano la sicurezza e gli interessi dei cittadini europei, soprattutto negli ambiti della tutela della proprietà intellettuale e dell’immigrazione clandestina. Solo una chiara definizione dei confini ci consentirà di svolgere un ruolo più attivo nell’abbattimento delle barriere esterne, per esempio nel settore del commercio internazionale, permettendoci di usare al meglio il potenziale e i vantaggi comparativi dei paesi europei.

Nei sei mesi di presidenza, la Repubblica ceca si prefigge di conseguire questi obiettivi generali tramite la realizzazione di tre aree programmatiche, da noi definite come le tre E: in primo luogo l’economia, in secondo luogo l’energia, e, infine, l’Europa nel mondo. Esagerando un po’, si potrebbe affermare che queste tre E, all’inizio dell’anno, si sono trasformate in due G: gas e Gaza. In fisica E indica energia mentre g è il simbolo dell’accelerazione gravitazionale. Per chiunque abbia bisogno di un po’ di esercizio, 2g equivale a uno sforzo enorme.

Devo innanzi tutto premettere che potrei dilungarmi per ore sul tema delle singole priorità e dei compiti che ci attendono, ma più significativi delle parole sono i risultati che la presidenza ceca ha già conseguito. Oggi è il 14 di gennaio, il che significa che abbiamo assunto la presidenza da due settimane. In questo lasso di tempo, siamo riusciti a trovare una soluzione politica alla complessa questione del gas naturale dalla Russia e a negoziare un accordo fra le due parti in lite. Abbiamo inoltre guidato una delegazione dell’Unione europea che si è recata nelle zone del conflitto mediorientale. Tale delegazione ha completato una difficile tornata negoziale con tutte le parti in causa e ha conseguito alcuni primi successi con l’apertura di un corridoio per gli aiuti umanitari a Gaza.

Tutto questo mentre sul fronte nazionale ci trovavamo ad affrontare una difficile situazione a causa del rimpasto di governo e degli attacchi dell’opposizione, che, dando prova di grande mancanza di responsabilità, ha deciso di silurare la presidenza ceca dell’Unione europea trasformando gli impegni esteri del paese in ostaggi della disputa politica nazionale. Credo che i risultati raggiunti nonostante le difficoltà siano una risposta più che adeguata alle voci dubbiose secondo le quali la Repubblica ceca, per ragioni oggettive e soggettive, non era all’altezza di guidare l’Unione europea.

Consentitemi ora di illustrarvi più dettagliatamente i diversi ambiti di azione.

La prima E, l’economia.

La presidenza ceca insisterà in particolare sulla piena attuazione delle conclusioni contenute nella dichiarazione del G20 del novembre 2008 nonché delle conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2008. Secondo tali conclusioni, il requisito fondamentale per il successo è evitare il protezionismo e un eccesso di regolamentazione – in altre parole, rispettare la legislazione primaria dell’Unione europea, rispettare le normative consolidate. L’Unione europea non deve isolarsi dal mondo, anzi, deve adoperarsi per garantire la massima apertura del commercio mondiale, da cui trarre massimo beneficio.

A questo proposito, mi sembrano particolarmente rilevanti le parole del mio amico Joseph Daul del gruppo del PPE-DE: L’attuale crisi economica non è una sconfitta del capitalismo, quanto il risultato di errori politici e di una mancanza di regole per il controllo dei mercati finanziari.”

Gli impegni prioritari riguardano il riesame della direttiva relativa all’adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi, il completamento della discussione sulla direttiva che disciplina l’ambito assicurativo, un regolamento sulle attività delle agenzie di rating, e una direttiva sugli istituti di moneta elettronica. La presidenza chiederà inoltre il riesame del regolamento sui pagamenti in euro, e, da ultimo ma non per questo meno importante, insisterà su una tempestiva e completa attuazione del piano adottato dal Consiglio ECOFIN in risposta alla crisi dei mercati finanziari. Al contempo, è di cruciale importanza analizzare attentamente le possibilità offerte dalla normativa attualmente in vigore e sfruttarle appieno.

Solo un’Unione europea economicamente forte e influente può riuscire a risolvere le importanti questioni della politica internazionale, della sicurezza, del commercio e dell’ambiente. La presidenza deve quindi impegnarsi nell’attuazione del piano europeo di ripresa economica, adoperandosi per la sua incorporazione nel quadro della strategia di Lisbona: dopo l’adozione di strumenti di breve termine per il rafforzamento delle nostre economie, si farà ricorso a strumenti destinati all’introduzione di riforme strutturali di medio e lungo termine.

Un esempio di queste importanti riforme strutturali è dato dalla politica agricola comune. E’ indispensabile stabilire uguali condizioni per tutti gli Stati membri rispetto all’effettuazione dei pagamenti diretti – sia per gli importi pagati sia per il sistema di pagamento. Si dovrà procedere all’eliminazione delle disparità storiche e tener conto delle peculiarità dei diversi comparti agricoli degli Stati membri. La Repubblica ceca intende integrare questa dimensione nel dibattito sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013.

Sul lungo termine, la protezione migliore contro gli effetti devastanti di crisi future risiede nel rafforzamento della competitività dell’Unione europea. Come ho già ricordato, tale rafforzamento passa per l’affermazione e il pieno esercizio delle quattro libertà fondamentali su cui si fonda l’Unione europea. Aggiungerei, poi, una quinta libertà – la libera circolazione della conoscenza, una sorta di ritorno all’universalismo medievale precedentemente ricordato.

Un fattore importante per il miglioramento della competitività è il miglioramento della qualità della legislazione, che comprende anche l’alleggerimento dell’onere normativo, semplificando in tal modo l’attività delle imprese, in particolare di quelle di piccola e media dimensione. La Repubblica ceca ha particolarmente a cuore questo punto.

Per quanto concerne il commercio estero, la presidenza intende rilanciare il dibattito in seno all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). A questo proposito noi annettiamo grande importanza al completamento dell’agenda di Doha per lo sviluppo, l’ADS. L’ADS rappresenta il tentativo di raggiungere una liberalizzazione trasparente del commercio a livello multilaterale, che produrrà benefici nel lungo periodo. Se i negoziati sull’ADS saranno interrotti, la presidenza cercherà di avviare una riflessione sugli strumenti commerciali multilaterali e appoggerà un’intensificazione del dibattito nel quadro di altri ambiti dell’OMC.

Oltre alla necessità di migliorare l’ambiente normativo e ridurre gli oneri amministrativi, non dobbiamo trascurare gli investimenti nei settori dell’istruzione, della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione. Vorrei citare, a questo proposito, il presidente del gruppo socialista al Parlamento europeo, onorevole Martin Schulz: “L’Europa non è in grado di vincere la concorrenza di altre regioni del mondo con l’arma dei salari più bassi e delle condizioni sociali, ma può farlo con l’innovazione tecnologica, con una migliore qualità del lavoro e con le competenze e conoscenze dei suoi cittadini.” Mi trovo del tutto in accordo con queste parole.

La seconda E, l’energia.

La seconda priorità, così come la prima, trova un riscontro, forse ancora più forte e urgente, negli avvenimenti dell’ultimo periodo. La crisi globale può indebolire l’Europa sul breve periodo; ma la carenza di energia che ci minaccia distruggerebbe, a partire da ora e nel lungo termine, non solo l’economia europea, ma anche la nostra libertà e sicurezza. La presidenza ceca intende continuare ad adoperarsi per garantire all’Europa un’energia sicura, competitiva e sostenibile.

Per quanto concerne la sicurezza energetica, è nostra intenzione concentrarci su tre aspetti: innanzi tutto il completamento del secondo riesame strategico della politica energetica, ivi comprese un’analisi della domanda e dell’offerta di energia nell’Unione sul medio termine e, alla luce dei risultati, l’individuazione di opportuni progetti infrastrutturali. In secondo luogo, il completamento della direttiva sul mantenimento di un livello minimo di scorte di petrolio greggio e di prodotti petroliferi – a questo proposito, noi siamo favorevoli a un aumento delle scorte minime obbligatorie da 90 a 120 giorni. In terzo luogo, la riforma delle reti transeuropee nel settore dell’energia, le RTE–E. In tal senso il pacchetto normativo sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico approvato dalla Commissione nel novembre 2008 comprende anche il Libro verde sulle reti energetiche europee. Non meno importanti sono il rafforzamento delle infrastrutture sul territorio degli Stati membri, comprese le esistenti interconnessioni transfrontaliere, e la realizzazione di nuove interconnessioni delle reti. Ci auguriamo di poter contare sull’appoggio del Parlamento europeo in occasione dell’approvazione di tutti gli atti normativi per questa materia.

Naturalmente la nostra attenzione è rivolta anche alla diversificazione delle rotte di approvvigionamento e trasporto. La costruzione del gasdotto Nabucco, per esempio, è senza dubbio un tema al quale annettiamo la massima priorità. Egualmente importante è il sostegno che dovrà essere garantito alla costruzione di nuovi oleodotti. Dovremo inoltre adoperarci per una diversificazione del mix energetico prevedendo anche una riabilitazione dell’energia nucleare e investimenti nelle nuove tecnologie.

Quale esempio della nostra capacità di garantire concretamente la sicurezza energetica, vorrei ricordare l’accordo che abbiamo promosso sull’istituzione di un meccanismo di monitoraggio per il transito del gas naturale russo. L’obiettivo era di ripristinare la fiducia fra la Federazione russa e l’Ucraina e di introdurre una reale trasparenza in questa situazione. Siamo riusciti a portare Russia e Ucraina alla firma di un documento unico, permettendo così la ripresa delle forniture all’Unione europea.

L’Unione europea deve ora prendere decisioni e adottare provvedimenti affinché in futuro non si ripetano più crisi come questa, con tutte le ripercussioni che essa ha prodotto negli Stati membri. Va rafforzata la trasparenza nel settore del gas naturale e introdotta una diversificazione delle rotte di fornitura e dei fornitori. Dobbiamo diversificare il mix energetico dei paesi dell’Unione europea. Dobbiamo considerare seriamente l’opzione di sviluppare un’energia nucleare sicura. Dobbiamo procedere rapidamente alla realizzazione di nuove infrastrutture nell’Unione europea per garantire un’effettiva interconnessione fra gli Stati membri, interconnessione che è il presupposto irrinunciabile per la creazione di un vero mercato del gas naturale.

Sul fronte del mercato interno e delle infrastrutture dobbiamo adoperarci per assicurare l’effettivo coordinamento dei gestori del sistema di trasmissione, la realizzazione di un mercato interno unificato per l’energia elettrica e il gas naturale, e l’eliminazione degli ostacoli nei sistemi di trasporto e trasmissione.

Per quanto attiene alle priorità legislative in questo settore, è nostra intenzione portare a compimento il terzo pacchetto sul mercato interno dell’energia, il che significa concludere il riesame di due direttive e di due regolamenti sull’energia elettrica e il gas naturale il cui obiettivo è il completamento della liberalizzazione nel mercato per questi due prodotti. Vogliamo altresì portare alla piena operatività tali regolamenti e creare un’agenzia per la cooperazione fra gli organi di regolamentazione nel settore dell’energia.

Un altro ambito è quello dell’aumento dell’efficienza energetica, del quale la presidenza svedese intende occuparsi in modo più dettagliato. Ciò significa che il trio di presidenze di Francia, Repubblica ceca e Svezia avrà affrontato la questione energetica in modo davvero esaustivo e da ogni angolatura.

La nostra seconda priorità si chiama energia, ma è legata indissolubilmente alla politica per la tutela del clima. A questo proposito, la presidenza cercherà di raggiungere un accordo accettabile per tutti sugli impegni di riduzione dopo il 2012. In particolare, ciò significa che dovranno essere coinvolti anche Stati Uniti, India e Cina. In questo modo prepareremo il terreno per un ampio consenso internazionale da raggiungersi alla fine del 2009 a Copenhagen. Tale consenso dovrà anche riflettere le attuali tendenze dell’economia mondiale. Nel contesto della recessione economica ormai alle porte e della crisi delle forniture, sarà particolarmente necessario armonizzare le esigenze dell’ambiente, della competitività e della sicurezza.

Gli inizi dell’anno ci hanno ricordato che all’interno della priorità “Europa nel mondo” dobbiamo lasciar spazio anche a compiti di natura urgente e imprevista. Il nuovo aggravarsi delle tensioni fra Israele e Hamas richiede non solo un approccio attivo da parte dell’Unione europea, ma anche un coordinamento con gli altri importanti attori mondiali e regionali. Una volta di più abbiamo avuto la conferma che non ci sarà pace fino a quando la Palestina non potrà operare come Stato a tutti gli effetti, uno Stato in grado di garantire la legge e l’ordine sul proprio territorio e la sicurezza per i propri vicini.

Per questo motivo, oltre agli attuali impegni diplomatici, l’Unione europea dovrà continuare ad adoperarsi per lo sviluppo delle infrastrutture palestinesi, addestrando le forze di sicurezza e rafforzando l’autorità dell’amministrazione palestinese. Nel processo di risoluzione del conflitto, la presidenza ceca intende far leva sui buoni rapporti che intercorrono fra la Repubblica ceca e sia Israele che la Palestina. E’ però evidente che, senza una fiducia reciproca, sarà impossibile ottenere una pace duratura in Medio Oriente.

Ho già parlato del partenariato orientale. La crisi in Georgia ha dimostrato quanto sia importante per l’Unione europea sviluppare una strategia per questa regione. Di grande rilevanza, non solo sotto il profilo morale ma anche pratico, è l’approfondimento della dimensione orientale della politica europea di vicinato tramite il rafforzamento della cooperazione con i paesi della regione – soprattutto l’Ucraina – e, allo stesso modo, con i paesi della zona transcaucasica e caspica. Questa cooperazione ci permetterà di diversificare il commercio con l’estero e le fonti di approvvigionamento energetico.

Per quanto riguarda le relazioni transatlantiche, è ovvio che, se questi legami non saranno rafforzati e sviluppati, l’Unione europea non sarà in grado di svolgere efficacemente il proprio ruolo di importante attore globale, proprio come gli Stati Uniti oggi non possono farlo da soli. Potremo aver successo sul lungo termine solo se lavoreremo insieme. La presidenza ceca, pertanto, insisterà sul rafforzamento del dialogo con i rappresentanti della nuova amministrazione americana nei settori chiave dell’economia, del clima e dell’energia, e della cooperazione con i paesi terzi, Pakistan, Afganistan, Russia e Medio Oriente.

Di grande importanza per la posizione dell’Unione europea nello scenario internazionale è la posizione assunta dagli Stati membri nei negoziati per nuovo accordo di partenariato con la Russia. Gli eventi degli ultimi anni, soprattutto quelli degli ultimi mesi, sollevano alcuni interrogativi e sottolineano la necessità di un approccio unitario da parte dell’Unione europea. Servono a questo scopo una comprensione della Russia e un’analisi comune, e siamo pertanto favorevoli alla cooperazione di esperti che conoscano a fondo questo paese a livello comunitario.

Durante la presidenza ceca continueranno i negoziati sull’ampliamento verso i Balcani occidentali e la Turchia. I nostri problemi economici e l’attuale crisi internazionale non devono farci dimenticare i Balcani occidentali. Nel caso della Croazia la presidenza farà tutto quanto in suo potere per garantire che questo paese possa al più presto fare il suo ingresso nell’Unione europea. L’esempio positivo della Croazia è fondamentale per mantenere vive le prospettive europee degli altri paesi dei Balcani occidentali. Faremo il possibile per sostenere il progresso di questi paesi in seno al processo di stabilizzazione e associazione.

Sempre come parte di questo progetto, la presidenza ceca è pronta a continuare gli sforzi tesi a sviluppare la dimensione meridionale della politica europea di vicinato e a migliorare le relazioni con i paesi partner. In questo contesto rientrano anche il rafforzamento dei rapporti fra l’Unione europea e Israele e il sostegno al processo di pace in Medio Oriente – gli eventi drammatici in quella regione non devono fermarci. Al contrario, tali eventi sottolineano la necessità di trovare una soluzione pacifica.

L’ultimo punto, ma non per questo meno importante, è la priorità “Europa nel mondo”, che abbraccia anche l’ambito della sicurezza interna. Le minacce alla sicurezza, infatti, per loro natura, intervengono sempre più spesso nella sicurezza interna. La costruzione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia è un interesse condiviso nell’Unione europea, che tocca le vite di tutti i suoi cittadini. In questo contesto, la presidenza si adopererà per l’ulteriore sviluppo della cooperazione in ambito Schengen, di quella doganale e di polizia e della cooperazione fra gli Stati membri nelle questioni di diritto civile e penale.

Siamo consapevoli del fatto che il periodo finale della nostra presidenza sarà segnato dalle elezioni del Parlamento europeo, da un più intenso clima politico e dalla necessità di completare il processo legislativo per alcuni atti normativi, che non saranno in tal modo accantonati. Il nostro ordine del giorno comprende anche l’avvio del dibattito sulla nuova configurazione della Commissione europea.

Spetta inoltre alla presidenza ceca portare avanti il dibattito con l’Irlanda sulla sorte del trattato di Lisbona. Sono convinto che sia necessario condurre tali negoziati con delicatezza e rispetto per la sovranità dei cittadini irlandesi. Tra l’altro, se dovessimo organizzare un referendum sul trattato di Lisbona nella Repubblica ceca, tutti gli indizi indicano che l’esito sarebbe negativo anche da noi. E’ indispensabile trovare una soluzione che risulti accettabile alla maggioranza dei cittadini irlandesi. Ci sarà certamente d’aiuto anche nel dibattito interno.

Ho iniziato il mio intervento affermando che la questione ceca è anche una questione europea. Probabilmente nessun’altra nazione ha dedicato tanto spazio, impegno e tempo a discutere della propria identità quanto la Repubblica ceca. Quanto sta vivendo l’Unione europea con la ricerca di un nuovo assetto e di una ragion d’essere, è un’esperienza che noi conosciamo bene in virtù della nostra storia. Come paese che ha la presidenza dell’Unione europea, possiamo quindi offrire alla Comunità duecento anni di esperienza nella ricerca del nostro ruolo storico, della nostra collocazione nella famiglia delle nazioni europee.

I rapporti fra la Repubblica ceca e l’Europa sono stati esattamente descritti più di settant’anni fa dal critico e filosofo František Václav Krejčí: “I territori della Repubblica ceca non rappresentano, a nostro giudizio, il cuore dell’Europa in senso geografico, quanto in senso culturale e intellettuale. Ci troviamo nel cuore più profondo del continente, laddove convergono influssi da tutte le sue regioni; ci sentiamo circondati da nazioni interamente europee, forse non direttamente ma attraverso il potere immaginativo delle opere culturali. Lo sosteniamo perché siamo il crocevia di correnti intellettuali e ne consegue che il nostro compito è mediare, in special modo mediare fra est e ovest.”

Ritengo che queste parole possano essere fonte di ispirazione all’inizio del 2009, giacché il compito che attende la presidenza ceca nei prossimi sei mesi è quello di moderare il dibattito in seno all’Unione europea. Grazie per la vostra attenzione.

 
  
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  Presidente . − Signor Presidente in carica del Consiglio, grazie per la sua presentazione estremamente costruttiva e ampia. Le porgiamo i nostri migliori auguri per la sua presidenza.

 
  
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  José Manuel Barroso, presidente della Commissione. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli deputati, i primi giorni del 2009 non lasciano spazio ai dubbi. I prossimi sei mesi metteranno alla prova l’Unione europea. L’Europa dovrà mostrare grande determinazione per aiutare i suoi cittadini, i suoi lavoratori e le sue imprese ad affrontare e superare la crisi economica. L’Europa dovrà mostrare la propria solidarietà in situazioni d’emergenza come l’improvvisa interruzione della fornitura di gas naturale che viviamo in questi giorni. L’Europa dovrà mostrare la propria abilità nell’esercitare tutta la propria influenza esterna per la risoluzione di conflitti internazionali tanto pericolosi per la pace mondiale come quello che si combatte a Gaza oggi.

In stretta collaborazione con la presidenza del Consiglio – e desidero porgere il mio benvenuto al primo ministro Topolánek e a tutta la sua squadra, augurando loro ogni successo alla guida del Consiglio; consentitemi di ribadire la mia piena fiducia nella capacità della presidenza ceca di farsi carico di un ruolo tanto importante – e con il Parlamento europeo, la Commissione si adopererà per dimostrare che l’Europa è all’altezza di questi compiti. Insieme potremo mostrare ai cittadini europei nei prossimi sei mesi perché l’Unione europea oggi rivesta tanta importanza. Potremo mostrare ai cittadini europei perché è nel loro interesse far sentire la propria voce tramite l’elezione dei deputati che siederanno nel prossimo del Parlamento europeo. E’ nostro dovere mostrare ai nostri cittadini perché l’Europa ha bisogno di quell’incremento di democrazia ed efficacia che è garantito dal trattato di Lisbona e perché l’Europa dovrebbe trarne beneficio. Mostriamo loro perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno di un trattato di Lisbona che abbia il sostegno di tutti i nostri Stati membri.

Disponiamo di solide fondamenta dalle quali partire. Nel 2008 l’Unione europea ha dimostrato di essere in grado di prendere decisioni difficili, che vincolano le nostre società per molti anni. Il pacchetto energia e cambiamenti climatici illustra chiaramente la volontà politica di un’Europa lungimirante e determinata. Tale pacchetto ci consentirà di compiere passi avanti verso il raggiungimento di un ambizioso accordo internazionale in dicembre. Nel 2008 l’Unione europea ha inoltre dimostrato di sapersi adattare ai cambiamenti. Ha saputo individuare rapidamente gli strumenti per rispondere alla crisi finanziaria e ha prontamente raggiunto un accordo su un piano di ripresa per stimolare l’economia europea senza alcun indugio. Ritornerò su questo punto.

L’Unione europea apre il 2009 certa della forza della sua reputazione sul piano internazionale. Si è schierata in prima linea per la risoluzione di conflitti come quello fra Russia e Georgia; non diminuirà gli sforzi tesi a riavvicinare le parti come a Gaza; anzi, è proprio grazie all’Unione europea che sono stati aperti perlomeno dei corridoi umanitari per aiutare il popolo palestinese.

L’Unione europea ha inoltre ispirato la serie di interventi adottati dal G20 per affrontare la crisi economica. Ha ribadito il suo impegno a favore di un’apertura dei mercati, soprattutto a favore della conclusione del processo di Doha per lo sviluppo e il commercio e del raggiungimento degli obiettivi del millennio, che le difficoltà legate alla crisi non devono pregiudicare. L’Europa deve altresì continuare a fare tutto quanto in suo potere per far fronte alle sfide di oggi e credo esistano i presupposti per essere fiduciosi.

Quest’anno la Commissione continuerà ad adoperarsi per garantire che non vada perso lo slancio impresso dal G20 a Washington. E’ importante eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono alla riforma del sistema finanziario mondiale e il G20 di Londra rappresenta un’opportunità straordinaria in questo senso. L’Unione europea deve parlare con una sola voce a Londra e deve continuare a dar prova della propria leadership nell’ambito della riforma del sistema finanziario mondiale.

Nel 2009 la Commissione continuerà a proporre importanti iniziative – ad esempio per meglio regolamentare il funzionamento dei mercati finanziari, per lanciare un nuovo programma d’azione nell’ambito della giustizia, della libertà e della sicurezza – e suggerirà nuove misure di adattamento ai cambiamenti climatici. Redigeremo le nostre proposte tenendo conto della revisione di bilancio. Inoltre, presteremo particolare attenzione agli sviluppi della situazione economica e sociale e adotteremo tutte i provvedimenti del caso. Onorevoli deputati, il Parlamento sta ancora esaminando alcune importanti proposte. Ci auguriamo che possano esser adottate prima della fine del vostro mandato, soprattutto grazie all’impegno della presidenza ceca. Mi riferisco, in modo particolare, alle proposte relative alla crisi economica e finanziaria, al pacchetto sociale, al mercato interno dell’energia – che eventi recenti hanno dimostrato rivestire un’importanza cruciale – al pacchetto telecomunicazioni e al trasporto su strada.

(EN) Mi soffermerò oggi sui temi dell’energia e dell’economia. E’ in questi ambiti che i cittadini europei risentiranno delle pressioni più forti quest’anno. Ed è in questi ambiti che l’azione ferma ed efficace dell’Unione europea può fare la differenza.

Un tema che merita un’attenzione urgente e ferma da parte europea è il gas naturale. Senza alcuna responsabilità da parte dell’Unione europea, siamo stati catapultati nella disputa fra Russia e Ucraina per il transito del gas naturale. La situazione attuale, per dirla in breve, è sia inaccettabile sia incredibile. Inaccettabile perché i consumatori europei in alcuni Stati membri sono ancora senza gas dopo una settimana di interruzione delle forniture. Incredibile perché la situazione non è cambiata dopo che ieri è stato firmato ad alto livello un accordo importante, seguito dalle rassicurazioni di Russia e Ucraina circa l’attuazione di tale accordo e la ripresa delle forniture.

Senza fare un processo alle intenzioni, è comunque un dato di fatto che la Russia e l’Ucraina stiano dimostrando di essere incapaci di tener fede ai propri impegni verso alcuni Stati membri. Il fatto è che la Gazprom e la Naftogas non sono in grado di rispettare gli obblighi assunti nei confronti dei consumatori europei.

Vorrei inviare un chiaro messaggio a Mosca e a Kiev. Qualora l’accordo sponsorizzato dall’Unione europea non trovasse urgente applicazione, la Commissione inviterà le aziende europee ad adire le vie legali e raccomanderà agli Stati membri di avviare azioni concertate per individuare vie di fornitura e transito alternative.

(Applausi)

Avremo modo ben presto di capire se esiste un problema tecnico oppure se manca la volontà politica di rispettare l’accordo raggiunto. Voglio essere chiaro: se l’accordo non sarà rispettato, la conclusione è che la Russia e l’Ucraina non possono più essere considerate partner affidabili dell’Unione europea in materia di approvvigionamento energetico.

(Applausi)

Sulla scorta del riesame strategico della politica energetica del novembre scorso, la Commissione avanzerà in ogni caso ulteriori proposte per migliorare la sicurezza energetica in Europa.

Elementi fondamentali saranno l’attuazione del pacchetto sul clima e l’energia e l’utilizzo di 5 miliardi di euro provenienti da fondi non impiegati del bilancio comunitario, fondi che saranno destinati alle interconnessioni per l’energia. A questo proposito, vorrei ringraziare la presidenza ceca per il sostegno che ha manifestato a favore del conseguimento di questo obiettivo, che è stato stabilito al più alto livello in occasione dell’ultimo Consiglio europeo. L’Europa deve agire ora per evitare che situazioni simili si ripetano in futuro.

Consentitemi ora di affrontare altre problematiche. Mi soffermerò sull’economia. Vi sono tutti i segnali di un ulteriore peggioramento del clima economico. La disoccupazione è in aumento. I dati della produzione continuano a scendere. E’ probabile che assisteremo a un peggioramento della situazione prima che si noti un miglioramento. Non dobbiamo nascondere che la situazione è grave, ma non dobbiamo neppure cedere al pessimismo e al fatalismo. Abbiamo definito le strategie giuste per uscire dalla crisi. Possiamo attutirne l’impatto sui gruppi più vulnerabili delle nostre società e possiamo oggi adottare delle decisioni che ci torneranno utili quando la crisi sarà superata. E ci auguriamo che la crisi sarà superata.

Nelle prossime settimane la priorità sarà di lavorare insieme per trasformare le nostre intenzioni in realtà. Il piano di ripresa proposto dalla Commissione e sostenuto dal Consiglio europeo è la risposta giusta. Gli stimoli che introduce sono sufficientemente forti da produrre un impatto in ogni Stato membro: l’1,5 per cento del PIL dell’Unione europea rappresenta un significativo importo di denaro, se ben speso.

Il piano punta alla massima efficacia proponendosi di raggiungere due obiettivi con un solo strumento: la buona salute e la competitività dell’economia europea sul lungo termine, e la necessità di uno stimolo che arresti la caduta nel breve termine. Va riconosciuto che questo non è un dibattito astratto sull’economia, bensì una crisi che colpisce i cittadini europei, le loro vite e il loro benessere. Le conseguenze sociali di tale crisi devono essere affrontate direttamente.

Questo piano, infine, sfrutta la dimensione europea, tramite un adeguato coordinamento, per garantire che gli interventi in uno Stato membro producano a cascata un effetto positivo negli altri, innescando in tal modo un’utile interazione.

Perché questo programma diventi operativo abbiamo bisogno dell’impegno attivo della presidenza, del sostegno degli Stati membri e del Consiglio, e dell’appoggio di questo Parlamento. Ciò significa, in particolare, che occorre giungere rapidamente a un accordo sulle proposte giuridiche del pacchetto – da un’accelerazione nell’uso dei Fondi strutturali al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione – e sullo svincolo di 5 miliardi di euro di impegni non utilizzati da destinare a progetti strategici, con particolare attenzione all’energia e alle interconnessioni energetiche. La crisi russo-ucraina ha evidenziato con una chiarezza senza precedenti che è nell’interesse strategico di tutta Europa colmare le lacune della nostra infrastruttura energetica. Ciò significa dare effettiva attuazione al programma che prevede di iniettare nella nostra economia uno stimolo di circa 200 miliardi di euro. E, naturalmente, significa che la situazione deve essere monitorata perché, come comprenderete, può esserci un’evoluzione.

Mentre siamo impegnati sul fronte degli interventi di breve termine, non dobbiamo dimenticare il lungo termine. Il nostro lavoro sarà più fruttuoso se partiremo da alcuni dei successi che sono alla base della prosperità dell’Europa, ad esempio il mercato interno. Il motto della presidenza ceca, “l’Europa senza barriere”, costituisce effettivamente un messaggio importante e ispiratore, ma, come ha affermato il primo ministro Topolánek, vorrei sottolineare che un’Europa senza barriere ha bisogno di regole – regole europee. Regole che garantiscano che tutti gli Stati membri e tutti gli operatori del mercato si vengano a trovare sullo stesso piano. Regole che garantiscano che tutti i cittadini possano beneficiare dei vantaggi derivanti dall’integrazione europea. Regole che garantiscano la sostenibilità di lungo termine del nostro modo di vivere.

Lavoreremo in stretto contatto con la presidenza e con il Parlamento per conseguire questi obiettivi, perché l’Europa che vogliamo e di cui abbiamo bisogno è un’Europa in cui libertà, solidarietà e sicurezza vanno di pari passo, a beneficio di tutti i cittadini europei.

(Applausi)

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE-DE Group. – (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, pur avendo appena assunto questo incarico, la presidenza ceca si trova ad affrontare notevoli difficoltà e il compito gravoso di dover gestire tre gravi crisi: il perdurare della crisi economica e sociale, la crisi del gas naturale che è motivo di scontro fra Russia e Ucraina e produce pesanti conseguenze per l’Unione europea e si suoi vicini, e lo scoppio di un nuovo conflitto in Medio Oriente.

Di fronte a queste sfide l’unica posizione che i nostri paesi possono adottare consiste nell’unire le forze, mostrarci solidali e agire in modo coordinato e deciso.

Sono lieto che la presidenza ceca, in stretta collaborazione con la Commissione, abbia reagito con prontezza e in modo unanime alla crisi energetica che ha provocato il conflitto fra Kiev e Mosca. Sebbene non sia stata ancora trovata una soluzione, non possiamo accettare di esserne ostaggio. Dobbiamo agire in modo deciso. I presidenti Topolánek e Barroso hanno ragione. Stabilendo che l’energia è una delle sue tre priorità, la presidenza ceca dimostra di aver compreso che la nostra indipendenza energetica e la necessaria diversificazione delle nostre risorse energetiche saranno una delle sfide più importanti negli anni a venire.

Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei nutre forti preoccupazioni, come tutti i cittadini, a causa di questo conflitto e della minaccia che esso rappresenta per i paesi europei nel loro complesso. Non possiamo tollerare che gli Stati membri dell’UE siano ostaggio di tale conflitto. Ciò dimostra, una volta di più, la necessità di addivenire urgentemente a un accordo su una politica europea per l’energia. Dobbiamo pertanto adoperarci per individuare soluzioni che ci consentano di ridurre la nostra dipendenza e per permettere l’introduzione del mix energetico.

Onorevoli colleghi, anche la situazione in Medio Oriente ci riporta alla necessità di accettare le nostre responsabilità internazionali. Sì, l’Europa è il più importante donatore di aiuti umanitari al mondo – possiamo esserne orgogliosi ed è uno sforzo che deve continuare – ma da soli gli aiuti umanitari non risolveranno il conflitto fra israeliani e palestinesi.

L’Europa ha bisogno di una volontà politica forte e articolata, accompagnata da sufficienti risorse umane, militari e finanziarie che le permettano di divenire un attore credibile dello scenario internazionale. Perché gli occhi del mondo sono incollati su Barack Obama? Perché l’Europa non è ancora in grado di presentare il proprio progetto, i propri ideali e la propria conoscenza. L’Europa ha criticato – giustamente – l’unilateralismo dell’attuale amministrazione americana. Se, come mi auguro, le cose cambieranno con il nuovo inquilino della Casa Bianca, saremo pronti a fare la nostra parte per il multilateralismo? Siamo pronti a mettere a disposizione le risorse militari necessarie non per un conflitto, ma per il mantenimento della pace? Siamo pronti a trovare le risorse di bilancio necessarie a finanziare gli strumenti che ci servono per condurre la nostra politica?

Primo Ministro Topolánek, lei ha giustamente fatto delle relazioni esterne dell’Unione europea una delle sue priorità. La situazione attuale ci fornisce molti esempi di quell’urgenza che dovremmo riservare a questo tema, che si tratti dei rapporti con la Russia, gli Stati Uniti o il Medio Oriente, per non parlare poi del Mediterraneo, dei Balcani, dell’Africa o dei paesi emergenti. I cittadini europei si aspettano che l’Europa eserciti la propria influenza sullo scenario internazionale; tutti i sondaggi condotti lo dimostrano da anni. Perché aspettare?

Infine, il presidente in carica del Consiglio dovrà affrontare la crisi economica e sociale monitorando il processo di attuazione dei piani di ripresa nazionali, guidando l’Unione europea al G20 che si terrà a Londra in Aprile. Invitiamo la presidenza ceca a lavorare in stretto contatto con la Commissione per definire e attuare, insieme ai nostri partner internazionali, delle norme da imporre agli operatori economici.

L’Unione europea deve proteggere il proprio modello sociale – l’economia sociale di mercato – e promuovere l’introduzione nei mercati finanziari mondiali di un sistema di supervisione simile a quello che prevale nei nostri paesi. L’Europa deve essere unita e determinata nella gestione della crisi finanziaria e di quella economica.

Facciamo affidamento su di lei, Presidente, e sulla sua presidenza, che dovrà dare prova di forza e guidare l’Europa in un periodo di difficoltà.

(Applausi)

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, Primo Ministro Topolánek, lei è alla guida dell’ultima presidenza di questo mandato del Parlamento europeo. Questo mandato è iniziato con la presidenza olandese, guidata dal primo ministro Balkenende, e nessuno ricorda quali siano state le sue parole a quest’Assemblea o la nostra replica. Pertanto, ciò che diremo e raggiungeremo insieme nei prossimi cinque o sei mesi costituirà il presupposto fondamentale per un’elevata affluenza alle urne in occasione delle elezioni europee. Se i cittadini vedranno che la presidenza, il Parlamento e la Commissione si sono uniti e hanno affrontato con successo le sfide poste dalla crisi, sono certo che si instaurerà un clima certamente positivo e costruttivo nel periodo pre-elettorale.

Per questo motivo il gruppo socialista al Parlamento europeo auspica il successo della sua presidenza. Ho avuto qualche dubbio i primissimi giorni della presidenza quando il ministro Schwarzenberg ha affermato che Israele stava esercitando il proprio diritto all’autodifesa e si è schierato così con una delle due parti in lotta proprio nel momento in cui era necessario che l’Unione europea intervenisse da mediatore. Questa posizione è stata poi rivista, il che è positivo. Lei stesso, Presidente, ha dichiarato che non avrebbe mediato nel conflitto sul gas naturale. Oggi lei ha rivisto questa sua affermazione.

Ci sono stati dei problemi iniziali, ma ora sono stati superati, il che è positivo. Anzi, se le incertezze iniziali – e vorrei sottolineare che il presidente Barroso aveva ragione a questo proposito – permetteranno alle attività della presidenza di produrre risultati positivi, avrete il pieno sostegno del nostro gruppo. Mi riferisco anche al suo discorso di questa mattina, che tutti abbiamo ascoltato e del quale abbiamo preso atto con grande soddisfazione e con un senso di fiducia rispetto ai prossimi mesi.

Vorrei riallacciarmi a un punto da lei sollevato. Lei ha citato l’onorevole Daul, cui sono legato da un rapporto di amicizia – un bravo politico che questa volta è però in errore – il quale ha affermato in quest’aula che la crisi finanziaria non rappresentava la sconfitta del capitalismo. E’ vero che il capitalismo non è stato sconfitto – purtroppo esiste ancora – ma sono stati sconfitti i capitalisti che per anni ci hanno detto di non aver bisogno di regole perché il mercato si sarebbe regolato da solo, avrebbe provveduto da solo a regolare la situazione. Questi capitalisti sono stati sconfitti e quando lei – che fino a ieri è ricorso a politiche simili a quelle propugnate da coloro che sostenevano l’inutilità delle regole – afferma di fronte all’Assemblea questa mattina che abbiamo bisogno di un’Europa di regole, non posso che trovarmi d’accordo: servono effettivamente più regole per gestire, per superare la crisi finanziaria. Presidente Topolánek, desidero porgerle un caloroso benvenuto al club europeo dei sostenitori delle regole – sembra che anche lei abbia imparato la lezione.

(Applausi)

Signor Primo Ministro, quello che attraversiamo è un periodo decisivo per la politica internazionale. Se l’Unione europea intende svolgere il ruolo internazionale che il presidente della Commissione e altri hanno descritto a proposito della sicurezza energetica o del conflitto a Gaza, non può permettersi di sfaldarsi; l’Unione a 27 deve essere un blocco forte sul piano politico ed economico. Potremo essere forti solo se non permetteremo che vincano le divisioni. Dopo tutto, la forza degli altri sta nel poter sperare che l’Europa non parli con una sola voce. Karel Schwarzenberg sostiene che Israele agisce per autodifesa, mentre Louis Michel afferma che il paese sta violando il diritto internazionale. Se questa è l’Unione europea, non vi è alcuna necessità di negoziare con essa.

Non siamo forti se la Russia o l’Ucraina ritengono ciascuna di avere mezza Europa schierata con sé. Siamo forti se abbiamo una solida base fornita dai trattati e questa base ce la dà il trattato di Lisbona. Se il trattato sarà ratificato dal suo governo sotto la sua presidenza – a caro prezzo, data la posizione del presidente del suo paese – il segnale che invieremo sarà inequivocabilmente quello di un’Europa forte.

(Applausi)

Il Castello di Praga è la residenza di Václav Klaus, che si rivolgerà all’Assemblea in febbraio durante una visita a Bruxelles. Il Castello di Praga è stato anche la residenza di Carlo IV, come ha ricordato il primo ministro. Carlo IV ha costruito la Goldene Straße, la Strada dorata, fra Praga a Norimberga, che doveva unire popoli e nazioni, un’impresa straordinaria per quell’epoca. Prima di divenire imperatore germanico e insediarsi a Praga, Carlo IV era duca di Lussemburgo. Pertanto, il periodo che lo ha visto nel Castello di Praga può dirsi davvero europeo. Ci auguriamo che il Castello di Praga possa presto essere nuovamente la residenza di un personaggio tanto europeo quanto questo sovrano.

(Applausi)

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, a nome del mio gruppo desidero dare il benvenuto al presidente in carica del Consiglio e porgergli i nostri migliori auguri.

Un grande cittadino ceco ha affermato: “Non sono più un novellino: da me ci si aspettano dei goal; segnare è il mio mestiere”. Ebbene, ciò che era vero per Milan Baroš, è vero anche per lei e i suoi ministri. Il suo programma definisce quelle che sono le reti da segnare.

A proposito dell’economia lei ha affermato che occorre smantellare ogni barriera interna ed esterna al mercato e che la risposta dell’Europa alla recessione non deve essere solo la spesa, secondo il concetto keynesiano. Dobbiamo piuttosto impegnarci a favore di una concorrenza leale, della liberalizzazione del commercio e di una più libera circolazione dei cittadini e delle merci attraverso i confini nazionali.

Questi sono tempi difficili per i cittadini europei. La sua soluzione sarà criticata, ma non dai liberali e dai democratici. Perché l’esperienza della Repubblica ceca – e di molti altri paesi – mostra ciò che i mercati sono in grado di fare per porre fine alla povertà dei popoli.

Per quanto concerne l’energia, lei ha ragione a perseguire gli obiettivi del riesame strategico della politica energetica, ma il riesame e i nostri obiettivi in materia di cambiamenti climatici non dovrebbero rappresentare un limite alle nostre ambizioni, piuttosto un trampolino per raggiungere altezze sempre più elevate e sostenibili, per accelerare il passaggio dell’Europa dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, ponendo così fine alla nostra dipendenza ombelicale in materia di energia.

In questo momento gli osservatori non hanno il permesso di entrare nelle infrastrutture di transito del gas ucraine. La Russia sostiene di non poter esportare il gas perché l’Ucraina non provvede al suo trasporto, e l’Ucraina afferma di non avere gas da esportare perché i russi hanno modificato la rotta di transito. Nel frattempo, l’industria dell’Europa centro-orientale sta soffrendo, ci sono cittadini che stanno congelando nelle proprie abitazioni, e si suggerisce la possibilità di riaprire reattori nucleari che l’Unione europea ha condannato perché non sicuri.

Questo non è un mercato dell’energia che funziona. Sembra la trama di un film dei fratelli Marx: A Night in the Cold – ovvero una notte al freddo, o meglio, dodici notti e non è ancora finita. Smettiamo quindi di parlare del mercato interno dell’energia e dello sviluppo delle energie rinnovabili: la esortiamo a usare i poteri della presidenza per effettuate gli investimenti necessari.

Appoggiamo le ambizioni della presidenza a proposito dell’Unione europea nel mondo. L’Europa dovrebbe svolgere un ruolo di primo piano nella risoluzione dei conflitti, nel sostegno allo sviluppo e nella promozione dei diritti umani.

Tuttavia, se il suo obiettivo è davvero quello di rafforzare la capacità d’azione dell’UE, perché la Repubblica ceca ha ritardato ancora una volta la ratifica del trattato di Lisbona? Se volete davvero prevenire la proliferazione degli armamenti, perché state costruendo un sistema di difesa con missili balistici sul suolo europeo?

(Applausi)

E se lei auspica la pace in Medio Oriente, perché lasciare che l’Europa sia ridicolizzata da tante missioni di pace così diverse?

L’evolversi della situazione a Gaza ha reso più difficile per molti di noi mantenere un atteggiamento distaccato. Il Parlamento non riuscirà mai ad accordarsi su una posizione comune se cercherà di ripartire con esattezza le responsabilità. Piuttosto, gli errori si possono attribuire a entrambe le parti, si possono denunciare le violenze e negoziare un immediato cessate il fuoco.

Non c’è giustificazione per il lancio di razzi da parte di Hamas, ma neppure per l’uso di esplosivi densi a metallo inerte che provocano mutilazioni nei civili.

Il motto della sua presidenza è “l’Europa senza barriere”. Forse il suo autore si è rifatto a un vecchio proverbio ceco: “Proteggiti non con gli steccati ma con gli amici”.

Signor Presidente in carica del Consiglio, noi, cittadini europei, siamo suoi amici. Il presidente del suo paese ha paragonato l’Unione europea all’Unione Sovietica. Noi, però, non intercettiamo le conversazioni private, come invece è accaduto per suo volere ad alcuni membri di questa Assemblea.

Chi desidera tenersene fuori è libero di farlo, ma questa è un’Unione di amici – amici, pari e partner.

Gli obiettivi della sua presidenza sono ambiziosi. Noi li sosteniamo. Vi tenga fede e ci avrà al suo fianco.

(Applausi)

 
  
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  Brian Crowley, a nome del gruppo UEN. – (GA) Signor Presidente, occorre promuovere il miglioramento delle relazioni politiche ed economiche fra l’Unione europea e l’America. Mi auguro che la presidenza ceca se ne farà carico nei prossimi mesi. L’America avrà un nuovo presidente la prossima settimana, e sfide importanti attendono tutti noi. Sicuramente dovremo disciplinare al più presto i mercati finanziari.

(EN) Signor Presidente in carica del Consiglio, oggi le porgiamo il nostro benvenuto in questa Assemblea. In particolare diamo il benvenuto alla presidenza della Repubblica ceca che assume la guida dell’Unione europea in un periodo cruciale. A nome del mio gruppo, l’Unione per l’Europa delle nazioni, le offriamo il nostro sostegno per la realizzazione del suo programma, che vuole dare all’Unione europea e ai suoi Stati membri una voce chiara e più forte.

Numerosi onorevoli colleghi sono intervenuti a proposito delle crisi attuali. In primo luogo, vorrei congratularmi sia con la sua presidenza sia con il presidente Barroso per il fermo intervento che è stato attuato in risposta alla sospensione delle forniture di gas naturale all’Unione, e non solo perché vi è stata un’attribuzione di responsabilità, ma anche perché siamo immediatamente intervenuti sul piano sociale, economico e politico per far sedere entrambe le parti attorno a un tavolo negoziale, avviando una trattativa che in passato era fallita.

Per questa ragione è importante espandere sotto questa presidenza l’idea di un partenariato con l’est, guardare all’est e ai Balcani perché oggi rappresentano le linee di faglia in seno all’Unione europea, non solo a causa dell’instabilità politica, ma anche in virtù della nostra interdipendenza in materia di energia e attività economiche.

Infine, dato il breve tempo a disposizione, voglio fare riferimento alla quinta libertà da lei citata – la libera circolazione della conoscenza. La conoscenza può fornirci gli strumenti di cui abbiamo bisogno oggi per innescare il circolo virtuoso di innovazione, ricerca e capacità che può essere volto a nostro vantaggio. Per la storia – sua personale e del suo paese – di totalitarismo, libertà e grande istruzione e innovazione, guardiamo a lei perché ci indichi la direzione verso la quale l’Unione europea dovrà muoversi.

Vorrei concludere citando brevemente John F. Kennedy, che nel suo discorso d’insediamento ha affermato: “Ci troviamo oggi alle soglie di una nuova frontiera. Non è una frontiera che assicuri promesse, ma sfide”. So che lei ha la capacità di far fronte a queste sfide.

 
  
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  Monica Frassoni, a nome del gruppo Verts/ALE. – Signor Presidente, onorevole colleghi, in questo stesso momento in cui il nostro dibattito sta avendo luogo cadono le bombe sulla gente di Gaza e penso che la priorità massima nostra, come parlamentari, e del Consiglio e della Commissione, debba essere quella di fermare le bombe sulla gente di Gaza. Penso che questo sia il nostro dovere in questo momento, al di là della definizione e delle differenze che esistono tra di noi nella definizione di chi è responsabile, e devo dire che il nostro gruppo Verdi e Alleanza libera europea ha qualche idea piuttosto chiara su questo, come diremo nel pomeriggio.

Presidente, Lei ha iniziato il suo discorso parlando di una storia medievale, un'età che era violenta, lontana, oscura con qualche luce, ma sicuramente violenta ed oscura. Infatti, nonostante gli sforzi dei vostri partner di coalizione, il programma di questi sei mesi ci sembra fortemente marcato da una visione un po' passata, diciamo cosi, fortemente marcato da un approccio conformista, liberista ad oltranza, tutto business e tutto mercato, ormai, Presidente, è fuori moda.

Penso che sia anche un po' indifferente rispetto alla necessità di politiche, leggi e strumenti in materia sociale che rispondono alle reali necessità dei cittadini, un po' fuori strada nella sua concezione della politica ambientale della lotta ai cambiamenti climatici come un costo, un ostacolo, e non una grande opportunità di innovazione e di crescita sostenibile e perfino, me lo lasci dire, un po' machista, quando si dice che bisogna rivedere gli obiettivi di Barcellona sulle strutture di sostegno alla cura dei bambini, allo scopo naturalmente di mandare le donne a casa di nuovo.

Un programma, quindi, che vede i migranti solamente come una questione di sicurezza, che spinge sulla NATO piuttosto che sul multilateralismo, che ancora giocherella con questa storia dei missili e non mette veramente l'accento su quello che per noi è veramente importante in politica estera ed è la coesione, la coesione della nostra Unione.

Non ci piace neanche il fatto che non si faccia nessuna menzione di un settore molto importante come quello dell'antidiscriminazione e su questo mi piacerebbe sapere che priorità lei concorda al fatto di adottare la direttiva sulle discriminazioni. Insomma, un programma da cui traspare un mondo con troppo pericoli e con poche opportunità.

Lei ha parlato del suo lavoro di mediazione nel conflitto russo-ucraino sul gas, ma dal suo programma emerge molto chiaramente che non è dalla sua presidenza che uscirà un'azione chiara nei confronti di quei paesi, come la Slovacchia e anche la Bulgaria, che approfittano della crisi del gas per riaprire impianti nucleari pericolosi e obsoleti e, poi, Presidente, per favore, non esiste il nucleare sicuro, forse fra 30, 40, 50 e 60 anni non lo so, ma adesso non c'è. Quindi è inutile parlarne perché è un miraggio molto costoso e sicuramente ci distrae da quelle che sono le nostre reali priorità.

La sicurezza energetica e la solidarietà passano attraverso un'azione forte e senza distrazione a favore dell'efficienza e del risparmio energetico, che è un gigantesco cantiere di innovazione, di occupazione, di riduzione dei consumi. La strada maestra per rispondere, tra l'altro, alla guerra del gas. Noi le chiediamo una cosa precisa, Presidente, di convincere i suoi colleghi a mettere al centro del Consiglio europeo di primavera il fatto di rendere vincolante l'obiettivo del 20% di risparmio energetico entro il 2020, la Cenerentola del pacchetto energia dell'anno scorso, e di rivedere le vostre priorità valorizzando in modo meno superficiale le decisioni prese a dicembre in materia di energia rinnovabile.

Presidente, un'ultima parola rispetto al futuro dell'Europa: il trattato di Lisbona non è perfetto, ma è davvero strano che non l'abbiate ancora ratificato. Quindi, per favore, approfitti di questa occasione per spiegarci perché e magari per dirci quando lo farete.

(Applausi)

 
  
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  Miloslav Ransdorf, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Il presidente in carica del Consiglio ha ricordato le nostre complesse esperienze sotto il profilo storico. Sono del parere che la presidenza ceca rappresenti per noi l’occasione di contribuire al superamento della divisione esistente fra est e ovest in Europa. Nel suo romanzo Il buon soldato Sc’vèik, Jaroslav Hašek ha usato un gioco di parole ungaro-tedesco: kelet oszt, nyugat veszti, che tradotto liberamente significa che l’est dà e l’ovest prende. Così è sempre stato nella storia. Oggi abbiamo l’opportunità di porre fine a questa situazione. Credo che la presidenza ceca rappresenti per noi anche l’occasione di liberarci dai nostri dogmi e dai nostri pregiudizi. A titolo di esempio di uno di questi dogmi, citerei il recente articolo di Václav Klaus che ci suggerisce come superare la crisi finanziaria ammorbidendo temporaneamente i parametri sociali, ambientali e sanitari perché ostacolano, egli sostiene, il comportamento razionale dell’uomo. E’ vero invece il contrario: in altre parole la presidenza ceca dovrebbe garantirci un’economia il cui motore sono i fattori sociali e ambientali. Permettetemi di sottolineare a questo proposito che sono d’accordo con il presidente Topolánek su un punto: la necessità di fare affidamento sull’innovazione continua per superare la crisi e la necessità di sviluppare – per usare le parole di Richard Florida – una classe creativa che aiuti le nostre economie a uscire dall’impasse.

Tutti dobbiamo avere il coraggio di cambiare. Stefan George, il grande scrittore tedesco, afferma che il futuro appartiene a coloro che sono capaci di cambiare. Mi auguro che lo saremo anche noi, che cesseremo di essere schiavi del passato, che sapremo colmare le divisioni fra l’Europa orientale e occidentale e creare una sola unità libera da complessi di inferiorità nei confronti degli Stati Uniti o di qualunque altro paese. Vorrei chiudere il mio intervento sottolineando che, alla luce delle nobili intenzioni, propositi e finalità contenute numerose nella presentazione del presidente Topolánek, pur riconoscendo che è legittimo e opportuno che la presidenza ceca proponga progetti ambiziosi, avrei un commento scettico da sottoporvi utilizzando un aforisma del satirista polacco Jerzy Lec: recarsi a un santo pellegrinaggio non impedirà ai piedi di sudare.

 
  
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  Vladimír Železný, a nome del gruppo IND/DEM. – (CS) Signor Presidente in carica del Consiglio, nessun paese è mai stato bersaglio di tanta negatività né soggetto a previsioni tanto cupe quanto la Repubblica ceca all’inizio della sua presidenza. La stampa francese in particolare si dedica con zelo alla descrizione delle nubi tempestose che vanno addensandosi sopra la povera Unione europea, alla cui guida non c’è più una figura tanto capace quanto il presidente francese, ma una banda di cechi.

Cechi che, effettivamente, hanno offeso a morte l’Europa non ratificando il trattato di Lisbona, che permetterà ad alcuni paesi più grandi di controllare per sempre il processo decisionale in seno all’Unione europea. Ad aggravare la situazione si aggiunga poi che questi cechi hanno un presidente popolare, dotato di un intelletto spiacevolmente acuto, che non solo si oppone al trattato di Lisbona, ma riesce in modo competente ad attirare l’attenzione generale sul crescente deficit democratico nell’UE. E’ stato proprio a causa di un simile deficit che, vent’anni fa, abbiamo rovesciato il socialismo nel nostro paese.

La presidenza ceca, tuttavia, ha definito degli obiettivi specifici e delle priorità sagge e avrà molto successo. Facciamole i nostri auguri e diamole il nostro appoggio nonostante le grida imbarazzanti dei socialisti cechi che da tempo scambiano l’amore per il loro paese per un internazionalismo proletario e che oggi, su istruzione dei loro padroni socialisti, cercano velenosamente di destabilizzare la presidenza ceca. Non potrebbe toccarmi di meno!

La trama prevede che la presidenza ceca dia prova dell’inadeguatezza dei paesi piccoli dimostrando così che è giunto il momento, una volta per tutte, di lasciare le redini dell’Unione europea, in virtù del trattato di Lisbona, ai paesi più grandi, capaci ed esperti. Ecco perché questa presidenza è tanto importante e dimostrerà che i paesi più piccoli sono ugualmente in grado di gestire l’UE. Ciò che contraddistingue i paesi piccoli è la loro scelta di stare lontani dalla megalomania, dall’autoreferenzialità, dall’isteria delle pubbliche relazioni, dall’iperattività narcisistica di certi presidenti e dal vanto costante per conquiste inesistenti.

Porgo i miei più sinceri auguri di ogni successo al primo ministro Topolánek, al vice primo ministro Vondra e a tutta la squadra. Il loro successo non sarà solo il successo del mio paese, quanto quello di un paese piccolo e di recente adesione. Questo è il messaggio importante per l’Unione europea. Vedete, la nostra esperienza si estende anche a un altro ambito. Mentre gli Stati membri più grandi dell’UE conducevano la loro esistenza di prevedibili democrazie imparando ad affrontare solamente situazioni standard, noi abbiamo trascorso mezzo secolo sottoposti a un regime totalitario squisitamente fuori standard. Abbiamo così imparato a trovare soluzioni creative per situazioni non comuni, un’esperienza che ci tornerà utile.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI) . – (CS) Signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, sono orgogliosa dell’abilità e della capacità d’azione dimostrate dalla presidenza ceca in occasione della crisi delle forniture di gas ai paesi dell’Unione europea. E mi piacerebbe che il presidente in carica del Consiglio, Mirek Topolánek, in occasione delle trattative sul futuro dell’Unione e, quindi, sul trattato di Lisbona, potesse dar prova della stessa determinazione che ha mostrato durante i negoziati su gas naturale con Vladimir Putin e Yulia Tymoshenko.

Il presidente in carica del Consiglio dovrebbe ambire al ruolo di leader di un gruppo, non a quello di addetto alla manutenzione. Signor Presidente, lei ha la possibilità di dimostrare che tutti gli Stati membri, a prescindere dalle loro dimensioni, sono uguali in seno all’Unione europea. Se riuscirà a mantenere la calma e la determinazione, Presidente Topolánek, il suo nome sarà ricordato nei libri di storia.

Le sono state date la possibilità e l’autorità di dichiarare pubblicamente che il trattato di Lisbona è morto a seguito del referendum irlandese e che tale trattato ci ha condotto in un vicolo cieco. Lei ha la possibilità di proporre la creazione di un nuovo documento lungimirante, che costituirà il vero comune denominatore degli interessi dei singoli Stati membri e otterrà l’appoggio dei cittadini nelle consultazioni popolari. Non è necessario promuovere a tutti i costi il trattato di Lisbona, che rafforza il potere non democratico dei funzionari e nasconde al contempo l’incapacità dell’élite europea di trovare un consenso, ma, soprattutto, la sua riluttanza a rendere conto del proprio operato davanti a cittadini.

Presidente Topolánek, lei rappresenta un paese che, il secolo scorso, è riuscito a liberarsi dal dominio dell’impero austro-ungarico, è sopravvissuto al tradimento di Monaco, ed è resistito agli orrori del nazismo. Lei rappresenta un paese i cui cittadini si sono ribellati all’invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Lei rappresenta un paese che ha trascorso quarant’anni sotto il giogo dell’Unione sovietica, precipitando inevitabilmente nella povertà pianificata grazie al COMECON, e che ha saputo scrollarsi di dosso un regime totalitario senza alcuno spargimento di sangue.

Mi rifiuto di credere che, come primo ministro di un paese che ha alle spalle una simile storia, lei possa accettare che le decisioni sulla politica sociale, l’energia, la fiscalità, la giustizia e la sicurezza siano adottate in una qualsiasi altra sede che non siano i singoli Stati membri. Non credo che lei voglia davvero che i poteri esclusivi dell’Unione europea prevalgano su quelli degli Stati membri. Non credo che lei voglia che l’UE intervenga in materia di tutela e miglioramento della salute umana, industria, cultura, turismo, istruzione o sport. Non credo che lei sia favorevole all’abolizione del diritto di veto nazionale introdotta dal trattato di Lisbona in più di cinquanta ambiti, né alla riduzione del peso del voto dei paesi più piccoli, fra i quali la Repubblica ceca.

Signor Presidente in carica del Consiglio e Primo Ministro della Repubblica ceca, la esorto ad avere il coraggio di dire agli altri 26 Capi di Stato quanto dice in privato nel suo paese. Dica che il trattato di Lisbona non ha alcuna utilità e che lei lo respinge. Lo faccia in nome della democrazia e della libertà. Non si guadagnerà certo l’applauso della cosiddetta élite europea né quello dei funzionari della Commissione o della maggioranza di questo Parlamento. Ma si guadagnerà il rispetto dei cittadini, dei quali spesso ci si dimentica in questa sede, e rafforzerà il suo prestigio in patria. Lei è il presidente di 450 milioni di cittadini, non solo di pochi politici e funzionari.

Nella Repubblica ceca lei spesso definisce il trattato di Lisbona un male necessario. Ma cosa rende necessario questo male? La smetta di convincersi che il trattato è un male necessario. E’ solo un male, e lei può cambiarlo. Si adoperi per la preparazione di un nuovo documento, tragga ispirazione dai trattati di Roma e dalla dichiarazione di Messina, promuova gli interessi comuni dell’Unione europea. In altre parole, promuova la libertà, la prosperità, la competitività e la sicurezza, non l’euro-salute, l’euro-fiscalità, gli euro-parchi e l’euro-birra.

Presidente Topolánek, il male necessario è un alibi da codardi. Lei non è un codardo, o almeno spero di no. Lei ha il sostegno del referendum irlandese, del 55 per cento dei cittadini cechi che sono contro il trattato di Lisbona, e può fare affidamento sulla voce potente del presidente ceco Václav Klaus. Lei saprà certamente che la codardia più grande consiste nel sapere ciò che va fatto e non farlo.

 
  
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  Mirek Topolánek, Presidente in carica del Consiglio. (CS) Vi ringrazio per tutte le domande e le osservazioni a proposito del mio intervento. Anche nella Repubblica ceca esiste un parlamento che esprime una pluralità di vedute. Pertanto, se non posso trovarmi in pieno accordo con alcune delle posizioni assunte, non ne sono comunque sorpreso. Tuttavia, vorrei ribadire da subito – in risposta a molte domande – che ritengo che il mio ruolo qui sia quello di presidente del Consiglio europeo e che, nei prossimi sei mesi, non intendo far prevalere le mie opinioni politiche personali né quelle del mio partito. Devo, però, replicare a proposito di un punto che mi tocca personalmente. Si tratta dei giudizi molto duri pronunciati nei confronti del presidente ceco Václav Klaus, un presidente che i cittadini europei conoscono, il che è positivo e ne sono orgoglioso. Václav Klaus è l’icona della trasformazione ceca degli anni ’90 ed è a lui – permettetemi di aggiungere – che dobbiamo il nostro successo oggi, grazie a lui siamo usciti illesi da quei primi dieci anni. Sono orgoglioso che il paese abbia superato illeso la Rivoluzione di velluto, orgoglioso del fatto che siamo riusciti a cacciare le truppe sovietiche dal paese nel 1991, che ci siamo uniti alla NATO nel 1999 e all’Unione europea nel 2004, e che lo scorso anno siano caduti i confini fra gli Stati membri e oggi si possa viaggiare da Lisbona a Vilnius senza passaporto e senza alcuna restrizione. Sono orgoglioso di essere stato partecipe di questi eventi e di essere qui oggi. Mi sembra incredibile che la Repubblica ceca abbia la presidenza di una comunità che comprende ben 27 paesi e quasi mezzo miliardo di cittadini. Se l’Unione europea perde la capacità di discutere liberamente e pubblicamente – lasciando da parte la questione delle regole e dell’unificazione – e cerca di unificare anche questo dibattito, non sarà più la mia Unione europea. Se perdiamo la capacità, la possibilità di esprimerci liberamente, saremo destinati alla catastrofe. Mi oppongo fortemente agli attacchi contro Václav Klaus. Egli ha la capacità unica di far sentire la propria voce all’interno di questo dibattito unificato e, direi, eccessivamente corretto, introducendo così i parametri per una nuova discussione. Il libero dibattito dovrebbe essere motivo di orgoglio dell’Unione europea in futuro e non dovrebbe mai essere soffocato.

Per quanto riguarda il trattato di Lisbona – che merita una riflessione – direi che questo documento è essenzialmente “mediocre”, appena peggiore del trattato di Nizza e poco migliore di quello successivo. Questo è il mio parere personale. Ho avuto il compito di negoziare questo trattato a nome della Repubblica ceca; lo abbiamo approvato al parlamento, lo ho firmato e lo sosterrò con il mio voto in seno all’assemblea parlamentare. Tuttavia, reputo assurda l’idea di dover imporre a priori ai singoli Stati membri l’obbligo di ratificare un documento privandoli del diritto di seguire le proprie procedure nazionali e di decidere da soli della sua adozione. Dobbiamo cambiare le istituzioni, dobbiamo migliorare il funzionamento dei meccanismi europei, dobbiamo semplificare le regole; non sono del tutto certo che il trattato di Lisbona risponda a tutti questi requisiti. Ciascuno di noi aveva un’opinione leggermente diversa rispetto al contenuto del trattato, onorevole Bobošíková: per me è un compromesso, forse un compromesso molto complesso, e ne appoggerò la ratifica.

Interverrò brevemente sulla situazione in Medio Oriente e la posizione europea in merito al conflitto. Per molto tempo l’Unione europea è stata vista come forte pagatore, ma non come giocatore. Ciò significa che l’UE ha contribuito massicciamente agli investimenti nella regione, anche quelli umanitari e per lo sviluppo, ma non ha fatto valere il proprio peso all’interno del quartetto, né ha dato prova di quella responsabilità che la partecipazione al quartetto presuppone. La situazione attuale, con l’insediamento della nuova amministrazione americana, offre l’opportunità all’Unione europea non solo di investire nella regione risorse economiche, ma anche di contribuire con proprie iniziative di problem solving e con un maggior livello di attività. Non desidero ergermi a giudice delle due parti. E’ un dato di fatto che gli israeliani hanno il diritto di vivere in condizioni di sicurezza senza essere il bersaglio di attacchi con i razzi, e sono stato a Sderot e Ashkelon e in altri luoghi di Israele. Allo stesso modo, il popolo palestinese ha il diritto, in questo momento, di creare il proprio Stato e un’amministrazione funzionante, e di vivere un’esistenza sicura e dignitosa. Questo conflitto che perdura da sessant’anni non ha risolto nulla. Non mi illudo che riusciremo a risolverlo noi; il nostro obiettivo sul breve termine è di raggiungere una tregua e la cessazione delle ostilità. Permettetemi di dare un giudizio non solo sul ruolo dei negoziatori europei e sulla missione guidata da Karel Schwarzenberg in quella regione, ma anche, naturalmente, sul ruolo degli Stati arabi vicini, che valuto positivamente. Mi riferisco all’Egitto e, per esempio, alla Turchia e ad altri paesi ancora. Sono convinto che, una volta garantite certe condizioni, ad esempio il blocco del traffico di armi dal Sinai a Gaza, potremo insieme approdare a una situazione – nel contesto dell’architettura mondiale per la sicurezza o di una sua parte, oppure tramite la sola Unione europea – in cui si potrà porre fine al conflitto, anche se non sono certo che i tempi saranno rapidi.

Per quanto riguarda l’energia, la sicurezza energetica, i cambiamenti climatici e il ruolo dell’Unione europea in questo processo, dovrebbe essere ovvio per tutti che, se la leadership dell’UE in materia di cambiamenti climatici – a prescindere dalla mia posizione personale a questo proposito – non trova il sostegno delle economie e degli attori più importanti come gli Stati Uniti, la Federazione russa, il Brasile, l’India e la Cina, l’iniziativa europea rimarrà isolata, una voce nel deserto e, sul piano internazionale, priva di valore. Il nostro ruolo è di persuadere le altre potenze del mondo e i maggiori produttori di emissioni a seguire il nostro esempio. Questo deve essere il nostro ruolo nei primi sei mesi dell’anno, a mio giudizio, perché considero il pacchetto clima ed energia un capitolo chiuso, in attesa solo di essere attuato, naturalmente dopo l’approvazione che mi auguro il Parlamento europeo vorrà concedere. Talvolta la questione del mix energetico è oggetto di un’eccessiva ideologizzazione e politicizzazione. A mio parere, l’Unione europea dovrebbe adottare un approccio pratico e pragmatico e considerare gli obiettivi e i relativi strumenti di breve, medio e lungo termine. Non riesco a immaginare come paesi la cui industria dipende al 90 per cento dal carbone, come la Polonia, possano radicalmente e bruscamente modificare tale dipendenza nello spazio di quindici o vent’anni. Dobbiamo naturalmente investire nelle nuove tecnologie del carbone, tecnologie pulite, e in un miglioramento dell’efficienza degli impianti, giacché non possiamo mutare questa dipendenza unilateralmente e in tempi rapidi. Dobbiamo discuterne e dobbiamo investire in innovazione e gradualmente adeguare il mix energetico agli orientamenti illustrati – in altre parole, puntare a una maggiore tutela dell’ambiente, a una minore dipendenza dai combustibili fossili e, naturalmente, a un approvvigionamento energetico sicuro e relativamente poco costoso, così da permettere all’Europa di rimanere competitiva sul piano internazionale. La crisi russo-ucraina non è solo una crisi di fiducia, è una crisi che investe gli interessi economici, politici, geopolitici e strategici. E’ un problema che presenta diversi livelli e non è mia intenzione individuare il colpevole della situazione attuale perché per noi, Unione europea e paesi europei, la responsabilità ricade oggi sia sulla Russia sia sull’Ucraina. La Russia non sta fornendo il gas e l’Ucraina sta bloccando il transito; in questo settore dobbiamo esercitare la nostra influenza nella regione e individuare le soluzioni per porre fine a questo problema nel breve termine. Nel medio e nel lungo termine dobbiamo diversificare le fonti e le rotte di transito e garantire l’interconnessione dei sistemi dell’energia elettrica e del gas naturale nell’Unione europea per ottenere ciò che non è stato ottenuto fino a oggi: la solidarietà e l’attuazione dei piani di crisi. Non voglio essere profeta di sventura, ma la crisi non è ancora terminata e la situazione in Slovacchia, Bulgaria e nei Balcani è particolarmente critica e grave.

Faccio riferimento ai miei appunti sui contributi degli onorevoli deputati intervenuti a nome dei singoli gruppi politici: non condivido assolutamente l’opinione secondo cui il nostro programma è troppo liberista o troppo conservatore; il nostro programma si basa sugli obiettivi e sul programma di lungo termine dell’Unione europea. Nei primissimi giorni del nuovo anno il contributo ceco, l’imprinting del mio paese al programma europeo, hanno dato prova di essere ben concepiti, perché la nostra enfasi sulla sicurezza energetica può condurci, inaspettatamente e in tempi mai troppo rapidi, a un dibattito esauriente e approfondito sul modo di garantire indipendenza e libertà all’Unione europea, il che presuppone l’indipendenza – o comunque, una minore dipendenza – dalle importazioni e dalle fonti energetiche esterne all’Unione europea.

Sono state sollevate le questioni della direttiva anti-discriminazione, degli obiettivi di Barcellona, e della scarsa enfasi posta sulle problematiche sociali. Non sono d’accordo, anche se, naturalmente, abbiamo cercato di ricondurre questi obiettivi fondamentali a una forma piuttosto simbolica – infatti, non sottovalutiamo certamente né il problema dell’anti-discriminazione né la tutela delle donne. Posso garantirvi che abbiamo ampia esperienza di bambini che devono essere accolti in diversi istituti, ed è per noi cruciale che le donne e le famiglie possano avere una scelta: dovrebbe essere loro permesso di scegliere, al momento opportuno, se dedicarsi alla cura dei figli, ed è nostra intenzione sviluppare i più diversi meccanismi per consentirlo. In questo modo la famiglia non viene a trovarsi in una situazione di bisogno sociale. E’ altrettanto importante che esista una gamma opportuna di opzioni relativamente agli istituti per l’infanzia, e, credetemi, un paese come la Repubblica ceca ha un’ampia esperienza in materia, acquisita ai tempi del totalitarismo, quando questo principio era imposto con una certa forza.

Non credo di dover aggiungere altro a questa introduzione. Se c’è una cosa che non manca ai cechi, è proprio la fiducia in se stessi. Desidero quindi concludere ribadendo che non nutriamo alcun complesso di inferiorità per essere il più piccolo dei paesi grandi o il più grande dei paesi piccoli; siamo il dodicesimo paese più grande dell’Unione europea. E vorrei semplicemente ricordare che, quando è iniziata la presidenza svedese nel 2001, gli articoli sulla stampa avevano lo stesso tenore di quelli apparsi in novembre e dicembre sui mezzi di informazione, e mettevano in dubbio la capacità degli euro-scettici svedesi di portare avanti il dibattito sulla ratifica del trattato di Nizza, o, in quanto paese di fresca adesione, di guidare l’Unione europea. Se ora sostituiamo il trattato di Lisbona a quello di Nizza e la Repubblica ceca alla Svezia, gli articoli sono esattamente gli stessi. Nessun complesso di inferiorità, quindi, da parte nostra.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
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  Jan Zahradil (PPE-DE) . – (CS) Signor Presidente in carica del Consiglio, seguirò la falsa riga degli oratori cechi che mi hanno preceduto. Stiamo assistendo proprio alla situazione che lei ha individuato, riconosciuto e sottolineato nel suo intervento: poiché le elezioni del Parlamento europeo si avvicinano rapidamente, è molto probabile che gli interventi di diversi eurodeputati, cechi o di altra nazionalità, saranno condizionati più dalla crescente atmosfera pre-elettorale che non dal tentativo di valutare il programma di presidenza da lei presentatoci.

A mio parere, il governo ceco si è trovato già nei primi giorni della sua presidenza di fronte ad una prova senza precedenti, superandola a pieni voti, e sono lieto che diversi onorevoli colleghi l’abbiano sottolineato. E’ inoltre emerso chiaramente che la presidenza ceca ha colto nel segno prefiggendosi le tre E – economia, energia e Europa nel mondo –come proprie priorità: i fatti che hanno segnato l’inizio dell’anno, ossia il conflitto di Gaza e la crisi del gas in Europa, si ricollegano infatti ad almeno due di queste priorità. Un altro fatto indiscutibile, che era mai stato riconosciuto apertamente in precedenza, è l’assoluta centralità della sicurezza energetica per il futuro dell’Unione europea; la sua importanza prevale su ogni altra cosa, persino sul trattato di Lisbona, oserei dire, visto che il trattato non ci darà né luce né gas. La sicurezza energetica non è un problema che sussisterà per un solo semestre di presidenza, ma per molti anni a venire; rappresenta una sfida di notevoli proporzioni ed è quindi un grande onore per la Repubblica ceca riuscire a compiere progressi in proposito. Ciò dimostra allo stesso tempo come le tre E siano tutte interdipendenti: la sicurezza energetica si ripercuote infatti sia sull’economia, che avverte sempre l’impatto iniziale di eventuali restrizioni, sia sulle relazioni esterne, visto che non si possono garantire la sicurezza energetica e la diversificazione dell’approvvigionamento in Europa senza il partenariato orientale, la politica di vicinato o un ulteriore allargamento dell’Unione europea che comprenda, ad esempio, la Turchia.

Credo che la Repubblica ceca si adopererà in tal senso, portando avanti il dibattito e lasciando un marchio indelebile sulla presidenza ceca e sulla leadership dell’Unione. Auguro a tutti noi di avere un grande successo.

 
  
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  Libor Rouček (PSE) . – (CS) Signor Primo Ministro Topolánek, signor Presidente Barroso, onorevoli colleghi, non vi è deputato in questo Parlamento che non formuli i migliori auspici per la presidenza ceca. Da est a ovest, da nord a sud, nella vecchia e nella nuova Europa, tutti gli europei si augurano il successo dell’Unione e della presidenza ceca. E’ ovvio che i membri di questo Parlamento, poco importa se socialdemocratici, popolari, liberali o verdi, condividono la medesima speranza. Purtroppo però, e sottolineo purtroppo, nell’opinione pubblica europea e persino in quest’Aula serpeggiano dubbi e timori circa la capacità della Repubblica Ceca di gestire con successo la presidenza. Esistono diverse ragioni per tali perplessità.

Il primo motivo è l’instabilità regnante nella coalizione di governo nella Repubblica ceca. Gli onorevoli colleghi, per esempio, non riescono a capire come mai, proprio all’inizio della presidenza, si sia proceduto a un rimpasto di governo con la sostituzione di alcuni ministri. Com’è possibile che ministri di nuova nomina e privi di esperienza in ambito comunitario, trovandosi a capo di dicasteri come quello dei trasporti o dello sviluppo regionale, riescano a occuparsi efficacemente dell’agenda europea e a presiedere il Consiglio? Nessun onorevole collega comprende poi come mai i democratici cristiani, attualmente al potere nel paese e in lotta per la sopravvivenza, non abbiano scelto di tenere il proprio congresso elettorale durante la presidenza ceca.

Anche il rapporto tra il governo e il presidente ceco ha suscitato vari interrogativi, come abbiamo sentito. Vorrei una risposta chiara alla domanda se la presidenza ceca, ovvero il governo ceco, concordi con la posizione del presidente Václav Klaus, il quale respinge il trattato di Lisbona, nega il riscaldamento globale e sostiene che siano l’inflazione normativa e le politiche sociali e ambientali ad aver provocato l’attuale crisi economico-finanziaria.

Vi sono inoltre fondate ragioni per dubitare considerando la sua incapacità di onorare l’impegno assunto con il cancelliere Merkel e il presidente Sarkozy – impegno in base al quale il governo ceco, pronto ad assumere la presidenza dell’Unione, avrebbe dovuto ratificare il trattato di Lisbona entro la fine dello scorso anno. Signor Primo Ministro, vorrei che dicesse chiaramente quando il parlamento ceco ratificherà il trattato. Gradirei che mi spiegasse chiaramente perché la ratifica del trattato sia stata condizionata sia alla conclusione di accordi bilaterali con gli Stati Uniti sulla questione dello scudo antimissile, sia a una legge sui rapporti tra le due camere del parlamento ceco.

Come abbiamo qui sentito, il trattato di Lisbona è una necessità e serve, tra l’altro, a dare attuazione alle priorità ceche. Concordo sulla scelta di tali priorità, ma penso anche che, per poter continuare a perseguirle anche in futuro, ad esempio nell’ambito della sicurezza energetica e del maggiore ruolo dell’Europa nelle relazioni esterne, occorra cooperare più strettamente e quindi dotarsi del trattato di Lisbona.

Da ultimo, formulo i migliori auspici per il successo della presidenza ceca, nell’interesse sia del nostro paese che dell’Unione europea.

 
  
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  Silvana Koch-Mehrin (ALDE) . – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, dopo un semestre di presidenza francese caratterizzato da dinamismo, dichiarazioni e colpi di scena, ora il testimone è passato nelle sue mani, signor Presidente, che è dotato di un senso dell’umorismo a cui dovremo forse fare l’abitudine. Spero che questa sarà una presidenza costruttiva e produttiva, giacché l’Unione europea sta fronteggiando enormi sfide. Lei stesso, signor Presidente, ha ricordato la guerra tra Israele e Hamas e la crisi economica, cui si aggiungono ovviamente anche questioni interne, come il trattato di Lisbona.

Mi permetta di richiamare un aspetto in particolare del suo discorso: la sicurezza energetica. Ne ha sottolineato l’importanza fondamentale, e io sono d’accordo con lei sul fatto che nella società moderna l’energia è la materia prima fondamentale. Da essa dipendono il nostro stile di vita, la nostra economia e il nostro sviluppo futuro. Non possiamo dipendere dall’approvvigionamento energetico e l’indipendenza significa disporre di un buon mix di varie fonti d’energia.

Mi auguro quindi che i suoi modi aperti e diretti riusciranno a convincere i partner europei a impegnarsi in un nuovo dibattito sul nucleare e, in particolare, a incoraggiare il governo tedesco a porre fine alla sua politica antinucleare, essendo questo un presupposto fondamentale per la sicurezza nel nostro continente.

C’è molto da fare e questa è la sua occasione per fare progredire l’Europa. La ringrazio e mi dichiaro fiduciosa che la nostra cooperazione nei mesi a venire darà buoni frutti.

 
  
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  Konrad Szymański (UEN) . (PL) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, la politica energetica dell’Unione è l’unico vero metro di valutazione non solo della presidenza ceca nominata dal suo governo, ma anche dei drammatici fatti delle ultime settimane.

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’ennesima serie di controversie tra Russia ed Europa in materia di energia, ma ancora manca una garanzia di sistema o un quadro politico per evitare simili problemi in futuro. Dopo le crisi energetiche del 2004, del 2006 e del 2008, è ormai giunto il momento che l’Unione europea proceda a diversificare non solo l’approvvigionamento energetico, ma anche le stesse fonti d’energia. Per questo motivo mi aspetto che la presidenza ceca intraprenda nuove iniziative per assicurare il sostegno finanziario al gasdotto Nabucco e per dotarsi di una politica energetica più efficace nell’Asia centrale. Mi aspetto quindi che il gasdotto del Baltico venga stralciato dall’elenco delle priorità della Commissione europea, perché la mancata adozione di simili misure significherebbe ritrovarsi l’inverno prossimo con i medesimi problemi di oggi.

 
  
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  Claude Turmes (Verts/ALE) . – (FR) Signora Presidente, relativamente alla questione energetica è in gioco la credibilità dell’Europa. Ringrazio il presidente Barroso per la chiarezza del suo intervento di stamani.

Lo spettacolo che Gazprom e Naftogaz hanno dato di sé negli ultimi giorni è semplicemente inconcepibile! D’ora in poi, bisognerà far capire loro che hanno oltrepassato il segno, e per farlo dobbiamo agire insieme. Grazie tante per il bel coordinamento! Qualcuno può forse spiegarmi che senso hanno le visite a Mosca dei primi ministri di Slovacchia e Bulgaria? Il loro gesto basta a dimostrare a Gazprom che non siamo compatti. Se c’è stato un buon motivo per compierlo, vi prego di spiegarmelo.

Credo inoltre che la Commissione possa svolgere un ruolo importante: considerando quanto sia necessario un piano d’emergenza per la gestione del gas. Occorre prima procedere alla rifusione della direttiva sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas, perché altrimenti la Commissione europea non avrà sufficiente forza politica per agire. Anzitutto serve coordinamento a livello europeo e, in secondo luogo, abbiamo bisogno di un piano per le infrastrutture del gas nell’Europa centro-orientale, facendo affidamento sui fondi disponibili.

In terzo luogo, dobbiamo abbinare alla ripresa economica in Europa un importante piano di investimenti nel settore dell’energia. La priorità principale è costituita dagli edifici dell’Europa orientale. E’ scandaloso che solo una minima parte dei fondi strutturali venga investita in qualcosa di utile! Preferirei che il denaro venisse investito a vantaggio dei cittadini: non nella costruzione di stadi per i campionati europei, ma in edifici, impianti di riscaldamento e energie rinnovabili.

Nel settore dell’energia nucleare, infine, la nostra dipendenza è maggiore rispetto al settore del gas, visto che importiamo il 99 per cento dei nostri combustibili nucleari! Onorevole Koch-Mehrin, è ridicolo collegare la questione dell’indipendenza energetica al nucleare!

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL) . – (CS) Signor Primo Ministro, onorevoli colleghi, sono certo che nessuno in Aula invidia la presidenza ceca per la congiuntura in cui ha assunto la guida dell’Unione europea. Signor Primo Ministro, uno dei principali slogan scelti dalla sua presidenza è “l’Europa senza barriere”. Si può interpretare questo slogan in vari modi, a seconda della propria esperienza personale e politica. Personalmente, ritengo che non sia da intendersi come un mero allentamento dei meccanismi finanziari e di mercato, ma che rappresenti invece una sfida per perfezionare un nostro motivo di vanto, ovvero il modello sociale europeo. Non mi riferisco semplicemente alla possibilità di eliminare vincoli immotivati o alle prospettive per l’occupazione, ma considero questa un’opportunità per garantire parità di trattamento alla forza lavoro mobile. Durante la presidenza ceca, ciò può portare, ad esempio, a sviluppi positivi nell’ancora irrisolta questione dell’assistenza sanitaria transfrontaliera.

Se si vuole un’Europa senza barriere, sarebbe opportuno evitare di crearne di nuove. L’Europa non è solo la Comunità europea, ma comprende anche i nostri vicini, che appartengono al nostro continente in termini non solo geografici ma anche storici. Gradirei conoscere il suo parere in proposito, come pure la strategia che la presidenza attuerà con i vicini lungo i confini dell’Unione; penso soprattutto alla Serbia e alla delicata questione del Kosovo, senza trascurare la Moldova, che ha compiuto molti passi positivi verso relazioni più strette con la Comunità. A mio parere, non creare barriere significa attuare con Russia e Cina una politica giusta e ispirata ai principi europei; anche con questi paesi è necessario puntare a relazioni equilibrate, specie quando sono in gioco gli interessi europei.

Un’Europa senza barriere significa anche prestare la debita attenzione alle numerose minoranze che vivono nel territorio dell’Unione, tra cui una minoranza che nominiamo con una certa riluttanza in quest’Aula – ovvero i non cittadini di alcuni Stati membri dell’Unione europea. La soluzione per affrontare questi problemi dipende, tra l’altro, dall’introduzione di una nuova politica, o meglio dal superamento della politica dei due pesi e delle due misure. Lei ha affermato che la libertà e il processo decisionale sono di fondamentale importanza; per dimostrare che è sincero, dovrebbe dare ai cittadini del suo paese la possibilità di esprimersi in un referendum sul trattato di Lisbona e sul posizionamento dei radar statunitensi.

 
  
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  Philippe de Villiers (IND/DEM) . – (FR) Signora Presidente, a nome del gruppo Indipendenza/Democrazia vorrei porgere un rispettoso benvenuto alla presidenza ceca, esprimendo tutta la nostra considerazione per il popolo ceco, che ha vissuto grandi avversità ed è ora più consapevole di noi del valore e del significato della parola libertà. Nel porgere il benvenuto formulo un auspicio. Signor Primo Ministro Topolánek, signor Presidente Klaus, ai nostri occhi rappresentate due speranze: che si ascolti la voce della gente garantendo che in tutta Europa si organizzi un referendum sul trattato di Lisbona e che ci venga restituita la libertà per affrancarci dall’imperante burocrazia di Bruxelles. Oggigiorno sempre più cittadini europei si oppongono a Bruxelles.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI) . – (NL) Signora Presidente, con solo un minuto a disposizione posso solo pregare la presidenza ceca di aiutarci a far sì che le istituzioni europee rispettino la democrazia. In un sistema democratico sono i cittadini a decidere. Non a caso, nei paesi in cui i cittadini hanno potuto esprimersi liberamente – in Francia, nei Paesi Bassi e in Irlanda – il trattato di Lisbona, detto anche Costituzione europea, è stato gettato alle ortiche. Mi auguro che la nuova presidenza si schieri sempre più con i cittadini e le libertà e non – come ci hanno abituato gran parte delle presidenze – con gli arroganti mandarini europei.

Vi è inoltre la questione turca. La stragrande maggioranza degli europei è contraria all’adesione all’Unione di un paese non europeo. Anche a questo proposito, l’eurocrazia intende però imporre la propria volontà, e abbiamo quindi bisogno dell’aiuto della presidenza ceca. Visto e considerato che la Repubblica ceca si è liberata dalla dittatura non molto tempo fa, nei prossimi sei mesi la sua presidenza può rivelarsi un faro di libertà e democrazia, purché abbia il coraggio di sfidare la volontà dell’élite dell’Unione.

 
  
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  Timothy Kirkhope (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, do il benvenuto al primo ministro Topolánek al Parlamento europeo; sulla scorta di colloqui precedenti, so che l’Europa sarà in ottime mani nei prossimi sei mesi. Per la Repubblica ceca questo è un momento storico, al quale lei contribuirà con le sue note competenze politiche.

Il programma della presidenza ceca ha fissato tre importanti priorità: le tre E di energia, economia e Europa nel mondo. Già nei primi giorni della sua presidenza ha dovuto fronteggiare sfide di notevoli proporzioni, recandosi a Mosca e Kiev e adoperandosi fattivamente per ottenere il ripristino dell’afflusso di gas naturale verso i paesi europei. Sinora ha dato prova di grande abilità diplomatica nelle trattative con Russia e Ucraina, ma è essenziale che il governo russo capisca che nel mondo di oggi gli affari non si conducono ricattando gli altri stati. Mi complimento con lei per come ha guidato l’Unione sin qui e per il suo impegno nell’attuale crisi in Medio Oriente per giungere a un cessate il fuoco credibile, che consenta di riprendere i colloqui di pace.

La crisi economica resta per lei uno dei primi punti all’ordine del giorno. Lei sostiene misure oculate, volte a superare il rallentamento economico. Ha detto chiamante quanto sia importante che l’Europa e gli Stati membri non impongano nuove, gravose regole a livello comunitario o nazionale, pensando a mobilitare quei paesi che condividono il suo stesso liberismo economico affinché contrastino il protezionismo in questa fase. Ora si deve infatti garantire che qualsiasi modifica legislativa sia proporzionata e razionale.

Tra una settimana, infine, si insedierà alla Casa Bianca il nuovo presidente degli Stati Uniti. So che possiamo contare su di lei, signor Primo Ministro, per stabilire un buon rapporto di lavoro con il presidente eletto Obama e so che lei è d’accordo con me sul fatto che il futuro dell’alleanza transatlantica è essenziale per la nostra sicurezza e per la nostra prosperità. Le auguro buona fortuna e, citando l’ultimo grande discorso di Winston Churchill alla Camera dei Comuni, le dico “mai indietreggiare, mai cedere alla stanchezza, mai disperare”.

 
  
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  Kristian Vigenin (PSE) . – (EN) Signora Presidente, dobbiamo ammettere che la presidenza ceca ha avuto un inizio molto difficile – il peggiorare della crisi economica, la brutale operazione militare da parte di Israele e la peggiore crisi nell’approvvigionamento di gas all’Europa vista finora.

Il suo compito diventerà ancor più arduo con l’acuirsi delle tensioni politiche legate alla campagna elettorale europea. La fine della sua presidenza sarà accompagnata dall’elezione di 532 nuovi eurodeputati. Sottolineo questa cifra in quanto non è quella prevista nel trattato di Lisbona. Credo perciò che la ratifica e l’entrata in vigore del trattato dovrebbero avere un posto di maggior rilievo nel suo ordine del giorno, a livello sia nazionale che comunitario.

Potrebbe sembrare una sventura ritrovarsi alla guida dell’Unione in una simile situazione, ma ogni crisi è anche un’opportunità. La invito a cogliere queste opportunità e rendere l’Unione più attiva, visibile e credibile in Medio Oriente. Provi a sviluppare una politica europea più responsabile nel settore dell’energia e delle forniture energetiche. Si adoperi di più per rimettere in carreggiata l’economia europea tutelando i posti di lavoro. Signor Primo MinistroTopolánek, vorrei tanto che alla sua presidenza ne seguisse un’altra di un nuovo Stato membro. Lei ha una particolare responsabilità nel dimostrare che i nuovi arrivati sono capaci anche di guidare, non solo di seguire.

La conditio sine qua non per avere successo è riunire tutti e 27 gli Stati membri intorno alle medesime politiche e azioni. Ciò non sarà possibile senza unità all’interno del suo stesso paese. I messaggi contraddittori provenienti dalle varie istituzioni ceche minano le sue prospettive di successo e la esorto quindi a fare del suo meglio per porre fine ai giochi di politica interna; non è certo facile in una situazione pre-elettorale, ma sotto questo profilo la Slovenia è un esempio da seguire. Il secondo criterio è quello di riunire intorno a sé i principali partiti politici di questo Parlamento. Per sei mesi dovrà scordarsi la sua appartenenza politica e perseguire un dialogo trasversale – questa è la lezione che può imparare dalla presidenza francese.

Vorrei infine richiamare l’attenzione sui rigurgiti di xenofobia, antisemitismo ed estremismo in Europa, dai quali non è immune neppure la Repubblica ceca. Le chiedo di mettere il problema tra i primi punti del suo ordine del giorno, specie in vista delle prossime elezioni europee. Le rinnovo i miei migliori auguri.

 
  
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  Adina-Ioana Vălean (ALDE) . – (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare il presidente in carica del Consiglio per essere qui stamani a presentare il programma della presidenza ceca. Desidero però richiamare l’attenzione su alcune questioni che mi auguro la sua presidenza saprà affrontare.

In primo luogo, concordo sulla premessa dietro la scelta del motto, “l’Europa senza barriere” – che dovrebbe valere specialmente per i cittadini europei aventi il diritto di muoversi e di soggiornare liberamente all’interno dell’Unione europea. Nella mia veste di relatrice di un testo sull’attuazione della direttiva sulla libera circolazione, constato purtroppo che tale motto è messo in discussione dalle stesse autorità nazionali. La Commissione ha pubblicato di recente una scoraggiante relazione sullo stato di attuazione della direttiva. Considerando l’erroneo recepimento della direttiva negli Stati membri, spero che la presidenza vorrà attribuire alla questione più importanza di quanto indicato nel suo programma in materia di libertà e sicurezza.

In secondo luogo, oltre ad alcune complesse situazioni da affrontare in questo semestre – ad esempio, l’imperversare della crisi finanziaria mondiale e le preoccupazioni per la sicurezza energetica – la presidenza dovrà farsi carico anche di un’enorme mole di lavoro legislativo. Confido quindi che lei userà tutti i mezzi necessari per concludere opportunamente, prima della fine del mandato parlamentare, la discussione delle tante relazioni ancora in sospeso. I cittadini europei, in particolare, nutrono grandi aspettative su una possibile riduzione dei prezzi del roaming per i servizi voce, sms e dati. Sperò saprà onorare gli impegni assunti conseguendo un accordo in prima lettura sulla mia relazione relativa alla proposta Roaming II. La ringrazio e le auguro ogni fortuna per la sua presidenza.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN) . – Signora Presidente, onorevoli colleghi, con simpatia alla presidenza ceca e spero che faccia passare l’Europa dal bla bla inutile di Bruxelles ai fatti in tema di lotta alla vergogna del traffico di carne umana dei clandestini che avviene nel Mediterraneo.

Il ministro Maroni, in una recente riunione dei ministri degli Interni di Cipro, Grecia, Italia e Malta, ha dato finalmente una sveglia all’Europa. È ora che l’Europa prenda atto della gravità della situazione del Mediterraneo: traffici clandestini e di droga dall’Africa e dall’Asia. La presidenza ceca consideri l’urgenza indispensabile di misure specifiche di mandati ai ministri degli interni per accordi di riammissione con i paesi terzi di provenienza dei clandestini.

Occorre rinforzare l’azione di Frontex, che però deve essere coordinata con gli strumenti adeguati e mezzi, e l’Europa deve comprendere che sarà efficace solo se correlata a politiche di riammissione dei clandestini e fondi per i paesi, come il mio, che devono accogliere i clandestini. Vada a Lampedusa, Presidente, per rendersi conto della gravità del problema, e ci facciamo magari la sede del centro della lotta ai traffici di droga nel Mediterraneo, una vergogna che dobbiamo estirpare. Vada a Lampedusa come politico e poi magari ci torni come turista, la più bella isola del Mediterraneo!

(Applausi)

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE) . – (DE) Signora Presidente, signor Presidente Barroso, signor Primo Ministro Topolánek, porgo il benvenuto alla presidenza ceca! Come cittadino praghese, eletto tra gli eurodeputati tedeschi nelle fila del gruppo Verde/Alleanza libera europea, sono particolarmente lieto che la Repubblica ceca eserciti la presidenza del Consiglio per i prossimi sei mesi. Più di quarant’anni fa, a seguito dell’occupazione della Cecoslovacchia, avevo scelto l’esilio politico in Germania; oggi mi sembra ancora quasi un miracolo che si possa portare avanti lo sviluppo della democrazia e del rispetto dei diritti umani nella Repubblica ceca e nell’ Europa centrale.

Gli attuali sviluppi a livello politico, economico e ambientale sarebbero una grande sfida per qualsiasi presidenza del Consiglio, ma credo che quella attuale riuscirà a superarla. A tutti noi – non solo alla Repubblica ceca – auguro ogni bene.

(Applausi)

 
  
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  Adamos Adamou (GUE/NGL) . – (EL) Signor Presidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, tra le priorità della presidenza ceca vi è il seguente punto: per poter intraprendere azioni internazionali, l’Unione europea deve vincolare la propria sicurezza a una cooperazione strategica con la NATO e sviluppare le proprie capacità di difesa, a complemento di quelle della NATO stessa.

I cittadini si chiedono quale minaccia stia inducendo l’Unione a vincolare la propria sicurezza alla NATO, visto e considerato che una minaccia visibile sta proprio nella strategia di guerra perseguita da Israele, che l’Unione europea non ha condannato esplicitamente e alla quale non ha imposto sanzioni, come invece aveva fatto in altri casi.

Lei ha dichiarato di desiderare un’economia senza barriere e di voler evitare l’inflazione normativa e l’aumento del livello di protezionismo. Sono questi gli insegnamenti che noi, come Unione europea, abbiamo tratto dalla crisi economica? No alla tutela dei più deboli e sì alla speculazione di mercato? Non stupisce allora che i cittadini stiano perdendo la pazienza con le politiche dell’Unione europea; questo almeno ci dice l’Eurobarometro, che noi continuiamo a ignorare.

Quel che oggi è urgente, come dimostrano le manifestazioni di massa, è l’esigenza di avere una politica di pace, non di complice neutralità. Le reazioni e le proteste dei cittadini sono la prova lampante della necessità di giustizia e di un controllo politico sui mercati e sui prezzi delle materie prime, che consentano a ciascun paese di svolgere il ruolo sociale attribuitogli dai cittadini, senza i vincoli dogmatici del Patto di stabilità.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM) . – (EN) Signora Presidente, vorrei porgere il benvenuto al presidente in carica del Consiglio e formulare i migliori auspici per la sua presidenza e per il suo popolo.

In qualità di eurodeputata irlandese, vorrei ringraziare il governo e il popolo della Repubblica ceca. Infatti la rappresentanza ceca è stata l’unica che, di fronte al no dei cittadini irlandesi al trattato di Lisbona, ha dichiarato di rispettare il voto irlandese; è stato un gesto molto apprezzato, specie considerando la mancanza di rispetto per l’esito dei referendum francese, olandese e irlandese, come pure per i popoli che non hanno avuto la facoltà di votare.

Il rispetto è un atto necessario e impagabile. La presidenza ci ha esposto un programma ambizioso, volto ad affrontare le tante crisi che stanno investendo l’Europa. Per poter avere una qualche possibilità di riuscita, tale programma richiede però il rispetto sia tra gli Stati membri, sia nei confronti dei popoli di quegli Stati.

Sono rimasta colpita dal rispetto da lei dimostrato nei confronti dei suoi connazionali, quando ha ammesso che anche loro, come gli irlandesi, probabilmente boccerebbero il trattato di Lisbona se avessero l’occasione di esprimersi. Tale rispetto è di buon auspicio per la sua presidenza e per l’Europa.

 
  
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  Hartmut Nassauer (PPE-DE) . – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, forse il primo ministro Topolánek non si aspettava un benvenuto in Aula così caloroso e amichevole, ma la presidenza ceca del Consiglio è un evento di portata storica. Nel corso della mia carriera politica ho assistito a due eventi epocali: la riunificazione tedesca e la riunificazione dell’Europa dopo le due sanguinose guerre civili europee del secolo scorso. Il fatto che oggi la Repubblica ceca rappresenti la presidenza nel Parlamento europeo è la riprova degli incredibili mutamenti storici di cui siamo stati testimoni e dei quali possiamo essere grati. Le assicuro il sostegno convinto e incondizionato del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei.

Lei è giustamente partito da Carlo IV, che è stato non solo uno dei primi artefici di una rete di trasporti transeuropea, ma anche il fondatore di una delle più antiche e prestigiose università europee e, quindi, esponente di quella universalità europea che ha impresso su di noi un marchio forse paragonabile a quello dei trattati. Lasciando correre qualche occasionale commento euroscettico, cui il suo paese ci ha abituato, le assicuriamo il nostro sostegno; nel gruppo PPE-DE siamo tutti europei convinti – non vi è alcun dubbio in proposito – e proprio per questo siamo in grado di riconoscere le mosse sbagliate dell’Europa e di contribuire a porvi rimedio. Il trattato di Lisbona è un ottimo strumento per correggere le eventuali mosse sbagliate dell’Europa. Per tali ragioni, nutro la speranza che lei, in qualità di presidente del Consiglio, contribuisca all’entrata in vigore del trattato e che il suo paese lo ratifichi quanto prima.

 
  
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  Enrique Barón Crespo (PSE) . – (ES) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, porgo alla presidenza ceca lo stesso caloroso benvenuto che ebbi modo di esprimere nel 1991 quando, in veste di presidente del Parlamento europeo, mi rivolsi al senato della Cecoslovacchia invitando il paese ad aderire. A mio avviso, quella grande generazione di cittadini cechi e slovacchi si riconosce in una personalità molto rispettata in Europa e in tutto il mondo: ovviamente sto parlando del presidente Václav Havel.

Ho un paio di osservazioni e di domande per il presidente in carica. Mi compiaccio per le sue parole su un’Europa delle regole e per la sua decisione di subordinare la ratifica del trattato di Lisbona a quella dello scudo antimissile. Sebbene molti di noi ritengano che non sia questo il modo di procedere, lei ha deciso di subordinare il futuro del suo paese a una decisione congiunta. Vi è però un fatto che non può essere ignorato: il problema del gas è una controversia politica. Credo che in queste condizioni troverà molto difficile attuare una politica nei confronti dei paesi orientali. Inoltre, non riesco a capire perché, pur essendo i cechi orgogliosi della propria sovranità e indipendenza, si voglia far dipendere la decisione della Repubblica ceca da quello che faranno gli irlandesi.

In secondo luogo, signor Presidente in carica del Consiglio, lei non ha menzionato l’euro. Ieri in Parlamento ne abbiamo celebrato il 10° anniversario, assieme all’ingresso nell’euro della Slovacchia, un paese molto vicino al suo. Che cosa intende fare per difendere l’euro durante la presidenza ceca?

 
  
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  Lena Ek (ALDE) . – (SV) Signora Presidente, signor Primo Ministro Topolánek, signor Presidente Barroso, è assolutamente vero che ci troviamo nel bel mezzo di due crisi – una climatica e l’altra finanziaria – cui si aggiunge la crisi energetica. E’ importante non perdere la bussola. Vorrei quindi chiedere al primo ministro Topolánek se la Repubblica ceca farà in modo che i programmi d’emergenza per la crisi economica contribuiscano a risolvere anche la crisi climatica.

Dopo tutto, abbiamo ora l’opportunità di offrire ai nostri cittadini un ambiente migliore e nuovi posti di lavoro, nonché di aiutare le nostre piccole imprese. La storia ci insegna che a ogni crisi finanziaria segue una fase di progresso tecnologico. Investendo nelle nuove tecnologie verdi – come il teleriscaldamento, i biocarburanti, la generazione combinata di calore e elettricità, le case a basso consumo energetico, i pannelli solari, le reti energetiche intelligenti e così via – possiamo trarre vantaggio dai necessari adeguamenti per far fronte alle minacce climatiche e generare quella ripresa economica che tanto serve all’Europa e al mondo. Un investimento parallelo nella tecnologia climatica intelligente e nell’occupazione darà anche stabilità alla situazione della politica di sicurezza nei confronti della Russia.

Forse chi si è opposto al pacchetto energia e a una politica energetica comune di ampia portata ora comprenderà il motivo per cui abbiamo tanto lavorato per consentire all’Unione di esprimersi con una sola voce su tali questioni. Ad ogni modo, i cittadini europei che stanno patendo il freddo capiscono che cosa va fatto; non possiamo accettare che si ripeta quanto accaduto con la crisi in Medio Oriente, quando tre o quattro delegazioni europee si rincorrevano tra loro.

Do il benvenuto alla presidenza ceca e accolgo con favore il sodalizio con la futura presidenza svedese. Le auguro buona fortuna.

 
  
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  Ģirts Valdis Kristovskis (UEN) . – (LV) Signor Presidente Barroso, signor Primo Ministro Topolánek, onorevoli colleghi, vorrei esprimere al governo ceco il mio apprezzamento per la scelta di proseguire la valutazione degli aspetti politici, morali e giuridici connessi ai crimini del regime comunista – valutazione già avviata sotto la presidenza slovena. Le conseguenze dei crimini commessi dal regime comunista sono una brutta cicatrice sul volto dell’Europa. Tuttavia, influenzati dalla realpolitik, i politici europei fingono ancora di non accorgersene, dimostrando che all’Europa manca ancora la dignità necessaria a contrastare l’ideologia autoritaria della Russia. Purtroppo, fintanto che si continuerà a considerare gli atti del nazismo crimini contro l’umanità, ma si giustificheranno i crimini del regime comunista dell’Unione sovietica, l’Europa e la verità storica resteranno necessariamente spaccate tra la metà orientale e quella occidentale. Sintanto che le forniture di gas all’Ucraina verranno interrotte e i carri armati russi entreranno in Georgia, i valori comuni europei rimarranno soltanto un sogno. Mi appello alla presidenza ceca affinché metta in pratica la volontà espressa nella dichiarazione di Praga.

 
  
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  Jacek Saryusz-Wolski (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, questa è la prima presidenza di un paese dell’ex blocco sovietico: teniamo le dita incrociate per lei, signor Primo Ministro, affinché la sua sia una presidenza di prim’ordine.

Gli inizi del suo semestre di presidenza sono contrassegnati da un clima politico acceso, malgrado il vento gelido della crisi energetica. Vorrei congratularmi con lei, signor Primo Ministro Topolánek, per la tempestiva azione e l’impegno nel trovare una soluzione alla crisi del gas e per la mediazione avviata tra Russia e Ucraina.

Due delle tre principali priorità della presidenza ceca – energia e partenariato orientale – coinvolgono il gas. E’ questo il comune denominatore di entrambe le sue priorità: deve subito trovare un’urgente soluzione di solidarietà, adoperarsi per sbloccare le forniture di gas dei 18 Stati membri i cui cittadini e le cui industrie stanno già soffrendo e pensare a una soluzione duratura, sostenibile e strutturale per il lungo periodo. Occorre che lei metta a punto una strategia globale e decisiva.

Esprimo apprezzamento anche per la priorità del partenariato orientale, che ci darebbe un quadro adeguato per una migliore cooperazione con i nostri partner orientali, tanto vicini alle nostre frontiere. Il Parlamento europeo la integrerà con i suoi stessi strumenti, realizzando un’assemblea interparlamentare da noi chiamata EURONEST. Questo partenariato contribuirà a evitare crisi simili a quella in corso.

Sono fiducioso che la presidenza ceca, nonostante le difficoltà legate alla congiuntura e alla gestione della crisi, sarà all’altezza delle nostre aspettative e che tra sei mesi avremo meno ostacoli e un’Europa forte, più sicura e anche più dolce, come dice lo slogan della presidenza:

(CS) Addolcire l’Europa! Auguri.

 
  
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  Jo Leinen (PSE) . – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, “l’Europa senza barriere” è un buon motto, che va al cuore dell’idea europea di riunire i popoli. Spero comunque che si riescano a superare le barriere mentali di quanti hanno ancora riserve politiche – per non dire ideologiche – sull’Unione europea e quindi si oppongono all’ulteriore sviluppo previsto dal trattato di Lisbona. Anche nel suo paese c’è ancora molta strada da percorrere in tal senso.

Il trattato di riforma è fondamentale. Come è possibile mettere a punto una politica energetica senza le basi gettate dal trattato di Lisbona a tale fine?Non è possibile. Lo stesso ragionamento vale per molti altri ambiti politici. E’ del tutto inaccettabile condizionare la ratifica ad altre questioni interne: stiamo parlando di un trattato comune che non ha nulla a che fare con gli scontri di politica interna che vedono l’opposizione contro il governo o viceversa.

L’Europa è una comunità di valori, che pone al centro il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto, a proposito dei quali il suo paese si dimostra deficitario. Vorrei cogliere l’occasione per ricordare il caso del dottor Yekta Uzunoglu, che da 14 anni si batte per ottenere giustizia e un risarcimento. Mi appello a lei affinché, durante il semestre di presidenza, si possa risolvere questo sfortunato caso, per il quale Václav Havel ha già intrapreso uno sciopero della fame.

Al termine del semestre francese il presidente Sarkozy aveva affermato che i sei mesi di presidenza l’avevano mutato; mi auguro che questa esperienza determinerà un cambiamento anche nella sua persona e in molti altri nella Repubblica ceca.

 
  
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  Andrew Duff (ALDE) . – (EN) Signora Presidente, vorrei porre quattro domande al presidente in carica del Consiglio.

Signor Presidente in carica del Consiglio, se davvero ritiene che il trattato di Lisbona sia peggiore del trattato di Nizza, perché l’ha firmato?

In secondo luogo, mi può cortesemente confermare che la Repubblica ceca non cederà alla tentazione di seguire l’esempio irlandese, cercando di smantellare il pacchetto di Lisbona?

In terzo luogo, non ritiene che il fatto di venire qui a elogiare la legittimità del Parlamento sia in contraddizione con il rifiuto di sostenere un trattato che rafforza notevolmente i poteri di questa istituzione?

In quarto luogo, la sua presidenza può avere un’effettiva autorità se prima la Repubblica ceca non ratifica il trattato?

 
  
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  Bogdan Pęk (UEN) . – (PL) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, è paradossale come questa crisi multiforme, che sta colpendo tutto il mondo, compresa l’Europa, possa diventare un grande alleato. Quelli che solevano dire a tutti come gestire i propri affari sono infatti gli stessi che ora vengono indicati come responsabili della crisi, per averla scatenata e per averci coinvolto.

Formulo i migliori auspici al presidente in carica, visto che oggi si avverte un vento di cambiamento nella sua dichiarazione. Vorrei rievocare un fatto storico, che le potrebbe risultare utile. Nel 1618 si recò a Hradčany, per conto degli Asburgo, una sgradita missione diplomatica, i cui membri diedero prova di un’arroganza senza precedenti e furono per questo scaraventati dai cechi giù dalla finestra, in un atto che da allora prese il nome di “defenestrazione”‘. Mi auguro di assistere presto a una simile defenestrazione politica: spero lancerà i cattivi consiglieri fuori dalla finestra della decenza e della ragione, riuscendo a far progredire la causa europea. Sono queste le aspettative dei cittadini europei: non è dando ascolto ai ciarlatani che riuscirà a soddisfarle.

 
  
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  Stefano Zappalà (PPE-DE) . – Signora Presidente, onorevoli colleghi, come sempre in Europa viviamo importanti situazioni storiche e il semestre della Presidenza ceca è certo da annoverare tra queste.

I problemi sul tappeto, a cui tale Presidenza dovrà trovare una soluzione, sono tanti e rilevanti: per il trattato di Lisbona, che necessita di una definitiva approvazione, la via è già stata tracciata, ma serve un ulteriore colpo d'ala affinché non si protragga oltre il corrente anno. La grave crisi economica mondiale ancora non ha espresso tutti gli effetti che certamente si dispiegheranno in modo notevole nel corso del corrente anno. È auspicabile che si continui sulla via già intrapresa dalla Presidenza francese in maniera che i prossimi G8, peraltro con la Presidenza italiana, raccolgano risultati adeguati alle esigenze europee.

L’Europa sta affrontando un grave problema sul fronte dell’approvvigionamento energetico: è un fatto di una gravità notevole e la soluzione appare complessa. Comunque, una soluzione forse sta per essere trovata, ma tuttavia va garantito il futuro, considerata la dipendenza di molti Stati, tra cui il mio, da tali forniture.

La situazione della Striscia di Gaza non può essere ulteriormente tollerata. Non si deve trattare con i terroristi, ma, una volta per tutte, devono cessare gli attacchi al popolo israeliano e non si deve più tollerare che civili non colpevoli periscano sul fronte di una guerra assurda e purtroppo permanente.

L’immigrazione va risolta in chiave europea e per questo va posta molta attenzione anche alla situazione di alcuni Stati, tra cui l’Italia e Malta, che hanno su questo argomento molte difficoltà. Il problema di Cipro va affrontato nel breve periodo, per risolvere una volta per tutte il rapporto tra Grecia e Turchia, tra l’Europa e la Turchia, che peraltro continua ad essere in perenne attesa dell’adesione.

Infine, Presidente Topolánek, infine sperando di vederla sempre presente in quest’Aula, Le auguro un ottimo lavoro e mi complimento perché è ancora qui con noi dopo la sua prima replica. Noi non ci siamo molto abituati con le precedenti Presidenze. Grazie, vuol dire che questo è un buon segno.

 
  
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  Bernard Poignant (PSE) . – (FR) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, studiando la storia ceca ho scoperto perché il suo paese non abbia ancora ratificato il trattato di Lisbona. Dai libri di storia emerge infatti il potere magico dell’otto, contenuto anche nel numero 2008. Questa cifra scandisce la storia del paese: la Cecoslovacchia nacque nel 1918 e Praga fu fondata nel 1348. Si possono citare una quarantina di esempi, fra cui tre eventi recenti e particolarmente dolorosi: nel 1938 Francia e Regno Unito lasciarono sola la Repubblica ceca, nel 1948 ci fu un colpo di Stato e nel 1968 i carri armati sovietici invasero il paese. Capisco il motivo per cui avete deciso di accantonare il 2008: ratificare il trattato quell’anno sarebbe stato sospetto, soprattutto perché taluni paragonano il trattato alle limitazioni della sovranità dei tempi di Breznev. Malgrado i suoi trascorsi e le sue colpe, il qui presente compagno Barroso non è di certo Breznev!

(Si ride)

Facciamo parte di un progetto che si caratterizza per la sua sovranità condivisa e volontaria. Il trattato di Lisbona è solo un momento, una fase di quest’epoca storica. Ora che il 2008 è finito, vi prego di ratificare entro il 2009!

(Applausi)

 
  
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  Margarita Starkevičiūtė (ALDE) . (LT) La Repubblica ceca assume la presidenza dell’Unione europea nel momento in cui ci domandiamo come trasformare l’economia e se il modello futuro dell’Unione sarà di orientamento più sociale o più liberista. Sebbene talvolta questa scelta sia addirittura presentata come una disputa tra la vecchia e la nuova Europa, credo che la presidenza ceca saprà trovare un consenso, giacché non sussistono grandi differenze tra i due concetti. Il loro convergere è da ricondursi alla globalizzazione e a un ambiente economico multiculturale che si sta ancora delineando. Il concetto di economia di mercato è soggetto a varie interpretazioni, e questo è un fattore comportamentale. I paesi dell’ex blocco sovietico sanno perfettamente che l’esistenza di istituzioni e di regole di mercato non ne comporta necessariamente il perfetto funzionamento, in quanto le istituzioni e le regole devono corrispondere alla mentalità e alle aspettative della gente. Anche se a volte si cerca, per mera convenienza politica, di porre l’accento sulle differenze tra i modelli economici nella prospettiva politica di lungo termine, in un contesto economico, poliglotta e multiculturale in continuo cambiamento, un eventuale ritardo nel riformare la politica economica contribuirà solo all’ascesa al potere di gruppi populisti radicali e causerà arretratezza economica e instabilità politica a lungo termine.

 
  
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  Elmar Brok (PPE-DE) . – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, vorrei congratularmi con la presidenza ceca per l’incarico assunto. Questa è la prima volta che un paese dell’ex patto di Varsavia detiene la presidenza del Consiglio e ha quindi un’importanza simbolica, come ha giustamente affermato l’onorevole Nassauer.

Le trattative sul gas, le attività del presidente in carica Schwarzenberg in Medio Oriente e numerosi altri esempi dimostrano che la presidenza ceca è ben preparata per gli impegni che l’attendono. Attribuisco quindi particolare rilevanza al fatto che si sia tenuto in grande considerazione il cosiddetto piano strategico di sicurezza energetica. Proprio questo esempio dimostra infatti che vi sono molti ambiti in cui gli Stati nazionali non sono più in grado di tutelare da soli gli interessi de propri cittadini, e che solo un approccio comune europeo può essere la soluzione.

Tuttavia, signor Presidente in carica del Consiglio, soltanto il trattato di Lisbona ci conferisce competenza in materia di energia e di sicurezza energetica. Le nostre attuali attività sono di coordinamento e non sono vincolanti. Nel caso di molte delle sfide da affrontare, non saremo in grado di agire senza le possibilità d’azione offerte dal trattato di Lisbona – mi riferisco alla maggiore democratizzazione, ossia al rafforzamento dei diritti del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. Suppongo quindi vi sia stato un errore nell’interpretazione verso il tedesco, secondo cui lei avrebbe detto che il trattato di Nizza potrebbe essere migliore del trattato di Lisbona. Dovrebbe avere ancora la possibilità di correggere la versione in lingua tedesca. Dovremmo dunque trovare l’occasione per specificare che soltanto con il trattato di Lisbona potremo affrontare più efficacemente le sfide comuni in tutti i principali settori. Grazie mille.

 
  
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  Edite Estrela (PSE) . – (PT) Signor Presidente in carica del Consiglio, lei ha parlato di un’Europa delle regole, soffermandosi molto proprio sulle norme. Una delle regole della democrazia è il rispetto degli impegni; lei si era assunto l’impegno di ratificare il trattato di Lisbona entro il 2008, ma non l’ha ancora onorato e ha sbagliato a non farlo. Vorrei dunque sapere quando la Repubblica ceca ratificherà il trattato di Lisbona.

La sua affermazione sulla fiducia in se stessi mi è sembrata arrogante. Il governo ceco, compreso il presidente, ha tutto il diritto di dire e fare ciò che gli aggrada, ma non può dimenticare che fa parte dell’Unione europea e che ora parla a nome di quasi 500 milioni di cittadini e di 27 Stati membri.

Ecco perché non si può ignorare il fatto che 25 Stati membri hanno già ratificato il trattato di Lisbona, mentre l’Irlanda ha già previsto un secondo referendum. Per fortuna i sondaggi prevedono una maggioranza di consensi; gli irlandesi hanno capito che, in questo contesto internazionale particolarmente difficile, l’appartenenza all’Unione europea e alla zona euro li ha protetti da guai ben peggiori.

Alla Repubblica ceca non rimane che indicare quando ratificherà il trattato di Lisbona. Come ha dichiarato il presidente del mio gruppo, l’onorevole Schulz, in un momento in cui affrontiamo sfide senza precedenti è necessario che l’Europa parli con una sola voce. Ciò sarà possibile solo con il trattato di Lisbona.

 
  
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  Marco Cappato (ALDE) . – Signora Presidente, onorevoli colleghi, Presidente Topolánek, lei ha parlato della partnership orientale. La partnership è un’invenzione abbastanza recente di questa Unione europea, non esisteva nell’Europa che volevano i padri fondatori del Manifesto di Ventotene, nell’Europa dei primi lustri dopo la guerra mondiale. Era l’Europa che dava ai suoi confini la prospettiva dell’adesione anche nei confronti dell’Europa orientale e dell’Europa dell’Est. L’Europa è stata un fattore di pace non perché offriva prospettiva di partnership ai suoi confini, ma perché offriva la prospettiva della membership, di fare parte di essa.

Ecco, la presidenza francese che l’ha preceduta, invece, è stata molto chiara, se parliamo di barriere, nel voler definire i confini dell’Europa, sbattendo le porte in faccia innanzitutto alla Turchia e rendendo chiaro che l’Unione europea vuole chiudere i suoi confini. Il risultato di questo è nei confini dell’Unione europea – nei decenni passati c’era la speranza per paesi come il suo, oggi invece ci sono le guerre e le tensioni in Medio Oriente, nei Balcani, nel Caucaso, negli Urali e nel Magreb.

Ecco l’invito che vogliamo farle, come Partito radicale non violento, è di prendere in considerazione l’urgenza, di nuovo, degli Stati Uniti d’Europa, che si aprono alla membership, ai membri, e non ai rapporti confusi della partnership, partnership che nega l’integrazione di ciò che è più importante: i diritti civili e politici per i cittadini europei e ai confini dell’Europa.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, vorrei congratularmi con il presidente in carica del Consiglio per l’abilità che la sua presidenza ha già dimostrato nell’affrontare varie questioni.

Molti svedesi sono ancora convinti che Praga si trovi a est di Stoccolma, a causa del retaggio della geografia politica del secolo scorso. Ovviamente, si tratta di un errore e la sua presidenza, signor Presidente in carica del Consiglio, servirà a rimettere la Repubblica ceca al posto giusto nelle nostre mappe mentali – cioè nel cuore dell’Europa di ieri e di domani.

Mi auguro anche che il suo semestre possa preparare il terreno per la presidenza svedese, da un lato, negli ambiti del clima e della competitività, in cui è così importante che lei dimostri che sappiamo affrontare i problemi economici in modo aperto e non protezionistico, seguendo le dinamiche di un’economia aperta; dall’altro, anche riguardo alla questione energetica, un ambito in cui la Repubblica ceca si trova nella posizione migliore per svolgere un ruolo fondamentale. I tempi che stiamo vivendo impongono riforme e cambiamenti.

Penso sia giusto affermare che, in ambito energetico, solidarietà e sicurezza comportano la necessità di riformare e rafforzare il mercato interno dell’energia europeo, altrimenti resteremo esposti ai diversi tentativi e minacce che causano divisioni e frammentazioni tra di noi. Uno degli obiettivi dovrebbe essere quello di garantire che nessuno controlli sia la fornitura e la produzione di gas e energia elettrica, sia la relativa rete di distribuzione. A tal fine, dovremo dotarci di un mercato comune; se la sua presidenza raggiungerà tale obiettivo, conseguirà un progresso d’importanza strategica, del quale spero ci potremo congratulare con lei tra sei mesi.

 
  
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  Maria Berger (PSE) . – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, io e alcuni onorevoli colleghi qui presenti apparteniamo al gruppo di eurodeputati della commissione parlamentare mista, che aveva perorato con particolare convinzione la causa dell’adesione ceca nel periodo precedente il 2004. Il fatto di accogliere per la prima volta una presidenza ceca rende dunque quella odierna una giornata speciale, anche per gli europarlamentari non cechi. Dal punto di vista di un’eurodeputata austriaca, posso aggiungere che non è stato sempre facile promuovere in Austria la campagna per l’adesione della Repubblica ceca. Siamo dunque di certo tra coloro che assicurano alla presidenza ceca particolare sostegno, senza attribuire troppa importanza ai problemi di rodaggio già ricordati, come la posizione iniziale, alquanto parziale, sul conflitto di Gaza e le idee del presidente ceco, secondo cui gli standard sociali e ambientali sono troppo elevati. Dal punto di vista austriaco, ci rammarichiamo particolarmente delle espressioni di solidarietà verso il progetto slovacco di riavviare Bohunice, che costituirebbe una palese violazione del diritto comunitario in vigore.

L’eccellente filosofo e scrittore Jiří Gruša è l’autore di Gebrauchsanweisung für Tschechien und Prag (Praga e la Repubblica ceca: istruzioni per l’uso), che consiglio agli onorevoli colleghi perché si tratta di una lettura piacevole e molto divertente. Ancora non esiste un simile libretto di istruzioni sull’Europa ma, se mai ne venisse pubblicato uno, sarebbe bene consigliare a tutte le nuove presidenze di non rifiutare il sostegno loro offerto dal Parlamento o dai governi degli Stati vicini.

 
  
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  Othmar Karas (PPE-DE) . – (DE) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, lei ha una responsabilità particolare. La presidenza ceca ha avuto un inizio accidentato – la sua installazione artistica è stata considerata provocatoria e persino offensiva – ma i suoi sforzi sinceri per trovare la propria strada e assumersi la responsabilità dell’intera Unione sono stati visibili anche prima di oggi. La presidenza sembra ben preparata e forte di un programma che contiene le priorità giuste; sarà comunque giudicata sulla base sia della determinazione, dell’impegno personale e dell’orientamento europeo con cui attuerà le priorità, sia della percentuale di successo.

Il presidente della Commissione Barroso ha affermato che in questo semestre l’Unione viene messa alla prova. La presidenza del Consiglio e il governo ceco stanno affrontando una prova di politica europea. L’esito del test sarà positivo solo se noi tutti faremo del nostro meglio; le chiedo dunque di smetterla di contrapporre la politica interna del suo paese alla politica europea, nonché di scaricare sulla presidenza del Consiglio questioni di ordine interno. Signor Presidente, dovrebbe dire chiaramente ai cittadini che è già consapevole del fatto che, relativamente a problemi come la controversia sul gas, Gaza, i piani slovacchi su Bohunice e la crisi finanziaria, il trattato di Lisbona rafforzerebbe il suo ruolo, consentendole di svolgerlo in maggiore armonia con le altre istituzioni europee.

L’Unione europea è una comunità di valori e un sistema di diritto comune. Abbiamo delle regole: chiunque le infranga o non mantenga le promesse fatte dimostra mancanza di solidarietà. Malgrado tutte le nostre differenze, siamo uniti da una comunità di valori, da un sistema di diritto comune e dai nostri obiettivi politici.

Lancio quindi un appello: non si nasconda dietro l’Irlanda, faccia un passo avanti e ratifichi il trattato di Lisbona prima della Festa dell’Europa 2009, prima della fine del semestre ceco. Lei sarà giudicato in base ai fatti, non in base alle parole del presidente della Repubblica ceca.

 
  
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  Gary Titley (PSE) . – (EN) Signora Presidente, è interessante sentir dire al presidente in carica che l’opposizione sta cercando di silurare la presidenza ceca: dal mio punto di vista è il presidente ceco a darsi molto da fare per silurare l’attuale presidenza.

La presidenza ceca sostiene di star già facendo tutto il possibile per l’allargamento dell’Unione europea con l’adesione della Croazia. Se davvero è così, perché non ratifica il trattato di Lisbona? Dopo tutto, la Repubblica ceca l’ha approvato e quindi ora deve adempiere ai suoi obblighi.

Siamo onesti: questo non è un bell’inizio per una presidenza. Il presidente ceco considera il pacchetto sul clima un lusso insulso, mentre il ministro delle Finanze afferma che il piano di ripresa economica gli ricorda l’epoca del comunismo. La cosiddetta installazione artistica della presidenza ha indignato tutti, soprattutto i bulgari, e la prima dichiarazione sulla crisi di Gaza ha dovuto essere ritirata dopo alcune ore.

Quel che serve al momento è una leadership forte; quanto visto finora mi ha fatto capire che prima si arriva a un presidente del Consiglio a tempo pieno e meglio è, poiché solo un’azione europea coerente darà all’Unione sicurezza, influenza mondiale e ripresa economica. Troviamo quindi la giusta leadership.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Josef Zieleniec (PPE-DE) . – (CS) Signora Presidente, la presidenza ceca merita un riconoscimento per il suo ruolo attivo nel dirimere il contenzioso sul rinnovo delle forniture ceche di gas. Sarebbe però un grave errore passare ad altro senza aver prima risolto le cause a lungo termine di questo problema.

Tutto ha origine dalle ambizioni russe di estendere la propria sfera d’influenza verso l’Ucraina e l’Europa centrale. L’Unione deve puntare a mantenere l’Ucraina sul proprio schermo radar; ciò non sarà però possibile se l’Ucraina continuerà ad avallare operazioni poco trasparenti e ad aggrapparsi ai “prezzi di buon vicinato” che non rispecchiano la realtà del mercato e che preservano la dipendenza politica dell’Ucraina dalla Russia.

Le priorità della presidenza ceca comprendono la sicurezza energetica e il rafforzamento del partenariato orientale, un aspetto fondamentale del quale deve consistere nell’aiutare l’Ucraina a fissare quanto prima prezzi di mercato per l’energia, negoziati nel contesto di contratti a lungo termine.

La presidenza dovrebbe anche esercitare una reale pressione su Kiev per convincerla a smantellare strutture economiche dubbie che minano gli sforzi per riformare e sviluppare lo stato di diritto. Soltanto una forte pressione esterna sull’Ucraina e una cooperazione fattiva aiuteranno il paese a mettere da parte gli interessi a breve termine e spesso di natura personale e a scegliere una reale indipendenza dalla Russia, nonché uno stato di diritto esente dal dilagare della corruzione. Se in Ucraina non si fa una pulizia generale, non ci si può aspettare che l’Unione europea risponda efficacemente alla sempre più aggressiva politica russa nei confronti dell’Europa centrale e orientale.

Il momento giusto per stringere una forte collaborazione tra l’Unione e l’Ucraina arriverà subito dopo l’allentamento della crisi del gas. Se la presidenza ceca, a nome dell’Unione europea, non riuscirà a esercitare una pressione efficace sui leader ucraini, non solo avremo presto altri giorni di freddo pungente e senza gas, con gravi conseguenze per le economie degli Stati membri, ma soprattutto assisteremo a un pericoloso cambiamento nelle relazioni geopolitiche nell’Europa centrale e orientale.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE) . – (EN) Signora Presidente, come tutti in questo Parlamento porgo i miei auguri alla presidenza ceca. Tuttavia, signor Presidente in carica del Consiglio, sono rimasto sgomento nel sentire il suo infelice commento di stamani in Aula. Lei giudica Lisbona peggiore di Nizza: ciò non solo è falso, ma crea divisioni e rappresenta una violazione della fiducia. Dovrebbe riflettere seriamente sull’opportunità di rimangiarsi le sue parole di questa mattina a proposito di Lisbona.

Abbiamo bisogno dell’Unione più unita, democratica ed efficace che ci viene offerta da Lisbona per affrontare molti problemi; uno qualsiasi di essi – sicurezza energetica, cambiamenti climatici, crisi economica e finanziaria, e i conflitti in molte regioni – potrebbe sprofondare il nostro mondo nel caos. Spetta a lei, in qualità di presidente in carica, fare da mediatore e guidare l’Europa secondo i nostri valori comuni di solidarietà interna ed esterna, di economia sociale di mercato, di multilateralismo e di parità tra uomini e donne – compreso il diritto sia delle donne che degli uomini di condividere i compiti della genitorialità.

Signor Presidente in carica del Consiglio, per sei mesi deve mettere da parte le sue idee conservatrici e neoliberaliste, altrimenti si ritroverà in rotta con questo Parlamento durante tutto il semestre. Probabilmente, il prossimo autunno l’Irlanda terrà un referendum sul trattato di Lisbona, su cui si è ormai fatta chiarezza; personalmente lavorerò sodo per assicurare un esito positivo per l’Irlanda e per l’Europa. I suoi commenti di oggi rendono molto più difficile il mio compito. Se il referendum fallirà, signor Presidente, la stragrande maggioranza degli europei non la ringrazierà.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Jerzy Buzek (PPE-DE) . – (PL) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, desidero ringraziare in particolare il primo ministro ceco per aver assunto la presidenza e vorrei congratularmi con lui per il successo di queste prime due settimane, malgrado le difficoltà. Capisco perfettamente le sue affermazioni sull’identità nazionale – un’identità che i nostri paesi, dall’est all’ovest dell’Europa, hanno costruito con successo.

Vorrei richiamare l’attenzione su una questione che a mio parere sarà fondamentale in questi sei mesi: il terzo pacchetto sull’energia. Tra i suoi contenuti vi sono il mercato comune dell’energia, un’agenzia comune europea per la cooperazione tra gli organi nazionali di regolamentazione, i collegamenti transfrontalieri, gli investimenti congiunti e infine l’integrazione – in altre parole, solidarietà in ambito energetico e forniture di energia sicure.

In secondo luogo, il terzo pacchetto energia significa anche liberalizzazione e un’equa regolamentazione dell’accesso alle reti, ossia concorrenza sul mercato, il che comporterà, a sua volta, una riduzione dei costi e dei danni per l’ambiente ed energia meno costosa per i consumatori e, quindi, per l’economia, contribuendo così ad affrontare la crisi.

In terzo luogo, con il terzo pacchetto energia si introducono regole giuste per le attività dei paesi al di fuori dei nostri mercati, con politiche comuni per l’approvvigionamento degli Stati membri dell’Unione europea e la possibilità di trasporto attraverso paesi terzi. Nel contesto del partenariato orientale e dell’attività dell’Unione nei paesi orientali, il terzo pacchetto parla da sé.

Il terzo pacchetto può giovare a ciascuna delle tre principali priorità della sua presidenza – energia, economia, e dimensione orientale dell’Europa. La esorto a mantenere questa priorità e a dare piena...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Jan Andersson (PSE) . (SV) Signora Presidente, anch’io desidero porgere il benvenuto alla presidenza ceca. Durante questo semestre assisteremo a una bassa crescita e a un aumento della disoccupazione. La situazione economica si presenta difficile. La settimana scorsa ho letto le soluzioni indicate dal presidente Klaus al Financial Times; non sono affatto d’accordo con lui quando afferma che dobbiamo ridimensionare le nostre ambizioni in fatto di politica ambientale e climatica e di politica sociale – sarebbe assolutamente sbagliato. Se vogliamo che in futuro l’Europa sia in grado di competere, dobbiamo investire in tecnologie ambientali e in infrastrutture moderne, in modo da avere una società sostenibile nel lungo termine, e in una politica climatica attiva. Tali provvedimenti garantiranno tassi di crescita e di occupazione più elevati.

Lo stesso dicasi per la politica sociale: occorre investire in una politica sociale che assicuri condizioni di lavoro eque, parità di trattamento dei lavoratori, un buon ambiente di lavoro e così via. Non ne conseguirà una riduzione della crescita, ma una crescita più sostenibile a lungo termine.

Vorrei infine menzionare la politica familiare: quella di cui parla nel suo programma è di vecchio stampo. Una politica familiare moderna contempla pari responsabilità per gli uomini e le donne che lavorano e hanno figli, mentre il suo programma va in una direzione completamente diversa.

 
  
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  Rumiana Jeleva (PPE-DE) . – (BG) La ringrazio, signora Presidente. Come eurodeputata bulgara, apprezzo il fatto che la presidenza ceca annoveri l’energia e la sicurezza energetica tra le sue priorità principali. In questi ultimi giorni numerosi Stati membri dell’Unione europea sono rimasti ostaggio della controversia tra Ucraina e Russia. Nella sola Bulgaria sono rimaste senza riscaldamento più di 160 000 famiglie. Purtroppo, il nostro governo non è stato in grado di aiutare i cittadini durante la crisi in quanto la Bulgaria è l’unico paese dell’Unione a non avere alternative in termini di fonti energetiche, fornitori e riserve di gas. Dobbiamo trarre una lezione da questa congiuntura.

Onorevoli colleghi, credo di parlare a nome di tutto il Parlamento quando affermo che non possiamo permettere che i cittadini europei paghino lo scotto dei giochi di potere di quei paesi che utilizzano le proprie risorse energetiche come strumenti politici. Ritengo quindi che nel settore dell’energia servano soluzioni sostenibili; abbiamo bisogno di una politica energetica comune a livello europeo, un elemento importante della quale sarà il miglioramento delle infrastrutture energetiche. Quando parliamo di solidarietà europea in materia di energia, ci riferiamo a progetti comuni nel settore energetico dell’Unione europea, evitando l’attuale prassi degli accordi bilaterali.

Voglio credere che fra non molto sarà possibile costruire in Europa centrali nucleari paneuropee, frutto di progetti congiunti degli Stati membri. A tale proposito, apprezzo il fatto che la presidenza ceca annoveri tra le sue priorità anche il consolidamento delle varie forme di cooperazione con i paesi del Caucaso meridionale, e dei Balcani e con l’Ucraina. Solo adottando un approccio integrato, che tenga conto degli interessi e delle conseguenti opportunità sia per gli Stati membri che per i suddetti paesi, saremo in grado di superare o di evitare crisi come quella del gas di questi giorni. Dobbiamo agire subito e fare quel che è meglio per l’Unione europea. L’esigenza di azioni concrete, volte a istituire una politica europea comune nel settore energetico, è più forte che mai.

Formulo i migliori auspici alla presidenza ceca.

 
  
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  Katalin Lévai (PSE) . – (HU) Signora Presidente, signor Primo Ministro, la presidenza ceca ha scelto il motto “l’Europa senza frontiere”, inserendo tra le sue principali priorità questioni come la politica energetica e la stabilità economica. Vorrei anche sottolineare l’importanza di includere un’ulteriore priorità, ossia il cittadino europeo.

La esorto a prestare più attenzione alle problematiche che riguardano direttamente la vita quotidiana dei cittadini. Si dovrebbe porre maggiormente l’accento sulla promozione di programmi sociali europei all’avanguardia, sulla garanzia della solidarietà europea e delle pari opportunità e sull’attuazione delle politiche per le minoranze. Sono d’accordo con chi la esorta a ratificare il trattato di Lisbona.

I cittadini devono essere più coinvolti nella politica europea perché, a mio avviso, è proprio la carenza di una comunicazione efficace e di pacchetti sociali a causare una continua perdita di fiducia nelle istituzioni europee. Credo che il ruolo dell’istruzione sia particolarmente importante...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, l’inizio della presidenza ceca è stato segnato dal conflitto a Gaza e dalla crisi energetica. Dopo un’ondata di dubbi e commenti sprezzanti sulla capacità della Repubblica ceca di guidare l’Unione, l’Europa e gli altri continenti guardano con sorpresa al modo responsabile ed efficace con cui la presidenza ceca ha reagito alle crisi impreviste. Mi domando però se esse fossero davvero inaspettate; vorrei elogiare il governo ceco per aver cominciato ad affrontare le crisi già a Natale, visto che la presidenza francese non era riuscita a stroncarle sul nascere.

Vorrei vedere altrettanto coraggio nei negoziati con la Cina, che deliberatamente viola le regole del commercio mondiale, promuovendo la concorrenza sleale e minacciando la salute dei cittadini europei con prodotti contraffatti e pericolosi. Oggi, ad esempio, mentre i genitori europei hanno grosse difficoltà nel trovare scarpe per bambini che non pongano rischi per la salute, il Consiglio e la Commissione prestano ben poca attenzione al problema.

Apprezzo poi il fatto che tra le priorità della presidenza vi sia “l’Europa nel mondo”. Le assicuro che l’Europa è molto aperta al commercio mondiale, eppure nessun presidente del Consiglio è mai riuscito ad assicurare la giusta reciprocità facendo aprire la Cina ai produttori europei. Mi auguro che ci riesca lei, insieme con la sua ottima equipe.

Signor Presidente in carica del Consiglio, mi congratulo con lei per aver presentato un programma per l’Europa realistico e veramente di ottima qualità, e mi compiaccio della sua crescita personale. Sta facendo molto bene sulla scena europea, soprattutto considerando che alcuni dei ministri del partito politico di cui lei è a capo nel 2003 avevano votato contro l’adesione all’Unione europea. Spero che i suoi colleghi di partito assumeranno posizioni più mature anche in merito al trattato di Lisbona.

Secondo i media, gli irlandesi, messi alle strette dalla crisi finanziaria, si stanno rendendo conto che il trattato è uno strumento di tutto rispetto, messo a punto per fronteggiare i momenti difficili. Spero che anche lei comincerà a vedere il trattato sotto una nuova luce, anche se ciò significherà cancellare il presidente Klaus dalla rubrica del suo cellulare. A tutti noi auguro una proficua presidenza ceca, malgrado la nostra pluralità di vedute.

 
  
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  Katerina Batzeli (PSE) . (EL) Signora Presidente, signor Primo Ministro, oltre alla questione della politica estera, all’azione contro la crisi economica e alla ratifica del trattato di Lisbona, una delle priorità fondamentali dell’Unione europea devono essere i giovani. Dopo aver letto il suo programma in proposito, ritengo che esso debba essere più integrato e fattivo in tale ambito.

I giovani non sono più attratti da dichiarazioni e promesse. Si sentono insicuri di fronte a uno Stato che crolla e non riesce a fronteggiare la crisi economica, e non accettano sistemi d’istruzione che li condannino alla disoccupazione e al disprezzo sociale. Non accettano l’euroscetticismo e la paura dell’Europa e hanno difficoltà con la ratifica del trattato di Lisbona. Il loro è uno scontro quotidiano; la nuova generazione è in grado di capire il senso di...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  John Bowis (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, vorrei dire al presidente in carica che ai miei occhi il suo paese è rappresentato da due figure: Franz Kafka e Jan Palach. Entrambi simboli della lotta per la libertà e la democrazia, hanno lasciato testimonianza della frustrazione, del dolore e del sacrificio che talvolta segnano questa lotta.

Per questo motivo credo che lei, signor Presidente in carica, possa avere una particolare capacità di discernimento nel conflitto di Gaza, comprendendo il dolore e la frustrazione degli abitanti della Striscia e del popolo d’Israele. Spero quindi che si adopererà in ogni modo per interrompere il massacro in corso.

Avrà anche la possibilità di coinvolgere il presidente degli Stati Uniti nel dibattito sui cambiamenti climatici e nell’equazione di Copenaghen.

Sul piano interno, potrà lasciare la sua impronta sulle proposte legislative del Parlamento ancora in sospeso – a questo proposito, segnalo le nuove opportunità derivanti per i cittadini dall’assistenza sanitaria transfrontaliera, che a quanto mi consta è inclusa nella sua agenda.

La libera circolazione delle conoscenze, da lei citata, è particolarmente rilevante per le scienze mediche, e lo stesso dicasi anche per la salute mentale. Ho avuto l’onore di seguire parte del lavoro di riforma sulla salute mentale nella Repubblica ceca. So che lei promuoverà tali riforme non solo nel suo paese, ma in tutta Europa. Vorrei che tornasse con la memoria al giugno scorso, quando abbiamo definito il patto per la salute mentale nell’Unione europea. So che al momento non figura sulla sua lista, ma spero farà in modo che risulti all’ordine del giorno tra gli elementi da promuovere, in quanto il nostro compito – il suo compito – è soprattutto quello di aiutare i cittadini che sono vulnerabili e che hanno bisogno del nostro sostegno. So che farà del suo meglio in proposito e le porgo i miei migliori auguri.

(Applausi)

 
  
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  Józef Pinior (PSE) . – (PL) Vorrei iniziare ricordando la riunione clandestina delle opposizioni ceca e polacca, organizzata 21 anni fa da Solidarnosc nei monti dei Giganti, al confine ceco-polacco.

La Repubblica ceca è il primo paese dell’Europa centro-orientale a detenere la presidenza dell’Unione europea. Questo è un dovere, signor Presidente in carica. I cechi alla guida dell’Unione europea sono gli eredi della tradizione dell’Europa centro-orientale volta a smantellare la cortina di ferro e a creare una comunità democratica di società nel continente europeo. Vorrei sottolineare la particolare rilevanza politica e intellettuale della presidenza ceca.

Tra le sue numerose priorità, quella principale è la ratifica del trattato di Lisbona e il rafforzamento della politica estera comune europea. Altro compito in sospeso consiste nell’approntare una strategia transatlantica per le relazioni con gli Stati Uniti dopo l’elezione del nuovo presidente. Infine auguro al presidente Václav Havel una pronta guarigione dopo la sua recente operazione.

 
  
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  Mihael Brejc (PPE-DE) . – (SL) La presidenza ceca si è detta pronta a intervenire per sbloccare la situazione di stallo nei negoziati relativi all’adesione della Croazia all’Unione europea. Signor Presidente, mi permetta di ricordarle in proposito che ciascun paese candidato è tenuto a presentare documenti attendibili; se non lo sono, ciò va portato all’attenzione del paese interessato.

Nel caso specifico, la Croazia ha tracciato sulle proprie carte geografiche una frontiera controversa; in altre parole, invece di indicare i tratti di confine oggetto della controversia, ha semplicemente segnato il confine riconosciuto dalle sue autorità. Un simile documento non può di certo essere attendibile, poiché rimanda a una vertenza tra i due paesi che dovrà essere risolta in altra sede. Si tratta di un contenzioso bilaterale tra due paesi confinanti, che per il resto sono in ottimi rapporti, malgrado questa controversia da risolvere altrove. Vorrei pertanto precisare che la Slovenia non fa i capricci quando sostiene che i documenti croati non sono attendibili, ma anzi ribadisce che gli Stati membri sono tenuti a richiamare l’attenzione del paese candidato sull’obbligo di presentare documenti conformi alle norme dell’Unione europea.

Qual è una possibile soluzione? Si sono già avanzate molte proposte e credo che anche la presidenza ceca cercherà di formulare una proposta adeguata. Per la Croazia potrebbe forse essere risolutivo presentare una decisione del governo o del parlamento in cui si affermi chiaramente che questi confini sono orientativi, provvisori o comunque temporanei che dir si voglia, non essendo ancora stati fissati. Ritengo che in tal modo si potrebbe compiere un piccolo passo avanti, consentendo così alla Croazia di aderire all’Unione europea prima possibile, il che sarebbe anche nell’interesse della Slovenia.

In conclusione, mi consenta di augurarle buona fortuna alla guida del Consiglio dell’Unione europea.

 
  
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  Richard Falbr (PSE) . – (CS) Mi sono volutamente astenuto dal coro delle critiche contro il Presidente in carica del Consiglio. Le fiabe ceche di solito narrano di un castello abitato da un re saggio che non fa male a nessuno, non provoca e non si vanta di essere esperto in tutte le questioni; non si può certo dire altrettanto del castello di Praga ma, si sa, non vi è nulla di perfetto. Confido che il presidente in carica del Consiglio possa superare brillantemente questo handicap e mantenere le promesse che ci ha fatto oggi. Lo conosco da quasi vent’anni e sono lieto di vedere come l’adesione all’Unione europea abbia favorito la sua crescita politica. Tengo le dita incrociate per lui: gli spagnoli dicono “Con mi patria, con razón o sin ella”, gli inglesi “Good or bad, my contry”, e io aggiungo “è il mio paese, nella buona e nella cattiva sorte”.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE) . – (SK) Vorrei iniziare esprimendo il mio compiacimento per il fatto che sin dall’inizio della sua presidenza il nostro fraterno vicino – la Repubblica ceca – abbia fugato ogni dubbio circa la capacità di un nuovo Stato membro di gestire e amministrare gli affari dell’Unione europea.

La presidenza ceca ha dimostrato di essere in grado di rispondere e reagire in situazioni critiche, come il conflitto a Gaza e l’interruzione delle forniture di gas dalla Russia verso l’Unione. Come rappresentante della Slovacchia, che riceve quasi il 97 per cento del suo gas dalla Russia e che, assieme alla Bulgaria, si trova nella situazione più critica, vorrei esprimere il mio apprezzamento personale al primo ministro Topolánek per il coinvolgimento nei negoziati con Russia e Ucraina. Signor Primo Ministro, la Slovacchia ancora non riceve il gas e ha quindi bisogno del suo aiuto fattivo. L’Europa ha bisogno di dotarsi di una politica energetica comune e di migliorare la propria posizione negoziale in materia di energia.

La Francia aveva inaugurato la presidenza con il conflitto russo-georgiano, mentre la presidenza ceca si trova a gestire il contenzioso commerciale e politico tra Russia e Ucraina. Credo fermamente che sia giunto il momento di trarre una lezione da questi fatti. E’ importante individuare le aree ove l’Unione dipende dalla Russia, e quelle in cui è la Russia a dipendere dall’UE. Le relazioni con la Russia sono certo importanti, ma è inaccettabile che quel paese sfrutti il gas come arma politica. È necessario affrontare subito questioni come la diversificazione delle fonti energetiche e la costruzione del gasdotto Nabucco. Signor Primo Ministro, la Slovacchia si trova in una situazione singolare e vede in lei un alleato nella questione relativa alla decisione strategica su Jaslovské Bohunice. Vorrei chiedere l’aiuto anche del presidente della Commissione europea Barroso.

Credo personalmente che nell’attuazione della libera circolazione delle persone esistano ancora molte lacune e quindi apprezzo il motto scelto dalla presidenza ceca – “l’Europa senza barriere”.

Auguro alla presidenza ceca ogni bene nel realizzare il suo programma delle tre E, nonché nell’avvicinare l’Unione agli obiettivi di Lisbona.

 
  
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  Miloš Koterec (PSE) . – (SK) Signor Primo Ministro, siamo ex compatrioti e sono quindi felicissimo di porgerle il benvenuto al Parlamento europeo e di augurarle buona fortuna nell’attuazione degli obiettivi che ci ha presentato.

Le priorità delle tre E ben sintetizzano gli attuali problemi che affliggono l’Unione europea, ma voglio sperare che, nell’occuparsi dell’economia, non ne dimenticherà i risvolti sociali, che sono tanto importanti per la maggior parte dei cittadini dell’Unione europea. Quando l’ho vista alle celebrazioni per l’ingresso della Slovacchia nell’euro, ho scoperto con piacere che il nuovo presidente in carica del Consiglio è un sostenitore di una maggiore integrazione tra i paesi dell’Unione. Tuttavia, come la maggioranza in questo Parlamento, sarei ancor più felice se procedesse alla ratifica del trattato di Lisbona da parte della Repubblica ceca. Altrimenti sarà difficile concretizzare le priorità da lei stesso stabilite. Questo è il passo da compiere se, come lei stesso ha detto, vogliamo un’Unione europea non semplice spettatrice, ma vera protagonista sulla scena mondiale.

Signor Primo Ministro, come già spesso ripetuto, le elezioni europee saranno un momento saliente nel corso della sua presidenza; l’affluenza alle urne determinerà la politica dell’Unione nei prossimi cinque anni e un contributo concreto del Consiglio in tal senso un contributo può svolgere un ruolo importante. Quando la Slovacchia viene eliminata dai mondiali di hockey su ghiaccio e la Repubblica ceca si qualifica per il turno successivo...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, vorrei porgere un caloroso benvenuto alla presidenza ceca da parte dell’Estonia. La miglior cura contro la crisi economica è rappresentata da una competitività realmente accresciuta e dal completamento delle quattro libertà fondamentali. Signor Presidente in carica, appoggio la sua idea di sviluppare a pieno il partenariato orientale: ora ci rendiamo conto dell’importanza di garantire lo stato di diritto e l’assunzione di responsabilità democratica in paesi come Ucraina e Georgia.

Lo scorso settembre il Parlamento europeo ha proposto che il giorno 23 agosto si commemorino assieme le vittime del comunismo e del nazismo. Ci auguriamo che lei si attiverà per convincere tutti i 27 governi a indire ufficialmente questa giornata a partire dal prossimo mese di agosto. Ci attendiamo inoltre che ci accompagni verso una valutazione politica e morale dei crimini commessi dal totalitarismo comunista.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) “Economia, Energia e Europa nel mondo” è il motto della presidenza ceca dell’Unione europea. I cittadini si aspettano che le istituzioni europee li proteggano contro le crisi e migliorino la loro qualità di vita. Attualmente le priorità dei nostri cittadini comprendono il piano UE di ripresa economica, una maggiore efficienza energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

Nonostante l’avvicinarsi delle elezioni europee – o forse proprio per questo motivo – esorto la presidenza ceca a dar prova di volontà politica, lungimiranza e soprattutto impegno nei confronti dei cittadini europei. Insieme possiamo raggiungere un accordo in prima lettura sulla direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia. Le assicuro che sia il Parlamento europeo che la Commissione europea sono pronti a sostenerla per far sì che la suddetta direttiva figuri tra i successi della presidenza ceca.

 
  
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  Marios Matsakis (ALDE) . – (EN) Signora Presidente, avendo vissuto in passato l’esperienza traumatica del comunismo russo, la Repubblica ceca è passata all’estremo opposto, scegliendo l’obbedienza incondizionata verso gli Stati Uniti. Signor Presidente in carica, ciò si evince chiaramente non solo dalla sua posizione su Gaza e sul trattato di Lisbona, ma anche dalla decisione del suo governo di installare missili americani sul territorio ceco. La volontà di servire fedelmente l’amministrazione di Washington – anche a rischio di mettere a repentaglio la pace in Europa – è inaccettabile e sospetta.

Oggi il suo paese è membro dell’Unione europea, non degli Stati Uniti, e lei deve garantire che il suo governo agisca di conseguenza. Nella nostra Unione non c’è posto per gli Stati satelliti degli americani. La Repubblica ceca deve scegliere tra UE e USA perché non può stare con entrambi!

 
  
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  Mirosław Mariusz Piotrowski (UEN) . – (PL) Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, dopo tanti anni la presidenza ceca è la prima a escludere dal suo menù la minestra riscaldata della Costituzione europea, detta anche trattato di Lisbona. Questo approccio realistico ispira ottimismo e dimostra rispetto nei confronti della democrazia e del principio di unanimità.

La presidenza ceca ha deciso di concentrarsi sui più scottanti problemi di attualità, tra cui il conflitto a Gaza e la sicurezza energetica. Inizialmente, non vi era alcuna intenzione di intervenire nel conflitto del gas tra Russia e Ucraina, eppure, quando la crisi ha cominciato a colpire molti Stati membri, Topolánek è intervenuto per mediare. E’ chiaro che la presidenza non potrà conseguire tutti gli obiettivi fissati in soli sei mesi, ma le prime due settimane già indicano che questa potrà essere una presidenza efficace, malgrado le profezie di certe Cassandre che siedono in quest’Aula. A nome della delegazione...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI) . – (BG) La ringrazio, signora Presidente. Ho sentito dire che a Bruxelles, con il sostegno della presidenza ceca, è stata esposta una sedicente opera d’arte che raffigura il mio paese, la Bulgaria, come un gabinetto. Ciò è profondamente offensivo e contrasta con la tradizione europea di alleanza e rispetto reciproco. Per questo motivo, chiediamo con insistenza che l’opera in questione venga rimossa senza indugio dalla presidenza ceca e da chi abbia effettivamente osato arrecare quest’offesa intollerabile a uno Stato membro. Se non sarà rimossa immediatamente, i miei colleghi ed io ci recheremo personalmente sul posto e la toglieremo con le nostre mani.

 
  
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  Mirek Topolánek, presidente in carica del Consiglio. – (CS) Grazie per avermi dato la parola. Vorrei iniziare il mio intervento conclusivo ringraziandovi per i vostri pareri; ho ricevuto un benvenuto caloroso che non mi aspettavo. Desidero segnalare che per l’intero semestre la presidenza ceca e io stesso, nella mia veste di presidente del Consiglio europeo, ci manterremo in costante contatto e lavoreremo in stretta collaborazione con la Commissione europea. Le prime due settimane hanno dimostrato che contatti attivi, continui e quotidiani – non solo con il presidente Barroso, ma anche con l’intera Commissione – garantiscono un’azione congiunta sui problemi emersi all’inizio dell’anno. Mi riferisco non solo alla nostra cooperazione con il Parlamento europeo, ma soprattutto alla nostra comunicazione con la Commissione europea nel cercare di affrontare tali questioni specifiche. Vorrei esprimere la mia gratitudine al presidente Barroso.

Prima di venire qui mi ero ripromesso di evitare le facezie. Ho fatto solo una battuta, che in patria avrebbe suscitato ilarità, ma che qui non è stata capita. Non importa; continuerò a provarci e forse alla fin fine persino la cabina tedesca coglierà la battuta e noi ci capiremo l’un l’altro.

Il trattato di Lisbona non può essere un mantra. Deve essere un mezzo, non un fine, un mezzo per migliorare il funzionamento dell’Unione europea. Non deve essere una costrizione, in quanto ciascun paese ha regole e strumenti propri per arrivare alla ratifica. Il fatto che io abbia firmato il trattato non significa che intenda influenzare la decisione delle due camere del parlamento ceco, che sono autonome e libere di decidere per conto proprio. Allo stesso modo, non abbiamo alcuna intenzione di esercitare pressioni sulla decisione del popolo irlandese. Non c’è alcun modo per imporre la validità del trattato, sebbene ritenga che esso sia necessario in questo momento e che possa facilitare il funzionamento dell’Unione europea. Questo è il mio ultimo commento in proposito e non intendo tornare a parlarne, avendo già espresso la mia posizione personale.

Mi è piaciuta la citazione dell’onorevole Kirkhope e vorrei parafrasare un’altra citazione di Churchill per dire cosa penso dell’epoca attuale: “Non ci può essere una crisi domani, la mia agenda è già piena”. A mio avviso, gli accadimenti di queste prime settimane dimostrano che abbiamo scelto bene le nostre priorità e che ci siamo preparati adeguatamente. Inoltre avevamo cominciato a occuparci del problema del gas a metà dicembre, durante la presidenza francese.

Chiedo venia agli onorevoli deputati se non risponderò alle domande specifiche di ognuno. Cercherò invece di generalizzare la discussione illustrando l’approccio generale, anziché trattare problemi specifici.

Inizio dalla questione del contrabbando di stupefacenti, dell’immigrazione clandestina, della tratta di minori e via dicendo. Mentre questo Parlamento affronta il dibattito sul livello di libertà e sicurezza, anche nella Repubblica ceca ne stiamo discutendo e intendiamo accelerare l’iter delle direttive e l’intero programma legislativo nel quadro delle decisioni del Consiglio sulla lotta alla tratta di esseri umani. Voglio solo aggiungere che siamo pronti a farlo, e ad affrontare i singoli aspetti di tali problemi.

Riguardo al vasto dibattito su Nabucco, occorre ammettere in tutta onestà che esso costituirà un’alternativa ad altre vie di transito soltanto se sarà anche una fonte alternativa d’approvvigionamento. Per quanto concerne il dibattito sull’Ucraina, l’onorevole Zieleniec, mio connazionale, ha affermato molto chiaramente che si tratta di un problema politico e geopolitico; a mio avviso, se non diamo all’Ucraina la possibilità di risolvere i suoi problemi interni, se non mettiamo limiti a certi comportamenti dei vari attori – siano essi singoli individui o imprese attive nel mercato del gas – allora potremmo perdere l’orientamento europeista dell’Ucraina, il che sarebbe ovviamente un problema geopolitico. Possiamo solo speculare sulle finalità dell’intera crisi – che possono essere un mero rincaro dei prezzi a breve termine, maggiori pressioni per la costruzione del gasdotto Nord Stream, ossia la via settentrionale alternativa, oppure forse un freno alle tendenze europeiste dell’Ucraina. A prescindere dalle vere finalità, tali fattori fanno parte del problema, che non è di breve durata e che non riguarda soltanto il settore energetico.

Se dovessi rispondere all’interrogativo sull’opportunità di avere un’Europa più liberalista o più sociale, azzarderei un’altra battuta per proporre come compromesso un’Europa liberal-conservatrice – e questa sarà davvero la mia ultima battuta.

Parlando della strada percorsa dalla Repubblica ceca verso l’euro, il 1° gennaio ho dichiarato che la Repubblica ceca annuncerà la data della sua adozione il giorno 1° novembre del corrente anno. Il mio sarà il primo governo a rispettare i criteri di Maastricht. Io non la vedo come una gara; mi complimento con i miei omologhi slovacchi e aspetto di vedere come la crisi finanziaria inciderà sul rispetto delle regole del Patto di stabilità e crescita e quali effetti avrà sull’effettivo adempimento di tutte le norme che disciplinano l’area dell’euro. La mia preoccupazione – e ciò vale anche per la gestione della crisi finanziaria – è che l’allentamento delle norme dell’Unione si riveli una decisione rovinosa. Pertanto, quando parliamo di un’Europa delle regole, insistiamo naturalmente sul rispetto delle direttive in materia di aiuti di Stato e concorrenza; sarà questo uno dei criteri per valutare tutte le proposte su come affrontare la crisi finanziaria. Le regole vanno applicate sempre, nei momenti buoni e in quelli cattivi, e valgono per tutti. Qui la parità deve essere assoluta.

Desidero ora soffermarmi sull’“Europa senza barriere”, un motto che ha come minimo tre significati. Va letto in senso economico, intendendo il superamento delle barriere al mercato interno, e in senso mentale o psicologico, pensando al superamento delle barriere nella mente degli europei – il che è un obiettivo dei paesi che hanno aderito più di recente. Vi è infine la rimozione degli ostacoli esterni, con il superamento del protezionismo e una vera e propria liberalizzazione del commercio mondiale come strumento per gestire la crisi, rafforzare la domanda e dare attuazione alle conclusioni del G20 di Washington.

A questo punto vorrei darvi una notizia che mi tocca personalmente e di cui hanno già parlato i mezzi di comunicazione. Václav Havel è gravemente malato ed è stato ricoverato in ospedale; egli è il simbolo della nostra storia prima e dopo il novembre 1989, non solo per la Repubblica ceca. Fondamentalmente è l’emblema della caduta della cortina di ferro ed è stato il primo ceco a parlare al Parlamento europeo. A nome di tutti vorrei augurargli una pronta guarigione.

Devo dare alcune risposte specifiche a un deputato di quest’Assemblea. Sono rimasto colpito dalla preoccupazione espressa dall’onorevole Rouček per il governo ceco, ma potrei citare almeno sei esempi di paesi che negli ultimi dieci o quindici anni hanno esercitato brillantemente la presidenza dell’Unione malgrado avessero vari problemi interni. Vorrei qui ricordare: il Belgio, che, all’epoca dell’entrata in vigore del trattato di Maastricht, approvò delle modifiche costituzionali che non incisero sulla presidenza; la presidenza francese che coincise con l’adesione di Svezia, Finlandia e Austria all’Unione, ma anche con una crisi politica interna del paese; la presidenza tedesca nel 1999, che coincise trattato di Amsterdam, durante la quale Gerhard Schröder dovette affrontare gravi problemi e Lafontaine lasciò il partito; la presidenza spagnola guidata da José María Aznar all’epoca dell’introduzione dell’euro; la presidenza irlandese, eccetera. Non preoccupatevi per i problemi interni della politica ceca: non incideranno sulla nostra presidenza.

Relativamente al forum sul nucleare, non possiamo tenere una discussione in proposito in cui l’esito del contenzioso tra verdi, liberali, conservatori e altri è scontato. Il forum sul nucleare, che si terrà a Bratislava e Praga con la collaborazione della Commissione europea, dovrebbe rilanciare il dibattito sulla sicurezza e sulle opportunità, sui rischi e sulle esigenze, e su tutti quegli aspetti che negli ultimi anni sono diventati una specie di tabù. L’obiettivo del forum ceco-slovacco sul nucleare è proprio quello di superare ogni tabù. Il motivo per cui il primo ministro Fico si è recato in Ucraina e a Mosca è palese: i problemi di Bulgaria e Slovacchia sono ancora gravi perché entrambi i paesi sono totalmente dipendenti dalle forniture di gas dall’Ucraina. La Bulgaria è in grado di stoccare solo un terzo del suo fabbisogno, mentre la Slovacchia ha già ridotto la produzione in migliaia di aziende, e la centrale termoelettrica di Nováky ha esaurito le scorte ed è in grave difficoltà. Mantengo contatti quotidiani con il primo ministro Fico e appoggio la sua missione, ma non credo che stavolta ce la farà. Dobbiamo essere molto più determinati nei confronti degli interlocutori in Ucraina e Russia – Naftohaz e Gazprom; penso anche che la Commissione europea e la presidenza ceca debbano essere molto più efficaci e risolute nel compiere i prossimi passi. Dobbiamo trovare i mezzi per superare una serie di problemi tecnici. Non è ammissibile che le forniture non vengano riattivate per un motivo per nulla pertinente (ovvero l’uso di gas tecnico); adotteremo ulteriori passi in questo senso.

Abbiamo parlato a lungo dei Balcani e dei relativi problemi e abbiamo sentito vari commenti al riguardo. L’onorevole Peterle sa benissimo che, se si vogliono sbloccare i capitoli per il processo di adesione della Croazia, si deve trovare un accordo bilaterale per risolvere il contenzioso sloveno-croato. Pur non trattandosi una controversia di competenza comunitaria, di fatto essa comincia a interferire con i negoziati di adesione. I miei contatti con i due primi ministri e con i due presidenti, congiuntamente al mio impegno personale nella vicenda, forse contribuiranno a risolvere i problemi sul confine sloveno-croato.

Avrei molto altro da aggiungere, ma non desidero dilungarmi di più; cercherò di non sottrarre altro tempo ai vostri lavori. Vorrei concludere esprimendo il nostro apprezzamento per l’opportunità che abbiamo di appartenere a una comunità di Stati costruita su valori e fondamenti che anche noi, dopo il novembre 1989, abbiamo potuto sottoscrivere di nuovo come nostri valori e obiettivi. Apprezziamo anche la possibilità di presiedere l’intera Comunità; è un’esperienza unica che la mia generazione – fatta di persone che nel 1989 avevano 33 anni – non avrebbe mai pensato di poter vivere. Siamo lieti anche di poter affrontare molti problemi: il dibattito liberale a livello interno è per noi il bene più prezioso. E’ grazie a questa libertà che possiamo analizzare tali problemi sulla scorta di pareri diversi, ma tutti pertinenti alla loro effettiva soluzione. Qui posso indubbiamente confermare che la “democrazia è sinonimo di discussione”, come diceva Tomáš Garrigue Masaryk. Sono pronto a seguire le orme del primo presidente cecoslovacco e sono assolutamente disponibile a proseguire la discussione. Vi ringrazio dell’attenzione e resto in attesa di incontrarvi di nuovo.

 
  
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  José Manuel Barroso, presidente della Commissione. – (EN) Signora Presidente, questa è stata una discussione molto interessante; mi sento incoraggiato dal sentire comune riguardo alle sfide e, più in generale, dal sostegno dato alla presidenza ceca. Ancora una volta ribadisco il mio desiderio di collaborare con i nostri amici cechi in modo leale, costruttivo e positivo; il loro successo è anche il successo dell’Europa.

Come sottolineato da alcuni, questa è l’ultima presidenza prima delle elezioni del Parlamento europeo. Penso sia molto importante dimostrare in questi mesi quanto contino le nostre istituzioni per il benessere, la prosperità e la solidarietà dei nostri cittadini.

La comunicazione è fondamentale, ma non può essere messa in atto soltanto dalle istituzioni europee o dagli Stati membri. Dobbiamo comunicare assieme in un vero e proprio spirito di partenariato, affinché tanti dei progressi conseguiti in questi mesi possano contare sia per il futuro dell’Europa, sia per il rispetto dovuto alle nostre istituzioni in tutta Europa.

Vorrei usare il mio tempo di parola per rispondere ad alcune domande concrete che mi sono state rivolte, specie in merito al settore energetico. In effetti, occorre rivedere con urgenza la direttiva sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas, come segnalato dalla Commissione lo scorso novembre, al momento della presentazione della sua analisi strategica della politica energetica; stiamo lavorando senza sosta per sottoporre prima possibile la proposta legislativa al Parlamento europeo e al Consiglio. Occorre avere più solidarietà e maggiori progressi in termini di sicurezza energetica in Europa – questo era il senso della nostra analisi strategica della politica energetica, presentata di recente.

Vorrei cogliere l’occasione per chiedere ancora una volta a tutti gli Stati membri e alle istituzioni europee di collaborare più attivamente ai meccanismi di solidarietà europea in materia di energia. E’ inoltre necessario accelerare gli investimenti in infrastrutture energetiche, interconnessioni ed efficienza energetica. Per A tal fine, è essenziale destinare a tali scopi 5 miliardi di euro del bilancio comunitario.

Esorto sia il Parlamento che la presidenza ceca a mettere in pratica tutto ciò al più presto possibile. La ripresa economica deve accompagnarsi a una crescita verde intelligente se vogliamo uscire rafforzati dalla crisi. Le proposte da noi avanzate mirano ad accelerare l’utilizzo dei fondi strutturali per tali obiettivi. I fondi sono necessari per potenziare l’efficienza energetica e le interconnessioni energetiche: coordinando i programmi nazionali di incentivi convoglieremo gli sforzi nazionali in tale direzione, conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo.

Consentitemi di dire che, per uscire dalla crisi economica e per rimettere l’Europa sulla strada della crescita sostenibile, è necessario il rispetto delle norme comunitarie in materia di pari opportunità. L’Europa deve continuare a facilitare la partecipazione all’economia sia degli uomini che delle donne, contribuendo anche a conciliare famiglia e vita professionale.

Una parola anche sul trattato di Lisbona, menzionato da molti di voi. Abbiamo più che mai bisogno che il trattato sia ratificato da tutti gli Stati membri. Dobbiamo certo rispettare tutte le procedure nazionali di ratifica ma, quando un governo firma il trattato a nome del suo paese, si assume il solenne impegno di metterlo in vigore.

(Applausi)

Molti tra voi hanno parlato della presidenza ceca e della sua rilevanza. Come hanno affermato alcuni – gli onorevoli Nassauer, Brok e altri – il fatto stesso di avere una presidenza ceca è di per sé un evento di grande importanza. Per la prima volta un paese dell’ex Patto di Varsavia si assume la responsabilità di presiedere il Consiglio europeo. Se ci pensate, è davvero una grande conquista che oggi – vent’anni dopo la caduta della cortina di ferro – sia la Repubblica ceca a presiedere il Consiglio europeo, e il primo ministro Topolánek e il vice primo ministro Vondra ad assumere i relativi incarichi. Ho piena fiducia nel vostro operato.

Vorrei raccontarvi una mia esperienza personale, vissuta l’anno scorso durante la presidenza portoghese. Ero con il primo ministro portoghese Socrates a Zittau, al confine tra la Repubblica ceca, la Polonia e la Germania, e ho notato l’emozione che il primo ministro Topolánek provava in quei momenti. Quel confine, che un tempo tagliava l’Europa in due, è ora un punto di libera circolazione per i cittadini europei di tutti i paesi. E’ stato un bel momento e un grande risultato di cui andar fieri. Per questo motivo credo veramente che sia importante difendere i nostri valori affinché questa presidenza sia coronata dal successo.

Alcuni di voi hanno ricordato che il successo della Repubblica ceca è determinante perché si tratta di un piccolo paese. Mi dispiace, ma la Repubblica ceca non è piccola nemmeno in termini europei. Anzi, considerare piccoli taluni Stati membri può rivelare a volte un complesso di inferiorità. Come disse Paul-Henri Spaak, uno dei fondatori del nostro progetto europeo, nell’Unione non vi sono più paesi piccoli e grandi; se vogliamo, nessuno di essi è veramente grande, ma il problema è che qualcuno non se n’è ancora accorto.

Se consideriamo il resto del mondo – prestando attenzione alla grandezza della forza americana in termini di difesa e tecnologia, alla vastità geografica della Russia o alle enormi dimensioni demografiche di Cina e India – possiamo davvero affermare che in Europa vi sono paesi grandi?

In Europa vi sono paesi grandi in termini di dignità, non di dimensioni. Per la Commissione europea tutti gli Stati membri hanno pari dignità, ma, se vogliamo essere grandi nel mondo, abbiamo bisogno di un’Unione europea forte. Abbiamo bisogno di agire insieme usando l’influenza di tutte le nostre istituzioni; se agiremo assieme, daremo al mondo un contributo positivo. E’ proprio per questo che abbiamo bisogno del trattato di Lisbona, di obiettivi comuni e di istituzioni forti. Porgo i migliori auguri alla presidenza ceca.

(Prolungati applausi)

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà immediatamente.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM), per iscritto. (EN) Alcuni di noi attendono con impazienza il discorso che il presidente Klaus terrà a febbraio. Sarà per noi un autentico piacere ascoltare un oratore dotato dell’intelligenza e dell’onestà necessarie a mettere in discussione i dogmi del federalismo europeo e del cambiamento climatico.

Il presidente Klaus ha giustamente paragonato l’Unione europea all’ex Unione Sovietica. Il mio amico, l’eroe della dissidenza russa Vladimir Bukovskij, descrive l’Unione europea nei seguenti termini: “Ho vissuto nel vostro futuro e non funziona”. In effetti, le parole di Bukovskij colgono nel segno: l’UE è una forma di comunismo edulcorato.

Il nostro auspicio è che la presidenza ceca assuma, nei confronti del grande progetto europeo, un atteggiamento più scettico di certe presidenze precedenti. Una della misure che la presidenza in carica potrebbe intraprendere sta nel ritardare la ratifica del trattato di Lisbona fino al secondo referendum in Irlanda; quando poi l’elettorato irlandese avrà ribadito il proprio voto negativo, la presidenza ceca potrà prendere atto della volontà democratica del solo popolo dell’Unione europea cui sia concesso di esprimersi tramite referendum e fermare il trattato, negando la propria ratifica. Ci auguriamo che il presidente Klaus sia la persona giusta per farlo.

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Grazie Presidente e sinceramente buon lavoro alla Repubblica ceca. La sua presidenza non nasce tra i migliori auspici: l'euroscetticismo di fondo, che ha imperniato molti atti cechi nel recente passato (vedi la mancata ratifica, ad oggi, di Lisbona), non aiuta nemmeno gli ottimisti. La dichiarazione sulla situazione nella Striscia di Gaza del presidente in carica del Consiglio ha altresì dimostrato uno scarso senso istituzionale: le posizioni vanno concordate con gli altri 26 Stati membri. Pessimo inoltre il segnale del mancato incontro con il PSE: non era mai accaduto prima che un Presidente del Consiglio non trovasse il tempo di dialogare con un grande gruppo politico presente nel PE. Speriamo ci sorprenda, Presidente, con un'azione efficace ed autorevole: in tal caso, al termine del semestre, avremo l'onestà intellettuale di rendergliene onore.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) La presidenza ceca si è prefissata tre priorità: economia, energia e relazioni esterne. Fin qui, il programma di presidenza della Repubblica ceca si è allineato su posizioni già note, cui si sono però aggiunte alcune peculiarità, soprattutto in merito alla ratifica del trattato di Lisbona. Il primo ministro ceco ha infatti affermato che bisogna rispettare la volontà dei cittadini irlandesi, osservando anche che, se il referendum fosse stato indetto nel suo paese, l’esito sarebbe forse stato identico a quello irlandese, e non escludendo la possibilità che il progetto di trattato venga respinto.

A proposito della crisi del gas scoppiata tra Russia e Ucraina, il primo ministro ha affermato che entrambi i paesi hanno avuto una parte di responsabilità, ponendo l’accento sulle motivazioni economiche, strategiche e politiche alla base delle azioni di entrambi e dichiarandosi favorevole ad un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea. Ciononostante, nessuna proposta specifica è stata finora avanzata.

I provvedimenti ipotizzati in ambito socio-economico non sono affatto una novità: mantenersi su posizioni neoliberali e attenersi alle proposte, respinte dal Parlamento europeo, relative alla direttiva sull’orario di lavoro, al patto di stabilità e di crescita e alla strategia di Lisbona, di orientamento neoliberale. Inoltre, il primo ministro non si è affatto pronunciato sulla crisi economica e sulle sue gravi conseguenze in ambito sociale.

Infine, il primo ministro non ha praticamente preso posizione sui crimini di guerra che Israele continua a perpetrare ai danni dei palestinesi, un silenzio da cui ci dissociamo.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE), per iscritto. (PL) La presidenza ceca coincide con un momento difficile per l’intera Unione europea, che si trova ad affrontare un banco di prova che non ha precedenti nei suoi 56 anni di storia: la crisi dei mercati finanziari e del comparto energetico, nonché la recessione economica. A tali problematiche si aggiungono l’elezione del Parlamento europeo, fissata per il prossimo giugno, e il recente conflitto armato nella Striscia di Gaza. Non posso non esprimere il mio personale rammarico per l’impreparazione della presidenza ceca ad affrontare un compito simile e per la mancata ratifica del trattato di Lisbona, che avrebbe dovuto riformare l’Unione.

E’ questo il motivo per cui non disponiamo di una politica estera comune: manca il giusto sistema decisionale e gli Stati membri non obbediscono, in ambito energetico, ad alcun principio di solidarietà. Il presidente Klaus, le cui opinioni in fatto di cambiamento climatico, riforma dell’Unione e moneta unica sono eccentriche, se non ostili, ha una grande responsabilità in tal senso. Lancio pertanto un appello al governo ceco e al primo ministro Topolánek affinché si metta un freno alle dichiarazioni pubbliche del presidente Klaus sugli affari europei, per il bene suo e di tutti noi.

Le tre “E” della presidenza ceca – economia, energia e Europa nel mondo – riassumono efficacemente le esigenze dell’Unione: è proprio per questo che sono convinta che la presidenza ceca rispetterà l’impegno, preso dal ministro Schwarzenberg, di “dare impulso agli affari europei e di “non essere l’ultima della classe”. Auguro ai nostri vicini meridionali ogni successo per il loro semestre di presidenza!

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE), per iscritto. (EN) Il piano europeo di ripresa economica, concordato lo scorso dicembre, è un passo fondamentale e orientato nella giusta direzione per fronteggiare l’attuale rallentamento dell’economia, e i suoi effetti concreti devono trovare un’attuazione immediata ed efficace. In tale contesto, l’Unione europea deve ottimizzare i propri sforzi per semplificare l’accesso alle risorse disponibili: occorre infatti, da un lato, ricreare fiducia nei nostri mercati finanziari e, dall’altro, migliorare e snellire in maniera significativa le procedure esistenti, per accelerare l’attuazione dei fondi strutturali e di coesione. La politica di coesione è infatti il principale strumento di solidarietà a disposizione dell’Unione e il suo ruolo nel fronteggiare i danni di una crisi di dimensioni globali, come quella attuale, è di certo fondamentale. Desidero inoltre esprimere il mio apprezzamento per il fatto che la presidenza ceca abbia inserito tra le sue priorità l’avvio di un dibattito sulla ridefinizione delle zone svantaggiate, in linea con la comunicazione della Commissione. Delimitando più chiaramente tali zone, sarà infatti possibile individuarne meglio le esigenze e sfruttarne a pieno il potenziale di sviluppo, nel rispetto degli obiettivi di convergenza sociale, territoriale ed economica all’interno dell’Unione. Occorre intensificare gli sforzi affinché si evitino i risvolti negativi della crisi non solo per l’economia, ma anche per i nostri cittadini, soprattutto i più vulnerabili.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. (PL) Desidero ringraziare il presidente Topolánek per averci esposto le priorità della presidenza ceca. Le tre “E”, economia, energia e Europa nel mondo, che fungeranno da filo conduttore dell’attuale presidenza, risentiranno inevitabilmente di eventi esterni del tutto imprevisti: il conflitto a Gaza e la crisi del gas.

La questione degli scontri nella Striscia di Gaza, pur nascondendo una dimensione politica, è ormai così militarizzata che è la dimensione umana ad essere passata in primo piano. Ci sono persone che muoiono in quei luoghi e non si tratta solo dei miliziani di Hamas che hanno scatenato il conflitto armato, bensì di donne, bambini e uomini innocenti. Di concerto con le Nazioni Unite, l’Unione europea deve fare quanto in suo potere per trovare una soluzione a questo conflitto sanguinoso. Israeliani e palestinesi possono convivere pacificamente. Invito dunque la presidenza a concentrare ogni sforzo su questo obiettivo!

La crisi del gas ha colpito molti paesi europei: una disputa tra due società, una russa e l’altra ucraina, è degenerata in uno scontro fra due stati, con gravi conseguenze per i tanti cittadini dei tanti paesi che hanno subito una riduzione dell’approvvigionamento energetico proprio nel bel mezzo di un inverno rigido. Per giunta, la crisi ha causato ingenti perdite economiche al settore manifatturiero, in cui la domanda di gas è elevata. Non potrebbe dunque esserci momento più opportuno per creare un sistema comunitario di approvvigionamento del gas e del petrolio in grado di attingere a varie risorse, individuando nuove e indispensabili fonti di energia e adoperando le moderne tecniche di gassificazione del carbone. La Polonia ha già intrapreso misure in tal senso.

Auguro cordialmente ai nostri amici cechi ogni successo nel portare a compimento gli obiettivi dell’Unione.

 
  
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  Magda Kósáné Kovács (PSE), per iscritto. – (HU) La presidenza ceca si trova in una posizione delicata. Non è affatto semplice prendere il timone dell’Unione per la prima volta, soprattutto dopo una presidenza che si è ormai affermata come uno dei motori dell’Europa e ne ha più volte tracciato la rotta. La posizione dell’attuale presidenza è ulteriormente complicata dalla crisi dei mercati finanziari, i cui effetti iniziano solo ora a farsi sentire in tutta Europa, nonché dall’euroscetticismo estremo che dilaga nel parlamento ceco, ma anche fra i protagonisti della scena politica nazionale.

Ciononostante, il programma della presidenza ceca si presenta come un tentativo di mantenere l’equilibrio all’interno dell’Unione. Ispirandosi al nobile motto “l’Europa senza barriere”, la presidenza in carica richiama l’attenzione non solo sulla gestione della crisi economica, ma anche sull’esigenza di far valere i principi di più ampio respiro dell’Unione. La Repubblica ceca è inoltre il primo paese dell’Europa centro-orientale che assommi in sé tutte le caratteristiche dei nuovi Stati membri, ed è dunque naturale che il suo programma di presidenza punti a dare un’equa espressione dei loro interessi.

Accogliamo con favore l’impegno della presidenza ceca di reagire alla crisi economica concentrandosi sullo sviluppo della manodopera interna e sulla promozione della mobilità verticale.

Allo stesso tempo, desidero richiamare l’attenzione della presidenza soprattutto sulla necessità di migliorare le condizioni delle regioni sottosviluppate e della minoranza rom: si tratta di problematiche di natura sociale e economica che investono l’intera Europa e trascendono i confini.

Una delle possibili strategie di lungo termine per la gestione dell’invecchiamento della popolazione comunitaria e delle conseguenti tensioni sociali consiste, oltre che nel ricorso alla manodopera straniera, nello sviluppo di quella parte della forza lavoro interna che non dispone di competenze e conoscenze competitive.

 
  
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  Iosif Matula (PPE-DE), per iscritto.(RO) Desidero felicitarmi con la Repubblica ceca per aver appena assunto la presidenza dell’Unione europea. Vorrei inoltre esprimere il mio sincero apprezzamento per la stesura di un programma che abbraccia ben 18 mesi, di concerto con la Francia, presidente in carica nel semestre precedente, e la Svezia, che lo sarà nella seconda parte di quest’anno.

Le sfide che la presidenza in carica deve fronteggiare fin dalle sue prime battute, come il conflitto di Gaza, l’interruzione delle forniture di gas dalla Russia e, per giunta, la crisi economica globale, confermano che la Repubblica ceca ha scelto delle priorità particolarmente calzanti.

Desidero soffermarmi in particolare su una delle tre priorità individuate dalla presidenza ceca, che sono lo ricordo energia, economia e Europa nel mondo: la questione energetica. Sono infatti del parere che all’Europa serva una politica energetica comune, che miri ad evitare la dipendenza eccessiva dalle risorse di un’unica zona.

A questo proposito, mi dichiaro favorevole all’intensificazione dei rapporti con nuovi fornitori e sostengo l’importanza di investire nelle tecnologie non convenzionali per la produzione di energia. Occorre inoltre migliorare le infrastrutture per il trasporto e stanziare risorse adeguate per la costruzione del tracciato del gasdotto Nabucco. Da ultimo, ritengo fondamentale uno snellimento delle procedure di avvio nel caso di progetti volti a individuare fonti energetiche alternative.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Il disinteresse che il Consiglio europeo ha finora dimostrato per i problemi celati dietro il “no” irlandese al trattato di Lisbona rende ancora più probabile il ripetersi di un voto negativo.

Avendo capito che una seconda bocciatura è una prospettiva tutt’altro che irrealistica, la presidenza ceca vuole tenersi pronta per l’eventualità che il trattato di Lisbona non entri in vigore, elaborando una sorta di “piano B” per l’elezione di una nuova Commissione secondo le disposizioni del trattato di Nizza. L’idea che è stata ventilata, ovvero selezionare una Commissione composta da 26 membri e da un Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune proveniente dal ventisettesimo Stato membro, è solo una delle possibili soluzioni al problema.

I cittadini europei hanno capito che il trattato di Lisbona non rappresenta la panacea di tutti i mali, come molti dei suoi più strenui sostenitori vorrebbero far credere, e che, al contrario, esso rischia di aggravare i problemi economici e sociali esistenti.

In merito al conflitto nella Striscia di Gaza, la risposta della presidenza ceca risulta però del tutto insoddisfacente. L’Unione europea deve intraprendere un’azione congiunta per salvaguardare i diritti della parte vessata, i palestinesi, puntando a mettere fine a questo spargimento di sangue.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La Repubblica ceca, che ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea il 1° gennaio 2009, si trova, al pari di altri Stati che sono entrati nell’Unione nel 2004 o successivamente, a dover affrontare i problemi che derivano dall’isolamento termico precario di numerose abitazioni.

A questo proposito, è opportuno fare la seguente considerazione: se è vero che, ammodernando il sistema di riscaldamento degli edifici in questione, si otterrebbe sia un notevole risparmio energetico sia una significativa diminuzione dei costi a carico dei cittadini, è altrettanto innegabile che l’accesso ai fondi strutturali e di coesione resta limitato per gli investimenti in quella parte d’Europa. Ritengo dunque che la presidenza ceca dovrebbe inserire la questione tra le sue priorità.

In secondo luogo, in merito al mandato d’arresto europeo, la Repubblica ceca ha dichiarato che, ai sensi dell’articolo 32 della decisione quadro, la procedura di consegna sarà valida “solo per atti commessi in data successiva al 1° novembre 2004”. Norme simili sono entrate in vigore anche in altri stati europei. Casi come questo minano la fiducia dei cittadini nell’efficacia delle politiche europee di lotta alla criminalità. La presidenza del Consiglio offre alla Repubblica ceca un’eccellente opportunità per tornare sui propri passi.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Le dichiarazioni del primo ministro ceco e del presidente della Commissione europea, nonché, più in generale, il dibattito sul programma di presidenza della Repubblica ceca svoltosi in seno a questo Parlamento, sono il proseguimento della politica di attacco alla base già perseguita da altre presidenze dell’Unione. Il messaggio è chiaro: l’attacco del capitale ai lavoratori, alle classi proletarie, continuerà indisturbato. Inoltre, l’imperialismo dell’Unione europea sarà consolidato, come la presidenza ceca si è premurata di dimostrare fin dal momento del suo insediamento, sostenendo l’assalto criminale e imperialista di Israele alla Striscia di Gaza e giustificando il barbaro massacro del popolo palestinese, con il pieno appoggio degli USA e nel rispetto del piano USA/NATO/UE per un “nuovo Medio Oriente”.

Il programma della presidenza ceca annuncia l’intensificarsi degli attacchi dell’Unione europea alla base, con lo scopo di far ricadere il peso della crisi del sistema capitalistico sulla classe lavoratrice e sui ceti più umili e poveri. Esso prefigura inoltre attacchi più virulenti da parte dell’Unione al popolo, un maggiore interventismo imperialista e il potenziamento della sua capacità di intervento militare in giro per il mondo.

Il popolo deve rispondere agli attacchi dell’Unione europea contrattaccando. Resistenza, disobbedienza e rifiuto della politica reazionaria dell’Unione europea, nonché dell’Unione stessa: è questa la strada che il popolo deve intraprendere.

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Desidero cominciare rifacendomi alle mie considerazioni di lunedì, all’apertura della sessione plenaria. La presidenza ceca coincide con un momento per noi fondamentale: quest’anno ricorre infatti il ventesimo anniversario della caduta della cortina di ferro. Già lunedì ho ricordato che per noi, e soprattutto per i milioni di cittadini che ci hanno chiamati a rappresentarli in questa sede, i vent’anni appena trascorsi hanno segnato un periodo di attesa, da un lato, e di accettazione, dall’altro. Forse non è poi così strano che non siamo riusciti a colmare più rapidamente il solco che cinquant’anni di dittatura hanno scavato tra noi e il resto d’Europa.

Desidero esprimervi tutto il mio apprezzamento per aver indicato come terza priorità l’Europa nel mondo e, in particolar modo, per aver assegnato un ruolo di primaria importanza al partenariato orientale. La storia dei nostri due paesi, la Romania e la Repubblica ceca, presenta due fondamentali punti di contatto: il 1968 e la primavera di Praga, che fu per noi rumeni, soggetti alla più crudele delle dittature comuniste, un raggio di luce sulla via per la libertà.

Nella mia qualità di eurodeputato rumeno, vi invito a dare al partenariato orientale connotati appropriati e ben definiti: sono infatti milioni i cittadini dei paesi coinvolti che hanno bisogno di sentire ancora viva la speranza, ripercorrendo, nei mesi a venire, gli eventi della primavera di Praga. Sia io che lei ci troviamo nella posizione migliore per comprendere appieno l’importanza delle loro aspettative.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE), per iscritto. (PL) Ha appena avuto inizio il semestre della presidenza ceca dell’Unione europea, una presidenza che si prospetta già ora difficile. Le due grandi crisi scoppiate nelle ultime settimane ci dimostrano come, per guidare bene l’Unione europea, non sia sufficiente la sola programmazione, per oculata che sia, ma sia necessaria soprattutto la capacità di reagire tempestivamente e adeguatamente ad eventuali situazioni problematiche: è un monito valido per qualunque Stato membro si prepari ad assumere la presidenza dell’UE.

A passare il testimone alla Repubblica ceca è stata una presidenza francese ambiziosa e dinamica. I paragoni fra i due semestri non mancheranno di certo, ma personalmente ritengo che le autorità ceche siano pronte a farsi carico del compito che le attende, dimostrando come anche un paese piccolo e di recente adesione possa offrire una guida affidabile, e senza lasciarsi frenare dalle spaccature interne alla scena politica nazionale.

Desidero inoltre esortare la presidenza in carica a dedicare una parte dei propri sforzi ai problemi di vita quotidiana. I progetti ambiziosi e di ampio respiro, pur svolgendo un ruolo fondamentale, finiscono troppo spesso per essere distanti dalla percezione della gente; invece, è proprio in questo frangente, alla vigilia delle elezioni parlamentari, che occorre dare ai popoli dell’Unione europea la chiara sensazione che la Comunità è stata creata per i suoi cittadini e per semplificarne la vita quotidiana. Ben vengano dunque le visioni di ampio respiro, ma sempre attraverso la lente della vita quotidiana!

Vi auguro ogni successo!

 
  
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  Petya Stavreva (PPE-DE), per iscritto. – (BG) La Repubblica ceca prende il timone dell’Unione europea proprio nel momento in cui l’Europa si trova a fronteggiare le sfide poste dalla crisi finanziaria internazionale, dall’interruzione delle forniture di gas dalla Russia e dal conflitto nella Striscia di Gaza.

Ritengo che, per attuare l’ambizioso programma della presidenza ceca, sia necessaria una stretta cooperazione tra il Parlamento europeo e la Commissione. L’Europa deve infatti continuare a prendere attivamente posizione su tutti i punti all’ordine del giorno per i suoi cittadini: ne è un esempio la questione della sicurezza, una delle più attuali del momento, che richiede un intensificarsi degli sforzi da parte degli Stati membri. L’interruzione delle forniture di gas russo, che, coincidendo con il crollo delle temperature sotto lo zero, ha paralizzato l’Europa, a tutto discapito dei consumatori europei, non fa che aggiungere argomentazioni a favore dell’indipendenza energetica: la crisi attuale ci spinge infatti a diminuire la dipendenza degli Stati membri dalle forniture di gas russo e a cercare fonti alternative.

I cittadini dell’Europa unita si aspettano che la presidenza ceca prenda posizione e si adoperi per una soluzione del problema, che è ormai diventato molto di più che una mera disputa commerciale tra Russia e Ucraina.

Auguro alla Repubblica ceca un proficuo semestre di presidenza.

 
  
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  Theodor Dumitru Stolojan (PPE-DE), per iscritto.(RO) Accolgo con favore l’inserimento della questione energetica tra le priorità della Repubblica ceca.

L’inaccettabile situazione delle ultime settimane, che ha compromesso la sicurezza dell’approvvigionamento di gas naturale per certi Stati membri dell’Unione europea, ha confermato la necessità di mettere a punto una politica energetica comunitaria, attuata tramite progetti europei ben definiti e finanziata con i fondi comunitari. Il solo modo per garantire il normale funzionamento del mercato comunitario del gas naturale sta nello sviluppare tempestivamente strutture di stoccaggio ad hoc, adatte anche al gas liquefatto, e nell’accelerare la realizzazione del progetto Nabucco.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Desidero rivolgere i miei più sinceri auguri al governo ceco, che ha assunto la guida dell’Unione in circostanze delicate, sia per la complessità della situazione politica interna al paese che per l’allarme che suscita il contesto internazionale.

La presidenza ceca deve dimostrarsi determinata e dinamica, proprio come lo è stata la precedente nella persona di Nicolas Sarkozy, adoperandosi per un cessate il fuoco immediato a Gaza e preservando intatto il forte slancio politico generatosi con il programma di lavoro preparatorio, elaborato di concerto con Francia e Svezia, laddove quest’ultima ricoprirà la prossima presidenza di turno del Consiglio.

Alla luce dell’attuale crisi economica, il piano di ripresa adottato dai 27 Stati membri e coordinato a più livelli dovrebbe essere attuato tempestivamente, al fine di tutelare l’industria, la competitività e i posti di lavoro europei. L’apporto dell’Europa al superamento della crisi è fondamentale ed è dovere della presidenza ceca contribuire a dimostrarlo.

Accolgo inoltre con favore l’impegno assunto dal primo ministro ceco affinché il suo paese ratifichi il trattato di Lisbona prima della fine della presidenza. La crisi che sta mettendo l’Europa a dura prova è triplice: economica, diplomatica e istituzionale; ma solo l’esito di quest’ultima dipende esclusivamente dagli europei. La presidenza ceca deve consentire all’Unione di raggiungere questo traguardo, regalando ai nostri concittadini ottime prospettive future.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. COCILOVO
Vicepresidente

 
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