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Procedura : 2008/2039(INI)
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Testi presentati :

A6-0491/2008

Discussioni :

PV 12/01/2009 - 23
CRE 12/01/2009 - 23

Votazioni :

PV 15/01/2009 - 6.2
Dichiarazioni di voto
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Testi approvati :

P6_TA(2009)0024

Discussioni
Giovedì 15 gennaio 2009 - Strasburgo Edizione GU

7. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

- Relazione Riera Madurell (A6-0491/2008)

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, il campo della pari retribuzione e dell’uguaglianza di genere è stato probabilmente l’esempio più eclatante dell’attivismo giuridico all’interno dell’Unione europea, dove il Trattato afferma una cosa e la giurisprudenza della Corte ne dà un’interpretazione molto più ampia e creativa.

Relativamente a tale argomento, il Trattato di Roma contiene una frase molto semplice da comprendere: “Uomini e donne devono percepire la stessa retribuzione per lo stesso lavoro”. Tuttavia, in una serie di sentenze contrastanti – Defrenne contro Sabena, Barber contro Guardian Royal Exchange, e altre – questa definizione è stata progressivamente estesa, dapprima al diritto alle ferie e alla pensione e ad altri elementi, fino a comprendere un lavoro di valore equivalente.

Non è assolutamente chiaro come un datore di lavoro possa valutare l’equivalenza del valore di un determinato lavoro se è chiamato, ad esempio, a tener conto della disponibilità di candidati in possesso di qualifiche idonee. Il punto non sono le pari opportunità, si tratta di lealtà verso gli Stati membri che credono di aver sottoscritto un determinato trattato e poi scoprono che nei tribunali i giudici ne applicano una determinata interpretazione, attribuendogli un significato che di certo non era quello originario.

Prima di spianare la strada a massicce estensioni, attraverso il Trattato di Lisbona, dovremmo indire un referendum al riguardo. Pactio Olisipiensis censenda est!

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA
Vicepresidente

 
  
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  Philip Claeys (NI). (NL) Signor Presidente, non mi identifico nella relazione dell’onorevole Riera Madurell, ma certamente non perché sono contrario al principio di pari opportunità, al contrario, naturalmente; il problema di questa relazione e di tutte le altre relazioni di questo tipo all’interno di questa Assemblea politicamente corretta è il tono paternalistico che utilizza. Come è possibile, ad esempio, apprezzare il ribaltamento dell’onere della prova, se uno dei principi fondamentali dello stato di diritto stabilisce che una persona debba essere dimostrata colpevole e non innocente?

Perché le aziende devono ogni anno adempiere al pesante onere di presentare un piano aziendale per l’uguaglianza di genere? Ciò è molto paternalistico nel suo infliggere alle aziende un onere burocratico senza senso solo per volere a tutti i costi attuare una serie di principi che, benché siano universalmente riconosciuti, non sempre è facile tradurre in pratica. Come possiamo obbligare un’azienda ad assumere lo stesso numero di uomini e donne, invece di considerare semplicemente chi è più qualificato per lo svolgimento del lavoro?

 
  
  

- Proposta di risoluzione B6-0051/2009 (Situation Nel Medio Oriente/Gaza)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE). (LT) Ho votato a favore della risoluzione sulla situazione nella Striscia di Gaza perché molti punti in essa contenuti rivestono un’importanza particolare per i cittadini lituani che mi hanno scelta per rappresentarli in seno a questo Parlamento.

In particolare mi riferisco all’immediato e durevole cessate il fuoco. Le statistiche diffuse ieri dalle agenzie di tutto il mondo sono impressionanti – oltre 1 000 vittime, centinaia di bambini feriti, mutilati, ridotti in lacrime. Questo non può continuare.

In qualità di membro della sottocommissione parlamentare per i diritti dell’uomo, le violazioni di tali diritti e la situazione nella Striscia di Gaza mi stanno particolarmente a cuore. Il flusso di aiuti umanitari non deve incontrare ostacoli. Gli aiuti devono raggiungere coloro a cui sono stati destinati e che ne hanno maggior necessità – vale a dire la popolazione civile.

Accolgo con favore questa risoluzione del Parlamento europeo. Ve ne era un forte bisogno. Il Parlamento europeo non rimane mai in silenzio, tantomeno quando ci sono persone che perdono la vita.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, mi sembra futile esprimere apprezzamento per la proposta di risoluzione sulla situazione a Gaza, anche se, naturalmente è ciò che farò, perché fino a questo momento le parole non sono riuscite a sovrastare il fragore dei bombardamenti, dei proiettili, le grida degli uomini, delle donne e dei bambini rimasti feriti o di coloro che hanno perso la vita nella regione. Forse però, quest’oggi, assisteremo a nuovi passi avanti in direzione di un cessate il fuoco nell’area, e ciò sarebbe sicuramente un fatto estremamente positivo.

In tal senso, sosteniamo gli sforzi compiuti dall’Egitto nel negoziare un cessate il fuoco. Se nel caso di Hamas sono i leader egiziani e arabi a esercitare una forte influenza, a mio parere, nel caso di Israele sono gli Stati Uniti a svolgere questo ruolo, benché mi auguri che questa proposta di risoluzione, la quale oggi ha incontrato un clamoroso sostegno in questa Assemblea, andrà a esercitare ulteriore pressione per assicurare aiuti umanitari immediati e appropriati, il cessate il fuoco e la pace durevole nella regione.

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, innanzitutto devo dire che mi ha fatto molto piacere constatare che non sono stati adottati provvedimenti nei confronti dei colleghi che hanno deciso di manifestare durante questa votazione esponendo i cartelli con scritto "fermiamo la guerra" e le bandiere palestinesi. Spero che questo creerà un precedente secondo il quale, diversamente da coloro che dimostravano per un referendum, noi accettiamo dimostrazioni pacifiche, a patto che siano esternate in maniera decente, come parte di un processo democratico.

Come tutti i presenti sono naturalmente inorridito da ciò che sta accadendo in Medio Oriente. I perdenti non sono gli appartenenti a una o all’altra fazione, ma sono invece coloro che sono mossi da intenti pacifici nell’intera regione. Vi sono famiglie della Striscia di Gaza che stanno tentando di crescere i propri figli in maniera pacifica, sconvolti dall’inferno scatenato su di loro dai lanci di razzi. Vi sono israeliani consapevoli del fatto che, un giorno, una Palestina indipendente sarà il loro vicino, e che è altamente improbabile che azioni di questo tipo ne facciano un vicino benevolo. Nelle circostanze attuali, tuttavia, nessuno vuole dar peso a queste posizioni.

Vorrei aggiungere che l’accento posto dalla risoluzione sulla proporzionalità mi lascia perplesso. Non sono sicuro di comprendere appieno il significato di tale concetto. Si intende dire che i critici del governo israeliano sarebbero più felici se lo stesso numero di missili fosse piovuto indiscriminatamente sui villaggi della Striscia di Gaza? Immagino che queste affermazioni provochino un polverone, quindi mi limiterò a dire che spero che i negoziati per un cessate il fuoco si concludano rapidamente e che presto torneremo a discutere per trovare una soluzione pacifica e durevole.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE-DE). (DE) Signor Presidente, voglio ringraziare il presidente di turno del Consiglio, il Ministro per gli affari esteri della Repubblica ceca, onorevole Schwarzenberg, e il commissario per le relazioni esterne e la politica europea di vicinato, l’onorevole Ferrero-Waldner, per aver preso parte alla discussione ieri, e ringrazio anche i colleghi per la votazione di oggi, il cui risultato è stato pressoché unanime.

In realtà, l’Unione europea è molto più unita di quanto si pensi. Se rimarremo compatti, potremo raggiungere dei risultati in Medio Oriente, e pertanto dobbiamo proseguire in questa direzione.

L’essenza di tale atteggiamento è chiara: "sì" al diritto di esistenza di Israele, "no" a guerra e spargimento di sangue, "no" ai bombardamenti di Hamas, "no" al terrorismo di Hamas e, la questione fondamentale, "sì" ai negoziati sull’oggetto del contendere, incluso il problema degli insediamenti. Tutto ciò, assieme all’inaccettabile terrorismo di Hamas, costituisce il cuore della questione.

I punti fondamentali sono stati espressi pertanto, a questo punto, il compito dell’Unione europea è quello di guidare l’avanzamento delle cose, con energia e determinazione, invece di lasciare che la situazione degeneri in un disordinato parlare e straparlare, cosa che purtroppo, negli ultimi anni, si è già verificata in merito alla questione politica mediorientale.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, ritengo che tutti noi, all’interno dell’Unione europea e del Parlamento europeo desideriamo la pace nella regione – la pace e il cessate il fuoco. Per raggiungere ciò dobbiamo compiere uno sforzo straordinario per disarmare completamente l’organizzazione terroristica di Hamas.

A mio avviso, in questa proposta di risoluzione si sarebbe potuto fare di più sulla natura di Hamas in quanto organizzazione terroristica. Tuttavia, sono consapevole che quando si cerca un compromesso come questo, che coinvolge più parti in causa, raggiungerlo può essere difficoltoso. In ogni caso noi, in quanto europei, dobbiamo rimanere imparziali e obbiettivi e soprattutto, dobbiamo sempre mantenere i principi della democrazia, dei diritti umani e della libertà di espressione e schierarci contro il terrorismo in qualsiasi circostanza. Questo è un punto fondamentale. Dobbiamo anche ricordare che a dare il via a tutto questo è stato un attentato, quindi ora dobbiamo eliminare il fattore terrorismo.

 
  
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  Kristian Vigenin (PSE).(EN) Signor Presidente, mi rallegro del fatto che questo Parlamento abbia adottato la presente risoluzione all’unanimità, è un risultato notevole. Noi, e io in prima persona, abbiamo sostenuto la risoluzione, perché riteniamo che il Parlamento europeo debba assumere una posizione chiara e trovare un terreno comune, anche se la risoluzione adottata quest’oggi non rispecchia pienamente il pensiero del gruppo socialista.

Vorrei ribadire che il gruppo socialista esprime la propria profonda indignazione rispetto alla violenza nella Striscia di Gaza, alle conseguenze dell’uso sproporzionato della forza da parte dell’esercito israeliano e alle operazioni militari che stanno provocando centinaia di vittime – la maggior parte dei quali sono civili, inclusi numerosi bambini – e che condanniamo l’attacco agli obiettivi civili e a quelli delle Nazioni Unite.

Vogliamo nuovamente sottolineare che qualsiasi evoluzione delle relazioni politiche tra l’Unione europea e Israele dovrà essere fortemente orientata al rispetto del diritto umanitario internazionale, mirata a un impegno reale verso un ampio accordo di pace e alla conclusione dell’emergenza umanitaria a Gaza e nei territori occupati e al rispetto della piena applicazione dell’accordo interinale di associazione CE-OLP.

 
  
  

- Relazione Riera Madurell (A6-0491/2008)

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE). – (FR) Signor Presidente, vorrei semplicemente fare una puntualizzazione, dal momento che, in una dichiarazione orale di voto, uno dei colleghi ha affermato che la relazione contiene concetti che in realtà non ci sono. Non esistono obblighi per i datori di lavoro a presentare piani aziendali. Abbiamo rimosso interamente tali obblighi e richieste dalla relazione quando è stata adottata dalla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza dei sessi. Abbiamo presentato una risoluzione comune, e mi auguro che il collega non si opponga al fatto che la relazione evidenzia il bisogno di incoraggiare il dialogo tra le parti sociali in favore dell’applicazione del principio di uguaglianza o al fatto che si invitino gli Stati membri a richiedere ai datori di lavoro di informare regolarmente i propri dipendenti e i propri rappresentanti relativamente all’osservanza del principio di uguaglianza. Tutti gli elementi che sono stati criticati non sono più contenuti nella risoluzione adottata e ci tenevo a sottolinearlo.

 
  
  

- Proposta di risoluzione RC-B6-0028/2009 (Bielorussia)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE). (LT) Mi sono espressa a favore della risoluzione sull’atteggiamento dell’Unione europea nei confronti della Bielorussia. Ritengo che il documento rispecchi perfettamente i cambiamenti avvenuti in questo paese negli ultimi sei mesi, che devono essere valutati.

Naturalmente ciò non può farci urlare al miracolo, ma la Bielorussia è uno stato grande e importante, uno degli stati vicini dell’Unione europea e pertanto guardiamo con soddisfazione a qualsiasi cambiamento positivo. Il rilascio dei prigionieri politici, la revoca di determinate restrizioni alla libertà di stampa e il dialogo con l’Unione europea sull’energia, l’ambiente e altre questioni rappresentano dei cambiamenti positivi.

Oggi vorrei esprimere la mia convinzione che sia giunto il momento di inviare nel paese una delegazione del Parlamento europeo e la risoluzione è molto chiara su questo importante aspetto. Spero che il momento in cui la Bielorussia sarà in grado di beneficiare delle opportunità offerte dalla politica europea di vicinato sia più vicino. La cosa importante è non fermarsi a metà strada: questo vale sia per la Bielorussia, sia per l’Unione europea.

 
  
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  Roberto Fiore (NI). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato contro la risoluzione nonostante ci fossero degli elementi apprezzabili e di equilibrio nella risoluzione. Io penso che non ci sia e non sussistano più ragioni per mantenere un regime di sanzioni nei confronti della Bielorussia. Dal punto di vista delle libertà economiche, politiche e religiose è un paese che ha quasi totalmente seguito i criteri di libertà in cui noi crediamo.

Io penso che sia necessario anzi iniziare delle vere e proprie relazioni con la Bielorussia per l'integrazione di questo paese nell'Europa, pienamente e soprattutto in una fase in cui ci troviamo a dover anche iniziare un rapporto con la Russia. La Bielorussia può essere un buon ponte fra l'Europa e la Russia e io ritengo che piuttosto di minacciare sanzioni si debba iniziare un vero e proprio proficuo rapporto con questo paese.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

- Relazione Mathieu (A6-0488/2008)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE-DE), per iscritto. ? (LT) Ho votato a favore della relazione sul controllo di bilancio dei fondi UE in Afghanistan e delle risoluzioni del Parlamento europeo su questo argomento redatte dalla collega Mathieu.

Si tratta di un documento completo e ben scritto, che include il parere di ben tre commissioni parlamentari, tra cui quello della commissione per i bilanci, del quale io stessa ho curato la stesura.

Vorrei ancora una volta richiamare l’attenzione sugli elementi fondamentali da cui dipende il risultato dei nostri aiuti all’Afghanistan. Tali elementi includono, soprattutto, il coordinamento del sostegno finanziario, non soltanto tra gli Stati membri e la Commissione, ma anche tra gli stessi Stati membri e il coordinamento con i donatori.

In secondo luogo, voglio sottolineare l’importanza delle priorità. Ritengo che lo sviluppo di infrastrutture, il sostegno a forme alternative di sostentamento che aiuterebbero a ridurre la povertà e sostituirebbero la produzione di oppio con attività alternative e, infine, la creazione di organismi di sanità pubblica e istruzione devono figurare tra le priorità fondamentali dell’Unione europea.

 
  
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  Robert Atkins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io e i miei colleghi del partito conservatore britannico sosteniamo pienamente gli sforzi internazionali e dell’Unione europea per la promozione della pace, della democrazia e della prosperità per la popolazione afgana. La stabilità futura dell’Afghanistan è una preoccupazione fondamentale per la sicurezza degli Stati membri dell’Unione europea, ma va ben oltre i suoi confini.

Sosteniamo i finanziamenti per lo sviluppo e la promozione del buon governo in Afghanistan, ma riteniamo allo stesso tempo che tali finanziamenti debbano essere adeguatamente controllati. La trasparenza nell’utilizzo del denaro dei contribuenti è fondamentale e qualsiasi segno di appropriazione indebita o abuso deve essere adeguatamente affrontato.

Vogliamo puntualizzare che il nostro sostegno a questa relazione non implica alcun riconoscimento del Trattato di Lisbona, a cui si fa riferimento nel considerando 11 della relazione. Siamo contrari in linea di principio al Trattato di Lisbona.

 
  
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  Călin Cătălin Chiriţă (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione presentata dall’onorevole Mathieu sul controllo di bilancio dei fondi UE in Afghanistan. Si tratta di una relazione ben ponderata e altamente significativa, giacché il successo degli sforzi finanziari, politici, civili e militari per la stabilizzazione dell’Afghanistan rivestono un’importanza particolare per l’Unione europea e l’intero mondo democratico.

La Romania sta contribuendo agli impegni internazionali in Afghanistan con 721 soldati impegnati nella missione ISAF (sotto gli auspici della NATO) e altri 57 attivi nell’operazione Enduring Freedom (missione di coalizione). Durante tali missioni, numerosi soldati rumeni hanno perso la vita o sono rimasti feriti e ciò ha causato dolore alle loro famiglie e alla società rumena. Non vogliamo che il loro sacrificio rimanga vano. Vogliamo invece che il contributo finanziario, militare e umano della Romania agli sforzi europei e internazionali si traduca nella stabilità a lungo termine in Afghanistan e nell’eliminazione dei punti caldi terroristici.

 
  
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  Dragoş Florin David (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione perché ritengo che la Commissione debba incrementare le risosrse destinate alla lotta al narcotraffico.

I finanziamenti concessi dall’unione europea nel periodo tra il 2004 e il 2007 includono finanziamenti diretti e indiretti. Tra il 2002 e il 2007, l’aiuto comunitario diretto ha costituito il 70 per cento (970 milioni di EUR) del totale degli aiuti comunitari, mentre gli aiuti indiretti, gestiti da organizzazioni internazionali hanno costituito il 30 per cento dell’aiuto comunitario (422 milioni di EUR).

Tuttavia, bisogna riconoscere la mancanza di coordinamento a livello internazionale tra i paesi donatori. Questa situazione si riscontra anche tra i diversi Stati membri dell’Unione e la Commissione, in un momento in cui essi potrebbero avere il ruolo di unificatori. Come diretta conseguenza di ciò, la proporzione costi–efficacia è molto più bassa di quanto dovrebbe e c’è la certezza che la popolazione afgana avrebbe potuto trarre vantaggi di gran lunga maggiori dai finanziamenti comunitari e internazionali diretti al paese.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. − (NL) L’Unione europea è il maggiore donatore in termini di aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari per l’Afghanistan. Tra il 2002 e il 2007, la Commissione europea ha destinato un totale di 1 400 milioni di EUR in aiuti al paese.

Questa è una relazione eccellente, perché si basa sui giusti propositi e contiene una serie di solide raccomandazioni. Per esempio, la necessità di estendere il controllo dei finanziamenti comunitari e di impegni più drastici per combattere la corruzione che dilaga nel paese. (E ciò non vale forse per tutti i paesi in via di sviluppo che ricevono i nostri aiuti?)

Il Parlamento europeo si schiera inoltre in favore di un maggiore sostegno allo sviluppo e di un’estensione della delegazione della Commissione a Kabul per effettuare le necessarie verifiche, controlli finanziari e ispezioni.

Poiché l’Afghanistan farà la differenza nella lotta al terrorismo internazionale, ulteriori impegni di bilancio sono più che benvenuti.

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) Il contenuto della relazione sul controllo di bilancio dei fondi UE in Afghanistan dimostra nuovamente che l’intervenzionismo dell’occidente in queste regioni non ha portato ad alcun cambiamento. La nostra presenza non fa altro che prolungare la guerra e la sofferenza che ne deriva invece di eliminarle.

Parlare di democrazia e di pari opportunità in un paese dove le tradizioni spesso rasentano la barbarie è tipico della beata ignoranza degli ultraeuropei, che ancora preferiscono essere coinvolti nelle questioni internazionali piuttosto che affrontare i problemi europei.

I gruppi etnici in Afghanistan, dove le guerre infuriano da secoli, non accetteranno mai una qualsiasi occupazione straniera, non importa quanto umanitaria essa sia. Ciò non fa altro che rafforzare le posizioni dei talebani, e di altre fazioni estremiste, piuttosto che permettere l’emergere di un potere forte e legittimo in grado di portare stabilità al paese.

Gli europei devono ritirarsi il prima possibile dal vespaio afgano.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE), per iscritto. – (PL) Signor Presidente, mi esprimo a favore dell’adozione della relazione sul controllo di bilancio dei fondi dell'UE in Afghanistan (2008/2152(INI)).

L’onorevole Mathieu sottolinea giustamente che gli indicatori sociali in Afghanistan sono drammaticamente bassi. Vi sono conflitti e guerre continue, scontri tribali e internazionali, traffico di droga e corruzione. Alla luce di ciò, l’Afghanistan necessita di aiuti internazionali.

Intendo esprimere il mio sostegno agli aiuti in Afghanistan. Vedo con favore l’impegno a lungo termine in un’azione mirata a fornire sostegno a questo paese e credo che le priorità descritte nel documento di strategia nazionale della Commissione 2007-2013 soddisfino le necessità della società afgana.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. – (RO) L’Unione europea è tra i maggiori donatori per quanto riguarda l’Afghanistan e contribuisce a stabilizzare e migliorare la sicurezza nell’area, con risultati concreti, come l’aumento dell’aspettativa di vita.

L’Unione europea deve continuare a fornire aiuti all’Afghanistan. Tuttavia, non è possibile ignorare lo spreco di denaro destinato dal bilancio comunitario il quale, alla fine, proviene dalle tasche dei contribuenti. Per tale ragione considero questa relazione come uno strumento di ottimizzazione della destinazione dell’assistenza comunitaria e massimizzazione dell’impatto finanziario dei fondi. In tal senso, il coordinamento e il controllo dei fondi di assistenza allo sviluppo destinati all’Afghanistan sono elementi fondamentali per il raggiungimento degli scopi per cui il denaro viene stanziato.

La relazione presentata riassume una serie di problemi relativi alla concessione di fondi comunitari all’Afghanistan e suggerisce una serie di valide raccomandazioni. Voglio esprimere il mio sostegno alla relazione e spero che sarà seguita dall’attuazione di una serie di misure specifiche, mirate all’aumento dell’impatto dell’utilizzo dei fondi comunitari e a un controllo più rigoroso del loro impiego. Considerando inoltre l’attuale situazione economica nella maggior parte dei nostri paesi, credo che sia dovere del Parlamento europeo, quale entità con funzioni di bilancio nell’Unione europea, garantire l’efficienza nell’utilizzo del denaro pubblico.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole alla relazione della collega Mathieu sul controllo di bilancio dei fondi dell'UE in Afghanistan.

La relazione presenta conclusioni molto chiare circa i risultati finora ottenuti tramite gli aiuti comunitari dalla firma dell'accordo a oggi: pur avendo potuto essere di maggior portata, essi sono comunque positivi e degni di nota. Mi riferisco in particolare alla diminuzione del tasso di mortalità infantile, al miglioramento dell'accesso all'assistenza sanitaria di base e al grande aumento del numero di minori scolarizzati. Mi associo inoltre alla relatrice nel ritenere che debbano essere incentivati gli sforzi volti a migliorare il coordinamento tra donatori a livello comunitario e internazionale, al fine di evitare duplicazioni e fonti di corruzione nel paese.

Inoltre, è fondamentale che nei casi di assistenza finanziaria a un paese pesantemente afflitto da problemi di ordine sociale e politico il sistema di controllo sia più che mai efficace, altrimenti il rischio è di peggiorare la situazione, quando il fine che ci si propone è quello di migliorarla. Perciò auspico che tale sistema di controllo, specialmente ex-ante, venga migliorato e applicato in misura maggiore a quanto finora fatto.

 
  
  

- Relazione Riera Madurell (A6-0491/2008)

 
  
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  Robert Atkins (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io e i miei colleghi del partito conservatore britannico sosteniamo pienamente il principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne in tutti gli aspetti della vita, inclusi l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro.

Tuttavia, riteniamo che la gestione di tali questioni spetti in primo luogo agli Stati membri e non all’Unione europea. Abbiamo pertanto deciso di astenerci dal voto su questa relazione.

 
  
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  Gerard Batten, Godfrey Bloom, Derek Roland Clark, Nigel Farage, Michael Henry Nattrass and John Whittaker (IND/DEM), per iscritto. − (EN) L’UKIP sostiene pienamente la parità tra uomini e donne. Tuttavia, il Regno Unito è già dotato di una normativa in questo senso che può essere modificata e migliorata se e quando richiesto dal nostro parlamento e dai nostri cittadini. Pertanto, un’ulteriore normativa e ulteriore burocrazia imposte da parte dell’Unione Europea sono superflue. Inoltre l’Unione europea è antidemocratica e non è un garante sicuro dei diritti di nessuno, inclusi quelli delle donne.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. − (NL) Ho votato contro questa relazione politicamente corretta – l’ennesima – che è stata messa ai voti in questa Assemblea. In primo luogo, voglio sottolineare che, poiché che le pari opportunità sono una realtà all’interno dell’Unione europea già da anni, una relazione come questa non è necessaria. Inoltre, sono contrario al rovesciamento dell’onere della prova che viene lodato al paragrafo 20 della relazione, che non si addice ad alcun paese rispettoso dello stato di diritto, mentre attribuisce totale onnipotenza alle organizzazioni a cui viene richiesto di applicare questa direttiva, come indicato dal paragrafo 19.

Il fatto che gli Stati membri siano obbligati a richiedere alle aziende di stilare piani aziendali annuali con riferimento all’uguaglianza di genere e a garantire una distribuzione bilanciata dei generi nei consigli di amministrazione, si oppone diametralmente alla libertà di gestire un’azienda. Per le aziende che si trovano a fronteggiare difficoltà a causa della crisi finanziaria, la mole di lavoro d’ufficio necessaria all’adempimento di tale onere, potrebbe rivelarsi devastante. In un mercato libero, formato da aziende in buone condizioni, sarà sempre la qualità a prevalere, sia essa maschile o femminile, come già è stato dimostrato ripetutamente in passato.

 
  
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  Constantin Dumitriu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Nel cuore dell’attuale crisi economica, le donne appartengono ai soggetti maggiormente colpiti dalla disoccupazione o dai tagli agli stipendi. A livello europeo è necessario che gli Stati membri adottino le disposizioni previste dalla direttiva 2002/73 EC, mentre alla Commissione europea spetta il compito di monitorare dette azioni e aggiornare il Parlamento europeo in merito al loro andamento.

Come indicato anche dalla relazione dell’onorevole Madurell, uno dei maggiori problemi nell’affrontare la discriminazione fondata sul sesso nel mercato del lavoro è la mancanza di informazioni relative ai diritti delle persone oggetto di discriminazione. La responsabilità di ciò è da imputarsi in parti uguali agli Stati membri, alle istituzioni europee come l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, e ai datori di lavoro. Anche le organizzazioni della società civile devono svolgere un ruolo importante in tal senso, utilizzando campagne informative e relazioni di controllo per compensare l’inattività a livello nazionale o europeo.

La Commissione ha l’obbligo di controllare che gli Stati membri intraprendano misure atte a stabilire un equilibrio positivo tra la vita professionale e quella personale, riducendo la differenza retributiva tra uomini e donne e permettendo alle donne un maggiore accesso alle cariche direttive. In Romania, i regolamenti adottati a livello europeo ci hanno aiutato a implementare un sistema istituzionale che garantisce che i diritti dell’uomo siano anche i diritti della donna.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Riera Madurell report sul recepimento e l’applicazione della direttiva 2002/73/CE relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro, perché considero importante l’applicazione di tale principio negli ambiti oggetto della direttiva.

Tra le varie lacune relative al recepimento della direttiva, desidero sottolineare che la normativa vigente in vari Stati membri non fa specifico riferimento alla discriminazione basata sul sesso. Come specificato dalla relatrice, il differenziale salariale rimane alto e le donne guadagnano in media il 15 per cento meno degli uomini. Tale differenziale si è ridotto soltanto dell’1 per cento tra il 2000 e il 2006. Nel contesto della strategia di Lisbona è essenziale modificare lo status quo, e pertanto sono d’accordo con la relatrice sull’importanza di raccomandare che la Commissione europea controlli attivamente il recepimento della direttiva e la sua osservanza da parte delle normative nazionali.

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN) , per iscritto. − (PL) Mi sono espresso a favore della relazione dell’onorevole Madurell sulla parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali. La parità di trattamento, che prescinde dal genere, dalla razza, dalla religione, ecc, è un diritto umano basilare. Naturalmente non possiamo ignorare le fondamentali differenze biologiche che esistono tra l’uomo e la donna.

Secondo la mia opinione, l’applicazione automatica di una politica di equilibrio tra i generi in proporzione 50 e 50 nel consiglio di amministrazione, non è un segno del nostro interesse verso la questione dell’uguaglianza di genere. Nel caso di lavori manuali faticosi, come quelli nel settore estrattivo, nell’industria dell’acciaio, eccetera, un approccio di questo tipo può solo portare a situazioni ridicole, come avviene nel caso del personale infermieristico e del personale docente. Analogamente, non possiamo costringere le ragazze a intraprendere studi tecnici affinché si mantenga la proporzione cinquanta e cinquanta. Le questioni fondamentali riguardano l’accesso all’istruzione a tutti i livelli, il ricoprire cariche direttive (incluse quelle nelle istituzioni politiche), l’applicazione del principio della pari retribuzione per un pari lavoro, l’accesso adeguato alla sicurezza sociale e alle prestazioni previdenziali, le cure mediche (considerando il congedo di maternità). In questo ambito i sindacati hanno un importante ruolo da svolgere. Si tratta di una questione importante non soltanto a livello locale, regionale e nazionale, ma anche a livello istituzionale europeo.

Vorrei sfruttare questa opportunità per richiamare l’attenzione sulle decisioni dei tribunali che, in caso di divorzio, discriminano i padri affidando quasi sempre la custodia dei figli automaticamente alle madri.

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE), per iscritto. − (DE) Il mio voto è stato a favore della relazione dell’onorevole Riera Madurell sull’applicazione della direttiva sulla parità di trattamento.

Ritengo che sia giunto il momento per le donne di ricevere lo stesso trattamento riservato agli uomini non soltanto in taluni, ma in tutti gli ambiti.

Non è assolutamente possibile affermare che le pari opportunità esistano nell’accesso alla carriera professionale o nella pratica professionale di tutti i giorni. Per quanto concerne la disparità di retribuzione tra i due sessi, in alcuni Stati membri, si sta provvedendo a colmare tale divario in maniera molto esitante, mentre in altri esso si sta addirittura ampliando nuovamente.

Per me l’applicazione della direttiva è particolarmente importante alla luce di queste chiare ingiustizie e perché, essendo io stesso un uomo con famiglia, nutro il più profondo rispetto e la più sincera stima nei confronti delle donne.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) La commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza dei sessi si interessa in maniera particolare dell’applicazione della direttiva relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro.

In assenza di una relazione della Commissione europea, la nostra commissione ha condotto un proprio sondaggio tra i parlamenti nazionali e le organizzazioni che difendono la parità dei sessi. Lettere di intimazione sono state spedite a 22 Stati membri. Alcune definizioni sono state trasposte in maniera scorretta in 15 Stati membri. Al 5 ottobre 2008, nove Stati membri dovevano ancora informare la Commissione in merito alle misure intraprese per la trasposizione della direttiva.

La nostra relazione di iniziativa è un campanello d’allarme e un avvertimento agli Stati membri. Purtroppo dichiarazioni e reclami esagerati sono passati alla nostra commissione. Pertanto ho proposto una risoluzione alternativa.

Siamo riusciti a trovare un accordo su una risoluzione comune, sulla quale ho espresso il mio voto favorevole, in attesa della relazione di attuazione che riceveremo nella prima metà del 2009. Ciò permetterà un’analisi completa che consenta l’identificazione delle azioni conseguenti necessarie per assicurare l’osservanza del Trattato e della normativa in materia di parità di trattamento e opportunità per uomini e donne.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) La discriminazione e le molestie non devono trovare spazio in una società liberale. La presente relazione ci ricorda l’orribile realtà per cui molti Stati membri hanno ancora molta strada da percorrere prima che uomini e donne possano essere considerati uguali nella vita e nel lavoro. Tuttavia, il compito di combattere le ingiustizie, ad esempio nel mercato del lavoro, non spetta alle istituzioni dell’Unione ma è, e dovrebbe rimanere, compito dei cittadini responsabili e dei loro rappresentanti politici e comunitari nei singoli Stati membri. Sono fortemente contrario alle parole che tentano di strumentalizzare queste ingiustizie per accrescere il sopranazionalismo, a scapito dell’autodeterminazione degli Stati membri. Aumentare la distanza tra governanti e governati non è la strada giusta verso una società liberale, fondata sul principio di eguaglianza di tutti i cittadini.

Lo scopo primario della relazione è, tuttavia, quello di illustrare come la discriminazione e la molestia possano ancora, nella vita delle persone, distruggere le opportunità e le prospettive di emancipazione. Questo aspetto è così importante che, nonostante tutto, ho deciso di esprimermi a favore della proposta di risoluzione alternativa.

 
  
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  Iosif Matula (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione sull’attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro.

Benché l’eguaglianza di genere sia un diritto fondamentale all’interno dell’Unione europea, le statistiche ufficiali mostrano che esistono ancora delle differenze in termini di tasso di occupazione, specialmente in quei paesi che sono entrati a far parte dell’Unione soltanto recentemente.

Tenendo presente che la parità di trattamento per uomini e donne è ancora un problema strutturale, il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000, ha stabilito per l’unione Europea l’obiettivo dell’aumento del tasso di occupazione delle donne fino al 60 per cento entro il 2010, e il raggiungimento di tale obiettivo necessita di un attento monitoraggio negli Stati membri.

Ritengo che per noi sia fondamentale applicare la direttiva europea, per far sì che la discriminazione contro le donne nel mercato del lavoro venga eliminata, in un momento in cui sono necessari ulteriori sforzi per cambiare l’atteggiamento nei riguardi di tale argomento, in particolare nelle zone rurali.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della relazione perché ritengo che la richiesta in essa contenuta, affinché la Commissione controlli attentamente la trasposizione della direttiva 2002/73/CE e l’osservanza della normativa adottata successivamente al processo di attuazione, sia legittima e necessaria.

Attraverso l’adozione di questa relazione, il Parlamento europeo ha fornito agli Stati membri un utile strumento per consolidare le normative nazionali in materia di parità di trattamento per uomini e donne nel mercato del lavoro.

Tuttavia, sulla base delle statistiche fornite, vi è ancora una differenza del 28,4 per cento tra uomini e donne nei tassi di occupazione, e ciò evidenzia che la disuguaglianza di genere sul mercato del lavoro è ancora un problema che va affrontato.

E’ per questo motivo che ritengo che gli Stati membri debbano compiere tutti gli sforzi necessari all’attuazione delle strategie mirate alla promozione dell’uguaglianza di genere.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dichiaro il mio voto favorevole alla relazione dell'onorevole Madurell riguardante la parità di trattamento tra uomini e donne circa l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e le condizioni di lavoro.

Concordo con la collega nel ritenere che il principio di uguaglianza nel mercato del lavoro è ancora lungi dal trovare un'applicazione pratica, nonostante gli sforzi dell'Unione Europea volti ad aumentare la percentuale di occupazione femminile nel quadro degli obiettivi di Lisbona. Mi trovo d'accordo sui giudizi della relatrice in merito al recepimento della direttiva 2002/73/CE del 2002 da parte degli Stati membri e alla necessità che tutti mettano in pratica gli strumenti che tale direttiva mette a disposizione al fine di rafforzare la legislazione nazionale in materia di pari trattamento tra donne e uomini nel mercato del lavoro: la parità di genere nell'occupazione non è solo un principio meritevole in termini etici ma è e sarà alla base dello sviluppo economico sostenibile e durevole dell'Unione Europea nella sua interezza.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − L’uguaglianza di uomini e donne è un principio fondamentale dell’Unione europea. Rimane ancora molto da fare per raggiungere questo principio, e spero che ne faremo una priorità politica in tutti gli ambiti di attività del Parlamento europeo. Tali questioni non devono essere sollevate soltanto dalla commissione per i diritti della donna .

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. − (PL) Benché l’uguaglianza di genere sia un diritto fondamentale, la disuguaglianza di genere nel mercato del lavoro, in termini di retribuzione, tasso di occupazione e qualità dell’occupazione, rimane un serio problema strutturale. Purtroppo constatiamo che un maggiore livello di istruzione non sempre determina minori differenze nella retribuzione dei lavoratori uomini e delle lavoratrici donne.

La relazione dell’onorevole Madurell rivela le lacune degli Stati membri in termini di recepimento e applicazione della direttiva 2002/73/CE relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro.

In particolare, la relatrice evidenzia il fatto che molti Stati membri non hanno trasposto correttamente la definizione di discriminazione nel loro ordinamento giuridico. In molti paesi, l’unica definizione vincolante è di carattere generale, e non menziona la discriminazione basata sul sesso. In altri paesi non si fa riferimento alle molestie sessuali, oppure esse sono comprese in una definizione generica di molestia. (in Polonia, le molestie sessuali sono definite nella sezione 6, articolo 183a del codice del lavoro), il ché rende molto più difficile per le parti lese far valere i propri diritti.

Le iniziative di base mirate alla sensibilizzazione della società e al sostegno alle vittime della discriminazione sono di fondamentale importanza nella lotta a questo fenomeno.

 
  
  

- Proposta di risoluzione B6-0051/2009 (Situation in the Middle East/Gaza Strip)

 
  
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  Marco Cappato (ALDE), per iscritto. – Per distinguere la posizione del Partito Radicale da quelle che si esprimono per motivi opposti ai nostri in questa aula, abbiamo sorteggiato chi di noi si astiene e chi, invece, non partecipa al voto. La soluzione che l'UE porta avanti per una pace strutturale e di lungo periodo nel Vicino Oriente, ribadita oggi in aula a Strasburgo dal Presidente Poettering, è quella dei due Stati sovrani e indipendenti.

I padri fondatori dell'Europa avevano una convinzione opposta: per avere la pace bisogna rinunciare alla sovranità nazionale assoluta. Questo diceva il Manifesto di Ventotene.

Oggi, dovremmo ascoltare la stragrande maggioranza dei cittadini israeliani che chiedono l'adesione di Israele alla UE, ignorati dal ceto dirigente israeliano oltre che da quello europeo.

L'Europa "inclusiva" del dopoguerra, aperta alle adesioni e punto di riferimento per gli Stati vicini, è stata – pur inadeguatamente – fattore di pace. L'Europa "esclusiva", degli Stati nazionali, dell'aspirazione a "confini" europei e a "radici giudaico-cristiane", è un'Europa che produce guerre, nel Vicino Oriente come nei Balcani e nel Caucaso; che produce tensioni, come negli Urali, in Turchia e nel Maghreb.

Come Partito Radicale Nonviolento riteniamo che la soluzione strutturale per la pace si chiama federalismo europeo, Stati Uniti d'Europa che aprono le porte alla Turchia, a Israele e, in prospettiva, agli Stati democratici che rinunciano alla propria sovranità assoluta.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE), per iscritto. − (EN) Condanno in maniera incondizionata l’uccisione brutale e indiscriminata di civili a Gaza e condanno allo stesso modo l’uccisione disumana e inammissibile di civili israeliani a opera dei missili di Hamas.

Ho votato a sostegno della risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione a Gaza perché essa sostiene esplicitamente il consiglio di sicurezza dell’ONU nella richiesta di un immediato cessate il fuoco. Inoltre essa richiama l’attenzione sulla decisione adottata in dicembre dal Parlamento di rinviare l’evoluzione delle relazione tra l’Unione europea e Israele. Benché il linguaggio utilizzato nella relazione adotti un tono meno risoluto di quanto sperassi, una risoluzione sostenuta dalla stragrande maggioranza dei deputati ha comunque maggiori possibilità di influenzare le decisioni di Israele e di Hamas rispetto alle singole risoluzioni dei vari gruppi politici.

Sono contrario all’evoluzione delle relazioni tra l’Unione europea e Israele e credo che l’accordo commerciale con Israele debba essere sospeso fino a che Israele non rispetterà le norme sui diritti umani e non si impegnerà in negoziati costruttivi e sostanziali con i suoi vicini per la risoluzione del conflitto che preveda la proclamazione di due stati. A questo punto, tutti gli Stati membri devono revocare la propria decisione precedente rispetto all’evoluzione delle relazioni con Israele per far sì che presenti proposte realistiche.

 
  
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  Manuel António dos Santos (PSE), per iscritto. − (PT) Ho scelto di astenermi dal votare la proposta di risoluzione sulla situazione nel Medio Oriente/Gaza solo perché, allo stato attuale dei fatti, non considero appropriata una risoluzione del Parlamento europeo.

Ritengo che discutere la questione senza ricorrere a una votazione sarebbe una maniera più efficace di coinvolgere il Parlamento europeo.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI) , per iscritto. − (NL) Une fois n’est pas coutume, la risoluzione che ci accingiamo a votare è una risoluzione molto equa che merita tutto il nostro sostegno perché chiede chiaramente a entrambe le parti belligeranti di non fare ricorso alla violenza. Tuttavia, sarebbe sbagliato nutrire illusioni sull’impatto che l’Europa e, a fortiori, il Parlamento europeo possono avere sugli sviluppi della situazione in Medio Oriente. Prima che noi possiamo ricercare una soluzione, Hamas deve fermare i bombardamenti su Israele e, al contempo, Israele deve ridimensionare lo sproporzionato livello di violenza perpetrata a danno degli innocenti, vale a dire la popolazione civile, inclusi i bambini. Benché sostenga la risoluzione, voglio ricordare a questa Assemblea che l’organizzazione terroristica di Hamas è la principale responsabile di questa escalation di violenza.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore della risoluzione comune, anche se la condanna delle azioni israeliane a Gaza in essa contenuta è meno perentoria di quanto sperassi.

Certamente non è ammissibile sostenere i bombardamenti casuali condotti da Hamas, tuttavia la responsabilità della violazione del cessate il fuoco non è imputabile interamente ad Hamas. L’azione israeliana è totalmente sproporzionata e, colpire la popolazione civile innocente– uomini, donne e bambini – è una forma di castigo collettivo che contravviene ai dettami del diritto umanitario internazionale.

Gli attacchi agli uffici delle Nazioni Unite e alle forniture di aiuti sembrano essere deliberatamente mirati all’interruzione del sostegno ai bisognosi e all’eliminazione degli osservatori indipendenti delle barbare azioni israeliane.

 
  
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  Mathieu Grosch (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Ritengo che sia giusto e appropriato che il Parlamento europeo si esprima con una voce unica. I nostri sforzi devono essere diretti a dimostrare sia a Israele sia ad Hamas che ci opponiamo a qualsiasi forma di conflitto violento e che richiediamo assoluto rispetto per le forze e le agenzie incaricate del mantenimento della pace.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. − (PT) Benché richieda un cessate il fuoco, una questione urgente sulla quale tutti noi concordiamo, la risoluzione approvata dal Parlamento sulla gravissima situazione nella Striscia di Gaza è altamente inadeguata e contiene persino elementi negativi, specialmente se raffrontata con la risoluzione della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) del 12 gennaio. In particolare, nella risoluzione del Parlamento europeo:

- Nonostante le aggressioni, i crimini e le violazioni brutali dei più fondamentali diritti umani, non vi è una singola parola di condanna a Israele.

- Essa riafferma la propria ambiguità, non citando il fatto che in Palestina vi sono un colonizzatore e un colonizzato, un aggressore e una vittima, un oppressore e un oppresso, uno sfruttatore e uno sfruttato, mascherando quindi le responsabilità di Israele.

- Essa nasconde le responsabilità dell’Unione europea, che è complice dell’impunità di Israele, considerata la recente decisione di rafforzare le relazioni bilaterali con il paese o la vergognosa astensione dei paesi UE sulla risoluzione adottata dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani.

- Inoltre, in una situazione così seria, essa non critica la violazione da parte di Israele delle risoluzioni ONU, la fine dell’occupazione, gli insediamenti abusivi, il muro di segregazione, gli omicidi, le detenzioni, le innumerevoli umiliazioni inflitte alla popolazione palestinese o persino l’inalienabile diritto a uno stato che identifichi i propri confini in quelli stabiliti nel 1967 e la sua capitale in Gerusalemme Est.

 
  
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  Jens Holm e Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. − (SV) Siamo favorevoli al fatto che la risoluzione richieda l’immediata sospensione della violenza da parte di Israele ai danni della popolazione di Gaza. Tuttavia, ci rammarichiamo del fatto che la risoluzione non richieda altresì la sospensione dell’accordo di associazione con Israele e del miglioramento delle relazioni con il paese. Si tratta di richieste ovvie che dovrebbero essere fatte a un paese che sta violando in maniera così plateale gli impegni presi, cioè il rispetto dei diritti umani e l’osservanza del diritto internazionale.

Mettiamo inoltre in dubbio il fatto che l’attacco israeliano sia stato sferrato in risposta ai bombardamenti di Hamas. Le interruzioni del cessate il fuoco da parte di Israele sono state costanti, ricordiamo quella del quattro novembre dello scorso anno, quando le truppe israeliane varcarono i confini della Striscia di Gaza e uccisero sei palestinesi e la punizione collettiva inflitta ai palestinesi a mezzo di embarghi, interruzione della corrente elettrica, estensione degli insediamenti, costruzione di muri, rapimento di esponenti politici palestinesi, eccetera.

Nonostante ciò, accogliamo favorevolmente la risoluzione comune e la richiesta a Israele di sospendere immediatamente le ostilità.

 
  
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  Mikel Irujo Amezaga (Verts/ALE), per iscritto. – (ES) Il presidente Poettering ha affermato troppo presto che non ci sono stati voti contrari. Io ho votato contro la risoluzione. Benché riconosca che contiene elementi molto positivi, in particolare l’uso del termine "punizione collettiva" della popolazione della Striscia di Gaza, la considero insufficiente. L’unica azione pratica che il Parlamento può compiere è andare nella direzione del congelamento dell’accordo di associazione con Israele, il resto sono soltanto parole – positive e attraenti – ma comunque solo parole. In politica le belle parole non contano nulla, c’è bisogno di azione, e Gaza non cambierà NULLA dopo questa risoluzione. Se si fosse trattato di un qualsiasi altro stato, diverso da Israele, la risoluzione sarebbe stata molto più energica. Credo che Israele abbia diritto a un’esistenza pacifica, ma ciò non significa che gli si perdoni tutto e questo lo deve sapere. Inoltre, l’unico risultato che questa offensiva potrà ottenere è l’intensificazione del conflitto. Oggi non è un buon giorno per il Parlamento, che ha deciso di scegliere le parole invece dei fatti.

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. − (FR) Il testo presentato da tutti i gruppi di questa Assemblea, che vuole rappresentare gli interessi degli europei, include alcune eccellenti raccomandazioni, come la richiesta di cessazione del conflitto, ma non fa alcun riferimento all’importazione di questo conflitto in Europa. Oltre alla violenza a esse associata, vi sono state due immagini particolarmente scioccanti delle manifestazioni contro l’azione israeliana.

Una di esse ritraeva i dimostranti, la maggior parte dei quali immigrati, che brandivano bandiere palestinesi, algerine, di Hamas e di Hezbollah e striscioni con scritte in arabo.

L’altra ritraeva i leader dell’estrema sinistra francese, Besancenot della Lega comunista rivoluzionaria e Buffet del Partito comunista, sfilare con gli imam.

Tali immagini testimoniano due sviluppi preoccupanti: il graduale assorbimento delle masse di immigrati dell’universo musulmano da parte delle associazioni islamiste e la collusione dei movimenti islamisti con l’estrema sinistra comunista, due movimenti rivoluzionari che cercano di distruggere la nostra civiltà. Ora più che mai, la salvaguardia dell’identità e della libertà degli europei richiede che manifestazioni di questo tipo siano messe al bando e che sia attuata una politica per invertire i flussi migratori.

 
  
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  Roselyne Lefrançois (PSE), per iscritto. − (FR) Di fronte alla gravità della situazione nella Striscia di Gaza, il Parlamento europeo non può rimanere in silenzio. Pertanto ho espresso il mio sostegno alla risoluzione che richiede un immediato cessate il fuoco permanente che include la fine delle azioni militari da parte di Israele nella Striscia di Gaza e dei lanci di razzi su Israele da parte di Hamas.

Tuttavia, mi rammarico del fatto che la risoluzione non contenga una ferma e incondizionata condanna degli attacchi dell’esercito israeliano che hanno già causato oltre 1 000 vittime, la maggior parte delle quali tra la popolazione civile. Benché concordi con quanto affermato dall’onorevole Schulz, presidente del gruppo socialista al Parlamento europeo prima della votazione, quando ha ribadito l’inammissibilità di tali attacchi, avrei preferito vedere questa indignazione trasferita sulla carta.

Analogamente, benché la proposta chieda che le autorità israeliane garantiscano la fornitura ininterrotta di aiuti umanitari e libero accesso a Gaza per la stampa internazionale, essa, contrariamente a quanto sperassi, si spinge fino a rendere il miglioramento delle relazioni tra l’Unione europea e Israele vincolato all’osservanza del diritto umanitario.

L’Europa ha un ruolo principale da svolgere nella risoluzione di questo conflitto ma, secondo la mia opinione, un accordo di pace durevole tra israeliani e palestinesi potrà essere raggiunto soltanto con la creazione di uno stato palestinese politicamente realizzabile che riconosca e sia riconosciuto da Israele.

 
  
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  Willy Meyer Pleite (GUE/NGL), per iscritto. – (ES) La risoluzione comune sulla situazione nella Striscia di Gaza ha degli aspetti positivi, come la richiesta di un immediato cessate il fuoco, il riconoscimento delle 1 000 vittime, tra cui donne e bambini, causate dall’azione dell’esercito israeliano, e il riconoscimento del fatto che l’embargo su Gaza da parte di Israele costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale.

Nonostante ciò, non mi è stato possibile votare a favore perché la risoluzione attribuisce ad Hamas lo stesso grado di responsabilità di Israele. Non riconosce il fatto che l’esercito israeliano ha interrotto la tregua del 4 novembre con incursioni via terra e vari attacchi aerei, ma attribuisce invece la colpa ad Hamas per l’interruzione del cessate il fuoco. La risoluzione è chiaramente insufficiente perché non richiede misure energiche da parte della Commissione e del Consiglio. L’Unione europea dovrebbe bloccare l’attuale accordo di associazione tra l’Unione e Israele, alla luce della violazione del suo articolo 2, che afferma che il rispetto per i diritti umani è un fattore vincolante dell’accordo. Inoltre, la risoluzione comune non richiede l’interruzione del blocco israeliano su Gaza e la totale interruzione delle esportazioni di armi da parte dei 27 Stati membri verso Israele.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Questa risoluzione è riuscita a unire i principali gruppi politici al Parlamento europeo in una dichiarazione assolutamente necessaria, alla luce dell’attuale situazione umanitaria e di sicurezza in Medio Oriente.

Indipendentemente dagli sviluppi che hanno portato allo scoppio di questo conflitto, esso si sta già ripercuotendo negativamente su ampie parti della società civile che risiede nell’area e sulla presenza delle Nazioni Unite a Gaza. Io stesso, assieme ai miei colleghi, ritengo che ci troviamo a un punto dove è possibile raggiungere risultati sostanziali soltanto attraverso il dialogo, il ché è realizzabile solo con un accordo di cessate il fuoco.

Inoltre, le posizioni della Romania su tale argomento sono ampiamente rispecchiate da questo documento e in linea con esso. Sono onorato di avere la possibilità di votare a favore di un documento che esprime sia il punto di vista della famiglia politica europea di cui faccio parte, sia quello del mio paese.

 
  
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  Vural Öger (PSE), per iscritto. − (DE) Vedo con favore l’adozione della risoluzione sulla situazione nella Striscia di Gaza. E’ doveroso che il Parlamento europeo esprima le proprie posizioni sulla crisi. E’suo dovere condannare questo disastro umanitario e, nel fare ciò, rivendicare la leadership morale sul rispetto per i diritti umani. E’ proprio per queste ragioni che il Parlamento europeo non può più rimanere in silenzio ed è per questo ho votato a favore della risoluzione. Tuttavia, il Parlamento avrebbe potuto inviare un messaggio più forte, la risoluzione è troppo debole su alcuni punti. E’ importante che richiediamo un cessate il fuoco durevole e che condanniamo la sofferenza della popolazione civile, come è nostro dovere suggerire soluzioni politiche pratiche per la risoluzione del conflitto e richiedere all’Unione europea di impegnarsi svolgendo il proprio ruolo nel Quartetto. Poiché gli Stati Uniti si trovano attualmente in uno stato di paralisi, dovuto al cambio di presidenza, l’Unione europea deve incrementare ulteriormente il proprio senso del dovere. E’ necessario sospendere il miglioramento delle relazioni con Israele, alla luce di tale azione militare eccessiva. Purtroppo la relazione non fa alcun riferimento a questo. Se Israele non vuole negoziare con Hamas, allora è compito dell’Unione Europea lavorare per fa sì che gli altri dialoghino con Hamas. Il prosieguo dell’offensiva militare sta causando troppe vittime. Le belle parole non bastano di fronte a una crisi umanitaria di tale entità.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La risoluzione comune ignora le cause della guerra aggressiva e barbara di Israele, etichettandola come una risposta ai lanci di razzi da parte di Hamas. Tutti sanno che la guerra era premeditata e che le cause sono da ricercare nell’occupazione israeliana e nel rifiuto da parte di Israele di applicare le risoluzioni ONU sullo stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme Est. E’ il risultato della politica aggressiva di Israele, sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Unione europea, fatta di insediamenti abusivi e dal rifiuto di tornare ai confini del 1967.

Benché parli di fermare la guerra, la risoluzione si ferma a metà strada, non richiede misure da parte dell’Unione europea, né tantomeno parla di congelamento delle nuove relazioni preferenziali per esercitare pressione su Israele. Essa non condanna la politica aggressiva di Israele, al contrario, interviene nei problemi interni palestinesi.

Le forze firmatarie richiedono congiuntamente un ruolo più forte dell’Unione europea, che ha a che fare con le sue ambizioni imperialiste nella regione. Si sta rafforzando il piano di Stati Uniti e NATO per il "Medio Oriente allargato" al quale l’Unione ha aderito e il cui scopo è la soggiogazione dell’intera regione da parte degli imperialisti.

E’ per questo motivo che il Partito Comunista greco non ha votato per la risoluzione comune proposta dai gruppi politici e chiede che sia rafforzata la guerra anti imperialista perché non esistono un imperialismo buono e uno cattivo.

 
  
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  Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Ho rifiutato di votare per la risoluzione comune del Parlamento europeo sulla situazione nella Striscia di Gaza perché, benché essa contenga dei punti positivi, non condanna severamente la reazione militare sproporzionata che ha portato alla catastrofe umanitaria. Lo shock e il rammarico espressi dal Parlamento europeo in merito agli attacchi alla popolazione civile e all’accesso negato all’assistenza umanitaria non sono sufficienti. L’Europa deve essere all’altezza delle proprie responsabilità e richiedere la fine definitiva dell’aggressione israeliana e cominciare a impegnarsi per trovare una soluzione fattibile a lungo termine. Purtroppo, nella risoluzione di compromesso adottata dal Parlamento europeo questa forte volontà politica non è presente.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Il diritto di Israele all’esistenza pacifica e sicura è inalienabile, come lo è il diritto per i palestinesi di vivere in un territorio libero, amministrato autonomamente, in pace, democrazia e rispetto per i diritti umani. Qualsiasi soluzione per la regione deve garantire che non esistano minacce a questi diritti.

Lo scontro a Gaza rivela, attraverso la situazione opposta in Cisgiordania, che la relazione tra le parti, seppur tesa e conflittuale, è possibile, se entrambi sono disponibili a riconoscere l’esistenza dell’altro. Ma questo non è il caso di Hamas, che utilizza il territorio di cui ha ottenuto il controllo per perseguire il proprio obiettivo dichiarato: impedire l’esistenza di Israele.

Tuttavia, le attuali circostanze non rendono meno tragiche le morti a Gaza. Hamas, senza alcuna considerazione per la vita dei palestinesi, come sappiamo utilizza la popolazione come scudo umano contro gli attacchi di Israele, e le vittime come armi di propaganda. Israele, determinato dal voler legittimamente garantire la propria sicurezza, continua ad attaccare, nonostante i tragici risultati. Tale processo è inevitabile se la comunità internazionale, inclusi i paesi arabi, non promuove la realizzabilità di una parte e la sicurezza dell’altra come obiettivo del processo di pace in Medio Oriente.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dichiaro in favore della proposta di risoluzione sulla tragica situazione nella Striscia di Gaza.

Condivido pienamente le preoccupazioni nel constatare che il conflitto non è ancora giunto al termine, nonostante gli auspici di cessazione delle ostilità espressi dall'intera comunità internazionale. Mi unisco ai colleghi nel manifestare il mio profondo rammarico dinanzi alle sofferenze della popolazione civile a Gaza e credo che l'unica soluzione possibile, non solo in questa fascia territoriale, ma nell'intera Terra Santa, sia quella del dialogo, del negoziato, della diplomazia, mai della guerra che può solo causare un inasprimento dell'odio.

Il ruolo dell'Unione Europea in tale processo può e deve essere di primo piano, sia per quanto riguarda il raggiungimento del cessate il fuoco, sia per l'apertura dei varchi per scopi umanitari. Perciò voto in favore di questa proposta di risoluzione e auspico che gli sforzi per la riconciliazione portino al più presto a effettivi progressi verso la pace.

 
  
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  Martine Roure (PSE), per iscritto. – (FR) Il conflitto tra Israele e Gaza va avanti da troppo tempo.

Quando si parla di migliaia di vittime, diventa nostro dovere prioritario assicurare che le ostilità cessino immediatamente.

La politica di isolamento di Gaza ha fallito, radicalizzando la popolazione civile che ne è stata la prima vittima.

Non vi è soluzione militare possibile nel conflitto israelo-palestinese.

L’unica soluzione possibile è un accordo di pace ampio e durevole tra le parti. E’ per tale ragione che richiediamo che venga organizzata il prima possibile una conferenza internazionale, indetta dal Quartetto, con la partecipazione di tutte le parti coinvolte nella regione, sulla base dell’iniziativa della Lega araba, l’accordo precedente tra israeliani e palestinesi.

Al contempo, riteniamo che qualsiasi miglioramento delle relazioni politiche tra l’Unione europea e Israele debba essere strettamente vincolato dal rispetto del diritto umanitario internazionale. Rimaniamo pertanto contrari al voto a sostegno della maggiore partecipazione di Israele ai programmi comunitari.

 
  
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  Flaviu Călin Rus (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione nella Striscia di Gaza che chiede un immediato cessate il fuoco in questa regione.

Ritengo che, indipendentemente dalle posizioni delle parti belligeranti, il dialogo costituisca l’unica maniera di risolvere qualsiasi problema per il bene comune.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. − (SV) La risoluzione che il Parlamento europeo ha votato quest’oggi, sulla situazione nella Striscia di Gaza, non contiene alcuna condanna dell’organizzazione terroristica di Hamas che ha violato il cessate il fuoco a dicembre è utilizza la popolazione civile come scudi umani. Nonostante ciò, considero importante votare a favore della risoluzione che richiede il cessate il fuoco nella regione ed è per questo che la sostengo.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. (EN) La situazione nella Striscia di Gaza è deplorevole. Centinaia di civili innocenti hanno perso la vita, e attualmente migliaia si trovano quotidianamente faccia a faccia con la morte. Sono d’accordo sul fatto che Israele abbia dritto di vivere in pace e che i lanci di razzi oltre il confine siano inammissibili e debbano essere fermati.

Tuttavia, la risposta da pare di Israele è totalmente sproporzionata e non può essere sostenuta.

Gli israeliani hanno mancato di rispetto alla comunità internazionale, hanno bombardato l’unità dell’ONU, hanno attaccato scuole e bambini. Tutto ciò è totalmente inaccettabile e deve finire, dobbiamo ottenere un cessate il fuoco immediato.

Sosterrò la risoluzione perché il Parlamento deve far sentire la propria voce, affinché i civili palestinesi intrappolati a Gaza non vengano dimenticati.

A Israele voglio dire che il loro diritto a vivere in pace non li autorizza a perpetrare la distruzione indiscriminata e a costituire la causa di morte e distruzione della popolazione civile innocente. Le azioni israeliane fanno di loro gli aggressori e non le vittime.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. − (NL) Ho approvato il presente compromesso, benché non contenga l’incisività e l’audacia che speravo. La sproporzionata offensiva su larga scala delle forze aeree israeliane e delle truppe di terra in un’area densamente popolata mi rende sgomento e furioso.

Sono solidale e preoccupato per il destino e la sicurezza del milione e mezzo di palestinesi intrappolati a Gaza, che non possono lasciare la Striscia, e per la situazione umanitaria dei palestinesi in Cisgiordania, la cui condizione, nonostante la cooperazione dell’Autorità nazionale palestinese, continua a non migliorare.

E’ deplorevole che il compromesso non menzioni il problematico miglioramento delle relazioni tra l’Unione europea e Israele. Voglio esortare il Consiglio a sospendere l’evoluzione delle relazioni con Israele fino al raggiungimento di un cessate il fuoco totale e permanente, con l’appoggio di tutte le parti, e fino a che Israele non garantirà l’accesso illimitato agli aiuti umanitari.

Le relazioni tra l’Unione europea e Israele possono migliorare solo in presenza del rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, della conclusione della crisi umanitaria nella Strisci di Gaza e nei territori palestinesi occupati e del compimento di tutti gli sforzi possibili per la creazione di un ampio accordo di pace e per la completa attuazione dell’accordo interinale di associazione CE-OLP.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE), per iscritto. − Sostengo la risoluzione sulla situazione nella Striscia di Gaza e la richiesta di un cessate il fuoco immediato.

 
  
  

- Proposta di risoluzione B6-0033/2009 (Situazione nel Corno d’Africa)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Grazie presidente. Il mio voto è favorevole. La situazione nel Corno d'Africa continua a essere estremamente preoccupante. L'intreccio di problemi e di conflitti impongono all'UE un'attenzione costante per evitare drammatiche degenerazioni. Credo come il mio gruppo che la situazione nel Corno d'Africa richieda un approccio urgente e globale.

Come detto, le difficoltà maggiori derivano dai numerosi conflitti tra i diversi paesi della regione, per cui è assolutamente fondamentale lavorare sul tema della sicurezza nelle sue molteplici interconnessioni, così come vanno seguiti i cambiamenti dei governi ai quali va raccomandato un fattivo impegno sul tema del miglioramento dei diritti umani.

 
  
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  Marie-Arlette Carlotti (PSE), per iscritto. – (FR) Il Corno d’Africa soffre attualmente a causa di molteplici flagelli:

- guerra, sia civile che regionale,

- assenza di democrazia e libertà,

- carestia e crisi alimentare.

Gli atti di pirateria, che ci riportano ad un’altra epoca, non sono che l’ultimo prodotto di questo caos.

Di fronte a queste tragedie che stanno lacerando la regione e moltiplicando gli spargimenti di sangue, non dobbiamo rimanere in silenzio né dichiararci impotenti.

Ora più che mai, in un momento in cui la comunità internazionale sta dando segni di fatica a causa di una crisi apparentemente senza fine, l’Unione europea deve assumere un ruolo guida.

Con il lancio dell’operazione “Atalanta” per proteggere le navi vulnerabili e la consegna di aiuti alimentari ai rifugiati somali, l’Unione ha dimostrato che, di fronte ad un’emergenza, è in grado di trovare soluzioni reali ed efficaci.

Deve tuttavia anche trovare risposte alla crisi politica generale nella regione.

Deve costruire il “partenariato politico regionale dell’UE per la pace, la sicurezza e lo sviluppo nel Corno d’Africa” che la commissione per lo sviluppo ha avviato con l’adozione della sua relazione nell’aprile 2007.

Non lasciamo che il Corno d’Africa diventi una regione di illegalità, priva di qualsiasi forma di sviluppo.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. − (SV) Poiché sono fermamente convinto che il Parlamento europeo non debba occuparsi di politica estera, ho votato contro la risoluzione nel suo insieme. Questo non significa, di per sé, che ritengo sbagliato o inopportuno tutto quanto contenuto nella risoluzione. Al contrario, la relazione comprende anche elementi positivi che avrei appoggiato senza riserve se si fosse trattato, per esempio, di una dichiarazione del governo svedese. Un esempio di questo tipo è illustrato dal caso del giornalista svedese-eritreo Dawit Isaak, detenuto dal 2001, senza essere mai stato sottoposto a processo.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. (RO) Le probabilità che l’Unione europea e la comunità internazionale cambino la realtà delle cose in Somalia sono ridottissime. Tuttavia, il tentativo di affrontare una delle sue conseguenze, la pirateria, è sicuramente molto più alla nostra portata. Non dobbiamo dimenticare che la pirateria è fondamentalmente fonte di reddito per gruppi che vivono al centro e al sud della Somalia. Tali introiti sono poi utilizzati a loro volta per alimentare i conflitti in atto all’interno del paese e della regione.

Una presenza navale più forte nella regione potrebbe avere un impatto positivo sulle condizioni di sicurezza in Somalia e, di conseguenza, nella regione nel suo insieme. L’Unione europea deve pertanto appoggiare gli elementi moderati della leadership somala, fermamente impegnata in vista della stabilità e della pace nella regione. La lotta alla pirateria è una via praticabile dall’Unione europea, che dispone della capacità militare necessaria e può contribuire non solo a ristabilire la sicurezza di una rotta di transito fondamentale, ma anche a creare stabilità e pace nella regione.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Egregio Presidente, onorevoli colleghi, voto favorevolmente alla proposta di risoluzione sulla situazione nel Corno d'Africa.

La delicata situazione che si sta vivendo nell'area africana impone una presa di posizione decisa da parte delle istituzioni europee: approvo, quindi, la richiesta al Consiglio per la nomina di un rappresentante speciale o inviato dell'UE per la regione del Corno d'Africa. Etiopia, Eritrea, Somalia e Gibuti devono cooperare, se vogliono superare l'attuale situazione di stallo.

È per questo che il governo eritreo dovrebbe ripensare alla sua attuale sospensione della sua partecipazione all'IGAD. È per questo che Gibuti dovrebbe adoperarsi per assicurare una migliore protezione sotto il profilo giuridico dei diritti dei sindacati. È per questo che l'Etiopia dovrebbe annullare la ratifica della proclamazione per la registrazione e la regolarizzazione delle organizzazioni civili e delle istituzioni benefiche. È per questo che in Somalia bisogna porre fine a una delle peggiori crisi mondiali a livello umanitario e di sicurezza.

 
  
  

- Proposta di risoluzione RC-B6-0028/2009 (Bielorussia)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Sembra che finalmente, seppure in maniera ancora timida, il regime di Lukashenko stia mandando segnali di apertura alla comunità internazionale: prendiamone atto e iniziamo da subito a lavorare per un processo condiviso, che porti a relazioni migliori con questo Paese così vicino ai nostri confini. Ma non possiamo arretrare di un millimetro sulle nostre richieste in tema di rispetto dei diritti umani e di garanzie della libertà di espressione e di informazione: sono ancora davanti ai nostri occhi le immagini della repressione in occasioni di svariati tentativi di pacifica manifestazione democratica di opposizione.

Chiedo inoltre uno sforzo maggiore per concordare regole comuni nella delicata materia dei soggiorni dei minori bielorussi, ospitati nelle nostre famiglie nei mesi estivi: ogni anno il governo bielorusso cambia strategia in materia, creando spesso delle situazioni difficilissime, che incidono negativamente, in particolare sui bambini stessi, già sfortunati per altre vicende. Bene i progressi attuali, dunque, ma la strada da percorrere è ancora assai lunga: speriamo che Lukashenko, dopo molte false partenze, voglia percorrerla, almeno in parte, insieme.

 
  
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  Martin Callanan (PPE-DE), per iscritto. (EN) La Bielorussia continua ad essere ampiamente ostracizzata dall’Unione europea a causa del governo autoritario del presidente Lukashenko. Negli ultimi cinque anni, il Parlamento europeo ha attribuito per due volte il premio Sacharov a dissidenti bielorussi ed altri erano stati nominati nella rosa dei candidati. Si tratta di un esplicito riconoscimento del fatto che i diritti umani e le libertà politiche in Bielorussia sono soppressi.

Ci sono tuttavia segnali che indicano che il presidente Lukashenko si stia lentamente aprendo all’Occidente. Naturalmente la situazione in Bielorussia continua ad essere grave;, dobbiamo tuttavia ammettere che uno dei modi per convincere la Bielorussia ad avvicinarsi all’Unione europea è quello di riconoscere e rispondere ai segnali di apertura di Lukashenko. In breve, è una situazione in cui si devono usare sia la carota che il bastone.

Personalmente nutro un profondo interesse nei confronti delle ex repubbliche sovietiche in Asia centrale e noto dei paralleli tra questa regione e la Bielorussia. La presente risoluzione non risparmia critiche a Lukashenko, ma gli propone una sorta di ruolino di marcia in vista della normalizzazione delle sue relazioni con l’Unione europea.

Non dovremmo farci troppe illusioni sulla Bielorussia e non dovremmo esitare ad interrompere il dialogo qualora la situazione dovesse deteriorarsi. Tuttavia questa risoluzione ci lascia in qualche modo sperare che le relazioni, con il tempo, possano migliorare, e per questo motivo ho votato a favore.

 
  
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  Koenraad Dillen (NI), per iscritto. − (NL) Ho votato a favore di questa risoluzione. Il Parlamento europeo accoglie favorevolmente la relativa riduzione delle restrizioni della libertà di stampa in Bielorussia ed il rilascio di alcuni prigionieri politici. E’ stato tuttavia anche segnalato che altri dissidenti sono ancora dietro le sbarre. Al fine di migliorare le relazioni, la risoluzione sostiene che la Bielorussia dovrebbe diventare un paese senza prigionieri politici, che il governo dovrebbe garantire la libertà di opinione, eccetera. Anche la legislazione dovrebbe essere modificata e ai bielorussi dovrebbe essere garantita la libertà di circolazione.

Anche se i suddetti principi sono condivisibili da tutti, vorrei dirvi quanto segue. Il Parlamento europeo non dovrebbe rivolgere queste risoluzioni a paesi con i quali l’Europa intrattiene relazioni cordiali? Mi viene in mente la Cina, paese in cui la situazione dei diritti umanitari è drammatica quanto lo è in Bielorussia, se non di più. O ci sono forse considerazioni di natura commerciale che ci impediscono di farlo?

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La risoluzione porta avanti un dialogo continuo e costruttivo con il governo di Minsk ed è un chiaro indice delle preoccupazioni del Parlamento europeo e dei cittadini che esso rappresenta rispetto alla situazione dei diritti umani e agli sviluppi in Bielorussia in generale.

Le autorità bielorusse hanno compiuto alcuni progressi, lodevoli, ma speriamo che possano avviare un processo di democratizzazione e che non si limitino ad interventi cosmetici passeggeri. Questa risoluzione è sufficientemente ferma, ma anche sottilmente sfumata ed è così in grado di esprimere la nostra soddisfazione sul primo punto così come la nostra preoccupazione sul secondo.

Gli eventi attualmente in corso nella regione mettono ancora una volta in evidenza l’importanza della trasparenza delle azioni del governo e della responsabilità democratica dei governi nei confronti dei cittadini che rappresentano. I valori democratici che sono stati adottati sono legati alla stabilità e allo sviluppo per le società e i mercati, compreso quello dell’energia. La presente risoluzione rappresenta un passo avanti nella riaffermazione di questi valori.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN), per iscritto. – (PL) Le relazioni tra l’Unione europea e la Bielorussia dipendono da entrambe le parti. Se ci sarà una volontà comune, il dialogo sarà possibile così come saranno possibili un’adeguata politica di vicinato ed il partenariato orientale. I partenariati non possono essere costruiti su divieti ed ordini; per questo motivo accolgo con favore la recente iniziativa della Commissione europea volta a migliorare le relazioni con la Bielorussia. Obiettivamente, dobbiamo ammettere che anche la Bielorussia ha fatto molto per favorire la comprensione, per esempio legalizzando il movimento “Per la libertà”, consentendo di pubblicare e distribuire giornali dell’opposizione ed aprendosi all’iniziativa relativa al partenariato orientale. L’Unione europea ha aspettative maggiori, del tutto giustificate, ma altrettanto giustificate sono molte delle aspettative della Bielorussia.

Occorrono simmetria ed intesa tra i partner in molti ambiti. Per esempio, visto che invitiamo le autorità bielorusse a porre fine alla pratica del rilascio di visti di uscita ai propri cittadini, in particolare bambini e studenti, perché l’Unione europea non agisce in vista della semplificazione e della liberalizzazione delle procedure per l’ottenimento dei visti per i cittadini della Bielorussia? Questi problemi sono particolarmente importanti per chi di noi vive in regioni di confine, unite da legami culturali e familiari.

Oltre alle tematiche culturali e alla questione della nazionalità, sono importanti anche l’economia e la cooperazione transfrontaliera. Anche a questo riguardo, la Commissione e il Consiglio potrebbero, e dovrebbero, fare di più.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. − (PT) Il contesto attuale e il futuro delle relazioni con la Bielorussia costituiscono una sfida per la politica estera dell’Unione europea. Alcuni atti di Minsk giustificano la ripresa di un qualche tipo di relazioni. E’ chiaro tuttavia che il fattore energetico, nel contesto attuale, svolge un ruolo significativo nell’orientare questo processo ed è del tutto comprensibile. Il realismo costituisce parte integrante della politica estera, ma il realismo non dovrebbe essere scisso da valori e strategia. La promozione della democrazia in Bielorussia è una questione di valori e strategia. Tale percezione degli interessi europei a medio e lungo termine deve essere centrale in questa nuova fase della relazione. Altrimenti, produrremo una dipendenza futura in cui i valori vengono dopo le strategie a breve termine, con un successo sicuramente più limitato.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, comunico il mio voto favorevole in merito alla proposta di risoluzione riguardante l'atteggiamento dell'Unione europea nei confronti della Bielorussia.

Mi compiaccio che il ministro bielorusso per gli affari esteri abbia affermato che il suo paese intende partecipare all'iniziativa di partenariato orientale con gli altri paesi dell'Europa dell'est. È però necessario che la Bielorussia rispetti rigorosamente le norme e i requisiti internazionali di sicurezza nella costruzione di una nuova centrale nucleare, attenendosi alla Convenzione sulla sicurezza nucleare.

Infine, sono rattristato dal fatto che la Bielorussia sia rimasto l'unico paese in Europa nel quale sia in vigore la pena di morte: questa barbara punizione, in, vista di un futuro allargamento dell'Unione, deve essere abrogata.

 
  
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  Flaviu Călin Rus (PPE-DE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della risoluzione dell’Unione europea sulla Bielorussia in quanto ritengo che qualsiasi atto in grado di rafforzare la democrazia in qualsiasi paese del mondo costituisca un passo positivo.

Il processo di democratizzazione in Bielorussia promuoverà il rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini di questo paese.

Accolgo con favore la presente risoluzione in quanto spero che, grazie a questa misura, sempre più cittadini bielorussi possano ottenere più facilmente il visto per gli Stati dell’Unione europea in modo che possano apprendere da noi i nostri valori e le nostre tradizioni. Spero altresì che molto presto la Bielorussia non abbia più prigionieri politici né cittadini agli arresti domiciliari.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Io ed i miei colleghi conservatori britannici riteniamo assolutamente necessario che l’opposizione democratica in Bielorussia sia coinvolta nel processo di graduale riavvicinamento tra Unione europea e Bielorussia. Attualmente il presidente Lukashenko, che è l’uomo forte locale alla guida di un regime autoritario, sta aprendo all’Unione europea, prendendo le distanze da Mosca, un processo che dovremmo incoraggiare migliorando le nostre relazioni politiche con Minsk.

Appoggiamo altresì gli inviti rivolti al governo della Bielorussia a rispettare e sostenere i diritti umani che costituiscono un elemento importante del processo volto a migliorare le relazioni tra Unione europea e Bielorussia.

Per queste ragioni, e per sottolineare l’importanza che attribuiamo ad un futuro democratico per la Bielorussia, abbiamo deciso di appoggiare la risoluzione comune. Desideriamo anche chiarire che, per quanto concerne il paragrafo 16 della presente risoluzione comune, il tema della pena di morte costituisce un problema di coscienza per i deputati conservatori britannici al Parlamento europeo.

 
  
  

- Proposta di risoluzione RC-B6-0022/2009 (Srebrenica)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. Voto favorevolmente.

Srebrenica è una ferita che ha lasciato una cicatrice profonda nella storia europea. Chi è sopravvissuto racconta oggi come tra l’aprile del 1992 e l’aprile del 1993 migliaia di profughi, nel tentativo di salvarsi dalle incursioni dei serbo-bosniaci, si nascondevano in cantine, garage, o addirittura nelle case abbandonate dai serbi; di come si nutrivano di sole radici; di come erano infestati da pulci; di come, assiderati nel lungo inverno del 1992, si riscaldavano bruciando pneumatici e bottiglie di plastica e di come i corpi dei morti per denutrizione e per assideramento venivano mangiati dai cani. A diciassette anni dal massacro si sta ancora tentando di dare un’identità a centinaia di corpi.

Credo pertanto che l'istituzione della giornata di commemorazione sia occasione per non dimenticare, per esprimere vicinanza ai familiari delle vittime di questo assurdo massacro e per rilanciare in modo più determinante la nostra politica verso un’Europa di pace, di giustizia sociale e delle libertà, sicuro come sono che il rispetto delle uguaglianze debba passare attraverso il riconoscimento delle differenze.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. − (EN) La presente risoluzione ci ricorda tragicamente che la “disumanità dell’uomo verso l’uomo” non si è esaurita dopo l’olocausto della seconda guerra mondiale. E’ continuata in Europa con Srebrenica e continua oggi a Gaza!

 
  
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  Erik Meijer (GUE/NGL), per iscritto. − (NL) Sono a favore dell’istituzione della giornata annuale della commemorazione del genocidio di Srebrenica, proprio perché l’intervento dell’Unione europea e dei suoi Stati membri ha creato un falso senso di sicurezza, con il risultato che i residenti non sono riusciti a fuggire in tempo. I sostenitori degli interventi militari non gradiranno questa critica. Durante l’intervento di ieri sera, sono stato messo a tacere dal presidente nel bel mezzo del mio intervento, forse a causa dell’irritazione causatagli dal suo contenuto. L’ultima parte, udibile a fatica, dato che il presidente agitava con foga il suo martelletto, si inserisce perfettamente nel contesto di questa relazione.

Srebrenica è anche un simbolo del fallimento dei concetti ottimistici in materia di interventi umanitari e “zone di sicurezza”. Sin dall’inizio sarebbe stato opportuno e necessario mettere in chiaro che una presenza militare straniera avrebbe potuto solo nutrire false illusioni. Ha trasformato Srebrenica in una base operativa contro l’ambiente serbo, mentre era inevitabile che alla fine sarebbe stata inghiottita da quello stesso ambiente.

Senza un esercito olandese a Srebrenica, non si sarebbe creata una situazione di guerra e i serbi non avrebbero maturato sete di vendetta. Le vittime non sono state solo la ragione per cui era fondamentale consegnare alla giustizia Mladić e Karadžić, ma anche di una nostra riflessione sul fallimento degli interventi militari e di tutti i tentativi di unire una Bosnia etnicamente divisa.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La risoluzione comune del Parlamento europeo su Srebrenica costituisce un tentativo di deformare la storia e di nascondere o di scaricare la responsabilità dei crimini degli imperialisti americani ed europei, dello smembramento del paese e dell’atroce guerra scatenatagli contro dalla NATO, con l’aiuto dell’Unione europea, sulle vittime nell’ex Iugoslavia.

Allo stesso tempo, la risoluzione cerca di migliorare la reputazione del disprezzato Tribunale penale internazionale dell’Aia, di ispirazione americana, dinanzi al quale gli imperialisti vogliono processare le loro vittime e che è già stato utilizzato per eliminare fisicamente il leader iugoslavo Slobodan Milosevic.

La scelta di definire gli eventi di Srebrenica il più grande crimine postbellico e la proposta di istituire una giornata di commemorazione negli Stati membri dell’Unione europea, mentre rimangono ancora aperti gravi interrogativi in merito a quello che effettivamente è successo in quel paese, costituiscono un grave travisamento della storia, in quanto in realtà, il più grande crimine postbellico finora commesso in Europa è stato il massacro del popolo iugoslavo da parte degli imperialisti americani ed europei.

Il partito comunista greco si rifiuta di appoggiare l’adozione di queste risoluzioni del tutto inaccettabili, soprattutto in un momento in cui assistiamo al massacro quotidiano di centinaia di bambini e di civili in Palestina per mano di Israele, con l’appoggio delle stesse forze imperialistiche che ora fanno finta di non vedere, tenendo anche conto del fatto che il popolo iugoslavo non è stato parte attiva all’elaborazione della risoluzione in questione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) La storia buia dell’Europa, la capacità umana di dare il peggio di sé stessa, non sono finite. Srebrenica e la sua terribile tragedia non sono solo il più recente esempio di orrore provocato dall’uomo, ma ricordano anche, se mai ce ne fosse bisogno, che la distruzione è sempre possibile, che la condizione umana corrisponde ad una costante lotta per la pace, e che nulla di quello che conquistiamo è eterno. Tuttavia il ricordo di questo massacro, la commemorazione di questa tragedia è anche il tributo che il male presta al bene.

Per noi portoghesi, che siamo geograficamente e culturalmente distanti dai luoghi dei più gravi orrori europei del XX secolo, e che abbiamo un’altra storia, è ancora più importante ricordare. La geografia e la cultura ci propongono storie diverse, ma non distinguono la nostra condizione umana. Il ricordo di quello a cui avremmo potuto assistere dovrebbe costituire parte integrante del nostro patrimonio.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI), per iscritto. Egregio Presidente, onorevoli colleghi, voto favorevolmente alla proposta di risoluzione che prevede il giorno 11 Luglio come commemorativo delle vittime del massacro di Srebrenica.

È ancora vivo, nei cuori di tutti noi, quel tragico mese di luglio del 1995, dove le truppe serbe guidate da Mladić massacrarono più di ottomila bosniachi. Il modo più giusto per onorare le vittime delle atrocità della guerra dell'ex Jugoslavia è quello di indire un giorno della memoria per ricordare quanto è accaduto.

Bisogna, però, compiere ulteriori sforzi e sacrifici per assicurare alla giustizia i colpevoli di questo genocidio (primo tra tutti il generale Ratko Mladić): per rispetto dei padri, delle madri, dei figli e dei fratelli delle vittime innocenti morti in quegli anni. Per rispetto dell'Europa, che vuole vivere libera.

 
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