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Procedura : 2007/0094(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0026/2009

Testi presentati :

A6-0026/2009

Discussioni :

PV 03/02/2009 - 5
CRE 03/02/2009 - 5

Votazioni :

PV 04/02/2009 - 7.1
CRE 04/02/2009 - 7.1
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PV 19/02/2009 - 7.3
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Testi approvati :

P6_TA(2009)0069

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 3 febbraio 2009 - Strasburgo Edizione GU

5. Sanzioni contro i datori di lavoro di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è illegale (discussione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente . L'ordine del giorno reca la relazione (A6-0026/2009), presentata dall'onorevole Claudio Fava sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE.

 
  
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  Claudio Fava, relatore. – (IT) Signora Presidente, onorevoli colleghi, quattro minuti saranno sufficienti per raccontare in sintesi due anni di lavoro, lavoro faticoso ma credo utile, che ha visto insieme al Parlamento la Commissione con la sua proposta e il Consiglio, un lavoro che ha il merito di proporre, per la prima volta con questa direttiva, sanzioni per i datori di lavoro che sfruttano il lavoro degli immigrati irregolari.

Credo che siamo riusciti a ribaltare in parte la logica che stava dietro questa direttiva e che era circoscritta esclusivamente alla lotta contro l'immigrazione irregolare. Il testo di compromesso con il Consiglio rappresenta una forma di tutela anche per quegli immigrati costretti al lavoro in nero, spesso ostaggio della criminalità mafiosa. Il rischio altrimenti, signora Presidente, era quello di punirli due volte, in quanto lavoratori sfruttati, costretti spesso ad accettare condizioni di lavoro indecenti, e in quanto irregolari, costretti ad essere rimpatriati, con il divieto di rimpatrio che, in molti paesi, vuol dire anni e anni.

Nel merito, agli articoli 7 e 14 abbiamo previsto che nei casi in cui si tratti di minori, nei casi di grave sfruttamento, di tratta degli esseri umani, gli Stati membri devono obbligatoriamente prevedere delle regole per il rilascio dei permessi di soggiorno temporanei, la cui durata può essere prolungata fino al pagamento degli arretrati. Avremmo voluto che questa possibilità fosse estesa a tutti gli illegali, ma ce lo impedisce la direttiva rimpatri, approvata l'anno scorso e chi vi parla non è tra coloro che l'hanno sostenuta.

Siamo riusciti comunque a introdurre una norma che permette agli Stati membri di applicare misure più favorevoli agli immigrati in materia di rilascio di permessi di soggiorno. All'articolo 10 – credo che sia l'articolo chiave – per la prima volta vengono imposte sanzioni anche penali nei casi più gravi, tra cui il caso in cui i lavoratori regolari siano dei minorenni.

Sono importanti, credo, le sanzioni accessorie previste dall'articolo 8: il ritiro della licenza, la chiusura degli stabilimenti nei casi particolarmente gravi, l'esclusione degli aiuti di Stato dai fondi europei, altrimenti andremmo incontro a una straordinaria ipocrisia: da una parte punire i datori di lavoro e dall'altra continuare a concedere loro generosi sussidi.

Siamo riusciti, e credo che sia fondamentale, a introdurre la definizione di salario che equipara il salario dovuto all'immigrato irregolare al salario di un lavoratore regolare, senza alcuna discriminazione.

Abbiamo incluso nel campo di applicazione della direttiva le agenzie interinali che, soprattutto in alcuni paesi, tra cui il mio, sono le organizzazioni che più facilmente si impegnano a reclutare manodopera illegale in condizione di assoluto ed estremo sfruttamento. Pensate ai casi di caporalato di cui si è lungo occupata la cronaca nera.

Abbiamo chiesto e ottenuto che i sindacati possano rappresentare gli immigrati nelle cause amministrative e civili. Si parlava nel testo genericamente di parti terze, adesso si parla di sindacati.

Occorre un periodo di rodaggio, di verifica, e per questo motivo abbiamo chiesto alla Commissione, dopo tre anni dell'entrata in vigore della direttiva, di fare un rapporto al Parlamento e al Consiglio in modo specifico sulle norme che riguardano ispezioni, permessi di soggiorno, sanzioni e subappalto.

A proposito di subappalto – l'articolo 9, che è stato oggetto di discussione tra Parlamento e Consiglio e all'interno dello stesso Consiglio – il relatore avrebbe voluto estendere la responsabilità a tutta la catena dell'appalto come originariamente previsto dalla Commissione. Il Consiglio e il Parlamento e, in parte, parte del Parlamento erano per escludere del tutto il subappalto; siamo arrivati ad una soluzione di compromesso che ritengo utile: una doppia responsabilità che non deve impedirci di tornare in futuro a legiferare sulla materia. Questa è la ragione per cui chiederò domani al Consiglio, a nome anche degli altri shadow che ringrazio della collaborazione che ci hanno voluto dare in questi anni, di aggiungere al testo del compromesso che voteremo una dichiarazione in cui si dica che quanto disposto da questo articolo 9 non costituisce pregiudizio per futuri interventi legislativi in materia di subappalti.

Concludendo, signora Presidente, credo che questa direttiva ci parli di un'Europa in cui l'immigrazione diventa finalmente materia di responsabilità collettiva e di diritti riconosciuti, non solo di norme contro gli immigrati.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. - (FR) Signora Presidente, anzitutto debbo ringraziare l'onorevole Fava e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Le parti in causa si sono impegnate a fondo per giungere a un accordo già in prima lettura e, data la vasta maggioranza a favore già in seno alla commissione parlamentare, qualche giorno fa, e al Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) prima di Natale, confido che ce la faremo.

Naturalmente il testo non soddisfa appieno tutte le ambizioni iniziali. La Commissione può tuttavia sostenere senza esitazioni questo compromesso. Questa direttiva rende possibile uno strumento efficace, un quadro comune per scoraggiare i datori di lavoro dall'impiegare immigrati irregolari.

La Commissione resterà vigile in materia di ispezioni. Il testo di compromesso raccomanda ispezioni più mirate e di qualità; negli anni a venire, si potrà constatare se i criteri qualitativi siano stati effettivamente applicati e se gli Stati abbiano rispettato l'obbligo di individuare con regolarità i settori a rischio di lavoro illegale sul rispettivo territorio. E' proprio questo l'obiettivo: combattere l'occupazione di lavoratori extracomunitari residenti illegalmente e, soprattutto, imporre sanzioni ai datori di lavoro che li sfruttano. Esaminare l'attuazione data alle disposizioni in materia di ispezioni costituirà una priorità nelle future relazioni della Commissione sull'applicazione della presente direttiva.

Oltre a ciò, vanno naturalmente segnalati i risultati positivi che emergono da questo compromesso, e segnatamente il consenso raggiunto sul difficile problema del subappalto. Prendo atto che il relatore auspica una dichiarazione del Consiglio e del Parlamento in materia. Personalmente non ho nulla da eccepire.

La Commissione nota con soddisfazione che la direttiva chieda sanzioni penali nei casi più gravi, per i quali il ricorso a sanzioni è necessario, sia giustificato. Tali misure sono necessarie come deterrente poiché, nei casi più gravi, le sole sanzioni amministrative non bastano a scoraggiare i datori di lavoro privi di scrupoli; e sono giustificate per uno strumento che voglia porsi all'altezza dell'ambiziosa politica europea di contrasto dell'immigrazione clandestina. In tale contesto, la Commissione valuta con favore il fatto che nel compromesso finale sia stata reintrodotta la perseguibilità penale di chi impiega le vittime della tratta di esseri umani.

Signora Presidente, onorevoli parlamentari, questa direttiva rappresenta un primo, importante passo nella lotta all'immigrazione clandestina. Prende di mira le pratiche dei datori di lavoro senza scrupoli e, al contempo, vuole tutelare i lavoratori migranti, che troppo spesso in casi del genere hanno il ruolo di vittime.

La direttiva va adottata e attuata in tempi brevi. La Commissione intende sostenere e accompagnare questo processo convocando con regolarità, durante la fase del recepimento, incontri tra esperti degli Stati membri per poter discutere di ogni eventuale problema. Questa direttiva è uno strumento importante e la Commissione è determinata a fare il necessario per garantirne un corretto uso.

Ringrazio infine il Parlamento, l'onorevole Fava e la commissione per le libertà civili, la giustizia egli affari interni.

 
  
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  Edit Bauer, relatore per parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali. – (SK) Si confida che, legiferando contro i datori di lavoro che impiegano manodopera clandestina da paesi terzi, si contribuirà a ridurre il fattore di richiamo dell'immigrazione clandestina. D'altro canto, però, non vanno dimenticati neppure i possibili effetti in termini di più eque condizioni di concorrenza e, a mio avviso, di lotta alla tratta di esseri umani.

Alcuni ritengono che questo atto di legge non comporterà alcun valore aggiunto. Poiché, a livello comunitario, non esiste ancora uno strumento legislativo con queste caratteristiche, per alcuni Stati membri il valore aggiunto sarà elevato, mentre potrebbe non risultare evidente per quei paesi in cui già esiste una legislazione in materia.

Nel dibattito sui possibili compromessi con la Commissione e il Consiglio, la discussione si è concentrata su ambiti particolarmente problematici. In primo luogo, la questione della responsabilità dell'appaltatore per gli obblighi di legge rispetto a tutti i subappaltatori, laddove il progetto di risoluzione limita la responsabilità delle azioni compiute dai subappaltatori diretti. In secondo luogo, gli strumenti per garantire procedure efficaci che consentano agli immigrati di ricevere ogni retribuzione arretrata: al riguardo, ci siamo attenuti a un principio di non discriminazione e abbiamo cercato il modo di assistere gli immigrati clandestini e di far sì che possano ricevere la retribuzione anche dopo il rientro in patria. In terzo luogo, i possibili effetti connessi alla sospensione dell'esecuzione del rimpatrio di un immigrato clandestino sino a quando non abbia ricevuto la sua retribuzione. Al riguardo, tengo a dire che posticipare l'esecuzione di una simile decisione equivarrebbe a minare alla base, e forse a svuotare di significato, la legislazione proposta. Infine, l'aspetto delle ispezioni è stato demandato per intero agli Stati membri, in quanto per rendere efficace una simile legislazione risulta essenziale il ruolo svolto dagli ispettori del lavoro.

Indubbiamente, sulla soluzione da dare a questi e altri problemi i pareri divergono. In alcuni casi, sarà possibile decidere solo in sede di attuazione delle disposizioni. Vorrei concludere ringraziando il relatore Fava, la Commissione e la presidenza francese per aver reso possibile il compromesso.

 
  
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  Esther de Lange, relatore per parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere. - (NL) Desidero a mia volta ringraziare il relatore per il lavoro svolto, senza per questo misconoscere l'impegno del relatore ombra, onorevole Busuttil, del gruppo Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, né quello della relatrice per parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, onorevole Bauer. E' infatti grazie agli sforzi profusi da tutti costoro che il compromesso così raggiunto serve a quello che, in ultima analisi, è il suo scopo: sopprimere la prospettiva di un lavoro come incentivo all'immigrazione clandestina, penalizzando di fatto i lavoratori che soggiornano illegalmente sul territorio dell'Unione europea.

A dispetto dei tentativi iniziali di alcuni membri di questo Parlamento, tale legislazione non si è trasformata in una sanatoria per mettere in regola i clandestini. Anzi, quello sull'immigrazione in regola è un dibattito che si svolge in altra sede. Come relatrice della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere credo però che, quando si parla di una categoria come gli immigrati clandestini, spesso vittime di sfruttatori, come già ricordato, occorrerebbe pensare di più alle differenze di genere.

Le stime sul numero di immigrati clandestini sul territorio dell'Unione sono approssimative e variano dai 4,5 agli 8 milioni di persone. Per giunta, sono stime che non forniscono alcun dato sulla proporzione fra i due sessi, né indicazione alcuna sui problemi specifici delle donne che vivono come immigrate clandestine. Vi ricordo che, tra i clandestini, particolarmente vulnerabili sono proprio le donne, spesso costrette allo scalino più basso del lavoro coatto: la tratta di esseri umani e la violenza. Gli organi preposti devono quindi essere oggetto di una formazione specifica in materia.

Come al solito, tutto è questione di sorveglianza efficace. Sono lieta che quell'arbitrario 10 per cento che era stato inizialmente suggerito per il livello di monitoraggio sia saltato e che il testo del compromesso preveda invece una valutazione del rischio. Le notizie pubblicate l'estate scorsa dal quotidiano belga De Standaard su casi di schiavitù in certe ambasciate, a Bruxelles, a due passi dal Berlaymont, ribadiscono che non si tratta di scenari di fantasia. Voglio quindi ricordare alla Commissione europea che è sempre opportuno effettuare controlli sul campo: è vostro compito esaminare con occhio critico l'attuazione data alla legislazione, con maggiore o minore efficacia, dai vari paesi.

 
  
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  Simon Busuttil, a nome del gruppo PPE-DE. – (MT) La normativa in esame, signora Presidente, è forse la prima ad affrontare il problema dell'immigrazione clandestina con strumenti legislativi, ed è proprio il caso di dire: "finalmente". Ve n'era un bisogno urgente e sono veramente soddisfatto di questo eccellente compromesso. Che cosa abbiamo ottenuto con questo atto di legge? Siamo andati ad attaccare una delle principali ragioni alla base dell'immigrazione clandestina: l'incentivo. Quale? La prospettiva, per chi vive per esempio in Africa, di rischiare la pelle in un viaggio del genere pur di trovare un lavoro in un altro paese, anche se nella clandestinità. D'ora in poi, il messaggio sarà chiaro: l'occupazione clandestina non sarà più tollerata e quindi non avrà più alcun senso intraprendere una traversata alla volta dell'Europa inseguendo il miraggio di un lavoro. Non sarà più possibile. Come ricordato dalla collega che mi ha preceduto, è fondamentale che questo strumento non si riduca a una sanatoria, ma che serva invece a lanciare un chiaro messaggio: il lavoro illegale non può più essere tollerato. A tal fine, occorre adottare provvedimenti e sanzioni efficaci: sul piano finanziario, amministrativo e anche penale. Queste misure avranno l'effetto di mandare ai datori di lavoro un segnale inequivocabile: reclutare clandestini senza permesso di soggiorno non sarà più tollerato. Grazie.

 
  
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  Stavros Lambrinidis, a nome del gruppo PSE. – (EL) Signora Presidente, il Parlamento europeo è riuscito a modificare radicalmente le finalità della direttiva qui in discussione e il relatore, onorevole Fava, merita un particolare elogio. Primo, siamo riusciti a ottenere l'obbligatorietà del pagamento degli arretrati ai clandestini colpiti da decreto di espulsione. Secondo, abbiamo concorso a garantire sanzioni penali severe e vincolanti per chi impiega clandestini in condizioni inaccettabili. Terzo, abbiamo salvaguardato il diritto dei sindacati e di altri organi ad adire le vie legali per nome e per conto degli immigrati. Quarto, abbiamo imposto il diritto al permesso di soggiorno di breve o lunga durata per i clandestini che facciano scoprire organizzazioni criminose. Insomma, ora gli immigrati clandestini sono trattati quantomeno come esseri umani, senza per questo legalizzare l'immigrazione clandestina. Ecco perché appoggiamo questo compromesso.

Resta però una pericolosa sfasatura tra l'ostinazione a considerare l'immigrazione clandestina come un problema di ordine pubblico e la realtà sul campo di molti Stati membri. Ecco perché occorre particolare cautela nell'applicazione della direttiva. Vi è il rischio di spingere nella povertà, nella ghettizzazione e nella criminalità migliaia di clandestini; a prescindere dal fatto che non si possa o non si voglia espellerle, queste persone rischiano di rimanere senza lavoro. Se come è vero oggi molti di loro fanno lavori che gli europei non vogliono più fare, il Parlamento dovrebbe finalmente discutere regole comuni sull'immigrazione regolare verso l’Europa, o sulle regolarizzazioni, anziché nuove norme in materia di espulsioni.

Per concludere, la doverosa lotta al lavoro nero non riguarda ovviamente i soli clandestini, ma anche gli immigrati in regola e i milioni di cittadini europei i cui diritti di lavoratori vengono calpestati ogni giorno dal rispettivo datore di lavoro; questo impegno riguarda inoltre il fatto che il diritto del lavoro venga puntualmente disatteso, senza controlli e senza sanzioni concrete. Ecco perché questa direttiva dovrebbe avere, a mio avviso, come base giuridica la lotta al lavoro nero in tutta Europa, anziché l'immigrazione in particolare. Questo vizio di prendersela con gli immigrati ogni volta che qualcosa va storto è molto pericoloso per la coesione sociale dei nostri paesi. E' ovvio che l'immigrazione clandestina va combattuta, ma non a costo di demonizzare chi scappa dalle condizioni miserevoli del suo paese nella speranza di una vita migliore.

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert, a nome del gruppo ALDE. (NL) Da diversi anni a questa parte, l'Unione europea deve fare i conti con la presenza di milioni di clandestini sul suo territorio e la pressione a trovare una soluzione non fa che crescere. Una pressione considerevole e francamente giustificata. Per una politica dell'immigrazione gestibile e credibile, che riconosca ai profughi una tutela e che crei opportunità chiare per l'immigrazione in regola, è indispensabile tener conto di tutti i vari fattori che, fungendo da incentivo o da deterrente, portano inevitabilmente all'immigrazione clandestina.

L'estate scorsa, Consiglio e Parlamento sono giunti a un accordo sulla cosiddetta direttiva sul rimpatrio, che si concentra però sul clandestino stesso, mentre oggi ci stiamo occupando dei datori di lavoro che non esitano a impiegare clandestini – fenomeno che, oltre a incitare all'immigrazione clandestina, crea inevitabilmente gravi situazioni di abuso e sfruttamento.

L'importanza di una politica armonizzata in Europa è, a mio avviso, evidente. Non esistendo più frontiere interne, lo Stato A può impegnarsi finché vuole ma, se lo Stato B non prende sul serio la lotta al lavoro illegale, si ritrova con le mani legate.

Dopo una partenza tiepida, vi è ora, grazie a intensi negoziati con il Consiglio, un compromesso a mio avviso accettabile; ringrazio il relatore per il suo modus operandi costruttivo e pragmatico, vera e propria ventata d'aria fresca. Non si può però dire altrettanto di alcuni suoi colleghi che ora insistono a volere a ogni costo questa dichiarazione scritta, a soli fini di propaganda e che non giova certo all'immagine del Parlamento. Ma il mio gruppo accetterà anche questa.

Sia ben chiaro: una volta adottata la direttiva, toccherà agli Stati membri attivarsi immediatamente. Che sia chiaro che la Commissione e il Parlamento non hanno la bacchetta magica per ottenere la determinazione e l’attuazione necessarie. Il Consiglio ha fatto di tutto per opporsi a una percentuale obbligatoria di ispezioni, anche se il problema è proprio lì – come ricordato da molti deputati e anche dal Commissario. Posso solo lanciare un appello per una vera applicazione delle norme, per evitare di far finire tutto ancora una volta in tante belle parole che poi non servono a nessuno.

La proposta costituisce un nuovo, giusto passo in direzione di una politica dell'immigrazione completa. Ma il cammino è ancora lungo e non dobbiamo cedere proprio adesso. Al riguardo, ho una domanda da un milione di dollari, che oggi era sulla bocca di tutti: perché il Consiglio è assente da questo dibattito? Francamente, lo trovo del tutto inaccettabile.

 
  
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  Zdzisław Zbigniew Podkański, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, l'Unione europea non riesce a far fronte all'immigrazione clandestina, come dimostrano molti dati e come ricordato nella motivazione della relazione, in cui si legge: "Si calcola che nell'UE vi siano dai 4,5 agli 8 milioni di immigrati illegali, un numero in costante aumento soprattutto a causa della facilità di accesso al lavoro illegale". Il fatto stesso che si parli di 4,5-8 milioni dimostra che non siamo capaci neanche di valutare l'entità del fenomeno. Eppure, il fenomeno delle migrazioni economiche riguarda anche tanti Stati membri, specie di recente adesione.

Oggi, milioni di cittadini polacchi o di altri Stati si spostano in seno all'UE verso i vecchi Stati membri, dove subiscono gli stessi problemi e le stesse situazioni che riguardano gli immigrati di paesi terzi. Lavoro illegale significa sfruttamento e negazione di prestazioni quali la cassa malattia o la pensione, significa sfruttamento dei giovani, o addirittura tratta di esseri umani. Per venirne a capo sono indispensabili aspre sanzioni di legge, da applicarsi ovviamente con coerenza.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, abbiamo apprezzato enormemente il lavoro dell'onorevole Fava nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, e quello svolto dalla onorevole Bauer nella commissione per l'occupazione e gli affari sociali. Su provvedimenti che riguardano sia l'occupazione, sia l'immigrazione, il Parlamento dovrà abituarsi a forme di cooperazione rafforzata.

E' già stato detto: questo è un tassello di una politica comune dell'immigrazione in Europa, che affronti fattori di richiamo come la prospettiva di un lavoro, spesso nel sommerso e tra compagni di lavoro altrettanto vulnerabili e non sindacalizzati. Ma questa normativa può servire anche a coprire posti vacanti, quando a livello nazionale non si trova la manodopera, gli Stati membri non rilasciano sufficienti permessi di lavoro o quando una burocrazia elefantiaca non risponde prontamente alle esigenze del mercato del lavoro. Una lacuna ancora da colmare riguarda il caso di chi non può tornare in patria – in Zimbabwe, per esempio – e si trova quindi abbandonato a se stesso sul piano legale e nella necessità di sopravvivere.

Nella maggior parte degli Stati membri esistono già, in teoria, disposizioni per far fronte all'immigrazione clandestina: ciò potrebbe far pensare che vi sia la volontà di agire. Eppure, le proposte iniziali della Commissione in materia di ispezioni sono state a dir poco annacquate e il Parlamento ha dovuto dare battaglia per strappare anche solo le disposizioni dell'articolo 15. C'è da sperare che le ispezioni non prendano di mira la piccola impresa, ma che interessino anche le grandi aziende, che più ricorrono a manodopera vulnerabile. Ciò spiega perché a molti di noi stesse così a cuore il problema del subappalto, e perché ora molti ritengano di avere in mano, ancora una volta, una versione annacquata della proposta della Commissione.

Si è parlato di permessi di soggiorno e della possibilità per gli Stati di concederli in caso di denuncia di gravi abusi. Mi pare questo un passo avanti, specie pensando a quella che era la posizione di alcuni Stati membri.

Un altro aspetto che preoccupava molti di noi era la retribuzione – qualora non sia possibile determinare la durata di un contratto di lavoro – e il versamento di imposte e contributi previdenziali; come ben sappiamo, a molti lavoratori in situazioni precarie vengono regolarmente detratti dalla paga, ma non necessariamente versati allo Stato.

Per molti di noi, la remunerazione dell'opera prestata è una questione di principio, perché vi è stato un beneficio per le aziende e per le economie nazionali: non sono affatto misure di legge volte a punire il clandestino. In un'ottica d'insieme, è un modo per assicurare una politica di rimpatrio sostenibile, facendo in modo che il lavoratore torni in patria con ciò che ha guadagnato.

Non possiamo essere certi che gli Stati membri garantiscano che la gente sia pagata, ma solo che verranno istituiti i canali per reclamare la propria paga – ma non che la retribuzione sia versata davvero. Su questo, non abbiamo garanzie. Alcuni potrebbero ribattere che questo sia un problema dei singoli, che a ogni opportunità corrisponda un rischio, ma a me pare invece una lacuna grave se penso all'obiettivo di una politica comune dell'immigrazione che tuteli la dignità umana.

Per il nostro gruppo, quindi, ora la proposta non è più equilibrata né sulle ispezioni, né sulla retribuzione. Per giunta, altri elementi sono stati annacquati. Non ci pare che gli Stati membri abbiano dato prova di grande impegno e, di conseguenza, non appoggeremo questa proposta.

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, in Europa ci sono dai 4 milioni e mezzo agli 8 milioni di cittadini non comunitari in condizione irregolare – lo dice la Commissione.

E' un fenomeno assolutamente irrilevante: poco più dell'1% della popolazione residente nell'Unione europea. Evidentemente è un fenomeno amplificato oltre misura. Questi sono lavoratori che svolgono servizi utili, servizi alla persona, lavorano nel settore del turismo e sono assorbiti nella stragrande maggioranza dei casi dal mercato del lavoro. Sono lavoratori utili alla nostra economia, ma sono lavoratori sfruttati, sfruttati per abbattere il costo del lavoro, per arricchire datori di lavoro senza scrupoli, sono lavoratori che spesso svolgono attività che non vengono coperte dai cittadini dell'Unione europea.

Abbiamo bisogno di queste persone, ma queste persone sono entrate in condizione di irregolarità per una semplice ragione, perché in Europa non esiste un modo per entrare regolarmente, come è avvenuto alla stragrande maggioranza dei cittadini che sono in questo momento in condizione regolare e che sono entrati nell'Unione europea in modo irregolare.

Sarebbe servita un'altra misura, una misura per la regolarizzazione di questi milioni di persone, sarebbe servita una misura per sottrarli alla schiavitù, al ricatto, alla condizione di sfruttamento. Invece siamo davanti ad una direttiva che segna la continuità della direttiva rimpatri. Prima abbiamo deciso le modalità di espulsione, oggi decidiamo il bacino potenziale delle espulsioni e individuiamo anche chi paga le espulsioni. Lo sfruttato con questa direttiva paga di più dello sfruttatore. Purtroppo non è prevista una misura di regolarizzazione generalizzata neanche per chi denuncia il proprio status, per chi denuncia lo sfruttatore, per chi denuncia il crimine che viene commesso. Si passa dal ricatto di un lavoro nero direttamente all'espulsione.

Avevamo bisogno di altro, avevamo bisogno di un provvedimento che favorisse la legalità, non la criminalizzazione di chi in questo momento è in una condizione di irregolarità. Avevamo bisogno di un provvedimento che arginasse la xenofobia. Ieri il ministro degli Interni italiano ha dichiarato testualmente "con i clandestini bisogna essere cattivi", bisogna essere cattivi con chi è in una condizione di vulnerabilità. Io credo che con questa direttiva favoriamo questi atteggiamenti xenofobi.

Noi nell'Unione europea abbiamo bisogno di migranti – lo dice la Commissione: 50 milioni entro il 2060 – perché siamo in piena crisi demografica, ma non facciamo nulla per farli entrare, armonizziamo il sistema delle espulsioni e oggi decidiamo di espellere chi è in condizione irregolare malgrado sia un lavoratore assorbito dal mercato del lavoro in Europa.

Io credo che gli effetti di questa direttiva saranno devastanti perché serviranno ad aumentare la clandestinità dei migranti, la sommersione del mercato del lavoro e aumenteranno i crimini ricattatori di padroni senza scrupoli.

 
  
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  Nigel Farage, a nome del gruppo IND/DEM. – (EN) Signora Presidente, l'immigrazione clandestina è un problema ed è aggravata dalla libera circolazione. Va però detto che l'attuale ondata di disordini che si sta rapidamente diffondendo nel Regno Unito è causata dall'immigrazione in regola e dalle stesse norme dell'Unione europea in materia.

Per vent'anni, sedotti da Jacques Delors, i sindacati britannici hanno creduto che l'UE servisse i loro interessi. Ma ora l'illusione è finita: si sono resi conto che nessun governo britannico è in grado di anteporre a tutto il resto gli interessi del paese.

Ed è solo l'inizio, temo. Ora che ci attende una tornata di massicci interventi di spesa pubblica, dalle Olimpiadi alle case popolari, i benefici verranno colti da migliaia di lavoratori europei e, finché rimarremo nell'UE, non sarà possibile garantire che i posti di lavoro britannici vadano ai britannici. La prospettiva che il contribuente finanzi manodopera estera mi pare francamente inaccettabile.

Ma il governo tira dritto, sostenendo che l'Unione europea è una cosa meravigliosa. Ovvio: Lord Mandelson intasca ancora 78 000 sterline l'anno dalla Commissione europea e, naturalmente, tra pochi anni riceverà una congrua pensione. Se questo non è un conflitto di interessi...

Ora la grande paura è che ne esca rafforzata la destra xenofoba: un'eventualità che nemmeno noi vogliamo. L'UKIP si presenta alle europee con un programma antirazzista, ma ricorda che è tempo di pensare all'interesse del paese. Non siamo per il protezionismo, ma solo per il buonsenso. Vogliamo poter controllare le nostre frontiere e stabilire chi possa vivere, lavorare e stabilirsi nel nostro paese.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI) . – (DE) Signora Presidente, in tutto il mondo la speranza di un lavoro ben pagato esercita un forte richiamo. Nei momenti di crisi, in particolare, cresce il sommerso, con il risultato che sempre più persone sono disposte a rischiare la pelle pur di andare a star meglio. E' fondamentale dire chiaramente che il lavoro illegale non sarà più tollerato.

Eppure, la recente relazione sullo stato dei diritti umani mostra qualche problema al riguardo: in essa si afferma infatti che le violazioni delle disposizioni sull'ingresso nell'UE saranno ricompensate, riconoscendo ai clandestini più tutele che agli stessi europei, che pur vedono la loro identità e armonia sociale minacciate dall’'immigrazione di massa. L'immigrazione clandestina verrà banalizzata se in futuro ogni clandestino verrà considerato semplicemente un soggetto senza un permesso di lavoro valido.

Ma non possiamo dimenticare che i migranti senza permesso di soggiorno prima o poi andranno espulsi. E' essenziale porre fine a incentivi quali le sanatorie o la prospettiva di trovare lavoro. Vanno inoltre negoziati con i paesi d'origine adeguati accordi d'espulsione. E va potenziata FRONTEX, l'organizzazione per la sicurezza delle frontiere, così da permetterne il funzionamento efficiente.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) . – (RO) L'attuale direttiva contribuisce a consolidare la politica comune sull'immigrazione clandestina, imponendo sanzioni penali al datore di lavoro. Ricordo però che tutti gli Stati membri hanno disposizioni nazionali in materia di lavoro nero ed evasione fiscale e contributiva. Per scoprire chi dia lavoro ai clandestini è utile anche l'applicazione di queste disposizioni.

Ecco perché reputo sì importante l'adeguatezza delle norme, ma ancor più la loro rigorosa applicazione da parte degli Stati. Saluto le disposizioni del testo definitivo, che prevede sanzioni commisurate al numero di clandestini impiegati e la mitigazione delle sanzioni quando il datore di lavoro è una persona fisica e il clandestino fornisce servizi in ambito domestico in condizioni tali da non configurare uno sfruttamento.

Il negoziato tra Parlamento e Consiglio è servito a chiarire il concetto di responsabilità nel subappalto e a definire l'ammontare degli arretrati che il datore di lavoro deve versare. Sono fermamente convinto che l'applicazione della direttiva migliorerà nettamente la situazione in termini di preferenza comunitaria nell'allocazione del lavoro.

Trovo inoltre che l'applicazione di questa direttiva debba costituire una ragione in più perché gli Stati revochino le restrizioni sul mercato del lavoro imposte ad altri cittadini europei, in quanto rendere più difficile l'ingaggio di clandestini significherà più opportunità di lavoro per i cittadini comunitari.

 
  
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  Inger Segelström (PSE) . – (SV) Desidero iniziare ringraziando Claudio e quanti hanno reso possibile questa relazione. In precedenti dibattiti sulla futura politica in materia di asilo, profughi e immigrazione, ci siamo concentrati su coloro che soggiornano illegalmente nell'UE, su coloro che hanno una buona istruzione e che sono autorizzati a immigrare qui da noi, così come su coloro che vogliono farlo solo perché poveri, per garantire un sostentamento alle proprie famiglie.

Ora, invece, stiamo ritenendo responsabili i datori di lavoro che impiegano clandestini. Non ci sarebbero così tanti immigrati clandestini se non ci fossero sempre i soliti datori di lavoro irresponsabili, pronti a pagarli e a sfruttarli. Trovo del tutto giustificato imporre ai datori di lavoro sanzioni e adempimenti in materia di informazione, e che la retribuzione sia dovuta anche se il clandestino sfruttato è nel frattempo tornato in patria.

Tuttavia, vi è un aspetto sul quale avrei votato contro, se non fosse già stato votato in commissione: la maggioranza ha scelto di introdurre norme meno severe per le collaborazioni domestiche. Io ne faccio una questione di uguaglianza: a lavorare i casa per pochi soldi sono perlopiù donne, che si trovano ancor più in difficoltà rispetto a chi presta servizio in luoghi di lavoro con altri colleghi. Lo considero tuttavia come un primo passo.

Ho appreso oggi con delusione, al telegiornale, che il governo conservatore del mio paese sarebbe contrario alla relazione, che mira a sostenere le imprese più responsabili e a perseguire quelle irresponsabili, che sfruttano i clandestini.

Infine, naturalmente sono a mia volta preoccupata dal parere che i sindacati hanno espresso su questa relazione. Spero che i vari problemi possano essere risolti prima che venga presa una decisione. Per tutti i datori di lavoro devono vigere le stesse norme, come la responsabilità condivisa in caso di appalto, altrimenti vi saranno cavilli normativi che inciteranno all'illegalità.

 
  
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  Ignasi Guardans Cambó (ALDE) . – (ES) Signora Presidente, in una società come la nostra il miglior modo per garantire un'immigrazione controllata e gestibile – economicamente come socialmente – è combattere il lavoro illegale.

Ciò non significa fare la guerra ai clandestini in sé, posto che ognuno di loro ha la sua storia personale, ma piuttosto al fenomeno dell'immigrazione clandestina: è l'unico modo per legittimare e disciplinare davvero l'immigrazione controllata, specie in un mondo come quello odierno.

Ovviamente ciò significa intervenire non solo su chi cerca lavoro, ma anche su chi lo offre. La lotta all'immigrazione clandestina non può essere combattuta solo nei mezzanini della metrò di Londra o Madrid, ma anche negli uffici del personale delle tante imprese che occupano manodopera clandestina per poterla sfruttare senza riconoscerne i diritti.

Ecco perché salutiamo senza esitazioni questa direttiva, che fa il punto sugli obblighi del datore di lavoro e naturalmente sulle sanzioni a carico di chi sfrutta i lavoratori negandone i diritti.

E' una direttiva equilibrata e mi congratulo con il relatore per aver raggiunto un buon compromesso, con un buon equilibrio in una materia come questa.

Mi preme porre in evidenza gli articoli a difesa dei diritti dei lavoratori che siano stati sfruttati: sono tutelati nella denuncia delle situazioni in cui si sono visti coinvolti, sono protetti garantendo loro il diritto alla retribuzione, senza che ciò comporti ovviamente il diritto di restare. Ma ciò che conta è che ogni opera prestata, anche se in nero e senza contributi, vada pagata a prescindere dallo status del lavoratore impiegato illegalmente.

Le sanzioni sono certamente adatte e commisurate. L'accordo sul subappalto, di cui il relatore ha già parlato nel suo intervento, è molto importante. Riveste infatti enorme importanza a livello pratico ed è esattamente di questo che stiamo parlando.

Concludo con una considerazione: reputo eccessivo il termine di 24 mesi previsto per il recepimento della direttiva. Mi rendo conto che non possa essere cambiato, ma 24 mesi sono troppi e andrebbe quindi abbreviato, se possibile.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MORGANTINI
Vicepresidente

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN) . – (PL) Signora Presidente, assumere cittadini di paesi terzi che risiedono illegalmente nell’Unione europea rende impossibile una concorrenza equa e al contempo nega ai lavoratori interessati la giusta tutela.

Penso prima di tutto e soprattutto a condizioni di lavoro sicure e alla protezione sociale in caso di infortuni sul lavoro. Il numero di immigrati clandestini nell’Unione europea è stimato tra 4,5 e 8 milioni di persone, che lavorano perlopiù in edilizia, in agricoltura, nel turismo e nei settori alberghiero e dei servizi. Ci sono casi di lavori in condizioni di schiavitù, di sfruttamento e di lavoro minorile. Le assunzioni illegali contribuiscono significativamente ad abbassare gli standard occupazionali.

Proprio per tale motivo è così importante che i sindacati abbiano il diritto di rappresentare gli interessi dei lavoratori illegali. E’ il datore di lavoro che decide di prendere una persona che soggiorna illegalmente; dunque, è il datore di lavoro che dovrebbe essere sottoposto a sanzione per aver violato la legge. Occorre un’azione coordinata di tutti i paesi dell’Unione europea per affrontare tutti gli aspetti delle assunzioni illegali.

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL) . – (EN) Signora Presidente, in questi tempi di grave crisi economica è urgente e necessario proteggere i lavoratori dallo sfruttamento ed è incontestabile l’esigenza di garantire che le condizioni di lavoro per i lavoratori europei non siano sistematicamente spinte al ribasso a causa dello sfruttamento dei lavoratori immigrati e della loro vulnerabilità. La responsabilità al riguardo è interamente dei governi e delle autorità degli Stati membri.

Mentre gli Stati membri devono adottare misure per regolamentare l’immigrazione, deploro che la base giuridica della proposta in discussione sia la lotta contro l’immigrazione illegale. La vera lotta è, piuttosto, contro i datori di lavoro farabutti e sfruttatori, e ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento è un ordine del giorno a favore dei lavoratori, non contro gli immigrati.

L’imperativo politico ed economico deve essere quello di mettere fine allo sfruttamento degli immigrati irregolari, di punire i datori di lavoro criminali, di non usare come capro espiatorio né criminalizzare i lavoratori, gli immigrati o altri. Il ricorso a sanzioni penali, come previsto da questa proposta, non dovrebbe essere di competenza dell’Unione europea, e chi sostiene che l’espulsione dei lavoratori immigrati sarebbe la soluzione al problema dello sfruttamento è mal consigliato. Questa direttiva non è la risposta giusta.

 
  
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  Johannes Blokland (IND/DEM) . – (NL) Sono già passati due anni da quando il commissario Frattini rivelò i piani per affrontare il problema del lavoro illegale, che alimenta un flusso costante di persone che entrano clandestinamente nell’Unione europea per lavorare. Si tratta di una realtà degradante cui va posto fine.

Signora Presidente, mi permetto tuttavia di dissentire dal relatore sulla domanda se l’Unione europea debba intervenire anche a livello di legislazione penale. Personalmente non sono favorevole a inserire il diritto penale nell’ambito di competenza dell’Unione. Piuttosto, in questa materia dovremmo fare ricorso al metodo del coordinamento aperto. Mi fa dunque molto piacere che la proposta di compromesso emendata sia formulata in termini prudenti riguardo all’applicazione di norme penali. Le sanzioni pecuniarie costituiscono un incentivo sufficiente a scegliere i dipendenti con cura. Mi auguro che le ispezioni nelle imprese incoraggeranno gli Stati membri ad applicare le norme penali.

 
  
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  Philip Claeys (NI) . (NL) Va accolta favorevolmente l’introduzione di una direttiva che punirà chi assumerà immigrati clandestini. E’ accertato, a ragione, che la possibilità di trovare un lavoro nell’Unione europea costituisce un fattore di stimolo dell’immigrazione illegale. Dovremmo però essere coerenti e occuparci anche degli altri fattori che attirano gli immigrati; il più importante di essi è l’impunità per gli stranieri che entrano in Europa irregolarmente. Vi sono, infatti, Stati membri che ricompensano gli immigrati clandestini, c’è la regolarizzazione di massa in Spagna, Italia e Belgio, tanto per citarne solo alcuni.

E c’è, poi, l’ipocrisia delle cosiddette regolarizzazioni individuali per motivi umanitari. Solamente l’anno scorso ce ne sono state non meno di 12 000 in un paese piccolo come il Belgio. Gli immigrati clandestini dovrebbero essere deportati, non regolarizzati, posto che ogni immigrato illegale regolarizzato richiama una moltitudine di altri immigrati. Ciascuno Stato membro che li regolarizza lo fa a nome degli altri paesi membri. Non è quindi sufficiente affrontare la questione sotto il profilo dei datori di lavoro; il problema dell’immigrazione illegale va invece affrontato nel suo contesto generale.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE) . – (PT) Signora Presidente, Vicepresidente Barrot, onorevoli colleghi, durante questa seduta plenaria abbiamo approvato diverse misure mirate a delineare una politica dell’immigrazione coerente e integrata. Questa politica comune deve in primo luogo coinvolgere i canali legali dell’immigrazione e dell’integrazione degli immigrati nelle società che li ospitano. A tal fine, due mesi fa abbiamo adottato la direttiva sulla carta blu e la direttiva sulla procedura unica di domanda di permesso di soggiorno e di lavoro nell’Unione europea.

Allo stesso tempo, dobbiamo contrastare efficacemente l’immigrazione illegale e tutte le forme di criminalità ad essa associate. Questa iniziativa cerca di combattere i fattori di attrazione dell’immigrazione illegale nell’area europea e di mettere fine allo sfruttamento dei lavoratori irregolari. E’ importante che chi cerca di entrare nell’area europea a ogni costo – talvolta pagando con la propria vita – capisca che c’è una sola via possibile: quella dell’immigrazione legale, con tutti i diritti e le opportunità collegati. Si stima che nell’Unione europea ci siano tra 5 e 8 milioni di immigrati irregolari; gran parte di essi svolgono lavori poco qualificati e mal pagati e, in alcuni casi, sono anche pesantemente sfruttati. Mi congratulo con il relatore, onorevole Fava, e in particolare con l’onorevole Bauer per il loro impegno e per il compromesso raggiunto.

Sono pertanto favorevole a lottare contro il lavoro illegale in tutta l’Unione europea. Lo scopo della direttiva è di garantire che tutti gli Stati membri siano in grado di introdurre sanzioni simili per punire l’assunzione di immigrati clandestini e di applicarle efficacemente. Sarà possibile imporre sanzioni di tre tipi: finanziario, amministrativo e penale, a seconda della gravità delle infrazioni. Sarà previsto anche l’obbligo per i datori di lavoro di adottare misure preventive e di accertare lo status delle persone, per evitare di assumere lavoratori che risiedono illegalmente nell’Unione europea.

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (PSE) . – (DE) Signora Presidente, desidero anzi tutto complimentarmi con l’onorevole Fava per la sua relazione e per l’accordo che è stato raggiunto in sede di dialogo a tre. Ovviamente, è sempre possibile chiedere di più e ottenere di più, ma è comunque un importante passo avanti l’aver infine riconosciuto, all’interno dell’Unione europea, che agli immigrati clandestini che vengono scoperti devono essere garantiti diritti e la tutela dallo sfruttamento.

Tutto ciò deve naturalmente far parte di una politica complessiva per la migrazione e l’immigrazione. Nessuno lo mette in dubbio. C’è, però, una cosa che non capisco. Ai verdi – l’onorevole Lambert non è più in Aula – e ai deputati di sinistra appartenenti alla cosiddetta ala comunista, come Giusto Catania, i quali sostengono che questo non va bene, che ancora una volta non si è fatto nulla, che è tutto inutile, voglio dire che non serve a nulla promettere mari e monti alle persone che si trovano in condizioni così difficili e poi non riuscire a soddisfare nemmeno le loro esigenze più basilari. Sarebbe vile e inutile. Non posso fare a meno di chiedermi cosa vogliano veramente i verdi, visto che votano sempre contro proposte che potrebbero migliorare la situazione delle persone. Lo abbiamo già visto nel caso di molte altre relazioni e azioni.

Inoltre, nulla impedisce agli Stati nazionali di introdurre controlli adeguati, imporre sanzioni e negare sussidi e finanziamenti nazionali e comunitari alle imprese che assumono immigrati irregolari.

Vorrei che lo stesso approccio severo che i paesi membri adottano talvolta nei confronti degli immigrati irregolari fosse applicato nei confronti degli evasori fiscali e di chi lavora sul mercato nero. Certo, dobbiamo parlare con i nostri colleghi dei parlamenti nazionali per incoraggiarli a chiedere che agli immigrati clandestini siano riconosciuti i diritti che sono stati approvati in questa sede. Di una cosa possiamo ovviamente star certi: chi lavora irregolarmente perché non può più continuare a vivere nel proprio paese, non ha la possibilità di andare alla polizia a denunciare di essere vittima di sfruttamento. Allo stesso modo, una donna che è stata violentata non è in grado di denunciare il crimine subito. Entrambe queste persone sanno che, se si rivolgono alle autorità, saranno deportate.

Per tale motivo voteremo a favore della relazione, che rappresenta il primo passo nella giusta direzione.

 
  
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  Alexander Alvaro (ALDE) . – (DE) Signora Presidente, signor Vicepresidente della Commissione, credo che l’onorevole Kreissl-Dörfler abbia detto cose giuste. Ringrazio l’onorevole Fava per la sua relazione e per l’eccellente lavoro che ha svolto.

La relazione dimostra chiaramente che entrambe le parti coinvolte in un’assunzione illegale devono essere considerate responsabili in egual misura; in tal modo si creerà un equilibrio giuridico. Il lavoro illegale deve essere punito e proibito in tutti gli Stati membri.

I datori di lavoro devono essere considerati responsabili del rispetto di tale divieto; ma il compito di vigilare sul rispetto del divieto e di imporre sanzioni spetta alle autorità competenti. La cosa più importante è proteggere dallo sfruttamento le persone assunte in maniera irregolare.

Introdurre sanzioni penali costituisce sicuramente un passo avanti. Le autorità, però, devono mettere in atto maggiori controlli e perseguire coloro che sono sospettati di violazioni. La relazione è un compromesso tra il Consiglio e il Parlamento europeo e fissa gli standard minimi.

Nondimeno, la prospettiva che gli Stati membri possano inasprire o allentare i requisiti non è confortante. Abbiamo compiuto il primo passo avanti; ora dobbiamo continuare insieme. Penso di poter dire, quanto meno a nome mio e di una parte, se non della maggioranza, del mio gruppo, che possiamo in coscienza appoggiare questa relazione.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL) . – (EL) Signora Presidente, la direttiva di cui ci stiamo occupando riguarda uno degli aspetti principali dello sviluppo e della sostenibilità economica nei nostri paesi. Riguarda l’occupazione illegale, che spesso causa un abbassamento dei livelli salariali e un calo delle entrate statali, con tutte le conseguenti difficoltà di fornire assistenza e con la diminuzione delle prestazioni dello Stato assistenziale. L’occupazione illegale nega ai lavoratori il diritto di godere delle prestazioni sociali, pensionistiche e d’altro tipo, nonché di rivolgersi agli enti responsabili della tutela delle condizioni sul loro posto di lavoro.

Purtroppo, l’impiego illegale di lavoratori fa parte del sistema attuale, che ha determinato una crisi economica globale che dobbiamo affrontare con strumenti capaci di produrre misure non soltanto terapeutiche ma anche effettivamente correttrici, mirate a garantire prosperità a lungo termine. Riteniamo pertanto che la lotta contro l’occupazione illegale non debba essere affrontata secondo un’ottica parcellizzata. Giudichiamo insoddisfacenti le misure proposte per assicurare un approccio umano alla questione dell’immigrazione. Stiamo quindi attenti a non fare degli immigrati un doppio problema.

 
  
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  Panayiotis Demetriou (PPE-DE) . – (EL) Signora Presidente, il relatore onorevole Fava e i relatori ombra meritano veramente i nostri più calorosi complimenti. Sono riusciti a conseguire uno straordinario compromesso con il Consiglio – naturalmente, grazie all’aiuto del vicepresidente Barrot, con il quale mi congratulo. Finalmente, la direttiva che prevede sanzioni per i datori di lavoro che assumono immigrati irregolari è arrivata alla fase dell’approvazione finale. Credo che, nella sua attuale formulazione, la direttiva sarà uno strumento efficiente e funzionale a raggiungere l’obiettivo di contrastare l’assunzione di immigrati clandestini. E’ la prima volta che l’Unione europea rivolge la propria attenzione nella giusta direzione, verso le persone che sfruttano gli immigrati clandestini, verso i datori di lavoro che violano la legge. Finalmente, l’assunzione di immigrati irregolari viene punita. Nutro la certezza che le sanzioni penali e d’altro tipo previste dalla direttiva costituiranno un valido deterrente che aiuterà a limitare e prevenire l’inaccettabile sfruttamento degli immigrati clandestini. La direttiva prevede l’applicazione di sanzioni multiple, equilibrate e realistiche; confido che si dimostreranno efficaci. Sebbene gli immigrati clandestini siano trattati come vittime e tutelati dalla direttiva, sono nondimeno destinatari di un messaggio dissuasivo, cioè che per loro, in futuro, sarà più difficile trovare lavoro e, di conseguenza, meno conveniente ottenere un’occupazione, sia pure a condizioni svantaggiose. Ma un’attenzione particolare va riservata a tutti gli immigrati clandestini che sono già nell’Unione europea. Nel mio paese, Cipro, dove l’immigrazione illegale è un problema gravissimo, essa è stata riconosciuta come reato penale già qualche tempo fa. Certo, in questo modo il problema non è stato risolto completamente, però è stato limitato. Grazie alle sanzioni multiple e al sistema di controlli presso i datori di lavoro che la direttiva prevede, il problema dell’assunzione di immigrati clandestini e, in generale, dell’immigrazione illegale diventerà sicuramente meno grave.

 
  
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  Catherine Boursier (PSE) . – (FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l’onorevole Fava per il notevole lavoro che ha compiuto nei mesi scorsi per arrivare a questo testo così equilibrato.

Non si è trattato di un compito facile e la strada è stata irta di difficoltà; penso però che i risultati raggiunti siano molto positivi. Vorrei ora citare in particolare tre aspetti.

La sanzione si applica al datore di lavoro che viola la legge, mentre l’immigrato è considerato la vittima. Oltre alle sanzioni pecuniarie, vengono raccomandate anche sanzioni penali per i recidivi, per chi tratta in esseri umani o sfrutta minori. Credo che le sanzioni penali siano un elemento essenziale e anche che spetti a noi garantire l’esecuzione di controlli regolari, affinché la direttiva sia efficace.

Un altro aspetto positivo da ricordare è il versamento automatico ai lavoratori dei salari non corrisposti. Infine, le associazioni e i sindacati si assumeranno la difesa degli interessi dei lavoratori che risiedono illegalmente in un paese; potranno così denunciare un datore di lavoro disonesto senza temere conseguenze.

E’ evidente che, come nel caso di molti altri testi, avremmo potuto fare di più; mi chiedo però se valga la pena di mettere a repentaglio la posizione di compromesso, considerando che già questo testo ci permetterà di compiere importanti progressi a favore della tutela dei lavoratori e della loro dignità.

Dobbiamo sostenere una visione equilibrata della questione dell’immigrazione e riconoscere che l’immigrazione per motivi di lavoro è oltremodo necessaria e che, alla luce del previsto andamento demografico, in futuro lo diventerà ancora di più.

In tale contesto, è dunque fondamentale affermare che il modello cui miriamo è un modello nel quale i lavoratori immigrati sono considerati lavoratori a pieno titolo che godono degli stessi diritti riconosciuti ai lavoratori degli Stati membri.

Dobbiamo mobilitarci per difendere questi diritti. Ritengo pertanto che dobbiamo appoggiare la relazione, perché essa rappresenta un passo decisivo per l’introduzione di standard minimi e nella lotta contro il lavoro illegale e lo sfruttamento dei lavoratori immigrati.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE) . – (SV) Sappiamo che sempre più persone vivono illegalmente entro i confini dell’Unione europea. Sappiamo che in un futuro prossimo l’Unione avrà bisogno di un numero crescente di lavoratori immigrati. Sappiamo anche che ogni settimana migliaia di persone cercano di garantirsi una vita migliore in Europa. Molti di essi muoiono durante il viaggio per arrivare nel nostro continente. Sappiamo che molte persone prive di documenti sono sfruttate e vivono in condizioni aberranti. Questa situazione non è degna dell’Unione europea. I valori universali che l’Unione vuole affermare nel mondo intero comprendono il diritto di tutte le persone a una vita dignitosa. In tutto questo, c’è un vergognoso paradosso.

Che l’Unione debba avere una politica di asilo e immigrazione comune è una richiesta ragionevole, la quale tuttavia non deve implicare che i paesi che vogliono adottare una linea più severa e cacciar via in vario modo le persone indesiderate debbano essere quelli che prendono le decisioni. Se così fosse, diminuirebbero le possibilità di trovare una vita decente in Europa. Nel contempo è importante che i datori di lavoro disonesti che sfruttano le persone in condizioni vulnerabili sappiano che le pene e le sanzioni possono essere imposte in tutta l’Unione europea.

Riconosco che la relazione rappresenta un difficile punto di equilibrio, e posso comprendere il ragionamento dell’onorevole Catania e le sue riserve. Ma il compromesso raggiunto è un passo nella giusta direzione, anche se ho un mio parere personale riguardo, per esempio, alla portata degli obblighi di denuncia dei datori di lavoro.

Vorrei dire all’onorevole Segelström che in Svezia non c’è un governo conservatore. C’è un governo quadripartito con forti elementi liberali.

 
  
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  Maria da Assunção Esteves (PPE-DE) . – (PT) La relazione Fava introduce fattori di progresso e umanizzazione nelle norme sull’immigrazione. Ci dà quella garanzia morale di cui eravamo debitori verso noi stessi dopo la direttiva sui rimpatri. Il divieto generalizzato di assumere immigrati clandestini non solo previene l’illegalità endemica dell’immigrazione, ma soprattutto evita il formarsi di un potenziale di sfruttamento della miseria umana, che è di solito il corollario di questo tipo di lavoro.

Il primo punto essenziale della relazione Fava è che lancia una sfida a quella scuola di pensiero sull’immigrazione illegale che si accontenta di una facile ma inaccettabile condanna degli immigrati, invece di mirare a una risposta sistematica che renda lo Stato e il datore di lavoro ugualmente responsabili. Fino ad ora, le politiche dell’immigrazione sono fallite principalmente a causa della mancanza di risposte eque alla terribile situazione in cui si trovano gli immigrati irregolari, sulle cui spalle ricade interamente il peso di un sistema giuridico che li considera colpevoli invece che vittime.

Il secondo punto essenziale della relazione è che introduce nello scenario pubblico europeo un’etica di responsabilità condivisa tra lo Stato e le imprese. L’obbligo dei datori di lavoro di eseguire controlli preventivi verificando lo status dei lavoratori dal punto di vista delle norme sul soggiorno è una novità apprezzabile, perché attribuisce una competenza al settore privato – cosa che nell’Unione europea ben raramente si è cercato di fare. Plaudiamo quindi all’affidamento di tale competenza perché la difesa della legalità e dell’etica pubblica non spetta esclusivamente allo Stato bensì a tutti. Questa relazione spiana in tal modo la strada a un nuovo metodo politico che altre relazioni farebbero bene a seguire.

Il terzo punto – e, per inciso, il più importante – è la separazione fondamentale tra l’obbligo di pagare il salario e il problema della residenza regolare. Tale separazione è la semplice enunciazione del precetto morale universale secondo cui l’umanità viene prima delle norme giuridiche e ha la precedenza su di esse.

Congratulazioni, onorevole Fava.

 
  
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  Javier Moreno Sánchez (PSE) . – (ES) Signora Presidente, desidero anzi tutto ringraziare il relatore, l’onorevole Fava, per il duro lavoro che ha compiuto per raggiungere una posizione comune con il Consiglio. Il risultato conseguito contiene molti miglioramenti proposti dal nostro Parlamento.

Con questa direttiva, dimostriamo ancora una volta il nostro impegno a definire una politica comune sull’immigrazione che sia fondata su un approccio globale. Lo scopo della direttiva è chiaro: contrastare i gruppi mafiosi, punire i datori di lavoro disonesti e proteggere gli immigrati sfruttati che non godono di alcuna tutela sociale.

Vogliamo che non ci siano più paghe da fame, che sono inique per gli immigrati e, cosa ancora peggiore, abbassano il salario medio, soprattutto in settori quali l’edilizia, l’agricoltura, i servizi domestici e l’industria alberghiera.

Queste misure richiedono un grande coraggio e una grande volontà politica, perché nell’economia sommersa ci sono molti interessi consolidati e circola una grande quantità di danaro. Soprattutto in tempi difficili, è più importante che mai gestire i flussi migratori in maniera intelligente e generosa ma anche responsabile.

Sarebbe facile cedere alla tentazione di non cercare di tenere sotto controllo l’economia illegale. Non possiamo far finta di non vedere e lasciare circa 8 milioni di immigrati irregolari inermi in balia di condizioni di lavoro molto simili alla schiavitù.

Onorevoli colleghi, affinché questa direttiva possa essere efficace, ci sarà bisogno di controlli rigorosi e di sanzioni pecuniarie nonché, nei casi più gravi, di sanzioni penali, che fungeranno da deterrente nei confronti dei datori di lavoro.

In tal modo riusciremo a restringere il mercato dell’economia sommersa e ad eliminare l’incentivo all’immigrazione rappresentato dalla possibilità di lavorare illegalmente. Dobbiamo dire forte e chiaro che lavorare in condizioni di legalità è l’unico modo per lavorare in Europa. Pertanto, vogliamo procedere secondo un approccio globale e, Commissario Barrot, invitiamo la Commissione a introdurre quanto prima possibile le nuove “carte blu” per tutte le altre categorie di lavoratori.

 
  
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  Marek Aleksander Czarnecki (ALDE) . – (PL) Il risultato di un facile accesso al lavoro illegale è che nell’Unione europea ci sono molti milioni di immigrati clandestini. Il lavoro illegale, che molto spesso avviene in condizioni di sfruttamento, porta a un abbassamento dei livelli salariali nei settori interessati e mette a rischio anche la concorrenza tra le imprese. Inoltre, i lavoratori non registrati non hanno diritto né all’assistenza sanitaria né alla pensione. E’ dunque essenziale stabilire meccanismi che mettano i lavoratori sfruttati in grado di denunciare i loro datori di lavoro personalmente o per il tramite di una parte terza.

Desidero inoltre sottoporre alla vostra attenzione il fatto che l’ambito di applicazione della direttiva dovrebbe comprendere anche i lavoratori che risiedono legalmente nell’Unione, in particolare i cittadini degli Stati membri la cui adesione è avvenuta nel 2004 o nel 2007; infatti, tali cittadini sono tuttora soggetti a norme transitorie che ne limitano l’accesso a lavori regolari.

 
  
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  Marie Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE) . – (EL) Signora Presidente, signor Vicepresidente dalla Commissione, la proposta di cui discutiamo oggi si inserisce in un tentativo generale di trovare una soluzione alla politica dell’immigrazione nell’Unione europea che – dobbiamo riconoscerlo – ovviamente puzza di disonestà. Parlo di disonestà perché stiamo cercando di correggere taluni aspetti di questa politica con la carta blu, con la decisione di allontanare i lavoratori irregolari, con la decisione odierna di punire i datori di lavoro di immigrati clandestini. Ma questi sono soltanto alcuni aspetti del problema che siamo impegnati a risolvere.

Ovviamente, non riusciamo a comprendere come un lavoratore illegale possa essere assunto e poi la persona che lo assume per coprire le sue spese di residenza e sostentamento venga punita. C’è qui una contraddizione logica che dobbiamo superare facendo riferimento a condizioni di lavoro accettabili. La legislazione di tutti i 27 Stati membri vieta il lavoro illegale e non dichiarato, soprattutto quando, come in questi casi, c’è la doppia assurdità dell’illegalità dell’entrata in uno Stato membro e dell’illegalità dello sfruttamento. Si tratta dunque di un problema complesso. Il compromesso raggiunto presenta, naturalmente, molte lacune; una di esse riguarda i lavoratori che vengono impiegati perlopiù a fini, per così dire, caritatevoli: essi fanno un lavoro ma, allo stesso tempo, trovano anche un modo per vivere. Che ne sarà di loro? Come potranno vivere il resto della loro vita in una condizione di illegalità coatta, dato che i paesi confinanti non hanno accettato il rimpatrio degli immigrati?

 
  
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  Donata Gottardi (PSE) . – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, i compromessi – lo sappiamo bene in quest'Aula – vanno analizzati disaggregando pregi e rischi e arrivando a un giudizio complessivo che prenda a carico i vincoli e il contesto normativo e politico.

Per quanto riguarda l'ambito del lavoro che tanta parte ha nella direttiva in votazione domani, ampio è il giudizio positivo. Positivo è l'inserimento tra le definizioni di una nozione di retribuzione che consenta la comparabilità con la relazione legale di lavoro; positiva l'attenuazione degli oneri procedurali delle sanzioni per lavoro domestico e di cura; positivo il collegamento e il rafforzamento delle disposizioni comunitarie che proteggono le vittime di tratta e di sfruttamento, in particolare di minori; importante l'impegno a non considerare come precedente la disposizione sulla subfornitura.

Restano dubbi sulla responsabilità nella catena di datori di lavoro e sulla difficoltà per i lavoratori di ricevere quanto è dovuto prima dell'allontanamento dal paese. Non tutto il fenomeno infatti ha tinte fosche, ma la direttiva, collegata in modo stretto e vincolante alla direttiva "ritorno", ha le mani legate rispetto alla situazione dei lavoratori irregolari e dei datori di lavoro che non hanno potuto trovare percorsi legali di occupazione.

La fiducia nella scelta di concordare un testo in prima lettura non viene diminuita dalla segnalazione di alcuni rischi: il rischio che il lavoro parlamentare continui a subire la pressione dei governi nazionali e che si rafforzi il volto arcigno dell'Europa matrigna.

 
  
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  Patrick Gaubert (PPE-DE) . – (FR) Signora Presidente, questa proposta di direttiva è di fondamentale importanza ai fini della lotta contro l’immigrazione illegale ed è stata essenziale per l’introduzione di una politica comune in materia di immigrazione. Sappiamo tutti che il lavoro clandestino è la principale attrazione per migliaia di uomini e donne che attraversano i nostri confini ogni giorno in cerca di un lavoro decente e di un modo per sostentare la propria famiglia.

In realtà, spesso quelle persone incontrano datori di lavoro che usano e abusano della loro vulnerabilità e della loro ignoranza dei diritti loro spettanti, per sfruttarli e utilizzarli come manodopera a basso costo. Questa è una forma moderna di schiavitù.

Non dobbiamo tacere il fatto che questo fenomeno coinvolge anche singoli individui – cittadini europei o di paesi terzi – che lavorano e risiedono regolarmente ma che non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva perché essa fa parte della lotta contro l’immigrazione illegale.

Ora, non si tratta di puntare il dito contro uomini e donne che spesso sono in buona fede e sono vittima di reti illegali di datori di lavoro. Lo scopo della direttiva dev’essere esattamente quello di tutelare queste persone vulnerabili e garantire il rispetto dei loro diritti più basilari, fondamentali. E tale è, infatti, l’obiettivo dichiarato e l’ambizione del compromesso raggiunto.

Per quanto riguarda i datori di lavoro, non dovremmo fare di ogni erba un fascio e, ovviamente, non dovremmo trattare chi assume una persona in buona fede, ritenendo che essa sia in regola con le norme sul lavoro e la residenza, allo stesso modo in cui trattiamo chi invece cerca di sfruttare la situazione degli immigrati clandestini.

Dobbiamo essere decisi, dobbiamo lanciare un messaggio chiaro. Abbiamo bisogno di norme coraggiose che siano attuate rigorosamente. Approvando il testo in esame lanceremo senza dubbio due segnali chiari: il primo ai datori di lavoro, per dire loro che non potranno più continuare ad abusare di questa manodopera vulnerabile e che saranno quindi concretamente dissuasi dall’assumere immigrati clandestini, e il secondo a migliaia di potenziali immigrati irregolari, che saranno scoraggiati dalle severe condizioni di lavoro vigenti in Europa.

Ringrazio tutti i relatori ombra e il relatore. Al pari di altri, mi auguro che queste disposizioni siano attuate entro tempi brevi, per contrastare l’immigrazione illegale e, quindi, la promozione dell’immigrazione...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE) . – (PL) Signora Presidente, voglio iniziare il mio intervento congratulandomi con il relatore. So che non è stato un compito facile trovare una soluzione di compromesso che tenesse conto degli interessi dei mercati del lavoro nazionali e contemporaneamente tutelasse gli immigrati dallo sfruttamento. L’onorevole Fava merita senz’altro le nostre lodi.

Sono stata in Italia, a Foggia, subito dopo che erano stati scoperti i cosiddetti campi di lavoro nei quali sia cittadini dell’Unione sia immigrati clandestini vivevano e lavoravano in condizioni sconvolgenti. Conservo duratura memoria delle condizioni in cui quelle persone vivevano e lavoravano. Molte di esse sono morte per fame o per i trattamenti crudeli e disumani che avevano subito. Accolgo questa direttiva con grande favore perché essa creerà finalmente condizioni civili per i rapporti di lavoro. La direttiva rappresenta una vittoria sui datori di lavoro avidi, sulle loro mire di profitto, sulla loro ricerca di manodopera a basso costo e, spesso, addirittura a costo zero, sullo sfruttamento degli immigrati clandestini.

Affinché la direttiva possa entrare in vigore, deve essere attuata in tutti gli Stati membri. Paradossalmente, le norme nazionali considerano l’assunzione illegale come un’azione punibile e un reato, però non sono applicate. Dobbiamo perciò compiere ogni sforzo per dare attuazione a questa direttiva. Vanno messi in atto tutti i necessari meccanismi giuridici, per evitare che si verifichino altri casi sfortunati come quello che ho citato.

Vorrei ora rivolgermi ai deputati britannici al Parlamento europeo per chiedere loro di dire ai datori di lavoro del loro paese che l’assunzione illegale è un crimine. Non lamentatevi se l’Unione...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Jörg Leichtfried (PSE) . – (DE) Signora Presidente, il risultato più importante della relazione di cui stiamo discutendo è che saranno puniti non soltanto i cittadini di paesi terzi che lavorano illegalmente ma anche i loro datori di lavoro. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che – e questo sì che è un crimine – queste persone vengono sfruttate persino in una confederazione progressista di paesi qual è l’Europa. Qualcuno si sta arricchendo alle spalle degli immigrati clandestini, che non hanno diritto all’assistenza sanitaria né a una pensione e vivono nella paura costante di essere scoperti e rispediti nel paese d’origine.

Per tale motivo, ritengo che un altro aspetto molto importante sia la possibilità di imporre, in futuro, sanzioni ai datori di lavoro che sfruttano gli immigrati illegali. Provvedimenti quali pene pecuniarie, pagamento delle spese di rimpatrio, cancellazione di sussidi e aiuti pubblici e persino chiusura temporanea o definitiva dell’attività sono, a mio parere, urgentemente necessari per cominciare a cambiare la situazione attuale. Ispezioni regolari ed efficaci da parte dei singoli Stati membri sono, naturalmente, un altro strumento fondamentale in tale ottica, insieme con la possibilità di imporre il pagamento di contributi fiscali e previdenziali arretrati.

Un’Europa nella quale alcune persone sono sfruttate da altre non è una vera Europa sociale. Sono convinto che la direttiva rappresenti un passo nella giusta direzione e ringrazio il relatore per l’eccellente lavoro che ha svolto; ma questo passo non deve essere, in nessun caso, anche l’ultimo.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (PSE) . – (RO) Credo che l’iniziativa legislativa di cui stiamo discutendo sia opportuna in un periodo in cui i lavoratori di paesi terzi rappresentano una percentuale non trascurabile della forza lavoro dell’Unione europea, al punto che l’immigrazione illegale è un vero problema. Alla luce di tutto ciò, vorrei sottolineare l’esigenza di fissare un quadro legislativo che ci consenta di definire più chiaramente le sanzioni da imporre ai datori di lavoro degli immigrati di paesi terzi che risiedono illegalmente nell’Unione europea, considerato anche che il lavoro illegale è un problema allarmante a livello europeo e che lo sfruttamento della forza lavoro immigrata è una realtà.

Dobbiamo altresì essere consapevoli del fatto che alcuni datori di lavoro incrementano i loro profitti utilizzando immigrati irregolari, evitando così di versare allo Stato i contributi previdenziali o le tasse. Dobbiamo inoltre garantire che tali comportamenti siano puniti adeguatamente.

Ecco perché ciascuno Stato deve adottare misure per contrastare le assunzioni illegali, dare maggiori tutele agli immigrati e organizzare ispezioni regolari, soprattutto nei settori nei quali si ritiene siano occupati gli immigrati illegali. Vogliamo inoltre che l’accesso al mercato del lavoro europeo avvenga in modo controllato e che i diritti degli immigrati siano rispettati. Chiediamo pertanto agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per garantire una cooperazione più efficace e facilitare lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali interessate.

 
  
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  Yannick Vaugrenard (PSE) . (FR) Signora Presidente, prima di tutto desidero congratularmi con l’onorevole Fava per il suo eccellente lavoro, grazie al quale verrà approvata una direttiva che prevede sanzioni per i datori di lavoro di lavoratori illegali.

Vorrei tuttavia richiamare la vostra attenzione sulla complessità della situazione attuale. Dobbiamo redigere norme in grado di far fronte a tale complessità.

Ovunque nell’Unione europea, i committenti ricorrono a una miriade di subappalti, che affidano a subappaltatori degli Stati membri senza sapere se i dipendenti di questi ultimi siano in regola oppure no. E’ stato proposto un emendamento per accertare la regolarità dello status dei dipendenti. Perché non è stato accolto?

E’ stato poi concordato che l’appaltatore principale è responsabile del pagamento dei salari, ma solo se è a conoscenza del fatto che i subappaltatori impiegano immigrati illegali. Bene, non troverete nessun committente che ammetta spontaneamente la propria colpa.

Infine, nemmeno la miglior direttiva del mondo può essere efficace se non è accompagnata da meccanismi di controllo effettivi. Potremmo migliorare i controlli se disponessimo in ciascuno Stato membro di un maggior numero di ispettori del lavoro e se essi avessero compiti più ampi.

E’ essenziale stabilire quanto prima possibile un quadro giuridico più rigoroso, di modo che i committenti siano considerati pienamente responsabili in caso di errori da parte dei subappaltatori.

Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte a certe pratiche, di cui siamo a conoscenza, in determinati settori economici che sono complici nelle attività delle reti organizzate di immigrazione illegale.

 
  
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  Richard Falbr (PSE) . – (CS) Signora Presidente, nel contesto della relazione vorrei porre alla vostra attenzione un problema urgente che è emerso in seguito alla crisi in atto. In alcuni paesi – compreso il mio – stiamo assistendo a licenziamenti in massa di lavoratori interinali, la maggior parte dei quali provengono da paesi dell’Europa orientale e dell’Asia. Essi sono diventati lavoratori illegali. Dopo il licenziamento, si ritrovano senza alcun mezzo di sostentamento e diventano quindi preda di cosiddetti “imprenditori” che li sottopongono a uno sfruttamento ancora peggiore delle agenzie di lavoro interinale. Desidero altresì ricordare nuovamente che, in molti Stati membri, gli ispettorati del lavoro dispongono di risorse umane del tutto inadeguate. Nulla potrà cambiare finché non creeremo una rete ben formata ed equipaggiata di ispettori competenti in materia di diritto del lavoro ed esperti delle direttive europee.

Sebbene le istituzioni europee abbiano ora concordato determinati standard per le imprese, gli Stati membri di solito protestano con vigore contro qualsiasi minimo tentativo di fare lo stesso nel campo della legislazione sociale. In una situazione in cui i lavoratori dell’Unione europea sono soggetti allo sfruttamento più sfrenato, è ridicolo e ipocrita fare appello alla tradizione, alla sussidiarietà e simili! Per questo motivo, accolgo con favore ogni tentativo di perseguire e sanzionare coloro che assumono immigrati illegali. Grazie, onorevole Fava.

 
  
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  Corina Creţu (PSE).(RO) Le assunzioni illegali sono concentrate prevalentemente in determinati settori nei quali il lavoro è considerato di tipo non specializzato, come l’edilizia, l’agricoltura, i servizi di pulizia e il comparto alberghiero e della ristorazione. Questi settori utilizzano il lavoro illegale in quantità allarmanti. Soprattutto in tempi di crisi, i datori di lavoro cedono alla tentazione di cercare di aggirare la legge e impiegano lavoratori irregolari per conservare i margini di profitto o semplicemente per poter sopravvivere sul mercato.

La relazione di cui stiamo discutendo rappresenta un passo avanti per ridurre l’incidenza dell’occupazione illegale, che ha molte ripercussioni negative dal punto di vista fiscale e sociale. E’ opportuno punire l’occupazione illegale di cittadini di paesi terzi, però non dobbiamo dimenticare che questo stesso flagello sta colpendo anche i cittadini comunitari dei paesi membri meno sviluppati. Anche i romeni subiscono numerosi abusi da parte dei datori di lavoro nell’Unione europea.

Per quanto riguarda il testo della relazione, vorrei che prevedesse sanzioni più pesanti per punire gli intermediari del mercato del lavoro.

 
  
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  Sebastiano Sanzarello, relatore per parere della commissione per l'agricoltura. Signora Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che la trattazione di questo argomento cada in un momento particolarmente delicato.

La crisi economica internazionale ha spinto i paesi che sono prevalentemente in crisi a utilizzare, o spinge ad utilizzare, manodopera in nero e quasi prevalentemente cittadini clandestini, soprattutto in alcuni settori, come sono stati citati l'edilizia, l'agricoltura e altri, favorendo – e non a caso l'immigrazione clandestina sta enormemente aumentando, stiamo trattando oggi pomeriggio e domani in quest'Aula i problemi di Lampedusa o di altri paesi frontalieri – l'immigrazione clandestina, con quelle tragedie che viviamo.

Allora questo provvedimento cade in un momento assolutamente propizio. Però ritengo che le sanzioni previste per il datore di lavoro certamente già scoraggeranno ancora di più, perché già è sanzionato il lavoro nero ma ancora di più quello dei clandestini, scoraggeranno i datori di lavoro ad assumere personale.

Abbiamo sentito che ci sono 8 milioni di cittadini clandestini che lavorano in nero; dobbiamo presumere che appena questi provvedimenti entreranno in vigore avremo 8 milioni di clandestini sulla strada di cui ci dobbiamo fare carico. Io ritengo che questo sia un problema che ci dobbiamo cominciare a porre, perché altrimenti questi che sopravvivono nell'illegalità, ma sopravvivono, saranno ufficialmente dichiarati clandestini dai loro datori di lavoro che non li potranno più ospitare e avremo un grande dramma di 8 milioni di cittadini in Europa che dobbiamo espellere, assistere. Credo che sia un tema che in maniera preventiva vada affrontato – e concludo visto che il tempo è scaduto – e vada affinato il problema del temporaneo utilizzo, soprattutto in agricoltura, dei lavoratori e vadano facilitate dal punto di vista burocratico la loro introduzione e assunzione.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE-DE) . – (CS) Signora Presidente, l’occupazione illegale colpisce non soltanto da 5 a 10 milioni di persone, ma, in particolare, anche chi dà loro lavoro. Diversamente dall’autore della relazione, io credo che il problema riguardi non soltanto gli immigrati irregolari provenienti da paesi terzi, ma anche milioni di cittadini comunitari che occasionalmente lavorano percependo compensi che non saranno tassati e dai quali il datore di lavoro non detrarrà i contributi previdenziali. La crescita del lavoro illegale mina gravemente la concorrenza economica. Una cura efficace a disposizione degli Stati membri è la riduzione degli oneri fiscali sul lavoro. Ad ogni modo, appoggio anch’io la proposta della Commissione di armonizzare le sanzioni per i datori di lavoro, poiché ritengo che sanzioni coerenti, mirate principalmente a colpire datori di lavoro che sono recidivi limiterà l’offerta di lavoro illegale e, quindi, anche il numero degli immigrati irregolari. Ridurrà inoltre la portata dell’emarginazione sociale e, in una certa misura, anche lo sfruttamento dei cittadini di paesi terzi. Temo tuttavia che non sarà semplice affidare ai datori di lavoro il compito di controllare lo status residenziale dei lavoratori.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz (ALDE) . – (PL) Signora Presidente, desidero riprendere la questione delle sanzioni contro i datori di lavoro i cui subappaltatori assumono lavoratori illegali. Questa disposizione mi preoccupa molto perché un datore di lavoro non ha alcuna possibilità di verificare se il subappaltatore utilizzi o meno lavoratori irregolari. Qualora il datore di lavoro avesse anche solo un dubbio in tal senso, cosa dovrebbe fare? Denunciare la vicenda alla polizia oppure rescindere il contratto? Se il contratto è cessato, il datore di lavoro rischia di essere denunciato e in tal caso sarebbe necessario giustificare la cessazione del contratto. Il datore di lavoro non sarebbe in grado di fornire le prove necessarie. Ribadisco, dunque, le mie serie preoccupazioni riguardo a questa disposizione, che, peraltro, potrebbe persino rivelarsi inutile o, in alternativa, essere usata per punire i datori di lavoro in maniera iniqua e ingiustificata.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, sono favorevole alla relazione perché dobbiamo denunciare e affrontare il problema dei datori di lavoro che sfruttano gli immigrati irregolari. Ho parlato con rappresentanti degli elettori e pertanto mi fa piacere che interveniamo in questa materia.

Questo fenomeno, oltre ad avere numerose conseguenze dannose, tra cui lo sfruttamento degli immigrati, che vengono pagati poco o, in alcuni casi, non vengono pagati affatto, influenza negativamente il livello salariale dei lavoratori legalmente residenti e crea distorsioni della concorrenza tra le imprese che rispettano le norme sul lavoro e quelle che le violano.

In conclusione, se vogliamo impegnarci per cancellare questa pratica illegale dai nostri Stati membri, dobbiamo renderci conto del fatto che essa riguarda non soltanto i diritti dei lavoratori ma anche la concorrenza.

 
  
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  Genowefa Grabowska (PSE) . – (PL) Signora Presidente, desidero concludere l’osservazione che ho fatto nel mio intervento principale e spiegare cosa volevo dire ai membri britannici del Parlamento che bollano questa direttiva come interventista e come un’ingerenza negli affari interni degli Stati membri. In realtà, più che di ingerenza si tratta di una direttiva che fa un po’ di ordine.

Volevo dire ai deputati britannici che si sono lamentati che dovrebbero andare a parlare con i datori di lavoro del loro paese per accertarsi che i diritti degli immigrati siano rispettati e che le persone che soggiornano irregolarmente nel territorio del Regno Unito non vengano assunte. Allora potremo essere tutti concordi sulla bontà di questa direttiva.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE) . – (PL) E’ stato detto che l’immigrazione potrebbe essere un modo per attenuare le conseguenze negative della crisi demografica. E’ molto importante incoraggiare i cittadini di paesi terzi a venire a lavorare nell’Unione. Noi vogliamo, però, soltanto persone che risiedono e lavorano regolarmente. I lavoratori stranieri illegali comportano perdite di bilancio e distorcono una sana concorrenza tra le imprese. I datori di lavoro sono quelli che traggono maggior vantaggio dall’utilizzo dei lavoratori irregolari perché si possono procurare facilmente forza lavoro a basso costo. I cittadini di paesi terzi svolgono, nella maggior parte dei casi, i lavori più pesanti e meno retribuiti. Trovandosi in una situazione difficile, sono disposti a fare qualsiasi cosa il datore di lavoro pretenda da loro. Dall’altro canto, i datori di lavoro spesso sfruttano la disperazione di questi lavoratori, che sono pagati poco e non godono di alcuna tutela sociale o assicurazione sanitaria, oltre a vivere sotto la costante minaccia di essere espulsi dal paese in cui si trovano. L’Unione dovrebbe rendere più facile per gli immigrati la ricerca di un lavoro e noi dovremmo agire di conseguenza. Penso, per esempio, al lavoro in Polonia per i cittadini ucraini.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. − (FR) Signora Presidente, penso che questa discussione così interessante, per la quale ringrazio tutti gli intervenuti, abbia dimostrato che il Parlamento è largamente concorde sulla necessità di affrontare il problema dei datori di lavoro che assumono e, molto spesso, sfruttano gli immigrati illegali.

Vorrei far presente al Parlamento che la valutazione d’impatto eseguita dalla Commissione ha rivelato cha le sanzioni attualmente vigenti non sono state in grado di garantire il rispetto delle regole. La direttiva ha migliorato questa situazione obbligando gli Stati membri a introdurre sanzioni equivalenti e a garantire una loro efficace attuazione. In avvio di seduta ho sottolineato anche che la Commissione vigilerà sulle ispezioni che saranno eseguite dai paesi membri.

Desidero ringraziare ancora una volta l’onorevole Fava e il Parlamento per aver reso possibile questo compromesso. Ritengo che si tratti di un buon primo passo.

Vorrei altresì rilevare che la direttiva in esame rientra nel quadro della politica di immigrazione comune dell’Unione europea. Dobbiamo naturalmente contrastare l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani. Questo è il tema di cui ci occupiamo oggi; però dobbiamo sottolineare anche i vantaggi dell’immigrazione legale. In aggiunta alle due proposte presentate nell’ottobre 2007 – la carta blu per i lavoratori immigrati altamente qualificati e il permesso unico – che riguardavano i diritti degli immigrati, nella primavera 2009 la Commissione presenterà altre tre proposte di direttiva sull’immigrazione legale volte a fissare regole comuni per i lavoratori stagionali, che di solito sono meno qualificati, per le persone trasferite all’interno delle loro imprese e per gli apprendisti retribuiti.

Vorrei aggiungere che la Commissione, in linea con l’impegno assunto nei confronti del Parlamento europeo e nel quadro della preparazione e attuazione del programma di Stoccolma, valuterà se sussista l’esigenza di norme anche per altre categorie di lavoratori immigrati.

Questo è quanto volevo dirvi. Ho ritenuto necessario collocare questa proposta di direttiva nel contesto generale del patto sull’immigrazione e l’asilo. Volevo presentarla al Parlamento per dimostrarvi che i vostri auspici saranno tradotti in realtà. Vi ringrazio anche per la qualità della discussione.

 
  
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  Claudio Fava, relatore. Signora Presidente, onorevoli colleghi, io accolgo le indicazioni e gli auspici del Commissario. Credo che questo Parlamento l'abbia detto, non soltanto oggi, con grande chiarezza: occorrono strumenti sull'immigrazione legale e occorre trattare l'immigrazione in un contesto complessivo, che non veda soltanto la produzione di norme punitive contro l'immigrazione illegale.

In questo senso siamo in ritardo e naturalmente ci dispiace che i trattati non autorizzino questo Parlamento a entrare in potere di codecisione assieme al Consiglio sull'immigrazione legale. La base giuridica che oggi ci costringe a parlare soltanto di norme che contrastano l'immigrazione dispiace anche al relatore, ma è la base giuridica alla quale ci dobbiamo attenere.

Detto questo, credo che la nostra relazione oggi abbia introdotto articoli che concretamente proteggono i diritti dei lavoratori stranieri, anche se sono immigrati irregolari. Penso al permesso di soggiorno temporaneo per i minorenni, per coloro che sono stati sfruttati. Penso al salario: finalmente si dice espressamente che il salario non può essere inferiore a quello che viene riconosciuto per legge a tutti gli altri cittadini europei. Penso al ruolo dei sindacati che garantiscono e rappresentano in sede amministrativa e civile, per la prima volta, espressamente i lavoratori stranieri anche se irregolari.

Io credo che tutte queste ragioni ci permettano di parlare di diritti recuperati, di un passo avanti e non un passo indietro, di una direttiva che affronta un tema difficile, delicato, ma con un senso di equilibrio al quale questo Parlamento è particolarmente attento.

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 4 febbraio 2009.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Carl Lang (NI), per iscritto. – (FR) La relazione ha molti meriti.

Il primo è che mira a fornire informazioni, perché registra i fatti allarmanti della crescita dell’immigrazione illegale in Europa, che, secondo le cifre fornite dalla Commissione, si stima riguardi tra 4,5 e 8 milioni di persone. La relazione individua, poi, i settori dell’economia nei quali si concentra maggiormente il lavoro illegale, cioè l’edilizia, l’agricoltura, i servizi di pulizia, il settore alberghiero e della ristorazione.

Il suo secondo merito è che intensifica la lotta contro il lavoro sommerso, soprattutto laddove prevede la possibilità di sanzioni pecuniarie e penali a carico dei datori di lavoro di lavoratori irregolari.

Purtroppo, la relazione ha anche molti limiti. Non dice nulla sulle misure che dovremmo adottare per contrastare questi flussi intermittenti di immigrazione illegale e non prende neppure in considerazione la reintroduzione di controlli ai confini interni.

In un periodo di crisi sia sociale che economica e di forte crescita della disoccupazione, il compito primario dei paesi dell’Unione europea è proteggere i propri posti di lavoro. A tal fine, è necessario introdurre politiche nazionali ed europee di tutela sociale. I posti di lavoro in Francia devono essere riservati ai francesi, e i posti di lavoro in Europa devono essere riservati agli europei. L’applicazione dei principi di preferenza e tutela per i lavoratori nazionale ed europei è una condizione essenziale per una ripresa economica e sociale nei paesi dell’Unione europea.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto. – (RO) Nessuno mette in dubbio né l’utilità né la tempestività delle misure che mirano a punire i datori di lavoro di immigrati irregolari. Il paese che rappresento è meno interessato da queste specifiche preoccupazioni essendo ancora soprattutto un paese di transito dell’immigrazione illegale.

Allo stesso tempo, dobbiamo essere consapevoli dei rischi ai quali saremo esposti in futuro. Per quanto attiene alla relazione in esame, sono favorevole alla proposta di abolire la quota di controlli obbligatori che la Commissione vorrebbe imporre. La percentuale è eccessiva e non farebbe altro che creare burocrazia ed enormi spese pubbliche, senza produrre effetti concreti.

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE), per iscritto.(RO) Desidero anzitutto complimentarmi con il relatore per l’ottimo lavoro che ha fatto. Sappiamo tutti che nell’Unione europea tra 4,5 e 8 milioni di immigrati illegali lavorano in settori quali l’edilizia, l’agricoltura e il turismo.

Approvo che la direttiva preveda sanzioni penali per i datori di lavoro recidivi, per quelli che assumono un gran numero di persone irregolari o vittime della tratta di esseri umani e per i datori di lavoro che sanno che il loro dipendente è un minore.

Anche gli Stati membri devono introdurre un meccanismo che consenta agli immigrati illegali di presentare denuncia se, ad esempio, subiscono sfruttamento.

Dobbiamo ricordare che le persone che soggiornano illegalmente hanno lasciato il paese d’origine per offrire alle loro famiglie un futuro migliore. A casa rimane un numero crescente di bambini, alcuni dei quali sono abbandonati a se stessi, mentre altri sono affidati alle cure di nonni o vicini o persino di istituti.

Ai bambini che, invece, accompagnano i genitori dobbiamo offrire la possibilità di avere accesso al sistema scolastico e alla tutela sociale dell’Unione europea, anche se il loro soggiorno è illegale.

 
  
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  Nicolae Vlad Popa (PPE-DE), per iscritto. – (RO) La relazione dell’onorevole Fava fa parte del pacchetto di misure volte a contrastare l’immigrazione illegale scoraggiando le imprese dall’assumere gli immigrati irregolari. Purtroppo, il relatore ha dato troppa enfasi alle misure volte a sanzionare i datori di lavoro e ha sostenuto l’ampliamento dei diritti degli immigrati illegali.

Dato che è estremamente importante mantenere un equilibrio riguardo alle sanzioni che possono essere applicate ai datori di lavoro, ho cercato con i miei emendamenti di sottolineare le disposizioni della relazione che prevedono sanzioni troppo severe contro i datori di lavoro e che potrebbero aver lasciato un margine di interpretazione tale da ingenerare abusi nei loro confronti.

Allo stesso tempo, un’attenzione particolare va riservata alla situazione umanitaria degli immigrati irregolari. In tale ottica, è della massima importanza incoraggiare gli Stati membri ad applicare sanzioni nei casi gravi, ad esempio quando il datore di lavoro sa che un suo dipendente è vittima della tratta di esseri umani. Inoltre, gli obblighi di accertamento e notifica a carico dei datori di lavoro, come specificato nella relazione, fanno di essa uno strumento capace di affrontare questo problema così acuto che l’Unione europea si trova a dover affrontare sempre più spesso.

 
  
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  Bogusław Rogalski (UEN), per iscritto. – (PL) Gli Stati membri dovrebbero collaborare più strettamente per combattere l’immigrazione illegale rafforzando le azioni contro l’occupazione illegale a livello di Stati membri dell’Unione europea. Uno dei principali fattori che inducono gli immigrati irregolari a venire nell’Unione è la possibilità di trovare lavoro senza dover regolarizzare il loro status legale. Azioni contro l’immigrazione e il soggiorno illegali dovrebbero fungere da deterrente.

Nondimeno, l’applicazione della direttiva sulla lotta contro l’immigrazione illegale non dovrebbe andare a scapito della legislazione nazionale che vieta l’assunzione illegale di cittadini di paesi terzi legalmente residenti nel territorio degli Stati membri ma che lavorano in violazione del loro status di residenti regolari.

Si dovrebbe anche considerare l’opportunità di ridurre le sanzioni pecuniarie per i datori di lavoro di cittadini di paesi terzi quando il datore di lavoro è una persona fisica.

Definizioni, metodi e standard comuni nella lotta contro l’immigrazione illegale sono una condizione imprescindibile per attuare una politica comune dell’Europa nel campo dell’immigrazione.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) Desidero prima di tutto ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione della direttiva.

I dati statistici riguardanti il numero dei lavoratori illegali presenti nell’Unione sono allarmanti. E’ indubbiamente necessaria una stretta collaborazione per contrastare l’immigrazione illegale. Affrontare il problema dell’occupazione illegale è una priorità della strategia dell’Unione europea nel campo dell’immigrazione.

La proposta di direttiva lascia un po’ a desiderare. Potrebbe avere un ambito di applicazione più ampio e riguardare anche i cittadini che, pur risiedendo legalmente nel territorio dell’Unione, sono assunti a condizioni molto sfavorevoli. Inoltre, sarebbe utile ampliare la definizione di datore di lavoro per includervi le agenzie di lavoro interinale e anche le agenzie di collocamento. Nonostante le carenze, la proposta in esame merita sicuramente apprezzamento.

E’ vero che i datori di lavoro hanno la responsabilità dell’occupazione illegale. La direttiva impone obblighi amministrativi aggiuntivi a carico dei datori di lavoro e prevede una serie di sanzioni diverse in caso di violazioni di tali obblighi. Questo però non vuol dire che la direttiva miri soltanto a punire i datori di lavoro.

Vorrei precisare che il nostro obiettivo principale è quello di eliminare le situazioni di sfruttamento delle persone sul posto di lavoro. Deve diventare impossibile far lavorare persone a condizioni non dignitose e disumane, privarle dei loro diritti e dei benefici sociali di base. Credo che la direttiva sia fondamentale per armonizzare almeno in minima parte le norme che vietano l’occupazione illegale. Confido, inoltre, che le disposizioni saranno effettivamente applicate dagli Stati membri.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
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