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 Testo integrale 
Procedura : 2008/2180(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0058/2009

Testi presentati :

A6-0058/2009

Discussioni :

PV 09/03/2009 - 24
CRE 09/03/2009 - 24

Votazioni :

PV 10/03/2009 - 8.8
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2009)0089

Discussioni
Lunedì 9 marzo 2009 - Strasburgo Edizione GU

24. Cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale (breve presentazione)
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PV
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  Presidente . L’ordine del giorno reca una breve presentazione della relazione (A6-0058/2009), presentata dall’onorevole Medina Ortega a nome della commissione giuridica, sulla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale [2008/2180(INI)].

 
  
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  Manuel Medina Ortega, relatore. (ES) Signora Presidente, a quest’ora tarda del lunedì la Commissione probabilmente avrà cose più importanti di cui occuparsi di questa relazione. Sarò breve; ciò che stiamo facendo è semplicemente reagire a una relazione della Commissione sull’applicazione del regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativo alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale.

Non si tratta, di fatto, di un ambito comunitario bensì intergovernativo, ove il Consiglio – tramite il regolamento – ha cercato di favorire la cooperazione fra le autorità giudiziarie. Credo però che, a questo tentativo dell’Unione europea, sia mancato il necessario rigore .Sono state adottate determinate misure, quali la formulazione di idee pratiche, il ricorso a mezzi di comunicazione multimediali e così via, ma riconosco che la Commissione ha dovuto lavorare in condizioni difficili.

Non so quanto la Commissione sia riuscita a ottenere o speri di ottenere, ma ottenere dei risultati mi sembra alquanto difficile a causa delle enormi difficoltà insite in questa forma di cooperazione intergovernativa. Chiediamo la collaborazione fra le autorità giudiziarie, ma stiamo parlando di 27 paesi, con 22 diverse lingue di lavoro delle autorità, con ordinamenti giuridici diversi, ma continuiamo a impegnarci per conseguire dei risultati.

La Commissione ritiene che i risultati non siano soddisfacenti, che vi sia un enorme ritardo nell’attuazione di questi meccanismi di cooperazione e che non vi siano neanche le risorse disponibili per farlo. La soluzione ideale sarebbe il ricorso a mezzi fisici. Ad esempio, cosa potrebbe fare la Commissione per attrezzare gli uffici giudiziari, in particolare quelli di livello più basso, con tecnologie quali la videoconferenza? Quest’ultima proposta potrebbe sembrare inattuabile in molti piccoli uffici giudiziari dell’Unione europea, ma risulta invece essere l’unica soluzione efficace.

Ritengo che l’Unione europea debba ricorrere alle istituzioni già esistenti, e specificamente la rete giudiziaria europea, potenziandola in modo che i magistrati stessi, avvalendosi dei sistemi di cooperazione, possano sviluppare questo tipo di comunicazione.

Non va poi dimenticato il ruolo vitale della formazione dei magistrati. Anche questo non può essere compito della sola Commissione. Quel che la Commissione può fare però è incentivare lo sviluppo di corsi specifici, prevedendo la formazione sui temi della legislazione comunitaria e sulla conoscenza dei vari ordinamenti giuridici.

Vi è infine anche un ulteriore importante ostacolo: il problema linguistico. Come può un magistrato spagnolo comunicare ad esempio con un collega finlandese, quando le due lingue sono così diverse? E’ impensabile che i magistrati, oltre a dover essere esperti nel loro campo specifico di attività, debbano preoccuparsi anche delle competenze linguistiche.

Cosa si potrebbe fare in concreto per aiutare i magistrati assicurando loro interpretazione e traduzione? Come possiamo aiutarli a ottenere questi servizi? Nella mia relazione non sostengo si debba assumere una posizione dura nei confronti della Commissione. Credo che il compito fosse davvero difficile. Quel che vorrei sapere, approfittando della presenza in Aula del commissario competente per la questione, è cosa pensa la Commissione delle azioni da intraprendere per conferire maggiore rigore al regolamento 2010, che è stato applicato in modo incerto, troppo basato sul volontarismo; non so se, da un punto di vista pratico, possa produrre qualche risultato o se sarà possibile compiere qualche passo avanti in tal senso.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare l’onorevole Medina Ortega, che solleva tutta una serie di questioni assolutamente essenziali. E’ vero: i magistrati e gli operatori di giustizia dei vari paesi devono avere una conoscenza più approfondita di questo regolamento.

Bisogna rilevare che l’esecuzione diretta di un atto istruttorio di cui all’articolo 17 del regolamento ha consentito di semplificare e accelerare l’assunzione delle prove senza porre particolari problemi. Gli organismi centrali previsti in tale regolamento svolgono un ruolo importante per quanto attiene la verifica delle autorità giudiziarie che devono evadere le richieste presentate in applicazione al succitato regolamento e nella soluzione dei problemi che incontrano.

L’assistenza fornita dagli organismi centrali può rivelarsi essenziale per i piccoli uffici giudiziari che hanno a che fare per la prima volta con un problema legato all’assunzione di prove in un contesto transfrontaliero.

L’informatica e la videoconferenza, unitamente ad un sistema di messaggerie elettroniche sicure, dovrebbero costituire un mezzo ordinario per trasmettere le prove. La rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, come lei ha precisato, ha in generale il compito di facilitare anche questo tipo di cooperazione giudiziaria in Europa. Dopo la sua entrata in vigore, l’attuazione del regolamento sull’assunzione delle prove è stato più volte oggetto dei lavori della rete. E’ stata pubblicata nel 2006 una guida pratica sull’applicazione del regolamento, distribuita a tutte le autorità giudiziarie europee nel 2007. La rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale può senz’altro, tramite i suoi punti di contatto – lei ha ragione onorevole Medina Ortega – collaborare di più nell’esecuzione delle richieste di assunzione delle prove nel rispetto rigoroso delle scadenze previste dal regolamento. E’ vero.

Desidero continuare e vedere brevemente le prospettive. E’ vero che il regolamento fissa criteri precisi sulla forma e sul merito della domanda. La domanda deve essere fatta secondo modalità specifiche e contenere determinate informazioni: il nome e l’indirizzo delle parti in causa, la natura e l’oggetto del caso di specie, una descrizione delle prove da fornire. Il regolamento specifica inoltre che la domanda deve essere presentata in una delle lingue ufficiali dello Stato membro dell’ufficio giudiziario investito, o in qualsiasi altra lingua che lo Stato membro ricevente abbia convenuto di accettare ma, come lei ha sottolineato, il problema linguistico non è certo trascurabile.

Un’istanza di assunzione di prove dovrebbe di solito essere eseguita velocemente. Se l’autorità giudiziaria investita non fosse in grado di dare seguito alla domanda nei 90 giorni successivi al ricevimento, deve informarne l’autorità richiedente spiegandone le ragioni.

Di fatto, la possibilità di rifiutare l’esecuzione della domanda di assunzione di prove si riduce a situazioni eccezionali, rigorosamente limitate.

Quanto detto era in riferimento al regolamento, sulla cui applicazione è stato condotto uno studio nel marzo 2007; sulla base dei risultati nel dicembre 2007 la Commissione ha adottato una relazione, elaborata conformemente all’articolo 23 del regolamento. I contenuti? Il miglioramento nell’applicazione del regolamento, la semplificazione e la velocizzazione della cooperazione fra autorità giudiziarie sull’assunzione delle prove in materia civile e commerciale.

Sono già stati raggiunti quindi due obiettivi importanti: semplificare la cooperazione fra Stati membri e accelerare l’iter di assunzione delle prove.

La semplificazione è aumentata in particolare con l’introduzione di formulari standard e con la trasmissione diretta tra le autorità giudiziarie, anche se talvolta le richieste vengono inoltrate agli organismi centrali. Anche nel campo dell’accelerazione del trattamento delle richieste si è notato un progresso: la maggior parte delle domande vengono evase più rapidamente rispetto a quando il regolamento è entrato in vigore, ovvero entro i 90 giorni previsti dal regolamento stesso.

A mio parere, onorevole Medina Ortega, la modifica del regolamento non sembra necessaria; piuttosto è il suo funzionamento che deve essere imperativamente migliorato. Nel piano d’azione adottato nel novembre 2008, il Consiglio ha affidato alla Commissione il compito di realizzare un portale europeo online in materia di giustizia. La creazione del portale e l’attivazione da quest’anno della prima versione è evidentemente una priorità assoluta per noi tutti.

Anche la videoconferenza costituirà una priorità. La rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale sta redigendo una guida pratica sugli aspetti legali connessi all’uso della videoconferenza in materia di assunzione delle prove. La guida sarà naturalmente inviata ai giudici europei e sarà completata entro la fine dell’anno in corso. Verrà quindi messa a disposizione online sul portale che, come ho detto, sarà creato entro fine anno.

Restano naturalmente da attrezzare le sale d’udienza con apparecchiature per videoconferenza. Speriamo di poter ricorrere alle nuove modalità di finanziamento in occasione della revisione delle prospettive finanziarie 2010-2013. Esistono già possibilità di finanziamento per i progetti transfrontalieri nel programma giustizia civile, ove il ricorso alla videoconferenza è citato come priorità.

Le dirò, onorevole Medina Ortega, che concordo con lei su un punto fondamentale che, a mio parere, deve essere una priorità per Stoccolma: la formazione dei giudici. Per la questione dibattuta ora in Aula – l’assunzione delle prove – occorre davvero prevedere un’adeguata formazione dei giudici. Sarà questa una delle mie linee guida per il prossimo programma di Stoccolma.

Grazie per questa relazione che ci aiuta chiarendo molti punti.

 
  
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  Presidente. – La discussione sull’argomento è chiusa. La votazione si svolgerà domani.

 
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