Presidente . − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla possibile chiusura dell’impresa Qimonda in Germania e Portogallo e perdita di migliaia di posti di lavoro in Europa.
Vladimír Špidla, membro della Commissione. − (CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, sia le aziende che i lavoratori iniziano a sentire gli effetti della crisi economica e finanziaria. Benché le condizioni dei singoli Stati siano alquanto differenziate, in tutta Europa la situazione occupazionale va generalmente peggiorando. Nel 2009, l’occupazione complessiva può diminuire dell’1,6%, il che equivale alla perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro; nel 2010 il livello della disoccupazione nell’Unione europea potrebbe aggirarsi intorno al 10 per cento. Le imprese annunciano quotidianamente misure di ristrutturazione o delocalizzazione che spesso comportano il taglio di molti posti di lavoro. La situazione dell’impresa Qimonda, che ha annunciato la chiusura di stabilimenti in Germania e Portogallo, non è purtroppo un caso isolato.
La Commissione non ignora gli effetti negativi che una ristrutturazione può esercitare sui lavoratori, sulle loro famiglie e sulla struttura economica e sociale di una data regione. Vorrei però sottolineare che la Commissione non ha il potere di rovesciare o procrastinare le decisioni di singole aziende, e che le aziende non sono obbligate a informare la Commissione delle proprie decisioni. Nel caso di Qimonda, devo notare che né la dirigenza dell’azienda, né i rappresentanti dei lavoratori si sono messi in contatto con la Commissione.
Nel contesto di tale situazione, la Commissione desidera sollevare una serie di questioni. Soprattutto è essenziale anticipare le ristrutturazioni e gestirle in maniera migliore, per mezzo di un intenso dialogo con i rappresentanti dei lavoratori e le altre parti interessate. Ritengo che la direttiva approvata poco tempo fa – la direttiva modificata sui comitati aziendali – costituisca uno dei più notevoli contributi offerti dall’Unione europea in questo settore; in tale contesto, è ancor più importante che le aziende interessate rispettino scrupolosamente gli obblighi imposti dalle direttive europee relative all’informazione e alla consultazione dei lavoratori. La Commissione invita pure le aziende a introdurre misure miranti a mantenere al massimo possibile il livello di lavoratori occupati, tramite accordi di flessibilità e l’utilizzo di congedi temporanei per ragioni economiche.
Quasi tutti gli Stati hanno introdotto misure specifiche, miranti a sostenere l’occupazione e a limitare gli effetti della crisi sui comuni cittadini. Tali misure vanno essenzialmente in quattro direzioni: mantenere l’occupazione ai lavoratori, reintegrare rapidamente i lavoratori nell’occupazione, assistere i gruppi più vulnerabili tramite il sostegno al reddito, prolungare il periodo in cui vengono versati i sussidi di disoccupazione o incrementare i contributi familiari, rafforzando le reti di protezione sociale e gli investimenti nelle infrastrutture sociali e sanitarie.
La Commissione ha potenziato gli strumenti finanziari a livello europeo, per aiutare gli Stati membri a superare la crisi e le sue conseguenze sociali. Il Fondo sociale europeo, che ogni anno assiste nove milioni di lavoratori, è stato semplificato per consentire il versamento di finanziamenti a progetti per un ammontare di 1,8 miliardi di euro; mi auguro che il Parlamento europeo e il Consiglio giungano presto a un accordo su questo tema. La Commissione, inoltre, sostiene quegli Stati membri che desiderano riprogrammare il Fondo sociale europeo; gli Stati membri possono inoltre richiedere l’intervento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, per assistere i lavoratori licenziati. Con il Piano europeo di ripresa economica, la Commissione ha proposto di ampliare i criteri di ammissibilità per rispondere in maniera più efficace all’attuale crisi economica. Spero che anche su questo punto il Parlamento riesca a concludere un rapido compromesso con il Consiglio. La Commissione è pronta a collaborare con le autorità tedesche o portoghesi per valutare tutte le richieste di sostegno avanzate a carico dei fondi europei. La Commissione sostiene poi il dialogo sociale a livello europeo, dal momento che le parti sociali svolgono una funzione decisiva nella gestione della crisi. Le parti sociali europee devono inoltre presentare una dichiarazione congiunta sui metodi per superare la crisi, in occasione della riunione tripartita del 19 marzo.
La Commissione giudica importante che tale azione venga intrapresa su basi unitarie, poiché in tal modo sarà possibile combattere gli effetti di breve termine della crisi e lavorare insieme al futuro rinnovamento economico. Proprio questo era l’obiettivo che ha spinto la Commissione a introdurre l’Iniziativa europea di sostegno all’occupazione, nel quadro del Piano europeo di ripresa economica. Il 4 marzo, la Commissione ha inoltre ricevuto un contributo destinato alla riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, imperniato fra l’altro sui requisiti e i metodi per offrire sostegno ai lavoratori colpiti dalla crisi e alle persone vulnerabili presenti sul mercato del lavoro.
La Commissione accoglie inoltre con soddisfazione l’iniziativa della Presidenza ceca mirante a organizzare, nel maggio 2009, un vertice dedicato all’occupazione e agli affari sociali. Tale riunione servirà a valutare la situazione e a predisporre misure concrete. Dovrebbe scaturirne l’adozione di un approccio comune per attenuare l’impatto sociale della crisi, raggiungere un nuovo consenso con le parti sociali e altri partecipanti in materia di modernizzazione delle politiche sociali ed elaborazione di misure concrete per affrettare la ripresa economica e superare la crisi, ponendo rimedio alle carenze strutturali del mercato del lavoro.
José Albino Silva Peneda, a nome del gruppo PPE-DE. – (PT) La possibile chiusura di Qimonda mette a repentaglio quasi 2 000 posti di lavoro nel Portogallo settentrionale, che nel giro di pochi anni si è trasformato, da una delle più industrializzate regioni d’Europa, in una delle zone più povere del continente.
Bisogna ricordare che il tessuto industriale del Portogallo settentrionale si basava su settori tradizionali, tra cui grande importanza rivestiva quello tessile. Questo caso si è profilato proprio nel momento in cui tale tessuto industriale si trovava in una fase decisiva del processo di conversione, e doveva affrontare processi di ristrutturazione che sono sempre ardui e costosi. Se questa chiusura si tradurrà in realtà, avrà un gravissimo impatto non solo sulla regione, ma su tutto il paese.
So bene che l’eventuale sopravvivenza di Qimonda dipende in primo luogo dalle forze del mercato e dalla volontà degli azionisti. Tuttavia, è anche facile capire che – poiché Qimonda è considerata uno dei maggiori esportatori portoghesi e costituisce uno degli elementi essenziali della conversione del tessuto economico della regione – non possiamo accettare che il suo destino sia deciso esclusivamente dalle forze del mercato. Ciò spiega perché le autorità portoghesi e tedesche abbiano affrontato la questione al massimo livello, in particolare, negli ultimissimi giorni, tramite il Presidente della Repubblica portoghese e il Cancelliere signora Merkel. Anche per queste ragioni, Commissario Špidla, se il governo portoghese non l’ha ancora invitata a visitare quella regione, che si trova di fronte a una vera e propria emergenza sociale, la invito io stesso, signor Commissario, poiché desidero che lei constati di persona la gravità della situazione, sostenga gli sforzi che vengono compiuti e mobiliti tutti gli strumenti a disposizione della Commissione per impedire che il clima di sfiducia che grava sulla regione si diffonda ancor più.
Edite Estrela, a nome del gruppo PSE. – (PT) Qimonda è un caso esemplare dell’odierna situazione di crisi globale, economica e finanziaria. Si tratta di un’azienda che utilizza tecnologie avanzatissime, impiega manodopera altamente qualificata e promuove la ricerca. Qimonda corrisponde agli obiettivi della strategia di Lisbona. Il governo portoghese ha fatto ogni sforzo per individuare una soluzione che renda vitale quest’azienda, ma tale soluzione dipende anche dal coinvolgimento del governo federale tedesco e dei governi dei Länder di Baviera e Sassonia. Il governo portoghese ha già deciso di stanziare a questo scopo 100 milioni di euro. Come ho detto, il governo portoghese ha fatto e continuerà a fare tutto ciò che è in suo potere, come del resto hanno riconosciuto i lavoratori tedeschi di Qimonda, in occasione della recente visita ufficiale del Presidente della Repubblica portoghese.
La Commissione europea e gli Stati membri hanno giustamente adottato misure di salvataggio a favore di parecchie banche e misure di sostegno a favore di determinati settori industriali, come quello automobilistico. Perché non sostenere anche Qimonda? Se Qimonda verrà abbandonata al suo destino, le conseguenze saranno estremamente gravi. Non solo migliaia di lavoratori in Germania e in Portogallo perderanno il lavoro, ma svaniranno anche un inestimabile patrimonio di proprietà intellettuale e i cospicui fondi comunitari investiti in Qimonda. La sopravvivenza di Qimonda in Germania e in Portogallo è talmente importante, dal punto di vista strategico, che il sostegno dell’Unione europea è pienamente giustificato.
Signor Commissario, dobbiamo essere coerenti, e per essere coerenti dobbiamo fare ogni sforzo per salvare Qimonda. Qimonda non è un’azienda qualsiasi!
PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS Vicepresidente
Ewa Tomaszewska, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signor Presidente, l’impresa tedesca Qimonda, uno dei maggiori produttori di chip di memoria, ha dichiarato la bancarotta. Lo scorso anno ha ricevuto 325 milioni di euro in sussidi, ma l’aiuto si è rivelato insufficiente.
Nel 2007 Qimonda aveva un organico di 13 500 persone. Nel dicembre dello scorso anno, i salari dei dipendenti sono stati decurtati di un ammontare che oscillava tra il 10 e il 15 per cento, ma ai dipendenti si era stato garantito il rimborso della differenza negativa entro l'aprile di quest’anno. Invece, 400 lavoratori hanno perso il proprio posto di lavoro da un giorno all'altro. Non hanno ricevuto né gli stipendi, né le indennità per ferie non godute e neppure l’indennità di licenziamento che spettava loro. Il mese prossimo 500 lavoratori perderanno il posto di lavoro e altri 1 500 dipendenti sono a rischio nel prossimo futuro.
Nei nostri paesi vi sono molte altre imprese come questa, comprese quelle a Krośno o Stalowa Wola in Polonia. Ci aspettiamo che la Commissione vari un programma coerente per la protezione dei posti di lavoro durante la crisi.
Elisabeth Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la bancarotta dell’impresa di Qimonda è dovuta al collasso dei prezzi degli obsoleti chip DRAM. In realtà Qimonda è avanti anni lucedi molti mesi rispetto alla concorrenza nella ricerca e nei chip a basso consumo di energia. È proprio in questo campo – e nel suo potenziale d’innovazione – che si dovrebbe investire. Il nostro auspicio è che la Commissione si concentri su questo punto.
Tuttavia, ciò potrebbe anche significare la perdita di qualche posto di lavoro. Il Commissario ha giustamente detto che proprio a questo punto entra in gioco il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Alla Qimonda, però, ci sono lavoratori altamente qualificati che con un programma di riqualificazione ben selezionato e concepito ad personam, potrebbero avere nuove possibilità di occupazione nelle industrie emergenti. Lo hanno, infatti, dimostrato quei dipendenti che sono passati all’industria dell’energia solare. Il caso dell’impresa Qimonda dimostra che anche la Commissione è tenuta a garantire la realizzazione di riqualificazione per posti di lavoro con un futuro, piuttosto che provare a sparare alla cieca. Solo un piano d’investimenti mirati, una ristrutturazione dell’economia in termini ecologici e, quindi, una corrispondente riqualificazione della forza lavoro offrono ai lavoratori speranze e reali prospettive per il futuro.
Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, non la sorprenderà certo la mia insoddisfazione per la risposta che ci ha fornito, soprattutto dopo esserci che ci siamo attivamente impegnati qualche settimana fa a prendere contatto con moltissimi rappresentanti della Commissione, in particolare, il commissario Verheugen, chiedendo risposte chiare. Oggi era proprio il momento opportuno per fornire una risposta molto più precisa e spiegare come intende assumersi la sua responsabilità la Commissione.
Vorrei aprire nuovi fronti di discussione. Innanzitutto, l’impresa Qimonda è in grado di garantire un progresso tecnologico cruciale per l’Unione europea in termini di tecnologia dei semiconduttori e nanotecnologia. In secondo luogo, la Qimonda non ha concorrenti in Europa, bensì in Asia, dove le imprese ricevono sussidi per il 70 per cento – e ciò rappresenta una differenza sostanziale. In terzo luogo, la chiusura della produzione alla Qimonda comporterà la morte del cuore nevralgico di una rete di circa 40 000 posti di lavoro nella sola regione della Sassonia.
Cosa si aspettano dall'Unione europea i lavoratori, le loro famiglie e tutte le persone colpite della regione? Innanzitutto, si aspettano un’azione chiara e immediata con cui la Commissione dimostri la sua volontà di salvaguardare gli attuali siti della tecnologia dei semiconduttori e della nanotecnologia in Europa, che non può rischiare di perdere questo vantaggio per il futuro e che le dichiarazioni sulla spesa futura, in particolare, gli investimenti nell’Ottavo programma quadro di ricerca, sono vere.
Inoltre, ci aspettiamo che la Commissione, il governo federale tedesco e il governo regionale della Sassonia appoggino la soluzione necessaria per evitare la chiusura della produzione. Non c’è più molto tempo a disposizione, ci rimane solo qualche giorno. Le cifre più alte della gestione stanno già andando alla derivaI dirigenti di alto livello stanno già abbandonando la società. In alternativa, a una soluzione la tecnologia di ricerca altamente avanzata potrebbe trasferirsi in Asia o essere venduta per pochi spiccioli. Ma non credo, oserei argomentare, che ciò rispecchi gli interessi dell’Unione europea.
Joel Hasse Ferreira (PSE). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la difficile situazione dell’impresa di Qimonda si è aggravata con l'avvento della crisi finanziaria ed economica. Il governo portoghese ha fatto tutto ciò che considera opportuno e consono per cercare di risolvere la situazione. Auspichiamo che anche il governo bavarese sappia come fronteggiare questa situazione con un grande senso di responsabilità. Il salvataggio degli stabilimenti a Monaco avrà un impatto decisivo su quelli a Vila do Conde e Dresda.
Lo stesso Ministro ministro per l’economia l’Economia e l’innovazione portoghese, Manuel Pinho, ha affermato che è molto importante garantire la solvibilità dell'impresa. Qimonda significa moltissimo per il Portogallo e, poiché potrebbe essere competitiva a livello mondiale, è ugualmente importante anche per l'Europa.
Signor Presidente, il Portogallo continuerà a lavorare su una soluzione che assicuri la redditività sopravvivenza dell’impresa. Ci auguriamo che il governo tedesco – sia a livello federale sia stataleche a quello dei singoli stati – s’impegnerà davvero a fondo per trovare una via di uscita da questa problematica situazione.
Quanto a me, vorrei ribadire l’importanza strategica che riveste una tale industria nel territorio europeo. Spero che nessun governo, sia a livello federale che a quello dei singoli stati, o stato commetta il terribile errore di permettere la chiusura degli stabilimenti e la soppressione di posti di lavoro nell'Unione.
Onorevoli colleghi, comprendiamo il bisogno di aiutare i grandi gruppi dell’industria automobilistica nella loro ristrutturazione, ma non si dovrebbero esaurire completamente i fondi dell’Unione e le energie della Commissione europea non si dovrebbero esaurire completamente solo in questi aiuti.
Signor Commissario, per evitare qualsiasi problema di comunicazione, lanciamo unfacciamo appello al signor Špidla, al quale ci uniscono legami di lavoro e solidarietà politica e al Presidente della Commissione che, il quale non dimenticherà mai di essere compatriota nostro e di una sostanziale proporzionebuona parte dei dipendenti della di Qimonda, affinché impegnino la Commissione a sostenere Qimonda quest’aziendasuperando eventuali falli nella comunicazione.
E pPrima di concludere, dobbiamo fare notare che il Presidente presidente del Portogalloportoghese Cavaco Silva, in visita in Germania, ha recentemente annunciato che forse esisteva qualche spiraglio s’intravedeva una nuova speranza per l'impresa Qimonda. È d’obbligo anche fare riferimento, come già hanno fatto i miei onorevoli colleghi, alla rilevanza del settore economico specifico in cui opera Qimonda. Non dimentichiamo, dunque, che il governo portoghese sta dimostrando di essere pronto a sostenere Qimonda con ogni mezzo necessario, commisurato alla dimensione economica del paese.
Colleghi, aiutateci a salvare la Qimonda. Il tempo stringe!
Ilda Figueiredo (GUE/NGL). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nel discutere di questo caso dobbiamo tener ben presente qual è la posta in gioco, in altre parole il futuro della strategica nanotecnologia, come pure la ricerca e lo sviluppo in un settore chiave per il futuro della società dell’informazione, il cui nucleo e centro di ricerca è sito nel complesso di Qimonda in Germania, con mentre la sua fabbrica di semiconduttori si trova in Portogallo. L’Unione europea non può continuare a permettere che le sue industrie siano distrutte, specialmente in un'areasettori strategicastrategici, diventando sempre più dipendenteaccrescendo in tal modo la dipendenza dagli Stati Uniti e dai paesi asiatici che sostengono le loro proprie industrie. È deplorevole lL’insensibilità di cui ha fatto dato prova il signor commissario Špidla in quest’assemblea in merito alla questione di Qimonda, intesa come società produttrice,. è deplorevole
Sono molti i posti di lavoro interessati da questo processo: quasi 2 000 a Vila do Conde, 5 000 in Germania, più di 5 000 in tutto il mondo. A questi si devono aggiungere anche altre migliaia di posti di lavoro che sarebbero indirettamente compromessi lungo la filiera (nelle imprese di fornitura)nell’indotto e nei centri di ricerca e sviluppo di altri partner di Qimonda. Un’enorme fetta della ricerca è minacciata dalla possibile chiusura di Qimonda in Germania e dagli effetti a catena che un tale scenario avrebbe in Portogallo. È inammissibile che l’Unione europea non s’impegni in questa questione almeno allo stesso modo in cui è intervenuta nel settore bancario. Vila do Conde si trova nel nord del Portogallo, dove la disoccupazione ha raggiunto i livelli più alti, a seguito della chiusura delle industrie tessili e dell’abbigliamento o tra le altre cose della delocalizzazione di multinazionali attive, fra l’altro, nel settore calzaturiero e delle cablature cablaggio. Questa regione è oggi un’area ad alto rischio sociale se non si adottano prontamente misure volte a ridurre la crescita della disoccupazione e garantire la produzione.
È pertanto di fondamentale importanza compiere tutti gli sforzi necessari che, nel breve termine, includono aiuti di Stato, supporto sostegno finanziario della Comunità e garanzie di credito per sostenere un’industria d’importanza strategica per l’economia dell’Unione europea. Nel medio termine, si tratta di sviluppare quest’area industriale e creare più posti di lavoro con dirittiregolamentati. Sarebbe opportuno che la Commissione europea e i governi dei nostri paesi lo capissero. Per quanto ci riguarda, noi continueremo questa battaglia.
Colm Burke (PPE-DE). – (EN) Signor Presidente, la priorità conferita a questo dibattito è encomiabile. La perdita di società come Qimonda, proprio per le loro grandi dimensioni e il loro ruolo di ancora economicapilastri delle economie regionali e persino nazionali, deve essere trattata con la massima serietà dai politici.
La chiusura o la delocalizzazione del processo produttivo (offshoring) di queste imprese spesso è il risultato di forze globalizzanti in gioco. La globalizzazione – di solito una forza positiva che accresce il benessere globale – purtroppo può anche arrecare ingenti danni alle economie regionali quando le grandi imprese si trasferiscono. Ciò è accaduto nella alla mia stessa regione che si trova dnell’Irlanda del sudmeridionale, dove Dell ha annunciato il licenziamento di 1 900 lavoratori nelloa fabbrica stabilimento di Limerick. Lo stesso si è ripetuto a Waterford, dove la Waterford Wedgwood potrebbe chiudere i battenti in un futuro prossimo e, ancora una volta, tra questa chiusura e la riduzione del volume di lavoro, si perderebbe un altro migliaio di posti di lavoro.
Questa questione deve essere affrontata con la massima serietà dai politici. Saluto,Accolgo pertanto, con favore l’impegno la risoluzione del commissario Špidla di fare il massimo in suo potere per di attingere ai soldialle risorse del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e al Fondo sociale europeo. I 500 milioni di euro del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione produrrebbero enormi benefici, poiché offrirebbero una seconda opportunità ai lavoratori licenziati, per migliorare e aggiornare le loro competenze, ricevere una nuova formazione e diventare abili imprenditori e tirarci fuori da questa recessione.
La palla è nel campo deiSpetta ora ai governi nazionali, affinché richiedano questo richiedere tali finanziamentoi. In questo contestoVista la situazione, forse, varrebbe forse la pena di premere per un cofinanziamento al 75 per cento, così da agevolare la loro domandale richieste e, quindi, offrire garantire ai lavoratori colpiti una rapida ed efficace ripresa economica realein loco, rapida ed efficaceai lavoratori colpiti.
José Ribeiro e Castro (PPE-DE). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, parliamo della Strategia di Lisbona da anni e, forse, questo non è il momento più opportuno per ritornarci sopra. Tuttavia, è indubbio che abbiamo bisogno di una strategia: una strategia che risponda alle difficoltà e alle sfide della crisi attuale. E ci , cosa che ci aspettiamo anche dallache la Commissione faccia altrettanto. È di fondamentale importanza che la Commissione non aggiri il problema, ma che invece trovi la capacità di sviluppare azioni congiunte con il governo del Portogallo e della Germania e i governi dei Länder tedeschi. Bisogna tenere presente che questa industria è molto importante per l’Europa, come si è già detto, per la sua qualità e il suo valore, per la quantità di ricerca che alimenta produce e per la qualità ambientale a essa associata. La Commissione non deve ritrarsi, questo è un punto cruciale. Mi unisco al mio collega Peneda e invito il commissario Špidla e la Commissione tutta a venire in visita in Portogallo.
La Commissione non deve dimenticare che in questo momento gli europei guardano all’Europa e si aspettano risposte dalle autorità europee: hanno bisogno di sentire la vicinanza delle autorità. I cittadini europei non capiscono un’Europa che si lava le mani davanti ai problemi. Al contrario, la gente vuole un’Europa che sia abbastanza coraggiosa da rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani, per aiutarla a superare le difficoltà.
Vladimír Špidla, membro della Commissione. − (CS) Onorevoli colleghi, il caso di cui ci occupiamo è importante e forma parte di tutta unarientra nella situazione economica generale. Sarete senz’altro al corrente che la Commissione sta elaborando una strategia, una vera e propria politica per l'industria, poiché la Commissione crede fermamente che l'industria debba sempre costituire una parta sostanziosa rilevante della nostra economia e che essa rappresenta il faroè il portabandiera dell’alta tecnologia. È chiaro che la crisi in cui ci troviamo presenta elementi strutturali; per questo motivo, perciò, la Commissione, nelle sue strategie e nei documenti di indirizzo, sta formulandogettando le basi nelle sue strategie e documenti di base, da una parte il futuro dell’ della futura economia verde o “posti di lavoro verdi”, mentre dall’altro ed esercita al contempo una forte forti pressione pressioni a favore dell’innovazione e dell’ammodernamentodella modernizzazione. Inoltre, cCome ho già affermato all’inizioin precedenza, indubbiamente spetta invece alle imprese prendere decisioni di natura commercialie in cui e che la Commissione non interferirà in queste faccende.intende interferire.
Naturalmente, l’altro aspetto è che nNel caso in cui si proceda a determinate si produca una certa ristrutturazionei, talune con decisioni che avranno delle ricadute sociali e comunitarie, cvi sono strumenti e politiche europee che noi, naturalmente, abbiamo sempre il dovere di mobilizzare attivare, e lo stiamo facendo. Per quanto riguarda l’appello che mi è stato rivolto due volte, di venire a conoscere la situazione sul campo, ovviamente, sono pronto a farlo, perché alla fin fine uno nei nostri compiti fondamentali è quello di adottare decisioni in base alle possibilitàfattibili e basate sulla realtà. Si sono invocati i Fondi europei e anche piani di azione congiunti con il governo portoghese e tedesco. In ogni caso,A questo proposito posso affermare forte e chiarosenza ombra di dubbio che la Commissione sfrutta sempre al massimo tutte le possibilità disponibili, lo sta facendo anche in questo caso e certamente lo farà anche in futuro.
Presidente. – Con questo si conclude il la discussione sul punto all’ordine del giorno in esame.