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Procedura : 2008/2053(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0104/2009

Discussioni :

PV 24/03/2009 - 10
CRE 24/03/2009 - 10

Votazioni :

PV 25/03/2009 - 3.7
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2009)0173

Discussioni
Martedì 24 marzo 2009 - Strasburgo Edizione GU

10. Strumento di gestione per l'assegnazione delle risorse di bilancio - Revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013 (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

- la relazione (A6-0104/2009), presentata dall’onorevole Virrankoski a nome della commissione per i bilanci, sul metodo ABB-ABM quale strumento di gestione per l’assegnazione delle risorse di bilancio [2008/2053(INI)] e

- la relazione (A6-0110/2009), presentata dall’onorevole Böge a nome della commissione per i bilanci, sulla revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013 [2008/2055(INI)].

 
  
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  Kyösti Virrankoski, relatore. − (FI) Signor Presidente, abbiamo dinanzi a noi la relazione sul metodo ABB/ABM. Desidero ringraziare l’intera commissione per i bilanci per il valido e incessante sostegno, nonché la segreteria della commissione e tutti coloro che mi hanno prestato assistenza.

Il bilancio per attività (ABB, Activity Based Budgeting) e la gestione per attività (ABM, Activity Based Management) sono stati introdotti all’epoca della Commissione Prodi, grazie all’iniziativa del commissario Kinnock. Lo stimolo per la riforma è giunto dalla relazione stilata da un gruppo esterno di esperti incaricato di esaminare la crisi attraversata dalla Commissione precedente. Tale relazione rappresenta una sorta di revisione intermedia della cosiddetta “riforma Kinnock”.

L’obiettivo dell’ABB/ABM è quello di conferire chiarezza all’amministrazione inserendo nel bilancio risorse disponibili e risorse umane in base al settore delle politiche. L’amministrazione dovrebbe essere in grado di mostrare con chiarezza i risultati raggiunti allo scopo di rendere completamente visibile il loro valore rispetto ai “mezzi”.

Al centro dell’attenzione ci sono i risultati, e non come essi sono stati raggiunti. L’impostazione rispecchia quella utilizzata in ambito economico.

Il sistema può anche essere descritto in termini più semplici. Non è sufficiente spendere – o persino “far fuori” – il denaro legalmente o nel rispetto delle norme: sono i risultati che determinano la qualità dell’amministrazione, non le buone intenzioni.

Inoltre, i risultati mostrano quanto siano efficienti la gestione e l’amministrazione. Prendiamo l’esempio della politica strutturale e di coesione. Se, due anni e tre mesi dopo l’inizio del periodo di programmazione, più di tre quarti dei sistemi di amministrazione e di controllo non saranno stati adottati, l’amministrazione non potrà essere considerata efficiente. La responsabilità può essere sia della Commissione sia degli Stati membri, sebbene resti il fatto che l’amministrazione è burocratica e inefficiente.

L’ABB/ABM pone enfasi sull’efficienza e la sua promozione. Essi riducono la burocrazia e rafforzano lo status giuridico dei cittadini e di coloro che sono interessati dagli effetti dell’amministrazione, dal punto di vista della gestione.

La gestione per attività (ABM) pone enfasi sulla responsabilità personale, lasciando tuttavia spazio alla libertà d’azione. Con un buon sistema di amministrazione, c’è una chiara divisione della responsabilità. La gestione ha un volto, sia a livello superiore sia a quello inferiore.

Poiché la gestione mira a ottenere una buona produttività, un dirigente d’azienda non dovrebbe imporre restrizioni superflue al lavoro. Sono necessarie soltanto le normative indispensabili. Non vi è bisogno di rendicontazioni e pianificazioni non essenziali.

Questa relazione si basa su studi recenti, i più importanti dei quali si trovano elencati nella sezione delle motivazioni. Il loro tono generale indica che l’attuazione dell’ABB/ABM è stata un successo e che ha introdotto un profondo cambiamento culturale in seno alla Commissione, contribuendo al contempo a chiarire le responsabilità personali e la trasparenza, nonché rendendo la gestione più efficace, orientata ai risultati e trasparente.

La burocrazia e il fatto che questa stia aumentando, tuttavia, costituiscono un vero pericolo. In particolare, occorre valutare se l’attuale processo annuale di pianificazione e revisione comporti un grado di pianificazione eccessivo, specialmente rispetto alla presentazione e valutazione dei risultati raggiunti.

Dovremmo, inoltre, esaminare come gli obiettivi strategici quinquennali della Commissione – il suo “programma di governo” – si ricolleghino ai quadri finanziari pluriennali (QFP) come pure alla strategia politica annuale. Quest’ultima è spesso associata ad elementi che sono privi di nessi evidenti con il programma di governo, gli obiettivi strategici quinquennali o il quadro finanziario pluriennale. In genere, ciò è fonte di problemi al momento di redigere il bilancio, poiché le risorse sono incluse nella revisione del quadro finanziario, a cui il Consiglio si oppone particolarmente. Vi sono stati chiari esempi di ciò praticamente ogni cinque anni.

La Commissione incontra notevoli difficoltà nel determinare le “priorità negative”, ossia le attività che sono superflue o meno importanti e che dovrebbero essere abbandonate. In questo senso, è auspicabile che la Commissione sia più energica nella sua impostazione.

E’ ancora difficile stimare la spesa amministrativa, sebbene questa vada inclusa separatamente nel bilancio, in quanto l’amministrazione è ancora finanziata attraverso gli stanziamenti funzionali. Ciò include le agenzie esecutive e, spesso, l’assistenza tecnica negli Stati membri. E’ per questa ragione che la relazione attribuisce importanza al controllo delle risorse umane.

Infine, signor Presidente, la relazione che è alla nostra attenzione si basa sul nostro retaggio europeo – l’articolo 15 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino della grande Rivoluzione francese del 1789: “La società ha il diritto di chieder conto ad ogni agente pubblico della sua amministrazione”.

 
  
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  Reimer Böge, relatore. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, oggi discutiamo la revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013. Vorrei ricordare ancora una volta che inizialmente abbiamo concordato una serie di dichiarazioni interistituzionali che vanno attuate secondo quanto richiesto da questa relazione e che noi stiamo trasmettendo al Parlamento appena eletto sotto forma di orientamenti per il comportamento futuro che il Parlamento europeo dovrà adottare nei prossimi mesi.

Ci sono state tre dichiarazioni principali che hanno richiesto l’inclusione del Parlamento europeo nelle discussioni future sulla politica delle entrate e delle uscite, a differenza di quanto accadeva in passato. Pertanto, la Commissione si è impegnata a presentare una relazione sul funzionamento dell’accordo interistituzionale alla fine del 2009. La Commissione si è altresì impegnata a presentare una revisione di bilancio completa ed esaustiva che comprenda tutti gli aspetti della spesa comunitaria, compresa la politica agricola comune, nonché delle risorse, compresa la riduzione concessa al Regno Unito, nel periodo 2008/2009. Inoltre, non dobbiamo scordare che nel 2010 il Parlamento europeo effettuerà una revisione intermedia di molti programmi pluriennali.

Chiunque legga i documenti della consultazione pubblica si renderà conto del fatto che gli Stati membri, al contrario degli altri organismi che hanno espresso un parere, stanno cercando di eludere le proprie responsabilità e l’impegno assunto passando direttamente alla prospettiva finanziaria successiva. Ho appena preso parte a una discussione sul cosiddetto piano di ripresa economica e vorrei dire che ciò che sta accadendo qui, con la costante ricerca di margini che non sono più disponibili, e con piani nuovi che violano i diritti del Parlamento in materia di bilancio, pone in evidenza che non è possibile continuare come prima. Per questa ragione faccio appello alla Commissione affinché presenti in autunno una proposta che non solo includa il periodo a partire dal 2013, ma comprenda anche una revisione delle prospettive finanziarie e apra nuove possibilità per il futuro.

In questa relazione abbiamo chiarito che ci concentreremo, innanzi tutto, sulle carenze esistenti e sulla prospettiva a lungo termine, senza affrontare nel dettaglio l’impatto che il trattato di riforma di Lisbona avrà sul bilancio. Per tale ragione, in seno alla commissione per i bilanci abbiamo votato con un’ampia maggioranza a favore di una strategia in tre fasi: soluzione delle lacune e delle evidenti carenze nelle questioni irrisolte che non siamo stati in grado di negoziare con successo e chiarimento del fatto che esistono rubriche di bilancio – gli ambiti di maggior rilievo delle nostre politiche – che sono cronicamente sottofinanziati. Per esempio, non raggiungeremo i nostri obiettivi nel settore della ricerca e dell’innovazione. In relazione alle rubriche 3a e 3b non saremo in grado di ottenere i risultati previsti per quanto riguarda la cultura, la gioventù, l’istruzione e la garanzia della nostra sicurezza interna ed esterna. Anche la politica estera e di sicurezza comune è cronicamente sottofinanziata.

Per tale ragione abbiamo fatto la seguente offerta al Consiglio: discutiamo di queste lacune e negoziamo su questi aspetti, ma non mentre combattiamo per la procedura di bilancio annuale. La nostra proposta è di risolvere tali problemi con una revisione ambiziosa e, al contempo, prorogare le prospettive finanziarie esistenti fino al 2015 o addirittura fino al 2016, di modo che sul lungo termine possiamo raggiungere la legittimità democratica necessaria nel quadro finanziario. Ciò vorrà dire cercare un allineamento tra il mandato della Commissione e il periodo coperto dal quadro finanziario. Inoltre, particolarmente nel contesto del dibattito sulla Banca europea per gli investimenti, bisogna cercare di garantire che non vi siano bilanci ombra al di fuori del bilancio comunitario.

Vorrei concludere affermando che questa relazione è in linea con le relazioni stilate dalla commissione per gli affari costituzionali. E’ per tale motivo che vorremmo lasciare il seguente messaggio alla Commissione e al Consiglio: per noi l’obiettivo di avere un quadro finanziario quinquennale che coincida con il mandato della Commissione non è negoziabile. Siamo disponibili a negoziare soltanto su come raggiungere questo obiettivo. Molte grazie.

 
  
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  Dalia Grybauskaitė, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, sono davvero grata per queste due relazioni – che possiamo ritenere rivolte al nuovo Parlamento nonché, probabilmente, sia all’attuale Commissione sia alla nuova – riguardo alle modalità di negoziato, agli strumenti di cui dovremo disporre per gestire il bilancio europeo e al tipo di bilancio europeo che avremo in futuro.

A questo proposito, vorrei congratularmi con tutti, inclusi il Parlamento e la Commissione. Nell’arco di cinque anni abbiamo visto eventi senza precedenti: tre revisioni del quadro finanziario – cosa mai accaduta prima -, Galileo, lo strumento alimentare e, ora, 5 miliardi di euro.

Ciò si deve precisamente alla capacità delle istituzioni di utilizzare nel miglior modo possibile questo contesto rigido in cui ci troviamo a operare oggigiorno nei quadri finanziari, per poter intervenire laddove necessario.

La Commissione, pertanto, prende nota di entrambe le relazioni, specialmente della relazione Böge, che riguarda la forma futura del bilancio europeo. La Commissione è e sarà pronta a negoziare sulla base di quanto sarà incluso nella relazione. Confermeremo il nostro obbligo di consegnare la revisione intermedia e una valutazione di come sta funzionando l’accordo interistituzionale. Confermiamo che faremo quello che siamo obbligati a fare, come promesso nell’AII, riguardo alla riforma del bilancio entro la fine dell’anno.

Tenuto conto di ciò, desidero ringraziare il Parlamento personalmente. Forse questa è una delle ultime occasioni in cui mi rivolgo a voi in questa sede e vorrei ringraziarvi per tutta la collaborazione, per tutta la comprensione che mi avete assicurato sin dall’inizio. In questi momenti difficili siamo stati in grado di raggiungere ottimi risultati insieme.

 
  
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  Michael Gahler, relatore per parere della commissione per gli affari esteri. – (DE) Signor Presidente, innanzi tutto desidero esprimere il mio sostegno alla strategia in tre fasi per la revisione intermedia elaborata e presentata dall’onorevole Böge. Essa offre la possibilità di effettuare un’analisi attenta dei nostri obiettivi politici, di apportare i cambiamenti necessari agli strumenti disponibili nonché di affrontare la questione dei finanziamenti.

Ceterum censeo: in qualità di esperto di affari esteri, vorrei chiedere ancora una volta di porre fine alla cronica carenza di dotazioni finanziarie nel settore degli affari esteri. La Commissione ha acconsentito a presentare una valutazione in materia. Vogliamo vedere soluzioni a breve termine come parte del quadro finanziario attuale e opzioni realizzabili per il prossimo quadro finanziario. Tra l’altro, occorre fornire finanziamenti adeguati al servizio europeo per l’azione esterna. Vogliamo un’Unione europea che ottemperi ai propri obblighi in materia di relazioni estere e possa reagire rapidamente e adeguatamente alle crisi. La nostra credibilità e la nostra capacità di essere un partner valido dipendono da questo.

Salutiamo con favore l’ulteriore sviluppo della politica europea di vicinato affinché siano inclusi il Partenariato orientale e l’Unione per il Mediterraneo, che offre ai partner due quadri efficienti e affidabili. Tuttavia, dovremo scoprire se le disposizioni finanziarie possano funzionare nel contesto delle nostre sfide in materia di politica estera. Chiediamo nuove norme giuridiche e adeguati finanziamenti nel prossimo quadro finanziario per la cooperazione con i paesi terzi, al di fuori dell’ambito degli aiuti pubblici allo sviluppo.

Vorrei esprimere un altro desiderio per il futuro al di sopra e al di là del trattato di Lisbona. Ritengo che tutti i finanziamenti di attività esterne vadano inclusi nel bilancio dell’Unione europea. Ciò riguarda sia il Fondo europeo di sviluppo sia il meccanismo Athena. I nostri governi non dovrebbero temere di dare trasparenza a un settore specifico allo scopo di chiarire quanto si sta già facendo congiuntamente nello spazio europeo in termini di politica estera, includendo in particolare l’attività militare.

 
  
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  Herbert Bösch, relatore per parere della commissione per il controllo dei bilanci. – (DE) Signor Presidente, desidero congratularmi con la Commissione per questa comunicazione, che essa ha presentato con quell’apertura che avevamo immaginato in passato. Congratulazioni!

Vale la pena dare seguito ai 300 e più contributi. Si tratta di proposte serie che ci aiuteranno ad andare avanti. Mi compiaccio per il fatto che la comunicazione abbia affrontato tematiche relative alla responsabilità, alla trasparenza e alla visibilità delle politiche. Ciò avrà un influsso decisivo. Il mio plauso per l’oratore precedente era dovuto, naturalmente, all’effetto del quesito relativo alla capacità del Consiglio di sottrarre l’Unione europea al controllo del Parlamento europeo. Rispetto a Lisbona, ciò significa che se essi acquisiranno veramente più diritti, non vi sarà alcun controllo parlamentare né pubblico sugli otto miliardi.

Per chiarire ulteriormente le cose, io provengo da un paese neutrale. Dovrei essere in grado di dire ai miei elettori dove va a finire il denaro. Non lo posso fare, nonostante io sia presidente della commissione per il controllo dei bilanci. Queste considerazioni devono, pertanto, essere tenute in considerazione in futuro. Sono davvero grato per i vostri suggerimenti.

Mi rammarica vedere questo dibattito cadere in un limbo politico, dato che stiamo già salutandoci e augurandoci buona fortuna. Vorrei poter fare altrettanto. Lei ha svolto ottimamente il suo lavoro, signora Commissario. Congratulazioni!

 
  
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  Paul Rübig, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Europa è riuscita a creare un cosiddetto bilancio zero. Siamo l’unica istanza politica dotata di bilancio zero. Abbiamo a nostra disposizione lo 0,89 per cento del reddito nazionale lordo e siamo un buon esempio di come il denaro dei contribuenti possa essere utilizzato con attenzione.

Inoltre, nell’arco di diversi anni abbiamo dimostrato che le nostre entrate superano le uscite. Ogni anno resta da parte un piccolo importo residuo e dovremmo finalmente riuscire a utilizzarlo per creare un valore aggiunto europeo in futuro. Il Parlamento e il Consiglio dovrebbero trovare un accordo su come questi fondi possano contribuire al valore aggiunto europeo. E’ importantissimo definire questi elementi fondamentali.

Inoltre, abbiamo appena discusso della Banca europea per gli investimenti. Ritengo che, in particolare in momenti di crisi, i fondi dovrebbero essere resi disponibili senza indugio. Occorre un’assegnazione di risorse immediata, specialmente nel settore della ricerca, che offre opportunità future per nuovi servizi e nuovi prodotti. Semplificare l’amministrazione e snellire la burocrazia sono requisiti importanti, in particolare per le piccole e medie imprese che desiderano operare su mercati mondiali e, per farlo, hanno bisogno del nostro sostegno.

Incentrare l’attenzione sullo sviluppo delle infrastrutture tra gli Stati membri, cosa che il piano di ripresa economica sta cominciando ad affrontare – a titolo di esempio, si possono citare Nabucco e altri progetti in materia di reti energetiche -, è essenziale in tale ottica perché in questo ambito sono possibili investimenti rapidi. Basta pensare a quanto acciaio occorre per costruire i gasdotti, per rendersi conto che la nostra industria siderurgica potrebbe, almeno nel breve termine, raggiungere picchi di vendite e assicurare l’occupazione nel settore. Dovremmo impegnarci in questa direzione.

 
  
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  Rumiana Jeleva, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. (BG) Onorevoli colleghi, in qualità di relatore della commissione per lo sviluppo regionale vorrei sottolineare l’importanza della revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013.

Accolgo con favore la relazione Böge in quanto essa individua i settori in cui si rendono necessari cambiamenti e migliorie, aprendo così la strada a un’Unione europea più efficiente. Dal punto di vista della mia commissione, il principale interesse è sapere come siano spese le risorse della politica di coesione, poiché essa rappresenta una parte fondamentale del bilancio. Manteniamo la nostra posizione a lungo termine secondo la quale la maggior parte delle risorse finanziarie dev’essere rivolta alle regioni meno sviluppate che richiedono il sostegno dell’Unione europea. Sono lieta che la relazione non sia in conflitto con la nostra posizione in materia.

A livello mondiale vi sono nuove sfide che esercitano un impatto significativo sul territorio. Al fine di superarle, vanno garantiti finanziamenti sufficienti per il periodo successivo al 2013. Lo 0,35 per cento del PIL dell’Unione europea potrebbe non essere sufficiente per raggiungere i nostri obiettivi. Ci rammarica che la relazione non abbia raccolto pienamente il nostro suggerimento, ma vediamo con favore il fatto che essa giunga a una conclusione assai vicina alla nostra.

Abbiamo altresì rivisto la situazione dei Fondi strutturali laddove, sfortunatamente, vi è un basso livello di uso delle risorse in alcuni paesi. Le autorità nazionali sono colpevoli, in un certo modo, di averli utilizzati in modo inefficace nel proprio lavoro. Credo che la complessità del sistema sia anche una delle regioni del loro uso ridotto. La nostra commissione ha proposto una semplificazione delle procedure e mi compiaccio nel vedere che la relazione Böge ha seguito una linea di pensiero simile.

La nostra commissione ritiene necessario riavviare il dibattito sulla spesa delle risorse che stiamo perdendo a causa della regola N+2/N+3. Durante i negoziati sul regolamento sui Fondi strutturali 2007-2013, il Parlamento ha proposto che le risorse non spese debbano essere utilizzate per programmi operativi con un miglior livello di utilizzazione. La relazione Böge non prende in considerazione quest’idea, ma ritengo che di essa vada tenuto conto come punto di partenza per ulteriori discussioni.

Vorrei concludere ringraziando l’onorevole Böge per la costruttiva collaborazione e l’ottima relazione presentata.

 
  
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  Esther De Lange, relatore per parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.(NL) Signor Presidente, oggi sarebbe stato mio desiderio rivolgermi al Consiglio, ma ho appreso che non è presente nessun membro del Consiglio e che, pertanto, questo dibattito viene sminuito nella sua importanza. Ciò mi sorprende alquanto, se si considera che il fine settimana scorso sono state intraprese le necessarie iniziative riguardo al bilancio, ma poi, quando arriva il momento di discutere i finanziamenti specifici per tali iniziative, il Consiglio si tira indietro.

Sono qui, ad ogni modo, con tutto il senso dell’ironia necessario. Ufficialmente, oggi dovremmo discutere della revisione intermedia, ma in realtà è già stato detto tutto ciò che serviva sul pacchetto relativo allo stimolo economico sul quale è stato raggiunto un accordo il fine settimana scorso. Il pacchetto enuncia le carenze della revisione intermedia e del bilancio pluriennale, visto che, dall’inizio del quadro pluriennale corrente, in tre occasioni consecutive abbiamo manomesso i nostri accordi: Galileo, gli aiuti alimentari per l’Africa e le modalità del loro finanziamento non sono casi di cui andar fieri.

Ora, ancora una volta, discutiamo il pacchetto relativo all’incentivazione economica. Il Consiglio ha preso impegni in questo senso, ma non sembra sapere da dove arriveranno i fondi. Nel settore dell’energia, per esempio, devono essere reperiti circa 2 miliardi di euro per i progetti in materia di energia, che giungeranno non soltanto dal bilancio di quest’anno ma anche da quello dell’anno prossimo e forse anche da quello dell’anno successivo. Ciò significa che ci troveremo già a porre mano al margine del bilancio agricolo. Nel fare ciò, alcuni diranno, ebbene, non si tratta di fondi dell’agricoltura, questo è il margine; basterà, però, soltanto un’emergenza veterinaria e quelle risorse torneranno necessarie al bilancio agricolo. Ricorderete di certo l’epidemia di afta epizootica. Oppure che cosa accadrebbe se i prezzi del mercato lattiero-caseario restassero bassi e si rendesse necessario un intervento? Inoltre, il margine del bilancio agricolo è destinato a ridursi sempre più nei prossimi anni, come sottolineato dalla relazione per la revisione intermedia presentata dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Pertanto, vorrei che la Commissione e il Consiglio – semmai quest’ultimo dovesse farsi vivo, se non altro per iscritto – confermassero che prima di tutto esamineremo gli obblighi esistenti in ambito agricolo prima di passare a valutare il margine e, soltanto allora, vedremo se il margine possa veramente essere utilizzato per altri scopi. Queste sono le regole che abbiamo concordato insieme. Se non le rispettiamo, credo che ci troveremo a mandare all’aria anche ciò che è stato fatto di positivo.

 
  
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  Ingeborg Gräßle, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esprimere un sincero ringraziamento all’onorevole Virrankoski per la sua relazione di iniziativa che affronta una vecchia preoccupazione della commissione per i bilanci, vale a dire i seguenti quesiti: come effettuare la nostra pianificazione? Quali strumenti di pianificazione dobbiamo rendere disponibili? Come ci accertiamo che le nostre priorità siano applicate? La ringrazio molto, onorevole Virrankoski, per l’impegno profuso.

Riteniamo sia importante che le nostre priorità di bilancio si riflettano anche sulla questione delle risorse umane. E’ per questo che vorremmo fare un’offerta alla Commissione. Dovremmo fare un uso migliore degli obblighi di rendicontazione della Commissione al fine di collegare tra loro la strategia politica annuale e il progetto di bilancio. Riteniamo che le relazioni annuali delle direzioni generali non affrontino con sufficienti dettagli o trascurino del tutto il tasso dei risultati ottenuti dal bilancio. Vorremmo sapere che cosa ne è stato delle priorità del Parlamento. Quanto è alto il tasso dei risultati ottenuti dalla strategia politica annuale a questo riguardo?

A mio avviso, abbiamo ancora molto da imparare e abbiamo bisogno di acquisire maggiore esperienza, se non vogliamo che l’intero processo di rendicontazione resti un obiettivo puramente teorico. Non si tratta di un servizio teorico. Esso è necessario allo scopo di gestire correttamente le risorse. E’ per questa ragione che chiediamo un ulteriore sviluppo degli strumenti di gestione affinché ci aiutino a sapere di più sulle modalità di esecuzione del bilancio e a includere nella procedura di pianificazione una parte maggiore del processo di esecuzione.

Ci chiediamo altresì come il piano di gestione annuale possa essere integrato in modo più efficace nella strategia politica annuale. Vorremmo saperne di più sui costi del ciclo ABM, che va anch’esso semplificato. E’ stato proposto di inserire tali quesiti nella relazione analitica. Abbiamo già l’attuale relazione analitica, grazie, ce la studieremo nei dettagli. Ciò significa, però, che occorre includere questi punti al più tardi nella prossima relazione.

Sono stati presentati due emendamenti che il nostro gruppo non può accettare. Non condividiamo l’idea che una proroga di due anni sia corretta, in quanto svaluterebbe ancor più lo strumento di gestione, invece di migliorarlo. E’ nostro desiderio migliorare lo strumento di gestione AMB/ABB, non prorogarlo di due anni. Inoltre, voteremo contro l’emendamento di studio. Si tratta di un buon emendamento, ma non può trovare posto in questa relazione.

Ringraziamo il Commissario per il lavoro svolto e auguriamo a tutti di avere successo alle elezioni.

 
  
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  Gary Titley, a nome del gruppo PSE. (EN) Signor Presidente, una volta conclusa questa revisione del bilancio, dobbiamo semplicemente rivolgerci una domanda: il bilancio rispecchia le priorità politiche del XXI secolo? Se la risposta è negativa, occorre modificarlo. E’ un bilancio sufficientemente flessibile da adattarsi a questo periodo mutevole? Perché, attualmente, una delle mie frustrazioni riguardo al bilancio consiste in come affrontare le priorità negative. Nel bilancio restano troppe risorse perché non riusciamo a introdurre modifiche per via delle restrizioni poste dal QFP.

Passando al bilancio per attività e alla gestione per attività, voglio dire che, a mio avviso, la Commissione ha compiuto enormi progressi in questo ambito, ma metterei in guardia da un’eccessiva burocratizzazione di questo meccanismo, in quanto il nostro obiettivo è garantire una valutazione qualitativa e non limitarci a spuntare caselle. Non vogliamo che tutto il tempo sia dedicato all’autovalutazione invece di procedere con il lavoro. Dobbiamo pertanto fare attenzione in questo senso. Personalmente ritengo che la strategia politica annuale sarebbe migliore se fosse elaborata ogni due anni o due anni e mezzo per adattarsi al ciclo parlamentare. Ciò ci permetterebbe di avere un’idea assai più chiara delle nostre prospettive politiche oltre ai programmi di lavoro annuali della Commissione.

 
  
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  Silvana Koch-Mehrin, a nome del gruppo ALDE.(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la riforma delle finanze comunitarie ritarda da troppo tempo e sono grata al relatore, onorevole Böge, per averlo detto chiaramente. Occorre un sistema di entrate e uscite per l’Unione europea che sia equo, semplice, trasparente, affidabile e sostenibile. I fondi del bilancio dell’Unione europea dovrebbero avere soltanto due fonti, vale a dire le tradizionali risorse proprie e i pagamenti basati sul potere economico degli Stati membri, ossia una quota del reddito nazionale lordo. In questo caso, gli Stati membri dovrebbero contribuire al massimo con l’1 per cento del proprio RNL.

Invece di mettere a disposizione più risorse per l’Unione europea, dovrebbero essere stanziati nuovi fondi per i settori in cui è possibile ottenere un vero valore aggiunto a livello europeo, per esempio la politica estera comune, le reti transeuropee, la gestione delle frontiere esterne e la ricerca. Inoltre, non vi dovrebbero essere più sussidi a lungo termine. Ciò significa, inoltre, che le risorse proprie basate sull’IVA dovrebbero essere abolite e, cosa più importante, che non vi dovrà essere alcuna imposta comunitaria, di qualsiasi sorta, finché l’Unione europea non sarà una democrazia veramente rappresentativa. E’ giusto che l’indebitamento pubblico dell’UE sia messo al bando. Questa è una politica ottima che va mantenuta. Inoltre, tutti i ministri delle Finanze dell’Unione europea devono, una buona volta, fare una dichiarazione di garanzia a livello nazionale. Le esprimo un sincero ringraziamento e le auguro ogni successo per il suo nuovo incarico.

 
  
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  Wiesław Stefan Kuc, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, entrambe le relazioni presentate oggi si basano su valutazioni che siamo stati obbligati a svolgere per decisione di diversi organismi dell’Unione europea. Valutare gli strumenti di gestione per attività, di bilancio per attività o della pianificazione e programmazione strategica può essere necessario, per quanto dia l’impressione di creare “arte per l’arte”. Com’è possibile confrontare il raggiungimento di obiettivi politici con la costruzione di una centrale elettrica o delle reti dei trasporti? L’Unione europea è forse un’impresa commerciale a cui stiamo cercando di applicare meccanismi simili per la valutazione dell’efficienza?

Lo stesso vale per la revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale. Ogni giorno effettuiamo valutazioni e storniamo risorse dai nostri bilanci annuali. Tali decisioni vengono prese dal Consiglio europeo, che incrementa i finanziamenti disponibili per l’attuazione di incarichi individuali di rilievo. La stabilità dei quadri finanziari pluriennali infonde in tutti noi un senso di sicurezza per diversi anni ed è questo che dovremmo apprezzare sopra a ogni cosa, particolarmente nei difficili momenti attuali.

Mi congratulo sinceramente con gli onorevoli Böge e Virrankoski per le loro ottime relazioni. Commissario Grybauskaitė, le auguro di avere grande successo alle prossime elezioni.

 
  
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  Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, al momento di votare sull’attuale prospettiva finanziaria tutte e tre le istituzioni europee – Consiglio, Parlamento e Commissione – hanno compreso che occorre riformare se si desidera aggiornare le istituzioni. Ora gli Stati membri si stanno tirando indietro e questa è l’impostazione sbagliata. E’, invece, giusto trovare un equilibrio tra la continuità e la prevedibilità da una parte e la capacità di adattarsi rapidamente a nuove sfide dall’altra.

Questa struttura rigida va cambiata. Per tale ragione, il bilancio europeo – il piano finanziario a medio termine – deve dare copertura a cinque anni e, pertanto, ricollegarsi in termini politici alla responsabilità di una Commissione eletta e di un Parlamento eletto. Ciò contribuirà alla trasparenza e alla chiarezza politica, nonché alla tempestività delle decisioni.

Oggi abbiamo ascoltato le proposte del primo ministro Brown e quali aspetti dovrebbero figurare sul nostro ordine del giorno. Sempre oggi, il presidente Obama ha annunciato la propria intenzione di investire 129 miliardi nelle energie rinnovabili. Vorrei dire che anche noi dovremmo chiarire ai cittadini europei che il bilancio comunitario va modificato. Per esempio, occorre collegare la politica agricola alla produzione di energia pulita e non far più dipendere i pagamenti diretti dalla dimensione in ettari delle aziende agricole. Dobbiamo creare altri collegamenti con lo sviluppo rurale che possano realmente andare a giovamento degli abitanti delle aree rurali.

Occorre adeguare tutte le nostre politiche economiche e di crescita al paradigma del cambiamento climatico e della sostenibilità, se prendiamo veramente sul serio le discussioni del Parlamento e la strategia di Lisbona. Bisogna adattarsi alle nuove sfide che ci confrontano. Ciò significa, inoltre, che dobbiamo investire di più in istruzione, ricerca e sviluppo a livello europeo. Tutte e tre le istituzioni devono trovare il coraggio di realizzare tutto questo insieme.

 
  
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  Pedro Guerreiro, a nome del gruppo GUE/NGL.(PT) La relazione fa riferimento ad alcuni aspetti che, in un certo qual modo, sottolineano ciò che affermiamo da lungo tempo, ossia che l’attuale bilancio comunitario è inferiore a quanto è necessario per una reale ed effettiva promozione della proclamata coesione economica e sociale nell’Unione europea. Tanto più quando, in piena crisi, gli insufficienti limiti concordati nell’attuale quadro finanziario 2007-2013 non sono neppure stati utilizzati del tutto – quasi 29 miliardi di euro in meno tra il 2007 e il 2009 – e gli importi inclusi nel bilancio non sono attuati come obiettivo “di spesa”, particolarmente per quanto riguarda la convergenza, l’agricoltura e la pesca.

Inoltre, sono state aggiunte nuove priorità, che contrastano con quello che crediamo debba essere l’obiettivo e la priorità centrale del bilancio comunitario: uno strumento di ridistribuzione di fronte ai costi, le disuguaglianze e le asimmetrie provocate dal mercato interno, dall’Unione economica e monetaria e dalla liberalizzazione del commercio mondiale per i paesi e le regioni dell’Unione europea economicamente meno sviluppati. Dovremmo avere un bilancio comunitario che dia priorità alla convergenza reale, fondata sul progresso sociale e sulla salvaguardia e promozione delle potenzialità di ciascun paese, all’uso sostenibile delle risorse naturali e della protezione dell’ambiente, con l’obiettivo della coesione economica e sociale, oltre ad un efficace aiuto allo sviluppo.

Riaffermiamo, inoltre, che il bilancio comunitario dovrà essere basato su un giusto contributo di ciascun paese in base al proprio reddito nazionale lordo, respingendo in modo perentorio qualsiasi tentativo, più o meno dissimulato, di introdurre imposte europee.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. (SV) Signor Presidente, come sempre la compilazione del bilancio comunitario è un esercizio coscienzioso e competente; tuttavia, da un punto di vista puramente politico, tale esercizio è rimasto purtroppo prigioniero della solita routine. Come ha sottolineato l’oratore precedente, questo non è un bilancio per il XXI secolo. E’ chiaramente basato sull’idea che la spesa dell’Unione europea dovrebbe continuare a crescere all’infinito. Arriva il momento in cui si arriva a uno stop.

Vorrei menzionare brevemente tre aspetti. Qui si dice che se il reddito nazionale lordo scende, cosa che accadrà a breve, il bilancio dell’Unione europea non dovrà esserne condizionato. Non possiamo continuare a funzionare in questo modo. E’ meglio che il denaro sia speso nei singoli paesi quando questi vedono le proprie economie precipitare e crollare come sta accadendo ora.

La relazione propone nuove risorse per nuovi ambiti di attività basati sul trattato di Lisbona. Questa è arroganza nei confronti delle norme di base della democrazia. Quel trattato è stato respinto.

Allo stesso tempo, la relazione non propone alcuna misura intesa a tagliare i costi. Ciononostante, esiste davvero un margine per raggiungere grandi risparmi nel settore agricolo, nei Fondi strutturali, nel Comitato economico e sociale europeo, nel Comitato delle regioni e altrove. Vi prego di effettuare questi risparmi!

 
  
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  Salvador Garriga Polledo (PPE-DE).(ES) Signor Presidente, è arrivato il momento di analizzare come ha funzionato, finora, il quadro finanziario 2007-2013 e quali cambiamenti potrebbe essere necessario introdurre nei quasi quattro anni che gli restano di vita.

In primo luogo, bisogna riconoscere i limiti dell’accordo sulle prospettive finanziarie adottato nel 2006 dagli Stati membri. Lo denunciammo a suo tempo e oggi ne constatiamo l’insufficienza. Sfortunatamente, le attuali prospettive finanziarie hanno dimostrato i loro limiti proprio nel momento peggiore, proprio in un momento di crisi in cui il bilancio comunitario avrebbe dovuto essere la punta di diamante dell’Unione europea nella lotta contro la crisi economica e la disoccupazione.

Oggi sarebbe un’impresa quasi sorprendente trovare cinque miliardi di euro nel bilancio comunitario da utilizzare nei prossimi due anni finanziari per rilanciare la ricerca in campo energetico, garantire le interconnessioni energetiche o migliorare le comunicazioni nelle zone rurali dell’Unione europea. Intere regioni dell’UE, come quella da cui provengo, le Asturie, sperano di poter trovare un modo redditizio e sostenibile per utilizzare il carbone come fonte di energia pulita.

Il bilancio comunitario dovrebbe servire a questo, per esempio. Tuttavia, la sua rigidità e l’insufficiente dotazione finanziaria delle diverse voci di spesa consentono di trovare questi cinque miliardi di euro soltanto se non si utilizzano del tutto i fondi della politica agricola comune per il periodo 2009-2010. Questa non è efficienza di bilancio; sono semplicemente trucchi contabili.

In qualità di relatore, l’onorevole Böge oggi ha avviato una riflessione molto utile per trasformare il bilancio comunitario in uno strumento autenticamente attivo della politica economica. Non possiamo permetterci altri fallimenti delle prospettive finanziarie in futuro.

 
  
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  Göran Färm (PSE). - (SV) Signor Presidente, in qualità di relatore ombra per il gruppo socialista del Parlamento europeo in questa materia, vorrei esprimere il mio ringraziamento all’onorevole Böge per il suo positivo spirito di collaborazione. Un quadro a lungo termine è importante, ma un congelamento di sette anni – con massimali di bilancio rigidi sia complessivamente sia per settore – è un modello irragionevole nel mondo di oggi in rapida evoluzione.

In effetti, l’attuale bilancio a lungo termine, valido fino al 2014, è stato definito nel 2005. Che cosa avremmo potuto saperne allora dell’attuale crisi economica, della situazione del Kosovo o di Gaza, del livello del cambiamento climatico o dell’entità delle fluttuazioni dei prezzi dei generi alimentari? No, non possiamo più gestire le cose in questo modo.

La mia conclusione è che occorre avere una panoramica dettagliata dell’attuale bilancio a lungo termine: il quadro finanziario pluriennale. Ciò sarà realizzabile in gran parte, naturalmente, qualora sia attuata la proposta della commissione per i bilanci, in altre parole, la proroga dell’attuale quadro finanziario di due anni, come proposto, allo scopo di sincronizzarlo meglio al mandato della Commissione e del Parlamento.

Che cosa vogliamo? Molte cose, in effetti.

In primo luogo, le nostre aspirazioni per la stessa revisione di bilancio. A nostro avviso, è inaccettabile concentrarsi soltanto sull’imminente quadro finanziario. La commissione per i bilanci ha adottato una serie di emendamenti in base ai quali richiederemo alla Commissione di presentare quanto prima una proposta per una profonda revisione del contenuto dell’attuale bilancio a lungo termine. Ciò è di particolare importanza, naturalmente, qualora venga dato seguito alla nostra richiesta di proroga.

Chiediamo, inoltre, che il prossimo autunno la presidenza svedese elabori la proposta della Commissione in modo attivo e sollecito. Dobbiamo affrontare questi aspetti.

In secondo luogo, per quanto riguarda l’impostazione politica, abbiamo ricevuto chiari segnali dall’ampia consultazione aperta effettuata dalla Commissione. In particolare, vi sono alcuni settori in cui l’Unione europea deve dimostrare una maggiore determinazione, tra cui la politica sul clima, l’occupazione e la crescita economica, la politica estera e di sviluppo. Se l’Unione europea deve essere in grado di svolgere un ruolo di guida a livello internazionale in questi ambiti, occorrono risorse. Ciò è assolutamente chiaro. Attualmente, tutti questi settori dispongono di una dotazione finanziaria di gran lunga insufficiente.

In terzo luogo, serve una serie di cambiamenti tecnici necessari. Non occorre che io entri nei dettagli, visto che ne ha già parlato l’onorevole Böge. Vogliamo che si passi da sette a cinque anni e che il periodo di validità sia modificato in modo tale che il nuovo Parlamento e la nuova Commissione possano realmente influire sul quadro da attuare duranti i rispettivi mandati.

In quarto luogo, chiediamo un sistema aggiornato e più giusto per le risorse proprie dell’Unione europea. In questo momento abbiamo bisogno di proposte rapide e di una valida revisione intermedia dell’attuale bilancio a lungo termine al fine di ravvicinare tra loro la retorica e le risorse, così da avviare un processo che sfoci in un’impostazione sostenibile a più lungo termine per il bilancio comunitario prima del prossimo periodo di bilancio a lungo termine.

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN). (PL) Signor Presidente, sono tre gli aspetti che vorrei portare all’attenzione della Commissione in questo dibattito.

La Commissione europea deve proporre un sistema di sostegno per le regioni che superano il 75 per cento del PIL pro capite nelle attuali prospettive finanziarie, ma che avranno bisogno di finanziamenti continui in vista dei forti squilibri interni che stanno emergendo. Va detto che alcune regioni di Spagna, Portogallo, Italia e Grecia stanno ricevendo tali finanziamenti transitori durante le attuali prospettive finanziarie.

Vi dev’essere, inoltre, una decisione definitiva sull’opportunità di recedere dagli ultimi tentativi di rinazionalizzare la politica agricola comune. Non sarà possibile garantire cofinanziamenti obbligatori della PAC a questi livelli da parte dei singoli Stati membri, poiché questo contribuirà a falsare la concorrenza o, in altre parole, porterà la PAC alla distruzione.

Riguardo all’ambizione della Commissione europea di separare i pagamenti diretti dalla produzione, occorre altresì eliminare, a partire dal 2013, le grandi disparità nel sostegno concesso alle superfici coltivabili inferiori a un ettaro attualmente esistenti tra i vecchi e i nuovi Stati membri. Altrimenti, se la situazione dovesse persistere anche dopo il 2013, ciò significherà tollerare di fatto due politiche agricole comuni sul territorio dell’Unione europea.

 
  
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  Janusz Lewandowski, a nome del gruppo PPE-DE. (PL) Signor Presidente, mi sia consentito di continuare in una lingua familiare al commissario Grybauskaitė. I nostri contributi di oggi si basano su due esercizi di bilancio completati nell’ambito di una prospettiva di sette anni. Questo ci dovrebbe indurre chiaramente a essere cauti nella formulazione dei nostri interventi. Mi sembra che il fatto che la relazione Böge, rivolta alla commissione per i bilanci, sia stata approvata all’unanimità dimostri che il relatore ha trovato il denominatore comune tra le opinioni dei diversi gruppi politici.

Mi colpisce il fatto che siano rimasti inutilizzati quasi 5 miliardi di euro del bilancio 2008. Ciò non deve ripetersi. Sarebbe una sconfitta per tutti noi. Esistono iniziative da parte della Commissione volte a facilitare l’ottenimento di finanziamenti. Poiché è così che le cose stanno ed è così che dovrebbero essere, in futuro la politica regionale non sarà e non potrà essere una fonte di finanziamento per quelle sezioni del bilancio che sono cronicamente sottofinanziate: abbiamo parlato di questo al momento di negoziare la prospettiva finanziaria, un fatto pienamente corroborato nella nostra politica estera: rubrica 1a e rubrica 3. Se continuiamo ad affidarci all’1 per cento dei bilanci, ovviamente non riusciremo a raggiungere una soluzione ragionevole per la questione del bilancio dell’Unione europea.

Nella relazione a cui faccio riferimento, l’onorevole Böge solleva la questione fondamentale di adattare il mandato parlamentare al periodo delle prospettive finanziarie. Questa è in effetti la posizione del Parlamento europeo. Ciononostante, dovremmo tenere a mente i timori dei paesi interessati dalla politica di coesione, che sono alla ricerca di certezze circa la politica e non sanno ancora esattamente come la riduzione di questo periodo possa condizionare la prevedibilità dell’ottenimento dei Fondi strutturali.

Infine, vorrei ringraziare sinceramente il commissario Grybauskaitė per aver collaborato con il Parlamento e, naturalmente, mi unisco agli altri parlamentari che le hanno augurato successo nella sua campagna elettorale. Una simile molteplicità di voci, nonostante le differenze delle opinioni politiche, è un buon presagio per queste elezioni.

 
  
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  Catherine Guy-Quint (PSE).(FR) Signor Presidente, signora Commissario, innanzitutto desidero ricordare che questo dibattito si iscrive in un lungo processo iniziato qualche anno fa: le consultazioni della Commissione europea, la verifica dello stato di salute della politica agricola comune, la quarta relazione sulla coesione economica e sociale e la relazione Lamassoure sulle risorse proprie del bilancio.

La Commissione europea ha annunciato la propria intenzione di presentare, al più tardi nell’autunno del 2009, i suoi principali orientamenti per questa revisione, che ha dato luogo a uno straordinario lavoro da parte della commissione per i bilanci, sotto la guida dell’onorevole Böge. Sappiamo che la revisione sarà effettuata dopo l’insediamento del nuovo Parlamento europeo. Non sarà quindi il nostro Parlamento attuale a realizzarla.

Insisterei, pertanto, su un aspetto politico essenziale, cioè il fatto che abbiamo quasi raggiunto l’unanimità affinché il quadro finanziario futuro coincida con il mandato politico del futuro Parlamento – una disposizione che auspichiamo sia confermata anche in futuro. Ciò è, a mio avviso, di estrema importanza perché, finalmente, avremo una coerenza tra i risultati delle elezioni e gli orientamenti di bilancio da sottoporre alla supervisione della Commissione europea.

Inoltre, vorrei ricordare che il gruppo socialista al Parlamento europeo ritiene che il bilancio debba essere incentrato nuovamente sulle missioni fondamentali: l’occupazione, la crescita e l’innovazione, come affermato dal collega Färm. Ciononostante, prima di concludere vorrei ribadire che il futuro reale dell’Unione europea dipende da questa revisione e auspico che il nuovo Parlamento faccia buon uso della relazione Böge, così che il Parlamento riesca a raggiungere la nostra ambizione europea di fronte agli egoismi nazionali che quotidianamente ci sono trasmessi attraverso le tergiversazioni del Consiglio.

Spetta al Parlamento elaborare politiche europee che diano a tutti i nostri cittadini una vera speranza per un progetto che sia politico e non soltanto economico.

 
  
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  Margaritis Schinas (PPE-DE). (EL) Signor Presidente, oggi gli Stati membri sono 27 e spendiamo meno dell’1 per cento della nostra ricchezza collettiva per il bilancio comunitario, grosso modo lo stesso che spendevamo quando eravamo in quindici. Questa cifra da sola spiega perché la relazione Böge che stiamo discutendo oggi è una delle imprese politiche dell’Unione europea per i prossimi cinque anni.

E’ un quesito cruciale quello a cui dobbiamo dare risposta: quante risorse e da dedicare a quali politiche? Dove tracciamo il limite, la misura delle nostre ambizioni? Questa volta va messo tutto sul tavolo senza condizioni previe e la discussione deve iniziare da zero. Dovremo affrontare due difficoltà principali in questo importante negoziato:

- la prima è che ora, naturalmente, siamo più numerosi rispetto a occasioni precedenti, quando si conducevano negoziati di questo tipo;

- la seconda difficoltà, purtroppo, consiste nel fatto che questo negoziato stia avendo luogo quando il periodo di vacche grasse si è ormai concluso, in un momento in cui siamo colpiti duramente dalla crisi economica.

Ciononostante, il negoziato che praticamente prende il via oggi con l’impostazione assai realistica adottata dall’onorevole Böge dovrebbe confermare tre presupposti di base che sono essenziali per l’Europa:

- in primo luogo, che il futuro dell’agricoltura comunitaria dev’essere garantito anche dopo il 2013;

- in secondo luogo, che il principio della coesione e della solidarietà tra Stati membri deve permanere;

- in terzo luogo, che è arrivato il momento di parlare di sviluppo intelligente, di denaro investito anche nei cervelli e non soltanto in asfalto e cemento.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MAURO
Vicepresidente

 
  
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  Costas Botopoulos (PSE) . – (EL) Signor Presidente, signora Commissario, la relazione del presidente della nostra commissione, l’onorevole Böge, oggetto del nostro dibattito odierno, a mio parere è molto interessante e rilevante per tre motivi: innanzi tutto, perché mette in luce determinati settori passibili di miglioramento; in secondo luogo, in quanto illustra determinate proposte; e in terzo luogo, perché prepara il terreno all’ampia discussione che si svolgerà nella prossima legislatura.

I settori che necessitano di miglioramenti evidenziano essenzialmente una mancata corrispondenza tra scelte politiche e comunitarie, nonché l’incapacità di gestire oculatamente le nostre risorse di bilancio.

Proposte:

- una proposta molto semplice riguarda il ciclo quinquennale del quadro finanziario e una politica della stessa durata per le iniziative finanziarie; in altre parole, il mandato del nostro Parlamento coinciderebbe con le proposte politiche a livello di bilancio;

- in secondo luogo, la questione della flessibilità è estremamente importante. Tuttavia, flessibilità non significa soltanto cambiamenti intersettoriali, ma presuppone una risposta generale. La flessibilità da sola non rappresenta la soluzione al problema.

Si tratta di un lavoro preparatorio per la discussione esaustiva che si terrà nella prossima legislatura e che riguarderà un nuovo bilancio politico e coordinato, su basi nuove.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE) .(RO) La riduzione del periodo di programmazione finanziaria a cinque anni, come raccomandato anche nella relazione Böge – e vorrei cogliere l’occasione per complimentarmi con l’onorevole Böge per il contributo speciale offerto alla relazione – costituirebbe una dimostrazione concreta della maturità delle istituzioni europee e della volontà di ridurre le lungaggini burocratiche.

Al contempo, dobbiamo essere realisti e valutare la fattibilità di tale misura, in modo da non ritrovarci in situazioni estreme in cui potremmo impiegare due anni per adottare un bilancio quinquennale. La questione chiave è intraprendere la semplificazione delle procedure in modo tale da utilizzare i fondi europei entro un arco di tempo ragionevole.

Vi sono alcuni incidenti che sono diventati leggendari, e che riguardano fondi europei giunti a destinazione mesi, se non anni, dopo il periodo di effettiva necessità. Consentitemi di citare un esempio concernente i finanziamenti del Fondo di solidarietà. Come saprete, alla Romania sono stati assegnati 12 milioni di euro destinati alle cinque contee colpite dalle inondazioni. Le inondazioni risalgono all’estate dello scorso anno, noi abbiamo votato sulla questione questo mese, ma presumibilmente i fondi verranno versati a circa un anno di distanza dagli eventi meteorologici. I rumeni che riceveranno tali contributi non si renderanno nemmeno conto che si tratta di aiuti provenienti dall’Unione europea.

 
  
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  Kyösti Virrankoski, relatore. − (FI) Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno fornito riscontri sulla mia relazione.

Adesso che l’Unione europea è una comunità di 27 Stati membri e 480 milioni di cittadini, ritengo che la gestione e l’amministrazione vadano semplificate e rese più efficienti. La gestione e redazione del bilancio sulla base delle attività (ABB-ABM) lo consentono chiaramente e prevedono una suddivisione dei poteri e delle responsabilità ai livelli adeguati, per garantire un’amministrazione responsabile e l’attuazione efficace dei programmi.

In conclusione, vorrei ringraziarvi tutti, e mi preme soprattutto rivolgere alla signora commissario Grybauskaitė i miei migliori auguri di felicità e buona riuscita per tutte le sfide future. E’ stato un vero piacere lavorare con lei, e abbiamo apprezzato i livelli eccellenti di collaborazione instaurati tra il Parlamento e la Commissione. Grazie e ancora tanti auguri.

 
  
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  Reimer Böge, relatore. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei iniziare rivolgendo un ringraziamento alla signora commissario. Dopo una fase iniziale di conoscenza reciproca, abbiamo lavorato insieme in maniera efficace, costruttiva e trasparente, confermata dai risultati conseguiti in numerosi negoziati degli ultimi anni. Le auguro il meglio per le prossime settimane. Vorrei inoltre esprimere un caloroso ringraziamento ai miei colleghi del Parlamento per il duro lavoro e per il dibattito che si è svolto in preparazione del voto di domani in plenaria, nonché all’onorevole Guy-Quint per il suo ruolo di relatrice sul tema delle conseguenze del trattato di Lisbona in termini di bilancio. Abbiamo convenuto una procedura comune per i punti chiave delle relazioni, in particolare per l’approccio in tre fasi e l’orizzonte temporale.

Poiché sapevamo che la prospettiva finanziaria attuale per il periodo 2007-2013 e, correlata ad essa, l’accordo interistituzionale del 2006 rappresentavano il massimo che i negoziati potessero conseguire, ci rendevamo anche pienamente conto delle carenze operative. Per tale ragione è molto importante che la relazione in oggetto chieda accordi lungimiranti e tempestivi e garantisca il pieno impegno nel rispettarli. Il nostro compito nelle prossime settimane e mesi, in particolare per quanto riguarda i negoziati in corso, è incentrato essenzialmente sul piano europeo per la ripresa economica e sul fare presente al Consiglio che tutti gli elementi dell’accordo interistituzionale – ci sono infatti numerosi strumenti a cui ha fatto riferimento la signora commissario – costituiscono parte integrante del quadro finanziario complessivo. Se tutti i paesi membri si rendessero maggiormente conto di ciò, avremmo registrato progressi più significativi con le norme esistenti.

Vorrei infine cogliere l’occasione per esortare la Commissione affinché, nel prossimo autunno, prenda in considerazione i risultati e le osservazioni fondamentali che il Parlamento adotterà domani. Potrebbe essere un ottimo punto di partenza per apportare le ambiziose modifiche necessarie sotto forma di sforzo congiunto tra Commissione e Parlamento europeo e, al contempo, per mettere a punto un bilancio che guardi al futuro e si accompagni a una maggiore legittimità politica. E’ questo che chiede il Parlamento nella relazione in oggetto, con voce forte e unanime.

 
  
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  Presidente. La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 25 marzo 2009.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE-DE), per iscritto. – (PL) La revisione del quadro finanziario attuale rappresenta una buona occasione per riflettere non solo sul modo in cui vengono stanziate le risorse disponibili, ma anche sulla forma futura del bilancio comunitario. Al momento di introdurre modifiche al bilancio attuale e di pianificare la prossima prospettiva finanziaria, dovremmo farci guidare soprattutto dall’aspirazione ad approfondire l’integrazione e a conseguire obiettivi specifici.

Ultimamente abbiamo avuto modo di constatare cambiamenti di ampia portata nella struttura del bilancio comunitario. Le spese per la PAC non assorbono più la parte più consistente delle risorse comunitarie. Attualmente, la politica di coesione e le misure correlate all’attuazione della strategia di Lisbona possono contare su un sostegno incondizionato. Tali sviluppi sono indubbiamente vantaggiosi per il futuro di un’Europa orientata a un’economia innovativa e basata sulla conoscenza, in grado di garantire alti livelli di occupazione. D’altro canto, tali cambiamenti non devono andare a discapito della sicurezza alimentare europea, né ridurre i redditi degli agricoltori.

Altrettanto preoccupante è la riduzione crescente del livello di bilancio comunitario in relazione al RNL degli Stati membri. Secondo le statistiche, se nella prospettiva attuale avessimo mantenuto il bilancio al livello del periodo 1993–1999 (calcolato sulla base della stessa percentuale del PIL), avremmo altri 200 miliardi di euro a disposizione per l’attuazione delle politiche europee. L’evidente pressione a ridurre il bilancio comunitario è dannosa, in quanto limita la sua flessibilità e la sua capacità di adattarsi alle nuove esigenze. Rivolgo pertanto un appello affinché l’adeguamento del bilancio comunitario alle nuove sfide non venga realizzato spostando risorse dalla PAC, bensì mediante un incremento corrispondente dei mezzi di bilancio comunitari.

 
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