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Procedura : 2008/0183(COD)
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Ciclo del documento : A6-0091/2009

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A6-0091/2009

Discussioni :

PV 26/03/2009 - 2
CRE 26/03/2009 - 2

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PV 26/03/2009 - 4.2
CRE 26/03/2009 - 4.2
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P6_TA(2009)0188

Discussioni
Giovedì 26 marzo 2009 - Strasburgo Edizione GU

2. Distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità (modifica del regolamento unico OCM) (discussione)
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PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Siekierski, a nome della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, sulla distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità [COM(2008)0563 - C6-0353/2008 - 2008/0183(CNS)] (A6-0091/2009).

 
  
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  Czesław Adam Siekierski, relatore. – (PL) Signora Presidente, signora Commissario, oggi discutiamo un argomento molto importante, ossia il programma di distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità. E’ importante perché riguarda milioni di persone che vivono in uno stato di indigenza e hanno bisogno di particolare assistenza. Sosteniamo la proposta dalla Commissione europea di incrementare il bilancio di due terzi, vale a dire da 305 a quasi 500 milioni di euro all’anno ampliando altresì la gamma di prodotti offerti nell’ambito del programma.

Ovviamente il programma non risolverà i problemi della malnutrizione e della povertà dei cittadini comunitari, ma sicuramente contribuirà ad attenuarli. Siamo invece contrari alla proposta riguardante l’introduzione immediata, ripeto immediata, di un cofinanziamento attinto dai bilanci nazionali perché ciò potrebbe limitare la partecipazione al programma di taluni paesi o persino precludere loro tale possibilità. Mi riferisco espressamente ai paesi in cui il reddito pro capite è basso e sussistono anche problemi di bilancio, aspetto ancora più importante alla luce dell’attuale crisi economica. Sono persuaso che il Consiglio riuscirà a giungere a un compromesso al riguardo.

Appoggiamo inoltre la proposta che i prodotti alimentari scelti per essere distribuiti nell’ambito del programma siano di origine comunitaria. Per quanto possibile dovrà trattarsi di cibi freschi locali perché ciò significherà sostenere i produttori locali incrementando la domanda. Saremo inoltre sicuri che il cibo distribuito sarà di qualità adeguata.

La base giuridica del programma ha dato adito a molte controversie. Come sappiamo, i servizi legali del Consiglio hanno contestato il parere della Commissione. La signora commissario può contare sul sostegno del Parlamento in proposito. Sono infatti anch’io dell’avviso della Commissione che vadano fissate priorità chiare sulla base di una pianificazione a lungo termine. Prorogare il programma di tre anni contribuirà a rendere più efficace la spesa delle risorse disponibili.

Adottando la relazione il Parlamento trasmetterà un segnale positivo ai nostri cittadini. Poiché l’Unione assiste i paesi più poveri dell’Africa, scelta che ovviamente condividiamo, non può dimenticare i suoi cittadini. Il programma alimentare dell’Unione per gli indigenti nella Comunità, come i programmi “Frutta nelle scuole” e “Latte nelle scuole”, sta modificando gli atteggiamenti nei confronti dell’Unione e della politica agricola comune, tanto pesantemente criticata da molti. I nostri cittadini dovrebbero sapere che il cibo ricevuto proviene da programmi e fondi comunitari.

Il programma conferma che l’Unione si sente responsabile dei suoi cittadini più bisognosi. Tale gruppo include in particolare i senzatetto, le famiglie in difficoltà, i disoccupati, le famiglie monoparentali, i migranti, i richiedenti asilo e le persone in età avanzata o con risorse limitate. Spesso si tratta di disabili o addirittura di minori.

Va ricordato che le trasformazioni intervenute nei paesi che hanno recentemente aderito all’Unione hanno prodotto una notevole stratificazione del reddito nelle rispettive società. Peraltro in alcuni di essi le disparità a livello di reddito e tenore di vita sono sempre più accentuate. Le famiglie che vivono nelle piccole città e gli abitanti delle zone rurali sono particolarmente colpiti dalla povertà. Un numero sempre maggiore di persone non può far fronte alle necessità essenziali della vita.

Siamo giunti a una sorta di situazione di stallo in seno al Consiglio in cui tutti aspettano il parere del Parlamento. Sono dunque convinto che l’adozione della mia relazione convincerà la Repubblica ceca, attualmente alla presidenza, a rilanciare la discussione e trovare un compromesso razionale in sede di Consiglio. Speriamo che il lavoro legislativo si concluda in maggio o giugno di quest’anno. Vorrei incoraggiare gli Stati membri che non partecipano al programma ad aderirvi. Infine, a nome dei milioni di abitanti che si avvalgono del programma, delle organizzazioni volontarie che distribuiscono il cibo e a mio nome personale, vorrei ringraziare tutti i parlamentari, e non solo quelli che hanno appoggiato la mia relazione.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, prima di passare al contenuto della proposta, vorrei ringraziare il relatore, onorevole Siekierski, e i membri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale per il lavoro svolto in merito alla relazione in esame.

Esordirei contestualizzando l’odierno dibattito in quanto la proposta non riguarda paragrafi, poteri politici o promesse: riguarda invece i nostri concittadini, milioni di concittadini europei colpiti da una congiuntura economica difficile e dal rapido aumento registrato dai prezzi dei prodotti alimentari dal 2007. Vi sono più persone di quante pensiamo per le quali la mancanza di cibo adeguato è una preoccupazione quotidiana: 43 milioni di europei non possono permettersi un pasto con carne, pollo o pesce ogni due giorni. Credo che questo dato parli da sé.

Il programma per gli indigenti si rivolge alle fasce della nostra società bisognose di assistenza alimentare: persone che non sanno se avranno di che sfamare i propri figli domani; persone che non pensano a cosa mangeranno per cena domandandosi invece se avranno qualcosa da mangiare; persone che non conoscono altri ristoranti se non i Restos du Cœur.

Con oltre 13 milioni di beneficiari del programma e 19 Stati membri partecipanti, il programma, che rappresenta uno sbocco stabile per i prodotti oggetto di misure di intervento, ha sicuramente dato prova del suo valore. Il Parlamento lo ha già riconosciuto nel 2006 chiedendo a Consiglio e Commissione di renderlo permanente per il futuro, oltre che di ampliare la distribuzione di derrate alimentari al di là dei prodotti oggetto di misure di intervento.

Sono lieta di notare che la relazione dell’onorevole Siekierski abbraccia l’approccio della Commissione e concorda nel dire che è necessario mantenere il programma all’interno della politica agricola comune. Ciò è particolarmente importante in un momento in cui alcuni sostengono che nutrire la gente non ha nulla a che vedere con la nostra politica agricola.

Sinora il programma è stato finanziato esclusivamente dal bilancio comunitario. Ora la nostra proposta prevede il cofinanziamento, un cambiamento significativo che però reputo un miglioramento fondamentale del regime. Il cofinanziamento consentirà ai fondi totali disponibili per la misura di essere più in linea con le esigenze reali incoraggiando gli Stati membri ad assumersi una maggiore responsabilità della gestione del programma, oltre a essere una maniera per rafforzare l’elemento coesivo perché per i paesi della coesione sarà previsto una percentuale di cofinanziamento inferiore.

Condivido nel contempo l’idea che non dovremmo correre il rischio che alcuni Stati membri si ritirino dal regime. Abbiamo pertanto proposto una certa gradualità nell’introduzione delle percentuali di cofinanziamento per mantenere una differenza tra gli Stati membri della coesione e gli altri.

Anch’io penso che occorra adoperarsi maggiormente per garantire la qualità nutrizionale del cibo distribuito. Come rammentava il relatore, ciò potrebbe significare includere prodotti freschi, nella maggior parte dei casi di provenienza locale. Non è tuttavia giusto bandire i prodotti stranieri o quelli provenienti dall’esterno dell’Unione europea, come proposto nella relazione parlamentare, poiché ciò comporterebbe ulteriori controlli onerosi e potrebbe essere visto come un segnale di protezionismo da parte dell’Unione, oltre al fatto che potrebbe essere contestato dai nostri partner dell’OMC. Detto questo, la grande maggioranza delle derrate alimentari distribuite sarà in realtà di produzione comunitaria, soprattutto proveniente dalle scorte di intervento e con tutta probabilità dalle gare che stiamo indicendo, in particolare nel settore lattiero-caseario.

Visto che nel programma sono notevolmente coinvolte organizzazioni volontarie, la nostra proposta consente di rimborsare i costi amministrativi e di trasporto delle organizzazioni non governative. Voi suggerite di coprire anche i costi di stoccaggio. In linea di massima sono favorevole all’idea, ma non posso concordare con il suggerimento di lasciare che siano gli Stati membri a fissare le percentuali di rimborso. Dobbiamo stabilire la stessa percentuale massima per tutti i paesi partecipanti, non da ultimo per sincerarci che il programma rimanga efficiente e sia sempre incentrato sull’approvvigionamento alimentare.

Vorrei infine sottolineare che il Consiglio attende l’esito dell’odierno dibattito e della successiva votazione prima di proseguire le discussioni. Spero che i ministri abbiano usato proficuamente l’attesa. Nondimeno, dalla presente discussione deve emergere un messaggio chiaro: non dimentichiamo quanti aspettano in coda una scodella di zuppa o il prossimo pacchetto alimentare. Non rimandiamo oltre! Facciamo in modo che in futuro questo programma di assistenza alimentare diventi permanente.

 
  
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  Florencio Luque Aguilar, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale. – (ES) Signora Presidente, l’attuale crisi economica che colpisce l’intera Europa comporterà un aumento nei prossimi anni del numero di persone che verranno a trovarsi al di sotto della soglia di povertà, numero che già ora ha raggiunto gli 80 milioni, ossia il 16 per cento della popolazione mondiale.

Di fronte alla crisi è della massima importanza garantire continuità nell’approvvigionamento di prodotti alimentari agli indigenti. Le scorte di intervento sono state sinora uno strumento utile sia per fornire cibo ai più bisognosi nella Comunità sia al tempo stesso per garantire stabilità dei prezzi percepiti dai produttori europei. Tali scorte sono tuttavia in fase di progressiva eliminazione.

Sarebbe inoltre auspicabile che il nuovo programma di assistenza per gli indigenti fungesse da sbocco per la produzione comunitaria. In questo modo contribuiremmo a mantenere gli agricoltori nelle zone rurali.

La proposta della Commissione europea non impone che il cibo distribuito nell’ambito del programma sia prodotto esclusivamente nella Comunità perché ritiene che ciò sia contrario alle regole dell’OMC. Vorrei però ricordare alla signora commissario che gli Stati Uniti stanziano ben il 67 per cento del bilancio agricolo per i programmi alimentari a favore degli indigenti con l’ulteriore vantaggio di aiutare prioritariamente i loro agricoltori e allevatori.

Tale percentuale è in netto contrasto con la spesa proposta nel nuovo programma comunitario, pari soltanto all’1 per cento del bilancio della PAC.

 
  
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  Agnes Schierhuber, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, anch’io vorrei esprimere i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Siekierski per la sua relazione. Oserei aggiungere che ha prodotto un documento a dir poco eccellente.

Per oltre due decenni l’Unione europea ha avuto un programma per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti. Nel 2006, per esempio, è stato possibile sostenere circa 13 milioni di persone in 15 Stati membri con vari interventi di assistenza. Ritengo che tale programma, come hanno già detto sia la signora commissario sia il relatore, svolgerà un ruolo importante nel mantenere e promuovere la solidarietà all’interno della nostra comunità europea in quanto, a mio parere, l’Unione è e resta non soltanto un mercato comune economico, bensì anche in primo luogo una comunità di valori e solidarietà. Anche nel contesto di una moderna economia di mercato socio-ambientale con i tre pilastri dell’economia, dell’ambiente e degli affari sociali, tutti di pari importanza in maniera che tutti gli Stati membri possano partecipare al programma, appoggio l’idea del relatore secondo cui, come in passato, il programma dovrebbe essere interamente finanziato dall’Unione europea.

Vorrei inoltre sottolineare che, sebbene per noi sia importante utilizzare prevalentemente prodotti di origine comunitaria, ove del caso non dovremmo limitarci unicamente a tali prodotti.

Concluderei infine rammentando che per me personalmente è ovvio che dobbiamo per quanto possibile aiutare i più bisognosi. Spero tanto che oggi, come auspicava la signora commissario, una grande maggioranza voti a favore della presente relazione in maniera da trasmettere al Consiglio un segnale chiaro.

 
  
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  María Isabel Salinas García, a nome del gruppo PSE. – (ES) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, innanzi tutto vorrei complimentarmi con il relatore, con il quale condivido posizioni molto simili per quel che riguarda il programma, ma anche complimentarmi con tutti coloro che hanno collaborato perché in un momento di crisi economica come questo è fondamentale mantenere in essere un programma del genere, i cui effetti sociali sono ovviamente positivi.

Benché il Parlamento sia coinvolto unicamente in una procedura di consultazione, è necessario che trasmetta un messaggio politico chiaro in quest’epoca di incertezza economica. Dobbiamo inviare un messaggio da Bruxelles e Strasburgo affermando che non ci interessa soltanto la ripresa del sistema finanziario, ma siamo anche perfettamente consapevoli della necessità di sviluppare le nostre politiche sociali, soprattutto quelle che sostengono i più bisognosi, gli indigenti nella Comunità.

Concordiamo con la Commissione nell’affermare che tale programma di distribuzione di derrate alimentari dovrebbe continuare a essere considerato parte della politica agricola comune per diversi motivi: perché l’agricoltura europea ha una dimensione sociale accentuata, perché questo programma è uno strumento che funziona, perché adesso ne abbiamo bisogno più che mai e perché deve continuare a prestare assistenza.

Noi del gruppo socialista al Parlamento europeo siamo contrari al cofinanziamento del programma da parte dell’Unione europea e dei suoi Stati membri in quanto ciò comporterebbe una discriminazione tra Stati in base alla loro ricchezza che potrebbe sfociare in una situazione in cui il programma non potrebbe essere attuato nei paesi più sfavoriti.

E’ difficile capire perché, proprio nel momento in cui è più necessario, la Commissione vuole risparmiare denaro comunitario sul capitolo più sociale della PAC, soprattutto alla luce del fatto che ogni anno il bilancio agricolo presenta un’eccedenza.

Per noi è fondamentale che il programma sia interamente finanziato dalla Comunità. Dobbiamo garantire che il programma raggiunga tutti i paesi, soprattutto i più bisognosi. I 43 milioni di potenziali beneficiari del programma ci impongono di profondere grande impegno e non sottrarci in alcun caso alla spesa di bilancio. Austerity, sì, ma non quando si tratta dei più poveri.

Il programma deve coprire l’intero percorso del cibo distribuito per garantire che raggiunga i cittadini in tutti gli Stati membri. Per poter conseguire tale scopo, noi del gruppo socialista, per il quale sono relatrice ombra, abbiamo presentato un emendamento nel quale si propone che tutta la spesa derivante dalla distribuzione, dallo stoccaggio e dall’amministrazione sia coperta da fondi comunitari.

Concordiamo inoltre con il relatore nel sostenere che il cibo deve essere di alta qualità e preferibilmente di origine comunitaria, approccio che tiene fede alla posizione assunta dal Parlamento in merito ad altri programmi simili che abbiamo recentemente discusso in Aula come il piano per la distribuzione di frutta nelle scuole.

Concludo dunque ringraziandovi per l’attenzione. Speriamo che la Commissione tenga conto del punto di vista del Parlamento all’atto del voto e, soprattutto, che attui tale piano nell’Unione quanto prima.

 
  
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  Willem Schuth, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esordire dicendo con chiarezza che la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti non è affatto in discussione nell’imminente voto sulla relazione dell’onorevole Siekierski, visto soprattutto il periodo di difficoltà economiche che stiamo attraversando. Vorrei tuttavia aggiungere con altrettanta chiarezza e sin dall’inizio che non è stato facile giungere a una linea comune all’interno del mio gruppo. Rispetto pertanto la decisione personale di qualunque membro del gruppo che si discosti dalla mia posizione non appoggiando il rifiuto che intendiamo opporre alla relazione.

Perché non posso appoggiare il risultato della votazione in commissione così come si presenta? Sono molti i motivi che mi hanno indotto a tale scelta, motivi che non hanno nulla a che vedere con l’assistenza agli indigenti nella Comunità nell’attuale difficile congiuntura economica. Al contrario, gli emendamenti presentati dal mio collega Busk a nome del gruppo ALDE, sebbene purtroppo risultati inammissibili, intendevano conferire al sistema esistente un fondamento orientato al futuro. Il sistema esistente sino a oggi è un anacronismo dei tempi della sovrapproduzione agricola che fortunatamente appartengono al passato. Grazie allo svincolo riuscito dei pagamenti diretti, negli ultimi anni le scorte di intervento sono costantemente diminuite, per cui oggi fino all’85 per cento dei prodotti alimentari deve essere acquistato sul libero mercato.

Questo però ha alterato la natura fondamentale del programma e ha comportato la perdita della sua dimensione agricola. Poiché ora ci occupiamo di un programma sociale, dobbiamo creare per esso una base giuridica appropriata. In proposito, condividiamo la posizione dei servizi legali del Consiglio secondo cui l’unica base giuridica possibile in luogo dell’articolo 37 del trattato CE per quanto concerne la politica agricola comune è l’articolo 308 perché altrimenti si tratterebbe di una chiara ingerenza nelle competenze nazionali degli Stati membri. Dato che i nostri emendamenti sono risultati inammissibili, l’unica soluzione può essere un nuovo progetto della Commissione europea. La Commissione dovrebbe infine prestare attenzione al principio del cofinanziamento in quanto soltanto a livello locale è possibile valutare in maniera soddisfacente la validità per tutti di questi programmi.

 
  
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  Andrzej Tomasz Zapałowski, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, nell’Unione europea assistiamo a una stratificazione sociale crescente. Milioni di persone vivono in stato di povertà e il loro numero continua ad aumentare, fenomeno che si manifesta nonostante il fatto che i socialisti siano stati al potere nella Comunità e in molti Stati membri per anni e si dice che siano sensibili alla povertà e alla disuguaglianza. L’Unione in sé avrebbe dovuto essere un’area di generale prosperità. Molti sono stati ingenui e hanno creduto in quest’idea. Ora è giunto il momento della riflessione.

Dobbiamo aiutare coloro in Europa che da soli non possono affrontare la povertà e la reiezione. Molti si trovano in questa situazione nei vecchi Stati membri dell’Unione e ancor più nei nuovi. Oltre all’azione distruttiva della crisi economica, assistiamo anche agli effetti dell’approccio colonialista che ha contraddistinto il passato dei vecchi Stati membri verso le imprese e le banche dei nuovi. Ancora si distruggono posti di lavoro come, per esempio, si è distrutta la cantieristica navale in Polonia.

L’eccellente relazione dell’onorevole Siekierski si occupa della distribuzione di derrate alimentari agli indigenti. Concordo pienamente con lui nell’affermare che la Comunità nel suo complesso dovrebbe finanziare l’assistenza agli indigenti e che il cibo dovrebbe provenire esclusivamente da paesi comunitari. Gli aiuti dovrebbero raggiungere orfanotrofi, centri per senzatetto e bambini affamati nelle scuole e dovrebbero essere distribuiti principalmente dalle autorità locali perché sono quelle che meglio sanno ciò che serve e le quantità necessarie.

 
  
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  Witold Tomczak, a nome del gruppo IND/DEM. – (PL) Signora Presidente, signora Commissario, oggi il programma di assistenza alimentare è fondamentale. Come ha scritto il relatore, nel 2006, nella sola Unione dei 25, 43 milioni di persone erano sottonutriti e 79 milioni a rischio di povertà, il che equivale a più del 20 per cento della popolazione totale della Comunità. Il programma ha aiutato un indigente su sei. Il problema è dunque grave e il fenomeno della povertà si è ulteriormente aggravato a seguito degli ultimi allargamenti dell’Unione.

Le statistiche dimostrano che il programma attenua soltanto il problema della malnutrizione senza tuttavia eliminarlo. E’ un programma che tratta gli effetti, ma non elimina le cause. Non è paradossale che proprio gli abitanti delle zone rurali siano minacciati dalla povertà e dalla malnutrizione? Coloro che producono cibo hanno bisogno di assistenza alimentare, ma la colpa non è loro. E’ l’effetto della politica; è l’effetto di una politica agricola scorretta che provoca il fallimento delle piccole aziende agricole a conduzione familiare e aumenta il numero di coloro che hanno bisogno di assistenza alimentare.

Il modello agricolo europeo sostenibile del 1997 è un mito propagandistico. Le piccole strutture a conduzione familiare avrebbero dovuto essere un elemento fondamentale del modello, ma in realtà è stato esattamente il contrario. Sono proprio loro a essere escluse, sebbene costituiscano almeno il 95 per cento di tutte le aziende agricole dell’Unione europea. Non è paradossale dare la maggior parte del denaro in agricoltura a chi produce con costi notevoli, ossia ai grandi allevamenti che nuocciono all’ambiente, mentre le aziende che producono in maniera economica ricevono solo un sostegno simbolico? La politica commerciale dell’Unione ci espone a bruschi aumenti di prezzo e la politica della concorrenza ha portato al monopolio delle vendite e al sovrapprezzo. E’ decisamente giunto il momento di cambiare queste politiche perché sono loro ad aver reso il cibo costoso e a provocare l’aumento del numero di cittadini indigenti e sottonutriti dell’Unione.

 
  
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  Jean-Claude Martinez (NI).(FR) Signora Presidente, signora Commissario, la strategia di Lisbona è un grande successo perlomeno da un punto di vista: l’Unione europea è diventata una delle regioni più competitive del mondo per quel che riguarda la creazione di povertà. Siamo riusciti a creare 80 milioni di indigenti e 43 milioni di europei affamati, cifra che comprende gli anziani, che forse muoiono più rapidamente riducendo così la spesa pubblica, il che permette di rispettare meglio i criteri di Maastricht.

Nella sola Francia, ogni anno l’organizzazione volontaria Restos du Cœur serve 80 milioni di pasti. Per nutrire i poveri dal 1987 abbiamo un programma di distribuzione con un bilancio annuale di 300 milioni di euro. Trecento milioni di euro divisi per 80, divisi ancora per 12, equivalgono a 25 centesimi di cibo distribuiti ogni mese a ciascuno degli 80 milioni di poveri. Tale cibo proveniva dalle scorte di intervento. Tuttavia, dalla riforma del 1992, quando si criticavano le montagne di burro, i fiumi di latte e i frigoriferi traboccanti, le scorte si sono esaurite.

Per il triennio 2010-2012 acquisteremo prodotti alimentari sul mercato, dove sono presenti anche alimenti non europei per amore dell’OMC e della lotta al protezionismo. Ciò significa che, dal 1962, alimentiamo il nostro bestiame con oleaginose importate e, dal 2010, nutriremo con le importazioni anche i nostri poveri. Tutto questo cofinanziato nel nome dell’universalità.

Il problema però, signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, il vero problema è che dopo 22 anni di programma esistono ancora 80 milioni di poveri.

 
  
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  Albert Deß (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signora Commissario, l’onorevole Siekierski ha svolto un lavoro eccellente producendo l’odierna relazione e per questo vorrei porgergli i miei più sinceri ringraziamenti. Condivido inoltre la sua idea che molti, soprattutto in questo momento di crisi economica, devono confrontarsi con la minaccia della povertà. Se i cittadini europei patiscono la fame, colpevole è l’intera Europa.

Sono tuttavia in disaccordo con l’impressione data che il cibo sia diventato più costoso. Questo può essere vero in alcuni paesi, ma in Germania non è sicuramente così. In parte a causa di decisioni sbagliate prese a livello europeo, il prezzo del latte e del burro, per esempio, è più basso di quanto sia stato per lungo tempo e ha raggiunto un livello che mette a repentaglio l’esistenza di molte aziende agricole.

Ho alcune statistiche che elencano i prezzi dei prodotti alimentari. Nel 1970 un lavoratore industriale doveva lavorare per 243 minuti per poter comprare un chilo di costolette di manzo, un chilo di manzo, un chilo di pane nero, dieci uova, 250 grammi di burro, un chilo di patate e un litro di latte; nel 2008 ha dovuto lavorare soltanto 82 minuti. Ciò significa che nel 2008 gli è bastato un terzo del tempo per poter acquistare lo stesso cibo.

Nella dichiarazione esplicativa si afferma che nella sola Germania 9 milioni di persone sono minacciati dalla povertà. Anche in questo caso occorre una rettifica. In Germania, ogni cittadino, ogni persona ha diritto a un sussidio statale minino e, pertanto, nessuno di quei 9 milioni si ritrova a soffrire la fame.

E’ dunque importante che il denaro messo a disposizione in tale ambito per l’assistenza alimentare sia utilizzato nelle zone della Comunità in cui veramente la gente è affamata. Sarebbe un’ignominia per l’Europa se non correggessimo il tiro.

 
  
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  Luis Manuel Capoulas Santos (PSE).(PT) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, la discussione alla quale vorrei partecipare sarebbe una in cui si parlasse di porre fine a tutte le misure di assistenza agli indigenti perché sono diventate inutili.

Purtroppo al momento in Europa e nel mondo non è così. Nell’Unione europea molte famiglie colpite dalla disoccupazione o dall’esclusione sociale hanno visto il loro reddito diventare insufficiente per far fronte anche alle necessità di base e, pertanto, abbiamo un debito di solidarietà nei loro confronti.

La proposta della Commissione che stiamo discutendo merita la nostra approvazione, tanto più perché adesso, come in passato, dobbiamo trovare un ennesimo modo per smaltire agevolmente le nostre eccedenze. Non è questo il punto oggi. Sarebbe persino giustificato incrementare gli stanziamenti finanziari per il programma.

Mi complimento anche con la Commissione per aver proposto che l’assistenza venga attinta dal bilancio agricolo. Nessun gruppo dà prova di solidarietà più degli agricoltori e nessuna comunità è più coinvolta delle comunità rurali nella mutua assistenza. Sono certo che gli agricoltori europei saranno molto fieri di condividere parte del bilancio agricolo con gli indigenti.

Il mio gruppo politico respingerà pertanto le proposte del gruppo ALDE che mettono in discussione la base giuridica del regolamento. Tuttavia, la proposta della Commissione può e deve essere migliorata.

La relazione Siekierski, così come l’emendamento che il gruppo PSE presenterà in plenaria, sono validi contributi migliorativi della proposta soprattutto per quel che riguarda l’ammissibilità dei costi di stoccaggio e il finanziamento dell’intero programma con fondi comunitari.

Esorto quindi la plenaria ad adottare la relazione e la Commissione ad accettare i contributi del Parlamento.

 
  
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  Danutė Budreikaitė (ALDE).(LT) Signora Presidente, la relazione sulla modifica del regolamento del Consiglio concernente la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità è presentata dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Vorrei tuttavia sottolineare che, di fronte all’attuale crisi finanziaria ed economica, il sostegno agli indigenti nella Comunità assume una nuova dimensione legata alla politica sociale.

L’assistenza alimentare dell’Unione è molto importante in un periodo di crisi in quanto il numero di disoccupati aumenta e il livello di sussistenza cala.

Il numero di disoccupati in Lituania in febbraio è risultati pari a 16 volte il numero di posti di lavoro disponibili. Attualmente si calcola che nel paese circa il 20 per cento dei residenti viva in una situazione di povertà.

Nel 2006, nell’Unione europea, 13 milioni di cittadini ricevevano assistenza alimentare. Si prevede che in un prossimo futuro il 16 per cento, vale a dire 80 milioni di cittadini europei, vivrà al di sotto della soglia di povertà.

La relazione dell’onorevole Siekierski propone di mantenere le procedure di finanziamento del programma di assistenza alimentare attualmente in vigore utilizzando soltanto fondi attinti dal bilancio comunitario e rifiutando la proposta della Commissione di finanziarlo con i bilanci dell’Unione e degli Stati membri.

La proposta della Commissione non corrisponde affatto alla realtà economica.

Per molti paesi più poveri dell’Unione che lottano contro le conseguenze della crisi sarebbe difficile in questo momento concorrere al finanziamento del programma di assistenza alimentare. Finanziarlo nel frattempo con risorse del bilancio comunitario, come avviene dal 1987, rappresenterebbe un sostegno efficace ai nostri concittadini più poveri che darebbe prova di una vera solidarietà.

 
  
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  Giovanni Robusti (UEN). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, finalmente ci si rende conto che con la nuova politica agricola i magazzini di stoccaggio sono vuoti, per di più si sono trasferiti tutti i soldi agli aiuti diretti e adesso si ricorre al bilancio per sfamare gli indigenti.

Forse, se con la modulazione si fosse scremato un po’ di più ai ben nascosti soggetti che percepiscono ogni anno più di 300.000 euro di aiuti diretti, oggi si avrebbero più risorse per gli indigenti. Forse, se prima di produrre si decidesse cosa accantonare per gli indigenti, si spenderebbe molto meno che acquistare sul mercato e si realizzerebbe una politica di sostegno di alcuni mercati in crisi come quello del latte. Forse, se si riuscisse a utilizzare i prodotti che vengono buttati al macero perché vicini alla scadenza o invenduti sui mercati generali, si raggiungerebbero due risultati insieme.

Non vorrei nemmeno immaginare che dietro una nobile causa si costruisca il grasso mercato degli aiuti, mettendo le mani nelle tasche dei contribuenti europei e in barba a quei poveri diavoli che muoiono di fame.

 
  
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  Kathy Sinnott (IND/DEM).(EN) Signora Presidente, nutrire gli affamati è un precetto fondamentale. Giustamente ne parliamo nel contesto dei paesi terzi, ma raramente riconosciamo la realtà della fame in Europa. Tuttavia, vera e propria fame o gravi carenze dovute alla malnutrizione anche in assenza di una situazione di fame sono una realtà nella maggior parte degli Stati membri prosperi.

La fame nel mezzo dell’opulenza è, come è sempre stata, uno scandalo e in questa relazione cerchiamo di migliorare i programmi per affrontare il fenomeno più efficacemente. Io stessa madre bisognosa, ho avuto motivo di essere grata per il latte distribuito gratuitamente alle famiglie con prole negli anni Settanta in Irlanda e per il latte a basso costo che i miei figli hanno ricevuto a scuola negli anni Ottanta.

Vorrei però aggiungere un suggerimento prescindendo dalla PAC. A seguito di alcune scelte attuate nell’ambito della politica comune della pesca, migliaia di tonnellate di pesce commestibile morto sono ributtate in mare dai pescherecci lungo le nostre coste. E’ tempo che questo spreco finisca. Dovremmo sbarcare questi cosiddetti “rigetti” e dare il pesce a chi ne ha bisogno, ma non può permettersi proteine di alta qualità. Difficile trovare un cibo migliore e più nutriente. Signora Commissario, può intercedere presso il commissario per la pesca affinché si estenda il programma al pesce?

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signora Presidente, Signora Commissario, onorevoli colleghi, approvo senza riserve la relazione Siekierski sull’organizzazione comune dei mercati agricoli e le disposizioni specifiche per quanto riguarda la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti. Ciò è tanto più importante vista la crisi finanziaria i cui effetti si avvertono anche nell’economia europea.

Il Parlamento europeo, riconoscendo la stringente necessità di venire incontro alle esigenze alimentari degli indigenti, ha esortato Commissione e Consiglio ad attribuire un assetto permanente al programma europeo di aiuti alimentari. Del resto, cari colleghi, abbiamo qui ribadito, proprio lo scorso maggio, adottando una risoluzione sull’aumento dei prezzi nell’UE e nei paesi in via di sviluppo, che il diritto all’alimentazione sufficiente, variata e adeguata ad una vita sana ed attiva è un diritto fondamentale da garantire permanentemente a tutti.

Ritengo che il programma di distribuzione di derrate alimentari agli indigenti debba continuare a rappresentare un elemento qualificante della politica agricola comune, proprio perché la PAC opera calmierando i prezzi e quindi proteggendo dalle fluttuazioni di prezzo le persone con i redditi più bassi.

Non concordo invece con le percentuali dei cofinanziamenti proposte in alcuni emendamenti, perché esse potrebbero indurre alcuni Stati membri a limitare la loro partecipazione al programma. Rifiuto pertanto gli emendamenti tesi a modificare la base giuridica. Sottolineo che è necessario che vi sia un finanziamento completo dell’Unione europea per i programmi di assistenza alimentare. Esprimo quindi parere favorevole all’adozione del progetto di risoluzione legislativa.

 
  
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  Struan Stevenson (PPE-DE).(EN) Signora Presidente, si sono sentiti pareri divergenti in Aula questa mattina in merito all’argomento in discussione. Come è ovvio, mi complimento con l’onorevole Siekierski.

In un momento di recessione economica sempre più grave in cui decine di milioni di persone vivono in una situazione di povertà e fame, come Parlamento dobbiamo naturalmente trovare modi per prestare aiuto e fornire assistenza alimentare. Tuttavia, come ha sottolineato la signora commissario, al progetto partecipano 19 Stati membri. Ciò significa che otto non vi prendono parte. Il Regno Unito è uno di questi e il motivo è che il paese utilizza la propria politica sociale per prestare assistenza ai poveri. Il Regno Unito si è ritirato dal programma molti anni fa.

La domanda che molti Stati membri e la Commissione si pongono è la seguente: perché usiamo la PAC per finanziare la politica sociale? Tutto andava bene quando avevamo notevoli eccedenze, i fiumi di latte, le montagne di burro e carne bovina, e si distribuiva tale cibo ai poveri utilizzando il bilancio della PAC per finanziare la distribuzione. Ora invece l’intervento si è molto ridotto. Abbiamo addirittura sentito che bisogna acquistare cibo dall’esterno dell’Unione e utilizzare il bilancio della PAC per stoccarlo e distribuirlo. E’ dunque evidente che il tutto sarebbe gestito meglio dalla politica sociale degli Stati membri.

Se poi consideriamo i cittadini che vivono in uno stato di totale privazione in alcuni nuovi Stati membri come la Romania, molti dei quali per inciso sono agricoltori con assegno alimentare, ci rendiamo conto gli indigenti sono loro. Eppure è proprio da loro che preleviamo denaro – denaro dal bilancio della PAC che potrebbe aiutarli – per distribuire un’assistenza alimentare i cui principali beneficiari sono di fatto vecchi Stati membri come Francia, Italia e Spagna. Non vi è dunque parità di condizioni nella distribuzione degli aiuti e in futuro penso che dovremmo essere molto più prudenti nella maniera in cui decidiamo di procedere.

 
  
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  Jean-Paul Denanot (PSE).(FR) Signora Presidente, ritengo che il tema della distribuzione di cibo agli indigenti sia di grande attualità, ma penso anche che, in ultima analisi, la proposta della Commissione non risponda ai termini del problema.

Mi preoccupa l’aspetto del cofinanziamento e mi dico che piuttosto dovremmo rimettere in discussione la questione del liberalismo che ha dominato le valutazioni della PAC negli ultimi anni. Le rivolte contro la fame e le improvvise variazioni di prezzo dei prodotti alimentari sono indicatori costanti dei limiti della liberalizzazione del mercato agricolo, una liberalizzazione sempre avvenuta a discapito delle popolazioni fragili, dei produttori fragili e dei territori fragili.

Chiedo pertanto che la politica agricola riconquisti i suoi diritti e riassuma il controllo sia a livello europeo sia a livello internazionale affinché l’agricoltura e l’alimentazione umana, ambiti strategici da un punto di vista quantitativo sia qualitativo, non siano soggetti alle rigide leggi del mercato.

Ovviamente è una questione urgente e la relazione Siekierski risponde a tale urgenza, elemento per il quale mi compiaccio. Spero però che nell’ambito delle discussioni intraprese sul futuro della PAC si sottolinei che il principale obiettivo è assumere un approccio strutturale alla lotta alla fame e alla povertà che osserviamo in tutta l’Unione e nel mondo. Le zone rurali sono disposte a rispondere alle nostre richieste alimentari con quantità sufficienti di prodotti di alta qualità. Occorre dare loro le risorse umane e finanziarie per assumersi questa grande responsabilità.

 
  
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  Leopold Józef Rutowicz (UEN).(PL) Signora Presidente, vitto e alloggio rappresentano più del 90 per cento della spesa nel bilancio personale di molti. Mantenere i prezzi degli alimenti i più bassi possibile ha un grande significato in termini sociali e umanitari. Settantanove milioni di persone nell’Unione europea erano colpiti da povertà e malnutrizione nel 2006. Adesso, a causa della crisi e dell’incremento demografico, il problema si è notevolmente aggravato e il numero di bisognosi di sostegno diretto nel 2009 supererà nettamente i 25 milioni.

L’assistenza è un elemento importante della politica agricola comune perché svincola le scorte di intervento mantenendo la domanda di prodotti alimentari. Sono a favore del finanziamento dell’assistenza alimentare, soprattutto con fondi comunitari, ma integrati da specifici paesi in funzione della loro capacità, fissando principi chiari per l’erogazione degli aiuti, incrementando il corrispondente fondo almeno di 200 milioni di euro nel 2009, ampliando l’elenco di prodotti alimentari e definendo i principi per l’acquisto di tali prodotti. L’assistenza riveste grande importanza politica perché conferma la coesione dell’azione dell’Unione per conto dei suoi cittadini. Mi complimento con l’onorevole Siekierski per l’eccellente relazione.

 
  
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  Christa Klaß (PPE-DE).(DE) Signora Presidente, signora Commissario Fischer Boel, onorevoli colleghi, per 22 anni il programma di distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità ha contribuito all’attuazione di obiettivi estremamente importanti della politica agricola comune. Parlo da un lato di stabilizzare i mercati riducendo le scorte di intervento e dall’altro di sostenere le fasce più povere della popolazione nella Comunità prestando loro assistenza alimentare. Nel solo 2006, 13 milioni di cittadini di 15 Stati membri si sono avvalsi di misure di aiuto nel quadro del programma, un sostegno prezioso che va confermato.

Ora tuttavia sussistono legittime preoccupazioni in merito alla proposta della Commissione, che si discosta dai vecchi principi e non vuole utilizzare i prodotti delle sole scorte di intervento per il programma, bensì anche cibo acquistato sul libero mercato. Qui, signora Commissario, si tratta decisamente di una questione di politica sociale, non di politica agricola. L’argomentazione secondo cui solo acquistando altri prodotti agricoli sarà possibile ampliare la gamma offerta per assicurare una dieta equilibrata a mio parere travalica il mandato.

Il relatore, onorevole Siekierski, propone l’eliminazione del cofinanziamento. Ciò tuttavia ci riporta nuovamente all’aspetto della responsabilità socio-politica, ragion per cui sarei favorevole al cofinanziamento. L’Unione europea deve essere chiaramente rivolta verso il benessere dei cittadini. Non vi deve essere fame o indigenza: è un elemento che tutti gli interventi di questa mattina hanno ribadito nuovamente con grande veemenza. Dobbiamo tuttavia garantire una chiara ripartizione delle responsabilità. Non è vero che la politica agricola vuole ostacolare l’assistenza e il sostegno ai poveri. Con un’attribuzione equa e corretta dei compiti e degli aiuti, però, migliorano anche le prospettive di coordinamento e ottimizzazione.

La politica agricola europea sta affrontando grandi sfide e così sarà anche in futuro. I cambiamenti a livello di contenuto vanno sempre visti in un contesto generale. Chiederei dunque alla Commissione e al Consiglio di prendere decisioni appropriate e provvedere a un coordinamento in termini di politica agricola e sociale.

 
  
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  Rosa Miguélez Ramos (PSE). (ES) Signora Presidente, in primo luogo vorrei complimentarmi con l’onorevole Siekierski per quella che ritengo essere una relazione eccellente, che ha conquistano l’ampio sostegno della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Come tutti sappiamo, le scorte di intervento della Comunità vengono usate per prestare assistenza alimentare agli indigenti da oltre 20 anni. Il problema, onorevole Stevenson, è che le successive riforme della politica agricola comune le hanno notevolmente ridotte.

Vorrei inoltre sottolineare che se eliminiamo o tentiamo di eliminare il programma, trasmetteremo un pessimo segnale in un momento estremamente delicato in cui tanti europei non hanno cibo a sufficienza. In proposito, è chiaro che quando le scorte si esauriranno, e ho già detto che si stanno progressivamente assottigliando, dovremo rivolgerci al mercato aperto.

Citerei a questo punto un elemento della relazione che reputo molto positivo. Si afferma infatti che quando ci rivolgeremo al mercato, vigerà l’obbligo che i prodotti siano di origine comunitaria, approvvigionati a livello locale e freschi. A mio parere, sarebbe inoltre auspicabile che il programma continui a essere interamente finanziato con fondi comunitari perché penso che in momenti come questo gli aiuti non possano e non debbano dipendere dalle capacità di ciascuno Stato membro, se non vogliamo analizzare dettagliatamente tali capacità. Analogamente mi pare un’idea valida estendere a tre anni la durata del programma.

Vorrei infine sottolineare che la Commissione ha ancora tempo per usare gli interventi laddove risultino necessari o possibili e più di un settore agricolo lo apprezzerebbe. Penso in particolare ai produttori lattiero-caseari della mia regione, la Galizia, che un siffatto intervento aiuterebbe a superare la difficile situazione in cui attualmente versano contribuendo nel contempo a dare cibo agli indigenti.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signora Presidente, circa 80 milioni di persone nell’Unione europea vivono in una condizione di povertà, pari al 16 per cento dei cittadini comunitari e la crisi economica minaccia di ampliare le dimensioni di tale gruppo. A Varsavia ho visto una coda di persone in attesa di una scodella di zuppa ogni giorno. Per questo è così importante garantire continuità al programma comunitario di distribuzione di derrate alimentari agli indigenti. L’approvvigionamento diretto di prodotti assicurerà la varietà della dieta.

La proposta della Commissione include però la condizione del cofinanziamento che nel caso degli Stati membri più poveri potrebbe comportare il ritiro dal programma. Ciò sarebbe incoerente con la ragione per la quale il programma è stato introdotto e, in particolare, con la riduzione delle disparità economiche e sociali tra regioni, per cui distruggerebbe il principio della solidarietà. Spero che gli emendamenti nn. 17, 18 e 19 ovvino a tale pecca. Mi rivolgo alla Commissione affinché predisponga un programma che elimini le cause strutturali della povertà e non soltanto i suoi effetti, provvedendo anche a un monitoraggio per verificare quanta parte degli aiuti raggiunge i poveri e quanta viene invece trattenuta dagli intermediari. Mi complimento con il relatore.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE).(PL) Signora Presidente, signora Commissario, la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti è un ambito di attività molto importante dell’Unione. Ringrazio pertanto la Commissione per la proposta formulata al riguardo e ringrazio l’onorevole Siekierski per la relazione oggi in discussione.

Gli Stati membri hanno compiuto progressi notevoli nel migliorare la qualità della vita dei loro cittadini. La povertà, però, è ancora uno dei problemi più gravi dell’Europa moderna. Si stima che 43 milioni di europei siano a rischio di malnutrizione, un dato sconvolgente. Il programma di distribuzione aiuta molti di loro. So che non tutti apprezzano il programma. Capisco che si possano nutrire dubbi di natura giuridica, economica o politica, ma vorrei sapere quali alternative potrebbero esservi, soprattutto alla luce del fatto che il programma di distribuzione di derrate alimentari ha anche ricadute positive sul mercato agricolo, che in ragione di tali effetti è più stabile.

L’Unione europea è leader mondiale nell’erogazione di aiuti alla gente più povera del mondo. E’ difficile immaginare che nello stesso tempo la Comunità possa smettere di aiutare i suoi stessi cittadini che si confrontano con gravi problemi. Spero pertanto che il Consiglio giunga a un’intesa in merito.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (PSE). (HU) Signora Presidente, vorrei complimentarmi con la Commissione europea e il relatore, onorevole Siekierski, per questa eccellente iniziativa che conferma la sensibilità sociale dell’Unione europea e della Commissione stessa.

Vorrei formulare due richieste alla Commissione. La prima ha a che vedere con il cofinanziamento: concordo con la relazione, ma gradirei che la signora commissario Fischer Boel considerasse il fatto che sta chiedendo un cofinanziamento agli Stati membri più poveri, quelli con bilanci più limitati, ossia proprio dove vi è maggiore necessità di cibo.

La seconda è la seguente: i costi di trasporto non dovrebbero essere fissati al 4,5 per cento, bensì basati sul principio della sussidiarietà, ossia lasciati a discrezione degli Stati membri, visto che per coprire il trasporto potrebbero bastare percentuali inferiori.

Infine, sulle etichette dei prodotti si dovrebbe continuare a riprodurre il logo dell’Unione perché si tratta di prodotti forniti dall’Unione. Per concludere, dato che probabilmente non prenderò più la parola in un dibattito parlamentare, vorrei ringraziare la signora commissario Fischer Boel per i suoi cinque anni di diligente operato nel corso dei quali ha segnato la storia dell’agricoltura europea.

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE).(RO) Signora Presidente, essendo parlamentari rumeni, i miei colleghi e io sosteniamo le proposte formulate dal nostro relatore e voteremo a loro favore.

Le famiglie delle piccole città e delle zone rurali sono le più colpite dalla povertà. Vista l’attuale crisi, ampliare il programma alimentare e finanziarlo con il bilancio comunitario sono scelte pienamente giustificate.

Noi tutti sappiamo che le misure adottate nel 2008 e il bilancio stanziato sono stati insufficienti. Le componenti agricola e sociale possono legittimare il mantenimento del programma nell’ambito della politica agricola comune.

Nei nuovi Stati membri come la Romania, l’amministrazione del programma deve essere ovviamente migliorata. I costi amministrativi e di stoccaggio dei prodotti devono essere gestiti in maniera efficiente in modo che non superino il 20-25 per cento del prezzo di mercato.

Vorrei infine ringraziare l’onorevole Siekierski e complimentarmi con lui per le proposte formulate.

 
  
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  Francesco Ferrari (ALDE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto la proposta - sia del relatore sia della Commissione - è importante, è importante questo patto di finanziare al fine di attenuare l’impatto del vertiginoso aumento dei prezzi delle derrate alimentari della Comunità, che mette in difficoltà un numero crescente di persone e rende molto più onerosa la fornitura di aiuti alimentari.

Questa nuova impostazione che io condivido, aumenta l’efficacia del programma rendendo anche il sistema di attualità sia dal punto di vista della politica agricola che dal punto di vista sociale. Si ritiene inoltre che l’iniziativa debba essere mantenuta nell’ambito della PAC così come previsto dalla Commissione.

Com’è noto, la politica agricola comune della PAC prevede attualmente aiuti alimentari destinati alle fasce della popolazione che vivono in condizioni disperate. Infatti, la misura che stiamo per attuare ha sempre trovato un ampio accoglimento tanto che nel 2006 13 milioni di persone e 15 paesi nel 2008, addirittura 19 paesi, credo che sotto questo aspetto ... (Il Presidente interrompe l’oratore).

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Zbigniew Krzysztof Kuźmiuk (UEN).(PL) Signor Presidente, in questa discussione vorrei richiamare l’attenzione su tre punti. In primo luogo, vi rammento che uno dei principali obiettivi della politica agricola comune è garantire ai cittadini dell’Unione europea accesso ai prodotti alimentari a prezzi appropriati, il che per coloro che hanno un reddito basso o nullo significa cibo gratuito.

In secondo luogo, il reddito dei cittadini dell’Unione, soprattutto dei nuovi Stati membri, lascia molto a desiderare. In tutti i nuovi paesi, la percentuale di abitanti con reddito al di sotto del 40 per cento della media comunitaria è ben del 50 per cento, per cui metà della popolazione di tali paesi ha un reddito basso. Questi sono i dati antecedenti alla crisi. A causa della congiuntura sfavorevole, nei prossimi anni la situazione non potrà che peggiorare.

Sostengo pertanto la prosecuzione del programma di distribuzione gratuita di derrate alimentare agli indigenti per il quale l’Unione accantonerà quasi 500 milioni di euro nel 2009, di cui circa 100 milioni di euro per il mio paese, la Polonia. Spero che la presidenza ceca raggiunga un consenso sulla forma finale del programma in sede di Consiglio … (Il Presidente al interrompe l’oratore).

 
  
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  Ljudmila Novak (PPE-DE).(SL) Signor Presidente, mentre eravamo impegnati nel nostro tentativo di sradicare la fame in Africa e altri paesi poveri, la fame e la povertà ci hanno colpiti a casa nostra, sotto i nostri stessi occhi.

E’ successo anche nel mio paese, la Slovenia, dove il bisogno di assistenza solidale sta purtroppo aumentando nonostante un tenore di vita elevato. Secondo quanto riferiscono i mezzi di comunicazione, gli approvvigionamenti alimentari delle organizzazioni umanitarie si sono quasi esauriti.

Visto che la maggior parte degli Stati membri dell’Unione ancora dispone di cibo in abbondanza, sarebbe veramente inumano se i nostri concittadini dovessero patire la fame o addirittura morirne. La sopravvivenza deve essere decisamente prioritaria rispetto a qualunque altro investimento, che può attendere tempi migliori.

Se gli Stati membri non sono in grado di garantire nuovi fondi per gli approvvigionamenti alimentari, probabilmente la via migliore per procedere consistere nello svincolare gli approvvigionamenti di emergenza. Avallo il programma, ma nel contempo vorrei esortare tutti noi e i nostri cittadini ad essere attenti alla sofferenza di quanti ci circondano.

 
  
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  Donato Tommaso Veraldi (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l’onorevole Siekierski per la sua relazione sul programma comunitario di distribuzione degli aiuti alimentari agli indigenti, che rappresenta un utile strumento di regolazione del mercato e che pertanto deve essere mantenuto nell’ambito della PAC.

Sebbene i livelli di vita nell’Unione europea siano in media tra i più alti del mondo, alcuni cittadini non sono in grado di nutrirsi adeguatamente. Si stima che 43 milioni di persone nell’UE siano a rischio di povertà alimentare, un numero in costante aumento poi negli ultimi anni.

L’aumento dei prezzi che si registra da qualche tempo su prodotti di vasta diffusione rende più costosa la fornitura di aiuti alimentari rendendo ancora più urgente il sostegno previsto dal programma europeo.

 
  
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  Mariann Fischer Boel, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti per le osservazioni formulate. In generale, ho percepito un approccio molto positivo alla proposta concernente gli indigenti.

Ciò premesso, signor Presidente, mi consenta di soffermarmi su alcuni commenti espressi. In primo luogo, penso che dobbiamo ricordare che la povertà non si limita ad alcune zone o regioni all’interno degli Stati membri. E’ purtroppo un fenomeno esteso che tutti gli Stati membri devono affrontare. E’ vero che la sua portata e i mezzi disponibili per porvi rimedio non sono identici nell’intera Comunità. L’assegnazione del bilancio agli Stati membri e le percentuali differenziate di cofinanziamento per i paesi della coesione e non tengono ovviamente conto della capacità finanziaria di ciascuno Stato. Ciò significa che il punto di partenza è che vi sarà più denaro disponibile per i cosiddetti “nuovi” Stati membri di quanto ve ne sia oggi.

In merito al bilancio, vorrei soltanto rammentarvi che abbiamo di fatto incrementato di due terzi – fino a 0,5 miliardi di euro – il bilancio a disposizione del programma per gli indigenti e ritengo che questo, insieme al neointrodotto cofinanziamento, contribuirà ad attenuare alcuni problemi. Penso inoltre che dobbiamo tenere presente il fatto che si tratta di un regime volontario. Gli Stati membri che dispongono di un proprio sistema sociale non hanno sicuramente bisogno di avvalersi del programma. Non cerchiamo di sostituire le politiche sociali già attuate negli Stati membri e, in una certa misura, gestiti anche dalle organizzazioni non governative. Il nostro intento è supportarle attraverso l’approvvigionamento di cibo, che considero sempre l’obiettivo centrale della politica agricola.

Credo che le modifiche proposte vadano nella giusta direzione. Penso che le disposizioni siano ragionevoli e ben equilibrate. Il programma – quando auspicabilmente sarà stato approvato dal Parlamento – sarà in grado di affrontare le sfide del futuro. E’ difficile essere contro il programma od opporvisi in una situazione in cui la disoccupazione sta drammaticamente aumentando in tutta Europa, incrementando anche notevolmente il numero di persone a rischio di povertà. Confido dunque nel voto di questo Parlamento estremamente responsabile.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski, relatore. – (PL) Signor Presidente, vorrei rispondere ad alcune questioni sollevate. In primo luogo, ho affermato di essere contro il cofinanziamento, ma ho anche sottolineato che stiamo vivendo un periodo di crisi economica caratterizzato da un aumento del numero di poveri e disoccupati. Valuteremo il programma nel 2011 o nel 2012 e allora stabiliremo se proseguire con il cofinanziamento. Concediamoci tempo e non prendiamo una decisione del genere in un momento di crisi.

In secondo luogo, condivido l’idea della signora commissario secondo cui è difficile limitarci alla distribuzione del solo cibo prodotto nell’Unione perché ciò aumenterebbe i costi ampliando il lato amministrativo del programma. In terzo luogo, seguiamo l’esempio degli Stati Uniti, dove si sono accantonate ingenti somme nell’ambito della farm bill, principale strumento della politica alimentare e agricola del paese, a sostegno dell’agricoltura finanziando tessere gratuite per il trasferimento elettronico delle prestazioni, le cosiddette tessere EBT. In quarto luogo, incoraggio i paesi che non partecipano al programma ad aderirvi. Il programma è aperto. In quinto luogo, i fondi stanziati per il programma non limitano l’accesso degli agricoltori alla politica agricola comune perché abbiamo accantonato risparmi nell’ambito della PAC.

Per concludere, vorrei tornare alle origini. Come sappiamo, gli obiettivi della PAC sono stati formulati nei trattati di Roma, nei quali si parla della necessità di garantire alla società accesso al cibo a prezzi adeguati e agli agricoltori un livello di reddito adeguato, compiti che sono innanzi tutto produttivi, nel senso che definiscono quantitativamente la produzione necessaria, ma anche sociali, perché si parla di prezzi accessibili in maniera che i consumatori possano permettersi i prodotti alimentari, ragion per cui il trattato di Roma contiene obiettivi sociali, e infine economici, dato che si tratta di garantire agli agricoltori un reddito adeguato.

Quando parliamo di prezzi accessibili per i consumatori poveri, spesso disoccupati, ciò significa che il cibo dovrebbe essere accessibile a prezzi notevolmente inferiori o semplicemente gratuito, come è ovvio nell’ambito di speciali programmi o a condizioni specifiche. In sintesi, dunque, la PAC contempla anche alcuni elementi di politica sociale.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Mieczysław Edmund Janowski (UEN), per iscritto. – (PL) La relazione Siekierski sulla distribuzione di derrate alimentari agli indigenti pone questioni affrontate nei regolamenti del Consiglio riguardanti il finanziamento della politica agricola comune e specifiche disposizioni al riguardo. Abbiamo una situazione che dimostra come vi siano anche ampie sacche di povertà e indigenza all’interno dell’Unione europea. Colpiti sono nella maggior parte dei casi coloro che vivono nelle zone rurali e nelle piccole città, molti minori. Secondo le statistiche ufficiali, circa 80 milioni di europei vivono al di sotto della soglia di povertà. Vi è motivo di temere che l’attuale crisi e l’aumento della disoccupazione possano ulteriormente incrementare tale numero già di per sé allarmante.

Il fatto che l’importo stanziato per il programma di assistenza alimentare ai cittadini più poveri dell’Unione passi da 305 a 500 milioni di euro è, prescindendo dal resto, un segnale positivo. Ritengo tuttavia necessario apportare modifiche ai sistemi esistenti negli Stati membri per eliminare o perlomeno arginare notevolmente questa situazione vergognosa. La principale causa di tale privazione è la disoccupazione, abbinata a prezzi del cibo eccessivamente alti (basta raffrontare il compenso percepito dagli agricoltori per i loro prodotti con i prezzi al dettaglio nei negozi). Inoltre, il nostro sistema di assistenza sociale è tutt’altro che perfetto.

Da ultimo, vorrei sottolineare con grande chiarezza che è essenziale che i prodotti alimentari utilizzati ai fini del programma di assistenza siano di buona qualità, idealmente freschi e provenienti da aziende agricole locali.

 
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