Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale alla Commissione (O-0064/2009), presentata dall’onorevole Pack, a nome del gruppo PPE-DE, sul ruolo della cultura nello sviluppo delle regioni europee (B6-0226/2009).
Doris Pack, autore. – (DE) Signora Presidente, signor Commissario, ci riuniamo a un’ora inusuale, ma l’interrogazione orale che oggi formuliamo è nata all’interno dell’intergruppo “Un’anima per l’Europa”. Noi crediamo che troveremo quest’anima nelle nostre unità più vecchie, le regioni, in cui le persone comunicano le une con le altre con il loro particolare accento, in uno specifico dialetto o persino una lingua regionale, in cui la cucina locale ha un proprio sapore particolare, in cui ai mercati si vendono frutta e verdura veramente locali, in cui ancora esistono specifiche canzoni folcloristiche, in cui nascono favole e miti: in breve, in cui la gente prova un senso di appartenenza e si sente a casa.
La marcia della globalizzazione rischia di omologare tutto e molte caratteristiche uniche scompariranno. Le nostre meravigliose regioni europee possono salvaguardare questa unicità e devono poter contare sulla protezione dell’Unione europea. La ricchezza e la varietà delle regioni d’Europa – spesso sono state nemiche, occupate, divise, annientate dalla guerra e riunificate – devono essere preservate. Le regioni sono come le nostre cellule staminali. L’Unione europea ha mantenuto una certa cultura del piccolo e anche in questo ambito è vincolata dai diritti dell’uomo.
Il nostro breve dibattito odierno e la risoluzione dovrebbero spronare la Commissione a trovare modi per rendere la ricchezza culturale delle regioni ancora più visibile e permettere all’Unione europea di contribuire alla sua preservazione e al suo continuo sviluppo. Il potenziale culturale dell’Europa deve essere usato strategicamente. Nel 2009, anno della creatività e dell’innovazione, le possibilità di integrare idee e iniziative provenienti dal settore del servizio pubblico e civico a livello locale e regionale devono essere sfruttate in maniera significativa.
Volevo rassicurare i membri della commissione per lo sviluppo regionale dicendo loro che non abbiamo assolutamente alcuna intenzione di comprimere la politica regionale esistente. Desideriamo soltanto ampliarne la dimensione culturale. Esortiamo anche la Commissione a fare la sua parte.
Joe Borg, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziarvi per l’opportunità offertami, a nome del commissario Figeľ, di intrattenermi sul ruolo della cultura nelle nostre politiche e il suo particolare contributo allo sviluppo delle regioni e delle città europee. L’importanza della cultura è presa in considerazione in modi diversi a livello comunitario.
Nel contesto della politica di coesione dell’Unione e delle sue strategie locali e regionali abbiamo integrato con successo la cultura per sostenere la creatività e promuovere l’innovazione. La politica di coesione, per esempio, sostiene la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, lo sviluppo di infrastrutture e servizi culturali, lo sviluppo dell’attrattiva regionale e il suo collegamento con un turismo sostenibile, ma anche la rigenerazione delle economie locali e lo sviluppo di strategie transfrontaliere.
Nel 2007, la Commissione ha lanciato l’agenda europea per la cultura, ora nelle prime fasi di attuazione, un nuovo approccio strategico alla cultura che fissa obiettivi e finalità comuni per promuovere il valore economico, sociale e politico della cultura rafforzandone il ruolo trasversale. In tale ambito, la Commissione e gli Stati membri stanno collaborando seguendo un nuovo metodo di cooperazione aperto per potenziare gli sforzi comuni profusi in settori che hanno un impatto diretto sulle strategie di sviluppo locali e regionali. Ciò per esempio contribuirà a massimizzare il potenziale dell’industria creativa e culturale, in particolare piccole e medie imprese, promuovere l’accesso alla cultura e incoraggiare la mobilità degli operatori culturali.
Riallacciandosi alla riflessione in corso, la Commissione presto intraprenderà uno studio indipendente sul contributo della cultura allo sviluppo economico locale e regionale nell’ambito della politica regionale europea, i cui risultati concorreranno a sottolineare il valore dell’investimento nel settore culturale e creativo ed esemplificheranno i legami tra tale investimento, specifici obiettivi di sviluppo regionale e l’agenda di Lisbona per la crescita e la creazione di posti di lavoro. Lo studio contribuirà altresì all’elaborazione di un Libro verde sul potenziale dell’industria culturale e creativa, attualmente in fase di preparazione, che la Commissione dovrebbe presumibilmente adottare all’inizio del 2010.
La Commissione organizza regolarmente incontri con rappresentanti di autorità locali e regionali. Lasciatemi soltanto ricordare le giornate aperte che ogni anno riuniscono a Bruxelles molti interessati per discutere di un’ampia serie di argomenti relativi alla politica regionale e di coesione. Nel contesto di tali seminari, gli aspetti riguardanti la cultura sono stati regolarmente considerati.
Inoltre, anche nell’ambito di altre politiche europee come la politica marittima integrata dell’Unione la Commissione si adopera per coinvolgere attori della società civile nel mettere in luce la ricchezza del patrimonio marittimo comunitario. Per esempio, il prossimo maggio, nel corso delle celebrazioni della giornata marittima europea a Roma, gli interessati esamineranno, tra l’altro, i nessi esistenti tra il patrimonio marittimo e il turismo regionale sostenibile.
Vorrei infine anche citare il forum culturale europeo che sarà organizzato per la prima volta dalla Commissione nel contesto dell’agenda europea per la cultura a Bruxelles, il 29 e 30 settembre, con la partecipazione di rappresentanti del settore della cultura e delle autorità nazionali, anche locali e regionali.
Manolis Mavrommatis, a nome del gruppo PPE-DE. – (EL) Signora Presidente, signor Commissario, vorrei esordire esprimendo il mio apprezzamento per l’iniziativa intrapresa su un tema tanto interessante quanto quello del ruolo della cultura regionale nello sviluppo delle regioni dell’Unione europea. Il patrimonio culturale è un elemento importante dell’identità e della storia dello sviluppo dei popoli in Europa. Proteggerlo e preservarlo è dunque particolarmente importante per l’educazione della generazione dei giovani e, nel contempo, per il rispetto dell’identità europea. Prescindendo dalla sua dimensione europea, nazionale o locale, il patrimonio culturale è un valore fondamentale dei cittadini europei. Noi tutti sappiamo che l’attenzione si rivolge alle grandi città nelle quali sono presenti i musei e i monumenti più famosi.
Tuttavia, è un dato di fatto che la campagna europea, che rappresenta il 90 per cento del territorio comunitario, versa in una situazione di abbandono e ristagno economico. I programmi europei con contenuto culturale contribuiscono quindi notevolmente allo sviluppo dell’attività economica nelle regioni. Non si tratta soltanto dell’offerta di lavoro e occupazione, bensì anche della creazione di poli di attrazione per il turismo storico e culturale che concorreranno allo sviluppo sostenibile di tali zone.
Riteniamo pertanto che la cultura contribuisca direttamente allo sviluppo dell’educazione culturale degli europei e indirettamente alla prosperità economica, specialmente nelle regioni più bisognose di attenzione e sviluppo.
Mary Honeyball, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signora Presidente, sono veramente molto lieta di avere la possibilità di prendere parte all’odierno dibattito. Mi rammarico soltanto perché avviene di giovedì pomeriggio quando la partecipazione non è forse tanto numerosa quanto dovrebbe.
Penso infatti che sia una discussione importante nell’attuale clima economico. Abbiamo già sentito parlare di cultura e posti di lavoro: l’industria e gli operatori della cultura possono contribuire all’economia offrendo concretamente il proprio apporto. Nella precarietà del momento che stiamo attraversando, come già sottolineato in questo Parlamento, è importante trattare questi argomenti nella maniera più approfondita possibile.
Sono qui anche perché di fatto rappresento una di quelle grandi città alle quali il collega che mi ha preceduta ha fatto riferimento. Londra, come sapete, è uno dei centri culturali dell’Unione con una storia ricchissima, al pari di noi tutti, e tanto da offrire, oltre a essere il cuore dell’industria culturale, perlomeno britannica. Ritengo dunque che sia mio dovere parlare a nome delle persone che rappresento e combattere per quei posti di lavoro che quando le cose vanno male sono soventemente i primi a scomparire. Apprezzo dunque moltissimo quanto affermato dalla Commissione in merito al ruolo dell’industria della cultura, al modo in cui vogliamo preservarla e promuoverla, all’esistenza di un ruolo economico per la cultura. Ho l’impressione che molto spesso tale ruolo economico sia ignorato: non ne parliamo, non ci pensiamo nemmeno, relegando la cultura in secondo piano. Questo non è accettabile, soprattutto alla luce del fatto che la cultura può essere importantissima per il nostro sviluppo nazionale e regionale. Spero che uno degli aspetti che emergerà dall’odierno dibattito e di cui Stati membri, Commissione e Consiglio si renderanno conto è che ci interessano molto le modalità di questo sviluppo regionale, la maniera in cui ce ne occupiamo e il ruolo che la cultura può assumere in tale contesto.
Inoltre, come ha già affermato l’onorevole Pack, vi è tutta la questione della diversità culturale. Penso che uno dei maggiori punti di forza dell’Unione europea e del Parlamento europeo è che siamo riuniti – ora con 27 Stati membri – nonostante per molti aspetti siamo profondamente diversi: diversi i contesti e le culture, diverse ovviamente le lingue. E’ solo un inizio. Benché il mondo stia diventando sempre più piccolo e la gente più unita, permangono ancora profonde differenze, differenze che dovremmo celebrare perché sono al centro di tutto quello di cui stiamo parlando. Noi tutti vogliamo preservare le nostre identità e la percezione che abbiamo di noi stessi. E’ nostro dovere farlo.
Detto ciò, credo anche che dovremmo tenere presente il fatto che altri giungono nel nostro continente. Accogliamo persone provenienti da regioni del mondo diverse, molte delle quali in alcuni Stati membri sono ormai alla seconda o terza generazione, che anch’esse ci rivelano contesti differenti. Dovremmo dunque considerare che queste persone giungono con un proprio bagaglio culturale, tradizionale e linguistico e, nonostante si integrino e apprendano la lingua locale, mantengono comunque una propria identità distinta, aspetto che non è stato menzionato nel corso della discussione, ma che ritengo importante e spero venga incluso, specialmente parlando di questioni come il plurilinguismo di cui abbiamo discusso approfonditamente, in quanto dimensione estremamente significativa che merita forse maggiore rilievo di quello sinora attribuitole, nel contesto però di un’Europa che sta cambiando. Abbiamo dunque bisogno di preservare le nostre culture esistenti e la nostra innegabile diversità assorbendo di fatto la nuova diversità giunta nel nostro continente, che in futuro continuerà ad arricchirlo. Per tutti questi motivi apprezzo il sostegno dimostrato nei confronti della cultura e dell’industria della cultura, così come condivido l’appoggio offerto alle piccole e medie imprese che, nell’attuale clima economico, saranno alla fine la struttura portante del sistema che andremo a creare. Se le grandi organizzazioni e imprese perdono persone, licenziandole per esuberi, potrebbe benissimo essere compito delle strutture più piccole, le piccole e medie imprese, colmare questo vuoto e creare effettivamente occupazione sul mercato per coloro che possono operare nel settore.
Spero dunque che tutti riconosceremo l’importanza del ruolo della cultura nel nostro continente e nella nostra società e quanti di noi hanno effettivamente partecipato all’odierno dibattito trasmettano il nostro messaggio agli Stati membri, alle regioni e ai nostri elettori. Sono certa che il nostro messaggio è valido, per cui usciamo e diffondiamolo.
Grażyna Staniszewska, a nome del gruppo ALDE. – (PL) Signora Presidente, le regioni sono un luogo estremamente importante per lo sviluppo della cultura. E’ lì che nascono i programmi di scambio e i progetti comuni più duraturi tra zone con tradizioni, costumi e fasi di sviluppo differenti. Le regioni stimolano lo sviluppo della cultura e la cultura, attraverso progetti ed eventi importanti di grande richiamo, diventa un catalizzatore per gli investimenti economici. E’ il classico effetto a cascata, esemplificato al meglio dagli esiti dello splendido programma Capitale europea della cultura. L’anno degli eventi culturali è sempre seguito da una ripresa economica, lo hanno compreso perfettamente le tante città europee che cercano di prendere parte al progetto.
La cultura è una grande opportunità, specialmente per le zone sottosviluppate ma ricche di risorse naturali o attrattive turistiche e ricreative in ragione della loro collocazione geografica. E’ dunque particolarmente importante essere consapevoli del ruolo significativo delle autorità regionali e stimolarne l’attività con programmi comunitari specifici. Mi aspetto che la Commissione presenti a breve un Libro verde nel quale si illustri un ampio concetto di misure nel campo della cultura, tra cui la questione fondamentale del livello regionale.
Onorevoli colleghi, consentitemi in conclusione di richiamare l’attenzione sull’iniziativa volta a designare il 2013 quale anno europeo dell’apprendimento delle lingue dei nostri vicini. Lo sviluppo dinamico della cooperazione regionale in Europa è spesso ostacolato da problemi legati a una mancanza di conoscenza della lingua e della cultura dei paesi e delle regioni limitrofi, una mancanza di capacità di comunicare compiutamente. L’apprendimento della lingua di un immediato vicino può rappresentare un grande passo avanti verso la reciproca comprensione e comunicazione, rafforzando in tal modo la cooperazione culturale ed economica e consolidando l’intera Comunità europea.
Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN. – (PL) Signora Presidente, credo che nell’odierno dibattito valga la pena di ricordare la risposta che Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea, ha dato quando gli è stato chiesto, dopo aver concluso il mandato di presidente della Commissione, se rimpiangesse qualcosa o se qualcosa fosse mancato, ammettendo che l’Unione europea e la Commissione avevano dedicato troppo poco tempo alle questioni culturali. Penso che questa autocritica debba essere per noi un insegnamento e un monito.
Concordo con chi ha definito bizzarre le priorità del nostro Parlamento. Diciamo che la cultura è importante e non sono importanti solo priorità come istituzioni, amministrazione e regolamenti. Eppure di questi temi parliamo il lunedì, il martedì, il mercoledì e il giovedì mattina, mentre releghiamo al dibattito del giovedì pomeriggio argomenti che dovremmo considerare fondamentali come quelli culturali, visto che la cultura è di fatto il fondamento dell’unità europea. E non mi riferisco soltanto alla cultura delle regioni, ma anche alla cultura nazionale, perché il patrimonio dell’Europa è in realtà il patrimonio delle nazioni europee, osservazione vieppiù vera per il nostro patrimonio culturale.
Mi compiaccio per il fatto che il tema è stato sollevato. Me ne compiaccio perché immagino che diventerà sempre più importante nell’ambito dell’operato del Parlamento e anche dell’esecutivo comunitario, specialmente Commissione e Consiglio.
Věra Flasarová, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Signora Presidente, onorevoli colleghi, sono d’accordo con la formulazione dei quesiti scelta dalla collega Pack. A mio giudizio, il sostegno multilaterale alle regioni europee è importantissimo. In passato vi erano frontiere in Europa che per secoli hanno separato Stati e nazioni creando una sorta di terra di nessuno psicologica. Fortunatamente siamo riusciti ad abolire le frontiere con l’accordo di Schengen, ma le regioni restano divise, le città sono spartite a metà e permangono in particolare problemi psicologici perché il territorio è frammentato. In un’Europa sempre più integrata, queste antiche cicatrici sulla carta geografica e nella mente dei nostri concittadini stanno indubbiamente guarendo, ma lentamente. Il modo migliore per sanarle, la maniera più efficace e pratica di qualunque misura dall’alto verso il basso, consiste nel sostenere le iniziative civiche e le attività delle organizzazioni culturali e delle istituzioni regionali. Le istituzioni regionali e la gente comune che vive in tale o tal’altro territorio conoscono meglio di chiunque altro ciò che occorre fare per rilanciare la propria regione.
Esistono molti progetti la cui attuazione rappresenterebbe sia un passo avanti sia un impulso a intraprendere ulteriori interventi. Vengo dalla regione della Moravia settentrionale, dalla Silesia, una zona in cui si incrociano il territorio ceco, quello polacco e quello slovacco. Proprio qui, nella regione storica di Těšín, che oggi comprende la città ceca di Český Těšín e la città polacca di Cieszyn, è stato creato un progetto denominato “Un giardino sulle due sponde del fiume” perché scorre un fiume tra le due città che prima costituivano un unico agglomerato urbano. Il progetto consiste nell’intessere legami tra le due sponde del fiume che non siano di natura prettamente urbana, ma anche architettonica e, soprattutto, culturale. Ambedue le parti divise dell’insieme precedentemente omogeneo devono riunirsi attraverso le attività culturali degli abitanti. Il fiume tra le due città e le loro zone limitrofe deve diventare un luogo di scambio e sovrapposizione culturale. Un aspetto importante di tale progetto è però rappresentato dalle nuove opportunità di occupazione create non solo durante la realizzazione del lavoro, ma anche successivamente. Il settore dei servizi certamente si espanderà, aumentando l’attrattiva della zona e sostenendo il potenziale turistico e altri tipi di imprese correlate. Gli autori del progetto “Un giardino sulle due sponde del fiume” si sono ispirati all’esempio di Strasburgo, in Francia, e Kehl, in Germania, anch’esse tanto vicine da costituire una struttura urbana naturale. Anche in quel caso, tra le due città scorre un fiume, il Reno. Ciò che accade in Francia e Germania può succedere anche in Repubblica ceca e Polonia o altrove in Europa. Esistono molti altri esempi di situazioni analoghe in Europa centrale. Quando parliamo di condivisione della cultura nello sviluppo delle regioni europee, vengono in mente proprio progetti come questo.
L’Unione europea, la Commissione e il Parlamento europeo dovrebbero supportare progetti culturali del genere anche più di quanto abbiano fatto sinora. Gli autori delle iniziative civiche spesso lamentano il fatto che tali attività sono indebitamente osteggiate da una burocrazia elefantiaca o strutture soverchiamente complesse presso i corrispondenti uffici e ministeri.
Christopher Heaton-Harris (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, vorrei rivolgermi al commissario ponendo due quesiti. Uno: che cos’è la cultura? E due: che cosa ha mai a che vedere con l’Unione europea?
La mia regione ospita la storica contea di Northamptonshire. Parte della sua identità culturale, della sua storia, del suo tessuto deriva dai suoi legami storici con l’attività calzaturiera, un’attività riconosciuta nella contea per la prima volta nel 1202 all’epoca del famoso Pietro il calzolaio. Nel 1452, la corte ha regolamentato prezzi e pesi per i vari artigiani, calzolai compresi, e Northampton stessa è stata patria dell’industria della calzatura per tutto quel tempo.
Nel 1841, secondo il censimento, nella contea vi erano 1 821 calzolai. La squadra di calcio della contea, il Northampton Football Club, ancora viene detta dei “Cobblers”, i calzolai, e ora nel Northamptonshire abbiamo 34 calzaturifici ancora in attività, tutti più che centenari. Oggi indosso un paio di scarpe Barker prodotte in un villaggio chiamato Earls Barton nella meravigliosa circoscrizione di Daventry. Abbiamo un museo, eventi culturali che vertono attorno all’industria calzaturiera, e tutto questo è iniziato prima che nascesse l’Unione europea.
Pertanto, pur comprendendo perfettamente il ruolo della cultura nelle regioni dei vari paesi, mi chiedo se e come l’Unione possa aiutarci al riguardo. E che cosa sono le regioni d’Europa? Penso che dovremmo lasciare che la cultura nelle regioni d’Europa si sviluppi come ha sempre fatto, ossia localmente, organicamente, e non centralmente sotto la guida del governo.
Vittorio Prodi (ALDE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, grazie per questa disponibilità. Io vorrei allargare un poco la visione e guardare al futuro e non solo al passato. Noi siamo in una situazione in cui stiamo vedendo che la crescita non può essere sempre continua ma ha dei limiti nella limitatezza delle risorse naturali e nella limitatezza, anche, della terra di assorbire e metabolizzare i nostri scarti. Non dobbiamo più basarci sulla sola crescita materiale – la nostra idea di sviluppo – ma avere uno sviluppo che abbia anche un riferimento più forte alla qualità della vita: dobbiamo, in sostanza, dematerializzare la nostra società.
Allora è in questo senso che le regioni sono così importanti per l’enorme quantità di giacimenti culturali che hanno – vorrei dire giacimenti di qualità della vita – che è estremamente importante in un momento come questo che noi dobbiamo cambiare completamente la nostra civiltà. È quindi in questa dematerializzazione che i giacimenti di qualità della vita delle regioni sono estremamente importanti, vorrei dire, assolutamente indispensabili.
Allora è in questo senso che io vorrei indirizzare sia la Commissione che il Parlamento in una consapevolezza del cambiamento di civiltà che noi dobbiamo attuare, di una dematerializzazione della nostra società e quindi di un compito della cultura, che viene ad essere insostituibile perché noi dobbiamo sostituire dei beni materiali con dei beni immateriali. Allora questa esperienza delle regioni è qualche cosa che noi dobbiamo cercare di capire e di conservare prima che sia spazzata via da tutta una serie di disattenzioni.
In questo senso, io chiedo di andare avanti con questo dibattito, perché è così essenziale e perché dobbiamo semplicemente cambiare la nostra civiltà.
Zdzisław Zbigniew Podkański (UEN). – (PL) Signora Presidente, la bellezza della cultura deriva dalla sua diversità regionale e locale, che cambia con lo sviluppo della società. Le culture regionali, profondamente radicate nella tradizione, costituiscono una base solida per le culture nazionali e le loro numerose varianti. Con la loro ricchezza di forme ed espressioni esercitano una grande attrattiva e stimolano artisticamente, trasmettono esperienza ed emozione, rafforzano i legami della società locale.
Le culture regionali sono state messe da parte dagli artisti professionisti che da esse hanno tratto ispirazione. Spesso si pensa che la cultura regionale sia un movimento amatoriale che non merita un forte sostegno finanziario, a differenza di un movimento professionale. Questo è probabilmente il motivo per cui si tende, anche nell’Unione europea, a finanziare grandi progetti costosi, tra cui progetti internazionali che coinvolgono artisti professionisti provenienti da paesi diversi, mentre le culture regionali e locali stanno gradualmente morendo e le loro tante forme espressive con le loro discipline e capacità creative stanno scomparendo.
Oggi possiamo parlare della cultura tradizionale e folcloristica nelle regioni storicamente sottosviluppate, ma non possiamo dire molto della loro esistenza nelle regioni in via di sviluppo. Occorre dunque elaborare urgentemente un programma di ricerca per documentare la salvaguardia e lo sviluppo della cultura regionale in tutte le sue espressioni spirituali e artistiche, espressioni illustrate più dettagliatamente nell’emendamento che ho presentato in riferimento alla relazione in oggetto e spero raccolta il sostegno dei colleghi.
Pál Schmitt (PPE-DE). – (HU) Signora Presidente, la cultura crea valore sia in senso intellettuale sia in senso materiale. L’industria culturale e creativa occupa milioni di persone in Europa nella cinematografia, nell’editoria, nella composizione musicale e nella pubblicazione, ossia quella che viene chiamata l’industria della musica, i settori che registrano la crescita più dinamica.
Non è un caso che le iniziative più popolari e riuscite dell’Unione europea siano quelle strettamente legate alla cultura. All’interno del programma di scambio per le collezioni di arte europee, il pubblico di Budapest può attualmente apprezzare una mostra di un impareggiabile Gustave Moreau e di Alfons Mucha presso un importante museo.
Un’altra iniziativa del genere è rappresentata dal programma Capitale europea della cultura che mette in luce e promuove non solo città, ma intere regioni. Fra meno di un anno, nel 2010, di questo fiero titolo sarà insignita una cittadina poco nota nel sud dell’Ungheria, Pécs, dove centinaia di migliaia di visitatori richiamati nell’area imprimeranno uno slancio alla crescita dell’intera regione.
Sono persuaso che proprio attraverso la cultura l’Unione può crescere accostandosi maggiormente ai suoi cittadini e avvicinandoli gli uni agli altri. Quando parliamo di identità regionale nell’Unione europea, è superfluo aggiungere che invochiamo cultura. Spero che nel periodo dopo la strategia di Lisbona vi siano ancora più iniziative e risorse disponibili per la cultura e l’educazione di quante ve ne sono adesso. Per il motore economico di una moderna società basata sulla conoscenza, essa rappresenta lo spirito inventivo e originale, vale a dire innovazione e creatività.
Bernd Posselt (PPE-DE). – (DE) Signora Presidente, trent’anni fa ero qui a Strasburgo quando il Parlamento europeo eletto direttamente si è riunito per la prima volta. La parlamentare più anziana era Louise Weiss, alla quale è stato dedicato questo meraviglioso edificio, esso stesso uno splendido pezzo di cultura europea. Il suo intervento ha costituito il documento fondante intellettuale del Parlamento europeo, avendo descritto all’epoca il tipo di europei di cui avevamo bisogno, uniti sulla base di una cultura europea comune.
Questa cultura europea non rappresenta nulla di nuovo, come molti pensano. E’ invece la riscoperta di qualcosa che è molto più antico delle stesse nazioni, onorevole Heaton-Harris. Le frontiere, perlomeno nel nostro continente, sono per la maggior parte direi artificiali. La cultura è profondamente radicata in regioni spesso divise da confini artificiali, e la cultura regionale riveste un’enorme importanza come legame tra le nazioni. Una delle massime figure culturali è stato il poeta della foresta boema Adalbert Stifter, che si è adoperato in Bavaria, Austria superiore e Boemia per unire i popoli ceco e tedesco. Questa tradizione deve essere mantenuta vita, quella cultura che viene distrutta dal nazionalismo e dalla ghettizzazione, la cultura delle minoranze, la cultura regionale, la cultura delle regioni europee che travalica le frontiere e, in particolare, la diversità che saremo capaci di preservare soltanto insieme.
Franz Josef Strauß, il grande europeo bavarese, una volta ha detto che potremo rimanere bavaresi, baschi, tedeschi o bretoni soltanto se diventiamo europei per tempo, laddove l’Europa non è un fattore accentrante, ma un tetto comune contro i rovesci della globalizzazione e dell’omologazione.
Iosif Matula (PPE-DE) . – (RO) Signora Presidente, il progetto dell’Unione europea, concepito piuttosto come meccanismo di integrazione economica, deve moltissimo al “cemento” rappresentato dalla cultura europea. Nel contempo, incoraggiare la diversità rientra tra gli obiettivi dell’agenda culturale europea lanciata durante questa legislatura, unitamente alla promozione della cultura come strumento di crescita economica e al suo inserimento nei rapporti con paesi terzi.
La cultura deve essere vista da una prospettiva leggermente diversa se pensiamo al fatto che tale settore genera più ricchezza di quanto faccia, per esempio, l’industria chimica europea, fornendo di che vivere a milioni di occupati.
Il settore può altresì contribuire allo sviluppo delle regioni sfavorite attraverso sovvenzioni per progetti di cooperazione culturale nel campo dell’arte e della cultura. Per esempio, la Romania ha dimostrato di poter realizzare progetti su vasta scala in partenariato con regioni europee attraverso il programma “Sibiu, capitale europea della cultura 2007”, che ha avuto ricadute economiche notevoli sull’area.
Nel contempo, dobbiamo incoraggiare programmi che promuovano la mobilità transfrontaliera tra quanti operano nel settore culturale e la realizzazione di eventi artistici e culturali su base transnazionale.
Parlo di tali argomenti in quanto membro della commissione per la cultura e l’istruzione e della commissione per lo sviluppo regionale, oltre che ex presidente di una regione europea di frontiera.
Zbigniew Zaleski (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, la gente deve poter mangiare, muoversi e trovare riparo dal freddo o dalla pioggia. Questi sono elementi della produzione e del commercio che servono a rispondere a necessità fondamentali. Tuttavia, il tipo di forchetta che usiamo per mangiare, la bicicletta con la quale ci spostiamo o l’aspetto del tetto della nostra casa non hanno nulla a che vedere con l’economia. Si tratta di un’espressione di cultura. Tutti proviamo il bisogno spirituale di creare semplicemente per amore della creazione. Questa attività ci rende orgogliosi quando altri guardano o toccano la nostra opera esprimendo apprezzamento e si sentono meglio grazie a essa. Un aspetto importante è rappresentato dal fatto che la diversità culturale è spesso associata alle regioni. Non dovremmo mai unificare tali regioni e la loro cultura; dovremmo invece sostenerne la diversità. La cultura è un’espressione dell’anima delle regioni. L’Unione sarebbe un luogo monotono senza la ricchezza culturale che oggi possiede. Certo preservare la cultura costa, ma il nostro ruolo è supportarla perché senza di essa non vi può essere economia o gente felice nell’Unione europea.
Ewa Tomaszewska (UEN). – (PL) Signora Presidente, la ricchezza culturale dell’Europa deriva dalla grande diversità delle sue regioni, una diversità che va tutelata. Il merletto di Koniaków è completamente diverso dal pizzo di Bruges. Il miscuglio creato da una riproduzione superficiale di idee tratte dalla cultura porta all’impoverimento. Dobbiamo preservare tale diversità in tutte le forme e le espressioni della cultura, compreso il plurilinguismo e la cultura materiale, perché la nostra diversità rappresenta la nostra identità, una fonte di sviluppo creativo e una forma di fertilizzazione incrociata arricchente, oltre a dare uno scopo allo turismo culturale. La cultura delle regioni ha bisogno di sostegno e protezione, per cui chiedo alla Commissione europea di sviluppare un programma in tal senso.
Janusz Onyszkiewicz (ALDE). – (PL) Signora Presidente, il motto dell’Unione europea è “Uniti nella diversità”, una diversità che rende l’intera Unione straordinariamente attraente rendendoci anche diversi da paesi come gli Stati Uniti. La diversità culturale si basa, tra l’altro, sulla notevole diversità delle nostre culture regionali che rende regioni e interi paesi molto interessanti per i turisti, sia per noi europei e sia per altri che giungono in Europa per vedere, vivere e apprezzare questa inconsueta diversità.
La cultura regionale deve pertanto essere supportata, non foss’altro per questo motivo. Dobbiamo però anche ricordare che la cultura regionale è un ponte che consente alla gente che vive nelle regioni di partecipare a quella nota come cultura superiore. Senza di ciò, è difficile parlare di armonizzazione e divulgazione di alcuni modelli culturali e della loro percezione.
Czesław Adam Siekierski (PPE-DE). – (PL) Signora Presidente, ottenere l’unità dell’Europa preservandone la diversità, l’identità e il patrimonio culturale è il grande valore della nostra Comunità. Le singole nazioni, regioni e diverse comunità locali coltivano e sviluppano la loro cultura e la loro tradizione portando tale patrimonio in un’Europa unita. Esse condividono la loro cultura con altre regioni e, in cambio, imparano a conoscere conseguimenti e sviluppi di altri in uno scambio reciprocamente arricchente.
Per preservare il patrimonio culturale nelle regioni e nelle zone più piccole, è anche importante che il bilancio comunitario metta a disposizione fondi. Quanti temono che dopo l’integrazione perderanno la propria cultura e identità si stanno rendendo conto che è vero il contrario, ossia che l’Unione sostiene la cultura folcloristica regionale e locale.
Christopher Beazley (PPE-DE). – (EN) Signora Presidente, mi schiero con il collega Zbigniew Zaleski.
Qualcuno una volta ha detto: “Mi sparerei quando sento la parola cultura”. Penso che oggi il Parlamento europeo sottovaluti, come fanno in realtà i nostri parlamenti e governi nazionali, l’importanza dell’istruzione e della cultura. Siamo sempre riduttivi.
Si dice che “la mano che culla è quella che governa il mondo”. Penso, ed è solo il mio personale punto di vista, che la Grecia sia stata la culla della civiltà europea. Un paio di inglesi – Lord Byron e altri – hanno fatto alcune cose. Forse il commissario Borg di Malta, il paese di George Cross, potrebbe rispondere a questa domanda: perché non spendiamo un po’ più di denaro per sostenere il futuro della nostra cultura, della nostra civiltà? Spendiamo non so quanti milioni di miliardi di euro per questo e quell’altro. Per favore, occupiamoci di musica, poesia, storia, armonia. Diamoci una possibilità.
Joe Borg, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare gli onorevoli parlamentari per i vari aspetti da loro sottolineati. Sicuramente renderò partecipe delle vostre posizioni e preoccupazioni il commissario Figeľ. Vorrei tuttavia formulare alcune osservazioni e reazioni di carattere generale.
L’onorevole Pack ha parlato di armonizzazione delle norme a livello europeo e dell’effetto di tale armonizzazione sulla diversità regionale. Vorrei ribadire che l’armonizzazione a livello europeo è necessaria per garantire parità di condizioni nell’Unione in maniera che i cittadini possano trarre pieno beneficio dal mercato interno unico. Ciò non significa tuttavia che tale armonizzazione conduca a meno diversità culturale. Infatti questo è stato anche l’esito dell’anno europeo del dialogo interculturale.
Inoltre, la Commissione, attraverso la sua politica regionale, promuove la diversità culturale e investe in cultura, sia direttamente sia indirettamente, coinvolgendo di fatto autorità e parti interessate a livello regionale. In vari ambiti politici, la Commissione cerca di promuovere la diversità e tenere conto delle specificità regionali dell’Unione.
Per quanto concerne il punto sollevato in merito alla cultura e alla crisi economica, nonché al contributo generale alla crescita e alla creazione di posti di lavoro, vorrei semplicemente ricordare che la Commissione sta intraprendendo uno studio quest’anno per analizzare come si integra la dimensione culturale nelle strategie di sviluppo regionale per il periodo 2007-2013. I risultati dello studio metteranno in luce il valore degli investimenti effettuati nel campo culturale, compresa l’industria culturale e creativa, e sottolineeranno i nessi esistenti tra tali investimenti, gli obiettivi specifici dello sviluppo regionale e l’agenda di Lisbona.
Quanto al Libro verde, vorrei informarvi, come ho detto all’inizio, che tale documento politico dovrebbe essere pronto nel primo trimestre del 2010 e il suo scopo è avviare un processo di consultazione aperto. Le sue principali finalità politiche sono tre. In primo luogo, promuovere un approccio più strategico. In secondo luogo, liberare il potenziale dell’industria culturale e creativa europea. In terzo luogo, contribuire allo sviluppo di strategie volte a incoraggiare legami più stretti tra l’industria creativa e culturale e altri settori dell’economia, collegando in tal modo cultura e creatività all’innovazione e all’economia in senso più ampio. In tale contesto si terrà ovviamente nella debita considerazione la dimensione regionale.
Concluderei facendo riferimento all’affermazione formulata dall’onorevole Posselt secondo cui la cultura è spesso distrutta dai nazionalismi. Certamente non lo è dall’Unione europea, che fermamente crede nella cultura e sostiene l’unità e la diversità.
Presidente. – Ho ricevuto tre proposte di risoluzione conformemente alla regola 108, paragrafo 5, del nostro regolamento interno.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà durante la prossima tornata.