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Discussioni
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Mercoledì 1 aprile 2009 - Bruxelles Edizione GU
1. Ripresa della sessione
 2. Dichiarazione della Presidenza
 3. Benvenuto
 4. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 5. Composizione del Parlamento: vedasi processo verbale
 6. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
 7. Rettifiche (articolo 204 bis del regolamento): vedasi processo verbale
 8. Dichiarazioni scritte (presentazione): vedasi processo verbale
 9. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 10. Calendario delle tornate del 2010: vedasi processo verbale
 11. Ordine dei lavori: vedasi processo verbale
 12. Nuovo accordo UE-Russia (discussione)
 13. Avvio di negoziati internazionali in vista dell'adozione di un trattato internazionale per la protezione dell'Artico (discussione)
 14. Parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale (discussione)
 15. FESR, FSE e Fondo di coesione: disposizioni relative alla gestione finanziaria - Nuovi tipi di costi che possono beneficiare di un contributo del FSE - Investimenti nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili nell'edilizia abitativa (modifica del regolamento (CE) n. 1080/2006 relativo al FESR) (discussione)
 16. Interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica
 17. Naufragi di immigrati al largo della costa libica (discussione)
 18. Codice comunitario dei visti (discussione)
 19. Valutazione dei tempi di guida e di riposo (discussione)
 20. Definizione dei limiti di residui di sostanze farmacologicamente attive negli alimenti di origine animale (discussione)
 21. Istruzione per i figli dei migranti (breve presentazione)
 22. Applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare nel territorio degli Stati membri (breve presentazione)
 23. Preoccupazioni per la salute connesse ai campi elettromagnetici (breve presentazione)
 24. Problemi e prospettive della cittadinanza europea (breve presentazione)
 25. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 26. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. PÖTTERING
Presidente.

(La seduta inizia alle 15.00)

 
1. Ripresa della sessione
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  Presidente . – Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 26 marzo 2009.

 

2. Dichiarazione della Presidenza
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  Presidente . − Onorevoli deputati, è con grande tristezza e sgomento che oggi devo informarvi che lo scorso fine settimana più di 300 persone sono annegate a seguito dal naufragio nel Mar Mediterraneo, al largo delle coste libiche, di alcuni natanti che trasportavano rifugiati. Le imbarcazioni trasportavano persone provenienti dall’Africa settentrionale e subsahariana. Alcuni dei rifugiati sono stati tratti in salvo dalle autorità egiziane e libiche, diversi corpi sono stati ritrovati, centinaia sono i dispersi. A nome del Parlamento europeo desidero esprimere il nostro profondo sconcerto per quanto accaduto.

Nel corso degli ultimi due anni nell’Unione europea il flusso delle persone in fuga dalla povertà in Africa attraverso il Mar Mediterraneo è aumentato costantemente e, a seguito della crisi economica, questa tendenza potrebbe accentuarsi notevolmente.

Il gran numero di rifugiati che hanno perso tragicamente la vita nel tentativo di raggiungere l’Unione europea rischia di trasformare il Mediterraneo in un enorme cimitero sommerso e sta a noi cercare di porre fine a queste tragedie.

Vi chiedo di rispettare un minuto di silenzio in memoria di coloro che hanno perso la vita.

(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)

Grazie.

 

3. Benvenuto
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  Presidente . − Onorevoli deputati, è un grande piacere per me poter dare il benvenuto al vincitore per il 2008 del premio Nobel per la medicina, il professor Luc Montagnier, che siede in tribuna. Professore, le porgo un cordiale benvenuto.

(Applausi)

Oggi ho inoltre il piacere di dare il benvenuto alla delegazione della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale. La delegazione è composta da 15 membri della commissione competente per le elezioni dirette e i poteri aggiuntivi e si trova qui per esaminare e studiare l’esperienza del Parlamento europeo in questo settore. Vi auguro una buona permanenza qui e spero che i nostri parlamenti possano collaborare anche maggiormente in futuro. Vi porgo un caloroso benvenuto.

(Applausi)

 

4. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
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5. Composizione del Parlamento: vedasi processo verbale
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6. Composizione delle commissioni e delle delegazioni: vedasi processo verbale
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7. Rettifiche (articolo 204 bis del regolamento): vedasi processo verbale

8. Dichiarazioni scritte (presentazione): vedasi processo verbale

9. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

10. Calendario delle tornate del 2010: vedasi processo verbale

11. Ordine dei lavori: vedasi processo verbale
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12. Nuovo accordo UE-Russia (discussione)
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca la relazione (A6-0140/2009) presentata dall’onorevole Onyszkiewicz a nome della commissione per gli affari esteri recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sul nuovo accordo UE-Russia [2008/2104(INI)].

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz, relatore. (PL) Signor Presidente, questa relazione definisce i rapporti tra Unione europea e Russia come essenziali per gli interessi economici e politici dell’UE e sottolinea il ruolo che la Russia può e deve svolgere sulla scena internazionale, con particolare riguardo ai paesi confinanti dove la Russia potrebbe contribuire alla stabilità economica e politica della regione.

La relazione inoltre richiama l’attenzione sulla forte e sproporzionata reazione della Russia all’intervento armato della Georgia nell’Ossezia meridionale e sulla ingiustificata e massiccia azione militare dell’esercito russo in Abkhazia. Il testo sottolinea la necessità di avviare un dialogo costruttivo in materia di sicurezza; dialogo che dovrebbe basarsi sul rispetto del diritto internazionale e dell’integrità territoriale degli Stati. Nella relazione si osserva inoltre che gli avvenimenti verificatisi nel Caucaso e il riconoscimento dell’indipendenza di entrambe le enclavi, l’Ossezia e l’Abkhazia, fanno dubitare che la Russia sia disposta e sia in grado di costruire uno spazio comune in materia di sicurezza in Europa assieme all’Unione europea.

Nel testo si pone l’accento sulla necessità, prima di approvare qualsiasi accordo negoziale, di portare a compimento i negoziati sulla piena osservanza della Russia agli impegni e agli accordi che hanno messo fine al conflitto in Georgia, uno dei quali riguarda il riconoscimento dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale. La relazione chiede inoltre alla Russia di impegnarsi stabilmente a non usare la forza contro le nazioni confinanti.

Alcuni recenti eventi, tra cui l’attacco della Russia all’integrità territoriale della Georgia, mettono a repentaglio le relazioni tra Unione europea e Russia, così come il comportamento di quest’ultima nel corso della crisi delle forniture di gas.

Sarebbe opportuno sostituire l’attuale accordo con uno nuovo e più ampio, legalmente vincolante, che comprenda tutti gli aspetti della nostra cooperazione oltre a chiare procedure sulla risoluzione delle controversie.

La relazione affronta anche la questione della sicurezza energetica così come l’inclusione nell’accordo negoziale delle disposizioni fondamentali del trattato relative all’energia e al protocollo di transito. Tale argomento è stato incluso nonostante il trattato sia ora legalmente vincolante anche per la Russia, che però ha ancora la possibilità di ritirarsi.

La relazione sottolinea il grosso potenziale latente di eventuali accordi economici basati su un equo partenariato tra le due parti, accordi che potrebbero comportare un’interdipendenza vantaggiosa per tutti. E’ estremamente importante che gli Stati membri e l’Unione europea nel suo complesso parlino all’unisono, specialmente per quanto concerne le relazioni con la Russia. Prima di iniziare qualsiasi iniziativa bilaterale, è anche fondamentale che vi sia un dialogo tra gli Stati, come previsto dai vari trattati dell’Unione europea, soprattutto nei casi in cui potrebbero presentarsi ripercussioni per altri Stati membri o per l’UE nel suo complesso.

La relazione presta particolare attenzione alla questione dei diritti umani e delle libertà in Russia e sottolinea che, come membro del Consiglio d’Europa, la Russia ha l’obbligo di attenersi ai principi sui quali si fonda il Consiglio. L’osservanza di tali principi è essenziale per il successo dei negoziati sulla cooperazione tra UE e Russia. Riteniamo deplorevole l’opposizione russa all’introduzione di misure efficaci volte a evitare il ripetersi dei molti casi in cui le autorità russe hanno violato i diritti umani e sono poi state condannate dalla Corte di giustizia europea.

Vorrei richiamare la vostra attenzione su una delle molte raccomandazioni contenute nella relazione, che ovvero l’invito rivolto all’Unione europea di continuare a sostenere la richiesta di adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio. E’ di fondamentale importanza che la Russia faccia fronte ai propri impegni di membro prima di essere ammessa ufficialmente e in particolare reputiamo necessario che metta fine al processo di abbandono di pratiche che erano già state introdotte. A questo riguardo vale la pena ricordare la grande importanza assegnata alla tutela della proprietà intellettuale, commerciale e industriale.

La relazione contiene alcune raccomandazioni sui diritti dell’uomo, la libertà dei media, l’indipendenza della magistratura e il graduale restringimento del campo d’azione delle organizzazioni non governative in Russia oltre a contemplare una serie di questioni economiche, quali il traffico marittimo nel Mar Baltico e lungo la costa settentrionale russa, il traffico aereo sulla Siberia e gli accordi reciproci su eventuali investimenti liberi.

 
  
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  Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il Parlamento per averci fornito l’opportunità di affrontare, durante questa seduta, la questione delle relazioni UE-Russia. Come certamente saprete il Consiglio tempo fa ha discusso approfonditamente in merito alla questione e sono state individuate le basi e le motivazioni di un nuovo accordo tra Unione europea e paese Russia. Per questo consideriamo fondamentale la ripresa dei negoziati sul nuovo accordo. Dopotutto la Russia è lo stato confinante più grande, uno dei nostri partner chiave nonché un attore indispensabile sulla scena internazionale. In questo periodo di profonda crisi economica per entrambe le parti, è fuori dubbio che un eventuale scontro non renderebbe nessuno di noi più forte.

Una cooperazione costruttiva, razionale e vantaggiosa, assieme al rispetto da parte della Russia degli impegni assunti a livello internazionale, potrebbe invece rafforzare entrambe le parti.

Dialogo e impegno costruttivo sono strumenti essenziali per tutelare i nostri interessi e per promuovere i nostri valori di fronte alla Russia.

In breve, queste motivazioni ci hanno spinto a riaprire i negoziati sul nuovo accordo tra Unione europea e Russia nonostante gli eventi in Georgia dello scorso agosto. La crisi e le sue implicazioni continueranno sicuramente a far passare in secondo piano le nostre relazioni e i negoziati non legittimeranno in alcun modo il comportamento della Russia in Georgia e nei territori dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale. L’Unione europea ha fissato dei punti fermi, uno dei quali è ovviamente il sostegno all’integrità territoriale della Georgia.

Continueremo a chiedere alla Russia di comportarsi in modo civile e di rispettare tutti i suoi impegni e, nel corso dell’intero processo negoziale, porremo particolare attenzione ai nostri vicini comuni. La crisi in Georgia ha dimostrato che i conflitti irrisolti possono comportare instabilità anche dopo molti anni e che l’azione militare non rappresenta una soluzione.

Dobbiamo ricordare alla Russia che un comportamento costruttivo nei confronti delle nazioni confinanti sarebbe molto vantaggioso; al contrario, la via dello scontro risulterà sempre controproducente. La Russia, dopotutto, ha già dato prova di sapere come comportarsi con i paesi dell’Europa centrale che ora fanno parte sia dell’Unione europea che della NATO.

Continueremo a insistere affinché la Russia faccia fronte agli impegni che si è assunta a livello internazionale e rispetti l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia e degli altri paesi dell’Europa orientale che costituiscono i vicini comuni con l’Unione europea. Ci si aspetta piena collaborazione, da parte sia della Russia sia della Georgia, anche nei negoziati di Ginevra.

Non intendo illustrare in dettaglio l’attuale stato dei negoziati con la Russia sul nuovo accordo: la Commissione, in qualità di negoziatore, è sicuramente in grado di fornire un aggiornamento più completo.

Desidero ricordare che siamo solo all’inizio di un processo che potrebbe richiedere molto tempo; non dobbiamo perciò lasciarci scoraggiare dalla lentezza dei primi progressi. Sono certo che, prima dello scadere del nostro turno di presidenza, sapremo con maggiore chiarezza quali sono le questioni che entrambe le parti vogliono includere nel nuovo accordo.

Ringraziamo l’onorevole Onyszkiewicz per la relazione e per le raccomandazioni ivi contenute; in generale condividiamo molte delle sue preoccupazioni e dei suoi obiettivi.

Desidero tuttavia fare alcune osservazioni sulla parte del nuovo accordo relativa alla sicurezza esterna, laddove la presidenza ha un ruolo attivo nei negoziati. E’ della massima importanza che il nuovo accordo contenga disposizioni volte ad assicurare un dialogo efficace e una cooperazione con la Russia e che si basi sui valori comuni, sul rispetto degli impegni internazionali esistenti, sullo stato di diritto e sul rispetto per la democrazia, i diritti umani e le libertà fondamentali, soprattutto in relazione ai nostri comuni vicini. Si deve assolutamente cercare una soluzione ai vecchi conflitti.

Il dialogo politico e iniziative congiunte devono essere funzionali anche per la prevenzione dei conflitti.

Sono già state avviate iniziative con la Russia sui temi del dialogo politico e della sicurezza esterna contenuti nel nuovo accordo, ma il diavolo si nasconde nei dettagli. La parte più interessante e impegnativa dei negoziati inizia ora con la discussione sul testo di alcune proposte concrete.

I negoziati sono in corso e quindi non sarebbe appropriato informarvi adesso sui particolari. Posso tuttavia assicurarvi che cercheremo di ottenere disposizioni concrete in merito a: rafforzamento del dialogo a livello internazionale, lotta contro il terrorismo, controllo del traffico d’armi, disarmo e non proliferazione, diritti dell’uomo, democrazia e stato di diritto, gestione della crisi e protezione civile.

Al vertice UE-Russia tenutosi a Khanty-Mansiysk è emersa la volontà di entrambe le parti di stringere un accordo strategico che getti le basi per le relazioni tra Unione europea e Russia per il prossimo futuro e che contribuisca a sviluppare il potenziale di tali relazioni. Questo resta il nostro obiettivo e uno degli obiettivi che la presidenza attuale, così come quelle future, continueranno a perseguire.

E’ nostra intenzione tenere informato il Parlamento europeo sui progressi raggiunti e siamo grati ai deputati per il loro contributo al testo della risoluzione.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero innanzi tutto ringraziare sentitamente l’onorevole Onyszkiewicz per questa preziosa relazione.

Abbiamo sempre sottolineato che teniamo in considerazione l’opinione del Parlamento, e ovviamente sono lieta di fornirvi ulteriori informazioni sull’andamento dei negoziati.

Signor Presidente, la Russia è e rimarrà sempre un importante partner per noi. I nostri interessi comuni sono complessi e parzialmente coincidenti: abbiamo interessi economici in comune e lavoriamo fianco a fianco come partner nel Quartetto per il Medio Oriente e, come è avvenuto ieri, in Afghanistan e in Pakistan. Naturalmente siamo tutti consapevoli dell’esistenza di profonde divergenze d’opinione, ad esempio, per quanto concerne l’integrità territoriale della Georgia. Di tanto in tanto si sono registrate tensioni in merito al rafforzamento del nostro ruolo nei paesi che confinano sia con noi sia con la Russia e a tal riguardo si sostiene, spesso a torto, che dipendiamo dal grande paese nostro vicino. Nei settori del commercio e dell’energia la dipendenza è invece reciproca o, per dirla in altre parole, siamo diventati partner indispensabili l’uno per l’altro. In questo periodo le nostre relazioni con la Russia hanno quindi assunto un enorme valore e proprio per questo motivo è essenziale che l’Unione europea adotti una strategia di più ampie vedute.

Domani il presidente Obama incontrerà per la prima volta il presidente Medvedev e tale colloquio mira ad azzerare, per così dire, le relazioni tra Stati Uniti e Russia. Tale nuovo approccio degli Stati Uniti va valutato positivamente; noi però non dovremo ricominciare da capo, non dovremo azzerare le nostre relazioni, ma basterà affinarle costantemente. Questa è la prima delle nostre priorità.

Come risulta dalla comunicazione della Commissione del 5 novembre, data la natura ampia e complessa delle nostre relazioni e i diversi settori nei quali siamo dipendenti l’uno dall’altro, dovremo impegnarci costantemente con la Russia e, a mio parere, dovremo anche essere ragionevoli e concentrarci sui risultati. I negoziati sul nuovo accordo sono senza dubbio il modo migliore di proporre una posizione unificata dell’Unione europea che tuteli i nostri interessi e ci consenta di raggiungere un’intesa nei settori più importanti. In questo momento, proprio mentre vi parlo, è in corso a Mosca la quarta fase dei negoziati.

Finora abbiamo trovato un’intesa sulla struttura generale dell’accordo che dovrebbe fornire una base legalmente vincolante su tutti gli aspetti delle nostre relazioni nell’immediato futuro, senza però fissare alcuna scadenza artificiale per i negoziati. A mio parere, dobbiamo prenderci tutto il tempo necessario per raggiungere un risultato soddisfacente: l’attuale accordo rimarrà infatti in vigore fino a quel momento e non sarà quindi necessario procedere con grande urgenza. Non occorrerà aspettare la conclusione del nuovo accordo prima di affrontare le questioni d’attualità. Fino ad ora abbiamo discusso di politica, giustizia e sicurezza e abbiamo compreso meglio quali sono le nostre rispettive posizioni; adesso si è cominciato a discutere di economia.

In ogni caso non dovrebbe sorprendere che le due parti abbiano approcci molto diversi in taluni settori. La Russia è molto ambiziosa in materia di cooperazione sulle politiche di sicurezza ed estere, mentre lo è meno su questioni di natura economica. Naturalmente è nell’interesse dell’Unione europea, per il nostro commercio e le nostre relazioni economiche, includere disposizioni legalmente vincolanti e applicabili in modo da assicurarci che la Russia accetti un sistema basato su regole certe. Mi riferisco in particolare al tema dell’energia, laddove l’Unione mira a far accettare alla Russia i principi della Carta sull’energia, quali la trasparenza, la reciprocità e la non discriminazione.

La crisi del gas verificatasi all’inizio di quest’anno ha intaccato la fiducia nell’affidabilità delle nostre relazioni nel settore energetico e occorre porvi rimedio. In parallelo con i negoziati stiamo quindi cercando di rafforzare sensibilmente il sistema di allerta con disposizioni sul controllo e il monitoraggio in situazioni di crisi, in modo da evitare conflitti e agevolare eventuali risoluzioni.

L’accordo che stiamo negoziando deve ovviamente basarsi sul rispetto dei diritti dell’uomo e della democrazia, una componente che riteniamo essenziale. A questo riguardo, come già detto dal presidente in carica Vondra, la Russia e l’Unione europea si sono assunte lo stesso impegno con le Nazioni Unite, l’Organizzazione sulla sicurezza e la cooperazione in Europa e il Consiglio d’Europa. Il nostro trattato deve sottolineare il nostro rispetto di tali impegni e interessi comuni. Ovviamente il trattato da solo non potrà risolvere i conflitti in Europa ma dovrà fungere da base per la loro risoluzione.

Continueremo a perseguire i nostri obiettivi non solo nei negoziati ma anche nei dibattiti in corso, e cioè ai colloqui di Ginevra sulla Georgia, ai negoziati 5+2 sulla Transnistria e al processo di Minsk sul Nagorno-Karabakh. Come già anticipato, la giustizia e gli affari interni sono aspetti importanti dei negoziati per entrambe le parti e vi sono settori dove ritengo esista un notevole potenziale per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in particolare sui temi della lotta contro il crimine organizzato e del miglioramento delle condizioni dei viaggiatori in buona fede. La possibilità di abolire i requisiti per i visti, tuttavia, come richiesto dalla Russia, diventerà una prospettiva realistica parallelamente a certi sviluppi in altri settori. In generale sarà ad esempio più facile per noi cooperare in modo efficace se la Russia applicherà standard più severi sulla protezione dei dati. Anche la ricerca, l’istruzione e la cultura, che potrebbero fornire numerose opportunità di cooperazione nell’interesse dei nostri cittadini, dovrebbero essere prese in considerazione nel nuovo accordo.

La relazione di cui stiamo discutendo oggi include ovviamente molte altre proposte sulle quali adesso non ho tempo di soffermarmi, ma che saranno sicuramente discusse in futuro. Desidero congratularmi ancora una volta con l’onorevole Onyszkiewicz per l’approccio che ha seguito nella relazione al vaglio del Parlamento e nel progetto di risoluzione proposto. Se, a seguito del dibattito odierno, dovessero essere richieste ulteriori informazioni sarò lieta, ad esempio, di dare maggiori dettagli alla commissione per gli affari esteri in qualsiasi momento, così come ho già fatto l’anno scorso.

Desidero infine sottolineare il mio desiderio che i negoziati procedano positivamente e a questo fine darò il mio pieno appoggio. Mi auguro che un buon trattato possa fornire una base solida e prevedibile delle relazioni tra Unione europea e Russia nell’immediato futuro, dando un importante contributo alla stabilità e alla sicurezza del nostro continente.

 
  
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  Cristina Gutiérrez-Cortines, relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia. (ES) Signor Presidente, ormai è chiaro a noi, all’Europa, alla commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e ai cittadini europei che l’energia è diventata uno strumento di politica estera, un elemento di scambio che può innescare conflitti oppure unirci, e questo è precisamente ciò che ci preoccupa oggi.

Tradizionalmente l’Europa e la Russia sono unite. La storia dimostra che lo sviluppo della Bielorussia è stato chiaramente influenzato dall’occidente e che la tradizione russa ha seguito e si è arricchita del pensiero europeo per quanto concerne la religione, l’istruzione e gran parte dei sistemi di valori. D’altro canto la nostra cultura si è arricchita grazie alla letteratura russa e alla tradizione degli scienziati russi, dei grandi matematici di Kazan e di altre città.

Credo si debba pensare alle tensioni dell’era socialista come a una parentesi da ricordare ma che non costituisce più una costante nelle nostre relazioni. C’è sempre stata unità con la Russia ed ecco perché, laddove l’Europa registra carenze in campo energetico, dobbiamo far sapere alla Russia che la nostra amicizia continuerà ma in base a regole chiare, così come avviene tra gentiluomini e così come finora è sempre avvenuto tra di noi, e che tali regole sono ora regole scritte.

Non possiamo vivere costantemente con la paura che la fornitura di gas possa venire interrotta ancora una volta, e la Russia deve ammettere che non può utilizzare l’energia come uno strumento per evitare di riconoscere la sovranità dei paesi confinanti. Attualmente vi sono popoli che hanno ottenuto l’indipendenza e che stanno esercitando appieno la democrazia; dobbiamo vegliare su questi popoli. Questo compito spetta anche alla Russia, che ha inoltre il dovere di stabilire una serie di regole chiare sugli scambi di energia che consentano di trovare unità tramite l’energia.

 
  
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  Josef Zieleniec, a nome del gruppo PPE-DE. – (CS) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Onyszkiewicz per aver steso una relazione importante, ben scritta ed equilibrata. Come relatore ombra del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei sono lieto che la relazione rifletta le nostre principali priorità sulla Russia, ovvero una cooperazione pragmatica basata su un sano contesto di mercato, il rispetto per i diritti dell’uomo, un sistema giuridico, una democrazia funzionanti e il rispetto della sovranità di tutti gli Stati confinanti e dell’unità dell’Unione europea; tutti valori sociali fondamentali per l’UE.

Il nuovo accordo che stiamo negoziando deve includere tutti gli aspetti della cooperazione, essere legalmente vincolante e riflettere la qualità delle nostre relazioni con la Russia. Tuttavia, se delle nostre discussioni devono emergere le nostre posizioni e i nostri valori, non dobbiamo dimenticare il ruolo che ha avuto la Russia nella guerra con la Georgia l’anno scorso né la sua condotta nel corso della crisi del gas di gennaio. Non possiamo consentire la creazione di nuove sfere di influenza in Europa e non possiamo accettare la situazione del Caucaso come uno status quo o, meglio, un dato di fatto. Ecco perché è necessario avere garanzie certe che la Russia non userà la forza contro nessuno degli Stati confinanti e che affronterà i conflitti con i nostri vicini comuni al fianco dell’Unione europea. A nostro parere è naturale invitare la Russia a fare il primo passo gettando le basi per un rapporto di fiducia reciproca.

Oggi molti colleghi hanno giustamente sottolineato la necessità di mostrarsi uniti a livello comunitario nei confronti della Russia. Tuttavia potremo ottenere una posizione realmente unitaria solo in modo graduale, e per questo ho proposto l’istituzione di un meccanismo in seno al Consiglio che consenta agli Stati membri di consultarsi con notevole anticipo su eventuali questioni bilaterali con la Russia che potrebbero ripercuotersi su un altro Stato membro o sull’Unione europea nel suo complesso. Solo in questo modo, ovvero tramite l’unità, riusciremo a raggiungere una posizione realmente unitaria nei confronti della Russia e a sfruttare pienamente il nostro grande vantaggio nelle relazioni con quel paese.

 
  
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  Csaba Tabajdi, a nome del gruppo PSE. – (HU) Il gruppo socialista al Parlamento europeo considera la Russia un importante partner strategico. L’Unione europea e la Russia dipendono l’una dall’altra, come ha confermato il commissario Ferrero-Waldner.

Desidero ricordare relazione questa dipendenza è relativa alla fornitura di gas dal momento che la Russia non sarebbe in grado di vendere il gas a nessun altro, questo è chiaro. E’ quindi importante elaborare e concludere un nuovo accordo di cooperazione e partenariato. La relazione avrebbe dovuto servire allo scopo, ma purtroppo non è stato così.

La relazione Onyszkiewicz, approvata dalla commissione per gli affari esteri, ha un tono a tratti esplicitamente sgarbato che rischia di danneggiare le relazioni tra UE e Russia. Il gruppo socialista crede che il Parlamento debba esprimere le sue giuste critiche nei confronti della Russia. Noi socialisti condanniamo fermamente le violazioni dei diritti umani e chiediamo il rispetto dei diritti democratici e dei valori fondamentali.

Invitiamo la Russia a rispettare il principio di indipendenza dei mezzi di comunicazione, scritti ed elettronici, e richiediamo al governo russo l’adozione di tutte le misure possibili indagare per svolgere indagini in merito agli attacchi e agli omicidi perpetrati ai danni di giornalisti. La legge russa sulle organizzazioni non governative mette a repentaglio l’indipendenza delle organizzazioni stesse.

Il gruppo socialista vede con preoccupazione l’esito delle ultime elezioni della Duma russa e le presidenziali. Siamo critici nei confronti della posizione assunta dalla Russia nella disputa sul gas tra quest’ultima e l’Ucraina e nel conflitto tra i due paesi. Siamo tuttavia anche convinti che le raccomandazioni del Parlamento devono servire a migliorare le relazioni tra UE e Russia e ad elaborare un nuovo partenariato strategico. A nostro parere la relazione non muove in questa direzione e abbiamo quindi votato contro la relazione in seno alla commissione per gli affari esteri.

Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei e il gruppo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa sono contrari a quanto espresso dalla Commissione. Se si considera la nuova politica statunitense, il cambiamento di stile dell’amministrazione Obama, e in particolare le dichiarazioni del vicepresidente Biden, si può ben comprendere che l’Unione europea rimarrà indietro rispetto alla politica americana e questo non sarebbe nel nostro interesse. Siamo quindi preoccupati non sono dalle critiche, ma anche dal modo in cui sono state espresse.

Non dobbiamo assumere un tono didattico, ma limitarci a esporre critiche giustificate. Non spetta all’Unione europea impartire lezioni alla Russia. Il gruppo socialista voterà quindi a favore del progetto di relazione solo se il Parlamento approverà tutti e sei gli emendamenti presentati; in caso contrario la relazione sarebbe controproducente e inutile ai fini del partenariato strategico tra Unione europea e Russia. E’ nell’interesse dell’UE sviluppare una buona collaborazione con la Russia.

 
  
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  Graham Watson, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, gli affari esteri richiedono diplomazia e principi e questa relazione su un nuovo accordo tra Unione europea e Russia presenta entrambe queste caratteristiche. Il mio gruppo sostiene il contenuto del testo e si congratula con l’onorevole Onyszkiewicz per il suo lavoro.

La storia ci insegna che niente rende i russi tanto nervosi quanto la consapevolezza che qualcuno volta loro le spalle ed è quindi sia nell’interesse della Russia che dell’Unione europea comunicare, cooperare e commerciare in modo da costruire un rapporto di fiducia. Sarebbe disonesto fingere che la condotta della Russia sia irreprensibile: stiamo parlando di un paese che utilizza la fornitura di energia come un’arma, un paese la cui condotta sprezzante nel Caucaso e nel Baltico fa irritare i paesi confinanti, un paese dove lo stato di diritto si piega per far spazio a chi è in linea con il Cremlino, mentre schiaccia coloro che non lo sono, come dimostra oggi il nuovo processo contro Mikhail Khodorkovsky.

Le elezioni, come sappiano, non fanno eccezione. I maltrattamenti fisici e le intimidazioni ai danni dei sostenitori dei diritti umani, l’omicidio di giornalisti indipendenti come Tabajdi, sono realtà nella Russia di oggi.

(Applausi)

Ci rattristano i tentativi di alcuni deputati di smorzare le critiche sulla situazione dei diritti umani in Russia e mi sorprende l’insistenza con cui alcuni sostengono che il nuovo accordo è strategico solo perché questa è la volontà di Mosca. E’ vero che occorre cercare di costruire legami, ma non dobbiamo per questo smettere di criticare i comportamenti riprovevoli.

Tre tipi di persone tendono principalmente ad assecondare il primo ministro Putin. In primo luogo chi un tempo provava simpatia per i sovietici ed è oggi ancora legato al Cremlino. In secondo luogo chi pensa che la Russia sia in qualche modo diversa dagli altri paesi e che non sia soggetta alle stesse norme. Infine chi è troppo intimidito dalla Russia per poterla disprezzare. Nessuna delle tre posizioni sta in piedi. L’estrema sinistra europea nell’era sovietica ha sempre intenzionalmente ignorato i diritti umani e ritengo sia moralmente sbagliato, nonché politicamente confuso, da parte loro cercare di trovare delle scuse al comportamento russo ora che il paese si sta muovendo verso una destra autoritaria. I diritti umani sono universali e indivisibili: in caso contrario non avrebbero valore. L’Unione europea deve fermamente difendere i nostri valori sia all’interno che all’esterno dei nostri confini.

L’Europa di oggi ha una popolazione pari a tre volte e mezzo quella della Russia, una spesa militare dieci volte superiore e un’economia che è, per dimensioni, quindici volte superiore. Non vi è motivo per aver paura del Cremlino: abbiamo invece tutte le ragioni per difendere i nostri valori. Siamo quindi favorevoli al nuovo accordo, ma vorremmo che l’Europa si presentasse ai negoziati unita, forte e vigile.

 
  
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  Adam Bielan, a nome del gruppo UEN. (PL) Signor Presidente, il Cremlino sta usando le forniture di gas come uno strumento politico e le utilizza assieme al principio del divide et impera per corrompere l’Europa, paese dopo paese, da Cipro all’Olanda. Questo approccio sta avendo sempre più successo. L’Unione europea è invece rimasta sorprendentemente passiva durante l’attacco russo alla sovranità della Georgia. L’assenza dei leader comunitari è stata evidente: l’Alto rappresentante Solana e il commissario Ferrero-Waldner non si sono visti mentre Sarkozy, il presidente francese, è stato umiliato dai russi che hanno totalmente ignorato l’accordo di pace che egli aveva negoziato. La debolezza dell’Europa nelle relazioni con la Russia è dovuta alla sua ingenuità e miopia.

Le società energetiche di Austria, Germania e Italia stanno facendo affari con il Cremlino su base bilaterale e questo determinerà una pressione politica di Mosca sui singoli Stati membri. La Germania sta costruendo un gasdotto sul fondale del Mar Baltico per evitare di attraversare la Polonia, benché la Russia abbia tagliato la fornitura di gas a Lituania, Repubblica ceca e ad altri comunitari Stati membri in più di un’occasione. Se la costruzione del Nord Stream sarà portata a termine, anche la Polonia, il mio paese, potrebbe andare incontro allo stesso destino. La politica comunitaria nei confronti della Russia deve basarsi sui principi di unità e solidarietà: ecco perché, per instaurare un rapporto proficuo con la Russia, è assolutamente necessario consultare gli altri Stati membri potenzialmente interessati prima di avviare accordi bilaterali con il Cremlino.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin, a nome del gruppo Verts/ALE. (FR) Signor Presidente, anch’io desidero ringraziare il relatore per aver accolto gli emendamenti e aver posto la questione dei diritti dell’uomo al centro dei negoziati con la Russia. Mi appello al Consiglio e alla Commissione affinché non abbiano cedimenti in merito, e vorrei altresì chiedere al relatore di sostenere i nostri emendamenti sul rispetto per i diritti delle minoranze in Cecenia, in qualche misura dimenticati nella relazione.

Anche noi crediamo che occorra essere critici nei confronti della Russia perché, anche se il paese sta dando qualche segnale positivo quanto alla volontà di stringere un accordo internazionale sulla riduzione degli arsenali nucleari, iniziativa che in un momento di crisi sarebbe indubbiamente troppo onerosa, rimane ancora molto rigido su altre questioni, con particolare riferimento alla propria politica di vicinato. Inoltre, La Russia accusa l’Unione europea di voler interferire nella propria sfera d’influenza. Desidero ricordarvi che recentemente a Bruxelles il ministro Lavrov ha criticato il Partenariato orientale avviato in occasione del summit tenutosi questa primavera, e che il primo ministro Putin ha reagito negativamente all’accordo sul gas tra Unione europea e Ucraina.

Come sapete, e come già precisato da molti, la questione della Georgia resta più attuale che mai e costituisce ancora il pomo della discordia tra noi e la Russia, la quale usa costantemente il proprio diritto di veto per impedire lo schieramento di forze internazionali di pace e persino l’accesso ai nostri osservatori civili nei territori che occupa e controlla. Questo comportamento rappresenta una violazione dei sei punti dell’accordo che l’Unione europea ha stretto con la Russia il 12 agosto scorso, e non contribuisce certo a porre fine agli atti di violenza che si verificano ogni giorno lungo in confine amministrativo con Abkhazia e Ossezia.

Non si inganna più nessuno dicendo, come ha fatto qualcuno prima di me, che gli Stati membri dipendono dalla Russia per la fornitura di energia e che questo è il prezzo politico che dobbiamo pagare.

In conclusione, signor Presidente, a fronte di una crisi globale che non risparmia nessuno, Russia inclusa, vorrei che emergessero soluzioni nuove per spingere questo paese ad accettare un partenariato costruttivo e l’Unione europea a giocare un peso maggiore come partner unitario.

 
  
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  Vladimír Remek, a nome del gruppo GUE/NGL. (CS) Signor Presidente, onorevoli deputati, stiamo discutendo delle raccomandazioni al Consiglio per il nuovo accordo con la Russia, ma il testo della relazione, a mio parere, non ha l’aspetto di un elenco di raccomandazioni finalizzate a negoziati diplomatici. Gran parte del documento esprime e sottolinea la necessità di chiedere, insistere, contestare e così via, ed elenca una serie di imposizioni. Sono molto lieto di non essere nei panni dei negoziatori che dovranno essere guidati da tali raccomandazioni. Sappiano anche che un quarto della fornitura di petrolio e di gas naturale dell’Unione europea proviene dalla Russia. A volte ho l’impressione che si stia cercando con la forza di chiedere forniture sicure e stabili di materie prime d’importanza vitale. Ma cosa portiamo noi, come Unione europea, sul tavolo dei negoziati? Dov’è la nostra posizione sui diritti dell’uomo dietro la quale ci nascondiamo quando si parla delle minoranze di lingua russa che vivono all’interno del territorio degli Stati membri dell’Unione europea? E perché non diciamo cosa pensiamo delle riunioni e delle iniziative di ex membri delle SS nei paesi comunitari? Non è forse vero che, invece di opporci a tali iniziative, le sosteniamo, in contrasto con le conclusioni cui sono giunte, ad esempio, le Nazioni Unite? E come mai la commissione per l'industria, la ricerca e l'energia indica entrambi i paesi, sia l’Ucraina che la Russia, come responsabili dei problemi relativi alla fornitura di gas naturale all’Unione europea, mentre le nostre raccomandazioni si rivolgono unicamente alla Russia? Tutto sommato stiamo cercando di giocare a calcio con una porta sola: dobbiamo ammettere che non si tratta di un gioco corretto e non possiamo aspettarci miracoli.

Personalmente avrei qualche problema a dare il mio sostegno al documento nella sua forma attuale e anche in seno alla commissione per gli affari esteri un terzo dei deputati si sono dichiarati insoddisfatti del progetto di risoluzione. La commissione per il commercio internazionale ha adottato nel frattempo un approccio molto più realistico in relazione alla Russia, tenendo conto delle vere esigenze dell’Europa.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, indubbiamente anche la Russia risente della crisi economica globale. Proprio stamattina ho seguito per radio un interessante servizio da San Pietroburgo sui farmaci che il cittadino russo medio non può permettersi di acquistare e quindi di utilizzare. Le ultime previsioni della Banca mondiale indicano un possibile ulteriore aggravamento dell’economia russa, senza parlare delle cupe previsioni in base alle quali, entro la fine di quest’anno, più di 20 milioni di cittadini russi potrebbero scendere sotto il livello di sussistenza di 4 600 rubli (circa 185 dollari statunitensi).

In realtà sia l’Europa che la Russia dovrebbero avviare urgentemente iniziative concrete per far fronte alla crisi ed occorrerà quindi dare la priorità agli sforzi congiunti volti a migliorare il clima economico globale. Si richiederà fiducia reciproca, e desidero sottolineare questo aspetto perché, purtroppo, la politica estera del Cremlino costituisce un ostacolo alla creazione di un clima adatto. La crisi in Moldavia, per esempio, sta diventando sempre più complessa e Igor Smirnov non contribuisce certo a risolverla; abbiamo inoltre visto cos’è accaduto la scorsa settimana in Ucraina. In breve, la mancanza di fiducia reciproca ostacola le iniziative congiunte.

Con questa relazione il Parlamento manda un messaggio aperto e chiaro a Consiglio e Commissione sui negoziati con Mosca e spero sinceramente che l’Unione affronti la Russia a testa alta.

 
  
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  Jana Bobošíková (NI). – (CS) Onorevoli deputati, il progetto di raccomandazione del Parlamento al Consiglio sul nuovo accordo tra Unione europea e Russia del quale stiamo discutendo oggi contiene solo due concetti pienamente condivisibili. Il primo è che la Russia ha un’enorme importanza per la stabilità e la prosperità dell’Europa e del mondo; il secondo è che il nostro partenariato strategico con la Russia dovrebbe basarsi su valori democratici. Per il resto devo ammettere che il testo è scritto in un linguaggio che sembra quello di una potenza vittoriosa nel periodo della guerra fredda, in contraddizione con tutti i principi alla base della diplomazia e delle relazioni internazionali. Al tavolo dei negoziati bisognerebbe ricorrere maggiormente al compromesso, alla gentilezza, all’equilibrio e al rispetto per la controparte e non limitarsi a richieste perentorie e dure condanne. La terminologia e la formulazione della relazione ricordano la lettera dell’orgoglioso sultano ai cosacchi di Zaporozhsky che poi gli risposero a tono. L’inappropriato timore per la Russia che emerge dal testo è parzialmente riscattato dalla dichiarazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia che dovrebbe guidare la formulazione di un nuovo documento. A mio parere l’attuale relazione danneggia sia l’Unione europea sia la Federazione russa e di conseguenza gli interessi di tutti i cittadini dell’area euro-asiatica.

Onorevoli deputati, spero che il vertice tra Unione europea e Russia che si terrà sotto la presidenza ceca di Václav Klaus non utilizzi la stessa timorosa retorica, non da ultimo perché il presidente ceco non condivide l’opinione generale dell’Unione europea sul conflitto tra Russia e Georgia. Credo fermamente che, nell’interesse dei nostri cittadini, il Consiglio debba tener presente che la Russia è e continuerà a essere un partner necessario, utile e paritario nella nostra area geopolitica. Come è già stato ricordato, un quarto delle forniture di petrolio e gas naturale dell’Unione europea provengono dalla Russia e metà del petrolio e del gas naturale russo finiscono nell’Unione europea. Questi dati, da soli, costituiscono un motivo sufficiente per mantenere buone relazioni di vicinato tra Unione europea e Federazione russa.

 
  
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  Ria Oomen-Ruijten (PPE-DE). (NL) Signor Presidente, negli ultimi due anni e mezzo mi sono occupata moltissimo di Russia ed Europa in qualità di presidente della delegazione per le relazioni con la Russia. Ho analizzato la questione non solo dal punto di vista degli incidenti ma anche nell’ottica di una strategia a lungo termine. Ecco perché non riesco proprio a capire dire cosa intenda l’onorevole Watson, presidente del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa. Come i miei colleghi, non ho mai assunto una posizione a senso unico in nessuna discussione concernente i molti problemi che toccano la Russia.

Non dobbiamo dimenticare che stringere un accordo di partenariato significa anche essere partner e questa condizione implica la necessità che le due parti si consultino tra loro sulle questioni difficili. Un accordo di partenariato può concretizzarsi solo in uno spirito di fiducia reciproca e non sottolineando solamente i difetti della controparte. Gli Stati Uniti al momento seguono una strategia diversa. Vogliamo davvero tornare al clima di freddezza di una volta e fare il contrario degli Stati Uniti, che stanno offrendo delle aperture?Non sarebbe un modo di agire sensato.

Ci occorre un accordo di partenariato, di partenariato strategico, dal momento che abbiamo solo un unico grande vicino da cui dipendiamo per la fornitura di energia, e che dipende da noi per i nostri mezzi finanziari. L’Europa ha determinati valori da difendere e per questo vogliamo discutere con la Russia anche di valori comuni e di diritti umani. Toccare solo gli aspetti negativi non è un buon punto di partenza se si vuole adottare una nuova strategia. Desidero ringraziare il commissario per la sua risposta contenente elementi positivi che contribuiranno a buono raggiungere risultati vantaggiosi per i 500 milioni di cittadini dell’Unione europea.

 
  
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  Jan Marinus Wiersma (PSE). (NL) Signor Presidente, desidero innanzi tutto complimentarmi con l’onorevole Oomen-Ruijten per il suo intervento. Condivido pienamente le sue tesi che mi auguro possano influenzare il suo gruppo nel corso della votazione di domani sugli emendamenti alla relazione. Le auguro di avere successo.

Il mio gruppo ha molte difficoltà ad accogliere la relazione Onyszkiewicz e per questo motivo abbiamo votato contro il testo in seno alla commissione per gli affari esteri. La relazione è molto articolata, e del resto l’agenda per le relazioni tra Unione europea e la Russia è molto ampia. Va fatto notare che il relatore ha cercato di affrontare nella sua relazione tutti i temi all’ordine del giorno e me ne congratulo. Tuttavia il suo testo ha il tono sbagliato: non si può affermare che le relazioni sono cruciali e poi limitarsi a citare una serie di esempi negativi nei quali la Russia appare come uno Stato dove tutto funziona nel modo sbagliato. In questa presentazione non vengono peraltro riconosciuti gli errori che noi stessi abbiamo commesso in passato, nel corso degli ultimi vent’anni, nei nostri rapporti con la Federazione russa.

La Russia non è un paese candidato all’adesione, ma rimane comunque un partner strategico che vuole cooperare in settori di interesse comune. Occorre quindi tenere un comportamento costruttivo e razionale, e concordo pienamente con il presidente in carica del Consiglio Vondra quando sostiene che questo dovrebbe essere lo spirito alla base del nostro approccio. Contrariamente a quanto si può pensare, i criteri di Copenaghen in questo caso non vanno applicati e personalmente sono a favore di un approccio pragmatico basato sull’interdipendenza: i russi hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di loro. Solo lavorando assieme sarà possibile trovare soluzioni nel settore commerciale, della cooperazione energetica o della non proliferazione nucleare. Questo è l’interesse strategico – termine molto spesso impiegato nel corso della discussione odierna – che sta dietro ai negoziati sul nuovo accordo. Dobbiamo condurre i negoziati in buona fede e nel rispetto degli interessi della Russia.

Il relatore giustamente dedica molta attenzione ai vicini comuni dell’Unione europea e della Russia e anche in questo caso la cooperazione è più proficua di uno scontro. Vogliamo ad ogni costo evitare uno scontro sulle sfere di influenza. L’Unione europea deve concentrarsi nel rilancio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, attualmente indebolita. Muovendo da questi punti di partenza potremo adottare un approccio migliore nei confronti dei conflitti ancora esistenti in Europa, ad esempio in Georgia, in Azerbaigian e in Moldavia.

Naturalmente le relazioni tra Unione e Russia non sono del tutto soddisfacenti, come precisato anche nella relazione. Abbiamo condannato l’invasione della Russia alla Georgia e continuiamo a farlo, e ci preoccupa la tendenza del paese all’autoritarismo. Il dialogo quindi non può essere sempre positivo e la Russia potrebbe fare di meglio come membro del Consiglio d’Europa. Tuttavia, con tutto il dovuto rispetto per il relatore, egli avrebbe fatto bene ad azzerare le nostre relazioni. La polarizzazione è controproducente ora che il governo degli Stati Uniti ha scelto di adottare un approccio diverso nei confronti della Russia. I nostri problemi sono globali e per risolverli occorre l’impegno di tutti.

 
  
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  István Szent-Iványi (ALDE). (HU) Nel suo discorso inaugurale il presidente Medvedev ha dichiarato che i suoi compiti più importanti sarebbero stati la tutela della libertà e il ritorno allo stato di diritto: purtroppo non ha ancora mantenuto tale promessa. E’ nostro dovere ricordargliela e sostenere maggiormente i media indipendenti, la società civile e le vittime delle violazioni dei diritti dell’uomo.

Siamo profondamente impegnati nell’istituzione di un partenariato pragmatico con la Russia e un accordo di partenariato sarebbe nel nostro interesse, ma sarà possibile raggiungere questo obiettivo solo se la Russia manterrà un atteggiamento costruttivo, responsabile e cooperativo.

In gennaio la fiducia sull’affidabilità della Russia come fornitore di energia ha subito una scossa e l’elemento chiave dell’accordo deve quindi necessariamente essere un partenariato sull’energia. Di certo la fiducia nei confronti della Russia aumenterebbe se il paese ratificasse la Carta europea dell’energia e il protocollo di transito. Ci aspettiamo che l’Unione europea intraprenda iniziative unitarie e decisive per conto di quegli Stati membri che dipendono in larga misura dalla fornitura energetica russa.

 
  
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  Inese Vaidere (UEN). (LV) La ringrazio, onorevole Onyszkiewicz, per la sua equilibratissima relazione. La Russia è un partner molto importante per l’Unione europea e un’azione congiunta potrebbe avere un effetto positivo nel superamento della crisi economica e finanziaria. Non dobbiamo tuttavia allontanarci dai nostri principi e valori, ma chiedere alla Russia di ristabilire i diritti dell’uomo nel paese, oltre alle libertà di stampa, di parola e di associazione. Dobbiamo insistere affinché il programma della Russia a sostegno dei suoi compatrioti non venga utilizzato impropriamente come uno strumento per rafforzare la sua influenza politica in alcuni Stati membri dell’Unione. Per firmare un nuovo accordo, la Russia dovrà inoltre adempiere ai propri impegni in materia di integrità territoriale della Georgia. L’accordo generale dovrebbe comprendere una strategia sulla sicurezza energetica, basata sulla ratifica della Carta dell’energia e sarà necessaria un’adeguata valutazione dell’impatto ambientale del gasdotto settentrionale. Grazie.

 
  
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  Milan Horáček (Verts/ALE). (DE) Signor Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio, l’onorevole Onyszkiewicz ha parlato molto chiaramente dell’importanza dei diritti umani per la cooperazione con la Russia e lo ringrazio. Credo sia fondamentale non lasciare spazio ai dubbi sul fatto che l’Europa non considera i legami economici, né il gas, più importanti dei diritti dell’uomo. Gli accordi di partenariato solitamente si basano su due parti scrupolose che si fidano l’una dell’altra. I partenariati strategici corrono il rischio di essere difendibili e affidabili solo in parte, e per questo l’Unione europea deve tutelarsi. Finché la Russia continuerà a violare in modo inaccettabile i diritti umani e non raggiungerà un livello minimo di democrazia e di stato di diritto – come dimostrano, per esempio, i casi Politkovskaya, Khodorkovsky e Lebedev – non sarà possibile istituire un buon partenariato.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL). (CS) La relazione dell’onorevole Onyszkiewicz è indubbiamente uno dei documenti più importanti apparsi al termine del nostro mandato elettorale. Mi preme sottolineare che sono molto, molto deluso dal suo contenuto. Un aspetto secondario sul quale posso però convenire è che per tutti noi buone relazioni con la Russia sono una questione chiave. A mio avviso, l’impostazione della relazione non è equilibrata e credo fermamente che, nella sua forma attuale, non aiuterà a migliorare le nostre relazioni. Lo ritengo un equivoco, a dirla delicatamente, che la relazione voglia affidare i poteri di consultazione all’Alto rappresentante dell’Unione europea. Se questo dovesse essere il signor Solana – l’uomo che dieci anni fa scatenò l’insensato bombardamento, cosiddetto umanitario, sulla ex-Iugoslavia e che, in violazione del diritto internazionale, sta organizzando la disgregazione di una parte di uno stato sovrano – allora, per quanto mi riguarda, non avrà la mia fiducia. Inoltre, riscontro la mancanza di equilibrio particolarmente nel fatto che la relazione critica la Russia per i suoi programmi a sostegno dei cittadini russi che vivono all’estero, mentre tace sulla posizione delle persone russofone che vivono nell’UE, senza esserne cittadini. Credo anche che la relazione taccia intenzionalmente il cosiddetto problema della cosiddetta “carta del polacco” (Pole’s Card), che viola il diritto internazionale.

 
  
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  Francisco Millán Mon (PPE-DE) . – (ES) La Russia è un attore internazionale molto importante, un membro permanente del Consiglio di sicurezza e del G8, nonché una potenza militare. L’Unione europea dovrebbe, per queste semplici ragioni, cercare di stabilire un dialogo e una cooperazione con la Russia, dalla quale molti Stati membri dipendono per l’approvvigionamento energetico e con la quale mantengono intensi scambi commerciali.

I rapporti, però, dovrebbero essere più ambiziosi. La Russia è un paese europeo e membro del Consiglio d’Europa; ha assunto impegni nel campo dei diritti umani e delle libertà democratiche e deve condividere con noi una serie di valori e principi, tra cui il rispetto del diritto internazionale e la sovranità e integrità territoriale degli Stati.

Ciononostante, ultimamente in Russia si registra una preoccupante tendenza, testimoniata dagli ultimi eventi, quali ad esempio, l’uso delle risorse energetiche come strumento di pressione, inclusa la sospensione delle forniture, o la crisi dell’estate scorsa in Georgia e gli eventi che le hanno fatto seguito.

Questa situazione ha condotto a una erosione della fiducia nella Russia come partner europeo, che va però ora riconquistata. Desideriamo instaurare un’associazione costruttiva con la Russia, come tra veri partner europei, ma questo paese deve cambiare comportamento.

Per molteplici ragioni, alcune delle quali anche storiche, gli Stati membri dell'Unione europea nutrono idee divergenti sulle nostre relazioni con la Russia; non è dunque facile raggiungere una posizione comune. Questa è una nostra debolezza e uno dei nostri problemi. Tuttavia, accanto a posizioni che potrebbero essere definite pragmatiche o realistiche, in questo Parlamento acquista sempre maggior peso la convinzione che i partner con cui si vogliono instaurare stretti legami devono onorare il diritto internazionale e rispettare i diritti e le libertà fondamentali, soprattutto se appartengono alla grande famiglia europea.

Questo Emiciclo ha celebrato l’impegno del presidente Medvedev all’inizio del suo mandato nei confronti dei diritti umani e dello stato di diritto, ma i bei discorsi devono essere seguiti dai fatti.

Onorevoli colleghi, spero che in futuro l’Unione europea potrà trovare nella Russia un partner permanente e strutturale, che condivida i nostri valori. Oggi vedo questo futuro ancora molto lontano.

 
  
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  Hannes Swoboda (PSE) . – (DE) Signora Presidente, vorrei iniziare porgendo calorosi ringraziamenti all’onorevole Vondra e al commissario Ferrero-Waldner per i loro contributi. Nei loro interventi sono stati molto più realistici e, a nostro avviso, concreti dell’onorevole Onyszkiewicz, che stimo molto a livello personale, ma la cui relazione nella sua forma attuale mi trova decisamente contrario. Non comprendo perché stiamo discutendo di una relazione che non si basa su un fondamento comune – spirito critico da una parte e desiderio di cooperare dall’altra – come già fatto da Consiglio e Commissione.

Consentitemi di passare ancora una volta al vaglio le nostre critiche, e per amore di chiarezza, mi riferisco alle critiche nei confronti della Russia.

In termini di vicinato, non comprendiamo, e quindi critichiamo, il comportamento della Russia nei confronti della Georgia, anche se tutti ben sanno che la Russia non è l’unica colpevole. Alcuni gruppi qui, però, non vogliono accettarlo. Bisogna analizzare entrambi le parti. Muovendo lo sguardo dalla signora Zourabichvili alla signora Burjanadze, pensando a come ex alleati del presidente della Georgia si oppongono adesso al presidente Saakashvili, e vedendo come i diritti umani non siano tenuti in particolare considerazione neanche lì, mi chiedo perché si critichi solo la Russia e non anche la Georgia. Quanto alla crisi energetica che ha coinvolto l’Ucraina, ora siamo tutti ben consapevoli, anche voi, che l’Ucraina e la sua situazione politica interna hanno la loro parte di responsabilità, ma è sempre solo la Russia il bersaglio delle critiche.

Benché l’onorevole Horáček, che ora apparentemente vuole risolvere la crisi di governo nella Repubblica ceca, sostenga che non dovremmo dare la priorità alla problematica energetica sui diritti umani, nessuno lo sta facendo in realtà. Mi risponda francamente: lei vuole sentirci dire che non vogliamo il gas russo fintanto che nel paese non si rispetteranno i diritti umani? Ci comunichi chiaramente, apertamente e onestamente cosa vuole; non si limiti a lanciare frecciate nella discussione.

Il mio terzo punto sono i diritti dell’uomo. Siamo delusi e sconcertati dalla situazione dei diritti umani in Russia; certamente, lo troviamo inaccettabile. Non rimarremo mai in silenzio quando i diritti umani sono violati. Come ho già detto, dobbiamo affrontare le violazioni laddove si verificano, che sia in Georgia, in Russia, o nei nostri stessi Stati membri e con questo mi riferisco anche ai diritti dei russi, cittadini o meno, nell’UE, alcuni dei quali, purtroppo, incontrano notevoli problemi nei nostri Stati membri. Non è necessario ricordare che dobbiamo agire allo stesso modo ovunque; adottando gli stessi criteri e applicando le stesse misure.

In quarto luogo, mi rattrista profondamente che la Russia e i suoi vertici non stiano sviluppando una prospettiva storica, come avviene invece in molti Stati membri. Mi riferisco alla discussione che si è già tenuta in questo Emiciclo e alla votazione di domani sulla risoluzione in merito alla storia. L’immagine della Russia migliorerebbe notevolmente se adottasse un approccio critico alla propria storia e, in altre parole, descrivesse lo stalinismo non più come una delle maggiori conquiste nazionali, bensì come un crimine con cui si deve confrontare. Naturalmente, le nostre affermazioni sono molto schiette, ma dobbiamo chiarire a tutti i paesi e a tutti i regimi totalitari che non siamo disposti ad accettare totalitarismo né una mancanza di impegno con la storia.

Potrebbe esserci ancora una speranza qualora almeno uno o due degli emendamenti da noi proposti venisse accettato, poiché stiamo cercando di ristabilire un equilibrio e perseguire una duplice strategia: profondo spirito critico nei confronti della Russia, ma anche desiderio di stabilire un proficuo accordo di partenariato.

 
  
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  Henrik Lax (ALDE) . – (SV) Signora Presidente, il relatore ha ragione nel dire che l'Unione europea deve parlare a una sola voce su importanti questioni concernenti la Russia. Purtroppo, i leader russi sembrano considerare le relazioni con paesi terzi come una partita senza nessun vincitore: occhio per occhio, dente per dente . Una cooperazione più profonda tra Unione europea e Russia sarebbe, in realtà, vantaggiosa per entrambe, ed è questo che i leader russi devono capire. La grave crisi economica nel paese rischia di inasprire ulteriormente l’atteggiamento dei capi politici per quanto riguarda una stretta cooperazione con l’UE ed è quindi fondamentale che l’Unione europea parli all’unisono. Ogniqualvolta abbiamo parlato in modo chiaro e diretto, i leader russi hanno fatto dietrofront. Il conflitto con la Georgia, la crisi del gas tra la Russia e l’Ucraina all’inizio dell’anno e le provocazioni intorno alla statua del soldato di bronzo in Estonia sono tutti casi che dimostrano che un’Unione europea unita può indurre la Russia alla riflessione.

 
  
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  Hanna Foltyn-Kubicka (UEN) . – (PL) Signora Presidente, la relazione che stiamo discutendo contiene un resoconto abbastanza dettagliato delle recenti violazioni dei diritti umani nel territorio della Federazione russa. Questi casi dimostrano inequivocabilmente che la Russia non rispetta gli standard applicati in tutto il mondo libero. Invito pertanto il Consiglio e la Commissione a richiedere alla Russia il rispetto degli impegni che ha assunto in materia di diritti dell’uomo e che dovrebbero costituire un pre-requisito per ulteriori colloqui su un accordo.

Nelle riunioni congiunte con la parte russa, ho spesso sentito i membri della Duma affermare tra le righe che non si dovrebbe più sprecare altro tempo sui diritti umani per passare invece a trattare questioni sostanziali, ovvero commerciali. Non possiamo concordare con questo approccio. Non c’è nulla di più importante della libertà, della salute e della vita stessa. Questi valori sono spesso ignorati in Russia, benché il valore del denaro sia invariabilmente riconosciuto.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, vorrei congratularmi con l’onorevole Onyszkiewicz per il suo duro lavoro e i lodevoli risultati.

Questa, tra l’altro, è l’ultima sessione del Parlamento europeo uscente dedicata alle relazioni con la Russia e il forte messaggio che quest’Aula ha inviato è coerentemente basato sui nostri comuni valori europei.

È dunque opportuno ricordare che la base dei nostri rapporti con la Russia continua a essere la relazione dell’onorevole Malmström di qualche anno fa; una relazione che avanzava proposte mai realizzate.

Attualmente, ci ritroviamo in una specie di limbo, sottolineando continuamente l’importanza delle relazioni con la Russia. Sono fondamentali, certo, ma non è necessario ripeterlo. Dobbiamo acquistare fiducia nella nostra forza, nei nostri valori e nel nostro potenziale, come proposto dall’onorevole Watson, ed esserne all’altezza.

Dobbiamo anche constatare che c'è stato un cambiamento qualitativo in peggio in Russia. Lo scorso agosto, questo paese ha quasi occupato uno stato sovrano limitrofo. Non è sufficiente criticare o deplorare le continue violazioni dei diritti umani; il vero problema è come creare il legame tra i diritti dell’uomo e i valori con le nostre azioni pratiche. In caso contrario saremo collettivamente responsabili, almeno indirettamente, per la repressione dei diritti umani e dei valori democratici in Russia in cambio di gas russo.

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (PSE) . – (EN) Signora Presidente, in questo Emiciclo vi sono ovviamente due scuole di pensiero in materia di Russia, che riflettono l’atteggiamento ambivalente degli Stati membri.

In sostanza, non si tratta della Russia – perché molti convengono che questa potenza è un nostro partner strategico – bensì di come rispondiamo al suo atteggiamento, non sempre conforme ai nostri criteri. Così, mentre alcuni suggeriscono di ritenere la Russia responsabile di ogni deviazione da tali standard – e ovviamente la relazione Onyszkiewicz rientra in questa categoria – altri sono più accomodanti e mossi principalmente dal pragmatismo.

Il dilemma è, in conclusione, quale di queste due correnti garantisce la migliore gestione dei nostri problemi comuni (economia, commercio, energia, sicurezza, ricerca e istruzione), soddisfacendo gli interessi europei ed evitando, al contempo, di rinunciare ai nostri standard. Quale orientamento avrà un maggior impatto sul comportamento della Russia? Benché io sia personalmente molto scettico riguardo alla capacità di chiunque di influire veramente sul comportamento russo, continuo a invocare una posizione dell’Unione europea all’insegna sia del pragmatismo sia dell’integrità. In fin dei conti, benché questa relazione sia nominalmente sulla Russia, in realtà riguarda anche noi.

 
  
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  Andrzej Zapałowski (UEN) . – (PL) Signora Presidente, è risaputo che, a lungo termine, tutti gli accordi con la Russia sembrano delle liste dei desideri piuttosto che una serie di misure giuridicamente vincolanti. Ciononostante, è importante proseguire nell’impegno di regolamentare le nostre relazioni con la Russia nel migliore dei modi. È’ evidente che questo obiettivo non potrà essere raggiunto nelle attuali condizioni, presupponendo che la popolazione europea – circa 500 milioni di persone e responsabile di oltre il 20 per cento del PIL mondiale – assecondi un partner molto più debole e meno popoloso. Faccio notare questa condizione perché spesso gli interessi di alcuni Stati membri sono in conflitto con la solidarietà interna dell’Unione europea. La Russia non si fa invece scrupoli e approfitta della situazione. La nostra cooperazione economica con la Russia va certamente approfondita, ma dobbiamo esigere il rispetto degli stessi standard che sono vincolanti per tutti gli Stati membri dell’Unione europea. È assolutamente escluso che si possa chiudere un occhio sulle violazioni dei diritti umani.

 
  
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  György Schöpflin (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, le mie congratulazioni al relatore. Penso che questa relazione sia estremamente importante.

La mentalità strategica della Russia mi sembra uno dei problemi più rilevanti che l'Unione europea deve affrontare in questo momento. Se non comprendiamo la visione che la Russia ha di se stessa, non possiamo capire le azioni o le parole del Cremlino. C’è, in realtà, una logica nelle azioni del paese, ma non coincide con la nostra: se da una parte l’Unione europea ha posto la pacifica risoluzione dei conflitti al centro della sua forma mentis, la Russia non si fa alcuno scrupolo a usare la forza, come abbiamo visto in Georgia lo scorso anno.

La chiave è in come la Russia considera il potere. Nella tradizione europea, il potere deve essere supervisionato da istituzioni democratiche; per la Russia, deve essere invece concentrato, nella convinzione che, in questo modo, il potere sia più efficace.

Questo modello di pensiero è molto pericoloso per gli Stati che la Russia considera deboli, i quali diventano automaticamente bersaglio dell'espansione del potere russo. La recente acquisizione segreta di una grande quota di azioni della società energetica ungherese MOL da parte di una impresa russa è molto più di una semplice transazione commerciale: è la dimostrazione di come la Russia stia penetrando in un terreno libero.

Nella visione russa del potere, l’UE e l’integrazione europea sono processi inspiegabili, senza senso. Agli occhi dei russi, il trasferimento di sovranità è abominevole, non un mezzo per garantire la pace. E così, bisogna ammetterlo: il problema per la Russia è l’Unione europea. Il suo successo è inspiegabile e, soprattutto, è di ostacolo alla massimizzazione del potere russo. Il futuro successo dell’Unione europea, dunque, dipende dal riconoscimento della concezione russa del potere, nettamente in contrasto con quella europea. E su questo punto non possiamo farci alcuna illusione.

 
  
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  Richard Howitt (PSE) . – (EN) Signora Presidente, lo scorso mese a nome del Parlamento, mi sono recato sulla linea di demarcazione amministrativa della Georgia, stabilita dai separatisti dell'Ossezia meridionale in seguito all'invasione militare russa. Al posto di blocco non si vedeva alcuna comunicazione ufficiale su nessuno dei due lati e sicuramente non sembrava una scena da guerra fredda. Per non tornare indietro nel tempo, un passo concreto che i russi potrebbero compiere sarebbe favorire il pieno accesso a entrambi i lati alla missione di polizia europea, che potrebbe così adempiere ai suoi compiti di controllo del cessate il fuoco. Sarebbe un piccolo ma concreto passo verso la fiducia e li invito a farlo.

Condivido l’opinione espressa oggi da molti onorevoli colleghi: maggiore sarà la solidarietà europea, migliori saranno le relazioni UE-Russia. Questa conclusione è emersa chiaramente ancora una volta questa settimana, quando la Russia ha cercato di ottenere accordi separati e non comuni con gli Stati membri in materia di criteri d’importazione per frutta e verdura. A questo riguardo, mi rammarico per l’intervento odierno del leader dei liberaldemocratici, che ha cercato di dipingere la posizione socialista come troppo morbida sui diritti dell’uomo. Il nostro voto sarà invece contro la Russia e le sue violazioni degli standard internazionali in materia di elezioni, le sue minacce alla libertà di espressione, contro l’incarcerazione di prigionieri politici e le intimidazioni e persecuzioni dei difensori dei diritti umani. Nel suo intervento si legge la stessa logica applicata però alla Russia, che è di per sé un esempio della mancanza di solidarietà che ci impedisce di andare avanti.

La Russia, come ogni altro paese, è colpita dalla crisi economica e risente del crollo del prezzo del petrolio, con la svalutazione del rublo di un terzo e un calo del 75 per cento del mercato azionario. Oggi il presidente Medvedev ha preso parte a pieno titolo alla riunione del G20 a Londra. Credo che questo sia il momento in cui la Russia ha più bisogno della nostra cooperazione e potrebbe essere più aperta al cambiamento, se solo noi dimostriamo determinazione e unità nell’Unione europea.

 
  
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  Giulietto Chiesa (PSE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, a leggere il testo di questo documento si ha l’impressione che chi l’ha scritto desideri non un miglioramento, ma un peggioramento delle relazioni tra Unione europea e Russia. Se questo è l’obiettivo dell’Europa, allora questo documento è ottimo; se non lo è, allora è pessimo. E io credo che sia un documento pessimo. Come potremo pensare a un futuro di nuove tensioni con un paese di cui riconosciamo l’indispensabilità nel nostro stesso interesse? Nei prossimi 40 anni dovremo fare affidamento sulle risorse energetiche tradizionali di cui la Russia è ricca: potremo fare altrimenti? No.

In secondo luogo, il modo e i toni: in queste pagine l’Europa parla un linguaggio imperiale, non il linguaggio di chi rispetta il proprio interlocutore. Questo contraddice la nostra stessa politica di buon vicinato e non sarebbe giusto usarlo nemmeno nei confronti di un piccolo paese: meno che mai nei confronti di un grande paese che pretende, a ragione, di essere rispettato. E’ questione di realismo, innanzitutto!

Temo che il Parlamento europeo si appresti ad approvare un documento scritto nello spirito della guerra fredda, vecchio, inutile, dannoso, controproducente, proprio nel momento in cui il nuovo Presidente americano sta intessendo un nuovo dialogo con Mosca. Con questo approccio l’Europa non può aspirare ad alcuna leadership e mi auguro che la Commissione non accolga queste raccomandazioni.

 
  
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  Romana Cizelj (PPE-DE). (SL) Nella discussione odierna sono già stati sollevati numerosi problemi politici. Vorrei, però, attirare la vostra attenzione su un’ulteriore problematica, che non figura nella relazione. Questa sfida riguarda i cambiamenti climatici cui si sono finora dedicati soprattutto i nostri scienziati. Tuttavia, se vogliamo davvero avere successo in questo campo, dobbiamo sostenere quest’azione con misure politiche decise e incisive.

Si tratta di una sfida globale che richiede una responsabilità collettiva. Penso che dovremmo cogliere ogni possibile opportunità per indurre la Russia ad assumersi la sua parte di responsabilità, sia nel mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici, sia nell’adattarsi ad essi. Dovremmo anche esortare la Russia a partecipare più attivamente ai negoziati internazionali, in vista dell’imminente conferenza di Copenhagen.

Onorevoli colleghi, vorrei ricordarvi che adottare provvedimenti adeguati contro i cambiamenti climatici significa anche garantire diritti umani.

 
  
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  Monika Beňová (PSE) . – (SK) Sarò molto breve, poiché gran parte di ciò che volevo dire è già stato messo in evidenza dai miei colleghi del partito dei socialdemocratici europei.

A mio avviso la relazione manca di equilibrio e manifesta timore nei confronti della Russia. Io provengo da un paese che per molti anni è vissuto sotto un regime pesante per molti e proprio per questo non capisco perché intelligenti uomini e donne che siedono in questa nobile Aula vogliano ora adottare un documento in cui, ancora una volta, si punta il dito contro qualcuno accusandolo.

Partivo dal presupposto che questo Parlamento fosse capace di comprende la situazione mondiale attuale. Rifiuto in maniera assoluta l'idea che qualcuno in quest’Aula voglia scambiare gas naturale e petrolio con la protezione dei diritti dell’uomo. I socialdemocratici europei vogliono proteggere i diritti umani e lo hanno sempre fatto, ma la situazione è palese e ben chiara agli occhi dell’Unione europea, della Russia e di tutto il mondo. Saremo in grado di affrontare tale realtà soltanto sulla base di buoni accordi congiunti.

 
  
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  Andrzej Wielowieyski (ALDE) . – (FR) Signora Presidente, la Russia è il nostro maggior vicino, un grande paese che nell’ultimo secolo ha vissuto il miraggio imperialista, ma anche terribili accadimenti.

Per emergere da un tale trauma ci vogliono tempo, perseveranza e pazienza. I negoziati intorno ad un nuovo accordo saranno, pertanto, difficili e dolorosi. La relazione è ambiziosa ma giusta. La coerenza tra un partenariato efficace con i sei paesi confinanti dell’est e una buona cooperazione con la Russia rappresentano la più grande sfida della politica europea. Avanzare con successo in questo senso dipenderà dalla nostra capacità di riconciliare pacificamente i nostri stili di vita e dall’interpretazione dei valori fondamentali, che non vanno traditi.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN) . – (PL) Signora Presidente, gli ostacoli principali nei nostri contatti con la Russia sono il recente utilizzo delle forniture di gas come mezzo di ricatto politico, la minaccia all'indipendenza della Georgia, il genocidio in Cecenia e il fallimento nello svolgere un giusto processo per gli omicidi di Anna Politkovskaya e Alexander Litvinenko. Purtroppo, la Russia non ha fatto un solo passo in avanti verso la creazione della democrazia e il rispetto dei diritti umani e questo non è certo di buon auspicio per i negoziati e la cooperazione futuri. Se vogliamo che i nostri negoziati abbiano successo dobbiamo condurre una sola politica comune di solidarietà, soprattutto nel caso di un così imponente vicino dell’Unione europea.

 
  
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  Gerard Batten (IND/DEM) . – (EN) Signora Presidente, come può il commissario Ferrero-Waldner riferirsi alla Russia come partner e l'onorevole Vondra cercare assicurazioni su democrazia e diritti umani?

La Russia è uno Stato gangster dove problematici oppositori politici, dissidenti e giornalisti sono semplicemente assassinati. In Russia vige persino una legge che permette di uccidere qualcuno – cittadino russo o straniero – su suolo estero se è considerato una minaccia o un elemento di disturbo. Un caso fu l’omicidio di Alexander Litvinenko, membro della mia circoscrizione, a Londra nel 2006 con un atto di terrorismo di Stato. La sua famiglia sta ancora attendendo che si faccia giustizia e che i suoi assassini vengano portati davanti alla giustizia o processati in Inghilterra.

Personalmente, io non voglio che l’Unione europea negozi accordi con niente e nessuno. Ma se la Commissione è seria, perché non ha richiesto l’estradizione dei sospetti in segno di buona volontà e come prerequisito per avviare i negoziati?

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE) . – (RO) Il potenziale di solida cooperazione con la Federazione russa è direttamente proporzionale alle sfide e alle difficoltà da affrontare. Per un certo periodo la Russia ha scelto una forma di dialogo e un corso d’azione che mettono le prospettive di collaborazione pragmatica in secondo piano e incoraggiano un approccio rigido alle relazioni internazionali che non possiamo accettare in nessuna forma o modalità.

Dal conflitto in Georgia, possiamo notare la differenza di opinione in merito a questioni cruciali. La Federazione russa crede che la presenza delle sue truppe nei paesi della regione sia accettabile e che queste abbiano persino il diritto di intervenire qualora Mosca lo ritenga necessario. Il coinvolgimento della Russia nei conflitti irrisolti è stato percepito fin ai confini dell’Unione, con ripercussioni su tutti noi europei.

Devo infine ricordarvi quali sono effettivamente le proposte nei miei emendamenti. La presenza, già da due decenni, delle truppe russe nella regione separatista della Transnistria ha un forte impatto sulla Repubblica moldova, mentre il paese procede verso il progresso e la libertà di decidere del proprio destino. La Federazione russa deve ritirare le sue truppe dalla Transnistria per fornire le basi a questo partenariato.

 
  
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  Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. − (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare tutti voi per questa interessante discussione, che considero necessaria visti i nostri rapporti con la Russia e le numerose questioni affrontate. Gran parte degli argomenti sollevati mi trova concorde.

Chi sostiene il bisogno di impegno, penso sia chiara l’importanza di un nuovo accordo per l'evoluzione futura e l'intensificazione della cooperazione tra UE e Russia. È ovvio che il nuovo accordo dovrà costituire un miglioramento dell’attuale accordo di partenariato e di cooperazione (APC) e dovrà riflettere le realtà delle nostre relazioni odierne con la Russia, che sono molto più profonde ed estese rispetto a dieci anni fa.

In materia di energia, bisogna affermare chiaramente le intenzioni dell’Unione europea di rafforzare la cooperazione con la Russia attraverso gli strumenti a disposizione – le riunioni del dialogo sull’energia e del Consiglio di partenariato permanente sull’energia. Una riunione del Consiglio del partenariato permanente sull’energia si terrà proprio durante questa presidenza. L’obiettivo è promuovere la fiducia e la trasparenza nei rapporti UE-Russia in materia di energia: non possiamo permetterci un’altra interruzione delle forniture di energia. Inoltre, bisogna anche potenziare il sistema di allarme rapido e renderlo operativo.

Per quanto riguarda i diritti umani, penso che l’applicazione dello stato di diritto, una magistratura indipendente e il pieno rispetto dei diritti umani – compresi media liberi e indipendenti – siano requisiti necessari per promuovere la stabilità e la prosperità in Russia. L’Unione europea segue la situazione dei diritti umani in Russia con preoccupazione ed esprimiamo – ora e in futuro –le preoccupazioni emerse nel corso delle riunioni UE-Russia. Ad esempio, casi quali la ripresa del processo a Khodorkovsky costituirà per noi una cartina di tornasole della situazione dello stato di diritto in Russia.

Concordo pienamente con chi menziona l’effetto leva, sostenendo la necessità dell’Unione europea di parlare con una sola voce nei dialoghi con la Russia; discussioni di questo tipo sono fondamentali per creare un’unica voce europea. L’unità e la solidarietà sono essenziali e lavoreremo molto alacremente per ottenerle. È importante che gli Stati membri si informino e dialoghino il più possibile in merito alle questioni bilaterali con la Russia che potrebbero avere ripercussioni su altri Stati membri e sull’Unione europea nel complesso. I suggerimenti del Parlamento in questo senso meritano giusta considerazione, benché, sulla base delle strutture esistenti del Consiglio, non sono del tutto convinto che la creazione di un meccanismo di consultazione formale sia la via più pratica per il progresso. Ho comunque la forte sensazione che un qualche tipo di meccanismo o approccio comune sia necessario per completare il quadro esistente delle relazioni UE-Russia.

Sicuramente, c’è ancora molto lavoro da fare per migliorare le nostre relazioni con la Russia. Unità e solidarietà sono effettivamente le parole chiave in questo contesto. In seno al Consiglio si stanno già portando avanti consultazioni politiche per mostrare solidarietà, ma è anche una questione di volontà politica. Convengo che fiducia e comprensione tra l’Unione europea e la Russia siano necessarie. Dobbiamo superare i sospetti del passato e basarci su rapporti veri e fondamentali che hanno subito un’evoluzione nel corso di anni. Si tratta indubbiamente di un processo a doppio senso che richiede la piena partecipazione di entrambe le parti.

Il nuovo accordo è una prima soluzione; . un dialogo migliore è una seconda soluzione. Il Parlamento svolge un ruolo centrale e concordo con la proposta di rafforzare il ruolo della commissione parlamentare per la cooperazione. La dimensione parlamentare – quali ad esempio i contatti della società civile – ha molto da offrire in termini di comunicazione e promozione dei principi democratici e dei valori sui quali si fonda l'Unione europea. Ci aspettiamo quindi di mantenere un buon dialogo con voi nel corso dei negoziati.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, le discussioni sulla Russia non sono mai semplici: da un lato è un importante partner globale, dall’altro è anche un grande vicino e questi sono due aspetti che non sempre convivono facilmente.

In quanto partner globale, vediamo la Russia come un partner reale, ad esempio, in Medio Oriente, nella ricerca di soluzioni tra Israele e Palestina e in molte altre questioni, come Afganistan e Pakistan − argomento trattato ieri alla conferenza tenutasi all’Aia e nella quale la Russia ha svolto un ruolo molto importante − o l’Iran, la non-proliferazione, le grandi problematiche globali quali i cambiamenti climatici, o la crisi economica e finanziaria. Tutti ne sono colpiti. È vero per noi, ma è vero anche per la Russia e per molti altri partner globali. Penso, pertanto, che dobbiamo analizzare la situazione in maniera molto chiara, continuando comunque a vedere la Russia come un grande vicino, con il quale a volte non andiamo d’accordo, e con il quale condividiamo vicini comuni, che alcuni di voi hanno menzionato, quali Moldova, Nagorno-Karabakh o, naturalmente, Georgia. In queste regioni dobbiamo avvicinare le nostre posizioni, ma anche parlare francamente delle difficoltà e delle differenze esistenti.

Una questione problematica è il “partenariato orientale”, argomento trattato soltanto la scorsa settimana in Parlamento. Il principale obiettivo del partenariato orientale, che vede la partecipazione di sei dei nostri paesi vicini, è aiutare i paesi che vogliono allinearsi con l’Unione europea in determinate questioni, quali i criteri di governo, commercio più libero eccetera. In questi settori, ritengo che avere tali paesi come partner sia fondamentale. Allo stesso tempo però, quanto alla piattaforma multilaterale, ci siamo detti aperti, in linea di principio, a paesi terzi come la Russia, laddove appropriato. E poi la Russia è anche un membro a pieno titolo della Sinergia del Mar Nero, che tratta di questioni regionali.

E’ quindi anche possibile lavorare al superamento di alcune difficoltà esistenti. Infine, il gas. In questo settore, lo sappiamo – l’ho ribadito chiaramente prima e lo ripeterò – siamo interdipendenti. Sappiamo anche che la crisi del gas ha minato la fiducia nei nostri partner, mettendo in risalto l’importanza del tema delle forniture energetiche nei prossimi accordi UE-Russia e UE-Ucraina, che quindi includeranno anche questa materia.

Il ritmo di lavoro per la creazione di un mercato interno dell’energia va accelerato, ma bisogna anche aumentare l’efficienza e diversificare le forniture. Il nuovo accordo con la Russia dovrà, pertanto, stabilire impegni reciproci giuridicamente vincolanti. Contestualmente al nuovo accordo e sul breve termine, stiamo lavorando con la Russia per rendere il sistema di allarme rapido più efficiente. Bisognerà infine prevedere il monitoraggio, la prevenzione e la soluzione di conflitti, coinvolgendo in questo anche Bielorussia e Ucraina.

Sappiamo che la Russia è un importante partner energetico, poiché fornisce il 40 per cento del gas che importiamo e il 20 per cento di quello che consumiamo. Come già sottolineato, ci troviamo in un rapporto di interdipendenza. L’Unione europea rappresenta più di due terzi dei proventi russi da esportazione – il che ha contribuito notevolmente allo sviluppo economico della Russia; per prevenire il ripetersi degli eventi dello scorso gennaio dobbiamo dunque collaborare sia con l’Ucraina che con la Russia.

In materia di diritti dell’uomo, le nostre visioni non sempre concordano. Da una parte, l’Unione europea e la Russia condividono impegni internazionali comuni attraverso gli strumenti che abbiamo firmato in sede ONU, OCSE e Consiglio d’Europa. Tali impegni riflettono i valori europei e obbligano al rispetto delle decisioni degli organi che istituiscono. Questo è particolarmente vero in relazione alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma è anche evidente che l’Unione europea e la Russia interpretano gli impegni in modo diverso.

Su questi argomenti l’Unione europea e la Russia hanno scelto la via del dialogo, la via giusta. Questo significa che dobbiamo anche ascoltare le preoccupazioni che la parte russa esprime in relazione ad alcuni sviluppi interni all’Unione europea, compresa, ad esempio, la questione delle minoranze russofone.

Come ha affermato il presidente in carica del Consiglio, esistono chiare preoccupazioni in merito al rispetto dei diritti dell’uomo nella Federazione russa e si registrano continui casi di attacchi ai difensori dei diritti umani, giornalisti e altri che si ripercuotono negativamente sulla Russia.

Noi solleviamo regolarmente queste problematiche con le alte autorità − io con Sergey Lavrov e il presidente Barroso con i suoi interlocutori − e le ribadiamo in occasione delle consultazioni biannuali sui diritti dell’uomo. La riunione bilaterale tra il presidente Barroso e il presidente Medvedev che si è tenuta il 6 febbraio ha toccato anche questo tema, sul quale si è tenuto uno scambio di opinioni.

Il presidente Medvedev stesso ha proposto di continuare il dialogo anche in occasione del vertice del 21-22 maggio, e dovremmo seguire il suo consiglio. L’attacco all’attivista dei diritti umani Lev Ponomarev della scorsa notte è solo l’ultimo caso che ci ricorda quanto sia difficile la situazione dei difensori dei diritti umani in Russia. Consentitemi di dire però che le due tendenze sono state chiaramente riportate nel mandato di negoziazione che il Consiglio ha affidato alla Commissione. Sono pertanto dell’idea che sia giusto portare avanti questo mandato e, ripeto, siamo sempre disposti a presentare una relazione sull’avanzamento dei nostri negoziati, come abbiamo fatto finora.

 
  
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  Janusz Onyszkiewicz, relatore. (PL) Signora Presidente, vorrei ricordare agli oppositori di questa relazione che non si tratta di un testo sulla Russia. Lo scopo del presente documento è suggerire alla Commissione quali questioni dovrebbe sollevare nei colloqui bilaterali e nei negoziati e su quali aree dovrebbe concentrare particolare attenzione. Proprio per questo in questa relazione non si è fatta menzione alla questione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e al ruolo del presidente Medvedev. Qualsiasi riferimento di questo tipo sarebbe stato inappropriato. È un problema completamente diverso che andrebbe trattato in seno all’OCSE insieme agli Stati Uniti, ma non nel quadro delle relazioni bilaterali con la Russia. Inoltre, suggerimenti di questo tipo non possono includere la nostra critica e valutazione dello stato dei diritti umani nell’Unione europea. Vorrei sottolineare infine che queste problematiche devono essere portate all’ordine del giorno nei colloqui con la Russia, che identificherà i problemi a tempo debito.

Una seconda precisazione che vorrei fare è generale e si ricollega alla reale natura dei colloqui. Faccio presente che la relazione evita termini quali, ad esempio, “partenariato strategico” proprio perché il documento adottato in materia di politica europea di sicurezza e difesa (PESD) contiene il seguente testo nella sezione che fa riferimento alla Russia: (l’onorevole cita un testo in inglese).

(EN) “Nessun partenariato strategico è possibile se i valori di democrazia, il rispetto dei diritti dell’uomo e lo stato di diritto non sono pienamente condivisi e rispettati; [perciò] invita il Consiglio a porre questi valori al centro degli attuali negoziati per un nuovo accordo di partenariato e cooperazione”.

(PL) La posizione è, dunque, molto chiara e va ricordato lo scopo di questa relazione e il messaggio che questa intende inviare alla Commissione. Infine, vorrei dire all'onorevole Bobošíková che sono stati i cosacchi a scrivere al Sultano, non il contrario.

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

La votazione avrà luogo domani, martedì 2 aprile 2009.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Călin Chiriţă (PPE-DE), per iscritto. (RO) Accolgo con favore la relazione Onyszkiewicz sulle relazioni UE-Russia. Credo che le relazioni dell’Unione europea con Mosca debbano poggiare su una base pragmatica, senza preconcetti.

In primo luogo, è necessaria un’adeguata cooperazione nel settore delle forniture energetiche che va a vantaggio di entrambe le parti. A tal fine, è di vitale importanza per noi la solidarietà tra gli Stati membri affinché possano presentarsi come un fronte unito ai negoziati con la Russia in materia di importazioni di gas. Solo in questo modo saremo in grado di garantire ai cittadini europei la sicurezza delle forniture energetiche a prezzi accessibili. Noi abbiamo la responsabilità di evitare una nuova crisi del gas.

In secondo luogo, dobbiamo cooperare con Mosca nell’affrontare congiuntamente i problemi riguardanti le questioni riguardanti gli stati confinanti comuni nonché le relazioni con la Repubblica di Moldova, l’Ucraina, la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. Tale approccio deve basarsi su norme di diritto internazionale relative all’integrità e alla sovranità nazionale, evitando in questo modo qualsiasi spinta autoritaristica. Dobbiamo avanzare nella risoluzione dei conflitti irrisolti, come in Transnistria, Ossezia e Abkhazia.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE), per iscritto.(PL) La Russia è un partner importante per l’Unione europea, la quale si aspetta che i suoi partner cooperino in modo onesto e affidabile.

L’interdipendenza potrebbe essere vantaggiosa per entrambi, ma non deve necessariamente essere così. E’ possibile che si verifichi anche la situazione opposta e che vi siano motivi di inquietudine e di conflitto. Dovremo fare tutto il possibile per trasformare la cooperazione economica, la sicurezza, la sicurezza energetica, il rispetto dei principi dei diritti umani e la democrazia in aspetti positivi e costruttivi dei nostri rapporti. Il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà in larga misura dalla parte russa, che potrebbe optare per i valori e gli standard dell’Occidente, ma nessuno la forzerà nella decisione. La Russia deve scegliere da sola. Una cosa però mi è molto chiara: l’Europa non cambierà i suoi valori su richiesta della Russia o di qualsiasi altro paese. Stiamo agendo con coerenza, persino ostinazione, ma non perché agire diversamente significherebbe abbandonare i nostri valori.

Se l’Europa abbandonasse i suoi valori fondamentali, non sarebbe più Europa. Ecco il perché riconosceremo sempre l’integrità territoriale della Georgia, ad esempio, ma non lo facciamo solamente per questioni di affezione nei confronti del popolo georgiano; la nostra posizione si basa sulla lealtà ai principi alla base del nostro mondo. Agire in contrasto con questi valori sarebbe un suicidio. L’Unione europea certamente non vuole giungere a un tale tragico epilogo, e credo non lo desideri nemmeno la Russia.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto.(RO) Possiamo francamente affermare che la recente crisi del gas e il conflitto in Georgia hanno creato nuove tensioni nei rapporti con la Federazione russa.

La Russia deve smettere di sfruttare situazioni di questo genere in contrasto con le procedure internazionali e astenersi dal creare nuove sfere di influenza.

Parallelamente, l’Unione europea deve compiere tutti gli sforzi necessari per ridurre la sua dipendenza energetica dalla Russia al minimo possibile.

E’ altrettanto vero che la Russia è uno dei vicini dell’Unione europea e un attore cruciale sulla scena internazionale. Le relazioni UE-Russia racchiudono un grandissimo potenziale che l’Unione europea non può permettersi di non sfruttare, specialmente nell’attuale situazione climatica globale.

Questo spiega perché dobbiamo continuare a investire nel dialogo e nella cooperazione con la Federazione russa, pianificando una strategia coerente basata su impegni comuni e vantaggiosi.

Questa cooperazione può avere successo solamente se l’Unione europea si esprime con una sola voce e si impegna in un dialogo soggetto a condizioni, ma al tempo stesso costruttivo, sostenuto da valori comuni, dal rispetto dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e delle norme internazionali vigenti.

 
  
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  Katrin Saks (PSE), per iscritto. (ET) Le relazioni tra UE e Russia hanno ricevuto un duro colpo lo scorso anno. Oggi, dopo gli eventi in Georgia e dopo il riconoscimento da parte della Russia delle enclavi di Abkhazia e Ossezia meridionale, la disponibilità della Russia a costruire una zona di sicurezza congiunta con l’Unione europea e le posizioni dei partiti in merito a questioni quali il Kosovo e il vicinato comune divergono più che mai. Inoltre, le continue dispute con i fornitori di gas e la politicizzazione delle risorse energetiche non alimentano la fiducia.

Sono lieta che la relazione del mio collega, l’onorevole Onyszkiewicz, inviti la Russia a rispettare gli obblighi assunti a livello internazionale, specialmente in qualità di membro del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ed esprima al governo russo la preoccupazione europea per la situazione dei diritti dell’uomo e della crescente erosione della società civile in Russia. Nella sua relazione, il Parlamento ha anche attirato l’attenzione sulla condizione delle minoranze che vivono nella Federazione russa e invita le agenzie governative russe a garantire la sopravvivenza e lo sviluppo sostenibile delle culture e delle lingue dei popoli indigeni che vivono in Russia.

Le relazioni dell’Unione europea con la Russia devono basarsi sul partenariato e non sul confronto. Questi rapporti sono, infatti, decisivi nell’ottica della cooperazione pragmatica e la nostra cooperazione fino ad ora ha favorito la stabilità internazionale. Allo stesso tempo, il partenariato deve basarsi su valori quali democrazia, economia di mercato, promozione dei diritti dell’uomo e della libertà d’espressione, e non solo sugli interessi commerciali e alle questioni ad essi connesse, ostinandosi a chiudere gli occhi davanti agli altri aspetti.

 
  
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  Toomas Savi (ALDE), per iscritto (EN) Le relazioni UE-Russia hanno attraversato momenti difficili negli ultimi anni. Dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Georgia lo scorso agosto, si era inclini a pensare che “buoni confini fanno buoni vicini”. In questo caso, sono felice che il proverbio si sbagli e che l'allora presidente del Consiglio europeo Sarkozy sia riuscito a mediare la crisi.

Dopo la caduta della cortina di ferro, l’Unione europea ha stretto una forte interdipendenza con la Federazione russa che servire a introdurre un’interpretazione comune di democrazia, diritti dell’uomo e stato di diritto, alimentando e promuovendo solide relazioni economiche. Le frequenti discordie degli ultimi tempi ci hanno distratto dall’obiettivo e il dialogo tra le due entità si è di fatto raffreddato, assumendo la forma di una cooperazione pragmatica.

Appoggio pienamente il suggerimento del Consiglio e della Commissione di continuare ad insistere per un accordo basato su un impegno condiviso nei confronti dei diritti dell’uomo, come afferma la relazione, poiché senza valori comuni probabilmente finiremo in un'altra crisi inaspettata che richiede misure di emergenza.

 
  
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  Richard Seeber (PPE-DE), per iscritto. – (DE) Il nuovo esaustivo accordo di partenariato tra Unione europea e Russia è, a mio avviso, molto adeguato.

La Russia è il terzo più grande partner commerciale dell’UE, oltre ad avere importanza strategica in termini di forniture energetiche. L’accordo con la Federazione russa getta le basi per una migliore cooperazione tra le due parti.

Alla luce dell’importanza che l'Unione europea e la Russia rivestono l'una per l'altra, questo accordo non deve, tuttavia, rimanere semplicemente un atto di volontà politica; dobbiamo fare in modo di garantirne l’effettiva attuazione. La raccomandazione del Parlamento al Consiglio europeo evidenzia in particolare l’importanza della difesa dei diritti dell’uomo e della libertà dei media in Russia. Considerando che l’intenzione è c costruire progressivamente le nostre relazioni nella politica economica e di sicurezza e nell’'istruzione, è estremamente importante che tutti i nostri partner rispettino i valori europei. Questo è l’unico modo per sviluppare il partenariato tra Russia e Unione europea in maniera soddisfacente per entrambe le parti.

 
  
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  Czesław Siekierski (PPE-DE), per iscritto(PL) Garantire un nuovo accordo UE-Russia è una delle maggiori sfide della diplomazia europea. Il ruolo del Parlamento europeo è fornire un contributo attivo alla natura e al contenuto dell’accordo. La relazione fornisce un’analisi dettagliata dei principali aspetti di questi rapporti, includendo un approfondito studio dei problemi associati alle nostre attuali relazioni.

Credo che adottare questa relazione equivarrà a un significativo passo in avanti verso un nuovo accordo di partenariato tra Unione europea e Russia. Gli elementi chiave dell’accordo dovrebbero essere oggetto di approfondite e dettagliate consultazioni nonché di intense negoziazioni. La relazione illustra inoltre una serie di problemi, la cui soluzione è fondamentale per i singoli paesi. Vorrei ricordare le difficoltà concernenti gli scambi commerciali tra Polonia e Federazione russa. Problemi di questo tipo si possono risolvere solo se l’Unione europea adotta una posizione unitaria.

La relazione contiene una lista esaustiva di questioni da risolvere, ma non sarà comunque possibile raggiungere, nel breve periodo, un compromesso su tutte le problematiche affrontate, in parte a cause delle differenze culturali e sociali.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto.(PL) La Russia è un paese in cui i principi fondamentali della democrazia vengono ignorati, nonché un paese ben noto per le violazioni dei diritti umani e per la limitata libertà di espressione, compresa quella di opinione. Il presidente Medvedev e il primo ministro Putin esercitano la loro influenza sui mezzi di comunicazione russi che sono quindi impossibilitati ad assolvere al loro compito fondamentale di divulgare informazioni e notizie in modo affidabile.

Ciononostante, dobbiamo tenere conto del fatto che la Russia è uno dei nostri principali partner e gioca un ruolo leader sulla scena internazionale, oltre ad essere un grande fornitore di energia e partner commerciale.

A mio avviso l’UE deve dialogare con la Russia in modo chiaro e deciso. Dobbiamo criticarla per le sue mancanze in termini di democrazia, il suo mancato rispetto delle libertà civiche e per la violazione dell’integrità territoriale e della sovranità di altri stati, pur esortandola a rispettare i diritti delle minoranze nazionali e ad adempiere ai trattati internazionali che ha sottoscritto – e mi riferisco alla Carta delle Nazioni Unite, alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e al trattato sulla carta dell’energia. Al contempo, dobbiamo per ricordare che il partenariato con la Russia è molto importante per l’Unione europea e per tutta l’Europa.

 

13. Avvio di negoziati internazionali in vista dell'adozione di un trattato internazionale per la protezione dell'Artico (discussione)
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  Presidente . – L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione in merito all’apertura dei negoziati internazionali in vista dell’adozione di un trattato internazionale per la protezione dell’Artico.

 
  
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  Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. − (EN) Signora Presidente, tutti noi conosciamo e leggiamo ogni giorno sui giornali della sempre crescente importanza che l’Artico riveste e che merita maggiore attenzione anche da parte dell’Unione europea.

Questa situazione era già stata rilevata nella risoluzione adottata dal Parlamento in ottobre. Accolgo quindi con piacere l'opportunità, questo pomeriggio, di affrontare tale questione, che so essere di particolare interesse per voi.

Solamente tre Stati membri hanno territori nella regione artica, ma gli effetti dei cambiamenti climatici e delle attività umane nella regione artica si estendono ben oltre dell'Artico. La situazione in queste zone ha ripercussioni su tutta l’Unione europea. Fino ad ora si tendeva a trattare le questioni legate all’Artico solamente nell’ambito di politiche settoriali, come ad esempio la politica marittima o la lotta contro il cambiamento climatico e, benché la cooperazione nell’ambito della nuova dimensione nordica includa l’area dell'Artico europeo, l’Unione non ha ancora sviluppato una politica completa in materia, in cui convergano tutte le aree politiche interessate.

La situazione sta però cambiando. Lo scorso anno a marzo, l’Alto rappresentante Solana e il commissario Ferrero-Waldner hanno presentato al Consiglio europeo una relazione congiunta in materia di cambiamento climatico e sicurezza internazionale. Questa relazione metteva in evidenza il nuovo interesse strategico nella regione artica e attirava l’attenzione sulle implicazioni di vasta portata del cambiamento ambientale per l’Artico, riconoscendo le possibili ripercussioni sulla stabilità internazionale e sugli interessi europei di sicurezza.

La relazione invitava allo sviluppo di una specifica politica artica dell’Unione europea basata sulla crescente importanza strategica della regione e sulla considerazione di questioni quali l’accesso alle risorse naturali e la possibile apertura di nuove rotte commerciali.

Lo scorso novembre la Commissione ha quindi presentato una comunicazione sull’UE e la regione dell’Artico, nella quale venivano esposte le sfide strategiche e si proponevano azioni concrete nelle tre aree prioritarie: la protezione e la preservazione dell’Artico in cooperazione con la popolazione, l’uso sostenibile delle risorse e il consolidamento della governance multilaterale dell’Artico. Quest’ultimo punto è stato trattato nella risoluzione dello scorso ottobre.

Nella sua comunicazione la Commissione proponeva, come obiettivo politico, il futuro impegno dell’UE a sostegno del futuro sviluppo di una cooperativa di governance artica basata sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), e caldeggiava la piena attuazione di tutti gli obblighi esistenti, piuttosto che proporre nuovi strumenti legali. Questo era uno degli elementi chiave della comunicazione.

Nella sua conclusione dello scorso dicembre, il Consiglio ha accolto con favore la comunicazione e la riteneva il primo passo verso una politica artica europea.

Il Consiglio e la Commissione concordano sul fatto che l’UE dovrebbe mirare a preservare l’Artico cooperando con la sua popolazione e affrontando le sfide della regione in modo sistematico e coordinato. Secondo il Consiglio, l’UE può conseguire tali obiettivi solo in stretta cooperazione con tutti i paesi, i territori e le comunità partner dell’Artico, sottolineando la cooperazione intergovernativa nella regione.

E’ stata ben accetta anche l’intenzione della Commissione di richiedere lo status di osservatore permanente per rappresentare la Comunità europea nel Consiglio “Artico”. Il Consiglio ha posto l’accento in particolare sull’importanza della cooperazione multilaterale in conformità con le relative convenzioni internazionali, soprattutto con l’UNCLOS.

In linea con la comunicazione della Commissione, nessun commento è stato espresso a sostegno dell'idea specifica di un trattato internazionale.

Sulla base di questa posizione, il Consiglio sta ora elaborando i dettagli della proposta di azione esposta nella comunicazione della Commissione. Spero che risulti chiaro dal mio intervento odierno che il Consiglio sta affrontando la questione con grande serietà.

Riconosciamo appieno la crescente rilevanza strategica della regione artica. Conveniamo sulla necessità dell’Unione europea di adottare una politica coerente e completa. Il Consiglio manterrà questo Emiciclo aggiornato sui futuri sviluppi ed è molto grato per il vostro continuo interesse in merito.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare il Parlamento per il suo interesse nell’Artico e per la risoluzione sulla governance dell’Artico dello scorso ottobre. Questo documento ha infatti dato un impulso politico al lavoro della Commissione in merito alla comunicazione “L’Unione europea e la regione artica”, adottata lo scorso novembre.

Ma, perché è così importante? Condividiamo la vostra sollecitudine nell’attirare la massima attenzione internazionale sulla regione artica, ora più che mai. Prove scientifiche dimostrano che il cambiamento climatico sta avvenendo molto più velocemente nell'Artico che nel resto del mondo: solo negli ultimi sei anni, la calotta di ghiaccio ha perso fino alla metà del suo spessore vicino al Polo Nord e potrebbe aver superato un punto critico. Si tratta di un chiaro segnale di allarme che non possiamo ignorare; la radicale trasformazione dell’Artico sta avendo ripercussioni sulla popolazione, sul paesaggio e sulla fauna selvatica, sia sulla terraferma sia in mare.

E’ giunto quindi il momento di agire. Ecco perché abbiamo adottato la comunicazione, che rappresenta il primo passo verso una politica europea per l’Artico, istituendo le fondamenta per un approccio a tutto campo. La comunicazione si incentra su tre obiettivi principali: proteggere e preservare l’Artico, collaborando pienamente con i suoi abitanti; promuovere l’uso sostenibile delle risorse e rinforzare la governance multilaterale.

Le proposte contenute nella comunicazione sono il risultato di un’analisi approfondita svolta dalla Commissione, che ha incluso consultazioni con le principali parti interessate, compresi gli stati artici sia UE che extra UE. Questo si è reso ancor più necessario perché molte attività dell’Unione europea nonché molti sviluppi chiave di portata globale, come ad esempio la politica marittima integrata o il cambiamento climatico, hanno un impatto sull'Artico.

Così, sulla scorta di queste discussioni e alla luce della mozione di risoluzione all’ordine del giorno nella discussione odierna, vorrei porre l’accento sulle differenze, in molti aspetti chiave, tra le regioni artica e antartica. L’Antartico è un esteso continente disabitato e circondato dall’oceano, mentre l’Artico è uno spazio marittimo, circondato da territori abitati appartenenti a paesi sovrani.

La proposta di stabilire un regime giuridico vincolante specifico per la regione artica è, purtroppo, di difficile attuazione, soprattutto perché non è supportata da nessuno dei cinque stati costieri dell’Oceano Artico (Danimarca, Norvegia, Canada, Russia e Stati Uniti). Temo, pertanto, che una tale proposta possa rivelarsi non solo inefficace, ma anche dannosa per il ruolo e la credibilità dell’Unione europea nell’ambito della cooperazione artica. Gli interessi e gli obiettivi dell’UE sarebbero invece meglio tutelati e perseguiti attraverso la costruzione di una più ampia cooperazione multilaterale e con un miglior uso degli strumenti legali esistenti.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), assieme ad altre convenzioni più generali, tutte già in vigore, fissa un ampio quadro giuridico internazionale. L’UNCLOS fornisce anche il riferimento per risolvere controversie, tra cui anche quelle in merito alla delimitazione marittima. Richiediamo quindi che le convenzioni esistenti vengano pienamente applicate e, soprattutto, adattate alle specificità artiche. Proponiamo, ad esempio, un quadro normativo per la gestione sostenibile della pesca nelle aree e per le specie non ancora tutelate da altri strumenti.

In secondo luogo, lavoreremo in stretta collaborazione con l’Organizzazione marittima internazionale, sviluppando e consolidando chiari standard internazionali per una navigazione artica più sicura, nel rispetto della sicurezza umana e della sostenibilità ambientale. Questo implica estendere l'applicazione della legislazione esistente o adottare una nuova legislazione.

In terzo luogo, bisogna difendere i principi, riconosciuti a livello internazionale, della libertà di navigazione e il diritto di passaggio inoffensivo. Gli Stati costieri dovrebbero evitare azioni discriminatorie in materia di norme di navigazione e tutte le misure dovranno essere applicate in piena ottemperanza del diritto internazionale del mare.

In quarto luogo, non è realistico proporre una moratoria internazionale sull’estrazione delle risorse artiche. Si stima che la maggior parte delle riserve di minerali, petrolio e gas si trovano nel territorio sovrano, o nelle relative zone economiche esclusive, degli Stati artici, alcuni dei quali hanno piani di vasta portata per ulteriori attività di esplorazione. Insistiamo comunque sul fatto che l’estrazione e l'uso delle risorse dell'Artico rispettino sempre i massimi standard ecologici e di sostenibilità.

Condividiamo le preoccupazioni del Parlamento circa l’urgenza dell’azione nella regione artica e nella nostra comunicazione avanziamo una serie di proposte coerenti e specifiche. Muovendo da queste basi, confidiamo di portare avanti la nostra cooperazione, sviluppando al contempo una politica europea dell'Artico.

Non dobbiamo mai perdere di vista il nostro obiettivo comune: collaborare con gli Stati artici e con la comunità internazionale per proteggere l’Artico e conservarlo per le future generazioni nel modo migliore e più efficace possibile.

 
  
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  Anders Wijkman, a nome del gruppo PPE-DE. (EN) Signora Presidente, ho partecipato a numerose riunioni nella regione artica incentrate sul cambiamento climatico.

Normalmente, la prima giornata di queste riunioni è dedicata ai gravi effetti del riscaldamento globale sulla regione, la fauna selvatica, il sostentamento delle persone e via di seguito. Il secondo giorno è invece incentrato sulle opportunità in termini di esplorazione geologica. In un certo senso una contraddizione. Vorrei sottolineare che il rapido sfruttamento delle risorse geologiche comporta, naturalmente, rischi molto gravi.

Concordo con il commissario sul fatto che non sia possibile paragonare l'Artico all'Antartico. Al tempo stesso, però, poiché non esiste un quadro ambientale sostenibile e attento per il tipo di attività intraprese dagli Stati artici, ritengo che questa risoluzione mandi un segnale molto forte: dobbiamo fare attenzione. Il sostegno di tutti i gruppi politici a questo messaggio è emblematico.

Vi sono tre possibili soluzioni: un trattato internazionale con provvedimenti speciali per questa regione rispetto all'Antartico; una moratoria, in attesa di nuove ricerche scientifiche, e una migliore comprensione della regione e delle sue vulnerabilità o sensibilità, in attesa dei risultati di molte alternative energetiche in fase di graduale sviluppo. Forse in futuro non avremo bisogno delle riserve fossili.

Sono convinto che, anche se i colleghi in questo Parlamento abbiano opinioni discordanti sulle soluzioni migliori per agire, il nostro pieno appoggio a risoluzione sia fondamentale e sottolineo la nostra determinazione ad andare ben oltre un semplice approfondimento della cooperazione e del dialogo. Vogliamo garantire la sicurezza dell’ambiente e della vita umana.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. COCILOVO
Vicepresidente

 
  
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  Véronique De Keyser, a nome del gruppo PSE.(FR) Signor Presidente, desidero ricordare brevemente quanto sta accadendo nell’Artico in modo che tutti comprendano la posta in gioco nella discussione odierna. Al Polo nord il surriscaldamento globale alimenta la sete di controllo sulle ricchezze naturali dell’area. A fronte dello scioglimento dei ghiacci, come è stato detto, sarà più facile sfruttare le vaste riserve di petrolio e di gas naturale e aprire canali navigabili tra l’est e l’ovest, abbreviando così di migliaia di chilometri le rotte delle navi mercantili. Purtroppo, però, tutto ciò sarà deleterio per l’ambiente.

Sono cinque gli Stati che reclamano la sovranità su questo territorio – Canada, Danimarca, Russia, Stati Uniti e Norvegia – il che ovviamente provoca tensioni. Il ministro degli Esteri canadese questa settimana ha annunciato che la sovranità del Canada sul territorio e sulle acque artiche ha lontane origini; è fondata e si basa su un titolo storico. Ha inoltre aggiunto che il governo canadese si impegnerà ad intensificare il monitoraggio politico e a potenziare la presenza militare nelle acque artiche canadesi.

Queste parole fanno eco all’annuncio del Cremlino in cui si esprimeva l’intenzione di dispiegare forze militari nell’Artico per proteggere gli interessi russi. Finora in questa zona strategica applicata era in vigore la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata da 150 paesi il 10 dicembre 1982 che stabilisce che gli Stati costieri esercitano il controllo su un’area di 200 miglia dalle proprie coste e sono titolari di diritti economici sulle risorse dei fondali marini; tale area, tuttavia, può essere ampliata se si riesce a dimostrare che lo zoccolo continentale si estende oltre le 200 miglia. Gli Stati che intendono agire in questo modo hanno tempo fino al maggio 2009 – scadenza che è ormai imminente – per presentare la relativa richiesta presso le Nazioni Unite.

La Russia ha preso l’iniziativa nel 2001, scatenando l’attuale fermento. Per quanto concerne il mio gruppo e l’onorevole Rocard, che ha dato avvio alla discussione in seno al PSE e che recentemente è stato nominato ambasciatore per l’Artico, temiamo che la Convenzione sul diritto del mare non sia adatta all’Artico, viste le implicazioni in materia di energia, ambiente e sicurezza militare. Il Polo nord è un bene mondiale e deve essere protetto per mezzo di una carta vincolante in cui l’Unione europea deve svolgere un ruolo trainante. Vogliamo che il Polo nord sia pulito e soprattutto che non vi siano stanziati presidi militari.

 
  
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  Diana Wallis, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, questo dibattito fa chiaramente seguito alla risoluzione che avevamo presentato lo scorso ottobre sulla governance artica. Il nostro gruppo non ha alcuna difficoltà a sostenere l’idea di un trattato artico, ma più nell’ottica di una nuova modalità di governance. Il trattato forse ha una maggiore valenza simbolica, ma per noi è particolarmente importante collaborare e rispettare gli Stati nazionali e, soprattutto, i popoli dell’Artico. Infatti sono proprio i popoli, come è già stato detto, il tratto distintivo tra l’Artico e l’Antartico.

Esistono già strutture internazionali – le norme IMO (International Maritime Organisation) e la Convenzione sul diritto del mare – ma occorre qualcosa di più mirato e specifico. Dobbiamo consolidare il lavoro del Consiglio artico. Signora Commissario, dovreste entrare a farne parte quanto prima possibile e dovreste contribuire a costruire la sua capacità politica. Dobbiamo a tutti i costi evitare un arretramento nella sovranità vecchio stile, nelle pretese territoriali e nell’intergovernalismo. E’ necessario un nuovo stile di governance per questa fragile area del globo in cui tutti i cittadini del mondo sentono di avere un interesse o una posta in gioco.

Dobbiamo inoltre far valere le nostre credenziali per poter essere coinvolti nell’Artico e i precedenti europei non sono positivi. I nostri marinai e i nostri mercanti hanno devastato l’ambiente artico nel XVII e XVIII secolo con il cosiddetto “ratto di Spitsbergen”. Sono le nostre emissioni industriali la causa diretta del netto cambiamento climatico che si è verificato nella regione ed ora minacciamo di imporre i nostri valori e le nostre tradizioni ai popoli dell’Artico in questo periodo estremamente delicato. Dobbiamo invece ascoltarli e lavorare con loro, poiché sinceramente i risultati che essi hanno conseguito nella protezione ambientale sono migliori dei nostri. Per tali ragioni il mio gruppo pertanto sostiene la moratoria di 50 anni.

 
  
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  Godfrey Bloom, a nome del gruppo IND/DEM. (EN) Signor Presidente, io vivo su una bella isola che nell’arco degli ultimi 15 anni è stata sistematicamente distrutta dall’Unione europea. Con la direttiva sulle discariche i rifiuti industriali – risibilmente definiti “compost” – sono stati depositati nel terreno. Centinaia di migliaia di pesci sono stati gettati nel Mare del Nord. Nei pressi della mia cittadina, dove un tempo c’erano meravigliosi campi di grano e di orzo insieme ai pascoli per le mucche da latte, adesso si coltiva miscanto e ogni sorta di biocarburanti, che rovinano l’ambiente naturale e fanno salire i prezzi degli alimentari.

L’Unione europea ci impone di centrare i nostri obiettivi nel campo dell’energia rinnovabile. Ed infatti sono state installate trentacinquemila turbine per l’energia eolica grandi come aerei, che hanno deturpato la mia bella isola come mai era accaduto prima dalla rivoluzione industriale. Adesso cercate di acquisire la competenza sull’ultima regione selvaggia del mondo: l’Artico. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo proprio dire che l’onorevole Wallis ha ragione. Le vostre credenziali sono terrificanti e per tutta risposta bisogna intimarvi, nel nome del cielo, di tenervi fuori da questo territorio.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE) . – (EN) Signor Presidente, il signor commissario ha proprio ragione. L’Artico è per molti aspetti diverso dall’Antartico e solo qualche mese fa, l’8 ottobre 2008, sono intervenuta in quest’Aula proprio su questo argomento.

Come ho detto allora, l’Artico svolge un ruolo geostrategico sempre più importante nel mondo e negli ultimi dieci anni sono emerse parecchie questioni di importanza vitale in questa regione. Ora ci troviamo dinanzi all’apertura di nuove vie navigabili che sinora erano rimaste chiuse, un fatto che è conseguenza diretta del cambiamento climatico. E non è una sorpresa, in quanto l’Artico si surriscalda ad un ritmo molto più veloce: nell’ultimo secolo si è registrato un aumento di due gradi rispetto ad un aumento medio di soli 0,6 gradi nel resto del mondo.

Questo ecosistema altamente vulnerabile subisce pressioni crescenti a causa di paesi affamati di energia che vogliono sfruttarne il potenziale senza tenere debitamente in considerazione la fondamentale importanza che riveste come forza stabilizzante nel clima del mondo.

Convengo con l’argomentazione dell’onorevole Wallis, poiché l’invito a mettere in atto una moratoria di 50 anni sullo sfruttamento non é né fattibile né ragionevole, ma credo che una moratoria più limitata sui nuovi sfruttamenti – in base ai risultati di nuovi studi scientifici – è un punto su cui magari potrebbero convenire tutti i paesi civilizzati.

Oltretutto l’UE conta tra i suoi Stati membri ben tre nazioni artiche insieme ad altri due paesi limitrofi del SEE, arrivando quindi a rappresentare oltre la metà numerica dei membri del Consiglio artico. E questo è già un motivo valido di per sé per affermarci, nel senso migliore di questo termine, in tale ambito sulla scena internazionale.

L’Artico riveste un’importanza fondamentale per il clima mondiale e già solo per questa ragione dobbiamo impegnarci al fine di creare un nuovo stile di governance per questa bella regione che – come ha detto l’oratore intervenuto prima di me – è l’ultima regione selvaggia del mondo.

 
  
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  Martí Grau i Segú (PSE). (ES) La regione dell’Artico è una delle più fragili del pianeta. Le conseguenze dello sfruttamento incontrollato delle sue risorse naturali sarebbero catastrofiche, non solo per le zone circostanti e per le popolazioni autoctone, ma per tutto il mondo.

Lo scioglimento dei ghiacci in vaste aree ha trasformato questi rischi in realtà, creando la necessità di una nuova normativa globale per proteggere l’Artico, analoga a quella in vigore per l’Antartico. Al contempo, bisogna anche tenere conto delle differenze tra i due poli, come è già stato evidenziato nel dibattito.

Occorre un trattato internazionale tra tutte le parti interessate – tra cui si annovera senz’altro l’Unione europea – al fine di proteggere l’ambiente artico, che è unico nel suo genere, e per garantire piena sostenibilità ad ogni sorta di attività umana nonché per attuare norme multilaterali per il trasporto merci lungo le nuove vie navigabili che sono divenute accessibili.

Sin dalla sua creazione il Consiglio artico negli anni è diventato un modello di cooperazione per la gestione di problemi comuni. In questo periodo di difficoltà e di incertezza dobbiamo portare questo spirito e questa idea ad un livello superiore in modo da evitare che Stati limitrofi o altri attori internazionali possano trovarsi coinvolti in controversie, dimenticando l’obiettivo condiviso cui dobbiamo ambire: la conservazione di un grande retaggio comune.

 
  
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  Laima Andrikienė (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, oggi discutiamo della protezione dell’Artico, un argomento incandescente, e non solo nell’Unione europea.

In primo luogo, si pensa che la regione artica possieda giacimenti enormi di risorse energetiche – ben il 20 per cento delle riserve non ancora scoperte e tecnicamente fruibili – e la tentazione di sfruttarle quindi è irresistibile. In secondo luogo, l’ambiente artico è eccezionalmente fragile. L’intera comunità internazionale è destinata a subire le conseguenze di molti dei cambiamenti che si stanno già verificando. In terzo luogo, si profilano controversie territoriali per l’Artico. Rischiamo infatti di innescare gravi conflitti tra paesi, volendo proteggere – anche con mezzi militari – i presunti interessi nazionali dei vari paesi nella regione.

E’ tempo che il Parlamento europeo chiarisca la sua posizione, poiché sinora non ha praticamente preso parte a questo dibattito, eccezion fatta per la risoluzione varata lo scorso ottobre in cui si chiedeva un trattato internazionale per la protezione dell’Artico. E’ importante far presente che gli Stati membri e i paesi associati al SEE rappresentano oltre il 50 per cento dei membri del Consiglio artico. Proprio come per gli Stati Uniti, l’Artico dovrebbe essere una priorità strategica anche per l’Unione europea.

Sostengo pienamente la proposta di risoluzione in cui si chiede alla Commissione e al Consiglio di lavorare per istituire una moratoria di 50 anni sullo sfruttamento delle risorse geologiche nell’Artico in attesa di nuovi studi scientifici. Noi, in qualità di Parlamento europeo, dobbiamo invitare la Commissione ad avviare negoziati con le autorità russe sulla serie di importanti questioni che sono state elencate nella nostra proposta di risoluzione. E’ giunto infatti il momento di includere l’Artico nel programma del prossimo vertice UE-Russia.

 
  
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  Christian Rovsing (PPE-DE). (DA) Signor Presidente, la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e detiene una grande responsabilità a fronte dell’autonomia di cui gode. L’Artico non è inabitabile. Non è una terra senza regole come l’Antartico. Anzi, la terra emersa è parte dei paesi artici e vi sono quattro milioni di abitanti, un terzo dei quali sono popoli indigeni. Queste genti e le loro nazioni hanno il diritto legittimo di sfruttare le risorse e le opportunità dell’area. E’ solo il tratto di mare che ha lo status internazionale e in tale ambito si applica la Convenzione internazionale dell’ONU sul diritto del mare (UNCLOS). Siffatto approccio è stato confermato anche dagli Stati costieri artici nella dichiarazione di Ilulissat del 2008. Oltre all’UNCLOS, vi sono numerosi altri strumenti internazionali e regionali applicabili. In pratica, non sussiste l’esigenza di una maggiore governance. Al massimo bisogna adattare gli strumenti già in atto. La Danimarca ha presentato una proposta al Consiglio artico affinché siano esaminati gli accordi esistenti in modo da poterli adattare, il che sarà fatto e deve essere fatto di concerto con gli Stati artici e con i popoli artici.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE). (EN) Signor Presidente, sul piano globale il trattato antartico è un fulgido esempio del fatto che le pretese territoriali degli Stati costieri possono essere messe da parte in nome della cooperazione pacifica e della ricerca scientifica. In un momento in cui il mondo si deve confrontare con la questione del surriscaldamento globale, che provoca lo scioglimento dei ghiacciai ai poli e il conseguente innalzamento del livello dei mari, e a fronte della riapertura di passaggi marittimi navigabili nell’Artico, è importante trovare un accordo analogo per la parte settentrionale coperta dai ghiacci – o forse dovrei dire in scioglimento – dell’Artico. Deve essere respinto il parapiglia di pretese di sovranità sulle risorse minerali dell’Artico, come il caso patetico dei russi che hanno piantato la loro bandiera sul fondale marino.

L’Unione europea deve cercare di convincere i cinque Stati costieri artici – Stati Uniti, Canada, Russia, Norvegia e Danimarca – della saggezza di tale approccio.

 
  
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  Johannes Lebech (ALDE). (DA) Signor Presidente, essendo svedese ed avendo preso parte alla presentazione di questa proposta di risoluzione insieme all’onorevole Wallis nel gruppo ALDE, non godo esattamente di una grande popolarità. Tuttavia, credo che l’approccio adottato nella risoluzione sia essenzialmente valido. E’ buona cosa che l’Unione europea si interessi alla regione artica. E’ altresì positivo per i paesi di piccole dimensioni quali la Danimarca e la Norvegia che l’UE sia coinvolta in questa questione in modo da non trovarsi alle prese con le grandi potenze della regione, ossia Stati Uniti e Russia.

Non posso però votare a favore della moratoria che ora è stata inclusa nella risoluzione. Prima di tutto è assai irrealistica. La Russia e gli Stati Uniti non l’accetteranno mai. Inoltre, penso anche che, come ha detto l’onorevole Rovsing, bisogna tenere conto dei popoli che vivono nella regione. I popoli della Groenlandia ovviamente si aspettano di poter utilizzare le risorse naturali del proprio territorio e ne hanno il diritto, proprio come ogni altra nazione.

 
  
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  Marie Anne Isler Béguin (Verts/ALE) . – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, desidero semplicemente ricordare che è stato grazie agli orsi polari che vivono sulle banchine di ghiaccio che siamo riusciti a capire fino a che punto l’inquinamento sta ammorbando il mondo. Sono state infatti trovate tracce di DDT nel grasso di questi animali e sappiamo molto bene che non si tratta di una sostanza che viene usata sulle banchine di ghiaccio.

Ad ogni modo, desidero ringraziare la Commissione per la proposta che ha avanzato in seguito al dibattito che abbiamo tenuto in Parlamento, poiché dinanzi al cambiamento climatico è veramente urgente proteggere l’unica zona che non è ancora stata oggetto della razzia dell’uomo. Dobbiamo ricordarcelo.

Sussiste ovviamente un’emergenza politica – e in questo senso riprendo l’argomentazione presentata dall’onorevole De Keyser – poiché, dopo tutto, dobbiamo per forza fare qualcosa per l’Artico. Infatti alcuni dei paesi che vantano diritti su parte di questo continente hanno dei progetti precisi. Sappiamo molto bene che la Russia, di cui abbiamo parlato recentemente, vuole fissare i propri confini oltre l’area marina, arrivando fino allo zoccolo continentale. La questione diventa quindi urgente per noi, poiché la Russia vuole piantare la propria bandiera anche qui ed installare delle unità militari, proprio com’è intende fare anche il Canada.

Nella proposta forse manca l’istanza che avevamo avanzato la volta scorsa, ossia l’istituzione di un trattato internazionale per la protezione dell’Artico che ci consenta di assicurare protezione in via definitiva.

 
  
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  Alojz Peterle (PPE-DE) . – (SL) Nell’Artico stiamo assistendo ad una crisi sia sul piano naturale che sul piano umano. I nostri sforzi devono essere diretti a scongiurare una successiva crisi politica o di qualsiasi altro genere. L’invito ad adottare un approccio responsabile in relazione a questo territorio assume la forma di un SOS ed è una questione che attiene alla governance globale. Accolgo con particolare favore le azioni basate sul rispetto per le popolazioni indigene della regione.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, prima di tutto devo ringraziare la signora commissario Ferrero-Waldner, la quale ha collaborato di stretto concerto con il Parlamento europeo ed è certamente il commissario che si adopera di più in questo campo. Lo apprezzo veramente tanto. Tra l’altro era presente anche all’incontro che abbiamo avuto in ambito SEE la settimana scorsa. Dopo tutto, la dimensione nordica ha una valenza particolare in tale contesto e anche l’onorevole Wallis ha ripetutamente ribadito che l’Europa ha una responsabilità speciale.

A mio avviso, soprattutto sullo sfondo della crisi finanziaria ed energetica, è nostro compito interessarci ancor più alla questione e rispondere altresì ai desideri e alle necessità della popolazione, poiché in fin dei conti l’uomo e la natura non sono contrapposti, ma devono completarsi a vicenda. In questa prospettiva credo si possa aspirare a conseguire successi positivi, segnatamente in politica energetica, e forse riusciremo anche ad intensificare la cooperazione in questo campo.

 
  
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  Alexandr Vondra, presidente in carica del Consiglio. (EN) Signor Presidente, sono lieto di questo dibattito che giunge al momento opportuno. A causa della ricerca di risorse e del cambiamento climatico, l’Artico è sull’orlo di un profondo mutamento. Le conseguenze non si ripercuoteranno solo sulla regione, ma, come molti hanno riconosciuto oggi in quest’Aula, su tutta l’Unione europea. Alla luce di siffatti sviluppi è importante che l’UE adotti un approccio globale e strategico verso l’Artico, prevedendo una serie completa di temi, come l’ambiente, i trasporti, la biodiversità, il cambiamento climatico, le tematiche marittime, l’energia, la ricerca nonché la protezione della vita delle popolazioni indigene.

Credo che il Consiglio ora stia prendendo la questione molto seriamente. Esso sostiene ampiamente i suggerimenti presentati nella comunicazione della Commissione. Tale documento deve fungere da base per la politica sull’Artico da sviluppare in maniera globale. Rivolgendomi a coloro che invocano un nuovo trattato, devo dire che al momento il Consiglio non ha assunto alcuna posizione, in quanto sta esaminando le proposte della Commissione. In proposito desidero ricordare le conclusioni del Consiglio di dicembre. In tale contesto avevamo affermato che gli obiettivi dell’UE potevano essere conseguiti solo in stretta cooperazione con i paesi artici e che l’Unione deve essere coinvolta conformemente alle convenzioni internazionali vigenti.

Come ho detto prima, le proposte della Commissione sono ora oggetto di un esame più approfondito. Credo che serviranno a favorire l’accordo sulla risposta complessiva da dare a molte sfide diverse che dobbiamo affrontare nella regione artica. Accolgo con favore l’interesse mostrato dal Parlamento europeo e sono disposto a ritornare in questa sede quando il Consiglio avrà raggiunto una posizione.

 
  
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  Benita Ferrero-Waldner, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, come ho sottolineato all’inizio di questo importante dibattito, l’Unione europea deve svolgere un ruolo di crescente importanza per proteggere l’ambiente artico, per promuovere lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali e per rafforzare la governance artica multilaterale. Ci impegniamo per la conservazione dell’Artico e al contempo il nostro obiettivo è quello di contribuire a creare un sistema cooperativo atto a garantire sostenibilità, oltre ad un accesso libero ed equo. Per riuscire nei nostri importanti sforzi, come ho detto prima, dobbiamo collaborare strettamente con tutti gli Stati artici e con tutti gli interlocutori artici.

In tale ambito la Commissione reputa necessario promuovere la piena attuazione e l’elaborazione degli obblighi vigenti, invece di proporre nuovi strumenti giuridici per rafforzare la sicurezza e la stabilità. Occorre una rigorosa gestione ambientale e un uso sostenibile delle risorse insieme ad un accesso aperto ed equo. Allo stesso tempo l’Unione europea ha già evidenziato che, nelle aree che non competono alla giurisdizione nazionale, le disposizioni sulla protezione ambientale previste dalla convenzione permangono assai generiche e continueremo a lavorare nell’ambito delle Nazioni Unite per sviluppare ulteriormente alcuni quadri, adattandoli alle nuove condizioni e alle specificità artiche. Ad esempio, potrebbe essere presa in considerazione l’idea di promulgare un nuovo accordo attuativo della Convenzione UNCLOS in tema di biodiversità marina da applicare anche al di fuori delle zone sotto la giurisdizione nazionale ed infatti abbiamo presentato tale istanza alla presidenza norvegese del Consiglio artico. Affinché la richiesta possa essere accettata, occorre l’assenso unanime di tutti i membri del Consiglio artico. La decisione, che sarà posta ai voti il 29 aprile – ossia molto presto – potrebbe essere influenzata negativamente dall’iniziativa in cui si paventa l’istituzione di un trattato artico, quindi dobbiamo stare attenti.

Infine, gli Stati costieri artici hanno una spiccata preferenza per la Convenzione UNCLOS da usare come base. L’Unione europea deve tenerne conto, se vuole sviluppare una cooperazione ancora più stretta per il bene dell’Artico, dei suoi abitanti e dell’ambiente naturale. In tale contesto non dobbiamo indebolire i quadri di cooperazione esistenti, poiché non sarebbe opportuno per il perseguimento dei nostri obiettivi e dei nostri interessi. E non corrisponderebbe nemmeno allo spirito della vostra proposta di risoluzione.

Per concludere, ritengo che non sussistano ancora le condizioni per un trattato internazionale sull’Artico. Dobbiamo invece convogliare i nostri sforzi per garantire l’effettiva applicazione dei quadri giuridici esistenti, colmando le eventuali lacune e adattando le norme alle specificità della regione. Questo approccio sarebbe molto più fattibile.

 
  
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  Presidente . − Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione(1) conformemente all’articolo 103, paragrafo 2 del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione di terrà domani, giovedì 2 aprile 2009.

 
  

(1) Vedasi processo verbale


14. Parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca in discussione la relazione di Kathalijne Maria Buitenweg, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, (COM(2008)0426 – C6-0291/2008 – 2008/0140(CNS)).

 
  
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  Kathalijne Buitenweg, relatore. – (NL) Signor Presidente, lunedì la figlia di un mio amico ha ricevuto una lettera in cui le veniva comunicato che non era stata accettata all’università. E’ stata respinta non per motivi di preparazione intellettuale, ma perché ha un handicap. Nella lettera si affermava che l’università non era in grado di offrirle l’assistenza di cui lei aveva bisogno. Durante la scuola media non aveva avuto particolari problemi, ma adesso si trova tagliata fuori.

La relazione di cui discutiamo oggi tocca al cuore la nostra società. Vogliamo che le persone siano considerate cittadini di seconda classe per motivi legati all’età, all’orientamento sessuale, alla religione o alle convinzioni personali, alla disabilità o preferiamo invece una società cui tutti possano partecipare pienamente? Quando non si riesce ad affittare una casa o ad accedere ad un prestito a causa di caratteristiche personali, non solo si è trattati ingiustamente, ma la società intera si mette in cattiva luce perché esclude le persone.

Aspettavo con ansia e con entusiasmo la discussione di oggi. La posta in gioco nel voto di domani è molto alta. Il Parlamento europeo chiede direttive europee sulla parità di trattamento tra le persone dal 1995 e il trattato di Amsterdam finalmente ci ha dato la base giuridica. Nel 2000 sono state infatti varate delle direttive importanti: la direttiva che attua il principio di parità di trattamento tra persone indipendentemente dalla razza o dall’origine etnica, il cui campo d’azione investe sia il mercato del lavoro che l’approvvigionamento di merci e di servizi, e la direttiva contro le discriminazioni fondate sulla religione o sulle convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale – benché quest’ultima normativa si limiti al mercato del lavoro.

A questo punto sono sorti i problemi, poiché adesso sono diverse le sfere in cui vige il divieto di fare discriminazioni, compreso il genere. Il Parlamento, però, si è sempre opposto alla gerarchia basata sulle discriminazioni che ne è emersa. Dopo tutto, per quale motivo dovrebbe essere possibile negare un prestito a qualcuno perché è omosessuale, ma non perché è nero? La protezione deve essere la stessa. Ci siamo tutti espressi a favore di questa direttiva orizzontale, nonostante le differenze che ci dividono rispetto ai toni e talvolta anche sui contenuti precisi. Eppure la stragrande maggioranza del Parlamento finora ha dimostrato la volontà di porre rimedio all’attuale squilibrio ed è questo il messaggio che dobbiamo trasmettere domani al Consiglio, quindi spero in una maggioranza quanto più ampia possibile.

Sono molte le persone che debbo ringraziare per il contributo che hanno reso alla relazione. Prima di tutto, ringrazio i relatori per parere, in particolare l’onorevole Lynne della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. Molti dei suoi suggerimenti sono stati incorporati nel testo. Desidero ringraziare anche i relatori ombra, gli onorevoli Gaubert, Bozkurt, in ’t Veld e Kaufmann. In olandese abbiamo un proverbio che letteralmente dice: “Saltare oltre la propria ombra”, ossia superare se stessi – guardare oltre il punto cui si è sempre ambito – ed è un’espressione che si addice bene ai relatori ombra. Secondo me, siamo riusciti a guardare oltre. Sono infatti molto orgogliosa del compromesso adottato dalla grande maggioranza della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. E’ stato un miglioramento. Desidero inoltre esprimere un ringraziamento a tutti coloro che hanno dato un contributo, soprattutto all’onorevole Cashman. Lo ringrazio per tutti i consigli che mi ha dato e per tutta la sua attività di sostegno, ma anche per l’ispirazione e per l’amicizia che mi ha dimostrato in questi anni.

Passando ai contenuti, la relazione vieta le discriminazioni basate su quattro motivi. Abbiamo già emanato una disciplina attinente al mercato del lavoro, che adesso si applica anche all’approvvigionamento di beni e di servizi, alla protezione sociale – ad eccezione della previdenza e dell’assistenza sanitaria – e all’istruzione. Non tutte le distinzioni però sono considerate discriminazioni. Ad esempio, le compagnie di assicurazione potranno continuare ad operare distinzioni sulla base dell’età o della disabilità, purché possano darne una giustificazione oggettiva. Bisogna emanare dei provvedimenti a favore delle persone con disabilità, ma devono essere fissati dei limiti ragionevoli. Sono infatti previste deroghe in determinate condizioni, ma la parità di trattamento è la norma ed è questa l’essenza del voto di domani. Vediamo l’Europa come un mero mercato o la vediamo anche come fonte di civiltà?

Devo anche dire che, ad ogni modo, l’emendamento n. 81 illustra la posizione dell’onorevole Weber e di altri 41 colleghi. Non volete una normativa sulla parità di trattamento. Punto. Non vi importa che compromesso tento di raggiungere, voi semplicemente obiettate in linea di principio alla legislazione contro le discriminazioni. Infatti non sono emendamenti quelli che presentate, voi respingete la proposta in toto. A questo punto le nostre strade si dividono, non è possibile trovare un punto in mezzo. Aspettiamo domani e vedremo che direzione vuole imboccare la maggioranza del Parlamento.

 
  
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  Vladimír Špidla, membro della Commissione. (CS) Signor Presidente, onorevoli deputati, apprezzo il grande interesse suscitato dalla proposta, come testimoniano le numerose proposte di emendamento. E’ questa la riprova che la lotta contro le discriminazioni nella vita quotidiana è una priorità costante per la maggior parte di noi, anche nel corso di una grave crisi economica. Accolgo con favore l’eccellente relazione presentata dall’onorevole Buitenweg, che la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ha approvato, nonché il rimarchevole contributo dell’onorevole Lynne e della commissione per l’occupazione e gli affari sociali.

La proposta di relazione sostiene l’ambizione e i tentativi contenuti nella proposta di direttiva presentata dalla Commissione. A mio giudizio, la relatrice è riuscita a conciliare punti di vista differenti, raggiungendo un ampio consenso tra i diversi gruppi politici. Rivolgo quindi un plauso al Parlamento per il ruolo di supporto che ha svolto nel contesto della proposta di direttiva.

Per quanto concerne le proposte di emendamento, convengo con molti dei suggerimenti migliorativi contenuti nella proposta di relazione. Tuttavia, devo dire che la bozza richiede il consenso unanime in seno al Consiglio e quindi dobbiamo rimanere realistici.

So che il problema delle discriminazioni multiple per voi riveste una fondamentale importanza. Sono del tutto consapevole delle gravi conseguenze che si ripercuotono sulle persone che le subiscono. Al contempo ritengo però che, se la direttiva si applica solo a quattro possibili cause di discriminazione, il problema non può comunque essere risolto in via definitiva a livello giuridico.

Nella comunicazione della Commissione sulla non-discriminazione del luglio 2008 ci siamo impegnati ad avviare una discussione sul tema tra i gruppi di esperti governativi che sono stati istituiti recentemente. Il dibattito è iniziato, quindi la questione della discriminazione multipla non è stata dimenticata.

Potrei convenire sul riferimento alla discriminazione multipla nei settori che rientrano in questa proposta di direttiva. In ogni caso dobbiamo definire più chiaramente la divisione dei poteri tra l’UE e gli Stati membri. La direttiva non cambierà la definizione in sé, ma il nostro obiettivo è di conseguire il maggior grado possibile di certezza giuridica.

Convengo inoltre sul fatto che la libertà di espressione deve essere tenuta in conto quando vengono esaminati casi di presunta discriminazione. Tuttavia, dobbiamo stare attenti, in quanto è necessario comprovare che la dignità umana è a repentaglio e che l’ambiente è ostile e umiliante.

Sono d’accordo ad includere il concetto di “discriminazione per associazione” nel senso indicato dalla recente sentenza sulla causa Coleman, ma questo concetto deve essere applicato solo dove sussiste una discriminazione diretta e una vittimizzazione.

In quanto ai servizi finanziari, è vero, i fornitori di tali servizi devono assicurare un certo grado di trasparenza, ma nutro dei dubbi sulla formulazione usata nella vostra proposta. Convengo invece sul fatto che la direttiva non si debba applicare solo alle transazioni private. Le posizioni della Commissione e del Parlamento sono molto simili su questo punto. Per quanto riguarda i portatori di disabilità fisiche, posso accettare il riferimento alla definizione aperta di disabilità fisica utilizzata nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

In sostanza, convengo anche con alcuni commenti espressi sul concetto di disabilità fisica che sono contenuti nelle proposte di emendamento. Tuttavia, mi preme sottolineare che la formulazione della normativa deve essere molto precisa. Condivido alcune altre idee che sono state espresse, ma, a mio avviso, è necessario garantire che l’articolo 4 sia conciso e intellegibile.

Onorevoli deputati, ora sono ansioso di sentire le vostre opinioni cui risponderò nell’ambito del dibattito.

 
  
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  Elizabeth Lynne, relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare sentitamente la relatrice per il grande lavoro che ha svolto per questa relazione e per la stretta collaborazione che abbiamo instaurato. Abbiamo lavorato insieme a stretto contatto, non solo su questa relazione, ma, come lei sa, lavoriamo entrambe, anche con altri, su questo tema da molti anni ormai, per tutti i 10 anni da quando sono arrivata in Parlamento. Ricordo che partecipavamo insieme alle audizioni sull’articolo 13 tanto tempo fa. Ora infine siamo approdati alla discussione sulla direttiva contro le discriminazioni, ossia abbiamo finalmente la possibilità di promulgare una normativa contro le discriminazioni fondate su tutti i motivi non ancora previsti dalla legislazione – disabilità, età, religione o convinzioni personali e orientamento sessuale. Abbiamo aspettato molti anni per arrivare fin qui. Speriamo di riuscire ad ottenere un’ampia maggioranza.

Da anni conduco campagne sulla disabilità e sull’età, ma tempo fa mi sono convinta che non possiamo escludere nessuno. Non possiamo portare avanti solo la direttiva sulla disabilità per poi passare alla direttiva sull’età, altrimenti l’orientamento sessuale e la religione rimarrebbero fuori. Per tale ragione nella relazione d’iniziativa dell’anno scorso avevo chiesto un’unica direttiva su tutte le aree non ancora disciplinate. Sono molto lieta che tale iniziativa si sia concretizzata. Sono inoltre molto contenta dell’ampia maggioranza che avevamo ottenuto in Parlamento per quella relazione. So dalla Commissione e dal Consiglio che questa era una delle ragioni per cui hanno ritenuto opportuno portare avanti la proposta. Pertanto domani dobbiamo ottenere un’ampia maggioranza su questa relazione.

Desidero rivolgere un sentito ringraziamento anche a lei, Commissario Špidla. L’ho ringraziata altre volte, ma volevo ringraziarla in Plenaria, perché, senza il suo supporto ed il suo aiuto, onestamente non credo che saremmo riusciti a presentare questa proposta. Pertanto, signor Commissario, le esprimo un sincero ringraziamento a nome di molti di noi per aver portato avanti questa tematica. So che anche lei si impegna molto su questo fronte.

Siamo riusciti a far passare la proposta nella commissione per l’occupazione e gli affari sociali e nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Adesso ci serve una maggioranza ampia. Tutti devono essere trattati equamente nell’Unione europea. Una persona che usa la sedia a rotelle o che si avvale di un cane guida deve avere libero accesso ovunque nell’UE. Le persone con un orientamento sessuale diverso devono avere la possibilità di prenotare la stanza d’albergo che desiderano e di soggiornarvi quando vanno in vacanza. Tutte le persone anziane devono avere il diritto di accedere all’assistenza sanitaria a prescindere dall’età. Le persone di religioni diverse non devono subire discriminazioni.

Rivolgendomi ai colleghi che intendono votare contro, vi prego di non farlo. Questo è il fondamento dell’Unione europea. I diritti umani e la lotta alle discriminazioni sono essenziali per noi. Vi prego di votare a favore.

 
  
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  Amalia Sartori, relatrice per parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, come commissione ambiente, sanità pubblica e difesa del consumatore, noi abbiamo affrontato e preso in considerazione, soprattutto, la necessità di garantire parità di trattamento per quanto attiene al tema della salute. Altri temi sono stati trattati molto bene nelle altre commissioni, e soprattutto dalla relatrice e dal Commissario, e quindi noi abbiamo deciso di illuminare il tema salute.

Una prima considerazione: l’abbiamo fatta osservando la grande disparità che ancora esiste fra gli Stati membri, per quanto riguarda l’accesso alla sanità. L’accesso alla sanità è un diritto fondamentale, sancito dall’articolo 35 della Carta dei diritti e costituisce un compito precipuo delle autorità pubbliche, degli Stati membri fornire accesso a tutti, un accesso paritario, a un sistema sanitario di qualità. E’ quindi importante – pur consapevoli delle diverse competenze fra l’Unione europea e Stati membri – che l’Unione europea faccia tutto quanto può sul piano degli indirizzi, ma anche sul piano di direttive, che via via stiamo affrontando e predisponendo, assieme anche a risoluzioni e a regolamenti e dandoli agli Stati membri – laddove ci è possibile – con questo obiettivo fondamentale.

In particolare, gli emendamenti che noi, come commissione sanità pubblica, abbiamo sottolineato sono stati quelli di favorire la promozione di programmi di alfabetizzazione sanitaria, di continuare la promozione della lotta contro la violenza sulle donne, di combattere il rifiuto di alcune cure mediche a causa dell’avanzato stato di età, ma soprattutto – torno su questo tema – di favorire parità di accesso a servizi di qualità in tutti gli Stati membri.

 
  
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  Lissy Gröner, relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione. – (DE) Signor Presidente, in qualità di relatrice della commissione per la cultura e l’istruzione sulla nuova direttiva contro le discriminazioni e per l’applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale, accolgo con grande favore la proposta della Commissione e desidero ringraziare in particolare il commissario Špidla.

I sondaggi dell’Eurobarometro indicano che all’incirca i tre quarti della popolazione dell’UE ritengono che debba essere intrapresa un’azione in questo campo. La commissione per la cultura e l’istruzione ha chiesto emendamenti e integrazioni in tre aree. La prima è l’inclusione del genere, e conveniamo con i compromessi raggiunti. Vogliamo garantire l’accesso ai mezzi di comunicazione e all’istruzione ed emanare una disciplina contro la discriminazione multipla. In questo ambito sono stati raggiunti compromessi validi.

Il gruppo PSE ha dato il proprio sostegno a questa direttiva orizzontale. Se i conservatori ed i liberali tedeschi ora bocciano in toto la direttiva, riveleranno il loro vero volto: essi vogliono continuare a discriminare gli omosessuali e diffondere la loro propaganda. Non bisogna infatti temere gli estremisti come gli adepti di Scientology con la nuova direttiva. Sarà ancora possibile rifiutare di pubblicare inserzioni pubblicitarie o rifiutarsi di riservare sale conferenze. La commissione per la cultura e l’istruzione vota all’unanimità a favore della direttiva orizzontale quadro.

 
  
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  Donata Gottardi, relatrice per parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di generi. – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, intervengo a testimonianza anche del buon risultato tenuto in commissione donne e non è un caso, perché la commissione donne è quello che conosce e affronta in profondità i temi della parità di trattamento, della parità di opportunità, dei divieti di discriminazione.

Nell’opinione votata abbiamo lanciato numerosi messaggi forti, che spero verranno recepiti quando verrà adottato il testo. Questa direttiva non chiude né completa un ciclo. Se fosse così, proprio l’area delle discriminazioni di genere rischierebbe di uscirne più debole. Questa direttiva dovrà diventare l’occasione per rilanciare l’intervento sulle direttive antidiscriminatorie, a partire proprio dall’aggiunta delle due nuove nozioni condivise da tutti noi: la discriminazione multipla, che è la compresenza di più fattori di rischio, e quella per associazione, che colpisce la persona vicina, collegata a quella direttamente esposta. Entrambe sono di assoluta importanza per le donne, ma non solo. Questa direttiva deve essere un impulso per migliorare le legislazioni nazionali, soprattutto nei Paesi come il mio, in cui la deriva deve trovare freno.

 
  
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  Manfred Weber, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, quasi non oso più prendere la parola in quest’Aula. Vista l’atmosfera che aleggia in Plenaria, ho quasi paura a fare delle domande. Naturalmente siamo tutti contro le discriminazioni, ma non ci si azzarda a mettere in discussione la direzione che stiamo imboccando per paura di essere messi all’angolo.

Onorevoli colleghi, siamo tutti d’accordo sulla destinazione cui vogliamo arrivare e vi pregherei tutti di astenervi dal fare implicazioni di altro genere. Noi vogliamo invece discutere la strada da prendere, che deve essere un soggetto legittimo di dibattito, anche per il PPE-DE.

Prima di tutto ho una domanda per il commissario: visto che la vecchia direttiva, la direttiva in vigore contro le discriminazioni, non è ancora stata recepita da dieci Stati membri – e contando quindi che sono in corso procedure di infrazione contro questi dieci Stati – dobbiamo seriamente chiederci perché occorre rivedere questa direttiva quando quella vecchia non è nemmeno stata recepita. Si tratta di una domanda sufficientemente legittima? E’ questo il motivo per cui il rinvio in commissione rappresenta davvero un argomento di discussione che dovremmo avere la possibilità di sviscerare in questa sede.

Anche per quanto concerne la seconda questione, non possiamo parlare dei contenuti. Ad esempio, ci si può chiedere perché le chiese, che collaboravano strettamente con la sinistra sul tema della protezione dei rifugiati, ora si stanno rivolgendo a noi. Le chieste, che un tempo lavoravano con voi, ora si stanno rivolgendo al nostro schieramento, affermando che hanno difficoltà rispetto a certe formulazioni. Quando gli esponenti dei media e gli editori si rivolgono a poi, ponendoci delle domande, noi dovremmo discuterne seriamente. Quando si parla di famiglia, il commissario afferma che non vuole imporre nulla agli Stati membri. Ciononostante, con questa direttiva si sta mettendo in atto un’armonizzazione usando la porta di servizio. E l’elenco potrebbe continuare. Vi sono vari argomenti che potrebbero essere sollevati e che sono fonte di preoccupazione per il nostro gruppo, una grande preoccupazione. Se ne può parlare, pur rimanendo impegnati nella lotta contro le discriminazioni.

La sinistra in quest’Aula è molto contenta di sé oggi, poiché sta creando per l’ennesima volta una nuova normativa su una serie di punti. Dovremmo pertanto chiederci se, in definitiva, l’approccio legislativo apporterà molti benefici nuovi alle persone che vogliamo proteggere. Vi sono altri valori elementari che vale la pena tenere in considerazione. Ad esempio, se vogliamo includere i contratti privati, come suggerisce il PSE – non solo i contratti commerciali, ma anche quelli privati – dobbiamo chiederci se la libertà contrattuale non è un importante valore di base che il Parlamento è chiamato a tutelare.

Il gruppo PPE-DE si oppone alle discriminazioni e si impegnerà sempre per contrastarle, ma dobbiamo avere la possibilità di discutere in Aula in merito alle modalità di azione.

 
  
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  Emine Bozkurt, a nome del gruppo PSE. – (NL) Domani avremo un’occasione unica per compiere uno storico passo in avanti nella lotta contro le discriminazioni, dicendo “no” a questo fenomeno. La situazione in cui ci troviamo al momento è assai strana, in quanto vi sono differenze nella protezione contro le discriminazioni. Non esiste una spiegazione ragionevole del fatto che la legge contro le discriminazioni offre una tutela al di fuori del posto di lavoro a un omosessuale nero per le discriminazioni basate sul colore della pelle, ma non per quelle basate sull’orientamento sessuale.

Domani potremo dimostrare che il Parlamento europeo non tollera più le discriminazioni fondate sull’età, sulla disabilità, sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni religiose o personali. Dopo tutto, l’Europa è qui per tutti. E’ inaccettabile che non si possa affittare una macchina o dei locali per motivi legati alla religione. Inoltre, anche le persone in sedia a rotelle devono avere la possibilità di usare i bancomat o avere accesso ai treni e alle stazioni, come tutti gli altri. Non esiste una buona spiegazione quando le banche consentono ad un ultrasessantacinquenne di avere uno scoperto di migliaia di euro, ma poi gli negano un piccolo prestito. Invecchiamo tutti e, se ci pensiamo, sono problemi che toccheranno anche noi fra non molto.

Le differenze di opinione probabilmente non hanno reso facili i negoziati, ma possiamo essere orgogliosi del risultato conseguito dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni – un risultato che oltretutto tutti i partiti si erano impegnati a raggiungere all’epoca. La proposta è ragionevole e realistica. Possono rendersi necessari degli aggiustamenti, ad esempio, per garantire alle persone con disabilità l’accesso alle merci e ai servizi, ma ciò significa in effetti che tali persone saranno di nuovo in grado di partecipare attivamente alla società. Siffatti aggiustamenti non provocheranno un carico sproporzionato ed è stato preso in considerazione un limite di tempo giusto per l’attuazione. Gli aggiustamenti non devono essere necessariamente apportati subito. Non ci aspettiamo che gli Stati membri adattino immediatamente le stazioni. Vogliamo invece che comincino già a prendere in considerazione l’accessibilità dei portatori di handicap negli edifici di nuova costruzione e nella struttura dei trasporti.

Inoltre non riuscirò mai a sottolineare abbastanza quanto sia importante questa relazione per i cittadini europei – infatti è la gente il vero fulcro del documento. Dobbiamo tenere presente che, stando all’Eurobarometro, l’87 per cento degli europei vorrebbe che fossero messe in atto delle misure sui motivi di discriminazione nel quadro della direttiva in discussione. Questa percentuale comprende anche i suoi elettori, onorevole Weber. Il nostro gruppo, il PSE, è molto lieto per le proposte tese a contrastare il problema della discriminazione multipla che ora sono state integrate nella relazione.

Riuscite ad immaginarvi che una donna di colore in sedia a rotelle possa sentirsi discriminata? Sono molto pochi i paesi che riconoscono il concetto di discriminazione multipla. Nella maggior parte dei casi, denunciando un caso di discriminazione, questa donna sarebbe costretta a scegliere tra i diversi tipi di discriminazione. E’ più probabile invece che i diversi motivi siano collegati e che non vi sia un motivo solo di discriminazione. Questa donna deve avere la possibilità di presentare un reclamo e ottenere rimedio e giustizia. Di conseguenza, chiediamo al Parlamento di varare queste importanti disposizioni.

Onorevoli colleghi, vi chiedo di sostenere la direttiva. In questo modo, il Parlamento affermerà chiaramente e senza ambiguità che la discriminazione non è più tollerata e che considera ugualmente importanti i diritti di tutti i cittadini. Vi invito a compiere questo passo.

 
  
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  Sophia in 't Veld, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, innanzi tutto anch’io desidero esprimere i miei più sentiti complimenti e ringraziamenti alla relatrice che ha svolto un lavoro fantastico. Il mio gruppo è estremamente lieto che, a distanza di quasi cinque anni dalla promessa fatta dal Presidente Barroso, finalmente sia sul tappeto una proposta di direttiva. Le discriminazioni sono contrarie alle disposizioni dei Trattati europei, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Eppure i trattati, le convenzioni e le dichiarazioni solenni servono a poco in tribunale. Bisogna dare ai cittadini europei uno strumento per affermare i loro diritti.

E’ questa, non le quote latte o le norme sui Fondi strutturali, onorevole Weber, la ragion d’essere dell’Unione europea; l’Unione deve essere uno spazio in cui tutti sono liberi di organizzare la propria vita come meglio credono, uno spazio unico europeo in cui tutti siano uguali davanti alla legge, abbiano pari opportunità nella società e siano trattati con rispetto. Una direttiva da sola non è sufficiente per realizzare tutto questo, ma rappresenta un presupposto. La direttiva verte sull’Europa come comunità di valori e i valori non possono essere negoziati da 27 governi nel corso del solito mercanteggiamento di interessi nazionali. Siamo noi a determinare i valori insieme ai cittadini in un dibattito aperto di cui il Parlamento europeo è la sede appropriata.

Sì, onorevole Weber, alcuni settori sono molto sensibili, soprattutto in relazione all’orientamento sessuale e alla religione. Abbiamo una responsabilità verso tutti i cittadini europei, ma non possiamo permettere che l’Europa si trasformi nella Fattoria degli animali: “Tutti gli europei sono uguali, ma alcuni europei sono più uguali di altri”. La libertà di religione e di coscienza sono diritti fondamentali per cui andrei a combattere sulle barricate. In un’Europa libera tutti devono avere la libertà di avere le proprie convinzioni. E’ questa la colonna portante della democrazia. La libertà di religione, d’altro canto, non deve essere usata indebitamente come licenza per discriminare gli altri.

Ieri l’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali ha pubblicato la sua seconda relazione sull’omofobia in Europa. E’ una vergogna che nel 2009 in Europa milioni di persone temano ancora le discriminazioni, l’odio, la violenza e temano persino per la propria vita a causa dell’orientamento sessuale. Posso rassicurare l’onorevole Weber che il diritto di famiglia rimane una competenza nazionale, questa direttiva non lo cambia. Nel XXI secolo in Europa il divieto di sposarsi per motivi di religione, origine etnica od orientamento sessuale suona del tutto strano. Molti, però, pensano che sia del tutto accettabile che lo Stato vieti i matrimoni o le unioni tra persone adulte dello stesso sesso. Eppure sarebbe normale che – come è accaduto in passato – lo Stato vieti i matrimoni tra ebrei e non ebrei, cattolici e protestanti, neri e bianchi? E’ una cosa inammissibile.

Onorevoli colleghi, vi esorto a votare a favore della relazione nell’interesse dei cittadini che rappresentiamo. I compromessi non solo l’ideale per nessuno, neanche per noi; ma cerchiamo di andare oltre noi stessi, come ha detto l’onorevole Buitenweg.

Per concludere, esorto anche il Consiglio a seguire le raccomandazioni del Parlamento. E’ vero che ogni Stato membro ha le proprie questioni, ma il Parlamento europeo ha dimostrato che le differenze possono essere colmate e che possiamo trovare un accordo sui diritti per tutti i cittadini europei.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo UEN.(PL) Signor Presidente, la Commissione europea asserisce che la proposta non è volta ad emendare la legislazione sul matrimonio e sulle adozioni negli Stati membri. La Commissione afferma inoltre che non intende modificare lo status giuridico della chiesa e degli organismi religiosi che operano nel campo dell’assistenza e dell’istruzione.

La relazione Buitenweg però calpesta bellamente siffatti limiti in tutti i loro aspetti. Sovverte le garanzie sulla legislazione in materia di matrimonio e di adozioni mediante l’emendamento n. 50. Stando agli emendamenti n. 12, 29 e 51, la relazione, si configura come un attacco contro le libertà delle istituzioni religiose che si occupano di istruzione. L’emendamento n. 52 della relazione mette a repentaglio la garanzia di libertà delle comunità religiose stesse negli Stati membri. E’ abbondantemente chiaro che la sinistra europea intende ridurre l’integrazione europea ad un’unica questione. Infatti è ossessionata dalla promozione di ogni nuova istanza degli omosessuali ed è disposta a ricorrere a qualsiasi mezzo possibile. Così facendo, sferra un attacco gravissimo contro la credibilità di questo consesso.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DOS SANTOS
Vicepresidente

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, a nome del gruppo Verts/ALE. – (ES) Signor Presidente, desidero ribadire una considerazione fondamentale: il progetto europeo sarà credibile soltanto se l’Europa verrà vista come un luogo dove qualsiasi forma di discriminazione è dichiarata illegale. Questa è la base della discussione odierna.

Pertanto mi stupisce che alcuni colleghi, che si sono dimostrati così favorevoli all’Europa in altre discussioni, diventino tanto antieuropei quando si parla di diritti e libertà.

Un atteggiamento di questo tipo non è tollerabile; è inaccettabile che oggi una persona all’interno dell’Unione europea possa essere vittima di discriminazione, a causa di una relazione con una persona dello stesso sesso, di disabilità, dell’età o, come è già stato detto, perché professa una fede o una religione diverse dalle correnti religiose principali. Questa non è l’Europa nella quale voglio vivere, e di certo non è l’Europa per cui lavoro ogni giorno, dentro e fuori quest’Aula.

Per tale ragione, ritengo che la proposta di direttiva sia necessaria perché fondata su concetti e principi positivi. Forse non si tratta di ciò che io, o molti di noi avremmo fatto, ma è un buon punto di partenza. Mi auguro che la maggioranza domani voti, come me, a favore della relazione Buitenweg, poiché ritengo che sia la cosa giusta da fare. Spero inoltre che venga approvato anche il secondo punto, ovvero l’applicazione o riapplicazione dell’articolo 7, paragrafo 2, in modo da garantire che tutte le associazioni o organizzazioni attive nel campo della lotta alla discriminazione abbiano il permesso di rappresentare e difendere le vittime della discriminazione. Va ricordato che queste persone appartengono ai gruppi più vulnerabili e dobbiamo quindi essere certi che possano essere rappresentate e difese nella maniera più appropriata.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzi tutto desidero ringraziare la nostra relatrice, l’onorevole Buitenweg, per il lavoro svolto; la questione non poteva essere affidata a mani migliori.

Il Parlamento sta richiedendo questa direttiva da anni, ed è quindi fondamentale che venga adottata prima del termine di questa legislatura. Altrettanto importante è che la Commissione presenti, il prima possibile, una proposta per contrastare la discriminazione di genere, per porre finalmente termine all’attuale gerarchia esistente tra le diverse forme di discriminazione. In merito agli altri aspetti, mi stupisce molto che, con l’emendamento n. 96, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei stia tentando di escludere la discriminazione sulla base delle convinzioni personali dall’ambito di applicazione della direttiva. Onorevoli colleghi del PPE-DE, devo proprio ricordarvi che il fondamento giuridico sul quale poggia la proposta di direttiva – ossia l’articolo 13 del trattato CE – è in vigore dal 1999, quindi già da 10 anni fa, da quando entrò in vigore il trattato di Amsterdam? Devo proprio ricordarvi che tutti i motivi di discriminazione indicati nell’articolo 13 sono considerati alla medesima stregua e che non esistono distinzioni? Inoltre, onorevoli colleghi del PPE-DE, non può esservi sfuggito che l’articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce l’uguaglianza della religione e delle convinzioni di ogni singolo individuo.

Onorevole Weber della CSU, ho ascoltato attentamente le sue argomentazioni, e mi spiace dirle che suonano antidiluviane. Il suo emendamento n. 81, che respinge l’intera direttiva, si basa su una giustificazione che francamente reputo piuttosto cinica: apparentemente, il recepimento della direttiva – e cito – “implica un’eccessiva burocrazia”. Sa, onorevole Weber, non comprendo questi tentativi di negare alle persone i loro diritti, soprattutto con una giustificazione come questa, e auspico che l’emendamento n. 81 da lei proposto venga respinto domani nella votazione in sessione plenaria. Per l’Unione europea è giunto il momento di compiere un nuovo passo nella lotta alla discriminazione nella nostra società.

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, questa Camera difende a spada tratta le libertà civili, inclusa la libertà di istruzione che concede, tra l’altro, ai genitori la fondamentale libertà di scegliere liberamente la scuola per i propri figli. Nel mio paese, le scuole e le istituzioni cristiane optano deliberatamente per una politica di ammissione in linea con l’identità dell’istituto.

I Paesi Bassi lasciano spazio a una politica di ammissione in linea con i principi fondamentali della scuola. E’ possibile stabilire dei requisiti necessari per il perseguimento dell’obiettivo e di tali principi. I genitori possono scegliere una scuola che si dimostri coscienziosa in tal senso e che prenda sul serio la Bibbia. Si tratta di un’estensione della libertà di culto e rispetta le scelte dei genitori nell’interesse dell’istruzione dei propri figli.

Tuttavia, gli emendamenti nn. 29 e 51 limitano la libertà delle scuole di stabilire una politica di ammissione sulla base del principio. Inoltre, condivido l’opinione dell’onorevole Weber e di altri, secondo cui la proposta non rispetta il principio di sussidiarietà. A prescindere dai problemi amministrativi, questa per me è una ragione sufficiente per respingere la proposta della Commissione e pertanto voterò contro la relazione Buitenweg. Spero che anche altri gruppi riconoscano che si tratta di una seria violazione delle libertà dei nostri cittadini. Chiunque attribuisca un valore alla libertà di scelta dei genitori non può permetterne la restrizione.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI).(NL) Signor Presidente, le relazioni sulle direttive contro la discriminazione portano sempre alla luce il lato peggiore di questa Assemblea e ciò è particolarmente biasimabile, giacché vengono spesso presentate numerose proposte e idee utili, ad esempio, ad aiutare le persone disabili. Questo tuttavia non cambia nulla nella sostanza delle cose.

L’emendamento n. 81 dell’onorevole Weber riassume la questione essenziale: la proposta della Commissione non è ammissibile, non soltanto perché implica un onere burocratico troppo consistente, ma soprattutto perché, in buona sostanza, viola il principio di sussidiarietà. Purtroppo, tutti sappiamo che l’emendamento in questione non ha alcuna possibilità di essere accolto, visto che questa Camera non perde mai occasione per dimostrare il suo lato più politicamente corretto e opta sempre per la maggiore burocrazia possibile e per decisioni prese senza consultare i cittadini europei.

A prescindere da queste considerazioni e dalla violazione del principio di sussidiarietà, la relazione contiene anche molte proposte contrarie ai principi basilari della democrazia e dello stato di diritto. Un esempio è l’emendamento n. 54: mentre in tutta la relazione si fa un gran parlare di non discriminazione degli individui, l’emendamento sostiene la discriminazione sulla base di convinzioni non politicamente corrette – che poi, in sostanza, è quello che cerca di fare la relazione per molti altri aspetti.

Dietro una serie di nobili principi e di pseudo buone intenzioni, si intravede il giudizio della correttezza politica. Molto spesso non si tratta di misure contro la discriminazione, ma di vere e proprie limitazioni alle leggi, per indebolire ulteriormente la libertà di espressione e rafforzare una specie di terrorismo d’opinione. La questione fondamentale è e rimane: cosa c’entra questo con l’Europa? Lasciamo agli Stati membri le questioni che sono di loro competenza!

 
  
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  Hubert Pirker (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, quando, a volte, l’Unione europea è considerata troppo attenta i regolamenti e per questo riceve delle motivate critiche, la ragione è da ricercarsi in relazioni come quella di cui stiamo discutendo.

Benché io sostenga le misure concrete per la lotta a qualsiasi discriminazione, devo criticare le argomentazioni discusse oggi, poiché sono ingiustificate e non otterranno l’effetto desiderato.

E’ inaccettabile che, ad esempio, come già è stato detto, le scuole confessionali possano essere citate in giudizio per aver respinto insegnanti di una fede diversa o atei; o che sia possibile fare causa a una compagnia di assicurazione per aver effettuato una valutazione del rischio basata sulla distinzione dell’età o del genere; o che si rischi di dover costruire solo edifici residenziali privi di barriere architettoniche. Onorevoli colleghi, questa è la direzione nella quale ci stiamo dirigendo; finiremo con non sostenere le persone disabili, ma rendere insostenibili gli alloggi. Alloggi che nessuno si potrà permettere invece di assistenza ai disabili – certo non può essere questo il nostro obiettivo. Inoltre vi sono le critiche sull’inversione dell’onere della prova. Se penso che, come membro del Parlamento europeo, in presenza di 25 candidati a un posto di assistente, potrei trovarmi citato in giudizio per una possibile discriminazione, allora non potrei più lavorare, perché passerei tutto il tempo a districarmi tra le prove che dovrei presentare solo perché “potrei” essere accusato di discriminazione, anche se in realtà non è vero.

Inoltre, molti termini utilizzati sono estremamente vaghi. La scheda informativa pubblicata anticipa la direttiva che pone il quesito se sia ancora consentito utilizzare termini come "signorina" o "signora" o se sia il caso di abolire tutti quei termini di solito usati solo al maschile al fine di evitare qualsiasi tipo di discriminazione.

Onorevoli deputati, alcune delle richieste presentate sono semplicemente prive di senso e pertanto voterò contro la relazione.

 
  
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  Martine Roure (PSE).(FR) Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare in maniera particolare la nostra relatrice per il lavoro svolto e il risultato finalmente raggiunto.

Nostro punto fermo è l’articolo 13 del trattato e mi preme sottolineare che gli Stati membri sono in grado di garantire un maggiore livello di protezione. L’oggetto sono gli standard minimi e deve essere chiaro che, sulla base della nuova direttiva, non sarà possibile ridurre l’attuale livello di protezione dei singoli Stati membri perché, per la precisione, alcuni Stati dispongono di livelli di protezione molto alti.

La libertà dalla discriminazione è un diritto fondamentale per tutti i cittadini dell’Unione europea; tuttavia, sappiamo che la discriminazione, che si basi sull’aspetto o sul cognome di una persona, è fin troppo presente.

Dobbiamo garantire che i disabili non siano più discriminati, perché l’accesso ad alcuni luoghi è ancora troppo difficoltoso per le persone sulla sedia a rotelle. Il miglioramento della legislazione europea è un requisito fondamentale per combattere la discriminazione – lo ripeto, un requisito fondamentale, e pertanto abbiamo bisogno di questa normativa.

I nostri figli subiscono discriminazioni fin dalla più tenera età e ne rimangono traumatizzati, portandone il fardello per tutta la vita. Desidero richiamare la vostra attenzione in particolare sulla discriminazione multipla che la Commissione non ha incluso nella propria proposta e pertanto noi suggeriamo una definizione precisa di questi tipi di discriminazione.

E’ fondamentale rafforzare la normativa per rendere efficace la parità di trattamento, qualunque siano le differenze. In tal senso, chiediamo agli Stati membri di intraprendere misure volte alla promozione della parità di trattamento e delle pari opportunità, indipendentemente dalla religione, dalla disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale.

In conclusione, desidero aggiungere che è nostra speranza che, entro il 2010, ci sia una proposta della Commissione che riconosca la discriminazione di genere al pari delle altre, abolendo così qualsiasi forma di gerarchia dei diritti.

 
  
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  Gérard Deprez (ALDE) . – (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, come gli oratori che mi hanno preceduto, desidero innanzi tutto ringraziare le nostre due relatrici, le onorevoli Buitenweg e Lynne, per il lavoro eccezionale che hanno svolto in quello che è stato, mi preme sottolinearlo, un contesto di cooperazione rafforzata.

Benché mi senta personalmente in profonda sintonia con la posizione dell’onorevole Lynne, ritengo doveroso elogiare l’intelligenza, l’apertura e lo spirito di conciliazione dimostrati dall’onorevole Buitenweg durante la discussione in seno alla nostra commissione, per redigere una relazione equilibrata che ottenesse un’ampia maggioranza parlamentare. Spero che la sua relazione venga approvata e che gli elementi più radicali, dell’una e a volte dell’altra fazione, non riescano a influenzare la votazione.

A tale proposito – e sottolineo che non sono un fanatico della sinistra – devo ammettere di essere rimasto sorpreso e costernato dall’emendamento presentato dall’onorevole Weber, per il quale nutro un grande rispetto, e da altri colleghi. Onorevole Weber, ho ascoltato il suo intervento e, a parer mio, nessuno degli argomenti da lei addotti è ragionevole; si tratta di fantasticherie e non di motivazioni valide.

Chiunque legga il suo emendamento non può che rimanere sconcertato dalla debolezza della giustificazione: rifiutare di combattere la discriminazione per paura di un eccessivo onere amministrativo. Se ha intenzione di trasformare questa proposta in un conflitto tra la destra e la sinistra, si sbaglia; combattere la discriminazione non è una questione di destra o sinistra, si tratta di attenzione per l’essere umano e di rispetto per i valori fondamentali.

(Applausi)

Ecco perché credo e spero che domani andrete incontro a una sconfitta.

 
  
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  Sebastiano (Nello) Musumeci (UEN). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, non può che essere condivisa ogni iniziativa finalizzata alla lotta contro qualsiasi forma di discriminazione. Il fatto che nella civilissima Europa, secondo recenti statistiche, una pur minoranza di cittadini ammetta di aver subito discriminazioni, non può lasciare assolutamente indifferenti. Tuttavia, il concetto, di per sé, resta così ampio e astratto da suggerire alcune puntualizzazioni.

Fatti salvi i diritti fondamentali dell'uomo, che restano ovunque indiscutibili, non possiamo non riconoscere ad ogni Stato membro la sovranità nel legiferare anche in ragione di millenarie tradizioni, civiltà e culture, che quasi sempre costituiscono tutela dell’identità di un popolo. Un esempio in materia di orientamento sessuale: è una mia personale opinione, ma credo che vada garantita la dignità della persona a prescindere dalle inclinazioni sessuali. L’omosessualità è una scelta che attiene alla sfera privata e non va assolutamente perseguita, ma non va neanche tutelata. La libertà di opinione: dove comincia e dove finisce la tutela della discriminazione diretta e indiretta. La libertà di religione: la mia nipotina, quest’anno a scuola per la prima volta, non ha visto realizzato il Presepe. La direttrice lo ha impedito perché in aula presenti altri bambini di altra fede religiosa. Bene, io credo che poiché il Presepe costituisce una testimonianza di civiltà prima ancora che di fede, per impedire una discriminazione se n’è compiuta un’altra. Avere rispetto per la religione degli altri non significa, signor Presidente, doversi vergognare della propria religione!

Ecco perché – e concludo – il nostro timore è che questa proposta di direttiva sia improntata ad eccessivo integralismo al contrario e il rimedio rischia di rivelarsi peggiore del male.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE) . – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la direttiva va finalmente a colmare le lacune nella normativa contro la discriminazione e consente all’Unione europea di soddisfare i requisiti internazionali per la tutela dei diritti umani e di rispettare gli obblighi assunti nella convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Onorevoli deputati del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, le vostre argomentazioni contro la direttiva sono populiste e fuorvianti. Che diritto avete di negare alle persone con disabilità il totale accesso all’istruzione o alle persone anziane il pari trattamento nei servizi assicurativi e finanziari? Qual è la vostra idea di umanità?

La totale partecipazione alla società è un diritto umano e per tale ragione combatteremo per questa direttiva e per le pari opportunità per tutti. A mio parere è semplicemente disumano chiedere alle vittime della discriminazione di presentare le prove di ciò che hanno subito. Se voi, onorevoli deputati del PPE-DE, eliminerete l’inversione dell’onere della prova, metterete a rischio il diritto fondamentale di alcuni gruppi di difendere la propria dignità umana, e noi lo riteniamo inaccettabile. Desideriamo l’uguaglianza per tutti nella protezione dalla discriminazione, e noi verdi combatteremo per questo. Non permetteremo che i diritti umani diventino uno strumento dell’allarmismo populista. Posso prevedere la vostra sconfitta di domani; la maggioranza in quest’Aula voterà a favore del diritto umano alla protezione dalla discriminazione, ne sono certa.

 
  
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  Jim Allister (NI). (EN) Signor Presidente, voterò contro la relazione e la direttiva proposta per tre ragioni. In primo luogo, non ritengo che la legislazione su questi temi sia di competenza dell’Unione europea piuttosto che dei governi nazionali; credo invece che questi ultimi siano più idonei a valutare la necessità di un rafforzamento della normativa in materia; questo si intende con il concetto di sussidiarietà.

In secondo luogo sono convinto che il nuovo reato di molestia potrebbe, in maniera allarmante, limitare i diritti alle libertà di espressione e di culto, in particolare per chi diffonde un messaggio cristiano.

I cristiani che predicassero il vangelo, specialmente in luoghi pubblici, potrebbero ritrovarsi a infrangere questa legge poiché gli appartenenti ad altre fedi potrebbero offendersi e invocare un attacco alla loro dignità. Allo stesso modo, difendere e promuovere un approccio biblico al matrimonio eterosessuale potrebbe permettere agli attivisti gay inclini allo scontro a denunciare una molestia.

In terzo luogo, le misure incluse nella direttiva sono sproporzionate e non adeguatamente bilanciate. Un esempio è l’obbligo per un tipografo cristiano di accettare di stampare materiali che offendono la sua fede religiosa; dovrebbe invece essere libero di condurre la propria attività seguendo la propria coscienza.

In assenza di fondamentali meccanismi di bilanciamento, la direttiva diventerà uno strumento che creerà discriminazione e pertanto; a mio avviso, non è necessaria e viola i diritti fondamentali, in particolare quelli degli individui di fede e coscienza. E’ il manifesto di quanto c’è di troppo ambizioso, sbagliato e intrusivo all’interno dell’Unione europea.

 
  
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  Nicolae Popa (PPE-DE) . – (RO) L’iniziativa della Commissione di ampliare l’applicazione del principio della parità di trattamento anche ad altri settori della vita sociale, per mezzo di una direttiva generale che vieta la discriminazione al di fuori del posto di lavoro, per motivi di disabilità, età, religione, convinzioni personali e orientamento sessuale, è in linea di principio necessaria per finalizzare il pacchetto normativo antidiscriminazione. L’introduzione del concetto di discriminazione multipla e l’attenzione particolare riservata ai diritti dei disabili segnano un passo avanti.

Tuttavia, la proposta di direttiva rimane un argomento delicato e controverso. Il testo normativo deve mantenere un equilibrio tra i poteri dell’Unione europea e quelli degli Stati membri, definendo in maniera chiara l’ambito di applicazione. Gli aspetti del diritto di famiglia, tra cui lo stato civile, i diritti in materia di procreazione e di adozione non devono essere inclusi nell’ambito di applicazione della proposta di direttiva, e questa restrizione dovrebbe essere indicata esplicitamente nel testo normativo. L’istituto del matrimonio non può essere accettato in alcun senso al di fuori di quello cristiano; per altri tipi di legami deve essere stabilita e accettata legalmente un’altra definizione.

E’ altresì necessario rispettare il principio di sussidiarietà negli aspetti relativi ai contenuti didattici e all’organizzazione dei sistemi di istruzione, incluse le scuole confessionali. Il partito popolare europeo ha sempre sostenuto la promozione della diversità come un importante obiettivo dell’Unione europea e della lotta alla discriminazione. Purtroppo, il testo contiene disposizioni inaccettabili dal punto di vista della dottrina religiosa.

Paradossalmente, la sinistra intende operare questa discriminazione. In effetti, sono io a essere discriminato solo perché credo sinceramente in Dio.

 
  
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  Michael Cashman (PSE) . – (EN) Signor Presidente, è stata una discussione interessante e sarebbe stata addirittura divertente, se non fosse per la connotazione tragica. La maggior parte delle opinioni contrarie che ho ascoltato oggi pomeriggio, per quanto sono certo si tratti di argomentazioni sincere e sentite, non si basano sul testo che abbiamo di fronte. La relazione non contiene nulla che metta in pericolo la sussidiarietà o la proporzionalità, anche perché, se così fosse, il Consiglio dei ministri provvederebbe a correggerla. Vi chiedo quindi di votare a favore e permettere al Consiglio dei ministri di fare la cosa giusta per garantire che i principi di proporzionalità e sussidiarietà siano rispettati.

Onorevole Weber, l’Europa nasce dai valori della Seconda guerra mondiale, dalla determinazione a non distogliere mai più lo sguardo quando un gruppo o gruppi di persone vengono presi di mira o usati come capri espiatori e condotti nei campi di concentramento e di lavoro. La determinazione a non permettere mai più una gerarchia dell’oppressione. E’ triste constatare che l'Europa che vuole lei non è basata su quei nobili valori, non è un’Europa che rispetta e crede che tutti gli esseri umani siano uguali per nascita. Chi si schiera contro questi concetti fondamentali dovrà rispondere alla propria coscienza, alla propria fede e ai propri elettori e motivare la convinzione che alcune persone debbano essere trattate diversamente e non possano godere della parità.

Ho la fortuna di essere qui, per combattere, come gay – e come io ho scelto di essere gay, non è logico che si scelga ovviamente anche di essere eterosessuale? – in nome dell’uguaglianza, non solo per i maschi gay, per le lesbiche, per gli individui bisessuali e transgender, ma per tutte le persone che vengono discriminate sulla base della loro età, religione, convinzione, genere, o qualsiasi altro elemento che possa essere percepito come diverso. La cartina di tornasole di qualsiasi civiltà non è il modo in cui si tratta una maggioranza, peraltro composta da tante minoranze diverse; si tratta invece, come vi diranno le persone che stanno ascoltando dalla galleria dei visitatori, di come trattiamo le minoranze e in questo senso alcuni Stati membri sono tristemente carenti.

C’è una citazione di Shakespeare che trovo particolarmente brillante: “ Il male fatto dagli uomini sopravvive a loro, il bene viene seppellito con le loro ossa”. Guardatevi, immaginate di essere i diversi, immaginate di appartenere a un’altra religione convinzioni personali, avere un’altra età o un altro orientamento sessuale; riterreste giusto essere privati dei vostri diritti umani? La risposta deve essere no. Ora questa Camera ha la possibilità di fare ciò che è giusto e ciò che è bene.

 
  
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  Presidente . – A questo punto prende la parola il Commissario Špidla, che spiegherà più a fondo la ragione del suo intervento. Commissario Špidla, a lei la parola.

 
  
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  Vladimír Špidla, membro della Commissione. – (CS) Tra pochi minuti prenderò parte alle procedure di negoziazione sulla direttiva sull’orario di lavoro e certamente converrete con me che si tratta di un compito da cui non posso esimermi.

Onorevoli deputati, ho ascoltato la discussione sulla relazione e devo dire che mi ha emozionato, perché sono emersi gli elementi essenziali e l’enorme profondità del problema. La domanda fondamentale è: cosa difende questa direttiva? La direttiva difende la dignità umana. La discriminazione per motivi di disabilità, ad esempio, non può in alcun modo essere considerata un minore affronto alla dignità umana rispetto alla discriminazione per motivi di età. Qui si parla di dignità umana, che è uguale per tutti.

Devo ammettere che la direttiva, nella forma in cui è stata presentata alla Commissione, è un documento redatto in maniera organica, frutto di una attenta discussione al Parlamento e in seno alla Commissione. E’ pertanto una direttiva ben ponderata che esprime un approccio ai valori chiaro e determinato.

Nel corso della discussione è anche stato detto che la non discriminazione si basa sui valori che applichiamo e di cui abbiamo preso coscienza dopo la Seconda guerra mondiale. Che sia stato o meno il conflitto mondiale a inspirarci una maggiore consapevolezza del significato e dell’importanza costruttiva di determinati valori, questi hanno comunque radici storiche molto profonde. Nell’antichità non esisteva alcun concetto di uguaglianza umana, formulato per la prima volta dalla religione cristiana. Ricordo bene un’enciclica, o forse si trattava di una bolla papale, del IX secolo, dal titolo Oriente ian sole che affermava chiaramente: “Non è forse vero che il sole splende alla stessa maniera su tutti quanti?”. Da allora, il concetto di uguaglianza è riecheggiato lungo l’intero corso della storia.

Naturalmente la discussione ha toccato molte questioni di natura tecnica, o di ordine apparentemente inferiore rispetto agli argomenti che abbiamo appena trattato. Desidero parlare proprio di questi temi. La prima questione riguarda la creazione di inutile burocrazia aggiuntiva. Un problema che non si pone, per un semplice motivo: la direttiva non richiede nuove strutture o enti burocratici, ma si limita ad ampliare l’applicazione di qualcosa già esistente e quindi non implica in alcun modo una maggiore burocrazia.

C’è poi la questione aperta della sussidiarietà, che è stata esaminata con la massima cura, trattandosi di un aspetto fondamentale. L’articolo 13 del trattato è chiaro e fornisce una solida base giuridica; una direttiva che si fonda su questo articolo non può di certo entrare in conflitto con il principio di sussidiarietà.

Un altro principio fondamentale della direttiva è la questione dell’inversione dell’onere della prova, questione già risolta in direttive precedenti, nulla di nuovo. Tuttavia, vorrei precisare un punto in merito all’onere della prova. Lo scopo fondamentale della direttiva è il rafforzamento della capacità degli individui di difendersi e questo non sarebbe possibile senza trasferire l’onere della prova. Senza contare che, in molti sistemi giuridici, l’onere della prova viene già trasferito, per ragioni di importanza simile o addirittura molto minore. Un classico esempio, tra molti altri, è la cosiddetta ipotesi di paternità.

Nel corso della discussione è anche stato fatto notare che alcuni termini utilizzati sono troppo vaghi. Onorevoli deputati, molti termini costituzionali sono generici e richiedono una specifica interpretazione sulla base di una serie di circostanze. Ricordo ad esempio il caso della costituzione tedesca in cui è contenuta la formula “la proprietà impone degli obblighi”. Si tratta di una tipica formula aperta che assume connotazioni diverse nei singoli casi specifici.

Onorevoli deputati, si è poi parlato fin troppo di possibili costi, soprattutto in relazione ai disabili fisici. Posso affermare che la direttiva non propone casi precisi o concreti, ma fa invece riferimento alla ragionevole conformità e posso inoltre affermare che, se la ragionevole conformità sarà applicata fin dall’inizio, nella maggior parte dei casi i costi non saranno particolarmente alti. Se siamo pronti ad accettare la possibilità che vi siano costi maggiori in relazione a materie quali salute e sicurezza sul lavoro, quindi alla tutela della vita umana, allora, a mio parere, i maggiori costi necessari per la protezione della dignità umana – benché io non creda che si tratterà di importi tanto eccezionali – saranno proporzionali all’interesse protetto, giacché l’uguaglianza e la dignità umana, onorevoli deputati, sono valori inclusi nel trattato e che dobbiamo difendere con tutte le nostre forze.

A mio parere, non esiste nulla di più significativo per l’Unione europea del concetto di non discriminazione. Benché io sia un sostenitore del mercato interno e di molte altre aree della politica europea, ritengo che i concetti di pari opportunità e non discriminazione siano, tra tutti, i fondamenti più profondi.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE) . – (EN) Signor Presidente, è ovviamente giusto porre fine al complicato mosaico di leggi, per le quali persone diverse sono tutelate dalla discriminazione in situazioni diverse, per dare spazio a un unico regime di uguaglianza. Tutti – la donna a cui viene rifiutato un prestito bancario, la persona disabile che non può accedere a un edificio, il gay a cui non viene concesso alloggio, la persona di colore espulsa da un club, eccetera – tutti dovrebbero essere protetti sulla base degli stessi principi.

Le questioni che intendo affrontare sono due; innanzi tutto la protezione dalle molestie. Il testo afferma giustamente e chiaramente che si intende proibire la creazione di un ambiente ritenuto intimidatorio per un individuo; non si parla della possibile offesa percepita da un gruppo. E’ importante essere fermi sulla tutela della libertà di espressione, appropriatamente sottolineata da una specifica indicazione aggiunta dal Parlamento.

In secondo luogo, per quanto riguarda le scuole confessionali, sostengo pienamente il diritto dei genitori di istruire i propri figli secondo i principi di una determinata fede, sempre che tale fede non promuova atteggiamenti discriminatori e pregiudizievoli. Non possiamo accettare la creazione di ghetti dove solo bambini di una determinata fede vengono ammessi a scuola mentre gli altri sono respinti. Il testo della Commissione permette l’accesso su base discriminatoria e non sono convinta che l’emendamento n. 51 risolverà il problema. Probabilmente voterò contro entrambi.

 
  
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  Rihards Pīks (PPE-DE) . – (LV) Signor Presidente, onorevoli deputati, credo che nessuno all’interno di questa Camera sia favorevole alla discriminazione; sono anzi convinto che siamo tutti contrari. Benché il presente documento – la proposta di direttiva del Consiglio – contenga senza dubbio molte proposte valide, ritengo che molte di esse si basino su una prospettiva cristiana e sulla religione cristiana. Una singola direttiva non può raggiungere gli obiettivi realizzati nel corso di un lungo processo di istruzione; si tratta di una questione di etica e atteggiamento. Inoltre, benché la presente direttiva, o proposta di direttiva, contenga molti aspetti positivi, in alcuni punti si spinge troppo in là poiché, creando opportunità per un determinato gruppo di persone, limita di fatto le opportunità di un altro gruppo. Per alcuni aspetti sembra addirittura che vi sia una certa ingerenza nelle attività private e questo è in netto contrasto con i nostri valori fondamentali. Inoltre, con l’approssimarsi delle elezioni, le domande e le critiche che riceviamo da parte dei nostri elettori, come credo avvenga anche nel vostro paese, sono sempre più numerose. La critica che riceviamo più frequentemente è che da Bruxelles giungono troppi regolamenti, troppe restrizioni e troppa burocrazia. E’ pertanto nostro dovere evitare di violare la sussidiarietà o di creare eccessive restrizioni. Credo pertanto che il presente documento debba essere riconsiderato.

 
  
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  Inger Segelström (PSE) . – (SV) Signor Presidente, desidero aprire il mio discorso ringraziando le onorevoli Buitenweg e Bozkurt, l’onorevole Cashman e tutti gli altri collaboratori per l’eccellente relazione. Come molti altri, sono rimasta sorpresa e sbalordita dall’intervento del leader del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, nonché portavoce del gruppo, l’onorevole Weber, che ha proposto al Parlamento, nell’emendamento n. 81, di respingere la proposta di direttiva poiché essa viola il principio di sussidiarietà e implicherebbe un onere burocratico sproporzionato, secondo la traduzione svedese. Il commissario Špidla ha espresso la sua opinione a riguardo.

Sono certa che anche le donne disabili e tutti gli altri gruppi di cittadini che si sono affidate al Parlamento europeo affinché salvaguardasse i loro diritti, siano profondamente delusi dal fatto che i vertici del PPE-DE paragonino i diritti umani alla burocrazia. Chiedo pertanto all’Assemblea, nella sua totalità, di esprimersi contro l’emendamento n. 81 proposto dal gruppo PPE-DE nella votazione di domani. Ritengo altresì importante che le donne non siano più discriminate dalle compagnie di assicurazione sulla base del genere e dell’età, perché sono generalmente più sane e vivono più a lungo degli uomini. Spero inoltre che il Parlamento avrà il coraggio di chiarire che l’istruzione finanziata dai contribuenti deve essere accessibile a tutti. Certo, la religione è importante per molti europei, e lo rispetto, ma viviamo in una società laica.

No, onorevole Weber, la sua libertà contrattuale di mercato non è importante quanto i diritti umani fondamentali dei cittadini. Chieda ai cittadini dell’Unione europea, sono più saggi e aggiornati di voi, onorevoli membri del PPE-DE. Le loro aspettative nei nostri confronti sono alte e spero che domani tutti avranno il coraggio di votare a favore della proposta e non contro come da voi proposto.

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert (ALDE) . – (NL) Signor Presidente, desidero iniziare ringraziando la relatrice, non ci sono parole abbastanza lusinghiere per definire il suo lavoro. Non era un compito facile, dato che alcuni onorevoli colleghi sembrano offendersi piuttosto facilmente.

Il punto di partenza della direttiva è molto chiaro: parità di trattamento per tutti – omosessuali o eterosessuali, donne o uomini, giovani o anziani, neri o bianchi, disabili o altro, religiosi o umanisti, eccetera. Il diritto di un uomo è lo stesso di una donna, onorevole Weber; i nostri diritti sono i loro diritti e i suoi diritti sono i nostri diritti. Questo, onorevole Vanhecke – che come vedo ha nuovamente abbandonato la discussione – non ha nulla a che vedere con la cosiddetta correttezza politica.

I relatori ombra e la stessa relatrice hanno compiuto sforzi enormi per raggiungere questo compromesso, un compromesso che anche il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei dovrebbe sostenere. Nessuno dice che si tratti di un testo perfetto e posso soltanto sperare che, in occasione del voto di domani, una considerevole maggioranza del gruppo PPE-DE si esprimerà in maniera sensata.

Sono totalmente a favore della libertà di culto ma, onorevole Weber, lei ha una bella faccia tosta a mettersi al di sopra di tutti gli altri e definire, con la mano sulla Bibbia, le pari opportunità come inutile burocrazia.

 
  
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  Presidente . – Onorevoli deputati, il commissario Barrot sostituirà il commissario Špidla per la parte conclusiva della discussione.

 
  
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  Mario Mauro (PPE-DE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il cuore di una strategia di non discriminazione è riconducibile a questa affermazione: la persona viene prima di tutto. La persona, considerare che uno è una persona prima ancora che considerare il fatto che è disabile, che è omosessuale, che è in qualche modo diverso e quindi amare la persona, tutelare la persona, difenderla, questo è il cuore della strategia di non discriminazione. Se è vero questo, è vero, quindi che anche chi ha un credo religioso è una persona, perché il fatto che è una persona viene prima del fatto che ha un credo religioso.

E allora, attenzione, perché l’impostazione dell’articolo 3 nella formulazione proposta dall’emendamento 52 della relazione LIBE, introduce un principio diametralmente opposto alla dichiarazione n. 11, all’articolo 17 del trattato sul funzionamento dell’Unione. Questo emendamento 52 svuota lo stesso concetto della preservazione dello status previsto dalle legislazioni nazionali per le chiese e le organizzazioni basate sulla religione o le convinzioni personali, e allo stesso tempo, l’articolo 3 e il corrispondente considerando 18, nella formulazione proposta dagli emendamenti 51 e 29 della relazione LIBE, limitano – a mio modo di vedere – l’ambito di applicazione della competenza degli Stati membri in tema di accesso agli istituti educativi basati sulla religione e sulle convinzioni personali.

Credo, insomma, che se vogliamo difendere la persona fin dall’inizio e nel suo complesso, bisogna difendere anche quelle dimensioni che caratterizzano la persona anche nel profilo della dimensione religiosa. Credo anche che gli emendamenti 92, 89 e 95 possano essere un punto di incontro ragionevole per chi vuole che la direttiva sia approvata e credo quindi che sia un punto effettivo di dialogo potersi incontrare a questo livello.

 
  
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  Claude Moraes (PSE) . – (EN) Signor Presidente, il presidente della nostra commissione, l’onorevole Deprez, ha riportato l’opinione di moltissimi membri di questa Assemblea affermando che la relazione Buitenweg non tutela interessi di parte o di sinistra, ma si dimostra semplicemente profonda, sensibile e aperta al compromesso quando si tratta della vita delle persone. La relatrice ha prodotto un testo che non vincola gli affari, né li regolamenta eccessivamente, come abbiamo visto nel lungo viaggio delle due direttive precedenti – la direttiva per la parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica e la direttiva in materia di occupazione che, vorrei far notare all’onorevole Weber, non hanno vincolato o regolamentato eccessivamente gli affari né in Germania né nel mio paese.

La relatrice ha presentato una direttiva sui diritti fondamentali che non genera quella burocrazia di cui ha parlato il commissario Špidla. Ho proposto emendamenti sul rafforzamento degli enti per le pari opportunità già esistenti, come la Equality and Human Rights Commission (commissione per l’uguaglianza e i diritti fondamentali) britannica; questa organizzazione ha recentemente appoggiato il caso di Sharon Coleman, cittadina europea e madre di un bambino disabile, che ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro con l’accusa di discriminazione per il legame con una persona disabile, un argomento fondamentale della relazione Buitenweg. La Corte di giustizia europea ha deliberato in suo favore e, a seguito della sentenza, i diritti sono stati estesi a tutti coloro che, in Gran Bretagna, si occupano delle persone disabili.

Agli onorevoli presenti in aula, vorrei ricordare che anche loro invecchieranno, potranno diventare disabili o doversi occupare di una persona con disabilità. Questa è già la realtà per decine di milioni di cittadini europei ed è l’oggetto della relazione. Non si tratta di interessi settoriali o di preoccupazioni su chi dominerà l’una o l’altra parte della società. Voglio sottolineare che la relazione non è di sinistra o di destra; stiamo parlando di diritti fondamentali. Come già sottolineato dall’onorevole Cashman, alla vigilia delle elezioni europee, gli elettori valuteranno se siamo stati in grado di proteggere i diritti fondamentali senza danneggiare in alcun modo gli affari e la nostra economia, e proprio su questo si basa la relazione. Sosteniamola dunque, perché è pratica e giusta.

 
  
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  Marco Cappato (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, per esprimere il sostegno al lavoro della relatrice Buitenweg. Pare di comprendere che quello che doveva essere un compromesso forse non lo sarà del tutto ma non è importante: l’importante è che riusciamo a pronunciarci.

Io, semmai, su alcuni punti avrei preoccupazioni opposte a quelle del collega Mauro. La libertà religiosa? Certo, al 100%. La libertà di istituti anche di educazione religiosa? Certo, al 100%. La religione non può, mai, mai, nessuna religione, essere occasione, pretesto, protezione per realizzare un qualsiasi tipo di discriminazione. Non esiste, in prospettiva, tollerare l’eccezione per cui in quanto chiesa, o in quanto istituto religioso noi possiamo discriminare l’insegnante o l’alunno che abbia comportamenti che non sono conformi a questo o quel credo, perché quello rischia di essere l’invasione dello stato etico e delle molte religioni che possono richiamare per se stesse quella legittimità.

Non è questa la direzione: dopo di che, purtroppo, i nostri trattati e la nostra Unione europea proteggono di già, più del necessario, gli Stati nazionali per prevedere le loro lunghe liste di eccezioni alle libertà e ai diritti fondamentali. Non aggiungiamo altre eccezioni a quelle che già ci sono.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE).(PT) Signor Presidente, Commissario Barrot, onorevoli deputati, io, assieme ai miei colleghi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, ho votato a favore di questa relazione in seno alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni alla luce dell’eccellente lavoro svolto dal relatore ombra, l’onorevole Gauber, nel raggiungimento di un compromesso equilibrato. Desidero inoltre congratularmi con la relatrice, l’onorevole Buitenweg, per il suo lavoro e unirmi alla sua richiesta di evitare posizioni troppo radicali e cercare invece un consenso il più ampio possibile.

Come accade in qualsiasi compromesso, su alcuni punti siamo riusciti a far valere la nostra opinione mentre altri sono stati per noi più difficili da accettare. Si tratta di un compromesso che deve considerare la normativa, le pratiche generalmente accettate e le tradizioni culturali dei 27 Stati membri. Vedo favorevolmente il periodo di 10 anni per l’adattamento degli edifici al fine di garantire alle persone disabili l’accesso a beni, servizi e risorse qualora si incontrino insormontabili difficoltà strutturali, sarà sempre possibile trovare soluzioni alternative.

Mi unisco inoltre a coloro che hanno espresso le proprie preoccupazioni relativamente alle compagnie assicurative – sul fatto che siano state prese in considerazione assieme ai pareri medici. Non posso accettare l’idea di eliminare il riferimento – concordato in seno alla commissione – al principio di sussidiarietà in materie che riguardano le normative sulla famiglia, il matrimonio o la procreazione. Si tratta di argomenti di esclusiva competenza degli Stati membri. Lo stesso vale per l’articolo 8, che l’emendamento n. 90 del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei vuole eliminare perché, alla luce delle tradizioni normative vigenti in alcuni Stati membri, non è possibile accettare l’inversione dell’onere della prova perché comporterebbe problemi giuridici insormontabili.

Se questi punti fondamentali saranno adottati in sessione plenaria, non mi sarà possibile votare a favore della relazione. Tuttavia, non potrei mai avere la coscienza pulita se votassi contro una direttiva che vieta la discriminazione tra gli individui, indipendentemente dalla loro religione, convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale. In conclusione, signor Presidente, si tratta di definire quale Europa vogliamo costruire: sono pienamente a favore di un’Europa che combatte instancabilmente qualsiasi forma di discriminazione.

 
  
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  Iratxe García Pérez (PSE) . – (ES) Signor Presidente, la proposta di direttiva che stiamo discutendo oggi dipinge il principio di uguaglianza come il marchio di fabbrica del progetto europeo. Per questo, la relazione va letta con occhio ambizioso, al fine di includere tutti i cittadini comunitari, e applicata sia nelle politiche pubbliche e nelle operazioni amministrative, sia nelle relazioni interpersonali.

Dobbiamo progredire per permettere a tutti i cittadini di esercitare e godere appieno dei loro diritti, senza discriminazioni basate sulle convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale e, ovviamente, senza discriminazioni multiple.

Bisogna sottolineare che il principio di uguaglianza e il divieto di discriminazione devono essere rispettati sia nelle politiche nazionali sia in quelle comunitarie, per permetterci di tramutare questo principio in una realtà che includa tutta l’Europa. Dobbiamo inoltre raggiungere un adeguato livello di protezione da tutti i motivi di discriminazione indicati nell’articolo 13 del trattato.

Questa iniziativa deve fornirci strumenti migliori per combattere potenziali comportamenti discriminatori che sono, vergognosamente, ancora una realtà del nostro tempo, come sottolineato dalla relazione sull’omofobia presentata ieri dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali.

Onorevoli colleghi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, non infangate questa discussione con scuse vuote, perché votare contro questa relazione è la chiara espressione di un punto di vista ideologico. La lotta alla discriminazione è di importanza cruciale e rappresenta il fondamento dei valori dell’Unione europea.

Per tale ragione oggi, in questo Parlamento, abbiamo la responsabilità e l’obbligo di compiere un passo avanti verso un impegno per la tutela dell’uguaglianza in tutta Europa. Non possiamo abbandonare i nostri desideri e le nostre speranze di migliorare e lasciare che un tema di importanza così fondamentale e basato sui nostri valori rimanga solo una speranza o un sogno. I cittadini europei, in particolare quelli più vulnerabili, non ce lo perdonerebbero.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE-DE). (HU) Ai sensi della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, tutte le persone hanno devono godere di pari diritti, libertà e della stessa tutela per legge, senza alcuna distinzione, né per ragioni di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale o sociale, ricchezza, condizione di nascita o sociale.

Desidero però sottolineare che serve un’azione decisiva ed efficace contro qualsiasi forma di discriminazione poiché questo problema è ancora fortemente presente in Europa e interessa diversi livelli della società. In molti casi il divieto di qualsiasi forma di discriminazione non è sufficiente, ma servono misure adeguate, come nel caso delle persone disabili. Molti paesi, tra i quali Italia, Francia, Finlandia e Spagna, hanno garantito autonomia e adottato misure fattive nell’interesse della tutela delle minoranze nazionali.

Analogamente, l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno il dovere di garantire la parità di diritti e di trattamento dei cittadini in forma istituzionale. Abbiamo bisogno di istituzioni indipendenti, che operino a livello europeo e che possano controllare e garantire che gli Stati membri si impegnino nei confronti del principio della parità di trattamento non solo in teoria, ma anche con misure concrete, affinché la direttiva sia applicata in maniera efficace.

 
  
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  Evangelia Tzampazi (PSE) . – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, vorrei chiedervi se considerate il fatto che mi rivolgo a voi da seduta, senza alzarmi in piedi come tutti gli altri colleghi, un’offesa a questa Camera.

Il Parlamento europeo era e deve continuare ad essere un sostenitore della direttiva orizzontale che garantirà la parità di trattamento e proteggerà i cittadini europei da qualsiasi forma di discriminazione. Questa direttiva deve completare l’attuale quadro normativo europeo, con particolare riferimento alle persone disabili e all’obbligo di garantire accesso effettivo e non discriminatorio.

Abbiamo incluso importanti proposte; abbiamo introdotto la protezione contro la discriminazione multipla, inserendo nella relazione l’obbligo di un accesso effettivo e non discriminatorio o di un’alternativa adeguata qualora non sia possibile garantire le stesse condizioni di accesso disponibili alle persone non disabili. La relazione stabilisce criteri più severi per valutare se le misure a tutela di un accesso effettivo e non discriminatorio implicheranno costi sproporzionati. Su alcuni punti della relazione non tutti in quest’Aula concordano pienamente e per tale ragione dobbiamo sostenere determinati emendamenti, che sono stati presentati e che rafforzano la coesione.

In ultima analisi, ritengo che dovremmo sostenere la relazione, inviando così un chiaro messaggio al Consiglio sulla necessità di disporre finalmente di una normativa europea efficace che ponga fine alla discriminazione, elemento che indebolisce la fiducia nei valori europei fondamentali quali eguaglianza e stato di diritto.

 
  
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  Martin Kastler (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, in qualità di giornalista vorrei richiamare la vostra attenzione su una modifica, contenuta in questa direttiva, che mi sta particolarmente a cuore. Nello specifico, non comprendo come sia possibile compiere un ulteriore passo avanti e aggiungere una nuova direttiva, quando 10 dei 27 Stati membri non hanno ancora recepito la direttiva precedente. Su questo punto le opinioni possono essere diverse, è legittimo, ma, come giornalista, sono davvero infastidita dal fatto che si stia danneggiando la libertà di stampa negli Stati membri. Cito due esempi: l’emendamento presentato dall’onorevole Weber, che merita il nostro sostegno, implica anche la possibilità di limitare la libertà degli organi di stampa, ad esempio se a un editore sarà richiesto di accettare un annuncio da organizzazioni neonaziste o antisemite. Credo che questa disposizione sia completamente inappropriata e che vada totalmente contro i principi dell’UE e per questo sono decisamente contrario, non possiamo permetterlo. Naturalmente, lo stesso vale per l’antidiscriminazione: le persone che noi non intendiamo incoraggiare a livello europeo, bensì contrastare attraverso azioni specifiche, avranno maggiori opportunità, ad esempio nel mercato immobiliare. Nel mio paese ci sono organizzazioni neonaziste che cercano di acquistare immobili quasi ogni settimana; se le proprietà vengono poste in vendita o in affitto, non possiamo evitare che ad acquistarle siano individui di estrema destra o estrema sinistra, che si serviranno del nuovo emendamento. Io personalmente non lo ammetto e quindi voterò contro. Sostengo pertanto il rinvio in commissione o, se questo non fosse possibile, voterò contro.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE). - (EN) Signor Presidente, nel corso degli anni l’Europa e il resto del mondo hanno combattuto la discriminazione a tutti i livelli e la nostra evoluzione in quanto esseri umani ragionevoli richiede che questa lotta avvenga nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà.

Come ha affermato l’onorevole Buitenweg, da oltre quattro anni la Commissione promette di avvallare una proposta ampia e completa sui diritti umani di tutti gli individui e finalmente ciò sta accadendo.

Credo fermamente che nessun individuo debba essere discriminato sulla base della religione, delle convinzioni personali, della disabilità o dell’età. Al contrario, come cristiano credente esorto il Parlamento europeo e ogni suo membro a non limitarsi a fermare la discriminazione, ma ad aiutare coloro che vengono discriminati a causa della propria disabilità.

Tale aiuto può assumere forme diverse. Ogni Stato membro ha continuato a migliorare l’accesso paritario per coloro che ne hanno maggiormente bisogno. Con l’avanzamento dell’integrazione europea è fondamentale ricordare che siamo tutti diversi, ma tutti uguali sotto tutti gli aspetti.

 
  
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  Marusya Lyubcheva (PSE) . – (BG) Signor Presidente, signor Commissario, quella che stiamo discutendo è una direttiva estremamente importante, che ci fornisce l’opportunità di risolvere questioni ancora controverse nell’ambito della non discriminazione. Ritengo che il fatto che la direttiva ribadisca il diritto e la libertà di fede religiosa e l’applicazione del principio di non discriminazione in questo ambito sia particolarmente rilevante.

Allo stesso tempo, la direttiva fa esplicito riferimento alla dichiarazione n. 11 sullo status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali, ai sensi della quale l'Unione europea rispetta e non pregiudica lo status previsto nelle legislazioni nazionali per le chiese e le associazioni o comunità religiose degli Stati membri.

Agli Stati membri è inoltre riconosciuto il diritto di creare e applicare disposizioni specifiche in campo religioso. E’ superfluo aggiungere che il diritto europeo deve essere armonizzato con quello degli Stati membri per regolamentare le singole aree.

Si tratta di un argomento complesso; le relazioni devono essere chiare per non ledere i diritti di nessuno, inclusi coloro che appartengono alle chiese approvate dalle disposizioni legali.

 
  
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  Manfred Weber (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, signora relatrice, onorevoli deputati, dal momento che sono stato chiamato in causa molto spesso nel corso della discussione odierna, chiedo di poter intervenire nuovamente.

Sembra che qui, chi pone delle domande si trasforma nel cattivo della situazione. Tutti gli oratori che sono intervenuti tanto calorosamente contro la discriminazione hanno parlato di principio. Ancora una volta, vi sarei grato se potessimo abbandonare le questioni di principio e cominciassimo invece a lavorare per combattere la discriminazione. Anche quando discutiamo, ad esempio, di problematiche ambientali e di divieti alle emissioni di CO2, in realtà siamo in disaccordo sui mezzi per raggiungere l’obiettivo e non sull’obiettivo stesso, sostenuto da tutti. Perché dunque non possiamo avere opinioni discordanti sugli strumenti da utilizzare in materia di discriminazione e su come intendiamo combatterla? Inoltre, se gli editori dei quotidiani si presentano nei nostri uffici esprimendo le proprie preoccupazioni, per quale motivo non dovremmo riportare i loro timori in questa sede?

Onorevole Cashman, lei non rende le cose più semplici né alla causa né alle sue preoccupazioni mettendo al bando chiunque formuli delle pure e semplici domande, che è ciò che ci si limita a fare qui.

 
  
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  Richard Howitt (PSE) . – (EN) Signor Presidente, come relatore ombra della commissione per gli affari sociali e l'occupazione e a nome del gruppo socialista, vorrei congratularmi con l’onorevole  Buitenweg e con la mia collega, l’onorevole Bozkurt, per la collaborazione.

A nome dell’intergruppo Disabilità desidero esprimere la nostra soddisfazione perché si è dato ascolto alla voce di 1 300 000 persone che hanno sottoscritto la petizione per estendere anche alle persone disabili i diritti contro la discriminazione. Sono lieto inoltre di vedere i partiti concordano sulla necessità di una direttiva orizzontale e sul fatto che non deve esistere alcuna gerarchia della discriminazione — una promessa avanzata dalla presidenza portoghese dell’Unione europea nel 2000, quando venne approvata la direttiva sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza. Sinceramente, fare fede a questa promessa ha richiesto troppo tempo.

Condanno quindi l’atteggiamento dei conservatori, che vogliono esasperare ulteriormente questo ritardo. La discussione non vuole solo manifestare il nostro sostegno al Parlamento, ma anche a fare appello al Consiglio affinché proceda e approvi immediatamente questa direttiva. Invito quindi i colleghi tedeschi a non bloccare questo processo. Alcune questioni in materia di contratti privati vi preoccupano, ma per quanto riguarda le funzioni pubbliche siete molto avanti. Ampliamo le nostre vedute e troviamo un accordo. Sono infine lieto dell’impegno sottoscritto oggi dalla futura presidenza svedese per completare il processo al Consiglio “EPSCO” entro Natale; mi auguro vivamente che sarà così.

 
  
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  Kathalijne Buitenweg, relatore.(NL) Signor Presidente, è incredibilmente difficile per un relatore svolgere un buon lavoro quando il gruppo di maggioranza continua a cambiare le carte in tavola. In seno alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei ha sostenuto la relazione, perché la considerava un compromesso ragionevole. Abbiamo lavorato assieme all’onorevole Gaubert – che sembra essere sparito, o almeno io non l’ho visto. In ogni caso, abbiamo lavorato insieme al medesimo testo che ora sta osteggiando! Ho l’impressione che il coordinatore, l’onorevole Weber, stia imponendo la posizione del Partito nazionale tedesco all’intero gruppo PPE-DE.

Onorevole Weber, solo la scorsa settimana lei stesso mi ha confidato che il punto non era tanto il contenuto quanto trasmettere un segnale politico, vero? Mi ha detto così, giusto? Bene, allora non si nasconda dietro un dito, se voleva definire i dettagli della questione poteva limitarsi a presentare degli emendamenti, ma non l’ha fatto. Lei vuole che la proposta sia respinta nella sua interezza, non la vuole proprio, quindi non faccia finta di condividere l’obiettivo finale.

Sono stati posti numerosi dubbi cui è possibile dare direttamente una risposta. Molte persone hanno ad esempio chiesto le relazioni tra Europa e questo problema. Benché già da molto tempo esistano numerose direttive che sanciscono la tutela dalla discriminazione sia sul mercato del lavoro sia in altri settori sulla base di una vasta serie di motivi, la protezione di alcune persone si trova ancora in posizione di arretratezza, come nel caso di discriminazioni sulla base di disabilità, età, orientamento sessuale o religione. Non stiamo facendo quindi nulla di totalmente nuovo; stiamo soltanto colmando le lacune della normativa esistente. Non si tratta nuove competenze, ma soltanto di garantire che tutti siano trattati in maniera equa e che alcune categorie non siano considerate più importanti di altre.

L’onorevole Pirker ha parlato del mercato del lavoro, ma non è questo il punto, quella era un’altra direttiva. Non si tratta del reclutamento degli insegnanti. Per cortesia, atteniamoci ai fatti. L’onere della prova è un argomento delicato, come ha già sottolineato il commissario. Anche qui non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto contenuto nelle altre direttive. Non è assolutamente vero che ora chiunque potrà accusarvi e vi dovrete difendere, né si tratta di diritto penale. Le persone dovranno in primo luogo fornire delle prove concrete in altri campi per dimostrare di essere oggetto di discriminazione e per sostenere le proprie ragioni qualora si decida di accettare o respingere una richiesta per una proprietà immobiliare.

Per quanto riguarda i media, come dice il testo, esistono già disposizioni per il rifiutare annunci che non siano in linea con l’identità di una pubblicazione; è tutto contenuto nell’articolo 54. Le chiese, infine, non devono nemmeno essere conformi a tutti i requisiti, ad eccezione di quanto riguarda le funzioni sociali. Nei Paesi Bassi, ad esempio, le chiese si occupano di alcune forme di servizio previdenziale ed è inaccettabile che esse siano escluse dall’osservanza delle disposizioni quando svolgono funzioni sociali soltanto perché sono un istituto di culto. Questi sono tutti punti molto specifici contenuti nella relazione.

Abbiamo fatto del nostro meglio, vi abbiamo assecondato lungo tutto il processo, i vostri emendamenti sono stati inclusi e ora voi, nonostante tutto, volete votare contro il testo sulla base delle più disparate posizioni politiche di partito. Lo considero un affronto personale perché io vi avevo teso la mano. Buona parte del vostro testo è stata inclusa nella relazione e mi sembra scandaloso che ora voi ve ne laviate le mani.

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, giovedì 2 aprile 2009.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Carlo Casini (PPE-DE) , per iscritto. – Dignità umana ed euguaglianza sono i due grandi valori che stanno alla base della moderna cultura dei diritti dell´uomo. Tuttavia accade spesso che parole splendide vengano utilizzate per mascherare il loro opposto. L´Euguaglianza ad esempio, significa trattare allo stesso modo situazioni identiche ma significa anche trattare in modo diverso situazioni diverse. Le mie riserve riguardo la relazione in discussione derivano da questa preliminare considerazione. Nessuno può minimamente dubitare che il Partito Popolare non riconosca la piena dignità e l´euguaglianza dei disabili, dei vecchi, dei malati, dei poveri, dei rifugiati degli immigrati. Tuttavia mi pare che a questo treno, che è già in corsa, si vogliano attaccare vagoni, per imporre alcune discriminazioni riguardo alla famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna ed alla libertà religiosa, particolarmente con riguardo alle scuole di impronta religiosa. Non mi stancherò mai di battermi per l´eguaglianza dei più piccoli, dei più poveri degli indifesi. Proprio per questo sono addolorato perché l´Europa dei diritti umani attua nelle sue leggi e nel comportamento pratico, la più dura delle discriminazioni, tra bambini nati e non nati. Non è questo il tema, ma sarebbe bene che la coscienza europea se ne ricordasse quando riflette su euguaglianza dignità.

 
  
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  Gabriela Creţu (PSE), per iscritto.(RO) Il destino vuole che si discuta oggi della direttiva oggetto della votazione di domani, Giornata mondiale dell’autismo. Mi pare un buon auspicio.

E’ evidente che esistono sostanziali differenze nelle normative nazionali degli Stati membri in materia di diritti e interessi degli individui affetti da autismo, e tali differenze diventano ancora più evidenti se consideriamo la vita quotidiana di queste persone.

La strada verso il raggiungimento degli standard europei è lunga, ma è necessario compiere dei progressi. L’autismo deve essere riconosciuto come una malattia a sé nel campo delle disabilità mentali e c’è bisogno di strategie specifiche.

Qualcuno potrebbe considerare questa soluzione molto costosa, ma garantire il pari trattamento ai malati di autismo, come a tutti coloro che soffrono di altre disabilità, è un dovere imprescindibile per rispettare noi stessi e i valori della società europea.

 
  
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  Bairbre de Brún (GUE/NGL), per iscritto. – (GA) Questa direttiva sottolinea in modo significativo che la discriminazione non si verifica solo sul posto di lavoro. Gli obiettivi principali della raccomandazione della commissione permanente sono la discriminazione per motivi di religione, convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale e la conseguente applicazione del principio di pari trattamento per tutte le persone anche al di fuori dell’ambiente lavorativo.

Dopo aver collaborato con gruppi che si occupano di difesa dei diritti dei disabili e con persone disabili in Irlanda, so per certo che questa normativa sarà accolta molto favorevolmente. L’onorevole Buitenweg ha pienamente ragione quando nella relazione scrive: “Al fine di trattare le persone con disabilità in modo paritario, non è sufficiente vietare la discriminazione. E’ necessaria anche un’azione positiva sulla base di misure previamente adottate e mediante l’offerta di modifiche ragionevoli”.

Vedo inoltre con favore la ferma posizione adottata dalla relatrice e dalla Commissione in merito alla prevenzione della discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Discriminazioni di questo genere non trovano posto in una società moderna e mi oppongo ai tentativi di alcuni gruppi politici di indebolire la normativa in tal senso.

 
  
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  Proinsias De Rossa (PSE), per iscritto. (EN) Sono socialista e pertanto ritengo che tutti gli esseri umani siano uguali. Dobbiamo combattere la discriminazione ovunque essa si manifesti, non soltanto nell’ambiente lavorativo. Non può esistere una gerarchia tra le discriminazioni; siamo tutti diversi ma tutti uguali.

Lo scopo della direttiva è l’applicazione della parità di trattamento tra le persone, indipendentemente da religione, convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale, anche al di fuori del mercato del lavoro. Essa stabilisce un quadro per vietare la discriminazione sula base di queste motivazioni e stabilisce un livello minimo uniforme di tutela, all’interno dell’Unione europea, per coloro che sono stati discriminati.

La proposta completa l’attuale quadro normativo CE, ai sensi del quale il divieto di discriminazione sulla base di religione, convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale si applica esclusivamente al settore dell’occupazione e della formazione professionale.

 
  
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  Lidia Geringer de Oedenberg (PSE), per iscritto.(PL) La discriminazione rappresenta un serio problema dentro e fuori i confini europei. Secondo una speciale indagine dell’Eurobarometro condotta nel 2008, il 15 per cento degli europei ha dichiarato di essere stato vittima di discriminazione.

Il Parlamento europeo ha atteso per oltre quattro anni la direttiva proposta, che rappresenta un tentativo di migliorare il principio di parità di trattamento per tutti gli individui, indipendentemente da religione, convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale. Tale principio va applicato non soltanto in materia di accesso all’occupazione, ma anche in relazione all’accesso a beni, attrezzature e servizi quali ad esempio i servizi bancari, l’alloggio, l’istruzione e l’assistenza sanitaria.

Il documento stabilisce inoltre degli standard quadro minimi per garantire la tutela contro la discriminazione. Gli Stati membri, se lo desiderano, sono liberi di incrementare il livello di protezione offerto, ma non possono comunque appellarsi alla nuova direttiva per giustificare una riduzione degli standard esistenti. La direttiva garantisce alle parti lese il diritto di compensazione e afferma inoltre che gli Stati membri non devono limitarsi a esprimere il desiderio di superare la discriminazione, ma adempiere a tale dovere.

Molti Stati membri hanno già introdotto disposizioni che garantiscono diversi livelli di protezione dalla discriminazione per motivi di religione, convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale al di fuori dell’ambiente di lavoro. Il progetto di direttiva permetterà l’introduzione di disposizioni europee uniformi, manifestando la ferma volontà dell’Europa, nella sua totalità, di non tollerare la discriminazione. La libertà dalla discriminazione deve essere un diritto fondamentale per tutti all’interno dell’Unione Europea.

 
  
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  Zita Gurmai (PSE), per iscritto. (HU) Recentemente quello delle pari opportunità è un tema sempre più presente nel processo decisionale comunitario. L’obiettivo della proposta di direttiva sulla parità di trattamento è l’applicazione di questo principio per tutti gli individui, indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, da disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale.

La libertà dalla discriminazione è un diritto fondamentale che spetta a tutti i cittadini dell’Unione europea. Insisto sulla necessità di combattere qualsiasi forma di discriminazione; la strada da percorrere è lunga ed è evidente che possiamo compiere solo un passo alla volta. Questo implica, in primo luogo, il completamento e il consolidamento della normativa; in secondo luogo il recepimento nella legislazione nazionale della normativa contenente principi nuovi, coerenti e uniformi, e infine la sua applicazione pratica. Ciascuno di questi passi, preso singolarmente, richiede una notevole mole di lavoro e di tempo, ma il nostro obiettivo è di riuscire, in un intervallo ragionevole, a raggiungere significativi progressi per vivere in un’Europa libera dalla discriminazione.

 
  
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  Lívia Járóka (PPE-DE), per iscritto.(HU) Desidero congratularmi con la collega, l’onorevole Buitenweg, per la sua relazione, che apre la strada al completamento della struttura normativa per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione. L’articolo 13 del trattato sull'Unione europea stabilisce l’obiettivo di combattere la discriminazione per ragioni non soltanto di sesso e di origine etnica, ma anche di religione, convinzioni personali, disabilità, età e orientamento sessuale.

Nonostante l’adozione e il recepimento nelle normative nazionali delle direttive 2000/43, 2000/78 e 2004/113, ad oggi non esiste una protezione comune dalla discriminazione basata sulle ragioni elencate in precedenza al di fuori del settore dell’occupazione. L’obiettivo della direttiva è colmare tali lacune ed è mia speranza che, oltre a proibire la discriminazione, essa fornisca una soluzione giuridica a coloro che, in tutti i 27 Stati membri, vivono in condizioni svantaggiate.

L’effettiva applicazione della direttiva e la compensazione delle mancanze evidenziate nel recepimento e nell’applicazione delle direttive precedenti andrà a completare la difesa dalla discriminazione a disposizione dei cittadini dell’Unione europea. Inoltre, l’adozione della direttiva proposta non implicherà alcuna modifica sostanziale alle relative normative nazionali. Pertanto, mi auguro sinceramente che il Consiglio sarà in grado di garantire il sostegno unanime richiesto dai trattati e che ciascuno Stato membro farà la sua parte per permettere all’Unione europea di compiere un significativo passo avanti verso la realizzazione dei propri obiettivi e valori fondamentali.

 
  
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  Silvana Koch-Mehrin e Alexander Graf Lambsdorff (ALDE), per iscritto.(DE) Il fondamento giuridico utilizzato, ovvero l’articolo 13, paragrafo 1 del trattato CE, non è appropriato considerato che, secondo l’opinione del Partito liberale democratico tedesco (FDP), non viene rispettato il principio di sussidiarietà. Regolamenti come quello in questione non rientrano nelle competenze del legislatore europeo, e si andrebbe quindi a limitare seriamente l’autodeterminazione degli Stati membri.

La lotta alla discriminazione in tutte le sue forme e il sostegno alle persone disabili nella loro partecipazione alla vita pubblica sono impegni importanti. Tuttavia, la proposta di estendere le normative contro la discriminazione a tutte le aree dell’esistenza è inverosimile. L’inversione dell’onere della prova contenuta nella direttiva implica che sarà possibile avviare procedimenti legali anche sulla base di accuse non sostenute da prove sufficienti. Se non saranno in grado di dimostrare la propria innocenza, gli accusati dovranno pagare indennizzi di compensazione anche senza aver effettivamente commesso alcun atto discriminatorio. Stando a questa generica definizione, l’inversione dell’onere della prova è perciò opinabile dal punto di vista della compatibilità con l’agire di un paese soggetto allo stato di diritto. Si creerà insicurezza e sarà più semplice compiere abusi. Questa non può di certo essere la motivazione alla base di una politica progressista contro la discriminazione.

E’ infine necessario sottolineare che la Commissione sta attualmente portando avanti procedure d’infrazione contro numerosi Stati membri, in relazione al mancato recepimento delle direttive vigenti in materia di politiche contro la discriminazione. Ancora non esiste tuttavia un quadro d’insieme dei regolamenti recepiti che permetta di stabilire se vi sia davvero tanto bisogno di nuovi regolamenti. Nel caso specifico della Germania, si è andati ben oltre i precedenti accordi con Bruxelles e pertanto noi abbiamo votato contro la relazione.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE-DE), per iscritto. – (FI) Quando sarà applicata, la direttiva in materia di uguaglianza costituirà uno dei progressi più significativi di questo mandato elettorale verso un’Europa sociale e per i cittadini. Se applicata a tutti i gruppi di persone e a tutti i criteri di discriminazione, la normativa sulla discriminazione attiva e passiva avrà un enorme impatto sulle vite di molti cittadini europei. Per questo desidero ringraziare la relatrice per l’eccellente lavoro svolto.

In Finlandia così come in altre parti d’Europa, la vita quotidiana di numerosissime persone è resa difficile da diverse forme di discriminazione. Questo non dovrebbe accadere nella società odierna, dove vigono il rispetto per i diritti umani e l’uguaglianza; chiunque dovrebbe avere le stesse opportunità di partecipare alla società. La non discriminazione è il tratto distintivo di una società civilizzata.

E’ particolarmente importante che la direttiva includa tutti i criteri di discriminazione. Benché vi siano enormi differenze tra i gruppi e gli individui oggetto di discriminazione, il problema della discriminazione va affrontato in quanto fenomeno globale e non solo in relazione a uno o più gruppi specifici. Un approccio frammentario attribuirebbe inevitabilmente diverso valore ai diversi criteri di discriminazione e determinerebbe l’esclusione delle persone che soffrono di discriminazione per i motivi più disparati.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto. – (ET) L’Unione europea si basa sui principi comuni di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. L’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea afferma che “è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali”. [Citazione letterale dal testo della normativa].

Il riconoscimento dell’unicità di ciascun individuo e la parità di diritto nel godere delle opportunità dalla vita sono caratteristiche proprie dell’unità nella diversità europea, elemento centrale dell’integrazione culturale, politica e sociale dell’Unione.

Benché lo sviluppo in molte aree dell’UE si sia rivelato fino ad oggi molto positivo, ci sorprende che manchino ancora delle regole comuni in materia di violenze e abusi nei confronti dei portatori di handicap o di abusi sessuali e che non tutti gli Stati membri riconoscano i diritti fondamentali di determinati cittadini. Bisogna riconoscere che il quadro normativo europeo per la lotta alla discriminazione non è ancora perfetto.

Sono pienamente a favore della nuova direttiva che istituisce un quadro comune europeo per la lotta alla discriminazione, che porterà con ogni probabilità all’applicazione del principio della parità di trattamento negli Stati membri in un ambito ben più ampio del solo mercato del lavoro.

Combattere la discriminazione significa investire nella coscienza di una società che si sviluppa attraverso l’integrazione. Per raggiungere tale integrazione, la società deve investire nella formazione, nella sensibilizzazione e nella promozione delle buone prassi, per trovare un compromesso equo che sia a vantaggio e nell’interesse di tutti i cittadini europei. Dobbiamo ancora lavorare molto per eliminare la discriminazione in Europa.

 
  
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  Daciana Sârbu (PSE), per iscritto.(RO) Il diritto alla non discriminazione è un diritto fondamentale, la cui applicabilità ai cittadini dell’Unione europea non è mai stata messa in dubbio. Il pari trattamento, indipendentemente dalla religione, da disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale, è uno dei principi fondamentali dell’integrazione Europea.

La tanto attesa direttiva, la cui storia nel corso delle consultazioni parlamentari è molto complicata, si basa sull’articolo 13 del trattato CE e regola la protezione dalla discriminazione, sottolineando la parità di trattamento, indipendentemente dalle motivazioni. Non si può dubitare della necessità di questa direttiva, considerata l’alto numero di persone a livello europeo, circa il 15 per cento, che sostiene di essere stata oggetto di discriminazione.

Desidero inoltre sottolineare l’importanza di un confronto tra questa nuova direttiva e quelle già in vigore per la lotta alla discriminazione; tale compito sarà svolto tramite la cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri. Sono lieta di citare i progressi compiuti in tal senso dalla Romania negli ultimi anni, come ha indicato l’Agenzia europea per i diritti fondamentali.

Ritengo infine che la direttiva avrà un impatto significativo, considerate le misure di protezione sociale, i benefici sociali e il migliore accesso ai beni e ai servizi che sarà in grado di garantire.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. SIWIEC
Vicepresidente

 

15. FESR, FSE e Fondo di coesione: disposizioni relative alla gestione finanziaria - Nuovi tipi di costi che possono beneficiare di un contributo del FSE - Investimenti nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili nell'edilizia abitativa (modifica del regolamento (CE) n. 1080/2006 relativo al FESR) (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

- la raccomandazione (A6-0127/2009), presentata dall’onorevole García Pérez a nome della commissione per lo sviluppo regionale, sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1083/2006 sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, per quanto riguarda alcune disposizioni relative alla gestione finanziaria [17575/2008 – C6-0027/2009 – 2008/0233 (AVC)];

- la relazione (A6-0116/2009), presentata dall’onorevole Jöns a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1081/2006 relativo al Fondo sociale europeo per estendere i tipi di costi ammissibili a un contributo dell’FSE

[COM(2008)0813 – C6-0454/2008 – 2008/0232 (COD)];

- la relazione (A6-0134/2009), presentata dall’onorevole Angelakas a nome della commissione per lo sviluppo regionale, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1080/2006 relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale per quanto riguarda l’ammissibilità degli investimenti a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nell’edilizia abitativa

[COM(2008)0838 – C6-0473/2008 – 2008/0245 (COD)].

 
  
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  Iratxe García Pérez, relatore. − (EN) Signor Presidente, desidero come prima cosa ringraziare tutti i colleghi della commissione per lo sviluppo regionale che si sono impegnati a fondo per presentare, oggi, questo importante accordo sulle modifiche di alcuni regolamenti, che permetterà l’immediata attuazione di una serie di rettifiche.

L’Unione europea si trova dinanzi a una crisi economica senza precedenti, che ha portato a una recessione nella maggioranza degli Stati membri. Nel quadro del piano europeo di ripresa economica, la Commissione europea ha adottato una serie di misure per introdurre modifiche nei regolamenti sui fondi strutturali e sul Fondo di coesione allo scopo di stimolare gli investimenti. I cambiamenti prevedono due priorità chiare: l’aumento della spesa per migliorare la liquidità e la semplificazione delle norme per consentire una più rapida approvazione dei progetti.

Questo pacchetto di modifiche è stato concepito come temporanea risposta a una situazione critica, sebbene di fatto risponda anche alla richiesta di maggiore semplicità e flessibilità ribadita, a più riprese, dal Parlamento europeo.

Farò una breve sintesi delle modifiche proposte, per chiarire a tutti l’importanza che rivestono nel raggiungimento degli obiettivi che ci proponiamo:

– aumento degli aiuti della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo per gli investimenti, associato a un maggiore sostegno finanziario alle attività tecniche relative allo sviluppo e all’attuazione dei progetti;

– semplificazione dell’ammissibilità della spesa;

– aumento del prefinanziamento per il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE); l’importo totale degli anticipi supplementari raggiunto in virtù di tale misura sarà pari a 6,25 miliardi di euro;

– accelerazione della spesa per i grandi progetti modificando il limite massimo del 35 per cento fissato per gli anticipi, e consentendo il versamento di anticipi fino al 100 per cento ai beneficiari degli aiuti di Stato.

Siamo coscienti, in Parlamento, che queste misure devono essere approvate il prima possibile per rispondere al bisogno immediato di liquidità negli Stati membri, e sappiamo che sicuramente avranno ripercussioni positive in tutte le regioni e i comuni d’Europa.

La scorsa settimana, discutendo il futuro della politica di coesione, abbiamo convenuto all’unanimità che essa ha comportato grandi progressi nello sviluppo economico e sociale di molte nostre regioni.

In questo momento di grande incertezza è più importante che mai difendere questi principi di solidarietà e cooperazione tra territori, perché i cittadini devono vedere che in Europa siamo in grado di favorire l’uscita da questa crisi che sta mettendo in grave difficoltà milioni di persone. Oggi più che mai abbiamo bisogno di strumenti forti per risolvere questi problemi.

Con l’attuazione di queste modifiche faciliteremo l’accelerazione e gli investimenti in progetti che saranno anche importanti per la creazione di posti di lavoro.

Inoltre, grazie al Fondo sociale europeo, possiamo promuovere iniziative di formazione e riqualificazione per integrare nel mercato del lavoro i settori più vulnerabili della società e chi si trova in maggiore difficoltà come donne, disabili e disoccupati di lunga durata. Non dobbiamo dimenticare che, in periodo di crisi, questi sono i settori più vulnerabili.

Voglio anche ribadire, come abbiamo fatto nella motivazione espressa nella relazione, che pur essendo cosciente della necessità di affrontare con urgenza la questione il Parlamento avrebbe voluto essere maggiormente coinvolto, a livello qualitativo e quantitativo, nel dialogo sullo sviluppo di tali proposte.

Pertanto, essendo consapevoli dei problemi che affliggono l’Europa, sosteniamo pienamente questa proposta sulle misure di modifica dei fondi strutturali per procedere verso una soluzione della situazione attuale.

 
  
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  Karin Jöns, relatore. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, questo è un evento raro – talmente raro, infatti, che sottolinea l’importanza delle discussioni, delle revisioni in corso e dell’urgente necessità di agire – perché per la prima volta adotteremo una proposta di regolamento della Commissione europea sui fondi strutturali per la quale non ci sono quasi emendamenti.

Sono rincuorata nel riscontrare una così grande unanimità nella discussione di questa proposta di regolamento della Commissione sul Fondo sociale europeo, e ringrazio tutti voi per avere seguito la mia raccomandazione di non presentare emendamenti al riguardo. E’ evidente che la crisi economica e finanziaria impone a noi tutti di assumerci, ancora una volta, la responsabilità di garantire una qualifica ottimale e, soprattutto, rapida dei lavoratori, soprattutto in questo momento. Sempre più persone sono vittima degli effetti di questa crisi finanziaria internazionale sul mercato del lavoro. Da noi si aspettano risposte, si aspettano protezione e, soprattutto, hanno bisogno di risposte adesso, non tra qualche mese.

Pertanto, la revisione del regolamento sul Fondo sociale europeo che adotteremo domani entrerà subito in vigore, contribuendo in maniera significativa allo snellimento delle procedure burocratiche inerenti al Fondo. Lo stanziamento dei fondi è stato semplificato accelerandone, in questo modo, anche l’erogazione. Le procedure di candidatura che si trascinano per mesi e i complicati metodi di conteggio, ad ora necessari per comprovare l’ammissibilità dei partecipanti al programma anche per i singoli biglietti di tram e autobus, rimarranno solo un ricordo.

Talvolta, però, mi chiedo perché ci sia voluta una crisi così drammatica per indurci a fare questo passo. Ovviamente non è mai troppo tardi e, grazie a questa revisione, possiamo perlomeno garantire il totale utilizzo dei fondi che, come auspicabile, raggiungeranno con rapidità e nel migliore dei modi chi è più colpito. Dobbiamo consentire a queste persone di reintegrarsi nel mercato del lavoro il più velocemente possibile. Non dobbiamo assolutamente permettere che scivolino in periodi più lunghi di disoccupazione, perché adesso è facile passare dalla disoccupazione a una situazione precaria o di povertà.

Cosa è cambiato? O forse dovrei dire cosa cambierà quando domani adotteremo la proposta? In futuro i candidati potranno usare tassi fissi per i calcoli e richiedere finanziamenti forfetari fino a un massimo di 50 000 euro per ogni misura. A tutti gli scettici voglio ribadire che rimarranno in vigore i controlli sul corretto stanziamento dei fondi perché, in primo luogo, i finanziamenti a tasso fisso e i pagamenti forfetari saranno determinati dagli stessi Stati membri e, in secondo luogo, la Commissione verificherà in anticipo che questi siano stabiliti – cito – sulla base di un calcolo giusto, equo e verificabile. La procedura sembra essere del tutto regolare perché, stranamente, i revisori di bilancio non hanno sollevato obiezioni al regolamento.

Stiamo quindi semplificando la procedura, senza però cambiare le principali priorità del Fondo sociale europeo. In questo momento non c’è motivo di farlo, perché ai candidati viene dato sufficiente spazio per rispondere da soli e in maniera adeguata alle specifiche esigenze del mercato del lavoro.

In conclusione vorrei ricordare che stiamo mettendo a disposizione degli Stati membri anche un aumento dei finanziamenti anticipati per l’anno in corso pari a 1,8 miliardi di euro destinati a misure di formazione e riqualificazione: credo che questo sia un chiaro segnale dell’Assemblea della solidarietà da noi dimostrata e della rapida reazione che abbiamo avuto alla crisi.

Mi scuso perché non posso rimanere fino alla fine della discussione, poiché ora devo presenziare al comitato di conciliazione per la direttiva sull’orario di lavoro.

 
  
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  Emmanouil Angelas, relatore. (EL) Signor Presidente, signor Commissario, desidero a mia volta ringraziare i colleghi della commissione per lo sviluppo regionale per lo spirito di collaborazione con cui abbiamo lavorato.

Dopo la stretta creditizia che ci ha colpiti alcuni mesi fa, sappiamo tutti che il 26 novembre 2008 la Commissione ha pubblicato una comunicazione su un piano europeo di ripresa economica per gli Stati membri e le rispettive regioni, basato sul rafforzamento dell’economia europea e sul consolidamento dei valori su cui poggia la strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione.

Tra le altre cose, questo programma esorta gli Stati membri a riesaminare i propri programmi operativi dei fondi strutturali e del settore energetico, prestando particolare attenzione al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici visto che il settore edile è uno dei settori industriali che crea molti posti di lavoro.

Si è rivelato quindi necessario rivedere il regolamento generale (CE) n. 1083/2006 relativo ai fondi strutturali. A tale riguardo, concentrandomi nello specifico sull’efficienza energetica degli edifici, mi sono impegnato a riformulare il regolamento in questione in qualità di relatore al Parlamento europeo.

Come relatore desidero pertanto evidenziare i seguenti punti. Ad oggi il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) ha considerato spese ammissibili per l’edilizia abitativa, soprattutto se legate all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili, solo le spese sostenute da Stati membri che hanno aderito all’Unione europea dopo maggio 2004.

In primo luogo, nella relazione, ho ritenuto utile concentrarmi sulla revisione del regolamento per promuovere l’efficienza energetica e le fonti di energia rinnovabili nel settore edile in tutti i 27 Stati membri. Credo che questa proposta sia di vitale importanza, poiché si basa sulla situazione economica di uno Stato o di una regione e non sulla data di adesione. In tal senso vorrei ricordare che ci sono gravi problemi di accesso alle case in numerose città e regioni d’Europa, che non necessariamente sono nel territorio di un nuovo Stato membro.

In secondo luogo ho ritenuto utile appoggiare un limite di spesa per gli investimenti in questione pari al 4 del cento della dotazione totale del FESR e cancellare il riferimento alle famiglie a basso reddito, raccomandazione inclusa nella proposta iniziale della Commissione, lasciando alla discrezione degli Stati membri la definizione delle precise categorie di famiglie ammissibili. In virtù di questo, ho ritenuto di vitale importanza che la categoria delle famiglie ammissibili venisse lasciata agli Stati membri dando loro la possibilità di stabilire criteri di interesse specifici, come la situazione finanziaria dei proprietari e le aree geografiche (isole, zone montagnose, non montagnose eccetera). Infine, l’aumento degli importi forfetari a 50 000 euro è importante, perché riflette i costi attuali.

Nella relazione volevo esprimere le posizioni del Parlamento europeo su questo tema, riflettendo anche il compromesso raggiunto con il Consiglio nel quadro della procedura di codecisione sulle modifiche apportate alla proposta iniziale.

La revisione del regolamento in questione non si ripercuote sulle spese ammissibili nell’edilizia abitativa e consolida l’attività di settori importanti dell’economia come l’industria edile e quelli che creano sistemi energetici e sistemi di energie rinnovabili.

Più in generale, è in linea con il principio di sussidiarietà in quanto fornisce sostegno agli Stati membri; è in linea con il principio di proporzionalità, perché si applica a tutti gli Stati membri; promuove gli obiettivi della politica di coesione, come definito nell’articolo 158 del trattato CE e non aumenta il bilancio comunitario per il periodo 2007-2013, ma accelera i pagamenti degli anticipi e pagamenti intermedi.

In tal senso vorrei sottolineare l’importanza di avere aggiunto tre modalità integrative di costi ammissibili: i costi indiretti, i costi a tasso fisso e gli importi forfetari.

Per concludere vorrei ricordare che il commissario Barrot oggi è qui in rappresentanza del commissario Hübner per la politica regionale e, come convenuto, farà una dichiarazione vincolante a nome della Commissione sulla valutazione delle nuove misure per il 2010 relative ai tre regolamenti.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, vorrei ringraziare gli onorevoli García Pérez, Jöns e Angelakas. Avete preparato tre relazioni di ottima qualità sulle proposte di revisione dei regolamenti dei fondi strutturali e del Fondo di coesione, presentate dalla Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo nel quadro del piano europeo di ripresa economica adottato a novembre.

Queste tre relazioni – relative al regolamento generale, al regolamento sul Fondo sociale europeo e al regolamento sul Fondo europeo di sviluppo regionale – dimostrano la preoccupazione del Parlamento di vedere l’Unione europea dotarsi di strumenti rapidi ed efficaci per combattere gli effetti della crisi nella crescita e nell’occupazione.

La politica di coesione rappresenta una potente leva per stimolare l’economia reale. 347 miliardi di euro di finanziamenti per il 2007-2013: questo è il modo giusto per dare una solida base alla stabilità di bilancio e agli investimenti pubblici negli Stati membri e nelle regioni dell’Unione europea.

Proprio per questo motivo la politica di coesione svolge un ruolo così importante nel piano europeo di ripresa economica. In effetti, in questo piano di ripresa la Commissione ha raccomandato azioni che rientrano nei quattro settori prioritari della strategia di Lisbona: persone, imprese, infrastrutture ed energia, ricerca e innovazione.

La Commissione ha altresì suggerito che una giudiziosa combinazione, che associ strategia e risorse umane, possa esercitare una funzione catalizzatrice sugli investimenti chiave, che permetteranno all’Unione europea di tornare a una lunga prosperità. Per quanto riguarda la politica di coesione, il primo obiettivo di questa strategia è accelerare l’attuazione dei programmi e gli investimenti in progetti a vantaggio dei cittadini europei e dell’attività economica.

I relatori hanno appena illustrato i dettagli delle modifiche ai regolamenti a voi presentate. Io mi concentrerò solamente su alcune.

Innanzi tutto, per migliorare la gestione dei fondi vengono forniti alcuni strumenti agli Stati membri, in particolare anticipi supplementari pari al 2 o al 2,5 per cento del valore complessivo, nel 2009, di 6,25 miliardi di euro. E’ fondamentale che questi soldi giungano rapidamente ai beneficiari per aumentare la disponibilità finanziaria a favore dei progetti prioritari.

In materia di efficienza energetica ed energie rinnovabili, l’emendamento introdotto nel regolamento FESR permetterà di investire fino al 4 per cento del totale del contributo FESR nell’edilizia abitativa, per una dotazione finanziaria complessiva di 8 miliardi di euro per tutti gli Stati membri. Ciò aumenterà l’apporto dato dalla politica di coesione alla lotta ai cambiamenti climatici.

Con riferimento ai grandi progetti, la modifica proposta al regolamento generale è volta a rendere più elastiche le norme in materia di gestione finanziaria, permettendo all’autorità di gestione di includere nelle dichiarazioni di spesa alla Commissione le spese legate a grandi progetti su cui la Commissione non ha ancora espresso decisioni.

La crisi economica e finanziaria ha anche un impatto particolare sulle piccole e medie imprese (PMI). Pertanto, nell’ambito del piano di ripresa, era indispensabile agevolare l’utilizzo, da parte loro, di strumenti d’ingegneria finanziaria per realizzare i progetti, in particolare mediante JEREMIE (Risorse europee congiunte per le micro, le piccole e le medie imprese). Le altre proposte di revisione del regolamento generale vanno nella stessa direzione: contratti diretti con la Banca europea per gli investimenti, maggiore ricorso all’assistenza tecnica per i grandi progetti e ammissibilità dei contributi in natura nel caso dell’ingegneria finanziaria.

Nelle sue proposte la Commissione ha altresì cercato di semplificare i criteri per lo stanziamento degli aiuti concessi dal FESR e dal Fondo sociale europeo. Grazie agli emendamenti convergenti presentati dal Parlamento e dal Consiglio, i regolamenti relativi al FESR e all’FSE saranno modificati allo stesso modo e nuovi tipi di costi ammissibili, calcolati su base forfetaria, si aggiungeranno al cofinanziamento comunitario.

Tali cambiamenti semplificheranno la procedura di giustificazione delle spese. Ridurranno il carico di lavoro e il numero dei documenti giustificativi da fornire, senza alterare i principi di una sana gestione finanziaria. Questa razionalizzazione faciliterà lo sfruttamento degli stanziamenti del FESR e dell’FSE senza compromettere i principi di questi due fondi, che rimangono pertinenti in questi periodi di crisi. Questa, quindi, è qualcosa di più di una risposta puntuale alla crisi: è una risposta alle ripetute richieste di semplificazione dei fondi strutturali formulate dal Parlamento europeo e dalla Corte dei conti.

Signor Presidente, sono grato ai tre relatori per avere sostenuto questa serie di misure che ci consentiranno di accelerare l’attuazione dei progetti sul campo. Queste misure legislative saranno accompagnate da raccomandazioni agli Stati membri, oggetto di una comunicazione della Commissione adottata il 16 dicembre. La Commissione ha sottolineato che i programmi operativi possono essere riorientati per concentrare il sostegno sulle priorità derivanti dalla crisi.

Il Parlamento europeo ha inoltre espresso la propria preoccupazione nel rispondere all’urgenza della situazione facendo in modo che i tre regolamenti siano adottati il prima possibile e che le misure si applichino al più presto negli Stati membri. Ringrazio il Parlamento per avere condiviso questa ambizione grazie a cui, nello specifico, gli anticipi saranno versati agli Stati membri nel mese di maggio.

La Commissione ha tenuto conto dell’appello lanciato dal Parlamento. Ha garantito il rigoroso controllo delle misure adottate nel quadro del piano di ripresa, e la presentazione al Parlamento europeo di una relazione sull’attuazione delle misure e i risultati concreti.

Di conseguenza, nel secondo semestre 2010 la Commissione redigerà una relazione sull’attuazione delle misure adottate nel quadro del piano di ripresa nel settore della politica di coesione all’interno dell’Unione. Questa relazione, che sarà stilata – lo ribadisco – nel secondo semestre 2010, si baserà sulle relazioni annuali di attuazione redatte dagli Stati membri nel giugno 2010. Essi saranno invitati a presentare in questi documenti un’analisi dell’attuazione delle misure adottate nell’ambito del piano di ripresa, mettendo in evidenza i risultati ottenuti nella politica di coesione.

Per concludere, signor Presidente, la Commissione ha adottato una dichiarazione in tal senso di cui do lettura al Parlamento europeo. Ringrazio tutti i deputati e, in particolare, i nostri tre relatori per l’attenzione. Prevedendo una proficua discussione, rimango a disposizione per ascoltare i vostri commenti sulle proposte di revisione dei regolamenti a voi sottoposte.

(FR)

Dichiarazione della Commissione

Relazione Angelakas

La Commissione si rallegra dell’impegno dimostrato in pochissimo tempo per adottare gli emendamenti ai regolamenti relativi ai fondi strutturali e al Fondo di coesione proposti nel quadro del piano europeo di ripresa economica.

Questo risultato è frutto di una collaborazione proficua ed efficace tra il Consiglio, il Parlamento europeo e la Commissione, con il sostegno del Comitato delle regioni e del Comitato economico e sociale europeo, a favore delle economie nazionali e regionali dell’Unione europea.

Il pacchetto legislativo contribuirà a facilitare l’attuazione dei programmi operativi e ad accelerare gli investimenti a vantaggio dell’economia europea, in particolare mediante diverse misure di semplificazione.

Nel corso del secondo semestre 2010, la Commissione redigerà una relazione sull’attuazione delle misure adottate nel quadro del piano di ripresa nel settore della politica di coesione all’interno dell’Unione europea. La relazione si baserà, in particolare, sulle relazioni annuali di attuazione redatte dagli Stati membri nel giugno 2010. Gli Stati membri sono pertanto invitati a presentare in questi documenti un’analisi dell’attuazione delle misure adottate nell’ambito del piano di ripresa, mettendo in evidenza i risultati ottenuti nella politica di coesione.

 
  
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  Nathalie Griesbeck, relatore per parere della commissione per i bilanci. (FR) Signor Presidente, in qualità di relatrice permanente per i fondi strutturali nella commissione per i bilanci, questa sera ho due motivi per rallegrarmi di queste relazioni.

Il primo è che i fondi strutturali rappresentano la prima voce di bilancio dell’Unione europea, e il secondo, che questa sera desidero sottolineare con i colleghi, è la velocità con cui abbiamo lavorato per trovare soluzioni immediate e concrete alla crisi economica nonostante un bilancio ristretto, che ovviamente dovremo rinegoziare con gli Stati membri al momento opportuno.

In tale contesto, voglio anche ribadire che dobbiamo avere la concreta volontà di contrarre un prestito europeo per sostenere queste misure. Gli strumenti per migliorare i flussi di cassa e accelerare l’utilizzo dei fondi e le misure di emergenza, che da tempo auspichiamo, sono quello che ci vuole per rilanciare l’economia europea in questo periodo di grande incertezza.

Questo è il senso di un’azione europea, questo è il senso della nostra Europa: dare una spinta ai settori ad alto valore aggiunto e anticipare, ora più che mai, l’uscita dalla crisi investendo nei settori tradizionali, soprattutto in tutti quei settori che possono contribuire a eliminare il rischio di disoccupazione per i nostri concittadini.

Tuttavia, ed è questo il mio messaggio questa sera, nonostante il Parlamento abbia saputo reagire bene e con rapidità è importante che adesso gli Stati membri si organizzino per essere all’altezza delle sfide perché i ritardi, che rappresentano miliardi di aiuti, si registrano nell’inerzia amministrativa degli stessi Stati membri, nella loro difficoltà a decidere gli obiettivi strategici e nel loro rifiuto a cofinanziare i progetti.

Tutto è quindi pronto in Europa e, come diciamo nel mio paese, “a buon intenditore poche parole”: è un messaggio rivolto agli Stati membri.

 
  
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  Gabriela Creţu, relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. – (RO) La crisi finanziaria ha imposto politiche creditizie molto più prudenti, necessarie per le banche ma pesanti per l’economia. Gli effetti negativi sono percepiti nell’economia reale, soprattutto dalle piccole e medie imprese (PMI) e dalle autorità pubbliche, che hanno progetti per migliorare la coesione sociale e regionale, creare posti di lavoro, usare le risorse locali e agevolare l’accesso o il reintegro nel mercato del lavoro.

Il bilancio comune, solitamente importante, è oggi una fonte di finanziamento indispensabile per bloccare l’accumulo e gli effetti negativi. Per tale motivo la commissione per l’occupazione e gli affari sociali sostiene la semplificazione dei regolamenti e un più rapido accesso ai fondi strutturali e al Fondo sociale europeo. Ciò offre un duplice vantaggio a quei paesi dotati di minore esperienza nell’accedere ai fondi.

Consideriamo necessario e positivo l’intervento delle istituzioni finanziarie europee negli accordi di finanziamento, nella modifica della struttura dei costi ammissibili e nell’eliminazione del limite massimo per gli anticipi o il preavviso. L’accesso ai fondi, comunque, non è fine a se stesso. L’impatto finanziario supera i 6,3 miliardi di euro, di fatto una somma considerevole.

Come rappresentanti dei nostri cittadini, vogliamo che i fondi vengano usati per raggiungere gli obiettivi per cui sono stati creati. Oggi stacchiamo un assegno in bianco e chiediamo la necessaria trasparenza sulle modalità di spesa di questi soldi. Inoltre speriamo di creare un precedente positivo. In passato sono state respinte molte iniziative, soprattutto di natura sociale, perché prive di base giuridica. Modificare questo regolamento dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che dove esiste volontà politica esiste anche una base giuridica. Non dimentichiamoci di questo.

 
  
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  Jamila Madeira, relatore per parere della commissione per lo sviluppo regionale.(PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in risposta alla crisi finanziaria globale, il piano europeo di ripresa economica afferma che la politica di coesione contribuisce in maniera significativa agli investimenti pubblici fatti dagli Stati membri e dalle regioni e deve fungere da strumento di ripresa dalla crisi attuale. Nello specifico, suggerisce l’adozione di misure in settori prioritari della strategia di Lisbona per assicurare la crescita e l’occupazione. Tutti gli strumenti attivati sono volti a raggiungere questo obiettivo e a ottenere risultati più rapidi.

A tal fine, l’allargamento del campo di applicazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e la semplificazione del Fondo sociale europeo mirano, in primo luogo, a rispondere alle tante situazioni di emergenza sociale ed economica che richiedono sostegno. Sono certa, oggi come in passato, che le loro attività e i loro ambiti di applicazione saranno tanto più efficaci quanto più saranno complementari. Tuttavia, non essendo stati resi disponibili nuovi fondi o nuove linee d’azione sul campo, è particolarmente importante che il Fondo sociale europeo sia sfruttato appieno nella lotta alla disoccupazione e al rapido aumento della pressione concorrenziale sull’economia europea, derivanti dall’attuale crisi finanziaria e dal rallentamento dell’economia.

Vorrei sottolineare che la commissione per lo sviluppo regionale ha ripetutamente considerato la semplificazione proposta dalla Commissione europea un elemento fondamentale per migliorare la gestione e l’attuazione dei fondi strutturali. Ci è stato però chiesto di affrontare questo tema con urgenza, e ne abbiamo tenuto conto nell’adozione di questo pacchetto di regolamento; questa Assemblea non è mai venuta meno alle sue responsabilità politiche. Per questo motivo, nonostante la particolarità del momento abbia portato alla luce molti pareri, per il momento eviteremo di presentare ulteriori emendamenti per favorire un processo rapido e vantaggi reali per i cittadini cui è riferita la proposta. Tuttavia sottolineiamo la necessità di dare subito inizio a una valutazione di questo fondo per effettuare, il prima possibile, una revisione complementare.

 
  
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  Iosif Matula, a nome del gruppo PPE-DE.(RO) Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto tengo a dire che mi compiaccio della relazione García Pérez.

Nell’ambito della politica di coesione le riforme sono molto importanti e tese ad attenuare gli effetti negativi provocati dalla crisi finanziaria. La flessibilità concessa nella distribuzione dei fondi comunitari fornirà alle economie nazionali liquidità immediata con la quale potranno investire nell’economia reale. Gli effetti saranno immediati e, certamente, vedremo i primi risultati nei mesi successivi.

La Commissione europea sostiene le economie degli Stati membri in base a quattro grandi priorità, tra cui le più importanti sono l’aumento del prefinanziamento concesso dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e dal Fondo sociale europeo e il maggiore sostegno della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo per gli investimenti. Nel 2009, infatti, il prefinanziamento che riceveranno soprattutto i nuovi Stati membri potrà contribuire a superare la crisi, oltre a realizzate la coesione sociale e territoriale.

Occorre attribuire grande importanza alla relazione sull’ammissibilità degli investimenti a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nell’edilizia abitativa. Il risanamento termico degli alloggi deve essere incluso tra le priorità dell’Unione europea visto il valore aggiunto creato da questa misura.

In un momento in cui i costi dell’energia termica sono in continuo aumento, gli Stati membri devono includere nei propri programmi contro la crisi finanziaria progetti che tengano conto dell’efficienza energetica, e offrono importanti vantaggi all’economia e alla popolazione: un’iniezione di liquidità nell’economia, insieme alla creazione di posti di lavoro, una diminuzione dei costi di riscaldamento, la tutela dell’ambiente grazie alla riduzione delle emissioni di gas serra, la garanzia di coesione sociale e il sostegno alle famiglie a basso reddito.

In Romania 1,4 milioni di appartamenti richiedono urgenti investimenti di risanamento.

 
  
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  Constanze Krehl, a nome del gruppo PSE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo discutendo queste tre relazioni dinanzi alla più grande e più difficile crisi economica e finanziaria sinora mai registrata nella storia dell’Unione europea. Ovviamente è giusto che la politica di coesione contribuisca ad attenuare le conseguenze di questa crisi economica. Tuttavia colgo l’opportunità per ribadire nuovamente che, pur essendo giusto che il bilancio della politica di coesione sia la voce più consistente del bilancio dell’Unione europea, purtroppo è anche giusto che gli Stati membri vi contribuiscano con poco più dell’1 per cento del PIL. Ciò significa che anche se spendiamo più di 6,25 miliardi di euro per il finanziamento dei pagamenti intermedi e gli anticipi si tratta semplicemente di una goccia nel mare assolutamente insufficiente. Attenuerà le conseguenze, produrrà un effetto volano ma continueranno a essere indispensabili anche gli sforzi nazionali. Forse dovremmo ricordarcene durante la prossima discussione sulle prospettive finanziarie.

Il nostro gruppo ha avuto una discussione vivace sulle tre relazioni e avrebbe potuto contribuire al dibattito con altre buone idee. Per molti versi – come ha già ricordato l’onorevole Jöns – siamo rimasti stupiti che ci sia voluta una crisi economica per arrivare a uno snellimento della burocrazia nella Commissione. Non presenteremo emendamenti perché sappiamo che occorre agire rapidamente nelle regioni, e sappiamo anche che dovremo parlare delle modifiche alla politica strutturale in altra sede.

Appoggiamo pertanto l’intero pacchetto proposto dalla Commissione, sperando che giunga alle regioni il prima possibile e che i soldi possano effettivamente contribuire a combattere la crisi finanziaria.

 
  
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  Jean Beaupuy, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, insieme ai colleghi del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa voteremo ovviamente a favore di queste tre relazioni. Voteremo a favore non perché siano totalmente soddisfacenti – come hanno detto i colleghi, avremmo voluto presentare alcuni emendamenti – ma perché bisogna farlo velocemente. L’onorevole Krehl lo ha appena ricordato.

Permettetemi però di dubitare, signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, che forse non stiamo capendo assolutamente nulla. Siamo qui comodamente al caldo e ben illuminati. Sapete che in questo momento, in Europa, ci sono 30 milioni di case con spandimenti nel tetto e umidità nei muri?

Ovviamente, con il 4 per cento del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) potremo rimediare a questa situazione per circa un milione di case. Questi lavori, se sottoposti alla nostra supervisione, signor Commissario – perché tra poco le farò una richiesta – creeranno 250 000 posti di lavoro e miglioreranno la situazione in un milione di case. Questo risparmierà 40 milioni di tonnellate di CO2 e ridurrà la bolletta energetica di ogni famiglia di 450 euro all’anno. Questi sono i numeri che metto a vostra disposizione elaborati da un’importante organizzazione europea conosciuta soprattutto per la sua serietà.

Ciò, quindi, significa che l’importanza della decisione che prenderemo non solo per garantire la ripresa ma anche per il benessere dei nostri concittadini si riduce a una condizione fondamentale: che le decisioni oggi adottate dal Parlamento, di concerto con la Commissione, abbiano effetti concreti nelle settimane e nei mesi futuri.

Signor Commissario, l’abbiamo ascoltata con attenzione prima. Ci ha detto – e le crediamo – che entro il 30 giugno 2010 lei chiederà a ogni Stato membro di presentare una relazione alla Commissione. Insieme ai colleghi di tutte le fazioni politiche della commissione per lo sviluppo regionale siamo pronti a scommettere. In tutti i paesi sono appena stati adottati i programmi operativi, e sappiamo che la maggioranza delle autorità di gestione di questi paesi non vorrà che li si modifichi.

Tra 15 mesi, ovvero il 30 giugno, signor Commissario, non impegni troppo personale a preparare le relazioni e l’analisi di quanto fatto, perché non si farà molto se si aspetta che gli Stati membri, le autorità di gestione e i partner si mettano al lavoro.

Abbiamo quindi 8 miliardi di euro a disposizione da una parte, e 30 milioni di case particolarmente carenti dall’altra. Cosa bisogna fare?

Signor Commissario, insieme ai colleghi le farò una proposta al riguardo. La Commissione europea deve andare oltre i propri diritti e agire con fermezza – direi quasi con violenza – nei confronti dei governi e delle autorità di gestione per metterle in grado di applicare queste disposizioni il più rapidamente possibile. Ai deputati europei piace molto votare sui testi. Questo è il nostro lavoro. Ma ci piace soprattutto che i testi vengano applicati. Abbiamo bisogno della Commissione, speriamo che la Commissione ci ascolti.

 
  
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  Mieczysław Janowski, a nome del gruppo UEN.(PL) Signor Presidente, oggi discutiamo le relazioni sulla politica regionale che portano a una semplificazione e a cambiamenti positivi. Ci rammarichiamo solo del fatto che sia stata la crisi a obbligarci a rispondere con rapidità e, speriamo, con efficacia alla situazione attuale. Accolgo con favore l’opportunità di introdurre maggiore flessibilità, perché non è assolutamente possibile aumentare il bilancio dell’Unione europea. Vorrei che fosse chiaro. Oggi abbiamo sentito parlare di numeri. Si tratta di una semplice goccia nel mare, perché il bilancio dell’Unione europea ammonta a circa l’1 per cento del PIL degli Stati membri. Possiamo solo sperare che questa piccola goccia sia rigenerante, ne abbiamo bisogno!

Mi rallegro anche della maggiore flessibilità resa possibile dal sostegno della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo per gli investimenti. Sono lieto che la semplificazione dell’ammissibilità di spesa venga introdotta con effetto retroattivo. E’ positivo che si stiano aumentando i pagamenti a rate e accelerando le procedure di spesa per i grandi progetti presentati in anticipo, e che sarà possibile effettuare i pagamenti prima della conferma. Spero vivamente, non posso che ribadirlo, che tutto questo porti una ventata d’aria nuova.

 
  
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  Elisabeth Schroedter, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il gruppo Verde/Alleanza libera europea ritiene che la crisi finanziaria e la crisi climatica siano reciprocamente legate, perché gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulle regioni sono durevoli e generano costi enormi compromettendo la coesione economica, sociale e territoriale. Pertanto dobbiamo agire immediatamente.

L’introduzione di sistemi di isolamento e l’utilizzo delle energie rinnovabili nell’edilizia abitativa nel quadro del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) costituiscono un primo passo in questa direzione. Ma che utilità può avere questo progresso se, al tempo stesso, agli Stati membri viene concesso di investire i fondi del FESR nella pianificazione stradale e in colossali impianti di incenerimento, il cui utilizzo acuisce ancor più i cambiamenti climatici e danneggia l’ambiente? E’ una mossa blanda e incoerente.

Né il suo dinamico intervento, signor Commissario, risponde alla domanda sul perché la Commissione respinge la nostra proposta di concentrare più saldamente l’intera politica regionale sulla tutela del clima e dell’ambiente. La Commissione forse non ha il coraggio di imporre agli Stati membri una revisione del regolamento FESR incentrata sugli obiettivi climatici? Perché non esiste un piano d’azione della Commissione sulla politica regionale? Le riserve sulla protezione del clima espresse dalla Direzione generale della Politica regionale hanno impedito ai nostri emendamenti di ricevere un appoggio di maggioranza in commissione. Ciononostante li ripresenteremo e richiederemo una votazione per appello nominale. Poi vedremo se gli elettori crederanno che anche lei è a favore della protezione del clima.

 
  
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  Bairbre de Brún, a nome del gruppo GUE/NGL. – (GA) Signor Presidente, oggi mi compiaccio della relazione Angelakas. Nel documento l’onorevole Angelakas sostiene le proposte formulate dalla Commissione europea di erogare agli Stati membri finanziamenti provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nell’edilizia abitativa.

Stiamo combattendo contro un’emergenza economica. Chi lavora nel settore edile – nel mio paese, l’Irlanda, ad esempio – si è trovato in grave difficoltà. Spero che, grazie a questa decisione dell’Unione europea, saremo in grado di erogare parte dei finanziamenti a favore di un programma di ristrutturazione per l’efficienza energetica. Questo programma migliorerà l’industria edile in Irlanda – al nord e al sud – che contribuirà a mantenere posti di lavoro e ad assolvere ai nostri obblighi in materia di cambiamenti climatici e, come precedentemente detto nella discussione, di povertà energetica. In altre parole, ciò significa aiutare le persone che spendono un’elevata percentuale del proprio reddito per l’energia.

A mio parere, in questo cambiamento di criteri, è giusto che la Commissione si sia concentrata sulle abitazioni delle persone a basso reddito. Sono proprio queste che più soffriranno dell’aggravamento dell’economia. Inoltre non saranno in grado di ristrutturare la casa per favorire l’efficienza energetica senza assistenza finanziaria. Di conseguenza questo programma – se usato in maniera adeguata – riuscirebbe a rimediare ai peggiori effetti della povertà energetica, che hanno un impatto estremamente negativo su molte persone.

Spero che le autorità locali, regionali e nazionali colgano questa opportunità e non si rifiutino di erogare quelle ingenti risorse che già hanno a disposizione per mettere in atto la proposta.

 
  
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  Fernand Le Rachinel (NI). (FR) Signor Presidente, signor Commissario, tra il 2007 e il 2013 la politica regionale diventerà la prima voce di spesa dell’Unione europea con 347 miliardi di euro stanziati a favore dei fondi strutturali.

Questa evoluzione contribuirà a proteggere le nostre economie dagli effetti della crisi economica mondiale, come sostiene la Commissione? Perdonatemi se ho qualche dubbio in proposito.

In primo luogo l’aumento delle spese regionali penalizza alcuni Stati membri, in particolare la Francia. Questo aumento avviene alle spese della politica agricola comune (PAC) e, quindi, alle spese dell’agricoltura francese che, fino a qualche anno fa, era la principale beneficiaria della PAC.

Inoltre, la parte dei fondi strutturali versata alle regioni francesi continua a diminuire, perché la grande maggioranza viene destinata all’Europa orientale distrutta da più di 40 anni di comunismo.

Di conseguenza la Francia, che contribuisce per il 16 per cento alle entrate del bilancio europeo, versa sempre più soldi a Bruxelles ricevendone sempre meno. In particolare la politica regionale europea, lungi dal proteggere i propri beneficiari dalla crisi economica, l’aggrava sempre più iscrivendosi nella logica liberoscambista portata agli eccessi della strategia di Lisbona.

Le modifiche proposte dalla Commissione alla gestione dei fondi strutturali non permetteranno quindi alle nostre nazioni di affrontare questa crisi, conseguenza dell’apertura sconsiderata dei confini e della deregolamentazione dei mercati finanziari.

Ora più che mai occorre costruire una nuova Europa, l’Europa delle nazioni sovrane fondata su questi tre principi: il patriottismo economico e sociale, il protezionismo europeo e la preferenza comunitaria.

 
  
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  Richard Howitt (PSE). (EN) Signor Presidente, la flessione economica mondiale colpisce ogni nostro paese e ogni nostra regione. E’ giusto, questa sera, concordare un intervento d’urgenza per accelerare l’erogazione dei fondi europei alle persone bisognose, in un momento di necessità. In particolare, accolgo con favore lo snellimento delle pratiche burocratiche con la concessione di somme forfetarie o finanziamenti a tasso fisso, spese a favore dell’efficienza energetica nell’edilizia abitativa, la proposta di iniziare quest’anno con una spesa di circa 6 miliardi di lire sterline e la semplificazione dei prestiti della Banca europea per gli investimenti. Quando il call centre di una società edile dell’Hertfordshire, la mia circoscrizione elettorale, ha eliminato alcuni posti di lavoro, in 24 ore eravamo già in grado di richiedere i finanziamenti europei destinati agli aiuti in caso di perdita di occupazione, dimostrando che l’Europa può contribuire concretamente alle nostre comunità locali.

Per quanto riguarda le modifiche concordate questa sera, la East of England Development Agency si rallegra che venga fatta formazione mirata, breve e orientata all’impresa, e dice che ci aiuterà più velocemente a tenere fede all’impegno della nostra regione per aiutare 124 000 cittadini a ottenere fondi sociali europei.

Infine sono stato molto orgoglioso che il Commissario Hübner sia venuto di persona a Lowestoft, la mia circoscrizione elettorale, per lanciare il nostro programma europeo di sviluppo regionale, dell’importo di 100 milioni di lire sterline, volto ad aiutare le imprese delle nostre comunità ad adeguarsi a un modello di crescita a basso tenore di carbonio. La crisi economica non deve distoglierci dalla sfida a lungo termine dei cambiamenti climatici. Al contrario, gli investimenti nelle tecnologie gestionali ambientali devono guidare le misure di ripresa. L’East of England intende impegnarsi a fondo su questo obiettivo.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). (EN) Signor Presidente, anch’io accolgo con favore questa proposta perché è una risposta diretta e tangibile dell’Unione europea all’attuale crisi economica. Rispondiamo utilizzando gli strumenti a nostra disposizione, ma sono pienamente d’accordo con il collega, onorevole Beaupuy, quando afferma che dobbiamo agire insieme e fare velocemente qualcosa per le famiglie e le comunità.

Secondariamente mi rallegro della semplificazione e della flessibilità introdotte in questa proposta. Ne abbiamo disperatamente bisogno. Non so quante volte sento gruppi che hanno accesso ai finanziamenti lamentarsi per la burocrazia e le lungaggini burocratiche. Sebbene questo pacchetto non risolverà tutti i loro problemi, li aiuterà.

Inoltre sono particolarmente lieta che i contributi in natura vengano ora riconosciuti come spesa ammissibile. Nella mia relazione sul contributo delle attività di volontariato alla coesione economia e sociale, approvata dal Parlamento, ho proprio evocato l’adozione di questa misura. Ciò significa che gli apporti di volontari e altre persone ora saranno considerati contributi ai vari progetti; nonostante ci sia voluta la crisi economica attuale per spingerci in questa direzione, ne siamo più che lieti.

Questa misura riconoscerà concretamente il contributo dei volontari e del volontariato, e come potrà essere parte integrante della nostra risposta alla crisi attuale. In questo modo lavoriamo insieme ai nostri cittadini come partner. Sappiamo dai conti satellite pubblicati da vari Stati membri che il settore non profit rappresenta il cinque-sette per cento del PIL. Ora lo riconosciamo, gli attribuiamo una certa importanza e diciamo ai nostri cittadini: i vostri sforzi, il vostro tempo e il vostro impegno sono importanti, e noi lavoriamo con voi.

 
  
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  Guntars Krasts (UEN). (LV) Grazie, signor Presidente. Appoggio le modifiche proposte dalla commissione responsabile di esaminare la proposta della Commissione relativa all’efficienza energetica e agli investimenti a favore delle energie rinnovabili nell’edilizia abitativa. La proposta della commissione promuoverà la crescita della domanda e una più rapida erogazione dei fondi a favore di misure volte all’aumento dell’efficienza energetica. Agli Stati membri, ora, vengono concesse possibilità di sfruttare queste risorse per aumentare al massimo l’efficienza energetica. I maggiori risultati si otterrebbero utilizzando le risorse per obiettivi che diano totale libertà d’azione alle iniziative dei consumatori volte al miglioramento dell’efficienza energetica, mentre le misure più incoraggianti sarebbero quelle che riducono il rischio per chi già pensa di investire nell’efficienza energetica. Riconosco, tuttavia, che la commissione dovrebbe fornire alcune linee guida in materia per le azioni che dovranno intraprendere gli Stati membri. Tale approccio non solo avrebbe un effetto moltiplicatore come stimolo dell’economia, ma promuoverebbe anche una più rapida diffusione del concetto di risparmio energetico negli Stati membri. Ciononostante l’ammontare delle risorse obbligherà gli Stati membri a limitare il numero di chi beneficerà dell’assistenza e, in questo senso, sarebbe ragionevole lasciarsi guidare dalla proposta della Commissione destinando le risorse, innanzi tutto, alle famiglie a basso reddito. Grazie.

 
  
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  Jan Olbrycht (PPE-DE).(PL) Signor Presidente, oggi discutiamo di modifiche particolarmente importanti. Sono importanti non solo per la risposta data alle difficoltà legate alla crisi finanziaria, ma anche perché possono influenzare la natura della politica di coesione nel periodo successivo al 2013. Chiaramente, l’introduzione di modifiche così significative non può essere considerata esclusivamente una misura temporanea.

Per la prima volta in assoluto abbiamo visto la Commissione europea, di comune accordo con il Parlamento e il Consiglio, intraprendere una misura che è stata a lungo oggetto di dibattito ed è apparsa molto spinosa. Fondamentalmente abbiamo assistito a una reale semplificazione, una reale accelerazione e ovviamente un cambiamento di strategia includendo le misure di investimento nelle iniziative a favore del risparmio energetico. Questo lancia un segnale molto positivo al punto che siamo in grado di reagire alla situazione in fase di programmazione piuttosto che rispettare dogmaticamente i principi stabiliti in precedenza.

Il Parlamento europeo tende a essere considerato un socio di minore importanza del Consiglio e della Commissione. Tuttavia, l’Assemblea è convinta che le proprie azioni dimostreranno la nostra disponibilità a collaborare rapidamente alle nuove sfide che dobbiamo affrontare.

 
  
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  Gábor Harangozó (PSE). (HU) Credo che in realtà oggi dovremmo festeggiare. Per molti anni il Parlamento ha affermato che non dobbiamo limitarci a fornire finanziamenti a misure fittizie nel settore dell’edilizia abitativa, bensì decidere di intraprendere misure concrete.

Gran parte della popolazione europea vive in appartamento in grandi palazzi. Sviluppando questi progetti abitativi possiamo migliorare tangibilmente le condizioni dei residenti e ridurre il consumo energetico degli edifici, creando e mantenendo posti di lavoro. Grazie alle modifiche attuali nel mio paese è possibile ristrutturare il 90 per cento dei palazzi e questo rappresenta, comunque, un grande passo avanti.

Tuttavia, visto che i fondi continueranno a finanziare queste ristrutturazioni solo nelle aree urbane, non possiamo continuare a rallegrarci. La popolazione povera delle aree rurali, che più necessita di finanziamenti, è ancora una volta abbandonata a se stessa. Poiché non vogliamo in alcun modo compromettere il programma sui palazzi, importante per noi tutti, abbiamo deciso di non presentare alcun emendamento adesso. In cambio, però, ci aspettiamo che la Commissione includa nel pacchetto la nostra raccomandazione prima dell’interruzione estiva.

Il primo passo più importante per garantire un’integrazione sociale efficace e sostenibile delle aree più svantaggiate è porre fine, una volta per tutte, all’esclusione e ai ghetti. Ristrutturare le zone tenute in disparte non ha alcun senso. La soluzione non sta nel rinnovamento, bensì nella ricostruzione sostenuta da complessi programmi che creano occupazione sociale.

Onorevoli colleghi, avremo veramente motivo di festeggiare quando, al posto di ghetti rurali disadattati, le persone che lavoreranno nelle nuove cooperative sociali, tornando nelle nuove case, potranno dire ai propri figli di studiare e lottare perché possono diventare qualsiasi cosa vogliano.

 
  
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  Samuli Pohjamo (ALDE). (FI) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, per prima cosa desidero ringraziare i relatori per l’eccellente lavoro preliminare. Gli emendamenti proposti ai regolamenti sui fondi strutturali velocizzeranno l’utilizzo dei fondi e semplificheranno le norme, motivo per cui meritano veramente il nostro sostegno. In questo modo possiamo garantire che i soldi dei fondi strutturali vengano spesi come rimborso e frenino l’impatto negativo della recessione sull’economia e l’occupazione. Questo rappresenta anche un buon inizio per la riforma della politica regionale e strutturale dell’Unione europea, finalizzata a semplificare e accelerare le procedure e a dare un impulso alla flessibilità e al raggiungimento dei risultati.

Mentre snelliamo la burocrazia nei regolamenti dell’Unione europea e ci concentriamo sull’ottenimento di migliori risultati, dobbiamo essere sicuri che anche gli Stati membri si muovano nella stessa direzione. Bisogna concedere maggiore potere alle regioni e agli attori locali, e i governi centrali devono allentare i rigorosi controlli.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROURE
Vicepresidente

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signora Presidente, in questo momento di crisi è fondamentale dare un nuovo impulso all’economia, salvaguardare l’occupazione e tutelare quanti hanno perso il proprio posto di lavoro. La proposta della Commissione volta ad ampliare le tipologie di costi coperti dal Fondo sociale europeo è un passo avanti nella giusta direzione.

Fra le misure che consentono di sfruttare al meglio le risorse del Fondo sociale europeo si annoverano i finanziamenti per le liquidazioni in capitale, i costi diretti e misti nonché l’assenza di un limite massimo per i pagamenti. L’introduzione delle liquidazioni in capitale, per i costi diretti e indiretti fino a 50 000 euro snellirà notevolmente le procedure amministrative e consentirà di raggiungere, senza ulteriori ritardi, gli obiettivi previsti dal Fondo. Data l’urgenza di tali misure, sostengo l’adozione della suddetta proposta senza alcun emendamento. Vorrei ringraziare l’onorevole Harkin per aver sottolineato il valore inestimabile del volontariato.

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE).(RO) Vorrei iniziare il mio intervento esprimendo la mia opinione favorevole in merito alle citate misure coordinate. Vorrei, inoltre, ringraziare in modo particolare i relatori per il lavoro che hanno svolto.

Conosciamo tutti le ripercussioni della crisi sui nostri paesi: rallentamento della crescita economica, riduzione delle prospettive occupazionali, aumento del disavanzo di bilancio, recessione. La politica di coesione dell’Unione europea potrebbe rivelarsi uno strumento tanto credibile quanto efficace in questo contesto. Come noi tutti sappiamo bene, l’Europa è stata colpita pesantemente dalla crisi; tuttavia, il fatto che sia riuscita a trovare delle soluzioni in brevissimo tempo è un segnale incoraggiante.

La decisione di modificare la normativa sui fondi esistenti che hanno già dato prova di successo è decisamente appropriata. Creare ex-novo fondi specifici anticrisi avrebbe richiesto troppo tempo. La semplificazione dei criteri di ammissibilità delle spese, l’aumento dei prefinanziamenti da parte del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo sociale europeo e l’aumento degli investimenti nei progetti di maggior rilievo sono misure che auspico possano aiutare gli Stati membri a superare la crisi economica e finanziaria vigente.

Come tutti sappiamo, quella economica non è però l’unica crisi che l’Europa si trova ad affrontare: su di noi incombe anche una crisi energetica. La misura che consente di utilizzare il FESR per investire a favore dell’efficienza energetica e dell’impiego di energie rinnovabili nelle abitazioni dovrebbe avere conseguenze di grande rilievo, a mio avviso. In Romania, come in altri paesi dell’Europa centrale e orientale, le condizioni degli edifici a più piani non sono buone. Gli edifici più vecchi sono scarsamente isolati e sono molti i residenti che non hanno la possibilità di risolvere il problema di tasca loro.

Auspichiamo che questa misura consenta ai cittadini europei di risparmiare energia, in modo tale da contribuire positivamente alla loro situazione finanziaria e ridurre le ripercussioni sul surriscaldamento globale. L’attuale governo del mio paese ha affermato che si tratta di una misura a priorità zero e che i progetti approvati ne dimostrano l’efficacia.

 
  
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  Stavros Arnaoutakis (PSE) . – (EL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, l’odierno pacchetto di emendamenti alle disposizioni della normativa sui fondi strutturali è un notevole passo avanti verso la semplificazione e l’attivazione diretta delle risorse a livello sia nazionale sia locale.

E’ uno strumento che consente di dare nuovo impulso all’economia europea nel contesto di una crisi senza precedenti che nuoce, ogni giorno di più, alla cosiddetta economia reale. E’ uno strumento che risponde alla richiesta, avanzata ormai molto tempo fa al Parlamento europeo, di snellire ulteriormente le procedure e aumentare la flessibilità nell’applicazione della normativa in materia di fondi strutturali.

Qual è la risposta dei leader mondiali alla gravissima crisi che stiamo attraversando? Dove sono le politiche europee? Per garantire che la liquidità necessaria venga impiegata a dovere e che i relativi progetti vengano attuati immediatamente, gli Stati membri devono agire. Le risorse della politica di coesione devono essere rese immediatamente disponibili agli effettivi beneficiari a livello locale e regionale. L’attuazione di programmi operativi dovrebbe mirare alla tutela dei posti di lavoro, dell’imprenditorialità e della competitività, sfruttando il patrimonio naturale, culturale e umano di ciascuna regione.

Solo l’immediata attuazione dei suddetti programmi consentirà di garantire la coesione e di evitare l’insorgenza di nuove divergenze.

Auspico che la crisi attuale sia un’occasione per far parlare l’Europa con una sola voce affinché possa quindi risolvere, all’unanimità, ognuno dei problemi attualmente esistenti.

 
  
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  Toomas Savi (ALDE). - (EN) Signora Presidente, l’adesione all’Unione europea ha determinato anche l’accesso ai fondi strutturali e di coesione dell’Unione, dei quali la Repubblica di Estonia ha beneficiato per un ammontare pari a circa 800 milioni di euro nel biennio 2004-2006 e di ulteriori 3 miliardi e 400 milioni, stanziati nel quadro delle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013.

Nonostante la gravità della crisi economica in corso, ci sono buone possibilità di raggiungere l’obiettivo principe dei fondi dell’Unione europea, ovvero appianare le differenze in materia di sviluppo all’interno dell’Unione.

Accolgo con favore la proposta avanzata dalla Commissione al Consiglio di stanziare un’ulteriore somma di 6 miliardi e 300 milioni di euro per contrastare le ripercussioni negative della crisi economica, ovvero per accelerare l'effettivo utilizzo dei fondi a vantaggio dell'economia reale.

Riconosco, tuttavia, come affermato dalla relatrice, l'onorevole García Pérez, la necessità di un approccio uniforme in tutti gli Stati membri, per non aumentare le disparità all’interno dell’Unione o utilizzare impropriamente il denaro versato dai contribuenti europei.

 
  
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  Rolf Berend (PPE-DE). (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, esistono svariati metodi di affrontare gli effetti duraturi dell’imprevedibile crisi economica e finanziaria attuale. Questo pacchetto di revisione, ovvero questo strumento legislativo nel quadro del piano europeo di ripresa economica è nato come risposta positiva – sebbene ancora insufficiente – all’attuale situazione di crisi, temporanea è vero, ma pur sempre critica.

Tale provvedimento risponde, fra le altre cose, alla richiesta di una maggiore semplificazione delle procedure e di una maggiore flessibilità nell'attuazione delle norme vigenti nel quadro del regolamento per la politica di coesione e la politica regionale, più volte sottoposto al vaglio del Parlamento negli ultimi anni. Va inoltre accolto con favore l’emendamento all’articolo 7 – “Ammissibilità delle spese” – che consentirà agli Stati membri e alle regioni di investire in misure a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nelle proprie abitazioni, grazie al sostegno dei fondi strutturali dell’Unione. Questa misura, inoltre, non riguarderà esclusivamente i “nuclei familiari a basso reddito”. L’emendamento summenzionato elimina, correttamente a mio parere, il concetto stesso di “nuclei familiari a basso reddito”, ponendo, invece, un limite massimo del 4 per cento sul totale del Fondo europeo di sviluppo regionale da destinare a ciascuno Stato membro per tali investimenti. Questa non è altro che una delle molteplici migliorie proposte.

In breve, l’effettiva attuazione dell’intero pacchetto consentirebbe di velocizzare le spese, mettendo una maggiore liquidità a disposizione del FESR, del Fondo sociale europeo (FSE), del Fondo di coesione e dei fondi strutturali per il raggiungimento degli obiettivi prestabiliti e semplificherebbe la normativa vigente, consentendo una rapida attuazione dei programmi.

Si tratta, a mio avviso, di uno strumento efficace – sebbene ad oggi ancora insufficiente – per affrontare la crisi attuale.

 
  
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  Lidia Geringer de Oedenberg (PSE).(PL) Signora Presidente, l’Unione europea si trova dinanzi a una crisi mondiale le cui conseguenze sono attualmente imprevedibili. La velocità di crescita è diminuita, i disavanzi di bilancio sono aumentati, la disoccupazione è cresciuta esponenzialmente. La politica europea di coesione, con uno stanziamento pari a 347 miliardi di euro per il periodo 2007-2013, sembra essere uno degli strumenti più efficaci con cui dare un nuovo impulso agli investimenti e offrire dei finanziamenti pubblici supplementari alle economie locali.

La Commissione ha già adottato una serie di misure volte a modificare il pacchetto normativo esistente in materia di fondi strutturali. Le modifiche mirano a velocizzare le spese, ad aumentare la liquidità in relazione all’attuazione di determinati progetti e a semplificare le procedure per una rapida attuazione degli stessi nelle regioni. I principali ambiti di azione includono il sostegno da parte della Banca europea per gli investimenti (BEI), del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e la semplificazione dell’ammissibilità delle spese. Si sostengono, inoltre, le liquidazioni in capitale e la velocizzazione delle spese per progetti di ampio respiro.

Accolgo con favore la rapida azione intrapresa dalla Commissione europea e gli emendamenti proposti. Vi è, tuttavia, un’ulteriore modifica da apportare, tralasciata per troppo tempo, ma ad oggi ancora richiesta. Mi riferisco alla creazione di un sistema di gestione e controllo che garantisca una liquidità effettiva in tutto il sistema economico dell’Unione europea.

 
  
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  Oldřich Vlasák (PPE-DE). (CS) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione europea ha offerto a tutti gli Stati membri la possibilità di destinare le risorse dei fondi strutturali alla conversione e alla riparazione degli edifici a più piani e di altre strutture. Si tratta di un’iniziativa particolarmente importante per la Repubblica ceca, dal momento che circa il 26 per cento dei suoi abitanti vive in edifici ormai vetusti. Se la proposta verrà accolta domani e formalmente approvata dal Consiglio dei ministri in aprile, vi sarà la possibilità concreta di investire altri 16 miliardi di corone ceche in sistemi di riscaldamento per appartamenti e case indipendenti, anche fuori dai confini del paese. Ritengo positiva, inoltre, l’eliminazione dell'obbligo di utilizzare i fondi solo per nuclei familiari a basso reddito; si tratta, a mio avviso, di un concetto complesso, la cui definizione varia in base alla normativa nazionale di ciascun paese.

Ritengo, inoltre, che gli Stati membri debbano avere la possibilità di scegliere le categorie di edifici idonee al finanziamento sulla base della normativa nazionale in materia e di determinare i criteri del caso in base alle proprie esigenze. Dobbiamo garantire l'accesso ad abitazioni più economiche e di qualità migliore a tutti e non solo a chi vive nelle case popolari. Rattrista sapere che ci sia voluta una crisi finanziaria per aumentare gli investimenti nell’edilizia e per introdurre le suddette misure in tutto il territorio dell’Unione. Accolgo comunque con favore questa decisione perché, in questo momento storico, le spese vanno affrontate con parsimonia e noi, grazie al nostro intervento, aiuteremo i nostri cittadini a risparmiare sulle bollette di acqua e riscaldamento, riducendo, di conseguenza, le spese dell’intero nucleo abitativo. In base alle stime del Cecodhas, le famiglie europee possono arrivare a risparmiare in media 450 euro all’anno sulle spese summenzionate; questo sì che sarebbe un aiuto concreto.

 
  
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  James Nicholson (PPE-DE). (EN) Signora Presidente, vorrei innanzi tutto congratularmi con i relatori per l’encomiabile lavoro da loro svolto nell’ambito di queste relazioni, che sottopongo all'attenzione dell'Assemblea. Ritengo che il loro contributo vada apprezzato.

Se gli Stati membri sapranno sfruttare fino al 4 per cento del finanziamento per il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) al fine di promuovere gli investimenti a favore dell’efficienza energetica nel settore dell’edilizia abitativa, contribuiranno positivamente non solo alle nostre economie, ma anche all’ambiente. E’ incoraggiante una proposta come quella avanzata dalla Commissione.

La relazione è particolarmente positiva per molti dei vecchi Stati membri ed è un piacere per me vedere che questi ultimi potranno usufruire di una percentuale del FESR per l’adozione di una serie di misure volte a promuovere l’efficienza energetica nel settore dell’edilizia abitativa. E’ incoraggiante vedere che i criteri per l’ammissibilità sono stati ampliati e non riguarderanno più esclusivamente i nuclei familiari a basso reddito.

Dobbiamo, tuttavia, tenere presente che non si tratta di un aumento dei finanziamenti. Ora spetta alle autorità nazionali e regionali sfruttare al meglio questa opportunità per destinare la percentuale dei loro finanziamenti del FESR proprio a tali progetti. Questo potrebbe richiedere una revisione di alcune parti dei loro programmi operativi. Mi sento di dire che, a lungo termine, ne varrà sicuramente la pena.

 
  
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  Luca Romagnoli (NI). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, queste misure della Commissione presentano al sodo, luci ed ombre. Positive appaiono l'attribuzione dei contratti direttamente alla Banca europea degli investimenti e al Fondo europeo degli investimenti, così pure positiva la semplificazione dei procedimenti e l'accelerazione dei pagamenti.

Ma, una raccomandazione è fondamentale su tutto questo: la trasparenza nazionale e regionale del loro utilizzo che, a mio giudizio, in alcuni casi non c’è. Bisogna che le verifiche siano puntuali, come puntuali devono essere le erogazioni. In Italia, in alcune regioni, ad esempio nel Lazio, i fondi per gli agricoltori sono erogati mesi, in alcuni casi anni, dopo il loro trasferimento dall’Unione e non ho tempo qui per altri esempi. Aiutiamo la crisi quindi non solo pensando a disparità di intervento, ma all’effettiva, tempestiva ed efficace utilizzazione dei fondi.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). (SK) I fondi strutturali ci consentono di affrontare la nuova realtà economica. Consentono agli Stati membri di ottimizzare gli investimenti dell’Unione europea, impiegandoli come rimedio efficace contro la crisi economica in corso.

Il Parlamento europeo, attraverso l’operato della commissione per lo sviluppo regionale, chiede da tempo una maggiore semplificazione delle procedure amministrative. Sono lieta che alla fine la Commissione e il Consiglio siano giunti a una comunione di vedute.

Amministrazioni costose, ritardi nell’erogazione dei pagamenti e la complessa procedura di verifica dell'ammissibilità delle spese stanno arrecando difficoltà finanziarie ai beneficiari degli stessi. Nel mio paese, la Repubblica slovacca, molti funzionari accusano Bruxelles di dare troppa importanza alla burocrazia e di essere eccessivamente zelante nel controllo della contabilità. Si dimenticano, tuttavia, che la questione chiave consiste nello scegliere l’attività corretta, la qualità e il contenuto di un progetto, la sua effettiva attuazione e i benefici da esso derivanti.

I membri dei gruppi di progetto devono puntare su interventi di elevata qualità, in grado di creare un ambiente competitivo, e non passare ore e ore seduti alla scrivania di un ufficio contabile sprecando tempo ed energie; per non parlare delle infinite pratiche burocratiche necessarie all’attività di rendicontazione finanziaria. Il controllo minuzioso di elementi trascurabili spesso costa molto più del loro stesso valore.

Concordo, dunque, con l’iniziativa di ampliare l’utilizzo di somme forfettarie e tassi fissi nel quadro della normativa del Fondo europeo di sviluppo regionale e con l’introduzione di tre nuove tipologie di sovvenzioni ammissibili: i costi indiretti fino a un massimo del 20 per cento dei costi diretti di un’operazione, somme forfettarie fino a un massimo di 50 000 euro e tabelle standard di costi unitari.

Per questo motivo, ritengo che il pacchetto di decisioni adottato dalla Commissione europea, con lo scopo di incrementare la flessibilità con cui gli Stati membri possono usufruire dei fondi strutturali, sia una risposta positiva alla crisi economica in atto.

A mio avviso, la semplificazione della normativa e un finanziamento flessibile consentiranno agli Stati membri di stilare progetti validi per settori in grado di generare un elevato rendimento. Dobbiamo indirizzare i nostri investimenti a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nel settore dell’edilizia abitativa, puntando alla creazione di nuovi posti di lavoro e al risparmio energetico. Se sosteniamo le tecnologie pulite possiamo contribuire alla ripresa delle industrie automobilistica ed edile.

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE). (EN) Signora Presidente, accolgo con favore la proposta di emendare il regolamento relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per indirizzare le sovvenzioni da esso derivanti agli investimenti a favore dell’efficienza energetica e dell’energia rinnovabile nel settore dell’edilizia abitativa. Mi trovo concorde, inoltre, con l’emendamento apportato alla proposta originale della Commissione, che prevede l’eliminazione dell’idoneità concessa esclusivamente ai nuclei familiari a basso reddito, promuovendo, invece, interventi a favore della coesione sociale, lasciando alla discrezione dei singoli Stati membri la scelta delle categorie idonee.

Avrei, tuttavia, un quesito da rivolgere alla Commissione, se mi è concesso. Cosa intendiamo esattamente per efficienza energetica (ne stiamo parlando nel quadro dei finanziamenti del FESR)? Sarà disponibile un metodo unico di calcolo dell’efficienza energetica nell’Unione a 27 o vi saranno considerazioni e calcoli diversi in ogni singolo Stato membro? Quando parliamo di efficienza energetica e di investimenti a favore delle energie rinnovabili nelle abitazioni private, ad esempio, il significato dei termini è quello previsto anche dalla Direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia, attualmente in fase di discussione e oggetto di dibattito per l’eventuale necessità di un calcolo unico – o quantomeno uniforme – dell’efficienza energetica, affinché gli investimenti vengano realmente destinati ad azioni relative all’efficienza energetica, al suo incremento o alla diminuzione delle emissioni di CO2?

Tutto questo fa parte del dibattito avuto stamani in occasione dell’incontro dell’Associazione degli imprenditori delle piccole e medie imprese (PMI) avvenuto a colazione e tenutosi grazie al mio collega, l’onorevole Rübig. In quell’occasione ci è stato detto chiaramente che vi sono delle strozzature che impediscono di investire a favore dell’efficienza energetica nell’edilizia: si tratta di impedimenti a livello finanziario dovuti alla stretta creditizia in materia di prestiti. Dobbiamo considerare le sovvenzioni e gli incentivi fiscali. Abbiamo bisogno di un’amministrazione semplice; per questo invitiamo le famiglie comuni a usufruire dei fondi, siano essi destinati al FESR o agli Stati membri. Vorrei sottolineare, a questo proposito, che il nostro governo ha recentemente varato un regime di sussidi a livello nazionale a favore del risparmio energetico.

Serve, tuttavia, un’amministrazione semplice. Abbiamo bisogno di un’attività di promozione cosicché, da un lato, gli investimenti ridurranno l’importazione di combustibili fossili e le emissioni di anidride carbonica, dall’altro, gli stessi nuclei familiari percepiranno effettivamente i suddetti tagli nei costi energetici.

 
  
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  Ljudmila Novak (PPE-DE). (SL) Sostengo pienamente gli emendamenti proposti, che estenderanno i finanziamenti forfettari e renderanno possibile l’impiego di un sistema di pagamento sulla base di costi fissi. E’ di un provvedimento che cade a pennello, che potrebbe ridurre le difficoltà che incombono sui disoccupati nell’attuale situazione congiunturale.

Prima di adottare i suddetti emendamenti, tuttavia, mi preme sottolineare che il 75 per cento dei cittadini dell’Unione europea ritiene che il Parlamento svolga un ruolo fondamentale nella definizione congiunta delle politiche europee. Dallo stesso sondaggio, inoltre, si è riscontrato che il Parlamento è l’istituzione che ispira maggiore fiducia. Il 51 per cento degli intervistati ha affermato di nutrire fiducia nel Parlamento europeo, mentre il 47 per cento ha scelto la Commissione e il 42 per cento il Consiglio. Questo Parlamento, inoltre, ispira più fiducia della stessa Banca Centrale Europea.

Per quale motivo cito le statistiche? Nel 2005 il Parlamento europeo ha riconosciuto la necessità di una maggiore semplificazione per il corretto funzionamento dei fondi strutturali, in generale, e del Fondo sociale europeo, in particolare. La Commissione, tuttavia, ha iniziato da poco il processo di attuazione delle nostre raccomandazioni volte a migliorare le condizioni in cui i nostri cittadini e le nostre imprese si trovano a dover gestire le loro attività economiche, soprattutto in un periodo di crisi come questo.

Sarebbe una grande soddisfazione, a mio avviso, vedere attuati, almeno in parte, i nostri suggerimenti e le nostre raccomandazioni. Mi rammarica, tuttavia, dover constatare che, nell'affrontare le suddette difficoltà, sia stato adottato un metodo di cura sintomatico e non di prevenzione. Auspico, tuttavia, che questa esperienza dia un impulso alla Commissione affinché, in futuro, agisca più tempestivamente e che le osservazioni e le proposte più importanti, avanzate legittimamente dal Parlamento, vengano attuate più rapidamente.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE). (EN) Signora Presidente, accolgo con favore queste nuove proposte. Attualmente stiamo attraversando un periodo di crisi. Siamo tutti testimoni della crescente disoccupazione su tutto il territorio dell'Unione.

Le ultime statistiche relative alla disoccupazione vengono dall’Irlanda. Il tasso attuale di disoccupazione si attesta all’11 per cento; soltanto un anno fa, era del 5,4 per cento. Questo significa che, in termini reali, il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato. Questi dati sono sconvolgenti e inquietanti allo stesso tempo. In questo lugubre scenario, tuttavia, dobbiamo trovare delle soluzioni creative per offrire a tutti i disoccupati le capacità, le prospettive e la speranza per un futuro migliore.

Il Fondo sociale europeo (FSE), Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo di coesione possono svolgere un ruolo chiave in questo contesto. Grazie ad essi possiamo restituire alle nostre economie gli strumenti necessari per uscire dalla recessione. È nostro dovere – in qualità sia di eurodeputati che di cittadini – raggiungere con questo messaggio l’opinione pubblica, così preoccupata in questo momento. È nostro dovere coinvolgere anche i governi nazionali affinché sia possibile usufruire dei suddetti finanziamenti con la maggiore celerità ed efficienza possibile. Accolgo con favore anche lo snellimento della burocrazia. Si tratta di un passo nella giusta direzione.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE).(RO) Nel 2010 eseguiremo una valutazione intermedia relativa all’impiego dei fondi strutturali. Ritengo che l’efficienza energetica debba essere considerata una priorità. Mi rammarica dover constatare che gli emendamenti in materia non siano stati approvati.

In qualità di relatore della direttiva sull’efficienza energetica degli edifici, ho proposto un aumento fino a un massimo del 15 per cento della quota del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) da destinare al miglioramento dell’efficienza energetica negli edifici. Non è altro che una questione di maggiore flessibilità e spetta agli Stati membri decidere se e che somma stanziare a questo fine.

Riconosco perfettamente l’urgenza. L’Unione europea a 15 deve avere la possibilità di usufruire dei fondi strutturali per l’efficienza energetica. Ritengo che, in questo modo, si avrebbe uno scambio di buone prassi e i nuovi Stati membri otterrebbero maggiore sostegno. Invito la Commissione a redigere una nuova proposta di legge entro il 30 giugno 2010 affinché si possa innalzare il tetto massimo al 15 per cento o fissare una soglia minima del 10 per cento del FESR da destinare a favore dell’efficienza energetica negli edifici.

 
  
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  Fiona Hall (ALDE). (EN) Signora Presidente, sempre più spesso si incentrano i dibattiti in materia di efficienza energetica sul fatto che, se solo avessimo a disposizione finanziamenti tempestivi, potremmo raggiungere risultati migliori e più velocemente. E’ proprio questa la ragione per cui è così importante far sì che i finanziamenti del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) vengano impiegati a favore dell’efficienza energetica non solo nell’Unione europea a 12, ma anche nell’Unione europea a 15.

Nonostante i notevoli progressi registrati, il ministro per l’edilizia abitativa del Regno Unito ha confessato che, attualmente, solo l’un per cento delle abitazioni esistenti è abbastanza efficiente dal punto di vista energetico da evitare la penuria energetica. Nella mia regione, l’Inghilterra nordorientale, un’abitazione su dieci appartiene alla categoria degli edifici abitativi a rischio per la salute, in quanto eccessivamente fredda o troppo esposta a correnti d’aria.

Per questi motivi, accolgo con favore l’emendamento e invito tutti gli Stati membri e le regioni a sfruttare appieno la nuova flessibilità conquistata. Come affermato dall’onorevole Ţicău, per affrontare il cambiamento climatico, la penuria energetica, la disoccupazione e la questione della sicurezza energetica, invito la Commissione ad innalzare, notevolmente ma a tempo debito, i tetti percentuali massimi previsti, come emerso dalla votazione del comitato per l’industria, la ricerca e l’energia sulla rifusione, tenutasi martedì scorso.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE). (EN) Signora Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare i relatori. Analizzare le modalità in cui possiamo impiegare i fondi strutturali europei in maniera più efficace per aiutare coloro che sono stati colpiti dalla crisi economica mondiale è una delle azioni che gli Stati membri devono intraprendere per restituire, il più velocemente possibile, un posto di lavoro a quanti l'hanno perso.

E’ curioso discutere di questo argomento alla vigilia del G20. Il G20 può potenzialmente dare avvio al processo di creazione di una normativa globale in materia di finanza, fondamentale nel caso in cui si ripresentasse una vera e propria calamità economica di queste proporzioni.

Dobbiamo rendere l’occupazione e l’agenda sociale questioni prioritarie per le elezioni europee. I 25 milioni di lavoratori in tutto il territorio dell’Unione che si troveranno senza posto di lavoro entro la fine dell’anno dovrebbero rappresentare il fulcro dell’attività di questa Assemblea per dare un nuovo impulso all’economia e restituire i posti di lavoro perduti.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signora Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare l’onorevole García Pérez, l’onorevole Jöns e l’onorevole Angelaka, per le loro eccellenti relazioni, e tutti i deputati che hanno preso la parola.

La maggior parte degli interventi ha espresso il pieno sostegno alle misure proposte dalla Commissione, evidenziandone il ruolo chiave per contrastare efficacemente le conseguenze della crisi sull’economia europea. A nome della Commissione, dunque, vi ringrazio.

Nei vostri interventi, avete sottolineato il desiderio del Parlamento di fornire all’Unione europea le risorse necessarie per contrastare gli effetti della crisi in modo mirato. Avete posto l’accento sulla necessità di agire rapidamente e questo è il nostro obiettivo. La presidenza ceca, che vorrei ringraziare per il sostegno dimostrato, intende anche provvedere all’adozione definitiva della normativa nel minor tempo possibile.

La nuova normativa potrebbe, ottimisticamente, entrare in vigore nelle prossime settimane, incidendo, di conseguenza, sui programmi operativi. In particolare, gli anticipi potrebbero essere completamente rimborsati già all’inizio di maggio.

Qualcun altro, inoltre, ha proposto un controllo rigoroso dell’applicazione delle suddette misure e la stesura di una relazione, nel 2010, che illustri i risultati raggiunti. La Commissione ha ribadito il suo impegno in questa direzione, come affermato nel documento al vaglio della presidenza.

Per preparare e approvare questo pacchetto legislativo, dunque, le istituzioni europee ci metteranno all’incirca quattro mesi. Vorrei ora affrontare il tema dell’efficienza energetica, a centro di molti degli interventi che abbiamo ascoltato.

Vorrei comunicare al Parlamento che, in giugno, durante un seminario con le autorità amministrative degli Stati membri, si terrà un laboratorio proprio su questo argomento. Stiamo chiedendo agli Stati membri di descrivere, nelle relazioni strategiche da stilare per la fine del 2009, le loro intenzioni circa il loro tempo di risposta.

Ovviamente, data la situazione attuale, sta ai singoli Stati membri definire i criteri di efficienza energetica e le misure da adottare. E qui entra in gioco la sussidiarietà. E’ attualmente in fase di elaborazione una direttiva sull’efficienza energetica che, una volta adottata, verrà sicuramente applicata. Vorrei unirmi, inoltre, a quanti hanno messo in evidenza come la ricerca nel campo dell’efficienza energetica degli edifici offra il duplice vantaggio di creare occupazione e, di conseguenza, di aiutarci a definire gli interventi futuri e a risolvere i problemi inerenti al surriscaldamento globale.

Mi preme sottolineare che, a prescindere dalla crisi - che ha indubbiamente rafforzato la cooperazione tra le varie istituzioni - diventa sempre più importante riuscire creare un partenariato basato su un alto grado di fiducia reciproca fra la Commissione e il Parlamento. La Commissione ha cercato di rispondere alla crisi economica e finanziaria in atto e, allo stesso tempo, ha voluto sfruttare appieno il dialogo con gli Stati membri e il Parlamento per rispondere alle richieste di semplificazione delle procedure e delle politiche.

Nel quadro del piano di ripresa, ovviamente, si sarebbero potute aggiungere altre proposte. Non è stato fatto, ma queste contribuiranno comunque alla discussione che la Commissione sta per intraprendere al fine di potenziare gli effetti del piano di ripresa e offrire ulteriori strumenti alle autorità nazionali che gestiscono i progetti. Di conseguenza, a novembre, la Commissione ha istituito un gruppo di lavoro sulla semplificazione, il cui operato ha già portato alla bozza di revisione della normativa di attuazione della Commissione, a cui potrebbero far seguito nuove proposte di modifica alla normativa generale o alla normativa specifica di ciascun fondo.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, tutte le osservazioni sollevate durante questo dibattito saranno estremamente utili, quindi non esitate a esprimere il vostro parere. Vorrei ringraziare, in modo particolare, il Parlamento europeo per l’impegno profuso nel deliberare tempestivamente in merito ai gravi problemi insorti in seguito alla crisi.

Per quanto concerne gli emendamenti alla bozza della normativa inerente al Fondo europeo di sviluppo regionale presentati dall’onorevole Schroedter, tre riguardano i considerando, mentre uno il contenuto. L’approvazione degli emendamenti 8, 9 e 10 relativi ai considerando non avrebbe modificato il tono generale delle proposte presentate dalla Commissione, ma avrebbe allungato i tempi di adozione della normativa.

Per quanto concerne l’emendamento al contenuto, la Commissione non si oppone al principio in esso enunciato. Intende, tuttavia, adottare un meccanismo non facente parte del testo di compromesso del Consiglio, dal momento che il testo in questione ha presentato problemi di attuazione all’interno degli Stati membri.

Ci tenevo a chiarire questi punti e l’ho fatto al termine del mio intervento. Vorrei ringraziare nuovamente il Parlamento per averci consentito di agire tempestivamente per limitare le dolorose conseguenze della crisi, già elencate e descritte egregiamente da qualcuno di voi.

 
  
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  Iratxe García Pérez, relatore. (ES) Signor Commissario, vorrei ringraziarla per i suoi chiarimenti in merito al dibattito odierno. Immagino che lei sia al corrente del fatto che, aver raggiunto quasi l’unanimità nell’ambito delle proposte appena discusse, non sia una mera coincidenza.

Come ha sottolineato la nostra collega, l’onorevole Creţu, si tratta di una dimostrazione di volontà politica, della prova che ciascuno di noi può contribuire al superamento della crisi attuale, che sta mettendo in seria difficoltà economica i cittadini europei.

E’ stato anche, tuttavia, un esercizio di responsabilità, come già da lei sottolineato. Io lo ribadisco: un vero e proprio esercizio di responsabilità, poiché sappiamo bene che la proposta su cui ci siamo trovati a discutere avrebbe potuto essere migliore. Avremmo potuto includervi altri elementi, per velocizzare o semplificare le procedure, ma sapevamo che, per attuare queste misure nel minor tempo possibile, le relazioni avrebbero dovuto mantenere la loro forma originaria.

Vorrei quindi avanzare una semplice richiesta alla Commissione: ora che abbiamo a disposizione un piano rivisto per snellire la burocrazia, come è stato annunciato, auspico che il Parlamento possa rivestire un ruolo di maggior rilevanza nel dibattito e nella definizione delle nuove iniziative. Avanzo la presente richiesta a nome di questa Assemblea e delle amministrazioni locali, che sono direttamente coinvolte in tali progetti e conoscono le loro esigenze specifiche in merito all’attuazione delle varie iniziative.

 
  
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  Emmanouil Angelakas, relatore. (EL) Signora Presidente, signor Commissario, grazie. Ci terrei a sollevare un paio di osservazioni in merito a quanto abbiamo appena sentito.

Signor Commissario, sono lieto di sapere che il rimborso degli anticipi inizierà a maggio e, di conseguenza, suppongo che gli emendamenti in questione verranno ragionevolmente pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale nel giro di due, tre o quattro settimane a partire da domani, cosicché potranno essere applicati, proprio come lei stesso ha affermato. Questa è la mia prima osservazione.

In seconda istanza, vorrei sottolineare che dovrete procedere rapidamente, nel prossimo semestre, all’attuazione degli emendamenti e alla semplificazione di altre normative, come già sottolineato da altri membri dell’Assemblea. Il Parlamento intende contribuire attivamente all’analisi, alla valutazione e alla stesura della bozza di suddette normative.

Effettivamente abbiamo ricevuto numerose proposte e osservazioni ma, data l’urgenza della situazione, la maggior parte di noi membri del comitato e del Parlamento ha ritenuto più opportuno non procedere all’adozione degli emendamenti.

Abbiamo visto che il tasso di utilizzo delle le fonti di energia rinnovabile nelle abitazioni aumenterà. A questo proposito va detto che, in base ai dati a nostra disposizione, i nuovi Stati membri ne utilizzano attualmente solo l’1-1,5 per cento, fatto che dimostra che persistono delle difficoltà. Ritengo che il 4 per cento, quota massima stanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), sia un valore soddisfacente e auspico un miglioramento della situazione.

Accolgo con favore anche la proposta di redigere una relazione sui piani di ripresa nella seconda metà del 2010, sulla base dei programmi che presenteranno gli Stati membri.

Signor Commissario, vorrei concludere il mio intervento sottolineando che la complessità delle procedure rappresenta il primo problema che gli Stati membri devono affrontare per poterle attuare. Vanno snellite nel minor tempo possibile. Credo nel vostro contributo e nel sostegno del Parlamento europeo.

 
  
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  Presidente . – La discussione congiunta è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Šarūnas Birutis (ALDE), per iscritto.(LT) La crisi finanziaria e la recessione economica in atto si stanno ripercuotendo negativamente sulle finanze pubbliche. Nella maggior parte degli Stati membri la crescita è diminuita notevolmente; in altri vige addirittura uno stato di stagnazione economica. Gli indicatori della disoccupazione stanno peggiorando. In una situazione di recessione economica è fondamentale che il Fondo sociale europeo venga sfruttato appieno per aiutare quanti hanno perso il posto di lavoro e, soprattutto, i cittadini colpiti più pesantemente dalla crisi.

I quattro principali ambiti d’azione del Fondo sociale europeo devono rimanere immutati:

- l’aumento dell’adattabilità dei lavoratori e delle imprese;

- la creazione di condizioni migliori per l’occupazione, la prevenzione della disoccupazione, il prolungamento delle attività lavorative e la promozione di una partecipazione più attiva al mercato del lavoro;

- l’aumento dell’integrazione sociale attraverso l’inserimento nel mercato del lavoro di quanti usufruiscono di misure di accompagnamento sociale e la lotta alla discriminazione;

- la promozione di un partenariato per l'attuazione delle riforme negli ambiti dell'occupazione e dell'integrazione.

 
  
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  Sebastian Bodu (PPE-DE), per iscritto.(RO) Il Piano europeo di ripresa economica ampliato o, per essere più precisi, la revisione del regolamento inerente al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), offre agli Stati membri un ventaglio di opportunità, soprattutto in un momento in cui la crisi mondiale sta causando un rallentamento delle economie nazionali. Le nuove misure proposte nella relazione relativa alla revisione del regolamento del FESR, concernenti gli investimenti a favore dell'efficienza energetica e dell'utilizzo di energie rinnovabili nelle abitazioni in tutti gli Stati membri portano, da una parte, alla creazione di nuovi posti di lavoro, dall’altra, al miglioramento dell’efficienza energetica nelle abitazioni. Il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla strategia per l'energia e il clima è una priorità che non dovrebbe dipendere dalla crisi economica né da altri fattori esterni. A questo proposito, le proposte derivanti dalla revisione del FESR coniugano efficacemente le misure volte a contrastare le conseguenze della crisi economica (attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, l’aumento degli investimenti, eccetera) e la tutela dell’ambiente (grazie all’isolamento termico degli edifici e agli investimenti a favore delle energie rinnovabili). Per tutte queste ragioni, ritengo che la relazione sugli investimenti a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nell’edilizia abitativa sia un passo che l’Unione sta compiendo nella giusta direzione e sono convinto che gli Stati membri sapranno cogliere al meglio questa opportunità.

 
  
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  Corina Creţu (PSE), per iscritto.(RO) Giorno dopo giorno, il doloroso impatto sociale della crisi si percepisce con intensità sempre crescente in tutti gli Stati membri. In particolare, se osserviamo i dati relativi all’occupazione, vediamo che la situazione continua a peggiorare molto rapidamente in ogni singolo paese. Il Segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ritiene che, quest’anno, il tasso di disoccupazione nell’Unione europea e negli Stati Uniti potrebbe raggiungere il 10 per cento. Si tratta di una crescita preoccupante se si considera che, a gennaio, il tasso medio di disoccupazione nell’Unione si attestava all’8 per cento.

In Romania, sebbene il tasso ufficiale sia inferiore al tasso medio dell’Unione europea, lo scorso anno si è registrato un aumento dell’1 per cento, portando il tasso di disoccupazione al 5,3 per cento. Ci aspettiamo, tuttavia, che la suddetta percentuale aumenti rapidamente, dal momento che sempre più imprese si troveranno costrette a effettuare tagli del personale e sempre più cittadini romeni che lavorano all’estero torneranno in patria perché perderanno il proprio posto di lavoro.

E’ questa la ragione per cui, poiché la situazione potrebbe portare a un’ondata di ingiustizie sociali incontrollabili, intendo ribadire la necessità di affrontare con impegno ancora maggiore la questione dei disoccupati, che sono i più colpiti e i più vulnerabili in questo momento di crisi.

 
  
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  Dragoş David (PPE-DE), per iscritto.(RO) Accolgo con favore la proposta della Commissione di emendare il regolamento inerente al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per consentire agi Stati membri e alle regioni dell’Unione europea di investire in provvedimenti a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nell’edilizia abitativa, grazie al sostegno dei fondi strutturali.

In base al regolamento attuale, il FESR sostiene già degli interventi nel settore dell’edilizia abitativa, incluse le misure a favore del’efficienza energetica, valide, tuttavia, solamente per i nuovi Stati membri (UE a 12) e a determinate condizioni.

E’ fondamentale che gli Stati membri abbiano la possibilità di ridefinire le proprie priorità e di rivedere i propri programmi operativi per investire in quest’area, qualora lo ritengano opportuno.

Si è stabilito un tetto massimo del 4 per cento dei finanziamenti totali del FESR da destinare a ciascuno Stato membro per le spese dovute al miglioramento dell’efficienza energetica e dell’utilizzo delle energie rinnovabili nelle abitazioni esistenti. Ritengo che tale soglia vada innalzata al 15 per cento, affinché gli investimenti in quest’area apportino più vantaggi possibili ai cittadini dell’Unione europea.

Concludo il mio intervento congratulandomi con il relatore, l’onorevole Angelakas, per il suo contributo alla presente relazione.

 
  
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  Rumiana Jeleva (PPE-DE), per iscritto.(BG) Insieme siamo stati travolti dalla crisi; insieme dobbiamo superarla. Di conseguenza, dobbiamo cooperare sia in Europa che con il resto del mondo. Tuttavia, dobbiamo prima concludere il lavoro qui, all’interno dell’Unione europea, in seno al Parlamento europeo – per essere più precisi – dove vengono rappresentati gli interessi dei cittadini.

Le proposte avanzate dalla Commissione al vaglio del Parlamento quest'oggi intendono dare un nuovo impulso alle economie europee, per aiutarle a superare la recessione. Gli emendamenti al regolamento relativo ai fondi strutturali volti a considerare anche la politica di coesione ci consentiranno di aumentare gli investimenti e a restituire fiducia alle nostre economie.

Gli emendamenti risultano particolarmente appropriati per i paesi con un basso tasso di utilizzo delle risorse europee. Si potrà raggiungere questo obiettivo, tuttavia, soltanto se anche le amministrazioni nazionali sapranno rispettare gli standard generali di buon governo e partenariato. Dobbiamo mettere fine all’inefficienza e alla corruzione, purtroppo ancora vigenti.

Dobbiamo agire ora e dobbiamo farlo insieme. In qualità di relatore del PPE-DE, vi invito ad avallare la proposta della Commissione volta ad emendare alcuni provvedimenti del regolamento relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo e al Fondo di coesione in materia di gestione dei finanziamenti.

 
  
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  Zbigniew Kuźmiuk (UEN), per iscritto.(PL) Per quanto concerne il dibattito in merito ai fondi europei, vorrei richiamare l'attenzione su quattro proposte avanzate dalla Commissione miranti a velocizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie e dei fondi strutturali da parte dei beneficiari.

1. Aumentare il sostegno da parte della Banca europea per gli investimenti (BEI) e del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) a favore di progetti cofinanziati dai fondi strutturali.

2. Semplificare le procedure relative all’ammissibilità delle spese in modo retroattivo a decorrere dal 1 agosto 2006 includendo, tra le spese ammissibili, i contributi in natura del beneficiario.

3. Aumentare del 2 per cento i pagamenti a rate dei fondi strutturali, consentendo così il pagamento di rate ulteriori per una cifra pari a 6 miliardi e 250 milioni di euro nel 2009.

4. Velocizzare le spese per progetti di ampio respiro, consentendo ai beneficiari di richiedere il finanziamento prima di aver ottenuto l’approvazione dei progetti da parte della Commissione europea.

Tali modifiche mirano ad aumentare la liquidità dei beneficiari. Meritano tutto il nostro sostegno e dovrebbero essere attuate il più velocemente possibile. Ritengo che lo stesso valga anche per la semplificazione delle procedure.

 
  
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  Adrian Manole (PPE-DE), per iscritto.(RO) In base alle statistiche, la Romania registra un tasso di consumo di energia elettrica fra i più alti dell’Europa centrale e orientale. Un sistema di gestione dell’energia migliore potrebbe contribuire positivamente alla crescita economica, alla riduzione dell’inquinamento e al risparmio delle risorse, che potrebbero essere impiegate, di conseguenza, in modo più produttivo.

Affinché in Romania possa essere raggiunto questo obiettivo, la popolazione dovrebbe essere messa al corrente dei vantaggi economici che deriverebbero dall’adozione di pratiche a favore dell'efficienza energetica, garantendo un servizio di consulenza a quanti fossero interessati ad accedere ai finanziamenti del FESR per l’adozione di sistemi per il risparmio energetico di ultima generazione.

Questi accorgimenti semplificherebbero notevolmente la vita domestica dei consumatori grazie a una riduzione dei costi delle bollette, alla promozione di un uso efficiente dell'energia lungo tutta la catena energetica e al controllo dell'ottemperanza alla legislazione vigente in materia di efficienza energetica. Questo favorirà il reindirizzamento della politica energetica basata sulla produzione di energia verso una politica energetica attiva che miri al risparmio delle risorse grazie alla conservazione dell’energia stessa.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto.(RO) Sono lieto di constatare che, finalmente, stiamo intraprendendo delle azioni concrete volte a snellire la burocrazia per accedere ai fondi europei. Mi rammarica dover riconoscere, tuttavia, che sia stata necessaria una crisi per richiedere una normativa più semplice e flessibile sui fondi europei.

Vorrei mettere in evidenza un aspetto fondamentale di tale normativa: l’aumento della soglia per gli investimenti a favore dell’efficienza energetica nell’edilizia abitativa. Nei paesi che hanno vissuto fenomeni di urbanizzazione sistematica e di industrializzazione forzata, il problema dell’efficienza energetica nell’edilizia abitativa riguarda milioni di cittadini. Finora è stata impiegata una quota minima di questi fondi, ma credo che dopo solo due anni dall’inizio dell’attuale periodo di programmazione finanziaria sia troppo presto per avere un’idea precisa in merito al tasso di assorbimento. Per questo era necessario innalzare la soglia, in vista dell’alto numero di cittadini che ne avrebbero beneficiato e della possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Ad ogni modo questo continuerà ad essere un problema per la Romania finché, su richiesta della Commissione, le suddette possibilità continueranno ad essere aperte esclusivamente alle città considerate poli di crescita. Auspico che la Commissione mantenga l’impegno di rinegoziare determinati assi dei programmi operativi già approvati affinché i fondi possano venire stanziati nuovamente per progetti in grado di offrire un maggiore potenziale di crescita economica.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE-DE), per iscritto.(RO) La proposta oggetto della presente relazione è un esempio di come le finanze dell’Unione possono essere impiegate efficacemente a vantaggio dei cittadini europei.

In questo modo si possono raggiungere risultati eccellenti, senza aumentare gli stanziamenti o adottare misure che potrebbero gravare sul bilancio comunitario, ma migliorando semplicemente le regole del gioco.

Mi preme sottolineare che, per la Romania, il paese che rappresento, questi emendamenti consentiranno di raddoppiare i fondi comunitari che potrebbero, a loro volta, essere stanziati per il rinnovo dei sistemi di riscaldamento nelle abitazioni.

I suddetti fondi fungeranno da complemento all’ambizioso programma lanciato dal governo romeno mirante, anch’esso, a rinnovare i sistemi di riscaldamento nelle abitazioni.

Cosa significa? In primo luogo una riduzione degli sprechi di energia; in secondo luogo, e come conseguenza del primo fattore, una riduzione delle importazioni di energia. In terzo luogo e come conseguenza dei fattori precedenti, una riduzione dei costi delle bollette che dovranno sostenere i cittadini.

Auspico che questo sia soltanto l’inizio e che l’Unione europea continui a promuovere gli investimenti a favore dell’efficienza energetica.

Fin dall'inizio del mio mandato come eurodeputato ho sempre sostenuto questa idea. Per questa ragione, domani voterò a favore della relazione Angelakas e della proposta di legge avanzata dalla Commissione.

 
  
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  Nicolae Popa (PPE-DE), per iscritto.(RO) La relazione Angelakas propone un’opportuna semplificazione delle condizioni di ammissibilità per gli investimenti nell’efficienza energetica e nell’energia rinnovabile per le abitazioni. L’estensione del ricorso a tassi fissi e somme forfetarie eserciterà un impatto positivo sulla gestione quotidiana dei Fondi strutturali.

L’emendamento all’articolo 7 del regolamento relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale, che consente a tutti gli Stati membri dell’Unione di investire in misure correlate all’efficienza energetica e all’energia rinnovabile per le abitazioni, con l’ausilio dei Fondi strutturali, rappresenta un’iniziativa adeguata non soltanto nel contesto dell’attuale crisi economica. Agevolare l’accesso dell’UE a 27 al Fondo europeo di sviluppo regionale (FERS) costituisce un ulteriore passo avanti verso il raggiungimento dell’obiettivo che prevede che il 20 per cento dell’energia europea debba provenire da fonti rinnovabili entro il 2020.

Dall’ingresso nell’Unione, il ricorso alle energie rinnovabili e l’efficienza energetica sono divenuti obiettivi obbligatori anche per la Romania. Di conseguenza, la legislazione in materia di risanamento termico degli alloggi verrà modificata in modo da prevedere una ripartizione dei fondi necessari così strutturata: il 50 per cento dei costi verrà coperto dallo Stato, soltanto il 20 per cento dagli inquilini e il 30 per cento dalle autorità locali. A titolo informativo, alla fine del 2008 erano stati risanati gli impianti di riscaldamento di 1 900 appartamenti. Per quanto riguarda il 2009, il ministero rumeno dello Sviluppo regionale e dell’edilizia stanzierà 130 milioni di euro per il risanamento degli impianti di riscaldamento, e tra i beneficiari di tali fondi si annoverano asili, scuole e case di riposo.

 
  
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  Theodor Stolojan (PPE-DE), per iscritto.(RO) Accolgo con favore l’iniziativa della Commissione europea tesa a modificare alcuni dei requisiti finanziari dei Fondi strutturali e di coesione per agevolare un flusso più rapido e cospicuo dei fondi verso gli Stati membri. Ritengo che tali sforzi della Commissione europea vadano moltiplicati incrementando anche le risorse finanziarie stanziate a favore degli strumenti Jasper, Jeremie, Jessica e Jasmine, che si stanno dimostrando efficaci nell’accelerare l’accesso dei nuovi Stati membri ai fondi europei.

 
  
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  Margie Sudre (PPE-DE), per iscritto.(FR) Il riesame dei tre regolamenti che disciplinano i Fondi strutturali conferirà alle regioni dell’Unione una maggiore flessibilità nella gestione e programmazione dei bilanci messi a loro disposizione ai sensi della politica europea di coesione economica e sociale.

Tali disposizioni, pur non aumentando la capacità di finanziamento offerta alle regioni, consentiranno loro di riorientare le priorità al fine di concentrare gli interventi europei sui progetti che offrono il maggior potenziale di crescita e occupazione.

Le regioni possono pertanto beneficiare dei cofinanziamenti del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) per investire nell’efficienza energetica di tutte le categorie di alloggi, al fine di sviluppare programmi volti a dotare le abitazioni di sistemi di isolamento termico o di pannelli solari.

Alla luce del rallentamento dell’economia europea, accolgo con favore la nuova possibilità di accelerare il versamento dei fondi destinati agli aiuti regionali e di semplificare le norme che ne disciplinano l’utilizzo, allo scopo di liberare liquidità per la rapida attuazione dei nuovi progetti nell’economia reale.

E’ essenziale che l’États généraux de l’Outre-mer, organo incaricato di individuare nuove possibilità di sviluppo endogeno nei dipartimenti francesi l’oltremare (DOM), incoraggi le autorità locali delle nostre regioni più periferiche a cogliere senza indugio le opportunità di massimizzazione dell’impatto delle politiche europee sui territori di loro competenza.

 
  
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  Csaba Tabajdi (PSE), per iscritto. – (HU) La crisi economica si è tradotta nella perdita del posto di lavoro per centinaia di migliaia di cittadini dell’Unione, tra cui più di ventimila ungheresi. In ogni paese europeo, la disoccupazione ha registrato tassi di crescita sorprendenti. La crisi economica sta assumendo sempre più la connotazione di una crisi occupazionale e, in base ai sondaggi, il timore di perdere il posto di lavoro rappresenta attualmente la principale preoccupazione dei cittadini europei. Lo strumento più efficace di cui dispone l’Unione europea per contrastare la disoccupazione è il Fondo sociale europeo, le cui norme sono ora soggette a un processo di notevole semplificazione teso ad accelerare i versamenti.

Le modifiche presentate dalla Commissione europea riducono la burocrazia correlata all’accesso a tali fonti di finanziamento, oltre ad agevolare e accelerare i pagamenti. Il tetto fissato a 50 000 euro, i pagamenti forfetari concordati in precedenza e una verifica rigorosa ex post riducono al minimo le possibilità di abusi. Grazie a tale misura, la Commissione europea ha dato ancora una volta prova della sua creatività, a discapito della limitatezza delle risorse finanziarie.

 

16. Interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica
Video degli interventi
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.

 
  
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  Colm Burke (PPE-DE) . – (EN) Signora Presidente, lo sviluppo infrastrutturale è cruciale per la ripresa della nostra economia. Se in passato era la costruzione di strade e ferrovie a stimolare le economie in crisi e a preparare il terreno alla prosperità futura, oggigiorno dobbiamo puntare sulla nostra infrastruttura per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione quale motore di crescita futura.

In tale contesto, desidero richiamare la vostra attenzione sulla situazione insostenibile causata in Irlanda dal cosiddetto “divario digitale”. Anni di disinteresse del governo durante il boom economico hanno fatto sì che ora ampie zone dell’Irlanda rurale lamentino standard inferiori alla media, connessioni lente e, quel che è peggio, nessun accesso alla banda larga nel 28 per cento dei casi. Come possiamo pensare di portare ricchezza e opportunità alle nostre comunità rurali se non le dotiamo dei mezzi per raggiungere tali obiettivi? Come possiamo spiegare ai nostri giovani agricoltori che non possono beneficiare delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per sviluppare le loro aziende agricole, perché non abbiamo fornito loro la connettività?

Accolgo con favore le recenti dichiarazioni della Commissione, che illustrano nei dettagli l’erogazione di fondi comunitari per affrontare quest’enorme sfida. In conclusione, non dobbiamo perdere di vista il problema del divario digitale, che va risolto anche nel bel mezzo della crisi economica.

 
  
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  Justas Paleckis (PSE) . – (LT) La crisi deve indurre ognuno di noi a mutare comportamento e mentalità. I deputati lituani, lettoni e irlandesi hanno tagliato i propri stipendi e, di conseguenza, anche quelli degli europarlamentari di quegli stessi paesi. Presidenti, ministri e altri funzionari statali stanno riducendo i propri redditi, e a ragione, in quanto abbiamo bisogno di solidarietà; l’onere della crisi non deve gravare sui più deboli. Dopo il compromesso, raggiunto dopo oltre un decennio, sarebbe difficile procedere a una riduzione immediata degli stipendi degli eurodeputati; esorterei tuttavia i miei onorevoli colleghi del Parlamento europeo a destinare parte dei loro compensi in beneficenza. Durante la crisi sarebbe opportuno tagliare le indennità assegnate agli europarlamentari. Confido nella volontà della maggioranza dei miei onorevoli colleghi di appoggiare una riduzione del numero di traduzioni in tutte e 23 le lingue ufficiali, misura che ci consentirebbe di risparmiare centinaia di milioni di euro. Le trasferte da Bruxelles a Strasburgo per le sessioni plenarie, che costano 200 milioni di euro l’anno, sembrano ora particolarmente insensate. Per risparmiare e per tutelare l’ambiente, dovremmo evitare di sprecare mille tonnellate di carta e passare ai documenti elettronici per le nostre riunioni.

 
  
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  Marco Pannella (ALDE) . – (FR) Signora Presidente, oggi all’inizio dei lavori abbiamo dedicato un minuto – e ringraziamo la presidente per avercelo consentito – a commemorare le vittime quotidiane di un sistema che sta attualmente causando una tragedia senza precedenti, uno scontro continuo tra poveri che si contendono lavoro e cibo. Un attimo fa abbiamo inoltre appreso che sono stati ritrovati 94 donne e 7 bambini.

Il problema, signora Presidente, e lo ripetiamo da otto anni, è il seguente: è possibile che non venga fatta alcuna indagine, che non si possano conoscerne le ragioni, quando dallo spazio riusciamo a vedere i fiori sulle nostre terrazze? I motivi non sono noti, le conseguenze sono criminali…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Sylwester Chruszcz (UEN) . – (PL) Signora Presidente, la notizia dell’esito del voto di sfiducia nei confronti del primo ministro Topolánek a Praga la scorsa settimana mi ha addolorato. La Repubblica ceca è alla guida dell’Unione dal 1° gennaio, e a mio avviso la sua presidenza ha riscosso molto successo finora. Ritengo che tali successi proseguiranno anche nei tre mesi che mancano. Auguro buona fortuna ai nostri amici cechi e a tutti i progetti che la presidenza ceca auspica di attuare, tra cui l’importantissima questione della politica di vicinato orientale e le misure relative alla sicurezza energetica dell’Europa.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL) . – (EL) Signora Presidente, la Corte di giustizia delle Comunità europee ha emesso recentemente una sentenza contro la Grecia, che stabilisce la stessa età pensionabile per gli uomini e le donne impiegati nel settore pubblico, e di conseguenza tale età per le donne è aumentata di 5-17 anni.

Tali sviluppi, condannati con forza dai lavoratori, godono di un sostegno sistematico dall’inizio degli anni novanta e recano il timbro dell’Unione europea e dei governi della Grecia. Costituiscono un danno per le donne lavoratrici e rappresentano un passo verso l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni per uomini e donne, come già contemplato dalle leggi antiprevidenziali promulgate dai partiti Nuova democrazia e PASOK per i soggetti assicurati dopo il 1993, in applicazione della legislazione comunitaria.

Tale decisione inaccettabile pregiudica irrimediabilmente il carattere pubblico e sociale della previdenza sociale nei settori pubblico e privato, ponendo i sistemi pensionistici e previdenziali nazionali alla stregua di enti occupazionali invece che assicurativi sociali. Ciò significa che non vi sono garanzie in termini di limiti d’età, importi delle pensioni e sussidi in generale.

L’unica alternativa sensata per i lavoratori e le lavoratrici è disobbedire e disattendere le decisioni prese dall’Unione europea e dalle sue istituzioni.

 
  
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  Bernard Wojciechowski (IND/DEM) . – (PL) Signora Presidente, in base ai dati riportati sul portale eudebate2009, solamente il 52 per cento degli europei nutre fiducia nel Parlamento europeo come istituzione. Si tratta di un calo del 3 per cento rispetto alle cifre dello scorso anno. La percentuale di elettori che non ha ancora deciso se partecipare o meno alle elezioni del Parlamento europeo di quest’anno ammonta addirittura al 50 per cento. Solamente il 30 per cento degli intervistati ha manifestato l’intenzione di votare alle elezioni. La quota di elettori che non si presenteranno alle urne in quanto ritengono che il loro voto non farà la differenza è pari addirittura al 68 per cento.

Vorrei pertanto sollevare un interrogativo. Il Parlamento europeo sta pianificando una qualche azione spettacolare dell’ultimo minuto per convincere i cittadini a votare? Estenderemo per caso le competenze dei canali d’informazione per l’Europa? Nel mio paese non si sta svolgendo alcun tipo di dibattito sull’Europa. Il primo ministro non se ne sta occupando. E tutti gli altri si accontenteranno semplicemente di stare a guardare?

 
  
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  Lívia Járóka (PPE-DE) . – (HU) La prossima settimana in tutto il mondo si festeggerà la Giornata internazionale dei rom, segno della speranza di riconoscimento e accettazione di questo popolo. I fatti incresciosi accaduti di recente hanno infiammato l’opinione pubblica, mentre le incertezze seguite alla crisi economica stanno aggravando ulteriormente la situazione. E’ pertanto aumentata esponenzialmente la nostra responsabilità di trovare una soluzione ai problemi legati alla povertà estrema.

E’ inaccettabile da parte di chiunque strumentalizzare la situazione dei rom per lanciare attacchi politici di partito e fomentare l’isteria invece che intraprendere azioni efficaci. Etichettare e usare un intero gruppo come capro espiatorio rende impossibile la formazione professionale, e costituisce inoltre una grave violazione degli interessi sia dei rom, sia della maggioranza. Come rom, dopo secoli di esclusione subita dalle nostre comunità, respingo ogni forma di colpa collettiva, che si tratti di etichettare sia i rom sia la maggioranza della società.

Accusare intere comunità di uno stile di vita criminoso o di razzismo è un grave errore, che pregiudica irreparabilmente la dignità delle istituzioni europee, se le comunicazioni si basano su segnalazioni infondate o false accuse. E’ inammissibile che determinate forze politiche cerchino di giustificarsi appellandosi ai rancori storici di gruppi perseguitati.

I problemi dei ghetti rom possono trovare soluzione solamente mediante un piano d’azione europeo che risolva la questione complessa della reintegrazione e garantisca uno sviluppo immediato delle regioni escluse.

 
  
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  Vasilica Dăncilă (PSE) . – (RO) Le valutazioni espresse dagli esperti sulle possibili difficoltà del mercato alimentare globale e dell’approvvigionamento per l’intera popolazione del pianeta rappresentano uno dei motivi per ripensare al modo in cui viene sfruttata la superficie agricola in Europa, e in particolare nei nuovi Stati membri, tra cui anche la Romania.

In tal senso, occorre formulare una valutazione realistica delle opportunità offerte dalla Romania agli investitori interessati al settore agricolo, che ha dimostrato di suscitare molto interesse nel corso dell’attuale crisi. Per lo meno, così si legge in uno studio pubblicato a Bucarest, che segnala un incremento notevole degli investimenti nel settore della superficie agricola e silvicola rumena. La spiegazione fornita da coloro che hanno condotto la ricerca è che tali segmenti fondiari sono i meno colpiti dalla congiuntura economica negativa che caratterizza attualmente il mercato.

D’altro canto, non va dimenticato che un tempo la Romania era il granaio d’Europa, anche se per riconquistare tale riconoscimento saranno necessarie politiche a sostegno degli agricoltori, che dovranno andare di pari passo con lo sfruttamento dei fondi comunitari, cui la Romania ha diritto in qualità di Stato membro.

 
  
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  Marco Cappato (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dittatore libico Gheddafi ha definito la Corte penale internazionale “nuova forma di terrorismo mondiale”. Lo dico anche alla Presidenza di questo Parlamento: questo Parlamento è stato fondamentale per portare avanti la lotta – lo abbiamo fatto come Partito radicale non violento – per l’istituzione della Corte penale internazionale.

Credo che non possiamo lasciare le parole del dittatore libico senza una condanna dura come Parlamento e come Istituzioni europee. La nostra lotta deve essere quella di sottoporre la sovranità nazionale, la sovranità degli Stati, alla forza del diritto internazionale contro i genocidi, contro i crimini di guerra, contro i crimini contro l'umanità; il diritto internazionale e sovranazionale contro le sovranità assolute. E' la stessa cosa che ci hanno chiesto ieri nostri amici del Governo tibetano in esilio nell’audizione in commissione esteri ed è la stessa cosa che ci ha chiesto oggi il Consiglio nazionale delle nazionalità iraniane nell’audizione di oggi: la sovranità assoluta come nemico per la libertà e la giustizia.

 
  
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  Andrzej Zapałowski (UEN).(PL) Signora Presidente, in occasione dell’ultima riunione della commissione per l’agricoltura, la signora commissario Fischer-Boel ha citato la riforma del settore dello zucchero come uno dei successi più strepitosi della politica agricola comune. Vorrei informare l’Assemblea che, a seguito di tale riforma, la Polonia ha smesso di essere un paese esportatore di zucchero ed è ora obbligata a importarne circa il 20 per cento. Nell’arco di soli due anni si è registrato un incremento del 60 per cento del prezzo dello zucchero. Sorge pertanto spontanea la domanda se la signora commissario e i suoi collaboratori abbiano preso un grosso abbaglio, o se si sia trattata di una strategia pianificata e volta ad assicurare maggior profitto a determinati paesi. Vorrei affermare in maniera inequivocabile che, come possono testimoniare gli elettori polacchi, la politica agricola comune è estremamente sbilanciata e favorisce gli Stati membri di adesione meno recente.

 
  
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  Petya Stavreva (PPE-DE) . – (BG) Signora Presidente, onorevoli colleghi, viviamo in un’epoca di cambiamenti rapidi e frenetici e di nuove sfide e, da qualche mese a questa parte, ci troviamo anche nel bel mezzo di una crisi economica mondiale.

Ieri la commissione parlamentare per l’agricoltura e lo sviluppo rurale ha adottato una relazione concernente lo stanziamento di risorse aggiuntive a favore degli agricoltori e delle aree rurali degli Stati membri per aiutarli ad affrontare le conseguenze della crisi. Sono stati previsti 1,02 miliardi di euro a sostegno del settore agricolo europeo durante questo periodo di difficoltà. Ritengo che gli agricoltori e gli abitanti delle zone rurali comunitarie comprenderanno l’importanza di questo messaggio di unità dell’Europa.

Gli investimenti nell’infrastruttura di Internet, la riorganizzazione del settore caseario, le fonti di energia rinnovabili, la tutela della biodiversità e delle risorse idriche sono interventi essenziali per risolvere gran parte dei problemi delle regioni in questione, e per offrire opzioni alternative alle persone che ci vivono. La possibilità che parte delle risorse venga destinata ai fondi di credito e di garanzia agevolerà concretamente l’attuazione dei progetti.

Mi aspetto che il Consiglio e la Commissione appoggino gli sforzi del Parlamento europeo tesi ad assicurare il sostegno necessario ai milioni di produttori agricoli della Comunità.

 
  
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  Marusya Lyubcheva (PSE).(EN) Signora Presidente, alla luce dello scenario attuale, caratterizzato dalla crisi economica e dalla perdita di posti di lavoro negli Stati membri dell’Unione, corriamo seriamente il rischio di assistere a un incremento dello sfruttamento del lavoro minorile. Purtroppo, una situazione di crisi come quella attuale colpisce soprattutto donne e bambini. Malgrado la solida base legislativa a livello europeo e le opportune soluzioni adottate a livello nazionale, compreso nel paese che rappresento, la Bulgaria, in molti casi la prassi non è conforme alla legge. Il problema interessa in maniera particolare i gruppi di immigrati e la comunità rom. Occorrono misure preventive a ogni livello, oltre a controlli più severi sul rispetto della legislazione in tutta l’Unione europea. Molte aziende ricorrono al lavoro minorile malgrado le restrizioni legali in materia. Negli Stati membri si verificano migliaia di violazioni delle norme sul lavoro. La Commissione europea deve organizzare iniziative mirate in linea con la lotta allo sfruttamento del lavoro minorile e imporre meccanismi di controllo più severi durante tale processo. Se è nostra intenzione tutelare gli interessi dei bambini come parte della nostra politica europea, questo è un imperativo assoluto.

 
  
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  Ewa Tomaszewska (UEN).(PL) Signora Presidente, in quest’Aula sono state sollevate in diverse occasioni questioni quali il genocidio in Cecenia, l’uccisione dei ceceni per prelevarne gli organi destinati ai trapianti, e gli stupri delle donne cecene. Stiamo attualmente assistendo a un attacco premeditato e deleterio contro il cuore della cultura cecena, che è di centinaia di anni più antica di quella russa. Penso non soltanto a iscrizioni e oggetti di uso quotidiano che potrebbero trovare posto nei musei, ma anche alle torri residenziali: si tratta di costruzioni speciali senza eguali in tutta Europa. Abbiamo sottolineato spesso come la nostra cultura venga arricchita dalla sua stessa diversità. Una parte di tale cultura sta ora scomparendo sotto i nostri occhi e stiamo assistendo all’annientamento delle sue fonti.

 
  
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  András Gyürk (PPE-DE). (HU) Dopo la crisi del gas dello scorso gennaio, negli ultimi giorni la politica europea comune per l’energia ha ricevuto un altro schiaffo. La società austriaca OMV ha ceduto la quota cospicua che deteneva nell’azienda ungherese MOL a una compagnia petrolifera russa i cui proprietari sono sconosciuti e che, in base alle notizie circolate, non soddisfa in alcun modo i requisiti comunitari in termini di trasparenza.

Al contempo, è difficilmente immaginabile che tale operazione possa essere stata conclusa senza che ne fossero a conoscenza i governi coinvolti. Possiamo pertanto affermare che la transazione inaspettata rappresenta una prova evidente dell’ambivalenza che regna tra gli Stati membri, e costituisce al contempo un nuovo segnale d’allarme. Non ha senso che l’Unione europea manifesti l’esigenza di una politica energetica comune se le azioni degli Stati membri sono contraddittorie.

Se l’Unione non è in grado di suscitare un responso unanime sulle questioni essenziali della politica energetica, continuerà a essere la vittima di coloro che fomentano le divisioni, aggravando ulteriormente la vulnerabilità dei consumatori europei.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE). (EN) Signora Presidente, vorrei informare il Parlamento che sabato prossimo a Zillhausen, in Germania, si terrà una cerimonia commemorativa speciale in onore di sette soldati britannici che hanno perso la vita durante la Seconda guerra mondiale. L’aereo su cui viaggiavano venne abbattuto nella notte tra il 15 e il 16 marzo 1944. Facevano parte della 97° squadriglia della base RAF di Bourn, nel Cambridgeshire. Si chiamavano William Meyer, Bernard Starie, Reginald Pike, Thomas Shaw, James McLeish, Archibald Barrowman e Albert Roberts, e verranno tutti commemorati sabato.

Hanno compiuto il sacrificio estremo per permettere a tutti noi di godere delle libertà che spesso oggi diamo per scontate, e le loro vite non andrebbero mai dimenticate.

Vorrei che fossero messi a verbale i miei ringraziamenti al sindaco di Balingen, il dottor Reitemann, e alla giunta locale per aver autorizzato la cerimonia commemorativa in onore delle vite di questi giovani uomini. Vorrei inoltre rivolgere un ringraziamento a Brett e Luella Langevad, che sosterranno i costi della celebrazione, e alla 9° squadriglia della RAF che invierà due equipaggi alla cerimonia di sabato.

A titolo personale, vorrei ricordare che James McLeish era mio prozio, e che alla cerimonia saranno presenti membri della mia famiglia.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) . – (RO) Il 5 aprile si terranno le elezioni nella Repubblica moldova. Questa mattina si è verificata un’esplosione nel gasdotto di Ananiev-Tiraspol-Ismail in Transnistria. La causa dell’incidente non è ancora stata chiarita, ma la fornitura di gas dalla Russia ai Balcani è stata interrotta.

Spero che tale incidente non eserciterà alcun impatto sull’esito delle elezioni. Ritengo al contempo che sia collegato a due fattori particolarmente importanti. E’ assolutamente essenziale moltiplicare gli sforzi per dirimere i conflitti ancora irrisolti nella regione, specialmente in Transnistria. L’Unione europea deve inoltre individuare soluzioni specifiche e realizzabili per sviluppare rotte di approvvigionamento energetico alternative al Mar Nero. Purtroppo, l’accordo sottoscritto alla fine della scorsa settimana tra Gazprom e la società petrolifera statale della Repubblica dell’Azerbaigian potrebbe compromettere il progetto Nabucco.

Per tale ragione occorre richiamare urgentemente l’attenzione su tutti gli aspetti correlati al consolidamento della sicurezza energetica comunitaria. Grazie.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (PSE) . – (RO) Il Danubio ricopre un ruolo molto importante nella coesione economica e sociale, nonché nello sviluppo culturale dell’Europa. La Commissione europea per il Danubio venne istituita il 30 marzo 1856 sulla scia della Conferenza di Parigi, con sede a Galaţi, in Romania. Fu una delle prime istituzioni europee e il suo obiettivo era la creazione di un sistema internazionale per la libera navigazione del Danubio.

L’asse prioritario 18 della rete TEN-T, formata dal Danubio e dal canale che collega il Meno al Reno, mette in comunicazione il Mar Nero con il Mare del Nord, riducendo di 4 000 chilometri la distanza tra i porti marini di Rotterdam e Costanza. Il Danubio deve acquisire maggiore priorità in seno alle politiche comunitarie. Propongo di istituire un intergruppo per la promozione del Danubio all’inizio della prossima legislatura del Parlamento europeo.

Negli anni a venire occorrerà unire le forze e adottare un approccio comune per gestire le iniziative di sviluppo concernenti la regione danubiana. Serve una strategia di sviluppo europeo integrato per il bacino fluviale del Danubio, al fine di promuovere lo sviluppo economico, il potenziamento dell’infrastruttura dei trasporti e la tutela ambientale.

 
  
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  Anna Záborská (PPE-DE) . – (SK) Tre anni fa il Parlamento europeo ha conferito il premio Sakharov alle mogli dei prigionieri politici detenuti in stato di fermo a Cuba nel marzo 2003. Queste donne vestite di bianco hanno coraggiosamente richiamato l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani nel loro paese.

Il Consiglio europeo ha adottato ripetutamente conclusioni sul proseguimento del dialogo aperto con le autorità cubane, insistendo al contempo sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Tuttavia, il Consiglio ha anche preso la decisione di sollevare sempre la questione dei diritti durante le visite ufficiali e, se possibile, di organizzare incontri con l’opposizione democratica.

Devo segnalare che durante la visita ufficiale del commissario per lo sviluppo Michel non si è svolta nessuna riunione di questo tipo, malgrado una richiesta specifica in tal senso, una circostanza tanto più incomprensibile e scioccante se si pensa che la visita della Commissione europea a Cuba si è svolta il giorno del sesto anniversario dell’arresto degli oppositori del regime di Castro. Constato con preoccupazione che anche il vicepresidente del nostro Parlamento faceva parte di tale delegazione.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE).(PL) Signora Presidente, lo scorso novembre, su richiesta del gruppo socialista al Parlamento europeo, abbiamo discusso la situazione dell’industria cantieristica navale polacca. Malgrado le divergenze d’opinione, avevamo convenuto di rivolgere un appello alla Commissione e al commissario Kroes affinché individuassero soluzioni tese al miglioramento della situazione dei cantieri invece che chiuderli.

Quattro mesi dopo, la situazione è la seguente: il governo polacco ha ceduto anche troppo arrendevolmente alla pressione della Commissione e ha accettato la soluzione da essa proposta, vale a dire la cessione di singole parti delle attività dei cantieri in base al principio secondo cui il miglior offerente otterrà le attività richieste. Attualmente, la produzione di navi è cessata e gran parte dei lavoratori ha già perso il posto in cambio di un indennizzo inadeguato. E la competitività dell’industria europea delle costruzioni navali non è certo migliorata.

 
  
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  Maria Petre (PPE-DE).(RO) Signora Presidente, onorevoli deputati, alla fine della scorsa settimana a diverse centinaia di cittadini rumeni è stato vietato l’ingresso nel territorio della Repubblica moldova. Nella maggior parte dei casi non è stata fornita alcuna spiegazione; in altri casi, sono stati accampati i pretesti più bizzarri, ad esempio la mancanza di documenti che dimostrassero che tali cittadini non erano affetti dal virus dell’HIV.

Si tratta di un abuso senza precedenti. Nessun altro cittadino europeo ha subito una violazione così palese del proprio diritto alla libertà di circolazione. Sono una strenua sostenitrice del percorso europeo intrapreso dalla Repubblica moldova e dai suoi cittadini, ma voglio esprimermi contro questo evidente abuso e chiedere alla Commissione europea e al Consiglio di pretendere delle spiegazioni dalle autorità di Chisinau, in linea con la richiesta già presentata dalla Romania tramite il ministero degli Affari esteri. Grazie.

 
  
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  Zita Pleštinská (PPE-DE). (SK) Nel mio intervento vorrei esprimere la mia approvazione per l’iniziativa della Commissione riguardante le Consultazioni europee dei cittadini europei 2009. Tale iniziativa riunisce i cittadini dei 27 Stati membri dell’Unione in vista delle elezioni del Parlamento europeo per individuare eventuali risposte alla domanda: “Cosa può fare l’Unione europea per influire sul nostro futuro economico e sociale in un mondo globalizzato?”

Il 28-29 marzo si sono svolte le consultazioni nazionali con i cittadini slovacchi. Il 10-11 maggio 2009 si terrà il vertice dei cittadini europei a Bruxelles, dove 150 partecipanti provenienti dalle 27 consultazioni nazionali redigeranno la versione definitiva delle raccomandazioni europee che gli eurodeputati potranno utilizzare nell’imminente tornata elettorale quale base per la formulazione della legislazione europea.

Sono fermamente convinta che solo mediante i dibattiti con i cittadini potremo rinfocolare la loro fiducia nell’unicità del progetto europeo. Rivolgo contemporaneamente un appello ai media affinché siano più obiettivi e attivi nel presentare le informazioni sul Parlamento europeo, un aspetto importante per influire sull’affluenza degli elettori alle urne.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE-DE). (HU) Oggi al Parlamento europeo si è tenuta una conferenza con uno strano titolo, che riguardava la sconfitta della cosiddetta Repubblica sovietica ungherese. Un paese o un evento con questo nome non sono mai esistiti.

Respingo ogni atteggiamento politico che, per motivi nazionalisti, subordina agli interessi dello Stato nazionale le questioni storiche correlate alla giustificazione a posteriori delle ambizioni territoriali di uno Stato.

E’ inaccettabile che in occasione di un evento organizzato qui a Bruxelles, nel cuore dell’Europa, sotto l’egida dei membri del Parlamento europeo, l’invasione dell’Ungheria, l’occupazione militare rumena e il saccheggio del paese dal novembre del 1918 vengano interpretati come un fattore di stabilizzazione regionale.

Anche a nome della comunità ungherese in Romania, voglio esprimere la mia più accesa protesta contro il comportamento cinico dei nostri colleghi socialisti rumeni, nonché contro la loro manovra ingannevole di relazioni pubbliche e il tentativo di plasmare l’opinione pubblica ispirandosi a motivazioni nazionaliste.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE-DE) . – (SK) Il 18 e 19 marzo 2009 il commissario per lo sviluppo e gli aiuti umanitari Michel è stato in visita a Cuba. Il suo viaggio è coinciso con il sesto anniversario dell’incarcerazione di 75 rappresentanti dell’opposizione. Nel corso della visita, il commissario Michel non ha incontrato i Damas de Blanco né altri rappresentanti dell’opposizione.

In base alle informazioni fornite dai diplomatici europei, il commissario Michel non ha colto alcuna occasione per menzionare i diritti umani o l’anniversario. Ai microfoni della radio dell’opposizione cubana il commissario ha dichiarato che la data era un errore ufficiale e che non gli risultava che i Damas de Blanco desiderassero incontrarlo.

Va detto che neanche il vicepresidente del Parlamento europeo Martinez, membro ufficiale della delegazione in rappresentanza del Parlamento europeo, ha organizzato riunioni con l’opposizione, pur avendo incontrato le famiglie delle spie cubane arrestate negli Stati Uniti. Il vicepresidente Martinez ha pertanto consentito al regime di Castro di sfruttare la sua visita e la riunione a cui ha partecipato per distrarre l’attenzione dei media dalle attività dei Damas de Blanco legate all’anniversario, in quanto la copertura mediatica ha riguardato soprattutto la visita del commissario e la riunione in questione.

 
  
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  Presidente . – La discussione su questo punto è chiusa.

 

17. Naufragi di immigrati al largo della costa libica (discussione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sui naufragi di immigrati al largo della costa libica.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) Signora Presidente, la Commissione europea ha appreso con costernazione la notizia del naufragio, avvenuto domenica sera nel Mediterraneo, al largo della costa libica, di una nave carica di immigrati diretti in Europa. Secondo alcune fonti, a bordo dell’imbarcazione c’erano 257 persone, la maggior parte delle quali sono ora disperse.

Alla Commissione preme esprimere la propria solidarietà per le vittime di tale disastro umano e la propria rabbia di fronte a una simile tragedia. E’ stata indubbiamente causata da molti fattori, ma la responsabilità principale deve essere ricondotta alle organizzazioni criminali che gestiscono questo traffico clandestino mortale dalle coste della Libia e che speculano sulla miseria umana. La Commissione reputa intollerabile che tale fenomeno, che sembra intensificarsi col passare degli anni, continui a crescere. Invita tutte le parti coinvolte a moltiplicare gli sforzi per porvi termine.

Alla Libia spetta un ruolo fondamentale in tal senso: deve assumere un impegno maggiormente determinato ed efficace nella lotta contro i trafficanti attivi sul suo territorio, nella prevenzione delle partenze clandestine dalle sue coste, nella ricerca e salvataggio di imbarcazioni in pericolo nelle acque soggette al suo controllo, nonché nell’offerta di protezione internazionale agli immigrati che la richiedono, ai sensi degli obblighi da essa assunti con la convenzione OAU del 1969 sulla protezione dei rifugiati, di cui è firmataria.

Nel corso degli ultimi anni, la Commissione europea ha esortato ripetutamente le autorità libiche ad assumersi le proprie responsabilità e a introdurre misure efficaci, in collaborazione con l’Unione europea e i suoi Stati membri. Mi preme ricordare che abbiamo offerto un’assistenza finanziaria più consistente alla Libia, ed è evidente che le autorità di questo paese devono utilizzare tali aiuti per migliorare la lotta contro il traffico degli immigrati e di altri esseri umani sul loro territorio e per rafforzare i controlli ai confini meridionali. Le autorità libiche devono inoltre sviluppare un sistema per l’accoglienza degli immigrati che sia conforme al diritto internazionale.

E’ vero che l’Unione europea è pronta a cooperare e a contribuire all’intercettazione e, se necessario, al salvataggio di navi nel Mediterraneo. Nei prossimi mesi verranno lanciati Nautilus e Hermes, le due operazioni navali allestite e finanziate da Frontex, l’Agenzia europea per le frontiere esterne, che costeranno circa 24 milioni di euro. La Commissione invita tutti gli Stati membri dell’Unione a cooperare nell’attuazione di tali azioni. Gli Stati membri devono inoltre manifestare una solidarietà concreta nei confronti dell’Italia e di Malta, che sono molto esposte al flusso di immigrati provenienti dalla Libia. Dal canto suo, la Libia deve assumersi le proprie responsabilità per quanto concerne la riammissione degli immigrati clandestini in transito nel suo territorio.

Abbiamo preso atto del fatto che le autorità italiane ritengono possibile avviare, a partire dal 15 maggio, pattugliamenti congiunti con la marina libica nelle acque territoriali di questo paese, allo scopo di intercettare o prestare soccorso alle imbarcazioni clandestine. Accogliamo con favore il sostegno offerto dalle autorità italiane al potenziamento delle capacità navali libiche a tale scopo.

Tuttavia, in aggiunta alle misure di emergenza, la Commissione ritiene che andrebbe applicata un’azione prioritaria per l’intera dimensione umana di tali questioni. Le persone che mettono la loro vita nelle mani di trafficanti senza scrupoli nella maggior parte dei casi sono in fuga da guerre o persecuzioni. Ci auguriamo che gli eventi degli ultimi giorni acuiscano la consapevolezza, in tutti i nostri Stati membri, della gravità del problema e che pertanto, insieme ai paesi membri e col sostegno del Parlamento europeo, possiamo redigere un programma di Stoccolma che dedichi gran parte delle priorità a questo approccio globale all’immigrazione, necessario per elaborare una strategia a lungo termine per la gestione dei flussi migratori che tenga maggiormente in considerazione le circostanze e i requisiti dei paesi d’origine.

Inoltre, tale strategia ci deve consentire di proseguire il dialogo con i partner africani, in particolare nel quadro del processo di Rabat e dei rapporti tra l’Unione europea e l’Unione africana. Dobbiamo individuare insieme risposte congiunte a tale sfida e cogliere inoltre i possibili vantaggi offerti dall’immigrazione legale, che potrebbe, di fatto, costituire un’opportunità sia per l’Europa, sia per i paesi d’origine. La strategia deve inoltre mobilitare le risorse nazionali intensificando la cooperazione con i paesi d’origine e di transito, al fine di rafforzare la loro capacità di smantellare le organizzazioni di trafficanti di esseri umani e di gestire gli immigrati in maniera dignitosa e rispettosa dei loro diritti.

Infine, tale strategia deve permetterci di gestire e organizzare più efficacemente l’arrivo sul territorio degli Stati membri di coloro che chiedono legittimamente asilo, integrando ulteriormente lo sviluppo di capacità di protezione dei rifugiati nella nostra cooperazione con i paesi terzi.

Signora Presidente, onorevoli deputati, due settimane fa mi sono recato a Lampedusa e Malta. Devo ammettere che ho potuto constatare con i miei occhi e le mie orecchie il dramma di quelle persone che vengono esortate da trafficanti senza scrupoli a rischiare la vita attraversando gli spazi marittimi. Alla luce di quest’ultimo incidente, credo di poter affermare che dobbiamo prendere molto seriamente tali problemi e sensibilizzare ognuno degli Stati membri nei confronti della gravità e anche dell’accelerazione di tali fenomeni, che mettono a rischio la vita delle persone in condizioni disperate.

Per questi motivi, vorrei ringraziare il Parlamento europeo per aver richiesto una dichiarazione alla Commissione. L’ho resa secondo scienza e coscienza, e voglio ribadire dinanzi all’Assemblea il mio personale impegno affinché nei prossimi mesi si possa evitare il ripetersi di tragedie del genere.

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra, a nome del gruppo PPE-DE (ES) Signora Presidente, esprimiamo oggi il nostro lutto e dolore collettivi per la morte di così tanti immigrati pieni di speranze, caduti nella disperazione e forse anche nell’inganno. Sono vittime innocenti di una situazione che non si sono scelti, di circostanze che sono state loro imposte. Conosco bene il problema. Per molte persone nullatenenti, il Mediterraneo e la zona costiera atlantica delle Canarie sono diventate vie di transito verso un Eldorado inesistente, pieno di rischi durante il percorso, nonché di frustrazioni e penalizzazioni all’arrivo.

L’Unione europea e gli Stati membri devono essere più sensibili se vogliono evitare tragedie del genere. Facciamo molto, ma serve a poco. I risultati sono estremamente spietati, come abbiamo constatato sulle coste della Libia, e ci devono far riflettere sull’efficacia limitata delle nostre politiche.

Non esistono ricette magiche per individuare soluzioni sempre efficaci a simili tragedie, ma esistono politiche persistenti e determinate. Occorre incoraggiare solide politiche di cooperazione con i paesi d’origine e di transito; cooperazione e collaborazione devono essere due lati della stessa medaglia. Dobbiamo organizzare e pubblicizzare i vantaggi dell’immigrazione legale con più impegno e coordinamento, anche in periodi di crisi. E’ necessario collaborare e cooperare con i paesi d’origine e di transito in materia di controllo delle frontiere, sulla base di accordi dettagliati. Occorre inoltre scovare i trafficanti nelle loro reti con l’ausilio di forze specializzate e dei servizi segreti e contemporaneamente inasprire il diritto penale nei paesi di destinazione. Dobbiamo aumentare la dotazione del Fondo per le frontiere esterne: 1 820 milioni di euro per sette anni è un importo chiaramente insufficiente, sotto ogni punto di vista.

Inoltre, dobbiamo rafforzare efficacemente Frontex, e assicurarci che il registro delle attrezzature disponibili, il cosiddetto CRATE (registro centralizzato delle attrezzature tecniche disponibili), non sia una dichiarazione d’intenti, bensì uno strumento efficace per il controllo e la sorveglianza coordinati dei punti critici ove si concentra la pressione delle attività clandestine.

Signor Commissario, Nautilus, Hermes e 24 milioni di euro sono sinonimo di maggior impegno e di mezzi più ingenti. Dovremmo smetterla di ripetere “dobbiamo” e assumerci questa responsabilità forte, con o senza accordo globale.

 
  
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  Pasqualina Napoletano, a nome del gruppo PSE. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, stiamo parlando di più di 500 dispersi: la più grande tragedia del mare dal dopoguerra. Sono numeri impressionanti. Eppure l’Europa ed i suoi governi sembrano distratti. Alcuni paesi, tra cui l’Italia, pensavano di essersi messi al riparo, avendo sottoscritto accordi bilaterali come recente trattato con la Libia: così non è. L’accordo in questione mette insieme fatti tra loro molto diversi, quali il riconoscimento dei crimini perpetuati durante il periodo coloniale, con promesse di investimenti, in cambio di impegni per il controllo di flussi migratori. Ora, pare che proprio il miraggio di investimenti italiani in Libia, stia attirando migliaia di giovani dall’Africa occidentale ed è facile prevedere che se i 5 miliardi di dollari promessi non arriveranno, saranno le persone ad arrivare.

Che dire poi degli interessi francesi in Niger, legati all’approvvigionamento di uranio, in nome dei quali si sta fomentando una guerra tra tuareg con il risultato di favorire gli organizzatori del traffico di esseri umani; e tutto questo alla luce del sole, documentato da reportage giornalistici.

Questo vuol dire che ci sono alcuni governi europei che stanno giocando con il fuoco. Se tutto questo non cambierà, e anche rapidamente, se l’Europa non deciderà di agire con politiche positive e coerenti con i nostri valori, non sarà sufficiente mettere la sordina all’informazione come stiamo facendo in questi giorni. Il Mediterraneo sta diventando una fossa comune: è molto lontano dalle immagini retoriche che lo descrivono. Però ricordiamoci che questo mare è legato al destino dell’Europa stessa.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Gérard Deprez, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del mio gruppo anch’io vorrei porgere un estremo saluto a queste ennesime vittime della povertà, dello sfruttamento criminale e del cinismo di Stato. Ma la pietà non basta, dobbiamo guardare in faccia la realtà.

E la realtà, signor Presidente, dimostra che ormai le vere frontiere meridionali dell’Unione europea non sono più in Europa, ma sul continente africano. Allorché le imbarcazioni abbandonano le coste dell’Africa, gli sventurati passeggeri possono solo scegliere tra la morte, nel caso di condizioni avverse, e lo status di clandestini che, se riusciranno a raggiungere le coste europee, li condannerà alla miseria e poi, nella maggior parte dei casi, all’espulsione.

La triste sequela di queste tragedie cesserà soltanto quando l’Unione europea avrà la forza e la volontà di negoziare, con i paesi d’origine e di transito, veri accordi di partenariato che comprendano almeno tre elementi: un rigoroso controllo delle frontiere, ma anche e soprattutto un flusso significativo di immigrazione legale e una sezione importante dedicata alla cooperazione allo sviluppo. In mancanza di tali accordi, signor Presidente, i cimiteri del mare continueranno a riempirsi nonostante il fragile e impotente afflato della nostra pietà.

 
  
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  Hélène Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signor Presidente, chi erano costoro? Quanti erano? Da dove venivano? E tra loro c’erano forse bambini, donne o rifugiati? La guardia costiera aveva forse intralciato il percorso delle loro imbarcazioni? Nel corso del loro viaggio, avevano incontrato pescatori? Tante domande che non avranno risposta. Non conosciamo ancora i costi di questa tragedia in termini di vite umane, ma sappiamo che centinaia di persone sono morte, andando a raggiungere le migliaia di immigranti che hanno perso la vita tra i flutti del Mediterraneo.

Abbiamo il pudore – almeno questa sera – di non dare la colpa alle avverse condizioni meteorologiche. Centinaia di migranti hanno intrapreso la strada dell’esilio in condizioni disumane ed estremamente pericolose. Perché? Perché fuggono da regioni devastate, perché le strade più sicure sono per loro inaccessibili e perché non hanno ancora rinunciato a sperare nella vita.

Sì, sono proprio gli strumenti di lotta contro l’immigrazione a spingere i migranti verso strade sempre più rischiose per sottrarsi alla desolazione dei propri paesi, vera causa di queste tragedie. Non è stato forse l’imminente annuncio delle pattuglie congiunte italo-libiche ad accelerare, nelle ultime settimane, i flussi delle imbarcazioni verso l’Europa?

Sì, l’ossessione dell’Europa, che si inarca sulle proprie frontiere decisa a scaricare il peso della propria amministrazione sui paesi terzi liberticidi, è un’ossessione letale. La sicurezza a ogni costo, le pattuglie e il filo spinato non riusciranno a spengere il loro desiderio di fuga.

Sorge quindi spontanea la domanda: l’Europa è disposta a sopportare le conseguenze di una simile scelta? Certamente no, ed è per questo che chiedo alla Commissione e agli Stati membri:

– in primo luogo, di fare il possibile per individuare ed eventualmente soccorrere i dispersi in mare, e di indagare sulle circostanze del naufragio;

– in secondo luogo, di riaffermare il diritto marittimo internazionale che sancisce l’obbligo di prestare soccorso a chiunque sia in difficoltà, mentre i sette pescatori tunisini sono ancora sotto processo;

– in terzo luogo di interrompere tutti i negoziati sulle questioni migratorie con i paesi che non offrono alcuna garanzia di rispettare i diritti dell’uomo;

– in quarto luogo, di rispettare il diritto di ogni essere umano di abbandonare qualsiasi paese e di chiedere protezione internazionale in qualsiasi paese. E’ vero, le persone scomparse in mare non sono migranti clandestini;

– in quinto luogo, di mettere fine alla politica restrittiva in materia di visti, spesso arbitraria e ingiusta;

– infine, di monitorare attentamente, per favorire lo sviluppo dei paesi terzi, tutte le politiche dell’Unione, dal saccheggio delle risorse minerarie al dumping agricolo, passando attraverso gli accordi di libero scambio, il commercio d’armi o ancora la cooperazione compiacente con gli autocrati.

 
  
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  Giusto Catania, a nome del gruppo GUE/NGL. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che è avvenuto l'altro ieri e solo l'ultimo vergognoso dramma. E' una tragedia che si ripete ormai da tempo e che ha assunto dimensioni epocale. La morte in mare di emigranti che tentano di raggiungere la nostra Europa è senza ombra di dubbio la più grande violazione alla vita attuata nella civile Europa. Questi drammi mostrano il volto infame della nostra fortezza e forse dovremmo cominciare a ragionare anche sulle nostre responsabilità per la morte di uomini e donne, che avevano solo un’ambizione, quella di vivere meglio e di fuggire alla fame e alla guerra.

Allora, probabilmente dovremmo analizzare il fatto che questi naufragi nel Mediterraneo non sono l’anomalia di un meccanismo che produce immigrazione clandestina: sono invece una conseguenza prevedibile della politica sull’immigrazione dell’Europa e dei Paesi membri. Gli omicidi nel Mediterraneo sono causati dalle logiche repressive, dalle politiche di respingimento in mare, dal filo spinato virtuale lungo le nostre coste, dalle pratiche proibizioniste attuate nella politica europea e dei Paesi membri – Italia e Malta tra questi – sull’immigrazione. Non esiste altro modo per entrare in Europa; non esistono canali regolari per l’accesso al mercato del lavoro europeo e neanche per vedere riconosciuto il sacrosanto diritto all’asilo. La speranza viene consegnata nelle tempestose onde del Mar Mediterraneo; i diritti vengono consegnati nelle mani di scafisti senza scrupoli, che sono diventati l’unico strumento, o quanto meno il più accessibile, per entrare nell’Unione europea. Questa è la vera causa delle morti al largo della Libia di qualche giorno fa. Questa è la ragione per cui negli ultimi 20 anni i migranti morti nel tentativo di giungere in Europa sono decide di migliaia, uomini e donne senza volto e senza nome, che sono diventati esclusivamente cibo per i pesci.

Ho chiesto al Presidente Pöettering di aprire questa sessione di lavoro di oggi facendo un minuto di silenzio, come segno di lutto e di riconoscimento da tributare a questi martiri. Lo ringrazio perché ha accolto la mia richiesta. Credo che questo sia stato un atto dovuto ma ovviamente questo non basta: parla della nostra indignazione ma noi dovremmo provare a produrre una politica, una politica concreta per cominciare a dire già in questo Parlamento: mai più; mai più morti nel Mediterraneo!

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, sarò breve. Ciò che conta è agire, e a questo proposito faccio eco a quanto ha affermato l’onorevole Deprez. In effetti bisogna adottare un approccio globale, con accordi di partenariato, poiché non è possibile risolvere questi problemi unilateralmente. Riconosco che, come avete ricordato, noi europei abbiamo delle responsabilità. Per quanto riguarda la migrazione legale, però, dobbiamo mostrare un vero spirito di apertura. E non possiamo dimenticare i nostri doveri di accoglienza nei confronti di coloro che fuggono dalle persecuzioni e dai conflitti armati.

Detto questo però consentitemi di notare – e di ricordare al Parlamento europeo con estrema sincerità – che queste responsabilità vanno condivise con alcuni Stati terzi, con i quali è assai difficile negoziare. Questo significa forse che dovremmo rinunciare ai negoziati? Assolutamente no. Per esempio, dobbiamo fare in modo che la Libia si doti di un sistema di asilo, e ci aiuti ad arrestare alcuni dei trafficanti di esseri umani, che costringono questa povera gente a correre rischi sconsiderati. Io stesso ho sentito le autorità maltesi dichiarare che la Libia lasciava partire un certo numero di imbarcazioni in condizioni drammatiche e che, successivamente, la marina maltese era costretta a recuperare questa povera gente, vittima dei trafficanti. Quindi dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e al contempo dobbiamo dar prova di fermezza nei negoziati con alcuni Stati che non rispettano i propri obblighi internazionali.

Credo che questo sia sufficiente a spingerci a lavorare insieme per scongiurare il ripetersi di incidenti così drammatici.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

 

18. Codice comunitario dei visti (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione (A6-0161/2008), presentata dall’onorevole Henrik Lax a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un codice comunitario dei visti [COM(2006)0403 - C6-0254/2006 - 2006/0142(COD)].

 
  
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  Henrik Lax, relatore. (SV) Signor Presidente, il Codice comunitario dei visti intende armonizzare e chiarire la procedura dei visti in tutta l’area Schengen. Chiunque presenti domanda di visto ha diritto allo stesso trattamento, indipendentemente dal consolato Schengen a cui si rivolge. E’ necessario garantire una buona prassi amministrativa e una dignitosa accoglienza, nonché favorire l’accesso dei veri viaggiatori.

Le norme riguardanti l’obbligo di rilevare le impronte digitali del titolare del visto e la possibilità di trasferire il ricevimento e il trattamento delle domande di visto sono già state approvate in una precedente occasione in una relazione distinta presentata dalla baronessa Ludford. Tali norme sono state inserite nel Codice comunitario quale parte integrante di questo Codice.

(EN) Sarah, ti ringrazio per la tua preziosa collaborazione.

(SV) L’adozione di questa proposta di regolamento prevede la procedura di codecisione tra Parlamento e Consiglio. Dopo aver lavorato per quasi tre anni e aver condotto intensi negoziati con il Consiglio, sono lieto di poter presentare, nella mia veste di relatore, una proposta di compromesso che il Consiglio ha approvato e che spero otterrà l’approvazione del Parlamento.

Vorrei porgere un particolare ringraziamento ai relatori ombra, onorevoli Klamt, Cashman, Ždanoka e Kaufmann per la loro costruttiva cooperazione e per il valido sostegno che hanno offerto ai negoziati. Senza l’unanime sostegno della commissione parlamentare, infatti, il Parlamento non avrebbe potuto ottenere risultati così positivi nei negoziati. Vorrei altresì ringraziare la Commissione per la sua pregevole proposta iniziale che ho avuto il piacere di sviluppare ulteriormente. I miei ringraziamenti vanno anche alla Presidenza francese e a quella ceca; entrambe hanno dimostrato la volontà di riconoscere i problemi individuati dal Parlamento e la capacità di raggiungere un accordo con lo stesso Parlamento.

Prendendo la proposta della Commissione come punto di partenza, tutti i compromessi raggiunti hanno consentito di migliorare la situazione attuale ed è stato possibile risolvere le questioni più spinose con la Presidenza francese già prima di Natale. Ovviamente, tutti i preparativi e il processo negoziale non avrebbero avuto successo senza l’opera eccellente svolta dai miei efficienti collaboratori e dai miei colleghi, dalla segreteria della commissione parlamentare e dai funzionari dei gruppi politici. Vorrei quindi porgere loro un particolare ringraziamento.

I tre più importanti risultati che abbiamo ottenuto finora sono i seguenti: in primo luogo, un visto per ingressi multipli non soltanto può, ma deve essere rilasciato quando siano soddisfatti alcuni criteri concordati; in secondo luogo, gli Stati membri hanno deciso di sottoscrivere un accordo di rappresentanza reciproca, in modo che per presentare domanda di visto non sia necessario intraprendere viaggi eccessivamente lunghi per raggiungere un consolato Schengen competente; in terzo luogo, viene istituito un sito Internet comune per fornire un quadro unificato dell’area di Schengen e per offrire informazioni in merito alle norme da applicare per la concessione di visti.

Purtroppo non siamo riusciti a ridurre i diritti previsti per la concessione del visto da 60 a 35 euro. Tuttavia, questa delusione è mitigata dal fatto che, per esempio, i bambini di età inferiore ai sei anni e i giovani che non abbiano compiuto i 25 anni e rappresentino organizzazioni a seminari, attività sportive o eventi culturali hanno diritto a ricevere il visto gratuitamente.

Concluderò dicendo che questa riforma introduce due strumenti che saranno fattori molto importanti per l’effettiva applicazione uniforme delle norme di Schengen, ossia il Sistema di informazione visti – una banca dati che copre tutti i paesi Schengen e che fornirà ai consolati informazioni in tempo reale sui richiedenti visti, su coloro cui è stato concesso un visto, sulle persone la cui domanda di visto è stata respinta e sui visti che sono stati ritirati – e una rinnovata cooperazione locale e istituzionale tra i consolati Schengen ubicati in diversi paesi.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, la Commissione si compiace dei considerevoli sforzi sostenuti dal Parlamento e anche, in una certa misura, dal Consiglio, sforzi che dovrebbero consentirci di raggiungere un accordo in prima lettura. Dal momento che la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, a metà marzo, e il COREPER, alcuni giorni prima, hanno dato il loro consenso, credo che questo accordo sia stato ormai definitivamente raggiunto.

Benché il testo non sia ancora perfetto e non soddisfi tutte le nostre iniziali aspettative, la Commissione sostiene il compromesso senza riserve. Dobbiamo riconoscere e lodare l’opera svolta dal Parlamento europeo per raggiungere un accordo su questa proposta in prima lettura e prima della fine dell’attuale legislatura.

Questo regolamento chiarirà le norme sul rilascio dei visti, non solo per i richiedenti ma anche per gli Stati membri. Tali norme si applicheranno in maniera più armonizzata.

La Commissione constata con soddisfazione che l’obbligo di motivare le decisioni di respingere una richiesta di visto e concedere il diritto di ricorso a coloro cui è stato rifiutato il visto è rimasto praticamente immutato rispetto al testo della proposta iniziale, grazie al sostegno del Parlamento europeo.

Grazie a queste garanzie procedurali, vi sarà la sicurezza che un visto non venga rifiutato in maniera arbitraria. Se questo accordo venisse rimesso in discussione, dovremmo continuare a convivere con l’incoerente carenza delle norme attuali, con grande disappunto di tutti.

Vorrei quindi esprimere il mio apprezzamento per il compromesso che è stato negoziato e che porrà rimedio alle carenze e alle incoerenze delle norme attuali. Ringrazio ovviamente l’onorevole Henrik Lax e il Parlamento, e sono convinto che questo nuovo codice sui visti recherà importanti benefici ai viaggiatori di buona fede.

 
  
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  Ewa Klamt, a nome del gruppo PPE-DE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, grazie all’approvazione del Codice comunitario dei visti, in futuro i visti Schengen – concessi per soggiorni fino a tre mesi – saranno rilasciati secondo criteri uniformi nella zona Schengen. Si tratta di una misura veramente urgente in un’Unione europea dalle frontiere aperte. Al contempo, viene chiarita la responsabilità degli Stati membri nel trattamento delle domande di visto. Normalmente, i richiedenti devono contattare lo Stato membro in cui è ubicata la loro destinazione principale. Il mio gruppo si compiace del fatto che i requisiti e le procedure per rilasciare visti di ingresso consentiranno un più rapido accesso a un gran numero di persone; in tal modo, coloro che viaggiano per lavoro ed entrano nell’Unione europea saranno trattati equamente e ne beneficeranno anche i turisti provenienti da ogni parte del mondo – che costituiscono senz’altro il gruppo più numeroso di viaggiatori in arrivo nell’Unione europea.

In questo modo, potremo garantire il rapido trattamento delle domande di visto e, grazie allo screening di sicurezza, scongiureremo ogni tipo di abuso. Il Sistema di informazione visti rappresenta un punto di equilibrio tra la necessità di garantire la sicurezza e il bisogno di favorire un facile ingresso, e consente agli Stati membri l’accesso istantaneo e diretto a tutti i dati necessari per il rilascio dei visti. L’esame delle domande viene quindi semplificato e allo stesso tempo il rilascio dei visti garantirà in futuro maggiore sicurezza grazie all’uso di identificatori biometrici – ossia foto e impronte digitali. Il compromesso raggiunto tra il relatore, onorevole Lax, e il Consiglio tiene conto della posizione originaria del Parlamento ed è sostenuto da un’ampia maggioranza all’interno del mio gruppo.

Colgo l’occasione per reiterare i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Lax per il suo impegno e la sua eccellente cooperazione che hanno caratterizzato gli ultimi tre anni di questo dossier così complesso, che consente alla politica europea sui visti di ripartire su nuove e solide basi.

 
  
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  Michael Cashman, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Lax per il lavoro straordinario che ha portato a termine. A nome del gruppo socialista, posso dire con piacere che sosterremo la sua relazione integralmente, e siamo lieti di aver raggiunto gran parte dei nostri obiettivi.

Mi compiaccio altresì del fatto che nel corso del nostro lavoro congiunto, Henrik, tu abbia dato prova di quella fantasia che è essenziale a un brillante legislatore; sei infatti riuscito a calarti nella parte di coloro che dovranno usufruire di questo servizio, affrontando il problema nella sua globalità. Per questo motivo hai preso in considerazione lo sportello unico, Internet, i visti per ingressi multipli e la riduzione dei costi del visto per i minori di 25 anni – vorrei poter beneficiare di tale privilegio – e ti sei chiesto come far funzionare questo strumento in modo da renderlo utile ai cittadini. Abbiamo davanti a noi un ottimo esempio per l’intera Assemblea. Spesso affrontiamo i problemi presentando emendamenti che forse migliorano il testo e si dimostrano coerenti: ma servono davvero ai cittadini? Questo è sempre stato il tuo approccio.

I visti per ingressi multipli sono un fattore di estrema importanza; c’è poi la questione del ricorso. Su questo fondamentale principio, ho collaborato – tanto per citare un esponente di una delle Direzioni generali – con Jan; di conseguenza, se a un richiedente si rifiuta un visto o l’ingresso nella zona Schengen, il ricorso potrebbe non essere sospensivo, ma l’autorità che ha preso il provvedimento deve assumersene la responsabilità.

Desidero ringraziare il relatore ancora una volta, e ringraziare la Commissione per averci permesso di sancire tale principio. Non ho nient’altro da aggiungere, se non ringraziare i miei collaboratori e i vostri, in particolare Renaud, che ha preso posto nelle tribune del pubblico. Senza i nostri collaboratori non potremmo svolgere altrettanto bene il nostro lavoro. E’ stata una meravigliosa storia d’amore, durata tre anni, e come gran parte delle storie d’amore di breve durata, sono lieto di vederla giungere alla fine.

 
  
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  Sarah Ludford, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, il mio regolamento sui visti biometrici viene adesso incorporato in questo nuovo codice sui visti sul quale, di conseguenza, mi sento di vantare un certo diritto di proprietà. Sarà operativo nell’ambito del Sistema di informazione visti, per il quale sono stata relatrice.

Nel complesso, grazie a questo nuovo strumento si garantisce una maggiore sicurezza dei visti e, come altri hanno già dichiarato, si facilita la procedura per la domanda di visto: era questo l’obiettivo dell’onorevole Cashman per il Codice frontiere. Ritengo quindi che gli onorevoli colleghi abbiano raggiunto questi due obiettivi.

Mi auguro che grazie ai dati biometrici volti a garantire un nesso più affidabile tra il richiedente e il documento il numero di rifiuti ingiustificati diminuisca. L’onorevole Lax si è adoperato con impegno, come ha detto l’onorevole Cashman, per migliorare i servizi ai richiedenti e quindi l’immagine dell’Unione europea. Il novantanove virgola nove per cento di coloro che desiderano entrare nell’Unione europea lo fa per motivi di lavoro, viaggio o turismo e sono i benvenuti, per il loro importante contributo all’economia, ma se riceveranno servizi di qualità scadente e una cattiva accoglienza non avranno certo una buona impressione dell’Unione.

L’onorevole Lax ha svolto un ottimo lavoro.

 
  
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  Tatjana Ždanoka, a nome del gruppo Verts/ALE Group. – (EN) Signor Presidente, siamo grati all’onorevole Lax per il fervido impegno con cui si è adoperato per raggiungere un compromesso su un progetto così ambizioso.

Il gruppo Verts/ALE ritiene che l’emendamento proposto dal Parlamento rappresenti ancora la migliore soluzione. Per esempio, potrebbero esserci – e ci saranno – problemi di natura pratica per quanto riguarda la destinazione principale, mentre la nostra proposta prevede la libera scelta al momento di presentare la domanda di visto.

Il Consiglio ha accettato di limitare gli obblighi degli Stati membri a una cooperazione. Purtroppo il visto costerà 60 euro invece dei 35 proposti dal Parlamento. Sono comunque previsti esoneri e riduzioni per bambini, studenti e giovani membri di associazioni.

Benché non sia stato possibile raggiungere un compromesso sul rilascio generalizzato di visti per ingressi multipli, è stato sancito l’obbligo di rilasciare tali visti in alcuni casi specifici.

Il diritto di presentare ricorso contro un rifiuto rappresenta altresì un importante passo avanti, visto che, attualmente, tale diritto non è riconosciuto in molti Stati membri. In passato mi sono battuta strenuamente per la difesa dei diritti umani, e quindi ringrazio caldamente l’onorevole Lax per questa disposizione.

Naturalmente per il mio gruppo l’inserimento della relazione sui dati biometrici nella relazione sui visti è un grave inconveniente: siamo contrari all’introduzione generalizzata dei dati biometrici.

Constatiamo comunque alcuni miglioramenti nella politica sui visti, e quindi sosterremo questa relazione.

 
  
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  Sylvia-Yvonne Kaufmann, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, comincerò porgendo i miei più sinceri ringraziamenti al nostro relatore, onorevole Lax, per il suo lavoro. Fin dall’inizio, egli ha lavorato in stretta cooperazione con tutti i relatori ombra e, grazie al suo impegno, ha certamente ottenuto i migliori risultati possibili dal Consiglio.

Il Codice comunitario dei visti è necessario per rendere più uniforme il trattamento dei visti Schengen per soggiorni di breve durata e, soprattutto, per migliorare il servizio di rilascio dei visti e quindi la percezione dell’Unione europea nei paesi terzi. Dopo più di tre anni di lavoro sul Codice comunitario dei visti e complessi negoziati con il Consiglio, è stato finalmente possibile raggiungere un compromesso. E’ vero che alcune delle richieste del Parlamento, purtroppo, non sono state soddisfatte, ma il Codice comunitario dei visti contiene comunque numerosi miglioramenti, per esempio per quanto riguarda la cooperazione tra gli Stati membri. E soprattutto, semplifica la procedura di richiesta di visto, assicurando ai richiedenti maggiore trasparenza e certezza giuridica.

Ci sembra particolarmente importante che in futuro qualsiasi decisione di rifiuto del visto dovrà essere giustificata, e che tutti i richiedenti abbiano il diritto di presentare ricorso contro il rifiuto opposto alla propria domanda. Purtroppo, il costo del visto è rimasto immutato (60 euro); anche se, in futuro, un maggior numero di persone sarà esentato dal pagamento di tale importo, probabilmente molti cittadini residenti in paesi terzi non saranno in grado di pagarlo, e quindi non potranno recarsi nell’Unione europea.

Per concludere, desidero rinnovare i miei ringraziamenti al relatore e a tutti gli onorevoli colleghi per l’eccellente cooperazione di cui hanno dato prova negli ultimi anni, e congratularmi con l’onorevole Lax per la sua relazione.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) .(RO) Il Codice comunitario dei visti inserisce nelle normative degli Stati membri le procedure e le condizioni per il rilascio dei visti Schengen e armonizza le disposizioni attuali concernenti la decisione di rifiutare, estendere o annullare tali visti.

E’ importante che quegli Stati membri, che non dispongono di un proprio consolato in un paese terzo, siano rappresentanti da un altro Stato membro che abbia una rappresentanza diplomatica o consolare nello Stato terzo competente. Il Codice deve tener conto degli accordi bilaterali firmati dalla Comunità, soprattutto con gli Stati aderenti alla politica di partenariato e di vicinato dell’Unione, per favorire il trattamento delle domande di visto e applicare procedure semplificate.

Ritengo che il diritto degli Stati membri di cooperare con gli intermediari commerciali non contribuirà in maniera significativa alla semplificazione delle procedure per il trattamento delle domande di visto. Infatti, secondo il Codice, i richiedenti devono recarsi di persona a presentare la prima domanda, per consentire la registrazione dei propri dati biometrici. E’ anche possibile che un richiedente venga chiamato a sostenere un colloquio al momento di decidere se concedergli un visto Schengen.

Grazie al codice dei visti Schengen l’Unione europea potrà presentare un fronte unito all’esterno, garantire un trattamento equo a tutti i richiedenti e fissare chiari criteri e norme di esenzione per alcuni paesi terzi. In tale contesto, mi sembra opportuno ricordare che l’Unione europea deve fare il possibile per garantire un equo trattamento agli Stati membri da parte dei paesi terzi che applicano esenzioni dal regime di visto solo per alcuni Stati membri. Non possiamo tollerare l’esistenza di due classi di cittadini europei quando questi vogliono recarsi, per esempio, in Australia o negli Stati Uniti.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) Signor Presidente, vorrei dire all’onorevole Marinescu che mi sto ovviamente adoperando per garantire la reciprocità nei nostri rapporti con i paesi terzi, e che il mio recente viaggio a Washington, in parte, intendeva risolvere tale questione.

Quanto al resto sono molto soddisfatto, giacché l’onorevole Lax ha fatto un ottimo lavoro ed è stato ricompensato da un ampio sostegno. Vorrei aggiungere che, ovviamente, anche la nostra strategia mira a facilitare le procedure di visto con alcuni paesi, e auspico l’ulteriore sviluppo di tale strategia per favorire la concessione dei visti, soprattutto ai giovani provenienti da paesi terzi; credo infatti che sia nel nostro interesse facilitare l’accesso dei giovani in Europa.

Vi ringrazio per il vostro positivo approccio, che ci ha consentito di concludere questo testo e quindi di migliorare e rinnovare una politica dei visti che sarà assai apprezzata.

 
  
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  Presidente . La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 2 aprile 2009.

 

19. Valutazione dei tempi di guida e di riposo (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla valutazione dei tempi di guida e di riposo.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione.(FR) Signor Presidente, leggerò la dichiarazione della Commissione sulla valutazione dei tempi di guida e di riposo.

Il regolamento (CE) n. 561/2006 è entrato in vigore l’11 aprile 2007, circa due anni fa, per sostituire le norme sui tempi di guida e di riposo che erano rimaste immutate per più di vent’anni.

Fin dalla sua adozione, la Commissione ne ha monitorato attivamente l’applicazione, anche grazie a numerose riunioni con gli Stati membri e con rappresentanti dell’industria e dei sindacati, tenute in seno al comitato e ai diversi gruppi di lavoro creati dal comitato stesso.

La Commissione pubblicherà a breve la relazione biennale sull’attuazione della normativa sociale. Una delle conclusioni preliminari è che gli sforzi e gli investimenti realizzati dagli Stati membri in materia di controlli dovranno moltiplicarsi per raggiungere i livelli previsti dalla legislazione europea.

Fra le iniziative adottate dalla Commissione possiamo ricordare gli orientamenti che saranno pubblicati d’accordo con gli Stati membri, volti a garantire un’applicazione armonizzata delle norme sui tempi di guida e di riposo, per esempio nel caso in cui un conducente debba interrompere il proprio periodo di riposo per motivi urgenti.

La Commissione è anche impegnata a migliorare il tachigrafo digitale. Nel mese di gennaio, è stato adottato un pacchetto di misure per rafforzare la sicurezza del sistema. Gli Stati membri dovranno così realizzare attrezzature specifiche per il controllo del tachigrafo.

Un secondo pacchetto di misure volte ad adattare le specifiche tecniche per il tachigrafo è attualmente in discussione in sede di comitatologia. Tali misure favoriranno considerevolmente l’utilizzo del tachigrafo da parte dei conducenti, semplificando le annotazioni manuali.

Dopo aver monitorato l’applicazione del regolamento, la Commissione ritiene che, negli ultimi due anni, la nuova legislazione sui tempi di guida e di riposo sia stata un successo. Quindi, di concerto con gli Stati membri, la Commissione ha convinto i paesi che aderiscono all’AETR (accordo relativo ai trasporti internazionali su strada) ad adottare queste nuove regole a partire dal 2010. Ma ovviamente gli Stati membri dovranno garantire un’applicazione armonizzata delle norme sociali in Europa.

Questo è ciò che avevo da dire al Parlamento a nome della Commissione; adesso ascolterò con attenzione gli interventi dei vari deputati.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool, a nome del gruppo PPE-DE. – (NL) Signor Presidente, oggi c’è stata una certa confusione in merito alla dichiarazione della Commissione, ma è evidente che la dichiarazione odierna si basa sulle interrogazioni orali presentate dal gruppo PPE-DE. Le interrogazioni orali traggono spunto dalla grave preoccupazione che esiste, nonostante gli sforzi della Commissione, in merito all’attuazione pratica di questo regolamento.

Se guido per un minuto di più in un paese perché devo spostare il mio veicolo, potrei dover pagare sanzioni altissime in un altro paese qualche settimana dopo. Questo è un esempio dei problemi che devono affrontare i conducenti e le società di trasporti, che potrebbero peraltro subire gravi conseguenze se un conducente decide di guidare per altri due chilometri per raggiungere un parcheggio sicuro (tutti i parcheggi sono affollatissimi in Europa) o per raggiungere un buon parcheggio per la notte.

Constato con soddisfazione che la Commissione ha intrapreso varie azioni e che sta per presentare una relazione; mi auguro che, con questo documento, essa non esaminerà esclusivamente l’introduzione delle varie disposizioni, ma anche il regolamento, e che procederà a una valutazione a tutto campo che dia al settore l’occasione di discutere con la Commissione stessa le preoccupazioni di cui ho parlato. E’ necessaria perciò un’ampia valutazione, per poter individuare i potenziali miglioramenti.

In effetti, lo svantaggio di questi orientamenti risiede nel fatto che, a mio avviso, essi mancano di forza giuridica all’interno degli Stati membri. Se i conducenti fanno affidamento su tali orientamenti, potrebbero restare delusi, giacché non sono giuridicamente validi – e questo è un problema. Commissario Barrot; sappiamo che lei ha acquisito una profonda conoscenza del settore, e sono quindi lieta che quest’oggi lei sostituisca il commissario Tajani. Mi auguro inoltre che lei ci possa garantire questa valutazione a tutto campo.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău, a nome del gruppo PSE.(RO) I regolamenti europei che disciplinano l’orario di lavoro e i tempi di guida e di riposo per i trasportatori fanno riferimento non soltanto alle condizioni sociali del settore dei trasporti su strada, ma anche e soprattutto alla sicurezza stradale.

Purtroppo, l’Unione europea non è riuscita a fare abbastanza per ridurre gli incidenti stradali. Gli Stati membri effettivamente devono applicare controlli più efficaci al trasporto in transito. In qualità di relatrice per le condizioni sociali, ho esaminato la prima relazione redatta dalla Commissione europea, che si doveva preparare due volte all’anno. Purtroppo ha subito gravi ritardi, ma leggendola ho notato che alcuni Stati membri hanno superato in pratica il numero minimo di controlli che avrebbero dovuto effettuare, mentre altri Stati membri non hanno adempiuto i propri obblighi in materia.

Constato con soddisfazione che nella relazione Grosch sull’accesso al mercato siamo riusciti, insieme al Consiglio, a produrre un testo di compromesso; abbiamo infatti richiesto che i controlli sul traffico non siano discriminatori, e quindi che non siano basati sulla nazionalità o sul paese di residenza del trasportatore.

Signor Commissario, abbiamo certamente bisogno di aree di parcheggio sicure. E’ stato presentato un progetto di relazione per la costruzione di aree di parcheggio sicure al confine tra l’Unione europea e la Russia, ma purtroppo queste aree non sono sufficienti. Gli Stati membri devono investire di più in aree di parcheggio sicure giacché, purtroppo, il 40 per cento delle rapine a danno dei trasportatori si verifica nelle aree di parcheggio.

Abbiamo anche presentato un emendamento al bilancio, per poter stanziare fondi a favore della costruzione di aree di parcheggio sicure. Credo che le condizioni che regolano i tempi di guida e di riposo potranno essere soddisfatte soltanto se forniremo ai trasportatori presupposti che consentano il rispetto di tali disposizioni.

 
  
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  Eva Lichtenberger, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, la collega del gruppo PPE-DE ha dichiarato che il settore nutre gravi preoccupazioni per quei conducenti che, qualora si trovino nella necessità di guidare anche solo per un minuto in più, potrebbero dover pagare una sanzione qualche settimana dopo.

Purtroppo – dal mio punto di vista – la collega può stare tranquilla. In primo luogo i controlli effettuati negli Stati membri sono molto permeabili, dal momento che gran parte degli Stati membri dà poca importanza o addirittura ignora i propri obblighi in materia di controlli. In secondo luogo, le azioni penali in questo settore sono ancora in nuce benché la situazione sia disastrosa. Se per esempio un conducente che lavori ininterrottamente da 38 ore viene fermato sull’autostrada di Inntal, nessuno potrà convincermi che non è riuscito a trovare un parcheggio; vi sono piuttosto gravi pressioni da parte dei datori di lavoro affinché i conducenti continuino a guidare fino all’esaurimento fisico, mettendo in pericolo gli altri utenti della strada. Non mi addentrerò in dettagli sulla gravità degli incidenti che coinvolgono autoveicoli pesanti.

Questo naturalmente riguarda anche i residenti locali, giacché alcuni di questi veicoli trasportano merci pericolose, che possono provocare danni. Mi sembra quindi necessario e importante – anzi essenziale – che in questo settore si effettui un adeguato monitoraggio!

In secondo luogo, soprattutto con l’introduzione dei tachigrafi digitali, gli Stati membri possono ormai vantare una lunga esperienza attuativa, ed è quindi giunto il momento di consentire a coloro che vogliono adempiere i propri obblighi di monitoraggio – a vantaggio dei conducenti, dei residenti locali, degli altri utenti della strada e della sicurezza stradale in generale – di farlo con la massima efficienza.

 
  
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  Johannes Blokland, a nome del gruppo IND/DEM. – (NL) Signor Presidente, finalmente all’ordine del giorno dell’Assemblea plenaria troviamo l’attuazione del regolamento sui tempi di guida e di riposo. Da quando questo regolamento – che è stato definito “confuso” e “irragionevole” – è entrato in vigore, la sua attuazione ha subito aspre e numerose critiche. E’ giunto quindi il momento di agire. Il regolamento deve essere sottoposto a una rapida revisione. Che cosa dobbiamo migliorare? La legislazione deve essere prevedibile.

Non sto auspicando l’armonizzazione di tutte le sanzioni, che deve restare di competenza degli Stati membri. Sono invece fautore di un sistema chiaro, prevedibile e ragionevole, che consenta di ovviare a sanzioni eccessivamente penalizzanti e irragionevoli, che comportano procedure di composizione estremamente lunghe. L’attuale legislazione consente un approccio discriminatorio nei confronti dei conducenti di camion stranieri, in particolare sulle strade europee, il che è inaccettabile. Questo problema provoca una grave distorsione del mercato interno.

Infine, vorrei citare un breve esempio dell’assurdità dell’attuale regolamento sui tempi di guida e di riposo. A un conducente che guidava in Francia è stata comminata una multa di 750 euro per essersi limitato a un periodo di riposo di 15 minuti più breve rispetto a quello prescritto. Poi ci sono volute sei ore per pagare la multa. Di conseguenza, in quello stesso giorno il conducente non ha potuto caricare e scaricare, con tutte le relative conseguenze. La perdita effettiva subita in seguito alla multa per una violazione di 15 minuti è stata pari a circa 1 750 euro.

La Commissione deve adottare un approccio più risoluto nei confronti degli Stati membri che provocano simili distorsioni del mercato interno. Io sono olandese, e il mio pensiero si rivolge a sud.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE) . – (RO) E’ essenziale che i conducenti rispettino le norme sui tempi di guida e di riposo, per garantire un’effettiva sicurezza sulle strade europee e per proteggere i passeggeri.

Nel gennaio 2009 la Commissione europea ha approvato un pacchetto di misure per evitare abusi connessi al tachigrafo, e consentire agli Stati membri una più agevole verifica del rispetto delle norme sui tempi di guida e di riposo. Siamo favorevoli all’introduzione di tali misure alla luce dei numerosi problemi che sono emersi periodicamente in relazione ai sistemi di registrazione dell’orario di lavoro, soprattutto per quanto riguarda i tachigrafi digitali, e anche in relazione al fatto che le attuali disposizioni legislative sono ritenute troppo rigide e di difficile applicazione.

Tra gli aspetti più importanti che la Commissione dovrà ricordare c’è il recepimento della direttiva n. 22/2006 nelle legislazioni nazionali degli Stati membri e l’armonizzazione delle disposizioni nazionali elaborate sulla base dell’articolo 19 del regolamento n. 561/2006. La Romania ha adempiuto i propri obblighi a riguardo, ma vi sono ancora Stati membri che non hanno portato a termine questo processo; di conseguenza, si registrano problemi sia per quanto riguarda la comminazione di sanzioni su base transfrontaliera, che per la riscossione di multe derivanti dalla violazione delle leggi.

Alla luce delle relazioni semestrali prodotte dagli Stati membri in questo ultimo periodo di riferimento e delle numerose difficoltà riferite dai vettori, chiedo alla Commissione europea di considerare l’opportunità di rivedere il regolamento n. 561/2006.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (PSE).(PL) Signor Presidente, questo dibattito riguarda i periodi di guida e di riposo dei trasportatori su strada in un periodo di crisi economica. Migliaia di veicoli sono fermi per mancanza di lavoro. Lo stesso dicasi per i conducenti. Inoltre molte imprese stanno per perdere ogni redditività finanziaria. Gli onorevoli Jarzembowski, Wortmann-Kool e gli altri deputati competenti per la questione hanno opportunamente sollevato tre problemi: la complessità del sistema, la sua affidabilità, e la prassi di imporre restrizioni che è prevalsa fino a oggi.

Non vi è alcuna prova scientifica che dimostri che un’attuazione più flessibile – che nelle circostanze attuali potrebbe anche consentire di ampliare l’orario di lavoro in una settimana specifica – avrebbe conseguenze negative per la sicurezza stradale, soprattutto dal momento che il traffico è in diminuzione. Al contrario, è più probabile che il futuro di questo settore sia minacciato da una rigorosa applicazione delle restrizioni, e dall’imposizione dei nuovi oneri previsti per il trasporto stradale. Mi riferisco in particolare all’Eurovignetta e all’internalizzazione dei costi esterni. Il soggetto è senz’altro un interessante spunto di discussione, e invito la Commissione a esprimere le proprie opinioni in merito.

 
  
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  Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, ho ascoltato con attenzione i vari interventi che si sono succeduti.

Questo regolamento è ancora in rodaggio – mi sembra l’espressione più opportuna dal momento che parliamo di trasporti – ed è ovviamente di grande importanza sia per la sicurezza stradale sia per motivi sociali. Vorrei inoltre rassicurare coloro che hanno dato voce alle preoccupazioni del settore. La Commissione è consapevole della graduale attuazione del regolamento adottato dal Parlamento e dal Consiglio; è infatti in contatto con le parti sociali e con gli esperti degli Stati membri, in modo che il regolamento possa essere gradualmente armonizzato a seconda delle esigenze interpretative.

E’ vero che il 30 gennaio 2009 la Commissione ha adottato una direttiva per armonizzare le definizioni di violazione, e che, per quanto riguarda le sanzioni, essa intende pubblicare una relazione in materia, come previsto dal’articolo 10 della direttiva 2006/22. Questa relazione dimostrerà che nei diversi Stati membri esistono sanzioni diverse, ma che tali sanzioni cambiano anche a seconda del modo in cui le violazioni vengono classificate.

Questo è il primo punto del mio intervento.

Per rispondere all’onorevole Wortmann-Kool, che ha ricordato la necessità di trovare parcheggi sicuri per i conducenti e che si è battuta per aumentare il numero di tali parcheggi, dirò che il regolamento consente di guidare per un periodo più lungo per trovare un parcheggio sicuro.

L’onorevole Liberadzki ha appena sottolineato l’esigenza di non imporre eccessivi limiti al settore, ma sapete bene che il nostro obiettivo è di evitare al settore rischi eccessivi in termini di sicurezza e di proteggere i conducenti da alcuni rischi che essi corrono. L’onorevole Lichtenberger ha ricordato inoltre l’importanza di tali disposizioni per la sicurezza stradale.

Onorevole Marinescu, noi cerchiamo di valutare costantemente l’applicazione del regolamento, ma è vero che, per ora, non possiamo ridiscutere le disposizioni legislative. Bisogna lasciare al regolamento il tempo di creare nuove abitudini che, ne sono certo, saranno vantaggiose per l’intero settore, nella misura in cui favoriranno una migliore armonizzazione delle condizioni di lavoro, nel rispetto della vita personale dei conducenti e a favore di una maggiore sicurezza.

Questo è ciò che posso dire. In ogni caso, mi farò portavoce delle vostre osservazioni con il collega Tajani affinché garantisca una continua e diffusa valutazione, anche alla luce delle opinioni che sono state espresse e soprattutto, signor Presidente, dei commenti pertinenti che sono stati espressi questa sera dai diversi deputati che si sono succeduti nel corso del dibattito.

 
  
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  Presidente . La discussione è chiusa.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ONESTA
Vicepresidente

 

20. Definizione dei limiti di residui di sostanze farmacologicamente attive negli alimenti di origine animale (discussione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la raccomandazione per la seconda lettura (A6-0048/2009), della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce procedure comunitarie per la determinazione di limiti di residui di sostanze farmacologicamente attive negli alimenti di origine animale, abroga il regolamento (CEE) n. 2377/90 del Consiglio e modifica la direttiva 2001/82/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio [15079/2/2008 – C6-0005/0009 – 2007/0064(COD)] (Relatore: Avril Doyle).

 
  
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  Avril Doyle, relatore. (EN) Signor Presidente, vorrei esordire ringraziando tutti i miei relatori ombra e la Presidenza francese per aver favorito un accordo in seconda lettura in tempi rapidi.

Si tratta di una proposta di natura piuttosto tecnica, giacché mira ad aggiornare l’attuale regime dell’Unione europea, il cui obiettivo principale è quello di tutelare la salute pubblica limitando l’esposizione dei consumatori di alimenti di origine animale ai residui di sostanze farmacologicamente attive presenti nei medicinali veterinari e nei biocidi. Questo è possibile fissando soglie di sicurezza o limiti massimi di residui (MRL) per le sostanze approvate e vietando l’uso di quelle sostanze che risultino insicure o per le quali non sia possibile definire un profilo di sicurezza scientificamente affidabile.

Gli MRL non bastano a proteggere i consumatori, la cui tutela viene garantita direttamente fissando un tempo di attesa adeguato prima della macellazione ed esercitando controlli in loco per garantire un monitoraggio efficace. In pratica i tempi di attesa vengono fissati sulla base di un alto fattore di sicurezza che rifletterà i dati disponibili nell’attuale fase di sviluppo del prodotto.

Abbiamo raggiunto un accordo sulle questioni principali. In primo luogo, l’applicazione degli MRL, fissati per una specie, a un’altra specie; in secondo luogo, all’interno dell’Unione europea, l’adozione di MRL fissati a livello internazionale nell’ambito del Codex Alimentarius; in terzo luogo, l’istituzione di un quadro di definizione degli MRL per gli alimenti importati dai paesi terzi.

Siamo riusciti a chiarire le misure che devono essere adottate quando sostanze non autorizzate vengono riscontrate o negli alimenti prodotti all’interno dell’Unione europea o negli alimenti importati da paesi terzi, e a gettare le basi per rivedere i valori di riferimento per interventi (RPA), ossia il livello massimo fissato ai fini di controllo per ogni sostanza non autorizzata alla luce di ogni nuovo dato.

E’ stato trovato un accordo anche sulla definizione degli MRL per alcuni prodotti biocidi come i disinfettanti utilizzati in ambienti animali, in particolare per quanto riguarda gli aspetti del finanziamento della loro autorizzazione e dei loro dossier.

La definizione di un MRL per una sostanza farmacologicamente attiva richiede un costoso pacchetto di dati tratti da studi tossicologici e metabolici. Questo è troppo costoso per alcune specie alimentari meno comuni, le cosiddette specie minori, date le ridotte dimensioni del mercato per i medicinali veterinari – i cosiddetti impieghi secondari. La definizione di un MRL è la prima fase che si deve portare a termine prima che una domanda di autorizzazione relativa a un medicinale veterinario per una specie destinata alla produzione di alimenti, contenente una sostanza farmacologicamente attiva, possa essere presentata alle autorità normative.

Quindi la questione degli impieghi secondari/specie minori (MUMS) richiede una soluzione urgente, giacché solleva potenziali problemi legati al benessere degli animali e alla sicurezza alimentare. I veterinari hanno il dovere di curare gli animali, e faranno sempre il possibile per la loro guarigione. Secondo l’attuale legislazione, essi sono spesso costretti a ricorrere a medicinali privi di autorizzazione.

La mancanza di un MRL inoltre impedisce alle autorità di fissare un adeguato tempo di attesa per una medicina. L’attuale regolamento sugli MRL non prevede di fissare MRL per le singole specie. Il Comitato per i medicinali veterinari dell’Agenzia europea per i medicinali definisce gli MRL per le singole specie, secondo un cauto approccio iniziale. Nel 1997 e nei successivi cinque anni, il Comitato per i medicinali veterinari ha riveduto tutti gli MRL che erano stati definiti e ha concluso che non era necessario definire gli MRL per le singole specie, giacché gli MRL per una particolare sostanza sono quasi sempre simili o identici. In quello stesso anno lo stesso Comitato ha emesso un orientamento sulla definizione di MRL per le specie minori, facendo rientrare fra le specie minori destinate alla produzione alimentare tutte le specie tranne il bestiame bovino, i suini, e il pollame, ma includendovi i salmonidi.

Ciò ha consentito l’applicazione da una specie principale a una specie secondaria della stessa famiglia, da ruminante a ruminante, da pesce a pesce, dal pollo ad altre specie di pollame. Nel 2008, dopo otto anni di esperienza, il Comitato per i medicinali veterinari ha emesso un nuovo orientamento: l’approccio basato sull’analisi dei rischi per i residui di medicinali veterinari in alimenti di origine animale. Si tratta di un approccio basato sui rischi per l’applicazione dell’MRL di una sostanza da una o più specie ad altre specie. L’orientamento consente di estrapolare gli MRL dai dati sulle tre specie principali a tutte le specie, a condizione che gli MRL fissati per le specie principali siano simili o identici.

Il testo della revisione che ci viene proposta offre semplicemente una base giuridica per l’attuale prassi di applicazione per favorire la disponibilità di medicinali veterinari e tutelare il benessere animale.

Due emendamenti riguardano in particolar modo la carenza di medicinali specie-specifici per gli equini (dichiaro un interesse) relativamente a diverse esigenze terapeutiche e sanitarie: tra queste figura il concetto di “vantaggio dal punto di vista clinico”, e non soltanto il requisito che ritiene “essenziale” aggiungere un medicinale all’elenco positivo di sostanze per gli equini a cui si fa riferimento nella direttiva sui medicinali veterinari. In circostanze chiaramente definite, per alcuni prodotti usati per gli equini non sarà necessario disporre di MRL, ma si richiederà comunque il rispetto di un tempo di attesa di sei mesi.

Forse c’è una dichiarazione – mi sia consentito chiedere alla Presidenza di fare da tramite – che il commissario metterà a verbale. Ricordo che alcuni mesi fa c’è stata una discussione su questo tema in merito alla revisione della direttiva sui medicinali veterinari.

 
  
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  Günter Verheugen, vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, la revisione della legislazione sui limiti di residui di sostanze farmacologicamente attive negli alimenti di origine animale rappresenta un’importante iniziativa per la Commissione europea. Essa mira a proteggere i consumatori dai residui di prodotti medicinali negli alimenti, aumentando altresì la disponibilità dei prodotti medicinali veterinari nella Comunità. E’ inoltre una componente importante del programma di semplificazione legislativa promosso dalla Commissione.

Il 21 ottobre dell’anno scorso, Consiglio e Parlamento hanno concluso un accordo che si riflette nell’attuale posizione comune. Quindi disponiamo adesso di una posizione comune cui hanno aderito non soltanto Consiglio e Parlamento ma anche la Commissione. Sono lieto che la Commissione sia riuscita a inserire gli emendamenti sia del Parlamento europeo che del Consiglio, giacché essi conservano lo spirito e la sostanza della proposta originaria della Commissione.

La Commissione quindi ha espresso il suo incondizionato sostegno per la posizione comune nella sua comunicazione al Parlamento europeo dell’8 gennaio di quest’anno. L’approvazione della posizione comune consentirà adesso di condurre questo dossier a una felice conclusione prima della fine di questa legislatura.

Una conclusione che si basi sull’attuale posizione comune consentirà a coloro che si occupano giornalmente di controlli alimentari e medicinali veterinari di svolgere un’opera più efficace nell’interesse della salute animale e della protezione dei consumatori all’interno della Comunità. Queste persone attendono la revisione della legislazione sui limiti di residui ormai da molto tempo; credo che questo periodo di attesa sia più che sufficiente, e che essi possano essere soddisfatti della soluzione che è stata individuata.

Sono ben consapevole dell’importanza particolare che riveste la disponibilità di medicinali veterinari. Quindi, benché questo regolamento sui limiti di residui di sostanze farmacologicamente attive rappresenti già un progresso da questo punto di vista, nel 2010 la Commissione presenterà una valutazione dei problemi conseguenti all’applicazione della direttiva sui medicinali veterinari e, se del caso, presenterà anche nuove proposte legislative in materia.

Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare in modo particolare l’onorevole Doyle, la cui instancabile opera ci ha permesso di raggiungere un accordo su una così importante questione. Onorevole Doyle, i miei più sinceri ringraziamenti per il suo lavoro straordinario.

(EN)

Dichiarazione della Commissione

Relazione Doyle

La Commissione non ignora le preoccupazioni espresse da cittadini e veterinari, dagli Stati membri e dall’industria della salute animale in merito alla direttiva che definisce le norme per l’autorizzazione dei medicinali veterinari; in particolare è importante affrontare i problemi esistenti, legati alla disponibilità di medicinali veterinari e all’uso di prodotti medicinali su specie per le quali non sono autorizzati nonché a qualsiasi sproporzionato onere normativo che ostacoli l’innovazione, garantendo contemporaneamente ai consumatori un elevato livello di sicurezza per gli alimenti di origine animale. La Commissione fa notare che si stanno compiendo concreti passi in avanti in questa direzione: per esempio la semplificazione delle norme concernenti le variazioni dei medicinali veterinari e la presente revisione della legislazione sui limiti massimi di residui negli alimenti.

Inoltre, per raggiungere gli obiettivi previsti in materia di sicurezza dei consumatori, protezione della salute animale, competitività del settore veterinario (comprese le PMI) e riduzione degli oneri amministrativi, la Commissione presenterà nel 2010 una valutazione dei problemi relativi all’applicazione della direttiva sui medicinali veterinari, in vista della presentazione di eventuali proposte giuridiche.

 
  
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  Avril Doyle, relatore. (EN) Signor Presidente, desidero far mettere a verbale che c’è un emendamento cui non mi è possibile dare appoggio, poiché esso darebbe luogo a uno stallo giuridico. Se non è possibile somministrare un medicinale ad animali, nell’ambito di un test, a meno che il medicinale non sia già provvisto di un MRL, la prima conseguenza è l’impossibilità di svolgere i test necessari per ottenere i dati occorrenti per determinare MRL e tempo di attesa.

Vorrei ringraziare il commissario per la sua cooperazione in questo campo, e dichiarare poi esplicitamente l’urgente necessità di una revisione della direttiva sui medicinali veterinari. In un certo senso, stiamo utilizzando questa revisione degli MRL come “riparazione d’urgenza” per un problema assai vasto e importante, che sfugge alle rilevazioni ma di cui siamo tuttavia consapevoli. Nel corso degli ultimi due decenni, la disponibilità di una gamma di medicinali veterinari adeguata per il trattamento della folta varietà di specie animali presenti nella Comunità europea è diventata una sfida sempre più impegnativa. Durante tutto questo periodo, varie parti interessate – tra cui autorità di regolamentazione, rappresentanti del settore e veterinari – si sono intensamente adoperate per affrontare il problema della disponibilità di medicinali.

Nonostante tali sforzi, la situazione ha continuato a deteriorarsi. La mancanza di medicinali autorizzati rappresenta una grave minaccia per la salute e il benessere degli animali oltre che per la sicurezza dei consumatori. Inoltre, il fatto che gli animali restino privi di cure oppure vengano curati con prodotti non autorizzati o inadatti pone a proprietari di animali, allevatori, veterinari e governi seri problemi, tra cui il rischio di implicazioni zoonotiche da animali non trattati o trattati in maniera non corretta, per i proprietari degli animali, i consumatori e i cittadini.

Le varie parti interessate possono subire anche conseguenze finanziarie, legali e commerciali, mentre la mancanza di medicinali può incidere negativamente sulle economie rurali e in generale sull’agricoltura. Un esempio – che riguarda un aspetto di grande importanza – è quello degli effetti che la riduzione del numero di colonie di api provoca sull’impollinazione. Le api costituiscono un problema assai rilevante dal punto di vista degli impieghi secondari/specie minori (MUMS).

I problemi di disponibilità che si registrano attualmente nell’Unione europea hanno da un lato vaste conseguenze dal punto di vista della salute e del benessere degli animali, della sicurezza dell’approvvigionamento alimentare comunitario e della salute pubblica; dall’altro, rendono più difficile per l’Unione rispettare l’agenda di Lisbona e sfruttare l’immenso potenziale offerto dall’agricoltura e dall’acquacoltura offshore europee alle attività di ricerca e sviluppo nel settore della farmaceutica veterinaria.

Ringrazio ancora tutti i colleghi e il commissario per la loro collaborazione a questa relazione.

 
  
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  Presidente . – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Péter Olajos (PPE-DE), per iscritto. (HU) L’Unione europea viene spesso accusata di cercare di regolamentare ogni aspetto della vita quotidiana, ma di essere incapace di risolvere le questioni veramente importanti.

Molti di noi forse estenderebbero un tale giudizio negativo anche alla relazione in esame; ma sarebbe una critica ingiusta. In questo caso, infatti, ci stiamo occupando di prodotti alimentari consumati da esseri umani, che vogliamo rendere più sicuri nell’interesse dei nostri cittadini.

I regolamenti esistenti sono antiquati, e rendono assai arduo ai veterinari ripristinare le proprie provviste di medicinali. Per tale motivo è necessario introdurre norme adeguate per le diverse articolazioni di questo settore.

Oggi un numero sempre maggiore di case farmaceutiche si va dotando di una divisione dedicata ai prodotti animali, che garantiscono entrate ragguardevoli. La domanda è in costante espansione, poiché anche gli animali si ammalano, e in questo momento, a causa del crescente valore dei generi alimentari, la prevenzione di tali malattie diventa sempre più importante.

Negli ultimi tempi, però, è stato segnalato ripetutamente che alcune aziende lavorano a uno sfruttamento più intensivo degli animali: polli dalla crescita rapidissima, maiali ingrassati fino a raggiungere proporzioni enormi nel giro di pochi mesi. Simili risultati si ottengono grazie a medicinali spesso nocivi per gli esseri umani.

Per tale motivo, in collaborazione con l’Agenzia europea per i medicinali (EMEA), è necessario testare ogni singolo preparato somministrato agli animali, per verificare se i residui di tali medicinali che rimangono negli animali, poi consumati da esseri umani, presentino pericoli di sorta.

Il test viene pagato dall’azienda. Va sottolineata la possibilità di ricorrere a una procedura rapida, che riduce i tempi amministrativi; un altro particolare importante è che in tal modo i veterinari hanno un accesso molto più rapido ai medicinali.

Nulla ha maggior valore della salute umana, e per questo abbiamo il dovere di erigere una barriera contro il “doping animale” motivato dal desiderio di lucro.

 

21. Istruzione per i figli dei migranti (breve presentazione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca una breve presentazione della relazione (A6-0125/2009), presentata dall’onorevole Takkula a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sull’istruzione per i figli dei migranti [2008/2328(INI)].

 
  
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  Hannu Takkula, relatore. − (FI) Signor Presidente, l’Unione europea ha il dovere morale di garantire a tutti, compresi i figli dei migranti, il diritto di ricevere un’istruzione valida. Ogni bambino deve avere diritto all’istruzione e tale istruzione – almeno a livello di base – deve essere obbligatoria e gratuita; occorre offrire ai bambini un istruzione di carattere generale che dia a ognuno uguali opportunità di sviluppare le proprie capacità – le proprie capacità individuali di discernimento insieme al senso di responsabilità morale e sociale – per consentire a tutti di diventare membri equilibrati e responsabili della società.

I responsabili dell’istruzione e della cura dei bambini devono prendere come unico principio guida il bene dei bambini stessi; naturalmente questo vale in primo luogo in casa e per i genitori, ma anche la scuola e la società devono svolgere il loro ruolo a sostegno dell’educazione dei bambini, consentendo agli scolari di sviluppare in maniera più completa la propria personalità.

Alcuni studi di recente pubblicazione sui figli dei migranti hanno destato la mia inquietudine. Ne emerge che in alcune situazioni essi hanno incontrato fortissime difficoltà nel frequentare la scuola; inoltre, in alcune società si è cercato di istituire scuole dedicate esclusivamente ai figli dei migranti. Come ovvia conseguenza, parecchie famiglie hanno tolto i loro figli dalla scuola locale, per evitare di inviarli nella stessa scuola dei figli dei migranti; questa deplorevole situazione è la causa dei pessimi risultati scolastici e del basso livello di istruzione che si riscontrano tra i figli dei migranti. Un’altra conseguenza è il rapidissimo avvicendamento di personale insegnante nelle scuole ad alta concentrazione di bambini migranti.

Non sono questi gli esiti in cui avevamo sperato; dobbiamo ora creare le condizioni che permettano ai figli dei migranti di integrarsi al meglio nella società. Ancora, dobbiamo far sì che le scuole possano contare su risorse adeguate – intendo dire risorse quantitative in termini di personale insegnante e anche risorse finanziarie – e dobbiamo assumerci la responsabilità di sviluppare la formazione degli insegnanti, compresa la formazione durante il servizio. Per riuscire a prendersi cura dei bambini migranti secondo criteri integrati e sostenibili occorre adottare un approccio complessivo, ed è necessario pure reperire investimenti speciali e risorse supplementari a favore della formazione degli insegnanti nonché dell’intero sistema d’istruzione.

Si tratta, lo so bene, di una questione che rientra nelle competenze dei singoli Stati membri, ma tramite una trasparente opera di coordinamento da parte dell’Unione europea e del Parlamento europeo dobbiamo incoraggiare gli Stati membri ad agire. Tutti, ne sono convinto, desideriamo che i bambini migranti possano fruire di un’istruzione valida e integrarsi nella società; in tal modo potremo scongiurare la malaugurata tendenza all’esclusione sociale che, come dobbiamo constatare oggi, colpisce molti bambini migranti e spesso produce disoccupazione, criminalità e altre conseguenze negative.

Inoltre, dal punto di vista della libertà di circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea, è preoccupante che le persone residenti negli Stati membri dell’Unione europea non vogliano spostarsi in un altro paese o lavorare all’estero, perché lì sarebbe impossibile per i loro figli fruire di insegnamento e strutture scolastiche di qualità valida e adeguata. Per tale motivo dobbiamo concentrare la nostra attenzione su questo problema e garantire a tutti i bambini e tutti i giovani, in ogni Stato membro dell’Unione europea, un sistema d’istruzione adeguato, di elevato livello e di buona qualità.

I bambini e i giovani sono il nostro futuro, il nostro tesoro più prezioso; essi sono il nostro “Oggi”, non il nostro “Domani”, e mi auguro quindi che noi, nell’Unione europea, saremo in grado di abbracciare tutti il principio comune che garantisce a ogni bambino il diritto a un futuro di sicurezza e integrazione e a un’istruzione di qualità elevata.

 
  
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  Günter Verheugen, vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, apprezzo vivamente questa relazione d’iniziativa e soprattutto, a nome mio e del mio collega, il commissario Figel', desidero ringraziare il relatore, onorevole Takkula, insieme tutta la commissione parlamentare per la cultura e l’istruzione, per il lavoro che hanno compiuto.

La Commissione europea concorda con gli onorevoli deputati: la presenza di un crescente numero di bambini provenienti da un contesto migratorio pone i sistemi d’istruzione di quasi tutti i nostri Stati membri di fronte a difficili sfide.

L’istruzione è un elemento cruciale del processo di integrazione. Per le sorti future dei nostri cittadini in una società basata sulla conoscenza e sempre più soggetta alle leggi della concorrenza, l’acquisizione di qualifiche è irrinunciabile; ma è altrettanto importante che la scuola svolga la funzione di esperimento sociale e offra le basi per la conoscenza e la comprensione reciproche – altro aspetto di capitale importanza per una coesistenza migliore.

Oggi, però, in Europa gli allievi provenienti da un contesto migratorio devono affrontare gravi problemi. Spesso i bambini migranti devono superare non uno ma due scogli: da un lato l’insufficiente conoscenza della lingua del paese ospite, e dall’altro le precarie condizioni socioeconomiche. Rispetto agli allievi locali, spesso i bambini migranti ottengono risultati scolastici peggiori e fanno registrare tassi di abbandono scolastico più elevati nonché tassi inferiori per quanto riguarda l’iscrizione ai successivi gradi di istruzione.

La relazione sottolinea giustamente quanto sia importante offrire ai bambini migranti mezzi adeguati per apprendere la lingua del paese ospite, promuovendo però insieme lingua e cultura del paese d’origine. Per realizzare un’integrazione positiva e precoce nei sistemi d’istruzione e superare gli svantaggi socioeconomici e linguistici, è pure importante la partecipazione all’istruzione pre-primaria. E’opportuno, in ogni caso, che gli insegnanti siano dotati delle necessarie qualifiche, che in un ambiente multiculturale rivestono importanza particolare; anche la mobilità deve costituire un elemento chiave della formazione e dell’evoluzione professionale degli insegnanti.

Noto con soddisfazione che su questi temi si è creato un ampio consenso. Tutti, mi sembra, concordiamo anche sulla necessità di tradurre in pratica le nostre buone intenzioni, per migliorare concretamente le opportunità di istruzione che si aprono ai bambini migranti. Dobbiamo perciò sostenere gli Stati membri, per garantire a tutti un’istruzione di qualità elevata e, allo stesso tempo, svolgere un’opera di prevenzione attiva contro la segregazione socioeconomica degli allievi. Dobbiamo porgere la nostra assistenza agli Stati membri, per mettere tutte le scuole in grado di soddisfare i diversi requisiti necessari, e trasformare le sfide originariamente poste dalla società multiculturale e multilinguistica in un vantaggio per quelle stesse scuole.

Naturalmente, contenuti e organizzazione dei sistemi scolastici sono temi di competenza puramente nazionale, e la Commissione non intende in alcun modo interferire in tali competenze. Devo tuttavia osservare che la positiva integrazione dei bambini migranti è un problema che interessa tutta l’Europa nel suo complesso. Abbiamo molto da imparare gli uni dagli altri, e possiamo imparare molto gli uni dagli altri. Siamo sicuri che la vostra relazione rappresenta un importante passo in avanti, per indicare le azioni specifiche da intraprendere allo scopo di offrire un ausilio concreto in questo campo agli Stati membri.

 
  
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  Presidente . – Dichiaro concluso questo punto all’ordine del giorno.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Nicodim Bulzesc (PPE-DE), per iscritto. (EN) I temi dell’istruzione e della migrazione sono strettamente legati, in quanto sia la migrazione all’interno dell’Unione europea, sia l’immigrazione verso l’Unione, hanno fatto registrare negli ultimi anni un notevole incremento, ed è emersa una serie di aspetti cui in futuro sarà opportuno dedicare maggiore attenzione.

Anch’io ritengo che la direttiva 77/486/CEE sia ormai antiquata. Non dobbiamo dimenticare che essa risale al 1977, e da allora l’evoluzione dell’Unione europea è stata incessante. Per fare un solo esempio, il mio paese (la Romania) ha aderito all’Unione oltre vent’anni più tardi, e a mio avviso sarebbe vano cercare in questa direttiva una soluzione ai nostri problemi. Negli anni più recenti le questioni connesse alla migrazione hanno rapidamente assunto dimensioni vastissime; approvo quindi la proposta di modificare la direttiva, avanzata dall’onorevole Takkula. Anzi, andrei ancora più in là e suggerirei di varare una nuova direttiva, dedicata all’istruzione dei figli di migranti.

 
  
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  Corina Creţu (PSE), per iscritto.(RO) L’incremento dei tassi di migrazione verso l’Unione europea (compresi quelli interni) comporta una serie di importanti conseguenze culturali, economiche e sociali. Da questo punto di vista è di vitale importanza garantire ai migranti pari opportunità e combattere con la massima determinazione le discriminazioni da cui sono colpiti. A tal proposito è particolarmente eloquente la situazione dei rom, i cui problemi costituiscono un caso di speciale rilevanza e presentano difficoltà senza paragoni.

Desidero inoltre attirare la vostra attenzione sul fatto che le difficoltà incontrate dai figli dei lavoratori migranti per integrarsi nel contesto d’istruzione di un paese straniero si ripercuotono poi sulla mobilità della forza lavoro.

Per tale motivo, è importantissimo incoraggiare per i bambini la più rapida integrazione possibile; si tratta di un fattore essenziale per impedire la ghettizzazione dei migranti, soprattutto perché – come è noto – il livello d’istruzione e la situazione socioeconomica dei bambini migranti sono inferiori a quelli degli altri bambini. In questo settore è dunque necessaria un’azione più decisa; quanto più agevoleremo l’integrazione di questi bambini nel sistema d’istruzione del loro nuovo paese, tanto maggiori saranno domani le loro possibilità di successo nell’istruzione e nel mercato del lavoro.

Allo stesso modo, però, imparare la lingua del paese ospite e assimilarsi alla società locale non deve tradursi nella rinuncia al proprio retaggio culturale.

 
  
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  Gabriela Creţu (PSE), per iscritto.(RO) Uno dei principi fondamentali dell’Unione europea è la libertà di circolazione, che consente ai cittadini di lavorare, studiare e viaggiare negli altri paesi. Da parte nostra, è importante considerare l’integrazione sociale dei migranti interni come responsabilità della società intera; l’istruzione dei figli dei migranti è un passo in questa direzione.

L’istruzione dei figli dei migranti va pensata come stimolo al perfezionamento del quotidiano operare della società europea e come fattore di arricchimento culturale. In tale prospettiva, stimo necessario allacciare legami di cooperazione tra paese ospite e paese di origine, con il paese di origine attivamente impegnato a preservare la propria lingua e la propria cultura.

Ove esistano folte comunità di immigrati, siamo favorevoli a introdurre la madrelingua degli immigrati, come seconda lingua straniera, nei programmi scolastici del paese ospite. L’assunzione di personale insegnante in seno alle comunità interessate può essere un metodo per non spezzare i contatti con il paese d’origine e condividere le esperienze che sono frutto dell’immigrazione.

 
  
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  Ioan Lucian Hămbăşan (PPE-DE), per iscritto.(RO) Il Libro verde della Commissione solleva tutta una serie di questioni relative a uno dei problemi più gravi che incombono oggi sugli Stati membri: l’istruzione dei figli dei migranti. Numerosissimi bambini romeni vivono in altri Stati membri insieme alle proprie famiglie, ed è importante che essi mantengano la propria identità e abbiano la possibilità di studiare sia la lingua del paese in cui vivono, sia la propria madrelingua. Dobbiamo incoraggiare la tolleranza e la comprensione reciproca, individuando insieme le soluzioni che permettano di impartire l’istruzione nelle varie madrelingue dei migranti; questi bambini devono avere i medesimi diritti di tutti i loro coetanei. Com’è noto, la loro precaria situazione economica può produrre isolamento, abbandono scolastico e violenza; appunto per tale motivo, dobbiamo aiutare gli Stati membri nella ricerca delle soluzioni più opportune. I bambini sono la nostra risorsa più preziosa; quale che sia la loro origine, essi rappresentano il futuro della nostra società.

 

22. Applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare nel territorio degli Stati membri (breve presentazione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca una breve presentazione della relazione (A6-0186/2009) presentata dall’onorevole Vălean, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri [2008/2184(INI)] .

 
  
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  Adina-Ioana Vălean, relatore. (EN) Signor Presidente, fra tutti i diritti fondamentali di cui godono i cittadini dell’Unione europea, quello che più di ogni altro contribuisce a unirci tutti è il diritto di libera circolazione all’interno dell’Unione stessa.

Tale diritto, sancito dai trattati, è attuato dalla direttiva 2004/38/CE, che fissa le condizioni e i limiti cui i cittadini dell’Unione e i loro familiari devono sottostare, per il godimento del diritto di libera circolazione e soggiorno nel territorio dell’UE.

Alla data del 1° gennaio 2006, più di otto milioni di cittadini dell’Unione europea esercitavano il diritto di risiedere in un altro Stato membro, e altri milioni di cittadini ne fruivano per spostarsi all’interno dell’Unione.

In qualità di relatrice del Parlamento europeo per la valutazione di questa direttiva, devo osservare che l’attuazione concreta del diritto di libera circolazione è gravemente indebolita dal comportamento degli Stati membri, che erigono barriere in violazione dei trattati e della direttiva.

In primo luogo, per quanto riguarda il recepimento da parte degli Stati membri, con molta indulgenza possiamo definirlo carente. Sia la Commissione, sia due distinti studi commissionati dal nostro Parlamento, indicano un ventaglio di problemi, alcuni dei quali costituiscono violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione europea; su tali problemi si sofferma la mia relazione.

Esistono numerosi oneri amministrativi ingiustificati, soprattutto a carico dei familiari con cittadinanza di un paese terzo, tra cui: requisiti per l’ingresso e macchinose lungaggini procedurali; mancato riconoscimento del diritto di libera circolazione per alcuni partner legati da un’unione registrata, compresi quelli che fanno parte di coppie dello stesso sesso; eccezioni di ordine pubblico, invocate a fini economici o di sicurezza, che ignorano il principio di proporzionalità e si risolvono in un abuso dei provvedimenti di allontanamento; e infine discriminazioni contro alcune comunità etniche e contro cittadini di alcuni paesi, relativamente ai diritti di cui godono in base alla direttiva.

In secondo luogo, mi rivolgo ora a coloro che preferiscono considerare solamente gli abusi e gli usi distorti di questo diritto: ammetto che si tratta di questioni importanti, ma ricordo che l’articolo 35 della direttiva fornisce già agli Stati membri la possibilità di combattere tali abusi, come per esempio i matrimoni fittizi o le frodi. Basta applicarlo.

Desidero inoltre ricordare la costruttiva cooperazione che ho allacciato con i parlamenti nazionali, con la Commissione europea e con la relatrice della commissione giuridica, onorevole Frassoni, che condividono tutti la mia preoccupazione in merito ai problemi di recepimento cui ho accennato, nonché alla necessità che tutte le parti interessate si impegnino per risolverli immediatamente.

La mia relazione chiede anche di adottare alcune misure che possano fornire soluzioni. Uno dei passi più importanti e urgenti è la formulazione, da parte della Commissione, di orientamenti complessivi per il recepimento della direttiva; tali orientamenti servirebbero a chiarire l’interpretazione di concetti come “risorse sufficienti” e “pubblica sicurezza”. In seguito, toccherà agli Stati membri attuare tali orientamenti, preferibilmente entro la fine del 2009.

Gli accordi di transizione con effetti discriminatori, che limitano la circolazione dei lavoratori provenienti dagli Stati membri entrati nell’Unione europea dopo il 2004, vanno ormai abrogati o riesaminati.

Occorre stanziare finanziamenti più cospicui a favore delle misure locali di integrazione riguardanti i cittadini comunitari risiedenti in altri Stati membri; infine, la Commissione non deve esitare ad aprire procedimenti di infrazione contro gli Stati membri che non attuano la direttiva.

Per risolvere in maniera soddisfacente questi e altri problemi, dobbiamo riconoscerlo, è ormai necessario che gli Stati membri attuino e recepiscano correttamente la direttiva. Non possiamo permettere che essi sfuggano ai propri doveri in materia di libera circolazione, chiedendo una revisione che indebolisca la direttiva; il Parlamento europeo si oppone con forza a tale revisione e ringrazia la Commissione che ha dato prova della stessa fermezza.

E’ tempo che gli Stati membri e il Consiglio facciano dell’Europa un luogo dove non solo i capitali, le merci e i servizi, ma anche i nostri cittadini possano finalmente circolare. Senza libertà di circolazione non esiste Europa.

Concludo annunciando che presenterò un emendamento orale a una delle note a piè di pagina della mia relazione, così da togliere a coloro che si oppongono alla libera circolazione spinti dal nazionalismo, dal razzismo o dalla xenofobia, ma non osano dichiararlo a viso aperto, ogni pretesto per votare contro la relazione.

Domani, con la votazione per appello nominale, potremo vedere chi è favorevole all’Europa e alla cittadinanza europea, alla libera circolazione e ai diritti dei cittadini senza discriminazioni, e chi invece a tali principi si oppone.

 
  
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  Günter Verheugen, vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero in primo luogo porgere alla relatrice i miei più sinceri ringraziamenti per il documento davvero notevole che ci ha presentato, e anche per l’ottima e costruttiva collaborazione che ci ha offerto in un settore così arduo e delicato.

La libertà di circolazione delle persone è una delle libertà più fondamentali del mercato interno europeo; essa costituisce l’ossatura del funzionamento del mercato interno e quindi anche della competitività dell’economia europea. Dobbiamo riconoscere apertamente che la carente attuazione del diritto comunitario in questo campo è una palese violazione dei principi fondamentali che stanno alla base della costruzione europea; siamo perciò di fronte a un nodo assolutamente cruciale.

Accolgo quindi con favore questa relazione, che va a integrare la relazione adottata dalla Commissione il 10 dicembre 2008 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE. Constato con soddisfazione che praticamente tutti i risultati della relazione del Parlamento europeo coincidono con quelli della relazione della Commissione.

Ora, mi sembra, disponiamo di un quadro completo del modo in cui gli Stati membri hanno recepito e applicato in pratica la direttiva, e ritengo che sia giunto il momento dell’azione concreta. Molto opportunamente, la relazione sottolinea che la responsabilità di recepire e applicare correttamente la direttiva spetta agli Stati membri, ma contemporaneamente invita la Commissione a prendere l’iniziativa in alcuni settori; permettetemi quindi di illustrarvi dove si collocano, a tal proposito, le immediate priorità della Commissione.

La Commissione dà grande importanza alla completa e corretta applicazione della direttiva; si tratta di una delle priorità menzionate dalla venticinquesima relazione annuale della Commissione sul controllo dell’applicazione del diritto comunitario (2009).

La Commissione continuerà ad adoperarsi per garantire che la direttiva venga recepita e applicata correttamente in tutta l’Unione europea. Nei prossimi mesi terremo incontri bilaterali con gli Stati membri per discutere i numerosissimi casi di carenze nel recepimento e nell’applicazione; se non registreremo progressi soddisfacenti, la Commissione non esiterà ad avviare immediati procedimenti di infrazione nei confronti degli Stati membri interessati.

La Commissione intende offrire informazioni e assistenza sia agli Stati membri sia agli stessi cittadini; a questo scopo verranno pubblicati orientamenti su una serie di punti che si sono dimostrati particolarmente problematici, in relazione al recepimento o all’applicazione della direttiva; per esempio in materia di allontanamenti e lotta contro gli abusi. Gli orientamenti tratteranno anche alcuni nodi individuati come problematici nella relazione del Parlamento.

La Commissione continuerà a collaborare con gli Stati membri a livello tecnico nei gruppi di esperti, per determinare le difficoltà e sciogliere i nodi interpretativi concernenti la direttiva.

A questo punto però, onorevole Vălean, devo dichiarare che la Commissione non può accettare la proposta n. 23, che prevede missioni in loco da parte di squadre di esperti e l’introduzione di un sistema di valutazione reciproca basato su tali missioni. Richiamo la sua attenzione sul fatto che tali revisioni tra pari si effettuano normalmente nel quadro del terzo pilastro, ma non nell’ambito del diritto comunitario. Alla luce delle tradizioni giuridiche e amministrative e delle soluzioni scelte dagli Stati membri per il recepimento della direttiva, da tali missioni ci si potrebbe attendere un valore aggiunto assai modesto. Dopo tutto, come lei sa, gli Stati membri sono liberi di scegliere la forma e i metodi che preferiscono per il recepimento delle direttive.

In ogni caso, la Commissione continuerà a seguire con particolare attenzione la diffusione di informazioni sulla direttiva, distribuirà documenti informativi semplici e aggiornati ai cittadini dell’Unione europea e utilizzerà Internet per diffondere informazioni. Infine, inviteremo e aiuteremo gli Stati membri a informare i cittadini in merito ai propri diritti, per mezzo di campagne di sensibilizzazione.

Posso annunciare che la Commissione è pronta ad aderire alla gran maggioranza delle proposte contenute nella relazione del Parlamento. Desidero ringraziare il Parlamento europeo per il sostegno e i suggerimenti che ci ha offerto in merito alle modalità per garantire la corretta applicazione di questa importante direttiva, che riguarda niente di meno che l’adeguata articolazione di una delle quattro libertà fondamentali nel quadro dell’integrazione europea.

 
  
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  Presidente . – Dichiaro concluso questo punto all’ordine del giorno.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Alin Antochi (PSE), per iscritto.(RO) Sostengo senza riserve la relazione dell’onorevole Vălean sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE, tanto più in considerazione dei fatti avvenuti di recente in alcuni Stati membri, che hanno portato alla luce clamorose violazioni di una delle quattro libertà fondamentali, ossia il diritto dei cittadini di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Inoltre, il recepimento inefficace, o addirittura il mancato recepimento, di questa direttiva nella legislazione nazionale degli Stati membri ha cagionato una serie di abusi, riguardanti formalità amministrative e l’interpretazione restrittiva dei provvedimenti legislativi in materia di “residenti senza permesso”: vicende culminate in ingiusti provvedimenti di detenzione ed allontanamento nei confronti di cittadini europei. La soluzione non è la chiusura dei confini, ma piuttosto la ricerca di misure concrete che agevolino l’integrazione dei cittadini nella diversità delle società europee.

A mio avviso la relazione in esame recherà un significativo contributo al controllo del recepimento delle norme contenute in questa direttiva, a patto che gli Stati membri e la Commissione collaborino positivamente in questo senso.

Oggi il desiderio di tutti i cittadini europei è quello di vivere in un’Unione europea in cui siano rispettati valori fondamentali come la libera circolazione delle persone. Non dimentichiamo però che, per raggiungere tale obiettivo, tutti dobbiamo offrire il nostro contributo.

 

23. Preoccupazioni per la salute connesse ai campi elettromagnetici (breve presentazione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca una breve presentazione della relazione (A6-0089/2009) presentata dall’onorevole Ries, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulle preoccupazioni per la salute connesse ai campi elettromagnetici [2008/2211(INI)].

 
  
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  Frédérique Ries, relatore. (FR) Signor Presidente, prima di passare al contenuto mi permetta una breve osservazione sulla forma. Non sono la prima e non sarò certamente l’ultima a deplorare l’articolo 45 del nostro Regolamento, che ci impedisce di discutere questa sera quello che, nonostante tutto, resta un argomento di grande importanza per i cittadini di tutta Europa.

Né dibattito, né oratori che intervengono a nome dei gruppi: nulla di nulla. Nonostante tutto desidero quindi ringraziare – benché, mi rincresce notarlo, non siano presenti – le onorevoli Ayala, Lucas, Sinnott e Ferreira, l’onorevole Adamou e anche l’onorevole van Nistelrooij, che sono rimasti privi di un’Aula, un’Aula quasi vota, alle 11 di sera. Un bell’orario, le 11 di sera, per un argomento di grande interesse che riguarda milioni di cittadini europei.

Vengo ora al contenuto. Erano dieci anni che il nostro Parlamento non si occupava di questo tema. I tempi erano quindi maturi, poiché nel campo delle nuove tecnologie dieci anni equivalgono a un’era storica, o quasi: abbiamo assistito a un boom che ha riguardato apparecchiature senza fili, telefoni cellulari, wifi, bluetooth, stazioni di base, linee ad alta tensione. Queste onde ci circondano da ogni parte, recando benefici innegabili che la mia relazione non intende affatto mettere in dubbio, ma sollevando anche – occorre dirlo – pesanti interrogativi per quanti riguarda il loro impatto sulla nostra salute.

Per essere chiari, quindi, ho dovuto preparare la mia relazione in un contesto assai delicato, tra controversie sempre più aspre intorno ai rischi derivanti dalle onde a bassa frequenza, per non parlare dell’incapacità di giungere a un accordo da parte della comunità scientifica.

Faccio alcuni esempi delle ambiziose proposte che domani, me lo auguro, otterranno il sostegno del Parlamento: protezione delle aree a rischio e delle persone vulnerabili, ossia scuole, asili, case di riposo, convalescenziari e naturalmente istituti sanitari.

In relazione a questo problema sono irrinunciabili le considerazioni etiche; dobbiamo quindi fissare procedure che garantiscano l’indipendenza delle consulenze e della ricerca scientifica. Dobbiamo inoltre stimolare un nuovo comportamento nell’uso dei telefoni cellulari, incoraggiando il ricorso agli auricolari, limitando l’utilizzo dei cellulari tra i bambini e i giovani, educandoli all’impiego di tecniche più sicure, vigilando su determinate campagne di marketing e spingendo operatori e aziende elettriche all’utilizzo comune di stazioni di base e antenne.

Ho tuttavia un motivo di rammarico, tanto più cocente in quanto riguarda il primo paragrafo della mia relazione, che esorta a rivedere l’adeguatezza dei limiti di emissioni. Su questo punto, purtroppo, non ho ottenuto il sostegno dei miei colleghi della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, benché – devo ricordarlo – lo stesso testo, parola per parola, abbia ottenuto un consenso pressoché unanime nella nostra seduta plenaria del 2 settembre scorso, nel contesto di un’altra relazione sul piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute 2004-2010.

La politica dello struzzo attualmente seguita dalla Commissione – mi scusi se ricorro a un termine così rude, signor Commissario – non contribuisce certo a garantire ai cittadini europei quella chiarezza che essi si attendono; al contrario, le divergenze tra gli esperti continuano, mentre si moltiplicano le cause legali, il cui esito è favorevole talvolta agli operatori, talvolta alle associazioni locali di difesa dei cittadini.

In conclusione, l’approccio propugnato dall’Organizzazione mondiale della sanità ed anche dalla Commissione si basa sullo status quo, e prevede una clausola di revisione a tempo, che scadrà nel 2015 – cioè fra quasi dieci anni –, per verificare se l’esposizione costante a questo cocktail di onde a bassa frequenza può causare tumori cancerosi. Non si tratta perciò di un approccio valido; mi sembra al contrario piuttosto avventato e mi auguro di tutto cuore che, se in futuro ci troveremo di fronte a potenziali problemi sanitari, non ci venga annunciato che proprio quest’approccio ne sarà stata la causa.

Il principio di precauzione su cui si basa la nostra proposta non significa inazione, bensì azione; prevede anche consulenze di esperti per ridurre al minimo l’incertezza. Nel delicato settore delle onde elettromagnetiche noi difendiamo oggi una definizione dinamica e progressista; per tale motivo la risoluzione alternativa presentata dal gruppo Verts/ALE gode del mio convinto appoggio – devo dirlo apertamente. Essa riprende, potrei aggiungere, la mia originaria proposta di riduzione delle soglie di emissione, cui si sono già adeguati nove Stati membri e numerose regioni, due delle quali – la Vallonia e la regione di Bruxelles – mi sono molto vicine: ossia un limite di tre volt/metro al posto dei 41 volt/metro oggi permessi dalla raccomandazione del 1999.

Nondimeno, sono la relatrice del Parlamento europeo su quest’argomento, e desidero anzitutto conservare gli altri punti più avanzati di questa relazione, come sono stati adottati in sede di commissione parlamentare; è a favore di quest’ultimo testo, ovviamente, che vi chiederò domani di votare.

In conclusione, signor Presidente, signor Commissario, vorrei inviare due messaggi: la questione delle onde elettromagnetiche e del loro impatto rimane aperta, e sono convinta che il prossimo Parlamento europeo tornerà a occuparsi del problema. L’Europa deve rassicurare i propri cittadini e riprendere la guida di questo dibattito, che oggi si svolge esclusivamente nelle aule giudiziarie.

 
  
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  Günter Verheugen, vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero rivolgere un sincero ringraziamento al Parlamento europeo e in particolare all’onorevole Ries, relatrice di questa relazione d’iniziativa sui campi elettromagnetici (CEM).

Agli occhi di molti cittadini europei la questione dei CEM è estremamente controversa; ma molti altri – noi compresi – giudicano che essa rivesta grandissima importanza.

Proprio per la complessità del problema e l’intensità delle passioni che esso suscita, diviene essenziale raccogliere dati di fatto il più precisi possibile e valutarli con scrupolo, rigore e obiettività.

La Commissione segue perciò la questione con attenzione costante, com’è del resto suo dovere in conformità della raccomandazione del Consiglio 1999/519.

Per tale motivo, la Commissione riceve regolarmente informazioni dai comitati scientifici indipendenti, così da mantenersi aggiornata sui possibili rischi dei CEM. Su questo tema, il recente “parere SCENIHR” – cioè il parere del comitato scientifico competente – è stato adottato appena nel gennaio di quest’anno.

Aggiungo che la Commissione segue con grande attenzione gli sviluppi che si registrano negli Stati membri, nonché le sentenze contro le aziende di telefonia cellulare recentemente emesse in Francia; stiamo inoltre esaminando con interesse estremo la riduzione dei limiti di esposizione per le stazioni di base, introdotta nella regione di Bruxelles.

Posso assicurare al Parlamento che la Commissione analizzerà con grande scrupolo le richieste avanzate nella risoluzione.

Vorrei ora soffermarmi brevemente su alcuni punti.

In primo luogo, a livello europeo esiste già un quadro che fissa limiti di esposizione e norme produttive, oltre a un preciso livello di protezione in termini di effetti noti.

In secondo luogo, gli studi scientifici indipendenti finora disponibili non giustificano una modifica della base scientifica relativa a questi limiti di esposizione.

La Commissione continuerà a seguire da vicino i progressi scientifici realizzati in questo campo, per verificare l’eventuale necessità di un adeguamento dei limiti di esposizione.

In terzo luogo, la Commissione si impegna a intensificare il dialogo con le parti interessate in merito ai potenziali effetti dei CEM sulla salute. Inoltre, la Commissione desidera cooperare con i principali attori, così da poter offrire risposte adeguate alle preoccupazioni dell’opinione pubblica.

Infine, vorrei mettere in particolare luce l’opera che abbiamo svolto per promuovere la ricerca in questo campo e dissipare le incertezze ancora esistenti.

 
  
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  Presidente . – Dichiaro concluso questo punto all’ordine del giorno.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE-DE), per iscritto.(FR) Dobbiamo riconoscere che, al momento attuale, i dati scientifici attendibili e generalmente accettati sugli effetti esercitati dai campi magnetici sul corpo umano sono alquanto scarsi. Tuttavia, essi rientrano nella nostra vita quotidiana (a causa dei telefoni cellulari e della tecnologia senza filo), e l’80 per cento dei cittadini ritiene di non essere sufficientemente informato, mentre il 50 per cento si dice preoccupato.

Finora, la comunità scientifica ha fornito unicamente pareri divergenti e talvolta contraddittori, mentre le autorità pubbliche hanno praticamente trascurato il problema. Sostengo quindi senza riserve questa relazione, che invita gli Stati ad aggiornare regolarmente i valori limite fissati per tali campi e raccomanda – in omaggio al principio di precauzione – di vietare l’installazione di antenne in aree vulnerabili (scuole, istituti sanitari).

Mi sembra poi opportuno che la Commissione europea vari uno studio scientifico mirante a valutare in maniera più adeguata gli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici. Autorità pubbliche, fabbricanti e consumatori devono procurarsi informazioni precise ed esaurienti per misurare questi rischi e, se necessario, adottare adeguate misure di protezione. E’ pure importante emettere raccomandazioni, basate su buone prassi, per una miglior protezione della salute dei cittadini, sia che si tratti di utenti di apparecchiature che di persone abitanti vicino a stazioni di base o a linee elettriche ad alta tensione.

 

24. Problemi e prospettive della cittadinanza europea (breve presentazione)
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca una breve presentazione della relazione (A6-0182/2009) presentata dall’onorevole Gacek, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sui problemi e le prospettive concernenti la cittadinanza europea [2008/2234(INI)].

 
  
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  Urszula Gacek, relatore. − (EN) Signor Presidente, ho il piacere di presentare la relazione su problemi e prospettive della cittadinanza europea, che il mese scorso è stata adottata all’unanimità dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

La cittadinanza europea non sostituisce la cittadinanza nazionale; è un titolo supplementare, che garantisce ai cittadini dell’Unione europea diritti unici, e in particolare il diritto alla libera circolazione, il diritto alla protezione consolare e il diritto di presentare petizioni al Parlamento e al Mediatore europeo. La relazione del Parlamento prende in considerazione la quinta relazione della Commissione sulla cittadinanza dell’Unione, che riguarda il periodo tra il 1° maggio 2004 e il 30 giugno 2007. Si tratta di un periodo senza paragoni: cinque anni fa, il 1° maggio 2004, dieci nuovi Stati membri hanno aderito all’Unione europea, e tale adesione ha innescato, soprattutto dagli Stati dell’Europa centrale e orientale, una migrazione interna all’Unione di proporzioni fino ad allora sconosciute. I nuovi cittadini dell’Unione europea hanno esercitato i diritti loro concessi, e in particolare il diritto alla libera circolazione; hanno colto l’opportunità di studiare all’estero e, in quei paesi che hanno aperto il proprio mercato del lavoro, hanno intrapreso un lavoro legale.

Le dimensioni di questa migrazione pongono però i paesi ospiti di fronte a difficili sfide, che investono sia le autorità centrali sia quelle locali; le autorità locali, in particolare, ove siano responsabili della fornitura di servizi come l’alloggio, l’assistenza sanitaria e l’istruzione primaria e secondaria, devono spesso confrontarsi con i problemi quotidiani dei nuovi immigrati.

Molto lavoro è già stato fatto per favorire l’integrazione, come pure per aiutare i nuovi arrivati a fruire degli stessi diritti di cui godono i cittadini dei paesi ospiti. Si registrano però ancora casi di discriminazione, che in qualche caso dipendono da trabocchetti giuridici e talvolta da una scarsa conoscenza delle modalità di applicazione della legge.

La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ha adottato nel proprio lavoro un approccio estremamente costruttivo e pratico. In seguito a un accordo trasversale tra i vari partiti, abbiamo deciso che la nostra priorità era individuare i nodi problematici e adottare le opportune misure per risolverli, fornendo alle autorità centrali e locali degli Stati membri il sostegno e le risorse occorrenti. La nostra prima preoccupazione è stata quella di evitare che i singoli cittadini venissero in qualsiasi modo ostacolati nel godimento dei propri diritti.

L’attuazione del secondo diritto che ho menzionato, quello alla protezione consolare, è purtroppo ancora assai carente. Tale carenza è venuta brutalmente alla luce, allorché i nostri colleghi sono rimasti coinvolti nel dramma degli attentati terroristici a Mumbai. Se gli stessi deputati al Parlamento europeo hanno avuto difficoltà ad esercitare il proprio diritto alla protezione consolare in una situazione così estrema, quali possibilità avrebbe un cittadino medio in circostanze più normali?

La sensibilizzazione dei cittadini in merito ai propri diritti è un tema fondamentale, che percorre la relazione come un filo rosso, e per intensificare tale opera di sensibilizzazione è stata suggerita tutta una serie di misure. Se appena il 31 per cento dei cittadini si considera ben informato riguardo ai propri diritti, è evidente che abbiamo ancora molto lavoro da fare.

Confido che la Commissione voglia tener conto delle raccomandazioni formulate dal Parlamento e intenda poi riferire, nella sua sesta relazione, sui progressi compiuti. Desidero ringraziare i miei relatori ombra, il personale dei gruppi politici e la segreteria della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, per l’intenso lavoro che hanno svolto. Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno partecipato all’audizione pubblica sulla relazione, e in particolare ai rappresentanti delle ONG: è giusto che, in una relazione sulla cittadinanza, la voce dei cittadini abbia trovato spazio, tramite le ONG, nell’elaborazione della relazione finale.

 
  
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  Günter Verheugen, vicepresidente della Commissione. – (DE) Signor Presidente, onorevole Gacek, a quanto sembra siamo rimasti proprio soli in Aula; a nome della Commissione, desidero ringraziarla per quest’importante e notevolissima relazione e congratularmi con lei.

Il problema sul tappeto è di importanza estrema: la cittadinanza europea. Per molti la “cittadinanza europea” è una vuota espressione, priva di qualsiasi significato, ma la sua relazione prova in maniera convincente che le cose non stanno così. La cittadinanza europea acquista realtà e concretezza grazie a diritti sanciti con precisione nel trattato, ossia il diritto alla libertà di circolazione e di soggiorno, il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni amministrative ed europee, il diritto alla protezione consolare, il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo e denunce al Mediatore europeo, nonché di rivolgersi per iscritto alle Istituzioni europee.

La Commissione ritiene che sia ormai giunto il momento di varare uno specifico programma politico sulla cittadinanza europea. A tal fine intendiamo svolgere un processo di consultazione ampio ed esauriente, che consenta di raccogliere informazioni specifiche sui problemi della cittadinanza europea; ne potrebbero scaturire nuove proposte su cui basare la sesta relazione della Commissione sulla cittadinanza dell’Unione, prevista per il 2010.

Oltre a tale iniziativa, la Commissione sta svolgendo e continuerà a svolgere un lavoro quotidiano per mettere i cittadini in grado di esercitare quotidianamente i propri diritti civili. Onorevole Gacek, in molti dei settori in cui la sua relazione invita la Commissione ad agire, noi stiamo già agendo per potenziare ed estendere tali diritti; posso fare l’esempio del piano d’azione della Commissione per la protezione consolare, e aggiungo che sono pienamente d’accordo con lei: è un settore in cui è necessario fare qualcosa. Dopo tutto, appena poche settimane fa, in questa stessa Aula abbiano tenuto un dibattito interessantissimo su tale tema, che ha chiaramente indicato quanto sia profonda, proprio nel caso dei diritti consolari, la frattura tra aspirazioni e realtà.

Per mezzo di campagne informative, la Commissione ha fatto in modo che i cittadini venissero informati dei propri diritti, e sta ora cercando di mettere a punto garanzie per l’effettivo esercizio di tali diritti: in particolare, adotteremo una relazione sull’applicazione, da parte degli Stati membri, della direttiva sulla libera circolazione.

Nel quadro delle pubbliche relazioni interistituzionali, le prossime elezioni europee costituiscono una priorità. La Commissione sostiene e integra la campagna di misure informative varata dal Parlamento per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito a queste elezioni e invitare i cittadini a esercitare i propri diritti elettorali.

Si tratta di una scelta estremamente opportuna da parte nostra, e desidero sottolineare che l’impegno della Commissione per concretizzare la cittadinanza europea nella vita quotidiana non è isolato. Anche altri soggetti – il vostro Parlamento, tutti i 27 Stati membri, le autorità regionali, i parlamenti nazionali, le autorità locali e ogni comune dell’Unione europea – svolgono un ruolo essenziale per lo sviluppo effettivo della cittadinanza europea.

Mi rallegro che la relazione dell’onorevole Gacek, opportunamente pubblicata prima delle elezioni europee del 2009, coinvolga alcuni di questi importantissimi soggetti, che devono tutti appropriarsi del tema della cittadinanza europea per rendere l’Europa reale agli occhi di milioni dei suoi cittadini. Tutti, credo, siamo consci della nostra responsabilità: dobbiamo evitare che la cittadinanza europea si inaridisca a mero simbolo, e dobbiamo invece farne un diritto specifico, ricco di sostanza nella vita quotidiana.

 
  
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  Presidente . – Dichiaro concluso questo punto all’ordine del giorno.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 142 del regolamento)

 
  
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  Slavi Binev (NI), per iscritto. – (BG) Trasparenza e relazioni democratiche tra cittadini e istituzioni costituiscono principi essenziali per l’Europa, oltre che diritti fondamentali dei cittadini europei. Si tratta per l’appunto dei principi su cui si fondano le elezioni parlamentari. Il problema della compravendita dei voti in Bulgaria è però il sintomo di una situazione opposta.

Dopo l’esperienza delle precedenti elezioni amministrative, ripetutamente compromesse dal plateale acquisto di voti da parte di GERB (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria), DPS (Movimento per i diritti e le libertà) e BSP (Partito socialista bulgaro), i cittadini hanno l’amara sensazione di essere stati defraudati del diritto di scegliere, e di conseguenza sono assai meno inclini a recarsi a votare.

Nonostante il codice penale vigente e i molteplici indizi di violazioni della legge, nessuna delle persone indicate dalla relazione della Commissione è stata condannata per questi reati, poiché le autorità competenti sono palesemente tutt’altro che desiderose di stroncare la compravendita di voti. In Bulgaria il potere giudiziario si mostra ancora indeciso, mentre i responsabili – noti a tutti – stanno preparando le campagne preelettorali e coloro che hanno già venduto il proprio voto attendono che nuovi acquirenti presentino le proprie offerte.

Faccio notare che fino a quando in Bulgaria saranno consentite siffatte violazioni della legge e lo Stato continuerà a non agire in merito, gli elettori onesti saranno defraudati di un proprio fondamentale diritto umano: il diritto di scegliere! E’un sopruso inaccettabile nei confronti di cittadini europei; esorto il Parlamento a non rimanere in uno stato di passiva inerzia.

 
  
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  Magda Kósáné Kovács (PSE), per iscritto.(HU) Il trattato che istituisce l’Unione europea sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini dell’Unione; purtroppo, però, nella realtà questo principio non viene sempre rispettato. Le ragioni di tale disuguaglianza stanno nella povertà estrema, nell’esclusione sociale o nell’esclusione deliberata, nell’esistenza di regioni afflitte da svantaggi multipli che sono rimaste tagliate fuori dalla società dell’informazione e nella cui popolazione non ci si può certo attendere una diffusa coscienza europea. Apprezzo il fatto che la relazione menzioni specificamente i rom: in conseguenza della svalutazione della propria cittadinanza, questa minoranza di 10-12 milioni di persone vive segregata ed è afflitta da gravi svantaggi in fatto di istruzione nonché da una sconfortante situazione occupazionale.

Si può temere che questo collasso sociale incida pure sulle elezioni per il Parlamento europeo. Gli strati più svantaggiati sono sempre meno disposti a recarsi a votare, sia per la loro disinformazione sia perché ai margini della società è meno chiara la consapevolezza del fatto che, fra tutte le Istituzioni dell’Unione, il Parlamento europeo è l’unica la cui composizione essi possono direttamente influenzare. Purtroppo, tale indifferenza è particolarmente diffusa nei paesi dell’Europa centrale e orientale: le radici di tale fenomeno sono da ricercarsi, ancora una volta, nell’inadeguatezza dell’informazione, ma anche nel fatto che, dopo la grande ondata dell’allargamento, il ritmo della rincorsa ai paesi più avanzati è rallentato nella delusione generale.

Ci auguriamo che la libera circolazione di cittadini, lavoratori e fornitori di servizi abbatta ogni confine anche nella mente e nel pensiero dei cittadini. Se diverrà naturale capire che spostarsi entro i confini di una casa più grande significa realizzare una più ampia libertà, allora finalmente quest’Europa multiforme e multicolore potrà riunire un vasto numero di cittadini europei diversi, ma coesi e tolleranti.

 

25. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
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26. Chiusura della seduta
Video degli interventi
 

(La seduta termina alle 23.20)

 
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