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Procedura : 2009/0801(CNS)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A6-0193/2009

Discussioni :

Votazioni :

PV 22/04/2009 - 6.12
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2009)0228

Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 22 aprile 2009 - Strasburgo Edizione GU

7. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
Processo verbale
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Calendario delle tornate del Parlamento europeo - 2010

 
  
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  David Sumberg (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, potrebbe pensare che, dato che a luglio lascerò quest'Aula, non dovrei esprimermi sul programma per il 2010. Ma deluderei coloro che mi hanno votato e hanno fatto sì che io sedessi qui negli ultimi dieci anni se non cogliessi questa opportunità per protestare contro il fatto che il Parlamento continui a riunirsi a Strasburgo. E’ uno scandaloso spreco di denaro dei contribuenti. Non ce n’è alcun motivo: c’è una sede del Parlamento a Bruxelles che va più che bene e ci dovrebbe bastare. Quando ne parlo ai cittadini nel Regno Unito, citando la spesa e le difficoltà che tutti incontrano per venire qui, restano assolutamente sbalorditi, in particolare in un periodo di ristrettezze economiche, increduli che si debba continuare a seguire questa abitudine. E’ venuto il momento di porre fine alla farsa di Strasburgo, di fare in modo che il Parlamento lavori solo a Bruxelles e di contribuire concretamente a risparmiare denaro pubblico e spenderlo per scopi più utili.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. COCILOVO
Vicepresidente

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, ogni anno, la conferenza dei presidenti presenta vari emendamenti tesi a fare in modo che si trascorra a Strasburgo più tempo del necessario. In realtà, a Strasburgo passiamo più tempo di quanto chiunque non lavori qui possa immaginare: per la maggior parte di noi, infatti, il solo viaggio dura quasi un’intera giornata. Dovremmo decidere di non venire più a Strasburgo.

L’unico diritto in più che vorrei per questo Parlamento è quello di scegliere dove riunirsi. L' onorevole Posselt ammette che ci può essere qualche vantaggio locale per i politici che vivono qui vicino. Tuttavia, per tutti noi non è semplice come fare i pendolari attraversando la frontiera con la Germania. Per portare qui gli elettori che vogliono vedere come funziona il Parlamento, ci vuole più di un giorno. A Bruxelles abbiamo strutture assolutamente idonee. Non dovremmo votare per prolungare il tempo che trascorriamo a Strasburgo: dovremmo votare per eliminarlo del tutto.

 
  
  

- Relazione McGuinness (A6-0232/2009)

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, ho solo un punto da sollevare che riguarda l’annosa e scandalosa vicenda delle leggi che in Spagna consentono l'esproprio di terreni a privati. E’ un problema che, in una forma o nell’altra, è sul tavolo della commissione per le petizioni da sei anni. Noi tutti in quest'Aula, a prescindere dalla nazionalità, abbiamo elettori che hanno subito abusi a causa della legge sull’urbanizzazione sulle coste spagnole, come è accaduto a migliaia di cittadini spagnoli.

I tentativi di sottoporre il problema all’attenzione di questo Parlamento sono stati vergognosamente vanificati da alcuni deputati spagnoli di entrambi gli orientamenti politici, e rivolgo un particolare appello ai colleghi del Partido Popular spagnolo per ricordare loro dell’inviolabilità della proprietà. Più di chiunque altro, dovrebbero infatti capire – conoscendo la loro storia e sapendo che cosa è successo con la seconda repubblica, quando la proprietà non era tutelata – quanto sia importante che i cittadini abbiano la certezza che le loro proprietà non rischino di essere oggetto di violazione a causa di abusi da parte dello Stato.

 
  
  

- Relazione Záborská (A6-0198/2009)

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Záborská segue l'impostazione corretta. E’ molto importante che sia assicurata la parità nei vari organi del Parlamento, che si tratti di commissioni o delegazioni.

E’ altresì importante prestare attenzione quando si compilano le liste di candidati per le elezioni europee: devono contenere pari numero di candidate e di candidati.

Ci completiamo a vicenda e spero che un giorno il genere non pesi più tanto rispetto alle competenze e all’esperienza. Quando il Parlamento prende le sue decisioni, è importantissimo che nelle commissioni ci siano persone competenti ed esperte, sia uomini che donne. In questo modo, ognuno avrà un’idea comune e chiara di come costruire un futuro e un’Europa migliore sulla base di preparazione e competenza.

 
  
  

- Relazione Morgan (A6-0216/2009)

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, la creazione di una rete europea comune consentirebbe enormi risparmi. In un determinato momento, da qualche parte in Europa, c’è sempre un’eccedenza di elettricità: l’abolizione delle barriere nazionali ridurrà sostanzialmente la dipendenza dalle fonti energetiche importate. Purtroppo questo modello di integrazione – un mercato libero, decentralizzato, organico – non è ciò per cui abbiamo votato nelle relazioni di oggi. Stiamo invece percorrendo la strada che porta all’armonizzazione, ai prezzi fissi, alla protezione, ad una posizione negoziale comune nei confronti della Russia e di altri paesi terzi. Nell’Unione europea esiste una differenza ideologica fondamentale tra un mercato libero basato sul mutuo riconoscimento dei prodotti e un mercato armonizzato basato sulla limitazione della scelta dei consumatori, sulla protezione dei produttori e sul potere di regolamentazione dell’autorità.

Ritengo che per un paese come il Regno Unito sussistano particolari rischi. Fino a due anni fa, eravamo l’unico produttore netto di energia nell’Unione europea; anche ora ci troviamo grossomodo in una posizione di equilibrio. Una politica energetica comune potrebbe finire con l’essere per noi come quella per la pesca: una politica in cui siamo l’unico paese che versa un importo considerevole nel calderone comune, dal quale tutti gli altri prelevano in misura uguale.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, prima di proseguire, vorrei rendere omaggio alla relatrice, l'onorevole Morgan. So che sta per lasciare il Parlamento e, sebbene non sempre siamo d’accordo, credo che tutti concordino nell’affermare che ha svolto un lavoro egregio nell’ambito di questa relazione.

Se guardiamo alla storia della liberalizzazione nell’Unione europea, ci rendiamo conto che la liberalizzazione delle telecomunicazioni è stata un grande successo, ha offerto possibilità di scelta, prezzi più contenuti e servizi migliori ai consumatori di tutta l’Unione europea. E’ un peccato che, da questo punto di vista, il mercato dei servizi postali e quello energetico, in particolare, abbiano accumulato un certo ritardo. Ci siamo indubbiamente mossi nella direzione giusta, ma dobbiamo risolvere il problema della separazione delle reti nonché dell’accesso ad altri mercati.

Non è giusto che alcuni mercati, come quello britannico, rimangano aperti alla concorrenza, mentre in Germania e Francia le imprese possono accedere al mercato del Regno Unito, mentre impediscono alle imprese britanniche di accedere ai loro mercati. L’era del protezionismo è finita, è venuto il momento di avere più fiducia nel mercato.

 
  
  

- Relazione Belet (A6-0218/2009)

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, in primo luogo, mi congratulo per l’eccellente relazione dell’onorevole Belet. E’ molto importante garantire da parte nostra un atteggiamento attento nei confronti dell’energia, un impegno in vista del risparmio energetico e un’azione efficiente a tutti i livelli nel settore dei trasporti così come in altri.

Dovrebbe essere questo il nostro obiettivo anche nel caso dei pneumatici. Questa relazione nello specifico parla di trasporti e di pneumatici, ma è molto importante ricordare che la sicurezza è l’aspetto principale, su cui non bisogna mai scendere a compromessi.

Occorre trovare il giusto equilibrio su questo tema: l'efficienza energetica nella produzione degli pneumatici non deve mai fare passare in secondo piano la sicurezza. In altri termini, se vogliamo garantire l’efficienza energetica ed accrescerla, dobbiamo al contempo garantire che la sicurezza non sia minimamente compromessa, perché la sicurezza deve essere la priorità del nostro lavoro teso allo sviluppo dei trasporti in Europa.

 
  
  

- Relazione Vălean (A6-0138/2009)

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, ringrazio la relatrice, l'onorevole Vălean, per l’ottima relazione. E’ di fondamentale importanza che in futuro i costi della telefonia mobile in tutta Europa vengano ridotti e siano uniformi in tutto il mercato interno.

Attualmente, il problema è che costituito dal fatto che, quando ci spostiamo da un paese all’altro, spesso dobbiamo acquistare un nuovo abbonamento oppure pagare tariffe molto elevate.

Alla luce della libera circolazione di persone e lavoratori e della realizzazione di uno spazio economico comune – che dovrebbe in realtà funzionare a livello comunitario – è’ importante creare un sistema coerente per le tariffe della telefonia mobile, nell’interesse di tutti i cittadini.

L’Unione europea deve dare la priorità agli interessi dei cittadini: se c'è la volontà, possiamo intervenire per ridurre i prezzi delle chiamate vocali.

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, in quanto relatore della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori per questa relazione, sono molto fiero del lavoro condotto in vista di una maggiore trasparenza. Uno dei grandi problemi che da anni ci affliggono è il “trauma da bolletta”: molti consumatori, tornando a casa, trovavano una fattura più alta del previsto.

Tuttavia, se consideriamo il resto della relazione, e in particolare la questione del tetto massimo delle tariffe, credo che dovremmo ammettere che, anche senza questo regolamento, i prezzi comunque sono scesi. La Commissione stessa ammette, sulla base dei suoi dati, che la maggior parte dei consumatori non utilizza il roaming: il 70 per cento dei consumatori non usufruisce mai di questo servizio nel corso dell’anno e il numero di utenti che lo utilizzano regolarmente è molto più basso. Quindi, in realtà, stiamo riducendo i costi delle chiamate e del trasferimento di dati per pochi privilegiati: europarlamentari, funzionari della Commissione, giornalisti e uomini d’affari europei.

Speriamo che gli operatori, nel tentativo di recuperare da qualche altra parte quel mancato guadagno, non aumentino le tariffe delle chiamate per gli utenti nazionali, in particolare i più poveri. Il nostro intento non è certo quello di rubare ai poveri per far risparmiare i ricchi.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, accolgo con favore la relazione dell’onorevole Vălean su un tema in cui, per una volta, i poteri dell’Unione europea sono pienamente applicabili.

In questo ambito delle telecomunicazioni, devo dire che la situazione è a volte assolutamente insostenibile. Si consuma un inganno a spese dei consumatori che, dopo aver utilizzato un cellulare come questo, con un contratto che, secondo quello che era stato loro detto, includeva le telefonate internazionali, subiscono un trauma quando scoprono l’importo delle loro fatture. Per fare un esempio, vi racconto che cosa mi è successo recentemente: per una giornata trascorsa in Italia, durante la quale mi sono collegato ad internet due o tre volte, ho ricevuto dall’operatore francese Orange, praticamente nazionalizzato, una fattura di 1 200 euro e per un altro giorno trascorso nei pressi della frontiera francese, tra Evian e Ginevra, ne ho ricevuta una di 3 000 euro!

Sono pratiche assolutamente inqualificabili al limite del furto e questi operatori non garantiscono alcuna trasparenza ai consumatori. Le regole sulla trasparenza dei contratti di telefonia mobile all’interno dell’Unione europea devono pertanto essere standardizzate.

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, naturalmente siamo tutti a favore di tariffe più basse quando usiamo il cellulare all’estero; soltanto un folle sarebbe contrario, ma questo è solo uno dei termini dell’equazione. Se obblighiamo gli operatori a ridurre le loro tariffe di roaming, dovranno recuperare da qualche altra parte il mancato guadagno, il che implicherà in genere un aumento delle tariffe per chi non viaggia.

In altri termini, è una tassa imposta ai non viaggiatori a favore dei viaggiatori. Ci saranno ragazzini che vivono nelle case popolari del mio collegio elettorale che si troveranno a dover pagare tariffe più elevate perché alcuni uomini d’affari, europarlamentari e commissari possano telefonare a costi più contenuti quando sono all’estero.

Ricordo che non siamo stati parti disinteressate: tutti noi che partecipiamo a questa votazione avremmo non poco da guadagnare dai regolamenti che abbiamo approvato in questo campo nel corso di quest’anno. Se volete capire come si è spostato il potere in Europa, è sufficiente leggere questa relazione. “Chi sta facendo che cosa a chi?” si chiese Lenin in quella che probabilmente è la più sintetica dichiarazione di filosofia politica mai pronunciata. Chi ha il potere, e su chi lo esercita? Non ci può essere più alcun dubbio su chi ha il potere: siano noi, noi eurocrati.

 
  
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  Inese Vaidere (UEN).(LV) Signor Presidente, grazie per avermi dato la parola. Ho votato a favore di questa relazione perché ritengo che ciò che è stato fatto nel campo delle comunicazioni mobili dal Parlamento europeo sia molto importante. Se ripenso ai miei primi giorni di lavoro a Bruxelles, un minuto di conversazione telefonica costava tre euro e anche più; ora grazie a queste normative, paghiamo importi contenuti, e questo rappresenta un vantaggio per tutti i cittadini europei. Vorrei altresì segnalare che queste tariffe di roaming sono state poco chiare, in particolare per quanto riguarda i messaggi di testo. Mentre sulle chiamate vocali siamo riusciti ad ottenere notevoli risparmi, gli operatori hanno spesso guadagnato eccessivamente sui messaggi di testo, con un’evidente penalizzazione, ancora una volta, dei cittadini. Credo che con questa direttiva e questo regolamento abbiamo compiuto un importante progresso nella difesa degli interessi dei consumatori, e anche oggi che, con i nuovi cellulari, la trasmissione dei dati riveste un ruolo talmente importante, la riduzione di queste tariffe costituisce un risultato di notevole peso per il Parlamento europeo.

 
  
  

- Relazione Skinner (A6-0413/2008)

 
  
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  Eoin Ryan (UEN).(EN) Signor Presidente, desidero congratularmi con l’onorevole Skinner per la sua relazione. Ha svolto un lavoro eccellente. L’impresa era ardua, ma ha ottenuto ottimi risultati su questa normativa estremamente complessa. Desidero altresì congratularmi con le istituzioni europee e gli Stati membri, che ci hanno consentito di condurre a buon fine Solvibilità II.

E’ un ottimo esempio di come l’Europa debba cooperare verso la ripresa economica. Gli oneri saranno condivisi, così come lo saranno le soluzioni. Questa risposta approvata a livello europeo fornisce un buon esempio di una più stretta cooperazione in materia finanziaria. Dobbiamo impegnarci affinché una crisi del sistema bancario come quella che stiamo attraversando ora non si ripeta mai più.

Ho preso nota con grande interesse dell’approvazione da parte della Commissione di un regime di sostegno ai mutui per i proprietari di casa britannici. Questo sistema consentirà ai proprietari che non sono in grado di rimborsare le rate del mutuo di posticipare il pagamento dell'intero capitale e fino al 70 per cento degli interessi per un periodo di due anni. Dovremmo seguire con grande attenzione l’evoluzione di questo regime e trarne i dovuti insegnamenti, nonché attuare qualsiasi misura efficace in grado di alleggerire l’onere che grava su di noi.

Penso che sia un esempio al quale tutti gli Stati membri possono guardare, ma credo anche che gli istituti finanziari negli Stati membri dovrebbero agevolare il passaggio a mutui “solo interessi” per chi si dovesse trovare in difficoltà. Gli istituti finanziari, tenuto conto del sostegno che hanno da parte dei governi degli Stati membri, potrebbero fare molto per aiutare le persone in difficoltà a causa della recessione.

 
  
  

- Relazione Hökmark (A6-0236/2009)

 
  
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  Christopher Heaton-Harris (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, prima di procedere alla dichiarazione di voto, vorrei congratularmi con l'onorevole Kamall, che ha appena tenuto il suo centesimo intervento in plenaria. Qualcuno sarà sorpreso che ci abbia messo così tanto tempo! Ma è bello averlo nel club dei centurioni.

Ho votato a favore della relazione Hökmark per innumerevoli ragioni. Soprattutto perché chi mai potrebbe essere contrario alla sicurezza nucleare? Inoltre, se si parla di sicurezza nucleare e di futuro approvvigionamento energetico, immagino che tutti vorremmo che l’energia fosse fornita e smaltita nel modo più sicuro possibile. Ma ho espresso voto favorevole anche perché voglio che in futuro ci sia più energia nucleare – anche nel Regno Unito – dal momento che ne ho fin sopra i capelli di vedere comparire in splendide aree della campagna europea mulini a vento e turbine eoliche che non aggiungono nulla a nessuna delle nostre reti energetiche nazionali – anzi le danneggiano ulteriormente – e non forniscono energia rinnovabile: forniscono un’energia leggermente alternativa per un breve periodo di tempo. Sono assolutamente favorevole alla sicurezza nucleare e all’energia nucleare.

 
  
  

- Relazione Romeva i Rueda (A6-0253/2009)

 
  
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  Jim Allister (NI).(EN) Signor Presidente, l’insensata proposta della Commissione, nella forma iniziale che prevedeva il controllo della pesca ricreativa, i quantitativi detenuti a bordo, le licenze e tutto ciò che questa burocrazia comporta, è stata una di quelle che, giustamente, si sono scontrate con una forte opposizione, non solo in quello specifico settore, ma anche da parte di chi si interessa a tematiche relative alla pesca e alla burocrazia comunitaria.

Mi rallegro pertanto che oggi sia stato approvato l’emendamento n. 48, che permette di compiere un primo passo verso il ripristino della giusta discrezione degli Stati membri in merito all’opportunità di intervenire rispetto alle licenze e alla registrazione della pesca ricreativa, lasciando agli Stati membri il compito di giudicare le eventuali conseguenze – non presenti in molti Stati membri – delle catture della pesca ricreativa. Sono dunque soddisfatto che la proposta della Commissione sia stata respinta e che un’opera che era iniziata male in qualche modo sia stata migliorata.

 
  
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  Daniel Hannan (NI).(EN) Signor Presidente, dopo dieci anni in questo Parlamento, credevo ormai che nulla potesse più sorprendermi; sono tuttavia rimasto stupito dalla fatuità della proposta volta ad estendere la politica comune della pesca alla pesca sportiva in mare, imponendo la registrazione di ogni cattura e la relativa imputazione al relativo contingente nazionale.

La proposta non è stata eliminata, ma notevolmente migliorata grazie soprattutto ad un'estenuante battaglia combattuta in commissione parlamentare da quattro scozzesi audaci e patriottici che rappresentano i principali partiti del paese, le onorevoli Attwooll e Stihler, e gli onorevoli Stevenson e Hudghton. Desidero altresì rendere omaggio al migliore amico dell’Irlanda del Nord presente in quest'aula, l’onorevole Allister, grande sostenitore degli interessi delle comunità e delle tradizioni nella sua provincia.

Il problema qui riguardava la mancata applicazione della normativa vigente. Quest'Aula tende istintivamente a legiferare, anziché utilizzare l’arsenale giuridico di cui già dispone. Vorrei che applicassimo – e non solo nel settore della pesca – il principio secondo cui la soluzione migliore è quella di non adottare nuove leggi a meno che non siano stati utilizzati fino in fondo i poteri legali di cui già si dispone.

 
  
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  Catherine Stihler (PSE).(EN) Signor Presidente, la votazione di oggi sulla relazione Romeva dovrebbe, mi auguro, rassicurare i pescatori europei le cui preoccupazioni sono state riconosciute. Gli emendamenti nn. 7 e 11 sono stati accolti senza opposizione; l’emendamento n. 48 è stato approvato con 608 voti contro 37; l’emendamento n. 49 con 580 voti contro 54; l’emendamento n. 50 è stato ampiamente sostenuto; l’emendamento n. 2 è stato accolto in quanto parte di una votazione in blocco insieme agli emendamenti nn. 7 e 11; l’emendamento n. 92 è decaduto così come il n. 93, come era stato chiesto dalla comunità della pesca sportiva.

Il prossimo passo consisterà nel vedere come il Consiglio intende gestire la riformulazione dell’articolo 47. Accetterà la nuova redazione del Parlamento oppure assumerà un approccio diverso? E’ un peccato che non ci sia nessun rappresentante del Consiglio per rispondere a questa domanda. Ma il Libro verde sulla riforma della politica comune della pesca lanciato oggi offre a tutti noi un’opportunità per cambiare la politica comune della pesca, e spero che i colleghi non mancheranno di distribuirlo al maggior numero possibile di elettori perché facciano sentire la loro voce.

 
  
  

- Relazione Visser (A6-0206/2009)

 
  
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  Syed Kamall (PPE-DE).(EN) Signor Presidente, la ringrazio. Ho l’impressione di aver raggiunto un importante traguardo: una pietra miliare… o una pietra al collo, forse?

La relazione tratta un tema interessante, la conservazione delle risorse della pesca attraverso misure tecniche. Devo dire però che se davvero vogliamo applicare le migliori misure tecniche possibili per conservare gli stock ittici, non le troveremo certo nella politica comune della pesca. I risultati sono sotto i nostri occhi: la politica comune della pesca è stata un fallimento in termini di conservazione degli stock ittici. E’ finalmente venuto il momento di guardare invece ai sistemi che hanno funzionato nel resto del mondo.

Prendiamo l’esempio dell’Islanda, dove sono state individuate soluzioni basate sulla proprietà e i diritti possono essere ceduti. Guardiamo alla Nuova Zelanda, dove i diritti sulle zone di pesca si tramandano di generazione in generazione. In entrambi i casi, si osserva che, se si ha fiducia nel mercato, nello stato di diritto e nei diritti di proprietà, nella maggior parte dei casi vengono adottate soluzioni migliori rispetto a programmi a pianificazione centrale di stile sovietico, come la politica comune della pesca, che si è rivelata un disastro. E’ giunto il momento di avere fiducia nel mercato.

 
  
  

- Relazione Busuttil (A6-0251/2009)

 
  
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  Simon Busuttil (PPE-DE). (MT) Una breve nota per spiegare il voto del gruppo Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, sulla relazione da me presentata su una politica d’immigrazione comune. Si sono svolte due votazioni, una su una proposta alternativa e l’altra sulla relazione in quanto tale. Abbiamo votato a favore nella prima, in modo da poter eliminare un paragrafo che era stato inserito dal blocco socialista del Parlamento e che prevedeva il diritto di voto per gli immigrati. E’ un punto sul quale non siamo d’accordo e abbiamo pertanto espresso voto contrario anche in commissione parlamentare.

E’ un peccato che questa proposta non sia stata approvata perché, in caso contrario, il paragrafo sarebbe stato eliminato. Abbiamo poi espresso voto favorevole alla relazione nel suo insieme perché riteniamo che sia una valida e rifletta il programma completo del Parlamento nell’ambito di una politica d’immigrazione comune.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, i principi, le azioni e gli strumenti di una politica europea per l’immigrazione: ecco il vastissimo argomento oggetto della relazione Busuttil.

I principi? L’Unione europea avrà presumibilmente bisogno di altri 60 milioni di immigrati extraeuropei entro il 2050, nonostante i milioni di cittadini europei disoccupati e poveri, i licenziamenti massicci e la chiusura delle aziende.

Le azioni? Garantire più diritti alle popolazioni di immigrati, compreso in particolare il diritto di voto, e assicurare loro accesso illimitato al territorio e al mercato del lavoro europeo.

Gli strumenti? La cosiddetta discriminazione “positiva” o il riconoscimento di qualifiche informali di qualunque tipo, mentre gli europei devono avere qualifiche debitamente certificate, il riconoscimento di una nuova categoria di migranti, i migranti ambientali; e l’obbligo per i cittadini europei di adeguarsi all’inevitabile invasione, orchestrata e pianificata dagli eurocrati, con la complicità di questo Parlamento.

Invece di accettare tutto questo, dobbiamo urgentemente invertire i flussi migratori, ripristinare le frontiere interne, attuare una politica veramente incentrata sulla famiglia per favorire la crescita demografica in Europa ed imporre la preferenza nazionale ed europea in tutti i settori.

 
  
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  Mario Borghezio (UEN). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho molte riserve su questa relazione a cominciare, come è stato detto poco fa, da una previsione che appare sconcertante nel momento in cui in Europa abbiamo il problema della cassa integrazione o addirittura licenziamenti per milioni di operai. Prevedere 60 milioni di nuovi immigrati per venire a lavorare in Europa mi sembra una previsione fuori dal mondo.

Ma anche per sottolineare che mentre qui discutiamo su come regolare e come organizzare il futuro dell'immigrazione avvengono tragedie – grazie a Dio scampate per il senso di umanità del nostro paese e il buon governo del ministro Maroni – come quella che poteva avvenire nel caso della nave turca Pinar.

L'Europa cosa sta a fare? In 600 casi – denuncia giustamente il ministro Maroni – Malta non ha accolto, non ha svolto, benché finanziata dall'Unione europea, quell'azione di accoglienza per affrontare concretamente gli sbarchi provenienti dalle coste del Nordafrica. In tutti questi casi è dovuto intervenire in nostro paese che non ce la fa più con un centro di accoglienza a Lampedusa che, come tutti sappiamo, è ormai ben al di sopra delle sue possibilità.

Allora l'Europa intervenga, stabilisca delle regole precise! Chiediamo un sostanzioso aumento dei finanziamenti per il nostro paese per affrontare debitamente questa sfida! L'Europa si svegli e regoli in maniera seria il flusso dell'immigrazione: così non si può andare avanti!

 
  
  

- Relazione Visser (A6-0206/2009)

 
  
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  Inese Vaidere (UEN).(LV) La ringrazio, signor Presidente. Volevo esprimere il mio parere sulla relazione Visser sui temi legati alla conservazione della pesca. Signor Presidente, per il mio paese – la Lettonia – la pesca è molto importante, dal momento che abbiamo 550 km di coste. Poiché la Lettonia è rappresentata in Europa da otto eurodeputati, non possiamo essere presenti in tutte le commissioni, ma questi temi sono estremamente rilevanti sia per la nostra economia che per il nostro stile di vita tradizionale. Il regolamento attuale, a cui anche questa relazione fa riferimento, non è sufficiente a proteggere la pesca costiera. So bene che il sovrasfruttamento è un problema grave, ma la nostra pesca costiera è minacciata da una regolamentazione eccessiva e i pescatori lettoni sono obbligati ad allontanarsi dalla costa baltica. Il Parlamento europeo dovrebbe fare in modo che gli Stati che si affacciano direttamente sul mare possano sia conservare il loro stile di vita tradizionale, sia dedicarsi concretamente alla pesca, visto che spesso oggi i villaggi di pescatori si trovano costretti ad acquistare prodotti dalle grandi aziende che pescano in oceani lontani. Centinaia, addirittura migliaia di abitanti della costa perdono il lavoro, anche se da secoli la pesca è il loro principale mezzo di sussistenza. Molte grazie.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

- Relazione Markov (A6-0243/2009)

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore di questa raccomandazione in quanto l’adesione della Comunità europea al regolamento n. 61 della commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite recante disposizioni uniformi per l’omologazione dei veicoli commerciali per quanto riguarda le sporgenze esterne poste anteriormente al pannello posteriore della cabina (accordo riveduto) è un obiettivo della politica commerciale comune, conformemente all’articolo 113 del trattato per l’eliminazione delle barriere tecniche al commercio di veicoli a motore tra le parti contraenti.

Il coinvolgimento della Comunità darà maggior peso alle attività di armonizzazione condotte conformemente a tale accordo e consentirà pertanto un più facile accesso ai mercati dei paesi terzi. Questo coinvolgimento deve garantire coerenza tra gli strumenti definiti “regolamenti” adottati in virtù dell’accordo riveduto e la normativa comunitaria in questo settore. L’adozione di un regolamento di questo tipo è in realtà sinonimo di adeguamento al progresso tecnico.

 
  
  

- Raccomandazione per la seconda lettura: Jan Cremers (A6-0207/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto è favorevole.

La Commissione Europea è sempre stata estremamente attenta nel garantire i diritti individuali dei cittadini mobili, soprattutto per quanto riguarda quei vantaggi relativi al campo della sicurezza sociale. La libera circolazione dei cittadini all'interno dei confini dell'UE è una delle libertà fondamentali del cittadino e favorisce lo sviluppo dell'economia interna dei nostri Stati membri.

Ecco perché la Commissione vuole moltiplicare i suoi sforzi affinché i cittadini dell'UE e le loro famiglie fruiscano realmente dei diritti garantiti dalla vigente normativa europea. Sebbene in certi settori le normative nazionali riservino alla popolazione comunitaria e ai loro famigliari un trattamento migliore da quello vigente nell'attuale legislazione europea, nessuno Stato membro ha ratificato in modo del tutto corretto tutte le direttive emanate in proposito.

La violazione, molto spesso continua, dei diritti fondamentali dei cittadini dell'UE nello svolgimento del diritto di libera circolazione sul territorio europeo appare evidente soprattutto in relazione ai seguenti fenomeni: il diritto di ingresso e soggiorno dei famigliari che sono cittadini dei paesi terzi; la mancanza di assistenza sugli infortuni sul lavoro.

Auspichiamo che la Commissione prosegua la sua collaborazione tecnica con gli Stati membri, grazie alla quale sono state già individuate varie questioni da discutere e chiarire ulteriormente, soprattutto per quanto riguarda gli abusi.

 
  
  

- Relazione Lucas (A6-0115/2009)

 
  
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  Avril Doyle (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore di questa relazione perché manda un segnale forte al prossimo Parlamento sulla necessità di affrontare con maggiore efficacia il tema del disboscamento e della deforestazione illegali.

E’ una proposta che attendiamo ormai da troppo tempo. Si stima che circa il 20-40 per cento della produzione industriale mondiale di legno abbia origini illegali, e fino al 20 per cento di tale produzione entra ogni anno nell’Unione europea. Questo fenomeno riduce fortemente i prezzi del legno, impoverisce seriamente le risorse naturali e i gettiti fiscali ed aggrava la povertà delle popolazioni indigene in tutto il mondo. Gli effetti a lungo termine sono addirittura più gravi, dato che la deforestazione, causata molto spesso dal disboscamento illegale, è responsabile di quasi un quinto delle emissioni di gas serra di tutto il mondo.

Secondo gli emendamenti contenuti nella relazione Lucas, la detenzione o la vendita di legname può essere considerata reato solo se c’è negligenza, imprudenza o intenzionalità, mentre non sono penalizzate le aziende che hanno adempiuto agli obblighi di dovuta diligenza. Non viene introdotto quindi alcun obbligo assoluto per le imprese di garantire la legalità.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. (PT) Ho espresso voto favorevole alla risoluzione sugli obblighi per gli operatori che commercializzano legname e prodotti del legno, perché il disboscamento illegale rappresenta un problema sempre più grave con implicazioni ambientali allarmanti, quali perdita di biodiversità, deforestazione e degrado forestale. E' altresì di quasi il 20 per cento delle emissioni di carbonio in tutto il mondo.

In quanto grande consumatrice di legname e di prodotti del legno, l’Unione europea ha l’obbligo di intervenire in modo efficace contro la deforestazione e il disboscamento illegale, anche cessando di rappresentare un mercato per prodotti del legno illegali.

Occorrono leggi contro il disboscamento illegale affinché i consumatori sappiano che i prodotti hanno una provenienza legale, affinché le aziende che rispettano queste regole non siano penalizzate e affinché le imprese che scelgono invece prodotti illegali non trovino più mercato.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la relazione dell’onorevole Lucas che stabilisce determinati obblighi per gli operatori che commercializzano legname e prodotti del legno. Sono stato relatore per parere della commissione per il commercio internazionale, parere adottato all’unanimità in commissione.

Per noi, il modo migliore per fermare il commercio illegale di legno è stato il ricorso a misure deterrenti: rendere più severi requisiti ed obblighi e più efficaci gli strumenti giuridici atti a perseguire la detenzione e la vendita da parte di operatori che commercializzano legname e prodotti del legno di provenienza illegale sul mercato comunitario.

Dobbiamo cooperare con i più grandi paesi consumatori quali Stati Uniti, Cina, Russia e Giappone per affrontare questo problema e creare un sistema di allerta e un registro dei disboscamenti illegali su scala globale e dei paesi che destano preoccupazioni utilizzando Interpol e un organismo ad hoc delle Nazioni Unite munito delle ultime tecnologie di rilevamento satellitare.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE-DE), per iscritto.(FR) Ho deciso di astenermi dal voto sulla proposta di regolamento che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legname e prodotti del legno.

Seppure credo sia fondamentale intensificare i controlli sulle importazioni di legname alle frontiere del mercato unico, ritengo che questa relazione proponga un sistema eccessivamente gravoso e burocratizzato, che andrà a penalizzare i settori silvicoli europei.

Per combattere il disboscamento illegale, invece di imporre un complicato e costoso sistema di etichettatura dei prodotti, che sarebbe deleterio per il settore e per il legno in quanto materiale, dovremmo intensificare i controlli concentrandoci sulla catena di approvvigionamento che porta i prodotti sul mercato europeo.

L’obiettivo principale del regolamento dev'essere l'introduzione di una nuova cultura di controllo e responsabilità anziché l’imposizione di un processo burocratizzato e costoso per il controllo di ogni singolo prodotto. Visti i problemi cui il settore si trova ad affrontare, non dovremmo penalizzare il legno più di altri materiali e fonti energetiche sottoponendolo a norme eccessivamente vincolanti in materia di commercializzazione.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Sottolineo che questo è un regolamento assolutamente necessario, che aspettavamo da tempo. Il disboscamento illegale è un problema che dev'essere affrontato in maniera efficace, non solo per ragioni legate al clima ma anche per gli aspetti ambientali e sociali. Ciononostante, oggi sono stata costretta a votare contro la relazione. La relazione della commissione per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare ha perso di vista il suo obiettivo principale e ha ampliato il campo di applicazione e gli obblighi ben al di là di quanto inizialmente previsto. Dobbiamo garantire che, una volta che i prodotti del legno sono stati importati e sdoganati alle frontiere del mercato interno, si possa ragionevolmente supporre che siano di provenienza legale e che non ci sia alcuna necessità di imporre un ulteriore onere burocratico e finanziario del tutto sproporzionato a tutti gli operatori all’interno dell’Unione europea.

La relazione della commissione parlamentare prevede tuttavia una costosa etichettatura e ulteriori requisiti di sostenibilità, estende eccessivamente la definizione di legalità e impone l’obbligo della dovuta diligenza a tutti gli operatori del mercato interno. Questo regolamento dovrebbe combattere il disboscamento illegale alle frontiere, come inizialmente previsto. L’obiettivo del regolamento non può certo essere quello di gravare su tutti gli operatori del mercato interno, anche quelli che non utilizzano o distribuiscono legname ottenuto in modo illegale, con potenziali ricadute sulla loro competitività sui mercati mondiali, pertanto non può essere sostenuto.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore di questa relazione che per la prima volta stabilisce le regole per gli operatori che immettono legno sul mercato dell’Unione europea. Gli operatori saranno tenuti a seguire un sistema di dovuta diligenza affinché tutto il legno sia ottenuto in conformità con la normativa regionale, nazionale ed internazionale vigente. Mi rallegro del fatto che gli operatori debbano altresì rispettare criteri di sostenibilità e norme che riguardano le popolazioni indigene. E’ fondamentale che vi sia una verifica della conformità da parte di terzi, e sono lieto che questa relazione evidenzi tale aspetto.

 
  
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  Robert Sturdy (PPE-DE), per iscritto. − (EN) Occorre mettere in atto un impegno teso a fermare il commercio di legname e prodotti del legno prodotti illegalmente e immessi sul mercato comunitario, nell’interesse di una concorrenza efficace, dello sviluppo sostenibile e della protezione dell’ambiente e della biodiversità globale.

Il sistema della dovuta diligenza proposto dalla Commissione (già applicato con standard elevati nel Regno Unito) comprende misure e procedure che consentiranno agli operatori di tracciare la provenienza del legname e dei prodotti del legno, di accedere ad informazioni relative alla conformità con la normativa vigente e di gestire il rischio legato all’immissione sul mercato comunitario di legname e prodotti del legno illegali. Grazie ad un’azione di questo tipo i consumatori saranno inoltre certi che, acquistando legname e prodotti del legno, non contribuiranno ad aggravare il problema del taglio di legname illegale e del relativo commercio.

Seppure sosteniamo questa proposta in linea di principio, non appoggiamo l’applicazione dei requisiti a tutti gli operatori come proposto dalla relatrice, elemento che a nostro avviso introduce oneri burocratici e finanziari sproporzionati per tutti gli operatori nell’Unione europea. La proposta della Commissione prevede un sistema di dovuta diligenza flessibile basata sulla valutazione del rischio e sull’analisi delle prove e rappresenta un'impostazione molto più efficace e pratica.

 
  
  

- Relazione Randsdorf (A6-0214/2009)

 
  
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  Šarūnas Birutis (ALDE), per iscritto.? (LT) Il petrolio rappresenta la principale fonte energetica dell'Unione europea e l'economia dipende fortemente dalla continuità e dall’affidabilità dell' approvvigionamento a un prezzo abbordabile. Data la dipendenza elevata e crescente dalle importazioni, la sicurezza dell'approvvigionamento riveste particolare importanza.

La domanda di petrolio all'interno dell'UE continuerà ad aumentare fino al 2030, anche se soltanto nella misura dello 0,25 per cento annuo. Nel 2030 il petrolio costituirà ancora la principale fonte di energia primaria dell'Unione europea, con una quota pari a circa il 35 per cento del consumo totale di energia. Considerando che l’offerta e le capacità di raffinazione attuali non riescono a tenere il passo con l'incremento della domanda, la tensione sul mercato è destinata a perdurare.

Di tali fattori è necessario tenere conto nell'elaborazione di una politica energetica europea coerente e realistica. Tale politica deve prevedere la capacità dell'Unione europea di reagire a un'eventuale improvvisa crisi degli approvvigionamenti. Le scorte rappresentano un importante strumento per mitigare gli effetti di improvvise interruzioni degli approvvigionamenti, in quanto senza petrolio, si fermerebbero alcuni o addirittura tutti i settori dell'economia. In tal senso, il mantenimento delle scorte è una questione basilare della sicurezza nazionale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Abbiamo votato a favore di questa relazione perché riteniamo che sia importante mantenere scorte minime di petrolio greggio e/o prodotti petroliferi. Si tratta di un tema di grandissima rilevanza economica e sociale per ogni paese, anche in termini di sicurezza. Conseguentemente, qualsiasi tipo di speculazione su tali scorte deve essere vietata, a differenza di quanto fatto finora. La proprietà e la gestione delle scorte devono essere pubbliche, al fine di proteggere gli interessi degli Stati membri dell’Unione europea.

Non concordiamo tuttavia sui poteri che questa proposta attribuisce alla Commissione europea, in particolare la possibilità per gli uffici della Commissione di condurre “controlli sulle scorte di emergenza e sulle scorte specifiche” negli Stati membri. Essi devono costituire scorte di questi prodotti, ma la loro gestione e la definizione dei loro livelli massimi e minimi sono questioni di competenza nazionale. Non siamo d’accordo neppure con il tentativo di utilizzare la costituzione di queste scorte come un’ennesima giustificazione, sebbene mitigata, di una politica di ingerenza, come si potrebbe dedurre quando si sente parlare della creazione di un “clima favorevole agli investimenti finalizzati alla prospezione e allo sfruttamento delle riserve petrolifere all’interno e all’esterno dell’Unione europea”.

 
  
  

- Relazione Romagnoli (A6-0228/009)

 
  
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  Philip Bradbourn (PPE-DE), per iscritto. (EN) Siamo favorevoli alla cooperazione tra Stati membri su queste tematiche, cionondimeno riteniamo che tale materia debba rimanere nella sfera della sussidiarietà e non essere oggetto di un’azione comunitaria.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. (PT) Questa iniziativa rientra nella strategia globale volta a proteggere le infrastrutture critiche. L’economia dell’Unione europea nonché la sicurezza e il benessere dei suoi cittadini dipendono dall’esistenza e dal corretto funzionamento di una serie di infrastrutture che forniscono servizi essenziali, quali quelli sanitari, le telecomunicazioni, la rete energetica e dei trasporti, i servizi finanziari, l’approvvigionamento alimentare e idrico, eccetera.

Mentre alcuni Stati membri dispongono già di solide strutture e misure di protezione, in altri la situazione è ancora molto precaria. E’ pertanto fondamentale migliorare e rendere più efficiente lo scambio di informazioni e di buone prassi, obiettivo che sarà possibile raggiungere soltanto realizzando questo sistema di informazione e comunicazione.

Tale sistema rafforzerà il dialogo ed incrementerà le informazioni disponibili sulle minacce e i punti vulnerabili comuni, inoltre faciliterà la cooperazione e il coordinamento tra gli Stati membri. Allo stesso tempo, incoraggerà lo sviluppo di misure e strategie atte a mitigare i rischi e a promuovere una protezione adeguata, oltre ad accrescere la sicurezza per i cittadini.

Appoggio altresì l’inserimento di una clausola di riesame dopo tre anni, che consentirà di apportare i miglioramenti necessari, in particolare la possibilità di includere un sistema di allarme rapido.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della proposta relativa a una rete informativa di allarme sulle infrastrutture critiche (CIWIN). Le infrastrutture di alcuni Stati membri consistono in strutture fisiche ed informatiche, servizi e beni il cui danneggiamento potrebbe avere conseguenze molto gravi su salute, sicurezza e benessere economico e sociale.

Sistemi di trasporto, telecomunicazioni ed energia sono settori cruciali per lo sviluppo degli Stati membri e sono sempre più interconnessi e alcuni Stati membri dipendono da altri. Per questo motivo, è estremamente importante per lo sviluppo dell’Unione europea dotarsi di un sistema unico per l’accesso e la condivisione di informazioni tra le varie autorità preposte alla protezione delle infrastrutture critiche, lo scambio di buone prassi e anche un sistema di allarme rapido.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La proposta della Commissione sulla quale è stata redatta la relazione mira a creare una rete informativa di allarme tra gli Stati membri per le infrastrutture pubbliche e private classificate come “critiche”.

Con questa rete si comincia ad attribuire a privati, in altri termini società di monopolio i cui impianti saranno classificati come infrastrutture critiche, una competenza in questioni di sicurezza, che attualmente è responsabilità esclusiva dello Stato.

Con la realizzazione della rete, le manifestazioni di lavoratori che andranno ad interessare una qualsivoglia infrastruttura “critica”, compresi gli impianti privati (per esempio, scioperi in settori critici, come l’energia, le telecomunicazioni, eccetera, scioperi senza preavviso in stabilimenti e aziende, picchetti, manifestazioni, eccetera) cominceranno ad essere definite “azioni terroristiche”.

La rete compromette la difesa e la sovranità degli Stati membri, abolisce la divisione tra sicurezza interna ed esterna e attribuisce all’Unione europea un ruolo e un coinvolgimento diretto in tali materie.

La lotta contro la “minaccia terroristica” è stata utilizzata ancora una volta dall’Unione europea come pretesto per completare il proprio quadro istituzionale reazionario, che fondamentalmente agisce contro i lavoratori e il popolo e salvaguarda il potere del capitale indebolendo ulteriormente i diritti sovrani degli Stati membri.

 
  
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  Vladimir Urutchev (PPE-DE), per iscritto. (BG) Oggi l’Unione europea ha approvato la relazione dell’onorevole Romagnoli sulla creazione di una rete informativa di allarme per le infrastrutture critiche nell’UE, che non è stata discussa nel corso della plenaria. Ritengo che la protezione dei cittadini dell’Unione europea sia assolutamente prioritaria in questa istituzione e che essi debbano esserne informati.

La creazione di questa rete informativa consentirà, sulla base dello scambio di esperienze e buone prassi tra gli Stati membri dell’Unione europea, di acquisire una migliore conoscenza e più elevati standard di protezione per i siti critici e le attività che rivestono importanza cruciale per i paesi e le loro popolazioni.

Vorrei ricordare che, in quanto relatore ombra del gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, mi rallegro che tutti i gruppi politici del Parlamento abbiano approvato all’unanimità il requisito che rende obbligatoria per gli Stati membri la partecipazione al nuovo sistema, il che conferma l’importanza di questa iniziativa da un punto di vista europeo.

Confido anche nel fatto che dopo i primi anni in cui il sistema avrà dimostrato di funzionare correttamente, la Commissione europea adotterà le misure necessarie per arricchirlo di nuove funzioni che consentiranno la rapida distribuzione di informazioni urgenti relative a nuove minacce che potrebbero interessare siti di infrastrutture critiche in qualsiasi regione dell’Unione europea.

Alla fine disporremo di un sistema informativo completo che garantirà maggiore sicurezza e protezione ai cittadini dell’Unione europea.

 
  
  

- Relazione Deprez (A6-0193/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto è favorevole.

Uno dei punti più dibattuti all'interno delle politiche discusse dall'Unione Europea è quello inerente all'attuazione di una politica comune di difesa delle personalità. Il concetto di personalità è sicuramente molto ampio, ma oggi si è arrivati ad una definizione comune, intendendo con esso, tutti quegli individui che ricoprono una carica ufficiale o non ufficiale e che possano essere minacciati a causa dei loro apporti al dibattito pubblico.

Noti furono gli episodi legati all'ex deputata del Parlamento dei Paesi Bassi, Hirshi Ali, la quale nel febbraio 2008 fu minacciata dopo il suo prezioso intervento sulla tematica estremamente attuale della radicalizzazione islamica sul territorio europeo, e al famoso scrittore anglo-indiano Samal Rushdie, perseguitato a causa delle sue opinioni controverse in merito alla religione islamica.

Pertanto è auspicabile che ogni persona dedita all'ampliamento positivo del dibattito pubblico abbia il diritto di essere protetta durante la visita di uno Stato in cui egli potrebbe subire minacce, o aggressioni, soprattutto, come nel caso di Samal Rushdie, dove la condanna a morte nei suoi confronti è stata già pronunciata da uno Stato terzo.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. (PT) La protezione delle personalità rimane compito dello Stato visitato, conformemente alle disposizioni di legge vigenti nel paese interessato.

Nel 2002, è stata istituita la rete europea di protezione delle personalità al fine di migliorare la comunicazione e la consultazione tra Stati membri in questo settore.

La presente iniziativa è tesa ad estendere la definizione di “personalità”, di cui all’articolo 2 della decisione del Consiglio 2002/956/GAI, intendendo con personalità qualsiasi persona che rivesta una carica ufficiale o non ufficiale e che si ritiene sia minacciata a causa del suo contributo al dibattito pubblico.

Si tratta di una proposta olandese presentata a seguito di un incidente occorso nel 2008, quando una ex deputata del parlamento olandese aveva ricevuto minacce alla propria incolumità fisica a seguito di un intervento sulla radicalizzazione islamica durante un seminario al Parlamento europeo.

In quanto relatore ombra per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei, appoggio questa iniziativa tesa ad estendere la protezione dei diritti umani e, in particolare, a promuovere il diritto alla libertà di espressione.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. (PL) Gli Stati membri cooperano nell’ambito della protezione delle personalità secondo quanto previsto dalle disposizioni di legge vigenti nel paese interessato e conformemente con gli accordi internazionali. La decisione del Consiglio oggetto della discussione (2002/956/GAI) sancisce la protezione delle personalità conformemente alla legislazione nazionale di uno Stato membro o in virtù della regolamentazione di un’organizzazione o istituzione internazionale o sovranazionale. La protezione delle personalità è compito e responsabilità dello Stato visitato.

Tenuto conto delle minacce di cui sono state oggetto varie personalità negli ultimi anni, appoggio senza riserve la decisione presa che si propone di modificare la decisione del Consiglio già esistente su una rete europea per la protezione delle personalità. L’obiettivo principale è quello di estendere l’articolo 2 definendo “personalità” una persona che riveste una carica ufficiale o non ufficiale e che si ritiene sia minacciata a causa del suo contributo al dibattito pubblico o dell’impatto su di esso esercitato.

Ritengo che questa decisione accrescerà la sicurezza delle personalità e avrà un effetto positivo sullo sviluppo della democrazia.

 
  
  

- Relazione Salinas García (A6-0200/2009)

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Il fatto di avere una produzione di cotone nell’Unione europea non costituisce un fine in sé. L’Unione deve considerare il mercato mondiale del cotone nel suo insieme e dare ai consumatori dell’UE l’opportunità di acquistare cotone al più basso prezzo possibile, senza dover pensare al luogo di produzione, a condizione naturalmente che sia stato prodotto nel rispetto di determinate condizioni etiche ed ambientali.

Sono assolutamente contrario a questa relazione. Faccio notare, ancora una volta, che è positivo che il Parlamento europeo non abbia poteri di codecisione sulla politica agricola comunitaria, altrimenti l’Unione europea cadrebbe nella trappola del protezionismo e di elevati sussidi a tutti gli innumerevoli gruppi presenti nel settore agricolo.

 
  
  

- Relazione Rack (A6-0219/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto è favorevole.

La regione delle Alpi è uno dei territori più importanti e ricchi situato all'interno della Comunità europea. Essa presenta otto Stati confinanti che già dal 4 aprile 1998 hanno sottoscritto accordi comuni riguardanti la tutela e la conservazione di questa regione e una politica comune per la gestione dei trasporti. Proprio riguardo ai trasporti il 24-26 maggio 2000 è stato emanato il cosiddetto “Protocollo di attuazione della Convenzione delle Alpi nell'ambito dei trasporti”, il quale ebbe come sua prerogativa principale, quella di offrire un quadro normativo inerente alla mobilità sostenibile in suddetta regione.

Anche se questo protocollo non è stato ancora accettato da tutti gli otto Stati della convenzione Alpina, noi ci adopereremo affinché esso possa in poco tempo essere ratificato dagli altri Stati del versante alpino e affinché tale ratifica del “Protocollo sui prasporti”, diventi una delle priorità principali della Commissione europea.

 
  
  

- Relazione McGuinness (A6-0232/2009)

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Questa relazione rappresenta in realtà un resoconto delle attività svolte dalla commissione per le petizioni del Parlamento europeo. Tuttavia, considerato che in un paio di punti la relazione rimanda al trattato di Lisbona con toni celebrativi ed esprime la speranza che venga presto ratificato, ho deciso di votare contro l’intera relazione.

Credo che in linea di principio il trattato di Lisbona sia stato respinto, visto che i cittadini di uno Stato membro hanno espresso in proposito un voto negativo nell’ambito di un referendum. Peraltro esistono diversi altri Stati membri dove la maggioranza degli elettori avrebbe senz’altro votato contro il trattato di Lisbona se ne avesse avuto l’opportunità.

Non posso avallare l’ignoranza di cui ha dato prova la commissione per le petizioni del Parlamento europeo nella scelta dei termini impiegati in questa relazione.

 
  
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  Francis Wurtz (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Ci tengo a esprimere la mia opposizione al paragrafo 17 di questa relazione, in cui fa nuovamente capolino la campagna contro Strasburgo quale sede del Parlamento europeo. A questo riguardo, desidero fare le seguenti considerazioni.

Innanzi tutto la scelta di Strasburgo è stata fin dall’inizio una decisione altamente simbolica legata alla storia d’Europa. L’intenzione era di porre in rilievo la finalità di un processo europeo che è stato uno strumento di pace e di ravvicinamento tra le nazioni. Poiché credo ancora nell’attualità di questo obiettivo, voglio che il valore simbolico di Strasburgo sia salvaguardato.

In secondo luogo vorrei ribadire il mio desiderio di vedere la nascita di un’Europa che sostiene la diversità delle culture che contraddistinguono le nazioni di cui è composta. Perché non dobbiamo avere un’istituzione europea importante a Varsavia, un’altra a Barcellona e un’altra ancora a Stoccolma, oltre alla Commissione a Bruxelles e al Parlamento a Strasburgo?

A meno di avere a cuore l’Europa solo come business, nulla giustifica l’accentramento di tutte le istituzioni in un solo luogo, inevitabilmente lontano dai popoli europei.

Questi sono i motivi per cui mi oppongo al paragrafo 17 della relazione McGuinness che è altrimenti ineccepibile.

 
  
  

- Relazione Záborská (A6-0198/2009)

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sull’integrazione della dimensione di genere nell’ambito dei lavori delle commissioni e delle delegazioni. Questa relazione d’iniziativa propria illustra il progresso compiuto nelle commissioni e delegazioni e ribadisce la necessità di adottare e attuare una strategia d’integrazione della dimensione di genere.

Il richiamo all’uguaglianza di genere non intende essere un attacco contro gli uomini. E’ un appello diretto alla società intera da cui traggono vantaggio sia le donne che gli uomini e le famiglie. L’integrazione della dimensione di genere comporta la riorganizzazione, il miglioramento, lo sviluppo e la valutazione delle politiche affinché l’aspetto attinente alle pari opportunità sia integrato in tutte le politiche, a tutti i livelli e in tutte le fasi.

Occorre pertanto adottare e applicare una strategia corredata di obiettivi concreti per l’integrazione della dimensione di genere nell’ambito delle politiche comunitarie di competenza delle commissioni e delle delegazioni.

 
  
  

- Raccomandazione per la seconda lettura: Eluned Morgan (A6-0216/2009)

 
  
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  Richard Corbett (PSE), per iscritto. (EN) Centinaia di migliaia di cittadini della mia circoscrizione dello Yorkshire e Humberside risparmieranno sulle bollette di elettricità e gas grazie a questa proposta legislativa. Le sue disposizioni garantiscono un connubio tra maggiore efficienza energetica e prezzi più bassi.

Benché l’unbundling non sia ancora completo, questa normativa prospetta la creazione di una rete dove le aziende non potranno più controllare sia la generazione di elettricità che la sua distribuzione e imporre così tariffe sproporzionate ai consumatori. In particolare apprezziamo la disposizione in base alla quale i clienti potranno cambiare il fornitore di gas ed elettricità entro tre settimane senza alcun costo aggiuntivo e avranno diritto a un risarcimento nel caso di bollette imprecise o tardive. E’ altresì prevista l’introduzione degli Smart Meter, ossia contatori satellitari a basso impatto energetico.

Queste nuove regole equivalgono a una carta dei diritti per gli utenti dei servizi di fornitura di gas ed elettricità. Per troppo tempo le società di approvvigionamento hanno fatto pagare ai consumatori gas ed elettricità oltre il dovuto. I miei elettori potranno constatare l’utilità di questa normativa quando riceveranno bollette più leggere.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (PSE), per iscritto. (ES) La delegazione dei socialisti spagnoli ha propugnato la separazione della proprietà nelle società integrate verticalmente del comparto del gas e dell’elettricità, poiché riteniamo che una separazione tra le aziende di fornitura/produzione e quelle di trasporto offra una libertà di scelta effettiva ai consumatori europei e favorisca gli investimenti necessari in questo settore affinché l’energia sia disponibile su tutto il territorio comunitario senza interruzioni. Ho votato a favore del pacchetto sul mercato unico del gas e dell’elettricità per i seguenti motivi:

1) gli interessi dei consumatori sono al centro della revisione di questo pacchetto legislativo;

2) abbiamo incluso la nozione di povertà energetica e invitato gli Stati membri a introdurre provvedimenti volti a contrastare la povertà energetica nei loro piani di azione nazionali, garantendo il necessario approvvigionamento energetico per i consumatori vulnerabili e impedendo le interruzioni di servizio a tali consumatori nei momenti critici;

3) considerato che la separazione nella proprietà sarà una realtà entro pochi anni, grazie ai procedimenti antitrust avviati dalla direzione generale Concorrenza, abbiamo posto l’enfasi sull’architettura istituzionale e rafforzato le competenze della nuova agenzia europea, nonché l’indipendenza dei regolatori nazionali.

 
  
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  Gary Titley (PSE), per iscritto. (EN) Il principale punto debole del mercato unico è dato dall’incapacità di istituire un mercato unico dell’energia. Le politiche energetiche nazionali hanno portato l’Europa in un vicolo cieco, in cui è condannata a dipendere fortemente dalle importazioni di costosi combustibili fossili. Non esiste una rete energetica europea e tanto meno una politica strategica di immagazzinamento dell’energia. Urge diversificare le nostre forniture energetiche, ridurre i consumi, incoraggiare il ricorso a forme di energia basso-emissive e creare un mercato interno stabile e competitivo.

Per i motivi addotti, sono favorevole a queste relazioni seppure temo che la difficile ricerca di un compromesso accettabile per tutti possa mettere a repentaglio l’efficacia del pacchetto legislativo; è dunque cruciale vigilare sulla sua corretta attuazione.

Sono favorevole alle maggiori salvaguardie per i diritti dei consumatori e al riconoscimento della povertà energetica quale grave problema sociale.

Nutro alcune riserve in merito alla natura non vincolante dell’Agenzia UE per la cooperazione tra i regolatori dell’energia. Il mercato unico dell’energia può diventare una certezza solo se il regolatore europeo dispone di un potere effettivo.

Mi compiaccio che il Parlamento abbia stimolato gli Stati membri a spingersi oltre a quanto avrebbero voluto. Anche in questo caso il Parlamento è riuscito a garantire la vittoria della più ampia causa europea sugli interessi particolari e il protezionismo nazionale.

 
  
  

- Raccomandazione per la seconda lettura: Giles Chichester (A6-0235/2009)

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il terzo pacchetto sull’energia mira a sviluppare gradualmente il mercato dell’energia che fino a poco tempo fa era controllato da monopoli. Il processo di liberalizzazione implica la presenza di una concorrenza autentica e sostenuta e in questa prospettiva diventa importante disporre di un’Agenzia per la cooperazione tra i regolatori dell’energia più forte, dotata di poteri e completa autonomia.

Il mandato principale dell’Agenzia sarà di aiutare le autorità competenti a realizzare, a livello comunitario, i compiti altrimenti svolti dagli Stati membri e, ove necessario, coordinare i loro interventi. L’Agenzia vigilerà anche sui mercati interni dell’elettricità e del gas, fornendo il suo apporto a qualsiasi intervento volto a incrementare la sicurezza energetica.

Desidero sottolineare il ruolo cruciale svolto dall’Agenzia nella futura politica energetica in Europa, che vogliamo contraddistinta da maggiore concorrenza e varietà – completamente diversa dai monopoli del passato – nonché da una maggiore sicurezza ed efficienza a tutto vantaggio dei consumatori.

Questi sono i motivi che mi hanno indotto a votare a favore della relazione.

 
  
  

- Raccomandazione per la seconda lettura: Alejo Vidal-Quadras (A6-0213/2009)

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. (PT) Mi compiaccio che questa relazione, facente parte integrante del pacchetto sull’energia approvato oggi, sia stata anch’essa approvata poiché, a mio giudizio, rappresenta un ulteriore importante passo verso una migliore qualità di vita per i cittadini europei.

La possibilità di interconnessioni migliori tra le reti di trasmissione dell’energia elettrica e l’esistenza di regolatori forti e in grado di garantire la trasparenza del mercato e la cooperazione transnazionale sono fattori fondamentali per garantire agli utenti finali un servizio davvero equo e competitivo.

Una responsabilità condivisa e la cooperazione tra gli Stati membri per quanto attiene ai mercati dell’elettricità e del gas sono i pilastri su cui si regge un mercato dell’energia davvero europeo che si vuole equo, dinamico e sostenibile.

 
  
  

- Raccomandazione per la seconda lettura: Antonio Mussa (A6-0238/2009)

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Sono completamente favorevole all’idea di aprire il mercato interno del gas alla concorrenza. Tuttavia è sbagliato sancire che gli Stati membri dovrebbero adottare misure concrete per favorire un utilizzo più ampio del biogas e del gas ottenuto dalla biomassa. Questa scelta deve rimanere di stretta pertinenza degli Stati membri. Ho pertanto deciso di votare contro la proposta presentata dalla commissione parlamentare.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. – (PT) Il terzo pacchetto sull’energia colma diverse carenze strutturali che ci trasciniamo dal passato. Non possiamo dimenticare la discriminazione a danno dei nuovi fornitori di energia o l’assenza di trasparenza nella definizione dei prezzi e nella scelta del fornitore. Grazie a questo pacchetto, possiamo finalmente sperare di portare a termine la liberalizzazione del mercato interno dell’energia nell’Unione europea.

L’adozione del terzo pacchetto e di questa proposta in particolare renderà i mercati dell’energia europei più competitivi, sostenuti e sicuri.

I diritti del consumatore dovrebbero essere il fulcro del processo di apertura dei mercati in virtù dell’accordo raggiunto, che affronta la questione della separazione nella proprietà e dell’indipendenza dei regolatori nazionali, oltre a stabilire le condizioni per una distribuzione più chiara delle responsabilità tra le autorità nazionali, l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell’energia e la Rete europea di gestori di sistemi di trasmissione dell’energia.

Il mio voto è stato favorevole perché mi aspetto che il mercato guadagnerà in trasparenza; i consumatori avranno accesso a informazioni precise e potranno cambiare il fornitore di energia senza costi supplementari.

 
  
  

- Relazione David (A6-0136/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. – Voto a favore della relazione Florin David sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA), il cui obiettivo è sostenere la cooperazione tra le pubbliche amministrazioni europee.

Questo programma agevola l'efficace ed efficiente interazione elettronica transfrontaliera e intersettoriale fra le amministrazioni europee così da consentire l'erogazione di servizi pubblici elettronici che possano favorire l'attuazione di attività e di politiche comunitarie per i cittadini e le imprese. Questo agevolerà la circolazione, lo stabilimento e il lavoro in piena libertà senza ostacoli per i cittadini negli Stati membri così da offrire ai cittadini e alle pubbliche amministrazioni servizi migliori, più efficienti e di facile accesso.

Ritengo opportuno incoraggiare la cooperazione internazionale e in tale senso il programma ISA deve essere aperto anche alla partecipazione dei paesi dello Spazio economico europeo e dei paesi candidati. Sono d'accordo nell'incoraggiare la cooperazione con altri paesi terzi e con organizzazioni o organismi internazionali.

La partecipazione dei paesi candidati al programma ISA costituisce un passo fondamentale in termini di preparazione della pubblica amministrazione di questi Stati ai compiti e ai metodi di lavoro che comporta l'adesione all'UE. Penso che sia necessario approfondire la possibilità di utilizzare i fondi di preadesione per facilitare la partecipazione dei paesi candidati al programma ISA.

 
  
  

- Raccomandazioni per la seconda lettura: Eluned Morgan (A6-0216/2009), Giles Chichester (A6-0235/2009), Alejo Vidal-Quadras (A6-0213/2009), Antonio Mussa (A6-0238/2009), Atanas Paparizov (A6-0238/2009)

 
  
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  Mary Lou McDonald (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Non ho potuto votare a favore delle relazioni odierne che in sostanza sostengono la proposta della Commissione europea per una liberalizzazione dei mercati dell’elettricità e del gas.

La nostra esperienza, in Irlanda, ci ha dimostrato che la liberalizzazione e la conseguente privatizzazione non hanno risolto le criticità del settore energetico.

Negli ultimi anni i prezzi dell’energia in Irlanda sono aumentati, colpendo in particolare le famiglie e i lavoratori. In questa fase di recessione, il tentativo dell’Unione europea di imporre la liberalizzazione in settori essenziali dell’economia ha ancora meno senso di prima. La Commissione e l’UE devono capire che è inutile replicare le medesime politiche neoliberali – e fallimentari – del passato.

Mi rammarico che il “pacchetto energia” abbia raccolto oggi un così vasto consenso tra i deputati del Parlamento europeo.

 
  
  

- Relazione Rutowicz (A6-0137/2009)

 
  
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  Alessandro Battilocchio (PSE), per iscritto. − Il mio voto è favorevole.

Gli effetti sull'ambiente e sulla salute, dovuti all'uso di pesticidi, sono stati oggetto di dibattito a livello europeo e il Parlamento Europeo ha adottato direttive sull'autorizzazione e la vendita di pesticidi.

Con questo provvedimento si stabiliscono i requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute a cui le macchine per l'applicazione di antiparassitari immesse nel mercato interno devono conformarsi per fruire della libera circolazione all'interno della Comunità. La normativa, oltre a proteggere i consumatori, è rivolta alla tutela della salute e della sicurezza degli operatori.

I costi sostenuti dai costruttori saranno probabilmente trasferiti sugli utenti attraverso un aumento dei prezzi, tuttavia la conseguente riduzione annuale media del consumo di antiparassitari consentirà agli utenti di realizzare risparmi che compenseranno l'eventuale aumento dei prezzi.

La direttiva proposta raggiunge l'obiettivo di garantire un livello comune di tutela dell'ambiente e al tempo stesso evitare un quadro normativo frammentato a livello comunitario, che può generare costi elevati a carico delle imprese che intendono operare anche al di fuori dei confini nazionali.

 
  
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  Janelly Fourtou e Andreas Schwab (PPE-DE), per iscritto. (EN) Con riferimento alla modifica alla direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006 relativa alle macchine, concernente le macchine per l’applicazione di antiparassitari, vorremmo sottolineare che il Parlamento europeo ha adottato la direttiva sulle macchine nel 2006 e che pertanto spetterebbe alla Commissione europea rivedere la direttiva relativa ai trattori al fine di garantire una coerenza d’impostazione. A nostro parere, i trattori non rientrano nella definizione di macchina, così come stabilita nella direttiva sulle macchine. Pertanto la direttiva in vigore che concerne i trattori può e deve essere sostituita da una normativa meno complessa.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. (RO) E’ risaputo che l’utilizzo di pesticidi rappresenta una minaccia per la salute umana e l’ambiente. La “strategia tematica sull’uso sostenibile dei pesticidi” si propone di ridurre i rischi che l’utilizzo di pesticidi pone alla salute umana e all’ambiente.

L’armonizzazione dei requisiti di tutela ambientale e delle procedure di valutazione della conformità per le macchine impiegate nell’applicazione degli antiparassitari è indispensabile al fine di conseguire il medesimo grado di tutela ambientale in tutta l’Unione europea, oltre che per garantire parità di condizioni nella concorrenza tra i costruttori e agevolare la libera circolazione di questi prodotti all’interno della Comunità.

Una corretta progettazione e costruzione di questo tipo di macchina sono in grado di ridurre sostanzialmente gli effetti che i pesticidi possono avere sulla salute umana e l’ambiente. Nell’ipotesi che un’irroratrice abbia una vita utile media di 12-15 anni, si calcola che ogni anno all’interno della Comunità siano acquistate tra 125 000 e 250 000 nuove macchine irroratrici. Le irroratrici conformi ai nuovi requisiti ambientali sono più efficienti e utilizzano una quantità minore di antiparassitari, riducendo così anche il tempo dedicato alle operazioni di miscelazione, carico, irrorazione e pulizia, per non menzionare il risparmio economico per gli utilizzatori che compenserà gli eventuali rincari per alcuni tipi di dispositivi per l’irrorazione.

Il mio voto è stato dunque favorevole.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) La direttiva del Parlamento europeo concernente le macchine per l’applicazione di antiparassitari, che modifica la direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006 relativa alle macchine, introduce alcuni cambiamenti legislativi molto importanti.

La direttiva si propone di armonizzare gli standard di tutela ambientale e della salute umana all’interno dell’Unione europea. Quest’armonizzazione legislativa consentirà altresì di garantire pari condizioni per la circolazione transfrontaliera delle macchine all’interno dell’UE; ciò contribuirà a sua volta a migliorare la competitività del mercato europeo.

La direttiva imporrà agli Stati membri l’obbligo di svolgere ispezioni periodiche sull’attrezzatura utilizzata per l’applicazione professionale di antiparassitari, oltre a prevedere un sistema di manutenzione e ispezione periodica dell’attrezzatura. La direttiva avrà per effetto una riduzione nelle quantità di antiparassitari utilizzate (e una conseguente riduzione degli effetti nocivi sull’ambiente) e un vantaggio in termini di salute per i consumatori e i cittadini che entrano in contatto diretto con gli antiparassitari nello svolgimento del loro lavoro.

 
  
  

- Relazione Belet (A6-0218/2009)

 
  
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  Šarūnas Birutis (ALDE), per iscritto. (LT) Il traffico motorizzato è responsabile per quasi il 25 per cento di tutte le emissioni di anidride carbonica; la principale sfida dell’Unione europea consiste nel ridurre il consumo energetico dei mezzi di trasporto e la quantità di composti al carbonio che rilasciano nell’atmosfera. Il 20-30 per cento del consumo di carburante durante il trasporto è dovuto dagli pneumatici; una maggiore stabilità degli pneumatici è un fattore da includere in un metodo integrato di riduzione del carburante utilizzato nel traffico motorizzato e degli inquinanti emessi. Nell’elenco di azioni propositive illustrato nel piano d’azione per l’efficienza energetica, volto a ridurre i consumi del 20 per cento entro il 2020, si sottolinea peraltro che uno dei modi possibili di raggiungere questo obiettivo consiste nell’etichettatura degli pneumatici.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. (PT) Sono favorevole a questa relazione perché credo che si rivelerà un ulteriore strumento in grado di migliorare le informazioni fornite ai consumatori e creare un mercato più trasparente in cui è possibile operare una scelta consapevole e informata tra prodotti diversi sulla base di criteri semplici che sono nondimeno corroborati da un fondamento scientifico e tecnologico.

A mio giudizio, questa relazione rappresenta un ulteriore passo verso un’Europa sostenibile a livello energetico, poiché consente ai consumatori di scegliere pneumatici che riducono il consumo di carburante delle loro vetture.

Inoltre la possibilità di selezionare uno pneumatico in base alle sue prestazioni specifiche consente ai consumatori di tutelarsi e di organizzare le dotazioni del proprio veicolo in sintonia con il loro stile di guida e con le condizioni ambientali della strada.

Desidero porre in evidenza anche le condizioni di concorrenza sane e fondate sulla tecnologia che questo sistema creerà nel mercato degli pneumatici, ora che i consumatori potranno confrontare e comprendere con criteri chiari e obiettivi le innovazioni tecnologiche delle diverse marche.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della risoluzione relativa all’etichettatura degli pneumatici in relazione al consumo di carburante. Considerato che quasi il 25 per cento di tutte le emissioni di anidride carbonica sono causate dal trasporto su strada, la riduzione dei consumi degli automezzi è un’importante sfida per l’Unione europea.

L’istituzione di un sistema di etichettatura che fornisce informazioni adeguate sull’efficienza energetica e la tenuta, tra le altre caratteristiche, consentirà ai consumatori di effettuare scelte informate al momento dell’acquisto di pneumatici.

Gli pneumatici rappresentano dal 20 al 30 per cento del consumo totale di carburante nei veicoli e una maggiore sostenibilità degli pneumatici andrebbe considerata quale parte dell’approccio integrato per la riduzione dei consumi di carburante e delle relative emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE-DE), per iscritto. – (FR) Questa relazione è un compromesso ragionevole che dovrebbe permettere agli utilizzatori finali di acquistare gli pneumatici con conoscenza di causa, in particolare per quanto concerne l’efficienza energetica, l’aderenza sul bagnato e la rumorosità esterna di rotolamento.

Mi compiaccio della maggiore flessibilità concessa in relazione alla data di entrata in vigore della direttiva che dovrebbe lasciare ai produttori un maggiore margine di manovra, onde evitare la distruzione delle scorte di pneumatici. Il loro smaltimento sarebbe infatti contrario agli obiettivi ambientali stabiliti.

I requisiti più delicati relativi agli pneumatici sono senz’altro la stampigliatura obbligatoria sui fianchi dello pneumatico, il rendimento energetico, l’indice di aderenza sul bagnato e le emissioni sonore. Queste richieste avrebbero costretto i nostri produttori di pneumatici a sostituire tutti i loro stampi con costi esorbitanti. Ritengo che tale imposizione metterebbe ulteriormente a rischio la nostra industria degli pneumatici che risente già gravemente delle conseguenze della crisi economica.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Esistono ottimi motivi per tentare di conseguire una migliore efficienza energetica ed emissioni ridotte in relazione ai nostri veicoli. Tuttavia, un sistema di etichettatura armonizzato a livello europeo per gli pneumatici sarebbe problematico. L’esperienza pregressa in materia di etichettatura ci deve indurre a una valutazione attenta.

Per esempio, consideriamo il sistema di etichettatura per gli elettrodomestici. L’industria non è stata disposta a innalzare continuamente i requisiti per una determinata classe energetica, per esempio in relazione alle etichette dei frigoriferi; ne è conseguito un sistema di etichettatura spaventosamente complesso e di difficile comprensione. Lo strumento che i politici avevano inteso come incentivo all’innovazione e orientamento delle scelte dei consumatori ha invece inibito lo sviluppo di prodotti migliori e reso più difficile per i consumatori effettuare le scelte giuste.

Credo che l’Unione europea possa svolgere un ruolo importante nella riduzione degli effetti dei veicoli sull’ambiente. Ma a differenza della Commissione e della commissione parlamentare, proporrei un innalzamento dei requisiti minimi per i produttori di pneumatici che desiderano commercializzare i loro prodotti sul mercato interno, piuttosto che emanare una normativa dettagliata. I politici europei dovrebbero creare delle condizioni sostenibili e positive per la società e le imprese anziché pretendere di controllare ogni singolo dettaglio. La Commissione e la commissione parlamentare non sono della mia stessa opinione e ho pertanto deciso di votare contro la relazione.

 
  
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  Gary Titley (PSE), per iscritto. (EN) Sono favorevole a questa relazione che considero un complemento indispensabile alla normativa relativa all’omologazione per la sicurezza generale dei veicoli a motore approvata nel corso dell’anno, che riguardava essenzialmente gli standard ambientali e di sicurezza per gli pneumatici.

Gli pneumatici devono essere più sicuri, silenziosi e a basso consumo. Il rumore del traffico, causato in larga misura dal rumore degli pneumatici, nuoce gravemente alla salute. La riduzione dei consumi di carburante costituisce un vantaggio significativo per i consumatori in un’epoca di crescente austerità, oltre a limitare le emissioni di CO2 e contribuire così al raggiungimento degli obiettivi ambiziosi che l’Unione europea si è posta nella lotta contro il cambiamento climatico.

L’etichettatura consentirà ai consumatori di effettuare una scelta informata all’atto dell’acquisto di pneumatici o anche di una vettura nuova.

Rimarrà da verificare l’efficacia dell’etichettatura. Dobbiamo accertarci che i consumatori siano davvero in grado di capire le etichette, altrimenti l’intero esercizio sarebbe privo di senso.

 
  
  

- Relazione Vãlean (A6-0138/2009)

 
  
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  Šarūnas Birutis (ALDE), per iscritto. (LT) Convengo con la necessità di continuare il processo di regolamentazione dei prezzi per le chiamate vocali. A seguito dell’adozione del regolamento 717/2007/CE, i prezzi delle chiamate in roaming non sono diminuiti di molto, attestandosi attorno al limite massimo stabilito dal regolamento.

A mio avviso, l’ambito di applicazione del regolamento dovrebbe essere esteso agli SMS. A fronte dei prezzi ingiustificatamente elevati che i consumatori sono costretti a pagare, sembra purtroppo necessario regolamentare i prezzi all’ingrosso e al dettaglio per gli SMS. Il mio voto su questo regolamento è pertanto favorevole.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. (PT) In linea di principio non sono d’accordo che il legislatore intervenga nel mercato e stabilisca i prezzi. Credo che il mercato dovrebbe essere libero di definire i prezzi in base ai principi fondamentali di una concorrenza sana.

Ma è proprio questa a mancare nel roaming e ciò giustifica l’intervento del Parlamento europeo che stabilisce i prezzi massimi entro i quali i gestori telefonici sono obbligati a competere. Ho votato affinché questa normativa non sia limitata esclusivamente alle chiamate vocali effettuate o ricevute, ma venga estesa anche agli SMS e ai servizi di trasmissione di dati.

Un’Unione che incoraggia la libera circolazione dei suoi cittadini male si concilia con regole di mercato che si fermano ai confini nazionali.

Al momento la stragrande maggioranza delle persone è piuttosto restia ad utilizzare i telefoni cellulari quando è all’estero per timore delle tariffe elevate del roaming. Ho votato a favore di questo regolamento esattamente al fine di garantire tariffe più basse per il roaming e rafforzare le norme relative alla trasparenza nella politica dei prezzi.

Questo è un esempio concreto di come l’Unione europea influisce sulla nostra vita di tutti i giorni. Da oggi, al ritorno da una vacanza o da un viaggio d’affari all’estero, i cittadini europei si ricorderanno che la bolletta del loro cellulare è più leggera grazie all’Unione europea.

 
  
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  Konstantinos Droutsas (GUE/NGL), per iscritto.(EL) L’Unione europea sta incoraggiando ristrutturazioni capitalistiche accelerate nei servizi delle telecomunicazioni mobili tramite un’estensione del campo d’applicazione del regolamento in questione a tutti i servizi forniti dagli operatori di telefonia mobile.

La direttiva rafforza la posizione dei monopoli europei rispetto ai loro concorrenti internazionali. Estendendo il periodo di validità della normativa, si incoraggiano le fusioni e acquisizioni tra società che si assicureranno maggiori profitti per il capitale.

L’applicazione della direttiva ha rafforzato le imprese monopolistiche. Il massimale previsto per il roaming è stato raggirato utilizzando il metodo dei periodi minimi di addebito che ha permesso di aumentare il prezzo dei servizi forniti e gli utili delle aziende, come ammesso dalle autorità di vigilanza stesse. La suddivisione prevista dei prezzi tra servizi all’ingrosso e al dettaglio di telefonia mobile, inclusi gli SMS e le caselle vocali, non avrà alcuna ricaduta positiva sui consumatori e non farà che incrementare ulteriormente gli utili del capitale.

Siamo assolutamente contrari alla liberalizzazione e privatizzazione dei mercati delle telecomunicazioni, perché ne consegue un peggioramento nella qualità dei servizi e la svendita di un patrimonio collettivo. Invitiamo tutti i lavoratori a manifestare la loro opposizione generale all’UE e alla sua politica antidemocratica e a cambiare gli equilibri politici in occasione delle prossime elezioni.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) La Commissione propone un’estensione dell’attuale dispositivo di regolazione dei prezzi di roaming per le chiamate vocali al traffico SMS e alla trasmissione di dati in roaming. Il Parlamento europeo consiglia una normativa più limitata e sottolinea che la regolamentazione delle tariffe deve intendersi come temporanea, poiché nel lungo periodo il mercato dovrebbe orientarsi verso tariffe di roaming più contenute. Ho votato a favore della proposta del Parlamento europeo perché è leggermente più liberale nel suo approccio di mercato rispetto alla proposta della Commissione. Ho votato contro la risoluzione legislativa perché a lungo andare la regolamentazione delle tariffe ci porterebbe di fatto nella direzione sbagliata.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) La telefonia mobile fa ormai parte della nostra quotidianità e il telefono è diventato per molti un accessorio onnipresente. Non è fondamentale stabilire se il suo utilizzo è dettato da motivi professionali o di ordine privato. Certo è che qualsiasi tipo di comunicazione telefonica, tramite MMS, SMS, Internet o altra navigazione comporta un costo che il gestore addebita al cliente.

Chiaramente, i costi di una rete estera, ovvero diversa dalla rete nazionale del gestore, sono più elevati. Ma sin dall’avvento della telefonia mobile internazionale, abbiamo riscontrato in maniera ricorrente un abuso di questi costi di roaming.

I consumatori si sono trovati talvolta a pagare bollette scandalose, non motivate da un sistema di calcolo universalmente accettato. Con questa iniziativa, volta a rendere più trasparente la giungla delle tariffe per i cittadini e uniformare i costi, l’Unione ha finalmente fatto qualcosa a vantaggio dei cittadini europei. Ho pertanto espresso il mio voto favorevole per questa relazione.

 
  
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  Rovana Plumb (PSE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione perché il nuovo dispositivo comprende alcuni meccanismi preventivi e di garanzia della trasparenza dei prezzi per la trasmissione di dati in roaming affinché i cittadini/clienti possano comprendere meglio i sistemi di addebito utilizzati e siano così in grado di controllare i propri costi ed evitare bollette “traumatiche”.

L’imposizione di valori limite per i servizi di roaming relativi alle chiamate vocali e agli SMS, la definizione di misure volte a garantire la trasparenza e il meccanismo preventivo introdotto per le tariffe all’ingrosso relative ai servizi di dati lasceranno comunque agli operatori un margine di manovra per competere sul mercato e differenziare le proprie offerte entro i limiti imposti. Le nuove piccole imprese hanno così l’opportunità di competere contro le tariffe all’ingrosso spropositate degli operatori maggiori.

L’attuale metodo tariffario applicato alle chiamate vocali in roaming con addebito basato su unità di 60 secondi comporta un costo occulto per i consumatori perché comporta un sovrapprezzo, rispetto a una bolletta di roaming calcolata in base all’eurotariffa, di circa il 24 per cento sulle chiamate in uscita e del 19 per cento sulle chiamate ricevute.

La normativa deve offrire un grado adeguato di tutela dei consumatori e consentire loro il ricorso al roaming per la trasmissione di dati a un prezzo conveniente, senza che questo imponga un carico eccessivo sui gestori delle reti di telecomunicazione.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) Il completamento del mercato unico rientra tra gli obiettivi fondamentali dell’Unione europea e ciò spiega l’importanza degli sforzi che compiamo insieme per conseguire le migliori condizioni di concorrenza possibili in diversi comparti economici. La globalizzazione del commercio, delle imprese e delle comunicazioni è parte di tutto questo. Ne discende che anche questa relazione sul mercato della telefonia mobile è fondamentale.

Il risultato di un accordo in prima lettura, finalizzato a garantire l’entrata in vigore del regolamento nel mese di luglio 2009, è una vittoria del Parlamento. Oltre a stabilire le condizioni per una migliore trasparenza e tutela del consumatore, la relazione disciplina una concorrenza più equa e cristallina per tutti, dall’industria ai consumatori.

Il mio voto è stato pertanto favorevole.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE), per iscritto. (SV) Questa volta ho deciso di astenermi dal voto sul secondo regolamento relativo al roaming che si propone di disciplinare i prezzi per i servizi di telefonia mobile all’estero. La proposta, che è un compromesso maturato dai principali schieramenti, contiene svariati buoni spunti, tra cui maggiori informazioni ai clienti al fine di aiutarli a evitare bollette telefoniche esorbitanti a seguito di un viaggio all’estero.

I motivi della mia astensione non sono astrusi. Semplicemente non credo che i politici dell’Unione europea debbano fissare i prezzi all’interno di un libero mercato. L’economia di mercato si fonda esclusivamente sulla logica di prezzi determinati dalla domanda e dall’offerta e non su quanto i politici di Bruxelles considerano “giusto”. I prezzi sono già stati disciplinati a seguito del primo regolamento sul roaming. Il risultato è stato che i gestori si sono orientati tutti verso questo valore massimo e ciò non è andato a vantaggio dei consumatori.

Come politici dobbiamo fare in modo che il mercato interno sia animato da una sana concorrenza. Convengo che la situazione non è così nell’ambito dei servizi di roaming, ma piuttosto che imporre un controllo d’impronta sovietica sui prezzi, sarebbe stato meglio individuare provvedimenti volti a incoraggiare la concorrenza, per esempio proibendo ai grandi gestori di stabilire prezzi discriminatori a danno dei piccoli gestori che desiderano accedere a reti estere.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) I prezzi elevati dei servizi di roaming all’interno della Comunità europea rappresentano un problema che ostacola il processo europeo d’integrazione e limita la libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea.

Nella votazione odierna ho sostenuto il progetto di risoluzione legislativa del Parlamento europeo che modifica il regolamento (CE) n. 717/2007 e la direttiva 2002/21/CE, grazie alla quale i prezzi massimi per il roaming all’interno dell’Unione europea saranno progressivamente ridotti tra il 1° luglio 2009 e il 2011.

Il prezzo limite per le connessioni in entrata e in uscita sarà ridotto di 4 centesimi all’anno, fino a raggiungere nel 2011 un massimo al minuto rispettivamente di 0,35 euro e 0,11 euro. Inoltre, a partire dal 1° luglio 2009, gli operatori dovranno passare a un sistema di addebito per secondi e l’invio di un SMS non potrà costare più di 0,11 euro. Anche il costo della trasmissione di dati scenderà a 0,50 euro per megabyte nel 2011.

Sono decisamente favorevole alla relazione che è un altro passo verso un’Europa sociale che pone al primo posto le persone, la loro libertà e il miglioramento delle loro condizioni di vita.

 
  
  

- Relazione Weber (A6-0247/2009)

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (PSE), per iscritto. – (PL) La terza e la sesta direttiva (78/855/CEE e 82/891/CEE) relative a fusioni e scissioni di società per azioni riportano un elenco dettagliato degli obblighi di relazione cui devono ottemperare le aziende in fase di fusione o scissione. Tali obblighi di rendicontazione hanno un costo significativo. I metodi di trasmissione delle informazioni agli azionisti prescritti dalle direttive sono stati stabiliti 30 anni fa e non contemplano le possibilità offerte oggi dalla tecnologia. Ciò provoca costi superflui a carico delle aziende.

In questo contesto dobbiamo plaudere alla proposta della Commissione, volta a ridurre l’onere amministrativo conseguente agli obblighi in materia di relazioni e di documentazione previsti in casi di fusioni e scissioni.

Dobbiamo sostenere in particolare l’adeguamento delle disposizioni contenute in entrambe le direttive affinché siano eliminati doppioni in termini di richieste di relazioni di esperti e di pubblicazione dei progetti di fusione, oltre che l’uniformazione delle disposizioni della terza e sesta direttiva a quelle della seconda direttiva in materia di tutela dei creditori.

Appare opportuno prevedere per le aziende l’obbligo di pubblicare sui loro siti Internet tutte le informazioni che le riguardano e di aggiungere un hyperlink di rimando ad essi sulla piattaforma elettronica centrale che dovrà essere definitivamente confermata a breve dalla Commissione. Quest’obbligo contribuirà senz’altro a migliorare la trasparenza, specialmente dal momento che è stato previsto l’ulteriore obbligo di mantenere aggiornati i dati pubblicati. Le soluzioni proposte mirano a semplificare il funzionamento quotidiano delle aziende europee. Tuttavia l’effettivo alleggerimento del carico amministrativo dipenderà dal modo in cui gli Stati membri, le aziende e gli azionisti stessi sceglieranno di attuare queste soluzioni.

 
  
  

- Accordo commerciale interinale con il Turkmenistan (B6-0150/2009)

 
  
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  Richard James Ashworth (PPE-DE), per iscritto. (EN) I deputati del partito conservatore britannico non hanno potuto approvare il discarico del bilancio europeo del 2007 per la sezione relativa al Consiglio europeo. Per il quattordicesimo anno consecutivo, la Corte dei conti europea è stata in grado di rilasciare solo una dichiarazione qualificata di garanzia in relazione ai conti dell’Unione europea. I revisori dei conti hanno osservato che quasi l’80 per cento delle operazioni europee sono svolte da agenzie che lavorano all’interno degli Stati membri tramite accordi di gestione congiunta. I revisori hanno riscontrato con continuità l’inadeguatezza di controlli e verifiche svolte negli Stati membri in relazione all’impiego dei finanziamenti europei. Al fine di risolvere questo problema cronico, il Consiglio ha stipulato nel 2006 un accordo interistituzionale che prevedeva l’obbligo per queste agenzie di certificare le operazioni di cui sono responsabili. Con sconcerto rileviamo che, ad oggi, la maggioranza degli Stati membri non ha ottemperato adeguatamente a quest’obbligo e pertanto, in difformità al gentlemen’s agreement tra Parlamento e Consiglio, questa volta non concederemo lo scarico fintanto che gli Stati membri non ottempereranno ai loro obblighi ai sensi dell’accordo interistituzionale.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa risoluzione che approfondisce i rapporti commerciali tra l’Unione europea e il Turkmenistan. Secondo le relazioni molto dettagliate di Human Rights Watch, Amnesty International e l’Open Society Institute, il Turkmenistan è in fondo alla lista dei paesi del mondo per quanto concerne il rispetto di diverse libertà fondamentali, tra cui la libertà di stampa, la libertà d’espressione e la libertà d’associazione. Mi compiaccio che la risoluzione sottolinei come, pur accogliendo con favore i piccoli cambiamenti introdotti dal presidente Berdymukhamedov, l’Unione europea attenda un miglioramento sostanziale nella situazione dei diritti umani in Turkmenistan.

 
  
  

- Relazione Caspary (A6-0085/2009)

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Ho votato contro l’accordo internale con il Turkmenistan nonostante l’ammirazione che nutro per il lavoro svolto dal relatore, l’onorevole Caspary. Ho avuto modo di visitare il paese con una delegazione della commissione per gli affari esteri un paio di anni fa, quando era governato da Turkmenbashi e il suo libro Ruhnama. Da allora la situazione è migliorata solo marginalmente, ma Amnesty International, tra le altre ONG, continua a denunciare i gravi problemi e le violazioni dei diritti umani in Turkmenistan. I progressi compiuti sinora non sono stati sufficienti per convincermi di votare in questo momento a favore dell’accordo.

 
  
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  David Martin (PSE), per iscritto. (EN) Ho espresso un voto negativo su questa relazione intesa a concedere l’approvazione del Parlamento (assenso) a un accordo commerciale interinale tra l’UE e il Turkmenistan. L’anno scorso il Parlamento europeo aveva stabilito che il Turkmenistan avrebbe dovuto dimostrarsi conforme ai diritti umani su cinque punti prima di concedere il proprio assenso a questo accordo. Questi cinque punti di riferimento sono: permettere alla Croce Rossa di operare liberamente nel paese; adeguare l’istruzione pubblica agli standard internazionali; rilasciare tutti i prigionieri politici e di coscienza; revocare le restrizioni imposte dal governo ai viaggi all’estero e infine autorizzare l’ingresso di ONG indipendenti e permettere agli organismi per i diritti umani delle Nazioni Unite di valutare i progressi compiuti nel paese. Sono certo che il Turkmenistan non è riuscito a soddisfare nemmeno uno di questi requisiti e riscontro con amarezza che ciononostante sia stato dato il consenso per la stipula di questo accordo commerciale interinale.

 
  
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  Alexandru Nazare (PPE-DE), per iscritto. (EN) Desidero ringraziare il collega Caspary per il lavoro svolto nella commissione per il commercio internazionale in vista di questo particolare atto con cui intendiamo migliorare i rapporti dell’Unione europea con il Turkmenistan.

Gli accordi commerciali tra l’UE e questo paese sono rimasti invariati negli ultimi 20 anni e occorreva procedere alla loro revisione, specialmente in questa situazione di grave crisi finanziaria mondiale.

Oltre a portare alcuni vantaggi economici e commerciali, questo nuovo accordo interinale con il Turkmenistan dovrebbe garantire un miglioramento della sicurezza regionale su tutti i fronti: da una maggiore promozione dei diritti umani e della democrazia a risultati più consistenti nella lotta contro il narcotraffico e la tratta di esseri umani, oltre a prevedere un coinvolgimento sostanziale del Turkmenistan nella ricostruzione dell’Afghanistan tramite un sostegno alle attività degli Stati membri in quel paese. Non dimentichiamo inoltre che un miglioramento dei rapporti con il Turkmenistan rientra nell’ottica di un rafforzamento della sicurezza energetica per l’Europa.

Insieme ai colleghi ho approvato l’atto proposto dall’onorevole Caspary. Successivamente dovremo intraprendere tutte le misure atte a garantire che questo paese faccia la sua parte affinché questo sforzo congiunto sia coronato dal successo.

 
  
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  Andrzej Jan Szejna (PSE), per iscritto. – (PL) I rapporti tra le Comunità europee e il Turkmenistan sono attualmente disciplinati dall’accordo sugli scambi e sulla cooperazione economica e commerciale stipulato tra le Comunità europee e l’URSS nel 1989.

E’ indiscutibile che lo sviluppo economico e soprattutto la tutela dei diritti umani in Turkmenistan non siano soddisfacenti. Il Turkmenistan non ha ottemperato a una serie di requisiti umanitari e, tra l’altro, la Croce Rossa continua a non potere lavorare nel paese.

A mio avviso, la firma dell’accordo commerciale interinale tra la Comunità europea e il Turkmenistan sarà fonte di motivazione e un segnale di disponibilità da parte della Comunità, a condizione che venga stabilito chiaramente un termine massimo di cinque anni per l’introduzione di principi democratici e di standard per i diritti umani analoghi a quelli in vigore nell’Unione europea. Questo accordo può contribuire a migliorare la vita dei cittadini turkmeni e favorire le riforme economiche.

La firma di un accordo di partenariato e cooperazione può essere presa in considerazione soltanto dal momento in cui si registrerà un miglioramento concreto nell’ambito dei principi democratici e dei diritti umani.

 
  
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  Charles Tannock (PPE-DE), per iscritto. (EN) Colgo questa occasione per illustrare uno degli svariati motivi che mi hanno indotto a votare oggi a favore di rapporti commerciali più stretti tra l’Unione europea e il Turkmenistan. La politica di sicurezza energetica esterna comune dell’UE, che gode del pieno sostegno dei deputati del partito conservatore britannico, riconosce l’importanza dei nuovi tracciati transcaspiani per approvvigionare l’Europa di petrolio e gas. Questi tracciati attraverso l’area del Mar Caspio dovrebbero essere integrati completamente con gli oleodotti del “corridoio meridionale” che comprendono Nabucco, Southstream e Whitestream. Per la nostra politica comune estera e di sicurezza energetica è fondamentale riuscire a ridurre la nostra dipendenza energetica dalla Russia.

Per questo motivo dovremmo essere proattivi e aperti a sviluppare un partenariato con il Turkmenistan tramite il nostro assenso a questo accordo commerciale interinale che incoraggia le riforme interne e il rispetto dei diritti umani in Turkmenistan.

 
  
  

- Relazione Hökmark (A6-0236/2009)

 
  
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  Liam Aylward (UEN), per iscritto. (EN) L’energia nucleare è una realtà in Europa. Una realtà che l’Irlanda vive con un senso di disagio, anche se riconosciamo il diritto di tutti i paesi a scegliere come ottenere l’energia di cui necessitano e non possiamo permetterci di ignorare la questione per il solo fatto che i nostri vicini utilizzano l’energia nucleare.

Appena la scorsa settimana si è verificato un grave problema di sicurezza presso la centrale nucleare di Sellafield e il deposito di materiale radioattivo a Sellafield – la vasca B30 – è probabilmente una delle strutture più critiche per il nucleare europeo. Nella B30 sono state convogliate per decenni ingenti quantità di materiale radioattivo che non sono state sottoposte a un trattamento adeguato.

Sono favorevole a un quadro normativo comunitario per la sicurezza del nucleare in grado di rafforzare l’indipendenza dei regolatori nazionali e garantire un grado elevato di trasparenza in relazione alla sicurezza degli impianti nucleari.

Ho votato a favore degli emendamenti alla relazione che sono stati proposti, in quanto ne miglioreranno le disposizioni e i requisiti per la sicurezza. Anche se l’Irlanda non dispone di centrali nucleari, i nostri cittadini potrebbero essere danneggiati da infrazioni agli standard di sicurezza presso altri impianti e l’Unione europea deve garantire ai nostri cittadini il massimo grado di protezione.

 
  
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  Brian Crowley (UEN), per iscritto. (GA) Dobbiamo accettare che in Europa si produce energia nucleare e che sarà così anche in futuro. Gli irlandesi sono in realtà contrari, ma rispettiamo il diritto di ogni Stato membro di scegliere le proprie fonti di energia. Tuttavia fintanto che i paesi prossimi all’Irlanda sono dotati di centrali nucleari, non possiamo ignorare la questione.

La scorsa settimana si è verificato un problema di sicurezza a Sellafield, il cui deposito per le scorie radioattive – chiamato “vasca B30” – è uno degli impianti più critici per il settore nucleare europeo. Nella vasca B30 sono infatti immagazzinate quantità ingenti di scorie radioattive non trattate.

In questo contesto non posso che sostenere incondizionatamente la proposta relativa a un quadro comunitario per la sicurezza nucleare, volto a garantire uno standard elevato e trasparente di sicurezza per le centrali nucleari.

Ho espresso un voto favorevole agli emendamenti mirati a rafforzare questa proposta. Anche se in Irlanda non disponiamo di centrali nucleari, i problemi di sicurezza delle centrali presenti presso altri paesi europei potrebbero avere comunque ripercussioni sugli irlandesi. E’ compito dell’Unione europea garantire che i cittadini dei vari paesi godano di una protezione totale in questo ambito.

 
  
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  Glyn Ford (PSE), per iscritto. (EN) Personalmente nutro alcune riserve in merito alla sicurezza delle centrali nucleari sul lungo periodo e pertanto questa relazione non mi soddisfa completamente. Riconosco che le persone impiegate in quest’industria sono professionisti impegnati. Riconosco che gli incidenti sono stati pochi e sporadici. Ma rimane il problema delle conseguenze potenzialmente devastanti di un eventuale incidente. Non possiamo dimenticare l’incidente nucleare nei monti Urali rivelato da Roy Medvedev, l’incidente sulla Three Mile Island che ha riguardato proprio gli eventi narrati nel film Sindrome cinese messo in distribuzione appena pochi giorni prima dell’incidente, l’incidente di Tokaimura in Giappone, né tanto meno Chernobyl, le cui conseguenze sono ancora percepibili presso di noi ma che hanno colpito con particolare drammaticità le persone e i bambini che vivevano nelle sue vicinanze e i loro discendenti.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) L’energia nucleare rivestirà un ruolo fondamentale per il futuro energetico della nostra società. Tenuto conto di questa tendenza e dei progetti per la costruzione di altri impianti in Europa, è indispensabile definire un quadro comunitario per la sicurezza nucleare.

La relazione del collega Hökmark consentirà di stabilire le migliori condizioni di sicurezza per i futuri impianti nucleari europei. Lo scopo è definire un quadro normativo chiaro con regolatori nazionali forti e indipendenti, nonché un sistema di licenze e un regime d’ispezioni e controlli per gli impianti nucleari.

L’importanza che l’energia nucleare rivestirà in futuro richiede che siano stabilite condizioni eccellenti per l’attuazione della direttiva e per lo scambio di informazioni essenziali, affinché siano create condizioni di sicurezza uniformi e della massima qualità.

Il mio voto è stato pertanto favorevole.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE), per iscritto. (DE) La delegazione del partito popolare austriaco (ÖVP) è favorevole alla creazione di un’autorità di controllo indipendente per le centrali nucleari dotata della facoltà legalmente vincolante di scollegare dalla rete le centrali nucleari pericolose.

 
  
  

- Relazione Romeva i Rueda (A6-0253/2009)

 
  
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  Jan Andersson, Göran Färm, Anna Hedh, Inger Segelström e Åsa Westlund (PSE), per iscritto. (SV) Abbiamo deciso di votare contro la relazione relativa all’istituzione di un regime di controllo per la politica comune della pesca. Ovviamente siamo favorevoli alle proposte volte ad assicurare il rispetto delle norme tramite disposizioni più stringenti, ma siamo critici nei confronti dell’enfasi posta sul controllo della pesca ricreativa. Non ha senso disciplinare questo tipo di pesca quando, nei fatti, è la pesca su scala industriale a essere responsabile di problemi come il depauperamento delle risorse ittiche nei nostri mari.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT)

Con rammarico riscontriamo che la maggioranza dei deputati ha respinto l’emendamento da noi proposto in cui, in conformità ai principi sanciti dalla costituzione della Repubblica del Portogallo in relazione alla sovranità nazionale e nell’ottica di garantirne il rispetto, si ribadiva che questa proposta di regolamento dovrebbe rispettare e non minacciare la competenza e la responsabilità degli Stati membri in materia di sorveglianza sull’applicazione delle norme della politica comune per la pesca.

Ci rammarichiamo che la maggioranza del Parlamento abbia respinto gli emendamenti da noi proposti, che avrebbero impedito alla Commissione europea di svolgere ispezioni indipendenti senza preavviso nelle zone economiche esclusive e nei territori degli Stati membri, di proibire a sua discrezione le attività di pesca, di sospendere o revocare il pagamento di aiuti comunitari a uno Stato membro, e avrebbe vietato a uno Stato membro di ispezionare i pescherecci situati nelle zone economiche esclusive di un altro Stato membro senza il suo consenso.

Questa proposta di regolamento – che sarà oggetto di ulteriori negoziati tra le istituzioni europee – se approvato nella sua forma odierna, rappresenterà l’ennesimo attacco alla sovranità nazionale, laddove introdurrà requisiti relativi all’attrezzatura e alle procedure che risultano essere del tutto inadatti per i pescherecci portoghesi.

Il mio voto è stato pertanto contrario.

 
  
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  Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. (FR) Nel 2008 sono stati dismessi 165 pescherecci. Per il 2009 sono state annunciate altre 225 rottamazioni.

Il settore della pesca in Francia soffre di una crisi profonda, dovuta al fatto che il governo francese e Bruxelles hanno deciso di sacrificare i pescatori francesi in nome della politica economica e commerciale europea.

Così la Norvegia, che non appartiene all’Unione europea ma che ha negoziato con essa accordi economici per il gas, si è accaparrata l’80 per cento della quota di merluzzo, pari a 500 000 tonnellate l’anno. La Francia, da parte sua, dispone di appena 9 000 tonnellate l’anno, di cui solo 700 per la Manica e il Mare del Nord.

In queste condizioni, come non provare scoramento di fronte allo smantellamento della flotta di pesca francese? Perché Bruxelles e il governo francese si accaniscono per ottenere la distruzione programmata di un intero comparto della nostra economia? La spiegazione va ricercata negli interessi euroglobali e nel dogma del libero scambio.

La dotazione di 4 milioni di euro promessa dal ministro per l’agricoltura e la pesca a titolo di compensazione finanziaria per il fermo delle navi che hanno già esaurito la propria quota di pescato non risolverà il problema. E’ urgente e fondamentale emancipare i pescatori francesi da queste quote europee discriminanti e distruttive.

 
  
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  Nils Lundgren (IND/DEM), per iscritto. (SV) Oggi il Parlamento europeo ha votato a favore dell’inclusione della pesca sportiva e ricreativa nella politica comune della pesca. Con questo passo, l’Unione europea ha cominciato a disciplinare una delle nostre attività ricreative più popolari.

La proposta è oltraggiosa. Innanzi tutto, le acque di pesca sono di competenza dei singoli paesi e non di Bruxelles. In secondo luogo, l’attività dei pescatori sportivi non intacca le risorse ittiche in maniera sostanziale. In terzo luogo, questa normativa risulta impossibile da attuare: basti guardare alla Svezia e ai suoi 11 500 km di litorale. I burocrati europei e i deputati di quest’Aula pensano veramente che sarà possibile controllare cosa sta succedendo sempre e ovunque? Una legge impossibile da attuare è una cattiva legge.

Dopotutto non sono particolarmente sorpreso da questa proposta. L’Unione europea assomiglia a un motore a vapore che si è messo in moto verso l’obiettivo di uno stato federale a pieno titolo. E’ una macchina grande, pesante e difficile da fermare una volta che è stata messa in moto. Chiunque si frapporrà al suo cammino sarà falciato via.

Oggi è una giornata funesta per chi tra noi desidera comprensione e una vera cooperazione europea, ma soprattutto è una giornata molto funesta per i pescatori sportivi di tutti gli Stati membri.

 
  
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  Sebastiano (Nello) Musumeci (UEN), per iscritto. − L'intento della proposta di regolamento in esame, ossia garantire un controllo comunitario sul rispetto delle norme della politica comune della pesca attraverso una propria Agenzia, è sicuramente apprezzabile e va incontro alle numerose richieste formulate nel corso degli anni dal Parlamento e dalla Commissione europea. Il regolamento suggerisce altresì – seppur timidamente – un'attuazione e applicazione uniformi delle norme medesime nei ventisette Stati membri.

Pur condividendo lo spirito di fondo del testo (sostenere la cultura del rispetto delle regole per una corretta applicazione della politica comune della pesca), rilevo che, purtroppo anche in questa occasione, non sono state prese in considerazione le specificità della pesca mediterranea.

Solo per fare un esempio: l'obbligo di installare un sistema di controllo satellitare dei pescherecci (il Vms) sulle imbarcazioni di lunghezza superiore a dieci metri può andar bene per i pescherecci del Mare del Nord che hanno una stazza consistente, ma non per quelli del Mediterraneo, piccoli e spesso senza cabina, che praticano sovente la cosiddetta "piccola pesca". Si pone anche il problema degli ingenti costi da sostenere che potrebbero, però, venir superati con un cofinanziamento comunitario pari all'80%, come opportunamente suggerito nell'emendamento 20.

 
  
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  Brian Simpson (PSE), per iscritto. − (EN) Voto a favore di questa relazione perché abbiamo accettato gli emendamenti nn. 48 e 49 e respinto l’emendamento n. 93 relativo alla pesca ricreativa.

Includere la pesca ricreativa nella quota di pesca degli Stati membri è per me inaccettabile.

Se affermiamo seriamente che la pesca sportiva è responsabile dell’esaurimento delle riserve ittiche, allora ritengo che stiamo perdendo di vista un aspetto fondamentale di questo depauperamento degli stock ittici, ovvero le quantità eccessive di pescato da parte dell’industria della pesca e delle loro navi-fabbrica.

Sono loro a dovere ottemperare alla politica comune della pesca, non i pescatori sportivi che si dedicano al loro hobby.

 
  
  

- Relazione Visser (A6-0206/2009)

 
  
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  Roger Knapman e Thomas Wise (NI), per iscritto. (EN) La politica comune della pesca soffre di gravi deficit e ha avuto effetti devastanti sull’economia britannica e sull’ambiente. Pur riconoscendo la necessità di un’innovazione per migliorare la situazione, la maggior parte di tale innovazione e buona prassi deriva chiaramente dagli Stati membri e dai pescatori stessi. Abbiamo pertanto votato contro questa relazione che incrementa le competenze della Commissione.

 
  
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  Thomas Wise (NI), per iscritto. − (EN) La politica comune della pesca soffre di gravi deficit e ha avuto effetti devastanti sull’economia britannica e sull’ambiente. Pur riconoscendo la necessità di un’innovazione per migliorare la situazione, la maggior parte di tale innovazione e buona prassi deriva chiaramente dagli Stati membri e dai pescatori stessi. Abbiamo pertanto votato contro questa relazione che incrementa le competenze della Commissione.

 
  
  

- Relazione Busuttil (A6-0251/2009)

 
  
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  John Attard-Montalto e Louis Grech (PSE), per iscritto. (EN) A titolo personale e a nome del collega, l’onorevole Grech, vorrei precisare che abbiamo votato a favore della relazione ma che desideriamo sottolineare quanto segue:

siamo favorevoli a un politica d’immigrazione comune;

riteniamo che il patto sull’immigrazione non sia soddisfacente e nell’interesse della nazione;

osserviamo con disappunto che la relazione non contiene alcun riferimento diretto e inequivocabile a una ripartizione obbligatoria degli oneri;

rileviamo che qualsiasi forma di cooperazione è apprezzata, ma che l’Unione europea non può interferire in merito al tipo di accordo bilaterale che un paese d’origine e un paese di transito possono stipulare;

non siamo favorevoli al riconoscimento del diritto di voto agli immigrati clandestini in ragione della composizione demografica di Malta;

non siamo favorevoli a una politica dei visti uniforme per l’area Schengen al posto delle politiche nazionali se ciò comporta un aumento della burocrazia e una minore flessibilità del sistema.

 
  
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  Catherine Boursier (PSE), per iscritto. (FR) Mi rallegro per l’approvazione della relazione Busuttil, anche se devo ammettere di non essere favorevole a tutti i punti enunciati nel documento, in particolare laddove plaude all’adozione del patto europeo sull’immigrazione e l’asilo. Il mio gruppo era infatti favorevole a stralciare questo riferimento nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, ma siamo stati messi in minoranza su questo punto, come d’altronde è accaduto anche in relazione al ruolo potenziato di Frontex nelle operazioni di rimpatrio.

Ciononostante e tenendo a mente il risultato finale, ho espresso un voto favorevole per questa relazione al fine di trasmettere un segnale forte a favore dell’apertura di percorsi legali d’immigrazione. Sostengo il riconoscimento del bisogno, da parte dell’Unione europea, del lavoro svolto dagli immigrati, la necessità di una consultazione maggiore con la società civile, la libertà di circolazione in Europa dopo 5 anni di residenza, il rispetto della dignità umana e l’attuazione delle disposizioni più favorevoli nell’ambito dell’applicazione della direttiva sul rimpatrio e, soprattutto, il diritto di voto alle elezioni amministrative, un punto contro di cui la destra europea si era opposta ferocemente.

 
  
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  Philip Bradbourn (PPE-DE), per iscritto. (EN) I rappresentanti del partito conservatore britannico hanno votato contro la relazione poiché non riconosciamo la necessità di una politica d’immigrazione comune e crediamo che il Regno Unito debba mantenere un controllo assoluto sulle sue frontiere.

 
  
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  Philip Claeys (NI) , per iscritto. - (NL) Ho votato contro questa relazione a causa di alcuni suoi contenuti inaccettabili. Tanto per cominciare, si ipotizza che l’Unione europea avrà bisogno di 60 milioni di nuovi immigrati da oggi al 2050. Alla luce dei problemi attuali causati dall’immigrazione di massa, questa proposta rasenta la follia. Si suggerisce altresì che la carta blu non dovrebbe essere limitata ai lavoratori altamente qualificati. A questo punto tanto varrebbe spalancare completamente i cancelli.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE-DE), per iscritto. (PT) E’ imperativo trovare un’impostazione comune sul tema dell’immigrazione nell’Unione europea. Un approccio frammentario e incoerente non può essere tollerato in uno spazio comune che non conosce confini interni, poiché qualsiasi provvedimento o politica sull’immigrazione attuati da uno Stato membro avranno senz’altro ripercussioni anche su tutti gli altri Stati membri.

Sono pertanto favorevole all’istituzione di una politica d’immigrazione comune europea basata su un alto livello di solidarietà politica e operativa, reciproca fiducia e condivisione delle responsabilità.

L’approvazione del patto europeo sull’immigrazione e l’asilo è stato un passo importante in questa direzione e ha portato a una politica sull’immigrazione più coerente, controllata e sensibile alle necessità del mercato del lavoro nei paesi europei, oltre che alle risorse disponibili in termini di ricettività, sanità e istruzione. Il suo scopo è di contrastare strenuamente l’immigrazione clandestina.

La relazione eccellente presentata dall’onorevole Busuttil è fedele a questa impostazione. L’unico problema consiste in un emendamento presentato dal gruppo socialista del Parlamento europeo che minaccia di fare vacillare la nostra lotta contro l’immigrazione clandestina poiché qualsiasi migrante legalmente residente in uno Stato membro si vedrà riconosciuto senz’altro il diritto di votare in base alle condizioni stabilite. Propendo piuttosto per la risoluzione alternativa presentata dal relatore che, anche in questo caso, ha tentato di raggiungere un compromesso accettabile per tutti.

 
  
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  Edite Estrela (PSE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione per una politica d’immigrazione comune europea, perché l’immigrazione è una delle principali sfide che l’Europa si trova ad affrontare. Confrontandoci con il tema dell’immigrazione, possiamo varare politiche atte a trasformare questo problema in un’opportunità.

L’immmigrazione è motivo di preoccupazione per gli Stati membri, che sono chiamati ad agire di concerto per trovare una risposta adeguata a questo problema. La relazione tenta di abbracciare tutte le dimensioni dell’immigrazione e sostiene l’istituzione di una politica d’immigrazione comune europea basata su un alto livello di solidarietà politica e operativa.

La relazione comprende altresì disposizioni che consentono agli immigrati di partecipare alla vita politica e civile della società in cui vivono, in particolare a livello di partiti politici e sindacati, oltre a dare loro la possibilità di votare alle elezioni locali.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Una relazione di 91 paragrafi contiene ovviamente alcuni aspetti con cui concordiamo. Tuttavia questa relazione che pur si sforza di indorare la pillola è profondamente negativa e per questo la respingiamo.

Essa “sostiene con forza l’istituzione di una politica d’immigrazione comune europea” e “accoglie con favore le implicazioni istituzionali del trattato di Lisbona, in particolare l’estensione della procedura di codecisione e del voto a maggioranza qualificata a tutte le politiche in materia di immigrazione”, nonché “l’adozione del Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo”; in altre parole, una politica d’immigrazione disumana e orientata alla sicurezza che criminalizza, sfrutta e seleziona gli immigrati.

Se ancora sussisteva qualche dubbio sulle finalità dell’Unione europea, la relazione provvede a fugarlo: la migrazione continua “ad essere necessaria per far fronte alle esigenze […] del mercato del lavoro” (quasi 60 milioni di lavoratori immigrati entro il 2050). Ciò spiega perché occorra sviluppare “profili migratori” incentrati “sulle necessità del mercato del lavoro” e perché sia necessario “rendere più interessante l’UE per i lavoratori altamente qualificati”, in particolare tramite la “carta blu”. In altre parole, si propone una visione disumana degli immigrati, visti come mera manodopera da sfruttare.

In vece di una politica comune, quella che ci occorre è una politica diversa che difenda i diritti degli immigrati e combatta le cause prime dell’immigrazione.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE-DE), per iscritto. – (PL) Ho votato a favore dell’adozione della relazione Busuttil. Si tratta di una relazione importante, perché la migrazione è una delle maggiori sfide che l’Unione europea deve affrontare. Dovremmo riconoscere che non siamo in grado di trarre pienamente vantaggio degli aspetti positivi della migrazione o di prevenire quelle situazioni che non possono offrire alcun beneficio.

Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dal fatto che l’immigrazione si manifesta diversamente nei vari Stati membri, con variazioni anche molto significative. Per alcuni paesi la migrazione è un gravissimo problema sociale, finanziario e politico. Per altri è un fenomeno marginale che non suscita molto interesse. Questo è anche uno dei motivi, tra gli altri, per cui è tanto difficile istituire e introdurre una politica d’immigrazione uniforme. Dobbiamo renderci conto che per molte persone restare in Europa è una questione di vita o di morte – letteralmente. Quando li rispediamo al loro paese di origine talvolta è come se pronunciassimo la loro sentenza di morte. Gli strumenti della politica d’immigrazione dovrebbero essere flessibili per poterli adattare ai casi individuali delle singole persone. Molte grazie.

 
  
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  Carl Lang e Fernand Le Rachinel (NI), per iscritto. (FR) Una politica comune d’immigrazione che promuove l’apertura di canali legali per l’immigrazione non può ottenere la nostra approvazione. La nostra politica dovrebbe essere di segno diametralmente opposto.

Questa relazione si basa, ancora una volta, sulle raccomandazioni perniciose della Commissione come figurano nel Libro verde dell’11 gennaio 2005 consacrato alla migrazione economica, in cui si stima che da oggi al 2050 l’Europa avrà bisogno di circa 60 milioni di lavoratori immigrati e si invoca di conseguenza l’apertura di canali per l’immigrazione legale.

Come si può non considerare indecente, in piena crisi economica, finanziaria e sociale, l’incitazione a un’apertura ulteriore dei nostri mercati a lavoratori stranieri, quando i nostri stessi posti di lavoro nazionali sono minacciati e la disoccupazione incombe?

In piena crisi, occorre piuttosto adottare provvedimenti di protezionismo economico e sociale e riservare i posti di lavoro e le forme di sostegno sociale ai cittadini nazionali.

Inoltre la relazione si fonda sul postulato erroneo che aprendo i cancelli all’immigrazione legale, l’immigrazione clandestina diminuirà drasticamente o addirittura scomparirà. Sappiamo che non è così e che anzi l’immigrazione legale è solo un precursore di un’immigrazione su larga scala.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Il diritto d’asilo sta per diventare un veicolo per un’immigrazione di massa di dimensioni colossali. Le porte dell’Europa saranno spalancate verso i paesi in via di sviluppo. Se i profeti della multiculturalità prenderanno l’avvento, la nozione di famiglia sarà ampliata fino a consentire a tribù intere di emigrare senza alcuna difficoltà.

Inoltre sarà limitata la possibilità della detenzione pre-espulsione, i richiedenti asilo avranno il diritto di accedere al mercato del lavoro e dovranno essere migliorati gli aiuti di base a loro destinati. Ciò non farebbe che incrementare le pressioni sul mercato del lavoro nazionale, specialmente in tempi di crisi economica, e si finirebbe col battere cassa presso i contribuenti. Alla luce di quanto sopra, non esistono altre possibilità che respingere questa relazione.

 
  
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  Athanasios Pafilis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La relazione sula politica comune d’immigrazione vede con favore la politica monopolistica d’immigrazione dell’Unione europea e il contributo del Parlamento europeo ad essa. Nel contempo, essa propone che siano adottate le disposizioni necessarie alla fase successiva, a spese degli immigrati e in una direzione ancora più reazionaria.

La relazione parte anche dall’assunto che la politica d’immigrazione europea sia al servizio delle necessità del mercato del lavoro, ovvero sia strumentale al profitto dei monopoli europei. A tal fine, essa presuppone l’applicazione di una politica “del bastone e della carota” nei confronti degli immigrati. Così se da una parte plaude all’innaccettabile patto sull’immigrazione e l’asilo, invoca il rafforzamento di Frontex, una maggiore raccolta di informazioni di intelligence e misure repressive contro gli immigrati che non sono di alcuna utilità ai capitalisti europei, dall’altra parte, la relazione è favorevole ad attrarre e riconoscere legalmente gli immigrati “altamente qualificati” e l’immigrazione ciclica e temporanea richiesta dal capitale, oltre a proporre misure d’integrazione degli immigrati legali, affinché siano direttamente disponibili ai datori di lavoro.

L’unica risposta a questa politica reazionaria è l’integrazione degli immigrati nel movimento proletario; gli immigrati e i lavoratori nazionali devono lottare fianco a fianco contro la politica antidemocratica e anti-immigrazione dell’Unione europea e del capitale, rivendicando i propri diritti e la ricchezza che producono.

 
  
  

- Relazione Lichtenberger (A6-0224/2009)

 
  
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  Šarūnas Birutis (ALDE), per iscritto. (LT) I tempi sono maturi acciocché la politica nel campo delle RTE-T, forte di quindici anni di esperienza, rifletta fedelmente le proprie finalità e disposizioni. Dobbiamo riconsiderare progetti e interventi, porre maggiore enfasi sul coordinamento europeo e su impegni più vincolanti da parte degli Stati membri nell’attuazione dei progetti prioritari che essi stessi hanno concordato.

I progetti e percorsi prioritari RTE-T consistono in larga parte di colossali e costosi progetti nazionali per le infrastrutture dei trasporti e alcuni dei precedenti 30 progetti RTE-T erano fisicamente impossibile da realizzare, mentre altri progetti sono diventati particolarmente importanti, specialmente a seguito dell’allargamento, ma non sono riusciti a essere inclusi nell’elenco.

L’attuale crisi economica potrebbe indurci di nuovo a seguire questa logica nei nostri investimenti sulle infrastrutture per i trasporti. Eppure occorrono progetti e investimenti ponderati nelle infrastrutture europee al fine di garantirne l’ulteriore sviluppo nei prossimi 10-20 anni. Le decisioni in merito ai progetti per le infrastrutture dei trasporti dovrebbero basarsi su valutazioni corrette di costi e benefici in termini di stabilità e di valore aggiunto transnazionale per l’Europa.

 
  
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  Pedro Guerreiro (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione stabilisce gli orientamenti per “lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti” (RTE-T). Attualmente questa comprende 30 progetti prioritari “essenzialmente ispirati da interessi nazionali” – quali altri interessi bisognerebbe prendere in considerazione, quelli delle multinazionali? – che ricevereanno quasi 5,3 miliardi di euro in cofinanziamenti comunitari.

La relazione s’iscrive nella visione delle “reti transeuropee dei trasporti” che presuppone l’espansione del mercato unico e un aumento della concorrenza e della concentrazione del capitale. Essa pertanto “insiste sulla necessità di integrare […] gli obiettivi della strategia di Lisbona” e propugna l’adeguamento delle RTE-T alle “differenti condizioni del mercato” nel rispetto dei “seguenti criteri: validità economica, miglioramento della competitività, promozione del mercato unico”, da conseguirsi tramite “esperienze di partenariato pubblico/privato” (per esempio destinando “una percentuale dei proventi derivanti dai pedaggi stradali al finanziamento di progetti di RTE-T”).

Ad appena un mese dalla conclusione di questa legislatura, la maggioranza del Parlamento europeo non può trattenersi dal chiedere alla Commissione europea di “presentare, entro la fine del proprio mandato, una proposta legislativa sull’apertura del mercato interno del traffico ferroviario dei paseggeri a partire dal 1° gennaio 2012”.

Infine, per venire incontro agli interessi di grandi gruppi economici e finanziari che intendono estendere la loro influenza in Europa orientale, sottolinea che i collegamenti tra Europa occidentale e orientale sono prioritari.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE-DE), per iscritto. (RO) Lo sviluppo e l’espansione della rete transeuropea dei trasporti sono indispensabili per il consolidamento del mercato unico e la coesione dell’Unione europea. Di conseguenza ho votato a favore dell’opzione “C” proposta dalla relatrice, l’onorevole Lichtenberger. Questa impostazione consentirà di utilizzare le risorse finanziarie disponibili in futuro per i trasporti e le infrastrutture, anche se non mette a disposizione tutti i mezzi necessari a garantire un’attuazione efficace, tenuto conto delle numerose divergenze negli interessi nazionali.

Qualsiasi altra alternativa, compresa quella proposta dal gruppo PPE-DE, avrebbe negato agli Stati membri la possibilità di utilizzare i fondi di coesione, nell’ambito della politica di coesione, per progetti relativi a infrastrutture di trasporto diverse da quelle incluse nei progetti prioritari RTE-T. In pratica, la Romania non avrebbe la possibilità di utilizzare i fondi di coesione per il comparto dei trasporti, fondi di cui la Romania ha fortemente bisogno.

 
  
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  Luís Queiró (PPE-DE), per iscritto. (PT) La relazione valuta il livello di realizzazione dei 30 progetti principali delle RTE-T che stanno registrano ritardi con gravi ripercussioni sul futuro di una politica europea sostenibile nel settore dei trasporti. Nonostante le difficoltà, è essenziale mantenere il nostro impegno verso la realizzazione delle modifiche necessarie alla creazione di collegamenti intermodali, in particolare per i passeggeri e le merci. Occorre tenere conto delle attuali criticità, dalle questioni della sicurezza e regionali alle consuetudini sociali, economiche e finanziarie, oltre che all’ambiente. Dobbiamo sottolineare la necessità di un approccio integrato e più coerente alla rete dei trasporti.

Non vi sono dubbi quanto all’importanza che i collegamenti transfrontalieri rivestono per lo sviluppo della rete europea dei trasporti e in quest’ottica favoriamo una migliore intermodalità tra i diversi mezzi di trasporto, in particolare quelli che hanno riscontrato le maggiori difficoltà di crescita e sviluppo, come la ferrovia o il trasporto marittimo. Occorre stabilire collegamenti migliori tra i porti marittimi e gli aeroporti; la realizzazione effettiva dei progetti della rete transeuropea sarà senz’altro strumentale a questo obiettivo.

La relazione tiene conto di alcuni di questi aspetti, ma l’ordine che io considero corretto tra le priorità non viene mantenuto coerentemente nell’intero documento. Il mio voto è pertanto contrario.

 
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