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Procedura : 2008/2277(DEC)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A6-0150/2009

Testi presentati :

A6-0150/2009

Discussioni :

PV 22/04/2009 - 11
CRE 22/04/2009 - 11

Votazioni :

PV 23/04/2009 - 6.14
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P6_TA(2009)0273

Discussioni
Mercoledì 22 aprile 2009 - Strasburgo Edizione GU

11. Discarico 2007: Consiglio (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la relazione di Søren Bo Søndergaard, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sul discarico relativo all’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2007 Sezione II, Consiglio (C6-0417/2008 – 2008/2277(DEC)) (A6-0150/2009).

 
  
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  Søren Bo Søndergaard, relatore. − (EN) Signor Presidente, prima di tutto una mozione d’ordine, perché voglio essere sicuro che il Consiglio sia stato invitato per discutere questo punto all’ordine del giorno. Poiché tratteremo un problema del Consiglio, sarebbe spiacevole se il Consiglio non fosse stato invitato ad assistere. Vorrei solo che il presidente mi assicurasse che il Consiglio è stato invitato.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Søndergaard, posso garantire a nome della presidenza che il Consiglio è stato invitato in questa occasione a presenziare alla discussione su questo punto. Ciononostante, con profondo rammarico della presidenza e a nome dell’intero Parlamento, devo constatare che il Consiglio è assente; mi è sembrato assente anche questa mattina, quando veniva salutata la sua presenza da parte del presidente del Parlamento, senza ottenere la benché minima risposta. Purtroppo noto questo con rammarico, ma non posso apportare alcun rimedio a questa circostanza e quindi noi siamo obbligati a tenere ugualmente il nostro dibattito. Le restituisco quindi la parola nella qualità di relatore per introdurre la discussione su questa relazione e su questo punto.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard, relatore. (DA) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto esprimere il mio profondo rammarico per il fatto che il dibattito verrà condotto in assenza del Consiglio – quello stesso Consiglio il cui bilancio siamo in procinto di discutere. Naturalmente è assurdo che il Consiglio scelga semplicemente di ignorare così il dibattito, dato che la commissione per il controllo dei bilanci ha votato con maggioranza schiacciante per raccomandare al Parlamento di rimandare la propria decisione di discarico per il bilancio 2007 del Consiglio.

Perché l’abbiamo fatto? Forse per il sospetto di frodi o irregolarità? La risposta è “no”, infatti non abbiamo indicazioni né informazioni in tal senso. E allora perché l’abbiamo fatto? Abbiamo proposto il deferimento del discarico del Consiglio perché la nostra commissione non ha ancora ricevuto una risposta ufficiale dal Consiglio in merito a tutta una serie di ambiguità presenti nel bilancio stesso. Tali ambiguità potrebbero effettivamente essere scaturite da malintesi, ma il Consiglio si è comunque rifiutato di chiarire tali fraintendimenti. Avrebbe potuto farlo semplicemente rispondendo alle nostre domande.

Ai sensi del paragrafo 42 dell’accordo interistituzionale, nel bilancio del Consiglio non possono comparire stanziamenti operativi per la politica estera e di sicurezza comune. Nella nostra veste di rappresentanti dei contribuenti europei, abbiamo il compito di garantire il rispetto di questo accordo. A tal fine, ci deve tuttavia essere offerta la possibilità non solo di porre domande sul bilancio del Consiglio, ma anche di ottenere una risposta.

Nell’allegato alla relazione abbiamo elencato tutta una serie di domande, alcune delle quali sono effettivamente piuttosto dirette e non dovrebbe pertanto essere difficile fornire una risposta. Un esempio: quanti conti fuori bilancio ha avuto il Consiglio nel 2007? Quali fondi ha coperto e come sono stati spesi? Un’altra domanda è la seguente: il Consiglio può fornire una spiegazione su come il proprio revisore contabile interno possa essere giunto alla conclusione che sono emerse lacune nei controlli e nelle verifiche delle fatture? Un’altra ancora: c’è una spiegazione sul motivo per cui si è reso necessario trasferire somme cospicue dalla linea di bilancio delle traduzioni a quella delle trasferte, un processo che si ripete anno dopo anno? Malgrado le ripetute sollecitazioni da parte mia, in qualità di relatore, e da parte della commissione nel suo complesso, ad oggi il Consiglio non ha fornito alcuna risposta ufficiale a tali interrogativi.

Tale atteggiamento provoca enormi difficoltà non solo alla commissione, come è logico, ma anche al Parlamento nel suo complesso; come possiamo infatti concedere il discarico a un bilancio, e quindi sostenere responsabilmente di fronte al nostro elettorato che il bilancio è corretto, senza sapere cosa rappresentano le varie cifre? Sarebbe assurdo.

Noi della commissione per il controllo dei bilanci siamo brave persone. Per questo vogliamo concedere al Consiglio un’altra opportunità di rispondere alle nostre domande. Raccomandiamo pertanto al Parlamento di posporre il discarico del bilancio del Consiglio. In tal modo, potremo risollevare la questione in novembre e dare al Consiglio qualche mese in più per capire se la trasparenza sia o meno preferibile alla segretezza.

Auspico che la discussione odierna e la votazione di domani trasmettano il messaggio che non vogliamo diventare il timbro di approvazione delle forze oscure. Vogliamo apertura, vogliamo trasparenza, e vogliamo informazioni dettagliate su come vengono spesi i fondi dei contribuenti. E’ questo che vogliamo oggi e che continueremo a esigere anche dopo le elezioni di giugno.

 
  
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  José Javier Pomés Ruiz, a nome del gruppo PPE-DE.(ES) Signor Presidente, leggo nel regolamento finanziario applicabile che il Segretario generale e Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, assistito dal vicesegretario generale, sono pienamente responsabili della gestione degli stanziamenti indicati nella Sezione II – Consiglio – del bilancio e adotteranno tutte le misure necessarie per garantirne un’adeguata amministrazione.

Dov’è il Segretario generale Solana? Dov’è il vicesegretario generale, visto che il Segretario generale Solana non è presente alla nostra discussione? E tutto ciò malgrado il fatto che l’unica informazione che abbiamo, segnatamente la relazione del revisore interno, indichi l’esistenza di un conto B, un conto fuori bilancio del Consiglio. Ai sensi del regolamento finanziario, il Consiglio non è responsabilità della presidenza ceca né di quella francese, bensì del Segretario generale Solana e del suo vice.

Cos’è questo conto fuori bilancio?

Secondo il revisore, questa sezione andrebbe eliminata. Vorremmo sapere per che cosa è stata utilizzata, e per quale motivo.

Vorremmo poi sapere perché dei 650 milioni di euro amministrati dal Segretario generale Solana, e dei quali è responsabile, 13 milioni di euro sono stati trasferiti dalle spese per l’interpretazione a quelle per le trasferte nel 2006, mentre nel 2007 lo stanziamento per le spese di trasferta non è stato rivisto al rialzo. Sta accadendo la stessa cosa, e non sappiamo a cosa imputare tutte queste trasferte né dove finiranno questi fondi.

Siamo arrabbiati, perché c’è solo un’eccezione al controllo democratico esercitato da questo Parlamento su tutti i conti finanziati dai contribuenti dell’Unione europea: i conti del Consiglio, che non sono soggetti a revisione. Noi eurodeputati non siamo riusciti a ottenere neanche una riunione ufficiale con il Consiglio per discutere di conti.

Si sono rifiutati di fornirci gli incartamenti. Si sono rifiutati di trasmetterci la documentazione. Dal loro punto di vista, controllare il Consiglio non rientra tra le nostre competenze; poteva essere accettabile quando il Consiglio svolgeva compiti esclusivamente amministrativi, ma adesso la politica estera e di sicurezza comune rappresenta una spesa operativa, e non capiamo perché dovrebbe essere esente dal controllo democratico.

Vorrei cogliere l’occasione per ribadire che l’atteggiamento adottato dal Segretario generale, il signor Solana, è inaccettabile, e che pertanto questa volta il Parlamento proporrà di non approvare i conti del Consiglio, come accadde 10 anni fa quando l’onorevole Elles si rifiutò di approvare i conti della Commissione determinando le dimissioni della Commissione Santer.

 
  
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  Costas Botopoulos, a nome del gruppo PSE. – (EN) Signor Presidente, la decisione che stiamo per prendere è molto importante. Il gruppo socialista al Parlamento europeo è a favore di un deferimento per quattro motivazioni di principio.

La prima è la credibilità e il ruolo del nostro stesso Parlamento. E’ molto importante chiarire fin dall’inizio quello che il Parlamento può e non può fare. Quello che può e deve fare è controllare in maniera democratica anche i conti del Consiglio, nonostante il gentlemen’s agreement esistente.

La seconda ragione è l’equilibrio interistituzionale. E’ importante non fare ciò che non siamo autorizzati a fare come Parlamento, ma è altrettanto importante ribadire che è un nostro diritto esprimere un parere sui conti del Consiglio, se questi ultimi sono operativi e come tali devono essere giustificati. Si tratta di un principio democratico ed è a questo che ci appelliamo. Non vogliamo fare nient’altro, solamente il nostro dovere.

Il terzo motivo è il rispetto e la preparazione del trattato di Lisbona. Onorevoli colleghi, sapete tutti che con questo trattato la politica estera comune acquisisce maggiore incisività e slancio. Diventa una politica comune molto più importante, e non possiamo esordire dicendo che il Parlamento non avrà alcuna voce in capitolo in tale politica. Dobbiamo dire fin da oggi quale sia il ruolo che deve ricoprire il Parlamento.

L’ultimo punto – e probabilmente il più importante – è la trasparenza nei confronti dei cittadini. Il nostro ruolo come Parlamento è la nostra responsabilità verso la cittadinanza. Non possiamo e non dobbiamo dire ai cittadini che le politiche comuni di ampio respiro, quale quella estera e di difesa, non rientrano nel controllo democratico del nostro Parlamento.

Per tali, importanti ragioni di principio, riteniamo che sia necessario esprimerci a favore di un rinvio.

 
  
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  Kyösti Virrankoski, a nome del gruppo ALDE. (FI) Signor Presidente, desidero in primo luogo ringraziare l’onorevole Søndergaard per la sua eccellente relazione.

Tale relazione sul discarico del Consiglio è molto lunga e approfondita. Fa inoltre riferimento a diversi documenti e al trattato dell’Unione.

La questione più spinosa è quella della trasparenza. Il bilancio del Consiglio riguarda solo in parte l’amministrazione, in quanto una quota ingente dei fondi à destinata a voci operative, quali la politica estera e di sicurezza comune. Il Consiglio è decisamente poco disposto a discutere l’esecuzione del bilancio con la commissione per il controllo dei bilanci, e non è nemmeno intenzionato a trasmettere la documentazione richiesta.

Il Parlamento europeo, insieme al Consiglio, rappresenta l’autorità responsabile del bilancio dell’Unione. Il suo compito consiste anche nel vigilare sull’impiego dei fondi e sull’esecuzione generale del bilancio.

A mio avviso, è proprio questa mancanza di cooperazione ad aver costretto la commissione per il controllo dei bilanci a proporre il rinvio del discarico, e non tanto il modo in cui si presume che siano stati amministrati i fondi. La situazione è delicata, perché un buon livello di cooperazione tra Parlamento e Consiglio rappresenta la linfa vitale di una politica europea vantaggiosa. Per tale ragione il mio gruppo deciderà stasera sulla posizione da adottare.

 
  
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  Bart Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. (NL) Grazie onorevole Søndergaard, la sua relazione è preziosa, perché copre tutti i punti salienti. Vorrei comunque chiedere al Parlamento e all’Ufficio di presidenza di prendere nota dell’assenza del Consiglio e di non passarla sotto silenzio. Non dovremmo permettere al Consiglio di sopraffarci. Vorrei esortare l’Ufficio di presidenza a valutare se inviare al Consiglio una lettera di rimostranze molto decisa, che ribadisca l’inaccettabilità della situazione.

Allo stato attuale delle cose, noi ci rifiutiamo di concedere una proroga. Adesso è fuori discussione. Non possiamo concedere il discarico al Consiglio. Non si tratta tanto di frode, bensì di una questione di principio, segnatamente di trasparenza. 650 milioni di euro del bilancio europeo vengono gestiti dal Segretario generale Solana per la politica di difesa, estera e di sicurezza, ma senza alcun tipo di monitoraggio. Non è accettabile in una democrazia. Le cose devono cambiare, di qui le richieste giustificate di una relazione sulle attività, di trasparenza e di chiarezza.

Eppure non è tutto. In qualità di relatore sulle frodi in materia di IVA, nella mia relazione approvata il 4 dicembre ho chiesto chiaramente al Consiglio di fornire una risposta a svariate domande. Sono ora passati quattro o cinque mesi, un periodo che è stato caratterizzato dal silenzio assordante del Consiglio, mentre la frode stimata in oggetto si aggira tra i 60 e i 100 miliardi di euro l’anno. Il Consiglio deve intervenire. Occorre coordinamento nella lotta contro la frode dell’IVA e, fintantoché non ci sarà disponibilità ad agire da parte del Consiglio, non concederò il discarico.

 
  
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  Jens Holm, a nome del gruppo GUE/NGL. (SV) Signor Presidente, anch’io vorrei sollevare il medesimo interrogativo, vale a dire dov’è il Consiglio in questa discussione? Noi siamo chiamati a controllare proprio il Consiglio e la sua gestione del bilancio. E’ sicuramente degno di nota che non ci sia alcun rappresentante del Consiglio qui presente a rispondere alle nostre domande. Noi della commissione per il controllo dei bilanci, e in particolare il nostro relatore, l’onorevole Søndergaard, abbiamo sollevato numerosi interrogativi circa la gestione delle proprie finanze da parte del Consiglio dei ministri. Abbiamo ribadito il concetto in numerose occasioni, ma non abbiamo mai ricevuto risposte soddisfacenti.

Mi consenta di citare due esempi. Nel 2006, il Consiglio ha speso 12,6 milioni di euro per le trasferte. Tali fondi erano destinati ai servizi di interpretariato. Vorrei porre una domanda al Consiglio, ma se non è in grado di rispondere, magari potrà farlo la Commissione al suo posto: quali sono state le trasferte del Consiglio nel 2006? Cosa rappresentano questi 12 milioni di euro?

Il Consiglio dispone inoltre di alcuni conti riservati, i cosiddetti conti fuori bilancio. Il revisore interno ha esortato il Consiglio ad abolire tali voci, ma invano. Vorrei sapere perché tale richiesta non è stata soddisfatta. Quanti di questi conti fuori bilancio ci sono? E che cosa contengono?

Il nostro compito in veste di membri del Parlamento europeo consiste nel controllare l’impiego delle risorse di bilancio da parte del Consiglio. Lo facciamo perché rappresentiamo i contribuenti. Il Consiglio ha invece l’obbligo di rispondere alle nostre domande. E vogliamo una risposta immediata! Che fine hanno fatto questi 12 milioni di euro? Cosa contengono i conti riservati? E quanti ce ne sono?

Se non riceveremo una risposta soddisfacente – finora non c’è stata – domani non concederemo il discarico al Consiglio.

 
  
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  Nils Lundgren, a nome del gruppo IND/DEM. (SV) Signor Presidente, abbiamo a che vedere con una questione veramente importante. Come rappresentante di un partito euroscettico, si potrebbe dire che è mia convinzione che dovrebbe essere sempre il Consiglio a dominare la cooperazione europea, e che questo Parlamento dovrebbe concentrarsi sul mercato interno e sulle questioni ambientali transfrontaliere. Tuttavia, è ora emersa una terza questione. In linea di principio, il Consiglio e questo Parlamento sono egualmente responsabili del bilancio e degli impieghi dei fondi dei contribuenti. A mio parere, si è verificato un evento senza precedenti, vale a dire che il Consiglio vuole mantenere il riserbo sul modo in cui viene utilizzato il denaro. Viene quindi meno la trasparenza. I cittadini non sono in grado di dire “Lo accetto perché so come sono state impiegate le risorse”. Direi pertanto – e ho l’impressione che per una volta tutti gli oratori del Parlamento siano d’accordo – che la concessione del discarico al Consiglio è fuori discussione finché non sapremo che fine hanno fatto i fondi.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, prendo la parola in qualità di europeista appassionato: sono convinto che la lezione di oggi abbia come oggetto come non dovrebbe essere la democrazia dell’Unione. Il fatto che il Consiglio non reputi assolutamente necessario far fronte in qualsiasi modo accettabile alle rimostranze chiarissime mosse dal Parlamento dimostra purtroppo che tutti i critici dell’Unione, e anche coloro che ora rifiutano le istituzioni, hanno ragione, in quanto stiamo palesemente violando proprio i principi fondamentali su cui dovrebbe basarsi una democrazia.

Trattato dopo trattato, abbiamo concesso al centro del potere di non essere effettivamente più soggetto ad alcuna supervisione e al Consiglio – cosa che può essere dimostrata – di essere pigro e incompetente e di operare nella massima segretezza. Uso il termine “pigro” perché possiamo dimostrare che la maggioranza dei ministri – ovvero coloro che prendono le decisioni veramente importanti per l’Europa, a porte chiuse – spesso non sono nemmeno presenti, e i funzionari pubblici prendono sovente decisioni su questioni estremamente importanti. Era questo che accadeva in Austria fino al 1848, poi però la situazione è un po’ migliorata. Questa non è democrazia.

Il Consiglio non è nemmeno disposto a garantirci l’accesso ai punti all’ordine del giorno della discussione. Gli europarlamentari possono dedicarsi a questo lavoro minuzioso e certosino da soli, tramite le interrogazioni parlamentari – come ho fatto anch’io – e i risultati sono agghiaccianti. Questa gente sta semplicemente battendo la fiacca. I soggetti che effettivamente sono più importanti di noi europarlamentari in termini legislativi si fanno sostituire da altri.

Si ritiene poi che oggi vi sia più trasparenza in seno al Consiglio quando, di fatto, dalla decisione del Consiglio del 2006 la trasparenza è diminuita. Solo un punto all’ordine del giorno su 130 del Consiglio più importante – il Consiglio “Relazioni esterne” – è stato trattato in pubblico nel 2008. Tutto il resto è stato deliberato a porte chiuse. Tutto il resto è meno trasparente della mafia.

E poi c’è l’impiego dei fondi. Dove vanno a finire i diversi milioni di euro? Perché il Consiglio si rifiuta di collaborare su questo punto? Cosa ne pensa l’Assemblea di una rete di servizi segreti che si amplia sempre più sotto la guida del Segretario generale Solana? Javier Solana è domiciliato in Spagna, dove si ammette chiaramente che esistono i servizi segreti comunitari. Dove vanno a finire i soldi? Quanto sono corrotte queste persone, quanto sono poco trasparenti?

 
  
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  Herbert Bösch (PSE).(DE) Signor Presidente, vorrei fare due osservazioni a nome di questa commissione. Complimenti al relatore, che ha posto domande dirette e non ha ricevuto alcuna risposta. Complimenti alla commissione, che ha adottato la relazione Søndergaard con una maggioranza schiacciante, 27 a 2. Gli Stati membri brillano oggi per la loro assenza malgrado, e mi permetta di ricordarlo, signor Presidente, questo punto sia stato inserito all’ordine del giorno di oggi pomeriggio proprio per venire incontro agli impegni del Consiglio. I paesi membri si comportano come non oserebbero mai fare a casa propria.

Ora condurremo una campagna elettorale che sposterà nuovamente i riflettori su Bruxelles. I problemi riguardano le altre capitali, non Bruxelles. Avrei voluto un maggiore sostegno dalla Commissione su questo fronte di tanto in tanto. A mio parere, a volte si comporta in maniera troppo pavida. Quando ci sono dei conti fuori bilancio, come li definisce il relatore – nel mio paese li chiamiamo conti in nero – ci tornano alla mente Eurostat e vicende analoghe. Non potrà andare avanti a lungo. Questa commissione aveva il compito di far presente tali sviluppi, e sono orgoglioso che ci sia riuscita con una maggioranza così ampia. Sono convinto – è un messaggio positivo che farò volentieri mio se quest’Assemblea domani seguirà le nostre indicazioni con una maggioranza altrettanto schiacciante, mi auguro – che siamo riusciti a dimostrare che il controllo funziona. C’è qualcuno che se ne occupa. Poi esamineremo anche le conseguenze.

 
  
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  Paulo Casaca (PSE).(PT) Signor Presidente, mi associo alle congratulazioni rivolte al nostro relatore per il lavoro svolto, e anche ai vari gruppi politici, alla Commissione e alla nostra commissione nella persona del suo presidente. Devo ammettere che non è solo l’esistenza di risorse ingiustificate ad essere assolutamente inaccettabile per noi, ma anche il fatto che questo presunto gentlemen’s agreement, che sta per compiere 39 anni, non ha più alcuna ragione di esistere, a mio parere.

Oggi non siamo un’associazione di sostenitori. Non lo siamo affatto. Siamo un’Europa di cittadini. Dobbiamo essere responsabili di fronte a chiunque.

Qui al Parlamento europeo, con le riforme che abbiamo appena terminato di attuare, siamo pronti, a partire dalla prossima legislatura, a rispondere in tutto e per tutto della gestione di tutto ciò che ha a che vedere con i nostri conti.

Il Consiglio deve fare lo stesso. E’ alquanto deplorevole che il Consiglio non abbia colto l’opportunità che gli era stata offerta di essere presente qui oggi. Abbiamo scelto quest’orario proprio per questa ragione. Vorremmo ribadire che le cose non possono andare avanti così e che faremo il possibile per assicurare che il Consiglio sia obbligato a render conto del modo in cui esegue il proprio bilancio.

 
  
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  Karl von Wogau (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal punto di vista della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per gli affari esteri e della sottocommissione per la sicurezza e la difesa, vorrei porre l’accento su un aspetto diverso della nostra discussione. Alcuni interventi a cui abbiamo assistito potrebbero suscitare l’impressione che non vi sia alcun controllo parlamentare sulla politica estera e di sicurezza comune, il che è tutt’altro che vero. Tra il Consiglio e la sottocommissione per la sicurezza e la difesa si è instaurata una cooperazione eccellente, e veniamo informati di ogni dettaglio – compresi gli aspetti di bilancio. La commissione per il controllo dei bilanci non è coinvolta – si tratta di una questione interna del Parlamento europeo – ma i presidenti della commissione per il bilancio, della commissione per gli affari esteri e della sottocommissione per la sicurezza e la difesa vengono periodicamente informati degli aspetti relativi al bilancio, e in tal caso viene esercitato il controllo parlamentare.

Vi sono poi gli aspetti correlati alla riservatezza, per i quali vi è una commissione speciale, e anch’essa viene regolarmente informata dal Segretario generale Solana in persona su tutti i dettagli della politica europea per la sicurezza e la difesa.

La situazione potrebbe aver avuto un’evoluzione poco soddisfacente dal punto di vista della commissione per il controllo dei bilanci. Convengo che l’assenza del Consiglio in questo dibattito è deludente. Ciononostante, osservazioni insensate come quelle dell’onorevole Martin fanno pensare che non vi sia alcun tipo di controllo democratico sulle questioni importanti correlate alla politica estera e di sicurezza dell’Unione europea. Vi sono problematiche più importanti, quali ad esempio i conti con i quali vengono finanziate le trasferte del Segretario generale Solana. C’è la questione delle operazioni in Ciad, Congo, Georgia e molti altri paesi. Il dialogo e il controllo democratico efficace sono qui diventati realtà.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, vorrei esprimere un’osservazione personale ai sensi dell’articolo 149, ex articolo 145 nella versione precedente. Sono stato citato per nome; sono stato accusato di fare osservazioni insensate. Respingo fortemente l’accusa. I dati possono essere tutti documentati. E’ vero che in molti casi sono i funzionari pubblici a prendere le decisioni nelle commissioni importanti dei ministri degli Esteri e di altri – i Consigli specializzati – in quanto, per svariate ragioni, i ministri si presentano. A volte è anche possibile dimostrare che preferiscono partecipare alle conferenze di partito.

Altrettanto vero – vale la pena puntualizzare anche questo – è che un presidente, sulle cui questioni private si dovrebbe far luce ormai da tempo, ha fatto delle affermazioni in questa sede che non possono essere ignorate. Il controllo parlamentare non esiste, non esiste alcun meccanismo di controllo per i vari sistemi di sicurezza che sono stati debitamente sviluppati – vale a dire per i servizi segreti. A tale proposito vorrei fare l’esempio seguente: la divisione di intelligence (INT), con 30 dipendenti...

(Il Presidente interrompe l’oratore e lo richiama all’ordine)

 
  
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  Presidente. − Prego, lei ha il tempo per rispondere a una questione personale, non per fare un intervento di merito, ha già risposto alla questione personale.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) E allora vorrei soltanto invitare personalmente e nuovamente l’onorevole von Wogau a rivelarci con chi fa affari il suo studio legale e da dove ricava i propri profitti, dopo di che possiamo proseguire la discussione.

 
  
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  Presidente. − Credo che questa affermazione sia stata molto più grave di quella che era stata fatta dall’onorevole von Wogau. Quest’ultimo chiede a sua volta di intervenire per un fatto personale. Ne ha facoltà.

 
  
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  Karl von Wogau (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, l’onorevole Martin si è rivolto a me in maniera alquanto oltraggiosa. Se non sono certamente disposto a fornirgli alcuna informazione sulle mie vicende personali, sono pronto a fornirgli i dettagli richiesti in qualsiasi momento nella maniera appropriata, in quanto le insinuazioni fatte sono assolutamente infondate.

 
  
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  Paul Rübig (PPE-DE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esordire osservando che sarebbe stato opportuno che il presidente Klaus, quando si trovava qui in plenaria, avesse espresso il proprio parere sulle accuse già note. Sarebbe stato indubbiamente utile per dare una prova autentica della separazione dei poteri, che funziona in maniera eccellente a livello europeo.

In secondo luogo, vorrei sollevare un’obiezione al raffronto tra il Consiglio e la mafia. Non si fanno affermazioni del genere in una democrazia vera.

Ritengo inoltre che le corti dei conti nazionali abbiamo veramente avuto l’occasione di collaborare in maniera piuttosto intensa con la Corte di giustizia europea. Per quanto riguarda poi il Consiglio, anche un controllo a livello nazionale da parte dei parlamenti nazionali rappresenta un esercizio importante, che andrebbe eseguito regolarmente. In secondo luogo, è altrettanto essenziale che la Corte dei conti europea analizzi tali pratiche nel dettaglio e fornisca la documentazione necessaria.

Credo che la stessa trasparenza che esigiamo qui sia anche giustificata dal trattato di Lisbona, e che dobbiamo pertanto esercitare forti pressioni per far sì che tale trattato giunga quanto prima a una conclusione positiva.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
vicepresidente

 
  
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  Herbert Bösch, presidente della commissione per il controllo dei bilanci. (DE) Signor Presidente, vorrei commentare brevemente l'intervento dell’onorevole von Wogau. Onorevole von Wogau, lei presiede un organo che porta avanti discussioni interessanti riguardanti i progetti futuri. Il discarico tuttavia non rientra nelle responsabilità dei tre presidenti o di un organo diverso, ma spetta alla commissione per il controllo dei bilanci e alla plenaria. La prego di volerci informare sui conti neri del Consiglio; in realtà sono convinto che nemmeno lei ne sia al corrente, proprio come noi. Ciononostante, con il discarico noi ci assumiamo la piena responsabilità delle azioni del Consiglio.

Questo non è certo un asilo infantile, pertanto se non conosciamo le azioni da esso compiute, non possiamo assumercene la responsabilità, altrimenti rischiamo di renderci ridicoli agli occhi di tutto il mondo. Se qualcuno domani lo volesse, potrebbe farlo, ma vi consiglio di non concedere il discarico e di richiedere il rinvio.

 
  
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  Ingeborg Gräßle (PPE-DE) . – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, è nel nostro interesse risolvere questa controversia, ma sarà possibile soltanto se il Consiglio farà il primo passo.

Abbiamo rispettato le procedure, abbiamo inviato relatori e i quattro coordinatori hanno scritto lettere e posto domande. Non abbiamo ricevuto risposta, ad eccezione della menzione a un accordo informale che sicuramente non ha mai riguardato il discarico, bensì esclusivamente l’incontro sul bilancio. Anche in quel caso, l’accordo informale si riferiva unicamente alla parte amministrativa e mai riferito quella operativa, dato che, al momento della conclusione dell’accordo, quest’ultima non esisteva ancora.

Il Consiglio deve trovare una soluzione alla controversia; il tempo non manca e noi lo esortiamo a farlo. Provo imbarazzo per il Consiglio di fronte ai visitatori presenti: questo è il lato negativo e arrogante dell’Europa. Non viviamo più sotto una monarchia ed è quindi arrivato il momento che il Consiglio condivida la nostra volontà di democrazia, o meglio di maggiore democrazia, che, tra l’altro, contribuisce a far passare anche nei trattati.

Esortiamo il Consiglio a non mettere in ridicolo quest’Aula né se stesso.

 
  
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  Pierre Pribetich (PSE) . – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, per quanto possa sembrare simbolico in questo triangolo istituzionale, assistiamo tutti con stupore a un atto fondamentale del Parlamento europeo – il discarico – mentre uno degli attori principali non è presente. Penso, onorevoli colleghi, ai visitatori che assistono a questa scena, in cui alcuni relatori sostengono l’esistenza di conti extra bilancio che non possono essere resi noti, ovvero non si possono trattare con trasparenza, e in cui il Consiglio non è presente per giustificare, ove necessario, eventuali difficoltà o altre circostanze.

In quanto europarlamentari non possiamo tollerare questa situazione né l'assenza del Consiglio; non possiamo che protestare e accettare la proposta di rinviare il discarico avanzata dal presidente della commissione per il controllo dei bilanci, altrimenti il Parlamento agirebbe in maniera insensata approvando conti di cui non è stato informato e che non ha avuto modo di verificare.

Francamente, signor Presidente, ritengo che il Consiglio debba fornire le informazioni necessarie sulla trasparenza, al fine di evitare che gli euroscettici sfruttino la questione per accusarci di scarsa trasparenza e di commettere errori, soprattutto quando si tratta di democrazia.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard, relatore. (DA) Signor Presidente, vorrei esprimere la mia soddisfazione per l’unanimità che ho riscontrato oggi in quest'Aula e mi augurò che possa influenzare positivamente il Consiglio. Appoggio pienamente le parole che il presidente della commissione per il controllo dei bilanci, l’onorevole Bösch, ha rivolto all’onorevole von Wogau, a cui vorrei chiedere perché il Parlamento dovrebbe concedere il discarico, quando viene tenuto all'oscuro di informazioni.

Indubbiamente, se la questione riguardasse altri organi, non ci sarebbe motivo per esserne coinvolti. Mi preme tuttavia sottolineare che qualora concedessimo il discarico, ci assumeremmo parte della responsabilità. Concedere il discarico significa proprio questo e possiamo permetterci di farlo soltanto se ci vengono fornite informazioni necessarie. Può darsi che tali informazioni siano state fornite ad alcune commissioni parlamentari, ma per quale motivo l’accesso dovrebbe esservi negato proprio alla commissione per il controllo dei bilanci, che si occupa proprio di questa questione?

Ritengo altresì valida la proposta dell’onorevole Staes di chiedere all’Ufficio di presidenza di presentare una protesta nei confronti del Consiglio, soprattutto dal momento che circolano documenti non firmati che, pare, provengano dal Consiglio, che contengono risposte parziali alle domande che abbiamo posto. E' assolutamente inaccettabile che vengano consegnati alla stampa documenti non firmati che pretendono di fornire risposte ai nostri quesiti, dal momento che il Consiglio non assiste alla discussione per esporre il proprio punto di vista. Ritengo pertanto giusto che l’Ufficio di presidenza invii una nota di protesta al Consiglio.

Infine, ringrazio la commissione per l' ottimo lavoro svolto. E’ stata prestata grande attenzione...

(EN) Ecco, sono arrivati i membri del Consiglio! Molto bene.

(Applausi)

Potremmo ricominciare la discussione daccapo! Intendo dare al Presidente l’opportunità di ricominciare la discussione così da poter sottoporre i quesiti al Consiglio. E' questa la proposta che rivolgo al Presidente.

 
  
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  Presidente. − I membri del Consiglio sono, ovviamente, i benvenuti, ma sono arrivati in tempo per la discussione successiva.

(Proteste)

Mi assicurerò tuttavia che la presidenza di turno comprenda le preoccupazioni espresse dal Parlamento nell’ultimo dibattito sul discarico del bilancio. Sono certo che il ministro riporterà il messaggio a Praga.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

 
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