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Procedura : 2009/2668(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B7-0039/2009

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RC-B7-0039/2009

Discussioni :

Votazioni :

PV 16/09/2009 - 7.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2009)0013

Discussioni
Mercoledì 16 settembre 2009 - Strasburgo Edizione GU

8. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Elezione del presidente della Commissione

 
  
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  Charles Goerens (ALDE).(FR) Signor Presidente, ieri il presidente ha giustamente reso omaggio al metodo comunitario, che garantisce da subito il coinvolgimento di tutti gli Stati membri e di tutte le istituzioni comunitarie nei processi decisionali.

Nel 2008, nell’affrontare la crisi bancaria e finanziaria, il G4 ha agito in maniera totalmente opposta a questo metodo che è stato invocato ieri dal presidente Barroso. Nel 2008 abbiamo atteso invano che il presidente Barroso chiedesse di ristabilire l’ordine.

Dell’Unione europea fanno ovviamente parte la Francia, il Regno Unito, la Repubblica federale di Germania e l’Italia – tutti membri del G4 – ma sono altresì membri l’Austria, il Belgio, l’Estonia, la Lettonia, la Romania, la Polonia, l’Ungheria, il Lussemburgo e via dicendo, paesi che nel 2008 sono stati esclusi da una fase importante del processo decisionale.

Presidente Barroso, nel 2008 lei avrebbe dovuto assicurare il rispetto del metodo comunitario, proprio in virtù della dichiarazione che ha reso ieri. Per tale ragione non posso sostenere la sua candidatura.

Signor Presidente, mi consenta di esprimere un commento a titolo personale. Per coloro che hanno la parola, è difficile riuscire a parlare nel mezzo di tutto questo schiamazzo.

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo il mio intervento dirò qualche frase in napoletano (Parte non trascritta nel presente documento, poiché il napoletano non è una lingua ufficiale). Non per motivi folcloristici, ma per attirare l'attenzione politica e dei media sulle nostre emergenze: le emergenze del Sud Italia. Presidente Barroso l'ho votata anche perché spero che lei sia il Presidente di tutta l'Europa, anche del Sud Italia.

Il Sud è la porta d'ingresso dell'Europa trovandosi al centro del Mediterraneo ed è cerniera tra mondi diversi. Può svolgere per storia, posizione geografica, cultura dell'accoglienza, un importante ruolo per tutto il vecchio continente. Al Mezzogiorno d'Italia bisogna dare la stessa dignità delle altre realtà europee ed ora che attraversa delle difficoltà l'Europa deve intervenire con la stessa energia di quando regolarizzò 150 milioni di cittadini dell'Est che diventarono comunitari. Quell'operazione non fu a costo zero e se oggi un operaio di Danzica guadagna 28 volte in più di quello che guadagnava prima lo si deve anche allo sforzo economico dell'Italia e del Sud Italia.

(L'oratore prosegue in napoletano)

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, con il tempo forse ci siamo abituati alla vacuità del rituale che abbiamo appena compiuto. La nostra familiarità con le istituzioni comunitarie ci impedisce di vedere quanto sia anomalo e scandaloso che il massimo potere esecutivo e legislativo siano affidati a un apparato burocratico inaffidabile e antidemocratico. Gran parte delle leggi adottate dagli Stati membri sono promulgate da una Commissione europea che nessuno elegge e della quale non ci si riesce a liberare. L’unica parte che mantiene una parvenza democratica è il rito che l’Assemblea ha appena compiuto e che mi ricorda tanto una riunione del comitato esecutivo del Comecon, quando tutti si alzavano in piedi e si congratulavano a vicenda dopo aver apposto il timbro alla delibera.

Personalmente, non ho alcun problema con il presidente Barroso: se dobbiamo avere un presidente della Commissione federalista – e mi pare di capire che sia questa la volontà dell’Aula – può essere lui come chiunque altro. Pare una persona a modo e – come tutti i politici britannici – anch’io sono un convinto filoportoghese e conosco i rapporti con il nostro più antico alleato, ma c’è un che di farsesco nella pretesa di coinvolgimento democratico di un sistema che pone il monopolio sul diritto di avviare il processo legislativo nelle mani di funzionari che non possiamo né eleggere, né mandare a casa

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signor Presidente, come un collega che mi ha preceduto, nutro anch’io riserve sulla rielezione del commissario Barroso alla presidenza della Commissione.

Lui più di chiunque altro, dopotutto, sostiene una maggiore integrazione europea, spesso contro il volere dei cittadini europei. Ha peraltro partecipato all’incontro del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei intervenendo a favore di una normativa intelligente.

Ovviamente non è del tutto chiaro che cosa s’intenda per “normativa intelligente”, dal momento che molti la considerano negativa oppure ritengono che nessuna normativa possa in alcun caso essere intelligente.

Vorrei in ogni caso chiedere al presidente Barroso – se davvero è a favore della normativa intelligente – di far sì che la Commissione svolga un’efficace valutazione dell’impatto economico per ciascuna direttiva. Il prossimo anno quest’Aula sarà chiamata ad approvare la direttiva sulla gestione dei fondi d’investimento alternativi. Finora, la Commissione non ha mai svolto valutazioni dell’impatto economico, sostenendo che non fosse possibile procedere in tal senso.

In queste circostanze, come prevediamo di elaborare una normativa intelligente? Chiedo al presidente Barroso di riconsiderare la sua posizione.

 
  
  

Proposta di risoluzione comune: incendi boschivi dell’estate 2009 (RC-B7-0039/2009)

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI).(EN) Signor Presidente, mi sono opposto alla proposta di risoluzione comune sugli incendi boschivi, seppure condivida l’impegno dei paesi europei che cooperano su base volontaria alla prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi e nel porre rimedio agli ingenti danni da essi causati.

Mi oppongo in ogni caso all’istituzione di organismi comunitari sovraordinati agli Stati membri in ambiti più ampi di quanto necessario per affrontare questo problema. Vorrei richiamare la vostra attenzione sui commi nn. 3, 7 e 8 della proposta di risoluzione comune.

La proposta in questione fa leva sull’ammirevole umanità con cui sono state accolte le tragedie a cui abbiamo assistito, al fine di procedere verso la creazione di una forza di protezione europea denominata “Europe Aid”, come illustrato dalla relazione Barnier.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, mi sono astenuto dalla votazione finale su questa risoluzione, pur avendo riserve e dubbi, dal momento che il testo contiene indubbiamente molti elementi positivi, punti incontestabili. Penso, ad esempio, al sostegno atto a rafforzare le misure di protezione civile degli Stati membri attraverso lo scambio di esperti e metodi operativi. La scorsa estate gli incendi boschivi cui abbiamo nuovamente assistito hanno assunto proporzioni tali da rendere necessaria la cooperazione tra gli Stati membri, che in effetti già esiste. Ovviamente potrebbe essere rafforzata, ma appare discutibile il valore che potrebbe avere, ad esempio, una forza di reazione UE distinta. In questo modo, si drenano risorse dagli Stati membri, si crea l’ennesimo nuovo organismo comunitario dotato di un organico proprio e si va ad incrementare oltremodo la burocrazia.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Elezione del presidente della Commissione

 
  
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  Maria da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Grazie al presidente Barroso, l’Europa ora è in prima linea a livello mondiale nella lotta contro il cambiamento climatico. L’Unione europea è l’unico polo internazionale dotato di una posizione negoziale chiara e coerente per la conferenza di Copenhagen. Le linee guida politiche per la prossima Commissione, delineate dal presidente Barroso, prefigurano una visione ambiziosa e moderna dell’Europa in cui la lotta contro il cambiamento climatico e gli ambiti del triangolo della conoscenza occupano una posizione centrale.

Le sfide che si profilano all’orizzonte sono complesse e le risposte devono essere necessariamente olistiche. Per il periodo che si apre con il 2010, il presidente Barroso propone un approccio coordinato e convergente che comprende la strategia di Lisbona, la politica in tema di energia e clima e la politica sociale. Sono state proposte nuove fonti di crescita e di coesione sociale basate sulla nuova strategia industriale per l’Europa, prevedendo un moderno settore dei servizi e un’economia rurale dinamica.

Il presidente Barroso in questo modo ha fissato come priorità l’economia reale e la relativa modernizzazione mediante la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico, l’innovazione ed i principi di sostenibilità. La Commissione, sotto la guida del presidente Barroso, in cooperazione con il Parlamento europeo ed il Consiglio, contribuirà a creare un’Unione europea prospera, sostenibile e socialmente avanzata.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. (FR) Per coerenza politica e per rispetto all’elettorato ho votato contro la rielezione del presidente Barroso. Nei cinque anni del suo mandato, il presidente Barroso – che ha ricercato e ottenuto il sostegno di certi Stati membri per la guerra condotta da George W. Bush in Iraq – non è mai stato in grado di ravvivare l’Unione europea o di rafforzarla dinanzi agli interessi nazionali. Non si è rivelato all’altezza del suo compito quando è scoppiata la crisi che ha investito la sfera finanziaria, economica e sociale.

In questi cinque anni si è limitato a sostenere le vie bizzose imboccate dal capitalismo finanziario anziché proporre nuove normative di cui l’Europa del XXI secolo ha bisogno. La politica della Commissione europea deve essere riorientata e il presidente Barroso non è adatto a svolgere questo ruolo. Il suo programma non è all’altezza della portata della crisi attuale: mancano un piano europeo di rilancio, un patto per l’occupazione, una disciplina ed una vigilanza effettive sui mercati finanziari e mancano strumenti più robusti e di immediata applicazione per correggere gli squilibri attuali. C’è bisogno di una direttiva sui servizi pubblici e una politica riorientata da parte della Commissione in materia di retribuzioni. Se vogliamo salvare il modello sociale europeo, occorre un’agenda sociale decisamente più ambiziosa.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Essendo portoghese e al contempo deputato al Parlamento europeo, sono lieto di aver votato a favore della rielezione di José Manuel Durão Barroso alla presidenza della Commissione europea. Visti i risultati conseguiti nel suo mandato precedente, irto di difficoltà politiche, finanziarie e sociali, e vista l’esperienza che ha acquisito nella sua carica, egli merita il sostegno dei governi e la rinnovata fiducia di quest’Aula.

Deploro i molti tentativi – non tutti aperti e seri – per far naufragare la sua candidatura e rilevo che sono tutti falliti non solo per la mancanza di un’alternativa credibile, ma anche per la stupidità delle argomentazioni su cui si fondavano. Mi rammarico che alcuni deputati del mio paese non siano riusciti a resistere alla tentazione di imboccare questa strada, così facile e al contempo del tutto incongruente.

Spero che la seconda Commissione Barroso riesca a conciliare la competenza tecnica con “qualcosa in più”. Mi auguro inoltre che il nuovo esecutivo rispetti il principio di sussidiarietà e lo applichi, scegliendo la sicurezza e la solidità della politica dei piccoli passi, come raccomandava Jean Monnet, invece di adottare un approccio rapido che pareva tanto promettente, ma che ha contribuito ben poco a far progredire realmente il progetto ed il sogno europei. In realtà, tenendo lo sguardo puntato all’orizzonte, si arriva alla meta solo facendo un passo alla volta. Vi esorto pertanto ad imboccare la strada giusta.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore l’esito del voto, che riporta José Manuel Durão Barroso alla guida della Commissione europea. Il Portogallo è orgoglioso che a capo della Commissione ci sia un suo cittadino di riconosciute capacità e qualità come il presidente Barroso. Ci si sente ancora più orgogliosi nel vedere il valore del lavoro che egli ha compiuto nel primo mandato, dal 2004 al 2009, un valore che il Parlamento europeo ha riconosciuto con il voto. In realtà, il presidente Barroso è stato eletto con una maggioranza molto ampia, superiore alla soglia prevista dal trattato di Lisbona.

Negli ultimi cinque anni ha dato prova di una leadership forte e globale. Il tema dell’energia e del cambiamento climatico, la direttiva sui servizi e la normativa sulle sostanze chimiche sono solo alcuni esempi che ne attestano la riuscita e la capacità di guida. Egli inoltre è sempre stato in prima linea nella ricerca di soluzioni e proposte concrete atte a superare la crisi economica che sta ancora facendo sentire i propri effetti. Il Parlamento europeo ha solamente inviato un segnale, indicando che l’Europa è forte e ha un leader forte. Possiamo pertanto procedere con fiducia e speranza verso un’Europa più prospera e solidale.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Le linee politiche del prossimo mandato della Commissione, che sono appena state presentate, rivelano l’intenzione del suo presidente di continuare a perseguire le stesse linee guida del mandato ora giunto a termine. Proprio queste linee guida sono all’origine della profonda crisi economica e sociale che stiamo attraversando, le cui tragiche conseguenze – disoccupazione, disuguaglianze, povertà ed emarginazione – affliggono i lavoratori ed i popoli d’Europa.

In Portogallo, a causa dell’attuazione delle politiche frutto di queste linee guida, sono stati distrutti o drasticamente ridimensionati settori produttivi essenziali, come l’agricoltura e la pesca. Sono stati attaccati i diritti dei lavoratori, sono state svalutate le retribuzioni e si è accresciuta la disoccupazione e la precarietà del lavoro. E’ aumentata la sperequazione nella distribuzione della ricchezza, che ora segna una netta differenza rispetto alla media europea. Appare chiaro il fallimento delle politiche di deregolamentazione, liberalizzazione e privatizzazione dei settori di base in virtù delle quali sono stati smantellati i servizi pubblici e sono stati commercializzati aspetti essenziali della nostra esistenza collettiva. Mantenere le stesse linee guida significa perpetuare la concentrazione della ricchezza, sancire la divergenza invece di favorire la convergenza e anticipare ulteriori picchi negativi della crisi sistemica latente.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. (PL) Vorremmo vedere un’Europa più forte e vorremmo che la gente vivesse in condizioni migliori! Anche il presidente della Commissione condivide lo stesso intento, a giudicare dalle linee guida politiche per la prossima Commissione che sono state presentate in Parlamento. Però ci si aspetta di più da un candidato alla presidenza dell’esecutivo: ci si aspetta che spieghi come intende perseguire i propri obiettivi, invece di limitarsi a presentare un elenco di sfide.

In realtà, gli obiettivi sono così ampi che rischiano di escludersi a vicenda. Di certo arriverà il momento in cui si dovrà decidere quali sono le priorità “più importanti”. Ad esempio, che cosa scegliereste se l’obiettivo della competitività economica europea si rivelasse incompatibile con l’obiettivo di innalzare il livello dell’occupazione? Il testo che il presidente ci ha presentato non chiarisce questo punto.

Ho l’impressione che il documento sia semplicemente un elenco di buone intenzioni, di mete che non sono state raggiunte nel mandato precedente. Ma perché? mi chiedo.

Desidero, però, soffermarmi sul punto del programma che riguarda Internet. Il presidente sottolinea l’importanza di Internet per lo sviluppo economico e la coesione sociale dell’Europa e arriva a promettere che la nuova Commissione appronterà un’agenda digitale europea. Vorrei sapere come intende mettere pratica questa idea e quale sarà il contributo originale di questa agenda rispetto alla iniziative precedenti.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Come i colleghi che rappresentano i movimenti nazionali in Europa, sono anch’io tra i 219 deputati che hanno votato contro il presidente Barroso. E’ un uomo gradevole e colto, ma è innanzi tutto l’emblema del fallimento dell’Unione europea: non è riuscito a salvare le nostre economie e i posti di lavoro da una concorrenza mondiale iniqua, non è riuscito ad aiutare i paesi europei ad uscire dalla crisi, a riformare il sistema finanziario in modo da arrestare le speculazioni sfrenate, a garantire la democrazia e l’autosufficienza alimentare e non è riuscito ad arginare l’impennata di de-industrializzazione nei nostri paesi.

In sintesi, non è riuscito a dimostrare che l’Europa di Bruxelles non è una macchina che stritola, impoverisce e schiavizza le nazioni ed i popoli. Osservando la questione più da vicino, l’elezione del presidente Barroso è altresì un simbolo: rappresenta la modalità di funzionamento dell’Europa. Che clamore si sarebbe sollevato se, invece del presidente della Commissione – che è destinato ad influenzare la vita di 500 milioni di europei mediante le politiche che metterà in atto – si fosse trattato dell’elezione di un capo di Stato? Infatti, pur essendo l’unico candidato, egli è stato eletto con poco più della metà dei suffragi.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Oggi ho votato contro l’elezione del presidente Barroso essenzialmente per tre motivi. Il primo riguarda i risultati che ha conseguito negli ultimi cinque anni: la presidenza si è dimostrata debole, conservatrice, liberista ed inerte dinanzi alla crisi, incapace di stimolare una ripresa coordinata ed ha prestato attenzione solamente ai desideri dei capi di Stato e di governo. Il presidente Barroso non ha certo favorito un’Europa più forte. In secondo luogo, ha risposto in maniera inadeguata alle condizioni poste dal gruppo S&D, non presentando né un vero e proprio piano d’azione né un patto per l’occupazione e nemmeno un regolamento, misure di sorveglianza o strumenti efficaci per correggere gli squilibri dei mercati finanziari. Non è stato assunto nemmeno un impegno in relazione alla direttiva quadro sui servizi pubblici. Infine è stato ignorato il messaggio lanciato dagli elettori in occasione delle elezioni europee, l’elettorato infatti aveva affermato di non volere più un’Europa indebolita e incomprensibile in cui il compromesso è considerato una virtù superiore rispetto alle direttrici politiche.

 
  
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  Jacky Hénin (GUE/NGL), per iscritto. (FR) L’elezione del presidente della Commissione europea è un atto di estrema importanza e i cittadini dell’UE dovrebbero avere il diritto di sapere quali scelte compiono i loro rappresentanti.

Personalmente mi rammarico e condanno la procedura dello scrutinio segreto che apre la via ad una totale mancanza di responsabilità.

Inoltre non riesco a trovare alcun argomento che mi accomuni alla politica proposta dal presidente Barroso e ribadisco di non sostenere la sua nomina a presidente della Commissione.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. (RO) Dalla valutazione delle attività della Commissione europea alla fine del mandato quinquennale 2004-2009 non esce un’immagine positiva del presidente Barroso. Partendo da questo presupposto, pare opportuno astenersi, sopratutto in un periodo in cui votare contro rappresenterebbe una decisione politica poco saggia, vista la mancanza di un’alternativa, mentre il voto a favore equivarrebbe ad esprimere una fiducia incondizionata ed ingiustificata a fronte di un programma insoddisfacente.

Credo che il sostegno accordato al presidente Barroso dagli Stati membri dimostri inconfutabilmente che egli non è stato un presidente forte, bensì un presidente per cui gli interessi nazionali hanno preso il sopravvento; in altri termini, sono stati i capi di Stato e di governo a fissare le linee guida del suo mandato. La Commissione europea ha bisogno di un presidente che sostenga lo sviluppo delle politiche comunitarie, che si batta costantemente per l’integrazione e promuova il concetto di Europa unita. Egli non deve essere in alcun modo il fautore di interessi nazionali. Da una prospettiva social-democratica, il presidente Barroso non ha onorato moltissimi degli impegni che si era assunto all’inizio del mandato, nel 2004. Per molti di questi impegni, la Commissione ha mostrato scarsissimo interesse, come ad esempio nel caso del consolidamento dell’Europa sociale. Di conseguenza, ho deciso di non votare sulla rielezione del presidente Barroso.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della nomina del presidente Barroso a capo della Commissione europea.

Sono giunta a questa decisione per quattro motivi.

Il Consiglio europeo ha proposto la candidatura del presidente Barroso all’unanimità.

In virtù del mio concetto di democrazia, i vincitori possono riservarsi il diritto di scegliere il proprio candidato.

Non esiste possibilità di scelta, in quanto c’è solamente il presidente Barroso; non è stata seriamente considerata alcuna soluzione alternativa.

Le critiche dirette al presidente uscente si basano su un errore essenziale, poiché è vero che la Commissione può avanzare proposte, ma sono gli Stati membri che le redigono.

Il mio sostegno è accompagnato anche da alcune aspettative.

Nel corso del secondo mandato il presidente Barroso dovrebbe adottare una mentalità un po’ più indipendente, perlomeno nei confronti dei grandi Stati membri, e il solo obiettivo delle sue azioni dovrebbe essere servire l’interesse generale dell’Unione.

Mi rammarico che la Commissione tenda a trasformarsi in un conglomerato di commissari che sono liberi di agire come meglio credono. Chiedo infatti al presidente Barroso di usare la sua influenza per contrastare questa evoluzione.

Vorrei che l’istituzione che detiene il ruolo di “custode dei trattati” si riappropriasse della sua forza originale, ossia della capacità di mostrare la via per mezzo di progetti aggreganti.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Il presidente Barroso, capo della Commissione europea, è responsabile dell’attuale di crisi finanziaria, economica, alimentare e ambientale che l’Europa sta attraversando. Finora nessuno ha riconosciuto il suo errore e la colpa è stata fatta ricadere sugli Stati Uniti. La Commissione infatti ha sempre cercato di costruire un’Europa basata sulle politiche di privatizzazione e sullo smantellamento dello Stato sociale.

La Commissione ha adottato la strategia di Lisbona, che prevedeva una crescita economica del 3 per cento e la creazione di 20 milioni di posti di lavoro entro il 2010. Il fallimento di tale strategia è palese. Nonostante ciò, l’esecutivo propone di rinnovarla e di continuare a perseguire questo genere di politiche, che sono la causa della crisi. La crisi non è una pandemia, è dovuta al fatto che è stato puntato tutto su una politica specifica: la politica adottata dalla Commissione europea. Il programma di politica estera, inoltre, non contiene alcun riferimento al Sahara o alla Palestina. A parte il fatto che questi temi non sono prioritari, l’Unione europea si sta preparando a concedere lo status avanzato al Regno del Marocco e a migliorare le relazioni con lo Stato di Israele.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Il lavoro svolto dal presidente Barroso negli ultimi cinque anni si è caratterizzato per il grande pragmatismo, la grande serietà e fermezza nel modo in cui ha perseguito i principali interessi dell’Europa.

Egli ha assunto una posizione di spicco nella lotta contro il cambiamento climatico, ha scelto opportunamente il momento in cui incrementare l’impegno degli europei nei confronti degli oceani mediante l’avvio della nuova politica marittima europea e ha dato prova della sua capacità di generare consenso sulla prospettiva finanziaria in un’Europa a 27. Questi sono solo alcuni esempi che giustificano la sua rielezione alla guida della Commissione europea.

La crescita economica, gli investimenti nell’innovazione e nella formazione e la lotta contro la disoccupazione sono le colonne portanti su cui poggia il futuro dell’integrazione europea e sono altresì le priorità del presidente Barroso per il futuro.

In un momento in cui la situazione economica e finanziaria mondiale non è delle migliori, l’Europa ha bisogno di un leader forte, in grado di rivitalizzare il progetto europeo.

Per tutte le ragioni che ho delineato, e per molte altre ancora, credo che il presidente Barroso sia la personalità ideale per guidare il destino dell’UE nel prossimo mandato.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. (FR) Come altri 381 colleghi, anch’io ho sostenuto la nomina del presidente Barroso a capo della Commissione. Ho votato a favore per molti motivi, nondimeno perché alcuni hanno lanciato accuse particolarmente ingiuste contro il candidato. Ho sentito parlare del sogno di un nuovo Delors, ma si dimentica che noi abbiamo cambiato il mondo… e l’Europa. L’Europa dei 12, di Kohl e di Mitterand, non esiste più e sicuramente non ritornerà.

In qualità di primo presidente di una Commissione a 25 e poi a 27, il presidente Barroso ha avuto il delicato compito di gestire l’allargamento del 2004 e il suo primo mandato si è imperniato sul consolidamento. Il secondo si distinguerà per l’ambizione. Lo spero e voglio crederlo. Mi rifiuto di cadere nel gioco dell’apprendista stregone, mi rifiuto di aspettare, non Godot, ma un altro ipotetico candidato che il Consiglio non ha alcuna intenzione di indicare. Mi rifiuto di attendere e di indebolire ulteriormente le nostre istituzioni e la reputazione di cui l’Europa ancora gode tra i suoi cittadini. Ad ogni modo, ci aspettiamo che il presidente mantenga le sue promesse, ad esempio in tema di lotta contro il cambiamento climatico e contro le discriminazioni, e ci aspettiamo che metta in atto un’azione concertata urgente per affrontare la crisi economica e sociale. Rinviare il voto un’altra volta equivarrebbe a prendere una strada sbagliata. Sarebbe un errore aspettare che arrivi il candidato fantasma.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Una presidenza della Commissione europea forte e ambiziosa è essenziale affinché l’Europa riconquisti la propria posizione di leader mondiale nella ricerca di un equilibrio tra gli obiettivi economici e politici, da un lato, e la coesione sociale e territoriale, dall’altro. Le priorità devono essere definite in maniera pragmatica, ma senza trascurare i valori che stanno all’origine del progetto europeo.

Vi sono una serie di sfide all’orizzonte, come la riforma del bilancio comunitario, che l’Europa deve affrontare mostrando che è in grado di fissare l’agenda mondiale su diversi argomenti, ad esempio in tema di lotta contro il cambiamento climatico e nella regolamentazione dei mercati finanziari. In un periodo in cui si assiste ad un’impennata della disoccupazione in molti Stati membri, bisogna assolutamente trovare una via sostenibile per uscire dall’attuale crisi economica e sociale. Questo obiettivo deve riunire gli Stati membri sulla base del principio di solidarietà e rafforzare il mercato unico europeo.

Poiché il presidente Barroso ha le qualità che gli consentono di continuare a soddisfare le aspettative che abbiamo riposto in lui, il fatto che egli occupi questa carica è un onore per il Portogallo e, poiché considero un vantaggio per una regione piccola, isolata e ultraperiferica come Madeira avere una persona in seno alla Commissione che ne comprenda perfettamente la realtà, sostengo questa nuova candidatura per la carica di presidente della Commissione europea.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI), per iscritto. (NL) Ho votato contro la rielezione del presidente Barroso alla guida della Commissione europea, poiché negli ultimi cinque anni è stato l’emblema stesso della Commissione che ha deciso di ignorare la bocciatura democratica del trattato di Lisbona, e lo ha fatto in maniera sprezzante e particolarmente arrogante. Il presidente Barroso, inoltre, ha ripetutamente sostenuto la necessità di una nuova ondata di migrazione di massa ed ha costantemente minimizzato i problemi connessi alla possibile adesione della Turchia. E’ altresì significativo che il presidente Barroso ieri si sia rifiutato di rispondere ad una domanda del tutto legittima rivoltagli da un deputato britannico sulle sue intenzioni rispetto al commissario europeo per i diritti umani, una figura interna all’UE. Il Grande Fratello avanza, ma evidentemente nessuno deve saperlo, neanche i deputati al Parlamento europeo.

 
  
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  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. − Sebbene non sia mia abitudine, nella votazione odierna ho ritenuto che l’astensione fosse la scelta migliore. Ammetto che il presidente Barroso ha fatto alcune concessioni, per esempio riguardo le valutazioni dell’impatto sociale; ciononostante non ha dimostrato alcun impegno nell’avanzare proposte di una qualche rilevanza per il http://www.socialistsanddemocrats.eu/gpes/index.jsp?request_locale=IT" \t "_blank" , ad esempio rafforzando la direttiva sui lavoratori distaccati, un documento essenziale per tutelare i lavoratori del Galles. Occorre inoltre maggiore impegno sui portafogli assegnati ai commissari appena nominati e vorrei che il presidente Barroso illustrasse in maniera chiara l’organizzazione del prossimo collegio. Non ritengo sufficiente l’impegno del presidente contro il dumping sociale in Europa, ed è per questi motivi che ho deciso di astenermi dalla votazione.

 
  
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  Bernadette Vergnaud (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato contro la candidatura del presidente Barroso, soprattutto perché credo in un’Europa genuinamente politica che non può ritenersi soddisfatta di una Commissione legata ai desideri delle grandi imprese. Credo inoltre che non si possa invocare una nuova forma di leadership europea solo per consegnare un assegno in bianco ad un fautore del liberalismo il cui programma manca vistosamente di ambizione e valori. Quest’uomo si è nascosto dietro l’idea di una “migliore regolamentazione” solo per “deregolamentare” tutto quello che io difendo in quanto socialista: i servizi pubblici, la protezione sociale dei lavoratori, il rispetto per i sistemi sanitari, la regolamentazione dell’economia finanziaria e la protezione dei consumatori e dell’ambiente contro il potere dei gruppi industriali. Nel rispetto delle mie convinzioni e di quelle dell’elettorato, mi pare che questi valori non possano essere messi in discussione per mezzo di motivazioni recondite e trucchi volti a ottenere concessioni ridicole dai conservatori che controllano la maggior parte degli Stati membri, il Parlamento europeo e la Commissione e che non si fermeranno finché non avranno ulteriormente messo in atto la propria politica di deregolamentazione.

 
  
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  Dominique Vlasto (PPE), per iscritto. (FR) Benché il voto sul presidente della Commissione sia segreto, desidero esprimere pubblicamente il mio sostegno al candidato della mia famiglia politica, José Manuel Barroso, e mi congratulo sinceramente con lui per la rielezione. Poiché il gruppo PPE ha vinto le elezioni europee, è assai naturale che il presidente della futura Commissione debba provenire dalle nostre fila. Pertanto, nonostante il futile polverone sollevato dalla sinistra divisa e dai verdi – che in ogni caso non avevano un candidato – il presidente Barroso è stato rieletto senza alcuna difficoltà. Accolgo inoltre con favore il suo rinnovato impegno a lavorare in stretta cooperazione con l’Assemblea. In questa sede egli può contare sulla nostra determinazione e sul nostro supporto ogniqualvolta saranno messe ai voti proposte inerenti al progetto europeo. Il Parlamento e la Commissione ora potranno mettersi al lavoro senza indugi, ed è questa la priorità in questo periodo difficile, in cui sono molte le sfide che devono essere affrontate subito per il bene degli europei. Inoltre, nei lavori del G20 e nei negoziati sul clima, l’Europa deve essere unita e deve funzionare a dovere: il voto chiaro e scevro da ambiguità di oggi la rafforza anche dinanzi alle altre potenze mondiali.

 
  
  

Proposta di risoluzione comune: incendi boschivi dell’estate 2009 (RC-B7-0039/2009)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo del 16 settembre 2009 sugli incendi boschivi dell’estate 2009. Questa risoluzione fa seguito a numerose altre che evidenziavano la frequenza, la gravità, la complessità e l’impatto delle calamità naturali e delle catastrofi provocate dall’uomo, il cui numero ha subito un rapido aumento negli ultimi anni. Il fenomeno degli incendi boschivi risulta aggravato dallo spopolamento delle campagne, dal progressivo abbandono delle attività tradizionali, dall’insufficiente gestione delle foreste, dall’esistenza di vaste aree di bosco piantato a singole specie, dalla piantumazione di specie non adattate, dall’assenza di un’effettiva politica di prevenzione, dal fatto che le sanzioni applicate in caso di incendio doloso sono lievi e dall’attuazione frammentaria delle leggi che vietano l’edificazione abusiva e garantiscono il rimboschimento. E’ deprecabile che, nonostante le richieste del Parlamento, la Commissione non abbia assunto provvedimenti per creare una forza di protezione civile europea e in proposito accolgo con favore l’azione messa in atto dal commissario Barnier, che da tempo propone l’istituzione di questa struttura. Inoltre, visto che le compagnie assicurative private non prevedono coperture per gli incendi boschivi, sta diventando imperativo, dinanzi all’inerzia del settore privato, pensare ad allestire uno strumento collettivo pubblico/privato per assicurare le foreste contro alluvioni e incendi.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Purtroppo le condizioni di siccità estrema e gli incendi boschivi in Europa meridionale sono diventati più intensi e frequenti. Sono stati registrati danni ingenti: ci sono state vittime (sono morte 11 persone solo la scorsa estate), l’attività economica si è ridotta, è aumentato il degrado ambientale, soprattutto a causa dell’aumento del tasso di desertificazione, poiché nell’ultimo decennio sono scomparsi circa 400 000 ettari di foreste ogni anno.

Il cambiamento climatico contribuisce ad esacerbare le calamità naturali, ma molti casi possono essere previsti in anticipo o sono causati da atti criminosi. Pertanto occorre sviluppare la ricerca scientifica al fine di migliorare le procedure di valutazione del rischio, i sistemi di prevenzione e le strutture anti-incendio; devono inoltre essere stanziate risorse finanziarie.

Occorre una strategia europea per combattere le calamità naturali ed una maggiore interoperabilità e coordinamento tra i vari strumenti comunitari. Gli Stati membri devono intensificare la cooperazione e il coordinamento al fine di assicurare solidarietà e la disponibilità di risorse aggiuntive che possano essere mobilitate rapidamente per contrastare questi fenomeni.

Chiedo alla presidenza del Consiglio di prendere una decisione urgente in relazione alla normativa sul nuovo fondo di solidarietà al fine di incrementarne la trasparenza e renderne più flessibile la mobilitazione nelle situazioni di emergenza.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’Europa meridionale è stata colpita da calamità (siccità ed incendi) che hanno minacciato vite umane, l’economia e gli ecosistemi locali e che contribuiscono al graduale abbandono di aree estese un tempo abitate, lavorate e soggette a gestione. Invece di rappresentare un problema per un singolo paese piuttosto che un altro, la questione e le gravi conseguenze che ne derivano hanno assunto natura transnazionale e meritano chiaramente una risposta a livello europeo.

Come ho già detto, l’Unione europea trarrà beneficio dal rimanere unita anche nelle avversità e se sarà in grado di mobilitare risorse come il fondo di solidarietà, nonché sistemi e metodi per prevenire le cause e mitigare le conseguenze di questi fenomeni, approntando una risposta flessibile, rapida ed appropriata.

Oltre all’azione della Commissione europea, che deve assumersi un ruolo guida volto a individuare soluzioni e attuare le migliori prassi, l’intero settore forestale deve essere chiamato a condividere le conoscenze, definire soluzioni e indicare modalità per favorire la diversificazione delle attività connesse alle zone forestali.

Ogni albero è un amico, recita una filastrocca portoghese. L’Unione europea deve ripagare questa amicizia e sostenere quindi il futuro delle aree rurali.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il motivo per cui ho votato è la necessità di una solidarietà vera e l’esigenza di una mobilitazione immediata delle risorse finanziarie cosicché si possa affrontare con tutta l’urgenza del caso la drammatica situazione che affligge le aree e le comunità colpite dagli incendi della scorsa estate.

Credo, tuttavia, che la risoluzione debba porre in evidenza gli effetti di determinate politiche comunitarie, in particolare la politica agricola comune, che ha indotto le popolazioni rurali ad abbandonare la terra ed i sistemi produttivi, nonché mettere maggiormente in luce le attività atte a favorire un approccio preventivo al problema degli incendi.

La conseguenze della PAC, soprattutto in paesi come il Portogallo, sono tra le cause prime degli incendi che anno dopo anno distruggono vaste aree di territorio. Ritengo, tuttavia, che la possibile e opportuna cooperazione tra Stati membri nella lotta contro gli incendi boschivi non debba essere usata per avviare la rimozione di aspetti importanti della sovranità individuale degli Stati membri, e mi riferisco alla protezione civile e alle misure in tema di controllo e intervento sul territorio nazionale.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) L’estate scorsa gli incendi boschivi hanno nuovamente devastato la Francia meridionale. Come negli altri paesi europei limitrofi, la popolazione si è trovata a dover combattere contro le fiamme. Queste calamità hanno provocato sia danni materiali sia sofferenza umana. Per tale motivo invoco l’istituzione di una forza di reazione europea permanente e indipendente, che abbia il compito di assistere gli Stati membri e le regioni colpite dagli incendi e da altre calamità. Allo stesso modo – e rivolgo un appello anche alla Commissione – occorre una strategia atta a consentire la conservazione dei ricchi ecosistemi dei nostri parchi naturali, come Bauges, Ardèche o Lubéron, la cui architettura deve basarsi sui finanziamenti destinati alle misure di prevenzione e alle azioni volte a ripristinare gli ecosistemi danneggiati. Il ricorso alla PAC potrebbe essere giustificato per prevenire la diffusione degli incendi boschivi, troppo spesso dovuti ad un sottobosco eccessivo in alcune aree. Chiedo infine la mobilitazione del fondo di solidarietà, che oggi viene bloccato dal Consiglio benché sia disperatamente necessario.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE), per iscritto. (FI) Signor Presidente, nel dibattito di lunedì sugli incendi boschivi dell’estate 2009 avevo affermato che le condizioni naturali sono destinate ad alterarsi con il cambiamento climatico. E’ un fatto incontestabile, che tuttavia non spiega le catastrofi ambientali, soprattutto quando gli stessi fenomeni si ripetono a distanza di pochi anni. Possiamo e dobbiamo essere preparati. Per tale ragione oggi ho dovuto votare contro la posizione del mio gruppo in relazione all’emendamento n. 5 e, per essere del tutto sincera, siffatta posizione mi lascia assai perplessa. E’ veramente ora che gli Stati membri dell’Unione si guardino allo specchio. E’ assolutamente giustificato, infatti, affermare che la distruzione provocata dagli incendi boschivi avrebbe potuto essere evitata se alcuni Stati membri avessero elaborato e attuato misure preventive più efficaci, adoperandosi maggiormente per fermare l’attività criminosa volta ad acquisire terreni fabbricabili.

Nel nostro ambiente politico non possiamo permetterci di chiudere gli occhi dinanzi ai fatti. Nessuno ci guadagna, soprattutto se si pensa alla tragedia umana provocata dagli incendi boschivi. E’ stato detto che il cambiamento climatico è tra le cause dell’aumento del numero degli incendi boschivi ed è vero che l’Unione europea va incontro a periodi più lunghi caratterizzati da incendi, che andranno ben oltre la stagione da giugno a settembre, com’è stato finora. L’estate comincia prima, è più calda e secca, soprattutto al sud, quindi il rischio di incendio aumenta. Il problema degli incendi boschivi di per sé, però, non può essere ricondotto al progressivo cambiamento delle condizioni naturali: una cosa è adattarsi all’ambiente che cambia, ma è ben altro accettare pratiche inadatte e rigide ed essere impreparati.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) In Grecia il fuoco ha distrutto 130 000 ulivi oltre a numerosi ettari di vigne, allevamenti, strutture per l’apicoltura, magazzini, stalle e moltissime serre e abitazioni. In Spagna gli incendi boschivi hanno divorato 95 769 ettari di terra, causando 11 morti e perdite stimate per 395 milioni di euro.

Il danno sociale, economico e ambientale provocato dagli incendi alle economie locali, all’attività produttiva e al turismo è enorme, pertanto si rende necessario fornire un sostegno ai cittadini colpiti e provvedere al ripristino delle condizioni ambientali attraverso un intervento immediato a livello nazionale e comunitario.

Esortiamo la Commissione a mobilitare il Fondo di solidarietà senza indugi e a rendere disponibili le risorse necessarie per sostenere i piani di recupero per le aree colpite, in modo da ripristinarne il potenziale produttivo e assicurare il pieno rimboschimento delle aree in cui si sono verificati gli incendi.

La deforestazione è in parte dovuta alla costruzione di strade e autostrade. La Commissione deve pertanto promuovere misure affinché i lavori pubblici finanziati dei fondi UE comprendano una parte di investimenti pubblici destinati al miglioramento, al mantenimento e all’aumento degli spazi boschivi pubblici.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Purtroppo l’estate del 2009 si è contraddistinta per i devastanti incendi boschivi in Europa meridionale, che hanno provocato enormi danni ambientali ed ecologici. In questo contesto appare chiaro che i piromani traggono profitto dalla distruzione dei boschi: agiscono infatti per poi sfruttare le falle nei registri forestali o il fatto che tali registri non esistano affatto o ancora approfittano della definizione inadeguata della destinazione del terreno. Pertanto nella risoluzione era importante chiedere agli Stati membri di riformare o emendare tali registri.

Oltre al rimboschimento, è necessaria una cooperazione tra esperti, vigili del fuoco e altri gruppi impiegati in questo genere di situazioni sia per i casi di emergenza che per la prevenzione. Questa proposta di risoluzione contiene proposte logiche, come le misure di sostegno per gli Stati membri in caso di calamità in virtù del principio di solidarietà. Per tale ragione ho votato a favore della proposta di risoluzione sugli incendi boschivi dell’estate 2009.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. (FR) Va subito detto che prevenire le calamità naturali e adattarsi al cambiamento climatico non è facile. Benché l’Unione europea sia meglio preparata di altre regioni del mondo, grazie alla creazione di un meccanismo rafforzato di protezione civile e alle risorse finanziarie del fondo di solidarietà, ogni anno vanno distrutti oltre 600 000 ettari di terra.

Non mi riferisco solamente agli incendi boschivi nel bacino del Mediterraneo, che hanno colpito in particolar modo gli altipiani nei dintorni di Atene nell’estate 2009. Ritengo essenziali due proposte per migliorare la situazione. In primo luogo, deve essere data piena attuazione alla relazione del 2006 del commissario Barnier sulla forza di protezione civile europea. Stiamo ancora aspettando l’istituzione degli elmetti verdi europei per poter mettere in atto la politica europea sulla protezione civile votata dai cittadini. In secondo luogo, è importante che la Commissione abbia il diritto di vigilare su quanto avviene a livello locale. Sarebbe oltremodo sorprendente se, a fronte dell’erogazione di fondi europei, gli incendi venissero appiccati da criminali al solo scopo di acquisire successivamente l’area come terreno fabbricabile.

 
  
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  Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. (PL) Ho votato a favore della risoluzione sugli incendi boschivi. Quest’anno, nell’Unione europea sono andati distrutti oltre 200 000 ettari di terreno: è già stata superata la quota del 2008! In Polonia il coefficiente di rischio di incendi boschivi è tra i più alti d’Europa. Nell’aprile 2009 il numero di incendi è stato il più elevato da cinque anni a questa parte.

Dobbiamo adottare misure urgenti ed efficaci per contrastare il cambiamento climatico, che è una delle cause degli incendi. Un’altra questione importante nella risoluzione adottata riguarda il coordinamento dei meccanismi comunitari per la prevenzione del cambiamento climatico e, in particolare, l’uso effettivo del fondo di solidarietà per limitare le conseguenze degli incendi.

Dobbiamo istituire una forza di reazione europea in grado di agire rapidamente in caso di calamità naturali. Tale forza sarebbe il coronamento finanziario e organizzativo delle azioni intraprese dagli Stati membri. Spero che la risoluzione parlamentare atta a contrastare gli effetti degli incendi boschivi sia debitamente considerata dalla Commissione europea e che sia usata per rafforzare le azioni dispiegate in questo campo.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D), per iscritto. (EN) Guardo con favore all’odierna discussione dedicata agli incendi boschivi. La distruzione di numerose aree naturali di straordinaria bellezza è una perdita che ci colpisce tutti. Dobbiamo dimostrare solidarietà ai colleghi e dare un contributo per venire in aiuto ai paesi colpiti.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Grazie al rimboschimento promosso dall’amministrazione regionale, insieme alle iniziative delle organizzazioni per la protezione ambientale, studi recenti dimostrano che l’area forestale di Madeira ha registrato un aumento di quasi 5 000 ettari negli ultimi 36 anni, un risultato particolarmente significativo, poiché è in controtendenza rispetto ai dati nazionali. Questo retaggio dal valore inestimabile deve essere protetto e, pur dovendoci ovviamente preparare per reagire dinanzi agli incendi boschivi, ritengo essenziale bilanciare lo stanziamento di risorse tra prevenzione, sistemi di rilevamento e misure antincendio vere e proprie. Ho votato a favore della risoluzione, poiché credo che questa politica possa essere promossa a livello europeo attraverso una strategia di solidarietà che punta a coordinare la risposta in caso di incendio e l’effettiva prevenzione di comportamenti pericolosi.

Assegnando speciale enfasi alle regioni ultraperiferiche, questo approccio dovrebbe coinvolgere sia le autorità sia i proprietari delle foreste rispetto alla pulizia dei boschi, la piantumazione di specie autoctone e il ripopolamento delle zone rurali. I comportamenti criminosi inoltre devono essere adeguatamente sanzionati a livello nazionale. La flessibilità nell’attuazione delle procedure insieme all’uso dei fondi strutturali esistenti o nuovi, come il fondo comunitario di solidarietà, consentiranno una risposta più rapida a favore di coloro che hanno perso le proprie terre, le proprie case e il proprio bestiame a causa degli incendi e di altre calamità.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI), per iscritto. (NL) Mi sono astenuto nella votazione finale sulla risoluzione di compromesso in tema di incendi boschivi del 2009. Rilevo infatti che la maggioranza dell’Assemblea crede che la lotta contro gli incendi boschivi a livello europeo non debba limitarsi al sostegno e al coordinamento, e chiede l’istituzione di una sorta di corpo europeo dei vigili del fuoco, un altro organismo europeo destinato ad avere costi altissimi e che finirebbe soltanto per duplicare il lavoro già compiuto da altri.

Ad ogni modo, ciò dimostra che i federalisti europei non si preoccupano tanto della gestione efficiente e competente del nostro continente, ma sono più interessati ad affermare le proprie posizioni, ossia che tutto deve essere disciplinato a livello europeo – nonostante il principio di solidarietà che tanto spesso invochiamo.

 
  
 

(La seduta, sospesa alle 12.50, riprende alle 15.00.)

 
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