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Discussioni
Giovedì 22 ottobre 2009 - StrasburgoEdizione GU
 ALLEGATO (Risposte scritte)
INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è l’unica responsabile di queste risposte)
INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE

INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è l’unica responsabile di queste risposte)
Interrogazione n. 10 dell’onorevole Aylward (H-0331/09)
 Oggetto: Prospettive finanziarie dell’UE per il periodo 2014-2021
 

Può il Consiglio indicare il probabile calendario che intende seguire per la conclusione dei negoziati sulle prossime prospettive finanziarie dell’UE per il periodo 2014-2021?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Considerato che l’attuale quadro finanziario copre il periodo 2007-2013, le tre istituzioni hanno convenuto, nell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006, che la Commissione presenterà delle proposte per un nuovo quadro finanziario “prima del luglio 2011”.

Pertanto, il periodo esatto in cui il Consiglio discuterà tale argomento dipende in parte da quando esattamente la Commissione presenterà la propria proposta e su come la presidenza di allora intenderà organizzare i lavori del Consiglio.

Naturalmente, non appena la Commissione effettuerà la propria proposta, il Consiglio esaminerà il documento in modo da adottarlo ben prima che l’attuale quadro finanziario scada.

L’attuale accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 e il quadro finanziario 2007-2013 rimarranno in vigore fino a quando non saranno modificati o sostituiti da un nuovo atto e strumento giuridico.

 

Interrogazione n. 11 dell’onorevole Mitchell (H-0335/09)
 Oggetto: Presidente del Consiglio europeo
 

Se il trattato di Lisbona sarà adottato, il Consiglio europeo di ottobre avrà l’opportunità di gestire le nomine per la carica, recentemente istituita, di presidente del Consiglio europeo.

Il nuovo presidente svolgerà un ruolo estremamente importante rappresentando il Consiglio sulla scena internazionale ed è pertanto essenziale che le nomine siano esaminate con attenzione.

Quale procedura sarà attuata per l’elezione del presidente del Consiglio europeo? In che modo la Presidenza svedese garantirà che detto processo sia equo e democratico e che il candidato eletto rappresenti i principi e i valori dei cittadini dell’Unione europea?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Con il trattato di Lisbona, il futuro presidente del Consiglio europeo sarà tenuto non solo a svolgere un ruolo importante sulla scena internazionale, come ha indicato l’onorevole parlamentare, ma altresì, più genericamente, a sviluppare il lavoro del Consiglio e assicurarne la preparazione e la continuità.

Non vi è ancora chiarezza circa la data di entrata in vigore del nuovo trattato, né circa i tempi di designazione del futuro presidente del Consiglio europeo. Il trattato è stato approvato da 26 Stati membri, ma è ancora oggetto di ratifica da parte della Repubblica ceca.

Al momento opportuno, il presidente del Consiglio europeo consulterà tutti i propri colleghi per permettere ai capi di Stato o di governo di raggiungere un accordo in merito alla persona più adatta a rivestire tale ruolo. Ai sensi del trattato di Lisbona, spetta unicamente al Consiglio europeo eleggere il proprio presidente, a maggioranza qualificata. Il presidente è eletto per un mandato di due anni e mezzo, rinnovabile un’unica volta.

 

Interrogazione n. 12 dell’onorevole Crowley (H-0337/09)
 Oggetto: La società europea e i benefici delle nuove tecnologie
 

Può il Consiglio indicare quali programmi sta attuando affinché tutti i settori della società europea possano trarre vantaggio dall’utilizzo delle nuove tecnologie, in continua evoluzione, in particolare in questa congiuntura economica oltremodo difficile?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio concorda con l’onorevole parlamentare che è fondamentale garantire che tutti i settori della società europea possano trarre vantaggio dall’utilizzo delle nuove tecnologie, in continua evoluzione. Lo è per l’Europa, se vogliamo far fronte alle sfide a lungo termine che si prospettano per tutti noi, come la globalizzazione, il cambiamento climatico e l’invecchiamento demografico. A breve termine, è altresì vitale preparare il terreno per una ripresa sostenibile delle nostre economie.

Una serie di programmi e attività organizzati dalla Comunità europea nell’ambito della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione contribuiscono a garantire che tutti i settori della società europea possano trarre vantaggio dall’utilizzo delle nuove tecnologie, in continua evoluzione:

- Il Settimo programma quadro di azioni comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, adottato per il periodo 2007-2013, ha l’obiettivo generico di rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell’industria comunitaria. Il trasferimento tecnologico, che assicura che i risultati della ricerca e le tecnologie siano resi disponibili alla società, è parte integrante del programma quadro. Tale strumento mira a fornire altresì una base più stabile per lo spazio europeo della ricerca (ERA) fornendo alla ricerca e all’investimento nella stessa e nello sviluppo tecnologico condizioni favorevoli, nonché una governance efficiente ed efficace, in modo da contribuire fattivamente allo sviluppo sociale, culturale ed economico di tutti gli Stati membri. I prossimi programmi quadro dovrebbero affrontare in modo più mirato le grandi sfide della società. Le conclusioni del Consiglio che determineranno come operare in tal senso, con ampio coinvolgimento delle parti interessate, verranno presentate durante la presidenza svedese.

- Il programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP), adottato per il periodo 2007-2013, ha come obiettivo primario le piccole e medie imprese, sostiene le attività innovative (ivi compresa l’eco-innovazione), offre un accesso migliore ai finanziamenti ed eroga servizi di supporto. Incoraggia l’adozione e un utilizzo migliore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Promuove inoltre un maggiore ricorso alle energie rinnovabili e l’efficienza energetica.

Oltre ai suddetti programmi, l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT), istituito con un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio di marzo 2008, mira a contribuire alla crescita economica sostenibile e alla competitività dell’Europa rafforzando le capacità di innovazione degli Stati membri e della Comunità. Tale istituzione si basa sul concetto del triangolo della conoscenza, in cui si favorisce l’interazione tra istruzione superiore, ricerca e innovazione al fine di ottimizzare l’utilizzo degli investimenti europei in materia di conoscenza. La promozione del triangolo della conoscenza è una delle priorità della presidenza svedese.

Tutti questi programmi sono attualmente attuati dalla Commissione. L’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, dal suo canto, gode di un elevato grado di autonomia nelle proprie attività.

Oltre a tali programmi e iniziative della Comunità europea, il Consiglio si è impegnato a individuare iniziative di interesse comune nel settore della ricerca in Europa, attraverso il coordinamento volontario dei programmi nazionali degli Stati membri. Tale attività mira a fronteggiare grandi sfide mondiali e sociali, al fine di rafforzare la capacità europea di trasformare i risultati della propria ricerca in benefici tangibili per la società e per la competitività generale della propria economia.

Per quanto attiene alla politica di innovazione, l’iniziativa “mercato guida” stabilita da una comunicazione della Commissione su invito del Consiglio, mirerà a promuovere i mercati di prodotti e servizi innovativi verso settori come l’informatizzazione della sanità. Tale iniziativa è volta a trarre dalla ricerca e dallo sviluppo di nuove tecnologie benefici pratici per tutta la società.

A dicembre 2008, il Consiglio ha adottato “Vision 2020”. In seno a tale documento ha dichiarato che, entro il 2020, tutte le parti coinvolte beneficeranno appieno della cosiddetta “quinta libertà” in seno allo spazio europeo della ricerca: libera circolazione dei ricercatori, della conoscenza e della tecnologia. Durante la presidenza svedese dovrebbe essere approvato un nuovo schema di governance, che prevede una strategia più coerente.

La strategia i2010 riunisce tutte le politiche, iniziative e azioni dell’Unione europea che mirano a dare nuovo impulso allo sviluppo e all’utilizzo di tecnologie digitali nella vita privata e lavorativa di ogni giorno. La strategia i2010 comprende diverse azioni come la regolamentazione e il finanziamento della ricerca e di progetti pilota, nonché la promozione di attività e partenariati con le parti interessate. Per far fronte alle sfide di una crescita continua e di uno sviluppo più ecocompatibile, il Consiglio sta attualmente promuovendo sforzi per un nuovo programma europeo di politiche per le tecnologie dell’informazione della comunicazione.

Per concludere, vorrei ricordare che il piano europeo di ripresa economica adottato dal Consiglio europeo a dicembre 2008 prevede misure nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico, come lo sviluppo di una rete a banda larga anche in settori poco serviti. Il Consiglio europeo ha accettato di raggiungere una piena copertura Internet ad alta velocità in seno all’Unione europea entro il 2013. Gli Stati membri hanno fatto proprie le proposte della Commissione europea di assegnare, a partire da gennaio 2009, un miliardo di euro per sostenere le aree rurali a entrare in rete, creare nuovi posti di lavoro e contribuire alla crescita delle aziende.

 

Interrogazione n. 13 dell’onorevole Gallagher (H-0339/09)
 Oggetto: Adesione dell’Islanda
 

Può il Consiglio riferire sullo stato attuale dei negoziati di adesione dell’Islanda con l’Unione europea?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La domanda di ammissione all’Unione europea da parte dell’Islanda è stata presentata ufficialmente il 16 luglio 2009 al presidente del Consiglio europeo, al primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, nonché al presidente del consiglio “Affari generali e relazioni esterne”, Carl Bildt, e inoltrata immediatamente ai membri del Consiglio. La presidenza svedese guarda con favore alla domanda di ammissione del’Islanda.

Nel corso della seduta del 27 luglio 2009, il Consiglio ha ricordato il rinnovato consenso all’allargamento espresso nelle conclusioni del Consiglio europeo del 14/15 dicembre 2006, incluso il principio secondo cui ciascun paese candidato all’adesione viene valutato sulla base dei propri meriti, e ha deciso di attuare la procedura stabilita nell’articolo 49 del trattato sull’Unione europea. La Commissione, pertanto, è stata invitata a sottoporre al Consiglio la propria opinione su tale domanda di adesione.

Il Consiglio analizzerà l’opinione della Commissione, non appena tale documento sarà presentato.

 

Interrogazione n. 14 dell’onorevole Higgins (H-0341/09)
 Oggetto: Apertura di collegamenti marittimi in Israele
 

È il Consiglio disposto a chiedere alle autorità israeliane di consentire l’apertura di collegamenti marittimi al fine di facilitare i rifornimenti essenziali alla popolazione palestinese di Gaza? Reputa il Consiglio che le autorità israeliane rispettino le condizioni degli accordi Euromediterranei?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio ha ribadito in diverse occasioni l’urgenza di una soluzione durevole alla crisi di Gaza attraverso la piena attuazione della risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Per quanto attiene alla questione specifica dell’accesso, posso confermare che l’Unione europea chiede regolarmente l’apertura immediata e incondizionata dei valichi al fine di permettere il flusso di aiuti umanitari, beni commerciali e persone da e verso Gaza, senza i quali la fornitura senza ostacoli di aiuti umanitari, la ricostruzione e la ripresa economica non saranno possibili, nel rispetto della piena attuazione dell’accordo sulla circolazione e l’accesso del 2005.

L’accordo euro-mediterraneo con Israele fornisce un quadro per il dialogo politico, permettendo lo sviluppo di rapporti politici stretti tra le parti. Tale dialogo e cooperazione possono favorire lo sviluppo di una migliore comprensione reciproca e ci forniscono l’opportunità di sollevare con le autorità israeliane, a diversi livelli, tutte le questioni importanti.

Vorrei aggiungere altresì che il Consiglio continua a ritenere che il processo politico, basato sugli impegni presi in precedenza dalle parti, rappresenti il solo modo di raggiungere una soluzione negoziata e concordata tra le parti, fondata sull’esistenza di due Stati, che possa portare a uno Stato palestinese indipendente, democratico, contiguo e vivibile, in grado di vivere fianco a fianco allo Stato di Israele, in pace e sicurezza.

 

Interrogazione n. 15 dell’onorevole Toussas (H-0346/09)
 Oggetto: Esercizio di schedatura elettronica nell’Unione europea
 

In soltanto una settimana, 1.041.821 persone in totale sono state schedate alla loro entrata in Grecia o alla loro uscita da tale paese nel quadro di un esercizio su vasta scala realizzato in 24 Stati membri dell’Unione europea tra il 31 agosto e il 6 settembre 2009. Complessivamente, nell’Unione europea, 12.907.581 persone sono state oggetto di una schedatura o di una registrazione elettronica. L’esercizio, realizzato su mandato del Comitato per l’immigrazione dell’Unione europea (documento n. 10410/09), si prefiggeva di raccogliere i dati personali di tutte le persone che entrano nell’Unione europea o che escono dalle sue frontiere. La Grecia, nel mettere in pratica il quadro istituzionale dell’Unione europea, che i governi della Nuova Democrazia e del PASOK hanno accettato e adottato, si è classificata quinta quanto al numero di persone che si è affrettata a schedare.

Qual è la posizione del Consiglio dinanzi a tali esercizi, che sono realizzati allo scopo di costruire un’“Europa- fortezza” e di instaurare un gigantesco sistema elettronico di controllo delle frontiere e di schedatura di tutti i viaggiatori e che limitano drasticamente le libertà e i diritti democratici fondamentali?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio desidera far notare all’onorevole parlamentare che la raccolta dati realizzata tra il 31 agosto e il 6 settembre 2009 si limitava alla registrazione del numero di ingresso e uscita di diverse categorie di viaggiatori presso diversi tipi di frontiere e non prevedeva la registrazione di dati personali.

Lo scopo di tale esercizio era infatti raccogliere dati confrontabili su ingresso e uscita di diverse categorie di viaggiatori presso diversi tipi di frontiere, in quanto al momento questa tipologia di dati non è disponibile in tutti gli Stati membri. Tali informazioni potrebbero rivelarsi utili ai fini di un lavoro preparatorio della Commissione volto a fornire, a inizio del 2010, una proposta di legge relativa alla creazione di un sistema di registrazione elettronica dei dati di ingresso e uscita. Lo scopo di tale sistema sarebbe, in caso, quello di favorire l’individuazione di soggiornanti fuori termine e l’identificazione di persone prive di documenti.

L’idea di creare un sistema di questo tipo è stata lanciata dalla Commissione in seno alla propria comunicazione di febbraio 2008 “Preparare le prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea”. Detta comunicazione è stata supportata anche dal Consiglio.

Nelle proprie “conclusioni sulla gestione delle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea” di giugno 2008, il Consiglio ha ribadito la necessità di sfruttare le tecnologie disponibili per gestire meglio le frontiere esterne e l’immigrazione clandestina. Il Consiglio, pertanto, ha invitato la Commissione, se opportuno, a presentare entro l’inizio del 2010 proposte

relative a un sistema di ingresso/uscita e di registrazione dei viaggiatori per i cittadini di paesi terzi.

Nell’esaminare tale proposta, il Consiglio terrà conto della risoluzione adottata dal Parlamento europeo a marzo 2009 sulle “prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea ed esperienze analoghe in paesi terzi”. Le succitate conclusioni hanno sottolineato la necessità che tutti i nuovi sistemi siano pienamente conformi al diritto comunitario, ai principi in materia di protezione dei dati, diritti umani, protezione internazionale e proporzionalità, e tengano conto dell’approccio costo/benefici e del valore aggiunto della tecnologia.

Posso garantire all’onorevole parlamentare che lo scopo di un sistema di ingresso/uscita non mira a impedire alle persone di spostarsi in seno all’Unione europea o di costruire un’“Europa- fortezza”, bensì a fornire un quadro migliore di chi si trova attualmente al suo interno. L’equilibro tra sicurezza e integrità è un argomento che la presidenza svedese, e credo anche gli altri Stati membri, segue molto da vicino e non appena la Commissione presenterà la propria proposta, continueremo a farlo.

 

Interrogazione n. 16 dell’onorevole Andrikienė (H-0350/09)
 Oggetto: Posizione del Consiglio in merito alla relazione sul conflitto tra la Russia e la Georgia
 

Il 30 settembre 2009, la missione d’inchiesta indipendente dell’UE sul conflitto in Georgia ha pubblicato la sua relazione sullo scoppio della guerra tra la Russia e la Georgia nell’agosto 2008. Tale relazione è stata interpretata in modo diverso dalle due fazioni opposte quanto alla questione dell’effettiva responsabilità per le azioni militari e le centinaia di vite perse. Tuttavia, la relazione è piuttosto esplicita circa le provocazioni da parte russa prima della guerra e vi si afferma che il rilascio di passaporti ai cittadini georgiani in Ossezia del Sud e in Abkhazia era da alcuni anni illegale.

Ciò premesso, qual è la posizione del Consiglio su detta relazione e sulle sue conclusioni? In che misura tale relazione influisce sulla situazione politica nella regione? Sta il Consiglio vagliando l’opportunità di un impegno più attivo nella regione al fine di evitare l’escalation del conflitto? Quali misure intende il Consiglio adottare per dare un seguito alla relazione e alle sue conclusioni?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio ha espresso il proprio apprezzamento all’ambasciatrice Tagliavini e a tutto lo staff della missione d’inchiesta internazionale indipendente sul conflitto in Georgia per il lavoro compiuto nello svolgere questo compito davvero impegnativo. Vorrei far notare, nondimeno, che si tratta di una relazione indipendente. L’Unione europea ha sostenuto l’idea di un’indagine, dato mandato di istituire una missione d’inchiesta e fornito alla stessa sostegno finanziario, ma non è stata coinvolta in nessun modo né nell’indagine, né nei risultati che questa ha prodotto. L’Unione europea ha accolto con favore la presentazione di tale relazione e auspica che i frutti dell’indagine possano contribuire a meglio comprendere le origini e l’evolversi del conflitto che si è scatenato ad agosto 2008, nonché, in una prospettiva più ampia, costituire le basi di futuri sforzi internazionali nel campo della diplomazia preventiva.

Il Consiglio ritiene che una soluzione pacifica e duratura dei conflitti in Georgia debba fondarsi sul pieno rispetto dei principi di indipendenza, sovranità e integrità territoriale riconosciuti dal diritto internazionale, inclusi l’Atto finale di Helsinki della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Esso conserva inalterato il proprio impegno a raggiungere tale obiettivo.

In tal senso, il Consiglio rimane assolutamente fedele alle discussioni internazionali di Ginevra. Quantunque vi siano difficoltà e divergenze tra i partecipanti, il Consiglio reputa che la continuazione delle discussioni di Ginevra sia di grande importanza, in quanto rappresentano la sola occasione in cui tutte le parti coinvolte sono rappresentate e tre attori internazionali di rilievo – UE, OSCE e ONU – operano in stretta collaborazione per sostenere la sicurezza e la stabilità della regione. Attendiamo con trepidazione la ripresa delle consultazioni, l’11 novembre.

Vorrei sottolineare altresì che l’Unione europea continuerà a essere attivamente impegnata in Georgia. Tale impegno è tangibile su più fronti. Anzitutto, attraverso la presenza costante sul territorio della missione di vigilanza dell’Unione europea (EUMM Georgia) – la sola presenza internazionale dopo che le missioni dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e delle Nazioni Unite hanno dovuto essere sospese – per monitorare l’attuazione degli accordi di cessate il fuoco del 12 agosto e dell’8 settembre 2008, non ancora attivi, contribuire alla stabilizzazione e alla normalizzazione della situazione nelle regioni colpite dalla guerra, e assicurarsi che i diritti umani e lo stato di diritto vengano rispettati. Il mandato della missione di vigilanza è stato esteso fino a settembre 2010.

In questo senso, come l’onorevole parlamentare ben sa, l’Unione europea ha svolto un ruolo di primo piano, a fianco dell’ONU e dell’OSCE, grazie al rappresentante speciale dell’Unione europea per la crisi in Georgia, in qualità di co-presidente alle discussioni internazionali di Ginevra, la sola sede internazionale in cui siano presenti tutte le parti.

In occasione della conferenza internazionale dei donatori del 22 ottobre 2008, l’Unione europea si è, inoltre, impegnata a fornire aiuti finanziari più consistenti incentrata sulla riabilitazione che seguirà il conflitto, sul sostegno agli sfollati interni e sulla stabilità economica.

Attraverso l’attività del proprio rappresentante speciale per il Caucaso meridionale e gli aiuti finanziari, l’Unione sostiene costantemente la Georgia nel processo di riforme interne volte a rafforzare le istituzioni democratiche e lo stato di diritto, nonché nel favorire i contatti tra popolazioni e il dialogo della società civile.

Per concludere, l’impegno dell’Unione si riflette nell’obiettivo e nell’offerta di sviluppare rapporti sempre più stretti con la Georgia e con gli altri paesi del Caucaso meridionale nell’ambito del partenariato orientale.

 

Interrogazione n. 17 dell’onorevole Włosowicz (H-0352/09)
 Oggetto: Integrità e rafforzamento delle democrazie pluralistiche
 

I paesi europei sono impegnati nel garantire l’integrità e il rafforzamento delle democrazie pluralistiche. Quali misure propone il Consiglio per contrastare gruppi quali quelli del Khalistan, il cui obiettivo è lo smembramento di una nazione libera e democratica come l’India?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’Unione europea promuove attivamente i valori che servono a sostenere pace e democrazia. Essi comprendono valori fondamentali come i diritti umani e lo stato di diritto, la libertà, la solidarietà e il rispetto delle diversità.

L’India è una delle società più ampie e pluralistiche del mondo. Tutte le principali religioni, tra cui buddismo, cristianesimo, induismo, islamismo e sikhismo, contano diversi seguaci in questo paese. L’Unione europea riconosce che la legislazione indiana garantisce i diritti individuali e collettivi a livello costituzionale.

L’Unione è nettamente contraria all’uso della forza per cercare di indebolire le istituzioni democratiche esistenti negli Stati come l’India ed è per questa ragione che nel 2005 il Consiglio ha approvato l’inclusione del “Khalistan Zindabad Force - KZF” nell’elenco delle persone, dei gruppi e delle entità ai quali si applicano misure restrittive destinate a combattere il terrorismo. Quando l’elenco è stato aggiornato, a giugno 2009, il Consiglio ha deciso di mantenere il KZF al suo interno.

 

Interrogazione n. 18 dell’onorevole Cymański (H-0354/09)
 Oggetto: Annessione del territorio della provincia del Baluchistan al Pakistan
 

Consta al Consiglio dell’Unione europea che l’annessione del territorio della provincia del Baluchistan al Pakistan è avvenuta con la forza e la manipolazione? In caso affermativo, ritiene il Consiglio dell’Unione europea che i paesi europei debbano dare pieno sostegno alla richiesta di autonomia e di autodeterminazione del popolo del Baluchistan?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La questione dell’autodeterminazione della popolazione del Baluchistan non è stata affrontata dal Consiglio. Esso pertanto non ha adottato una posizione sull’argomento specifico sollevato dall’onorevole parlamentare nella propria interrogazione.

 

Interrogazione n. 20 dell’onorevole Martin (H-0359/09)
 Oggetto: Home page (pagina iniziale) del sito Internet del Consiglio
 

Secondo la scheda informativa del Segretariato generale del Consiglio “Apertura e trasparenza dei lavori del Consiglio” del 22 dicembre 2005, ogni cittadino può accedere ai documenti del Consiglio alle condizioni previste dai testi in vigore. Un registro pubblico dei documenti del Consiglio è accessibile sul sito Internet del Consiglio (http://register.consilium.eu.int).

Come mai allora nella pagina Internet del Consiglio (http://www.consilium.europa.eu/) non vi sono link a detto registro?

Perché il registro (http://register.consilium.eu.int) e la pagina Internet del Consiglio non si attengono agli standard ormai riconosciuti a livello internazionale in materia di apertura, trasparenza e semplicità?

Quali passi intende compiere il Consiglio per semplificare la situazione?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di ottobre 2009 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il sito del Consiglio possiede già un link al registro pubblico. Quest’ultimo può essere raggiunto più agevolmente cliccando sul banner “accesso ai documenti: registro pubblico”, disponibile direttamente sulla home page del Consiglio. Per facilitare l’accesso al registro, il link è disponibile in tutte e 23 le lingue ufficiali dell’Unione europea.

Il registro pubblico è stato attivato nel 1999 quale strumento di accesso per il grande pubblico ai documenti del Coniglio, aumentando così il grado di trasparenza dell’operato di questa istituzione. Da allora è cresciuto a dismisura e ora contiene più di un milione di documenti e quasi tre quarti di questi sono disponibili in versione integrale. Il registro è stato visitato più di 900 000 volte lo scorso anno, un ulteriore segno di quanto sia apprezzato dagli utenti che, grazie a questo strumento, possono accedere ai documenti del Consiglio in modo agevole.

Vorrei far notare all’onorevole parlamentare che il prospetto informativo cui fa riferimento è obsoleto e non rispecchia più la situazione attuale. A gennaio 2009 è stato sostituito da una nuova pubblicazione, “Come ottenere informazioni sulle attività del Consiglio dell’Unione europea”, scaricabile dal sito del Consiglio in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea.

Il registro del Consiglio viene aggiornato regolarmente, in modo da rispondere alla crescente necessità di informazioni espressa dal pubblico. L’accesso semplice al registro, via Internet, e il rispetto del principio del plurilinguismo hanno portato non solo a un notevole aumento del numero delle consultazioni e delle richieste di documenti, ma anche a una più ampia diffusione professionale e geografica di utenti web che utilizzano questo strumento.

Naturalmente, c’è sempre margine per i miglioramenti e il Consiglio sta lavorando a una modernizzazione del proprio sito. La prima fase – il ridisegno – è ancora in atto, ma in ogni caso il link al registro pubblico verrà mantenuto nella pagina iniziale.

 

INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE
Interrogazione n. 33 dell’onorevole Harkin (H-0306/09)
 Oggetto: Migliore accesso ai finanziamenti
 

Tenuto conto delle iniziative positive messe in atto dalla Commissione e dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) per garantire l’accesso delle PMI ai finanziamenti di cui hanno estrema necessità (il meccanismo di garanzia per le PMI, lo strumento a favore delle PMI innovative e a forte crescita e i prestiti della BEI alle PMI), e alla luce di un recente sondaggio condotto in Irlanda, da cui emerge che, dal gennaio 2009 a oggi, oltre il 54% delle PMI irlandesi si è visto negare l’accesso ai finanziamenti da parte delle istituzioni finanziarie preposte alla gestione dei prestiti della BEI. Quali provvedimenti concreti sta adottando la Commissione per assicurare che le predette istituzioni finanziarie preposte alla gestione dei fondi in questione permettano alle PMI di beneficiarne? Quali meccanismi ha posto in essere la Commissione onde verificare l’efficacia, l’impatto e l’addizionalità dei prestiti alle PMI?

 
  
 

(EN) La Commissione attua il programma quadro per l’innovazione e la competitività (CIP) in seno agli Stati membri e agli altri paesi che vi prendono parte.

Dei due strumenti disponibili nell’ambito di questo programma, quello a favore delle piccole e medie imprese innovatrici e a forte crescita ha portato, sin dall’inizio del programma, alla sigla di un accordo con un’azienda di capitale di rischio irlandese per un investimento complessivo da parte dell’Unione europea pari a 15 milioni di euro. Nell’ambito del meccanismo di garanzia per le piccole e medie imprese, è stato firmato altresì un contratto con un intermediario finanziario irlandese, la First Step Ltd., fornitrice di micro finanziamenti che garantisce prestiti fino a un massimo di tre miliardi di euro, da utilizzare per lo sviluppo economico.

Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 26/09/2007 e del 14/12/2007 sono state pubblicate delle comunicazioni volte a informare i potenziali intermediari finanziari come partecipare a tale programma. Tutte le domande di partecipazione vengono esaminate dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI) a nome della Commissione.

Garanzie e investimenti concessi nell’ambito di questi meccanismi sono soggetti alla condizione che i finanziamenti vengano utilizzati per concedere prestiti o effettuare investimenti nei settori chiave stabiliti dalla base giuridica del CIP.

Per verificare l’efficacia, l’impatto e l’addizionalità degli strumenti, la Commissione utilizza i meccanismi imposti dal regolamento finanziario e dalla base giuridica del programma quadro per l’innovazione e la competitività:

l’efficacia degli strumenti viene verificata per mezzo di relazioni trimestrali presentate dagli intermediari finanziari e di valutazioni esterne;

l’impatto è verificato, tra l’altro, attraverso statistiche sul numero di aziende sostenute, il quantitativo di investimenti realizzati e il numero di posti di lavoro all’interno delle piccole imprese che beneficiano di una garanzia o di un investimento comunitari;

l’addizionalità è ottenuta anche grazie a intermediari di sostegno in modo da aumentare sensibilmente il volume dei prestiti ed effettuare investimenti di capitale di rischio.

Oltre ai finanziamenti resi disponibili dalla Commissione per mezzo del CIP, la Banca europea per gli investimenti (BEI) concede alle piccole e medie imprese prestiti volti a sostenerne gli investimenti tramite finanziamenti a medio e lungo termine. Tale sostegno viene prestato attraverso intermediari bancari locali che, a loro volta, effettuano prestiti alle PMI beneficiarie finali secondo le proprie specifiche politiche creditizie.

La Commissione non è coinvolta negli accordi tra la BEI e le banche intermediarie, ma questa verifica attivamente l’attribuzione dei fondi concessi alle piccole e medie imprese dai propri intermediari irlandesi (sono già stati stanziati 125 milioni di euro e a breve ne saranno stanziati altri 50, su un impegno totale della BEI pari a 350 milioni di euro). Ai sensi dell’accordo fra la Banca europea per gli investimenti e le banche intermediarie, queste ultime devono rispettare dei termini entro i quali allocare alle piccole e medie imprese i fondi ricevuti. Le banche hanno riferito alla BEI che i finanziamenti vengono concessi a un ritmo relativamente lento e a un tasso che rispecchia una domanda di contributi all’investimento a medio o lungo termine inferiore da parte delle piccole e medie impresi irlandesi.

Secondo le informazioni fornite dalla Banca europea per gli investimenti, sebbene attualmente le piccole e medie imprese abbiano conosciuto maggiori difficoltà a ottenere credito, il perdurare del sostegno delle banche irlandesi al settore delle PMI continua a essere una delle loro massime priorità. In particolare, gli intermediari della BEI non hanno dato ad intendere che stanno dirottando una percentuale significativamente più ampia di piccole e medie imprese aventi diritto e rispettive domande di investimenti a medio e lungo termine. Il personale della Banca europea per gli investimenti incontrerà a breve le banche irlandesi per verificare sei vi sono ostacoli non previsti nella distribuzione dei finanziamenti BEI e per far accelerare la concessione di finanziamenti da parte delle banche alle piccole e medie imprese loro clienti.

 

Interrogazione n. 34 dell’onorevole Papastamkos (H-0307/09)
 Oggetto: Riciclaggio di denaro sporco nel calcio europeo
 

Di quali elementi dispone la Commissione in merito al riciclaggio di denaro sporco nel mercato calcistico europeo? Quali misure propone per arginare tale fenomeno?

 
  
 

(EN) Nel proprio libro bianco sullo sport, pubblicato a luglio 2007(1), la Commissione ha segnalato che la corruzione, il riciclaggio di denaro e le altre forme di crimine finanziario toccano lo sport a livello locale, nazionale e internazionale. Tale documento contiene il piano d’azione Pierre de Coubertin, che, soprattutto attraverso le azioni 44 e 45, propone di affrontare a livello europeo questioni legate alla corruzione transfrontaliera e di sorvegliare l’applicazione delle norme europee contro il riciclaggio del denaro nel settore dello sport.

Al momento, la Commissione non possiede prove dirette di riciclaggio di denaro sporco nel mercato calcistico europeo. Il gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI), l’ente internazionale che stabilisce gli standard mondiali per la prevenzione e la lotta a questo fenomeno, nel luglio 2009 ha pubblicato una relazione sul riciclaggio di denaro nel mercato calcistico. Tale relazione esamina il settore in termini economici e sociali e fornisce casi-tipo volti a identificare i settori che potrebbero essere sfruttati da coloro che vogliono investire denaro illecito nel calcio. I settori vulnerabili sono legati alla proprietà delle società di calcio, al calciomercato e alla titolarità dei cartellini dei giocatori, alle scommesse, ai diritti di immagine, alle sponsorizzazioni e alla gestione delle pubblicità. La relazione, tuttavia, non giunge a conclusioni relativamente all’estensione di tale fenomeno nel mercato calcistico europeo.

A supporto del piano d’azione Pierre de Coubertin, nonché in attuazione del piano stesso, la Commissione ha avviato o sta preparando una serie di studi sugli argomenti oggetto della relazione del GAFI. Entro la fine del 2009 dovrebbe essere ultimata una valutazione sugli agenti dei giocatori (azione 41), che affronterà i problemi posti dalle attività degli agenti dei giocatori in Europa. Nel 2010 verrà condotto uno studio sulle barriere vigenti in seno al mercato interno per quanto attiene il finanziamento allo sport (azione 37). Tra le altre questioni, tale studio affronterà anche quella relativa alle scommesse sportive.

Per concludere, bisognerebbe sottolineare che la Commissione non ha le competenze per verificare specifiche dichiarazioni relative al riciclaggio di denaro sporco o altre forme di crimine finanziario a meno che questi non siano connessi alla protezione degli interessi finanziari della Comunità e rientrino quindi nelle competenze dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).

 
 

(1) COM(2007)391.

 

Interrogazione n. 35 dell’onorevole Plevris (H-0308/09)
 Oggetto: Flusso migratorio verso l’Europa
 

Intende la Commissione sostenere economicamente le regioni degli Stati membri colpite da massici immigratori illegali (come ad esempio il centro di Atene) e qual è il piano dell’UE a breve e lungo termine per arginare i flussi migratori verso l’Europa? Esiste concretamente un piano per far pressioni sugli Stati che inviano immigrati o che ne consentano il passaggio (come la Turchia) affinché ne accettino il rimpatrio? Intende la Commissione accettare l’equa ripartizione degli immigrati illegali tra gli Stati membri in proporzione alla rispettiva popolazione di modo che a subirne la pressione non siano solo gli Stati membri mediterranei?

 
  
 

(EN) L’Unione europea fornisce sostegno finanziario agli Stati membri nel settore dell’immigrazione attraverso i quattro fondi stabiliti nel quadro del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori”, ovvero il Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini dei paesi terzi, il Fondo europeo per i rifugiati, il Fondo europeo per le frontiere esterne e il Fondo europeo per i rimpatri. Gli ultimi due, in particolare, aiutano gli Stati membri a prevenire e affrontare le conseguenze dell’immigrazione clandestina. Tali fondi sono gestiti in modo decentralizzato da parte delle autorità nazionali di ciascun paese membro.

La Commissione europea, inoltre, sta già fornendo aiuti tecnici e finanziari volti allo sviluppo di un dialogo e, in alcuni casi, sta anche conducendo negoziati con paesi terzi di origine e di transito del flusso migratorio in modo da migliorarne le capacità di fronteggiare l’immigrazione clandestina, nel rispetto dei principi internazionali, e favorire la cooperazione in tale materia tra questo paese e l’Unione europea.

Per quanto attiene alla cooperazione con paesi terzi di transito, bisognerebbe evidenziare che la Commissione sta negoziando con la Turchia, a nome della Comunità europea, un accordo di riammissione che dovrebbe prevedere anche disposizioni relative alla riammissione di cittadini di paesi terzi. La Commissione, che, in Turchia, sta già sovvenzionando progetti per quasi 90 milioni di euro a sostegno della capacità di questo paese di allineare la propria legislazione e le proprie pratiche amministrative agli standard dell’Unione europea in materia di sorveglianza delle frontiere, prevenzione e gestione della migrazione clandestina e concessione di asilo, sta inoltre sollecitando le autorità turche a sviluppare ulteriormente la propria cooperazione con l’Unione europea in tutti questi settori.

A fronte di ciò, nonché per dare seguito immediato al Consiglio europeo di giugno 2009, il 16 e 17 settembre una delegazione di alti funzionari della Commissione si è recata ad Ankara, allo scopo di discutere assieme alle autorità turche la possibilità di riprendere le negoziazioni formali sull’accordo di riammissione tra la Turchia e la Comunità europea, nonché modalità e mezzi per aumentare il loro impegno nella prevenzione della migrazione clandestina e nella gestione dei flussi migratori misti. La missione ha riferito che le autorità turche sono pronte a intensificare la cooperazione con l’UE e a sottoscrivere un impegno formale e un insieme di misure concrete in occasione della visita del vicepresidente Barrot e del ministro Billström all’inizio di novembre del 2009.

La Commissione è pienamente cosciente delle specifiche e sproporzionate pressioni migratorie che gravano su alcuni Stati membri e segnala che il Consiglio europeo ha evidenziato, nelle proprie conclusioni del 18 e 19 giugno 2009 che esso plaude all’intenzione della Commissione di intraprendere delle iniziative in tal senso. Sebbene la questione della ripartizione degli immigrati clandestini non venga attualmente affrontata a livello europeo, la Commissione reputa fondamentale fornire aiuti concreti a sostegno dei paesi mediterranei maggiormente colpiti. A tal fine sta perseguendo iniziative di nuove forme di solidarietà, come la ripartizione tra gli Stati membri dei beneficiari di protezione internazionale, su base volontaria, al fine di ridurre l’onere sproporzionato che grava su alcuni paesi membri grazie all’assistenza di altri. Il primo progetto pilota è in fase di sviluppo a Malta.

 

Interrogazione n. 36 dell’onorevole Paleckis (H-0309/09)
 Oggetto: Risparmi sui costi amministrativi
 

Attualmente, in un’epoca di crisi economica e finanziaria, gli Stati membri dell’Unione europea intraprendono sforzi notevoli per ridurre i costi amministrativi dell’apparato statale e per utilizzare in modo più possibile parsimonioso i mezzi e le risorse disponibili. Gli Stati membri e, fattore ancora più importante, anche i cittadini dell’UE si attendono indubbiamente passi analoghi anche da Bruxelles.

Quali misure ha già adottato la Commissione in detta direzione e quali azioni intende avviare in futuro?

 
  
 

(EN) La Commissione si è impegnata fino in fondo a utilizzare in modo più possibile parsimonioso le proprie risorse amministrative. Per il 2010, essa ha proposto un modesto aumento del 0,9 per cento dei propri costi amministrativi.

Questa spesa lievemente maggiorata è dovuta agli effetti delle crescenti necessità di sicurezza, a un’ingente mobilità dalle sedi centrali a quelle periferiche per rafforzare la proiezione esterna delle politiche interne nonché all’aumento del costo dell’energia.

Per riconciliare le priorità politiche con le limitazioni di bilancio, la Commissione ha compiuto particolari sforzi per limitare le spese e utilizzare le proprie risorse nel miglior modo possibile.

Anzitutto, per il 2010, la Commissione non ha richiesto nuove assunzioni. Le necessità in termini di risorse umane saranno sanate con la mobilità interna (circa 600 trasferimenti nel 2010).

Secondariamente, un attento esame di tutte le voci di spesa ha portato a risparmiare, grazie alla riduzione dei costi di alcuni beni, all’applicazione dei principi ecologici e allo sfruttamento delle tecnologie.

In terzo luogo, la Commissione si è già impegnata a soddisfare tutte le necessità di personale fino al 2013 con un numero costante di risorse umane, salvo il verificarsi di eventi significativi che rischino di comprometterne seriamente le competenze o il regime linguistico. Essa manterrà altresì un’attenta analisi dei diversi tipi di spesa e coglierà tutte le opportunità di risparmio.

Per concludere, la Commissione attuerà i propri ambizioni obiettivi politici pur limitando i propri costi amministrativi al massimo delle proprie possibilità.

 

Interrogazione n. 37 dell’onorevole Hedh (H-0313/09)
 Oggetto: Strategia dell’UE in materia di alcol
 

Sono passati quasi tre anni da quando è stata approvata la strategia dell’UE sul consumo di alcol. L’idea era di procedere a una sua valutazione entro l’estate del 2009. Consta all’interrogante che la Commissione avrebbe deciso di rinviare la valutazione di detta strategia.

Ciò premesso:

Per quale motivo non si è proceduto alla valutazione della strategia? Per quando è prevista la valutazione della strategia dell’UE in materia di alcol? Quali misure ha la Commissione adottato per monitorare l’attuazione della strategia nei vari Stati membri?

 
  
 

(EN) La Commissione desidera ringraziare l’onorevole parlamentare per l’attenzione mostrata verso un importante aspetto della politica in materia di sanità pubblica, ossia quella relativa all’alcol.

In occasione del forum su alcol e salute, organizzato il 21 e 22 settembre dalla presidenza svedese dell’Unione europea e dalla Commissione, la direzione generale per la Salute e i consumatori ha presentato la prima relazione sullo stato di avanzamento dei lavori relativa all’attuazione della strategia dell’Unione europea in materia di alcol. Tale relazione è disponibile sulle pagine Internet della direzione per la Salute della Commissione(1).

Come riportato nella relazione, la Commissione aiuta gli Stati membri ad attuare tale strategia a livello nazionale in diversi modi, tra cui l’istituzione di un comitato per la politica nazionale e le azioni in materia di alcol quale sede di condivisione delle esperienze e di sviluppo degli approcci comuni per gli Stati membri. Questo comitato finora si è riunito cinque volte.

La Commissione ha sostenuto altresì l’operato di un comitato impegnato nello sviluppo di indicatori comuni che permettesse di effettuare analisi comparative in seno all’Unione europea. La relazione sullo stato di avanzamento dei lavori descrive le azioni intraprese finora negli Stati membri, con particolare riferimento alle buone pratiche concordate nella raccomandazione del Consiglio del 2001(2). La Commissione ha condotto altresì due verifiche sull’attività degli Stati membri nelle aree prioritarie identificate nella strategia. L’allegato 1 della relazione sullo stato di avanzamento dei lavori fornisce un aggiornamento delle attività degli Stati membri sin dall’adozione della strategia.

 
 

(1) http://ec.europa.eu/health/ph_determinants/life_style/alcohol/Forum/docs/open300409_co01_en.pdf.
(2) Raccomandazione del Consiglio, del 5 giugno 2001, sul consumo di bevande alcoliche da parte di giovani, in particolare bambini e adolescenti, GU L 161 del 16.6.2001.

 

Interrogazione n. 38 dell’onorevole Paksas (H-0314/09)
 Oggetto: Energia
 

Giustifica la difficile situazione economica in cui versano gli Stati membri dell’Unione europea, compresa la Lituania, l’attuazione delle disposizioni dell’articolo 37 dell’atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, dell’Estonia, di Cipro, della Lettonia, della Lituania, dell’Ungheria, di Malta, della Polonia, della Slovenia e della Slovacchia, nonché dell’articolo 4 del protocollo n. 4, onde consentire alla Commissione europea di decidere di rinviare dal 2009 al 2012 il termine per la chiusura dell’unità 2 della centrale nucleare di Ignalina cui si è impegnata la Lituania?

 
  
 

(EN) La sicurezza nucleare è una priorità assoluta per l’Unione europea, come dimostrato dall’adozione all’unanimità, da parte del Consiglio, della direttiva sulla sicurezza nucleare il 25 giugno 2009(1). Considerati i punti deboli intrinseci nel progetto del reattore (in particolare la mancanza di contenimento secondario del reattore), è impossibile portare la centrale nucleare di Ignalina agli adeguati standard di sicurezza. Gli adeguamenti realizzati in passato hanno permesso solamente la sicurezza di base per l’operatività dell’impianto fino al termine del 2009, quando l’unità 2 della centrale dovrà essere chiusa, nel rispetto degli impegni assunti dalla Lituania in vista dell’adesione all’Unione europea. E’ possibile fare appello alla clausola di salvaguardia contenuta nell’articolo 37 dell’atto di adesione della Lituania, con riferimento a gravi difficoltà economiche, solo per i tre anni successivi all’adesione stessa.

L’Unione ha fornito e continua a fornire aiuti finanziari per 1,3 miliardi di euro a sostegno dello smantellamento della centrale nucleare di Ignalina e dello sviluppo di fonti energetiche alternative in Lituania. Tali sovvenzioni sono condizionate al rispetto da parte lituana delle scadenze concordate per la chiusura del suddetto impianto.

Il protocollo n. 4 dell’atto di adesione riconosce il miglioramento ambientale della centrale termoelettrica lituana quale principale sostituto della centrale nucleare di Ignalina. Tale miglioramento è stato ultimato a settembre 2008 e pertanto non è previsto nessun calo nella fornitura energetica dopo la chiusura dell’impianto. La Commissione, inoltre, ha finanziato sistemi di teleriscaldamento a Ignalina, misure per l’efficienza energetica negli edifici a uso abitativo e una centrale a turbogas a ciclo combinato, che dovrebbe essere ultimata entro il 2013.

E’ importante continuare a lavorare per garantire la sicurezza energetica della regione baltica, anche migliorando l’efficienza energetica e i collegamenti transfrontalieri. Con il sostegno della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Commissione si è impegnata a continuare a operare in stretta collaborazione con la Lituania per garantire uno smantellamento efficiente della centrale nucleare di Ignalina.

 
 

(1) Direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio, del 25 giugno 2009 , che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari, GU L 172 del 2.7.2009.

 

Interrogazione n. 39 dell’onorevole Nitras (H-0315/09)
 Oggetto: Vignette autostradali in Austria
 

La maggior parte dei paesi europei ha introdotto un pedaggio per l’utilizzo delle autostrade e di alcune superstrade. Il pagamento del pedaggio avviene in modi distinti e caratteristici per ciascun paese. Il pedaggio, infatti, può essere riscosso direttamente ai caselli d’ingresso ad una determinata tratta di strada o tramite una vignetta temporanea. La fissazione del costo delle vignette è determinata liberamente da ciascuno Stato membro dell’Unione europea.

A titolo di esempio si riportano alcune soluzioni adottate in vari Stati membri dove, secondo l’interrogante, il modo in cui sono riscossi i pedaggi arreca danno ai veicoli in transito verso un altro paese. Occorre osservare che i conducenti di detti veicoli generalmente attraversano un dato paese in un solo giorno ma non hanno la possibilità di ottenere una vignetta giornaliera (ad esempio in Austria o nella Repubblica ceca).

La possibilità di imporre e riscuotere pedaggi per l’utilizzo delle autostrade costituisce senza dubbio un diritto di ciascuno Stato membro. La mancanza di norme uniformi, tuttavia, per quanto riguarda l’adeguamento del pedaggio riscosso alla durata effettiva del viaggio percorso in autostrada può rappresentare una seria minaccia a uno dei principi fondamentali dell’Unione europea, ossia la libera circolazione delle persone. In considerazione di quanto sopra illustrato, e alla luce del principio della libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea, non sarebbe forse opportuno che la Comunità europea elaborasse orientamenti indirizzati agli Stati membri per definire in materia un quadro ugualitario per tutti?

 
  
 

(EN) Un quadro ugualitario per il trattamento degli utenti delle strade europee esiste già, limitatamente al trasporto commerciale. La direttiva 1999/62 relativa alla tassazione a carico degli utenti delle strade europee (Eurovignetta)(1)modificata dalla direttiva 2006/38(2) regola il quadro della tassazione a carico di autoveicoli pesanti in modo che l’imposizione di pedaggi sulla base del kilometraggio o dei diritti di utenza non diano adito a discriminazione, in maniera diretta o indiretta, sulla base della nazionalità, del paese o del luogo di attività o registrazione del veicolo, o dell’origine o destinazione dell’operazione di trasporto. La direttiva stabilisce che i diritti di utenza temporanei devono essere disponibili in versioni che vanno da quella giornaliera a quella annuale.

Gli Stati membri sono liberi di imporre pedaggi e diritti di utenza anche ad altri mezzi, come veicoli leggeri, autobus e autovetture, secondo quanto previsto dalla legislazione nazionale e nel rispetto dei principi di non discriminazione e proporzionalità stabiliti dal trattato. Pedaggi proporzionali per il transito o l’utilizzo a breve termine delle infrastrutture dovrebbero essere disponibili sia all’interno che all’esterno dello Stato membro cui si applicano, con il minor disturbo possibile al flusso di traffico.

 
 

(1) GU L 187 del 20.7.1999.
(2) GU L 157 del 9.6.2006.

 

Interrogazione n. 40 dell’onorevole Iturgaiz Angulo (H-0317/09)
 Oggetto: Piano per le acciughe
 

Lo scorso mese di luglio la Commissione ha approvato un piano a lungo termine per il recupero degli stock di acciughe nel golfo di Biscaglia. Secondo i servizi competenti della direzione generale per la pesca della Commissione, la proposta è stata elaborata tenendo pienamente conto delle richieste dei rappresentanti del settore.

Il commissario Joe Borg auspica la conclusione di un accordo entro la fine dell’anno. Questo vuol forse dire che l’Esecutivo comunitario prevede la possibilità di abolire, il prossimo anno, il divieto di pesca delle acciughe? Il piano prevede cambiamenti nei criteri scientifici seguiti finora per la definizione del TAC?

 
  
 

(EN) La Commissione vorrebbe sottolineare che ogni possibile abolizione dell’attuale divieto dipenderà dallo stato degli stock, come indicato nella relativa consulenza scientifica presentata dal Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (CIEM) alla Commissione. La prossima occasione in cui sarà disponibile tale valutazione sarà giugno 2010, dopo il trattamento dei risultati della valutazione scientifica di primavera. In base al piano proposto, che, per allora, la Commissione auspica sarà in vigore, la pesca di acciughe nel golfo di Biscaglia potrà riprendere se la consulenza scientifica dichiara che la biomassa degli stock supera le 24 000 tonnellate. A livelli inferiori, il piano stabilisce che la pesca deve rimanere chiusa.

Passare a un approccio di gestione a lungo termine non garantisce automaticamente una riapertura della pesca se gli attuali bassi livelli di biomassa perdurano. Quello che il piano stabilisce sono limiti si sfruttamento per gli stock che riducano il rischio di collasso. Esso mira pertanto a garantire all’industria le maggiori possibilità di una pesca stabile, nonché il massimo rendimento che gli stock possono produrre nei limiti della sostenibilità. La Commissione ha sempre basato le proprie proposte sulla migliori possibilità offerte dalla scienza e preso a cuore gli interessi a lungo termine del settore. Il metodo seguito dal piano per determinare le possibilità di pesca annuali gode del pieno appoggio del Consiglio consultivo regionale per le acque sudoccidentali.

 

Interrogazione n. 41 dell’onorevole Higgins (H-0323/09)
 Oggetto: Acidi grassi trans
 

Intende la Commissione proporre l’introduzione di una direttiva intesa a definire un limite massimo per gli acidi idrogenati / acidi grassi trans negli alimenti, considerando che queste sostanze si sono dimostrate un fattore corresponsabile nell’insorgenza delle malattie coronariche?

 
  
 

(EN) La Commissione si è impegnata a sfruttare i mezzi appropriati disponibili per promuovere la tutela dei consumatori e della salute. Incoraggia iniziative che aiutino a prevenire lo sviluppo di malattie cardiovascolari in Europea. Il consumo di acidi grassi trans è uno dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari in Europea unitamente all’assunzione di grassi in generale e di acidi grassi saturi.

La Commissione ritiene che le abitudini alimentari dipendano da diversi fattori. Influenzare questi ultimi è un esercizio estremamente complesso, che richiede una varietà di azioni. Queste dovrebbero essere proporzionate e tenere conto delle rispettive competenze e responsabilità della Comunità europea e dei suoi Stati membri. In tale contesto, la Commissione da un lato incoraggia misure di autoregolamentazione, dall’altra valuta di imporne di regolamentari. L’estensione di queste ultime sarà sicuramente influenzata dall’efficacia delle misure di autoregolamentazione.

Al momento, la Commissione reputa che una restrizione legislativa a livello comunitario sul contenuto di acidi grassi trans negli alimenti non sarebbe una misura né appropriata né proporzionata.

 

Interrogazione n. 42 dell’onorevole McGuinness (H-0326/09)
 Oggetto: Benessere dei cavalli
 

La crisi economica ha portato a un declino significativo del valore di vendita dei purosangue. Sul mercato vi è stato un aumento del numero dei cavalli abbandonati in molti Stati membri i cui proprietari non sono in grado di pagare le spese per accudire i propri animali. La Commissione condivide le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni animaliste in merito alla situazione dei cavalli in questo periodo? La Commissione ha in programma di esaminare la questione, o ha proposto azioni in merito?

 
  
 

(EN) La Commissione non ha ricevuto informazioni dagli Stati membri o lamentele da organizzazioni non governative per la protezione degli animali relativamente a un sensibile aumento del numero dei cavalli abbandonati a causa del declino del valore di vendita dei purosangue. Nondimeno, la Commissione è a conoscenza del problema grazie ad articoli sull’argomento pubblicati dalla stampa.

La direttiva 98/58/CE del Consiglio del 20 luglio 1998(1)stabilisce le norme minime comuni riguardo alla protezione degli animali negli allevamenti, cavalli inclusi. Essa non si applica agli animali destinati a partecipare a gare, esposizioni o manifestazioni o ad attività culturali o sportive. La direttiva impone agli Stati membri di provvedere affinché i proprietari o i custodi adottino le misure adeguate per garantire il benessere dei propri animali e per far sì che a detti animali non vengano provocati dolori, sofferenze o lesioni inutili.

Gli Stati membri sono i primi responsabili per l’attuazione di detta direttiva e, ai sensi del regolamento (CE) n. 882/2004(2)sui controlli ufficiali, devono intraprendere tutte le misure necessarie a garantire l’attuazione delle disposizioni comunitarie in materia di protezione della salute e del benessere degli animali.

Spetta agli Stati membri assicurare che le opportunità fornite dalla legislazione comunitaria vengano utilizzate con buonsenso, contribuendo così a prevenire la negligenza o l’abbandono di cavalli che, per ragioni economiche, non posso più essere mantenuti in condizioni adeguate. A tale proposito, la Commissione desidera attirare l’attenzione dell’onorevole parlamentare sul regolamento (CE) n. 504/2008(3)sui metodi di identificazione degli equidi, che è importante quando di considera l’opzione del macello di equini, nel rispetto delle condizioni controllate in tema di sicurezza alimentare.

 
 

(1) Direttiva 98/58/CE del Consiglio del 20 luglio 1998 riguardante la protezione degli animali negli allevamenti, GU L 221 dell’ 8.8.1998.
(2) Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali, GU L 165 del 30.4.2004.
(3) Regolamento (CE) n. 504/2008 della Commissione, del 6 giugno 2008 , recante attuazione delle direttive 90/426/CEE e 90/427/CEE del Consiglio per quanto riguarda i metodi di identificazione degli equidi, GU L 149 del 7.6.2008.

 

Interrogazione n. 43 dell’onorevole Kamall (H-0328/09)
 Oggetto: Adesione della ex Repubblica iugoslava di Macedonia
 

Nel marzo 2009 il Parlamento europeo ha votato la risoluzione sulla relazione della Commissione concernente i progressi compiuti dalla ex Repubblica iugoslava di Macedonia nel 2008 (P6_TA(2009)0135). Al paragrafo 10 è detto che “deplora tuttavia che, a tre anni dal conferimento dello status di candidato a divenire uno Stato membro dell’Unione europea, i negoziati di adesione non siano stati ancora avviati, creando una situazione insostenibile che demotiva il paese e rischia di destabilizzare la regione; ritiene auspicabile porre fine a questa situazione eccezionale; esorta ad accelerare il processo di adesione ...”

Il Parlamento della ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha infine approvato i 4 atti legislativi necessari per attuare pienamente le priorità chiave del partenariato di adesione, in particolare leggi su affari interni, funzione pubblica, finanziamento dei partiti politici e sul parlamento.

Sulla base delle riforme attualmente in corso nella ex Repubblica iugoslava di Macedonia e visto il ritardo senza precedenti della data di inizio dei negoziati, non prevede la Commissione di raccomandare una data d’inizio dei negoziati per la ex Repubblica iugoslava di Macedonia nella sua prossima relazione sui progressi effettuati?

 
  
 

(EN) La Commissione ha adottato la propria strategia annuale sull’allargamento il 14 ottobre. In tale documento, essa ha dichiarato che, dal conferimento dello status di paese candidato nel 2005, l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha consolidato il funzionamento della propria democrazia e assicurato la stabilità delle istituzioni, garantendo lo stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali, sebbene tali sforzi debbano, naturalmente, continuare.

La ex Repubblica iugoslava di Macedonia, inoltre, ha fatto sostanzialmente fronte alle priorità chiave stabilite nel partenariato per l’adesione. In considerazione del generale progresso sul piano delle riforme, la Commissione ritiene che il paese soddisfi sufficientemente i criteri politici stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 e dal processo di stabilizzazione e associazione. Il paese è più prossimo a diventare un’economia di mercato funzionante e ha compiuto progressi in diversi settori connessi alla propria capacità di adempiere agli obblighi di membro.

Alla luce di tali considerazioni e considerate le conclusioni del Consiglio europeo di dicembre 2005 e dicembre 2006, la Commissione raccomanda che i negoziati con l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia per l’adesione all’Unione europea vengano aperti.

Rimane essenziale mantenere buoni rapporti di vicinato, inclusa una soluzione sulla questione del nome, negoziata e accettata da tutte le parti, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

 

Interrogazione n. 44 dell’onorevole Schlyter (H-0329/09)
 Oggetto: Superamento dei limiti consentiti per le sostanze chimiche nei vestiti
 

Da uno studio di recente diffusione (SVT Plus, Sveriges Television), è emerso che nei jeans si riscontrano elevati contenuti di varie sostanze chimiche, tra cui il dimetilfumarato, i nonilfenoli etossilati e i metalli pesanti, nettamente superiori ai limiti consentiti. Molte di queste sostanze sono altamente allergeniche e non devono venire a contatto diretto con la pelle. Ciononostante, è evidente che produttori e rivenditori non effettuano controlli sulla sicurezza dei loro prodotti.

Ciò premesso, quali iniziative ha la Commissione adottato o intende adottare per garantire che gli operatori di mercato rispettino la normativa in materia?

 
  
 

(EN) Il rispetto della legislazione comunitaria, come quella relativa ai controlli dei prodotti, è di competenza degli Stati membri. A tale scopo, l’articolo 125 della normativa REACH sulle sostanze chimiche (regolamento (CE) n. 1907/2006)(1)impone agli Stati membri di instaurare un sistema di controlli ufficiali e altre attività adeguato alle circostanze, mentre l’articolo 126 impone agli Stati membri di emanare le disposizioni relative alle sanzioni da irrogare in caso di violazione delle disposizioni di REACH. Il regolamento sull’accreditamento e vigilanza del mercato (regolamento (CE) n. 765/2008, che entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio 2010(2)) è un altro strumento che permette agli Stati membri di adottare misure appropriate.

La Commissione era a conoscenza del fatto che la maggior parte degli Stati membri prevedevano che le proprie autorità incaricate dell’applicazione della legge sarebbero state pienamente operative nel 2008, in quanto una buona parte dei paesi UE utilizzava strutture già esistenti, incaricate dell’applicazione della legislazione precedente.

L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) svolge un ruolo di supporto, favorendo il forum per lo scambio di informazioni sull’applicazione delle leggi. Tale forum si occupa specificatamente dell’applicazione delle normative a livello comunitario. Esso funge da piattaforma per lo scambio di informazioni sull’applicazione e coordina una rete di autorità degli Stati membri preposte all’applicazione della legge. Alcuni dei compiti del forum sono proporre, coordinare e valutare progetti di applicazione armonizzata e ispezioni congiunte. Il primo incontro del forum si è svolto a dicembre 2007 e da allora si è riunito due volte l’anno.

Alcune sostanze come i nonilfenoli etossilati e i metalli pesanti erano regolati da restrizioni stabilite dalla direttiva 76/769/CEE del Consiglio(3), ora abrogata da REACH e inclusa nell’allegato XVII.

La Commissione potrebbe rivedere le misure vigenti sulla base di ulteriori informazioni, il che significa che, non appena la Commissione o uno Stato membro riterranno che rischi inaccettabili per la salute umana e l’ambiente debbano essere affrontati a livello comunitario, REACH fornirà un processo atto a intraprendere misure appropriate in merito a tali sostanze, portando, qualora necessario, a una modifica dell’allegato XVII di REACH.

Per quanto attiene il dimetilfumarato, la decisione della Commissione 2009/251/CE(4), redatta ai sensi della direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza generale dei prodotti(5), impone agli Stati membri di garantire che non vengano immessi o messi a disposizione sul mercato prodotti contenenti tale sostanza, che venga effettuato il richiamo di questi ultimi presso i consumatori, i quali devono essere adeguatamente informati in merito al rischio derivante dal biocida dimetilfumarato. Qualunque prodotto contenente tale sostanza è pertanto vietato nell’Unione europea.

L’entrata in vigore di REACH ha introdotto nuovi obblighi per i fabbricanti e/o gli importatori di articoli. Dal 1 giugno 2008, tutti i produttori o importatori di articoli sono tenuti a registrare le sostanze che sono destinate a essere rilasciate dai propri articoli in condizioni d’uso normali o ragionevolmente prevedibili qualora queste siano presenti in quantitativi superiori a 1 tonnellata. Ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 2, inoltre, produttori e importatori di articoli devono notificare all’Agenzia europea per le sostanze chimiche la presenza di sostanze estremamente problematiche, identificate a norma dell’articolo 59, paragrafo 1, e inserite nell’elenco delle sostanze candidate. Questo aumenterà l’informazione relativa alle sostanze estremamente problematiche rilasciate e contenute negli articoli.

Riassumendo, poiché l’applicazione della legislazione comunitaria in materia di sostanze chimiche spetta primariamente agli Stati membri, l’onorevole parlamentare può contare sul totale impegno della Commissione in favore della piena attuazione degli obblighi stabiliti da REACH, nonché sul sostegno attivo all’attività dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche, che è responsabile di alcuni compiti tecnici e scientifici connessi al rispetto dei requisiti imposti da REACH. Anche nel campo dei prodotti al consumatore, la responsabilità prima del rispetto della normativa vigente spetta agli Stati membri e la Commissione li incoraggia e li sostiene in questo compito. La pubblicazione delle notifiche di prodotti che contengono dimetilfumarato(6)da parte degli Stati membri ne è un tipico esempio.

 
 

(1) Regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006 , concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’Agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE, GU L 396 del 30.12.2006.
(2) Regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008 , che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e che abroga il regolamento (CEE) n. 339/93 (Testo rilevante ai fini del SEE), GU L 218 del 13.8.2008.
(3) Direttiva 76/769/CEE del Consiglio, del 27 luglio 1976, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati Membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, GU L 262 del 27.9.1976.
(4) 2009/251/CE: Decisione della Commissione, del 17 marzo 2009 , che impone agli Stati membri di garantire che non vengano immessi o messi a disposizione sul mercato prodotti contenenti il biocida dimetilfumarato [notificata con il numero C(2009) 1723] (Testo rilevante ai fini del SEE), GU L 74 del 20.3.2009.
(5) Direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre 2001, relativa alla sicurezza generale dei prodotti (Testo rilevante ai fini del SEE), GU L 11 del 15.1.2002.
(6) http://ec.europa.eu/consumers/dyna/rapex/rapex_archives_en.cfm, scorrere la pagina e digitare DMF come criterio di ricerca.

 

Interrogazione n. 45 dell’onorevole Thomsen (H-0330/09)
 Oggetto: Attuazione della direttiva 2002/73/CE da parte della Danimarca
 

Nel marzo 2007, la Commissione ha inviato al governo danese una lettera di messa in mora concernente l’attuazione, da parte della Danimarca, della direttiva 2002/73/CE(1). Il 4 novembre 2008, l’interrogante si è rivolta per la prima volta alla Commissione al fine di ottenere informazioni in merito alla questione e a quando ci si sarebbe potuta attendere qualche novità. Il 20 novembre 2008, la Commissione ha risposto, affermando di essere in fase di finalizzazione della valutazione relativa all’osservanza, da parte della legislazione danese, della direttiva 2002/73/CE.

Può dire la Commissione quando e come sarà possibile garantire che la Danimarca rispetti le disposizioni della direttiva?

Cfr. interrogazione e risposta precedenti (H-0863/08).

 
  
 

(EN) Il governo danese ha notificato alla Commissione l’adozione dell’atto 387 del 27 maggio 2008, che istituisce un nuovo consiglio per le pari opportunità. Alla luce di tali sviluppi, la Commissione ha deciso di rivedere la propria valutazione sull’osservanza, da parte della legislazione danese, della direttiva 2002/73/CE (2). Nelle prossime settimane la Commissione deciderà sul da farsi e ne darà comunicazione all’onorevole parlamentare.

 
 

(1) GU L 269 del 5.10.2002, pag. 15.
(2) Direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (GU L 269 del 5.10.2002, p. 15).

 

Interrogazione n. 46 dell’onorevole Perello Rodriguez (H-0334/09)
 Oggetto: Ritardo nei lavori di presentazione della direttiva sui rifiuti organici biodegradabili
 

Alla fine del 2008 la Commissione ha presentato il Libro verde sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili e, successivamente, ha avviato un processo di consultazione pubblica conclusosi a marzo di quest’anno. Secondo quanto previsto, il prossimo dicembre la Commissione dovrebbe presentare al gruppo di lavoro del Consiglio le conclusioni di dette consultazioni accompagnate, se del caso, da una proposta o un’iniziativa in merito alla strategia di gestione dei rifiuti organici biodegradabili.

Considerando che:

– i lavori di valutazione dell’impatto di un’eventuale proposta legislativa devono essere anch’essi pronti entro la fine di quest’anno,

– questa direttiva costituisce una priorità per il Consiglio dato che, come espresso nelle conclusioni della riunione del 25 giugno 2009 sul Libro verde, “migliorare la gestione dei rifiuti organici biodegradabili contribuirà da un lato a una gestione sostenibile delle risorse e a una migliore protezione del suolo e, dall’altro, alla lotta contro i cambiamenti climatici e al raggiungimento degli obiettivi in materia di ricerca di alternative alle discariche, riciclaggio ed energie rinnovabili”,

potrebbe la Commissione confermare che, nel rispetto dei termini previsti, sarà in grado di presentare una proposta legislativa agli inizi del 2010?

 
  
 

(EN) La valutazione dell’impatto di una normativa sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili è una delle priorità della direzione generale dell’Ambiente della Commissione. Attualmente la Commissione sta ultimando la bozza di valutazione d’impatto e a novembre la sottoporrà ad approvazione interna.

Ulteriori azioni in tema di gestione dei rifiuti organici biodegradabili nell’Unione europea, incluse possibili misure (delle proposte di legge o una comunicazione) dipenderanno dai risultati della valutazione dei pro e dei contro delle diverse opzioni nella gestione di tali rifiuti. Non è previsto, pertanto, che tale decisione venga presa prima della conclusione della valutazione di impatto, presumibilmente a dicembre 2009. Se tale valutazione dimostrerà la necessità di adottare delle misure legislative, la Commissione potrebbe adottare una proposta a primavera del 2010.

 

Interrogazione n. 47 dell’onorevole Gallagher (H-0340/09)
 Oggetto: L’irlandese come lingua di lavoro dell’UE
 

Può la Commissione rilasciare una dichiarazione esaustiva concernente le misure pratiche adottate dal gennaio 2007 a oggi per integrare l’irlandese come lingua di lavoro nell’UE?

 
  
 

(EN) Come la Commissione ha già indicato nelle risposte alle interrogazioni orali H-0622/08 e H-0636/08, ai sensi del regolamento n. 1 del Consiglio, del 15 aprile 1958, modificato dall’articolo 1 del regolamento (CE) n. 920/2005 del Consiglio, del 13 giugno 2005, l’irlandese ha assunto lo status di lingua ufficiale e di lingua di lavoro dell’Unione europea dal 1 gennaio 2007.

TRADUZIONI

Gli articoli 2 e 3 del regolamento (CE) n. 920/2005 contengono una deroga parziale, rinnovabile, della durata di cinque anni, sull’utilizzo dell’irlandese da parte delle istituzioni europee. In pratica, tale deroga implica che, al momento, solo le proposte di regolamento adottate congiuntamente (e alcuni documenti a essi correlati(1)) e la corrispondenza diretta con il pubblico sono tradotte da o verso l’irlandese.

Nel rispetto di tali disposizioni, pertanto, la Commissione è stata in grado di fornire in irlandese tutte le traduzioni previste in seno al processo legislativo e a garantirne la disponibilità nei tempi previsti. Inoltre sono state fornite in irlandese anche risposte a cittadini o persone giuridiche che si erano rivolti alla Commissione in tale lingua.

La Commissione – nel’ambito della direzione generale della Traduzione (DGT) – ha istituito a tale scopo un’unità indipendente per la lingua irlandese, che al momento conta un facente funzioni Capo unità, un assistente, cinque traduttori a tempo pieno e un esperto nazionale distaccato. Tale organico è sufficiente a coprire l’attuale carico lavorativo, ma la situazione è tenuta costantemente sotto controllo. E’ stato, inoltre, distaccato un secondo esperto nazionale per lavorare con l’unità di traduzione del web. Il personale dell’unità ha ricevuto, nel campo della tecnologia dell’informazione, la formazione necessaria a svolgere il proprio compito. In seno alla direzione generale della Traduzione vengono organizzati, su base costante, anche formazioni specifiche a soggetto. La traduzione irlandese beneficia della collaborazione con le autorità nazionali, soprattutto nell’ambito dello sviluppo terminologico, un fattore estremamente positivo e accolto con particolare gioia, considerata l’assenza di buona parte dell’acquis comunitario in lingua irlandese. Dal 2007 la DGT ha emesso anche diversi bandi di concorso per traduttori di irlandese freelance, in modo da permettere all’unità di lavorare con agenzie di traduzione professionali irlandesi in grado di fornire i propri servizi nei periodi di picco della domanda.

Attualmente è in atto un concorso congiunto Consiglio/Commissione per creare un elenco di riserva cui attingere per assumere i capi delle unità di traduzione di irlandese sia del Consiglio che della Commissione. Tale elenco dovrebbe essere pubblicato a breve. A tempo debito verrà pubblicato altresì un nuovo bando per traduttori di irlandese.

Oltre agli obblighi stabiliti dalla versione modificata del regolamento n. 1, nei limiti delle risorse disponibili, la Commissione ha iniziato altresì a fornire alcune delle pagine principali del proprio sito in irlandese, dando priorità a contenuti di particolare interesse per i cittadini che parlano tale lingua. Dal 2007 la Commissione ha pubblicato un crescente numero di pagine web in irlandese, un lavoro riconosciuto dall’Irlanda, dove diversi media le hanno fatte proprie.

In quanto lingua ufficiale dell’Unione europea, l’irlandese è una delle lingue proposte per il concorso di traduzione annuale Juvenes Translatores organizzato dalla direzione generale della Traduzione per gli studenti delle scuole medie. Il primo vincitore proveniente dall’Irlanda, nel 2007, aveva effettuato una traduzione in irlandese.

In vista di future eventuali assunzioni, la DGT è interessata allo sviluppo di corsi di traduzione negli Stati membri e recentemente la Commissione ha avviato una rete di lauree specialistiche europee sull’argomento, che prevedeva 34 programmi universitari di laurea specialistica di alta qualità in traduzione. Due dei primi candidati approvati sono stati la laurea specialistica Léann an Aistriúcháin della Acadamh na hOllscolaíochta Gaeilge di Galway e la laurea specialistica in traduzione (MA in Translation Studies) del dipartimento di lingua applicata e studi interculturali della Dublin City University. La Commissione guarda con grande favore alla prospettiva di collaborare strettamente con questi due programmi e con altre università che offrano programmi di traduzione professionale comprensivi di lingua irlandese. La Commissione auspica che in questo modo entrerà sul mercato un numero sufficiente di traduttori di irlandese che rispondano ai criteri necessari per lavorare in seno alle istituzioni comunitarie oppure per esse in veste di traduttori freelance.

Inoltre, sul piano politico, la direzione generale della Traduzione ha assunto un atteggiamento estremamente proattivo di fronte alle autorità irlandesi per garantire che in Irlanda venga prestata sufficiente attenzione alla formazione universitaria di traduttori, allo sviluppo di terminologia specifica in lingua irlandese e all’assunzione di traduttori di irlandese. Ciò è stato fatto anche attraverso missioni del direttore generale, di personale della DGT, nonché attraverso altre iniziative.

INTERPRETAZIONE

Su richiesta delle autorità irlandesi, sin dal gennaio 2007, è stato fornito un servizio di interpretazione in irlandese per le sedute della Commissione, del Consiglio dei ministri, del Comitato economico e sociale europeo, del Comitato delle regioni e del Parlamento.

La direzione generale dell’Interpretazione della Commissione possiede risorse sufficienti a coprire l’attuale domanda di irlandese del Consiglio e del Comitato delle regioni. In seno al Parlamento, che attinge allo stesso paco di traduttori freelance, i picchi di domanda durante le settimane di seduta plenaria possono portare a qualche difficoltà. A seguito delle recenti elezioni del Parlamento sembrerebbe che la richiesta di irlandese sia destinata a crescere anziché a diminuire.

Al momento la direzione generale dell’Interpretazione ha due équipe di interpreti in grado di operare dall’irlandese. Ora vi sono inoltre 11 interpreti freelance, accreditati dall’Unione europea, che possono lavorare dall’irlandese verso l’inglese e cinque di questi hanno l’irlandese anche come lingua attiva. Attualmente vi è anche un interprete freelance accreditato di madrelingua irlandese con inglese attivo e altri due sono accreditati temporaneamente. A giugno 2009 due candidati hanno superato il test per l’accreditamento.

Per quanto attiene alla formazione, nel 2006-2007 e nel 2007-2008, l’Università di Westminster ha attivato un corso speciale per interpreti di irlandese con il sostegno economico del Parlamento e il supporto formativo della direzione generale dell’Interpretazione. Finora sei diplomati di Westminster hanno superato il test di accreditamento (tre nel 2007 e tre nel 2008). Nell’autunno 2008 l’Università di Galway ha iniziato un nuovo corso post lauream in interpretazione. Quattro studenti hanno ultimato il primo anno e uno di loro ha superato il test di accreditamento interistituzionale a giugno 2009. Il corso è ora al secondo anno. Finora si sono iscritti otto studenti, con combinazioni linguistiche che, accanto all’irlandese e all’inglese, prevedono francese o tedesco.

REVISIONE GIURIDICA

Come per le altre istituzioni legislative, i servizi legali della Commissione hanno un gruppo di revisori giuridici in grado di operare in tutte le lingue ufficiali. Nel caso della Commissione, vi sono due revisori in grado di lavorare con l’irlandese, conformemente alla situazione delle altre lingue ufficiali.

 
 

(1) Ovvero proposte modificate (articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE) e commenti sulle posizioni prese da Parlamento europeo o Consiglio durante la procedura di codecisione (articolo 251, paragrafo 2 del trattato CE).

 

Interrogazione n. 48 dell’onorevole Theocharous (H-0342/09)
 Oggetto: Restituzione della città di Famagosta
 

Intende l’Unione europea, in particolare la Commissione, sostenere la richiesta dei legittimi abitanti della città occupata di Famagosta di un’immediata restituzione della loro città – che si trova sotto il controllo dell’esercito turco – quale misura atta a ristabilire la fiducia in una soluzione definitiva della questione cipriota?

L’immediata restituzione della città è prevista dagli accordi al vertice del 1979 (Kyprianoù – Denktash) e dalle risoluzioni approvate al riguardo dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

 
  
 

(EN) E’ nell’interesse comune vedere la riunificazione di Cipro e il termine di questo conflitto quarantennale sul suolo europeo. La divisione dell’isola è inaccettabile in seno all’Unione europea.

La Commissione ribadisce il proprio totale impegno a sostenere gli sforzi dei leader delle due comunità per raggiungere una soluzione globale alla questione cipriota sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Davanti all’opportunità concreta di un assestamento e di una riunificazione dell’isola, la Commissione auspica che la città di Famagosta verrà presto restituita ai suoi legittimi abitanti.

Qualora i due leader optassero per un rapido ritorno della città di Famagosta ai suoi abitanti quale misura atta a ristabilire la fiducia, come suggerisce l’onorevole parlamentare, godranno del pieno appoggio della Commissione.

 

Interrogazione n. 49 dell’onorevole Estaràs Ferragut (H-0344/09)
 Oggetto: Attuazione delle disposizioni del trattato CE in materia d’insularità
 

Il trattato di Amsterdam, con l’articolo 158 e l’allegata dichiarazione n. 30, riconosce che le regioni insulari soffrono, a motivo della loro insularità, di svantaggi strutturali il cui perdurare ostacola il loro sviluppo economico e sociale. Il trattato riconosce inoltre che la legislazione comunitaria deve tener conto di tali svantaggi e che possono essere adottate misure specifiche a favore delle isole, in vista di una loro migliore integrazione nel mercato interno a condizioni eque. Da parte sua, il trattato di Lisbona accoglie queste disposizioni, rafforzandole con l’inclusione della coesione territoriale quale uno dei suoi obiettivi principali.

Ora, l’applicazione e lo sviluppo del suddetto articolo 158 sono praticamente inesistenti. È necessaria una politica specifica integrata a livello europeo che consenta di ovviare agli svantaggi legati all’insularità e metta su un piano di parità le regioni insulari e le regioni continentali.

Quali misure pensa di adottare la Commissione per dare attuazione alle disposizioni dell’articolo 158 del trattato di Amsterdam, nonché, al momento della sua entrata in vigore, alle disposizioni in materia d’insularità accolte nel trattato di Lisbona?

 
  
 

(EN) Le isole, con la loro notevole diversità dovuta alle loro peculiarità geografiche (come accessibilità e condizioni climatiche) costituiscono una particolare sfida per la politica regionale.

La Commissione, naturalmente, è consapevole di questa situazione e attribuisce grande importanza al raggiungimento di una migliore coesione economica, sociale e territoriale in Europa. E’ di fondamentale importanza, per la Commissione, assicurare uno sviluppo dell’Unione europea armonioso ed equilibrato pur cercando di evitare la frammentazione delle politiche europee.

La politica di coesione, in particolare, offre diverse possibilità per sostenere e rafforzare lo sviluppo di aree con caratteristiche geografiche specifiche, come le isole. Nel quadro dell’obiettivo “Competitività regionale e occupazione”, ad esempio, fornisce la possibilità di modulare i tassi di cofinanziamento. Gli Stati membri e le regioni possono inoltre adattare alle particolari caratteristiche socio-economiche e territoriali di aree specifiche altri strumenti, come le particolari disposizioni territoriali dei programmi operativi.

Anche altre politiche comunitarie forniscono possibilità per territori specifici. Le normative per gli aiuti statali, ad esempio, permettono l’allocazione di sussidi per la promozione dello sviluppo economico di alcune aree, come, ad esempio, isole, aree montane e regioni a bassa densità di popolazione, a condizione che rispettino determinati criteri.

Inoltre, le comunità isolane che dipendono dalle attività correlate alla pesca possono ricevere aiuti dal Fondo europeo della pesca, il cui intervento si basa altresì sulla dimensione territoriale. In particolare, in base all’asse 4 del Fondo europeo per la pesca, è possibile ottenere aiuti per l’attuazione di strategie di sviluppo locale, che sostengano le comunità locali di pescatori a diversificare le proprie attività e a migliorare la qualità della vita nella loro regione. Tali strategie possono riguardare svantaggi specifici o essere costruite attorno a caratteristiche territoriali specifiche delle zone insulari.

Vi è, naturalmente, spazio per sviluppare ulteriormente gli strumenti disponibili in questo campo, qualora i cittadini dovessero divenire o continuare a essere in grado di sfruttare al massimo le caratteristiche intrinseche dei territori in cui vivono, come stabilito nel libro verde sulla coesione territoriale.

Bisogna sottolineare, ad ogni modo, che la specificità geografica non costituisce un problema di per sé. Le statistiche suggeriscono che questi territori sono ben lungi dall’essere omogenei in termini socioeconomici. Un approccio globale come quello di una politica per le isole in generale, pertanto, non avrebbe molto senso. La stragrande maggioranza di quanti potevano appellarsi al libro verde, oltretutto, ha negato la necessità di politiche specifiche per dette aree.

Nondimeno, la Commissione necessita di sviluppare ulteriormente gli strumenti analitici attualmente a disposizione, come dati, indicatori e valutazioni d’impatto, al fine conoscere meglio e tenere maggiormente in considerazione le caratteristiche speciali di tali zone. L’Unione europea deve cogliere appieno l’estensione delle loro dinamiche di sviluppo e aiutarle a rafforzare i loro punti forti in termini comparativi e competitivi.

La Commissione ha quindi elaborato un documento di lavoro sui “Territori con particolarità geografiche”, che dovrebbe essere pubblicato nel tardo autunno di quest’anno. Ulteriori spunti potrebbero giungere dalla prossima pubblicazione della Rete di osservazione permanente della pianificazione territoriale europea (ESPON) intitolata “Prospettive europee in merito a tipi specifici di territorio”.

Questi due documenti dovrebbero aiutare la Commissione a stilare proposte per misure addizionali atte a migliorare ulteriormente la situazione di aree con particolarità geografiche e, in particolare, delle isole.

 

Interrogazione n. 50 dell’onorevole Jensen (H-0345/09)
 Oggetto: Scali aerei per passeggeri da paesi terzi
 

Nel viaggio aereo per raggiungere uno Stato membro dell’UE, frequentemente i cittadini di paesi terzi devono effettuare uno scalo in un altro Stato membro, prima di proseguire verso la destinazione finale. Esistono tuttavia esempi concreti di persone da paesi terzi cui è stato rifiutato lo scalo, nonostante si conformassero ai requisiti di visto per la loro destinazione finale. Inoltre, in un caso specifico, a un cittadino di paesi terzi è stato bandito l’ingresso nell’UE per il successivo periodo di sei mesi.

Concorda la Commissione che occorre agevolare lo scalo per le persone che soddisfino ai requisiti di visto del paese di destinazione finale?

Concorda la Commissione che costituisce violazione del diritto fondamentale alla libera circolazione all’interno della Comunità il fatto che le autorità dello Stato membro dove si effettua lo scalo impediscono a cittadini di paesi terzi di raggiungere la loro destinazione finale?

Intende la Commissione agire per garantire che a cittadini di paesi terzi selezionati a caso non sia negato l’accesso al paese di destinazione finale? Concorda la Commissione che per negare lo scalo in tali condizioni occorre presentare una giustificazione solida e concedere il diritto di presentare appello?

 
  
 

(EN) Le regole applicabili all’attraversamento delle frontiere esterne e i criteri per l’ingresso negli Stati membri di cittadini di paesi terzi sono stabilite nel regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen)(1).

Il codice frontiere Schengen rispetta i diritti fondamentali e osserva, in particolare, i principi riconosciuti dalla Carta per i diritti fondamentali dell’Unione europea. E’ opportuno sottolineare che il diritto fondamentale alla libertà di movimento incondizionata – come indicato dall’articolo 45 della Carta – si applica esclusivamente ai cittadini dell’Unione europea e non a quelli di paesi terzi. Un diritto di circolazione all’interno dell’Unione per cittadini di paesi terzi esiste solo nei termini indicati dalle normative specifiche della legislazione comunitaria.

Ai sensi dell’articolo 7 del codice frontiere Schengen, prima di effettuare un collegamento a un volo esterno, i passeggeri in arrivo dall’esterno dell’Unione europea saranno oggetto di sistematiche verifiche di frontiera, volte ad accertare il rispetto delle condizioni per l’ingresso stabiliti dal codice frontiere stesso. Questo comporta altresì che i passeggeri siano in possesso di un documento di viaggio valido, che, qualora necessario, siano in possesso di una vista valido che indichi gli scopi e le condizioni di soggiorno, che non siano oggetto di segnalazioni nel sistema d’informazione Schengen e che non siano considerati una minaccia alla pubblica sicurezza.

All’allegato I del codice frontiere Schengen è riportato un elenco dettagliato, non esaustivo, dei documenti giustificativi che l’operatore di frontiera può chiedere a un cittadino di paese terzo per controllare il rispetto dei criteri di cui al paragrafo 1, lettera c.

Ne deriva che, l’esistenza o non esistenza di un visto è uno dei criteri, ma non il solo che le guardie di frontiera devono controllare durante le verifiche.

L’articolo 13 stabilisce che sono respinti dal territorio degli Stati membri i cittadini di paesi terzi che non soddisfino tutte le condizioni d’ingresso previste dall’articolo 5, paragrafo 1. Il respingimento, tuttavia, può essere disposto solo con un provvedimento motivato che ne indichi le ragioni precise. Le persone respinte hanno il diritto di presentare ricorso contro il respingimento disposto dalle autorità nazionali. I ricorsi sono disciplinati conformemente alla legislazione nazionale.

Ne deriva che il codice frontiere Schengen rispetta completamente i diritti dei privati cittadini di far rivedere un eventuale respingimento agli organismi d’appello.

Sulla base dell’informazione fornita dall’onorevole parlamentare, in mancanza di maggiori dettagli quali la cittadinanza delle persone in questione, gli Stati membri coinvolti e la ragione fornita dalle autorità nazionali per il respingimento, la Commissione non è in posizione di appurare se, nel caso riportato dall’onorevole parlamentare, si sia verificata una violazione delle suddette norme del codice frontiere Schengen.

 
 

(1) GU L 105 del 13.04.2006.

 

Interrogazione n. 51 dell’onorevole Toussas (H-0347/09)
 Oggetto: Suicidi di lavoratori della “France Telecom”
 

I tragici suicidi nella società francese privatizzata “France Telecom” hanno raggiunto il numero drammatico di 24 lavoratori che hanno messo fine ai loro giorni dato che non sopportavano le “condizioni di lavoro medievali” imperanti nella multinazionale francese, come pure in tutti i gruppi imprenditoriali monopolistici. Tali suicidi sono il tragico risultato dell’applicazione generalizzata della notoria “flessicurezza”, del dissolvimento e dell’elasticizzazione delle relazioni lavorative, della massacrante intensificazione del lavoro, dell’angoscia e dell’insicurezza dei lavoratori dinanzi al futuro tenebroso della disoccupazione galoppante. Tale politica costituisce l’opzione politica di base dell’UE e dei governi degli Stati membri, com’è il caso in Grecia, con i governi successivi della Nuova Democrazia e del PASOK.

Può la Commissione rispondere alle seguenti domande: Ritiene che la politica dell’Unione europea volta a generalizzare l’applicazione della “flessicurezza”, flessibilizzare le relazioni lavorative, sopprimere le convenzioni collettive di lavoro, abrogare o eludere qualsiasi legislazione che protegga i lavoratori, vada a vantaggio di questi ultimi o ritiene che favorisca unicamente ed esclusivamente la competitività e la redditività delle imprese, sacrificando sull’altare del profitto la vita stessa dei lavoratori?

 
  
 

(EN) La Commissione ribadisce che la flessicurezza non dovrebbe essere confusa con la flessibilità o con una politica volta a rendere più semplice il licenziamento di lavoratori. Al contrario, lo scopo primario della flessicurezza è quello di accrescere la sicurezza occupazionale e lo fa fornendo sostegno per la transizione verso nuovi posti di lavoro in modo da rendere l’occupazione quanto più possibile sicura per i lavoratori e garantire, nella misura del possibile, che simili transizioni comportino dei miglioramenti.

La flessicurezza comporta un insieme di misure volte a fornire alle persone che perdono il proprio lavoro un sostegno adeguato per mantenere, o riprendere quanto prima, un’occupazione. Essa mira a raggiungere il giusto equilibrio tra flessibilità e sicurezza: entrambe le componenti sono fondamentali per la flessicurezza e sono entrambe indispensabili se si vogliono sostenere efficacemente i lavoratori e se si vuole permettere alle aziende di adattare e creare posti di lavoro in modo più semplice.

I principi comuni di flessicurezza adottati dagli Stati membri a dicembre 2007 sottolineano che un’adeguata flessibilità contrattuale deve essere accompagnata da transizioni sicure da un lavoro all’altro. L’attuazione della flessicurezza non implica la rescissione degli accordi lavorativi di base, né l’abrogazione della legislazione a tutela del lavoratore. Si tratta di individuare la giusta combinazione di misure e di ottenere il coinvolgimento attivo e il sostegno degli attori principali, incluse le parti sociali. La promozione di posti di lavoro produttivi di qualità e una sana organizzazione del lavoro sono fondamentali per il concetto di flessicurezza, e la cooperazione tra gli attori più importanti e il loro coinvolgimento sono condizione sine qua non perché tale approccio porti dei risultati.

La Commissione ritiene che la flessicurezza rimanga un fattore cruciale affinché la politica del mercato del lavoro vinca le sfide che l’Unione deve affrontare. Che la flessicurezza rappresenti la giusta politica per combattere la crisi e sostenere la ripresa è stato confermato dal Consiglio europeo di giugno 2009 e dal Comitato economico e sociale europeo, la cui recente opinione(1)sottolinea il ruolo chiave che la flessicurezza svolge nella riduzione della disoccupazione.

 
 

(1) CCMI/066 - CESE 794/2009 def.

 

Interrogazione n. 52 dell’onorevole Papanikolaou (H-0348/09)
 Oggetto: Molestie tra minori via Internet (cyberbullying)
 

Il 10 febbraio 2009, Giornata mondiale per un uso più sicuro di Internet (Safer Internet Day), l’Unione europea ha lanciato una campagna d’informazione contro le molestie tra minori via Internet (cyberbullying). Nel quadro di tale campagna, su canali televisivi sia pubblici che privati viene trasmesso per tutta la durata del 2009 un breve video avente lo scopo di incoraggiare i ragazzi a mantenere il controllo quando navigano su Internet. Il ciberterrorismo, con ragazzi in età scolare nel ruolo di vittime e di carnefici, costituisce un problema serio che interessa tutti gli Stati membri dell’UE. La Commissione è riuscita a ottenere la firma di un accordo da parte di imprese di Internet che s’impegnano a dare il proprio contributo per una protezione più efficace dei minori che utilizzano il web. Poiché il raggiungimento di quest’accordo costituisce solo un primo passo sulla via della protezione dei minori che utilizzano Internet:

quali altre azioni intende intraprendere la Commissione? Ritiene che l’istituzione scolastica possa svolgere un ruolo determinante nel contenere e prevenire i fenomeni di violenza on-line fra minorenni? Se sì, in che modo?

 
  
 

(EN) In risposta all’interrogazione dell’onorevole parlamentare, la Commissione ritiene che la campagna d’informazione contro le molestie tra minori via Internet (cyberbullying) lanciata a febbraio 2009 abbia riscosso successo. Il video è stato diffuso attraverso la televisione, ma anche via Internet: alla campagna hanno preso parte più di 200 canali televisivi nazionali e regionali e 230 siti web. Il video forniva ai giovani una migliore comprensione del fenomeno delle molestie via Internet e delle possibilità di denunciarlo.

L’accordo di autoregolamentazione per migliorare la sicurezza dei minorenni che utilizzano siti di socializzazione in rete (“Safer Social Networking Principles”), firmato a febbraio 2009 da 18 importanti società del web, è un processo importante verso una maggiore sicurezza e riservatezza per i minorenni che utilizzano la rete. Dopo febbraio, altre due aziende hanno sottoscritto l’accordo, la spagnola Tuenti e l’estone Rate. Finora, 19 aziende hanno fornito alla Commissione “autodichiarazioni” che descrivono come esse attuano tale accordo in seno alle proprie politiche di sicurezza. Tale informazione ora è pubblicamente disponibile.

La Commissione ha richiesto una valutazione indipendente sull’attuazione di tale accordo volontario, da pubblicare in occasione della Giornata mondiale per un uso più sicuro di Internet, il 9 febbraio 2010. Tale valutazione s’incentrerà sul rispetto dell’accordo da parte delle politiche aziendali e sulla sua efficacia in termini di protezione dei minori. La Commissione trarrà da questa relazione delle conclusioni e, in caso di necessità, darà seguito a nuove proposte legislative.

Per far fronte alla necessità di azioni concrete contro il bullismo nelle scuole e il crescente problema delle molestie tra minori via Internet, la Commissione ha finanziato, e continuerà a finanziare, diversi progetti su tutte le forme di bullismo nell’ambito del programma Daphne. Negli ultimi anni l’attenzione per il fenomeno del bullismo è di fatto aumentata e vi sono diversi interessanti programmi in atto ancora da ultimare. Il programma Daphne ha riportato i risultati di progetti relativi al bullismo nelle scuole in una pubblicazione intitolata “Violenza nelle scuole” e quelli relativi in particolar modo alla violenza online nella pubblicazione “Violenza e tecnologia”, entrambe disponibili sul sito web del programma Daphne:

http://ec.europa.eu/justice_home/daphnetoolkit/html/booklets/dpt_booklets_en.html"

Concludendo, nel 2004, su iniziativa della rete europea di prevenzione della criminalità, che si occupa principalmente di criminalità minorile, la Commissione ha intrapreso uno studio sulle buone pratiche attuate dalle scuole per la prevenzione e riduzione del bullismo.

La Commissione ritiene che rendere più sicura la navigazione in rete dei minorenni sia una responsabilità comune di autorità pubbliche, genitori, istituti scolastici e mondo dell’industria. Rientra già nelle missioni dei centri di sensibilizzazione far sì che il programma per un uso più sicuro di Internet contribuisca a fornire a insegnanti e bambini a scuola informazioni sui rischi che si corrono in rete e su come gestirli e alcuni di essi sono già provvisti di programmi specifici per la formazione di insegnanti sull’argomento. Rientra tra le nostre priorità sfruttare la scuola come ambiente per raggiungere tutti i minorenni ed è per questa ragione che il 22 e 23 ottobre 2009 la Commissione organizzerà una conferenza sulla promozione della sicurezza di Internet nelle scuole, con una tavola rotonda per i ragazzi e una per i docenti. Prevedo pertanto di ricevere una valutazione sul livello della formazione su un uso più sicuro di Internet in Europa, nonché raccomandazioni indirizzate alla Commissione e ad altre parti interessate su come promuovere la formazione su un uso più sicuro di Internet nelle scuole.

 

Interrogazione n. 53 dell’onorevole Belet (H-0349/09)
 Oggetto: Tariffe elettriche elevate in Belgio
 

Può la Commissione fornire informazioni sulle tariffe elettriche medie relative applicate in Belgio ai privati e alle imprese rispetto alle tariffe dei paesi vicini?

Condivide la Commissione l’opinione che le tariffe relativamente elevate applicate in Belgio siano dovute a un’insufficiente concorrenza sul mercato dell’elettricità?

Concorda la Commissione sul fatto che il prolungamento del funzionamento delle centrali nucleari destinate alla chiusura creerebbe il margine di manovra finanziario sufficiente a ridurre sensibilmente le elevate tariffe applicate ai consumatori?

Può la Commissione indicare qual è, secondo i suoi calcoli, il valore assoluto della cosiddetta “rendita nucleare” nel caso in cui venisse prolungato il funzionamento di tre centrali nucleari?

Intende la Commissione sostenere iniziative intese a investire i “dividendi” che derivano dal prolungamento del funzionamento delle centrali nucleari in una riduzione delle tariffe, da un lato, e in energie rinnovabili, dall’altro?

 
  
 

(EN) La relazione di riferimento del 2008(1) ha mostrato che, parallelamente all’aumento del prezzo del petrolio sul mercato internazionale, sono aumentati anche i prezzi dell’elettricità, quantunque questi ultimi siano variati con grandi disparità in seno ai vari Stati membri. La relazione ha mostrato che in alcuni Stati membri, tra cui il Belgio, i costi dell’elettricità per famiglie e aziende sono saliti particolarmente. Le cifre illustrano altresì che in Belgio il prezzo per l’utente finale (IVA e imposte incluse), sia privato che aziendale, era tra i più alti d’Europa.

Sono vari i fattori che motivano le differenze nei prezzi dell’elettricità da uno Stato membro all’altro. Anzitutto, vi sono costi diversi nella produzione di energia elettrica a seconda delle diverse miscele di carburanti usati dai produttori. Secondariamente, vi è la disponibilità di una produzione sufficiente e la capacità di trasmissione (transfrontaliera). Infine, vi è l’importante ruolo svolto dal livello di concorrenza sui mercati all’ingrosso e al dettaglio.

I mercati belgi dell’energia elettrica sono ancora molto concentrati. Molto recentemente la Commissione ha notato che la decisione dell’autorità belga per la concorrenza ha avviato ispezioni a sorpresa negli uffici dei due maggiori fornitori di elettricità. A oggi, la Commissione non è stata ancora informata dei risultati di tali indagini. Essa sta attualmente verificando se la GDF Suez (Electrabel) ha abusato della propria posizione di dominio sul mercato elettrico belga per i grandi consumatori industriali. La Commissione sta inoltre analizzando l’impatto sulla concorrenza di fusioni e acquisizioni in seno ai mercati belgi dell’energia elettrica.

L’eventuale decisione di prolungare il funzionamento delle centrali nucleari destinate alla chiusura (siano esse svalutate oppure no) porterebbe a una maggiore capacità di produzione a disposizione per soddisfare la domanda dei consumatori, il che, in futuro, potrebbe portare a una riduzione dei costi maggiore che se questa capacità di produzione non fosse più disponibile.

La Commissione non è in grado di quantificare il valore assoluto dei proventi straordinari generati dal prolungamento del funzionamento delle centrali nucleari in Belgio in quanto non solo questo non rientra nelle sue competenze, ma inoltre essa non ha accesso ai dati necessari a effettuare un simile calcolo.

Se le autorità nazionali competenti dovessero decidere di permettere alle aziende proprietarie delle centrali nucleari di prolungare le proprie attività, spetterebbe a loro negoziare con le aziende interessate le condizioni di tale prolungamento. Va da sé che qualunque misura dovrà essere compatibile con le norme relative al mercato interno e con le leggi della concorrenza stabilite dal trattato CE.

 
 

(1) COM/2009/115 def., pubblicata sul sito web della Commissione;
http://eur-lex.europa.eu/lexuriserv/lexuriserv.do?uri=com:2009:0115:fin:it:pdf.

 

Interrogazione n. 54 dell’onorevole Andrikienė (H-0351/09)
 Oggetto: Prospettiva di concludere accordi completi e approfonditi di libero scambio con i partner dell’Est
 

Con il lancio della politica di partenariato orientale, l’UE si è impegnata a procedere alla conclusione di accordi completi e approfonditi di libero scambio con i sei paesi vicini dell’Europa orientale – Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbaigian e Armenia. Tali accordi saranno conclusi nei prossimi anni?

A che punto stanno i negoziati su un accordo di libero scambio con l’Ucraina? Quando dovremmo attenderci la conclusione dell’accordo? Qual è la posizione dell’UE per quanto riguarda le richieste dell’Ucraina di includere i prodotti agricoli nell’accordo? È giustificato affermare che i negoziati con l’Ucraina costituiscono anche l’esempio per i negoziati con altri paesi del partenariato orientale?

 
  
 

(EN) Come affermato nella dichiarazione congiunta di Praga del 7 maggio 2009, il principale obiettivo del partenariato orientale è quello di “creare le condizioni necessarie ad accelerare l’associazione politica e l’ulteriore integrazione economica tra l’Unione europea e i paesi partner interessati”.

La cooperazione bilaterale dovrebbe fornire le basi per una nuova generazione di accordi di associazione che comprendano la creazione o l’obiettivo di creare zone di libero scambio globali e approfondite.

Non sono state indicate scadenze per la creazione di dette aree, in quanto il grado di maturazione di ciascun paese verrà valutato singolarmente. La decisione di iniziare i negoziati tra l’Unione europea e un partner orientale verrà presa dopo che saranno state rispettate le condizioni necessarie, ovvero dopo che

il paese partner sia entrato a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC);

l’attuabilità della futura zona di libero scambio globale e approfondita sia stata comprovata da uno studio di fattibilità approfondito;

il paese partner abbia confermato di condividere l’elevato livello di ambizione per la futura zona di libero scambio, ovvero “globale e approfondita” e che

il paese partner sia diventato in grado di negoziare una zona di libero scambio globale e approfondita e quindi di attuare gli impegni presi in modo sostenibile.

In linea con le conclusioni del Coniglio del 14 e 15 settembre 2009, la Commissione sta attualmente redigendo delle direttive per negoziare un accordo di associazione che comprenda anche la creazione o l’obiettivo di creare una zona di libero scambio globale e approfondita con ciascuno dei tre paesi del Caucaso meridionale – Armenia, Azerbaigian e Georgia. Direttive di negoziato similari sono già state adottate per la Moldova nel 2009 e i negoziati potranno iniziare non appena i summenzionati criteri verranno soddisfatti.

I negoziati per una zona di libero scambio globale e approfondita con l’Ucraina sono iniziati nel 2008, un anno dopo rispetto quelli relativi agli aspetti politici e di cooperazione dell’accordo di associazione, in quanto l’Ucraina è entrata a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio solo nel maggio del 2008. La zona di libero scambio con l’Ucraina farà parte di un più generico accordo di associazione con tale paese ed è volta a rafforzare il suo accesso al mercato europeo e a incoraggiare ulteriori investimenti europei in questo paese partner. La zona di libero scambio con l’Ucraina sarà globale e approfondita, ossia fornirà un approccio globale all’integrazione economica che non terrà conto delle frontiere e che coprirà sostanzialmente tutti gli scambi di beni e servizi. Essa contiene disposizioni per l’attuazione di impegni commerciali ed economici, inclusi obiettivi concreti per l’avvicinamento all’acquis comunitario. I negoziati sono complessi e richiedono un elevato livello di competenze, e rappresentano una vera e propria sfida sia per l’Ucraina che per l’Unione europea. La Commissione prevede che i negoziati per la creazione di zone di libero scambio con gli altri partner orientali saranno altrettanto complessi.

L’ottavo incontro dei negoziati si è svolto a Bruxelles dal 5 al 9 ottobre. Sia l’Unione europea che l’Ucraina continuano nel proprio impegno a concludere i negoziati nel minor tempo possibile.

 

Interrogazione n. 55 dell’onorevole Włosowicz (H-0353/09)
 Oggetto: Governo civile in Pakistan
 

In Pakistan vi è un governo civile eletto. Ritiene la Commissione europea che il governo civile abbia il pieno controllo oppure che, come in passato, il potere effettivo sia nelle mani dell’esercito pakistano?

 
  
 

(EN) La Commissione europea si è impegnata a costruire una relazione solida e a lungo termine con il Pakistan. La Commissione ritiene che l’Unione europea dovrebbe impegnarsi strettamente con tale paese su una serie di settori di interesse comune, come questioni politiche e regionali, democrazia e diritti umani, sicurezza, commercio e aiuti allo sviluppo.

Il rafforzamento del governo e di istituzioni democratiche laiche è un elemento chiave di tale approccio, come sottolineato in occasione del vertice UE-Pakistan a giugno 2009. La dichiarazione comune del vertice offre una tabella di marcia per ulteriori sviluppi nei rapporti con tale paese.

Per la prima volta in parecchi anni, in Pakistan abbiamo a che fare con un governo eletto democraticamente. Lo scopo primario della Commissione è di fornire sostegno politico e materiale al governo democratico del paese.

Ci sono stati sviluppi positivi. Il governo del Pakistan ha intrapreso azioni decisive contro gli insorti della divisione Malakand, anche nella valle di Swat, fattore che dovrebbe contribuire a una maggiore stabilità regionale.

La sfida più prossima, ora, è concretizzare gli impegni della Commissione nel sostenere la ripresa e la ricostruzione della divisione Malakand. Oltre ai 72 milioni di euro per gli aiuti umanitari, finora la Commissione ha allocato 52 milioni di euro per la ripresa e la ricostruzione. Attualmente sta estendendo il proprio impegno anche alle riforme nel settore della sicurezza, all’ambito elettorale e al rafforzamento del dialogo sui diritti umani.

La Commissione incoraggia il Pakistan a consolidare la transizione verso una democrazia stabile in modo da mettere fine una volta per tutte all’era del dominio militare. Sono stati compiuti passi importanti nel rafforzamento dell’indipendenza del potere giudiziario. Vi è necessità di rafforzare maggiormente le istituzioni nel cuore del governo del paese, anche aumentando le responsabilità dello stesso parlamento.

La Commissione è pronta a sostenere tale processo, in linea con le raccomandazioni espresse dalla missione di osservazione elettorale dell’Unione europea che ha seguito le elezioni di febbraio 2008.

La determinazione del Pakistan nel dimostrare che il paese è in grado di fornire una giustizia efficace e imparziale e può sconfiggere il flagello della corruzione sarà fondamentale nella lotta contro gli estremismi e nel consolidamento della norma democratica.

 

Interrogazione n. 56 dell’onorevole Cymański (H-0355/09)
 Oggetto: Punjab
 

Lo Stato indiano del Punjab costituisce un esempio di società liberale multireligiosa che si è opposta al terrorismo ed è impegnata a favore della democrazia. Intende la Commissione indurre i paesi europei a non sostenere i gruppi estremisti del Khalistan che mirano alla destabilizzazione del Punjab indiano per motivi religiosi? In caso affermativo, in che modo intende farlo?

 
  
 

(EN) E’ opportuno notare che lo Stato indiano del Punjab, devastato dalla violenza per oltre quindici anni a partire dagli anni ottanta, è ritornato alla normalità dopo che il movimento è stato gestito con successo a metà del decennio successivo. Dopo anni di dominio diretto da parte di Nuova Delhi, il processo democratico è stato finalmente ripristinato con l’elezione democratica di un governo nel 1997. Le ultime elezioni dello Stato, nel 2007, hanno riportato al potere il partito Akali Dal, che rappresenta esclusivamente gli interessi dei sikh.

Nonostante le relazioni irregolari sui rischi relativi al perdurare di una rete di attivisti sikh, la Commissione ha osservato che la popolazione ha respinto l’ideologia che è stata alla base di una decade e mezza di violenza nel Punjab.

Non vi è pertanto necessità di indurre i paesi europei a non sostenere i gruppi estremisti del Khalistan. Ad ogni modo spetta in prima battuta all’India agire in risposta a eventuali preoccupazioni suscitate da tale evento. Detto ciò, è bene ricordare che, recentemente, l’India ha definito la solidarietà degli Stati membri dell’Unione europea sulla questione come lodevole e utile al contempo.

 

Interrogazione n. 57 dell’onorevole Czarnecki (H-0356/09)
 Oggetto: Libertà di espressione e tendenze separatistiche in India
 

Quali provvedimenti intende avviare la Commissione europea per assicurare la libertà di esprimere un’opposizione pubblica e di articolare punti di vista politici diversi nelle province di confine dell’India, garantendo che detta libertà non sia strumentalizzata a sostegno delle tendenze separatistiche e secessionistiche indirizzate contro lo Stato indiano?

 
  
 

(EN) La libertà di espressione è un diritto fondamentale riconosciuto sia dall’Unione europea che dall’India. La responsabilità di garantire che tale libertà non venga strumentalizzata a sostegno di movimenti separatistici in India, tuttavia, sembra spettare anzitutto al governo indiano e, al suo interno, al ministero per gli Affari interni.

 
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