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Discussioni
Giovedì 22 ottobre 2009 - Strasburgo Edizione GU

6. Relazione della Missione d'inchiesta internazionale indipendente sul conflitto in Georgia (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla relazione delle Missione d’inchiesta internazionale indipendente sul conflitto in Georgia.

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE).(EN) Signora Presidente, vorrei effettuare un richiamo al regolamento e protestare per una manipolazione perpetrata da qualcuno all’interno del segretariato. Era stata presentata una lista per la discussione sulla missione d’inchiesta in Georgia, ma sono stati cancellati i nomi di alcuni oratori, compreso il mio. Chiedo dunque che mi venga concesso il tempo di parola che mi spetta, secondo gli accordi presi fino all’ultimo. Chiedo mi venga data la parola dopo l’onorevole Kasoulides.

 
  
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  Presidente. – Onorevole Landsbergis, sembra che oggi siano previsti solo interventi a nome dei gruppi e vi è già un rappresentante per il suo gruppo, il PPE. Tuttavia posso proporle di inserirla nella procedura catch the eye.

 
  
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  Leonard Orban, membro della Commissione. – (RO) Sono lieto di avere l’opportunità oggi di discutere con voi della Georgia. A meno di un anno al conflitto armato con la Russia, la Georgia si trova ad affrontare numerose sfide che riguardano l’Unione europea direttamente, e dobbiamo dedicare a questo paese la massima attenzione.

La relazione della Missione d’inchiesta internazionale indipendente sul conflitto in Georgia, supervisionata dall’ambasciatore svizzero, Heidi Tagliavini, è stata redatta su richiesta dell’Unione europea sulla base di una decisione del Consiglio. Cionondimeno, la relazione è assolutamente indipendente e l’Unione europea non è stata né coinvolta in alcun modo nella sua stesura, né è intervenuta in merito al suo contenuto. Di conseguenza, non mi soffermerò nello specifico sui suoi risultati.

Riteniamo che la relazione abbia raggiunto il suo scopo principale, ovvero fornire delle spiegazioni per gli eventi che si sono verificati nell’agosto 2008 e individuare le principali cause del conflitto. La relazione sottolinea chiaramente, come spesso accade nel caso di conflitti, che non si possono attribuire tutte le colpe a una singola parte. Sia la Georgia che la Russia vengono criticate per le loro azioni. Nella relazione si trae inoltre la conclusione che serve un intervento più rapido e deciso da parte della comunità internazionale in situazioni di estrema tensione, che potrebbero degenerare nella violenza.

L’Unione europea mantiene con convinzione gli impegni che si è assunta per il mantenimento dell’integrità territoriale della Georgia. Al momento, dovremmo concentrarci sul tentativo di evitare futuri conflitti e ricomporre in modo pacifico le tensioni attuali, poiché questo è l’unico modo per garantire nella regione prosperità e stabilità a lungo termine.

Onorevoli deputati, la guerra ha lasciato un segno molto profondo nei georgiani e il paese si trova ancora ad affrontare problemi basilari, dovendo ad esempio rispondere alle esigenze minime di migliaia di sfollati. Sono quindi lieto di annunciare che l’attuazione del pacchetto di assistenza postbellica, preparato dalla Commissione europea con il sostegno degli Stati membri e di altri, sta funzionando bene. Come ben sapete, il pacchetto della Commissione europea fornisce assistenza per un massimo di 500 milioni di euro per il periodo 2008-2010. Tra gli ambiti su cui il pacchetto si concentra vi sono le esigenze degli sfollati all’interno del paese e le misure economiche volte alla promozione della crescita e alla creazione di posti di lavoro. La Commissione ha anche proposto che la Georgia usufruisca di un’assistenza macrofinanziaria per un totale di 46 milioni di euro, al fine di aiutare il paese a superare le conseguenze della crisi economica e finanziaria.

Allo stato attuale, la missione di vigilanza dell’Unione europea in Georgia è l’unica presenza internazionale a controllo della situazione nel paese. Tale missione ricopre un ruolo fondamentale, ma noi vorremmo comunque che le sue attività venissero estese a tutto il territorio. Le trattative di Ginevra, copresiedute dall’Unione europea, l’OSCE e l’ONU offrono un’opportunità unica per un dialogo politico con tutte le parti. Continueremo a intraprendere ogni strada per promuovere un dialogo costruttivo che condurrà a risultati concreti.

Al momento il gruppo di lavoro che si occupa degli sfollati all’interno del paese e di altre questioni umanitarie, copresieduto dalla Commissione europea e dall’UNHCR, sta discutendo una serie di misure per il re insediamento dei rifugiati e degli sfollati, all’interno del paese e non. Allo stesso tempo, in Abcasia e nell’Ossezia del Sud, i due meccanismi volti alla prevenzione e gestione degli incidenti stanno avendo risultati positivi, dal momento che hanno ridotto il numero di incidenti e agevolato l’attraversamento dei confini.

Guardando agli ultimi sviluppi, è importante rafforzare la stabilità, la sicurezza e la prosperità in Georgia. Il bisogno di riforme economiche e politiche nel paese è forte più che mai. Il partenariato orientale, varato in maggio a Praga, è un quadro importante per rafforzare il nostro sostegno alla Georgia, sia a livello bilaterale che tramite una cooperazione multilaterale con altri partner nella regione. Uno degli elementi chiave è rappresentato dalla proposta di consolidare le relazioni commerciali e politiche. In linea con il partenariato orientale, a settembre il Consiglio “Relazioni esterne” ha stabilito che le direttive sulla negoziazione di nuovi accordi dovessero essere preparate per tutti e tre i paesi del Caucaso meridionale, inclusa la Georgia.

Oltre a rafforzare le nostre relazioni politiche, proporremo che il nuovo accordo con la Georgia contempli la creazione di una zona di libero scambio allargata e ampia. E’ importante ricordare che una zona di questo tipo garantirebbe l’allineamento graduale dell’economia georgiana con il mercato interno dell’Unione europea. E’ evidente che si tratta di un obiettivo ambizioso e di lungo corso, che richiederà che la Georgia si impegni e sostenga ogni passo mirato all’attuazione delle riforme. I negoziati su una zona di libero scambio allargata avranno inizio solo dopo che saranno state soddisfatte le necessarie condizioni.

Permettetemi di aggiungere che, per quanto riguarda le relazioni con la Georgia, le nostre azioni volte ad aumentare i contatti tra le persone stanno avendo successo. La Commissione ha concluso le trattative per un accordo, il cui testo è a disposizione del Consiglio, volto a facilitare i viaggi senza visti e garantire la riammissione. Ci auguriamo che le procedure possano essere concluse il prima possibile.

Onorevoli deputati, ritengo che siamo tutti d’accordo sul fatto che la Georgia è un attore di primo piano tra i nostri vicini, ed è dunque fondamentale che noi manteniamo gli impegni assunti con il paese al fine di aiutarlo a superare le numerose sfide che sta affrontando, soprattutto per quanto riguarda lo svolgimento del programma di riforme. Il progresso della Georgia nell’attuazione delle riforme economiche e politiche determinerà un avvicinamento e un approfondimento delle relazioni che avrà con l’Unione europea.

 
  
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  Ioannis Kasoulides, a nome del gruppo PPE.(EN) Signora Presidente, innanzitutto prendiamo nota del resoconto che ci ha appena fornito sulla missione d’inchiesta indipendente. E’ molto difficile, in situazioni come questa, stabilire chi abbia provocato e chi abbia reagito. La cosa importante è che, a un anno dal conflitto, la situazione resta invariata e si violano molti dei principi che l’Unione europea deve sostenere.

In primo luogo, come ha dichiarato lei stesso, signor Commissario, vi è la garanzia dell’integrità territoriale della Georgia. Tutte le nostre azioni, diplomatiche e non, non dovrebbero mai incoraggiare dichiarazioni unilaterali di indipendenza o forme di separatismo. Atti perpetrati con la violenza non sono e non potranno mai essere accettabili.

In secondo luogo, vi è il diritto degli sfollati di tornare alle proprie case e di rientrare in possesso dei propri beni: l’essenziale libertà di circolazione, come ha affermato lei stesso, per superare ogni linea di divisione. I temi della proprietà e dell’insediamento dovrebbero essere al centro delle politiche e occorre intraprendere delle iniziative volte a risolvere questi aspetti umanitari e legati ai diritti umani, indipendentemente dal risultato di un qualunque accordo politico.

In terzo luogo, le ostilità nell’Ossezia del Sud hanno dimostrato che non esistono conflitti congelati. Il termine congelato richiama l’idea dell’accomodamento. Il disinteresse della comunità internazionale potrebbe portare alla cronicità e un conflitto irrisolto è una minaccia potenziale alla pace e alla stabilità. Vorrei sottolineare ancora una volta, a un anno dal conflitto, il ruolo positivo dell’Unione europea e della presidenza francese, che sono riuscite a ottenere rapidamente un accordo per il cessate il fuoco e a organizzare una missione incaricata di controllarne il rispetto. La presenza di supervisori europei garantisce che in futuro nessuna parte possa sostenere in modo arbitrario che sia stata l’altra a iniziare le ostilità. Ora è necessario concentrarsi su un accordo politico, per quanto sia difficile, e sostenere i negoziati avviati a Ginevra subito dopo gli scontri.

Sosteniamo gli sforzi volti alla stipula di un nuovo accordo di associazione, nel quadro del partenariato orientale, che vada al di là delle opportunità nei settori del commercio e degli investimenti. Sosteniamo altresì un accordo volto ad agevolare le procedure per il rilascio di visti per soggiorni brevi e che affronti anche il tema delle riammissioni tra la Comunità europea e la Georgia, e siamo soddisfatti del pacchetto di assistenza postbellico, che sta dando buoni risultati.

 
  
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  Zoran Thaler, a nome del gruppo S&D.(SL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti della Commissione, accogliamo con favore l’inchiesta imparziale e indipendente, insieme con la relativa relazione, sul conflitto in Georgia del 2008, condotta dalla Missione d’inchiesta internazionale della diplomatica svizzera Heidi Tavaglini. Prima che le ostilità che hanno portato alla morte di molti civili avessero inizio nell’Ossezia del Sud, nella notte tra il 7 e l’8 agosto 2008, avevamo assistito a mesi di provocazioni da entrambe le parti. L’intervento militare russo, ivi compresa l’invasione della Georgia, è stato sproporzionato e ingiustificato. Entrambi i protagonisti del conflitto si erano resi colpevoli di violazioni del diritto umanitario internazionale, come confermato anche dalla relazione e da numerose organizzazioni, quale Human Rights Watch.

Cosa dobbiamo fare adesso? La Russia deve onorare integralmente l’accordo di pace. Innanzitutto deve ritirarsi dalle aree che occupa dal 7 agosto 2008. Deve fornire ai membri della missione di vigilanza dell’UE e ai rappresentanti delle agenzie internazionali, tra cui l’ONU, accesso immediato, libero e illimitato all’Ossezia del Sud, in modo che possano verificare il rispetto del cessate il fuoco e portare aiuti umanitari. Ci sono ancora circa 25-30 000 georgiani sfollati nell’Ossezia del Sud e le autorità di fatto nell’Ossezia del Sud devono facilitare il loro ritorno alle proprie case.

L’integrità territoriale della Georgia non deve essere messa in discussione. Ci sono tuttavia segnali preoccupanti di autoritarismo nel paese. L’abuso del sistema giuridico da parte del presidente Saakashvili, le crescenti ostilità verso qualunque posizione opposta, le continue limitazioni alla libertà di parola e la retorica a volte provocatoria e nazionalista danneggiano la Georgia. La Georgia sarà in grado di ritornare sul cammino filoeuropeo della democrazia e di suscitare interesse negli altri Stati della regione solo se rispetterà gli ideali che ha abbracciato durante la Rivoluzione delle rose. Tutti gli attori dovrebbero avvalersi in buona fede delle opportunità offerte dai negoziati di Ginevra. Bisognerà prestare molta attenzione alla situazione del Caucaso durante il prossimo vertice UE-Russia.

 
  
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  Kristiina Ojuland, a nome del gruppo ALDE. (ET) Signora Presidente, onorevoli deputati, parlando a nome del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, mi si presenta l’opportunità di esprimere al relatore tutto il mio apprezzamento. La relazione ricopre un ruolo estremamente importante, anche se si limita a smentire il mito ormai diffuso – per opera della Federazione russa – secondo cui sarebbe stata la Georgia a iniziare la guerra. Allo stesso tempo, si tratta di una relazione equilibrata, che critica entrambe le parti affermando altresì che non potevano prevenire il conflitto. E’ una relazione di indubbia importanza, perché dichiara espressamente che la Federazione russa – fin dall’inizio del conflitto – ha organizzato operazioni di addestramento nel territorio dell’Ossezia del Sud fornendo tecnologia ed equipaggiamento militari.

Un altro passaggio essenziale in questa relazione è indubbiamente la questione della “passaportizzazione” attuata dalla Federazione russa per molti anni, sia in Abcasia che nell’Ossezia del Sud, entrando così in conflitto con il diritto internazionale, per non parlare del rischio di compromettere i rapporti di buon vicinato. La relazione stabilisce con estrema chiarezza che tale passaportizzazione non ha reso gli abitanti dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia cittadini della Federazione russa, che de iure restano cittadini georgiani: dunque, le argomentazioni della Federazione russa, che sostiene di avere protetto i propri cittadini nell’Ossezia del Sud o di avere inviato persone per proteggerli, non regge. Un’altra parte importante della relazione riguarda sicuramente il riferimento alla pulizia etnica nei villaggi georgiani dell’Ossezia del Sud, un passaggio fondamentale. Sfortunatamente, la relazione non affronta però il tema della pulizia etnica praticata dalla Federazione russa nell’Abcasia dal 1991 quando, a causa dell’indipendenza della Georgia, quasi 250 000 georgiani furono costretti ad abbandonare il loro stesso paese, l’Abcasia.

Infine, signora Presidente, vorrei anche dire che l’aspetto più saliente della relazione, chiaramente, è l’invito a rispettare l’indipendenza, l’autonomia, la sovranità e l’integrità territoriale della Georgia. Per noi oggi l’interrogativo che ci poniamo è se possiamo veramente farlo, e se noi oggi ci apprestiamo a festeggiare vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, allora vorrei chiedervi, onorevoli colleghi, quando potremo festeggiare il giorno il cui l’Abcasia e l’Ossezia del Sud saranno riunite alla Georgia?

 
  
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  Ulrike Lunacek, a nome del gruppo Verts/ALE. – Signora Presidente, vorrei unirmi ai colleghi intervenuti prima di me e congratularmi con Heidi Tavaglini e la sua équipe per la relazione che hanno elaborato.

La relazione ha chiarito che entrambe le parti si sono rese responsabili dell’escalation del conflitto scoppiato nell’agosto 2008. E’ evidente che la Russia aveva costruito nel tempo una sua presenza militare nell’Ossezia del Sud, che era un territorio georgiano. E’ altrettanto chiaro, tuttavia, che tali provocazioni hanno portato a una reazione eccessiva da parte del presidente georgiano Saakashvili. E’ importante avere affermato che entrambe le parti sono state responsabili, e ora dobbiamo considerare come si possano sviluppare le cose in futuro. Questa è stata la grande conquista di questa relazione. Sono anche d’accordo con quanti hanno sostenuto che l’integrità territoriale della Georgia e di tutti i paesi deve essere rispettata. Il diritto internazionale deve essere rispettato.

E’ comunque importante soffermarsi anche su una delle ragioni: il linguaggio aggressivo, xenofobico e nazionalistico che ha portato a questo conflitto. Bisogna anche chiedersi cosa farà adesso l’Unione europea. E’ in corso una missione di vigilanza, il che è importante, ma è necessario che le venga garantito l’accesso a tutte le zone della Georgia, al fine di dare sostegno agli sfollati e a quanti altri ne abbiano bisogno.

Dalle nostre discussioni – i membri della Commissione hanno proposto di puntare a una zona di libero scambio con la Georgia e il parlamento discuterà dell’assistenza microfinanziaria per il paese – emerge chiaramente che l’UE deve anche considerare l’imposizione di condizioni sulla Georgia, ad esempio la riduzione del bilancio militare. Negli ultimi anni, il bilancio della difesa georgiano è aumentato, riducendo così i fondi per settori come gli affari sociali, la società civile e la libertà dei media. L’Unione deve controllare questi sviluppi molto da vicino. In breve è importante che l’Unione europea sostenga gli sforzi per smorzare il linguaggio aggressivo e che l’assistenza finanziaria sia vincolata a determinate condizioni.

 
  
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  Milan Cabrnoch, a nome del gruppo ECR.(CS) Signora Presidente, onorevoli deputati, a nome del gruppo ECR e a nome della delegazione del Parlamento europeo per la cooperazione con il parlamento georgiano, che io presiedo, accolgo con favore la relazione che la Commissione ci ha sottoposto. La relazione è credibile e non è stata messa in discussione da nessuna delle parti del conflitto. Stiamo monitorando da vicino la situazione della Georgia e stiamo anche esaminando attentamente i dettagli dei preparativi per l’adesione della Georgia alla NATO. Sosteniamo in pieno l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia in quanto Stato indipendente. Non possiamo accettare l’idea che la Georgia o qualunque altro paese si ritrovi all’interno della sfera d’influenza esclusiva della Federazione russa o di qualunque altro paese. A seguito del conflitto militare che si è svolto in Georgia un anno fa, guardiamo con grande preoccupazione soprattutto alla situazione nell’Ossezia del Sud. Non ci convince l’osservanza degli accordi sul cessate il fuoco, e soprattutto non ci convince la situazione dei rifugiati che sono stati costretti a lasciare le proprie case e che non possono farvi ritorno. Allo stato attuale, l’assistenza umanitaria dell’UE non riesce sfortunatamente a raggiungere l’Abcasia e l’Ossezia del Sud. Sia i cittadini d’etnia georgiana che gli altri abitanti di questa zona stanno soffrendo al momento e il fatto che gli osservatori di pace indipendenti inviati dall’UE in Georgia non siano potuti nemmeno intervenire in queste zone è per noi motivo di grande rammarico.

La relazione dichiara che entrambi i protagonisti del conflitto hanno violato il diritto internazionale. Non spetta a noi giudicare, eppure dalla relazione emerge chiaramente che i passi intrapresi dalla Federazione russa vanno ben al di là del concetto generale di legittima difesa. Siamo estremamente preoccupati dalle informazioni sulla pulizia etnica e sulla violenza contro i civili verificatesi, secondo la relazione, sia durante che in seguito al conflitto. In seno alla commissione interparlamentare, sosterremo l’interruzione immediata di qualunque forma di violenza, l’abolizione immediata di qualunque ostacolo che impedisca di portare aiuti umanitari a quanti ne abbiano bisogno, il libero accesso agli osservatori di pace internazionali e il massimo impegno per alleviare l’impatto del conflitto sui civili. Sosterremo ogni passo che possa condurre alla fine del conflitto e al ripristino dell’integrità territoriale e della sovranità della Georgia.

 
  
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  Bastiaan Belder, a nome del gruppo EFD.(NL) Signora Presidente, “non ci sono vincitori” si legge nella relazione della commissione investigativa sul conflitto armato dell’estate del 2008 in Georgia. Io non sono d’accordo con questa conclusione.

Chiaramente c’è stato e c’è un vincitore: la Russia. Con l’aiuto del presidente georgiano, il Cremlino sta completando, in modo deciso e grazie ai mezzi militari, l’annessione politica dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud. Il perdente è la Georgia, sebbene, a dire il vero, si possa consolare con il sostegno della Chiesa ortodossa russa, che continua a sostenere che gli abitanti dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud sono cittadini georgiani. Vorrei sottolineare questa posizione lodevole assunta dal patriarca di Mosca, che, ne sono certo, è un esempio che gli Stati membri ancora indecisi dovrebbero seguire.

La commissione guidata da Tagliavini critica la fornitura massiccia di passaporti russi ai cittadini georgiani nell’Abcasia e nell’Ossezia del Sud in quanto in contrasto con il diritto internazionale. Questo attacco alla sovranità georgiana si rispecchia oggi esattamente nell’attacco alla sovranità della Crimea, in cui la Russia sta distribuendo nuovi passaporti liberamente ai cittadini ucraini.

Un importante insegnamento che l’Unione europea dovrebbe trarre dalla relazione Travaglini è dunque quello di assistere Kiev attivamente nella difesa della sua indipendenza nazionale da qualunque vicino che la minacci. I progetti europei in Crimea rappresentano un’ottima opportunità per farlo, e lo stesso vale per la Georgia.

 
  
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  Franz Obermayr (NI). (DE) Signora Presidente, il conflitto del 2008 nel Caucaso, noto anche come guerra dei cinque giorni, è stato un deplorevole scontro armato sul territorio georgiano tra le forze militari georgiane e russe, che ha anche colpito le cosiddette “province rinnegate” dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia.

Viste le informazioni, sfortunatamente spesso unilaterali, fornite dai media internazionali in merito agli antefatti e allo svolgimento della guerra, vorrei chiarire alcuni punti: gli Stati Uniti hanno condannato duramente l’azione militare della Russia, descrivendola come una dimostrazione di pura forza e intimidazione, e ha difeso la posizione della Georgia. La prima cosa da dire è che la Russia non è stato l’aggressore e ha reagito alla guerra iniziata da Saakashvili, il quale sapeva perfettamente che, attuando il suo programma di riunificazione, si sarebbe trovato di fronte a un avversario onnipotente, ma, contando sulla protezione dell’ONU e degli Stati Uniti, ha deciso di riprendersi con la forza le province rinnegate.

La reazione della Russia è stata indubbiamente eccessiva, ma ha avuto luogo nel rispetto del diritto internazionale, in una situazione definita di autodifesa. Il sostegno da parte degli USA alla Georgia non mirava ovviamente solo a tutelare il diritto democratico all’autodeterminazione, ma aveva anche – ed è necessario sottolinearlo – obiettivi militari e politici, soprattutto dal momento che la Georgia ricopriva la funzione strategica di Stato vassallo nel Caucaso, al confine con la Russia.

I georgiani dovrebbero essere cauti nell’accettare la protezione degli Stati Uniti. Basti pensare all’Ungheria nel 1956, quando gli Stati Uniti, come ben sappiamo, offrirono ancora una volta il loro aiuto. In ogni caso, il risultato è stato devastante: gli ungheresi furono abbandonati dal mondo occidentale nella lotta per la loro libertà.

Infine, vorrei fare riferimento alla relazione del 30 settembre 2009, in cui il comitato d’indagine costituito dal Consiglio dei ministri dell’UE ha argomentato nel dettaglio come il richiamo al diritto internazionale, addotto dai georgiani a loro giustificazione, non sia valido.

 
  
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  Vytautas Landsbergis (PPE).(EN) Signora Presidente, la signora Tagliavini, a capo della missione, ha riportato i seguenti commenti in una rassegna stampa: “Bisogna dire che il conflitto del 2008 era prevedibile e prevenibile”; “ma la comunità internazionale ha distolto lo sguardo, come se avessimo rinunciato non solo alla risoluzione del conflitto di fondo, ma anche a sostenere un cessate il fuoco sempre più fragile”. Chi preferirebbe sostenere una crescente incertezza e la violenza armata con un esito che si prospetta inevitabilmente tragico?

La signora Tagliavini ha fatto riferimento a tre istituzioni per esemplificare l’indifferenza della comunità internazionale: le Nazioni Unite, l’OSCE e l’Unione europea. Ebbene noi, il Parlamento europeo, rientriamo nel gruppo dei tre grandi ipocriti che hanno visto, sapevano e non hanno voluto prevenire questa più recente e sanguinosa battaglia, parte di una guerra che va avanti da 17 anni.

La missione ha tratto altre fondamentali conclusioni di rilievo globale, ovvero: non inviare mai più forze per il mantenimento della pace da paesi vicini poiché di solito tendono a difendere solo alcune aree specifiche anziché tutelare la pace. Andrebbe considerato l’impatto della politica coercitiva e della diplomazia di una grande potenza su uno Stato vicino piccolo e insubordinato, per non parlare della perdita di significative parti del territorio a seguito di graduali annessioni. Non ci sono vincitori in questo conflitto. Quando la comunità internazionale rientra tra i principali sconfitti, è la cultura politica della cooperazione a soffrirne.

Permettetemi altre due citazioni: “Sono stati ignorati principi riconosciuti del diritto internazionale come il rispetto per la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati”; “ne consegue l’allontanamento dagli standard civili dell’interazione politica in Europa”.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Jelko Kacin (ALDE).(SL) Signora Presidente, Commissario, ho avuto modo di visitare personalmente Tbilisi nel settembre dello scorso anno. La questione dell’integrità territoriale e della stabilità della Georgia incide sulla stabilità dell’intera regione, che sfortunatamente ha una lunga tradizione di instabilità. Non esiste un’unica verità, ci sono numerose verità che spesso si contraddicono a vicenda. Quando i politici responsabili perdono il buon senso, le conseguenze sono le più disparate e imprevedibili. I danni diretti e collaterali sono ingenti ma le conseguenze colpiranno innanzitutto e prevalentemente persone innocenti.

La soluzione non può essere raggiunta né tramite le ingerenze delle principali potenze né con il sostegno per una parte o per l’altra. Sono necessarie azioni che ricostituiscano e consolidino la fiducia che oggi manca del tutto. Il Caucaso è una regione complessa e, come nel caso dei Balcani, ha alle spalle una storia troppo complessa per essere metabolizzata e gestita. I rimedi rapidi e la xenofobia non condurranno mai al successo. Tuttavia, sebbene la mancanza di rispetto per i diritti e le libertà legittime delle minoranze sia la principale causa del conflitto, le ragioni sono più ampie e comprendono motivazioni di natura economica, legate in primo luogo all’energia e alla geopolitica. Proprio quest’ultima impone però che le principali potenze agiscano responsabilmente, perché le loro azioni possono determinare anche effetti negativi, e devono quindi comprendere che il mondo non è non sarà mai una loro proprietà esclusiva.

 
  
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  Paweł Robert Kowal (ECR).(PL) Signora Presidente; ritengo che la presenta discussione abbia finito con il concentrarsi essenzialmente sulla cura dei sintomi determinati dalla grave situazione in Georgia. Allo stato attuale, la Georgia è un banco di prova per la reputazione dell'Unione europea come protagonista sulla scena internazionale. La verità è che nessuno ha rispettato il piano del presidente Sarkozy, che è ormai passato alla storia, che la Russia sta portando avanti l'integrazione dell'Abcasia e dell'Ossezia del Sud e che l'Unione europea, per quanto riguarda la situazione in Georgia, non sarà in grado di presentarsi come una potenza le cui parole esigono rispetto. Ne è prova evidente il fatto che il commissario Ferrero-Waldner non sia presente al dibattito odierno e che vi sia solo il commissario Orban a presentare la posizione della Commissione. L’onorevole Wallis evidentemente non ritiene che la questione sia sufficientemente importante a giudicare dai limiti rigidi che ha imposto per i tempi di parola di questa discussione.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE).(HU) Il problema in discussione riguarda le principali potenze, pur essendo essenzialmente legato ai diritti umani. I civili, le minoranze e la democrazia, come pedine nelle mani delle principali potenze, sono sempre le vittime in questa situazione. Laddove vi sono separazione e divisione, la sicurezza è rimpiazzata dall’insicurezza e si parla con le pistole anziché al tavolo negoziale. Cosa fare? L’Unione europea deve dimostrare un po’ di credibilità e deve adottare una politica che garantisca che il diritto delle minoranze a utilizzare la propria madrelingua, promuovere la propria cultura e essere autonomi anche in Francia, Romania, Grecia e Slovacchia. La svolta nella situazione in Russia, Georgia, nell’Ossezia del Sud e in Abcasia dipende dell’UE, che deve trovare una soluzione e dare il buon esempio a questi paesi.

 
  
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  Charles Tannock (ECR).(EN) Signora Presidente, sebbene corrisponda al vero che il presidente Saakashvili ha effettivamente lanciato un attacco all’Ossezia del Sud nel 2008, va detto che ciò è accaduto solo dopo una provocazione sottoforma di rigide sanzioni economiche e dell’accumulazione di truppe russe nei territori occupati.

A mio parere non sembra che la relazione riconosca in pieno la reazione sproporzionata da parte delle forze russe, incluso il bombardamento di zone della Georgia occupate da civili, come nel caso di Gori, l’autorizzazione a una pulizia etnica sistematica dei georgiani dall’Ossezia del Sud e l’occupazione dei territori georgiani da parte delle forze abcase.

Il presidente Saakashvili, dal mio punto di vista, è stato violento nel cercare di riconquistare il controllo e la sovranità sul territorio georgiano, e ha commesso un terribile errore politico – sebbene si trattasse in vero di un territorio soggetto alla sovranità georgiana. La Russia è tuttavia determinata adesso a stabilire illegalmente una sfera di influenza su altri paesi suoi vicini, il cosiddetto “estero vicino”, territori sovrani che, secondo il diritto internazionale, andrebbero rispettati come tali.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE). – (EN) Signora Presidente, bisogna trarre un insegnamento dal conflitto, ovvero che la comunità internazionale, per troppo tempo e con troppa facilità, ha accettato l’esistenza dei cosiddetti conflitti congelati il che, come sottolineato dall’onorevole Kasoulides, equivale a un accomodamento. Il punto centrale di questo conflitto è che, mentre la Georgia non ha invaso il territorio russo, la Russia ha invaso quello georgiano con ingenti forze militari ed è stata sul punto di occupare la capitale. Si è trattata di una violazione del diritto internazionale senza precedenti che mina la credibilità della Russia come partner.

Dal momento che la reazione della comunità internazionale dinanzi a questa invasione è stata ambigua, la Russia può considerarsi un vincitore, il che significa che potrebbero riproporsi aggressioni simili, per esempio in Crimea o persino nella regione del Mar Baltico. E’ dunque necessario un impegno chiaro da parte dell’UE, che deve essere presente in Georgia e garantire la sua libertà e la sua integrità territoriale. E’ estremamente importante che l’UE sia presente in loco.

 
  
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  Leonard Orban, membro della Commissione. – (RO) Vorrei rispondere in breve cominciando con l’affermare che, come sottolineato più volte negli interventi odierni, il principio dell’integrità territoriale della Georgia è fondamentale per qualunque nostra iniziativa. E’ una questione centrale di cui teniamo conto per ogni misura che prendiamo.

Voglio sottolineare ulteriormente questo punto dichiarando che la Commissione continuerà a sostenere la cooperazione e i legami con la Georgia in diversi ambiti, permettendo a questo paese di progredire e di avvicinarsi all’Unione europea. Questo sostegno e questi impegni verranno attuati, come già detto, in molti settori.

Continueremo a garantire la nostra presenza in occasione dei negoziati a Ginevra dove si sviluppa un dialogo politico in cui sono coinvolte tutte le parti. Questo è un punto essenziale per la risoluzione della situazione. Continueremo anche a fornire assistenza agli sfollati. Ci stiamo anche impegnando per avviare i negoziati sull’accordo di associazione, incluso un accordo di libero scambio, che chiaramente comprende le questioni relative alla semplificazione del sistema dei visti.

Infine vorrei dire che, nell’ambito della preparazione di questi negoziati, vogliamo senz’altro che le autorità georgiane rispettino determinate condizioni e obblighi legati allo stato di diritto, al rispetto dei diritti umani e ai diritti fondamentali, oltre ad ulteriori condizioni economiche legate anche agli scambi commerciali.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

(La seduta, sospesa alle 10.55, riprende alle 11.05)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 
  
  

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  Ana Gomes (S&D).(PT) Signor Presidente, a norma dell’articolo 151 del regolamento relativo ai fatti personali, vorrei manifestare l’impressione che il mio nome sia citato impropriamente negli emendamenti di bilancio in materia di aborto coercitivo presentati dagli onorevoli Deva e Szymañski. L’emendamento al quale i colleghi alludono, da me presentato in un parere concernente la relazione “Riservare ai minori un posto speciale nella politica esterna dell’UE”, recitava letteralmente come segue:

“esorta l’UE ad adoperarsi attivamente per eliminare tutte le forme di discriminazione che colpiscono le fanciulle (sin dal concepimento) e di destinare un livello sufficiente di risorse alla lotta contro le ineguaglianze che ne derivano”.

(PT) Il mio testo era volto a proteggere le fanciulle dalla discriminazione prima del concepimento e segnatamente dall’aborto selettivo basato sul sesso, ma non intendeva precludere la possibilità di compiere attività legate all’interruzione di gravidanza.

Il mio testo era dunque diverso, per formulazione e finalità, da quello degli onorevoli Deva e Szymański proposto negli emendamenti di bilancio. Non è pertanto corretto stabilire un parallelo tra loro e tanto meno citare il mio nome in proposito, comportamento a mio giudizio equiparabile a un tentativo di manipolazione politica.

Voterò dunque contro gli emendamenti nn. 727, 732 e 734 presentati dagli onorevoli Deva e Szymański.

 
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