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Resoconto integrale delle discussioni
Mercoledì 10 febbraio 2010 - Strasburgo Edizione GU

14. Body scanner - Funzionamento dei servizi di intelligence nel quadro delle strategie anti-terrorismo (discussione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente. - L’ordine del giorno reca la discussione congiunta sulla lotta al terrorismo e le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui body scanner e il funzionamento dei servizi di intelligence nel quadro delle strategie anti-terrorismo.

 
  
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  Alfredo Pérez Rubalcaba, presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, vorrei aprire la discussione ringraziando il Parlamento per l’opportunità offerta di tenere un dibattito sereno sulla politica anti-terrorismo e segnatamente alcuni suoi elementi. Mi complimento altresì per la tempistica scelta per tale discussione, visto che è trascorso un lasso di tempo ragionevole dalla commozione mondiale causata dal fallito attacco di Detroit nel dicembre dell’anno passato.

Quando accadono cose del genere, quando si tratta di affrontare una minaccia come quella terroristica, credo ovviamente nella reazione immediata, ma sono decisamente più favorevole a un lavoro, come si usa dire, lento ma inesorabile, ponderato ma risoluto. Vorrei ribadire alla Camera che la minaccia del terrorismo è ancora concreta come lo era in tutti i paesi dell’Unione europea.

Sappiamo che i terroristi ci osservano, sappiamo che sono innovativi e cercano di modificare i loro metodi per sfuggire alle nostre strategie di lotta contro tale fenomeno. Anche la nostra strategia deve essere innovativa e varia proprio per questo motivo; occorre dunque migliorarla e, aspetto ancora più importante, occorre imparare dagli errori commessi, perché sicuramente tutti commettiamo errori.

Ciò premesso, siamo tutti consapevoli del fatto che se non vi fosse stato il fallito attacco a Detroit in dicembre, probabilmente oggi in Aula non staremmo discutendo la questione nei termini in cui lo stiamo facendo. In altre parole, questa discussione è scaturita dalla necessità di adottare misure precauzionali, e specialmente conclusioni, che tutti abbiamo tratto dall’analisi del successo di Detroit che ho menzionato poc’anzi.

Al centro dell’odierno dibattito vi è anche un’analisi degli ambiti nei quali abbiamo fallito nell’affrontare il fallito attacco, e delle misure che vari paesi stanno introducendo per evitare che gli errori commessi si ripetano. Stiamo dunque parlando di analisi dei dati e servizi anti-terrorismo; stiamo parlando di scambio di dati e body scanner. Stiamo parlando di errori fatti in un attacco che fortunatamente non è stato portato a segno.

Poiché questo è il tema della nostra discussione, vorrei citare alcune delle conclusioni più evidenti che ritengo si possano trarre dal fallito attacco di Detroit. Vi sono cinque conclusioni.

In primo luogo, Detroit mette in luce il fatto che i terroristi continuano a puntare prioritariamente all’aviazione civile.

In secondo luogo, Detroit sottolinea l’importanza di raccogliere dati, ma anche di integrarli e analizzarli.

In terzo luogo, Detroit dimostra come gli affiliati di al-Qaeda siano in grado di sferrare attacchi al di fuori di quello che potremmo circoscrivere come loro territorio. Ciò vale per al-Qaeda nella penisola araba (l’organizzazione terrorista sospettata di essere dietro il fallito attacco di Detroit) o al-Qaeda nei paesi islamici del Maghreb, che rappresentano una minaccia per tutti noi.

In quarto luogo, gli eventi di Detroit dovrebbero rammentarci quanto è importante adoperarsi per invertire il processo di radicalizzazione. A mio parere, la personalità dei presunti terroristi è un fattore estremamente significativo rispetto a tale questione.

Da ultimo, Detroit ci impone di prestare notevole attenzione agli Stati falliti o a eventuali Stati a rischio di fallimento a causa delle circostanze.

La prima conclusione e la seconda riguardano la minaccia costantemente posta all’aviazione civile e la necessità di integrare tutti i dati a nostra disposizione e ci portano direttamente alla discussione o alle discussioni di questo pomeriggio in merito ai dati, al loro uso e ai body scanner.

Direi che non si tratta di un dibattito nuovo né è la prima volta che ne discutiamo in Aula. Gilles de Kerchove, coordinatore anti-terrorismo, ha parlato della gestione delle informazioni e della protezione dei dati personali nella sua interessante e lucida relazione durante una discussione sull’argomento tenuta in Parlamento il 26 novembre. I dati e l’analisi dei dati sono un elemento fondamentale nella lotta per prevenire e affrontare il terrorismo, che è il tema della discussione di questo pomeriggio.

Dobbiamo identificare i terroristi; dobbiamo scoprire quali bersagli ipotizzano di attaccare e chi fornisce loro armi; dobbiamo conoscere l’infrastruttura materiale che li sostiene; dobbiamo scoprire i loro sistemi di comunicazione. In tutto questo possono aiutarci database e fonti specializzate. Abbiamo bisogno di scambiare dati in maniera da poter ottenere tutte le informazioni disponibili, e dobbiamo gestirle correttamente.

Mi affretto ad aggiungere che alcuni attacchi che abbiamo subito in passato avrebbero potuto essere evitati se si fossero fornite per tempo informazioni ai responsabili delle misure anti-terrorismo, ossia se le informazioni fossero state gestite in maniera integrata e, perdonatemi se lo dico, intelligente, il che non è sempre avvenuto. Ciò ci porta alla discussione sulla gestione delle informazioni.

Abbiamo il quadro dell’Unione entro il quale possiamo scambiarci informazioni in maniera appropriata. La strategia adottata di recente ha costituito parte delle conclusioni del Consiglio lo scorso novembre. Il suo scopo è fornire alle forze di sicurezza e ai servizi di intelligence tutti i dati necessari per migliorare l’utilità e l’efficacia della strategia anti-terrorismo, i dati necessari e soltanto quelli, null’altro, perché le masse di dati talvolta hanno un effetto negativo sul suo valore e la sua efficacia.

Come indica la strategia, le decisioni in merito allo scambio di dati dovrebbero essere coerenti, professionali, efficienti, sostenibili e affidabili, oltre che comprensibili per tutti i cittadini e tutti i professionisti che operano in tale ambito. Secondo i suoi orientamenti, la strategia deve tenere presenti le dichiarazioni e le preoccupazioni che abbiamo affrontato in Aula, la necessità della lotta contro il terrorismo, nonché le questioni dei diritti umani, del diritto alla privacy e della protezione dei dati personali.

Come ho detto all’inizio della discussione, un’altra conseguenza che possiamo trarre dal fallito attacco di Detroit è che gli aerei di linea continuano a essere un bersaglio fondamentale dei terroristi. Naturalmente il presunto terrorista è riuscito a imbarcarsi sull’aereo con una quantità sufficiente di esplosivi per causarne l’esplosione in volo, eludendo pertanto tutti i nostri sistemi di sorveglianza e tutti i nostri sistemi e meccanismi di sicurezza aeroportuali. In altre parole, abbiamo evidentemente bisogno di rivedere tali meccanismi di sicurezza perché si sono rivelati manifestamente insufficienti per prevenire un attacco come il fallito attacco di Detroit che, lo ripeto, fortunatamente non si è verificato.

In sintesi, dobbiamo continuare a migliorare i nostri servizi di sicurezza per cercare di evitare che terroristi o presunti tali si imbarchino su voli di linea. Dobbiamo evitare che chiunque possa imbarcarsi su un aereo con armi, esplosivi o precursori chimici di esplosivi. Se queste due misure di sicurezza dovessero mancare, dobbiamo fare di più per proteggere i nostri aerei ed evitare incidenti in volo.

Questo è esattamente il quadro della discussione che stiamo tenendo in merito a una preoccupazione manifestata in Parlamento e Consiglio, quella dei body scanner.

Come i parlamentari sanno, in tema di sicurezza aerea la Commissione ha la competenza per fissare obiettivi ed elaborare regolamenti. Tali argomenti sono dibattuti in sede di Consiglio formale e informale dei ministri dei trasporti. Vorrei però rammentare che la questione della sicurezza aerea è stata tema di una discussione nell’ambito del Consiglio informale dei ministri tenuto qualche settimana fa a Toledo.

In sede di Consiglio abbiamo concordato vari aspetti: in primo luogo, è corretto e appropriato che l’Unione europea abbia una posizione comune sui body scanner e, più generalmente, su tutti i meccanismi di protezione dei nostri aeroporti; non ha senso che alcuni aeroporti siano meno protetti di altri, perché ciò significa essenzialmente che siamo tutti meno protetti. Pertanto, saremmo lieti se l’Unione europea potesse pervenire a un accordo e adottare una posizione comune in questa discussione.

In secondo luogo, in merito a una questione più complessa e delicata, per la quale occorre considerare diversi aspetti, è necessario innanzi tutto appurare effettivamente quanto efficace sia questo tipo di body scanner nell’impedire che terroristi si imbarchino a bordo di aerei con esplosivi o precursori chimici di esplosivi. In secondo luogo, dobbiamo appurare e valutare se tali scanner siano compatibili con il diritto alla privacy e all’intimità dei cittadini, elemento che preoccupa Consiglio, Commissione e Parlamento. In terzo luogo, dobbiamo accertare se vi possano essere rischi per la salute per coloro che passano attraverso la macchina prima dell’imbarco per voli di linea.

In merito a questi tre aspetti la Commissione sta lavorando su tre studi concernenti l’efficienza dei body scanner, il loro effetto sulla salute e la loro compatibilità con i diritti umani e le libertà fondamentali dei cittadini, studi che verranno messi a disposizione del Consiglio e del Parlamento in un prossimo futuro.

Per questo motivo, il Consiglio informale di Toledo ha convenuto di ricercare e fornire tali informazioni in maniera da poter tenere una discussione approfondita e, sperabilmente, giungere a una posizione unanime sul tema, che sarebbe estremamente auspicabile.

Una volta pervenuti a tale posizione comune, terremmo pienamente conto della risoluzione adottata dal Parlamento il 23 ottobre 2008, dopo una discussione sui body scanner. Durante il dibattito abbiamo discusso della necessità di valutare l’impatto sui diritti umani, i rischi per la salute e l’impatto economico, nonché la necessità di consultare il garante europeo della protezione dei dati. Tali considerazioni devono essere tenute presenti nella nostra prossima discussione.

Rinnovo i miei ringraziamenti all’Aula per l’opportunità di dibattere tali argomenti e i miei ringraziamenti al Parlamento per la sua flessibilità in merito ai tempi della discussione.

 
  
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  Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, siamo qui per presentare una visione combinata di alcuni aspetti della lotta al terrorismo. La mia priorità in quanto commissario responsabile dei trasporti è sicuramente la sicurezza dei passeggeri in tutti i sensi, una priorità fondamentale per la nostra politica comune dei trasporti, che è sempre stata estremamente importante.

Il tentato attacco terroristico al volo Northwest Airlines 253 per Detroit il 25 dicembre ha confermato nuovamente la realtà della minaccia posta all’aviazione civile. Vorrei sottolineare che il 25 dicembre le norme comunitarie esistenti in materia di sicurezza aerea sono state attuate correttamente presso l’aeroporto Schiphol di Amsterdam.

L’incidente ha dimostrato in primo luogo il fallimento dell’intelligence, un fallimento della capacità di sintesi logica. L’aviazione resta un bersaglio per i terroristi. Non possiamo ignorare questo dato di fatto. La sicurezza aerea deve dunque essere garantita con tutti i mezzi appropriati nel totale rispetto dei diritti fondamentali.

Il pubblico viaggiante, i mezzi di comunicazione e gli operatori del settore aereo ci chiedono tutti legittimamente se gli attuali meccanismi di sicurezza siano sufficienti o vadano intrapresi ulteriori interventi. In proposito, le nuove tecnologie di screening, i cosiddetti body scanner, oggi vengono discusse ovunque.

In merito all’uso dei body scanner negli aeroporti, gli esperti di sicurezza aerea sono del parere che queste macchine abbiano una capacità di rilevamento superiore rispetto alle attuali apparecchiature di screening. Alcuni pensano addirittura che siano notevolmente migliori. Altri ritengono che non rappresentino un reale passo in avanti, ma l’entità del valore aggiunto che tali macchine potrebbero offrire alla sicurezza degli aeroporti e quali conseguenze comportino per la salute e la privacy oggi non sono ancora perfettamente chiare.

Come ha osservato precedentemente il Parlamento nel 2008, l’uso delle tecnologie di imaging del corpo solleva una serie di interrogativi, segnatamente rispetto alla privacy, alla protezione dei dati e alla salute. In aprile intendo sottoporre alla vostra attenzione una relazione sulle tecnologie di imaging e il loro uso negli aeroporti comunitari, relazione che affronterà le questioni sollevate nella risoluzione del Parlamento europeo del 2008.

Tali aspetti vanno esaminati con grande serietà, così come dobbiamo stabilire se tali preoccupazioni siano affrontabili meglio a livello nazionale o europeo. A mio parere, un quadro comunitario sarebbe più opportuno. Lo dico alla luce della nostra esperienza di un approccio comune dagli avvenimenti dell’11 settembre, pensando anche all’efficienza del mercato unico per l’aviazione. Un quadro comunitario garantisce norme uniformi sia per quanto concerne la sicurezza sia per quanto attiene al rispetto dei diritti individuali.

Vorrei infine sottolineare che la sicurezza degli aeroporti è una questione che va ben oltre l’introduzione di una nuova tecnologia di screening. Per combattere il terrorismo che sceglie come bersaglio l’aviazione civile, ci occorre un’ampia varietà di misure abbinate e coordinate: intelligence, profiling, vari metodi di ricerca e cooperazione internazionale. Come ha detto poc’anzi il ministro, i terroristi evolvono. Anche noi dobbiamo evolvere e i body scanner sono soltanto un elemento di tale ventaglio di strumenti.

Nell’attesa di udire i vostri punti di vista, vi ringrazio per l’attenzione.

 
  
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  Cecilia Malmström, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, questo è il nuovo duplice approccio della Commissione. Come ha dimostrato il precedente dibattito, adesso che abbiamo il trattato di Lisbona, il lavoro a livello comunitario entra ora in una nuova fase. Sono molto lieta e onorata della possibilità offertami di collaborare con voi nella lotta al terrorismo e su altri temi legati alla sicurezza. Lo faremo ovviamente rispettando appieno il principio che sono gli Stati membri ad avere la responsabilità finale di tutto il lavoro operativo e di intelligence in tale ambito.

Vorrei ricordarvi, alcuni di voi erano presenti alla mia audizione qualche settimana fa, che ho promesso che avrei proceduto a una valutazione di tutte le politiche anti-terrorismo. Come primo passo, ho chiesto ai miei servizi di predisporre una panoramica e una valutazione di tutto ciò che è stato sinora conseguito. Questo costituirà la base sulla quale deciderò come procedere. Dobbiamo valutare e comprendere pienamente ciò di cui disponiamo, i suoi effetti, le sue eventuali lacune e le possibili sovrapposizioni per poter proporre nuove misure maggiormente ponderate. Confido nella possibilità di potervi presto sottoporre tale valutazione in maniera da poterne discutere con il Parlamento.

Questa valutazione dello stato di fatto non significa che non sia pienamente consapevole della circostanza che la minaccia del terrorismo non si è affatto attenuata. Come ha detto il collega Kallas e ha rammentato la presidenza del Consiglio, sappiamo che il terrorismo rappresenta ancora una delle massime minacce ai nostri valori e alle nostre democrazie. Il volo di Denver l’ha dimostrato molto di recente.

Statistiche di Europol ci indicano che nel 2008 gli Stati membri dell’Unione europea hanno segnalato in totale 515 attacchi terroristici falliti o portati a segno in Europa; 359 individui sono stati processati con accuse di terrorismo in un totale di 187 procedimenti; il 50 per cento di essi erano associati ad al-Qaeda o al terrorismo islamico e il 39 per cento al terrorismo separatista, le attività dell’ETA in Spagna. Sappiamo anche che nel 2008 abbiamo avuto i tragici eventi e il terribile attacco dinamitardo a Mumbai rivolto anche contro cittadini europei, tra i quali membri di questa Camera. Tali eventi e le cifre di Europol parlano chiaro: il terrorismo esiste ancora ed è importante non abbassare la guardia garantendo che nella lotta al terrorismo siano dispiegati tutti gli strumenti disponibili, sempre ovviamente nel pieno rispetto dei diritti fondamentali.

Passando in rassegna gli elementi di cui oggi disponiamo, vi è la strategia anti-terrorismo comunitaria, sviluppata dopo gli attacchi di Madrid e Londra, che sottolinea l’impegno dell’Unione nella lotta al terrorismo a livello mondiale nel rispetto dei diritti umani per rendere l’Europa più sicura, consentendo ai suoi cittadini di vivere in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, impegno che naturalmente è sempre valido.

Non vi può essere libertà senza sicurezza né sicurezza senza libertà. Per questo il rispetto dei diritti fondamentali nella lotta al terrorismo non è soltanto un prerequisito di qualsiasi società democratica, bensì anche una necessità per garantire che le nostre politiche restino credibili, legittime e sostenibili. Perciò la Commissione proporrà soltanto misure che continuino a essere vagliate alla luce del diritto comunitario, specialmente per quel che riguarda i diritti fondamentali e una rigorosa valutazione di impatto, compreso l’impatto sui dati personali e gli individui.

Il terrorismo è, come sappiamo, un fenomeno globale ed è per questo che continueremo a cooperare con i nostri alleati, i partner e le organizzazioni internazionali in tutto il mondo.

Quanto alla dimensione interna della lotta e della prevenzione del terrorismo, la nostra strategia anti-terrorismo prevede alcuni obiettivi fondamentali per quel che riguarda il contributo che l’Unione può dare alla lotta al terrorismo, obiettivi che condivido totalmente, in particolare la necessità di arrestare la violenza radicalizzazione, proteggere la nostra infrastruttura critica, sostenere le vittime, migliorare lo scambio di informazioni tra autorità nazionali e cooperare con tutti gli interlocutori appropriati. Dobbiamo reagire alle minacce non convenzionali e migliorare l’identificazione delle minacce. Dobbiamo privare i terroristi delle risorse finanziarie e investire maggiormente nella ricerca e nello sviluppo tecnologico.

Lo sviluppo di tali politiche è stato, come è ovvio, fortemente sostenuto dalla Commissione europea in cooperazione con gli Stati membri. Lo scorso hanno la Commissione ha offerto un notevole apporto al ravvicinamento dei quadri giuridici degli Stati membri in tale ambito. Abbiamo, per esempio, il mandato di arresto europeo, che ha creato un’interpretazione comune a livello europeo del reato terroristico e ha agevolato le procedure di estradizione negli Stati membri dell’Unione. Abbiamo altresì intrapreso importanti attività per contrastare l’abuso terroristico di Internet, affrontando le condizioni che conducono alla radicalizzazione terroristica, avviando un programma europeo per la protezione dell’infrastruttura critica e limitando l’accesso da parte dei terroristi ai mezzi di cui hanno bisogno per compiere i loro atti, ossia fondi ed esplosivi.

Il piano di azione comunitario per migliorare la sicurezza degli esplosivi prevede importanti misure per innalzare la soglia per i terroristi che intendono usare esplosivi per un attacco. Proporrei un quadro legislativo per affrontare i pericoli associati ai precursori utilizzabili per fabbricare ordigni esplosivi improvvisati. Lo farò nel corso dell’anno.

Possiamo inoltre contare sul piano di azione CBRN proposto dalla Commissione lo scorso giugno e adottato dal Consiglio, piano che consta di 130 misure. La Commissione ha previsto uno stanziamento massimo di 100 milioni di euro che potrebbero essere erogati nel quadro dei suoi programmi finanziari esistenti per agevolarne l’attuazione.

Confermo il mio pieno impegno per garantire che, negli anni a venire, la Commissione europea continui a sviluppare il suo ruolo di facilitatore e catalizzatore per la cooperazione, le reti di esperti, lo scambio di buone prassi, l’accorpamento di risorse, il miglioramento della ricerca e lo sviluppo di approcci comuni alle sfide transnazionali. Dobbiamo inoltre rivedere il modo in cui ci serviamo delle nostre risorse finanziarie e potremmo farlo creando un fondo per la sicurezza interno, previsto peraltro dal programma di Stoccolma.

Su vasta scala, lo scambio internazionale di informazioni con la raccolta e la conservazione di dati concernenti migliaia di cittadini deve contemplare, come è emerso chiaramente dall’ultimo dibattito avuto, standard estremamente elevati in materia di protezione dei dati per evitare abusi e trattamenti impropri. Dobbiamo inoltre fare in modo, come ha detto il commissario Kallas, di giungere a una sintesi logica appropriata. Insieme alla collega Reding presenterò in un prossimo futuro un regime combinato per la protezione dei dati che abbraccerà anche la cooperazione giudiziaria e di polizia.

Tutto questo sarà considerato nella valutazione e rientrerà nel quadro della strategia in materia di sicurezza interna che vi sottoporremo a breve.

Infine, vorrei concludere sottolineando che a lungo termine potremo avere successo nella lotta al terrorismo soltanto se continueremo a essere capaci di comunicare i nostri valori e restare rispettosi dei diritti fondamentali. Dobbiamo evitare che le nostre politiche siano percepite come ambigue o basate su doppi standard. Possiamo difendere la nostra superiorità morale ed evitare l’alienazione dalle nostre società e dal nostro stile di vita soltanto se restiamo fedeli ai nostri valori di democrazia e Stato di diritto.

 
  
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  Presidente. – Lei ci ha aperto una prospettiva piena di speranze. Forse un giorno avremo lei, il commissario Kallas e la signora commissario Reding a rappresentare contemporaneamente la Commissione.

 
  
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  Manfred Weber, a nome del gruppo PPE. – (DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signori Commissari, sono lieto che oggi non soltanto si parli di SWIFT e body scanner, ma si tenga anche una discussione generale sulla guerra al terrore, perché questo è un tema che ci interessa tutti. Guardando al passato ci corre l’obbligo di dire che il terrorismo costituisce una minaccia reale per gli europei. Stiamo intraprendendo interventi positivi e vorrei estendere i miei sinceri ringraziamenti alle autorità pubbliche. I responsabili della sicurezza hanno svolto negli ultimi anni un buon lavoro. Ringrazio inoltre i nostri partner.

Ora però dobbiamo guardare al futuro. Che cosa ci aspetta nei prossimi anni? In merito ho tre richieste o proposte specifiche. La prima riguarda la cooperazione tra autorità in Europa. Ogni documento giunge con un titolo che sottolinea l’importanza della collaborazione e dell’intensificazione della nostra cooperazione. Parole meravigliose! Tuttavia, nulla è accaduto nella pratica. Ancora una volta niente è successo a Toledo per quanto concerne la cooperazione pratica. Non manca l’azione, come ha dimostrato chiaramente Detroit. Manca invece la cooperazione tra autorità. Qui sta il problema. Chiederei pertanto al Consiglio di assolvere infine il suo compito in tale ambito ed esortare la Commissione a formulare alcune proposte appropriate.

Il mio secondo commento riguarda il fatto che dovremmo vagliare la nostra legislazione esistente per quel che riguarda la raccolta di dati, per esempio dati dei cellulari, nel quadro della conservazione dei dati. Per questo in tale valutazione avete il sostegno del gruppo PPE. Trascorsi alcuni anni, è importante verificarla.

In terzo luogo, abbiamo appena tenuto una discussione su SWIFT. Vorrei domandare alla Camera perché la nostra collaborazione con gli Stati Uniti deve essere organizzata in questo modo. Orbene, deve essere organizzata in questo modo perché noi europei non siamo in grado di valutare da soli i dati. Si pone dunque la questione se abbiamo realmente fiducia nella nostra capacità di procedere a una valutazione autonoma, altro spunto di riflessione per il futuro.

 
  
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  Saïd El Khadraoui, a nome del gruppo S&D. – (NL) Signor Presidente, nel breve tempo concessomi, a nome del gruppo S&D vorrei stabilire tre condizioni basilari importanti che reputiamo essenziali per la valutazione della questione della potenziale introduzione dei body scanner, di recente promossi come la panacea di tutti i mali.

In primo luogo, dobbiamo assumere un approccio europeo coordinato e armonizzato, per cui occorrono norme europee, altrimenti il problema della sicurezza verrà semplicemente spostato altrove creando caos, aspetto al quale il presidente in carica del Consiglio ha fatto riferimento. Vorrei tuttavia rammentare alla presidenza spagnola che diversi membri del Consiglio nel contempo hanno adottato un approccio individuale e chiedo che ciò venga esplicitamente denunciato.

In secondo luogo, abbiamo bisogno di un approccio globale alla sicurezza e alla lotta al terrorismo, il che significa che dobbiamo evitare di trarre conclusioni affrettate e smetterla con la politica degli annunci, perché la potenziale introduzione dei body scanner non può essere considerata avulsa dal più ampio contesto di altre misure esistenti o potenziali; dobbiamo invece inserirla chiaramente nel quadro di altri aspetti, come la sanità pubblica e le implicazioni di bilancio.

Il terzo aspetto è che dobbiamo anche smetterla di dare l’impressione che questi body scanner possano garantire la sicurezza al 100 per cento. Saprete, per esempio, che queste apparecchiature sono in grado di individuare esplosivi localizzati sul corpo, ma non al suo interno.

Concludendo, signor Presidente, direi anche che sono favorevole all’approccio della Commissione, che consiste nel condurre prove prima di formulare una proposta.

 
  
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  Gesine Meissner, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, il presidente in carica del Consiglio ha detto giustamente che al momento non abbiamo un sistema sicuro per i viaggi aerei. Ci occorre maggiore sicurezza in tale ambito. Gli avvenimenti di Detroit e Monaco hanno dimostrato che vi sono lacune a livello di sicurezza. Per questo motivo si stanno introducendo precipitosamente i body scanner come se fossero la panacea di tutti i mali. Sono infatti già in uso negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi e in altri paesi.

Ciò induce tuttavia a chiedersi se i body scanner realmente rendano i viaggi aerei più sicuri. E’ una delle domande fondamentali alle quali dobbiamo rispondere. I body scanner pongono di fatto tutta una serie di interrogativi. Quale tipo di tecnologia si utilizza? Quale tipo di radiazioni emettono? Possono arrecare danno alla salute? Che cosa permettono di vedere? Si vedono soltanto punti verdi o rossi, oppure viene effettuata la scansione dell’intero corpo? Infine, siamo in grado di garantire la protezione dei dati? Visto che gli scanner sono inoltre costosi, se dobbiamo installarli, chi li pagherà?

Sono molte le domande alle quali occorre dare risposta e lo stiamo facendo. Anche voi volete farlo e presentarci una soluzione. Qualunque cosa accada, abbiamo bisogno di una soluzione che valga per l’intera Europa. Dobbiamo altresì tener conto di Tel Aviv e della possibilità di usare un altro metodo. Dobbiamo ricercare i dinamitardi, non le bombe. Non possiamo pertanto adottare tale metodo indiscriminatamente perché implica discriminazione; dobbiamo invece sondare tutte le possibilità, proteggendo nel contempo i nostri diritti fondamentali.

 
  
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  Judith Sargentini, a nome del gruppo Verts/ALE. – (NL) Signor Presidente, quale tempo fa il Parlamento ha stabilito le condizioni alle quali i body scanner devono attenersi se vanno introdotti. Tali specifiche riguardavano la privacy, la protezione dei dati, la dignità umana, la salute e la libertà di scelta.

Esistono tecnologie che rispettano tutti questi requisiti, il che significa che raggi X, radiografie e immagini nude vanno considerate superate, e in quest’ambito adesso ci stiamo movendo nella direzione sbagliata. All’aeroporto di Heathrow a Londra queste apparecchiature vengono usate senza l’elemento della libertà di scelta. In Italia si stanno introducendo nuovi dispositivi. Il ministro della giustizia olandese chiede che tali apparecchiature siano introdotte in tutti gli aeroporti europei, non soltanto per i voli diretti negli Stati Uniti, ma per tutti i voli.

Se persistiamo sempre nello stesso vecchio dibattito sulla tecnologia, continueremo a evitare di porci la vera domanda, quella seria, ossia che cosa effettivamente aiuta ed è questa la società che vogliamo vedere? Concordo con il collega del gruppo S&D che ha posto di fatto tali interrogativi. Dobbiamo valutare in quale tipo di Europa vogliamo vivere perché la sicurezza assoluta non esiste.

 
  
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  Peter van Dalen, a nome del gruppo ECR. – (NL) Signor Presidente, l’ultima generazione di scanner soddisfa i requisiti stabiliti dal Parlamento. Il personale addetto alla sicurezza vede immagini dei contorni umani con macchie che mostrano la posizione di liquidi, armi o altri oggetti vietati presenti sul corpo. Se si individuano tali macchie, i passeggeri in questione vengono perquisiti separatamente sul posto.

Gli ultimi scanner non producono alcun effetto sulla salute. Le radiazioni che generano sono inferiori a quelle di un telefono cellulare. Inoltre, tali scanner sono anche semplici da utilizzare. Le attese al controllo di sicurezza saranno più brevi, perché ogni ora si potranno verificare più passeggeri, il che comporterà peraltro una differenza di costi per i viaggiatori aerei.

Tuttavia, signor Presidente, anche gli scanner più avanzati restano sempre strumenti di sicurezza integrativi. Il profiling e un valido scambio di informazioni sono anch’essi indispensabili. Per quanto mi riguarda, possiamo passare immediatamente all’uso di tali dispositivi come strumenti di supporto.

 
  
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  Rui Tavares, a nome del gruppo GUE/NGL. – (PT) Signor Presidente, qualche giorno fa ho ricevuto una mail da un rappresentante di una lobby che vende body scanner. Nel messaggio si parlava di “era post-Detroit”. Nessuna sorpresa. Ogni macchina costa 250 000 euro. Si può fare una fortuna vendendo body scanner, ma leggendo la mail e pensando all’era post-Detroit, dopo un tentativo dilettantistico compiuto da un terrorista ridotto all’impotenza da altri passeggeri sull’aereo, mi chiedo se questo attacco realmente meritasse che gli si intestasse addirittura un periodo storico.

Secondo me no, a meno che non la si voglia definire l’era della sfrontatezza totale. Non tutto può fungere da pretesto per aumentare i livelli di intrusione nella vita privata del pubblico. I cittadini europei hanno anche bisogno di sapere che noi in Parlamento abbiamo una responsabilità. Sicuramente dobbiamo indagare il fenomeno terroristico. E’ vero che la polizia ha sempre bisogno di più dati, come gli aeroporti, ma è anche importante basare la ricerca su ipotesi chiare, e vi sono molte ipotesi formulate da Consiglio e Commissione che, mi dispiace dirlo, non sono corrette.

L’idea che la minaccia terroristica non si sia attenuata è discutibile e dovrebbe essere discussa in questa sede. Il concetto che il terrorismo stia evolvendo e dovremmo evolvere anche noi è incontrovertibile, ma la prima cosa è fare bene il nostro lavoro perché l’attacco di Detroit, o meglio il tentato attacco, avrebbe potuto essere prevenuto con estrema facilità. Ora ci troviamo a parlare di database e pratiche di polizia del futuro.

Quando scopriremo che i terroristi possono ingerire i materiali per costruire le bombe, inizieremo a praticare endoscopie negli aeroporti? E’ così che finiremo? Arriva un momento in cui il Parlamento deve sedersi e discutere la questione approfonditamente, nel rispetto dei diritti del pubblico.

 
  
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  Rolandas Paksas, a nome del gruppo EFD. – (LT) Signor Presidente, il Parlamento europeo deve adoperarsi al massimo per garantire che le agenzie di intelligence non sfruttino al guerra al terrore per giustificare tortura, carceri segrete o anche un colpo di Stato laddove incontrano resistenza.

Signor Presidente, vorrei citare la prova che l’ambasciatore britannico in Uzbekistan, Craig Murray, ha fornito alla commissione temporanea del Parlamento europeo: “Ho visto prove di molti casi di tortura in Uzbekistan. Ho letto un dossier di un detenuto morto durante un interrogatorio a causa di un annegamento simulato in acqua bollente”. Sempre fornendo prove, un altro funzionario, Sir Michael Wood, ha affermato che “ottenere informazioni sotto tortura non è illegale secondo la convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite, a condizione che non siamo noi a infliggerla”.

I diritti umani potrebbero essere più derisi?

Signor Presidente, mi rivolgo a lei affinché riapra l’inchiesta parlamentare e riconvochi la commissione straordinaria sulla consegna straordinaria e la detenzione di prigionieri della CIA in Europa.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, dobbiamo vigilare affinché un dibattito sul terrorismo non si riduca a una discussione sui body scanner e la protezione dei dati. Colpisce che nella loro dichiarazione Consiglio e Commissione non abbiano citato l’islamismo radicale che ancora è terreno fertile e semenzaio per il terrorismo internazionale. Poiché non ci è più permesso vedere la verità a causa della correttezza politica, ogni approccio è votato al fallimento ancora prima di essere intrapreso.

La Commissione e il Parlamento pongono l’accento sul rispetto dei diritti civili, il che è giusto e necessario, ma il rischio è che ci perdiamo nel formalismo, ed è ciò che abbiamo visto nella discussione sul programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi. Alcuni ambienti sono colpevoli di aver aizzato il sentimento pubblico contro qualunque possibile approccio per affrontare il terrorismo e non è questo il modo di servire i cittadini europei.

 
  
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  Werner Kuhn (PPE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il gruppo PPE la guerra al terrore è la sfida più importante del XXI secolo, una sfida che stiamo raccogliendo a livello sia tecnico sia parlamentare.

In sede di commissione per i trasporti e il turismo, non abbiamo soltanto attuato regolamenti riguardanti il divieto di trasporto di liquidi nel bagaglio a mano, ma stiamo anche analizzando attentamente la questione dei body scanner. Vorrei dire innanzi tutto una cosa. Al momento non abbiamo la sicurezza assoluta, come si è sottolineato in molti interventi che mi hanno preceduto, né l’avremo in futuro. Possiamo tuttavia sviluppare tecniche naturali che ci consentano di avvicinarci asintoticamente alla sicurezza totale.

Dobbiamo tener conto di alcune norme fondamentali, sia all’esterno sia all’interno del Parlamento. Tutti i gruppi sono già concordi nell’affermare che l’impatto sulla salute dei passeggeri dovrebbe essere il minore possibile. E’ dunque necessario introdurre body scanner avanzati che funzionino secondo un principio specifico. Naturalmente è evidente che i diritti personali vanno protetti. Inoltre non dobbiamo fare riferimento soltanto ai body scanner che effettuano la scansione del corpo nudo nel momento in cui forniamo esempi del tipo di screening da impiegare.

In commissione per i trasporti e il turismo abbiamo convenuto con la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni che la Commissione ci sottoporrà una proposta per una normativa sui body scanner entro la fine di marzo o l’inizio di aprile, in ogni caso prima della pausa estiva. Sono vari i fattori da prendere in considerazione in tale ambito, tra cui una cooperazione coerente tra la commissione per i trasporti e il turismo, che sta assumendo il ruolo di guida, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, l’affidabilità delle apparecchiature, la certificazione europea e la definizione delle medesime condizioni in tutta Europa, in maniera da poter garantire che vi sia sicurezza nell’intero continente.

 
  
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  Claude Moraes (S&D).(EN) Signor Presidente, lei ha detto che vi sono in tale ambito tre commissari responsabili. Ne siamo lieti. Vorrei citare l’unico non presente. La scorsa settimana la signora commissario Reding ha affermato che ciò che sappiamo è che i body scanner possono avere un notevole potenziale di intrusione nella privacy, per cui dobbiamo valutarne attentamente l’impatto.

Questo è proprio il tipo di dichiarazione che dovremmo formulare in questa fase iniziale. Noi del gruppo S&D riteniamo che la tecnologia possa combattere il terrorismo, e la signora commissario Malmström giustamente l’ha inserita in un quadro giuridico potenziale più ampio che ci ha descritto.

Si tratta di una lotta seria. Sono stato fermato molte volte negli aeroporti. Se la tecnologia fosse in grado di farmi superare i controlli senza essere scambiato per altri, sarebbe un risultato straordinario, ma per i tanti elettori che rappresento nella mia circoscrizione che sono maltrattati ai controlli di sicurezza o discriminati, ciò che occorre è sicurezza, che avremo dalla commissione per i trasporti grazie a questo valido approccio comune, ma anche protezione delle loro libertà civili dagli effetti del terrorismo in maniera che non vi siano anelli deboli in alcun aeroporto. Gli Stati membri che hanno intrapreso questa via dovrebbero sapere che è indispensabile un approccio paneuropeo, un approccio efficace e sicuro.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signor Presidente, vorrei parlare del rispetto dello Stato di diritto da parte dei servizi di intelligence. Una sentenza pronunciata in data odierna dalla corte di appello britannica ha vanificato il tentativo di segretezza del governo britannico, confermando, come il Parlamento ha detto tre anni fa, la sconvolgente verità che i servizi segreti britannici erano collusi nella tortura di Binyan Mohamed, residente in Gran Bretagna, vittima di una consegna.

Che cosa ne pensa il Consiglio di questa clamorosa violazione dell’articolo 6 del trattato dell’Unione e della convenzione contro la tortura? Nel 2006 ho guidato la delegazione parlamentare della nostra commissione temporanea per la consegna straordinaria e la tortura a Londra. L’allora segretario della difesa britannico, Geoffrey Hoon, aveva sprecato metà della riunione rimproverandomi unicamente per il fatto di aver detto che stavamo indagando sulla complicità del Regno Unito. Deve a me, ma soprattutto al pubblico britannico ed europeo, delle scuse.

Ora devono verificarsi quattro cose nel Regno Unito: un’inchiesta indipendente approfondita sulla complicità del Regno Unito negli abusi della guerra al terrore durante gli anni in cui il governo laburista ha agito come leccapiedi di Bush; una rapida indagine di polizia e, se necessario, procedimenti per violazione della convenzione contro la tortura; la divulgazione delle istruzioni impartite agli ufficiali dell’intelligence britannici con indicazione se è stato detto loro di tacere dinanzi a casi di tortura; una totale assunzione di responsabilità nel confronti del parlamento, che per i servizi di intelligence nel Regno Unito non abbiamo.

 
  
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  Philip Bradbourn (ECR).(EN) Signor Presidente, tornando ai body scanner, rimango dell’idea che qualunque misura che aumenti la sicurezza per il pubblico viaggiante debba essere accolta con favore.

E’ però necessario che sia anche proporzionata e assicuri ai viaggiatori innocenti, la stragrande maggioranza, il rispetto che meritano. Dopo il tentativo di Natale di far esplodere un aereo negli Stati Uniti, abbiamo assistito a quella che equivale a un riflesso condizionato di imporre qualunque possibile mezzo per migliorare la sicurezza. In alcuni Stati membri, specialmente il mio, l’uso di tali macchine è obbligatorio senza che si possa ricorrere ad alcuna alternativa come una “perquisizione personale”, la cosiddetta tattica “no scan, no fly”.

Fondamentalmente mi oppongo a tale politica. Per quanto concerne la privacy, devo dire che la decisione del governo britannico di sovvertire le leggi sulla protezione dei minori per introdurre i body scanner è un vero e proprio scandalo. Dobbiamo analizzare il fatto che gli avvenimenti di Natale, i fatti che hanno riaperto l’odierno dibattito, non sono stati dovuti a una scarsa sicurezza negli aeroporti, bensì, per citare il presidente americano, a “un’incapacità del sistema di scambiare informazioni in maniera appropriata”.

Alcuni esperti hanno già detto che gli esplosivi usati non sarebbero stati rilevati da tali scanner.

Infine, devo ahimè dire che a mio giudizio ora ci occorre un’idonea tecnica di profiling dei passeggeri.

 
  
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  Mario Borghezio (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il terrorismo evolve continuamente e noi dovremmo stargli dietro, stare dietro alle trasformazioni.

Vi sono terroristi singoli, difficilmente individuabili, e noi stiamo qui a discutere sui diritti di privacy, se adottare o meno misure tecnologicamente più avanzate. Credo che, piuttosto, noi dovremmo star qui a preoccuparci di certe sentenze della Corte di giustizia di Lussemburgo, che aprono varchi al fronte unito dell’Occidente contro il terrorismo, a chiamarlo col suo nome – terrorismo islamico – e a stare molto attenti al buonismo giurisdizionale.

Il buonismo giurisdizionale non serve a niente, non porta lontano e ci indebolisce, invece, in quello che dovrebbe essere un fronte molto forte, perché c’è una minaccia persistente, oggi più grave nel momento in cui i terroristi sono così difficilmente individuabili. Altro che body scanner! Qui si infilano dappertutto, possono essere domani mattina sull’aereo che noi stiamo per prendere.

Se l’Europa prosegue nell’ipergarantismo, si apre un pericolosissimo varco nella sicurezza interna dei nostri paesi e di questo si dovrebbe preoccupare il Commissario, che invece ho visto generico e vile nel non chiamare col suo nome il terrorismo islamico e il pericolo da esso rappresentato.

 
  
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  Martin Ehrenhauser (NI).(DE) Signor Presidente, in tutto il mondo 1 200 persone sono morte a causa di attacchi terroristici nel 2000. Oggi anni dopo, nel 2008, siamo arrivati a 16 000 vittime. A titolo comparativo, 6 000 persone muoiono di AIDS ogni giorno.

Che cosa ci dicono questi dati? In primo luogo, il terrorismo genera isteria, che sfocia in una limitazione irragionevole dei diritti dei cittadini, come nel caso dei body scanner o dell’attuale accordo SWIFT. In secondo luogo, la guerra al terrore è fallita. L’unico suo risultato è stato aggravare il problema. In merito alla questione della cooperazione tra servizi di sicurezza nell’Unione europea, vorrei aggiungere che il Parlamento ha urgentemente bisogno di diritti democratici di controllo in tale ambito, come è norma in ogni Stato membro democratico. Vorrei inoltre raccomandare che la Commissione appoggi l’introduzione di un’interfaccia utente standardizzata comune (CSUI). Dobbiamo promuovere lo sviluppo di tale interfaccia, che deve essere finanziato dalla Commissione.

 
  
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  Teresa Jiménez-Becerril Barrio (PPE).(ES) Signor Presidente, affrontando un argomento serio come il terrorismo, non dovremmo aspettare che le cose accadano prima di agire. Dovremmo anticipare gli eventi, ma non lo facciamo. Purtroppo, cambiamo soltanto risposta a ogni attacco, come il fallito attacco di Detroit, che oggi ci obbliga a prendere decisioni per garantire la sicurezza del trasporto aereo.

Prendere una decisione in merito ai body scanner negli aeroporti è una responsabilità dalla quale non ci possiamo esimere, onorevoli colleghi. Non possiamo più aspettare perché i terroristi non aspettano.

Di conseguenza, la Commissione deve garantire quanto prima che la dignità e la privacy degli individui siano preservate e non vi siano effetti nocivi sulla salute.

Una volta ottenuta tale garanzia, dobbiamo adottare decisioni per l’Unione europea nel suo complesso. A quanti sono preoccupati della violazione dei nostri diritti fondamentali, replico che non vi è diritto superiore al diritto alla vita e coloro tra noi a cui sta a cuore la libertà sopra ogni altra cosa devono poter vivere in sicurezza per potersi sentire realmente liberi.

 
  
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  Juan Fernando López Aguilar (S&D).(ES) Signor Presidente, il terrorismo è una minaccia globale e affrontarla è una responsabilità che tutti condividiamo. Anche in proposito il trattato di Lisbona getta le basi per permetterci di sviluppare infine una politica anti-terrorismo comune nell’Unione europea.

Concordo pienamente con i commenti del presidente in carica del Consiglio e vorrei sottolineare alcuni elementi sui quali tale politica comune deve essere costruita.

Il primo è accelerare lo scambio di informazioni, specialmente in relazione agli sforzi profusi per prevenire gli attacchi terroristici e la ricerca dei meccanismi di finanziamento.

Il secondo è applicare tutti i progressi scientifici e tecnologici conseguiti per combattere il terrorismo, con il dovuto rispetto per i diritti fondamentali degli individui.

Il terzo è lavorare con i paesi terzi, specialmente Afghanistan, Pakistan e paesi del Corno d’Africa.

In quarto luogo, nella discussione sulla sicurezza aerea, garantire che i progressi tecnologici, segnatamente i body scanner, siano compatibili con la salute umana e la privacy e, soprattutto, non incidano sui tempi di trattamento negli aeroporti o il comfort dei passeggeri.

Vi sono tuttavia anche tre elementi istituzionali. Il primo è il COSI, il comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna. Il secondo è la dichiarazione sulle misure anti-terrorismo rilasciata in occasione dell’ultima riunione informale del Consiglio “giustizia e affari interni” (GAI) dell’Unione europea a Toledo. Il terzo è lo spazio di sicurezza transatlantico, che deve prevedere lo sviluppo di una stretta collaborazione con gli Stati Uniti per combattere tale minaccia comune.

 
  
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  Charles Goerens (ALDE).(FR) Signor Presidente, uno degli strumenti per prevenire il terrorismo è l’informazione. Anche in tal caso, le informazioni devono circolare. E’ veramente così oggi? Nulla è più incerto. I servizi di intelligence statunitensi tengono aggiornate le controparti europee? In ogni caso, per quanto concerne il presunto terrorista arrestato sul volo Amsterdam-Detroit, permangono ancora dubbi.

A parte tale incidente, occorre appurare se, parlando in termini generali, il sistema di scambio dei dati anti-terrorismo osservi realmente il principio della reciprocità. E’ urgentemente necessario un organo di vigilanza parlamentare in tale ambito.

Non vi è alcun bisogno infatti di chiedere al Parlamento di sostenere il trasferimento di un numero crescente di dati personali dei cittadini se, per contrasto, le autorità americane privano i nostri servizi dei dati anti-terrorismo essenziali. Ciò implica la creazione di una commissione di vigilanza a livello parlamentare.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo ammettere che quando parliamo di lotta al terrorismo, discutendo solo di intelligence e di tecnologia, ho sempre l’impressione che ci ostiniamo a esaminare la questione in modo inadeguato, come se volessimo curare una malattia concentrandoci solo sui suoi sintomi e non sulle sue cause.

Non è forse giunta l’ora di affrontare il problema del terrorismo mirando al cuore della questione, anziché limitarsi alla sua fenomenologia esteriore? Affrontare il cuore del problema significa, ad esempio, prendere coscienza che il terrorismo è anche la manifestazione diretta dell’incapacità o non volontà da parte dei gruppi etnici di integrarsi nel tessuto culturale europeo.

Mi chiedo e chiedo a questo Parlamento: vogliamo discutere di terrorismo? Allora abbia questo Parlamento il coraggio di affrontare politicamente un dibattito sul grado di integrazione dei musulmani in Europa e sulla propensione a condividere valori, diritti e libertà occidentali. A questo proposito ho presentato un’interrogazione alla Commissione sul velo integrale per stimolare questa Assemblea a confrontarsi apertamente sul tema. Pare che non vi sia volontà alcuna di affrontare l’argomento.

Mi chiedo e vi chiedo, onorevoli colleghi di tutti i gruppi politici: se non su questi argomenti, su quali altri dovrebbe pronunciarsi l’Agorà politica dei popoli d’Europa?

 
  
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  Diane Dodds (NI).(EN) Signor Presidente, in quanto rappresentante dell’Irlanda del nord, conosco fin troppo bene il terribile impatto del terrorismo sui civili innocenti: uccisioni e menomazioni inflitte a persone che stavano facendo compere di sabato in Shankhill Road a Belfast; giovani e anziani fatti saltare in aria a una cerimonia di commemorazione dei caduti delle guerre mondiali a Enniskillen, gesti perpetrati nel nome del repubblicanesimo irlandese. Qui parliamo di cooperazione delle forze di sicurezza. Alla luce dell’esperienza dell’Irlanda del nord, possiamo vedere che i loro contributi hanno consentito a molte persone di non perdere la vita, di questo non ho dubbio. Dobbiamo sostenere le nostre forze di sicurezza con le attrezzature di cui hanno bisogno per prevenire il terrorismo.

Coloro che oggi hanno contrapposto la sicurezza alla libertà di scelta e alla protezione dei dati devono riconsiderare la loro posizione. Credetemi, il terrorismo distrugge vite e annienta comunità. Ho persino udito affermare oggi in questa Camera che il terrorismo è isteria. Un totale nonsenso! Credetemi, quando un individuo armato cerca di falciare una vita, è una realtà fredda e letale, come i miei elettori sanno perfettamente.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE). – (PT) Signor Presidente, credo che tutti concordiamo sulla necessità di proteggere persone e cose e garantire la sicurezza del trasporto pubblico. Esistono preoccupazioni legittime in merito ai body scanner. Spero che tre di queste saranno fugate dagli studi che la Commissione sta svolgendo. Chiedo che tali studi vengano conclusi prontamente comunicandone i risultati al Parlamento. In primo luogo, i body scanner sono necessari ed effettivi? In secondo luogo, sono nocivi per la salute? In terzo luogo, violano la privacy e la dignità degli individui?

Vi sono tuttavia altre preoccupazioni. Inizialmente ci era stato detto che sarebbero stati facoltativi. Le persone avrebbero potuto scegliere se sottoporsi alla verifica con lo scanner o ricorrere al vecchio sistema della perquisizione personale. Sembra però che alcuni Stati membri stiano attuando obbligatoriamente il principio “no scan, no fly”.

Vorrei complimentarmi con la signora commissario Malmström per la valutazione accurata che discuterà con il Parlamento e sottolineare che abbiano la responsabilità di trovare soluzioni che promuovano la sicurezza senza compromettere i diritti degli individui.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE).(FR) Signor Presidente, noi tutti vogliamo combattere il terrorismo e la minaccia che esso rappresenta per le democrazie; credo che il nostro Parlamento sia concorde su questo punto. Sebbene l’adagio secondo cui chi è pronto a sacrificare un po’ di libertà per un po’ di sicurezza finisce per perdere entrambe mi paia assolutamente eccessivo, sono nondimeno persuasa che dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per trovare un equilibrio tra libertà e sicurezza perché queste è la base della democrazia e, senza tale equilibrio, i terroristi avranno vinto se riescono a terrorizzarci tutti.

Ho due domande in merito ai body scanner. A livello di sicurezza, questi scanner consentono oggi di garantire realmente condizioni di sicurezza? In termini di libertà, essendo membro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, mi chiedo se non vi sia un rischio per la salute e, ovviamente, un rischio per quanto concerne violazioni della privacy personale e, dunque, dei diritti, nonché uso di tali immagini. Attendiamo risolutamente il lavoro della Commissione in maniera da poter compiere progressi, e da poterli compiere come Unione europea, insieme, per garantire la nostra sicurezza in uno spazio democratico europeo.

 
  
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  Presidente. – Per mancanza di tempo, non posso accettare altri interventi con le procedure “cartellino blu” o “catch the eye”.

 
  
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  Gerard Batten (EFD).(EN) Signor Presidente, il terrorismo si definisce come l’uso della violenza e dell’intimidazione per conseguire scopi politici.

Coloro tra noi che credono nella pace, nella libertà e nella democrazia dovrebbero preoccuparsi del terrorismo perché funziona. Sinn Féin/IRA ora occupano posti di governo in Irlanda del nord. Hanno bombardato, sparato e ucciso per uscire vincitori alle urne.

Quali esempi migliori di terrorismo riuscito di quelli offerti dal comunismo in Russia, Europa orientale e Asia?

La Cina è ancora terrorizzata dal partito comunista cinese dopo 61 anni di potere. Non esiste esempio più eloquente di successo del terrorismo.

La Commissione europea che questo Parlamento ha votato ieri è anche composta da comunisti, ex apparatcik di regimi comunisti brutali dell’Europa orientale e loro compagni di viaggio. E, ovviamente, il presidente della Commissione europea Barroso è un ex maoista. Senza dubbio i futuri terroristi troveranno tutto questo estremamente incoraggiante.

 
  
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  Carlo Fidanza (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la sicurezza delle nostre società è un valore non negoziabile che dobbiamo perseguire con determinazione.

È di tutta evidenza che una maggiore efficacia dei controlli ai varchi di sicurezza si debba accompagnare a un più elevato livello di cooperazione tra i sistemi di intelligence e all’utilizzo di strumenti tecnologicamente avanzati. Bene hanno fatto i Ministri europei a non farsi trasportare dall’emotività e a concentrarsi su come implementare questo coordinamento.

Alcuni governi hanno legittimamente avviato la sperimentazione dei body scanner sulle tratte più sensibili. Per evitare però che si realizzi uno spazio europeo con standard non uniformi, è necessario ottenere quanto prima i risultati degli studi avviati. Bisogna certamente difendere i diritti della persona, ma senza demagogia.

Parliamo della salute, riaffermiamo il principio di precauzione, chiediamo chiarimenti sui possibili danni derivanti dall’esposizione a onde radio o a raggi X, ma non gridiamo alla violazione della privacy per immagini sbiadite di corpi senza volto e immediatamente cancellate, come se GPS, cellulari o telecamere non facessero già parte da molti anni della nostra vita.

Fino a quando le centrali del terrore internazionale non saranno state annientate, dovremo imparare a convivere con questi sacrifici, dando ai cittadini risposte ferme e soluzioni efficaci, con un unico limite: quello dell’integrità fisica della persona.

 
  
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  Presidente. – Onorevoli colleghi, passiamo quindi agli interventi secondo la procedura catch the eye. Elencherò ora i nomi. Dopo un minuto spegnerò il microfono. Non batterò il martelletto né vi inviterò a concludere. Vi prego di non fraintendermi.

Chiamerò gli oratori nell’ordine in cui hanno formulato richiesta:

Onorevole Zasada

Onorevole Iacolino

Onorevole Matula

Onorevole Leichtfried

Onorevole Enciu

Onorevole Flašíková Beňová

Onorevole Tannock

Onorevole Ernst

Onorevole Rivasi

e onorevole Mölzer.

Un minuto per ciascuno, nulla di più. Le mie scuse agli altri.

 
  
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  Artur Zasada (PPE).(PL) Signor Presidente, alla luce dell’odierno dibattito, l’uso dei body scanner agli aeroporti lascia ancora molte domande senza risposta. La sicurezza dei viaggiatori è ovviamente fondamentale, ma non dobbiamo dimenticare la necessità della proporzionalità nei metodi di protezione usati. L’impiego di questo tipo di apparecchiature, come dicevo, lascia ancora una serie di domande senza risposta. Quale effetto hanno gli scanner sulla salute dei passeggeri sottoposti a tale controllo? Come si garantirà la protezione delle immagini delle persone sottoposte a scansione? Non è meglio irrigidire il sistema esistente anziché spendere miliardi di euro per apparecchiature se si sa che tali apparecchiature non rilevano gli esplosivi nascosti all’interno del corpo umano? Dovremmo essere contro l’introduzione obbligatoria degli scanner negli aeroporti europei finché non abbiamo ottenuto risposta a queste domande.

Ho infine un commento. Ho l’impressione che abbiamo trovato una soluzione e ora siamo alla ricerca di un problema che tale soluzione possa risolvere. Può darsi che gli scanner siano una soluzione, ma sicuramente non risolvono il problema della sicurezza negli aeroporti.

 
  
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  Salvatore Iacolino (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo dire sostanzialmente questo: non c’è problema serio quanto può essere quello del diritto alla persona e alla tutela della privacy quando questo diritto non viene adeguatamente tutelato.

Se qualche settimana fa, proprio in questo Parlamento, noi abbiamo varato la risoluzione sul Programma di Stoccolma, è perché abbiamo previsto un bilanciamento fra esigenze diverse: quelle della libertà individuale, da una parte, quelle della privacy, dall’altra, e ancora quelle della sicurezza da un’altra parte ancora.

Se oggi noi ci preoccupiamo di fare in modo che l’Unione europea si faccia carico di questo problema comune, perché gli Stati membri sono andati avanti, è perché probabilmente una sfida importante, che è quella della protezione dei valichi, e non soltanto quella, potrebbe non essere concretamente assicurata.

Chiedo pertanto alla Presidenza spagnola e ai Commissari di farsi carico di una cooperazione basata appunto su una cooperazione rafforzata e su una civiltà dell’informazione.

 
  
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  Iosif Matula (PPE).(RO) Vorrei chiarire sin dall’inizio del mio intervento che in tutta questa discussione non soltanto stiamo confermando l’esistenza del rischio del terrorismo, ma stiamo anche ponendo in luce la necessità di essere un passo avanti nella lotta contro tale fenomeno.

Tuttavia, la discussione sull’introduzione dei body scanner negli aeroporti di tutti gli Stati membri dell’Unione europea ha ramificazioni più ampie. L’efficacia di tale misura è discutibile in ragione del fatto che tale tecnologia non è in grado di rilevare sostanze ingerite o esplosivi in polvere. Peraltro essa pone il problema della sicurezza per la salute dei passeggeri, specialmente quelli che passano spesso attraverso tali dispositivi di screening.

Non possiamo neanche ignorare la questione dei diritti fondamentali dei cittadini, il diritto alla privacy e alla dignità, visto che gli scanner forniscono un’immagine dettagliata del corpo umano. A mio parere, occorre svolgere studi indipendenti per stabilire non soltanto la sicurezza della tecnologia impiegata, ma anche l’efficacia…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Jörg Leichtfried (S&D).(DE) Signor Presidente, il principio unico che vale per la sicurezza del trasporto aereo è che la responsabilità dell’Unione è sempre maggiore. Non è più possibile per i singoli Stati membri fare quello che desiderano. Ciò vale in particolare per i body scanner. Abbiamo il principio univoco della sicurezza, il che significa che devono esistere regolamenti europei per i body scanner, oppure non vi devono essere né regolamenti né body scanner. L’alternativa è rappresentata dal principio che chiunque fa ciò che vuole e nessuno fa ciò che dovrebbe, ma tutti fanno qualcosa.

Se si deve introdurre una misura del genere, dobbiamo discutere chi la pagherà e come sarà finanziata, perché sia i scanner per i liquidi sia i body scanner sono costosissimi. Sono stato relatore sull’argomento e sarei lieto che il Consiglio gradualmente iniziasse a muoversi al riguardo perché è importare stabilire il principio che la sicurezza pubblica è un tema pubblico e deve essere finanziata almeno in parte con fondi pubblici.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D).(RO) Signor Presidente, vorrei richiamare l’attenzione della Commissione, del Consiglio e dei colleghi sugli effetti collaterali e il maggiore rischio di condizioni cancerogene e mutazioni genetiche a seguito dell’esposizione ripetuta a raggi gamma, X e T.

Gli effetti e i rischi dell’esposizione ai raggi X sono ben noti in medicina. L’esposizione ripetuta non è infatti consigliata. Il pubblico è meno consapevole degli effetti dei raggi terahertz. A parte il fatto che gli scanner a raggi T possono generare immagini tridimensionali accurate del corpo umano, contravvenendo al diritto alla privacy dell’individuo, l’esposizione ripetuta a questo tipo di raggi può indurre lesioni nelle catene di DNA e provocare successivamente la comparsa di anomalie genetiche.

Vorrei sottolineare che i rischi e le sofferenze a cui potremmo essere esposti se si utilizzassero su vasta scala i body scanner, unitamente all’incertezza in merito alla loro efficacia, non giustificano tale soluzione…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Signor Presidente, il terrorismo non ha valori né significati profondi. L’unico scopo del terrorismo è la morte, la morte di civili al minor costo possibile. Questa è forse la storia di vari dinamitardi suicidi. Triste è anche il fatto rispetto a tale scopo che il terrorismo ci ha indotti a introdurre varie misure incentrate sulla protezione della popolazione civile usando metodi che in qualche modo ne limitano i diritti.

Sarebbe dunque estremamente positivo se a un certo punto la Plenaria adottasse gli scanner e potessimo iniziare a pensare all’adozione di una normativa e all’armonizzazione nel campo della giustizia e degli affari interni perché soltanto l’adozione di nuove misure tecnologiche ci aiuterà realmente a combattere il terrorismo.

 
  
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  Charles Tannock (ECR).(EN) Signor Presidente, il recente annuncio dell’introduzione obbligatoria dei body scanner con tecnologia a raggi X a retrodiffusione presso gli aeroporti britannici da parte del primo ministro Gordon Brown è mio giudizio è oltraggioso.

Questa è la prima volta che si costringono i cittadini, tra cui bambini e donne in stato interessante, a esporsi a radiazioni ionizzanti, utilizzate peraltro diffusamente su esseri umani sani per ragioni non mediche.

I raggi X morbidi a bassa energia sono di fatto maggiormente assorbiti rispetto ai raggi cosmici a energia superiore a cui si è esposti volando e pertanto più pericolosi, non meno, per la cute e i tessuti molli. Inoltre, i raggi X utilizzati a fini medico-diagnostici assicurano all’utente, al paziente, la possibilità di schermarsi con il piombo le gonadi per ridurre la dose totale per la popolazione che causa danni al DNA e future mutazioni genetiche, cosa che con questi dispositivi non è possibile.

Come medico e viaggiatore che spesso utilizza mezzi aerei, respingo radicalmente questa drastica misura per motivi di salute, per non parlare della privacy e dell’inefficacia, e spero che l’Unione europea rifiuti tali misure obbligatorie a livello europeo. Penso invece che dovremmo adottare una tecnica di profiling dei passeggeri come ha fatto Israele.

 
  
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  Cornelia Ernst (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, è assolutamente incontrovertibile che i body scanner rappresentano una chiara intrusione nella privacy e un’interferenza con essa. Dobbiamo porci due domande. La prima riguarda la proporzionalità di tale misura: dobbiamo infatti chiederci se realmente ci aiuta a conseguire l’obiettivo della lotta al terrorismo. Al momento a tale domanda non sono state date risposte chiare. Per questo sono favorevole a quanto ha affermato la signora commissario Malmström in merito alla necessità di una valutazione di tutti i tipi di scanner. Vorrei che tale valutazione fosse conclusa prima di intraprendere ulteriori azioni.

La seconda domanda riguarda i rischi per la salute. Tutti in questa Camera e i membri che attualmente sono altrove dovremo passare attraverso i body scanner varie volte alla settimana. Io personalmente dovrei farlo perlomeno due volte. Si tratta di una misura a lungo termine e vorrei sapere in che misura danneggerà la mia salute. In tale ambito non sono state condotte valutazioni effettive. Vorrei affermare con chiarezza che non sono disposta a esporre il mio corpo ai body scanner finché tali valutazioni non saranno state compiute. Chiedo pertanto risposte chiare e non reazioni affrettate.

 
  
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  Michèle Rivasi (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, vorrei stabilire un nesso tra scanner, salute e terrorismo. Che cosa afferma la commissione interagenzie sulla radioprotezione che riunisce la Commissione europea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e l’Agenzia per l’energia nucleare? Afferma che bambini e donne in stato interessante non devono essere esposti a scansioni dell’intero corpo, anche se le dosi sono estremamente ridotte.

Dobbiamo infatti essere consapevoli che l’esposizione frequente a dosi basse di radiazioni può causare tumori e malformazioni. La mia domanda riguarda pertanto la giustificazione dei rischi. Vista l’esistenza di tecnologie alternative che consentono di conseguire gli stessi obiettivi, non occorre giustificare necessariamente tali scanner rispetto all’obiettivo dato e dobbiamo sapere…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, non dobbiamo dimenticare che la disinformazione e le decisioni inadeguate prese dai servizi segreti degli Stati Uniti hanno ripetutamente reso possibile che accadessero atti di terrorismo internazionale. Ciò nonostante, l’utilità delle varie misure anti-terrorismo non è mai stata chiamata in causa. Ogni attacco è in realtà seguito da ulteriori limitazioni delle libertà e dei diritti civili. Il Parlamento europeo si sta rendendo conto soltanto ora che i cittadini dell’Unione sono costretti a spogliarsi letteralmente e finanziariamente dinanzi agli Stati Uniti. Il cittadino trasparente sta diventando sempre più una realtà e tutto questo si basa su dati e informazioni dei servizi segreti, il cui ruolo e la cui affidabilità sono diventati fortemente controversi, non da ultimo dalle guerre in Afghanistan e Iraq.

Oltre ai dubbi sui benefici, la fattibilità e la compatibilità con i diritti personali dei body scanner, sembra notevolmente improbabile che possano dissuadere gli islamisti radicali dai loro intenti terroristici. Dobbiamo adottare misure coerenti per combattere il terrorismo islamico, ma dobbiamo porre un freno al fatto che i cittadini comunitari sono costantemente …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Alfredo Pérez Rubalcaba, presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione gli interventi sull’argomento di tutti i gruppi e i parlamentari. Abbiamo udito alcune posizioni estremamente interessanti e me ne compiaccio.

Vorrei rammentarvi, come ho fatto nel mio primo intervento, che sicuramente non sono a favore di discussioni su un tema complesso e delicato come la lotta al terrorismo dopo attacchi reali o presunti.

Ovviamente dobbiamo analizzare tali attacchi reali o presunti per capire che cosa non ha funzionato nei nostri sistemi di sicurezza, ma non vi è dubbio, come è stato più volte ribadito questo pomeriggio, che la politica anti-terrorismo debba essere una politica accuratamente ponderata, calma e deliberata, oltre che applicata in maniera proporzionata.

Se adottiamo misure destinate a compromettere i nostri principi, probabilmente stiamo commettendo un grave errore. Di conseguenza dobbiamo analizzare, per esempio, quanto è accaduto a Detroit per cercare di evitare errori, ma non dobbiamo rispondere con un riflesso condizionato dopo ogni attacco perché ciò probabilmente sfocerebbe nell’adozione di misure che, in alcuni casi, non avrebbero semplicemente senso.

L’Europa ha una strategia per la sua politica anti-terrorismo. Abbiamo una buona strategia per combattere il terrorismo nell’Unione europea, una strategia che negli ultimi anni si è dimostrata valida. Basta guardare alle azioni delle forze di sicurezza nei diversi paesi per rendersi conto della misura in cui, in molte occasioni, tali azioni si sono basate sull’applicazione della strategia comune che abbiamo introdotto alcuni anni fa.

Abbiamo una figura importante, un coordinatore anti-terrorismo, i cui interventi sono estremamente interessanti. Ancora una volta raccomanderei di analizzare dettagliatamente il suo ultimo intervento dinanzi al Parlamento perché ritengo che si tratti di un documento eccellente, che mette in luce la portata della nostra strategia. Recentemente peraltro, a differenza dei primi anni della sua applicazione in cui si è posta maggiormente l’enfasi sul rilevamento, abbiamo cercato di darle espressione concreta attraverso la prevenzione.

Come è ovvio, l’elemento più importante della lotta al terrorismo è la prevenzione, e intendo la prevenzione degli attacchi. Per questo stiamo concentrando i nostri sforzi comuni, come ho detto, sulla prevenzione ed è questo anche il motivo per il quale ci stiamo soffermando essenzialmente su aspetti quali la radicalizzazione, come ho sottolineato nel mio intervento, al pari della signora commissario. Siamo interessati ad analizzare le politiche attuate in ogni paese per prevenire la radicalizzazione, che è sicuramente alla radice di molti attacchi terroristici da noi subiti negli ultimi anni.

Analogamente ci interessa garantire il corretto scambio di informazioni, come è stato sottolineato in Parlamento in varie occasioni. La cosa importante è non trasmettere tutte le informazioni che si hanno, bensì quelle rilevanti per chi le riceve. Sono queste le informazioni da trasmettere. Lo scopo non è essere sommersi da informazioni, bensì disporre di strumenti di gestione delle informazioni che rendano lo scambio il più efficace possibile.

In tale ambito, nell’Unione europea vi sono stati di recente miglioramenti notevoli. Disponiamo di una strategia che, una volta attuata, migliorerà per esempio il funzionamento dei nostri sistemi di scambi. Quando parlo di scambio, mi riferisco a Europol, Eurojust, COSI, che alcuni membri hanno citato, e, da ultimo, allo scambio di informazioni in sé e al modo di renderlo più efficace.

Infine, sì, i controversi body scanner ora sono all’ordine del giorno e ritengo, come ho detto nel mio primo intervento e come hanno confermato anche i commissari, che si tratti di un argomento da affrontare. Idealmente dovremmo trovarci in condizioni di decidere su una soluzione comune a livello europeo. Come è ovvio, se così non fosse, ogni paese potrà attuare le proprie politiche e probabilmente, anche se dovessimo decidere una soluzione comune, potrebbero esservi alcuni paesi che decidono di procedere con le proprie politiche in base alle proprie leggi. Tuttavia, non vi sono molti dubbi quanto al fatto che una posizione comune in tale ambito sarebbe estremamente utile.

Per adottare una siffatta posizione e in linea con quanto da me affermato all’inizio di questo intervento, abbiamo bisogno di una discussione serena e deliberata che si concentri sui tre elementi attualmente allo studio della Commissione: in primo luogo, la validità degli scanner (loro efficacia, loro limiti e loro capacità di rispondere alle nostre aspettative); in secondo luogo, loro compatibilità con i diritti fondamentali e le libertà individuali; in terzo luogo, loro compatibilità con la salute dei cittadini che dovranno sottoporsi a tali verifiche.

Ritengo che siano questi i tre aspetti da esaminare. Una volta che le relazioni saranno disponibili, adotteremo una posizione comune, a mio giudizio indispensabile.

Signor Presidente, ancora una volta vorrei ribadire quanto ho apprezzato gli interventi che ho udito in Aula, interventi che reputo utilissimi per il lavoro del Consiglio.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signor Presidente, ho posto una domanda diretta al Consiglio e gradirei una risposta. Ho chiesto che cosa pensa il Consiglio della clamorosa violazione dell’articolo 6, la clausola sui diritti fondamentali, del trattato dell’Unione alla luce della sentenza della Corte di appello britannica che conferma che il Regno Unito si è reso colpevole...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, vi ringrazio moltissimo per il vostro contributo, ma devo dire che oggi non si discuteva una proposta per introdurre obbligatoriamente nuove macchine in tutti gli Stati membri e in tutti gli aeroporti. Non era questo l’oggetto della nostra discussione. Stiamo soltanto analizzando attentamente tali nuove tecnologie e dopo aprile torneremo dinanzi al Parlamento con una relazione sostanziale nella quale se ne esamineranno tutti gli aspetti.

Anch’io personalmente nutro alcuni dubbi, specialmente per quanto concerne l’efficacia e, come alcuni hanno sottolineato in questa sede, la proporzionalità dell’uso di tale nuova tecnologia, ma non dobbiamo respingerle senza ulteriori approfondimenti. Il terrorismo si sviluppa e anche noi dobbiamo avvalerci di tutti i progressi tecnologici per difendere i nostri cittadini e passeggeri. Non demonizziamo pertanto le nuove tecnologie. Insieme ai colleghi Malmström e Reding, proporremmo un approccio comune europeo con tutti i requisiti necessari per quanto concerne tutti gli aspetti e le questioni di ordine tecnologico, giuridico e legati ai diritti fondamentali e alla privacy. Sicuramente proporremo un approccio comune europeo, un approccio in merito al quale ritengo vi sia un’interpretazione consensuale e che mi pare venga privilegiato in sede parlamentare, come anche a livello di parecchi Stati membri.

Questo è ciò che faremo in un prossimo futuro. Torneremo dinanzi al Parlamento con una relazione e allora proseguiremo la discussione. Credetemi, non stiamo affatto complottando per introdurre nuove macchine seduta stante; non esistono soluzioni tecnologiche a prova di bomba o che garantiscano la sicurezza al 100 per cento, e la sicurezza aerea è un ambito particolarmente complesso nel quale abbiamo bisogno di un’ampia serie di misure combinate, oltre che di una cooperazione internazionale estremamente solida.

Dopo questa relazione, formuleremo proposte concrete e suggeriremo sicuramente un approccio comune europeo sui possibili standard e requisiti nel caso in cui gli Stati membri dovessero optare per l’introduzione o l’uso di nuove tecnologie di screening.

 
  
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  Cecilia Malmström, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, è stato effettivamente un dibattito molto importante. Le misure anti-terrorismo rappresentano uno strumento fondamentale per combattere il fenomeno. Abbiamo vissuto esperienze dolorose nell’Unione europea in merito agli effetti del terrorismo e la minaccia che rappresenta non soltanto per i singoli cittadini, ma per le società, la democrazia e i nostri valori fondamentali.

Sugli Stati membri ricade, come è ovvio, la responsabilità operativa e la responsabilità della loro intelligence, ma sono persuasa che possiamo fare di più a livello europeo per coordinare e perfezionare gli strumenti a nostra disposizione. Per questo ho domandato ai miei servizi di condurre molto rapidamente un’analisi delle politiche, del quadro e degli strumenti sui quali possiamo già contare in maniera da valutare che cosa possa essere migliorato e come possano essere impiegati in una maniera ancora più intelligente. Concordo con alcuni parlamentari che hanno formulato tale affermazione. Sono altresì convinta che Europol, Eurojust e autorità degli Stati membri possano collaborare decisamente meglio e in maniera molto più coordinata. Vi sono sicuramente modi per conseguire tale obiettivo.

Avvenimenti come quello di Detroit sono importanti in quanto fungono da campanello di allarme rammentandoci il fatto che il terrorismo è ancora presente e ancora costituisce una gravissima minaccia. A noi politici vengono formulate richieste, esercitando pressioni, affinché si agisca rapidamente per introdurre miglioramenti e proteggere i cittadini immediatamente, il che è assolutamente naturale. E’ nostra responsabilità salvaguardare la sicurezza, ma anche agire dopo un’accurata analisi, valutazione e discussione in maniera da poter proporre misure appropriate e proporzionate, come ha sottolineato il commissario Kallas unitamente al Consiglio. Agiremo in tal senso, tenendo anche nella massima considerazione il rispetto per i diritti fondamentali.

Questo è il modo in cui la Commissione intende procedere. Torneremo dinanzi al Parlamento con proposte più dettagliate dopo aver svolto tale valutazione per discuterne ulteriormente con voi. Vi ringrazio moltissimo per questa discussione importante ed estremamente stimolante.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

 
  
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  Inés Ayala Sender (S&D).(ES) Signor Presidente, prima di concludere vorrei soltanto formulare un richiamo al regolamento ed esprimere la mia sorpresa perché quando è iniziata la procedura catch the eye ho alzato la mano ritenendo che stesse cominciando in quel momento, mentre lei aveva già una lista completa. Vorrei soltanto che i criteri di tale procedura fossero standardizzati in maniera che tutti possano parlare, in quanto ho avuto l’impressione che altri colleghi siano intervenuti nonostante lei avesse detto che la lista era completa.

Volevo dunque esprimere la mia sorpresa e chiedere che la prossima volta tutti i parlamentari sappiano esattamente come devono comportarsi per poter prendere la parola.

 
  
 

(il Presidente spiega la procedura catch the eye e il motivo per il quale non ha passato la parola all’oratore)

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto.(RO) Il terrorismo costituisce ancora una minaccia molto seria all'interno dell'Unione europea e per questo tutti gli Stati membri si sono ulteriormente impegnati a migliorare gli strumenti per prevenirlo e combatterlo. L'approvazione del trattato di Lisbona rende possibile una risposta molto più efficace in ogni area direttamente o indirettamente legata alla lotta al terrorismo. L'impiego di body scanner è però una questione delicata. Ritengo che vi siano dei fattori importanti da esaminare accuratamente prima di prendere una decisione in merito: l'efficacia di tali apparecchiature, il rispetto del diritto alla privacy, l'impatto finanziario del loro utilizzo, visto il loro costo particolarmente elevato, ma soprattutto le conseguenze che l'impiego di queste macchine ha sulla salute di coloro che vengono sottoposti alla scansione. Siccome è previsto che la Commissione europea conduca tre studi sull'utilizzo dei body scanner e relative conseguenze, ritengo importante attendere il responso degli esperti e studiarlo attentamente, decidendo solo in un secondo momento quale posizione comune assumere in merito.

 
  
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  John Attard-Montalto (S&D), per iscritto.(EN) Quando sorge il problema delle misure antiterrorismo, la discussione si concentra sempre sulle conseguenze per le libertà civili, ma io ho sempre sostenuto che si tratta di una questione di priorità, dipende cioè se i passeggeri sono disposti a sopportare il disagio per proteggere la propria sicurezza. I gruppi per le libertà civili hanno il dovere di soppesare tutte le nuove misure proposte, mentre chi propone misure alternative, come i body scanner, ha il dovere di dimostrarne la necessità. Sebbene le soluzioni siano di norma basate sul compromesso, in questo caso potrebbe non essere possibile raggiungerlo. A quanto pare le procedure attuali, in particolare le perquisizioni, non sono sufficienti mentre è stato appurato che i body scanner sono più efficaci. Il problema sta nel fatto che questi sistemi possono risultare lesivi della dignità dei passeggeri, pertanto è questa la questione che va affrontata e per la quale esistono numerose alternative.

Per esempio, si potrebbero usare body scanner diversi per uomini e donne, gestiti da personale dello stesso sesso.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto.(LT) Non vi sono dubbi sulla necessità di garantire la sicurezza del trasporto aereo nella lotta al terrorismo, ma dobbiamo verificare l'impatto delle misure di sicurezza sulla nostra salute, sui diritti e sulle libertà fondamentali, sulla privacy e sulla dignità. Il ricorso ai body scanner, quale possibile soluzione di tipo tecnologico, è una questione molto seria che riguarda l'impiego di nuove tecnologie finalizzate a proteggere i cittadini e per questo mi auguro che la Commissione presenti una valutazione di impatto dei body scanner sulla salute delle persone, nonché sulle libertà e sui diritti umani fondamentali. Desidero richiamare l'attenzione sul fatto che anche quando si ricorre a nuove tecnologie finalizzate al raggiungimento di elevati livelli di sicurezza aeroportuale, è molto importante stabilire il confine che separa i diritti umani dalla sicurezza in sé, poiché tali tecnologie non sono solo legate alla tutela dei cittadini, ma hanno anche un impatto sui diritti e sulle libertà di questi ultimi. Dal momento che la Commissione deve ancora presentare una relazione sulla valutazione di impatto che confermi che proprio grazie ai body scanner sarà garantita la protezione efficace dei passeggeri, ci sono ancora delle riserve sull'effettiva sicurezza, efficacia e validità di queste tecnologie di sicurezza. Una volta valutata la situazione attuale, dobbiamo quindi continuare a lavorare su questo tema delicato.

 
  
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  Nessa Childers (S&D), per iscritto.(EN) Il Parlamento europeo non potrà approvare l'introduzione dei body scanner, fondamentalmente un tipo di raggi X, finché le attuali questioni attinenti alla salute e alla privacy non saranno state adeguatamente affrontate dalle autorità europee. Sono cosciente delle preoccupazioni manifestate dai frequent flyer e mi preoccupa la prospettiva di sottoporre ai controlli con i body scanner altri passeggeri, come donne in gravidanza o bambini. Esistono serie preoccupazioni riguardo alla natura invasiva delle immagini ottenute ed è nostro dovere garantire la tutela della privacy ai cittadini europei prima di acconsentire alla distribuzione su ampia scala di queste apparecchiature, non solo costose ma che comportano anche un dispendio in termini di tempo. Dal momento che le autorità americane hanno ammesso che a causare il recente allarme terrorismo a Detroit è stata una carenza delle loro agenzie di sicurezza piuttosto che delle tecnologie impiegate negli aeroporti, ritengo che, prima di investire in questa tecnologia controversa, si debbano prendere in considerazione alternative meno costose, quali un maggiore impiego dei servizi di intelligence, diversi metodi di perquisizione e maggiore cooperazione a livello internazionale. Benjamin Franklin, il padre fondatore degli Stati Uniti, una volta affermò che "chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza" e io credo che nei mesi a venire l'Europa farebbe bene a tenere presente questo speciale consiglio.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto.(EN) La Federazione internazionale dei giornalisti che rappresenta 600 000 giornalisti in 125 paesi, ha invitato le autorità israeliane a revocare l'ordine di deportazione per il giornalista Jared Malsin, deportato a causa dei suoi reportage sulla situazione in Cisgiordania e nella striscia di Gaza che criticavano il governo israeliano, e ha condannato la deportazione definendola una violazione inaccettabile della libertà di stampa. Tredici organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno inoltre protestato con la Knesset e con il primo ministro Netanyahu per la campagna sempre più sistematica contro le organizzazioni per i diritti umani in Israele. Israele pretenderebbe ora che l'Unione europea interrompa l'assistenza finanziaria alle organizzazioni per i diritti umani che operano all’interno del paese e nei territori palestinesi occupati. Desidero chiederle, signor Presidente, di prendere contatti con il primo ministro Netanyahu per chiarire che l'Unione europea si fonda sul rispetto del diritto di libertà di parola e di critica al proprio governo, sul rispetto di una libera stampa e del diritto alla protesta pacifica, quali diritti fondamentali di uno stato democratico. Va inoltre ricordato al primo ministro Netanyahu che gli accordi commerciali con l'Unione europea prevedono il rispetto di tali diritti da parte dei partner commerciali.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto.(FR) A quasi dieci anni di distanza dall'11 settembre, la minaccia del terrorismo è ancora forte e gli aerei sono tra i mezzi prediletti dai terroristi per colpire i nostri paesi. Dobbiamo perciò trovare un sistema per proteggere i cittadini e impedire che cadano vittime di attacchi terroristici. I body scanner possono rappresentare un modo per rafforzare i livelli di sicurezza negli aeroporti e a bordo dei velivoli ma, prima di prendere una decisione in merito, serve assicurarsi che queste apparecchiature non violino le libertà individuali e che non nuocciano alla salute di chi viaggia e del personale di terra. Attendo con grande interesse lo studio che la Commissione europea presenterà al riguardo in marzo. Affrontando tutti i diversi aspetti legati al loro utilizzo, la relazione dovrebbe favorire una certificazione di tali apparecchiature in tutta Europa, garantendo così la tutela delle libertà civili e della salute, da un lato, e innalzando i livelli di sicurezza, dall'altro. Affinché tutti i cittadini possano beneficiare della stessa protezione, mi auguro che incoraggeremo gli Stati membri a trovare un accordo, dopo che la Commissione avrà presentato il suo studio.

 
  
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  Kinga Gál (PPE) , per iscritto.(HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, le misure di sicurezza impiegate negli aeroporti internazionali continuano ad aumentare, mentre la sicurezza aerea, cioè la nostra sicurezza, si trova davanti a sfide sempre maggiori. Allo stesso tempo, alcuni aspetti di misure già adottate, testate o pianificate per migliorare la sicurezza area già superano i requisiti in materia di sicurezza aeronautica e area in senso stretto e quindi bisogna esaminare tali questioni nel loro contesto generale. Nonostante la sicurezza sia un aspetto fondamentale, l'elemento più importante della nostra vita, ci sentiamo sicuri solo quando le misure di sicurezza non limitano in maniera sproporzionata i nostri diritti, quando non violano i diritti personali e quando, in alcuni casi, non danneggiano la nostra salute; ci sentiamo sicuri quando le misure prese per garantire la nostra sicurezza, nel loro insieme, non sono sproporzionate, non possono essere eluse e mostrano un grado di efficienza appropriato. Abbiamo bisogno che strumenti come i body scanner, che consentono di monitorare in modo efficiente il traffico di passeggeri, siano impiegati su base volontaria, tenendo conto, tra le altre cose, dei passeggeri che hanno subito importanti interventi chirurgici (portatori di pacemaker elettronici o di protesi metalliche); questi strumenti non devono poi nuocere alla salute dei bambini, delle donne in gravidanza e dei frequent flyer, non devono registrare immagini e infine devono essere impiegati esclusivamente per inviare un segnale d'allarme adeguato in caso di rischio. Pertanto, qualsiasi futuro dibattito riguardante l'introduzione di body scanner di prova avrà senso solo dopo che saranno portate a termine valutazioni di impatto sufficientemente dettagliate delle condizioni elencate pocanzi. Potremo accettare solo l'utilizzo di strumenti che rispettino tali requisiti.

 
  
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  Jim Higgins (PPE), per iscritto.(EN) Non possiamo aspettare la prossima catastrofe per agire concretamente per proteggere i passeggeri. La Dublin Airport Authority (DAA) ha indetto una gara d'appalto per un contratto fino al valore di 2 milioni di euro per introdurre i body scanner all'aeroporto di Dublino. La DAA ha affermato che, se il Ministero dei Trasporti darà il via libera, come è probabile, e le apparecchiature si dimostreranno efficaci, allora potranno essere introdotti anche negli aeroporti di Cork e Shannon. Il garante della protezione dei dati è preoccupato però dal fatto che qualsiasi mossa da parte delle autorità irlandesi per introdurre i body scanner venga valutata adeguatamente e che arrivi a bilanciare i livelli di sicurezza richiesti e il diritto individuale alla privacy. L'aeroporto di Manchester, dove uno degli apparecchi è in fase di sperimentazione, insiste che le immagini in bianco e nero non sono di natura pornografica o erotica e che sono visualizzate da un solo addetto in una postazione remota, dopodiché vengono immediatamente distrutte. Sebbene i body scanner non siano infallibili, essi rappresentano la migliore tecnologia attualmente disponibile e quindi dobbiamo ricorrere agli strumenti a nostra disposizione per ridurre la minaccia del terrorismo. Abbiamo bisogno di un approccio paneuropeo sulla questione dei body scanner poiché le misure di controllo negli aeroporti devono essere uniformi. Pertanto, attendo con impazienza le conclusioni della relazione della Commissione sull'impatto di tali apparecchiature.

 
  
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  Danuta Jazłowiecka (PPE), per iscritto. (PL) Onorevoli colleghi, seguendo l'odierna discussione, si potrebbe avere l'impressione che il problema principale che i paesi europei si trovano oggi ad affrontare sia estendere l'uso dei body scanner agli aeroporti oppure limitarne l'introduzione. A mio parere questa non è però l'interpretazione corretta della questione. In una simile prospettiva, nemmeno il problema di garantire la tutela dei diritti umani ha molta rilevanza. Il quesito fondamentale che ci dovremmo porre è se i nuovi metodi e strumenti proposti dai servizi speciali saranno usati in modo efficace. Se rinunceremo in parte alla nostra libertà in nome della sicurezza, ci verrà davvero garantita questa sicurezza? Le informazioni che riceviamo in merito ci rendono molto scettici. Se nemmeno i servizi dedicati sono in grado di garantire un efficace controllo dei passaporti e se non possono disporre delle informazioni in loro possesso – come ben dimostrato dall'episodio di Detroit – che garanzie ci sono che riusciranno a fare un uso efficace delle nuove apparecchiature? La storia ci insegna che nei momenti di crisi i servizi speciali scelgono la strada più semplice: chiedono nuovi poteri, più fondi e strumenti migliori, senza sfruttare appieno le alternative di cui già dispongono. Qualcuno dovrebbe farsi avanti in nome del buon senso e per una critica costruttiva e ritengo che il Parlamento europeo non abbia un ruolo di secondo piano in questo senso.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto. (PL) Gli eventi degli ultimi anni ci hanno costretto a cercare nuove soluzioni per assicurare ai passeggeri il maggior livello di sicurezza possibile. La minaccia terroristica ha fatto sì che acconsentissimo più prontamente a limitare la nostra libertà. Mi auguro che prima di prendere una decisione riguardo all'introduzione generalizzata dei body scanner negli aeroporti, si conduca un'analisi approfondita non solo della loro efficacia e sicurezza ma anche dei costi che comportano. Non vogliamo che si ripeta la situazione che è seguita all'introduzione su vasta scala del vaccino contro l'influenza A1/H1N1 che ha visto i governi, in preda al panico, acquistare grandi scorte del vaccino a costi elevatissimi senza avere alcuna garanzia da parte dei produttori sulla loro efficacia e ora queste scorte giacciono inutilizzate. Forse sarebbe più efficace ricorrere al sistema messo a punto dagli israeliani che prediligono l'osservazione del comportamento dei passeggeri e un controllo scrupoloso non indiscriminato, bensì limitato a coloro che destano i maggiori sospetti; è un sistema che ha dimostrato la sua efficacia nel corso di molti anni.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto.(RO) In quanto eurodeputati è nostro dovere attivarci per risolvere le questioni sollevate in materia di body scanner relativamente alla lotta al terrorismo e ai diritti civili e personali dei cittadini europei.

Anche se condivido pienamente la volontà di individuare soluzioni percorribili per migliorare la sicurezza dei nostri cittadini, ritengo tuttavia che abbiamo l'obbligo di assicurare la tutela di tutti i diritti dei cittadini dell'Unione europea, ossia il diritto alla privacy e il diritto fondamentale alla dignità personale che deve essere bilanciato con il livello di sicurezza delle apparecchiature negli aeroporti. Il problema a questo punto è stabilire se i body scanner costituiscano la soluzione più realistica per risolvere il problema della sicurezza negli aeroporti.

Ritengo che l'Europa debba dire “sì” alla ricerca di soluzioni per contrastare il terrorismo e il crimine organizzato e dire “no” alle violazioni del diritto alla privacy e alla libertà personale che rappresenta un principio fondamentale della democrazia.

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (S&D), per iscritto.(EN) Ogni qualvolta un vero terrorista o aspirante tale sale a bordo di un aereo eludendo i controlli dei nostri valorosi addetti alla sicurezza e delle loro favolose macchine, milioni di persone si vedono rovinata la vita per molti anni a venire. I terroristi dell'11 settembre sono riusciti in un'impresa che supera l'immaginazione: sono riusciti a rovinarci la vita per sempre! A est volevamo liberarci del nostro "Grande Fratello" e in cambio abbiamo ricevuto la versione "occidentale" più sofisticata, ma non meno preoccupante. Molti "addetti alla sicurezza" di stanza agli aeroporti non si comportano come dovrebbero: si ritengono al di sopra della legge, guardano ogni passeggero come un sospettato e si prendono la libertà di perquisire ogni centimetro di bagaglio senza fornire alcuna spiegazione, né tantomeno chiedere scusa, nel momento in cui il loro "sospetto" si rivela infondato; e se si tenta di protestare, scoppiano a ridere in faccia al malcapitato. Sarete d'accordo con me nel dire che si tratta di un abuso. È arrivato dunque il momento che la Commissione si interessi dell'operato di queste società e imponga alcune regole di comportamento nei confronti della massa di cittadini onesti. Dopotutto, esiste una Carta dei diritti fondamentali che ciascun cittadino europeo è tenuto a rispettare, compresi coloro che si occupano della sicurezza nei nostri aeroporti.

 
  
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  Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. (PL) Per combattere efficacemente il terrorismo serve definire un'azione coordinata che comprenda regole in materia di body scanner a livello europeo. I principi che accettiamo devono comprendere la tutela dei diritti fondamentali e la protezione dei dati personali, nonché la salute dei cittadini, aspetto non meno importante. Bisogna prendere una decisione in merito all'utilizzo obbligatorio di apparecchiature per la scansione, ma non ha senso parlarne se poi le scansioni si eseguono su base volontaria, perché è difficile ipotizzare che i terroristi accetteranno di sottoporvisi. Un problema molto importante, naturalmente, è la sicurezza delle scansioni per quanto riguarda la salute. Le opinioni in merito sono diverse, da quella del dipartimento ceco per la sicurezza nucleare, secondo il quale la strumentazione per la scansione emette radiazioni nocive alla salute dell'uomo, a quella della direzione centrale francese per l'aviazione civile che ritiene invece che la strumentazione sia assolutamente sicura. Sono dunque necessari ulteriori test per verificare quali tipi di body scanner sono sicuri per la salute e per evidenziare qualsiasi possibile effetto collaterale derivante dal loro utilizzo. La ricerca dovrebbe essere coordinata dalla Commissione europea con la piena cooperazione degli Stati membri. Gli scanner in uso devono avere una certificazione di sicurezza che ne autorizzi l'impiego all'interno degli Stati membri per evitare il moltiplicarsi delle spese per la ricerca nei singoli Stati membri e per garantire la stessa tutela della salute dei cittadini in ciascuno Stato.

 
  
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  Joanna Katarzyna Skrzydlewska (PPE), per iscritto. (PL) Signor Presidente, in alcuni aeroporti europei è stato introdotto un nuovo metodo per perquisire i passeggeri: accanto alle attuali misure di sicurezza sono stati introdotti i full body scanner. La gran parte dei passeggeri si oppone fermamente al loro impiego, in quanto li interpretano come una forma di perquisizione che viola diritti umani fondamentali tra i quali il diritto alla riservatezza e la tutela della dignità personale. La riluttanza è poi accresciuta da una carenza di informazione sugli effetti che tali apparecchiature possono avere sulle persone sulle quali vengono usati e questo è un aspetto molto importante.

Non vi sono delle regole chiare sulla conservazione e sulla protezione dei dati ricavati dalle scansioni. Si ritiene inoltre che i body scanner non raggiungano neanche lontanamente i risultati promessi dai loro produttori. Ci auguriamo quantomeno che la loro efficacia sia migliore di quella dei vaccini anti-influenza suina che, in ultima analisi, hanno portato solo a un aumento dei ricavi per le società farmaceutiche. Tenendo in considerazione tutte queste riserve giustificate, ritengo che la Commissione europea debba identificare dei principi che tutelino i diritti dei passeggeri e che allo stesso tempo ne assicurino l'incolumità.

 
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