Indice 
Resoconto integrale delle discussioni
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Giovedì 11 febbraio 2010 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 3. Accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (discussione)
 4. Giochi d’azzardo online e recenti sentenze della Corte di giustizia (discussione)
 5. Dichiarazione della Presidenza
 6. Turno di votazioni
  6.1. Modifica dello strumento di assistenza preadesione (IPA) ***I (A7-0003/2010, Gabriele Albertini) (votazione)
  6.2. Esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia (A7-0005/2010, Jiří Maštálka) (votazione))
  6.3. Strumento europeo di microfinanziamento per l'occupazione e l'integrazione sociale (Progress) (A7-0049/2009, Kinga Göncz) (votazione)
  6.4. Accordo UE/Stati Uniti d’America sul trattamento e sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall’Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (A7-0013/2010, Jeanine Hennis-Plasschaert) (votazione)
  6.5. Accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (B7-0063/2010) (votazione)
 7. Dichiarazioni di voto
 8. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 9. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 10. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto(discussione)
  10.1. Venezuela
  10.2. Madagascar
  10.3. Birmania
 11. Turno di votazioni
  11.1. Venezuela (B7-0093/2010)
  11.2. Madagascar (B7-0099/2010)
  11.3. Birmania (B7-0105/2010)
 12. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 13. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo
 14. Dichiarazioni scritte inserite nel registro (articolo 123 del regolamento): vedasi processo verbale
 15. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale
 16. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale
 17. Interruzione della sessione
 ALLEGATO (Risposte scritte)


  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
1. Apertura della seduta
Video degli interventi
  

(La seduta è aperta alle 9.00)

 

2. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

3. Accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. − L'ordine del giorno reca la discussione sulla proposta di risoluzione presentata dagli onorevoli Lynne e Berès, a nome della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, sulla proposta di direttiva del Consiglio che attua l’accordo quadro, concluso da Hospeem ed FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (B7-0063/2010).

 
  
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  Elizabeth Lynne, autore. (EN) Signor Presidente, tra gli operatori sanitari, in tutta l’Unione europea, si registrano oltre un milione di ferite da punture di aghi evitabili all’anno. Molte delle persone che si feriscono, e loro famiglie, sono costrette ad attese strazianti prima di scoprire se hanno contratto un’infezione trasmissibile per via ematica, come l’HIV o l’epatite C.

I rischi di infezione conseguenti a un incidente simile non sono trascurabili. Gli esperti segnalano che le possibilità di infezione sono 1 su 3 per l’epatite B, 1 su 30 per l’epatite C e 1 su 300 per l’HIV. Si prenda il caso di Juliet Young; Juliet era un’infermiera ed è deceduta nel 2008, sette anni dopo aver contratto l’HIV in un ospedale londinese, durante un prelievo di sangue da un paziente infetto. Juliet si punse accidentalmente il pollice con l’ago che le era scivolato mentre stava effettuando il prelievo. Un altro esempio è il caso di un’assistente odontoiatrica che lavorava in un carcere; si punse con un ago che era stato utilizzato su un carcerato affetto da epatite A, B, e C e positivo all’HIV. Provate a immaginare la sua straziante attesa; oggi ha scoperto di aver contratto l’epatite C. Questa infermiera, e molti altri come lei, stanno portando avanti un’incessante campagna su questo argomento.

Io sono stata coinvolta per la prima volta nel 2004, quando feci visita a un ospedale nella mia circoscrizione su iniziativa di Health First Europe; dopodiché, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids il 1° dicembre dello stesso anno, presentai una mostra con l’onorevole Hughes in questo Parlamento. Operatori sanitari provenienti da tutta l’Unione europea ci fecero visita, qui in Parlamento, pregandoci disperatamente di aiutarli. Chi tra voi ha avuto l’opportunità di incontrare quegli infermieri e altri operatori sanitari, non poté fare a meno di commuoversi per la loro situazione. Nel 2006 abbiamo approvato una risoluzione del Parlamento sulla protezione degli operatori sanitari europei dalle infezioni trasmissibili per via ematica in seguito a ferite da puntura d’ago; nella risoluzione richiedevamo alla Commissione di presentare entro tre mesi una proposta di legge che modificasse la direttiva 2000/54/CE in materia di esposizione agli agenti biologici. Questa proposta non si è mai concretizzata, ma l’onorevole Hughes e io non ci siamo arresi.

Io ho personalmente modificato numerose relazioni e risoluzioni che chiedevano l’adozione di iniziative, ho sollevato in plenaria questo problema una decina di volte e ho presentato innumerevoli interrogazioni parlamentari. A seguito di riunioni con il commissario Špidla, nel 2008 ci fu detto che la Commissione stava stilando una proposta e che eravamo in procinto di conseguire il nostro obiettivo. Tuttavia, all’ultimo minuto, la proposta fu bloccata perché le parti sociali promisero che avrebbero tentato, alla fine, di giungere a un accordo, con nostro grande disappunto.

Le parti interessate infine giunsero a un accordo globale sui requisiti necessari nell’estate del 2009, accordo che la mia risoluzione appoggia caldamente. Il Consiglio deve adottare con urgenza la direttiva proposta in modo che la Commissione possa garantirne il recepimento in modo efficace e senza indugi. Gli operatori sanitari di tutta Europa contano su di noi e non possono più aspettare, non possono continuare a rischiare la propria incolumità. E’ giunto veramente il momento di agire con decisione.

 
  
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  Stephen Hughes, autore. (EN) Signor Presidente, questa è un’importante normativa in materia di sanità e di sicurezza. Elizabeth ha delineato il contesto in cui è maturata. La sua incubazione è durata molto tempo: sei anni dalle prime riunioni, come ha ricordato. E’ positivo che il commissario Andor sia qui con noi stamattina, ma è un peccato, per così dire, che non ci sia il commissario Špidla. Noi lo abbiamo spesso criticato qui in quest’Aula, ma avremmo potuto congratularci con lui questa mattina per aver preso l’iniziativa di presentare questa proposta sulle ferite da punture d’ago, da taglio o da punta.

Ci è voluto del tempo per convincerlo. I suoi servizi, in effetti, continuavano a consigliargli di non agire, sostenendo che la direttiva concordata nel 2000 sulla tutela dei lavoratori dai rischi derivanti dall’esposizione agli agenti biologici e gli elementi di valutazione del rischio della direttiva quadro del 1989 fossero sufficienti a prevenire quel tipo di ferite, ma alla fine abbiamo convinto gli stessi servizi che, con un milione di ferite l’anno, c’era chiaramente qualcosa che non andava. Serviva una specifica normativa che affrontasse il problema, come esiste negli Stati Uniti e in parti della Spagna, con notevole successo.

Alla fine il commissario ha deciso di agire e nel 2008, come ha raccontato la mia collega, ha presentato una proposta di modifica alla direttiva 2000, ma Hospeem e FSESP, i sindacati della pubblica amministrazione, hanno comunicato la loro intenzione di formulare un accordo. E lo hanno effettivamente formulato. Sono lieto che lo abbiano fatto. Si tratta di un buon accordo, anche se un po’ ambiguo sotto alcuni aspetti. E’ per questo che ho presentato una modifica, concordata in sede di commissione per l’occupazione, richiedendo alla Commissione di pubblicare una guida di accompagnamento alla direttiva, al fine di assicurarne un recepimento armonioso e uniforme nella legislazione di tutti gli Stati membri.

Noi sosteniamo appieno la proposta di direttiva avanzata dalla Commissione e comprendiamo che non è possibile ritoccare l’accordo tra le parti sociali. Né noi né il Consiglio possiamo modificarlo: l’accordo appartiene a loro. Tuttavia, la parte più importante dell’accordo, l’articolo 6, che riguarda l’eliminazione, la prevenzione e la tutela, contiene purtroppo alcune ambiguità in merito alla valutazione dei rischi, nella fattispecie quali elementi di prevenzione devono attuare i datori di lavoro e quando.

Se tale ambiguità non sarà risolta, si rischia una notevole variabilità nell’applicazione della direttiva. E’ per questo motivo che chiediamo che la Commissione produca orientamenti attuativi che aiutino i datori di lavoro a comprendere i rischi e le necessarie misure preventive volte ad assicurare una coerente applicazione della direttiva.

Le ferite da punture d’ago sono la forma più comune e pericolosa di ferite di tipo medico da punta o da taglio. Ogni volta che si utilizza un ago cavo internamente su un paziente, si rischia una ferita da puntura d’ago che potrebbe provocare una grave infezione nell’operatore sanitario perché la cavità interna incamera il sangue o altri fluidi corporei del paziente.

Esiste un’enorme mole di prove indipendenti che dimostrano che una migliore formazione, prassi di lavoro più sicure e l’utilizzo di apparecchi medicali con meccanismi di sicurezza integrati sono in grado di prevenire la maggior parte delle ferite da puntura d’ago. E’ necessario adottare tutti questi provvedimenti, non solo uno o due: queste misure sono tutte necessarie.

Gli studi hanno anche dimostrato che la mancata applicazione di uno qualunque di questi tre elementi ne riduce sensibilmente l’effetto. Analogamente, i tentativi di adottare apparecchiature mediche con meccanismi di sicurezza solo in determinate aree e su alcuni pazienti non sarebbe né pratico, né efficace.

Nei paesi in cui è in vigore una legislazione efficace come negli Stati Uniti, in Canada e in parti della Spagna, è assolutamente obbligatoria l’applicazione di tutti e tre gli elementi per prevenire le ferite da puntura d’ago. Non è un caso che tutti concordino su questo punto; è quindi l’ambiguità contenuta nell’articolo 6 che cerchiamo di risolvere con la pubblicazione della guida.

Liz ha ricordato il trauma che si trovano ad affrontare le vittime di ferite da punture d’ago. Nel corso dei sei anni in cui ci siamo dedicati a questa problematica, ho conosciuto persone che hanno subito ferite di questo tipo: vorrei presentarvi il loro trauma. Ho conosciuto un medico che ha smesso di esercitare la professione medica a causa di una ferita da puntura d’ago, un’altra persona che ha contratto l’HIV pungendosi con un ago. Ho conosciuto persone che hanno scoperto di non essere infette, ma solo dopo mesi di incertezza sul possibile esito degli esami. Ho anche conosciuto spazzini e guardie carcerarie che hanno subito lo stesso tipo di ferite; questi ultimi non sono coperti dall’accordo. Ecco un altro ambito a cui occorre pensare in futuro.

Si tratta comunque di un buon accordo e ritengo che, con una buona guida di accompagnamento per garantirne un’applicazione uniforme in tutta l’Unione europea, avremo fatto tutti un buon lavoro, riducendo radicalmente, si spera, la cifra di un milione di ferite da puntura d’ago ogni anno.

 
  
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  László Andor, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, desidero ringraziare il Parlamento per aver lavorato a questa tematica. In particolare, desidero ringraziare la relatrice, l’onorevole Lynne, per il suo eccellente lavoro di formulazione della proposta di risoluzione basata sulla proposta della Commissione e per gli sforzi che ha compiuto nell’arco di alcuni anni per migliorare la salute e la sicurezza sul lavoro degli operatori del settore ospedaliero e sanitario.

So bene che quest’Aula si interessa da tempo all’argomento. La risoluzione del Parlamento del 24 febbraio 2005 sulla promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro chiedeva una revisione della direttiva 2000/54/CE relativa agli agenti biologici sul lavoro. Quindi, nel luglio 2006, il Parlamento adottò una risoluzione che chiedeva alla Commissione di presentare una proposta di direttiva che modificasse tale direttiva.

In risposta al Parlamento europeo, la Commissione ha avviato una consultazione delle parti sociali europee suddivisa in due fasi, in accordo con le disposizioni del trattato. A seguito delle consultazioni, due organizzazioni sindacali europee attive nel settore ospedaliero e sanitario, l’Associazione europea dei datori di lavoro del settore ospedaliero e sanitario (Hospeem) e la Federazione sindacale europea dei servizi pubblici (FSESP), hanno negoziato con successo un accordo quadro nel luglio del 2009. Come sapete, la proposta della Commissione mira ad attuare tale accordo.

Sappiamo tutti che le ferite da aghi e da altri oggetti taglienti rappresentano uno dei rischi più diffusi e più gravi per gli operatori sanitari europei, soprattutto in alcuni reparti e attività, come i pronto soccorso, i reparti di terapia intensiva e la chirurgia. Sono molto lieto di constatare che la vostra risoluzione riconosca alla proposta della Commissione di toccare i punti principali della risoluzione del Parlamento del 6 luglio 2006. Era infatti intenzione della Commissione inserire quei punti nell’accordo.

Concordo con voi anche sul fatto che l’entrata in vigore del presente accordo rappresenta un importante contributo alla tutela degli addetti al settore ospedaliero e sanitario. Grazie a questo accordo, e auspicabilmente con l’imminente adozione da parte del Consiglio della proposta di direttiva, gli operatori di quei settori beneficeranno di un approccio integrato che detta strategie in materia di valutazione e prevenzione dei rischi, formazione, informazione, sensibilizzazione ecc.. Tali provvedimenti, che contengono anche i requisiti minimi, non solo sono encomiabili, ma sono soprattutto assolutamente necessari.

Permettetemi di concludere ringraziandovi ancora una volta per il vostro sostegno alla proposta della Commissione, che spero il Consiglio adotti a breve.

 
  
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  Raffaele Baldassarre, a nome del gruppo PPE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è già stato ribadito, le ferite provocate da aghi e da altri strumenti taglienti figurano tra i rischi più comuni in cui incorre il personale sanitario in Europa, e rappresentano quindi un gravoso problema sia per la sanità, sia per la società in generale.

La presente proposta della Commissione ha lo scopo di consentire al Consiglio di attuare l'accordo quadro siglato dall'Associazione dei datori di lavoro nel settore ospedaliero e dalla Federazione sindacale europea dei servizi pubblici.

L'accordo ha l'obiettivo sostanziale di assicurare una maggiore protezione ai lavoratori dal rischio di ferite provocate da tutti gli oggetti taglienti o acuminati utilizzati in medicina. Pertanto, questa intesa rappresenta un importante passo avanti verso un innalzamento della sicurezza nel settore ospedaliero. Come noi tutti conveniamo, le conseguenze da ferite da taglio possono essere gravissime e causare la diffusione di malattie quali l'epatite virale e l'AIDS.

Ciò premesso, mi preme sottolineare l'esigenza di un apporto integrato e allo stesso tempo realistico a questo problema. In tal senso, ritengo opportuno che i vincoli amministrativi, finanziari e giuridici derivanti dall'accordo non risultino eccessivi e quindi tali da pregiudicare lo sviluppo delle piccole e medie imprese operanti nel settore sanitario, che altrimenti potrebbero avere serie difficoltà ad adeguarsi ai termini dell'accordo, dell'intesa.

Altrettanto condivisibile, inoltre, appare la possibilità prevista per gli Stati membri – io aggiungo, auspicabile, oltre che prevista – di adottare disposizioni e misure più efficaci di quelle contenute nell'accordo ai fini della protezione dei lavoratori.

Infine, si chiede alla Commissione di vigilare sull'applicazione del presente accordo e di informarne regolarmente il Parlamento, che di questa materia si è spesso interessato, in modo da garantire un adeguato monitoraggio dell'intesa e valutare esaustivamente la necessità di eventuali future rettifiche.

 
  
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  Alejandro Cercas, a nome del gruppo S&D.(ES) Signor Presidente, desidero iniziare congratulandomi con la mia collega, l'onorevole Lynne, per l’eccellente lavoro svolto in seno alla nostra commissione, per la sua capacità di conciliare tutti i punti di vista e per il suo operato durante tutto questo tempo.

Vorrei congratularmi inoltre con il commissario Andor. Questo è il suo secondo giorno, signor Commissario, e il suo è stato un buon inizio, a fronte delle sue responsabilità. Ora vi è anche una seconda direttiva in materia di microfinanziamento di cui questa Assemblea si occupa da tempo. Tra due giorni lei avrà l’onore di risolvere due problemi che creeranno nuove straordinarie opportunità per molti europei. Ringrazio anche il commissario Špidla per l’aiuto che ci ha dato su questo punto.

Siete già stati messi a conoscenza di queste problematiche e non sprecherò troppo tempo a ricordare che l’accordo quadro rappresenta uno strumento giuridico fondamentale per gli operatori sanitari. Essi sono coinvolti in oltre un milione di incidenti l’anno, con gravi rischi per la loro salute, come infezioni virali, epatite C, AIDS e così via. Questo rischio tuttavia non interessa solamente gli operatori sanitari, ma anche i pazienti ospedalieri e le loro famiglie. In pratica, milioni di europei saranno meglio tutelati con l’introduzione di questo strumento.

Abbiamo ottenuto questo risultato grazie a un lungo viaggio intrapreso da quest’Assemblea, che ha bussato alle porte della Commissione e del Consiglio, senza dimenticare l’eccellente lavoro svolto dall’onorevole Hughes nel corso di tutta questa lunga procedura.

Forse posso spiegare brevemente perché gli eurodeputati socialisti oggi sono molto soddisfatti. Ritengo che oggi sia il giorno più adatto per sottolineare alcuni punti.

In primo luogo, l’importanza della salute e della sicurezza sul lavoro. E’ fondamentale creare ambienti di lavoro con il massimo grado di sicurezza per i lavoratori, per le famiglie e per i cittadini. In termini umani, abbiamo già descritto tutte le implicazioni di questo tipo di ferite per gli operatori e i cittadini, ma esistono anche implicazioni economiche. Qualche giorno fa in quest’Aula, l’Agenzia di Bilbao ci ha parlato di alcune campagne che organizza per promuovere la salute e la sicurezza, svelandoci anche studi economici che dimostrano che in Australia, per esempio, gli incidenti e le malattie costano oltre il 6 per cento del PIL dell’economia nazionale. Qual è il prezzo da pagare per una previdenza sociale carente? Qual è il prezzo da pagare per una scarsa igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro? Si tratta di investire in capitale umano, in civiltà e nell’economia.

In secondo luogo, l’importanza della prevenzione, perché prevenire è meglio che curare. Occorre agire prima che si verifichino gli incidenti, al fine di prevenirli. La prevenzione, un tema complesso, che richiede maggiore sensibilizzazione, informazione, formazione e monitoraggio di tutte le attività.

In terzo luogo, è essenziale ricordare l’importanza delle parti sociali e dei sindacati. Senza di loro questo accordo quadro non si sarebbe di certo concretizzato, né esisterebbe alcun tipo di prevenzione. Talvolta la gente critica i sindacati sostenendo che sono un costo per la società, ma dimentica gli enormi vantaggi che essi offrono, in quanto promuovono l’introduzione di importanti politiche nei luoghi di lavoro, come quelle contenute nell’accordo quadro.

Infine, devo ricordare l’importanza di quest’Assemblea, chiamata a difendere la propria posizione dinanzi all’opinione pubblica e dinanzi ad altre istituzioni comunitarie; senza il Parlamento questo accordo quadro non esisterebbe. Inoltre, la portata della cooperazione del Parlamento con la Commissione e il Consiglio è stata esemplare. Apprezzo il sostegno della presidenza spagnola e spero che costituisca un buon precedente per una nuova fase di cooperazione tra le nostre istituzioni.

 
  
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  Elizabeth Lynne, a nome del gruppo ALDE. (EN) Signor Presidente, non avevo intenzione di usare il mio tempo di parola a nome del gruppo, bensì pensavo di frazionarlo e intervenire successivamente, ma sembra che questo non sia possibile nel caso di una risoluzione; perciò stamani mi hanno informata che sarei intervenuta ora. Ho quindi l’opportunità di ringraziare tutti i relatori ombra che non ho ancora ringraziato, nonché l’onorevole Hughes, che nel 2004 mi accompagnò nel nostro giro degli ospedali, assieme all’onorevole Bowis, eurodeputato conservatore. Noi tre, membri di partito, ci recammo negli ospedali per verificare in prima persona come stavano le cose, e ritengo che questo sia stato l’aspetto più importante.

In quest’Aula dobbiamo farci guidare dalle esigenze concrete di chi opera sul campo, ascoltando le infermiere, i medici e gli operatori sanitari: è stato fondamentale tenere conto delle loro opinioni. Stephen ha menzionato i criteri guida di attuazione; io desidererei sapere se, secondo voi, la Commissione intende proporre eventuali criteri guida di attuazione riguardanti questa tematica, che ritengo di grande importanza. Inoltre, mi stavo chiedendo se conosceste la tempistica che intendeva seguire il Consiglio, perché è cruciale che venga approvata in tempi brevi, considerato che, dopo tutto, gli operatori sanitari attendono da anni.

Nell’attesa non vogliamo registrare più ferite da puntura d'ago evitabili, ve ne sono state anche troppe negli ultimi anni. Un altro punto che è già stato sottolineato è che, benché questi provvedimenti riguardino per ora soltanto il settore della sanità, vorrei che fossero estesi anche ad altri settori, in particolare alle carceri. Ritengo essenziale tutelare anche gli agenti penitenziari. Molte sono gli aspetti importanti per questa specifica categoria di lavoratori, ma uno degli elementi chiave è costituito dagli aghi con cappuccio protettivo. Penso che, oltre a tutte le altre problematiche contenute nella risoluzione, sia importantissimo che quegli operatori sanitari non siano esposti a ferite da punture d'ago prevenibili.

 
  
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  Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. (EN) Signor Presidente, anch’io desidero ringraziare gli onorevoli Hughes e Lynne per il loro impegno su questa tematica ed esprimere il mio sostegno a questa campagna, anche se avremmo preferito fosse arrivata prima. Come è stato sottolineato, gli USA attuano una legislazione in materia già dal 2001 e una normativa simile esiste oggi anche in alcune parti dell’Unione europea; finalmente stiamo recuperando terreno, ma, naturalmente, non prima che molti altri siano direttamente coinvolti in incidenti simili.

In termini di rischi, l’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che, mentre il 90 per cento delle esposizioni a questi pericoli si verificano nei paesi in via di sviluppo, il 90 per cento delle denunce di infezione sul lavoro si registrano negli Stati Uniti e nell’Unione europea. Sappiamo che esiste un grave problema di scarsità di denunce di ferite da punta o da taglio: le stime sono comprese tra il 40 e il 75 per cento, ovvero percentuali enormi. Ritengo pertanto positivo che, nell’accordo tra le parti sociali, l’articolo 11 parli del dovere di denuncia nel quadro di una cultura non colpevolizzante.

Penso che occorra anche chiedersi perché le persone non sporgano denuncia. Presumibilmente, questo è dovuto in parte al fatto che non comprendono i rischi o che temono le conseguenze (forse anche per la possibilità di trovare un’occupazione in futuro) della denuncia di questo tipo di ferite. Alcuni riferiscono infatti di verifiche inefficaci: in altre parole, anche quando la gente denuncia, non accade praticamente nulla.

Di sicuro non ricevono neanche l’assistenza medica di cui necessitano, per non parlare del supporto emotivo, oppure, in alcuni casi, non si offre loro un posto di lavoro alternativo qualora siano ritenuti un rischio per i pazienti dopo aver contratto malattie come l’HIV. Le ricerche in nostro possesso dimostrano che gli operatori sanitari che lavorano al di fuori degli ospedali hanno più probabilità di rimanere insoddisfatti della risposta fornita dai datori di lavoro al problema.

Si è discusso della portata di questa azione: naturalmente riguarda il settore sanitario, e siamo molto lieti che l’accordo interessi anche tirocinanti e terzisti. Non sono invece del tutto certa che si estenda anche agli addetti alle pulizie e desidererei ricevere chiarimenti in merito. Di sicuro però non interessa lavoratori che svolgono altre professioni a rischio; speriamo pertanto che gli Stati membri possano esaminare questo aspetto.

Gli obblighi di formazione sono importantissimi, e mi auguro che gli Stati membri li considerino seriamente: l’offerta e la frequenza di corsi di formazione devono essere rese obbligatorie, così come la formazione iniziale per tutto il personale nuovo o provvisorio, perché mi sembra che sia un’opinione diffusa che, dopo aver formato il personale una volta, non sia più necessario ritornare sull’argomento. Attualmente la formazione è carente anche laddove i datori di lavoro hanno attuato specifiche politiche in materia.

Un altro problema sollevato è quello dei costi. Si stima che le misure di formazione e prevenzione, ivi compresi dispositivi più sicuri, corrispondano a circa un terzo del costo delle ferite da punta o da taglio. Si tratta di risparmi importanti in tempi di ristrettezze economiche, oltre ad essere un fattore importante sia per le persone coinvolte, sia per i datori di lavoro, i quali potrebbero essere passibili di azioni legali qualora non prendessero provvedimenti per prevenire questo tipo di incidenti.

 
  
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  Oldřich Vlasák, a nome del gruppo ECR. – (CS) Onorevoli colleghi, l’accordo sulla prevenzione delle ferite da punta o da taglio è il primo della storia ad essere stipulato tra le parti sociali del settore. Considerato che le stime parlano di oltre un milione di casi di ferite da punta o da taglio all’anno negli ospedali europei, è superfluo che ci convincano che questo sia un passo nella giusta direzione, perché deve essere possibile prevenire queste ferite rispettando correttamente l’accordo. In pratica si contribuirà a creare un ambiente di lavoro sicuro e a proteggere gli operatori sanitari dalle infezioni trasmissibili per via ematica a seguito di ferite da punta o da taglio.

Benché notiamo alcune ambiguità negli esempi o nelle definizioni, credo che saranno adottate tutte le misure necessarie per ottenere più informazioni possibili dalle parti sociali; tutte le clausole sono state chiarite e l’accordo è stato quindi adottato dal Consiglio nella sua interezza.

Desidero evidenziare a questo punto che l’accordo tra datori di lavoro e dipendenti è, a modo suo, uno strumento giuridico europeo peculiare, che non ha eguali a livello nazionale nella maggioranza degli Stati membri. Questa forma di autoregolamentazione, in cui chi è interessato da un problema concorda una forma di regolamentazione giuridica tesa a risolverlo, a mio parere è un esempio di regolamentazione europea da imitare. La situazione è diversa rispetto a quella delle emissioni di CO2, dell’armonizzazione fiscale o della standardizzazione dei servizi pubblici, in cui le aziende e i rispettivi dipendenti sono tenuti ad attenersi passivamente a qualsiasi provvedimento escogitato da noi e dagli Stati membri, anche con costi per loro elevati.

 
  
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  Jiří Maštálka, a nome del gruppo GUE/NGL. – (CS) Onorevoli colleghi, vorrei iniziare ringraziando entrambi i relatori per il magnifico lavoro svolto nella redazione di questo documento. In qualità di medico, sono soddisfatto che noi parlamentari europei siamo consapevoli dell’urgente necessità di proteggere maggiormente gli operatori sanitari dalle ferite da punta o da taglio e che la normativa risponda a questa esigenza.

Sono inquieto piuttosto preoccupato per l’estrema lentezza con cui la Commissione sta procedendo. Sono trascorsi cinque anni da quando la Commissione europea è stata informata per la prima volta di questa importante tematica e quasi quattro anni da quando il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che chiede una soluzione legislativa al problema dell’adeguata tutela degli operatori sanitari dell’Unione europea dalle infezioni trasmissibili per via ematica.

In qualità di membro della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, nella precedente legislatura ho collaborato con i miei colleghi, gli onorevoli Hughes e Lynn, e altri a questa risoluzione e sono deluso per i lunghi ritardi. Mi auguro che le misure proposte nella direttiva vengano adottate il prima possibile e vorrei chiedere che siano garantiti il prima possibile i massimi livelli di protezione e prevenzione per gli operatori sanitari.

 
  
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  Elisabeth Morin-Chartier (PPE).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevole Lynne, onorevoli colleghi, vorrei dirvi quanto sono lieta che questa mattina sia stata approvata la proposta di direttiva sulla prevenzione delle ferite da punta o da taglio. Si tratta di una vera e propria problematica sanitaria che occorre regolamentare il prima possibile. Conosciamo tutti l’importanza e le tragiche conseguenze di questo tipo di ferite. Penso di dovervi confidare, signor Commissario, che confido nel fatto che lei garantirà una soluzione rapida a questo accordo, che ci farà compiere grandi passi avanti in questo ambito.

Vorrei ringraziare l’onorevole Lynne per il suo operato, e l’onorevole Hughes, perché è nostro compito di eurodeputati garantire la tutela dei cittadini europei. Nella fattispecie stiamo parlando dei professionisti della sanità, ovviamente (ne abbiamo discusso a lungo), degli addetti alle pulizie, sono stati menzionati anche gli agenti penitenziari, ma vorrei ricordare anche chi lavora nelle scuole e in tutti i settori della medicina scolastica. Al di là di questo, ritengo occorra educare tutti i nostri cittadini affinché non facciano correre inutili rischi agli operatori sanitari o ai lavoratori che maneggiano successivamente gli oggetti taglienti.

Tengo a dire che, oltre ai relatori che si sono impegnati in questo campo, noi eurodeputati ci mobiliteremo con decisione affinché questi testi vengano effettivamente applicati in tutti gli Stati membri e dovremo essere tenuti costantemente aggiornati in merito alla loro attuazione. Questo è il nostro impegno, la nostra responsabilità, qualcosa che dovrebbe essere veramente popolare e condiviso da tutti.

 
  
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  Sylvana Rapti (S&D).(EL) Signor Presidente, desidero ringraziare i deputati più anziani – dato che questo è il mio primo mandato – i miei colleghi deputati, gli onorevoli Hughes e Lynne, nonché il relatore e i relatori ombra, perché sono giunta nell’ultima parte del lavoro su una tematica che, in un certo qual modo, interessa anche me personalmente.

Mio marito è medico e qualche anno fa si è infettato con un ago. Conosco perfettamente l’ansia provata dalla famiglia di un operatore ospedaliero che si ferisce con un oggetto tagliente. I giorni trascorsi nell’attesa dei risultati sono stati molto difficili.

Vorrei quindi rinnovarvi il mio ringraziamento per il lavoro svolto ed esprimere la mia soddisfazione perché, per la prima volta, un’associazione di datori di lavoro e un’associazione di lavoratori hanno unito le proprie forze giungendo a un accordo, che ci ha consentito di stilare questa proposta di risoluzione.

Penso che l’Unione europea stia raggiungendo davvero i suoi obiettivi e stia prendendo decisioni con i suoi cittadini, per i suoi cittadini. Ricordo un dato ripetuto da altri deputati, ma penso sia importante citarlo e menzionarlo sempre: ogni anno si registrano un milione di ferite da taglio o da punta.

Non si può non sottolineare il ruolo del Parlamento europeo, che si occupa seriamente di questa tematica dal 2005. Data, d’altra parte, la carenza di personale – carenza particolarmente preoccupante in Grecia – desidero evidenziare che dobbiamo garantire che questa risoluzione, questa direttiva sia applicata con grande rapidità.

Si tratta di una decisione che darà un contributo pratico al raggiungimento degli obiettivi sociali dell’Unione europea, tra cui va ricordato l’incremento dell’occupazione. Ricordo a quest’Aula che la Commissione europea ha detto di recente al Parlamento, per voce del suo presidente rieletto, che uno dei settori in cui intende investire sono le posizioni impiegatizie.

Il mio invito è a salvare vite umane, sia letteralmente che metaforicamente, creando posti di lavoro di qualità in un momento economico e sociale tanto difficile.

Concludendo, vorrei porgere i migliori auguri al nuovo commissario per il suo lavoro e, se posso, vorrei dichiarare quanto segue: il nostro collega, l’onorevole Cercas, un politico di grande esperienza, ha detto in precedenza che spera che partirete e procederete con il piede “giusto”, ovvero il destro. Spero invece che partirete e procederete con il piede “sinistro” e lo dico perché l’aspetto che avrà il volto sociale dell’Europa è fondamentale.

Occorre concentrarsi sui lavoratori, per il bene dei cittadini europei.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io porterò un'esperienza personale. Lavoro in ospedale da quindici anni e per un periodo ho lavorato proprio come operatrice sanitaria in un'area critica come la sala operatoria.

A me personalmente è capitato di pungermi con aghi e strumenti potenzialmente infetti. Quindi, come diceva la collega Rapti, ricordo ancora l'ansia provata nell'aspettare l'esito degli esami, ma soprattutto come vivevo il periodo cosiddetto "finestra" che intercorre tra la potenziale contaminazione e l'ipotetica manifestazione della malattia.

Proprio per questo vissuto, credo sia necessario votare questa risoluzione che dà finalmente valore giuridico all'accordo in termini di sicurezza e protezione, stabilendo standard minimi per tutti gli operatori sanitari.

Il settore sanitario rappresenta il 10% della forza lavoro nell'Unione europea e si stimano per la precisione 1.200.000 casi l'anno di punture accidentali, con una conseguente graduale demotivazione e molte volte abbandono della professione dell'operatore sanitario. L'Organizzazione mondiale della sanità stima inoltre che il 2,5% dei casi possano sieroconvertirsi in HIV e nel 40% dei casi nelle diverse forme di epatite B ed epatite C.

Proprio per i gravi e numerosi rischi che si corrono quotidianamente troppo spesso, la professione sanitaria è considerata poco attrattiva, tanto da subire una carenza di personale negli ultimi anni. Inoltre, considerevole è il costo, come è già stato ricordato qui, per le singole strutture sanitarie chiamate a fronteggiare le situazioni di stress alle quali è sottoposto l'operatore sanitario nei diversi periodi di controllo, gli esami diagnostici che si protraggono come da protocollo per almeno sei mesi dagli incidenti, nonché i costi legati al professionista che purtroppo ha contratto la malattia.

In conclusione, per non sottodimensionare il problema, quando il rischio di incidente è evitabile o riducibile, è necessario e doveroso che si approntino tutte le misure preventive disponibili. In particolare, è doveroso che il datore di lavoro le predisponga, come è doveroso anche che il lavoratore le rispetti.

 
  
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  Ryszard Czarnecki (ECR).(PL) Signor Presidente, stiamo trattando un problema che è divenuto uno dei più gravi per il settore della sanità. Vi riporto alcuni dati statistici: nell’Unione europea, ogni anno si verificano purtroppo un milione di punture accidentali; negli Stati Uniti, la cifra si aggira attorno ai 380 000 casi, ma gli stessi americani affermano che sia sottostimata. Naturalmente, va sottolineato che la questione riguarda gli operatori sanitari, ma anche i pazienti sono esposti allo stesso rischio. In questi casi, e qui dobbiamo essere franchi, ci troviamo di fronte al problema delle ingenti somme che gli ospedali sono costretti a versare a titolo di risarcimento. E’ chiaro, come hanno già precisato altri oratori, che la prevenzione è assolutamente fondamentale in questo ambito, perché è sempre molto meno costosa delle cure.

La risoluzione, a mio parere, merita tutto il nostro sostegno. E’ una risposta alle attese espresse dal settore sanitario e la sua importanza è cresciuta con l’aggravarsi del problema. Anche la questione dei risarcimenti si sta complicando, in quanto sia gli operatori sanitari sia i pazienti stanno presentando richieste di risarcimento. Neppure l’aspetto finanziario va sottovalutato. Il mio gruppo politico, a nome del quale intervengo, appoggia la proposta di risoluzione e credo che in questo modo riusciremo a raccogliere quella che in realtà è una sfida del nostro tempo e a soddisfare le esigenze dei consumatori e degli operatori del settore della sanità in tutti i paesi dell’Unione europea.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE).(EL) Signor Presidente, prendo la parola oggi per ringraziare tutti i relatori e tutti coloro che hanno animato questa discussione.

A volte diciamo che l’Europa deve avvicinarsi ai propri cittadini. Con questa discussione, siamo certamente riusciti a farlo. Stavo discutendo con un amico mio coetaneo, un medico che ha appena concluso gli studi, e quando gli ho detto di questo dibattito, mi ha confidato, con grande soddisfazione, che lo riteneva assolutamente fondamentale e che dovevamo cercare di spiegare a tutti gli europei quanto stavamo facendo. E’ importante prevenire e informare gli operatori ospedalieri dei rischi che corrono. In effetti è assolutamente fondamentale spiegare a tutti che, quando si lavora con orari così lunghi, quando gli spazi sono ristretti, quando il numero dei pazienti è molto alto, è fondamentale che queste persone siano in grado di adottare almeno i principali provvedimenti richiesti.

Negli ospedali abbiamo bisogno di personale in buona salute affinché noi, ogni volta che ci troviamo nel ruolo di pazienti, possiamo usufruire della loro assistenza e delle migliori cure possibili.

 
  
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  Karin Kadenbach (S&D). (DE) Signor Presidente, l’obiettivo della nostra politica deve essere quello di creare un ambiente che garantisca la qualità della vita più alta possibile per i cittadini dell’Unione europea. Una delle principali sfide che siamo chiamati ad affrontare di questi tempi è la conservazione e la creazione di posti di lavoro, senza tuttavia tralasciare il nostro dovere di garantire che tali posti di lavoro non provochino malattie, né mettano a repentaglio la salute. E’ per questo che la prevenzione, le cure sanitarie e la sicurezza del posto di lavoro sono essenziali.

Credo fermamente che l’attuazione di questa direttiva, che effettivamente attendiamo da tempo, creerà le condizioni adatte per rendere più sicuri i posti di lavoro in ogni ambito della sanità, dove il personale è chiamato ogni giorno ad affrontare rischi come questi. Penso sia nell’interesse di tutti i cittadini europei attuare tutto questo il più rapidamente possibile.

 
  
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  László Andor, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, prima di tutto vorrei dire che sono lieto che questa proposta goda di un sostegno così ampio in Parlamento. Mi rincresce che la procedura sia durata più delle attese, ma vorrei dire che sono assolutamente convinto dell’importante ruolo del dialogo sociale: dobbiamo rispettare il parere delle parti sociali. Questo non solo consolida la legittimità di una decisione, ma contribuisce anche alla sua attuazione, perché chi partecipa alla creazione di una nuova normativa è più interessato al suo successo. E’ importantissimo.

Sappiamo già che esiste un documento di lavoro tra le parti sociali relativo al chiarimento dell’accordo quadro e alla sua attuazione, pertanto speriamo – e penso che possiamo contarci – che questo rivestirà un ruolo importante nella fase di completamento in seno al Consiglio, rispondendo ad alcune delle preoccupazioni in sede di attuazione. A parte questo, vi è anche un certo interesse al seguito da dare sul lungo periodo, che è molto importante anche per monitorare il successo futuro della nuova direttiva.

Vorrei richiamare la vostra attenzione sul testo, nel quale si afferma che le parti firmatarie riesamineranno l’applicazione dell’accordo a cinque anni dalla decisione del Consiglio, qualora lo richieda una delle parti. In altre parole, è essenziale che il monitoraggio dell’attuazione e delle variazioni nella frequenza di tali ferite costituisca il punto di partenza, qualora una delle parti desideri cogliere quest’opportunità.

Infine, permettetemi di dire, oggi che è soltanto il secondo giorno di insediamento della nuova Commissione – come qualche oratore ha sottolineato nel suo intervento – che in realtà è molto importante che la Commissione dedichi maggiore attenzione ai dimenticati d’Europa, a quelle classi di età o a quelle professioni che non riescono a fare udire tanto facilmente la propria voce e che in passato sono stati a volte ignorati o messi ai margini.

Il settore della sanità è ovviamente un settore importante, che merita grande dedizione e attenzione. Il punto non è soltanto che i lavoratori del settore ospedaliero e sanitario sono esposti alle ferite da punta o da taglio e alle infezioni: sappiamo tutti che lavorano molte ore consecutive. Dobbiamo però adottare un approccio ad ampio raggio quando analizziamo gruppi come questo, soprattutto in tempi di crisi, nei quali l’atteso consolidamento fiscale si ripercuoterà sulle condizioni di lavoro di queste persone. Per questo motivo si tratta di un punto deve rappresentare una priorità nella nostra agenda, così come lo è nella mia.

 
  
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  Presidente. − Grazie, signor Commissario. Sono certo che tutti noi siamo grati ai promotori di questa discussione. Speriamo che le cose migliorino.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi alle ore 12.00.

 

4. Giochi d’azzardo online e recenti sentenze della Corte di giustizia (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale presentata dagli onorevoli Harbour, Schwab, Gebhardt, Silviu Buşoi e Rühle, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, alla Commissione riguardante il gioco d'azzardo online in relazione alle recenti sentenze della Corte di giustizia europea (O-0141/2009 – B7-0235/2009).

 
  
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  Malcolm Harbour, autore. (EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto sottolineare, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, che è un privilegio porgere il benvenuto al nuovo commissario Barnier in occasione di quello che, sicuramente, sarà il primo di una lunga serie di scambi con i membri di questo Parlamento, in particolare perché il commissario si è spostato, in due giorni e senza soluzione di continuità, dal suo posto lì in fondo al posto che occupa ora in prima fila. Signor Commissario, siamo molto lieti di averla qui con noi.

In secondo luogo, sempre a nome della commissione, mi preme sottolineare la possibilità offertaci da questa interrogazione di mettere agli atti la nostra preoccupazione in merito agli sviluppi del gioco d’azzardo online e al settore del gioco d’azzardo in generale, e alcune delle numerose incertezze che stanno nascendo sul relativo regime legislativo nel mercato interno.

Immagino, signor Commissario, che la sua agenda sia già fitta di impegni, ma speriamo che il tema trattato oggi possa rientrare tra le sue priorità, poiché rappresenta una notevole fonte di preoccupazione per la nostra commissione da cinque anni a questa parte. Abbiamo promosso numerosi studi di iniziativa e presentato interrogazioni in materia ed l’autrice della nostra ultima relazione, l’onorevole Schaldemose, prenderà la parola più tardi. Il nostro interesse per questo tema è quindi considerevole.

Come sapete, anche gli Stati membri si sono riuniti regolarmente a livello di Consiglio nell’ambito di diversi gruppi di riflessione nel tentativo di definire un approccio per l’aumento del gioco d’azzardo online in relazione al gioco nei singoli Stati membri. Penso sia importante affermare chiaramente sin dall’inizio che la nostra interrogazione non presuppone in alcun modo una nuova liberalizzazione dei mercati del gioco d’azzardo, né una nuova iniziativa nel settore. E’ però risaputo che la popolarità e la diffusione sempre maggiori del gioco d’azzardo online stanno sicuramente esercitando pressioni su molti monopoli nazionali e su programmi già esistenti, detenuti o controllati dallo Stato, che rappresentano una notevole fonte di reddito, ma anche di preoccupazione, per i nostri paesi membri.

Vorremmo ricordare che, oltre ai lavori che stiamo svolgendo, ci sono stati molti ricorsi alla Corte di giustizia europea. Conoscerete tutti i dettagli del caso, su cui si soffermeranno peraltro i miei colleghi in un secondo momento. Non intendo quindi passarli in rassegna, ma non possiamo tacere il fatto che vi è, dal nostro punto di vista, un certo grado di incoerenza in alcuni approcci adottati dalla Corte di giustizia europea, che non ci sono d’aiuto, ma rendono anzi la situazione ancora più complessa ed opaca di quanto non fosse in precedenza. Sappiamo inoltre che i vostri servizi hanno avviato una serie di procedimenti di infrazione legati al settore del gioco d’azzardo, non solo online; molti, infatti, riguardano più in generale la libertà degli operatori di insediarsi in altri Stati.

E’ giunto evidentemente il momento per la Commissione di raccogliere tutte queste informazioni, di esaminare l’iter dei procedimenti di infrazione, di soffermarsi sulle questioni sollevate dalle sentenze della Corte di giustizia europea e di fornire una precisa strategia o un chiarimento sulle modalità per procedere, iniziando da alcuni degli elementi di incoerenza individuati.

Dal punto di vista della protezione dei consumatori, anche le autorità normative devono sapere come porsi nei confronti del gioco d’azzardo online. Chiaramente, questo settore può e deve essere regolamentato ed, effettivamente, in molti casi gli operatori attivi nel settore del gioco d’azzardo online si sono chiaramente impegnati a fornire gli strumenti e i controlli necessari per gestire problemi quali la dipendenza dal gioco, le questioni legate alle frodi e altri casi che abbiamo discusso in maniera approfondita in seno alla nostra commissione. Si tratta di un ambito che riguarda sia la tutela dei consumatori sia la coerenza del mercato interno.

Penso che dobbiamo rispettare i nostri cittadini e la volontà di molti di loro di accedere ai giochi d’azzardo online. Non credo vi sia alcuna intenzione di bandirli – che sarebbe, peraltro, praticamente impossibile – ma nel settore si osservano rilevanti incoerenze. In alcuni paesi, per esempio, è illegale prendere parte a giochi d’azzardo online promossi da società esterne al paese. Non può essere giusto.

Un altro elemento di incoerenza. messo in luce da uno dei miei elettori, è il fatto che, se un cittadino britannico partecipa alla lotteria nazionale britannica online dalla Spagna e vince, il premio non potrà essere pagato in Spagna perché è una procedura illegale. Sono queste le incoerenze che dobbiamo affrontare per il bene dei cittadini e dei consumatori.

Signor Commissario, è questo il contesto in cui si inserisce la nostra interrogazione. Avrà modo di ascoltare molti contributi validi e punti di vista interessanti da parte dei miei colleghi, ma spero che farà di questo tema una priorità del suo nuovo mandato.

 
  
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  Michel Barnier, membro della Commissione. − (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, potete immaginare quale grande piacere sia per me ritornare in quest’Aula solo 48 ore dopo l’investitura della nuova Commissione – per cui vi ringrazio – e proseguire il mio lavoro con lei, onorevole Harbour – e mi rivolgo in particolare ai membri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori – in modo diverso e, molto probabilmente, in un luogo diverso, ma sempre con lo stesso spirito.

Vorrei formulare tre osservazioni a titolo di risposta in questa fase iniziale, prima di ascoltare con attenzione quanto avrete da dirmi. Per quanto riguarda la sua prima domanda, come ha già sottolineato lei, la Commissione ha avviato alcuni procedimenti di infrazione contro una serie di Stati membri nell’ambito della fornitura transfrontaliera di servizi di scommesse sportive. La Commissione rileva che, in quattro dei nove procedimenti di infrazione – vale a dire nel caso di Danimarca, Francia, Italia e Ungheria – sono state proposte modifiche alla legislazione nazionale a seguito del relativo procedimento. La Commissione continuerà a collaborare con tutti gli Stati membri interessati per risolvere i problemi individuati nell’ambito dei procedimenti di infrazione in questione. In generale, questi procedimenti sono ancora aperti, ma spetta alla nuova Commissione decidere come procedere.

La seconda osservazione, onorevole Harbour, riguarda la sentenza emessa di recente dalla Corte di giustizia europea nel caso portoghese, dove un monopolio di Stato di lunga tradizione esercita un rigoroso controllo sul gioco d’azzardo. Secondo le analisi svolte dal servizio legale della Commissione, questa sentenza non influirà nella sostanza né sugli sviluppi né sull’esame dei procedimenti di infrazione in questo ambito. Ogni caso è stato esaminato sulla base delle prove addotte dal singolo Stato membro.

A seguito delle recenti sentenze della Corte, la Commissione osserva come questa istituzione richieda sempre, in conformità alla giurisprudenza consolidata, che ogni eventuale restrizione sia, innanzi tutto, giustificata da valide considerazioni di interesse pubblico e, in secondo luogo, che sia necessaria e proporzionata. In tal senso le restrizioni devono essere adeguate, coerenti e sistematiche.

Il procedimento Santa Casa non comporta quindi che la Corte attribuisca agli Stati membri maggiore libertà di imporre restrizioni. La Corte ha fatto riferimento, in modo molto chiaro, ai metodi operativi del monopolio portoghese, alla sua lunga storia e alle circostanze assolutamente specifiche di questo paese.

Come terzo punto del mio primo intervento, vorrei sottolineare, onorevoli parlamentari, che la Commissione non ha escluso l’adozione di soluzioni alternative ai procedimenti di infrazione. Signor Presidente, onorevoli parlamentari, vorrei dar vita a una discussione costruttiva in materia con il Parlamento europeo, ma anche con gli Stati membri e le parti interessate.

Ho notato che non ci sono state consultazioni con gli Stati membri sul tema dopo che questi ultimi hanno deciso di ritirare i giochi d’azzardo dal campo di applicazione della direttiva sui servizi del 2006. Ascolterò quindi la posizione degli Stati membri e seguirò con attenzione le attività del gruppo di lavoro del Consiglio. So che il 10 marzo il Parlamento, su iniziativa dell’onorevole Schaldemose, ha adottato una relazione in materia, benché alcuni parlamentari hanno appoggiato una risoluzione contraria.

Per quanto mi riguarda, il lavoro del Parlamento rappresenta un buon punto di partenza per aprire a un serio dibattito su una possibile soluzione europea a questa complessa questione. Dobbiamo approfondire l’analisi dei motivi che spingono gli Stati membri a porre limitazioni ai giochi d’azzardo online. In quest’ottica è necessario, ovviamente, soffermarsi sugli aspetti sociali, con particolare riferimento alla dipendenza dal gioco, e ho deciso di muovermi in questa direzione.

Onorevoli parlamentari, la Commissione è operativa da due giorni scarsi e non abbiamo ancora approvato il nostro programma di lavoro. Intendo svolgere questo lavoro di consultazione a partire da oggi stesso, prestando grande attenzione a tutti i vostri interventi. Per il lavoro di consultazione, infatti, si aprono svariate strade e sono disposto a valutare la possibilità di un Libro verde sul tema.

Vorrei ringraziarvi ancora per l’interesse mostrato nei confronti di questo tema così importante e per il contributo che apporterete ai lavori della Commissione che sto per avviare.

 
  
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  Andreas Schwab, a nome del gruppo PPE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), sono molto lieto che lei, signor Commissario, abbia appena detto chiaramente che intende non solo valutare la possibilità di un’analisi mirata della giurisprudenza nel caso della Liga Portuguesa, ma anche soffermarsi sull’approccio che il gruppo di lavoro del Consiglio può adottare per affrontare in maniera adeguata la questione dello sviluppo del gioco d’azzardo online. Nell’ambito della presente interrogazione orale, ci stiamo concentrando, ovviamente, solo sul gioco d’azzardo online. Secondo le informazioni a mia disposizione sulla sentenza del caso Santa Casa, sebbene la Corte di giustizia europea abbia ricordato agli Stati membri che il mercato del gioco d’azzardo è completamente diverso da ogni altro mercato, tutti i paesi membri sono comunque tenuti a concordare regole uniformi da applicare sul territorio dell’Unione europea. Finora, non è stato compiuto alcun tentativo concreto in tal senso in seno al Consiglio, anche se era evidente la disponibilità di quest’ultimo ad occuparsi della questione direttamente. Ecco perché Commissione e Parlamento devono collaborare per compiere avanti progressi nel settore e porre domande cruciali.

In secondo luogo vorrei aggiungere che le argomentazioni addotte dagli Stati membri in materia di tutela dei consumatori nel mercato del gioco d’azzardo non mi convincono. Secondo gli Stati membri , in materia di gioco d’azzardo online (e questo si applica quindi ai casi della Liga Portuguesa e di Santa Casa), sono in grado di implementare gli obiettivi prefissati in termini di tutela dei consumatori e di gestire eventuali reati da soli, senza alcun coinvolgimento europeo. Applicando appieno questo ragionamento, tuttavia, si giunge alla logica conclusione per cui l’intervento dell’Europa sarebbe meno efficace rispetto ai singoli Stati membri nel trovare soluzioni adeguate ad altre attività criminali, anche di natura diversa o più deplorevole, svolte in rete. Mi sembra una conclusione piuttosto strana e non credo che corrisponda alla realtà. Dal mio punto di vista potremo trovare una soluzione al gioco d’azzardo online solo adottando regolamenti transfrontalieri uniformi, tesi a tutelare gli interessi degli Stati membri, basati sulle loro strutture in parte storiche, ma che, come ha sottolineato il presidente della commissione, mettano gli interessi dei consumatori al centro di tutti i nostri sforzi.

 
  
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  Evelyne Gebhardt, a nome del gruppo S&D. (DE)

Signor Presidente, signor Commissario, la ringrazio molto delle informazioni che ci ha appena fornito ma, sinceramente, non sono del tutto soddisfatta. La precedente Commissione si era prefissata il chiaro l’obiettivo di liberalizzare il mercato del gioco d’azzardo. Il Parlamento europeo ha invece affermato a più riprese che questo non può essere l’approccio giusto da adottare, poiché è stato proprio il Parlamento europeo, e non gli Stati membri, per esempio, ad aver eliminato il gioco d’azzardo dal campo di applicazione della direttiva dei servizi. A nostro parere non si tratta di un servizio come gli altri: bisogna pertanto introdurre meccanismi di tutela in grado di proteggere i nostri cittadini dalla criminalità organizzata e, a tal fine, servono regole chiare.

Ciononostante la Commissione europea continua a citare gli Stati membri innanzi alla Corte di giustizia europea. E’ giunto il momento che la Commissione perda questa abitudine, visto anche che esce sempre sconfitta da questi procedimenti. Dovete accettare questo fatto. Mi farebbe quindi molto piacere, signor Commissario, se mettesse in pratica quanto ha appena affermato – ovvero la volontà di adottare un approccio diverso in questo ambito – poiché non possiamo procedere se la situazione rimane inalterata.

In risposta a uno dei punti del suo intervento, onorevole Harbour, vorrei precisare che le sentenze emesse dalla Corte di giustizia europea sono state molto coerenti e per nulla contraddittorie. Nelle sue sentenze, la Corte ha affermato, più volte, il diritto degli Stati membri di introdurre regole chiare, per consentirci di verificare se i cittadini siano effettivamente tutelati contro la criminalità. La Corte ha inoltre asserito che gli Stati membri non sono tenuti in alcun modo ad aprire questo mercato, né sono tenuti a consentire a operatori di altri Stati membri di svolgere un’attività sul proprio territorio, purché i controlli siano solidi ed efficaci.

Questo è quanto vorremmo vedere attuato da parte della Commissione europea. Speriamo che abbia compreso la situazione e che agisca di conseguenza. Tuttavia, dobbiamo prestare particolare attenzione anche al gioco d’azzardo online, poiché Internet non conosce frontiere né confini e, ovviamente, i nostri cittadini hanno accesso ai siti. Dobbiamo pensare a come definire i meccanismi di controllo e le norme applicabili, in modo tale da proteggere i cittadini europei.

 
  
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  Jürgen Creutzmann , a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, se vi state appellando a un ulteriore sviluppo e armonizzazione del mercato interno, allora dobbiamo dotarci di una serie di regole comuni. Sono tre gli aspetti legati al mondo del gioco d’azzardo online che dovrebbero essere considerati nell’ambito di questa discussione. Innanzi tutto, come possiamo tutelare al meglio gli interessi dei nostri cittadini e consumatori? In secondo luogo, come possiamo prevenire al meglio le frodi e le attività criminali? E infine, come possiamo proteggere al meglio i nostri cittadini dai rischi? La risoluzione del Parlamento europea del 10 marzo 2009 sull’integrità del gioco d’azzardo online ha indicato i metodi e le modalità per procedere in questo ambito. Ora come allora, il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa sostiene i principi di integrità del gioco d’azzardo online contenuti nella risoluzione del Parlamento del 10 marzo 2009.

In conformità a una sentenza della Corte di giustizia europea, ogni Stato membro è libero, a determinate condizioni, di disciplinare autonomamente il settore del gioco d’azzardo online e la risoluzione del 10 marzo lo sottolinea con vigore. Le norme nazionali sono più adatte per contrastare le frodi legate alle partite truccate, sebbene questo tipo di crimine non possa essere debellato del tutto, come alcuni recenti casi in Germania hanno dimostrato. I mercati del gioco d’azzardo possono essere regolamentati in maniera molto più efficace a livello nazionale, in funzione della tradizione e della cultura dei singoli paesi. E’ possibile garantire ai giocatori una migliore protezione da dipendenza, frode, riciclaggio di denaro e partite truccate se i fornitori di servizi online sono conosciuti e di grande dimensioni; questa tipologia, per definizione, opera sempre in un’ottica transfrontaliera. Una regolamentazione dettata dai principi del mercato interno non è adatta per regolamentare tutti gli aspetti del gioco d’azzardo, soprattutto quando si tratta di minori o della dipendenza dal gioco.

Il gioco d’azzardo online offre maggiori possibilità per la diffusione di pratiche illegali, quali la frode, le partite truccate e la creazione di cartelli illegali per le scommesse, poiché queste strutture possono essere create e smantellate molto rapidamente. Da questo punto di vista gli operatori illegali offshore attivi nel settore delle scommesse rappresentano un problema di particolare rilevanza, essendo praticamente impossibile sottoporli a regolamentazione o controllo. Gli utili derivanti dal gioco d’azzardo dovrebbero essere impiegati in via prioritaria a vantaggio della società, al fine di promuovere, inter alia lo sport amatoriale. E’ meglio lasciare la gestione di questi aspetti alle amministrazioni nazionali. Il finanziamento continuativo di attività culturali e sportive (professioniste e amatoriali), per esempio, giustifica in parte la decisione degli Stati membri di consentire il gioco d’azzardo. Deve esistere tuttavia un prerequisito fondamentale: il rischio di dipendenza deve essere messo ben in evidenza e contrastato in maniera proattiva.

Dato che non si conosce ancora l’impatto globale sui consumatori delle varie forme di gioco d’azzardo proposte online, dobbiamo intraprendere con urgenza un’azione per ottenere queste informazioni. A questo proposito è essenziale che gli Stati membri svolgano il proprio ruolo, senza trascurare la sorveglianza del mercato, anch’essa di fondamentale importanza in materia. Se il Parlamento europeo concorda sul fatto che gli Stati membri abbiano il diritto, in conformità al principio di sussidiarietà, di disciplinare il proprio mercato del gioco d’azzardo sulla base delle tradizioni e cultura nazionali, dobbiamo anche garantire che procedano effettivamente in tal senso adottando opportuni strumenti di controllo e di sorveglianza del mercato.

 
  
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  Heide Rühle, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signor Presidente, dopo aver ascoltato i due interventi procedenti, non mi è rimasto molto da aggiungere. Vorrei solamente ribadire in modo chiaro che il nostro gruppo appoggia appieno la proposta di risoluzione del Parlamento. Tuttavia vorremmo contestare chi sostiene che le sentenze della Corte di giustizia europea sono ambigue. Ritengo invece che siano state ben chiare. Apprezziamo il suo desiderio di avviare una serie di consultazioni con gli Stati membri; forse dovrei aggiungere che sarebbe meglio avviare una consultazione piuttosto che promuovere un procedimento di infrazione. La consultazione rappresenta il modo migliore per risolvere il problema, tenendo conto delle particolarità nazionali e della necessità di trovare una soluzione per i consumatori.

 
  
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  Timothy Kirkhope, a nome del gruppo ECR. (EN)

Signor Presidente, intervengo nella mia veste di ex ministro responsabile, nel Regno Unito, dei controlli sul settore del gioco d’azzardo. Quando parliamo di un’Europa del libero scambio che si oppone al protezionismo, di un’Europa che apre mercati e abbatte barriere, ovviamente sono pienamente favorevole. Alcuni dei nostri colleghi che intervengono in quest’Aula esprimendosi a favore di un’Europa ancora più aperta sono le stesse persone che sostengono la necessità di conservare la struttura dei monopoli nel settore del gioco d’azzardo.

Potrei dire– o secondo loro dovrei dire – che i monopoli sono più efficaci nel controllo e nella gestione del problema del gioco d’azzardo, come è stato affermato stamattina. E’ una posizione molto interessante, dato che gran parte dei dati disponibili non supportano questa tesi. Gli argomenti a favore del protezionismo e dei monopoli nel settore del gioco d’azzardo servono gli interessi dei singoli Stati, poiché maggiore controllo significa maggiori entrate per i governi nazionali. Questa non è l’Europa aperta né l’Europa trasparente che voglio. E’ l’Europa che dice “fate come dico io, ma non come faccio io”. Non c’è motivo per cui i fornitori privati di giochi d’azzardo che operano in un contesto di tutela regolamentata in uno Stato membro dell’Unione europea non possano operare anche in altri paesi. Non c’è motivo per cui un mercato sottoposto a una rigida regolamentazione ma aperto non possa fornire ai cittadini un livello di protezione equivalente, se non addirittura superiore, a un monopolio di Stato soggetto a un ferreo controllo.

Nel frattempo la Corte di giustizia europea continua a emanare sentenze. Devono essere un po’ stanchi ormai di questo tema a Lussemburgo – o, parlando da avvocato, forse non ne sono ancora abbastanza stanchi – ma, a fronte del silenzio assordante proveniente dalla Commissione, mi sembra sia giunto davvero il momento di agire. Dobbiamo porre fine a questa situazione di elevata incertezza giuridica.

Posso solo dire che penso sia importante per il Parlamento ribadire la propria disponibilità ad affrontare questa questione e a inviare un segnale forte al Consiglio e alla Commissione, precisando che non intendiamo nascondere la testa sotto la sabbia? Speriamo che la nuova Commissione speriamo porti un nuovo impulso. Ho molta fiducia in lei, signor Commissario. Spero che prenderà nota delle osservazioni formulate e che inizi a definire una strategia per garantire che il gioco d’azzardo online possa diventare una parte legittima del mercato interno con, ovviamente, un’adeguata normativa.

 
  
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  Cornelis de Jong, a nome del gruppo GUE/NGL. – (NL) “Gokken is dokken” (giocare è sganciare) è un modo di dire diffuso nei Paesi Bassi; significa che i giocatori, di solito, perdono. Non solo: il gioco d’azzardo crea dipendenza e rappresenta una grave minaccia, per i giovani, in particolare.

Se qualcuno ha una visione romantica del gioco d’azzardo, allora rimarrà deluso. Si tratta sostanzialmente di un business miliardario, troppo spesso associato ad attività criminali e per questo nei Paesi Bassi è in vigore una legislazione tesa a contrastare la diffusione del gioco d’azzardo in strutture di facile accesso frequentate dai giovani. Tuttavia, la fornitura di servizi online – spesso di natura transfrontaliera per definizione – ha reso il gioco d’azzardo ancora più accessibile.

In questo caso specifico, pertanto, piuttosto che fare affidamento sul libero mercato, non dobbiamo solo consentire agli Stati membri di adottare misure restrittive, ma dobbiamo anche incoraggiarli a farlo. Dal mio punto di vista, l’interrogazione orale che ha dato vita a questa discussione si poggia ancora troppo sulle forze del mercato. Non sono convinto che sia possibile parlare di gioco d’azzardo “responsabile” se ci si riferisce alla rete; il gioco d’azzardo online dovrebbe essere contenuto il più possibile.

La Corte di giustizia europea ha riconosciuto che gli Stati membri devono disporre di un margine di manovra sufficiente per attivarsi. Mi appello pertanto alla Commissione affinché non tenti di ridurre il livello di protezione attraverso proposte legislative di respiro europeo, ma incoraggi piuttosto gli Stati membri ad emettere norme che garantiscano una tutela adeguata. Mi rivolgo alla Commissione affinché desista dal convocare gli Stati membri innanzi alla Corte, come sottolineato dall’onorevole Gebhardt, optando piuttosto per la promozione di un dialogo sulla migliore protezione possibile.

 
  
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  Jaroslav Paška, a nome del gruppo EFD. – (SK) Per quanto concerne il tema del gioco d’azzardo online, vorrei citare due ambiti in cui noto numerose questioni irrisolte. Ci stiamo impegnando per garantire che le comunicazioni tra le persone siano il più possibile aperte, ma questo comporta anche il libero accesso libero ad Internet per giovani e bambini.

Al punto 16 della sua risoluzione del 10 marzo 2009, il Parlamento europeo dichiara che i genitori hanno responsabilità nella prevenzione del gioco d’azzardo online dei minorenni. Onorevoli colleghi, vi chiedo, ma che assurdità è mai questa? Chi crea il quadro legislativo, chi crea le regole per queste aziende? I genitori o qualcun altro? Siamo noi ad essere responsabili per questo tipo di aziende, siamo noi a creare il quadro legislativo e a creare le leggi, per cui spetta ai governi e ai parlamenti nazionali la responsabilità di proteggere i bambini dal gioco d’azzardo.

In un’epoca in cui la pornografia e il gioco d’azzardo entrano nelle nostre case in formato 3D, i genitori non hanno possibilità di proteggere i propri figli da queste influenze o dal rischio di essere attirati in queste attività. Penso pertanto che sia un dovere fondamentale della Commissione e del Parlamento europeo istituire un quadro giuridico adatto e non sostenere chi porta avanti queste attività grazie alla noncuranza delle istituzioni, istituzioni che dovrebbero invece sostenere i propri elettori a cui devono rendere conto.

Un altro problema cui vorrei accennare riguarda il controllo del flusso di denaro. In vari paesi i proventi derivanti dal gioco d’azzardo e da attività simili vengono destinati al sostegno dello sport, della cultura e dell’educazione. Se siamo destinati a perdere questo flusso di entrate, che lascerebbe i nostri paesi per finire alle Bahamas o nei paradisi fiscali, vorrei chiedere se parte di questi fondi non possa essere recuperata per sostenere lo sport nei nostri paesi dato che, se gestiamo e partecipiamo a giochi d’azzardo via Internet, gli utili vengono generati altrove e non nei paesi da cui provengono i giocatori. Anche questa problema rimane aperto e non viene sottoposto a un’adeguata supervisione. Dal mio punto di vista, quindi, la Commissione deve davvero attivarsi e iniziare a lavorare su opportune norme quadro giuridiche applicabili a questo tipo di attività. Dobbiamo creare le condizioni necessarie per cui, da una parte la salute e l’educazione dei bambini non vengano messe a repentaglio e, dall’altra, non vadano perse le risorse finanziarie prodotte dal gioco d’azzardo.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). – (CS) Lo sviluppo del gioco d’azzardo online consente di raggirare le legislazioni degli Stati membri e riciclare denaro a fronte di un’assenza quasi totale di controlli. Per quanto riguarda il mercato interno, un primo interrogativo è relativo alla posizione del monopolio delle società di gioco d’azzardo. Un secondo punto di domanda riguarda invece quei finanziamenti di natura poco chiara che interessano lo sport a livello professionale, in particolare proprio per i suoi legami con il mondo del gioco d’azzardo. Senza dimenticare che il gioco d’azzardo aumenta il rischio di dipendenza, soprattutto per i giovani.

La Corte di giustizia europea, dato l’interesse pubblico rivestito dalla questione, ha riconosciuto ai governi il diritto di bandire o limitare il gioco d’azzardo online. Sebbene il gioco d’azzardo sia una realtà che supera i confini nazionali, la sua regolamentazione varia a seconda dei diversi Stati membri, in termini di livelli impositivi, accessibilità, controlli e grado di responsabilità giuridica degli operatori. Non è sufficiente monitorare la qualità delle società ufficiali che operano nel settore del gioco d’azzardo e delle lotterie, così come i movimenti di denaro.

Non è più possibile garantire un controllo efficace senza un accordo su regole comuni per tutti e 27 gli Stati membri. Abbiamo pertanto chiesto alla Commissione, l’anno scorso, di proporre una normativa quadro a livello europeo applicabile al settore del gioco d’azzardo online. Sono fermamente convinta che le pubblicità di giochi d’azzardo destinate ai giovani dovrebbero essere completamene vietate. Esporre i bambini all’influenza di queste pubblicità è come esporli a offerte di forniture illimitate di alcol, sigarette, droghe o altre sostanze che creano dipendenza.

Il mio paese, sfortunatamente, è molto indietro rispetto all’Unione sotto il profilo normativo. Non solo non vi sono limitazioni di sorta alla pubblicità in questo ambito, ma non si vieta neppure la compresenza di case da gioco e agenzie di pegni nei pressi delle scuole. Mi aspetto che questa relazione conferisca nuovo vigore alla Commissione per negoziare le misure necessarie all’armonizzazione delle leggi in materia di gioco d’azzardo online a tutela del pubblico interesse nei paesi dell’Unione.

 
  
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  Christel Schaldemose (S&D). (DA) Signor Presidente, vorrei porgere il benvenuto al Parlamento al commissario Barnier e augurargli buon lavoro nella sua nuova veste.

Sono davvero lieta di partecipare oggi a questa discussione sul gioco d’azzardo online con lei, dato che durante la sua udienza al Parlamento aveva posto particolare accento sull’idea di un mercato interno a servizio dei cittadini e non viceversa. Abbiamo quindi una buona opportunità per dimostrarlo dal lato pratico.

Vorrei iniziare esprimendo il mio appoggio per le iniziative che ha citato. Sono leggermente vaghe, ma mi sembra sensato redigere un Libro verde, avviare una serie di studi, raccogliere dati e approfondire le conoscenze di questo settore in modo da avere una panoramica sul suo funzionamento a livello europeo.

Vorrei altresì ricordarle le implicazioni di natura politica. Per quanto che una minoranza di parlamentari abbia espresso parere contrario quando la mia relazione è stata adottata a marzo, la stragrande maggioranza di questo Parlamento ha appoggiato la mia relazione, così come vi è un ampio sostegno da parte del Consiglio per una richiesta di chiarimenti. Al contempo, dobbiamo garantire che gli Stati membri siano competenti per la definizione di una disciplina del settore del gioco d’azzardo nella sua globalità. Nel settore del gioco d’azzardo online abbiamo bisogno di una soluzione che ci consenta di tutelare i nostri cittadini, tenendo conto, inter alia, dei costi sociali del gioco d’azzardo.

Avrei preferito sentire una risposta più chiara, ma comprendo che si è appena insediato alla Commissione ed è nuovo in questa funzione. Avrei comunque gradito una risposta dai contorni più definiti, per capire se intende abbandonare la strada dei procedimenti di infrazione ed avviare un dialogo molto più costruttivo con il Parlamento e il Consiglio, che ci consentirà di definire insieme come procedere. Suggerisco pertanto di non lasciare più che sia la Corte di giustizia europea a decidere in merito ai singoli casi, optando piuttosto per una decisione politica da parte nostra. E’ questa la linea che intende seguire o meno? E’ su questo punto che avrei voluto una risposta molto più chiara.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE). (GA) Signor Presidente, accolgo con favore questa discussione – che giunge al momento giusto – sul gioco d’azzardo online e, in particolare, sui problemi relativi ai minori e ai consumatori vulnerabili. E’ nell’interesse sia della sfera pubblica sia dei consumatori mostrare una leadership e una direzione chiare e definite nell’approccio a questo tema.

Ho sollevato la questione del gioco d’azzardo con la Commissione all’inizio del mese di novembre e mi è stato risposto che la Commissione sostiene il programma Safer Internet, i centri di informazione e le helpline negli Stati membri. Questi servizi forniscono informazioni ai genitori in merito ai pericoli cui sono esposti i bambini in rete, tra cui il gioco d’azzardo online.

Purtroppo, però, pur essendo in continua crescita, il gioco d’azzardo online continua ad essere un problema nascosto.

(EN) Considerando il gioco d’azzardo online rispetto a quello convenzionale, emerge chiaramente il problema di una mancanza di supervisione fisica. Non c’è infatti una direzione responsabile o diretta che garantisca che il giocatore sia maggiorenne e agisca nel rispetto della legge. I controlli e le procedure di sicurezza sui siti di gioco d’azzardo possono essere facilmente raggirati e i minorenni possono utilizzare carte di credito prestate o rubate e giocare sotto falsa identità. Per i consumatori vulnerabili, il gioco d’azzardo online è un’attività che, di solito, viene svolta in contesti isolati e che, come sottolineano gli esperti in materia, può aumentare la possibilità di azioni impulsive e di giocare in maniera incontrollata e irresponsabile. Senza dimenticare, poi, che con i giocatori minorenni i tradizionali controlli associati al gioco d’azzardo convenzionale vengono meno.

Con il gioco d’azzardo online è più difficile individuare un giocatore problematico, poiché ci vogliono tempo, senso di responsabilità e risorse per individuare chi sta giocando, chi sta pagando e chi ha un problema. E’ necessario dotarsi di una direzione chiara ad ogni livello per affrontare il problema, in modo tale da poter intraprendere azioni definitive volte a risolvere il problema dei giocatori minorenni e a garantire la tutela degli interessi dei consumatori più vulnerabili.

 
  
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  Peter van Dalen (ECR).(NL) Signor Presidente, nei Paesi Bassi circa 120 000 persone sono dipendenti dal gioco, ovvero quasi l’1 per cento della popolazione. La dipendenza dal gioco d’azzardo si traduce in gravi problemi di natura sociale, come famiglie spezzate, problemi finanziari e criminalità. Gli Stati membri si devono quindi impegnare a fondo nella lotta contro il gioco d’azzardo e i problemi ad esso correlati.

Signor Presidente, colpisce il fatto che alcuni Stati membri hanno un mercato del gioco d’azzardo del tutto legale. Questa industria ci vorrebbe far credere che costituisce un comparto del mercato interno come tutti gli altri, che non deve essere pertanto soggetto a limitazioni. Difficile da credere. Gli Stati membri non dovrebbero agevolare alcun mercato che promuova l’infelicità sociale.

Sfortunatamente molte persone non riescono a resistere alle tentazioni del gioco e per questo il governo olandese ha deciso di appropriarsi del mercato del gioco d’azzardo e di consentire solamente un monopolio statale nel settore. Anche se preferirei che non vi fossero casinò nell’Unione europea, penso che questa soluzione rappresenti il minore dei mali.

Signor Presidente, il Parlamento europeo deve mandare un segnale molto forte agli Stati membri in cui il gioco d’azzardo è permesso affinché scoraggino lo sviluppo di tale mercato laddove possibile.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides (GUE/NGL).(EL) Signor Presidente, l’interrogazione posta si traduce, indirettamente, nella richiesta di una nuova legislazione comunitaria. Tuttavia, poiché persino la Corte di giustizia europea ha definito i limiti e i prerequisiti con cui le legislazioni nazionali possono regolamentare il gioco d’azzardo online, non sussiste la necessità di una legislazione a livello europeo.

La Corte, nel caso Schindler, ha stabilito che il gioco d’azzardo è associato a determinate connotazioni di natura morale, religiosa e culturale, aggiungendo che comporta il rischio elevato di dar vita ad attività criminali o fraudolente e può sortire conseguenze molto dannose per i singoli individui e la società. Questo è l’aspetto più importante.

Proprio sulla base di queste considerazioni di interesse pubblico, il settore dovrebbe rimanere sotto il controllo degli Stati membri, che conoscono le peculiarità dei rispettivi mercati e sanno come gestirle. Non solo: questa posizione è sostenuta anche dallo studio redatto per la Commissione dall’Istituto svizzero di diritto comparato e dalla relazione Schaldemose del 2009 adottata dal Parlamento.

Secondo le conclusioni tratte dalla relazione, un approccio basato esclusivamente sul mercato interno non è adeguato per un settore così sensibile e la Commissione dovrebbe prestare particolare attenzione alle osservazioni formulate dalla Corte di giustizia europea.

 
  
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  Lara Comi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei partire dalla sentenza della Corte di giustizia europea, perché la possibilità da parte di uno Stato membro di vietare a operatori privati l'offerta di giochi d'azzardo on line pone l'attenzione sulla necessità di uniformare un mercato estremamente redditizio ma altrettanto rischioso per i consumatori.

Quindi, in assenza di un'armonizzazione comunitaria in materia di giochi d'azzardo, ogni paese è libero di scegliere il proprio livello di protezione. Il confine dell'applicazione di tale restrizione spesso non è identificabile. Infatti, mentre la Commissione ha lanciato una serie di procedure d'infrazione contro alcune nazioni, tra le quali vorrei ricordare anche l'Italia, per aver violato il principio della libera circolazione dei servizi, la Corte europea ha invece difeso la decisione restrittiva del Portogallo.

In tale contesto, le istituzioni europee hanno il compito fondamentale di portare il settore del gioco d'azzardo a un processo di regolamentazione pienamente armonizzato tra gli Stati membri a livello europeo. È necessario quindi spingersi al di là dei singoli interessi economici e assicurare una protezione significativa dei consumatori, in particolar modo dei minori che in questi casi sono le principali vittime di reati e di frodi.

 
  
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  António Fernando Correia De Campos (S&D). – (PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo nel bel mezzo di un conflitto tra due politiche care all’Unione europea: la protezione dei consumatori e l’ordine pubblico, da una parte, e la libertà di circolazione e di fornitura di servizi, dall’altra.

Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia, gli Stati membri dovrebbero mantenere intatta la propria autonomia e la propria legittimità nella regolamentazione dell’attività svolta dai fornitori di giochi d’azzardo, siano essi online o convenzionali. Si tratta di un settore delicato, strettamente connesso ai valori professati dalla nostra società rispetto ai comportamenti deviati associati al gioco d’azzardo, nonché alle tradizioni nazionali di investire i proventi generati da questo mercato in opere di interesse sociale.

Negli ultimi anni la giurisprudenza della Corte di giustizia europea ha dato forma a una linea di pensiero coerente e uniforme sul piano giuridico, che dovrebbe condurre le istituzioni europee e la Commissione, in particolare, ad adottare una posizione più esplicita. Questo si dovrebbe tradurre nella creazione di un quadro normativo che tenga conto delle preoccupazioni condivise da tutti gli Stati membri in due ambiti: la prevenzione della criminalità organizzata transfrontaliera, che sfrutta questo tipo di attività per proliferare, e una tutela più efficace dei consumatori, che risultano vulnerabili di fronte al gioco d’azzardo online.

Signor Commissario, attendiamo con trepidazione l’operato della nuova Commissione appena insediatasi, nella speranza che tratti questo tema in via prioritaria.

 
  
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  Oldřich Vlasák (ECR). – (CS) Onorevoli colleghi, come sappiamo tutti, il gioco d’azzardo è sempre stato soggetto a una ferrea regolamentazione nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea. La situazione, ovviamente, è cambiata dall’avvento di Internet, che si è trasformato nella più grande casa da gioco del mondo. Non possiamo negare che gli sviluppi della tecnica nel settore del gioco d’azzardo sono progrediti a un ritmo accelerato ovunque e che i relativi quadri giuridici, invece, non hanno saputo tenere il passo, dimostrandosi incapaci di fornire una risposta adeguata.

I casi relativi al mondo del gioco d’azzardo online vengono spesso deferiti alla Corte di giustizia europea, a dimostrazione che l’interpretazione e l’applicazione della legislazione comunitaria nel settore del gioco d’azzardo sono ambigue. Il gioco d’azzardo online rappresenta in un certo senso la zona grigia del diritto.

A mio avviso dobbiamo rispettare le licenze per il gioco d’azzardo emessa dagli Stati membri all’interno della propria giurisdizione. Al contempo siamo d’accordo che la legislazione nazionale non deve prevaricare i principi europei sulle attività commerciali e la fornitura di servizi all’interno dell’Unione. Tuttavia, questo significa, paradossalmente, che ai sensi della normativa ceca, per esempio, le aziende nazionali si vedono negare il diritto di ottenere una licenza per i giochi d’azzardo online, mentre il governo ceco non può impedire ad aziende straniere di operare sul suo territorio. Non possiamo accettare una situazione del genere. Senza trascurare poi i rischi sul piano sociale, della salute e della sicurezza associati al gioco d’azzardo online o le relative questioni di natura fiscale.

 
  
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  Sari Essayah (PPE). (FI) Signor Presidente, Commissario Barnier, come ricordate il Parlamento europeo si è dimostrato coerente in termini di politica nel momento opponendosi all’inserimento del gioco d’azzardo nella direttiva servizi, dato che questa attività non rappresenta in sé un servizio, in quanto è una realtà associata al rischio di dipendenza e dagli elevati costi sociali.

Anche l’integrità dello sport è una realtà che, secondo il Parlamento europeo, deve essere tutelata, soprattutto ora che è di nostra competenza ai sensi del trattato di Lisbona. Meno regolamentato è il settore del gioco d’azzardo, più lo sport diventa un mezzo per generare profitti e più si presta allo sviluppo di attività criminali sotto forma di riciclaggio di denaro.

La Commissione deve proporre una soluzione che tenga conto della politica coerente portata avanti dal Parlamento in materia di gioco d’azzardo, sempre nel rispetto delle competenze degli Stati membri vista la particolare natura di questa attività. Sono almeno dodici i provvedimenti avviati innanzi alla Corte di giustizia europea, l’ultimo dei quali riguarda il caso della Liga Portuguesa. Non ritengo comunque giusto che la materia venga trattata solo sotto forma di sentenze o a seguito di procedimenti di violazione. Dobbiamo prendere una decisione politica in questo ambito, una decisione che si traduca in un’armonizzazione delle regole vigenti. Gli Stati membri rimangono comunque responsabili dei costi sociali e delle altre conseguenze legate al gioco d’azzardo.

Dobbiamo dotarci di una politica logica e globale in materia, poiché il gioco d’azzardo online è solo un settore d’attività e, di per sé, non vi è garanzia che la politica adottata sia in qualsiasi caso di natura transfrontaliera. La diffusione del gioco d’azzardo online non è una forza della natura che avanza inesorabilmente. I negozi online non possono vendere oltre confine numerosi prodotti e quindi anche le società che offrono giochi d’azzardo online devono rispettare la legge vigente nei diversi Stati membri.

Signor Commissario, vorrei invitarla a redigere un Libro verde sul gioco d’azzardo. In questo modo avremo a disposizione uno strumento per combattere i servizi online provenienti da paesi esterni all’Unione e i problemi causati dal gioco d’azzardo.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D). (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare i relatori che mi hanno preceduto per il loro contributo e la mia collega, l’onorevole Schaldemose, per il lavoro svolto.

Come già sottolineato, il gioco d’azzardo non è un servizio come tutti gli altri. Le sue conseguenze negative sono evidenti agli occhi di tutti, come hanno precisato molto colleghi stamattina. Esistono due scale riconosciute a livello internazionale che consentono di misurare la gravità del problema del gioco d’azzardo: il Diagnostic Statistical Severity Index e il Canadian Problem Gambling Severity Index. Questi indici sono stati impiegati per uno studio condotto nel Regno Unito e, secondo le stime, solo nel Regno Unito – e ricordo un collega olandese che ha detto che l’1 per cento della popolazione del suo paese è afflitta da questo problema – dai 236 000 ai 284 000 adulti sono dipendenti dal gioco d’azzardo.

Che dato emergerebbe da un’analisi a livello europeo? Pensandoci bene, se effettivamente venisse pubblicato un Libro verde, vorrei che la Commissione si affidasse a statistiche serie, per esempio a uno studio sugli effetti del gioco d’azzardo, anche online, sui cittadini dell’Unione europea. Penso che sarebbe un’informazione molto utile su cui basare la nostra discussione e da tenere in grande considerazione.

Per quanto concerne le sentenze della Corte di giustizia europea, considerando i termini utilizzati – “al fine di impedire l’esercizio del gioco d’azzardo tramite Internet a fini fraudolenti o criminali” – e la predominanza di cartelli nel mercato unico, sottolineata dalla relazione sulla concorrenza, dobbiamo impegnarci a garantire che le società che offrono giochi d’azzardo online non utilizzino la propria registrazione in un paese diverso da quello in cui operano allo scopo di celare pratiche illegali.

Attendo con trepidazione di ascoltare di nuovo il commissario Barnier. Le auguro buona fortuna, signor Commissario, nella sua nuova veste.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE). (EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi anch’io con il commissario Barnier. Signor Commissario, questo non è certo il tema più semplice con cui iniziare la sua carriera in seno alla Commissione, ma mi permetto di supporre che al suo predecessore, il commissario uscente McCreevy, non si offenderebbe se dicessi che sapeva apprezzare la concitazione. Amava le corse e si divertiva a scommettere di tanto in tanto.

Chiaramente vi sono due scuole di pensiero, ma la posizione del Parlamento è piuttosto chiara, se consideriamo la risoluzione del 10 marzo 2009. Penso sia utile citare tre righe della risoluzione: “Gli Stati membri hanno l'interesse e il diritto di regolamentare e controllare i propri mercati del gioco d'azzardo”. La risoluzione inoltre afferma chiaramente che “che gli operatori del gioco d'azzardo online devono osservare la legislazione dello Stato membro in cui forniscono i propri servizi” e che “un approccio basato esclusivamente sul mercato interno non è appropriato in questo settore così delicato”.

Il problema che si pone, per noi legislatori e per gli Stati membri, è che il mercato è avanti rispetto a noi: gli sviluppi nel settore hanno surclassato la legislazione esistente e continueranno a farlo. Che ci piaccia o no, alla gente piace giocare d’azzardo. Personalmente preferirei comprarmi un paio di scarpe, ma a ognuno la propria forma di soddisfazione.

Sono assolutamente d’accordo con chi ha esposto chiaramente i problemi legati al gioco d’azzardo, sia esso online o convenzionale. Quando una persona affetta da una forma di dipendenza supera il limite, si vengono a creare enormi problemi di natura sociale. Va però ricordato che anche gli Stati membri promuovono le lotterie e forse questa può essere vista come una forma legalizzata di promozione di una possibile dipendenza.

Manca quindi chiarezza in materia ma, ancora una volta, il problema per il Parlamento e per l’Unione europea in generale è che manca coerenza tra gli Stati membri. I nostri cittadini comunque accedono a servizi esterni ai propri paesi di residenza e continueranno a farlo.

Il Libro verde sarebbe più che auspicabile; riuscire a raccogliere le informazioni sul tema rappresenta sicuramente un’ardua impresa. Penso che il problema sia da ricercare nella mancanza di informazioni e conoscenze e spetta alla Commissione avanzare una proposta.

 
  
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  Mitro Repo (S&D). (FI) Signor Presidente, signor Commissario, è stato detto che la politica è un gioco, a volte addirittura un gioco d’azzardo, ma il gioco d’azzardo in realtà non è un business o un servizio come gli altri. E’ strettamente correlato a una serie di mali sociali che fungono da poli di attrazione per le attività criminali.

La dipendenza dal gioco è in grado di mettere in pericolo, troppo spesso e troppo facilmente, la sicurezza finanziaria di un individuo, portando anche a gravi problemi psichici. In linea con il messaggio veicolato dalla mia collega, l’onorevole Stihler, nel suo intervento, vorrei ricordare che nel 2008, secondo le stime, 40 000 persone in Finlandia erano affette da una qualche forma di dipendenza dal gioco d’azzardo. Se ci fosse la stessa percentuale a livello europeo, sarebbero oltre 35 milioni i cittadini europei con un problema legato al gioco, un numero da non sottovalutare. Ritengo pertanto che gli Stati membri, in futuro, debbano avere il diritto di decidere autonomamente come organizzare il gioco d’azzardo in modo da ridurre al minimo ogni potenziale danno di natura fisiologica e finanziaria. Abbiamo bisogno di regole ferree, di una regolamentazione del mercato e del monitoraggio da parte di un ente pubblico.

Vorrei sottolineare, infine, quanto sia importante per noi considerare la protezione dei consumatori particolarmente vulnerabili e i pericoli della dipendenza dal gioco e del comportamento compulsivo, compiendo uno sforzo nella lotta alla criminalità organizzata, che tenta di approfittarne.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DURANT
Vicepresidente

 
  
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  Salvatore Iacolino (PPE). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, complimenti a lei e ben trovato.

È sotto gli occhi di tutti il boom del mercato del gioco d'azzardo on line negli ultimi anni, che ha catturato l'attenzione economica e mediatica. Si tratta di un fenomeno che coinvolge nuove fasce sociali e si caratterizza per il policonsumo. La tecnologia ne facilita l'accesso e permette di coinvolgere un numero sempre crescente di consumatori, spesso giovani, che hanno normalmente più familiarità con gli strumenti informatici e con Internet.

Il sogno di cambiare la propria vita con il gioco spesso determina conseguenze disastrose e molte famiglie vengono trascinate in un tunnel spesso senza via d'uscita. Inoltre, non può essere sottovalutato il grave danno provocato dall'assenza di socialità e interazione del gioco on line. La solitudine e la sostanziale invisibilità del giocatore qualificano una dipendenza generalmente non accettabile. È un vizio che ancora oggi appare in gran parte sommerso.

Nella mia precedente esperienza di direttore generale in un'azienda sanitaria pubblica ho avviato un ambulatorio specialistico per il gioco d'azzardo patologico. Il modello di intervento proposto si è rivelato vincente perché l'azione di contrasto integra l'aspetto terapeutico con quello della prevenzione, della ricerca e della riabilitazione.

Occorre intervenire con una posizione comune e fare in modo che tutte le dipendenze abbiano una governance solida. Così non è stato: mi riferisco all'abuso di stupefacenti, alcol, tabagismo, dipendenze alimentari e Internet.

Mi spiace che l'interrogazione da me proposta insieme ad altri quarantadue colleghi non sia ancora stata posta all'attenzione del Parlamento in seduta plenaria per il rifiuto della sinistra. Allora mi chiedo quanto realmente interessi alla Commissione chi ha un problema di tossicodipendenza accertata o altra dipendenza accertata, e quanto sia rilevante nel programma della Commissione il contrasto al narcotraffico.

 
  
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  Sylvana Rapti (S&D).(EL) Signora Presidente, a mio parere il rispetto dell’Europa per le diverse sensibilità nazionali è la ragione per cui ci sentiamo tutelati in Europa ed è alla base del lungo percorso che l’UE ha condotto sinora. Ci si trova sempre di fronte al dilemma su chi tra l’Europa e gli Stati membri debba avere la prima o l’ultima parola e il gioco d’azzardo, specialmente il gioco online, è un perfetto esempio del problema. La navigazione in Internet è appassionante, ma nasconde pericoli difficilmente controllabili. Nel contempo, il principio di competitività, pilastro del mercato interno, non può ignorare le questioni fondamentali relative al rispetto dell’interesse pubblico nazionale. Ritengo che l’equilibrio necessario sia ravvisabile in entrambe le decisioni della Corte che, da una parte, comprende e difende il concetto di interesse pubblico, tutelato anche dalle tradizioni nazionali, e, dall’altra, contesta le misure eccessive delle quali, in definitiva, è il cittadino a fare le spese.

Siamo a conoscenza delle consultazioni che stanno avendo luogo attualmente in seno al Consiglio e attendiamo di apprendere cosa intende fare la Commissione per tutelare l’autonomia nazionale e porre le basi per una collaborazione efficace per affrontare le questioni dell’assuefazione e delle frodi. Per concludere, desidero congratularmi con lei, Commissario, e assicurarle che io credo a quanto ha affermato in quest’Aula. Dopo aver sentito la sua disapprovazione sulla forma ma non sullo spirito, attendo di valutare cosa accadrà nella pratica. Buona fortuna.

 
  
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  Othmar Karas (PPE). (DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto dare il benvenuto al signor commissario. E’ un piacere averla qui e proprio in quella postazione. Oggi ci stiamo occupando, tra le altre cose, dell’attuazione del quadro normativo sull’economia sociale di mercato.

Siamo combattuti: da una parte, dobbiamo proseguire verso l’economia di mercato e realizzare i principi del mercato interno; dall’altra, non possiamo ignorare il nostro senso di responsabilità e siamo quindi tenuti a imporre dei limiti al mercato del gioco d’azzardo. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità: come per il mercato finanziario, anche nel mercato del gioco d’azzardo non possiamo permettere a tutti di fare come vogliono per poi far pagare il conto alla società. Stiamo parlando di educazione, riciclaggio di denaro, criminalità e libertà di giocare d’azzardo: dobbiamo avere una visione complessiva.

Non disponiamo neppure di definizioni chiare; parliamo di gioco d’azzardo, ma ne esistono tipi diversi e quindi definizioni diverse. Accolgo con favore la proposta di un Libro verde che ci permetterà di affrontare tale questione assieme ai problemi e alle abitudini delle singole nazioni.

Un approccio rivolto unicamente al mercato interno non è d'aiuto in questo ambito; questo non significa però escludere una possibilità per prediligerne un'altra. Abbiamo bisogno di un quadro normativo a livello europeo in modo da non dover affrontare lo stesso argomento ogni anno. Gli Stati membri e i diversi operatori sono tutti coinvolti e lavorando insieme dovremmo riuscire a garantire la certezza giuridica nel mercato europeo senza minacciare la legislazione degli Stati membri.

 
  
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  Pier Antonio Panzeri (S&D). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, noi conosciamo le differenze esistenti tra i diversi quadri normativi dei singoli paesi e sappiamo anche che attualmente varie interpretazioni della giurisprudenza europea e nazionale conducono a un livello elevato di casi di infrazione e di controversia all'interno degli Stati membri.

La mancanza di una politica dell'Unione europea non è lteriormente sostenibile alla luce delle sfide inerenti alla natura cross border dei servizi di gioco interattivi. Del resto, la rapida diffusione di Internet e del commercio elettronico negli ultimi anni ha provocato l'aumento dell'offerta di gioco telematico e la conseguente comparsa di questioni di carattere transfrontaliero che rimangono irrisolte.

Per questo, sono convinto che le istituzioni europee debbano rispondere alle sfide comuni, quali la protezione dei consumatori, in particolare dei minori, e la prevenzione dei reati e delle frodi, ma anche quelle relative alla lotta alla prestazione illegale e non autorizzata di servizi, a cui i governi nazionali da soli non possono far fronte.

La Commissione quindi risponda alle richieste del Parlamento e lavori per ottenere un quadro normativo a livello europeo. Lo faccia con la determinazione necessaria. Signor Commissario, non è in discussione la sua buona volontà, per cui le dico che vanno bene la consultazione e anche il Libro verde, ma alla condizione che esso serva a individuare il quadro legislativo corretto e non sia fine a se stesso. In molte occasioni, la vecchia Commissione ha elaborato in sovramisura Libri verdi e Libri bianchi senza decidere. Credo invece che lei si renda conto, signor Commissario, che noi abbiamo bisogno di decisioni e non solo di parole.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE). (EN) Signora Presidente, osservando le posizioni prese finora da Corte di giustizia, Consiglio, Commissione e Parlamento in merito al gioco d’azzardo e alle scommesse, vorrei comunicarvi le seguenti conclusioni. Tutti gli Stati membri e il Parlamento rifiutano di applicare i principi del paese di origine e del riconoscimento reciproco in un ambito così particolare e delicato; la Corte invece accetta questi principi, come ha esplicitamente affermato, per l’ennesima volta, con una sentenza lo scorso settembre. Per la Commissione, tale sentenza comporta la perdita di uno degli argomenti chiave utilizzati in tutti i casi di violazione.

Gli Stati membri sono liberi di definire gli obiettivi delle proprie politiche sulle scommesse e sul gioco d’azzardo nonché il livello di tutela che ritengono adeguato per i propri cittadini. Il Consiglio e il Parlamento hanno lavorato fianco a fianco per anni e nel 2006-2007 hanno acconsentito a escludere il gioco d’azzardo e le scommesse dalla direttiva sui servizi e dalla direttiva sui servizi di media audiovisivi.

La relazione Schaldemose ha proseguito il lavoro iniziato dal Consiglio sotto la presidenza francese ed anche le presidenze svedese e spagnola hanno seguito la stessa direzione. Ero responsabile della linea del PPE per la relazione Schaldemose e concordo con l’opinione ivi espressa.

Signor Commissario, vorrei domandarle se concorda con l’idea che la Commissione inizi finalmente ad aiutare gli Stati membri nella lotta contro l’offerta di giochi d’azzardo illegali, o non autorizzati, anziché perdere tempo con domande che hanno già una risposta. Se concorda, come verrà affrontata la questione?

 
  
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  Bogusław Sonik (PPE).(PL) Signora Presidente, senza dubbi il mercato del gioco online in Europa si sta sviluppando in modo molto dinamico: oltre il 40 per cento del mercato mondiale del gioco d’azzardo, infatti, è concentrato in Europa e genera sempre maggiori profitti. Negli ultimi quattro anni i profitti sono quasi raddoppiati (da 6,5 miliardi di euro a 11 miliardi di euro) e le statistiche indicano che il fenomeno continuerà a espandersi, a livello sia sopranazionale che transfrontaliero. La crescita dei servizi e delle vendite via Internet, assieme ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori, esigono una risposta da parte dell’Unione europea e la mancanza di una normativa relativa al gioco online è soltanto uno degli esempi in cui le istituzioni non solo non stanno al passo con i cambiamenti sociali, ma non rispondono nemmeno alle necessità di un mercato comune europeo che cambia. Il mercato del gioco d’azzardo, in rapida crescita e basato su contatti e transazioni transfrontalieri, richiede normative comuni e chiare per minimizzare il rischio di frodi, riciclaggio di denaro, partite truccate e dipendenza. Il mercato unico dovrebbe basarsi su principi chiari e trasparenti e, soprattutto, dovremmo proteggere i consumatori europei da tali minacce.

Dovremmo informare i consumatori sulle possibili conseguenze negative del gioco online. Come abbiamo affermato nella risoluzione di marzo, i giovani non sono sufficientemente maturi per distinguere concetti quali fortuna, caso e probabilità di vincita e per questo è nostro dovere identificare i rischi delle dipendenze da gioco d’azzardo nei giovani. La Commissione si dimostra sempre più spesso incapace – e non soltanto in questo ambito – di tenersi al passo con lo sviluppo eccezionalmente rapido di Internet e delle altre attività online. Questa posizione può forse essere giustificata dal fatto che la Commissione è composta interamente da persone cresciute in tempi in cui il mondo dell’imprenditoria online era solo un tema da romanzi di fantascienza?

La Commissione deve avviare un lavoro sulla base di una relazione dettagliata che analizzi tutti i problemi collegati all’onestà nel gioco d’azzardo e a tutte le relative conseguenze giuridiche e sociali. Abbiamo bisogno di un codice europeo di buone prassi che sia molto chiaro e definisca gli standard più alti, per riuscire ad operare una distinzione tra la competizione onesta e sportiva e il gioco sporco.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE).(RO) La regolamentazione del mercato del gioco d’azzardo nell’Unione europea è una questione delicata, sia che si tratti del gioco tradizionale o del gioco online. Quest’ultimo è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, diventando un settore con profitti molto elevati. Qualcuno è favorevole a vietare il gioco d’azzardo, mentre altri ritengono che il divieto provocherebbe invece un aumento di queste attività senza però alcuna regolamentazione.

L’Unione europea e gli Stati membri hanno obiettivi comuni per migliorare la regolamentazione delle attività di gioco d’azzardo, quali la tutela dei minorenni, la ricerca di una soluzione al problema della dipendenza, l’introduzione di una supervisione adeguata sulla trasparenza e normative in materia di pubblicità, senza dimenticare, ovviamente, la prevenzione della dipendenza e dell’eccesso nel gioco online.

La mancanza di una legislazione armonizzata in tale ambito lascia gli Stati membri liberi di stabilire gli obiettivi delle proprie politiche e di definire il grado di protezione che ritengono più adeguato. Malgrado l’obiettivo sembri lo stesso, non è affatto semplice risolvere la questione della regolamentazione. Non possiamo comunque ignorare la realtà dei fatti: il gioco d’azzardo è un’attività economica importante e non del tutto conforme alle regole del mercato interno. Senza nessuna restrizione imposta da ostacoli tecnici, tali attività sono accessibili anche oltre i confini nazionali e generano profitti per miliardi di euro.

Le decisioni della Corte di giustizia europea non propongono una soluzione comune alle diverse opinioni sul modo più adeguato per attuare la normativa. La Commissione continua ad affrontare la realtà paradossale della competenza giurisdizionale degli Stati membri nella regolamentazione e, al contempo, delle contestazioni presentate dai fornitori di giochi d’azzardo contro le restrizioni imposte a livello nazionale

Non sono favorevole al gioco online, anzi, sono contraria, ma ritengo che bisogna partire dal presupposto che tali attività esistono. Per questo dobbiamo mettere a punto una legislazione armonizzata che serva non soltanto a regolamentare le attività degli operatori economici, ma, soprattutto, a fornire misure di sostegno ai consumatori. Dobbiamo garantire una gestione responsabile del gioco online e proteggere i minori e le persone vulnerabili, oltre a prevenire le dipendenze ed evitare il crimine organizzato.

 
  
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  Tamás Deutsch (PPE). (HU) Innanzi tutto, porgo un caldo benvenuto al commissario Barnier e gli auguro tutto il meglio per il suo lavoro. Onorevoli colleghi, premettetemi di sintetizzare il mio intervento in tre punti principali.

In primo luogo, in un momento in cui gli esperti affermano che il mondo è dominato dai mass media e da Internet, non è possibile trattare l’argomento del gioco d’azzardo, e soprattutto del gioco online, senza prendere in considerazione le relative conseguenze sociali, culturali, sanitarie e mentali. E’ evidente, come indicato nella decisione adottata dal Parlamento un anno fa, che il gioco online ha effetti nocivi sulla società; basti pensare agli effetti connessi allo sviluppo di dipendenze, al crimine organizzato e al riciclaggio di denaro. Non vanno trascurati neanche gli effetti dannosi delle scommesse sportive, proprio ora che l’Europa è colpita dallo scandalo dei risultati truccati, tristemente associato alla questione in esame.

In secondo luogo, a mio avviso, ci sbagliamo se pensiamo che la regolamentazione del gioco online sia una questione che riguarda il libero mercato: è principalmente una questione di tutela del consumatore e, a mio parere, la regolamentazione si deve concentrare sulle questioni relative alla protezione del consumatore.

Infine, ma non in ordine di importanza, permettetemi di avanzare due proposte. E’ necessaria una regolamentazione comune a livello europeo fondata sulla protezione del consumatore e volta alla prevenzione, per evitare lo sviluppo di dipendenze, l’associazione del gioco online con il crimine organizzato e gli scandali delle partite truccate che minacciano il gioco onesto. Inoltre, l’Unione europea deve mettere in atto una regolamentazione che superi i confini nazionali ed europei, poiché il gioco online è un problema globale e, a mio avviso, è un problema che noi dobbiamo affrontare.

 
  
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  Jim Higgins (PPE). (EN) Signora Presidente, il fatto che il gioco online, come molte altre attività, si avvalga di tecnologie avanzate presenta aspetti positivi e aspetti negativi. Innanzi tutto, si agevola il giocatore e si rende più semplice accettare e piazzare una puntata. Il gioco genera enormi profitti per gli Stati membri e ha raggiunto numerosi ambiti: se prima si trattava soltanto di corse e sport, ora esistono molte altre aree, quali ad esempio le previsioni politiche. In Irlanda si dice che si può scommettere su qualsiasi cosa, anche su due mosche che camminano su un muro. Anche i settori di gioco hanno avuto quindi un enorme sviluppo.

Gli aspetti negativi sono invece rappresentati dalle frodi, dalle partite truccate, dal disordine sociale, dalle tensioni familiari, dalla dipendenza dal gioco d’azzardo eccetera. Secondo le stime del Gamblers Anonymous (GA, il servizio internazionale giocatori anonimi, nel solo Regno Unito circa 600 000 persone sono dipendenti dal gioco d’azzardo e sono iscritti GA. Lo stesso problema si ripresenta in Irlanda e in tutta l’Unione europea.

Ritengo sia necessario considerare le decisioni della Corte di giustizia europea come un’affermazione della libertà di ogni Stato membro di fissare le proprie regole. Abbiamo bisogno di una politica comune perché il gioco d’azzardo va oltre i confini nazionali e interessa tutta l’Unione europea. Dobbiamo fare riferimento alle ottime raccomandazioni del 10 marzo 2009, che vale la pena di rivedere. Per fare un esempio, si fa appello agli Stati membri affinché collaborino per risolvere i problemi sociali e di ordine pubblico derivanti dal gioco online di natura transnazionale. In secondo luogo, dobbiamo proteggere i consumatori dalle frodi e per questo ci serve una posizione comune. In terzo luogo, è necessaria una regolamentazione comune sulla pubblicità, la promozione e i requisiti del gioco online. Infine, bisogna stabilire un tetto massimo per il credito e un limite anche per quanto riguarda l’età.

Poc’anzi l’onorevole Panzeri ha affermato, giustamente, che in quest’Aula discutiamo spesso di risoluzioni e raccomandazioni, tutte apprezzabili, ma, in fin dei conti, è necessario solamente metterle in pratica per non rischiare che rimangano semplici aspirazioni. Sono sufficienti delle azioni e una tempistica ed è per questo che aspetto una risposta dalla Commissione.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE). (LT) Probabilmente nessuno dubita del fatto che il gioco d’azzardo, come altre forme di dipendenza, provochi gravi problemi sociali che riguardano non solo il giocatore, ma l’intera società. Si tratta di un problema molto complesso.

Con la rapida diffusione di Internet in un mondo globalizzato, vi è stata anche la crescita significativa di una nuova forma di dipendenza: la dipendenza dal gioco online. Negli ultimi 14 anni, dal 1996, il mercato del gioco d’azzardo è cresciuto in modo esponenziale e con esso sono aumentati anche i relativi proventi a livello globale. Finché non attueremo un sistema comune per la regolamentazione del gioco online in Unione europea, gli unici ad essere soddisfatti saranno i rappresentanti delle attività di gioco online.

La Corte di giustizia europea ha dichiarato che i servizi di gioco d’azzardo possono avvalersi della libera circolazione e che gli Stati membri sono competenti per la regolamentazione in materia, tenendo conto dei propri valori e delle proprie tradizioni. La Lituania, ad esempio, è uno dei paesi dell’Unione europea in cui il gioco online è ancora vietato; la libera circolazione dei servizi tuttavia garantisce la possibilità di giocare d’azzardo e di avere libero accesso al gioco online e, anche se vietassimo il gioco d’azzardo nell’intera Unione europea, non potremmo comunque proteggerci dai fornitori registrati in altri paesi. E’ quindi necessario istituire un sistema comune di regolamentazione del gioco online nell’Unione europea, prevedendo la tutela dei gruppi a rischio e prestando particolare attenzione alla protezione dei minori e al controllo sulle transazioni.

Per quanto riguarda i minori, il problema riguarda l’esposizione alla dipendenza non soltanto dal gioco d’azzardo, ma anche da altri giochi online di natura e contenuti violenti.

La situazione è molto simile al problema delle emissioni di CO2 che abbiamo spesso trattato. Internet infatti non ha confini e se adottiamo regole e disposizioni diverse sul gioco online, ci troveremo con molte parole e pochi risultati, proprio come nel caso del cambiamento climatico.

 
  
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  Piotr Borys (PPE).(PL) Signora Presidente, desidero rivolgermi alla Commissione in riferimento alle interrogazioni presentate dal mio collega, l’onorevole Nitras, che non è qui oggi perché ha incontrato problemi nel raggiungere Strasburgo. In primo luogo, vorrei chiedere alla Commissione un commento sulle recenti modifiche legislative effettuate dagli Stati membri nell’ambito delle decisioni congiunte della Corte di giustizia europea. In secondo luogo, la Commissione prevede ancora di adottare provvedimenti normativi volti all’introduzione di una struttura comune di regolamentazione delle transazioni riguardanti il gioco d’azzardo online, con particolare attenzione alla tutela del consumatore e alla lotta alla dipendenza, oltre alla crescente presenza del crimine organizzato in un sistema che non viene verificato e controllato come si dovrebbe?

A questo proposito, la Commissione concorda sul fatto che, nonostante i regolamenti comuni dell’Unione europea attualmente in vigore e i divieti applicati, gli Stati membri non siano ancora in grado di limitare il gioco d’azzardo? Sembra che le disposizioni normative non siano adeguate alla situazione attuale e alla rapida crescita del mercato dei servizi via Internet. La mia domanda è dunque la seguente: quali misure intende prendere la Commissione europea per impostare, auspicabilmente, un quadro giuridico comune e uguale in tutti gli Stati membri?

 
  
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  Toine Manders (ALDE).(NL) Vorrei esprimere le mie congratulazioni al commissario Barnier per la sua nomina a membro della Commissione e dargli il benvenuto qui, poiché ci sono molte attività in programma.

La direttiva sui servizi o “direttiva Bolkestein”, discussa in quest’Aula, escludeva espressamente il gioco d’azzardo, il che è, a mio avviso, deplorevole, poiché significa che non abbiamo avuto il coraggio di riconoscere il fatto che questa attività costituisce un problema per i consumatori. Ritengo che questo sia dovuto ai governi nazionali e alla loro volontà di continuare a considerare il gioco d’azzardo come un monopolio nazionale, con il risultato di un groviglio normativo che sta ora determinando una grande incertezza giuridica. E’ una situazione deplorevole ed è il frutto della mancanza di risolutezza nel valutare i problemi, anche da parte nostra. In fondo, avere un problema e ignorarlo equivale a nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi. I problemi esistono, visto che i fornitori di servizi di gioco d’azzardo sono costantemente alla ricerca di nuove possibilità.

La nostra attuale legislazione si basa su confini fisici, benché siamo entrati nell’era dei confini virtuali già da tempo. Sono quindi dell’avviso che dobbiamo formulare una strategia europea per il gioco online, attuare una legislazione più chiara coinvolgendo i fornitori di servizi di gioco, garantire protezione ai consumatori e assicurare l’esclusione del crimine. Questo implica anche che dobbiamo avere il coraggio di non ammettere che i governi detengano un monopolio sulla base della decisione della Corte di giustizia europea, la quale afferma che “i monopoli sono permessi qualora venga attuata una politica restrittiva”: la situazione ci sta sfuggendo di mano.

La Corte di giustizia europea lo afferma regolarmente e dobbiamo avere il coraggio di adottare provvedimenti vincolanti per eliminare la corruzione e l’abuso del gioco d’azzardo, non solo per il bene dei nostri cittadini, ma anche per escludere il crimine organizzato. Mi auguro che avremo successo, Commissario Barnier: ha un compito difficile da svolgere e le auguro tutta la fortuna.

Forse – e con questo concludo, signora Presidente – sarebbe già un buon risultato riuscire a incoraggiare il Parlamento valutando con maggiore attenzione l’attuazione della direttiva sui servizi; dopotutto, ho sentito molti commenti positivi in merito.

 
  
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  Franz Obermayr (NI). (DE) Signora Presidente, nel procedimento C-42/07 la Corte di giustizia europea ha deliberato in merito alla violazione delle leggi dell’Unione europea da parte del Portogallo che aveva vietato il gioco online. Le imprese interessate dal divieto, come BWin e Liga Portuguesa de Futebol Profissional, avevano presentato ricorso in tribunale, appellandosi fino alla Corte di giustizia europea. La tesi principale verteva sul fatto che, attraverso il divieto, il Portogallo violava la libera prestazione di servizi e, in conclusione, il ricorso sosteneva che a qualsiasi imprenditore deve essere permesso di fornire servizi negli altri Stati membri. Inoltre, ogni cittadino dell’Unione europea deve poter usufruire dei servizi, in virtù di una libertà di natura passiva.

La libera prestazione di servizi, tuttavia, include anche il divieto di operare discriminazioni, e quindi lo Stato non può mettere i fornitori di servizi stranieri in una posizione meno favorevole rispetto agli operatori nazionali. D’altra parte, la libera prestazione di servizi include anche il divieto di applicare restrizioni; qualsiasi atto di per sé non discriminatorio, ma volto ad ostacolare l’ingresso nel mercato di imprese straniere, è quindi ovviamente, proibito. E’ interessante notare che la Corte di giustizia europea ha respinto questa tesi, sostenendo che la libera prestazione di servizi può subire restrizioni qualora esista pregiudizio per l’interesse pubblico, poiché è necessario combattere le frodi, garantire la protezione del consumatore e prevenire la dipendenza dal gioco d’azzardo.

Attualmente la dipendenza dal gioco d’azzardo costituisce un problema rilevante. Soltanto in Germania, 200 000 persone sono state ufficialmente classificate come dipendenti dal gioco d’azzardo e tra loro si registrano sempre di più i giovani: da uno studio è emerso che si inizia a giocare d’azzardo già a 13 anni. D’altra parte, però, e conosciamo bene il problema. Gli operatori privati che si attengono a disposizioni rigide e che sono dotati di procedure adeguate di protezione del consumatore vengono esclusi categoricamente dal mercato, mentre alle case da gioco che rientrano tra i monopoli di Stato è consentito di eludere la concorrenza comunitaria, ricevendone quindi un vantaggio di mercato.

Mi auguro che una situazione così difficile e così estrema venga presa in considerazione con la creazione di un nuovo quadro normativo, nella speranza che la Commissione tenga conto delle questioni fondamentali esposte.

 
  
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  Giovanni Collino (PPE). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero augurare un buon lavoro al Commissario Barnier, perché ce n'è bisogno.

Il gioco d'azzardo, per sua natura, ha implicazioni di natura psicologica sui singoli fruitori e incide sugli aspetti culturali e comportamentali delle singole società. Visti i rischi che questo implica, è saggia la recente sentenza della Corte di giustizia europea che conferisce a ogni Stato membro la libertà di fissare regole proprie che disciplinino la materia di scommesse e gioco on line.

La sentenza riguardante la Liga Portuguesa conferma che l'Unione europea è regolamentata al suo interno da ventisette diverse norme, a seconda di quanto ogni Stato ha ritenuto di legiferare. Tale condizione è in controtendenza all'applicazione della regola del mercato interno tout court, al settore dei giochi e ad una armonizzazione a livello europeo.

Un'offerta non rigorosamente regolamentata andrebbe a incidere negativamente sui bisogni e sui comportamenti dei singoli cittadini dell'Unione europea, con particolare riferimento alle fasce più deboli e al mondo giovanile.

Le chiediamo, Commissario Barnier, di attivarsi per produrre un quadro normativo che chiarisca le competenze e fissi dei principi comuni e un codice di comportamento degli operatori a tutela di tutti i cittadini europei che hanno come passione il gioco on line.

 
  
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  Milan Zver (PPE). (SL) Signor Commissario, le auguro ogni successo nella sua nuova carica.

Il gioco d’azzardo è una moderna forma di dipendenza, come è ben noto a tutti: è un tipo di evasione per l’uomo e la donna moderni. Tuttavia, si tratta di un fenomeno che noi politici dobbiamo affrontare e per il quale dobbiamo individuare la soluzione migliore. Da un lato, dobbiamo proteggere i principi alla base dell’Unione europea, come la libera circolazione dei servizi, dall’altro, dobbiamo tutelare i consumatori.

In quale direzione è opportuno muoversi? Concedendo competenze troppo ampie alle amministrazioni nazionali degli Stati membri, credo che non elimineremmo tutti gli svantaggi del gioco online, né il riciclaggio di denaro o le altre attività criminali connesse.

Soprattutto, non riusciremmo a eliminare i monopoli, poiché gli operatori designati, naturalmente, ricoprirebbero lo stesso ruolo entro i confini nazionali. Sono contrario al protezionismo se si tratta del gioco d’azzardo e mi auguro che il Libro verde riesca a risolvere il problema per il bene di tutti: dei consumatori, delle amministrazioni nazionali e dei principi alla base dell’Unione europea.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, signor Commissario, affrontiamo oggi un argomento di grande importanza per la difesa dei diritti dei cittadini e per la tutela contro le frodi, frequenti nel gioco d’azzardo, anche online.

Gli Stati membri devono mantenere la propria autonomia e la completa legittimità a legiferare in merito ai controlli da effettuare sul gioco d’azzardo, sulla base delle proprie tradizioni e garantendo il livello di protezione più adeguato per i consumatori e per gli interessi dei cittadini, compresi gli investimenti in ambito sociale, come accade in Portogallo.

Per questo non può esserci spazio per l’applicazione delle regole di concorrenza e di libera circolazione dei servizi: non si tratta, infatti, di un normale servizio, bensì di un gioco con gravi conseguenze sulla vita dei cittadini. Ci auguriamo, quindi, signor Commissario, che tenga conto di tale valutazione nei provvedimenti che realizzerete, riconoscendo agli Stati membri la completa legittimità a continuare la propria attività normativa.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(GA) Signora Presidente, la ringrazio per avermi dato l’opportunità di esprimermi su una questione di grande importanza internazionale.

(EN) Il gioco d’azzardo, in particolare gioco online, è una dipendenza nascosta che, diversamente dalle altre dipendenze più diffuse causate dall’abuso di droghe e alcool, non si manifesta con sintomi a livello fisico. Inoltre, il gioco online è un dipendenza di nuova generazione diffusa, in particolare, tra i giovani, che sono molto più abili rispetto ai genitori nell’uso delle nuove tecnologie digitali, rimanendo quindi privi di controlli e, di conseguenza, di protezione.

Accolgo con favore la prossima pubblicazione del Libro verde, che affronterà tre questioni: in primo luogo, dovrà verificare la diffusione del gioco d’azzardo (in una città di 10 000 abitanti come la mia, ad esempio, alcuni anni fa le agenzie di scommesse erano soltanto due, mentre ora sono 18). In secondo luogo, una volta appurati i fatti, sarà necessario un programma di istruzione per i giovani, i genitori e gli educatori; in ultimo, è necessaria una legislazione che sia valida per tutti i paesi.

GA Le auguro tutta la fortuna per questo importante lavoro, signor Commissario.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signora Presidente, nella discussione sulla possibilità di limitare il gioco online ai monopoli e di assoggettarlo all’ottenimento di una licenza oppure vietarlo del tutto, ritengo che non dovremmo trascurare il rapido aumento delle dipendenze dal gioco d’azzardo. Come tutti sappiamo, i croupier dei casinò ricevono una formazione psicologica che permette loro di individuare i giocatori con comportamenti che denotano dipendenza e ai quali, ove necessario, può essere vietato il gioco. Tuttavia, dato l’enorme e improvviso aumento dell’offerta di gioco online, il problema della dipendenza, che rovina le relazioni, il lavoro e la salute e, in brevissimo tempo, fa accumulare migliaia di euro di debiti, si è spostato sempre di più verso Internet.

La protezione dei giovani è un altro dei problemi correlati, ma vietare ai giovani il gioco d’azzardo non è sufficiente. Uno studio ha rivelato che ad Amburgo uno studente su 10 nella fascia di età tra i 14 e i 18 anni, gioca d’azzardo illegalmente su Internet, sia al poker online sia piazzando scommesse sportive. Non dobbiamo dimenticare che, oltre al tragico destino di chi diventa dipendente dal gioco e delle loro famiglie, vi è anche la questione delle alte spese pubbliche correlate.

 
  
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  Presidente. – Signor Commissario, mi permetta innanzi tutto di porgerle ora il mio benvenuto, poiché non ho aperto la discussione, e di lasciarle la parola per rispondere alle numerose domande.

 
  
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  Michel Barnier, membro della Commissione. (FR) Signora Presidente, la ringrazio per il suo benvenuto e ringrazio tutti voi per gli auguri e gli incoraggiamenti che mi avete rivolto. Come avrete capito e come ho già affermato in Parlamento, assumo questo nuovo incarico affidatomi dal presidente Barroso con grande determinazione e impegno. Manterrò anche un po’ di idealismo, poiché credo che esistano ideali creativi, specialmente se si tratta del progetto europeo.

La questione che l’onorevole Harbour ha appena presentato con molta chiarezza e le interrogazioni degli onorevoli Schwab, Gebhardt, Rühle e de Jong in particolare, sono tutte riconducibili alla seguente domanda: la Commissione europea, in questo momento, mostrerà risolutezza e spirito d’iniziativa anche in modi diversi rispetto alla semplice procedura di infrazione?

Onorevoli deputati, non commettete errori! Ovviamente, avendo assunto l’incarico da 48 ore, dovrete concedere a me e ai miei colleghi più tempo per lavorare e per presentarvi tutto in modo più completo. Tuttavia, voglio illustrarvi un nuovo approccio a mio parere molto importante. Come molti di voi hanno affermato, compresi gli onorevoli Karas, Gebhardt e, poco fa, l’onorevole Figueiredo, il gioco d’azzardo non è un servizio come gli altri ed per questo avete il diritto di aspettarvi un nuovo approccio da parte della Commissione, a cominciare dalla consultazione appena proposta.

Attualmente, gli Stati membri sono liberi di scegliere il proprio approccio in questo ambito, purché sia conforme al trattato. Tutti gli Stati membri ritengono che il gioco d’azzardo vada regolamentato con cautela, a causa dei rischi che comporta per la società e che la relazione Schaldemose, che ho letto con attenzione e interesse, descrive in modo estremamente preciso.

Il lavoro del Consiglio ha anche portato alla luce una significativa differenza di opinioni, tradizioni e pratiche. Ho potuto osservare che, da quando si è scelto di ritirare il gioco d’azzardo dall’ambito di applicazione della direttiva sui servizi nel 2006, gli Stati membri non sono stati consultati dalla Commissione su nessuna iniziativa europea ed è quindi questo che cambierà. Da parte mia, io e il mio gruppo seguiremo l’operato del gruppo di lavoro del Consiglio. So anche che molti Stati membri vorrebbero vedere limitato l’ambito di applicazione della proposta di direttiva sui diritti dei consumatori. Posso confermarvi che la Commissione non esclude soluzioni alternative alla procedura di infrazione.

Per individuare la giusta direzione, presenterò un documento sulla politica relativa, che io stesso ho denominato “Libro verde”, anche se, per la definizione, dovrò verificare il contenuto e la pianificazione del programma di lavoro della Commissione e discuterne con i colleghi. Presenteremo questo documento al fine di strutturare le discussioni future relative alla questione in esame, che consiste proprio, onorevoli deputati, in un nuovo tipo di coordinamento europeo volontario.

Esiste ovviamente anche una dimensione economica che, ripeto, non è l’unica per quanto mi riguarda. Vi sono numerose altre importanti problemi che rappresentano sfide altrettanto importanti per l’interesse pubblico. Sono intervenuti gli onorevoli Creutzmann, Kirkhope, Paška e molti altri; non posso nominarli tutti, ma ho preso nota di quanto hanno riferito a nome vostro i diversi coordinatori dei vostri gruppi.

Una tra le maggiori sfide è proprio la criminalità transfrontaliera: è possibile combatterla senza un approccio europeo? Secondo me, no. Inoltre, se non adottiamo un approccio europeo per il gioco online, non potremo avanzare verso l’introduzione di un mercato per il commercio elettronico.

Per quanto riguarda il gioco online, il minimo che possiamo fare è rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali di regolamentazione del gioco in Europa. Proprio questo tema è oggetto di studio da parte del gruppo di lavoro del Consiglio e la Commissione lavorerà quindi su tale questione, così come su altre, assieme agli Stati membri.

Oltre ad ascoltare le opinioni degli Stati membri, continuerò a prestare ascolto a quanto si esporrà al Parlamento europeo, come ho fatto questa mattina. Comprendo bene che tra questi banchi esistono opinioni diverse e non sempre concordi e mi rendo conto di quale sia la corrente maggioritaria in Parlamento. Ascolterò il Parlamento e tutte le parti interessate, così come le associazioni, nel quadro della consultazione per un migliore coordinamento europeo e, in ogni caso, questo è quanto proporrò ai miei colleghi commissari nei prossimi giorni.

Ho parlato di sfide e di prove, signora Presidente, e terminerò nello stesso modo. Tra i problemi che la società deve affrontare vi sono naturalmente la questione della dipendenza, che è estremamente importante e che è stata evidenziata dalla vostra relazione, e la questione dei minori. Dobbiamo definire limiti rigorosi affinché i minori non possano giocare d’azzardo: tutti gli Stati membri stanno lavorando, ma non in modo organizzato ed è per questo che ritengo necessario un coordinamento a livello europeo.

Per svolgere un buon lavoro bisogna innanzi tutto comprendere la situazione ed è anche per questo che accetto la richiesta avanzata da molti di voi affinché il documento politico della Commissione contenga cifre e statistiche affidabili oltre ai dati presentati oggi. Mi impegnerò quindi a garantire, come hanno richiesto in particolare le onorevoli Stihler e McGuinness, che il documento della Commissione contenga innanzi tutto un’analisi il più accurata possibile di tali questioni, oltre a linee guida chiare per le politiche, che non devono rimanere solo belle parole ma devono portare anche a proposte di decisioni.

Mi permetta un’ultima osservazione, signora Presidente, in merito a una questione correlata al gioco d’azzardo, ossia il finanziamento allo sport. Mi permetto di toccare questo argomento in quanto ho dedicato 10 anni della mia vita all’organizzazione di eventi sportivi. Mancano pochi giorni all’apertura dei Giochi olimpici di Vancouver ed ho l’onore di essere copresidente di un comitato organizzatore dei Giochi olimpici. So quindi che l’organizzazione dei grandi eventi sportivi è costosa e che, in qualche modo, i canali di finanziamento sono legati al gioco.

Per questo motivo molti Stati membri che finanziano lo sport attraverso il gioco vogliono tutelare anche le pratiche e le legislazioni nazionali. Attualmente la Commissione sta portando avanti uno studio sul finanziamento allo sport al fine di ottenere una migliore comprensione di tali preoccupazioni. La settimana prossima inoltre si terrà una conferenza a Bruxelles e nel documento politico che vi presenterò si farà anche riferimento alle reti che finanziano eventi e sport attraverso il gioco.

Onorevoli deputati, vi ho ascoltato con molta attenzione e vi ringrazio infinitamente per la diversità e la qualità dei vostri interventi. Continuerò ad prestarvi questa stessa attenzione. Oltre al Parlamento e assieme al Parlamento, consulterò anche tutte le parti interessate e, sulla base del documento politico – che sarà probabilmente un Libro verde, se otterremo il consenso del Collegio – vi do appuntamento a non più tardi del prossimo autunno, per raggiungere l’obiettivo di una maggiore coerenza e di un magnifico coordinamento a livello europeo.

 
  
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  Presidente. – Molte grazie, signor Commissario, per la sua risposta completa e incoraggiante.

La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Sławomir Witold Nitras (PPE), per iscritto. – (PL) Innanzi tutto, desidero richiamare la vostra attenzione sul significato del gioco online nel mondo di oggi. Nell’ambito della discussione odierna, stiamo affrontando diverse questioni che, a mio avviso, andrebbero risolte il più presto possibile, preferibilmente a livello comunitario. La Corte di giustizia europea ha stabilito, attraverso le sue decisioni, che la regolamentazione del gioco d’azzardo è di competenza degli Stati membri e che la normativa a riguardo sta diventando più rigida. Non solo in Polonia, ma anche in altri paesi, si ritiene che le possibilità di giocare su Internet andrebbero limitate in modo significativo. A mio avviso, questa decisione rappresenta un passo nella giusta direzione e porterà all’introduzione di una legislazione chiara e uniforme relativa anche ai principi necessari per mantenere la sicurezza di Internet. D’altra parte, accade spesso che i giochi d’azzardo online vengano praticati fuori dal territorio di un singolo paese, con gravi ripercussioni non solo a livello legale, ma anche finanziario. Rimane comunque senza risposta l’interrogativo su quale legislazione si debba applicata e fino a che punto. A mio parere, uno dei ruoli fondamentali dell’Unione europea è garantire la sicurezza dei propri cittadini; si dovrebbe quindi introdurre una regolamentazione a livello europeo, garantendone anche una efficace attuazione.

 
  
  

(La seduta, sospesa alle 11.25, riprende alle 12.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROUČEK
Vicepresidente

 

5. Dichiarazione della Presidenza
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  Elizabeth Lynne (ALDE). (EN) Signor Presidente, volevo solo riferire che la dichiarazione scritta 0054/2009 sul trasporto di cavalli da macello nell’Unione europea ha raggiunto il numero di firme richiesto. Vorrei ringraziare tutti coloro che l’hanno sottoscritta. E’ un’ottima notizia per noi.

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  Presidente. − Cari colleghi, oggi ricorre il ventesimo anniversario della scarcerazione di Nelson Mandela in Sudafrica dopo aver scontato 27 anni di ergastolo a cui era stato condannato dal regime nel 1984.

(Applausi)

Come probabilmente saprete, il presidente Mandela è stato il primo vincitore del Premio Sacharov, istituito dal Parlamento nel 1988.

A celebrazione di questo ventesimo anniversario della liberazione di Nelson Mandela dal carcere, Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, ha dichiarato: “Nelson Mandela è fonte di ispirazione ed è ancora presente nei cuori e nelle menti di moltissime persone di tutta Europa, dell’Africa e del mondo intero. Il nome di Nelson Mandela sarà per sempre associato alla lotta per la libertà, la giustizia e la democrazia. La forza d’animo di Nelson Mandela nel pretendere l’integrità nella vita democratica, nei diritti umani e nella riconciliazione con gli avversari del passato ha fissato uno standard elevatissimo che noi dobbiamo seguire e a cui dobbiamo aspirare.

(Applausi)

“La battaglia incessante di Nelson Mandela e le sue opere di beneficenza per sconfiggere l’HIV/AIDS fanno di lui un raggio di speranza per milioni di persone di tutto il mondo.

“Vent’anni dopo, ci ispiriamo ancora al messaggio di Nelson Mandela It’s in our hands (E’ nelle nostre mani)”.

 
  
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  Michael Cashman (S&D ), presidente della delegazione per i rapporti col Sudafrica. (EN) Signor Presidente, sarò molto breve, perché non voglio trattenere l’Assemblea.

Come avete giustamente ricordato, 20 anni fa Nelson Mandela è stato scarcerato dopo aver scontato 27 anni di prigionia politica. Il mondo intero lo ha guardato compiere quest’ultimo tratto del suo percorso verso la libertà. E’ stato un giorno che ha cambiato il Sudafrica e, si potrebbe sostenere a ragione, il mondo intero. Ha segnato l’inizio di un nuovo Sudafrica moderno. Il fatto che abbia agito senza rabbia, risentimento o amarezza conferma le sue doti di statista ben superiori a quelle di molti altri. A mio avviso, è un esempio vivente, nel senso che siamo tutti imprigionati o liberati dalla nostra storia. Con la sua liberazione, ha liberato un paese, ha gettato l’apartheid tra la spazzatura della storia e ha guidato il Sudafrica verso una democrazia multirazziale. Gli rendiamo omaggio.

(Applausi)

 

6. Turno di votazioni
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per i risultati dettagliati della votazione: vedasi processo verbale)

 

6.1. Modifica dello strumento di assistenza preadesione (IPA) ***I (A7-0003/2010, Gabriele Albertini) (votazione)

6.2. Esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia (A7-0005/2010, Jiří Maštálka) (votazione))

6.3. Strumento europeo di microfinanziamento per l'occupazione e l'integrazione sociale (Progress) (A7-0049/2009, Kinga Göncz) (votazione)
  

– Prima della votazione:

 
  
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  Kinga Göncz, relatore. (HU) Vorrei dire soltanto un paio di parole. Da una parte, mi preme ringraziarvi per l’assistenza ricevuta dai relatori ombra durante questi durissimi negoziati, per l’assistenza della commissione e, aspetto molto importante, per l’assistenza della presidenza spagnola. Quando all’inizio dell’anno i negoziati avevano raggiunto un punto di arresto, la presidenza spagnola li ha riavviati.

Il compromesso è consistito essenzialmente nel fatto che il Consiglio ha approvato il testo per lo strumento di microfinanziamento adottato dal Parlamento in prima lettura, un risultato importante per un avvio celere. L’altra parte importante del compromesso ha visto la riassegnazione di 60 milioni di euro da Progress e di 40 milioni di euro dal margine, mentre gli strumenti di finanziamento fino a 20 milioni di euro possono essere reintegrati in Progress su raccomandazione della Commissione. Vorrei chiedere al Consiglio di leggere il testo della comunicazione redatta in materia, che sarebbe importante pubblicare quando il testo dell’accordo uscirà sulla Gazzetta Ufficiale.

Avremo a disposizione uno strumento molto importante per la gestione delle crisi. Mi preme chiedere a tutti di adoperarsi affinché tale informazione venga diramata agli Stati membri, in modo da permettere a più persone in difficoltà di ricorrere a questo strumento per avviare le loro attività commerciali. Posso promettere a nome mio e della commissione che supervisionerò il lancio e il successivo funzionamento del programma. Speriamo davvero che sia coronato dal successo.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, ritengo che sia importante che io rilasci la seguente dichiarazione a nome della Commissione, come richiesto dal Parlamento.

Il contributo finanziario dal bilancio dell’Unione europea destinato al programma per il periodo dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2013 è stato fissato a 100 milioni di euro, da finanziarsi in parte con un ridimensionamento del programma Progress di 60 milioni di euro. Al momento della presentazione dei suoi progetti di bilancio, la Commissione lascerà un margine non stanziato sufficiente al di sotto del tetto di spesa della rubrica 1a, e l’autorità di bilancio – Consiglio e Parlamento – potrà decidere di incrementare l’importo del programma Progress per un massimo di 20 milioni di euro per il periodo 2011-2013, in conformità al punto 37 dell’accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria.

 

6.4. Accordo UE/Stati Uniti d’America sul trattamento e sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall’Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (A7-0013/2010, Jeanine Hennis-Plasschaert) (votazione)
  

– Prima della votazione:

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE.(FR) Signor Presidente, a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico Cristiano), propongo alla nostra Assemblea di rinviare la relazione Hennis-Plasschaert alla commissione delle libertà civili, della giustizia e degli affari interni, ai sensi degli articoli 63 e 175 del regolamento. Ieri abbiamo sentito le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione. Entrambi hanno chiesto al Parlamento di accordare un ulteriore rinvio per consentire loro di rispondere alle domande che noi stessi abbiamo formulato sull’accordo interinale.

Il Parlamento ha ragione a voler chiedere conto al Consiglio, alla Commissione e agli Stati Uniti. E’ una nostra responsabilità – ancor di più con il trattato di Lisbona – e dobbiamo assumercela. Il Parlamento ha ragione a voler porre sullo stesso piano la sicurezza personale e il rispetto della vita privata, perché le due cose vanno insieme. Chiedendovi di rinviare di poco il voto, il gruppo del PPE non mette in dubbio le richieste o l’autorità del Parlamento. Chiede di rilanciare la palla sul campo della Commissione, del Consiglio e degli Stati Uniti per un periodo molto breve.

Di fatto, il mio gruppo propone al Parlamento di limitare il tempo concesso al Consiglio esigendo che le informazioni richieste ci vengano fornite il mese prossimo, e non in maggio come richiesto dal Consiglio. In tal modo potremo formulare un parere definitivo in marzo. Non è una data poco realistica, soprattutto visto che ieri sera abbiamo appreso che il commissario Malmström aveva in animo di proporre un nuovo mandato negoziale per l’accordo definitivo la prossima settimana o entro la prossima minisessione di Bruxelles, vale a dire tra 10 giorni. Un nuovo mandato in febbraio e il voto del Parlamento in marzo, è questo che proponiamo.

 
  
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  Timothy Kirkhope, a nome del gruppo ECR. (EN) Signor Presidente, vorrei associarmi alla proposta del PPE di rinviare la votazione. Ritengo che sia una scelta sensata e razionale; l’Assemblea sarà anche dotata di nuovi poteri, ma sta a noi esercitarli in maniera misurata e responsabile. Il Consiglio ha tentato di andare incontro al Parlamento, forse in maniera non ancora sufficiente, ma si è anche scusato per gli errori commessi durante il processo. Ritengo pertanto che dovremmo prenderci il tempo di cooperare e collaborare per mettere a segno progressi e raggiungere un nuovo accordo a lungo termine. Ritengo che sia nell’interesse della reputazione dell’Assemblea, del futuro dei nostri accordi internazionali e della sicurezza dell’Europa concederci questo tempo.

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert, relatore. (EN) Signor Presidente, la mia raccomandazione è di votare contro il rinvio, in quanto il Consiglio non ha soddisfatto le condizioni per la concessione del deferimento. Quest’Assemblea non può continuare a credere a false promesse; la palla era nel campo del Consiglio, che però non ha agito in maniera appropriata ed efficace. Il Consiglio è a conoscenza del problema da più di due anni e non ha fatto nulla per risolverlo. Negando il nostro consenso all’accordo interinale non pregiudichiamo la sicurezza dei cittadini europei. Gli scambi transatlantici mirati di dati resteranno possibili; lo stato di diritto è assolutamente cruciale, benché al momento le nostre leggi siano oggetto di violazioni, e con questo accordo e la sua applicazione provvisoria tali violazioni non cesserebbero. Il Parlamento non deve farsi complice di ciò.

Infine, ed è il mio ultimo punto, se l’amministrazione statunitense presentasse al Congresso una proposta equivalente a questa, vale a dire per trasferire in blocco i dati bancari dei cittadini americani a una potenza straniera, sappiamo tutti cosa risponderebbe il Congresso, non è così?

(Applausi a sinistra)

 
  
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  Cecilia Malmström, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, la Commissione appoggia un rinvio della votazione. Darebbe alla nuova Commissione la possibilità di creare nuovo impulso per questo fascicolo così problematico, e al Parlamento europeo concederebbe maggior tempo per capire come intendiamo procedere con la questione.

La Commissione vuole attenersi a un calendario molto ambizioso. Vorrei confermare quanto dichiarato dall’onorevole Daul, ovvero che la Commissione adotterà il mandato per un nuovo accordo a lungo termine il 24 febbraio, se accetterete di rinviare la votazione. Sono disposta a venire da voi personalmente il giorno stesso a presentare il mandato. Il Consiglio lo riceverà il giorno successivo a Bruxelles per esaminarlo. Sono certa che la presidenza spagnola farà il possibile per approvare quanto prima il mandato. A quel punto la Commissione avvierà immediatamente i negoziati con gli Stati Uniti per tentare di portarli a termine il prima possibile.

Tenuto conto dei poteri coinvolti, terremo informato il Parlamento europeo in tutte le fasi del processo. Il mio scopo è addivenire a un nuovo accordo con salvaguardie molto ambiziose per la tutela della vita privata e la protezione dei dati. Ritengo che si possa instaurare la fiducia su entrambi i versanti dell’Atlantico nel campo del controllo dei dati finanziari, ma occorre al contempo offrire tutte le garanzie di protezione delle libertà civili e dei diritti fondamentali.

 
  
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  Martin Schulz (S&D). (DE) Signor Presidente, avrei un’altra domanda per la Commissione, vale a dire per il commissario Malmström: Commissario Malmström, se non ho capito male lei, nella sua veste di commissario, appoggia il rinvio della votazione del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico Cristiano). Posso chiederle perché non ha sostenuto tali richieste durante il suo mandato di sei mesi in qualità di ministro per l’Europa della presidenza svedese? Se l’avesse fatto, oggi non sarebbe stato necessario trattare la questione del rinvio.

 
  
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  Presidente. − Vuole rispondere molto brevemente?

(Il commissario si rifiuta di rispondere)

(Il Parlamento respinge la richiesta di rinvio della relazione in commissione)

 

6.5. Accordo quadro, concluso da HOSPEEM e FSESP, in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (B7-0063/2010) (votazione)

7. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione: Kinga Göncz (A7-0049/2009)

 
  
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  Traian Ungureanu, a nome del gruppo PPE.(RO) Mi preme esprimere un ringraziamento alla relatrice. A nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico Cristiano), accolgo con favore la votazione finale sul programma Progress. Il gruppo del PPE, che ho rappresentato durante la compilazione della relazione, ha sempre espresso il proprio sostegno a tutte le iniziative e misure volte ad abolire le disparità economiche e sociali tra gli Stati membri.

La relazione su cui abbiamo espresso oggi il nostro voto soddisfa uno degli obiettivi precipui del gruppo del PPE: fornire sostegno alle microimprese, oltre alla questione dell’inclusione sociale. La votazione di oggi garantisce inoltre che i programmi che rientrano nella struttura quadro di Progress non subiscano restrizioni, e con questo viene conseguito un altro obiettivo del gruppo del PPE. A mio avviso, l’elemento chiave della votazione odierna è contenuto nell’articolo 1 della relazione. Esso rispecchia l’approccio equilibrato che il gruppo del PPE ha sempre sostenuto per quanto riguarda la questione delle fonti di finanziamento dei progetti.

Di fatto, la linea di bilancio per lo strumento europeo di microfinanziamento è costituita da 60 milioni di euro provenienti dai fondi del programma Progress e 40 milioni di euro da altre fonti. Tale proporzione risponde all’approccio del gruppo del PPE, che promuove da una parte un avvio celere del programma e dall’altra la prudenza imposta dai vincoli di bilancio con cui dobbiamo attualmente fare i conti. Vorrei ringraziarvi ancora una volta per la votazione odierna e il sostegno costante durante la fase di compilazione della relazione.

 
  
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  Alajos Mészáros (PPE).(HU) Vorrei esprimervi la mia gioia per l’approvazione di questo programma, e sono felice di aver votato a favore dello stesso, soprattutto in un periodo in cui i nostri paesi sono alle prese con la crisi economica e la disoccupazione ha raggiunto il dieci percento e oltre in molti dei nostri Stati. Questo pacchetto sarà molto utile per tutti noi. Vorrei esprimere la mia gratitudine alla relatrice, e vorrei inoltre comunicarvi la mia gioia per il fatto che sia stato raggiunto un accordo e che questi 100 milioni di euro non verranno interamente stanziati attingendoli dal pacchetto Progress. Si tratta di un accordo eccellente, e vi ringrazio molto, speriamo che vada a vantaggio di tutti.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). (EN) Signor Presidente, anch’io sono molto lieta di aver appoggiato l’iniziativa. E’ l’espressione tangibile di un esempio di provvedimenti adottati dall’UE in risposta alla crisi economica attuale. In particolare, quest’iniziativa è diretta a coloro che normalmente non avrebbero accesso al mercato del credito, a coloro ai quali le banche e gli altri istituti finanziari direbbero: no, grazie, non vogliamo la vostra attività commerciale. Ad esempio, le persone che hanno perso il lavoro, che sono a rischio di esclusione sociale o che hanno difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro hanno ora la possibilità di mettere in piedi la loro attività perché possono accedere ai prestiti, con un patrimonio garantito fino a 25 000 euro. Quest’iniziativa farà la differenza per molti cittadini, credo, e ringrazio la presidenza spagnola per gli sforzi compiuti al fine del raggiungimento di un accordo, e la relatrice per il duro lavoro svolto.

A mio avviso, abbiamo in mano un accordo valido soprattutto a vantaggio di chi, come dicevo, è solitamente escluso dal mercato del credito; inoltre, a livello personale sono lieta di constatare che le cooperative di credito sono tra gli istituti che potranno erogare tali fondi ai propri soci.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE). (ET) Signor Presidente, la crisi economica ha creato una crisi sociale – non c’è altro modo di descrivere una situazione in cui la disoccupazione è cresciuta di tre, quattro o cinque volte, rispetto al periodo antecedente la crisi. Lo scorso anno, sempre in quest’Aula, abbiamo redatto un piano europeo per la ripresa economica, che prevedeva l’attuazione e il finanziamento delle decisioni nel contesto del programma Progress.

La situazione è ovviamente complessa. Non è possibile ridurre la disoccupazione da un giorno all’altro. Ho appoggiato le misure supplementari della Commissione concernenti il finanziamento dei microcrediti. E’ tuttavia inaccettabile che la Commissione abbia pensato di imboccare la via più semplice e attingere i fondi per il finanziamento del credito dalle risorse del programma Progress. Non potevo appoggiare un simile approccio, e per questo ho votato a favore dei compromessi inseriti nella relazione Gönczi.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR). (EN) Signor Presidente, la quota del PIL mondiale rappresentata dalla vecchia Europa è in grave declino. Se escludiamo i paesi che hanno aderito nell’ultima ondata dell’allargamento, la percentuale del PIL mondiale rappresentata dai 15 paesi membri 40 anni fa era del 35 per cento; oggi è del 25 per cento; tra 15 anni, sarà del 15 per cento. L’Europa sta diventando sclerotica e artritica a causa del modello economico e sociale che un tempo era il nostro vanto.

C’è stato un periodo immediatamente dopo la guerra quando sembrava funzionare: ferie retribuite, congedo di maternità – a chi non piacerebbe? – orario di lavoro ridotto e così via. Ma ad un certo punto la realtà si impone, e noi abbiamo raggiunto proprio questa fase. Ora servono quattro operai tedeschi per mettere insieme lo stesso quantitativo di ore l’anno di tre operai americani; di conseguenza, la quota degli Stati Uniti nel PIL mondiale negli ultimi 40 anni è rimasta più o meno stabile. Siamo come una coppia di anziani che vive in una dimora un tempo sontuosa e che ora sta iniziando a cadere a pezzi, distraendoci da quanto succede al di fuori della nostra soglia. Il nostro continente nel suo complesso sta diventando sterile, sclerotico e vecchio.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (S&D).(PL) Signor Presidente, ho appoggiato la risoluzione con molto piacere, e ho sostenuto anche tutti gli emendamenti. Quali le ragioni alla base della mia decisione? In primo luogo, malgrado la crisi, siamo riusciti a concentrarci su questioni di occupazione e solidarietà sociale. In secondo luogo, siamo riusciti a farlo malgrado le nostre differenze, perché si è trattato di emendamenti congiunti appoggiati dai socialisti, dai democratici, dai democristiani e dai liberali. In terzo e ultimo luogo, vorrei che il nostro gesto trasmettesse un segnale chiaro a tutti gli Stati membri, che per quanto riguarda la risoluzione dovrebbero seguire l’esempio del Parlamento europeo.

 
  
  

Raccomandazione: Jeanine Hennis-Plasschaert (A7-0013/2010)

 
  
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  Peter van Dalen (ECR).(NL) Al Parlamento europeo sono stati concessi maggiori poteri, che però oggi non sono stati messi a frutto in maniera costruttiva. Nel periodo precedente la discussione su SWIFT, sono stati commessi molti errori. La Commissione e il Consiglio hanno fornito al Parlamento informazioni troppo esigue e tardive. Non deve più succedere.

Eppure non è una ragione sufficiente per sospendere improvvisamente un programma che funziona discretamente da diversi anni, un programma che ha protetto, cifre alla mano, i cittadini sia europei sia statunitensi in svariate occasioni. Ho pertanto votato contro la relazione e sono a favore di una proroga di nove mesi dell’accordo SWIFT. Quando viene negoziato un nuovo accordo, occorre prendere provvedimenti chiari per meglio proteggere i dati personali. Dobbiamo evitare scambi di dati superflui e non consentire la conservazione degli stessi a tempo indeterminato.

 
  
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  Peter Jahr (PPE). (DE) Signor Presidente, l’esigenza di combattere con risolutezza il terrorismo nell’Unione europea e, parallelamente, la necessità di instaurare una cooperazione stretta e costruttiva con gli Stati Uniti sono riconosciute da tutti. Cionondimeno, ho votato contro l’accordo SWIFT in quanto le questioni fondamentali della protezione dei dati non sono ancora state chiarite. Inoltre, il disprezzo mostrato nei confronti del Parlamento durante i negoziati dell’accordo è stato semplicemente inaccettabile. Auspico che il Parlamento venga ora pienamente coinvolto e che una situazione del genere non si abbia a ripetere.

Un accordo internazionale per disciplinare gli scambi di dati è certamente necessario, ma non a discapito delle libertà civili e dei diritti fondamentali. Ogniqualvolta i dati europei vengono trasferiti a terzi, dobbiamo accertarci di salvaguardare gli interessi dei cittadini europei in materia di protezione dei dati. Continuerò a battermi per questo.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE).(EL) Signor Presidente, ieri qui in Aula si è tenuta una discussione molto breve sulla questione SWIFT e sia il Consiglio sia la Commissione hanno rilasciato dichiarazioni molto importanti riguardo i problemi di procedura, soprattutto per quanto riguarda l’obbligo di informare il Parlamento di tutti i parametri della questione.

Ecco perché oggi ho votato a favore della proposta di deferimento, per poter ottenere a breve le informazioni giuste, chiarire gli errori di interpretazione e giungere a una decisione finale.

La questione della protezione dei dati dei cittadini europei è cruciale e noi tutti la difendiamo in maniera assoluta. Nessuno obietta al fatto che vadano adottati tutti i provvedimenti del caso. Tuttavia, al contempo, dobbiamo prendere le misure necessarie per combattere i finanziamenti illegali delle organizzazioni terroristiche e, in tal modo, agire in maniera preventiva su un fenomeno che rappresenta un flagello sia per gli Stati Uniti sia per l’Europa in termini di attacchi terroristici.

Per questo la nostra responsabilità nell’immediato futuro è cruciale, per far sì che, di comune accordo, possiamo chiarire i malintesi e continuare a cercare una soluzione a questo problema.

 
  
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  Gerard Batten (EFD). (EN) Signor Presidente, vorrei rilasciare una dichiarazione di voto sulla relazione Hennis-Plasschaert – la cosiddetta relazione SWIFT – che riguarda il controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi.

A mio parere la votazione è stata confusa, anche per gli standard dell’Assemblea. Abbiamo votato, mi pare, per non votare, e poi abbiamo votato per rinviare la relazione in commissione. Volevo votare per non dare il mio consenso alla conclusione dell’accordo. Tuttavia, non volevo sicuramente votare a favore del paragrafo 2 della relazione, che consisteva nel presentare raccomandazioni per un accordo a lungo termine nel quadro giuridico del trattato di Lisbona.

Non voglio nessun accordo nel quadro del trattato di Lisbona. Tale trattato è in violazione del Bill of Rights del 1689 e di altri atti costituzionali inglesi, che non sono stati espressamente abrogati e che rimangono in vigore. Per questa ragione l’Inghilterra – e, di fatto, il Regno Unito – è ora soggetta a un governo illegalmente costituito.

 
  
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  Charalampos Angourakis (GUE/NGL) . – (EL) Signor Presidente, vorrei riferire che ho votato a favore della relazione Hennis-Plasschaert, ma vorrei rilasciare la seguente dichiarazione di voto: il partito comunista greco respinge “l’accordo del terrore” tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America, stipulato con il pretesto di combattere i finanziamenti ai terroristi.

Denunciamo gli sforzi compiuti dalle forze di centrosinistra e di centrodestra, le forze della strada a senso unico europea, sforzi tesi a mettere a posto la propria coscienza di fronte al popolo per gli “accordi del terrore” con gli Stati Uniti. Benché la risoluzione del Parlamento europeo non approvi l’accordo interinale già sottoscritto dall’Unione europea e dagli USA, chiede al Consiglio di sottoscrivere un accordo permanente con gli Stati Uniti che, si presume, dovrebbe rispettare la protezione dei dati personali.

Per noi si tratta di un inganno colossale. A nostro avviso, non ci può essere alcuna tutela dei dati personali se gli stessi sono nelle mani della CIA e di altri servizi segreti. Il terrorismo viene sfruttato dall’Unione europea, dagli USA e da altre forze imperialiste come pretesto per violare libertà e diritti fondamentali, per colpire il movimento popolare e giustificare le loro guerre imperialiste.

Non esistono “leggi terroristiche” che rispettino le libertà di base, per questo il popolo deve respingerle insieme a tutti gli “accordi del terrore” ad esse associati.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR). (EN) Signor Presidente, la questione è stata trattata in maniera ben equilibrata, e invidio alcune delle certezze morali espresse dai rappresentanti di entrambi i fronti. Vi erano questioni di libertà civili legittime, preoccupazioni condivise dai cittadini sia statunitensi sia dell’Unione europea. Ciononostante, nel complesso ritengo che l’amministrazione americana abbia fatto il possibile per dare ascolto alle preoccupazioni espresse su questo versante dell’Atlantico, e che abbia formulato una proposta proporzionata che tiene conto dell’equilibrio tra sicurezza e libertà.

Mi sono espresso a sfavore di molte delle misure introdotte in questa sede negli ultimi 10 anni sotto la copertura della sicurezza, e che di fatto riguardavano semplicemente l’accrescimento dei poteri dello Stato. Ma in questo caso non credo che siamo di fronte a tale problema; abbiamo dinanzi una misura con la quale sono stati conseguiti risultati specifici quando si è trattato di sventare possibili atrocità di stampo terroristico. Mi spiace, non penso che alcuni tra coloro che si sono espressi in maniera critica in quest’Assemblea abbiano veramente a cuore le libertà civili. Avevano due altri obiettivi: in primo luogo affermare il potere del parlamento federale contro gli Stati nazione e, in secondo luogo, la loro convinzione automatica che l’America abbia sempre e comunque torto. E’ un peccato. Dopo l’elezione di Barack Obama molti rappresentanti della sinistra in quest’Aula parlavano con fervore di una nuova partnership tra i due versanti dell’Atlantico. Oggi sappiamo quanto credito dare alle loro parole.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). – (SK) La Commissione europea ha concluso un accordo con gli Stati Uniti sul trasferimento di dati personali dei cittadini comunitari ai servizi informativi statunitensi. L’accordo è molto svantaggioso e ingiusto per l’UE. Riteniamo che questo accordo, nella versione presentata al Parlamento europeo, non potesse essere accettato in quanto noi abbiamo la responsabilità di proteggere i diritti dei cittadini comunitari e non possiamo permettere che i loro dati vengano gestiti da servizi informativi degli Stati Uniti per una durata di 99 anni.

La struttura di questo accordo era assurda e iniqua e secondo me consentiva un utilizzo improprio dei dati personali dei cittadini comunitari. E’ pertanto da considerarsi positivo che il Parlamento europeo abbia deciso di respingere l’accordo e abbia obbligato la Commissione europea ad iniziare a lavorare su un nuovo documento che sarà equilibrato e che tratterà in maniera paritaria i diritti dei cittadini statunitensi e comunitari.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). – (CS) Ho votato a favore del rinvio della votazione sull’accordo e contro la proposta di respingerne la ratifica. Il fatto che in quest’Aula l’orgoglio abbia avuto la meglio sulla responsabilità non è un buon segno, benché la comunicazione tra Consiglio e Parlamento europeo sia stata scadente. Tuttavia, l’analisi di questi dati ha consentito l’intercettazione tempestiva degli attacchi terroristici diretti contro i cittadini europei. Chi ha affossato l’accordo provvisorio ritenendo che non fornisse una migliore protezione dei dati finanziari dei cittadini europei probabilmente non l’ha letto, visto che contiene un quadro migliore di quello esistente nella prassi ai sensi del vecchio accordo del 2003, benché non vi siano casi noti di abuso di tali dati. Al contrario, l’accordo provvisorio prevedeva molte più salvaguardie nuove, ad esempio il fatto che le richieste di dati potessero essere promosse solamente dal ministro della Giustizia statunitense analogamente all’Europol, e solamente sulla base di una descrizione chiara delle indagini per le quali sarebbero stati utilizzati. Non capisco pertanto cosa sia accaduto. A mio parere, il Parlamento europeo ha adottato una posizione arrogante e senza precedenti.

 
  
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  Seán Kelly (PPE). (EN) Signor Presidente, in primo luogo vorrei soltanto precisare che accetto pienamente la decisione democratica presa dall’Assemblea ma, in merito alla questione, sono stata lieta di esprimere il mio voto in linea con il nostro gruppo e con la posizione descritta dal nostro capogruppo, l’onorevole Daul. Ritengo tuttavia che siano stati due i fattori che hanno contribuito alla sconfitta per 15 voti – in primo luogo, la mancata risposta alla domanda posta dall’onorevole Schulz, e in secondo luogo la confusione sull’oggetto della votazione.

Come raccomandazione per il futuro, quando vi saranno delle proposte dall’Assemblea, dovrà essere chiarito a tutti senza lasciare adito a dubbi quale sia l’oggetto della votazione. Potrei avere torto o ragione, ma questa è la mia opinione.

 
  
  

- Proposta di risoluzione B7-0063/2010

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE). (SK) Vorrei soffermarmi sulla votazione che si è appena tenuta riguardo le ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario. Va detto che questo problema è stato a lungo sottovalutato. Sono molte le lesioni che si verificano, nel corso di interventi chirurgici, negli ambulatori oppure negli studi degli specialisti, quando il personale infermieristico o medico si ferisce con un ago o un bisturi infetto con campioni di pazienti affetti da una malattia contagiosa.

Accade sempre più spesso che le infermiere in particolare contraggano l’epatite, ma non è raro che nel loro lavoro vengano a contatto con il virus dell’HIV e sviluppino poi l’AIDS. Vorrei sostenere gli sforzi compiuti dal Parlamento europeo e da noi per proteggere medici e infermieri mediante misure preventive e, in caso di risarcimento danni, per far sì che tale diritto venga loro riconosciuto.

 
  
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  Marian Harkin (ALDE). (EN) Signor Presidente, sono soddisfatta dell’esito della votazione odierna, in quanto nel 2006 la commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha adottato una relazione sulla protezione degli operatori sanitari europei dalle infezioni trasmesse per via ematica contratte a causa di ferite da taglio o da punta. Ovviamente lo scorso luglio è stato stipulato l’accordo quadro tra le parti sociali, e oggi abbiamo davanti la risoluzione. La stessa sarà accolta con favore dagli operatori del settore di tutta l’Unione, in quanto le ferite da taglio e da punta rappresentano uno dei rischi più diffusi e gravi per gli operatori sanitari. Si stima di fatto che si verifichino circa un milione di casi all’anno.

E’ ora essenziale che le misure contemplate dalla direttiva proposta vengano rapidamente adottate e poi attuate. Gli operatori del settore hanno già aspettato troppo; non è ragionevole chiedere loro di attendere ancora. Il loro lavoro è già abbastanza difficile e stressante di per sé, e qualsiasi cosa si possa fare per migliorare la situazione sarà ben gradita, lo so.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

- Relazione Albertini (A7-0003/2010)

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’Islanda, che ha presentato al Consiglio la domanda di adesione all’Unione europea il 16 luglio 2009, non dovrebbe naturalmente essere messa in una situazione di svantaggio rispetto agli altri candidati o potenziali candidati all’adesione. Alla luce di ciò, ho votato a favore dell’adeguamento e dell’emendamento del regolamento esistente sull’assistenza preadesione. Come sappiamo, l’Islanda è già membro del SEE ed è un paese molto ben sviluppato, per questa ragione i pagamenti erogati a titolo di questo strumento dovrebbero essere limitati. In generale, tuttavia, tale strumento di preadesione andrebbe sottoposto a una nuova revisione. Ad esempio, non è affatto chiaro il motivo per cui paesi non europei, quali la Turchia, ricevano centinaia di milioni di euro dei contribuenti europei, risorse che sono urgentemente necessarie in Europa.

 
  
  

- Relazione Maštálka (A7-0005/2010)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore della relazione in oggetto, in quanto la convenzione dell’Aia sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia del 2003 è in primissimo luogo una misura di protezione dei bambini, poiché la stragrande maggioranza delle domande riguarda il mantenimento dei minori. La convenzione si propone di facilitare l’esazione dei pagamenti e di garantire che le domande di mantenimento presentate all’estero vengano riconosciute e seguite efficacemente. Sono lieta che il Consiglio abbia consultato il Parlamento europeo e stia per prendere una decisione sulla convenzione, in quanto la possibilità di circolare liberamente negli Stati membri dell’UE e in altri paesi e l’incremento dei divorzi hanno comportato anche un aumento del numero di cause internazionali in materia di esazione di prestazioni alimentari.

Mi preme sottolineare che una volta che la proposta della Commissione sull’esazione delle prestazioni alimentari sarà stata approvata, sarà più facile per un cittadino che vive nel territorio di uno degli Stati contraenti recuperare le prestazioni alimentari (alimenti) da una persona che rientra nella giurisdizione di un altro paese contraente. Pertanto, una volta adottata tale decisione, i rapporti tra i paesi della convenzione e gli Stati membri dell’Unione europea in questo settore verranno legalmente rafforzati e disciplinati in maniera armoniosa.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) La convenzione del 2007 sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia è estremamente importante da una prospettiva sia politica sia pratica, in quanto garantisce un recupero più efficace degli alimenti, contribuendo a risolvere situazioni spesso complicate. Poiché la stragrande maggioranza delle domande riguarda i bambini e il loro mantenimento, la convenzione è in primo luogo una misura per tutelare i minori, in quanto stabilisce norme dettagliate sul riconoscimento e adempimento di tali obblighi di mantenimento. La proposta è tesa ad approvare la convenzione a nome dell’Unione, che avrebbe competenza esclusiva sull’intera convenzione. Data l’importanza di quest’ultima, non posso che appoggiare tale proposta, pur ritenendo che, benché spetti all’Unione comunicare eventuali dichiarazioni e riserve nei confronti della convenzione, gli Stati membri dovrebbero comunque poter decidere su base interna quale significato attribuire a tali riserve e dichiarazioni, in modo da adeguarle alla loro situazione nazionale.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. (EN) Appoggio la relazione che è a favore della sottoscrizione della convenzione sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia. Scopo di tale convenzione è garantire la soddisfazione delle domande di mantenimento familiare al di fuori dei confini nazionali tramite norme precise sul riconoscimento e adempimento degli obblighi di mantenimento e grazie a procedure amministrative standardizzate. Pur essendoci già un regolamento che si occupa delle domande di mantenimento che riguardano due Stati membri dell’Unione, le rivendicazioni che coinvolgono uno Stato terzo non godevano di tali garanzie. La convenzione estenderà la tutela del diritto dei nostri figli al sostegno familiare in ogni istanza in cui sia coinvolto uno Stato firmatario terzo.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto. – (CS) Il progetto di decisione del Consiglio sulla sottoscrizione della convenzione sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia da parte della Comunità europea è in primissimo luogo una misura per proteggere i bambini nel quadro dell’UE nel suo complesso e per stabilire un metodo di applicazione delle domande internazionali e delle norme per il loro riconoscimento ed esecuzione nei casi di obblighi di mantenimento sussistenti tra gli Stati membri e un paese terzo. Poiché la Comunità ha la facoltà di proporre convenzioni pienamente valide per gli Stati membri in quest’area, la procedura è celere e sicuramente più efficiente di quanto non sarebbe se tali convenzioni venissero sottoscritte singolarmente dagli Stati membri con i paesi terzi, e con il mio voto appoggio pienamente il progetto di relazione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di decisione del Consiglio sulla sottoscrizione da parte della Comunità europea della convenzione sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia. L’approvazione di tale convenzione consentirà la creazione in seno alla Comunità di un corpo di norme armonizzato rispetto ai paesi terzi che diventeranno parti contraenti della convenzione. Tali misure agevolano una migliore protezione dei bambini, in quanto la stragrande maggioranza delle cause di mantenimento coinvolge i minori.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La Commissione europea intende adottare la convenzione dell’Aia sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia, vincolando gli Stati membri alla stessa in virtù del fatto che è stata sottoscritta dalla Comunità. La Commissione ha competenze esterne che le consentono di approvare la convenzione.

Poiché le risposte specifiche alle questioni pratiche poste dal recupero internazionale degli alimenti dei minori sono carenti, l’approvazione della convenzione in oggetto garantirà un’efficacia maggiore nell’esazione internazionale delle prestazioni alimentari, tutelando pertanto i minori che beneficiano di tali domande. Per tale ragione, e anche per la certezza giuridica che ne risulterà, considero importante l’adozione della presente convenzione.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) In una società moderna, giusta e culturalmente evoluta, è incontestabile dover garantire un nutrimento adeguato e salutare a tutti, ma soprattutto a coloro che stanno crescendo e apprendendo, e in particolare ai bambini. A loro e ai giovani la società deve garantire tutto il sostegno e gli interventi necessari per assicurare lo sviluppo migliore delle loro facoltà. Il cibo – un principio fondamentale e inalienabile dell’umanità – è un fattore chiave per il loro sviluppo fisico e lo sviluppo delle loro capacità mentali e cognitive. Dato che i cittadini devono essere i destinatari primari delle azioni comunitarie, ci tengo a sottolineare la capacità di iniziativa e concretizzazione delle istituzioni europee nell’ambito di questa convenzione, che supera le frontiere per assicurare l’esazione efficace delle prestazioni alimentari della famiglia. Va anche rilevato che è stata data la possibilità di sviluppare gli sforzi per uno spazio giudiziario comune basato sul principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Non abbiamo dubbi sull’importanza della sottoscrizione di tale convenzione, che è quanto la relazione Maštálka propone, e per tale motivo abbiamo votato a favore. La suddetta convenzione riguarda le questioni del riconoscimento delle decisioni straniere, il trasferimento dei fondi e la cooperazione amministrativa, comprese molte questioni pratiche che possono influire sulle modalità di trattamento degli obblighi alimentari internazionali.

Discordiamo tuttavia sul fatto che l’Unione europea debba assumere una competenza esterna esclusiva in questo settore. E tanto meno accettiamo che ciò costituisca un precedente che possa giustificare un ampliamento delle restrizioni della facoltà degli Stati membri di concludere, in particolare, accordi bilaterali, non solo in quest’ambito ma anche in altri.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. – (PL) Si celebrano sempre più matrimoni tra persone provenienti da paesi e culture diverse. I problemi derivanti dalle controversie che insorgono dalla rottura di quelli che vengono internazionalmente definiti matrimoni internazionali sono stati spesso oggetto di petizioni al Parlamento europeo nel corso degli anni. Consapevole della grave natura dei problemi che affliggono i bambini implicati in controversie di natura familiare insorte nei matrimoni internazionali, nel 1987 il Parlamento europeo ha istituito la carica di Mediatore per i casi di sottrazione internazionale di minori. La firma della convenzione sull’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia è il passo successivo della Comunità verso una protezione adeguata dei suoi cittadini, in particolare dei bambini. La convenzione è tesa a rafforzare la legislazione comunitaria sul riconoscimento ed esecuzione delle sentenze in materia di obblighi di prestazioni alimentari, e a intensificare la cooperazione amministrativa tra le autorità centrali mediante l’istituzione di un corpo di norme armonizzate a livello comunitario nei confronti dei paesi terzi che diventano parti contraenti della convenzione. L’entrata in vigore della convenzione garantirà pertanto ai creditori di tali prestazioni l’assistenza completa fornita da un’autorità centrale nel loro paese di residenza in caso di esazione di prestazioni alimentari dall’estero. La convenzione solleva inoltre molte questioni pratiche che potrebbero influire sul modo in cui viene portata avanti una rivendicazione: ad esempio i requisiti linguistici, i moduli standard, lo scambio di informazioni sulle leggi nazionali e il ricorso a nuove tecnologie informatiche per tagliare costi e ritardi.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Armonizzare e migliorare l’efficacia dell’esazione internazionale di prestazioni alimentari nei confronti di figli e altri membri della famiglia è molto importante, perché salvaguarda i diritti e la tutela dei minori nella misura in cui formano la stragrande maggioranza dei beneficiari di tali prestazioni a cui hanno diritto in caso di separazione dei genitori.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’esazione delle prestazioni alimentari dei figli è un problema crescente persino entro i confini dei singoli paesi. Spesso lo Stato è costretto a intervenire e sostenere i costi degli alimenti. L’Estonia arriva addirittura a mettere su internet i nomi degli inadempienti, per costringere i padri negligenti a versare quanto dovuto. L’esazione transfrontaliera di tali prestazioni alimentari concesse per decisione del tribunale è comprensibilmente molto più difficile. Ora l’esazione verrà resa più semplice grazie a un accordo, ma l’UE ha l’impressione che i propri poteri siano molto più ampi di quanto in realtà non siano. Per tale motivo ho respinto la relazione.

 
  
  

- Relazione Göncz (A7-0049/2009)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di decisione concernente il programma comunitario Progress. Tale relazione ha modificato la proposta della Commissione, che in precedenza appoggiava il finanziamento completo del nuovo strumento di microfinanziamento per la creazione di occupazione – un programma dell’ordine dei 100 milioni di euro creato come misura anticrisi e che si propone di fornire assistenza ai disoccupati incentivandone l’imprenditorialità – dal bilancio esistente del programma Progress. Tale programma è stato creato per aiutare il conseguimento degli obiettivi dell’Unione europea nell’ambito dell’occupazione, delle questioni sociali e delle pari opportunità, come definite dall’agenda sociale, oltre che per contribuire alla realizzazione della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione, e gode di un indice di attuazione estremamente positivo (80 per cento). In un periodo in cui la crisi finanziaria ed economica si sta tramutando in crisi sociale e occupazionale, adottando la proposta della Commissione trasmetteremmo il segnale sbagliato, in quanto Progress è indirizzato ai gruppi più vulnerabili. La proposta del Parlamento, grazie a un impegno col Consiglio, prevede che 60 milioni di euro vengano attinti dal programma Progress e 40 milioni da parti del bilancio che non sono state utilizzate. Il prossimo anno entrambi i programmi devono essere applicati in ogni loro parte e con un finanziamento adeguato.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Le conseguenze della recessione economica e finanziaria penalizzano in modo più sensibile i comuni cittadini comunitari, pertanto il compito più importante della politica comunitaria odierna è frenare l’aumento della disoccupazione, creare più posti di lavoro e condizioni favorevoli alla ripresa economica. La crisi ha sostanzialmente cambiato i mercati del lavoro europei, pertanto è indispensabile accertarsi di avere le misure necessarie a consentire sia ai lavoratori sia alle imprese di adattarsi più facilmente all’ambiente in via di cambiamento. Appoggio la relazione, in quanto ritengo che sia necessario stanziare finanziamenti supplementari a favore del programma Progress per aiutare le persone nel mercato del lavoro e assistere le piccole imprese e il loro sviluppo.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa relazione in quanto la ritengo un’iniziativa splendida, che aiuterà le persone socialmente svantaggiate in Europa, tra cui le donne e i giovani che hanno perso il lavoro o non hanno la possibilità di accedere al mercato del lavoro, ad ottenere assistenza finanziaria e promuovere l’imprenditorialità. Il programma europeo per l’occupazione e la solidarietà sociale Progress è diretto ai gruppi sociali più vulnerabili e li aiuterà a creare posti di lavoro alternativi e ad assicurarsi l’occupazione, in quanto la disoccupazione colpisce soprattutto i più vulnerabili.

Mi fa molto piacere che il Parlamento europeo sia riuscito ad addivenire ad un accordo con il Consiglio e la Commissione nel corso del dialogo a tre sui finanziamenti mirati e l’attuazione di questo programma. Mi preme sottolineare l’importanza dell’iniziativa, in quanto oggi col crescere del livello di disoccupazione aumenta anche l’isolamento sociale delle persone più vulnerabili. Vorrei pertanto evidenziare che un’attuazione riuscita ed efficace del programma Progress consentirà di soddisfare le priorità sociali contemplate dall’UE – creare nuovi posti di lavoro e aumentare il livello di occupazione, fornire maggiori opportunità di ingresso nel mercato del lavoro e soddisfarne le esigenze.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Alla luce del rallentamento dell’attività economica e del peggioramento della situazione occupazionale, soprattutto tra i giovani, il Parlamento europeo e la Commissione stanno istituendo un nuovo strumento di microfinanziamento denominato Progress. Gli europarlamentari del movimento democratico si sono concentrati sul garantire l’accesso allo strumento da parte delle microimprese dell’economia sociale, per permettere loro di sviluppare dei servizi di accompagnamento sociale per i cittadini vulnerabili che desiderano creare o sviluppare una microimpresa propria. Per quanto riguarda il finanziamento dello strumento, gli eurodeputati del movimento democratico hanno difeso l’idea di una nuova rubrica di bilancio che non preveda tagli al programma Progress, che finanzia numerose iniziative per la promozione dell’occupazione.

Alla fine è stato raggiunto un compromesso equilibrato tra Commissione, gruppi parlamentari e Consiglio: tale testo prevede un finanziamento misto (60 milioni di euro dal bilancio del programma Progress e 40 milioni da nuove rubriche del bilancio europeo). L’entrata in vigore del nuovo strumento rappresenta un passo avanti che testimonia il desiderio dell’Unione di agire concretamente di fronte alle preoccupazioni sociali legittime dei suoi cittadini, e dimostra l’interesse per una partecipazione maggiore del Parlamento europeo al processo decisionale europeo. I membri del movimento democratico accolgono con favore tale sviluppo.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione Göncz, che respinge la proposta della Commissione di riassegnare 100 milioni di euro dal programma Progress allo strumento europeo per i microfinanziamenti. In un contesto in cui la crisi economica e finanziaria sta già trascinando l’UE in una crisi sociale e occupazionale, sottrarre risorse al programma Progress, che è rivolto ai gruppi più vulnerabili, invierebbe un segnale molto negativo agli europei. In tal senso vanno intraprese nuove consultazioni per individuare una soluzione più adatta a garantire che lo strumento europeo per i microfinanziamenti consegua i suoi obiettivi.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Poiché l’Europa sta attraversando una grave crisi finanziaria ed economica, che ha dato luogo a una grave crisi sociale con un aumento della disoccupazione in tutti gli Stati membri, è importante che l’UE crei meccanismi efficaci per combattere la crisi e anche aiutare coloro che ne sono maggiormente colpiti, come ad esempio i disoccupati.

Lo strumento di microfinanziamento europeo è stato creato proprio per questo motivo, segnatamente per affrontare le sfide occupazionali. Tale strumento riceverebbe una dotazione di 100 milioni di euro, con una rubrica a parte nel bilancio 2010.

Di conseguenza, la proposta della Commissione di riassegnare i fondi del programma Progress, rivolto ai gruppi vulnerabili e che si propone l’applicazione dell’agenda sociale nella lotta contro la discriminazione, l’esclusione sociale, la disoccupazione e le disparità tra i sessi, sembra lanciare il segnale sbagliato, date le circostanze correnti.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il programma Progress è stato istituito per sostenere gli obiettivi dell’Unione europea nell’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, come delineati nell’agenda sociale, oltre che per contribuire al raggiungimento della strategia di Lisbona per crescita e occupazione. Approvo lo strumento di microfinanziamento per l’occupazione e l’inclusione sociale, che è già stato approvato dal Parlamento. Non è tuttavia possibile acconsentire alla riduzione della dotazione finanziaria del programma Progress. Tanto per cominciare, i nuovi programmi non andrebbero finanziati a discapito di programmi che sono già stati istituiti. Va rilevato che, da un punto di vista di bilancio, la valutazione qualitativa e quantitativa del programma Progress nel suo terzo anno di attuazione è stata molto positiva. Il tasso medio di esecuzione negli ultimi due anni supera l’80 per cento in stanziamenti di impegno e pagamenti. La situazione attuale ha indotto la commissione per i bilanci, nel contesto della procedura di bilancio per il 2010, a dichiararsi apertamente a favore del finanziamento del nuovo strumento finanziario mediante la creazione a questo scopo di due nuove linee di bilancio correlate. Per tali ragioni ho votato a favore della proposta di risoluzione, il che significa respingere la proposta della Commissione di trasferire al microcredito 100 milioni di euro di Progress.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Abbiamo votato contro questa relazione in quanto, come nel caso della relazione Göncz precedente sull’istituzione di uno strumento europeo di microfinanziamento per l’occupazione e l’inclusione sociale, su cui si è votato lo scorso dicembre, la maggioranza in Parlamento ritira la parola data e approva una proposta che distoglie fondi dal programma comunitario Progress.

Ricordiamo che le due relazioni adottate in sede di commissione per l’occupazione e gli affari sociali, in linea con una risoluzione precedente del Parlamento europeo, hanno respinto il finanziamento di tale nuovo strumento alle spese di un altro già esistente e funzionante.

Come alternativa è stata proposta la creazione di una nuova linea di bilancio dotata di risorse proprie, vale a dire una rubrica con fondi “nuovi”. Gli emendamenti proposti dal nostro gruppo politico rispecchiavano tali proposte, benché siano stati deplorevolmente respinti.

Visto il deterioramento delle condizioni sociali nei diversi Stati membri, è inaccettabile che i fondi vengano distolti dall’occupazione e dall’inclusione sociale per essere assegnati ad altre priorità definite nel frattempo, anche se si tratta del microcredito.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione della collega, l’onorevole Göncz, sulla creazione di uno strumento essenziale per il microfinanziamento a favore dell’occupazione nelle imprese con meno di 10 dipendenti e dell’inclusione sociale. Per quanto riguarda il finanziamento, lo scoglio nei negoziati con il Consiglio, possiamo ritenerci soddisfatti di una dotazione di 100 milioni di euro in quattro anni. In periodi di crisi economica è ancor più importante sostenere l’azione di coloro che operano nell’economia sociale, che hanno difficoltà ad accedere al mercato del credito tradizionale. Rinnoviamo la fiducia dei cittadini in un’Europa che sia in grado di venire loro in aiuto per i loro progetti imprenditoriali, malgrado la loro fragilità.

 
  
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  Iosif Matula (PPE), per iscritto. – (RO) Con il programma Progress l’Europa ha centrato i problemi più impellenti per i suoi cittadini, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di occupazione, inclusione sociale e pari opportunità. L’introduzione di un nuovo strumento per il microcredito è un’iniziativa lodevole nel contesto della crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando e per soddisfare l’esigenza di rimettere le economie europee sulla via della ripresa.

E’ proprio per queste ragioni che i nuovi programmi non andrebbero finanziati riducendo le priorità attuali. La soluzione approvata oggi risolve una buona parte del problema dei finanziamenti. Benché non costituisca la soluzione migliore possibile, ho votato a favore, in quanto per noi è estremamente importante essere dotati di uno strumento europeo di microfinanziamento. I 100 milioni di euro, sommati ad altri, possibili 20 milioni di euro per il periodo 2011-2013, costituiranno una linea di bilancio separata. Tale strumento deve fornire assistenza utile ai disoccupati e alle persone vulnerabili che desiderano mettere in piedi o gestire una microimpresa.

A mio avviso, lo strumento europeo dovrebbe essere dotato di un bilancio persino più consistente per renderlo veramente efficace nel conseguire i propri obiettivi di occupazione e inclusione sociale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il programma Progress è molto importante per la concretizzazione dell’agenda sociale, in quanto fornisce sostegno alla lotta contro le discriminazioni, all’integrazione sociale, all’occupazione e all’uguaglianza di genere. Il programma ha rappresentato uno strumento importante e ha riscontrato un indice di esecuzione di circa l’80 per cento in stanziamenti d’impegno e pagamenti. Non è tuttavia sensato assegnare fondi destinati a questo programma per combattere le nuove questioni occupazionali causate dalla crisi economica attraversata al momento dell’UE e dal mondo. La creazione di uno strumento di microfinanziamento per l’occupazione e l’inclusione sociale è un passo positivo, ma deve essere dotato di una propria fonte di finanziamento e senza assorbire risorse destinate al programma Progress.

 
  
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  Elisabeth Morin-Chartier (PPE), per iscritto. (FR) Dopo diversi scambi tra Parlamento europeo e Consiglio europeo, il dialogo a tre informale dei giorni scorsi ha consentito il raggiungimento di un accordo sul finanziamento dello strumento europeo di microfinanziamento. Vorrei congratularmi con tutti i soggetti dei negoziati, poiché quanto più celermente si prende una decisione, tanti più rapidamente i cittadini potranno utilizzare tale strumento europeo di microfinanziamento. Oggi ho votato a favore del finanziamento misto dello strumento europeo di microfinanziamento, che ammonta a 100 milioni di euro: 60 milioni attinti da Progress e 40 milioni dai margini al di sotto delle soglie. Tale accordo, ad esempio, consentirà ai cittadini europei di ottenere un prestito, tramite il microcredito, per acquistare gli occhiali ai figli che hanno problemi di lettura a scuola, se la loro banca tradizionale si rifiuta di concedere un prestito.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE), per iscritto. (DE) In alcune situazioni, i microfinanziamenti possono aiutare le persone a mettere in piedi delle imprese e trovare così una via d’uscita alla crisi. Ciononostante, io e il mio gruppo abbiamo votato contro la riassegnazione al microcredito di 60 milioni di euro destinati al programma Progress. Nel suo regolamento, il Fondo sociale europeo (FSE) offre la possibilità di erogare microfinanziamenti. Gli stanziamenti complessivi del Fondo per il periodo 2007-2013 ammontano a 76 miliardi di euro, e una quota significativa di tale importo è stata destinata ai microfinanziamenti. Inoltre, i finanziamenti del FSE rendono possibile l’erogazione del microcredito unito ad altre misure. Tuttavia, invece di sfruttare a pieno tali opzioni, viene istituito un nuovo strumento di microfinanziamento con un livello elevato di spesa burocratica e un bilancio sempre più ridotto. Quel che è peggio, l’idea è che questo nuovo strumento venga finanziato dal programma comunitario più piccolo, il programma europeo contro la povertà, Progress (con dotazioni totali di 743 milioni di euro). L’impressione che sarebbero state fornite nuove risorse per questo programma, come suggerito dai suoi sostenitori, è tuttavia errata: in realtà, i fondi vengono distolti da programmi di sostegno a favore dei gruppi socialmente svantaggiati.

Noi Verdi non siamo disposti ad accettare tale inganno, in quanto viene sottratto denaro ai più poveri per creare un nuovo strumento di credito. Quel che serve non è un nuovo strumento finanziato dal programma per la povertà che catturi l’attenzione dei media, bensì il coraggio di prevedere un bilancio comunitario specifico a tale scopo.

 
  
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  Anna Záborská (PPE), per iscritto. (FR) La Commissione ha proposto la creazione di un nuovo strumento europeo di microfinanziamento per promuovere l’occupazione. Lo strumento è stato concepito per aiutare i disoccupati a rimettersi in piedi e per rendere l’imprenditorialità accessibile ad alcuni dei gruppi più svantaggiati d’Europa, tra cui i giovani, nel più ampio contesto del piano per la ripresa economica. Tutte le istituzioni dovrebbero prestare maggiore attenzione ai lavoratori più poveri. E’ sufficiente lavorare per non essere poveri? Il lavoro e i sussidi sociali forniscono una protezione sufficiente dalla solitudine e dalla fragilità che portano all’indifferenza? Il lavoro significa effettivamente integrare l’individuo in una comunità. Ma non è sufficiente a diventare cittadini, come dimostra l’esperienza. Le famiglie indigenti ci insegnano che il lavoro è molto di più di una fonte di reddito. E’ facile istituire programmi per i disoccupati, ma è più importante aiutare i cittadini più poveri e coloro che sono più lontani dal mercato del lavoro. Per tale ragione accolgo con favore il ruolo importante svolto dal comitato europeo per il quarto mondo nel facilitare gli scambi di opinione tra colleghi e con i rappresentanti della società civile organizzata.

 
  
  

- Relazione Hennis-Plasschaert (A7-0013/2010)

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Le istituzioni europee devono agire congiuntamente per assicurare la coerenza e l’integrità della politica comunitaria e garantire la tutela dei diritti dei nostri cittadini. La discussione sull’accordo fra le autorità EU e USA sul trasferimento dei dati di messaggistica finanziaria è durata abbastanza a lungo e le istituzioni sanno bene che il Parlamento europeo non accetterà le clausole dell’accordo che violano la privacy dei dati personali e non garantiscono un’efficace protezione dei dati. La decisione del Consiglio di acconsentire all’accordo con gli USA proprio un giorno prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona ha dimostrato come al momento la fiducia tra le istituzioni comunitarie non sia nient’altro che una mera dichiarazione. In quanto istituzione che rappresenta direttamente i cittadini, il Parlamento europeo deve partecipare ai negoziati e al processo decisionale che influenzano direttamente i diritti e le libertà degli europei. Lo stesso Consiglio ammette che le questioni fondamentali dell’accordo sul trasferimento dei dati non sono state risolte in modo adeguato. Ritengo pertanto che debbano avere inizio negoziati aperti e approfonditi con tutti i paesi interessati. Un accordo con gli Stati Uniti è necessario, ma non deve violare i requisiti di legge europei sulla tutela dei dati personali.

 
  
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  Regina Bastos, Maria Da Graça Carvalho, Carlos Coelho, Mário David e Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Votiamo contro l’accordo interinale in quanto il suo contenuto non è in linea con le leggi europee. Non è ammissibile che in Portogallo la polizia possa accedere ai dati bancari personali semplicemente con un mandato, mentre è possibile inviare milioni di dati alla polizia statunitense, da sottoporre a interpretazione ed analisi, senza alcun controllo giudiziario.

Siamo consapevoli della necessità di una cooperazione transatlantica nella lotta al crimine internazionale e, in particolare, al terrorismo.

Desideriamo però sottolineare che tale cooperazione dovrebbe fondarsi sulla reciproca fiducia, sul rispetto dei principi di reciprocità e di proporzionalità, e sul rispetto dei diritti dei cittadini.

Condanniamo il comportamento del Consiglio nei confronti del Parlamento europeo per non averlo informato e aver presentato la questione come un fatto compiuto. E’ essenziale che questo non si ripeta in futuro e che il trattato di Lisbona venga rispettato rigorosamente.

L’approvazione di un accordo mal negoziato non significa solo un cattivo accordo in vigore per nove mesi, ma anche una base inadeguata per negoziare un accordo a lungo termine e permettere il trasferimento di milioni di dati che saranno conservati per anni. Sollecitiamo il Consiglio e la Commissione a negoziare un accordo migliore, che rispetti le risoluzioni del Parlamento europeo.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Il rifiuto dell’accordo SWIFT deve essere un chiaro segnale per gli altri organi dell’Unione europea e l’intera comunità internazionale: d’ora in avanti sarà necessario consultare l’autorità legislativa dell’Unione in merito alle decisioni importanti che rientreranno nell’ambito del trattato di Lisbona.

Dopo il voto di oggi a Strasburgo è chiaro che i membri del Parlamento europeo non sono fondamentalmente contrari a un’intesa tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America in materia di monitoraggio dei trasferimenti sospetti di fondi tramite il sistema SWIFT. E’ semplice per la stampa d’oltreoceano dire che il voto dei parlamentari è contrario l’accordo. Il Parlamento ha votato a favore della tutela dei dati personali delle società e dei cittadini europei. La lotta al terrorismo e una rapida localizzazione dei trasferimenti bancari sospetti rimangono, e rimarranno sempre, in cima alle priorità dell’Unione.

La Commissione europea deve rinegoziare rapidamente i termini dell’accordo SWIFT affinché sia conforme alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e possa venire attuato il prima possibile. Il governo rumeno, insieme a tutti gli altri governi nazionali, ha appoggiato l’adozione dell’accordo siglato con gli USA. Impegnandosi nella tutela dei cittadini europei, il Parlamento ha compiuto il proprio dovere di istituzione eletta direttamente.

 
  
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  Michael Cashman (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di un rinvio in quanto ritengo che abbiamo molto da guadagnare dalla ricerca di un accordo migliore attraverso l’avvio di negoziati con gli USA a nome dei 27 Stati membri dell’Unione europea. Per questo stesso motivo ho votato a favore dell’accordo, per quanto imperfetto e insoddisfacente esso sia, in quanto offre la possibilità di negoziare un nuovo accordo fino alla fine del 2010. Qualsiasi fallimento dei negoziati significherebbe perdere la possibilità di un accordo più completo.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. (FR) Accolgo con favore il risultato del presente voto, poiché nella proposta del Consiglio le garanzie a tutela della privacy dei cittadini erano insoddisfacenti. La difesa delle libertà civili è una condizione fondamentale e tali libertà vanno rispettate anche nella lotta al terrorismo. Votando a favore della proposta di risoluzione del Parlamento ho voluto ribadire che l’accordo interinale deve conformarsi ai criteri del trattato di Lisbona e in particolare della Carta dei diritti fondamentali. Chiedo inoltre che i dati vengano raccolti solamente ai fini della lotta al terrorismo e che i cittadini europei godano “dei medesimi meccanismi di ricorso giurisdizionale che si applicano ai dati raccolti all’interno dell’UE, compresa la compensazione in caso di trattamento illecito dei dati personali”. Accolgo con favore il presente voto, con il quale il Parlamento europeo dimostra di assumersi pienamente le responsabilità conferitegli dal trattato di Lisbona e di essere in grado di tenere testa alle pressioni degli Stati membri e degli USA. E’ segno del nuovo equilibrio politico che si sta realizzando nell’Unione europea.

 
  
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  Νικόλαος Χουντής (GUE/NGL), γραπτώς. – Ψήφισα, όπως και η υπόλοιπη ευρωομάδα μου, υπέρ της Έκθεσης ώστε να μην συναινέσει το Ευρωπαϊκό Κοινοβούλιο στην καταπάτηση βασικών νομικά κατοχυρωμένων δικαιωμάτων σχετικά με τον σεβασμό των προσωπικών δεδομένων των Ευρωπαίων πολιτών. Η συμφωνία SWIFT σε καμία περίπτωση δεν βοηθάει στην πρόληψη ενάντια στην τρομοκρατία. Πρόκειται για μια συμφωνία που, σε θολό και μη ελέγξιμο πλαίσιο, θα παρέδιδε προσωπικά δεδομένα των Ευρωπαίων πολιτών στις Αρχές και τις μυστικές Υπηρεσίες των ΗΠΑ και σε όποιους άλλους αυτές επιθυμούν να τα δώσουν. Το δικαίωμα στην ασφάλεια δεν είναι σε καμία περίπτωση αντιπαραθετικό με το δικαίωμα στην ιδιωτικότητα και της προστασίας των προσωπικών δεδομένων. Η καταπολέμηση της Τρομοκρατίας δεν περνάει μέσα από τον Μεγάλο Αδελφό, την παραβίαση ατομικών και κοινωνικών δικαιωμάτων και ελευθεριών αλλά από την προώθηση της αλληλεγγύης, της ισότητας και του σεβασμού του διεθνούς δικαίου σε παγκόσμιο επίπεδο. Ως μέλος του Ευρωπαϊκού Κοινοβουλίου είχα την ευθύνη να διαφυλάξω τα συνταγματικά καθιερωμένα δικαιώματα των πολιτών της Ένωσης, που κάποιοι αφήνουν βορρά στις απαιτήσεις της Αμερικανικής Κυβέρνησης και της CIA στον υποτιθέμενο πόλεμό τους ενάντια στην τρομοκρατία.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. (EN) Accolgo con pieno favore l’odierna sconfitta dell’accordo con gli USA sul trasferimento dei dati proposto dal Consiglio e dalla Commissione. Il testo attuale dell’accordo UE-USA non tutela i diritti delle imprese e dei cittadini europei e provvede, in modo efficace e in contrasto con la legislazione europea, al trasferimento in massa agli USA di tutte le informazioni personali e commerciali contenute nel sistema SWIFT. Dal 2006 il Parlamento europeo ha regolarmente espresso i propri dubbi sia al Consiglio sia alla Commissione mentre negoziavano questo ignobile accordo. Le due istituzioni hanno tuttavia scelto di ignorare le nostre preoccupazioni ritenendo di poter concludere l’accordo prima che entrassero in vigore i nuovi poteri del Parlamento europeo ai sensi del trattato di Lisbona. In effetti, il Consiglio si è affrettato a sottoscrivere l’accordo un giorno prima dell’entrata in vigore del trattato, che attribuisce al Parlamento europeo il potere di veto su simili accordi internazionali. Finora questo accordo non è stato sottoposto al vaglio di alcun parlamento nazionale né di quello europeo. Accolgo con favore anche la decisione della commissione per gli affari europei del Parlamento irlandese di esaminare più da vicino la presente proposta. Questo è indice di un monitoraggio ben più efficace delle proposte legislative europee di cui beneficeranno i cittadini.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto. – (CS) Il programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP) costituisce un aiuto efficace nella lotta al terrorismo mondiale e mira in particolare a monitorare il finanziamento del terrorismo. Il trasferimento agli USA di dati riguardanti i cittadini europei è certamente controverso e irragionevole. Esprimiamo la nostra preoccupazione circa l’eventuale abuso di dati privati, ad esempio da parte del crimine organizzato; in seguito al riesame da parte del Parlamento, la consegna e l’archiviazione dei dati devono essere protetti. Considerando che l’accordo concluso è provvisorio e sarà valido fino al 31 ottobre 2010, e visto che sarà possibile ritirarsi da altri accordi qualora si riscontrino discrepanze, ho deciso di votare in favore del progetto di accordo tra Unione europea e USA sull’elaborazione e sul trasferimento dei dati relativi a transazioni finanziarie dall’UE agli USA.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Hennis-Plasschaert perché, malgrado l’importanza di un accordo con gli Stati Uniti d’America sulla prevenzione del finanziamento del terrorismo, ritengo che esso rientri nell’ambito del nuovo contesto legale istituito dal trattato di Lisbona e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Si tratta di una questione seria che merita un’approfondita discussione in quest’Aula, che dovrebbe avere accesso a tutta la documentazione necessaria per concludere rapidamente un accordo a lungo termine con maggior valore in termini di sicurezza, senza però mettere in pericolo il rispetto per i diritti dei cittadini.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’accordo SWIFT consente al dipartimento del Tesoro americano di accedere ai dati sulle transazioni finanziarie allo scopo di prevenire e combattere il terrorismo e il relativo finanziamento. Tuttavia, a causa di aspetti tecnici del sistema SWIFT, questo non si può circoscrivere alla ricerca di dati specifici riguardanti individui sospettati di coinvolgimento in attività criminali. Di conseguenza il sistema deve trasferire in blocco le informazioni riguardanti tutte le transazioni in un determinato paese ad una determinata data. Tale situazione non mette a rischio la protezione dei dati delle imprese e dei cittadini europei in quanto rispetta i principi di proporzionalità e necessità.

E’ naturale che la lotta al terrorismo interessi anche la cooperazione legale internazionale e, in molti casi, il trasferimento dei dati personali, quali i dati bancari.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Riconosco la necessità, nei termini dell’accordo interinale, della cooperazione transatlantica nella lotta al crimine internazionale e, in particolare, al terrorismo. Desidero sottolineare che tale cooperazione dovrebbe fondarsi sulla reciproca affidabilità, sul rispetto dei principi di reciprocità e di proporzionalità, e sul rispetto dei diritti dei cittadini. La sicurezza tuttavia non dovrebbe prevalere, ma piuttosto essere compatibile con altri diritti, libertà e garanzie. Non è ammissibile che in Portogallo la polizia possa accedere ai dati bancari personali semplicemente con un mandato, mentre è possibile inviare milioni di dati alla polizia statunitense, da sottoporre a interpretazione ed analisi, senza alcun controllo giudiziario. Condanno il comportamento del Consiglio nei confronti del Parlamento europeo per non averlo informato e aver presentato la questione come un fatto compiuto. E’ essenziale che questo non si ripeta in futuro e che il trattato di Lisbona venga rispettato rigorosamente. Sulla base di quanto esposto, voterò a favore della risoluzione che rifiuta l’accordo.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Accogliamo con favore il fatto che la maggioranza in quest’Aula – noi inclusi – ha rifiutato il cosiddetto accordo SWIFT tra Unione europea e Stati Uniti d’America.

L’esistenza di queste banche dati, il loro accesso – da parte sia delle autorità statunitensi sia delle agenzie europee o delle autorità degli Stati membri – e lo scambio di informazioni suscitano grande incertezza e comportano pericoli che non possono essere efficacemente monitorati tramite un controllo sui cittadini da parte della autorità. Criminali e innocenti, sospettati e non, saranno tutti coinvolti in un procedimento che sta dimostrando di non offrire alcuna garanzia circa la sua efficacia.

L’attuazione del presente accordo significa mantenere misure imperfette adottate come parte della cosiddetta lotta al terrorismo ed esporre intenzionalmente la questione all’attenzione dei mass media con l’intento di sopprimere i diritti. Sosteniamo la necessità di combattere ogni forma di criminalità, concentrandosi soprattutto sull’origine e sulla prevenzione di questi fenomeni e non ponendo l’accento su vaghe misure di sicurezza che violano le libertà civili, i diritti e le garanzie fondamentali dei cittadini e indeboliscono la nostra democrazia.

Non accettiamo di barattare la nostra libertà per una maggiore sicurezza perché alla fine perderemmo entrambe. Siamo piuttosto a favore di una società più sicura, con libertà e diritti ampi e democratici.

 
  
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  Christofer Fjellner and Alf Svensson (PPE), per iscritto. – (SV) Abbiamo votato a favore dell’accordo tra Unione europea e USA sul trasferimento di dati dallo SWIFT. Abbiamo tuttavia suggerito che il Parlamento rinvii la decisione per rafforzare ulteriormente la tutela della privacy. Sfortunatamente il Parlamento non ha approvato. L’accordo interinale che abbiamo votato è un atto di equilibrismo nel tentativo di trovare un compromesso tra due obiettivi: il controllo efficace del terrorismo e la salvaguardia della privacy dei nostri cittadini. Servono strumenti efficaci nella lotta al terrorismo, ma dobbiamo soprattutto garantire la tutela dei diritti democratici. Riteniamo che ora questo sia avvenuto, ma avremmo preferito vedere una protezione ancora maggiore. Lo SWIFT ha spostato ora parte delle sue operazioni dagli USA e per questo vi è stato un notevole rafforzamento della privacy, alla quale si applicano gli standard europei sulla tutela dei dati personali. In ottobre è prevista la conclusione dei successivi negoziati tra Unione europea e USA su un accordo a lungo termine che unisca un’efficace tutela dei dati dei cittadini con l’effettiva possibilità di rintracciare i finanziamenti economici di atti terroristici. Sebbene si debba ancora lavorare per rafforzare la protezione del singolo individuo, riteniamo che i miglioramenti rispetto alla situazione di prima della fine dell’anno, quando non vi era alcun accordo, siano sufficientemente validi da consentirci di votare a favore dell’accordo interinale, per evitare un consistente indebolimento della lotta al terrorismo nei nove mesi a venire. Prima di giungere a un accordo definitivo richiederemo, come condizione per l’approvazione, un ulteriore rafforzamento della protezione dei singoli cittadini.

 
  
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  Robert Goebbels (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato contro il cosiddetto accordo SWIFT tra Unione europea e Stati Uniti d’America sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria per combattere il terrorismo. Nella sua forma attuale l’accordo SWIFT è ben lungi dall’aver raggiunto il giusto equilibrio tra la necessità di combattere il terrorismo internazionale e la necessità di proteggere i diritti fondamentali. E’ inaccettabile che alle autorità statunitensi vengano inviati milioni di dati personali non filtrati riguardanti persone innocenti. E’ inaccettabile che questi dati possano essere immagazzinati – in virtù della legge statunitense e in violazione a quella europea – per 90 anni. Ritengo che anche l’accordo SWIFT debba prevedere un’adeguata protezione dei dati personali e della privacy, per la quale ho già espresso il mio sostegno durante la votazione sullo scambio di dati fiscali.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho sostenuto fermamente la presente relazione affinché il Parlamento europeo potesse esprimere il proprio chiaro “no” all’accordo SWIFT, che è stato negoziato di nascosto, senza tenere in alcun conto le preoccupazioni del Parlamento europeo, tenuto fuori dai negoziati dal Consiglio e dalla Commissione europea. Per il principio della tutela della privacy e affinché il trasferimento di tali dati sia efficace ai fini della lotta al terrorismo, è essenziale che le discussioni mirino a rinegoziare un chiaro accordo. Il messaggio del voto di oggi è anche riaffermare il ruolo del Parlamento europeo, istituzione al servizio dei cittadini europei e che, in quanto tale, vuole difendere i loro diritti e le loro libertà fondamentali in modo efficace e concreto, per quanto attiene sia alla protezione della loro privacy sia alla lotta al terrorismo.

 
  
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  Monika Hohlmeier (PPE), per iscritto. (DE) La mia decisione di votare contro l’accordo interinale SWIFT non va contro la cooperazione con gli USA nella lotta al terrorismo. Ho sostenuto chiaramente la necessità di creare quanto più rapidamente possibile un nuovo accordo che consenta una stretta collaborazione tra le autorità di sicurezza europee e americane e l’individuazione di trasferimenti di denaro con legami sospetti con il terrorismo. L’accordo interinale tuttavia presenta alcuni difetti sostanziali, tra cui disposizioni insufficienti riguardo alla cancellazione dei dati, ai diritti di reclamo, all’accesso alle informazioni e al loro invio a terzi. Inoltre, da una partnership genuina tra Unione europea e USA mi aspetto che non scarichi semplicemente sugli Stati Uniti la responsabilità di garantire la sicurezza dei cittadini nell’ambito del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP), ma che fornisca anche un arco di tempo ben definito per lo sviluppo di un TFTP europeo, in partnership con gli USA.

Per questo motivo mi auguro che nel prossimo futuro venga negoziato un accordo che fornisca le basi a lungo termine per combattere insieme il terrorismo a livello globale, in termini di localizzazione delle reti terroristiche e delle loro transazioni finanziarie, ma anche nel rispetto della privacy dei dati dei cittadini.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. – (RO) Il rifiuto dell’accordo interinale sul trasferimento dei dati bancari agli Stati Uniti attraverso la rete SWIFT, dovuto a questioni di protezione dei dati personali, di proporzionalità e di reciprocità, non deve essere visto come un esercizio del Parlamento dei nuovi poteri introdotti dal trattato di Lisbona, ma come un messaggio politico dell’Europa. Rifiutando l’accordo e votando a favore della raccomandazione del Parlamento europeo, abbiamo dimostrato che non si può adottare un’importante decisione politica quando viola le disposizioni del trattato di Lisbona e, in particolare, la Carta dei diritti fondamentali. Quando verrà firmato un nuovo accordo, questa volta a lungo termine, che garantisca la protezione dei dati dei cittadini europei, il Parlamento europeo darà il proprio parere favorevole. La lotta al terrorismo rimane una delle principali sfide che attualmente ci troviamo ad affrontare; in queste circostanze abbiamo bisogno di un nuovo accordo, che dovrà essere il risultato di negoziati migliori, per garantire un’adeguata protezione dei cittadini europei. Questo è il motivo per il quale, quando verrà redatto un nuovo accordo, il Parlamento dovrà svolgere un ruolo chiave in una procedura che rispetti alla lettera il trattato.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE), per iscritto. (EN) Oggi ho votato contro l’accordo SWIFT sulla condivisione dei dati bancari con gli USA ai fini della lotta al terrorismo. Tale accordo non era abbastanza esaustivo riguardo alla protezione dei cittadini europei: servono maggiori garanzie in materia di protezione dei dati. Ai sensi dell’accordo, per esempio, non è richiesta un’ordinanza giudiziaria per ottenere dei dati, la cui tutela è uno dei nostri diritti fondamentali di base. Il rispetto dei diritti umani è di primaria importanza e la loro difesa è parte integrante del mio lavoro al Parlamento. Ritengo che dobbiamo disporre degli strumenti per assistere gli USA nella lotta al terrorismo, senza però mettere a rischio i principi della nostra Carta dei diritti fondamentali. Il rifiuto odierno dell’accordo SWIFT è un momento molto importante nella storia del Parlamento europeo, manda un chiaro messaggio: il Parlamento europeo utilizzerà i nuovi poteri conferitigli dal trattato di Lisbona nell’interesse della democrazia, difendendo e proteggendo i diritti dei suoi cittadini. In qualsiasi accordo futuro con gli USA sulla condivisione di dati, la Commissione dovrà dimostrare di aver raggiunto il giusto equilibrio tra la lotta al terrorismo e il rispetto della privacy dei nostri cittadini.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) A mio parere non vi sono dubbi sulla necessità di una stretta partnership costruttiva tra Unione europea e Stati Uniti d’America, in particolare in materia di lotta il terrorismo. Ho comunque votato contro l’accordo interinale SWIFT perché non chiarisce alcune fondamentali questioni di tutela dei dati. Mettere da parte il Parlamento europeo durante i negoziati per un accordo è stata una scelta inaccettabile e piuttosto problematica. Sebbene concordi sulla necessità di un accordo internazionale che regoli lo scambio di dati, le libertà civili e i diritti fondamentali devono comunque essere salvaguardati.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore dell’accordo SWIFT perché ritengo che gli scambi di dati siano utili, come dimostrato in numerosi casi dai nostri rispettivi servizi segreti. La minaccia del terrorismo esiste, è innegabile, e il fallito attentato a Detroit del mese scorso lo conferma. Dobbiamo pertanto dimostrare di essere responsabili; è una questione di assistenza reciproca. Il presente accordo non va interpretato come un impegno unilaterale da parte dell’Unione europea, che concederà l’accesso alle proprie informazioni; dall’altra parte, anche le autorità americane analizzeranno i dati ricevuti, attività che al momento non siamo in grado di fare in Europa, vista la mancanza di un programma europeo di lotta al finanziamento del terrorismo equivalente al TFTP. Il presente accordo garantisce anche la nostra sicurezza e non solo quella dei cittadini in territorio americano. Si tratta di un vero e proprio accordo internazionale, a differenza degli impegni unilaterali precedenti: le garanzie saranno vincolanti, l’applicazione dell’accordo sarà soggetta a valutazione e, qualora l’Unione europea ritenga che tali garanzie non siano rispettate, l’accordo prevede chiaramente le modalità di risoluzione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La votazione odierna verte sul rinnovo di un accordo che, grazie alla localizzazione delle transazioni bancarie, è stato estremamente importante nella lotta al terrorismo, che negli ultimi anni ha scelto le società occidentali come obiettivo. Se la risoluzione venisse approvata e l’accordo bocciato, le organizzazioni terroristiche potrebbero operare senza alcun controllo efficace, con tutte le gravi conseguenze del caso. Curiosamente, molti esponenti dell’estrema sinistra che hanno votato contro l’accordo in virtù del fatto che viola la riservatezza dei dati personali, sono le stesse persone che nei loro paesi d’origine si sono espressi a favore della fine del segreto bancario per rendere pubblici tutti i dettagli fiscali. Per loro, il problema non è il trasferimento dei dati, ma la destinazione dei dati, ovvero gli USA, una nazione per la quale non riescono a nascondere la loro manifesta ostilità. Di conseguenza, il mio voto contro la risoluzione e in favore dell’accordo ha tenuto solamente conto di circostanze molto specifiche riguardo alla necessità di combattere il terrorismo con tutti i mezzi disponibili e al riconoscimento del ruolo fondamentale degli USA in questa lotta.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. – (ES) Ho votato a favore della relazione Hennis-Plasschaert per esprimere il mio “no” all’accordo SWIFT che è stato sottoscritto dai 27 Stati membri per il trasferimento dei dati delle transazioni finanziarie agli Stati Uniti d’America con il pretesto di combattere il terrorismo. Considero inaccettabile la richiesta degli Stati Uniti, che mi sembra una minaccia alle libertà e ai diritti dei cittadini europei. Con questa proposta le forze più conservatrici hanno tentato di consegnarci mani e piedi legati agli interessi statunitensi, senza pensare né alla sicurezza né alla privacy dei cittadini. Il Parlamento europeo non può permettere che i diritti e le libertà civili degli europei vengano violati in nome della lotta al terrorismo.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’Unione europea si è lasciata prendere per il naso dagli USA per troppo tempo. E’ giunto il momento di porre fine alle costanti incursioni degli USA nei nostri diritti e libertà civili e nella tutela dei dati in nome della lotta al terrorismo. La trasmissione di dati di messaggistica finanziaria a potenze straniere costituisce una grave violazione dei diritti fondamentali dei nostri cittadini, in particolare quando gli Stati Uniti d’America sono il destinatario dei dati. Il trasferimento di milioni di dati bancari non è affatto nell’interesse dell’Europa.

Nessuno sa cosa faranno i servizi segreti americani dei dati raccolti e questo lascia la porta aperta a ogni tipo di abuso, anche lo spionaggio economico. Che Washington utilizzi i dati bancari per combattere il terrorismo non è altro che una meschina copertura. A parte tutto, dicendo “no” all’accordo SWIFT, l’Unione europea dimostra la propria indipendenza dagli USA. Non posso che dare il mio incondizionato appoggio a un secco rifiuto da parte del Parlamento europeo all’accordo SWIFT.

 
  
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  Mariya Nedelcheva (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato contro l’accordo SWIFT tra il Consiglio dell’Unione europea e gli Stati Uniti d’America perché ritengo che le garanzie, in termini di protezione dei dati, siano insufficienti. Senza contestare il fatto che la lotta al terrorismo sia indispensabile, visto che oggi la minaccia è più che reale, sono convinta che non possiamo garantire la sicurezza dei cittadini europei senza al contempo garantire il pieno rispetto dei loro dati personali.

Nella situazione attuale, le disposizioni dell’accordo SWIFT per i casi nei quali gli Stati Uniti potrebbero trasmettere i dati europei a paesi terzi sono troppo vaghe. Servono disposizioni chiare che regolamentino questo scambio di dati. Per quanto riguarda gli eventuali strumenti a disposizione dei cittadini o delle imprese che ritengono che i loro dati non siano stati elaborati correttamente, l’articolo 11 dell’accordo è ben lungi dall’essere adeguato.

L’accordo garantisce la protezione dei dati quando vengono elaborati nel territorio dell’Unione europea, ma cosa succede invece quando i dati europei vengono elaborati negli Stati Uniti? I negoziati dovranno essere condotti in modo democratico e trasparente, con il pieno e totale appoggio del Parlamento europeo, come sancito dal trattato di Lisbona per questo tipo di accordi internazionali.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) L’11 febbraio 2010 è stato un giorno memorabile per il Parlamento europeo: membri rappresentanti la più ampia gamma di convinzioni politiche e un ampio ventaglio di Stati membri hanno votato contro il trasferimento di dati bancari dei cittadini europei agli USA. Non è chiaro in quale modo tale trasferimento di dati potrebbe essere utile alla lotta al terrorismo e non garantisce nemmeno gli standard europei di tutela dei dati. Con la presente decisione il Parlamento, in quanto organo rappresentante i cittadini europei, ha guadagnato in influenza e sicurezza e non ha ceduto alla pressione degli USA. Le sue risposte hanno costituito un chiaro “no” alla riduzione dei diritti civili europei con la scusa di combattere il terrorismo. Inutile precisare che anch’io, per questi motivi, ho votato contro.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore contro l’accordo SWIFT con gli Stati Uniti d’America perché costituisce più una minaccia alla privacy dei cittadini europei che uno strumento per la lotta al terrorismo. L’accordo firmato di recente tra Unione europea e USA è un atto di sfida al Parlamento europeo, poiché è stato sottoscritto solo un giorno prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Il Parlamento non è stato consultato per tempo in merito e ora è troppo tardi. Ho rifiutato questo accordo e noi speriamo che sia gli Stati Uniti che il Consiglio si renderanno conto dell’importanza di coinvolgere il Parlamento nei processi decisionali europei. Credo fermamente che si possa giungere a un accordo migliore sotto la presidenza spagnola.

 
  
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  Renate Sommer (PPE), per iscritto. (DE) Ho votato a favore del rinvio di quattro settimane del voto sull’accordo SWIFT che avrebbe facilitato ulteriori negoziati. Con la presente decisione abbiamo dimostrato alla Commissione il nostro buon senso; avremmo potuto cogliere quest’occasione per affrontare le fondate preoccupazioni dei nostri cittadini e delle nostre imprese in merito alla tutela dei loro dati nell’accordo interinale che è già in vigore. Abbiamo noi la responsabilità di tutelare le libertà civili e i diritti fondamentali. Negando il rinvio, tuttavia, quest’Aula si è lasciata sfuggire l’opportunità di utilizzare i suoi nuovi poteri in modo responsabile e di accrescere la propria influenza sui negoziati. Non avrei potuto votare in alcun modo a favore dell’accordo SWIFT; l’abuso di fiducia perpetrato dagli USA in una dimostrazione incredibilmente arrogante di mentalità rivolta solo al proprio tornaconto è troppo evidente, accompagnato inoltre dal disprezzo che il Consiglio ha mostrato nei confronti del Parlamento.

Ora, il nostro compito è negoziare un nuovo accordo a lungo termine, in tempi brevi e con grande consapevolezza, coinvolgendo il Parlamento europeo, a prescindere da quanto forte sia l’amicizia transatlantica. Un simile accordo deve riflettere gli standard europei, perché uno scambio controllato di dati nella lotta al terrorismo internazionale è anche nell’interesse dell’Europa.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. – (NL) Ho votato con convinzione in favore della relazione e sono soddisfatto che la maggioranza si sia rifiutata di cedere alla forte pressione politica e stia facendo sentire la propria voce in materia di giustizia e sicurezza. Impedendo che le informazioni su milioni di transazioni bancarie e trasferimenti europei vengano passate agli Stati Uniti tramite SWIFT per un periodo ancora più lungo, il Parlamento sta dimostrando di prendere seriamente i diritti fondamentali sanciti dal trattato di Lisbona.

La presidenza dell’Unione europea e la Commissione europea dovranno ora annullare l’accordo interinale con gli Stati Uniti d’America e tornare al tavolo dei negoziati, sulla base dei requisiti stabiliti nella risoluzione adottata dal Parlamento europeo nel settembre del 2009. Innanzi tutto, è necessario tenere una discussione aperta sui contenuti della relazione tra, da una parte la politica di sicurezza e la lotta al terrorismo e, dall’altra, garanzie minime sul rispetto dei diritti civili fondamentali e della privacy di centinaia di milioni di cittadini. Sono soddisfatto che il ricatto e la pressione politica non abbiano funzionato. Dopotutto non ha alcun senso sostenere che il rispetto dei diritti civili e la privacy sia un ostacolo alla lotta al terrorismo. Noi del gruppo Verde/Alleanza libera europea siamo pronti a cooperare per una politica di sicurezza efficiente e rigorosa, ma che rispetti i diritti costituzionali e che presti attenzione alle cause della criminalità e del terrorismo.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La lotta alla criminalità internazionale, in particolare tramite la cooperazione transatlantica nella lotta al terrorismo, è una delle maggiori priorità dell’Unione europea. Tuttavia, tale cooperazione dovrebbe fondarsi su reciprocità e fiducia. In virtù della legge statunitense, l’accordo interinale tra Unione europea e Stati Uniti sull’elaborazione e sul trasferimento dei dati di messaggistica finanziaria non assicura alle imprese e ai cittadini europei gli stessi diritti e le stesse garanzie di cui godrebbero nel territorio dell’UE. Il sistema di trasferimento dati non rispetta i principi fondamentali della legislazione europea sulla tutela dei dati, in particolare i principi di proporzionalità e necessità. L’accordo non stabilisce esplicitamente che le richieste devono essere soggette ad autorizzazione giudiziaria o limitate nel tempo, né definisce in modo soddisfacente le condizioni di condivisione dei dati con paesi terzi. Mi rammarico inoltre del fatto che durante i negoziati il Consiglio non abbia praticamente condiviso alcuna informazione con il Parlamento e che il voto sull’accordo abbia avuto luogo dopo la sua adozione. Per questi motivi, e perché i diritti e le garanzie dei cittadini europei meritano di essere rispettati, voto a favore della proposta di risoluzione che boccia la conclusione dell’accordo SWIFT.

 
  
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  Róża, Gräfin von Thun Und Hohenstein (PPE), per iscritto. – (PL) Molti colleghi parlamentari ritengono che il Consiglio abbia commesso un errore estromettendo il Parlamento europeo dagli attuali negoziati per l’accordo con gli USA. L’intervento del presidente del mio gruppo, l’onorevole Daul, non è stato d’aiuto. Dopo una discussione approfondita, ha infatti chiesto ai colleghi parlamentari di rinviare il voto. L’onorevole Malmström ha insistito per concedere maggiore tempo affinché la nuova Commissione potesse informarsi sull’argomento e per ulteriori negoziati, e affinché il Parlamento potesse discutere la questione in modo più approfondito. Comprendo la grande importanza di proteggere i dati personali, ma dobbiamo anche ricordare che gli Stati Uniti sono il nostro partner più importante. Dobbiamo costruire le relazioni sulla fiducia reciproca, la lotta al terrorismo e la sicurezza dei nostri cittadini; è nostra responsabilità comune. Ho votato, in linea con il mio gruppo, a favore di un rinvio. Sfortunatamente abbiamo perso per 15 voti. Che io sappia, 35 membri del mio gruppo non erano presenti alla votazione, a dimostrazione, ancora una volta, che ogni voto è importante. In accordo con la linea seguita dal mio gruppo, ho votato in favore anche dell’accordo. Il Parlamento ha infine bocciato l’accordo con 378 voti favorevoli, 196 contrari e 31 astenuti. Non sono soddisfatta del risultato, ma indubbiamente torneremo presto su questo tema così importante.

 
  
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  Ioannis A. Tsoukalas (PPE), per iscritto. (EN) Sebbene sia chiaro che le regole proposte mirino ad agevolare la lotta al crimine e al terrorismo informatici, l’esplicito riferimento all’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), tenuto anche conto della sentenza C317/04 della Corte di giustizia europea, rende illegale qualsiasi voto favorevole su tale argomento, perché tutti i cittadini europei sono obbligati a obbedire alle norme generali che governano l’Unione europea così come alle sentenze della Corte di giustizia.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE), per iscritto. (DE) Ho votato per il rifiuto dell’accordo SWIFT. Si tratta di una pietra miliare nel processo di democratizzazione dell’Europa e nell’esercizio dei diritti democratici da parte del Parlamento in virtù del trattato di Lisbona in materia di tutela dei dati e diritti individuali dei nostri cittadini. Gradirei vedere molti altri momenti magici come questo.

 
  
  

- Proposta di risoluzione B7-0063/2010

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. − (EN) Appoggio la presente proposta di risoluzione che sollecita la rapida adozione della direttiva che attua l’accordo quadro in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario, concluso dai partner sociali europei in ambito sanitario. Ogni anno nell’Unione europea si registrano oltre un milione di ferite da punture di aghi, che possono comportare la trasmissione di virus potenzialmente letali. La clausola del recente accordo sugli standard minimi non vieta disposizioni future, a livello nazionale ed europeo, più favorevoli ai lavoratori. Il mio gruppo politico al Parlamento europeo insiste da anni per standard di sicurezza europei più rigidi nel settore della sanità e deve essere approvata e attuata con urgenza una direttiva che faccia seguito all’accordo quadro.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della presente proposta di risoluzione perché è necessario rafforzare la legislazione in ambito di protezione degli operatori sanitari. Sfortunatamente nell'Unione europea si verificano ogni anno oltre un milione di ferite da punture di aghi che portano alla trasmissione di virus, fra cui quello dell'epatite B, C e dell'HIV/AIDS. E’ quindi impellente la necessità di adottare e attuare negli Stati membri l’accordo quadro sulla prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) E’ stato concluso un accordo quadro tra l’Hospeem (Associazione datori di lavoro del settore ospedaliero e sanitario) e la FSESP (Federazione sindacale europea dei servizi pubblici) sulla prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario.

L’accordo mira a creare standard e norme per proteggere i lavoratori sanitari da ferite da punture di aghi che possono comportare la trasmissione di oltre 20 virus letali, e che costituiscono quindi un gravissimo pericolo per la salute pubblica.

Tenendo presente l’importanza del presente accordo quadro a tutela della salute dei lavoratori nel settore sanitario, la Commissione deve sorvegliare la sua attuazione e adottare con urgenza la direttiva che lo attua.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Le ferite da punture di aghi e altre lesioni causate da strumenti taglienti rappresentano uno dei rischi più comuni e gravi per gli operatori sanitari in tutta Europa ed espongono al rischio di infezioni il personale ospedaliero e i lavoratori sanitari, come esposto nella alla risoluzione adottata. E’ pertanto necessario garantire il massimo livello possibile di sicurezza nell’ambiente di lavoro negli ospedali e ovunque vengano svolte attività sanitarie.

Per questi motivi abbiamo votato a favore della risoluzione relativa all’accordo quadro, che a sua volta definisce standard di sicurezza minimi, fatte salve le disposizioni nazionali e dell’Unione esistenti e future più favorevoli ai lavoratori. Gli Stati membri e/o le parti sociali dovrebbero essere liberi di adottare misure supplementari più favorevoli ai lavoratori nel settore interessato ed essere incoraggiati a farlo.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. − (EN) Appoggio con forza l’accordo quadro raggiunto tra la Commissione e i partner sociali europei rappresentanti il settore sanitario. E’ di vitale importanza proteggere gli operatori sanitari da ferite e dalla potenziale trasmissione di virus, e sono contento che la presente proposta sia passata con così ampio sostegno, in particolare dopo il duro lavoro dell’onorevole Hughes.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La salute degli operatori sul luogo di lavoro non è una questione che fa unicamente riferimento al diritto del lavoro, ma interessa anche la responsabilità sociale, che a sua volta coinvolge tutti i responsabili del settore, incluso il Parlamento europeo. L’accordo quadro concluso oggi tra i partner sociali europei del sistema ospedaliero e sanitario è un contributo importante alla tutela della salute e della sicurezza degli operatori nel settore ospedaliero.

 
  
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  Elisabeth Morin-Chartier (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della presente proposta di risoluzione allo scopo di proteggere il personale di cliniche e ospedali. In effetti, troppi operatori sanitari ed ospedalieri rimangono ancora vittime di infezioni causate da ferite accidentali legate all’uso di siringhe e strumenti taglienti. In quanto parlamentare europeo devo battermi per impedirle questa situazione. La proposta di risoluzione presentata richiede anche il miglioramento dalla formazione e delle condizioni lavorative degli operatori sanitari che affrontano questo pericolo: servono strumenti medici più sicuri con dispositivi di protezione integrati in tutta l’Unione europea. Forte delle mie convinzioni sociali e della mia conoscenza dell’ambiente ospedaliero, chiedo l’adozione e l’applicazione urgente delle misure definite nella proposta di direttiva.

 
  
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  Evelyn Regner (S&D), per iscritto. − (DE) Ho votato a favore della proposta di risoluzione del Parlamento europeo, perché sostengo gli accordi di partenariato sociale. Le parti sociali europee ufficiali hanno raggiunto un accordo sulla questione in oggetto e chiedo che l’accordo quadro venga incorporato immediatamente nella legislazione europea applicabile tramite una direttiva messa in atto dal Consiglio senza ulteriori indugi.

 
  
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  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. (EN) E’ stato un voto importante a favore di una direttiva europea per migliorare la protezione dei lavoratori rimasti feriti da punture di aghi. E’ necessario agire al più presto per proteggere gli operatori del settore sanitario dal contrarre malattie potenzialmente letali come l’HIV/AIDS e l’epatite tramite ferite provocate da aghi usati. Le ferite da punture di aghi rappresentano uno dei rischi più comuni e gravi per gli operatori sanitari di tutta Europa. Si stima che ogni anno in tutta Europa le ferite di questo tipo siano un milione. Mi auguro che si agisca presto per migliorare la formazione e le condizioni di lavoro per chi opera con aghi e strumenti taglienti per ridurre drasticamente il numero di ferite simili e per limitare la sofferenza emotiva causata alle persone coinvolte. Mi auguro inoltre che l’utilizzo di strumenti medici più sicuri proteggerà chi lavora quotidianamente da tutte quelle ferite che si possono prevenire.

 

8. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 

(La seduta, sospesa alle 12.50, riprende alle 15.00.)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. WIELAND
Vicepresidente

 

9. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
Video degli interventi

10. Discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto(discussione)

10.1. Venezuela
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione relativa alle sei proposte di risoluzione sul Venezuela(1).

 
  
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  Tunne Kelam, autore. − (EN) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, le recenti misure restrittive adottate dal regime venezuelano contro la libertà di stampa sono state, per il Parlamento, fonte di profonda preoccupazione.

Come ben sapete, la libertà dei mezzi di informazione è uno dei pilastri fondamentali di una società democratica e include, indubbiamente, il diritto di ricevere informazioni provenienti da numerose fonti diverse. Di recente, il presidente Chávez ha attaccato direttamente la libertà dei media con la chiusura, nell’agosto dello scorso anno, di 34 stazioni radio alle quali ha negato il rinnovo delle licenze. A gennaio di quest’anno, il presidente Chávez ha oscurato RCTV Internacional e atri cinque canali televisivi – sia via satellite, sia via cavo – che non avevano trasmesso il suo discorso ufficiale. Ha altresì equiparato l’uso di Twitter e di Internet allo svolgimento di attività terroristiche volte alla diffusione di informazioni sovversive. Condanniamo l’uccisione dei due studenti venezuelani che si erano opposti all’oscuramento dei mezzi di comunicazione liberi...

(Il Presidente interrompe l’oratore.)

 
  
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  Renate Weber, autore. – (ES) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, la libertà di espressione non è un diritto virtuale che va accordato sulla base della realtà socio-politica di un paese. La libertà della stampa di poter criticare il governo o addirittura i presidenti – siano essi a favore della maggioranza o dell’opposizione – è la principale garanzia per il popolo, poiché corrisponde alla possibilità di accedere a informazioni di natura pluralistica, che rendono genuino il diritto di voto.

In Venezuela, tuttavia, pare che a seguito di una lunga serie di atti antidemocratici del governo del presidente Chávez contro l’opposizione, si voglia mettere a tacere la stampa. Non mi riferisco esclusivamente al recente caso della RCTV Internacional, in cui l’autorità del settore audiovisivo venezuelano ha fatto valere una legge retroattiva, ma anche al fatto che, dal 2009 a oggi, sono state chiuse ben 34 fra le più note stazioni radio del paese.

E’ molto forte, inoltre, anche la pressione esercitata su Globovisión affinché modifichi la propria linea editoriale indipendente che l’ha caratterizzata finora. Non dimentichiamo che il modo più perverso di mettere a tacere i mezzi di comunicazione nasce proprio dall’autocensura.

Dopo la chiusura delle 34 stazioni radio, il governo Chávez ha annunciato ufficialmente l’esistenza di una nuova lista di stazioni da oscurare: una lista di cui nessuno è a conoscenza dal momento che le procedure non sono trasparenti; una lista avvolta dall’incertezza, il cui unico scopo è promuovere l’autocensura. Nonostante queste continue violazioni, le autorità competenti si ostinano a non intervenire.

In un paese in cui il principio universale di non retroattività della legge non viene rispettato e le autorità giudiziarie non intervengono, salvo esplicita autorizzazione da parte del presidente, non si può contare né sullo stato di diritto né sulla separazione dei poteri. La democrazia è semplicemente inesistente. Questo, purtroppo, è il Venezuela di oggi.

 
  
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  Véronique De Keyser, autore.(FR) Signor Presidente, mi dispiace, ma credo che la proposta di risoluzione sul Venezuela presentata prevalentemente dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) sia un trucchetto di pessimo gusto, escogitato esclusivamente per sfruttare l’odierna sessione d’urgenza a fini politici e per screditare il presidente Chávez.

Sarò breve: il tempo è prezioso. Quattro stazioni radio nazionali non hanno rispettato i requisiti di registrazione previsti dallo statuto e per questo sono state temporaneamente sospese. Ora sono conformi ai requisiti richiesti e mi auguro che la loro operatività venga ripristinata quanto prima.

Nella proposta di risoluzione congiunta con il gruppo Verde/Alleanza libera europea e il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, il mio gruppo ribadisce il suo sostegno incondizionato a favore della libertà di espressione e della pluralità. Mi sorprende, tuttavia, il punto di vista alquanto eterogeneo del gruppo del PPE in merito alla libertà di espressione. Non siete stati proprio voi a votare contro la risoluzione sulla libertà di stampa in Italia, a difesa del premier Berlusconi? Se intendete rendervi ridicoli quest’oggi, prego, fate pure. Molti di voi saranno presenti alla votazione; giocatevela bene.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, autore. (ES) Signor Presidente, vorrei soffermarmi su due problematiche relative al Venezuela, una è una pura questione di forma, l’altra di sostanza. In primo luogo, mi preme sottolineare che i membri del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), che già da tempo stanno deliberatamente abusando di questa sessione d’urgenza relativa alla violazione dei diritti umani per trasformarla in una discussione politica di partito, stanno rendendo la situazione davvero difficile.

E’ sicuramente legittimo voler realizzare attività politiche di partito, ma questa non è la sede appropriata. Se vogliono esprimere dichiarazioni a sostegno dei loro colleghi, o comunque, criticare i governi di cui non condividono l’operato, hanno scelto la sede e il momento inadeguati.

Cerchiamo di affrontare questa sessione d’urgenza sulle violazioni dei diritti umani e sulla democrazia con maggiore serietà. In caso contrario, rischiamo di perdere la credibilità di cui godiamo attualmente, estremamente difficile da riconquistare a livello internazionale.

In America latina sono frequenti i fenomeni di palese violazione dei diritti umani. Cerchiamo di essere più coerenti. Vogliamo discutere della situazione dei diritti umani in America latina? Bene, allora parliamo anche della Colombia e dell’Honduras. Come mai non si affronta mai questo argomento in plenaria? Perché il problema è sempre lo stesso e quando, come oggi, si affronta una questione puramente amministrativa, la vostra presenza e il vostro sostegno sono così evidenti? E’ inammissibile. E’ inammissibile perché stiamo perdendo tutta la credibilità e tutta la legittimità per esprimere un parere in merito a questioni di questo tipo.

Vorrei essere chiaro. Non sono un seguace di Chávez. Sono a favore della libertà di espressione, anche di quanti hanno idee radicalmente opposte alle mie, tanto in questa sede, quanto in Italia o nell’Honduras. Questo, tuttavia, non è l’oggetto della discussione odierna. La questione al vaglio di quest’Aula è di carattere prettamente amministrativo: è un problema di ordine interno al Venezuela attualmente in fase di risoluzione – o meglio – di una questione che, in base alle informazioni in nostro possesso, è già stata risolta.

Non è più un problema, dunque. Non ha senso continuare a parlarne. Se vogliamo continuare a ridicolizzare questa sessione d’urgenza, continuiamo pure su questa linea: finiremo per non parlare di nulla perché ormai avremo perso tutta la credibilità.

Invito quindi i membri del gruppo del PPE ad affrontare questa sessione con maggiore serietà; se non lo farà, l’incontro odierno finirà per essere del tutto inutile.

 
  
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  Joe Higgins, autore. (EN) Signor Presidente, mi preme innanzi tutto sottolineare l’assoluta ipocrisia dei gruppi di destra presenti in quest’Aula, che hanno condannato la sospensione momentanea delle trasmissioni di Radio Caracas Televisión (RCTV) e si ergono a paladini della libertà di stampa. Sono gli stessi gruppi che promuovono, in Europa, un sistema in cui la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione è sotto il controllo di miliardari o società private di punta, che sfruttano tale supremazia da un lato per ricavarne enormi guadagni, dall’altro per riempirsi la bocca di ideali a favore del capitalismo, del mercato e della propaganda neoliberista; sono gli stessi che, in questo momento di crisi economica, denigrano e sfruttano i lavoratori del settore pubblico, ad esempio, promuovendo inesorabilmente un’agenda che costringe la classe dei lavoratori a pagare in prima persona per le conseguenze della crisi e diffamando, senza alcun ritegno, le organizzazioni dei lavoratori che osano contraddirli.

Far rientrare la questione della RCTV nella risoluzione d’emergenza in materia di diritti umani è un chiaro abuso delle procedure. La maggior parte delle emittenti venezuelane è privata e fra queste vi sono alcune importanti società di telecomunicazioni che, nel 2002, tentarono di sovvertire il governo Chávez, non a caso eletto e rieletto più volte dal popolo venezuelano. In realtà, l’agenda del PPE coincide con quella dei cospiratori: vogliono far cadere il governo Chávez perché non ha rispettato gli audaci dettami del capitalismo mondiale, promuovendo, invece, la privatizzazione e la deregolamentazione a tutti i livelli e respingendo ogni forma di opposizione alla propria agenda neoliberista. Sì, la classe dei lavoratori dell’America latina, in linea di massima, vi si oppone. No, non nascondo aspre critiche nei confronti del governo del Venezuela.

Nonostante l'enorme sostegno della maggioranza della popolazione, il presidente Chávez, in realtà, non ha dato un taglio netto al capitalismo a favore di un socialismo democratico genuino. Vi è una tendenza al burocratismo, sotto certi aspetti. Per concludere, quanti condividono il mio pensiero, come ad esempio i rappresentanti del Socialismo Revolucionario, stanno cercando di combattere questa tendenza intervenendo a favore dei diritti dei lavoratori e di un socialismo genuino: questo approccio, inoltre, consentirebbe a tutte le fasce della società di controllare in modo aperto e democratico i mezzi di comunicazione, che non verrebbero così più dominati da interessi né di tipo capitalista, né burocratico.

 
  
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  Tomasz Piotr Poręba, autore. – (PL) Signor Presidente, è proprio il Parlamento europeo la sede in cui, quest’oggi, dovremmo affrontare la questione del Venezuela, paese retto da un dittatore che viola la legge, mette fuori gioco l’opposizione, chiude stazioni televisive indipendenti, espropria le imprese e costringe al silenzio le istituzioni. E’ proprio questa la sede più adatta poiché sono tutte chiare violazioni dei diritti umani.

Vi sono, tuttavia, altre questioni da affrontare, dal momento che il governo del presidente Chávez non sta destabilizzando soltanto il Venezuela, ma l’intera regione. Gli atti provocatori nei confronti della Colombia e il sostegno alle guerrillas delle FARC, sono fattori che potrebbero determinare lo scoppio di un conflitto nella regione.

La Colombia è un nostro partner strategico. Dobbiamo dimostrarle il nostro appoggio e il nostro sostegno, in un momento in cui subisce violenti attacchi da parte del presidente Chávez e viene indotta, con l’inganno o la provocazione, a esacerbare ulteriormente il conflitto nella regione. E’ nostro dovere farlo e qualora i suddetti attacchi e provocazioni dovessero aumentare, l’Unione europea e il Parlamento avranno l’obbligo di sostenere la Colombia in un conflitto contro il Venezuela che, a mio avviso, non tarderà a scoppiare.

 
  
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  Bogusław Sonik, a nome del gruppo PPE. – (PL) Signor Presidente, è sempre la stessa storia: per un futuro migliore, per eliminare le disuguaglianze, per liberare il popolo dagli oppressori e dai tiranni, per sconfiggere la povertà e la miseria, per sfruttare la ricchezza di un paese a vantaggio di tutto il suo popolo, c’è sempre qualcuno che assume il potere. Questo è l’obiettivo di tutte le rivoluzioni e di quanti, sfruttando i meccanismi della democrazia, riescono a ricoprire la carica che sognavano, come ad esempio quella di presidente, rinnegando, dal giorno alla notte, tutti i loro slogan a favore della libertà, della democrazia e della società. Da quel momento in poi, è uno solo il motto a cui si ispirano: “una volta raggiunto il potere non lo lasceremo per nessun motivo al mondo”. I dittatori raggiungono questo obiettivo tutti nello stesso modo: con la censura, i servizi segreti, l’incarcerazione dei dissidenti, la frammentazione delle forze dell’opposizione e il controllo dei mezzi di comunicazione. Una sorta di manifesto, ovvero perfetta manifestazione-simbolo di quella linea di pensiero nel XX secolo, è stata, ad esempio, la repressione della rivolta degli eroici marinai di Kronstadt. Lo stesso vale attualmente per il Venezuela. La libertà dei mezzi di comunicazione è di importanza capitale per la democrazia e il rispetto dei valori fondamentali. La Commissione dovrebbe intervenire in modo adeguato.

 
  
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  Zigmantas Balčytis, a nome del gruppo S&D. (LT) Sono pochi i membri del nostro gruppo che hanno già preso una posizione e sono anch’io del parere che la questione del Venezuela e la libertà di espressione non riguardino esclusivamente l’America latina, ma anche l’Europa e il mondo intero. Un’analisi dettagliata delle violazioni della libertà di espressione rivelerebbe, a mio avviso, l’esistenza dello stesso problema anche in alcuni Stati membri dell’Unione europea.

Credo che la questione sia stata inserita in agenda in modo forse un po’ troppo superficiale e che esistano problemi e reati di portata ben più ampia, e non soltanto in America latina. Ritengo quindi che a questo argomento sia già stato dedicato fin troppo tempo.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica, a nome del gruppo ALDE.(ES) Signor Presidente, so anch’io che esistono problemi molto più seri, ma è mio dovere, in nome della coerenza, denunciare anche quanto sta accadendo in Venezuela. Ho espresso il mio voto favorevole all’iniziativa sull’Italia.

Qualche giorno fa sono intervenuta in quest’Aula per denunciare la chiusura dell’unica testata giornalistica in lingua basca nelle Province basche, in Spagna, e oggi sono qui per denunciare la chiusura, in Venezuela, di Radio Caracas nel 2007 e di altre 34 stazioni radio nel 2009.

Vorrei che si trattasse solo di banali problemi amministrativi e che venissero ripristinati i diritti di queste emittenti. Vedere Internet così seriamente minacciato e sapere che il presidente Chávez paragona i nuovi social network a reti terroristiche contro lo Stato è, a mio avviso, assai preoccupante.

E’ mio compito tutelare i diritti delle persone, difendere la libertà di espressione e salvaguardare il diritto dei media di diffondere informazioni libere e pluralistiche, garantendo in questo modo ai cittadini il diritto all’informazione libera.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signor Presidente, sappiamo bene che il Venezuela è uno dei paesi più ricchi di petrolio al mondo e conosciamo bene anche il suo potenziale idroelettrico. Ciononostante, oggi la popolazione venezuelana sta pagando le conseguenze di anni di cattiva gestione del paese. Sono decenni, ormai, che il paese non riesce a sfruttare le proprie riserve petrolifere a favore dello sviluppo sostenibile o della costruzione di infrastrutture. L’ancoraggio della valuta nazionale al dollaro americano è stato, probabilmente, un’altra manovra controproducente. Il presidente Chávez ha recentemente cercato di risolvere il problema svalutando la valuta locale e riportando il debito pubblico sotto controllo. La nazionalizzazione degli istituti bancari, l’espropriazione e la chiusura temporanea dei negozi di alimentari non riusciranno, tuttavia, a scongiurare a lungo la costante crescita dell’inflazione.

Il presidente Chávez persegue una politica improntata sul dirigismo economico, un’economia pianificata molto simile ad altri regimi autoritari, inevitabilmente e indubbiamente destinata a fallimento. Se i produttori del settore alimentare, costretti per anni a produrre a un prezzo fisso e fuori mercato, decideranno prima o poi di ribellarsi, è probabile che la situazione peggiori. Ci tengo a esprimere il mio dissenso nei confronti della scelta operata dal presidente Chávez di stanziare 70 milioni di dollari americani per l’acquisto di armi per la Guardia Nacional venezuelana proprio quando nel paese i tagli all’energia elettrica, sono all’ordine del giorno, le risorse idriche sono scarse e la situazione economica è drammatica. Questa situazione non promette nulla di buono, soprattutto a causa delle continue proteste legate alla chiusura di un'emittente critica nei confronti del governo, che hanno visto molto spesso studenti e membri dell’opposizione scontrarsi violentemente con le forze di sicurezza.

Visto che, come tutti sappiamo, i diritti umani stanno particolarmente a cuore all'Unione europea, dobbiamo intervenire per tutelarli. Dobbiamo agire, non soltanto nel caso di violazioni di dritti umani, ma anche per cercare di migliorare le condizioni di vita della popolazione venezuelana, senza interferire direttamente sulle questioni interne del paese. Per raggiungere questo obiettivo, servono molta diplomazia e sensibilità. mi auguro che l’Unione europea sia nella posizione adeguata per poterlo fare.

 
  
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  Martin Kastler (PPE). (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sorprende che si accusi il gruppo del PPE di voler imporre l’inserimento di questo tema all’ordine del giorno, un tema che probabilmente non è gradito dalla sinistra di quest’Aula; dubito però che la sinistra rappresenti la maggioranza, ma era mio dovere porre quella domanda. Anche il nostro gruppo, come tutti gli altri, ha il pieno diritto di sollevare l’argomento. Anche se il presidente Chávez, attualmente al potere, è un amico vostro o della precedente presidenza spagnola di turno, abbiamo il dovere di chiedere quali misure si stanno adottando a questo proposito.

Mi sorprende che una persona come il presidente Chávez possa anche lontanamente affermare che “Twitter è un sistema terroristico”. Mi dispiace, ma al giorno d’oggi, chi crede che Twitter sia un sistema terroristico vive in un altro mondo, vive ancora nell’età della pietra. Consentitemi di chiarire un punto in particolare: noi del PPE non ci lasceremo intimidire da queste accuse. Denunciamo le violazioni dei diritti umani in ogni angolo del pianeta e lo faccio anch’io in prima persona quando si tratta di libertà di stampa. A questo proposito, vorrei ricordare che i giornalisti venezuelani vengono imboccati e obbligati a seguire una determinata linea di pensiero e che i giudici che decidono di rilasciare un innocente scomodo vengono incarcerati all’istante. In quanto europei, dobbiamo avere il coraggio di denunciare pratiche di questo genere.

Non consentirò all’onorevole de Keyser, né ad altri parlamentari qui presenti, di rivolgere accuse simili al PPE. Noi, come chiunque altro, abbiamo il diritto di considerare le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in Europa o in qualsiasi altro angolo del pianeta, argomenti di discussione degni di essere affrontati.

 
  
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  Marietje Schaake (ALDE). (EN) Signor Presidente, il governo venezuelano ha cercato ingiustamente di limitare la libertà di espressione e il pluralismo sia dei media sia di Internet. Questo disperato tentativo di censurare l’informazione e l’espressione mi ricorda il comportamento di Mahmoud Ahmadinejad. Non a caso, il presidente Chávez lo considera un amico intimo, e con amici di questo calibro, mi chiedo chi mai vorrebbe farselo nemico.

Il fatto che il presidente Chávez consideri Twitter e i programmi di messaggistica istantanea dei veri e propri sistemi terroristici dimostra che per lui la popolazione, il libero pensiero e l’opposizione sono nemici. Vi confesso che anch’io uso Twitter e i programmi di messaggistica istantanea, ma fortunatamente, in Europa, consideriamo la libertà di espressione un diritto fondamentale e universale, anche se esercitato su Internet. La limitazione dei mezzi di espressione e informazione digitali e dello scambio di idee dimostra la paura che il governo venezuelano nutre nei confronti dei suoi cittadini e del loro desiderio di mettere fine alla violenza e all’oppressione.

L’esito positivo della mobilitazione dei cittadini si riflette nella figura di Oscar Morales, che ha creato un gruppo su Facebook denominato “A million voices against the FARC” (un milione di voci contro le FARC) con la speranza di radunare un milione di persone sulla rete. In pochissimo tempo, ben 12 milioni di persone si sono riversate nelle strade di tutto il mondo in segno di protesta per chiedere la fine della violenza per mano delle FARC. Questo movimento è stato alimentato da cittadini che hanno sfruttato la tecnologia come veicolo di informazioni. Cercare di mettere un freno a questo strumento non è soltanto ingiusto, ma anche inefficace.

 
  
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  Charles Tannock (ECR). (EN) Signor Presidente, la libertà di stampa e l’esistenza di un governo libero e democratico costituiscono i pilastri dell’Unione europea. Per il presidente Chávez, lo pseudodittatore del Venezuela, non sono altro che ostacoli al raggiungimento del potere assoluto. E’ un demagogo, non un democratico e ha rovinato l’economia del Venezuela.

Ciononostante, in quest’Aula non mancano gli apologeti del presidente Chávez, fra i quali l’onorevole Higgins, ad esempio: forse il presidente Chávez riflette il loro fervido antiamericanismo e il risentimento derivante dal successo riscosso dal presidente Uribe nella vicina Colombia. E’ deprecabile vedere i gruppi della sinistra rifiutarsi di condividere la linea politica dominante in quest’Aula, che condanna gli attacchi sempre più gravi e arbitrari alle libertà fondamentali perpetrati dal regime Chávez. Per rispondere alle critiche rivolte al suo governo da un’emittente televisiva, il presidente ha ben pensato di farla chiudere.

Mi ricorda una situazione simile nella Repubblica popolare cinese, in cui il regime comunista ha tentato di impedire a un ente europeo di trasmettere programmi televisivi contrari al comunismo. Chávez si è palesemente identificato con i governanti integralisti e autoritari della Cina. I suoi amici più intimi, a livello internazionale, sono i dittatori Castro, Lukashenko e Ahmadinejad, e questo la dice lunga.

Il mio gruppo, il gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei, sostiene il popolo venezuelano nel tentativo di instaurare una democrazia genuina nel paese.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE). (EN) Signor Presidente, la situazione democratica e dei diritti umani in Venezuela peggiora giorno dopo giorno: dobbiamo riconoscerlo. Non dimentichiamo, inoltre, che numerose organizzazioni per i diritti umani sostengono che la libertà di stampa del Venezuela sia la peggiore dell’intera America latina.

Il tentativo del luogotenente colonnello Chávez di governare il paese è fallito su più fronti: il presidente, tuttavia, è rimasto al potere esclusivamente grazie alla repressione dell'opposizione, al controllo dei mezzi di comunicazione e alla manipolazione del processo elettorale. Vorrei rispondere ad alcuni colleghi che sono intervenuti prima di me dicendo che la nostra responsabilità, la nostra missione è aiutare il popolo venezuelano ad affrontare le persecuzioni, le violazioni dei diritti umani e gli arresti arbitrari ordinati dal loro presidente.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Credo che il presidente Chávez abbia scelto gli aspetti peggiori del socialismo totalitario ereditato dal secolo scorso. Non mi riferisco al suo approccio agli investimenti stranieri, sebbene sia anche questo, ovviamente, un problema di ampia portata in quanto gestito in modo del tutto improvvisato; mi riferisco, invece, al suo approccio alla libertà di stampa e alle diverse manifestazioni del pluralismo, del quale il presidente Chávez sta tentando di dare una parvenza chiudendo da un lato, le stazioni radio che si rifiutano di trasmettere i suoi interminabili discorsi e creando dall’altro nuove stazioni pubbliche. Imitare il pluralismo non implica una sua accettazione: la democrazia, infatti, non può reggersi su una banale caricatura del pluralismo.

I politici della ristretta cerchia attorno al presidente Chávez sono già stati nominati. Non gli manca proprio nulla del vero dittatore: egli, infatti, odia il pluralismo. Ritengo quindi che i socialisti non dovrebbero difenderlo, considerato anche che una delle vittime delle recenti manifestazioni era proprio uno studente socialista.

 
  
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  Janusz Władysław Zemke (S&D).(PL) Signor Presidente, vorrei esprimere il mio sostegno all’onorevole De Keyser per quanto affermato in questa sede a nome del mio gruppo. E’ indubbio che la violazione delle libertà dei media sia inaccettabile. Stiamo assistendo a episodi davvero spiacevoli in Venezuela, ma credo tuttavia che dovremmo essere più cauti nell’esprimere giudizi espliciti, definitivi e categorici. A mio avviso, dovremmo rispondere a un quesito fondamentale: le stazioni radio che sono state chiuse hanno subito questa sorte per ragioni di carattere politico o alcune di esse, in realtà, non rispondevano ai requisiti legali richiesti? Credo che la risposta a questa domanda, da un lato, e una distinzione chiara fra questioni di carattere politico e giuridico, dall’altro, siano fondamentali per determinare la posizione di quest’Aula.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE). (FI) Signor Presidente, è sconcertante vedere come alcuni colleghi ritengano inopportuno discutere di uno dei paesi più corrotti al mondo. Gli oppositori del presidente Chávez sono ancora in galera, condannati per ragioni di carattere chiaramente politico. Difendere questa situazione non significa forse umiliare in modo alquanto imbarazzante la nostra ideologia?

Il popolo venezuelano deve sopportare una serie di tagli ingiustificati all’energia elettrica e alle risorse idriche, proprio nel paese energeticamente più ricco dell’America latina. La chiusura di emittenti radiofoniche e televisive e la violenta repressione delle manifestazioni studentesche dimostrano che ci troviamo di fronte a un regime totalitario. Per quale ragione, dunque, non dovremmo reagire? Dal momento che i mezzi di comunicazione devono operare nel rispetto della legge, questi dovrebbero essere smantellati esclusivamente qualora le autorità competenti non abbiano altra scelta e solo dopo aver sfruttato tutti gli strumenti giuridici a disposizione. Quanti sono stati accusati dovrebbero avere la possibilità di difendersi e di ricorrere in appello.

Se il governo venezuelano fosse davvero dalla parte dello stato di diritto e dei diritti umani, dovrebbe rispettare la libertà di espressione e apprezzare quel valore aggiunto che la critica e l’apertura apportano a un paese governato nel rispetto della costituzione.

 
  
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  Gabriel Mato Adrover (PPE).(ES) Signor Presidente, sebbene qualcuno la consideri una questione puramente amministrativa, personalmente credo che non si limiti solo a questo. Stiamo parlando di libertà.

Qualcuno pensa che la libertà va difesa in sedi e con modalità ben precise; per qualcun altro, invece, la libertà vera e propria è quella imposta dai dittatori che loro stessi proteggono o addirittura incoraggiano, e non è la libertà di gente come noi, che difende il senso più profondo del concetto, che crede in mezzi di comunicazione liberi e che ritiene che non ci si possa impossessare di un territorio con un semplice decreto. Parlate con le migliaia di persone provenienti dalle Isole Canarie, oggi vittime di questa situazione in Venezuela.

Stiamo parlando di diritti, di pluralità e di libertà. Purtroppo c’è ancora qualcuno che non crede in questi valori.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, la Commissione prende atto delle bozze di risoluzione presentate dal Parlamento relative alla situazione in Venezuela. Vi garantisco che la Commissione ne sta seguendo gli sviluppi molto attentamente.

A questo proposito, la ripetuta sospensione dei media, inclusa la RCTV Internacional, è per l’Unione europea fonte di profonda preoccupazione. E’ evidente che il problema non si limita solamente a una questione di requisiti legali, ma va considerato nel quadro della libertà di espressione in Venezuela. Questo è stato per noi motivo di profonda preoccupazione e, negli ultimi mesi, abbiamo conferito al problema una notevole visibilità a livello internazionale.

Nel novembre del 2009, ad esempio, il relatore speciale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha affermato che il progetto di legge speciale contro i crimini mediatici determinerebbe violazioni gravi del diritto alla libertà di opinione ed espressione e, se adottato nella sua forma attuale, limiterebbe la libertà di stampa nel paese. Il relatore ha altresì esortato il Venezuela a rispettare gli articoli 19 e 20 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici a cui il Venezuela ha aderito e che garantisce il diritto alla libertà di opinione e di espressione.

Ricorderete anche che, sempre nel 2009, l’Unione europea ha approvato una dichiarazione relativa a questi temi, dal momento che la libertà di espressione e il libero accesso all’informazione costituiscono per noi parte integrante del dialogo con le autorità venezuelane. Condanniamo fermamente l’uccisione di due contestatori e il ferimento di molte altre persone, fra i quali anche membri delle forze di sicurezza e manifestanti. Condividiamo la profonda preoccupazione della commissione interamericana dei diritti dell’uomo in merito ai gravi atti di violenza avvenuti durante le manifestazioni, sia a favore sia contro il governo del presidente, nonché l’invito rivolto al governo affinché queste manifestazioni vengano controllate nel rispetto dei diritti umani e in ottemperanza agli standard della Commissione interamericana.

Stiamo seguendo da vicino e con grande preoccupazione la tendenza alla radicalizzazione in ambito politico. Le elezioni di settembre sono considerate, nel complesso, una pietra miliare per il futuro del paese. A questo proposito, l’Unione europea ritiene di importanza capitale garantire che le elezioni si svolgano in condizioni di pace, trasparenza e democrazia piena.

Per quanto concerne il dialogo che l’Unione europea ha instaurato con il Venezuela, abbiamo sempre ritenuto fondamentale il pieno rispetto degli obblighi e degli impegni internazionali in materia di diritti umani, incluse le libertà di espressione e di stampa, in quanto pilastri della democrazia e dello stato di diritto. Come ben sapete, questo principio è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ed è ora parte integrante dei nostri trattati, attribuendo un’importanza particolare alla libertà di espressione e al rispetto del pluralismo dei mezzi di comunicazione, sia in Europa, sia nelle relazioni internazionali dell’UE.

Attraverso lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, l’Unione europea sostiene le attività delle organizzazioni della società civile in quest’ambito specifico. Abbiamo appoggiato ininterrottamente tutte le iniziative volte alla promozione della tolleranza, del dialogo e della comprensione reciproca.

A nome della Commissione garantisco al Parlamento che continueremo a seguire attentamente gli sviluppi in Venezuela. Il nostro impegno per sostenere e rafforzare la democrazia, nonché per proteggere e promuovere i diritti umani e le libertà fondamentali si rifletterà nella nostra politica di cooperazione e nei rapporti con il Venezuela nel futuro, così come è stato in passato.

 
  
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  María Muñiz De Urquiza (S&D). – (ES) Signor Presidente, perché la procedura catch the eye possa essere efficace, il presidente dovrebbe rivolgere lo sguardo verso i deputati e vedere se qualcuno desidera intervenire, come ho chiaramente richiesto per poter esprimere il mio parere sul Venezuela. Dovrebbe esserci maggiore attenzione da parte sua e dei suoi servizi nei confronti di quanti desiderano intervenire.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Muñiz De Urquiza, non è fisicamente possibile rivolgere lo sguardo in più direzioni contemporaneamente. Mi guardate tutti con occhi molto attenti. Ad ogni modo, quando ho dato la parola all’ultimo parlamentare ho detto: “Cedo la parola all’onorevole Mato Adrover per l’ultimo intervento”. Le proteste andavano fatte in quel momento.

La discussione è chiusa. La votazione si svolgerà al termine della discussione.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Monica Luisa Macovei (PPE), per iscritto. (EN) Sono a favore della presente risoluzione perché sono per me fonte di profonda preoccupazione da un lato, le misure antidemocratiche adottate dal governo venezuelano, in modo particolare quelle relative alla limitazione della libertà di stampa, di espressione e di riunione; dall’altro, l’elevato livello di corruzione, così come viene percepito dal popolo venezuelano. Il controllo dei mezzi di comunicazione e delle opinioni diverse dalla propria sono aspetti tipici di un regime totalitario. Come messo in luce dai gruppi per i diritti umani, nel gennaio del 2010 il governo Chávez ha minacciato le emittenti via cavo che avessero trasmesso programmi non conformi alle condizioni imposte dal governo di interrompere le normali trasmissioni e sostituirle con i discorsi del presidente. Le emittenti minacciate hanno dovuto per questo oscurare sette canali. Nel 2009 il presidente Chávez ha costretto le stazioni radiotelevisive a trasmettere in diretta ben 141 suoi discorsi, compreso uno della durata di sette ore e 34 minuti. Per quanto concerne la corruzione, il governo dovrebbe attuare in modo completo e definitivo la convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione e tutti gli altri strumenti del caso, nonché considerare seriamente le preoccupazioni della popolazione in materia di corruzione, un indicatore universale di buon governo.

 
  

(1) Vedasi processo verbale


10.2. Madagascar
Video degli interventi
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la discussione relativa alle sei proposte di risoluzione sul Madagascar(1).

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, autore. (EN) Signor Presidente, su questo argomento va assolutamente presa una decisione. E’ una questione che va affrontata. Il Madagascar sta vivendo un periodo di crisi politica. L’Unione europea deve rispondere alle esigenze del paese.

L’accordo per la divisione del potere fra l’attuale presidente Rajoelina e il suo predecessore Ravalomanana è stato siglato sotto l’egida dell’Unione africana.

Vi sono poi l’accordo di Maputo e l’atto addizionale di Addis Abeba, che costituiscono l’unica soluzione politica alla crisi in atto. Non dobbiamo dimenticarlo. L’accordo di Maputo prevede l’istituzione di un governo di unità nazionale con un periodo di transizione di 15 mesi.

Vorrei denunciare l’esistenza di alcune realtà locali specifiche molto preoccupanti: il governo ha, infatti, varato un decreto che autorizza l’esportazione di legname non lavorato e in via di estinzione, mettendo a repentaglio la biodiversità del paese. La perdita di alcune di queste specie potrebbe causare seri problemi in futuro.

A questo proposito, è necessario far presente alla Commissione e agli Stati membri che intraprendere una missione di osservazione elettorale in Madagascar potrebbe essere un errore. Chiediamo che, sic stantibus rebus, non venga inviata alcuna delegazione nel paese per le elezioni che il governo sta organizzando per marzo, dal momento che le elezioni violerebbero l’accordo di Maputo. Mi permetto di insistere: in questa situazione, con l’attuale consenso e in nome dell’accordo di Maputo non dovremmo proseguire la missione di osservazione elettorale.

Quanto detto va accompagnato dal pieno rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello stato di diritto. Se saremo in grado di garantire queste condizioni allora se ne potrà parlare, ma al momento, e data la situazione vigente, la missione di osservazione sarebbe, a mio avviso, un errore.

 
  
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  Renate Weber, autore.(FR) Signor Presidente, nonostante gli interventi delle Nazioni Unite e dell’Unione africana, in Madagascar continua a regnare l’instabilità. Il presidente Rajoelina si rifiuta di condividere il potere e sta mettendo fuori gioco chiunque gli si opponga. Ha recentemente annunciato l’intenzione di organizzare le elezioni generali senza considerare le tempistiche previste dagli accordi di Maputo e di Addis Abeba.

Non è esagerato affermare che il regime anticostituzionale del presidente Rajeolina si sia già impossessato dei tre poteri dello Stato e stia ora cercando di avere la meglio anche sui mezzi di comunicazione.

Purtroppo per il Madagascar, le violazioni dei diritti umani commesse dal regime precedente sono continuate anche dopo l’autoproclamazione di Rajeolina a presidente dell’Alta autorità di transizione. Le forze di sicurezza sotto il suo comando sono spesso intervenute violentemente nella repressione delle manifestazioni organizzate dagli oppositori, causando numerosi morti e feriti.

In questa relazione del 4 febbraio del 2010, Amnesty International riferisce che i parlamentari, i senatori, gli avvocati, i leader dell’opposizione e i giornalisti sono state vittime di arresti arbitrari e di detenzioni illegali; alcuni sono stati addirittura malmenati nel periodo detentivo, senza che le autorità competenti svolgessero alcuna indagine a riguardo.

I fatti dimostrano ancora una volta che, purtroppo, chi prende il potere con la forza, governa con la forza.

 
  
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  Véronique De Keyser, autore.(FR) Signor Presidente, abbiamo raggiunto un certo consenso sulla proposta di risoluzione. Il regime di transizione illegale che vede al potere il presidente Rajoelina è sul punto di far precipitare il Madagascar nel caos. Si sta preparando a fare man bassa di voti alle prossime elezioni, che ha annunciato per marzo 2010, al termine di un processo che di democratico non ha nulla e che non rispetta gli accordi di Maputo e Addis Abeba.

Le nomine illegali di personalità politiche discutibili, le diffuse violazioni dei diritti umani, le vessazioni e gli arresti arbitrari di parlamentari, leader religiosi e civili hanno sconvolto la comunità internazionale, che si è trovata costretta a imporre sanzioni. L’adesione del Madagascar alla Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe e all’Unione africana è stata sospesa. Gli Stati Uniti si rifiutano di riconoscere al Madagascar i vantaggi derivanti dall'atto di crescita e opportunità per l'Africa. I donatori del Fondo monetario internazionale hanno dimezzato i propri stanziamenti; le Nazioni Unite analizzeranno la situazione del paese il 15 febbraio e credo che l’Unione europea abbia sospeso gli aiuti allo sviluppo, mantenendo invece quelli umanitari.

La situazione è tragica, una vera e propria catastrofe per un popolo che vive con meno di un dollaro al giorno. Ci preoccupa profondamente questa situazione e la proposta congiunta di risoluzione ne è la riprova. Accogliamo con favore gli sforzi di mediazione promossi dall’ex presidente del Mozambico, Joaquim Chissano, ed esortiamo i quattro gruppi politici a tornare nuovamente al tavolo delle trattative. E’ l’unica soluzione plausibile. Invitiamo anche l’Unione africana e la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe a riprendere i contatti per giungere a un’adeguata conclusione del processo di transizione; chiediamo inoltre alla Commissione di ragguagliarci sul processo di consultazione in corso con il Madagascar ai sensi dell’articolo 96 dell’accordo di Cotonou.

 
  
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  Bernd Posselt, autore. (DE) Signor Presidente, è ampiamente diffuso, a livello globale, il timore che la proposta di risoluzione possa peggiorare ulteriormente la situazione in Madagascar. Il nostro obiettivo, invece, è portare la pace nella regione. Mi riferisco, in modo particolare, agli articoli 14 e 15, dedicati soprattutto al dialogo.

L’Unione africana, l’Unione europea, le Nazioni Unite, i paesi confinanti, il gruppo di contatto e, partner altrettanto importante, la Francia, sono stati chiamati a svolgere la propria parte per far sì che i quattro (minimo) movimenti politici del paese possano trovare un punto di accordo, che il Madagascar non diventi uno Stato fallito, che non vada ulteriormente verso la catastrofe ma che riesca, invece, a raggiungere una soluzione comune e pacifica. Questo sarà possibile soltanto se nessuno cercherà di instaurare una dittatura nel paese, se nessuno si sottrarrà al processo di pace e se tutti saranno disposti a sedersi nuovamente al tavolo delle trattative. In caso contrario, questo paese meraviglioso ma oggi devastato non avrà futuro.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat, autore. (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la situazione in Madagascar è la medesima di molti altri paesi del mondo, verso i quali l’Unione europea ha dimostrato di mancare di potere politico. Questo vale soprattutto per Africa.

A un solo anno di distanza da quando Rajoelina si è illegalmente impossessato del potere, la grande isola del Madagascar sembra sprofondare sempre più in una crisi sociale, economica e finanziaria di cui la popolazione avrebbe fatto volentieri a meno.

Il Madagascar è diventato uno dei paesi più poveri del mondo, in cui la maggior parte della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Le violazioni dei diritti umani sono sempre più frequenti; i capi religiosi, i parlamentari, i giornalisti e i leader della società civile sono vittime di intimidazioni e vessazioni e vengono spesso arrestati e rinchiusi in galera.

La comunità internazionale, tuttavia, non si è sforzata di riconoscere che in Madagascar c’è stato un vero e proprio colpo di Stato e che il governo creato da Andry Rajoelina non è altro che un governo militare.

L’appartenenza del Madagascar all’Unione africana e alla Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe è stata sospesa. Dal 2 febbraio del 2009 a oggi sono state molte le iniziative – anche da parte delle Nazioni Unite e dell’Unione europea – che hanno portato agli accordi di Maputo e Addis Abeba. Sembra, tuttavia, che nel novembre del 2009, questi accordi si siano persi di vista, a causa delle divisioni sorte fra le parti coinvolte e alla decisione di non attuarli.

Noi, in seno al gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, crediamo sia giunto il momento di dar voce al popolo malgascio e di pretendere il rispetto delle regole democratiche.

Andry Rajoelina, l’asso del regime, preferisce organizzare le elezioni in modo unilaterale, senza consultare la popolazione, violando così gli accordi. Ha inizialmente stabilito, sempre in modo unilaterale, la data di inizio delle elezioni “democratiche”, se così si possono definire, previste per marzo 2010, sebbene ora si parli di una data compresa fra la fine di marzo e la fine del 2010

Per questo motivo, vogliamo che vengano intensificati gli aiuti umanitari: per istituire procedimenti giudiziari e far sì che l'Unione europea eserciti tutta la propria autorità al fine di far partecipare la società civile alle misure intraprese.

 
  
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  Charles Tannock, autore. (EN) Signor Presidente, se l’Unione africana intende godere di un’autorità e di un rispetto anche lontanamente paragonabili a quelli accordati all’Unione europea sulle questioni di carattere internazionale, dovrebbe intervenire con decisione sulla questione Madagascar. Abbiamo assistito, invece, alla solita indecisione e cauta diplomazia dopo la caduta dell’ex presidente Ravalomanana, episodio purtroppo molto simile a quanto avvenuto in Zimbabwe. E’ giunto il momento che l’Unione africana si assuma le proprie responsabilità in merito al Madagascar, dove ormai da molto tempo regnano il caos e la tensione politica. Se la stessa Unione africana non è in grado di risolvere la questione, mi sembra legittimo chiedersi perché dovrebbe farlo l'Unione europea.

Il nostro impegno nei confronti del Madagascar deve, comunque, continuare con l’obiettivo di facilitare il corretto ripristino di un governo democratico e di promuovere la riconciliazione. E’ essenziale che i politici e i militari responsabili della violazione dei diritti umani vengano consegnati alla giustizia. Anche le sanzioni mirate nei confronti del regime illegittimo di Rajoelina rappresentano un metodo efficace per punire i responsabili dell’attuale situazione di instabilità, senza però danneggiare la popolazione malgascia, ormai esasperata dalle tensioni e dalla violenza che attanagliano il loro meraviglioso paese.

 
  
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  Cristian Dan Preda, a nome del gruppo PPE.(RO) Come già sottolineato, il Madagascar vive nell’incertezza e nell’instabilità politica ormai da oltre un anno. Sebbene vi sia stato qualche raro barlume di speranza durante i negoziati, le azioni intraprese da Rajoelina non fanno altro che ostacolare il processo e rendere ancor più difficile il ripristino dell’ordine costituzionale.

Mi riferisco alla destituzione del primo ministro nominato in seguito agli accordi di Maputo, al ritiro dal processo negoziale con la conseguente frammentazione politica e alla recente decisione di organizzare in modo frettoloso delle elezioni senza prendere in considerazione gli accordi precedenti.

Si tratta, a mio avviso, di un tentativo di dare una parvenza di legalità e legittimare un regime salito al potere con un colpo di Stato, evento che Rajoelina non può negare. E’ evidente che l’unico modo per ripristinare l’ordine costituzionale è l’attuazione degli accordi di Maputo e di Addis Abeba.

 
  
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  Martin Kastler (PPE). (DE) Signor Presidente, vorrei semplicemente richiamare la sua attenzione sul fatto che tutti i gruppi parlamentari hanno appoggiato la proposta di risoluzione. Ed è giusto che sia così perché la questione in oggetto riveste un’importanza capitale. A differenza degli oratori che mi hanno preceduto, vorrei chiarire che non basta semplicemente promuovere la libertà di espressione e la libertà di stampa nel paese; le dobbiamo pretendere, proprio ora che stiamo vagliando le possibilità che potrebbero consentirci di approdare, auspicabilmente, a delle elezioni pacifiche. In quanto europei, dobbiamo far sì che la libertà di stampa regni ovunque, garantendo il sostegno finanziario necessario a raggiungere questo obiettivo. Dobbiamo garantire, altresì, il nostro impegno e un sostegno incondizionato affinché, insieme, possiamo offrire al paese l'appoggio finanziario necessario, nel quadro degli accordi siglati con il Madagascar.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE). (FI) Signor Presidente, la situazione del Madagascar è inaccettabile: il potere è nelle mani di una persona che se ne è impossessata con la violenza e governa con mezzi altrettanto brutali, senza che il suo ruolo sia stato riconosciuto dalla comunità internazionale. Per questo parlo di “persona” e non di “presidente”.

La maggior parte della popolazione malgascia vive al di sotto della soglia della povertà: 7 000 bambini sono vittime della malnutrizione e la situazione sta peggiorando ulteriormente a causa della crisi politica in atto. E’ fondamentale che l’Unione, coadiuvata dal resto della comunità internazionale, accresca gli aiuti umanitari nel paese.

E’ altrettanto importante indagare e risolvere gli omicidi di natura politica che si sono verificati, compito che dovrebbe svolgere un’agenzia indipendente e imparziale. In caso contrario, sarà molto difficile creare fiducia e procedere verso la democrazia.

E’ fondamentale che le quattro parti politiche malgasce si siedano al tavolo delle trattative e decidano come sullo svolgimento delle elezioni democratiche previste per quest’anno. Il Madagascar non deve siglare nessun accordo relativo alle risorse naturali prima dell’instaurazione di un governo eletto dai cittadini.

 
  
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  Michael Gahler (PPE). (DE) Signor Presidente, per quanto concerne il Madagascar, credo sia importante sottolineare che l’Unione europea non è la sola ad aver espresso la propria preoccupazione in merito al rispetto dell’articolo 96 dell’accordo di Cotonou. Anche l’Unione africana, la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe e le organizzazioni regionali ritengono che un altro colpo di Stato in Africa sia inammissibile. Per l’Unione africana e le organizzazioni regionali è un compito relativamente nuovo non solo prendere decisioni di questo genere, ma anche attuarle e intervenire di conseguenza.

Mi auguro che quando il gruppo internazionale di contatto si riunirà nuovamente ad Addis Abeba il 18 febbraio prossimo, fra una settimana esatta, tutte le parti coinvolte si impegnino a portare a termine il proprio compito e a esercitare la propria autorità, e che garantiscano che l’attuazione dell’accordo siglato a Maputo. Questo è il mo appello a tutti i partecipanti.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione.(FR) Signor Presidente, vorrei aprire il mio intervento esprimendo la nostra profonda preoccupazione in merito agli ostacoli che impediscono l’attuazione degli accordi di Maputo.

Dallo scoppio della crisi in Madagascar e dall’apertura del processo di consultazione in ottemperanza all’articolo 96 dell’accordo di Cotonou, la Commissione ha sempre appoggiato attivamente gli sforzi di mediazione della comunità internazionale che hanno portato a un notevole miglioramento della situazione, ma, purtroppo, non ancora a un processo di transizione vero e proprio. Siamo preoccupati perché, invece di progredire, stiamo regredendo e forse siamo addirittura tornati al punto da cui siamo partiti nel marzo del 2009.

Immagino capiate che questo potrebbe causare, ovviamente, un ulteriore deterioramento della situazione politica e dei diritti umani, nonché scontri fra la popolazione. Abbiamo più volte ribadito la nostra opposizione a qualsiasi tipo di intervento unilaterale che porti all’organizzazione di elezioni frettolose che non potranno garantire in alcun modo una soluzione a lungo termine della crisi in atto.

Per rispondere alla domanda del collega, temo che l’Unione non sia pronta a sostenere questo processo, né dal punto di vista politico, né da quello finanziario.

L’iniziativa attualmente in mano al presidente della Commissione dell’Unione africana è la nostra unica speranza. Siamo pronti, in concerto con la comunità internazionale in seno a un gruppo di contatto, a valutare la risposta del paese ed eventualmente, in base alla situazione, a presentare al Consiglio proposte di decisione in conformità all’articolo 96 dell’accordo di Cotonou.

Un’eventuale decisione negativa non dovrebbe, tuttavia, ripercuotersi sui progetti da cui la popolazione trae diretto beneficio. Se necessario, continueremo ad accrescere l’apporto umanitario nei confronti dei gruppi più vulnerabili.

Per concludere, signor Presidente, le ribadisco l’impegno attivo, diligente e costante da parte della Commissione per risolvere la crisi in modo pacifico.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa. La votazione si svolgerà al termine della discussione.

 
  

(1) Vedasi processo verbale.


10.3. Birmania
Video degli interventi
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  President. − L’ordine del giorno reca la discussione relativa alle sei proposte di risoluzione sulla Birmania(1).

 
  
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  Véronique De Keyser, autore. (FR) Signor Presidente, la situazione in Birmania peggiora giorno dopo giorno. Dobbiamo ricordare gli abusi commessi dal governo nei confronti della popolazione, l’interminabile prigionia di Aung San Suu Kyi, vincitrice del Premio Sakharov, e il suo allontanamento forzato perché, presumibilmente, si sarebbe opposta alle elezioni previste di lì a poco?

Il governo birmano ha promesso una transizione democratica in sette fasi per giungere, in ultima istanza, alle elezioni. Tuttavia, se le elezioni si svolgono, come sembra, sulla base di una costituzione redatta dall'esercito, si riuscirà solamente a legittimare cinquant’anni di regime militare e offrire all’esercito il 25 per cento dei seggi in parlamento. Chiediamo alla comunità internazionale – Cina, India e Russia comprese – di continuare a collaborare ed esercitare pressioni sul governo birmano per mettere fine alle gravi violazioni dei diritti umani nel paese e per evitare che la transizione democratica si trasformi in una farsa politica.

 
  
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  Filip Kaczmarek, autore. – (PL) Signor Presidente, l’indizione, in un qualunque paese, delle prime elezioni dopo 20 anni, è generalmente per noi ragione di grande ottimismo. Risveglia la speranza nel cambiamento e nella democratizzazione. In questo caso, tuttavia, sono pochi coloro che – sia in quest’Aula, sia in Birmania – credono che le elezioni previste per la fine dell’anno saranno democratiche e trasparenti o comunque capaci di cambiare radicalmente la situazione. Da anni, ormai, stiamo cercando di risolvere la questione in Birmania. Nella nostra risoluzione condanniamo le innumerevoli violazioni dei diritti umani e delle libertà civili che sono all’ordine del giorno nel paese. Non sappiamo ancora dire al popolo birmano come intendiamo mettere fine agli atti spietati commessi dal regime. A mio avviso, soltanto un’azione congiunta potrà dare dei risultati. Quando dico congiunta a cosa mi riferisco? Ai paesi confinanti? Ai paesi che hanno instaurato con il regime un’intensa attività commerciale e di scambi di vario genere, finanziandolo indirettamente, ovvero la Russia e la Cina? No. Mi riferisco all’Unione europea, agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite. Insieme possiamo cambiare la situazione.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat, autore.(FR) Signor Presidente, dal 1962 a oggi la Birmania vive sotto il giogo di una giunta militare che ha dato vita a un regime fra i più repressivi a livello mondiale. L’ultima elezione democratica del parlamento risale al 1990. Quei parlamentari sono stati tutti arrestati o costretti a dimettersi. Sono ben 2 000 i prigionieri politici registrati, fra i quali vi sono 230 monaci buddisti che hanno partecipato alle manifestazioni pacifiche del settembre del 2008 e sono in prigione da allora.

Decine di migliaia – se non addirittura centinaia di migliaia – di immigrati birmani vivono in Thailandia, in India, in Bangladesh, in Malesia in condizioni di precarietà assoluta e sono spesso vittime della tratta di esseri umani. Sono decine di migliaia gli sfollati costretti a spostarsi contro la loro volontà. In questo contesto, i giornalisti sono la categoria più a rischio; al momento, sono almeno 14 i giornalisti detenuti e mi preme richiamare l’attenzione, a questo proposito, sul caso di Hla Hla Win, una giovane giornalista venticinquenne condannata a 27 anni di carcere per aver introdotto illegalmente nel paese una motocicletta di cui ha osato servirsi per visitare un monastero buddista.

La giunta ha indetto nuove elezioni. Come già affermato dall’onorevole De Keyser, credo che l’unico obiettivo sia legittimare il governo attualmente al potere. Non possiamo essere che scettici in merito ai risultati.

Intendiamo condannare, ancora una volta, le sistematiche violazioni dei diritti umani in Birmania e invitare il governo al dialogo e a mettere immediatamente fine al reclutamento di bambini soldato. Chiediamo, nuovamente, ai governi di Cina, India e Russia di esercitare la propria influenza. Commissario, la invito a farsi nostro portavoce alla Commissione e al Consiglio affinché l’Unione europea continui a imporre misure restrittive al governo birmano dal momento che, a parte le parole, non esiste la benché minima prova tangibile di un dialogo democratico. Le chiediamo di valutare l’efficacia delle misure adottate e di fare il possibile affinché la popolazione civile...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Charles Tannock, autore. (EN) Signor Presidente, ho perso il conto delle volte in cui, nel corso degli anni, abbiamo discusso, in quest’Aula, della situazione già grave e in costante peggioramento dei diritti umani in Birmania. Qualora fossimo tentati di ammorbidire il nostro approccio nei confronti della spietata giunta militare al potere, tuttavia, basterebbe guardarci intorno, qui al Parlamento, per capire perché dobbiamo continuare a esercitare pressione sui generali, se non addirittura accrescerla. Mi riferisco, chiaramente, a Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione e vincitrice del Premio Nobel, magistralmente ritratta nei dipinti custoditi in entrambe le sedi del Parlamento europeo, a Bruxelles e a Strasburgo. Le è stato costantemente negato il diritto di esprimersi, e la stessa sorte è toccata ai suoi sostenitori. Di conseguenza, il minimo che possiamo fare è dar loro una voce qui in Parlamento e garantire il nostro appoggio incondizionato alla loro missione: giungere a un cambiamento democratico in Birmania.

Abbiamo sollevato la questione della minoranza rohingya, ancora una volta vittima di una feroce campagna di discriminazione e persecuzione promossa dall’esercito che ha costretto molti dei suoi membri a rifugiarsi nel vicino Bangladesh. I generali possono anche scegliere di ignorare i nostri appelli, ma questo non ne riduce certo il valore, poiché, in quanto rappresentanti democratici, abbiamo l’obbligo solenne di denunciare tali barbarie, in qualunque parte del mondo siano commesse.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, autore. (ES) Signor Presidente, qualche mese fa ho avuto l’occasione di incontrare qualcuno delle migliaia di rifugiati al confine fra Thailandia e Birmania che vivono nella speranza di tornare nel proprio paese. Qualcuno, addirittura, spera semplicemente di poter vivere un altro giorno.

Sempre nella stessa occasione, abbiamo incontrato alcuni gruppi dell’opposizione, fra i quali la Lega nazionale per la democrazia, guidata, come già sottolineato, dalla vincitrice del Premio Sakharov, Aung San Suu Kyi.

In passato, mi è stato più volte suggerito di osservare con estrema cautela e di diffidare dei processi elettorali basati su una riforma costituzionale elaborata dalla stessa giunta militare; è avvenuto in contesti simili a quello attuale, che viola indubbiamente i diritti fondamentali in termini di libertà di espressione e di riunione e che ostacola il cambiamento, la trasformazione e la riforma democratica nel paese.

Qualche cambiamento c’è stato, è vero. Effettivamente l’anno scorso, nel 2009, sono stati rilasciati centinaia di prigionieri; di questi, tuttavia, i prigionieri politici erano molto pochi.

Il problema più grave è che attualmente, in Birmania, si contano oltre 2 100 prigionieri politici. In questo contesto, è impossibile tenere elezioni libere, giuste e democratiche.

E’ fondamentale, innanzi tutto, riconoscere che le elezioni richiedono un contesto adeguato al loro svolgimento. Accogliamo con favore qualunque forma di dialogo volto a migliorare la situazione, purché i prigionieri politici vengano rilasciati incondizionatamente e che ai rifugiati sia garantita la possibilità di fare ritorno nel proprio paese. A questo proposito, intendo rivolgere un appello direttamente alla Commissione. Il taglio ai fondi destinati alla regione e ai rifugiati è per noi fonte di profonda preoccupazione. Vi sono necessità urgenti da affrontare. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone bisognose del nostro aiuto. Credo che sarebbe meglio evitare di ridurre i suddetti stanziamenti.

 
  
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  Thomas Mann, a nome del grippo PPE. (DE) Signor Presidente, la situazione dei diritti umani in Birmania è drasticamente peggiorata.: lo dimostrano la repressione politica, la violenza militare, la violenza a sfondo sessuale, il reclutamento sistematico di bambini soldato, i 2 000 prigionieri politici. Le prime elezioni presumibilmente libere previste per l’autunno di quest’anno non sono altro che una farsa. I partiti dell’opposizione hanno ottimi motivi per volerle boicottare. L’aspetto più delicato concerne la minoranza rohingya: nei campi profughi vivono oltre 200 000 rohingya, molti dei quali hanno trovato rifugio nel vicino Bangladesh e sono stati vittime di violente persecuzioni lungo tutto il tragitto.

Accolgo con favore la disponibilità dimostrata dal Bangladesh di consentire l’invio nel paese della nostra delegazione parlamentare per l’Asia meridionale per una missione di accertamento dei fatti. Atterreremo a Dacca domani stesso, per raccogliere le prime informazioni sul campo in merito alla situazione a Cox’s Bazar e nel distretto di Bandarban. E’ chiaro, tuttavia, che per sopravvivere, i rohingya vittime di persecuzione hanno bisogno di un’ampia protezione a livello internazionale. L’Unione europea deve continuare a denunciare il comportamento del governo birmano finché non si registreranno finalmente i primi lievi progressi verso la democrazia.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis, a nome del gruppo S&D. – (LT) Come già affermato dal collega Tannock, mi preme ribadire a quest’Aula, purtroppo sempre mezza vuota a quest’ora, che non è la prima volta che affrontiamo la tragica situazione dei diritti umani in Birmania. Ne ho parlato io stesso poco tempo fa.

Mi piacerebbe credere che dopo le discussioni odierne la voce del Parlamento e dell’Unione europea potessero avere un’influenza maggiore. Perché? Perché è la prima volta che affrontiamo la questione dei diritti umani dopo l’approvazione, da parte del Parlamento, del trattato di Lisbona e delle nuove cariche che esso prevede, fra le quali l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ricoperta dalla vicepresidente Ashton. L’Unione europea ha a disposizione un'ottima occasione per intervenire direttamente sia sulla situazione birmana, sia su quella di altri paesi in cui i diritti vengono violati.

Alla vigilia delle elezioni in Birmania credo che l’unico modo per raggiungere dei risultati sia coordinare il nostro intervento con quello di grandi nazioni, quali Cina, India e Russia.

 
  
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  Tomasz Piotr Poręba, a nome del gruppo ECR. – (PL) Signor Presidente, finora, tutti gli appelli della comunità internazionale per il rispetto dei diritti umani in Birmania sono stati completamente ignorati. Ci sono ancora migliaia di prigionieri politici nelle carceri del paese e l’esercito continua a commettere omicidi, torturare e arrestare innocenti. La leader dell’opposizione, il Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, è agli arresti domiciliari ormai da anni, dopo essere stata condannata anche a tre anni di reclusione. E’ così che la giunta vuole impedirle di presentarsi alle prossime elezioni.

La Birmania vanta un altro triste primato fra i paesi in cui è all’ordine del giorno la persecuzione dei rappresentanti delle minoranze religiose, compresi i cristiani. Secondo l’ideologia della giunta militare, il popolo karen, cristiano, deve scomparire dal territorio birmano. L’anno scorso, i rifugiati birmani, per sfuggire alle persecuzioni, hanno trovato rifugio in Thailandia. Attualmente, nonostante le proteste a livello internazionale, il governo thailandese si sta preparando ad un’azione di rimpatrio forzato e deportazione di massa di oltre 4 000 karen, che saranno allora vittime di ulteriori ignominie. E’ nostro dovere, qui al Parlamento europeo, lanciare un appello a favore dei diritti delle minoranze religiose, cristiani compresi, su tutto il pianeta.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE). (FI) Signor Presidente, la Birmania è uno dei paesi più fragili al mondo in materia di diritti umani. L’elenco delle violazioni commesse è interminabile e la situazione non sembra migliorare.

Nella risoluzione abbiamo affrontato solamente una parte delle questioni in gioco. L’obiettivo primario del documento è, a mio avviso, dimostrare che sappiamo bene e stiamo seguendo da vicino quanto accade in Birmania.

Intendiamo ringraziare la Thailandia per aver rivisto la decisione di rimpatriare i rifugiati birmani. La settimana scorsa, ho avuto numerosi contatti con i rappresentanti thailandesi in seguito all’annuncio di voler rimpatriare tutte queste persone. Le minacce nei confronti dei rifugiati karen assumevano la forma di lavori forzati, torture, eventuale coscrizione forzata nell’esercito, collocazione di mine antiuomo nelle regioni di loro provenienza. Ho accolto con un senso di gran sollievo la decisione della Thailandia di abbandonare i progetti di rimpatrio in seguito alle trattative con le organizzazioni per i diritti umani e la comunità internazionale, svoltesi nel corso del fine settimana. Mi auguro che l’Unione europea, insieme alla comunità internazionale nel suo complesso, riesca a fornire alla Thailandia un sostegno immediato per trovare una soluzione alternativa alla questione dei rifugiati karen.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D). (FR) Signor Presidente, Commissario, ancora una volta le violazioni dei diritti umani in Birmania costituiscono l’oggetto delle proposte di risoluzione del Parlamento europeo. Ancora una volta, siamo qui per denunciare la situazione in Birmania, un paese che ha disperato bisogno di democrazia e nel quale, purtroppo, l’approccio verso i cittadini non è migliorato in modo consistente.

Se da un lato vi sono paesi che negli anni sono riusciti a progredire, dall’altro la Birmania continua a violare deliberatamente i diritti fondamentali dei suoi cittadini. Aung San Suu Kyi, leader emblematico dell’opposizione, è ancora agli arresti domiciliari; intere popolazioni sono state allontanate; i bambini sono costretti ad arruolarsi e gli oppositori politici vengono arrestati. Gli esempi, a questo proposito, abbondano.

Ci auguriamo che le prossime siano elezioni libere e che i partiti dell’opposizione – o chiunque intenda candidarsi – abbiano la possibilità di esercitare questo diritto fondamentale. Ci auguriamo, altresì, che gli osservatori possano confermare la libertà e la legalità delle elezioni, scongiurando l’eventualità che si tratti di una manovra adottata dalla giunta militare per autolegittimarsi.

 
  
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  Monica Luisa Macovei (PPE). (EN) Signor Presidente, la giunta militare ha governato il paese con la repressione e commettendo violazioni grossolane e sistematiche dei diritti umani. In quanto rappresentante eletto dal popolo, chiedo che nel 2010 si tengano elezioni libere e giuste, con l’obiettivo di istituire un governo legittimo in Birmania. Il requisito in base al quale il 25 per cento dei parlamentari deve essere composto da membri dell’esercito nominati dal responsabile della difesa, esula totalmente dall’idea generale di governo legittimo.

In seconda istanza, mi preme sottolineare che il governo della giunta militare ha firmato, nel 2005, la convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, ma non l’ha mai più ratificata. La ratifica, tuttavia, rappresenterebbe solamente un primo passo: quello che conta davvero nella lotta alla corruzione, infatti, è l’attuazione. La corruzione causa povertà e impunità.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D).(PL) Signor Presidente, il fatto che la Birmania abbia deciso di indire adesso le prime elezioni parlamentari da vent'anni a questa parte costituisce un passo avanti nel processo di democratizzazione, purché le suddette elezioni siano trasparenti. In altre parole, devono essere innanzi tutto elezioni generali, in cui ciascun cittadino adulto possa esercitare il diritto di voto o far parte della rosa dei candidati, compresi il Premio Nobel Aung San Suu Kyi e gli altri 2 000 attivisti dell’opposizione attualmente in carcere per ragioni di carattere politico. In secondo luogo, devono essere chiamati al voto anche i milioni di birmani che, per sfuggire alla morte e alla tortura, hanno trovato rifugio in Thailandia, in Bangladesh o in India. Andrebbe data loro la possibilità di esercitare il diritto di voto nel loro paese di origine. In terzo luogo, ai membri dell’esercito birmano non andrebbe garantito il 25 per cento dei seggi parlamentari, pratica distruttiva per i meccanismi su cui poggia la democrazia, nonché responsabile della distorsione dei risultati fin dall’inizio. In ultima istanza, il governo birmano deve rispettare il principio di segretezza del voto e consentire agli osservatori internazionali e ai mezzi di comunicazione del paese di monitorare lo svolgimento delle elezioni.

Se il governo birmano deciderà di ignorare le suddette richieste credo che sarà indispensabile continuare ad adottare misure restrittive nei confronti del regime, come previsto dal punto 16 della risoluzione.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE).(HU) La giunta militare ha assicurato lo svolgimento di elezioni libere e democratiche nel 2010. E’ fondamentale che la comunità internazionale nel suo complesso e, ovviamente, l’Unione europea continuino a esercitare pressione sulla giunta affinché la transizione democratica possa avere effettivamente inizio. Dobbiamo fare in modo che le minoranze etniche residenti in Birmania vengano adeguatamente rappresentate alle elezioni. Questo potrebbe mettere fine, una volta per tutte, ai conflitti etnici ricorrenti. La Cina, probabilmente, si trova nella posizione migliore per tutelare le minoranze cinesi, cosa che, tuttavia, dovrebbe fare prima di tutto all’interno dei propri confini: mi riferisco alle minoranze tibetane e agli uiguri. In questa fase, l’Unione europea può essere credibile ed efficace soltanto se riesce a garantire il rispetto delle minoranze in tutti gli Stati membri. Finché sul territorio dell’Unione continueranno a esserci leggi attinenti alla sfera linguistica, e non mi riferisco esclusivamente alla Repubblica slovacca; finché si continuerà ad avvalersi del principio della colpa collettiva, rinnegando, di conseguenza, gli avvenimenti della seconda guerra mondiale; e finché le minoranze, la loro lingua e i loro diritti non verranno adeguatamente tutelati, l’Unione europea non può pretendere di essere credibile al momento di esercitare pressione su qualcun altro, né tanto meno di riuscire nel suo intento.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). (DE) Signor Presidente, Commissario il notevole peggioramento della situazione dei diritti umani in Birmania, imputabile all’operato della giunta militare, sta dando vita a un massacro di proporzioni spaventose. La persecuzione dei gruppi religiosi, la pulizia etnica e l’espulsione, la cattura di migliaia di prigionieri politici e la tortura, il sequestro e l’incarcerazione degli oppositori politici sono fenomeni all’ordine del giorno. La nuova costituzione – e adesso anche le pseudo-elezioni che dovrebbero tenersi nel paese – non possono, ovviamente, migliorare la situazione in nessun modo.

In realtà, nemmeno le delegazioni dell’Unione europea né le presuntuose risoluzioni del Parlamento daranno risultati. Dovremmo, in termini puramente politici, sfruttare tutta l’autorità di cui gode l’Unione per convincere Cina, India e Russia a unirsi, in nome della loro influenza politica sul paese, al tentativo di esercitare pressione sul governo birmano con l’obiettivo di migliorare la situazione dei diritti umani. Sempre a questo scopo, l’Unione europea dovrebbe altresì chiedere il contributo dei paesi confinanti con la Birmania.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Qualcuno ha detto che la Birmania è già stata oggetto di discussione qui in quest’Aula. Ebbene, a mio avviso dovremmo continuare a discuterne, poiché si tratta di una delle società più chiuse e repressive al mondo. Come hanno dimostrato svariate agenzie ONU e organizzazioni per la tutela dei diritti umani, la violazione sistematica dei diritti umani nel paese è all’ordine del giorno.

La tendenza del momento consiste nell’arrestare quanti esprimono la propria visione politica. Abbiamo assistito ad atti di repressione violenta nei confronti degli oppositori politici, siano essi studenti o monaci della comunità buddista.

A mio avviso, l’organizzazione delle elezioni non andrebbe nemmeno presa in considerazione ora come ora, perché la priorità attuale consiste, innanzitutto, nell’avviare un processo di consultazione politica che coinvolga tutti i partiti. In assenza di un processo libero, trasparente e inclusivo, la democrazia in Birmania continuerà ad essere una farsa nelle mani dell’esercito.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, in quanto parlamentari, abbiamo denunciato apertamente le continue e gravi violazioni dei diritti umani in Birmania. Il governo militare non ha dato risposta agli appelli lanciati dalla comunità internazionale per mettere fine alle suddette violazioni e non ha rilasciato i prigionieri politici, fra i quali vi è anche Aung San Suu Kyi. La pressione esercitata sulla minoranza Rohingya per costringerla a lasciare il paese è aumentata e le condizioni socioeconomiche sono in costante peggioramento. Approssimativamente, l’80 per cento della popolazione vive nelle aree rurali e stiamo assistendo a numerosi problemi nel settore agricolo e della produzione alimentare.

L’Unione europea ha approvato molte dichiarazioni in cui condanna le violazioni dei diritti umani. L’Unione ha altresì inasprito le sanzioni e allo stesso tempo abbiamo esortato i paesi e le organizzazioni confinanti con la Birmania/Myanmar – l’ASEAN, la Cina e l’India – a esercitare anch’essi la propria influenza diplomatica, come stanno facendo anche altri attori della regione. L’Unione europea ha sostenuto, inoltre, gli interventi delle Nazioni Unite. Tali misure hanno messo in difficoltà il governo militare ma non sono riuscite a determinare un cambiamento nel comportamento dello stesso.

Il governo ha annunciato che le elezioni del 2010 saranno il primo passo verso il graduale abbandono del potere. Potremo esprimere un giudizio su queste elezioni soltanto dopo la promulgazione della legge elettorale e dopo aver accertato che siano stati presi i provvedimenti necessari per garantire un’elezione chiara e trasparente. Allo stesso tempo, l’Unione europea intende impegnarsi nei confronti del governo birmano al fine di convincerlo a sfruttare le elezioni per cambiare la situazione e dare inizio a una fase positiva nella storia della Birmania.

Ribadisco dunque con convinzione che l’Unione europea non intende isolare la Birmania. Dall’Unione giungono nel paese la maggior parte degli aiuti umanitari e della relativa assistenza. I nostri aiuti sono prevalentemente diretti nelle zone rurali, soprattutto nella regione del delta, che porta ancora i segni del ciclone Nargis. Gli aiuti giungono anche ai campi profughi al confine con la Thailandia. Dobbiamo riconoscere, inoltre, che la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite è molto chiara. Intendiamo sostenere il relatore speciale e siamo disposti a prestare il nostro aiuto.

Sappiamo anche, tuttavia, che interventi diretti a favore dei diritti umani in Birmania sono praticamente impossibili. L’Unione europea, ad esempio, non è stata chiamata a monitorare le elezioni sul campo; dovremo, quindi, adottare misure indirette. I diritti umani, di conseguenza, sono parte integrante di tutti i nostri programmi di assistenza. Per promuovere i valori dell’Unione – lo sviluppo dei diritti umani, il dialogo, ecc. – il messaggio deve essere chiaro; il messaggio che abbiamo elaborato qui oggi e che sono certa che verrà ascoltato. Ritengo altresì che non dovremmo affidare ad altri il compito di ricordare al Myanmar i suoi obblighi nei confronti dei paesi confinanti. Dobbiamo portare avanti il nostro impegno. Dobbiamo occuparci dell’agenda sui diritti umani in diretta collaborazione con le autorità locali. Intendiamo proseguire in questa direzione.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa. La votazione si svolgerà al termine della discussione.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto.(PT) La situazione dei diritti umani in Birmania continua a essere alquanto complicata, poiché le autorità locali hanno preferito il potere alla sopravvivenza dei loro cittadini. Vorrei esprimere la mia solidarietà nei confronti della popolazione birmana, devastata dalla sofferenza e pesantemente oppressa da una giunta militare che ne viola costantemente i diritti umani attraverso i lavori forzati, la tratta di esseri umani, il lavoro minorile e la violenza a sfondo sessuale. E’ essenziale che i prigionieri politici, e fra questi anche il leader dell'opposizione e della Lega nazionale per la democrazia Aung San Suu Kyi, insignita del Premio Sakharov nel 1990 da parte del Parlamento europeo e del Premio Nobel per la pace nel 1991, vengano rilasciati immediatamente, cosicché possano contribuire all'organizzazione di elezioni libere, giuste e trasparenti per il 2010. Esorto, di conseguenza, l’Unione europea ad adottare una strategia coerente e a instaurare una relazione con i paesi confinanti, in particolare con la Cina e con l’India, con l’obiettivo di promuovere la trasparenza delle elezioni nel paese.

 
  

(1) Vedasi processo verbale.


11. Turno di votazioni
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca il turno di votazioni.

(Per l’esito delle votazioni e altri dettagli: vedasi processo verbale)

 

11.1. Venezuela (B7-0093/2010)

11.2. Madagascar (B7-0099/2010)

11.3. Birmania (B7-0105/2010)
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  Presidente. − Con questo si conclude il turno di votazioni.

 

12. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale

13. Decisioni concernenti taluni documenti: vedasi processo

14. Dichiarazioni scritte inserite nel registro (articolo 123 del regolamento): vedasi processo verbale

15. Trasmissione dei testi approvati nel corso della presente seduta: vedasi processo verbale

16. Calendario delle prossime sedute: vedasi processo verbale
Video degli interventi

17. Interruzione della sessione
Video degli interventi
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  Presidente. – Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo.

(La seduta termina alle 16.25)

 

ALLEGATO (Risposte scritte)
INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è l’unica responsabile di queste risposte)
Interrogazione n. 6 dell’on. Mitchell (H-0016/10)
 Oggetto: Strategia climatica dopo Copenaghen
 

Alla luce dell’insuccesso quasi totale dei negoziati sul clima di Copenaghen, che non hanno espresso alcun obbligo chiaro e vincolante, qual è la strategia concreta che il Consiglio intende attuare per garantire che Messico 2010 non sarà un’opportunità mancata come Copenaghen 2009? In quale modo può l’Unione europea esercitare la sua influenza per mostrare quella capacità di leadership di cui la Cina e gli Stati Uniti sono privi?

 
 

Interrogazione n. 7 dell’on. Van Brempt (H-0035/10)
 Oggetto: Riduzione del 30% delle emissioni di gas ad effetto serra
 

La Commissione chiede all’Unione europea di approvare valori obiettivo per la riduzione delle emissioni di CO2. Essa chiede che i paesi industrializzati riducano del 30% entro il 2020 le emissioni di gas ad effetto serra rispetto al livello del 1990. Il presidente della Commissione per l’energia del Parlamento europeo afferma che l’Europa crede di raggiungere tale valore obiettivo e confida in un accordo globale su tale punto. Tuttavia, si apprende ora che il Consiglio non è unanime circa l’opportunità di fissare un siffatto obiettivo. Può il Consiglio far sapere se il valore obiettivo del 30% forma oggetto di discussione? Quali misure intende esso adottare per affermare malgrado tutto tale cruciale ambizione?

 
 

Interrogazione n. 8 dell’on. Pat the Cope Gallagher (H-0039/10)
 Oggetto: Cambiamento climatico - Dopo Copenaghen
 

Può il Consiglio indicare, all’indomani della Conferenza sul cambiamento climatico (COP 15) di Copenaghen, quali iniziative specifiche intraprenderà assieme ai nostri partner internazionali, quali Stati Uniti, India, Cina, Brasile e Russia, per garantire che non si perda lo slancio nella ricerca di un ambizioso accordo mondiale sul cambiamento climatico?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’Unione europea e i suoi Stati membri si sono impegnati autonomamente a ridurre del 20 per cento entro il 2020 le proprie emissioni totali di gas ad effetto serra rispetto al livello del 1990. Il Consiglio europeo di dicembre 2009, riaffermando l’impegno dell’Unione in seno a un processo di negoziazione volto a raggiungere un accordo internazionale vincolante per il dopo-2012, ha sottolineato che tale obiettivo potrebbe essere portato 30 per cento a condizione che altri paesi sviluppati si impegnino a livelli di riduzione similari e che anche i paesi in via di sviluppo contribuiscano adeguatamente in base alle proprie responsabilità e rispettive capacità.

Al momento, tenendo conto anche del risultato della conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico svoltasi a Copenaghen a dicembre 2009, il cosiddetto “accordo di Copenaghen”, le condizioni stabilite dall’Unione europea per passare a un impegno di riduzione pari al 30 per cento non sono state ancora rispettate.

In tale contesto, come chiarito altresì nella propria lettera del 28 gennaio 2010 al segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in cui esprimeva la propria volontà di associarsi all’accordo di Copenaghen, l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno ribadito il proprio impegno a ridurre del 20 per cento entro il 2020 le proprie emissioni di gas ad effetto serra rispetto al livello del 1990 e reiterato la propria offerta di passare a una riduzione del 30 per cento entro lo stesso anno, a condizione che altri paesi sviluppati si impegnino a livelli di riduzione similari e che anche i paesi in via di sviluppo contribuiscano adeguatamente in base alle proprie responsabilità e rispettive capacità.

L’Unione europea continua a impegnarsi ad assumere un ruolo prominente nei negoziati internazionali sulla politica climatica post-2012.

Il Consiglio sta valutando ulteriormente i risultati di Copenaghen. Tutti noi necessitiamo di riesaminare e valutare i recenti negoziati e individuare come superare gli ostacoli emersi tra gli attori principali. A tale proposito un’analisi da parte della Commissione rappresenterebbe un importante contributo alla nostra riflessione.

Un prosieguo del dialogo con i nostri partner internazionali a tutti i livelli svolgerà un ruolo cruciale nel mantenere lo slancio in seno ai negoziati internazionali sul clima.

Manterremo informato il Parlamento europeo in tutte le fasi del processo.

 

Interrogazione n. 9 dell’on. Paleckis (H-0018/10)
 Oggetto: Base giuridica delle relazioni tra l’Unione europea e il Belarus
 

Durante la sessione del Consiglio di novembre u.s. non è stata presa alcuna decisione in merito all’eventuale rilancio - e, se del caso, all’eventuale calendario - del processo di ratifica dell’accordo di partenariato e di cooperazione tra l’Unione europea e il Belarus, i cui negoziati risalgono al 1995 e che era stato “congelato” nel 1997. Taluni Stati ritengono che non sia opportuno rilanciare un accordo obsoleto. Altri affermano che la ratifica dell’accordo conferirebbe una base giuridica alla cooperazione tra l’Unione europea e il Belarus e imprimerebbe un nuovo slancio al rafforzamento delle relazioni tra l’Unione europea e il Belarus.

Ritiene il governo spagnolo, che detiene la presidenza del Consiglio, che sia opportuno rilanciare il processo di ratifica dell’accordo? In caso affermativo, in quale momento? In caso negativo, quali misure adotterà la presidenza del Consiglio per creare la base giuridica necessaria al rafforzamento delle relazioni tra l’Unione europea e il Belarus?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

A novembre 2009, il Consiglio ha riesaminato la situazione in Bielorussia. A causa della mancanza di un progresso tangibile nei settori identificati nelle conclusioni del Consiglio di ottobre 2008, il Consiglio non ha potuto sollevare le misure restrittive vigenti verso alcuni funzionari della Bielorussia. Ha deciso pertanto di estendere le misure restrittive previste dalla posizione comune 2006/276 PESC fino a ottobre 2010, come indicato nella posizione comune 2009/314/ PESC.

Tuttavia, al fine di favorire il progresso nei settori identificati dall’Unione, il Consiglio ha deciso altresì di estendere la sospensione dell’applicazione delle restrizioni di viaggio imposte a taluni funzionari bielorussi.

L’Unione europea ha ribadito la propria disponibilità ad approfondire le proprie relazioni con la Bielorussia – a fronte di ulteriori progressi verso la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto – e ad assistere il paese nel conseguimento di detti obiettivi. A condizione che la Bielorussia compia progressi in tali settori, il Consiglio è pronto a procedere verso il rafforzamento delle relazioni contrattuali con la Bielorussia. Nel frattempo, il Consiglio ha invitato la Commissione a formulare proposte in merito a un programma provvisorio comune inteso a definire priorità per le riforme, sulla falsariga dei piani d’azione elaborati nel quadro della politica europea di vicinato, da attuare con la Bielorussia.

 

Interrogazione n. 10 dell’on. McGuinness (H-0021/10)
 Oggetto: Diritti di proprietà all’estero
 

Fatta salva la competenza degli Stati membri quanto alla normativa che disciplina il regime di proprietà, è il Consiglio a conoscenza del significativo numero di problemi riscontrati da molti cittadini dell’UE in materia di diritti di proprietà in uno Stato membro diverso dal proprio?

In particolare, quali misure ha adottato il Consiglio per dare seguito alla risoluzione del Parlamento (P6_TA(2009)0192) sull’impatto dell’urbanizzazione estensiva in Spagna sui diritti individuali dei cittadini europei, sull’ambiente e sull’applicazione del diritto comunitario?

E’ il Consiglio determinato ad invitare gli Stati membri a procedere ad un esame approfondito della questione e a rivedere tutte le disposizioni legislative riguardanti i diritti dei proprietari di beni immobili, allo scopo di porre fine alle violazioni dei diritti e degli obblighi sanciti dal trattato CE, dalla Carta dei diritti fondamentali, dalla CEDU e dalle pertinenti direttive comunitarie, nonché dalle altre convenzioni di cui l’UE è parte contraente?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Ricordiamo all’onorevole parlamentare che il Consiglio dell’Unione europea non è competente, di massima, in materia di diritti di proprietà, sviluppo urbano o utilizzazione del territorio. Ai sensi dell’articolo 345 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, infatti, i trattati lasciano del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri.

Spetta ora pertanto alle autorità spagnole competenti intraprendere le misure appropriate al fine di porre rimedio alla situazione denunciata dall’onorevole parlamentare.

 

Interrogazione n. 11 dell’on. Blinkevičiūtė (H-0023/10)
 Oggetto: Accesso al lavoro e protezione del posto di lavoro delle persone disabili
 

Attualmente l’Europa conta oltre 65 milioni di persone disabili, di cui il 78% sono escluse dal mercato del lavoro e non hanno alcuna possibilità di ottenere un posto di lavoro. La maggioranza di loro dipende dalle prestazioni sociali e i loro redditi sono nettamente inferiori a quelli delle persone in buona salute. In questo periodo di crisi economica e finanziaria, i disabili sono tre volte più esposti al rischio di perdere il loro posto di lavoro. La presidenza spagnola si è impegnata nel suo programma a difendere i diritti dei disabili, senza però prevedere alcuna misura o iniziativa concreta in merito all’accesso dei disabili al mercato del lavoro e alla protezione dei loro posti di lavoro.

In che modo intende il Consiglio garantire le possibilità di trovare e conservare un posto di lavoro ai disabili, in particolare tenendo conto del fatto che il 2010 è stato proclamato “Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale”? Infatti, se si accordasse loro un aiuto, sia pure limitato, milioni di disabili europei potrebbero accedere al mercato del lavoro e divenire cittadini indipendenti, non più vittime della discriminazione.

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La politica occupazionale è un settore in cui sono fondamentali misure a lungo termine. Adottando misure in linea con le competenze stabilite dai trattati, il Consiglio cerca di svolgere un ruolo attivo nel garantire che i disabili possano prendere parte al mercato del lavoro alla pari degli altri.

Il Consiglio, in particolare, ha sottolineato con insistenza l’importanza di promuovere l’accesso all’occupazione da parte dei disabili nell’ambito della strategia di Lisbona e degli attuali orientamenti per l’occupazione.

In una risoluzione di marzo 2008 il Consiglio ha invitato gli Stati membri e la Commissione a garantire l’accessibilità per le persone con disabilità, anche potenziando la partecipazione al mercato del lavoro.

Più recentemente, nelle proprie conclusioni del 30 novembre 2009 intitolate “Promuovere l’inclusione nel mercato del lavoro” il Consiglio ha ribadito il proprio impegno verso l’integrazione nel mercato del lavoro dei gruppi svantaggiati, nel contesto della crisi economica e della futura strategia “UE 2020”.

Nell’estate del 2008, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno deciso congiuntamente di proclamare il 2010 anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Tra le priorità di questo anno europeo l’eradicazione degli svantaggi nell’istruzione e nella formazione – inclusa l’alfabetizzazione digitale, la promozione della parità di accesso per tutti alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con particolare enfasi alle necessità dei disabili – e far fronte alle necessità delle persone con disabilità e delle loro famiglie, nonché degli altri gruppi o delle altre persone vulnerabili.

All’apertura della conferenza, che si è tenuta lo scorso gennaio a Madrid, la presidenza spagnola ha espresso il proprio impegno a incentrarsi sui gruppi a maggiore rischio di esclusione, incluse le persone con disabilità.

Sebbene la non discriminazione sia stata inclusa dal trattato di Lisbona negli obiettivi dell’Unione, già dieci anni fa il Consiglio aveva svolto un ruolo attivo assicurando che i disabili potessero prender parte al mercato del lavoro in una situazione di parità con gli altri adottando la direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Tale documento vietava vari tipi di discriminazione, tra cui quella fondata sulla disabilità, in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

 

Interrogazione n. 12 dell’on. Papanikolaou (H-0026/10)
 Oggetto: Sicurezza su Internet
 

Gli ultimi annunci del Centro francese per la risposta agli attacchi informatici (CERTA) e dell’Ufficio federale tedesco per la sicurezza delle tecnologie dell’informazione (BSI) sull’opportunità di evitare l’utilizzazione di Internet Explorer di Microsoft, a causa di lacune nella sicurezza dei dati che circolano nel web, hanno suscitato grande preoccupazione fra gli utenti greci e più in generale fra gli utenti europei. Parallelamente a ciò, sono comparsi articoli secondo i quali dietro all’azione d’intercettazione di dati personali vi sarebbe in primo luogo la Cina, che agirebbe allo scopo di colpire suoi cittadini impegnati nella battaglia per i diritti umani. Inoltre l’impostazione seguita dalle grandi società del web è quella di censurare il contenuto delle informazioni in circolazione applicando i termini e le condizioni fissati dal governo cinese.

Si domanda al Consiglio: intende prendere iniziative affinché i cittadini europei siano preavvertiti tempestivamente in merito ai problemi di sicurezza delle informazioni che circolano su Internet?

Come provvederà a garantire la riservatezza e la sicurezza dei dati di carattere personale che circolano su Internet, ma anche un controllo più efficace per quanto riguarda la sicurezza dei programmi di software, come Internet Explorer?

Qual è la posizione del Consiglio riguardo all’atteggiamento delle autorità cinesi, che censurano per motivi politici i contenuti che circolano su Internet costringendo le società attive nel loro paese ad attuare pratiche siffatte?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La protezione dei consumatori dalla violazione di dati personali e dallo spam è una priorità chiave nelle nuove norme in materia di telecomunicazioni che il Parlamento europeo e il Consiglio hanno concordato alla fine dello scorso anno. Allo scopo di esortare gli operatori ad agire in modo responsabile nella gestione e nella conservazione di dati personali dei propri utenti, queste nuove nome introducono notifiche obbligatorie per le violazioni di dati personali, il che significa che i fornitori di servizi di comunicazione sono tenuti a informare le autorità ed i propri clienti in merito a violazioni di sicurezza che riguardino i loro dati personali.

L’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea include il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali. Il quadro giuridico europeo in materia consiste soprattutto nella direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati, del 24 ottobre 1995, che, trattando della gestione dei dati personali in generale, fornisce disposizioni sostanziali che impongono obblighi ai responsabili dei dati e riconoscono i diritti degli interessati. La direttiva 2002/58/CE sulla e-privacy, del 12 luglio 2002, modificata dalla direttiva 2009/136/CE, stabilisce le norme e le garanzie da osservare nella gestione dei dati personali e di altre informazioni sensibili nell’ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica. Tale direttiva, inoltre, contiene disposizioni sulla propria attuazione ed esecuzione in modo da garantire il rispetto di tali norme. Essa prescrive altresì sanzioni e misure correttive in caso di violazioni e stabilisce dei meccanismi per garantire un’esecuzione efficace.

Garantire la sicurezza dei programmi di software, come Internet Explorer, è anzitutto responsabilità del fornitore commerciale di tali programmi. Nell’ambito delle nuove norme in materia di telecomunicazioni, gli Stati membri sono invitati a incentivare la trasmissione di informazioni sulle precauzioni disponibili agli utenti finali e a incoraggiare questi ultimi a compiere i passi necessari a proteggere il proprio terminale da virus e software spia.

Nelle proprie conclusioni del 7 dicembre 2009, il Consiglio ha indicato come prioritario il rafforzamento dell’azione comunitaria nel rapporto fra la libertà di espressione e le nuove tecnologie. Nel quadro degli orientamenti per la protezione dei diritti umani, il Consiglio ha prestato maggiore attenzione a promuovere il lavoro in materia di diritti umani nei paesi che impongono indebite restrizioni a Internet e alle altre nuove tecnologie.

 

Interrogazione n. 13 dell’on. Kelly (H-0027/10)
 Oggetto: Diritti dei pazienti nell’ambito della proposta di assistenza sanitaria transfrontaliera
 

Può il Consiglio aggiornare il Parlamento sugli eventuali progressi nell’ambito dei negoziati in corso in seno al Consiglio per quanto riguarda la proposta sull’applicazione dei diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Nonostante siano stati compiti sostanziali progressi, il Consiglio non è riuscito a raggiungere l’accordo politico su tale argomento a dicembre 2009. La discussione in seno al Consiglio si è incentrata soprattutto sul rimborso delle spese relative a prestatori di servizi sanitari non contrattuali e pensionati residenti all’estero. Nello sforzo di trovare di un compromesso, l’intento era di rispettare appieno la giurisprudenza della Corte europea di giustizia, pur rispettando i diritti degli Stati membri di organizzare i propri sistemi nazionali per i servizi sanitari.

Il programma delle presidenze spagnola, belga e ungherese per i tre rispettivi semestri stabilisce che i lavori relativi ai servizi sanitari transfrontalieri in seno al Consiglio proseguiranno. Il 26 gennaio 2010, inoltre, la presidenza spagnola ha già confermato al Parlamento europeo che intende mantenere il proprio impegno ad adoperarsi in tutti i modi al fine di raggiungere un accordo in seno al Consiglio.

L’obiettivo della presidenza è fondare la direttiva relativa ai servizi sanitari transfrontalieri sui valori e i principi comuni che il Consiglio ha indicato, a giugno 2006, come fondamentali per il sistema sanitario comunitario. Su tale base, i pazienti che si recano all’estero per usufruire di prestazioni sanitarie dovrebbero ottenere tutte le garanzie sulla qualità e la sicurezza dei servizi che riceveranno, indipendentemente dallo Stato membro in cui viene fornito il trattamento o dalla tipologia di prestatore del servizio stesso.

Come le presidenze precedenti, anche quella spagnola mira a trovare soluzioni di equilibrio tra i diritti dei pazienti che si avvalgono di servizi sanitari transfrontalieri e la responsabilità degli Stati membri per l’organizzazione e la prestazione di servizi sanitari e cure mediche. Tale documento, inoltre, dovrebbe rafforzare i diritti di cui i pazienti godono già a livello comunitario ai sensi della legislazione relativa al coordinamento dei regimi di sicurezza sociale.

Al fine di raggiungere tale obiettivo, il Consiglio conta sul sostegno della nuova Commissione per raggiungere un accordo nella propria seduta dell’8 giugno 2010. Ciò dovrebbe portare a una seconda lettura in seno al Parlamento europeo, al fine di adottare tale direttiva nel minor tempo possibile.

 

Interrogazione n. 14 dell’on. Catherine Bearder (H-0033/10)
 Oggetto: Tratta e adozione in Europa di bambini provenienti da Haiti
 

Il recente terremoto in Haiti ha già distrutto centinaia di migliaia di vite, ma per gli innumerevoli bambini rimasti orfani o dispersi, è possibile che gli orrori peggiori debbano ancora venire. L’UNICEF ha emesso numerose segnalazioni di bambini portati via da Haiti senza la debita procedura o la documentazione corretta.

Quali azioni ha intrapreso il Consiglio per garantire che nessuno di questi bambini sia vittima della tratta nel territorio europeo o attraverso le frontiere europee e che i bambini adottati in Europa siano stati sottoposti alle normali procedure di tutela? Quali azioni hanno intrapreso i servizi europei operanti a Haiti al fine di aiutare il governo haitiano a intensificare la vigilanza nei punti di uscita dal paese per impedire che i bambini siano portati via da Haiti illegalmente? Diversi Stati membri dell’UE hanno già accelerato l’ingresso legale nei loro territori degli orfani ammissibili provenienti da Haiti. Quali sforzi ha compiuto il Consiglio per stabilire una posizione comune dell’Unione in materia di adozioni rapide da Haiti e per impedire che i bambini che non sono ancora stati adeguatamente valutati siano portati in Europa?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

La situazione ad Haiti e, soprattutto, l’estrema vulnerabilità dei bambini a seguito del terremoto del 12 gennaio 2010 sono motivo di grave preoccupazione per il Consiglio.

La sfida è notevole. Anche prima del sisma, si stimava vi fossero circa 380 000 bambini orfani o non accompagnati a Haiti. A seguito del devastante terremoto, il numero di bambini rimasti soli, con un unico genitore ancora in vita o completamente orfani è salito a circa un milione.

La situazione relativa agli orfani e ad altri bambini vulnerabili ad Haiti è stata sollevata nel corso dell’ultimo Consiglio “Affari esteri”, il 25 gennaio 2010. E’ stata prestata particolare attenzione alla necessità di garantire la fornitura di assistenza appropriata ai bambini, particolarmente a quelli divenuti orfani a seguito del disastro.

E’ bene notare che, con un’unica eccezione, tutti gli Stati membri hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aia del 29 maggio 1993 per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. Lo scopo di tale documento è stabilire delle norme minime in tale materia. Pur attribuendo ai diritti e agli interessi dei minori massima importanza, il testo rispetta e protegge altresì i diritti delle famiglie di origine, nonché di quelle adottive. Spetta agli Stati membri garantire la corretta attuazione di tale convenzione nel caso dei bambini haitiani.

La questione dell’adozione di minori riguarda anzitutto i singoli Stati membri, tuttavia, gli sforzi combinati dell’Unione europea nella lotta contro la tratta di esseri umani hanno compiuto recentemente nuovi passi in avanti. Il 30 novembre 2009, il Consiglio ha raggiunto un accordo relativo a un “documento mirato all’azione sul rafforzamento della dimensione esterna dell’UE nell’azione contro la tratta degli esseri umani. Verso un’azione dell’UE a livello mondiale contro la tratta degli esseri umani”(1), il quale affronta la dimensione esterna della tratta rafforzando il partenariato con regioni e paesi terzi e organizzazioni internazionali. Questo documento mirato all’azione fornisce un quadro consolidato per l’Unione e i suoi Stati membri in materia di lotta contro la tratta di esseri umani, incluso un compendio integrato di azioni esterne, nonché di misure di cooperazione volte ad affrontare le cause profonde della tratta di esseri umani in seno ai pesi di origine. Per tale ragione, detto documento può riferirsi anche alla situazione di Haiti.

Il Consiglio continuerà a seguire da vicino la situazione di questo paese, in coordinamento con le Nazioni Unite, gli Stati membri e i servizi della Commissione attivi sul territorio.

 
 

(1) 11450/5/09 CRIMORG 103 JAIEX 49 RELEX 618 JAI 432

 

Interrogazione n. 15 dell’on. Toussas (H-0036/10)
 Oggetto: Colpo di Stato in Honduras
 

Mercoledì 27 gennaio è in programma il “giuramento” di Porfirio Lobo Sosa, candidato della giunta e vincitore presunto della parodia di elezioni svoltesi in Honduras il 29 novembre 2009 e contraddistinte da repressioni, violenze, frodi e, soprattutto, dall’astensione di massa invocata dal Fronte nazionale di resistenza popolare dell’Honduras (FNRP) (astensione che ufficialmente è stata del 50% e secondo i dati forniti dall’FNRP tra il 65 e 70%) che di fatto invalida il risultato elettorale. Contro questo simulacro di elezioni organizzate dai golpisti sono state indette sin da giovedì scorso manifestazioni di protesta per iniziativa dell’FNRP. Obiettivo dei manifestanti è quello di condannare il persistere della “dittatura dell’oligarchia” personificata da Porfirio Lobo. Il movimento popolare dichiara che continuerà la sua lotta malgrado la sanguinosa repressione che ha raggiunto il culmine negli ultimi due mesi.

Riconosce il Consiglio il risultato di questa parvenza di elezioni organizzate dalla giunta golpista in Honduras? Avalla il golpista Porfirio Lobo Sosa e il governo espresso dalla giunta? Stigmatizza la repressione omicida posta in essere dalla giunta contro il movimento popolare? Qual è la sua posizione di fronte alla lotta del popolo honduregno contro la dittatura e per il ristabilimento delle libertà civili?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio si rammarica che l’accordo Tegucigalpa/San José non sia stato pienamente attuato prima delle elezioni del 29 novembre 2009 e ha espresso chiaramente tale posizione il 3 dicembre 2009 in una dichiarazione della presidenza a nome dell’Unione europea. D’altro canto, il Consiglio ritiene che le elezioni rappresentino un significativo passo in avanti verso la soluzione della crisi e che l’Honduras dovrebbe essere incoraggiato a proseguire su questa strada.

Dalle elezioni di novembre, l’Unione europea ha invitato al dialogo tutte le parti, incluso il presidente eletto Lobo, in modo da raggiungere una conciliazione nazionale e ristabilire l’ordine costituzionale e democratico nel paese, aspettandosi da parte loro una piena assunzione delle rispettive responsabilità in materia.

La firma da parte di Porfirio Lobo Sosa e degli altri candidati alla presidenza, il 20 gennaio 2010, dell’accordo di riconciliazione nazionale e rafforzamento della democrazia – che comprende gli elementi fondamentali dell’accordo Tegucigalpa/San José e prevede la soluzione adeguata e onorevole per lo status del presidente Zelaya che era stata chiesta dall’Unione e che lo stesso Zelaya ha accettato – rappresenta un importante progresso. E’ per tale ragione che il 27 gennaio, dopo l’insediamento del presidente Lobo, l’alto rappresentante ha rilasciato una dichiarazione a nome dell’Unione europea con cui lo invitava a mettere prontamente in atto le iniziative indicate nell’accordo, in particolar modo per quanto attiene alla commissione per la verità. L’Unione auspica che tali condizioni verranno attuate in tempi rapidi in modo da permettere una veloce normalizzazione dei rapporti con l’Honduras.

Nel corso di tale processo, l’Unione ha espresso la propria profonda preoccupazione per le notizie ricevute in merito a violazioni dei diritti umani in seno al paese (incluse minacce nei confronti dei difensori di tali diritti, incarcerazioni arbitrarie e repressione di protestanti pacifici) e ha ricordato al governo di fatto gli obblighi che gli derivano dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, dalla carta dell’Organizzazione degli stati americani e dalla Convenzione americana dei diritti dell’uomo. L’Unione continua a chiedere che tutte le parti promuovano e rispettino lo stato di diritto, il buon governo e i diritti umani.

 

Interrogazione n. 16 dell’on. Angourakis (H-0038/10)
 Oggetto: No all’intervento imperialista a Haiti
 

Il popolo haitiano vive una tragedia senza precedenti a seguito del terremoto a Haiti. Più di 75.000 morti sono stati seppelliti in fosse comuni, un milione e mezzo di persone si trovano senza un tetto, 3 milioni sono i feriti, mentre il numero delle vittime è stimato in più di 200.000. Non c’è elettricità né acqua. I generi alimentari essenziali vengono venduti al mercato nero a prezzi astronomici. Il governo statunitense sfrutta questa tragedia per imporre di fatto l’occupazione militare del paese, come denunciano vari capi di Stato, alti funzionari dell’ONU e organizzazioni umanitarie. I soldati americani presenti a Haiti ammontano a 16.000 col pretesto dell’“aiuto umanitario”, creando gravi problemi alla distribuzione di materiale medico-farmaceutico, prodotti alimentari, ecc. L’Unione europea invia forze di polizia e aiuti “non umanitari” dell’ordine di centinaia di milioni di euro.

Può il Consiglio far sapere se l’Unione europea intende applicare la stessa politica degli USA a Haiti? Condanna esso lo sfruttamento dell’“aiuto umanitario” come pretesto per imporre una sovranità politica e militare a paesi terzi e ai loro popoli?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio condivide l’opinione dell’onorevole parlamentare che Haiti vive una tragedia senza precedenti. Il terremoto del 12 gennaio ha causato ingenti perdite e devastazione, aggravando ulteriormente la già fragile situazione del paese.

L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno valutato l’entità del disastro e hanno risposto in modo rapido ed efficiente fin dai primi giorni successivi al sisma. L’Alto rappresentante Ashton ha indetto una seduta straordinaria del Consiglio “Affari esteri” il 18 gennaio, nella quale è stata concordata una sostanziosa risposta iniziale da parte dell’Unione europea, anche in termini di assistenza finanziaria(1).

Il 25 gennaio, il Consiglio “Affari esteri” ha convenuto di rispondere positivamente alla specifica richiesta dell’ONU di fornire ulteriore sostegno per il trasporto e la consegna di aiuti umanitari, nonché per l’azione della missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione di Haiti, in modo da garantire adeguati livelli di sicurezza sul territorio. Ciò ha incluso la fornitura di consulenza ingegneristica e macchinari per l’apertura di strade che facilitassero l’arrivo degli aiuti, competenze logistiche marittime per operare in assenza di strutture portuali e un contributo collettivo da parte dell’Unione per integrare le forze di polizia della missione, anche grazie al contributo degli Stati membri che fanno parte della Forza di gendarmeria europea.

Il Consiglio, tuttavia, non è a conoscenza di nessun tentativo di sfruttare l’aiuto umanitario come descritto dall’onorevole parlamentare. L’Unione si è rallegrata da subito della dimensione mondiale della risposta a questa crisi e ha fortemente sostenuto il ruolo centrale e di coordinamento dell’ONU nelle operazioni di soccorso internazionali. L’Unione ha sottolineato altresì che gli aiuti e gli ulteriori sforzi di ricostruzione dovrebbero essere basati su necessità reali e gestiti dalle autorità haitiane.

I partecipanti dell’incontro “Friends of Haiti” del 25 gennaio a Montreal, tra cui l’Unione europea e gli Stati Uniti, hanno riconosciuto l’ininterrotta direzione e sovranità del governo haitiano e hanno ribadito il proprio impegno per un approccio coordinato, armonico e comprensivo in modo da fronteggiare le necessità immediate e a lungo termine del paese. Per quanto attiene al Consiglio, tali principi continueranno indubbiamente a guidare la politica dell’Unione europea.

 
 

(1) Al 1 febbraio, gli aiuti umanitari dell’Unione in risposta al terremoto di Haiti, inclusi gli impegni già pianificati, ammontano, per 18 stati membri e la Commissione, a un totale di 212 milioni di euro. Verrà fornito un dato aggiornato prima della seduta plenaria, per il tempo delle interrogazioni.

 

Interrogazione n. 17 dell’on. Crowley (H-0041/10)
 Oggetto: Relazioni tra UE e Stati Uniti
 

Può il Consiglio illustrare le azioni specifiche che intraprenderà nell’arco dei prossimi sei mesi al fine di costruire legami economici più stretti tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America, tenendo in considerazione i problemi economici mondiali che collettivamente ci troviamo ad affrontare?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’Unione europea e gli Stati Uniti sono l’una il principale partner economico degli altri e intrattengono il più importante rapporto commerciale bilaterale del mondo, che comporta circa 14 milioni di posti di lavoro. Poiché entrambi cercano di ritornare ad una crescita sostenibile, è fondamentale che stiano in guardia contro la nascita di forme di protezionismo e resistano alla tentazione di sollevare ostacoli al commercio e agli investimenti, elementi particolarmente importanti nell’attuale situazione economica. Nell’ambito di tale approccio, il Consiglio si è impegnato ad attuare gi accordi raggiunti nell’ultimo vertice USA-UE, il 3 novembre 2009.

Per contribuire a rilanciare la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro nel mercato transatlantico, il Consiglio aiuterà a fornire un orientamento strategico al Consiglio economico transatlantico UE-USA, soprattutto sviluppando approcci alla regolamentazione compatibili in settori chiave come l’etichettatura, l’efficienza energetica e le nanotecnologie, valutando approcci alla cooperazione normativa – inclusi accordi di mutuo riconoscimento – analizzando l’utilizzo di standard volontari a sostegno delle normative, cooperando per un commercio sicuro ed il rispetto dei diritti di proprietà internazionali e stabilendo un nuovo dialogo USA-UE sull’innovazione.

Il Consiglio continuerà altresì a sostenere la cooperazione transatlantica in materia di normative finanziarie, soprattutto attraverso il dialogo sulla regolamentazione dei mercati finanziari, che si occupa di riforme alle rispettive normative che siano sostanzialmente compatibili. Cercherà inoltre di preservare l’integrità del sistema finanziario, di promuovere la libera e sana competizione, di assicurare una solida protezione di consumatori e investitori e di ridurre o eliminare le opportunità di arbitraggio regolamentare. Il Consiglio agirà sia in seno alle discussioni bilaterali con gli Stati Uniti che nei forum internazionali, tra cui soprattutto il G20.

Il Consiglio, inoltre, continuerà ad adoperarsi per concludere entro il 2010 il secondo accordo UE-USA in materia di aviazione che, da solo, porterà alla creazione di quasi ottantamila posti di lavoro.

 

Interrogazione n. 18 dell’on. Aylward (H-0043/10)
 Oggetto: Fondo di solidarietà europeo - riduzione della soglia e servizio di fondi anticipati
 

Considerate le condizioni atmosferiche sempre peggiori che hanno colpito l’Europa negli ultimi mesi e i danni che sono stati arrecati alle abitazioni, alle attività economiche e all’agricoltura, il Fondo di solidarietà europeo è stato oggetto di molta attenzione e di molte interrogazioni.

La Commissione e il Parlamento hanno presentato al Consiglio una proposta per il nuovo regolamento sul Fondo di solidarietà. Un aspetto importante di tale proposta è la riduzione della soglia per le cosiddette catastrofi gravi allo 0,5% del RNL o a un miliardo di euro ai prezzi del 2007, a seconda di quale sia più basso (secondo il Fondo attuale 0,6% del RNL e tre miliardi di euro ai prezzi del 2002).

Un altro aspetto importante della proposta prevede la possibilità di erogare pagamenti di aiuto anticipati, su richiesta del paese colpito dal disastro, un servizio che sarebbe sicuramente gradito alle aree colpite nel momento immediatamente successivo al disastro.

Può il Consiglio indicare quando intende esaminare la proposta, in particolare alla luce della crescente importanza di tale fondo? Può dire se il servizio di erogazione di pagamenti anticipati verrà preso in considerazione?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Il Consiglio non può fornire indicazioni su quando intende anticipare l’esame di tale proposta per due ragioni:

A) la proposta cui si riferisce l’onorevole parlamentare ha sollevato diverse preoccupazioni presso gli Stati membri. Infatti, fin dall’inizio delle discussioni, un ampio numero di delegati si sono opposti a ogni elemento significativo della proposta in questione: l’estensione dell’ambito, la riduzione della soglia e i criteri politici. E’ difficile pensare che sia possibile effettuare dei progressi sulla base della proposta della Commissione;

B) il 22 luglio 2008 il Consiglio ha adottato delle conclusioni sulla base della relazione speciale della Corte dei Conti n. 3/2008, che analizzava quanto fosse stata rapido, efficace e flessibile il Fondo di solidarietà dell’Unione europea tra il 2002 e il 2006. In tali conclusioni, il Consiglio ha sottolineato che non ravvisava, al momento, la necessità di una revisione del relativo regolamento.

Ciò detto, la presidenza spagnola intende garantire una rapida adozione della decisione indicante le disposizioni per l’attuazione della clausola di solidarietà di cui all’articolo 222 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, non appena avrà ricevuto una proposta congiunta della Commissione e dell’alto rappresentante dell’Unione ai sensi del medesimo articolo.

 

Interrogazione n. 19 dell’on. Andrikienė (H-0045/10)
 Oggetto: Prospettive di concludere un accordo di associazione con i paesi dell’America centrale
 

Il colpo di Stato del 2009 in Honduras e la successiva crisi costituzionale hanno costituito l’ostacolo principale per concludere l’accordo di associazione tra l’UE e sei paesi dell’America centrale (Costarica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama). Come valuta la Presidenza la situazione politica e costituzionale in Honduras dopo le elezioni presidenziali del novembre 2009? Hanno esse prefigurato le premesse per il pieno riconoscimento della legittimità del governo honduregno e hanno spianato la via verso la conclusione dell’accordo di associazione, comprendente l’accordo di libero scambio, con i paesi dell’America centrale?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Come indicato nella dichiarazione rilasciata dalla presidenza il 3 dicembre 2009, a nome dell’Unione europea, quest’ultima si rammarica che l’accordo Tegucigalpa/San José non sia stato pienamente attuato prima delle elezioni del 29 novembre 2009, nondimeno ritiene che le elezioni rappresentino un significativo passo in avanti verso la soluzione della crisi.

La firma da parte di Porfirio Lobo Sosa e degli altri candidati alla presidenza, il 20 gennaio 2010, dell’accordo di riconciliazione nazionale e rafforzamento della democrazia rappresenta un importante progresso. Tale documento comprende gli elementi fondamentali dell’accordo Tegucigalpa/San José e prevede la soluzione adeguata e onorevole per lo status del presidente Zelaya che era stata chiesta dall’Unione e che lo stesso Zelaya ha accettato. Il 27 gennaio, dopo l’insediamento del presidente Lobo, l’alto rappresentante ha rilasciato una dichiarazione a nome dell’Unione europea con cui lo invitava a mettere prontamente in atto le iniziative indicate nell’accordo, in particolar modo per quanto attiene alla commissione per la verità. L’Unione auspica che tali condizioni verranno attuate in tempi rapidi in modo da permettere una veloce normalizzazione dei rapporti con l’Honduras, facilitando la ripresa dei negoziati per un accordo di associazione tra l’Unione europea e i paesi dell’America centrale.

L’Unione mantiene inalterato il proprio impegno a fornire sostegno al fine di ristabilire l’ordine costituzionale e democratico, nonché al processo di riconciliazione nazionale in Honduras.

 

Interrogazione n. 20 dell’on. Czarnecki (H-0047/10)
 Oggetto: Armonizzazione della politica finanziaria e della politica fiscale negli Stati membri dell’Unione
 

I suggerimenti formulati dal sig. Zapatero riguardo all’armonizzazione della politica finanziaria e della politica fiscale rappresentano la posizione dell’insieme del Consiglio o sono il parere personale del Primo ministro spagnolo? La domanda si pone nel contesto delle inquietudini che suscitano queste idee in Polonia e in altri Stati membri “nuovi” dell’Unione.

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

Per quanto attiene alla politica in materia di servizi finanziari, il Consiglio europeo, nel corso della seduta di dicembre 2009, ha concluso che vi era la necessità di strategie di uscita con base più ampia, che si avvalgano di un approccio coordinato. Esso ha accolto altresì con favore l’intenzione della Commissione di controllare con attenzione l’attuazione di principi retributivi rigorosi e ha invitato il settore finanziario a seguire immediatamente prassi rigorose in materia di compensi.

Sono attualmente in fase di negoziazione diverse importanti proposte legislative volte a migliorare la regolamentazione e la gestione del settore dei servizi finanziari, tra cui una nuova struttura per la supervisione finanziaria in Europa, una modifica della direttiva sui requisiti patrimoniali ed una proposta di direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi, che dovrebbe affrontare anche la questione di appropriate politiche retributive. Plaudiamo all’intenzione della Commissione di presentare nuove proposte legislative nel 2010 per migliorare la stabilità e la trasparenza dei mercati derivativi.

Per quanto attiene alla politica contributiva, è bene notare che i livelli di armonizzazione sono estremamente variabili. Risultano estremamente elevati nel caso delle imposte indirette – grazie alla direttiva IVA –, delle imposte di consumo (su alcolici, tabacco e oli minerali) e della tassazione dell’energia, mentre sono più ridotti nel caso di imposte mirate specificatamente a eliminare la doppia tassazione di dividendi all’interno di uno stesso gruppo (direttiva sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie), di interessi e royalties (direttiva omonima) e di facilitazione di funzioni transfrontalieri (direttiva fusioni).

Inoltre, la legislazione comunitaria ha cercato di migliorare l’assistenza e la cooperazione reciproche tra le amministrazioni che si occupano di imposte attraverso direttive sulla tassazione del risparmio e sull’accertamento e il recupero dei crediti d’imposta per imposte dirette, IVA e imposte di consumo. Si sta prestando particolare attenzione alla cooperazione tra gli Stati membri in materia di lotta alla frode fiscale.

Per quanto attiene alla tassazione diretta, continua il lavoro sul buon governo in materia di imposte e soprattutto:

per quanto attiene agli affari interni all’Unione europea, cercando di raggiungere un accordo sugli emendamenti alla direttiva sulla tassazione del risparmio e alla direttiva sulla cooperazione amministrativa nel settore dell’accertamento delle imposte;

nelle relazioni esterne, invece, negoziando un accordo antifrode con il Liechtenstein e dando mandato alla Commissione di negoziare accordi similari con altri paesi terzi (Andorra, Monaco, San Marino, e Svizzera).

Nell’ambito della tassazione indiretta e per quanto attiene alla lotta contro le frodi sull’IVA, l’EUROFISC – una rete decentralizzata che dovrebbe occuparsi dello scambio di informazioni sulle frodi IVA tra Stati membri – acquisirà un ruolo di importanza crescente. Nell’ambito dell’imposta sul valore aggiunto, il Consiglio sta già lavorando su una proposta di direttiva relativa alle norme per la fatturazione elettronica, un importante elemento di semplificazione amministrativa e riduzione dei costi per le aziende.

Concludendo, è importante compiere progressi nella modifica di un quadro fiscale per i prodotti energetici che tenga conto di criteri ambientali e il Consiglio è pronto a lavorare su future proposte della Commissione in materia.

Spetta, naturalmente, alla Commissione presentare qualunque proposta al Consiglio e al Parlamento europeo in materia di politiche finanziarie o fiscali a livello comunitario, che devono essere trattate nel rispetto delle procedure stabilite dal Trattato.

 

Interrogazione n. 21 dell’on. Harkin (H-0048/10)
 Oggetto: Integratori alimentari
 

Questa settimana la Presidenza spagnola ha indetto una riunione con gli alti funzionari e gli esperti del forum consultivo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e con gli organi competenti per la salute alimentare (11-12 febbraio). Può la Presidenza illustrare quali risultati intende ottenere con tale riunione? Ritiene importante prendere in considerazione altri pareri scientifici sulla valutazione dei rischi, oltre agli studi scientifici elaborati da EFSA che stabiliscono i livelli di assunzione superiori tollerabili dei nutrienti elencati nell’Allegato I della direttiva 2002/46/CE(1)?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’incontro cui si riferisce l’onorevole parlamentare è il foro consultivo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Si tratta di una piattaforma che connette l’EFSA alle autorità nazionali per la sicurezza alimentare di tutti e 27 gli Stati membri, ove ciascuno Stato membro è rappresentato dall’ente nazionale incaricato della valutazione dei rischi. Il foro consultivo dell’EFSA si riunisce regolarmente (4-5 volte l’anno), ogni volta in uno Stato membro diverso. Il prossimo incontro, il XXXV, si svolgerà a Siviglia, dall’11 al 12 febbraio.

Si noti che l’ordine del giorno dell’incontro del foro consultivo è stilato dalla stessa EFSA e non dalla presidenza. Per quanto ci è dato sapere, gli integratori alimentari non sono all’ordine del giorno dell’incontro di Siviglia dell’11 e 12 febbraio 2010. Data la natura dell’incontro, la presidenza non può, al momento, esprimersi sui risultati dello stesso.

Per quanto attiene agli studi scientifici elaborati dall’EFSA per stabilire i livelli di assunzione di vitamine e minerali elencati nell’Allegato I della direttiva 2002/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 giugno 2002, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli integratori alimentari, il Parlamento e il Consiglio hanno stabilito, all’articolo 5 di detto documento, che tali livelli sono definiti, a seguito di una valutazione scientifica del rischio, secondo la procedura di comitato con controllo.

La Commissione ha condotto ampie consultazioni pubbliche, nel 2006, per redigere una bozza di proposta. I pareri degli Stati membri e delle parti interessate che la Commissione ha ricevuto sul proprio documento di riflessione possono essere consultati sul sito web della Commissione(2).

Al Consiglio risulta che attualmente la Commissione stia lavorando sulla valutazione di impatto per ultimare la propria bozza di proposta, che sarà presentata al comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali e, successivamente, al Parlamento europeo e al Consiglio per il controllo, ai sensi dell’articolo 5, lettera a, della decisione del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione.

 
 

(1) GU L 183 del 12.7.2002, pag.51.
(2) http://ec.europa.eu/food/food/labellingnutrition/supplements/

 

Interrogazione n. 22 dell’on. Martin (H-0049/10)
 Oggetto: Riduzione del rischio sui mercati finanziari
 

Il Presidente degli USA auspica imposte speciali per le banche che si sono avvalse del salvataggio, regole più severe per la concessione di gratifiche, nuove norme per limitare i margini di autonomia operativa e soprattutto la separazione delle attività bancarie – da un lato quelle per il pubblico normale, dall’altro quelle particolarmente aleatorie nel settore dei beni di investimento. Simili misure sono destinate evitare che le imprese d’investimento diventino di nuovo “troppo grandi per crollare”.

Come valuta il Consiglio queste nuove iniziative del governo statunitense per la regolamentazione del settore bancario? Quali proposte intende presentare la Presidenza spagnola del Consiglio nel vertice speciale previsto l’11 febbraio 2010?

In quali ambiti considera il Consiglio attuale l’esigenza di un governo economico dell’UE in vista dell’elaborazione e dell’applicazione di norme a livello UE per il settore bancario?

 
  
 

(EN) La presente risposta, elaborata dalla presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di febbraio 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

L’onorevole parlamentare ha sollevato una questione particolarmente importante.

Il presidente Obama ha chiesto l’introduzione, negli Stati Uniti, di una tassa per la responsabilità finanziaria, che mira a recuperare le spese sostenute dal governo statunitense a causa degli aiuti versati durante la crisi tramite operazioni di salvataggio e a rafforzare le finanze pubbliche. Il 21 gennaio 2010, inoltre, il presidente Obama ha annunciato iniziative volte a limitare l’ambito delle azioni che possono intraprendere gli istituti finanziari e a impedire alle banche di svolgere attività che vengono considerate essenzialmente affari rischiosi.

Si tratta di una manovra politica di più ampio respiro rispetto a quanto attualmente discusso in seno al G20 e al Consiglio di stabilità finanziaria, dove si parla di un recupero basato su misure normative e di controllo.

Il dibattito relativo alle iniziative statunitensi non è ancora cominciato in seno al Consiglio, non da ultimo perché devono essere ancora rimpolpate dall’amministrazione nordamericana, in particolar modo dal Tesoro, né in seno al Congresso.

Detto questo, sarebbe fuori luogo esprimere anzitempo il parere del Consiglio su tale argomento o speculare sulle possibili conclusioni del Consiglio europeo straordinario dell’11 febbraio. Nondimeno, il Consiglio considera le recenti iniziative statunitensi, ancora in una fase precoce di sviluppo, un segno di maggiore impegno, da parte dell’amministrazione americana, di far fronte all’accumulo di rischi in seno al sistema finanziario e di occuparsi dei rischi morali. E’ bene notare, tuttavia, che tali iniziative si aggiungono a un più ampio insieme di strumenti normativi attualmente oggetto di riesame da parte di enti internazionali come il Comitato di Basilea per la supervisione bancaria, il Consiglio di stabilità finanziaria o il Fondo monetario internazionale. L’Unione europea sta contribuendo attivamente a tale discussione internazionale volta a fronteggiare problematiche globali su un piano comune e in modo coordinato. In tale ottica, ci stiamo adoperando per trovare soluzioni che garantiscano, anzitutto, di evitare preventivamente politiche rischiose, in modo da risolvere, fra l’altro, il problema delle istituzioni “troppo grandi per essere lasciate fallire” o l’accumulo di rischi sistemici da parte di alcuni mercati o agenti finanziari. Lo sviluppo di requisiti patrimoniali più rigorosi o di una regolamentazione sulla liquidità sono alcune delle soluzioni che godono del pieno appoggio dell’Unione europea. D’altro canto, l’Unione è impegnata altresì nella promozione di soluzioni volte a garantire che il settore finanziario si accolli parte dei costi degli aiuti finanziari prestati in caso di crisi, ad esempio attraverso meccanismi di assicurazione o fondi per la gestione delle crisi del settore privato.

Inoltre, come l’onorevole parlamentare ben sa, l’approccio del Consiglio sulla limitazione dei rischi nei mercati finanziari s’incentra altresì sul rafforzamento del quadro di vigilanza finanziaria. Il 20 marzo 2009, a seguito della relazione del “gruppo ad alto livello sulla vigilanza dei sistemi finanziari nell’UE” del 25 febbraio 2009 (la cosiddetta relazione Larosière), il Consiglio europeo ha convenuto sulla necessità di migliorare la regolamentazione e il controllo delle istituzioni finanziarie in seno all’Unione e ha concluso che la relazione del gruppo ad alto livello sulla vigilanza dei sistemi finanziari presieduta da Jacques de Larosière rappresentava la base su cui agire.

La Commissione ha successivamente presentato cinque proposte per la creazione di un nuovo meccanismo di vigilanza finanziaria in seno all’Unione, soprattutto attraverso una vigilanza sia macro che micro-prudenziale, sulle quali stanno lavorando sia il Consiglio che il Parlamento europeo. Il Consiglio attende con ansia l’adozione, all’inizio di quest’anno, del pacchetto di riforme sulla vigilanza finanziaria, attualmente in fase di negoziazione tra le nostre due istituzioni per il raggiungimento di un accordo in prima lettura.

La nuova legislazione dovrebbe permettere al neo-istituito Comitato europeo per il rischio sistemico e alle autorità europee di vigilanza di incentivare il controllo dei rischi e una loro rapida mitigazione grazie ad un’azione di vigilanza informata e coordinata.

Sono stati affrontati anche altri aspetti della tabella di marcia definita nella relazione Larosière, tra cui la questione remunerativa nella proposta di modifica della direttiva sui requisiti patrimoniali presentata dalla Commissione il 13 luglio 2009. Lo scopo di questa direttiva è, fra l’altro, quello di sottoporre gli accordi remunerativi di banche e imprese di investimento alla vigilanza prudenziale al fine di obbligare gli istituti di credito e le imprese di investimento ad adottare politiche di remunerazione coerenti con un’efficace gestione del rischio. A dicembre il Consiglio ha definito i termini di un orientamento generale in seno a una direttiva, e ora intende fare del proprio meglio per raggiungere un accordo con il Parlamento europeo in modo che tale documento venga adottato quanto prima.

 

INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE
Interrogazione n. 23 dell’on. Ţicău (H-0010/10)
 Oggetto: Misure volte a disciplinare le procedure e le condizioni per la presentazione di iniziative legislative da parte di cittadini europei
 

Il trattato di Lisbona prevede che, su iniziativa di non meno di un milione di cittadini dell’Unione che siano cittadini di un numero significativo di Stati membri, si possa chiedere alla Commissione, nel quadro delle sue competenze, di presentare proposte appropriate su materie in cui tali cittadini ritengono sia necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati. Il Parlamento europeo e il Consiglio adottano, mediante regolamenti e secondo la procedura legislativa ordinaria, le necessarie procedure e condizioni per la presentazione di iniziative dei cittadini, incluso il numero minimo di Stati membri da cui i cittadini che presentano tali iniziative devono venire.

Quali misure e quali tempi, sta contemplando la Commissione per la regolamentazione delle procedure e condizioni per la presentazione di questo tipo di iniziative legislative?

 
  
 

(EN) La Commissione plaude all’introduzione dell’Iniziativa dei cittadini europei, che darà maggior voce ai cittadini dell’Unione, aggiungerà una nuova dimensione alla democrazia europea e arricchirà l’insieme di diritti legati alla cittadinanza dell’UE.

Considerate le questioni di ordine giuridico, amministrativo e pratico sollevate dall’Iniziativa dei cittadini europei – introdotta dall’articolo 11 del trattato sull’Unione europea – e l’importanza che essa riveste per cittadini, attori vari e pubbliche autorità in seno agli Stati membri, l’11 novembre 2009 la Commissione ha pubblicato un libro verde in modo da raccogliere le opinioni di tutte le parti interessate sulle questioni fondamentali che daranno forma al futuro regolamento. La scadenza per rispondere alla consultazione pubblica era il 31 gennaio 2010. Le risposte al libro verde, nonché la risoluzione del Parlamento sull’Iniziativa dei cittadini adottata a maggio 2009, fungeranno da base per la stesura della proposta di regolamento della Commissione.

La Commissione è convinta che i cittadini europei dovrebbero beneficiare dell’Iniziativa il prima possibile. Per tale ragione presenterà a breve una proposta di risoluzione, ai sensi dell’articolo 24 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Commissione auspica di riuscire a far adottare il regolamento prima della conclusione dell’anno successivo all’entrata in vigore del trattato e confida che il Parlamento europeo e il Consiglio condividano tale obiettivo.

 

Interrogazione n. 24 dell’on. De Angelis (H-0013/10)
 Oggetto: Discriminazione di genere in relazione ai regimi previdenziali negli Stati membri
 

Tenuto conto dell’articolo 153, Titolo X, della Versione consolidata del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea; della sentenza del 13 novembre 2008 con la quale la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha sanzionato l’Italia; degli accordi che in questi mesi e anni si stanno stipulando tra rappresentanze sociali e soggetti privati negli Stati membri in relazione ai criteri di assunzione a tempo indeterminato.

Quale azione intende la Commissione Europea intraprendere per evitare il rischio che in determinati Stati membri la difformità dei requisiti pensionistici tra uomini e donne si traduca di fatto in una discriminazione di genere sul luogo di lavoro?

 
  
 

(EN) La sentenza della Corte europea cui si riferisce l’onorevole parlamentare(1)– unitamente all’articolo 153 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea per quanto attiene a qualunque discriminazione di genere si possa verificare a causa della difformità dei requisiti pensionistici tra uomini e donne – riguarda il sistema pensionistico gestito dall’Istituto nazionale della previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (INPDAP) e si riferisce alle pensioni di anzianità dei diversi dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Secondo le disposizioni controverse, il pensionamento era fissato a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini. Nella propria sentenza, la Corte ha confermato che una pensione corrisposta da un datore di lavoro – Stato incluso – ad un ex dipendente per il “rapporto di lavoro” tra loro intercorso costituisce una retribuzione ai sensi dell’articolo 153 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Corte ha pertanto confermato che in tale contesto i funzionari pubblici devono essere considerati come “lavoratori”. Pertanto, il sistema pensionistico dell’INPDAP, e in particolare le norme relative all’età pensionabile, devono rispettare il principio di parità di trattamento. Tale giurisprudenza è stata recentemente confermata dalla Corte in una causa relativa alla differenza nell’età pensionabile per alcuni funzionari greci(2).

Nella sentenza emessa nella causa C-46/07, tuttavia, la Corte non ha dato indicazioni su come sia possibile rimediare alle differenze esistenti nei diritti alla pensione dovuti all’applicazione di diverse età pensionabili in passato.

Nelle cause C-408/92 e C-28/93(3), la Corte ha stabilito che, una volta che una discriminazione in materia di retribuzione sia stata accertata, “fintantoché non siano state adottate dal regime misure che ripristinano le parità di trattamento, l’osservanza dell’articolo [141 CE] può essere garantita solo concedendo alle persone della categoria sfavorita gli stessi vantaggi di cui fruiscono le persone della categoria privilegiata”.

Continua inoltre affermando che “l’applicazione di questo principio […] significa che, per il periodo che va dal 17 maggio 1990, data della sentenza Barber, al 1 luglio 1991, data in cui il regime di cui trattasi ha adottato misure per ripristinare la parità di trattamento, le spettanze di pensione dei lavoratori di sesso maschile vanno calcolate in funzione della stessa età pensionabile dei lavoratori di sesso femminile”. La giurisprudenza consolidata conferma la posizione della Corte su tale punto.

La Commissione, pertanto, sta seguendo da vicino gli sviluppi apportati in seno alla legislazione italiana nel rispetto della sentenza della Corte e interverrà in caso di violazioni della stessa da parte dell’Italia, o di qualunque altro Stato membro con problemi similari.

Per quanto attiene a qualunque accordo discriminatorio concluso da alcune organizzazioni e sigle sindacali in seno agli Stati membri, come riportato dall’onorevole parlamentare, spetta, di massima, alle corti nazionali determinare se tali accordi rispettano o meno il diritto comunitario. Ai sensi dell’articolo 288 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la responsabilità ultima per la corretta trasposizione ed attuazione della legislazione comunitaria rimane dello Stato membro.

 
 

(1) Causa C-46/07 Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana [2008] ECR I-151.
(2)Sentenza del 26 marzo 2009 nella causa C-559/07 Commissione delle Comunità europee contro Repubblica ellenica.
(3) Cause C-408/92 Smith [1994 ] ECR I-4435, punti 17 e segg., e C-28/93 van den Akker [1994] ECR I-4527, punti 16 e segg.

 

Interrogazione n. 25 dell’on. Paksas (H-0014/10)
 Oggetto: Diritti umani
 

Un’inchiesta parlamentare realizzata da alcuni deputati al Parlamento lituano è giunta alla conclusione che, su iniziativa dei servizi speciali di uno Stato estero, in Lituania sono stati attrezzati locali per la detenzione di prigionieri e che aerei della CIA, l’Agenzia di informazioni degli Stati Uniti, citati anche nell’inchiesta del Parlamento europeo sulle prigioni segrete della CIA in Europa, sono decollati e atterrati a più riprese in aeroporti lituani. L’inchiesta della Commissione del Parlamento lituano ha inoltre fatto menzione di un maggior numero di atterraggi in Lituania di aerei della CIA rispetto a quella del Parlamento europeo.

Alla luce dei nuovi fatti, ritiene la Commissione europea che esista ormai una base giuridica sufficiente per avviare un’inchiesta speciale in merito ad un’eventuale violazione dei pertinenti articoli della Convenzione di Ginevra, della Carta internazionale dei diritti dell’uomo, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nonché all’ingerenza dei servizi speciali di uno Stato estero negli affari della Lituania, Stato sovrano e membro dell’Unione europea?

 
  
 

(EN) Come la Commissione ha sottolineato in diverse occasioni, essa reputa che le pratiche note come “consegne” e la detenzione segreta violino i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per i diritti umani.

La Commissione ha altresì sempre sottolineato che spetta agli Stati membri interessati avviare o portare avanti inchieste approfondite, indipendenti e imparziali per stabilire la verità. Solo gli strumenti e i mezzi di inchiesta e a disposizione degli Stati membri possono portare alla luce i fatti. La Commissione non ha né la competenza, né i mezzi per portare a termine il compito di stabilire la verità al posto degli Stati membri.

La Commissione, pertanto, plaude all’inchiesta svolta dalla commissione del parlamento lituano cui si riferisce l’onorevole parlamentare.

A ottobre 2009, il Commissario per la Giustizia, libertà e sicurezza ha scritto una lettera al ministro lituano della Giustizia esprimendo la preoccupazione della Commissione su tali accuse e rallegrandosi dell’annuncio relativo all’avvio dell’inchiesta da parte della presidente Grybauskaité in occasione della propria visita al presidente della Commissione.

La Commissione segnala soprattutto che la commissione d’inchiesta lituana ha proposto una serie di raccomandazioni volte a garantire un maggiore controllo delle attività dei propri servizi segreti e ha prospettato il lancio di un’inchiesta giudiziaria per chiarire le circostanze e, se possibile, stabilire le responsabilità penali. La Commissione plaude agli sforzi della commissione d’inchiesta di formulare raccomandazioni concrete mirate a prevenire il possibile ripetersi di simili eventi in futuro.

 

Interrogazione n. 26 dell’on. Vanhecke (H-0017/10)
 Oggetto: Sostegno europeo al Centro studi per l’energia nucleare e al progetto Myrrha
 

Qual è l’opinione della Commissione sul Centro studi per l’energia nucleare di Mol (Belgio) e sul famoso progetto Myrrha da esso avviato? La Commissione intende sostenere finanziariamente il Centro e/o il progetto Myrrha? In caso negativo, perché no? In caso affermativo, quando e per quale importo?

 
  
 

(EN) Il progetto MYRRHA (“Multi-purpose hybrid research reactor for high-tech applications”) è attualmente oggetto di una richiesta di finanziamento al governo belga da parte del SCK/CEN (Studiecentrum voor Kernenergie – Centre d’Etude de l’Energie nucléaire).

Conseguentemente, non si prevede di sostenere la costruzione di tale progetto attraverso l’attuale programma quadro Euratom di ricerca e insegnamento nel settore nucleare (PQ7 Euratom, 2007-2011), quantunque venga fornito un sostegno limitato alla progettazione attraverso un progetto attualmente in corso, selezionato tramite un invito selettivo a presentare proposte e valutato da esperti indipendenti. MYRRHA sarebbe un’infrastruttura di sostegno in seno all’ESNII (“European Sustainable Nuclear Industrial Initiative”) del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (SET piano SET). MYRRHA è attualmente anche oggetto di esame da parte del Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca (ESFRI) e potrebbe essere inserito della nuova tabella di marcia ESFRI per il 2010.

 

Interrogazione n. 27 dell’on. Blinkevičiūtė (H-0019/10)
 Oggetto: Garantire norme sociali minime nell’UE per lottare contro l’esclusione sociale
 

Conformemente alla decisione n. 1098/2008/CE(1), del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008 è stato deciso di dichiarare il 2010 “Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale” onde sostenere la lotta dell’Unione europea all’esclusione sociale. Sulla base di tale decisione, la Commissione europea ha elaborato il 1° dicembre 2008 un documento strategico col quale s’impegna a condurre a buon fine le grandi priorità dell’Unione europea nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Circa 80 milioni di europei vivono attualmente al di sotto della soglia di povertà e tentano di sopravvivere alla crisi economica e sociale. Di conseguenza, quali misure intende la Commissione adottare per garantire norme sociali minime in tutta l’Unione europea quale principale misura di politica sociale europea che garantisca ad ogni cittadino dell’UE prestazioni sociali minime? Le norme sociali minime dovrebbero, infatti, essere uniformi in tutta l’Unione europea, contribuendo così a migliorare il livello di protezione sociale.

 
  
 

(EN) L’articolo 153 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea fornisce il fondamento giuridico per proporre standard sociali minimi in una serie di settori, ma non per permettere alla legislazione di raggiungere l’obiettivo specifico della lotta all’esclusione sociale.

A tale proposito l’onorevole parlamentare è invitato a riferirsi alla raccomandazione 2008/867/CE della Commissione, del 3 ottobre 2008, relativa all’inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro(2), che è stata approvata dal Consiglio il 17 dicembre 2008 e dal Parlamento nella propria risoluzione del 6 maggio 2009. La raccomandazione stabilisce i principi comuni e gli orientamenti pratici per combinare sostegni al reddito adeguati, mercati del lavoro inclusivi e accesso a servizi di qualità. Lo scopo è di raggiungere un approccio olistico efficace nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

La Commissione si sta adoperando molto per sviluppare un quadro di monitoraggio per la strategia dell’inclusione attiva. Ciò comporta attività congiunte ai rappresentanti degli Stati membri in seno al Comitato per la protezione sociale, in modo da identificare una serie adeguata di indicatori per il monitoraggio dell’attuazione della strategia. Sono state raccolte informazioni anche su come le reti di sicurezza sociale operino nei vari Stati membri. La relazione congiunta per il 2010 sulla protezione e sull’inclusione sociale(3)ed il relativo documento allegato(4)comprendono una sezione sui sistemi di reddito minimo per indigenti in età lavorativa, individuando le criticità in seno alla progettazione delle reti di sicurezza sociale, soprattutto in termini di copertura della popolazione abbiente e mancato sfruttamento delle prestazioni di assistenza sociale da parte di coloro che ne hanno diritto. L’apprendimento reciproco e lo scambio di migliori pratiche che prevedono progetti e valutazioni inter pares legati all’inclusione attiva continueranno nell’ambito del metodo di coordinamento aperto per la protezione e l’inclusione sociale.

La Commissione prevede che l’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, nel 2010, aumenterà la consapevolezza e darà la spinta necessari al rafforzamento dell’azione di lotta contro la povertà in seno all’Unione europea.

 
 

(1) GU L 298 del 7.11.2008, pag. 20.
(2)GU L 307 del 18.11.2008, pag. 11
(3) COM(2010) 25 del 5.02.2010
(4) SEC(2010) 98 del 5.02.2010

 

Interrogazione n. 28 dell’on. Cristian Dan Preda (H-0020/10)
 Oggetto: Rapporto tra la legge Icesave e gli obblighi dell’Islanda in quanto membro dello Spazio economico europeo
 

La Commissione europea ha reagito alla decisione del Presidente islandese dichiarando in un comunicato stampa che “il caso Icesave” sarà esaminato nell’ambito del parere che la Commissione deve esprimere in merito ai criteri economici definiti dal Consiglio europeo di Copenaghen (1993). In qual modo la decisione di indire un referendum sulla legge Icesave può influenzare la valutazione della capacità dell’Islanda di soddisfare i criteri economici stabiliti dal Consiglio di Copenaghen?

 
  
 

(EN) L’annuncio del presidente islandese di un referendum sul disegno di legge Icesave dimostra la natura sensibile che l’argomento riveste per il paese. E’ una decisione che spetta agli islandesi. La Commissione sta seguendo la questione da vicino, ma non desidera intervenire in questo dibattito nazionale.

La Commissione ritiene che l’accordo Icesave – ossia i contratti di prestito tra il Regno Unito, i Paesi Bassi e l’Islanda, nonché i termini e le condizioni per il rimborso di tali prestiti – siano una questione bilaterale fra tali paesi e che pertanto non siano collegati al mandato della Commissione di redigere un parere in merito alla domanda di adesione dell’Islanda, né dovrebbero avere connessione diretta al processo di adesione del paese.

La Commissione sta redigendo il proprio parere sulla richiesta di adesione dell’Islanda, come richiesto dal Consiglio e sta cercando di garantire che tale documento sia equilibrato, oggettivo e completo.

Tale parere attesta il livello di adempimento ai i criteri di accesso di Copenaghen. Ciò detto, questioni come Icesave e i controlli dei movimenti di capitali verranno affrontate nell’ottica della capacità islandese di attuare l’acquis. A seconda del risultato, verrà indicato se l’Islanda adempie o meno alle norme previste dallo Spazio economico europeo, secondo le valutazioni dell’autorità di vigilanza dell’EFTA. In caso di mancato rispetto delle stesse, le lacune individuate dovranno essere colmate in modo da permettere all’Islanda di rispettare pienamente l’acquis entro la data di adesione.

La Commissione vorrebbe sottolineare in questo contesto che il suo parere fornirà solo una prima idea del livello di attuazione dell’acquis da parte dell’Islanda. La Commissione fornirà una valutazione più dettagliata in una fase più avanzata del processo di adesione, ad esempio attraverso il cosiddetto “vaglio” dell’acquis comunitario, dopo che il Consiglio avrà deciso di aprire i negoziati per l’adesione.

 

Interrogazione n. 29 dell’on. McGuinness (H-0022/10)
 Oggetto: Sicurezza negli aeroporti dell’UE
 

A seguito del recente tentativo di attentato contro il volo della Northwest Airlines diretto a Detroit in provenienza da Amsterdam-Schiphol e della sconvolgente scoperta che un passeggero aveva, a sua insaputa, trasportato esplosivi, non rilevati dai test di sicurezza effettuati in un aeroporto slovacco, a bordo di un volo per Dublino, può la Commissione garantire al Parlamento che il tema della sicurezza negli aeroporti figura ai primi posti della sua agenda?

Può, inoltre, confermare che sta collaborando con gli Stati membri per rivedere le misure di sicurezza in vigore?

Può altresì illustrare quali sono gli orientamenti europei per i cosiddetti “bomb sniffing tests” (impiego di cani addestrati per individuare esplosivi) ed indicare se li considera sufficienti? Non ritiene che siano indispensabili norme UE per tutto ciò che attiene alla sicurezza negli aeroporti?

Qual è il parere della Commissione quanto alla necessità di adottare misure di sicurezza più severe per i passeggeri?

Qual è il parere della Commissione circa l’utilizzazione della tecnologia di scansione, altrimenti nota come “body scanner”, come metodo supplementare per l’ispezione dei passeggeri?

 
  
 

(EN) La Commissione mantiene un dialogo permanente con gli Stati membri, i partner e le organizzazioni internazionali per lo scambio e lo sviluppo di misure di sicurezza aerea. Presiede un comitato di regolamentazione permanente, stabilito dalla legislazione comunitaria in materia di sicurezza aerea, che si incontra regolarmente, più volte l’anno(1)e, in caso di necessità, in incontri indetti appositamente per discutere di argomenti specifici. La Commissione, inoltre, procede a regolari scambi di opinione con le parti interessate. La legislazione vigente viene comunemente aggiornata in risposta a nuovi sviluppi, come successo più volte nel corso degli ultimi anni.

Gli aeroporti dell’Unione europea possono avvalersi solo di apparecchiature di scansione elencate e descritte nella legislazione comunitaria in materia di sicurezza aerea. In linea di principio, tali strumenti, ad esempio quelli impiegati per individuare tracce di esplosivi (“bomb sniffing”), devono seguire principi operativi e di resa dettagliati, quando esistenti. Per poter raggiungere un livello di sicurezza unico in seno all’Unione europea, gli aeroporti devono attuare norme di sicurezza aerea fondamentali comuni.

Il tentato attacco terroristico sul volo NW 253 per Detroit il 25 dicembre ha ulteriormente confermato la concretezza della minaccia all’aviazione civile. La Commissione sta partecipando alla valutazione e alla possibile verifica di tale incidente a diversi livelli.

Alcuni Stati membri hanno adottato unilateralmente misure più severe, nel rispetto del diritto comunitario. La Commissione ritiene, tuttavia, che sia necessario un progresso più sostenibile, con norme comuni a livello europeo. Aggiungere alla lista di apparecchiature consentite nuove tecnologie di individuazione, come le tecnologie di scansione avanzate, può essere un modo, a condizione che le questioni legate alla salute, alla privacy e alla protezione dei dati siano affrontate in modo soddisfacente. Tuttavia sono necessarie anche altre misure, come una cooperazione più approfondita tra i servizi incaricati dell’applicazione della legge e uno scambio più efficace dei dati disponibili.

Per maggiori dettagli sulla possibilità di introdurre body scanner alla lista di tecnologie di scansione consentite, la Commissione invita alla lettura della propria risposta all’interrogazione orale H-0001/10(2).

 
 

(1)Comitato di regolamentazione della sicurezza aerea, ai sensi dell’articolo 19 del regolamento (CE) n. 300/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008 , che istituisce norme comuni per la sicurezza dell’aviazione civile e che abroga il regolamento (CE) n. 2320/2002.
(2)Disponibile su http://www.europarl.europa.eu/QP-WEB

 

Interrogazione n. 30 dell’on. Anneli Jäätteenmäki (H-0024/10)
 Oggetto: Rinunciare a Strasburgo: riesame alla luce del trattato di Lisbona
 

Ai sensi del trattato di Lisbona (articolo 8 B), la Commissione può presentare una cosiddetta iniziativa dei cittadini. Se è corredata di almeno un milione di firme di cittadini dell’UE “di un numero significativo di Stati membri”, la Commissione è tenuta ad agire.

La Presidenza spagnola ha esaminato tale tema insieme agli altri paesi dell’UE a La Granja, il 13 gennaio 2010, ed è stato convenuto che per “un numero significativo di Stati membri” si debba intendere un terzo degli Stati membri dell’UE (ossia, attualmente, nove Stati membri).

La cosiddetta iniziativa “Oneseat”, una petizione affinché il Parlamento europeo abbia sede unicamente a Bruxelles, soddisfa chiaramente i succitati criteri (almeno un milione di firme di almeno 9 Stati membri). Essa ha già raccolto oltre 1,2 milioni di firme di europei. È assurdo che i contribuenti paghino 200 milioni di euro all’anno per un rally di mezzi pesanti fra Bruxelles e Strasburgo.

L’iniziativa “Oneseat” è ancora in sospeso alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. La petizione è già stata inviata una volta alle istituzioni dell’UE. Allora il trattato di Lisbona non era ancora in vigore e le istituzioni dell’UE non prestarono alcuna attenzione. La settimana in cui l’iniziativa gli è pervenuta, il Parlamento europeo, non senza il senso dell’umorismo, ha acquistato dalla Città di Strasburgo gli edifici in cui ha sede.

Intende la Commissione prendere in esame l’iniziativa “Oneseat” alla luce dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona?

Come intende reagire a tale iniziativa?

 
  
 

(EN) La Commissione plaude all’introduzione dell’Iniziativa dei cittadini europei, che darà maggior voce ai cittadini dell’Unione, aggiungerà una nuova dimensione alla democrazia europea e arricchirà l’insieme di diritti legati alla cittadinanza dell’UE.

La Commissione è convinta che i cittadini europei dovrebbero beneficiare dell’Iniziativa il prima possibile. Per tale ragione presenterà a breve una proposta di risoluzione, ai sensi dell’articolo 24 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Tale proposta terrà conto del risultato della consultazione pubblica che la Commissione ha lanciato a novembre 2009 al fine di raccogliere le opinioni di cittadini, attori vari e pubbliche autorità in seno agli Stati membri. La Commissione auspica di riuscire a far adottare il regolamento prima della conclusione dell’anno successivo all’entrata in vigore del trattato e confida che il Parlamento europeo e il Consiglio condividano tale obiettivo.

Ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 4, del trattato trattato sull’Unione europea, l’Iniziativa dei cittadini europei può invitare la Commissione europea a presentare una proposta appropriata esclusivamente nell’ambito delle sue attribuzioni su materie in merito alle quali tali è necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati.

La sede delle istituzioni dell’Unione è determinata di comune accordo con i governi degli Stati membri, come stabilito dall’articolo 341 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La sede del Parlamento europeo è indicata nel protocollo n. 6 allegato al nuovo trattato.

La Commissione, pertanto, non ha la competenza per attuare l’articolo 341 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

 

Interrogazione n. 31 dell’on. Zigmantas Balčytis (H-0025/10)
 Oggetto: Compimento dei lavori previsti per il progetto “Rail Baltica”
 

“Rail Baltica” è un progetto prioritario dell’Unione europea la cui attuazione offrirebbe agli abitanti dei paesi baltici maggiori possibilità di viaggiare e di partecipare al mercato comune del trasporto ferroviario di merci dell’UE. Inoltre, ridurrebbe l’isolamento della regione baltica, separata dal resto dell’Europa. A causa della crisi finanziaria ed economica che colpisce duramente i paesi baltici, i lavori del progetto “Rail Baltica” potrebbero essere rallentati, se non sospesi, per mancanza di finanziamenti. In relazione a questi lavori, la Lituania ha già rivisto le sue previsioni verso il basso, con l’approvazione della Commissione. Tenuto conto della difficile situazione finanziaria di questi paesi, prevede la Commissione la possibilità di aumentare la quota delle risorse finanziarie che l’Unione europea accorda al finanziamento del progetto facendo ricorso ai risparmi conseguiti?

 
  
 

(EN) L’onorevole parlamentare ha ragione a dire che l’attuale crisi finanziaria ed economica ha influito sul progetto “Rail Baltica”, come su diversi grandi progetti relativi a infrastrutture in tutti gli Stati membri dell’Unione. Gli Stati della regione baltica sono tenuti a rispettare le condizioni dei relativi fondi per i progetti finanziati nell’ambito della rete transeuropea di trasporto (TEN-T), cosa non facile in un periodo di ristrettezza di bilancio nazionale. Per attuare il progetto, la Commissione ha suggerito alla Lituania un sistema alternativo che, oltre a essere più economico e a permettere un’attuazione più rapida e semplice, non minerebbe i benefici che deriverebbero ai paesi partner da un “Rail Baltica” completo. La modifica proposta è stata accettata dalle autorità lituane a dicembre 2009.

Per quanto attiene all’aumento dei fondi già allocati per il progetto nel quadro della prospettiva finanziaria 2007-2013, nel 2010 la Commissione condurrà un riesame globale di tutti i progetti prioritari finanziati nell’ambito della rete transeuropea di trasporto per verificarne lo stato di avanzamento ed esaminarne le problematiche. Quella sarà l’occasione per verificare se sarà opportuno aggiustare gli attuali parametri di spesa, inclusi quelli per il “Rail Baltica”.

 

Interrogazione n. 32 dell’on. Kelly (H-0028/10)
 Oggetto: Turismo - Mercato dell’autonoleggio nell’UE
 

Il mercato dell’autonoleggio nell’UE è attualmente frammentato: le prescrizioni normative e le strutture dei prezzi sono diverse nei 27 Stati membri. Questo può determinare restrizioni alla libertà di circolazione dei turisti nel redditizio mercato del turismo transfrontaliero e, di conseguenza, minori guadagni per l’industria del turismo in generale.

Vi è una serie di problemi legati all’attuale frammentazione del mercato:

Tariffe di importo eccessivo per la restituzione del veicolo in uno Stato membro diverso da quello in cui è stato noleggiato.

Enormi differenze nelle tariffe applicate alla stessa classe di veicoli in Stati membri confinanti, indipendentemente dal diverso costo della vita.

Polizze di assicurazione restrittive e termini e condizioni differenti nel contratto di noleggio.

Può la Commissione esprimere i propri commenti su eventuali progetti volti a favorire una maggiore integrazione del mercato in questo settore, affrontando, in parte o in toto, le questioni di cui sopra?

 
  
 

(EN) La Commissione è a conoscenza dei vari problemi per il consumatore denunciati dall’onorevole parlamentare in materia di autonoleggio.

La Commissione sta analizzando il problema della segmentazione geografica del mercato per quanto attiene alla vendita di beni e servizi in modo da determinarne la dimensione pratica. La recente relazione della Commissione sul commercio elettronico transfrontaliero nell’UE(1)e la comunicazione della Commissione sul medesimo argomento di ottobre 2009(2), forniscono una prima analisi di tali problemi e delle azioni che la Commissione intende intraprendere per farvi fronte. La Commissione ritiene che norme armoniche per la protezione dei consumatori in tutta l’Unione europea permetteranno ai commercianti, aziende di autonoleggio incluse, di stipulare contratti con clienti provenienti da diversi Stati membri utilizzando termini e condizioni contrattuali identici. I consumatori trarranno a propria volta beneficio da un’offerta transfrontaliera più competitiva. Nel mercato dell’autonoleggio, una maggiore armonizzazione dei diritti del consumatore potrebbe portare a un rapido calo delle spese.

Per dette ragioni, la Commissione ha pianificato una proposta di direttiva sui diritti del consumatore, attualmente in discussione in seno al Consiglio e al Parlamento. Tale proposta rivede i principali elementi della legislazione europea in materia di protezione dei consumatori e si basa sul principio della piena armonizzazione, che farà confluire l’attuale mosaico di varie leggi sui consumatori in un unico, semplice pacchetto normativo.

Al contempo sono già in vigore leggi comunitarie che affrontano alcuni dei problemi dei consumatori citati dall’onorevole parlamentare. Egli indica che vi sono diverse pratiche che rischiano di portare a una diversità di trattamento da parte del medesimo servizio di autonoleggio sulla base del luogo di residenza dei consumatori.

Tali differenze sono regolamentate specificatamente dall’articolo 20, paragrafo 2, della direttiva servizi(3), che recita “gli Stati membri provvedono affinché le condizioni generali di accesso a un servizio che il prestatore mette a disposizione del grande pubblico non contengano condizioni discriminatorie basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza del destinatario”. Tale disposizione di legge specifica altresì che non tutte le disparità di trattamento sono vietate, in quanto è possibile prevedere condizioni d’accesso differenti “allorché queste sono direttamente giustificate da criteri oggettivi”. Come indicato nel considerando 95 della direttiva servizi, fattori di giustificazione oggettivi potrebbero essere, ad esempio, i costi supplementari derivanti dalla distanza, le caratteristiche tecniche della prestazione o i rischi aggiuntivi in relazione a normative diverse da Stato a Stato.

La direttiva servizi doveva essere attuata dagli Stati membri entro e non oltre il 28 dicembre 2009. Successivamente a tale data, i comportamenti da parte di fornitori di servizi di autonoleggio che dovessero comportare una disparità di trattamento sulla base della nazionalità o del luogo di residenza dei consumatori saranno analizzati alla luce delle disposizioni nazionali di attuazione dell’articolo 20, paragrafo 2 della direttiva servizi. Le disparità di trattamento saranno legali solo se gli operatori dimostreranno che tali differenze sono “direttamente giustificate da criteri oggettivi”.

Inoltre, anche la direttiva sulle clausole contrattuali abusive(4)può essere applicata ad alcune delle situazioni descritte dall’onorevole parlamentare. La direttiva sulle clausole contrattuali abusive si riferisce ai termini e alle condizioni che normalmente vengono applicati nei contratti stipulati tra l’azienda di autonoleggio e il consumatore. Ai sensi della direttiva, quando un termine contrattuale provoca squilibri significativi tra i diritti e i doveri del consumatore da un lato e quelli del rivenditore e del fornitore dall’altro, esso dev’essere considerato abusivo. Si potrebbe obiettare che i termini contrattuali restrittivi delle polizze assicurative rientrano in questo caso. Le clausole contrattuali abusive non sono vincolanti per il consumatore.

Questa direttiva, oltretutto, obbliga il commerciante a stilare una proposta e presentare i propri termini e condizioni di base – come quelli relativi alla polizza assicurativa – in un linguaggio semplice e intellegibile. I termini contrattuali che non rispondono a tali criteri possono essere considerati abusivi e, quindi, non vincolanti per il consumatore.

 
 

(1) COM (2009) 283
http://ec.europa.eu/enterprise/newsroom/cf/document.cfm?action=display&doc_id=2277&userservice_id=1&request.id=0
(2)comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni sul commercio elettronico transfrontaliero tra imprese e consumatori nell’UE, COM 2009 557 (def.) del 22.10.2009
(3)Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, GU L 376 del 27.12.2006
(4)Direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, GU L 95 del 21.4.1993.

 

Interrogazione n. 33 dell’on. Angourakis (H-0029/10)
 Oggetto: Rischi di mercificazione della salute
 

Il modo in cui è stato affrontato il problema del virus della nuova influenza ha messo in evidenza i pericoli delle politiche che tendono a fare della salute e della previdenza sociale una merce. Si sono osservati fenomeni di presentazione selettiva dei dati e problemi negli studi epidemiologici, che creano confusione circa l’uso del nuovo vaccino e dubbi sulla necessità di dichiarare lo stato di pandemia. È emersa più chiaramente la mancanza di personale e infrastrutture nei servizi sanitari pubblici, e in particolare l’insufficienza dell’assistenza sanitaria pubblica di base.

Come giudica la Commissione i comportamenti delle industrie farmaceutiche multinazionali, che avendo come criterio il profitto mettono in pericolo la salute pubblica?

 
  
 

(EN) La Commissione desidera ringraziare l’onorevole parlamentare per questa interrogazione che solleva la questione della pressione esercitata sui sistemi sanitari e dell’influenza delle aziende farmaceutiche sulle politiche di pubblica sanità, soprattutto nell’ambito dell’influenza pandemica H1N1.

Garantire la continuità in tutti i settori della sanità, ma anche procurare contromisure mediche come vaccini e antivirali, sono parte integrante dei piani di preparazione a una pandemia. La necessità di essere pronti a una simile eventualità e poi di sapersi adattare alle necessità del caso specifico è stato un esercizio difficile sia per gli Stati membri che per l’Unione europea. E’ chiaramente necessario mostrare una certa flessibilità e prepararsi a un caso ragionevolmente più grave. Nel proprio ruolo guida nella preparazione a una pandemia, la Commissione e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) hanno sottolineato la necessità di predisporre servizi di assistenza primari e secondari – siano essi pubblici o provati – per far fronte alle ondate di pazienti.

I dati riportati dai vari paesi attraverso la rete europea di sorveglianza sull’influenza dimostrano che le pressioni a livello nazionale sui centri di assistenza primaria – causate da malesseri o infezioni respiratorie acute legate all’influenza – durante la pandemia non sono state così pesanti come, ad esempio, quelle dell’ultima influenza stagionale quantunque questa si sia verificata in anticipo, come da preavviso trasmesso agli Stati membri. In parte, ciò è dovuto alla buona preparazione degli Stati membri. Tuttavia, come sottolineato nella valutazione del rischio ad opera del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, non ci si aspettava che si verificassero pressioni così selettive sui servizi di assistenza intensiva (anzitutto per problemi legati alla respirazione).

Recentemente, sono state mosse critiche alle somme investite in vaccini per l’influenza pandemica e sulla presupposta influenza dell’industria farmaceutica sulla stesura delle politiche di pubblica sanità. Le decisioni degli Stati membri se acquistare o meno i vaccini per l’influenza pandemica e in quali quantità sono di competenza di ciascuno Stato membro. La Commissione non è stata coinvolta in tali decisioni, né è a conoscenza degli accordi contrattuali stipulati tra gli Stati membri e i produttori dei vaccini per l’influenza pandemica. La dichiarazione di pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha attivato l’esecuzione dei contratti esistenti fra le industrie farmaceutiche e gli Stati membri per la fornitura di tali vaccini. L’OMS ha confermato a più riprese che la dichiarazione di pandemia non era legata a nessuna possibilità di profitto. Allo stesso modo, la Commissione non è in possesso di nessun elemento che lasci intendere che le decisioni degli Stati membri siano state influenzate da ragioni di quel tipo. Anzi, diversi Stati membri hanno invitato la Commissione a stabilire un meccanismo volto a permettere appalti congiunti per la fornitura di vaccini in modo da abbattere i costi. La Commissione e le due agenzie europee indipendenti – il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e l’agenzia europea per i medicinali – hanno assistito gli Stati membri fornendo consulenza normativa e scientifica.

Gli Stati membri hanno dovuto svolgere un compito davvero difficile quando si sono trovati a decidere quante dosi di vaccino acquistare senza sapere quale sarebbe stata esattamente la dimensione finale della pandemia. Quando gli Stati membri hanno preso tali decisioni, la loro considerazione primaria è stata proteggere al meglio i cittadini da una pandemia potenzialmente pericolosa. La Commissione, quindi, ritiene che, in tale contesto, sia ingiusto opinare a posteriori la saggezza di simili decisioni. Concludendo, bisognerebbe considerare che, a causa dell’influenza H1N1, sono morti circa 2 500 cittadini europei e molti altri sono stati gravemente ammalati.

 

Interrogazione n. 34 dell’on. El Khadraoui (H-0030/10)
 Oggetto: Recupero di un importo da Belgocontrol da parte dello Stato belga
 

Il 3 novembre 2009 ho presentato una interrogazione scritta (E-5405/09) alla Commissione sulla compatibilità con l’acquis comunitario del recupero, da parte dello Stato belga, di un importo di 31,8 milioni da Belgocontrol, un’azienda pubblica autonoma. Nella sua risposta del 9 dicembre 2009 la Commissione fa sapere di avere spedito alla fine di ottobre 2009 una lettera alle autorità belghe per chiedere maggiori informazioni al fine di poter giudicare la legittimità del provvedimento in questione. Ha ricevuto la Commissione nel frattempo una risposta soddisfacente da parte del Belgio? In caso affermativo, può la Commissione giudicare circa la legittimità del suddetto recupero? In caso negativo, quali altre iniziative adotterà la Commissione al fine di ottenere una rapida risposta?

 
  
 

(FR) A oggi, la Commissione non ha ricevuto da parte delle autorità belghe una risposta alla propria lettera del 27 ottobre 2009. Al momento, pertanto, è impossibile adottare una decisione in merito al contesto e alla legittimità del recupero, da parte dello Stato belga, di un importo di 31,8 milioni di euro dal bilancio di Belgocontrol.

La Commissione sta seguendo il caso molto attentamente. In assenza di una risposta in tempi rapidi, la Commissione prenderà l’iniziativa di svolgere un’indagine ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 2, de regolamento (CE) n. 550/2004 sulla fornitura di servizi. Tale documento stabilisce la possibilità di ascoltare le autorità belghe e di consultare il comitato per il cielo unico – ove siedono rappresentanti degli Stati membri – prima di adottare una decisione(1)che si applichi allo Stato membro in questione.

 
 

(1)GU L 96 del 31.3.2004

 

Interrogazione n. 35 dell’on. Van Brempt (H-0031/10)
 Oggetto: Ristrutturazione di Opel e chiusura dello stabilimento di Anversa
 

Il 21 gennaio 2010 la direzione di Opel ha comunicato che lo stabilimento di Anversa chiuderà completamente nel quadro del piano di ristrutturazione di Opel in Europa. Dismissioni sono previste anche in altri paesi, tuttavia nessuna fabbrica sarà chiusa altrove. È lodevole che nell’autunno nel 2009 la Commissione abbia sempre insistito sul fatto che gli aiuti offerti dagli Stati membri debbano ottemperare in ogni caso alle regole relative agli aiuti di Stato e che questi debbano chiaramente essere fondati su criteri economici. Ciò vuol dire, tra l’altro, che siffatti aiuti non possono essere subordinati alla non-chiusura di determinati stabilimenti e che la ristrutturazione debba essere conforme al piano economico presentato da GM. Un siffatto piano economico è stato già presentato da GM alla Commissione? Su quali leve intende agire la Commissione per sollecitare un siffatto piano? Quando chiederà la Commissione di prendere visione del piano? In che modo valuterà la Commissione la legittimità di eventuali aiuti alle ristrutturazioni da parte degli Stati membri?

 
  
 

(EN) GM ha presentato alla Commissione un piano economico per la ristrutturazione di Opel/Vauxhall alla fine di novembre 2009. Sulla base delle informazioni finora disponibili, nulla sembra indicare che il piano di GM sia fondato su criteri non economici.

La Commissione non ha ancora ricevuto nessuna informazione dagli Stati membri in merito ai loro piani per fornire aiuti di Stato al piano di ristrutturazione di GM per Opel/Vauxhall, tuttavia essa rimarrà in allerta, in modo da garantire che, qualora vengano concessi degli aiuti di Stato, la ristrutturazione di Opel/Vauxhall continui a essere fondata su criteri economici e non sia influenzata da fattori non commerciali legati alle sovvenzioni statali e, soprattutto, che la distribuzione geografica di tale ristrutturazione non venga alterata da criteri politici.

 

Interrogazione n. 36 dell’on. Schmidt (H-0032/10)
 Oggetto: Violazione della libertà di espressione e giornalisti arrestati in Eritrea
 

Vi è un numero maggiore di giornalisti imprigionati in Eritrea che in Cina, nonostante il fatto che, a confronto, con i suoi 5,6 milioni di abitanti, tale paese sia decisamente più piccolo. Uno di questi prigionieri è il giornalista svedese, e quindi cittadino europeo, Dawit Isaak, che dal 2001 è stato incarcerato senza processo per il solo fatto di aver esercitato la sua libertà di espressione.

La situazione in Eritrea e la possibilità di avvalersi del canale degli aiuti europei per influenzarla sono state messe in evidenza nell’audizione, tenutasi all’inizio di gennaio presso il Parlamento europeo, della baronessa Catherine Ashton, la quale, nella sua risposta, ha sottolineato che gli aiuti europei debbono essere utilizzati per salvaguardare il rispetto dei diritti umani.

Ciò premesso, in che modo intende la Commissione utilizzare, in concreto, gli aiuti europei ai fini della tutela del rispetto dei diritti umani in Eritrea?

Dawit Isaak è in prigione per aver esercitato la sua libertà di espressione, che è un diritto fondamentale di tutti i cittadini dell’UE.

Quali misure intende la Commissione adottare in questo caso concreto ai fini della liberazione del cittadino europeo Dawit Isaak?

 
  
 

(EN) La Commissione condivide la sua preoccupazione circa la sorte di Dawit Isaak e di altri prigionieri di coscienza in Eritrea e, pertanto, ha regolarmente sollevato la questione, attraverso vari canali, con le autorità eritree. Lo scorso settembre la presidenza ha anche rilasciato una dichiarazione pubblica a nome dell’Unione europea sul tema dei prigionieri politici, giornalisti inclusi.

Nella propria risposta all’interrogazione sull’Eritrea durante le sedute del Parlamento europeo, il vicepresidente incaricato delle relazioni esterne ha dichiarato che è importante unire diversi strumenti al fine di promuovere gli obiettivi e gli interessi dell’Unione. Per tale ragione, oltre al dialogo e alle garanzie messe in atto nell’ambito dei programmi di sviluppo, la Commissione sta esplorando e sfruttando tutte le opportunità di sollevare la questione dei diritti umani attraverso i programmi di sviluppo che essa sviluppa Eritrea. La responsabilità prima in tema di protezione dei diritti umani spetta allo Stato eritreo e, di fatto, la Commissione sta collaborando con le autorità del paese in settori dove al momento è possibile effettuare progressi, come i diritti dei lavoratori e il miglioramento del sistema giuridico, ma anche, in linea più generale, nella promozione e diffusione delle informazioni sui diritti dell’uomo e sulle libertà fondamentali presso l’intera popolazione eritrea. Nel contesto eritreo tali attività possono portare a risultati solo se vengono intraprese in modo modulare e progressivo.

La Commissione si impegna a continuare a esplorare qualunque mezzo per sollevare le questioni relative al governo e ai diritti umani in Eritrea. Per poterlo fare, è importante che essa sia in grado di mantenere un dialogo su tali importanti questioni.

 

Interrogazione n. 37 dell’on. Catherine Bearder (H-0034/10)
 Oggetto: Tratta e adozione in Europa di bambini provenienti da Haiti
 

Il recente terremoto a Haiti ha già distrutto centinaia di migliaia di vite, ma per gli innumerevoli bambini rimasti orfani o dispersi, è possibile che gli orrori peggiori debbano ancora venire. L’UNICEF ha emesso numerose segnalazioni di bambini portati via da Haiti senza la debita procedura o la documentazione corretta.

Quali azioni intraprende la Commissione per garantire che nessuno di questi bambini sia vittima della tratta nel territorio europeo o attraverso le frontiere europee e che i bambini adottati in Europa siano stati sottoposti alle normali procedure di tutela?

Quali azioni intraprendono i servizi europei operanti a Haiti al fine di aiutare il governo haitiano a intensificare la vigilanza nei punti di uscita dal paese per impedire che i bambini siano portati via da Haiti illegalmente?

Diversi Stati membri dell’UE hanno già accelerato l’ingresso legale nei loro territori degli orfani con i requisiti necessari per l’adozione provenienti da Haiti. Quali sforzi ha compiuto la Commissione per stabilire una posizione comune dell’UE in materia di adozioni rapide da Haiti e per impedire che i bambini la cui situazione non è ancora stata adeguatamente valutata siano portati in Europa?

 
  
 

(EN) La Commissione è preoccupata per la situazione dei bambini che sono stati separati dai genitori o che si trovavano in orfanatrofio prima del terremoto. La prevenzione della vendita e della tratta dei bambini dev’essere una priorità chiave negli sforzi adoperati in risposta al sisma.

E’ effettivamente vero, come ha ricordato l’UNICEF, che la questione dell’adozione internazionale è particolarmente delicata nel caso di bambini separati dai propri genitori e dalla propria comunità. In caso di disastri, gli sforzi di riunire un bambino sfollato con i propri genitori o familiari devono avere la priorità. Tentativi prematuri e sregolati di organizzare adozioni internazionali di tali bambini sono da evitare.

Oltretutto il trasferimento di bambini senza le adeguate procedure rischia di permettere le peggiori forme di tratta dei minori, a scopi sessuali o di sfruttamento lavorativo, e deve pertanto essere assolutamente vietato.

La Commissione non è competente per decidere singoli casi di adozioni interne, tuttavia le consta che i bambini cui è stato consentito accesso in Europa tramite adozioni internazionali nel periodo immediatamente successivo al disastro erano già stati tutti adottati da una famiglia europea con apposita sentenza di un tribunale haitiano.

Ciò sembra essere in linea con il parere dell’UNICEF, il cui direttore esecutivo, signora Veneman, ha affermato che, qualora il vaglio per l’adozione internazionale di alcuni bambini haitiani sia stato ultimato prima del terremoto, vi sono evidenti vantaggi a velocizzarne il trasferimento nelle loro nuove case.

Ventisei Stati membri su 27 hanno aderito alla convenzione dell’Aia del 29 maggio 1993 protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale (tutti a eccezione dell’Irlanda). Tale documento stabilisce delle garanzie per i bambini e prevede un sistema di cooperazione tra le parti contraenti al fine di prevenire adozioni illegali e la tratta di minori.

Haiti non è tra i firmatari della convenzione dell’Aia del 1993, tuttavia, nel 2000, la conferenza dell’Aia ha adottato una raccomandazione in base alla quale gli Stati aderenti dovrebbero applicare, nei limiti del possibile, le norme e le garanzie della convenzione agli accordi di adozione internazionali che essi stringono con Stati che non hanno ancora aderito alla convenzione. Più di 80 Stati, tra cui la quasi totalità di paesi di accoglienza, hanno sottoscritto tale convenzione, pertanto, anche se Haiti non rientra fra i paesi aderenti alla convenzione dell’Aia del 1993, tutti i paesi di accoglienza dovrebbero attuarne norme e garanzie (inclusi tutti gli Stati membri a eccezione dell’Irlanda).

Nell’ambito di questa risposta umanitaria di emergenza, la Direzione generale per gli aiuti umanitari della Commissione ha individuato alcune tematiche relative alla protezione quale obiettivo per la propria strategia di finanziamento e sta cercando di fornire aiuti finanziari a organizzazioni non governative, ad agenzie e organizzazioni internazionali e alla lega delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa che operano per la protezione dei bambini ad Haiti. Quantunque non le sia possibile aiutare direttamente il governo, tutte le azioni finanziate dalla Commissione saranno interamente coordinate attraverso il meccanismo dei cluster – al cui vertice vi è l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari – a sostegno del governo.

 

Interrogazione n. 38 dell’on. Toussas (H-0037/10)
 Oggetto: Rimozione della nave da crociera “Sea Diamond”
 

La nave da crociera “Sea Diamond” giace da circa tre anni (esattamente dal 13 aprile 2007) nelle profondità della caldera di Santorino inquinando l’ambiente marino con gravi conseguenze per l’equilibrio ecologico, la salute degli abitanti dell’isola e l’area circostante. Si tratta di una vera e propria “bomba tossica” in quanto, stando a ricerche scientifiche, per via del naufragio nei paraggi si osserva un esteso inquinamento causato da microscopiche fibre di materiale plastico e da elevate concentrazioni di sostanze tossiche con forte predisposizione alla bioaccumulazione. Gli abitanti di Santorino rivendicano l’immediato allontanamento di questa “bomba tossica” dalle acque della loro isola, scontrandosi però di fatto con il diniego dei vari governi sia di quello attuale del Pasok che del precedente di ND. Le promesse governative di rimuovere lo scafo si sono rivelate fallaci e al momento non sono state neppure contestate responsabilità alla società proprietaria, la Hellenic Louis Cruises, che è stata addirittura indennizzata con 55 milioni di dollari!

Ha la Commissione ricevuto informazioni in merito agli sviluppi e all’evolversi della vicenda della rimozione della “Sea Diamond”? Qual è la sua posizione di fronte alle rivendicazioni e alle giuste richieste degli abitanti di Santorino?

 
  
 

(FR) La Commissione invita a riferisi alle risposte fornite in precedenza alle interrogazioni n. H-748/08, E-1944/08 e E-6685/08(1)e conferma di aver seguito da vicino la situazione del relitto della “Sea Diamond” a largo di Santorino per garantire la corretta applicazione del diritto comunitario. Dopo aver esaminato le disposizioni pertinenti della legislazione applicabile (ossia la direttiva 2004/35/CE(2)sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, la direttiva 2000/60/CE(3)che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque e la direttiva 2006/12/CE(4)relativa ai rifiuti) la Commissione ha concluso che, in ragione delle circostanze specifiche, non era possibile determinare una violazione delle disposizioni in causa.

Per quanto concerne la direttiva 2004/35/CE, essa non si applica al caso in questione, in quanto esso si è verificato prima dell’attuazione della direttiva.

Per quanto concerne una possibile violazione dell’articolo 4 della direttiva 2006/12/CE, bisogna ricordare che tale disposizione obbliga gli Stati membri ad assicurare che i rifiuti siano smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo o pregiudizio all’ambiente; gli Stati membri, inoltre, adottano le misure necessarie per vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti.

L’articolo 4 lascia un margine di discrezionalità agli Stati membri per quanto attiene alle misure da adottare. Secondo la giurisprudenza della Corte(5), la persistenza di una tale situazione di fatto, in particolare quando comporta un degrado rilevante dell’ambiente per un periodo prolungato senza intervento delle autorità competenti, può rivelare che gli Stati membri hanno oltrepassato il potere discrezionale che questa disposizione conferisce loro.

Non è stato possibile stabilire tale degrado rilevante dell’ambiente per un periodo prolungato senza intervento delle autorità competenti. Da un lato, le autorità elleniche hanno adottato le misure necessarie per evitare l’inquinamento (valutazione d’impatto dell’inquinamento e continuo monitoraggio dell’area interessata), dall’altro la valutazione del Centro ellenico di studi marini aveva concluso che gli effetti provocati dal delitto sono, al momento, trascurabili.

Pertanto, non è possibile stabilire una violazione della legislazione comunitaria in materia di ambiente. Qualora, tuttavia, l’onorevole parlamentare disponga di nuove elementi che permettano di stabilire una violazione (a esempio studi recenti e affidabili che dimostrino il verificarsi di un inquinamento), è invitato a comunicarli alla Commissione.

Inoltre, per il futuro, la direttiva 2009/20/CE(6)sull’assicurazione degli armatori per i crediti marittimi, che è entrata in vigore il 29 maggio 2009 e dev’essere recepita nelle legislazioni degli Stati membri entro il 1° gennaio 2012, prescrive agli armatori delle imbarcazioni battenti bandiera di uno Stato membro o che entrano nel porto di uno Stato membro, di sottoscrivere un’assicurazione che copra i crediti marittimi fatte salve le limitazioni di cui alla convenzione del 1976 sulla limitazione della responsabilità per crediti marittimi adottata dall’Organizzazione marittima internazionale così come modificata dal protocollo del 1996; tra tali crediti figurano quelli relativi al recupero dei relitti.

La Commissione continuerà a monitorare lo stato del relitto della Sea Diamond.

 
 

(1)Disponibile su http://www.europarl.europa.eu/QP-WEB.
(2)Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e e riparazione del danno ambientale, GU L 143 del 30.4.2004.
(3)Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, GU L 327 del 22.12.2000.
(4)Direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti, GU L 114 del 27.4.2006.
(5)Vedasi a tale proposito la sentenza del 9 novembre 1999, Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana, C-365/97, Racc. pag.7773, punti 66-68 e la sentenza del 4 luglio 2000, Commissione delle Comunità europee contro Repubblica ellenica, C-387/97, Racc. pag.5047, punti 55-57.
(6)Direttiva 2009/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009 , sull’assicurazione degli armatori per i crediti marittimi, GU L 131 del 28.5.2009.

 

Interrogazione n. 39 dell’on. Pat the Cope Gallagher (H-0040/10)
 Oggetto: Aiuti alimentari - Prodotti ittici in conserva
 

I prodotti ittici in conserva hanno un elevato contenuto di proteine e una lunga conservazione. Essi possono essere forniti in tempi brevi e sono stati utilizzati in precedenza per alleviare in modo efficace la scarsità di cibo in situazioni di emergenza simili a quella del terremoto di Haiti.

Include la Commissione i prodotti ittici in conserva fra gli aiuti alimentari per situazioni di emergenza? In caso di risposta negativa, potrebbe la Commissione considerare la possibilità di includere i prodotti ittici in conserva fra gli aiuti di emergenza dell’Unione europea per la popolazione di Haiti?

 
  
 

(EN) In qualunque crisi umanitaria che richieda aiuti alimentari, l’Unione europea fornisce denaro a partner di attuazione specializzati, tra cui il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Questo significa che lasciamo decidere agli esperti quali alimenti siano più appropriati per un caso specifico.

Tale decisione necessita altresì di essere concordata fra agenzie in modo da coordinare le operazioni del settore alimentare.

L’Unione, ad ogni modo, ritiene che tali decisioni si basino su considerazioni riguardanti, fra l’altro: valori nutritivi, conformità alle preferenze alimentari locali, facilità di trasporto, immagazzinamento, manipolazione e preparazione, costo, disponibilità di stock adeguati e prossimità degli stessi alla zona di crisi.

E’ vero che i prodotti ittici in conserva possono rappresentare un elemento prezioso e altamente nutriente in un pacchetto di aiuti alimentari.

In alcune operazioni finanziate dall’Unione, i prodotti ittici sono stati inclusi dai partner di attuazione nelle razioni alimentari che distribuivano, dopo aver fatto le considerazioni di cui sopra.

Vale la pena di notare, tuttavia, che in contesti in cui non esiste una produzione locale o regionale di prodotti ittici, il costo e lo sforzo di trasporto di tali prodotti li rendono spesso meno favorevoli rispetto ad altri alimenti nutrienti come, ad esempio, fagioli e legumi.

Nel caso della risposta al terremoto di Haiti, l’Unione europea sta finanziando il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite per la risposta immediata e per l’operazione che prevedono di portare avanti nei prossimi cinque mesi.

Tale risposta comprende la distribuzione di razioni alimentari pronte per il consumo fornite in natura da diversi donatori, alcune delle quali comprendono prodotti ittici.

Per la prossima fase dell’operazione, quando i beneficiari saranno maggiormente in grado di prepararsi autonomamente il proprio cibo e sarà possibile organizzare la distribuzione massiccia di alimenti crudi da cuocere, la composizione delle razioni dovrebbe passare a prodotti locali più economici (fagioli, riso e miscele ricostituenti) che comunque rispettino appieno i criteri energetici e micronutrienti della popolazione.

 

Interrogazione n. 40 dell’on. Crowley (H-0042/10)
 Oggetto: La strategia dell’Unione europea per il 2020
 

Come intende la Commissione attuare la strategia dell’Unione europea per il 2020 come strumento politico volto a combattere i crescenti livelli di disoccupazione in tutta l’Europa, in particolare fra i giovani?

 
  
 

(EN) La futura strategia “Europa 2020” stabilirà una visione per un’economia competitiva, innovativa, sostenibile ed inclusiva entro il 2020 e sarà accompagnata da proposte su come riuscire a raggiungere tale visione ed aumentare il livello di occupazione.

La strategia fronteggerà la problematica degli elevati e crescenti livelli di disoccupazione, in particolare fra i giovani, stabilendo al contempo i fondamenti per sfruttare nuove fonti di crescita e permettendo all’Unione europea di far fronte a sfide a lungo termine come il cambiamento demografico, la pressione sulle risorse naturali ed energetiche e la minaccia del cambiamento climatico. La Commissione concorda con l’onorevole parlamentare che la nuova strategia deve incentrarsi soprattutto nella lotta ai crescenti livelli di disoccupazione in tutta l’Europa, in particolare fra i giovani.

 

Interrogazione n. 41 dell’on. Aylward (H-0044/10)
 Oggetto: Restrizioni per il trasporto di liquidi sugli aerei
 

Le restrizioni imposte ai passeggeri che viaggiano con contenitori di 100 ml o meno riempiti di liquidi, gelatine, paste, lozioni e cosmetici continuano e rendere i viaggi estremamente complicati e a causare problemi tanto ai passeggeri che ai gestori di aeroporti.

In molti casi simili restrizioni comportano lunghe code, la perdita dei beni e talvolta delle merci acquistate. Sovente i passeggeri sono obbligati a pagare prezzi elevati per l’acqua e altre bevande dopo aver passato i varchi di controllo.

Senza dubbio sono necessarie misure efficaci di sicurezza e contemporaneamente la sicurezza dei passeggeri e dell’aviazione resta prioritaria, tuttavia è altrettanto necessario un riesame delle attuali restrizioni in materia di liquidi dato che le restrizioni sono applicate da diversi anni.

Ha la Commissione progetti intesi a riesaminare dette regolamentazioni ed è stato proposto un calendario per attenuare le restrizioni? Può la Commissione fornire ulteriori informazioni sugli sviluppi tecnologici, specialmente in materia di controlli riguardanti i liquidi?

 
  
 

(EN) Da agosto 2006, l’Unione europea ha attuato un divieto su liquidi, gel e aerosol a bordo degli aeromobili(1), al fine di prevenire l’imbarco di liquidi esplosivi. Tale divieto è stato confermato a livello mondiale dalle raccomandazioni dell’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale (ICAO) ed è applicato dalle maggiori compagnie aeree dell’Unione.

Il recente incidente sul volo NW 253 da Amsterdam a Detroit ha confermato che il livello di minaccia all’aviazione civile rimane elevato. Non è pertanto possibile eliminare il divieto sui liquidi senza adottare una misura sostitutiva. La Commissione, pertanto, ha presentato una proposta che prevede la possibilità di imbarcare liquidi sugli aeromobili a condizione che siano stati sottoposti a un controllo. Tale proposta, attualmente al vaglio del Parlamento, mira a trovare una soluzione al trasporto di liquidi a bordo degli aeromobili grazie alla disponibilità di adeguate tecnologie per l’analisi dei liquidi.

La proposta prevede, infatti, che, entro il 29 aprile 2011, siano autorizzati i liquidi trasportati dai passeggeri provenienti da paesi esterni all’Unione europea e facenti scalo negli aeroporti comunitari, previo superamento di un controllo. Inoltre, entro e non oltre il 29 aprile 2013, prevede l’autorizzazione di tutti i liquidi trasportati dai passeggeri in partenza da aeroporti dell’Unione europea, sempre previo superamento di un controllo. Nel frattempo i livelli di prestazione delle apparecchiature per il rilevamento di esplosivi dovranno aumentare in modo da garantire il continuo rispetto della legislazione comunitaria.

 
 

(1)Regolamento (CE) n. 820/2008, dell’8 agosto 2008, GU L221 del 19.8.2008 che abroga il regolamento (CE) n. 622/2003 del 4 aprile 2003, GU L 89 del 5.4.2003.

 

Interrogazione n. 42 dell’on. Andrikienė (H-0046/10)
 Oggetto: Conseguenze dell’“accordo sulle banane” per i produttori di banane dell’UE
 

L’Unione europea ha recentemente raggiunto un accordo storico con i paesi dell’America latina, in seno all’Organizzazione mondiale del commercio, sulla riduzione delle tariffe per le importazioni di banane provenienti da detta regione. Tuttavia, tale accordo storico avrà un impatto negativo sui produttori di banane dell’UE, poiché dovranno affrontare una concorrenza più aggressiva da parte dei produttori di banane dell’America latina. Intende la Commissione elaborare meccanismi strategici al fine di tutelare i produttori europei di banane di regioni come le Isole Canarie e Madera?

 
  
 

(EN) La Commissione è ben consapevole dell’importante ruolo sociale ed economico che la produzione di banane riveste nelle Isole Canarie, Guadalupe, Martinica e Madera, che il trattato include fra le regioni ultraperiferiche e a cui riconosce particolari svantaggi. Per tale ragione, la Commissione continua a sostenere tale produzione e ad aiutare i produttori a essere competitivi.

Nel 2006, l’Unione europea ha riformato l’organizzazione comune del mercato interno delle banane. Essa ha allocato altresì una cospicua voce di bilancio per gli aiuti ai produttori di banane nelle regioni ultraperiferiche, che il 1° gennaio 2007 ha trasferito ai programmi POSEI.

Tale riforma ha introdotto un elevato livello di flessibilità nella gestione degli aiuti alla produzione di banane. Gli Stati membri se ne sono assunti la responsabilità, come previsto dai programmi POSEI. La riforma permette agli Stati membri di definire un importo annuale fisso destinato agli aiuti, invece del precedente aiuto compensatorio. Ciò implica che ora i produttori possono avere la certezza di quale importo riceveranno.

Dall’attuazione della riforma, l’Unione europea ha allocato 280 milioni di euro l’anno per sostenere i produttori di banane delle Canarie, delle Antille francesi e di Madera e, in misura minore, delle Azzorre. Questo comporta un aumento del 47% rispetto al bilancio annuale precedente, che tra il 2002 e il 2006 ammontava, in media, a 190 milioni di euro.

La riforma delle banane ha tenuto conto dell’impatto che avrebbero potuto avere sui produttori europei:

- gli accordi di partenariato economico conclusi dall’Unione europea con alcuni paesi di Africa, Caraibi e Pacifico, che dovevano essere ancora attuati, in quanto sono entrati in vigore solo nel 2008 e prevedevano un contingente in franchigia doganale o un accesso fuori quota per le banane;

- la riduzione del dazio all’importazione di banane provenienti da pesi terzi (paesi andini e dell’America latina) stabilita attraverso l’accordo di Ginevra sul commercio delle banane del 15 dicembre 2009. Quantunque si tratti di un risultato preliminare del Doha Round, la riduzione tariffaria è definitiva: non vi saranno ulteriori ribassi.

La riforma delle banane ha pertanto tenuto conto del possibile impatto di tali accordi internazionali sui produttori europei ed è stata conclusa con il suddetto aumento di bilancio destinato ai produttori di banane delle regioni ultraperiferiche.

Per tale ragione, la Commissione ritiene che il sostegno che i produttori di banane delle regioni ultraperiferiche ricevono al momento sia sufficiente a proteggerli dall’aumento di competitività da parte dei paesi terzi che esportano banane nell’Unione europea e beneficeranno di graduali riduzioni dei dazi all’importazione di tale alimento nei prossimi 7-9 anni.

 

Interrogazione n. 43 dell’on. Martin (H-0050/10)
 Oggetto: World Economic Forum a Davos
 

Dal 26 al 31.1.2010 si svolgerà a Davos l’annuale “World Economic Forum”. Numerosi banchieri hanno già annunciato che faranno lobby contro i nuovi piani del governo americano intesi a regolamentare il settore bancario.

Quale sarà la posizione dei rappresentanti della Commissione al “World Economic Forum”?

Quanti rappresentanti e da quali direzioni generali saranno inviati dalla Commissione a tale vertice economico e a quali manifestazioni parteciperanno essi?

A quanto ammontano i costi di partecipazione a tale evento per la Commissione?

 
  
 

(EN) (1) La Commissione condivide gli obiettivi di fondo delle idee lanciate dal presidente Obama, in particolar modo per quanto attiene al fronteggiare i rischi generati da istituti finanziari sistematicamente importanti. Per affrontare tale questione, la Commissione sta valutando un pacchetto di misure relative all’interconnessione degli istituti e a un quadro migliore per la gestione della crisi, che prevede altresì l’introduzione di interventi rapidi e di strumenti risolutivi per i supervisori, nonché la creazione di mercati derivativi più resilienti. Tale pacchetto si basa su misure – adottate e in fase di discussione – volte a migliorare la qualità dei requisiti patrimoniali bancari soprattutto per quanto attiene a operazioni relative al portafoglio di negoziazione e a prodotti di cartolarizzazione rischiosi. Il nuovo sistema di supervisione che la Commissione ha proposto e che il Parlamento ora sta analizzando stabilisce lo standard per identificare rischi macroeconomici e garantire che siano sottoposti a una supervisione quotidiana efficace e congiunta da parte delle banche che operano in Europa.

La Commissione al momento sta attendendo ulteriori dettagli sulle proposte del presidente Obama. Il prossimo incontro ECOFIN dovrebbe prevedere una discussione sulla questione degli istituti finanziari sistematicamente importanti. Anche la Commissione discuterà le proposte del presidente Obama assieme ad altri partner internazionali in seno al G20, al Consiglio di stabilità finanziaria e al Comitato di Basilea. La Commissione mantiene il proprio impegno verso un processo di riforma che coinvolga partner internazionali e porti a un risultato coerente in quelli che sono i mercati finanziari mondiali.

(2) Al “World Economic Forum” la Commissione è stata rappresentata da tre commissari, un commissario designato e otto funzionari provenienti dai vari servizi interessati. Il costo totale di queste missioni ammonta a 20 590,22 euro.

 

Interrogazione n. 44 dell’on. Czarnecki (H-0051/10)
 Oggetto: Violazione dei diritti della minoranza polacca in Bielorussia
 

Intende la Commissione reagire di fronte alla violazione dei diritti della minoranza polacca in Bielorussia, a seguito del tentativo di imporre nuovi dirigenti all’Associazione dei polacchi in Bielorussia e di impadronirsi dei beni appartenenti a tale organizzazione?

 
  
 

(EN) Grazie della sua interrogazione orale sulla violazione dei diritti della minoranza polacca in Bielorussia.

La Commissione europea è preoccupata per le continue restrizioni alla libertà di associazione in Bielorussia in generale e per quella relativa all’organizzazione democratica dell’Associazione dei polacchi in Bielorussia in particolare.

La qualità della democrazia in un paese si misura, fra l’altro, tramite il modo in cui le autorità trattano le minoranze.

Le azioni delle autorità bielorusse, che cercano di imporre nuovi dirigenti all’Associazione dei polacchi in Bielorussia e di impadronirsi dei beni appartenenti a tale organizzazione, sono in contrasto con la dichiarazione del vertice del partenariato orientale, che la Bielorussia ha firmato il 7 maggio 2009 a Praga.

Invitiamo la Bielorussia ad astenersi da simili azioni. Ricordiamo altresì la nostra offerta di procedere al rafforzamento delle nostre relazioni contrattuali con questo paese, a condizione che si registrino progressi in cinque settori chiave:

garantire che non vi siano casi di detenzione motivata da ragioni politiche;

riformare la legislazione elettorale nel rispetto delle raccomandazioni dell’Organizzazione sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE)/Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR);

liberalizzare le comunicazioni e garantire la libertà di riunione e di associazione;

migliorare le condizioni di lavoro, nonché il quadro giuridico e normativo relativi alle organizzazioni non governative e agli attivisti per i diritti umani;

decretare una moratoria ed abolire la pena di morte.

 
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