Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2010/2580(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

RC-B7-0139/2010

Discussioni :

Votazioni :

PV 11/03/2010 - 8.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0065

Discussioni
Giovedì 11 marzo 2010 - Strasburgo Edizione GU

9. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0169/2010

 
  
MPphoto
 

  Miroslav Mikolášik (PPE). – (SK) Signor Presidente, secondo gli archivi del governo e la letteratura disponibile, il regime comunista in Slovacchia ha condannato 71 168 persone negli anni 1948 – 1989 per presunti reati politici.

Non vi è maniera migliore di onorare la memoria di quei detenuti politici e prigionieri di cocienza che lavorare attivamente per promuovere la diffusione della libertà e della democrazia dove vengono ritenute un lusso irraggiungibile. Sinora gli appelli dell’Unione non hanno avuto risposta. Mi preoccupa però notevolmente la situazione dei detenuti politici a Cuba e pertanto chiedo a Consiglio e Commissione di intraprendere misure efficaci per il loro rilascio e sostenere il lavoro affinché possano agire quali difensori dei diritti umani. Ai cittadini di Cuba...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Filip Kaczmarek (PPE).(PL) Signor Presidente, ho avallato l’adozione della proposta di risoluzione su Cuba. Parlando francamente, non capisco perché gli amici europei di Fidel Castro stiano difendendo così a spada tratta l’idea di una bancarotta e una rivoluzione demoralizzata. Deve proprio accadere che soltanto le vittime fatali di quello che si considera un regime progressista rendano il popolo consapevole della necessità di un cambiamento a Cuba? Talvolta i sacrifici individuali contribuiscono a cambiamenti storici. Spero che ciò succeda anche questa volta. Nel contempo, non vorrei che vi fossero altre vittime causate dal dogmatismo delle autorità e dalla loro incapacità di analizzare la loro posizione e il loro mutamento.

Parimenti non posso accettare il fatto che molti paesi ACP si pongono in maniera totalmente acritica nei confronti della natura e del significato del sistema politico e sociale costruito a Cuba. Sono profondamente persuaso che si tratti di un’errata interpretazione del concetto di solidarietà. Sarebbe più onesto riconoscere ciò che è stato raggiunto a Cuba, condannando però nel contempo ciò che non è stato un successo ed è antisociale, inumano e distruttivo.

 
  
MPphoto
 

  Ramón Jáuregui Atondo (S&D).(ES) Signor Presidente, vorrei intervenire a nome dell’onorevole Muñiz per spiegare il motivo per il quale la delegazione spagnola del gruppo S&D ha votato contro l’emendamento n. 2 presentato dal gruppo GUE/NLG, anche se l’emendamento chiedeva sostegno alla presidenza spagnola nei suoi rapporti con Cuba.

In primo luogo, vorrei rammentare il fatto che non possiamo sostenere emendamenti presentati da un gruppo che ha cercato di prendere le distanze dalla risoluzione nel suo complesso. Il nostro impegno nei confronti di tutti i gruppi politici che hanno sottoscritto la risoluzione non ci permetterebbe di appoggiare un emendamento parziale del documento.

In secondo luogo, l’emendamento n. 2 presentato dal gruppo GUE/NGL non è in linea con la posizione assunta dalla presidenza spagnola, che sta ricercando un consenso nell’Unione al fine di rinnovare il nostro quadro per le relazioni con Cuba, senza nondimeno giungere a una completa rottura con la posizione comune, cosa che invece l’emendamento chiedeva.

Per questo abbiamo respinto l’emendamento.

 
  
MPphoto
 

  Zuzana Roithová (PPE). – (CS) Signor Presidente, per me è stato oggi un onore appoggiare la risoluzione sui prigionieri di coscienza a Cuba, non soltanto come membro di un ex Stato comunista totalitario, ma anche perché ho personalmente incontrato dissidenti cubani in passato, soprattutto il dottor Darsí Ferrer, detenuto con altri dal luglio dello scorso anno.

Rientrata, ho ragguagliato il Parlamento in merito alla drammatica situazione nel settore sanitario e vorrei nuovamente sottolineare come i cittadini che non sono membri del partito comunista e non hanno dollari non hanno alcuna possibilità di accedere ai farmaci. Il dottor Darsí Ferrer è stato una personalità di rilievo all’Avana, avendo aiutato i dissidenti a procurarsi medicine. Ora è dietro le sbarre.

Sono pertanto lieta dell’adozione dell’odierna risoluzione, perché è una risoluzione molto forte, che chiama anche in causa chiaramente le autorità europee affinché proseguano nei loro sforzi per indurre un cambiamento democratico a Cuba.

 
  
MPphoto
 

  Daniel Hannan (ECR). – (EN) Signor Presidente, chi avrebbe mai pensato 20 anni fa, quando l’aria in Europa era ispessita dalla polvere dei mattoni di muri cadenti e riecheggiavano grida di libertà, che la bandiera rossa ancora oggi avrebbe sventolato all’Avana e Fidel Castro sarebbe morto pacificamente nel suo letto su un’afosa isola caraibica?

Sola mors tyrannicida est, dice il mio connazionale Sir Thomas More: la morte è l’unico modo per liberarsi dei tiranni.

Due elementi hanno tenuto in piedi il regime comunista a Cuba. Primo, l’ostinato blocco americano, che ha consentito a Castro e al suo regime di attribuire tutte le privatizzazioni dei suoi connazionali all’imperialismo straniero anziché alla malagestione economica del comunismo; secondo, l’indulgenza di alcuni in Europa, anche in questa Camera, che disgustosamente applicano doppi standard giustificando abusi dei diritti umani e diniego della democrazia a Cuba perché il paese sforna continuamente medici e ballerine.

Spero che quest’Aula cresca e alcuni suoi esponenti vedano oltre i loro giorni da studenti vestiti con T-shirt Che Guevara. E’ giunto il momento di un impegno costruttivo con le forze democratiche a Cuba. La storia ci assolverà.

 
  
MPphoto
 
 

  Philip Claeys (NI). – (NL) Signor Presidente, ho votato a favore della risoluzione su Cuba perché nel complesso è decisamente critica nei confronti del regime totalitario dell’Avana. Nel contempo, vorrei però cogliere l’occasione per rivolgermi al Consiglio affinché ponga fine ai suoi tentativi di normalizzazione delle relazioni con Cuba, visto che abbiamo ancora a che vedere con una dittatura comunista che viola in maniera flagrante i diritti umani.

Chiederei inoltre al nuovo alto rappresentante di non seguire la linea intrapresa dalla Commissione nella precedente legislazione. Mi riferisco, per esempio, al commissario Michel, recatosi in visita a Cuba in varie occasioni senza formulare alcuna critica in merito allo stato dei diritti umani e della democrazia nel paese. E’ assolutamente inaccettabile che l’Unione europea cerchi di ingraziarsi il regime comunista di Cuba.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0148/2010

 
  
MPphoto
 

  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, avallando la proposta di risoluzione intendevo esprimere sostegno all’investimento nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio. Il piano SET può essere efficace e credibile soltanto se adeguatamente finanziato, anche con denaro proveniente da fonti private. Le argomentazioni a favore della necessità di tali misure sono essenzialmente l’attuale situazione economica in cui l’Europa si trova, i pericolosi cambiamenti climatici e le minacce poste alla sicurezza energetica. Grazie alle ultime ricerche e tecnologie, si è schiusa una possibilità di superare la crisi, che nel contempo supporta misure in tema di cambiamento climatico. E’ inoltre un’opportunità per l’agricoltura europea, un modo per creare nuovi posti di lavoro nelle zone rurali nel settore non agricolo, specialmente nell’ambito della creazione di fonti di energia rinnovabile.

 
  
MPphoto
 

  Jan Březina (PPE). (CS) Signor Presidente anch’io ho votato a favore della proposta di risoluzione sull’investimento nello sviluppo di tecnologie e basse emissioni di carbonio (piano SET) perché a mio parere è il principale strumento per trasformare l’Unione in un’economia innovativa, in grado di conseguire obiettivi impegnativi. In proposito ritengo essenziale che la Commissione, in stretta collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, presenti una proposta generale per uno strumento di investimento in energia da fonti rinnovabili, progetti di efficienza energetica e sviluppo di reti intelligenti entro il 2011. Parallelamente, occorre rafforzare il ruolo della BEI nel finanziamento di progetti in ambito energetico, specialmente progetti con livelli di rischio superiori.

Sono categoricamente contrario a che l’argomento delle tecnologie a basse emissioni di carbonio sia sfruttato per sferrare colpi bassi all’energia nucleare, com’è accaduto negli interventi di alcuni membri della sinistra dell’Emiciclo. Sono infatti del parere che l’energia nucleare sia un’energia pulita che contribuisce a uno sviluppo sostenibile.

 
  
MPphoto
 
 

  Marek Józef Gróbarczyk (ECR).(PL) Signor Presidente, non ho potuto appoggiare la risoluzione, sebbene sia estremamente importante per l’economia europea. Va infatti notato che la risoluzione prevede una notevole concentrazione di denaro soltanto in alcuni ambiti, alcune branche dell’industria energetica, i cosiddetti ambiti “ecologici”. Ciò si scontra con la nozione di solidarietà energetica con i paesi che si affidano prevalentemente al carbone. Il fabbisogno energetico della Polonia è coperto essenzialmente dal carbone, per cui una regolare transizione a un’economia verde è estremamente importante per noi. A seguito di tali misure, in Polonia anziché creare posti di lavoro li perderemmo. Durante una crisi, questo è molto difficile e sarebbe nocivo per la Polonia.

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0139/2010

 
  
MPphoto
 

  Sophie Auconie (PPE).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 27 e il 28 febbraio la tempesta Xynthia si è abbattuta sulla Francia. Quasi 60 persone hanno perso la vita e centinaia di migliaia hanno subito danni notevoli.

L’Unione europea deve dare l’esempio di fronte a questa tragedia. Per questo ho personalmente contribuito alla stesura dell’odierna risoluzione in cui si chiede alla Commissione europea di essere estremamente reattiva. Ci aspettiamo che eroghi assistenza finanziaria alle zone disastrate attraverso il fondo di solidarietà dell’Unione.

Se, a seguito della tragedia, le regioni di Poitou-Charentes, Charente-Maritime, Pays de la Loire e Bretagna dovessero chiedere che venga modificata l’assegnazione della spesa cofinanziata dal fondo europeo di sviluppo regionale e del fondo sociale europeo, la Commissione dovrà prendere in esame tali richieste in maniera estremamente favorevole e rapida.

Lasciando da parte la risoluzione, io, come i colleghi dell’Unione per la maggioranza presidenziale, sono persuasa che sia giunto il momento di creare una vera forza di protezione civile europea, che da sola sarà in grado di fornire ulteriore aiuto vitale in caso di disastri come questo.

 
  
MPphoto
 
 

  Presidente. – Onorevole Kelly, malgrado non si sia iscritto a parlare prima della prima dichiarazione di voto. Ne ha facoltà in via del tutto eccezionale. La prossima volta si ricordi di iscriversi.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0148/2010

 
  
MPphoto
 

  Seán Kelly (PPE). – (EN) Signor Presidente, volevo semplicemente dire che era tempo che avessimo un documento conclusivo sull’energia nucleare per sintetizzare i progressi compiuti e le misure di sicurezza elaborate al riguardo, nonché le modalità per la loro trasposizione in futuro nella ricerca che sarà intrapresa, in maniera che i cittadini possano decidere con cognizione di causa.

Vi è molto scetticismo in merito e tanti dubbi che vanno chiariti, perché così facendo si supereranno tante difficoltà che caratterizzano questo dibattito sulle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

Infine, se mi è consentito vorrei aggiungere che oggi si celebra l’anniversario della dichiarazione di indipendenza di Lituania ed Estonia, per cui mi complimento con i due paesi per i 20 anni di indipendenza..

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0169/2010

 
  
MPphoto
 
 

  John Stuart Agnew, Marta Andreasen, Gerard Batten, John Bufton e Mike Nattrass (EFD), per iscritto. − (EN) Sebbene riconosciamo che Cuba è una tirannia comunista e vogliamo che si trasformi in uno Stato democratico, non riconosciamo l’Unione europea in tale processo.

 
  
MPphoto
 
 

  Charalampos Angourakis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) La risoluzione del Parlamento europeo, il cui pretesto è la morte del detenuto cubano Orlando Zapata Tamayo, deceduto dopo uno sciopero della fame nonostante gli sforzi profusi dai servizi sanitari cubani per rimetterlo in salute, è un attacco provocatorio e inaccettabile al governo socialista e al popolo cubano e fa parte della strategia anticomunista diretta dall’Unione e guidata dal Parlamento europeo in un tentativo di rovesciare il regime socialista. Condanniamo l’ipocrisia e il tentativo di provocazione dei rappresentanti del capitale del centro destra, del centro sinistra e dei verdi nello sfruttare tale circostanza.

Il partito comunista greco ha votato contro la risoluzione del Parlamento europeo che condanna ed esorta i cittadini a esprimere solidarietà con il governo e il popolo di Cuba, chiedere che la posizione comune contro Cuba sia revocata, condannare gli sforzi profusi dall’Unione per sfruttare i diritti umani come pretesto per esercitare coercizione e pressioni imperialiste sul popolo cubano e il suo governo, chiedere che l’embargo criminale americano contro Cuba sia immediatamente revocato, chiedere l’immediato rilascio dei 5 cubani trattenuti nelle prigioni americane e difendere la Cuba socialista.

 
  
MPphoto
 
 

  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. – (RO) L’Unione europea è la struttura più democratica al mondo e il valore fondamentale sul quale è stata costruita è il rispetto dei diritti umani. Per questo trovo lodevole e incoraggiante che tutti i gruppi in Parlamento si siano uniti nella condanna agli abusi commessi dalle autorità cubane contro i diritti umani, per non parlare dell’approccio costruttivo, ricettivo al dialogo, che l’Unione ha deciso di adottare nei confronti di Cuba.

Viviamo nel XXI secolo e i reati di opinione e coscienza dovrebbero essere cancellati dai valori di ogni Stato del mondo, prescindendo da quanto lunga sia stata la sua storia di totalitarismo e dittatura. Condurre un dialogo internazionale anziché imporre sanzioni può servire a modificare gli atteggiamenti in maniera che chiunque sia in disaccordo con le proprie autorità non subisca abusi e ingiustizie di regimi che non rispettano gli esseri umani.

Tragedie come quella che ha colpito il dissidente cubano Orlando Zapata Tamayo, “colpevole” di un reato di coscienza, non si devono mai più ripetere. Ora anche altri detenuti politici a Cuba sono in pericolo. Garante del rispetto dei diritti umani, l’Unione deve essere coinvolta e intraprendere azioni diplomatiche immediate in maniera che a Cuba, come altrove, non si ripeta mai più la tragedia subita da Zapata.

 
  
MPphoto
 
 

  Andrew Henry William Brons (NI), per iscritto. (EN) Condanno senza riserve il maltrattamento del popolo a Cuba (come ovunque). Mi sono tuttavia astenuto all’atto della votazione sulla risoluzione contro Cuba nel suo complesso. Ho optato per l’astensione perché la risoluzione pretenderebbe di conferire all’Unione europea e ai suoi funzionari l’autorità di parlare e agire per conto degli Stati membri. Inoltre, molti Stati membri dell’Unione europea perseguono e tengono in stato di detenzione persone per aver esercitato la libertà di espressione non violenta, aver sostenuto opinioni eretiche o aver preso parte ad attività dissenzienti. E’ profondamente ipocrita per partiti che favoriscono la repressione politica in Europa additare Stati come Cuba che condividono le loro opinioni e attività repressive e antidemocratiche.

 
  
MPphoto
 
 

  Edite Estrela (S&D), per iscritto. − (PT) Ho votato a favore della proposta di risoluzione sulla situazione di detenuti politici e prigionieri di coscienza a Cuba. Ribadiamo la necessità che tutti i detenuti politici e i prigionieri di coscienza vengano immediatamente rilasciati. Crediamo che la detenzione di dissidenti cubani per i loro ideali e la loro attività politica pacifica costituisca una violazione della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

 
  
MPphoto
 
 

  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson, Marita Ulvskog e Åsa Westlund (S&D), per iscritto. − (SV) Noi socialdemocratici svedesi condividiamo il parere espresso nell’emendamento che il blocco contro Cuba vada revocato. Non riteniamo tuttavia che la dichiarazione vada formulata nell’odierna proposta di risoluzione perché riguarda i prigionieri di coscienza.

 
  
MPphoto
 
 

  Diogo Feio (PPE), per iscritto. − (PT) Orlando Zapata Tamayo è morto di fame perché aveva chiesto di essere trattato per quello che era: un detenuto politico perseguitato da un regime che, nonostante sia cambiata la leadership, continua a governare i propri cittadini con il pugno di ferro, vietando loro ogni forma di associazione o libera espressione.

Le tragiche circostanze della sua morte dovrebbero farci vergognare tutti, specialmente i decisori politici che, seguendo Zapatero e l’ambasciatore Moratinos, hanno modificato la politica europea nei confronti di Cuba.

Tutto ciò che l’Unione europea ha ottenuto con il suo larvato tentativo di rappacificazione è stato rafforzare il senso di impunità, facendo sentire più isolati i democratici, che meritano ben di più da noi.

Confido in un ritorno alla ferma politica democratica che si è ammorbidita soltanto di recente. Voglio che l’Unione europea finalmente riconosca che tale cambiamento di politica è stato un totale fallimento. Desidero altresì che Oswaldo Payá e le donne in bianco possano recarsi liberamente in Europa per rivelare le circostanze che circondano gli eventi svoltisi a Cuba.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Abbiamo votato contro la risoluzione per lo sfruttamento politico da parte della maggioranza del Parlamento della morte di Zapata Tamayo, a seguito di uno sciopero della fame in un carcere cubano, nonostante gli fossero state somministrate cure mediche. La sua intenzione è ostacolare le intenzioni pubblicamente espresse dalla presidenza spagnola di porre fine alla posizione comune su Cuba. Ancora una volta si attaccano Cuba e il suo popolo cercando di interferire con la sua indipendenza e sovranità, i suoi successi economici e sociali, la sua solidarietà internazionalista esemplare.

Il capitalismo non rappresenta il futuro per l’umanità. Cuba continua a essere un esempio del fatto che è possibile costruire una società senza sfruttatori né sfruttati, una società socialista. I rappresentanti del capitalismo nel Parlamento europeo non accettano questo dato di fatto. Cercano di impedire un dialogo politico a tutto spettro con il governo cubano sulla base degli stessi criteri che l’Unione applica a tutti coloro con i quali intrattiene relazioni.

Non condannano l’embargo imposto a Cuba dagli Stati Uniti, la cui revoca immediata è stata chiesta in 18 occasioni dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. Non dicono alcunché in merito alla situazione di cinque cittadini cubani detenuti negli Stati Uniti dal 1998 senza giusto processo e ignorano la circostanza che gli Stati Uniti continuano a dare rifugio a un cittadino cubano che è stato l’istigatore dell’attacco dinamitardo contro un aereo di linea nel quale hanno perso la vita 76 persone.

 
  
MPphoto
 
 

  Jacek Olgierd Kurski (ECR), per iscritto. – (PL) Oggi all’atto della votazione ho avallato la risoluzione sulla situazione dei detenuti politici e dei prigionieri di coscienza a Cuba. Come Parlamento europeo, dobbiamo inequivocabilmente condannare le pratiche del regime dell’Avana e schierarci per i diritti di giornalisti indipendenti, dissidenti pacifici e difensori dei diritti umani. Nella risoluzione adottata abbiamo espresso profonda solidarietà a tutti i cubani e manifestato apprezzamento per gli sforzi da loro profusi per instaurare la democrazia, nonché il rispetto e la protezione dei diritti fondamentali. Provengo da un paese in cui un movimento popolare è insorto contro il regime comunista: Solidarność. Benché la Polonia e altri paesi dell’Europa centrale e orientale che oggi appartengono all’Unione europea si siano lasciati alle spalle le dolorose esperienze dei regimi comunisti, non possiamo comunque dimenticare coloro che sono detenuti e perseguitati perché tanto anelano alla libertà, alla democrazia e alla libertà di parola.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) L’Unione europea non può avere una visione romantica del regime politico cubano, che è una vera dittatura comunista, basata sulla logica di un unico partito che viola i diritti umani, opprime i suoi cittadini, perseguita ed elimina gli oppositori politici e incarcera innumerevoli persone semplicemente per aver commesso il reato di avere un’opinione.

La morte di Orlando Zapata è stata soltanto un ennesimo caso ad aver sconvolto il mondo, un caso che il Parlamento europeo deve condannare con fermezza, senza esitazione né false giustificazioni. Per questo respingo i tentativi di alcuni membri dell’estrema sinistra di ammantare questo terribile crimine di una qualsivoglia accezione politica con il solo intento di legittimare un regime che non può essere tollerato né accettato.

 
  
MPphoto
 
 

  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. – (ES) Ho votato contro la risoluzione RC-B7-0169/2010 su Cuba perché credo che rappresenti un atto di interferenza che viola il diritto internazionale. Con il mio voto, ho espresso la mia condanna per tale esercizio di manipolazione politica il cui unico scopo è manifestare disapprovazione per il governo di Cuba. I membri che hanno votato a favore del testo sono coloro che si sono varie volte rifiutati di presentare una risoluzione in Parlamento di condanna del colpo di Stato in Honduras. L’odierna risoluzione esorta l’Unione europea a dare prova di un sostegno incondizionato al cambiamento del regime politico nella Repubblica di Cuba, proponendo anche l’uso dei meccanismi di cooperazione europei per conseguire tale finalità, il che rappresenta un atto di interferenza inaccettabile in contrasto con il diritto internazionale. Da più di 50 anni gli Stati Uniti impongono un embargo economico, commerciale e finanziario contro Cuba in palese violazione del diritto internazionale e con gravi ripercussioni sull’economia e le condizioni di vita dei cubani. Nonostante ciò, il governo cubano ha continuato a garantire ai propri cittadini accesso a istruzione e cure sanitarie.

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Ho votato a favore della proposta di risoluzione comune su Cuba perché è importante che anche l’Unione esprima chiaramente l’idea che sussiste una necessità urgente di democratizzazione nel paese, ancora soggetto a un regime comunista. L’incarcerazione di dissidenti e oppositori politici è un tratto tipico degli Stati comunisti, ma è praticata eccessivamente a Cuba. Il fatto che le autorità non consentano neppure alla famiglia di un detenuto morto a seguito di uno sciopero della fame di organizzarne la sepoltura è particolarmente scandaloso.

Speriamo che quanto prima si attui un cambiamento del sistema politico sull’isola. Indipendentemente da ciò, è tuttavia importante che l’Unione, ma anche gli Stati Uniti, applichino i medesimi standard ovunque. E’ inaccettabile che gli Stati Uniti concedano “asilo politico” a cubani implicati in attacchi dinamitardi. E’ possibile muovere critiche efficaci soltanto se prima di tutto si rispettano i criteri stabiliti.

 
  
MPphoto
 
 

  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (ES) Ho votato a favore della proposta di risoluzione comune su Cuba (RC-B7-0169/2010) perché, come ho detto nella discussione di ieri, prescindendo dalle nostre rispettive posizioni in merito a Cuba, la morte di Orlando Zapata Tamayo è in sé deplorevole.

Insisto inoltre sulla necessità di chiedere la scarcerazione di tutti i detenuti politici e i prigionieri di coscienza a Cuba e nel resto del mondo, ma nondimeno ammonisco dall’intraprendere azioni che si sono già rivelate fallimentari per il progresso di Cuba verso la democrazia e la liberalizzazione, come l’embargo e il blocco. E’ chiaro che occorrono urgentemente cambiamenti sull’isola e l’Unione europea dovrebbe vigilare su di essi in maniera che la transizione alla democrazia vada a beneficio del popolo cubano.

 
  
MPphoto
 
 

  Alf Svensson (PPE) , per iscritto. − (SV) Gli Stati Uniti impongono un embargo commerciale contro Cuba da 48 anni, embargo che colpisce la popolazione cubana e costituisce una scusante continua e ricorrente per le manchevolezze del regime di Castro. E’ tutta colpa dell’embargo americano e pertanto il popolo cubano non può chiaramente incolpare il regime comunista e prendere le distanze da esso. L’opposizione democratica a Cuba vuole che l’embargo sia revocato. Il 29 ottobre 2009, 187 Stati membri delle Nazioni Unite hanno votato per la sua revoca, 3 hanno votato per il suo mantenimento e due si sono astenuti. Nessuno degli Stati membri dell’Unione ha votato a favore del suo mantenimento. In passato il Parlamento europeo ha condannato l’embargo contro Cuba e ha chiesto che vi si ponesse fine con effetto immediato, in linea con le richieste formulate in numerose occasioni dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. (P5_TA(2003)0374) Il Parlamento europeo ha inoltre dichiarato che l’embargo disattende le sue stesse finalità. (P6_TA(2004)0061) L’odierna risoluzione RC-B7-0169/2010 fa riferimento alla situazione dei detenuti politici e dei prigionieri di coscienza a Cuba. Durante la discussione prima del voto, ho formulato una proposta secondo cui si dovrebbe dare a Cuba un ultimatum. L’embargo sarà revocato a fronte del rilascio di tutti i prigionieri di coscienza e l’introduzione delle riforme entro sei mesi. Se il regime non dovesse rispettare tali condizioni, Stati Uniti, Unione europea e Canada comminerebbero nuove sanzioni più incisive nei confronti della leadership cubana, come il divieto di recarsi nel paese e il congelamento dei beni cubani e degli investimenti stranieri.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0148/2010

 
  
MPphoto
 
 

  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. – (RO) L’Unione europea si è impegnata entro il 2020 a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20 per cento, ridurre il consumo di energia del 20 per cento e generare perlomeno il 20 per cento dell’energia consumata da fonti rinnovabili. Inoltre, l’Unione intende dare un esempio nel mondo a livello di economia di risorse e salvaguardia dell’ambiente.

Tali obiettivi ambiziosi possono essere conseguiti soltanto se l’Unione nel suo complesso e ciascuno Stato membro singolarmente assumono chiari impegni a livello di tempistica. Gli investimenti in tecnologie a basse emissioni di carbonio sono fondamentali per conseguire gli obiettivi proposti per il 2020, scadenza non così lontana come si potrebbe pensare. Raggiungere tali obiettivi richiede un notevole sforzo finanziario: 58 milioni di euro, secondo alcuni calcoli meticolosi, da attingere da fonti sia pubbliche sia private.

Tuttavia, tale sforzo finanziario, logistico e amministrativo trasformerà l’Unione in un leader globale dell’innovazione e avrà ripercussioni positive sulla sua economia, creando posti di lavoro e schiudendo nuove prospettive nel campo della ricerca, ingiustificatamente sottofinanziata da decenni. Gli investimenti nello sviluppo di fonti energetiche a basse emissioni di carbonio daranno i propri frutti a medio e lungo termine, generando un impatto positivo in tutta l’Unione europea.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) E’ fondamentale insistere per un cambiamento radicale della società basato sulla sostenibilità delle città, la produzione di energia decentrata e la competitività industriale. Questa politica è essenziale per una società prospera e sostenibile, preparata a raccogliere le sfide del cambiamento climatico, della sicurezza dell’approvvigionamento energetico e della globalizzazione che sia leader mondiale nel campo delle tecnologie pulite. Il piano SET intende contribuire specificamente allo sviluppo di tecnologie pulite. Accolgo con favore i principali orientamenti esposti nella comunicazione in merito all’organizzazione della logica di intervento tra pubblico e privato, tra finanziario comunitario, nazionale e regionale. E’ nondimeno determinante incrementare il finanziamento pubblico per la ricerca scientifica nel campo delle tecnologie pulite. L’Europa deve ancora creare condizioni affinché vi sia un maggiore investimento in ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e dimostrazione in campo energetico. E’ essenziale passare dalle parole ai fatti. La prossima prospettiva finanziaria dell’Unione e l’ottavo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico dovranno affrontare prioritariamente la sicurezza energetica, la lotta al cambiamento climatico e l’ambiente. Soltanto così saremo in grado di preservare la competitività della nostra industria, promuovere la crescita economica e creare posti di lavoro.

 
  
MPphoto
 
 

  Edite Estrela (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sull’investimento nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio (piano SET) perché, per affrontare efficacemente la crisi economica, dovrebbe essere prioritario investire in tali tecnologie, che presentano le massime potenzialità in termini di creazione di posti di lavoro. Credo che tali investimenti possano creare nuove opportunità per lo sviluppo dell’economia e della competitività dell’Unione.

 
  
MPphoto
 
 

  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) Il piano SET presentato dalla Commissione propone di investire in ricerca e sviluppo per sviluppare tecnologie energetiche pulite efficienti e sostenibili c che consentano di garantire la necessaria riduzione di emissioni senza mettere a repentaglio le industrie europee, assumendo dunque un impegno, che riteniamo serio, nei confronti di uno sviluppo sostenibile.

Le nuove politiche energetiche, specialmente nel contesto della crisi generale, non devono perdere di vista l’efficienza economica e non devono in alcun modo creare rischi per la sostenibilità economica delle nazioni europee, senza che ciò significhi meno risultati a livello ambientale.

Per questo chiedo un nuovo approccio in tema di politica energetica che si basi sull’energia pulita, l’uso più efficiente delle risorse naturali a nostra disposizione e notevoli investimenti in ricerca e tecnologie più rispettose dell’ambiente in maniera da poter preservare la competitività europea e permettere la creazione di posti di lavoro nel quadro di un’economia innovativa e sostenibile.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Apprezzo gli obiettivi del piano SET (piano strategico europeo per le tecnologie energetiche), che insistono sullo sviluppo di una società a basse emissioni di carbonio. Il piano cerca di accelerare lo sviluppo e l’introduzione di tecnologie a basse emissioni di carbonio. con misure in materia di pianificazione, attuazione, risorse e cooperazione internazionale nel campo delle tecnologie innovative per il settore energetico. Diversi studi stimano che la promozione dell’obiettivo europeo del 20 per cento di copertura con energie rinnovabili significherà milioni di nuovi posti di lavoro entro 2020. Inoltre, all’incirca due terzi di questi posti di lavoro saranno creati nell’ambito di piccole e medie imprese. La soluzione impone lo sviluppo di tecnologie verdi. Abbiamo pertanto bisogno di altri fondi per il piano SET che chiedo vengano messi a disposizione nella prossima revisione della prospettiva finanziaria. Dobbiamo inoltre promuovere le tecnologie verdi e la manodopera qualificata attraverso investimenti in istruzione e ricerca. Quanto prima inizieremo a creare una società a basse emissioni di carbonio, tanto prima riemergeremo dalla crisi.

 
  
MPphoto
 
 

  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Lo sviluppo e l’attuazione delle tecnologie a basse emissioni di carbonio è estremamente importante non soltanto per ragioni ambientali, tra cui necessità di ridurre le emissioni atmosferiche di anidride carbonica, ma anche per ragioni energetiche, vista il graduale inevitabile impoverimento e il possibile esaurimento delle riserve di combustibili fossili da cui l’umanità è fortemente dipendente.

Purtroppo, sia il piano SET sia la risoluzione appena adottata non soltanto propongono un approccio incompleto al problema, in termini sia di tecnologie e di fonti energetiche considerare, sia di necessità di ridurre il consumo, ma soprattutto ancora considerano l’investimento come un’altra buona opportunità commerciale (grazie alla quale alcuni, pochi eletti, guadagneranno molto a detrimento dei più) anziché un imperativo ambientale ed energetico per salvaguardare il bene comune dell’umanità.

E’ significativo e rivelatore che all’atto della votazione sugli emendamenti proposti al testo della risoluzione, anziché promuovere obiettivi di riduzione ambiziosi per le emissioni atmosferiche di anidride carbonica, si sia optato per la promozione dello scambio di emissioni di carbonio a livello mondiale.

 
  
MPphoto
 
 

  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) L’uso delle tecnologie a basse emissioni di carbonio, che naturalmente producono meno anidride carbonica, è positivo e auspicabile.

Non possiamo tuttavia accettare che, a spese dello sviluppo tecnologico e del rafforzamento del cosiddetto piano SET, si cerchi un ennesimo pretesto per indebolire le politiche energetiche nazionali.

Leggendo le parole della Commissione secondo cui il piano SET sarebbe il pilastro tecnologico della politica energetica e climatica dell’Unione, non resta alcun dubbio in merito alla sua reale intenzione di indebolire la sovranità degli Stati membri in un settore importante quanto le strategie energetiche nazionali.

Scendendo nel dettaglio, la proposta di risoluzione contiene alcuni aspetti con i quali non possiamo concordare, segnatamente la promozione di uno scambio di emissioni di carbonio a livello mondiale, dato che la risoluzione ha già dimostrato di non offrire vantaggi con la riduzione delle emissioni e la creazione di più partenariati pubblico-privato, ponendo l’enfasi su un “sostanziale aumento della quota di investimenti pubblici”, per cui il denaro pubblico verrebbe usato per servire interessi e utili privati.

Il nostro gruppo ha quindi votato contro.

 
  
MPphoto
 
 

  Eija-Riitta Korhola (PPE), per iscritto. − (EN) Tecnologie a basse emissioni di carbonio sostenibili ed efficaci sono fondamentali per il complesso compito di decarbonizzazione con il quale noi nell’Unione europea ci stiamo insieme confrontando e personalmente ho apprezzato il rapido processo attraverso il quale il Parlamento ha elaborato una risoluzione sull’argomento, fornendo chiare indicazioni alla Commissione e al Consiglio in merito al fatto che il piano SET giunge al momento opportuno ed è importante. Se prendiamo sul serio la nostra missione, è evidente che abbiamo bisogno di tutte le forme di tecnologie a basse emissioni di carbonio, compresa un’energia nucleare sostenibile. Sono pertanto lieta che siamo riusciti a modificare a cancellare il considerando I come era stato formulato, ennesimo tentativo di mettere il nucleare in una luce che oggigiorno non merita. Tale considerando avrebbe potuto avere implicazioni negative sul concetto di “tecnologie a basse emissioni di carbonio sostenibili”, suggerendo che il nucleare non ne farebbe parte. Il fatto è tuttavia che nell’Unione europea non possiamo permetterci di non usarlo se vogliamo affrontare sul serio il cambiamento climatico. Fintantoché le energie rinnovabili non saranno realmente in grado di dare risultati effettivi e garantire un flusso di energia sicuro e costante, sono quelle le tecnologie a basse emissioni di carbonio alle quali dobbiamo affidarci.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) L’investimento nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio deve essere prioritario in quanto è uno dei modi più efficienti per affrontare il cambiamento climatico preparando l’Unione a un’economia verde. Pertanto, le soluzioni a basse emissioni di carbonio intelligenti dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione, non da ultimo in termini di finanziamento comunitario, ciò al fine di conseguire gli obiettivi ambientali fissati dall’Unione per il 2020.

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Mi sono astenuto all’atto del voto sulla proposta di risoluzione concernente l’investimento in tecnologie a basse emissioni di carbonio perché, sebbene contenesse una serie di approcci ragionevoli, comunque appoggia l’ulteriore sviluppo del nucleare, scelta che respingo in ragione dei notevoli rischi che comporta. La proposta di risoluzione giustamente sottolinea che la ricerca sinora è stata scarsamente finanziata. Invece, affinché l’Europa resti competitiva rispetto ad altri protagonisti globali, è necessario incrementare notevolmente i fondi destinati a progetti di ricerca, specialmente nel campo delle nuove fonti energetiche. Lo sviluppo di nuove tecnologie a basse emissioni di carbonio nel settore dell’energia, auspicabilmente, non soltanto salvaguarderà i posti di lavoro esistenti in tale ambito, ma creerà anche ulteriori posti di lavoro altamente qualificati. Ritengo però che al riguardo l’investimento debba essere effettuato in energia solare e tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio. Viste le gravi conseguenze potenziali, gli investimenti in energia nucleare devono essere ripensati e ridistribuiti. Questo nuovo orientamento politico per quanto concerne le questioni energetiche migliorerà anche la sicurezza degli approvvigionamenti in ambito comunitario e creerà un’indipendenza più solida dai fornitori stranieri.

 
  
MPphoto
 
 

  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (ES) Come il gruppo Verts/ALE, ho votato contro la proposta di risoluzione (B7-0148/2010) sull’investimento nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio (piano SET) per una serie di motivi, innanzi tutto perché l’emendamento che chiedeva la cancellazione del considerando I – fondamentale per noi – è stato accolto; in tale paragrafo si suggeriva che la sesta iniziativa industriale europea sull’“energia nucleare sostenibile” fosse rinominata semplicemente “energia nucleare”. Riteniamo che il concetto di “energia nucleare sostenibile” sia privo di significato in quanto, nel migliore dei casi, è possibile ridurre la minaccia per l’ambiente e la salute dei cittadini, nonché i rischi di proliferazione che derivano dallo sviluppo e dall’uso del nucleare, ma non è possibile eliminarli.

 
  
  

Proposta di risoluzione RC-B7-0139/2010

 
  
MPphoto
 
 

  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione al fine di esprimere il mio cordoglio per le vittime e la mia solidarietà ai loro familiari e amici in ambedue le catastrofi naturali che hanno gravemente colpito diversi Stati membri e regioni.

Vorrei pertanto ribadire che è fondamentale per l’Europa formulare una pronta risposta a tali eventi, segnatamente attivando il fondo di solidarietà europeo, dando dunque prova della sua solidarietà agli interessati.

In questo momento è importante prestare particolare attenzione alle regioni insulari e ultraperiferiche che, oltre ai loro ostacoli permanenti, ora devono riemergere dalla devastazione di infrastrutture e beni a livello personale, commerciale e agricolo, senza poter in molti casi riprendere subito le normali attività, soprattutto nelle regioni che dipendono quasi esclusivamente dal turismo, perché il ritratto degli eventi dipinto dai mezzi di comunicazione potrebbe avere un effetto deterrente nei confronti dei potenziali visitatori.

E’ dunque necessario esortare Consiglio e Commissione ad agire prontamente in maniera che il Consiglio rivaluti la proposta di rendere l’uso del fondo di solidarietà europeo più semplice, rapido e flessibile.

Analogamente è importante rivedere con gli Stati membri interessati i programmi europei e i fondi strutturali agricoli e sociali in modo da migliorare la risposta alle necessità derivanti da tali catastrofi.

 
  
MPphoto
 
 

  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo sulle gravi calamità naturali che hanno colpito la regione autonoma di Madeira e gli effetti della tempesta Xynthia in Europa. Credo che l’Unione europea debba dare prova di solidarietà nei confronti di coloro che soffrono a causa di tali catastrofi. I disastri si sono abbattuti su regioni del Portogallo e della Francia occidentale, come anche su varie zone della Spagna, soprattutto Canarie e Andalusia, oltre a Belgio, Germania e Paesi Bassi. In Francia occidentale, la tempesta ha causato la morte di circa 60 persone e la scomparsa di molte altre, per non parlare della distruzione di diverse migliaia di abitazioni. La Commissione europea può sostenere finanziariamente le regioni colpite attraverso il fondo di solidarietà dell’Unione. E’ fondamentale che vi sia un senso di solidarietà tra Stati membri in caso di gravi calamità naturali, come pure vi deve essere coordinamento tra le autorità a livello locale, nazionale ed europeo nei loro sforzi per ricostruire le zone devastate. Non vanno altresì trascurate efficaci politiche di prevenzione. Dobbiamo garantire, sia adesso sia in futuro, che i fondi europei raggiungano le regioni disastrate il più rapidamente possibile per aiutare quanti sono stati ahimè vittime di catastrofi naturali.

 
  
MPphoto
 
 

  Regina Bastos (PPE), per iscritto. – (PT) Il 20 febbraio un fenomeno meteorologico senza precedenti si è verificato a Madeira provocando perlomeno 42 morti, 32 dispersi, 370 senzatetto e circa 70 feriti.

Il 27 e il 28 febbraio, nella Francia occidentale lungo la costa atlantica (Poitou-Charentes e Pays de la Loire), un’altra catastrofe ha provocato 60 morti, 10 dispersi e oltre 2 000 senzatetto. La tempesta ha inoltre isolato diverse regioni spagnole, specialmente Canarie e Andalusia.

Oltre alla sofferenza umana e psicologica, questi fenomeni meteorologici hanno provocato una distruzione generalizzata con ripercussioni sociali ed finanziarie estremamente gravi sulle attività economiche delle regioni. Molti hanno perso tutto ciò che avevano.

Ho votato a favore della proposta di risoluzione che esorta la Commissione a intraprendere immediatamente tutte le azioni necessarie per mobilitare il fondo di solidarietà dell’Unione europea nella maniera più flessibile e urgente possibile e nella misura massima possibile al fine di aiutare le vittime.

Vorrei ribadire l’esigenza di elaborare un nuovo regolamento per il fondo di solidarietà basato sulla proposta della Commissione per affrontare i problemi causati dalle calamità naturali in maniera più agile ed efficace.

 
  
MPphoto
 
 

  Maria da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) La tempesta che ha devastato Madeira il 20 febbraio ha causato perdite umane e materiali enormi nella regione di Madeira. Il ruolo dell’Unione è fondamentale perché può contare su meccanismi e strumenti a sua disposizione, come il fondo di solidarietà, i fondi strutturali – il fondo europeo di sviluppo regionale e il fondo sociale europeo – e il fondo di coesione, che devono essere attivabili e applicabili in maniera rapida, flessibile e semplificata. Accolgo con favore la proposta di risoluzione in cui si chiede alla Commissione europea, non appena riceve una richiesta dal governo portoghese, di intraprendere le azioni necessarie per mobilitare il fondo di solidarietà dell’Unione europea con la massima urgenza e flessibilità e nella massima misura possibile. Mi appello alla solidarietà delle istituzioni dell’Unione europea affinché applichino in maniera rapida e flessibile il fondo di coesione rammentando lo stato speciale di Madeira, regione insulare e ultraperiferica dell’Unione. Mi rivolgo altresì alla buona volontà della Commissione europea per quanto concerne la negoziazione della revisione dei programmi operativi regionali INTERVIR+ (FESR) e RUMOS (FSE), nonché la sezione su Madeira del programma operativo tematico per la valorizzazione territoriale (fondo di coesione).

 
  
MPphoto
 
 

  Nessa Childers (S&D), per iscritto. − (EN) Ho votato a favore del documento e sono stata molto lieta che il parlamento abbia approvato la proposta. A seguito di circostanze meteorologiche analoghe, forse meno gravi, che hanno colpito l’Irlanda con inondazioni e più recentemente nevicate, so quanto profondamente incidano tali tragedie su famiglie e cittadini dell’Unione ed è importante che il nostro Parlamento agisca per aiutare in tutti i modi possibili.

 
  
MPphoto
 
 

  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. – (PT) La catastrofe naturale che si è abbattuta su Madeira il 20 febbraio ha lasciato una scena di desolazione con grande sofferenza umana e generale distruzione, oltre a devastanti conseguenze per le strutture economiche e produttive locali.

A distanza di una settimana, un’altra catastrofe naturale – la tempesta Xynthia – ha avuto ripercussioni terribili su una regione della Francia occidentale e diverse regioni della Spagna.

Vorrei unirmi al sentimento di cordoglio ed esprimere solidarietà a chi è stato vittima della tragedia subendo perdite umane e materiali.

E’ fondamentale prestare assistenza alla gente e ricostruire infrastrutture, strutture pubbliche e servizi essenziali.

E’ vero che il fondo di solidarietà può essere erogato soltanto dopo aver espletato le procedure per mobilitarlo una volta ottenuta la corrispondente approvazione di Consiglio e Parlamento. Tuttavia, nell’attuale situazione, è molto difficile chiedere di attendere a persone che stanno affrontando difficoltà enormi per ristabilire la normalità. Chiediamo dunque la massima urgenza e flessibilità sia nella messa a disposizione dei fondi sia nell’adozione di misure eccezionali per aiutare Madeira.

 
  
MPphoto
 
 

  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. − (PT) Il 20 febbraio su Madeira si è abbattuta una catastrofe con piogge torrenziali senza precedenti, forti venti e onde devastanti con almeno 42 morti, parecchi dispersi, centinaia di senzatetto e decine di feriti. Vorrei sottolineare gli sforzi immediati profusi dal governo regionale di Madeira e dalle sue istituzioni nella loro risposta rapida e coordinata alla tragedia. Il 27 e il 28 febbraio 2010 nella Francia occidentale, soprattutto le regioni di Poitou-Charentes e Pays de la Loire – si è verificata una violentissima tempesta distruttiva, soprannominata Xynthia, che ha provocato oltre 60 morti, numerosi dispersi e migliaia di senzatetto. Di fronte alla gravità di queste tragedie, desidero esprimere il mio profondo cordoglio e la mia più sentita solidarietà a tutte le regioni colpite, porgendo le mie condoglianze alle famiglie delle vittime e rendendo il dovuto tributo alle squadre di ricerca e soccorso. Mi rivolgo alla Commissione affinché, appena dovesse giungerle richiesta dallo Stato membro interessato, inizi a compiere tutti i passi necessari per mobilitare il fondo di solidarietà dell’Unione europea nella massima misura possibile. Nel valutare tali richieste, la Commissione dovrà tener conto della specificità delle singole regioni, specialmente della fragilità delle regioni isolate e periferiche.

 
  
MPphoto
 
 

  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. – (FR) Ho avallato la proposta di risoluzione sulle azioni da intraprendere a seguito del devastante e letale passaggio della tempesta Xynthia sul nostro territorio perché, oltre a ricercare le colpe, dobbiamo soprattutto dar prova di solidarietà europea in maniera da sostenere le vittime della catastrofe, che ha colpito diversi paesi europei. Non soltanto dobbiamo svincolare il fondo di solidarietà, ma gli aiuti devono anche provenire dal fondo di coesione, dal fondo europeo di sviluppo regionale, del fondo sociale europeo e del fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. Da ultimo, dobbiamo incoraggiare le compagnie di assicurazione affinché intervengano con la massima celerità possibile e successivamente trarre lezioni da tali avvenimenti rispetto alla concessione di permessi edilizi.

 
  
MPphoto
 
 

  Filip Kaczmarek (PPE), per iscritto. – (PL) Ho avallato la proposta di risoluzione sulla grave calamità naturale che ha colpito la regione autonoma di Madeira e gli effetti della tempesta Xynthia in Europa. Concentriamoci però su Madeira perché è stata la catastrofe che ha provocato le maggiori perdite. Stiamo creando una comunità grande e forte per molte ragioni, ma anche per poterci aiutare reciprocamente nel momento del bisogno. Oggi Madeira e altre regioni hanno bisogno perché sono state duramente colpite dagli effetti devastanti della tempesta. E’ nostro dovere aiutare coloro che hanno bisogno del nostro aiuto. Spero che la proposta di risoluzione contribuisca all’effettiva eliminazione degli effetti della tragedia. Manifesto la mia più profonda solidarietà a tutte le vittime e le loro famiglie. Grazie.

 
  
MPphoto
 
 

  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. – (FR) Nelle ultime settimane varie regioni dell’Unione sono state colpite da calamità naturali: Madeira, poi Francia occidentale e varie regioni della Spagna. Le conseguenze umane e materiali causate dalla violenza di tali fenomeni meteorologici hanno profondamente impressionato i membri di questo Parlamento. Ciò spiega la proposta di risoluzione sulle catastrofi naturali oggi votata in Aula che esprime la nostra più profonda solidarietà e il nostro cordoglio alle vittime delle regioni devastate. La solidarietà umana deve riflettersi in termini economici nella mobilitazione del fondo di solidarietà dell’Unione europea e altri progetti finanziati dalla Comunità. Tuttavia, per ciò che riguarda il fondo di solidarietà, mi corre l’obbligo di sottolineare come l’attuale regolamento non consenta una risposta sufficientemente flessibile e rapida; esiste l’opportunità di modificare il regolamento e ora spetta al Consiglio avanzare al riguardo. Ho inoltre votato a favore dell’emendamento a sostegno della proposta formulata dal commissario Barnier nel 2006 di creare una forza di protezione civile europea. Mi rammarico per il fatto che non sia stata adottata. L’attuazione di tale proposta migliorerebbe la capacità di risposta alle crisi dell’Unione.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La recente catastrofe naturale che si è abbattuta su Madeira ha lasciato l’isola in uno stato di caos. Altre regioni in Europa sono state parimenti devastate dall’impatto della tempesta Xynthia. L’Unione dovrebbe contribuire senza riserve a uno sforzo comune per esprimere solidarietà, mobilitando a tal fine il fondo di solidarietà dell’Unione. Il fondo è stato istituito con lo scopo di erogare assistenza finanziaria urgente agli Stati membri colpiti da calamità naturali.

 
  
MPphoto
 
 

  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Il 20 febbraio una grave catastrofe naturale con piogge torrenziali senza precedenti, accompagnata da una violentissima tempesta e marosi, ha colpito Madeira, provocando almeno 42 morti e molti dispersi. Centinaia di persone sono inoltre rimaste senza casa. Quale giorno dopo, la devastante tempesta Xynthia ha percorso la costa atlantica francese causando quasi 60 morti, specialmente nelle regioni di Poitou-Charentes, Pays de la Loire e Bretagna. Anche lì i dispersi sono molti.

Migliaia di persone sono rimaste senzatetto. Essendo a favore delle misure contenute nella proposta di risoluzione comune affinché l’Unione aiuti finanziariamente tali paesi e regioni, ho votato a favore della proposta nel suo complesso. Occorre in particolare garantire che il fondo di solidarietà dell’Unione sia mobilitato in maniera rapida e flessibile.

 
  
MPphoto
 
 

  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto. – (PL) Ho votato a favore dell’adozione della proposta di risoluzione del Parlamento europeo RC-B7-0139/2010. Le catastrofi ecologiche e le calamità naturali fanno sempre più parte della nostra esistenza. I pericoli derivanti dai cambiamenti intervenuti a livello ambientale sono aumentati negli ultimi decenni e dovremmo fare quanto in nostro potere per evitarli.

L’Unione europea, con i suoi 27 Stati membri e mezzo miliardo di cittadini, deve affrontare non soltanto il fenomeno del cambiamento climatico e ambientale, ma anche preoccuparsi dei suoi cittadini e garantire loro le migliori condizioni di sopravvivenza possibili dopo una crisi. I nostri sforzi, però, non devono soltanto concentrarsi sugli aiuti prestati dopo l’evento. Un motivo fondamentale per il quale esiste l’Unione europea è dare ai suoi cittadini un senso di sicurezza. A tal fine, le istituzioni comunitarie competenti devono intraprendere passi specifici per sovrintendere alle regioni e alle loro capacità di condurre azioni preventive.

Per affrontare il più rapidamente possibile gli effetti della tempesta Xynthia dovremmo mobilitare il fondo di solidarietà dell’Unione e aiutare tutti coloro che hanno subito perdite a seguito della catastrofe. Eventi avversi dolorosi che colpiscono altri dovrebbero sempre esortarci a intraprendere azioni effettive di solidarietà nei confronti delle vittime. Dimostriamo che ciò vale anche nelle presenti circostanze.

 
  
MPphoto
 
 

  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Mi sono astenuto all’atto della votazione sulla risoluzione concernente la grande catastrofe naturale nella regione autonoma di Madeira e le conseguenze della tempesta Xynthia in Europa (RC-B7-0139/2010) perché due dei nostri principali emendamenti sono stati respinti e più specificamente l’emendamento in cui si faceva riferimento al fatto che in Francia si è autorizzata la costruzione su pianure alluvionali e zone inondabili naturali, per cui la speculazione edilizia ha portato a edificare zone vulnerabili, e l’emendamento in cui si affermava che tutti i fondi comunitari per l’attuazione di tali piani, specialmente quelli attinti da fondi strutturali, FEASR, fondo di coesione e fondo di solidarietà europeo, dovrebbero essere subordinati a misure di sostenibilità.

 
  
MPphoto
 
 

  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. – (RO) Vorrei esordire manifestando la mia solidarietà alle famiglie delle vittime delle catastrofi naturali che hanno colpito Madeira e delle vittime della tempesta Xynthia. Le calamità naturali sono diventate un evento sempre più frequente, dovuto al cambiamento climatico. Per questo dobbiamo fare in modo che l’Unione europea sia pronta a rispondere nella maniera più rapida ed efficiente possibile.

Ho votato a favore della proposta di risoluzione del Parlamento europeo che esorta la Commissione a vagliare la possibilità di aumentare il tasso di cofinanziamento comunitario per i programmi operativi regionali. Nessuno Stato membro è in grado di far fronte da solo a catastrofi naturali di notevole gravità. Per questo la Commissione europea deve adeguare il fondo di solidarietà europeo in maniera da garantire che gli Stati membri colpiti da disastri possano accedere a tale fondo in maniera più rapida ed efficiente.

 
  
MPphoto
 
 

  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Questa proposta di risoluzione esprime la necessità di fornire assistenza alle regioni europee recentemente teatro di catastrofi naturali, come la regione autonoma di Madeira. Le violente piogge che si sono abbattute su Madeira il 20 febbraio, oltre alle gravi conseguenze a livello umano, hanno ucciso 42 persone, ferito diverse altre e lasciato parecchie persone senzatetto, senza contare le incalcolabili ripercussioni e i gravi danni materiali.

In tale contesto, è fondamentale mobilitare assistenza per le regioni colpite affinché possano riprendersi dalle conseguenze economiche e sociali dei disastri. Vorrei in particolare sottolineare la fragilità delle regioni insulari e ultraperiferiche, come è Madeira, dove la specificità dell’economia e della situazione sociale rende fondamentale prestare la migliore assistenza possibile.

Ribadisco la necessità di esortare la Commissione europea a mobilitare il fondo di solidarietà in maniera flessibile, nonché rivedere i programmi regionali finanziati dal fondo di coesione al fine di adeguarli ai requisiti emersi dalla tragedia.

Parimenti importante sarebbe rivedere il finanziamento stanziato per il 2010 a favore di specifici progetti conformemente alle norme generali dei fondi strutturali per il 2007-2013.

Vista la portata della catastrofe naturale che ha colpito Madeira e le sue incancellabili conseguenze, nonché gli effetti della tempesta Xynthia, ho votato a favore del documento presentato.

 
Note legali - Informativa sulla privacy