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Discussioni
Martedì 20 aprile 2010 - Strasburgo Edizione GU

3. Interruzione del traffico aereo in Europa (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’interruzione del traffico aereo in Europa.

Come tutti sappiamo, gli organi esecutivi delle istituzioni europee dovranno prendere delle decisioni in merito ai prossimi giorni. Il compito ricadrà naturalmente sulla Commissione e sul Consiglio dei Ministri, che lavorano sulla questione almeno da domenica; tuttavia anche noi, in qualità di parlamentari, abbiamo alcuni doveri, tra cui fornire risposte di lungo termine alla presente crisi. Vogliamo nostre coinvolgere le commissioni parlamentari e dobbiamo anche pensare a come rispondere alla presente situazione durante la prossima tornata di Bruxelles. Forse risponderemo con una risoluzione, ma mi riferisco a diverse modalità di reazione. Desidero chiedere a tutti voi di pensare, anche durante i vostri interventi, a come il Parlamento può contribuire alla risoluzione degli attuali problemi. che coinvolgono, innanzi tutto i nostri cittadini, i cittadini europei. Ovviamente, anche noi abbiamo difficoltà a raggiungere Strasburgo e Bruxelles, ma è un nostro problema che certamente non dobbiamo ingigantire. Dobbiamo prepararci alla discussione relativa a come risolvere i problemi dei cittadini europei in un momento di paralisi del traffico aereo. Dobbiamo concentrarci soprattutto su quello che noi, in qualità di europarlamentari, possiamo fare nelle prossime settimane per migliorare la situazione. Tuttavia dato che, in questa prima fase, all’esecutivo spetta comunque la responsabilità maggiore, vorrei ringraziare sia i rappresentanti del Consiglio sia quelli della Commissione per la loro presenza qui oggi.

 
  
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  Diego López Garrido, presidente in carica del Consiglio.(ES) Signor Presidente, come tutti sanno, il trasporto aereo è un settore strategico che coinvolge i cittadini, la loro quotidianità e il loro diritto alla libera circolazione – che è un diritto fondamentale – oltre ad esercitare, senza dubbio, un effetto decisivo sull’economia.

Quando sorgono problemi nei trasporti aerei, quando si verificano interruzioni che interessano più paesi, la natura strategica del trasporto aereo diviene ancora più evidente e il danno è maggiore.

Quando, come in questo caso, il problema interessa la maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea, la situazione diviene estremamente grave, una crisi a tutti gli effetti. Naturalmente è una crisi imprevista e senza precedenti, che deve essere affrontata in modo adeguato. E’ paradossale, inoltre, che in questo ambito l’Unione europea non abbia molti poteri, meno rispetto ad altri settori, eppure, nonostante le competenze limitate, deve reagire, deve agire.

In questa crisi dei trasporti aerei in Europa, sono emersi contemporaneamente due fattori: il livello massimo di gravità (la crisi è indubbiamente grave), ma anche una scarsa capacità giuridica dell’Unione europea di intervenire immediatamente in quest’ambito. Ciononostante l’Unione ha saputo agire e reagire.

Giungo quindi alla seconda parte del mio intervento: le misure adottate in questo caso. Gli Stati membri e le autorità aeroportuali hanno innanzitutto applicato il protocollo esistente, facendo riferimento alle mappe elaborate dal centro di allerta sulle ceneri vulcaniche di Londra (Volcanic Ash Advisory Centre), segnalanti la diffusione delle ceneri: una valutazione scientifica, sulla base della quale si è proceduto ad una riduzione automatica dello spazio aereo. Questa è stata la prima decisione, presa con la massima cautela e sicurezza e il minimo rischio, sulla base del contributo dell’Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea (Eurocontrol), che, a sua volta, si rifaceva alle informazioni del centro di allerta di Londra, attivo già da anni.

La situazione, naturalmente, si è estesa ben oltre gli Stati membri, pertanto l’Unione e le istituzioni europee si sono messe al lavoro sin dall’inizio. Nella fattispecie, negli scorsi giorni si sono tenute diverse riunioni tecniche, che hanno portato alla decisione presa ieri dai ministri dei Trasporti.

Durante il finesettimana il Consiglio, la Presidenza spagnola, la Commissione – in particolare il Commissario Kallas, che desidero ringraziare per l’impegno e per il prezioso lavoro svolto – ed Eurocontrol hanno lavorato per elaborare una reazione più determinata e appropriata alla crisi, che stava cominciando a protrarsi eccessivamente e a sortire effetti significativi in tutta l’Unione europea e non solo.

Il lavoro svolto nel corso degli ultimi giorni ha portato alla raccomandazione di Eurocontrol, adottata all’unanimità durante l’incontro tenutosi ieri a Bruxelles tra Eurocontrol, la Commissione, il Consiglio, le autorità aeroportuali, le organizzazioni per la navigazione aerea e le parti interessate, sulla necessità che Eurocontrol definisca tre zone interessate dalle ceneri vulcaniche, a partire da oggi. La prima zona è quella a maggiore densità di ceneri, che prevede una limitazione assoluta, un divieto di volo categorico; nella seconda zona, al contrario, non si registra la presenza di ceneri di alcun tipo e pertanto rimane aperta al traffico aereo; la terza è una zona intermedia, a bassa densità di ceneri, dove è possibile volare senza rischi. Le autorità nazionali, a partire da oggi, devono portare avanti un controllo coordinato della zona, alla luce dei dati forniti quotidianamente da Eurocontrol ogni sei ore; le autorità potranno in tal modo decidere se creare corridoi aerei o zone con autorizzazione al volo.

Questa raccomandazione tecnica, elaborata e proposta da Eurocontrol, è stata adottata ieri all’unanimità dai 27 governi dell’Unione europea, fornendo dunque una dimensione ed e un approccio europei alle attuali necessità. L’Unione europea prende dunque una decisione e chiede agli Stati membri di agire come stabilito. I governi europei e la Commissione hanno raggiunto un accordo unanime sulla proposta avanzata da Eurocontrol e hanno deciso di agire in tale direzione.

La sicurezza è rimasta prioritaria; come ha affermato il Commissario Kallas questo finesettimana, non c’è spazio per i compromessi, pertanto, è stato raggiunto un accordo su una zona nella quale vige un divieto di volo assoluto. Potremo avere un’idea molto più precisa del rischio reale grazie ai dati elaborati da Eurocontrol, provenienti non solo da Londra, ma anche da test di volo eseguiti con velivoli senza passeggeri a bordo, e grazie ai dati provenienti da autorità nazionali, da produttori di componenti di motori aereonautici e dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea a Colonia. Tutti questi dati dovranno essere tenuti in considerazione quando verranno definite le zone concordate ieri dai ministri dei Trasporti in occasione della riunione straordinaria del Consiglio convocata dalla Presidenza spagnola.

Si tratta di un modello in evoluzione, più dinamico e preciso rispetto a quello utilizzato fino ad ora, basato innanzitutto su dati scientifici, in secondo luogo su una decisione tecnica di Eurocontrol e, infine, su una decisione presa dagli Stati membri relativamente alla zona intermedia, che necessita di coordinamento.

Signor Presidente, il Consiglio dei ministri dei Trasporti, a sua volta, ha adottato una chiara posizione ieri, chiedendo agli Stati membri di fare il possibile per rendere disponibili quanti più metodi alternativi di trasporto, così da poter risolvere la grave situazione che riguarda la mobilità dei cittadini europei e non. I ministri hanno discusso anche delle serie conseguenze economiche legate alla presente situazione, come illustrerà il Commissario Kallas, in una task-force – presieduta dal vicepresidente della Commissione, il Commissario Kallas, e dai Commissari Almunia e Rehn – che presenterà una relazione sugli aspetti economici la prossima settimana. Infine, si terrà quanto prima un altro Consiglio dei ministri dei Trasporti per discutere di tutte le suddette questioni.

Signor Presidente, la decisione presa implica la volontà di fornire ai recenti avvenimenti una prospettiva e un approccio europei coordinati, che si basino sulla sicurezza e sulla necessità di massima efficacia e precisione rispetto alle decisioni sui voli, tutelando al contempo i diritti dei cittadini. Sono molto lieto, Presidente Buzek, che il Parlamento europeo abbia proposto una discussione dettagliata su questo argomento, dimostrando la volontà di agire immediatamente, come si conviene a un’Aula che rappresenta il popolo europeo, e la capacità di pianificare i provvedimenti da adottare nel lungo temine per rispondere a questa crisi totalmente nuova e imprevedibile, che si è ripercossa gravemente sulla vita dei cittadini europei.

 
  
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  Presidente. – Desidero garantire al Consiglio dei ministri e alla Presidenza spagnola la disponibilità del Parlamento a collaborare in qualsiasi momento, ad avviare una discussione nelle commissioni. Vi pregherei di informarli al proposito. Siamo pronti a ricevere i rappresentanti della Commissione e del Consiglio europei e a discutere di questi problemi. Vogliamo apportare il nostro contributo. Proveniamo da differenti regioni dell’Unione europea, siamo stati nominati tramite elezioni dirette e siamo responsabili dinanzi ai cittadini dell’Unione, pertanto il nostro coinvolgimento è di fondamentale importanza e siamo pronti a intervenire. Naturalmente possiamo contribuire solo limitatamente alla nostra autorità legislativa, non possiamo prendere decisioni esecutive, ma vogliamo essere d’aiuto sia alla Commissione, sia al Consiglio. Siamo disponibili ad apportare il nostro contributo e per questo motivo conduciamo la presente discussione.

 
  
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  Siim Kallas, vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, sono lieto di poter presentare al Parlamento la relazione sulle misure adottate dalla Commissione in merito all’impatto della crisi dello spazio aereo europeo in seguito all’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull. Come saprete, sono stati cancellati 84 000 voli, con conseguenze per migliaia di passeggeri.

Sapete già che Eurocontrol, su nostra iniziativa, ha indetto una conferenza telefonica lunedì mattina e la Commissione, ieri pomeriggio, ha partecipato attivamente al Consiglio straordinario dei ministri dei Trasporti. In seguito al Consiglio, sono emersi, a mio avviso, quattro messaggi chiave da riportare.

Tutti i ministri dei Trasporti sono a favore di una risposta alla crisi che venga coordinata a livello europeo. Le soluzioni nazionali non risolvono in modo efficace i problemi riguardanti lo spazio aereo internazionale. Mi preme sottolineare il forte spirito di collaborazione tra i ministri dei Trasporti; in occasione di diverse conversazioni telefoniche, tutti hanno affermato di essere pronti ad assumersi le proprie responsabilità e a collaborare.

Il secondo concetto è che la sicurezza deve essere una priorità assoluta, non possono esserci compromessi: la sicurezza è e rimane il nostro interesse principale. Dobbiamo garantire ai cittadini i massimi standard di sicurezza.

Il terzo elemento è l’apertura graduale e coordinata dello spazio aereo europeo in piena sicurezza, decisa dai ministri e avviata questa mattina alle 08.00 da Eurocontrol. Nella decisione sono stati inclusi tre tipi di zone, sulla base della densità delle ceneri vulcaniche; la prima zona si trova in prossimità dell’eruzione e prevede un blocco totale del traffico aereo, data l’impossibilità di garantire la sicurezza.

La seconda zona teoricamente non impedirà la cooperazione per il traffico aereo, nonostante la presenza di ceneri. Tale zona necessita di una conferma e le decisioni sul traffico aereo saranno prese in modo coordinato dalle autorità degli Stati membri.

La terza zona non presenta ceneri, pertanto non si prevedono restrizioni di alcun tipo sui voli. Eurocontrol fornisce le mappe ogni sei ore con le informazioni necessarie alle autorità nazionali.

In quarto luogo, tramite questi provvedimenti, stiamo anticipando l’attuazione del programma cielo unico europeo e, in particolare, le funzioni del gestore della rete. So di poter contare sul solido sostegno del Parlamento in seguito al successo ottenuto lo scorso anno con il secondo pacchetto per il cielo unico europeo.

Saprete certamente, e il ministro ne ha già fatto menzione, che è stata avviata una task-force – un gruppo di Commissari – per esaminare gli aiuti di Stato. Ieri ho discusso con i rappresentanti delle compagnie aeree, che hanno dichiarato di non essere ancora pronti per fare una stima delle proprie perdite. Il tema che hanno maggiormente a cuore, a causa delle conseguenze economiche, è il ripristino dei voli. Il modello per la ripresa dei voli è la questione più importante. Non dobbiamo agitarci alla prospettiva di aiuti di Stato e di altre misure volte a sostenere il settore dei trasporti aerei.

I diritti dei passeggeri costituiscono un’altra questione importante e dobbiamo provvedere alla loro attuazione. A detta di tutti le norme sono efficaci; il problema, però, rimane l’attuazione che è, ancora una volta, nelle mani degli Stati membri. Dovremmo procedere con determinazione e presentare nuove idee per una migliore attuazione di tali norme.

Vorrei ora fare alcune osservazioni su quelli che, dal mio punto di vista, sono tentativi mirati a confondere la situazione – cosa si deve fare, cosa è stato fatto e da chi, e quali sono i modelli. È chiaro che in alcuni paesi si stanno avvicinando le elezioni, ma tutte le decisioni prese in seguito all’eruzione vulcanica si basavano su modelli esistenti e condivisi per la gestione di situazioni simili.

Il modello in discussione è intergovernativo e lo spazio aereo è di competenza nazionale. Non è la Commissione a impartire ordini, si fa riferimento alle norme che regolamentano i nostri sistemi nazionali e il nostro modello, lo ripeto, si basa su informazioni e valutazioni già esistenti. Il modello è adeguato, ora possiamo pensare a come modificarlo e abbiamo iniziato a discuterne ieri. Dire che il modello europeo ha fallito completamente è sbagliato. Questo evento è stato, ed è, un evento straordinario. L’eruzione di un vulcano simile e la diffusione inaspettata di una nube di ceneri è un fatto raro a livello mondiale; non si tratta di neve o eventi atmosferici simili, che hanno luogo con frequenza elevata.

Già nel finesettimana è divenuto evidente che la situazione si stava trasformando in un fenomeno straordinario e tra sabato e domenica si sono tenute diverse discussioni su come affrontare il problema. Affermare che i ministri dei Trasporti sarebbero dovuti intervenire immediatamente è contrario alla nostro modo di intendere l’Europa; queste decisioni sono affidate a esperti e organi indipendenti. Io e il Presidente López Garrido ci siamo recati nella sede di Eurocontrol domenica, e sono rimasto sempre in contatto con i ministri dei Trasporti degli Stati membri più grandi. Eravamo pronti ad assumerci eventuali responsabilità e a fare il necessario per risolvere la situazione. Tuttavia, queste non possono essere decisioni arbitrarie, sono nelle mani di organo speciale, che ha tenuto una riunione e con cui abbiamo discusso domenica. Le discussioni non sono state certo semplici avendo come oggetto la vita dei cittadini.

Lunedì mattina si è tenuto un consiglio straordinario di Eurocontrol, che era d’accordo sul cosiddetto modello a “zone libere”; abbiamo apprezzato la cooperazione di Eurocontrol. Ripeto, la presente questione non rientrava nelle competenze comunitarie, ma gli eventi hanno mostrato che l’approccio nazionale era obsoleto. Ora certamente mostreremo maggiore slancio nell’elaborazione di un approccio più europeo per gestire e regolamentare eventi simili. Naturalmente dobbiamo anche valutare le conseguenze e i risultati.

La questione principale – sostenuta da tutti, anche dalle compagnie aeree – era il ripristino dei voli e, in relazione ai passeggeri, la priorità di farli tornare a casa o farli giungere a destinazione. Di questo punto fondamentale si è discusso ieri.

Riassumendo, portiamo avanti una stretta collaborazione con il Consiglio ed Eurocontrol per monitorare la situazione e, se necessario, per prendere ulteriori decisioni. Il modello fornito attualmente è adeguato per il ripristino della maggior parte dei voli.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool, a nome del gruppo PPE. – (NL) Signor Presidente, desidero ringraziare la Commissione e il Consiglio per le informazioni sulla crisi del settore dell’aviazione in Europa. Negli scorsi giorni è emerso chiaramente che la cancellazione dei voli non solo reca disagi al Parlamento, ma crea enormi problemi anche alla cooperazione e all’economia europee. Per questo è importante che oggi si tenga qui in Parlamento questa discussione d’urgenza. I passeggeri sono rimasti bloccati, le compagnie aeree, l’industria del turismo e le imprese che dipendono dai trasporti aerei sono state colpite duramente, e oltretutto, nel mezzo della crisi economica.

La sicurezza è di prioritaria importanza, è necessario essere chiari in merito. I passeggeri devono viaggiare in sicurezza, ma è evidente che non siamo sufficientemente preparati ad affrontare questa situazione eccezionale. La chiusura dello spazio aereo del primo giorno è stata una risposta immediata a un problema finora poco conosciuto, una nube di cenere vulcanica. Ma cosa è accaduto nei giorni seguenti? I modelli matematici propendevano per una chiusura dello spazio aereo, mentre i test di volo sono stati condotti senza problemi. Permettetemi di ripetere che la sicurezza deve essere prioritaria, ma è importante riaprire lo spazio aereo europeo sulla base dei fatti e di supposizioni corrette. È necessario che il nostro lavoro sia più intenso e mirato per queste specifiche circostanze. E’ positivo che ieri siano stati mossi i primi passi e dobbiamo proseguire subito su questa strada. E’ necessario adottare misure decisive; la sicurezza innanzitutto, ma è nostro dovere garantire anche una rapida riapertura delle zone sicure.

Necessitiamo inoltre di misure strutturali. Il programma cielo unico europeo, che ha sollevato molta resistenza tra gli Stati membri, è uno strumento utile per rendere la navigazione aerea più efficace.

Le compagnie aeree hanno subito un enorme danno economico, sostenendo costi elevati non solo a causa della chiusura dello spazio aereo, ma anche per l’assistenza ai passeggeri bloccati. Le compagnie d’assicurazione non hanno fornito alcuna copertura ed è opinabile che tutti i costi ricadano sulle compagnie aeree. Chiedo pertanto un’analisi dell'entità dei costi sostenuti, del danno subito e di un eventuale rimborso elargibile. Un esempio: i costi sostenuti dalle compagnie aeree a causa della direttiva europea sui diritti dei passeggeri e l’assistenza finanziaria in caso di catastrofi. Non è un forse ovvio valutare se, in casi di forza maggiore, possiamo concedere rimborsi ricorrendo al bilancio europeo?

Commissario Almunia, lei ha dichiarato di essere favorevole alla concessione di aiuti di Stato, ma dobbiamo evitare che gli Stati membri sponsorizzino i propri portabandiera nazionali. Un coordinamento a livello europeo è dunque di fondamentale importanza, non solo relativamente al quadro di riferimento per gli aiuti di Stato, ma anche per l’effettiva concessione degli stessi. Vi invito ad assicurarvi che ciò accada.

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che questa crisi abbia una dimensione umana di cui è opportuno discutere oggi. Non sono pochi i cittadini bloccati in tutto il mondo, decine di migliaia di passeggeri aspettano di poter tornare a casa; questa mattina dovremmo rivolgere a loro il nostro pensiero. Quasi tutti noi – o comunque molti membri di questa Camera – abbiamo avuto esperienze simili nelle ultime settimane. Noi siamo europarlamentari privilegiati, possiamo utilizzare qualsiasi infrastruttura disponibile, ma molti cittadini sono bloccati in remoti angoli del mondo. Non possono ripartire, tornare al lavoro, i loro figli non possono andare a scuola perché non sono riusciti a rientrare dalle vacanze, sono bloccati senza alloggio e senza denaro. Vorrei ribadire, ancora una volta questa mattina, la mia solidarietà verso queste persone che spero possano tornare a casa presto.

Le compagnie aeree costituiscono parte integrante del sistema di trasporti, non solo dei passeggeri, ma anche delle merci. Le perdite economiche causate dall’eruzione vulcanica sono nettamente superiori rispetto a quelle registrate in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001. Chiedo dunque alla Commissione di adottare un approccio flessibile per l’autorizzazione degli aiuti nazionali per le compagnie aeree a rischio, laddove realmente necessari.

Dobbiamo riconoscere che il trasporto aereo fa parte del sistema di infrastrutture vulnerabile che abbiamo in Europa. Se viene a mancare la navigazione aerea non siamo nelle condizioni di compensare adeguatamente la sua assenza. Per questo motivo, il progetto avviato venti anni fa, ovvero l’ampliamento delle reti transeuropee, e in particolare del trasporto ferroviario, è un’alternativa credibile e significativa e, come constatiamo ora, un’alternativa fondamentale per la nostra sopravvivenza economica. E’ importante riconoscerlo ancora una volta.

Il mio collega, l’onorevole El Khadraoui, affronterà gli altri aspetti, ma vorrei citarne solo uno. Non siamo riusciti a realizzare l’interoperabilità del sistema ferroviario transeuropeo. Un intercity espresso tedesco non può trasportare passeggeri tedeschi di ritorno dalla Spagna e, allo stesso modo, un treno ad alta velocità francese non può giungere fino a Budapest: non siamo ancora nella situazione in cui dovremmo essere. Abbiamo adottato risoluzioni appropriate in Parlamento, ma non dovremmo avere degli occasionali picchi d’attività, quanto piuttosto lavorare all’attuazione dei nostri progetti in modo durevole, costante.

 
  
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  Gesine Meissner, a nome del gruppo ALDE.(DE) Signor Presidente, Commissario Kallas, Presidente López Garrido, in questa circostanza abbiamo constatato che la natura è effettivamente più forte di qualsiasi tecnologia a nostra disposizione; in un certo senso, ci è stata impartita una lezione. Allo stesso tempo, l’attuale situazione ha sottolineato che non abbiamo ancora raggiunto in Europa gli obiettivi che ci eravamo prefissati..

Parliamo da vent’anni di un mercato unico per il settore dei trasporti e del programma cielo unico europeo. Questi provvedimenti, naturalmente, non avrebbero potuto evitare l’eruzione vulcanica, ma probabilmente ci avrebbero messo nelle condizioni di agire in modo più efficace e rapido.

Da tempo desideriamo un cielo unico europeo sotto il coordinamento di Eurocontrol, ma il programma non è ancora stato attuato. Allo stesso modo, e mi muovo nella stessa direzione dell’onorevole Schulz, non abbiamo ancora realizzato l’interoperabilità del sistema ferroviario transeuropeo. Non è ancora possibile comprare un biglietto ferroviario che permetta a un passeggero di attraversare l’Europa da nord a sud. Ancora una volta abbiamo grandi progetti sulla carta, abbiamo discusso molto ma, in realtà, manca molto di quanto necessario.

Dobbiamo costatare che i cittadini considerano la risposta europea insoddisfacente. La situazione, ovviamente, era difficile e i ministri dei singoli Stati membri non potevano aprire il proprio spazio aereo mentre un istituto londinese ammoniva sulla scarsa sicurezza dei voli. Molti cittadini, inoltre, hanno mostrato disappunto per la mancanza di misurazioni effettuate tramite palloni meteorologici: ci si è concentrati solo su estrapolazioni statistiche. La posizione delle compagnie aeree è altresì comprensibile, dal momento che sono state soggette ad un grave danno economico e avrebbero voluto una risposta più rapida.

Le compagnie aeree hanno subito perdite finanziarie e, ovviamente, è importante che i passeggeri possano rientrare quanto prima. E’ nostro dovere tutelare i loro diritti, ma per farlo è necessario che abbiano a disposizione diverse opportunità e offerte di trasporto. Ritengo pertanto fondamentale per il sistema dei trasporti europeo disporre sia di compagnie aeree, sia di altre modalità di trasporto di cui i passeggeri si possano avvalere. Dobbiamo riflettere attentamente su come affrontare questa situazione, su come fornire sostegno alle compagnie aeree durante la crisi che il settore dei trasporti sta attraversando e su come mantenere e garantire la mobilità dei cittadini, una delle maggiori conquiste dell’Europa.

Per quanto riguarda il risarcimento danni, non serve a nulla concentrarsi sul vulcano, non ci porterà da nessuna parte, lo sappiamo già. La natura ha le proprie leggi, ma noi dobbiamo cercare di reagire nell’interesse dei cittadini europei, pertanto accolgo con favore l’istituzione di una task-force presieduta dal Commissario Kallas. È un punto importante e continueremo a discutere su come trarre insegnamenti per il futuro dall’attuale crisi.

 
  
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  Michael Cramer, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, negli ultimi sei giorni la mobilità in Europa è cambiata radicalmente. La causa non è data da un grave incidente, da misure per combattere il cambiamento climatico o dal prezzo elevato del carburante per i trasporti aerei; questa volta la natura stessa ha svolto un ruolo decisivo.

Il vulcano islandese ha riconfermato all’umanità la reale forza della natura e dobbiamo trarne insegnamenti per il futuro. Gli uomini non sono e non saranno mai onnipotenti; è giusto che la risposta a questa eruzione vulcanica sia giunta dall’Europa. Le ceneri vulcaniche possono causare un guasto ai motori dei velivoli e possono ridurre la visibilità oscurando i finestrini degli aerei, pertanto l’Organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea, Eurocontrol, ha adottato un approccio responsabile, considerando prioritaria la sicurezza dei passeggeri.

A nome del gruppo Verde/Alleanza libera europea desidero rivolgere un sentito ringraziamento a Eurocontrol, ai ministri dei Trasporti che l’hanno sostenuta e, in particolare, al ministro dei Trasporti tedesco, l’onorevole Peter Ramsauer. Sarebbe opportuno sostenere anche il sindacato tedesco dei piloti, Cockpit, che si è comportato più responsabilmente rispetto alle compagnie aeree, rifiutandosi di volare secondo le norme per il volo a vista perché ritenuto irresponsabile. Lo spazio aereo o è sicuro o non lo è, non importa secondo quali regole gli aerei volino o precipitino.

Il gruppo Verde denuncia aspramente l’approccio delle compagnie aeree che preferiscono accordare la priorità ai profitti piuttosto che alla sicurezza. Chiediamo che lo spazio aereo europeo venga riaperto solo in assenza di rischi e facciamo appello a tutti i politici affinché non cedano alla pressione delle compagnie aeree e non demandino la responsabilità della sicurezza ai piloti, per esempio.

Negli ultimi giorni ci siamo duramente scontrati con le lacune delle politiche dei trasporti condotte negli ultimi decenni a livello nazionale ed europeo, che hanno trascurato e, in molti casi, continuano a trascurare il sistema ferroviario per concentrarsi interamente sul trasporto aereo. Ogni anno le compagnie aeree europee ricevono 14 miliardi di euro dai contribuenti dell’Unione perché, contrariamente al carburante utilizzato nel sistema ferroviario, il cherosene non è soggetto a tassazione. In quest’ottica, le perdite temporanee delle compagnie aeree assumono una prospettiva differente.

È doveroso trarre una conclusione dai recenti avvenimenti: il sistema ferroviario non è solo la modalità di trasporto più sicura, è anche essenziale per garantire la mobilità e porre fine al cambiamento climatico. Vorrei allora ringraziare tutte le compagnie ferroviarie europee che hanno aiutato i passeggeri a raggiungere le proprie destinazioni.

L’eruzione vulcanica in Islanda dovrebbe essere un monito per tutti noi. Quella che stiamo vivendo ora è la realtà del futuro dei trasporti; affinché questo settore possa avere un futuro brillante, i provvedimenti necessari non devono essere adottati dall’oggi al domani. Per questo motivo, facciamo appello agli Stati membri dell’Unione europea affinché modifichino le loro priorità nella politica dei trasporti nazionale e internazionale. E’ necessario attribuire importanza al trasporto ferroviario, non solo a parole, ma anche investendo del denaro, così da evitare il ripresentarsi di situazioni simili.

 
  
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  Peter van Dalen, a nome del gruppo ECR.(NL) Signor Presidente, siamo ancora una volta testimoni dell’impatto degli eventi climatici sui nostri trasporti. Un vulcano non particolarmente grande erutta in Islanda e il traffico aereo rimane paralizzato per diversi giorni in molte zone dell’Europa. A mio giudizio, è giusto oggi consentire una ripresa parziale dei voli: è una decisione responsabile, poiché i test di volo hanno confermato la possibilità volare, naturalmente solo se le condizioni di visibilità rimarranno buone.

Siamo stati troppo rigidi a bloccare tutto il traffico aereo in un colpo solo e troppo precipitosi a fare paragoni con l’aereo della KLM, ingolfatosi sopra l’Alaska nel 1989 a causa della polvere di origine vulcanica proveniente dal Monte Redoubt, e a fare riferimento al volo della British Airways che si è ritrovato in una nube di polvere vulcanica sorvolando l’Indonesia nel 1982. Non dimenticate che entrambi questi voli si sono imbattuti nella polvere originata da vulcani relativamente vicini e che avevano eruttato solo poco prima. La densità e il calore delle particelle di polvere in quei casi non erano minimamente comparabili alla situazione attuale.

Concordo dunque con un approccio che prenda in considerazione le differenti concentrazioni di polvere vulcanica. Se lo adottiamo, come mi sembra stiamo facendo, è giusto riaprire alcune zone dello spazio aereo, sicuramente determinati corridoi a determinate altitudini. Credo che la riapertura sia strettamente necessaria, perché le ceneri islandesi stanno prosciugando le casse delle compagnie aeree. Non mi turba l’eventualità che alcune compagnie aeree in difficoltà possano collassare con quest’ulteriore crisi, ma non possiamo permettere che collassino compagnie importanti e rinomate che mettono la sicurezza al primo posto. Ci sono in gioco troppi soldi e troppi posti di lavoro.

Inoltre, dobbiamo lavorare seguendo un approccio realistico, che prenda in considerazione la concentrazione delle particelle di polvere vulcanica. È giusto che alcune aree dello spazio aereo vengano riaperte oggi. Dovremmo adottare questo approccio pragmatico anche in futuro, così da poter raggiungere un equilibrio solido e responsabile tra sicurezza ed economia.

 
  
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  Lothar Bisky, a nome del gruppo GUE/NGL.(DE) Signor Presidente, la decisione delle autorità per la sicurezza della navigazione aerea di non mettere a rischio la sicurezza dei passeggeri è stata giusta, nonostante abbia portato alla chiusura dello spazio aereo europeo per diversi giorni e abbia comportato perdite economiche per le compagnie aeree. E’ irresponsabile da parte delle compagnie aeree chiedere ai propri piloti di volare a proprio rischio. Cosa significa “a proprio rischio” in questo caso?

Sono lieto che la Commissione prenda in considerazione la concessione di aiuti di Stato straordinari alle compagnie aeree, che altrimenti si troverebbero in serie difficoltà economiche in conseguenza alla situazione attuale. Parleremo successivamente dell’occupazione nell’Unione europea. Se l’Unione europea e gli Stati membri possono perlomeno evitare un peggioramento della situazione, questa è la decisione giusta. In cambio della concessione degli aiuti di Stato, tuttavia, le compagnie aeree devono impegnarsi a non effettuare tagli di personale o riduzioni salariali e devono garantire che non ridurranno gli assegni per ferie e non dedurranno dalla busta paga le giornate in cui gli impiegati non hanno potuto lavorare a causa della situazione dei trasporti.

È giunto il momento che la Commissione metta in atto un sistema di monitoraggio europeo permanente per la sicurezza della navigazione aerea, mirato nello specifico a prevenire il dumping sociale. Vorrei ricordare a tutti gli aiuti di Stato concessi alle banche, che ne hanno tratto beneficio ma che in cambio non hanno adottato un approccio sociale. La concorrenza e il perseguimento dei profitti non devono avere la priorità sulla sicurezza degli individui.

 
  
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  Francesco Enrico Speroni, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, a mio giudizio la situazione causata dal vulcano è stata gestita con ritardi e inefficienze. La prima vera riunione operativa si è svolta ieri, lunedì: il vulcano ha eruttato a cominciare da giovedì mattina, quindi quattro giorni per prendere una decisione operativa.

Ci sono state restrizioni forse eccessive, è vero, in primo luogo la sicurezza. Però, perché vietare i voli in Belgio quando la nube stava in Norvegia? Perché vietare i voli di piccoli monomotori a pistoni a 500 metri di quota quando le ceneri stavano oltre gli 8 000 metri?

È stata forse applicata quella regola che noi aviatori conosciamo da anni, per cui il volo più sicuro è quello che vede il pilota al bar e l'aereo nell'hangar, però questo non è un modo per affrontare le emergenze, quindi io ritengo che, dovendo garantire la sicurezza ai passeggeri e agli equipaggi, vanno bene queste misure che sono state adottate, però, appunto, con eccessivo ritardo rispetto alla situazione.

Quindi bisognerà per il futuro tenere conto delle esigenze della sicurezza in primo luogo, ma anche delle esigenze che, contemperate appunto con la sicurezza, non vedano semplicemente un blocco indiscriminato dei voli, ma delle misure che tengano conto della situazione reale, non della situazione statistica, per consentire a un settore vitale per tutta l'economia, perché le conseguenze, le ricadute negative economiche non si ripercuoteranno solo nel settore del trasporto aereo, nel settore del turismo, ma in tutta l'economia, lo abbiamo visto quando è successo l'attentato dell'11 settembre 2001.

L'invito è quindi ad agire in fretta, agire seriamente, agire con cognizione di causa.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la sicurezza è prioritaria rispetto a tutte le altre considerazioni. Non possiamo assumerci il rischio che un aereo carico di passeggeri incorra in un guasto al motore che lo porti a precipitare su un’aerea urbana. Vorrei ricordare a tutti l’aereo della British Airways che, nel 1982, durante il volo verso la Nuova Zelanda, attraversò una nube di cenere vulcanica e, soprattutto, il grave incidente che nel 1989 coinvolse il Boeing 747 della KLM, che passò attraverso una nube ad alta densità di cenere vulcanica. Entrambi gli aerei hanno sfiorato il disastro.

La vita umana non ha prezzo; concordo con la decisione di chiudere lo spazio aereo durante l’attuale crisi, e di garantire che i piloti non si debbano assumere responsabilità per i passeggeri loro affidati. Sono stati eseguiti test e voli di ricognizione, ma solo fino a una determinata altezza e secondo le norme per il volo a vista. Questi voli pertanto non hanno potuto eseguire un’analisi reale o produrre risultati significativi.

Un’altra osservazione sui voli soggetti a norme per il volo a vista: nel caso dell’aereo della KLM, la nube di cenere non era visibile. La natura ci insegna il rispetto e, allo stesso tempo, evidenzia i limiti della globalizzazione. Siamo tutti ben consapevoli delle serie conseguenze economiche, ma una vita umana vale più di qualunque merce. Tenendo in considerazione i casi citati, vorrei esortare alla massima responsabilità e cautela, anche relativamente alla divisione dello spazio aereo in tre zone.

 
  
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  Mathieu Grosch (PPE). (DE) Signor Presidente, Presidente López Garrido, Commissario Kallas, il blocco dei voli ci riporta all’ampio dibattito sulla sicurezza che ha spesso avuto luogo in Palamento, in occasione del quale abbiamo affermato che noi – il Parlamento e, credo, la Commissione – possiamo e dobbiamo introdurre delle norme per la regolamentazione di quest’ambito a livello europeo, se gli Stati membri sono d’accordo. Abbiamo condotto spesso questa discussione, non solo in relazione al trasporto aereo, ma anche nel contesto del sistema ferroviario e in altri ambiti. Oggi dovremmo pertanto porre questa domanda agli organi in grado di rispondere: innanzitutto alle autorità aeronautiche dei paesi interessati e, naturalmente, all’organizzazione responsabile per il coordinamento europeo, che ha prodotto risultati positivi.

La priorità assoluta deve essere la sicurezza dei passeggeri, l’aspetto economico è meno importante, anche se non dobbiamo perderlo di vista. I singoli paesi hanno adottato i giusti provvedimenti; spero che in futuro le decisioni vengano prese da Eurocontrol e dalle altre autorità per la sicurezza della navigazione aerea e non dalle singole compagnie aeree, perché ci troviamo ancora una volta di fronte ad esperti con opinioni divergenti e dunque dobbiamo essere estremamente cauti.

Dal punto di vista economico, naturalmente, si tratta di un disastro per un settore colpito ora da una terza crisi, dopo quella dell’11 settembre e dopo la crisi economica. E’ auspicabile adottare provvedimenti a livello europeo, non nazionale, e concedere pacchetti di aiuti compatibili in tutta Europa, che non operino una distorsione del mercato, come è accaduto frequentemente in passato. Gli aiuti sono necessari, ma non devono avere solo una dimensione nazionale.

I passeggeri si trovano in una situazione in cui la legge, allo stato attuale, non fornisce l’aiuto che si aspettano. Abbiamo discusso spesso di questo tema in Parlamento, e credo che le compagnie aeree e le altre società colpite faranno in modo che i passeggeri insistano per ottenere ciò che spetta loro di diritto.

Il futuro risiedere nel cielo unico europeo e certamente se ne discuterà frequentemente in Parlamento nei prossimi due anni.

 
  
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  Saïd El Khadraoui (S&D).(NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, Commissario, ci sono tre elementi importanti da sottolineare in questo dibattito. Innanzitutto il sostegno fornito ai passeggeri bloccati e il loro rimpatrio; questa deve essere la priorità assoluta per tutte le autorità e a tutti i livelli. Siamo d’accordo sul fatto che il regolamento europeo sui diritti dei passeggeri abbia garantito a molti di loro perlomeno un livello minimo di comfort e accoglienza. All’atto pratico però, come ben sapete, abbiamo affrontato alcuni problemi: caos negli aeroporti, mancanza di informazioni, eccetera. Chiedo che venga avviata un’inchiesta a livello europeo, in cooperazione con le compagnie aeree e con tutte le altre parti coinvolte, per comprendere meglio come prestare aiuto in situazioni simili.

Vorrei altresì fare un appello per l’istituzione di a una sorta di task-force a livello di Commissione e Stati membri, per organizzare il rimpatrio dei passeggeri nel modo più efficiente possibile. Sono consapevole che questo compito spetta alle compagnie aeree, ma molti viaggiatori sono bloccati in luoghi distanti e dovranno aspettare un po’ di tempo per il rimpatrio, nonostante la riapertura dello spazio aereo. Dobbiamo concentrarci anche su questo aspetto.

Un secondo elemento importante, un secondo capitolo, se volete, è la procedura per stabilire il divieto di volo. Ci sono giunte nuovamente richieste per una maggiore cooperazione e per un migliore coordinamento a livello europeo: il cielo unico europeo, che abbiamo già citato, si rivelerà utile in futuro. È vero che l’Unione europea attualmente non esercita un potere decisionale né sullo spazio aereo degli Stati membri né su Eurocontrol, il che rende difficile prendere decisioni coordinate ed efficaci.

E’ altresì vero, tuttavia, che, fino a ieri sera, abbiamo utilizzato a livello europeo un modello matematico piuttosto tradizionale, che si basa sullo scenario peggiore. Una moderata quantità di polveri vulcaniche è stata pertanto interpretata come nube ad alta densità di ceneri con necessità di divieto di volo. Gli Stati Uniti, come saprete, si avvalgono di un altro modello, che impone un divieto di volo solo nell’area direttamente sovrastante il vulcano e che attribuisce i rischi operativi alle compagnie aeree: un modello completamente differente. A metà tra questi due estremi è già stato approvato il valido modello a tre zone, e vedremo se permetterà di integrare realmente sicurezza ed efficienza.

Il mio terzo ed ultimo punto riguarda il modo in cui affrontiamo l’impatto economico. È una buona idea elencare le varie possibilità, ma necessitiamo di un approccio europeo. Infine, permettetemi di aggiungere che non dovremmo illudere i cittadini sostenendo che saremo in grado di rimborsare tutti per i disagi subiti, dal momento che è semplicemente impossibile.

 
  
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  Dirk Sterckx (ALDE).(NL) Signor Presidente, innanzitutto vorrei rivolgermi al ministro, al Presidente in carica del Consiglio. Non a lei personalmente, ma a tutti coloro che hanno ricoperto la sua carica e a quelli che la ricopriranno in futuro. Come siete riusciti a ostacolare il raggiungimento di un approccio europeo nel presente ambito per tutti questi anni? Molte volte la Commissione e il Parlamento hanno dovuto spingere il Consiglio per il raggiungimento di un accordo e, anche allora, si è ottenuto solo un debole compromesso. Per quale motivo il Consiglio pensa sempre in termini intergovernativi e nazionali e non in termini europei? Questo è uno degli insegnamenti che dobbiamo trarre dalla situazione attuale. Il mio collega, l’onorevole El Khadraoui, ha già detto che c’è un certo margine per una migliore cooperazione, ma non solo in termini di gestione dello spazio aereo. Anche il coordinamento tra le autorità nazionali potrebbe essere migliorato, ma lei stesso, Presidente in carica, ha affermato che l’Europa non dispone dei poteri necessari per raggiungere tali miglioramenti. Concedete finalmente questi poteri all’Europa, le cose si semplificherebbero notevolmente.

Il mio secondo punto riguarda le informazioni scientifiche. Abbiamo un unico centro a Londra specializzato solo in alcuni ambiti che, assieme a Eurocontrol, ha deciso che la sicurezza deve essere prioritaria. Questa è certamente la giusta decisione, ma è sufficiente? Non dovremmo forse rafforzare il sistema europeo riunendo diverse competenze e creando un reale centro europeo per la sicurezza della navigazione aerea? Il vulcano non ha ancora finito di eruttare; alla sua ultima eruzione, 200 anni fa, rimase attivo per dieci anni. Dobbiamo dunque prepararci per i prossimi anni, dobbiamo rafforzare il modello europeo e – questo è un punto importante per questa Camera – dobbiamo anche garantire che i diritti dei passeggeri rimangano inviolati e che gli aiuti di Stato siano concessi a tutti coloro che si trovano nella stessa posizione.

 
  
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  Isabelle Durant (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, sebbene migliaia di persone si trovino in grande difficoltà oggi, ritengo che questa eruzione vulcanica suoni come un richiamo all’ordine, che ci impone di ripensare alla nostra relazione con i fenomeni atmosferici nel settore dei trasporti e, soprattutto, alla nostra eccessiva dipendenza dal trasporto aereo, che gradualmente, e alcune volte a nostra insaputa, ha preso il posto degli altri mezzi di trasporto. Questo aspetto oggi è persino più importante, poiché nessuno può prevedere se l’eruzione vulcanica si fermerà o quale sarà l’evoluzione della nube nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Innanzitutto – personalmente sostengo sia la Commissione sia il Consiglio – dobbiamo continuare ad attenerci ai principi di precauzione e sicurezza. Sono sbalordita nel constatare che, in un determinato momento, nel settore farmaceutico, in nome del principio di precauzione, sia stata esercitata pressione sugli Stati membri e sull’Europa per sostenere spese secondo me sconsiderate. Allo stesso modo oggi un altro settore vuole mettere in discussione o criticare le precauzioni prese dagli Stati membri e dal Consiglio europeo, e non è normale. Non ci sono precauzioni tascabili, la sicurezza e il bene comune sono prioritari.

Per il resto, dobbiamo ampliare il sistema dei trasporti ferroviari, questa è la priorità principale e, come ha affermato il mio collega, è chiaro che abbiamo un’idea di come dovrebbe essere il nostro sistema di trasporti; il sistema ferroviario deve riconquistare il mercato per i viaggi a breve e media percorrenza. Ritengo che siano importanti anche la diversità e le modalità di trasporto, tema del Libro bianco su cui dovremo lavorare in commissione.

Nel breve termine la priorità è certamente quella di permettere il rientro dei viaggiatori, di rimborsare i passeggeri e, forse, di trovare il modo di sostenere le compagnie aeree, in modo mirato. Dal punto di vista strutturale dobbiamo fornire un sostegno maggiore per la videoconferenza, uno strumento ancora troppo accessorio e di limitata importanza, non solo per il Parlamento, ma anche in generale. Il ricorso a strumenti simili ci permetterebbe di ridurre la nostra dipendenza dal trasporto aereo.

Infine, poiché il Presidente lo ha chiesto, ritengo che il Parlamento europeo potrebbe, dal canto suo, rivedere le modalità di lavoro, prendendo in considerazione la possibilità di ripartire le riunioni su cinque giorni la settimana per due settimane rispetto a tre giorni o tre giorni e mezzo la settimana. L’organizzazione del nostro lavoro potrebbe essere un’occasione per dare l’esempio su come essere meno dipendenti dal trasporto aereo che, chiaramente, è estremamente fragile e, come la natura ci mostra oggi, è soggetto a fenomeni sconosciuti su cui non esercitiamo alcun controllo.

Il sistema deve essere rivisto nella sua interezza e avremo l’occasione nell’ambito del Libro bianco, ma anche in seno al Parlamento europeo, di rivedere il modo in cui ci lavoriamo e come sosteniamo gli altri mezzi di trasporto.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Ryszard Czarnecki (ECR).(PL) Signor Presidente, sembra che molti colleghi parlamentari, prima di formulare i loro interventi, non abbiano consultato degli esperti, persone che hanno impiegato diverse migliaia di ore a controllare un aeromobile e ciò mi rammarica profondamente. Ho l’impressione che questa sia una discussione estremamente politica e che si stiano addossando al Consiglio delle colpe, mentre esso non è affatto responsabile dell’attività dei vulcani. Si può affermare con certezza che Eurocontrol abbia preso una decisione troppo precipitosa, e sottolineo con forza questo punto, perché si è fatta di ogni erba un fascio. Non si è minimamente tenuto conto della varietà delle situazioni che si è venuta a creare. Siamo responsabili del sistema di controllo permanente del traffico aereo e penso che questi eventi possano fungere da insegnamento per noi. Tuttavia, sono pienamente convinto che siano state prese decisioni che abbracciano un periodo di tempo troppo lungo e che, ne sono certo, sarebbero potute essere diverse.

 
  
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  Jacky Hénin (GUE/NGL). (FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, credo che in momenti come questi, si debbano pronunciare parole di sostegno e di solidarietà nei confronti di tutti coloro che sono stati o sono ancora vittime, in un modo o nell’altro, dell’interruzione del traffico, così come dobbiamo esprimere il nostro apprezzamento nei confronti dei dipendenti delle compagnie aeree che, con i pochi mezzi che avevano a disposizione, hanno cercato di rispondere alle necessità dei passeggeri.

Non vogliamo unire la nostra voce a quella di coloro che criticano molto, ma presentano poche proposte e sostengono di essere i detentori della verità, anche una volta passata la tempesta. Vogliamo ribadire qui che il principio della sicurezza dei passeggeri deve essere confermato come priorità assoluta. E’ meglio un passeggero insoddisfatto, ma vivo, che un passeggero che malauguratamente perda la vita a bordo.

Al tempo stesso, vorrei dire che l’Europa paga il prezzo della sua scarsa credibilità. Una migliore cooperazione e compattezza avrebbero probabilmente implicato una comunicazione più efficace, spiegazioni più chiare a noi e un tentativo più efficace di risposta a coloro che chiedevano soltanto delle informazioni.

A nostro avviso, è importante rafforzare i poteri dell’Agenzia europea per la sicurezza e permetterle di avvalersi, in ogni momento, di una consulenza scientifica, in virtù della quale giustificare le decisioni prese in ogni occasione. Per il futuro – è stato già detto, ma credo sia opportuno ribadirlo – bisognerà lavorare ancora più alacremente per garantire la complementarietà tra i mezzi di trasporto che attraversano il territorio europeo, assicurando, anche in questo caso, una maggiore coesione tra gli stessi.

Infine, signor Presidente, se mi è concesso, al fine di dissipare tutti i sospetti che potrebbero sorgere, proporrei l’insediamento di una commissione di inchiesta del Parlamento europeo su questi fatti.

 
  
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  Anna Rosbach (EFD).(DA) Signor Presidente, vorrei formulare due importanti osservazioni. Innanzi tutto, è increscioso che l’Europa subisca questa battuta d’arresto e che, quindi, non sia in grado di competere a livello globale, benché lo stesso valga anche per le compagnie aeree americane e asiatiche, che non possono atterrare nell’Unione europea.

In secondo luogo, vorrei ringraziare tutte le parti coinvolte per l’impegno profuso.

Resta da decidere se le compagnie aeree debbano essere economicamente risarcite o meno. Decideremo su questo punto durante le discussioni dei prossimi giorni. Mi rallegra apprendere che ci sia un piano in tre tappe, ne sono lieta. Il Financial Times critica i politici per aver “semplicemente” bloccato tutto in nome della sicurezza e consiglia all’Europa di adottare la strategia statunitense, che permette ai singoli vettori aerei di decidere autonomamente se volare o meno. Spero che qui, in Parlamento, questo modello venga immediatamente respinto. Sarebbe disastroso per i passeggeri se una linea aerea, minacciata dal rischio di fallimento, decidesse di volare soltanto per generare profitti.

Abbiamo bisogno di una strategia lungimirante: disporre nello spazio aereo di strumenti di misurazione più precisi, per prevedere i cambiamenti atmosferici e sviluppare motori aerei più efficienti dal punto di vista energetico e meno delicati. Tuttavia, gli aerei non sono soltanto vulnerabili di fronte agli attacchi terroristici, ma anche in condizioni meteorologiche estreme. Gli aeromobili sono molto dispendiosi dal punto di vista energetico e estremamente inquinanti. Non sarà possibile sviluppare la versione elettrica o ad energia solare di un aereo cargo o di un aereo passeggeri, ma possiamo introdurre finalmente i treni ad alta velocità e istituire collegamenti ferroviari diretti ad alta velocità tra le principali città europee. Il treno è molto più ecologico dell’aereo ed è veramente in grado di competere con il trasporto aereo per le tratte interne, in Europa.

 
  
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  Danuta Maria Hübner (PPE).(EN) Signor Presidente, oggi sappiamo meglio di una settimana fa che l’assenza di aerei in cielo costa molto. Il costo per le compagnie aeree va al di là degli introiti persi. Sono coinvolti altri settori, sebbene ve ne siano alcuni che trarranno invece beneficio dalla situazione. Va anche sottolineato come questo nuovo disastro abbia colpito un’economia europea già molto debole, posta di fronte alla necessità di risanare i conti pubblici.

Vorrei sollevare due questioni.

La prima attiene agli aiuti di Stato. Offrire alle compagnie aeree degli aiuti pubblici per compensare le perdite trova un precedente nel paracadute salvataggio finanziario offerto ad American Airlines dopo l’11 settembre. Apprezziamo che la Commissione europea offra anche delle procedure accelerate per la concessione degli aiuti. Tuttavia, la mia domanda alla Commissione è se sia noto il volume stimato di questo nuovo fardello per i bilanci di Stato, già in sofferenza a causa di ampi deficit e di un forte debito, nel momento in cui devono affrontare la sfida del risanamento dei conti pubblici. La migliore soluzione è rappresentata da aiuti di Stato che gravino sui bilanci nazionali? La Commissione europea sta prendendo in considerazione altre alternative?

La seconda questione riguarda la capacità dell’Unione europea di gestire le crisi. Abbiamo sentito che durante i primissimi giorni, non vi è stato alcun coordinamento, né delle consultazioni tra le autorità nazionali competenti per un’evenienza che ha coinvolto l’80 per cento dello spazio aereo europeo. Posso garantirle, signor Commissario, che è possibile restare del tutto indipendenti, pur coordinando le proprie azioni.

Presto potrebbe giungerci voce del fatto che il coordinamento ci avrebbe permesso di definire e di attuare una soluzione più valida, pertanto ritengo che sia giunto il momento di progredire in materia di gestione delle crisi nell’Unione europea. E’ evidente che i disastri che affliggono i nostri cittadini possono anche verificarsi fuori dal territorio dell’Unione europea, nello Spazio economico europeo, o anche al di fuori di quest’ultimo. Rivolgo alla Commissione la seguente domanda: come sfrutterà questo disastro per rafforzare la capacità di gestione delle crisi dell’Unione europea? Posso garantirvi che noi del Parlamento europeo sosterremo tutti i vostri sforzi per rendere l’azione dell’UE più efficace ed efficiente nella gestione delle crisi.

 
  
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  Hannes Swoboda (S&D).(DE) Signor Presidente, negli ultimi giorni ho visto e sperimentato delle alternative al trasporto aereo in Europa, prima con un trasferimento in automobile da Belgrado a Vienna, poi con un viaggio in treno da Vienna a Strasburgo. Benché il traffico su strada presenti dei problemi, le infrastrutture stradali sono relativamente ben sviluppate, anche nelle regioni attigue all’Europa. La situazione delle ferrovie resta invece spaventosa, il che non è tollerabile.

Dove saremmo oggi se avessimo attuato le disposizioni del cosiddetto piano Delors? Avremmo già le reti transeuropee e avremmo più linee ferroviarie e più treni ad alta velocità. In capo a poche ore, i servizi igienici erano inutilizzabili, benché si trattasse di una carrozza moderna, perché molte persone erano costrette a restare in piedi o a sedersi a terra per molte ore, quindi i treni erano sovraffollati, con i servizi messi a dura prova.

Pertanto, vorrei chiedere al Commissario Kallas di dare nuova linfa al processo di modernizzazione delle ferrovie, con più treni ad alta velocità e con l’assegnazione di riserve di capacità. Abbiamo bisogno di una certa quantità di riserve. Non soltanto durante la disastrosa eruzione vulcanica, ma anche durante l’inverno, abbiamo scoperto che le riserve sono troppo limitate e che puntare soltanto alla redditività non è sufficiente. Dobbiamo anche porre maggiore enfasi sugli ambienti.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, Presidente López Garrido, Commissario Kallas, vi ringrazio sentitamente per le spiegazioni offerte e per il lavoro che avete svolto.

Concordo con voi nel dire che la priorità è la sicurezza e che la crisi che ci ha colpiti è complicata, ma abbiamo impiegato troppo tempo per comunicare, avendo atteso cinque giorni dopo il primo tentativo.

Tuttavia, per dimostrarci all’altezza delle aspettative che i cittadini europei nutrono adesso nei nostri confronti, le conclusioni di questa discussione devono essere chiare, semplici e, viepiù, pratiche. Devono altresì avere effetti immediati che tutti possano riscontrare.

Pertanto, i contribuenti che dovranno anche pagare per questa crisi, hanno indubbiamente il diritto di essere tutelati in almeno tre aspetti: innanzi tutto una maggiore trasparenza circa la decisione di chiudere gli aeroporti e l’evoluzione della situazione; quando si è annunciata la crisi, sono stati informati tardi e ritengo che, in molti aeroporti, questo abbia contribuito ad aumentare i problemi e abbia anche reso più difficile, per molti passeggeri, l’organizzazione di un viaggio alternativo. Pertanto, dopo la definizione delle tre zone, vi è ora bisogno di maggiore trasparenza. Vogliamo sapere quali sono queste tre zone e che cosa comportano.

In secondo luogo, urge un rispetto assoluto dei diritti dei passeggeri. E’ necessaria maggiore chiarezza nel definire chi sia responsabile dei diritti dei passeggeri, quale sia l’ambito di applicazione di questi diritti e i limiti entro cui si esercitano. Concordo con il Commissario Kallas: è necessario monitorare i processi che le compagnie aeree vogliono mettere in atto per rispondere a queste richieste.

L’ultimo aspetto che merita di essere tutelato è rappresentato dagli aiuti di Stato alle compagnie aeree. Vi esorto a definire chiaramente in cosa consisteranno questi aiuti, quali criteri saranno stabiliti per assegnarli e vi invito a sottolineare che sorveglieremo e controlleremo le eventuali conseguenze di questa crisi per i lavoratori del settore del trasporto aereo. Dobbiamo anche intensificare le misure di controllo per evitare che le compagnie approfittino di circostanze simili per apportare aggiustamenti gratuiti o sproporzionati alla propria forza lavoro.

La crisi attuale ha dimostrato chiaramente la necessità di sviluppare ulteriormente il coordinamento e l’interoperabilità a livello europeo.

 
  
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  Philip Bradbourn (ECR).(EN) Signor Presidente, come è già stato detto, nessuno avrebbe potuto prevedere gli ultimi eventi occorsi in Islanda. Il settore del trasporto aereo sta facendo i conti con eventi imprevedibili, sia per quanto riguarda l’eruzione vulcanica, che per quanto attiene, naturalmente, alla situazione economica generale. Tenendo presente quanto indicato, dovremmo fondare il provvedimento così estremo di chiusura dello spazio aereo europeo su prove scientifiche valide e, con la tecnologia attualmente disponibile, essere certi che l’interruzione dei voli sia minima e che le informazioni siano trasmesse in modo efficace.

A tal proposito, Eurocontrol e le autorità nazionali hanno alimentato la frustrazione legata alla scarsa capacità di gestione di questa crisi. Il continuo aggiornamento della chiusura dello spazio aereo europeo ogni sei o otto ore ha significato, per i passeggeri, non poter programmare spostamenti con altri mezzi e le stesse compagnie aeree hanno dovuto aspettare l’evoluzione dei fatti. I modelli matematici e la tecnologia satellitare possono offrire un contributo in queste circostanze, eppure, nonostante tutta questa tecnologia, sembra quasi che ci siamo ritrovati nella condizione di dover inumidire il dito per identificare la direzione del vento. Quantomeno, è questa la percezione che ha avuto la cittadinanza. E’ stato un disastro per tutti i soggetti coinvolti. Sono necessarie previsioni di lungo termine, non decisioni dettate dall’istinto.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE).(FR) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto sottolineare che la decisione di applicare il principio di precauzione, adottato dalla maggior parte dei governi europei con la chiusura temporanea e mirata dello spazio aereo, è stata saggia e prudente.

La sicurezza dei nostri concittadini ha la precedenza su qualsiasi altra considerazione e, in queste condizioni, sembra quantomeno indecente l’atteggiamento di alcune compagnie aeree che hanno reclamato l’apertura totale e immediata dello spazio aereo in virtù di uno o due voli di prova.

Credo che sia stato l’onorevole Hénin a parlare, poco fa, della complementarietà delle modalità di trasporto, in particolare per quanto riguarda il treno: vorrei cogliere questa occasione per esprimere il mio rammarico per una paralisi dei cieli che è stata ancora più grave in alcuni paesi, come la Francia, a causa della disorganizzazione del trasporto ferroviario, dovuta a scioperi irresponsabili e incomprensibili in tali circostanze.

Per tornare al nostro argomento, vorrei salutare con favore la decisione della Commissione di autorizzare lo stanziamento di fondi pubblici a vantaggio delle compagnie aeree colpite dall’attuale disordine. E’ una decisione di buon senso in un contesto già segnato dalla crisi; tuttavia, tali aiuti dovranno avere carattere straordinario.

A tal proposito, mi auguro che, tra i criteri indicati per poter beneficiare delle sovvenzioni, figuri anche il comportamento esemplare che i vettori devono dimostrare nel risarcire i clienti che hanno subito la cancellazione del volo. Effettivamente, non è accettabile che alcune compagnie approfittino della clausola di forza maggiore per sottrarsi all’obbligo di risarcire i passeggeri, ai sensi del regolamento CE n. 261/2004. I passeggeri sono vittime delle attuali circostanze e, se non viene offerta loro una soluzione alternativa, non devono anche farsi carico del costo economico di questo disagio.

Inoltre, le agenzie di viaggio sono esenti dall’obbligo di rifondere ai passeggeri i voli non effettuati. Anche questo non è giusto. Le compagnie aeree, come le agenzie di viaggio, hanno delle assicurazioni che coprono le spese in casi eccezionali, come quello che viviamo da qualche giorno e dobbiamo garantire che gli utenti siano adeguatamente indennizzati per i voli cancellati.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) Circa 2 milioni di passeggeri nell’Europa a 27 fruiscono ogni anno del trasporto aereo: il 22 per cento effettua voli nazionali, il 44 per cento vola all’interno dell’Unione europea e il 34 per cento è diretto fuori dell’Unione europea.

L’eruzione del vulcano in Islanda ha messo in evidenza la debolezza del sistema europeo dei trasporti. Negli ultimi sei giorni, sono stati cancellati più di 17 000 voli e milioni di passeggeri sono rimasti bloccati in diversi luoghi, sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea. In questo frangente, fornire informazioni accurate agli utenti costituiva un obbligo imprescindibile.

La sicurezza dei passeggeri deve essere la nostra preoccupazione primaria. E’ per questo motivo che, in particolare nell’Unione europea, dovrebbe esserci un sistema efficiente volto a indirizzare i passeggeri verso altre forme di trasporto: il treno, le vie navigabili e la strada. Se avessimo avuto un sistema di questo tipo, il 66 per cento dei passeggeri che sono rimasti a terra durante questo periodo e coloro che viaggiavano all’interno di uno Stato membro o della stessa Unione europea sarebbero giunti a destinazione, usando altri mezzi di trasporto.

Lo stanziamento dei fondi necessari allo sviluppo di una rete di trasporti transeuropea sta assumendo sempre più importanza, per far sì che le linee ferroviarie ad alta velocità possano servire non soltanto le capitali degli Stati membri, ma anche altre grandi città europee. Un altro aspetto di crescente importanza è l’espansione del trasporto lungo le vie navigabili e lo sviluppo dei corridoi marittimi europei. Dimostriamo volontà politica e restiamo fedeli al nostro motto: “Mantenere l’Europa in movimento!”.

 
  
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  Pat the Cope Gallagher (ALDE).(GA) Signor Presidente, apprezzo l’impegno profuso dal Commissario Kallas e dai ministri dei Trasporti per risolvere questo problema.

(EN) Anche se oggi viviamo nell’era della tecnologia, penso che questi eventi ci ricordino che siamo nelle mani di madre natura, ora più che mai.

Vengo da un paese, l’Irlanda, separato dal continente europeo da due bracci di mare. So bene che noi, e le persone che rappresento, abbiamo risentito degli effetti di questo fenomeno forse più di qualsiasi altro cittadino degli altri Stati membri. Dopo gli annunci di ieri sera, si era alimentata la concreta speranza che la situazione sarebbe migliorata. Eppure, durante la notte, la situazione è nuovamente cambiata e le limitazioni al nostro spazio aereo sono state prorogate fino alle ore 13 di oggi.

Molti passeggeri sono bloccati in diversi luoghi, non soltanto d’Europa, ma del mondo e la nostra priorità deve essere tentare di assistere queste persone, cercare di aiutare quanti hanno subito un lutto in famiglia e non possono tornare a casa. Le compagnie aeree dovrebbero assicurare un canale preferenziale a queste persone e non ignorarle, né trattarle come tutti gli altri passeggeri.

L’impatto economico è considerevole e sono lieto che il Commissario Kallas sia a capo di un gruppo preposto alla definizione delle conseguenze economiche di quanto occorso. Naturalmente, è essenziale – e ritengo che questo sia il vero nodo della vicenda – che, da questa crisi, esca rafforzato il ruolo di Eurocontrol, perché i vulcani non conoscono confini economici, geografici o politici. Questo tema deve essere affrontato con un approccio centralizzato. Concordo con chi afferma che non sia proficuo trattare il problema da 27 prospettive o paesi diversi. Uno dei maggiori disagi di fronte ai quali si trovano oggi i passeggeri è la confusione…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Vicky Ford (ECR).(EN) Signor Presidente, la nube di cenere è stata motivo di stress e sconvolgimenti per molte migliaia di passeggeri ed è stata causa di perdite economiche per molte aziende. Effettivamente, molti dei nostri stessi colleghi, provenienti da angoli remoti dell’Europa, sono rimasti bloccati questa settimana. Rivolgerei un ringraziamento alla presidenza che ha ritenuto, come noi, che non fosse democratico votare senza di loro – troppo spesso, i colleghi che vengono da più lontano hanno la sensazione di essere ignorati, nell’interesse delle alleanze centroeuropee.

Il vulcano ci ha anche ricordato che non siamo padroni di questo pianeta e che non abbiamo una risposta a tutte le domande. E’ evidente che è necessario conoscere meglio le ceneri e i gas vulcanici, promuovendo la ricerca in questo settore.

Ci ha altresì rammentato quanto siamo diventati dipendenti dal trasporto aereo. Sappiamo che dovremo frenare questa dipendenza negli anni futuri. Dovremmo promuovere gli investimenti nei sistemi di comunicazione avanzati che permettono di organizzare riunioni virtuali, così come gli investimenti nelle linee ferroviarie ad alta velocità.

Infine, dovrebbero essere accolti con favore i programmi di riduzione dei viaggi non indispensabili. Questo è certamente un ambito nel quale il Parlamento può dare il buon esempio.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE).(RO) Purtroppo i fenomeni naturali eccezionali, come l’eruzione in Islanda, sono imprevedibili. Una reazione inadeguata può essere giustificata in casi simili, ma una sola volta. Dobbiamo analizzare nei dettagli quanto occorso e preparare una risposta efficace, nel caso in cui si ripeta un evento simile. Le informazioni sulle conseguenze dell’eruzione sono state insufficienti. Oggi, circa una settimana dopo l’inizio del caos, ancora non sappiamo quanto durerà, né quali siano i rischi effettivi.

E’ necessario creare un organismo centrale che effettui un monitoraggio adeguato, senza vincoli di spesa, in modo da offrire ai soggetti coinvolti, alle compagnie e ai passeggeri, l’opportunità di adottare le misure necessarie. La reazione delle compagnie, tardiva e discorde, ha creato problemi immani ai passeggeri. Le linee aeree non hanno cercato di collaborare per coordinare la gestione del flusso dei passeggeri e per sfruttare nel migliore dei modi le rotte ancora disponibili. L’unica risposta logica a questa manchevolezza è creare un cielo unico europeo e un sistema centrale di controllo del traffico, con un solo organo responsabile.

Signor Presidente in carica del Consiglio, l’anno scorso sono stato relatore dell’iniziativa per il cielo unico europeo e ho incontrato forti impedimenti per giungere all’attuale formulazione dell’iniziativa, dopo negoziati molto ardui con il Consiglio. Quest’anno la questione dei corridoi merci europei ha conosciuto le stesse difficoltà.

Credo che gli Stati membri debbano trarre un insegnamento da ciò che è appena successo. La risposta degli Stati membri è stata inadeguata, incapace di assicurare il trasporto con altri mezzi. Attualmente, in Europa, non è possibile comprare un biglietto ferroviario in modo civile. La creazione di un centro europeo, responsabile degli interventi e del coordinamento in caso di eventi naturali eccezionali, così come la modernizzazione del trasporto ferroviario, sulla quale molto è stato detto ma poco è stato fatto, rappresentano una priorità assoluta.

Spero che gli Stati membri abbiano recepito un messaggio estremamente importante: non è sufficiente curarsi solo del proprio orto, le stesse condizioni devono sussistere in tutta l’Unione europea. Abbiamo bisogno di una struttura che si assuma la responsabilità, che coordini gli interventi e che prenda le decisioni a livello europeo.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (S&D).(EL) Signor Presidente, l’abilità del comandante si dimostra nella tempesta. Nella tempesta vulcanica che ha colpito l’Europa, l’Unione è stata lenta nelle previsioni, lenta nella reazione e lenta nell’evitare il dilagare dei problemi tra i cittadini europei. Così come siamo stati lenti a reagire alla tempesta economica, ma questa è un’altra storia.

Emergono due aspetti nella discussione odierna:

innanzi tutto, il divieto di volo e il coordinamento. Ovviamente, non possono essere le compagnie a valutare e a decidere quando e dove volare, soppesando il rischio di vita e il costo da sopportare. E’ una questione che compete alle autorità nazionali preposte. L’unico risultato pienamente positivo degli ultimi giorni è che non abbiamo dovuto piangere delle vittime; non abbiamo rischiato. Nondimeno, con un evento che ha superato le frontiere europee, sarebbe spettato fin dall’inizio alle autorità nazionali, in collaborazione con Eurocontrol e con i meteorologi, valutare se si sarebbero potuti aprire dei corridoi, che oggi stiamo aprendo – purtroppo, a mio avviso – a seguito delle pressioni di ordine economico esercitate dalle compagnie, la qual cosa mi inquieta.

In secondo luogo, in un momento così caotico, è inaccettabile che si contesti l’applicazione del regolamento europeo sulle compensazioni ai passeggeri, un regolamento che si dovrebbe attivare automaticamente in circostanze simili. Sapete che i vettori hanno assicurato soltanto a pochi passeggeri rimasti a terra il rimborso delle spese di pernottamento e che la maggior parte degli utenti ha ottenuto una compensazione solo dopo estenuanti trattative con la compagnia, mentre la maggioranza dei passeggeri non ha ricevuto alcun risarcimento? Credo che il Parlamento europeo debba indagare sulle modalità di reazione delle compagnie, rispetto a quanto prescritto dal regolamento, e sulla tutela dei diritti dei passeggeri.

 
  
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  Ivo Belet (PPE).(NL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, buongiorno. Qui parliamo di circostanze eccezionali, ovviamente. L’attuale blocco del traffico aereo è più rigido di quello imposto a seguito degli eventi dell’11 settembre, ma è chiaro che non siamo tanto preparati quanto avremmo potuto essere per fronteggiare una situazione di emergenza simile. Nonostante tutti gli sforzi profusi dai tour operator e dal personale delle compagnie aeree, molti passeggeri sono stati semplicemente abbandonati al loro destino e hanno dovuto raffazzonare da soli una soluzione. Chiaramente dobbiamo trarre una lezione da questa circostanza e adottare provvedimenti adeguati.

Signor Presidente, signor Commissario, innanzi tutto, possiamo soltanto adottare un piano di emergenza, un piano coordinato europeo. E’ essenziale che questo piano garantisca ai passeggeri bloccati non soltanto la sicurezza, naturalmente, ma anche le informazioni e l’aiuto necessari, in modo che le vittime abbiano almeno qualcuno a cui rivolgersi e un riparo garantito. Dobbiamo approfittare di questi eventi per migliorare concretamente il destino dei passeggeri che potrebbero essere colpiti in futuro. Negli ultimi giorni è anche emerso chiaramente che in Europa dovremo investire molto di più nella creazione di reti ferroviarie transfrontaliere ad alta velocità, che offrirebbero un’alternativa ecologica a quella rete di trasporti aerei così vulnerabile. Nell’ambito di Europa 2020, sforziamoci realmente di investire in un progetto ambizioso di trasporto ferroviario che sia un bene per il singolo cittadino, per l’ambiente e per l’occupazione.

 
  
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  Jo Leinen (S&D).(DE) Signor Presidente, come se avessimo previsto quanto sta accadendo, è stata preparata una relazione sull’approccio comunitario alla prevenzione dei disastri naturali in atto, su iniziativa della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, che è anche responsabile per la protezione civile. Il relatore è l’onorevole Ferreira. Voteremo questa relazione nella prossima sessione, quando discuteremo dell’esperienza della nube di cenere. La plenaria sarà presto in grado di formulare la posizione del Parlamento su questi temi.

Concordo con i colleghi deputati che sostengono che non siamo adeguatamente preparati per fronteggiare le calamità naturali. Fortunatamente, l’Europa non è spesso colpita da disastri di questo genere. Resta il fatto che abbiamo poca esperienza nel settore ed è evidente che siano anche scarse le nostre capacità di gestione della crisi. A mio avviso, ci è voluto troppo tempo per tutto. Cinque giorni per effettuare un volo di ricognizione e raccogliere dati reali sono semplicemente troppi. Dobbiamo trarre una lezione. Non voglio accusare nessuno, ma l’esperienza ci insegna che la prossima volta dobbiamo agire meglio.

Se queste ceneri vulcaniche sono servite a chiarire una cosa: abbiamo bisogno di più Europa. Commissario Kallas, lei ha detto che la responsabilità ricade sulle autorità nazionali. Tuttavia, ciò non è di aiuto per le persone che sono state vittime delle circostanze. Abbiamo bisogno di più Europa nella protezione civile e nella politica comune dei trasporti. Il trattato di Lisbona dischiude per noi maggiori opportunità. Mi associo all’onorevole Hübner nel chiederle come sfrutterete le opportunità offerte dal trattato di Lisbona in materia di gestione delle crisi e di protezione civile. La situazione deve migliorare.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE).(FR) Signor Presidente, “confusione”, “caos”, “paralisi”, “putiferio”, “disastro”: nella stampa non mancano i termini per descrivere la chiusura dello spazio aereo europeo e le sue conseguenze.

Non mi soffermerò su quanto è già stato detto, in particolare in merito all’ampiezza del colossale impatto economico diretto e indiretto di questa crisi, un impatto che potremmo definire imperscrutabile. Nell’accogliere con favore la possibilità di stanziare degli aiuti pubblici straordinari a vantaggio del trasporto aereo, già fortemente provato dopo l’11 settembre 2001, resto perplessa circa la gestione di questi eventi da parte dell’Europa.

In primo luogo, sapendo che sono stati coinvolti 750 000 passeggeri europei, dei quali una buona parte è ancora bloccata in capo al mondo, e sapendo che le perdite economiche aumentano esponenzialmente con il passare del tempo, come spiegare che ci sono voluti, non uno, non due, tre o quattro, ma cinque giorni perché si riunissero in teleconferenza i ministri dei Trasporti europei, per coordinare le azioni e decidere di creare zone a traffico differenziato?

Secondariamente, nessuno contesta la necessità di applicare, in via di assoluta priorità – e insisto su quest’ultimo termine – il principio di precauzione, ma oggi, mentre viene progressivamente autorizzato il traffico nelle zone di sicurezza, con le medesime condizioni meteorologiche, con un vulcano sempre attivo, abbiamo il diritto di chiederci quali ulteriori garanzie di sicurezza si offrano ai passeggeri rispetto a quelle che avremmo potuto mettere a disposizione prima, più rapidamente.

In terzo luogo, mentre è stato sviluppato un modello evolutivo – l’attività del vulcano e la situazione possono cambiare di ora in ora, a seconda delle previsioni meteorologiche – chi continuerà ad aggiornare le valutazioni sulla sicurezza dei corridoi aerei? I voli di prova devono essere effettuati dall’aviazione civile e dalle compagnie aeree? Infine, se tutto ciò dovesse perdurare, aggravarsi o ripetersi – evenienza probabile – il modello di gestione previsto dovrà prevedere un maggior coordinamento degli Stati membri, procedure operative speciali basate su dati reali e un più efficace coordinamento degli altri mezzi di trasporto in circostanze eccezionali. Nondimeno, si dovrà considerare anche il necessario coordinamento dell’assistenza per il rimpatrio di decine di migliaia di passeggeri bloccati che, a loro volta, hanno diritto ad essere informati e aiutati. Orbene, finora sono state adottate soltanto delle isolate iniziative di respiro nazionale.

 
  
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  Inés Ayala Sender (S&D).(ES) Signor Presidente, mi compiaccio dell’opportunità di affrontare le nostre responsabilità offerta da questa discussione.

In risposta alle crisi attuali, la dimensione nazionale e le decisioni intergovernative non sono sufficienti, né lo sono le soluzioni semplici, anche se basate su modelli statistici.

E’ giusto riconoscere la diligenza con la quale, il giorno dopo la chiusura dello spazio aereo, la Presidenza spagnola del Consiglio ha intravisto l’opportunità di un approccio europeo per risolvere il caos che già dilagava al di là dei governi nazionali e che, aspetto ancor più saliente, gettava in una situazione disperata migliaia di passeggeri all’interno e all’esterno delle nostre frontiere. Il loro rimpatrio deve essere la nostra priorità.

Mentre i provvedimenti iniziali sono stati adeguati, nel rispetto del principio di precauzione, a tutela della sicurezza di tutti i cittadini – dei passeggeri in volo e di coloro che vivono lungo le rotte – la mancanza di chiarezza circa il futuro e la crescente sensazione di preoccupazione, dovuta alla complessità delle decisioni intergovernative, ha sollevato quella domanda che sorge puntualmente: cosa sta facendo l’Europa? Dobbiamo riconoscere che il lavoro congiunto del Commissario Kallas e della Presidenza spagnola è riuscito a cambiare l’approccio in tempi strettissimi – mai abbastanza rapidi ma, onestamente, date le difficoltà, in tempi record. Benché questo approccio sia stato giustamente caratterizzato dalla prudenza, esso solleva questioni importanti.

Le conclusioni di questa scelta sono le seguenti: la tutela dei diritti dei passeggeri non sta in piedi in una situazione eccezionale. Il lavoro svolto a livello europeo e nazionale non è stato sufficiente. Nel breve termine, dobbiamo rimpatriare i passeggeri e offrire soluzioni d’emergenza ma, nel medio termine, dobbiamo migliorare.

Il servizio europeo per l’azione esterna dovrebbe anche essere in grado di reagire a queste emergenze; in determinate circostanze, non può chiudere per il fine settimana.

Il traffico aereo, gli agenti di viaggio, il settore del turismo, la logistica, eccetera, che stavano appena intravedendo la fine della crisi, hanno subito un brutto colpo e apprezzo la presenza del Commissario Almunia, che avrà la responsabilità di trovare una soluzione per il settore.

Mettere fine all’incertezza il prima possibile ci aiuterà altresì a uscire da questa crisi. Infine, abbiamo chiaramente bisogno di un sistema alternativo al trasporto aereo, anche una volta che sarà realizzato il cielo unico europeo. I trasporti ferroviari, stradali e marittimi non sono stati in grado di sostituirsi al trasporto aereo.

 
  
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  Artur Zasada (PPE).(PL) Signor Presidente, Commissario Kallas, ci troviamo certamente di fronte ad uno stato di crisi. In Europa, il traffico aereo si è ridotto del 70 per cento ed è stato chiuso l’80 per cento degli aeroporti. Spero, tuttavia, che si possa giungere a diverse conclusioni costruttive. Innanzi tutto, la Commissione dovrebbe mettere in atto ogni misura possibile per garantire che l’eruzione del vulcano non provochi il fallimento dei vettori aerei europei, che già versano in una situazione finanziaria catastrofica. Affermo ciò ricordando il contesto della discussione di ieri sul sovvenzionamento della sicurezza del trasporto aereo e la resistenza del Consiglio a finanziare provvedimenti più severi in materia di sicurezza.

Secondariamente, sperimentare nuove tecnologie non ancora testate, come gli apparecchi per la rilevazione dei liquidi sospetti e il body scanner, non aumenterà la sicurezza, ma avrà certamente degli effetti sullo stato delle finanze delle compagnie aeree europee. In terzo luogo, la questione dei passeggeri. Penso che sia stato saggio decidere l’interruzione dei voli per garantire la sicurezza dei passeggeri. Tuttavia, questa preoccupazione non dovrebbe limitarsi a questo aspetto, ma dovrebbe anche prevedere degli aiuti per coloro che, senza nessuna colpa, sono rimasti bloccati negli aeroporti. Questi problemi sono stati discussi più di una volta durante le sedute del Parlamento europeo e, in particolare, durante le riunioni della commissione per i trasporti e il turismo. Eppure, paradossalmente, soltanto l’eruzione del vulcano islandese ci ha resi tutti consapevoli di quanto sia fondamentale il settore del trasporto aereo per il buon funzionamento dell’economia dell’Unione europea, e questa affermazione è particolarmente valida per quei rappresentanti delle istituzioni europee che, per questo motivo, non sono riusciti a partecipare ai funerali di domenica, a Cracovia.

 
  
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  Jörg Leichtfried (S&D).(DE) Signor Presidente, Commissario Kallas, Presidente López Garrido, onorevoli colleghi, credo che la risposta dell’Unione europea e degli Stati membri a questa crisi sia stata pienamente soddisfacente e che sia stato messo in atto ogni provvedimento possibile. Essi hanno agito in nome del principio del primato della sicurezza. Possiamo discutere del fatto che si sarebbe potuta analizzare più rapidamente la nube di cenere. Credo che sarebbe stato possibile ma, in linea di principio, le misure adottate sono state accettabili.

Adesso dobbiamo discutere e riflettere attentamente su quanto si possa realizzare per le persone, per i cittadini europei, che sono bloccati. Ieri sono stato chiamato da tre persone che versano in questa situazione. Un caso è costituito da una famiglia, in attesa in un aeroporto in Thailandia, a cui è stato detto che probabilmente potrà partire il 29 aprile. Ha già passato una settimana in aeroporto. Il secondo caso riguarda dei ragazzi che sono a New York, a cui per almeno una settimana è stato detto di non uscire dall’albergo, perché sarebbero potuti partire in qualsiasi momento. Il terzo caso è una famiglia di pensionati bloccata su un’isola nel Mar di Norvegia, che non può più permettersi di pagare l’albergo, ma non può partire.

Si verificano casi ai quali noi, in seno al Parlamento europeo, dobbiamo pensare e dei quali dobbiamo discutere. Abbiamo il dovere di offrire a queste persone delle soluzioni, di dare loro il sostegno necessario e di presentare proposte utili. Non possiamo abbandonare i cittadini europei che vivono questi disagi, dobbiamo aiutarli.

 
  
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  Presidente. – Molte grazie, onorevoli deputati. Adesso ci troviamo in una situazione limite, poiché gli argomenti di cui discutiamo, per molte persone e, in particolare, per i cittadini, sono così urgenti e così penosi che abbiamo ricevuto un numero di richieste di interventi con la procedura catch the eye superiori al solito.

E’ un record, perché penso che ci siano 13 o 15 richieste e, anche se altri parlamentari stanno ancora chiedendo di essere iscritti, ovviamente non possiamo accogliere 20 interventi.

Tuttavia, cercheremo di consentire a tutti di prendere la parola, tra l’altro, prima che arrivi il Presidente, visto che si è assentato per un attimo e che lo sto sostituendo in modo estemporaneo. Poiché non voglio aprire la discussione successiva, adotteremo la procedura catch the eye fino a quando il Presidente avrà occhi a disposizione o fino a quando non avranno parlato tutti.

 
  
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  Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il Commissario e il ministro della Presidenza spagnola per gli interventi e per le azioni che hanno svolto.

Ritengo che non sia in discussione il fatto che la priorità in questa emergenza sia stata quella di garantire la sicurezza, e la sicurezza è stata garantita, perché il bilancio di questo disastro, di questo avvenimento imprevisto e naturale è che nessun aereo è incorso in un incidente dettato dalla presenza della nube.

L'obiettivo sicurezza è quindi stato raggiunto e su questo non possiamo che esprimere soddisfazione. I problemi restano oggi due: il primo è quello della tempistica. Si poteva far presto, si poteva far prima? Si poteva far prima ad intervenire e prima a riaprire la zona dove il traffico aereo era più sicuro, vista l'enorme ricaduta economica, l'impatto economico che ha questo disastro sul traffico aereo e sulle compagnie aeree? Non si poteva far prima? Su questo occorrerebbero delle risposte.

La seconda questione: migliaia di passeggeri sono rimasti a terra, obbligati a rimanere in albergo, a cambiare…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Marc Tarabella (S&D).(FR) Signor Presidente, questa discussione ha sollecitato molti interventi da parte di esperti del settore dei trasporti. Effettivamente siamo molto concentrati sui problemi economici generati da questa circostanza eccezionale e imprevedibile.

Si delineano anche gli aspetti umani, è stato detto, e guardo ai fatti più come difensore dei cittadini in quanto consumatori che oggi, in centinaia di migliaia, sono bloccati da qualche parte nel mondo e non possono rimpatriare. Penso più a costoro, soprattutto a coloro che non hanno più i mezzi per restare in loco, che sono bloccati e per i quali non si prospettano altre soluzioni.

Rispetto a questi cieli vuoti e a questi aeroporti pieni di persone in difficoltà, forse bisognerebbe pensare ad una rifusione delle direttive sul trasporto, soprattutto di quelle in materia di trasporto aereo. Probabilmente si rivedrà la direttiva sui viaggi “tutto compreso”. Non si potrebbe pensare – finora non è stato ancora detto – ad un’assicurazione obbligatoria che offra una copertura alle persone, in caso di forza maggiore, principalmente per non lasciarle in difficoltà?

 
  
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  Jarosław Leszek Wałęsa (PPE).(PL) Signor Presidente, il frangente attuale ci fa prendere coscienza, attestando la nostra impotenza dinanzi alle forze della natura. Tuttavia, essendo un’organizzazione di rilievo, l’Unione europea dovrebbe essere meglio preparata per affrontare queste situazioni e, in particolare, più pronta a reagire in modo efficace nelle emergenze. E’ ovviamente difficile prepararsi a qualcosa che potrebbe verificarsi una volta ogni 150 anni ma, al momento, vediamo che le infrastrutture ferroviarie europee e la rete di collegamenti sono del tutto insufficienti. Noi dobbiamo rispondere alla seguente domanda: come migliorare questo stato delle cose?

Le altre questioni che dovremmo discutere in questa sede riguardano, innanzi tutto, il genere di aiuto pubblico che sarà prestato alle aziende minacciate da questi eventi. Sappiamo che sarà necessaria una cospicua quantità di denaro per risanare le finanze di queste società. Un’altra domanda è come sviluppare una strategia che, sul lungo termine, ci prepari a reagire e a migliorare...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Antonio Masip Hidalgo (S&D).(ES) Signor Presidente, il Commissario ha parlato del carattere assurdo e obsoleto delle procedure. Allora, siamo coerenti.

Troppe opportunità, troppi trattati sono stati sprecati, nel momento in cui avremmo potuto conferire alla Comunità dei poteri sullo spazio aereo europeo. Nondimeno, se non siamo stati in grado di agire come avremmo dovuto nei cieli, potremmo invece farlo a terra. Per esempio, possiamo vigilare sul rispetto dei diritti dei passeggeri o chiedere una sospensione delle varie dispute aziendali nei diversi settori del trasporto terrestre. Non dovrebbero esserci servizi minimi: dovrebbero esserci servizi massimi per tutti.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE).(PL) Signor Presidente, spero che la difficile situazione attuale del trasporto europeo non perduri troppo a lungo e che non si trasformi in una vera e propria crisi del settore. L’esperienza che stiamo acquisendo è troppo costosa, ma molto istruttiva. Dovremmo trarre le giuste conclusioni e ce ne sono alcune che si palesano da sole, immediatamente. Innanzi tutto, la sicurezza dei trasporti, sia in relazione alla qualità del trasporto, che alla possibilità di viaggiare per i cittadini, è un obbligo prioritario che condividiamo tutti. Secondariamente, è necessario uno sviluppo equilibrato di tutte le forme di trasporto ma, in particolare, non dobbiamo trascurare il trasporto ferroviario. In terzo luogo, i trasporti efficienti sono la linfa vitale dell’economia. Il trasporto dei beni e la mobilità della forza lavoro sono decisivi per lo sviluppo, e dovremmo ricordare questo punto soprattutto in un periodo di crisi economica. Infine, sono necessarie delle procedure adeguate, un buon coordinamento, un sostegno ad hoc per le compagnie aeree, l’aiuto reciproco e la solidarietà europea per il bene dei nostri cittadini.

 
  
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  Piotr Borys (PPE).(PL) Signor Presidente, Commissario Kallas, la catastrofe ci ha dimostrato che nell’Unione europea non abbiamo delle procedure per affrontare disastri come quello provocato dall’eruzione vulcanica.

In primo luogo, l’Unione europea dovrebbe coordinare i settori relativi alla sicurezza e decidere se gli aeromobili possano volare o meno. Non spetta soltanto agli Stati membri decidere. Secondariamente, dobbiamo pensare alla questione della responsabilità economica. Ritengo che una soluzione possa essere rappresentata da un sistema europeo di assicurazione contro questo genere di eventi, o anche da procedure assicurative nazionali. In terza istanza, quanto alla logistica dei passeggeri che sono rimasti a terra mentre transitavano da un dato paese ad un altro, si manifesta una vera carenza di mobilità sul fronte delle reti transeuropee di trasporto e dei treni veloci. Infine, ritengo che, nel caso di passeggeri che si trovino fuori dell’Unione europea, il servizio europeo per l’azione esterna dovrebbe avere a disposizione procedure predefinite per assisterli. Spero che vengano introdotte queste procedure rapide.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, negli ultimi giorni abbiamo vissuto uno sconvolgimento senza precedenti della nostra vita. Non ci sono più gli aerei, da cui dipendiamo per spostarci dai nostri paesi verso Bruxelles e Strasburgo. Lo scompiglio è stato imponente; abbiamo dovuto prendere treni, traghetti e bus, ci è voluto molto più tempo e molti parlamentari sono riusciti a stento ad arrivare qui.

Tuttavia, negli ultimi giorni ci siamo accorti che siamo totalmente dipendenti dagli aerei; abbiamo visto che ci sono dei mezzi alternativi, ma che le infrastrutture ferroviarie in Europa, nelle loro condizioni attuali, sono inadeguate; non sono ottimali. Possiamo magari immaginare un’Unione europea con una rete compiuta di treni ad alta velocità, un’Europa in cui tutti i viaggi di lunghezza inferiore ai mille chilometri siano effettuati in treno e in cui si prenda l’aereo soltanto per viaggi più lunghi?

Nell’Unione europea è molto rilevante l’impatto del trasporto aereo sul clima. E’ più importante di quello delle raffinerie e dell’industria dell’acciaio...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Magdalena Alvarez (S&D).(ES) Signor Presidente, credo che le risposte che possono essere offerte adesso sono soltanto in grado di alleviare il contesto attuale, ma non possono impedire che si ripeta.

Nei trasporti non ci sono scorciatoie, non ci sono soluzioni a breve termine e questa dovrebbe essere un’opportunità – ancora di più ora che si sta redigendo il Libro bianco – per contemplare, introdurre e fissare le misure necessarie per contenere la nostra eccessiva dipendenza dal trasporto aereo. Dobbiamo riequilibrare i collegamenti aerei, agevolando e rafforzando alternative che oggi, in confronto, sono fortemente carenti, come nel caso dei mezzi di trasporto ferroviario e marittimo.

Pertanto, penso che sia il Commissario Kallas, che l’onorevole Grosch, che è relatore per questa relazione, avranno preso nota delle richieste formulate da tutti i parlamentari circa la necessità di rafforzare le ferrovie e le reti di trasporto transeuropee che impiegano il treno.

 
  
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  Bendt Bendtsen (PPE).(DA) Signor Presidente, sono state affrontate molte questioni delicate durante la discussione di questa mattina, ma credo che sia necessario guardare un po’ di più al futuro. Ciò che stiamo vivendo succederà ancora. Gli esperti islandesi dicono che non è in dubbio se ci saranno altre eruzioni, ma soltanto quando si verificheranno. Ecco perché dobbiamo guardare un po’ oltre e capire come gestire una situazione simile quando si riproporrà in futuro. A tal proposito, ritengo che sia necessario cominciare a concentrarci sulla creazione di collegamenti ad alta velocità tra le capitali europee e sulle modalità di introduzione della necessaria interoperabilità.

 
  
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  Tanja Fajon (S&D).(SL) Onorevoli deputati, naturalmente è chiaro a tutti che la sicurezza dei passeggeri deve essere la nostra priorità fondamentale e che oggi stiamo discutendo di questo aspetto innanzi tutto perché la natura ce lo ha ricordato. Gli aerei sono rimasti a terra nella maggior parte del territorio europeo, i passeggeri stanno aspettando all’infinito, i bilanci delle compagnie aeree scivolano verso il rosso, i lavoratori del settore temono per il loro posto di lavoro, il danno economico è immenso. Ovviamente, le compagnie aeree hanno il diritto di pensare che, se gli agricoltori possono chiedere risarcimenti per le calamità naturali, anch’essi possono chiedere delle indennità. Quanto all’ambiente, certamente gli è stato reso un bel favore negli ultimi due giorni.

L’interconnessione, che sia questa la lezione da trarre: l’Europa ha bisogno di una migliore integrazione del traffico aereo, ferroviario e stradale, abbiamo bisogno di finanziare i treni ad alta velocità e di inquinare meno. Dobbiamo reagire immediatamente e responsabilmente e, soprattutto, tenere a mente la sicurezza dei passeggeri.

 
  
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  Judith A. Merkies (S&D).(NL) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei esprimere la mia vicinanza a tutti coloro che sono coinvolti in questa crisi. Ora, “crisi” è una parola che è stata pronunciata troppo spesso in questi giorni: crisi economica, crisi finanziaria, crisi dei trasporti, tutti i tipi di crisi esistenti. Se c’è un fatto evidente, è che la nostra società è estremamente vulnerabile alle crisi di questo tipo. Abbiamo bisogno di una rete di sicurezza. Tendiamo a parlare molto di società verde, ma una società verde presuppone anche trasporti ecologici e, ovviamente, non abbiamo ancora completato la nostra opera su questo punto.

Molti parlamentari del mio gruppo, ma anche altri, l’hanno già detto: è assai urgente investire in trasporti ecologici e in collegamenti più efficaci e più veloci all’interno dell’Unione europea – e, naturalmente, in connessioni più celeri e più efficienti anche fuori dall’Unione europea, se siamo in grado di avere voce in capitolo – in treno e, perché no? anche in nave, se si rivelasse necessario. Sarebbe utile per l’economia, per il clima e anche per la stabilità di questa società, poiché è di stabilità che essa ha disperatamente bisogno.

 
  
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  Gesine Meissner (ALDE).(DE) Signor Presidente, è ormai chiaro che il punto focale di tutta la questione sono i passeggeri. Vogliamo che i passeggeri europei viaggino in sicurezza. Vogliamo la sicurezza, ma anche la possibilità di scegliere il mezzo di trasporto. Credo ci sia bisogno di tutti i mezzi di trasporto oggi disponibili. Ci servono gli aerei, poiché non possiamo sostituire il trasporto aereo con soluzioni alternative. Si è detto molto sui treni ad alta velocità. Naturalmente, sarebbe bene averne di più, ma a cosa serve un treno ad alta velocità se deve fermarsi al confine?

Per questo motivo penso che si debba compiere un passo per volta. Innanzi tutto, è necessario che ci sia continuità tra i sistemi ferroviari europei, così come è necessaria la creazione di un cielo unico europeo. Poiché tutti i partiti si sono espressi a favore di un maggior coordinamento tra gli Stati membri, vorrei invitare tutti, ancora una volta, ad agire, perché la responsabilità dello stallo in questo settore è da ricondurre ai partiti degli Stati membri. Vi invito cortesemente ad accertarvi che i partiti, da voi, negli Stati membri, siano davvero a favore della liberalizzazione dei trasporti in Europa. Se saremo tutti capaci di convincere i nostri partiti, la situazione migliorerà in futuro.

 
  
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  Corina Creţu (S&D).(RO) Negli ultimi giorni si è parlato molto delle perdite finanziarie subite dai vettori aerei, che sono un dato di fatto. Si palesa sempre di più la necessità di adottare un meccanismo di assistenza per queste compagnie, a fortiori in ragione del fatto che questa crisi, causata dall’eruzione del vulcano islandese, potrebbe protrarsi.

Nondimeno, ritengo che la sicurezza dei passeggeri e la tutela dei consumatori debbano collocarsi al primo posto. Si è manifestato un livello elevatissimo di malcontento tra i passeggeri, i quali hanno ricevuto un diverso trattamento a seconda del paese in cui si trovavano o della compagnia con cui viaggiavano. E’ ovvio che sia necessario standardizzare le prassi in questo settore, aspetto che rappresenterebbe un grande passo in avanti per i passeggeri che attualmente si stanno spostando da un luogo all’altro, sullo sfondo di incertezza che circonda la riapertura dello spazio aereo.

 
  
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  Gilles Pargneaux (S&D).(FR) Signor Presidente, signor Commissario, questa crisi che viviamo da alcuni giorni ci ha anche dimostrato – e non è stato ribadito a sufficienza – il fallimento della strategia di Lisbona che l’Unione europea ha attuato nell’ultimo decennio.

Provocato dalla deregolamentazione e da una spietata competizione, tale fallimento ci dimostra oggi, con la crisi, che l’Unione europea non è stata capace di concordare il dovuto approccio coordinato al problema, il quale avrebbe permesso non soltanto di tutelare le persone bloccate negli aeroporti, ma anche di individuare una strada per il futuro, permettendo alle compagnie aeree di effettuare voli di prova, per esempio. Esorto, pertanto, l’Unione europea a ritrovare la rotta.

Ci è stato detto che abbiamo bisogno di più Europa. Effettivamente, deve esserci un servizio pubblico, sostenuto dall’Unione europea, in un settore così rilevante come il trasporto aereo.

 
  
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  Elisa Ferreira (S&D).(PT) Signor Presidente, naturalmente questa è stata una crisi imprevista e, come è ovvio, il principio di precauzione ha avuto la priorità. Tuttavia, si possono trarre degli insegnamenti, e il primo è che per cinque giorni non si è sentita una voce europea politicamente responsabile e sufficientemente forte. E’ mancata in merito alla tutela degli interessi dei passeggeri, alle spiegazioni sui loro diritti, alla ricerca di trasporti alternativi e al coordinamento delle soluzioni.

Una seconda conclusione è che la soluzione della crisi non deve apparire agli occhi del cittadino comune come una lotta di potere tra coloro che vogliono evitare le perdite economiche e coloro che vogliono tener fede al principio di precauzione. Devono vigere una trasparenza assoluta e un’obiettività cristallina sulle condizioni necessarie per uscire da questo frangente per il quale è stato chiuso tutto lo spazio aereo europeo. Pertanto, il perfezionamento dei test scientifici e il coordinamento a livello di…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Robert Goebbels (S&D).(FR) Signor Presidente, il principio di precauzione è diventato un principio di irresponsabilità. Di fronte al minimo rischio, il principio di precauzione si è trasformato in un invito ad accantonare tutti gli oneri decisionali. Nessuno dei cosiddetti “responsabili” osa più assumersi le proprie responsabilità.

Una potenziale epidemia influenzale? E via, si invitano migliaia di persone a vaccinarsi. Un vulcano in eruzione? E via, tutto lo spazio aereo europeo chiuso, anche se l’esperienza ha dimostrato che le ceneri vulcaniche non sono così pericolose, se non per gli aerei che devono transitare attraverso una nube compatta.

Tuttavia, in nome del principio di precauzione, le nostre compagnie subiscono l’incapacità dei propri dirigenti di assumersi le proprie responsabilità, la debolezza degli esperti e l’impotenza dei politici, che si sono messi a blaterare sulla necessità di ridurre la nostra eccessiva dipendenza dal trasporto aereo e di investire maggiormente nelle reti ferroviarie, eventualmente estendendole fino in Asia, in America, in Africa, in Oceania e in tutte le isole lungo il tragitto.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 
  
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  Diego López Garrido, presidente in carica del Consiglio.(ES) Signor Presidente, a mio avviso è chiaro che esiste un ampio consenso sulla necessità di concentrarsi innanzitutto sulla natura. L’onorevole Cramer lo ha espresso chiaramente e io condivido il suo parere, poiché si tratta di un messaggio rilevante per tutti. Dobbiamo concentrarci al contempo sull’Unione, sulla sua risposta ad una crisi di portata europea che ha avuto un grave impatto su milioni di cittadini europei e su quelli di altri paesi al di fuori dell’Unione, nonché sulle economie dei principali settori europei.

E’ apparso evidente, fin dall’inizio, che le azioni degli Stati membri, che detengono il potere decisionale in merito all’apertura degli aeroporti, non sono bastate per guadagnare il controllo sugli eventi e pertanto l’Unione europea è intervenuta immediatamente. Vorrei ribadire, onorevole Speroni, onorevole Ferreira, che l’azione è stata immediata. Venerdì era ormai palese che si stava delineando una situazione grave. Nel momento in cui è divenuto evidente, la Commissione europea, la Presidenza spagnola del Consiglio ed Eurocontrol si sono immediatamente messi al lavoro e domenica, come è già stato detto dal Commissario Kallas, io stesso sono intervenuto pubblicamente insieme alla Commissione, alla Presidenza e al Commissario stesso per spiegare la situazione e per delineare i passi successivi. Tra questi rientrano la riunione di ieri di Eurocontrol e la decisione della riunione straordinaria del Consiglio, convocata dal governo spagnolo e presieduta dal ministro spagnolo per i lavori pubblici, anch’essa tenutasi ieri.

Sono state pertanto intraprese delle azioni, che portassero ad una decisione, ad un intervento, ad una strategia che fosse di natura europea. Oggi viene data attuazione alla decisione del Consiglio straordinario dei ministri. Questa mattina, alle ore 8.00, Eurocontrol ha identificato quattro zone con un perimetro di sicurezza esteso dove non si potrà volare e altre aree dove invece sarà permesso, a condizione che esistano degli accordi e un coordinamento tra gli Stati membri. Lo spazio aereo viene pertanto aperto gradualmente, ma questo dipenderà dalle condizioni e dalla natura. Ovviamente l’apertura sarà soggetta a questi parametri, tuttavia la decisione presa ieri è stata già attuata oggi nel rispetto del principio precauzionale e della necessità di garantire la sicurezza.

A mio avviso, è stato fin da subito evidente che l’approccio europeo, in questo caso, ha permesso di adottare una decisione più equilibrata. avendo preso in considerazione vari fattori, che devono essere analizzati ogniqualvolta si verifichi un evento straordinario come quello attuale. Questo significa, innanzi tutto, che il modello di valutazione del rischio è più preciso e più accurato. Onorevole Sterckx, in risposta a quanto lei ha affermato a tal proposito, vorrei asserire che Eurocontrol ha preso in considerazione le decisioni del centro di allerta sulle ceneri vulcaniche di Londra, ma considererà anche i voli di prova, le informazioni delle autorità nazionali, dei costruttori di aeromobili, dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea di Colonia che, anche secondo me, deve essere rafforzata. presente Tutti questi elementi verranno considerati al fine di redigere una mappa più accurata, come sta avvenendo, in questo momento, grazie alla proposta tecnica di Eurocontrol che poggia su dati scientifici.

L’approccio europeo ci permette di prendere in considerazione, al contempo, anche la sicurezza, che è un principio fondamentale ed essenziale, superiore agli altri e pertanto condivido il parere di quelli che lo hanno asserito. Questo significa, altresì, che le conseguenze economiche non verranno trascurate; la Commissione ha costituito un gruppo di lavoro – che voi avete accolto favorevolmente, onorevoli colleghi – per presentare, la settimana prossima, una relazione sugli aspetti economici. I diritti dei cittadini e la mobilità di questi ultimi saranno presi in considerazione. Questa è la motivazione che mi spinge, ancora una volta, a rivolgere un appello ai governi dell’Unione europea, affinché possano favorire il rimpatrio dei propri cittadini, utilizzare tutti i mezzi di comunicazione a loro disposizione e profondere un impegno speciale e straordinario per realizzare quanto detto, poiché questo costituisce il principale diritto dei cittadini: andare a casa, andare dovunque vogliano. Richiediamo pertanto che venga rispettato il diritto di libera circolazione.

Ritengo che in futuro questa situazione aprirà la strada per una discussione approfondita e il Parlamento è il luogo più adatto per ospitarla. Tale discussione deve vertere sul problema dei diritti dei passeggeri in caso di circostanze eccezionali e sulla necessità di un piano di emergenza, che richiede anche che vi sia trasparenza nelle azioni dell’Unione europea, come asserito dall’onorevole Bilbao, affinché si possano attuare riforme strutturali che conducano al rafforzamento delle reti ferroviarie transeuropee in Europa. Questo sta divenendo un obiettivo assolutamente strategico che, in definitiva, serve a fornire una struttura all’Europa, in quanto, storicamente, strutturare uno stato moderno coincideva con lo sviluppo delle comunicazioni, della rete stradale, di quella ferroviaria e anche dei collegamenti marittimi. In futuro, l’assetto dell’Europa, dell’Europa del XXI secolo, non potrà essere completato, se non attraverso le infrastrutture della comunicazione e in questo caso, essenzialmente, attraverso le ferrovie.

Le due cose devono andare di pari passo e lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto è una questione di natura fortemente politica, simbolica e reale, che sta divenendo un obiettivo primario per l’Europa del XXI secolo. A tal proposito, a mio avviso, il riferimento alle suddette riforme da parte dell’onorevole Swoboda, dell’onorevole Schulz e dell’onorevole Álvarez e degli altri oratori è avvenuto nel luogo e nel momento più adatto, in quanto si tratta indubbiamente di un obiettivo che l’Unione europea dovrà perseguire in futuro.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE).(EN) Signor Presidente, se me lo consente vorrei chiedere di prolungare la discussione, in quanto i toni sono stati sin troppo cortesi. Le persone vengono trattate come rifiuti nelle stazioni ferroviarie, dalle compagnie aeree e dalle autorità in aeroporto. Siamo stati sin troppo gentili. Dovremmo sfruttare il potere dell’Unione europea nel Consiglio e nella Commissione per costringere all’apertura punti d’informazione. Nella stazione centrale di Bruxelles vi sono sei punti d’informazione e quattro di questi sono chiusi.

E’ fuor di dubbio che la presente discussione dovrebbe essere più lunga e un maggior numero di parlamentari dovrebbe potervi partecipare. Non sono affatto soddisfatto delle azioni del Consiglio e della Commissione volte a tutelare gli interessi dei viaggiatori, che dormono nelle stazioni ferroviarie.

 
  
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  Presidente. – La questione è stata sollevata più volte oggi. Tutti i membri del Parlamento europeo, che hanno parlato prima di lei, hanno evidenziato il problema.

 
  
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  Siim Kallas, vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare gli onorevoli parlamentari per le osservazioni fatte. Ne vorrei aggiungere altre quattro.

Le circostanze attuali ci hanno fornito, innanzi tutto, dei buoni spunti di riflessione in merito ai nostri piani strategici. L’intermodalità e la flessibilità tra le diverse modalità di trasporto, nonché la capacità delle ferrovie di configurarsi come un’alternativa, sono alcune delle questioni tra le più rilevanti e interessanti. Affronteremo la questione a breve, durante la discussione per la revisione del primo pacchetto ferroviario e per il Libro bianco sul futuro dei trasporti.

E’ una questione della massima serietà. Ne abbiamo discusso anche ieri con il Consiglio dei ministri. Vi posso assicurare che stiamo dando alla questione la massima importanza, incluso anche il telelavoro e alcuni altri fattori che mirano a limitare i trasporti e i viaggi superflui.

In merito all’impatto economico, considereremo tutti gli aspetti e avanzeremo delle proposte. Tuttavia, dobbiamo essere prudenti. I soldi non crescono sugli alberi e ogni intervento deve essere equo rispetto a tutti gli altri attori economici. Il nostro approccio deve essere equilibrato. Non possiamo fare miracoli.

Le norme relative ai diritti dei passeggeri sono molto chiare. Alcuni onorevoli parlamentari hanno sollevato la questione, chiedendo se non sia il caso di rivederle. Io non ritengo sia necessario rivedere le norme adottate dai decisori europei, Parlamento compreso, poiché sono adeguate. La questione è di natura diversa e riguarda l’attuazione e l’applicazione, che risiedono nelle mani degli Stati membri. Abbiamo un piano ben chiaro su come procedere con l’applicazione delle norme e su come orientare gli Stati membri. E’ evidente quali misure debbano essere prese oggi per i diritti dei passeggeri.

Un’altra questione di secondaria importanza: molti colleghi e la stampa hanno affermato che la nostra azione è giunta tardivamente e che non eravamo preparati. In realtà ho svolto un ruolo attivo per tutto il tempo. Mi sono recato presso la sede di Eurocontrol. Sono rimasto in contatto con i ministri. In quest’Aula oggi, vi trovate dinanzi allo stesso dilemma di tutti quegli esperti e responsabili. Tuttavia, questa è una questione nelle mani degli esperti e delle autorità di sicurezza e non in quelle dei politici. E’ il medesimo dilemma: sicurezza contro flessibilità.

Eravamo pronti ad affrontare una eruzione vulcanica, tuttavia disponevamo di tipi diversi di prove al riguardo. Vi abbiamo fatto riferimento anche qua. Un volo della British Airways e uno della KLM sono stati coinvolti in un’eruzione vulcanica e pertanto si sono stabilite delle regole basandosi sulla gravità del rischio. Le autorità hanno agito presumendo che vi fosse un rischio grave e che i voli dovessero essere cancellati.

Il nostro approccio è ora maggiormente differenziato. Domenica sono stati eseguiti la maggior parte dei voli di prova e le informazioni sono giunte ad Eurocontrol, dove si è discusso per l’appunto dei suddetti voli e dei risultati definitivi. Siamo più flessibili ora e la questione è ancora nelle mani degli Stati membri. Stiamo procedendo con il cielo unico europeo, un progetto molto promettente, e vi è un ampio consenso da parte dei ministri sul fatto che questa sia la strada da perseguire con un miglior coordinamento a livello europeo.

E’ una grande opportunità. Queste sono le considerazioni che volevo fare. In merito all’informazione, la Commissione ha rilasciato alcuni comunicati stampa giovedì e venerdì concernenti i diritti dei passeggeri. Abbiamo asserito che tali diritti devono essere considerati con serietà. Le informazioni a tal riguardo sono giunte immediatamente dalla Commissione e, da domenica, è iniziata una più ampia copertura mediatica di tutti questi temi che, da ieri, ha raggiunto un livello più che soddisfacente.

Questa è la situazione. Il caso non è ancora chiuso. Trascorreranno almeno tre o quattro giorni prima che la maggior parte dei voli riprenda. La soluzione per l’economia e per i passeggeri è la ripresa dei voli: le compagnie aeree devono riportare i viaggiatori a casa o alla loro destinazione finale. La situazione è ancora difficile e dobbiamo gestirne le conseguenze.

Grazie per le osservazioni. Avremo altre opportunità per discutere ulteriormente la questione.

 
  
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  Presidente. – La discussione che si sta per chiudere è indubbiamente il punto più importante all’ordine del giorno. Valeva la pena riunirsi qui a Strasburgo anche solo per questa discussione. I nostri cittadini si aspettano che ne parliamo, che affrontiamo tali problemi, ed è proprio di questo che stiamo discutendo dal mattino. E’ la questione più importante.

Vorrei altresì esprimere la mia gratitudine ai 14 membri della Commissione europea che hanno partecipato alla nostra discussione conclusiva. E’ importante che abbiamo ascoltato le vostre osservazioni.

Il dibattito è chiuso.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Kinga Göncz (S&D), per iscritto. (HU) Anche se, grazie all’intervento delle autorità aeronautiche, la nuvola di cenere vulcanica non è costata vite umane, il livello di informazione e coordinamento in Europa è carente. La chiusura dei cieli ha creato difficoltà a centinaia di migliaia di europei, impedendo loro di raggiungere la propria destinazione. Tutti stanno cercando di affrontare questo problema inaspettato, tuttavia le informazioni insufficienti hanno esacerbato la situazione. I passeggeri non hanno ricevuto spesso informazioni adeguate né per telefono né via internet. La confusione è stata ulteriormente aggravata dal fatto che le autorità aerospaziali e le compagnie aeree hanno rilasciato informazioni contraddittorie. E’ mancato anche il coordinamento tra i trasporti aerei e quelli terrestri. Abbiamo constatato di persona l’importanza di una modernizzazione dei collegamenti del trasporto pubblico tra gli Stati membri e dello sviluppo di reti di trasporto transeuropee. Accolgo favorevolmente i passi risoluti compiuti dalla Commissione per la gestione della crisi. Il gruppo di lavoro preposto a questo fine ha l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra le autorità aerospaziali e di controllo del traffico aereo. Varrebbe altresì la pena di verificare che le misure di sicurezza introdotte negli anni ottanta siano ancora valide. Propongo che, in simili situazioni di crisi, il Parlamento europeo non complichi un sistema di trasporto già caotico di per sé con continui spostamenti tra Bruxelles e Strasburgo. Dovrebbe al contrario indire le sessioni plenarie a Bruxelles.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE), per iscritto. (PL) Signor Presidente, la discussione sulla situazione dell’aviazione europea non deve circoscriversi alla vana questione su come raggiungere Strasburgo per la tornata del Parlamento europeo. Concentrarsi troppo su tale aspetto darebbe l’impressione di un ingiustificato egocentrismo da parte dei membri del Parlamento. Dobbiamo usare l’immaginazione. Le conseguenze sociali, economiche e anche politiche della chiusura dello spazio aereo europeo per un periodo di tempo più lungo, potrebbero rivelarsi una sfida colossale per l’Europa intera. In Polonia, alcuni politici e giornalisti stanno chiedendo, per esempio, come mai alcune persone non siano riuscite a raggiungere Cracovia domenica, mentre altre sì. Stanno anche domandando come mai non sia stato possibile raggiungere Cracovia in macchina o in treno domenica, mentre si poteva arrivare a Strasburgo lunedì con gli stessi mezzi. Gli eventi accaduti in conseguenza dell’eruzione vulcanica in Islanda avranno anche una forte dimensione globale. Normalmente non si pensa all’enorme importanza dei trasporti aerei. Le perdite della sola Etiopia, in conseguenza dell’impossibilità di esportare i fiori in Europa, sono pari a 3 milioni di euro al giorno. Dobbiamo effettuare una analisi seria su come la chiusura dei cieli si ripercuoterà sul mercato del lavoro, sulla competitività e sull’intera economia e come influirà sulle vite delle persone comuni. Chissà, potrebbe essere che questo evento di poca importanza in Islanda determini il futuro dell’Unione europea. Vi ringrazio molto.

 
  
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  Ádám Kósa (PPE), per iscritto.(HU) Le limitazioni e le cancellazioni dei voli per diversi giorni, a causa dell’eruzione vulcanica in Islanda, hanno bloccato migliaia di persone in aeroporto in condizioni di difficoltà. Nonostante i considerevoli ritardi dei voli (nel caso di viaggi al di sotto di 1500 km, anche oltre le due ore), le compagnie aeree hanno fornito poca o nessuna assistenza e non hanno dato informazioni accurate in merito alle opzioni di viaggio per raggiungere le destinazioni finali. Non hanno stretto alcun accordo per permettere ai passeggeri di avere un accesso libero e gratuito a telefoni, fax, posta elettronica e internet, né hanno fornito trasferte e alloggi, sebbene i passeggeri ne abbiano il diritto in base alle normative in vigore nell’Unione europea. Le persone diversamente abili, gli anziani e le famiglie con bambini piccoli sono ancora più vulnerabili in situazioni eccezionali di tale tipo e ciò si è riconfermato anche in questo caso. Tale situazione inaspettata ha mostrato che i diritti dei passeggeri, in precedenza rispettati, possono essere cancellati dall’oggi al domani e che la carta dei diritti dei passeggeri, richiesta anche da me in passato, è quanto mai necessaria per evitare che le compagnie aeree e gli organi competenti si ritrovino nuovamente ad essere impotenti. Raccomando al contempo, qualora si verifichi una situazione eccezionale, che sia obbligatorio inviare automaticamente informazioni e un messaggio sulle soluzioni alternative al cellulare di tutti i passeggeri.

 
  
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  Jacek Olgierd Kurski (ECR), per iscritto. (PL) La nuvola vulcanica causata dall’eruzione del vulcano islandese Eyjafjöll ha provocato l’arresto del traffico aereo in Europa negli ultimi giorni. Sino ad oggi sono stati decine di migliaia i voli cancellati, impedendo ai passeggeri di viaggiare. Questa è una lezione dalla quale l’intera Europa e le autorità nazionali e comunitarie devono trarre le conclusioni necessarie per il futuro, per evitare oltretutto che simili eventi paralizzino il lavoro del Consiglio e del Parlamento europei. Tra le persone coinvolte vi sono stati anche i membri del Parlamento europeo, impossibilitati, come me, a partecipare alla tornata di Strasburgo di questa settimana. La questione è stata molto controversa, in quanto alcuni deputati non erano semplicemente nelle condizioni di arrivare alla riunione dalla loro circoscrizione elettorale. Non sapevamo fino all’ultimo se la tornata si sarebbe svolta o meno. Ritengo che sarebbe giusto attivare delle procedure che, in futuro, ci permettano di essere preparati ad affrontare situazioni eccezionali di questo tipo.

 
  
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  Tiziano Motti (PPE), per iscritto. Presidente le cronache ci hanno abituato a flagelli, naturali o dolosi, che mettono in ginocchio strutture e società di una Nazione, creando emergenze nei trasporti e negli approvvigionamenti. Fondi a disposizione dal bilancio comunitario e coordinamento fra vari corpi di protezione civile sono già operativi, grazie alle esperienze acquisite. Un'emergenza come quella causata dal vulcano islandese non s'era pero' mai vista. I nostri cittadini non scorderanno i tabelloni degli aeroporti con il 100% dei voli cancellati, la prigionia per giorni nelle zone aeroportuali di transito, e le file interminabili alle stazioni, alle compagnie di noleggio auto ed ai taxi. Le compagnie aeree hanno subito le perdite finanziarie maggiori. I cittadini rischiano la beffa: oltre ai disagi e ai costi imprevisti difficilmente rimborsabili, un possibile aumento delle tariffe aeree quale ammortizzatore dei danni subiti. Quest'ipotesi va evitata. L'Unione europea dovrà rispondere, come per le calamità naturali, del risarcimento ai cittadini incorsi in spese impreviste per attenuare i disagi, ed alle compagnie aeree, evitando il rischio di configurarlo come aiuto di stato, perciò illegittimo. I cittadini per primi devono avere garanzie di essere assistiti dall'Unione europea sentendosi tutelati, direttamente e indirettamente. Molti, finora, non possono ancora ammetterlo. Dal Parlamento europeo, decimato per l'assenza di numerosi Deputati impossibilitati a raggiungerlo, chiediamo di adottare urgentemente un piano d'azione europeo di coordinamento fra Governi nazionali ed enti ed una regia di protezione della cittadinanza. Si otterrebbe così quella rapida risposta alle esigenze dei cittadini che oggi i governi non hanno saputo singolarmente garantire.

 
  
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  Sławomir Witold Nitras (PPE), per iscritto. (PL) Onorevoli colleghi, negli ultimi giorni siamo stati tutti testimoni del blocco degli aeroporti in quasi tutto il continente europeo. La situazione è insolita, in quanto non è il risultato di scioperi, ma di un disastro naturale causato dall’eruzione di un vulcano in Islanda. Tale paralisi, che colpisce tutti in un modo o nell’altro, ha avuto una serie di conseguenze: i problemi finanziari delle compagnie aeree e la crescita dell’importanza del trasporto terrestre e marittimo. E’ su questo punto che vorrei attirare la vostra attenzione. Negli ultimi anni, il trasporto aereo ha avuto una chiara prevalenza sugli altri mezzi di trasporto in quanto più veloce, sicuro e comodo per i passeggeri. Nella situazione attuale si rende tuttavia necessaria l’introduzione di misure che permettano al trasporto marittimo e terrestre di ovviare al meglio al disagio derivante da una paralisi del trasporto aereo.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE), per iscritto.(RO) La sicurezza del traffico aereo non necessita di alcuna giustificazione. Dall’eruzione vulcanica in Islanda, viaggiare in aereo non è solamente un’opzione impraticabile, ma addirittura impossibile. A mio avviso, un maggiore coordinamento a livello europeo avrebbe potuto aiutare i cittadini dell’Unione bloccati nei diversi aeroporti del mondo o impossibilitati a partire per la meta prestabilita. Auspico che il cielo unico europeo divenga in futuro una realtà.

Come ben sapete, il divieto assoluto di volo degli ultimi giorni ha colpito anche il Parlamento o meglio lo svolgimento della seduta plenaria. A mio avviso, non vi è alcuna giustificazione per posticipare il voto e ridurre di un giorno la sessione, anche se lunedì 19 aprile, di sera, erano presenti all’incirca solo il 65 per cento degli europarlamentari. Ritengo che la seduta debba tenersi regolarmente.

 
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