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Procedura : 2009/0813(NLE)
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Testi presentati :

A7-0115/2010

Discussioni :

PV 05/05/2010 - 17
CRE 05/05/2010 - 17

Votazioni :

PV 06/05/2010 - 7.2
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0148

Discussioni
Mercoledì 5 maggio 2010 - Bruxelles Edizione GU

17. Revisione dei trattati – Misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo – Decisione di non convocare la Convenzione per la revisione dei trattati relativamente alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. –L’ordine del giorno reca la discussione congiunta su:

– la relazione dell’onorevole Méndez de Vigo a nome della commissione per gli affari costituzionali sul progetto di protocollo di emendamento al protocollo n. 36 relativo alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo per la parte restante della legislatura 2009-2010: parere del Parlamento europeo (articolo 48, paragrafo 3, del trattato dell’Unione europea) [17196/2009 - C7-0001/2010 – 2009/0813(NLE)] (A7–0115/2010), e

– la relazione dell’onorevole Méndez de Vigo a nome della commissione per gli affari costituzionali sulla raccomandazione relativa alla proposta del Consiglio europeo di non convocare la Convenzione per la revisione dei trattati relativamente alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo [17196/2009 - C7-0002/2010 – 2009/0814(NLE)] (A7–0116/2010).

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo, relatore. (ES) Signor Presidente, mi permetta di iniziare il mio intervento con una citazione di un verso di Rilke: “Herr, es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß...” (“Signore: è tempo. Grande era l'arsura…”). Rilke era il poeta preferito del nostro collega recentemente scomparso, l’onorevole Tsatsos. Qualche tempo fa, il 19 novembre 1997, l’onorevole Tsatsos ed io abbiamo avuto l'onore di presentare a questa Assemblea la relazione sul trattato di Amsterdam.

E’ proprio in quella relazione sul trattato di Amsterdam che abbiamo proposto che ogni modifica dei trattati sia previamente preparata da una convenzione.

L’abbiamo definito “metodo comunitario”. In effetti, è questo metodo della convenzione che è stato usato nella preparazione della Carta dei diritti fondamentali e, soprattutto, del trattato costituzionale.

Oggi vorrei ricordare in particolare l’onorevole Tsatsos, dato che siamo alle soglie della realizzazione della prima riforma del trattato di Lisbona che, in ultima analisi signor Presidente, è il trattato costituzionale per il quale ci siamo battuti così duramente.

Questa prima riforma, che consiste nella modifica del protocollo (n. 36) del trattato di Lisbona, è causata da un'anomalia in quanto, al momento in cui nel giugno dello scorso anno si sono svolte le elezioni per il Parlamento, il trattato di Lisbona non era ancora entrato in vigore a causa delle vicissitudini che tutti noi conosciamo.

Di conseguenza, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte ai sensi del trattato di Nizza, che era in vigore in quel momento, il quale prevede l'esistenza di 736 deputati, contro i 751 previsti dal trattato di Lisbona.

Per complicare ulteriormente le cose, signor Presidente, l'Atto del 1976 prevede che il mandato di deputato abbia una durata di cinque anni. Ciò significa che non possiamo ora applicare semplicemente il numero fissato nel trattato di Lisbona, ossia 751 deputati, dato che con le norme di Lisbona un certo paese perde tre deputati che sono stati eletti e di conseguenza non può abbandonare il Parlamento durante questa legislatura.

Questa, signor Presidente, è la ragione per cui per questo Protocollo (n. 36) deve essere modificato al fine di consentire l’entrata in vigore degli accordi Lisbona, e perché durante questa legislatura, 2009-2014, con l’entrata in vigore dell’emendamento del protocollo (n. 36), questo Parlamento si ritrova in via eccezionale ad avere 754 deputati.

Per questo motivo, signor Presidente, il Consiglio europeo le ha inviato una lettera chiedendole che a norma dell'articolo 48, paragrafo 2, del trattato il Parlamento esprima un parere su due questioni.

La prima questione è se si renda necessaria una convenzione per preparare l'emendamento al protocollo (n. 36). Il secondo è se i capi di Stato e di governo possano convocare una conferenza intergovernativa per modificare il protocollo (n. 36).

Le due questioni sono collegate, anche se sono oggetto di due diverse relazioni. Inizierò dalla convocazione della conferenza intergovernativa. Come ho detto, abbiamo a che fare con il risultato politico derivante dall’applicazione del trattato di Lisbona e ci troviamo inoltre di fronte a una soluzione transitoria ed eccezionale che durerà solo per i termini di questa legislatura. Pertanto tale Conferenza intergovernativa si limiterà a qualcosa che è già stato deciso: come distribuire quei 18 deputati tra 12 paesi.

Quindi signor Presidente, non c'è discussione. Credo che la Conferenza intergovernativa possa essere indetta molto rapidamente e può anche risolvere il problema in una sola mattina, dato che la decisione politica è già stata presa.

Per questo motivo, ho intenzione di chiedere un “sì” al voto per una conferenza intergovernativa e affermo che non ritengo necessaria una convenzione per un problema che è già stato risolto. Siamo favorevoli allo svolgimento della conferenza intergovernativa; siamo contrari alla convocazione di una convenzione.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signor Presidente, desidero esprimere la mia soddisfazione per il fatto che il Parlamento europeo, sotto gli auspici del mio collega e caro amico onorevole Méndez de Vigo, condivide l'opinione del Consiglio europeo, nel senso che al fine di realizzare la proposta modifica al protocollo (n. 36) del trattato di Lisbona non è necessario indire una convenzione, dato che abbiamo a che fare con una lieve modifica - pur se essenziale per consentire la presenza in Aula, prima che si svolgano le prossime elezioni, del numero di deputati che avrebbero dovuto essere qui se il trattato di Lisbona fosse stato in vigore.

Questo caso specifico è abbastanza paradossale, perché tanto io quanto l’onorevole Méndez de Vigo facevamo parte della convenzione che ha elaborato una costituzione per l'Europa. In questo caso, l'obiettivo è di cercare di evitare questa procedura, dato che siamo di fronte ad una modifica molto ridotta, di fatto solo formale, al trattato di Lisbona.

Sono lieto che in questo modo, se il Parlamento approverà la mozione presentata dall’onorevole Méndez de Vigo, e dopo che si sarà tenuta una conferenza intergovernativa e le procedure di ratifica corrispondenti saranno state completate nei 27 parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, ulteriori 18 deputati provenienti da 12 paesi - Regno Unito, Slovenia, Polonia, Olanda, Malta, Lettonia, Italia, Bulgaria, Svezia, Francia, Austria e Spagna - possano prendere posto in Parlamento il più rapidamente possibile.

Pertanto, i cittadini di questi paesi saranno rappresentati ancora meglio nel Parlamento europeo. Per questo motivo sono lieto che questa relazione sia stata redatta dall’onorevole Méndez de Vigo e che sia stata approvata dalla commissione per gli affari costituzionali nella forma che egli ha proposto. Mi auguro anche che otterrà una larga l'approvazione qui in sessione plenaria, e che saremo in grado di vedere questi 18 deputati mancanti qui in Parlamento il più presto possibile, e che ciò sia permesso ai sensi del trattato di Lisbona.

 
  
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  Maroš Šefčovič, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Méndez de Vigo per l'eccellente relazione. Sono anche felice di essere in grado di informare il Parlamento europeo che la Commissione ha espresso parere positivo sull'apertura della conferenza intergovernativa che esaminerà le modifiche necessarie al trattato per approvare ulteriori 18 deputati.

Il Consiglio europeo ha chiesto il parere della Commissione su proposta del governo spagnolo e, poiché la proposta del governo spagnolo rispecchia l'accordo politico di lunga data per insediare senza indugio gli ulteriori 18 deputati, la Commissione ha raccomandato l'apertura il prima possibile di una conferenza intergovernativa.

In linea con la proposta spagnola, la Commissione nel suo parere ha altresì sottolineato che la conferenza intergovernativa dovrebbe limitarsi a trattare la questione dei deputati supplementari. Sono stato molto contento di vedere che la relazione dell’onorevole Méndez de Vigo è stata sostenuta da una forte maggioranza in seno alla commissione per gli affari costituzionali, e ci auguriamo che avvenga altrettanto nella seduta di domani del Parlamento.

Vorrei anche esprimere l'auspicio della Commissione che le limitate modifiche al trattato da discutere in questa conferenza intergovernativa siano concordate rapidamente e che la ratifica da parte degli Stati membri consenta agli altri 18 deputati di assumere il proprio mandato il più presto possibile.

 
  
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  Carlo Casini, a nome del gruppo PPE – Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto brevemente, perché la commissione che presiedo ha trovato un accordo molto esteso, che coincide con le cose che sono state già dette, quindi non c'è bisogno di appesantire troppo la discussione.

Il problema che si presentava e su cui abbiamo discusso in commissione era soprattutto questo: sia l'atto elettorale del '76, sia il trattato di Lisbona prevedono che i membri di questo Parlamento debbano essere direttamente eletti dai popoli delle varie nazioni. Questo è un problema per i casi in cui il sistema elettorale con il quale sono stati eletti i parlamentari di questa legislatura non consente di fare entrare in questo Parlamento candidati che avevano ottenuto un successo non totale ma tale da consentire loro l'ingresso successivamente.

Alcuni sistemi elettorali lo consentono, altri sembra che non lo consentano: allora bisogna ricorrere, se non vogliamo ritardare di molto l'integrazione del Parlamento, a sistemi anche di nomina che siano di carattere eccezionale e transitorio, così come il Consiglio ha previsto.

Dopo lunghe discussioni, la mia commissione ha ritenuto che questa sia una posizione giusta: quindi aderiamo alle cose che sono già state dette. Anzi, devo dire che io personalmente avevo presentato un emendamento che prevedeva la nomina di osservatori in un periodo intermedio prima dell'eventuale elezione dei nuovi membri di questo Parlamento: sebbene questo emendamento sia ancora in discussione, dovremo votare contro – anche se l'emendamento è il mio – perché l'emendamento di compromesso prevede una rapida, immediata integrazione di questo Parlamento.

 
  
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  Ramón Jáuregui Atondo, a nome del gruppo S&D.(ES) Signor Presidente, vorrei iniziare dicendo che la decisione che stiamo prendendo in questa occasione non è semplice. In primo luogo, stiamo effettuando una revisione del trattato. A poca distanza di tempo dalla sua entrata in vigore, stiamo per la prima volta proponendo una revisione del trattato. Non si tratta di una questione di poco conto.

In secondo luogo, però, quello che stiamo facendo è ripristinare, confermare e creare la possibilità che 18 deputati, che avrebbero avuto il diritto di assumere la propria carica qualora il trattato fosse stato approvato prima delle elezioni, possano esercitare tale diritto. Inoltre stiamo consentendo a 12 paesi il diritto di rivedere la propria situazione in questo Parlamento, perché hanno un accordo con l'intera Unione europea per una maggiore rappresentanza rispetto a quella attuale, e di esercitare tale diritto. La questione è tutta qui, ma è una questione importante.

Tuttavia, lo stesso trattato prevede che venga tenuta una convenzione per rivedere il trattato. Il Consiglio ci chiede, piuttosto ragionevolmente, se è necessario tenere una convenzione al fine di ratificare un accordo raggiunto con tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Il Parlamento risponde che non è necessario. Non ce n’è bisogno in questa occasione.

Ha quindi dato mandato al Consiglio di convocare una conferenza intergovernativa e di rivedere il trattato, dando così luogo alla possibilità che i 27 paesi ratifichino la revisione, consentendo così ai 18 deputati di entrare in Parlamento e ai 12 paesi coinvolti per raggiungere il pieno livello della loro rappresentanza parlamentare.

Questo è quello su cui ci stiamo confrontando, ma c'è un problema. Per cominciare, vorrei riconoscere il fatto che abbiamo avuto qualche difficoltà quando si trattava di stabilire se coloro che stanno entrando in Parlamento debbano necessariamente essere eletti direttamente per questi seggi, o se possono essere eletti in qualche altro modo.

Credo che questo problema che è emerso, che deve essere esaminato e presentato realisticamente, sia stato risolto in modo soddisfacente. Desidero ringraziare non solo il relatore onorevole Méndez de Vigo per la relazione, ma anche l'onorevole Duff, per il fatto che siamo riusciti ad addivenire a ciò che è a mio avviso un accordo molto importante tra i tre gruppi.

Quello che dico è, sì, il Trattato essere rivisto, ma senza una Convenzione, di modo che possa essere dato inizio al diritto di tale conferma. Allo stesso tempo però, questa Assemblea deve ricordare ai parlamenti nazionali il dovere di inviare deputati che sono stati direttamente eletti al Parlamento europeo e che qui in Parlamento abbiamo intenzione di procedere ad una revisione del sistema elettorale europeo al fine di dotare il modello elettorale europeo di un sistema unificato e sovranazionale per l'elezione dei suoi membri.

Sono molto lieto che queste due considerazioni abbiano consentito di raggiungere un equilibrio, in modo che la questione possa essere riaperta.

 
  
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  Andrew Duff, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, la proposta che ci troviamo di fronte precede, naturalmente, l’entrata in vigore del trattato. Se il trattato fosse stato posto in essere prima che ci venisse sottoposta una simile proposta non l’avremmo accettato.

Il Parlamento non poteva accettare il fatto che la Francia cercasse di nominare al Parlamento due deputati provenienti dalla Assemblée Nationale. E se avessimo accettato questo dopo che il trattato era entrato in vigore - se questa proposta non ci fosse stata sottoposta prima che entrasse in vigore - ci sarebbe stata anche una violazione del trattato, perché la proposta non rispetta il principio della proporzionalità decrescente.

Ci accingiamo ad accettare una soluzione transitoria, ma la polemica è riuscita a esporre i problemi concernenti la composizione del Parlamento e la procedura elettorale. Mi fa piacere che tutti i nostri gruppi siano ormai d'accordo che si rende ormai necessaria una riforma sostanziale della procedura elettorale, e presto il Parlamento presenterà proposte che richiederanno una conferenza intergovernativa la quale sarà pienamente e adeguatamente preparata da una convenzione che includerà i parlamenti nazionali, sarà ampiamente consultiva e includerà i partiti politici nazionali per concludere, in tempo per il 2014, un accordo sostanziale su questo problema.

Sono molto grato ai miei colleghi e ai coordinatori degli altri gruppi per i negoziati costruttivi che sono stati conclusi con l’affermazione di una ferma volontà di riformare la procedura elettorale del Parlamento.

 
  
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  Gerald Häfner, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, disponiamo di un ampio consenso su questo tema. Saremo lieti di allargare il Parlamento e non vediamo l'ora di accogliere 18 nuovi membri. Vogliamo creare adesso le condizioni per questo ingresso, in modo che possano venire a collaborare con noi.

Vi è solo una piccola differenza di opinione, che è in realtà alquanto ampia perché riguarda la base del nostro lavoro, compresa la nostra interpretazione del principio di democrazia e il nostro apprezzamento del Parlamento stesso. Essa riguarda la questione di chi decide quali saranno questi nuovi membri. Per noi, poiché non è una questione secondaria, si tratta di una questione fondamentale. Secondo il trattato i membri del Parlamento europeo “sono eletti per un mandato di cinque anni a suffragio universale diretto a scrutinio libero e segreto”. E sono i cittadini ad eleggerli. In 11 dei 12 paesi questo è quello che è successo.

Adesso, un paese sostiene che ciò non è possibile e che essi ci invieranno i deputati che sono stati eletti dai loro cittadini per un incarico totalmente diverso. Noi non riteniamo che questo sia un modo soddisfacente di trattare il Parlamento o il diritto al voto dei cittadini e il principio di democrazia.

Potremmo fare a meno di una convenzione se questo fosse solo un problema tecnico, in altre parole se avessimo approvato il principio del rispetto dei trattati. Tuttavia, a questo punto il Trattato rischia di collassare. Permettetemi di insistere sulla convocazione di una convenzione, che rappresenta un ottimo metodo per raggiungere un consenso al di fuori del livello dei governi in Europa proprio su questo tipo di questioni.

 
  
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  Ashley Fox, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, accolgo con favore questa relazione e la sua conclusione che non vi è alcuna necessità di una convenzione costituzionale. Una convenzione simile servirebbe solo a sprecare tempo e soldi dei contribuenti. Infatti tra i miei elettori non vi è desiderio di una convenzione che senza dubbio avrebbe discusso di un’ulteriore integrazione politica. Infatti, l’opinione media in Gran Bretagna è che l'unione politica sia già andata troppo oltre.

Pur accogliendo con favore le misure che consentono ai 18 deputati supplementari di assumere il proprio incarico, non credo che dovrebbero godere dello status di osservatore fino a quando non entreranno in vigore le disposizioni transitorie. Una tale mossa darebbe loro il diritto di pretendere stipendi e le spese prima ancora di aver diritto di voto, e per una questione di principio, ritengo che ciò sia sbagliato.

In un momento in cui si prevedono grandi tagli alla spesa pubblica in quasi tutti gli Stati membri, il Parlamento dovrebbe dare l'esempio. Dobbiamo essere costantemente prudenti con denaro pubblico. Il mio gruppo voterà contro questa relazione perché non tiene conto di questo importante principio.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard, a nome del gruppo GUE/NGL.(DA) Signor Presidente, siamo d'accordo su molte cose che riguardano l'Unione europea. Senza dubbio siamo anche in disaccordo su molte cose che riguardano il Parlamento europeo. Tuttavia credo che vi sia un ampio consenso sul fatto che ciò che dà legittimità al Parlamento europeo è che esso è democraticamente e direttamente eletto dai cittadini. Così eccoci qui oggi con una proposta che ci costringe ad affrontare il fatto che questa realtà possa cambiare. Abbiamo davanti una proposta che potrebbe metterci in una situazione per cui, nei prossimi quattro anni, in Parlamento potrebbero essere adottati provvedimenti da persone che non sono state democraticamente elette, ma nominate. Penso che questo sia uno sviluppo assai errato. Ritengo inoltre che sia uno sviluppo assai sventurato.

Si tratta ovviamente di uno sviluppo contrario al trattato. Dovremmo dunque rivedere il trattato. Tuttavia, è uno sviluppo contrario altresì a quello che noi facciamo di fatto. Quando la Romania e la Bulgaria hanno aderito all'Unione europea nel 2007, abbiamo detto loro che non avevano bisogno di tenere le elezioni? Abbiamo detto che i membri di questi paesi avrebbero potuto ricoprire una carica in Parlamento per due anni e mezzo senza tenere delle elezioni? No, abbiamo imposto loro di svolgere delle elezioni, e questo è ciò che dovrebbe essere fatto nel caso dei nuovi membri. Così dovrebbe essere anche se le elezioni si dovessero tenere in un solo paese, ad esempio in Francia.

 
  
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  Morten Messerschmidt, a nome del gruppo EFD.(DA) Signor Presidente, c'è qualcosa di strano nella situazione in cui ci troviamo in questo momento. Per anni abbiamo sentito che il trattato di Lisbona avrebbe rappresentato lo strumento per garantire la democrazia, la trasparenza e l'influenza dei cittadini sulla legislazione dell'Unione europea. Poi, dopo averlo ripetuto per anni ai cittadini, una delle prime cose che il Parlamento europeo sceglie di fare è dire no all’elezione diretta, no alla convocazione di una convenzione e no a tutti gli strumenti che in passato sono stati usati per convincere i cittadini che questo trattato era necessario. C'è qualcosa di molto strano in tutto ciò.

Ovviamente, la cosa più naturale da fare sarebbe prendere sul serio le promesse fatte agli elettori, prendere sul serio il fatto che il Parlamento dovrebbe essere composto da persone con un diretto mandato popolare, e prendere sul serio il fatto che non sono i governi ma i rappresentanti eletti a modificare i trattati. Entrambi questi elementi fondamentali - e, incidentalmente, le promesse fondamentali - verranno distrutti se saranno adottate le due relazioni. L'intera idea, anzi l'intero argomento che ha consentito di avere il trattato di Lisbona - tutto ciò che era destinato a convincere i cittadini a dare ancora più potere all'Unione europea - è proprio quello a cui oggi stiamo voltando le spalle, ora che abbiamo ottenuto quello che volevamo. Come il precedente oratore affermo quindi che il mio gruppo non può sostenere queste relazioni.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, verrò subito al punto. Il paragrafo 2 della relazione dell’onorevole Méndez de Vigo ha giustamente sottolineato il fatto che una delle proposte del Consiglio va completamente contro lo spirito dell’atto del 1976. Esso riguarda la nomina da parte dei parlamenti nazionali dei deputati che ai sensi dell’atto del 1976 devono essere eletti a suffragio universale diretto.

Con tutto il rispetto per il relatore, mi dispiace che egli non l’abbia tenuto in maggiore considerazione e non l’abbia affrontato in maniera più rigorosa, più chiara e più intransigente nell’ambito del paragrafo 5. Non è affatto impossibile attenersi alle elezioni. Se gli Stati membri non intendono tenere delle elezioni suppletive, dovrebbero semplicemente prendere in considerazione l'esito delle elezioni che hanno avuto luogo nel 2009 e applicare su base proporzionale l'esito di quella votazione al nuovo numero di deputati che sono stati appena assegnati loro.

Ogni altra soluzione è antidemocratica, soprattutto nel mio paese, la Francia, dove il parlamento nazionale viene nominato su base non proporzionale, senza sistema proporzionale. Questa sarebbe infatti una modalità di nomina governativa che va contro lo spirito dei trattati.

 
  
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  Mario Mauro (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, rimane un mistero il fatto che il Consiglio abbia potuto prendere con tale leggerezza un argomento di questo genere. Mi auguro che questo spiacevole inconveniente non lasci scomodi strascichi e che non corra rischi la credibilità delle nostre istituzioni e del nostro progetto. Faccio un esempio molto concreto: l'Italia è chiamata a eleggere un parlamentare in un'eventuale elezione supplementare. Ma è più grave che si vada a una tornata elettorale in cui avremo una probabile affluenza di non più del 5% degli elettori oppure che si proceda a riconsiderare la classifica delle ultime elezioni del 2009 per sancire l'elezione, comunque di un deputato che è stato eletto a suffragio universale?

In ogni caso, non occorre aggravare ulteriormente la situazione: mai come in questo momento l'Europa può permettersi intoppi istituzionali e rallentamenti nel processo di integrazione. Sottolineo anch'io l'importanza del fatto che tutti i 18 deputati debbano arrivare insieme al Parlamento europeo, così da non falsare il delicato equilibrio tra le nazionalità presenti nell'Assemblea. È una questione – lo ripeto – da risolvere subito: trovo impensabile che i nuovi deputati non vengano eletti al Parlamento per la parte restante del mandato 2009-2014.

È urgente, quindi, che vengano approvate la raccomandazione e la relazione in oggetto, affinché venga dato il via libera all'emendamento del protocollo 36 del trattato di Lisbona, senza passare attraverso lo strumento della Convenzione, ma procedendo direttamente, come propone il relatore, alla convocazione di una Conferenza intergovernativa. Dobbiamo infatti seguire la strada più breve, perché a questo punto c'è poco da discutere: c'è invece da voltar pagina e da ripartire in modo costruttivo da un evento, purtroppo, molto negativo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ANGELILLI
Vicepresidente

 
  
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  Matthias Groote (S&D).(DE) Signora Presidente, prima di tutto vorrei ringraziare il relatore, onorevole Méndez de Vigo. Non vedo alcuna necessità di convocare una convenzione. Si tratta di una questione di dettaglio che deve essere chiarita. Dal 1979 in poi il Parlamento europeo è stato eletto a scrutinio diretto e segreto, ed è questo il modo in cui si deve continuare a procedere in futuro. Noi e il Consiglio faremmo bene ad affrontare questo problema il più rapidamente possibile in una conferenza intergovernativa, poiché dei 18 deputati 16 si trovano in una condizione di stallo che è alquanto intollerabile. La palla torna dunque indietro al Consiglio. Chiedo al Consiglio di non cedere su questo punto solo perché uno Stato membro non è riuscito a darsi regole chiare pensando che il trattato di Lisbona sarebbe entrato in vigore prima. Sono lieto che ora il trattato sia in funzione, ma noi dobbiamo espletare il nostro compito.

La relazione dell’onorevole Méndez de Vigo rappresenta una buona base per consolidare questo processo. Tuttavia il Consiglio farebbe bene a non cedere alla tentazione di accettare i deputati inviati qui da un parlamento nazionale. Ciò costituirebbe un precedente, e accettarlo non mi rallegra. Pertanto il relatore ha il mio pieno sostegno, a condizione che nessun membro venga inviato qui dai parlamenti nazionali.

 
  
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  Sandrine Bélier (Verts/ALE).(FR) Signora Presidente, la Francia è l'unico Stato membro che non ha anticipato l'entrata in vigore del trattato di Lisbona e che si rifiuta di rispettare il risultato delle elezioni europee del giugno 2009. Accettando la terza opzione - l'eccezione francese - della nomina di due nuovi deputati, ci viene chiesto di avallare una grave violazione del diritto primario dell'Unione: l'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, dalla quale per 31 anni abbiamo tratto la nostra legittimità.

Sotto la pressione di uno Stato membro, abbiamo intenzione di attenerci alla decisione del Consiglio, il che dimostra una certa mancanza di riguardo per l'Unione e per i cittadini europei? Il nostro Parlamento non deve sanzionare questa grave violazione del principio della democrazia europea. Dobbiamo rifiutarci di minare la nostra legittimità e la nostra credibilità in quanto rappresentanti eletti dei cittadini europei. Sono i cittadini europei a scegliere chi vogliono che li rappresenti in seno al Parlamento europeo e non i governi degli Stati membri.

Questa eccezione francese giustifica la nostra richiesta che nel caso di una convenzione sulla revisione dei trattati il Parlamento sia coinvolto, e che qualsiasi ipotesi di conferenza intergovernativa sia respinta.

 
  
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  Trevor Colman (EFD).(EN) Signora Presidente, ritardare la ratifica del trattato di Lisbona ha fatto sì che siano stati nominati 736 deputati, invece dei 751 che vengono ora proposti. Questo numero più alto va raggiunto con 18 seggi distribuiti tra 12 Stati membri, con la Germania che perde tre seggi. Ma questo non può avvenire, poiché non è lecito ridurre prematuramente il mandato dei tre deputati tedeschi.

Un'ulteriore complicazione deriva dal fatto che che il trattato stabilisce che il numero totale dei deputati non deve superare 751. Per includere i 18 deputati supplementari senza perdere i tre seggi tedeschi è necessaria una revisione del protocollo n. 36 del trattato di Lisbona. Ciò dovrebbe essere realizzato tramite una convenzione che elabori delle proposte in accordo con gli Stati membri per l’inserimento nel trattato mediante emendamento. In caso contrario si renderebbe illegale qualsiasi atto di questo Parlamento preso sulla base di un Parlamento composto da 754 membri, tre oltre il limite di 751.

La proposta presentata a questo Parlamento è che questo problema sia affrontato con una conferenza intergovernativa, ma questa è una significativa revisione e modifica del trattato di Lisbona che richiede una ratifica da parte di tutti gli Stati membri e prevede l'opportunità di referendum nazionali nei singoli paesi. Chiedo al Parlamento di opporsi a questa proposta.

 
  
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  Rafał Trzaskowski (PPE).(EN) Signora Presidente, sono in forte disaccordo con l'oratore precedente. L'Assemblea ha dovuto rispondere a una domanda sulla necessità o meno di convocare una convenzione per pronunciarsi su tale questione, e noi abbiamo preso la decisione di non farlo; ma lo abbiamo fatto per rispetto verso questo strumento, ovvero verso questo nuovo strumento che in realtà aumenta la legittimità di tutte le decisioni che prendiamo. Ovviamente ciò non costituire un precedente per il futuro, perché tutte le questioni veramente importanti riguardanti le modifiche al trattato, come ad esempio la procedura elettorale, richiederebbero la convocazione di una convenzione.

Desidero ringraziare l’onorevole Méndez de Vigo e i coordinatori per la decisione presa. Non è stato facile. Abbiamo avuto un problema con la designazione di altri 18 deputati di questo Parlamento perché alcuni Stati membri non hanno in realtà previsto una procedura, ma abbiamo deciso che la rappresentatività è la questione più importante, che questo è il principio che deve guidarci e che nel più breve tempo possibile questo Parlamento deve avere una rappresentanza equilibrata. Ecco perché abbiamo scelto una soluzione pragmatica, spingendo gli Stati membri a completare le procedure elettorali il più presto possibile, a condizione ovviamente che tutti i parlamentari che stanno per unirsi a noi siano stati eletti direttamente.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D).(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la questione della nomina di deputati supplementari non è una novità; mi sia consentito ricordare che i nostri colleghi onorevoli Severin e Lamassoure hanno già lavorato su questo tema nel corso della precedente legislatura. Come allora non restare stupiti per la totale mancanza di preparazione di un paese - il mio, stando a quel che accade, la Francia - per quanto riguarda la nomina dei suoi due nuovi deputati? Non si poteva ritenere ragionevolmente che un giorno il trattato di Lisbona sarebbe entrato in vigore e che si sarebbe posta la questione dei nuovi deputati? Come si spiega una simile mancanza di lungimiranza, un simile comportamento approssimativo?

Il fatto è che offrendo alla Francia la possibilità, nell'ambito del progetto di Protocollo n. 36, di procedere alla nomina di deputati europei in seno al Parlamento nazionale - in modo che essa salvi la faccia a buon mercato - si rischia effettivamente di infrangere la regola fondamentale che prevede che i deputati il Parlamento europeo debbano essere eletti a suffragio universale diretto. Questo va contro lo spirito dell’Atto del 1976 sull’elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, e comprometterebbe la stessa legittimità e la credibilità del Parlamento europeo.

D'altro canto, per parte loro, i rappresentanti eletti dagli altri 11 Stati membri che sono stati regolarmente eletti non devono pagare il prezzo di un simile dilettantismo. Questa situazione si è protratta per troppo tempo, per loro e per i loro paesi, ed è giusto che questi rappresentanti eletti siano in grado di unirsi a noi al più presto e di mettersi al lavoro. Per questo motivo riteniamo che la questione debba essere risolta attraverso una conferenza intergovernativa che possa rapidamente approvare la nomina di questi membri.

Tuttavia, dobbiamo insistere sull’opportunità che la Francia rispetti i propri obblighi, così come fanno i suoi partner europei. Accordi di questo genere sono inaccettabili in seno all’organo che riunisce i rappresentanti del popolo europeo. Malgrado tutto, questo dibattito ha avuto il merito di dimostrare implicitamente la necessità di prevedere, in futuro, una modalità uniforme per eleggere i deputati al Parlamento europeo a suffragio universale diretto. Questa riforma deve essere raggiunta per mezzo di una convenzione. Ancora una volta è la voce dei popoli che deve essere rappresentata qui in quest'Aula, e non quella dei governi.

 
  
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  Zita Gurmai (S&D).(EN) Signora Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Méndez de Vigo per l’ottimo lavoro e tutti quei colleghi che hanno collaborato. Dopo molti anni di lavoro e problemi molto gravi di ratifica, il trattato di Lisbona alla fine è in vigore. Esso permette l’assai necessario rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo.

Dobbiamo cogliere questa opportunità e basare le nostre azioni su queste riforme istituzionali acquisite. Dobbiamo concentrarci sul progressivo processo decisionale a vantaggio di tutti i cittadini europei. Non dovremmo perdere così tanto tempo in questioni amministrative. Io sono il tipo di persona che prende decisioni rapide, efficienti ed efficaci. I cittadini europei si aspettano, giustamente, che noi lavoriamo in modo efficace e trasparente.

Rispetto pienamente l'equilibrio e la buona cooperazione tra le istituzioni europee, anche se sono convinta che il compromesso proposto rifletta una soluzione praticabile. In questo modo saremo in grado di svolgere il nostro lavoro in maniera più efficiente. Rafforzeremo perciò il Parlamento europeo rendendo un ottimo servizio ai cittadini europei.

Ultimo ma non meno importante, conosco personalmente una parte dei futuri colleghi già eletti: prima iniziano a lavorare e meglio è. Credo fermamente che le loro competenze offriranno un valore aggiunto alle nostre istituzioni.

 
  
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  Constance Le Grip (PPE).(FR) Signora Presidente, anch'io volevo unirmi agli altri oratori nel ringraziare il collega, onorevole Méndez de Vigo. Egli ha fatto un lavoro eccezionale, in circostanze che erano a volte intricate e sempre stimolanti. I dibattiti in seno al comitato per gli affari costituzionali sono durati a lungo, sono stati all'altezza della sfida e pari al carattere intenso e importante che compete ai deputati, ovviamente - e giustamente - con un grosso problema che ha implicazioni immediate per loro, ovvero la composizione del nostro Parlamento e le modalità di nomina dei suoi membri.

Ancora una volta, il relatore è riuscito a mediare quelle che a volte erano opinioni e contributi contrastanti e a sintetizzarle - direi - in un testo estremamente equilibrato. Desidero ringraziarlo per questo. Io credo che le raccomandazioni contenute in queste due relazioni, sia quella di convocare una conferenza intergovernativa che quella sulle misure transitorie riguardanti la composizione del nostro Parlamento, siano caratterizzate da realismo, pragmatismo ed efficacia. Ritengo che, su questo e anche su altri problemi, questo rappresenti a grandi linee ciò che i nostri concittadini si aspettano dall'Europa.

 
  
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  Karin Kadenbach (S&D).(DE) Signora Presidente, anch'io vorrei esprimere i miei sinceri ringraziamenti al relatore, nonché a tutti i relatori ombra. In quanto Parlamento, noi dobbiamo inviare un segnale chiaro che oggi siamo molto lieti di avere nuovi membri in Parlamento e che il Consiglio è davvero negligente. Si deve sottolineare ancora una volta che qui abbiamo il compito molto chiaro di trovare una soluzione il più rapidamente possibile in modo che i membri liberamente eletti - in effetti 18 di loro - possano iniziare il loro lavoro il più presto possibile.

In quanto Parlamento, abbiamo non solo il compito molto generale di rappresentare il popolo nel miglior modo possibile, ma anche di lavorare nel modo più efficiente ed efficace possibile in seno alle commissioni, e per fare questo ci aspettiamo anche di avvalerci delle competenze e delle conoscenze di quei colleghi che in gran parte sono già stati liberamente e correttamente eletti. Come austriaco, sono molto ansioso di vedere qui Joe Weidenholzer e spero che saremo in grado il prima possibile di dargli il benvenuto qui in veste di membro del Parlamento.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, l'inchiostro dell’abortito trattato di Lisbona si è appena asciugato e già vengono presentati futuri emendamenti, e il caos che circonda i nostri nuovi membri - si parla addirittura di deputati fantasma - è veramente assoluto. Ciò naturalmente è stato causato, tra le altre cose, dai nostri diversi sistemi elettorali che danno luogo a problemi di ordine democratico. In Francia ad esempio, dove i candidati vengono proposti a livello regionale e non sono disponibili le liste, non è molto difficile consentire ai deputati di fare carriera. Dovremmo esprimerci con chiarezza a favore dell’elezione e non della selezione da parte di un parlamento.

In secondo luogo, per noi sarebbe anche perfettamente sensato - e questo è quello che i cittadini si aspettano - fornire informazioni specifiche sulle attività e gli utili dei deputati durante il periodo di osservazione. Certo questa situazione ”fantasma” non contribuirà molto ad accrescere la fiducia dei cittadini nell’Unione europea. Dobbiamo anche fornire al più presto un chiarimento in merito a quando dovrebbero arrivare i nuovi membri e su quale status essi dovrebbero avere. Inoltre, non è ancora chiaro se il trattato di Lisbona sarà riesaminato - cosa che sarebbe auspicabile - e quale sia la situazione per quanto riguarda l'adesione della Croazia. I cittadini si aspettano una rapida risoluzione della questione da parte del Consiglio.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE).(PL) In base alle disposizioni del trattato di Lisbona, la composizione del Parlamento europeo è mutata. Nonostante il fatto che esso sia entrato in vigore sei mesi fa, non è stata ancora convocata una conferenza intergovernativa per dare attuazione a tali cambiamenti. Gli Stati membri devono ratificare un protocollo specifico relativo al numero supplementare di deputati del Parlamento europeo. Si tratta di una grande operazione, ma non cambia il fatto che il trattato deve essere rispettato integralmente e senza indugio. Condivido in merito la posizione del relatore.

Bisogna ricordare che è nell'interesse degli Stati membri, che ai sensi delle disposizioni del trattato hanno una maggiore rappresentanza nazionale con i loro nuovi deputati, essere in grado di rappresentare i loro elettori il più presto possibile. Ciò è in accordo con i principi democratici fondamentali su cui si fonda l'Unione. E’ importante che tutti i deputati supplementari entrino in parlamento nello stesso momento, in modo da evitare alla nostra istituzione accuse di improprio funzionamento.

 
  
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  Milan Zver (PPE).(SL) Anch'io desidero associarmi a quelli di voi che sottolineano la necessità che il Parlamento europeo sia pienamente rappresentativo e che operi il più presto possibile con lo schieramento completo dei suoi membri. Io ritengo che non siamo ancora pienamente rappresentati, data la modifica del trattato di Lisbona che costituisce la nostra costituzione. Penso anche che la conferenza intergovernativa sarebbe la strada giusta da seguire, e anche il modo più rapido per consentirci di consolidare la nostra base giuridica e permettere al Parlamento europeo di ottenere una rappresentanza completa. Vorrei congratularmi con il relatore onorevole Méndez de Vigo che ha esplorato le basi giuridiche, e penso che in effetti la risoluzione di oggi le esprima efficacemente. Inoltre mi unisco a quelli di voi che attendono di dare il benvenuto ai nuovi membri al Parlamento europeo: credo che abbiamo bisogno di loro. A quelli di voi che nelle proprie elezioni, le ultime elezioni europee, non hanno previsto che sarebbe stato necessario nominare, o meglio eleggere, membri aggiuntivi, dico che il Parlamento non perderà alcuna legittimità solo perché due deputati proverranno dai parlamenti nazionali.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(EN) Signora Presidente, al pari di altri colleghi, ritengo che se alcuni sono eletti al Parlamento europeo essi hanno diritto di prendere posto proprio allo stesso modo in cui 736 deputati hanno preso posto negli ultimi 12 mesi. Questo è un problema a breve termine che ha bisogno di una soluzione a breve termine, perché in quattro anni di tempo gli animi si placheranno e tutto funzionerà normalmente.

Ritengo anche che sia sbagliato addossare agli Stati membri la colpa di non aver intrapreso azioni preventive dodici mesi fa, perché dodici mesi fa c’era la forte possibilità che il trattato di Lisbona non fosse ratificato e, certamente, quella era una situazione che molti avvertivano nel mio e in altri paesi. Ma ora che tutto è stato ratificato, è importante che sia consentito a quanti sono stati eletti di prendere posto, in modo che possano contribuire al Parlamento europeo e che si possa continuare fino alle prossime elezioni tra quattro anni quando tutto funzionerà, come si dice, a puntino.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio.(ES) Signora Presidente, desidero solo aggiungere che concordo con quegli interventi dei deputati che hanno espresso l'importanza di risolvere questa questione in sospeso per quanto riguarda il trattato di Lisbona, vale a dire, il caso dei 18 parlamentari che devono ancora prendere il loro posto in Parlamento, perché le ultime elezioni si sono svolte un po’ prima che il trattato di Lisbona entrasse in vigore.

Pertanto, è utile questa revisione del Protocollo (n. 36). Sono anche del tutto d'accordo con quanti pensano che ciò dovrebbe essere fatto al più presto e che l'assenza in Parlamento di 18 deputati che rappresentano i cittadini di 12 Stati membri debba essere risolta il più rapidamente possibile. Ecco perché in ultima analisi concordo con l'onorevole Méndez de Vigo, che propone che non vi è alcuna necessità di una convenzione, che sia nominata il prima possibile una Conferenza intergovernativa, che i parlamenti dei 27 Stati membri ratifichino la decisione alla prima occasione, e che di conseguenza i 18 deputati in questione possano entrare a far parte in questo Parlamento, come avrebbero dovuto fare sin dall'inizio di questa legislatura.

 
  
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  Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione. – (EN) Signora Presidente, ritengo che questo dibattito abbia dimostrato chiaramente che stiamo cercando di risolvere una situazione eccezionale, che siamo alla ricerca di una soluzione pratica e che questa sia la soluzione di transizione. Pertanto accolgo con grande favore l'approccio pragmatico dell’onorevole Méndez de Vigo e la relazione che egli ha preparato la quale, come ho potuto capire dalla discussione, sta anche ricevendo un consenso molto ampio qui in plenaria. Penso sia molto chiaro che il nostro obiettivo comune è quello di accogliere i 18 nuovi deputati nel più breve tempo possibile.

Tornando alla posizione della Commissione, mi sembra che ci siano state poste domande molto dirette su come questo cambiamento debba essere amministrato e con quale strumento. La Commissione ha approvato in modo molto chiaro la conferenza intergovernativa a causa della portata e della natura della modifica che verrà discussa.

Per quanto riguarda le modalità con cui sono scelti i deputati supplementari, sono sicuro che ciò sarebbe risolto nell'ambito di una conferenza intergovernativa, ma permettetemi di aggiungere: nel prendere in esame la questione, il Consiglio europeo ha chiaramente cercato di trovare un equilibrio tra la naturale opportunità che i deputati supplementari siano scelti nel modo più affine possibile alla modalità delle stesse elezioni del Parlamento europeo e la necessità di rispettare le disposizioni nazionali in materia costituzionale; questa è l'origine delle tre opzioni per far fronte alla realtà della situazione odierna, che naturalmente sarà regolarizzata con le prossime elezioni.

Per concludere, mi permetto anche di accogliere le riflessioni interne al Parlamento europeo in merito a eventuali modifiche future alle elezioni europee, ma ritengo di dover sottolineare che queste sono, e dovrebbero rimanere, questioni distinte. Oggi discutiamo di come poter accogliere 18 deputati supplementari nel Parlamento europeo. La prossima volta discuteremo delle eventuali modifiche al voto elettorale.

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo, relatore. (ES) Signora Presidente, quando persone provenienti da schieramenti distinti e lontani fra loro come quelli dell’onorevole Mauro, dell'onorevole Gollnisch e dell'onorevole Colman giungono alla conclusione che vi sono dei problemi che riguardano la procedura elettorale e i sistemi per l'elezione dei deputati al Parlamento europeo, significa che abbiamo bisogno di una procedura elettorale uniforme.

Quello era un mandato che esisteva già nei trattati di Roma. Pertanto noi coordinatori - e vorrei cogliere l'occasione per ringraziarli tutti, e in particolare gli onorevoli Jáuregui e Duff - abbiamo approvato l'emendamento 2, che sarà messo ai voti domani. Mi auguro che questo emendamento sia approvato dall’Aula, in particolare perché si possa risolvere rapidamente il problema di una procedura elettorale uniforme per le elezioni al Parlamento europeo. Per mezzo di questo emendamento, mi pare, rimuoveremo questo interrogativo.

Nel suo discorso, l’onorevole Trzaskowski ha parlato della necessaria rappresentatività del Parlamento, cosa che è stata evidenziata anche dalla maggior parte degli oratori e, tra gli altri, dal vicepresidente Šefčovič.

Sono d'accordo. In effetti, noi affermiamo la stessa cosa nel paragrafo 1 della relazione, nella misura in cui i 18 deputati europei dovrebbero entrare en bloc, altrimenti perderemmo rappresentatività.

Per consentire loro di entrare en bloc, al fine di conformarsi a quell’atto di giustizia politica che è il trattato di Lisbona, dobbiamo essere pratici, poiché una situazione transitoria ed eccezionale, onorevoli colleghi, richiede anch’essa situazioni e soluzioni transitorie ed eccezionali.

E’ per questa ragione, e sono abbastanza disponibile in merito, non mi piace la possibilità che dei deputati non eletti nel 2009 partecipino a questo Parlamento, cosa che tra l’altro ho chiaramente indicato al paragrafo 2 della relazione. Tuttavia, se devo scegliere tra la possibilità che i 18 deputati non prendano posto, oppure che si arrivi a una soluzione pratica e che i 18 deputati occupino i loro seggi, conformandoci così al trattato di Lisbona, chiedo a quest'Aula di scegliere questa seconda opzione, come ho già fatto nella relazione; una scelta transitoria e pragmatica, ma soprattutto, signora Presidente, una scelta giusta.

Vorrei ringraziare tutti per la collaborazione e per gli interessanti contributi che sono stati offerti a questa relazione.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 6 maggio 2010 alle ore 11.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  John Attard-Montalto (S&D), per iscritto.(EN) Avverto che non è corretto che i paesi ai quali sono stati assegnati seggi supplementari nel Parlamento europeo non siano ancora rappresentati. Non parlo solo a nome di Malta, alla quale è stato assegnato il sesto seggio, ma anche a nome di tutti gli altri paesi che si sono trovati nella stessa situazione. E’ un fatto che vi sono vincoli giuridici e costituzionali da superare affinché i nuovi parlamentari europei si insedino correttamente. D'altra parte, il lasso di tempo trascorso dalle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2009 dimostra che l'Unione europea è diventata un’istituzione macchinosa che impiega mesi, se non anni, per attuare le parti del trattato di Lisbona che è stato infine approvato meno di 6 mesi fa. A parte la carenza di rappresentanza che colpisce i paesi interessati, c'è un altro elemento che mi pare richieda un'attenzione immediata. Mi riferisco all'elemento umano. Diciotto potenziali parlamentari si trovano in una posizione molto difficile, soprattutto dal punto di vista psicologico. Sono sicuro che non vi sia un parlamentare europeo presente che non capisca la situazione di questi diciotto esponenti politici.

 
  
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  Krzysztof Lisek (PPE), per iscritto.(PL) A mio parere, il Parlamento europeo ha l'obbligo di decidere nel più breve tempo possibile su questo caso in modo da consentire ai nostri futuri colleghi, democraticamente eletti, di ricoprire il proprio ruolo. Ciò è estremamente importante, non solo per loro, ma soprattutto per rispetto delle decisioni prese dai loro elettori. Non dobbiamo costringerli ad attendere oltre.

Tutti i nostri nuovi colleghi dovrebbero essere scelti mediante elezioni democratiche. Sono consapevole del fatto che al momento attuale esistono notevoli differenze tra le norme elettorali nei diversi Stati membri. Pertanto vorrei esprimere la speranza che la situazione attuale ci spinga ad avviare un dialogo mirante ad armonizzare le procedure elettorali negli Stati membri.

 
  
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  Indrek Tarand (Verts/ALE), per iscritto.(EN) Vorremmo ringraziare il relatore per aver svolto un ottimo lavoro. Tuttavia ci delude la decisione francese di stravolgere la volontà originaria degli elettori europei con la nomina di nuovi membri del Parlamento europeo provenienti dall'Assemblea Nazionale. Ceterum censeo: la Francia ha deciso di vendere una nave da guerra di classe Mistral alla Russia, noi crediamo che si rammaricherà sinceramente della sua azione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 
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