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Resoconto integrale delle discussioni
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Mercoledì 5 maggio 2010 - Bruxelles Edizione GU
1. Ripresa della sessione
 2. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 3. Comunicazioni della Presidenza: vedasi processo verbale
 4. Composizione delle commissioni: vedasi processo verbale
 5. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale
 6. Interrogazioni orali e dichiarazioni scritte (presentazione): vedasi processo verbale
 7. Trasmissione di testi di accordo da parte del Consiglio: vedasi processo verbale
 8. Seguito dato alle posizioni e risoluzioni del Parlamento: vedasi processo verbale
 9. Ordine dei lavori
 10. SWIFT (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
 11. Registrazione dei nominativi dei passeggeri (Passenger Name Record – PNR) (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
 12. Divieto delle tecnologie di estrazione mineraria che prevedono l’uso del cianuro (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale
 13. Turno di votazioni
  13.1. Cooperazione amministrativa e lotta contro le frodi nel settore dell’IVA (rifusione) (A7-0061/2010, José Manuel García-Margallo y Marfil)
  13.2. Sistema comune di imposta sul valore aggiunto in relazione alle norme di fatturazione (A7-0065/2010, David Casa)
  13.3. Richiesta di revoca dell’immunità parlamentare di Miloslav Ransdorf (A7-0107/2010, Francesco Enrico Speroni)
  13.4. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Corte di giustizia
  13.5. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Corte dei conti
  13.6. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Mediatore europeo
  13.7. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Garante europeo della protezione dei dati
  13.8. Discarico 2008: Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea
  13.9. Discarico 2008: Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale – Cedefop
  13.10. Discarico 2008: Agenzia comunitaria di controllo della pesca
  13.11. Discarico 2008: Agenzia europea per la ricostruzione
  13.12. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza aerea
  13.13. Discarico 2008: Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie
  13.14. Discarico 2008: Agenzia europea delle sostanze chimiche
  13.15. Discarico 2008: Agenzia europea dell’ambiente
  13.16. Discarico 2008: Autorità europea per la sicurezza alimentare
  13.17. Discarico 2008: Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze
  13.18. Discarico 2008: Agenzia europea per i medicinali
  13.19. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza marittima
  13.20. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione
  13.21. Discarico 2008: Agenzia ferroviaria europea
  13.22. Discarico 2008: Fondazione europea per la formazione professionale
  13.23. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro
  13.24. Discarico 2008: Agenzia di approvvigionamento dell’Euratom
  13.25. Discarico 2008: Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro
  13.26. Discarico 2008: Eurojust
  13.27. Discarico 2008: Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali
  13.28. Discarico 2008: FRONTEX
  13.29. Discarico 2008: Autorità di vigilanza del GNSS europeo
  13.30. Discarico 2008: Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell’energia da fusione
  13.31. Discarico 2008: impresa comune SESAR
  13.32. Attrezzature a pressione trasportabili (A7-0101/2010, Brian Simpson)
  13.33. Diritti per le misure di sicurezza dell’aviazione (A7-0035/2010, Jörg Leichtfried)
  13.34. Orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (rifusione) (A7-0030/2010, Brian Simpson)
  13.35. Disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione, per quanto concerne la semplificazione di taluni requisiti e di talune disposizioni relative alla gestione finanziaria (A7-0055/2010, Evgeni Kirilov)
  13.36. Ripercussioni dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure interistituzionali in corso (B7-0221/2010)
  13.37. Potere di delega legislativa (A7-0110/2010, József Szájer)
  13.38. Obiettivi strategici e raccomandazioni per la politica dell’Unione europea dei trasporti marittimi fino al 2018 (A7-0114/2010, Peter van Dalen)
  13.39. Europeana – Le prossime tappe (A7-0028/2010, Helga Trüpel)
  13.40. Valutazione del Piano d’azione per il benessere degli animali 2006-2010 (A7-0053/2010, Marit Paulsen)
  13.41. Agricoltura e cambiamenti climatici (A7-0060/2010, Stéphane Le Foll)
  13.42. Agricoltura in zone caratterizzate da svantaggi naturali: una valutazione specifica (A7-0056/2010, Herbert Dorfmann)
  13.43. Una nuova agenda digitale per l’Europa; 2015.eu (A7-0066/2010, Pilar del Castillo Vera)
  13.44. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, sezione III, Commissione
  13.45. Discarico 2008: 7°, 8°, 9° e 10° Fondo europeo di sviluppo
  13.46. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Parlamento europeo
  13.47. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Comitato economico e sociale
  13.48. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE Comitato delle regioni
  13.49. Discarico 2008: prestazioni, gestione finanziaria e controllo delle agenzie dell’UE
  13.50. Discarico 2008: Accademia europea di polizia
  13.51. Strategia dell’Unione europea per le relazioni con l’America latina (A7-0111/2010, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra)
  13.52. Vertice EU-Canada (B7-0233/2010)
  13.53. SWIFT (B7-0243/2010)
  13.54. Registrazione dei nominativi dei passeggeri (Passenger Name Record – PNR) (B7-0244/2010)
  13.55. Divieto delle tecnologie di estrazione mineraria che prevedono l’uso del cianuro
 14. Dichiarazioni di voto
 15. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 16. Dichiarazioni della Presidenza
 17. Revisione dei trattati – Misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo – Decisione di non convocare la Convenzione per la revisione dei trattati relativamente alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo (discussione)
 18. Preparazione del vertice dei capi di Stato e di governo dell'area dell'euro del 7 maggio 2010 (discussione)
 19. Europa 2020 - Una nuova strategia europea per la crescita e l'occupazione (discussione)
 20. Accordo di adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (discussione)
 21. Veicoli elettrici (discussione)
 22. Interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica
 23. Regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico (discussione)
 24. Comunicazione della Commissione "Lotta contro il cancro: un partenariato europeo" (discussione)
 25. Uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio (discussione)
 26. Protezione degli interessi finanziari delle Comunità – lotta antifrode – relazione annuale 2008 (discussione)
 27. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 28. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
1. Ripresa della sessione
Video degli interventi
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  Presidente – Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta il 22 aprile 2010.

Il processo verbale della seduta del 22 aprile è stato distribuito.

Vi sono osservazioni?

(Il Parlamento approva il processo verbale della seduta precedente)

 

2. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
Video degli interventi

3. Comunicazioni della Presidenza: vedasi processo verbale
Video degli interventi
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  Presidente. – Desidero informarvi della presenza in Aula durante questa tornata di alcuni tecnici del suono dotati di una speciale strumentazione. Questi tecnici registreranno le discussioni e le votazioni per offrire un panorama a 360 gradi dei lavori parlamentari.

Il filmato sarà proiettato quale parte di una mostra permanente sull’attività del Parlamento in un modello interattivo dell’Aula presso il nuovo Centro visitatori di Bruxelles. Mi è stato assicurato che i tecnici saranno estremamente discreti e che non arrecheranno alcun disturbo al nostro lavoro. Grazie per la comprensione.

 

4. Composizione delle commissioni: vedasi processo verbale
Video degli interventi

5. Presentazione di documenti: vedasi processo verbale

6. Interrogazioni orali e dichiarazioni scritte (presentazione): vedasi processo verbale

7. Trasmissione di testi di accordo da parte del Consiglio: vedasi processo verbale

8. Seguito dato alle posizioni e risoluzioni del Parlamento: vedasi processo verbale

9. Ordine dei lavori
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  Presidente. – La versione definitiva del progetto di ordine del giorno, elaborata nell’ultima riunione dalla Conferenza dei presidenti, ai sensi degli articoli 140 e 155 del regolamento, è stata distribuita. Con il consenso dei gruppi politici, propongo i seguenti emendamenti all’ordine del giorno della plenaria di questa settimana:

Per quanto riguarda mercoledì 5 maggio 2010:

In primo luogo, la discussione congiunta sulle due relazioni dell’onorevole Méndez de Vigo relative alla composizione del Parlamento sarà affrontata come primo punto.

In secondo luogo, un nuovo punto dal titolo “Preparazione del vertice dei capi di Stato e di governo dell’area dell’euro del 7 maggio 2010”, senza votazione, è stato aggiunto all’ordine del giorno. Sarà dibattuto come secondo punto e ci sarà una sola tornata d’interventi da parte dei gruppi politici e nessuna procedura catch the eye.

In terzo luogo, il titolo “Normalizzazione dei veicoli elettrici” è stato modificato in “Veicoli elettrici”.

In quarto luogo, la relazione dell’onorevole Prodi, della quale era prevista oggi una breve presentazione, è stata spostata al Tempo delle interrogazioni del 6 maggio 2010 per una votazione immediata.

Per quanto riguarda giovedì 6 maggio 2010:

In primo luogo, la votazione sulla relazione dell’onorevole Moreira relativa alla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio in tema di assistenza finanziaria macro-economica all’Ucraina è stata aggiornata alla seconda tornata di maggio.

In secondo luogo, la votazione sulla proposta di risoluzione sul progetto di regolamento della Commissione relativo alle linee guida per l’istituzione di un meccanismo di compensazione fra amministratori del sistema di trasmissione e a un approccio comune alle tariffe di trasmissione dell’elettricità è stata ritirata dall’ordine del giorno.

Vi sono osservazioni?

(Il Parlamento approva gli emendamenti)

(L’ordine dei lavori viene approvato con tali emendamenti)

 

10. SWIFT (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale

11. Registrazione dei nominativi dei passeggeri (Passenger Name Record – PNR) (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale

12. Divieto delle tecnologie di estrazione mineraria che prevedono l’uso del cianuro (proposte di risoluzione presentate): vedasi processo verbale

13. Turno di votazioni
Video degli interventi
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  Presidente. –L’ordine del giorno reca la votazione.

(Per i risultati della votazione e ulteriori dettagli: vedasi processo verbale)

Ho ricevuto una proposta di modifica per la votazione odierna; a seguito dell’incontro di ieri fra il presidente Buzek e il primo ministro Zapatero si è deciso di avviare immediatamente un dialogo ai massimi livelli istituzionali su alcuni aspetti procedurali relativi al discarico del Consiglio. Pertanto la Presidenza propone l’aggiornamento della votazione su questo tema alla prossima tornata.

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, sono al corrente dell’incontro fra il presidente Buzek e il primo ministro Zapatero. Suppongo che sulla questione del discarico del Consiglio, i punti di controversia fra noi e il Consiglio siano talmente delicati che risulti opportuno avviare ulteriori negoziati. Oggi siamo chiamati a decidere in merito all’aggiornamento del discarico del Consiglio, questione che ha però gravi implicazioni. Per questo, ne abbiamo discusso ancora una volta questa mattina in seno al nostro gruppo e si è deciso che, se vi è l’opportunità di ottenere risposte soddisfacenti su questioni aperte, il Parlamento dovrebbe cogliere queste possibilità. Si tratterebbe di un gesto di fiducia nei confronti del Consiglio, non solo in merito al discarico, ma anche ad altre questioni. Sosteniamo quindi la proposta.

 
  
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  Bart Staes, a nome del gruppo Verts/ALE. (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato l’intervento dell’onorevole Schulz. In qualità di vicepresidente della commissione per il controllo dei bilanci ho partecipato assieme ad altri parlamentari ai negoziati informali con il Consiglio. La relazione oggetto dell’aggiornamento ha ottenuto una maggioranza di 27 voti in commissione per il controllo dei bilanci, zero voti contrari e nessuna astensione, il che significa che è stata approvata all’unanimità. Abbiamo tenuto due volte negoziati informali con il Consiglio per giungere a un accordo che il Consiglio ha decisamente respinto. Si potrebbe procedere a un eventuale aggiornamento della votazione solamente nel caso in cui il Consiglio dovesse dichiararsi pronto a fornire ora tutti i documenti che gli abbiamo richiesto.

Il secondo problema è di natura legislativa. Ai sensi del regolamento e del regolamento finanziario, il discarico deve essere ottenuto entro il 15 maggio dell’anno n + 2. Stiamo parlando del bilancio 2008, e quindi la scadenza sarebbe il 15 maggio 2010. La prossima seduta plenaria, a parte quella di domani, non si terrà prima del 17 maggio, quindi se non votiamo ora contravveniamo al nostro stesso regolamento finanziario, il che sarebbe a mio avviso indice di pessima gestione.

 
  
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  Ryszard Czarnecki, relatore. (PL) Signor Presidente, è il mio sesto anno di Parlamento europeo e sebbene non voglia impartire lezioni a nessuno, su un tema tanto fondamentale, è buona educazione ascoltare anche l’opinione del relatore. Vorrei ricordare a tutti che il nostro Parlamento ha già accordato discarico al Consiglio per l’anno 2007 nel corso di questa legislatura, non più tardi del novembre dell’anno scorso. E’ quindi corretto affermare che ancora una volta il Consiglio non ha prodotto la corretta documentazione.

Personalmente, sono sconcertato dal constatare che, per preparare l’esecuzione del bilancio 2008, abbiamo ricevuto i documenti del 2007, quindi in assoluto contrasto con quelle che erano le nostre aspettative e richieste. Sono conosciuto per la mia abitudine a cercare un compromesso e vorrei dare al Consiglio un’ulteriore opportunità, l’ultima, affinché predisponga tutta la documentazione necessaria e rinunci all’infelice gentlemen’s agreement del 1970, che di fatto non ci consente, secondo il Consiglio, di quel supervisionare l’istituzione.

Sono pertanto favorevole a posporre, eccezionalmente, la votazione per concedere al Consiglio qualche settimana in più – due o sei – e poi, come ha giustamente detto l’onorevole Staes, si dovrà immediatamente procedere alla votazione, al più tardi in giugno.

 
  
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la votazione.

(Per i risultati della votazione e ulteriori dettagli: vedasi processo verbale)

 

13.1. Cooperazione amministrativa e lotta contro le frodi nel settore dell’IVA (rifusione) (A7-0061/2010, José Manuel García-Margallo y Marfil)

13.2. Sistema comune di imposta sul valore aggiunto in relazione alle norme di fatturazione (A7-0065/2010, David Casa)

13.3. Richiesta di revoca dell’immunità parlamentare di Miloslav Ransdorf (A7-0107/2010, Francesco Enrico Speroni)

13.4. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Corte di giustizia

13.5. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Corte dei conti

13.6. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Mediatore europeo

13.7. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Garante europeo della protezione dei dati

13.8. Discarico 2008: Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea

13.9. Discarico 2008: Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale – Cedefop

13.10. Discarico 2008: Agenzia comunitaria di controllo della pesca

13.11. Discarico 2008: Agenzia europea per la ricostruzione

13.12. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza aerea

13.13. Discarico 2008: Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie

13.14. Discarico 2008: Agenzia europea delle sostanze chimiche

13.15. Discarico 2008: Agenzia europea dell’ambiente

13.16. Discarico 2008: Autorità europea per la sicurezza alimentare

13.17. Discarico 2008: Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze

13.18. Discarico 2008: Agenzia europea per i medicinali

13.19. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza marittima

13.20. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione

13.21. Discarico 2008: Agenzia ferroviaria europea

13.22. Discarico 2008: Fondazione europea per la formazione professionale

13.23. Discarico 2008: Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro

13.24. Discarico 2008: Agenzia di approvvigionamento dell’Euratom

13.25. Discarico 2008: Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro

13.26. Discarico 2008: Eurojust

13.27. Discarico 2008: Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali

13.28. Discarico 2008: FRONTEX

13.29. Discarico 2008: Autorità di vigilanza del GNSS europeo

13.30. Discarico 2008: Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell’energia da fusione

13.31. Discarico 2008: impresa comune SESAR

13.32. Attrezzature a pressione trasportabili (A7-0101/2010, Brian Simpson)

13.33. Diritti per le misure di sicurezza dell’aviazione (A7-0035/2010, Jörg Leichtfried)

13.34. Orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (rifusione) (A7-0030/2010, Brian Simpson)

13.35. Disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione, per quanto concerne la semplificazione di taluni requisiti e di talune disposizioni relative alla gestione finanziaria (A7-0055/2010, Evgeni Kirilov)

13.36. Ripercussioni dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure interistituzionali in corso (B7-0221/2010)
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  Takis Hadjigeorgiou (GUE/NGL).(EL) Solo pochi minuti per spiegare il ritiro del nostro emendamento: lo abbiamo ritirato nell’assoluta e ferma convinzione che la Conferenza dei presidenti, che esaminerà la questione, terrà in seria considerazione lo spirito e la formulazione del nostro emendamento.

Ricordo a questo Parlamento che nel nostro emendamento esortiamo la Commissione a prendere in considerazione la modifica al regolamento sugli scambi commerciali diretti fra l’Europa e le parti di Cipro che non ricadono sotto il controllo della Repubblica di Cipro.

 

13.37. Potere di delega legislativa (A7-0110/2010, József Szájer)

13.38. Obiettivi strategici e raccomandazioni per la politica dell’Unione europea dei trasporti marittimi fino al 2018 (A7-0114/2010, Peter van Dalen)

13.39. Europeana – Le prossime tappe (A7-0028/2010, Helga Trüpel)

13.40. Valutazione del Piano d’azione per il benessere degli animali 2006-2010 (A7-0053/2010, Marit Paulsen)

13.41. Agricoltura e cambiamenti climatici (A7-0060/2010, Stéphane Le Foll)

13.42. Agricoltura in zone caratterizzate da svantaggi naturali: una valutazione specifica (A7-0056/2010, Herbert Dorfmann)

13.43. Una nuova agenda digitale per l’Europa; 2015.eu (A7-0066/2010, Pilar del Castillo Vera)

13.44. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, sezione III, Commissione
 

- Prima della votazione:

 
  
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  Ingeborg Gräßle (PPE).(DE) Signor Presidente, chiedo una correzione di natura tecnica. Al paragrafo 248, si dovrebbe aggiungere “reattori 1-4” dopo la frase “della centrale nucleare di Kozloduy”.

 
  
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  Presidente. – Controlleremo queste richieste per onore di precisione.

 
  
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  Bogusław Liberadzki, relatore. (EN) Signor Presidente, non sono riuscito a raggiungere Strasburgo e quindi la ringrazio a nome dei colleghi che hanno contribuito alla discussione. Mi compiaccio che fosse presente anche una rappresentanza del Consiglio perché la procedura di discarico non riguarda solo le istituzioni ma anche gli Stati membri che il Consiglio rappresenta.

Il fulcro della mia relazione è una serie di proposte miranti a ridurre il tasso di errore, a individuare i problemi e a migliorare la coerenza delle informazioni ricevute dalla Commissione e dalla Corte dei conti, per individuare e affrontate i reali problemi di spesa in futuro. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona è giunto il momento di rivedere interamente la procedura di discarico.

La mia relazione invita a un dibattito a più alto livello che coinvolga le istituzioni europee e naturalmente gli Stati membri, responsabili della gestione di circa l’80 per cento della spesa. Benché la mia relazione riguardi il discarico 2008, contiene molte questioni di stretta attualità: tutti ci auguriamo che la Grecia superi i problemi del passato. La parte relativa alla Turchia ha attirato l’attenzione e, anche se dobbiamo usare i fondi di pre-adesione in modo più efficace, consentitemi di rilevare che non intendiamo modificare la natura delle relazioni dell’UE con la Turchia.

Tutti i miglioramenti evidenziati sono essenziali e le attuali difficoltà finanziarie impongono che ogni euro venga usato saggiamente e porti vantaggi ai cittadini dei vari paesi, compresi gli stanziamenti dei Fondi strutturali e di coesione.

Sarò lieto di lavorare con la Commissione e la Corte dei conti nelle prossime settimane per tradurre in realtà il mio invito all’azione e sarò altrettanto lieto di riferire in Parlamento in merito alla loro attuazione nei prossimi mesi.

 

13.45. Discarico 2008: 7°, 8°, 9° e 10° Fondo europeo di sviluppo

13.46. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Parlamento europeo
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  Edit Herczog, a nome del gruppo S&D.(EN) Signor Presidente, desideriamo presentare un emendamento orale alla prima parte dell’emendamento in esame.

Il testo sarebbe il seguente: “è del parere che, in un sistema efficace ed efficiente di corporate governance, sia necessario prestare la debita attenzione al ruolo dei dirigenti; ritiene che i direttori generali, i direttori e i capi unità debbano essere selezionati in base al merito, tenendo conto delle questioni delle pari opportunità e dell’equilibrio geografico”.

L’emendamento orale chiede quindi l’inserimento della frase ”tenendo conto delle questioni delle pari opportunità e dell’equilibrio geografico” dopo la parola “merito”.

 
  
 

(L’emendamento orale viene accolto)

 
  
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  Alexander Graf Lambsdorff (ALDE).(DE) Signor Presidente, per chiarezza posso chiederle se abbiamo votato l’emendamento n. 6 con o senza l’emendamento orale?

 
  
 

(L’emendamento orale viene accolto)

 

13.47. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE, Comitato economico e sociale

13.48. Discarico 2008: bilancio generale dell’UE Comitato delle regioni

13.49. Discarico 2008: prestazioni, gestione finanziaria e controllo delle agenzie dell’UE

13.50. Discarico 2008: Accademia europea di polizia

13.51. Strategia dell’Unione europea per le relazioni con l’America latina (A7-0111/2010, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra)
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  Inés Ayala Sender (S&D).(ES) Signor Presidente, mi sembra che non abbiamo votato sul discarico del Comitato economico e sociale. Forse sbaglio, ma mi pare che siamo passati direttamente al Comitato delle regioni.

 

13.52. Vertice EU-Canada (B7-0233/2010)

13.53. SWIFT (B7-0243/2010)
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  Jan Philipp Albrecht, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, desidero sottolineare che l’emendamento al paragrafo 8 presentato dal gruppo GUE/NGL e dal gruppo Verts/ALE ha lo stesso testo della risoluzione del settembre 2009. E’ esattamente la stessa posizione e non credo sia necessario modificarla prima dei negoziati su SWIFT.

 
  
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  Jeanine Hennis-Plasschaert, autore. (EN) Signor Presidente, volevo solo informare gli onorevoli colleghi che non abbiamo cambiato posizione, ma è stata inserita nell’intero testo della risoluzione; l’emendamento proposto è quindi superfluo.

 
  
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  Rui Tavares (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, penso solo sia importante…

(Mormorii)

Gradirei non essere disturbato dai parlamentari dell’estrema destra. Credo che anch’essi desiderino essere informati su questo tema ovvero se si debbano o meno trasferire masse di dati verso gli Stati Uniti; questo è il punto sollevato nell’emendamento 8. E’ opportuno sapere se siamo favorevoli o contrari a tale posizione.

 
  
 

(L’emendamento orale viene accolto)

 

13.54. Registrazione dei nominativi dei passeggeri (Passenger Name Record – PNR) (B7-0244/2010)

13.55. Divieto delle tecnologie di estrazione mineraria che prevedono l’uso del cianuro

14. Dichiarazioni di voto
 

Dichiarazioni di voto

 
  
  

Relazione García-Margallo y Marfil (A7-0061/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Sostengo la posizione adottata dal relatore del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) sulla questione, nonché la proposta della Commissione relativa alla lotta contro la frode fiscale nell’Unione europea. Ritengo che la proposta possa migliorare la cooperazione amministrativa in materia di transazioni intracomunitarie per il calcolo dell’imposta sul valore aggiunto e per il controllo della sua corretta applicazione.

Resta da vedere se la proposta della Commissione di estendere la rete Eurocanet e di istituire una nuova struttura, Eurofisc, che opererebbe su base volontaria ma senza potere giuridico, migliorerò il successo della lotta contro la frode fiscale a livello comunitario.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Disciplinata dal regolamento (CE) n. 1798/2003 del Consiglio, la cooperazione amministrativa europea in materia di IVA richiede un miglioramento, in particolare in termini di contrasto all’evasione fiscale. La relazione elaborata dall’onorevole García-Margallo y Marfil accoglie questa impostazione sostenendo le proposte della Commissione europea finalizzate a facilitare lo scambio di dati fra Stati membri. Ho votato a favore della relazione perché introduce alcuni sostanziali miglioramenti al testo della Commissione, in particolare in materia di protezione dei dati personali.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Nell’ambito della procedura di consultazione del Parlamento europeo, ho votato a favore della relazione del mio eccellente collega spagnolo, l’onorevole García-Margallo y Marfil, sulla proposta di regolamento del Consiglio di relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto. La frode in campo IVA viene spesso organizzata a livello transfrontaliero ed è perciò indispensabile che l’UE e i suoi Stati membri si coordinino meglio per combattere le frodi all’IVA, in particolare, e contro la frode fiscale in generale. Mi compiaccio che la proposta della Commissione getti le basi giuridiche per l’istituzione di una struttura congiunta, Eurofisc, che renderà possibile lo scambio mirato, celere e multilaterale di informazioni per permettere agli Stati membri di reagire adeguatamente e in modo coordinato contro qualsiasi nuova forma di frode emergente, facendo riferimento a un’analisi del rischio organizzata e congiunta. Condivido le preoccupazioni del relatore in merito alla protezione e al necessario rispetto dei dati personali, che devono essere usati unicamente allo scopo di prevenire e contrastare i reati fiscali.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto (LT) Mi sono espresso a favore della relazione perché credo sia necessario rafforzare le disposizioni in materia di lotta contro la frode. La frode a fini di evasione fiscale ha gravi conseguenze sui bilanci nazionali, lede il principio della giustizia fiscale e può provocare distorsioni della concorrenza, con ripercussioni anche sul funzionamento del mercato interno. Le attuali disposizioni non garantiscono un’efficace cooperazione fra Stati membri, sebbene la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto sia spesso transnazionale e pertanto gli Stati membri sono chiamati a cooperare per prevenirla. E’ incoraggiante notare che la nuova versione del regolamento potenzierà la banca dati comunitaria dei contribuenti IVA e delle loro operazioni, permettendo in questo modo agli Stati membri di accedere alle informazioni, di migliorare la cooperazione amministrativa e di combattere più efficacemente le frodi all’IVA.

 
  
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  George Sabin Cutaş (S&D), per iscritto (RO) Ho votato a favore di una strategia europea in materia di lotta contro la frode fiscale e l’evasione dell’IVA. Ritengo che a livello europeo si debba istituire un meccanismo di lotta contro la frode in quanto l’entità del fenomeno mette in luce l’impossibilità di gestire esclusivamente a livello nazionale le misure volte a fronteggiare il problema.

L’Associazione internazionale IVA stima perdite d’imposta sul valore aggiunto che si aggirano fra i 60 e i 100 miliardi di euro all’anno nell’Unione europea. Per questo sollecito una stretta cooperazione fra le autorità amministrative degli Stati membri e la Commissione europea al fine di evitare le deleterie conseguenze della frode fiscale sui bilanci nazionali nonché sui meccanismi della concorrenza.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La cooperazione amministrativa fra gli Stati membri nella lotta contro la frode e la criminalità finanziaria è estremamente importante per motivi di equità e giustizia e per l’enorme impatto di tale forma di criminalità sulla situazione economica di un paese. Innumerevoli sono i casi di frode all’IVA ed è pertanto essenziale disporre di un quadro giuridico che preveda misure forti per giungere a una sostanziale riduzione del numero di casi di frode.

E’ auspicabile maggiore cooperazione fra i governi centrali, tramite lo scambio di informazioni, senza trascurare il rispetto della privacy, nonché disporre di banche dati complete e di funzionari debitamente formati a individuare e trattare casi simili. Gli Stati membri devono attuare al più presto i provvedimenti adottati dall’Unione europea, al fine di istituire un sistema più trasparente in grado di consentire una lotta efficace contro la frode fiscale.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto (PT) Le distorsioni causate dalla frode ai danni dell’’imposta sul valore aggiunto (IVA) incidono sull’equilibrio generale del sistema delle risorse proprie, che deve essere equo e trasparente per garantire il buon funzionamento dell’Unione europea. Dal momento che le autorità pubbliche sono costrette a compensare le perdite di entrate che ne derivano, l’aumento delle frodi comporta una maggiore pressione fiscale per le imprese che ottemperano agli obblighi fiscali. Benché non siano state condotte indagini in tutti gli Stati membri in merito all’entità della frode e dell’evasione dell’IVA, l’Associazione internazionale IVA quantifica le perdite di gettito potenziali dovute alla frode dell’IVA in un importo compreso tra 60 e 100 miliardi di euro l’anno in tutta l’Unione europea. E’ auspicabile una maggiore cooperazione fra amministrazioni centrali, tramite condivisione di informazioni nel rispetto della privacy. Gli Stati membri devono attuare le misure varate dall’Unione europea al più presto, in modo da istituire un sistema più trasparente che possa combattere efficacemente la frode fiscale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La lotta alla frode fiscale, specificamente nell’ambito dell’IVA, dovrebbe rappresentare una priorità per l’Unione europea; a questo scopo, in tutti gli Stati membri viene sostenuta una politica trasversale di lotta alla frode, segnatamente mediante scambio di informazioni. E’ particolarmente significativo che la frode sia una delle cause principali di reato in seno all’Unione europea, poiché causa concorrenza sleale e squilibri di mercato.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto. (ET) Ho votato a favore della proposta di regolamento del Consiglio relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia di imposta sul valore aggiunto perché questo atto giuridico consentirà agli Stati membri di lottare congiuntamente e più efficacemente contro l’evasione fiscale transfrontaliera. L’evasione fiscale ha gravi ripercussioni sui bilanci degli Stati membri, lede il principio di giustizia fiscale e può provocare distorsioni delle condizioni di concorrenza. Benché le misure di lotta contro l’evasione fiscale rientrino sostanzialmente fra le competenze degli Stati membri, ritengo che l’adozione di provvedimenti di lotta contro l’evasione fiscale nel mondo globalizzato odierno debba costituire una priorità anche per l’Unione europea.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − La proposta della Commissione offre agli Stati membri mezzi per lottare efficacemente contro la frode all’IVA transfrontaliera, integrando e modificando il regolamento attuale, creando una base giuridica per una cooperazione mirata, al fine di combattere la frode, ovverossia EUROFISC. La frode fiscale ha gravi ripercussioni sui bilanci nazionali, lede il principio della giustizia fiscale e può provocare distorsioni delle condizioni di concorrenza. Non dobbiamo inoltre dimenticare che le autorità pubbliche sono costrette a compensare le perdite di entrate che ne derivano, attraverso una maggiore pressione fiscale per le imprese che ottemperano agli obblighi tributari. La lotta alla frode fiscale attraverso l'UE deve intervenire per coadiuvare l'azione degli Stati. L'obiettivo della proposta di regolamento non è solo di consentire di accertare correttamente tale imposta, ma anche di verificarne l’applicazione corretta, in particolare sulle transazioni comunitarie, e di lottare contro la frode all’IVA. La proposta introduce in generale una serie di miglioramenti per lo scambio di informazioni, definendo meglio i casi in cui gli Stati membri possono condurre un’indagine amministrativa, e precisando le misure per rimediare al rifiuto di effettuare un’indagine.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, mi compiaccio che l'incidenza finanziaria stimata delle irregolarità, per quanto accertato, è diminuita, passando da 1 024 milioni di euro nel 2007 a 783,2 milioni di euro nel 2008 (il calo ha interessato tutti i settori, ad eccezione delle spese dirette e dei Fondi di preadesione). Appoggio con convinzione il lavoro svolto dalla Commissione e mi permetto d'evidenziare come la lotta contro la frode e la corruzione sia un preciso dovere delle istituzioni europee e di tutti gli Stati membri.

Vista la particolare situazione economica che affligge l'intera Europa, concordo sulla necessità di salvaguardare gli interessi finanziari dell'Unione e di contrastare la criminalità organizzata che, stando agli indicatori nazionali, sta rafforzando la sua capacità di collusione all'interno delle istituzioni proprio attraverso le frodi al bilancio comunitario.

Considero, quindi, indispensabile istituire uno strumento giuridico efficace per migliorare la cooperazione amministrativa contro le pratiche fiscali dannose e consentire un buon funzionamento del mercato interno. In tal senso, appoggio la proposta di direttiva del Consiglio, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale, insistendo sull'importanza di ampliare la responsabilità degli Stati membri a partire dalla qualità delle informazioni inserite nelle banche dati.

 
  
  

Relazione Casa (A7-0065/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) La proposta della Commissione di semplificare, modernizzare e armonizzare le norme in materia di IVA prevede alcuni miglioramenti, in particolare in merito alle disposizioni che consentono alle piccole e medie imprese di ricorrere a fatture semplificate, nonché la garanzia di accettazione da parte delle autorità fiscali delle fatture elettroniche al pari di quelle convenzionali. La proposta del relatore di riconoscere alle autorità fiscali la possibilità di imporre obblighi formali supplementari, ad esempio numeri progressivi, per l’emissione di fatture IVA semplificare, rappresenta una semplice misura di sicurezza che non intacca i miglioramenti introdotti dalla Commissione.

Per quanto riguarda il sistema comune d'imposta sul valore aggiunto e le norme in materia di fatturazione, la Commissione deve fornire assistenza tecnica agli Stati membri che hanno più bisogno di aggiornare la propria amministrazione elettronica attraverso il programma Fiscalis 2013 o tramite il ricorso ai Fondi strutturali. Ritengo che il relatore abbia introdotto emendamenti che vanno a migliorare la proposta della Commissione e per questo ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione Casa sulle norme di fatturazione in materia IVA. Sull’argomento, una direttiva del 2001 del Consiglio aveva introdotto norme comuni a livello europeo per semplificare, modernizzare e armonizzare le norme in materia di fatturazione dell’IVA. sussistono Permangono tuttavia disparità fra i vari Stati membri, segnatamente in merito alla fatturazione elettronica, che costituiscono un freno alla diffusione di questo tipo di fatturazione, nonostante sia elemento di semplificazione. La maggiore armonizzazione delle modalità proposta dalla Commissione europea e sostenuta dal relatore è pertanto un’ottima notizia per tutte le aziende europee che potranno ricorrere più facilmente alla fattura elettronica e riducendo in tal modo gli oneri amministrativi.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Nel quadro della procedura di consultazione del Parlamento europeo, ho votato a favore della relazione del mio ottimo college maltese, onorevole Casa, sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda le norme di fatturazione. Risultava essenziale eliminare gli oneri amministrativi legati alla fatturazione. Le opportunità storicamente concesse agli Stati membri in quest’ambito si riferiscono a modalità disparate, in particolare nel campo della fatturazione elettronica, modalità che peraltro costituiscono un ostacolo al buon funzionamento delle imprese sul mercato interno – soprattutto quelle che ricorrono alle nuove tecnologie di smaterializzazione – in un momento in cui inutili oneri amministrativi rallentano la crescita economica. Sono a favore di tutte le misure di semplificazione proposte nella relazione, soprattutto se rivolte alle PMI, quali l’abolizione dell’obbligo di essere in possesso di una fattura che adempier alle formalità dei 27 Stati membri; la conferma che le fatture elettroniche ed elettroniche hanno pari valore, e il divieto per gli Stati membri in cui l’imposta è dovuta di prescrivere che determinate fatture siano tradotte nelle loro lingue ufficiali.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Sono lieto che questa relazione sia stata approvata, da molti punti di vista, ma, in veste di relatore e autore di una serie di emendamenti chiave, vorrei toccare due aspetti essenziali miranti a una specifica riduzione degli oneri amministrativi per le imprese.

In primo luogo, gli Stati membri dovrebbero applicare obbligatoriamente il sistema di contabilità basato su entrate e pagamenti (cash accounting) per le PMI (definite a livello comunitario come imprese con un giro d’affari inferiore a 2 milioni di euro), incentivo che sarà ben accolto dagli imprenditori. La proposta viene introdotta in un momento in cui le imprese si trovano nella situazione di pagare l’IVA su una fattura al momento dell’emissione, mentre il relativo pagamento (della fattura e dell’IVA) può avvenire anche mesi dopo, o mai. In ogni caso, il principio fondamentale rimane quello che la detrazione dell’IVA è indissolubilmente legata al suo pagamento.

In secondo luogo, le fatture cartacee ed elettroniche hanno pari valore; le fatture spedite via mail sostituiranno probabilmente le attuali fatture cartacee, agevolando non solo l’emissione e la spedizione della fattura, ma anche la sua gestione e archiviazione.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Mi complimento con il relatore e collega David Casa per l'importante lavoro fin qui svolto. Il mio gruppo parlamentare è da sempre impegnato a sostegno delle piccole e medie imprese, che sono il vero motore economico europeo e che noi politici abbiamo il compito di rilanciare.

Sostengo in particolare la possibilità, proposta dalla Commissione, di concedere al fornitore/prestatore il pagamento dell'IVA solo al momento dell'avvenuta retribuzione relativa alla cessione/prestazione. Condivido, inoltre il principio relativo alla possibilità di equiparare le fatture elettroniche a quelle cartacee. Una serie di provvedimenti, dunque, che rientrano - a mio giudizio - in un più ampio processo di semplificazione burocratica, utile a supportare le imprese europee, specialmente in un periodo economicamente così critico.

Auspico, pertanto, che tali provvedimenti siano adottati al più presto in un più ampio quadro di sostegno alle piccole e medie imprese che necessitano di operare in un contesto economico e fiscale più agevole.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) Grazie alla mia relazione sulle norme di fatturazione dell’IVA, è stato introdotto obbligatoriamente in tutti gli Stati membri il sistema di contabilità basato su entrate e pagamenti (cash accounting), lasciando alle PMI la facoltà di decidere se impiegarlo o meno. La relazione ha anche portato alla riduzione degli oneri superflui per le imprese che rientrano nei casi previsti dalla proposta della Commissione. La relazione ha quindi conseguito con successo i suoi obiettivi e ho votato a favore della sua adozione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Una maggiore integrazione del mercato interno e una riduzione dei costi ingiustificati per le imprese attraverso un processo di semplificazione e di eliminazione delle barriere amministrative sono obiettivi da tenere in considerazione nell’elaborazione delle norme comunitarie.

Questa direttiva, volta all’istituzione di un sistema comune di fatturazione in materia IVA, risulta essenziale per conseguire questi obiettivi. In particolare, ritengo che il metodo di fatturazione tradizionale debba essere sostituito dalla fatturazione elettronica, più rapida e meno onerosa per le aziende e per i privati, a condizione che si rispetti il principio della trasparenza.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La direttiva in esame mira a istituire un sistema comune di fatturazione dell’IVA tramite un esercizio di semplificazione e di riduzione degli oneri amministrativi; questi elementi sono essenziali per conseguire una maggiore integrazione del mercato interno e limitare costi ingiustificati per le imprese. Ritengo che questa direttiva costituisca un passo avanti positivo per garantire chiarezza e certezza legale al soggetto passivo e alle amministrazioni, fornendo al contempo un ulteriore strumento per combattere la frode fiscale in materia di imposta sul valore aggiunto.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Un sistema comune di imposta sul valore aggiunto (IVA) per quanto attiene alle modalità di fatturazione è essenziale per la semplificazione, l’aggiornamento e l’armonizzazione delle modalità di fatturazione dell’IVA. Questo nuovo sistema consente un notevole risparmio alle imprese, importantissimo risultato nell’attuale contesto di crisi. L’approvazione della relazione in oggetto costituisce un ulteriore progresso nella lotta contro la frode e l’evasione fiscale.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto. (ET) In quanto liberale, ho votato a favore della direttiva che modifica le modalità di fatturazione perché ritengo che il metodo in uso oggi, come indicato nella direttiva IVA, non abbia interamente ottenuto il suo scopo, ovvero semplificare, modernizzare e armonizzare l’imposta sul valore aggiunto nelle fatture. Penso che le nuove modalità alleggeriranno l’onore burocratico a carico dell’imprenditore e incentiveranno l’uso di modalità di redazione ed emissione uguali nei vari Stati membri; nessun’altra soluzione sarebbe più adeguata, anche in considerazione del mercato aperto e della libera circolazione dei servizi

 
  
  

Relazione Czarnecki (A7-0079/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Sulla base delle raccomandazioni contenute nella relazione del collega polacco, onorevole Czarnecki, ho votato a favore della concessione del discarico al cancelliere della Corte di giustizia per l’esecuzione del bilancio della Corte di giustizia per l’esercizio 2008. Sostengo il suggerimento della Corte dei conti europea, secondo la quale la Corte di giustizia dovrebbe fissare procedure di appalto più rigorose e sono lieto di notare il buon funzionamento di quest’ultima. Non comprendo tuttavia la sua riluttanza a pubblicare le dichiarazioni di interesse finanziario dei suoi membri e concordo con la richiesta del Parlamento europeo di introdurre senza indugio tale prassi.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La relazione in esame fornisce un’analisi esaustiva della situazione relativa al bilancio della Corte di giustizia delle comunità europee, segnalando importanti questioni che devono essere riviste con urgenza, come la necessità di migliorare le procedure d’appalto per consentire ai servizi ordinatori di organizzare meglio le procedure di gara e di controllare la conformità agli obblighi regolamentari. Mi compiaccio che la Corte di giustizia abbia adottato la prassi di includere nella sua relazione di attività un capitolo che indica il seguito dato nel corso dell’anno alle decisioni del Parlamento sul discarico precedente e alle relazioni della Corte dei conti.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sulla Corte di giustizia.

 
  
  

Relazione Czarnecki (A7-0097/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Sulla base delle raccomandazioni contenute nella relazione del collega polacco, onorevole Czarnecki, ho votato a favore della concessione del discarico al Segretario generale della Corte dei conti per l’esecuzione del bilancio della Corte per l’esercizio 2008. Come molti altri colleghi in quest’Assemblea, mi rallegro del buon funzionamento della Corte e della sua corretta gestione finanziaria. Mi rammarico invece che le dichiarazioni di interesse finanziario dei membri della Corte, che questi trasmettono al loro presidente in conformità al codice etico della Corte, non siano pubblicate o quantomeno comunicate ai membri della commissione per il controllo dei bilanci.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Noto con soddisfazione che un’impresa esterna, la PricewaterhouseCoopers, ha certificato il bilancio della Corte dei conti concludendo che “non vi sono elementi a noi noti che ci inducano a ritenere che per tutti gli aspetti significativi e sulla base dei criteri (individuati), a) le risorse assegnate alla Corte non siano state utilizzate per le finalità previste, e b) le procedure di controllo in essere non forniscano le necessarie garanzie per assicurare il rispetto nelle operazioni finanziarie delle norme e dei regolamenti applicabili”. Accolgo infine con favore l’inclusione di un capitolo sul seguito dato nel corso dell’anno alle decisioni del Parlamento sul discarico precedente.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) In qualità di principale organo responsabile per la certificazione del bilancio delle istituzioni europee, la Corte dei conti deve essere soggetta a propria volta al medesimo controllo. E’ evidente che la certificazione condotta da un’impresa esterna, la PricewaterhouseCoopers, si è dimostrata estremamente positiva, così come è risultata positiva anche la relazione dei revisori interni; la maggior parte delle raccomandazioni era stata accolta ed anticipata nel quadro di diversi piani d’azione.

 
  
  

Relazione Czarnecki (A7-0070/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Sulla base delle raccomandazioni contenute nella relazione del collega polacco, onorevole Czarnecki, ho votato a favore della concessione del discarico al Mediatore europeo per l’esecuzione del bilancio per l’esercizio 2008. Plaudo alla decisione del Mediatore, Nikiforos Diamandouros, di pubblicare la propria dichiarazione annuale d’interesse finanziario e inserirla nel proprio sito web.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti ha indicato nella sua relazione annuale che l’audit non ha dato luogo a osservazioni significative per quanto riguarda il Mediatore. Ha rilevato, tuttavia, aspetti relativi alle procedure per gli appalti pubblici che possono essere ulteriormente migliorati. Mi unisco al relatore nel compiacimento per la decisione del Mediatore di pubblicare la propria dichiarazione annuale d’interesse finanziario e di renderla disponibile su Internet e concordo sull’esortare il Mediatore europeo a includere nella sua prossima relazione di attività (relativa all’esercizio 2009) un capitolo con un resoconto dettagliato del seguito dato nel corso dell’anno alle decisioni del Parlamento sul discarico precedente.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. E’ per tale ragione che ho votato a favore della relazione del Mediatore europeo.

 
  
  

Relazione Czarnecki (A7-0098/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Sulla base delle raccomandazioni contenute nella relazione del collega polacco, onorevole Czarnecki, ho votato a favore della concessione del discarico al Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) per l’esecuzione del bilancio per l’esercizio 2008. Mi compiaccio della pubblicazione annuale delle dichiarazioni d’interesse finanziario dei membri eletti dell’istituzione (Garante e Garante aggiunto).

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Mi unisco al relatore nell’apprezzamento per gli sforzi compiuti nel consolidamento della gestione delle risorse finanziarie e delle risorse umane, nonché per i miglioramenti di funzionalità ed efficienza delle funzioni di controllo interno ottenuti nel 2008. Mi compiaccio, altresì, della pubblicazione annuale delle dichiarazioni d’interesse finanziario dei membri eletti dell’istituzione, che contengono informazioni pertinenti sui posti o le attività remunerati e sulle attività professionali dichiarabili. E’ un elemento fondamentale per far sì che i cittadini acquistino fiducia nei funzionari pubblici. Concordo con il relatore nell’esortare il Garante europeo della protezione dei dati a includere nella sua prossima relazione di attività (relativa all’esercizio 2009) un capitolo con un resoconto dettagliato del seguito dato nel corso dell’anno alle decisioni del Parlamento sul discarico precedente.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. E’ per tale ragione che ho votato a favore della relazione del Garante europeo della protezione dei dati.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0071/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Sulla base delle raccomandazioni contenute nella relazione della mia brillante collega ed amica, onorevole Mathieu, ho votato a favore della concessione del discarico al direttore del Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea per l’esecuzione del bilancio del Centro per l’esercizio 2008. Non mi spiego per quale ragione tale struttura accumuli eccedenze di bilancio apparentemente inutili, come ad esempio un disavanzo di quasi 27 milioni di euro nel 2008 e saldi di cassa al 31 dicembre dello stesso anno pari a quasi 50 milioni di euro. Sono sorpreso che il conflitto relativo alle pensioni non sia ancora stato risolto.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti indica di aver ottenuto la garanzia ragionevole che i conti annuali del Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Per quanto attiene alle attività sviluppate dal Centro, la Corte dei conti ha rilevato una mancanza di precisione nelle previsioni relative alle domande di traduzione ricevute, fattore che ha portato all’accumulo di eccedenze di bilancio, contrario al regolamento (CE) n. 2965/94. Tale situazione dovrà, pertanto, essere corretta. Mi unisco alla relatrice nel deplorare che non sia stata ancora trovata una soluzione al conflitto che oppone il Centro alla Commissione riguardo alla quota contributiva datoriale per le pensioni del personale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. E’ per tale ragione che ho votato a favore della relazione del Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0091/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti ha dichiarato nella propria relazione che i conti annuali del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale relativi all’esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Questo significa che il Centro ha compiuto enormi progressi in materia di procedura d’inventario intesa a individuare, registrare e capitalizzare le attività, in materia di documentazione delle procedure di controllo interne nonché per quanto riguarda le procedure di gare d’appalto pubbliche. Si è verificata, invece, un’assenza di progressi nel settore dell’amministrazione del personale, poiché gli obiettivi per i dipendenti e gli indicatori di performance non erano né incentrati sui risultati né misurabili. Mi unisco alla relatrice nel congratularmi con il Centro per l’intenzione di introdurre nel 2010 un sistema sperimentale di registrazione del tempo dedicato ad un determinato progetto da ciascun membro del personale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. E’ per tale ragione che ho votato a favore della relazione del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0105/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti ha dichiarato nella propria relazione che i conti annuali dell’Agenzia comunitaria di controllo della pesca per l’esercizio 2008 sono affidabili e le relative operazioni legittime e regolari. Mi preoccupa l’osservazione della Corte dei conti secondo cui l’Agenzia non elabora programmi di lavoro pluriennali, elemento essenziale per un’efficace gestione finanziaria e una chiara definizione dei propri obiettivi. Bisogna pertanto congratularsi con il suo consiglio di amministrazione per la decisione di iniziare a elaborare tale tipo di documento. Questa programmazione sarà essenziale per migliorare la gestione finanziaria e di bilancio dell’Agenzia, che, nonostante sia stata approvata dalla Corte dei conti, presenta ancora delle carenze, che è necessario colmare. Al pari della relatrice, ritengo importante l’introduzione di meccanismi efficaci per la gestione del tempo di lavoro dei funzionari, con un’indicazione rigorosa del numero di ore dedicate a ciascun progetto.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia comunitaria di controllo della pesca.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0072/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Sulla base delle raccomandazioni contenute nella relazione della mia brillante collega ed amica, onorevole Mathieu, ho votato a favore della concessione del discarico al direttore dell’Agenzia europea per la ricostruzione sull’esecuzione del bilancio dell’Agenzia per l’esercizio 2008. Ritengo che sarebbe utile che, a seguito del protocollo di accordo tra la Commissione e l’Agenzia europea per la ricostruzione di dicembre 2008 – che prevede alcune vendite di transazione dopo il 31 dicembre 2008 e, in particolare, che l’attivo restante dell’Agenzia divenga proprietà della Commissione – l’Agenzia presenti una relazione dettagliata sulle vendite di transazione per quanto attiene sia agli aspetti sociali che a quelli finanziari. Sostengo le richieste di chiarimento relative ai finanziamenti per il Kosovo, perché sono in gioco la credibilità dell’Unione e di questa giovane nazione che aspira, un giorno, a divenire un suo membro.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Devo sottolineare che la Corte dei conti ha rilevato che nessuna delle condizioni formali richieste per la concessione di una sovvenzione diretta pari a 1 399 132 euro (ossia lo 0,31 per cento del bilancio operativo disponibile) a un’organizzazione internazionale è stata rispettata. Al pari della relatrice, mi rammarico che sia stata posta fine all’esistenza dell’Agenzia europea per la ricostruzione, che operava in maniera efficiente, e che la gestione delle risorse finanziarie sia stata trasferita alle delegazioni. Sollecito una relazione della Commissione da cui risulti in quale misura si sia proceduto a un aumento del personale nelle delegazioni per assumere i compiti dell’Agenzia e invito la Commissione a chiarire in maniera esaustiva e dettagliata se sia stato fornito un sostegno di bilancio a partire dai fondi trasferiti dall’Agenzia alle delegazioni.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea per la ricostruzione.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0068/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti ha dichiarato nella propria relazione che i conti annuali dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea relativi all’esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Si sono registrati progressi rispetto agli esercizi precedenti e uno sforzo verso l’attuazione delle misure suggerite in passato, da parte sia della Corte sia del Servizio di audit interno. Come segnala la relatrice, tuttavia, è necessario rafforzare i meccanismi di definizione degli obiettivi dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea, in modo che sia più facile valutarne la realizzazione, e introdurre una nuova metodologia di gestione del personale, dalla selezione alla valutazione della performance.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea per la sicurezza aerea.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0104/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti indica di aver ottenuto la garanzia ragionevole che i conti annuali del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Bisogna rilevare che il Centro ha consolidato le sue funzioni in materia di sanità pubblica, migliorato le capacità dei suoi programmi riguardanti malattie specifiche, ulteriormente sviluppato i partenariati e migliorato le sue strutture gestionali. Mi rammarico tuttavia del fatto che il Centro non abbia ancora adempiuto del tutto all’obbligo di trasmettere all’autorità di discarico una relazione elaborata dal suo direttore che riassuma il numero di audit interni condotti dal controllore interno.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. E’ per tale ragione che ho votato a favore della relazione del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0089/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti indica di aver ottenuto la garanzia ragionevole che i conti annuali dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. L’Agenzia svolge un ruolo che la Commissione non è in grado di assumersi, rispetta pienamente le priorità strategiche dell’Unione e le sue attività sono complementari a quelle di altre agenzie. Si noti che la Corte dei conti constata ritardi nelle attività operative imputabili alle difficoltà riscontrate nella messa in produzione del sistema informatico e alla mancanza di personale qualificato.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea delle sostanze chimiche.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0092/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti indica di aver ricevuto la garanzia ragionevole che i conti annuali dell’Agenzia europea dell’ambiente per l’esercizio 2008 siano affidabili e che le relative operazioni siano legittime e regolari. Mi congratulo con l’Agenzia per il carattere estremamente positivo delle principali conclusioni figuranti nella valutazione esterna delle agenzie decentralizzate dell’UE commissionata dalla Commissione nel 2009. Mi congratulo in particolare con l’Agenzia per aver messo a punto un efficace sistema di gestione articolato per attività, un programma di lavoro pluriennale, una tabella di marcia equilibrata munita di indicatori nonché un sistema di controllo integrato della gestione che contribuiscono a rendere efficiente la gestione dell’agenzia.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea dell’ambiente.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0086/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti, nella propria relazione, definisce i conti annuali dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare per l’esercizio 2008 affidabili e le relative operazioni legittime e regolari. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (AESA) ha raggiunto un elevato livello di esecuzione del bilancio in termini sia di stanziamenti di impegno sia di stanziamenti di pagamento: rispettivamente 97 per cento e 95 per cento. Si osservi, tuttavia, che alcune mancanze segnalate in precedenza dalla Corte dei conti stanno diventando ricorrenti, soprattutto per quanto attiene stanziamenti riportati all’anno seguente e all’annullamento degli impegni per attività operative riportate dall’esercizio precedente. Tale situazione non è conforme al principio dell’annualità del bilancio e rivela carenze nella programmazione, nonché nel monitoraggio delle scadenze contrattuali stabilite e nel bilancio, che dovranno essere superate. E’ comunque estremamente positivo che negli ultimi anni l’Agenzia sia riuscita a migliorare in modo sostanziale e consistente i propri indicatori di realizzazione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0067/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti indica di aver ottenuto la garanzia ragionevole che i conti annuali dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze per l’esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Al pari della relatrice, ritengo che l’Osservatorio dovrebbe stabilire esplicitamente i propri obiettivi nel proprio programma di lavoro annuale, per permettere di valutarne la realizzazione con maggiore facilità. Il programma dovrebbe comprendere altresì procedure per la gestione delle risorse umane, in modo da renderla più efficace, ad esempio introducendo obiettivi temporali per i propri funzionari nell’ambito della programmazione e della definizione del tempo medio da dedicare a ciascun progetto.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0078/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti indica di aver ottenuto la garanzia ragionevole che i conti dell’Agenzia europea per i medicinali sono affidabili e le relative operazioni sono legali e regolari. Mi unisco alla relatrice nel congratularmi con l’Agenzia per aver instaurato metodi sofisticati per l’elaborazione del bilancio per attività e la valutazione della soddisfazione degli utenti. L’Agenzia dovrà comunque migliorare la qualità delle procedure di aggiudicazione degli appalti per porre fine alle insufficienze individuate dalla Corte dei conti (ad esempio in materia di applicazione dei metodi di valutazione per quanto riguarda i criteri di prezzo e in materia di giustificazioni indispensabili per la scelta delle procedure).

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea per i medicinali.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0081/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. La Corte dei conti indica di aver ottenuto la garanzia ragionevole che i conti dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. L’Agenzia, tuttavia, ha mancato di presentare un programma di lavoro pluriennale e il suo programma di lavoro annuale non è legato al suo bilancio di impegni. L’Agenzia sta tuttavia ultimando una strategia quinquennale e sviluppando indicatori chiave di prestazioni, che dovranno essere presentati al Parlamento per essere esaminati. La relazione denuncia, inoltre, che le procedure di formazione del bilancio non sono state sufficientemente rigorose e hanno portato a un elevato numero di storni di bilancio e a un alto livello di cancellazioni di stanziamenti di pagamento, il che indica carenze di pianificazione e controllo. Alcuni di questi problemi, ad ogni modo, potrebbero esser stati casi isolati legati al trasloco dell’Agenzia negli uffici definitivi.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea per la sicurezza marittima.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0087/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella sua relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto la dichiarazione che i conti annuali dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione relativi all’esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Ciononostante rileva carenze nelle procedure d’appalto, specie per quanto riguarda la sottovalutazione dei bilanci di contratti quadro, che in ultima analisi ostacola la concorrenza leale, carenze alle quali occorre porre rimedio. Considerata l’importanza delle reti di comunicazione elettronica, dovremmo congratularci con l’Agenzia per il miglioramento apportato alla capacità di recupero delle reti di comunicazione elettronica europee e per aver mantenuto e sviluppato la cooperazione con gli Stati membri.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0084/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella sua relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto la dichiarazione che i conti annuali dell’Agenzia ferroviaria europea per l’esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Rileva tuttavia carenze nella definizione degli obiettivi e l’assenza di indicatori di performance, nonché carenze nelle procedure d’appalto. Alla luce dell’approfondita verifica sull’operato degli enti pubblici, l’Agenzia deve adottare misure adeguate a risolvere tali problemi. Mi congratulo con l’Agenzia per aver attuato 32 delle 36 raccomandazioni formulate dal Servizio di audit interno a partire dal 2006; almeno quattro raccomandazioni sono in corso, una è considerata “essenziale” e tre “molto importanti”. Invito pertanto l’Agenzia ad adottare applicare taluni sistemi di controllo interno per quanto riguarda le firme, la separazione delle funzioni e degli incarichi, i posti sensibili e la delegazione dei poteri, come previsto dalle raccomandazioni.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, possiamo dire che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia ferroviaria europea.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0083/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella sua relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto la dichiarazione che i conti annuali della Fondazione europea per la formazione professionale relativi all’esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Rileva peraltro varie irregolarità e scarsa trasparenza nelle procedure di selezione del personale, ragione per cui l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha aperto un’inchiesta. Va peraltro notato che la Fondazione ha dichiarato di aver intrapreso una revisione approfondita delle proprie procedure di assunzione, in risposta alle constatazioni della Corte dei conti, sebbene non ne siamo stati informati. Va infine sottolineato che nella sua attività di sostegno alla Commissione nel 2008, la Fondazione ha ottenuto un tasso di soddisfazione di quest'ultima istituzione pari al 97 per cento.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sulla Fondazione europea per la formazione professionale.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0069/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella propria relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto una garanzia ragionevole che i conti annuali dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro relativi all’esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Va ricordato che l’Agenzia ha considerevolmente migliorato la sua gestione finanziaria nel corso degli ultimi tre anni e dovrebbe continuare a impegnarsi per garantire la massima qualità per quanto riguarda la programmazione, l’esecuzione e il controllo di bilancio. Permangono, ciononostante, delle irregolarità, specie in merito alle procedure di gara d’appalto, alle quali occorre trovare una soluzione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli enti competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0076/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella propria relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto una garanzia ragionevole che i conti annuali dell'Agenzia di approvvigionamento dell'Euratom relativi all'esercizio 2008 e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Desidero far notare che nel 2008 l'Agenzia non ha ricevuto alcuna sovvenzione per il finanziamento delle sue attività operative e la Commissione si è fatta carico di tutte le spese sostenute nell'ambito dell'esecuzione del bilancio relativo all'esercizio 2008. Gli impegni riportati dall'esercizio 2007 sono stati inoltre coperti per la parte inutilizzata delle sovvenzioni per l'esercizio 2007. In assenza di un bilancio autonomo, l'Agenzia è di fatto integrata nella Commissione, questione che può sollevare la questione relativa alla struttura e all'autonomia, che potrà essere esaminata in futuro.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull'Agenzia di approvvigionamento dell'Euratom.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0088/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Dopo aver riscontrato carenze nelle procedure di assunzione e in quelle d'appalto relative all'anno precedente, nella propria relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto una garanzia ragionevole che i conti annuali della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro relativi all'esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Tale sviluppo segna un positivo miglioramento nella gestione dei conti e dei sistemi di controllo interno della Fondazione. Considerata la rilevanza di questa agenzia, mi auguro che prosegua l'impegno verso una migliore disciplina di bilancio e che l'organico, incluso gli agenti contrattuali, figuri in maniera trasparente nella relazione d'attività.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sulla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0093/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nonostante la Corte dei conti dichiari di aver ottenuto una garanzia ragionevole che i conti annuali dell'Unità europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust) per l'esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari, mi preoccupano le dichiarazioni del relatore, secondo il quale “le carenze di misurazione del grado di soddisfazione degli utenti e la mancanza di coordinamento tra il bilancio e il programma di lavoro rendono difficile la valutazione delle prestazioni di Eurojust”. La Corte dei conti ha inoltre constatato che nel 2008 Eurojust aveva un problema di riporto degli stanziamenti, anche se pare che l'importo sia inferiore rispetto all'esercizio precedente ed è necessario prendere iniziative intese a evitare che tale situazione si riproduca in futuro. Condivido la preoccupazione espressa dal relatore per il fatto che non è stata data attuazione completa a nessuna delle 26 raccomandazioni formulate dal servizio di audit interno.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi a esse assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione su Eurojust.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0090/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Mi congratulo con l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per l'impegno volto a porre rimedio alle lacune precedentemente identificate sia dalla Corte dei conti che dal servizio di controllo interno. Sottolineo in particolare l'adozione di misure tese a migliorare la valutazione della performance che dovranno essere affiancate da ulteriori interventi.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0085/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella propria relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto una garanzia ragionevole che i conti annuali dell'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (FRONTEX) relativi all'esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Nel corso degli ultimi tre anni, il bilancio dell'agenzia ha registrato un consistente aumento, pari al 69 per cento nell'esercizio 2008. La Corte dei conti ha tuttavia riscontrato numerose deficienze, segnatamente un livello elevato di riporti e di annullamenti (il 49 per cento, quasi il 69 e il 55 per cento degli stanziamenti disponibili per gli esercizi 2008, 2007 e 2006, rispettivamente, non è stato speso); taluni impegni giuridici sono stati contratti prima degli impegni di bilancio corrispondenti; e procedure di assunzione che si discostano dalla norma, specie in quanto a trasparenza e al carattere non discriminatorio delle procedure medesime.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a rigorosi controlli da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e perseguono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0073/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Esprimo la mia preoccupazione nel vedere che − come afferma il relatore − l'Autorità di vigilanza del GNSS ha deciso di presentare i risultati della sua attività senza prendere in considerazione il fatto che la gestione dei programmi di navigazione satellitare Galileo ed EGNOS sarebbe cessata una volta completato il trasferimento degli attivi e dei fondi alla Commissione, previsto per la fine del primo trimestre 2008. Mi rammarico che la Corte dei conti abbia espresso delle riserve nella sua dichiarazione relativa all'affidabilità dei conti annuali per l'esercizio 2008 e alla legittimità e regolarità delle relative operazioni.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull'Autorità di vigilanza del GNSS europeo.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0094/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella propria relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto garanzia ragionevole dell’affidabilità dei conti annuali dell'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione relativi all'esercizio 2008, nonché della legittimità e della regolarità delle operazioni sottostanti. La Corte dei conti ha constatato che il conto di risultato presentava un’eccedenza di 57 600 000 euro, pari al 38 per cento delle entrate, e una parte di tale eccedenza è stata riportata all'esercizio 2009. Tale eccedenza potrebbe essere dovuta al fatto che l'Impresa comune si trovava nella fase di avviamento e non aveva completato nel corso dell'esercizio 2008 l'instaurazione di un sistema di controllo interno e di informazione finanziaria.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0077/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano ai cittadini del proprio operato, riferendo in maniera obiettiva e rigorosa sull’utilizzo dei fondi pubblici di cui dispongono. Nella propria relazione, la Corte dei conti indica di aver ottenuto una garanzia ragionevole che i conti annuali dell'Impresa comune per la realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo (SESAR) relativi all'esercizio 2008 sono affidabili e che le relative operazioni sono legittime e regolari. Come il relatore, tuttavia, non posso esimermi dal rilevare che il bilancio definitivo adottato nell'aprile 2008 dal consiglio di amministrazione dell'impresa comune si è rivelato particolarmente irrealistico, come dimostrato dai tassi di esecuzione degli stanziamenti d'impegno e di pagamento che hanno rispettivamente raggiunto l'1 per cento e il 17 per cento. Sottolineo inoltre che in alcuni casi il controllo delle operazioni non si è svolto correttamente e non sono stati messi in atto controlli interni adeguati per i contratti e gli appalti. Ritengo indispensabile che nel corso del prossimo esercizio finanziario SESAR adotti misure adeguate per risolvere i problemi individuati.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio generale dell’Unione europea devono essere soggette a un rigoroso controllo da parte della Corte dei conti e di tutti gli organi competenti, al fine di accertare se i fondi comunitari vengono utilizzati in maniera appropriata, se queste istituzioni conseguono gli obiettivi prefissati e se vi siano eventuali sprechi di risorse. In generale, salvo poche eccezioni, a giudicare dagli audit già effettuati, si può affermare che le istituzioni in questione utilizzano i fondi a loro disposizione in modo corretto e raggiungono gli obiettivi assegnati. Ho espresso pertanto voto favorevole alla relazione sull'Impresa comune.

 
  
  

Relazione Simpson (A7-0101/2010)

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di attrezzature a pressione trasportabili, che abrogherebbe la direttiva vigente e altre direttive correlate. Alcune disposizioni tecniche della direttiva vigente sono in conflitto con norme internazionali relative al trasporto di merci pericolose; occorre pertanto eliminare le incoerenze e armonizzare i requisiti tecnici alle norme internazionali.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il trasporto delle attrezzature a pressione, come le cisterne, i recipienti e le bombole, è attualmente disciplinato dalla direttiva 1999/36/CE che stabilisce i requisiti di sicurezza per il trasporto su strada e per ferrovia. Essa stabilisce inoltre norme comuni per la progettazione, la fabbricazione e i successivi controlli di tali attrezzature.

Queste disposizioni sono tuttavia in conflitto con norme internazionali relative al trasporto delle merci pericolose e la Commissione ha pertanto presentato una proposta di direttiva rivista. La proposta non comporta modifiche sostanziali del quadro regolamentare vigente per quanto riguarda il campo di applicazione e le disposizioni principali. Il suo scopo precipuo è di eliminare le incoerenze di cui si è detto, armonizzando i requisiti tecnici alle norme internazionali sul trasporto delle merci pericolose.

Concordo pertanto con il relatore quando sostiene che, in attesa di una soluzione orizzontale fra le istituzioni per quanto riguarda la formulazione delle nuove disposizioni di comitatologia, questo dossier dovrebbe essere chiuso il più rapidamente possibile con un accordo in prima lettura.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il trasporto delle attrezzature a pressione, come le cisterne, i recipienti e le bombole, è attualmente disciplinato dalla direttiva 1999/36/CE, che ne garantisce la libera circolazione all’interno della Comunità, ivi compresa l’immissione sul mercato, stabilendo norme comuni per la progettazione, la fabbricazione e i successivi controlli. Alcune disposizioni tecniche della direttiva vigente sono tuttavia in conflitto con norme internazionali relative al trasporto delle merci pericolose. La Commissione ha perciò presentato una proposta di direttiva rivista, che abrogherebbe la direttiva vigente in materia di attrezzature a pressione trasportabili e alcune altre direttive correlate. Tali ragioni motivano il mio voto favorevole a questa risoluzione, che invita questa commissione ad approvare la relazione senza aggiungervi altri emendamenti e a conferire al relatore il mandato ad avviare i negoziati con il Consiglio su questa base.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La crescente preoccupazione per le questioni relative all’ambiente e alla sua tutela ci spingono a prestare particolare attenzione alle norme di sicurezza concernenti il trasporto di attrezzature a pressione. Lo scopo di questa direttiva è di rafforzare la sicurezza e garantire la libera circolazione di tali attrezzature all’interno della Comunità, stabilendo norme chiare, trasparenti e obbligatorie per il trasporto sicuro delle attrezzature a pressione in tutti gli Stati membri e fissando procedure standard valide in tutta l’Unione europea.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (RO) Lo scopo precipuo di questa direttiva è di eliminare le incoerenze contenute nella legislazione vigente, armonizzando i requisiti tecnici alle norme internazionali sul trasporto delle merci pericolose. Essa punta inoltre a semplificare e snellire alcune disposizioni, in particolare quelle relative alle procedure di valutazione della conformità. La proposta incorpora disposizioni relative alle attrezzature per le operazioni di trasporto nel mercato interno, allo scopo di stabilire un quadro generale per la commercializzazione dei prodotti nel mercato unico europeo.

Ho espresso voto favorevole a questa relazione, ritenendo che, una volta approvata, garantirà un livello elevato di sicurezza per le attrezzature a pressione trasportabili e i loro utenti. La sua corretta attuazione da parte degli Stati membri assicurerà inoltre una migliore tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini europei.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Simpson sulle attrezzature a pressione trasportabili, seppure il nostro emendamento non sia stato accolto.

 
  
  

Relazione Leichtfried (A7-0035/2010)

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − La sicurezza negli aeroporti e la trasparenza degli addebiti a carico dei consumatori, per aumentarne gli standard e il livello: questi i temi affrontati dalla "Proposta di direttiva del Parlamento europeo concernente i diritti per le misure di sicurezza dell'aviazione".

Gli attuali sistemi di copertura dei costi inerenti la sicurezza dell’aviazione, disciplinati a livello nazionale, non sono sempre chiari per gli utenti finali, che spesso non vengono neppure consultati prima della determinazione di diritti o della modifica di un sistema di spettanze a loro carico. La relazione, tra le altre proposte, suggerisce l'inclusione delle associazioni per la tutela dei passeggeri e dei consumatori nella discussione tra l’organismo di gestione della sicurezza e le compagnie aeree, per poter così assicurare la correttezza della configurazione dei costi delle misure di sicurezza e raffrontarli con il prezzo del biglietto aereo pagato dall´utente finale.

Accolgo con favore un altro punto della relazione: la richiesta di rispetto della direttiva per i soli aeroporti degli Stati membri che impongono, de facto, diritti per le misure di sicurezza, e non in quelli dove invece misure di questo genere non sono state prese . Per queste ragioni, voto a favore della relazione.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Gli eventi delle ultime settimane hanno evidenziato come la sicurezza negli aeroporti sia una responsabilità essenziale per gli Stati membri, per la quale occorre adottare ogni genere di misura precauzionale. Ciascuno Stato membro determina le procedure per il finanziamento e l’attuazione delle misure di sicurezza dell’aviazione. E’ fondamentale che la direttiva stabilisca una serie di principi e procedure basilari applicabili all’ente che detiene la responsabilità per la sicurezza e alle compagnie aeree. Sebbene i requisiti giuridici dei regolamenti aeroportuali siano molto diversi nei vari Stati membri, è necessario in ogni caso che il gestore aeroportuale fornisca ai vettori aerei le informazioni necessarie affinché la procedura di consultazione tra aeroporti e vettori aerei risulti sensata. A tale scopo, la direttiva stabilisce quali informazioni devono essere fornite regolarmente da parte del gestore aeroportuale; i vettori invece devono rendere note le previsioni di traffico, l’utilizzo dei propri aeromobili, nonché gli specifici requisiti attuali e futuri presso le sedi aeroportuali, al fine di consentire al gestore di impiegare il proprio capitale e la propria capacità in maniera ottimale.

 
  
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  Ole Christensen, Dan Jørgensen, Christel Schaldemose e Britta Thomsen (S&D), per iscritto. (DA) Il gruppo dei Socialisti e Democratici danesi al Parlamento europeo si è astenuto dalla votazione su questa proposta, poiché ritiene, innanzi tutto, che si tratti di una legislazione superflua, dal momento che le norme necessarie in questo settore vengono già applicate. Siamo dell’opinione che non spetti all’Unione europea imporre agli Stati membri costi aggiuntivi per la sicurezza negli aeroporti: il finanziamento dei diritti per le misure di sicurezza dovrebbe essere affidato esclusivamente ai singoli Stati membri.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho espresso voto favorevole in merito alla relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i diritti per le misure di sicurezza dell’aviazione. Questa proposta è estremamente importante in un’ottica di affermazione e protezione dei diritti dei consumatori e dei passeggeri, poiché stabilisce una serie di principi che i gestori aeroportuali devono rispettare nella determinazione dei diritti per le misure di sicurezza. Questi principi sono: non discriminazione, consultazione e ricorso, trasparenza e aderenza dei diritti ai costi, nonché l’istituzione di un’autorità di vigilanza.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La Commissione europea ha presentato una proposta che mira a fissare una serie di principi che i gestori aeroportuali saranno tenuti a rispettare nella determinazione dei diritti per le misure di sicurezza (non discriminazione, consultazione e ricorso, trasparenza e aderenza dei diritti ai costi), nonché a istituire un’autorità di vigilanza.

La principale questione riguarda il finanziamento delle misure di sicurezza più severe di cui si prevede l’applicazione. Il Parlamento europeo ha più volte chiesto invano una disciplina del finanziamento dei diritti per le misure di sicurezza. Il relatore giustamente sostiene che i costi per l’applicazione di misure più severe non dovrebbero ricadere unicamente sui passeggeri, attraverso l’esternalizzazione, bensì essere finanziati dagli Stati membri, dal momento che a essi compete la responsabilità della sicurezza negli aeroporti. Ritengo che non si investa mai troppo nella sicurezza dei passeggeri e degli aeroporti, come dimostrano i recenti attentati terroristici contro l’aviazione civile, fortunatamente sventati.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il Parlamento europeo ha chiesto più volte e invano maggiore trasparenza nella disciplina del finanziamento dei diritti per le misure di sicurezza, come pure l’aderenza tra le tasse e i diritti per la sicurezza e i loro effettivi scopi. Il Parlamento ritiene che siano gli Stati membri a dover pagare per l’attuazione di misure più severe. Il fallito attentato terroristico di alcune settimane dimostra ancora una volta che la sicurezza aeroportuale rientra tra le responsabilità degli Stati e che lo scopo delle misure di sicurezza già esistenti o di nuova concezione è di prevenire gli atti di terrorismo. Nel corso del dibattito non si è tuttavia tenuto conto del fatto che in ultima analisi i costi delle misure ricadono sui passeggeri. Concordo con le modifiche introdotte da questa risoluzione, che permetterà di evitare inutili procedure parallele e costi amministrativi.

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto. (EN) E’ necessario garantire che i diritti per le misure di sicurezza aeroportuale siano trasparenti, oggettivi e fondati su criteri chiari che rispecchiano i costi effettivi. Eventuali nuovi oneri per il trasporto aereo dovrebbero tenere conto dell’importanza che gli scali aeroportuali assumono nell’ottica di sviluppo delle regioni, soprattutto per le aree fortemente legate all’attività turistica, come pure quelle penalizzate da condizioni geografiche o naturali, come le regioni esterne e le isole. Passeggeri e autorità locali dovrebbero essere informati tempestivamente rispetto al metodo e alle basi adottate per il calcolo dei diritti e si dovrebbe istituire una procedura per le consultazioni tra autorità aeroportuali e parti interessate o autorità locali, ogniqualvolta si renda necessario rivedere tali diritti. Un’autorità di vigilanza indipendente dovrebbe inoltre avere riferimenti chiari e precisi, specie per quanto riguarda l’eventuale autorità di applicare misure sanzionatorie.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) E’ inaccettabile che gli Stati membri non garantiscano il finanziamento delle misure per la sicurezza aeroportuale non previste dalla legislazione comunitaria, e che scarichino i costi sui vettori aerei i quali, a loro volta, li fanno pagare ai passeggeri. Sarebbe stato necessario spingersi oltre il regolamento del 2008 e approvare una legislazione che evitasse ai passeggeri di pagare questi costi aggiuntivi, che spesso si rivelano del tutto svincolati dai diritti per le misure di sicurezza. Per queste ragioni ho appoggiato la relazione presentata dal collega austriaco, l’onorevole Leichtfried, che garantisce maggiore trasparenza a cittadini e compagnie aeree, e al contempo impone agli Stati membri di provvedere al finanziamento pubblico delle misure di sicurezza che vanno al di là dei requisiti europei, dal momento che rientra nell’ambito della sicurezza nazionale di ciascuno Stato. Qualora la Commissione presentasse una proposta per includere i body scanner tra le misure comunitarie, esonerando quindi gli Stati membri dal relativo finanziamento, sosterrò ancora una volta il collega e voterò contro la proposta.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La crescente attenzione alla sicurezza negli aeroporti ha comportato un graduale aumento dei costi, che è ricaduto sulle spalle dei passeggeri. I costi aggiuntivi legati a misure di sicurezza più severe devono essere coperti dagli Stati membri, dal momento che mirano a prevenire atti terroristici; ciononostante sono ancora i passeggeri a pagare questi diritti. Abbiamo votato a favore della relazione perché siamo contrarti a questa situazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) I costi di un’azione che deve essere intrapresa dallo Stato, come nel caso del mantenimento della sicurezza pubblica, non può essere semplicemente scaricato su altri; occorre decidere quali costi possono ragionevolmente essere coperti dai passeggeri, in ragione delle norme sempre più severe in materia di antiterrorismo. Per evitare il proliferare incontrollato di body scanner e altre misure analoghe, l’unica soluzione è che siano gli Stati stessi ad assumersi la responsabilità finanziaria delle misure di sicurezza più severe prescritte, e che siano in grado di prendere decisioni a riguardo. Gli unici a trarre vantaggio da questo atteggiamento isterico nei confronti del terrorismo e dalla corsa alle migliori attrezzature disponibili saranno le aziende americane nel settore dell’innovazione. Per queste ragioni, accolgo con favore la proposta in oggetto.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione. Per noi è importante che i gruppi PPE e ALDE (RCV) abbiano respinto l’obiettivo di porre in relazione i costi per operazioni di screening di sicurezza e scanning con i servizi liberalizzati di gestione a terra e di un equo trattamento intermodale del finanziamento per le misure di sicurezza.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Il Parlamento ha più volte invitato la Commissione a disciplinare il finanziamento delle misure di sicurezza per l’aviazione, sostenendo la necessità di maggiore trasparenza e di far aderire i diritti e le tasse per le misure di sicurezza alle effettive finalità, nella convinzione che debbano essere gli Stati membri a sostenere i costi per l’attuazione di misure più severe.

La proposta della Commissione non affronta la questione, ma cerca unicamente una nuova valutazione dell’impatto economico tesa a contenere i costi sulla base dei principi di non discriminazione, consultazione e ricorso e trasparenza dei diritti. La relazione propone invece che siano gli Stati membri a finanziare gli eventuali costi aggiuntivi legati all’introduzione di misure più severe. Sottolineo la grande importanza delle misure di sicurezza negli aeroporti e voto a favore dell’iniziativa del Parlamento.

Questa proposta, che interesserebbe tutti gli scali commerciali della Comunità, è intrinsecamente legata ai timori per il diritto all’informazione, alla non discriminazione dei passeggeri e alla protezione dei consumatori. Soltanto con l’armonizzazione delle norme e una definizione chiara delle responsabilità dei vettori aerei e degli Stati membri, rispettivamente, nell’applicazione delle misure di sicurezza si assicurerà maggiore trasparenza e si eviteranno costi inutili.

 
  
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  Artur Zasada (PPE), per iscritto.(PL) Ho appreso con soddisfazione i risultati della votazione odierna. Credo che il lavoro svolto su questo documento ci abbia portato a delineare una posizione chiara e ambiziosa, soprattutto per quanto riguarda il finanziamento. Desidero ribadire ancora una volta che gli attentati terroristici non hanno come obiettivo le compagnie aeree, bensì gli Stati. Spetta allo Stato garantire la sicurezza dei cittadini e quindi anche l’onere di far fronte a questo impegno. L’esito della votazione odierna – 613 voti favorevoli contro 7 – manda un chiaro segnale al Consiglio e dimostra la forte determinazione del Parlamento europeo di affermare l’obbligo per tutti gli Stati membri di sostenere, almeno in parte, i costi legati alla sicurezza del traffico aereo.

 
  
  

Relazione Simpson (A7-0030/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti in quanto mira a costruire e modernizzare le infrastrutture ferroviarie, i porti, i canali navigabili e gli aeroporti. I progetti prioritari previsti includono anche la linea ferroviaria Curtici-Braşov. Accolgo con favore l’istituzione di una commissione che assista la Commissione nell’attuare la presente decisione e nel redigere le linee guida da essa stipulate.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato nettamente a favore del presente testo, sebbene contenga solo modifiche di natura tecnica, perché ci ricorda l’importanza di una rete europea dei trasporti che avvicini i cittadini europei e ne incoraggi la mobilità. Una simile mobilità è essenziale, poiché non possiamo avere una vera Europa senza conoscere i nostri vicini, i loro paesi e la loro cultura. La rete transeuropea dei trasporti contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra grazie all’introduzione di una migliore gestione delle modalità di trasporto e alla promozione della loro interoperabilità.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il testo in esame è una proposta della Commissione che si limita alla mera codificazione degli atti e dei regolamenti esistenti e introduce qualche modifica di minore entità. In linea con la proposta del relatore e alla luce delle garanzie giuridiche e politiche, appoggio l’adozione del testo, incluse le modifiche e le correzioni minori proposte dal Consiglio, così come la chiusura del dossier con un accordo in prima lettura.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) In termini tecnici, la presente è una proposta di codificazione del testo legislativo. Ciononostante la Commissione è stata obbligata a riformularlo dal momento che l’allegato contiene modifiche minori. Ho votato a favore dell’adozione di questi emendamenti.

 
  
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  Elie Hoarau (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Condanno il fatto che le regioni più periferiche non siano sempre parte integrante della rete transeuropea dei trasporti globale, malgrado la loro fondamentale importanza per la coesione economica, sociale e territoriale. E’ inconcepibile che le regioni ultraperiferiche non vengano coinvolte nella pianificazione della rete e non compaiano in diverse cartine della rete transeuropea dei trasporti. Bisogna estendere la rete globale, le autostrade del mare e i progetti prioritari a tutte le regioni ultraperiferiche indiscriminatamente. La politica delle RTE-T dovrebbe integrare anche le industrie di rete e i servizi di interesse economico generale, e non limitarsi solamente ai flussi principali di traffico merci e passeggeri. E’ necessario dare ascolto alla richiesta di pari trattamento per le regioni ultraperiferiche; come possiamo pensare di restare fuori dalle reti transeuropee quando la politica dei trasporti europea è di vitale importanza per l’apertura delle nostre regioni e per la libera circolazione nel mercato interno? Mentre con una mano l’Unione europea svende la nostra produzione di zucchero, banane e rum ad altri paesi in base a trattati commerciali, con l’altra ci esclude dalle rotte commerciali intraeuropee. Questa situazione ci sta strangolando ed è deplorevole.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Durante la sessione plenaria ho votato a favore della relazione sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti. Si tratta di una proposta di natura tecnica, poiché l'effettiva revisione degli orientamenti è ancora in fase di preparazione e sarà pronta verso la fine dell’anno prossimo. Ritengo che rappresenti un’opportunità fondamentale per ribadire l’importanza del ruolo della politica dei trasporti a livello europeo nel contesto attuale, proprio mentre è in corso la discussione sugli obiettivi della strategia Europa 2020. Gli Stati membri in generale e la Romania in particolare – paese che tuttora necessita di investimenti nelle proprie infrastrutture dei trasporti – devono essere consapevoli che l’attuale politica dei trasporti è in fase di ridefinizione per far fronte alle nuove sfide. L’invecchiamento della popolazione e le specifiche esigenze di mobilità degli anziani, la migrazione sociale e i cambiamenti climatici sono solo alcuni dei fattori che impongono la necessità di concepire un’adeguata politica dei trasporti. Al contempo, la definizione in questo periodo della strategia del Danubio offre il contesto ideale per garantire il massimo impiego del trasporto fluviale lungo le vie navigabili interne dell’Unione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Sono anni che lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti è oggetto di emendamenti e ridefinizioni. Per un mercato interno sano, un’efficace rete transeuropea dei trasporti è essenziale e contribuisce a rafforzare la coesione economica e sociale. Il fenomeno del vulcano islandese ci ha dimostrato in modo inequivocabile la necessità di una rete transeuropea dei trasporti: una rete efficace, che possa dare una risposta coordinata ai problemi che emergono in situazioni simili. La presente decisione è importante perché fornisce orientamenti sugli obiettivi, sulle priorità e sulle principali azioni da portare avanti nel campo della rete transeuropea dei trasporti.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’Unione europea ha confermato l’importanza del corridoio Baltico-Adriatico dando la priorità al ramo nord da Gdańsk alla Repubblica ceca e impegnandosi per il progetto del tunnel di base del Brennero. Lo sviluppo della parte sud del corridoio, verso l’Italia, impiegando la Südbahn austriaca, è perfino di maggiore importanza. In particolare lungo questa rete, che trasporta circa metà delle merci e dei passeggeri totali, è necessario neutralizzare una pericolosa situazione a collo di bottiglia. Il sostegno dell’Unione europea al progetto Koralm è essenziale, considerati i colli di bottiglia esistenti in questa regione sulle rotte ferroviarie per il trasporto merci, che, dopotutto, l’Unione europea ha sempre difeso. Con la galleria del Koralm l’Unione europea ha un’occasione unica per spostare il traffico alla rete ferroviaria su una scala che abbiamo cercato di raggiungere per decenni. Lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti può essere cruciale per la competitività europea e gli emendamenti presentati sono solo delle modifiche di natura tecnica; per questi motivi, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della presente relazione sebbene il nostro emendamento non sia stato accolto.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Riguardo le priorità nazionali nel contesto della rete transeuropea dei trasporti (RTE-T), è importante investire non solo nelle ferrovie ma soprattutto nelle autostrade del mare, nell’interoperabilità e nella possibilità di cooperazione tra i vari tipi di trasporto.

Solamente una vera rete di trasporto combinata, supportata da una gestione efficace, sarà in grado di garantire la competitività dell’alternativa marittima. Il trasporto marittimo è essenziale per il mio paese, che gode di un accesso privilegiato alle vie navigabili, e veramente cruciale per le regioni ultraperiferiche e le isole, come ad esempio Madeira. E’ inoltre uno strumento fondamentale per il consolidamento del mercato interno e la coesione territoriale.

La presente relazione gode dell’appoggio non solo del Parlamento ma anche della Commissione e del Consiglio, oltre ad essere prettamente di natura tecnica. La sua adozione in quest’Aula segue la raccomandazione quasi unanime da parte della commissione per i trasporti e il turismo.

In breve, la presente proposta, che ho personalmente sostenuto, non emenda il contenuto del testo delle RTE-T, ma semplicemente aggiunge le cartine dei dodici Stati che sono diventati membri dell’Unione europea nel 2004 e nel 2007. Una revisione degli orientamenti comunitari per lo sviluppo delle RTE-T è ancora in fase di preparazione e sarà pronta solo verso la fine del 2010.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) L’Unione europea possiede 5 milioni di chilometri di strade (dei quali 62 000 chilometri sono autostrade), 215 000 chilometri di ferrovie e 41 000 chilometri di canali navigabili interni. La speranza è che la rete dei collegamenti tra gli Stati membri raddoppi entro il 2020 poiché un’Europa unita è impossibile senza una rete transeuropea dei trasporti (RTE-T) efficace e coordinata. In base al trattato comunitario in materia, gli investimenti nelle RTE-T raggiungeranno i 500 miliardi di euro circa; è quindi importante garantire la cooperazione europea e selezionare con cura i progetti prioritari. Con le RTE-T si intende integrare le reti di trasporto via terra, mare e aria in tutta Europa entro il 2020. L’obiettivo primario è garantire la facile e rapida circolazione di persone e merci tra gli Stati membri. Un’autostrada di standard europeo collega il principale porto lituano Klaipėda con Vilnius, collegata a sua volta a Mosca e all’Oriente tramite una linea ferroviaria. Se vogliamo che il porto rimanga competitivo è necessario modernizzare le infrastrutture attuali ed eliminare la burocrazia. Le ferrovie e i canali navigabili interni dovrebbero essere utilizzati specialmente per i trasporti su lunghe distanze, mentre le strade per coprire distanze brevi. E’ opportuno dedicare maggiore attenzione al transito di merci e al trasporto lungo i canali navigabili interni, trasporto economicamente più vantaggioso, efficiente sul piano energetico, non inquinante e sicuro. L’aspetto più importante rimane comunque la sicurezza e la tutela dei passeggeri. La crisi finanziaria ha inciso anche sulla politica dei trasporti, ma le RTE-T contribuiscono anche alla creazione di posti di lavoro e alla coesione sociale ed economica. La strategia Europa 2020 riconosce l’importanza della politica dei trasporti per l’economia europea e la libera circolazione di persone e merci definisce proprio l’Unione europea. Tutto questo è possibile solamente con RTE-T efficienti.

 
  
  

Relazione Kirilov (A7-0055/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione Kirilov in quanto credo che per affrontare l’attuale crisi si debba trovare il modo di accelerare l’attuazione dei programmi di aiuto, sfruttando così appieno i fondi comunitari rivolti in particolare al sostegno dei cittadini e più specificatamente ai disoccupati. La presente proposta intende apportare modifiche normative per semplificare alcune disposizioni di esecuzione relative alla politica di coesione e per aumentare il prefinanziamento (anticipi) dei programmi del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo sociale europeo (FSE). Le previsioni economiche annunciano per il 2010 una consistente riduzione della crescita nell’UE, pari all’1,1 per cento. In un simile contesto, questa relazione rappresenta una risposta alla crisi finanziaria e alle sue ripercussioni socioeconomiche. La considero pertanto estremamente importante sia per ottenere maggiore trasparenza sia per semplificare le norme che disciplinano la politica di coesione. Il presente contributo influenzerà positivamente la rapidità di realizzazione del programma, in particolare offrendo alle autorità nazionali, regionali e locali una diminuzione della burocrazia e norme più chiare che permetteranno una maggiore flessibilità nell’adattare i programmi alle nuove sfide.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) L’anno scorso la Commissione ha presentato una proposta che emendava il regolamento (CE) n. 1083/2006 sui Fondi strutturali al fine di fornire incentivi finanziari agli Stati membri più duramente colpiti dalla crisi economica. Uno dei provvedimenti presentati dalla Commissione nella sua proposta era la deroga dal principio di cofinanziamento attraverso l’introduzione di un’opzione temporanea, per gli Stati membri con problemi di liquidità, che consentiva di richiedere un rimborso totale per i provvedimenti finanziari ammissibili in virtù del Fondo sociale europeo.

Il Consiglio ha respinto la proposta, ma ha accettato una proroga del termine per il calcolo del disimpegno automatico relativo all'impegno di stanziamenti annuali per quanto concerne il contributo complessivo annuale per il 2007, per permettere un migliore sfruttamento dei fondi per i diversi programmi operativi.

La misura transitoria proposta dal relatore di ricostituire gli stanziamenti per l’esercizio 2007 per i fondi di intervento come parte del Fondo sociale europeo, a seguito dei disimpegni effettuati, è giustificata, considerando che l’entrata in vigore del trattato di Lisbona impedirebbe l’applicazione dell’articolo 93, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 1083/2006 nella sua forma attuale.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE), per iscritto. − Il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione si sono dimostrati strumenti validi e utilissimi per lo sviluppo territoriale e per fronteggiare le conseguenze della crisi economica che ormai da diverso tempo sta imperversando sulla scena europea e mondiale. A tale proposito, accolgo con favore le proposte di semplificare le procedure per il disimpegno dei fondi e di facilitare i pagamenti a favore dei beneficiari dei vari programmi attuati con i suddetti fondi. Sono inoltre favorevole alla disposizione di una quota supplementare di prefinanziamento per il 2010 per quegli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) In qualità di referente per la presente relazione per il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), ho invitato i miei colleghi a votare a favore del testo. Sono convinta che le semplificazioni contenute nella relazione siano molto positive e rappresentino un reale passo avanti: meno informazioni da fornire, maggiore flessibilità in materia di progetti che costituiscono fonte di introiti, meno controlli da parte della Commissione per i progetti ambientali tra i 25 e i 50 milioni di euro, eccetera.

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario ho invece richiesto di concentrarsi nuovamente sulla proposta iniziale. Non sarebbe stata una buona idea mettere in dubbio il principio di cofinanziamento della spesa e attuare progetti interamente finanziati dal Fondo sociale europeo (FSE), come proposto dalla Commissione, poiché, per equilibrare la spesa sul lungo termine, alcuni Stati membri avrebbero dovuto affrontare serie difficoltà finanziarie. Il Parlamento ha trovato un compromesso che ci consente di assistere i paesi maggiormente colpiti dalla crisi ed evitare il disimpegno per il 2007.

Con il nostro voto sosteniamo i paesi beneficiari dei fondi comunitari e le autorità competenti, ma rimane ancora molto da fare in termini di semplificazione.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) E’ importante ribadire che la pressione sulle risorse finanziarie nazionali continua ad aumentare e rende necessaria l’adozione di ulteriori provvedimenti che prevedano un impiego più mirato dei finanziamenti comunitari, la mobilitazione e il rapido stanziamento di tutti i fondi disponibili per fronteggiare la crisi, in particolare il Fondo sociale europeo (FSE) per pacchetti di rapida ripresa, come delineato nella comunicazione citata. E’ particolarmente importante che vi sia un maggiore impegno per agevolare la gestione dei finanziamenti comunitari al fine di accelerare il flusso di fondi verso i beneficiari maggiormente colpiti dalla crisi economica. Dobbiamo riuscire a razionalizzazione gli investimenti cofinanziati negli Stati membri e nelle regioni e del aumentare l’impatto dei finanziamenti sull’intera economia, in particolare sulle piccole e medie imprese e sull’occupazione. Le PMI sono il motore dell’economia europea e i principali produttori di crescita sostenibile, oltre a creare numerosi posti di lavoro di qualità. Una maggiore semplificazione e chiarificazione delle norme che disciplinano la politica di coesione avranno indubbiamente un effetto positivo sui tempi di realizzazione del programma, in particolare offrendo alle autorità nazionali, regionali e locali una diminuzione della burocrazia e delle norme più chiare che permetteranno una maggiore flessibilità nell’adattare i programmi alle nuove sfide.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) La relazione riguarda la gestione finanziaria di alcuni tra i più importanti fondi dell’Unione europea, tra i quali il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione. Dopo un’attenta analisi della proposta di regolamento [COM(2009)0384] e dell’articolo 161 del trattato CE in aggiunta ad altri documenti, sostengo la posizione del relatore ed ho pertanto votato a favore della relazione.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) L’emendamento del regolamento sull’applicazione dei Fondi strutturali e di coesione è un provvedimento inteso a sostenere gli Stati membri dell’Unione durante l’attuale crisi, rispondendo principalmente alle richieste di semplificazione della gestione dei fondi.

Credo che i nuovi provvedimenti contribuiranno anche a ridurre il rischio di perdita dei fondi a causa del loro mancato utilizzo in tempi brevi, in quanto viene offerto un arco di tempo più lungo per i progetti che non sono ancora stati approvati o attuati durante il periodo specificato.

Mi auguro che queste norme semplificate entrino in vigore al più presto, cosicché gli Stati membri, le regioni beneficiarie di questa opzione di finanziamento comunitario e le loro autorità pubbliche continueranno a investire in progetti europei malgrado le restrizioni di bilancio.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto.(FR) La delegazione del Mouvement Démocrate accoglie con favore l’adozione di una relazione che consente la semplificazione di alcune disposizioni del Fondo europeo di sviluppo regionale, del Fondo sociale europeo e del Fondo di coesione. Posticipare i termini per l’utilizzo dei fondi è un importante passo avanti. Le norme attuali stabiliscono che gli aiuti vanno utilizzati entro due anni dal loro ottenimento o altrimenti vanno restituiti; le nuove norme invece implicano che le regioni e gli Stati membri non perdano i fondi impegnati nel 2007 per progetti la cui attuazione è stata posticipata. Gli Stati membri non dovranno quindi più presentare una specifica richiesta di approvazione alla Commissione europea per i progetti ambientali complessivamente inferiori a 50 milioni di euro, ma verranno autorizzati anticipi supplementari per il 2010 per gli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi economica e finanziaria. La semplificazione di alcune disposizioni faciliterà anche la revisione dei programmi operativi in atto e ci consentirà di rispondere meglio alle situazioni di crisi. Le regioni colpite dalla tempesta Xynthia potranno ad esempio utilizzare questa nuova flessibilità per aiutare le vittime del disastro.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto.(CS) La Commissione ha proposto un emendamento al regolamento sui Fondi strutturali allo scopo di fornire agli Stati membri gravemente colpiti dalla crisi finanziaria il necessario stimolo economico. L’emendamento dovrebbe portare all’applicazione delle cosiddette soglie di intervento: una soglia di 50 milioni di euro anziché gli attuali 25 milioni di euro. E’ anche necessario proteggere dal disimpegno automatico i grandi progetti e alcuni Stati devono poter richiedere al Fondo sociale europeo il rimborso totale dei costi dei provvedimenti sul mercato del lavoro. Qualora dal punto di vista del bilancio fosse possibile avviare i finanziamenti senza necessità di partecipazione congiunta, possibilità di cui dubito fortemente, l’unica via corretta e perseguibile sarebbe di valutare con lo stesso metro di misura le norme e i regolamenti. E’ assolutamente inaccettabile che alcuni Stati membri vengano definiti come “più colpiti dalla crisi” e che per questo vengano esentati dal rispetto delle norme; se vi devono essere delle esenzioni, che siano applicate a tutti allo stesso modo! L’Unione europea non è una realtà tanto grande da far registrare impatti diversi della crisi finanziaria nei singoli Stati membri; le economie sono collegate e le conseguenze della gestione economica sono a doppio taglio. E’ inoltre scorretto non concedere esenzioni per penalizzare gli Stati membri che stanno cercando di stimolare le proprie economie senza aspettarsi aiuti dall’Unione europea. Anche in tempi di crisi dobbiamo combattere per condizioni uguali in situazioni uguali! La relazione tiene conto di questo e pertanto ne appoggio l’adozione.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Accolgo con favore l’adozione della relazione Kirilov, che ho appoggiato con il mio voto. Ritengo che la sua adozione a così breve distanza dalla comunicazione della Commissione sia vantaggiosa poiché i provvedimenti che delinea accelereranno il processo di finanziamento, contribuendo così a incoraggiare nelle regioni la ripresa economica, assolutamente necessaria nell’attuale periodo di crisi. La relazione fa parte degli orientamenti stilati dal Consiglio sugli emendamenti relativi alle disposizioni sulla gestione finanziaria dei programmi cofinanziati dall’OPS, e alle disposizioni riguardanti l’attuazione di programmi intesi a facilitare, semplificare e chiarire i regolamenti che disciplinano la politica di coesione. Nel caso della Romania questo significa aumentare il volume degli anticipi per il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione, nonché più tempo per utilizzare i fondi europei, "disimpegnandoli", in modo tale che gli Stati membri potranno riutilizzare i fondi come parte del programma. Altri emendamenti includono la semplificazione e la spiegazione dei provvedimenti necessari per usare i Fondi strutturali, sia durante la fase di presentazione delle domande di finanziamento sia durante la stesura della relazione annuale sull’attuazione del programma. Vi è anche accordo su una soglia unica di 50 milioni di euro, che definisce un progetto di rilievo ammissibile al finanziamento da diversi programmi europei.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1083/2006 recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, per quanto riguarda la semplificazione di taluni requisiti e di talune disposizioni relative alla gestione finanziaria. Il duro impatto senza precedenti dell’attuale crisi economica e finanziaria sui bilanci degli Stati membri implica la necessità di semplificare la gestione della politica di coesione e di aumentare gli anticipi. Nonostante la difficile situazione simili provvedimenti consentiranno di mantenere un flusso monetario regolare per garantire i pagamenti ai beneficiari nel corso dell'attuazione dei programmi.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo che la politica di coesione dell’Unione europea sia un fattore essenziale per lo sviluppo e l’applicazione del principio di solidarietà tra gli Stati membri, sostenuto dall’Unione europea. Soprattutto in tempi di crisi – quando i fondi specifici possono aiutare a mitigare l’impatto sentito nelle regioni più povere – è essenziale migliorare l’attuale struttura della politica di coesione, affinché i fondi possano essere stanziati in modo più efficace e produrre risultati migliori in tempo utile.

Gli strumenti devono diventare ancora più flessibili, poiché strumenti rigidi, incapaci di adattarsi a circostanze impreviste, come una crisi, vanno a discapito dello sviluppo economico dell’Unione europea. E’ importante garantire che i fondi resi disponibili in virtù della politica di coesione vengano utilizzati nel modo appropriato dagli Stati membri e che le risorse disponibili vengano spese in modo efficiente. Considero di vitale importanza una riorganizzazione non solo della struttura della politica di coesione ma anche dei meccanismi di controllo a disposizione; i metodi di coercizione che possono essere impiegati in caso di inadempienza da parte degli Stati membri.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La presente proposta intende fornire un ulteriore stimolo economico a determinati Stati membri che hanno seriamente risentito della crisi. Essa fa seguito al piano europeo di ripresa economica, nell’ambito del quale le disposizioni di esecuzione del regolamento di base erano già state modificate nel 2009 per consentire una maggiore flessibilità con gli anticipi. La proposta della Commissione mirava principalmente ad affrontare le conseguenze della crisi finanziaria, proponendo come soluzione l’introduzione di un’opzione temporanea per gli Stati membri colpiti da gravi problemi di liquidità, in modo tale che potessero richiedere il rimborso totale per i finanziamenti rivolti al mercato del lavoro in base al Fondo sociale europeo, ovvero una deroga dal principio di cofinanziamento. L’entrata in vigore del trattato di Lisbona ha comportato una modifica nella procedura legislativa: anziché la procedura del parere conforme, in base alla quale il Parlamento poteva solamente dire sì o no, il Parlamento ha acquisito voce a pieno titolo sui contenuti del testo in base alla procedura legislativa ordinaria. Per questo motivo ho votato a favore della presente proposta e mi auguro che la Commissione presenti una proposta equivalente per un bilancio rettificativo da far sottoporre per approvazione all’autorità di bilancio.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La proposta della Commissione prevede l’introduzione di un’opzione temporanea alla quale gli Stati membri colpiti da gravi problemi di liquidità potrebbero ricorrere per finanziare i provvedimenti necessari per la crescita e la promozione dell’occupazione, per combattere la crisi e ammissibili in virtù del Fondo sociale europeo. In questo modo gli Stati membri potranno richiedere alla Commissione il rimborso totale per il 2009 e il 2010, rendendo superfluo il cofinanziamento nazionale in questo periodo.

Sosteniamo da tempo questo provvedimento, che consentirà di ottimizzare l’utilizzo dei fondi comunitari nel momento in cui sono più necessari. La posizione del Consiglio è tuttavia diversa e rileva solamente che “è necessaria una quota supplementare di prefinanziamento [...]a favore degli Stati membri e delle singole regioni più duramente colpiti dalla crisi”.

Il documento oggetto della votazione del Parlamento adotta la posizione del Consiglio, che noi riteniamo più ambigua e meno favorevole agli Stati membri che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi. Riteniamo tuttavia che “prorogare il termine per il calcolo del disimpegno automatico dell'impegno di bilancio annuale relativo al contributo complessivo annuale per il 2007, al fine di migliorare l'assorbimento dei fondi impegnati per taluni programmi operativi” sia una decisione positiva.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Le principali sfide che l’Unione europea ha dovuto affrontare a seguito della crisi economica e finanziaria hanno attivato alcuni interventi prioritari che aiuteranno le economie nazionali ad adattarsi al nuovo contesto. Ho votato a favore della relazione in quanto sono assolutamente favorevole a concedere incentivi finanziari agli Stati membri più duramente colpiti dalla crisi economica, nonché a semplificare gli aspetti relativi alla gestione finanziaria. Tutti i paesi trarrebbero beneficio da una proroga dei disimpegni, mentre i paesi nelle situazioni più estreme, quali Estonia, Ungheria, Romania, Lettonia e Lituania, beneficerebbero di anticipi. Un ulteriore chiarimento delle norme relative alla politica di coesione e una semplificazione delle procedure influenzeranno in modo positivo i tempi di attuazione dei programmi. Questo è un passo particolarmente importante in quanto la politica di coesione è lo strumento più potente in termini di concessione di aiuti all’economia reale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La semplificazione dell’accesso al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo e al Fondo di coesione è parte essenziale del sostegno agli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi economica che stiamo vivendo. Una volta scoperta l’entità delle conseguenze determinate dalla crisi finanziaria all’economia reale e al mercato del lavoro, dovremo adottare provvedimenti atti a migliorare l’accesso agli strumenti finanziari dell’Unione. Vi deve essere un flusso regolare di fondi che consenta di effettuare i pagamenti ai beneficiari nel corso dell'attuazione dei programmi.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) In tempi di crisi l’Unione europea mostra ancora una volta la propria vera natura. Quando gli Stati orientali dell’Unione sono stati stretti in una morsa di freddo durante la disputa sul gas russo non vi sono stati segnali di solidarietà; ora che invece si tratta dell’euro – orgoglio e vanto dell’Unione europea – all’improvviso è possibile fare qualcosa. I sussidi comunitari sono stati perfino adattati di conseguenza. Sebbene l’eventuale rimborso totale per il 2009 e il 2010 per il finanziamento di provvedimenti a favore del mercato del lavoro non abbia incentivato la formazione e tirocini di alta qualità nella misura da noi auspicata, esso è senz’altro necessario vista l’attuale situazione. Tutti gli Stati membri trarrebbero beneficio dal disimpegno dell'impegno di bilancio e i paesi più in difficoltà riceverebbero anticipi supplementari. Versare denaro a volontà in un pozzo senza fondo, senza alcuna misura di accompagnamento, può essere pericoloso ed ho pertanto respinto la proposta.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (RO) Tenuto conto della crisi economica e finanziaria, è necessario ottimizzare l’utilizzo dei provvedimenti volti a semplificare specifiche procedure di accesso ai fondi europei. Tra i provvedimenti vi sono:

- la concessione di anticipi supplementari per il 2010 agli Stati membri colpiti dalla crisi, garantendo un flusso monetario regolare e agevolando i pagamenti ai beneficiari durante la fase di attuazione dei programmi;

- la proroga del termine per il calcolo del disimpegno automatico dell'impegno di bilancio annuale relativo al contributo complessivo annuale per il 2007, che migliorerà l’assorbimento dei fondi impegnati per taluni programmi operativi e garantirà un adeguato sostegno delle iniziative a favore del mantenimento e della creazione di posti di lavoro;

- gli Stati membri che hanno ricevuto aiuti nel 2009, in conformità alla legislazione che istituisce un meccanismo di sostegno finanziario a medio termine delle bilance dei pagamenti degli Stati membri, nel 2010 potranno beneficiare, a determinate condizioni, del 2 per cento del contributo del Fondo di coesione e del 4 per cento del contributo del FSE al programma operativo.

Tali provvedimenti contribuiranno allo sviluppo di un mercato del lavoro completo e flessibile e al netto miglioramento dell’influsso positivo generato dai finanziamenti comunitari sull’economia in generale, e soprattutto sulle piccole e medie imprese e sul mercato del lavoro.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato contro la presente relazione perché noi del gruppo Verde/Alleanza libera europea abbiamo presentato sei emendamenti, e sono stati tutti respinti.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della presente proposta, in quanto credo sia una questione di grande importanza per il Portogallo e specialmente per le sue regioni periferiche, maggiormente esposte alla crisi attuale, che risentono dei suoi effetti in modo più intenso e che hanno bisogno di più tempo per riemergerne.

Sebbene concordi in linea di massima con il contenuto della proposta, mi sento in dovere di sottolineare le difficoltà affrontate dalle autorità regionali e locali nell’assicurarsi la concessione dei fondi che permetterebbero loro di fornire la loro parte del finanziamento di progetti cofinanziati dall’UE. Mi ha deluso vedere il Consiglio bloccare la possibilità di portare al 100 per cento il cofinanziamento comunitario, seppur temporaneamente e sotto forma di anticipi che sarebbero stati compensati negli anni successivi dei programmi.

La soluzione di compromesso, seppur imperfetta, implica che i fondi comunitari per il 2007 non assorbiti dai programmi che sono stati lenti nell’avvio beneficeranno in via eccezionale di una proroga del termine prima di venir disimpegnati.

Siamo tutti consapevoli delle difficili scelte che famiglie e società devono fare in questo periodo e dell’importanza di provvedimenti come quelli ora previsti per la ripresa economica, che ci auguriamo sarà rapida e duratura.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) La crisi finanziaria mondiale ha colpito tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Ho la sensazione che gli Stati baltici abbiano subito il colpo più doloroso a seguito dell’uragano finanziario, con l’adozione di una serie di severi provvedimenti e con la perdita di numerosi posti di lavoro. Ci si presenta tuttavia un'occasione unica per trasformare la crisi in un’opportunità. Desideriamo offrire ai giovani lituani un futuro molto promettente in Lituania ed evitare la crescente fuga di cervelli, un obiettivo irraggiungibile senza i Fondi strutturali e di coesione dell’Unione europea, in particolare il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). I Fondi strutturali costituiscono una grande fetta dei finanziamenti comunitari: 277 miliardi di euro sono stati stanziati per il bilancio 2007-2013. Il FESR stimola lo sviluppo economico e la ripresa economica nelle regioni meno prospere dell’Unione e contribuisce a finanziare provvedimenti, ad esempio per il risanamento di aree industriali colpite dalla contrazione di città e villaggi. Il fondo include importanti programmi regionali, come il programma della regione del Mar Baltico, per rafforzare l’identità e il riconoscimento regionale e svolge un ruolo importante nella riduzione delle differenze tra gli Stati membri dell’Unione, in particolare in termini di ambiente e reti transeuropee dei trasporti. Oggi (2007-2013) il Fondo sociale europeo ha un compito di vitale importanza: assistere imprese e lavoratori nell’adattarsi alle nuove condizioni del mercato e sostenere le innovazioni sul posto di lavoro, l’apprendimento permanente e un’aumentata mobilità. In Lituania il programma del FSE sta risolvendo la scarsità di forza lavoro mobilitando risorse umane, migliorando le specializzazioni e aumentando il livello delle qualifiche. Da quando è divenuta membro dell’Unione europea, la Lituania ha subito una massiccia fuga di cervelli e il modo migliore per combattere questo fenomeno è investire i fondi strutturali dell’Unione nei giovani professionisti.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B7-0221/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della presente risoluzione, presentata dalla Conferenza dei presidenti di commissione, che chiede alla Commissione di avanzare nuove proposte per le procedure decisionali interistituzionali in corso al momento dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona e scaduta ormai scadute.

In quanto relatrice per il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare sulla ”proposta di raccomandazione del Consiglio relativa a misure di lotta contro le malattie neurodegenerative, in particolare il morbo di Alzheimer, tramite la programmazione congiunta delle attività di ricerca”, sostengo l’invito presentato dalla Conferenza dei presidenti di commissione alla Commissione europea a presentare una nuova proposta su queste procedure affinché il Parlamento venga consultato in modo consono al ruolo istituzionale attribuitogli anche dalle disposizioni del nuovo trattato.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Grazie alla presente risoluzione il Parlamento europeo si occuperà direttamente di tutte le principali politiche dell’Unione europea. La risoluzione fornisce le modifiche giuridiche necessarie affinché il Parlamento possa svolgere al meglio il proprio ruolo sulla scena sia istituzionale che internazionale, garantendo la piena tutela degli interessi dei cittadini europei. Per questo motivo ho votato a favore della risoluzione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Il trattato di Lisbona attribuisce nuove responsabilità e nuovi poteri al Parlamento. Con la sua entrata in vigore il primo dicembre 2009, molte proposte presentate dalla Commissione sulla scorta dei trattati, ma a quella data ancora in sospeso (in stadi diversi della procedura legislativa o non legislativa) subiranno delle modifiche. In alcuni casi vi saranno differenze a livello di procedura decisionale, o perché la portata della procedura legislativa ordinaria è stata considerevolmente estesa, o perché si applica una nuova procedura di approvazione per la conclusione di accordi internazionali. In altri casi vi è solo una modifica della base giuridica. Con la propria proposta “omnibus” la Commissione intende procedere alla modifica formale di tali proposte, ma ne rimangono altre (che ricadevano nella sfera del vecchio terzo pilastro) per le quali il quadro giuridico è cambiato radicalmente; risultano quindi superate e vanno sostituite. In qualità di relatore dell’iniziativa di istituire un meccanismo di valutazione per monitorare l’attuazione dell’acquis di Schengen, invito la Commissione a presentare nuove proposte il prima possibile. Appoggio pertanto la proposta di risoluzione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione sulle ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso. L’entrata in vigore del nuovo trattato implica la necessità di ridefinire la base giuridica di proposte in sospeso. La Commissione e il Consiglio devono attuare con urgenza le necessarie modifiche alla luce del nuovo quadro legislativo.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’entrata in vigore del trattato di Lisbona non ha solo imposto un nuovo quadro istituzionale e una nuova gerarchia di norme, ma richiede anche particolare attenzione in materia di procedure decisionali ancora in corso a quella data. In questi casi è mutata la base giuridica, così come le relative procedure, giustificando appieno il loro riesame.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il trattato di Lisbona attribuisce nuove responsabilità e nuovi poteri al Parlamento. Con la sua entrata in vigore il primo dicembre 2009, molte proposte presentate dalla Commissione sulla scorta dei trattati, ma a quella data ancora in sospeso, subiranno delle modifiche. In alcuni casi vi saranno differenze a livello di procedura decisionale, o perché la portata della procedura legislativa ordinaria è stata considerevolmente estesa, o perché si applica una nuova procedura di approvazione per la conclusione degli accordi internazionali. In altri casi vi è solo una modifica della base giuridica. Con la propria proposta “omnibus” la Commissione intende procedere alla modifica formale di tali proposte, ma ne rimangono altre(che ricadevano nella sfera del vecchio terzo pilastro) per le quali il quadro giuridico è cambiato radicalmente; risultano quindi superate e vanno sostituite.. Voto a favore della presente risoluzione del Parlamento europeo.

 
  
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  Eleni Theocharous (PPE), per iscritto. (EN) Voto contro la proposta di risoluzione sulle ripercussioni dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso in quanto essa include il regolamento relativo al cosiddetto direct trade, ovvero agli scambi diretti tra l’Unione europea e la parte occupata della Repubblica di Cipro.

La base giuridica del regolamento è del tutto errata, visto che la Commissione europea ha scelto l’articolo 133 del trattato – ora, in virtù del trattato di Lisbona, articolo 207, paragrafo 2 – che regola le questioni con i paesi terzi. Il ricorso a questa base giuridica sarebbe contrario al Protocollo 10 su Cipro che stabilisce chiaramente che la Repubblica di Cipro è divenuta membro dell’UE nella sua interezza, con la sospensione dell’acquis comunitario nella parte nord dell’isola a causa dell’occupazione turca. L’attuale base giuridica del regolamento è un insulto alla sovranità e all’integrità territoriale di uno Stato membro dell’Unione europea, la Repubblica di Cipro, e va contro i principi e i valori sui quali si fonda l’UE e che il Parlamento europeo deve rispettare e promuovere in quanto faro della democrazia europea.

 
  
  

Relazione Szájer (A7-0110/2010)

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE), per iscritto. − Ho espresso il mio voto a favore della relazione del collega Szájer, che vorrei ringraziare per l'eccellente lavoro di analisi svolto alla luce delle novità introdotte dal trattato di Lisbona.

Viste le ampie e molteplici implicazioni che avranno nella procedura legislativa gli "atti delegati", ritengo particolarmente condivisibile la volontà del Parlamento di sottoporre tali atti di delega a condizioni ben precise e chiare, al fine di poterne garantire un effettivo controllo democratico da parte di quest'Aula. Ritengo che occorrerà anche e soprattutto verificare nella prassi come funzionerà tale nuovo sistema per eventualmente apportarvi dei correttivi.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Il trattato di Lisbona affronta il deficit democratico rafforzando i poteri sia del Parlamento europeo sia dei parlamenti nazionali. Questo è il quadro per il nuovo strumento che permette al legislatore di delegare parte dei propri poteri alla Commissione (articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea), purché si tratti di arri non legislativi di portata generale che integrano o modificano determinati elementi considerati non essenziali dell'atto legislativo. Sarà dunque più facile e rapido colmare le lacune o regolamentare o aggiornare gli aspetti più specifici di un atto legislativo, evitando procedure legislative eccessivamente complesse e lunghe, che solevano avere un impatto negativo sul pubblico. Due aspetti che sono stati salvaguardati sono la possibilità di revocare la delega in qualunque momento e l’obbligo del consenso preliminare del Parlamento (e del Consiglio) per l’entrata in vigore di atti approvati dalla Commissione con delega. Sono favorevole a questa innovazione che dovrebbe prendere il posto del tristemente noto sistema della comitatologia, ma ora è urgente stabilire le modalità di attuazione delle deleghe, la loro portata, il loro obiettivo, i metodi di lavoro da utilizzare e i termini in base ai quali il legislatore può esercitare il proprio controllo.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’entrata in vigore del trattato di Lisbona richiede il chiarimento di alcune norme, in particolare quelle giuridiche e procedurali, ad esempio in materia di procedura legislativa, gerarchia delle norme e poteri delle istituzioni. L’articolo 290, paragrafo 1, del trattato stabilisce che un atto legislativo può delegare alla Commissione il potere di adottare atti non legislativi di portata generale che integrano o modificano determinati elementi non essenziali dell'atto legislativo. Ciò avviene con speciali restrizioni e limitando fortemente la portata di tali atti. Ciononostante, questa descrizione dettagliata della legge sancita dal trattato è importante per prevenire libere interpretazioni che metterebbero a repentaglio la coerenza del diritto comunitario. Sebbene tali atti siano comuni negli Stati membri, lo stesso non si può dire degli atti in questione. La legittimità della Commissione e dei governi degli Stati membri non è la stessa e pertanto la delega legislativa alla prima esige maggiore cautela e attenzione e va utilizzata con moderazione. Concordo sul fatto che l’uso della delega legislativa dovrebbe consentire l’adozione di leggi semplici e accessibili, contribuendo così alla certezza giuridica, all’efficacia della delega e al controllo da parte del delegante.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) In virtù dell’articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il legislatore può delegare una parte dei poteri alla Commissione che, in virtù di essi, può solo integrare o modificare un atto legislativo. Gli atti delegati adottati di conseguenza dalla Commissione sono atti non legislativi di portata generale. Il relatore chiede un monitoraggio più rigoroso della Commissione durante l’esercizio dei suoi poteri legislativi delegati e per questo ho votato a favore dell’adozione della relazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Szájer sul potere di delega legislativa e della relazione Speroni sull’immunità di Ransdorf, adottata a grande maggioranza.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. (SV) Ho votato a favore della relazione sul potere di delega legislativa. L’articolo 290 del trattato di Lisbona consente al Parlamento di sollevare obiezioni o revocare le modifiche o integrazioni della Commissione agli atti legislativi. Questo richiede tuttavia una maggioranza assoluta, in altre parole la maggioranza dei parlamentari eletti. Considerando le assenze dei parlamentari, questo significa normalmente il 60 per cento dei votanti. In passato solo il Consiglio poteva fare questo, purché con la maggioranza qualificata dei voti. I gruppi di esperti della Commissione, accuratamente selezionati negli Stati membri, hanno una grande influenza sulla delega legislativa. Un esempio in proposito è il fatto che, tramite un gruppo di esperti, la Commissione ha acconsentito a un nuovo tipo di mais geneticamente modificato, nonostante Parlamento e Consiglio fossero contrari. Un secondo esempio è la direttiva originale sui servizi, dalla quale il Consiglio e il Parlamento hanno cancellato un paragrafo che proibiva la possibilità di richiedere un rappresentante permanente nel caso del distacco di lavoratori, in altre parole una controparte sindacale. La Commissione tuttavia si è opposta e ha redatto una serie di linee guida che stabilivano che non era necessario avere un rappresentante permanente. La Commissione vuole tutelare la propria indipendenza e continuare a usare i propri gruppi di esperti [COM(2009)0673]. Il relatore, l’onorevole Szájer, rifiuta sia i gruppi di esperti nazionali sia il coinvolgimento delle autorità nazionali, ma personalmente non condivido quest’ultimo punto.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Il trattato di Lisbona ha modificato il vecchio sistema della comitatologia, facendo riferimento a nuovi strumenti giuridici come gli atti delegati e gli atti di esecuzione. Con il nuovo trattato il Parlamento assume il ruolo di colegislatore, a fianco del Consiglio.

Sancire nel trattato la possibilità di delegare alla Commissione il potere di adottare atti non legislativi che integrano gli atti legislativi è un passo avanti in quanto pone le due istituzioni su un livello di parità. La presente relazione cerca di chiarire i termini in base ai quali si può attuare la delega dei poteri da parte del Parlamento e del Consiglio alla Commissione, in virtù dell’articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Il documento sottolinea l’importanza del principio della libertà del legislatore di delegare i poteri alla Commissione come strumento per legiferare meglio.

La relazione sostiene la necessità di evitare l’imposizione al legislatore di obblighi aggiuntivi, oltre a quelli già contenuti nel trattato. Il legislatore deve permettere alla Commissione di esercitare il potere delegato in modo efficace e deve monitorare adeguatamente l’uso che ne viene fatto. Per i suddetti motivi, e tenuto conto del fatto che la priorità deve essere l’adozione dell’acquis nelle aree non soggette alla procedura di codecisione prima del trattato di Lisbona, ho votato a favore del documento.

 
  
  

Relazione van Dalen (A7-0114/2010)

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) La competitività dei trasporti marittimi europei deve rimanere uno degli obiettivi strategici della politica UE in questo settore. Per raggiungere questo traguardo dobbiamo garantire il sostegno necessario in materia di innovazione, ricerca scientifica e sviluppo, elementi che permetteranno di rendere più rapido il processo di ammodernamento delle infrastrutture portuali, consentendo l’applicazione delle più moderne tecnologie dell’industria cantieristica. Uno snellimento dell’iter amministrativo e burocratico porterà all’aumento degli investimenti pubblici e privati nei settori portuale e del trasporto marittimo. Lo sviluppo di una rete di trasporti transeuropea, misure a favore delle “autostrade del mare” e la promozione dei trasporti intermodali porterà alla creazione di un sistema europeo di trasporti marittimi competitivo e ricettivo alle innovazioni. Dobbiamo inoltre affrontare la questione dell'armonizzazione della tassazione applicata agli equipaggi imbarcati su navi battenti bandiera dell’Unione europea.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Il territorio marino dell’Unione europea è il più vasto del mondo. L'economia marittima fornisce lavoro a cinque milioni di persone mentre il 5% del PIL comunitario proviene da industrie e servizi collegati direttamente a tale settore. Dati e fatti dimostrano univocamente che il mare costituisce una risorsa cruciale per l’occupazione e la crescita degli Stati Membri, soprattutto quando si prende in considerazione la sua dimensione internazionale e dunque il livello di pressioni che esso é chiamato a sopportare in termini di concorrenziale mondiale.

A questo proposito, la relazione presenta aspetti molto positivi per quanto riguarda la richiesta di incentivi a livello nazionale per il settore marittimo e di maggior coordinamento normativo a livello di UE, che possa avviare uno snellimento delle procedure burocratiche favorevole all'innalzamento della competitività dell'intero settore. Condivido l'impostazione della relazione e per questo voterò a suo favore.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) La delegazione di Mouvement démocrate accoglie con favore l'adozione degli obiettivi strategici per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018. La risoluzione adottata prevede in particolare il miglioramento delle carriere marittime attraverso il rafforzamento delle qualifiche professionali e l’armonizzazione della formazione a livello europeo. E’ infatti fondamentale fornire una formazione permanente e una riqualificazione ai lavoratori marittimi a tutti i livelli, a terra e a bordo. Date queste premesse, gli Stati membri devono ratificare al più presto la convenzione dell’OIL del 2006 sul lavoro marittimo. Affinché il trasporto marittimo rimanga una delle modalità di trasporto meno inquinanti, dobbiamo ancora realizzare progressi notevoli per ridurre le emissioni di ossido di zolfo e di azoto, di particelle fini (PM10) e di CO2. Per questo motivo gli europarlamentari di Mouvement démocrate lamentano il rifiuto da parte della Commissione di includere il settore marittimo nel sistema di scambio di quote di emissione. Dobbiamo continuare in questa direzione e per farlo è imprescindibile che l'Organizzazione marittima internazionale (OMI) stabilisca degli obiettivi di riduzione, da applicare in tutti gli Stati membri, per evitare distorsioni della concorrenza nei confronti delle flotte di paesi terzi.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La Commissione ha avanzato una comunicazione sugli obiettivi strategici e le raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018. La proposta tocca una vasta serie di argomenti correlati alla politica europea dei trasporti marittimi e concede un ampio margine di iniziativa a tutte le parti interessate per raggiungere gli obiettivi strategici e le raccomandazioni presentati.

I principali argomenti trattati nella proposta della Commissione sono: (i) il valore e la competitività dei trasporti marittimi europei sul mercato globale; (ii) le opportunità di lavoro del settore; (iii) la qualità dei trasporti marittimi europei; (iv) la cooperazione internazionale; (v) i trasporti marittimi europei come parte dell’economia europea e come forza trainante per l’integrazione economica; (vi) l’Europa come leader mondiale nella ricerca e nell’innovazione nel settore marittimo.

In virtù della posizione geografica del Portogallo e dell’importanza strategica del mare, questo argomento riveste per il mio paese un ruolo fondamentale e dobbiamo quindi fornire il nostro pieno sostegno e impegnarci a favore di qualsiasi iniziativa mirata allo sviluppo di una “economia del mare”.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il settore marittimo europeo fornisce un contributo vitale ed evidente sia all'economia interna sia al sistema di trasporti dell’Unione europea. Nella definizione di una politica dei trasporti europea va quindi attribuita la massima priorità agli interessi dei trasporti marittimi europei. Questo settore opera ed è competitivo nel contesto del mercato globale e si trova dinanzi a grandi sfide ambientali. Occorre, innanzi tutto, migliorare considerevolmente le prestazioni ambientali delle imbarcazioni e ridurre le emissioni di SOx, NOx, di particelle fini e di CO2. Vorrei sottolineare che è fondamentale concludere, a livello globale, accordi in materia al fine di contrastare il rischio di un cambiamento di bandiera a favore di paesi non partecipanti. Per quanto riguarda la sicurezza, vorrei sottolineare che agli Stati membri viene richiesta l’applicazione pratica del pacchetto legislativo, in tempi brevi e in modo corretto, soprattutto in relazione al memorandum d’intesa di Parigi, che fa riferimento a controlli basati sui rischi, evitando così controlli inutili, aumentando l’efficacia dei controlli e alleggerendo l’onere amministrativo a carico dei soggetti controllati.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) L'invito a ridurre l'impronta di carbonio delle navi e delle strutture portuali migliorando le infrastrutture per le imbarcazioni, l’invito a ridurre le emissioni di ossido di zolfo e di azoto, di particelle fini (PM10) e di CO2, o anche la definizione di zone marittime di controllo delle emissioni sono misure che potrebbero avere un risvolto positivo sulla base di come verranno applicate. La costante supremazia della concorrenza libera e priva di distorsioni e la subordinazione dei diritti dei lavoratori marittimi alla competitività sono elementi che evidenziano quanto questa relazione vada contro gli interessi dei lavoratori del settore, nonché contro l’interesse generale. Per questo ho votato contro il testo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Adottando questa relazione, definiamo gli obiettivi fondamentali per la creazione di una politica europea dei trasporti marittimi, che stanno gradualmente raggiungendo il centro della scena internazionale perché sono sostenibili dal punto di vista ambientale e hanno il potenziale per diventarlo sempre più. Il settore dei trasporti marittimi è fondamentale per l'economia europea, non solo per quanto riguarda il trasferimento di passeggeri, materie prime, servizi e prodotti energetici, ma anche perché riveste un ruolo centrale per un’ampia gamma di attività marittime, legate al settore navale, alla logistica, alla ricerca, al turismo, alla pesca e all’acquacoltura, per citarne alcuni.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Van Dalen sugli obiettivi strategici e le raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018, benché il nostro emendamento per l'inclusione del trasporto marittimo nel sistema di scambio di quote di emissioni sia stato rifiutato dalla maggioranza (votazione per appello nominale).

 
  
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  Vilja Savisaar (ALDE), per iscritto. (ET) Il futuro del settore dei trasporti marittimi europeo riveste un ruolo molto importante dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Il voto di oggi riguarda la proposta di una strategia per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018, che potrebbe interessare direttamente il 41 per cento delle imbarcazioni europee e, indirettamente, i trasporti marittimi a livello globale. Il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa sostiene questa relazione poiché soddisfa le nostre aspettative e accoglie le nostre proposte di miglioramento. A nostro parere, queste devono essere le parole chiave per il futuro del settore dei trasporti marittimi: efficienza, sostenibilità ambientale e condizioni di mercato eque. E’ quindi fondamentale che la relazione adottata oggi inviti tutti gli Stati membri a ratificare la convenzione dell’Organizzazione marittima internazionale, al fine di garantire migliori condizioni ai lavoratori marittimi, agli armatori e all’ambiente. Vorrei infine ringraziare il relatore per l'estrema cooperazione e apertura dimostrate nella redazione del suo testo.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) I trasporti marittimi rappresentano per l’Europa, senza ombra di dubbio, un vantaggio in termini di concorrenza, ma c’è ancora molto da fare per promuovere i trasporti intermodali e co-modali; questo significa anche rivalutare il trasporto marittimo come alternativa realmente concorrenziale.

L’industria marittima si trova ad affrontare una serie di sfide, che potrebbero trasformarsi in reali opportunità se sapremo sfruttarle investendo nella formazione di giovani tecnici e facendo così fronte alla penuria di professionisti nel settore. Altre priorità per attrarre finanziamenti nel settore portuale sono naturalmente lo sviluppo tecnologico e la riduzione di inutili oneri amministrativi.

Bisogna ricercare imbarcazioni più sicure e pulite, attraverso la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e offrendo misure efficaci per contrastare la pirateria. Le pressioni che minacciano la posizione delle flotte marittime europee – legate principalmente agli aiuti di Stato che il settore riceve in paesi terzi – devono essere gestite in un contesto definito all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio.

E’ necessario continuare a sviluppare le infrastrutture e la capacità portuale europee, così come le “autostrade del mare”, elemento importante per gli Stati meridionali e periferici, come il Portogallo, e per le regioni ultraperiferiche, come Madeira.

La relazione adottata oggi affronta per sommi capi proprio queste linee guida e per questo ho votato a favore.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Oltre l’80 per cento degli scambi mondiali avviene via mare e per questo i trasporti marittimi rimangono la colonna portante del commercio internazionale. L’Unione europea è, a livello mondiale, il principale esportatore e il secondo importatore; i trasporti e i servizi correlati rivestono quindi un ruolo essenziale se vogliamo che le società europee siano competitive su scala mondiale. Il cabotaggio è un passaggio importante della catena dei trasporti europei, dal momento che è responsabile per il trasporto di circa il 40 per cento delle merci all’interno dell’Europa. Ogni anno, oltre 400 milioni di passeggeri utilizzano i porti europei e in questo modo i trasporti marittimi influenzano direttamente la qualità della vita dei cittadini europei. Il Parlamento europeo difende a spada tratta la politica EU dei trasporti marittimi, che va a sostegno anche di altre politiche, in particolare di una politica marittima integrata. Anche il settore dei trasporti via mare è stato colpito dalla crisi finanziaria globale ed è davvero giunto il momento di sfruttare il potenziale economico di questo settore per stimolare la crescita economica e sociale, nonché la stabilità ambientale. La competitività sul lungo periodo dei trasporti marittimi europei rappresenta un caposaldo della relativa politica UE, che promuove trasporti sicuri, puliti ed efficienti, oltre alla creazione di posti di lavoro nel settore. Un piano strategico, che prenda in considerazione lo sviluppo dei trasporti, dei porti e di settori analoghi, è fondamentale per la semplificazione della politica UE dei trasporti marittimi, che ci permetterà di affrontare le sfide future quali, per esempio, la lotta alla pirateria e la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti. Si rende indispensabile un approccio integrato e intersettoriale che comprenda le politiche in materia di pesca, trasporti, ambiente, energia, industria e ricerca scientifica. Sono finiti i giorni in cui la concorrenza era tra l'Europa e gli Stati confinanti, e questo vale sia per la Lituania sia per il resto d’Europa.

 
  
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  Dominique Vlasto (PPE), per iscritto. (FR) Sono favorevole all’adozione di questa relazione che include anche alcune mie proposte per il futuro della politica dei trasporti marittimi e dei settori correlati, quali l’industria cantieristica, il turismo e la pesca. Mi preme riaffermare la necessità di considerare la sicurezza come un requisito fondamentale nei trasporti via mare e vorrei sottolineare, nonostante il difficile contesto economico, la fondamentale importanza del rispetto degli elevati standard di protezione dell’ambiente costiero e marino. L’atteso aumento del volume di merci e passeggeri, le norme ambientali più rigide e la necessità di promuovere l’intermodalità e i cambiamenti di modalità di trasporto rendono indispensabile l’ammodernamento delle infrastrutture portuali. Queste misure strutturali richiedono sostanziali investimenti affiancati da norme finanziarie trasparenti ed eque, che permettano di sostenere l’innovazione e aumentare la competitività dei porti europei. Infine, accolgo con favore la presenza della dimensione sociale nella nostra strategia, che sottolinea in particolare l’occupazione, la formazione, il perfezionamento professionale dei lavoratori marittimi e delle loro condizioni di lavoro, sia a terra sia a bordo.

 
  
  

Relazione Trüpel (A7-0028/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Europeana, la biblioteca digitale europea, è un portale unico, diretto e multilingue del patrimonio culturale europeo, che permetterà a un pubblico molto ampio di lettori di avere accesso a documenti del patrimonio europeo rari o antichi, la cui consultazione è difficile per ragioni attinenti alla loro conservazione.

Nella proposta di risoluzione oggetto del voto odierno, ho richiesto alla Commissione europea di avviare una speciale campagna mediatica e online, rivolta agli studenti e ai docenti a tutti i livelli di istruzione, incentrata sull’uso delle risorse digitali di Europeana a fini educativi, per pubblicizzare il sito del portale. Europeana deve diventare uno dei principali punti di riferimento per l’istruzione e la ricerca e sarà in grado di avvicinare i giovani europei al loro patrimonio culturale, contribuendo alla coesione interculturale nell’Unione europea.

In questa proposta di risoluzione, il Parlamento europeo incoraggia gli Stati membri a contribuire ai contenuti del progetto Europeana e a intensificare i loro sforzi nel fornire documenti dalle loro biblioteche e istituzioni culturali nazionali onde consentire ai cittadini europei il pieno accesso al loro patrimonio culturale.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Europeana, la biblioteca digitale europea, persegue un obiettivo molto ambizioso: la digitalizzazione di tutti i documenti europei per renderli accessibili al pubblico. Si tratta di un progetto a lungo termine che richiede stretti controlli e progressi valutabili. La relazione di iniziativa propone l’obiettivo di 15 milioni di opere rese disponibili entro il 2015 nonché l’accesso per tutti al sito web in tutte le lingue europee.

Questo progetto europeo è fondamentale in quanto contribuisce al rafforzamento del nostro patrimonio comune, alla sua influenza nel mondo, evitando in questo modo il monopolio dei documenti da parti dei enti privati. Ho quindi votato decisamente a favore di questo ambizioso progetto.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione poiché ritengo che l’accesso a documenti culturali ed educativi debba esser una priorità per migliorare gli standard di vita e di istruzione all’interno dell’Unione europea. Con il proposito di offrire vantaggi a tutti i cittadini europei attraverso l’accesso a Europeana, dobbiamo prevedere, quanto prima, la sua pubblicazione in tutte le lingue UE nonché formati accessibili e tecnologie adeguate per garantire i vantaggi della tecnologia digitale e un rapido accesso all’istruzione e alle informazioni anche alle persone con disabilità. La disponibilità di Europeana va migliorata per garantire l’accesso gratuito per gli allievi, gli studenti e i docenti delle scuole secondarie, delle università e degli altri istituti di istruzione. E’ quindi fondamentale garantire e semplificare l’accesso universale al patrimonio culturale europeo e provvedere alla sua promozione e conservazione per le generazioni future.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − La raccolta e la conservazione del patrimonio artistico e culturale degli Stati Membri dell'Unione europea attraverso l'implementazione di una piattaforma multimediale che, raccogliendo immagini, suoni, video, rappresenti congiuntamente una biblioteca, un museo e un archivio: questa è la finalità del progetto Europeana che, avviato nel 2008, mette oggi in rete il patrimonio artistico europeo, grazie al contributo di oltre mille istituzioni culturali.

Pur presentando ancora numerosi punti di debolezza, tra i quali la publicizzazione e la comunicazione del progetto stesso, il problema della messa in rete delle opere "orfane" o coperte dal diritto d'autore e, non ultimo, la disomogeneità, sia in termini di oggetti che di materiali resi disponibili, EUROPEANA sfrutta le nuove tecnologie per realizzare la digitalizzazione su larga scala del patrimonio culturale europeo, attingendo non solo a risorse a livello comunitario ma anche a livello nazionale e privato.

La conservazione della memoria artistica e la preservazione delle manifestazioni e delle specificità culturali dei singoli Stati Membri sono temi fondamentali per assicurare alle nuove generazioni di mantenere salda la propria identità. Per questo motivo sono a favore del progetto di relazione.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Dopo il risultato positivo della votazione sulla relazione “Europeana, le prossime tappe” e in qualità di relatore per parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, accolgo con favore l’adozione di questo documento e spero che la Commissione adotti presto le raccomandazioni in esso contenute. Nel corso delle discussioni tenutesi in seno alla mia commissione in merito alla relazione, sono stati trattati una serie di argomenti, quali la struttura informatica, la gestione del sito Europeana.eu, il libero accesso alle informazioni contenute nella biblioteca, la necessità di standardizzare i processi di digitalizzazione e il problema della copertura mediatica del sito web. Alcune tematiche sono anche incluse nella relazione presentata dalla commissione per la cultura e l’istruzione, il che mi porta a ritenere di essere riuscito nell’intento di redigere una relazione completa.

Credo, comunque, che si debba proseguire la discussione su determinati argomenti, non adottati nella loro interezza, quali la gestione del sito, i metodi di finanziamento e, soprattutto, la strutturazione del sito sotto forma di un database unico e non di un portale. Spero che le raccomandazioni che abbiamo presentato e le riflessioni della Commissione in merito alle tematiche indicate possano portare il nostro progetto al successo. Europeana può trasformarsi in una conquista per l’Unione europea poiché si basa sui valori e gli ideali europei e fornisce un centro focale per l’informazione culturale europea.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione “Europeana, le prossime tappe”, che incoraggia gli Stati membri ad essere più attivi nel fornire contributi dalle loro biblioteche e istituzioni culturali nazionali, onde consentire ai cittadini europei il pieno accesso al loro stesso patrimonio culturale. L’obiettivo di caricare più di 15 milioni di opere sul sito in tempi brevi potrebbe aiutarci a proteggere il patrimonio culturale europeo, al fine di offrire alle generazioni future la possibilità di costituire una memoria collettiva europea.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Anche quando le divisioni e i conflitti tra gli Stati europei erano più evidenti, la cultura e la scienza europea sono sempre riuscite a superare le frontiere, diffondendosi in tutti i territori che oggi compongono l’Unione europea, e anche oltre. A questo proposito, è doveroso sottolineare il ruolo delle università che, grazie alle loro origini religiose, hanno svolto il ruolo principale nel riunire le frammentate aree di quella che divenne poi la respublica cristiana e nel ricordare quanti sono riusciti a superare le divisioni e a far valere le proprie idee in tutto il continente e nel mondo. In quanto portoghese ed erede di una lingua e una cultura che si è diffusa a livello mondiale, sostengo l’impegno profuso per dare maggiore visibilità e accesso alla cultura e alla scienza europea agli occhi di quanti la vogliono condividere. A questo proposito, Europeana porta avanti la tradizione europea e spero che il progetto proseguirà in modo sostenibile e che il mio paese, in linea con la vocazione universalistica, collaborerà al progetto con rinnovato impegno.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Europeana è stata inaugurata nel novembre 2008 allo scopo di rendere accessibile a tutti, via Internet, il patrimonio culturale e scientifico europeo. Oggi Europeana ha in catalogo 6 milioni di opere digitalizzate e l’obiettivo è raggiungere i 10 milioni entro giugno 2010. Questa seconda fase del progetto vedrà la presentazione, nel 2011, di un Europeana.eu pienamente operativo, che sarà maggiormente orientato al multilinguismo e comprenderà funzioni di web semantico. In Europeana è disponibile solo il 5 per cento di tutti i libri digitali, di cui quasi la metà proviene dalla Francia. Al progetto contribuiscono in misura rilevante anche la Germania (16 per cento), i Paesi Bassi (8 per cento) e il Regno Unito (8 per cento), mentre tutti gli altri paesi forniscono ciascuno un contributo pari al 5 per cento o inferiore. E’ auspicabile un maggiore impegno da parte degli Stati membri, ma sostengo l’obiettivo dei 15 milioni di diversi oggetti digitalizzati in Europeana entro il 2015. Una particolare attenzione deve essere riservata alle opere fragili e che rischiano di scomparire in breve tempo e, tra queste, ai materiali audiovisivi. Bisogna trovare il modo per includere anche materiale ancora soggetto al diritto d’autore, al fine di includere sia opere attuali che del recente passato

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Lo sviluppo della biblioteca, del museo e dell’archivio digitali europei – che comprendono le opere letterarie nonché materiale di importanza scientifica e culturale – porterà significativi vantaggi nei campi dell’istruzione, della ricerca e della cultura. Affinché tale patrimonio sia disponibile a tutti e il pubblico possa godere di questi vantaggi, non solo in Europa ma in tutto il mondo, è fondamentale che Europeana garantisca il libero accesso alle sue risorse. Non dobbiamo dimenticare l'importanza di prevedere formati e mezzi che ne assicurino l’accesso anche alle persone con disabilità.

Alcuni aspetti della risoluzione adottata sono, cionondimeno, poco chiari, mentre altri non sono stati sviluppati abbastanza. Innanzi tutto, non è chiaro il criterio di selezione dei contenuti culturali e scientifici che saranno inclusi in Europeana, né chi li sceglierà o in che modo saranno gestiti: si tratta di problemi importanti per valutare fino a che punto questo strumento garantirà la corretta rappresentazione della diversità del patrimonio culturale europeo.

Altri dubbi riguardano invece le modalità di funzionamento dei partenariati pubblico-privati proposti nella relazione e il finanziamento generale delle istituzioni culturali associate a Europeana. Riteniamo che il patrimonio culturale e scientifico appartenga a tutti e debba, per questo, essere liberamente accessibile a tutti i cittadini; non deve essere considerato come una merce di scambio.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Dobbiamo assicurarci che tutti i cittadini europei abbiano accesso ai tesori artistici e culturali dell’Europa, che ne rappresentano l’eredità. Partendo da questa premessa e nonostante alcune difficoltà iniziali, nel 2008 è stata inaugurata Europeana, la straordinaria biblioteca digitale che raccoglie oggi circa 6 milioni di opere digitalizzate. I contenuti di Europeana vanno ancora aggiornati, nel rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Personalmente, attribuisco particolare importanza agli interventi volti a facilitare l’accesso a questo strumento anche alle persone con disabilità, alle quali gli Stati membri dovrebbero fornire gratuitamente l’accesso alla conoscenza collettiva europea, attraverso formati e tecnologie adeguate.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. (RO) Il progetto Europeana, la biblioteca digitale dell’Unione europea, deve essere accolto come un’iniziativa volta a creare un forum culturale europeo, che fornirà ai cittadini dell’UE accesso illimitato al patrimonio culturale europeo. Purtroppo però, nonostante l’avvio del progetto nel novembre 2008, non si sono ancora registrati progressi, principalmente a causa di problemi legati al copyright e agli scarsi finanziamenti. La versione finale della relazione del Parlamento europeo adottata oggi avanza raccomandazioni utili per la gestione futura del progetto. Innanzi tutto, è necessario rivedere il tipo di finanziamento, considerando anche i partenariati pubblico-privati e il contributo da parte degli Stati membri, che al momento sono piuttosto altalenanti. In secondo luogo, la relazione evidenzia come sia possibile raggiungere risultati concreti non solo attraverso un massiccio processo di digitalizzazione delle opere letterarie, ma anche identificando soluzioni immediate che permettano l’impiego di opere protette da copyright. Questa relazione può contribuire in modo sostanziale al quadro esistente attraverso le norme proposte in merito alla visualizzazione delle opere, che deve essere gratuita, mentre verrà applicato un prezzo ragionevole per il download.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La diffusione del patrimonio culturale europeo è vantaggiosa per numerosi settori, in particolare per l'istruzione, la scienza, la ricerca e il turismo, Questa diffusione, però, non sta avvenendo in modo uniforme e vi sono grandi differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda la digitalizzazione del loro patrimonio culturale. Si rende quindi necessario un impegno comune per la rapida adozione di nuove tecnologie che permettano di convertire rapidamente l'intero patrimonio culturale europeo in formati digitali di alta qualità. Questo impegno è necessario affinché la nostra eredità venga diffusa in tutto il mondo, permettendo a tutti di avere accesso alla ricchezza culturale europea.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Milioni di libri, mappe e fotografie dagli Stati membri sono ora disponibili nella biblioteca digitale Europeana. E’ logico che gli operatori commerciali registrino un numero maggiore di visitatori su siti quali Google Books e che decidano di svilupparli e dipende dalla crescente consapevolezza del pubblico dell’esistenza di Google Books. Per ottenere rapidi progressi su Europeana e aumentare la conoscenza della biblioteca digitale, dovremmo coinvolgere di più nel progetto le università e gli istituti culturali; solo a quel punto potremo prendere in considerazione ulteriori risorse finanziarie. Anche se Europeana è importante per il patrimonio e la conoscenza culturale europei, il consenso per un aumento nel finanziamento (da ricavare dai fondi per lo sviluppo economico) è limitata, soprattutto in questo periodo di crisi finanziaria e in considerazione dei miliardi che saranno stanziati per aiutare la Grecia. Mi sono quindi astenuto dal voto.

 
  
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  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto. (LT) Il motto dell'UE "Uniti nella diversità" è decisamente calzante per il progetto Europeana. Ho votato a favore di questa relazione perché rappresenta il primo vero tentativo di presentare al mondo il patrimonio culturale europeo in formato digitale. L’Europa possiede uno dei più vasti tesori culturali nascosti che, dal mio punto di vista, deve essere accessibile alla più vasta parte della società. E’ un peccato che non tutti gli Stati membri forniscano gli stessi contributi nel trasferimento del proprio patrimonio culturale alla biblioteca virtuale; mi sto riferendo in particolare ai nuovi Stati membri. Vi sono però anche altri problemi che non vanno trascurati: i finanziamenti al progetto, la cooperazione tra settore pubblico e privato e, soprattutto, la tutela dei diritti d’autore. Questi problemi vanno affrontati quanto prima per permettere ai cittadini europei e al mondo intero di avere accesso al patrimonio culturale europeo. Mi auguro che la relazione adottata acceleri ulteriormente l'attuazione del progetto Europeana.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Il risultato favorevole della votazione in merito al programma Europeana è indice del sostegno fornito all’impegno profuso per convertire in formato digitale il patrimonio culturale degli Stati membri, E’ comunque importante sottolineare che l’obiettivo primario è la tutela delle opere in formato elettronico, senza consentire agli utenti di modificarle; in breve, lo scopo non è sviluppare un nuovo motore di ricerca, ma sviluppare un sito web che sia al contempo un museo, una biblioteca e una fonte di conoscenza scientifica. La digitalizzazione del patrimonio culturale non sarà tuttavia possibile senza l’aiuto degli Stati membri e delle agenzie nazionali. Il 47 per cento dei contenuti di Europeana è stato messo a diposizione dalla Francia, mentre altri paesi, che dovrebbero contribuire in modo consistente dato il loro vasto patrimonio culturale – come la Grecia, per esempio – hanno fornito appena una minima parte delle opere in formato digitale. Dobbiamo prestare particolare attenzione alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Il passaggio al formato digitale significa un accesso libero per tutti i cittadini alla conoscenza e alla scienza; in nessun caso però deve corrispondere a un nuovo campo d’azione per la pirateria informatica e per la mancata assunzione di responsabilità.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Nel 2000 l'idea di creare una biblioteca virtuale europea prese forma, con l'obiettivo di mettere on line il patrimonio culturale europeo, rendendolo accessibile a tutti. Pensando a Europeana, si pensa alla cultura. Attualmente Europeana offre, a portata di un click, oltre sette milioni di “oggetti digitalizzati” (ovvero immagini, testi, registrazioni e filmati), che comprendono sia opere di fama mondiale sia piccoli tesori nascosti. I contributi sono forniti da oltre 1 000 istituzioni culturali, tra le quali gallerie d’arte, archivi, biblioteche e musei, inclusi il Rijksmuseum, la British Library e addirittura il Louvre. Il progetto è però ben lontano dall’essere concluso. La nuova versione di Europeana, attualmente in fase di sviluppo, verrà inaugurata quest’anno con l’obiettivo di superare la quota di 10 milioni di oggetti digitalizzati entro giugno. Per raggiungere questo traguardo, dovremo affrontare molte sfide, tra cui il rafforzamento dei contenuti sul lungo periodo, l’inclusione di più materiale protetto da copyright, la risoluzione della questione delle opere fuori stampa od orfane, trovare nuovi metodi di finanziamento, migliorare l’accesso per le persone con disabilità, fornire un servizio pienamente multilingue. Sono questioni che vanno affrontate con accortezza nel testo oggetto della votazione e che, personalmente, ho appoggiato.

 
  
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  Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. – (PL) In quanto membro della commissione per la cultura e l’istruzione, appoggio la relazione su “Europeana, le prossime tappe”. Europeana, attraverso l’unione delle risorse delle biblioteche digitali nazionali, è diventata il punto di accesso al patrimonio culturale e scientifico dell’umanità. Il progetto ha il sostegno della Stowarzyszenie Bibliotekarzy Polski, l’associazione bibliotecaria polacca, ma la sua realizzazione richiede risorse finanziarie stabili che garantiscano la partecipazione delle biblioteche nazionali, nonché l’accesso universale alle risorse di Europeana. Attualmente solo il 5 per cento del patrimonio culturale europeo è disponibile in formato digitale; circa la metà (il 47 per cento) è stato messo a disposizione dalla Francia, il 6 per cento dalla Germania, mentre sia i Paesi Bassi che il RegnoUnito contribuiscono per il 5 per cento. Il progetto si pone come obiettivo il raggiungimento dei 10 milioni di oggetti digitalizzati entro giugno 2010 e i 15 milioni entro il 2011. Per raggiungere questi traguardi è però necessario aumentare i finanziamenti per la digitalizzazione dei prodotti culturali, garantendo la stretta cooperazione tra titolari dei diritti intellettuali, istituzioni culturali e i settori pubblico e privato. Affinché il maggior numero possibile di persone possa accedere a Europeana, le opere devono essere disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea. E’ necessaria una campagna mediatica per sensibilizzare i cittadini in merito al progetto Europeana, un portale che deve inoltre considerare le necessità delle persone con disabilità, alle quali va comunque garantito il pieno accesso alla conoscenza collettiva europea. A questo proposito, la Commissione europea e gli editori privati devono fornire ai disabili versioni digitali speciali delle opere, come l’audio lettura.

 
  
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  Róża Gräfin Von Thun Und Hohenstein (PPE), per iscritto. – (PL) Credo che la biblioteca multimediale online Europeana rappresenti un passo molto significativo nel processo di digitalizzazione del patrimonio culturale europeo e mondiale. Per questo ho votato a favore della relazione Trüpel.

Questo progetto mette a disposizione oltre 4,5 milioni di libri, film, giornali mappe, riviste, fotografie e brani musicali e rappresenta per le generazioni future un archivio di materiale inizialmente prodotto su carta, tela o pergamena. Si tratta di un archivio di estremo valore sia per i cittadini comuni sia per i ricercatori, poiché agevola la fruizione di opere rare e di difficile accesso.

L’ostacolo maggiore all’ulteriore sviluppo di Europeana sono le diverse normative in materia di diritti d’autore nei vari Stati membri. Dobbiamo cercare di armonizzare la legge al fine di rendere disponibile il maggior numero di opere al maggior numero di cittadini possibile, garantendo al contempo un’equa ricompensa per gli autori. Il successo del progetto dipenderà in larga parte da un impegno finanziario continuo da parte degli Stati membri.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Mi sono astenuta dal voto sulla risoluzione alternativa su “Europeana, le prossime tappe” perché è stata presentata dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) nonostante la votazione che ha avuto luogo in seno alla commissione.

La nuova risoluzione riporta in larga parte il documento iniziale e include quindi gli emendamenti che avevo proposto e che erano stati adottati. Il nuovo testo però mira principalmente a negare ai cittadini gli strumenti per aggiungere contenuti ad Europeana attraverso uno spazio speciale e la prospettiva di sviluppare gli strumenti di Web 2.0.

Mi sono quindi rifiutata di sostenere questa iniziativa sia dal punto di vista della forma che dei contenuti

 
  
  

Relazione Paulsen (A7-0053/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione Paulsen perché sollecita la Commissione europea a valutare l’attuazione del programma d’azione attualmente in vigore per il benessere degli animali (2006-2010) e a elaborarne uno successivo per il periodo 2011-2015. La presente relazione prevede altresì la creazione di un sistema di monitoraggio più rigoroso e sanzioni più efficaci per i proprietari di animali che non rispettino i requisiti di benessere stabiliti dalla legge nonché compensazioni a favore degli agricoltori europei per l’aumento dei costi di produzione associati a standard più elevati in materia di benessere degli animali; suggerisce inoltre di integrare il finanziamento di queste misure nei nuovi regimi di sovvenzione della politica agricola comune a partire dal 2013. Il prossimo programma d’azione dovrà incentrarsi su una normativa europea comune in materia di benessere animale, su un centro europeo per la salute e il benessere degli animali, su una migliore applicazione della legislazione vigente, sul nesso tra salute animale e salute umana e sulle nuove tecnologie.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) A mio giudizio sono stati registrati molti progressi per quanto riguarda il benessere degli animali tramite l’attuazione del programma d’azione 2006-2010, poiché gran parte delle misure previste dal programma sono state applicate in modo soddisfacente.

In qualità di membro della commissione che monitora la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, mi trovo particolarmente d’accordo con le misure adottate per ridurre gli effetti dannosi sulla salute umana causati dall’uso di antibiotici nella nutrizione animale, che fanno seguito al divieto del 2006: un ulteriore motivo per cui ho votato a favore della relazione.

Desidero comunque sottolineare la necessità che il prossimo programma d’azione comprenda più misure mirate al sostegno degli agricoltori europei e al miglioramento dell’applicazione della legislazione vigente sul trasporto degli animali negli Stati membri.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto.(GA) Ho votato a favore della relazione sul programma d’azione per il benessere degli animali 2006-2010. La salute degli animali da reddito e non solo è importante per i cittadini, per il settore agricolo e l’economia dell’Europa.

Accolgo favorevolmente la raccomandazione, espressa nella relazione, di porre nel programma d’azione maggiore enfasi sull’applicazione della legislazione vigente. L’attuazione delle norme europee e i sistemi di sanzione relativi al benessere degli animali devono indubbiamente essere migliorati, al fine di garantire uno standard minimo soddisfacente per il benessere degli animali nell’Unione. I produttori e gli agricoltori europei devono rispettare standard elevati; concordo con la relazione che sostiene che i prodotti importati nell’Unione, come la carne, devono rispettare gli stessi requisiti in materia di benessere degli animali di quelli imposti agli operatori europei, affinché la concorrenza sia equa e ci siano condizioni paritarie per tutti gli attori del mercato.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato ha favore della relazione perché è importante attuare la politica e la legislazione europee relative al benessere animale, al fine di stabilire standard comuni in questo ambito. Una buona salute animale e buone pratiche d’allevamento sono importanti non solo per il benessere degli animali, ma anche per la salute pubblica in generale. Poiché, nell’ambito della legislazione europea, tutti gli animali sono considerati esseri senzienti, dobbiamo rafforzare i controlli sul loro benessere e rispettare gli standard per la loro protezione. Sfortunatamente la Commissione non ha ancora elaborato una strategia concreta relativa agli standard di benessere degli animali e si è limitata alla relazione presentata nell’ottobre 2009. Concordo con la richiesta avanzata dal Parlamento europeo alla Commissione di preparare un nuovo programma d’azione per il periodo 2011-2015 e di allocare i fondi necessari. Il bilancio dell’Unione europea deve includere dotazioni sufficienti per consentire alla Commissione di esercitare i suoi compiti di controllo, di fornire, ove necessario, sostegno ai produttori e di arginare la perdita di competitività dei produttori dovuta all'introduzione di nuove e mutevoli norme sul benessere animale. Gli Stati membri devono assicurare che qualsiasi violazione delle norme dell’Unione in materia di benessere animale sia oggetto di sanzioni efficaci. Solo rafforzando la legislazione in materia e la sua attuazione possiamo garantire la protezione degli animali ed evitare che prodotti non ottemperanti alle disposizioni della legge comunitaria possano giungere sul mercato interno.

 
  
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  Louis Bontes (NI), per iscritto. (NL) Il Partito olandese per la Libertà (PVV) è a favore del benessere degli animali ma ritiene si tratti di una questione di competenza degli Stati membri e non dell’Unione europea.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto.(CS) L’ Europa è da tempo caratterizzata da un forte desiderio e una lunga tradizione in merito al trattamento dignitoso degli animali. Una buona salute e pratiche d’allevamento di alta qualità rivestono un’importanza fondamentale per la salute pubblica in generale. Standard rigidi, rispetto a quelli adottati nel resto del mondo, fanno parte del marchio degli agricoltori europei e lo stesso dicasi, per esempio, della qualità dei loro prodotti. Dobbiamo pertanto profondere un impegno massimo per stabilire un quadro giuridico di riferimento che specifichi gli standard minimi dell’Unione europea per ogni forma di allevamento. Solo in tal modo sarà possibile garantire una concorrenza libera ed equa nel mercato interno. E’ necessario pretendere norme minime anche al mercato globale, per evitare la delocalizzazione della produzione in regioni dove i livelli di benessere degli animali sono inferiori, al di fuori dell’Unione europea. Accolgo favorevolmente il suggerimento della relatrice di prevedere compensazioni per i maggiori costi di produzione derivanti da norme più severe nel quadro dei nuovi regimi di sostegno della politica agricola comune. Non sono stati registrati tuttavia ulteriori progressi nel sistema satellitare per il monitoraggio del trasporto degli animali da reddito; è increscioso che alcuni allevatori europei non si attengano alle norme approvate, in particolare per l’allevamento dei suini. Dovrebbe essere ben chiaro che standard più elevati richiedono una maggiore spesa e, pertanto, gli allevatori corretti e responsabili sono svantaggiati sul mercato a causa del comportamento di quelli irresponsabili. Per questi motivi è necessario introdurre sanzioni appropriate in caso di violazione della legislazione europea.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla valutazione e la verifica del programma d’azione per il benessere degli animali 2006-2010 che propone un sistema di controllo più severo e sanzioni più efficaci per i proprietari di animali che non rispettino i requisiti di benessere previsti dalla legge. È fondamentale che gli agricoltori europei ricevano compensazioni per l’aumento dei costi di produzione associati a standard più elevati in materia di benessere degli animali.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson and Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. (SV) Dopo alcune esitazioni, noi socialdemocratici svedesi abbiamo deciso di votare a favore della relazione sul benessere degli animali in Europa. Avremmo preferito un approccio più ambizioso nei confronti del benessere animale e non vogliamo che le forme di protezione proposte impediscano ai singoli Stati membri di fissare standard più elevati rispetto a quelli previsti dalla normativa europea. Abbiamo deciso, però, di considerare la relazione come parte di un processo in continua evoluzione che porterà gradualmente al raggiungimento di questi standard e pertanto abbiamo votato a favore.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Concordo con il relatore ombra del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), l’onorevole Jeggle, quando sostiene la necessità di un approccio più coerente per il benessere animale, questo però non significa che si debbano introdurre ulteriori leggi e norme. Desidero inoltre sottolineare – senza sminuire la protezione del benessere animale – che troppe norme possono, in ultima istanza, esercitare un effetto negativo sul mercato.

Non dobbiamo dimenticare che quanto più numerosi sono gli standard, tanto più è difficile che i produttori li rispettino e la competitività dell’allevamento europeo si ridurrà proporzionalmente. L’eccessiva protezione degli animali, inoltre, non deve farci perdere di vista altri valori, altrettanto importanti, che devono essere preservati, come la competitività economica, la sostenibilità dell’agricoltura e dell’allevamento nonché alcune tradizioni nazionali.

D’altra parte, tuttavia, la salute umana deve essere protetta dalle malattie trasmesse dagli animali (che si tratti di animali selvatici, domestici o di animali destinati al consumo), e a questo scopo la ricerca scientifica deve illustrarci come regolamentare e proteggere meglio la salute pubblica.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Un livello elevato di benessere animale, dall’allevamento alla macellazione, può incrementare la sicurezza e la qualità dei prodotti. Gli standard europei in quest’ambito sono tra i più elevati al mondo; tuttavia, l’ottemperanza a tali standard non deve mettere i produttori europei in una posizione di svantaggio sul mercato. La verità è che queste norme implicano costi operativi, economici e amministrativi per gli agricoltori europei. La reciprocità degli standard è fondamentale per una concorrenza equa con i produttori non UE. Gli agricoltori europei devono dunque ricevere una compensazione per l’aumento dei costi di produzione associati a standard più elevati in materia di benessere degli animali. Il finanziamento di queste misure deve essere integrato nei nuovi regimi di sostegno della politica agricola comune a partire dal 2013. Vorrei sottolineare che la politica europea in materia di protezione degli animali deve tassativamente riscontro essere affiancata da una politica commerciale coerente. Vorrei ribadire che le questioni relative al benessere animale non sono state citate né nell’accordo quadro del luglio 2004 né in altri importanti documenti della tornata negoziale di Doha dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Pertanto non si dovranno introdurre ulteriori norme in materia di benessere degli animali, che potrebbero avere ripercussioni negative sulla competitività dei produttori, fino a quando i partner commerciali in seno all'OMC non le avranno sottoscritte.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Ci sono diversi aspetti significativi nella relazione adottata: innanzitutto la necessità di regolamentare le importazioni e di garantire che tutti gli animali e la carne importati da paesi terzi rispondano agli stessi requisiti di benessere applicati all’interno dell’Unione; in secondo luogo la necessità di garantire una copertura adeguata per i costi aggiuntivi derivanti da norme più severe per il benessere degli animali; in terzo luogo il riconoscimento della capacità di investimento limitata di molti produttori di piccole e medie aziende agricole, danneggiati dall’iniquo funzionamento della catena agroalimentare; infine, la proposta degli incentivi per l’allevamento, la commercializzazione e la macellazione degli animali a livello regionale, onde evitare il trasporto di animali a lungo raggio per l’allevamento e il macello. Sfortunatamente, la relazione non riconosce che l’attuale politica agricola comune (PAC) promuove e favorisce modelli ad alta intensità produttiva, spesso incompatibili con il benessere e la salute animale. Saremmo dovuti andare oltre, criticando l’attuale PAC, rifiutando i suoi elevati livelli produttivi e chiedendo una nuova politica agricola. La relazione avanza inoltre proposte irrealistiche e poco fattibili, come l’elaborazione di un sistema satellitare per il monitoraggio del trasporto degli animali.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Desidero fare due osservazioni in merito alla presente relazione. Anche se la relatrice non è stata coerente fino in fondo, è incoraggiante vedere che il Parlamento è finalmente consapevole di una serie di problemi. L'imposizione di norme legittime sulle nostre procedure e sugli allevatori penalizza gli stessi in un sistema commerciale globale estremamente libero, in cui l'OMC considera le questioni sociali, ambientali o di altra natura al pari di barriere non tariffarie al commercio. Devo forse ricordarvi che questo Parlamento ha sempre accordato la priorità al commercio e che pertanto è corresponsabile di questa situazione? Mi sorprende anche che non sia stata fatta menzione al regresso legislativo imposto dalla Commissione, in particolare relativamente alla produzione biologica, che esercita un impatto non solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sul benessere degli animali e sulla salute umana. In secondo luogo è giunto il momento di ammettere che il rispetto, e cito, “per le consuetudini per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi e le tradizioni culturali” potrebbe scontrarsi con gli standard che dichiarate di difendere e con le tradizioni e le pratiche genuinamente europee. E’ inaccettabile che alcune comunità straniere possano, su questa base, continuare a fare uso di metodi crudeli per la macellazione e persino proporre la violazione delle normative dell’Unione europea in quest’ambito.

 
  
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  Dan Jørgensen (S&D), per iscritto. (DA) I socialdemocratici danesi hanno votato a favore della relazione sul benessere animale nell’Unione europea. Sosteniamo una politica ambiziosa in questo ambito che aumenti la considerazione del benessere animale, conformemente all’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, possibilmente facendo ricorso ad un sistema di incentivi positivi. Non siamo tuttavia a favore della concessione automatica di nuovi fondi nel settore agricolo europeo a causa delle perdite economiche associate alla protezione del benessere animale.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto. – (PL) A mio giudizio il benessere animale è una priorità che esercita un’enorme influenza sulla salute pubblica e sull’economia europea. Un’applicazione rapida ed efficiente di una legislazione coerente in quest’ambito è estremamente importante, così come lo è la creazione di un’istituzione che coordini le politiche per il benessere animale. Attualmente il programma d’azione comunitario vigente è stato attuato in modo soddisfacente ma, in futuro, sarà necessario prestare maggiore attenzione alla questione del trasporto e del monitoraggio degli animali. Dobbiamo cercare di ridurre il divario tra gli attuali livelli normativi in materia di benessere animale nei diversi paesi dell’Unione, perché si riscontrano enormi differenze nelle condizioni di vita degli animali, con una crescente destabilizzazione dei mercati degli animali da reddito.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo favorevolmente il raggiungimento degli standard più elevati al mondo nel presente ambito. L’elaborazione di un sistema di monitoraggio più severo e di sanzioni più efficaci per i proprietari di animali che non rispettino i requisiti di benessere previsti dalla legge è fondamentale ma, poiché tali misure causano costi maggiori per gli agricoltori, siamo a favore di compensazioni nel quadro del presente programma e dei nuovi regimi di sostegno della politica agricola comune a partire dal 2013. È importante ribadire che, contestualmente al presente programma, l’Unione europea dovrebbe imporre norme severe e ben definite per altri paesi che non rispettano gli standard, generando così una concorrenza sleale per gli agricoltori europei.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Per anni l’Unione europea ha tentato di emanare direttive standardizzate in materia di allevamento. Sono stati registrati progressi nell’ambito dell’allevamento intensivo in particolare, ma c’è ancora molto da fare. E’ opportuno portare avanti comunque il programma d’azione; soprattutto in relazione all’attuazione delle leggi e delle direttive esistenti. A tal proposito è necessario citare nuovamente il problema dell’importazione dei cani dai paesi dell’est, poiché non sono ancora state colmate tutte le lacune della regolamentazione esistente. Animali malati e trascurati, sottratti anzitempo alle loro madri, vengono trasportati verso i paesi occidentali in condizioni deplorevoli, per poi essere venduti in cambio di elevate somme di denaro. La presente relazione rappresenta un passo nella giusta direzione e per questo motivo ho votato a favore.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL), per iscritto. (DA) Mi sono espresso a favore della relazione sulla valutazione e la verifica del programma d’azione per il benessere degli animali, avviata su iniziativa del Parlamento, perché sostengo pienamente il rafforzamento del benessere animale nell’Unione europea.

Dalla relazione, tuttavia, non emerge chiaramente se l’Unione europea creerà un’armonizzazione massima in tale ambito. Non desidero in alcun caso sostenere una proposta che vieti agli Stati membri di elaborare standard vincolanti migliori rispetto a quelli concordati a livello comunitario in materia di benessere degli animali.

Ritengo, al contrario, che sia fondamentale, per il raggiungimento di un migliore benessere animale, che gli Stati membri possano continuare a dare l’esempio in quest’ambito.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL) , per iscritto. (SV) Ho votato a favore della relazione Paulsen sulla legislazione per il benessere degli animali. E’ importante che la legislazione presenti standard minimi: gli Stati membri e le regioni devono poter attuare una legislazione più ampia in materia di benessere animale.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La relazione per cui abbiamo votato oggi valuta in modo obiettivo e critico i risultati del programma d’azione per il benessere degli animali 2006-2010 e stabilisce obiettivi realistici e necessari per la crescita – nel senso di progresso – della produzione e del consumo alimentare nell’Unione europea. Desidero sottolineare che prodotti di qualità più elevata comportano maggiori costi per i produttori, in particolare per i produttori primari, ma non implicano solitamente una crescita nella domanda del mercato, poiché solo una minoranza di consumatori sceglierà prodotti più costosi.

La relazione enfatizza pertanto la necessità di concedere ai produttori compensazioni per il loro impegno. Desidero sottolineare l’intenzione di imporre ai prodotti provenienti da paesi terzi le stesse norme applicate ai prodotti dell’Unione europea, al fine di garantire una concorrenza equa ed equilibrata nel commercio. Ritengo inoltre importante sostenere la creazione di un organo europeo di coordinamento nonché l’adozione di una legislazione generale e comune, volta all’armonizzazione delle migliori pratiche e alla creazione di meccanismi di controllo.

 
  
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  Daniël van der Stoep (NI), per iscritto. (NL) Il Partito olandese per la Libertà (PVV) è a favore del benessere degli animali ma ritiene si tratti di una questione di competenza degli Stati membri e non dell’Unione europea.

 
  
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  Artur Zasada (PPE), per iscritto.(PL) Oggi abbiamo adottato una risoluzione importante che valuta il programma d’azione 2006-2010 della Commissione europea in materia di benessere degli animali. Standard elevati per la salute animale sono necessari non solo per questioni di natura etica, ma anche per la sicurezza e la qualità dei prodotti di derivazione animale, che certamente danno vita a un marchio agricolo europeo positivo e affidabile.

 
  
  

Le Foll (A7-0060/2010)

 
  
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  Richard Ashworth (ECR), per iscritto. (EN) Se da un lato sosteniamo misure per la gestione e la protezione delle foreste, dall’altro ci opponiamo alla creazione di una nuova politica forestale europea che trasferisca poteri all’Unione. La relazione fa anche riferimento alla direttiva per la protezione dei suoli, a cui si oppone la delegazione britannica del Partito conservatore, poiché il suolo può essere gestito in maniera più efficiente dagli Stati membri, dal momento che l’applicazione delle stesse norme a tutti i tipi di suoli, dalla Finlandia del Nord alla Grecia del sud, non porterebbe alcun beneficio agli agricoltori del Regno Unito, che si adeguano a standard volontari elevati e in continuo miglioramento, di gestione dei suoli. La direttiva per la protezione dei suoli, come proposta dalla Commissione europea, presentava molte lacune e porterebbe solo una maggiore regolamentazione, maggiori costi e meno flessibilità per gli agricoltori, che riteniamo sappiano meglio dei burocrati europei come gestire la propria terra.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) A mio giudizio, la qualità principale della relazione sull’agricoltura dell’Unione e il cambiamento climatico è la conciliazione della tutela ambientale con la promozione di un settore agricolo europeo più forte. Il settore agricolo deve indubbiamente muoversi in modo risoluto verso strumenti di produzione più ecocompatibili e sostenibili.

Questi obiettivi, però, non devono costituire un pretesto per indebolire l’agricoltura nell’Unione europea, pertanto dobbiamo garantire un migliore sfruttamento delle risorse, contestualmente alla tracciabilità dei prodotti. Ho votato a favore della presente relazione perché rispetta questi equilibri.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (EN) Ho dato pieno sostegno alla relazione. La riforma della PAC dovrà tenere in considerazione molte questioni, tra cui il cambiamento climatico. È chiaro che quest’ultimo eserciterà un impatto negativo sull’agricoltura europea, in particolare nelle regioni meridionali e sudorientali. La nuova PAC dovrà soddisfare una crescente domanda dei cittadini per una politica agricola più sostenibile; attualmente tale politica non affronta le questioni ambientali in modo coerente. Le nuove sfide – quali il cambiamento climatico, la gestione idrica, le energie rinnovabili e la biodiversità – non sono state prese in debita considerazione durante la revisione della PAC, che deve essere trasformata in una politica agricola, alimentare e ambientale, con sistemi di assistenza più equi e sostenibili per gli agricoltori e allo stesso tempo deve garantire la tutela delle zone rurali, la conservazione della biodiversità, la cattura del carbonio e la sicurezza alimentare.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) La politica agricola comune costituisce un ambito fondamentale nella lotta contro il cambiamento climatico per gli anni a venire, che la relazione Le Folle pone al centro della PAC.

Il settore agricolo è doppiamente colpito dal cambiamento climatico: è il primo a patire l’aumento delle siccità e delle catastrofi naturali. Questo settore, tuttavia, è responsabile del 9 per cento delle emissioni di gas a effetto serra in Europa. Il Parlamento europeo ci sta mostrando che possiamo adottare approcci virtuosi.

I fertilizzanti azotati, cui ricorrono gli agricoltori, contribuiscono in modo significativo alle emissioni di CO2. Utilizzandoli in modo mirato, promuovendo l’uso di fertilizzanti a base di rifiuti organici e ponendo l’accento sull’agricoltura biologica, ridurremo radicalmente le emissioni di gas a effetto serra. Anche il metano derivante dalle feci animali costituisce una fonte di energia rinnovabile. Le foreste e i suoli europei sono inoltre incredibili bacini di CO2.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) L’Unione europea è il maggiore importatore di prodotti agricoli a livello mondiale, ma accolgo favorevolmente il sostegno della produzione interna a basso impatto ambientale. Le conclusioni della relazione di cui si è discusso mercoledì al Parlamento europeo mostrano che l’importazione di prodotti agricoli da paesi terzi esercita sull’ambiente un impatto molto più nocivo rispetto alla produzione interna (soggetta a norme più severe sulla riduzione delle emissioni di diossido di carbonio) e contribuisce al cambiamento climatico.

L’agricoltura è stata e continuerà ad essere la principale fonte di generi alimentari a livello globale. Secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la produzione agricola dovrà aumentare del 70 per cento nei prossimi 40 anni per poter far fronte al fabbisogno della popolazione. Per evitare una crisi a lungo termine, l’Unione europea dovrà iniziare a elaborare nuove politiche o ad attuare con urgenza quelle esistenti, che dovranno essere sostenute da obiettivi ambiziosi per la riduzione delle emissioni di diossido di carbonio con un impatto ambientale negativo, perché troviamo siamo entrati in un circolo vizioso. Secondo gli esperti, un’agricoltura che non prenda in considerazione l’impatto ambientale contribuirà al surriscaldamento terrestre, causando problemi ancora maggiori, anche per l’agricoltura stessa, nel lungo termine.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) L’agricoltura europea contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di attenuazione del cambiamento climatico entro il 2020. Le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite in seguito alla maggiore efficienza del settore agricolo europeo, a innovazioni costanti, all’uso di nuove tecniche, come lo stoccaggio del carbonio nei terreni, e a sviluppi nella produzione di energie rinnovabili sostenibili. L’innovazione svolge un ruolo fondamentale per attenuare l’impatto dell’agricoltura sul cambiamento climatico e le sue conseguenze ambientali. Chiedo che i fondi europei del settore agricolo siano impiegati per lo sviluppo di tecnologie che favoriscano l’adattamento di questo settore alla lotta contro il cambiamento climatico. Il ruolo dell’agricoltura in questa lotta deve prendere in considerazione la posizione competitiva del settore agroalimentare europeo nel mercato mondiale; è necessario dunque trovare soluzioni che permettano all’agricoltura convenzionale di contribuire alla gestione sostenibile dell’ambiente, proteggendola, allo stesso tempo, dalle speculazioni alimentari nel mercato dei prodotti primari e dal protezionismo nel commercio internazionale.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) La delegazione del Movimento democratico al Parlamento europeo accoglie con favore l’adozione della relazione sull’agricoltura dell’Unione e il cambiamento climatico. Approva l’enfasi posta sulle nuove sfide che la politica agricola comune dovrà affrontare, come il cambiamento climatico, la questione idrica, le energie rinnovabili, la biodiversità e la gestione del terreno (cattura del carbonio, capacità di ritenuta idrica e di elementi minerali, vita biologica, eccetera). Con lo stesso spirito, la delegazione del Movimento democratico chiedeva la creazione di una politica forestale europea per promuovere una gestione e una produzione sostenibili delle foreste e per valorizzare l’apporto della filiera del legno e la sua evoluzione economica. Si tratta di questioni essenziali che dovranno essere incluse nella futura politica agricola.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sull’agricoltura dell’Unione e il cambiamento climatico in quanto propone provvedimenti specifici che possono contribuire a rendere l’agricoltura più sostenibile. L’agricoltura è una delle attività più colpite dal cambiamento climatico, ma anche uno dei settori che contribuisce maggiormente alle emissioni di anidride carbonica. Il prossimo riesame della politica agricola comune deve incentivare pratiche che permettano all’agricoltura europea di adattarsi alle conseguenze del cambiamento climatico e allo stesso tempo di contribuire al suo rallentamento.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson and Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. (SV) Noi socialdemocratici svedesi abbiamo votato contro la sezione della relazione che richiede una politica forestale comune nell’Unione europea. Riteniamo che gli Stati membri debbano continuare a prendere decisioni su questioni relative alla politica forestale.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’agricoltura è responsabile del 9,3 per cento delle emissioni totali dell’Unione europea, rispetto all’11 per cento del 1990. È stata registrata una riduzione costante e progressiva delle emissioni di gas a effetto serra e il settore agricolo ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi in materia di riduzione stabiliti dall’Unione europea.

Devo inoltre sottolineare che, se da un lato le preoccupazioni ambientali in merito al settore agricolo sono legittime e necessarie, dall’altro devono essere ben soppesate con l’impatto delle proposte in termini di sostenibilità e produttività. Per questo motivo, la riforma della politica agricola comune deve considerare con attenzione la relazione tra agricoltura e tutela ambientale, senza dimenticare che, a prescindere dall’impatto negativo sull’ambiente (derivante in modo specifico da emissioni di anidride carbonica), l’agricoltura contribuisce in modo significativo alla conservazione e alla gestione delle risorse naturali, a una crescita verde e alla gestione del paesaggio e della biodiversità. Si tratta di effetti collaterali benefici dell’agricoltura che devono essere debitamente presi in considerazione in ogni proposta volta a esaminare la relazione tra agricoltura e ambiente.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) L’agricoltura è direttamente coinvolta nel cambiamento climatico, poiché contribuisce all’emissione dei gas a effetto serra e, allo stesso tempo, ne è colpita a sua volta. L’impatto negativo del cambiamento climatico sortisce già i suoi effetti, con siccità ed erosione del suolo che, a loro volta, sono causa di problemi maggiori, in particolare negli Stati membri meridionali. L’agricoltura tuttavia può anche contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico e vanta un grande potenziale in termini di sviluppo sostenibile. La PAC deve pertanto incoraggiare pratiche agricole che limitino le emissioni e/o migliorino il fissaggio del carbonio, poiché l’agricoltura e la silvicoltura rappresentano i principali settori economici in grado di catturare il diossido di carbonio derivante dalle attività umane, conservandolo e immagazzinandolo nel terreno. Dobbiamo mirare ad un’agricoltura più sostenibile, a maggiore efficienza. Secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, entro il 2050 sarà necessario un aumento della produzione agricola pari al 70 per cento per far fronte alla crescita della popolazione mondiale. Dovremo aumentare la nostra produttività in modo sostenibile, tramite maggiore efficienza, tecniche e pratiche migliori e un maggiore investimento nella ricerca scientifica in tale ambito.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) L’analisi delle implicazioni del cambiamento climatico per l’agricoltura costituisce una questione importante ed è altrettanto importante, giustificato e necessario rendere l’agricoltura più compatibile con la tutela di ogni elemento portatore di valori naturali e culturali, come il suolo, il paesaggio e la biodiversità. Queste preoccupazioni, tuttavia, non devono farci dimenticare che il ruolo principale dell’agricoltura consiste nella produzione alimentare e tantomeno devono servire come pretesto per emendare la politica agricola comune (PAC) che acuiscano la dipendenza alimentare, già grave e inaccettabile, di diversi Stati membri – come nel caso del Portogallo – e di paesi terzi. Tale dipendenza minaccia la sovranità e la sicurezza alimentari dei popoli di questi paesi in nome di una presunta intoccabile “posizione concorrenziale del settore agroalimentare dell'UE nel mercato mondiale”. Sarebbe stato importante dedicare anche solo qualche riga alla necessità di rottura con il modello produttivista che ha plasmato le successive riforme della PAC e determinato tragiche conseguenze sociali e ambientali; sfortunatamente però non se ne è fatta menzione. Sarebbe stato importante evitare qualsiasi ambiguità in un momento in cui stiamo assistendo a tentativi della Commissione europea di imporre gli interessi delle multinazionali del settore agricolo in relazione alla diffusione delle colture geneticamente modificate.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione del collega socialista Le Foll poiché sostiene che l’agricoltura europea debba continuare ad adattarsi, come ha già iniziato a fare, alle conseguenze del cambiamento climatico e che debba prepararsi per l’impatto che questi cambiamenti avranno in futuro su molte regioni dell’Unione. L’agricoltura attualmente svolge un ruolo fondamentale nella lotta contro il surriscaldamento terrestre ed è essenziale per garantire la sicurezza alimentare e per intraprendere la strada della sostenibilità. In questo contesto la PAC dopo il 2013 dovrà necessariamente integrare la dimensione “climatica”, fornendo soluzioni e assistenza per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, sollecitando lo stoccaggio di carbonio nel terreno, sviluppando la produzione di energie sostenibili e massimizzando la funzione di fotosintesi.

 
  
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  Dan Jørgensen (S&D), per iscritto. (DA) I socialdemocratici danesi hanno votato a favore della relazione (A7-0060/2010) sull’agricoltura e il cambiamento climatico. Sosteniamo una politica agricola ambiziosa che fornisca al settore gli strumenti per affrontare il cambiamento climatico, ma non siamo a favore di nuovi fondi per la politica agricola europea.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto. (PL) Quando si parla di cambiamento climatico, l’agricoltura non dovrebbe essere trattata come un ambito nocivo dell’economia. Al contrario, dovrebbe essere considerata come un’industria che non solo possiede le migliori possibilità di adattamento ai cambiamenti dell’ecosistema, ma che permette anche di combattere in modo efficace gli effetti dannosi del surriscaldamento terrestre. Assistiamo oggi ad una riduzione significativa delle emissioni di CO2 nell’agricoltura rispetto ai precedenti decenni. L’investimento nello sviluppo rurale, il secondo pilastro della PAC, permetterà una migliore formazione degli agricoltori, un ammodernamento tecnico delle aziende agricole e un monitoraggio e un controllo adeguati della conservazione ambientale e della biodiversità. Una gestione appropriata delle aziende agricole porterà alla cattura del carbonio e a una maggiore sicurezza alimentare. Una ricerca innovativa e un investimento appropriato nell’ambito della PAC aiuteranno l’agricoltura a diventare uno strumento efficace nella lotta contro il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La presente relazione si muove in una logica produttivista e liberale che contravviene all’interesse generale, che dipende invece dal rispetto per gli esseri umani e per il nostro ecosistema. Il produttivismo e il capitalismo certamente ne ostacolano la salvaguardia. La preferenza accordata a circuiti brevi (sebbene non siano descritti come tali), la priorità per le fonti di energia rinnovabile, la revisione di sistemi di irrigazione costosi o persino la definizione di “bene pubblico” per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico sono punti a favore della nostra argomentazione e non possiamo ignorarli.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il cambiamento climatico è diventato gradualmente una priorità per la politica europea. Tale fenomeno danneggia l’agricoltura e, secondo le relazioni recentemente pubblicate, prospetta uno scenario poco incoraggiante per questo settore. Pare che i paesi dell’Europa meridionale saranno i più colpiti dal cambiamento climatico. È importante che la politica agricola comune adotti provvedimenti appropriati in risposta al problema, promuovendo una gestione delle risorse più efficiente. L’ottimizzazione delle risorse idriche, l’impiego di varietà vegetali resistenti al cambiamento climatico e alle malattie, la protezione del suolo dall’erosione, la conservazione dei pascoli, una maggiore forestazione, la riqualificazione di aree danneggiate, una gestione forestale volta a limitare il rischio di incendi e nuove misure per il monitoraggio ed il controllo di malattie sono provvedimenti fondamentali per adattare l’agricoltura europea agli effetti del surriscaldamento terrestre. Siamo pertanto a favore di qualunque misura che possa risolvere questi problemi.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della presente relazione poiché ritengo che l’agricoltura sia un settore produttivo colpito dalle conseguenze del cambiamento climatico ed esposto alla pressione da esso esercitata. Allo stesso tempo, tuttavia, è direttamente legato agli obiettivi per la mitigazione dell’impatto del cambiamento climatico – dal momento che contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, a una gestione soddisfacente delle risorse idriche nonché all’incremento della produzione e ad una decentralizzazione delle fonti di energie rinnovabili e sostenibili. In tale contesto, gli Stati dell’Europa orientale che vantano un settore agricolo particolarmente fiorente possono beneficiare pienamente dello sviluppo dell’industria dei biocarburanti, contribuendo all’aumento dei salari nelle zone rurali e alla creazione di posti di lavoro “verdi” (per esempio, si prevede che nel settore agricolo saranno creati 750 000 posti di lavoro legati alle fonti di energie rinnovabili entro il 2020).

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. (FR) Tutte le iniziative mirate alla riduzione del surriscaldamento terrestre sono benaccette in seguito a quanto accaduto ieri in Parlamento, quando 1 500 funzionari provenienti dalla maggiori città europee si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di oltre il 20 per cento entro il 2020. L’adozione odierna della relazione Le Foll sull’adattamento dell’agricoltura europea al cambiamento climatico segue tale approccio. Non dimentichiamo che il settore agricolo contribuisce per il 10 per cento circa alle emissioni di anidride carbonica. L’agricoltura può trarre molti benefici dalla prevenzione degli effetti negativi del cambiamento climatico in relazione alle aree inondate, alla riduzione delle aree coltivate, alla deforestazione e ai guadagni difficilmente prevedibili. È necessario dunque partire dagli aspetti sostenibili dell’agricoltura. Un utilizzo ragionevole di fertilizzanti e pesticidi, combinato ad una diversificazione dell’agricoltura e dell’allevamento, garantirà agli agricoltori una maggiore autonomia e una base economica più solida. Chiaramente l’agricoltura europea deve svolgere un ruolo centrale nella lotta contro il cambiamento climatico. Ci sono diverse possibilità: l’uso di pozzi di carbonio, l’approvvigionamento di energie rinnovabili e nuove tecniche di irrigazione. Non resta che trasformare queste idee in politiche concrete e integrarle nella nuova PAC del 2013.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL) , per iscritto. (SV) Ho votato contro la relazione Le Foll perché sostiene una politica forestale comune, quando si tratta invece di una questione di competenza nazionale: esistono enormi differenze tra gli Stati membri dell’Unione europea. Credo anche che, a prescindere dalle questioni ambientali transfrontaliere, non sia appropriato prendere decisioni di politica agricola a livello europeo, in particolar modo dopo l’allargamento a 27 paesi. Fintantoché esisterà una politica agricola comune europea, però, desidererei che prendessimo le decisioni migliori con il dichiarato intento di gestire il cambiamento climatico. Approvo molte proposte dell’onorevole Le Foll per affrontare la minaccia del surriscaldamento terrestre, il problema principale della nostra epoca, ma una politica forestale comune è la strada sbagliata da percorrere.

 
  
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  József Szájer (PPE), per iscritto. (EN) Vorrei venisse messo agli atti che, in qualità di capogruppo del Partito popolare europeo, dichiaro che l’intenzione originale del nostro gruppo era quella di votare contro il paragrafo 18, sottoparagrafo 2 (votazione per appello nominale). Il gruppo ha commesso un errore tecnico.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione Le Foll perché sono convinto del ruolo importante che l’agricoltura svolgerà relativamente ai problemi relativi al surriscaldamento terrestre; la nostra agricoltura contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’Unione. Accolgo favorevolmente l’adozione dei paragrafi 18 e 20 relativi al rispetto e al miglioramento della qualità del terreno tramite il fissaggio del carbonio e l’uso di biomasse per il riscaldamento, che potrebbero ridurre l’impatto negativo del cambiamento climatico. Sono certo che la PAC diventerà sempre più sostenibile nel tempo e incoraggio una politica agricola comune ecocompatibile.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Il cambiamento climatico può influenzare l’agricoltura: potrebbero verificarsi penurie idriche, potrebbero insorgere nuove malattie e il bestiame potrebbe patire per il troppo caldo. L’agricoltura può favorire il rallentamento del cambiamento climatico, ma dovrebbe anche essere pronta ad adattarsi all’impatto del surriscaldamento terrestre; la politica agricola comune (PAC) deve riconoscerne l’impatto e adottare provvedimenti per ridurlo. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la promozione di energia pulita e rinnovabile, fornendo uno stoccaggio geologico del diossido di carbonio e limitando le emissioni di gas a effetto serra. I costi associati all’adattamento della PAC e alla riduzione del cambiamento climatico non sono ancora chiari ed è necessario condurre un’analisi dettagliata dei vantaggi economici. Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia reale ed è necessaria una migliore gestione delle risorse a breve termine. L’allargamento dell’Unione europea ha esercitato un impatto significativo sull’agricoltura: ai sei milioni di agricoltori dei vecchi paesi membri se ne sono aggiunti altri sette milioni. Le zone rurali costituiscono il 90 per cento del territorio europeo e più della metà di queste aree sono dedicate all’agricoltura. Questo dato sottolinea l’importanza di tale settore per l’ambiente naturale dell’Unione europea. In occasione della conferenza di Varsavia nel febbraio 2010, la Lituania e altri otto Stati membri dell’Unione hanno firmato una dichiarazione sulla nuova PAC, un’ulteriore espressione di solidarietà e correttezza. Non dobbiamo dividere l’Europa in Stati membri “nuovi” e “vecchi”; dobbiamo mostrare solidarietà. Necessitiamo di una forte politica agricola europea al fine di garantire un salario stabile ed equo per gli agricoltori dopo il 2013 e di ridurre il cambiamento climatico.

 
  
  

Relazione Dorfmann (A7-0056/2010)

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore dell’ottima relazione dell’italiano onorevole Dorfmann, sul processo, avviato dalla Commissione europea, di riesame dei criteri per l’attribuzione dello status di zona caratterizzata da svantaggi naturali e, dunque, dell’indennità compensativa intesa a ovviare gli svantaggi naturali permanenti. In particolare, voglio sottolineare l’importanza del paragrafo 18 della relazione, in cui vengono già respinti i criteri proposti dalla Commissione europea: “sottolinea che la Commissione potrà assumere una posizione definitiva sulle unità territoriali di base prescelte, sui criteri e sui valori limite solo quando gli Stati membri avranno presentato carte complete e dettagliate [...]”.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto.(GA) Ho votato a favore della relazione Dorfmann sull’agricoltura nelle zone caratterizzate da svantaggi naturali (zone svantaggiate).

Circa il 75 per cento del territorio irlandese è stato classificato come zona svantaggiata. Il regime attuale, che fornisce assistenza a circa 100 000 famiglie di agricoltori, è indispensabile alla conservazione e allo sviluppo rurale e serve a contrastare l’abbandono delle terre e a proteggere l’ambiente e la biodiversità. Con la giusta dotazione finanziaria questo regime può sostenere il reddito degli agricoltori che lavorano in condizioni molto difficili.

A causa del clima freddo e umido, le attività agricole in Irlanda sono limitate. Mi compiaccio pertanto di notare che nella relazione si fa riferimento alle difficoltà connesse alla lavorazione dei terreni umidi non lavorabili. Accolgo con favore anche il riferimento ai "giorni di capacità di campo", che consente di tener conto dell'interazione tra tipi di suolo e clima.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto.(RO) Credo che l’impiego di criteri uniformi semplificherà l’attuazione del regime di pagamenti per le zone caratterizzate da svantaggi naturali nell’Unione europea, grazie alla maggiore trasparenza e al trattamento uniforme verso i beneficiari di questo regime di sostegno.

E’ di fondamentale importanza concentrare il sostegno nelle zone più interessate dall’abbandono delle terre. Nel contempo, si deve tenere conto anche dei seguenti criteri: non si devono prevedere costi aggiuntivi e si deve prendere in considerazione l’impatto che la modifica della delimitazione avrà in zone in cui l’agricoltura svolge un ruolo fondamentale per l’economia locale. A tale riguardo, ritengo opportuno predisporre misure volte ad aumentare la competitività del settore agricolo e a promuovere la diversificazione nelle zone interessate dai cambiamenti alla delimitazione.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto.(CS) La relazione sul sostegno alle zone rurali svantaggiate ha l’obiettivo di ridefinire le zone svantaggiate all’interno dell’UE e di operare una riforma dell’assistenza finanziaria e strutturale a loro rivolta. Gli Stati membri hanno classificato già in precedenza oltre la metà dei terreni agricoli dell’Unione europea come svantaggiati, pertanto è essenziale ridefinire i concetti e le condizioni a essi applicati. Il Fondo europeo agricolo sostiene lo sviluppo rurale permettendo agli Stati membri, ai fini del miglioramento dell’ambiente e dell’agricoltura, di erogare fondi in caso di svantaggi naturali nelle zone montane e in altre zone caratterizzate da svantaggi naturali. Tali fondi dovrebbero contribuire, anche grazie all’uso continuo delle superfici agricole, alla cura dello spazio naturale e al sostegno dei sistemi di produzione agricola sostenibili. Dovrebbe inoltre compensare i costi aggiuntivi e i mancati guadagni. Alcune ricerche hanno riscontrato che gli Stati membri individuano le zone temporaneamente svantaggiate secondo una disparità di criteri, che possono determinare differenze nelle risposte e nelle cifre erogate tra i diversi Stati membri. Accolgo dunque con favore la proposta del relatore di lasciare spazio agli Stati membri per esaminare i nuovi criteri prima di iniziare a erogare i fondi. Tuttavia, si dovrebbe stabilire un limite di tempo, poiché l’intero processo potrebbe subire gravi ritardi a causa della lentezza di alcuni degli Stati membri, con effetti negativi non soltanto sull’erogazione dei fondi, ma anche sulla chiarezza dell’ambiente normativo nei singoli Stati membri. Appoggio l’intera relazione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Promuovere le zone rurali svantaggiate costituisce un elemento essenziale del secondo pilastro della politica agricola comune, ossia la politica di sviluppo rurale, ed è naturale che le zone caratterizzate da svantaggi naturali siano oggetto di specifici strumenti e politiche.

Nella comunicazione della Commissione si propone che, ai sensi dell’articolo 50, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, le “zone caratterizzate da svantaggi” vengano definite in base a criteri oggettivi. A tal fine, vengono proposti otto fattori del suolo e climatici che segnalano, in caso di superamento di un determinato valore limite, l'esistenza di circostanze che ostacolano seriamente l'agricoltura europea: fattori climatici (lunghi periodi con basse temperature o calore eccessivo), fattori biofisici (terreni scarsamente drenati; terreni pietrosi, sabbiosi o argillosi; spazio ridotto per l'accrescimento radicale; terreni salini), e fattori geografici (zone caratterizzate da un equilibrio di umidità non ottimale o da una forte pendenza del terreno). La definizione di criteri oggettivi è positiva, ma tali criteri vanno verificati sul campo per appurarne l’affidabilità e l’adattabilità alle situazioni reali e alle caratteristiche specifiche di ogni ambiente naturale.

Dobbiamo anche prendere in considerazione la possibilità di prevedere un periodo transitorio, con un regime specifico, per le zone che perderanno lo status di zona caratterizzata da svantaggi naturali.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La promozione delle zone rurali svantaggiate costituisce un elemento essenziale della politica di sviluppo rurale. Sono favorevole all’assegnazione di una congrua compensazione alle zone svantaggiate perché gli agricoltori contribuiscano a preservare lo spazio naturale e ad adottare sistemi di produzione agricola sostenibili che producano beni pubblici quali paesaggi, acqua e aria di qualità e una biodiversità ben conservata. Questi aiuti favoriscono la coesione sociale e territoriale, preservando le zone rurali e conferendo loro un’importanza economica e naturale. Sono i criteri relativi alle “zone caratterizzate da svantaggi”, ai sensi dell'articolo 50, paragrafo 3, lettera a, del regolamento (CE) n. 1698/2005 a essere messi in discussione nella relazione in esame. Un gruppo di esperti ha individuato otto fattori del suolo e climatici che segnalano, in caso di superamento di un determinato valore limite, l'esistenza di circostanze che ostacolano seriamente l'agricoltura europea. Concordo sul fatto che anche il criterio geografico definito “isolamento” vada preso in considerazione, perché si tratta di uno svantaggio naturale. Mi auguro che, in fase di definizione delle zone svantaggiate, gli Stati membri riescano ad applicare criteri di valutazione del terreno oggettivi e adeguati alle condizioni del loro ambiente naturale.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Ritengo positivo il fatto che si consideri che "le indennità ZS devono essere legate all'attiva coltivazione del suolo" e che "criteri rigidi e puramente biofisici possono non essere idonei". Apprezziamo l’inserimento del criterio geografico definito "isolamento" e l’affermazione che "potrebbe rivelarsi necessario l'uso cumulativo dei criteri adottati". Tuttavia, tali aspetti si trovano in contraddizione con altri presenti nella relazione, in particolare con la definizione del "periodo transitorio" per adattarsi ai nuovi criteri: in altre parole, l’implicita accettazione dei nuovi criteri proposti dalla Commissione. Ci opponiamo fermamente a che i nuovi criteri si riflettano sul futuro assetto della politica agricola comune (PAC), come si afferma anche qui, mantenendo questa politica nell’ambito dello sviluppo rurale con il cofinanziamento o, in altre parole, mantenendo un altro fattore di discriminazione tra paesi. Qualora venisse attuata, la proposta della Commissione sarebbe altamente lesiva degli interessi degli Stati del sud e in particolare del Portogallo. Per tale motivo segnaliamo la necessità di correggere la proposta in fase di definizione della PAC, valutando e avvalorando l’utilizzo di criteri non soltanto biofisici, ma anche socioeconomici, quali PIL pro capite, redditi da lavoro del nucleo familiare e indicatori di desertificazione.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. − Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, con questa relazione si mette l'accento su l'importanza che la nuova Politica Agricola Comune avrà per tutti gli Stati Membri. La salvaguardia delle zone con svantaggi naturali sarà uno dei punti salienti della politica che l'UE insieme con le Regioni degli Stati Membri attuerà applicando quindi una sussidiarietà reale, di cui la Commissione EU deve tener conto, soprattutto per l'individuazione dei parametri che delimiteranno queste zone. La Commissione non deve trascurare che il recupero delle zone svantaggiate aiuterà concretamente le aziende agricole colpite dalla grande e grave crisi di questo periodo, e il mantenimento dell'ambiente in buone condizioni. Ricordo che tutto ció deve essere, oltre che teorico, anche reale e applicabile attraverso lo stanziamento di fondi adeguati per la salvaguardia e la riqualificazione di queste zone. Cosí facendo potremmo recuperare e incentivare lo sviluppo economico dell'agricoltura di tutte quelle zone che hanno la potenzialità per crescere e produrre indotto nel mercato, come la produzione agricola di generi alimentari tipici del territorio e la salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente. Ringrazio l'On. Dorfmann e faccio i miei complimenti per l'ottima relazione.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto. (PL) L’obiettivo principale della riforma della politica agricola comune dovrebbe essere senza dubbio quello di ottenere condizioni eque e uniformi per tutti gli agricoltori dell’Unione europea. A tale scopo, dobbiamo prendere in considerazione anche le zone caratterizzate da svantaggi naturali. Al fine di armonizzare la legislazione che classifica le zone ammissibili per l’assegnazione dei fondi, è essenziale, innanzi tutto, armonizzare i criteri di classificazione di tali zone e questo obiettivo non potrà essere raggiunto senza collaborare con gli Stati membri. L’approccio pragmatico proposto dal relatore nel lasciare che i singoli paesi definiscano i criteri biofisici è rischioso poiché potrebbe favorire i tentativi di imporre interessi nazionali specifici. Tuttavia, purché la Commissione si impegni a garantire il rispetto delle disposizioni previste dal quadro legislativo comunitario, questa soluzione dovrebbe del rendere sensibilmente più oggettiva l’individuazione delle zone.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Considerando che oltre metà dei terreni agricoli dell’Unione europea, ossia il 54 per cento, sono stati classificati zone svantaggiate per motivi orografici, climatici o di fertilità del terreno, e che le misure in oggetto sono fondamentali per lo sviluppo rurale, riteniamo che l’erogazione di aiuti alle zone svantaggiate debba costituire una priorità per gli Stati membri. Per tale ragione, la messa a punto di una strategia globale per le zone svantaggiate, adeguata alle necessità locali delle diverse regioni, determinerà una riduzione delle attuali disparità tra gli aiuti erogati ai diversi Stati membri. Pertanto, definendo con esattezza le zone caratterizzate da svantaggi naturali, sarà possibile ottenere aiuti sufficienti per utilizzare i terreni e migliorare il rendimento della produzione agricola.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Non ci sono dubbi sul fatto che le imprese agricole delle regioni ultraperiferiche abbiano particolarmente bisogno di sostegno finanziario. Le piccole imprese agricole montane si trovano spesso a dover lottare per sopravvivere, perché non sono in grado di reagire rapidamente alle nuove richieste del mercato. Ai piccoli coltivatori in particolare mancano le risorse umane necessarie a rimanere concorrenziali. Pertanto, da un punto di vista puramente commerciale, si trovano in condizioni molto più difficili rispetto alle grandi imprese agricole in posizioni centrali. L’alto tasso di fallimenti registrato negli ultimi anni nel settore agricolo e l’aumento del numero di agricoltori che lavorano a tempo parziale dimostrano chiaramente come la politica comunitaria in materia di sovvenzioni sia troppo concentrata sugli allevamenti intensivi e su imprese simili. E’ tempo di nazionalizzare le sovvenzioni all’agricoltura, se vogliamo che gli Stati membri dell’Unione restino anche solo lontanamente autosufficienti. Ho votato a favore della relazione al fine di ottenere una distribuzione più equa dei fondi di compensazione.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto.(RO) Ho votato a favore della relazione in esame, che analizza i problemi affrontati da molti agricoltori negli Stati membri dell’Unione europea. Vorrei sottolineare in particolare l’importanza di un emendamento che ho presentato in sede di commissione e desidero esprimere i miei ringraziamenti ai colleghi che lo hanno appoggiato. L’obiettivo dell’emendamento cui mi riferisco è quello di garantire la pertinenza del metodo di individuazione delle zone caratterizzate da svantaggi naturali, applicandolo secondo zone ecologiche omogenee piuttosto che sul livello 2 delle unità amministrative locali (UAL 2), come accade attualmente. Desidero altresì sottolineare che giudico appropriata l’introduzione, nella futura proposta della Commissione, di regole flessibili che permettano di assegnare aiuti anche agli agricoltori nelle zone caratterizzate da svantaggi naturali di dimensioni ridotte, sebbene le unità amministrative di appartenenza non soddisfino i criteri stabiliti.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La promozione delle zone rurali caratterizzate da forti svantaggi naturali costituisce uno degli elementi essenziali del secondo pilastro della politica agricola comune. La relazione prevede inoltre sovvenzioni per le zone interessate, rivolti non soltanto alla produzione alimentare, ma anche al contesto macroeconomico. Pertanto, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto.(PL) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo (A7-0056/2010) perché il secondo pilastro della politica agricola comune (PAC), ossia la politica di sviluppo rurale, è estremamente importante per aumentare l’efficacia della PAC stessa e anche per facilitare la gestione dei terreni caratterizzati da svantaggi naturali. Il documento elaborato dal relatore è necessario non solo per noi, ma per l’intera Unione europea. Dobbiamo avere informazioni sui terreni che, per motivi indipendenti dai proprietari, non possono essere utilizzati in modo efficiente o soddisfacente. Concordo con il relatore in merito al riesame dei criteri di classificazione delle zone svantaggiate, che ha avuto inizio nel 2005. I criteri precedenti per la promozione di tali zone vanno modificati affinché rispecchino gli svantaggi attualmente esistenti. E’ inoltre necessario ricordare che esistono zone che rientrano in criteri specifici, ma in cui gli svantaggi sono stati annullati grazie a soluzioni efficaci. Sono gli Stati membri che dovrebbero incaricarsi dell’individuazione delle zone svantaggiate e dello sviluppo di aiuti e programmi. Ovviamente, tutte le misure devono obbedire a un quadro di riferimento comunitario.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Io e il mio gruppo abbiamo votato a favore della relazione in esame.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. (SV) Mi sono astenuta/ho votato contro la relazione Dorfmann. Il motivo della mia posizione risulta evidente dalla relazione. L’Unione europea è uno spazio troppo vasto per riuscire a gestire in modo efficace le sovvenzioni all’agricoltura per le zone caratterizzate da svantaggi naturali. Le zone rurali europee sono estremamente diverse, per i prodotti coltivati, per il grado di umidità del suolo, per l’interazione dei tipi di suolo e clima. I cambiamenti climatici rendono particolarmente difficile la definizione di una serie di criteri e di standard per l’assegnazione delle sovvenzioni. L’Unione europea ha richiesto

carte dettagliate agli Stati membri, ma solo pochi Stati le hanno fornite. Uno degli esempi riportati nella relazione dalla Corte dei conti è che la Spagna eroga 16 euro per ettaro, mentre Malta eroga 250 euro per ettaro in condizioni giudicate simili. La politica agricola comune è stata concepita in un momento in cui la CE/UE aveva sei Stati membri. Oggi la situazione è completamente diversa e anche più complicata. Dovrebbero essere gli Stati membri a incaricarsi della gestione degli aiuti agricoli, perché conoscono le situazioni a livello locale. Attualmente stiamo affrontando una crisi dell’euro: la moneta unica costituisce un ostacolo all’adeguamento dei tassi d’interesse e delle valute alle diverse situazioni che caratterizzano la zona euro. Similmente, una politica agricola comune non è adeguata per tutti i 27 Stati membri.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Nella sua comunicazione, la Commissione ha richiesto maggiore rigore e uniformità nei criteri di distribuzione degli aiuti agli agricoltori nelle zone caratterizzate da svantaggi naturali. Inoltre, ha cercato di correggere la disomogeneità nella distribuzione degli indennizzi tra i diversi Stati membri, causata da differenze nella classificazione, in particolare per quanto riguarda le cosiddette "zone svantaggiate (ZS) intermedie ".

Tali sovvenzioni sono fondamentali per il mantenimento dell’occupazione e delle comunità rurali, per l’uso ininterrotto dei terreni e per la tutela della biodiversità e del paesaggio culturale.

Nel complesso, sono soddisfatto della relazione e in particolare del parere della commissione per lo sviluppo regionale, volto a tutelare gli interessi delle regioni ultraperiferiche, dato che le isole sono escluse dalla comunicazione della Commissione.

In conformità al principio di sussidiarietà, ritengo logico che, nell’individuare le zone svantaggiate intermedie, gli Stati membri possano prendere in considerazione non solo criteri biofisici, ma anche altri criteri come l’insularità o la posizione ultraperiferica.

Considero anche importante che le regioni che perdono lo status di "zona caratterizzata da svantaggi naturali" usufruiscano di un periodo transitorio, che permetta loro di minimizzare l’impatto della perdita delle sovvenzioni.

Dobbiamo ora garantire che, nel corso del riesame generale della politica agricola comune, i nuovi regimi di aiuti agli agricoltori siano concepiti in modo coerente e che si ottenga un coordinamento migliore tra politica agricola e politica di coesione.

 
  
  

Relazione del Castillo Vera (A7-0066/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto.(RO) Ho votato a favore della relazione sulla nuova agenda europea del digitale: 2015.eu perché ritengo che l’Europa debba assumere un ruolo di guida nel promuovere l′innovazione nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni. Dobbiamo quindi accelerare gli investimenti in questo settore. Purtroppo, attualmente l’Europa rischia di restare indietro rispetto all’Asia a giudicare da alcuni indicatori, come il tasso medio di trasferimento dei dati o il fatto che, malgrado oltre il 90 per cento della popolazione europea abbia la possibilità di usufruire di servizi di comunicazione a banda larga, questi hanno effettivamente raggiunto il 50 per cento delle famiglie. La Commissione deve presentare un programma chiaro e ambizioso a riguardo, che vada oltre la dichiarazione di intenti o il documento programmatico. Esistono soluzioni che dobbiamo appoggiare come l’uso di programmi open source, che favorirebbero una rapida innovazione dei software grazie ai contributi liberi e ridurrebbero i costi per le imprese che li utilizzano. Nel contempo, dobbiamo adottare misure volte alla semplificazione burocratica del programma quadro europeo e all’aumento della nostra competitività a livello globale.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto.(FR) La relazione d’iniziativa dell’onorevole del Castillo Vera presenta obiettivi ambiziosi sul tema della strategia del digitale per l’Europa, ossia l’accesso a Internet per tutti i cittadini dell’Unione europea. A tale proposito, si auspica che la metà della popolazione europea disponga di una connessione a banda larga entro il 2015 e l’intera popolazione entro il 2020. L’uso generalizzato di Internet si accompagna a proposte che delineano la possibile evoluzione della legislazione in materia di consumatori e sicurezza e la necessità dell’accesso digitale ai servizi pubblici. Il programma ci permetterà inoltre di fornire sostegno a piani innovativi di ricerca e sviluppo, favorendo quindi un rapido ampliamento delle conoscenze e l’accesso al patrimonio culturale. Per tutti questi motivi, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione. Sono convinto che l’Europa potrà soltanto ottenere vantaggi dalla rivoluzione digitale se tutti i cittadini dell’Unione si attiveranno e avranno la possibilità di partecipare appieno alla nuova società digitale. E’ un percorso che pone molte sfide, come lo stanziamento di investimenti a lungo termine e l’impegno da parte dei governi ad accelerare il passaggio all'e-government e da parte dei cittadini a utilizzare i servizi digitali. Per ottenere tali risultati, è necessario ridurre significativamente il divario nell’alfabetizzazione e nelle competenze digitali entro il 2015. Accolgo con particolare favore le proposte volte a garantire che tutte le scuole primarie e secondarie siano dotate di connessioni ad alta velocità entro il 2015 e che a tutti gli adulti in età lavorativa vengano offerte possibilità di formazione nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni. Se vogliamo un’agenda del digitale competitiva, dobbiamo iniziare dalle persone.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. (PT) Le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) sono uno dei settori che si sta sviluppando più rapidamente negli ultimi decenni e sono presenti in ogni aspetto della quotidianità. In un ambiente in perenne cambiamento e caratterizzato da un aumento della competitività, le TIC possono costituire uno strumento efficace per favorire lo sviluppo sostenibile e per contrastare la povertà e le disuguaglianze sociali ed economiche. Tutti devono possedere le competenze adeguate e disporre di un accesso universale e ad alta velocità. E’ inoltre necessario un quadro normativo chiaro, che tuteli i diritti e garantisca la dovuta sicurezza. Ho votato a favore della relazione “sulla nuova agenda europea del digitale: 2015.eu”, che mira a collaborare con la Commissione per l’elaborazione di una proposta strategica universale e di un piano d’azione per il 2015. A tal fine, ogni famiglia dell’Unione europea deve disporre di una connessione Internet a banda larga a prezzi competitivi entro il 2013, prestando adeguata attenzione alle zone rurali, alle zone in transizione industriale e alle regioni che soffrono di gravi svantaggi permanenti, naturali o demografici, come le regioni ultraperiferiche. Infine, è importante garantire agli utenti finali disabili un accesso equivalente a quello offerto agli altri utenti finali.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Fare di quella europea la società della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo figurava tra gli ambiziosi ma disattesi obiettivi della Strategia di Lisbona. Con l'adozione dell'agenda 2015EU, sinergica nei contenuti rispetto alla strategia UE2020, s'intende porre il cittadino-consumatore al centro di un'azione comunitaria finalizzata a garantire per tutti i cittadini degli Stati Membri un adeguato bagaglio di competenze informatiche che garantiscano l'accesso alle principali tecnologie dell'informazione e della comunicazione oggi disponibili. Il percorso di alfabetizzazione digitale delle famiglie, degli studenti, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni europee si snoderà attraverso diverse tipologie di interventi, che affronteranno tanto la questione della definizione dei diritti digitali quanto quella dell'implementazione delle infrastrutture per il potenziamento e l'estensione della banda larga soprattutto nelle zone rurali.

Poiché credo fermamente che il futuro della formazione debba necessariamente essere affiancato dal potenziamento della formazione digitale e dall'interoperabilità delle competenze informatiche, sono a favore della relazione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Appoggio l’ottima relazione dell’onorevole del Castillo Vera sulla nuova agenda del digitale. Concordo sul fatto che l’Europa debba assumere un ruolo di guida nella creazione e nell’applicazione delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, generando in tal modo valore aggiunto per i cittadini e le imprese. Condivido inoltre l’idea che l’Europa potrà trarre vantaggio dalla rivoluzione digitale soltanto se tutti i cittadini dell’Unione si attiveranno e avranno a disposizione i mezzi necessari per partecipare appieno alla nuova società digitale. Accolgo con favore l’obiettivo di estendere la copertura della banda larga a ogni cittadino europeo su tutto il territorio, comprese le zone ultraperiferiche. Condivido anche la raccomandazione di introdurre il concetto di alfabetizzazione digitale nei sistemi di istruzione a partire già dal livello prescolare, parallelamente alle lingue straniere, con l’obiettivo di formare utenti esperti il più presto possibile. Sottolineo il potenziale che la digitalizzazione dei servizi pubblici (e-government) avrebbe per i cittadini e per le imprese, presentando loro un’offerta più efficace e personalizzata. Segnalo inoltre che l’utilizzo dei sistemi di licitazione elettronica (appalti pubblici) è vantaggioso sia in termini di trasparenza, sia di competitività, e offre maggiore scelta, migliore qualità e prezzi più competitivi.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Ho votato in favore di questa relazione della quale condivido sia lo spirito sia i contenuti. Credo che, attraverso la sua approvazione, il Parlamento europeo abbia dato un chiaro segnale di leadership politica nella creazione di un'agenda digitale, di un vero piano europeo coerente ed esaustivo, passo fondamentale per l'Europa del futuro.

Lo sviluppo digitale, da un lato, rappresenta una grande opportunità di crescita ma, dall'altro, determina un importante cambiamento sociale, incidendo in modo significativo sul comportamento dei cittadini. L'importante è fare in modo che questo cambiamento possa condurre verso una società europea più democratica, aperta e inclusiva e verso un'economia del futuro prospera, competitiva e basata sulla conoscenza. E ciò potrà accadere solo se, come si sottolinea nella Relazione, "l'individuo è posto al centro dell'azione politica".

È importante puntare molto sulla diffusione della banda larga e sull'applicazione delle tecnologie digitali in settori chiave del mercato, come l'energia, i trasporti e la sanità. Ma questa azione politica deve fissare delle garanzie adeguate per evitare un ulteriore divario tra: le grandi imprese e le PMI; le autorità pubbliche e il settore privato; tra zone ad alta concentrazione demografica e zone rurali, insulari e montane; tra commercio elettronico nazionale e transfrontaliero.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto.(RO) Apprezzo sia l’impegno dedicato dall’onorevole del Castillo Vera alla stesura della relazione in oggetto, sia i contributi apportati dai miei onorevoli colleghi. L’agenda del digitale e lo sviluppo di un mercato unico delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni si impongono tra le priorità nostre e della Presidenza. Apprezzo la rilevanza attribuita al concetto di promozione dell’alfabetizzazione digitale tra i giovani, che sono i principali utenti delle nuove tecnologie e devono, pertanto, utilizzarle in modo sicuro ed efficiente.

Desidero esprimere ringraziare gli onorevoli colleghi che hanno appoggiato la mia iniziativa, con cui invito la Commissione a elaborare un piano finalizzato a promuovere le nuove imprese online e a offrire assistenza, specialmente per chi ha perso da poco il posto di lavoro. Sono fiducioso che i voti mio e dei miei onorevoli colleghi segnino un passo importante verso un approccio globale ed efficiente al futuro del digitale in Europa. Confido che la Commissione appoggerà l’introduzione di regole chiare in materia, sia a livello comunitario sia nazionale.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’agenda del digitale sta diventando sempre più importante e imprescindibile nella nostra società. Gli sviluppi tecnologici, specialmente quelli che hanno permesso di rendere disponibili online informazioni, contenuti e conoscenze, sono stati estremamente rapidi e in poco più di un decennio il panorama del digitale è radicalmente cambiato, consentendo l’accesso di massa a Internet e alle comunicazioni mobili. E’ dunque importante guardare al futuro e definire una strategia per l’agenda del digitale stabilendo obiettivi concreti e prestando particolare attenzione agli aspetti legati al diritto dei consumatori alla riservatezza e alla protezione dei dati personali e, similmente, ai diritti d’autore e alla lotta contro la pirateria su Internet.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) svolgono un ruolo importante nello sviluppo di un’economia fiorente e competitiva e favoriscono il consolidamento di una società fraterna, democratica, aperta e inclusiva. Le TIC consentono maggiore efficienza, favorendo una crescita sostenibile e contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi della strategia UE 2020. Attualmente l’accesso del pubblico alla banda larga varia in misura significativa tra gli Stati membri e al loro interno. Dobbiamo costruire al più presto un mercato unico del digitale che eviti la frammentazione della normativa e che contribuisca alla libera circolazione dei servizi digitali e dell’e-commerce. E’ necessario adottare un’agenda del digitale ambiziosa e un piano d’azione universale per permettere all’Europa di avanzare verso una società digitale aperta e prospera, che offra a tutti i cittadini opportunità economiche, sociali e culturali, prestando particolare attenzione alle zone rurali. Desidero sottolineare l’importanza di offrire accesso universale e ad alta velocità alla banda larga fissa e mobile per tutti i cittadini. Dobbiamo utilizzare fondi sia comunitari sia nazionali per garantire che tutti i cittadini dell’Unione europea abbiano accesso a Internet a banda larga a prezzi competitivi entro il 2013.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione in esame presenta molti punti positivi, pur essendo stata concepita nel quadro del mercato interno promosso dall’Unione europea. Riconosciamo i vantaggi soggiacenti dell’agenda digitale per l’Europa che la relazione presenta, in particolare per quanto riguarda l’impegno a "garantire l'accesso di tutti i cittadini ai prodotti culturali" e a "garantire agli utenti finali disabili un accesso equivalente a quello offerto agli altri utenti finali" e la volontà di "potenziare gli investimenti nell’uso del software open source nell’UE" e di “prestare adeguata attenzione alle zone rurali, alle zone in transizione industriale e alle regioni che soffrono di gravi svantaggi permanenti, naturali o demografici, come le regioni ultraperiferiche ”. Dobbiamo apportare il nostro contributo a queste proposte.

Tuttavia, riteniamo che un’agenda del digitale all’avanguardia debba escludere qualunque tipo di commercializzazione della conoscenza, dell’istruzione e della ricerca. Non accettiamo dunque che gli obiettivi concreti vengano indeboliti dalle ambiguità e dalle differenze del mercato comune europeo.

Il rafforzamento e la promozione di un mercato interno "funzionante" non renderà il mercato più "orientato alle esigenze del consumatore" né porterà a un "abbassamento delle tariffe", come vorrebbero farci credere. Nelle attività dell’Unione europea, in diverse occasioni è stato dimostrato che è vero il contrario. Per tale motivo, ci siamo astenuti.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto.(RO) E’ necessario dedicarsi con impegno sempre maggiore alla definizione della nuova agenda del digitale 2015.eu, che deve essere più competitiva e più innovativa della strategia i2010 varata di recente, specialmente in relazione agli aspetti didattici e culturali. Per tale motivo, come relatore per parere della commissione per la cultura e l’istruzione, ho appoggiato la relazione e in particolare i punti relativi al ruolo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) nella formazione dei giovani e nella loro preparazione al mercato del lavoro. Nel testo che è stato presentato e adottato, ho sottolineato sia l’importanza che i bambini acquisiscano una conoscenza di base delle TIC già dalle scuole elementari, sia il valore aggiunto che l’apprendimento online può fornire alla nostra società in costante evoluzione. Analogamente, poiché i giovani sono la fascia della popolazione più ricettiva alle TIC, dobbiamo far sì che si dedichino a questo settore, contribuendo così in misura significativa all’abbassamento del livello di disoccupazione nell’Unione europea, in linea con gli obiettivi della strategia UE 2020. Ultimo ma non meno importante, ho riaffermato la necessità di sviluppare il progetto Europeana come parte dell’agenda 2015.eu, attuandolo in modo da garantirne l’alto profilo e da assicurare il raggiungimento del suo specifico obiettivo culturale.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto.(RO) Accolgo con favore l’adozione della relazione in esame, che sarà di aiuto nell’elaborare un’esaustiva proposta di strategia per il 2015 sulle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC). Ritengo che il superamento della crisi economica dipenda perlopiù dalla misura in cui questa proposta agevolerà un’applicazione ampia ed efficiente delle TIC nelle attività aziendali. Le piccole e medie imprese possono fungere da catalizzatori della ripresa economica in Europa. Di fatto, la Commissione europea dovrà rafforzare gli incentivi all’uso degli strumenti delle TIC da parte delle piccole e medie imprese, al fine di aumentarne la produttività. Utilizzerò il mio voto oggi per appoggiare la proposta della relazione di predisporre un piano digitale per la promozione delle imprese online, con l’obiettivo principale di offrire alternative a coloro che hanno recentemente perso il posto di lavoro a causa dell’attuale crisi finanziaria. Tale iniziativa potrebbe essere attuata offrendo, nello specifico, connessioni a Internet e consulenza gratuite.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La nuova agenda del digitale per l’Europa è fondamentale affinché si verifichi una rivoluzione digitale da cui tutti i cittadini europei possano trarre vantaggio. A tal fine, è però necessario il coinvolgimento di tutti i cittadini nel processo, in modo che diventino attori della nuova società digitale. Per realizzare questo obiettivo, sono necessari investimenti su larga scala per ottenere una riduzione del divario digitale attualmente esistente nell’Unione europea. Non dobbiamo dimenticare che un pubblico informato ed evoluto contribuirà ad aumentare le risorse dell’Europa.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE), per iscritto.(SK) Utilizzare appieno la tecnologia dell’informazione e delle telecomunicazioni è una delle condizioni necessarie per un’Europa più competitiva e per una crescita sostenibile.

L’Unione europea deve assicurare lo sviluppo e l’applicazione di tali tecnologie e permettere a tutti i cittadini dell’UE di comunicare con la nuova società digitale grazie a connessioni Internet ad alta velocità e di alta qualità a prezzi accessibili. Purtroppo, i mercati delle telecomunicazioni in molti degli Stati membri non hanno ancora raggiunto un livello sufficiente di apertura alla concorrenza, dunque i consumatori e le famiglie sono scoraggiati dai prezzi alti e non acquisiscono competenze informatiche sufficienti.

Considero quindi essenziale estendere l’integrazione e la liberalizzazione del mercato unico ed eliminare gli ostacoli alla fornitura di servizi di telecomunicazioni transnazionali.

Nel contempo, sono favorevole all’elaborazione di un quadro normativo migliore per il nuovo spazio digitale, che assicuri la tutela dei diritti civili fondamentali e dei diritti di proprietà intellettuale e che contrasti la criminalità informatica, la diffusione della pedopornorgafia e altri reati su Internet.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La relazione prevede che entro il 2013 ogni famiglia dell’Unione europea abbia una connessione Internet a banda larga a un prezzo competitivo. Inoltre, l’intento è quello di rendere l’Europa il continente più “mobile” del mondo in termini di connessione a Internet entro il 2015. Appoggio le misure volte a raggiungere tali obiettivi e ho, quindi, votato a favore della relazione.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) La nuova agenda del digitale per l’Europa è un programma ambizioso, volto a diffondere nuove tecnologie e collegamenti veloci negli Stati membri, ed è per tale motivo che ho votato a favore della relazione. Tuttavia, a prescindere dagli obiettivi formulati in via puramente teorica, come aumentare la velocità delle connessioni mobili o avvicinare i cittadini europei alle nuove tecnologie, sembrerebbe che alcuni degli obiettivi siano estremamente difficili da raggiungere. Ad esempio, l’obiettivo di far sì che entro il 2015 tutte le scuole dell’Unione europea siano fornite di connessione a Internet ad alta velocità, per quanto decisamente auspicabile, sarà difficile da realizzare per ragioni oggettive, come il fatto che nelle zone isolate montane o insulari non è semplice ottenere alte velocità in tempi brevi. Di conseguenza, la nuova agenda del digitale per l’Europa dovrebbe accompagnarsi a una serie di azioni e iniziative coordinate, come uno stanziamento più generoso di fondi comunitari per garantire un migliore accesso a Internet anche agli allievi delle zone con svantaggi geografici.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, l'Europa rimane un leader mondiale nel campo delle tecnologie avanzate dell'informazione e delle comunicazioni (TIC). Il World Wide Web, lo standard GSM per i telefoni mobili, lo standard MPEG per i contenuti digitali e la tecnologia ADSL sono invenzioni europee. Mantenere questa leadership e trasformarla in un vantaggio competitivo costituisce un obiettivo politico importantissimo.

Negli ultimi quattro anni le politiche in materia di TIC hanno confermato il ruolo motore di tali tecnologie nell'ammodernamento economico e sociale dell'Europa e hanno permesso di aumentare la resilienza europea in tempi di crisi. Tutti gli Stati membri dell'Unione hanno elaborato politiche in materia di TIC e considerano fondamentale il loro contributo alla crescita e all'occupazione a livello nazionale nell'ambito della strategia di Lisbona rinnovata.

Malgrado ciò, nel primo decennio del ventunesimo secolo l'UE è in ritardo in fatto di ricerca e innovazione nelle TIC. Per questo motivo essa ha dato vita ad ambiziosi programmi di ricerca destinati a recuperare tale ritardo e a sostenere attività di ricerca e sviluppo lungimiranti. Ribadisco quindi, con convinzione, il mio pieno sostegno a queste azioni, convinto che l'Europa possa riproporsi come soggetto primario e trainante in questo importantissimo settore.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (S&D), per iscritto. (ES) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa del Parlamento, considerata l’importanza che l’agenda digitale riveste nel rafforzamento della leadership tecnologica europea. Le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) ricoprono un ruolo fondamentale per la crescita nell’attuale fase di ripresa economica, ma sono essenziali anche per una crescita sostenibile e per combattere l’esclusione sociale. La relazione appoggia i punti principali individuati nella dichiarazione ministeriale sull’agenda digitale, adottata durante la riunione informale dei ministri delle Telecomunicazioni tenutasi a Granada il 18 e 19 aprile. Il Parlamento riconferma la necessità per l’Unione europea di infrastrutture affidabili, veloci ed efficienti e sostiene l’adozione di misure che permettano il raggiungimento della piena copertura della banda larga per tutti i cittadini. Tutti i cittadini devono prendere parte alla rivoluzione digitale affinché questa abbia successo. Tuttavia, perché tale successo diventi realtà, non possono essere trascurati aspetti quali la sicurezza su Internet. La relazione adottata non si impegna soltanto a dotare tutti i cittadini di abilità informatiche, ma, nel contempo, sottolinea la necessità di migliorare la sicurezza su Internet e di rispettare i diritti dei cittadini.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della risoluzione, dato che non sono state apportate modifiche pregiudizievoli.

 
  
  

Relazione Bogusław Liberadzki (A7-0099/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Come raccomandato nell’ottima relazione del mio collega polacco, l’onorevole Liberadzki, ho votato a favore della concessione del discarico alla Commissione europea rispetto all’esecuzione del bilancio europeo per l’esercizio 2008. Sono lieto che alcune idee, che mi stanno particolarmente a cuore, siano state riprese: l’organizzazione di una conferenza interistituzionale che coinvolga tutte le parti interessate, con particolare riferimento ai parlamenti nazionali e alle istituzioni di controllo nazionali, con l’obiettivo di riformare la procedura di discarico; il ravvicinamento delle scadenze, in modo tale che la votazione sul discarico si svolga l’anno successivo all’esercizio controllato; la richiesta da parte della Corte dei conti europea di avere un parere unico (l’applicazione del modello di audit unico) sull’affidabilità e la regolarità delle operazioni sottostanti, come disposto dal trattato. Inoltre dobbiamo semplificare le regole relative alla concessione degli stanziamenti, dato che molti degli errori rilevati sono imputabili alla complessità delle procedure, a cui spesso si aggiungono le complessità dei sistemi nazionali. Infine, per quanto concerne i controlli sugli organismi di ricerca in Europa, sono lieto che il Parlamento europeo abbia confermato il messaggio che abbiamo trasmesso alla Commissione, volto ad evitare che alcuni finanziamenti vengano messi in discussione in maniera brutale e spesso infondata in relazione alle norme internazionali di revisione contabile.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Per quanto siano stati compiuti dei passi avanti nell’esecuzione del bilancio europeo per l’esercizio 2008, permangono ancora numerosi errori negli ambiti dei Fondi strutturali e di coesione, dello sviluppo rurale, della ricerca scientifica, dell’energia e dei trasporti. I fondi erogati in modo irregolare corrispondono all’11 per cento. La causa di queste irregolarità è da ricercarsi nella complessità delle norme e dei regolamenti a cui gli Stati membri devono attenersi. Pertanto, nell’ambito dell’esecuzione del bilancio per il prossimo esercizio, si dovrebbe prestare particolare attenzione alla semplificazione di tali norme e regolamenti, al miglioramento del meccanismo per il recupero dei fondi erogati in modo irregolare e all’introduzione di sistemi più efficaci per la supervisione e il controllo. L’attuazione di questi provvedimenti si tradurrà, probabilmente, in un miglioramento dell’esecuzione del bilancio europeo, in un controllo più efficace degli stanziamenti a bilancio e in un valore aggiunto per i progetti attuati dagli Stati membri per lo sviluppo di vari ambiti dell’economia e di altri settori.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’articolo 317 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea dispone che la responsabilità dell’esecuzione del bilancio europeo spetti alla Commissione, in cooperazione con gli Stati membri e che la Corte dei conti trasmetta al Parlamento e al Consiglio una dichiarazione che attesti l’affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle relative operazioni. Ai fini della trasparenza, ritengo essenziale che il Parlamento europeo abbia la possibilità di verificare i conti e analizzare nel dettaglio l’esecuzione del bilancio europeo. Concordo con il relatore e con le risoluzioni sul discarico quando attirano l’attenzione sull’urgenza di introdurre una dichiarazione nazionale in corrispondenza del livello politico adeguato, che comprenda tutti gli stanziamenti dell’Unione sottoposti a gestione condivisa, in modo tale che ogni Stato membro si assuma la responsabilità della gestione dei fondi europei ricevuti. Si tratta di un aspetto particolarmente importante se pensiamo che l’80 per cento delle spese comunitarie è amministrato dagli Stati membri. Infine, vorrei ricordare il parere positivo espresso dalla Corte dei conti in merito ai conti, che rassicura i cittadini europei sul corretto e rigoroso utilizzo del bilancio europeo, nonostante alcuni problemi che continuano a sussistere e che sono oggetto di un’analisi dettagliata nella relazione in questione.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) La panoramica offerta dalle quasi 40 relazioni dedicate all’esecuzione del bilancio europeo per l’esercizio 2008 da parte dei diversi organi europei è pessima. Per il quindicesimo anno consecutivo, la Corte dei conti europea non è stata in grado di approvare l’esecuzione del bilancio della Commissione europea, essendo pervasa da una serie di errori e spese irregolari. Tuttavia il Parlamento europeo sta concedendo alla Commissione il discarico per la sua gestione. La Commissione si sta nascondendo dietro la responsabilità degli Stati membri, che dovrebbero amministrare l’80 per cento delle spese, in particolare in ambito agricolo e regionale. Tuttavia i problemi in questi due ambiti si stanno riducendo, mentre stanno crescendo a dismisura nel caso delle sovvenzioni gestite direttamente da Bruxelles. La situazione relativa all’assistenza di preadesione per la Turchia è particolarmente grave e preoccupante. Senza citare poi la moltiplicazione degli organismi decentrati, con la conseguente pletora di procedure raffazzonate per gli appalti pubblici, la gestione del tutto casuale del personale e delle procedure di reclutamento, gli impegni di bilancio che precedono i relativi impegni giuridici e i consigli di vigilanza che causano un’impennata dei costi di gestione e che, in ultima analisi, non sono in grado di pianificare in maniera efficace le loro azioni, talvolta poco chiare e, pertanto, il proprio bilancio. Tanto che, in una delle sue relazioni, l’onorevole Mathieu chiede di effettuare una valutazione generale della loro utilità. Ecco spiegati i motivi per cui abbiamo votato contro la maggior parte dei testi sul discarico presentanti.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. (RO) Una votazione a favore del discarico non significa che la situazione sia eccellente. A mio avviso, la situazione si sta evolvendo nella giusta direzione, ma a un ritmo troppo lento. Il numero di errori è diminuito, ma non abbiamo ancora raggiunto il “livello di errore tollerabile”. Vorrei sottolineare la necessità di rendere obbligatoria per tutti gli Stati membri la presentazione di una dichiarazione nazionale di gestione, come richiesto più volte dal Parlamento. Mi oppongo all’introduzione di un sistema semaforico (rosso, giallo e verde) che si applicherebbe solo a Romania e Bulgaria, dato che sarebbe una misura discriminatoria. Si osservano carenze in molti altri Stati membri e, pertanto, devono applicarsi delle regole di controllo comuni.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio europeo devono essere sottoposte a un controllo approfondito da parte della Corte dei conti e di tutti gli organismi competenti. E’ necessario verificare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati in maniera efficace, che queste istituzioni stiano conseguendo gli obiettivi prefissati e che non vi siano sprechi di risorse. In linea generale – ad esclusione di qualche eccezione, a giudicare dai controlli che abbiamo già esaminato – possiamo affermare che le istituzioni in oggetto stanno utilizzando i fondi messi a loro disposizione in maniera adeguata e stanno conseguendo gli obiettivi prefissati. Ecco perché ho votato a favore della relazione sulla Commissione e le agenzie esecutive.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) La relazione Liberadzki sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2008, sezione III – Commissione e agenzie esecutive adotta un tono molto negativo nei confronti della Grecia per una serie di questioni, che spaziano dalla manipolazione delle statistiche finanziarie ad accuse vaghe sulla corruzione generalizzata nel paese. Il nostro gruppo parlamentare ha chiesto di poter votare separatamente contro gli specifici riferimenti alla Grecia – da considerare alla stregua di insulti – in una votazione per parti separate. Tale procedura si è però rivelata infattibile, ragion per cui ho votato contro la relazione Liberadzki nel suo insieme.

 
  
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  Alf Svensson (PPE), per iscritto. (SV) Il 5 maggio ho votato a favore della relazione dell’onorevole Liberadzki sul discarico per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2008, sezione III – Commissione e agenzie esecutive. Tuttavia ho votato a favore della rimozione del paragrafo 376, che proponeva che l’assistenza di preadesione per la Turchia venisse ridotta al livello del 2006, e del paragrafo 378, in cui il Parlamento europeo chiede alla Commissione di modificare gli obiettivi dello strumento di assistenza preadesione attraverso, per esempio, particolari forme di partecipazione. Il motivo alla base di questa mia scelta è riconducibile al fatto che ritengo erroneo che una relazione sul discarico della Commissione metta in discussione il processo e le prospettive di adesione di paesi candidati. Sono fermamente convinto che, una volta avviati, i negoziati di adesione debbano essere portati avanti in uno spirito positivo, senza ulteriori complicazioni od ostacoli al processo di adesione all’Unione europea.

 
  
  

Relazione Ayala Sender (A7-0063/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Come raccomandato nell’ottima relazione della mia brillante collega nonché vicina spagnola, l’onorevole Ayala Sender, ho votato a favore della concessione del discarico alla Commissione europea per l’esecuzione del bilancio del settimo, ottavo, nono e decimo Fondo europeo di sviluppo (FES) per l’esercizio 2008. Appoggio, senza riserve, l’iscrizione in bilancio del Fondo europeo di sviluppo e, quando sarà il momento, l’Unione dovrà creare il proprio strumento per attivarsi nell’ambito dello sviluppo. Per quanto riguarda il fondo investimenti gestito dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) – uno strumento finanziario di rischio finanziato dal FES e finalizzato a favorire gli investimenti privati nel difficile contesto economico e politico dei paesi ACP – ho sentimenti contrastanti in merito all’obbligo, a carico della Banca europea per gli investimenti, di presentare una relazione nell’ambito della procedura di discarico. Tuttavia, questo aspetto verrà discusso in futuro se, come spera il Parlamento, l’Unione diventerà azionista della BEI.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano del proprio operato ai cittadini. Per tale motivo devono fornire resoconti obiettivi e dettagliati in merito alle modalità con cui sono stati spesi i fondi pubblici. Sebbene la Corte dei conti ritenga che i dati relativi alle entrate e agli impegni siano esenti da errori significativi, nutre tuttavia delle preoccupazioni per l’elevato livello di errori non quantificabili negli impegni relativi al sostegno al bilancio e per il livello significativo di errori nei pagamenti. Anch’io, come la relatrice, deploro il fatto che la Corte dei conti non abbia potuto ottenere tutte le informazioni e la documentazione concernente i dieci pagamenti – oggetto dell’esame a campione – effettuati a favore di organizzazioni internazionali e che, di conseguenza, non sia in grado di esprimere un parere sulla regolarità delle spese, pari a 190 milioni di euro, ovvero il 6,7 per cento delle spese annuali. Chiedo quindi al Fondo europeo di sviluppo di risolvere tutti questi problemi per il prossimo esercizio (2009).

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio europeo devono essere sottoposte a un controllo approfondito da parte della Corte dei conti e di tutti gli organismi competenti. E’ necessario verificare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati in maniera efficace, che queste istituzioni stiano conseguendo gli obiettivi prefissati e che non vi siano sprechi di risorse. In linea generale – ad esclusione di qualche eccezione, a giudicare dai controlli che abbiamo già esaminato – possiamo affermare che le istituzioni in oggetto stanno utilizzando i fondi messi a loro disposizione in maniera adeguata e stanno conseguendo gli obiettivi prefissati. Ecco perché ho votato a favore della relazione sul settimo, ottavo, nono e decimo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 2008.

 
  
  

Relazione Staes (A7-0095/2010)

 
  
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  Liam Aylward e Pat the Cope Gallagher (ALDE), per iscritto.(GA) I deputati Pat ‘the Cope’ Gallagher e Liam Aylward hanno votato a favore della relazione sul discarico del Parlamento europeo per l’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2008 e accolgono con favore le raccomandazioni della stessa in merito al miglioramento della trasparenza e della responsabilità. Trasparenza e responsabilità sono necessarie per il corretto funzionamento del Parlamento europeo e per promuovere una buona struttura di governance nell’Unione europea.

L’onorevole Gallagher e l’onorevole Aylward hanno appoggiato, in particolare, gli emendamenti volti a introdurre un maggiore grado di trasparenza e a raccomandare la pubblicazione delle relazioni del servizio di audit interno. Hanno inoltre appoggiato le raccomandazioni atte a garantire la fornitura di informazioni ai contribuenti europei in merito all’utilizzo dei fondi pubblici da parte del Parlamento.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano del proprio operato ai cittadini. Per tale motivo devono fornire resoconti obiettivi e dettagliati in merito alle modalità con cui sono stati spesi i fondi pubblici. Questa relazione effettua un’analisi esaustiva della situazione di bilancio del Parlamento, attirando l’attenzione su alcuni aspetti che devono essere riesaminati con urgenza. Osservo che la relatrice esprime la propria preoccupazione per i continui episodi di microcriminalità nelle sedi del Parlamento, chiedendo al segretario generale di rivolgere particolare attenzione alla questione, allo scopo di ridurre il fenomeno. Sebbene questo aspetto possa sembrare banale, in realtà è estremamente importante per tutti noi che usufruiamo tutti i giorni delle strutture del Parlamento. Infine, vorrei sottolineare il parere positivo espresso dalla Corte dei conti nei confronti dei conti, che rassicura i cittadini europei in merito a una gestione adeguata e rigorosa del bilancio europeo.

 
  
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  Dan Jørgensen e Christel Schaldemose (S&D), per iscritto. (DA) Il Parlamento europeo ha votato in merito al discarico per l’esecuzione del proprio bilancio per l’esercizio 2008. Questa operazione non è mai stata compiuta, in passato, in maniera così accurata e critica. E’ una chiara vittoria sia per la trasparenza che per il controllo ed è in linea con la tradizionale visione danese delle buone prassi. La relazione sul discarico muove una serie di critiche che rendono necessario un inasprimento delle attuali procedure e prassi. Si richiedono dunque maggiore chiarezza e apertura per quanto attiene all’uso dei fondi supplementari e la responsabilità degli attori finanziari in Parlamento. Ovviamente, siamo a favore di queste proposte e, pertanto, abbiamo votato a favore del discarico e della risoluzione nel suo complesso. Il Parlamento europeo deve votare ogni anno il proprio discarico ed è proprio per questo che è necessario un esame critico. La relazione, ovviamente, è il frutto di molti compromessi ma adotta, essenzialmente, una posizione molto critica, pur mostrando la direzione giusta da seguire per le future procedure di discarico. Inoltre questa relazione, con il suo approccio critico, ha potuto contare sull’appoggio di molti gruppi di questo Parlamento.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE), per iscritto. (FR) Il mio scetticismo, o meglio la mia opposizione, rispetto alcune delle affermazioni contenute nella risoluzione della relazione Staes non dovrebbe essere offuscato dal voto a favore che ho espresso nei confronti del discarico del bilancio 2008 del Parlamento europeo. Affermare che i costi dei lavori di restauro delle sede di Strasburgo, a seguito del disastro dell’agosto del 2008, non dovrebbero essere sostenuti dai contribuenti europei non è sufficiente.

Il Parlamento europeo, infatti, è tenuto per legge a provvedere alla manutenzione degli edifici di cui è proprietario con debita cura e attenzione.

È stata inoltre avviata un’opportuna azione legale per ottenere il rimborso dei costi sostenuti a causa del disastro.

Infine, vorrei che venisse effettuato un esame rigoroso ed obiettivo della situazione relativa ai fondi pensione dei parlamentari piuttosto che lasciarsi andare a una certa demagogia.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio europeo devono essere sottoposte a un controllo approfondito da parte della Corte dei conti e di tutti gli organismi competenti. E’ necessario verificare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati in maniera efficace, che queste istituzioni stiano conseguendo gli obiettivi prefissati e che non vi siano sprechi di risorse. In linea generale – ad esclusione di qualche eccezione, a giudicare dai controlli che abbiamo già esaminato – possiamo affermare che le istituzioni in oggetto stanno utilizzando i fondi messi a loro disposizione in maniera adeguata e stanno conseguendo gli obiettivi prefissati. Ecco perché ho votato a favore della relazione sull’esecuzione del bilancio generale dell’Unione europea, sezione I – Parlamento europeo.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto.

Abbiamo seguito il relatore, l’onorevole Staes, nel suo voto, anche se è andato perso uno degli emendamenti chiave – il numero 22 – sulla trasparenza dell’uso dei fondi pubblici, difeso dalla relatrice stessa

 
  
  

Relazione Czarnecki (A7-0080/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano del proprio operato ai cittadini. Per tale motivo devono fornire resoconti obiettivi e dettagliati in merito alle modalità con cui sono stati spesi i fondi pubblici. La Corte dei conti ha indicato che, dalla verifica contabile, non sono scaturite osservazioni significative sul Comitato economico e sociale europeo (CESE). Ciononostante, la Corte dei conti ha rilevato alcuni ambiti in cui non si sono registrati miglioramenti, come ad esempio il rimborso delle spese di viaggio dei membri del CESE, che devono essere basate solo sui costi di viaggio effettivamente sostenuti, o il fatto che il CESE concede al suo personale un beneficio finanziario che non è stato concesso dalle altre istituzioni e che si traduce in costi più elevati. Osservo con soddisfazione che il CESE ha adottato la prassi di inserire nella propria relazione annuale di attività un capitolo atto a descrivere il seguito dato alle precedenti decisioni di discarico del Parlamento e della Corte dei conti.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio europeo devono essere sottoposte a un controllo approfondito da parte della Corte dei conti e di tutti gli organismi competenti. E’ necessario verificare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati in maniera efficace, che queste istituzioni stiano conseguendo gli obiettivi prefissati e che non vi siano sprechi di risorse. In linea generale – ad esclusione di qualche eccezione, a giudicare dai controlli che abbiamo già esaminato – possiamo affermare che le istituzioni in oggetto stanno utilizzando i fondi messi a loro disposizione in maniera adeguata e stanno conseguendo gli obiettivi prefissati. Ecco perché ho votato a favore della relazione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008, sezione VI – Comitato economico e sociale europeo.

 
  
  

Relazione Czarnecki (A7-0082/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo essenziale che i funzionari pubblici rispondano del proprio operato ai cittadini. Per tale motivo devono fornire resoconti obiettivi e dettagliati in merito alle modalità con cui sono stati spesi i fondi pubblici che sono stati messi a loro disposizione. La valutazione da parte del Parlamento dei conti presentati e il relativo discarico rientrano in questa categoria. Osservo con soddisfazione che la relazione della Corte dei conti indica che la revisione contabile non ha dato luogo a osservazioni significative sul Comitato delle regioni (CdR). Sono d’accordo con la valutazione positiva formulata dal relatore in merito ai miglioramenti riscontrati nel contesto del controllo interno del CdR, in particolare per quanto riguarda l’inventario delle principali procedure amministrative, operative e finanziarie. Infine, noto con soddisfazione la qualità della relazione annuale di attività del comitato, in particolare il riferimento esplicito alle modalità approntate per dare seguito alle precedenti decisioni di discarico del Parlamento e della Corte dei conti, che mette in evidenza l’importanza e la pertinenza di queste decisioni.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio europeo devono essere sottoposte a un controllo approfondito da parte della Corte dei conti e di tutti gli organismi competenti. E’ necessario verificare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati in maniera efficace, che queste istituzioni stiano conseguendo gli obiettivi prefissati e che non vi siano sprechi di risorse. In linea generale – ad esclusione di qualche eccezione, a giudicare dai controlli che abbiamo già esaminato – possiamo affermare che le istituzioni in oggetto stanno utilizzando i fondi messi a loro disposizione in maniera adeguata e stanno conseguendo gli obiettivi prefissati. Ecco perché ho votato a favore della relazione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008, sezione VII – Comitato delle regioni

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0074/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’incremento del numero di agenzie esterne è importante per concentrare le competenze tecniche e amministrative a supporto del processo decisionale della Commissione. Il fatto che tali agenzie siano dislocate su tutto il territorio dell’Unione europea consente alle istituzioni di essere più vicine ai cittadini, aumentando il proprio grado di visibilità e legittimazione. Sebbene l’aumento del numero di queste agenzie sia, in generale, da considerarsi positivamente, in realtà pone delle sfide in termini di controllo e valutazione delle loro prestazioni. Proprio per questo motivo, a seguito dell’adozione della comunicazione della Commissione “Il futuro delle agenzie europee” l’11 marzo 2008, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione hanno rilanciato il progetto volto a definire un quadro comune per le agenzie e, nel 2009, hanno istituito un gruppo di lavoro interistituzionale. Ritengo che questo gruppo svolgerà un ruolo fondamentale nella risoluzione dei problemi riscontrati dalla Corte dei conti in varie agenzie, molti dei quali sono comuni, e nella definizione di un quadro comune che consenta di delineare, in futuro, una gestione finanziaria e di bilancio più efficace.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio europeo devono essere sottoposte a un controllo approfondito da parte della Corte dei conti e di tutti gli organismi competenti. E’ necessario verificare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati in maniera efficace, che queste istituzioni stiano conseguendo gli obiettivi prefissati e che non vi siano sprechi di risorse. In linea generale – ad esclusione di qualche eccezione, a giudicare dai controlli che abbiamo già esaminato – possiamo affermare che le istituzioni in oggetto stanno utilizzando i fondi messi a loro disposizione in maniera adeguata e stanno conseguendo gli obiettivi prefissati. Ecco perché ho votato a favore della relazione sul discarico 2008: prestazioni, gestione finanziaria e controllo delle agenzie dell'UE.

 
  
  

Relazione Mathieu (A7-0075/2010)

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Nella sua relazione sui conti annuali dell’Accademia europea di polizia per l’esercizio 2008, la Corte dei conti ha fatto un’aggiunta al suo giudizio sull'affidabilità dei conti, senza tuttavia formulare riserve al riguardo, mentre ha espresso un giudizio con riserva sulla legittimità e regolarità delle operazioni su cui sono basati i conti. Inoltre, in linea generale, le risposte dell’Accademia alle osservazioni della Corte dei conti sono, anche questa volta, insufficienti e i suoi propositi troppo generici ed aleatori; pertanto l’autorità competente per il discarico non è in grado di valutare con precisione se l’Accademia potrà effettivamente migliorare in futuro. Inoltre, permangono innumerevoli problemi strutturali ed irregolarità, che vengono presentati in maniera dettagliata nella relazione. E’ proprio per questo motivo che concordo con la relatrice sull’opportunità di rinviare la decisione concernente il discarico al direttore dell’Accademia europea di polizia sull’esecuzione del bilancio dell’Accademia per l’esercizio 2008.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Tutte le istituzioni europee che dipendono dal bilancio europeo devono essere sottoposte a un controllo approfondito da parte della Corte dei conti e di tutti gli organismi competenti. E’ necessario verificare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati in maniera efficace, che queste istituzioni stiano conseguendo gli obiettivi prefissati e che non vi siano sprechi di risorse. In linea generale – ad esclusione di qualche eccezione, a giudicare dai controlli che abbiamo già esaminato – possiamo affermare che le istituzioni in oggetto stanno utilizzando i fondi messi a loro disposizione in maniera adeguata e stanno conseguendo gli obiettivi prefissati. Ecco perché ho votato a favore della relazione sull’Accademia europea di polizia.

 
  
  

Relazione Salafranca Sánchez-Neyra (A7-0111/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Il consolidamento del partenariato strategico biregionale tra l’Unione europea e i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, firmato nel 1999, deve costituire una priorità dell’agenda europea in materia di politica estera. Nonostante i significativi progressi registrati nel corso dell’ultimo decennio nello sviluppo dei rapporti bilaterali tra l’Unione europea e l’America Latina, è necessario compiere ulteriori passi avanti. L'obiettivo ultimo del partenariato strategico biregionale UE-America Latina consiste nella creazione di un’area euro-latinoamericana di partenariato globale interregionale intorno al 2015 in ambito politico, economico, commerciale, sociale e culturale, che garantisca uno sviluppo sostenibile per ambedue le regioni.

Il voto di oggi significa che il Parlamento europeo appoggia l’adozione, in futuro, di una Carta euro-latinoamericana per la pace e la sicurezza che, sulla base della Carta delle Nazioni Unite e della pertinente legislazione internazionale, conterrà strategie e linee di azione politica e di sicurezza congiunte.

Ritengo inoltre che la lotta contro il cambiamento climatico – fenomeno che colpisce in misura maggiore la popolazione più povera del mondo – debba diventare un elemento chiave della strategia euro-latinoamericana. Ambedue le parti devono compiere sforzi significativi per raggiungere una posizione negoziale comune nell’ambito dei colloqui che precederanno la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà alla fine dell’anno in Messico.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) La relazione di iniziativa sulla strategia dell’Unione europea per le relazioni con l’America Latina è espressione dell’approccio che l’Unione europea promuove nell’ambito delle relazioni internazionali. Questo testo, infatti, concilia le dimensioni economica, sociale, politica ed istituzionale, nell’intento di garantire che il commercio tra queste due zone geografiche possa andare a vantaggio anche delle popolazioni più svantaggiate, contribuendo allo sviluppo sostenibile del subcontinente. La relazione, inoltre, raccomanda l’armonizzazione dei sistemi finanziari al fine di introdurre un maggiore grado di responsabilità in materia a livello globale. Ho votato quindi, senza riserve, a favore di questa relazione.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) La risoluzione adottata oggi nel corso di questa sessione plenaria del Parlamento europeo costituisce un segno evidente della consapevolezza, da parte dell’Unione europea, del proprio ruolo globale. L’America Latina rappresenta la destinazione turistica preferita da molti europei, ma significa molto di più per l’Europa. L’America Latina può risultare carente in termini di democrazia rispetto agli standard e ai principi europei.

Di recente il Parlamento europeo ha discusso una risoluzione relativa alle evidenti violazioni dei diritti dell’uomo a Cuba. La situazione si è conclusa con la morte di persone che stavano solo esercitando il proprio diritto alla libertà di espressione. Queste sono situazioni tragiche che non devono ripetersi mai più. Tuttavia l’esperienza dell’Unione europea ci insegna che un rapporto costruito nel tempo, fondato sull’amicizia e la diplomazia, è molto più produttivo a lungo termine.

Un approccio costruttivo consentirà all’Unione europea di esportare i propri principi democratici, come intende fare. L’America Latina è un continente di grosse dimensioni, che non può essere ignorato dal punto di vista economico o sociale. La Banca europea per gli investimenti, infatti, opera già nel continente sudamericano da anni, offrendo l’opportunità di investimenti a lungo termine: un segno già di per sé degno di nota. La risoluzione adottata oggi rientra in un chiaro mandato conferito all’Alto rappresentante dell’Unione europea per quanto concerne l’approccio da adottare nei confronti delle relazioni con l’America Latina.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) Sostengo il messaggio veicolato dalla risoluzione sulla necessità di migliorare il coordinamento delle posizioni dei paesi di ambedue i continenti per quanto concerne i metodi da adottare per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, in particolare dal momento che il relativo vertice si terrà nel mese di settembre. Dobbiamo definire presupposti comuni, a maggior ragione se si considera il ritardo accumulato nel conseguimento degli obiettivi previsti per il 2015, in particolare nell’ambito della lotta alla povertà. Soprattutto in un periodo di recessione globale, gli investimenti devono concentrarsi sui paesi più poveri e sugli strati più vulnerabili della popolazione, in modo tale che possano contare su nuovi posti di lavoro e sulle condizioni necessarie per un’integrazione sociale.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla strategia dell’Unione europea per le relazioni con l’America Latina, che perora la causa della creazione di un pieno partenariato strategico bilaterale. Vorrei sottolineare l’importanza della raccomandazione, volta a conciliare le posizioni dei due blocchi regionali sui negoziati in merito alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Condivido il parere del relatore in merito alla necessità di instaurare legami di cooperazione biregionale più stretti e profondi tra l’Unione europea e l’America Latina. Ciononostante ritengo che l’Unione debba prestare particolare attenzione a un paese del subcontinente che già lo richiede, in ragione della sua densità demografica, del potenziale economico e della posizione geografica. Mi riferisco, ovviamente, al paese di lingua portoghese più grande al mondo: il Brasile. La comunicazione della Commissione COM (2007) 281, del 30 maggio, riconosce esplicitamente che “il dialogo UE-Brasile, svoltosi soprattutto nell'ambito delle relazioni UE-Mercosur, è rimasto marginale. Il Brasile è l'ultimo dei BRIC a partecipare ad un vertice con l'Unione. E’ oramai tempo che si riconosca la valenza del Brasile non solo come partner strategico ma anche come principale attore economico e leader regionale dell'America Latina.” Mentre le altre istituzioni europee stanno facendo il proprio dovere, il Parlamento europeo tentenna di fronte all’idea di instaurare un rapporto con questo grande paese, se non attraverso il Mercosur. Il Brasile, pertanto, è l’unico paese tra i BRIC – Brasile, Russia, India e Cina – in cui l’Unione europea non dispone di una delegazione parlamentare distinta. Dobbiamo quindi correggere con urgenza questa situazione anacronistica e deplorevole.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il partenariato strategico biregionale contribuisce a consolidare ulteriormente il coordinamento tra l’Unione europea e l’America Latina in seno a forum e istituzioni internazionali. Oltre a stabilire un'agenda comune, il partenariato deve continuare a coordinare le posizioni dei due blocchi su temi di rilevanza internazionale, tenendo presenti i rispettivi interessi e le rispettive preoccupazioni. Per tale motivo ho votato a favore della comunicazione della Commissione “L'Unione europea e l'America Latina: attori globali in partenariato”, che tenta di individuare opportune proposte operative finalizzate alla piena attuazione del partenariato strategico biregionale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione non presta la dovuta attenzione ai veri problemi che affliggono l’America Latina e non delinea i punti essenziali che dovrebbero essere inseriti nella strategia dell’Unione europea per le relazioni con l’America Latina.

Per esempio, sorvola su tutti i problemi economici e sociali che deriveranno dalla firma di accordi di libero scambio ed accetta la normalizzazione delle relazioni con l’Honduras come un fatto incontestabile, ignorando il golpe e i recenti assassini di membri del Fronte della resistenza che si oppone al golpe. La relazione, inoltre, non tiene conto della situazione in Colombia: i crimini perpetrati dai paramilitari e la persecuzione di membri dei sindacati e di politici non sono problemi che si possono ignorare. D’altra parte, però, muove delle critiche contro la Bolivia e il Venezuela, per quanto non vi siano mai riferimenti espliciti a questi paesi.

La relazione, tuttavia, tace in merito allo schieramento della quarta flotta americana nella regione, al piano degli Stati Uniti di utilizzare sette basi militari colombiane o alle operazioni di intervento intraprese dalle basi militari situate nei territori di paesi dell’Unione europea e della NATO.

Purtroppo, la maggior parte delle proposte che avevamo formulato in merito agli aspetti citati non sono state accolte, per cui alla fine abbiamo votato contro la risoluzione.

 
  
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  Erminia Mazzoni (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore della relazione con una riserva, che è al contempo un auspicio per l'annosa situazione dei cosiddetti tango bond, che getta un'ombra sulle relazioni con l'Argentina.

La determinazione di promuovere le relazioni con i paesi dell'America Latina potrebbe essere un viatico per risolvere in maniera rispettosa l'intera vicenda dei diritti degli investitori europei.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Questo testo, che è di natura arrogante ed imperialista, è inaccettabile. Avvalla la ripresa dei negoziati per la stipula di un accordo di libero scambio con l’America Centrale, la Colombia e il Perù. Questi negoziati sono dannosi da un punto di vista economico e sociale, oltre che democratico. Come possiamo negoziare con il governo putschista di Porfirio Lobo Sosa in Honduras e poi affermare di essere i custodi dello stato di diritto e dei diritti dell’uomo? Come possiamo negoziare su base bilaterale con i governi repressivi di Álvaro Uribe e Alan García e non tener conto dell’opinione di altri Stati sovrani membri della comunità andina, come Bolivia ed Ecuador? Voto contro questo testo, che viola i principi della democrazia e dell’umanitarismo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) A nostro avviso, il fatto che l’Unione europea sia il principale investitore e il secondo partner commerciale in America Latina, oltre al principale donatore di aiuti allo sviluppo, è un motivo sufficiente per dover disporre di una strategia chiara e ben definita per le relazioni tra l’Unione europea e l’America Latina. Appoggiamo la definizione di orientamenti chiari sul metodo di collaborazione più efficace per promuovere la stabilità politica, lottare contro il cambiamento climatico, gestire i flussi migratori e prevenire le catastrofi naturali. Come dimostrato dalla tragedia di Haiti, l’Unione europea è ora in secondo piano rispetto ad altri attori. Sosteniamo, pertanto, che l’Unione europea debba migliorare il proprio operato a livello internazionale. Deve quindi intervenire in maniera più coerente ed efficiente sulla scena politica internazionale. Questo miglioramento deve risultare evidente al prossimo vertice, che si terrà il 18 maggio a Madrid e in cui l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/vicepresidente della Commissione europea dovrà partecipare attivamente.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Non ho potuto votare a favore di questo testo, dato che uno dei principali obiettivi di questo partenariato strategico consiste nella conclusione di accordi di partenariato subregionali con l’America centrale, il Perù e la Colombia, e il Mercosur, nonostante il golpe in Honduras e il governo che Porfirio Lobo ha quindi illegittimamente formato. L’Unione europea non può trattare governi che sono stati coinvolti in un golpe allo stesso modo di governi eletti. Analogamente, l’obiettivo di creare un’area euro-latinoamericana di partenariato globale interregionale non tiene conto delle disparità tra le regioni. Gli attuali termini dell’accordo di associazione tra l’Unione europea e il Perù e la Colombia sono simili a quelli di un accordo di libero scambio e ciò non andrà a vantaggio dei popoli europei o latinoamericani. Non solo d’accordo, inoltre, con la possibilità di avviare un dialogo politico triangolare (ad esempio tra Unione europea, America Latina e Stati Uniti). Esistono già delle organizzazioni multilaterali come le Nazioni Unite per questo tipo di dialogo. Mi riferisco anche alla creazione di una Fondazione Europa-America Latina e Caraibi. Non mi opporrei all’idea, se il relatore non proponesse di istituire questa fondazione con fondi pubblici e capitali privati, una modalità operativa che apre chiaramente le porte alle multinazionali.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Questa relazione completa sull’America Latina adotta un approccio ragionevole per lo sviluppo delle relazioni tra l’Unione europea e i paesi sudamericani tramite un partenariato strategico. La creazione di un’area euro-latinoamericana ha il potenziale non solo di offrire risultati economici positivi, ma anche, e soprattutto, di rafforzare il ruolo dell’Unione europea sulla scena politica internazionale, in particolare rispetto agli Stati Uniti. Sfortunatamente, la relazione contiene anche alcuni paragrafi e alcune espressioni che alludono allo zelo quasi missionario di alcuni membri di quest’Aula e che potrebbero essere interpretati come un’ingerenza eccessiva negli affari interni di alcuni stati sudamericani. Non è né necessario né sensato precisare, in maniera dettagliata, come questi paesi debbano organizzare ambiti quali l’economia, l’istruzione o le scienze politiche o come debbano disciplinare la propria politica estera. E’ assurdo chiedere ai paesi dell’America Latina di introdurre l’educazione sessuale, per esempio. Mi sono pertanto astenuto dalla votazione finale.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (LT) L’Unione europea è un partner dell’America Latina. Insieme, dobbiamo lottare contro le sfide del mondo moderno e i problemi globali. Mi riferisco a problemi quali la crisi economica e finanziaria, le minacce alla sicurezza, la lotta contro il terrorismo, il traffico di stupefacenti e la criminalità organizzata. Insieme, dobbiamo tutelare l’ambiente, risparmiare le risorse naturali e combattere contro la povertà, la disuguaglianza e la migrazione. Ho votato a favore di questa relazione, dato che propone misure adeguate per la lotta contro la povertà nella regione: l’istruzione e la riduzione delle disuguaglianze tra i paesi più ricchi e più poveri della regione. L’Unione si è dotata di Fondi di solidarietà e promuove progetti di integrazione, mentre l’America Latina non ha queste opportunità. Sono d’accordo con il relatore quando afferma che, se l’America Latina seguirà il modello europeo di integrazione, diventerà più forte, garantendo inoltre ai propri cittadini maggiore sicurezza e prosperità.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − Mi sono astenuto dalla votazione finale su questa relazione. Sebbene la relazione non possa essere considerata, a nostro avviso, un contributo accettabile in vista del prossimo vertice a Madrid tra l’Unione europea e l’America Latina, siamo riusciti a mantenere o a far inserire nel testo alcuni aspetti importanti. Gli unici punti positivi in una relazione deludente sono: il paragrafo relativo alla decisione emessa dalla Corte interamericana dei diritti umani sui femminicidi di Campo Algodonero in Messico è stato mantenuto nel testo, con 359 voti a favore, 235 contrari e 17 astensioni. Siamo riusciti a far inserire nel testo il fatto che il fondo di investimenti europeo dovrebbe essere utilizzato, in particolare, per progetti che contribuiscono a contrastare il cambiamento climatico, come i trasporti pubblici locali, i veicoli elettrici e il progetto Yasuni ITT in Ecuador (“mantenere il petrolio sottoterra”). In tutto 10 dei 16 emendamenti presentati dal gruppo Verde/Alleanza libera europea sono stati approvati. Sfortunatamente, abbiamo perso tutti gli emendamenti che adottavano una posizione scettica nei confronti degli accordi di libero scambio di recente conclusione e degli accordi di associazione in fase negoziale e che mettevano in guardia contro i rischi di indebolire gli attuali sforzi di integrazione regionale, già fragili. Infine, è stato respinto anche il nostro emendamento che chiedeva la soppressione graduale di progetti energetici su grande scala che danneggiano gravemente l’ambiente.

 
  
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  José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, (PPE) , per iscritto. (ES) Dato che alcune delle espressioni inserite nel paragrafo 34, introdotto a seguito del parere espresso dalla commissione per lo sviluppo, sono così ambigue che potrebbero essere interpretate come compiacenti nei confronti di un atto così ripugnante come l’aborto, la delegazione spagnola del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) ha chiesto una votazione per parti separate su quel paragrafo, in modo tale da affermare in modo chiaro la propria opposizione contro ogni iniziativa finalizzata a violare i diritti inalienabili dei soggetti più vulnerabili.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea e l’America Latina sviluppano da anni un solido rapporto di partenariato strategico. L’Unione è il principale investitore in America Latina, il secondo partner commerciale e il principale donatore di aiuti allo sviluppo. L'obiettivo ultimo del partenariato strategico biregionale UE-America Latina consiste nella creazione di un’area euro-latinoamericana di partenariato globale interregionale intorno al 2015 in ambito politico, economico, commerciale, sociale e culturale, che garantisca uno sviluppo sostenibile per ambedue le regioni.

In questo contesto, vorrei sottolineare l’importanza, innanzitutto, di riprendere i negoziati sull’accordo di associazione UE-Mercosur, che sarà sicuramente l’accordo biregionale più ambizioso della storia. Accolgo altresì con favore gli accordi di partenariato commerciale tra l’Unione europea e l’America Centrale e con la comunità andina, nonché l’approfondimento degli accordi di associazione già esistenti con Messico e Cile.

Ciononostante, purtroppo questi accordi hanno avuto ripercussioni sulla produzione interna dell’Unione europea proprio in questi settori, in particolare nelle regioni più periferiche, che si trovano ad affrontare continue difficoltà. Inoltre, purtroppo, non è stato possibile trovare un risarcimento adeguato per queste regioni a livello europeo. Ho votato a favore di questa relazione dato che considero essenziale un partenariato tra queste due regioni del mondo, dal momento che offrirà vantaggi reciproci in ambito politico, economico e sociale.

 
  
  

Proposta di risoluzione comune RC-B7-0233/2010

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) La risoluzione sulla quale abbiamo votato oggi esprime la preoccupazione del Parlamento europeo per l’obbligo di visto imposto dalle autorità canadesi ai cittadini di Romania, Bulgaria e Repubblica Ceca; richiede pertanto che tale obbligo sia eliminato prima possibile.

Mantenendo l’obbligo di visto per i cittadini di questi paesi europei si viola il principio di libertà di movimento, creando differenze e disuguaglianze immotivate, quando invece i cittadini dell’Unione europea devono godere di un trattamento paritario ed equo.

Sebbene il vertice UE-Canada svoltosi a Praga nel 2009 avesse confermato l’obiettivo comune di garantire la libertà di movimento delle persone tra Unione europea e Canada in totale sicurezza, siamo arrivati al 2010 e nulla è cambiato.

Sono profondamente convinta che, nel prossimo futuro, le autorità canadesi si impegneranno a fondo per eliminare i visti. Insieme ai miei colleghi del Parlamento europeo, porterò avanti le iniziative già avviate allo scopo di consentire ai cittadini rumeni, bulgari e cechi di viaggiare liberamente il più presto possibile.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa risoluzione poiché ritengo che i negoziati in corso per il raggiungimento di un accordo economico e commerciale globale potrebbero rafforzare le relazioni tra Unione europea e Canada. Secondo le previsioni, l’imminente vertice UE-Canada si concentrerà sul rafforzamento delle relazioni politiche tra le parti, affrontando principalmente problematiche comuni, quali i negoziati per un accordo economico e commerciale globale, le sfide legate a questioni internazionali e alla sicurezza, una risposta coordinata alla crisi finanziaria ed economica nonché il cambiamento climatico e l’energia. L’Unione europea e il Canada si sono infatti impegnati a costruire un’economia globale a basse emissioni di carbonio che sia sicura e sostenibile, non ché a investire in tecnologie per l’energia pulita e diventare leader nella creazione di posti di lavoro verdi, potenziando così la capacità di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) I cittadini di tre Stati membri dell’Unione europea hanno ancora l’obbligo di visto per entrare in Canada. A rumeni e bulgari hanno fatto seguito i cechi, ai quali è stato rinnovato l’obbligo di visto a causa del forte afflusso di rom. In una situazione simile si rende necessaria una cooperazione più stretta, da una parte, tra gli Stati membri dell’Unione europea al fine di risolvere i problemi della comunità rom e, dall’altra, tra gli Stati membri e il Canada per creare il sistema più efficace e trasparente possibile per fornire informazioni sui requisiti per ottenere il visto, in modo da ridurre il tasso di rifiuto. Allo stesso tempo, va rivisto il sistema canadese di asilo; a questo riguardo, il merito della risoluzione consiste nel rivolgere una richiesta diretta al Canada affinché elimini il requisito del visto obbligatorio.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Il Canada è uno dei partner di più lunga data dell’Unione europea e il vertice di quest’anno è importante per consolidare questa stretta cooperazione bilaterale in tutti i settori. Ho votato a favore della risoluzione comune perché prospetta in modo conciso e obiettivo i potenziali sviluppi positivi della nostra cooperazione futura.

Uno dei principi fondamentali dell’Unione europea è garantire la reciprocità nelle relazioni bilaterali. Mi auguro che, in un prossimo futuro, il Canada elimini l’obbligo di visto per rumeni, cechi e bulgari, garantendo così un trattamento giusto ed equo per tutti i cittadini dell’Unione europea. Al contempo, accolgo con favore le misure adottate finora in vista della firma di un accordo commerciale tra Unione europea e Canada e spero che la riunione di quest’anno possa dare l’impulso necessario per la sua finalizzazione.

Tenendo conto dell’attuale situazione economica e delle condizioni del clima, devo sottolineare l’esigenza di una stretta cooperazione volta a individuare fonti energetiche alternative a quelle tradizionali, che rispettino le particolari caratteristiche di ciascuno Stato, poiché sia l’Unione europea sia il Canada sono impegnati nello sviluppo e uso di tecnologie a basse emissioni di carbonio. Allo stesso tempo, la cooperazione va promossa anche negli ambiti dell’energia, del clima e del settore marittimo nella regione artica.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Per motivi storici e culturali, per le affinità etniche e politiche e perché le nostre civiltà condividono valori e punti di riferimento, il Canada costituisce un partner affidabile e importante per l’Unione europea. Un accordo economico e commerciale globale con il Canada può contribuire ad approfondire le già eccellenti relazioni tra Unione europea e Canada. Sebbene vi siano state alcune difficoltà nel rapporto tra i due partner, segnatamente nel settore della pesca, della sicurezza e dell’immigrazione, la verità è che, rispetto ad altri paesi, le relazioni tra Unione europea e Canada sono stabili e proficue per entrambe le parti. E’ mio auspicio che un tale rapporto di fiducia possa protrarsi a lungo nel tempo e che entrambe le coste del Nord Atlantico continuino a vivere in pace e prosperità.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il partenariato tra Canada e Unione europea è annoverato tra i più intensi e i più lunghi, poiché risale al 1959, e gli attuali negoziati per un accordo economico e commerciale globale mirano a intensificare ancor più le relazioni. Vorrei sottolineare che, per il 2010, il Canada detiene la presidenza del G8 e farà da anfitrione al prossimo vertice del G20. Accolgo con soddisfazione la dichiarazione della Commissione in cui si afferma che l’avanzamento dei negoziati verso un accordo economico e commerciale globale costituisce un fattore fondamentale per le relazioni economiche tra Unione europea e Canada. A questo riguardo, ritengo che il vertice UE-Canada che si terrà a Bruxelles il 5 maggio 2010 offra un’eccellente occasione per accelerare i negoziati. In particolare, accolgo con favore l’intenzione di avviare un’importante riforma del sistema di gestione della pesca in Canada, coinvolgendo anche l’Organizzazione per la pesca nell’Atlantico nordoccidentale.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Questo testo si schiera totalmente a favore dei negoziati avviati dalla Commissione al fine di definire un accordo economico e commerciale globale tra Unione europea e Canada, un accordo che viene negoziato alle spalle dei cittadini europei, nonostante i suoi significativi effetti sulla loro vita quotidiana in numerosi ambiti quali: smantellamento dei servizi pubblici, supremazia del diritto degli investitori a proteggere i propri utili sul diritto degli Stati di tutelare l’interesse generale, riduzione dei diritti dei lavoratori e restrizione dell’accesso ai servizi sanitari, all’acqua, all’istruzione, alla cultura. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa, i Conservatori e Riformisti europei e il gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo propongono di sostenere e persino accelerare la suddetta politica e questa evidente negazione della democrazia. Io mi oppongo nel modo più assoluto.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il Canada è un partner storico dell’Unione europea ed è quindi naturale che nel corso degli anni le relazioni con questo paese siano diventate più intense e profonde. In occasione di questo vertice, l’accordo economico e commerciale globale, essenziale per le relazioni economiche tra l’Unione europea e il Canada, sarà affrontato con particolare attenzione, nella speranza che i negoziati abbiano successo. Esistono anche altri aspetti rilevanti che accomunano Unione europea e Canada, per esempio gli aiuti comunitari, in particolare a favore di Haiti, le questioni relative alla pesca e le preoccupazioni ambientali. Non possiamo scordare che il trattato di Lisbona ha conferito a questo Parlamento nuove responsabilità riguardo alla negoziazione di accordi internazionali, dato che dovrà essere coinvolto in tutte le fasi dei negoziati.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della proposta di risoluzione comune sul vertice UE-Canada, tenutosi oggi, in quanto ritengo che sia importante non soltanto mantenere le relazioni a un livello elevato, ma anche approfondirle e migliorarle ulteriormente. In particolare, va sottolineata in questo contesto anche l’azione congiunta programmata per l’introduzione di una tassa sulle banche o un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello mondiale.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La risoluzione è stata approvata con un’ampia maggioranza. Io mi sono astenuto dalla votazione a causa della formulazione del paragrafo 6 che giustifica con l’afflusso della popolazione rom la politica restrittiva dei visti applicata dal Canada nei confronti di Bulgaria, Romania e Repubblica ceca. Il gruppo Verts/ALE è comunque riuscito a inserire il seguente paragrafo nella risoluzione riguardante il tonno rosso e CITES: “esprime delusione per la posizione espressa dal governo canadese in occasione dell'ultima conferenza delle parti di CITES, per quanto riguarda l'ampliamento dell'appendice I della convenzione sul tonno rosso”.

 
  
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  Alf Svensson (PPE), per iscritto. (SV) Quando il Parlamento europeo ha votato la risoluzione che definisce le priorità per l’imminente vertice tra Unione europea e Canada, io mi sono associato alla minoranza che ha votato contro la proposta. Il testo è in gran parte valido, ma contiene due paragrafi che non mi sento di condividere. Il paragrafo 2 afferma che una delle tematiche prioritarie da discutere al vertice dovrebbe essere la questione “dell’introduzione di una tassa sulle banche o di un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello globale”. Sono assolutamente contrario a questo tipo di tassa o imposta sulle transazioni internazionali; a mio avviso, esistono numerosi altri aspetti della sfera economica che meriterebbero di ricevere priorità durante il vertice.

Mi preoccupa inoltre la formulazione del paragrafo 6, secondo il quale il Parlamento “fa notare che l'obbligo di visto per i cittadini cechi è stato introdotto dal governo canadese a causa dell'afflusso di rom in Canada”. Questa potrebbe essere la ragione per cui il Canada ha adottato il provvedimento, ma, a mio parere, noi europei non abbiamo motivo di condividere questa posizione né di menzionarla in un testo comunitario. Questi due paragrafi sono stati inclusi nella risoluzione e, purtroppo, la richiesta di una loro eliminazione non è stata accolta dalla maggioranza; per questo ho votato contro la risoluzione nel suo complesso.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B7-0243/2010)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Con il voto di oggi, il Parlamento europeo si è dichiarato disponibile a sottoscrivere un nuovo accordo sul trattamento e trasferimento di dati di messaggistica finanziaria ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi. Ha ribadito altresì che eventuali nuovi accordi in questo settore dovranno essere conformi al nuovo quadro giuridico introdotto dal trattato di Lisbona.

La lotta contro il terrorismo rappresenta ancora una priorità per l’Unione europea e una cooperazione produttiva con gli Stati Uniti, che comprenda attività come lo scambio di dati e informazioni, è una condizione importante per prevenire futuri attentati terroristici.

Credo sia essenziale che tale scambio di dati si limiti unicamente alle informazioni richieste per combattere il terrorismo, poiché eventuali trasferimenti di dati in massa rappresenterebbero un allontanamento dai principi su cui si basano la legislazione e la prassi dell'Unione europea. Per questo motivo mi sono avvalso della risoluzione di oggi per sollecitare la Commissione e il Consiglio a presentare esplicitamente la questione, nei modi adeguati, nel contesto degli imminenti negoziati con gli Stati Uniti e a prendere in esame, insieme ai nostri partner americani, le modalità per instaurare una procedura giuridicamente trasparente ed efficace, allo scopo di autorizzare il trasferimento e l’estrazione dei dati pertinenti.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione comune relativa a SWIFT, che riguarda il trasferimento agli Stati Uniti dei dati bancari dei cittadini europei ai fini della lotta contro il terrorismo. Dopo gli ammonimenti del Parlamento europeo di qualche settimana fa, oggi il processo di negoziato è sulla buona strada. Ora il Parlamento europeo svolgerà il proprio ruolo in questo contesto secondo le procedure stabilite nel trattato di Lisbona. L’obiettivo è raggiungere un buon equilibrio tra una protezione efficace dei nostri concittadini dai rischi terroristici e il rispetto dei diritti individuali. A mio avviso, il mandato negoziale che oggi il Parlamento ha sottoposto al Consiglio va in questa direzione.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (EN) Ho dato il mio sostegno a questa risoluzione, poiché è importante raggiungere un accordo che possa aiutare sia l’Europa sia gli Stati Uniti a intensificare la lotta contro il terrorismo nell’interesse della sicurezza dei cittadini, senza mettere a repentaglio lo stato di diritto. L’Unione europea è chiamata a definire i principi fondamentali che, in linea generale, regolamenteranno la cooperazione tra UE e Stati Uniti per fini antiterroristici. Spetta, pertanto, alla Commissione europea e al Consiglio analizzare le modalità per instaurare una procedura trasparente e giuridicamente corretta per autorizzare il trasferimento e l’estrazione dei dati pertinenti, nonché per effettuare e monitorare gli scambi di dati. Tali misure vanno adottate in piena conformità ai principi di necessità e proporzionalità e nel pieno rispetto dei requisiti in materia di diritti fondamentali ai sensi del diritto comunitario. In questo modo si renderà possibile la piena applicabilità della legislazione europea pertinente.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Dobbiamo impegnarci a favore del rafforzamento della cooperazione transatlantica nei settori di giustizia, libertà e sicurezza, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Occorre applicare in modo trasparente e inequivocabile un sistema di protezione dei dati personali. I requisiti giuridici europei per un trattamento dei dati personali corretto, proporzionato e legittimo sono di massima importanza e devono essere mantenuti in ogni circostanza. Attualmente lo scambio mirato di dati non è consentito, ma le possibili soluzioni si devono basare sulla restrizione della portata dei dati trasferiti, sull’elencazione dei tipi di dati che gli operatori designati sono in grado di filtrare ed estrarre, nonché dei tipi di dati che possono essere inclusi in un trasferimento. E’ quindi estremamente importante esortare il Consiglio e la Commissione ad analizzare le modalità per la instaurare una procedura trasparente e giuridicamente corretta per autorizzare il trasferimento e l’estrazione dei dati pertinenti, nonché per effettuare e monitorare le operazioni di scambio di dati. Qualsiasi accordo tra Unione europea e Stati Uniti deve includere garanzie rigorose in materia di applicazione e vigilanza, per quanto concerne l'estrazione quotidiana dei dati e l'accesso a questi ultimi, nonché l'uso da parte delle autorità statunitensi di tutti i dati trasferiti in virtù di tale accordo. E’ auspicabile l’istituzione di un'autorità competente designata dall'UE che controlli l’applicazione di queste misure.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Come Stato nazionale, la Romania ha sostenuto l’adozione dell’accordo SWIFT. Il Parlamento europeo tuttavia ha considerato che la prima versione dell’accordo negoziato dai rappresentanti della Commissione europea e dell’Amministrazione statunitense violasse i diritti dei cittadini europei, i cui dati sono trattati in massa e non soltanto in specifiche occasioni sospette. E’ importante che il nuovo accordo, negoziato di recente a Washington tra esponenti dell’Unione europea e del Congresso statunitense, affronti le preoccupazioni del Parlamento europeo. Esiste sempre il rischio che anche la nuova versione dell’accordo sia respinta, se persiste nella violazione della Carta europea dei diritti umani.

Il Parlamento europeo è consapevole della rilevanza di questo accordo anche per la sicurezza dei cittadini europei. Di conseguenza, risulta chiaro che le obiezioni sollevate dagli europarlamentari riguardano il contenuto dell’accordo e non la sua forma. Il trattato di Lisbona ha investito di maggiori poteri decisionali il Parlamento europeo, per il quale esercitare le proprie prerogative e monitorare gli interessi dei cittadini dell’Unione europea è la norma. Ciononostante, se la futura versione dell’accordo manterrà lo spirito dei pareri espressi dalle autorità legislative europee, verrà senza dubbio adottato. La lotta contro il terrorismo e la rapida individuazione dei trasferimenti bancari sospetti restano più che mai in cima alla lista delle priorità dell’Unione europea.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. (FR) Dopo che il Parlamento europeo ha respinto l’accordo SWIFT nel febbraio 2010, occorre negoziare un nuovo accordo tra Unione europea e Stati Uniti per il trasferimento di dati bancari nel contesto della lotta al terrorismo. Respingendo l’accordo in febbraio, noi eurodeputati ci siamo rifiutati di consentire il trasferimento incontrollato di dati in massa verso il Dipartimento del tesoro statunitense. Oggi, ho votato a favore di questa risoluzione per influire sul nuovo mandato che sarà conferito alla Commissione europea per negoziare un nuovo accordo con gli Stati Uniti. Fondamentalmente, chiediamo che si proceda a una revisione del trasferimento in massa dei dati personali affinché avvenga in modo più mirato, che sia previsto un ricorso legale, che i dati siano conservati per il più breve tempo possibile e che gli scambi di dati avvengano su una base di reciprocità. La questione della protezione dei dati personali è importante per il Parlamento europeo e per questo abbiamo prestato attenzione anche all’aspetto del trasferimento dei dati dei passeggeri aerei. Vogliamo tutelare i diritti fondamentali dei nostri concittadini a tutti i costi.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. (EN) Ho dato il mio sostegno alla risoluzione sulla nuova raccomandazione della Commissione europea al Consiglio che autorizza l’apertura dei negoziati con gli Stati Uniti sul trasferimento dei dati di messaggistica finanziaria. Ai sensi delle nuove disposizioni del trattato di Lisbona, l’accordo interinale tra Unione europea e Stati Uniti, firmato nel novembre del 2009, ha richiesto il consenso del Parlamento europeo. Io ho votato contro quell’accordo, poi bloccato dal Parlamento a causa di preoccupazioni sul diritto alla riservatezza delle imprese e dei cittadini europei, messo a repentaglio da eventuali accordi per la condivisione non regolamentata di dati in massa. Il terrorismo va combattuto con decisione, ma non è possibile permettere che i mezzi utilizzati in questa lotta mettano a repentaglio i diritti dei cittadini, poiché è proprio questo l’obiettivo primario degli attentati terroristici. Qualsiasi nuovo accordo deve essere subordinato a principi fondamentali, quali una rigorosa limitazione degli scambi di dati ai fini antiterroristici; un’autorità europea deve inoltre garantire una supervisione giudiziaria e il rispetto dei requisiti dei diritti fondamentali in conformità alla legge comunitaria. La durata dell’accordo deve essere limitata e deve portare a risoluzione immediata qualora i non vengano adempiuti gli obblighi prescritti.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho votato contro questa proposta di risoluzione, in quanto essa non esclude lo scambio di dati in massa con gli Stati Uniti e altri paesi ai fini della cosiddetta lotta contro il terrorismo, né promuove la necessità di un accordo vincolante a livello internazionale tra Unione europea e Stati Uniti riguardante un contesto per lo scambio di informazioni ai fini dell’applicazione della legge. Infine, dato che il Parlamento europeo dovrà approvare l’accordo stilato, è inaccettabile che abbiano inizio negoziati seppur ufficiosi, senza una sua piena e opportuna partecipazione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato contro l’accordo interinale sottoscritto da Unione europea e Stati Uniti sul trattamento e trasferimento di dati finanziari relativi a cittadini europei, non solo perché esso è evidentemente contestabile in quanto chiama in causa il rispetto dei principi di necessità e proporzionalità, nonché l’integrità e la sicurezza dei dati finanziari europei, ma anche perché nega al Parlamento la possibilità di esercitare le proprie prerogative. Sono convinto della necessità di intensificare la cooperazione transatlantica in tutti i settori pertinenti, segnatamente nei settori di libertà, sicurezza e giustizia, ma questo può accadere soltanto se vi è il rispetto assoluto dei principi fondamentali, quali la proporzionalità, la necessità e la reciprocità. A questo punto, devo congratularmi sia con la Commissione sia con il Consiglio per la loro nuova posizione riguardo alla cooperazione con il Parlamento europeo. Mi auguro che, insieme, possiamo riuscire a definire i principi di base che devono guidare e agevolare la cooperazione futura tra Unione europea e Stati Uniti in materia di lotta al terrorismo. Attendo con interesse le conclusioni della visita della delegazione del Parlamento europeo a Washington e spero che, anche in questo ambito, potremo vedere l’inizio di un nuovo capitolo.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della risoluzione e ribadisco che la cooperazione UE-USA nella lotta contro il terrorismo è tanto rilevante quanto la firma di un accordo specifico tra le due parti in questo settore. Il Parlamento europeo, che ha dichiarato la propria posizione sull’argomento in una serie di occasioni, non può mai perdere di vista questo accordo; il Consiglio e la Commissione devono mantenere informato l’organo legislativo dell’Europa durante ogni fase del negoziato e della firma di questo accordo. .

Un aspetto importante della risoluzione stabilisce che la richiesta di trasferimento di dati deve essere approvata da un’autorità giudiziaria europea e che il trasferimento di dati deve essere giustificato e trasparente. Bisogna tutelare i diritti dei cittadini, quali la possibilità di accedere ai dati, di modificarli e cancellarli, nonché di ricevere un risarcimento dei danni in caso di violazione della vita privata.

Vorrei sottolineare la necessità di una soluzione per la restrizione dei trasferimenti di dati, di modo che siano concessi soltanto nel caso di persone sospettate di terrorismo. E’ importante che l’accordo rispetti i principi di reciprocità e proporzionalità e che possa essere rescisso immediatamente nel caso di mancato adempimento degli obblighi assunti. Sono fermamente convinto che il Consiglio “Giustizia e affari interni” prenderà in considerazione le raccomandazioni contenute in questa risoluzione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di questa relazione perché ritengo che qualsiasi accordo tra Unione europea e Stati Uniti in questo settore debba anche includere rigorose garanzie in materia di attuazione e vigilanza, soggette al controllo da parte di un'autorità competente designata dall'UE. Soltanto in questo modo sarà possibile garantire che questi trasferimenti di dati non costituiscano un allontanamento dai principi su cui si basano la legislazione e la prassi dell’Unione europea.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La cooperazione giuridica internazionale e la cooperazione transatlantica sono fondamentali per la lotta contro il terrorismo e per questo un accordo a lungo termine tra Unione europea e Stati Uniti in materia di prevenzione del finanziamento del terrorismo va accolto con favore. L’accordo tuttavia non può mettere a repentaglio la riservatezza delle transazioni effettuate da persone fisiche o giuridiche; i requisiti giuridici europei per un trattamento dei dati personali corretto, proporzionato e legittimo rivestono quindi massima importanza e vanno mantenuti in ogni circostanza.

L’Unione europea deve stabilire i principi fondamentali che regolano le forme di cooperazione generale con gli Stati Uniti a fini antiterroristici, così come i meccanismi per il trasferimento di informazioni relative alle transazioni effettuate da parte di propri cittadini e considerate sospette o irregolari. Occorre sottoscrivere un accordo di cooperazione giuridica tra Unione europea e Stati Uniti riguardo alla prevenzione del finanziamento del terrorismo, che garantisca che i trasferimenti dei dati personali rispettino i diritti e le libertà delle imprese e dei cittadini europei e che la loro sicurezza sia tutelata, senza esporre a rischi superflui la riservatezza delle loro transazioni.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Nei termini dell’accordo interinale firmato da Stati Uniti e Unione europea, ho letto la necessità di una cooperazione transatlantica in materia di lotta contro la criminalità internazionale e il terrorismo, una cooperazione che si deve basare sulla reciproca fiducia e sul rispetto dei principi di reciprocità e proporzionalità nonché sul rispetto dei diritti dei cittadini. La sicurezza, tuttavia, non dovrebbe prevalere, ma piuttosto essere compatibile con altri diritti, libertà e garanzie. Non è accettabile che in Portogallo la polizia possa avere accesso alle informazioni bancarie di una persona solo sulla base di un mandato, ma che milioni di dati possano essere inviati per essere interpretati e analizzati alla polizia statunitense senza alcun controllo giudiziario. Ho quindi votato contro l’accordo interinale. Questa nuova proposta di risoluzione dimostra una nuova posizione di Commissione e Consiglio in termini di collaborazione con il Parlamento. E’ mio auspicio che la cooperazione futura tra Unione europea e Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo si basi sui principi di proporzionalità, necessità e reciprocità.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Dopo la significativa sconfitta del progetto di accordo SWIFT tra Unione europea e Stati Uniti, ci è stata sottoposta una risoluzione degna delle nostre critiche più severe perché accetta l’idea di un rilevante scambio di dati nel settore della cosiddetta lotta contro il terrorismo. Molti esperti hanno dichiarato che l’accordo non garantisce la protezione dei diritti, delle libertà e delle garanzie. L’accordo SWIFT e l’accordo quadro sulla protezione e condivisione di dati costituiscono una minaccia e non una garanzia di sicurezza.

Nel contesto delle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti vi è un modo diverso di intendere la protezione dei dati, le competenze, la legislazione e la riservatezza, tutti aspetti che vanno chiariti prima del conferimento di un nuovo mandato alla Commissione europea.

La maggioranza di questo Parlamento ha comunque offerto alla Commissione un vero e proprio assegno in bianco, definendo limitazioni ambigue come la “proporzionalità” o la “reciprocità”. Si apre in questo modo un vero vaso di Pandora contro la libertà, incoraggiando una riduzione delle competenze degli Stati membri, come il potere di decidere sul trasferimento di dati relativi ai propri cittadini, prerogativa che viene ora data a una “autorità giudiziaria pubblica” europea.

“Proporzionalità” e “reciprocità” non sono possibili nel caso di immagazzinamento e trasferimento di dati, in quanto implicano una serie di rischi incontrollabili, che riguardano specificamente i soggetti che possono avere accesso ai dati, le modalità d’uso e i fini previsti.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Mi sono espressa a favore di un mandato rafforzato per la Commissione europea affinché negozi la questione SWIFT con le autorità statunitensi. In effetti, dobbiamo ottenere la garanzia che siano tolte due riserve importanti: la questione del trasferimento dei dati in massa e la possibilità di ricorsi giudiziari per gli europei negli Stati Uniti. E’ per questo motivo che ritengo necessario modificare il mandato prima della sua adozione, altrimenti alla fine dei negoziati mi vedrei di nuovo costretta a votare contro l’accordo, come ho già fatto in passato.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Voto contro questo testo, che avvalla la possibilità di un accordo tra Europa e Stati Uniti sul trasferimento di dati SWIFT. Non è possibile, nelle attuali condizioni, filtrare i dati che saranno inviati alle autorità statunitensi, che avranno così accesso a un’ingente quantità di dati privati, inviati come misura d’urgenza in risposta a una minaccia terroristica che, pur essendo genuina, viene comunque sfruttata a fini imperialistici. Questo testo inoltre non richiede alcuna reciprocità da parte degli Stati Uniti, ma osa soltanto “puntualizzare” umilmente che sarebbe questa la prassi normale. Trasformare l’Europa in un vassallo degli Stati Uniti è inaccettabile; l’Europa non ha mai avuto un’occasione migliore per affermare la propria indipendenza dagli Stati Uniti.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La lotta contro il terrorismo è fonte di preoccupazione per l’Unione europea, nonché per il resto del mondo democratico e a questo scopo, qualsiasi meccanismo che possa contribuire a sventare eventuali attentati è essenziale. L’accordo SWIFT è uno strumento molto potente nella lotta contro il terrorismo, poiché dà accesso a informazioni finanziarie privilegiate riguardanti somme di denaro trasferite tra paesi. La rinegoziazione dell’accordo con gli Stati Uniti è un’occasione unica per l’Unione europea per contribuire concretamente a scoprire nuovi terroristi e potenziali attentati. Attualmente vi è un grande desiderio di cooperare con gli Stati Uniti, che stanno promuovendo un accordo che protegge con efficacia i dati trasmessi e prevede il massimo livello possibile di reciprocità.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. – (ES) Ho votato contro questa risoluzione comune a nome del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, del gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) e dei Conservatori e Riformisti europei in quanto il testo sostiene la possibilità di concludere un accordo tra i 27 Stati membri e gli Stati Uniti per il trasferimento di dati bancari con il pretesto di contrastare il terrorismo. Nell’attuale formulazione, le autorità degli Stati Uniti avrebbero accesso a una vasta quantità di dati privati riguardanti milioni di europei. Ritengo che la richiesta degli Stati Uniti non sia accettabile e costituisca una minaccia per le libertà e i diritti dei cittadini europei. Con questa proposta le forze più conservatrici stanno cercando di consegnarci con le mani e i piedi legati agli interessi statunitensi, senza pensare per un attimo alla sicurezza o alla privacy dei cittadini. Il Parlamento europeo non può consentire che i diritti civili e le libertà degli europei siano violate per fini antiterroristici.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) La proposta di risoluzione relativa ai negoziati per un nuovo accordo SWIFT contiene numerose proposte dettagliate affinché in futuro migliori la protezione dei dati quando i dati di messaggistica finanziaria sono messi a disposizione degli Stati Uniti. Si tratta di un vero passo avanti, ma dietro al quale si cela la necessità di accettare come requisito sine qua non una simile invasione della vita privata. E’ un aspetto che evidentemente viene dato per scontato. Non è tuttavia chiaro se questo consenta di contrastare il fenomeno del terrorismo con efficacia, così come non è chiaro come debbano tradursi nella pratica gli appelli a una maggiore protezione dei dati. Sappiamo dall’esperienza passata e dalla prassi comune che i dati sono usati nei modi più vari e spesso anche per fini di lucro. Pertanto, essendo io contrario per principio al trasferimento di dati altamente personali, ho votato contro la proposta di risoluzione.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Oggi ho votato a favore della risoluzione del Parlamento, che ha ricevuto anche il sostegno della maggioranza dei gruppi politici e che contiene le condizioni del Parlamento per la ratifica del nuovo accordo SWIFT e l’avvio di una nuova tornata di negoziati con gli Stati Uniti. L’obiettivo del Parlamento è definire norme flessibili per favorire la cooperazione transatlantica che contribuirà a combattere il terrorismo e a creare un sistema di trasmissione di dati che goda della fiducia dei cittadini dell’Unione europea. Uno dei punti più sensibili del negoziato, a cui va prestata particolare attenzione, consiste in una riduzione del volume dei dati trasmessi. A questo proposito, il nuovo accordo dovrà includere una serie di garanzie di conformità alle leggi europee che tutelano i dati personali dei cittadini europei. Come dichiarato nella risoluzione, è importante fornire ai cittadini europei un migliore meccanismo di ricorso, in modo da poter difendere i propri diritti con maggior efficacia.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Mi sono astenuto dalla votazione sulla risoluzione SWIFT (programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi – TFTP), che è stata comunque approvata da una larghissima maggioranza (voto senza appello nominale). Il nostro gruppo si è astenuto in quanto erano stati respinti i nostri emendamenti principali, ovvero l’emendamento n. 8 che chiedeva che l’autorizzazione giudiziaria per il trasferimento di dati, e l’emendamento n. 9 che chiedeva che l'accordo sulla mutua assistenza giudiziaria (MLAA) fosse utilizzato ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP). Sono stati respinti anche altri importanti emendamenti del gruppo Verts/ALE, come la definizione del terrorismo da parte dell’Unione europea e non degli Stati Uniti, il divieto di ulteriori trasferimenti a paesi od organismi terzi nonché i limiti da imporre al periodo di conservazione dei dati. La risoluzione, tuttavia, può essere vista come un messaggio molto forte in vista dei negoziati tra Unione europea e Stati Uniti per un nuovo accordo TFTP dopo che l’accordo precedente è stato respinto (con procedura del parere conforme) il febbraio scorso. A nostro avviso il testo adottato oggi fa un passo indietro rispetto alla risoluzione del Parlamento approvata lo scorso settembre.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La lotta contro il terrorismo e il suo finanziamento è una realtà ineludibile che merita tutta la nostra attenzione e per questo la cooperazione transatlantica è un imperativo. Il tentativo precedente di raggiungere un accordo tra Unione europea e Stati Uniti sul trattamento e trasferimento di dati mancava di proporzionalità, reciprocità e trasparenza.

Questa proposta di risoluzione chiede l’adozione di una definizione comune di “attività terroristica” e il chiarimento del concetto di “dati non estratti”. Ribadisce inoltre l’esigenza di utilizzare il principio della necessità di limitare lo scambio di informazioni, di modo che gli scambi siano strettamente limitati al periodo di tempo necessario ai fini previsti.

Viene ora proposta una serie di garanzie basate sulla prassi legislativa europea che offrono maggiore protezione per i diritti fondamentali dei cittadini. Si sta cercando non solo di tutelare il principio di non discriminazione durante tutta la procedura di trattamento dei dati, ma anche di istituire un’autorità europea in grado di ricevere e vigilare sulle richieste degli Stati Uniti. Ho votato a favore di questa proposta di risoluzione in quanto ritengo che ora siano state gettate le fondamenta per consentire l’avvio di negoziati volti al raggiungimento di un accordo equilibrato tra Unione europea e Stati Uniti.

 
  
  

Proposta di risoluzione (B7-0244/2010)

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa risoluzione. Va considerato che, nell’attuale era digitale, la protezione dei dati, il diritto all’autodeterminazione informativa, i diritti personali e il diritto alla privacy sono diventati valori che svolgono un ruolo sempre maggiore e devono, pertanto, essere tutelati con particolare attenzione. Per proteggere questi diritti in modo adeguato, bisogna garantire che tutti i trasferimenti di dati personali dall’Unione europea e i suoi Stati membri verso paesi terzi per motivi di sicurezza siano basati su accordi internazionali aventi il rango di atti legislativi. L’uso dei dati PNR dovrebbe basarsi su un’unica serie di principi che fungano da base per gli accordi con paesi terzi e siano coerenti con le norme europee per la protezione dei dati.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Concordo con le proposte avanzate da questa risoluzione del Parlamento europeo secondo cui, prima di adottare un nuovo provvedimento giuridico, occorre valutarne l’impatto sulla privacy in base alla proporzionalità, poiché è essenziale valutare se le misure giuridiche esistenti siano insufficienti. La tecnologia e la mobilità sono elementi essenziali del mondo di oggi, così come i diritti personali e il diritto alla privacy sono diventati valori che vanno garantiti e protetti con grande attenzione. Condivido gli appelli del Parlamento europeo affinché siano prese in esame le misure relative alle informazioni anticipate sui passeggeri (Advance Passenger Information, API) e ai dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR); mentre contrastiamo la criminalità, allo stesso tempo occorre garantire che le misure attuali siano proporzionate e non violino i diritti fondamentali delle persone. Il trasferimento di dati relativi ai passeggeri deve essere conforme alle norme europee per la protezione dei dati, che possono essere utilizzati soltanto in collegamento a reati o minacce specifiche. Poiché i dati del codice di prenotazione (PNR) sono utilizzati a fini di sicurezza, le condizioni del trasferimento dei dati devono essere stabilite negli accordi internazionali con l’Unione europea, garantendo certezza del diritto per i cittadini e le compagnie aeree europee. Nei nuovi accordi comunitari, è necessario prevedere opportuni meccanismi di supervisione e di controllo che contribuiscano al coordinamento del trasferimento e uso dei dati del codice di prenotazione (PNR).

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Negli ultimi anni, la necessità di raggiungere un accordo equilibrato con gli Stati Uniti riguardo al trasferimento dei dati del codice di prenotazione (PNR) è stata una preoccupazione costante. L’attuale stato dei negoziati non rispecchia ancora l’esistenza di una vera tutela giuridica dei dati negli Stati Uniti, in quanto possono essere conservati per anni una volta effettuati i controlli di sicurezza e non esiste alcuna tutela giuridica per chi non sia cittadino statunitense. Gli accordi raggiunti con Australia e Canada sono più accettabili perché viene prestato maggiore rispetto al principio della proporzionalità, in quanto l’accesso ai dati è limitato in base al tipo, alla durata e al numero di controlli giudiziari. E’ soltanto grazie a un’impostazione coerente e alla definizione di principi e norme generali sull’uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) che potremo uscire da questo stallo e concludere accordi internazionali in questo settore, sia con questi tre paesi sia con l’ondata di richieste che presto arriveranno da parte di altri. Sostengo la proposta comune volta a posticipare il voto sul consenso del Parlamento europeo, nella speranza che con un po’ più di tempo a disposizione i negoziati possano dare risposta alle preoccupazioni che il Parlamento ha sempre espresso.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il dibattito sul trasferimento dei dati personali dei passeggeri dei voli transatlantici da parte delle compagnie aeree è stato un punto dolente nelle relazioni dell’Unione europea con Stati Uniti, Australia e Canada, catturando l’essenza di uno dei dilemmi dei nostri tempi.

Da un lato, nessuno ha dubbi sull’assoluta necessità di tutelare la privacy e la riservatezza dei dati di ciascun cittadino; dall’altro lato, è innegabile che viviamo in un periodo in cui le minacce alla sicurezza delle persone richiedono non solo un migliore scambio di informazioni tra le autorità di polizia nella lotta contro la criminalità, ma anche un miglior trattamento di tali informazioni, che deve essere adeguato all’azione di contrasto della criminalità organizzata e, in particolare, del terrorismo. E’ mio auspicio che la proroga della procedura imposta dal Parlamento europeo consentirà di raggiungere un giusto equilibrio tra questi valori.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) L’attuale stato dei negoziati sui trasferimenti di dati non garantisce ancora un’efficace tutela giuridica dei dati negli Stati Uniti, che possono essere conservati per anni una volta effettuati i controlli di sicurezza e non vi è tutela giuridica per chi non è cittadino statunitense. Sono a favore della proposta comune di posticipare il voto relativo al consenso del Parlamento, nella speranza che una maggiore disponibilità di tempo possa permettere ai negoziati di rispondere alle preoccupazioni espresse da quest’Aula.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della risoluzione per manifestare le mie preoccupazioni circa l’uso dei dati PNR (dati che, a dire il vero, sono puramente commerciali) nel contesto dei negoziati per gli accordi con Stati Uniti e Australia ai fini della lotta contro la criminalità. In effetti, credo che, prima di sottoscrivere qualsiasi accordo sul trasferimento di dati a terzi, sarebbe più saggio impegnarsi nella definizione di un quadro generale per questo tipo di accordo, stabilendo le condizioni minime, come le limitazioni giuridiche, una solida base legale, norme per la protezione dei dati e un periodo limitato per la conservazione dei dati. Dobbiamo difendere il diritto dei cittadini europei a far cancellare dati inesatti e ottenere la reciprocità perché l’Unione europea abbia accesso ai dati dei nostri partner. Per questo spero che le discussioni proseguano.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Esprimerò un voto favorevole a questo testo, che propone di respingere gli attuali accordi con Stati Uniti e Australia sul trasferimento dei cosiddetti dati PNR dei passeggeri aerei europei, che mette a repentaglio la libertà di movimento dei cittadini europei. Il gruppo a cui appartengo ha esperienza in questo ambito: a un nostro collaboratore, attivista dei diritti umani, è stato proibito tassativamente di visitare o sorvolare il territorio degli Stati Uniti dopo essere stato incluso in una lista nera di potenziali terroristi. E’ questo il genere di restrizione arbitraria delle libertà a cui ci espongono gli accordi di questo tipo. Gli atti terroristici esistono e occorre contrastarli, ma non devono mai essere usati come pretesto per reprimere le libertà fondamentali.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) I dati del codice prenotazione (PNR) sono un’altra arma nella lotta contro il terrorismo. Ai sensi del trattato di Lisbona, il Parlamento è ancora una volta chiamato a partecipare ai negoziati su un nuovo accordo PNR tra Unione europea, Stati Uniti, Australia e Canada. Come grande sostenitrice della lotta contro il terrorismo, l’Unione europea è pronta a negoziare qualsiasi accordo che possa dimostrasi efficace in quest’azione di contrasto, ma l’Unione europea non metterà a repentaglio le libertà civili e i diritti fondamentali.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Per le ragioni già ricordate in relazione all’accordo SWIFT, sono contrario al trasferimento di dati, in particolare se un loro uso costruttivo non può essere dimostrato o se non è possibile escluderne un abuso. La proposta di risoluzione descrive nel dettaglio i possibili rischi e raccomanda il posticipo del voto riguardo alla richiesta di un consenso sugli accordi con Stati Uniti e Australia circa i dati del codice di prenotazione. Per questa ragione, ho votato a favore della proposta.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) La creazione di un unico modello del codice di prenotazione da applicare tramite gli accordi PNR con tutti i paesi interessati nonché il posticipo del voto sulla richiesta di approvazione degli accordi con Stati Uniti e Australia sembrerebbero la soluzione migliore. Un’impostazione affrettata che porterebbe a un voto negativo sugli accordi PNR con Stati Uniti e Australia bloccherebbe il flusso dei dati e potrebbe concludersi con la sospensione dei diritti di atterraggio, con conseguenze disastrose per le compagnie aeree. La proposta di risoluzione comune presentata oggi da tutti i gruppi del Parlamento europeo, che anch’io ho sostenuto con il mio voto, afferma giustamente che gli accordi PNR devono tener conto di requisiti minimi non negoziabili. L’obiettivo fondamentale è la sicurezza dei passeggeri, ma questa non può essere ottenuta a spese del rispetto della vita privata e della protezione dei dati personali. Nel trasferire i dati dei passeggeri, è di estrema importanza stabilire restrizioni per l’estrazione dei dati, che deve avvenire sempre in conformità al principio di proporzionalità e necessità.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della risoluzione PNR, adottata da una larghissima maggioranza anche con il nostro sostegno, che chiede di posticipare il voto per parere conforme sugli accordi PNR con Stati Uniti, Canada e Australia fino a quando non si saranno ottenute migliori garanzie circa la protezione dei dati, il periodo di conservazione degli stessi, la limitazione delle finalità, il controllo parlamentare, il controllo giudiziario, il diritto di accesso e di ricorso.

 
  
  

Proposta di risoluzione comune (RC-B7-0238/2010)

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (EN) Ho appoggiato questa risoluzione, che ha sollevato molte preoccupazioni sia all'interno del Parlamento europeo che al di fuori di esso. Il cianuro, sostanza chimica altamente tossica utilizzata nell'industria mineraria aurifera, è stato riconosciuto come un’importante fonte di inquinamento che può avere conseguenze disastrose e irreversibili per la salute umana e per l'ambiente. Questo prodotto chimico ha causato il più grande disastro ecologico nella storia dell'Europa centrale. E’ deplorevole che non si definiscano regole chiare a livello comunitario e che il cianuro continui a essere utilizzato nell’estrazione mineraria dell’oro, esponendo a un grave rischio i lavoratori e l'ambiente. Ritengo che solo un divieto totale delle tecnologie minerarie al cianuro sia in grado di proteggere le nostre risorse idriche e gli ecosistemi dall'inquinamento provocato da questa sostanza.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. – (RO) Non sono un deputato ungherese chiamato a difendere gli interessi di quel paese e, di conseguenza, ad appoggiare l’onorevole Áder, né sono alle dipendenze di una ONG. Sono un deputato della Romania e difendo gli interessi del mio paese.

In quanto tale, sento il dovere di chiedere che sia effettuato uno studio sugli effetti dell'utilizzo di questa tecnologia prima di invocare un divieto sull’impiego delle tecnologie al cianuro nelle miniere.

Era dovere di coloro che hanno presentato la risoluzione offrire un'alternativa economicamente sostenibile e meno tossica rispetto alla richiesta di un divieto totale.

In seguito alla dichiarazione resa due settimane fa dal rappresentante della Commissione europea, Cecilia Malmström, e all'incontro con i rappresentanti delle comunità locali (tra cui i sindaci della regione di Roşia Montană), sono giunto alla conclusione che sia opportuno un approfondimento e che debbano essere esaminate tutte le opzioni esistenti prima di imporre una totale messa al bando di questa tecnologia.

Prima di prendere una decisione dobbiamo considerare tutti i seguenti aspetti: la tutela dell'ambiente, la creazione di posti di lavoro, l’attrazione degli investimenti, come pure la mancanza di attività alternative all’estrazione mineraria per la popolazione di tutta la regione.

Per concludere, ho votato contro questa risoluzione e ho presentato due emendamenti in quanto essa riflette il punto di vista e gli interessi di un unico partito.

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. – (RO) Sono a favore dell'emendamento volto a stralciare il paragrafo 4 del progetto di risoluzione votato oggi. Ho quindi votato a favore di questo emendamento, ma ho espresso voto contrario alla proposta di risoluzione per una serie di motivi. Non possiamo chiedere alla Commissione europea di vietare l'uso della tecnologia al cianuro nell’estrazione dell’oro per alcuni Stati membri, come la Romania, che dispone di grandi risorse non sfruttate. Il progetto di Roşia Montană merita di ricevere un sostegno in vista del suo impatto economico e sociale e della sua piena conformità alle restrizioni intese a tutelare l'ambiente e i siti archeologici. In qualità di deputato al Parlamento europeo, sostengo l'opportunità che viene offerta a questa zona, caratterizzata da numerosi problemi. Sono fermamente convinto che le autorità responsabili dei governi nazionali potranno negoziare un livello di diritti di licenza che possa rivitalizzare e proteggere l'area di Roşia Montană con i suoi giacimenti d’oro. In quanto Stato membro, la Romania ha il diritto di sfruttare i propri giacimenti in condizioni di sicurezza, assicurando la tutela dell'ambiente, ma al tempo stesso godendo dei vantaggi economici e sociali commisurati alle risorse naturali di cui dispone.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. – (FR) Il cianuro è una sostanza chimica estremamente pericolosa utilizzata dall'industria mineraria nonostante i rischi che comporta per l'ambiente e per la salute umana. Dieci anni fa, più di 100 000 metri cubi di acque contaminate da cianuro sono stati accidentalmente scaricati nel sistema fluviale da un serbatoio di una miniera d'oro in Romania. Questo sversamento ha causato uno dei peggiori disastri ambientali mai accaduti nell’Europa centrale. Per diversi anni le sostanze tossiche hanno messo in pericolo l'equilibrio ecologico, la catena alimentare e i criteri minimi per il consumo dell'acqua proveniente dai fiumi. Non c'è nulla che escluda il ripetersi di un incidente come questo. In Europa esistono molti progetti minerari che prevedono l’utilizzo del cianuro. Un nuovo disastro potrebbe accadere in qualsiasi momento. E’ semplicemente una questione di tempo e di negligenza umana. L’estrazione mineraria al cianuro impiega solo una piccola forza lavoro, ma comporta il rischio di vere catastrofi ambientali. La legislazione ambientale comunitaria sancisce il principio di precauzione e richiede la prevenzione e il controllo dell'inquinamento idrico. Ho pertanto votato a favore della risoluzione del Parlamento che chiede di vietare l'uso del cianuro nelle miniere d'oro dell’Unione europea.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. – (EL) Sono d'accordo e ho votato a favore di questa specifica proposta di risoluzione, perché la questione dell'uso delle tecnologie di estrazione mineraria a base di cianuro è estremamente grave e richiede un'azione immediata e decisiva, senza prevaricazioni. Ad oggi, la Commissione ha adottato sulla questione un approccio molto mordibo, che deve essere cambiato subito. Questo problema riguarda vari Stati, la salute dei cittadini europei e la tutela dell'ambiente. Le conseguenze dell'utilizzo del cianuro nelle miniere, come avviene in Romania e altri paesi, sono ben documentate ed estremamente preoccupanti. Quando ho chiesto alla Commissione di riferire sulla recente decisione di aprire miniere d'oro in cui si sarebbe adoperata la tecnologia al cianuro in Bulgaria, la risposta della Commissione ha accresciuto i miei timori. Purtroppo, al momento sembra che il cianuro potrebbe essere utilizzato nel nord della Grecia in tre programmi di investimento varati da imprese straniere. In conclusione, la Commissione dovrebbe proporre entro i prossimi sei mesi un divieto totale dell'uso del cianuro nell’Unione europea, in modo che possa essere applicato al più tardi entro la fine del 2012. Inoltre, tutti gli Stati membri dovrebbero impegnarsi a vietare l'uso del cianuro, come di recente ha fatto l'Ungheria.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. – (FR) Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in favore di un divieto generalizzato dell’utilizzo delle tecnologie estrattive a base di cianuro entro la fine del 2011. Le conseguenze ambientali dell'inquinamento da cianuro sono transnazionali, e quindi questo divieto deve essere applicato a livello europeo. Nel gennaio 2000, per esempio, più di 100 000 metri cubi di acqua contaminata da cianuro sono fuoriusciti da una miniera d'oro in Romania e hanno inquinato i fiumi e i torrenti di Romania, Ungheria, Serbia e Bulgaria. Auspichiamo che gli Stati membri smettano di sostenere i progetti minerari che utilizzano tecnologie a base di cianuro. Allo stesso tempo, la Commissione dovrà incoraggiare la riconversione industriale di questi settori fornendo assistenza finanziaria alle industrie sostitutive ecocompatibili, alle energie rinnovabili e al turismo.

 
  
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  Lena Ek, Marit Paulsen, Olle Schmidt e Cecilia Wikström (ALDE), per iscritto. – (SV) Nel settore dell’estrazione aurifera svedese, il cianuro viene usato in sistemi chiusi e con modalità sostenibili per l’ambiente. La sostanza viene infatti scomposta prima che le acque defluiscano dal sistema, e le migliori tecnologie disponibili (BAT) consentono di ottenere valori di soglia che sono ben al di sotto dei livelli di sicurezza concordati a livello internazionale. Elevate norme di sicurezza impediscono che il cianuro abbia alcun impatto sull'ambiente. Queste miniere contribuiscono a creare occupazione in zone scarsamente popolate, e ancora non è stato possibile sviluppare una tecnologia alternativa. Anche in questo settore devono essere incoraggiati la ricerca e lo sviluppo, ma nelle attuali circostanze un divieto sarebbe disastroso sia dal punto di vista sociale sia da quello economico.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson e Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. – (SV) Noi socialdemocratici stiamo operando a tutto campo per ottenere la graduale eliminazione di sostanze pericolose nei prodotti alimentari, nell'ambiente, nella produzione industriale e così via. Il cianuro è una di queste e la sue gestione è regolamentata per ovvie ragioni. In Svezia, tutto il cianuro nelle miniere è gestito in processi chiusi e in modalità considerate sicure, mentre in altre zone dell’Unione europea la manipolazione della sostanza non è controllata con lo stesso rigore.

Abbiamo scelto di astenerci dalla votazione finale, perché non possiamo sostenere un frettoloso divieto assoluto, che penalizzerebbe le attività estrattive anche in quei paesi in cui la manipolazione di cianuro è ritenuta sicura. Tuttavia, vorremmo che la Commissione adottasse misure immediate per rendere sicuri i processi che contemplano l’utilizzo del cianuro, per garantire il ricorso a processi chiusi in tutti gli Stati membri e, a lungo termine, la graduale eliminazione del cianuro dalle attività produttive attraverso uno specifico divieto.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) La particolare tossicità del cianuro e gli effetti del suo utilizzo nel settore minerario, sia per chi lo utilizza che per la fauna e la flora circostanti le miniere, richiede che si vada in direzione di un divieto di utilizzo nel settore minerario, per timore che si moltiplichino i casi di contaminazione, con conseguenze disastrose per le persone e per l'ambiente. Tuttavia, considerate le attuali esigenze del settore minerario, tale divieto non può essere immediato, e quindi devono essere studiate e introdotte misure volte a minimizzare l'impatto ambientale dell'utilizzo del cianuro.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. – (PT) Ho votato in favore della risoluzione perché propone un divieto generale dell’utilizzo delle tecnologie minerarie a base di cianuro nell'Unione europea entro la fine del 2011, e perché capisco che il divieto costituisce, al momento, l'unico modo sicuro di proteggere le nostre risorse idriche e gli ecosistemi dall'inquinamento causato dall'impiego del cianuro nelle miniere. Vorrei sottolineare la necessità di obbligare le compagnie minerarie a sottoscrivere un'assicurazione per coprire, in caso di incidente o di malfunzionamento, il risarcimento dei danni e tutti i costi di ripristino sostenuti per riportare un sito alle condizioni ecologiche e chimiche originarie.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE), per iscritto. – (FR) Ho votato a favore di questo testo e sono soddisfatto del risultato della votazione poiché il cianuro è un prodotto chimico estremamente tossico che ha effetti potenzialmente catastrofici e irreversibili sull'ambiente e sulla salute umana. Il cianuro si qualifica anche come uno dei principali inquinanti riconosciuti dalla direttiva quadro sulle acque (WFD).

E’ necessario ricordare che nel gennaio 2000 più di 100 000 metri cubi di acqua contaminata da cianuro sono fuoriusciti da una miniera d'oro a Baia Mare, in Romania, ed hanno contaminato i fiumi Someş, Tibisco e Danubio? Hanno ucciso i pesci e gli organismi viventi, e l'acqua potabile è stata permanentemente contaminata in Romania, Ungheria, Serbia e Bulgaria.

E’ necessario ricordare che questo incidente è stato definito una “seconda Chernobyl” a causa del devastante impatto che ha avuto sull'ambiente?

Se, con una semplice proposta di risoluzione comune, non riusciamo ad adottare una ferma posizione a favore di un divieto assoluto dell'utilizzo delle tecnologie estrattive a base di cianuro nell'Unione europea, allora il messaggio che stiamo inviando alla Commissione europea diventa privo di significato per il futuro.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. – (RO) Ci sono momenti in cui il benessere ambientale, la tutela del patrimonio naturale e la salute umana in generale riescono a prendere il sopravvento anche sugli interessi economici e di parte. Lo dimostra questa risoluzione.

Oggi il Parlamento europeo è riuscito a dimostrare che difende questi valori e, in primo luogo, gli interessi generali e il benessere delle persone. L'utilizzo di tecnologie a base di cianuro nell’estrazione rappresenta un rischio che non possiamo permetterci di correre, perché gli effetti sono irreversibili.

Comunque, appoggio l'idea di incoraggiare la riconversione industriale in settori in cui è stata vietata l’estrazione basata su tecnologie al cianuro, fornendo un sostegno finanziario sufficiente a “ripulire” i settori industriali, nonché in favore delle energie rinnovabili e del turismo.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE), per iscritto. – (EN) Ho votato a favore di questa risoluzione in quanto ritengo che in Europa l'uso del cianuro nell’estrazione mineraria dovrebbe essere vietato. Il cianuro è un prodotto chimico altamente tossico utilizzato nell'estrazione dell'oro. Esso rappresenta una grave minaccia per l'ambiente e per la salute umana. I gravi incidenti avvenuti in passato hanno dimostrato che la contaminazione da cianuro può avere un impatto irreversibile sia sull'ambiente che sulla salute umana. A questo proposito, sostengo con forza la causa del divieto di questo tipo di estrazione nel più breve tempo possibile, in modo da garantire che nessuno, oggi o in futuro, debba essere esposto agli effetti devastanti dell’impiego del cianuro nell’attività estrattiva.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato contro la risoluzione sul divieto di impiego di tecnologie estrattive a base di cianuro entro la fine del 2011 per tutta una serie di motivi. Bloccare i progetti minerari attualmente in corso che utilizzano tecnologie al cianuro assesterebbe un duro colpo agli Stati membri che utilizzano questa tecnologia (Finlandia, Svezia, Spagna, Romania, Bulgaria e Grecia) e agli Stati membri che producono cianuro (Belgio, Regno Unito, Repubblica ceca e Germania). L'Europa diventerebbe dipendente al 100 per cento dalle importazioni di oro, usato in Europa nell'industria dei metalli preziosi così come nel settore dell'elettronica. Circa l’87 per cento della produzione di cianuro è usato in altri settori industriali al di fuori del settore minerario, come la produzione di vitamine, gioielli, adesivi, componenti elettronici per computer, materiali isolanti a prova di fuoco, cosmetici, nylon, vernici, medicinali, e così via. Nella produzione industriale ci sono tecnologie che rappresentano un pericolo per la salute umana e per l'ambiente. La tecnologia del cianuro è solo una di queste. Sono in vigore regolamenti e norme per consentire che tali attività vengano svolte in condizioni di sicurezza, al fine di evitare qualsiasi impatto negativo. Tale principio vale anche per la tecnologia mineraria. Esiste una legislazione in vigore che deve essere rispettata. Non abbiamo il diritto di vietare, ma abbiamo il diritto di proteggere.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. – (PT) La UE è stata molto esplicita negli obiettivi stabiliti dalla direttiva quadro sulle acque per quanto riguarda la qualità delle risorse idriche, che devono essere prive di qualunque tipo di agente chimico. Per poter raggiungere questi obiettivi è fondamentale imporre il divieto di utilizzare le tecnologie estrattive a base di cianuro. Dobbiamo sostituire questa tecnologia con alternative rispettose dell'ambiente, in quanto le attività estrattive a base di cianuro sono state la causa di più di 30 incidenti gravi negli ultimi 25 anni.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato contro questa risoluzione perché la direttiva del 2006 che è in vigore fornisce la massima protezione per l'ambiente e la salute umana per quanto riguarda l'impiego delle tecnologie a base di cianuro nel settore minerario. Considerate le rigorose disposizioni della direttiva in materia di residui minerari e la mancanza di alternative valide, non vi è alcuna necessità di imporre un divieto generalizzato sull'utilizzo di tecnologie a base di cianuro per l'estrazione dell'oro.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – (EN) Ho votato in favore del testo finale. La proposta di risoluzione comune è stata adottata con una sola piccola aggiunta positiva (che incoraggia la riconversione industriale nelle aree in cui è vietata l’attività mineraria a base di cianuro). I tentativi di trasformare la richiesta per l’“avvio di un divieto globale” in una semplice valutazione d'impatto sono stati respinti con votazione per appello nominale (161/416), e lo stesso è accaduto per l’emendamento mirante a prendere solo “in considerazione” un divieto (votazione per appello nominale: 246/337). Il nostro emendamento congiunto con S&D e GUE/NGL per proporre “un divieto” che indicasse una data di entrata in vigore è stato sconfitto (votazione per appello nominale: 274/309). La risoluzione finale è stata adottata con 524/54/13 voti (il gruppo ALDE si è astenuto perché la trasformazione in una valutazione di impatto non è stata adottata).

 
  
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  Alf Svensson (PPE), per iscritto. – (SV) Al pari di molti altri deputati svedesi, nella votazione di ieri al Parlamento europeo su un divieto generale dell’utilizzo delle tecnologie di estrazione mineraria a base di cianuro nell'Unione europea, ho votato contro la proposta di risoluzione. Il cianuro è tossico ed è estremamente importante che il suo utilizzo debba essere mantenuto nei limiti delle definite linee guida ambientali e delle pratiche di lisciviazione da effettuare in processi a ciclo chiuso. Questa è una pratica corrente in Europa che minimizza il rischio di emissioni pericolose. Un divieto assoluto dell’uso del cianuro nelle miniere vorrebbe dire che le miniere d'oro in Europa, tra cui quelle della Svezia, dovrebbero chiudere. A mio parere, un divieto totale della tecnologia mineraria a base di cianuro è sconsigliabile fino a quando non si disponga di un'alternativa alla lisciviazione del cianuro che sia tecnicamente, economicamente ed ambientalmente realizzabile. Per questo ho votato contro la proposta di risoluzione.

 

15. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 

16. Dichiarazioni della Presidenza
Video degli interventi
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  Presidente. – Esprimiamo il nostro cordoglio per la notizia dell'assassinio in Messico del finlandese Jyri Antero Jaakola, osservatore internazionale per la difesa dei diritti umani. Egli e l’attivista messicana Betty Cariño Trujillo, che lo accompagnava in quel momento, sono stati assassinati durante una missione per monitorare il rispetto dei diritti umani in Messico. A nome del Parlamento europeo, esprimo le nostre condoglianze e il nostro cordoglio ai familiari delle vittime. Come si può vedere, il mondo in cui viviamo comporta ancora sacrifici di questo genere.

Sono sicuro che siete al corrente del fatto che che la settimana scorsa ho effettuato una visita ufficiale negli Stati Uniti. Ho inaugurato ufficialmente a Washington il nuovo ufficio di collegamento del Parlamento con il Congresso degli Stati Uniti. Ho tenuto anche molti incontri importanti che dovrebbero contribuire a una più stretta cooperazione, in particolare cooperazione economica, tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. Abbiamo anche parlato di partenariato strategico e dei cambiamenti che hanno avuto luogo nell'Unione europea in seguito all'entrata in vigore del trattato di Lisbona. Ci aspettiamo che la cooperazione con gli Stati Uniti si svolga a parità di condizioni.

Questa domenica 9 maggio cade il 60° anniversario della Dichiarazione Schumann. Per celebrare questo evento, sabato 8 maggio a Bruxelles, e domenica a Strasburgo, il Parlamento europeo aprirà le sue porte a tutti coloro che sono interessati. Si terranno anche delle cerimonie in Lussemburgo per commemorare questo evento. A Strasburgo, tra gli altri visitatori avremo uno dei vicepresidenti della Commissione e i ministri francese e tedesco per gli affari europei. Sarò presente anch’io, e vorrei incoraggiare tutti a venire a Strasburgo domenica prossima, tra quattro giorni.

 

17. Revisione dei trattati – Misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo – Decisione di non convocare la Convenzione per la revisione dei trattati relativamente alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo (discussione)
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  Presidente. –L’ordine del giorno reca la discussione congiunta su:

– la relazione dell’onorevole Méndez de Vigo a nome della commissione per gli affari costituzionali sul progetto di protocollo di emendamento al protocollo n. 36 relativo alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo per la parte restante della legislatura 2009-2010: parere del Parlamento europeo (articolo 48, paragrafo 3, del trattato dell’Unione europea) [17196/2009 - C7-0001/2010 – 2009/0813(NLE)] (A7–0115/2010), e

– la relazione dell’onorevole Méndez de Vigo a nome della commissione per gli affari costituzionali sulla raccomandazione relativa alla proposta del Consiglio europeo di non convocare la Convenzione per la revisione dei trattati relativamente alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo [17196/2009 - C7-0002/2010 – 2009/0814(NLE)] (A7–0116/2010).

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo, relatore. (ES) Signor Presidente, mi permetta di iniziare il mio intervento con una citazione di un verso di Rilke: “Herr, es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß...” (“Signore: è tempo. Grande era l'arsura…”). Rilke era il poeta preferito del nostro collega recentemente scomparso, l’onorevole Tsatsos. Qualche tempo fa, il 19 novembre 1997, l’onorevole Tsatsos ed io abbiamo avuto l'onore di presentare a questa Assemblea la relazione sul trattato di Amsterdam.

E’ proprio in quella relazione sul trattato di Amsterdam che abbiamo proposto che ogni modifica dei trattati sia previamente preparata da una convenzione.

L’abbiamo definito “metodo comunitario”. In effetti, è questo metodo della convenzione che è stato usato nella preparazione della Carta dei diritti fondamentali e, soprattutto, del trattato costituzionale.

Oggi vorrei ricordare in particolare l’onorevole Tsatsos, dato che siamo alle soglie della realizzazione della prima riforma del trattato di Lisbona che, in ultima analisi signor Presidente, è il trattato costituzionale per il quale ci siamo battuti così duramente.

Questa prima riforma, che consiste nella modifica del protocollo (n. 36) del trattato di Lisbona, è causata da un'anomalia in quanto, al momento in cui nel giugno dello scorso anno si sono svolte le elezioni per il Parlamento, il trattato di Lisbona non era ancora entrato in vigore a causa delle vicissitudini che tutti noi conosciamo.

Di conseguenza, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte ai sensi del trattato di Nizza, che era in vigore in quel momento, il quale prevede l'esistenza di 736 deputati, contro i 751 previsti dal trattato di Lisbona.

Per complicare ulteriormente le cose, signor Presidente, l'Atto del 1976 prevede che il mandato di deputato abbia una durata di cinque anni. Ciò significa che non possiamo ora applicare semplicemente il numero fissato nel trattato di Lisbona, ossia 751 deputati, dato che con le norme di Lisbona un certo paese perde tre deputati che sono stati eletti e di conseguenza non può abbandonare il Parlamento durante questa legislatura.

Questa, signor Presidente, è la ragione per cui per questo Protocollo (n. 36) deve essere modificato al fine di consentire l’entrata in vigore degli accordi Lisbona, e perché durante questa legislatura, 2009-2014, con l’entrata in vigore dell’emendamento del protocollo (n. 36), questo Parlamento si ritrova in via eccezionale ad avere 754 deputati.

Per questo motivo, signor Presidente, il Consiglio europeo le ha inviato una lettera chiedendole che a norma dell'articolo 48, paragrafo 2, del trattato il Parlamento esprima un parere su due questioni.

La prima questione è se si renda necessaria una convenzione per preparare l'emendamento al protocollo (n. 36). Il secondo è se i capi di Stato e di governo possano convocare una conferenza intergovernativa per modificare il protocollo (n. 36).

Le due questioni sono collegate, anche se sono oggetto di due diverse relazioni. Inizierò dalla convocazione della conferenza intergovernativa. Come ho detto, abbiamo a che fare con il risultato politico derivante dall’applicazione del trattato di Lisbona e ci troviamo inoltre di fronte a una soluzione transitoria ed eccezionale che durerà solo per i termini di questa legislatura. Pertanto tale Conferenza intergovernativa si limiterà a qualcosa che è già stato deciso: come distribuire quei 18 deputati tra 12 paesi.

Quindi signor Presidente, non c'è discussione. Credo che la Conferenza intergovernativa possa essere indetta molto rapidamente e può anche risolvere il problema in una sola mattina, dato che la decisione politica è già stata presa.

Per questo motivo, ho intenzione di chiedere un “sì” al voto per una conferenza intergovernativa e affermo che non ritengo necessaria una convenzione per un problema che è già stato risolto. Siamo favorevoli allo svolgimento della conferenza intergovernativa; siamo contrari alla convocazione di una convenzione.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signor Presidente, desidero esprimere la mia soddisfazione per il fatto che il Parlamento europeo, sotto gli auspici del mio collega e caro amico onorevole Méndez de Vigo, condivide l'opinione del Consiglio europeo, nel senso che al fine di realizzare la proposta modifica al protocollo (n. 36) del trattato di Lisbona non è necessario indire una convenzione, dato che abbiamo a che fare con una lieve modifica - pur se essenziale per consentire la presenza in Aula, prima che si svolgano le prossime elezioni, del numero di deputati che avrebbero dovuto essere qui se il trattato di Lisbona fosse stato in vigore.

Questo caso specifico è abbastanza paradossale, perché tanto io quanto l’onorevole Méndez de Vigo facevamo parte della convenzione che ha elaborato una costituzione per l'Europa. In questo caso, l'obiettivo è di cercare di evitare questa procedura, dato che siamo di fronte ad una modifica molto ridotta, di fatto solo formale, al trattato di Lisbona.

Sono lieto che in questo modo, se il Parlamento approverà la mozione presentata dall’onorevole Méndez de Vigo, e dopo che si sarà tenuta una conferenza intergovernativa e le procedure di ratifica corrispondenti saranno state completate nei 27 parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, ulteriori 18 deputati provenienti da 12 paesi - Regno Unito, Slovenia, Polonia, Olanda, Malta, Lettonia, Italia, Bulgaria, Svezia, Francia, Austria e Spagna - possano prendere posto in Parlamento il più rapidamente possibile.

Pertanto, i cittadini di questi paesi saranno rappresentati ancora meglio nel Parlamento europeo. Per questo motivo sono lieto che questa relazione sia stata redatta dall’onorevole Méndez de Vigo e che sia stata approvata dalla commissione per gli affari costituzionali nella forma che egli ha proposto. Mi auguro anche che otterrà una larga l'approvazione qui in sessione plenaria, e che saremo in grado di vedere questi 18 deputati mancanti qui in Parlamento il più presto possibile, e che ciò sia permesso ai sensi del trattato di Lisbona.

 
  
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  Maroš Šefčovič, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, desidero ringraziare l'onorevole Méndez de Vigo per l'eccellente relazione. Sono anche felice di essere in grado di informare il Parlamento europeo che la Commissione ha espresso parere positivo sull'apertura della conferenza intergovernativa che esaminerà le modifiche necessarie al trattato per approvare ulteriori 18 deputati.

Il Consiglio europeo ha chiesto il parere della Commissione su proposta del governo spagnolo e, poiché la proposta del governo spagnolo rispecchia l'accordo politico di lunga data per insediare senza indugio gli ulteriori 18 deputati, la Commissione ha raccomandato l'apertura il prima possibile di una conferenza intergovernativa.

In linea con la proposta spagnola, la Commissione nel suo parere ha altresì sottolineato che la conferenza intergovernativa dovrebbe limitarsi a trattare la questione dei deputati supplementari. Sono stato molto contento di vedere che la relazione dell’onorevole Méndez de Vigo è stata sostenuta da una forte maggioranza in seno alla commissione per gli affari costituzionali, e ci auguriamo che avvenga altrettanto nella seduta di domani del Parlamento.

Vorrei anche esprimere l'auspicio della Commissione che le limitate modifiche al trattato da discutere in questa conferenza intergovernativa siano concordate rapidamente e che la ratifica da parte degli Stati membri consenta agli altri 18 deputati di assumere il proprio mandato il più presto possibile.

 
  
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  Carlo Casini, a nome del gruppo PPE – Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto brevemente, perché la commissione che presiedo ha trovato un accordo molto esteso, che coincide con le cose che sono state già dette, quindi non c'è bisogno di appesantire troppo la discussione.

Il problema che si presentava e su cui abbiamo discusso in commissione era soprattutto questo: sia l'atto elettorale del '76, sia il trattato di Lisbona prevedono che i membri di questo Parlamento debbano essere direttamente eletti dai popoli delle varie nazioni. Questo è un problema per i casi in cui il sistema elettorale con il quale sono stati eletti i parlamentari di questa legislatura non consente di fare entrare in questo Parlamento candidati che avevano ottenuto un successo non totale ma tale da consentire loro l'ingresso successivamente.

Alcuni sistemi elettorali lo consentono, altri sembra che non lo consentano: allora bisogna ricorrere, se non vogliamo ritardare di molto l'integrazione del Parlamento, a sistemi anche di nomina che siano di carattere eccezionale e transitorio, così come il Consiglio ha previsto.

Dopo lunghe discussioni, la mia commissione ha ritenuto che questa sia una posizione giusta: quindi aderiamo alle cose che sono già state dette. Anzi, devo dire che io personalmente avevo presentato un emendamento che prevedeva la nomina di osservatori in un periodo intermedio prima dell'eventuale elezione dei nuovi membri di questo Parlamento: sebbene questo emendamento sia ancora in discussione, dovremo votare contro – anche se l'emendamento è il mio – perché l'emendamento di compromesso prevede una rapida, immediata integrazione di questo Parlamento.

 
  
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  Ramón Jáuregui Atondo, a nome del gruppo S&D.(ES) Signor Presidente, vorrei iniziare dicendo che la decisione che stiamo prendendo in questa occasione non è semplice. In primo luogo, stiamo effettuando una revisione del trattato. A poca distanza di tempo dalla sua entrata in vigore, stiamo per la prima volta proponendo una revisione del trattato. Non si tratta di una questione di poco conto.

In secondo luogo, però, quello che stiamo facendo è ripristinare, confermare e creare la possibilità che 18 deputati, che avrebbero avuto il diritto di assumere la propria carica qualora il trattato fosse stato approvato prima delle elezioni, possano esercitare tale diritto. Inoltre stiamo consentendo a 12 paesi il diritto di rivedere la propria situazione in questo Parlamento, perché hanno un accordo con l'intera Unione europea per una maggiore rappresentanza rispetto a quella attuale, e di esercitare tale diritto. La questione è tutta qui, ma è una questione importante.

Tuttavia, lo stesso trattato prevede che venga tenuta una convenzione per rivedere il trattato. Il Consiglio ci chiede, piuttosto ragionevolmente, se è necessario tenere una convenzione al fine di ratificare un accordo raggiunto con tutti gli Stati membri dell'Unione europea. Il Parlamento risponde che non è necessario. Non ce n’è bisogno in questa occasione.

Ha quindi dato mandato al Consiglio di convocare una conferenza intergovernativa e di rivedere il trattato, dando così luogo alla possibilità che i 27 paesi ratifichino la revisione, consentendo così ai 18 deputati di entrare in Parlamento e ai 12 paesi coinvolti per raggiungere il pieno livello della loro rappresentanza parlamentare.

Questo è quello su cui ci stiamo confrontando, ma c'è un problema. Per cominciare, vorrei riconoscere il fatto che abbiamo avuto qualche difficoltà quando si trattava di stabilire se coloro che stanno entrando in Parlamento debbano necessariamente essere eletti direttamente per questi seggi, o se possono essere eletti in qualche altro modo.

Credo che questo problema che è emerso, che deve essere esaminato e presentato realisticamente, sia stato risolto in modo soddisfacente. Desidero ringraziare non solo il relatore onorevole Méndez de Vigo per la relazione, ma anche l'onorevole Duff, per il fatto che siamo riusciti ad addivenire a ciò che è a mio avviso un accordo molto importante tra i tre gruppi.

Quello che dico è, sì, il Trattato essere rivisto, ma senza una Convenzione, di modo che possa essere dato inizio al diritto di tale conferma. Allo stesso tempo però, questa Assemblea deve ricordare ai parlamenti nazionali il dovere di inviare deputati che sono stati direttamente eletti al Parlamento europeo e che qui in Parlamento abbiamo intenzione di procedere ad una revisione del sistema elettorale europeo al fine di dotare il modello elettorale europeo di un sistema unificato e sovranazionale per l'elezione dei suoi membri.

Sono molto lieto che queste due considerazioni abbiano consentito di raggiungere un equilibrio, in modo che la questione possa essere riaperta.

 
  
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  Andrew Duff, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, la proposta che ci troviamo di fronte precede, naturalmente, l’entrata in vigore del trattato. Se il trattato fosse stato posto in essere prima che ci venisse sottoposta una simile proposta non l’avremmo accettato.

Il Parlamento non poteva accettare il fatto che la Francia cercasse di nominare al Parlamento due deputati provenienti dalla Assemblée Nationale. E se avessimo accettato questo dopo che il trattato era entrato in vigore - se questa proposta non ci fosse stata sottoposta prima che entrasse in vigore - ci sarebbe stata anche una violazione del trattato, perché la proposta non rispetta il principio della proporzionalità decrescente.

Ci accingiamo ad accettare una soluzione transitoria, ma la polemica è riuscita a esporre i problemi concernenti la composizione del Parlamento e la procedura elettorale. Mi fa piacere che tutti i nostri gruppi siano ormai d'accordo che si rende ormai necessaria una riforma sostanziale della procedura elettorale, e presto il Parlamento presenterà proposte che richiederanno una conferenza intergovernativa la quale sarà pienamente e adeguatamente preparata da una convenzione che includerà i parlamenti nazionali, sarà ampiamente consultiva e includerà i partiti politici nazionali per concludere, in tempo per il 2014, un accordo sostanziale su questo problema.

Sono molto grato ai miei colleghi e ai coordinatori degli altri gruppi per i negoziati costruttivi che sono stati conclusi con l’affermazione di una ferma volontà di riformare la procedura elettorale del Parlamento.

 
  
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  Gerald Häfner, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, disponiamo di un ampio consenso su questo tema. Saremo lieti di allargare il Parlamento e non vediamo l'ora di accogliere 18 nuovi membri. Vogliamo creare adesso le condizioni per questo ingresso, in modo che possano venire a collaborare con noi.

Vi è solo una piccola differenza di opinione, che è in realtà alquanto ampia perché riguarda la base del nostro lavoro, compresa la nostra interpretazione del principio di democrazia e il nostro apprezzamento del Parlamento stesso. Essa riguarda la questione di chi decide quali saranno questi nuovi membri. Per noi, poiché non è una questione secondaria, si tratta di una questione fondamentale. Secondo il trattato i membri del Parlamento europeo “sono eletti per un mandato di cinque anni a suffragio universale diretto a scrutinio libero e segreto”. E sono i cittadini ad eleggerli. In 11 dei 12 paesi questo è quello che è successo.

Adesso, un paese sostiene che ciò non è possibile e che essi ci invieranno i deputati che sono stati eletti dai loro cittadini per un incarico totalmente diverso. Noi non riteniamo che questo sia un modo soddisfacente di trattare il Parlamento o il diritto al voto dei cittadini e il principio di democrazia.

Potremmo fare a meno di una convenzione se questo fosse solo un problema tecnico, in altre parole se avessimo approvato il principio del rispetto dei trattati. Tuttavia, a questo punto il Trattato rischia di collassare. Permettetemi di insistere sulla convocazione di una convenzione, che rappresenta un ottimo metodo per raggiungere un consenso al di fuori del livello dei governi in Europa proprio su questo tipo di questioni.

 
  
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  Ashley Fox, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, accolgo con favore questa relazione e la sua conclusione che non vi è alcuna necessità di una convenzione costituzionale. Una convenzione simile servirebbe solo a sprecare tempo e soldi dei contribuenti. Infatti tra i miei elettori non vi è desiderio di una convenzione che senza dubbio avrebbe discusso di un’ulteriore integrazione politica. Infatti, l’opinione media in Gran Bretagna è che l'unione politica sia già andata troppo oltre.

Pur accogliendo con favore le misure che consentono ai 18 deputati supplementari di assumere il proprio incarico, non credo che dovrebbero godere dello status di osservatore fino a quando non entreranno in vigore le disposizioni transitorie. Una tale mossa darebbe loro il diritto di pretendere stipendi e le spese prima ancora di aver diritto di voto, e per una questione di principio, ritengo che ciò sia sbagliato.

In un momento in cui si prevedono grandi tagli alla spesa pubblica in quasi tutti gli Stati membri, il Parlamento dovrebbe dare l'esempio. Dobbiamo essere costantemente prudenti con denaro pubblico. Il mio gruppo voterà contro questa relazione perché non tiene conto di questo importante principio.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard, a nome del gruppo GUE/NGL.(DA) Signor Presidente, siamo d'accordo su molte cose che riguardano l'Unione europea. Senza dubbio siamo anche in disaccordo su molte cose che riguardano il Parlamento europeo. Tuttavia credo che vi sia un ampio consenso sul fatto che ciò che dà legittimità al Parlamento europeo è che esso è democraticamente e direttamente eletto dai cittadini. Così eccoci qui oggi con una proposta che ci costringe ad affrontare il fatto che questa realtà possa cambiare. Abbiamo davanti una proposta che potrebbe metterci in una situazione per cui, nei prossimi quattro anni, in Parlamento potrebbero essere adottati provvedimenti da persone che non sono state democraticamente elette, ma nominate. Penso che questo sia uno sviluppo assai errato. Ritengo inoltre che sia uno sviluppo assai sventurato.

Si tratta ovviamente di uno sviluppo contrario al trattato. Dovremmo dunque rivedere il trattato. Tuttavia, è uno sviluppo contrario altresì a quello che noi facciamo di fatto. Quando la Romania e la Bulgaria hanno aderito all'Unione europea nel 2007, abbiamo detto loro che non avevano bisogno di tenere le elezioni? Abbiamo detto che i membri di questi paesi avrebbero potuto ricoprire una carica in Parlamento per due anni e mezzo senza tenere delle elezioni? No, abbiamo imposto loro di svolgere delle elezioni, e questo è ciò che dovrebbe essere fatto nel caso dei nuovi membri. Così dovrebbe essere anche se le elezioni si dovessero tenere in un solo paese, ad esempio in Francia.

 
  
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  Morten Messerschmidt, a nome del gruppo EFD.(DA) Signor Presidente, c'è qualcosa di strano nella situazione in cui ci troviamo in questo momento. Per anni abbiamo sentito che il trattato di Lisbona avrebbe rappresentato lo strumento per garantire la democrazia, la trasparenza e l'influenza dei cittadini sulla legislazione dell'Unione europea. Poi, dopo averlo ripetuto per anni ai cittadini, una delle prime cose che il Parlamento europeo sceglie di fare è dire no all’elezione diretta, no alla convocazione di una convenzione e no a tutti gli strumenti che in passato sono stati usati per convincere i cittadini che questo trattato era necessario. C'è qualcosa di molto strano in tutto ciò.

Ovviamente, la cosa più naturale da fare sarebbe prendere sul serio le promesse fatte agli elettori, prendere sul serio il fatto che il Parlamento dovrebbe essere composto da persone con un diretto mandato popolare, e prendere sul serio il fatto che non sono i governi ma i rappresentanti eletti a modificare i trattati. Entrambi questi elementi fondamentali - e, incidentalmente, le promesse fondamentali - verranno distrutti se saranno adottate le due relazioni. L'intera idea, anzi l'intero argomento che ha consentito di avere il trattato di Lisbona - tutto ciò che era destinato a convincere i cittadini a dare ancora più potere all'Unione europea - è proprio quello a cui oggi stiamo voltando le spalle, ora che abbiamo ottenuto quello che volevamo. Come il precedente oratore affermo quindi che il mio gruppo non può sostenere queste relazioni.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, verrò subito al punto. Il paragrafo 2 della relazione dell’onorevole Méndez de Vigo ha giustamente sottolineato il fatto che una delle proposte del Consiglio va completamente contro lo spirito dell’atto del 1976. Esso riguarda la nomina da parte dei parlamenti nazionali dei deputati che ai sensi dell’atto del 1976 devono essere eletti a suffragio universale diretto.

Con tutto il rispetto per il relatore, mi dispiace che egli non l’abbia tenuto in maggiore considerazione e non l’abbia affrontato in maniera più rigorosa, più chiara e più intransigente nell’ambito del paragrafo 5. Non è affatto impossibile attenersi alle elezioni. Se gli Stati membri non intendono tenere delle elezioni suppletive, dovrebbero semplicemente prendere in considerazione l'esito delle elezioni che hanno avuto luogo nel 2009 e applicare su base proporzionale l'esito di quella votazione al nuovo numero di deputati che sono stati appena assegnati loro.

Ogni altra soluzione è antidemocratica, soprattutto nel mio paese, la Francia, dove il parlamento nazionale viene nominato su base non proporzionale, senza sistema proporzionale. Questa sarebbe infatti una modalità di nomina governativa che va contro lo spirito dei trattati.

 
  
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  Mario Mauro (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, rimane un mistero il fatto che il Consiglio abbia potuto prendere con tale leggerezza un argomento di questo genere. Mi auguro che questo spiacevole inconveniente non lasci scomodi strascichi e che non corra rischi la credibilità delle nostre istituzioni e del nostro progetto. Faccio un esempio molto concreto: l'Italia è chiamata a eleggere un parlamentare in un'eventuale elezione supplementare. Ma è più grave che si vada a una tornata elettorale in cui avremo una probabile affluenza di non più del 5% degli elettori oppure che si proceda a riconsiderare la classifica delle ultime elezioni del 2009 per sancire l'elezione, comunque di un deputato che è stato eletto a suffragio universale?

In ogni caso, non occorre aggravare ulteriormente la situazione: mai come in questo momento l'Europa può permettersi intoppi istituzionali e rallentamenti nel processo di integrazione. Sottolineo anch'io l'importanza del fatto che tutti i 18 deputati debbano arrivare insieme al Parlamento europeo, così da non falsare il delicato equilibrio tra le nazionalità presenti nell'Assemblea. È una questione – lo ripeto – da risolvere subito: trovo impensabile che i nuovi deputati non vengano eletti al Parlamento per la parte restante del mandato 2009-2014.

È urgente, quindi, che vengano approvate la raccomandazione e la relazione in oggetto, affinché venga dato il via libera all'emendamento del protocollo 36 del trattato di Lisbona, senza passare attraverso lo strumento della Convenzione, ma procedendo direttamente, come propone il relatore, alla convocazione di una Conferenza intergovernativa. Dobbiamo infatti seguire la strada più breve, perché a questo punto c'è poco da discutere: c'è invece da voltar pagina e da ripartire in modo costruttivo da un evento, purtroppo, molto negativo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ANGELILLI
Vicepresidente

 
  
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  Matthias Groote (S&D).(DE) Signora Presidente, prima di tutto vorrei ringraziare il relatore, onorevole Méndez de Vigo. Non vedo alcuna necessità di convocare una convenzione. Si tratta di una questione di dettaglio che deve essere chiarita. Dal 1979 in poi il Parlamento europeo è stato eletto a scrutinio diretto e segreto, ed è questo il modo in cui si deve continuare a procedere in futuro. Noi e il Consiglio faremmo bene ad affrontare questo problema il più rapidamente possibile in una conferenza intergovernativa, poiché dei 18 deputati 16 si trovano in una condizione di stallo che è alquanto intollerabile. La palla torna dunque indietro al Consiglio. Chiedo al Consiglio di non cedere su questo punto solo perché uno Stato membro non è riuscito a darsi regole chiare pensando che il trattato di Lisbona sarebbe entrato in vigore prima. Sono lieto che ora il trattato sia in funzione, ma noi dobbiamo espletare il nostro compito.

La relazione dell’onorevole Méndez de Vigo rappresenta una buona base per consolidare questo processo. Tuttavia il Consiglio farebbe bene a non cedere alla tentazione di accettare i deputati inviati qui da un parlamento nazionale. Ciò costituirebbe un precedente, e accettarlo non mi rallegra. Pertanto il relatore ha il mio pieno sostegno, a condizione che nessun membro venga inviato qui dai parlamenti nazionali.

 
  
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  Sandrine Bélier (Verts/ALE).(FR) Signora Presidente, la Francia è l'unico Stato membro che non ha anticipato l'entrata in vigore del trattato di Lisbona e che si rifiuta di rispettare il risultato delle elezioni europee del giugno 2009. Accettando la terza opzione - l'eccezione francese - della nomina di due nuovi deputati, ci viene chiesto di avallare una grave violazione del diritto primario dell'Unione: l'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, dalla quale per 31 anni abbiamo tratto la nostra legittimità.

Sotto la pressione di uno Stato membro, abbiamo intenzione di attenerci alla decisione del Consiglio, il che dimostra una certa mancanza di riguardo per l'Unione e per i cittadini europei? Il nostro Parlamento non deve sanzionare questa grave violazione del principio della democrazia europea. Dobbiamo rifiutarci di minare la nostra legittimità e la nostra credibilità in quanto rappresentanti eletti dei cittadini europei. Sono i cittadini europei a scegliere chi vogliono che li rappresenti in seno al Parlamento europeo e non i governi degli Stati membri.

Questa eccezione francese giustifica la nostra richiesta che nel caso di una convenzione sulla revisione dei trattati il Parlamento sia coinvolto, e che qualsiasi ipotesi di conferenza intergovernativa sia respinta.

 
  
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  Trevor Colman (EFD).(EN) Signora Presidente, ritardare la ratifica del trattato di Lisbona ha fatto sì che siano stati nominati 736 deputati, invece dei 751 che vengono ora proposti. Questo numero più alto va raggiunto con 18 seggi distribuiti tra 12 Stati membri, con la Germania che perde tre seggi. Ma questo non può avvenire, poiché non è lecito ridurre prematuramente il mandato dei tre deputati tedeschi.

Un'ulteriore complicazione deriva dal fatto che che il trattato stabilisce che il numero totale dei deputati non deve superare 751. Per includere i 18 deputati supplementari senza perdere i tre seggi tedeschi è necessaria una revisione del protocollo n. 36 del trattato di Lisbona. Ciò dovrebbe essere realizzato tramite una convenzione che elabori delle proposte in accordo con gli Stati membri per l’inserimento nel trattato mediante emendamento. In caso contrario si renderebbe illegale qualsiasi atto di questo Parlamento preso sulla base di un Parlamento composto da 754 membri, tre oltre il limite di 751.

La proposta presentata a questo Parlamento è che questo problema sia affrontato con una conferenza intergovernativa, ma questa è una significativa revisione e modifica del trattato di Lisbona che richiede una ratifica da parte di tutti gli Stati membri e prevede l'opportunità di referendum nazionali nei singoli paesi. Chiedo al Parlamento di opporsi a questa proposta.

 
  
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  Rafał Trzaskowski (PPE).(EN) Signora Presidente, sono in forte disaccordo con l'oratore precedente. L'Assemblea ha dovuto rispondere a una domanda sulla necessità o meno di convocare una convenzione per pronunciarsi su tale questione, e noi abbiamo preso la decisione di non farlo; ma lo abbiamo fatto per rispetto verso questo strumento, ovvero verso questo nuovo strumento che in realtà aumenta la legittimità di tutte le decisioni che prendiamo. Ovviamente ciò non costituire un precedente per il futuro, perché tutte le questioni veramente importanti riguardanti le modifiche al trattato, come ad esempio la procedura elettorale, richiederebbero la convocazione di una convenzione.

Desidero ringraziare l’onorevole Méndez de Vigo e i coordinatori per la decisione presa. Non è stato facile. Abbiamo avuto un problema con la designazione di altri 18 deputati di questo Parlamento perché alcuni Stati membri non hanno in realtà previsto una procedura, ma abbiamo deciso che la rappresentatività è la questione più importante, che questo è il principio che deve guidarci e che nel più breve tempo possibile questo Parlamento deve avere una rappresentanza equilibrata. Ecco perché abbiamo scelto una soluzione pragmatica, spingendo gli Stati membri a completare le procedure elettorali il più presto possibile, a condizione ovviamente che tutti i parlamentari che stanno per unirsi a noi siano stati eletti direttamente.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D).(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la questione della nomina di deputati supplementari non è una novità; mi sia consentito ricordare che i nostri colleghi onorevoli Severin e Lamassoure hanno già lavorato su questo tema nel corso della precedente legislatura. Come allora non restare stupiti per la totale mancanza di preparazione di un paese - il mio, stando a quel che accade, la Francia - per quanto riguarda la nomina dei suoi due nuovi deputati? Non si poteva ritenere ragionevolmente che un giorno il trattato di Lisbona sarebbe entrato in vigore e che si sarebbe posta la questione dei nuovi deputati? Come si spiega una simile mancanza di lungimiranza, un simile comportamento approssimativo?

Il fatto è che offrendo alla Francia la possibilità, nell'ambito del progetto di Protocollo n. 36, di procedere alla nomina di deputati europei in seno al Parlamento nazionale - in modo che essa salvi la faccia a buon mercato - si rischia effettivamente di infrangere la regola fondamentale che prevede che i deputati il Parlamento europeo debbano essere eletti a suffragio universale diretto. Questo va contro lo spirito dell’Atto del 1976 sull’elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, e comprometterebbe la stessa legittimità e la credibilità del Parlamento europeo.

D'altro canto, per parte loro, i rappresentanti eletti dagli altri 11 Stati membri che sono stati regolarmente eletti non devono pagare il prezzo di un simile dilettantismo. Questa situazione si è protratta per troppo tempo, per loro e per i loro paesi, ed è giusto che questi rappresentanti eletti siano in grado di unirsi a noi al più presto e di mettersi al lavoro. Per questo motivo riteniamo che la questione debba essere risolta attraverso una conferenza intergovernativa che possa rapidamente approvare la nomina di questi membri.

Tuttavia, dobbiamo insistere sull’opportunità che la Francia rispetti i propri obblighi, così come fanno i suoi partner europei. Accordi di questo genere sono inaccettabili in seno all’organo che riunisce i rappresentanti del popolo europeo. Malgrado tutto, questo dibattito ha avuto il merito di dimostrare implicitamente la necessità di prevedere, in futuro, una modalità uniforme per eleggere i deputati al Parlamento europeo a suffragio universale diretto. Questa riforma deve essere raggiunta per mezzo di una convenzione. Ancora una volta è la voce dei popoli che deve essere rappresentata qui in quest'Aula, e non quella dei governi.

 
  
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  Zita Gurmai (S&D).(EN) Signora Presidente, desidero ringraziare l’onorevole Méndez de Vigo per l’ottimo lavoro e tutti quei colleghi che hanno collaborato. Dopo molti anni di lavoro e problemi molto gravi di ratifica, il trattato di Lisbona alla fine è in vigore. Esso permette l’assai necessario rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo.

Dobbiamo cogliere questa opportunità e basare le nostre azioni su queste riforme istituzionali acquisite. Dobbiamo concentrarci sul progressivo processo decisionale a vantaggio di tutti i cittadini europei. Non dovremmo perdere così tanto tempo in questioni amministrative. Io sono il tipo di persona che prende decisioni rapide, efficienti ed efficaci. I cittadini europei si aspettano, giustamente, che noi lavoriamo in modo efficace e trasparente.

Rispetto pienamente l'equilibrio e la buona cooperazione tra le istituzioni europee, anche se sono convinta che il compromesso proposto rifletta una soluzione praticabile. In questo modo saremo in grado di svolgere il nostro lavoro in maniera più efficiente. Rafforzeremo perciò il Parlamento europeo rendendo un ottimo servizio ai cittadini europei.

Ultimo ma non meno importante, conosco personalmente una parte dei futuri colleghi già eletti: prima iniziano a lavorare e meglio è. Credo fermamente che le loro competenze offriranno un valore aggiunto alle nostre istituzioni.

 
  
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  Constance Le Grip (PPE).(FR) Signora Presidente, anch'io volevo unirmi agli altri oratori nel ringraziare il collega, onorevole Méndez de Vigo. Egli ha fatto un lavoro eccezionale, in circostanze che erano a volte intricate e sempre stimolanti. I dibattiti in seno al comitato per gli affari costituzionali sono durati a lungo, sono stati all'altezza della sfida e pari al carattere intenso e importante che compete ai deputati, ovviamente - e giustamente - con un grosso problema che ha implicazioni immediate per loro, ovvero la composizione del nostro Parlamento e le modalità di nomina dei suoi membri.

Ancora una volta, il relatore è riuscito a mediare quelle che a volte erano opinioni e contributi contrastanti e a sintetizzarle - direi - in un testo estremamente equilibrato. Desidero ringraziarlo per questo. Io credo che le raccomandazioni contenute in queste due relazioni, sia quella di convocare una conferenza intergovernativa che quella sulle misure transitorie riguardanti la composizione del nostro Parlamento, siano caratterizzate da realismo, pragmatismo ed efficacia. Ritengo che, su questo e anche su altri problemi, questo rappresenti a grandi linee ciò che i nostri concittadini si aspettano dall'Europa.

 
  
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  Karin Kadenbach (S&D).(DE) Signora Presidente, anch'io vorrei esprimere i miei sinceri ringraziamenti al relatore, nonché a tutti i relatori ombra. In quanto Parlamento, noi dobbiamo inviare un segnale chiaro che oggi siamo molto lieti di avere nuovi membri in Parlamento e che il Consiglio è davvero negligente. Si deve sottolineare ancora una volta che qui abbiamo il compito molto chiaro di trovare una soluzione il più rapidamente possibile in modo che i membri liberamente eletti - in effetti 18 di loro - possano iniziare il loro lavoro il più presto possibile.

In quanto Parlamento, abbiamo non solo il compito molto generale di rappresentare il popolo nel miglior modo possibile, ma anche di lavorare nel modo più efficiente ed efficace possibile in seno alle commissioni, e per fare questo ci aspettiamo anche di avvalerci delle competenze e delle conoscenze di quei colleghi che in gran parte sono già stati liberamente e correttamente eletti. Come austriaco, sono molto ansioso di vedere qui Joe Weidenholzer e spero che saremo in grado il prima possibile di dargli il benvenuto qui in veste di membro del Parlamento.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, l'inchiostro dell’abortito trattato di Lisbona si è appena asciugato e già vengono presentati futuri emendamenti, e il caos che circonda i nostri nuovi membri - si parla addirittura di deputati fantasma - è veramente assoluto. Ciò naturalmente è stato causato, tra le altre cose, dai nostri diversi sistemi elettorali che danno luogo a problemi di ordine democratico. In Francia ad esempio, dove i candidati vengono proposti a livello regionale e non sono disponibili le liste, non è molto difficile consentire ai deputati di fare carriera. Dovremmo esprimerci con chiarezza a favore dell’elezione e non della selezione da parte di un parlamento.

In secondo luogo, per noi sarebbe anche perfettamente sensato - e questo è quello che i cittadini si aspettano - fornire informazioni specifiche sulle attività e gli utili dei deputati durante il periodo di osservazione. Certo questa situazione ”fantasma” non contribuirà molto ad accrescere la fiducia dei cittadini nell’Unione europea. Dobbiamo anche fornire al più presto un chiarimento in merito a quando dovrebbero arrivare i nuovi membri e su quale status essi dovrebbero avere. Inoltre, non è ancora chiaro se il trattato di Lisbona sarà riesaminato - cosa che sarebbe auspicabile - e quale sia la situazione per quanto riguarda l'adesione della Croazia. I cittadini si aspettano una rapida risoluzione della questione da parte del Consiglio.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE).(PL) In base alle disposizioni del trattato di Lisbona, la composizione del Parlamento europeo è mutata. Nonostante il fatto che esso sia entrato in vigore sei mesi fa, non è stata ancora convocata una conferenza intergovernativa per dare attuazione a tali cambiamenti. Gli Stati membri devono ratificare un protocollo specifico relativo al numero supplementare di deputati del Parlamento europeo. Si tratta di una grande operazione, ma non cambia il fatto che il trattato deve essere rispettato integralmente e senza indugio. Condivido in merito la posizione del relatore.

Bisogna ricordare che è nell'interesse degli Stati membri, che ai sensi delle disposizioni del trattato hanno una maggiore rappresentanza nazionale con i loro nuovi deputati, essere in grado di rappresentare i loro elettori il più presto possibile. Ciò è in accordo con i principi democratici fondamentali su cui si fonda l'Unione. E’ importante che tutti i deputati supplementari entrino in parlamento nello stesso momento, in modo da evitare alla nostra istituzione accuse di improprio funzionamento.

 
  
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  Milan Zver (PPE).(SL) Anch'io desidero associarmi a quelli di voi che sottolineano la necessità che il Parlamento europeo sia pienamente rappresentativo e che operi il più presto possibile con lo schieramento completo dei suoi membri. Io ritengo che non siamo ancora pienamente rappresentati, data la modifica del trattato di Lisbona che costituisce la nostra costituzione. Penso anche che la conferenza intergovernativa sarebbe la strada giusta da seguire, e anche il modo più rapido per consentirci di consolidare la nostra base giuridica e permettere al Parlamento europeo di ottenere una rappresentanza completa. Vorrei congratularmi con il relatore onorevole Méndez de Vigo che ha esplorato le basi giuridiche, e penso che in effetti la risoluzione di oggi le esprima efficacemente. Inoltre mi unisco a quelli di voi che attendono di dare il benvenuto ai nuovi membri al Parlamento europeo: credo che abbiamo bisogno di loro. A quelli di voi che nelle proprie elezioni, le ultime elezioni europee, non hanno previsto che sarebbe stato necessario nominare, o meglio eleggere, membri aggiuntivi, dico che il Parlamento non perderà alcuna legittimità solo perché due deputati proverranno dai parlamenti nazionali.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(EN) Signora Presidente, al pari di altri colleghi, ritengo che se alcuni sono eletti al Parlamento europeo essi hanno diritto di prendere posto proprio allo stesso modo in cui 736 deputati hanno preso posto negli ultimi 12 mesi. Questo è un problema a breve termine che ha bisogno di una soluzione a breve termine, perché in quattro anni di tempo gli animi si placheranno e tutto funzionerà normalmente.

Ritengo anche che sia sbagliato addossare agli Stati membri la colpa di non aver intrapreso azioni preventive dodici mesi fa, perché dodici mesi fa c’era la forte possibilità che il trattato di Lisbona non fosse ratificato e, certamente, quella era una situazione che molti avvertivano nel mio e in altri paesi. Ma ora che tutto è stato ratificato, è importante che sia consentito a quanti sono stati eletti di prendere posto, in modo che possano contribuire al Parlamento europeo e che si possa continuare fino alle prossime elezioni tra quattro anni quando tutto funzionerà, come si dice, a puntino.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio.(ES) Signora Presidente, desidero solo aggiungere che concordo con quegli interventi dei deputati che hanno espresso l'importanza di risolvere questa questione in sospeso per quanto riguarda il trattato di Lisbona, vale a dire, il caso dei 18 parlamentari che devono ancora prendere il loro posto in Parlamento, perché le ultime elezioni si sono svolte un po’ prima che il trattato di Lisbona entrasse in vigore.

Pertanto, è utile questa revisione del Protocollo (n. 36). Sono anche del tutto d'accordo con quanti pensano che ciò dovrebbe essere fatto al più presto e che l'assenza in Parlamento di 18 deputati che rappresentano i cittadini di 12 Stati membri debba essere risolta il più rapidamente possibile. Ecco perché in ultima analisi concordo con l'onorevole Méndez de Vigo, che propone che non vi è alcuna necessità di una convenzione, che sia nominata il prima possibile una Conferenza intergovernativa, che i parlamenti dei 27 Stati membri ratifichino la decisione alla prima occasione, e che di conseguenza i 18 deputati in questione possano entrare a far parte in questo Parlamento, come avrebbero dovuto fare sin dall'inizio di questa legislatura.

 
  
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  Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione. – (EN) Signora Presidente, ritengo che questo dibattito abbia dimostrato chiaramente che stiamo cercando di risolvere una situazione eccezionale, che siamo alla ricerca di una soluzione pratica e che questa sia la soluzione di transizione. Pertanto accolgo con grande favore l'approccio pragmatico dell’onorevole Méndez de Vigo e la relazione che egli ha preparato la quale, come ho potuto capire dalla discussione, sta anche ricevendo un consenso molto ampio qui in plenaria. Penso sia molto chiaro che il nostro obiettivo comune è quello di accogliere i 18 nuovi deputati nel più breve tempo possibile.

Tornando alla posizione della Commissione, mi sembra che ci siano state poste domande molto dirette su come questo cambiamento debba essere amministrato e con quale strumento. La Commissione ha approvato in modo molto chiaro la conferenza intergovernativa a causa della portata e della natura della modifica che verrà discussa.

Per quanto riguarda le modalità con cui sono scelti i deputati supplementari, sono sicuro che ciò sarebbe risolto nell'ambito di una conferenza intergovernativa, ma permettetemi di aggiungere: nel prendere in esame la questione, il Consiglio europeo ha chiaramente cercato di trovare un equilibrio tra la naturale opportunità che i deputati supplementari siano scelti nel modo più affine possibile alla modalità delle stesse elezioni del Parlamento europeo e la necessità di rispettare le disposizioni nazionali in materia costituzionale; questa è l'origine delle tre opzioni per far fronte alla realtà della situazione odierna, che naturalmente sarà regolarizzata con le prossime elezioni.

Per concludere, mi permetto anche di accogliere le riflessioni interne al Parlamento europeo in merito a eventuali modifiche future alle elezioni europee, ma ritengo di dover sottolineare che queste sono, e dovrebbero rimanere, questioni distinte. Oggi discutiamo di come poter accogliere 18 deputati supplementari nel Parlamento europeo. La prossima volta discuteremo delle eventuali modifiche al voto elettorale.

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo, relatore. (ES) Signora Presidente, quando persone provenienti da schieramenti distinti e lontani fra loro come quelli dell’onorevole Mauro, dell'onorevole Gollnisch e dell'onorevole Colman giungono alla conclusione che vi sono dei problemi che riguardano la procedura elettorale e i sistemi per l'elezione dei deputati al Parlamento europeo, significa che abbiamo bisogno di una procedura elettorale uniforme.

Quello era un mandato che esisteva già nei trattati di Roma. Pertanto noi coordinatori - e vorrei cogliere l'occasione per ringraziarli tutti, e in particolare gli onorevoli Jáuregui e Duff - abbiamo approvato l'emendamento 2, che sarà messo ai voti domani. Mi auguro che questo emendamento sia approvato dall’Aula, in particolare perché si possa risolvere rapidamente il problema di una procedura elettorale uniforme per le elezioni al Parlamento europeo. Per mezzo di questo emendamento, mi pare, rimuoveremo questo interrogativo.

Nel suo discorso, l’onorevole Trzaskowski ha parlato della necessaria rappresentatività del Parlamento, cosa che è stata evidenziata anche dalla maggior parte degli oratori e, tra gli altri, dal vicepresidente Šefčovič.

Sono d'accordo. In effetti, noi affermiamo la stessa cosa nel paragrafo 1 della relazione, nella misura in cui i 18 deputati europei dovrebbero entrare en bloc, altrimenti perderemmo rappresentatività.

Per consentire loro di entrare en bloc, al fine di conformarsi a quell’atto di giustizia politica che è il trattato di Lisbona, dobbiamo essere pratici, poiché una situazione transitoria ed eccezionale, onorevoli colleghi, richiede anch’essa situazioni e soluzioni transitorie ed eccezionali.

E’ per questa ragione, e sono abbastanza disponibile in merito, non mi piace la possibilità che dei deputati non eletti nel 2009 partecipino a questo Parlamento, cosa che tra l’altro ho chiaramente indicato al paragrafo 2 della relazione. Tuttavia, se devo scegliere tra la possibilità che i 18 deputati non prendano posto, oppure che si arrivi a una soluzione pratica e che i 18 deputati occupino i loro seggi, conformandoci così al trattato di Lisbona, chiedo a quest'Aula di scegliere questa seconda opzione, come ho già fatto nella relazione; una scelta transitoria e pragmatica, ma soprattutto, signora Presidente, una scelta giusta.

Vorrei ringraziare tutti per la collaborazione e per gli interessanti contributi che sono stati offerti a questa relazione.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 6 maggio 2010 alle ore 11.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  John Attard-Montalto (S&D), per iscritto.(EN) Avverto che non è corretto che i paesi ai quali sono stati assegnati seggi supplementari nel Parlamento europeo non siano ancora rappresentati. Non parlo solo a nome di Malta, alla quale è stato assegnato il sesto seggio, ma anche a nome di tutti gli altri paesi che si sono trovati nella stessa situazione. E’ un fatto che vi sono vincoli giuridici e costituzionali da superare affinché i nuovi parlamentari europei si insedino correttamente. D'altra parte, il lasso di tempo trascorso dalle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2009 dimostra che l'Unione europea è diventata un’istituzione macchinosa che impiega mesi, se non anni, per attuare le parti del trattato di Lisbona che è stato infine approvato meno di 6 mesi fa. A parte la carenza di rappresentanza che colpisce i paesi interessati, c'è un altro elemento che mi pare richieda un'attenzione immediata. Mi riferisco all'elemento umano. Diciotto potenziali parlamentari si trovano in una posizione molto difficile, soprattutto dal punto di vista psicologico. Sono sicuro che non vi sia un parlamentare europeo presente che non capisca la situazione di questi diciotto esponenti politici.

 
  
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  Krzysztof Lisek (PPE), per iscritto.(PL) A mio parere, il Parlamento europeo ha l'obbligo di decidere nel più breve tempo possibile su questo caso in modo da consentire ai nostri futuri colleghi, democraticamente eletti, di ricoprire il proprio ruolo. Ciò è estremamente importante, non solo per loro, ma soprattutto per rispetto delle decisioni prese dai loro elettori. Non dobbiamo costringerli ad attendere oltre.

Tutti i nostri nuovi colleghi dovrebbero essere scelti mediante elezioni democratiche. Sono consapevole del fatto che al momento attuale esistono notevoli differenze tra le norme elettorali nei diversi Stati membri. Pertanto vorrei esprimere la speranza che la situazione attuale ci spinga ad avviare un dialogo mirante ad armonizzare le procedure elettorali negli Stati membri.

 
  
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  Indrek Tarand (Verts/ALE), per iscritto.(EN) Vorremmo ringraziare il relatore per aver svolto un ottimo lavoro. Tuttavia ci delude la decisione francese di stravolgere la volontà originaria degli elettori europei con la nomina di nuovi membri del Parlamento europeo provenienti dall'Assemblea Nazionale. Ceterum censeo: la Francia ha deciso di vendere una nave da guerra di classe Mistral alla Russia, noi crediamo che si rammaricherà sinceramente della sua azione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 

18. Preparazione del vertice dei capi di Stato e di governo dell'area dell'euro del 7 maggio 2010 (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del vertice dei capi di Stato e di governo dell’area dell’euro (7 maggio 2010).

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signor Presidente, questa settimana, il 7 maggio, si terrà una riunione dei capi di Stato e di governo dell’eurozona e noi oggi discutiamo in seno al Parlamento europeo di questo importante incontro. L'obiettivo del vertice sarà quello di formalizzare l'accordo raggiunto sui prestiti alla Grecia, il pacchetto di sostegno finanziario alla Grecia per affrontare la grave situazione finanziaria di questo paese dell’eurozona, e di riflettere sulle lezioni che si possono trarre da questa situazione e da questi accordi in relazione al futuro dell’eurozona e dell'intera Unione europea.

Quello che i capi di Stato e di governo si accingono a fare, venerdì, è confermare la soluzione finanziaria che l'Unione europea ha offerto alla Grecia. In altre parole, sta per essere formalizzato l'impegno – che in questa fase è un impegno politico – preso in occasione della riunione dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea in data 11 febbraio, un impegno volto a sostenere la Grecia nel risolvere la sua difficilissima situazione finanziaria.

Pertanto, quello che i capi di Stato e di governo si accingono a fare venerdì è presentare, stabilire e concordare le volontà degli altri 15 Stati membri dell’eurozona affinché la Grecia riceva questo aiuto, questi prestiti, una volta che il suo governo avrà adottato un rigoroso programma di misure economiche e finanziarie. Queste sono finalizzate ad assicurare la stabilità finanziaria della Grecia e la stabilità finanziaria dell’eurozona nel suo insieme, cosa che è stata concordata sul piano politico non solo per il caso della Grecia, ma è stato raggiunto un accordo politico in data 11 febbraio in una risoluzione da parte dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea.

Si tratta di una decisione importante dal punto di vista politico e storico, in quanto essa si rivela essenziale per la credibilità dell’eurozona e per la credibilità esterna, in termini finanziari, dell'Unione intera. E’ importante per il risanamento di bilancio previsto dai trattati sull'Unione europea, per il consolidamento fiscale nell’eurozona e in tutta l'Unione nonché per il consolidamento di una ripresa economica efficace e duratura nell'Unione europea.

Oggi il Commissario Rehn, che è qui con noi, ha pubblicato le previsioni della Commissione per il 2010-2011, inviando un segnale di graduale ripresa economica per l'Unione europea. Le previsioni della Commissione confermano che la ripresa economica sta avendo luogo in seno all'Unione europea e che, dopo aver sperimentato la più grave recessione della sua storia, l'Unione europea, nel suo complesso, prevede una crescita dell'1 per cento nel 2010 – quest'anno – e dell’1,75 per cento nel 2011.

Pertanto, nell'Unione europea la recessione economica è terminata nel terzo trimestre dello scorso anno e la ripresa economica è iniziata. Il piano europeo di ripresa economica e le decisioni prese dagli Stati membri hanno fornito un evidente contributo a questa situazione iniettando, attraverso il piano, grandi quantità di denaro – provenienti dai bilanci degli Stati membri e dal bilancio dell'Unione – nelle economie dei vari paesi. Questo è uno dei motivi per cui, lo ripeto, dopo aver attraversato la peggiore recessione della nostra storia nell'Unione stiamo già assistendo alla ripresa economica.

Queste sono le previsioni della Commissione europea, e senza dubbio, la decisione di concedere un prestito alla Grecia fornisce un contributo decisivo per garantire che la ripresa economica nell’eurozona e in tutta l'Unione europea sia efficace e duratura.

Riteniamo che l'Unione europea abbia risposto bene alla situazione economica attuale, alla crisi finanziaria, facendo tutto quanto in suo potere per reagire. In particolare, riteniamo che essa abbia gestito bene la gravissima situazione finanziaria in Grecia, poiché l'Unione europea, negli ultimi mesi, ha sicuramente compiuto passi concreti in direzione di quello che abbiamo iniziato a descrivere come governance economica o governo economico dell'Unione. Sono stati compiuti progressi concreti. A volte possono esser apparsi lenti, troppo lenti, eppure dei passi in avanti sono stati comunque compiuti in un modo sicuro, determinato, che culminerà venerdì con la riunione dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea.

Noi crediamo che la governance economica, il governo economico dell'Unione, debba avere fondamenta solide. La prima consiste nell’assumersi la responsabilità degli impegni presi, ad esempio quando viene firmato e ratificato un trattato sull'Unione europea. La seconda è la solidarietà, un principio che risiede al cuore dell'Unione europea e di tutte le sue politiche. Il terzo è il coordinamento del consolidamento fiscale, il coordinamento della rappresentanza esterna dell'Unione europea, ad esempio per i vertici del G20, e il coordinamento per la crescita e per l’uscita dalla crisi. Sono convinto che questo è quanto verrà detto nel documento che il Commissario Rehn sta preparando sull’argomento e che il 12 maggio presenterà alla Commissione.

Infine, vorrei dire che la governance economica dell'Unione che è in corso di creazione e di sviluppo, e per la quale si stanno gettando le fondamenta nell'Unione europea, necessita di strumenti efficaci e di un elemento di controllo. Sono certo che il documento che la Commissione europea sta preparando farà riferimento a questo aspetto. Abbiamo bisogno di qualità nelle finanze pubbliche, di una supervisione del sistema finanziario, di una vigilanza europea del sistema finanziario e, a questo proposito, vorrei invitare il Parlamento europeo ad adottare il prima possibile un pacchetto di vigilanza finanziaria. Tale pacchetto dovrebbe comprendere i regolamenti e le direttive che sono discusse qui e ora in Parlamento, e che saranno discusse nella commissione competente nei prossimi giorni per poi passare al vaglio della seduta plenaria.

Abbiamo altresì bisogno di meccanismi per prevenire le eventuali crisi nonché, come ho ricordato in precedenza, della capacità di parlare con una sola voce nella rappresentanza esterna dell'Unione, e in questo caso mi sto chiaramente riferendo ai vertici del G20. Penso che questi siano passi che ci condurranno verso un governo economico o una governance dell'Unione: gli aiuti e i prestiti alla Grecia ne fanno parte, e questa è la ragione per cui ritengo che l'Unione Europea stia andando nella giusta direzione e abbia consolidato questo percorso.

Sono certo che i capi di Stato e di governo adotteranno il pacchetto di aiuti finanziari per la Grecia, il che rappresenta sostanzialmente, come affermato nella dichiarazione dell’11 febbraio, un impegno per la stabilità finanziaria, per la stabilità economica dell’eurozona e di tutta l'Unione europea.

 
  
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  José Manuel Barroso, presidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, mi è stato chiesto di rilasciare una dichiarazione in Aula prima della riunione di venerdì con i capi di Stato e di governo dell’eurozona.

Lasciatemi prima esprimere il mio cordoglio per le famiglie delle vittime delle violenze di oggi ad Atene. Nelle nostre società democratiche essere in disaccordo e protestare è un diritto dei cittadini, ma nulla può giustificare il ricorso alla violenza.

Permettetemi di parlare del pacchetto di sostegno finanziario per la Grecia approvato domenica scorsa. Poi vi sottoporrò alcune delle mie opinioni su ciò che deve essere fatto per prevenire il ripetersi di una crisi di questo genere.

Per quanto riguarda la Grecia, è stato concordato con le autorità greche un programma pluriennale di risanamento di bilancio e di riforme strutturali, elaborato congiuntamente dalla Commissione, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale.

Il governo greco ha presentato un pacchetto solido e credibile, che condurrà la sua economia lungo un percorso sostenibile e ripristinerà la fiducia. E’ importante che si prenda atto del coraggio dimostrato dal primo ministro Papandreou e dal suo governo.

La Grecia sosterrà sacrifici dolorosi, ma sappiamo tutti che non esistono alternative.

In cambio, a seguito della raccomandazione della Commissione e della Banca centrale europea, è stato attivato il meccanismo coordinato europeo per l'aiuto alla Grecia. Si tratta di un atto di solidarietà senza precedenti, che non ha eguali in tutto il mondo.

Tale intervento si rivelerà decisivo per aiutare la Grecia a riportare la sua economia sul binario giusto e per preservare la stabilità finanziaria dell’eurozona nel suo complesso.

Permettetemi di sottolineare che la Commissione ha fatto in modo che il meccanismo, pur essendo basato su prestiti bilaterali, avesse una dimensione europea. La Commissione è stata determinante per la sua istituzione e svolgerà un ruolo importante nella sua gestione e attuazione.

La Commissione svolge e svolgerà un ruolo centrale per valutare il rispetto delle condizioni del pacchetto da parte della Grecia. La Commissione intende anche gestire i prestiti bilaterali degli Stati membri.

Entro la fine della settimana avremo già raggiunto una massa critica di Stati membri che avranno completato il processo per fornire alla Grecia questi prestiti bilaterali. E’ mia ferma convinzione che l’impareggiabile sostegno finanziario erogato alla Grecia, pari a 110 miliardi di euro, e il programma di adeguamento rappresentino una risposta adeguata alla crisi greca. Non abbiamo motivo di dubitare che sarà attuato con fermezza sia dalla Grecia che dagli Stati membri dell’eurozona.

Questa analisi è condivisa da altri soggetti autorevoli. Ho notato, per esempio, la dichiarazione di sostegno dei passati, attuali e futuri presidenti dei ministri delle finanze del G20, pubblicata proprio ora. Purtroppo, non tutti gli operatori del mercato sembrano già convinti. Dobbiamo dire forte e chiaro che gli scettici hanno torto. Tra breve tornerò su questo argomento.

In occasione della riunione dei capi di Stato e di governo della zona euro di venerdì individueremo quello che dobbiamo fare, al di là di questo accordo, per trarre le giuste lezioni da questa situazione. La discussione costituirà ovviamente un punto di partenza, perché le decisioni devono essere discusse ulteriormente e, alla fine, concordate con tutti i 27 Stati membri, ovvero non solo gli Stati membri dell’eurozona ma anche tutti gli altri Stati membri dell'Unione europea. Vorrei affermare molto chiaramente: discutere e prendere decisioni in 27 è un punto di forza.

Mentre noi dobbiamo accelerare i nostri processi, è un dato di fatto che l'azione congiunta dei 27 – senza pari in tutto il mondo – costituisce la migliore base possibile per il nostro futuro comune in un mondo sempre più interconnesso.

Vedo due principali filoni di riflessione e di azione: in primo luogo la revisione delle regole di governance economica, tra cui il Patto di stabilità e crescita, e in secondo luogo la riforma dei mercati finanziari.

La Commissione ha lavorato intensamente alla governance economica ed è pronta a presentare, mercoledì prossimo, le proprie proposte su come migliorarla. Ci sono tre elementi principali da considerare. In primo luogo la responsabilità: dobbiamo rafforzare il Patto di stabilità e crescita e, soprattutto, il rispetto del Patto da parte degli Stati membri. L’opportunità di rafforzare sia il braccio preventivo che quello correttivo del Patto è evidente. Mi compiaccio che la maggior parte di coloro che hanno precedentemente messo in dubbio il Patto – o hanno addirittura suggerito di indebolirlo – ora riconosca la necessità di regole più severe e soprattutto di una loro rigorosa applicazione.

In secondo luogo, l'interdipendenza: siamo tutti sulla stessa barca. Penso che la crisi abbia dimostrato chiaramente che dobbiamo affrontare gli squilibri tra i nostri Stati membri, in particolare all'interno dell’eurozona, il che comprende le differenze nella competitività, in quanto questo è un elemento fondamentale che determina altri tipi di squilibri.

Ovviamente, ciò non può significare che alcuni debbano diventare meno competitivi in modo che altri lo sembrino di più. Siamo tutti in concorrenza sui mercati mondiali. Abbiamo bisogno di migliorare la nostra competitività globale in modo equilibrato, rafforzandoci reciprocamente. Credo anche che si debbano indagare le altre cause di squilibri. Per fare dei progressi, proporremo una maggiore sorveglianza e un maggiore coordinamento delle politiche economiche. Sono anche lieto di constatare adesso una maggiore apertura a tale proposito da parte degli Stati membri.

In terzo luogo, la coerenza: dobbiamo chiederci se il nostro sistema di regole fiscali sia completo. Io ritengo che creare un meccanismo permanente per affrontare situazioni di turbolenza potrebbe essere vantaggioso. Dopo tutto è meglio prevenire che curare.

Mi auguro che riusciremo a cogliere quest’opportunità, e conto sul vostro aiuto per varare tali riforme. Da un punto di vista politico credo che, per quanto riguarda l’integrazione europea, ci troviamo in uno di quei momenti in cui se non riusciremo a mandare avanti l'Europa ricadremo all’indietro. Non possiamo permetterci uno stallo. E’ un momento molto speciale quello che stiamo vivendo oggi in Europa, un momento in cui la nostra solidarietà, il nostro senso di responsabilità, sono messi alla prova ogni giorno. Spero che i leader dei nostri Stati membri possano rivelarsi all'altezza della situazione, non solo per aiutare gli altri ma per dimostrare la propria responsabilità nei confronti del nostro progetto europeo comune.

Queste riforme saranno introdotte nel contesto degli sforzi senza precedenti già in corso. E’ indiscutibile che simili deficit e livelli di debito in alcuni Stati membri devono essere corretti con determinazione e più rapidamente di quanto previsto prima della crisi.

Ma bisogna anche dire che non possiamo ignorare il fatto che il deterioramento di bilancio nel 2009 è stato in gran parte dovuto all’azione degli stabilizzatori automatici a fronte di un declino senza precedenti delle attività economiche, causato da una crisi finanziaria non originatasi in Europa. In altre parole, la situazione generale dell’eurozona è stata in gran parte il risultato di politiche antirecessive sostenute in tutto il mondo.

E’ sempre stato chiaro che in seguito la situazione avrebbe dovuto essere corretta, e la maggior parte dei membri dell’eurozona ha già intrapreso riforme audaci, ad esempio dei sistemi pensionistici. La responsabilità mostrata da parte dei governi deve essere accompagnata da quella degli operatori dei mercati finanziari. Ecco perché non è meno urgente continuare a fare in modo che il settore finanziario sia sostenibile e responsabile, e che sia al servizio dell'economia e dei suoi cittadini.

Bisogna tenere a mente che quanti operano sul mercato finanziario sono attori chiave nell’orientare il sentimento del mercato. La psicologia è importante anche nei mercati. La crisi finanziaria è nata da una visione a breve termine, pro-ciclica, e dalla mancanza di responsabilità. Questo è quello che dobbiamo correggere con urgenza.

Abbiamo bisogno di mercati europei dei servizi finanziari forti e stabili per consentire gli investimenti necessari alla crescita futura in linea con il progetto Europa 2020. Abbiamo bisogno di un comportamento responsabile da parte di tutti i nostri operatori di mercato. Abbiamo già fatto molto per quanto riguarda la riforma dei mercati finanziari. Conto su questo Parlamento per farlo capire a tutti.

Le istituzioni europee stanno agendo, e devono far vedere che agiscono insieme: Parlamento, Consiglio e Commissione. Abbiamo dato la priorità ai lavori sulla gestione responsabile dei rischi, su mercati dei derivati più sicuri, su una migliore vigilanza finanziaria e sulla garanzia che le banche detengano un capitale sufficiente a coprire i loro rischi reali. Questi lavori devono essere accelerati.

Nelle prossime settimane dovremo completare le riforme già avviate. Come ho detto al Parlamento solo due settimane fa, spero di vedere presto un importante passo avanti sulla nostra proposta per i fondi hedge e per il private equity.

Auspico inoltre un rapido accordo su un efficace nuovo regime europeo di vigilanza. Il comitato europeo per il rischio sistemico e le tre autorità di vigilanza dovrebbero iniziare a funzionare all'inizio del 2011.

Ma non devono rappresentare solo delle tigri di carta: abbiamo la comune responsabilità di garantire loro gli strumenti necessari per svolgere il proprio lavoro. Ciò include poteri decisionali vincolanti per affrontare le emergenze effettive, per applicare le regole europee - e insisto su regole europee e non solo norme nazionali - e per dirimere eventuali controversie nell'ambito dei collegi delle autorità di vigilanza nazionali. E’ ora di prendere queste decisioni e assicurarci che siano ambiziose.

Quest'anno sono in via di definizione altre proposte per migliorare la tutela dei risparmiatori e degli investitori, per rafforzare le misure contro gli abusi di mercato, per migliorare ulteriormente la qualità e la quantità del capitale bancario e per scoraggiare un eccessivo indebitamento.

Negli ultimi tre mesi, e paradossalmente ancora in questa settimana, la situazione sui mercati del debito sovrano ha portato alla luce nuove preoccupazioni. La Commissione sta già lavorando a una revisione radicale dei mercati dei derivati per aumentare la trasparenza e la sicurezza in questo settore. In una prima fase, presenteremo una legislazione volta a standardizzare i contratti derivati idonei, facendoli passare attraverso una compensazione con controparte centrale che sia adeguatamente regolamentata e sorvegliata. Ora stiamo valutando se intraprendere ulteriori misure specifiche per i mercati sovrani dei derivati.

La crisi ha portato ancora una volta in primo piano il ruolo delle agenzie di rating del credito. Queste agenzie hanno un ruolo centrale nel funzionamento dei mercati finanziari, ma le valutazioni sembrano essere troppo cicliche, troppo fondate sull'umore generale del mercato piuttosto che sui fondamentali a prescindere dal fatto che l'umore del mercato sia troppo ottimista o troppo pessimista. Dato le agenzie di rating hanno un ruolo così importante e influente sui mercati, spetta anche a loro una responsabilità particolare di garantire che le loro valutazioni siano realistiche e complete. Per questo motivo, nel 2008 la Commissione ha rapidamente presentato una nuova normativa su queste agenzie che entrerà in vigore nei prossimi mesi.

Queste regole garantiranno che le agenzie di rating del credito operino in maniera più trasparente, rendendo pubbliche le loro metodologie ed evitando i conflitti di interesse, ma dobbiamo andare anche oltre. Per rafforzare il controllo di questi soggetti di dimensione europea, la Commissione ritiene che dovrebbero essere posti sotto la diretta supervisione della futura autorità per la sicurezza dei mercati europei, e questo è esattamente ciò che intendiamo proporre.

Abbiamo anche avviato una riflessione sul fatto che potrebbero rendersi necessarie ulteriori misure per garantire in particolare un adeguato rating del debito sovrano. Dobbiamo fare ordine in casa nostra mentre incitiamo altri a fare lo stesso.

La Commissione farà tutto il possibile per garantire che i mercati finanziari non siano un parco giochi per la speculazione. Il libero mercato costituisce la base per il funzionamento di economie di successo, ma il libero mercato ha bisogno di regole e di rispetto, e le regole e il rispetto devono essere rafforzati se il comportamento irresponsabile mette in pericolo ciò che non può e non deve essere messo a rischio.

Il comportamento del mercato deve basarsi su un'analisi seria e obiettiva, e i servizi finanziari devono rendersi conto che essi sono esattamente questo: un servizio e non un fine in sé. Essi non devono distaccarsi dalla loro funzione economica e sociale. Infatti gli attori sul mercato finanziario sono rimasti in attività solo perché nella crisi finanziaria le autorità di regolamentazione e le istituzioni democratiche - in ultima analisi, i contribuenti - hanno stabilizzato i mercati.

Allora abbiamo agito rapidamente e, proprio per questa ragione, bisognerà agire rapidamente anche in futuro. Quindi il messaggio da questa riunione di venerdì dei capi di Stato dell’eurogruppo e di governo dovrà essere chiaro e lo sarà: faremo quanto è necessario, su tutti i fronti.

 
  
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  Presidente. – Vorremmo unire la nostra voce al cordoglio espresso dal Presidente Barroso nel suo intervento. Gli eventi di cui il Presidente Barroso ha parlato hanno avuto luogo oggi in Grecia. Noi abbiamo grandi speranze che la situazione di stallo in Grecia possa essere superata. I recenti problemi di questo paese suscitano la preoccupazione e l'interesse di tutti i membri del Parlamento europeo.

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in Europa stiamo attraversando un periodo particolarmente difficile, con la grave crisi in Grecia, le sue conseguenze per i cittadini e, come lei ha sottolineato, tragiche e drammatiche conseguenze, con i debiti che si accumulano nella maggior parte dei nostri Stati membri e con una risposta europea che non sempre si dimostra all'altezza delle nostre speranze, ma che almeno esiste.

E’ arrivato il momento che i cittadini europei traggano insegnamento da questi eventi e chiedano riforme radicali della governance europea. Riforme che garantiscano che i nostri Stati membri la smettano di prendere le decisioni per conto proprio senza consultare i partner - con i quali dopo tutto condividono una moneta, dei valori, e di conseguenza un destino comune - circa le loro priorità di bilancio, fiscali e sociali. Riforme della mentalità della gente, in modo che i nostri partiti, i nostri ministri, i nostri colleghi nazionali smettano di denigrare sistematicamente le decisioni prese in Europa, quando a tali decisioni hanno preso parte essi stessi.

Possiamo infatti continuare a chiedere la solidarietà dei nostri partner quando ci troviamo in difficoltà, e invece ignorarli totalmente quando le cose tornano normali? Possiamo continuare a sollecitare sostanziali aiuti da parte dei nostri partner senza essere in grado di garantire l’assoluta trasparenza nella presentazione dei conti pubblici? Infine, possiamo continuare ancora a sorprenderci del fatto che sia messa in discussione la nostra richiesta di solidarietà tra persone alcune delle quali lavorano circa 35 ore e vanno in pensione prima dei 60 anni, mentre altre lavorano 48 ore e vanno in pensione a 67 anni? Non credo. Al contrario, credo che sia giunto il momento di porre le vere domande e di fornire le vere risposte a quelle domande.

Per la maggior parte, nel mondo in cui viviamo quelle risposte non sono nazionali, ma europee. Quelle risposte non debbono servire a corteggiare l'opinione popolare, ma essere responsabili e ragionevoli. Quelle risposte sono la nostra responsabilità: dobbiamo fornirle senza esitazione, altrimenti ci saranno imposte più rapidamente di quanto pensiamo. I nostri popoli non solo potranno accusarci, a giusta ragione, di aver omesso di fare il nostro dovere, di aver omesso di dire loro la verità, ma dovranno anche fare i conti con decisioni che saranno ancora più dolorose di quelle che devono essere prese oggi. Dobbiamo sollecitare in modo esplicito un'Europa economica, un'Europa sociale e un’Europa fiscale, il che richiede misure molto concrete da parte dei nostri governi, sia di destra che di sinistra.

Questa richiesta sarà presa in considerazione dal Consiglio? Saremo in grado di garantire che esso si faccia sentire in modo forte e chiaro? Ho posto la domanda all’onorevole Verhofstadt, che ha una certa esperienza di questo Consiglio. Crede sia possibile avviare discussioni, insieme, in sede di Consiglio? Questo argomento sarà ripreso dalla Commissione? Io spero di sì, e la esorto vivamente, Presidente Barroso, a farlo: le chiedo, in quanto custode dei trattati, di garantire che le decisioni che prendiamo siano davvero applicate correttamente dagli Stati membri. Prendo atto, per quanto riguarda la direttiva servizi per esempio, che le cose sono ben lungi dall'essere così. Questa è un'occasione persa, in termini di crescita, e non potremo più consentire una cosa del genere.

Onorevoli colleghi, non sono un idealista. Non mi considero un ingenuo, ma credo che per l'Europa sia arrivato il momento della verità, e mi propongo di far fronte a queste sfide con coraggio, con senso di responsabilità, proprio come i padri fondatori dell'Europa, coloro che 60 anni fa non hanno esitato a prendere decisioni coraggiose e visionarie: Schuman, De Gasperi, Adenauer e gli altri. Dobbiamo seguire il loro esempio: loro non hanno aspettato, non hanno fatto un referendum. Hanno preso saldamente il coraggio politico per rispondere alle questioni cruciali che erano sorte.

Onorevoli colleghi, la crisi che stiamo attraversando potrebbe essere una buona cosa se avremo il coraggio di prendere le misure giuste, ma può essere molto grave se eviteremo le riforme necessarie. Abbiamo urgente bisogno di una governance economica e sociale, abbiamo urgente bisogno di un adeguamento delle norme in materia di tassazione. Infine, dobbiamo evitare la creazione di un divario artificiale tra gli Stati membri dell'Unione europea e gli altri. La solidarietà europea si applica a ciascuno dei 27 paesi. Chiedo a voi, membri del Consiglio, di vedere l'Europa per quella che realmente essa è. Vi invito ad effettuare studi su ciò che ci accadrebbe un domani se la Francia e gli altri paesi subissero le stesse difficoltà della Grecia. Che ne sarebbe del nostro euro? Che cosa saremmo in grado di fare per i nostri cittadini europei?

Grazie per la vostra attenzione. Condividiamo questa responsabilità, e il tempo non si fermerà per aspettarci.

 
  
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  Presidente. –Ho notato che uno dei nostri deputati, l'onorevole Madlener, ha chiesto di intervenire ai sensi della procedura di cartellino blu. Tuttavia l’ho già nella lista degli oratori. Ho qui come oratore l’onorevole Madlener. Le darò la parola tra pochi minuti. Le prometto che avrà modo di parlare.

 
  
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  Maria Badia i Cutchet, a nome del gruppo S&D. – (ES) Signor Presidente, prima mi consenta di esprimere a nome del gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo la nostra completa solidarietà con il popolo greco per i morti di oggi. Vorrei anche chiedere un ritorno alla calma e dire al popolo greco che siamo dalla sua parte e che ha il nostro sostegno negli sforzi che sta compiendo in questo processo lungo e difficile che deve affrontare.

Vorrei in particolare rivolgermi al primo ministro Papandreou, e incoraggiarlo nella fermezza e nel coraggio politico in tutto il duro lavoro che sta compiendo per salvare il futuro del suo paese.

Nei mesi e negli anni a venire ci auguriamo che l'Unione europea faccia tutto il possibile per sostenere i necessari processi di riforma. Non possiamo continuare a svolgere un semplice ruolo di monitoraggio. L'Unione europea deve svolgere un ruolo di riforma e di sostegno. Il successo del processo di trasformazione deve essere un successo comune per tutti in un'Europa unita, un successo che mira a un destino comune. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo fare in modo che siano adeguatamente mobilitati gli strumenti europei e fiscali, fornendo tutto l'aiuto e l'assistenza possibile in questo difficile periodo.

Inoltre, al di là della crisi greca, penso si possa concludere che le ultime settimane sono state molto illuminanti. Dobbiamo usare tutto quello che abbiamo imparato per rafforzare la governance economica e costruire un'Unione europea che non sia solo monetaria, ma anche veramente economica. Quanto era impensabile al tempo del presidente Delors è ormai inevitabile, e noi dobbiamo misurarci con le esigenze dei nostri tempi.

Per raggiungere tutti questi ambiziosi obiettivi dobbiamo prima imparare a lavorare insieme. Il Patto di stabilità e crescita è uno degli elementi che più ha dimostrato la necessità di un coordinamento delle nostre politiche economiche. Il coordinamento delle nostre politiche economiche deve essere attivo ed efficace, e concentrato su processi di crescita sostenibili e forti, condivisi da tutti e che garantiscano posti di lavoro. Ci auguriamo che a questo riguardo la Commissione europea presenti a breve delle proposte che vadano al di là di una semplice logica repressiva. Dobbiamo imparare a costruire e a crescere forti insieme.

Presidente Barroso, spero che lei abbia compreso l'urgente bisogno di sfruttare al massimo il ruolo che la Commissione può svolgere in questa fase.

In secondo luogo, dobbiamo dotarci dei meccanismi necessari per affrontare una crisi. È ormai giunto il momento che il Consiglio approvi l'istituzione di un meccanismo europeo di stabilità finanziaria, una proposta che è stata adottata in marzo dai primi ministri e dai leader del Partito dei socialisti europei. Dobbiamo condannare l'atteggiamento aggressivo e speculativo di alcuni agenti finanziari, ma dobbiamo anche capire che abbiamo progettato un sistema monetario che in tempi di crisi non è sufficiente.

In terzo luogo, dobbiamo sviluppare un nuovo concetto di solidarietà europea. O ci muoviamo verso un destino comune, oppure dobbiamo rassegnarci a soccombere alla dinamica negativa degli egoismi nazionali e della concorrenza distruttiva tra noi stessi. Non possiamo dire che vogliamo vivere insieme e al tempo stesso dire che, nella pratica, ognuno di noi vuole agire in modo indipendente. L'attuale crisi è un banco di prova, e dobbiamo comprenderne il pieno significato.

In quarto luogo, dobbiamo attribuire la dovuta importanza alla sfera finanziaria. Le settimane e i mesi a venire offriranno al Parlamento l'occasione di prendere posizione su di una serie di proposte legislative molto importanti, come quelle sui fondi hedge e sulla supervisione finanziaria.

Invito tutte le istituzioni a sostenerci in questo approccio responsabile, al fine di garantire che l'Europa stabilisca rapidamente un solido sistema di regolamentazione e monitoraggio. Speriamo che, lavorando insieme, sia possibile anche istituire una tassa sulle transazioni finanziarie in modo che le entità finanziarie apportino un giusto contributo allo sforzo economico che ognuno di noi deve sostenere.

Il futuro della Grecia dipenderà in gran parte alla crescita dei suoi vicini, cioè noi, in quanto suoi principali partner economici. Se non saremo in grado di affrontare le sfide già prefissate nella strategia 2020, se non saremo in grado di dare un contenuto al programma politico comune e se le nostre economie saranno condannate ad una lenta crescita, con scarse opportunità di occupazione, non ci sarà modo di prevenire ulteriori attacchi che potrebbero essere ancora più gravi e difficili da gestire.

Il futuro del nostro continente è in gioco. Il futuro dell'Europa dipende dalla nostra intelligenza, dalla nostra solidarietà e dalla nostra fermezza.

 
  
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  Guy Verhofstadt, a nome del gruppo ALDE. – (FR) Signor Presidente, mi permetta di iniziare dicendo che mi auguro, al pari credo di tutti i miei colleghi e del presidente della Commissione, che il sistema che abbiamo messo in atto possa funzionare. Ho avuto i miei dubbi fin dall'inizio e ho criticato il sistema dei prestiti bilaterali, ma ciò non vuol dire che non spero che funzioni e che blocchi la speculazione nei confronti dell'euro.

Infatti, a poco a poco onorevoli colleghi si è creata una speculazione nei confronti dell'euro e un attacco contro l'euro, e non solo un attacco alla Grecia o un attacco collegato alla situazione delle finanze pubbliche in Grecia. Si tratta quindi di un qualcosa di molto più grave e di più esteso. Per parte mia mi auguro che questo sistema, una volta formalizzato il 7 maggio, sia in grado di conseguire pienamente il proprio obiettivo, per il semplice motivo che non abbiamo altro strumento. Noi non abbiamo altri strumenti. Pertanto, questo sistema deve funzionare, e deve essere sostenuto.

Tuttavia, è altresì importante - e questo è il mio secondo punto - comprendere chiaramente che in un prossimo futuro non sarà possibile ricorrervi ad ogni piè sospinto. Occorre mettere in atto il più presto possibile un meccanismo strutturale; forse non per i prossimi mesi, ma sicuramente per i prossimi anni, perché avremo di nuovo situazioni simili. Inoltre, se vogliamo avere accesso ad un meccanismo strutturale per il futuro, dobbiamo tenere a mente una cosa: bisogna imparare la lezione in base a quanto è avvenuto negli ultimi cinque mesi. Ci sono voluti cinque mesi per mettere in atto un meccanismo: tre mesi per deciderne il principio e poi due mesi per deciderne le condizioni. Perché? Perché questo è un sistema intergovernativo!

Ancora una volta, credo che la prima lezione da trarre per il futuro è che dobbiamo seguire la Commissione nel suo approccio comunitario. Infatti la Commissione aveva proposto un prestito europeo: esso avrebbe potuto essere approvato immediatamente in dicembre o in gennaio e oggi potrebbe già aver avuto un impatto e arrestare questa speculazione nei confronti dell'euro.

Mi auguro quindi che, il 7 maggio, la prima decisione, la prima lezione da trarre da quanto è accaduto negli ultimi cinque mesi sarà - nella speranza che funzioni - di chiedere alla Commissione di proporre un prestito europeo che possa fermare immediatamente la speculazione nei confronti dell'euro. Poiché tutta la credibilità e la liquidità dell'Unione europea si fondano su una simile proposta, cosa che non avviene nel caso di un sistema intergovernativo, nel quale 16 paesi devono approvare, 16 parlamenti devono, forse, dire sì, e così via.

Mi auguro inoltre - anche se il Commissario Rehn ha già iniziato a presentare delle proposte - che la seconda lezione che impareremo da tutto questo è che dobbiamo adottare una serie di riforme strutturali, vale a dire un capitolo preventivo nel Patto di stabilità e crescita, come proposto dal Commissario Rehn, un fondo monetario europeo, un meccanismo strutturale che possa essere utilizzato immediatamente e, in terzo luogo, una strategia 2020 che sia molto più robusta di quella che oggi abbiamo sulla carta.

Poi, abbiamo anche bisogno di una riforma per quanto riguarda le agenzie di rating, anche se queste ultime sono come le previsioni del tempo: o sono troppo flessibili e vogliamo che siano leggermente più coerenti, oppure sono troppo rigide e vogliamo che siano leggermente più flessibili. Tuttavia, è sicuramente una buona idea prendere in esame un’iniziativa a livello europeo.

Infine, e questo è il mio ultimo punto signor Presidente, chiedo alla Presidenza spagnola di accettare molto rapidamente la supervisione finanziaria. Mi dispiace, onorevole López Garrido, non siamo noi a dover essere rimproverati ma il Consiglio! Non ho forse ragione nel ritenere che è stato il Consiglio a modificare le proposte della Commissione? Ci sono state anche alcune proposte della Commissione che ho criticato, ma andavano ben oltre quelle del Consiglio. Siamo noi che per il momento stiamo rifacendo il lavoro della Commissione, e ho una proposta utile da sottoporvi.

Se desiderate che la vigilanza finanziaria e le proposte siano applicare entro un mese, allora approvate subito, insieme al Consiglio e all’Ecofin, gli emendamenti che il Parlamento vi sottoporrà nei prossimi giorni. Ci vorrà pochissimo tempo per approvarle, e la vigilanza finanziaria potrà essere applicata. Spero che sarete in grado di inoltrare queste informazioni ai vostri colleghi dell’Ecofin che, nella loro proposta, hanno semplicemente delineato un sistema per evitare il controllo finanziario istituito dalla Commissione.

 
  
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  Daniel Cohn-Bendit, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho intenzione di continuare in qualche modo sulla falsariga del discorso dell’onorevole Verhofstadt. E’ chiaro che siamo andati alla deriva per quattro mesi. E’ chiaro che abbiamo commesso degli errori. E’ chiaro che, andando alla deriva, abbiamo dato impulso ai mercati e alla speculazione. Quei membri del Consiglio che ne sono responsabili dovrebbero almeno ammetterlo! Dovrebbero dire: “Siamo colpevoli! Siamo noi! E’ colpa nostra!” Il cancelliere Merkel, il presidente Sarkozy, non so a cosa siano chiamati o che cosa facciano nella vita, ma tutti possono leggerlo sui giornali: è necessario prendere subito provvedimenti. Questo è il mio primo punto.

In secondo luogo, vorrei almeno che si capisse una cosa, e cioè che il compito del governo Papandreou è quasi impossibile. Invito l’Ecofin, i capi di Stato e di governo, a rendersi conto che i loro paesi non sono in grado di attuare le riforme. Di quanto tempo ha bisogno la Francia per riformare le pensioni? Di quanto tempo ha bisogno la Germania per sviluppare le pensioni? Ora, al presidente Papandreou si chiede di cambiare tutto in tre mesi. Siete completamente pazzi.

Gli eventi in corso in Grecia lo dimostrano. Alla Grecia - anzi, al presidente Papandreou - non viene dato il tempo di raggiungere un consenso. Nessuno si identifica con lo Stato in Grecia. La politica è quella di fare ognuno per sé, il che è deplorevole, e di questa situazione sono responsabili anche decenni di corruzione politica in Grecia. Ma ciò che deve essere creato è la coesione. Deve essere creata, non può essere decretata!

Voi in Spagna vedrete che cosa accadrà se ci saranno dei problemi, e in Portogallo vedranno cosa succederà in caso di problemi. Il presidente Barroso ne sa qualcosa, da quando ha perso le elezioni in questo modo. Pertanto - no, non ha mai perso un'elezione - quello che voglio dire è che dobbiamo avere un senso di responsabilità e che non dobbiamo chiedere l'impossibile. Ho l'impressione che, un tempo, la gente avrebbe detto, la gente avrebbe sentito: “Rivoglio i miei soldi”. Ora ho l'impressione che, a livello governativo, si tratti di un caso di: “Voglio fare soldi a spese della Grecia”. Poiché anche questo è il problema: prendere a prestito all’1,5 o al 3 per cento e prestare alla Grecia al 3, al 5 o al 6 per cento, vuol dire far soldi a spese della Grecia. Questo è inaccettabile!

Inoltre, l'Europa può prendere delle iniziative. L’onorevole Verhofstadt ha ragione quando parla di un fondo monetario europeo, di un fondo di investimento e di solidarietà per raccogliere un prestito europeo. I trattati devono essere modificati. Ebbene, onorevoli colleghi, in questo Parlamento abbiamo l'opportunità di prendere l'iniziativa per una modifica dei trattati. Non aspettiamo il Consiglio: è incapace di prendere una decisione. Prendiamo l'iniziativa, una iniziativa comune da parte di questo Parlamento per modificare i trattati, in modo che finalmente si crei un fondo monetario europeo che possa davvero combattere la speculazione. Yes, we can, sì, possiamo farlo. Facciamolo.

Ora, vorrei dire qualcosa sul modo in cui in Grecia vengono gestiti gli eventi. Invito la Commissione a coinvolgere la direzione generale per l'occupazione negli sforzi di gestione in modo che si possa valutare anche quanto sta accadendo in Grecia. Chiedo al Consiglio di dire al Fondo monetario internazionale di coinvolgere l’Organizzazione internazionale del lavoro nella gestione degli eventi in Grecia, perché è di esseri umani che stiamo parlando. Ci sono problemi di occupazione, ci sono dei lavoratori. Io credo che non debba essere solo la finanza a dettare le regole, ma anche la sicurezza e l’ILO, o la direzione generale per l’occupazione. Quest'ultima dovrebbe contrastare la follia che caratterizza a volte coloro che prendono decisioni sulla base di considerazioni puramente finanziarie.

Sollevo un’ultima questione. C'è un modo per puntellare il bilancio greco, ed è semplice: l'Unione europea dovrebbe prendere un'iniziativa volta al disarmo nella regione. In altre parole, un’iniziativa politica tra la Grecia e la Turchia che punti al disarmo. In altre parole, un’iniziativa politica perché le truppe russe... le truppe greche... le truppe turche - scusatemi - si possano ritirare dalla parte settentrionale di Cipro. Consentitegli di disarmare. Dirò una cosa: nondimeno vi è dell’ipocrisia. Negli ultimi mesi la Francia ha venduto sei fregate alla Grecia per 2,5 miliardi di euro, elicotteri per oltre 400 milioni di euro, e alcuni jet Rafale (un jet Rafale costa 100 milioni di euro). Purtroppo, però, i miei sforzi di spionaggio non mi permettono di dire se si sia trattato di 10, 20 o 30 jet Rafale. Con ciò si arriva a quasi 3 miliardi di euro. Poi c'è la Germania, che negli ultimi mesi ha venduto sei sommergibili alla Grecia da consegnare nei prossimi anni. Il che vuol dire 1 miliardo di euro.

Ma questo è completamente ipocrita. Stiamo dando loro del denaro per comprare armi. Chiedo alla Commissione di fornire un resoconto qui, nel Parlamento europeo e in Consiglio, riguardo a tutte le armi vendute dagli europei alla Grecia e alla Turchia nel corso degli ultimi anni. Che ci sia almeno una certa trasparenza. Fateci sapere! Beh, vi dico che, se vogliamo agire in maniera responsabile, dobbiamo garantire alla Grecia la sua integrità territoriale: la Grecia ha 100 000 soldati, più di 100 000! La Germania ne ha 200 000. Questo è completamente assurdo: un paese con 11 milioni di abitanti ha 100 000 soldati! Chiediamolo alla Grecia. Può anche essere più efficace che non tagliare i salari di chi guadagna 1 000 euro. Questa è la mia richiesta alla Commissione: siate un po’ più corretti.

(Applausi)

 
  
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  Derk Jan Eppink, a nome del gruppo ECR. – (NL) Signor Presidente, come anti-rivoluzionario nato parlerò con meno passione dell’onorevole Cohn-Bendit, ma adesso capisco perché per lui il 1968 è stato un successo: io ho potuto solo seguire gli eventi in televisione perché allora ero un bambino.

Onorevoli colleghi, condivido la preoccupazione dei cittadini europei sugli attuali sviluppi. I risparmiatori e i pensionati, per esempio, si stanno chiedendo dove andremo a finire. Il dubbio e la preoccupazione sono entrambi legittimi. Un pacchetto di 110 miliardi di euro è una somma di denaro enorme.

Prima abbiamo parlato di circa 35 miliardi di euro, poi di 60, e ora di 110 miliardi. E’ una somma enorme, come lo sono anche le misure di austerità in Grecia, ma non dobbiamo dimenticare che questo paese ha vissuto a credito per troppo tempo, con una età pensionabile di 53 anni. Chi non lo vorrebbe? La questione è se la Grecia uscirà o meno dal tunnel. Assistiamo oggi a scioperi, ribellioni, disordini e così via. Questo rende il problema greco un problema europeo, il nostro problema.

Il problema di Atene, onorevole Cohn-Bendit, riguarda gli olandesi, i fiamminghi, i tedeschi, insomma tutti noi, e il rischio di contaminazione rimane. Ritengo che la Grecia avrebbe dovuto essere messa fuori dall’eurozona una volta scoperte le appropriazioni indebite dal bilancio. Avremmo dovuto impostare un valore di soglia, ma non siamo riusciti a farlo e adesso dobbiamo continuare e sperare contro ogni speranza di successo.

Dobbiamo anche riscrivere le regole del Patto di stabilità e di crescita. Esso non fornisce né stabilità né, allo stato attuale, crescita economica. A mio parere, la vigilanza deve essere rafforzata, la Commissione europea deve mostrare più coraggio, e ci deve essere maggiore controllo sul rispetto delle regole. Negli ultimi anni tutto questo è mancato.

A mio avviso, però, abbiamo anche bisogno di una procedura di uscita per i paesi che non sono più in grado di sostenere l’eurozona. Abbiamo una procedura di uscita dall'Unione europea, ma non dall’eurozona, e credo si tratti di un’opzione necessaria, in modo da consentire che un paese possa reintrodurre e svalutare la propria moneta per riguadagnare la terraferma. Perché c'è una procedura di uscita dall’Unione europea stessa, attraverso il trattato di Lisbona, ma non dall’eurozona?

Il Commissario Rehn mi ha detto l'ultima volta che l’uscita di un paese dall’eurozona sarebbe in contrasto con il processo di convergenza dell'Unione, ma attualmente la Grecia sta rivelando i limiti di questa menzogna di un'unione sempre più stretta. Improvvisamente abbiamo un euro debole e un basso tasso di crescita. Onorevoli colleghi, siamo ostaggio della teoria di un'unione sempre più stretta. Stiamo tenendo in ostaggio i contribuenti europei, e questi contribuenti stanno diventando sempre più scontenti ogni giorno che passa: non bisogna dimenticarlo.

 
  
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  Lothar Bisky, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente dobbiamo fornire assistenza alla Grecia. Ma l'operazione di cosiddetto salvataggio contiene anche alcuni elementi assurdi. Con la Francia e la Germania che si comportano come grandi potenze, il processo di raggiungimento di una decisione sul pacchetto di aiuti si è rivelato molto costoso e lungo.

Per anni, i mercati finanziari sono stati sempre più deregolamentati e ora tutti si sorprendono del fatto che ciò ha costi elevati. Chi pagherà ora il prezzo per gli errori politici? I lavoratori, i cittadini comuni? Le banche non sono vincolate ad alcun obbligo. No, ancora una volta sono i contribuenti a dover pagare il conto e frugarsi nelle tasche per pagare i profitti delle banche. Ancora una volta, i lavoratori dipendenti devono accettare dei tagli. Con i dettami del Fondo monetario internazionale, ogni parvenza di un processo decisionale democratico è stata eliminata.

Nel caso della fuoriuscita di petrolio nel golfo del Messico è stata chiesta l'applicazione del principio “chi inquina paga”. Io credo che sia giusto. Chi scava soldi o oro dovrebbe essere responsabile anche per i danni nei casi dubbi. Al momento, almeno in Germania, le banche non devono nemmeno ripagare i debiti che hanno assunto e con cui speculano allegramente contro l'euro - sì, nei confronti dell'euro. Inoltre, continuano ancora a speculare, anche se da tempo noi diciamo che deve essere preso qualche provvedimento a questo riguardo.

Le proposte sui provvedimenti da prendere sono sul tavolo. Un divieto dei derivati sui crediti commerciali e sulle vendite allo scoperto, l'introduzione di una tassa sulle transazioni dei mercati finanziari, prelievi speciali sui bonus nel settore finanziario, un prelievo obbligatorio su banche e assicurazioni: tutte queste proposte sono state presentate. Naturalmente, anche la Grecia deve fare la sua parte. Come gli altri paesi dell'Unione europea, anche la Grecia dovrebbe tassare i patrimoni, combattere la corruzione e ridurre la sua spesa per gli armamenti. L’onorevole Cohn-Bendit ha già parlato in maniera molto convincente di questo. Eviterò quindi di ripetere i fatti a questo riguardo e associarmi a quanto egli ha detto nel suo discorso.

Riesco a capire la gente di Atene che scende in strada a protestare. Quello che non riesco a capire è la violenza. Sono d'accordo con tutti coloro che hanno espresso cordoglio per le vittime, la cui sofferenza è estremamente deplorevole. La violenza ottiene l'opposto di quanto vogliono i protestanti e gli onesti manifestanti. Dobbiamo chiedere la fine delle violenze.

 
  
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  Nikolaos Salavrakos, a nome del gruppo EFD. – (EL) Signor Presidente, la ringrazio molto. Stiamo cercando di mettere in ordine i conti ed è un fatto ben noto che, quando i conti sono in ordine, la gente non è felice. Abbiamo bisogno di trovare un equilibrio, dobbiamo far quadrare i conti e dobbiamo far contenta la gente.

Come risultato di questo comportamento non ortodosso, la Grecia è in lutto per le tre vittime di oggi, la morte di tre lavoratori a seguito di violente proteste da parte di altri lavoratori. Oggi, in tutta Europa la crisi economica che ci è venuta dall'altra parte dell'Atlantico, e che tende qui ad avere effetti peggiori, produce disprezzo per la politica e i politici.

In Grecia, la base della società è molto mal disposta verso i politici: ci sono 300 membri del parlamento in Grecia e io ho sentito la voce della società greca affermare “impiccateli tutti e 300”. Questi sono tempi pericolosi. Ho letto le stesse cose e quasi lo stesso disprezzo per la politica in altri Stati membri dell'Unione europea; lo sappiamo tutti, come sappiamo tutti che abbiamo bisogno di mantenere la democrazia.

In queste condizioni e con questi pensieri in mente, visto che non il tempo di approfondire, quello che voglio sottolineare è che i leader di domani dovranno muoversi più rapidamente e in direzione di una soluzione più permanente per più Stati. La Grecia è uno di loro, è la punta dell’iceberg. Ma ci sono anche altri Stati membri, sia all'interno che all'esterno dell’eurozona, con problemi economici che sono destinati a peggiorare nei prossimi mesi.

 
  
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  Presidente. − Onorevole Salavrakos, non l'ho interrotta perché lei è greco e le sue parole sono molto importanti per tutti noi.

 
  
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  Barry Madlener (NI).(NL) Signor Presidente, mi rivolgo in particolare all’onorevole Verhofstadt, all'onorevole Daul e all’onorevole Schulz, che non è qui in questo momento, ma mi rivolgo al suo gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo. E’ su di loro che ricade in parte la responsabilità dei problemi. Dicono che è necessaria la solidarietà. Permettetemi di ricordare che per anni la Grecia è stato il maggiore beneficiario netto dei fondi europei. Ciò ha portato lo scompiglio nel paese, e voi siete stati anche troppo disposti a farvi prendere in giro, poiché siete tutti così europeisti e spingete talmente per l’allargamento dell’Europa al punto di cessare del tutto di essere critici, e ora non ci resta che tenerci i cocci.

Non so se vi ricordate che la Spagna, che sarà il prossimo paese sulla lista, ha legalizzato due milioni di immigrati illegali negli ultimi 15 anni. Avete tutti ritenuto che fosse una gran cosa, ma ora la Spagna ha il 20 per cento di disoccupazione e si trova in grande difficoltà, come anche il Portogallo. Questi sono tutti i paesi con governi socialisti che avete sostenuto per anni con i fondi europei e che hanno fatto un gran pasticcio vivendo al di là delle proprie possibilità. Anno dopo anno siete stati a guardare, anno dopo anno l’avete approvato, e ora noi cittadini ci troviamo a doverne pagare il prezzo. Dovreste veramente vergognarvi.

L'unica soluzione, che qui non ho sentito menzionare da nessuno, è che ora dobbiamo essere duri con la Grecia. Il paese deve reintrodurre la dracma, poiché la sua appartenenza all’eurozona è insostenibile. Se la Spagna è il prossimo paese, reintroduca semplicemente la peseta, e lo stesso faccia il Portogallo con l’escudo, e allora saranno in grado di competere di nuovo. Questa Europa è difettosa, e i cittadini europei del nord ben presto si rifiuteranno di pagare ancora per i vostri errori e per il lassismo dei governi socialisti in questi paesi. Dopo tutto, lo ribadisco, Grecia, Spagna e Portogallo - tutti i paesi socialisti - hanno ricevuto fondi dell'Unione europea. L'immigrazione è fuori controllo e voi vi siete limitati ad assistere senza fare niente.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (S&D).(EL) La ringrazio signor Presidente. Vorrei commentare una cosa che l'onorevole Salavrakos ha detto prima sulle tre persone, i tre operai che oggi ad Atene sono stati uccisi da tre altri lavoratori. Non c'è assolutamente alcuna giustificazione per questo fatto. Queste persone sono state uccise da assassini, da criminali. Oggi ad Atene i lavoratori hanno tenuto una grande manifestazione di pace. Non hanno ucciso nessuno. Poco fa i veri criminali sono stati condannati dal primo ministro Papandreou, e da tutti i partiti politici in parlamento. E’ un grave errore ed è pericoloso confondere proteste pacifiche e atti criminali come quelli commessi ad Atene. Sono stati condannati da tutti: non parlano a nome dei lavoratori greci e non esprimono il convincimento comune che, se restiamo uniti come nazione, condurremo il Paese fuori dalla crisi.

 
  
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  Presidente. –Non vorrei essere coinvolto in una discussione su questo punto. Tuttavia mi permetto di dire che tutti noi in quest'aula, tutti i membri del Parlamento europeo, e sono certo che questo include anche il presidente della Commissione e il Presidente López Garrido a nome del Consiglio, desideriamo esprimere ancora una volta la massima solidarietà alla nazione greca. Sono nostri amici, e sappiamo quale grande responsabilità ricada su entrambe le parti del conflitto che si sta svolgendo in Grecia. E’ una responsabilità enorme.

Vorrei dire a voi tutti che anch'io ho sperimentato questa responsabilità, e che l’ho vissuta da entrambi i lati. Sono stato membro di un sindacato e un attivista, e per molti anni sono stato molto attivo. Sono stato anche capo di un governo, e capisco bene la situazione difficile che esiste oggi in Grecia. Noi tutti vogliamo essere solidali ed esprimere le nostre più sentite condoglianze, soprattutto alle famiglie e agli amici delle vittime. E’ naturale che noi desideriamo farlo, e riteniamo sia nostro dovere nel Parlamento europeo. Vi ringrazio per il dibattito responsabile che abbiamo tenuto oggi in quest'Aula.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) Ci troviamo in una grave situazione. Vi è una evidente mancanza di solidarietà dei leader dell'Unione europea, della Germania in particolare, per quanto riguarda l'accordo sulla situazione della Grecia. Soprattutto, stanno prendendo il controllo politico del paese, costringendo i greci a regredire di decenni in termini sociali. Questo mette in discussione tutti i principi di coesione sociale ed economica, di convergenza, di solidarietà e il cosiddetto modello sociale europeo che i leader hanno sempre proclamato.

Come è ben dimostrato dalla lotta dei lavoratori e delle classi lavoratrici in Grecia, è inammissibile chiedere al governo greco di mettere in pericolo i loro diritti fondamentali. Questo viene imposto in cambio di un prestito ad un tasso di interesse superiore a quello dello stesso Fondo monetario internazionale. Sembra che non ci sono limiti per i leader dell’eurozona. Essi guadagnano sulla fragilità della Grecia, e ora stanno imponendo la loro posizione imperiale di dominio assoluto sulle politiche interne del paese in cambio di un prestito dal quale incasseranno anche gli interessi.

Questa decisione deve essere cambiata al prossimo vertice. I leader devono optare per una sovvenzione non rimborsabile dal bilancio dell'Unione, o come intervento straordinario o finanziata dai futuri bilanci dell'Unione. I paesi più ricchi dell’eurozona devono adottare una volta per tutte il principio di coesione economica e sociale.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DURANT
Vicepresidente

 

19. Europa 2020 - Una nuova strategia europea per la crescita e l'occupazione (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Consiglio e della Commissione su Europa 2020 - Una nuova strategia europea per la crescita e l’occupazione.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signora Presidente, sono lieto di affrontare un tema che riveste la massima importanza per il Consiglio e la Presidenza spagnola, vale a dire Europa 2020, una nuova strategia europea per la crescita e l’occupazione di qualità.

Come è stato già detto, stiamo riemergendo dalla peggiore crisi economica che si sia manifestata dagli anni Trenta e dobbiamo fare tutto quanto in nostro potere per assicurare la ripresa che iniziamo a intravedere nell’Unione europea, secondo le previsioni oggi illustrate dalla Commissione, e nel contempo attenuare le conseguenze sociali della crisi.

Tuttavia, oltre al lavoro a breve termine che gli Stati membri e le istituzioni europee stanno svolgendo, dobbiamo guardare oltre il decennio e garantire la sostenibilità del nostro modello sociale, il modello sociale europeo. Questa è la vera sfida contenuta nella strategia Europa 2020.

Si tratta di non ricadere in una crisi che non è stata ancora completamente superata e, soprattutto, farlo ponendo in essere una strategia, un modello di crescita che sia adeguato ai nuovi tempi, una strategia di crescita che sia praticabile e attuabile e rappresenti il principale impegno economico e politico dell’Unione europea per i prossimi anni.

Come sapete, le discussioni in merito a Europa 2020 sono state informalmente intraprese dai capi di Stato e di governo l’11 febbraio. La strategia è stata poi discussa in occasione del Consiglio europeo di marzo e successivamente dibattuta in molte formazioni del Consiglio presiedute dal governo spagnolo durante questo semestre.

In marzo il Consiglio europeo ha dato il via al suo lancio, che avverrà definitivamente al Consiglio europeo di giugno, e ne ha stabilito gli elementi, la struttura e la roadmap per il futuro sviluppo.

La strategia si concentrerà sui temi fondamentali per l’Europa: conoscenza e innovazione, economia sostenibile, secondo quanto richiesto dal Parlamento europeo, tasso di occupazione elevato e integrazione sociale.

Di questi cinque obiettivi essenziali, quelli quantificati sono occupazione (75 per cento per uomini e donne), investimento (3 per cento nel PIL nella ricerca e nello sviluppo) e i cosiddetti “obiettivi 20/20/20” per la lotta al cambiamento climatico. Gli obiettivi per la riduzione del tasso di abbandono delle scuole e l’aumento della percentuale di popolazione con istruzione superiore non sono stati invece quantificati, così come non si è fissato un target per la promozione dell’integrazione sociale e, in particolare, la riduzione della povertà.

L’intero assetto si basa sulla comunicazione adottata dalla Commissione, che ha rappresentato un fattore determinante per la successiva decisione e le conclusioni adottate dal Consiglio europeo di marzo.

In primo luogo, la struttura della strategia Europa 2020 contiene una serie di orientamenti integrati. La Commissione ha appena formulato la propria proposta sull’elemento fondamentale di tali orientamenti integrati (la Presidenza spagnola si è impegnata a lavorare in tutti i corrispondenti ambiti di intervento del Consiglio in maniera che il Consiglio “affari economici e finanziari” e il Consiglio “occupazione, politica sociale, sanità e consumatori” possano informare in giugno il Consiglio europeo), nonché gli orientamenti in materia di occupazione, che richiedono un parere del Parlamento europeo.

In secondo luogo, vi sono gli obiettivi principali ai quali ho fatto riferimento poc’anzi.

In terzo luogo, la strategia prevede un elemento innovativo: gli obiettivi nazionali. Ogni Stato membro deve fissare i propri, che però devono essere naturalmente integrati negli obiettivi europei e sostenuti da Commissione e Consiglio.

In quarto luogo, si è discusso altresì di quelli che sono definiti gli “strozzamenti” che determinano i limiti della crescita a livello nazionale. Rispetto alla strategia di Lisbona, la novità consiste nel fatto che la Presidenza spagnola si soffermerà principalmente sui fattori che incidono sul mercato interno.

In quinto luogo, vi sono le “iniziative bandiera” sviluppate dalla Commissione, di cui la prima vorremmo che fosse realizzata durante la Presidenza spagnola. Mi riferisco all’agenda digitale, che sarà affrontata dal Consiglio “trasporti, telecomunicazioni ed energia” di maggio, dopo una comunicazione che la Commissione si è impegnata a pubblicare il 18 maggio.

Per concludere, signora Presidente, vorrei aggiungere che vi saranno dibattiti specifici sulla nuova strategia in alcune formazioni del Consiglio e, per quanto possibile, desideriamo che tali dibattiti siano pubblici, per esempio quello che ci attende in sede di Consiglio “istruzioni, gioventù e cultura” la prossima settimana.

Ovviamente, mi preme sottolinearlo, il lavoro non si concluderà in giugno, ossia quando la strategia Europa 2020 sarà lanciata, ma proseguirà successivamente. La sua realizzazione e la sua applicazione devono avvenire attraverso i programmi di riforma nazionali.

Vorrei infine ribadire che dal punto di vista del “buon governo” della strategia il Consiglio europeo svolgerà un ruolo importante, ruolo che ha assunto sin dall’inizio, ed è un’idea che è stata ripetutamente riaffermata sia dalla Presidenza spagnola sia dal presidente del Consiglio europeo Van Rompuy, il quale ha avuto una funzione molto particolare. Il Consiglio europeo, come dicevo, svolgerà un ruolo estremamente importante e assolverà un compito decisivo nello sviluppo e nella guida di tale strategia, unitamente alla Commissione europea. Queste saranno le due istituzioni chiave per l’attuazione della strategia, che già dispone di strumenti specifici che tutti intendiamo utilizzare.

 
  
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  José Manuel Barroso, presidente della Commissione. − (EN) Signora Presidente, l’Europa ha dovuto compiere una scelta senza mezzi termini. Potevamo assumere un approccio egoistico e individualista alla crisi economica e finanziaria, un atteggiamento alla “si salvi chi può” che avrebbe messo a repentaglio tutto ciò che abbiamo conseguito negli ultimi 60 anni. Oppure potevamo intensificare la cooperazione europea in maniera efficace, avvalendoci di tutti gli strumenti a nostra disposizione.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi, la costante volatilità del mercato, il bisogno di ulteriori riforme dei mercati finanziari e la necessità di un consolidamento risoluto delle finanze pubbliche, non hanno fatto che rendere più chiara tale scelta. Dobbiamo sottolineare più che mai l’importanza della dimensione europea e l’opportunità di farlo ci viene offerta proprio dagli obiettivi di Europa 2020.

Sono stato invitato a parlarvi in questa sede di Europa 2020, ma analizzare isolatamente tale pacchetto di misure per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva non ha realmente senso, in quanto una delle conclusioni fondamentali che possiamo trarre dalla crisi che stiamo attualmente vivendo è che dobbiamo lavorare insieme, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, per colmare le lacune esistenti nel contesto della regolamentazione e della supervisione dei mercati finanziari, ricreare la stabilità macroeconomica e finanze pubbliche solide, intraprendere riforme strutturali che possano condurre l’Europa lungo un percorso di crescita sostenibile e creazione di posti di lavoro.

Questi tre capitoli sono tutti parimenti importanti. Dobbiamo operare in maniera corretta in ognuno di essi se vogliamo conseguire i nostri obiettivi. Tutto ciò richiede dunque un approccio olistico, riforme dei mercati finanziari, buon governo economico rafforzato, Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e riforme globali radicali nell’ambito del G20, perché molti di questi aspetti hanno dimensioni esterne. Dobbiamo far leva su tutti gli elementi a nostra disposizione in maniera intelligente, riconoscendo che ciascuno ha un impatto su tutti gli altri. Permettetemi di soffermarmi brevemente sulla maggior parte di essi. Non riparlerò degli aspetti finanziari menzionati poc’anzi nella precedente dichiarazione. Vorrei invece esordire facendo riferimento al G20.

Il G20 è stato strumento per affrontare la crisi economica e finanziaria e migliorare il buon governo a livello più globale. L’Unione europea può vantare molto merito nell’aver impresso slancio al G20 alimentandolo con le proprie idee. La Commissione vi ha dato un contributo specifico assicurando che gli interessi di tutti i 27 Stati membri si rispecchiassero adeguatamente nel nostro lavoro. Ci adopereremo con il massimo impegno per garantire che l’Unione europea mantenga la sua leadership al vertice di Toronto in giugno e a quello di Seul in novembre.

Un obiettivo fondamentale consisterà nell’ottenere un messaggio chiaro dal G20 in merito a una strategia di uscita per sostenere la ripresa nel cui ambito tutte le principali economie svolgano la propria parte. Dobbiamo affrontare globalmente alcuni degli squilibri che sono stati all’origine della crisi, come pure dobbiamo assicurare che l’onere del riequilibrio della crescita globale sia condiviso da tutti i membri del G20, contesto nel quale sarà importante sensibilizzare la nostra strategia per Europa 2020 e un migliore coordinamento economico nell’Unione europea in generale e nell’area dell’euro in particolare. E’ importante che l’Europa presenti un approccio coordinato al G20.

Un altro obiettivo consisterà nel proseguire con la riforma dei mercati finanziari. Dobbiamo mantenere alta la pressione sui nostri partner internazionali per procedere con la realizzazione tempestiva e coerente degli attuali impegni del G20 in condizioni di parità.

Ritengo inoltre che il momento sia propizio affinché il G20 trasmetta un segnale forte sul contributo che il settore finanziario può offrire per sostenere economicamente il risanamento delle banche. Dovremmo lottare per un approccio forte e coordinato. Un accordo globale in materia di prelievi per la stabilità delle banche, collegato a misure di risoluzione concrete, trasmetterebbe un segnale forte. Come ha recentemente suggerito il Fondo monetario internazionale, questo potrebbe essere integrato da una tassa sulle attività finanziarie o gli utili. Sarà una discussione estremamente difficile. Devo dirvi che, in base al lavoro preparatorio in corso con i nostri partner del G20, molti si oppongono a tale idea; penso nondimeno che dovremmo perseguirla. Il messaggio dell’Unione europea sarà sicuramente più forte se parleremo all’unisono e potremo dire che l’Unione si è già preparata in tal senso.

Per questo, prima di Toronto, dovremmo puntare ad avere un accordo sui principali documenti di regolamentazione dei servizi finanziari di cui ho parlato poc’anzi questo pomeriggio. Ciò richiederà flessibilità e pragmatismo creativo da parte sia del Parlamento sia del Consiglio.

Questo mi porta al punto centrale della strategia Europa 2020, ora collocata nel giusto contesto nell’ambito dell’approccio olistico di cui ho parlato all’inizio. Come sapete, gli elementi principali di tale strategia sono stati adottati dai capi di Stato e di governo in marzo. Abbiamo avuto varie occasioni di discuterne in Aula. Anche prima che formulassimo una proposta, la Commissione vi ha consultato in merito. Ora occorre precisare la strategia nel dettaglio; la necessità urgente di agire è chiara a tutti. Più che mai, come è stato sottolineato in alcune dichiarazioni formulate nella precedente discussione, una delle conclusioni di questa crisi finanziaria e dei problemi dell’euro è la necessità di procedere con la riforma strutturale in maniera risoluta e coordinata.

Un migliore coordinamento delle nostre politiche economiche è la chiave di volta della strategia Europa 2020. Anche prima della crisi greca, avevamo suggerito e proposto un maggiore coordinamento delle politiche economiche. Ciò è evidentemente indispensabile per evitare future crisi ed è essenziale se vogliamo emergere dalla crisi con successo, ristabilire la crescita, tradurre tale crescita in un maggior numero di posti di lavoro di migliore qualità e, in ultima analisi, garantire un futuro sostenibile e inclusivo per l’Europa.

I cinque obiettivi proposti dalla Commissione ora sono ampiamente condivisi; si sono fissate percentuali per quanto concerne gli obiettivi in materia di occupazione, ricerca e sviluppo e lotta al cambiamento climatico.

L’obiettivo numerico per l’istruzione, ossia la riduzione del tasso di abbandono delle scuole e l’aumento della percentuale di popolazione con un livello di istruzione universitario o equivalente, sarà concordato dal Consiglio europeo nel giugno 2010 tenuto conto della proposta della Commissione.

Mi sto inoltre impegnando fortemente per ottenere un obiettivo numerico per quanto concerne la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Semplicemente non possiamo accettare il persistente scandalo di 80 milioni di cittadini a rischio di povertà nell’Unione europea. Prosegue il lavoro all’interno del Consiglio sulla questione e farò quanto in mio potere per persuadere gli Stati membri dell’importanza di tale obiettivo, sapendo che questa Camera condivide la nostra determinazione.

Europa 2020 deve essere un programma bilanciato. Ovviamente non è possibile ottenere equità sociale senza un mercato competitivo, ma non siamo neanche disposti ad accettare un’Europa di efficienza economica senza equità.

Gli obiettivi nazionali consentiranno un monitoraggio più efficiente dei progressi degli Stati membri per garantire il conseguimento degli obiettivi fissati a livello di Unione europea. Gli Stati membri li stanno stabilendo di concerto con la Commissione e spero che siano definitivamente concordati in occasione del Consiglio europeo di giugno in maniera che subito dopo si possa iniziare a perseguirli.

La scorsa settimana la Commissione ha formulato una proposta in merito agli orientamenti integrati che rispecchiano le priorità della strategia Europa 2020. Il numero di orientamenti è più limitato rispetto all’ultima volta. Ora sono 10 anziché 24. E ciò consentirà meglio a tutti i diversi attori di appropriarsi dello strumento. Questo, io penso, è progresso.

Il Consiglio europeo di giugno dovrebbe avallare politicamente i principi sottesi a tali orientamenti integrati, ma ovviamente saranno adottati soltanto dopo che ne avremo discusso con voi, Parlamento europeo, cosa che auspico avvenga quanto prima.

La strategia Europa 2020 non è soltanto una fonte di ispirazione, un elenco di obiettivi, una visione: è un programma di riforma. Verranno intraprese azioni a livello europeo, ma parimenti importante è il fatto che si dovranno attuare riforme in ciascuno dei nostri 27 Stati membri nel pieno rispetto del principio della sussidiarietà. Chiariremo ciò che va realizzato a livello europeo e ciò che va attuato a livello nazionale. La fase attuativa sarà fondamentale, come è stato ribadito dall’esimio rappresentante del Consiglio López Garrido; oggi vi è una consapevolezza nettamente superiore a livello di Stati membri della necessità di rafforzare il buon governo europeo. Spero che gli Stati membri abbiano imparato da alcune carenze della strategia di Lisbona nel cui ambito, di fatto, molti obiettivi se non tutti erano validi e orientati nella giusta direzione, ma non vi è stato, siamo franchi, abbastanza senso di appropriazione né sufficiente risolutezza nella fase di realizzazione dei programmi. Per questo dobbiamo colmare tale lacuna a livello di attuazione che ha prevalso nella strategia di Lisbona. Per questo avete un ruolo fondamentale da svolgere per garantire il successo della realizzazione della strategia Europa 2020.

Voi, Parlamento europeo, oltre al vostro ruolo di colegislatori, potete mobilitare con estrema efficacia i cittadini e anche, perché no?, i parlamenti nazionali. Ciò che è decisivo è il genere di rapporti, se mi consentite puntualizzarlo, che il Parlamento europeo intratterrà con i parlamenti nazionali in maniera da essere certi che tali riforme siano viste non soltanto come riforme attuate da “altri” a Bruxelles o Strasburgo, ma realizzate a tutti i livelli della società europea. Il senso di urgenza, il bisogno di riforme deve essere condiviso tra tutti i principali attori socioeconomici e politici, a tutti i livelli di governo, ma anche dalle parti sociali. Ritengo che ciò sia fondamentale e apprezzo tutte le dichiarazioni rilasciate dal primo ministro Zapatero in merito al bisogno di coinvolgere le parti sociali. Dobbiamo inoltre garantire un buon governo più forte e coeso integrando tutti i nostri strumenti di coordinamento: rendicontazione e valutazione della strategia Europa 2020 e del patto di stabilità e di crescita svolte contemporaneamente per riunire mezzi e finalità; indicazioni da parte del Comitato europeo per il rischio sistemico per garantire una stabilità finanziaria generale; riforme strutturali; misure per rafforzare la competitività; sviluppi macroeconomici; elementi tutti riuniti per farci riemergere dalla crisi e condurci saldamente sulla via di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Se vogliamo porci seriamente la questione del buon governo economico, questo è l’unico modo per farlo. Non possiamo parlare di buon governo economico serio a livello europeo e separare la macroeconomia dalla microeconomia, separare l’interno dall’esterno.

E’ dunque indispensabile che gli Stati membri e le istituzioni europee si accostino a tali questioni con un approccio olistico abbinando tutti gli strumenti. Questo è l’unico modo per infondere una certa fiducia anche nella nostra strategia.

All’inizio del mio intervento ho parlato di scelta senza mezzi termini e la Commissione sa quale strada vuole intraprendere. Confido nel fatto che la Camera condivida la sua scelta, una scelta di determinazione, una scelta per l’Europa, e conto sul vostro apporto nella prosecuzione del nostro lavoro.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool, a nome del gruppo PPE. – (NL) Signora Presidente, signor Presidente della Commissione Barroso, signor Presidente in carica del Consiglio López Garrido, questa discussione sulla strategia Europa 2020 è stata giustamente preceduta da un dibattito sulla crisi nell’area dell’euro e il tema centrale di ogni discussione è come rafforzare il buon governo europeo. Lei parla di coordinamento della politica economia, ma un problema notevole è che tutto questo è stato troppo interpretato come se fosse accessibile a tutti e gli Stati membri non hanno preso atto degli accordi. In questo modo veramente non si può continuare. Ciò vale per il patto di stabilità e crescita ed è anche la lezione più importante che dobbiamo trarre dalla strategia di Lisbona. Con la strategia Europa 2020 le cose devono andare quindi diversamente.

Il nostro gruppo, il PPE, si aspetta di vedere un impegno ambizioso da parte della Commissione nei confronti del buon governo economico europeo prima della strategia per il 2020. In giugno ci aspettiamo che il Consiglio prenda decisioni risolute e si impegni anche nel conseguire obiettivi ambiziosi per gli Stati membri e creare un solido buon governo europeo. In caso di necessità, il Parlamento vi esorterà a farlo. I piani di bilancio per il prossimo anno devono essere in linea con la strategia per il 2020 e anche in merito ad altri aspetti il Parlamento svolgerà alla lettera il proprio ruolo istituzionale nell’interesse di una crescita economica sostenibile e della creazione di posti di lavoro per i nostri cittadini.

Signora Presidente, la turbolenza nell’area dell’euro è un’ulteriore dimostrazione di quanto sia importante la solidità delle finanze pubbliche per la stabilità dell’euro e la stabilità finanziaria ed economica al fine di non trasferire fardelli alle future generazioni, ai nostri figli. La riforma delle finanze pubbliche è pertanto un prerequisito determinante per attuare una strategia Europa 2020 riuscita e riaffermare la nostra competitività. Per questo è così importante che presentiate proposte la prossima settimana per rafforzare il patto di stabilità e crescita, signor Commissario Rehn. E’ fondamentale rafforzare l’effetto preventivo e porre finanze pubbliche sostenibili su una base più solida negli Stati membri. A nome del nostro gruppo la incoraggio dunque ad assolvere la responsabilità che su di voi ricade in quanto Commissione e formulare progetti ambiziosi. Potete contare sul nostro appoggio.

Noi, Parlamento, dobbiamo analizzare come, insieme a voi, possiamo esortare il Consiglio a convenire di fatto con il rafforzamento del patto di stabilità e crescita. E’ apprezzabile il fatto che il Consiglio abbia istituito una task force. Spero tuttavia che il Consiglio dia il proprio benestare alle proposte della Commissione europea entro la fine dell’anno.

Dobbiamo sfruttare appieno le opportunità concesse dal trattato di Lisbona per rafforzare a breve termine il buon governo europeo. Non vi è tempo da perdere.

 
  
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  Pervenche Berès, a nome del gruppo S&D. – (FR) Signora Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, il nesso tra le due discussioni che si sono appena svolte è intellettualmente coerente. Nella pratica tale nesso non significa veramente nulla? Nutriamo dubbi all’interno del gruppo S&D perché non vediamo alcuna coerenza tra il testo presentatoci dalla Commissione e un partenariato strategico che si intende stabilire in luglio senza che il Parlamento abbia avuto l’opportunità di esprimere un parere esplicito sugli orientamenti relativi all’occupazione.

Come si può pensare che ci impegneremmo per i prossimi 10 anni? In primo luogo, senza fare un bilancio di ciò che è stata la strategia di Lisbona, ci dite, “Tutto è cambiato: non abbiamo più 27 orientamenti; ora ne abbiamo 10!” Ma è questo il cambiamento, signor Presidente della Commissione?

Coerenza significa pensare che se vogliamo che la strategia per il 2020 abbia successo dobbiamo iniziare dal punto al quale siamo giunti prima di valutare dove stiamo andando. Occorre inoltre stabilire dove intendiamo andare. Il fatto è che oggi versiamo nella peggiore crisi che l’intera Unione europea abbia conosciuto dalla sua costituzione; non vi è stato mai nulla di più grave dell’attuale situazione. Non possiamo ignorarlo. Non possiamo imbarcarci in una strategia per uscire dalla crisi perché questo significherebbe chiedere alle amministrazioni pubbliche di sottrarsi alle proprie responsabilità economiche per lasciare mano libera al mercato.

Non possiamo considerare tale strategia senza sfruttare gli strumenti a nostra disposizione. Come lei sa perfettamente, signor Commissario, non siamo così ricchi. Abbiamo uno strumento, il patto di stabilità e crescita, chiamato prospettiva finanziaria. Se non sono strettamente correlati, non arriveremo da nessuna parte.

Inoltre, guardando al punto di partenza, nutriamo alcune preoccupazioni. In primo luogo, noi del gruppo S&D chiediamo urgentemente che gli Stati membri non siano più oggetto di speculazione sui mercati. Non parlo della Grecia né di alcuno Stato membro in particolare. Parlo di un effetto domino e dell’assenza di limiti alla speculazione.

Per questo proponiamo l’introduzione di un meccanismo di stabilità finanziaria attraverso il quale proteggere gli Stati membri da tale speculazione in modo che possano agire come devono, ossia ritornare sulla via della ripresa e, in tal modo, salvaguardare il modello sociale. Perché tutti lo sappiamo, tutti lo hanno detto in questa crisi: il nostro modello sociale è il nostro bene più prezioso di fronte alla globalizzazione.

Se la vostra strategia per il 2020 dovesse sfociare in un consolidamento di bilancio che distrugge completamente tale modello sociale, in futuro l’Europa sarà perdente nella competizione mondiale, per cui verrà meno la sua capacità di affermare con forza tale modello che noi incarniamo e dovremo cedere il nostro posto ad altri continenti, a meno che non venga ceduto tout court alle forze di mercato. Non è questa la nostra visione del futuro.

 
  
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  Lena Ek, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, da mesi sappiamo che la Grecia si confronta con una situazione estremamente difficile. Sappiamo che l’euro si sta svalutando rapidamente sotto i nostri occhi e gli spread dei buoni del Tesoro stanno aumentando. Nessuno può più dubitare del fatto che l’Europa versi in una grave crisi proprio quando pensavamo di esserci ripresi.

Abbiamo seriamente bisogno di affrontare i temi della competitività, della produttività e di una crescita economica sostenibile, ma i leader europei ancora si scontrano sul tipo di intervento da intraprendere. Non è il momento giusto. Abbiamo bisogno di azioni concrete e ne abbiamo bisogno adesso. Poiché è evidente che la pressione tra pari in sede di Consiglio non funziona, ci occorrono obiettivi vincolanti e nuovi mezzi trasparenti per vagliare le relazioni relative a ciascuno Stato membro. E’ necessario un rispetto fondamentale per il patto di stabilità e crescita e ci servono dati affidabili e veritieri sui quali poter basare le nostre decisioni.

Per esercitare ulteriore pressione sui governi, i fondi strutturali e altre forme di sostegno comunitario devono essere correlati alla capacità dei governi di fornirci dati corretti. Consentitemi un paragone. Quando un piccolo agricoltore commette un errore su mezzo ettaro di terreno, ci rimette sul sostegno per qualunque cosa faccia per un certo numero di anni. Questo è il raffronto che dobbiamo fare. Per questo siamo così rigidi in merito al buon governo nelle risoluzioni parlamentari.

E’ anche estremamente imbarazzante che la Commissione non stia formulando proposte che discutiamo da anni. Per creare una piattaforma per la futura crescita, è necessario includere in Europa 2020 l’agenda delle politiche strategiche. Permettetemi di citarvi alcuni esempi. Abbiamo negoziato il piano di ripresa economica. La maggior parte di tale piano non è applicata. Il Parlamento ha chiesto di avere un piano B in maniera che venga incluso nei risultati, ma il piano B non è ancora partito. Abbiamo deciso un piano SET per le nuove tecnologie energetiche, ma ancora non disponiamo del 50 per cento dei fondi necessari per tale piano, che è un vero strumento strategico. Il mezzo più efficace in termini di rapporto costi/benefici per ridurre i gas a effetto serra consiste nel procedere con una strategia per l’efficienza energetica. Esorto pertanto la Commissione e gli Stati membri a porre l’efficienza energetica in cima all’agenda che stiamo attuando.

Le normative esistenti vanno rafforzate perché non sono sufficienti. Abbiamo bisogno del piano di azione per l’efficienza energetica che da lungo tempo ci è stato promesso. Ci occorre energia nelle infrastrutture, l’equivalente di energia dei treni ad alta velocità, super-reti e reti intelligenti high-tech. Disponiamo del denaro per questo.

Dobbiamo garantire l’innovazione tecnica e dobbiamo anche incoraggiare e tracciare una strategia per combattere l’esclusione sociale e promuovere l’integrazione tra i generi. Alla luce dell’attuale crisi, la Commissione deve assumersi più responsabilità e concludere ciò che abbiamo intrapreso insieme. Il Consiglio deve essere più coraggioso e smetterla di scontrarsi. Formuleremo una risoluzione ambiziosa sulla seconda fase della strategia per il 2020.

 
  
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  Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, è quasi una provocazione politica presentarci il programma Europa 2020 come una grande strategia per farci emergere dalla crisi. Basti guardare alla precedente politica per la regolamentazione dei mercati finanziari per accorgersi, se siamo ragionevolmente onesti, che per mesi, di fatto per anni, abbiamo promesso di regolamentare tali mercati divenuti selvaggi, ma sinora siamo riusciti a conseguire soltanto progressi estremamente modesti. Per quanto concerne la Grecia, ora siamo costretti a guardarci allo specchio.

Dalla crisi greca si evince che ciò che è accaduto sinora è assolutamente inadeguato. I nostri cittadini ci hanno sentiti dichiarare che stiamo salvando le banche. Hanno stretto i denti e lo hanno accettato. Ora ne stanno pagando lo scotto. Le finanze pubbliche sono già schiacciate da tali misure. Adesso stiamo salvando la Grecia e dobbiamo farlo, non vi è alcun dubbio in merito. Sarà un’altra sfida per le finanze pubbliche in molti paesi dell’Unione europea.

Le banche sono in nero, eppure vengono applaudite quando si viene a sapere che stanno volontariamente dando un certo apporto in Grecia. Signor Presidente della Commissione, nell’Unione europea, mercato al quale appartengono 27 Stati membri, non abbiamo alternative se non proporre una tassa sulle transazioni finanziarie o un altro strumento che riduca la fame di guadagni degli speculatori in questo campo. Abbiamo realmente bisogno di uno strumento con il quale, in maniera veramente equa, si possa fare in modo che coloro che stanno traendo vantaggio da questa crisi e speculando contro l’euro contribuiscano a ciò che ora dobbiamo finanziare. Per quel che riguarda le finanze pubbliche, non possiamo continuare come abbiamo iniziato.

Nel documento presentatoci ancora non vedo una visione di ciò che adesso dovrebbe accadere. Il riferimento al fatto che tutto questo va regolamentato a livello globale mi è familiare per averne già sentito parlare nella discussione sul clima, ambito nel quale da anni non si registrano progressi.

Per me, il clima è il secondo tema in ordine di importanza. Non abbiamo neanche superato quella crisi, anzi vi stiamo sprofondando sempre più perché non siamo riusciti ad assumere le misure adeguate. Trovo di fatto deplorevole che oggi, poco prima di questa discussione, sia risultato chiaro che il Commissario Hedegaard si sta adoperando il più possibile in Commissione per cercare di ottenere l’attuazione dell’obiettivo minimo per l’Unione europea. Se analizziamo la situazione corrente, è giunto il momento di portare il nostro obiettivo al 30 per cento. Qualora non dovessimo innalzarlo, potremmo per esempio scordarci il nostro famoso scambio di emissioni a livello europeo. Se il CO2 non ha un prezzo adeguato perché i nostri obiettivi sono troppo bassi, avremo alimentato dibattiti per anni, ma saremo ancora lontani dal raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissi. Per quanto concerne la trasformazione dell’economia europea per renderla più sostenibile, come indicato nei titoli del programma della Commissione, chiunque si dichiarerebbe disposto a parteciparvi. Tuttavia, signor Presidente della Commissione, per quel che riguarda questo programma la sua Commissione non si è ancora pronunciata in merito al modo in cui gli obiettivi devono essere conseguiti nell’economia europea. Quali strumenti e quali programmi di incentivo dobbiamo usare a tal fine?

L’onorevole Ek ha accennato ad alcuni ambiti specifici. Vi è molto lavoro da svolgere per tale programma. Sulla base di ciò di cui attualmente disponiamo, il Parlamento europeo non può ancora, a mio avviso, affermare che dopo Lisbona questa è ora una strategia riuscita. La strategia Europa 2020 è stata per così dire formulata in maniera da condurci dal fallimento della strategia di Lisbona al prossimo insuccesso.

 
  
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  Michał Tomasz Kamiński, a nome del gruppo ECR. – (PL) Signora Presidente, penso che il presidente Barroso oggi sia realmente chiamato a svolgere un ruolo estremamente difficile. Il suo compito è uno dei più ardui nell’Unione europea. Deve dividere il suo tempo tra ragionamenti con la sinistra e con la destra, persone che hanno le risposte migliori ai problemi più complessi, Il destreggiandosi con maestria tra queste proposte. Ritengo che la migliore di esse sia la strategia per il 2020 avanzata dalla Commissione. Sono sorpreso dalle proposte che sono state formulate in questa Camera secondo cui il modo per ovviare alla situazione attuale, estremamente spinosa, consisterebbe nel ripetere i nostri errori.

Aggiungerei che ho trascorso 18 anni della mia vita in un paese chiamato Repubblica popolare di Polonia in cui vi era un ministro del commercio interno e gli scaffali nei negozi erano vuoti. Vi era un ministro del commercio interno, ma non vi era alcun commercio interno. Oggi, da 20 anni, e ringrazio Dio, non abbiamo più un ministro del commercio interno in Polonia, ma abbiamo un commercio interno.

Mi preme precisare che il rimedio all’attuale crisi sicuramente non consiste in una maggiore regolamentazione né in tasse più alte o un maggiore interventismo. Non sono ovviamente un fanatico del mercato libero. Ritengo che il ruolo dello Stato consista nel correggere i meccanismi di mercato, ma ciò dovrebbe avvenire con la massima cautela. Se vogliamo parlare onestamente di sviluppo in Europa, ricordiamoci come abbiamo votato in merito alla direttiva sui servizi nell’ultimo mandato parlamentare. Rammentiamoci quanto è accaduto con la direttiva sui servizi in questa Camera. Senza libera circolazione di persone, servizi e capitali, l’Europa non sarà in grado di competere efficacemente con gli altri continenti del mondo.

Oggi stiamo udendo in questa sede che non possiamo competere con altre regioni di integrazione politica ed economica, ma sicuramente siamo noi a costringere i nostri imprenditori a spostarsi altrove con una regolamentazione eccessiva e oneri esorbitanti a carico delle aziende. Chiediamoci pertanto che cosa potremmo fare in più per sostenere la strategia per il 2020, perché non vi è altro e, come è ovvio, dalla crisi dobbiamo emergere.

Non vi è inoltre alcun dubbio quanto al fatto che dobbiamo aiutare la Grecia. Per noi polacchi, che io qui rappresento, la parola “solidarietà” ha un grande significato. Oggi dobbiamo pertanto dimostrare alla Grecia la nostra solidarietà. Vorrei ribadire nuovamente che dobbiamo fare quanto in nostro potere affinché l’Europa si riprenda dalla crisi economica perché non è soltanto un problema con cui si confrontano milioni di famiglie, ma anche un problema di fiducia nel nostro futuro. Personalmente confido nel futuro dell’Europa, credo nel nostro successo.

 
  
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  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signora Presidente, se confronto la discussione sull’ultimo punto all’ordine del giorno con l’attuale discussione, stiamo chiaramente parlando di due mondi paralleli. Da un lato abbiamo un’Unione europea in cui Stati come Grecia, Italia, Spagna e Portogallo versano in una profonda crisi e altri come Germania e Francia intraprendono azioni di blocco, mentre dall’altro abbiamo un’Unione europea per la quale è stata sviluppata una strategia che non raccoglie in alcun modo tali sfide.

Con questa strategia non abbiamo né definito una nuova direzione per lo sviluppo dell’Unione europea né fornito risposte agli interrogativi riguardanti gli strumenti che non funzionano. Analogamente, non abbiamo compiuto alcun tentativo per chiarire la distribuzione delle competenze tra Stati membri e Unione europea né il rapporto tra l’area dell’euro e i paesi dell’Unione europea che non ne fanno parte. Non abbiamo incluso alcuno dei temi emersi negli ultimi anni in relazione alla strategia di Lisbona né dato risposte lungimiranti. Non abbiamo fornito alcuna precisazione per quanto concerne il futuro sviluppo dell’Unione europea. Ciò, come è ovvio, ha dato luogo a gran parte del disaccordo che ora percepiamo.

Per quel che riguarda la discussione sul buon governo economico europeo e il Fondo monetario europeo, anche in questo caso non possiamo semplicemente agire come se fosse possibile proseguire con tale strategia in questo modo. Prima di parlare di attuazione della strategia Europa 2020, abbiamo urgentemente bisogno di accantonarla per un attimo e concederci più tempo per il processo decisionale. Dobbiamo analizzare le sfide effettive con le quali ci stiamo confrontando. Nel farlo, dobbiamo coinvolgere la società civile e, soprattutto, il Parlamento in misura notevolmente maggiore di quanto si sia fatto sinora. Altrimenti ci dirigeremo inesorabilmente verso la catastrofe a occhi spalancati!

 
  
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  Godfrey Bloom, a nome del gruppo EFD. – (EN) Signora Presidente, è vergognoso che il presidente della Commissione Barroso abbia lasciato l’Aula. Penso che avrebbe avuto molto da imparare da me questo pomeriggio!

Consiglio a voi tutti di non preoccuparvi troppo dell’Unione europea nel 2020 perché sono pressoché convinto che non esisterà più! Finirà come l’Unione sovietica alla quale somiglia così tanto, e per gli stessi motivi: è centralizzata, corrotta, ademocratica e incompetente; è guidata da un’alleanza empia di grandi affaristi e ricchi burocrati; è sponsorizzata da un’agenda ecofascista proveniente da una piattaforma di scienza spazzatura perversa chiamata “cambiamento climatico”.

Ogni volta che gli europei hanno la possibilità di esprimersi in un referendum, la rifiutano. I britannici, ovviamente, non hanno avuto l’opportunità di dire la propria grazie all’inganno degli unici tre partiti che hanno accesso al dibattito televisivo nel mio paese con l’aiuto e il favoreggiamento di un’emittente del servizio pubblico corrotta dall’Unione nota come BBC.

L’Unione europea sta già cadendo a pezzi. Le scene alle quali oggi assistiamo in Grecia si propagheranno negli altri paesi del Mediterraneo prima di quanto si possa immaginare e alla fine raggiungeranno i paesi europei settentrionali, lasciati a pagare il conto. I nostri figli e nipoti ci malediranno per averli lasciati a raccogliere i resti di questa carneficina sicuramente evitabile!

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, crescita intelligente e sostenibile, interventismo, riforme, buon governo economico: una pletora di belle parole e nobili obiettivi. Tuttavia, un paio di interrogativi al riguardo destano in me qualche preoccupazione. La nuova strategia proclamata subirà un destino simile a quello della strategia che la ha preceduta? Come possiamo coinvolgere regioni e amministrazioni locali in maniera che la strategia abbia realmente successo e, in particolare, come possiamo incoraggiare e monitorare meglio la riorganizzazione dei bilanci nazionali? Con le nostre soluzioni modello dobbiamo tuttavia prestare estrema attenzione per garantire che una forma centralistica di buon governo economico europeo non si insinui dalla porta posteriore erodendo gli ultimi rimasugli di sovranità nazionale.

Sovranità significa anche assunzione di responsabilità e, di conseguenza, assunzione di responsabilità rispetto a una politica finanziaria sbagliata. E’ inaccettabile che alcuni Stati membri vivano oltre i propri mezzi a spese di altri. Dobbiamo ovviamente dare prova di solidarietà, ma non deve essere una strada a senso unico. Un governo economico centralistico che detti standard europei da Bruxelles sarebbe sicuramente la via sbagliata da percorrere.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE).(EN) Signora Presidente, ritengo importante parlare di buon governo nel senso che è ovviamente importante esercitare pressione su tutti noi affinché le riforme necessarie siano attuate, ma non dimentichiamo che la principale forma di buon governo nelle nostre mani consiste nel garantire che l’Unione europea faccia ciò che l’Unione europea è chiamata a fare.

A tale livello vi sono state carenze; la maniera in cui abbiamo sostenuto il patto di stabilità e crescita è una di queste. Non dimentichiamo che prima di costruire nuove regole, dobbiamo rispettare le norme più fondamentali, ma vorrei anche sottolineare alcuni altri aspetti. Per quanto concerne i mercati finanziari, vi invito a parlarne nell’ambito dell’economia, non come settore distinto, perché non otterremo mai investimenti e nuovi posti di lavoro se concepiamo tale ambito come una dimensione distinta.

Mi ha un po’ disturbato notare che il presidente del comitato Basilea II ha ipotizzato che la nuova regola per il requisito patrimoniale ridurrà la crescita economica dell’1 per cento. E’ un livello relativamente basso da parte sua. Innalzare il requisito patrimoniale potrebbe inoltre comportare meno investimenti e questo è proprio ciò che non ci serve se vogliamo creare una nuova fiducia nell’economia europea superando nel contempo i disavanzi di bilancio che attualmente registriamo.

Consentitemi di sottolineare una delle azioni che potremmo intraprendere insieme, e mi riferisco alla creazione dell’economia della conoscenza. E’ un paradosso che quanto più le nostre società ed economie si stanno trasformando in economie della conoscenza, tanto meno abbiamo un mercato interno perché il mercato interno è stato regolamentato per l’industria e l’economia del passato, non esattamente per il settore dei servizi verso il quale dobbiamo maggiormente orientarci considerata la direttiva sui servizi. Aggiungerei inoltre che dovremmo attuare una riforma che renda le università comunitarie più indipendenti ed europee, aperte a studenti e ricercatori, oltre a creare uno sviluppo dinamico nella società della conoscenza.

Atteniamoci a tutte le cose che possiamo fare insieme a livello europeo. Questa è il migliore buon governo europeo che possiamo avere.

 
  
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  Marita Ulvskog (S&D).(SV) Signora Presidente, provengo dallo stesso Stato membro dell’oratore che mi ha preceduta, ma mi situo a sinistra dello schieramento politico. Ciò emerge anche chiaramente dalle proposte delle quali noi socialdemocratici siamo promotori.

Il nostro gruppo vede la situazione del mondo, la situazione in Grecia: scontri nelle strade, un incombente sciopero generale, disperazione, collera, rabbia per i giochi di mercato con tutti i paesi. Ciò è stato, come è ovvio, anche esacerbato dai paesi principali dell’area dell’euro che hanno abbandonato uno Stato membro loro pari, la Grecia. Le crisi, tuttavia, si possono diffondere. E’ un momento pericoloso per tutti i paesi. Pochi di essi possono contare di essere al sicuro. Per questo abbiamo tutti bisogno di concentrarci sul superamento della crisi e la formulazione di proposte valide. Dobbiamo nondimeno scegliere un modo che non comporti semplicemente il raggiungimento di soluzioni e successi a breve termine sedando un incendio che poi divampa per bruciare nuovamente molto di quanto lo circonda.

In primo luogo, pertanto, dobbiamo investire in qualcosa che mantenga elevata la domanda. Ciò che mi preoccupa in vista del vertice di giugno è che stiamo scegliendo il modo prima descrittoci dal collega che mi ha preceduta. E’ importante che al vertice si assumano impegni chiari affinché l’Europa non passi a una modalità a bassa energia. E’ importante mantenere elevata la domanda e stimolare l’investimento. Dobbiamo ridurre il tasso di disoccupazione per donne, uomini, giovani e anziani. Personalmente sono molto delusa dalla commedia sulla parità che l’ultimo Consiglio ha messo in scena dopo la sua riunione.

In secondo luogo, dobbiamo iniziare a trasformarci in società intelligenti in termini di clima. Chiaramente ogni crisi cela un’opportunità di sviluppo: cambiare strada, trasformarsi. E’ straordinariamente importante che la Commissione lasci spazio al Commissario Hedegaard affinché sia di fatto un politico del clima in grado di fare la differenza in Europa all’incontro di Cancún.

In terzo luogo, affronterei la questione dei mercati finanziari. Qualche settimana fa, in sede di commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale abbiamo ricevuto la visita di un professore americano, il quale si è espresso in questi termini: negli Stati Uniti diciamo di non poter regolamentare il mercato finanziario perché non viene fatto in Europa. Dovremmo, ma non ne abbiamo il coraggio. Voi che dite in Europa? In Europa dite di non poter regolamentare il mercato finanziario perché non viene fatto negli Stati Uniti. Così andiamo avanti, passandoci la palla l’un l’altro. Vi sono vincitori in questo genere di politica, ma vi sono anche molti sconfitti. Questo è un aspetto che dobbiamo avere il coraggio di cambiare nella nostra Europa.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROUČEK
Vicepresidente

 
  
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  Wolf Klinz (ALDE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, in base alla mia esperienza economica so che la validità delle strategie si misura in base alla validità dei loro specifici provvedimenti attuativi e dei mezzi per monitorarli. La Commissione deve ancora fornire una risposta al riguardo. Sentiamo obiettivi, che possiamo assolutamente condividere, sentiamo nobili intenzioni, ma non sentiamo pressoché nulla sul modo in cui tali obiettivi devono essere conseguiti in termini concreti.

Avevo di fatto ipotizzato che la crisi finanziaria ed economica, la più grave che abbiamo vissuto dalla Seconda guerra mondiale e che ora si è accentuata a causa dell’ulteriore problema della crisi del debito nazionale, sarebbe stata in cima alla lista di considerazioni della Commissione. A mio parere, questo avrebbe dovuto essere il punto di partenza logico, perché le due crisi hanno modificato notevolmente la situazione.

Se non ci fermiamo soltanto alle nobili intenzioni, ma veramente intendiamo ottenere qualche risultato nei prossimi dieci anni, dovremo affrontare una serie di punti in termini molto concreti.

In primo luogo, dobbiamo rivedere le nostre finanze, non soltanto nell’Unione europea, ma in ogni Stato membro, sulla base di criteri uniformi, in maniera da sapere esattamente a che punto siamo, qual è il nostro margine finanziario e che cosa possiamo realmente permetterci di fare.

In secondo luogo, dobbiamo sviluppare un meccanismo di risoluzione delle crisi per evitare di ritrovarci nuovamente in futuro nel caos nell’eventualità di ulteriori tempeste sui mercati.

In terzo luogo, dobbiamo completare il mercato interno nei settori in cui ancora non lo è. Mi aspetto molto dalla relazione Monti, anche per quanto concerne i servizi.

In quarto luogo, dobbiamo precisare in maniera convincente come integreremo la politica monetaria comune con una politica economica e finanziaria comune strettamente correlata e anche una politica fiscale.

In quarto luogo, dobbiamo indicare molto specificamente come possiamo sostituire alla divergenza che abbiamo osservato tra gli Stati membri una crescente convergenza concentrandoci su progetti economici di natura realmente europea. Ve ne sono molti: politica energetica, interconnessioni energetiche, reti stradali e ferroviarie ad alta velocità, sistemi di navigazione e tanti progetti analoghi.

 
  
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  Emilie Turunen (Verts/ALE).(DA) Signor Presidente, vorrei esordire dicendo che il lavoro svolto per la strategia Europa 2020 è estremamente importante perché abbiamo bisogno di considerare seriamente il modo in cui in futuro sosterremo noi stessi in Europa. Dobbiamo valutare seriamente che cosa faranno in futuro i nostri 23 milioni di disoccupati europei. Nel complesso, tuttavia, noi del gruppo Verts/ALE abbiamo l’impressione che alla strategia manchino obiettivi specifici in una serie di ambiti importanti che siano intesi a trasformare il progetto di un’Europa sociale in una massima priorità per il prossimo decennio.

In primo luogo, non vediamo alcun obiettivo chiaro in termini di riduzione della disoccupazione giovanile, che raggiunge livelli allarmanti in tutti gli Stati membri. I primi passi in tale ambito potrebbero consistere nell’introdurre una garanzia per i giovani europei che offra loro un appoggio sicuro nel mercato del lavoro. In secondo luogo, dovremmo assicurare che vi siano obiettivi specifici per combattere la povertà. Ritengo che sarebbe deplorevole se gli Stati membri della regione più ricca del mondo non riuscissero a concordare obiettivi specifici per ridurre la povertà. Alcuni sostengono di non apprezzare la definizione. A queste persone replicherei che non dovrebbero consentire ai tecnicismi di frapporsi. Altri affermano che non esiste una base giuridica nei trattati. A loro ribatterei che abbiamo il nuovo trattato di Lisbona.

In terzo luogo, dobbiamo lavorare in maniera coerente su un piano di occupazione vincolante. E’ necessario collegare investimenti ecologici a nuovi posti di lavoro. Bisogna rieducare e formare la nostra forza lavoro in maniera che sia in grado di occupare questi posti. Da ultimo, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea devono garantire che vi sia un obiettivo distinto per lo sviluppo di un’Europa sociale nel cui ambito lo stesso livello di ambizione sia applicato all’occupazione e alla sicurezza sociale e l’attenzione sia rivolta non soltanto alla quantità, ma anche alla qualità dei posti di lavoro creati. La strategia Europa 2020 non prevede tali parametri, per cui rimane del lavoro da svolgere.

 
  
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  Malcolm Harbour (ECR).(EN) Signor Presidente, vorrei parlare di una mancanza di ambizione che noto nella strategia Europa 2020 in relazione al modo in cui possiamo utilizzare gli strumenti attualmente a nostra disposizione, e mi riferisco al mercato interno, – affinché funzioni in maniera estremamente efficiente e si possano creare nuovi posti di lavoro e opportunità: il genere di soluzioni delle quali parlava poc’anzi l’onorevole Turunen. Non è sufficiente – e mi rivolgo al Presidente e al Consiglio, se il Commissario sta ascoltando – porre il mercato unico e il suo ottenimento sotto il titolo: “Collegamenti mancanti e strozzamenti”. E’ molto più importante di così, onorevoli colleghi. E non basta dire che la Commissione proporrà interventi; è un’impresa condivisa da Commissione e Stati membri.

La mia commissione, quella per il mercato interno, questa settimana ha adottato una relazione, a una maggioranza notevole, che delinea alcune idee realmente ambiziose per intraprendere un’azione comune in vista del completamento del mercato interno. La riceverete la prossima settimana assieme alla relazione del professor Monti. Operiamo alcuni cambiamenti qui, da ambedue le parti. Ciò che vogliamo è una legge sul mercato unico, una serie di obiettivi politici chiari per completare il mercato unico. Vogliamo inoltre appalti pubblici, strumento notevolmente sottoutilizzato per conseguire tali obiettivi di innovazione e tecnologia verde. La questione è a malapena menzionata nel documento. In nome del cielo, perché parliamo di altri obiettivi se non stiamo compiendo alcun progresso rispetto a quelli che ci siamo già prefissati?

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, la strategia oggi sottoposta alla nostra attenzione non fornisce alcuna risposta ai gravi problemi con i quali ci stiamo confrontando e ancor meno al vero e proprio dissesto economico e sociale che l’imposizione delle politiche di libera concorrenza sta provocando in alcuni Stati membri con economie più fragili. E’ un errore insistere su politiche identiche alla strategia di Lisbona liberale, che ha lasciato lungo la strada gli obiettivi annunciati 10 anni fa di piena occupazione ed eliminazione della povertà, dando invece la priorità agli interessi di gruppi economici e finanziari, a loro vantaggio, ma al prezzo di un peggioramento della situazione sociale e occupazionale.

Tutto ciò che dovete fare è guardare alle conseguenze dell’applicazione dei criteri ciechi del patto di stabilità, nonché delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni di settori strategici del servizio pubblico, tra cui servizi finanziari, energia, trasporti e servizi postali. Tutto ciò che dovete fare è guardare a ciò che sta accadendo nel campo dell’occupazione con una minore sicurezza del posto di lavoro e una maggiore disoccupazione, ora superiore a 23 milioni, ai quali potremmo aggiungere gli 85 milioni di poveri.

Contrariamente a ciò che vorrebbero farci credere, tutti gli indicatori dimostrano che se le strategie seguite sinora dovessero essere confermate, i tassi di crescita economica sarebbero molto bassi e inferiori rispetto ad altre parti del mondo, il che significa che la disoccupazione peggiorerebbe, i posti di lavoro diventerebbero meno sicuri e meno ben retribuiti, la povertà e l’esclusione sociale peggiorerebbero. Purtroppo il bilancio dell’Unione non fornisce alcuna risposta al bisogno di coesione economica e sociale, come ha dimostrato la situazione in Grecia.

E’ tempo pertanto di valutare e ammettere le conseguenze delle politiche che sono state seguite. E’ tempo di attribuire la priorità alla sostenibilità sociale. E’ tempo di porre un freno alla speculazione finanziaria e alla dominazione dell’economia da parte della finanza. E’ tempo di porre fine al patto di stabilità e conferire alla Banca centrale europea altre funzioni, imporre controlli effettivi sul settore finanziario e dare la priorità a un vero patto per il progresso e lo sviluppo sociale.

 
  
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  Mario Borghezio (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fatto che siamo qui a discutere e a esaminare il contenuto di questa Strategia 2020, mentre ad Atene muoiono gli operai e un paese, un popolo è sull'orlo del precipizio, offre un'immagine abbastanza significativa, oserei dire anche grottesca della politica europea.

È molto singolare che in una situazione di questo genere la Commissione non senta il dovere di fare una profonda riflessione autocritica, perché non è che non veda che questa situazione di crisi, che raggiunge ormai per certi aspetti dei caratteri direi drammatici, è conseguenza di molti e gravi errori, come dimostra il fallimento della strategia di Lisbona. Molti errori e un imputato che si chiama euro.

Ci venite a dire, in tutte le dichiarazioni, che la Grecia è un fatto isolato: ma ce lo direte anche quando – speriamo di no – ci sarà una situazione analoga per esempio per la Spagna, sarà un altro caso isolato? Qui siamo un po' stanchi di sentire la giustificazione di casi isolati: erano casi isolati anche i subprime. È poco credibile e molto difficile accettare le indicazioni della Commissione, nel momento in cui l'Unione europea non ha ancora deciso di fare pulizia nelle banche europee e di dire ai risparmiatori, ai produttori, all'economia reale, quanta porcheria c'è ancora nelle banche europee, per fare una strategia.

Teniamo ben presente questi punti e ricordiamoci che una strategia seria deve partire dall'economia reale, dal sistema delle piccole e medie imprese, e deve naturalmente dare un ruolo, attraverso la partecipazione, un ruolo di responsabilità anche ai lavoratori.

 
  
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  Csanád Szegedi (NI).(HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il più grave problema nell’Unione è indubbiamente la disoccupazione. Di tale situazione non possiamo tuttavia attribuire la colpa ai lavoratori, ai piccoli coltivatori o agli imprenditori. L’unica colpevole è la filosofia politica ed economica che ha spalleggiato le multinazionali ai danni dei lavoratori, dei piccoli coltivatori e dei piccoli imprenditori locali. Le multinazionali, senza radici, esclusivamente orientate al profitto, vogliono conquistarsi la maggior parte degli utili contribuendo il meno possibile ai costi pubblici.

Qualunque decisione strategica che favorisca gli interessi locali è positiva per gli Stati membri dell’Unione europea, mentre qualunque decisione che sostenga l’egemonia delle multinazionali è negativa. Il movimento per un’Ungheria migliore vorrebbe porre fine al monopolio economico delle multinazionali e restituire l’Europa ai piccoli coltivatori e alle aziende a conduzione familiare in maniera che con il loro aiuto si possa eliminare la disoccupazione nella Comunità europea.

 
  
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  Herbert Reul (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, il presidente della Commissione ha appena affermato che in tempi come questi non possiamo assumere un approccio del “si salvi chi può”, ma prima occorre una cooperazione efficace e un intervento decisivo. E’ vero. Abbiamo pertanto anche bisogno di una strategia di azione. Ho però l’impressione che questo progetto per il 2020, e soprattutto il modo in cui lo negozieremo e lo finalizzeremo qui, non preveda alcuna strategia che possa dirsi tale. E’ più una riflessione messa su carta che ora viene fatta passare sotto il rullo compressore di una procedura accelerata. Nutro dubbi quanto al fatto che questo possa essere il modo per evitare i problemi che il presidente Barroso ha giustamente descritto. Per esempio, ha affermato che il problema più grave della strategia di Lisbona è consistito nel fatto che le parti interessate non sono state coinvolte, non vi è stata appropriazione della strategia e, pertanto, tali parti non hanno partecipato alla sua realizzazione. Questo è quanto è accaduto esattamente.

Se ciò è tuttavia vero, per una nuova strategia dobbiamo concederci il tempo di lavorare tranquillamente affinché le parti interessate siano realmente coinvolte e se ne possa discutere con calma. Comprendo che in un momento in cui la crisi finanziaria e il problema della Grecia ci pongono quotidianamente nuove difficoltà non possiamo gestire la questione in questo modo. La mia non è neanche una critica. Sono invece critico rispetto al fatto che noi in Parlamento permettiamo che ci venga imposto il modo in cui affrontare il programma.

Alla conferenza dei presidenti delle commissioni abbiamo espresso diverse volte il desiderio di strutturare la tempistica in maniera un po’ più attenta per poter procedere più scrupolosamente. La procedura viene invece accelerata: oggi stiamo tenendo una discussione e un’altra avrà luogo nella tornata di maggio, dopodiché in giugno la proposta passerà al Consiglio e i giochi saranno fatti. Non stupitevi se alla fine di tutto questo non vi sarà alcun cambiamento percepibile per quanto concerne l’azione intrapresa. Io non ne sarei sorpreso perché non è possibile operare un cambiamento in questo modo. Ci occorre un’analisi accurata e non il genere di conclusioni superficiali che il Commissario per l’azione climatica ha tratto negli ultimi giorni, alla luce della situazione di crisi e del fatto che ora si generano meno emissioni di CO2, nel senso che ora possiamo puntare a un 30 o 40 per cento.

La crisi non può essere la normalità! La normalità deve essere una prospettiva lungimirante. Dobbiamo analizzare approfonditamente la situazione e valutare con attenzione le conclusioni che possiamo trarre da progressi, sviluppo economico, innovazione e ricerca, cosa che però di fatto ovviamente non faremo.

 
  
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  Alejandro Cercas (S&D).(ES) Signor Presidente, grazie al Presidente in carica del Consiglio López Garrido, grazie a qualcuno che può trasmettere il messaggio al presidente del Collegio dei Commissari.

Spero che alle sue parole seguiranno azioni e in giugno vedremo un Consiglio molto diverso da quello che abbiamo visto in primavera. Questo perché le sue parole, che sostengo dalla prima all’ultima, non mi rassicurano né fugano i miei timori di vedere un Consiglio totalmente apatico, dubbioso, che talvolta solleva persino interrogativi tali da gettarci nel panico. Mi riferisco per esempio al fatto che gli obiettivi, i nostri grandi obiettivi politici calcolati, non siano auspicabili e neppure conseguibili.

Grazie dunque al Presidente in carica del Consiglio López Garrido. Spero che la Presidenza spagnola contribuirà alla risoluzione di tutte queste incertezze perché sono persuaso che a tempo debito questa sarà vista come epoca di grande impeto nella storia dell’Europa. Viviamo un momento molto confuso in cui tra le principali sfide con le quali siamo chiamati a confrontarci vi è l’interrogativo: vogliamo più o meno Europa?

Questo è lo scopo della strategia Europa 2020. Nell’arco di un decennio saremo più o meno uniti? La vittoria arriderà a coloro che credono che dobbiamo lavorare insieme per risolvere i problemi economici e sociali o a coloro che vorrebbero ritornare al nazionalismo distruggendo persino gli elementi fondamentali costruiti negli ultimi 40 anni? Saremo più solidali? Saremo pronti ad adottare obiettivi di solidarietà reciproca, condividere più equamente, costruire maggiore ricchezza e ripartirla in maniera più giusta, oppure lasceremo tutto nelle mani dei mercati?

Personalmente non credo, come hanno affermato alcuni colleghi, che ciò sia accaduto perché vi è stata molta Europa, molta regolamentazione o molta giustizia sociale. Viceversa è la mancanza di Europa, la mancanza di regolamentazione che ha portato alla crisi.

Vorrei pertanto formulare due richieste, signor Presidente in carica del Consiglio: manteniamo gli obiettivi di lotta alla povertà e promozione di un’istruzione migliore che sono contenuti nel testo della Commissione, ma non figurano in quello del Consiglio, e associamo il Parlamento alla voce della gente in maniera che l’agenda dei cittadini possa essere l’agenda dell’Europa anziché essere l’agenda dei tecnocrati o dei cosiddetti “mercati”, che è spesso l’agenda degli speculatori.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE).(SV) Signor Presidente, ciò che colpisce la Grecia colpisce noi tutti, anche i paesi al di fuori dell’area dell’euro. Oggi l’Europa ha bisogno di essere unita e intraprendere un’azione risoluta, senza ulteriori divisioni. Pertanto, signor Commissario, è una profonda delusione la prevista assenza venerdì di 11 paesi. E’ stato detto che abbiamo un destino comune in Europa, ma purtroppo adesso non è così.

Ovviamente è necessario rafforzare la supervisione dei mercati finanziari e ovviamente occorre una legislazione più rigida. Questo è un elemento che come liberale anch’io posso comprendere e accettare, ma è necessario procedere in maniera equilibrata e coordinata a livello globale.

Intraprendiamo un’azione risoluta e aggressiva se dovesse rendersi necessario, ma non agiamo in preda al panico. Dobbiamo restare il più possibile distaccati in maniera da non arrecare ulteriori danni alla ripresa economica che, nonostante tutto e malgrado la situazione in Grecia, è percepibile.

Nell’udire l’onorevole Bloom, sono rimasto veramente sconvolto. Non è qui adesso, ma paragonare l’Unione europea all’Unione sovietica è un insulto a tutti coloro che hanno sofferto sotto la tirannia sovietica e ai milioni di morti. Penso che l’onorevole Bloom dovrebbe porgere le proprie scuse a tutti quelli che ha insultato.

 
  
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  Lajos Bokros (ECR).(EN) Signor Presidente, quando il primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero ha assunto ufficialmente la Presidenza spagnola a Strasburgo, ha presentato un intervento sulla strategia Europa 2020 senza menzionare una sola volta il motivo per il quale la strategia di Lisbona è stata fondamentalmente un insuccesso. Gli ho poi posto la domanda: come è possibile proporre una nuova strategia senza aver analizzato il fallimento di una precedente?

Ora non ho altra scelta se non ripetere la domanda perché il nuovo documento non contiene una sola parola sui motivi che hanno portato all’insuccesso della strategia di Lisbona. La prego, signor Presidente in carica del Consiglio, di rispondere al mio quesito: come è possibile stabilire una nuova serie estremamente ambiziosa di obiettivi senza aver prima analizzato i motivi dell’insuccesso della strategia di Lisbona?

 
  
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  Cornelis de Jong (GUE/NGL).(NL) Signor Presidente, esorto Commissione e Consiglio a compiere scelte chiare. In primo luogo: scegliamo la democrazia. Come intende il Consiglio prendere decisioni che imporranno politiche socioeconomiche negli Stati membri per un decennio senza che gli elettori possano esprimere il proprio parere in merito nell’arco di questi dieci anni? Ciò significherebbe, per esempio, che un primo ministro olandese uscente potrebbe prendere decisioni valide per un decennio, il che è semplicemente inaccettabile.

In secondo luogo: scegliamo il lavoro retribuito. L’obiettivo del 75 per cento di occupazione è più che condivisibile, ma l’Europa non ha più bisogno di lavoratori poveri. Come definisce il Consiglio di fatto l’occupazione?

In terzo luogo: scegliamo una spesa pubblica sana. Come può la Commissione presentare un bilancio per il 2011 promettendo una crescita non inferiore al 5,8 per cento, mentre la strategia Europa 2020 pone notevolmente l’accento su misure di austerity?

In quarto luogo: scegliamo un mercato interno sociale. Commissione e Consiglio concordano con la commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, la quale ha proposto che il mercato interno abbia una maggiore etica sociale e le gare di appalto si concentrino maggiormente sulla qualità e la giustizia sociale?

In quinto luogo: scegliamo la riduzione della povertà. Per quanto concerne la riduzione della povertà, il Consiglio punta solo alla crescita economica. Negli ultimi anni la crescita economica ha portato soprattutto i dirigenti a percepire retribuzioni esorbitanti, ma i poveri sono diventati ancora più poveri. Quali provvedimenti saranno adottati per garantire che le banche e le fasce più alte di reddito, non i poveri, paghino per esempio il conto della crisi?

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, per affrontare in modo costruttivo il problema occupazionale, le parole d'ordine nell'azione comunitaria sono tre: reagire, evolvere, tutelare.

Reagire, ovvero abbandonare i toni celebrativi dell'euro-propaganda per affrontare in modo concreto i problemi che affliggono i cittadini dell'Unione europea, garantendo un collegamento diretto tra il mondo della formazione e le esigenze del mercato e del territorio, riqualificando presso i giovani la percezione delle professioni manuali.

Evolvere, ovvero fare della Strategia UE 2020 una sintesi positiva tra le richieste delle imprese e quelle dei lavoratori, a favore di un mercato del lavoro in cui sia la flessicurezza delle forme contrattuali a rispondere all'instabilità della domanda del mercato.

Tutelare, ovvero dare lavoro a chi lo ha perso, prima di tutto ai nostri cittadini: gli Stati membri devono quindi valutare le politiche sull'immigrazione in base alla reale necessità di immigrazione e con 23 milioni di disoccupati bisognerebbe valutare la possibilità di bloccare, per alcuni anni, l'immigrazione extracomunitaria. Non vedo altri modi per proteggere il nostro lavoro, il nostro sistema sociale. Ci vogliono concretezza, coraggio e decentramento.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE).(RO) Signor Presidente, una crescita economica sostenibile richiede ingenti investimenti continui anche nel settore dei trasporti, che rappresenta il 10 per cento del PIL dell’Unione europea e assicura più di 10 milioni di posti di lavoro.

Colgo l’opportunità per esortare Commissione europea e Consiglio, quando finalizzeranno la strategia Europa 2020, a tener conto anche dei seguenti fattori estremamente rilevanti che concernono il settore dei trasporti: promozione di ricerca, sviluppo e innovazione per giungere a trasporti ecologici; consolidamento dell’obiettivo comunitario della decarbonizzazione dei trasporti attraverso l’uso di risorse alternative, macchine elettriche, sistemi di trasporto intelligenti, gestione intelligente del traffico, anche nel settore dell’aviazione; miglioramento del coordinamento tra infrastrutture per migliorare la tutela ambientale, le condizioni sociali dei lavoratori e la sicurezza dei passeggeri.

In alcuni ambiti specifici vorrei sottolineare i seguenti aspetti assolutamente essenziali: necessità urgente di attuare il cielo unico europeo nel settore dell’aviazione; necessità urgente di realizzare l’interoperatività nel settore ferroviario, ampliamento e miglioramento delle infrastrutture stradali e miglioramento della sicurezza sulle strade europee nel settore dei trasporti su gomma; ottenimento della co-modalità nei porti interni e ampliamento delle “autostrade del mare” per il trasporto marittimo e fluviale; necessità urgente di uno sviluppo sostenibile della mobilità urbana.

La Commissione europea deve tener conto di tutti questi aspetti legati alla mobilità, che deve essere uno degli elementi fondamentali della strategia Europa 2020. Lo sviluppo ben coordinato del settore dei trasporti è essenziale per lo sviluppo sostenibile, nonché per preservare e creare posti di lavoro stabili.

 
  
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  Anni Podimata (S&D).(EL) Signor Presidente, la ringrazio infinitamente. Mi consenta di esordire, come greca, esprimendo il mio profondo rammarico per i tragici avvenimenti verificatisi nel mio paese che hanno portato alla morte di tre cittadini rimasti intrappolati in una banca quando elementi estremisti, durante una massiccia manifestazione assolutamente pacifica, vi hanno appiccato il fuoco.

Vorrei cogliere questa tragica opportunità, poiché so che tutta l’Europa e tutti i mezzi di comunicazione europei oggi osservano la Grecia, per chiedere ai miei colleghi in Aula di dare prova di responsabilità, compostezza, solidarietà e, aspetto più importante, rispetto nei confronti di una nazione che sta affrontando un momento estremamente complesso. Lo dico perché temo che, domani, alcuni importanti quotidiani europei titoleranno a caratteri cubitali, proprio alla luce di questi tragici avvenimenti, che i loro timori e dubbi in merito alla capacità e alla volontà della Grecia di attuare le difficilissime decisioni prese per quanto concerne la riforma finanziaria sono giustificati.

Il giorno immediatamente successivo all’accordo di domenica scorsa è infatti ricominciata la stessa solfa che sentiamo dall’11 febbraio con una serie di commenti sull’inefficacia dei provvedimenti greci e le prospettive di ristrutturazione del debito greco, speculazioni in merito alla possibilità che il paese lasci l’area dell’euro e, ovviamente, nuovi attacchi da parte dei mercati sia alle obbligazioni greche sia alle obbligazioni portoghesi e spagnole.

Mi domando, visto che stiamo anche discutendo le prospettive della strategia per il 2020, dove condurrà tutto questo. Mi chiedo dove ci stiamo dirigendo con questa dipendenza assoluta delle economie nazionali dalle crisi dei mercati, dalle valutazioni delle agenzie di rating del credito che non rispondono a nessuno e i cui giudizi, siano essi giusti o sbagliati, in merito a imprese o Stati, specialmente paesi dell’area dell’euro, non comportano assolutamente alcuna conseguenza né sono sottoposti ad alcuna forma di controllo.

(Applausi)

 
  
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  Ramona Nicole Mănescu (ALDE).(RO) Signor Presidente, negli ultimi due anni abbiamo dovuto confrontarci con la più grave crisi economica globale. E’ dunque fondamentale che i nostri sforzi siano meglio rivolti per poter dare slancio alla competitività, alla produttività e al potenziale di crescita economica.

Gli obiettivi della strategia devono essere realistici. Per questo occorre definirli in stretta correlazione con gli obiettivi nazionali degli Stati membri, a loro volta definiti in base alle priorità e alle specificità di ciascuno Stato membro. Di conseguenza, accolgo con favore l’idea che gli obiettivi adottati a livello comunitario siano ripartiti in vari obiettivi nazionali.

Nell’ambito di una risoluzione parlamentare ho chiesto alla Commissione di formulare nuove misure come eventuali sanzioni per gli Stati membri che non dovessero applicare la strategia e incentivi per quanti la applicano. L’erogazione di fondi da parte dell’Unione europea dovrebbe infatti essere subordinata non soltanto al conseguimento di risultati, ma anche alla compatibilità con gli obiettivi della strategia. Non dobbiamo tuttavia trascurare l’importanza della politica di coesione per il conseguimento degli obiettivi economici e di sviluppo dell’Unione.

Occorre pertanto analizzare approfonditamente le proposte della Commissione perché una proposta come quella intesa a sospendere automaticamente i fondi strutturali per Stati membri con notevole disavanzo di bilancio rappresenterebbe una proposta irrealistica e del tutto incompatibile con gli obiettivi della politica di coesione, specificamente quelli intesi a ridurre le disparità tra Stati membri.

 
  
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  Oldřich Vlasák (ECR). – (CS) Signor Presidente, l’Unione europea rappresenta la più grande entità geopolitica al mondo in termini di popolazione. Il nostro successo a oggi, al quale dobbiamo accostarci con estrema umiltà nell’attuale periodo di crisi, consiste nella capacità delle nostre economie di sviluppare le proprie potenzialità di innovazione e, soprattutto, esportazione.

Ciò risulta particolarmente chiaro rispetto a concorrenti come gli Stati Uniti e il Giappone, ma anche a Cina, India e Brasile. In tale contesto ritengo fondamentale mantenere l’attenzione strategica concentrata specialmente sulla crescita economica e la creazione di posti di lavoro. I problemi sociali e il cambiamento climatico non devono, al riguardo, poter distogliere l’attenzione dagli obiettivi principali.

Nel contempo dobbiamo ricordare che un prerequisito fondamentale per una crescita intelligente e sostenibile nei nostri Stati membri, nonché nelle loro regioni e nei loro comuni è un’infrastruttura adeguata, sia in termini di trasporto sia a livello ambientale. Tale fattore non è tenuto sufficientemente presente nella strategia Europa 2020 e l’attenzione essenziale per la prosecuzione e il rafforzamento degli investimenti nello sviluppo delle infrastrutture è dunque completamente assente, specialmente nei paesi e nelle regioni in cui al momento sono sviluppate in maniera inadeguata.

 
  
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  Joe Higgins (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, la Commissione europea, nella strategia Europa 2020, si affida fondamentalmente al capitalismo neoliberale e a un sistema di mercato, in altre parole gli stessi fattori che hanno fatto sprofondare il mondo nell’attuale caos economico e sono illustrati nella risposta della Commissione e dei governi dell’Unione alla crisi finanziaria in Grecia: vergognosa capitolazione dinanzi alla speculazione e all’affarismo degli squali dei mercati finanziari; richiesta che la classe lavoratrice, i pensionati e i poveri in Grecia rinuncino ai propri servizi e alla propria qualità di vita per alimentare l’avidità insaziabile di questi mercati finanziari, che non sono una sorta di divinità onnipotente come i commentatori dei mezzi di comunicazione vorrebbero farci credere, bensì banche di investimento, operatori di fondi di copertura, detentori di obbligazioni e affini, parassiti a caccia di super-profitti che speculano deliberatamente per creare instabilità finanziaria dissanguando i lavoratori. E’ questa l’Europa che vogliamo per il 2020?

E’ patetico sentire il presidente Barroso appellarsi al loro senso di responsabilità: è come chiedere a uno squalo di rinunciare al richiamo del sangue! La resistenza della classe lavoratrice greca dovrebbe essere appoggiata dai lavoratori di tutta l’Europa. Dobbiamo spezzare la dittatura del mercato. Per farlo però non servono stolti che incendiano banche, bensì mobilitazioni di massa sostenute e azioni di sciopero da parte dei lavoratori per sostituire a questo sistema malato il socialismo democratico e una vera società umana da creare entro il 2020.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). – (SK) Signor Presidente, con tutto il dovuto rispetto per i documenti sottoposti alla nostra attenzione, la loro somiglianza con i piani quinquennali che dovevano portare prosperità al blocco orientale non può essere sottovalutata. Esordiscono persino riconoscendo che la precedente strategia non ha avuto, per vari motivi, il successo sperato.

Dopodiché enunciano ambiziosi obiettivi e cercano di persuadere la gente che questa volta tutto veramente migliorerà. Il miglioramento però non vi è stato. Si sono alternate strategie e l’economia è crollata. Tali strategie non hanno rispettato le regole di base della vita economica. Oggi l’Europa arranca nonostante il fatto che abbia una percentuale superiore di istruiti rispetto a paesi di maggiore successo come Cina o India. Perché? Perché risponde a ogni nuovo problema come il Consiglio europeo o la Commissione, creando un’ennesima nuova istituzione o autorità. Gli europei più colti scompaiono dunque nei meandri di varie organizzazioni e questi milioni di istruiti che potrebbero lavorare mettendo a frutto la propria creatività in altri settori, per esempio innovazione e sviluppo nel settore produttivo, si limitano a manipolare pezzi di carta negli uffici depauperando risorse comuni.

Onorevoli colleghi, se veramente vogliamo conseguire esiti migliori, dobbiamo soprattutto semplificare le regole per la coesistenza e le attività imprenditoriali riducendo l’onere amministrativo. Dobbiamo creare più spazio affinché si esprimano l’indipendenza, l’imprenditorialità e la creatività delle persone e reincanalare il denaro che attualmente stiamo spendendo per l’amministrazione verso progressi e sostegno all’innovazione e allo sviluppo nel settore produttivo.

 
  
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  Othmar Karas (PPE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, i nostri obiettivi sono una comunità europea, un’unione politica credibile, una crescita sostenibile, un’occupazione sostenibile, nonché innovazione, coesione sociale e competitività sostenibile.

Europa 2020 non è un nostro obiettivo. Europa 2020 deve essere uno strumento per consentirci di realizzare i nostri obiettivi. Deve diventare la nostra dichiarazione di Schuman del 2010 ed essere tangibile come quella del 9 maggio 1950. Europa 2020 non deve degenerare in una sequela di desideri irraggiungibili per il futuro o un cestino pieno di tutte le nostre questioni irrisolte, i nostri problemi e le nostre frustrazioni. Deve essere uno strumento tangibile, finanziabile e sostenibile che fornisca una risposta alla crisi, un progetto motivante e testabile dell’Unione europea che siamo in grado di sottoscrivere. Europa 2020 deve mettere in moto progetti specifici di crescita, occupazione, ricerca, innovazione e competitività sostenibile.

Dobbiamo rivedere le nostre finanze in tutti gli Stati membri e l’Unione europea per disporre di un punto di partenza onesto per i nostri piani futuri e sapere che cosa finanziare e per cosa ci serve il denaro. Ci occorre altresì un controllo di idoneità di Europa 2020 per le nostre politiche nazionali in materia di bilancio, tassazione, ricerca, energia, innovazione e affari sociali. Dovremmo esprimere pieno sostegno alle misure del Commissario Rehn.

Europa 2020 deve essere espressione della nuova volontà politica comune e la nostra risposta al purtroppo crescente nazionalismo, egoismo e protezionismo. Completiamo il mercato interno e, unitamente all’unione monetaria, creiamo un’unione economica forte che sia parte di un’unione politica credibile. Di questo abbiamo bisogno, né più né meno.

 
  
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  Sergio Gaetano Cofferati (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, confesso la mia preoccupazione relativa al vertice di giugno, perché non vedo nella discussione elementi di novità in grado di correggere in positivo le raccomandazioni del Consiglio di primavera. Quelle raccomandazioni erano già deludenti: deludenti perché non avevano nessun rapporto con un minimo di analisi critica sui limiti di Lisbona e sugli effetti della mancata attuazione di alcune delle elaborazioni più importanti sul piano politico e culturale che erano state fatte in quell'occasione.

Deludenti anche perché prescindono dalla crisi: sono 10 punti indicati genericamente, senza una connessione logica tra di loro; sono la somma di buone intenzioni che non sembrano però produrre una politica. E qui siamo ancora. Né non vedo la volontà concreta di scegliere delle priorità. Il problema dell'Europa è quello del suo livello di competitività nel sistema globale. Dunque, non può prescindere dalla coesione sociale, uno dei fattori fondamentali della competitività. Senza coesione, nessun paese – e ancor meno degli aggregati sovranazionali – sono in grado di stare nel mercato mondiale, perché avrebbero dentro di sé conflitti che gli farebbero perdere posizioni competitive quotidianamente.

Dall'altra parte c'è il tema dell'innovazione: non basta evocarla, bisogna assumere obiettivi precisi, che lì non ci sono, sulla quantità di risorse da destinare all'innovazione, sia quella del prodotto, sia quella del processo. Soltanto la qualità, sia nel vivere civile, nel lavoro e, dall'altra parte, nella produzione di beni o di servizi, può rimettere l'Europa in grado di competere dopo gli effetti pesantissimi di questa crisi. Aggiungo da ultimo che c'è un problema che non viene mai evocato: obiettivi ambiziosi si praticano se c'è anche integrazione politica. Gli Stati membri di questo non parlano, hanno rimosso il tema: la pessima gestione della crisi greca è lì a dimostrarlo.

 
  
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  Ivo Strejček (ECR). – (CS) Signor Presidente, provengo da uno Stato membro in cui fino all’età di 28 o 29 anni ho vissuto in un sistema basato sulla pianificazione centrale, la vita era regolata da piani quinquennali e a tutti i piani quinquennali subentravano sempre nuovi piani perché i precedenti non venivano mai realizzati. Perdonatemi quindi se sono forse sensibile o ipersensibile quando si tratta di pianificare come l’Europa si configurerà nel 2020 e se durante questo dibattito, indubbiamente interessante, non prestiamo attenzione o ne prestiamo meno a quanto sta accadendo oggi non soltanto in Grecia, ma in tutta l’area dell’euro. Ho seguito con grande interesse la discussione in Aula per tutto il pomeriggio e ho sentito invocare più Europa, più centralizzazione, più controllo centrale. In questo momento e in questo dibattito vorrei replicare che abbiamo bisogno di meno centralizzazione e più fiducia nel mercato, più mercato e meccanismi di mercato, perché ciò che sta accadendo effettivamente oggi, non soltanto nell’Unione e nell’area dell’euro, ma anche negli Stati Uniti e in altri paesi affini, è la storia dell’incredibile fallimento di ogni forma di intervento di Stato.

 
  
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  Pilar del Castillo Vera (PPE).(ES) Signor Presidente, molti colleghi si sono chiesti perché l’agenda di Lisbona abbia fallito e se dovremmo partire dall’analisi di tale insuccesso per intraprendere i passi successivi.

Dal mio punto di vista, il problema con l’agenda di Lisbona è stato che, in ultima analisi, non era nulla di più di un simbolo racchiuso in una bolla, non attuato affatto nella pratica. Alla fine ci siamo accorti che da un lato vi era una teoria, l’agenda di Lisbona, della quale stavamo tutti parlando, dall’altro vi era la pratica, che nulla aveva a che vedere con quella teoria.

A mio parere, quindi, sulla base di tale esperienza, è necessario che la strategia Europa 2020 sia una nuova agenda da portare avanti soltanto in presenza di un chiaro impegno, e sottolineo chiaro impegno, da parte di tutte le istituzioni: le istituzioni politiche europee e le istituzioni politiche nazionali.

Tale impegno dovrà inoltre essere verificabile e valutabile, un impegno in merito al quale vengono forniti riscontri e si ha la capacità immediata di attuare interventi correttivi se quanto stabilito non viene mantenuto e si rilevano carenze. Lo scopo è non ritrovarsi in circostanze estreme. E’ necessario che tutti comprendiamo che questo progetto comune ha bisogno di questi strumenti per procedere, oppure presto ci ritroveremo in una situazione analoga.

 
  
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  Jo Leinen (S&D).(DE) Signor Presidente, il tema della strategia di Lisbona era la competitività ed era una strategia economica fortemente unilaterale che, come è ovvio, ha in parte fallito. Sono pertanto molto lieto che il tema della strategia Europa 2020 ora sia la sostenibilità. Questa è la maniera giusta per procedere e comporta anche un maggiore equilibrio tra esigenze e sviluppi economici, sociali e ambientali.

Lo svantaggio della sostenibilità consiste nel fatto che è un concetto molto generico, al quale può anche mancare sostanza. Occorre dunque renderlo più specifico. In proposito, il testo della Commissione è troppo vago, poiché mancano troppi elementi del quadro per consentirci di realizzarlo. Un’Europa efficiente dal punto di vista delle risorse rappresenta l’approccio giusto. Abbiamo scarse risorse energetiche e di materie prime. Mancano tuttavia obiettivi e strumenti per portarci all’efficienza energetica nella nostra produzione e nel nostro consumo. Al riguardo spero che entro giugno disporremo di qualcosa di più tangibile e sapremo esattamente ciò che ognuno di noi deve fare, e mi riferisco a Commissione, Parlamento e Stati membri.

Rispetto a questa Europa efficiente dal punto di vista delle risorse, l’ambiente sembra essere stato un po’ dimenticato perché aria, acqua, terra ed ecosistemi sono anch’essi risorse. Questo si è completamente perso. Vorrei pertanto sentire più proposte da parte della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare in merito a ciò che intendiamo fare in proposito. La strategia per la biodiversità ha fallito. Ovviamente ne è stata predisposta un’altra per portarci al 2020 e tale aspetto va tenuto presente nella strategia oggi in discussione.

La salvaguardia del clima è sicuramente stata dibattuta molte volte. Ritengo che dobbiamo incrementare il nostro obiettivo di riduzione dal 20 al 30 per cento e ci servono obiettivi obbligatori per l’efficienza energetica. Tutto è ancora troppo vago. E’ necessario che diventi giuridicamente vincolante.

 
  
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  Mirosław Piotrowski (ECR).(PL) Signor Presidente, la strategia Europa 2020 che stiamo oggi discutendo ha soprattutto una dimensione ideologica. Esprime molti obiettivi lodevoli come un rafforzamento della partecipazione della forza lavoro e il conseguimento di diplomi di istruzione universitaria da parte del 40 per cento dei cittadini europei, incrementando peraltro la spesa per l’innovazione. E’ curioso che non siano state previste sanzioni per i paesi che non assolvono l’obbligo di attuare queste splendide idee. Si potrebbe avere l’impressione che gli autori della strategia non stiano prestando la minima attenzione alla grave crisi in Grecia o a quanto potrebbe accadere presto in Spagna e Portogallo, circostanze che potrebbero condurre non soltanto alla disintegrazione dell’area dell’euro, ma anche all’erosione dell’Unione europea.

In un momento così drammatico per l’Europa, si raccomanda continuamente di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 30 per cento, il che soffocherà le economie dei paesi dell’Europa centrorientale, tra cui la Polonia, paesi che potrebbero anche rimetterci a causa delle limitazioni imposte alla politica di coesione. Vi sono molte indicazioni del fatto che il progetto utopico e socialista per il 2020 condividerà il destino della strategia di Lisbona. Speriamo che nel frattempo non arrechi altri danni.

 
  
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  Danuta Maria Hübner (PPE).(EN) Signor Presidente, affinché una strategia sia efficace secondo me è fondamentale creare legami forti tra i suoi obiettivi e gli strumenti politici disponibili e ipotizzo quattro strumenti politici principali come meccanismi di attuazione della strategia Europa 2020.

In primo luogo, il più importante è costituito dalla regolamentazione del mercato interno, che stimola la concorrenza e il dinamismo economico e riconosce gli obblighi sociali derivanti dall’integrazione economica, punto in merito al quale appoggio fortemente quanto affermato dall’onorevole Harbour.

In secondo luogo, vi è l’investimento di capitale nelle infrastrutture di trasporto, energia e telecomunicazione. Abbiamo bisogno di investimenti di capitale di entità senza precedenti. Si devono pertanto mobilitare fondi sia pubblici sia privati; in particolare occorre promuovere notevolmente partenariati pubblico/privato e rafforzare le istituzioni finanziarie europee per superare le barriere al finanziamento della crescita generate dagli acquirenti del debito e dal disavanzo dei bilanci nazionali.

In terzo luogo, vi è la spesa pubblica attraverso il bilancio europeo. Poiché gli obiettivi dell’Unione sono fondamentalmente orizzontali e non settoriali, la spesa del bilancio comunitario dovrebbe basarsi su un approccio integrato allo sviluppo, abbinato a strumenti tecnici e finanziari rafforzati, nonché promuovere l’apertura delle nostre economie alla concorrenza globale.

In quarto luogo, vi è il coordinamento della spesa di bilancio nazionale negli ambiti prioritari attraverso il metodo di coordinamento aperto. Tuttavia, i meccanismi morbidi di tale metodo, anche se migliorati, possono purtroppo condurci soltanto fino a un certo punto lungo la via del conseguimento degli obiettivi concordati di Europa 2020, per cui può rappresentare soltanto uno strumento di supporto.

Il coordinamento europeo deve concentrarsi sugli ambiti in cui esiste un vero valore aggiunto europeo o è possibile svilupparlo e dove non comprometterà la concorrenza. Gli strumenti politici a disposizione vanno utilizzati in maniera da garantire che si eviti la trappola di un modello di crescita interventista forte guidato dalla tradizionale politica industriale settoriale. Ciò potrebbe sminuire l’attrattiva dell’Europa in termini di imprese e investimenti riducendone il potenziale di crescita. Europa 2020 deve essere una strategia di crescita e creazione di posti di lavoro perché non abbiamo alternative.

 
  
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  Kader Arif (S&D).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo attraversando è senza precedenti. Sta colpendo duramente il nostro continente e i suoi cittadini causando notevoli difficoltà sociali e umane, e la Grecia ne è purtroppo un esempio eloquente e vergognoso per tutti noi.

La disoccupazione è in continuo aumento. Già milioni di europei sono senza lavoro e il loro numero cresce quotidianamente. La risposta deve essere politica, forte, rapida e coordinata, e deve tener conto della grave crisi ambientale con la quale ci stiamo confrontando, che richiede un nuovo modello di sviluppo.

Queste numerose crisi creano nei nostri cittadini grande aspettativa e una speranza alla quale la strategia Europa 2020 avrebbe dovuto dare risposta. Invece, di fronte a tali sfide di portata eccezionale, la risposta non si è concretizzata, cosa di cui mi rammarico. Gli orientamenti elaborati in marzo dal Consiglio europeo non sono all’altezza del compito. Non vi è risolutezza né ambizione. Questo però, ahimè, non mi sorprende più.

Ovunque voi membri del Consiglio e della Commissione, voi e i vostri Commissari, vi vantate della coerenza delle vostre politiche. Ho tuttavia l’impressione che questo sia soltanto un concetto paravento per dissimulare la vostra inazione. Non avete una strategia coerente che abbini politiche economiche, sociali, commerciali, industriali, agricole o di ricerca per garantire uno sviluppo equo e sostenibile.

Inoltre, la dimensione esterna dell’azione europea nell’ambito del commercio è introvabile o sotto l’egida dell’intoccabile dogma liberale dell’“Europa globale”. Noi vogliamo che il commercio sia uno strumento adeguato, in grado di aiutare a creare posti di lavoro e crescita, combattere la povertà e promuovere lo sviluppo.

Voi invece state perseguendo, e non per motivi tecnici, bensì per ragioni politiche, un obiettivo differente: state facendo a gara per ridurre i costi, tagliare le retribuzioni e concludere accordi di libero scambio bilaterali a discapito del multilateralismo, causando in tal modo dumping sociale e fiscale. Tale politica è responsabile della perdita di troppi posti di lavoro, di troppe delocalizzazioni e di troppi danni sociali per proseguire così com’è.

Per concludere, ci aspettiamo che Commissione e Consiglio imprimano nuovo slancio allo spirito europeo e respingano gli egoismi nazionali in maniera che l’Europa sia un’oasi non solo di prosperità, bensì anche di solidarietà. Garantire che l’Europa proietti un’immagine diversa di sé non soltanto ai suoi cittadini, ma anche al resto del mondo: di questo parla la risoluzione del gruppo S&D.

 
  
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  Richard Seeber (PPE).(DE) Signor Presidente, non ha alcun senso commentare le osservazioni formulate dalle frange destra e sinistra dell’Aula perché sono di fatto irrilevanti in questa saggia Camera mantenuta da forze politiche interessate allo sviluppo dell’Europa. Se tuttavia qualcuno paragona la strategia Europa 2020 a un piano quinquennale comunista, a queste persone dovremmo dire dovremmo dire di studiare la politica economica in un libro di testo e leggerne la storia. Si accorgerebbero delle differenze.

Quelli all’estrema sinistra, non le forze assennate che siedono poco più a sinistra di noi, affermano che l’Europa dovrebbe più o meno tornare all’epoca comunista. Parte dell’Europa ha purtroppo vissuto il comunismo e tutti sappiamo quale ne è stato l’esito. Possiamo desiderare molte cose, ma l’elemento importante è consentire ai nostri cittadini di vivere una vita di dignità e prosperità in cui possano istruirsi e usufruire degli altri servizi offerti dalla società.

E’ pertanto anche necessario per noi, come sistema politico, valutare come fare uso delle risorse esistenti nel modo migliore possibile. Si tratta semplicemente di pianificare. Ogni famiglia e amministrazione locale valuta cosa fare con le proprie risorse per assicurarsi di poter andare avanti per un certo tempo. Questo è un approccio giudizioso.

Sinora soltanto un’economia di mercato, ovviamente con una serie di restrizioni, non un mercato illimitato, si è di fatto dimostrata in grado di erogare a lungo termine tali servizi. Ha dunque senso per noi analizzare a livello europeo come organizzare tale economia di mercato in Europa. Pensare unicamente entro i confini nazionali non rappresenta più una strategia di successo ed è destinata a fallire. Occorre dunque valutare come far sì che questo mercato europeo sia al servizio dei cittadini. Non si tratta di competitività in quanto tale, bensì di garantire che l’Europa sia competitiva in maniera che sia possibile fornire servizi ai cittadini. Questo è il punto della discussione.

Molti colleghi sono già scesi nel dettaglio. Personalmente vorrei limitarmi a queste considerazioni di carattere generale. Alle frange dovremo tuttavia ricordare di volta in volta di pensare a ciò che dicono, ma soprattutto leggere i libri di storia!

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) Signor Presidente, attualmente il tasso di disoccupazione nell’Unione europea ha raggiunto il 10 per cento, mentre il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 20 per cento. Quest’anno non vi era ragione per celebrare il 1° maggio, giornata internazionale dei lavoratori, perché vi sono 23 milioni di disoccupati nell’Unione europea.

Dobbiamo identificare chiaramente i settori nell’Unione che richiedono investimenti per offrire posti di lavoro. Soltanto l’istruzione ci consentirà di fornire ai giovani le competenze di cui hanno bisogno per ottenere un posto di lavoro e vivere dignitosamente. Anche investimenti in agricoltura garantiranno all’Unione di poter provvedere alle proprie necessità fondamentali in termini di cibo e biocarburanti.

Gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto sono decisivi. Quest’anno stiamo rivedendo l’elenco dei progetti prioritari nel campo delle reti transeuropee di trasporto. L’Unione ha bisogno di una rete di trasporto ferroviaria ad alta velocità che serva tutte le capitali dell’Unione e le principali città europee. E’ inoltre necessario che ammoderni infrastrutture stradali, porti e aeroporti. Credo che l’Unione debba prioritariamente investire nello sviluppo delle infrastrutture di trasporto in Europa orientale. Questo è l’unico modo per permetterci di avere un mercato interno realmente efficace. Tutti questi progetti richiedono però risorse finanziarie pari a molti miliardi di euro che saranno recuperate nei bilanci pubblici attraverso imposte e tributi, ma specialmente attraverso i posti di lavoro creati e lo sviluppo economico generato.

Inoltre, gli investimenti in infrastrutture energetiche, efficienza energetica e fonti energetiche rinnovabili ridurranno la dipendenza energetica dell’Unione e genereranno grossomodo 2,7 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. Tuttavia, anziché investire nell’iniziativa “città intelligenti”, notiamo che più di 150 milioni di euro del piano europeo per la ripresa economica restano inutilizzati. Da ultimo, ma non meno importante, l’Unione europea deve investire in ricerca e sviluppo sostenibile dell’industria europea.

Signor Presidente, vorrei concludere rivolgendo un appello a Commissione e Consiglio affinché creino uno strumento analogo al fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a sostegno dei lavoratori del settore pubblico che hanno perso il posto di lavoro a causa della crisi economica.

 
  
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  Enikő Győri (PPE). (HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che tutti sappiamo quale compito difficile ci attende. Dobbiamo formulare una strategia comune per gli Stati membri e le istituzioni dell’Unione europea che garantisca la possibilità di affrontare le ripercussioni della crisi permettendo nel contempo all’Unione e a tutti i suoi Stati membri di essere competitivi nell’ambiente economico globale e sviluppare un approccio sostenibile dal punto di vista ambientale in modo che tutti i cittadini dell’Unione percepiscano nettamente un innalzamento del loro tenore di vita, anche a breve termine.

Vorrei però esporvi due considerazioni in merito alla nuova strategia, che ritengo copra gli aspetti fondamentali. E’ tuttavia importante menzionare due aspetti. In primo luogo, una certa cautela e prudenza sono giustificate rispetto agli obiettivi quantificabili. Tali obiettivi devono essere ambiziosi, eppure realistici e attuabili, prestando attenzione al punto di partenza di ciascuno Stato membro e alle sue capacità. Povertà significa una cosa nel Regno Unito, un’altra in Bulgaria. I nostri sistemi di istruzione sono differenti. Non possiamo non chiederci, per esempio, se aumentare la percentuale di cittadini con titolo universitario al 40 per cento sia una scelta valida ovunque, oppure se così non si aumenti soltanto il numero di laureati disoccupati. Penso nondimeno che il miglioramento della formazione professionale debba in ogni caso essere incluso nei nostri obiettivi.

In secondo luogo, la strategia dovrebbe rafforzare la coesione interna dell’Unione, in altre parole la sua convergenza. Concordo sul fatto che i settori principali dovrebbero ricevere assistenza perché sono il volano dell’economia europea. Nel contempo va ricordato che le differenze interne tra i 27 Stati membri in varie fasi di sviluppo non farebbero che accentuarsi se perseguissimo una politica di sviluppo economico unilaterale che sottolinea la competitività senza tener conto delle caratteristiche distintive degli Stati membri. Senza coesione interna non vi può essere competitività esterna. Colmare il divario rispetto alle zone sottosviluppate significherebbe mercati più ampi, domanda effettiva e potenziale innovativo per l’intera Unione, richiedendo nel contempo meno assistenza sociale. Occorre istituire un quadro per le zone meno sviluppate che consenta loro di trarre vantaggio dalle opportunità del mercato interno. In tal modo, nel tempo, tutti diventerebbero competitivi con le proprie forze. Spero che troveremo spazio per la politica di coesione nella nuova strategia.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE).(LT) Signor Presidente, oggi discutiamo del tipo di Unione europea che vorremmo vedere nel prossimo decennio. Attualmente la disoccupazione, specialmente tra i giovani, è uno dei più gravi problemi dell’Unione e, purtroppo, questo ci costringe a vedere gli odierni giovani come la generazione persa di questa epoca. Parliamo di creazione di nuovi posti di lavoro e salvaguardia dell’ambiente; parliamo di promozione delle iniziative per i giovani, sostegno al sistema di istruzione e molti altri elementi importanti. Ne parliamo però, soprattutto, come se fossero aspetti distinti. Ci manca il quadro più ampio. Sfortunatamente, leggendo le attuali proposte sulla strategia Europa 2020 dell’Unione, ho l’impressione che ancora una volta possano restare soltanto parole vuote se non riusciamo a tener conto del parere di coloro che tale strategia dovranno attuare, ossia i giovani. Vorrei che la strategia Europa 2020 rappresentasse un collegamento tra economia ed ecologia che proprio i giovani contribuirebbero a realizzare in maniera che si trasformi in un’opportunità per loro di mettere a disposizione le proprie conoscenze e forgiare il futuro dell’Unione. Poiché io stessa sono un rappresentante di quei giovani chiamati ad attuare la strategia, vorrei formulare alcune proposte concrete. In primo luogo, promuoviamo la creazione di posti di lavoro verdi, ossia offriamo opportunità per dare un sostegno maggiore alle imprese che creano posti di lavoro ecologici e assumono giovani, che si tratti di settore agricolo, manifatturiero, trasporti o servizi. In secondo luogo, dedichiamo maggiore attenzione all’ambientalismo o, per essere più precisi, all’educazione ambientale, sia integrandola nei programmi di istruzione sia presentandola come nuova disciplina. Una volta che avremo intrapreso questi due passi, molti più giovani saranno interessati a partecipare alla creazione dell’economia verde, giovani che hanno sufficienti conoscenze, competenze e, ritengo, determinazione. Vorrei veramente che in Parlamento vi fossero meno scetticismo e raffronti infondati, come quelli che abbiamo udito ieri, e vi fossero più determinazione, ottimismo e unità.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE).(RO) Signor Presidente, credo fermamente che la strategia Europa 2020 creerà un’Europa economicamente più potente e innovativa. Sono inoltre persuaso che emergeremo con successo dall’attuale crisi economica e finanziaria perché disponiamo di un notevole potenziale in termini di mercato di lavoro innovativo e risorse naturali. Apprezzo gli sforzi profusi dalla Commissione per presentarci questa comunicazione.

Mi sento tuttavia obbligato a sollevare nell’odierna discussione la questione della politica di coesione ed esprimere la mia insoddisfazione per il fatto che sembra si sia cambiata rotta nell’attuazione della strategia di Lisbona. Il conseguimento della coesione economica, sociale e territoriale comporta altri fattori rispetto a quelli correlati a una crescita intelligente, sostenibile e favorevole all’inclusione. I cittadini dicono attraverso di noi e i nostri rappresentanti eletti che hanno ancora bisogno di investimenti in infrastrutture, accesso ai servizi e sviluppo di tutte le regioni, prescindendo da quanto isolate siano.

Le priorità fissate per il periodo 2007-2013 hanno dimostrato che vi è un bisogno notevole di migliorare le infrastrutture e sostenere la competitività economica negli ambiti di convergenza. L’interdipendenza tra le economie dimostra l’esigenza di coesione e garanzia […]

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Sylvana Rapti (S&D).(EL) Signor Presidente, vorrei esordire esprimendo il mio cordoglio da questa tribuna del Parlamento europeo ai miei tre concittadini rimasti uccisi oggi in incidenti ad Atene. Sono profondamente rammaricata per il fatto che il presidente Barroso non abbia porto le condoglianze a nome della Commissione. Spero che il Commissario Rehn che lo rappresenta provvederà nel suo secondo intervento.

La seconda considerazione che volevo formulare è la seguente: la Commissione deve agire adesso perché quanto più si aspetta a trovare una soluzione ai problemi con i quali oggi l’Europa deve confrontarsi, e dunque il problema della Grecia, tanto più si compromettono gli obiettivi del 2020. Il 2020 si basa sul 2010. L’obiettivo della riduzione della povertà si fonda sul presente. Con i provvedimenti che è stata costretta ad adottare, la Grecia non sarà in grado di contribuire a tale obiettivo.

Dobbiamo aiutare la Grecia perché altrimenti il 40 per cento di giovani laureati non avrà un posto di lavoro. Pensateci e agite ora.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, la ringrazio infinitamente. Il presidente Barroso ci ha illustrato le misure che dobbiamo intraprendere in relazione a Europa 2020, ma poi ha lasciato la Camera. Ora si perderà una delle misure più importanti. Mi rivolgerò dunque alla Presidenza spagnola ringraziando il Presidente in carica del Consiglio per essere rimasto qui a seguire il dibattito sino alla fine.

Una delle misure più importanti che deve essere adottata nel quadro di Europa 2020 è l’impiego dello sviluppo sostenibile allo scopo di sfruttare il potenziale in termini di posti di lavoro verdi. Ciò richiede un’iniziativa a tutto campo per tali potenziali posti di lavoro. In proposto, va garantito che si tengano presenti anche trasformazioni e diritti dei lavoratori e sia introdotta un’iniziativa per la formazione e l’aggiornamento. So che le presidenze spagnola e belga stanno lavorando in merito e vorrei incoraggiarle espressamente a proseguire in tal senso e presentare un’iniziativa del Consiglio entro la fine dell’anno.

 
  
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  John Bufton (EFD).(EN) Signor Presidente, stiamo discutendo di Europa 2020, ossia dei prossimi 10 anni, mentre penso che dovremmo riflettere sulle ultime 10 ore. Con grande rammarico ho appreso delle vittime in Grecia; è molto avvilente. Provo dolore per le famiglie e vorrei porgere le mie condoglianze ai familiari e agli amici di queste povere persone rimaste uccise. Alcune settimane fa, però, in Parlamento, avevo segnalato il pericolo di sommosse civili per la situazione nell’area dell’euro e i problemi con cui deve attualmente confrontarsi.

Credo che sia tempo che questo Parlamento, la Commissione e il Consiglio si rendano conto che l’area dell’euro è difettosa: non funziona. Abbiamo visto problemi in Grecia. Penso che si propagheranno in Spagna e prima di perdere altre vite non è forse giunto il momento di dimostrare una certa onestà qui analizzando veramente la situazione dei paesi dell’area dell’euro e ammettendone le lacune?

 
  
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  Piotr Borys (PPE).(PL) Signor Presidente, l’economia dell’Unione continua a essere la più forte, ma questo eldorado non durerà necessariamente per sempre. La crisi e i tragici eventi in Grecia ci hanno dimostrato che oggi dobbiamo trarre alcune conclusioni dall’ambiziosa strategia Europa 2020. Contrariamente a quanto fatto per la strategia di Lisbona, abbiamo bisogno di audacia e coerenza nella realizzazione di Europa 2020. Dipende da noi permettere alle future generazioni di vivere in un’Europa coesa e ricca o lasciarli in un’Europa in preda a una crisi.

Oggi il 30 per cento degli europei non ha qualifiche professionali. Ciò spiega i progetti ambiziosi per quanto concerne l’istruzione: ridurre l’abbandono della scuola al 10 per cento e permettere a 16 milioni di persone di ottenere qualifiche universitarie. Il mio appello può dunque riassumersi come segue: oggi le grandi sfide a livello di istruzione vanno raccolte molto coscienziosamente e rapidamente. Esorto tutte le istituzioni comunitarie e gli Stati membri a condurre un’azione coordinata ed estremamente coerente.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Signor Presidente, è un peccato che il presidente della Commissione non sia rimasto con noi, per quanto abbia compiti importanti da assolvere. A mio parere, infatti, la strategia Europa 2020 è un documento strategico della massima importanza e non vedo in questo momento che cosa possa essere più importante per il presidente.

Emerge nondimeno con chiarezza dalla discussione svoltasi in Aula attraverso l’intero spettro politico che questo documento non ha suscitato grande entusiasmo nel Parlamento europeo. Va detto obiettivamente che la situazione in Europa al momento della pianificazione del documento è estremamente complicata e il testo si è dovuto inserire nel contesto di una delle peggiori crisi economiche che possiamo ricordare. A mio parere, uno degli aspetti più importanti che la strategia deve affrontare è dunque la salvaguardia dei cittadini più vulnerabili economicamente, coloro che vivevano in condizioni precarie prima della crisi, che oggi continuano a vivere in tali condizioni e che non sono stati causa di tale recessione.

Ritengo pertanto, ed è un suggerimento concreto per il documento, che sarebbe utile iscrivere il suo orientamento nel campo della povertà e dell’esclusione sociale tra gli elementi fondamentali in modo che non si tratti soltanto di un’indicazione di secondo piano applicabile soltanto nel campo dell’occupazione, ma divenga un fattore trasversale applicabile a tutti questi importanti ambiti.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI). (HU) Signor Presidente, la strategia per il futuro dell’Europa è costruita sulla base di due sistemi di valori e vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che questi due sistemi possono essere conciliati soltanto con grande difficoltà, sempre che possano esserlo, per cui dovremmo sceglierne uno. Le parole chiave di uno di questi sistemi sono competitività, crescita e globalizzazione, mentre per l’altro la parola chiave è sostenibilità. Parlando di sostenibilità in senso ambientale, sappiamo che crescita e globalizzazione forzate hanno conseguenze nefaste sull’ambiente. La sostenibilità non è possibile. Parlando di sostenibilità in senso sociale, i cittadini, i piccoli coltivatori, le piccole e medie imprese, solo per citare alcuni esempi, che non possono tener testa all’agguerrita concorrenza e globalizzazione soccombono, sono estromessi dalla competizione e si impoveriscono. Tutto questo è totalmente contrario alla sostenibilità in senso sociale. I miei elettori e io stessa siamo del parere che tra i due sistemi di valori vada scelta la sostenibilità.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signor Presidente, vorrei esordire rispondendo alla domanda diretta postami dall’onorevole Bokros. L’argomento è stato anche citato dall’onorevole Cofferati, che in questo momento non è presente, nonché dall’onorevole Castillo, assente anch’ella, ma anche altri vi hanno fatto riferimento.

Perché la strategia di Lisbona è fallita? Questo è stato il quesito diretto formulatami dall’onorevole Bokros.

Sono assolutamente persuaso che siano stati molti i motivi e sarebbe un po’ eccessivo e pretenzioso cercare di semplificare la situazione. Se dovessi tuttavia scegliere uno di questi motivi per spiegare l’insuccesso della strategia di Lisbona, penso che il più decisivo sia che l’Unione europea, che all’epoca ha adottato il mercato unico, una moneta unica, non ha compiuto il passo necessario verso un’unione economica. Tale passo non è stato compiuto.

Il trattato di Maastricht parlava di unione economica e monetaria. Ebbene ci siamo fermati all’unione monetaria senza procedere all’unione economica.

Per questo credo che la strategia Europa 2020 debba essere parte di una nuova fase per l’Unione, ossia il passo verso un’unione economica. Tale unione significa soprattutto buon governo economico e sociale dell’Unione.

Un elemento fondamentale dell’unione economica è costituito da una strategia per la crescita e la creazione di occupazione di alta qualità, che è fondamentalmente l’obiettivo dell’odierno dibattito, un dibattito che ho trovato estremamente interessante e ricco in termini di contributi, un dibattito che ha anche dimensioni nuove importanti che non facevano parte della strategia di Lisbona o sulle quali non veniva posto lo stesso accento. Mi riferisco, per esempio, alla dimensione tecnologica o a quella sociale alle quali hanno accennato gli onorevoli Cofferati, Cercas e Arif, ma anche alla dimensione della lotta al cambiamento climatico, che si ricollega alle affermazioni dell’onorevole Schroedter.

Non è però possibile giungere a un’unione economica semplicemente avendo una strategia per la crescita e la creazione di occupazione di qualità. Non è tutto. E con questo rispondo alla domanda dell’onorevole Harms, che ora non è presente.

In aggiunta abbiamo bisogno di qualcosa sulla quale il Commissario Rehn, il quale interverrà dopo di me, sta lavorando e alla quale ho accennato poc’anzi. Abbiamo bisogno di coordinare politiche economiche, occupazionali e sociali, il che non è accaduto in Europa né con la strategia di Lisbona.

E’ un’evoluzione che anche il trattato di Lisbona ci impone. L’articolo 5 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea afferma che gli Stati membri devono, e si tratta di un obbligo, non di una facoltà, coordinare le proprie politiche economiche e occupazionali. Potrebbero inoltre, se volessero, e a mio parere dovrebbero, coordinare le proprie politiche sociali.

Oltre a una strategia per la crescita e la creazione di posti di lavoro e al coordinamento delle politiche economiche e occupazionali, occorre una supervisione europea dei mercati finanziari. Si tratta del pacchetto relativo alla supervisione al quale accennavo poco fa e sul quale ho avuto una risposta dall’onorevole Verhofstadt. Sono lieto che sia favorevole a che il Parlamento europeo adotti quanto prima la sua posizione sul pacchetto riguardante la supervisione finanziaria.

In più, rammenterei un elemento sul quale il presidente ha posto particolarmente l’accento nel suo intervento: ci serve una dimensione esterna. L’unione economica europea ha bisogno di una dimensione esterna, una posizione esterna unica, segnatamente all’interno del G20. Faccio riferimento, come dicevo, a quanto affermato dal presidente Barroso con il quale concordo pressoché completamente.

Per l’unione economica servono altresì istituzioni che si assicurino il buon governo: un Consiglio europeo che lanci le linee strategiche, una Commissione che monitori e attui la strategia e organi legislativi per la strategia, ossia Consiglio e Parlamento europeo.

Sono inoltre necessari strumenti per incentivare tale strategia come l’autorizzazione dei fondi strutturali e dei fondi europei per guidarla, il che non propriamente accaduto, o perlomeno non in larga misura, durante gli anni della strategia di Lisbona.

Questo è ciò che a mio giudizio sta già avvenendo nell’Unione europea: si sta compiendo un passo verso la fase successiva, la fase nella quale il XXI secolo ci impone di entrare. Tale fase è quella della globalizzazione, che corrisponde a un’unione economica. Non parlo soltanto di mercato interno o unione monetaria, ma anche di unione economica. Questo è il percorso che dobbiamo seguire e occorre farlo in maniera coerente, attraverso il dialogo interistituzionale, come sta succedendo qui, oggi pomeriggio, ed è necessario procedervi il più rapidamente possibile.

Penso che sia questo ciò che viene chiesto a tutti noi dai cittadini europei.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
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  Olli Rehn, membro della Commissione. − (EN) Signora Presidente, dopo aver ringraziato per la discussione estremamente ricca e responsabile che si è svolta questo pomeriggio, vorrei rettificare un’affermazione in merito al presidente Barroso, il quale ha porto le condoglianze a nome della Commissione, cordoglio al quale vorrei unirmi porgendo le mie personali condoglianze a familiari e amici delle vittime della violenza di oggi ad Atene. Il disaccordo in democrazia è normale, ma il ricorso alla violenza non è mai ammissibile.

Crescita sostenibile e creazione di posti di lavoro rappresentano il punto focale della strategia Europa 2020 e vorrei aggiungere qualche parola in merito alla stabilità finanziaria, che costituisce un requisito indispensabile per il ritorno a una crescita sostenibile e il conseguimento degli obiettivi di Europa 2020. Potremmo chiamarla “Europa 2010” perché ne abbiamo bisogno per avere successo come Europa 2020.

La decisione presa dagli Stati membri dell’area dell’euro la scorsa domenica di attivare il meccanismo di assistenza finanziaria coordinata e condizionata per la Grecia non è stata una decisione semplice, ma necessaria. E’ stata la cosa responsabile e giusta da fare. Il compito della Commissione ora consiste nel garantire che il lancio bilaterale sia coordinato e la condizionalità sia sistematicamente e rigorosamente applicata.

Il sostegno finanziario offre alla Grecia spazio per respirare e ristabilire la sostenibilità delle sue finanze pubbliche, nonché della sua competitività economica in generale. Ciò è indispensabile non soltanto per supportare la Grecia, ma anche per salvaguardare la stabilità finanziaria in Europa ed evitare che l’incendio scoppiato in Grecia divampi in tutta Europa. La stabilità finanziaria è necessaria per la ripresa economica in atto in Europa in vista di una crescita sostenibile e della creazione di posti di lavoro.

Alcuni di voi hanno accennato all’effetto di contagio e alle preoccupazioni legate ad altri paesi dell’area dell’euro o dell’Unione europea. Nessuno può negare che vi siano state tensioni sui mercati finanziari negli ultimi giorni e nelle ultime settimane. Tuttavia, come su tutti i mercati finanziari, si è passato decisamente il segno. Tutti gli Stati membri dell’area dell’euro stanno intraprendendo misure per consolidare le proprie finanze pubbliche, non da ultimi Portogallo e Spagna.

La Grecia è un caso isolato e specifico nell’area dell’euro e ora nell’Unione europea. Specificamente, gli Stati membri dell’area dell’euro, unitamente a Commissione, BCE e FMI, si stanno occupando del caso della Grecia. Confido nella possibilità di riuscire a superare le sfide impegnative che siamo chiamati a raccogliere.

Dobbiamo altresì imparare le lezioni della crisi. E’ importante per il buon governo economico di Europa 2020. Gli recenti sviluppi dell’economia europea, non da ultimo in relazione alla Grecia, hanno dimostrato la necessità urgente e pressante di rafforzare il buon governo economico in Europa. La prossima settimana la Commissione formulerà proposte concrete sulle alternative per rafforzare il coordinamento delle politiche economiche e la sorveglianza degli Stati membri nell’Unione europea.

Nell’unione economica e monetaria la “M” è stata molto più forte della “E”. E’ giunto il momento di infondere vita nella “E”. Questa è stata anche l’idea di base dei padri fondatori dell’unione economica e monetaria. Il nostro principio ispiratore è che la prevenzione è sempre più efficace della correzione e pertanto il fondamento per costruire le nostre proposte sarà il rafforzamento della prevenzione, oltre che della correzione. I principali blocchi costitutivi delle nostre proposte sono tre.

In primo luogo, dobbiamo rafforzare il patto di stabilità e crescita, nei suoi aspetti preventivi e correttivi. Ci occorre una sorveglianza di bilancio preventiva più sistematica e rigorosa in maniera che situazioni come quella della Grecia non si possano mai più manifestare.

In secondo luogo, occorre andare oltre la sorveglianza di bilancio. E’ necessario affrontare gli squilibri e le divergenze a livello macroeconomico nella competitività e quindi dobbiamo rafforzare sia la competitività delle esportazioni, il che è urgentemente indispensabile in molti paesi, sia la domanda interna laddove necessario e possibile.

In terzo luogo, dobbiamo instaurare un meccanismo di risoluzione delle crisi. Il meccanismo finanziario per la Grecia risponde al bisogno immediato per gli attuali scopi. E’ tuttavia chiara la necessità di creare un meccanismo permanente di risoluzione delle crisi con forti condizionalità incorporate e anche disincentivi al suo utilizzo. Come ha detto poc’anzi il presidente Barroso, è meglio essere sicuri che rammaricarsi e fare in modo da essere attrezzati anche per affrontare gli scenari peggiori.

Concludendo, posso contare sul vostro sostegno. Confido nel Parlamento europeo affinché appoggi il rafforzamento del buon governo economico in Europa. Mi rivolgo inoltre ai capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’area dell’euro in occasione del loro incontro di venerdì, nonché al Consiglio europeo in senso più ampio, affinché sostengano le nostre proposte e procedano rapidamente e senza indugi per renderle efficaci e concrete. Perché? Perché non possiamo permetterci di perdere tempo. Esorto invece tutti a decidere quanto prima in maniera che Europa 2020 possa essere un successo e si creino reali fondamenta per una crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro in Europa. Questo è ciò che i nostri cittadini si aspettano da noi.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà durante la seconda tornata di maggio.

(La seduta è sospesa per cinque minuti per inconvenienti tecnici)

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. – (LT) L’Europa sta attraversando un periodo difficile a causa della crisi economica globale, la ripresa è ancora fragile e gli Stati membri stanno pagando un prezzo diverso per superare la crisi. L’Unione europea ha bisogno di una nuova strategia volta a creare nuovi posti di lavoro, investire nell’istruzione, salvaguardare le opportunità di apprendimento permanente e migliorare le condizioni di vita. Vorrei richiamare l’attenzione su uno degli impegni più importanti assunti dalla Commissione, segnatamente la riduzione della povertà e la promozione dell’inclusione sociale. Vorrei tuttavia sottolineare che cercando di assolvere tale impegno dobbiamo intraprendere misure specifiche come il rafforzamento degli standard sociali minimi obbligatori e della retribuzione minima in tutta l’Unione, come anche è necessario introdurre ulteriori misure per garantire la tutela dei gruppi sociali più vulnerabili. Sottolineerei altresì che le finalità indicate nella nuova strategia costituiscono un obiettivo comune dell’Europa nel suo complesso al quale dobbiamo puntare attraverso azioni sia a livello nazionale sia a livello europeo. Mi rivolgo pertanto alla Commissione affinché prosegua il dialogo con gli Stati membri in maniera che le decisioni nazionali coincidano con le finalità fondamentali dell’Unione perché soltanto così facendo la strategia darà risultati concreti anziché limitarsi a essere una collezione di nobili dichiarazioni di intenti.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) E’ assolutamente necessario che la politica agricola comune e la politica di coesione sostengano la strategia europea per l’occupazione e la crescita economica. Credo che la PAC debba offrire soluzioni immediate all’impatto che la crisi economica sta avendo sulle aziende agricole come l’impossibilità di accedere al credito per gli agricoltori, i vincoli imposti ai redditi agricoli e l’aumento della disoccupazione nelle zone rurali. Deve inoltre continuare a offrire soluzioni alla minaccia posta dall’abbandono della terra, allo spopolamento rurale e all’invecchiamento della popolazione rurale nell’Unione europea per garantire la sostenibilità a lungo termine delle comunità rurali nell’Unione europea.

Non posso non rammentare che alla luce di tali sfide dopo il 2013 la PAC dovrà trasmettere segnali forti e fornire risposte alle preoccupazioni sia della comunità rurale sia della società in senso più ampio attraverso una politica alimentare forte, sostenibile, fondata, credibile e multifunzionale. Vorrei infine sottolineare la necessità pressante di attrarre generazioni di giovani nelle zone rurali e offrire opportunità economiche nuove e alternative per garantire una popolazione rurale sostenibile. Credo inoltre che il problema della disoccupazione rurale debba essere risolto offrendo possibilità di diversificazione e nuove fonti di reddito.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. – (EN) Vorrei ringraziare Commissione e Consiglio per le loro dichiarazioni sulla nuova strategia europea per la crescita e l’occupazione. Ritengo che la fissazione dei nuovi obiettivi energetici rappresenti un fattore fondamentale per il conseguimento di un’Europa più efficiente dal punto di vista delle risorse entro il 2020. Vorrei rammentare alla Commissione che alcuni Stati membri avranno bisogno di particolare sostegno per poter sviluppare e attuare tecnologie rinnovabili al fine di conseguire l’obiettivo del 20 per cento per l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Desidero altresì sottolineare l’impatto positivo dell’appoggio alle iniziative dell’agenda digitale nell’ambito delle iniziative bandiera per nuove competenze e nuovi posti di lavoro e vorrei che la Commissione formulasse proposte legislative concrete per affrontare lo sviluppo dell’ambiente online creando strumenti, sia finanziari sia amministrativi, per promuovere le attività online e l’e-commerce. In termini di ricerca e innovazione in Europa, accolgo con favore la replica del Commissario Quinn in merito alla necessità di migliorare l’infrastruttura di ricerca nei nuovi Stati membri. Istituti di ricerca e ricercatori attendono un intervento rapido e coordinato da parte della Commissione e del Consiglio per affrontare la questione in modo che siano concesse loro pari opportunità di partecipazione ai programmi quadro.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. – (PT) La profonda crisi in cui il neoliberalismo che domina l’Europa ha portato il continente ha indotto gli autori della strategia per il 2020 a cercare di ammantare i loro obiettivi di retorica sociale e ambientale, propaganda che si è abbondantemente diffusa. Ciò nonostante, in tale retorica mancano gli obiettivi di “piena occupazione” ed “eliminazione della povertà” che erano presenti nella strategia di Lisbona che la ha preceduta. Tuttavia, ciò che sappiamo degli strumenti della strategia Europa 2020 lascia poco spazio al dubbio: è una vecchia strategia volta a giustificare vecchie politiche e renderle accettabili, con conseguenze ben note. Alla fine, la maggiore flessibilità e deregolamentazione del mercato del lavoro, la supremazia accordata all’approfondimento del mercato interno, la liberalizzazione e la privatizzazione di un numero ancora maggiore di settori economici, nonché la liberalizzazione e la deregolamentazione del commercio internazionale sono stati, insieme, gli strumenti che hanno condotto all’attuale situazione. Persistere con tali strumenti significa solo inevitabilmente “darsi la zappa sui piedi” e proseguire lungo la via del dissesto economico, sociale e ambientale. I più di 20 milioni di disoccupati vengono usati per imporre un’ulteriore svalutazione della forza lavoro ai lavoratori restanti, generalizzando l’insicurezza del posto di lavoro, rendendo l’occupazione intermittente e la disoccupazione strutturale. Alla fine, tutti i proclami di un’“economia di mercato sociale” equivalgono soltanto alla commercializzazione di tutti i settori della vita sociale, della natura e delle risorse naturali.

 
  
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  Edit Herczog (S&D), per iscritto. – (HU) Nell’Unione europea la crescita economica è in stallo e la disoccupazione è superiore al 10 per cento. Questo significa che dobbiamo ideare una strategia per una crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro che sia in grado di ridare vita all’Unione. Ciò dipende dalla sua capacità di rinnovarsi e porre l’economia su nuove fondamenta, nonché dalla capacità dei suoi cittadini di vivere con una nuova mentalità. Nell’Unione europea tale rinnovamento potrebbe essere indotto dall’innovazione e dall’attività di ricerca e sviluppo. Nell’interesse del futuro dei suoi cittadini, l’Unione sta lavorando su una strategia di crescita per il 2020 basata su innovazione, ricerca e sviluppo che possa garantire una costante crescita economica offrendo nel contempo ai suoi cittadini nuovi posti di lavoro.

Senza risorse, la ricerca e lo sviluppo non possono creare il necessario contesto finanziario e, pertanto, non possono sfruttare appieno le opportunità di innovazione. L’innovazione è possibile solo attraverso il partenariato, il sostegno congiunto. Le risorse provengono da tre fonti: Unione europea, Stati membri e settore privato. L’innovazione a livello aziendale richiede risorse umane appropriate che si possono rendere disponibili attraverso istruzione e formazione di alta qualità attuate attraverso il coordinamento a livello di Stati membri. Le università hanno bisogno di essere supportate per produrre giovani ricercatori in grado di offrire alle piccole e medie imprese continue opportunità di innovazione. Nell’istruzione le due principali tendenze che schiudono opportunità innovative sono la digitalizzazione e la riduzione del consumo energetico.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. – (RO) L’escalation della crisi economica in Grecia, abbinata al raggiungimento di un tasso di disoccupazione stabile grossomodo del 10 per cento nell’Unione europea, rende immediatamente indispensabile attuare la strategia Europa 2020. Il perseguimento di tali obiettivi deve basarsi su interventi consolidati credibili volti a superare la crisi. Uno degli elementi fondamentali di tale agenda è l’occupazione. Tutti concordiamo nell’affermare che l’Unione europea deve disporre di una forza lavoro altamente qualificata in grado di raccogliere le sfide attuali e future per creare un’economia più competitiva e sostenibile. Tuttavia, nobili dichiarazioni non bastano per risolvere gli odierni problemi. Per questo vorrei rammentarvi che occorrono investimenti urgenti non soltanto in competenze idonee, bensì anche in sistemi di istruzione, al fine di allinearli ai requisiti del mercato. Gli Stati membri devono essere proattivi nel tener fede agli impegni assunti in sede di Consiglio europeo. Devono inoltre adottare le misure necessarie per aiutare l’Unione europea a riemergere dalla crisi attuale e incentivare la crescita economica.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE), per iscritto. – (EN) Il tema più importante nella discussione in merito al futuro della strategia Europa 2020 è la sfida posta dalla necessità e dalla sostenibilità. E’ evidente che la strategia di Lisbona non ha dato i risultati attesi e ora dobbiamo essere realisti se vogliamo che la futura strategia Europa 2020 ne dia. Affinché Europa 2020 sia una strategia riuscita è fondamentale che gli Stati membri, le istituzioni comunitarie e tutti gli attori della società vi lavorino insieme. Si devono incontrare un approccio dall’alto verso il basso e un approccio dal basso verso l’alto. E’ inoltre necessario stabilire parametri realistici per aumentare l’occupazione, specialmente quella giovanile. I sistemi di istruzione in Europa devono essere maggiormente orientati verso la ricerca e l’innovazione; inevitabilmente si dovrà investire maggiormente nell’istruzione. Occorre creare una maggiore coerenza tra il mercato del lavoro e l’istruzione. Il concetto di apprendimento permanente e apprendimento che abbraccia tutti gli aspetti della vita va affrontato seriamente. Sono fortemente favorevole a sistemi di istruzione professionale migliori e sostengo la necessità di collaborare più strettamente al riguardo con il settore privato. In un mondo sempre più competitivo, l’Europa deve essere ambiziosa e impegnata a tutti i livelli, altrimenti ci ritroveremo nuovamente con una strategia che assomiglia più ai piani quinquennali sovietici. A livello globale deve assumere la guida una strategia europea convincente per creare un’Europa più forte.

 
  
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  Ádám Kósa (PPE), per iscritto. – (HU) Orientamenti integrati a livello economico e occupazionale sono gli elementi fondamentali della strategia Europa 2020. Per quanto concerne il progetto di direttive sull’occupazione, ritengo importante ricordare che è possibile ottenere una crescita inclusiva soltanto se si investe effettivamente nella gente. Una durata maggiore non significa in sé una carriera produttiva più lunga. Nel caso dell’Ungheria, dove l’aspettativa di vita è inferiore rispetto all’Europa occidentale e il tasso di natalità sta calando, è particolarmente importante investire nella sanità. E’ necessario mantenere capacità appropriate anche in età più avanzata e ciò è possibile soltanto con un servizio sanitario più moderno e accessibile. In altre parole, occorre prestare maggiore attenzione all’accessibilità dei posti di lavoro per un numero crescente di persone in età avanzata che restano attive, il che andrebbe anche a beneficio delle persone più giovani, ma disabili. La sanità merita dunque una priorità particolare (per esempio, migliorando le condizioni di lavoro, garantendo una migliore riuscita della riabilitazione, favorendo il mantenimento di un buono stato di salute e così via). Tale aspetto è citato, per inciso, nell’orientamento 8 (investimento nello sviluppo delle risorse umane), sebbene non vi si ponga particolarmente l’accento né si forniscano dettagli concreti. Vi sono molti dibattiti in atto sulle cure sanitarie in Europa e nel mondo, e da nessuna parte vi è un approccio uniforme. Eppure dobbiamo renderci conto che per garantire la competitività a lungo termine dell’Europa occorre mantenere l’equilibrio tra il tasso di dipendenza e una popolazione più sana e attiva. Chiedo alle istituzioni europee di tenere presente tale aspetto nella loro strategia e nella sua attuazione.

 
  
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  Iosif Matula (PPE), per iscritto. – (RO) Sostengo la strategia Europa 2020 per la promozione della crescita economica, una strategia intelligente (basata su conoscenza e innovazione), rispettosa dell’ambiente e favorevole all’inclusione sociale. Vorrei che tale strategia fosse attuata attraverso la creazione di posti di lavoro ben retribuiti e un aumento del tenore di vita di cittadini. Se desideriamo un’Europa forte ed equilibrata, dobbiamo concentrare molta attenzione sullo sviluppo economico nelle regioni dei nuovi Stati membri per ridurre i divari esistenti. Superfluo aggiungere che deve essere prioritario creare un’infrastruttura idonea.

Vorrei sottolineare il significato della realizzazione dell’iniziativa simbolica Youth on the Move. Dobbiamo incrementare i fondi destinati ai programmi europei volti a garantire che l’istruzione sia costantemente aggiornata a ogni livello e agevolare la mobilità di insegnanti, studenti e ricercatori. La qualità dell’istruzione in scuole e università europee deve essere innalzata rispettando i requisiti nel mercato del lavoro. E’ necessario avvalersi di politiche e fondi appropriati per incoraggiare l’apprendimento delle lingue straniere, la multidisciplinarietà, la doppia specializzazione nelle università, tutti aspetti importanti per migliorare i risultati nell’innovazione e nella ricerca scientifica, nonché per incrementare le opportunità offerte ai giovani dal mercato del lavoro. Apprezzo inoltre il fatto che la strategia per il 2020 propone un quadro di occupazione giovanile a livello europeo.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. – (RO) La storia dell’agenda di Lisbona ha dimostrato che nobili idee e principi non sono sufficienti: fondamentale è attuare le misure proposte. Purtroppo, sulla fine dell’agenda di Lisbona si è innestata la crisi economica e finanziaria. Ritengo nondimeno che sarebbe sbagliato da parte nostra attribuire l’intera responsabilità dell’insuccesso di tale programma alla crisi senza tentare di capire se l’Unione europea abbia commesso errori nel processo di attuazione. La lezione appresa ci porrà probabilmente in una buona posizione per realizzare l’imminente strategia Europa 2020.

Penso che disponiamo di strumenti comunitari importanti per realizzare nuove strategie, e mi riferisco principalmente alla politica di coesione. Occorre tuttavia sottolineare che non possiamo abbandonare gli obiettivi della politica di coesione per ridistribuire fondi da destinare alla realizzazione della strategia Europa 2020. Questo rappresenterebbe un errore che comporterebbe gravi conseguenze per gli Stati membri che hanno bisogno di tali fondi per colmare i divari di sviluppo che li separano dagli altri paesi. Equivarrebbe al fallimento del principio della coesione a livello europeo.

 
  
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  Kristiina Ojuland (ALDE), per iscritto. – (ET) E’ sicuramente apprezzabile che la Commissione abbia elaborato la lungimirante strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva perché da troppi anni molti paesi europei, organizzando le proprie economie e finanze, hanno seguito la massima “après nous le déluge”. Nonostante il lodevole lavoro compiuto dalla Commissione per formulare la strategia, mi sorprende la sua ingenuità. La dichiarazione della Commissione al riguardo ci dipinge il quadro di un’Europa verde paritaria, basata su un’economia di mercato sociale, senza essere chiara in merito al tipo di risorse che saranno impiegate per conseguire tale obiettivo. Nell’Unione sovietica era prassi comune in alcuni momenti promettere l’arrivo del comunismo dopo dieci anni, prescindendo dalla realtà delle cose. Avrei sperato che dopo la debacle dell’altisonante strategia di Lisbona la Commissione non volesse proporre un’altra utopia fatta di parole vuote con la quale deludere i cittadini europei. Oggi non ci servono sogni, ma azioni concrete per salvare l’economia europea dal declino. E’ giunto il momento di intraprendere riforme strutturali serie in Europa, specialmente nel campo della politica sociale, perché l’attuale tipo di modello di welfare sociale non è più sostenibile.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. – (RO) L’ottenimento di una riduzione minima del 25 per cento del livello di povertà nell’Unione entro il 2020 è strettamente correlato all’aumento del tasso di occupazione al 75 per cento. E’ problematico fissare un obiettivo quantitativo per la riduzione della povertà. La povertà comprende aspetti economici, sociali, culturali ed educativi, il che significa che per conseguire la finalità proposta occorrono obiettivi più qualitativi che quantitativi.

In Romania i dati ufficiali pubblicati nel marzo 2010 indicano un livello di occupazione nettamente inferiore alla soglia minima prevista dalla strategia Europa 2020 (50 per cento rispetto al 75 per cento) e la tendenza al ribasso prosegue a causa dell’attuale clima economico. Donne, ultraquarantacinquenni e giovani continuano a essere quelli più in difficoltà nell’ottenere un lavoro. Non è facile credere che la Romania possa conseguire tale obiettivo entro il 2020.

Dobbiamo trovare risposte alle domande riguardanti il contributo dell’intera potenziale forza lavoro e la nostra conoscenza dei vari gruppi della società: donne e uomini, giovani, anziani e migranti sul mercato del lavoro. Altri interrogativi si pongono in merito alle modalità per ridurre la disoccupazione giovanile e aumentare effettivamente la partecipazione delle donne al mercato del lavoro coinvolgendole maggiormente in ogni settore di attività. Se non diamo una risposta chiara a tutte queste domande, i due obiettivi relativi alla crescita dell’occupazione e alla riduzione del livello di povertà subiranno lo stesso destino dell’agenda di Lisbona.

 
  
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  Georgios Stavrakakis (S&D) , per iscritto. – (EL) Vorrei esprimere compiacimento per le conclusioni del Consiglio di marzo in quanto hanno riconosciuto l’importanza della politica di coesione nell’ambito di Europa 2020 colmando in tal modo il notevole divario esistente con il testo iniziale della Commissione che non faceva alcun riferimento alla politica di coesione. Inoltre, sia il presidente Barroso sia il Commissario Hahn hanno riconosciuto l’importanza fondamentale del contributo offerto dalla politica di coesione alla realizzazione di tale strategia. La politica di coesione ha dato un apporto decisivo al rafforzamento della competitività e dell’occupazione, specialmente attraverso l’earmarking e dobbiamo sfruttare ogni risultato conseguito in tale ambito. Ciò non significa tuttavia che la politica di coesione verrà ridotta a un semplice strumento per la realizzazione di Europa 2020. Il suo potenziale è nettamente superiore. Reale espressione del principio della solidarietà a livello locale e regionale, la politica di coesione garantisce la sostenibilità delle iniziative di sviluppo e assicura che Europa 2020 serva l’obiettivo generale dell’Unione europea di rafforzare la coesione in tutte le tre dimensioni, ossia economica, sociale e territoriale, e non si limiti a uno sviluppo economico unilaterale. Dobbiamo infine sfruttare il potenziale della politica di coesione per evitare la sovrapposizione di obiettivi e finanziamenti tra le varie politiche europee.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D), per iscritto. – (HU) La strategia Europa 2020 deve promuovere una “rivoluzione verde” nell’economia europea, una ristrutturazione economica che consenta il risparmio energetico nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità, nonché l’innovazione ecologica. Sviluppo, tuttavia, non deve significare soltanto prestare assistenza alle regioni europee che già ottengono risultati superiori alla media. Dovremmo invece concentrare la maggior parte dello sviluppo sul sostegno alle regioni più sottosviluppate e svantaggiate. Permangono ancora notevoli differenze tra l’Europa orientale e quella occidentale in termini di efficienza economica. In Bulgaria, per esempio, serve il triplo di energia per produrre un’unità di PIL rispetto alla Germania, per cui se i prezzi dell’energia aumenteranno, la sua competitività diminuirà.

Promuovendo la ristrutturazione ecologica dell’economia, l’Unione europea non dovrebbe dimenticare le ormai sperimentate e collaudate politiche comunitarie già esistenti come la politica agricola comune e la politica di coesione. La politica agricola comune servirà anche per raggiungere gli obiettivi stabiliti per la salvaguardia ambientale e la lotta al cambiamento climatico. I migliori amministratori delle zone rurali europee sono gli stessi produttori agricoli. Neanche la strategia Europa 2020 può avere successo senza la politica di coesione, che mette a disposizione l’intera serie di strumenti e la flessibilità necessarie per la politica di sviluppo economico dell’Unione. Con gli strumenti della politica di coesione siamo in grado di contribuire al conseguimento degli obiettivi in qualunque campo specifico. Per esempio, possiamo promuovere lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica e delle risorse e sostenere l’innovazione ecologica.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. – (PT) Sono trascorsi dieci anni dall’adozione della strategia di Lisbona e i suoi obiettivi, per la maggior parte, non sono stati ancora conseguiti. Ciò che mi preoccupa maggiormente è la debole crescita economica, elemento decisivo per il raggiungimento di altre finalità, nonché il fatto che soltanto in due dei dieci anni di vita della strategia la crescita ha superato il 3 per cento.

La strategia di Lisbona era molto ambiziosa, ma le è mancata la forza dell’azione essendo stata basata su normative non vincolanti e sul metodo di coordinamento aperto. Oltre agli obiettivi occupazionali, la nuova strategia Europa 2020 contiene obiettivi in materia di istruzione, ambiente, lotta alla povertà e investimento nell’innovazione. Sia i nuovi obiettivi sia gli strumenti per raggiungerli sono responsabilità degli Stati membri, per cui in tale contesto di crisi e impegno assunto per il rispetto dei piani di stabilità e crescita abbiamo bisogno di meccanismi di buon governo migliori e un reale coordinamento economico e di bilancio tra i paesi. Il programma giunge in un momento di incertezza economica e disoccupazione elevata, la cui riduzione rivesta una priorità immediata. La Commissione deve prendere il timone e guidare il processo. Una forte crescita economica sarà fondamentale per rispettare i piani di stabilità e crescita e potrebbe essere stimolata dalle riforme e dagli investimenti previsti dalla strategia Europa 2020.

 
  
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  Iuliu Winkler (PPE), per iscritto. – (HU) Sono convinto che i nostri sogni debbano essere ambiziosi: il documento Europa 2020 deve abbracciare tutti i campi della cooperazione nell’Unione europea e diventare una strategia a medio e lungo termine per l’Europa. Tuttavia, affinché abbia successo, vi deve essere solidarietà tra i cittadini europei. Secondo il trattato di Lisbona, la nuova strategia viene preparata con i contributi dei 27 membri dell’Unione europea allargata in maniera che i nostri cittadini possano sentire che stanno condividendo uno sforzo europeo comune. Gli elettori ungheresi in Romania si aspettano che l’Unione esprima tale solidarietà trovando una soluzione rapida per portare le regioni dell’Europa meridionale e centrorientale in una situazione di parità. E’ necessario che la strategia affronti temi quali lo sviluppo a più ampio raggio dei nostri paesi, il mercato interno, l’avanzamento dell’agricoltura e delle piccole e medie imprese, ma anche problemi delicati come la rete sociale, le sfide demografiche, le pari opportunità sul mercato del lavoro, l’intreccio di reti e sistemi europei in tutti gli aspetti della vita. La strategia Europa 2020 dovrebbe essere una strategia di avvicinamento e convergenza.

 
  
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  Artur Zasada (PPE), per iscritto. – (PL) Nel dibattito sulla strategia Europa 2020 non dobbiamo trascurare un elemento importante e significativo come il settore dei trasporti che genera il 10 per cento del PIL dell’Unione europea e assicura più di 10 milioni di posti di lavoro. Tale settore svolge un ruolo significativo nel contesto del mercato interno europeo e il diritto alla libera circolazione di persone e merci. A mio parere, la questione del trasporto ferroviario dovrebbe essere affrontata con risolutezza e rapidità. Sono certo che possiamo ampliare la rete transeuropea di corridoi ferroviari entro il 2020. Penso che dal 2014 tutto il nuovo materiale rotabile e le nuove connessioni di trasporto ferroviario debbano essere provvisti di sistemi compatibili con il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario.

 

20. Accordo di adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – Dichiaro ripresa la seduta.

L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sull’accordo di adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali [2010/2647(RSP)].

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio.(ES) Signora Presidente, oggi, ad Atene, tre persone hanno perso il primo tra i diritti umani: il diritto alla vita. A causare l’accaduto sono stati atti di violenza che condanniamo assolutamente e categoricamente. La Presidenza spagnola desidera esprimere, a nome del Consiglio, le proprie condoglianze e la propria vicinanza alle famiglie coinvolte, facendo eco alla dichiarazione del presidente del Parlamento.

Si parla di diritti umani e dell’adesione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, tra cui – come ho appena detto – si annovera il diritto alla vita e al benessere fisico.

L’Unione europea si fonda sui diritti e le libertà dell’uomo e i testi approvati fin dalla sua fondazione hanno sempre contenuto un qualche riferimento ai diritti e alle libertà fondamentali, una tradizione che è culminata nel trattato di Lisbona.

Per la prima volta nella storia dell’Europa, il trattato di Lisbona comprende infatti la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, un documento giuridicamente vincolante, e stabilisce che l’Unione stessa sarà firmataria della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani.

Stiamo dunque assistendo all’apice del percorso politico, culturale e giuridico intrapreso dall’Unione nel campo dei diritti umani, che vengono collocati al centro delle politiche, delle azioni e dell’identità comunitarie.

Giudichiamo fondamentale che l’Unione europea abbia già avviato l’iter previsto a tale riguardo, in modo tale da consentirci di firmare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali al momento opportuno. Questa adesione implica, tra le altre cose, che accetteremo la giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo e che potenzieremo le garanzie per i cittadini. Verranno inoltre ravvicinate, in un certo qual modo, le varie fonti normative che coesistono in Europa in materia di diritti umani e libertà: la legislazione nazionale (ossia le garanzie che esistono in tutti gli Stati europei, paesi democratici che rispettano e tutelano i diritti umani) il diritto comunitario e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani, un altro testo di legge cui hanno aderito non soltanto gli Stati membri dell’UE, ma anche altri paesi europei, pur non essendo membri dell’Unione.

Osserviamo dunque il convergere di queste fonti del diritto, un processo che troverà la sua massima espressione nella firma della Convenzione da parte dell’UE.

Il 17 marzo la Commissione ha presentato una raccomandazione volta ad avviare i negoziati per l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione. Da quel momento, il Consiglio ha fatto quanto in suo potere per accelerare il confronto sul mandato negoziale: esiste, in seno al Consiglio, un gruppo di lavoro che conduce la discussione di concerto con la Commissione europea.

Il Consiglio ha tenuto nella più alta considerazione tutti i mandati contenuti nel protocollo 8, che rappresenta il principale punto di riferimento giuridico in questo ambito, tra i quali ricordo: la possibile partecipazione dell’Unione agli organi di controllo della Convenzione europea e l’esigenza di rispettare le competenze comunitarie e i poteri delle istituzioni. Il Consiglio ha inoltre considerato la necessità di nominare, in seno alla Corte, un giudice in rappresentanza dell’Unione europea, la partecipazione di questo Parlamento all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e la presenza dell’Unione all’interno del Comitato dei Ministri, laddove quest’ultimo eserciti le proprie funzioni in merito all’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il Consiglio ha inoltre seguito da vicino le discussioni e le audizioni tenute dal Parlamento lo scorso marzo e sta considerando con la dovuta attenzione i pareri espressi da quest’Assemblea attraverso il progetto di risoluzione degli onorevoli Jáuregui Atondo, Gál e Preda. La Presidenza spagnola prevede – e questa è anche la posizione del Consiglio – che il mandato per i negoziati con il Consiglio europeo, che implica un iter lungo e dalla grande complessità tecnica, sarà adottato entro la prima metà del 2010.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. − (EN) Signora Presidente, il mio collega, Olli Rehn, ha già espresso la posizione e il cordoglio della Commissione per i tristi avvenimenti verificatisi in Grecia. Io mi concentrerò dunque sul prosieguo del nostro lavoro, visto che il nostro contributo sarà fondamentale per completare il sistema di salvaguardia dei diritti fondamentali all’interno dell’Unione europea e che l’adesione dell’Unione stessa alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sancita dal trattato di Lisbona, non è in discussione. E’ un traguardo, come lo ha elegantemente descritto la Presidenza, sebbene l’adesione sia soltanto uno dei quattro elementi che costituiscono l’ambiziosa ed esaustiva politica dell’Unione europea in materia di diritti umani.

Innanzi tutto, l’entrata in vigore del trattato di Lisbona conferisce un valore giuridicamente vincolante alla Carta dei diritti dell’uomo, che rappresenta la definizione di diritto fondamentale più attuale al mondo sotto il profilo dell’impegno politico, della leggibilità e della certezza del diritto e sancisce tutti i diritti contenuti nella Convenzione. La Carta riprende infatti il significato e la portata dei diritti contenuti nella Convenzione, ma si spinge oltre, contemplando ad esempio anche la cosiddetta terza generazione dei diritti fondamentali: la protezione dei dati, le garanzie in materia di bioetica nonché sulla bontà e la trasparenza dell’amministrazione. Il livello di tutela garantito dalla Carta deve essere sempre almeno equivalente a quello della Convenzione; in molti casi lo supera.

In secondo luogo, la promozione dei diritti fondamentali è una delle priorità del programma di Stoccolma, che definisce gli orientamenti strategici per la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in Europa.

Il terzo punto è la creazione di un nuovo portafoglio, dedicato alla giustizia, ai diritti fondamentali e alla cittadinanza, che dimostra l’importanza attribuita dalla Commissione al potenziamento del suo operato nel settore.

In quarto luogo, si pone infine la questione dell’adesione dell’UE alla Convenzione, che consentirà a chiunque affermi di aver subito una violazione, ai sensi della Convenzione, ad opera di un’istituzione o un organo comunitario di citare l’Unione in giudizio presso la Corte di Strasburgo, alle stesse condizioni che si applicano alle cause contro gli Stati membri. Sul piano politico, l’adesione consente all’Unione europea di riaffermare il ruolo fondamentale che il sistema per la salvaguardia dei diritti umani, istituito con la Convenzione, svolge in Europa – intesa come entità geografica allargata, e non soltanto come Unione europea – e avallare il sistema di Strasburgo, un regime di controllo giudiziario esterno nel settore del diritti fondamentali, cui sottoponiamo adesso il nostro ordinamento giuridico in toto e formalmente. In questo modo, si conferisce una credibilità ancora maggiore allo strenuo impegno dell’Unione europea a favore dei diritti fondamentali, sia all’interno sia all’esterno.

Intorno alla metà di marzo, la Commissione aveva proposto al Consiglio un mandato negoziale. Il protocollo 8 del trattato di Lisbona esige una serie di garanzie sostanziali per gli accordi di adesione, al fine di preservare le peculiarità del diritto comunitario, e la raccomandazione della Commissione al Consiglio ne tiene la giusta considerazione. Desidero citarne due.

E’ chiaro che le competenze e i poteri attribuiti dal trattato all’Unione non vengono necessariamente modificati dall’adesione e le disposizioni dell’accordo di adesione dovranno specificarlo con grande chiarezza. Allo stesso modo, l’adesione dell’Unione europea non modifica necessariamente la posizione dei singoli Stati membri rispetto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ai protocolli sottoscritti o alle riserve espresse. I negoziati dovrebbero dunque garantire che l’accordo di adesione istituisca taluni obblighi, in ottemperanza alle disposizioni sostanziali delle Convenzioni, solo in riferimento agli atti e alle misure intrapresi dalle istituzioni o dagli organi dell’Unione.

La Commissione mira a un inserimento agevole dell’Unione europea nel sistema della Convenzione. L’adesione dovrebbe dunque preservare la sostanza e gli elementi procedurali del sistema, soddisfacendo al contempo due requisiti. In primo luogo, come ho già ricordato, devono essere preservate le peculiarità del diritto comunitario: dopo l’adesione sarà infatti importante salvaguardare la Corte di giustizia e le sue prerogative. Sono al vaglio proposte interessanti, che mirano a coinvolgere la Corte di giustizia laddove Strasburgo sia chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità di un testo di legge dell’Unione senza riferimenti preliminari. Con ogni probabilità, tali proposte potranno essere concepite in modo tale da non richiedere una modifica del trattato e meritano comunque un’analisi e un confronto attenti in seno al gruppo di lavoro del Consiglio. So che la Presidenza spagnola sta facendo quanto in suo potere per portare avanti il dibattito.

In secondo luogo, è importante occuparsi dello status particolare dell’Unione, un’entità giuridica a sé dotata di poteri propri che diventerà, alla stregua degli Stati membri, firmataria di un dispositivo che inizialmente non era destinato allo scopo, ma era inteso per i soli paesi membri. Si rendono dunque necessari alcuni aggiustamenti tecnici e procedurali della Convenzione in considerazione della particolarità del diritto comunitario: tra questi ricordo il cosiddetto "meccanismo del co-convenuto".

E’ particolarmente importante tenere conto dell’attuazione decentralizzata del diritto comunitario da parte degli Stati membri. Grazie a questo meccanismo, l’Unione avrà il diritto di partecipare in qualità di co-convenuto ai procedimenti a carico di uno Stato membro per questioni legate al diritto comunitario.

Dal punto di vista istituzionale, desidero inoltre sottolineare che, secondo la Commissione, i rappresentanti dell’Unione europea dovranno partecipare ai lavori degli organi della Convenzione ponendosi sullo stesso piano dei rappresentanti degli altri firmatari. A questo proposito, ricordo che l’elezione di un giudice per ciascuna parte contraente costituisce uno dei principi fondanti della Convenzione e garantisce la rappresentanza di tutti i sistemi giuridici in seno alla Corte. Tale principio riflette inoltre il sistema di garanzie collettive istituito dalla Convenzione, per cui ciascun firmatario è tenuto a dare il proprio contributo: di conseguenza, l’Unione dovrà nominare un giudice permanente che rivestirà lo stesso ruolo è avrà i medesimi incarichi dei suoi pari, intervenendo potenzialmente in tutti i casi.

Un giudice ad hoc che intervenga solamente nei casi contro l’Unione europea, o che interessino il diritto comunitario, non sarebbe sufficiente. Per quanto concerne il metodo di nomina del giudice, si potrebbe applicare la normale procedura indicata nella Convenzione, ovvero l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nominerà il giudice da una lista di tre nominativi presentata dall’Unione europea. Riteniamo che si debba prevedere la partecipazione di un numero adeguato di europarlamentari alle sedute dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa durante le quali si tiene l’elezione dei giudici della Corte di Strasburgo.

Vorrei ringraziare i relatori delle commissioni per gli affari costituzionali e per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, gli onorevoli Jáuregui Atondo e Gál, per la loro eccellente collaborazione sul documento e congratularmi con la commissione AFCO per l’udienza organizzata il 18 marzo, che si è rivelata realmente utile. Sono peraltro lieta dell'alta priorità riservata a questo argomento dalla Presidenza spagnola e dal Consiglio, che mi porta a ritenere che saremo in grado di avviare i negoziati per l’adesione già dopo l’estate. Vi assicuro che la Commissione, in qualità di negoziatore per l’Unione, aggiornerà continuamente il Parlamento per tutto il corso del processo negoziale.

Signora Presidente, non credo sia necessario proprio oggi ricordare, ancora una volta, l’importanza dei diritti fondamentali per l’Europa e il loro valore per tutti i documenti che stiamo proponendo. Sono sicura che l’Unione non incontrerà difficoltà nel rispettare gli standard dettati dalla Convenzione, ma l’adesione migliorerà senza dubbio la salvaguardia dei diritti fondamentali in Europa e mi riferisco ai diritti di tutte le singole persone che vivono in Europa.

 
  
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  Marietta Giannakou, a nome del gruppo PPE.(EL) Signora Presidente, sostengo pienamente le affermazioni rilasciate dal Presidente Garrido a nome della Presidenza spagnola e dalla signora Commissario Reding; vorrei inoltre congratularmi con gli onorevoli Jáuregui Atondo e Gál per le loro relazioni e per il lavoro svolto.

L’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea del Consiglio d’Europa e ai relativi protocolli rappresenta l'applicazione del trattato di Lisbona ed amplia la salvaguardia dei diritti dell’uomo per i cittadini europei. In questo modo, si viene a creare un sistema paneuropeo di tutela delle libertà fondamentali e dei diritti dell’uomo, coperto dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo. Al contempo, oltre alla tutela esterna, l’Unione europea acquisisce un’agenzia internazionale per la protezione esterna, che rafforza la sua credibilità nei confronti di paesi terzi, ai quali, spesso, richiede il rispetto della Convenzione europea per i diritti umani nel quadro delle relazioni bilaterali.

Signora Presidente, la discussione odierna sui diritti dell’uomo e sulle libertà fondamentali coincide con l’omicidio di tre cittadini, tre lavoratori, per mano di estremisti ed elementi marginali nel mio paese, ad Atene, nel corso di manifestazioni contro le misure adottate dal governo per far fronte alla crisi economica. Oltre ad esprimere il mio dolore e cordoglio, vorrei precisare, anche a nome dei miei colleghi del principale partito greco di opposizione, che il nostro gruppo politico è determinato a contribuire in modo deciso alla salvaguardia della democrazia e al corretto funzionamento delle istituzioni.

Nutriamo grande rispetto e gratitudine per i finanziamenti che stiamo ricevendo in questo momento di crisi dai nostri partner e dal Fondo monetario internazionale e ci assumiamo pienamente l’impegno di intraprendere tutte le riforme necessarie per uscire dalla crisi. In quanto partito responsabile, contribuiremo agli sforzi profusi per mantenere la stabilità e per proteggere l’unità del popolo greco, eliminando le frange estremiste che minano le basi della nostra democrazia.

 
  
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  Ramón Jáuregui Atondo, a nome del gruppo S&D.(ES) Signora Presidente, se dovessi riassumere quanto è stato detto oggi in un unico concetto, direi esplicitamente ai cittadini europei che, per la prima volta, potranno disporre di una corte specifica, che garantirà loro il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, con riferimento all’Unione europea e al proprio paese, quando dovranno applicare le leggi comunitarie.

L’idea fondamentale è che esiste una nuova corte per i cittadini europei, la Corte di Strasburgo, che tutelerà il diritto comunitario e la sua corretta applicazione in tutti gli Stati membri, garantendo i diritti fondamentali che sono alla base dell’idea di Europa. Questi principi fondamentali sono parte del cordone ombelicale, del processo storico dell’integrazione europea, un processo di civilizzazione e integrazione basato sulla dignità umana – la dignità degli individui – e che prende poi la forma della democrazia, dello stato di diritto, dello stato sociale basati sullo stato di diritto e sui diritti dell’uomo.

Il trattato di Lisbona ha offerto all’Unione europea la possibilità di rendere formale la Carta che, come ha già ricordato il Commissario Reding, è il documento più completo sui diritti fondamentali esistente in questo ambito, e che sancisce che l'Unione aderisca alla Corte di Strasburgo.

Questo è quanto stiamo cercando di fare ora. So che esistono numerosi problemi tecnici, ma vorrei solamente sottolineare l’importanza dell’azione rapida e del lavoro efficiente della Commissione, che hanno portato a stabilire un mandato specifico che ci permette di proseguire con i negoziati.

Vorrei congratularmi con lei, Commissario Reding, per il suo lavoro che, ripeto, è stato molto rapido ed efficiente; porgo anche le mie congratulazioni alla Presidenza spagnola. Vorrei infine annunciarvi che, nella prossima sessione, adotteremo la relazione del Parlamento a questo proposito e vi chiedo di controllare, informarvi e sostenere i complessi negoziati, che sono sempre molto importanti per l’Europa.

 
  
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  Cecilia Wikström, a nome del gruppo ALDE.(SV) Signora Presidente, l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea è stata all’ordine del giorno per molto tempo. Ora disponiamo finalmente della base giuridica affinché l’adesione diventi realtà, e possiamo andarne fieri. L’adesione dell’UE alla Convenzione europea comporterà il rafforzamento e l’ampliamento della salvaguardia dei diritti fondamentali, i cittadini degli Stati membri saranno più tutelati per quanto riguarda le attività europee e la giurisprudenza nel campo dei diritti umani verrà meglio armonizzata tra le due Corti europee, a L’Aia e a Strasburgo.

Con l’adesione alla Convenzione europea, le istituzioni europee saranno soggette all’amministrazione della giustizia da parte della Corte europea dei diritti umani, garantendo in questo modo un controllo esterno indipendente del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini da parte dell’UE.

Si tratta di un passaggio molto importante. E’ semplice lasciarsi incantare dalla favola secondo cui in Europa saremmo immuni alle violazioni dei diritti dell’uomo che si commettono in altre parti del mondo. In quanto Stati membri dell’Unione europea disponiamo di leggi, statuti e valori ben radicati che garantiscono la tutela dei nostri diritti. La parte iniziale del testo del trattato di Lisbona dichiara che le libertà di espressione, di stampa e di religione sono principi europei che devono essere rispettati in tutto il territorio dell’Unione senza eccezioni. Sfortunatamente, non è sempre così, poiché alcuni Stati membri violano questi diritti fondamentali, ed è altrettanto riprovevole che noi, in quest’Aula, stiamo a guardare e permettiamo che questi abusi avvengano.

Con l’adesione dell’UE alla Convenzione europea, in vista di un rafforzamento e un ampliamento delle libertà e dei diritti dei cittadini, si renderà imprescindibile per il Parlamento legiferare e agire in conformità con la Convenzione. Rimane comunque molto lavoro da fare per gli Stati membri che dovranno risolvere le loro questioni interne e trasformare in realtà queste belle parole che costituiscono i nostri valori comuni.

 
  
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  Heidi Hautala, a nome del gruppo Verts/ALE. – (FI) Signora Presidente, è fondamentale considerare i diritti umani per il loro valore intrinseco, benché abbiano anche una forte valenza strumentale, che risulta evidente quando parlo con i rappresentanti di paesi terzi nella mia veste di presidente della sottocommissione per i diritti umani.

Proprio oggi ho parlato con alcuni deputati del parlamento marocchino. E’ importante poter spiegare loro che l’Unione europea sottolinea l’importanza dei diritti umani in tutte le sue attività e non si limita solamente a cercare di insegnare agli altri il valore di tali diritti. In questo modo possiamo spiegare ai rappresentanti dei paesi terzi che l’adesione dell’UE alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo significa realmente che le nostre attività sono soggette a un controllo esterno, come è stato appena spiegato. Posso anche affermare che, per la prima volta, abbiamo un Commissario responsabile in materia nel caso di questioni legali.

Ci tengo a ricordare che, ovviamente, l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione non risolverà il problema del sovraccarico di lavoro per la Corte europea dei diritti dell’uomo. Dobbiamo prendere in considerazione possibili soluzioni alla questione, che è emersa in conseguenza ad un eccesso di lavoro arretrato da gestire.

Vorrei infine suggerire caldamente all’Unione di allinearsi ai numerosi protocolli aggiuntivi relativi a questioni quali la lotta contro le torture e contro il razzismo, così come ad altre leggi più efficaci.

 
  
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  Zbigniew Ziobro, a nome del gruppo ECR. – (PL) Signora Presidente, sembra che gli effetti della firma dell’accordo di adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali saranno limitati, poiché questo documento è già stato accettato in Europa come riferimento per gli standard di tutela dei diritti umani. Ha ottenuto questo status sia nel diritto comunitario sia nelle politiche specifiche di ogni Stato membro.

E’ tuttavia necessario evidenziare alcuni problemi che potrebbero derivare dal conflitto tra la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo nell’ambito delle decisioni giudiziarie pronunciate. La questione deve pertanto essere analizzata nel dettaglio, al fine di evitare errori da correggere poi in seguito.

Si potrebbe peraltro pensare di sottoporre le decisioni prese dalla Corte di giustizia e la sua interpretazione del diritto comunitario ad una valutazione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, che otterrebbe in questo modo una notevole competenza giurisdizionale sulle istituzioni comunitarie. In questo contesto sarebbe opportuno considerare tutte le conseguenze giuridiche di una simile decisione, al fine di evitare azioni avventate. Al contempo, è necessario valutare una possibile riforma delle operazioni di queste due corti europee, entrambe estremamente importanti.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI). (HU) Alla luce della mia esperienza di avvocato attivo nel campo dei diritti umani, non riesco a comprendere come l’adesione da parte dell’Unione europea alla stessa Convenzione già firmata da tutti gli Stati europei possa aggiungere valore alla tutela dei diritti umani dei cittadini europei Se me lo permettete, vorrei illustrare alcuni collegamenti perché, a mio avviso, i colleghi non giuristi in quest’Aula hanno ricevuto informazioni fuorvianti. La situazione è la seguente: esiste un documento estremamente importante relativo ai diritti dell’uomo, conosciuto come Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che non è stato sottoscritto dall’Unione ma dalla sua istituzione per così dire gemella, ovvero il Consiglio d’Europa.

Se un paese viola i diritti di un suo cittadino, illustrati e sanciti dalla Convenzione, allora il cittadino in questione ha il diritto di adire la Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo chiedendo un risarcimento o di far valere i propri diritti contro lo Stato responsabile della violazione. Come tutti ben sapete, questa opportunità è ora accessibile a tutti i cittadini dell’Unione europea. Credo che tutti noi in quest’Aula conosciamo almeno un caso di un connazionale che ha minacciato di adire la Corte di Strasburgo, o che magari l’ha fatto vincendo la causa contro lo Stato membro. Qual è dunque la novità? Qual è il valore aggiunto, se non la possibilità per qualcuno della rete dell’Unione europea di ricevere un lavoro ben pagato come giudice a Strasburgo?

 
  
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  Kinga Gál (PPE). (HU) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, la discussione odierna rappresenta un’occasione storica nella vita dell’Unione europea. Oggi discutiamo di un tema che anni fa sembrava un ostacolo insormontabile: il mandato della Commissione nei negoziati di adesione dell’UE alla Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Questa Convenzione è stata ratificata 60 anni fa e, in questo lungo periodo, ha trasmesso a molti cittadini un messaggio di fiducia, affermando che è possibile trovare giustizia anche contro il proprio Stato membro. Il Commissario Reding ha fatto riferimento ad un tema strettamente legato a questa discussione e che, pertanto, andrebbe sottolineato più volte, ovvero il fatto che da dicembre la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è diventata giuridicamente vincolante. Si tratta di uno dei documenti più progressisti nel campo dei diritti dell’uomo.

La Convenzione rafforza la Carta che, a sua volta, integra la Convenzione stessa. A partire da dicembre, il trattato di Lisbona impegna l’Unione europea ad aderire alla Convenzione per i diritti dell’uomo. Il nostro obiettivo deve dunque essere quello di garantire che l’attuazione di tale obbligo sia quanto più efficace possibile. La priorità ora è comprendere in che modo l’adesione alla Convenzione aggiungerà valore alla vita dei cittadini dell’Unione. La mia relazione sull’adesione alla Convenzione si basa proprio su questa domanda ed è stata ratificata all’unanimità dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Desidero pertanto invitare il Consiglio e la Commissione a fare quanto in loro potere per assicurare che l’adesione alla Convenzione possa effettivamente determinare un valore aggiunto per i cittadini dell’UE, senza generare però aspettative eccessive.

Al contempo, è necessario che molti dubbi vengano chiariti in sede negoziale e una delle questioni principali è la relazione tra le Corti. Un’ulteriore precondizione è data dal pieno ricorso, in prima battuta, a tutti gli strumenti giuridici interni. Ritengo che sia anche importante stabilire, nel corso dei negoziati, che la riforma del funzionamento della Corte per i diritti dell’uomo di Strasburgo coincida con l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione. Questa adesione rappresenterà un esperimento unico, senza però costituire una minaccia per tutti gli strumenti già operativi nell’ambito dell’attuazione dei diritti dell’uomo. L’adesione alla Convenzione risulterà efficace solo se rafforzerà le istituzioni già esistenti e se permetterà ai cittadini di avervi accesso. Dobbiamo fare attenzione a non mettere a repentaglio questo processo e assicurarci di non buttare, in un’ondata di entusiasmo, il bambino con l’acqua sporca, per usare le parole di un proverbio ungherese. Ritengo che questo sia un momento molto importante e che il percorso intrapreso sia quello giusto. Vorrei chiedere alla Commissione e al Consiglio di definire il loro mandato e di condurre i prossimi negoziati rafforzando i punti che ho appena illustrato.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

Onorevole Gál, vorrei dichiarare che lei è il primo deputato ungherese che incontro dopo la notizia dell’elezione a presidente del parlamento ungherese del nostro collega e amico, l’onorevole Schmitt. Vorrei affermare che a tutti noi mancherà molto il nostro amico Schmitt, ma le chiedo ufficialmente di riportargli i nostri complimenti e sono certo che svolgerà un eccellente lavoro alla guida del suo parlamento nazionale.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Sebbene tutti gli Stati membri abbiano firmato la Convenzione, l’adesione dell’Unione europea nella sua interezza non solo determinerà una nuova dimensione per la tutela dei diritti dell’uomo nell’UE, ma – e vorrei sottolinearlo – lancerà anche un segnale giuridico e politico per un rafforzamento delle relazioni tra l’Unione e l’Europa. Vorrei altresì sostenere l’idea che, oltre all’adesione dell’UE alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, un ulteriore passo apprezzabile potrebbe essere, ad esempio, l’adozione, a livello europeo, di una Carta sociale europea rivista per l’intera Unione.

L’adesione dell’Unione europea alla Convenzione solleva anche la questione della rappresentanza dell’Unione negli organismi del Consiglio d’Europa. Al contempo, si dice che il Parlamento europeo dovrebbe svolgere un ruolo attivo in questo processo. Sono d’accordo in linea di principio con quest’analisi, signora Commissario, ma temo che il processo, incluse le sue componenti individuali, non sarà assolutamente semplice. Anche se al momento condivido il suo entusiasmo – e ovviamente è giusto ringraziare anche il Consiglio per l’eccellente lavoro – dobbiamo prepararci all’idea che il processo sarà estremamente complesso e riconoscere che c’è ancora molto lavoro da fare in questo senso.

 
  
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  Marek Henryk Migalski (ECR).(PL) Signor Presidente, l’Unione europea si fonda sul rispetto dei diritti dell’uomo, il che rappresenta effettivamente uno dei suoi aspetti più pregevoli. Mi sembra però che si stiano creando questi diritti umani unicamente per i nostri cittadini. Le onorevoli Beňová e Wikström ne hanno parlato, ma continuo ad avere l’impressione che si stia trascurando quanto affermato dall’onorevole Hautala, ovvero l’impegno per diffondere i diritti umani al di fuori dell’Unione. Sono convinto che l’Unione europea non si impegni a sufficienza in questo ambito.

Accolgo speranzoso l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione, poiché rappresenta l’opportunità che il sistema dei diritti e della tutela dei diritti umani all’interno dell’UE raggiunga una certa coerenza. Bisogna ricordare che quando si creano nuovi diritti, questi non devono limitare altre libertà. Si tratta indubbiamente di un tema per filosofi e teorici del diritto, ma questa tensione tra diritti e libertà è reale e dunque sia i legislatori sia, in una seconda fase, i giudici che attuano il diritto, ne devono essere consapevoli.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, onorevoli deputati, l’articolo 6 del trattato di Lisbona stabilisce che l’Unione europea debba aderire alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che rappresenta un consolidamento del sistema dei diritti fondamentali all’interno dell’Unione stessa. La Convenzione europea per i diritti dell’uomo è uno strumento fondamentale per la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Europa. La nostra adesione a questo sistema legale rafforzerebbe i diritti fondamentali dei cittadini europei, mettendo a loro disposizione un ulteriore strumento giuridico nel caso in cui ritenessero che i loro diritti fondamentali siano stati violati.

A mio parere l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali è un passo estremamente positivo dal momento che sensibilizzerà i cittadini sull’importanza dei diritti fondamentali nell’Unione e idealmente aumenterà la credibilità dell’UE in riferimento alle sue relazioni esterne.

 
  
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  Rafał Trzaskowski (PPE). - (EN) Signor Presidente, innanzi tutto vorrei ringraziare entrambi i relatori, gli onorevoli Gál e Jáuregui Atondo, nonché la Commissione e la Presidenza.

(ES) Grazie mille per il lavoro difficile e necessario che avete svolto.

(EN) Quando parlavamo dell’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per i diritti dell’uomo – e se ne parla all’interno dell’UE ormai da 10 anni, credo – ci si preoccupava molto del possibile conflitto tra la Corte europea per i diritti dell’uomo e la Corte di giustizia europea, nonché del fatto che sarebbero sorti problemi di giurisdizione e che l’autonomia della Corte di giustizia europea sarebbe stata messa in discussione.

A mio parere, però, il lavoro svolto ci ha permesso di giungere ad una situazione in cui queste due Corti possono essere complementari. Abbiamo fatto il possibile per evitare di pensare in termini di gerarchie e di fatto siamo giunti a una contaminazione incrociata tra questi due sistemi di tutela dei diritti umani. Alla luce delle recenti tendenze, in cui la Corte di giustizia europea segue la giurisprudenza della Corte di Strasburgo e viceversa, ritengo che i due sistemi coesistano e che di fatto non esista alcun conflitto. Molti dei passati timori sono dunque stati dissipati.

Nella recente sentenza Bosphorus, che tutti conosciamo molto bene, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato che non vi era alcun bisogno di riaprire il caso dal momento che l’Unione europea, in quanto tale, garantisce un livello soddisfacente di tutela dei diritti umani. Si pone quindi la domanda: perché abbiamo bisogno di aderire alla Convenzione? Questa stessa domanda è stata posta dai nostri colleghi in quest’Aula e la risposta è che sì, ne abbiamo bisogno, ma perché? Non solo per il valore simbolico, che è importante, ma anche perché l’intero sistema di tutela dei diritti umani all’interno dell’Unione europea conquisterà maggiore credibilità agli occhi dei cittadini che godranno della tutela derivante dalle azioni dell’UE e non solo da parte degli Stati membri, come accade adesso. Quando non esiste un controllo giurisdizionale efficace a livello nazionale o comunitario, quando ad esempio al ricorrente viene negata la legittimazione a proporre un’azione o a citare in giudizio l’organismo dell’UE coinvolto, queste sono le situazioni in cui otterremo un valore aggiunto.

Abbiamo deciso di aderire alla Convenzione per raggiungere una maggiore coerenza all’interno del sistema di tutela dei diritti umani e non per minare la credibilità del sistema stesso. Abbiamo bisogno di lealtà ed è questo il motivo per cui sosteniamo che non dovrebbero essere presentati ricorsi interstatali per una presunta inadempienza quando l’atto rientra nell’ambito di applicazione del diritto comunitario. Noi sosteniamo questo punto e dovremmo fare il possibile perché diventi legge.

Vorrei inoltre esprimere i miei più sentiti ringraziamenti alla Commissione per avere istituito una Direzione generale dei diritti dell’uomo. Ricordo che quando ero ancora studente mi è capitato di leggere degli articoli di Joseph Weiler sulla tutela dei diritti umani. Egli era giunto alla conclusione che possiamo fare ciò che preferiamo rispetto alla candidatura e all’adesione alla Convezione dei diritti dell’uomo, ma la verità è che, se non si passerà all’attuazione e alla verifica all’interno della Commissione, allora sarà stato tutto vano.

Ora, finalmente, grazie a voi, abbiamo tagliato il traguardo. Mi auguro che proseguiremo su questa strada e che raggiungeremo un livello di tutela dei diritti umani, all’interno dell’Unione europea, migliore di quello odierno.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE). (HU) Sono estremamente lieto che, con la firma del documento europeo più importante in materia di diritti umani, l’Unione europea stia compiendo un ulteriore passo verso lo sviluppo di un’Europa realmente unita, nonché consolidando la credibilità dei suoi interventi contro le violazioni dei diritti umani nei paesi terzi. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che, in termini di tutela dei diritti umani, il Consiglio d’Europa è per molti versi più avanti dell’Unione europea. Ecco perché desidero invitare la Commissione a vagliare la possibilità di aderire anche alle altre convenzioni del Consiglio d’Europa e a preparare un elenco di tutti i trattati internazionali conclusi nell’ambito del Consiglio d’Europa che, laddove aderissimo, potrebbero aiutarci a migliorare la qualità della legislazione comunitaria in materia di diritti umani.

Credo che, affinché l’Europa possa veramente diventare una regione di libertà, sicurezza e diritto, sarà necessario cooperare con il Consiglio d’Europa e adottare i successi che è riuscito a ottenere nel campo dei diritti umani. Tra questi, meritano un’attenzione particolare la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie e la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, che fissano i requisiti minimi per le questioni relative alle minoranze nazionali autoctone, sulla base dei valori europei, del rispetto della diversità e dei diritti sanciti nella Carta dei diritti fondamentali. Gli Stati membri dell’Unione europea sono tutti membri del Consiglio d’Europa e la maggior parte di loro ha già firmato e ratificato i documenti a cui ho fatto riferimento. Sarebbe dunque naturale prevedere un ampliamento della legislazione dell’Unione in questo ambito, includendo tutte le convenzioni già ampiamente ratificate.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE).(RO) L’entrata in vigore del trattato di Lisbona ha garantito l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. La Corte europea per i diritti dell’uomo a Strasburgo di fatto tutelerà i diritti umani e le libertà dalle azioni intraprese dall’UE. Questa condizione è ancora più importante dal momento che gli Stati membri hanno trasferito all’Unione una serie di importanti poteri. Vorrei sottolineare che l’adesione non avrà alcun effetto sul principio di autonomia del diritto comunitario, dal momento che la Corte di giustizia in Lussemburgo rimarrà l’unica corte suprema per tutte le questioni relative al diritto comunitario.

La Romania ha firmato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nel 1993. E’ importante sottolineare che l’articolo 20 della costituzione rumena sancisce che le norme internazionali relative ai diritti fondamentali dell’uomo che la Romania ha sottoscritto hanno la precedenza sul diritto nazionale.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D). (HU) Signora Commissario, è estremamente importante che il Consiglio d’Europa disponga di un meccanismo sviluppato e operativo ormai da decenni, sotto il controllo della Corte europea per i diritti dell’uomo, e che l’Unione europea potrà condividerlo. Ripeto da tempo che, per quanto riguarda la tutela dei diritti umani e delle minoranze in Europa, è fondamentale che il Consiglio d’Europa abbia un sistema efficace per la tutela dei diritti umani e delle minoranze, mentre invece all’Unione spetti il reale peso politico. Vorrei attirare la vostra attenzione sull’eccellente relazione presentata dall’onorevole Gál, in cui si evidenzia come la legge del precedente o la giurisprudenza forniscano spesso un significativo apporto per la tutela dei diritti delle minoranze, che l’Unione europea non può offrire. Vorrei anche riprendere quanto detto dall’onorevole Sógor. Quest’adesione potrebbe costituire un precedente affinché l’Unione aderisca anche alla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, considerando che l’8,5 per cento della popolazione dell’Unione è costituita da minoranze e che l’Unione non ha alcun sistema per tutelarle.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, vorrei porgere i miei complimenti all’onorevole Jáuregui Atondo per l’eccellente lavoro svolto.

La relazione spiega gli aspetti istituzionali e operativi che derivano dall’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

Trenta anni fa, la Commissione e il Parlamento europei adottarono entrambe le risoluzioni che prevedevano la sottoscrizione, da parte dell’Unione, della Convenzione. Ora che l’Unione, giunta a 27 Stati membri, è più complessa, nessuno mette in dubbio che questa adesione debba avere luogo. L’accordo su questi principi rappresenta la base per la coesione politica e per l’identità dell’Unione europea e, quando questi aspetti entrano in crisi, sorgono problemi di carattere economico e politico.

Difendere tutti i diritti umani e le libertà fondamentali in ogni circostanza e senza esitazioni significa lavorare per il consolidamento della democrazia e per il progresso e significa anche escludere nel modo più assoluto ogni espressione di violenza, imposizione o totalitarismo. Non dimentichiamoci che questo era lo scopo principale del progetto europeo ed è il percorso che dobbiamo intraprendere. Chiedo dunque alla Commissione e al Consiglio di lavorare in questa direzione.

Signor Presidente, vorrei anche esprimere le mie più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime in Grecia.

 
  
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  Jacek Olgierd Kurski (ECR).(PL) La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali è uno dei fondamenti della teoria europea dei valori, che tutela i diritti degli individui e i diritti umani. E’ questo il fondamento ideale dietro la nascita dell’Unione europea.

Per molti anni, la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha adempiuto al proprio ruolo nel migliore dei modi, tutelando i deboli e i perseguitati. Recentemente, tuttavia, sono state approvate alcune decisioni che mettono in discussione l’interpretazione che la CEDU dà del principio di “libertà degli individui”. Lo scorso anno, l’intera Europa è stata scossa da discussioni e proteste per la sentenza che vietava di esporre la croce nei luoghi pubblici.

Credo che l’Unione europea, sottoscrivendo la Convenzione ai sensi del trattato di Lisbona, dovrebbe avviare, al contempo, una discussione e una profonda riflessione, al fine di evitare il ripetersi di simili distorsioni della libertà individuale e di interpretazioni errate dei diritti dell’uomo.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, il Parlamento europeo ha più volte adottato risoluzioni che condannavano i casi di violazione dei diritti e delle libertà dell’uomo in varie parti del mondo. Va però detto che, in quanto Unione europea, non siamo in grado di gestire simili violazioni all’interno dei nostri stessi Stati membri.

A questo proposito, vorrei portarvi un esempio molto pertinente. Di recente, la commissione etica governativa della Lituania ha condannato l’onorevole Tomaševski, leader della minoranza polacca e membro del Parlamento europeo, per aver posto una domanda al presidente Barroso in merito al rispetto dei diritti delle minoranze. E' una situazione strana e del tutto scandalosa. Vorrei chiedere se con l’adesione alla Convenzione quadro cambierà qualcosa. In questo ambito, l’Unione europea deve mettere a punto standard migliori di quelli adottati dalla Convenzione quadro ed è giunto il momento che simili casi di discriminazione non si verifichino più negli Stati membri dell’UE.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE).(EL) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto esprimere il mio profondo rammarico per la morte di tre cittadini greci, avvenuta oggi nel corso di manifestazioni pacifiche in Grecia organizzate per sperare in un futuro migliore. Alcune persone, che si sono mosse ai margini della manifestazione, che hanno agito in modo anti-democratico, li hanno brutalmente privati della vita.

Per una triste ironia, proprio oggi ci troviamo a discutere del rafforzamento e dell'approfondimento del tessuto di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei cittadini europei attraverso la nostra adesione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo.

Per efficace che sia stato l’operato della Corte di Strasburgo, dobbiamo riconoscere che, per rafforzare l’idea di un’Europa dei valori e antropocentrica, occorre assegnare priorità assoluta alla solidarietà: la solidarietà tra gli Stati membri, tra i paesi, la stessa solidarietà di cui sentiamo così profondamente la necessità ora in Grecia.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio.(ES) Signor Presidente, quasi tutti gli onorevoli colleghi che sono intervenuti sinora hanno espresso il loro sostegno alla sottoscrizione, da parte dell’Unione europea, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: anche noi concordiamo pienamente con quest’idea.

Vorrei riprendere due interventi che, a mio parere, hanno espresso invece reticenza e contrarietà, definendo la Convenzione una minaccia alle competenze dell’Unione: mi sto riferendo agli interventi dell’onorevole Ziobro e, inutile dirlo, dell’onorevole Morvai.

Vorrei riprendere e rispondere nel dettaglio a entrambi gli interventi. Per quanto riguarda l’argomentazione dell’onorevole Ziobro, non vi è il rischio che la Corte di Strasburgo interferisca con le competenze dell’Unione europea. Non è questo l’obiettivo della Convenzione; peraltro, il Protocollo 8 del trattato di Lisbona è chiaro al riguardo. E’ ovvio che questa Convenzione non cambierà le competenze né i poteri delle istituzioni europee: il problema quindi non sussiste.

Oltre alla questione del “meccanismo del co-convenuto” (ovvero, la presenza dell'Unione europea accanto a uno Stato membro) in caso di ricorso contro lo Stato stesso davanti alla Corte di Strasburgo, uno degli aspetti analizzati dal gruppo di lavoro competente è proprio la prassi di tentare tutti i possibili rimedi giuridici disponibili alla Corte in Lussemburgo, prima di adire la Corte europea dei diritti dell’uomo.

Si tratta di uno degli argomenti che il gruppo di lavoro sta analizzando dal punto di vista tecnico, affinché non vi siano dubbi sul fatto che la Corte europea dei diritti dell’uomo non invaderà le competenze dell'Unione, ma si limiterà a stabilire se vi sia stata o meno una violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

L’onorevole Morvai avanza una seconda argomentazione, chiedendo perché l’Unione europea dovrebbe firmare la Convenzione se è già possibile contestare la decisione di un’autorità nazionale e adire la Corte europea dei diritti dell’uomo. Credo che la risposta sia piuttosto chiara: l’Unione europea dispone di competenze che gli Stati membri non hanno. E non solo l’UE si è dotata di tali competenze, ma, soprattutto, le ha anche potenziate.

L’Unione europea è diventata un’istituzione che interviene sul piano giuridico attraverso direttive, regolamenti e decisioni, che possono andare contro la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Per questo motivo, il percorso di rafforzamento istituzionale intrapreso dall’Unione europea implica che, così come gli Stati membri hanno aderito alla Convenzione e si sono sottoposti alla giurisdizione di Strasburgo, anche l’UE deve accettare la giurisdizione della Corte di Strasburgo. Proprio per questo il trattato di Lisbona dispone in questo modo.

La storia della Corte europea dei diritti dell’uomo e la sua giurisprudenza sono state molto positive per i diritti umani in Europea. La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, ovvero il testo applicato dalla Corte, è piuttosto datato (risale al 1950) e, come il trattato di Roma, è stata sottoscritta a Roma. Nel corso degli anni è stata aggiunta una serie di protocolli: è testo datato, ma vi sono stati comunque una serie di precedenti legali che sono diventati la giurisprudenza delle Corti costituzionali e delle Corti supreme degli Stati membri. Si è venuta a costituire una sorta di dottrina comune che è fondamentalmente la dottrina che le Corti di Lussemburgo e di Strasburgo stanno cercando di stabilire per il futuro nell’interpretazione dei diritti umani.

Consideriamo quindi pienamente giustificata la sottoscrizione della Convenzione da parte dell’Unione europea; riteniamo altresì che questo documento tutelerà non solo i cittadini degli Stati membri, ma anche le persone extracomunitarie con lo status di residenti stranieri, perché la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo tutela chiunque si trovi nella giurisdizione degli Stati membri e, in futuro, anche chiunque sia soggetto a una giurisdizione interessata dalle decisioni dell’Unione europea. Se l’UE sottoscriverà questa Convenzione, quindi, non saranno tutelati solamente i cittadini degli Stati membri, ma anche gli stranieri.

Vorrei esprimere la nostra soddisfazione per il consenso espresso in merito all’importanza di proseguire con l’elaborazione del mandato presentato dalla Commissione europea e vi ricordo che si terrà una seduta parlamentare in merito, come annunciato dall’onorevole Jáuregui Atondo. Colgo l’occasione per congratularmi proprio con lui e con gli altri relatori, gli onorevoli Gál e Preda. Vorrei anche precisare che la Presidenza spagnola intende adottare questo mandato – basato sul testo inviato dalla Commissione, che, a quanto pare, sarà incaricata dei relativi negoziati con il Consiglio europeo – prima del Consiglio dei ministri "Giustizia e affari interni" (GAI) che si terrà il 4 giugno.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, vorrei iniziare con l’esprimere il mio sostegno alle risposte fornite poco fa dalla Presidenza spagnola ad alcune delle domande poste dagli onorevoli parlamentari e che non ripeterò perché direi esattamente le stesse parole.

Permettetemi di ringraziare gli europarlamentari che sono intervenuti con spirito positivo per sottolineare l’importanza dei diritti fondamentali che stanno alla base dell'Unione europea. Il rafforzamento di questi diritti imprescindibili per ogni singolo cittadino non può essere visto che come un miglioramento di quelli che consideriamo valori concreti e reali dell'Europa.

Vorrei ringraziare, in particolare, i due relatori, che hanno dato un contributo fondamentale affinché il Parlamento sottoscrivesse il mandato di base, il quale, come è già stato ricordato in quest’Aula, rappresenta solamente un punto d’inizio e di apertura dei negoziati. Le trattative richiederanno sicuramente molto tempo e, una volta terminate, dovrà avere inizio l’iter di ratifica.

Signor Presidente, credo quindi che dovrò tornare in quest’Aula piuttosto spesso, e sarà naturalmente un piacere, per aggiornarvi sull’andamento dei negoziati, sui problemi emersi e sulle possibili soluzioni. Confido nell’aiuto degli europarlamentari per raggiungere un obiettivo comune: un’Europa di valori e di diritti.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Philip Claeys (NI), per iscritto. – (NL) In quanto Parlamento europeo, dobbiamo assicurarci che l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) non rafforzerà l’attuale tendenza dei giudici della Corte europea di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo a scavalcare le decisioni prese democraticamente dagli Stati membri in materia, per esempio, di asilo e immigrazione. A questo proposito potrei portarvi una serie di esempi: giudici che non sono stati eletti, e che quindi non devono rendere conto a nessuno, continuano a interferire con i poteri legislativi ed esecutivi degli Stati membri. Si tratta di uno sviluppo dannoso e che va ad aggravare il deficit democratico dell’Unione europea.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto. – (PL) L’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali è una proposta che è rimasta all’ordine del giorno del Parlamento europeo per molto tempo. Il trattato di Lisbona, che costituisce la base giuridica in materia, consente l’inizio dei negoziati. Si tratta di un passo molto importate, che permette una più efficace attuazione dei diritti dell’uomo dei cittadini europei.

Dobbiamo tuttavia essere consapevoli del grande lavoro che ci attende prima che l’Unione europea entri a fare parte della Convenzione. Vi sono ancora molte questioni di natura giuridica che richiedono una risposta nel corso dei negoziati, tra le quali: l'Unione europea deve aderire solo alla Convenzione o anche ai relativi protocolli? Come si risolve la questione delle rappresentanze dell’Unione negli organi del Consiglio d’Europa? Infine, il punto più importante: quali rapporti dovrebbero intercorrere tra le due corti (Corte di giustizia di Lussemburgo e Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo)?

Non dobbiamo dimenticare che un principio fondamentale del sistema giuridico dell’Unione europea è la giurisdizione esclusiva della Corte di giustizia europea nell’interpretazione della legislazione comunitaria. Sono lieta di notare che la nuova Commissione ha dato priorità all’adesione alla Convenzione, redigendo una raccomandazione per iniziare i negoziati. L’obiettivo più importante ora è che gli Stati membri raggiungano un accordo sulle questioni fondamentali, in modo che i negoziati possano procedere senza intoppi.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), l’Unione europea si sta dando la zappa sui piedi. Penso, per esempio, alla presunta violazione della Convenzione in relazione al rimpatrio coatto dei rifugiati africani messo in atto dall’Italia. In questo caso, il pugno di ferro della convenzione di Ginevra sullo stato dei rifugiati è stato aggirato, anche se la tutela dei rifugiati fa espressamente riferimento alla persecuzione per motivi, tra gli altri, politici o religiosi. Oggi, queste motivazioni sono principalmente di carattere economico. Stiamo cercando di legittimare la loro accettazione per vie traverse?

In generale, la nostra fallimentare politica di integrazione degli ultimi decenni ci si sta rivoltando contro. La Corte europea dei diritti dell’uomo forse imporrà i minareti e il burka anche in Europa, come dimostrano taluni procedimenti in corso. Ma, sull’altro fronte, dovranno sparire i crocifissi dalle pareti delle aule scolastiche e, in un momento successivo, forse anche dalle cassette del pronto soccorso, dai timbri, dagli stendardi e dalle bandiere nazionali? Di fatto, la libertà di culto ha avuto lo scopo di attaccare gli Stati che proibiscono le pratiche religiose nei luoghi pubblici. Non è però ammissibile che i cittadini di uno Stato debbano negare il proprio patrimonio occidentale in nome del diritto di pochi individui a sentirsi a proprio agio. Si pone quindi il problema se l’attuale piano per fermare la pornografia infantile rispetti le norme della Convenzione, soprattutto perché i blocchi ai siti Internet applicati dall'industria del divertimento diventano un pretesto per installare filtri sul diritto d’autore. Inoltre, poiché la gran parte dei siti viene creata negli Stati Uniti, non è quindi soggetta alle normative europee: in questo modo non si affronta il problema degli abusi alle radici.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE), per iscritto.(RO) Nella mia qualità di relatore della commissione per gli affari esteri in materia di adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, mi sono chiesto, così come altri colleghi, che cosa comporterà questa decisione. Credo che la risposta a questa domanda possa essere la seguente: l’adesione fornisce un ulteriore controllo esterno a livello europeo in termini di rispetto dei diritti. In questo modo si rafforza l’ordine pubblico in Europa, basato, come tutti noi ben sappiamo, sui diritti dell’uomo, sulla democrazia e sullo stato di diritto. Inoltre, l’adesione fornisce all'Unione europea maggiore credibilità nel campo delle relazioni esterne.

Dall’altro lato, dobbiamo essere consapevoli che vi sono una serie di questioni ancora irrisolte: quali ambiti sono interessati dall’adesione? Solo la Convenzione o anche i relativi protocolli? Quali forme di rappresentanza userà l’UE all’interno degli organi della Convenzione? Che ruolo avrà il Parlamento nella nomina dei giudici della CEDU? Sono fermamente convinto che verrà presto fornita una risposta a tutte queste domande.

 
  
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  Joanna Senyszyn (S&D), per iscritto. – (PL) L’Europa non dispone ancora di un sistema efficace per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. La Convenzione europea sui diritti dell’uomo (CEDU) rappresenta lo strumento più importante per i diritti umani e le libertà fondamentali in Europa e riveste un significato particolare per i cittadini del mio paese, ai quali i governi di destra hanno negato la possibilità di tutelare i propri diritti fondamentali sanciti dalla Carta europea dei diritti fondamentali. La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che sostiene la Convenzione, ha trattato oltre 100 000 casi dall'inizio della sua attività e questa cifra è in costante aumento, anno dopo anno. Nel 2009, circa 60 000 denunce sono state presentate alla Corte, segnando così un aumento del 20 per cento rispetto al 2008. Gli Stati membri non hanno fretta di riconoscere le sentenze della Corte, ma, se lo facessero tempestivamente ed efficacemente, si registrerebbe una netta riduzione delle denunce. L’adesione dell’UE alla CEDU rappresenta un ulteriore incentivo ad attuare efficacemente le decisioni della Corte, un’istituzione che sostiene i diritti dei cittadini e permette loro di trovare giustizia. Anche la conformità degli atti normativi al testo della Convenzione rientrerà sotto la supervisione della Corte e, in quest’ottica, le sentenze pronunciate dovranno rispecchiarsi nella politica comunitaria. Forse in questo modo la destra polacca comprenderà, tra l’altro, che lo Stato deve garantire la neutralità della religione nell’istruzione pubblica, dove la frequenza alle lezioni è obbligatoria indipendentemente dalla fede religiosa (dalla sentenza della Corte nel caso Lautsi contro Italia).

 

21. Veicoli elettrici (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui veicoli elettrici.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio.(ES) Signor Presidente, onorevoli deputati, signor Commissario, signor Vicepresidente della Commissione, Commissario Tajani, come lei ben sa, l'industria europea è stata nel suo complesso pesantemente colpita dalla crisi economica e finanziaria mondiale e in questo clima, estremamente difficile per tutti i settori dell'economia e anche per l'industria, riteniamo che la priorità fondamentale dell’Europa stia nel riavviare la crescita e l’occupazione.

Oggi, le previsioni della Commissione, ci hanno dato buone notizie rispetto alla ripresa che sta avendo luogo in tutta l'Unione europea. Pur essendo modesta, si tratta comunque di ripresa, una ripresa che nello specifico deve generare attività industriale.

Riteniamo che il settore industriale – e a questo riguardo sono certo di essere sulla stessa lunghezza d’onda del vicepresidente della Commissione, abbiamo infatti recentemente discusso di questa problematica ed è d'accordo con noi – sia e debba essere una forza trainante insostituibile, veicolo di crescita e ripresa per l'economia europea. L’industria europea va dunque sostenuta.

L’industria europea – lo ripeto – può svolgere un ruolo trainante per l’economia: perché questo avvenga, dobbiamo, come prima cosa, proteggere il nostro tessuto industriale dal difficile clima economico in cui stiamo vivendo e, in secondo luogo, migliorare la competitività dell’industria europea. In altri termini, l’industria europea deve ritrovare leadership e competitività sul mercato mondiale, deve sostenere l’innovazione e lo sviluppo di nuove tecnologie. A questo riguardo, come su molti altri fronti, è estremamente importante che la risposta a queste sfide venga attuata da una prospettiva europea, con un fulcro europeo.

Nel settore industriale, dobbiamo porre un’enfasi particolare sui settori con il maggiore potenziale di impatto e di crescita. Uno di questi è sicuramente il settore automobilistico, che vanta punti di forza come l’efficace trasferimento di tecnologie ad altri comparti, l’impatto sull’occupazione, la capacità in termini di esportazione e il potenziale di crescita. E’ pertanto fondamentale che ci concentriamo sul settore automobilistico che, secondo i dati della Commissione stessa, in Europa dà, direttamente o indirettamente, lavoro a 12 milioni di persone ed è il principale investitore privato in ricerca, sviluppo e innovazione, con stanziamenti di 20 miliardi di euro l’anno.

Nel parco autoveicoli europeo che, entro il 2030, potrebbe raggiungere i 270 milioni di unità, c’è una tipologia di veicolo sulla quale dobbiamo concentrare la nostra massima attenzione in vista della realizzazione degli obiettivi cui facevo riferimento poc’anzi. Si tratta dei veicoli elettrici, uno dei principali esempi di strategie innovative di cui tenere conto in questo settore.

La Presidenza spagnola ha pertanto inserito tra le priorità del suo programma lo sviluppo dei veicoli elettrici, in quanto mezzo di trasporto alternativo privilegiato per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili derivati del petrolio nel settore dei trasporti, compiendo così un passo chiaro e decisivo verso un sistema di trasporti ad elevata efficienza energetica e sostenibile sotto il profilo ambientale. A tale scopo, il Consiglio ritiene che sia necessaria una strategia globale per lo sviluppo delle tecnologie, ivi compresa, in questo caso, la tecnologia elettrica.

Per tutti questi motivi, il Consiglio sta incoraggiando il dibattito sulle possibili misure da adottare per promuovere la produzione di veicoli elettrici da parte dell’industria europea; per questo l’8 e 9 febbraio, abbiamo sollevato l’argomento in occasione del Consiglio informale “Competitività” di San Sebastian. E’ stato un dibattito molto intenso, nel corso del quale sono state individuate tre ambiti di lavoro principali: primo, promozione di un mercato europeo di punta per la produzione dei veicoli elettrici e delle relative batterie; secondo, sostegno all’adozione e all’accettazione dei veicoli elettrici come mezzo di trasporto simile alle auto convenzionali, ponendole a un livello equivalente o mirando a tale obiettivo per il futuro, considerando che al momento esiste una situazione di disparità che potrà essere risolta solo tra qualche tempo; terzo, creazione delle condizioni per un mercato unico nel settore dei veicoli elettrici.

E’ stato conseguentemente convenuto di invitare la Commissione europea a redigere un piano d’azione. In risposta a tale invito, la Commissione – come spiegherà più tardi il Commissario Tajani – ha pubblicato il 27 aprile la strategia europea per i veicoli puliti ed efficienti sul piano energetico. La comunicazione tratta delle tecnologie elettriche, di altre tecnologie alternative in questo ambito e di altri temi. Vorremmo che, in occasione del Consiglio “Competitività” di maggio, potessero già essere formulate delle conclusioni sulla comunicazione della Commissione presentata il 27 aprile, ed è nostra intenzione agire in tal senso.

In breve, riteniamo che sia necessario perseguire gli obiettivi di questa strategia e, nel suo contesto, gli obiettivi del piano d’azione 2010-2012, affinché gli ambiti di azione generali si traducano in 15 azioni specifiche, come proposto anche dalla Commissione, per porre le fondamenta per l’introduzione dei veicoli elettrici.

 
  
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  Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, signor Segretario di Stato, signor López Garrido, come ha ricordato la Presidenza spagnola nel corso del suo intervento, la scorsa settimana la Commissione, onorevoli deputati, ha adottato una comunicazione sui veicoli puliti ed efficienti dal punto di vista energetico, e ho avuto il piacere di presentare in via prioritaria proprio ai membri della commissione per l'industria e l'energia questo testo durante la mia audizione lo scorso mercoledì.

La comunicazione si compone di due pilastri principali: una prima parte riguarda il miglioramento del tradizionale motore a caldo, e una seconda parte mira a stabilire una tabella di marcia per promuovere e agevolare la diffusione di tecnologie avanzate in fatto di veicoli a emissioni ultrabasse di carbonio, veicoli ad idrogeno, a biocombustibile, veicoli ibridi e 100% elettrici. L'auto elettrica rappresenta per l'appunto l'oggetto del dibattito di questa sera e della risoluzione che questo Parlamento si accinge a votare domani.

Chi ha seguito da vicino le novità che hanno interessato il mondo dell'automobile sarà d'accordo con me sul fatto che è maturato un consenso senza precedenti a favore dei veicoli elettrici. Momenti decisivi sono stati la riunione del Consiglio dei ministri a San Sebastian, nell'ambito della Presidenza spagnola, gli annunci di programmi nazionali per la mobilità elettrica e i saloni dell'automobile, non solo in Europa, ma anche a Detroit e a Pechino.

Sappiamo adesso che i fabbricanti europei di automobili lanceranno sul mercato i primi veicoli completamente elettrici e gli ibridi ricaricabili nel 2011, continuando nel contempo a produrre veicoli convenzionali più aggiornati ad elevata efficienza energetica. Fatto più importante è che queste automobili pulite non sono solo oggetto di curiosità negli spazi espositivi dei concessionari, ma sono attese con impazienza anche dai consumatori europei, che hanno chiaramente indirizzato le loro preferenze su veicoli più piccoli e più rispettosi dell'ambiente.

Brevemente, voglio illustrare in Aula il contenuto della strategia della Commissione: la strategia prevede oltre 40 azioni concrete e colgo questa occasione per illustrarvi le tre che sono state indicate dalle parti interessate come le priorità fondamentali che la Commissione deve affrontare, vale a dire la normalizzazione, gli incentivi finanziari e la ricerca.

La normalizzazione dei veicoli elettrici riveste un'importanza fondamentale al fine di assicurare che i cittadini europei possano ricaricare i veicoli quando attraversano le frontiere; la cosiddetta interoperabilità è un requisito essenziale affinché i consumatori accolgano senza reticenze la nuova tecnologia e quindi sia garantita la diffusione sul mercato di massa dei veicoli elettrici.

Ecco perché la comunicazione prevede che la Commissione lavori con gli organismi europei di normalizzazione, seguendo il processo di standardizzazione consolidata, al fine di adottare una soluzione unica per l'interoperabilità, affrontare i rischi in materia di sicurezza ed esaminare un sistema di ricarica intelligente per il caricatore elettrico dei veicoli. La norma deve tenere conto delle soluzioni tecniche esistenti e, naturalmente, garantire ai consumatori la sicurezza e un prezzo abbordabile.

Sono convinto che dobbiamo sfruttare lo slancio attuale per optare a favore di una vera soluzione europea unica, fondata sui nostri principi di mercato interno. Se ci lasciamo sfuggire questa opportunità, potremmo trovarci in un mercato frammentato per molti anni, cosa che non solo sarebbe negativa per i consumatori e le imprese europee, ma anche poco saggia di fronte alle numerose iniziative internazionali concorrenti.

Per quel che riguarda invece, onorevoli deputati, gli incentivi finanziari, vari Stati membri ne hanno già introdotti. In alcuni casi gli incentivi riguardano esplicitamente i veicoli elettrici, mentre in altri casi sono collegati a basse emissioni di CO2. La Commissione non intende ovviamente obbligare gli Stati membri a offrire incentivi ma vuole coordinare lo scambio di informazioni e proporre una serie di orientamenti in materia per evitare, appunto, la frammentazione del mercato.

Il terzo elemento è la ricerca: la Commissione intende adoperarsi affinché la ricerca europea consegua l'obiettivo di avere trasporti puliti e ad alta efficienza energetica, sostenendo la ricerca in tutti quei settori tecnologici, snellendo e semplificando nel contempo le procedure per ottenere sovvenzioni europee.

Concludo sottolineando l'impatto che questa strategia avrà e che va ben al di là dell'industria automobilistica. Condivido la posizione della Presidenza spagnola: noi siamo qui a studiare una strategia, che è quella poi contenuta nel documento Europa 2020 proposto dalla Commissione e accettato dal Consiglio, che vede nella politica industriale e dell'impresa il cuore della strategia per uscire dalla crisi e per creare nei prossimi anni benessere e sviluppo nella nostra società. L'azione a favore dell'industria automobilistica, perché possa essere certamente innovativa ma possa anche essere competitiva sul mercato internazionale, fa parte di questa strategia a difesa dell'industria ma anche di tutte quelle piccole e medie imprese che ruotano attorno alla grande industria europea, che rappresenta effettivamente una delle colonne portanti della grande industria.

Quindi, credo che questa azione che noi stiamo facendo per dare una prospettiva futura all'industria automobilistica sia un'iniziativa lodevole e accolgo con grande soddisfazione le parole della Presidenza spagnola, che ha apprezzato la comunicazione della Commissione, che vuole, insieme al Parlamento e al Consiglio, studiare una strategia che permetta alla nostra industria europea, al nostro sistema imprenditoriale europeo, di svilupparsi, convinti tutti come siamo che un mercato forte sia lo strumento migliore, come ricorda il trattato di Lisbona, per fare una buona politica sociale.

Senza impresa e senza industria non possiamo pensare di difendere l'occupazione, né possiamo pensare di tutelare il diritto al lavoro dei nostri concittadini.

 
  
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  Pilar del Castillo Vera, a nome del gruppo PPE.(ES) Signor Presidente, signor Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio López Garrido, l’odierna discussione verte su un tema rispetto al quale in generale il livello di consenso è elevato, non è quindi una di quelle discussioni in cui le posizioni sono radicalmente contrapposte, ci sono semplicemente alcune differenze. Lo abbiamo sentito ascoltando le parole del Presidente in carica López Garrido e quelle del Commissario, mentre si ricava la stessa impressione anche dalla risoluzione che voteremo domani al Parlamento con l’appoggio di tutti i gruppi politici.

Detto ciò, ci sono comunque vari problemi da risolvere prima che i veicoli elettrici possano essere pienamente efficienti. Ora ci attende un compito: dobbiamo cercare di capire come risolvere questi problemi al più presto, affinché i veicoli elettrici possano diventare parte integrante del progetto teso a garantire modelli di consumo energetico più sostenibili ed efficienti.

A questo riguardo, desidero sottolineare uno dei temi che sono stati citati e che è stato ripreso anche nella risoluzione: la ricerca. Ci sono ancora molti problemi fondamentali legati all’efficienza delle batterie e alla ricarica, nonché i problemi di normalizzazione, interoperabilità, eccetera, la cui soluzione richiederà tempi piuttosto lunghi.

Per ottenere quanto prima tali obiettivi, credo che sia fondamentale, come per molti altri aspetti legati all’energia e ad altre problematiche, che l’impegno si concentri sulla ricerca. E’ per questo necessario un enorme impegno finanziario, sia da parte delle istituzioni comunitarie sia da parte delle istituzioni nazionali.

 
  
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  Teresa Riera Madurell, a nome del gruppo S&D.(ES) Signor Presidente, prima di tutto desidero congratularmi con la Presidenza spagnola a nome del mio gruppo per aver giustamente incluso i veicoli elettrici tra le sue priorità e anche la Commissione e il Commissario Tajani, per aver raccolto questa sfida.

Infatti, onorevoli colleghi, i leader di questo mercato estremamente competitivo si affermeranno proprio grazie alla capacità di penetrare rapidamente nel settore con prodotti normalizzati e di qualità.

Siamo d’accordo, Commissario Tajani, che per avere successo è fondamentale la normalizzazione delle infrastrutture e dei metodi di ricarica. Tuttavia, come pensa di poter accelerare questa normalizzazione per evitare che possa frenare l’introduzione dei veicoli elettrici nell’Unione europea? Siamo d’accordo che è essenziale sostenere la ricerca e lo sviluppo per ridurre i costi e migliorare l’efficienza, data la nostra già elevata dipendenza tecnologica dall’esterno. Ci preme altresì sapere quali misure saranno prese a livello comunitario per promuovere la ricerca, soprattutto nel settore delle batterie.

Concludo con una domanda rivolta al Commissario Tajani. La Commissione tende a parlare in modo generico di vetture a propulsione pulita. Tuttavia, la tecnologia della propulsione elettrica è quella più sviluppata. I costruttori dispongono di un’ampia gamma di modelli e presto li commercializzeranno. Non pensa che i veicoli elettrici possano essere introdotti in Europa molto prima di altre forme di propulsione pulita? Non crede che sia realistico pensare che, da qui al 2015-2020, i veicoli elettrici si saranno diffuse in Europa?

 
  
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  Jorgo Chatzimarkakis, a nome del gruppo ALDE. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, grazie della sua dichiarazione. Sono molto grato per l’iniziativa della Presidenza spagnola – e, per quanto posso vedere, mi sembra che questo sia un evento molto spagnolo – che ha deciso di adottare questa serie di proposte e di assumere il ruolo di apripista in questo ambito.

L’elettromobilità deve svolgere un ruolo fondamentale in futuro. Tuttavia, come sappiamo, siamo ancora molto lontani dalla realizzazione di un’elettromobilità diffusa. Non dovremmo dunque commettere l’errore di consentire un battage pubblicitario a favore dei veicoli elettrici con slogan e promesse che noi in termini politici non possiamo mantenere. Non dobbiamo pertanto diminuire l’attenzione verso il miglioramento dei mezzi di trasporto convenzionali, visto che probabilmente il petrolio greggio continuerà ancora per molto tempo a garantire la nostra mobilità.

Ad ogni modo, sono cruciali i punti seguenti.

Primo, come ha detto lei e come hanno ribadito anche tutti gli altri oratori, abbiamo bisogno di una strategia europea per l’elaborazione di norme. Gli Stati Uniti e la Cina stanno lavorando congiuntamente agli accoppiatori di carica conduttivi. E noi non dobbiamo rimanere indietro, dovremmo svolgere un ruolo guida e non lasciare che la vanità europea abbia la meglio. Sono più veloci i francesi, i tedeschi o gli spagnoli? Dovremmo agire tutti in piena armonia, sotto la guida della Commissione. Dobbiamo sviluppare batterie economicamente convenienti e a elevate prestazioni.

Secondo, dobbiamo estendere capillarmente la copertura della rete infrastrutturale. Per noi questo significa che dobbiamo orientare le nostre opportunità di finanziamento in modo più mirato, nell’ambito della coesione, delle regioni e anche dello sviluppo rurale. I cittadini devono poter utilizzare l’elettromobilità in modo transfrontaliero, altrimenti non se ne serviranno.

Terzo, dobbiamo tenere conto dei veicoli elettrici anche nei nostri calcoli sulle emissioni di CO2. I costruttori automobilistici che stanno svolgendo i calcoli sui loro parchi macchine non possono ancora includervi i veicoli elettrici. In futuro dobbiamo poterli considerare.

Quarto, dobbiamo garantire facilitazioni fiscali per i veicoli elettrici in tutta Europa, in particolare per le batterie, che costituiscono ancora il componente più costoso. Dobbiamo svolgere attività di ricerca in questo campo, ma dobbiamo anche armonizzare le nostre imposte.

 
  
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  Michael Cramer, a nome del gruppo Verts/ALE. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, i trasporti in Europa generano il 30 per cento circa delle emissioni di CO2, la maggior parte delle quali è prodotta dai trasporti su strada. Le parole d’ordine sono pertanto le seguenti: evitare, trasferire e migliorare. Dobbiamo individuare la tecnologia di propulsione più ecocompatibile. Tra i veicoli elettrici ci sono treni, tram, autobus, auto e biciclette. La premessa indispensabile sta però nell’evitare un revival dell’energia nucleare, che resta pericolosa: la produzione di energia rinnovabile è dunque la conditio sine qua non. Inoltre, il bilancio dell’intero ciclo di vita, dalla produzione, attraverso l’utilizzo, fino allo smaltimento e al riciclaggio, deve essere positivo. Solo in tal caso noi del gruppo Verde/Alleanza libera europea potremo essere a favore dell’elettromobilità.

La sostituzione dell’attuale parco autoveicoli con veicoli elettrici non risolverà il problema delle congestioni stradali né proteggerà il clima. Il trasporto automobilistico presenta cinque inconvenienti: emissioni sonore, sostanze inquinanti, i dati sugli incidenti, costi e utilizzo del suolo. Nella migliore delle ipotesi, i veicoli elettrici risolvono il problema delle emissioni. Le superfici utilizzate sono di per sé immense. Per questo motivo, la Germania, per esempio, si è impegnata a non cementare o asfaltare più di 30 ettari al giorno a partire dal 2020. Attualmente il dato medio è di 117 ettari al giorno. Si deve dunque ridurre il numero di automobili. Per le auto restanti e anche per i treni, gli autobus, i tram e le biciclette elettriche, abbiamo bisogno della tecnologia più ecocompatibile. Se ci renderemo conto che è proprio l’elettromobilità, avremo bisogno di una normalizzazione a livello europeo e internazionale.

I Verdi voteranno a favore di questa risoluzione.

 
  
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  Edvard Kožušník, a nome del gruppo ECR. – (CS) Ho passato molto tempo a studiare il problema della regolamentazione e della burocrazia nel mio paese. La maggior parte di voi probabilmente mi conosce solo grazie al mio viaggio in bicicletta da Praga al Parlamento europeo a Strasburgo, 866 km in totale. La maggior parte di voi non sa però che a Praga utilizzo una bicicletta elettrica. Non sono un estremista ambientale. La uso per ragioni pratiche, perché mi conviene, mi permette di muovermi più velocemente nel traffico di Praga e inoltre posso usarla anche se indosso un abito. A mio avviso, dovrebbe essere questo l’approccio da seguire per affrontare il problema della normalizzazione dei veicoli elettrici.

Ho l’onore di essere relatore, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della relazione del Parlamento europeo sulla standardizzazione e la normalizzazione. Organizzeremo un’audizione a giugno con la partecipazione del Commissario Tajani, e mi fa piacere che lo consideri un tema molto importante. In tale occasione, avremo sicuramente più tempo da dedicare alla discussione. Oggi l’Europa oggi ha bisogno più che mai di essere competitiva e innovativa. Le norme sono tuttavia solo uno degli strumenti in grado di aiutare l’industria. Personalmente, concordo con i rappresentanti dell’industria sul fatto che le normative di Bruxelles sull’introduzione dei veicoli elettrici sono la nostra campana a morto. La spinta verso l’innovazione non dovrebbe venire dalle normative, ma essere generata dalla domanda. Se saranno fabbricati solo su ordinazione, questi veicoli rimarranno eccessivamente costosi e nessuno li acquisterà. A proposito, la mia bicicletta elettrica è stata prodotta in Cina.

 
  
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  Marisa Matias, a nome del gruppo GUE/NGL.(PT) Signor Presidente, signor Commissario, Presidente in carica del Consiglio López Garrido, credo che sia davvero importante riflettere sulla tematica dei veicoli elettrici e discuterne approfonditamente. Molti dei temi su cui volevo soffermarmi sono già stati citati. Vorrei tuttavia sottolineare che è molto importante perché, sin dall’inizio, dobbiamo collocare questa tematica all’interno del modello di sviluppo attuale, e il tema dei veicoli elettrici svolge un ruolo fondamentale nella ridefinizione di tale modello, contemplando sia la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, sia l’abbattimento delle emissioni di biossido di carbonio, come è già stato ricordato, e ancora il potenziamento dell’efficienza energetica e il miglioramento del potenziale di utilizzo delle energie non rinnovabili.

Ai miei occhi due sono comunque gli aspetti assolutamente fondamentali. Non possiamo contemplare nessuno di questi obiettivi se non sarà prima integrato in una più ampia strategia di mobilità, che vada oltre il settore automobilistico per comprendere altri modi di trasporto. Occorre un approccio molto più ampio, altrimenti non risolveremo il problema. Un secondo punto, anch’esso di grande rilievo, è che dobbiamo tenere conto della crisi che stiamo attraversando. In un contesto di crisi come quello attuale, dobbiamo cogliere questa opportunità per convertire e riqualificare il mercato del lavoro, in modo da evitare impatti sociali negativi. Non siamo in grado di accusare altri colpi, per tale ragione ho chiesto che questa strategia sia vista in un’ottica integrata, come stiamo cercando di fare nella proposta di risoluzione che presenteremo domani come gruppo al Parlamento.

 
  
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  Laurence J.A.J. Stassen (NI) . (NL) Signor Presidente, quando il signor Ford produsse la sua prima automobile, disse: “E’ disponibile in tutti i colori, purché sia nera.” Da allora le cose non sono poi cambiate di molto. Un’auto è disponibile in tutti i modelli purché sia ecocompatibile. Non ho nulla contro l’ecocompatibilità, ma attualmente i politici di sinistra hanno reso l’ambiente economicamente inaccessibile. Il consumatore si trova a pagare prezzi molto più alti del dovuto, oscurati però da ogni sorta di aiuto di Stato, ma l’ambiente diventerebbe molto costoso e poco redditizio se fossero eliminate tutte le sovvenzioni pagate con il denaro dei contribuenti. Ora vogliamo un’auto elettrica standardizzata nell’Unione europea.

Il Partij voor de Vrijheid (partito per la libertà) olandese non ritiene che sia un tema di cui debba occuparsi l’Unione europea, ma che sia di competenza dell’industria. Inoltre, i veicoli elettrici per il momento sono inutili. Le batterie e la loro durata sono ancora troppo limitate e contengono sostanze estremamente nocive. Se milioni di persone dovessero di qui a poco tempo iniziare, la sera, a collegare alla presa elettrica le loro auto per ricaricarle, tutti i fusibili salterebbero immediatamente e le luci si spegnerebbero, nel vero senso dell’espressione, perché la nostra rete elettrica non sarebbe in grado di sopportare un tale carico. Inoltre, tutta l’energia in più necessaria per alimentare i veicoli elettrici dovrà essere generata da altre centrali elettriche.

In breve, l’auto elettrica è economicamente inaccessibile e inquinante, sovraccarica la capacità della rete e in genere, nera o di altri colori, non è nemmeno bella. Per questo non vogliamo alcuna standardizzazione europea dell’auto elettrica, né ora né mai.

 
  
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  Ivo Belet (PPE). - (NL) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, prima di tutto vorrei chiedervi di non prestare alcuna attenzione ai commenti incredibilmente stupidi dell’oratore precedente. Ciò detto, desidero segnalare che, come ha già ricordato il Presidente, l’industria automobilistica è il comparto industriale più importante nell’Unione europea e continuerà a rivestire un ruolo estremamente significativo per i datori di lavoro, per i lavoratori e per i posti di lavoro. Credo che dovremmo passare al più presto ai veicoli elettrici, come ha già affermato il Commissario. Proprio per questo ora dobbiamo attuare il piano d’azione che lei, signor Commissario, ha presentato una settimana fa.

Segnalerò tre priorità del piano d’azione. Primo, i lavoratori stessi. E’ evidente che hanno bisogno di formazione per poter gestire le nuove tecnologie: è un aspetto che abbiamo già sottolineato nella nostra risoluzione e che porto in particolare alla vostra attenzione. Chiediamo che sia messo in atto un forte impegno in termini di formazione, in particolare attraverso il Fondo sociale europeo.

Secondo, signor Commissario e signor Presidente, i veicoli del futuro e, in particolare, le batterie elettriche. Il tema è già stato affrontato in questa sede, ma la sua importanza non sarà mai sottolineata abbastanza. Noi, in quanto Unione europea, ambiamo ad assumere il ruolo di capofila mondiale o, quanto meno, a tenere il passo con i cinesi. Se vogliamo raggiungere questo obiettivo, la tecnologia in materia di batterie deve costituire una priorità assoluta nel Settimo e nell’Ottavo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo. E’ un modello da ripensare e che per noi deve essere prioritario.

Terzo, l’infrastruttura per la ricarica. Contrariamente a quanto affermato dal precedente oratore, dobbiamo elaborare una norma europea entro la fine del prossimo anno, come previsto dal vostro piano. Altrimenti, ci ritroveremo insabbiati in un mercato frammentato. Signor Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, ci viene offerta un’opportunità unica per dare un impulso decisivo alla crescita occupazionale in Europa e per evitare di essere inondati da prodotti e pezzi di ricambio fabbricati in Cina. Non è troppo tardi per evitare questa fine.

 
  
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  Judith A. Merkies (S&D). - (NL) Signor Presidente, signor Commissario, signor Segretario di Stato, desidero sottolineare alcuni aspetti: tecnologia, neutralità, normalizzazione, misurazione intelligente e materie prime. Vorrei, se mi è consentito, innanzi tutto congratularmi con la Commissione per aver adottato un approccio neutrale nei confronti delle tecnologie. Potete contare sul mio sostegno, perché l’efficienza energetica dei veicoli deve essere regolamentata attraverso un’ambiziosa normativa in materia di emissioni di CO2. Dobbiamo scegliere una tecnologia verde, ma sarà il settore stesso a farlo. Al Parlamento si è soliti distribuire complimenti e a me fa piacere farlo ma, con il suo permesso, signor Presidente, mi tengo gli elogi per la prossima volta, perché ritengo che la Commissione sia piuttosto in ritardo con la normalizzazione dei veicoli elettrici. Lei ha parlato di interfacce di ricarica, ma non si è mai fatto alcun cenno esplicito alle batterie. Le norme saranno disponibili solo nel 2012 e probabilmente non saranno applicate prima del 2013. Posso chiederle di fare tutto il possibile per accelerare i tempi?

Lei non ha parlato di tecnologie di misurazione a bordo, citando invece la ricarica intelligente. Posso chiederle di fare in modo che le tecnologie di misurazione intelligenti siano contemplate dalla prossima comunicazione della Commissione, perché costituiscono l’unica possibilità per gestire la mobilità e per applicare imposte sull’energia, se necessario. Ora, per passare alle materie prime, lei ha parlato di ogni tipo di possibilità, ma sappiamo bene che il litio non è disponibile su larga scala. La invito quindi a intensificare l’impegno e le ricerche per trovare alternative a questo materiale scarsamente disponibile.

 
  
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  Bogdan Kazimierz Marcinkiewicz (PPE).(PL) Signor Presidente, l’Unione europea ha bisogno di coordinamento della ricerca, azioni innovative e ottimizzazione degli investimenti per incoraggiare lo sviluppo di tecnologie di alimentazione per i veicoli elettrici. Il mercato europeo dovrà accelerare la costruzione delle infrastrutture per la ricarica delle batterie e dovrà garantire incentivi finanziari ai consumatori che acquistano veicoli elettrici.

La normalizzazione dei veicoli e la garanzia della loro operabilità universale sul mercato europeo sono fondamentali. Tra le sue priorità, in particolare alla riunione di San Sebastian del febbraio di quest’anno, la Presidenza spagnola ha chiaramente insistito sulla necessità di elaborare una posizione omogenea sia in Europa che sulla scena mondiale. Spero che i produttori europei possano contribuire alla realizzazione concreta delle idee contenute nella strategia 2020, grazie all’individuazione di soluzioni moderne per collegare i veicoli elettrici a reti elettriche intelligenti.

Non dobbiamo tuttavia dimenticare che i futuri cambiamenti dovrebbero essere introdotti in modo equilibrato, con misure di armonizzazione adeguate e servendosi di fonti energetiche già in uso nell’industria automobilistica, come il propano, il butano e il gas naturale, che offrono tutte vantaggi ecologici. I veicoli elettrici, il ruolo che possono rivestire per il proseguimento del processo di decarbonizzazione e la loro efficienza devono essere scrupolosamente analizzati dal punto di vista delle emissioni di biossido di carbonio.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
  
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  Mario Pirillo (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Unione europea sta iniziando a delineare un nuovo scenario alternativo ai veicoli tradizionali: quello delle automobili elettriche. Per questo ringrazio la Presidenza spagnola, ossia per aver inserito questo importante tema nella sua agenda politica. Ringrazio anche il Commissario Tajani per le cose che ha detto.

Molti Stati membri stanno investendo e spingendo verso questo tipo di tecnologia pulita ma è evidente che l'Europa deve ripensare le infrastrutture, la definizione degli standard di sicurezza, i sistemi di ricarica e l'interoperabilità. Molti passi avanti sono stati già fatti per ridurre le emissioni di CO2 delle automobili e spero che le innovazioni permetteranno di rendere presto le automobili elettriche un trasporto economicamente accessibile al grande pubblico.

Le nuove tecnologie vanno supportate soprattutto quando la sfida è di avere un'economia a basse emissioni di carbonio. Eventuali agevolazioni non devono però penalizzare il sistema automobilistico tradizionale, che ha fatto e sta facendo molto per una mobilità sostenibile.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE).(PT) Signor Presidente, accolgo con favore la recente comunicazione sui veicoli puliti ed efficienti. L’avvento dei veicoli elettrici sul mercato potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo per l’industria europea. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che l’Europa è attualmente leader mondiale del settore automobilistico, un vantaggio competitivo che non possiamo mettere a repentaglio.

Invito pertanto la Commissione e gli Stati membri a creare le condizioni necessarie per realizzare un mercato interno dei veicoli elettrici. Vorrei anche segnalare la necessità di armonizzare le norme in materia di batterie e punti di ricarica compatibili nei vari Stati membri. E’ altresì importante assicurare incentivi fiscali e tariffe per l’elettricità adeguati alle tasche dei consumatori. Un altro fattore fondamentale sarà la modernizzazione delle reti elettriche. Chiedo che siano aumentati gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di reti intelligenti e della tecnologia delle batterie, per garantire un uso più efficiente delle materie prime utilizzate nelle batterie stesse. Chiedo pertanto che si faccia tutto il possibile affinché l’Europa possa mantenere il proprio ruolo di spicco nel comparto automobilistico mondiale.

 
  
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  Bernd Lange (S&D).(DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario, anch’io desidero ringraziare la Presidenza spagnola così come la Commissione per avere messo in primo piano il tema dell’elettromobilità. Credo inoltre che sia possibile utilizzare l’elettromobilità per rivitalizzare l’economia della mobilità in Europa: è un intervento necessario per creare valore e tutelare i posti di lavoro.

Tuttavia – per utilizzare un’altra metafora – dovremmo premere sull’acceleratore, perché il tema dell’elettromobilità tocca molti ambiti politici. C’è naturalmente l’aspetto della normalizzazione, della tecnologia, ma anche la questione dell’integrazione dell’elettromobilità nell’intero sistema dei trasporti , in quanto è possibile che si rendano necessarie nuove forme di mobilità, soprattutto nelle aree urbane. L’energia deve essere rinnovabile e abbiamo bisogno di materie prime: le ricadute coinvolgono dunque anche gli scambi commerciali. Pertanto, signor Commissario, le chiedo di cercare di integrare maggiormente l’elettromobilità nel prosieguo di CARS 21.

 
  
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  Lambert van Nistelrooij (PPE). - (NL)Signor Presidente, signor Commissario, ieri quest’Aula era piena di sindaci che hanno aderito al Patto dei sindaci, sottoscrivendo così un impegno concreto a favore di un’economia a basse emissioni di CO2. Nel corso di tutta la discussione, mi ha colpito soprattutto il fatto che questi sindaci siano disposti a intervenire in modo concreto a favore dei cittadini e a dare pieno seguito a tale impegno. Ora i veicoli elettrici sono un bel fiore all’occhiello. L’Europa ha una tradizione e una reputazione da difendere sul piano della qualità. Tuttavia, in una prospettiva globale, e vi chiedo a questo proposito di dare un’occhiata ai dati relativi alla produzione di veicoli elettrici in Cina, dobbiamo sicuramente salire di marcia, come afferma anche la comunicazione della Commissione.

Questi sindaci hanno proposto l’idea delle città intelligenti. E’ chiaro che i veicoli elettrici e i trasporti in generale ci offrono l’opportunità di compiere un importante balzo in avanti, soprattutto nelle città. In tale contesto, la normalizzazione delle batterie, dei punti di ricarica, eccetera, sono sicuramente di primaria importanza. I Paesi Bassi, il mio paese, hanno scelto. Abbiamo detto “sì” a una spina tedesca. E’ diventato un progetto europeo e insieme stiamo lavorando sulla spina a sei poli Mennekes. Dobbiamo seguire questo tipo di ragionamento e condividere le nostre tecnologie migliori.

Ho altre due osservazioni. Prima di tutto, ci manca una vera e propria strategia di comunicazione. Sin dall’inizio, questo progetto ha costituito un’eccellente opportunità di avvicinare l’Europa ai suoi cittadini e l’Europa può dargli maggiore visibilità. La gente non andrà a votare, ma in che modo l’Unione può intervenire?

In realtà, questo progetto meriterebbe anche la E di europeo: Elettricità europea. E’ questa la strada da seguire perché potremo dare maggiore visibilità a progetti di questo tipo, che dimostrano il nostro impegno a favore del risparmio energetico. Stiamo lavorando su un progetto europeo, pensiamo a preservare i posti di lavoro e ad assumerci un ruolo di capofila: forse tutto ciò dovrebbe emergere un po’ più chiaramente dalla comunicazione.

 
  
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  Antonio Cancian (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario, caro amico Tajani, grazie per la tua relazione. Il progetto delle auto elettriche risale già al 2006: tutte le istituzioni concordano nella sua validità. Il Parlamento europeo si è già espresso in tal senso nel 2008, la Commissione ha lanciato una comunicazione sull'auto intelligente già nel 2006 e oggi il nostro Commissario lo sta prendendo seriamente e concretamente in mano per renderlo effettivo nel prossimo periodo. Io ho sentito il Presidente Zapatero, in sede di presentazione del suo programma, citare testualmente l'auto elettrica come un punto fisso del semestre di Presidenza spagnola.

Volevo ribadire che di fronte a tanta disponibilità ci deve essere anche la concretezza: concretezza per le propulsioni, concretezza per le attrezzature e concretezza per le ricariche, che sono gli elementi che fanno funzionare l'auto elettrica e la rendono funzionante per il futuro. I veicoli elettrici hanno il pregio di muoversi agilmente nel traffico e di non richiedere la realizzazione di grandi infrastrutture, ragion per cui ritengo strategica questa materia. Tenete conto anche – e tenga conto il Commissario – il fatto dei prototipi a cellule di idrogeno, che non sono meno importanti.

Oggi ci sono già le macchine ibride nel mercato e l'ibrido va sia per l'elettrico che per l'idrogeno: l'idrogeno con il metano e le altre con i componenti tradizionali diesel o benzina. Le vetture a carburanti alternativi sono l'idea vincente; la riprova è che nel 2008 la loro quota di mercato è quasi raddoppiata. Però siamo ancora all'1,3% delle immatricolazioni. Siamo sulla buona strada, ma i tempi sono stingenti per innovare per l'ambiente e per l'occupazione.

 
  
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  Artur Zasada (PPE).(PL) Signor Presidente, Commissario Tajani, nel contesto della discussione odierna, vorrei attirare la vostra attenzione su un nuovo pericolo legato proprio alla diffusione di veicoli elettrici e ibridi. Sostanzialmente questi veicoli sono troppo silenziosi per il contesto urbano.

Paradossalmente, il basso livello di emissioni sonore, che potrebbe essere considerato un vantaggio, può costituire un rischio concreto per i bambini e gli anziani e, in particolare, per i non vedenti. Dovremmo pertanto pensare già adesso a come evitare incidenti in cui siano coinvolti i veicoli ibridi, perché l’unico rumore che queste auto emettono è il suono degli pneumatici sull’asfalto. Dobbiamo rispondere quanto prima alle seguenti domande: queste auto dovrebbero emettere rumore e, in caso affermativo, che tipo di rumore e con quale intensità? Non dovremmo forse imporre già adesso ai costruttori l’obbligo di sviluppare dispositivi che segnalino l’avvicinamento di un veicolo e di installarli di serie?

 
  
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  Presidente. – Passiamo ora alla procedura catch the eye e spiegherò i criteri che seguirò cosicché nessuno si senta offeso o me ne voglia.

Rimangono ancora molti punti all’ordine del giorno. In questa occasione mi limiterò pertanto a dare la parola a cinque deputati, dando la precedenza a chi oggi non è ancora intervenuto su questo punto. Ovviamente tratterò i diversi gruppi politici in modo imparziale.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò veramente molto breve anche perché mi trovo perfettamente d'accordo con ciò che hanno detto sia il Commissario Tajani che il Presidente Garrido. Anzi, lascerò completamente l'intervento che avevo preparato perché lei, Presidente Garrido, ha impostato un discorso che dovrebbe essere sviluppato nell'Unione europea.

Mi spiego meglio. Lascio anche le questioni di tipo ambientale, che riguardano l'electric car, voglio dire, i problemi dell'occupazione: quando lei, insieme al Commissario Tajani, fa riferimento al fatto che, se l'Europa si vuole salvare dai paesi emergenti e se vuole diventare il punto di riferimento a livello mondiale, ebbene essa non può prescindere dalla ricerca e dall'innovazione.

Il vero tema, oggi, che deve dibattere il Parlamento europeo, è che tipo di Europa e che tipo di confronto noi vogliamo tra i paesi europei. Quando noto, specialmente nella mia commissione, la tendenza tra i paesi europei a farsi concorrenza abbassando la pressione fiscale, dico che probabilmente non abbiamo compreso nulla di ciò che deve essere l'Europa. Grazie Presidente Garrido, grazie Commissario Tajani: la ricerca e l'innovazione possono veramente fare dell'Unione europea il punto nevralgico dell'economia mondiale.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) Il trasporto su strada genera il 28 per cento delle emissioni inquinanti provenienti dai settori non ETS. Secondo le attuali disposizioni legislative, i costruttori automobilistici saranno tenuti a produrre, entro e non oltre il 2020, unicamente veicoli i cui livelli di emissioni inquinanti siano inferiori a 120g CO2/km. Inoltre, i produttori automobilistici possono concedere sconti agli acquirenti che sostituiscono un’auto vecchia e poco ecologica con un veicolo che generi una quantità minore di emissioni inquinanti.

Conseguentemente, nel 2009, si è osservato un aumento del 7 per cento della domanda di veicoli ibridi o elettrici all’interno dell’Unione europea. Si tratta di veicoli particolarmente adatti alla guida in città. L’uso di veicoli elettrici o ibridi su larga scala dipende dalla diffusione delle infrastrutture per la loro ricarica. Da questo punto di vista, diventa fondamentale la normalizzazione dei veicoli elettrici.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, i limiti dei veicoli elettrici – per esempio l’inquinamento generato dalla produzione delle batterie, le difficoltà nel reperire componenti strategiche come il litio, e la gamma ridotta di veicoli – rendono poco consigliabile l’assunzione di rischi commerciali o pubblicitari.

Ciononostante, questi veicoli costituiscono comunque una valida alternativa da tenere in debita considerazione, anche se non potranno neanche lontanamente sostituire tutti i veicoli attualmente alimentati con combustibile fossile.

La società dell’auto, come la concepiamo oggi, può godere di una sospensione condizionale della pena. Per questo è urgentissimo potenziare sin d’ora l’uso di tutti i tipi di trasporto pubblico e renderli accessibili a tutti, soprattutto quelli ad alimentazione elettrica: tram e metropolitane, pesanti e leggere, tram veloci, filovie, eccetera. A medio e lungo termine le auto – anche quelle elettriche – dovranno svolgere una funzione integrativa e complementare, per rispondere alle specifiche esigenze delle famiglie.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). – (SK) I veicoli elettrici sono considerati come una delle soluzioni per rispettare norme ambientali estremamente severe, dato che non producono emissioni.

Molte case automobilistiche, sia in Europa sia in Asia, hanno già ultimato lo sviluppo di questi veicoli e sono pronte a commercializzarli. Tuttavia, una più ampia distribuzione di questi veicoli è impossibile a causa dell’assenza di norme che definiscano i parametri per delle stazioni di ricarica universali e della mancanza degli hardware e software che consentirebbero di caricare i veicoli importati in Europa da diversi costruttori in modo rapido ed efficiente, grazie ad una rete di stazioni quanto più capillare possibile, Mentre la Commissione europea studia, valuta e si prodiga in preparativi, i nostri amici giapponesi lavorano alacremente. A Tokyo è stata costituita una federazione di costruttori di veicoli elettrici che sta già definendo norme comuni per questi veicoli e che si offre anche di cooperare con i costruttori europei.

Al fine di creare al più presto uno spazio per i veicoli elettrici, invito la Commissione a fare al più presto fronte comune con i costruttori giapponesi per contribuire concretamente all’introduzione di norme internazionali per l’utilizzo dei veicoli elettrici.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, Europa 2020 e l’auto elettrica. Innovazione e competitività sono di per sé conoscenza. Ci sono molte regioni che sono più avanti dei paesi a cui appartengono in termini di dinamismo ed efficacia delle loro politiche per l’innovazione.

In quanto basca, sono fiera di potervi comunicare che, ormai cinque anni or sono, abbiamo iniziato a costruire un centro di ricerca per il settore automobilistico che conta oggi oltre 50 società operanti nell’ambito di ricerca, sviluppo e innovazione nel settore della mobilità elettrica per tutta l’Europa.

Nel paese basco, c’è anche un consorzio i cui rappresentanti hanno illustrato la propria esperienza a questo Parlamento: il progetto Hiriko, un’auto elettrica modulare concepita per il trasporto urbano. E’ il frutto di un partenariato pubblico-privato e di aiuti regionali, il che ha fatto sì che la Spagna, che fino all’ultimo non era stata coinvolta nel progetto, abbia potuto includere questi risultati nel suo programma ed organizzare un vertice sull’innovazione nel paese basco.

Si dovrebbe, una volta per tutte, riconoscere l’importanza cruciale delle regioni e delle conoscenze che hanno acquisito, per poter costruire davvero un’Europa più partecipativa ed efficiente. In questo modo, sarà più semplice raccogliere le sfide per il futuro delineate nella risoluzione, che noi sosteniamo.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio.(ES) Signor Presidente, desidero ringraziare gli onorevoli deputati che hanno espresso il loro plauso all’iniziativa della Presidenza spagnola del Consiglio, tesa a includere la promozione dei veicoli elettrici tra le priorità del programma della Presidenza.

Desidero altresì ringraziare i relatori che hanno contribuito alla proposta di risoluzione che sarà votata domani in Aula, alcuni dei quali sono intervenuti nella discussione. Tra di essi, gli onorevoli Riera, del Castillo, Cramer e Matias. Ho molto apprezzato i loro interventi che, insieme ad altri, hanno illustrato con chiarezza che stiamo parlando di un obiettivo strategico per l’Unione europea, senza per questo nascondere le difficoltà legate alla produzione e allo sviluppo di massa e su larga scala dei veicoli elettrici, né la necessità di poter contare sul sostegno di tutti gli attori politici ed economici. L’onorevole Bilbao ha appena citato le regioni, descritte come l’elemento chiave per lo sviluppo dei veicoli elettrici.

Sono convinto che l’Unione europea debba, in futuro, tenere conto di tutti questi elementi.

Per questo, vorrei riprendere alcune delle argomentazioni a favore dei veicoli elettrici, senza tuttavia dimenticare di segnalare in seguito anche le difficoltà o gli ostacoli che credo sia necessario superare.

Sul fronte dei vantaggi, ritengo che esistano due aspetti dei veicoli elettrici particolarmente favorevoli: la tecnologia e l’energia.

Per quanto riguarda la tecnologia, quella relativa ai veicoli elettrici esiste già e funziona. Infatti i costruttori automobilistici hanno già annunciato e pubblicizzato il lancio sul mercato, in un futuro relativamente prossimo, di oltre 90 modelli diversi di veicoli elettrici.

E’ anche vero che, allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere che lo sviluppo di alcune di queste tecnologie deve essere completato, in quanto al momento presentano ancora vari limiti come nel caso delle batterie, della ricarica o del problema segnalato dall’onorevole Zasada, ovvero l’assenza di emissioni sonore e i rischi che ne possono derivare per i pedoni. Credo che sia importantissimo tenere conto del suo parere.

Oltretutto, la tecnologia utilizzata dai veicoli elettrici è la più efficiente ed ecocompatibile. L’efficienza della tecnologia dei veicoli elettrici può raggiungere il 60 per cento, mentre i motori tradizionali hanno un’efficienza del 20 per cento.

Inoltre, per quanto riguarda l’energia, i veicoli elettrici possono oggettivamente contribuire al raggiungimento degli obiettivi di cui abbiamo discusso proprio questo pomeriggio in riferimento ad Europa 2020 e alla lotta contro il cambiamento climatico, i cosiddetti obiettivi 20/20/20. Grazie alla loro capacità di accumulo di energia, i veicoli elettrici dispongono di una tecnologia che permette di ovviare a uno dei problemi, aspetti negativi o punti deboli delle energie rinnovabili. I veicoli elettrici rimediano al punto debole delle energie rinnovabili, la loro irregolarità. I veicoli elettrici, grazie alle loro particolari caratteristiche, compensano questa irregolarità.

Inoltre, contribuiscono anche in termini di sicurezza energetica. Per esempio, vi sono molti paesi in Europa che non dispongono di riserve di petrolio e i veicoli elettrici potrebbero compensare per questa mancanza e contribuire così a uno degli obiettivi strategici dell’Unione: la lotta per la sicurezza energetica che, come abbiamo visto, rende talvolta le nostre società estremamente vulnerabili.

Infine, nonostante tutti questi vantaggi, è ovvio che i veicoli elettrici ci obbligheranno a modificare molti dei nostri sistemi produttivi e anche molte delle tecnologie che ho precedentemente citato, le abitudini delle persone e le reti di distribuzione elettrica, nonché a orientarci verso una nuova strategia di comunicazione, come ha giustamente segnalato l’onorevole van Nistelrooj.

In altri termini, i veicoli elettrici offrono molteplici vantaggi, anche se non mancano ostacoli e difficoltà. Questo significa, chiaramente, che dobbiamo optare per un approccio che segua una prospettiva davvero europea e che i governi dei paesi europei, la Commissione e il Parlamento, che domani voterà una serie di risoluzioni, devono prestarvi particolare attenzione. Proprio per questo, è assolutamente cruciale che le tre istituzioni dell’Unione – Consiglio, Commissione e Parlamento europeo – lavorino insieme sulla linea strategica da adottare in riferimento ai veicoli elettrici.

 
  
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  Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che la Presidenza spagnola abbia perfettamente inquadrato la strategia dell'auto elettrica in un contesto ampio, più ampio, che non riguarda soltanto l'auto elettrica ma riguarda lo sviluppo e la difesa dell'industria automobilistica, nel contesto della politica industriale europea, guardando a quella che sarà l'industria e lo sviluppo industriale e occupazionale nei prossimi decenni.

Quindi, questa scelta, che la Commissione condivide, punta – attraverso una doppia strategia, che certamente non esclude un lavoro serio per la riduzione delle emissioni di CO2 nei veicoli tradizionali – su due pilastri: l'auto a motore a caldo, che deve essere migliorata e quindi è giusto puntare, se si vuole vincere la sfida sul mercato globale, come ricordavano gli onorevoli Bilbao e Pallone, sulla tecnologia e la ricerca. Non possiamo pensare di avere un'industria europea automobilistica competitiva se non c'è una forte azione per l'innovazione e la ricerca: quindi ben vengano tutte le iniziative e il sostegno da parte del Parlamento in questa direzione.

Scegliere l'auto elettrica non è una scelta che esclude altre possibilità: lo dico all'on. Cancian che ribadiva l'importanza delle auto ibride, quelle a idrogeno. L'auto elettrica rappresenta un'importante possibilità che raccoglie già molti consensi e che ha già ottenuto risultati positivi. Molti Stati membri, infatti, puntano su questa scelta. Ripeto, tuttavia – perché ho sentito anche parole di parlamentari contrari all'ipotesi dell'auto elettrica, che è il tema del dibattito di questa sera – l'auto elettrica rappresenta una straordinaria opportunità ma non è la sola opportunità, perché il nostro obiettivo è quello di avere un'industria europea più competitiva sui mercati mondiali e ridurre l'inquinamento e le emissioni di CO2 nel sistema del trasporto, anche nel trasporto urbano. Ricordo all'on. van Nistelrooij che la Commissione europea ha presentato nella scorsa legislatura il piano d'azione urbana, dove il sistema del trasporto elettrico riveste una straordinaria importanza in questo contesto.

Certo, c'è molto da fare per avere un'auto elettrica competitiva. Qualcuno ha sollevato il problema della normalizzazione: nel documento della Commissione viene dato mandato già agli enti di normalizzazione dell'Unione nel 2010 di sviluppare entro il prossimo anno una norma europea armonizzata per i sistemi elettrici di ricarica del veicolo. Già noi abbiamo dato una risposta a queste preoccupazioni, come abbiamo dato, nel documento approvato dal Collegio, una risposta anche alle preoccupazioni dell'on. Merkies in relazione anche al tema delle materie prime, avendo ella sollevato la questione del litio, assieme ad altri parlamentari che sono intervenuti in questo dibattito sulle batterie. La Commissione europea, proprio perché si rende conto del problema ha deciso di inserire nel suo programma di lavoro – e ne abbiamo parlato anche in occasione di un recente incontro con l'onorevole – una comunicazione sul problema delle materie prime, che per noi rappresenta una priorità.

Alcuni parlamentari – gli onn. Belet, Matias – hanno posto il problema dell'occupazione ma anche molti altri parlamentari hanno parlato della riqualificazione dei lavoratori, perché se noi dobbiamo avere un sistema industriale nel settore dell'automobile che sia altamente innovativo, che punti sull'elettrico ma punti anche sullo sviluppo di una trasformazione del motore a caldo – motori a caldo meno inquinanti ma anche tutte le altre opportunità – noi dobbiamo puntare a riqualificare anche i lavoratori, perché è nostro obiettivo rispettare il trattato di Lisbona, che considera il mercato il migliore strumento per fare una politica sociale.

Tuttavia, le preoccupazioni che sono state sollevate da alcuni parlamentari trovano già risposta nel testo della comunicazione della Commissione, dove si parla esplicitamente della volontà della Commissione di destinare risorse del Fondo sociale europeo a iniziative specifiche di riqualificazione e aggiornamento professionale dei lavoratori, proprio perché possano essere protagonisti anch'essi della realizzazione di questa innovazione che dovrà rendere l'industria europea più competitiva.

Credo che l'Europa abbia una strategia. L'on. Stassen è contraria all'auto elettrica: si tratta di un'opportunità ma è il mercato poi a decidere. Si può anche non acquistare l'auto elettrica: nessuno obbliga i cittadini a farlo. L'on. Zasada poneva invece un altro problema che riguarda la sicurezza del trasporto: certamente noi dovremo valutare in tutti i modi possibili, per quanto riguarda la commercializzazione, quali saranno i problemi legati sia alle emissioni sonore, sia alle sostanze inquinanti, e tutto l'impatto ambientale della produzione e della rottamazione delle automobili. Abbiamo ben chiaro questo problema e, anzi, siamo convinti che con l'auto elettrica si possa fare un passo in avanti anche per quanto riguarda la sicurezza. Ma dobbiamo dare anche indicazioni precise ai produttori del settore, perché si possa veramente avere un'auto elettrica non inquinante.

Ho cercato di rispondere a quasi tutte le questioni che sono state sollevate dai parlamentari e rispondo anche all'on. Lange, che citava CARS 21. Nella comunicazione che la Commissione ha approvato e che è stata presentata poi al Parlamento e al Consiglio, si parla espressamente, proprio nelle ultime pagine, della nostra volontà di rilanciare il Gruppo ad alto livello CARS 21, che ha rappresentato una straordinaria possibilità di lavoro con gli stakeholder ma che dovrà continuare a rappresentarla, soprattutto dato che noi crediamo – in sintonia con la Presidenza spagnola e con la stragrande maggioranza dei parlamentari, signor Presidente, che sono intervenuti in questo dibattito – che l'industria automobilistica rappresenti un patrimonio straordinario, che deve certamente essere modificato e in alcuni casi ristrutturato, che certamente dovrà essere più moderno ma che rappresenta una straordinaria potenzialità e uno straordinario fiore all'occhiello del sistema industriale e imprenditoriale europeo.

Per questo motivo siamo tutti quanti impegnati – e il dibattito di questa sera lo dimostra – affinché questo settore industriale possa essere più competitivo e si è più competitivi se si punta sull'innovazione e sulla ricerca. Scegliere di impegnarsi anche per l'auto elettrica mi pare un buon modo per far sì che l'industria europea possa essere competitiva sul mercato mondiale.

 
  
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  Presidente. − Per concludere la discussione, ho ricevuto una proposta di risoluzione(1) di sei gruppi politici, ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5, del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. – (RO) Nel contesto del cambiamento climatico, i veicoli ecologici costituiscono una soluzione efficace per ridurre le emissioni di carbonio. Il loro sviluppo deve tuttavia essere integrato in una futura politica sulla mobilità sostenibile. La Romania vorrebbe introdurre gradualmente le auto elettriche nel suo mercato interno. In quest’ottica, il primo ministro Boc ha recentemente deciso di costituire un gruppo interministeriale il cui compito è quello di elaborare una strategia nazionale per la produzione di veicoli elettrici. In paesi come la Danimarca o Israele, sono in fase di installazione e collaudo stazioni di ricarica, che saranno ufficialmente inaugurate entro la fine del 2011. Inoltre, i governi francese, spagnolo e irlandese erogano sovvenzioni a chiunque desideri acquistare veicoli di questo tipo. Attualmente, il costo di un’auto elettrica è elevato, in quanto sostanzialmente determinato dal costo della batteria.

Al fine di promuovere la produzione di auto elettriche nell’Unione europea, è necessaria, per facilitare la mobilità transfrontaliera, la normalizzazione delle infrastrutture e delle tecnologie di ricarica. A questo riguardo, la Commissione deve fornire un sostegno finanziario agli Stati membri. Le auto ecologiche offrono vantaggi significativi in quanto contribuiscono a combattere il cambiamento climatico, a ridurre la dipendenza dell’Europa dal petrolio e a realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020. Ecco perché ritengo che l’utilizzo delle auto elettriche vada incoraggiato.

 
  
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  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'aprile scorso la Commissione ha licenziato la Comunicazione sui "Veicoli puliti e ad alta efficienza energetica", ovvero sulla strategia europea per incoraggiare lo sviluppo e la diffusione dei "veicoli puliti ed efficienti" in termini di basse emissioni di anidride carbonica e di inquinanti.

Secondo recenti stime, i veicoli elettrici rappresenteranno al 2020 l'1-2% del mercato ovvero meno del 4% dei mezzi complessivi: è evidente che la maggioranza dei veicoli del futuro continuerà a muoversi grazie ai motori a combustione interna e che questa non debba essere penalizzata ma accompagnata nelle sue evoluzioni positive. Ritengo, quindi, che si debba porre l'attenzione su alcuni fattori d'interesse per l'industria europea del settore: perseguire la leadership nel processo di standardizzazione delle infrastrutture, soprattutto in termini di tempistiche rispetto ai nostri competitors – Cina, Stati Uniti, Giappone, Corea – ed evitare la proliferazione di azioni volte a favorire privilegi per i veicoli elettrici in materia di fondi disponibili, accesso urbano e acquisti pubblici.

Infatti, la promozione esclusiva dei veicoli elettrici rischia di rallentare la diffusione di veicoli a combustione tradizionale o alternativa (metano e biogas), creando in tal modo una distorsione nel mercato interno e un freno alla competitività dell'industria automobilistica.

 
  
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  António Fernando Correia De Campos (S&D), per iscritto.(PT) La Commissione ha appena presentato una comunicazione sui veicoli puliti ed efficienti sul piano energetico che formula un parere neutrale in materia di veicoli elettrici, senza privilegiare alcuna delle opzioni disponibili, che si tratti di veicoli elettrici, ibridi o a idrogeno. Ciononostante, alla riunione informale del Consiglio di San Sebastian, lo scorso febbraio, è stato convenuto che l’Unione europea deve portare avanti una strategia comune in materia di veicoli elettrici. Questo significa che la Commissione deve assegnare priorità alla soluzione dei problemi che ancora frenano la produzione di veicoli elettrici, quali il costo delle batterie, la necessità di intensificare le attività di ricerca e sviluppo per migliorare le caratteristiche del prodotto e, soprattutto, l’armonizzazione dei veicoli elettrici e dei punti di ricarica, sia su scala mondiale sia su scala europea. L’obiettivo è quello di garantire un elevato livello di competitività sul mercato, affinché i veicoli elettrici possano fronteggiare alla pari la concorrenza dei tradizionali motori a combustione interna. Desidero ricordare alla Commissione la necessità di destinare in via prioritaria le risorse finanziarie a questo fine, per un motivo molto semplice: i veicoli elettrici offrono un vantaggio aggiuntivo, quello di garantire un’ottima capacità di accumulo dell’energia, caratteristica che manca alle altre soluzioni e che è così fondamentale per la nostra autonomia energetica.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. – (RO) L’uso di veicoli elettrici offre una serie di importanti vantaggi in termini di mobilità sostenibile. A titolo esemplificativo ricordo: la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio e il miglioramento della qualità dell’aria, la riduzione della dipendenza da combustibili fossili importati e il potenziamento dell’efficienza dei veicoli elettrici rispetto alle altre tecnologie di trasporto.

A livello mondiale, i concorrenti dell’Unione europea investono nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie in grado di ridurre le emissioni di carbonio e stanno varando programmi tesi a favorire la transizione verso modalità ecologiche di trasporto su strada. Perché l’industria automobilistica europea riesca a mantenere la propria competitività mondiale e a svolgere un ruolo di primo piano nel settore delle tecnologie pulite, l’Unione europea deve creare un contesto adeguato alla promozione di tecnologie innovative, incoraggiando la ricerca e sviluppando l’infrastruttura necessaria per favorire la transizione verso un’economia efficiente e a basso tenore di carbonio.

Appoggio le misure adottate in materia dalla Commissione europea e accolgo favorevolmente la pubblicazione di un piano che mira a promuovere la creazione di una rete europea di stazioni di ricarica rapida per i veicoli elettrici entro il 2011, nonché l’elaborazione di standard tecnici e di sicurezza comuni.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE), per iscritto.(RO) La transizione verso un sistema di trasporti sostenibile ed efficiente sul piano energetico è diventata una delle priorità dell’Unione europea, alla luce del cambiamento climatico e della fluttuazione dei prezzi dei combustibili. Lo sviluppo in tutta Europa di veicoli elettrici che vadano a sostituire i veicoli convenzionali è sicuramente una strada percorribile, il potenziale del mercato è cresciuto. Per realizzare questo obiettivo, gli Stati membri devono coordinare le loro azioni, in modo da definire una norma europea, per esempio, per i sistemi di ricarica e accumulo di energia, ivi compresi le reti elettriche intelligenti, i sistemi di misurazione a bordo e interoperabilità. L’Unione europea deve altresì sostenere con risolutezza la ricerca e l’innovazione, con il preciso obiettivo di migliorare la tecnologia delle batterie e dei motori, nonché di offrire incentivi ai produttori di veicoli elettrici. Esorto la Commissione europea ad adottare misure specifiche, intese a precorrere i cambiamenti nell’industria automobilistica e nella filiera e a promuovere l’armonizzazione delle politiche nazionali in questo ambito. E’ venuto il momento per l’Unione europea di favorire la competitività del settore dei trasporti, diminuendo i costi di sviluppo per i produttori e riducendo progressivamente i livelli di CO2 generati dal trasporto su strada.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. – (EN) Accolgo con favore la recente strategia della Commissione per i veicoli puliti ed efficienti sul piano energetico, e soprattutto l’enfasi ora posta sui veicoli elettrici anziché sui biocombustibili, nell’ottica di una transizione verso sistemi di trasporto più ecologici. Tuttavia, così come i biocombustibili costituiscono una tematica controversa e non mancano di porre problemi, anche i veicoli elettrici aprono la porta a tutta una serie di sfide non trascurabili, sfide che devono essere superate prima che questi veicoli diventino un’opzione realistica per i cittadini europei e garantiscano reali vantaggi ambientali. Bisogna far fronte all’aumento della domanda di energia elettrica per i trasporti ricorrendo a fonti energetiche a basse emissioni di carbonio, se vogliamo davvero che questi veicoli realizzino appieno il proprio potenziale ecologico. Ho paura che lo sviluppo di queste fonti perseguito dall’Unione europea non sarà sufficiente per soddisfare la domanda che deriverà da un uso maggiore del trasporto elettrico. E’ un fattore di cui tenere conto nell’ambito della strategia energetica dell’Unione europea, nel passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e a una minore dipendenza petrolio importato da paesi terzi. Deve essere anche realizzata una rete di punti di ricarica standardizzata. Esorto la Commissione e gli Stati membri a lavorare per la realizzazione di questa infrastruttura standardizzata, affinché i veicoli elettrici possano diventare un’opzione realistica per i consumatori e i produttori automobilistici. Se queste importanti difficoltà saranno superate, allora potremo cominciare a pensare davvero a un futuro per i mezzi di trasporto a basse emissioni di carbonio e poco inquinanti e a tutti i vantaggi che ne deriverebbero per l’ambiente e la salute umana.

 
  

(1) Vedasi Processo verbale.


22. Interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica, ai sensi dell’articolo 150.

 
  
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  Tiziano Motti (PPE) . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, 5 maggio, in Italia ricorre la giornata contro la pedofilia e contro la pedopornografia.

È un momento di riflessione importante, istituito dalla legge 41 dell'anno scorso, su un fenomeno purtroppo dilagante e sempre più importante, perché oggi il pedofilo non è l'anziano che circuisce il bambino al parco ma è una persona che si muove all'interno di una struttura organizzata a livello internazionale e utilizza le tecnologie più moderne, come Internet. Quindi oggi i giovani, i bambini, le bambine, non sono più sicuri neppure all'interno delle mura domestiche.

Per questo io auspico che anche l'Unione europea vorrà dedicare una giornata a questa riflessione importante ed è anche per questo che ho presentato una dichiarazione scritta, perché si istituisca un sistema di allarme rapido che permetta alle forze di polizia dei singoli Stati membri di poter lavorare in modo organizzato e scambiando un rapido flusso di informazioni. Auspico che questa iniziativa incontri il favore della maggior parte dei colleghi.

 
  
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  Gabriel Mato Adrover (PPE).(ES) Signor Presidente, la scorsa settimana l’Europa si è lasciata sfuggire una grande opportunità, ovvero la possibilità di assumere il ruolo di leader mondiale nella ricerca astrofisica per i prossimi vent’anni. L’Osservatorio europeo australe ha deciso, sulla base di relazioni tutt’altro che trasparenti, che il telescopio europeo estremamente grande (E-ELT – European Extremely Large Telescope) sarà posizionato in Cile e non nelle Canarie.

Mi sembra opportuno congratularsi con il Cile, ma anche riflettere se in Europa si è fatto tutto il possibile affinché una struttura europea, finanziata da fondi europei, incluso un investimento di oltre un miliardo di euro, rimanesse in Europa invece che in America.

Il Parlamento europeo si è espresso all’unanimità a favore della scelta di La Palma come località ospitante, e di questo vi sono grato, ma che cosa ha fatto il Consiglio? Ha indetto riunioni con l’Osservatorio? Che cosa ha fatto la Presidenza spagnola? Ha tenuto riunioni con gli Stati membri responsabili della decisione sul posizionamento del telescopio? Ha sostenuto realmente la candidatura europea?

Gli europei di La Palma, delle Canarie e del resto d’Europa attendono risposte. Per il momento rimangono convinti che non si è fatto tutto il possibile.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D).(RO) Abbiamo proposto una risoluzione sul divieto di utilizzo delle tecnologie di estrazione mineraria al cianuro perché è nostro dovere adottare ogni misura di sicurezza per proteggere i cittadini e l’ambiente da disastri ecologici. Se siamo in grado di assumerci impegni storici di riduzione delle emissioni e dare l’esempio a tutto il mondo per quanto concerne la tutela ambientale, allora perché non riusciamo a compiere un gesto fondamentale a sostegno di un ambiente pulito, mettendo al bando questa dannosa pratica nell’Unione europea?

L’incidente di Baia Mare, in Romania dieci anni fa, è considerato alla stregua di Chernobyl: ha interessato tre paesi e distrutto gli ecosistemi dei fiumi coinvolti per centinaia di chilometri. Ora, sempre in Romania, si sta pensando ad altre attività minerarie a Roşia Montană, utilizzando tecnologie al cianuro.

Ecco perché, oggi più che mai, desidero ringraziarvi per aver votato contro l’utilizzo delle tecnologie al cianuro nell’industria mineraria. Le regioni interessate da questo fenomeno devono essere aiutate dall’Unione europea a svilupparsi su base sostenibile, sfruttando il loro pieno potenziale.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE) . – (RO) La situazione estremamente difficile della Grecia, per non parlare delle preoccupanti informazioni relative ad altri Stati membri dell’Unione europea caratterizzati da gravi problemi, sottolinea che la crisi economica non è ancora giunta al termine e che, nonostante i progressi registrati nei paesi di più lunga appartenenza all’UE, sussiste ancora il rischio di enormi squilibri.

Purtroppo nella situazione di alcuni paesi, che devono far fronte a una diminuzione delle entrate di bilancio, la tentazione immediata è alzare tasse e imposte. Questo è proprio quanto sta accadendo anche in Romania, dove il governo sta attualmente discutendo dell’aumento dell’aliquota forfettaria sul reddito e dell’IVA. E’ erroneo pensare che un aumento improvviso delle imposte e delle tasse si tradurrà in un incremento dei fondi a bilancio. A medio e lungo termine, l’impatto che misure di questo tipo hanno sull’economia è estremamente dannoso.

L’Unione europea, purtroppo, sta attraversando difficoltà nell’elaborazione di una strategia comune contro la crisi economica. Ciononostante, credo che siano necessarie una maggiore comunicazione e cooperazione tra quei paesi che hanno superato la crisi utilizzando misure proattive e di incentivazione anziché un aumento dell’imposizione fiscale, e quegli Stati che si trovano ad affrontare gravi problemi, e che per disperazione stanno per aumentare le tasse e le imposte, correndo così il rischio di peggiorare ulteriormente la propria situazione.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, gli attacchi degli speculatori finanziari sulle economie più vulnerabili e dipendenti della zona dell’euro si stanno acuendo. Lo stesso capitale finanziario, che ha ricevuto bilioni di euro dagli Stati membri sta ora speculando sulla fragilità dei conti pubblici creata da questi trasferimenti e dalla dipendenza economica delle economie periferiche. Quest’ultima è il risultato di una politica monetaria e di cambi guidata dalla Banca centrale europea che, con la sua finta indipendenza, è al servizio dei grandi capitali e dei principali poteri europei; la situazione è, inoltre, inasprita dalla liberalizzazione dei mercati e dalla libera concorrenza nel commercio internazionale.

In questo contesto, gli Stati membri e l’Unione europea hanno appena chiarito il vero significato di solidarietà europea: distogliere l’attenzione dai continui saccheggi di capitale e, se necessario, trasferire i costi del furto sui lavoratori e sui cittadini normali, con misure di vero e proprio terrorismo sociale. Ciononostante, i lavoratori e i cittadini non saranno obbligati a percorrere la strada che, secondo quanto viene detto loro, è inevitabile. La loro battaglia lo dimostra. Rendiamo onore al coraggio dei cittadini greci, portoghesi e di molti altri Stati.

 
  
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  Trevor Colman (EFD). - (EN) Signor Presidente, in questa tragica giornata è emerso che severissime misure di austerità saranno imposte sulla Grecia per preservare l’euro. Non può essere questa la soluzione. In questo modo si penalizza semplicemente l’operoso popolo greco per la sregolatezza dei suoi politici e il desiderio degli stessi politici di sostenere l’unione monetaria, destinata al fallimento.

Nel Regno Unito ci ricordiamo la nostra uscita, nel settembre 1992, dal meccanismo di cambio, l’ERM, o, come lo definì il politico britannico Norman Tebbit, il “meccanismo di recessione eterna”, che aveva avuto effetti disastrosi sul paese. Lasciammo l’ERM grazie al rifiuto della Bundesbank di sostenere la sterlina.

Un approccio severo darà i propri frutti. Fintanto che rimarrà nella zona dell’euro, la Grecia non avrà via d’uscita. Liberiamo la Grecia dalle catene dell’euro. Lasciamo che il FMI faccia il suo lavoro e osserviamo con che rapidità la Grecia si ristabilirà, come abbiamo fatto noi nel Regno Unito dopo aver abbandonato l’ERM. Non permettiamo che sia il popolo greco a pagare il prezzo dell’ambizione irraggiungibile di un superstato UE!

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, oggi vorrei esprimermi in merito alla questione della sicurezza aerea. Ne abbiamo parlato diffusamente nelle ultime settimane ed è un argomento che riguarda noi tutti.

La vita umana è più importante di qualsiasi utile economico. Proprio per questo sono a favore di un divieto al volo quando sussiste un rischio esterno per la salute dei passeggeri, una nube di ceneri ad esempio, perché sarebbe irresponsabile rischiare delle vite. Vorrei ricordarvi le due catastrofi mancate del 1982 e del 1989 e il caccia in cui furono trovati frammenti di vetro a causa della nube di ceneri.

Sono stati effettuati dei voli di prova, ma le valutazioni si fanno attendere; si sono consultati esperti, ma le loro risposte non vanno in modo deciso verso una direzione particolare. Rimane il fatto che la vita umana è preziosa e non deve essere messa a repentaglio e che è necessario trovare alternative efficienti e accessibili all’aviazione.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D).(RO) Credo che per migliorare il funzionamento della catena di approvvigionamento alimentare in Europa e raggiungere il massimo livello di trasparenza sia necessario un quadro giuridico a livello comunitario che definisca le scadenze utilizzate nelle relazioni commerciali tra fornitori di prodotti alimentari e dettaglianti e fornisca modi più efficaci per tutelare i fornitori da pratiche e accordi anti-concorrenziali, ma anche da modalità e scadenze di pagamento .

Ritengo, inoltre, che sarebbe utile adottare una maggiore severità per quanto riguarda l’ottemperanza ai regolamenti in materia di concorrenza e garantire che in tutti gli Stati membri vi sia un’interpretazione uniforme. Prendendo in considerazione l’attuale situazione delle relazioni commerciali tra fornitori e dettaglianti, credo sia necessario esaminare le disposizioni dei regolamenti che trattano di concorrenza, cercando di stabilire un equilibrio tra la politica agricola comune dell’UE e le politiche in materia di concorrenza. Il monitoraggio del mercato potrebbe includere attività volte a ottenere una trasparenza efficace per quanto riguarda la determinazione dei prezzi e, in particolare, i margini di profitto nella catena alimentare.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, molte volte in quest’Aula abbiamo sollevato la questione della discriminazione nei confronti della minoranza polacca in Lituania, dove i cittadini polacchi non possono scrivere il proprio cognome utilizzando la grafia originaria, le classi in cui l’insegnamento è effettuato in polacco vengono chiuse e la terra sequestrata durante l’era sovietica non viene restituita ai legittimi proprietari soltanto perché sono di nazionalità polacca.

Recentemente, la commissione centrale per l’etica pubblica lituana ha sanzionato l’onorevole Tomaševski, leader della minoranza polacca e membro del Parlamento europeo, per aver presentato un’interrogazione – qui, in quest’Aula – al presidente Barroso, in merito al rispetto dei diritti delle minoranze in Lituania. Queste misure scandalose sono sempre più frequenti. Alcuni giorni fa, l’ispettorato della lingua lituana ha nuovamente imposto sanzioni elevate al direttore dell’autorità locale di Salcininkai per aver usato segnali bilingue. I polacchi rappresentano l’80 per cento degli abitanti della regione.

Signor Presidente, è giunta l’ora che il Parlamento europeo metta fine a queste azioni scandalose del governo lituano. Siamo fieri del fatto che i diritti umani siano le fondamenta dell’Unione, ma si tratta di fondamenta tutt’altro che solide, se non siamo in grado di far rispettare questi diritti negli Stati membri.

 
  
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  Charalampos Angourakis (GUE/NGL) . – (EL) Signor Presidente, milioni di lavoratori oggi hanno scioperato e stanno manifestando con il PAME, per opporsi ai barbarici provvedimenti imposti dalla capitale, dal governo greco, dall’Unione europea e dal FMI.

Non si tratta di provvedimenti nuovi, né temporanei. Queste misure sono il risultato di un’impudente applicazione degli sviluppi capitalistici che portano alle crisi e hanno l’obiettivo di salvaguardare i profitti della plutocrazia greca ed europea e proseguire con l’attuazione del trattato di Maastricht. Fanno parte della strategia di Lisbona e della strategia Europa 2020, e proprio per questo non offrono prospettive.

Eppure, si sostiene che non si tratta di una strada a senso unico e che vi sia una soluzione, ovvero ripristinare il movimento dei lavoratori e promuovere uno sviluppo basato sulle necessità di chi produce ricchezza. La soluzione è nazionalizzare i monopoli ed emancipare i cittadini. Né i provocatori né i ricattatori del governo greco possono fermare questo movimento e lo stesso vale per gli atti omicidi compiuti oggi ad Atene, che hanno sconvolto noi tutti.

Crediamo che il popolo greco avrà successo nella sua battaglia.

 
  
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  Chrysoula Paliadeli (S&D). - (EN) Signor Presidente, alcune ora fa avrei affermato che, nonostante la distorsione di cattivo gusto degli emblemi culturali e nonostante articoli di dubbia obiettività che fanno riferimento a stereotipi obsoleti, sebbene il Consiglio abbia fallito nel fare percepire la crisi economica greca come una questione europea fondamentale e la Commissione non l’abbia sfruttata come banco di prova per la coesione europea, il popolo greco fosse pronto a sostenere il nuovo governo socialista nella battaglia per la ripresa economica e sociale.

Ora, alla luce dei tragici eventi delle ultime ore ad Atene, dove tre persone hanno perso la vita a causa della violenza suscitata dalle severe misure economiche, mi tornano in mente le recenti parole dell’onorevole Rasmussen: un declassamento del credito sovrano greco al livello di “spazzatura” è un atto d’accusa alla politica di prevaricazione. Ritengo sia estremamente urgente che i membri del Parlamento europeo rafforzino la loro lotta per la coesione.

Spero che quanto è accaduto in Grecia poche ore fa non sia contagioso, ma che, al contrario, la giornata odierna rappresenti l’inizio di uno sforzo unanime per la formazione di un’identità europea attraverso la solidarietà e il partenariato.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, pochi giorni fa era il 120 anniversario dell’istituzione della festa internazionale dei lavoratori, il primo maggio.

Sono stati 120 anni di lotta incessante, dura ed eroica, portata avanti dai lavoratori di tutto il mondo, per i loro diritti e per l’emancipazione del lavoro, per una società in cui il lavoro, finalmente privo di sfruttamento, potesse rappresentare la piena realizzazione delle abilità creative degli esseri umani. Sono stati 120 anni di notevoli progressi, dolorose battute d’arresto e tenace resistenza dei lavoratori. Il primo maggio e i suoi valori universali sono nati da quella che storicamente è la repressione più violenta, costata innumerevoli battaglie, sacrifici e perdite umane. E’ stato consolidato da ogni passo in avanti verso maggiore libertà, ed ha sperimentato, e continua a farlo, battute d’arresto ogni volta che le circostanze storiche hanno permesso al capitale di partire all’offensiva. Questo è quanto l’Unione europea si trova ad affrontare, quanto si rileva in Grecia, Portogallo e moltissimi altri paesi.

Dobbiamo dare il giusto peso a queste battaglie e porre fine al peggioramento dello sfruttamento. E’ giunta l’ora di rispettare la dignità di chi lavora e crea ricchezza.

 
  
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  Alan Kelly (S&D). - (EN) Signor Presidente, vorrei attirare l’attenzione della Camera su una questione di estrema urgenza. Un giovane irlandese e cittadino dell’UE, Michael Dwyer, è stato ucciso da colpi di arma da fuoco in Bolivia, poco più di un anno fa. Molti osservatori ritengono sia stato assassinato. Ancora oggi la famiglia di Michael, che è presente in Aula con noi questa sera, non ha avuto risposte per quanto concerne il come e il perché il loro figlio è morto.

L’unica informazione ufficiale che è stata divulgata è che Michael è morto a causa del suo coinvolgimento in un presunto piano per l’uccisione del presidente della Bolivia. Questo sembra essere del tutto incompatibile con la personalità del componente di una famiglia apolitica, piena d’amore e di attenzioni. Tuttavia, la vera questione è che non ci si può fidare delle informazioni provenienti dalle autorità boliviane. Le loro versioni dei fatti sono del tutto contraddittorie, che si tratti di prove forensi, balistiche o delle stesse argomentazioni avanzate.

Pertanto, chiedo a questa Camera e al nuovo Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, Catherine Ashton, di sostenere gli sforzi del governo irlandese volti a istruire un’inchiesta indipendente senza ulteriori indugi. Lo faccio con il sostegno trasversale degli eurodeputati irlandesi, che nel prossimo futuro scriveranno all’Alto rappresentante .

 
  
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  Kristian Vigenin (S&D).(BG) Devo attirare la vostra attenzione su un problema del mio paese. La Bulgaria è amministrata da un governo incompetente ma populista, che utilizza metodi tipici degli anni Trenta.

E’ emblematico il fatto che i politici più popolari siano attualmente il ministro degli Interni, seguito dall’ex segretario di Stato dello stesso ministero, l’attuale primo ministro. Dopo le elezioni, centinaia di rappresentanti dell’opposizione sono stati licenziati per motivi politici. E’ stata esercitata pressione sui principali media. Si arrestano i politici in modo brutale e sfacciato e si muovono accuse ridicole.

I procuratori disprezzano pubblicamente la presunzione d’innocenza, mentre i ministri esercitano pressione sui tribunali e pronunciano sentenze alla televisione. Una nuova legge permette di pronunciare sentenze sulla sola base di informazioni ottenute da intercettazioni telefoniche e di prove fornite da testimoni anonimi. Si sta lavorando per istituire un tribunale straordinario, ufficialmente nominato “tribunale specializzato”. La paura la fa da padrone.

Per anni alla Bulgaria è stato chiesto di intraprendere azioni più decise nella lotta contro la criminalità. Attualmente si sta operando in questo senso, ma la lotta contro la criminalità si sta trasformando in una lotta contro la democrazia. Il Parlamento europeo è sensibile nei confronti delle violazioni alla democrazia, alla libertà e ai diritti umani in tutto il mondo. E’ necessario che dimostri la stessa sensibilità quando questi fenomeni hanno luogo negli Stati membri.

 
  
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  Csanád Szegedi (NI). (HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi finanziaria, la disoccupazione e l’aumento del deficit di bilancio statale e del debito costituiscono le maggiori sfide per le nazioni europee. Vorrei, ciononostante, attirare la vostra attenzione sul fenomeno della corruzione, tipico dei paesi dell’Europa centrale, ma che in Ungheria ha una portata particolarmente grave, e che ha aggravato la crisi e fatto precipitare il nostro paese in un indebitamento ancora maggiore, a causa dei prestiti aggiuntivi contratti dallo Stato. Il governo socialista uscente ha lasciato l’economia del paese in una situazione insostenibile, poiché non c’era investimento pubblico o appalto statale che fosse privo di corruzione, che si trattasse di autostrade, ristrutturazione di ponti, parcheggi, assistenza sanitaria, finanziamenti interni o appalti UE. Lo Jobbik invita il governo recentemente eletto ad adottare e mettere in atto norme severe contro la corruzione e, alla luce della crisi, chiediamo a ogni Stato membro di fare lo stesso. Lo Jobbik ritiene possibile liberare la vita politica dalla corruzione.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D).(LV) La ringrazio, Presidente. L’8 maggio l’Europa celebra la vittoria sul nazismo. Tuttavia, onorevoli colleghi, ho alcune notizie spiacevoli. Il 16 marzo di quest’anno, in Lettonia, con la tacita approvazione delle autorità, i veterani della Waffen SS hanno organizzato una marcia e sventolato le loro bandiere a Riga, per commemorare la giornata in cui fu fondata la legione SS lettone. Per 20 anni, noi dell’opposizione non abbiamo potuto agire in merito. Nel mio paese i battaglioni punitivi delle SS distrussero 130 villaggi, uccidendo più di 150 000 persone tra Lettonia, Bielorussia, Polonia e Russia. Oggi, ciononostante, in Lettonia sono commemorati come eroi . Questo silenzio timoroso negli Stati membri dell’Unione europea è un crimine nei confronti dei milioni di persone che hanno perso la vita durante la Seconda guerra mondiale. Si tratta di una questione estremamente importante. Vi ringrazio.

 
  
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  Iuliu Winkler (PPE). - (EN) Signor Presidente, la storia ci ha insegnato che le crisi possono portare al progresso. Sotto pressione, possono emergere nuove idee, che creano meccanismi innovativi utili per arrivare allo sviluppo ed evitare gli errori che hanno causato la crisi.

Vorrei sottolineare due proposte di questo tipo, che potrebbero tradursi in importanti strumenti. Se vogliamo che l’UE continui ad essere un importante attore mondiale, dovremmo istituire un fondo monetario europeo e un’agenzia europea di rating. Nonostante sia necessario un grande impegno istituzionale, è un impegno che vale la pena assumersi, se prendiamo in considerazione il nostro interesse a lungo termine. Possiamo scommettere sul fatto che il futuro porterà nuove crisi.

L’economia sociale di mercato europea e la moneta comune sono elementi fondamentali dell’economia mondiale e del sistema finanziario globale. L’istituzione di un FMI europeo rafforzerebbe il patto di stabilità e crescita, e l’agenzia europea di rating baserebbe le proprie valutazioni su una reale comprensione delle economie europee. Entrambe le idee dovrebbero essere discusse con serietà e, secondo me, una decisione positiva in merito sarebbe saggia.

 
  
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  Corina Creţu (S&D).(RO) Recentemente abbiamo assistito alla preoccupante ascesa dell’estrema destra e alla diffusione di atteggiamenti più radicali, xenofobi e razzisti. Le elezioni regionali in Italia e Francia, come anche le politiche in Ungheria, hanno confermato il crescente successo di movimenti estremisti, che diffondono un pericoloso messaggio nazionalista, aggressivo e anti-europeo, prendendo di mira le minoranze nazionali o gli Stati confinanti. Questa non è l’Europa unita che vogliamo, né credo possa essere la risposta ai problemi dei cittadini.

Desidero esprimere la mia preoccupazione in merito ai messaggi ostili nei confronti degli europei dell’Est, in particolare rumeni, diffusi dai media stranieri, che hanno ormai assunto la forma di una retorica estremista. La televisione francese insulta i rumeni in modo generalizzato, mentre un candidato del partito popolare spagnolo ha promosso la propria campagna per le elezioni municipali di Barcellona con lo slogan: “Non vogliamo rumeni”.

Vorrei cogliere quest’opportunità per lanciare un appello a tutti i gruppi politici responsabili nel Parlamento europeo, affinché uniscano le loro forze e affrontino questo pericoloso fenomeno dell’Unione.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Vorrei innanzi tutto esprimere le mie condoglianze alle famiglie delle vittime degli attacchi odierni ad Atene.

Vorrei ora tornare sulla tematica del cambiamento climatico: i 35 000 rappresentanti dei popoli del mondo che si sono incontrati a Cochabamba, in Bolivia, non hanno menato il can per l’aia. Vogliono che durante la conferenza in Messico ci si accordi su riduzioni giuridicamente vincolanti delle nostre emissioni. Hanno ragione. E’ una decisione che non può più essere rinviata.

L’Unione europea deve impegnarsi immediatamente e in via ufficiale a ridurre le proprie emissioni del 30 per cento entro il 2020. Questo modificherà le dinamiche dei negoziati, che, va ammesso, si sono impantanati, con il rischio di rinviare la decisione sulle riduzioni di emissioni fino a dopo la conferenza in Messico, senza stabilire una data e una tabella di marcia specifici.

Anche al Parlamento possiamo fare molto di più. Si è già decisa una riduzione del 30 per cento dell’impronta ecologica del Parlamento europeo entro il 2020. Dobbiamo dare l’esempio agli Stati membri riducendo la nostra impronta del 50 per cento.

Sappiamo tutti che ci sono ampi margini di risparmio energetico sul nostro posto di lavoro e di diminuzione della nostra impronta ecologica. Possiamo e dobbiamo agire in tal senso.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE).(DE) Signor Presidente, il Parlamento europeo oggi ha concesso alla Commissione il discarico per il 2008, il che è positivo. Il tasso di errore per i fondi europei erogati non è mai stato basso come quest’anno.

Negli ultimi tre anni è stato possibile dimezzare i settori in cui il tasso di errore era superiore al 5 per cento, ovvero al di sopra della soglia di tolleranza. Soltanto il settore della coesione lascia ancora molto a desiderare e in futuro saranno necessari ulteriori sforzi in quest’area. Occorre sottolineare in particolare il settore dell’agricoltura e delle risorse naturali: qui il tasso di errore si è attestato a meno del 2 per cento, dunque chiaramente nella fascia accettabile. I sistemi di monitoraggio e controllo sono dunque efficaci.

In questo contesto, tuttavia, vorrei anche menzionare gli aiuti di pre-adesione alla Turchia, a cui la relazione sul discarico fa riferimento. Alla luce della mancanza di criteri misurabili, è discutibile pensare di aumentare i fondi destinati alla Turchia. E’ inaccettabile erogare fondi UE a paesi terzi senza aver stabilito degli indicatori. Un controllo diretto dei pagamenti e del loro utilizzo è essenziale. Solo in questo modo gli aiuti potranno realmente avere l’effetto sperato.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI). (HU) L’articolo 11 della Convenzione europea dei diritti umani sancisce che il diritto di partecipazione ad attività sindacali è un diritto umano. In diretta violazione a questa disposizione giuridica, la corte militare ungherese ha emesso una dura sentenza, la scorsa settimana, nei confronti di Judit Szima, leader di un sindacato che rappresenta 10 000 ufficiali di polizia, per attività che, sia dal punto di vista di un non esperto sia da quello professionale di un avvocato, rientravano esclusivamente nella difesa dei diritti dei dipendenti e nello svolgimento di attività sindacali. Permettetemi di sottolineare che tutto questo è accaduto non nella repubblica delle banane di un paese in via di sviluppo, ma in uno Stato membro dell’Unione europea. In quest’Aula e in diverse commissioni ripetiamo sempre che, con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, l’impegno dell’Unione europea in materia di diritti umani si è rafforzato e che la difesa dei diritti è diventata più efficace. Chiedo che si faccia della situazione di Judit Szima una prova, un caso di studio: tutti noi dovremmo seguire con attenzione il modo in cui, facendo rispettare la normativa europea in materia di diritti umani, questa coraggiosa donna potrà essere vendicata e potrà riconquistare la dignità e i mezzi di sussistenza di cui è stata privata.

 
  
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  Adam Gierek (S&D).(PL) Signor Presidente, in Polonia sta prosperando una forma mascherata di traffico in esseri umani, a causa della priorità accordata alla legge del mercato, liberale e anti-umanitaria. Negli ultimi anni numerosi appartamenti e interi palazzi di proprietà di imprese statali sono stati venduti, inquilini inclusi, come parte della privatizzazione dei beni dell’ex Repubblica popolare di Polonia.

Gli inquilini sono nella maggior parte dei casi persone anziane, spesso malate, a cui non è stata offerta la possibilità di un acquisto preventivo. Sotto la pressione di affitti che vanno alle stelle, essi si indebitano e spesso vengono sfrattati. Si tratta di una violazione di diritti umani fondamentali. E’ necessario disporre di strumenti esecutivi e giuridici adeguati, che permettano alle autorità degli Stati membri di agire in maniera efficace, per garantire la tutela degli inquilini degli appartamenti privatizzati. E’ anche necessario assistere le vittime di questa privatizzazione anti-umanitaria con aiuti urgenti provenienti da fondi pubblici.

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI).(BG) La ringrazio, Presidente. Prendo la parola per parlarvi di un’ingiustizia.

Onorevoli colleghi, non illudiamoci con la convinzione che i cittadini greci siano del tutto privi di colpa per quanto accaduto nel loro paese. La causa di quanto avvenuto in Grecia, e che ha contribuito alla crisi finanziaria, è da ricercare nel 14°, 15° e 16° stipendio mensile, nelle pensioni e nei privilegi che non hanno uguali in nessun altro Stato europeo, dove sono del tutto sconosciuti.

Negli ultimi dieci anni la Grecia ha mentito alla Banca centrale europea sullo stato della propria economia. Eppure ora, in questo preciso momento, i leader europei hanno votato, decidendo di concedere alla Grecia una ricompensa di 100 miliardi di euro per tutte queste bugie e inganni. Contemporaneamente, i paesi che hanno gestito le proprie finanze in modo esemplare, come la Bulgaria e l’Estonia, saranno puniti per questa crisi che molto probabilmente si tradurrà in un rinvio della loro adesione alla zona dell’euro.

Si stanno utilizzando due pesi e due misure, approccio non degno né della zona dell’euro né dell’Unione europea. Sarebbe giusto che i colpevoli vengano puniti e che i leader della zona dell’euro chiedano alla Grecia di abbandonare l’unione monetaria.

 
  
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  Presidente. - Con questo si conclude il punto.

 

23. Regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione su:

- l’interrogazione orale alla Commissione (O-0044/201 – B7-0209/2010), presentata dagli onorevoli Harbour, Schwab, Gebhardt, Buşoi, Bielan, Rühle e Triantaphyllides a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori sulla tutela degli interessi dei consumatori nelle norme in materia di concorrenza per il settore automobilistico nel mercato interno; e

- l’interrogazione orale alla Commissione (O-0047/2010 – B7-0210/2010) presentata dall’onorevole Bowles a nome della commissione per i problemi economici e monetari sul regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico.

 
  
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  Theodor Dumitru Stolojan, in sostituzione dell’autore. (EN) Signor Presidente, la commissione per i problemi economici e monetari ha presentato questa interrogazione avendo seguito con interesse la procedura di revisione del regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico e ritiene necessaria un’attenta riflessione in merito.

Come sapete, i regolamenti di esenzione per categoria sono strumenti di straordinaria importanza per il mondo degli affari. Il regolamento in oggetto fu adottato nel 2002: all’epoca la Commissione ritenne esservi nel mercato automobilistico europeo una situazione di oligopolio nella quale i sei principali costruttori del continente si spartivano il 75 per cento del mercato, ragion per cui la Commissione ritiene che tale settore non vada inserito nel regolamento generale di esenzione verticale per categoria: essa ha quindi adottato un regolamento ad hoc.

Il vigente regolamento scadrà il 31 maggio 2010. La Commissione ora reputa che la concorrenza nei mercati auto delle autovetture nuove sia molto aspra e che i livelli di concentrazione siano in calo; in base a tale valutazione, la Commissione propone di abolire l’apposita esenzione per categoria riferita alla vendita di autovetture e di veicoli commerciali nuovi in quanto ormai superflua; per converso propone di adottare uno speciale regolamento di esenzione per categoria limitato ai servizi di riparazione e manutenzione, nonché alla distribuzione dei pezzi di ricambio.

Il Parlamento esprime preoccupazione per tale riforma. Come saprete, al momento l’UE si trova ad affrontare una gravissima crisi economica e finanziaria caratterizzata da tassi di disoccupazione elevati. L’industria automobilistica europea rappresenta un settore fondamentale per l’economia europea e contribuisce all’occupazione, all’innovazione e alla competitività dell’intera economia. Riteniamo necessario creare condizioni quadro che garantiscano la sostenibilità del settore e la sua efficienza sotto il profilo economico, nel rispetto dell’ambiente.

È altresì necessario garantire che le piccole e medie imprese che partecipano a questo mercato godano di condizioni favorevoli. Non va dimenticata l’importanza delle PMI nella creazione di posti di lavoro e nella fornitura di servizi su base locale. Tuttavia, numerosi concessionari e riparatori di automobili si sono dichiarati particolarmente preoccupati per il nuovo quadro normativo, sostenendo che esso peggiorerà ulteriormente l’equilibrio di potere tra i costruttori e il resto della catena di valore del settore.

Pertanto, Commissario Almunia, la commissione per i problemi economici e monetari desidera domandarle: quali risultati dell’analisi di mercato hanno indotto la Commissione a concludere che oggi il mercato primario è competitivo, mentre il mercato post-vendita è ancora problematico?

In secondo luogo: come valuta la Commissione l’equilibrio di potere tra i costruttori e i concessionari ai sensi del vigente regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico e nel quadro legislativo proposto? Alcuni soggetti godono di una posizione dominante individuale o collettiva?

Terzo: come intende la Commissione monitorare l’evoluzione delle posizioni dominanti nel mercato primario e in quello post-vendita? Quale provvedimento prevede di adottare la Commissione qualora risultasse che la concorrenza si sia notevolmente indebolita, soprattutto nel mercato primario?

Quarto: qual è il previsto impatto del nuovo quadro normativo sui consumatori, soprattutto con riferimento ai prezzi offerti e alle condizioni praticate?

Quinto: quali delle osservazioni pervenute dalle parti interessate, durante le consultazioni, la Commissione intende integrare nel quadro normativo definitivo?

Infine, la Commissione accetta di proporre l’armonizzazione della legislazione nel comparto della distribuzione, per esempio modificando la direttiva sugli agenti commerciali al fine di garantire a tutti i concessionari lo stesso ottimo livello di tutela contrattuale in ogni Stato membro dell’Unione europea?

 
  
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  Malcolm Harbour, autore. − (EN) Signor Presidente, intervenendo a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sono particolarmente lieto di essere presente qui questa sera per presentare il nostro punto di vista sull’argomento. Desidero inoltre ringraziare soprattutto i colleghi della commissione per i problemi economici e monetari, i quali ovviamente hanno l’ultima parola in materia di concorrenza, per aver lavorato a stretto contatto con noi, perché questo è senza dubbio un elemento della politica della concorrenza che contiene punti di assoluto interesse per i consumatori. Dal canto nostro, abbiamo lavorato affinché alcuni di quegli stessi punti fossero adeguatamente rappresentati.

In primo luogo, penso che gli elementi della proposta della Commissione che si riferiscono al mercato della vendita, della manutenzione e delle riparazioni siano decisamente allineati a quegli interessi dei consumatori che abbiamo individuato in sede di commissione: nello specifico, non per quanto concerne le questioni di cui si occupa la DG Concorrenza ma, per esempio, negli ambiti legati alle informazioni sui servizi di manutenzione e riparazione, ambito nel quale abbiamo collaborato con la commissione per l’ambiente esaminando le clausole concernenti le informazioni tecniche legate agli standard ambientali per il settore automobilistico. Ritengo che tali elementi, ulteriormente accentuati nella nuova proposta, siano assolutamente positivi al fine di promuovere la concorrenza tra i riparatori indipendenti e l’accesso al mercato delle parti di ricambio mediante indicazioni di qualità equivalenti: l’apertura di tale mercato è molto gradita.

L’unica riserva contenuta nella risoluzione che voteremo domani e che desideriamo sottolineare riguarda i problemi di disponibilità delle informazioni. Non siamo ancora convinti (forse desiderereste che lo fossimo, ma ancora non lo siamo) che gli orientamenti che avete pubblicato abbiano solidità o capacità di applicazione tali da garantire la messa a disposizione delle informazioni tecniche, tanto più che i costruttori di automobili potranno pubblicarle in formato elettronico ed esse, in mancanza di opportuni software e delle capacità di ricerca necessarie, potrebbero non essere così utili per i riparatori come previsto.

Detto questo, desidero ora affrontare la questione delle vendite, che il vicepresidente della commissione per i problemi economici e monetari ha poco fa trattato così eloquentemente. A questo proposito credo di poter dire che siamo decisamente meno persuasi che la Commissione abbia effettivamente tenuto conto delle esigenze dei consumatori. La commissione per i problemi economici e monetari ha tenuto un’udienza molto significativa nel corso della quale abbiamo sentito il parere dei rappresentanti dei concessionari e dei consumatori in merito ai concreti timori che le garanzie adottate per mantenere condizioni di concorrenza nel mercato delle vendite (introdotte in modo chiaro nel 2002 soprattutto, devo ammettere, in risposta alle preoccupazioni espresse da questo Parlamento) siano state spazzate via da quello che ci sembra un eccesso di zelo da parte vostra, volto a semplificare le problematiche e a facilitarvi la vita nella loro gestione amministrativa.

Questo può far sorgere problemi, ma vorrei farvi notare, e vorrei che esaminaste le prove emerse nel corso della nostra udienza, che i concessionari e i consumatori hanno espresso seri dubbi in merito all’immediata inclusione della distribuzione automobilistica nell’esenzione generale per categoria. Nel 2002, non molto tempo fa rispetto al ciclo di distribuzione del settore automobilistico, erano state introdotte garanzie ben precise per riequilibrare il rapporto di potere tra concessionari indipendenti e costruttori. Credo di poter dire che, a detta dei concessionari, tutto sia funzionato piuttosto bene in quell’arco di tempo: se si guarda a ciò che è accaduto nel mercato, queste sono le conclusioni che essi trarrebbero.

Vorrei anche ricordarle, signor Commissario, perché non credo che lei fosse qui tra noi all’epoca, che i costruttori di autovetture avevano esercitato forti pressioni affinché le norme fossero ritenute eccessive, mentre i concessionari erano favorevoli. Ma come stanno ora le cose? I concessionari sostengono che queste norme sono troppo carenti, mentre per i costruttori esse sono ottime.

Penso che occorra tenerne conto. Non sto dicendo che il processo vada interrotto (anche se penso che sia la cosa giusta da fare, dato che solo pochi giorni ci separano dall’attuazione), ma ecco cosa vi diremo nella risoluzione di domani: esaminate i dati aggiornati, date un’occhiata alle informazioni. Desidero inoltre informarvi che, in sede di Commissione, il Commissario Barnier sta per presentare una relazione riguardante la concorrenza nella catena di fornitura al dettaglio. Il settore automobilistico deve partecipare, è necessario che ve ne occupiate affinché la Commissione possa offrire una politica coerente.

Secondo, nei documenti dei vostri servizi che ho avuto l’occasione di leggere si chiede: pensate che questo ci prepari alla nuova generazione di auto verdi, di veicoli elettrici e a basse emissioni? Non c’è assolutamente nulla nella vostra analisi che si riferisca a questo aspetto.

Oggi abbiamo a disposizione il documento del Commissario Tajani: vorrei chiedervi, nel corso dell’anno prossimo, di esaminarlo, di leggere il documento del Commissario Barnier e di assicurarci che questa è la strada giusta da percorrere. In tal modo riporterete un po’ di credibilità nel settore in quanto continuiamo a non essere convinti della validità dei vostri piani al riguardo.

 
  
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  Joaquín Almunia, vicepresidente della Commissione. − (EN) Signor Presidente, l’attuale regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico scade il 1° giugno di quest’anno, perciò occorre adottare un nuovo regolamento prima di quella data. Il Collegio dei Commissari ha inserito tale questione all’ordine del giorno della nostra riunione del 26 maggio.

La proposta ora all’esame dei nostri servizi e, tra qualche giorno, dei nostri gabinetti in preparazione alle discussioni collegiali è il prodotto di un’approfondita analisi del comparto. Il processo di consultazione pubblica è stato avviato nel giugno 2006. Tre anni e mezzo dopo, nel dicembre dell’anno scorso, la Commissione ha pubblicato il progetto di regolamento di esenzione per categorie e gli orientamenti. Nel corso di questo processo, le parti interessate, il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno tutti partecipato attivamente, esaminando numerose prese di posizione. Sono stati inoltre organizzati discussioni, seminari e iniziative, anche qui in Parlamento. L’ultimo di questi eventi si è tenuto il 12 aprile di quest’anno in sede di commissione per i problemi economici e monetari. Quali sono le principali conclusioni di questo lungo processo di consultazioni?

In primo luogo abbiamo appreso qualcosa di positivo: che nel mercato delle vendite di autovetture vige una sana concorrenza a tutto vantaggio dei consumatori europei. Nelle nostre relazioni annuali sui prezzi delle autovetture abbiamo inserito 80 modelli di autovetture di circa 25 costruttori e i prezzi non sono l’unico fattore a indicarci che la concorrenza è vivace: abbiamo anche una scelta più ampia rispetto a 10 anni fa, in particolare più marchi in vendita per ogni tipo di vettura. In queste circostanze sarebbe difficile sostenere che un costruttore possa esercitare una posizione dominante, sia individuale che collettiva.

Le attuali normative contengono specifiche norme di settore che all’epoca, nel 2002, avevano senso, in quanto si prevedeva un’ondata di concentrazioni nel comparto dei veicoli. Tale ondata non si è poi materializzata: oggi abbiamo al contrario un mercato molto concorrenziale. Consentendo una maggiore flessibilità nella distribuzione dei veicoli, le modifiche proposte ripristineranno gli incentivi destinati ai costruttori, abbassando così il costo di acquisto delle autovetture. Permettetemi di ricordare che i costi di distribuzione costituiscono, in media, il 30 per cento del prezzo di una vettura nuova. Riducendo quei costi, i produttori miglioreranno la propria posizione competitiva, con conseguenti vantaggi per i consumatori.

Conosco perfettamente le obiezioni sollevate da alcuni in merito alle modifiche proposte in materia di vendite multimarca e di protezione contrattuale dei concessionari, ed entrambi le avete citate. Permettetemi di porre in evidenza che la multimarca esiste, e continuerà ad esistere, laddove la realtà del mercato la richieda. È ciò che avviene nei paesi in cui sono presenti concessionari di grandi dimensioni, i quali sono in grado di distribuire marchi diversi – per esempio nel Regno Unito – e accade lo stesso nelle zone scarsamente popolate, dove per i concessionari è economicamente vantaggioso vendere marchi diversi presso lo stesso punto vendita.

Questo accadeva nel 2002, prima che fosse adottata l’attuale esenzione per categoria, e vale tuttora a otto anni di distanza, ma all’epoca il monomarca era il modello distributivo più diffuso e oggi le cose non sono cambiate. Abbiamo osservato che i costruttori automobilistici hanno fatto sempre più spesso ricorso ad altre forme di distribuzione, tra cui i punti vendita di loro proprietà.

L’andamento della distribuzione in Germania, per esempio, riflette chiaramente questa tendenza: attualmente viene infatti venduto tramite la rete dei concessionari il 67 per cento delle autovetture, rispetto al 90 per cento di prima dell’entrata in vigore del regolamento nel 2002. Ciononostante, abbiamo risposto ai timori espressi durante le consultazioni, comprese quelle svoltesi in quest’Aula, e abbiamo anche introdotto una serie di garanzie a vantaggio dei concessionari multimarca.

Desidero inoltre sottolineare che proponiamo l’adozione di una fase di transizione, durante la quale l’attuale regolamento resterà in vigore fino alla fine del 2013 per il segmento della distribuzione di autovetture, in modo da dare il tempo ai concessionari che hanno investito nel multimarca di recuperare i loro investimenti.

Il motivo per cui proponiamo di abolire le clausole che garantiscono protezione contrattuale ai concessionari consiste nel fatto che la legislazione sulla concorrenza non è lo strumento più indicato per affrontare gli eventuali squilibri tra le parti contrattuali. Queste questioni, che sono state trattate durante la preparazione del regolamento (CE) n. 1/2003, attengono alla sfera del diritto commerciale.

In un mercato competitivo come quello dell’automobile le norme sulla concorrenza non devono interferire con l’equilibrio di potere esistente tra le diverse parti contrattuali: se lo facessero, risulterebbero intrusive. Quando si interviene nel funzionamento dei mercati occorre rispettare le proporzioni.

Durante le consultazioni abbiamo appreso anche di altri aspetti, forse meno positivi: a differenza dei prezzi delle autovetture, il costo medio degli interventi di riparazione, in realtà, è aumentato negli anni. Le riparazioni e la manutenzione rivestono grande importanza per i consumatori: non soltanto per motivi di sicurezza e di affidabilità, ma anche perché gli interventi di riparazione rappresentano il 40 per cento del costo complessivo del possesso di un’auto. Purtroppo, sulla competitività delle officine indipendenti rispetto ai riparatori autorizzati pesano ancora una serie di restrizioni, tra cui un accesso limitato alle parti di ricambio e alle informazioni tecniche. Ecco perché la nostra riforma mira a migliorare l’accesso alle parti di ricambio e alle informazioni tecniche a favore delle autofficine indipendenti e a impedire che esse siano escluse dal mercato da altre future pratiche. Tutto ciò aumenterà la qualità dei servizi di riparazione e abbasserà i prezzi.

Concludendo, sono convinto che il nuovo quadro normativo sarà più positivo per i consumatori. La nostra principale priorità è quella di intensificare la concorrenza nel mercato post-vendita (riparazione e manutenzione) nei punti in cui è più carente. Benché i costruttori di vetture si trovino in una posizione di forza, da un punto di vista commerciale, rispetto ai concessionari, essi si trovano in aspra competizione tra di loro, e oggi non vi è motivo per derogare dal regolamento di esenzione per categorie di accordi verticali adottato di recente dalla Commissione, che entrerà altresì in vigore alla fine del mese, per preservare la concorrenza in queste tipologie di accordo. Infatti la Commissione, e soprattutto i miei uffici, la DG Concorrenza, monitoreranno il settore con grande attenzione. Nessuno deve dubitare della determinazione della Commissione di attuare le regole in materia di concorrenza e ad adottare le misure opportune per far fronte alle eventuali violazioni o carenze riscontrate.

 
  
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  Othmar Karas, a nome del gruppo PPE.(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato numerose opinioni. Con questa interrogazione orale e questa risoluzione volevamo dare ai concessionari automobilistici e alle piccole e medie imprese uno strumento per far sentire la propria voce, una voce a cui la Commissione non ha prestato sufficiente attenzione negli ultimi anni. Durante l’udienza sono state espresse preoccupazioni e timori soprattutto da parte dei concessionari per la disparità di trattamento rispetto ai costruttori. È stato sollevato il tema dell’incertezza giuridica, nonché quello della minore concorrenza determinata dai problemi che affliggono i piccoli concessionari. Tuttavia non abbiamo ricevuto risposta.

Mi rivolgo a voi, alle 12 meno un minuto, pregandovi di utilizzare i 21 giorni che mancano al 26 maggio per inserire nel vostro regolamento la risoluzione che il Parlamento è chiamato ad adottare domani, al fine di venire incontro ai concessionari automobilistici senza compromettere la direzione che la Commissione intende intraprendere. Vi prego di prestare ascolto al Parlamento e alle preoccupazioni espresse dai concessionari e di tenere conto, nel regolamento, dei loro timori e di quelli delle piccole e medie imprese.

 
  
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  Olle Ludvigsson, a nome del gruppo S&D.(SV) Signor Presidente, desidero mettere in evidenza quattro punti nel corso di questa discussione. Primo: registriamo una spiacevole tendenza a mettere le piccole e le grandi aziende del comparto dell’auto le une contro le altre. I loro interessi sono talvolta divergenti, ma il principale obiettivo a cui dobbiamo dedicarci è la creazione di un sistema di regole che permetta loro di collaborare costruttivamente.

Secondo: è molto positivo che la concorrenza nel mercato delle autovetture nuove sia migliorata rispetto all’anno scorso. Ecco un buon esempio del fatto che non esiste mercato impossibile e che, nel lungo periodo, le misure di promozione della concorrenza possono realizzare numerosi obiettivi. Speriamo di poter registrare in futuro un andamento altrettanto positivo nel mercato post-vendita.

Terzo: è importante che la Commissione segua molto attivamente le tendenze della concorrenza nel mercato delle autovetture nuove, un comparto che va monitorato costantemente. Tutte le parti interessate devono ricevere al più presto possibile informazioni definitive concernenti le regole che entreranno in vigore dal giugno 2013.

Quarto: dovremmo intensificare le nostre discussioni sul processo di transizione verso automobili “verdi”, più rispettose dell’ambiente. Si tratta di un processo di assoluta importanza. Da un lato, occorre che le regole in materia di concorrenza siano flessibili nell’ambito delle sovvenzioni necessarie per consentire alle auto elettriche e ad altre alternative ecologiche di imporsi sul mercato, d’altro canto le stesse regole devono impedire che le auto ecologiche siano introdotte a condizioni svantaggiose nel settore della vendita al dettaglio e del post-vendita.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, l’acquisto e la manutenzione di un’automobile rappresentano una delle spese più ingenti per le famiglie. Il fine stesso di una politica per la concorrenza è quello di assicurare ai consumatori libertà di scelta e accesso ai prodotti a prezzi inferiori e più abbordabili.

In qualità di deputato di questa Assemblea, e quindi di rappresentante dei cittadini europei che sono anch’essi consumatori del mercato automobilistico, sono molto preoccupato per la revisione del regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico e del suo impatto sui consumatori. Ho ascoltato con grande attenzione le dichiarazioni del Commissario, dalle quali desumo che la Commissione ritenga che l’apposito regolamento di settore non sia più necessario per il mercato delle vendite, dato che è comprovato che sono stati conseguiti gli obiettivi e un congruo livello di concorrenza.

In linea di principio non sarei contrario alla soppressione dell’esenzione per categoria dello specifico settore se non si temessero rischi per i consumatori. Dovremmo sfruttare il periodo transitorio di tre anni per valutare l’impatto della decisione ed escludere le vendite dal regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico. Si registra un innegabile fenomeno di predominio dei grandi costruttori automobilistici. Vorrei conoscere il parere della Commissione in merito ai mezzi a disposizione per impedire che essi approfittino della fetta di mercato che detengono e limitino le possibilità di scelta dei consumatori nel loro segmento.

Desidero altresì esprimere il mio sostegno per la proposta di conservare la specifica esenzione per categoria relativa a riparazioni e manutenzioni, un settore che si è dimostrato meno concorrenziale rispetto a quello della vendita. Il mio timore rispetto al mercato post-vendita si riferisce soprattutto ai casi in cui i consumatori sono indebitamente legati a un singolo operatore per le riparazioni della propria vettura. Questo perché, da un lato, i riparatori indipendenti non possono accedere a tutte le informazioni tecniche di cui necessitano, dall’altro perché i costruttori interpretano le condizioni di garanzia in modo distorto.

Tutto ciò è inaccettabile e limita la scelta che teoricamente dovrebbe essere garantita ai consumatori, pertanto mi attendo che la Commissione proponga soluzioni per cambiare la situazione. Invito quindi la Commissione a fornire delucidazioni in merito alle misure che intende adottare per contrastare questa tendenza che va a tutto scapito dei consumatori.

 
  
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  Konrad Szymański, a nome del gruppo ECR. – (PL) Signor Presidente, Commissario Almunia, l’80 per cento dei componenti di ogni vettura nuova sono prodotti da costruttori indipendenti. D’altro canto, i costruttori godono di uno straordinario vantaggio commerciale rispetto ai produttori di componenti e alle autofficine indipendenti.

Oggi dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere affinché il mercato europeo dell’automobile non simile ritorni ad assomigliare a un oligopolio. Occorre garantire ai nostri cittadini il diritto di scegliere sia i componenti dell’automobile che le officine indipendenti, nonché l’accesso alle informazioni tecniche. Dobbiamo intervenire per contrastare gli abusi commessi dai produttori nelle proprie garanzie. Anche le autofficine autorizzate devono poter acquistare da produttori indipendenti i componenti, gli utensili e le attrezzature di cui hanno necessità. Senza inserire nel nuovo regolamento una chiara garanzia in merito, il diritto di scelta, che riveste un’importanza fondamentale per il mercato, resterà fittizio per i clienti europei.

 
  
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  Bernd Lange (S&D). - (DE) Signor Presidente, a parere della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, è importante tutelare anche le piccole e medie imprese. Signor Commissario, la concorrenza non deve essere fine a sé stessa.

Se guardiamo alla situazione dei piccoli concessionari e delle piccole autofficine, non possiamo che concludere che è necessario contribuire a potenziare la loro capacità di azione sul piano economico, altrimenti un giorno non esisteranno che grandi concessionari e grandi catene di officine di riparazione. In primo luogo, questo richiede un’autentica autorizzazione per le multimarca. È necessario garantire alle officine e ai concessionari l’accesso illimitato alle informazioni sui veicoli e alle opzioni di riparazione. In terzo luogo bisogna prevedere la possibilità di conseguire ulteriori qualifiche; abbiamo già parlato, per esempio, della mobilità elettrica senza dimenticare che i riparatori devono essere in grado di effettuare la manutenzione delle auto elettriche. Quarto: si deve poter contare sulla sicurezza dei propri investimenti, in altre parole sulla protezione contrattuale e sul fatto che le regole non saranno più modificate continuamente, in modo da poter investire in sicurezza sul lungo periodo.

 
  
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  Frank Engel (PPE) . – (FR) Signor Presidente, signor Commissario, parliamo della realtà dei concessionari di autovetture. Nel mio paese, così come in altri, i concessionari lamentano il palese divario esistente tra i loro spazi di manovra e quelli dei costruttori. Il regolamento (CE) n. 1400/2002 ha contribuito a colmarlo. Senza di esso, il settore della distribuzione delle auto, che già soffre per la crisi, si troverebbe ad affrontare crescenti incertezze quanto ai propri investimenti e i propri orientamenti commerciali.

Le richieste rivolte dai costruttori ai concessionari diverrebbero semplicemente insostenibili e ingestibili per numerosi proprietari di piccole officine. In ogni caso, signor Commissario, qui non è in gioco la concorrenza che si intensificherebbe sì a livello di costruttori automobilistici ma non fra concessionari, né fra concessionari e costruttori. Non sono certo i proprietari delle piccole autofficine a costituire un’eventuale minaccia per la libera concorrenza in Europa.

Lei parla di predominio del mercato, un predominio potenziale. Discutiamone, allora! Questo predominio esiste nei confronti di costruttori concorrenti, non si esercita rispetto ad altri produttori: esiste tra i costruttori e i distributori di automobili, ed è una realtà comprovata in tutta l’Unione europea.

La Commissione adotta una posizione scientifica fondata sul punto di vista delle grandi aziende per agire nei confronti di un gran numero di soggetti minori, il cui unico desiderio è: un po’ di libertà e di sicurezza nelle loro trattative con i costruttori d’auto, le cui pratiche nei confronti dei propri concessionari diventano francamente sempre più vergognose, in alcuni casi. Assistiamo a una lotta tra Davide e Golia ma, questa volta, la Commissione sembra voler assicurarsi che sia proprio Golia a vincere.

La tesi e il ragionamento alla base dell’abolizione del regolamento di esenzione sono fuorvianti, sono errati, sono rivolti ai destinatari sbagliati. Limitare lo spazio di manovra, la certezza giuridica e la volontà di investimento dei proprietari delle autofficine non promuoverà il mercato interno né favorirà di certo gli interessi dei consumatori.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) L’industria automobilistica dell’Unione europea, ivi inclusi sia i costruttori di autovetture che i produttori di componenti, devono restare economicamente efficienti e innovativi.

Considerando che le condizioni di concorrenza nel mercato delle parti di ricambio del settore automobilistico influiscono sulla sicurezza stradale, chiediamo alla Commissione di promuovere una sana concorrenza nel mercato delle parti di ricambio al fine di garantire che i rispettivi prezzi restino accessibili. I clienti devono essere in grado di acquistare una vettura a prezzi concorrenziali e di scegliere secondo le loro preferenze il fornitore a cui affidare la riparazione e la manutenzione della stessa, qualunque sia il sistema di distribuzione scelto da quest’ultimo.

Il prossimo quadro legislativo deve far sì che le PMI che fanno parte della catena della fornitura del settore automobilistico godano di condizioni favorevoli, impedendo la sempre maggior dipendenza dai grandi produttori. Inoltre, occorrerebbe espandere le nuove clausole in materia di regime generale di esenzione per categoria nel settore automobilistico includendovi la definizione degli utenti finali, affinché si tenga conto anche del leasing.

 
  
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  Sari Essayah (PPE). - (FI) Signor Presidente, signor Commissario, dai precedenti interventi risulta chiaro che il Parlamento è molto preoccupato soprattutto per l’equilibrio tra i concessionari e i costruttori automobilistici, che si riflette inevitabilmente sui servizi di cui usufruiscono i consumatori.

Tale equilibrio deve essere evidente in particolare nei piccoli mercati e nelle zone scarsamente popolate, come la Finlandia e altre zone della Scandinavia. Consentire ai concessionari multimarca di vendere e acquistare è per noi prioritario ed è condizione indispensabile per garantire ai consumatori di accedere in modo adeguato ai servizi del settore automobilistico.

La Finlandia ha cinque milioni di abitanti, quest’anno nel paese si venderanno circa 100 000 automobili. Una cifra irrisoria, forse, ma proprio per questo motivo è fondamentale che tali modifiche non compromettano in alcun modo il settore multimarca.

Il precedente regolamento che garantiva la multimarca nel comparto dell’automobile era un’ottima normativa, perciò ci chiediamo perché ora sia stato modificato. Un’altra grave ripercussione sarà forse il crollo delle speranze nutrite dai concessionari di servire i consumatori che vivono nelle zone scarsamente popolate e con ogni probabilità renderà più problematico per questi ultimi l’acquisto di un’automobile nella propria zona. In ultima analisi potrebbe accadere che i marchi più piccoli scompaiano dalle aree lontane dai grandi centri urbani, riducendo notevolmente le possibilità di scelta tra i diversi marchi di automobili.

 
  
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  Othmar Karas (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, ora avete ascoltato il nostro parere e potreste quasi ritenere che la questione si riduce alla differenza tra teoria e prassi. Non posso far altro che reiterare l’appello che rivolsi al presidente della Commissione nella primavera 2009.

Esistono problematiche irrisolte che affliggono i concessionari di veicoli, le piccole e medie imprese, una crisi finanziaria ed economica e incertezze che gravano sulla crescita e sul mercato dell’occupazione. Sarebbe consigliabile estendere l’attuale regolamento e non crearne uno nuovo che non farà altro che aggravare tutte queste problematiche. Se resterà soltanto la monomarca, sorgerà il problema della diversità dei regolamenti nazionali. Noi siamo contrari a un codice di condotta non obbligatorio e favorevoli, invece, a un efficace meccanismo di attuazione. Vogliamo che il limite del 30 per cento sull’acquisto delle parti di ricambio non sia modificato perché esso offre ai concessionari autorizzati una maggiore libertà di scelta.

Gli orientamenti non sono abbastanza chiari da garantire che l’accesso alle informazioni tecniche prosegua così come era. Avete omesso importanti clausole contrattuali, nello specifico quelle relative al preavviso e ai rispettivi termini, alla multimarca, al trasferimento delle aziende e alla composizione delle controversie. Vi prego di tutelare anche le piccole e medie imprese. La multimarca è una parte integrante della concorrenza e contribuisce a tutelare i consumatori. Noi auspichiamo una maggiore concorrenza: limitare le opzioni a disposizione delle piccole e medie imprese dei concessionari di auto, al contrario, non potrà che indebolirla. Vi prego di considerare seriamente il mercato, le imprese e la risoluzione del Parlamento e di sfruttare al meglio i 21 giorni che vi restano.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, tutti gli oratori che abbiamo ascoltato in Parlamento si sono detti favorevoli a un regolamento che vada incontro alle PMI. Si sente l’esigenza di un solido sistema distributivo. I piccoli distributori occupano un considerevole numero di addetti, per loro è importante preservare la concorrenza insita nel sistema, così come lo è per i concessionari, a prescindere dalle loro dimensioni. È necessario che il regime di concorrenza funzioni. Ritengo che, in particolare nel settore dell’auto, anche i consumatori abbiano il diritto a un regime di concorrenza funzionante, affinché non si trovino ad operare in un sistema oltremodo squilibrato che sottrae loro ogni libertà di scelta. Sarà proprio tale libertà ad essere un fattore importante in futuro, soprattutto nelle zone rurali; occorre perciò assicurarsi che tali aree siano adeguatamente considerate. L’onorevole Karas ha ragione nel dire che ci resta poco tempo e che dobbiamo sfruttarlo al meglio.

 
  
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  Seán Kelly (PPE). – (EN) Signor Presidente, per prima cosa desidero dire che oggi tutti concordano nel ritenere che l’automobile non è più un lusso: è una necessità. Me ne sono reso conto due settimane fa quando la cenere vulcanica ha bloccato i cieli d’Europa. Sono stato costretto ad attraversare l’Europa, tutta l’Inghilterra, in auto, in treno e in traghetto e non mi sono mai sentito così indipendente e felice come quando mi sono messo al volante della mia automobile.

Pertanto qualsiasi provvedimento voi possiate adottare per ampliare la scelta del consumatore, e quant’altro attenga a tale aspetto, riveste un’importanza fondamentale ma non deve andare a discapito dei concessionari di piccole e medie dimensioni. La maggior parte di questi sono ditte a conduzione familiare e si trovano nelle piccole città e nei paesi. Essi si adoperano per tutti: cercano di soddisfare le esigenze del mercato e di competere, in condizioni ovviamente difficili. Concordo pertanto in pieno con l’onorevole Karas e con altri oratori sul fatto che sia necessario, nel prosieguo del nostro iter, tenere conto anche delle loro esigenze per garantirne la redditività .

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). – (SK) Vorrei dire prima di tutto che comprendo gli sforzi volti a garantire che i consumatori possano scegliere liberamente l’autofficina presso cui servirsi.

D’altro canto, individuo anche i limiti oggettivi che restringono la libertà in questo campo. Proprio come non vi verrebbe in mente di inviare un Airbus europeo in un’officina Tupolev per la manutenzione, il proprietario di una determinata marca di autoveicolo, al momento della sua manutenzione, dipende dalla tecnologia e dalle prassi lavorative del costruttore del veicolo.

Qualora un costruttore offra al cliente una garanzia sul veicolo, esso ha il diritto di chiedere che la manutenzione sia svolta in conformità alle sue istruzioni. Se un consumatore porta un veicolo in un’officina per la manutenzione, ma i dipendenti dell’officina non hanno l’esperienza e le competenze necessarie, rischierà che essi non svolgano al meglio il loro lavoro, persino che danneggino il veicolo. Se vogliamo tutelare i consumatori non possiamo aspettarci, pertanto, che tutte le officine siano in grado di fornire i propri servizi con la stessa qualità per autoveicoli di tutte le marche. In veste di consumatore preferirei che le autofficine siano ben equipaggiate, e che vi lavori personale competente per una determinata marca di vettura. La specializzazione e rapporti equilibrati con il costruttore sono anche il modo migliore per favorire la posizione del cliente.

 
  
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  Joaquín Almunia, vicepresidente della Commissione. – (ES) Signor Presidente, desidero prima di tutto ringraziarla per aver presieduto questa seduta in modo ineccepibile, e congratularmi con tutti i parlamentari che sono intervenuti nel corso della discussione.

Vorrei estendere i miei più sinceri ringraziamenti a tutti voi non solo per gli interventi odierni, ma anche per tutti i contributi di enorme interesse e valore lungo tutto quello che, come ho già detto nel mio intervento, si è rivelato un lungo processo di consultazione che ha spaziato in tutte le direzioni, per così dire. Non solo sono stati consultati il Parlamento, i suoi deputati e le sue commissioni che si occupano di tematiche automobilistiche e della concorrenza tra concessionari e consumatori ma sono state anche avviate consultazioni con gli Stati membri, con tutte le parti interessate e con chiunque altro desiderasse far sentire la propria voce.

Lo scopo di qualunque regolamento o decisione in materia di concorrenza è quello di apportare benefici al consumatore. Questo è l’obiettivo, la preoccupazione precipua e il fine ultimo del nostro regolamento.

Quando i consumatori prendono l’importante decisione di recarsi presso un concessionario (come ha detto uno degli oratori, questa è una delle spese più ingenti per tutti i consumatori e per tutte le famiglie), essi desiderano conoscere i prezzi e la qualità, vogliono poter operare confronti e oggi hanno la possibilità di farlo, probabilmente, con maggiore facilità che in passato. Essi desiderano poter fare la propria scelta senza intralci e senza gli ostacoli derivanti da una scarsa concorrenza. Noi riteniamo che il nuovo regolamento amplierà e non ridurrà tale opportunità di scelta. I consumatori possono e devono poter scegliere – come molti di voi hanno dichiarato – i servizi post-vendita, l’officina per la riparazione e la manutenzione della propria vettura; desiderano che tali officine, sia che appartengano o siano legate al costruttore del veicolo oppure no, possano attingere alle informazioni tecniche, alle parti di ricambio e alle specifiche di cui hanno bisogno.

L’attuale proposta della Commissione migliora tutti questi ambiti, essi sono effettivamente stati tutti migliorati. Vi prego di esaminare il testo che avete letto, la bozza e gli orientamenti che lo accompagnano. Su tutti questi punti, il futuro regolamento offrirà ai consumatori maggiori vantaggi rispetto a quello attuale.

Per quanto riguarda le piccole e medie imprese: cosa si è registrato in questo comparto? Ascoltare il parere della gente è importante e noi lo facciamo con grande attenzione e interesse. Intendo il parere di tutti, compreso il vostro, ovviamente.

Qual è stato negli ultimi anni il destino dei piccoli concessionari? Sono aumentati oppure il loro numero si è ridotto? Si sono avvantaggiati e hanno scoperto che è più facile ora entrare nel circuito e nel mercato della distribuzione, oppure hanno subito ripercussioni negative e hanno trovato ostacoli sul proprio cammino? Nella maggior parte dei casi gli ostacoli sono stati maggiori. È questa la verità. Questo ovviamente, non era nelle intenzioni di coloro che prepararono e deliberarono il regolamento del 2002, ma è questo che l’esperienza ci ha insegnato negli ultimi anni. E sono queste distorsioni che intendiamo correggere.

Cosa è accaduto finora o sta ancora accadendo ad alcune officine e ad alcuni produttori di pezzi di ricambio? Essi si trovano ad affrontare problemi che scompariranno con il nuovo regolamento e con i nuovi orientamenti.

Pertanto stiamo proponendo un regolamento e orientamenti che amplieranno lo spazio delle scelte e delle opportunità per le piccole imprese nell’arco dell’intera catena, dalla produzione delle parti di ricambio fino alla riparazione dei veicoli.

I concessionari, citati da molti di voi, li ho ascoltati direttamente, non solo leggendo i testi delle consultazioni scritte o delle riunioni a cui non ho partecipato: ho discusso di persona con loro in una riunione molto costruttiva. Non tutti i concessionari hanno gli stessi interessi. Esistono concessionari di grandi dimensioni che vantano una forte presenza sul mercato in alcuni degli Stati membri ed esistono molti piccoli concessionari che sono più favorevoli alle nostre attuali proposte rispetto ai provvedimenti in vigore dal 2002, perché hanno notato che alcuni aspetti, che il legislatore non aveva preso in debita considerazione nel 2002, non li favorivano, al contrario complicavano la loro posizione nella concorrenza con i grandi concessionari.

Infine, i termini di disdetta: noi creiamo meccanismi di protezione, prevediamo persino singole eccezioni nei casi in cui riteniamo che le attuali normative, il regolamento sugli autoveicoli nonché il regolamento generale di esenzione verticale per categoria, malgrado i nostri intenti di legislatori, vadano a scapito della concorrenza. Si può persino derogare dall’applicazione del regolamento allorché la concorrenza risulti non tutelata. Possiamo farlo nel regolamento generale di esenzione verticale per categoria e potremo farlo anche con l’apposito regolamento sui veicoli.

È per questo che condivido i vostri timori. Il fatto è che credo che il regolamento proposto li affronti meglio di quanto è accaduto finora, non perché siamo più intelligenti di otto anni fa, ma semplicemente perché tutti noi impariamo dalle nostre esperienze. È importante ascoltare il parere degli altri, ma è anche fondamentale imparare dalle esperienze passate.

 
  
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  Presidente. Per concludere la discussione, comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5 del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 149)

 
  
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  George Sabin Cutaş (S&D), per iscritto.(RO) L’acquisto di un’autovettura è spesso la spesa più ingente per le famiglie dell’Unione europea, dopo l’acquisto di una casa. La Commissione europea, con il regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico, sta proponendo di abolire l’attuale esenzione nel settore automobilistico e di introdurre regole generali sulla concorrenza.

Una volta soppresse alcune clausole dell’attuale regolamento di settore, nella fattispecie quelle relative alla facoltà di vendere fino al 70 per cento delle autovetture avvalendosi di intermediari che vendono autovetture di marchi diversi, a mio parere si correrà il rischio di aggravare la dipendenza degli intermediari dei costruttori, limitando così la concorrenza e le opzioni offerte ai consumatori nel mercato automobilistico europeo.

Ci troviamo in una situazione in cui un gran numero di intermediari del settore automobilistico, soprattutto le piccole e medie imprese del comparto, che oggi sono le più vulnerabili, potrebbero scomparire dal mercato europeo, mettendo a repentaglio tutto il comparto dell’auto.

Pertanto, chiedo alla Commissione di valutare le conseguenze delle proprie proposte, tenendo conto della struttura del mercato europeo dell’automobile, nel quale le piccole e medie imprese svolgono un ruolo fondamentale, nonché di presentare, se necessario, un nuovo regolamento al termine della proroga triennale all’attuale regolamento.

 
  
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  Bogdan Kazimierz Marcinkiewicz (PPE), per iscritto. - (PL) Per dare il mio contributo alla discussione odierna riguardo al regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico, vorrei ricordare che nel 2009 la Commissione europea ha pubblicato la sua comunicazione concernente il futuro quadro giuridico in materia di concorrenza applicabile al settore automobilistico in cui specificava la strategia giuridica riguardante la distribuzione degli autoveicoli e dei servizi post-vendita alla scadenza del regolamento (CE) n. 1400/2002. Ora spetta dunque agli organismi preposti alla tutela della concorrenza intervenire in materia di accesso alle informazioni tecniche, alle parti di ricambio e alle stazioni di servizio autorizzate, nonché in relazione all’uso improprio delle garanzie. Domando, pertanto, se la Commissione è certa che la soluzione da essa adottata garantirà una protezione ad ampio raggio della concorrenza in questo settore.

 
  
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  Róża Gräfin Von Thun Und Hohenstein (PPE), per iscritto.(PL) Il regolamento sull’esenzione per categoria nel settore automobilistico è un documento di straordinaria importanza per l’Unione europea: infatti esso produce effetti diretti sugli oltre 3 milioni e mezzo di addetti che lavorano nel mercato europeo dell’auto, sia primario, sia secondario. Questo regolamento ha introdotto condizioni operative vantaggiose che hanno irrobustito la concorrenza nel mercato automobilistico, ha contribuito a creare nuovi posti di lavoro e ha prodotto uno sviluppo stabile e positivo del mercato, favorendo gli interessi dei consumatori, dei grandi gruppi automobilistici e delle imprese indipendenti. Inoltre riveste grande importanza il fatto che garantisca ai consumatori europei un ampio accesso ai beni e ai servizi offerti dal mercato automobilistico. Il documento è altresì rilevante per le stazioni di servizio indipendenti che devono poter accedere alle informazioni tecniche di cui necessitano per poter competere al meglio con le officine autorizzate, nonché per i produttori indipendenti di parti di ricambio. Ecco perché ho accolto ancora più favorevolmente la decisione della Commissione di prorogare il regolamento. Nella risoluzione B7 0245/2010, il Parlamento europeo chiede alla Commissione di chiarire le questioni che avevo sollevato in un’interrogazione scritta alla Commissione presentata il 16 aprile dell’anno in corso, per esempio l’accesso alle informazioni tecniche da parte dei produttori indipendenti, e di spiegare con precisione i concetti di “parti di qualità equivalente”, “parti originali” e “informazioni tecniche”. Coloro ai quali si rivolge il regolamento sulle esenzioni per categoria nel settore automobilistico, considerato il ruolo non certo marginale che svolgono nell’economia, hanno bisogno di una normativa formulata in termini chiari e precisi.

 
  

(1) Cfr. Processo Verbale.


24. Comunicazione della Commissione "Lotta contro il cancro: un partenariato europeo" (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. - L’ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Peterle, a nome della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla comunicazione della Commissione intitolata “Lotta contro il cancro: un partenariato europeo” [COM(2009)0291 - 2009/2103(INI)].

 
  
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  Alojz Peterle, relatore. - (SL) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la presente relazione ci consente di prendere una posizione su uno dei problemi più spinosi dell’Unione europea. La diffusione epidemica del cancro lo sta rendendo la prima malattia nell’Unione e un cittadino europeo su tre ne sarà affetto.

Sono lieto del fatto che, all’inizio di questa legislatura, non sia stato necessario invitare la Commissione e il Consiglio a intraprendere azioni di base per la lotta al cancro. Disponiamo infatti delle chiare conclusioni del Consiglio del giugno 2008 e di un progetto ambizioso, il partenariato europeo per la lotta contro il cancro, presentato dalla Commissione nel settembre 2009, che costituisce l’oggetto della presente relazione e la cui azione è già in corso. Con questa relazione sosteniamo uno degli obiettivi più ambiziosi della Commissione, ossia la riduzione dell’incidenza del cancro del 15 per cento nei prossimi dieci anni.

Sono lieto che il partenariato sia stato sviluppato in conformità con la risoluzione del Parlamento “Un impegno comune per la salute: Approccio strategico dell'Unione europea per il periodo 2008-2013”, che sostiene l’importanza di garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini e di inserire la salute in tutte le politiche, evidenziando in particolare la prevenzione del cancro.

Risulta quantomeno sconcertante e preoccupante che, in media, gli Stati membri investano solamente il 3 per cento del proprio bilancio sanitario nella prevenzione del cancro. Sebbene possa sembrare un errore statistico, questa cifra indica invece che le politiche sanitarie degli Stati membri non danno il giusto peso alla prevenzione. E’ fondamentale un cambio di rotta in direzione di una maggiore prevenzione nell’approccio strategico, tecnico, organizzativo e finanziario. E’ stato dimostrato che una diagnosi precoce può ridurre in modo consistente la mortalità dovuta al cancro.

La seconda parola chiave della relazione è disuguaglianza. Vi sono diversi tipi di disuguaglianza: quello più marcato, e noto come “la cortina di ferro” riguarda la differenza nelle possibilità di sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro fra Europa orientale e occidentale, ma siamo a conoscenza di notevoli differenze anche all’interno degli stessi Stati membri. Oltre ai diversi tassi di successo delle cure, sono presenti notevoli divergenze anche nella frequenza e nella portata delle diagnosi precoci del cancro, nelle cure palliative e nell’efficacia della riabilitazione dei pazienti oncologici.

Per i cittadini dell’Unione è difficile accettare tali differenze nel livello di organizzazione della lotta al cancro: solo alcuni Stati membri, ad esempio, hanno programmi nazionali. Vi sono, inoltre, differenze anche a livello di acquisizione dei dati sul cancro. Il trattato di Lisbona consente all’Unione europea di attuare unicamente misure di sostegno, ma è necessario un approccio coordinato e ben organizzato se vogliamo lottare contro questa malattia in modo efficace. Lo scambio di buone pratiche sarebbe impensabile senza uno stimolo da parte delle istituzioni comunitarie.

La terza parola chiave contenuta nella relazione è partenariato. L’ambizioso obiettivo della Commissione potrà essere raggiunto solamente unendo le nostre forze orizzontalmente e verticalmente. Per farlo, è necessario garantire che la lotta al cancro rimanga radicata nell’agenda politica di istituzioni nazionali ed europee. Non è sufficiente una stretta relazione fra medico e paziente; spetta a noi contribuire a un partenariato politico forte, a una volontà politica che dia nuovo slancio a tutta l’Unione europea.

In questa occasione desidero evidenziare la questione della riabilitazione dei pazienti oncologici. Le persone che hanno sconfitto il cancro devono ricevere molta più attenzione; non devono essere stigmatizzati o isolati, ma devono avere la possibilità di reinserirsi pienamente nella vita sociale e di proseguire la propria carriera professionale. Un elemento fondamentale nell’odierna lotta al cancro in Europa è la vicinanza ai cittadini.

Vorrei infine ringraziare i relatori ombra per l’aiuto nella stesura della relazione e per la loro preziosa assistenza.

 
  
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  John Dalli, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, sono lieto che il Parlamento continui ad approvare e a sostenere il lavoro della Commissione nel campo della prevenzione e del controllo del cancro. Desidero ringraziare quanti non hanno lesinato sforzi per la preparazione della presente relazione, in particolar modo il relatore, l’onorevole Peterle.

Una solida azione a livello europeo può avere ripercussioni positive a livello nazionale, regionale e locale, a testimonianza del potenziale del partenariato europeo per la lotta contro il cancro. Il successo del partenariato dipende in larga misura dalla partecipazione attiva dei numerosi partner. Ad oggi, Stati membri, professionisti sanitari, istituti oncologici, organizzazioni non governative, organizzazioni dei pazienti e rappresentanti del settore hanno collaborato alla preparazione di proposte concrete per un’azione da attuare entro il 2013. Tuttavia, ancora non è certo se questi nuovi strumenti di cooperazione porteranno a una lotta più sostenibile contro il cancro. Mi auguro vivamente di sì.

L’obiettivo generale è di raggiungere mete a lungo termine e utilizzare le risorse disponibili nel modo migliore, il che dipende dall’impegno dei partner e, ovviamente, da un adeguato sostegno finanziario. Il sostegno del Parlamento sarà fondamentale affinché siano garantite le risorse necessarie al futuro bilancio sanitario comunitario. La relazione fa riferimento a numerose azioni di prevenzione e controllo del cancro, molte già incluse nello sviluppo del partenariato, sulla base della comunicazione della Commissione.

Il partenariato poggia su cinque pilastri: promozione della salute e prevenzione (tra cui promozione del Codice europeo contro il cancro); screening e diagnosi precoce, con l’obiettivo di una migliore applicazione della raccomandazione del Consiglio sullo screening del cancro; scambio di migliori pratiche nella cura del cancro; cooperazione e coordinamento nella ricerca sul cancro; rendere disponibili informazioni comparative e dati sul cancro. Un compito fondamentale del partenariato sarà coadiuvare gli Stati membri nello sviluppo e nell’attuazione dei propri piani di lotta al cancro.

L’obiettivo è che tutti gli Stati membri, alla fine del partenariato, dispongano di programmi integrati contro il cancro. Alcune azioni partiranno dalle basi fornite dal buon lavoro effettuato finora, mentre altre richiederanno ulteriore sostegno. La Commissione è disposta a fornire tutto l’appoggio necessario e darà seguito alla stretta collaborazione con l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, quale contributo al partenariato. Desidero ricordare l’obiettivo fondamentale di ricercare una migliore integrazione delle problematiche sanitarie all’interno di tutte le nostre iniziative politiche, che porterò avanti assieme ai colleghi della Commissione interessati. Naturalmente, il centro della nostra attenzione rimarrà sempre la prevenzione, grazie a politiche dedicate al ruolo dei determinanti sanitari nella lotta al cancro. Cercheremo di raggiungere i migliori risultati con le limitate risorse a nostra disposizione e accolgo con grande soddisfazione il notevole sostegno che giunge dal Parlamento europeo.

 
  
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  Gilles Pargneaux, a nome del gruppo S&D.(FR) Signor Presidente, Commissario Dalli, la bozza di relazione presentata dall’onorevole Peterle ribadisce con determinazione gli orientamenti della comunicazione della Commissione europea e si ispira alla risoluzione del Parlamento europeo del 10 aprile 2008 sulla lotta contro il cancro nell’Unione europea.

Desidero cogliere quest’opportunità per sostenere gli obiettivi del partenariato europeo creato dalla Commissione per lottare in modo più efficace contro il cancro, attraverso il riconoscimento dell’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce, la creazione di un nuovo modello di prevenzione e, soprattutto, la riduzione delle diseguaglianze tra Stati membri.

Condivido le preoccupazioni e i timori manifestati nella comunicazione della Commissione europea e nella bozza di relazione. Mi complimento con il relatore, l’onorevole Peterle, per il grande lavoro svolto nella stesura della presente relazione, e ringrazio per le proposte di compromesso presentate al fine di includere i vari emendamenti.

In qualità di relatore ombra per il gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, ho voluto evidenziare le seguenti questioni: innanzi tutto, l’aumento del numero annuale di decessi dovuti ai tumori sviluppati a causa della presenza di agenti cancerogeni sul luogo di lavoro, nonché l’importanza di un migliore accesso alle informazioni sulle terapie per i pazienti affetti da tumore; in secondo luogo l’applicazione del regolamento REACH e un regolare aggiornamento della lista delle sostanze estremamente problematiche, tra cui gli agenti cancerogeni; il sostegno a iniziative mirate a prevenire l’importazione di merci che contengono agenti chimici cancerogeni e a intensificare i controlli per individuare tali agenti all’interno dell’Unione europea; infine, l’elaborazione di orientamenti per una definizione comune della disabilità che colpisce le persone affette da malattie croniche o da tumori.

Questi sono i temi che volevamo discutere, garantendo, nel contempo, il nostro sostegno alla relazione.

 
  
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  Antonyia Parvanova, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signor Presidente, innanzi tutto desidero congratularmi con l’onorevole Peterle per l’ottimo lavoro svolto nella presente relazione, volta a garantire che la lotta al cancro rimanga una priorità assoluta nella nostra agenda sulla sanità pubblica. Non è necessario ripetere le cifre, tutti sappiamo quali saranno i costi sociali, economici e di sanità pubblica per l’Unione se non affrontiamo il tema in modo coerente, rendendo disponibili le risorse necessarie, in particolare per colmare il divario fra Stati membri.

La piaga del cancro è una minaccia alla sostenibilità dei nostri sistemi di sanità pubblica e l’Unione deve condurre una lotta adeguata. Parlare di prevenzione, diagnosi, cure, ricerca o informazioni significa certamente parlare di partenariato, ma saremo in grado di lottare in modo efficace contro la piaga del cancro solamente se tutte le parti, particolarmente i gruppi di pazienti, saranno coinvolte a lungo termine, se garantiremo un proficuo scambio di buone pratiche fra Stati membri e se il funzionamento del partenariato sarà attentamente controllato e sostenuto.

Mi auguro che la Commissione dia il proprio contributo e si assicuri che il partenariato raggiunga gli obiettivi fissati. Desidero sottolineare un punto: l’invito alla Commissione ad avvalersi dell’esistente Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), aggiungendo le malattie non trasmissibili alle sue competenze. Ritengo che questo ne rafforzerebbe notevolmente le competenze e le raccomandazioni.

Infine, la questione di un equo accesso a prevenzione, diagnosi e cure deve essere seguita attentamente se vogliamo garantire che la lotta al cancro contribuisca all’obiettivo generale, che tutti dovremmo tenere a mente, di ridurre le diseguaglianze sanitarie in Europa.

Signor Commissario, attendo con interesse di poterla vedere domani alla Giornata per i diritti dei pazienti; è molto importante per i gruppi di pazienti e il suo impegno è fondamentale per tutti noi.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard, a nome del gruppo GUE/NGL. (NL) Vi ringrazio, Signor Presidente, signor Commissario e onorevole relatore. Il cancro è una malattia terribile, contro la quale, nel suo stadio peggiore, non è possibile fare nulla. Fortunatamente, però, noi possiamo fare qualcosa. Le nostre aspettative di vita sono sempre più elevate e, purtroppo, maggiori sono le aspettative, maggiore è il rischio di sviluppare un tumore; pertanto, più la popolazione è anziana, maggiore sarà il numero di casi di tumore. Per questo motivo, gli Stati membri non possono lesinare gli sforzi per perseguire una politica sanitaria efficace e orientata alla società. Dobbiamo concentrarci su un’azione mirata e preventiva, attuata attraverso programmi di screening preventivo e farmaci antitumorali.

Un altro tema cui possiamo apportare il nostro contributo è l’alto numero di agenti cancerogeni presenti nell’ambiente. Le nostre case sono invase da tossine: pensiamo all’amianto, agli utensili da cucina e alle tossine presenti addirittura nel nostro cibo. L’Unione europea deve proteggere i propri cittadini, indipendentemente dagli interessi industriali coinvolti. Gli interessi dei cittadini e la loro salute sono la priorità!

 
  
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  Anna Rosbach, a nome del gruppo EFD. (DA) Signor Presidente, il cancro è una malattia molto diffusa che conosciamo sempre più grazie alla ricerca intensiva. Ora sappiamo che una persona può essere predisposta geneticamente a sviluppare un tumore e che esiste almeno un enzima che causa la malattia. Lo stress, lo stile di vita, agenti chimici e virus possono causare un tumore e si prevede che questa malattia causerà, quest’anno, quasi due milioni di vittime tra i cittadini europei. Il cancro non si ferma davanti ai confini nazionali e sono quindi lieta dell’iniziativa della Commissione di predisporre un piano ambizioso di lotta contro il cancro a livello europeo. Ho due domande a proposito: qual è la posizione della Commissione per quanto concerne la ricerca? Le risorse finanziarie allocate garantiscono una ricerca efficace e qual è il livello di priorità assegnatole? La Commissione riferisce che la quantità di screening è ridotta rispetto a quella raccomandata dal Consiglio. Pertanto, la mia seconda domanda è: in che modo le cifre degli obiettivi ambiziosi saranno tradotte in pazienti reali nei nostri paesi? E’ davvero possibile raddoppiare l’efficacia dello screening in Europa?

 
  
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  Claudiu Ciprian Tănăsescu (NI).(RO) Innanzi tutto, desidero porgere i miei ringraziamenti all’onorevole Peterle per gli sforzi profusi nella presente relazione.

Secondo i dati medici, il cancro è la seconda causa di morte in Europa e colpisce equamente uomini e donne. La partecipazione della Commissione europea al partenariato per l’azione contro il cancro concede una nuova possibilità di vita alle persone colpite da questa terribile malattia e alle loro famiglie. E’ necessario proseguire nell’integrazione dei nostri sforzi per creare una cooperazione permanente in termini di accrescimento delle conoscenze specialistiche e di individuazione di soluzioni alle nuove sfide che si presentano.

Il partenariato europeo per la lotta contro il cancro deve quindi garantire un utilizzo adeguato delle risorse, delle competenze e dei fondi disponibili per tutti gli Stati membri. Deve garantire che i risultati dei progressi nella lotta ai tumori condotta nei vari Stati membri siano accessibili all’Europa intera.

 
  
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  Edite Estrela (S&D).(PT) Signor Presidente, signor Commissario, la lotta contro il cancro deve essere una priorità. Quasi il 30 per cento dei tumori può essere evitato grazie alla diagnosi precoce e alle cure che consentono di ridurne le ripercussioni. Alcune tipologie di tumori colpiscono uomini e donne in modo distinto. Ogni anno, l’Unione europea assiste a più di 275 000 casi di tumore al seno, numero in costante aumento, anche fra le giovani donne. Ogni anno, a 50 000 donne europee è diagnosticato un tumore al collo dell’utero, che si rivela fatale nella metà dei casi.

Il tumore al collo dell’utero tuttavia può essere eliminato rendendo più accessibili i programmi di vaccinazione e di controllo. Per tale motivo, è fondamentale che tutti gli Stati membri estendano i propri programmi di vaccinazione e controllo a tutte le donne della fascia d’età interessata. E’ inoltre necessaria la promozione di campagne di educazione sanitaria, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della diagnosi precoce e per informare i cittadini sui programmi e i servizi disponibili. Accolgo quindi con soddisfazione l’iniziativa della Commissione.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE).(RO) Mi unisco ai ringraziamenti al relatore per lo splendido lavoro eseguito. Secondo la comunicazione della Commissione al Parlamento, il numero di esami di screening per il cancro eseguiti in Europa corrisponde a meno della metà del numero minimo annuale possibile. Dobbiamo garantire che lo screening sia accessibile al maggior numero possibile di persone, per raggiungere i nostri obiettivi.

La ricerca ha fatto ha compiuto enormi passi in avanti in questo campo, con la riduzione dei costi degli esami e l’aumento dell’accuratezza dello screening attraverso l’utilizzo di marcatori biologici. Una recente invenzione, insignita di un premio al Salone internazionale delle invenzioni di Ginevra, consente di individuare specifiche tipologie di tumore in meno di sei minuti con costi inferiori a un euro. Si tratta di un sensore inventato da una ricercatrice romena, Raluca-Ioana van Stade, in grado di individuare tipologie di tumore prima che se ne presentino i sintomi; costituisce il metodo più preciso sul mercato e permette di aumentare il tasso di successo delle cure.

Mi auguro che la Commissione, attraverso il Centro comune di ricerca, si interessi a questa innovazione e possa raccomandarne l’introduzione nei programmi di diagnostica.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE).(RO) Il partenariato creato lo scorso anno dalla Commissione europea è uno strumento di importanza fondamentale, dato che il cancro è la principale causa di morte, seconda solo alle malattie circolatorie. Purtroppo, le differenze fra Stati membri in termini di qualità e di accesso alle cure sono notevoli. Recenti statistiche hanno evidenziato che le probabilità di morte a seguito di un tumore per i cittadini dell’Europa sudorientale sono il doppio rispetto a quelle dei cittadini dei paesi nordici.

E’ necessario un intervento a livello europeo a favore dei cittadini per eliminare le grandi differenze fra Stati membri nei settori della diagnostica e delle cure. La ricerca ha bisogno di fondi da parte della Commissione europea. Dobbiamo sostenere, e sfruttare a pieno, invenzioni brillanti come quella della romena Raluca-Ioana van Stade, un sensore in grado di individuare la presenza di un tumore nel corpo umano a livello molecolare direttamente dal sangue, attraverso un semplice esame che dura meno di sei minuti.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D). – (CS) Come già affermato da molti colleghi che mi hanno preceduta, per essere efficace, la lotta al cancro deve coinvolgere un’ampia gamma di misure, dalla prevenzione allo screening, passando per diagnostica, cure speciali e cure palliative. Tuttavia, desidero citare un altro aspetto importante della malattia: le famiglie dei pazienti che stanno perdendo la lotta contro il cancro. La famiglia deve essere un luogo di sollievo, sostegno e incoraggiamento per i malati, ma è estremamente difficile affrontare una malattia progressiva. Le famiglie non devono essere abbandonate e quando parliamo di lotta al cancro, dobbiamo includere anche le condizioni per una fine dignitosa, sia sotto forma di cure sistematiche e di sostegno alle famiglie che affrontano una dura assistenza a lungo termine a casa, sia come sistema di strutture specializzate accessibili che forniscono cure competenti e, soprattutto, umane ai pazienti allo stadio finale della malattia.

 
  
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  Pat the Cope Gallagher (ALDE). - (EN) Signor Presidente, ogni anno, a circa 3,2 milioni di cittadini europei è diagnosticato un tumore e, con il progressivo invecchiamento della popolazione, nei prossimi 20 anni si stima che questo numero raddoppierà.

E’ necessario affrontare la piaga del cancro, che è causato da molti fattori. Sono convinto che il fumo, il sovrappeso, una dieta povera di frutta e verdura, l’inattività fisica e un eccessivo consumo di alcol siano fattori che contribuiscono all’insorgere di un tumore. Le strategie di promozione della salute a livello europeo e, senz’altro, nazionale devono essere rafforzate e supportate da risorse adeguate. La diagnosi precoce è essenziale ed ha salvato la vita a molte persone colpite dal cancro.

L’Unione europea può ricoprire un ruolo fondamentale attraverso la ricerca sul cancro: nell’ambito del Settimo programma quadro, oltre 750 milioni di euro sono stati destinati alla ricerca sul cancro e mi auguro che nei prossimi anni i finanziamenti aumentino. Vorrei infine ringraziare quanti si prendono cura in modo eccezionale dei pazienti oncologici, in particolare nel mio paese,.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la salute è preziosa e deve essere preservata. Il cancro è un problema globale che, nonostante i progressi della medicina, continua a mietere vittime. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2004 il cancro è stato responsabile del 13 per cento dei decessi. Nell’Unione europea, circa 3,2 milioni di persone sono attualmente affette da un tumore; i principali colpiscono polmoni, colon-retto e seno. Lo screening ha un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute, soprattutto con l’invecchiamento della popolazione. Mai come in questo caso si dimostra veritiero che prevenire è meglio che curare. La strategia economicamente più vantaggiosa e dalle maggiori prospettive di successo è certamente lo screening.

 
  
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  Seán Kelly (PPE). (GA) Signor Presidente, il cancro è senza dubbio una malattia terribile. In Irlanda si dice che il cancro sta uccidendo il paese, perché sia giovani sia anziani ne muoiono ogni giorno. Chiunque sarebbe terrorizzato dalle statistiche secondo cui una persona su tre può sviluppare un tumore, ma allo stesso tempo, professori, infermiere e medici hanno fatto notevoli passi avanti nella conoscenza della malattia. In futuro sarà comunque importante investire maggiori risorse, soprattutto nella ricerca.

L’Unione europea svolge un ruolo importante, in primo luogo nello stanziamento dei fondi per la ricerca, in secondo luogo nella sua organizzazione, favorendo la cooperazione fra istituti di ricerca. Se raggiungiamo questo obiettivo, faremo grandi progressi in futuro; sempre meno persone svilupperanno un tumore e, quindi, vi saranno meno decessi legati al cancro.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI). (HU) Perdonatemi per l’insolita nota personale, ma durante la discussione del programma contro il cancro molti colleghi hanno sottolineato quanto sia terribile questa malattia e quante persone ne muoiano, e non ho potuto fare a meno di ricordare che quattro anni fa io stessa ho sofferto di questa malattia e in questo stesso periodo, secondo il reparto di oncologia, avevo stabilito una sorta di record. Avevo 14 tubi che uscivano da tutto il mio corpo e ho trascorso settimane nell’unità di cura intensiva; eppure ora sono qui, sono un membro del Parlamento europeo, cresco i miei tre figli e vivo una vita piena. Vorrei utilizzare la mia storia per invitare i cittadini europei, e in particolare le donne, a sottoporsi a uno screening. In seguito alla mia esperienza, vorrei inviare un messaggio a quanti soffrono di questa malattia, ai loro amici, alle loro famiglie e ai loro medici: non perdete mai la speranza. Auguro loro ogni bene e il mio pensiero va a tutti loro.

 
  
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  John Dalli, membro della Commissione – (MT) Signor Presidente, sono molto soddisfatto dell’entusiasmo dimostrato dal Parlamento sull’unione in questa lotta comune contro il cancro. Desidero ringraziare l’onorevole Peterle per la relazione che ha preparato e l’onorevole Morvai, l’ultima oratrice, per aver condiviso con noi la speranza e gli aspetti positivi, dimostrando che, una volta sviluppata la malattia, non tutto è perduto. Sono state sollevate numerose questioni, molte delle considerazioni espresse in Parlamento sono state incluse nella comunicazione della Commissione e vi garantisco che i suggerimenti presentati oggi, e quelli citati dalla relazione, saranno considerati con attenzione nel nostro programma di attività.

Per quanto concerne l’ambiente, è sicuramente un fattore essenziale nella lotta contro il cancro. Gli alti standard ambientali di cui godiamo in Europa sono di grande aiuto nel diminuire l’incidenza della malattia e per mantenerli dobbiamo aumentare il nostro impegno ambientale. Bisogna ricordare costantemente l’importanza della ricerca. Ora che il settore farmaceutico rientra fra le mie competenze di Commissario, vi sono maggiori opportunità di interagire con il settore e di coordinare la ricerca in modo migliore, aumentandone l’efficacia.

Uno dei pilastri su cui voglio basare il mio operato nei prossimi cinque anni è di fornire il più ampio accesso possibile ai farmaci disponibili sul mercato. Infatti, come citato in precedenza in questa sede, uno dei principali problemi in Europa è la diseguaglianza nel settore sanitario; dobbiamo garantire a tutti l’accesso ai farmaci introdotti nel mercato. Per concludere, vi ringrazio nuovamente per l'impegno e ribadisco la necessità di apportare il nostro contributo per sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione, ad esempio, sull’importanza di uno screening per il tumore al seno, più volte citato nella discussione odierna. E’ un esame disponibile in tutti i paesi europei e dobbiamo convincere tutte le donne a farlo.

 
  
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  Alojz Peterle, relatore. - (SL) Ho apprezzato molto la discussione e vi ringrazio sentitamente per il vostro sostegno e le vostre parole. Sono lieto della grande sintonia dimostrata oggi e della nostra condivisione degli obiettivi. Siamo consapevoli del contesto generale delle cause della malattia, nonché della necessità di una lotta congiunta contro il cancro, che coinvolga tutti noi, insieme.

A causa dei tempi stretti, in precedenza non ho potuto intervenire in merito a uno stile di vita salutare. Sono fermamente convinto del fatto che noi politici potremmo avere un ruolo più marcato nel dare l’esempio, in particolare, promuovendo uno stile di vita sano. Io stesso ho sofferto di una patologia simile a quella dell’onorevole Morvai, e desidero per questo congratularmi di cuore per la sua vittoria. In questo modo, dimostriamo che il cancro non è necessariamente sinonimo di condanna a morte.

Desidero ringraziare il Commissario Dalli per la sua attenzione e per l’annuncio di azioni rapide: il cancro ha una sua dinamica e anche noi dobbiamo agire in modo dinamico. Mi rendo disponibile per una collaborazione futura con il Commissario; sinora la nostra collaborazione si è dimostrata esemplare e insieme possiamo raggiungere risultati ancora più grandi.

A breve ricostituiremo il gruppo di lotta contro il cancro denominato, nella precedente legislatura, con la sigla MAC (Members Against Cancer – deputati contro il cancro). Questa volta, magari con un gruppo ancora più forte, daremo centralità alla prevenzione e al dinamismo della nostra lotta. Vi ringrazio e auguro a tutti una buona notte.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE), per iscritto. – (EN) Accolgo con soddisfazione la proposta della Commissione di un partenariato per la lotta contro il cancro, un grave problema di sanità pubblica nell’Unione. L’approccio del relatore ha il mio pieno sostegno, perché pone un accento speciale sulla prevenzione. A tale riguardo, ritengo utile la predisposizione di ampi piani nazionali di lotta al cancro, nonché una cooperazione in ambito di ricerca. Dobbiamo individuare chiaramente le principali cause della malattia per stabilire gli elementi principali su cui concentrare la nostra attenzione per una prevenzione efficace. Sarebbe auspicabile, inoltre, costruire la nostra azione su iniziative già esistenti, come il Codice europeo contro il cancro o le raccomandazioni del Consiglio sullo screening per il tumore al seno, al collo dell’utero e al colon, che rappresentano già un’ottima base di partenza. Naturalmente, la prevenzione non può avere luogo senza un adeguato stanziamento di risorse finanziarie. Invito pertanto gli Stati membri a stanziare i fondi necessari per i piani di prevenzione, affinché l’obiettivo di ridurre del 15 per cento il numero di nuovi casi rimanga fattibile.

 
  
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  Nessa Childers (S&D), per iscritto. – (EN) Accolgo con soddisfazione la presente iniziativa e le possibilità che concede a milioni di cittadini europei che svilupperanno un tumore nei prossimi anni futuri. Uno degli obiettivi più importanti contenuti nella relazione è la sostanziale riduzione del cancro raggiungendo una copertura del 100 per cento negli esami di screening per i tumori al seno, al collo dell’utero e al colon-retto entro il 2015, eseguendo 125 milioni di esami ogni anno. In qualità di deputati al Parlamento europeo, abbiamo la responsabilità di utilizzare il nostro accesso ai media per convincere i cittadini europei a sottoporsi allo screening. Vi è tuttora una preoccupante mancanza di consapevolezza dei rischi del cancro e dell’opportunità dello screening; solo attraverso una costante sensibilizzazione su questi temi l’iniziativa potrà raggiungere il successo che i cittadini europei meritano.

 
  
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  Elisabetta Gardini (PPE), per iscritto. – Lo sforzo è planetario. Tuttavia, nonostante il miglioramento continuo nelle conoscenze e i progressi sul piano terapeutico, la lotta al cancro rappresenta ancora oggi una sfida tutta aperta. Una sfida che dobbiamo continuare a cogliere mettendo in capo le nostre migliori risorse, perché gli effetti di questa patologia sono devastanti in termini di mortalità ma anche per gli aspetti psicologici, sociali ed economici connessi.

E’ evidente che l’approccio deve essere globale sia per quanto riguarda la ricerca e la cura, sia per quanto concerne la prevenzione. Occorre fare massa critica, creando le condizioni affinché il risultato di uno diventi patrimonio di tutti. Ecco perché è importante creare un partenariato europeo contro il cancro che agevoli lo scambio d’informazioni e il coordinamento tra i singoli Stati membri. Non si tratta soltanto di agire in rete sul piano della ricerca e della sanità, ma anche su quello dell’istruzione, dell’alimentazione, della comunicazione, dell’ambiente. Cercando la partecipazione e il contributo della società civile, anche con lo scopo di divulgare sane abitudini e sani stili di vita. Solo applicando tale metodologia, supportata da una adeguata copertura finanziaria, l’obiettivo ambizioso della Commissione di ridurre del 15% entro il 2020 il carico delle malattie neoplastiche potrà ritenersi realistico.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE), per iscritto. – (FI) La relazione sulla comunicazione della Commissione intitolata “Lotta contro il cancro: un partenariato europeo” è importante e molto pertinente in questo periodo. Attualmente, il cancro è la seconda causa di morte e di malattia in Europa. Una migliore cooperazione e maggiori risorse per lo studio del cancro e di cure preventive sono fondamentali. Gli Stati membri devono eliminare dal mercato gli agenti chimici cancerogeni e sostituirli con agenti inoffensivi, ed è fondamentale sostenere e finanziare lo screening preventivo. Le campagne di informazione dovrebbero rivolgersi anche agli istituti di istruzione. La lotta contro il cancro richiede obiettivi precisi, che devono essere condivisi dalla Commissione e dagli Stati membri; entrambi devono avere il coraggio di impegnarsi a investire nel futuro, nella ricerca sul cancro e nella prevenzione, perché in questo modo, nel lungo termine, risparmieranno denaro e vite umane.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto. – (ET) Il cancro è una malattia molto dispendiosa per la società, una malattia costosa da diagnosticare e curare, che spesso causa disabilità a lungo termine, invalidità e morte prematura. Nonostante i numerosi progressi della medicina, la diffusione del cancro rimane a livello epidemico. A un europeo su tre sarà diagnosticato un tumore nel corso della sua vita e uno su quattro ne rimarrà vittima. Gli Stati membri, attraverso le strategie nazionali per prevenire il cancro, rivestono un ruolo importante nell’arrestare la diffusione della malattia. Nella lotta contro il cancro, sarà possibile raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla strategia solo attraverso un’azione coerente e a lungo termine; invito pertanto tutti gli Stati membri, nonostante la crisi economica e finanziaria, a non ridurre le risorse finanziarie destinate alla lotta contro il cancro e alla prevenzione primaria e secondaria. Risparmiare oggi potrebbe significare maggiori spese domani. La prevenzione ha un ruolo fondamentale nella lotta contro il cancro, perché un terzo dei casi di tumore può essere evitato attraverso la prevenzione. Un’altra importante questione collegata alla prevenzione è la sensibilizzazione sui tumori specifici di genere; gli standard di prevenzione devono essere innalzati unitamente all’impiego dello screening. Accolgo con soddisfazione le proposte della Commissione di dare nuovo impulso all’iniziativa di partenariato europeo per l’adozione delle misure antitumorali nel periodo 2009-2013, per dare sostegno alla lotta al cancro realizzata dagli Stati membri. Solo uno sforzo collettivo ci consentirà di vincere un nemico come il cancro.

 

25. Uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0120/2010), presentata dall’onorevole Toia a nome della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio [COM(2009)01112009/2228(INI)].

 
  
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  Patrizia Toia, relatrice. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione che viene alla nostra discussione stasera e al voto di domani si inserisce nel grande lavoro di implementazione del pacchetto 20/20/20, che io credo rimanga uno dei frutti più lungimiranti e significativi della scorsa legislatura europea. Se mi dicessero cosa devo salvare dei cinque anni precedenti, sicuramente in testa a questo elenco metterei il pacchetto 20/20/20.

Credo sia importante anche dire che su questa relazione c’è stato un lavoro molto intenso, sia della Commissione europea – ci sono a monte di questa relazione una comunicazione e una raccomandazione – e poi anche un lavoro della commissione ITRE e di altre, che hanno arricchito la relazione iniziale di molti suggerimenti, integrazioni ed emendamenti arricchenti il nostro lavoro.

Credo che su un unico punto rimanga un po’ di divergenza nel Parlamento – che mi auguro si potrà superare con il voto di domani – ed è relativo al carattere più o meno vincolante che noi vogliamo attribuire ai contenuti di questa relazione, di cui comunque voglio sottolineare appunto il lavoro fatto con grande intesa e grande unanimità.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT o TIC che dir si voglia) costituiscono un settore importante, anche proprio come peso nell’economia europea: si parla del 7% della forza lavoro, cioè costituiscono il 7% della forza lavoro europea, e rappresentano il 6% del PIL, quindi una quota non insignificante anche dell’economia e della forza produttiva e occupazionale del contesto europeo.

Sono anche molto importanti non solo, appunto, per quello che rappresentano, ma anche per l’apporto che possono dare e per il ruolo significativo essenziale che possono svolgere per cercare di raggiungere quella transizione della nostra economia verso una realtà di economia, pur sempre sviluppata ma a minor contenuto di emissioni e di carbonio e quindi meno inquinante per il nostro futuro e per il futuro delle nuove generazioni, e possono costituire, insomma, non a parole, ma nei fatti concreti, nei cambiamenti che possono portare al modo di produrre, al modo di vivere, di muoverci e di consumare nella nostra realtà, a quella rivoluzione industriale che per molti caratterizzerà proprio il futuro della vita sociale ed economica, non solo nel nostro continente ma nel mondo intero.

In che senso possono le TIC dare questo grande apporto alla trasformazione della nostra economia? Innanzitutto, modificando il settore stesso: la relazione vuole dimostrare come questo settore possa innanzitutto guardare al suo interno, per vedere come si possono produrre strumenti di comunicazione, di microelettronica e altro, consumando meno energia, cioè essendo al loro interno più efficienti.

Poi possono contribuire moltissimo nei grandi settori, quello delle abitazioni e quello del trasporto, due settori – riprendo i dati della Commissione – dove una maggiore efficienza, secondo quelli che sono i dettami europei e i target dati anche dal 20/20/20, possono portare a una riduzione – giacché oggi sono i trasporti che consumano il 26% dell’energia in Europa, il 40% viene consumato nelle abitazioni per il riscaldamento e per il raffreddamento, a seconda delle stagioni – anche molto elevata di queste emissioni e possono comportare quote di efficienza molto significative.

Senza contare che poi i campi di applicazione, se questi sono i grandi settori, toccano la nostra vita in settori molto significativi. Penso a tutto il settore bancario, al settore dei rapporti nella pubblica amministrazione, a tutto l’e-government e a tutti i servizi, in sostanza, che possono vedere, con l’applicazione di queste tecnologie, risparmio di emissioni di carbonio ma anche risparmio di tempo, con conseguente miglioramento della qualità della vita dei cittadini e della qualità della vita sociale.

Quindi un’importanza significativa: ma credo che tanto più significativa sarà questa relazione se domani il Parlamento approverà il carattere vincolante. Due soli esempi, Presidente, se mi consente: la lettura dei telecontatori, gli smart meters, le smart grid, le reti europee e anche le smart city. Proprio ieri, in quest’Aula, 700 sindaci d’Europa, alla presenza del nostro Presidente e del Commissario europeo, hanno stretto un nuovo patto che vuole proprio lavorare sull’efficienza delle città, dove vive il 70% dei cittadini europei, che possono dunque dare un grande contributo di efficienza e di migliore sviluppo economico e sociale.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) Accolgo con favore le conclusioni del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2010, che per la prima volta stabiliscono con chiarezza l’obiettivo comunitario dell’aumento del 20 per cento dell’efficienza energetica. Nel settore dell’edilizia una maggiore efficienza può essere ottenuta tramite l’uso delle TIC e di sistemi di telelettura, in quello dei trasporti attraverso l’implementazione a livello europeo di sistemi di trasporto intelligenti. I sistemi basati sulle TIC, infatti, consentono di ridurre fino al 17 per cento i consumi energetici degli edifici e fino al 27 per cento le emissioni relative al settore dei trasporti.

Per giungere a una riduzione del 20 per cento dei consumi energetici entro il 2020, le reti di distribuzione elettrica devono essere intelligenti e in grado di fornire un flusso di energia flessibile, grazie al controllo e all’uso delle TIC. L’Unione europea deve dare priorità assoluta alla promozione della propria economia attraverso investimenti nello sviluppo dei servizi online, delle nuove tecnologie e in particolare delle comunicazioni a banda larga in tutti gli Stati membri.

 
  
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  John Dalli, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, la Commissione accoglie molto favorevolmente il suo interesse, il suo sostegno e le sue valide raccomandazioni sull’uso delle TIC per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio, e ha letto con attenzione la relazione dell’onorevole Toia.

Riconoscere quale ruolo determinante possano svolgere le TIC nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra è fondamentale: bisogna garantire che tale potenziale non vada disperso e anzi che diventi realtà.

La Commissione inserirà questo tema fra le sue priorità nell’ambito dell’Agenda europea del digitale che presto verrà adottata dalla Commissione europea.

Come lei afferma nella relazione, le TIC possono contribuire a migliorare significativamente l’efficienza energetica in altri settori, soprattutto nell’edilizia e nei trasporti. Concordiamo con lei che le reti intelligenti e la diffusione dei contatori intelligenti da parte degli Stati membri sono essenziali per concretizzare queste potenzialità. Tale diffusione deve essere promossa all’interno degli Stati membri, in modo da formare consumatori più attivi, capaci di sfruttare quanto prodotto dalle fonti rinnovabili e tecnologie a basso consumo energetico.

Sarà inoltre necessario un sistema comune di misurazione delle emissioni dell’industria delle TIC stessa. Uno strumento di misurazione rigoroso, ampiamente condiviso e adottato dall’industria è fondamentale per quantificare i reali benefici delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ciò non va dimenticato nel valutare l’impatto positivo che può derivare dall’impiego delle TIC.

Sin dall’adozione della raccomandazione in materia nell’ottobre 2009, la Commissione ha intrapreso una serie di azioni con i soggetti interessati per portare avanti l’agenda. Permettetemi di menzionarne alcune che affrontano temi emersi nella sua relazione.

Nel febbraio 2010 è stato lanciato il forum sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per l’efficienza energetica. Il forum riunisce associazioni dell’industria high-tech leader in Europa, Giappone e Stati Uniti; esse fisseranno gli obiettivi sulla base di uno strumento di misurazione comune dell’impatto energetico e dell’impronta di carbonio delle TIC stesse, che verrà sviluppato entro la fine del 2010.

Il forum intende inoltre valutare il contributo che il settore delle TIC può offrire per il miglioramento dell’efficienza energetica in altri settori, quali l’edilizia e i trasporti. Le maggiori città europee hanno firmato la Carta verde digitale, impegnandosi a ridurre del 30 per cento l’impronta di carbonio del settore delle TIC entro il 2020 e ad attuare ognuna cinque progetti pilota su larga scala entro il 2015. Le città che hanno aderito alla Carta verde digitale sono salite da 14 a 21.

Le questioni inerenti al mercato della distribuzione dell’energia diventano sempre più importanti, mano a mano che i mercati si avvicinano ai consumatori introducendo nuove tecnologie e nuovi sistemi come i contatori e le reti intelligenti. Proseguono anche i lavori sulle reti intelligenti della task force della Commissione volti a definire una politica e un quadro normativo di riferimento nonché a coordinare i primi passi per l’attuazione delle reti intelligenti come previsto dal ”terzo pacchetto energia”. E’ prevista una serie di raccomandazioni per la fine del 2011.

In conclusione, permettetemi di sottolineare che la Commissione si è fortemente impegnata per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi 20/20/20 previsti dal pacchetto concordato dai capi di Stato e di governo: le TIC svolgeranno un ruolo chiave a tale proposito. La ringraziamo per il valido contributo fornito con la sua relazione e contiamo di lavorare assieme per adottare una politica che ci consenta di pervenire a tali obiettivi.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

 

26. Protezione degli interessi finanziari delle Comunità – lotta antifrode – relazione annuale 2008 (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. L’ordine del giorno reca l’ultima relazione (A7-0100/2010), presentata dall’onorevole Cozzolino a nome della commissione per il controllo dei bilanci sulla tutela degli interessi finanziari della Comunità e la lotta antifrode relazione annuale 2008 [2009/2167(INI)].

 
  
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  Andrea Cozzolino, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in un momento in cui il trattato di Lisbona rende più incisivo il ruolo dell’Europa nella vita di milioni di cittadini, la sfida della trasparenza e della legalità diventa cruciale. Per questo, la relazione che presentiamo è il risultato di uno sforzo fortemente unitario. Il lavoro si è misurato innanzitutto con lo scenario tracciato dalla Corte dei conti per il 2008, nel quale cala l’incidenza finanziaria dell’irregolarità, che passa da oltre 1 miliardo di euro del 2007 ai 783 milioni di euro del 2008.

Il calo riguarda tutti i settori ad eccezione delle spese dirette e dei fondi di preadesione. Criticità permangono anche nei Fondi strutturali. Ma importi e valori assoluti da soli non ci dicono dove le emergenze si annidano e dove la situazione è sotto controllo. Le analisi e gli incontri svolti in questi mesi ci hanno portato a dare priorità a due esigenze: da un lato, è urgente responsabilizzare di più gli Stati membri nelle individuazioni delle frodi e delle irregolarità, nella condivisione delle informazioni necessarie a contrastare truffe, sprechi e distorsioni nella spesa e nella riscossione delle entrate.

Dall’altro, è importante mettere in campo proposte e ipotesi di lavoro per rendere più efficace l’implementazione degli interventi negli Stati membri, con procedure amministrative e strategie gestionali che mettano al centro la qualità dei progetti e il loro impatto sulle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei.

Per raggiungere questi obiettivi proponiamo che il Parlamento insista su alcune priorità: innanzitutto proponiamo che l’OLAF rediga 27 schede, analizzando con la giusta attenzione le strategie seguite da ogni singolo Stato membro nel contrasto alle frodi e alle irregolarità nell’utilizzo delle risorse europee, con una mappa precisa delle autorità preposte in ogni singolo paese ai controlli e dati sulla quantità e la qualità dei controlli svolti e sui loro effetti.

In secondo luogo, ridurre le irregolarità e fortemente migliorare i regolamenti. Mettiamo mano a un programma di semplificazione legislativa e regolamentativa: questo in modo particolare per i Fondi strutturali. Inoltre, va intensificata la lotta contro la corruzione, la criminalità finanziaria e le distorsioni negli appalti pubblici. Nella relazione di quest’anno facciamo su questo punto passi in avanti condivisi dall’insieme della commissione. Con un intenso lavoro di concertazione sono state elaborate proposte che riguardano i principali problemi su questo fronte. Dalla relazione tra UE e paradisi fiscali, alle banche dati sui beneficiari dei fondi europei, la relazione rappresenta un contributo concreto per aumentare la trasparenza della spesa e rafforzare le strategie antifrode e anticorruzione.

Infine, per quanto riguarda l’OLAF, è fondamentale garantire la sua piena indipendenza operativa, la piena collaborazione degli Stati membri e un’adeguata strategia di risorse umane, di cui ha assolutamente bisogno. Va mantenuta viva e aperta la discussione, il confronto, in Europa per dare vita a una Procura unica europea.

In conclusione, ritengo decisivo combattere insieme per la trasparenza e l’efficacia della gestione delle risorse europee. Dobbiamo su questo versante evitare ogni forma di strumentalizzazione: i problemi esistenti per mettere in discussione strumenti fondamentali per il progetto comunitario, come le politiche di coesione e gli aiuti per lo sviluppo. Dobbiamo invece guardare con lucidità ai problemi, alle distorsioni che ancora permangono nei diversi comparti delle finanze comunitarie e compiere su questi dati, con determinazione, nuovi passi avanti, migliorando l’efficacia e la trasparenza della gestione finanziaria.

Credo che facendo questo sforzo, le diverse istituzioni comunitarie compiranno davvero un passo in avanti verso quella costruzione di un’Unione più forte, più integrata e capace di soddisfare di più le esigenze dei cittadini.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE). – (RO) Ritengo che i fondi europei debbano essere resi accessibili ai cittadini in maniera equa e trasparente. Un tentativo per eliminare la corruzione negli appalti pubblici potrebbe essere l’introduzione di un metodo trasparente, quale un sistema di gare d’appalto online.

Secondo la relazione della Commissione, la minore incidenza finanziaria delle irregolarità nel 2008 indica che alcune delle misure legislative e istituzionali volte a scoraggiare la frode sono state implementate con successo dagli Stati membri. Permane tuttavia la necessità di un maggiore controllo finanziario nonché di una legislazione efficace per contrastare la frode fiscale, in particolare in materia di IVA.

La tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea è una priorità anche per il governo romeno che a tal fine ha istituito un dipartimento per la lotta antifrode che costituisce l’unico punto di contatto con l’OLAF per i fondi europei in Romania.

 
  
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  Monica Luisa Macovei (PPE). - (EN) Signor Presidente, in qualità di relatore ombra del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) vorrei innanzitutto esprimere la mia gratitudine al relatore e agli onorevoli colleghi degli altri gruppi politici per l’eccellente cooperazione. Abbiamo dedicato particolare attenzione a una maggiore trasparenza e a regole più efficaci in materia di appalti pubblici, poiché questo è il settore più esposto ai rischi di frode e corruzione, condotte che distorcono il mercato e provocano un aumento dei prezzi pagati dai consumatori.

Inoltre gli elenchi dei beneficiari dei fondi europei in tutti gli Stati membri dovrebbero essere resi pubblici su un sito web e sulla base di criteri comuni. Ho anche chiesto il riconoscimento reciproco delle interdizioni, quali l’esclusione dei responsabili di frodi dalla carica di amministratore delegato. Dobbiamo sostenere l’attività dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode: chiediamo statistiche e spiegazioni per i casi in cui le autorità nazionali non hanno avviato procedimenti a seguito alle relazioni dell’OLAF: ciò si verifica nel 73 per cento dei casi aperti dall’Ufficio.

La relazione propone inoltre di vietare alle società che operano attraverso paradisi offshore di concludere accordi commerciali con società che hanno sede nell’Unione europea qualora la sede offshore abbia ritardato unilateralmente l’adozione di accordi di cooperazione con l’Unione.

In conclusione, consentitemi di ribadire che la frode e la corruzione sono strettamente correlate e come tali l’Unione europea le deve affrontare, accordando loro massima priorità.

 
  
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  Seán Kelly (PPE). - (EN) Signor Presidente, non credo di esagerare se affermo che l’attuale crisi economica è stata innescata da una crisi di proporzioni inizialmente modeste che ha visto il trionfo dell’avidità sulla generosità, della corruzione sull’integrità e dell’interesse particolare sulla solidarietà. Non usciremo dalla grave situazione in cui ci troviamo finché generosità, integrità e solidarietà non torneranno ad improntare l’operato di imprese e governi.

Sostengo pienamente tutti gli sforzi fatti per combattere le frodi. Ho seguito dei programmi alla televisione irlandese in cui si vedevano persone che si recavano ogni settimana nella repubblica di Irlanda, in Irlanda del Nord ed in Inghilterra per richiedere prestazioni sociali e altre che arrivavano all’aeroporto di Cork e ne ripartivano subito dopo aver fatto analoghe richieste. Il fondo però l’hanno toccato le banche: istituti come Allied Irish Bank e Irish Nationwide hanno fatto giochi di prestigio contabili per nascondere la propria reale situazione finanziaria.

Tali frodi hanno creato una situazione terribile in Irlanda ed è indispensabile non solo impegnarsi al massimo per fermarle, ma anche comunicare in maniera chiara e forte che si agirà con decisione a livello europeo e a tutti gli altri livelli.

 
  
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  John Dalli, membro della commissione. − (EN) Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del collega Šemeta desidero innanzi tutto ringraziare il relatore per la costruttiva relazione e le proposte volte a migliorare la tutela degli interessi finanziari dell’Unione Europea.

La Commissione apprezza il fatto che il Parlamento insista con forza sulla responsabilità congiunta delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri su questo fronte. Permettetemi tuttavia alcune osservazioni a riguardo.

Per quanto concerne l’individuazione di irregolarità da parte degli Stati membri, l’OLAF ha creato un nuovo sistema di reportistica per la gestione delle irregolarità basato sul web e chiamato IMS ovvero Irregularities Management System, che ha notevolmente migliorato il sistema di denuncia di irregolarità da parte degli Stati membri comprese le criticità evidenziate nella sua relazione. I Fondi strutturali sono un’area di particolare interesse sia per il Parlamento che per la Commissione. Quest’ultima si è impegnata a fondo per ovviare a taluni punti deboli nei programmi e nelle aree più coinvolte nell’ambito del piano di azione per gli interventi strutturali nel 2008 portando avanti una notevole opera di semplificazione.

Il Commissario Šemeta e gli altri membri della Commissione si adopereranno per ridurre ulteriormente i margini di errore della politica di coesione. La Commissione assisterà gli Stati membri nella conclusione dei programmi 2000–2006 monitorandone gli adempimenti e si accerterà che i sistemi di controllo e gestione del nuovo periodo di programmazione ottengano i risultati sperati. La Commissione inoltre opererà d’intesa con le autorità degli Stati membri in modo che queste ultime si assumano pienamente le proprie responsabilità in un sistema di gestione condivisa come ribadito dalle nuove misure del trattato di Lisbona.

Abbiamo ottenuto un considerevole successo sul fronte della trasparenza dei beneficiari di fondi comunitari. In campo agricolo il Consiglio ha deliberato che la pubblicazione dei nominativi dei beneficiari di fondi sia responsabilità degli Stati membri, ciascuno dei quali è tenuto a farlo su un apposito sito web, in ottemperanza al concetto di gestione condivisa. Per fornire una panoramica di tali siti e facilitarne l’accesso, ognuno di essi ha un proprio link sulla pagina web Europa.

Tornando ora all’OLAF, ringrazio il relatore del forte ed esplicito sostegno che esprime per il lavoro di tale organizzazione. Il Commissario Šemeta concorda pienamente sul fatto che, sebbene l’Ufficio europeo per la lotta antifrode si occupi di vari ambiti importanti come la prevenzione delle frodi, esso debba concentrarsi sul proprio compito principale, vale a dire la conduzione di indagini. Il collega è altresì d’accordo sul fatto che l’OLAF debba occuparsi dei casi più importanti e lasciare ad altri organismi le frodi di portata minore.

Nel 2008 l’Ufficio ha modificato le proprie procedure di monitoraggio finanziario stabilendo delle soglie de minimis. Il Commissario Šemeta ha recepito pienamente e condivide in toto i vostri suggerimenti in merito alla necessità che l’OLAF collabori con l’IAS, il principio contabile internazionale. Sebbene i due organismi collaborino strettamente già dal 2003, scambiandosi informazioni e formando opportunamente i rispettivi staff su questioni di interesse comune, l’OLAF è pronto a intensificare ulteriormente la collaborazione con l’IAS.

Per quanto riguarda il regolamento invece, il nuovo testo, adottato dall’OLAF nel dicembre 2009 e trasmesso al Parlamento, rappresenta già un punto di riferimento completo per gli investigatori. Nella proposta legislativa di revisione del regolamento dell’OLAF verranno incluse regole più dettagliate. A questo proposito la Commissione ricorda che il documento di riflessione sulla riforma legislativa dell’Ufficio verrà sottoposto all’attenzione del Parlamento e del Consiglio prima della pausa estiva.

Il Commissario Šemeta prevede di presentare tale documento nel corso della seduta della commissione per il controllo dei bilanci in luglio e conta sulla collaborazione del Parlamento per migliorare l’efficienza dell’OLAF e tutelare gli interessi dei contribuenti dell’Unione Europea.

 
  
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  Presidente. − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani.

Dichiarazioni scritte (Articolo 149)

 
  
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  Alain Cadec (PPE), per iscritto.(FR) La lotta antifrode è una sfida cruciale di cui l’Unione Europea e gli Stati membri devono farsi carico. L’entità dei fondi pubblici stanziati alla rubrica prevista per la politica di coesione esige la massima attenzione tenuto conto dell’elevato rischio di distrazione di tali fondi. È in gioco, infatti, la credibilità dei Fondi strutturali di fronte all’opinione pubblica europea. A questo proposito, apprezzo particolarmente gli sforzi compiuti dalla Commissione e dall’OLAF per combattere più efficacemente questo fenomeno. Come indicato dal relatore, l’impatto finanziario delle irregolarità riscontrate nelle azioni strutturali è diminuito in maniera significativa. Inoltre l’aumento delle irregolarità segnalate alla Commissione è una prova dei progressi fatti dai sistemi di prevenzione delle frodi. E’ importante che la Commissione e gli Stati membri continuino questa lotta nel modo più rigoroso possibile senza tuttavia scoraggiare i potenziali beneficiari dei Fondi strutturali con l’imposizione di restrizioni troppo severe. Vi è differenza tra una frode intenzionale e un’imprecisione nell’impostare un progetto, per cui è importante trattare la prima come un’attività criminosa e limitare l’impatto della seconda semplificandone le procedure.

 
  
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  Tamás Deutsch (PPE), per iscritto. – (HU) La crisi che si sta manifestando in alcuni paesi dell’area euro rappresenta un monito senza precedenti per i decisori europei affinchè proteggano incondizionatamente i fondi pubblici e le finanze comunitarie. L’economia e i mercati internazionali sono incredibilmente sensibili ai provvedimenti dell’Unione Europea, come ad esempio le misure di salvataggio introdotte di recente. Intere economie nazionali verrebbero messe in pericolo se non si dovesse gestire la crisi adeguatamente e a livello europeo. Di conseguenza, non ritengo di esagerare dicendo che gli occhi di tutto il mondo sono puntati sui nostri ministri dell’economia e sulle istituzioni europee. A oggi, i governi di alcuni Stati membri non solo hanno portato le proprie economie sull’orlo della bancarotta perseguendo i propri interessi personali e agendo come oligarchie, ma hanno anche reso sempre più ardue le prospettive per il futuro di imprenditori, famiglie e giovani qualificati. Per questo motivo non possiamo che appoggiare l’auspicio del relatore che gli Stati membri diventino maggiormente responsabili, passo fondamentale perchè la gestione dell’attuale crisi abbia successo. In un momento critico come questo assume sempre più importanza un monitoraggio rigoroso che ponga fine all’era dei governi corrotti.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La relazione sulla lotta antifrode evidenzia sviluppi sostanzialmente positivi. Dal 2007 al 2008 si è riscontrata una diminuzione a livello finanziario degli effetti negativi delle irregolarità in tutti i settori, ad eccezione degli aiuti di preadesione, per i quali gli effetti negativi sono aumentati del 90,6 per cento. A questo proposito vorrei ricordare che fin dal 2002 l’Unione Europea finanzia gli “sforzi” della Turchia per entrare nell’Unione Europea e che anno dopo anno tali finanziamenti sono andati progressivamente aumentando. Nel solo quinquennio 2007 – 2013 la Turchia riceverà 4,84 miliardi di euro, sebbene la Commissione sia consapevole del fatto che i progressi compiuti da questo paese sono assolutamente insoddisfacenti rispetto ai criteri di ammissione. Ciononostante si continuano a stanziare fondi e in quantità sempre maggiore. E ancora, l’ultima relazione della Corte dei conti europea indica proprio a riguardo degli aiuti per l’adesione della Turchia come tali fondi vengano stanziati senza che vi siano obiettivi e parametri di riferimento sufficientemente chiari. In assenza di una strategia chiara e di piani specifici, i fondi vengono utilizzati in maniera non costruttiva. Dobbiamo assolutamente porre fine a questa pazzia.

 

27. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
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28. Chiusura della seduta
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(La seduta termina alle 23.55)

 
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