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Procedura : 2008/0192(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0146/2010

Testi presentati :

A7-0146/2010

Discussioni :

PV 17/05/2010 - 15
CRE 17/05/2010 - 15

Votazioni :

PV 18/05/2010 - 8.11
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0167

Resoconto integrale delle discussioni
Lunedì 17 maggio 2010 - Strasburgo Edizione GU

15. Parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma (discussione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Lulling, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sull’applicazione del principio di parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma e che abroga la direttiva 86/631/CEE (17279/3/2009 – C7-0075/2010 – 2008/0192(COD)) (A7-0146/2010).

 
  
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  Astrid Lulling, relatore.(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, in un periodo in cui le circostanze impongono politiche eccezionalmente reattive, il tema su cui mi soffermerò dimostra che anche la perseveranza è una virtù.

Dai primi anni ottanta non ho mai smesso di battermi per una riforma della direttiva del 1986, in quanto non ha conseguito il suo principale obiettivo, segnatamente il miglioramento dello status del coniuge che partecipa alle attività dell’azienda di famiglia in materia di sicurezza sociale e tutela della maternità.

Con l’adozione della mia relazione del 1997, il Parlamento aveva già chiesto la modifica di tale direttiva, la cui formulazione era troppo poco ambiziosa, benché il Consiglio dei ministri non avesse nemmeno appoggiato la proposta più ardita della Commissione europea del 1984. Malgrado numerosi solleciti, la Commissione non ha ceduto alla nostra opera di persuasione fino all’ottobre 2008, quando ha finalmente proposto di abrogare la direttiva diluita del 1986 per sostituirla con un testo che poggiasse su una base giuridica più solida.

Il Parlamento ne ha adottato gli emendamenti in prima lettura il 4 maggio 2009. Al fine di migliorare la proposta della Commissione, abbiamo ritenuto che, in particolare, dovesse sussistere l’obbligo di iscrivere coniugi e partner riconosciuti al regime di protezione sociale dei lavoratori autonomi, per garantire loro, tra le altre cose, di poter godere personalmente del diritto a una pensione di vecchiaia.

Di fatto, se tale iscrizione diventa volontaria, troppi coniugi tendono a rinunciare alla possibilità di rivendicare dei diritti e si ritrovano – ad esempio, in seguito a un divorzio – privi di protezione sociale, anche se hanno lavorato per decenni nell’azienda di famiglia e hanno contribuito alla sua prosperità.

Deplorevolmente, tale principio di iscrizione obbligatoria non ha ottenuto la maggioranza in seno al Consiglio dei ministri. Per di più, quest’ultimo ha impiegato nove mesi ad accordarsi su una posizione comune, che è stata poi resa pubblica dalla presidenza spagnola, che ha dimostrato un tatto e una perseveranza straordinari. Vorrei ringraziare la presidenza e il personale della Commissario Reding con cui porto avanti negoziati dal mese di gennaio. Grazie alla loro comprensione e alla loro diligenza, siamo riusciti a trovare un accordo col Consiglio che consentirà alla nuova direttiva di entrare in vigore dopo la nostra votazione di domani.

Abbiamo ovviamente dovuto fare delle concessioni, ma possiamo ritenerci soddisfatti per aver difeso a dovere gli interessi dei lavoratori autonomi che, col 16 per cento della forza lavoro e con un terzo di tale percentuale costituito da donne, rappresentano una forza considerevole in Europa. I loro coniugi – prevalentemente donne – che prestano la loro opera nella gestione dell’azienda familiare, che sia nel settore agricolo, artigianale, commerciale o professionale, in alcuni Stati membri sono troppo spesso trattati alla stregua di lavoratori invisibili che, se iscritti, aumenterebbero il tasso di attività e contribuirebbero inoltre a conseguire più rapidamente gli obiettivi della strategia 2020.

Visto che ho ripercorso la genesi lunga e difficile di questa direttiva, voglio anche soffermarmi sui progressi compiuti nel campo della tutela della maternità per le donne lavoratrici autonome e le coniugi di lavoratori autonomi. Se lo desiderano, la nuova direttiva consente loro di godere di un congedo di 14 settimane. Come dice il proverbio tedesco, Politik ist die Kunst des Erreichbaren, ovvero la politica è l’arte del possibile. So che alcuni eurodeputati – fortunatamente, una minoranza – ritengono che i lavoratori autonomi e i loro coniugi debbano pensare da soli alla propria sicurezza sociale. Conosco a memoria tale argomentazione, avendola sentita ripetere 20, 30 anni fa nel mio stesso paese, quando è stato introdotto l’obbligo per i coniugi degli agricoltori di iscriversi al fondo pensione per l’agricoltura.

Oggi queste persone sono felici. Mi preme inoltre sottolineare che i progressi che ho descritto sono conformi al principio di sussidiarietà, in quanto lasciano agli Stati membri la libertà di decidere come organizzare la protezione sociale dei coniugi, ai sensi delle loro leggi nazionali, e se attuarla su base obbligatoria o volontaria.

Come vede, signora Presidente, non ho il tempo di soffermarmi su tutti gli aspetti che condivido della direttiva, ma è evidente che siamo ancora capaci di produrre direttive europee che tutelino gli interessi dei nostri cittadini nella sfera sociale, e che sortiscano addirittura l’effetto di ridurre le distorsioni della concorrenza in seno al mercato unico. Sono riconoscente a tutti, anche ai miei colleghi della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, che hanno contribuito alla direttiva.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Onorevole Lulling, non volevo interromperla, ma ha diritto a quattro minuti adesso e a due minuti alla fine. Pertanto, le rimane ancora un minuto per dopo.

 
  
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  Günther Oettinger, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, sono lieto di poter presenziare alla discussione del Parlamento sul progetto di raccomandazione presentato dall’onorevole Lulling in merito alla proposta della Commissione concernente l’applicazione del principio di parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma.

La nostra proposta trasmette un segnale forte, vale a dire che non possiamo stare a guardare mentre le donne precipitano nella povertà a causa dell’assenza di una rete di sicurezza sociale. Inoltre, compie un notevole passo avanti in termini di promozione dell’imprenditoria femminile. Non mi dilungo a sottolineare l’importanza di entrambi questi aspetti nella situazione attuale.

Desidero rendere omaggio agli sforzi compiuti dalla relatrice, l’onorevole Lulling, per trovare un accordo con la presidenza spagnola su questo argomento tecnicamente complesso e politicamente delicato. La Commissione appoggia incondizionatamente il testo approvato il 3 maggio dalla commissione con una maggioranza schiacciante, e io esorto il Parlamento a fare altrettanto. L’adozione del testo nella sua versione attuale invierebbe un messaggio chiaro al Consiglio e preparerebbe il terreno all’adozione definitiva della proposta. Inoltre, aspetto ancor più importante, farebbe veramente la differenza a livello concreto, in un momento in cui se ne avverte un estremo bisogno.

 
  
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  Anna Záborská, a nome del gruppo PPE. (SK) Vorrei esordire ringraziando la nostra onorevole collega, Astrid Lulling, per l’impegno lungo e sistematico profuso nella modifica della direttiva in oggetto. Per quanto riguarda il parere presentato, mi preme sottolineare tre punti che considero importanti.

Attualmente, a livello di Unione europea, le lavoratrici autonome che sono anche madri godono di protezioni insufficienti, così come trascurabili sono i miglioramenti che hanno riguardato i coniugi di coloro che esercitano attività autonome. Confido nel fatto che il testo adottato si applicherà a tutti i settori e non soltanto all’agricoltura.

La creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo delle aziende familiari implica il sostegno alle piccole e medie imprese. Significa creare uno spazio per l’iniziativa privata e la nuova occupazione. Una componente di un contesto siffatto è rappresentata dalla protezione sociale di coloro che decidono di partecipare alle attività commerciali del proprio coniuge. Dal punto di vista economico, il loro lavoro offre il medesimo contributo di quello di un dipendente; di conseguenza, essi hanno diritto alla stessa tutela sociale garantita dallo Stato ai dipendenti.

Tuttavia, nella ricerca di meccanismi adeguati a tale protezione, dobbiamo garantire il massimo rispetto del principio della sussidiarietà. La scelta degli strumenti deve continuare a essere prerogativa degli Stati membri.

Infine, i bambini hanno soprattutto bisogno della presenza della madre nei primi mesi di vita, indipendentemente dal fatto che siano nati in Francia, Germania o Slovacchia. Mi auguro che la nuova versione della direttiva sul congedo di maternità estenda tali vantaggi a 18 settimane a tutte le madri lavoratrici, senza eccezioni.

 
  
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  Rovana Plumb, a nome del gruppo S&D.(RO) Grazie, signora Presidente. Vorrei esprimere i miei ringraziamenti al Commissario, ai rappresentanti del Consiglio e infine, ma non da ultimo, all’onorevole Lulling, con la quale ho intrattenuto una cooperazione eccellente, nonché ai miei colleghi della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.

L’Unione europea si trova di fatto in una situazione cruciale, in quanto colpita dalla crisi, ma la direttiva in esame va a sostegno dell’imprenditoria femminile. L’Unione europea deve promuovere e sostenere l’imprenditoria femminile, per contribuire alla creazione di posti di lavoro e garantire pari opportunità sul mercato del lavoro, specialmente nella situazione corrente.

In merito a questa proposta di direttiva, mi preme precisare che abbiamo sostenuto la posizione secondo cui le lavoratrici autonome, le mogli e le compagne di fatto di lavoratori autonomi, se decidono di avere dei figli, debbano godere della protezione sociale e di un congedo retribuito. Riconosciamo l’esigenza di garantire una protezione alle coniugi dei lavoratori per rimuovere gli ostacoli che si frappongono all’imprenditoria femminile. Appoggiamo inoltre il conferimento di poteri chiari agli enti nazionali per promuovere pari opportunità e trattamento tra uomini e donne.

L’interruzione del loro coinvolgimento nella vita lavorativa durante il congedo di maternità non dovrebbe costituire un handicap per le madri. Anzi, gli Stati membri dovrebbero identificare mezzi di sostegno adeguati per aiutarle a mantenere il proprio ruolo professionale nella società, con l’obiettivo di conciliare la loro vita familiare e lavorativa. Al contempo, condivido l’importanza del trovare soluzioni per garantire il reinserimento di tali madri nell’ambiente professionale, contribuendo nel contempo al sostegno attivo delle loro famiglie.

L’applicazione e la tutela dei diritti economici, sociali e culturali e il miglioramento della vita sia professionale sia familiare sono obiettivi fondamentali che vanno promossi dalla nuova direttiva.

 
  
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  Antonyia Parvanova, a nome del gruppo ALDE.(BG) Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi preme innanzi tutto ringraziare l’onorevole Lulling per le ore di infaticabile lavoro profuse nel raggiungimento di un compromesso e accordo validi col Consiglio. Indipendentemente dalla diversità dei pareri sulle questioni chiave individuali toccate dalla direttiva e ricordando che la stessa è ancora in via d’esame in sede di seconda lettura, desidero dichiarare in tutta certezza che il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa condivide la decisione di compromesso raggiunta per un’introduzione quanto mai tempestiva della legislazione negli Stati membri.

L’aggiornamento di questa legge ci consente di garantire pari trattamento a uomini e donne, con particolare riguardo alla protezione sociale, specialmente a favore delle donne che esercitano attività autonome. Il nuovo quadro legislativo ci consentirà di assicurare il medesimo livello di protezione alle donne lavoratrici autonome e alle coniugi e partner di lavoratori autonomi.

Grazie all’emendamento della direttiva in oggetto, gli Stati membri saranno chiamati a garantire diritti standard in materia di sicurezza sociale, comprese 14 settimane di congedo di maternità retribuito per le lavoratrici autonome e per le mogli o compagne di fatto di lavoratori autonomi.

L’emendamento della direttiva è una decisione sufficientemente attuale e positiva, che darà alle lavoratrici autonome e alle mogli e compagne di fatto dei lavoratori autonomi la possibilità di godere dei medesimi diritti alla sicurezza sociale garantiti alle dipendenti. Tali coniugi e partner non sono lavoratrici dipendenti. Va tuttavia ricordato che solitamente partecipano all’attività autonoma dei partner – una pratica molto diffusa nel mio paese a livello di agricoltura, di piccole imprese e di libere professioni.

L’aggiornamento della legislazione permetterà agli Stati membri di decidere se fornire alle lavoratrici autonome e alle mogli che partecipano all’attività dei lavoratori autonomi la possibilità di iscriversi a un regime di sicurezza sociale su base volontaria o obbligatoria. In tal modo, verranno garantiti alla stessa maniera la protezione sociale e i diritti delle donne impiegate in un’azienda agricola familiare. Oltre a far fronte ai rischi di mercato, a tutelare la produzione e a gestire la crisi finanziaria, tali donne devono anche scegliere i programmi migliori per tutelare la propria posizione sociale e sanitaria.

E’ l’unico modo per migliorare in modo concreto la situazione sia delle lavoratrici autonome e dei loro mariti, sia delle compagne dei lavoratori autonomi, soprattutto in termini di protezione sociale ed economica, indipendentemente dalla situazione del proprio coniuge o partner.

A mio parere, questo testo legislativo così articolato ci permette di compiere un passo in avanti che, per quanto piccolo, è straordinariamente importante per la parità di trattamento fra uomini e donne. E’ questa la strada giusta per raggiungere l’obiettivo strategico della parità di diritti tra uomini e donne e per l’attuazione del programma da noi recentemente aggiornato – Piattaforma d’azione Pechino +15.

Grazie a questo progresso, piccolo ma essenziale, ritengo che ci avvicineremo sempre più al miglioramento dei programmi per la salute riproduttiva, a un mercato generale per i servizi sanitari e assicurativi europei, e alla tutela della maternità e di una qualità della vita dignitosa, indipendentemente dalle differenze geografiche, sociali, culturali ed etniche. L’aver imboccato questa strada ci dà la libertà di scegliere le nostre priorità e una soluzione utile per conciliare vita professionale e familiare, garantendo una base solida e armoniosa per l’equa condivisione delle responsabilità tra i sessi.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda, a nome del gruppo Verts/ALE.(ES) Signora Presidente, anch’io vorrei naturalmente ringraziare l’onorevole Lulling e i membri di Consiglio e Commissione che hanno lavorato sulla direttiva.

Vorrei comunque ribadire il concetto espresso dall’onorevole Lulling. Ritengo sia preoccupante vedere come alcuni Stati membri frappongano così tanti ostacoli alla standardizzazione del trattamento paritario e non discriminatorio a livello europeo. Non è l’unico frangente in cui emerge tale comportamento: l’abbiamo visto anche nel caso della direttiva sulle discriminazioni multiple e sulla parità di trattamento in altri settori, e ritengo che tale circostanza meriti una debita pausa di riflessione.

Non possiamo fare appello alla sussidiarietà quando ci troviamo di fronte a una questione così importante e basilare, segnatamente i diritti inequivocabili e fondamentali spettanti a ogni cittadino dell’Unione europea. Secondo me, non possiamo usare il tutto come pretesto per permettere pratiche discriminatorie in seno all’Unione europea.

A mio avviso, la direttiva che sta per essere adottata – e mi auguro che lo sia – risolverà parte del problema. E’ una cosa buona, un risultato importante. Garantisce un trattamento più paritario ai cittadini che sono attualmente alla ricerca di un’attività autonoma e, logicamente, anche alle persone a loro carico, vale a dire alle mogli o ai mariti di chi esercita attività autonome.

Vi è tuttavia un’altra questione importante, che va sottolineata. Alcuni hanno definito l’aver portato il congedo di maternità a 14 settimane un progresso, e questo è innegabile. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che c’è un’altra direttiva in discussione che pone l’accento sulla necessità di prolungare tale congedo – e insisto sul fatto che si tratta di un congedo, non di assenza per malattia – per motivi di uguaglianza.

Va da sé che non sono pertanto ammesse discriminazioni, non solo tra gli Stati membri, ma neanche tra le tipologie di attività che desiderano svolgere coloro che fanno domanda di congedo. Di conseguenza, l’esigenza di garantire parità di diritti, sia tra gli Stati membri sia in relazione al tipo di attività e di copertura a livello di sicurezza sociale oggi a disposizione è – voglio sottolinearlo ancora una volta – una priorità che va oltre la direttiva che oggi ci apprestiamo ad adottare.

 
  
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  Marina Yannakoudakis, a nome del gruppo ECR.(EN) Signora Presidente, vorrei in primo luogo complimentarmi con l’onorevole Lulling per la relazione: ha compiuto uno sforzo coraggioso.

La prima volta che ho avuto notizia della relazione, mi sono chiesta come avrebbe potuto funzionare logisticamente. L’obiettivo della relazione è ammirevole e sostiene il principio della parità di trattamento per le lavoratrici e lavoratori autonomi e i loro coniugi.

Poi però ho pensato a come sarebbe stata accolta questa relazione da un lavoratore autonomo, ad esempio un idraulico o un elettricista. Per fare un’ipotesi, diciamo che questo lavoratore ha una moglie che la sera lo aiuta col lavoro d’ufficio e risponde al telefono da casa. Come si inserisce la relazione in una situazione del genere?

Tale lavoratore dovrebbe versare i contributi sociali per la moglie, permettendole pertanto di godere del congedo di maternità, se necessario? Questo imprenditore individuale, che incontra già notevoli difficoltà nella situazione economica attuale, potrebbe permettersi di versare questa imposta indiretta, e lui e la moglie sarebbero disposti a sostenere questo onere aggiuntivo? Se non lo considerassero un vantaggio, non si limiterebbero a non versare tali contributi – dopo tutto, nessuno sa che la moglie aiuta il marito – e non è così che fanno le coppie sposate, non si aiutano forse a vicenda?

Poi però ho sviluppato ulteriormente quest’ipotesi: qualche anno dopo, i due divorziano, come spesso accade, e a quel punto cosa succede? Il poveretto verrà fatto a pezzi in tribunale dalla moglie per non averle versato i contributi. Viviamo in tempi interessanti, e questo sarebbe un effetto collaterale interessante della nostra relazione.

Il numero di lavoratori autonomi nel Regno Unito ha raggiunto 1,7 milioni. Una ragione alla base di tale incremento è che le opportunità di occupazione sono più scarse di questi tempi, pertanto i cittadini preferiscono mettersi in proprio. E in tali circostanze, lo Stato non dovrebbe sostenere i loro sforzi?

Ho esaminato gli emendamenti dell’onorevole Lulling e ritengo che abbia compiuto uno sforzo coraggioso per migliorare quella che originariamente era una relazione decisamente eccessiva in materia di attività autonome. Tuttavia, continua a preoccuparmi la legislazione in materia di occupazione che viene approvata a Bruxelles. A mio parere, tale compito dovrebbe essere preferibilmente svolto dai governi nazionali, più adatti a valutare le esigenze dei loro cittadini – come effettivamente osserva la relazione.

Sono a favore delle raccomandazioni dell’onorevole Lulling secondo cui i sistemi nazionali dovrebbero riconoscere l’importanza della protezione dei lavoratori autonomi e noi dovremmo schierarci tutti contro ogni forma di discriminazione, ma non sono tuttavia convinta che quest’Assemblea sia la sede adeguata per discutere di questioni occupazionali.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, a nome del gruppo GUE/NGL.(SV) Signora Presidente, vorrei ringraziare il Consiglio e la Commissione. Mi preme inoltre esprimere i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Lulling, perché è grazie al suo grande impegno e al lavoro eccellente svolto in materia che abbiamo raggiunto la seconda lettura. Abbiamo ora un accordo sulla parità di trattamento tra coloro che esercitano attività autonome e i loro coniugi, e il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica appoggia la proposta.

La forza lavoro di cui stiamo parlando è costituita principalmente da donne che in passato erano invisibili. La necessaria revisione della direttiva precedente elimina le discriminazioni che in passato avevano messo in posizione di svantaggio i lavoratori autonomi e i loro partner.

Le lavoratrici autonome e i coniugi dei lavoratori autonomi devono essere evidentemente coperti dai sistemi di assicurazione sociale offerti dallo Stato. Un altro punto importante della direttiva oggetto delle trattative è che, in caso di una direttiva futura su un congedo parentale più lungo per i dipendenti, la Commissione deve informare Parlamento e Consiglio per consentirci di garantire a chi svolge attività autonome gli stessi diritti dei dipendenti, se del caso.

Vorrei inoltre aggiungere che, in vista della strategia UE 2020 e degli sforzi volti a potenziare la crescita in seno all’UE, occorre porre fine alla discriminazione contro le imprenditrici, che devono anch’esse aver diritto al congedo parentale e poter conciliare la carriera con la vita familiare – un concetto di cui discutiamo molto spesso.

 
  
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  Mara Bizzotto, a nome del gruppo EFD Group. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, se esiste ancora un divario tra occupazione maschile e femminile, sappiamo bene che tale differenza è ancora più marcata nell'ambito delle attività autonome. Infatti, la donna troppo spesso è costretta a sacrificare le proprie ambizioni professionali in nome dell'assunzione del ruolo e del carico di lavoro che deriva dalla assurda presunzione della dedizione alla famiglia.

Per risolvere questo problema ritengo sia necessario predisporre misure – come quelle contenute nella direttiva di cui stiamo discutendo – ma tenendo ben fisso lo sguardo alla stella polare della famiglia: solo questo può dar senso e speranza di successo a queste stesse misure!

Liberare la donna dall'angoscioso dilemma della scelta tra il ruolo di madre, moglie, imprenditrice, significa rendere meno oneroso il carico di lavoro familiare e andare dritti ai problemi concreti, attraverso misure positive specifiche di sostegno alla famiglia. Mettere la famiglia al centro, diversamente qualsiasi pacchetto di misure sarà un insieme scoordinato di interventi, alla fine inutili.

 
  
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  Christa Klaß (PPE).(DE) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, dopo 24 anni è giunto il momento di aggiornare e adeguare la direttiva sul principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne impegnate in un’attività di lavoro autonomo.

Due anni dopo che la Commissione ha presentato la propria proposta, la presidenza spagnola ha ora negoziato un compromesso fattibile ed accettabile con la nostra relatrice, l’onorevole Lulling. Ovviamente, non realizza tutti i nostri desideri. Oggetto della discussione sono stati una regolamentazione maggiore e più obblighi assicurativi. Dovevamo risolvere la questione della severità dei vincoli in termini di protezione sociale necessaria per le lavoratrici autonome e, in particolare, per i coniugi partecipanti, la maggior parte dei quali sono donne. Se le donne prestano la loro opera nelle piccole e medie imprese, devono per lo meno poter contare su una protezione adeguata, che deve tuttavia essere garantita dalle aziende stesse.

Come sappiamo, l’attività autonoma rappresenta un’opportunità ma anche un rischio, in particolare per quel che riguarda il livello di reddito, che spesso oscilla. Tuttavia, il rischio della protezione sociale di base non deve essere sostenuto solamente da risorse private. Ognuno nella società dovrebbe assumersi la responsabilità della propria protezione – per quanto possibile – per non diventare un peso per la società e per essere coperto per tutte le contingenze che si possono verificare. Sono lieta che la proposta riguardi tutti i lavoratori autonomi e non sia limitata a coloro che si occupano di agricoltura. Gli Stati membri possono decidere che strada imboccare – se rendere tale copertura obbligatoria o necessaria. Questa si chiama sussidiarietà.

Il congedo di maternità di 14 settimane per le lavoratrici autonome è una decisione valida; garantirà a tali donne la parità di trattamento rispetto alle colleghe dipendenti, e concederà un periodo di tempo sufficiente per un sano recupero della madre e del neonato. La nuova direttiva è un passo in avanti considerevole verso l’uguaglianza e rappresenta una notevole riduzione dei rischi per gli uomini e le donne che raccolgono la sfida dell’attività autonoma. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno offerto il proprio contributo in tal senso.

 
  
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  Britta Thomsen (S&D).(DA) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, la direttiva sulla parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma è di importanza capitale, in quanto assicura condizioni sociali comparabili a quelle delle lavoratrici dipendenti a milioni di donne europee che sono lavoratrici autonome, imprenditrici o coniugi partecipanti.

L’elemento chiave più importante della direttiva è il diritto ad un minimo di 14 settimane di congedo di maternità. L’esigenza di garantire condizioni migliori alle lavoratrici autonome emerge con chiarezza quando constatiamo quante poche donne, in termini relativi, scelgono l’attività autonoma al giorno d’oggi. Nell’UE, solamente l’8 per cento della forza lavoro femminile esercita un lavoro autonomo, mentre tale percentuale è pari al 16 per cento per gli uomini. Dobbiamo motivare più donne a diventare lavoratrici autonome e, in tal senso, la direttiva compie un passo nella giusta direzione. A molte donne piacerebbe intraprendere questa strada, ma manca loro il coraggio a causa delle condizioni sociali incerte. A mio parere, la direttiva andrebbe vista alla luce del lavoro importante sulla direttiva generale in materia di maternità svolto dalla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. Garantire il diritto di tutte le donne europee a godere del congedo di maternità senza che questo comprometta la loro posizione nel mercato del lavoro è un pilastro fondamentale per la parità in Europa.

Se a livello di Unione vogliamo realizzare l’obiettivo della previdenza per tutti i cittadini, occorre dare a tutte le donne comunitarie la giusta possibilità di godere del congedo di maternità. Se a livello di Unione vogliamo realizzare l’obiettivo della previdenza per tutti i cittadini, dobbiamo anche far aumentare il tasso di natalità. Auspico che la direttiva in questione rappresenti soltanto il primo dei due passi da compiere per conseguire tale obiettivo. Stiamo ora assicurando a tutte le donne europee il diritto al congedo di maternità. Il prossimo passo dev’essere la concessione del congedo di paternità, per garantire una parità a tutti gli effetti.

 
  
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  Riikka Manner (ALDE).(FI) Signora Presidente, vorrei in primo luogo ringraziare la relatrice per un compromesso eccellente. Recentemente in Europa abbiamo parlato di competitività, soprattutto nel quadro di Europa 2020, e di come sia possibile dare vita a una competitività del genere, soprattutto moltiplicando il numero di piccole e medie imprese.

Se vogliamo incoraggiare l’imprenditoria, tali questioni ora in esame che riguardano l’applicazione del principio del pari trattamento tra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma sono d’importanza capitale e fanno parte di questa discussione. Occorre stabilire un’alternativa valida in termini di imprenditoria sia maschile sia femminile. Inoltre, andrebbe sostenuta l’imprenditoria accademica, che dovrebbe essere prevista dai programmi di studio. A tale riguardo, siamo molto indietro rispetto agli Stati Uniti d’America, solo per citare un esempio.

Parlando di uguaglianza, non va dimenticato che uno degli indicatori che descrivono la situazione quando si parla di uguaglianza è proprio la questione dell’imprenditoria e la possibilità di intraprendere tale carriera indipendentemente dal genere. Se raffrontiamo le cifre europee, riscontriamo che la maggior parte degli imprenditori sono ancora di sesso maschile. Se prendiamo in considerazione la questione dell’imprenditoria per la crescita e i modi per sostenerla, mi rammarica riferire che al momento le statistiche rilevano che il desiderio di crescere tra le imprenditrici è molto inferiore rispetto ai corrispondenti maschili.

Sono naturalmente molte le ragioni che si celano dietro queste statistiche, ma rimane il fatto che attualmente i sistemi di sicurezza sociale riservati agli imprenditori, ad esempio, sono così insoddisfacenti da tradursi in sfide proprio per le imprenditrici, come abbiamo appurato nel corso della discussione. Per di più, se vogliamo considerare nel loro complesso questioni quali la maternità, la paternità e l’imprenditoria, emerge l’esigenza di interventi speciali, in quanto il lavoro di un imprenditore individuale è spesso di natura irregolare, gli orari di lavoro sono pesanti e il sostentamento è incerto. Il testo legislativo attuale è un passo avanti eccellente verso un approccio più paritario e incoraggiante nei confronti dell’imprenditoria.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, è importante che questo processo si stia avviando al termine, malgrado i limiti che lo caratterizzano. E’ tempo di garantire a tutte le donne che lavorano – compresi i milioni di lavoratrici autonome, di coniugi e di partner di fatto di lavoratori autonomi – godano dei medesimi diritti, segnatamente in termini di congedo di maternità.

Benché la direttiva in oggetto si muova in questa direzione, non va fino in fondo nella lotta contro le discriminazioni e nella garanzia della parità di trattamento. E’ un passo positivo che appoggiamo. Non vogliamo tuttavia fermarci a 14 settimane di congedo di maternità, e vogliamo che in futuro la nuova direttiva in materia di congedo di maternità e di paternità si applichi anche a queste situazioni.

Sarà una lotta incessante, è naturale, anche se accogliamo con favore i progressi compiuti fino a questo momento e ci complimentiamo con la relatrice per la dedizione alla causa dimostrata durante l’intero processo.

 
  
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  Pascale Gruny (PPE).(FR) Signora Presidente, onorevoli colleghi, oggi il Parlamento europeo sta trasmettendo un messaggio forte alle donne che aiutano i coniugi nella loro attività autonoma. D’ora in poi, assisteranno a un potenziamento significativo dei loro diritti, e vorrei congratularmi con la nostra relatrice Lulling per il lavoro svolto.

L’Europa deve proteggere. Grazie alla nuova definizione di “coniugi partecipanti”, i coniugi e i partner avranno diritto alla protezione sociale in caso di malattia o di pensione. I coniugi dei panettieri potranno ora godere dei diritti sociali.

E’ tuttavia deplorevole che il Consiglio non abbia acconsentito all’iscrizione obbligatoria, ma si sia limitato ad adottare il sistema dell’iscrizione volontaria.

Viene inoltre garantito il congedo di maternità a tutte le donne. Il nuovo testo prevede un periodo minimo di congedo di maternità per le lavoratrici autonome e le mogli dei lavoratori autonomi di tutta l’Unione europea. La durata di tale congedo è stata attualmente fissata a 14 settimane. Sono il relatore ombra per il gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano) per la direttiva concernente la salute e la sicurezza sul posto di lavoro per le donne incinte. Spero sinceramente che, con l’adozione di questo testo, si proceda a prolungare il congedo di maternità; e perché non fare poi lo stesso anche per le lavoratrici autonome?

In conclusione, l’Europa ha proposto alcune soluzioni creative e pragmatiche per aiutare le coppie a conciliare la vita professionale e familiare. E’ ora giunto il momento di passare al lato pratico della cosa e attuare le proposte il prima possibile. La campagna europea per la protezione delle donne compie un progresso grazie a questo testo. Tuttavia, noi eurodeputati dobbiamo continuare a combattere le disuguaglianze tra uomini e donne.

 
  
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  Edite Estrela (S&D).(PT) Signora Presidente, questa direttiva deve essere sottoposta a una revisione urgente. La relazione in oggetto è importante, in quanto risolverà la situazione ingiusta e discriminatoria delle lavoratrici autonome e, al contempo, promuoverà l’imprenditoria femminile.

D’ora in avanti, le lavoratrici autonome e le coniugi e partner di fatto dei lavoratori autonomi avranno diritto al congedo di maternità, identico a quello delle lavoratrici salariate in termini sia di durata, sia di remunerazione. Sussiste tuttavia un prerequisito: la contribuzione alla sicurezza sociale. E’ giusto ed equo che sia così, in quanto anche le lavoratrici dipendenti versano tali contributi previdenziali.

E’ inoltre da considerarsi essenzialmente equo che il diritto al congedo di maternità non venga ridotto per il settore agricolo, e che venga esteso a tutte le lavoratrici autonome che, se non ricordo male, rappresentavano il 10,5 per cento di tutti i lavoratori dell’Unione europea nel 2007. E’ per questo che, a mio parere, andrebbe applicato a tutte le lavoratrici autonome, indipendentemente dal campo di attività, che sia nel settore artigianale, nel commercio, nelle libere professioni o nelle piccole e medie imprese.

Dobbiamo promuovere l’uguaglianza, per cui mi auguro che il Parlamento europeo adotti le proposte che sono già state avallate dalla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.

 
  
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  Lena Kolarska-Bobińska (PPE).(PL) L’adozione delle misure in oggetto è molto importante dal punto di vista economico e sociale, ma anche per i valori rappresentati dalla tutela della famiglia e dalle pari opportunità.

La crisi attuale e l’aumento della disoccupazione da essa provocata stanno colpendo soprattutto i gruppi più deboli, uno dei quali è rappresentato dalle donne. Pertanto, provvedimenti giuridici che garantiscano una posizione di parità alle lavoratrici autonome agevoleranno le donne che desiderano mettersi in proprio. E’ importante, quindi, in vista della necessità di accelerare lo sviluppo economico in Europa e di ridurre la disoccupazione, ma è altrettanto rilevante perché un numero sempre crescente di donne decide di avviare un’attività propria. Sono loro che prendono le decisioni, che detengono la responsabilità della loro azienda, che decidono cosa fare e come investire il denaro, e non dovrebbero essere soggette a discriminazioni.

Le piccole imprese rappresentano pertanto un luogo in cui le donne possono soddisfare le proprie ambizioni, donne che vogliono essere professionalmente attive ma che non intendono rinunciare alla vita familiare. Di fatto, tali misure consentiranno anche agli Stati membri che prendono seriamente la politica per le famiglie di cogliere l’occasione per migliorare la loro stessa legislazione. Vorrei richiamare inoltre l’attenzione su un gruppo specifico bisognoso di ulteriore protezione e che merita la nostra considerazione per la situazione in cui si trova. Mi riferisco alle donne che lavorano a casa. Il lavoro domestico non viene trattato alla stregua di un’attività lavorativa vera e propria, anche se di fatto comporta lo svolgimento di circa 200 compiti giornalieri. Le casalinghe spesso non sono protette da una pensione o da accordi in campo sanitario, e non hanno diritto alle ferie. In tal senso, ritengo che dovrebbero entrare in vigore norme capaci di agevolare il godimento da parte di queste donne di tutte le forme di protezione sociale.

 
  
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  Iratxe García Pérez (S&D).(ES) Signora Presidente, mi associo ai ringraziamenti rivolti sia all’onorevole Lulling sia alla presidenza spagnola. Ringrazio l’onorevole Lulling per la sua perseveranza, la sua tenacia e il duro lavoro svolto per portarci alla situazione in cui ci troviamo oggi, e la presidenza spagnola per aver permesso che in seno al Consiglio venissero espressi pareri discordanti e spesso opposti, il che ci ha consentito di avere oggi questo accordo di cui discutere.

Nella discussione in oggetto ci occupiamo dell’emendamento alla direttiva 86/613/CEE, che ha evidenziato con chiarezza che la medesima non è conforme agli obiettivi stabiliti. Ritengo che sia essenziale sottolineare l’importanza cruciale di questo accordo in un periodo in cui in Europa serpeggiano crisi e incertezza, un periodo che non ha impedito i progressi nel campo della protezione sociale delle donne, delle lavoratrici autonome in seno all’Unione.

Mi preme ricordare che nel 2007 più del 10 per cento dei lavoratori dell’Unione europea erano lavoratori autonomi. L’accordo raggiunto potrebbe non essere la soluzione migliore, ma lascia comunque spazio a ulteriori progressi futuri.

L’obiettivo principale della direttiva è l’estensione della protezione sociale ai partner di tutti i lavoratori autonomi, comprese le coppie non sposate, e la garanzia della sicurezza sociale per tutti i lavoratori autonomi o le coppie che lavorano in proprio, una copertura che al momento non viene offerta da tutti gli Stati membri.

Al momento siamo impegnati sul fronte della definizione della strategia UE 2020, in cui delineeremo il futuro del modello europeo. Tale futuro non può trascurare il principio della parità di trattamento, ed è pertanto essenziale procedere con quel genere di misure che garantiscono tale principio. Mi auguro che il passo compiuto oggi con l’adozione della presente proposta sia il primo di una lunga serie.

 
  
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  Joanna Katarzyna Skrzydlewska (PPE).(PL) Accolgo con gioia l’adozione quasi unanime della relazione Lulling da parte della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. La relazione riguarda l’introduzione di emendamenti alla direttiva sull’applicazione del principio di parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma.

E’ molto imporrante che sia stato raggiunto un compromesso e sia stato messo a segno un miglioramento della situazione dei lavoratori autonomi, che rappresentano il 10 per cento circa di tutta la popolazione attiva. Tra gli emendamenti introdotti, il più importante riguarda la possibilità concessa ai lavoratori autonomi e alle loro coniugi o partner di fatto di ricevere prestazioni sociali, tra cui, aspetto estremamente importante, la possibilità di versare dei contributi per la pensione e di godere di un congedo di maternità retribuito analogo a quello corrisposto alle donne assunte. Tali diritti devono essere previsti dalla legislazione a livello comunitario.

Si tratta di misure che non solo contribuiranno a migliorare la situazione delle donne, ma ridurranno anche le ragguardevoli disparità esistenti tra i lavoratori autonomi e quelli impiegati da un datore di lavoro. Milioni di persone che lavorano nelle imprese a conduzione familiare avranno finalmente la possibilità di godere della protezione sociale volontaria basata sull’iscrizione a un regime di assicurazione sociale, che garantisce loro una situazione migliore. E’ un passo avanti importante, tanto più che il compromesso raggiunto quest’anno è avvenuto dopo diversi anni costellati da insuccessi.

Incoraggio tutti i colleghi ad appoggiare la relazione. A questo punto vorrei ringraziare sinceramente l’onorevole Lulling in quanto, grazie alla sua relazione, molte lavoratrici autonome avranno una vita più semplice.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D).(FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli parlamentari, con questo documento eccellente dell’onorevole Lulling il Parlamento europeo si propone di ridurre ulteriormente le divergenze di trattamento tra gli uomini e le donne sul luogo di lavoro, e accolgo con favore tale iniziativa. E’ un passo in avanti lungo una strada ancora molto lunga.

Ritengo che sia effettivamente essenziale sottolineare l’importanza della protezione sociale a favore dei coniugi partecipanti o dei compagni riconosciuti dei lavoratori autonomi. Non dimentichiamo che, in molti paesi europei, tali coniugi non godono ancora di uno status vero e proprio, che il loro lavoro non viene riconosciuto, e che non sono coperti dalla sicurezza sociale per i lavoratori autonomi. Siamo nel 2010, e in alcuni Stati membri le donne sono ancora penalizzate da un mancato riconoscimento dei loro diritti, oltre a essere totalmente dipendenti dall’assicurazione del marito.

In quest’epoca di crisi economica, non possiamo permettere che tali coniugi dipendano da un sistema che potrebbe farli precipitare nella povertà, da un giorno all’altro, in caso di divorzio o di separazione, tanto per fare un esempio. Per questo non possiamo accettare la possibilità che gli Stati membri mantengano disposizioni nazionali che limitino l’accesso a programmi specifici di protezione sociale o a un certo livello di finanziamento. I coniugi partecipanti devono essere coperti sul fronte delle pensioni, delle indennità familiari, delle prestazioni sanitarie, del sussidio di inabilità al lavoro e della maternità.

Infine, in questa fase dei negoziati, spetta agli Stati membri decidere se questa protezione sociale vada attuata su base obbligatoria o volontaria. Per questo esorto fermamente tutti i paesi membri a fare il possibile per assicurarsi che tale protezione sia obbligatoria. Dobbiamo combattere tutti contro l’incertezza del posto di lavoro e il mancato riconoscimento dei diritti, soprattutto in un’epoca di crisi economica.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) Anch’io vorrei ringraziare la relatrice, Astrid Lulling, per il lavoro svolto. Analogamente ad altri colleghi, condivido inoltre la sua opinione secondo cui la protezione più ampia della maternità a favore delle lavoratrici autonome e i miglioramenti della situazione dei coniugi di lavoratori autonomi non dovrebbero essere limitati dalla direttiva ai cittadini che lavorano in campo agricolo, bensì dovrebbero ovviamente essere applicati anche ad altre aree, tra cui le libere professioni. I coniugi partecipanti non dispongono ovunque di uno status giuridico proprio, pertanto il loro lavoro non viene sempre riconosciuto e non godono di regimi di sicurezza sociale indipendenti. E’ assolutamente necessario riconoscere il loro status professionale e definire i loro diritti. Sono lieta che il Consiglio abbia accolto in prima lettura il parere del Parlamento secondo cui le indennità di maternità dovrebbero permettere un’interruzione del lavoro di almeno tre mesi, il minimo indispensabile per il normale decorso di una gravidanza e il recupero fisico della madre in seguito a una nascita priva di complicazioni, benché per lo sviluppo salutare del bambino sia ottimale garantire almeno due anni di cure individuali a casa. Mi rincresce che il Consiglio non consideri questi tre mesi come lo standard minimo assoluto che gli Stati membri dovrebbero garantire automaticamente, e che soltanto i versamenti aggiuntivi possano essere effettuati su base volontaria.

 
  
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  Antigoni Papadopoulou (S&D).(EL) Signora Presidente, anch’io vorrei appoggiare e accogliere con favore l’attuale compromesso, in quanto solleva la questione del deficit democratico di cui le donne in particolare sono state vittime per anni pur avendo collaborato con i mariti nella gestione della loro attività autonoma nel campo del commercio, dell’artigianato, delle piccole e medie imprese e delle libere professioni, senza aver goduto per anni di un riconoscimento del lavoro svolto.

I lavoratori autonomi e i loro partner, la maggior parte dei quali sono donne, hanno dei diritti. Non sono lavoratori invisibili; hanno diritto alla sicurezza sociale, all’assistenza sanitaria, a una pensione, al congedo di maternità, al congedo parentale e al congedo di paternità. Le donne si sono sacrificate per anni per i loro mariti, per il loro avanzamento professionale, per i figli e per la famiglia, offrendo il loro lavoro a basso costo, non retribuito. Spesso, dopo il divorzio o il decesso del coniuge, si ritrovano senza assicurazione, senza sussidi né compensazioni.

L’attuale compromesso prende di mira alcune delle disparità esistenti. Tuttavia, si profila già all’orizzonte la necessità insopprimibile di garantire ulteriore sostegno alle donne, per promuovere la parità delle imprenditrici, soprattutto in un periodo di crisi economica e nel momento in cui l’Unione europea sta definendo la propria politica del futuro, per l’Unione europea del 2020.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, la ringrazio per avermi concesso la parola su questo argomento. Il 30 per cento circa di tutti coloro che svolgono un’attività autonoma nell’UE è rappresentato da donne, che sono presenti in una percentuale particolarmente elevata nelle piccole e medie imprese, soprattutto nel settore dei servizi e, in tale veste, offrono un contributo economico notevole alla nostra società.

A tali donne andrebbero offerte le medesime opportunità dei colleghi uomini senza dover ricorrere alle quote o a soluzioni analoghe. Le lavoratrici autonome devono frequentemente affrontare il problema che una maternità possa pregiudicare il loro sostentamento. In vista di un invecchiamento sempre più marcato della popolazione, è ora più importante che mai garantire disposizioni efficaci in caso di maternità e dare la priorità alle famiglie.

Anche le aziende familiari in cui le donne prestano la propria opera svolgono un ruolo importante – sia nelle diverse professioni, sia nel commercio, nella vendita al dettaglio o in particolare nel mondo agricolo. In tutte queste aree occorre garantire una protezione sociale e legale adeguata.

Ciononostante, gli Stati membri dovrebbero comunque mantenere le loro competenze rispetto alla legislazione sociale, competenze che non dovrebbero mai essere trasferite all’UE. Si tratta di ricorrere a compromessi e a diverse opzioni per tener conto delle tradizioni divergenti nel campo della politica sociale, quali la scelta tra un’assicurazione obbligatoria o volontaria a favore dei coniugi partecipanti.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi associo ai complimenti estesi all’onorevole Lulling. Accolgo con favore il fatto che questa relazione compia un passo in avanti verso la realizzazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne, compreso il settore del lavoro autonomo. Un pilastro importante – e a ragione – è il fatto che copre non soltanto i coniugi, bensì anche i partner delle coppie di fatto. I coniugi partecipanti potranno finalmente essere equiparati a livello di protezione sociale, comprese anche le disposizioni in materia di maternità.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signora Presidente, anch’io vorrei esprimere i miei più sentiti complimenti all’onorevole Lulling. La sua relazione offre, soprattutto alle donne, opportunità totalmente nuove nell’area del lavoro autonomo nelle piccole e medie imprese. In un periodo di crisi come questo, va ricordato che l’attività autonoma è l’ideale per il futuro, può creare nuova occupazione e ci consente di sviluppare settori completamente nuovi. A titolo di esempio, abbiamo organizzato la Girls’ Day (Giornata delle ragazze) per incoraggiare le giovani donne a svolgere lavori di carattere tecnico, in quanto è proprio in questo settore che stanno emergendo le opportunità più nuove, mentre nella nostra società le persone tendono a non rendersi conto dell’ampio spettro occupazionale a cui potrebbero avere accesso le donne. In fin dei conti, spesso sono le donne a garantire stabilità nel settore della finanza. In un periodo di crisi, ritengo che sia particolarmente importante assicurare che anche le donne possano avere accesso paritario alle risorse proprie e al capitale di rischio delle aziende.

 
  
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  Günther Oettinger, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, oggi abbiamo compiuto notevoli progressi nella lotta contro la povertà e per la promozione del lavoro autonomo femminile. Non abbiamo raggiunto la fine del processo, ma abbiamo fatto un gigantesco passo in avanti. Per la prima volta in assoluto, previa approvazione del Consiglio, le lavoratrici autonome godranno del diritto al congedo di maternità. Gli Stati membri avranno inoltre l’obbligo inequivocabile di garantire la protezione sociale ai coniugi partecipanti, se richiesta.

Vorrei ringraziare la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, e il Parlamento nel suo complesso, per tutto il lavoro svolto per il conseguimento di questo risultato.

Vorrei infine esprimermi sull’onorevole Lulling che, per molti anni, ha combattuto personalmente su questo fronte. Tale battaglia adesso è stata vinta, e le sono profondamente grato per il suo impegno che ha portato a questo risultato così considerevole.

 
  
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  Astrid Lulling, relatore.(DE) Signora Presidente, mi preme innanzi tutto ringraziare il Günther Oettinger per aver rappresentato la propria collega, il Commissario Reding, con un inglese così eccellente.

(FR) Onorevoli colleghi, sono soddisfatta. Sono grata a tutti gli eurodeputati che hanno preso la parola, in quanto sono favorevoli alla posizione sostenuta dalla maggioranza della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, che domani consentirà l’adozione di questo testo.

Vorrei rassicurare l’onorevole Romeva i Rueda. Il testo non è perfetto. Non soddisfa ancora i miei requisiti. Non abbiamo ancora vinto la guerra, ma abbiamo portato a casa una battaglia importante. E’ un passo nella giusta direzione.

Vorrei inoltre confortare gli onorevoli Romeva i Rueda e Figueiredo esortandoli a non preoccuparsi della protezione della maternità; le loro aspirazioni sono contenute nel considerando 17a. Leggetelo; io non ho tempo di leggerlo ad alta voce. C’è soltanto un emendamento. Se lo votassimo, non sarebbe possibile adottare la direttiva sotto la presidenza spagnola e rischieremmo di sprecare dei mesi, se non degli anni, e per niente, in quanto – vorrei rassicurare gli autori – quello che propongono nel loro emendamento è contenuto in termini diversi nell’emendamento 4, che è stato adottato in prima lettura e accolto integralmente dal Consiglio. Credo pertanto che questi deputati potrebbero in buona coscienza votare per gli altri emendamenti.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà martedì 18 maggio 2010.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto.(CS) La direttiva sulla parità di trattamento fra uomini e donne che esercitano un’attività autonoma si propone di unificare la legislazione europea applicabile e di sostituire una serie di direttive che affrontano tale tematica in maniera frammentaria. Le condizioni sociali dei lavoratori autonomi e dipendenti variano considerevolmente all’interno dei diversi Stati membri, mentre le disposizioni di sicurezza sociale in caso di esclusione dal lavoro a lungo termine o permanente sono in molti casi praticamente inesistenti. Spesso i lavoratori autonomi non hanno un’assicurazione sulla malattia. Lavorano anche quando sono malati, in quanto è finanziariamente più vantaggioso. Le donne rientrano al lavoro subito dopo il parto e rinunciano al congedo di maternità. Non sono previsti regimi di sicurezza sociale specifici per i coniugi partecipanti. I lavoratori autonomi sono essenziali per il funzionamento dell'economia, e ricoprono un ruolo insostituibile nella società. Tali cittadini mantengono se stessi e le loro famiglie, versano imposte nelle casse dello Stato e pagano un’assicurazione sociale e sanitaria. Lo Stato non deve contribuire al loro mantenimento. Il loro ruolo è particolarmente insostituibile nelle regioni in cui, per vari motivi, c’è una carenza di posti di lavoro presso i cosiddetti “grandi” datori di lavoro, e anche in agricoltura. E’ pertanto necessario unificare gli standard minimi che contribuiscono a garantire ai lavoratori autonomi uno status di parità rispetto ai dipendenti, nonché l’uguaglianza tra i lavoratori e le lavoratrici autonome. Lo scopo dovrebbe essere una protezione maggiore durante la maternità, il riconoscimento del congedo per l’assistenza dei membri della famiglia e il riconoscimento del contributo dei coniugi partecipanti.

 
  
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  Zita Gurmai (S&D), per iscritto.(EN) La proposta in esame questa settimana non è di natura tecnica. E’ una questione di giustizia e di buonsenso – in due direzioni. E’ chiaro, non solo moralmente ma anche economicamente, che dobbiamo garantire la protezione sociale e i vantaggi della maternità alle lavoratrici autonome incinte e alle mogli o partner di fatto dei lavoratori autonomi. Non possiamo discriminare contro le donne o le compagne di quegli uomini che scelgono di dedicarsi a questo genere di attività, soprattutto quando riconosciamo tutti che occorre incoraggiare più donne a entrare nel mondo professionale. Mentre cerchiamo la nostra via d’uscita alla crisi, dobbiamo incoraggiare la creazione di occupazione, compresa quella dei lavoratori indipendenti. Anche per questo dobbiamo assicurarci che le donne siano incentivate ad avviare questo tipo di attività. In secondo luogo, non possiamo discriminare i neonati di queste famiglie. E’ inaccettabile che un bambino abbia il diritto ad avere la madre o il padre accanto a sé (senza mettere a repentaglio il sostentamento della famiglia) nelle prime settimane di vita perché il genitore ha un impiego tradizionale, e che un altro bambino non possa godere di questo stesso diritto perché il genitore è un lavoratore autonomo.

 
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