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Martedì 18 maggio 2010 - Strasburgo Edizione GU

14. Piano d'azione di Stoccolma (discussione)
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  Presidente. − L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul piano d'azione di Stoccolma.

Il dibattito precedente è stato molto interessante, però siamo andati oltre i tempi stabiliti, quindi io prego tutti coloro che interverranno di attenersi strettamente ai tempi.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signora Presidente, lo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia è uno dei massimi conseguimenti dell’Unione europea, uno dei più grandi progressi compiuti nella cooperazione tra Stati membri, nella cooperazione civile, nella cooperazione penale e nella sicurezza interna. E’ uno dei risultati più importanti del progetto europeo e uno degli esiti che più si è avvicinato al raggiungimento di ciò che l’Unione europea non riesce mai a ottenere, un rapporto con il pubblico.

E’ sicuramente questo aspetto delle politiche dell’Unione che i suoi cittadini ritengono aggiunga il maggiore valore agli aspetti più importanti della loro vita quotidiana, nel godere delle loro libertà, per esempio la sicurezza. Questo è indubbiamente uno dei massimi conseguimenti nel campo della libertà, della sicurezza e della giustizia.

Vi sono state persino alcune decisioni adottate dal Consiglio in tale ambito prima del trattato di Lisbona, quando era praticamente intergovernativo, che riguardano il tema oggi in discussione: l’indagine di crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra a livello nazionale.

Per esempio, le decisioni del Consiglio del 13 giugno 2002 e dell’8 maggio 2003 hanno offerto la possibilità agli Stati membri di cooperare a livello intergovernativo, nazionale per perseguire tali the crimini che fortunatamente, e tutti ricordiamo il caso del generale Pinochet, sono persino parte della legislazione in alcuni Stati membri.

La Spagna, per citare un esempio, ha quella che si definisce giustizia universale, per cui crimini gravi, pur commessi al di fuori di un paese, possono esservi eventualmente processati, anche se ciò significa andare oltre il principio consacrato della territorialità del diritto penale. A tale principio hanno di fatto rinunciato alcuni Stati in cui i crimini particolarmente intollerabili e profondamente lesivi della stessa dignità dell’umanità possono essere perseguiti anche al di fuori del territorio in cui sono commessi.

Un aspetto di tale spazio di libertà, sicurezza e giustizia è quanto è stato chiamato “programma di Stoccolma”, in un momento in cui il trattato di Lisbona sta già aprendo tale ambito non soltanto alla sfera intergovernativa, ma anche alla sfera prettamente e chiaramente comunitaria. E’ evidentemente specifico del metodo comunitario e pertanto conferisce a Parlamento e Corte di giustizia ruoli di guida che prima non avevano.

Il programma di Stoccolma è estremamente importante. Per questo ne accogliamo con favore l’adozione da parte del Consiglio nel dicembre 2009 e successivamente da parte del Consiglio europeo. E’ un programma che delinea un piano di lavoro chiaro per l’Unione europea e i suoi Stati membri ponendo gli interessi e le esigenze dei cittadini al centro delle sue priorità per i prossimi anni.

E’ dunque un programma molto importante. Il programma istituisce, e se mi consentite farò ancora riferimento alla discussione precedente, l’obbligo per gli Stati membri di collaborare con la Corte penale internazionale nel perseguimento di crimini di genocidio e crimini contro l’umanità in maniera che non restino impuniti. Questo fa parte del programma di Stoccolma adottato alla fine dello scorso anno sotto la Presidenza svedese.

Stiamo quindi parlando di un programma di grande rilevanza, che deve essere attuato e definito nel dettaglio. Al riguardo, riconosciamo l’importanza della comunicazione dal titolo “Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei Piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma” in cui si presentano iniziative per contribuire all’attuazione del programma.

Il programma di Stoccolma ci consente di partire dai conseguimenti precedenti per far fronte a nuove sfide cogliendo le nuove opportunità offerte dal trattato di Lisbona. E’ una nuova era. Istituzionalmente parlando è forse in misura ancora maggiore una vera e propria rivoluzione, se mi consentite di esprimermi così enfaticamente, perché proprio di vera rivoluzione giuridica e istituzionale si tratta per uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia che prima rientrava interamente nella sfera intergovernativa, mentre ora chiaramente si sposta nella sfera comunitaria, un processo che inizialmente assume forma nell’importante programma di Stoccolma. Il Consiglio riconosce l’importanza che il Parlamento riveste in quanto colegislatore rispetto alla maggior parte delle misure che adotteremo nel prossimo quinquennio.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. – (EN) Signora Presidente, onorevoli parlamentari, sono certa che già lo conoscete, ma vorrei rapidamente esporvi il piano di azione della Commissione intitolato “Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei Piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma”, piano di azione per l’attuazione del programma di Stoccolma. Tale piano è una guida per adottare provvedimenti molto concreti nei prossimi cinque anni.

Innanzi tutto vorrei fare però un passo indietro: gli avvenimenti delle ultime settimane e degli ultimi mesi ci hanno dimostrato che esiste un senso di urgenza condiviso di confrontarsi con la situazione economica e sociale europea, nonché l’aspettativa molto chiara dei nostri cittadini che l’Unione agisca rapidamente e risolutamente. Certo ricorderete l’adozione del programma di lavoro della Commissione alla fine di marzo, il cui contenuto dimostrava che la Commissione non soltanto ha l’intenzione di agire, ma sta già agendo. Il programma si concentrava, tra l’altro, sulla necessità che l’Unione costruisse un’agenda dei cittadini ponendoli al centro dell’azione europea. Il piano di azione nel campo della giustizia e degli affari interni è la prima iniziativa strategica della nuova Commissione per rendere concreto tale programma di lavoro e segue molto da vicino i mandati, nonché la filosofia più ampia, del programma di Stoccolma, tenuto conto delle proposte e dei suggerimenti del Parlamento.

La sfida posta dalla volontà di garantire il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali integrando e garantendo nel contempo la sicurezza in Europa è affrontata in tale ambito in una maniera che giudichiamo completa. La serie di iniziative descritte sono una roadmap per un’Europa libera e sicura. Pensiamo che non si possa scindere la libertà dalla sicurezza: sono due facce della stessa medaglia; riguardano ambedue i cittadini e questo è un modo per far conoscere loro meglio l’Europa.

Il piano di azione ci guiderà per realizzare una serie ambiziosa di misure molto concrete in un campo in cui il valore aggiunto dell’Europa sarà molto visibile per i nostri cittadini. E’ inoltre un potente messaggio che ribadisce ciò che abbiamo discusso prima, ossia che il trattato di Lisbona e la carta europea dei diritti fondamentali sono azioni per i cittadini. Poiché tutte queste azioni sono intercorrelate, indispensabili e coerenti con la portata dell’ambizione che abbiamo espresso nel trattato di Lisbona e nella carta dei diritti fondamentali, dobbiamo conseguire tale esito ambizioso quanto prima, in linea con le aspettative dei cittadini.

Anche per questo il Parlamento non dovrebbe interpretare tale piano di azione come se fosse scolpito nella pietra; possono accadere eventi imprevisti e se dovessero succedere la Commissione sicuramente si avvarrà del proprio diritto di iniziativa per contribuire a risolvere i problemi. E’ questo il motivo per il quale abbiamo intenzione, e sarà importante per il Parlamento, di presentare una revisione a medio termine dell’attuazione del programma di Stoccolma nel 2012 al fine di garantire che il programma resti in linea con gli sviluppi europei e globali.

Nondimeno, come ha già ribadito il Presidente in carica del Consiglio, questo piano di azione non riguarda soltanto ciò che la Commissione europea proporrà. Riguarda anche molto ciò che gli Stati membri faranno, ossia come gli Stati membri assumeranno iniziative nel caso in cui entri in gioco la sussidiarietà, come attueranno le decisioni dell’Unione europea nel loro diritto nazionale e come collaboreranno con gli altri Stati membri.

Pertanto, alla fine tale piano di azione sarà una storia di successi soltanto se tutte le istituzioni svolgeranno il proprio ruolo e confido nel fatto che il Parlamento ci aiuti ad avanzare rapidamente lungo la giusta via.

 
  
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  Anna Maria Corazza Bildt, a nome del gruppo PPE. – (EN) Signora Presidente, in primo luogo vorrei complimentarmi con la Commissione per la sua tempestiva presentazione di un piano di azione molto concreto per conferire poteri ai cittadini europei. Sono stata molto attiva nelle discussioni in Parlamento perché realmente credo che il programma di Stoccolma sia la maniera migliore per promuovere un’Europa incentrata sui cittadini: un’Europa per i cittadini, con la gente.

Invito pertanto la Commissione ad aderire alla visione del programma di Stoccolma nel presentare le proposte specifiche per il prossimo quinquennio. Il programma adottato rappresenta un reale equilibrio tra la volontà di garantire sicurezza ai cittadini e quella di rispettarne diritti, libertà e integrità rafforzandone la cittadinanza.

In merito al piano di azione accolgo con particolare favore le misure presentate di recente per combattere il traffico di esseri umani e l’abuso dei minori, nonché rafforzare la protezione dei minori non accompagnati, giusto per citare qualche esempio. Apprezzo inoltre il fatto che il piano di azione include una strategia per combattere la mutilazione genitale femminile, la violenza in ambito domestico e la violenza contro le donne. Nondimeno avrei voluto che fosse stato possibile presentare la proposta prima del previsto, signora Commissario.

Dobbiamo inoltre incoraggiare la partecipazione dei cittadini durante il processo e garantire la trasparenza del processo decisionale e la consultabilità dei documenti. Spero che le misure saranno esposte in maniera facilmente comprensibile.

Per concludere, confido nella possibilità di continuare a collaborare con i colleghi in Parlamento, nonché con la Commissione e il Consiglio, per creare veramente uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, trasformandolo in una realtà tangibile.

 
  
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  Kinga Göncz, a nome del gruppo S&D. – (HU) Signora Presidente, vorrei formulare alcune osservazioni generali e altre specifiche in merito al piano. Ovviamente riteniamo che il programma di Stoccolma sia estremamente importante. Proprio per questo il piano di azione è stato per qualche verso deludente, in quanto le sue ambizioni non specchiano realmente l’importanza che il Parlamento gli ha attribuito o l’entità della maggioranza con la quale ha votato gli emendamenti su diversi argomenti. Vediamo che i punti più importanti, o perlomeno molti punti importanti, del piano sono stati rinviati al 2013-2014 e rispetto a quest’anno già si osserva un certo ritardo. Pare un problema generale anche il fatto che la cooperazione tra Commissione e Parlamento per quanto concerne i trattati internazionali non sia stata ancora chiarita. Sebbene il riscontro sia notevolmente migliorato, come quello sui negoziati SWIFT e TFTP con gli Stati Uniti, vi sono ancora alcuni punti da chiarire.

Mi piacerebbe esporre alcune proposte concrete: ci rammarichiamo per la mancanza dell’istigazione all’odio nel progetto di legislazione. Soltanto le relazioni e la decisione quadro concernente l’attuazione figurano tra i piani. Analogamente, l’obbligo di mettere a disposizione informazioni sui diritti umani non è sufficientemente categorico. Sappiamo che l’attuazione è legata al grado in cui i cittadini sono consapevoli dei propri diritti. In merito all’immigrazione, vorrei rammentare che la cooperazione è iniziata, ma non pare abbastanza ambiziosa. Sussistono altri due problemi importanti. Il primo riguarda la reciprocità sui visti, ambito nel quale occorrono nuove soluzioni efficaci sia in ragione della reintroduzione dell’obbligo di visto sia a causa delle disparità. Il secondo riguarda invece la libera circolazione dei lavoratori, campo nel quale è importante porre fine alla discriminazione che continua a esistere ai danni dei nuovi Stati membri.

 
  
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  Renate Weber, a nome del gruppo ALDE. – (EN) Signora Presidente, il programma di Stoccolma è indubbiamente ambizioso, ma dobbiamo ancora adottare un piano di azione che lo attui nella maniera più efficiente. Efficienza non soltanto significa un calendario appropriato, bensì si riferisce anche al contenuto della legislazione che adotteremo negli anni a venire e alle istituzioni delle quali in futuro ci avvarremo.

Se vogliamo che l’Unione sia più coerente, dobbiamo agire per ottenere un livello di fiducia e mutuo riconoscimento nel campo giudiziario o sulla cooperazione di polizia, sulla falsariga del principio che ha presieduto alla creazione del mercato unico dell’Unione. Per conseguire tale obiettivo, dobbiamo modificare la visione delle nostre tradizioni giuridiche, che non dovrebbero più essere percepite, sfruttate o utilizzate in modo improprio per impedirci di avere standard minimi, specialmente nel campo del diritto penale.

I nostri cittadini chiedono e meritano una protezione migliore dal terrorismo e dalla criminalità organizzata e transfrontaliera. E’ nostro dovere garantire tale protezione, ma è necessario farlo rispettando pienamente nel contempo non soltanto i diritti delle vittime, bensì anche quelli dei convenuti. Per questo occorre applicare a tutti gli Stati membri standard procedurali minimi e se dovremo essere audaci per raggiungere tale obiettivo, lo saremo. Saremo audaci nel conferire a Eurojust più poteri o nel proteggere i dati dei nostri cittadini o nel regolamentare il pacchetto sull’asilo.

Il mio gruppo politico è deciso a collaborare costruttivamente con la Commissione e con il Consiglio e, nel contempo, a lottare risolutamente per la salvaguardia dei diritti umani.

 
  
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  Judith Sargentini, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, ascoltando la signora Commissario e il Presidente in carica del Consiglio mi sono venute in mente alcune domande.

Siamo quasi giunti al termine della Presidenza spagnola. Mancano cinque settimane. All’inizio la Presidenza ha esposto grandi idee sull’asilo, la migrazione, la direttiva antidiscriminazione e l’emancipazione delle donne, ma devo dire che, rimanendo solo cinque settimane, mi chiedo dove siano proposte e risultati concreti.

Commissione e Parlamento hanno fatto il proprio lavoro sull’asilo e la migrazione, e sinceramente ci aspettiamo che il Consiglio agisca. Non sono soltanto i singoli Stati membri a dover attuare le proprie leggi, come ha affermato la signora Commissario. E’ il Consiglio a dover proporre idee su Dublino, la direttiva in materia di accoglienza, il sistema Eurodac e la direttiva concernente le qualifiche. Stiamo ansiosamente aspettando che agisca.

La direttiva antidiscriminazione è un testo che la plenaria ha votato e che i verdi realmente attendono. Rivolgendomi alla Commissione su tale tema, parità e antidiscriminazione sono ovviamente principi basilari del programma di Stoccolma, ma perché la Commissione non ha scelto di rendere prioritaria la regolamentazione del trattamento delle coppie omosessuali nel piano di azione? Si è detto che i cittadini sarebbero stati posti al centro dell’azione. Regolamentare il trattamento delle coppie omosessuali significa farlo. Potreste darmi una spiegazione del motivo?

Per quanto concerne Europol, nel periodo pre-Lisbona Europol era soggetto a un minimo di supervisione da parte del Parlamento, e così è ancora, sebbene ora sia entrato in vigore il trattato di Lisbona. Per esempio, la competenza per intavolare negoziati in tema di accordi di cooperazione con paesi terzi si basa su decisioni del Consiglio che risalgono a un paio di anni fa. Si dice che Europol ora stia discutendo un trattato con Israele e chi sa con quali altri paesi si stanno stabilendo contatti per sottoscrivere un testo. Il trattato di Lisbona conferisce al Parlamento un nuovo ruolo e vorrei che la Commissione agisse nel rispetto di tale funzione.

 
  
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  Mara Bizzotto, a nome del gruppo EFD. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, centosettanta provvedimenti in cinque anni, numeri troppo ambiziosi per un programma privo di una vera connotazione, specie su alcuni temi.

Sull'immigrazione il programma, al di là dei documenti ufficiali, mostra una debolezza imbarazzante: a cosa serve promettere di rafforzare organismi e agenzie se poi manca una strategia politica? Una strategia davvero utile che deve basarsi su alcuni punti fermi: lotta all'immigrazione clandestina lungo la frontiera sud, condivisione tra tutti gli Stati europei degli oneri a contrasto della clandestinità, politica di accordi con paesi terzi, soprattutto il riconoscimento che l'immigrazione nel momento della crisi non è una risorsa.

Dalla homepage del Parlamento leggiamo che più del 20% dei giovani in Europa è senza lavoro. In un continente con venticinque milioni di disoccupati la Commissaria agli Affari interni dice che la questione dell'immigrazione deve essere basata sulla solidarietà. Bisogna invece ragionare con concretezza e realismo: oggi la priorità è dare lavoro ai nostri cittadini! Tutto il resto è retorica buonista che non aiuta né l'integrazione degli immigrati né tantomeno la nostra gente.

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra (PPE).(ES) Signora Presidente, parliamo di più di 360 azioni in cinque anni. Dal mio punto di vista, si sarebbe dovuto dedicare più tempo alla presentazione del piano di azione in Parlamento affinché i deputati avessero l’opportunità di discutere e, aspetto ancora più importante, modificare le proposte.

Facciamo alcuni esempi: lotta alla radicalizzazione; controllo del finanziamento del terrorismo e possibilità di creare un programma europeo di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP); coordinamento tra centro di situazione dell’UE (SitCen), Europol ed Eurojust nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata; lotta all’uso di Internet a fini terroristici; modifica del regolamento concernente Frontex; sostenibilità della creazione di un sistema europeo di guardie di frontiera. Oltre a questo, è stato detto molto di più. Questi sono argomenti estremamente importanti che avrebbero meritato un formato parlamentare diverso.

Va altresì osservato che per quanto concerne la tutela delle vittime della criminalità il piano propone soltanto una misura: la creazione di uno strumento globale per la tutela delle vittime, che includerà le vittime del terrorismo. Credo, e sarebbe stato un emendamento che non ho potuto presentare per motivi procedurali, che la creazione di uno strumento speciale per tutelare le vittime del terrorismo sia una priorità imprescindibile dell’Unione europea. Sottolineo ovviamente che questo è il mio punto di vista.

Per concludere, signora Commissario, in relazione a Europol vorrei sapere perché entro il 2013 si sostituirà a una decisione del Consiglio un regolamento per Europol.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Signora Presidente, vi sono molti aspetti contenuti nel piano di azione del programma di Stoccolma di cui vorrei parlare. Poiché dobbiamo procedere, citerei gli ambiti problematici.

Ritengo senza ombra di dubbio che il sistema comune di asilo dell’Unione sia un ambito problematico, del quale abbiamo discusso insieme perlomeno varie volte in questa sede. Da un lato la Commissione parla della necessità che i migranti o gli immigranti legali possano integrarsi perfettamente nel sistema comune; dall’altro il piano di azione dà prova di scarsissima ambizione in tal senso.

Analogamente, pare che non possiamo aspettarci una proposta per l’elaborazione unificata delle domande di asilo fino al 2014, per cui neanche il mutuo riconoscimento dei diritti dei profughi tra Stati membri dell’Unione. I vostri progetti sono nondimeno abbastanza concreti per quanto concerne la limitazione dell’afflusso e della circolazione degli immigranti o dei migranti, per esempio i lavoratori stagionali.

Pertanto, per non dilungarmi, non è in vista un sistema comune di asilo progressivo ed equo, e il piano descrive misure alquanto repressive.

Vorrei citare perlomeno altri due aspetti. Il primo riguarda il fatto, ahimè triste, che persino nelle parole della Commissione il progresso verso il mutuo riconoscimento delle coppie omosessuali dichiarate in un quadro comunitario non è prioritario e le implicazioni di ciò mi preoccupano realmente.

Il secondo, e qui concludo, riguarda i diritti delle società. Il piano di azione di Stoccolma fa spesso riferimento ai cittadini e ai loro diritti, ma sottolinea chiaramente la libertà delle imprese senza sufficienti regolamentazioni, il che è quantomeno sorprendente, specialmente nel contesto dell’attuale crisi economica e finanziaria.

 
  
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  Sarah Ludford (ALDE).(EN) Signora Presidente, a mio parere la parte migliore del piano di azione è l’elenco di cinque misure concrete in materia di diritti dell’individuo nei procedimenti penali, comprendente la roadmap avallata dal programma di Stoccolma.

Parlo in veste di relatrice per la prima di tali misure sull’interpretazione e la traduzione per i convenuti, tema sul quale, sono lieta di dirlo, ho raggiunto un accordo provvisorio con la Presidenza spagnola proprio questa mattina e spero che le nostre rispettive istituzioni sottoscrivano tale risultato.

Ringrazio la signora Commissario Reding per il suo manifesto sostegno, visto che abbiamo attinto a piene mani della proposta della Commissione e i suoi rappresentanti hanno dato un notevole apporto, per cui le formulo i miei personali ringraziamenti in questa sede.

Finalmente, seppure con un decennio di ritardo, stiamo costruendo la fiducia reciproca necessaria per il mutuo riconoscimento. Il mio appoggio al mandato di arresto europeo deriva dal mio scoramento, per non dire dalla mia rabbia, per alcuni errori della giustizia e il modo in cui attualmente opera, come nei casi di Gary Mann e Andrew Symeou, nei quali sono coinvolta. Se queste misure fossero state introdotte dieci anni fa, credo che tali errori giudiziari non sarebbero stati commessi.

 
  
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  Simon Busuttil (PPE).(MT) Signora Presidente, concordo con quanti dicono che il mercato comune europeo, il mercato unico, è probabilmente il più grande progetto che l’Unione europea abbia intrapreso. Credo che il progetto oggi in discussione, che favorisce i cittadini europei, sia il più grande compito successivo che l’Unione europea è chiamata ad assolvere. E’ interessante che il mercato unico sia nato nel 1992, lo stesso hanno in cui abbiamo adottato il trattato di Maastricht con cui si è introdotto il concetto di cittadinanza europea.

Con tale piano di azione, ora stiamo creando uno spazio entro il quale tale cittadinanza europea potrà essere esercitata. Ciò può avvenire in diversi ambiti: diritti umani, diritti civili, accesso alla giustizia e diritto alla libertà di circolazione nell’Unione europea. L’Unione europea può inoltre fungere da esempio in diversi campi, segnatamente traffico di esseri umani, lotta alla pedofilia, diritti dell’infanzia, criminalità informatica e, ovviamente, questioni legate all’immigrazione e all’asilo.

Ritengo nondimeno che tale progetto richieda tre elementi: in primo luogo, un avallo politico che gli conferisca importanza e significato per i nostri cittadini; in secondo luogo, rispetto del principio della sussidiarietà perché vi sono alcuni ambiti importanti nei quali non si può rinunciare all’esercizio di tale diritto; in terzo luogo, i tempi, che il piano di azione deve rispettare, altrimenti sarà tutto inutile.

 
  
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  Juan Fernando López Aguilar (S&D).(ES) Signora Presidente, in veste di presidente della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sono stato coautore della risoluzione adottata sul programma di Stoccolma in novembre, unitamente ai colleghi Casini e Berlinguer. Vorrei sottolineare che, come ho detto all’epoca, il programma di Stoccolma non avrebbe semplificato la vita del Parlamento nel campo della libertà, della sicurezza e della giustizia. Al contrario, l’avrebbe resa decisamente più difficile.

Desidero sottolineare in questa sede che alcuni requisiti contenuti nella risoluzione adottata non si riflettono nel piano di azione proposto dalla Commissione, poiché non vi sono chiaramente contemplati. Pertanto, essendo consapevole dei limiti della discussione e dell’intervento parlamentare in merito al piano di azione, vorrei rammentare che i paragrafi da 148 a 150 della risoluzione parlamentare contenevano alcune indicazioni precise in merito ad aspetti estremamente importanti.

Molti di questi sono stati citati, dalla tutela delle vittime alle istituzioni e alle agenzie legate a Schengen, Europol, Eurojust, Frontex e all’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo con i suoi nuovi imminenti regolamenti, ma vi erano anche alcune disposizioni su problemi sostanziali e fondamentali, come la protezione dei dati e la clausola sulla lotta alla discriminazione. L’interdipendenza tra protezione dei dati e sicurezza è stata certamente dibattuta in Parlamento, in particolare durante la discussione sul programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP), e la discussione ha messo in luce la necessità che l’Europa si impegni direttamente nella ricerca di un giusto equilibrio tra sicurezza e privacy.

Ciò che realmente conta, però, è che la Commissione ora dispone di cinque anni per attuare tutti i collegamenti contenuti nel piano di azione per il programma di Stoccolma. Mi rivolgo dunque alla Commissione affinché collabori strettamente con il Parlamento per tener conto di tutti gli impegni derivanti dai paragrafi 148 e 150 della risoluzione ricordando che se non opera diligentemente e di concerto con il Parlamento, quest’ultimo sarà vigile e formulerà proposte. Il Parlamento collaborerà inoltre con il Consiglio, il quale è in grado di adottare iniziative che potrebbero meritare di essere considerate e discusse in tale sede.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE).(FR) Signora Presidente, signora Commissario, signor Presidente in carica del Consiglio López Garrido, per quanto mi concerne vorrei esprimere soddisfazione per la possibilità offertami di intervenire in merito al piano di azione, la roadmap, come è stata definita dalla signora Commissario, per l’attuazione del programma di Stoccolma. Il piano affronta una serie di temi fondamentali e anziché stilarne un elenco casuale nel poco tempo a mia disposizione, mi concentrerò soltanto sui punti che creeranno alcune difficoltà, una formale, l’altra sostanziale, parlando dell’argomento.

A livello formale, come è stato detto nel corso della discussione, ci siamo prefissi di rispettare una serie di scadenze molto precise nella realizzazione delle misure e vi invito ad adoperarvi al meglio per intraprendere azioni concrete in maniera che i nostri ideali non vengano sostenuti soltanto a parole.

A tal fine, spostandoci sul piano sostanziale, dobbiamo affrontare due punti principali affinché l’attuazione sia riuscita. Dobbiamo definire alcune priorità. Sulla questione della sostanza, la signora Commissario ha parlato di valore aggiunto. Personalmente suggerisco di procedere con alcuni punti che reputiamo più urgenti di altri: in primo luogo, in materia di cooperazione giuridica, in maniera da agire coerentemente e armonicamente in termini giuridici, ovviamente con una sorta di Erasmus per i giudici o, perché no, una sorta di Erasmus per tutte le professioni legali e un altro per le professioni di polizia.

In secondo luogo, sempre a livello sostanziale, ed è un aspetto prioritario, occorre adottare ogni provvedimento possibile per garantire i diritti dell’infanzia, tutelarli e combattere la criminalità informatica, la pornografia infantile e lo sfruttamento sessuale.

 
  
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  Stavros Lambrinidis (S&D).(EL) Signora Presidente, la parola chiave che manca dai programmi sull’immigrazione è “solidarietà”. Oggi abbiamo votato sul reinsediamento dei richiedenti asilo da paesi terzi in Europa, ma il programma della Commissione si rifiuta di promuovere una disposizione analoga per l’insediamento dei richiedenti asilo da un paese dell’Europa all’altro o per denaro. Che cosa ne è stato della solidarietà?

Oltre 100 000 immigranti illegali arrivano in Grecia dalla Turchia ogni anno. Che cosa ne è stato dell’accordo Europa-Turchia sul rimpatrio di questi immigranti illegali? E’ stato accantonato ed è menzionato a mala pena nel nostro programma. Che cosa ne è stato dell’accordo negoziato da Frontex con la Turchia oggi? Siete in grado di assicurarci che non metterà direttamente o indirettamente in discussione i diritti sovrani della Grecia, e dunque dell’Europa, alle frontiere?

Infine, ovviamente, vi è il grande obbligo di solidarietà nei confronti degli immigranti stesso detto “integrazione”. Senza l’integrazione degli immigranti, non vi è modo per i 40 milioni di persone che sono venuti a vivere tra noi di farlo in condizioni di parità. Forse stiamo costruendo bombe a orologeria. Servono programmi, serve denaro, e al momento la Commissione non ne ha.

 
  
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  Ramón Jáuregui Atondo (S&D).(ES) (L’intervento inizia con il microfono spento) Penso che un’Europa nella quale sono scomparse le frontiere ed esiste un fenomeno dilagante di criminalità sovranazionale abbia bisogno di più ambizione quando si tratta di rispondere al problema della criminalità sopranazionale.

Penso che dobbiamo avere più ambizione in termini di coordinamento di polizia, in altre parole Europol, come anche in termini di coordinamento giudiziario, ossia Eurojust, procuratore europeo, standardizzazione tecnica delle indagini penali, unificazione del diritto processuale penale e ravvicinamento dei rispettivi ordinamenti giuridici penali.

Onorevoli colleghi, credo che vi sia poca ambizione e troppa resistenza nazionale, per cui vi esorto, specialmente in sede di Consiglio, a superare la tendenza pro-sovranità degli Stati membri e unificare i nostri sistemi nel campo della giustizia penale per combattere efficacemente l’insicurezza e la criminalità sovranazionale.

 
  
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  Salvatore Iacolino (PPE). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, è sicuramente un'opportunità importante quella offerta dal programma di Stoccolma. Un numero elevato di azioni positive che la Commissione dovrà porre in essere, definendo realmente uno spazio comune di libertà, giustizia e sicurezza.

Il raggiungimento degli obiettivi esige tuttavia il metodo della cooperazione fra le Istituzioni europee e fra di esse e gli Stati membri, quale strumento indispensabile di reale collaborazione. Temi come la regolazione dei flussi migratori secondo criteri obiettivi di equità, il decoro delle persone detenute nelle carceri oggi sovraffollate, il benessere delle persone riabilitate dopo essere entrate nel tunnel della droga, la rivitalizzazione delle agenzie, il contrasto alla criminalità organizzata a livello transfrontaliero, impongono quest'autentica cooperazione.

A questa sfida è orientata ovviamente l'attività del nostro Parlamento, anche esercitando funzioni forti, decise, di stimolo nei confronti della Commissione e delle altre Istituzioni comunitarie nonché nei confronti degli Stati membri.

 
  
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  Gerard Batten (EFD).(EN) Signora Presidente, la collega Ludford ha detto di nutrire preoccupazioni in merito agli errori della giustizia rispetto al mandato di arresto europeo nei casi di Andrew Symeou e Gary Mann. Si sottovaluta la situazione, sempre che di valutazione si possa parlare! Il mandato di arresto europeo è in sé un grosso errore della giustizia. L’estradizione si è ridotta è una mera formalità burocratica. I tribunali britannici sono stati privati della capacità di proteggere i cittadini britannici da un arresto e una detenzione ingiusti quando sono estradati in un paese straniero. Lo so perché ero presente in corte di appello nella causa di Andrew Symeou quando due esperti lord giuristi non sono stati in grado di evitare l’estradizione di Symeou, anche se era chiaro a tutti in aula che le prove erano inesistenti o fabbricate dalla polizia. Ma, ovviamente, ed è questo il punto fondamentale, il tribunale non ha facoltà di analizzare le prove, non ha il diritto. La collega Ludford e i liberaldemocratici ora possono piangere lacrime di coccodrillo sui casi come quello di Symeou, ma devono assumersi la responsabilità della miseria umana che hanno causato.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE).(EL) Signora Presidente, con reale soddisfazione abbiamo votato nel programma di Stoccolma per le disposizioni che parlano di solidarietà sui temi dell’immigrazione e nella lotta all’immigrazione illegale. Leggo nel piano di azione che la Commissione creerà uno strumento nel 2011 per valutare i sistemi di asilo nazionali in maniera da poter prestare una migliore assistenza agli Stati membri in termini di capacità ed esigenze di ciascuno.

Nel contempo, però, abbiamo dato il via in Parlamento affinché l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo inizi a operare a Malta. La domanda è: l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo avrà nulla a che vedere con questo meccanismo e, attraverso tale meccanismo, con la valutazione svolta? E’ stato previsto un programma interno di reinsediamento per i profughi per attenuare le pressioni tra Stati membri?

 
  
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  Monica Luisa Macovei (PPE).(EN) Signora Presidente, vorrei accennare al meccanismo per valutare la corruzione negli Stati membri, ossia il meccanismo previsto dal piano di azione. Abbiamo una decisione del Consiglio per il programma di Stoccolma che fa riferimento alla questione e abbiamo il piano di azione della Commissione sull’attuazione del programma di Stoccolma. Ambedue fanno riferimento a una valutazione agli sforzi anticorruzione profusi negli Stati membri. Abbiamo dunque bisogno di una volontà politica forte e di un notevole impegno da parte degli Stati membri affinché tale meccanismo possa essere instaurato. Lo dico perché tutti sappiamo che sinora gli sforzi compiuti a livello nazionale non sono stati efficaci in tutti gli Stati membri, per non dire di peggio.

In secondo luogo, il termine per la comunicazione previsto dal piano di azione sulla politica e il meccanismo dell’Unione contro la corruzione è fissato per il 2011. Suggerirei di anticiparlo entro la fine del 2010. In tal modo si risponderebbe meglio alla necessità di combattere la corruzione nell’Unione, in quanto la corruzione è anche vista come causa della crisi economica. Sarebbe dunque una misura per arrestarla e prevenirla.

 
  
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  Diego López Garrido, Presidente in carica del Consiglio. – (ES) Signora Presidente, al centro di questa discussione sullo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia vi è qualcosa che è ha giustamente menzionato l’onorevole Busuttil quando alludeva alla cittadinanza europea.

Qui si parla della composizione di quella cittadinanza europea, che dobbiamo approfondire. Questo è certamente uno dei temi fondamentali della nuova fase politica che sta iniziando in Europa con il trattato di Lisbona ed è ovviamente stato uno dei temi fondamentali per la Presidenza spagnola.

E’ stata posta una domanda chiara e diretta in merito al Consiglio dall’onorevole Sargentini su ciò che è stato fatto dalla Presidenza spagnola in questo periodo e cosa si prevede per il futuro.

La ringrazio per la domanda estremamente diretta e cercherò di articolare la mia risposta attorno ad alcuni punti che riguardano tutti la cittadinanza europea e il contenuto dei diritti, delle libertà, delle garanzie e della giustizia: in breve, la condizione dei cittadini europei nel XXI secolo.

Per quanto concerne le libertà prima parlavano dell’adesione alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani. Questa è una delle priorità della Presidenza spagnola. Mi riferisco alla discussione approfondita che abbiamo avuto prima.

Ritengo anche che, rispetto alle libertà e ai diritti, abbiamo bisogno di parlare della direttiva sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali, direttiva sulla quale, come sapete, stiamo lavorando.

Attendiamo che la Commissione europea formuli una proposta in termini generali sulla direttiva molto specifica citata dall’onorevole Sargentini, la direttiva antidiscriminazione, testo molto ambizioso ed estremamente importante. La Presidenza del Consiglio, come è ovvio, la sostiene e aspettiamo l’iniziativa della Commissione.

I vari aspetti legati alle vittime sono stati motivo di interesse per la Presidenza spagnola, che li ha considerati prioritari, specialmente per quanto concerne le vittime della violenza con motivazione sessista. Vorrei aggiungere che durante questo periodo si sono compiuti progressi sulla direttiva per la lotta al traffico di esseri umani. Quanto alla direttiva concernente la lotta agli abusi sessuali, stiamo lavorando per giungere a una posizione comune in giugno, così come stiamo lavorando su un’iniziativa legislativa per combattere la violenza con motivazione sessista. Mi riferisco all’ordine di protezione europeo, attualmente discusso nell’ambito di varie commissioni parlamentari, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e la commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. La violenza con motivazione sessista è indubbiamente il più grande flagello che esiste con il più gran numero di vittime nelle società europee. Il Consiglio “occupazione, politica sociale, salute e consumatori” (EPSCO) ha anche adottato lo scorso mese l’osservatorio europeo sulla violenza contro le donne e la linea di assistenza telefonica per le vittime.

In merito ai temi della sicurezza, il Consiglio europeo di marzo ha adottato la strategia di sicurezza interna. Al riguardo, è stata approvata la costituzione del comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna. Sono stati siglati accordi con gli Stati Uniti sui temi della sicurezza e altri accordi sono in fase di negoziazione. Mi riferisco alla dichiarazione di Toledo sulla sicurezza e l’aviazione civile, alla questione di SWIFT, ben nota al Parlamento, in merito alla quale vi è un mandato negoziale per pervenire quanto prima a un accordo politico con gli Stati Uniti. Stiamo inoltre lavorando con gli Stati Uniti a una dichiarazione comune sulla lotta al terrorismo e a un accordo sulla protezione dei dati.

Per quel che riguarda la cooperazione civile, speriamo di concordare il regolamento Roma III, una normativa che si applicherà ai matrimoni.

Quanto al tema dell’immigrazione e dell’asilo, emerso anch’esso in molti interventi, va detto che la Presidenza spagnola è responsabile della prima valutazione del patto europeo sull’immigrazione e l’asilo, che predisporrà in collaborazione con la Commissione. Nel contempo, sempre in collaborazione con la Commissione, è in fase di elaborazione un programma di rimpatrio per i minori non accompagnati.

Inoltre, per quanto concerne l’asilo, proseguono le attività di Frontex e si sta formulando un programma europeo per i profughi e il loro reinserimento. Con alcuni paesi si stanno altresì definendo programmi di rimpatrio.

In più, vi è il fondo europeo per i profughi, che dovrebbe essere pronto per il 2011: la relazione Tavares del Parlamento prevede che venga adottato entro tale data. Sono dunque in corso varie importanti iniziative per quel che riguarda l’immigrazione.

Integrerei la mia risposta citando infine una discussione intrapresa in modo molto costruttivo dalla Commissione, e specificamente dalla signora Commissario Reding, sul procuratore europeo, previsto dal trattato di Lisbona. Penso che sia una discussione che dobbiamo tenere poiché sarebbe molto importante non solo, come afferma il trattato di Lisbona, per salvaguardare gli interessi economici dell’Unione, tema che ovviamente ci sta a cuore, bensì anche in una fase successiva per perseguire crimini transnazionali, discussione che è stata anche avviata dalla Presidenza spagnola dell’Unione europea.

Vi sono alcuni elementi specifici sui quali la Presidenza spagnola, in collaborazione con la Commissione e il Parlamento, sta richiamando o ha richiamato l’attenzione. Riteniamo che sia assolutamente fondamentale per noi avere credibilità a livello di costruzione di un’Europa sicura e aperta, che protegga i suoi cittadini. Questo è lo spirito con il quale la Presidenza spagnola intende proseguire come triade, unitamente alle Presidenze dei nostri partner, Belgio e Ungheria. Questa è l’intenzione della Presidenza spagnola e naturalmente confidiamo anche in futuro nella collaborazione del Parlamento europeo, sinora offertaci.

 
  
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  Viviane Reding, vicepresidente della Commissione. – (EN) Signora Presidente, tutti parlano del programma di Stoccolma, un albero di Natale con centinaia di desideri. Vorrei che tutti parlassero della realtà. Come sono stati trattati questi desideri prima del trattato di Lisbona? Dietro porte chiuse, senza molta considerazione per i cittadini e le loro esigenze, i loro auspici, le loro aspettative; nel terzo pilastro, dove i ministri degli interni non hanno interpellato né Parlamento europeo né Commissione, dove la Corte di giustizia non ha avuto nessuna possibilità di intervenire.

Questo è il nostro punto di partenza: una situazione impossibile in cui decisioni de minimis non sono state attuate neanche a livello nazionale, in cui i cittadini non hanno avuto mezzi o strumenti per rivolgersi a un tribunale, protestare e chiedere giustizia.

Fortunatamente adesso abbiamo il trattato di Lisbona. Il terzo pilastro non esiste più. Vi sono proposte della Commissione, codecisione, attuazione a livello di Stati membri, controllo della Corte di giustizia europea, ma ciò significa anche che le cose non possono più essere fatte all’istante. Norme e proposte devono seguire il normale iter nel cui ambito voi parlamentari avete chiesto alla Commissione di svolgere il proprio lavoro.

Tale iter comporta, in primo luogo, un’analisi attenta di ciò che è fattibile, ciò che è bene, ciò che ha valore aggiunto. In secondo luogo, una consultazione pubblica per capire se le idee che abbiamo proposto saranno accettate o meno dalla società civile, dall’industria, dagli Stati membri, dai parlamenti nazionali, che ora sono attori in tutti questi ambiti e svolgono il test di sussidiarietà. Dopodiché, le valutazioni di impatto per verificare se quello che facciamo è giusto. Soltanto allora giungiamo alla proposta definitiva della Commissione.

Se volete che la Commissione continui ad agire come si è agito negli ultimi anni, basta che me lo diciate e formulerò una proposta alla settimana. E sapete che cosa ne sarà di tutte queste proposte? Saranno prima bloccate, e giustamente, nei parlamenti nazionali perché occorre avanzare proposte serie basate sul presupposto giuridico che ciò che stiamo facendo è solido, fattibile e attuabile negli Stati membri.

Non voglio che la prima proposta che formuliamo sia contestata dinanzi alla Corte di giustizia e la Corte dei diritti dell’uomo. Vorrei condurre tutti noi lungo una via su cui i cittadini comprendano che il valore aggiunto di quello che facciamo rappresenta un reale vantaggio per loro in termini concreti. Sì, in quanto Commissario responsabile delle politiche femminili, ho sentito questo Parlamento discutere in merito a ciò che occorre fare, soprattutto per dare la certezza giuridica alle donne in tutti i nostri Stati membri che quando hanno un problema di violenza avranno giustizia e non l’illusione di sperare di avere giustizia per poi non disporre di mezzi di ricorso e non ottenere nulla. Pertanto, in tale ambito, dobbiamo veramente lavorare insieme.

Vi sono centinaia di misure da “Lisbonizzare”, far riemergere dall’ombra per essere portate alla luce del sole, adattare alle norme di leggi reali, centinaia di misure che non funzionano.

Il mandato di arresto: l’onorevole Ludford ne ha parlato poc’anzi. Ovviamente non viene eseguito negli Stati membri perché la costruzione attorno al mutuo riconoscimento e alla reciproca fiducia, che è alla base del mutuo riconoscimento, non è stata realizzata. Onorevoli parlamentari, non possiamo attuare tutto questo senza reciproca fiducia. Mi dispiace ma non posso per decreto inculcare la reciproca fiducia nelle teste dei giudici di tutta l’Europa!

La reciproca fiducia va costruita attraverso la legislazione e con misure che promuovano i diritti dei cittadini in tutti i nostri Stati membri in modo che anche i giudici attuino le norme che abbiamo ricercato, e indubbiamente al riguardo stiamo avanzando rapidamente.

Un piano di azione, certo, il collega che ne parlava non è più presente, ma ovviamente occorre un piano di azione per combattere la violenza contro le donne. Nel 2011 ci aspettiamo un testo completo sulla tutela delle vittime. Per me non esistono vittime di prima, seconda o terza categoria; tutte le vittime vanno considerate.

Abbiamo inoltre lavorato sulla protezione dei dati, quando fortunatamente il Parlamento ha detto no al momento in cui le cose funzionavano prima dell’introduzione del trattato di Lisbona. Non continueremo più ad agire nella stessa maniera e sicuramente lei, presidente della commissione, sa bene che la sua commissione e le altre sono perfettamente integrate nel nostro modo di procedere.

Dovremo fare insieme molte cose: questioni estremamente tecniche che avranno un impatto importantissimo sulla nostra società. Occorrerà agire e sarà necessario spiegare ai cittadini come agiamo, perché anche questo fa parte del nuovo approccio e non è sicuramente la parte più facile.

Indubbiamente dovremo adottare misure, per esempio in tema di asilo e immigrazione illegale e, come avete visto, la collega Malmström ha proposte molto concrete sull’immigrazione illegale, i controlli alle frontiere e la migrazione legale. Sarebbe inoltre importante che il Parlamento, unitamente al Consiglio, potesse adottare le proposte esistenti, il pacchetto sull’asilo, la proposta sul permesso semplice, il programma comune di reinsediamento, il mutuo riconoscimento e il neoadottato piano di azione per i minori non accompagnati. Gli argomenti in discussione sono moltissimi.

Non si tratta di capire chi farà cosa perché alcune cose semplicemente non potete farle. Citerò un esempio. Si è sollecitata la direttiva antidiscriminazione. La direttiva antidiscriminazione, mi dispiace dirlo, ed è bloccata in sede di Consiglio. Pertanto, che cosa mi chiedete di fare, non a me personalmente visto che è stata presentata prima che assumessi l’incarico? La Commissione ha posto la questione dell’antidiscriminazione e l’unanimità è bloccata in sede di Consiglio. Parlate dunque al Consiglio, parlate con chi la sta bloccando.

Le coppie omosessuali: sapete perfettamente che il tema è prerogativa della sussidiarietà: spetta agli Stati membri regolamentare il trattamento delle coppie omosessuali. L’Unione europea entra in gioco nel caso del trattamento transfrontaliero delle coppie omosessuali, ma non posso fare il lavoro per Francia, Italia, Polonia, Romania, Grecia e Lussemburgo. Sono soltanto gli Stati membri a poterlo fare. A mio parere, non vi è discriminazione se questi individui, prescindendo dalla loro origine, esercitano il diritto alla mobilità transfrontaliera, ed è ciò che faremo.

Abbiamo già iniziato a vederlo, in termini di mobilità, diritti dei cittadini, collaborazione tra ordinamenti giuridici, abolizione delle frontiere esistenti nel mercato unico che, mi duole dirlo, non può definirsi tale parlando dei cittadini. Per questo sono molto lieta. Ho letto la relazione Monti. Vi sono molti elementi nella relazione che ci indicano la direzione da seguire. Sapete qual è la mia bibbia? La relazione, stilata da uno di voi parlamentari, che contiene tutti gli elementi sulla libera circolazione dei cittadini e tutti i problemi da risolvere.

Ciò che vi propongo è di analizzarli uno per uno e risolverli di concerto con il Parlamento. Quando formulerò una proposta, e avete visto come funziona, voi dovrete esaminarne talmente tante di vostre da dover fare gli straordinari notturni. Scherzosamente aggiungo che non so se sia consentito dalla regolamentazione delle condizioni di lavoro e dai diritti umani, ma per questa volta non mi preoccuperò dei vostri diritti umani di parlamentari. Lavoreremo finché non avremo risolto questi problemi. Ne esistono centinaia da risolvere e non posso farlo da sola. Ho bisogno del vostro aiuto molto costruttivo. So che lo avrò, ma aiutatemi a lavorare su un aspetto alla volta, anche se dovesse essere un elemento alla settimana. Sottoporrò tutto alla vostra attenzione. Intendo presentarmi dinanzi alle vostre commissioni tutte le volte che mi convocherete, signora Presidente, e ne discuteremo insieme, elemento per elemento. In cinque anni, con il vostro aiuto, avremo cambiato il volto del nostro continente.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
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