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Procedura : 2009/2062(REG)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A7-0043/2009

Discussioni :

PV 23/11/2009 - 21
CRE 23/11/2009 - 21

Votazioni :

PV 25/11/2009 - 7.4
CRE 25/11/2009 - 7.4
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto
PV 15/06/2010 - 7.9
CRE 15/06/2010 - 7.9
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2009)0088
P7_TA(2010)0204

Discussioni
Martedì 15 giugno 2010 - Strasburgo Edizione GU

8. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Kelly (A7-0190/010)

 
  
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  Pat the Cope Gallagher (ALDE).(EN) Signor Presidente, è stato un piacere, ma non una sorpresa, constatare il gran numero di voti a favore della relazione, che è stato coerente in tutti le discussioni sul Fondo internazionale per l’Irlanda (FII). Senza dubbio, l’Unione europea ha apportato uno dei maggiori contributi all’avvio del FII nel 1986, anno in cui fu istituito dai governi di Londra e Dublino per promuovere lo sviluppo economico e sociale nelle 12 contee su entrambi i lati del confine.

(GA) Il Fondo ha beneficiato di oltre 800 milioni di euro, che, prendendo in considerazione l’effetto moltiplicatore, equivalgono a un investimento superiore ai 2 miliardi di euro.

Io stesso provengo da una contea di frontiera e sono un rappresentante della regione di confine, pertanto comprendo benissimo qual è stato il ruolo che il Fondo internazionale per l’Irlanda ha svolto nel processo di pace.

Con il sostegno del Fondo internazionale sono stati creati più di 40 000 posti di lavoro diretti, e 16 000 indiretti, offrendo nuove opportunità occupazionali in una regione economicamente svantaggiata.

(EN) In conclusione, anche se è stata decisa una strategia di chiusura per portare a termine l’attività del FII alla fine di quest’anno, ritengo sia necessario considerare con attenzione l’ipotesi di prolungare questo proficuo ed efficace programma. Grazie per la vostra pazienza.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, ho votato a favore di questa iniziativa perché il suo obiettivo principale è continuare a sostenere il processo di pace e riconciliazione nell’Irlanda del Nord e nelle contee limitrofe dell’Irlanda, al fine di creare legami di riconciliazione e comunicazione tra le comunità più divise e continuare, come europei, a difendere i valori e i diritti umani.

Noi nell’Euskadi – i Paesi Baschi – continuiamo a soffrire a causa della violenza terrorista, e attendiamo che l’Euskadi Ta Askatasuna (ETA) dia ascolto al grido della società basca, stanca di soffrire, che lo invita a rinunciare alla violenza una volta per tutte. Stiamo aspettando una dichiarazione definitiva di cessate il fuoco. In queste circostanze, mi aspetto dall’Unione europea la stessa solidarietà e pieno sostegno nei confronti dell’Euskadi, per arrivare alla pace e alla riconciliazione cui aspiriamo.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, nessun paese è stato danneggiato dai salvataggi finanziari tanto quanto l’Irlanda, e nessun popolo è stato colpito duramente come gli irlandesi. Il ministro irlandese per le Finanze, Brian Lenihan, ha preso tutte le decisioni giuste. Tutti i funzionari pubblici irlandesi, dal Taoiseach agli impiegati statali di primo livello, e addirittura i beneficiari d’indennità di disoccupazione, hanno stretto la cinghia e hanno subito tagli notevoli nel proprio reddito. Ora gli irlandesi vedono che, se non avessero preso queste dolorose decisioni – se avessero soltanto continuato a spendere – avrebbero richiesto a loro volta un intervento di salvataggio, come i greci; quel che è peggio, scoprono di essere obbligati a contribuire al salvataggio della Grecia e, per di più, che in termini pro capite l’Irlanda apporta un contributo maggiore rispetto alla maggior parte degli Stati dell’area dell’euro.

Qualunque economista ortodosso proporrebbe che, in un periodo simile, si conceda ad alcune delle economie dell’area dell’euro di tornare a battere la propria moneta, di svalutare, di prendersi tempo per rimettersi in sesto e tornare sul mercato. Al contrario, stiamo condannando i popoli dell’Europa meridionale ad anni di povertà e deflazione e opprimiamo i contribuenti dell’Europa settentrionale con un debito enorme, il tutto solo per la salvezza di pochi. Senza dubbio si tratta dei volti più costosi da quello di Elena di Troia, che fece salpare un migliaio di navi!

 
  
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  James Nicholson (ECR).(EN) Signor Presidente, non intendevo pronunciare una dichiarazione di voto sull’oggetto della discussione, ma durante il suo intervento il relatore ha menzionato soltanto il dottor Paisley e il signor Adams, affermando che hanno portato la pace nell’Irlanda del Nord. Beh, il signor Adams e il dottor Paisley avranno portato molte cose, ma di certo non la pace. Saranno in molti a vantarsi di aver contribuito alla pace nell’Irlanda del Nord, ma in realtà sono stati David Trimble e John Hume a occuparsi degli aspetti più impegnativi del processo di pace nella regione, e spero che il relatore in futuro abbia la premura di divulgare le informazioni corrette. Sono stati loro a misurarsi con tutti i compiti più ardui del passato.

Vorrei chiarire di aver votato a favore della relazione, quest’oggi, perché credo che l’Irlanda del Nord continui a necessitare di sostegno per mantenere i livelli raggiunti. Non è per niente scontato che la pace sia duratura, dal momento che ci sono individui da entrambi i lati – e li abbiamo visti farsi avanti di recente – che cercano di minare i risultati ottenuti.

 
  
  

Elezione di un Vicepresidente del Parlamento europeo

 
  
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  Jacek Olgierd Kurski (ECR).(PL) Signor Presidente, faccio parte dei 334 deputati che hanno sostenuto l’onorevole Tőkés nella sua candidatura alla vicepresidenza del Parlamento europeo. É un eroe della mia giovinezza. Nel 1989, in qualità di giornalista per Solidarność e sotto il fuoco della Securitate, i brutali servizi segreti di Ceauşescu, mi occupavo della rivoluzione rumena, movimento iniziato a Timisoara con un discorso tenuto dall’onorevole Tőkés il 16 dicembre 1989.

Ciononostante, mi dispiace notare che oggi l’onorevole Tőkés è stato vittima in primo luogo di un errore del computer, che ha conteggiato erroneamente 168 voti, e poi del fatto che questi 168 voti sono stati sommati al totale dal presidente della seduta, causando una controversia generale. Di conseguenza, se questo in futuro porterà a mettere in dubbio la liceità dell’elezione dell’onorevole Tőkés a Vicepresidente del Parlamento europeo, allora sono favorevole a tenere una nuova votazione. Sono certo che il risultato sarà addirittura migliore. Il mandato in seno al Parlamento europeo di una personalità così illustre non può essere messo in questione da nessuno. Ritengo, quindi, che, laddove vengano sollevati dubbi, sia nell’interesse dell’onorevole Tőkés stesso ripetere la votazione.

 
  
  

Relazione Marinescu (A7-016/2010)

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sostenuto la relazione del collega Marinescu – che colgo l'occasione per ringraziare – perché ritengo che un trasporto delle merci all'avanguardia ed efficiente sia un requisito fondamentale non solo per la competitività ma per la stessa sopravvivenza delle imprese europee. Inoltre, ritengo ampiamente condivisibile la volontà del relatore di reintrodurre alcuni passaggi del testo approvato dallo stesso Parlamento in prima lettura.

 
  
  

Relazione Martin (A7-0043/2010)

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, quando abbiamo iniziato le votazioni di oggi, ci siamo trovati ad avere una procedura che non avevamo mai incontrato in quest’Aula in passato, secondo la quale solo i voti positivi vengono registrati. La invito, signor Presidente, a considerare il fatto che si sia trattato solo di una questione di tempo, il che, ovviamente, è precisamente l’approccio seguito dall’UE in diversi referendum.

La Costituzione europea o trattato di Lisbona è stata puntualmente respinta alle urne, dal 54 per cento degli elettori francesi, dal 62 per cento degli elettori olandesi e dal 53 per cento degli irlandesi, e ogni volta la reazione è stata di proseguire indipendentemente dal risultato, di ignorare le obiezioni avanzate dai cittadini, di interpretare le espressioni di opposizione come un incoraggiamento. Abbiamo, ora, sancito e regolarizzato quell’approccio nelle procedure di questa Camera. Abbiamo reso impossibile l’espressione di dissenso nei confronti del progetto. Mi viene la tentazione di adattare una vecchia battuta: qual è la parte di “no” che non le è chiara?

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signor Presidente, quest’oggi, nell’esaminare la relazione sul regolamento e il relativo adeguamento al trattato di Lisbona, è interessante parlare a molti eurodeputati e notare come non conoscano il contenuto del trattato di Lisbona e i suoi effetti nella vita quotidiana dei nostri elettori.

Prendiamo, ad esempio, il salvataggio finanziario della Grecia. Se analizziamo la discussione in seno al Consiglio, notiamo infatti che essa verte sull’articolo 122 del trattato di Lisbona, che dovrebbe avere per oggetto la solidarietà e stabilirne le condizioni, ossia:. “In uno spirito di solidarietà qualora sorgano gravi difficoltà nell'approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell'energia, o qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali”. Tutto questo viene ora utilizzato come scusa dagli Stati membri, indipendentemente dalla loro appartenenza all’area dell’euro, per salvare un paese che è l’unico responsabile della propria situazione e non è stato vittima di circostanze eccezionali.

Dobbiamo essere chiari nei confronti degli elettori per quanto riguarda il significato che il trattato di Lisbona ha per loro. Significa forse utilizzare i soldi dei contribuenti per salvare Stati che non sono in grado di gestirsi autonomamente?

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, questo Parlamento ha un particolare talento quando si parla di riforme al regolamento, che sono sempre volte a diminuire i diritti della minoranza, underdog o Untermeschen che dir si voglia, che siamo in una certa misura. Nell’ultimo anno abbiamo agito calpestando la norma che, ai sensi dell’articolo 24 del regolamento, permette ai deputati non iscritti di nominare il proprio rappresentante.

Con un’osservazione che è stata – mi perdoni – una delle più stupide che io abbia mai sentito nella mia carriera parlamentare, lei, signor Presidente, ha appena affermato che ciò non era possibile perché lei non condivideva le mie convinzioni politiche. É vero, io sono un deputato non iscritto per ragioni di principio, mentre lei era non iscritto solo perché era stato tradito dai suoi amici.

Ciononostante, signor Presidente, c’era per lo meno un modo per risolvere questa disputa, cioè votando. La votazione è la procedura usuale in una democrazia. Eppure, ora i rappresentanti dei deputati non iscritti saranno scelti dal Presidente del Parlamento. Si tratta dell’ennesima farsa.

É stato proprio l’onorevole Martin ad aver architettato e pianificato quest’idea, con i rappresentanti dei due gruppi principali. Il tutto, inoltre, mi ricorda le precedenti modifiche del regolamento ad opera dell’onorevole Corbett, che ora, dopo essere stato sconfitto dal mio amico, l’onorevole Griffin alle elezioni per il Parlamento europeo, è fortunatamente caduto nel dimenticatoio.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, l’emendamento n. 86 della relazione Martin stabilisce che il rappresentante presso la Conferenza dei presidenti dei deputati non iscritti sia scelto non dai deputati stessi, ma dal Presidente del Parlamento. La motivazione addotta è la mancanza di consenso tra i deputati non iscritti. Mi chiedo dove sia il problema. Analogamente, non c’è consenso in questa stessa Aula quando si elegge il Presidente del Parlamento, motivo per cui teniamo un’elezione democratica. Il rappresentante dei deputati non iscritti deve essere rappresentativo, pertanto l’opzione migliore è l’organizzazione di un’elezione.

Il Parlamento europeo inizia quasi a mostrarsi come una sorta di istituzione farsesca, in cui lo stesso Presidente della Camera decide chi rappresenterà alcuni dei suoi oppositori. Mi viene anche da chiedermi su cosa sarà basata questa decisione. Forse sul principio di rappresentatività? Sulla simpatia personale o sull’amicizia nei confronti di un determinato deputato non iscritto? Quali saranno i criteri utilizzati dal Presidente per scegliere il rappresentante dei deputati non iscritti? Avrei auspicato che prima della votazione il Presidente tenesse una dichiarazione in merito, ma purtroppo non ci è stato concesso.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). (SK) Signor Presidente, con tutto il rispetto per lei e per quest’istituzione, la discussione sull’adeguamento del regolamento al trattato di Lisbona non dovrebbe tralasciare la lacuna nel regolamento che ha reso possibile una votazione simile e un risultato come l’elezione dell’onorevole Tőkés all’incarico di Vicepresidente.

Non riesco a comprendere come i presidenti possano adottare una votazione controversa, e quindi l’esito controverso di una votazione, e sono solidale nei confronti degli onorevoli colleghi che nutrono dubbi sulla correttezza del conteggio. Da questo punto di vista, ritengo che l’Unione europea e il Parlamento europeo debbano agire con trasparenza e chiarezza, e fino a quando alcuni deputati riterranno che le postazioni abbiano classificato il voto espresso diversamente dalle loro intenzioni e non si avrà avuta la possibilità di controllare il tutto sui monitor, la votazione continuerà a essere controversa.

Da questo punto di vista, credo sia nell’interesse dell’onorevole Tőkés, e nell’interesse della credibilità del Parlamento europeo, di tornare su questa votazione e ripeterla, affinché in futuro non ci siano dubbi riguardo all’elezione del Vicepresidente del Parlamento europeo.

 
  
  

Relazione Jędrzejewska (A7-0183/2010)

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, il cancro della Grecia si sta diffondendo in tutto il Mediterraneo. Questa settimana abbiamo letto che la Commissione europea si sta preparando a salvare la Spagna, e il Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy ammette apertamente che, in quel caso, i 750 miliardi di euro già destinati al fondo di salvataggio d’emergenza risulterebbero del tutto inadeguati.

Mentre il tumore si diffonde, invece di considerare l’amputazione, i nostri leader hanno deciso di intraprendere un lungo percorso di chemioterapia, costoso, doloroso e dal risultato incerto. Quello che intendo dire è che cercheranno di creare gli strumenti necessari a ciò che il Presidente Van Rompuy chiama governance economica e che i suoi predecessori chiamavano federalismo fiscale: armonizzazione fiscale, una tassa sulle operazioni finanziarie, un’Agenzia europea di debito o un Fondo monetario europeo. Tutto questo per cercare di trasferire il denaro necessario a tenere in vita il loro progetto, mentre, ovviamente, la cosa più semplice sarebbe risparmiare ai contribuenti l’onere del salvataggio e fornire alle economie disastrate un massiccio stimolo, permettendo loro di svalutare e di rimettersi sul mercato. Che alto prezzo imponiamo ai nostri popoli per assecondare le presunzioni delle loro élite!

 
  
  

Relazione Cashman (A7-0165/2010)

 
  
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  Clemente Mastella (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in occasione del Vertice del Millennio del 2000, i paesi più ricchi, tra cui anche i paesi dell'Unione europea, hanno rinnovato il proprio impegno per la realizzazione di alcuni specifici obiettivi entro il 2015: ridurre la fame e la povertà, migliorare l'istruzione e la sanità e proteggere l'ambiente nei paesi in via di sviluppo.

A quasi dieci anni di distanza, riteniamo che tocchi ora più che mai all'Europa, in quanto principale attore a livello mondiale nell'ambito degli aiuti allo sviluppo, assumere un ruolo guida. Non vi è alcun dubbio che negli ultimi anni gli aumenti degli aiuti allo sviluppo abbiano contribuito ad alleviare le sofferenze di milioni di persone. Stanno funzionando, è vero, ma c'è ancora molto da fare, considerando anche che l'attuale crisi internazionale costringerà molti Stati membri a ridurre il proprio bilancio a sostegno di questi paesi.

Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione perché ritengo che a questo punto sia diventato necessario esplorare meccanismi di finanziamento innovativi. Gli Stati membri dell'Unione europea devono iniziare a prendere sul serio dei partenariati strategici di tipo politico con questi paesi. Questo significa dimostrare una volontà politica rinnovata da parte di tutti i partner per la realizzazione degli obiettivi prioritari, che restano: coerenza delle politiche allo sviluppo, affrontare il cambiamento climatico e la crisi globale, governance e diritti, diritto all'alimentazione ed educazione allo sviluppo. Questa resta, signor Presidente, la nostra sfida primaria.

 
  
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  Sonia Alfano (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore della relazione Cashman perché ritengo che sia responsabilità di questo Parlamento e delle Istituzioni europee rispettare e sostenere gli impegni verso le persone che vivono nei paesi meno sviluppati, in particolare quelli africani.

Non possiamo arrivare al 2015 e renderci conto che gli otto obiettivi che ci eravamo posti non sono stati raggiunti, perché dietro il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, dietro quelle percentuali – non dimentichiamolo – ci sono miliardi di persone che soffrono e che non hanno la possibilità di vivere in maniera dignitosa.

L'Unione europea deve rappresentare un esempio e una guida negli aiuti per lo sviluppo. La cancellazione del debito pubblico, unitamente a un maggiore impegno nel controllo che gli aiuti vadano a buon fine, è uno dei punti chiave di questo progetto di solidarietà, un progetto la cui realizzazione – dobbiamo esserne consapevoli – non è rinviabile se non pagando il prezzo di ulteriori vite umane.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Elezione di un Vicepresidente del Parlamento europeo

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Dal momento che l’onorevole Schmitt, Vicepresidente del Parlamento europeo, è stato recentemente nominato Presidente del neoeletto parlamento ungherese, i miei colleghi ed io abbiamo dovuto eleggere un nuovo Vicepresidente. L’onorevole Tőkés, deputato ungherese del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) soddisfa tutti i criteri necessari per assumere una tale carica (integrità, impegno, sostegno per il progetto europeo); per questo motivo ho votato a favore della sua candidatura.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. (RO) La nomina dell’onorevole Tőkés a Vicepresidente del Parlamento europeo è un insulto alla Romania, considerando il tono sciovinista delle dichiarazioni di questo collega. Inoltre, la sua elezione a questa carica suscita preoccupazioni ancora più gravi per la dubbiosa procedura di votazione utilizzata. Una nomina di questo tipo non avrebbe dovuto aver luogo nel Parlamento europeo, un’istituzione responsabile di fronte ai cittadini europei. Tuttavia, dal momento che il fatto è ormai compiuto, avremmo voluto che la votazione si fosse tenuta in circostanze pienamente conformi alla procedura standard. Giacché non è stato così, quest’elezione incide sull’immagine del Parlamento europeo, soprattutto in Romania, dove l’opinione pubblica si interessa direttamente alla questione. Al momento, non conta molto che l’onorevole Tőkés svolga o meno un buon lavoro nella sua nuova posizione. Quel che pesa di più è l’offesa recata a uno Stato europeo.

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (S&D), per iscritto. (EN) La votazione odierna sull’elezione dell’onorevole Tőkés a Vicepresidente del Parlamento europeo è stata una disgrazia. In primo luogo, le spiegazioni del Presidente sulle modalità di voto sono state sia confusionarie sia contraddittorie e, di conseguenza, nessuno era certo sul come procedere. In secondo luogo, le postazioni di voto di numerosi deputati rumeni – che ci si aspettava avrebbero espresso voto contrario – curiosamente non funzionavano bene. Terzo punto, la votazione si è comunque tenuta e il Presidente ha lasciato in sospeso l’intera questione, abbandonando la sala. Quarto, la ragionevole richiesta dell’Aula di ripetere la votazione in circostanze normali è stata rifiutata. Quinto, è stato comunicato che c’erano stati più voti dei deputati presenti! Sesto, siamo semplicemente stati informati che la votazione era comunque stata convalidata! Settimo, anche così, nessuno riusciva a spiegare com’è possibile che 168 voti possano rappresentare una “maggioranza qualificata” in un Parlamento che consta di 751 membri!

In realtà, in questo modo il PPE ha imposto con la forza la propria volontà sull’intero Parlamento! Me ne dispiaccio, perché senza dubbio sono in grado di agire in maniera migliore e anche noi, gli altri eurodeputati, ci meritiamo di meglio!

 
  
  

Relazione Matera (A7-0180/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Per ragioni di solidarietà politica con i miei amici del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) ho votato a favore della relazione presentata dall’onorevole collega italiana, Barbara Matera (PPE, IT), sulla proposta di decisione concernente la mobilizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per un importo di circa 6,6 milioni di euro a sostegno della Spagna, che si trova ad affrontare esuberi nel settore dei prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi. Senza mettere in dubbio l’analisi della Commissione europea, basata sui dati forniti dal Regno di Spagna, ritengo sia strano mobilitare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per un fenomeno che è semplicemente la conseguenza dello scoppio della bolla immobiliare in Spagna. É, in realtà, la riduzione dei mutui ad aver causato la diminuzione nel numero dei permessi edili emessi, e, di conseguenza, nel consumo di prodotti ceramici, piastrelle e prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi. In che direzione andiamo con questo tipo di ragionamento? Possiamo veramente sostenere che si tratta di un adeguamento alla globalizzazione? Ritengo, inoltre, che costi amministrativi superiori a 400 000 euro siano eccessivi, anche se l’origine di questa considerevole somma sembra essere uno studio di 60 000 euro, il cui costo mi pare proibitivo. Non finisce qui...

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’aumento della disoccupazione è una delle conseguenze più dannose della recente crisi economica e finanziaria. Il peggioramento dell’instabilità dei mercati ha contribuito a inasprire la situazione di numerose imprese, che si sono dimostrate meno capaci di adattarsi alla globalizzazione. In questo caso, 181 imprese della regione della Comunidad Valenciana sono state vittime di tali ripercussioni. La Spagna ha fornito prove sufficienti a sostegno della richiesta di mobilitare il fondo, che ritengo vada accolta.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo che un’assistenza particolare sia estremamente importante per i lavoratori che sono stati licenziati o che sono stati colpiti dall’attuale clima economico mondiale, come si è verificato in questo caso, che vede 2 425 esuberi in 181 imprese della regione spagnola di Valencia. La concessione di un’assistenza volta a riqualificare e reintegrare questi lavoratori nel mercato del lavoro è cruciale, non solo per far riprendere l’economia, ma anche per la stabilità sociale. Per questo motivo voto a favore della risoluzione. Vorrei reiterare la raccomandazione della Commissione affinché non si ricorra a un trasferimento di risorse finanziarie dal Fondo sociale europeo per erogare pagamenti nell’ambito del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Si tratta di due Fondi con obiettivi distinti e complementari, al di là dei quali l’uno non può sostituire l’altro. Trattandosi di una misura straordinaria, il FEG deve godere di un finanziamento autonomo e, sempre in quanto tale, non può assorbire risorse sottratte al Fondo sociale europeo o a qualsiasi altro Fondo strutturale: sarebbe un errore gravissimo.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Il 2 settembre 2009 la Spagna ha presentato una domanda d’assistenza volta a mobilitare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) a favore dei lavoratori in esubero di 181 imprese, operanti nella fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, in un’unica regione NUTS II, la Comunidad Valenciana. Ritengo che la domanda sia conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006. Pertanto, ho espresso il mio consenso per la relazione e la proposta della Commissione di mobilitare un importo pari a 6 598 735 euro. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) finanzia esclusivamente misure che contribuiscono al reinserimento degli esuberi nel mercato del lavoro, creando le condizioni affinché i lavoratori in esubero trovino lavori temporanei o permanenti, partecipino a programmi di formazione professionale e acquisiscano le competenze necessarie per soddisfare le esigenze del mercato del lavoro, ottenere una licenza commerciale o intraprendere un’attività professionale autonoma. Anche la Lituania ha già beneficiato dell’assistenza di questo Fondo.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore delle relazioni sulla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione perché credo sia cruciale sottolineare l'importanza del FEG.

Tale strumento è stato istituito per fornire delle misure attive di sostegno al mercato del lavoro, esclusivamente destinate ad aiutare i lavoratori licenziati a causa dei cambiamenti strutturali nei principali flussi commerciali mondiali e per agevolare il loro reinserimento nel mercato del lavoro.

Si tratta di uno strumento estremamente utile che dal 2007 ad oggi ha visto la presentazione di 55 richieste, provenienti da 17 Stati membri e relative al sostegno di 52.334 lavoratori licenziati, a fronte delle quali sono stati previsti stanziamenti per un totale di 271,9 milioni di euro.

Dall'analisi dei dati in nostro possesso si evince, quindi, che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è stato mobilitato per una somma pari a 5.195 euro per singolo lavoratore licenziato, una somma effettivamente utilizzata per dare attuazione a pacchetti personalizzati di servizi, specificamente mirati a reintegrare i lavoratori interessati nel mercato del lavoro.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Per riguardo nei confronti dei lavoratori spagnoli della regione di Valencia, che sono stati sacrificati a causa della globalizzazione, mi astengo dal voto. Considerando la situazione in cui l’impatto delle politiche neoliberiste dell’Unione europea li ha spinti, ci si potrebbe ritenere giustificati a votare contro l’irrisoria somma che l’élite europea vuole concedere loro, eppure il poco che riceveranno potrà per lo meno contribuire ad alleviare le sofferenze. Ciò, comunque, non rende più tollerabile l’approccio del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che sostiene le delocalizzazioni in Marocco e Algeria attualmente in corso e consacra il profitto dei più ricchi. Per l’oligarchia europea, una coscienza pulita ha un prezzo basso.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è uno spazio di solidarietà, e in questo quadro si iscrive il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Questo tipo di assistenza è essenziale per aiutare i disoccupati e le vittime delle delocalizzazioni causate dalla globalizzazione. Sempre più imprese delocalizzano, approfittando del minore costo della manodopera in diversi paesi, in particolare Cina e India, spesso a discapito di Stati che rispettano i diritti dei lavoratori. L’obiettivo del FEG è assistere i lavoratori che sono vittima della delocalizzazione delle imprese, e il suo ruolo è fondamentale nel facilitare loro l’accesso a una nuova occupazione. In passato, il FEG è stato utilizzato da altri Stati membri dell’UE, e ora è in grado di offrire il proprio sostegno a Valencia, Spagna, a causa della recente situazione, che vede più di 2 400 esuberi in 181 imprese del settore della fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi. Queste sono le motivazioni alla base del mio voto.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione riguarda la mobilizzazione del FEG a sostegno della regione di Valencia, in Spagna (6 598 735 euro), in seguito a 2 425 esuberi in 181 imprese operanti nel settore della fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi. I fondi saranno versati direttamente ai lavoratori colpiti. La relazione è stata adottata in sede di commissione per i bilanci senza discussione, e anche in plenaria noi Verdi l’abbiamo sostenuta.

 
  
  

Relazione Matera (A7-0181/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Per ragioni di solidarietà con il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) e con l’Irlanda, e sulla base della relazione presentata dall’eccellente collega italiana Barbara Matera, ho votato a favore della proposta di decisione concernente la mobilizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per un importo di circa 2,7 milioni di euro a sostegno dell’Irlanda, che si trova ad affrontare esuberi nel settore del cristallo. La maggior parte dei 600 esuberi riguarda l’impresa Waterford Crystal. Senza mettere in dubbio l’analisi della Commissione, mi sembra strano che quest’impresa, che è in difficoltà dal 2005, possa essere all’origine di un adeguamento alla globalizzazione. Nel 2005 annunciò la chiusura dello stabilimento di Dungarvan, per concentrare tutte le operazioni nell’impianto di Kilkenny, nella città di Waterford, che dava lavoro a 1 000 persone; a causa del trasferimento, Dungarvan ha perso circa 500 posti di lavoro. In seguito alla chiusura di questo stabilimento, avvenuta il 30 gennaio 2009, gli ex lavoratori e le loro famiglie organizzarono diverse manifestazioni, terminate nel marzo 2009 grazie a un accordo con i lavoratori e al pagamento di 10 milioni di euro (fonte: Wikipedia). Si tratta davvero di un adeguamento alla globalizzazione?

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto.(GA) Accolgo con estremo favore le sovvenzioni dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione distribuite agli ex dipendenti della Waterford Crystal e delle imprese dell’indotto. Il Fondo è stato creato per sostenere i lavoratori che soffrono a causa di cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e il suo contributo sarà fondamentale per la comunità locale, che era incentrata sull’industria Waterford Crystal.

Dal momento che quest’impresa era centrale per la regione, visto che gran parte della manodopera qualificata del posto era occupata nel settore del vetro e nell’indotto, e siccome il settore era di vitale importanza per l’identità della regione di Waterford, i fondi saranno estremamente utili ai lavoratori e alle loro famiglie e contribuiranno a offrire loro nuove opportunità di occupazione.

É necessario adottare misure di coordinamento a livello locale per garantire un’adeguata distribuzione delle risorse. Considerando che i lavoratori in questione sono più anziani della media e si occupavano di attività altamente qualificate, è necessario garantire che i fondi siano utilizzati per progetti di riqualificazione professionale e formazione, per incoraggiare l’imprenditorialità e per migliorare l’accesso all’occupazione.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è il principale donatore del Fondo internazionale per l’Irlanda ed eroga circa il 57 per cento dei contributi annuali.

Accolgo quindi con favore il ruolo che la Comunità europea ha svolto nel garantire assistenza economica e sociale all’Irlanda, perseguendo gli obiettivi di pace e riconciliazione.

L’attuale periodo di esercizio si sta concludendo, ma è importante che la Comunità europea continui a contribuire al Fondo internazionale per l’Irlanda, impegnandosi nel raggiungimento di obiettivi come l’appianamento delle differenze, l’integrazione delle comunità e l’incoraggiamento dello sviluppo nelle regioni delle due aree che in Irlanda hanno sofferto maggiormente, a causa dell’instabilità degli ultimi anni.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. (EN) Accolgo con estremo favore la decisione di mobilitare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per assistere i dipendenti della Waterford Crystal. La crisi economica globale, insieme ai profondi cambiamenti nei flussi commerciali mondiali, ha causato numerosi licenziamenti in Irlanda e in tutta Europa. Invito il governo irlandese ad agire con rapidità, per garantire che queste risorse siano utilizzate con prontezza ed efficacia per soddisfare le specifiche esigenze di formazione e riqualificazione dei lavoratori. Il quadro temporale per l’utilizzo del Fondo è limitato ed è prioritario che i servizi necessari vengano predisposti senza indugi. É inoltre urgente riesaminare il regolamento del FEG per permettere maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse, in particolare per quanto concerne i vincoli temporali.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il paese noto come “tigre celtica” vantava in passato considerevoli livelli di crescita, ma negli ultimi anni ha accusato l’impatto della crisi e gli effetti della globalizzazione, che hanno colpito il settore irlandese del vetro, con il risultato che oggi quasi 600 lavoratori sono bisognosi d’assistenza. Sono favorevole alla mobilitazione del Fondo.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Alla luce degli obiettivi del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), voto a favore della concessione di assistenza ai lavoratori in esubero nelle imprese Waterford Crystal nella Repubblica d’Irlanda. Il sostegno in questione ammonta a più di 2,5 milioni di euro, che saranno vitali per incoraggiare i lavoratori colpiti a migliorare le proprie competenze, dal momento che la maggior parte di loro ha più di 45 anni d’età. Ciononostante, vorrei sottolineare le evidenti differenze e ineguaglianze che si sono verificate nell’ambito del FEG: in diverse occasioni, gli Stati membri non hanno infatti saputo utilizzare i fondi disponibili, a discapito dei lavoratori che perdono il posto di lavoro in questi paesi, com’è successo in Portogallo in seguito al continuo aumento dei fallimenti e del tasso di disoccupazione.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Il 7 agosto 2009 l’Irlanda ha presentato una domanda d’assistenza volta a mobilitare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) a favore dei lavoratori in esubero Dell’impresa Waterford Crystal e di tre dei suoi fornitori/produttori a valle. Ritengo che la domanda sia conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all’articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006. Pertanto, ho espresso il mio consenso per la relazione e la proposta della Commissione di mobilitare un importo pari a 6 598 735 euro. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) finanzia esclusivamente misure che contribuiscono al reinserimento degli esuberi nel mercato del lavoro, creando le condizioni affinché i lavoratori in esubero trovino lavori temporanei o permanenti, partecipino a programmi di formazione professionale e acquisiscano le competenze necessarie per soddisfare le esigenze del mercato del lavoro, ottenere una licenza commerciale o intraprendere un’attività professionale autonoma. Anche la Lituania ha già beneficiato dell’assistenza di questo Fondo

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Per riguardo nei confronti dei lavoratori irlandesi della Waterford Crystal, che sono stati sacrificati a causa della globalizzazione, mi astengo dal voto. Considerando la situazione in cui l’impatto delle politiche neoliberiste dell’Unione europea li ha spinti, ci si potrebbe ritenere giustificati a votare contro l’irrisoria somma che l’élite europea vuole concedere loro, eppure il poco che riceveranno potrà per lo meno contribuire ad alleviare le sofferenze. Ciò, comunque, non rende più tollerabile l’approccio del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che avvalla l’attuale speculazione delle banche e consacra i profitti realizzati da fondi statunitensi come il KPS Capital Partners a spese dei lavoratori europei. Nel regno degli eurocrati, una coscienza pulita ha un prezzo basso.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è uno spazio di solidarietà, e in questo quadro si iscrive il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Questo tipo di assistenza è essenziale per aiutare i disoccupati e le vittime delle delocalizzazioni causate dalla globalizzazione. Sempre più imprese delocalizzano, approfittando del minore costo della manodopera in diversi paesi, in particolare Cina e India, spesso a discapito di Stati che rispettano i diritti dei lavoratori. L’obiettivo del FEG è assistere i lavoratori che sono vittima della delocalizzazione delle imprese, e il suo ruolo è fondamentale nel facilitare loro l’accesso a una nuova occupazione. In passato, il FEG è stato utilizzato da altri Stati membri dell’UE, quindi ora dovremmo destinare parte delle sue risorse alla Repubblica d’Irlanda, in particolare alle imprese del settore del cristallo e del vetro. Queste sono le motivazioni alla base del mio voto.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione riguarda la mobilizzazione del FEG a sostegno di lavoratori irlandesi (2 570 853 euro), in seguito a esuberi alla Waterford Crystals e tre dei suoi fornitori, operanti nel settore del cristallo. I fondi saranno versati direttamente ai lavoratori colpiti. La relazione è stata adottata in sede di commissione per i bilanci senza discussione, pertanto non ho problemi a esprimere un voto positivo.

 
  
  

Relazione Matera (A7-0179/2010)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore la decisione di mobilitare assistenza finanziaria a favore di lavoratori in esubero che hanno perso il posto di lavoro a causa della crisi economica e finanziaria globale in tre casi particolari – nelle regioni spagnole della Comunidad Valenciana e Castilla-La Mancha, e nell’impresa di produzione di cristallo Waterford Crystal, in Irlanda. L’importo totale a sostegno di queste realtà ammonta a 11 milioni di euro ed è rivolto a 3 663 lavoratori in esubero. Sebbene l’assistenza del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione non possa risolvere tutti i problemi causati dalla crisi economica e finanziaria, invito le istituzioni dell’Unione europea a eseguire una valutazione efficace e tempestiva delle domande pervenute, e gli Stati membri a partecipare attivamente al Fondo.

Nel mio paese natale, la Lituania, è stata recentemente concessa assistenza finanziaria ai lavoratori che hanno perso la propria occupazione nei settori edile, tessile e della fabbricazione di mobili, ma anche ai dipendenti dello stabilimento Snaigė nella città di Alytus. Tale sostegno è stato estremamente apprezzato da chi è stato più duramente colpito dalla crisi economica e finanziaria mondiale.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Per ragioni di solidarietà con il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) e sulla base della relazione presentata dall’onorevole collega italiana Barbara Matera (PPE, IT), ho votato a favore della proposta di decisione concernente la mobilizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per un importo di circa 2 milioni di euro a sostegno della Spagna, che si trova ad affrontare esuberi nel settore dei prodotti in legno. In realtà, il Regno di Spagna giustifica la propria richiesta adducendo la motivazione che la crisi economica e finanziaria ha causato un improvviso collasso dell’economia mondiale, che ha avuto gravi ripercussioni su numerosi settori, in particolare sulla domanda nel settore edile e, di conseguenza, sui prodotti in legno. La verità è che la crisi ha fatto scoppiare la bolla immobiliare spagnola, e mi è difficile intravedervi un caso di adeguamento alla globalizzazione…Se esaminiamo i progetti finanziati (ad esempio 57 sostegni all’imprenditorialità di 3 000 euro l’uno, per un totale di 171 000 euro, 16 atelier di formazione combinati con tirocinio professionale, dal costo di 12 500 euro l’uno, per un totale di 200 000 euro, e così via), dov’è l’adeguamento alla globalizzazione? Non finisce qui...

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’elevato numero di settori e imprese colpiti dalla crisi e dalla globalizzazione fa emergere dubbi in merito alla sopravvivenza e alla sostenibilità dell’attuale modello economico europeo. Se l’utilità della concessione di sostegno ai lavoratori in esubero è incontestata, lo stesso non si può dire della perpetuazione dello status quo, che tende a inasprire le situazioni difficili come quelle vissute dai taglialegna e dai raccoglitori di sughero nella regione di Castilla-La Mancha.

Invece di concedere assistenza episodica, l’Unione europea e i suoi Stati membri devono essere in grado di promuovere un ambiente economico privo di ostacoli burocratici superflui, che sia favorevole agli imprenditori e premi rischio e innovazione.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della concessione di sostegno nell’ambito del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, a causa dell’impatto estremamente negativo che la chiusura di 36 imprese di legname nel giro di nove mesi ha avuto sulla regione spagnola di Castilla-La Mancha, che ha portato 585 cittadini a perdere il proprio posto di lavoro. La situazione è ulteriormente inasprita dallo spopolamento di cui soffre la regione e dalla mancanza di qualsiasi altro tipo di formazione nella forza lavoro. Vorrei, quindi, sottolineare l’importanza di dedicare attenzione speciale agli impatti negativi dell’attuale crisi economica sulle aree più rurali.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Il 9 ottobre 2009 la Spagna ha presentato una domanda alla Commissione volta a mobilitare un importo totale di 1 950 000 euro nell’ambito del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), in relazione ai 585 lavoratori licenziati per esubero da 36 imprese operanti nell’industria del legno e dei prodotti in legno e sughero, esclusi i mobili, e della fabbricazione di articoli contenenti paglia e materiali da intreccio nella regione di Castilla-La Mancha nei nove mesi oggetto della relazione, dal 1° novembre 2008 al 31 luglio 2009. Condivido la valutazione della Commissione, che sostiene che la domanda soddisfa i criteri di ammissibilità stabiliti dal regolamento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) e mi associo alla raccomandazione all’autorità di bilancio di approvare la domanda. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) finanzia esclusivamente misure che contribuiscono al reinserimento degli esuberi nel mercato del lavoro, creando le condizioni affinché i lavoratori in esubero trovino lavori temporanei o permanenti, partecipino a programmi di formazione professionale e acquisiscano le competenze necessarie per soddisfare le esigenze del mercato del lavoro, ottenere una licenza commerciale o intraprendere un’attività professionale autonoma. Anche la Lituania ha già beneficiato dell’assistenza di questo Fondo.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Per riguardo nei confronti dei lavoratori spagnoli della regione Castilla-La Mancha, che hanno sofferto a causa della globalizzazione, mi astengo dal voto. Considerando la situazione in cui l’impatto delle politiche neoliberali dell’Unione europea li ha spinti, ci si potrebbe ritenere giustificati a votare contro l’irrisoria somma che l’élite europea vuole concedere loro, eppure il poco che riceveranno potrà per lo meno contribuire ad alleviare le sofferenze. Ciò, comunque, non rende più tollerabile l’approccio del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che sostiene la speculazione sul mercato immobiliare e il suo collasso e consacra i profitti che gli interessi generano a beneficio delle banche. Per i tiranni eurocrati, è facile ottenere una coscienza pulita.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è uno spazio di solidarietà, e in questo quadro si iscrive il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Questo tipo di assistenza è essenziale per aiutare i disoccupati e le vittime delle delocalizzazioni causate dalla globalizzazione. Sempre più imprese delocalizzano, approfittando del minore costo della manodopera in diversi paesi, in particolare Cina e India, spesso a discapito di Stati che rispettano i diritti dei lavoratori. L’obiettivo del FEG è assistere i lavoratori che sono vittima della delocalizzazione delle imprese, e il suo ruolo è fondamentale nel facilitare loro l’accesso a una nuova occupazione. In passato, il FEG è stato utilizzato da altri Stati membri dell’UE, quindi ora dovremmo destinare parte delle sue risorse alla regione spagnola di Castilla-La Mancha, a causa dei 585 esuberi in 36 imprese operanti nell’industria del legno e dei prodotti in legno e sughero, esclusi i mobili, e nella fabbricazione di articoli di paglia e materiali da intreccio. Queste sono le motivazioni alla base del mio voto.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione riguarda la mobilizzazione del FEG a sostegno della regione spagnola di Castilla-La Mancha (1 950 000 euro), in seguito a 585 esuberi in 36 imprese operanti nell’industria del legno e dei prodotti in legno e sughero, esclusi i mobili, e nella fabbricazione di articoli di paglia e materiali da intreccio. I fondi saranno versati direttamente ai lavoratori colpiti. La relazione è stata adottata in sede di commissione per i bilanci senza discussione, e noi del gruppo Verts/ALE l’abbiamo sostenuta.

 
  
  

Relazione Matera (A7-0178/2010)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Per ragioni di solidarietà con il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) e a seguito della relazione della collega italiana, onorevole Matera, ho votato a favore della proposta di decisione concernente la mobilizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per l'importo di 1,1 milioni di euro destinati al finanziamento delle attività di assistenza tecnica in relazione al Fondo stesso. Ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, del regolamento FEG 2006, per iniziativa della Commissione lo 0,35 per cento dell'importo totale del Fondo (500 milioni di euro) resta disponibile ogni anno per attività di assistenza tecnica, ovvero 1 750 000 di euro. Nulla è ancora stato erogato all'assistenza tecnica. Francamente, convocare due riunioni di 27 esperti (1 per Stato membro) al costo di 35 000 euro l'una, per un totale di 70 000 di euro, e due seminari sul FEG di 100 000 euro l'uno sembra davvero inutile, soprattutto se il Fondo va a coprire non tanto l'adeguamento alla globalizzazione ma i costi di gestione. Che dire poi dei 10 studi del costo di 25 000 euro ciascuno! Non finisce qui...ma se ne ricava sinceramente l'impressione che tali attività di assistenza tecnica vengano svolte per spendere denaro, solo perché vi è una base giuridica che lo consente.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Sono favorevole a questa relazione perché più della metà delle risorse destinate dalla Commissione all'assistenza tecnica saranno usate per finanziare studi e valutazioni sugli interventi in corso a titolo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) e per la loro attuazione, ricavandone risultati positivi e traendone insegnamenti per il futuro; una parte degli stanziamenti per le attività di assistenza tecnica servirà inoltre a istituire una banca dati sul reinserimento a lungo termine nel mercato del lavoro. Chiedo altresì che almeno una parte di questi stanziamenti siano utilizzati per misure tecniche volte ad accelerare le procedure di presentazione della domanda di assistenza, che, in molti casi, sono troppo lunghe. Invito gli Stati membri a studiare e sfruttare le possibilità e opportunità offerte dal FEG in caso di esuberi collettivi e a impiegare i fondi disponibili per sostenere i lavoratori licenziati e agevolare il loro reinserimento nel mercato del lavoro. Vorrei inoltre incoraggiare gli Stati membri a scambiare le migliori prassi e a prendere esempio, in particolare, da quegli Stati membri che hanno già istituito reti informative nazionali sul FEG, con il coinvolgimento delle parti sociali e dei portatori d’interesse locali, al fine di predisporre una solida struttura di assistenza qualora si verificassero licenziamenti collettivi.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La Commissione europea chiede la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per poter offrire un’assistenza tecnica adeguata e sufficiente e rispondere così alle molte richieste dei paesi che stanno registrando un incremento nel numero di disoccupati a causa della crisi economica e finanziaria internazionale e della globalizzazione, che compromette la solvibilità di molte imprese. Il voto unanime della commissione parlamentare dimostra il consenso dei parlamentari europei che si occupano più da vicino di tale tematica. Ritengo pertanto che meriti uguale considerazione da parte del Parlamento.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di questa risoluzione, volta a promuovere una migliore attuazione dei fondi e dei meccanismi d’aiuto a favore dei lavoratori in esubero, perché riconosco l’importanza del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) nella riqualificazione dei lavoratori e nella riduzione dell’impatto socio-economico della crisi mondiale. Oltre al potenziamento delle misure intese a migliorare il monitoraggio, la revisione contabile e la valutazione dell’attuazione dei piani di sostegno approvati, vorrei sottolineare la necessità di adoperarsi per la promozione d’iniziative che accrescano e amplino utilizzo dei fondi FEG da parte degli Stati membri, in particolare Spagna e Portogallo.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Sono favorevole a questa relazione e alla proposta della Commissione di mobilitare un importo di 1 110 000 euro a valere sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per il finanziamento delle attività di assistenza tecnica da parte della Commissione. Ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 1, della base giuridica di riferimento, su iniziativa della Commissione lo 0,35 per cento dell’importo massimo annuo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) può essere utilizzato per attività di assistenza tecnica. Un massimo di 1,75 milioni di euro può essere usato ogni anno per coprire i fabbisogni indicati per l’esecuzione del Fondo. Concordo con la proposta della Commissione, secondo cui l’importo dovrà finanziare le seguenti attività: attività legate alla valutazione intermedia del FEG – studi di monitoraggio ed esecuzione, creazione di una base di conoscenze, scambio di informazioni e di esperienze tra Stati membri e gli esperti e i revisori contabili della Commissione, sviluppo di reti, organizzazione di riunioni del gruppo di esperti del FEG, organizzazione di seminari sull’esecuzione del Fondo come pure attività di informazione e pubblicità e ulteriore sviluppo del sito Internet del FEG e delle pubblicazioni in tutte le lingue dell’Unione europea. Le attività del FEG svolgono un ruolo di primaria importanza e lo scopo di tale Fondo è fornire un sostegno supplementare ai lavoratori licenziati per esubero a causa della globalizzazione o della crisi economica e finanziaria mondiale e assisterli nel loro reinserimento nel mercato del lavoro.

 
  
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  Erminia Mazzoni (PPE), per iscritto. − Ho espresso voto favorevole alla relazione in oggetto nella assorbente considerazione dell'importanza di dotare il Fondo di adeguamento alla globalizzazione di procedure più dinamiche.

La decisione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2010, chiede di mobilitare un importo di 1.110.000 euro per finanziare attività di controllo e monitoraggio, ma soprattutto di informazione e sostegno tecnico e amministrativo per l'utilizzazione delle risorse da parte degli Stati e delle parti sociali. È fondamentale offrire informazioni chiare per ridurre i tempi delle procedure, cosi come è indispensabile dotare l'Unione di strumenti sempre più vicini ai cittadini per trasparenza e conoscibilità. A partire dal 1° maggio 2009, tale fondo può essere utilizzato anche per il sostegno agli esuberi causati dagli effetti della crisi economica e dei mercati finanziari, il che lo rende ancora più attuale e necessario.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è uno spazio di solidarietà, e in questo quadro si iscrive il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG). Questo tipo di assistenza è essenziale per aiutare i disoccupati e le vittime delle delocalizzazioni causate dalla globalizzazione. Sempre più imprese delocalizzano, approfittando del minore costo della manodopera in diversi paesi, in particolare Cina e India, spesso a discapito di Stati che rispettano i diritti dei lavoratori. L’obiettivo del FEG è assistere i lavoratori che sono vittima della delocalizzazione delle imprese, e il suo ruolo è fondamentale nel facilitare loro l’accesso a una nuova occupazione. É pertanto necessario valutare il rendimento di tale meccanismo d’aiuto. Alla luce di questo, la Commissione sta valutando la mobilitazione del FEG per coprire i costi amministrativi legati alla predisposizione della valutazione intermedia sul funzionamento del FEG. In tale contesto, verranno condotti studi sull’attuazione del FEG, sul reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro e sullo sviluppo di reti fra servizi forniti dagli Stati membri competenti per questioni attinenti al FEG, nonché sullo scambio delle migliori prassi e sulla creazione e l’aggiornamento del sito Internet.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (EGF) ha lo scopo di offrire una pronta assistenza a quei lavoratori che sono vittime di cambiamenti strutturali dei modelli di commercio mondiale.

Il 24 aprile 2010 la Commissione ha adottato una nuova proposta di mobilitazione dell'EGF che riguarda l'emissione di 1.110.000 euro dal Fondo, una somma che coprirebbe le attività primarie dell'EGF, ovvero il monitoraggio e l'implementazione degli studi, la creazione di un data base, lo scambio di informazioni e di esperienze tra gli Stati membri e gli esperti europei dell'EGF, l'organizzazione di seminari, nonché gli ulteriori sviluppi del sito web dell'EGF e delle sue pubblicazioni in tutte le lingue europee.

Da parte mia, un'implementazione del Fondo non può che essere accolta positivamente, avendo essa il merito di incoraggiare gli Stati membri a fare buon uso delle possibilità offerte dall'EGF, soprattutto per ciò che concerne i lavoratori. Ritengo che la creazione di un data base sia molto utile, poiché funge da collante tra gli Stati membri e quindi li spinge a collaborare tra loro e a prendere spunto da quei paesi che hanno maggiore esperienza nel settore. Reputo infine incoraggiante che un team di esperti guidi gli Stati membri in questo processo e auspico ulteriori sviluppi per un progetto futuro dell'EGF.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione verte sulla mobilitazione di 1 110 000 a titolo del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) onde fornire assistenza tecnica su iniziativa della Commissione. In base alla proposta della Commissione, tale importo è destinato a finanziare le seguenti attività: attività legate alla valutazione intermedia del FEG (articolo 17) – studi di monitoraggio ed esecuzione, creazione di una base di conoscenze, scambio di informazioni e di esperienze tra gli Stati membri e gli esperti e i revisori contabili della Commissione, sviluppo di reti, organizzazione di riunioni del gruppo di esperti di persone di contatto del FEG, organizzazione di seminari sull'esecuzione del Fondo, come pure attività di informazione e pubblicità (articolo 9) e ulteriore sviluppo del sito Internet del FEG e delle pubblicazioni in tutte le lingue. Questa relazione è stata adottata in sede di commissione per i bilanci (COBU) senza discussione. Noi Verdi l’abbiamo sostenuta.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Il recente terremoto finanziario ha avuto uno strascico di disoccupazione o di sottoccupazione. É un bene che l’Unione europea sia fondata sul principio di solidarietà. Dalla creazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) nel 2006, sono state presentate circa 30 domande per un totale di 154 milioni di euro ed è stata fornita assistenza a 33 000 lavoratori in tutta Europa. Tale assistenza ha interessato vari settori, fra i quali l’informatica, la telefonia cellulare e l’industria automobilistica.

Gli Stati baltici hanno risentito pesantemente del contraccolpo della crisi finanziaria. In Lituania, fra l’ottobre 2008 e il luglio 2009, più di 1 600 lavoratori occupati nel settore dell’edilizia hanno perso il lavoro. La metà di questi non è riuscita a ricollocarsi, è andata in pensione o ha richiesto assistenza. La maggior parte dei costi è coperta dal FEG, mentre il resto è a carico del Fondo lituano per l’occupazione. Desidero esprimere il mio apprezzamento per il FEG, che fornisce un’assistenza molto ben selezionata e socialmente responsabile. Un esempio fra tutti: 651 dipendenti dell’azienda lituana AB Snaigė (produttrice di impianti di refrigerazione) e di due dei suoi fornitori hanno perso il lavoro nel giro di 5 mesi, fino al maggio 2009. Le conseguenze hanno investito direttamente i lavoratori e le loro famiglie nonché la cittadina di Elytus, sede della Snaigė. Data la situazione che si era venuta determinando, una buona parte degli stanziamenti del FEG è stata destinata ai lavoratori. Il denaro erogato offrirà ai lavoratori l’opportunità di trovare un’occupazione, di studiare e di riqualificarsi.

 
  
  

Relazioni Matera (A7-0180/2010, A7-0181/2010, A7-0179/2010)

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) Il FEG è stato creato per aiutare i lavoratori che sono stati negativamente colpiti dalla globalizzazione. La Commissione ha approvato una serie di proposte per accedere al Fondo e fornire assistenza all’Irlanda e alla Spagna. Vorrei sottolineare l’estrema urgenza dei casi per i quali viene richiesto l’intervento del Fondo: la procedura di erogazione dovrebbe quindi essere quanto mai efficace e tempestiva. Condivido le conclusioni della relatrice al riguardo e ho quindi votato a favore della relazione Matera.

 
  
  

Relazioni Matera (A7-0180/2010, A7-0181/2010, A7-0179/2010, A7-0178/2010)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è vitale per agevolare il reinserimento dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro a seguito della crisi economica e finanziaria mondiale.

Le istituzioni europee hanno svolto un ruolo importante nel sostenere la ripresa economica dei Paesi membri più bisognosi di aiuto.

Ancora una volta, esorto le istituzioni comunitarie ad agire di concerto per dare attuazione al Fondo in modo sollecito e flessibile, sulla base di procedure semplificate che rispondano tempestivamente alle necessità dei lavoratori maggiormente colpiti dall’attuale crisi economica.

 
  
  

Relazione Tremopoulos (A7-0139/2010)

 
  
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  Sonia Alfano (ALDE), per iscritto. − Secondo un'indagine pubblicata dalla Regione Sicilia alla fine del 2009, il 75% dei cittadini ritiene nullo o poco rilevante l'impatto positivo dei fondi europei. Se pensiamo che, secondo la Corte dei conti, il 51% delle risorse destinate alla Sicilia per il periodo di programmazione 2000-2006 non è stato speso e che una buona percentuale dei fondi utilizzati risulta viziata da irregolarità, si comprende bene la pressoché totale mancanza di fiducia da parte dei cittadini.

Appoggio pertanto pienamente la relazione del collega. Solo la più completa trasparenza, consentendo al cittadino di conoscere l'effettivo utilizzo delle risorse pubbliche, può restituire fiducia nelle istituzioni. Chiunque deve avere la possibilità di conoscere a chi vengono assegnati i fondi e soprattutto a cosa vengono destinati, nonché di seguire tutte le fasi dalla programmazione alla realizzazione degli interventi.

Porre il cittadino nelle condizioni di vigilare sui fondi europei non rappresenta solo una declinazione fondamentale del processo democratico, ma costituisce un deterrente ad ogni forma di distrazione di tali risorse pubbliche. Ricordo che trasparenza non significa solamente rendere pubblici i documenti, quello rappresenta solo il primo passo. Le informazioni devono risultare accessibili e facilmente intellegibili, altrimenti risultano un mero esercizio tecnico non funzionale ad alcun controllo democratico.

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di questa relazione, che propone un approccio accessibile e concertato allo scambio interregionale di migliori prassi, allo scopo di consentire agli attori della politica di coesione di imparare dall’esperienza degli altri. Credo inoltre che la governance verrà notevolmente potenziata e agevolata se gli attori coinvolti nell’attuazione della politica di coesione si concentreranno soprattutto sulle tematiche relative alla gestione dei progetti. Gli Stati membri dovrebbero decentrare l’attuazione della politica di coesione per garantire un corretto funzionamento della governance multilivello, nel rispetto dei principi di partenariato e sussidiarietà. Accolgo con favore la creazione di un manuale di riferimento per l’audit e la semplificazione della revisione contabile, segnatamente in merito ai criteri di selezione, all’ingegneria finanziaria e alla rendicontazione finanziaria.

Vorrei ricordare gli ostacoli che i potenziali beneficiari dei Fondi strutturali hanno segnalato: si rivelano infatti un aumento degli oneri burocratici, regolamenti troppo complessi, poca trasparenza nei processi decisionali e nelle norme di cofinanziamento e ritardi nei pagamenti. Se vogliamo superare questi ostacoli, dovremo definire criteri a lungo termine per i progetti cofinanziati attraverso i Fondi strutturali e predisporre misure speciali nonché nuovi indicatori qualitativi per le regioni con particolari caratteristiche geografiche, quali le regioni ultraperiferiche.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, condivido la posizione del collega Winkler, cui ho dato il mio voto positivo, sulla revisione della politica comunitaria a favore dell'innovazione. In particolar modo, ritengo condivisibile la volontà di predisporre una strategia di ampio spettro, che non riguardi solo l'innovazione tecnologica ma anche quella amministrativa, organizzativa e sociale. A tale proposito, il coinvolgimento del mondo economico e della piccola e media impresa nella definizione di misure di promozione dell'innovazione mi sembra cruciale, cosi come l'attenzione che va data agli obiettivi di politica economica a livello regionale.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) La versione iniziale di questa relazione di iniziativa dell’onorevole Tremopoulos non mi convinceva del tutto. Ho dunque presentato dieci emendamenti per correggerne l’orientamento. Assieme ai colleghi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), siamo così riusciti a reintrodurre il francese e il tedesco quali lingue di comunicazione oltre all’inglese, a limitare le informazioni richieste a quelle veramente necessarie, a mantenere la presunzione di corretto utilizzo dei fondi europei e così via. L’utilizzo dei fondi dovrebbe essere in effetti più trasparente, ma non per questo si devono rendere eccessivamente onerose le procedure di richiesta dei fondi comunitari. Grazie alla nostra azione, i cittadini europei disporranno di maggiori informazioni sull’utilizzo dei fondi comunitari, ma senza accrescere gli oneri burocratici. Per questo ho votato a favore della versione emendata di questa relazione.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa propria del mio collega greco, l’onorevole Tremopoulos, sulla trasparenza della politica regionale e il suo finanziamento. Accolgo con favore l’iniziativa europea per la trasparenza (IET), adottata dalla Commissione europea per migliorare la trasparenza, l’apertura e la responsabilità nel governo dell’Unione europea. Concordo sulla necessità di regole e metodi d’esecuzione che garantiscano la trasparenza delle procedure, che offrano ai potenziali beneficiari un migliore accesso ai Fondi strutturali e snelliscano gli oneri amministrativi a carico dei partecipanti. Le autorità di gestione degli Stati membri devono presentare tutte le fasi dei progetti finanziati con i Fondi strutturali in modo trasparente. Auspico che i parlamentari europei siano informati e coinvolti nell’esecuzione dei progetti nelle loro circoscrizioni elettorali.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa dell’onorevole Tremopoulos. L’efficacia dei Fondi strutturali e di coesione è un requisito essenziale per la crescita delle nostre economie e per la creazione di posti di lavoro. Al fine di garantire trasparenza nell’utilizzo di tali Fondi, si dovrebbe dare piena attuazione all’iniziativa europea per la trasparenza: sono infatti insufficienti le informazioni di cui disponiamo in merito alle decisioni della Commissione sul finanziamento dei grandi progetti. Gli Stati membri ricorrono anch’essi a diversi livelli per informare il pubblico sui beneficiari degli aiuti comunitari. Ritengo che la trasparenza dovrebbe essere garantita a tutti i livelli, perché essa va di pari passo con il processo di semplificazione delle procedure per l’ottenimento dei Fondi strutturali e consente la partecipazione dell’opinione pubblica al dibattito sulle modalità di spesa delle risorse istituzionali, che è essenziale per l’efficace utilizzo dei fondi comunitari.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − In un momento come quello attuale, in cui la crisi economica e finanziaria appare come un fenomeno trasversale che attraversa senza distinzioni tutti i settori, quello agricolo non fa eccezione e richiede a gran voce sostegno finanziario e trasparenza.

La relazione di Michail Tremopoulos dà un seguito alla Comunicazione della Commissione sull'Iniziativa europea per la trasparenza, introducendo proposte atte a favorire la divulgazione dei dati relativi ai beneficiari dei finanziamenti e la trasparenza nella gestione concorrente e nel partenariato. Proprio perché credo che maggiore informazione e soprattutto un'informazione più semplice possano rendere il complesso mondo della politica di coesione comunitaria più vicino al mondo delle imprese, sosterrò con un voto favorevole il testo in questione.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) L’iniziativa europea per la trasparenza è in vigore dal 2005 quando fu approvata dalla Commissione. Appena un anno dopo fu pubblicato il Libro verde, con l’intento di migliorare la trasparenza, l’apertura e la responsabilità della governance dell’UE. L’approvazione di questi documenti era motivata dal diritto fondamentale dei cittadini di sapere chi sono i beneficiari dei fondi comunitari, poiché di fatto ogni cittadino, in misura diversa, apporta un contributo finanziario ai progetti stessi.

La pubblicazione on line delle informazioni sui grandi progetti prima di predisporne il finanziamento è prassi comune tra le istituzioni finanziarie internazionali. La Commissione europea costituisce un’eccezione in tal senso, sebbene non sussista una concreta motivazione per cui l’esecutivo comunitario debba adottare standard di trasparenza inferiori. In tal senso, la richiesta rivolta dal Parlamento alla Commissione affinché le informazioni vengano tempestivamente pubblicate su Internet, onde consentire un accesso diretto alla documentazione relativa ai finanziamenti europei, risulta perfettamente in linea con la politica di trasparenza adottata a livello comunitario. É importante che i progetti approvati dalla Commissione siano al di sopra di ogni sospetto e che l’opinione pubblica ne sia informata tempestivamente, sin dalle prime fasi di presentazione della domanda di finanziamento.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) La trasparenza sulle modalità di utilizzo dei Fondi strutturali erogati, in particolare attraverso la pubblicazione ex post dell’elenco dei beneficiari, della denominazione delle operazioni e dell’importo dei finanziamenti pubblici destinati alle stesse, è fondamentale per la discussione sulle modalità di spesa del denaro pubblico europeo.

In particolare, vi è incertezza in merito alla definizione di "beneficiari" e all'importo dei finanziamenti pubblici versati al beneficiario da pubblicare (importi impegnati o importi effettivamente versati).

Sottoscrivo le raccomandazioni espresse in questa relazione perché concorrono alla diffusione di una cultura di fiducia reciproca fra tutte le parti interessate, che consentirà un migliore utilizzo dei fondi comunitari.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) Vi sono numerosi fondi comunitari a disposizione dei cittadini e di altre entità. Molti lamentano il fatto che le procedure per avere accesso a tali fondi siano complicate ed eccessivamente burocratizzate. Occorrono informazioni più chiare sulle procedure relative ai fondi e maggiore trasparenza sul modo in cui tali fondi vengono spesi. Concordo con le conclusioni del relatore e ho pertanto deciso di votare a favore della sua relazione.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Voto a favore delle misure proposte in questa relazione, poiché ritengo che la trasparenza sia un fattore fondamentale per il conseguimento degli obiettivi generali di tutte le politiche, e segnatamente delle politiche di coesione.

La variabilità della presentazione e delle condizioni di accessibilità dei dati, che deriva dalle evidenti differenze nell’interpretazione dei requisiti minimi dell’iniziativa europea per la trasparenza fra gli Stati membri e le autorità di gestione, non consente un confronto completo a livello europeo. Sono pertanto favorevole all’introduzione di norme più chiare sulla divulgazione di informazioni sui beneficiari dei fondi a gestione concorrente. La riduzione della burocrazia, lo snellimento della procedura di ottenimento dei fondi e il potenziamento del controllo della gestione finanziaria sono passi positivi.

Accolgo inoltre con favore la proposta che gli Stati membri forniscano in due lingue le informazioni ufficiali sull’iter di erogazione dei fondi.

Credo infine che la Commissione dovrebbe fungere da esempio, dotandosi di procedure che promuovono la trasparenza, in particolare in merito al finanziamento dei grandi progetti europei, nel cui caso non si capisce perché si continuino ad applicare standard di trasparenza inferiori a quelli della Banca europea per gli investimenti (BEI) o della Banca mondiale.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla trasparenza della politica regionale e il suo finanziamento, volta a garantire un maggiore controllo sulle modalità di utilizzo dei fondi pubblici. Oltre agli attuali requisiti minimi, risulta urgente far sì che gli elenchi dei beneficiari dei Fondi strutturali pubblicati sul sito Internet della Commissione contengano informazioni più esaustive, nell’interesse di una maggiore trasparenza. Penso ad esempio a informazioni sull’ubicazione, la sintesi dei progetti approvati, i tipi di sostegno e una descrizione dei partner dei progetti.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La politica regionale e il Fondo di coesione dell’Unione europea sono fondamentali per il principio di solidarietà fra Stati membri. É fondamentale che le risorse a essi destinate siano impiegate in modo efficiente e preciso, contribuendo così allo sviluppo delle regioni cui sono destinate. La trasparenza nell’utilizzo di tali fondi è precipua responsabilità degli Stati membri e le sanzioni per una cattiva gestione garantiranno la riduzione degli squilibri in seno all’Unione europea.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Data la dimensione e la diversità regionale dell’Europa, nonché l’importanza della credibilità delle istituzioni europee, ho votato a favore della relazione perché credo che la condivisione delle informazioni pubbliche e la normalizzazione delle procedure siano fondamentali per garantire la necessaria trasparenza nell’attuare e finanziare le politiche regionali, nell’ottica della coesione economica e sociale e del consolidamento di un’Europa più giusta ed equa. Vorrei inoltre precisare che garantire l’osservanza di requisiti comuni e la pubblicazione di informazioni obiettive sugli investimenti pubblici non generare un aumento della burocrazia. Ritengo semmai importante snellire la burocrazia per migliorare la trasparenza e l’efficacia delle politiche europee.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, la trasparenza della politica regionale e il suo finanziamento sono temi particolarmente delicati e di notevole interesse per il territorio che rappresento.

Così come stabilito dalla politica di coesione 2007-2013, la Regione Veneto e le altre regioni del nord e centro Italia rientrano nell'obiettivo 2 "Competitività regionale e occupazione" al quale è destinato il 16% delle risorse disponibili. La maggior parte delle risorse (83%) è destinata alle regioni in ritardo di sviluppo e tra queste rientrano le regioni del Mezzogiorno.

Concordo con il relatore nel ritenere che l'Iniziativa europea per la trasparenza (IET) della Commissione debba essere accompagnata da parametri di riferimento uguali per tutti, in modo da garantire un livello di trasparenza omogeneo ed effettivo. Definendo il tipo di documentazione da fornire, garantendo l'accesso a tale documentazione, soprattutto nel caso di "grandi progetti", e creando un modello comune da rispettare, si potranno evitare sprechi e gestioni poco trasparenti. La previsione di regole comuni chiare e più dettagliate, che non comportino tuttavia un pregiudizio in termini di efficienza amministrativa, premierà le regioni virtuose e penalizzerà quelle che non definiscono con sufficiente precisione le proprie richieste e i propri progetti.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Tremopoulos muove dal presupposto che la trasparenza sia un requisito di base per il raggiungimento degli obiettivi della politica di coesione e mi associo pienamente gli appelli per una maggiore trasparenza nel quadro della politica regionale. La relazione esorta altresì gli Stati membri a coinvolgere pienamente le autorità locali e regionali nell’attuazione delle politiche e sono certo che, quando la Scozia sarà indipendente, il governo scozzese farà di tutto per rendere partecipi di tali questioni le regioni dell’intera Scozia.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Il fatto di divulgare informazioni sui beneficiari dei fondi comunitari è una pietra angolare dell’iniziativa europea per la trasparenza (IET). Ritengo tuttavia insufficiente la disposizione del Regolamento finanziario secondo la quale gli Stati membri devono fornire informazioni sulle modalità di spesa dei fondi comunitari a gestione concorrente, segnatamente tramite la pubblicazione ex post dei beneficiari. La Commissione limita il proprio ruolo alla proposizione di uno standard indicativo comune per la pubblicazione dei dati e alla comunicazione all'opinione pubblica dell'UE, attraverso il sito Web della DG REGIO, dei collegamenti agli indirizzi elettronici degli Stati membri dove sono pubblicati i dati richiesti sui beneficiari del FESR e del Fondo di coesione. Con l'attuazione dei suddetti Fondi nel quadro della "gestione concorrente", i collegamenti in questione e il loro contento sono di esclusiva responsabilità degli Stati membri e si basano sulle informazioni fornite dalle autorità di gestione. La variabilità nella presentazione e nelle condizioni di accesso ai dati non consente un confronto completo a livello dell’UE. Per questo motivo condivido le proposte presentate dal Parlamento europeo affinché nei database degli Stati membri sia possibile effettuare ricerche e a garantire la loro totale compatibilità, in modo da consentire una visione d'insieme dei dati presentati e far sì che le informazioni raccolte siano presentate e gestite in modo strutturato e comparabile al fine di garantirne la piena utilizzabilità. L’attuazione delle suddette proposte costituirebbe un contributo alla IET.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto. (PL) Giudico positivamente il lavoro svolto dalla Commissione e dal Parlamento in merito alla trasparenza della politica regionale e il suo finanziamento. Si tratta di un settore che assorbe la parte più cospicua del bilancio comunitario e pertanto i contribuenti hanno il diritto di sapere in che modo viene speso il loro denaro e di accedere senza limitazioni alle relative informazioni.

Desidero anche esprimere la speranza che le misure in via di adozione favoriscano l’elaborazione di nuove norme e la pubblicazione di dati derivanti dall’osservazione, grazie ai quali le procedure di esecuzione diverranno più semplici e trasparenti.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Uno degli obiettivi principali dell’Unione europea riguarda l’aumento della trasparenza, al fine di ravvicinare le istituzioni e le agenzie europee ai cittadini per cui lavorano e di sottolineare il loro contributo alla coesione sociale ed economica, nonché allo sviluppo sostenibile in Europa.

Ho votato a favore di questa relazione perché sostengo la Commissione nella promozione di una soluzione uniforme e consolidata per l’accesso alle informazioni sui beneficiari dei fondi comunitari. Questo ci consentirà di eliminare le discrepanze tra le modalità di pubblicazione nei vari Stati membri, di ottenere un quadro completo a livello europeo dei dati presentati e, al contempo, di conquistare maggiore credibilità e attendibilità agli occhi dei cittadini europei.

 
  
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  Iosif Matula (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore di questa relazione perché penso che si avverta particolarmente la necessità di trasparenza nelle politiche regionali, allo scopo di potenziare l’accesso al database dell’Iniziativa europea per la trasparenza (IET) per i potenziali beneficiari. Ritengo che la trasparenza nell’ambito delle politiche regionali sia di vitale importanza per il coinvolgimento delle autorità locali e regionali, in quanto è loro dovere adempiere a un duplice ruolo al riguardo: da un lato, esse godranno infatti dei vantaggi della IET, garantendo il massimo accesso possibile al database sui beneficiari dei fondi e ricavando così esempi specifici di buone prassi di finanziamento regionale; al contempo, esse svolgeranno un ruolo chiave nella promozione del database attraverso i mezzi più idonei, in modo che l’informazione sia di facile accesso per tutti i cittadini.

Si dovranno inoltre predisporre dei sistemi di misurazione del livello di accesso alla banca dati IET, per avere un quadro quanto più chiaro del livello di accesso alle informazioni garantito dal database. Qualora si riscontrasse un livello di accesso inferiore, le autorità che lo gestiscono a valle dovranno individuare metodi più efficaci per promuoverne l’uso.

 
  
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  Erminia Mazzoni (PPE), per iscritto. − La tracciabilità di beneficiari, importi e progetti nell'ambito degli strumenti di regolamentazione dell'uso del FESR, del FSE e del Fondo di coesione è indispensabile a garantire la trasparenza della spesa. Un sistema trasparente valorizza gli investimenti e riduce i costi. Tale importanza rende auspicabile l'irrigidimento delle previsioni sanzionatorie in caso di violazione degli obblighi di comunicazione e di pubblicità, la promozione di un più moderno e funzionale sistema di rete tra le autorità di gestione, la definizione di una base comune per uniformare i comportamenti dei singoli stati e il collegamento tra pubblicità, controllo e auditing. Questa azione dovrebbe essere inserita nel pacchetto di misure anticrisi. Analoga indicazione è stata fornita dal Parlamento in occasione del voto su "Tutela degli interessi finanziari della Comunità – lotta contro la frode – relazione annuale", considerando che l'obbligo di procedure trasparenti previene i comportamenti scorretti.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La trasparenza nell’impiego dei fondi comunitari nonché l’informazione pubblica in merito ai beneficiari dei fondi comunitari stessi è essenziale per l’iniziativa europea per la trasparenza (IET). Tale divulgazione consente di valutare le modalità di utilizzo dei fondi, il che è vitale per una sana democrazia e per la prudente gestione di risorse sempre più limitate. Nell’attuale congiuntura di crisi, tuttavia, è opportuno predisporre meccanismi che garantiscano più trasparenza, in particolare la pubblicazione di informazioni preliminari, da parte della Commissione, sulle decisioni relative al finanziamento di grandi progetti. É pertanto essenziale continuare a predisporre tutti i meccanismi che portino a una maggiore trasparenza sui beneficiari dei fondi europei. Ciò spiega il mio voto.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE), per iscritto. (SK) La divulgazione di informazioni relative al finanziamento di progetti con fondi europei consente evidentemente all’opinione pubblica degli Stati membri di prendere parte a un dibattito sull’utilizzo del denaro pubblico.

Credo che una maggiore trasparenza richieda l’introduzione di norme chiare sulla pubblicazione di informazioni, che non devono però dare luogo a un onere amministrativo eccessivo per i potenziali beneficiari, già sottoposti a complicati requisiti amministrativi.

Sarei a favore di una tempestiva pubblicazione su Internet di informazioni relative ai grandi progetti e a un accesso diretto alla documentazione relativa ai progetti e, in particolare, alle valutazioni di impatto ambientale, la cui importanza è spesso sottovalutata o addirittura trascurata dalle parti interessate. La società civile avrebbe così la possibilità di inviare commenti al sito Web della Commissione e contribuire al controllo democratico e a una maggiore qualità dei progetti.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) L’iniziativa europea per la trasparenza è stata avviata molti anni fa, ma ha compiuto pochi passi avanti. La pubblicazione dei beneficiari dei sussidi agricoli, ad esempio, ha portato alla luce il fatto che spesso questi fondi vanno a grosse aziende, case reali e così via. Se l’Unione europea vuole serietà in materia di trasparenza, la stessa serietà dovrebbe allora essere applicata anche al processo decisionale. Come sempre, l’iniziativa europea per la trasparenza è fatta di parole vuote, motivo per il quale mi sono astenuto dal voto.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La raccolta di informazioni sulle concrete modalità di spesa dei sussidi pubblici e sui reali beneficiari di questi ultimi è importante ed è la cosa giusta da fare. Però questo non deve tradursi nell’attribuzione di poteri immani alla Commissione, al punto che gli Stati membri non possano più selezionare i loro stessi progetti e partner, ad esempio. Mi sono pertanto astenuto dal voto.

 
  
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  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto. (PL) La trasparenza finanziaria delle istituzioni pubbliche costituisce il fondamento della moderna democrazia. I cittadini devono avere accesso all’informazione sulle modalità di spesa di ogni singolo euro – perché ogni euro speso proviene dalle imposte versate dai cittadini. Non è un segreto che l’iniziativa europea per la trasparenza, approvata dalla Commissione nel 2005, stia cominciando a dare i primi frutti. Ne sono lieto. D’altra parte però molto resta ancora da fare. Mi rattrista notare che gli standard di trasparenza usati dalla Commissione europea nell’attuazione della politica regionale sono inferiori a quelli di altre istituzioni, essenzialmente quelli in uso presso la Banca europea per gli investimenti (BEI). Non vi è alcuna ragione perché si continui così. Condivido la soddisfazione, espressa nella risoluzione, per i progressi conseguiti nel controllo sull’assegnazione dei fondi per il conseguimento degli obiettivi di politica regionale. Nutro inoltre grande apprezzamento per l’accento che la risoluzione pone sul ruolo dell’istituzione della società civile nella programmazione della politica di coesione. Sono certo che le misure proposte consentiranno una maggiore efficacia dei programmi e la legittimazione della politica di coesione dell’Unione europea. Per queste ragioni ho deciso di sostenere la risoluzione.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione Tremopoulos, che contiene disposizioni volte a migliore l’efficacia e la trasparenza della politica regionale europea. Per facilitare l’accesso dei potenziali beneficiari ai Fondi strutturali, mi sembra opportuno alleggerire gli oneri amministrativi legati alle domande di finanziamento e rendere più trasparenti le procedure d’accesso ai finanziamenti europei. Semplificando e chiarendo le norme e la loro attuazione, il finanziamento europeo sarà più efficace. Del resto ritengo essenziale che i cittadini siano meglio informati in merito ai progetti portati avanti dalla Commissione europea, segnatamente quelli relativi all’impiego dei Fondi strutturali. Sono perciò favorevole alla pubblicazione da parte della Commissione europea di maggiori informazioni sui grandi progetti realizzati con l’impiego di tali Fondi, a vantaggio del grande pubblico, e che si sappia se i progetti sono stati completati o sono ancora in corso.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Desidero complimentarmi con il collega greco dei Verdi, l’onorevole Tremopoulos, per l’odierna approvazione della relazione sulla trasparenza della politica regionale e il suo finanziamento. L’esito della votazione, 629 voti a favore e solo 6 contrari, testimonia l’ottimo lavoro svolto.

 
  
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  Marie-Thérèse Sanchez-Schmid (PPE), per iscritto. (FR) Ho sostenuto e votato a favore della relazione Tremopoulos che invitava la Commissione europea e le autorità di gestione nazionali a ricorrere a maggiore trasparenza nell’attribuzione e nell’utilizzo dei Fondi strutturali. La comparabilità dei dati sulla gestione di tali fondi a livello europeo è fondamentale affinché i responsabili dei progetti e i cittadini possano sapere quali sono le priorità europee in materia di finanziamento, quali parti interessate hanno già beneficiato di fondi, in che modo tali fondi sono stati usati, quali sono le procedure e le scadenze dei diversi progetti. L’intento è quindi garantire una migliore visibilità dei fondi per i potenziali beneficiari e verificare al meglio il loro utilizzo. Era però importante non cadere in un eccesso di trasparenza e sovraccaricare le autorità di gestione e i responsabili dei progetti di oneri e richieste d’informazioni poco pertinenti, inefficaci e controproducenti. Per questo motivo io e i miei colleghi della maggioranza presidenziale della commissione per lo sviluppo regionale (REGI) abbiamo modificato il testo originale per far sì che l’obiettivo della trasparenza non fosse raggiunto a spese della semplificazione della politica di coesione, poiché la politica di coesione deve occuparsi proprio di questo, di semplicità e visibilità.

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI), per iscritto. (EN) Ho votato contro questa misura non perché io sia contraria alla trasparenza, anzi; sono uno dei pochi parlamentari europei del Regno Unito ad avere bilanci certificati: credo dunque nell’aumento della trasparenza. Ma questa votazione è tipica dell’UE: volendo essere più trasparenti s’introduce più burocrazia, a spese dei contribuenti. I miei elettori meritano di meglio.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La presente relazione descrive la trasparenza del principio soggiacente il processo programmatico e decisionale della politica di coesione, e avanza una serie di proposte tecniche e amministrative che si rivelano utili per una maggiore efficacia nello sviluppo della politica regionale. Oltre alle tematiche riguardanti la più ampia divulgazione dei dati sui beneficiari e alla necessità di snellire la burocrazia e di accelerare le procedure, il documento, per il quale ho espresso voto favorevole, si concentra sul tema della trasparenza nel partenariato fra regioni, Stati membri e Unione europea.

Per questo motivo e sulla base di un emendamento che ho sottoscritto, si rileva la necessità di ottenere informazioni più precise, regolari e tempestive da parte delle organizzazioni partner, segnatamente potenziando le attività di assistenza tecnica e formazione. Ciò si rivela oltremodo utile per le regioni più isolate dell’UE, quali le regioni ultraperiferiche.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Onorevoli colleghi, tengo a precisare che la trasparenza è fondamentale per un paese come il mio, la Lituania. I fondi comunitari, quali i Fondi strutturali e il Fondo di coesione, hanno contribuito a orientare lo sviluppo economico, sociale e ambientale e continueranno a farlo in futuro. Perciò, è importante che i cittadini possano essere testimoni e influire sull’attribuzione di tali risorse. Affinché ciò avvenga, è necessario che la società venga coinvolta. La partecipazione della società può avvenire in diverse fasi del processo decisionale – attribuzione dei fondi comunitari e loro esecuzione. Una maggiore partecipazione da parte della società ridurrebbe il livello di corruzione e aumenterebbe l’uso efficace dei fondi, il che è particolarmente importante per un paese come la Lituania. É altresì importante che i beneficiari dei fondi europei siano resi di dominio pubblico. Questo promuoverebbe il dibattito sull’utilizzo del denaro pubblico nel paese, che è uno dei principi fondamentali del buon funzionamento della democrazia. Desidero anche rilevare la necessità di far sì che le istituzioni locali e regionali e, soprattutto, i normali cittadini partecipino attivamente. La relazione contiene alcune osservazioni su una piattaforma generale Internet che dia visibilità e informazioni più precise sui fondi esistenti. É un buon punto di partenza, ma occorre fare di più per includere i cittadini di tutte le estrazioni sociali – ricchi e poveri, delle grandi città e dei piccoli centri. La società civile e le organizzazioni non-governative potrebbero adoperarsi per promuovere l’efficacia di programmi e migliorare la loro affidabilità.

 
  
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  Kerstin Westphal (S&D), per iscritto. (EN) A nome del gruppo S&D, desidero esprimere il nostro accordo di massima su questa relazione. Il Parlamento europeo deve lottare per una maggiore trasparenza nell’attuazione della politica regionale, ma rifiutiamo la proposta di indicare esplicitamente i colpevoli di violazione, citata al punto 16 della relazione in oggetto. Siamo certamente concordi su una linea più dura in merito ai requisiti di comunicazione e informazione, ma l’obiettivo di una maggiore trasparenza – che pure sosteniamo – non dovrebbe essere conseguito con mezzi non idonei. Se si procedesse con questi metodi, apriremmo una sorta di caccia alle streghe. La Commissione europea non dovrebbe trasformarsi in un’autorità morale che ottiene la disciplina di gruppo con il biasimo o con il rimprovero. Rifiutiamo inoltre quest’approccio perché potrebbe portare a una situazione più complessa e alla non attuazione negli Stati membri. Nonostante ciò, concordiamo con le idee generali espresse nella relazione e riteniamo sia molto utile.

 
  
  

Relazione Kelly (A7-0190/2010)

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) I padri fondatori europei idearono il progetto europeo per portare la pace nel continente e, poiché nell’Irlanda del Nord c’è ancora tensione, l’Europa odierna deve continuare a fornire contributi finanziari a sostegno della riconciliazione tra le due comunità, in lotta tra loro da tanto tempo. É dunque compito dell’Unione europea garantire che i progetti volti a creare i legami indispensabili all’instaurazione di una pace duratura continuino a essere finanziati. Dato che la Corte di giustizia dell’Unione europea ha recentemente abrogato, per motivi legati alla base giuridica, il regolamento (CE) n. 1968/2006, che giustamente consentiva l’erogazione dei contributi finanziari in oggetto, il Parlamento europeo ha dovuto adottare un nuovo regolamento fondato sulla base giuridica appropriata. Ho quindi votato a favore del nuovo regolamento.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto.(GA) Ho votato a favore della relazione sui contributi continui dell’Unione europea al Fondo internazionale per l’Irlanda, cui l’Unione ha erogato 15 milioni di euro nel periodo 2007-2010. Il finanziamento europeo, che equivale al 57 per cento della cifra complessiva, è dunque essenziale perché il Fondo sia efficace.

Il Fondo ha avuto un impatto positivo sia nella Repubblica d’Irlanda che nell’Irlanda del Nord e dal 1986, anno della sua istituzione, agevola e sostiene molte iniziative transfrontaliere. Esso ha inoltre favorito la pace e la riconciliazione, ha promosso l’instaurazione di legami e la partecipazione, ha contribuito al progresso economico e sociale e ha avuto un chiaro e importante influsso sulle comunità coinvolte, contribuendo concretamente a sostenere le iniziative intese a ottenere una pace duratura, specialmente per quanto concerne le attività di cooperazione del programma PEACE nell’Irlanda del Nord e nei paesi confinanti.

 
  
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  Alain Cadec (PPE), per iscritto. (FR) Il Fondo internazionale per l’Irlanda è un buon esempio di cooperazione transnazionale e internazionale. Gestito da un organismo internazionale indipendente, il Fondo è finanziato da diversi paesi: l’Unione europea, gli Stati Uniti, il Canada, la Nuova Zelanda e l’Australia. Sia nell’Irlanda del Nord che nella Repubblica d’Irlanda sono in atto progetti che promuovono contatti, dialogo e riconciliazione tra nazionalisti e unionisti. Alla fine del 2010 questa forma di sostegno internazionale verrà meno e occorre quindi pensare a come si potrà finanziare dopo tale data le priorità d’azione del fondo, con particolare riguardo a quelle volte a incoraggiare il progresso economico e sociale e il dialogo di pace.

I progetti finanziati tramite il Fondo internazionale per l’Irlanda già vanno ad aggiungersi alle iniziative previste dai programmi comunitari PEACE e sarebbe utile stabilire cosa accadrà a tali progetti al momento della prossima programmazione del bilancio comunitario. Chiedo quindi alla Commissione europea di studiare come si possa utilizzare i Fondi strutturali per le stesse finalità del Fondo internazionale per l’Irlanda, in particolare per quanto riguarda l’obiettivo della cooperazione territoriale europea.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) In Irlanda, dopo vari anni di instabilità, è stato istituito un Fondo denominato Fondo internazionale per l’Irlanda al fine di garantire la stabilità economica e sociale della regione. Come abbiamo visto, la relazione prende in esame il futuro del Fondo e stabilisce alcuni obiettivi centrali da raggiungere. Poiché condivido le conclusioni cui è giunto il relatore ho deciso di votare a favore della relazione.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Kelly sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai contributi finanziari dell’Unione europea al Fondo internazionale per l’Irlanda, l’IFI.

Ritengo infatti che occorra sostenere i progetti di cooperazione e riconciliazione interregionale, specialmente al fine di promuovere il progresso sociale ed economico. L’IFI rappresenta un elemento chiave nella riconciliazione tra le comunità e bisogna riconoscere che l’Unione europea ha avuto un ruolo centrale in questo settore. Abbiamo molto da imparare dalle iniziative IFI, che potrebbero essere applicate ad altre aree di marginalizzazione e di tensione tra comunità nell’Unione.

Desidero sottolineare in particolare l’utilizzo dei fondi comunitari a sostegno del progetto IFI "Football4Peace". Promuovere la riconciliazione e la comprensione reciproca tra i giovani tramite lo sport è un’iniziativa lodevole: non bisogna infatti sottovalutare l’importanza che riveste lo sport nella crescita dell’individuo e nella lotta all’esclusione sociale.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il processo di pace nell’Irlanda del Nord rappresenta uno dei successi che ha meritato e deve continuare a meritare il sostegno delle istituzioni comunitarie. Come avviene per l’integrazione europea, nelle situazioni di post-conflitto come questa, il cammino verso la stabilità deve fondarsi su dimostrazioni concrete di solidarietà, che agevolino e potenzino le relazioni transfrontaliere e quelle intercomunitarie. Mi auguro che altre zone dell’Unione europea colpite dal fenomeno del terrorismo di stampo secessionista possano prendere a esempio il processo di pace in Irlanda, traendone insegnamenti che consentano loro di sradicare la violenza e di costruire una società cui tutti i cittadini sentano di appartenere, nel rispetto delle leggi, delle tradizioni e dei diritti umani.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della proroga del Fondo internazionale per l’Irlanda perché credo sia importante sottolineare che la missione dell’Unione europea, incentrata sulla pace tra i popoli e le comunità, è essenziale per lo sviluppo economico e sociale e valorizza la dignità umana e la qualità di vita dei cittadini, come si può vedere nel caso specifico dell’Irlanda. L’Unione europea deve continuare a svolgere un ruolo centrale nel mantenere la pace ed eliminare le tensioni regionali, etniche e culturali, promuovendo le condizioni atte a favorire il progresso sociale ed economico.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Fin dalla sua istituzione, nel 1986, il Fondo internazionale per l’Irlanda ha contribuito a promuovere il progresso sociale ed economico e a incoraggiare il contatto, il dialogo e la riconciliazione tra i nazionalisti e gli unionisti di tutta l’Irlanda. L’Unione europea deve continuare a sostenere il processo di pace nel paese tramite i contributi del Fondo internazionale per l’Irlanda, così come ha fatto fin dal 1989. L’aumento di tale sostegno contribuirà a rafforzare la solidarietà tra gli Stati membri e i loro cittadini: questa è la motivazione che ha determinato il mio voto.

 
  
  

Raccomandazione per la seconda lettura: Marian-Jean Marinescu (A7-0162/2010)

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Nella votazione in seconda lettura sul regolamento relativo alla rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo, ho votato a favore dei compromessi raggiunti tra Parlamento e Consiglio europeo in quanto ritengo che tali compromessi dovrebbero creare le condizioni atte a migliorare la governance per l’attribuzione delle capacità d’accesso e per la gestione dei grandi corridoi merci intraeuropei. Una volta approvato, il regolamento dovrebbe rendere più efficienti i grandi flussi di trasporto ferroviario delle merci nei corridoi, contribuendo al contempo a ridurre l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto. Per queste ragioni ho votato a favore del testo negoziato con il Consiglio per giungere a un accordo in seconda lettura.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della raccomandazione per la seconda lettura, espressa dalla relazione del collega rumeno Marinescu, sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell’adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo. Sono favorevole agli emendamenti presentati sull’organizzazione dei corridoi ferroviari internazionali allo scopo di creare una rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo. Sostengo inoltre l’idea dello sportello unico, l’organismo comune istituito dal comitato di gestione di ciascun corridoio merci, che offre ai candidati la possibilità di domandare in un’unica sede e con un’unica operazione una banda oraria per un percorso che attraversi almeno una frontiera.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Sono favorevole al regolamento sulla creazione di una rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo, la cui attuazione fornirà (si spera) un valore aggiunto per tutta la Comunità perché l’Europa sarà collegata da un’unica rete ferroviaria. Il regolamento consentirà la libera circolazione dei cittadini e delle merci da una regione europea all’altra. É stato deciso di fissare, assieme al regolamento, alcune scadenze per la realizzazione dei corridoi ferroviari; l’allungamento del periodo a cinque anni che è stato approvato favorisce la Lituania nel compito di istituire al proprio interno una linea europea. Dato che nel mio paese si avvertono le dolorose conseguenze della crisi economica, questa decisione è particolarmente positiva per noi: infatti, come altri paesi duramente colpiti dalla crisi, la Lituania non avrà, nell’immediato futuro, molte risorse finanziarie da investire in progetti di sviluppo delle infrastrutture ferroviarie.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Il settore comunitario dei trasporti offre un grande potenziale considerando il periodo di crescita costante che sta attraversando. Date le circostanze, sembra quindi paradossale che un numero sempre più limitato di società opti per il trasporto ferroviario. Solo il dieci per cento delle merci trasportate nell’Unione viaggia su rotaia e il livello del traffico merci ferroviario si è dimezzato rispetto a vent’anni fa. La Commissione europea ha riconosciuto il ruolo chiave del trasporto ferroviario delle merci fin dal 2001.

La scadenza per la presentazione di un Libro bianco per le politiche europee nel settore dei trasporti è stata fissata per il 2010. Il mercato del traffico merci su rotaia deve ora migliorare la qualità dei servizi forniti affrontando i problemi legati alla mancanza di conformità, che non gli consente di essere competitivo con altre forme di trasporto. É impossibile giustificare il declino del settore quando esistono tre pacchetti legislativi in materia di ferrovie. Va però detto che questi pacchetti non sono sufficientemente armonizzati con le leggi nazionali e che i sistemi ferroviari non sono collegati a livello transfrontaliero. In questo contesto, il regolamento proposto dal Parlamento europeo mira a rendere più efficiente il trasporto ferroviario delle merci, promuovendo l’armonizzazione tra gli Stati membri e i gestori delle infrastrutture.

 
  
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  Bairbre de Brún (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Sono favorevole all’obiettivo di rendere più efficiente il trasporto ferroviario delle merci, poiché esso presenta vantaggi a livello ambientale rispetto al trasporto su gomma. Desidero tuttavia precisare che sono contraria alla liberalizzazione in atto delle ferrovie nell’Unione europea, responsabile della frammentazione, della mancanza di investimenti e dell’inefficienza attuali nel trasporto ferroviario. Il compromesso con il Consiglio cerca di migliorare la situazione ed è per questo che ho votato a favore, nonostante esso si fondi sulla liberalizzazione cui sono decisamente contraria. Del resto, il voto non riguarda la deregolamentazione, che è già disciplinata dal trattato.

 
  
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  Cornelis de Jong (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Sono favorevole all’obiettivo di rendere più efficiente il trasporto ferroviario delle merci, poiché esso presenta vantaggi a livello ambientale rispetto al trasporto su gomma.

Desidero tuttavia precisare che sono contrario alla liberalizzazione in atto delle ferrovie nell’Unione europea, responsabile della frammentazione, della mancanza di investimenti e dell’inefficienza attuali nel trasporto ferroviario.

Il compromesso con il Consiglio cerca di migliorare la situazione ed è per questo che ho votato a favore, nonostante esso si fondi sulla liberalizzazione cui sono decisamente contrario. Del resto, il voto non riguarda la deregolamentazione, che è già disciplinata dal trattato.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il progetto di regolamento definisce i corridoi per il trasporto ferroviario delle merci, ossia percorsi che attraversano diversi Stati membri e le cui infrastrutture verranno affidate a determinati gestori per coordinarne la conduzione e il funzionamento. Il progetto rappresenta un valore aggiunto per l’Europa dato che il regolamento renderà più trasparenti lo stanziamento e la gestione delle bande orarie e promuoverà il coordinamento transnazionale a tutti i livelli: capacità disponibili, investimenti, interventi sulle infrastrutture, gestione operativa e così via. La creazione di uno sportello unico per ciascun corridoio consentirà inoltre alle società di trattare con un unico referente, che rappresenterà le istituzioni comunitarie nella gestione dei corridoi ferroviari. Il regolamento invia quindi un segnale forte della volontà di istituire una politica europea nel settore dei trasporti e delle infrastrutture e costituisce una misura essenziale per un trasporto ferroviario delle merci più rapido e affidabile, che offra un’alternativa credibile ed ecologica al trasporto su strada nelle lunghe percorrenze. Si è reso quanto mai necessario adottare un approccio veramente europeo, proprio perché il trasporto ferroviario delle merci attiene a questo livello.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione volta a creare una rete europea di trasporto ferroviario delle merci più competitiva. L’instabilità del settore dei trasporti nel corso degli ultimi decenni e la maggiore apertura dei mercati ferroviari internazionali, che ha creato gravi problemi a causa di una mancanza di conformità, richiedono l’applicazione delle misure in oggetto, che contribuiranno a creare una rete di distribuzione efficiente tra gli Stati membri dell’Unione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Negli ultimi decenni la quota di mercato delle ferrovie nel trasporto merci è calata costantemente e, nel 2005, rappresentava solo il dieci per cento del settore. Al fine di cercare una soluzione al problema, la Commissione ha sostenuto l’idea di riservare un trattamento più efficace al settore e nel dicembre del 2008 ha proposto un regolamento sull’istituzione di una rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo.

Nell’aprile del 2009 il Parlamento europeo ha approvato la prima lettura della proposta fornendo il proprio sostegno alla Commissione. Anche il Consiglio ha raggiunto un consenso politico sul regolamento, sebbene introducendo alcuni emendamenti. Pur non mettendo in dubbio l’importanza del trasporto ferroviario delle merci e la necessità di coordinare questo tipo di trasporto a livello europeo e pur essendo favorevole alla creazione dei cosiddetti corridoi, ritengo che la realizzazione di un sistema integrato di trasporto delle merci presupponga necessariamente investimenti molto ingenti. Non è dunque garantito che gli Stati membri siano in una posizione tale da promettere o da fornire gli investimenti necessari, dato l’attuale clima economico e finanziario dell’Europa. Credo quindi che, pur senza minare gli obiettivi del regolamento, se decideremo di approvarlo dovremo tenere presente che l’attuale clima di austerità inciderà inevitabilmente su qualsiasi progetto.

 
  
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  Carlo Fidanza (PPE), per iscritto. − Accolgo con favore il voto della plenaria che ha approvato la raccomandazione per la seconda lettura in merito al regolamento relativo alla rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo.

La relazione stabilisce la realizzazione di nove corridoi merci tra gli Stati membri dell’Unione europea e l’istituzione di uno "sportello unico" per corridoio, utilizzato per garantire a tutte le compagnie ferroviarie pubbliche e private le informazioni necessarie in merito all’assegnazione di capacità sul corridoio stesso, e pone l’accento sull’interoperabilità nel trasporto di merci, prevedendo collegamenti con i porti di mare e delle vie navigabili interne.

Questo regolamento rappresenta sicuramente un grande passo avanti verso un coordinamento europeo del traffico ferroviario, per ora delle merci, e contribuisce al completamento della liberalizzazione del mercato ferroviario, assoluta priorità in questo settore.

Mi dispiace che alcuni parlamentari abbiano tentato di sabotare il progetto prioritario del corridoio Stoccolma-Napoli, prevedendo in un emendamento l’esclusione del Brennero dal percorso. Si è trattato di un atteggiamento irresponsabile che, grazie all’attenzione dei parlamentari italiani, è stato respinto. Per queste ragioni, ho sostenuto con convinzione la raccomandazione per la seconda lettura.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. (FR) Ho votato con entusiasmo a favore della raccomandazione, che ritengo un importante passo avanti verso la creazione di un trasporto merci ferroviario più competitivo e conveniente in Europa. Ci stiamo muovendo verso una maggiore interconnettività tra le reti ferroviarie europee, i corridoi di trasporto delle merci e i porti marittimi e fluviali. Tale iniziativa favorirà lo sviluppo sostenibile del settore dei trasporti ferroviari in Europa e riuscirà finalmente a offrire una valida alternativa al trasporto su gomma e a quello aereo. I corridoi internazionali che collegano gli Stati membri verranno gestiti da autorità transfrontaliere che coordineranno la conduzione delle infrastrutture e l’assegnazione delle bande orarie. Verrà inoltre istituito uno sportello unico per ciascun corridoio ferroviario, un’idea che ho sostenuto personalmente. Questa innovazione consentirà all’Europa di progredire e testimonia la sua volontà di intensificare la cooperazione e l’integrazione nel settore dei trasporti. Sono favorevole all’approvazione della relazione, che rafforza le basi della grande rete ferroviaria europea per il trasporto merci per la quale mi batto già da diversi anni.

 
  
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  Kartika Tamara Liotard (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Dichiarazione di voto sulla relazione Marinescu (A7-0162/2010). Sono favorevole all’obiettivo di rendere più efficiente il trasporto ferroviario delle merci poiché esso presenta vantaggi a livello ambientale rispetto al trasporto su gomma. Desidero tuttavia precisare che sono contraria alla liberalizzazione in atto delle ferrovie nell’Unione europea, responsabile della frammentazione, della mancanza di investimenti e dell’inefficienza attuali nel trasporto ferroviario. Il compromesso con il Consiglio cerca di migliorare la situazione ed è per questo che ho votato a favore, nonostante esso si fondi sulla liberalizzazione cui sono decisamente contraria. Del resto, il voto non riguarda la deregolamentazione, che è già disciplinata dal trattato.

 
  
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  Thomas Mann (PPE), per iscritto. (DE) Ho appena votato contro l’emendamento della relazione Marinescu inteso a istituire un organo centrale di coordinamento che fungerà da sportello unico nella gestione del traffico ferroviario delle merci. Altri 162 deputati hanno votato come me a seguito della presentazione di una petizione che ho contribuito a redigere. Siamo favorevoli alla qualità e alla competitività nel trasporto ferroviario delle merci, auspichiamo l’introduzione di soluzioni flessibili ed efficaci e crediamo che il trasporto ferroviario debba essere incentivato per ragioni ambientali. Riteniamo tuttavia che si dovrebbe farlo senza incidere in alcun modo sul trasporto passeggeri di lunga percorrenza, ma osserviamo che il testo estremamente complesso della relazione non contiene una dichiarazione chiara in tal senso. Purtroppo il Parlamento europeo ha votato a favore della raccomandazione presentata dalla Commissione e dalla maggioranza del Consiglio, che prevede la creazione di un ulteriore organismo centrale per la gestione delle tracce ferroviarie; riteniamo che ciò porterà a una frammentazione di competenze, con gravi ripercussioni sugli orari ferroviari. In Germania, tradizionale paese di transito, la rete ferroviaria già funziona quasi a pieno regime. Tutti e tre i corridoi passano attraverso importanti centri abitati e, nello Stato federale dell’Assia, le città di Fulda e Francoforte si trovano sulla direttrice che collega Stoccolma a Palermo. La reputazione del Parlamento europeo di essere il principale organismo di tutela dei consumatori dell’Unione è stata oggi compromessa: gli Stati membri perderanno la possibilità di disporre autonomamente delle proprie reti ferroviarie e tutti i cittadini europei subiranno le conseguenze dei ritardi dei treni.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La relazione sembra confermare l’immagine di un’Europa che certo non è il continente della solidarietà e della cooperazione che oggi occorrerebbe più che mai. La gestione del territorio dovrebbe avvenire in funzione dell’interesse generale dei cittadini, e non di quello delle imprese del settore privato. Ritengo che la privatizzazione della politica dei trasporti porterà all’eurocrazia a discapito dei cittadini e quindi voto contro questo testo dannoso.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Lo sviluppo di una rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo è essenziale affinché l’Unione europea possa raggiungere gli obiettivi stabiliti nella strategia comunitaria per l’occupazione e la crescita. In quest’ottica la creazione di corridoi ferroviari che consentano un collegamento rapido ed efficiente delle reti nazionali permetterà di migliorare le condizioni di utilizzo dell’infrastruttura. É essenziale approvare il regolamento per rendere il trasporto ferroviario delle merci più competitivo rispetto alle altre forme di trasporto attualmente utilizzate. In tal modo, si trarranno vantaggi non solo economici ma anche ecologici, dato che il trasporto ferroviario avviene nel rispetto dell’ambiente. Questa è la motivazione dietro il mio voto.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. – (DE) Ho votato contro le proposte di compromesso sul regolamento relativo alla rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo poiché credo che esse esautorerebbero le autorità infrastrutturali nazionali, che finora hanno lavorato in modo valido, anche a livello internazionale. Le misure proposte moltiplicheranno gli oneri burocratici, e questo sicuramente non è auspicabile. L’inflazione ridurrà l’efficienza e alcune risorse resteranno inutilizzate. A mio parere, ciò avrà un impatto negativo sul funzionamento delle ferrovie in tutta Europa.

Se l’Unione europea vuole realmente incoraggiare il trasporto merci su rotaia dovrebbe fissare alcune priorità nella realizzazione delle reti di trasporto transeuropee. L’espansione del corridoio sud tramite il cosiddetto tunnel Koralm, per esempio, comporterebbe una trasformazione senza precedenti della rete ferroviaria. Dovremmo promuovere il trasporto ferroviario delle merci e non una maggiore centralizzazione.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (EN) Ho deciso di votare a favore della raccomandazione per la seconda lettura visto che, in una recente serie di incontri a tre con la Presidenza spagnola, si è giunti a un accordo e ritengo importante proseguire senza indugio in questa direzione. Nella prima lettura dell’aprile 2009 il mio gruppo aveva sostenuto l’obiettivo di una rete competitiva per il trasporto ferroviario delle merci, raggiungibile tramite la creazione di corridoi in tutta l’Unione europea, come stabilito nella proposta della Commissione del dicembre 2008. Il mio sostegno all’accordo è oggi ancora più forte, data l’importanza per la Lituania della rete ferroviaria e le prospettive economiche che essa comporta per il mio paese. É della massima importanza – e non solo in Lituania ma in tutta l’Unione europea – che si arresti la flessione della quota di mercato delle ferrovie nel trasporto delle merci. Sono certo che il mercato di questo tipo di trasporto trarrà beneficio dall’accordo, il quale contribuirà a migliorare la qualità del servizio e a creare sinergie tra i sistemi ferroviari nazionali.

 
  
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  Vilja Savisaar (ALDE), per iscritto. (ET) Signor Presidente, onorevoli deputati, non ho votato a favore dei quattro emendamenti di compromesso perché l’Estonia e la Lettonia sono state escluse dal corridoio ferroviario descritto nell’Allegato I al punto 8. Pensando in generale al futuro delle ferrovie e, in particolare, al progetto ferroviario Baltica, ci si sarebbe attesi l’inserimento di Tallin e Riga. Purtroppo gli emendamenti adottati hanno limitato le possibilità di scelta per l’Estonia e la Lettonia e, di conseguenza, non sono stati fatti passi avanti nel collegare tutti gli Stati membri dell’Unione europea tramite un sistema ferroviario uniforme.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Sono favorevole all’obiettivo di rendere più efficiente il trasporto ferroviario delle merci poiché esso presenta vantaggi a livello ambientale rispetto al trasporto su gomma. Desidero tuttavia precisare che sono contraria alla liberalizzazione in atto delle ferrovie nell’Unione europea, responsabile della frammentazione, della mancanza di investimenti e dell’inefficienza attuali nel trasporto ferroviario. Il compromesso con il Consiglio cerca di migliorare la situazione ed è per questo che ho votato a favore nonostante esso si fondi sulla liberalizzazione cui sono decisamente contraria. Del resto, il voto non riguarda la deregolamentazione, che è già disciplinata dal trattato.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Nonostante il trasporto ferroviario sia in declino da molti anni, tra le varie alternative esso è quello che garantisce il maggior livello di sicurezza ed efficienza. La relazione mira a incentivare la quota di mercato di questo tipo di trasporto, creando corridoi tra almeno due degli Stati membri al fine di consentire un trasporto rapido delle merci.

Dalla lettura della relazione mi è sembrato di capire che la creazione dei corridoi non costituirà rotte prioritarie per le merci a discapito del trasporto di passeggeri e quindi deduco che non vi sarà differenza di trattamento tra questi due tipi di traffico ferroviario. Lo sportello unico sarà importante da un punto di vista strategico e servirà al coordinamento e alla gestione dei percorsi richiesti. Secondo il Consiglio lo sportello avrà una funzione limitata e servirà solo a fornire informazioni; io invece condivido l’opinione del relatore, secondo il quale lo sportello sarà essenziale per la circolazione delle merci.

La rete di corridoi consentirà di sincronizzare meglio i servizi ferroviari europei e creerà interfacce tra le diverse modalità di trasporto, fornendo nuovo slancio agli investimenti nel settore. Per questo motivo ho ritenuto che il documento meritasse il mio voto favorevole.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE), per iscritto. (DE) Sono assolutamente contrario alla relazione, anche se purtroppo non è più possibile una votazione conclusiva in seconda lettura. Per Deutsche Bahn, l’unica società concorrenziale della rete liberalizzata tedesca, la strategia dello sportello unico sarà una misura equivalente all’esproprio e provocherà un divario incolmabile a livello competitivo, dato che la Germania ha un traffico misto di merci e passeggeri ed è priva di reti separate per l’alta velocità. Consiglio quindi a Deutsche Bahn di considerare con urgenza la possibilità di procedere per le vie legali contro la decisione.

 
  
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  Artur Zasada (PPE), per iscritto.(PL) Sono certo che l’idea di istituire una rete ferroviaria europea per un trasporto merci competitivo sia giustificata e necessaria, anche se ho seri dubbi sull’interpretazione dell’articolo 12, paragrafo 2, lettera a, che prevede la creazione degli sportelli unici. Le mie riserve riguardano, in particolare, i poteri decisionali sulle possibilità di utilizzo di reti ferroviarie specifiche. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che alcuni Stati membri non hanno ancora deregolamentato l’accesso al proprio mercato ferroviario.

Alla luce delle suddette considerazioni, ho votato contro la seconda parte dell’emendamento n. 83.

 
  
  

Relazione Martin (A7-0043/2009)

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della decisione sull’adeguamento del regolamento del Parlamento al trattato di Lisbona. Le modifiche approvate in plenaria entreranno in vigore il 1° dicembre 2010 e si è reso necessario introdurre alcuni emendamenti al regolamento che tengono conto dell’arrivo di 18 nuovi Stati membri, dell’assegnazione di nuovi poteri legislativi e della nuova procedura di bilancio, che equipara la posizione del Parlamento a quella del Consiglio. Le altre modifiche riguardano la Carta del diritti fondamentali dell’Unione europea e il principio di sussidiarietà e riflettono la crescente influenza dei parlamenti nazionali, il diritto del Parlamento europeo di proporre modifiche ai trattati, la procedura di nomina del Presidente della Commissione, (dato che il Parlamento ha più ampi poteri in materia), la possibilità per uno Stato membro dell’Unione di ritirarsi e infine l’eventuale violazione dei principi fondamentali da parte di uno Stato membro. Mi rincresce che il nuovo regolamento non sia stato esaminato da un’autorità giuridica più alta per accertarne la conformità ai documenti gerarchicamente più importanti – mi riferisco in particolare ai trattati e alle costituzioni degli Stati membri.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Voto a favore della proposta sull’adeguamento del regolamento del Parlamento al trattato di Lisbona. I maggiori poteri del Parlamento comportano anche una maggiore responsabilità. Il trattato di Lisbona è essenziale affinché l’Unione europea possa coniugare allargamento e approfondimento; con questo trattato l’obiettivo è stato raggiunto in modo equilibrato, credibile e corretto, aumentando la coerenza, la legittimità, la democrazia, l’efficacia e la trasparenza del processo decisionale, chiarendo la suddivisione delle competenze tra Unione europea e Stati membri e contribuendo a migliorare le relazioni delle istituzioni sia al loro interno che tra loro.

Le modifiche in materia di impegno ottenute grazie all’adeguamento del regolamento al trattato di Lisbona derivano in larga misura dagli sforzi del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) di chiarire e semplificare il processo decisionale in Parlamento e i rapporti con i parlamenti nazionali.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La vasta produzione legislativa delle istituzioni europee e il sistema partecipativo tramite il quale vengono redatte le leggi, la profusione di documenti che spesso ne deriva e il fatto che le gerarchie tra fonti e norme di legge non siano sempre chiare impongono al Parlamento di ridurre i rischi lavorando per l’adeguamento dello statuto al recente trattato di Lisbona. Credo che tutto ciò sia necessario per garantire la chiarezza delle procedure e la certezza del diritto.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il Parlamento deve dimostrare di essersi adeguato alle nuove condizioni operative e alla condivisione delle responsabilità nel processo decisionale. Desidero ricordare l’impatto che avrà il rafforzamento delle competenze del Parlamento, la nuova composizione delle rappresentanze nazionali e l’introduzione di un rapporto più stretto con i parlamenti nazionali. Sono favorevole alle modifiche proposte per il regolamento anche in quanto esse semplificano e definiscono chiaramente le procedure di regolamentazione al fine di potenziare maggiormente la capacità di risposta alle necessità dei cittadini, delle istituzioni e degli Stati membri assicurando al contempo un’applicazione efficiente delle politiche europee.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Ho votato contro l’emendamento n. 110, che prevede la cooperazione tra quest’Aula e i parlamenti degli Stati membri, ma non quella con le assemblee subnazionali, ignorando così le realtà costituzionali di alcuni Stati membri. Le Fiandre, per esempio, hanno compiuto uno storico passo avanti verso l’indipendenza, ma a livello comunitario il parlamento federale belga resta ancora il riferimento "nazionale" per il momento, sebbene, in base alla costituzione belga, il parlamento fiammingo abbia pieni poteri per alcune materie comunitarie. L’emendamento, inoltre, non tiene conto della realtà politica di altri paesi dell’Unione: è ridicolo che quest’Aula non possa collaborare pienamente con il parlamento scozzese in settori come la pesca, per i quali la Scozia rappresenta il principale portatore d’interesse all’interno del Regno Unito.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’approvazione del trattato di Lisbona ha assegnato al Parlamento nuove responsabilità e, di conseguenza, ha reso necessario un adeguamento del regolamento interno alle nuove disposizioni. Il provvedimento allinea il regolamento interno del Parlamento con le nuove sfide lanciate dal trattato di Lisbona e questa è la motivazione dietro il mio voto.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Il presente adeguamento del regolamento si è reso in parte necessario a seguito dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona e, a tal riguardo, è un atto formale. Desidero far presente, in riferimento agli emendamenti, che i due principali gruppi politici, quello del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) e quello dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo europeo, stanno cercando di limitare i diritti dei deputati che non appartengono a questi due gruppi. Ciò è sbagliato e scorretto: tale limitazione verrebbe introdotta in modo subdolo, dissimulata tra le discussioni sui principali adeguamenti al trattato di Lisbona. É stato per esempio proposto che i deputati non iscritti non possano più decidere autonomamente chi debba rappresentarli, come invece accade adesso. Si tratta di un’iniziativa senza precedenti nella vita politica democratica ed è inaccettabile. Nei parlamenti democratici degni di questo nome ciascun gruppo politico deve poter decidere autonomamente chi possa rappresentarlo in alcune commissioni.

É stato invece proposto che il Presidente, che appartiene a uno dei due maggiori gruppi politici, abbia la facoltà di decidere chi debba rappresentare i deputati non iscritti alla Conferenza dei presidenti. Ciò è scandaloso, in quanto consentirebbe agli avversari politici di scegliere il rappresentante di indirizzo politico più vicino al proprio. A mio parere il rappresentante dei deputati non iscritti dovrebbe essere scelto tramite votazione da tutti i deputati non iscritti riuniti in assemblea plenaria e per questo motivo ho votato contro l’emendamento proposto.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Le calamità naturali che causano la perdita totale dei beni e dei mezzi di sostentamento stanno divenendo sempre più comuni. Chi subisce l’inondazione della propria casa è colpito in modo particolarmente duro, dato che non perde soltanto l’abitazione, ma anche tutto il suo contenuto, che spesso risulta danneggiato o distrutto. Anche i terreni agricoli subiscono gravi danni e il loro ripristino è estremamente costoso. Per molti cittadini in tale situazione è difficile affrontare il problema e molti sono privi dei mezzi economici per farvi fronte. Ho votato a favore della risoluzione perché ritengo importante fornire aiuto ai cittadini colpiti da calamità.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Il Parlamento Europeo ha adottato una decisione sull'adattamento del regolamento del Parlamento al Trattato di Lisbona. Tra le modifiche al regolamento del Parlamento adottate dai deputati, alcune prevedono l'arrivo di 18 nuovi deputati, provenienti da 12 Stati membri, il rafforzamento dei poteri legislativi, una nuova procedura di budget che mettono il Parlamento ad un livello di uguaglianza con in Consiglio. Le modifiche apportate al regolamento tengono inoltre conto delle norme sul budget in quanto il Parlamento deciderà a tal proposito in cooperazione con il Consiglio. Nello specifico, le modifiche riguardano il quadro finanziario triennale che diventerà un atto legislativo che necessita dell'approvazione del Parlamento; i documenti a disposizione del deputato; l'esame del progetto sul budget; la conciliazione di budget e l'adozione definitiva del budget.

Inoltre cambiamenti che ritengo di grande importanza riguardano il rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, il diritto dei parlamentari di proporre delle modifiche ai trattati, la procedura di nomina del Presidente della Commissione e soprattutto la soppressione di specifiche disposizioni concernenti la nomina dell'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune. Auspico che questi cambiamenti vengano presto apportati al testo del Trattato, data la fondamentale innovazione che rappresentano per tutta l'Unione.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), per iscritto. (PT) Voto a favore della relazione Martin, che fa seguito a un lungo periodo di negoziati cui hanno partecipato tutti i deputati del PPE membri della commissione per gli affari costituzionali, di cui faccio parte. La relazione tratta delle modifiche da introdurre al regolamento interno del Parlamento dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Nella sessione di novembre si è tenuta una prima votazione con la quale sono state varate le modifiche direttamente collegate all’entrata in vigore del trattato; le restanti modifiche sono state invece posticipate per consentire un periodo di riflessione più lungo. Il PPE, il gruppo cui appartiene il PSD portoghese, ha firmato diversi emendamenti di compromesso relativi, in particolare, al tempo delle interrogazioni per il Presidente e il Vicepresidente della Commissione, nonché Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e il Presidente dell’Eurogruppo, all’applicazione dello statuto dei deputati, al riesame dei trattati e agli atti delegati. Desidero però porre l’accento soprattutto sugli emendamenti concernenti la cooperazione interparlamentare, i rapporti tra il Parlamento europeo e quelli nazionali nel corso dell’iter legislativo e la composizione della delegazione del Parlamento presso la Conferenza degli organi specializzati negli affari comunitari (COSAC), tre questioni cui, come vicepresidente del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) incaricato delle relazioni con i parlamenti nazionali, ho dovuto dedicare particolare attenzione.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Oggi il Parlamento è chiamato a votare sul necessario adeguamento del regolamento interno a seguito dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Dopo la votazione della sessione di novembre, il voto sulle modifiche non direttamente collegate all’entrata in vigore del trattato è stato rinviato a questa sessione. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), cui appartengo, ha sottoscritto dodici emendamenti relativi a varie questioni: il tempo delle interrogazioni per il Presidente della Commissione e l’Alto rappresentante dell’Unione europea, le interrogazioni scritte al Consiglio e alla Commissione, la regolare cooperazione interparlamentare, l’attuazione dello statuto dei deputati, la delegazione presso la Conferenza degli organi specializzati negli affari comunitari, il riesame dei trattati e la delega del potere legislativo.

Voto a favore delle ulteriori modifiche al documento, tra cui desidero sottolineare l’introduzione di una disposizione riguardante la sussidiarietà e la proporzionalità nella valutazione della legislazione e il rapporto del Parlamento europeo con quelli nazionali durante l’iter legislativo.

 
  
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  Rafał Trzaskowski (PPE), per iscritto.(PL) Questa seconda serie di emendamenti mette fine al lungo processo di adeguamento del regolamento del Parlamento europeo ai cambiamenti introdotti dal trattato di Lisbona. Anche se gli emendamenti sui quali si è votato oggi riguardano, seppur in misura minore, le modifiche fondamentali introdotte dal trattato, che ha rafforzato i poteri decisionali del Parlamento, essi costituiscono un’importante integrazione delle modifiche al regolamento e ci consentono di sfruttare al massimo le nuove possibilità. Così come accade per tutti i cambiamenti, e in particolare per quelli che modificano leggi fondamentali, molto dipenderà dalle modalità attuative.

Il diavolo si nasconde nei dettagli e quindi sarà importante vigilare sul processo fino alla sua conclusione.

 
  
  

Relazione Jędrzejewska (A7-0183/2010)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Uno degli obiettivi fondamentali per il 2011 sarà mantenere, promuovere e ottenere i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo in ambito tecnologico nell’Unione, sostenendo adeguatamente il programma quadro e contribuendo in tal modo alla strategia Europa 2020.

L’aumento del numero delle richieste di finanziamento è stato proporzionale al potenziamento dei meccanismi di controllo, attuato nel tentativo di garantire che i fondi comunitari vengano spesi correttamente.

La burocrazia interna e la creazione di ulteriori norme e procedure amministrative riducono la fiducia dei cittadini nel processo. Per le organizzazioni di dimensioni ridotte, come le piccole e medie imprese, le start-up del settore dell’alta tecnologia, gli istituti più piccoli, le università e i centri di ricerca è particolarmente difficile affrontare questa complessità.

Chiedo quindi che l’accesso ai fondi per la ricerca venga semplificato. Occorre sviluppare una cultura di fiducia reciproca che coinvolga tutte le parti in causa, se si vuole stimolare la ricerca e l’innovazione accrescendo l’attrattiva dell’Europa come luogo in cui vivere e lavorare.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il progetto di bilancio della Commissione europea per il 2011 non è all’altezza delle sfide cui si trova di fronte l’Europa. Con un impegno di spesa di 142 miliardi di euro, cioè l’1,15 per cento del reddito nazionale lordo europeo, la Commissione si prefigge di finanziare sia le nuove priorità sia i nuovi programmi già inclusi nel quadro finanziario per il 2007-2013, attingendo ai fondi dei programmi esistenti e a un margine di bilancio praticamente ridotto a zero. In assenza di risorse finanziarie, non è possibile tradurre in pratica la strategia 2020 per la crescita e l’occupazione, che dovrebbe tracciare la strada da seguire nei prossimi dieci anni, né la lotta contro i cambiamenti climatici. É inaccettabile pensare di finanziare lo strumento della cooperazione con i paesi industrializzati, di prossima introduzione, utilizzando il denaro destinato agli aiuti per lo sviluppo né è realistico prevedere di ridurre di un terzo gli aiuti finanziari europei per il processo di pace nel Medio Oriente. Non è un approccio serio. Ci aspettavamo più coraggio dalla Commissione e invece il Parlamento europeo è ancora in attesa del progetto di revisione intermedia delle prospettive finanziarie, di cui l’Europa necessita urgentemente. La questione deve assumere un ruolo centrale nei prossimi negoziati con il Consiglio in materia di bilancio e la delegazione del Movimento democratico al Parlamento si batterà a tal fine.

 
  
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  Göran Färm, Olle Ludvigsson e Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. (SV) Noi socialdemocratici svedesi abbiamo deciso di votare a favore del mandato negoziale per il bilancio 2011. Condividiamo in generale le priorità della relazione e crediamo, per esempio, che sia importante investire nei giovani, nella ricerca, nell’innovazione e nella tecnologia verde. Riteniamo inoltre che sia fondamentale fornire alla nuova strategia Europa 2020 per la crescita e l’occupazione risorse finanziarie sufficienti a consentirne il funzionamento.

Desideriamo tuttavia sottolineare che non reputiamo necessario aumentare le sovvenzioni dirette all’agricoltura e siamo anche contrari a che l’Unione europea fornisca un sostegno al mercato permanente nel settore lattiero-caseario.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il ruolo del Parlamento nei negoziati sul bilancio comunitario è stato rafforzato dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona. In questo momento di crisi economica, finanziaria e sociale, è d’importanza vitale stanziare fondi per stimolare la crescita e la competitività nell’Unione europea. Nel contesto attuale è essenziale che il Fondo di solidarietà europea venga potenziato, sempre che i governi lo utilizzino in modo efficace, in modo da attenuare l’impatto della crisi nelle regioni più povere.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Ricordo che la procedura di bilancio per il 2011 è stata la prima nel suo genere da quando è entrato in vigore il trattato di Lisbona e che essa senza dubbio richiede maggiore cooperazione e coordinamento con l’altro ramo dell’autorità di bilancio. Desidero sottolineare che ci si è preoccupati di assicurare risorse finanziarie sufficienti alle linee comunitarie di sviluppo, specialmente nel settore giovanile e in quello dell’innovazione, dell’efficienza energetica, della lotta contro i cambiamenti climatici, del sostegno all’occupazione e della parità di genere. Credo inoltre sia essenziale assicurare il funzionamento dei meccanismi di garanzia della sostenibilità nel settore agricolo – mi riferisco in particolare ai prodotti del latte. Nell’attuale contesto di crisi, e alla luce delle forti pressioni sulle finanze pubbliche degli Stati membri, ribadisco ancora una volta la necessità di garantire la sostenibilità del bilancio nell’Unione europea al fine di perseguire l’obiettivo centrale della coesione sociale ed economica. Credo tuttavia che il progetto di bilancio per il 2011 debba rispecchiare fin dall’inizio le implicazioni finanziarie delle iniziative faro esposte nella strategia UE 2020, quali "L’Unione dell’innovazione", "Gioventù in movimento", "Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse", "Un’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro" e "Una politica industriale per l'era della globalizzazione".

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Abbiamo votato contro la relazione sul progetto di bilancio per il 2011 perché essa non ha alcuna corrispondenza con le attuali necessità di finanziamento dell’Unione europea, dove la creazione dell’area dell’euro ha accentuato le ineguaglianze sociali e territoriali senza tenere opportunamente conto del principio della coesione economica e sociale.

In questo momento di crisi, si rende sempre più necessario un altro bilancio comunitario, che perlomeno raddoppi i fondi e faccia sì che metà del budget (calcolato in base al 2 per cento del prodotto nazionale lordo dell’Unione) sia destinato agli investimenti nel settore produttivo e al sostegno delle funzioni sociali degli Stati membri. In questo modo, si riuscirebbe a creare un maggior numero di posti di lavoro dotati di diritti, a combattere contro la povertà e a ridurre l’ineguaglianza tra le regioni, promuovendo la coesione economica e sociale.

D’altro canto, è essenziale anche aumentare le quote di cofinanziamento comunitario per i paesi con le economie più deboli, con particolare riguardo ai programmi sociali e all’investimento produttivo.

Occorrerà infine ridurre sostanzialmente la somma destinata al settore militare e modificare gli obiettivi centrali del bilancio, in modo da assicurare uno sviluppo equilibrato e il progresso sociale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il progetto di bilancio per il 2011 sarà il primo da quando è entrato in vigore il trattato di Lisbona. In fase di elaborazione, occorrerà dunque maggiore cooperazione e coordinamento tra tutte le parti che hanno partecipato ai negoziati, al fine di raggiungere un accordo sulla spesa complessiva. Il trilogo che si terrà in luglio dovrà predisporre con chiarezza tutte le condizioni affinché si individuino preventivamente i punti andrà che dovrebbero ottenere il maggiore consenso. Gli aspetti principali da tenere in considerazione sono le implicazioni di bilancio del meccanismo europeo di stabilizzazione, la strategia Europa 2020 e i programmi rivolti ai giovani.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Il bilancio 2011 contiene numerosi punti che si potrebbe criticare duramente. Ad esempio, a fronte dell’aumento degli stanziamenti per il Fondo europeo per i rifugiati, che, tra l’altro, sta incentivando lo spostamento dei richiedenti asilo all’interno dell’Unione, c’è stata una riduzione delle risorse per l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex). Si stanno inoltre riducendo gli aiuti finanziari destinati alla Palestina, mentre gli stanziamenti per i candidati all’adesione all’Unione europea, tra cui la Turchia, per esempio, sono stati considerevolmente aumentati. Ho quindi votato contro la relazione sul bilancio per il 2011.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Il gruppo Verde/Alleanza libera europea non si è opposto alle priorità della relatrice per i negoziati del trilogo. Abbiamo presentato alcuni emendamenti specifici sull’inclusione dei problemi ambientali tra le finalità dei Fondi strutturali, dello sviluppo rurale e della politica agricola. Come prevedibile, tali emendamenti sono stati tutti respinti, ma potrebbero essere ripresentati in settembre durante una prima lettura più approfondita da parte del Parlamento. Alcuni deputati verdi appartenenti ad altre commissioni hanno firmato gli emendamenti per conto delle rispettive commissioni. Anche in questo caso, molti di questi emendamenti sono stati respinti per la scelta della relatrice di non sovraccaricare inutilmente il testo.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Condivido la posizione del mio gruppo sul documento presentato dal Parlamento in risposta al progetto di bilancio per il 2011 della Commissione europea. Crediamo che sia impossibile definire chiaramente le implicazioni del progetto di bilancio sulle iniziative faro della strategia e che occorra avere informazioni migliori e più dettagliate.

Mi fa inoltre piacere che la proposta della Commissione abbia incluso il programma per la gioventù tra le priorità per l’anno venturo, ma mi rincresce che l’aumento dei finanziamenti sia solo simbolico quando ci si attendeva di più da queste iniziative. I deputati delle regioni ultraperiferiche ed io abbiamo appoggiato uno degli emendamenti: giudichiamo infatti inaccettabile che il bilancio per il 2011 sia inferiore a quello per il 2010 per quanto concerne il programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità, specialmente adesso che le conclusioni dell’accordo tra l’Unione europea, la Colombia e il Perù avranno notevoli ripercussioni sulla produzione di banane, zucchero e rum. In tale contesto, chiediamo alla Commissione di avviare prima possibile una valutazione d’impatto per le regioni in oggetto.

 
  
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  Róża Gräfin von Thun und Hohenstein (PPE), per iscritto.(PL) La relazione sul mandato per il trilogo relativo al progetto di bilancio 2011, approvata oggi nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo, elenca sei priorità per i negoziati sul bilancio per il 2011. Tra queste figurano i programmi per i giovani come "Gioventù in movimento", "Apprendimento permanente", "Gioventù in azione" ed "Erasmus Mundus". Al punto 12 delle osservazioni generali, la relazione sottolinea che l’aumento degli stanziamenti per tali programmi previsto dal progetto di bilancio è insufficiente, nonostante il tasso attuale di applicazione sia estremamente alto, tra il 95 e il 100 per cento l’anno nel periodo 2007-2009. Mi rallegro tuttavia del fatto che il testo approvato chieda un aumento degli stanziamenti, così da consentire che i programmi per i giovani vengano attuati in modo consono alla loro importanza per la società civile europea.

Nonostante la crisi economica abbia obbligato gli Stati membri a compiere numerosi tagli, l’Unione europea continua costantemente ad ampliare la gamma delle proprie attività. Per poterlo fare, tuttavia, dovrà finanziare adeguatamente i programmi già esistenti. La relazione dell’onorevole Jędrzejewska richiama la nostra attenzione su tale aspetto, che, a mio parere, è stato giustamente riconosciuto come una priorità per i negoziati sul bilancio.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Onorevoli colleghi, il mandato per il trilogo è molto importante per il Parlamento europeo in quanto definisce la sua posizione negoziale. Sul bilancio per il 2011 incidono fortemente la crisi e la recessione, come risulta in modo evidente, tra l’altro, dai margini estremamente stretti. Vi sono tuttavia alcuni segnali positivi, uno dei quali è la priorità assegnata ai programmi finalizzati ai giovani. Se l’Unione europea vuole trovare un modo sostenibile per uscire dalla crisi, è essenziale che cominci a investire nei giovani poiché essi rappresentano il nostro futuro. Data la situazione economica in cui versa l’Europa, inoltre, occorre far sì che il bilancio comunitario sia equilibrato a livello sociale e tenga anche conto della competitività. Grazie a tutti.

 
  
  

Relazione Langen (A7-0187/2010)

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, come la recente crisi economico-finanziaria ha ampiamente dimostrato, risulta necessario porre in essere una strategia relativa a mercati dei prodotti derivati più regolamentati e trasparenti che impedisca situazioni eccessivamente speculative. In particolare, condivido la proposta del relatore che il controllo centralizzato sia affidato all’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, e la richiesta che i costi della futura infrastruttura di mercato siano a carico dei partecipanti al mercato e non dei contribuenti. Per questi motivi ho espresso il mio voto favorevole alla relazione in questione.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) In questa risoluzione il Parlamento europeo chiede una sorveglianza più rigorosa sul mercato dei derivati. Ho votato a favore, poiché reputo fondamentale che il Parlamento invii un messaggio chiaro al Consiglio e alla Commissione affinché siano assunte misure legislative. Bisogna infatti scongiurare una speculazione eccessiva, introducendo una procedura standardizzata e organismi di sorveglianza oltre al registro comune delle transazioni.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa dell’onorevole Langen – che è un deputato estremamente preparato – in merito ai mercati dei derivati. Il testo è stato redatto in risposta alla comunicazione della Commissione sul medesimo argomento. Sostengo infatti l’iniziativa della Commissione volta a migliorare il sistema normativo sui derivati. É imperativo assegnare un ruolo chiave all’ESMA nell’autorizzazione delle controparti centrali di compensazione nell’Unione europea, conferendogli il potere di sorveglianza.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT)Ho votato a favore di questa relazione, poiché bisogna intensificare la trasparenza nel mercato dei derivati (scambi sulle transazioni future) e garantire una migliore disciplina del mercato. Gli strumenti derivati possono svolgere un ruolo utile, consentendo il trasferimento dei rischi finanziari all’interno di un’economia, ma, a causa della mancanza di trasparenza e di norme, siffatti strumenti hanno invece esacerbato la crisi finanziaria. Accolgo con favore l’iniziativa della Commissione volta a migliorare la disciplina sui derivati, in particolare sugli OTC, al fine di ridurre l’impatto dei rischi per la stabilità generale dei mercati finanziari, standardizzare i contratti sui derivati ed introdurre repertori di dati centralizzati e gli organismi di scambio organizzati.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − La relazione del collega Langen propone una serie di misure che dovrebbero rendere maggiormente trasparente il mercato dei prodotti finanziari derivati. Viste la genesi della crisi finanziaria del 2008 e la fragilità di cui ancora soffrono i mercati per colpa di prodotti così complessi, cercare di introdurre più stabilità e trasparenza è senz’altro auspicabile. Pertanto, il mio voto alla relazione Langen è favorevole.

Tuttavia, dovremmo insistere su un altro punto, che è un punto di principio, di base, nel ragionare di finanza, di crisi economica e di mercato. La crisi del 2008, che a cascata ha determinato gli effetti negativi che ancor oggi pesano sulle nostre società, prima che dai derivati e dall’intricata ingegneria finanziaria, è determinata dal fatto che per troppo tempo, sbagliando, si è pensato di poter fare a meno dell’economia reale. Quindi, ben vengano oggi misure a favore della trasparenza dei mercati finanziari e dei prodotti offerti dalle banche e dai mercati azionari, ma ricordiamoci tutti che è urgente un ripensamento generale sul sistema economico su cui i mercati mondiali si reggono. Ogni nostra scelta deve quindi essere orientata al rafforzamento dell’economia reale, unica fonte sicura di ricchezza e di stabilità durevole.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Desidero anzitutto congratularmi con l’amico e collega on. Langen per il progetto di relazione che oggi ha sottoposto al voto in quest’Aula.

Alla luce della crisi finanziaria ed economica, abbiamo constatato la pericolosità di taluni strumenti finanziari usati dai mercati in modo spudorato senza regole né limiti. Vittime di questi pericolosi strumenti sono stati, anche in Italia, molti cittadini e numerose amministrazioni locali che ora si trovano in bilancio perdite spaventose.

Per evitare situazioni così spiacevoli ritengo opportuna, anzi necessaria, una corretta regolamentazione dei derivati, in modo da poter avere un mercato più stabile e sicuro che permetta agli operatori e ai consumatori di effettuare scelte consapevoli. L’Unione europea deve farsi promotrice di un radicale cambiamento della politica finanziaria rispetto al passato e dare segnali forti per impedire che in futuro strumenti come gli OTC possano compromettere l’intero mercato finanziario.

Condivido infine le linee guida illustrate dal collega Langen nel testo votato oggi, anche perché i derivati finanziari non sono appannaggio solo di professionisti del settore, ma sono strumenti di grande diffusione. Per questo, una legislazione più severa garantirà una maggiore trasparenza permettendo "ai partecipanti del mercato di stabilire correttamente il prezzo dei rischi".

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) La normativa più rigorosa sui mercati dei derivati deve tener conto delle particolari circostanze in cui si trovano le aziende, le quali devono assicurarsi che i propri rischi finanziari ed operativi siano coperti ai sensi di condizioni favorevoli ed, in un certo senso, che vengano attenutati grazie all’aiuto dei derivati.

Le aziende che non operano in campo finanziario si avvalgono di questi strumenti per coprire i rischi connessi alla valuta, agli interessi e alle materie prime. Questa tutela, che non è di natura speculativa, ha contribuito a creare stabilità e crescita nel settore dell’occupazione e degli investimenti.

Tuttavia, le norme proposte non devono compromettere la copertura dei rischi delle imprese.

Chiedo infatti che siano introdotte esenzioni e norme meno stringenti in termini di capitale per i derivati bilaterali, soprattutto per le PMI.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho votato contro il testo, perché, sebbene contenga determinati punti positivi e cerchi di introdurre delle restrizioni minime e delle norme sul mercato dei derivati, in realtà non affronta il problema. Una delle cause principali dell’instabilità economica e finanziaria risiede nello sviluppo e nell’aumento delle transazioni non bancarie, in cui sono compresi i premi di rischio ed altri derivati finanziari.

Il recente crollo dei mercati valutari e la speculazione contro i titoli greci hanno dimostrato che il sistema finanziario ha bisogno di normative severe, ma anche che certe transazioni, come le transazioni sui premi di rischio, devono essere vietate. A mio parere, sarebbe sbagliato e, ad ogni modo, non basta concentrarsi solamente sulle “politiche normative”, come quelle delineate nella relazione, che non mettono il problema in prospettiva e non offrono soluzioni adeguate.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il mercato dei derivati, come è emerso con la crisi economica, finanziaria e sociale che stiamo attraversando, ha bisogno di una normative efficace volta a garantire una maggiore trasparenza negli scambi di questi strumenti finanziari. Siffatti prodotti devono essere soggetti ad una sorveglianza più stretta in modo che gli scambi non abbiano effetti avversi sul mercato. A causa della varietà dei derivati e della necessità di proteggere gli investitori, credo si debbano altresì inasprire le norme in tema di informazione.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore l’impegno delle istituzioni europee volto a garantire la massima efficienza, sicurezza e solidità ai mercati dei derivati. Parallelamente ne viene riconosciuta anche l’importanza per la sostenibilità dello sviluppo economico, insieme alla necessità di assicurare la disciplina ed il controllo delle procedure e dei negoziati connessi alla transazione e alla commercializzazione di questi strumenti finanziari. Viste le dimensioni del mercato dei derivati e l’impatto che esso produce sull’economia globale, come è apparso evidente nell’attuale crisi economica e finanziaria – oltre che all’aumento esponenziale della componente di rischio nel mercato globale – credo sia fondamentale garantire la trasparenza. É vitale non solo per l’effettiva sorveglianza dei mercati, ma anche per avere norme contabili chiare, concise e complete. I CDS di emettitori sovrani che sono stati usati dagli speculatori finanziari hanno ingiustificatamente provocato dei dislivelli negli spread nazionali. Ne discende quindi la necessità di trasparenza nel mercato e di normative europee più incisive sulla negoziazione dei CDS, soprattutto quelli connessi al debito sovrano. Si spera che la futura legislazione, oltre a portare trasparenza nei mercati dei derivati, sia una normativa solida. Tengo inoltre a sottolineare che il costo delle future infrastrutture di mercato deve gravare sui soggetti interessati, non sui contribuenti.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Invece di decretare la fine del mercato dei derivati, la maggioranza del Parlamento si è limitata a difendere il divieto sul commercio speculativo dei credit default swap (CDS) del debito sovrano, sollecitando la Commissione a considerare i limiti di rischio massimo per i derivati, in particolare per i CDS, e a raggiungere un accordo in materia con i partner internazionali. Tuttavia, da quanto è stato detto, la Commissione presenterà la sua proposta sui mercati dei derivati solo a settembre ed il Parlamento legifererà su un piano di parità rispetto al Consiglio.

Tutta questa attesa è deleteria se si guarda all’impennata dei tassi d’interesse che sono impliciti nelle obbligazioni degli emettitori sovrani in alcuni paesi dell’area euro e che sono arrivati a livelli insostenibili, anche in ragione degli effetti negativi che i CDS hanno provocato sull’intero processo. Non possiamo continuare a consentire il ricorso a titoli speculativi basati sul debito sovrano.

É vero che il Parlamento oggi ha invocato il divieto sui CDS – che sono transazioni puramente speculative basate sulle probabilità di insolvenza del debitore – ma poi si è limitato a richiedere pene detentive più severe per le vendite allo scoperto di titoli e di derivati. Per quanto ci riguarda, pertanto, abbiamo sostenuto le proposte positive, ma deprechiamo la pozione retroattiva e il grande ritardo nella disciplina dei mercati di capitali.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione Langen sui mercati dei derivati, poiché, come il relatore, ritengo assolutamente che il settore debba essere regolato e che serva una maggiore trasparenza in questi mercati. Sono particolarmente a favore dell’idea di introdurre obbligatoriamente le CCP per le transazioni sui derivati tra operatori del mercato. Standardizzando le transazioni e garantendo l’indipendenza delle CCP, si compiranno progressi estremamente significativi.

Ad ogni modo, i meccanismi normativi che saranno introdotti a breve grazie alla collaborazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento non devono bloccare i mercati dei derivati, che svolgono infatti una funzione importante nella finanza mondiale. É fondamentale operare una distinzione, come in effetti ha fatto il relatore, tra strumenti derivati usati per coprire i rischi direttamente associati all’attività delle imprese e quelli usati solamente a fini speculativi. Solo quest’ultimi pongono un rischio sistemico che deve essere adeguatamente monitorato per evitare che si ripetano le crisi cui abbiamo recentemente assistito.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) In passato gli strumenti derivati svolgevano un ruolo importante, trasferendo il rischio nell’economia. Successivamente, la mancanza di trasparenza e di norme nei mercati dei derivati ha avuto un effetto estremamente pernicioso sulla crisi finanziaria. I CDS (credit default swap) sono stati gli strumenti che hanno più influito sulle economie europee e che hanno provocato un aumento degli interessi sul debito sovrano. Il regolamento vieta gli scambi speculativi operati con questo strumento, evitando che si possano creare distorsioni nel mercato del debito sovrano. É assolutamente fondamentale, però, distinguere tra i prodotti derivati utilizzati come strumento di gestione del rischio al fine di coprire un vero rischio sottostante ed i derivati usati unicamente a fini speculativi. Sono questi i motivi che hanno giustificato il mio voto.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Sono lieto che i paragrafi principali della risoluzione siano stati mantenuti nel testo finale, segnatamente i paragrafi nn. 33, 34, 35 e 36, ed i considerandi K, S e X. Per tale ragione ho votato a favore. Altrimenti, se anche in una sola votazione per parti separate l’esito fosse stato negativo, noi verdi avremmo votato contro la relazione.

 
  
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  Peter Skinner (S&D), per iscritto. (EN) Gli aspetti principali della relazione Langen sono accettabili. Ad ogni modo, nel corso del dibattito in seno alla commissione, si è parlato lungamente dei pericoli dell’industria. Chiaramente l’entità dell’attività dei derivati sollevano questioni sulle modalità di disciplina del settore, pertanto la trasparenza e la supervisione armonizzata sono state identificate come fattori molti importanti. Al contempo non occorre aumentare i costi degli scambi, insistendo per concentrare la compensazione presso singole borse. Fortunatamente l’onorevole Langen è ben consapevole dei limiti di questo approccio che farebbe lievitare di dieci volte i costi in borsa rispetto ad altre piazze. Dobbiamo inoltre tutelare i cosiddetti strumenti derivati su misura che consentono alle aziende di mettersi al riparo da futuri aumenti nei mercati delle materie prime. Infine dobbiamo garantire la compatibilità internazionale – soprattutto con gli USA, il principale mercato.

 
  
  

Relazione Badia i Cutchet (A7-0154/2010)

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Il rapido sviluppo di Internet ha favorito la proliferazione di oggetti connessi e scambiabili in rete. Si è così venuto a create “Internet degli oggetti”, che comprende una vasta gamma di articoli: dai libri alle automobili, passando anche per gli elettrodomestici ed i prodotti alimentari. Questa relazione d’iniziativa del Parlamento europeo è stata concepita in risposta alla comunicazione della Commissione, in cui sono previste 14 misure che devono essere messe in atto affinché l’Unione europea possa essere all’avanguardia nello sviluppo di queste nuove reti di oggetti interconnessi. La relazione del Parlamento si sofferma in particolare sul rispetto della privacy, sui benefici in termini di qualità della vita che Internet degli oggetti può avere sui consumatori europei, sull’accessibilità e sul carattere inclusivo di Internet degli oggetti. Sottoscrivendo pienamente queste priorità, ho votato a favore della relazione d’iniziativa.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − L’evoluzione della tecnologia dell’informazione e della comunicazione (TIC) ha determinato, nell’ultimo ventennio, una vera e propria rivoluzione nel campo della conoscenza, soprattutto grazie alla diffusione a livello civile di Internet e del World Wide Web.

Dopo aver messo in rete la conoscenza e aver annullato ogni distanza nello scambio delle informazioni, la nuova frontiera di questa tecnologia ha per oggetto la possibilità di combinare un nuovo sistema di identificazione a radiofrequenza e i prodotti, così che questi possano rilasciare istantaneamente delle informazioni ai consumatori.

Sono favorevole a che si approfondiscano, anche attraverso l’implementazione di progetti pilota, le conseguenze etico-sociali di questa nuova risorsa informatica, che potrebbe in futuro rappresentare un nuovo settore occupazionale, e sostengo, pertanto, la relazione della collega Maria Badia i Cutchet.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore l’essenza della comunicazione della Commissione. Lo sviluppo di nuove applicazioni e l’Internet degli oggetti – insieme all’impatto enorme che stravolgerà la vita quotidiana e le abitudini dei cittadini europei – sono strettamente legati alla fiducia che i consumatori europei ripongono nel sistema.

É una priorità garantire un quadro legislativo e normativo che, da un lato, tuteli il consumatore europeo e, dall’altro, promuova l’investimento pubblico e privato nel settore di Internet degli oggetti.

Questo ambito rappresenta una grande opportunità in termini economici, in quanto ci consentirà di ottimizzare i processi di produzione ed il consumo di energia, oltre che a creare nuovi posti di lavoro e nuovi servizi per un numero crescente di cittadini e di imprese europee.

Se l’Unione europea vuole davvero conquistarsi una posizione trainante in questo mercato, deve assumere un approccio proattivo nel settore, incentivando la ricerca ed i progetti pilota.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Grazie alla crescita rapida e continua di Internet all’incirca 1,5 miliardi di persone sono connesse mediante computer o dispositivi mobili. Il prossimo passo sarà la progressiva trasformazione della rete di computer interconnessi in una rete di oggetti interconnessi – l’Internet degli oggetti – che va dai libri alle automobili, dagli elettrodomestici fino ai prodotti alimentari. Ad esempio, il frigorifero potrebbe essere programmato affinché riconosca i prodotti scaduti o prossimi alla scadenza. Queste innovazioni tecnologiche possono contribuire a soddisfare diverse aspettative della società e della gente e possono altresì fungere da catalizzatori per la crescita e l’innovazione a beneficio dell’economia e del benessere dei cittadini.

Tuttavia, è necessario introdurre normative specifiche e lungimiranti affinché l’Internet degli oggetti possa rispondere alle sfide correlate alla fiducia, alla diffusione e alla sicurezza. É fondamentale garantire il pieno rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali. Devono essere messe in atto misure adeguate per la protezione dei dati contro possibili usi indebiti e altri rischi associati ai dati personali. Per tale ragione sostegno questo approccio proattivo, evidenziando che l’Internet degli oggetti è volto prima di tutto a recare beneficio alle persone.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Ho votato favorevolmente per questa relazione. Lo sviluppo dell’applicazione di Internet degli oggetti da un lato rappresenta una grande opportunità di crescita e competitività e, dall’altro, determina un grande cambiamento sociale, incidendo in modo significativo sui comportamenti dei cittadini. Per questo motivo accolgo con favore l’intenzione della Commissione di pubblicare, nel 2010, una Comunicazione sul rispetto della vita privata e la fiducia nella società dell’informazione, essendo a mio avviso fondamentale monitorare in modo permanente gli aspetti relativi alla protezione dei dati personali.

Altrettanta importanza riveste il dibattito sugli aspetti tecnico-legali del diritto al silenzio del chip. Inoltre, per i profondi mutamenti che l’Internet degli oggetti comporterà, è essenziale consentire uno sviluppo uniforme delle tecnologie a livello territoriale, per evitare che si creino divari ancora più grandi di quelli esistenti, coinvolgendo adeguatamente le autorità pubbliche in questo processo e prestando attenzione alle aree più periferiche.

Infine, penso che sia importante l’incremento dei finanziamenti europei relativi all’Internet degli oggetti nell’ambito dei progetti di ricerca del Settimo Programma quadro e dei progetti pilota del Programma quadro per la competitività e l’innovazione, puntando anche sullo sviluppo delle infrastrutture, della diffusione della banda larga e dell’ulteriore riduzione dei costi del roaming di dati.

 
  
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  George Sabin Cutaş (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione su Internet degli oggetti, poiché ritengo che, adottando la relazione, si stimolerà lo sviluppo di tecnologia innovativa nell’Unione europea. In questo modo, si creeranno opportunità commerciali per le aziende europee e si combatterà anche il cambiamento climatico in ragione della migliore gestione dell’energia e del trasporto.

In qualità di relatore ombra, ho presentato degli emendamenti atti ad innalzare la protezione dei dati personali affinché non siano usati per altri scopi dalle aziende che vi possono avere accesso. Di conseguenza, la relazione contiene disposizioni importanti a difesa dei diritti fondamentali dei cittadini.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Internet degli oggetti è un concetto del futuro che affonda le sue radici nel presente. Dipenderà da noi fare in modo che vada a beneficio dei cittadini in maniera armonizzata ed efficiente. Il nuovo sistema atto ad integrare le tecnologie che usiamo nella vita quotidiana deve essere messo in atto nella più stretta osservanza del diritto alla privacy dei consumatori. La Commissione deve costantemente consultarsi con il gruppo di lavoro sulla protezione dei dati e non solo quando lo reputa necessario. Questi dispositivi e queste tecnologie infatti sono in grado di trasmettere la posizione, le caratteristiche e l’identità di un oggetto. Oltre a garantire il diritto al silenzio, questi meccanismi devono essere integrati solo su richiesta della persona e non come caratteristica standard di produzione. Al contempo la Commissione, nel decidere sull’attuazione di progetti che attengono all’Internet degli oggetti, deve tenere conto della rete che sarà selezionata per la connessione. Al momento sono molti i ciber-attacchi su Internet. A mio avviso, l’uso del World Wide Web per connettere Internet degli oggetti potrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza ed appesantire notevolmente la rete. Lo sviluppo di una rete parallela per la connessione degli oggetti potrebbe costituire la soluzione più adeguata nella situazione attuale mediante la condivisione dello spettro e del dividendo digitale.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione Badia i Cutchet a sostegno di Internet degli oggetti. Le nuove tecnologie informatiche apporteranno grandi benefici alla società, ma è importante che sia tenuto conto dell’impatto potenziale sulla salute e sull’ambiente, insieme agli aspetti connessi alla protezione della privacy.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Internet è divenuto parte della vita quotidiana di milioni di persone e oggi svolge un ruolo insostituibile come mezzo di comunicazione e come veicolo per trasmettere le informazioni e la conoscenza. L’aumento esponenziale dei contenuti di Internet ne ha fatto uno strumento versatile i cui usi si vanno moltiplicando. Al contempo, però, è diventato anche l’ambiente in cui ha attecchito un nuovo tipo di criminalità che approfitta della velocità e della smaterializzazione dei flussi di informazioni nonché del massiccio volume di dati personali inseriti dagli utenti della rete.

Condivido le preoccupazioni espresse nella risoluzione sulla necessità di affrontare le restrizioni all’accesso di Internet per motivi politici e di garantire una maggiore sicurezza a bambini e ad adolescenti nell’impiego della rete. Convengo sul fatto che l’uso e la gestione attuale della rete devono continuare ad essere di responsabilità del settore privato, ma credo che gli Stati membri non possano esimersi dall’intervenire e dall’essere attivi, esercitando un ruolo normativo. L’obiettivo sarebbe innanzi tutto quello di prevenire l’abuso e la violazione dei diritti dei cittadini.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) L’impatto delle nuove tecnologie sulla sicurezza e sulla qualità della vita dei cittadini è indiscutibile e comporta sia dei benefici che dei rischi. In siffatto contesto Internet degli oggetti presenta una serie di vantaggi nuovi per la gente, ma sussistono altresì i rischi inerenti ad uno strumento che ha un grande potenziale. Mi preme enfatizzare l’approccio che punta a stimolare la ricerca e i progetti pilota. Si devono inoltre sfruttare tutte le opportunità che si vengono a creare, in particolare mediante l’ottimizzazione del risparmio energetico e dei processi di produzione, la creazione di nuovi posti di lavoro, oltre che in relazione alle sfide che possono emergere. É, però, vitale che l’Unione europea si doti di un quadro comune per rafforzare le disposizioni in tema di sorveglianza del sistema, riservatezza, sicurezza delle informazioni, gestione etica, privacy, raccolta e archiviazione dei dati personali nonché informazione dei consumatori. La rapida evoluzione di Internet degli oggetti richiede una governance sicura, trasparente e multilaterale. Alla luce di questo presupposto condivido le preoccupazioni della Commissione in relazione alla sicurezza e alla tutela dei dati personali dei cittadini nonché alla governance di Internet degli oggetti al fine di garantire il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Internet degli oggetti è un progetto che ebbe inizio nel 1999 negli Stati Uniti. Ora si sta diffondendo sempre più e si prevede che tra 10-15 anni rivoluzionerà l’interazione persona-oggetto e oggetto-oggetto mediante l’uso crescente della tecnologia dell’identificazione della radiofrequenza (RFID).

Il processo di sviluppo di Internet degli oggetti, con tutti gli aspetti innovativi e positivi che può apportare nella vita quotidiana, implica anche un margine di incertezza, sia a livello tecnico che a livello concettuale, che suscita una qualche preoccupazione. La tecnologia su cui poggia il sistema, la RFID, si basa sul “tag”, ossia un componente elettrico costituito da un chip e da un’antenna. Questo chip di pochi millimetri può contenere, ricevere e trasmettere informazioni senza alcuna connessione via cavo. E proprio siffatto aspetto solleva diverse questioni correlate tra l’altro alla titolarità, alla gestione e alla privacy.

Per quanto attiene alla privacy e alla protezione dei dati, la relatrice mette in luce “l’importanza di assicurare che tutti i diritti fondamentali, e non solo il rispetto della vita privata, vengano tutelati nel processo di sviluppo dell’internet degli oggetti”, il che, a mio avviso, è positivo. Tuttavia, nutriamo seri dubbi sulla gestione dei dati. Il futuro è ancora incerto e quindi ci siamo astenuti nel voto.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. – Con l’avanzare della tecnologia è importante che l’Unione europea e gli altri organismi politici si tengano aggiornati. Questa relazione affronta diversi argomenti importanti, come la privacy e i dati sulla salute. Sostengo appieno la relatrice, la quale chiede che l’Unione europea sia proattiva in questa sfera.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Le cosiddette tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) svolgono un ruolo importante nella promozione dello sviluppo sociale, della crescita economica, della ricerca, dell’innovazione e della creatività sia nel settore pubblico che in quello privato in Europa. I rapidi mutamenti che Internet ha subito negli ultimi anni sono fonte di nuove preoccupazioni. L’Unione europea pertanto deve dotarsi di un quadro di riferimento comune in modo da rafforzare i provvedimenti in atto sulla gestione del sistema, soprattutto per quanto riguarda la riservatezza, la sicurezza delle informazioni, la gestione etica, la vita privata, la raccolta e l’archiviazione dei dati personali e delle informazioni sui consumatori. Alla luce di tali presupposti è fondamentale che l’autorità competente per Internet degli oggetti garantisca la sicurezza, la protezione dei dati e la vita privata degli utenti, poiché solo un siffatto approccio può apportare benefici ai cittadini. Sono questi i motivi che hanno giustificato il mio voto.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Un miliardo e mezzo di persone sono connesse alla rete e usano Internet. Questo strumento rappresenta il presupposto per un nuovo genere di tecnologia di rete che è volta a consentire la comunicazione tra persone e oggetti e tra oggetti e altri oggetti. Le informazioni sui prodotti saranno archiviate, ricevute e trasmesse. Si teme, però, che gli svantaggi possano superare i vantaggi di questa nuova tecnologia. Bisogna infatti assicurare che la sfera privata sia protetta e che i dati personali non siano soggetti ad usi indebiti, tanto più che in futuro gli utenti saranno ancora più vulnerabili di quanto lo siano ora. Ho votato a favore della relazione, poiché le misure proposte dalla relatrice sulla protezione della vita privata e dei dati personali sono assolutamente necessarie.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Per quanto attiene ai nuovi sviluppi tecnologici, come il cosiddetto Internet degli oggetti, è sempre importante affrontare le questioni etiche insieme ai possibili benefici e proteggere i diritti individuali. La relazione si muove in questa direzione, pertanto ho votato a favore.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (LT) Internet degli oggetti ha cominciato a diffondersi più marcatamente una ventina di anni fa ed è divenuto una componente insostituibile a livello sociale, come il telefono e la radio. Oggi 1,5 miliardi di persone sono connesse ad Internet e tra qualche anno questo numero è destinato a raddoppiare. Presto la tecnologia di punta consentirà non solo ai computer di essere connessi alla rete, ma anche alle automobili e persino ai libri, ai prodotti alimentari insieme ad altri tipi di articoli. Connettendo l’automobile in rete, l’automobilista potrà avere informazioni sulla pressione delle gomme, mentre i frigoriferi programmati saranno in grado di riconoscere i prodotti scaduti. Ho votato a favore di questa relazione, poiché Internet degli oggetti è destinato a risollevare un’economia pesantemente provata dalla crisi e contribuirà a creare occupazione e nuovi servizi per un numero crescente di cittadini e di aziende. In questo modo, riusciremo anche ad ottimizzare i processi produttivi ed il risparmio energetico, che è un aspetto molto importante nella lotta contro il cambiamento climatico.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Noi verdi abbiamo sostenuto fermamente questa relazione stilata dalla collega socialista, l’onorevole Badia i Cutchet. Internet degli oggetti rappresenta una nuova e importante applicazione importante della tecnologia Internet. Nei prossimi 10-15 anni si prevede che questo strumento entrerà nella nostra vita quotidiana. Esso di basa sulla tecnologia RFID (identificazione della frequenza radio) per ricevere e trasmettere le informazioni senza fili. Funziona grazie ad un minuscolo chip che ha la capacità di archiviare un gran numero di informazioni sull’oggetto o sulla persona su cui è stato collocato. Nel settore agroalimentare, ad esempio, la RFID consente una tracciabilità del prodotto più veloce e più precisa, fornisce informazioni sul contenuto, come le caratteristiche chimiche, i livelli di glutine, eccetera. Del resto, applicazioni analoghe sono già in uso, come il chip che trasmettere le informazioni in tempo reale all’automobilista sulla pressione delle gomme. Questa nuova tecnologia rivoluzionerà e amplierà l’interazione persona-oggetto e oggetto-oggetto. L’innovazione deriva dall’interazione oggetto-oggetto. L’esempio pratico più citato è quello del frigorifero che, debitamente programmato, è in grado di riconoscere tutti i prodotti scaduti o prossimi alla scadenza.

 
  
  

Relazione Sosa Wagner (A7-0185/2010)

 
  
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  Alexander Alvaro, Jorgo Chatzimarkakis, Jürgen Creutzmann, Wolf Klinz, Silvana Koch-Mehrin, Britta Reimers e Michael Theurer (ALDE), per iscritto.(DE) É fondamentale contrastare lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia. Dobbiamo adoperarci al massimo per combattere la pedopornografia nelle reti di comunicazione. Un controllo permanente ed effettivo sugli abusi contro i bambini rappresenta sia una responsabilità politica che un precetto dello Stato di diritto. Il partito liberal-democratico tedesco al Parlamento europeo ritiene che siffatti contenuti illeciti debbano essere rimossi quanto più rapidamente possibile.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore di questa relazione d’iniziativa che è stata stilata in vista dell’imminente forum sulla governance di internet che si svolgerà a Vilnius dal 25 al 29 settembre. Il Parlamento chiede al forum di intensificare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo nell’ambito dei suoi lavori e di coordinare il proprio operato con organismi nazionali e regionali. L’Assemblea chiede inoltre all’Unione di sviluppare una strategia sugli aspetti fondamentali della governance di internet e di incoraggiare la riforma dell’ICANN (Corporazione internet per i nomi e i numeri assegnati).

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Non posso che votare a favore della relazione del collega on. Sosa Wagner sulla necessità di assicurare una governance etica e sicura di Internet.

Lo strumento che ha annullato le distanze e i tempi della comunicazione, insieme ad un enorme potenziale benefico è, allo stesso tempo, fonte quotidiana di rischi, tanto per la protezione dei dati personali quanto per i minori. È fondamentale assicurare la libera circolazione dell’informazione e della comunicazione, ma nella certezza che i soggetti più deboli e i dati più sensibili continuino a ricevere un’adeguata tutela. Solo in questo modo Internet potrà continuare ad essere il motore di un cambiamento sociale positivo e rispettoso della dignità del singolo individuo.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Internet è un “bene pubblico globale”, pertanto i tentativi perpetrati da un certo governo di esercitarne la gestione ed il controllo hanno attirato notevoli critiche.

L’Unione europea deve sviluppare una strategia basata su una visione condivisa degli aspetti fondamentali della governance di internet, che possa essere fermamente difesa sulla scena internazionale e nelle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti.

Sostengo la posizione positiva assunta dalla Commissione europea verso l’attuale modello di gestione che rispetta la preminenza del settore privato.

Chiedo inoltre un maggiore coinvolgimento dei paesi in via di sviluppo, soprattutto mediante l’erogazione di fondi atti a favorirne la partecipazione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Negli ultimi vent’anni internet ha avuto un impatto enorme sulla società e sulla vita pubblica. L’Unione europea ne è un valido esempio. Infatti, pur rappresentando poco più del 7 per cento della popolazione mondiale, ha il 19 per cento degli utenti di internet a livello globale. La governance di internet è una priorità assoluta per la politica pubblica, la quale mira a garantire che i cittadini possano fruire appieno del potenziale di questo strumento. Al contempo bisogna trovare le soluzioni più appropriate al problema dei contenuti inappropriati e illegali, assicurare una protezione sufficiente ai consumatori e risolvere i problemi di autorità giurisdizionale nel contesto della rete globale.

Sono del tutto d’accordo sull’idea che internet sia un bene pubblico globale e che debba sempre tutelare e rispettare l’interesse pubblico. É vitale che l’UE sviluppi una strategia sugli aspetti fondamentali della governance di internet e sostengo l’iniziativa della Presidenza spagnola di redigere una “Carta europea dei diritti dei cittadini e dei consumatori” in ambito digitale. É importante favorire una riforma interna della Corporazione internet per i nomi e i numeri assegnati in modo a ampliarne la rappresentatività, assoggettarla ad un maggiore controllo da parte della comunità internazionale e conferirle maggiori responsabilità insieme ad una maggiore trasparenza.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla governance di internet, che affronta temi delicati come la protezione e la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, l’accesso e l’uso di internet e la cibercriminalità. La proposta della Presidenza spagnola sulla carta dei diritti degli utenti di internet e sul riconoscimento di una quinta libertà fondamentale (libertà di accesso alla rete) potrebbe dotare l’UE di strumenti più efficaci al fine di garantire, da un lato, una maggiore protezione negli ambiti che afferiscono alla sicurezza e, dall’altro, un accesso diffuso e non discriminatorio alla rete.

 
  
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  Göran Färm, Olle Ludvigsson e Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. (SV) Noi social democratici svedesi abbiamo deciso di astenerci a causa del riferimento al blocco dei siti web. Crediamo che siffatte misure possano essere giustificate in talune situazioni, ad esempio, in relazione a reati connessi alla pedopornografia, ma la proposta di bloccare i siti in caso di reato cibernetico è eccessivo e quindi per noi è stato impossibile votare a favore di questo provvedimento.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Internet ha indubbiamente una funzione di carattere pubblico ed influenza sia la vita quotidiana che i movimenti di massa, le idee politiche e le strategie di comunicazione. É vero che internet ha assunto un ruolo pubblico insostituibile e gli Stati membri dell’Unione europea non possono ignorarlo. Essi devono favorire un maggiore accesso ed una maggiore partecipazione alla governance di internet senza pregiudicare le caratteristiche fondamentali che risiedono nell’uso pubblico e nella gestione della rete, poiché questo aspetto si è rivelato essenziale per la vitalità e la crescita di internet. Il ruolo degli Stati membri sta acquisendo una maggiore importanza, in particolare per quanto attiene alle questioni dei reati cibernetici, alla protezione della sicurezza degli utenti e della privacy nonché alla libertà di accesso e di espressione mediante internet.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Vista la crescente rilevanza che internet ha assunto nella vita quotidiana dei cittadini e delle istituzioni, oltre che nell’amministrazione di diversi Stati, cui si aggiunge l’impatto sullo sviluppo economico, culturale, sociale e umano, la governance di internet è una questione che riveste un’importanza fondamentale sul piano mondiale. Infatti l’Unione europea deve assolutamente salvaguardare le condizioni atte a garantire un intervento attivo in questo ambito e proteggere questo bene pubblico insieme ai valori e ai principi che vi soggiacciono. Alla luce di questi presupposti ho votato a favore della relazione, sottolineando l’importanza di incrementare la rappresentanza della diversità globale negli organismi che attualmente controllano il mercato di internet, ossia la Corporazione internet per i nomi e i numeri assegnati (ICANN) e l’autorità per l’assegnazione dei numeri internet (IANA).

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione è stata stilata a fronte dell’importanza del ruolo di internet, che è divenuto uno strumento indispensabile per promuovere iniziative democratiche, dibattiti politici, l’alfabetizzazione digitale e la diffusione della conoscenza. L’accesso ad internet garantisce l’esercizio di una serie di diritti fondamentali, tra cui il rispetto per la vita privata, la protezione dei dati, la libertà d’espressione e di associazione, la libertà di stampa, la non-discriminazione, l’istruzione e la diversità linguistica e culturale, e al contempo poggia proprio su tali diritti.

La relazione pertanto enfatizza che le istituzioni e gli organismi coinvolti a tutti i livelli hanno la responsabilità generale di assicurare che tutti possano esercitare il diritto a prendere parte alla società dell’informazione.

Il testo inoltre affronta anche le minacce poste dalla cibercriminalità per le società che usano la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, rilevando un aumento dell’istigazione a commettere attentati terroristici e reati motivati dall’odio nonché della pedopornografia. Di conseguenza, i cittadini, tra cui i bambini, corrono dei rischi e infatti la relazione afferma che “il ruolo degli attori pubblici deve essere rafforzato nella definizione di una strategia globale”. Infine il documento esprime preoccupazione per la struttura della Corporazione internet per i nomi e i numeri assegnati (ICANN), che non è proprio rappresentativa, e per il controllo limitato che la comunità internazionale, compresa l’UE, può esercitare sul suo operato.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione riconosce l’importanza di internet, in quanto strumento che promuove la diversità culturale ed incoraggia la cittadinanza democratica. Affinché i valori democratici siano promossi, però, è fondamentale che i governi non impongano alcuna forma di censura e quindi accolgo con favore le disposizioni del paragrafo 13.

 
  
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  Iosif Matula (PPE), per iscritto. (RO) Il dibattito sulla governance di internet riveste senz’altro un’importanza particolare, in quanto in molti paesi questa forma di comunicazione è divenuta assolutamente essenziale nella vita professionale e nella vita privata dei cittadini. É proprio per questa ragione che sarebbe, come minimo, una totale mancanza di immaginazione da parte nostra lasciare che le decisioni strategiche su internet vengano assunte unicamente da una società privata avente sede negli Stati Uniti.

La relazione su cui abbiamo votato oggi è fondamentale per creare un modello di governance in cui siano coinvolti anche i consumatori finali. Dobbiamo inoltre favorire la cooperazione tra università e mondo delle imprese, anche a livello regionale e nazionale. Al contempo dobbiamo coinvolgere gli attori del mercato asiatico, visto il rapidissimo tasso di sviluppo di quest’area. Inoltre dobbiamo assolutamente trovare un equilibrio tra la protezione della privacy degli utenti e la registrazione di dati personali sui vari siti web, non solo in ragione dell’avvento dei social network, ma anche a fronte dello sviluppo delle vendite online. Un altro fatto estremamente importante è che internet funge anche da eccellente veicolo per la promozione del retaggio e dei valori culturali dell’Europa, oltre ad essere il motore dell’innovazione, consentendoci di colmare il divario rispetto ad altre regioni del mondo.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Esprimo apprezzamento per i considerandi di questa relazione in cui internet viene definito un bene pubblico globale che deve essere gestito nell’interesse comune. La relazione sottolinea l’importanza di internet nel dibattito pubblico. Proprio in ragione di questi principi, che sono stati giustamente menzionati, ho votato contro il testo. Infatti come si può invocare il rispetto dell’interesse comune e chiedere al contempo una governance condivisa tra pubblico e privato senza creare ostacoli alla libera concorrenza? Sebbene il testo abbia il merito di enfatizzare l’importanza dell’interesse comune, in realtà ottiene esattamente il risultato opposto. Il dogmatismo euroliberista porterà l’Europa alla catastrofe.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Oggi internet è uno strumento globale, pertanto la sua gestione deve tener conto dell’interesse comune. Attualmente internet costituisce uno dei mezzi principali per diffondere i valori democratici in tutto il mondo ed è una leva indispensabile per promuovere le idee, il dibattito politico e per diffondere la conoscenza. É pertanto fondamentale che internet si sviluppi in modo tale che tutti nell’UE possano avere un pari accesso. É altresì fondamentale che sia sicuro per tutti gli utenti, soprattutto per i minori, che sono meno in grado di proteggersi contro i potenziali pericoli che derivano dall’utilizzo di questo mezzo. Se vogliamo mantenere lo status di internet quale bene pubblico globale, dobbiamo evitare che sia dominato da un unico organismo o da un gruppo ristretto di organismi. Sono questi i motivi che hanno giustificato il mio voto.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Per quanto concerne internet dobbiamo difendere la libertà d’espressione, pur contrastando la cibercriminalità e gli abusi. Tuttavia non dobbiamo arrivare ad acquisire dati solo per combattere la criminalità e il terrorismo laddove non vi sono motivi di avere sospetti. Internet ha dato luogo a problemi nuovi, come quelli connessi alla protezione dei dati sui social network o in relazione a programmi come Google Street View. Il problemi derivanti dagli ultimi sviluppi hanno ricevuto poca considerazione e per questo motivo mi sono astenuto.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Internet è un bene pubblico globale e deve basarsi sul criterio dell’interesse pubblico. Deve essere creata un’infrastruttura specifica per la governance di questo strumento in modo da salvaguardarne la sicurezza, l’integrità e l’autenticità, riducendo al contempo la possibilità di ciber-attacchi. É necessaria una cooperazione globale aperta sulla goverenance di internet, dobbiamo redigere la Carta europea dei diritti degli utenti di internet e dobbiamo riconoscere la quinta libertà fondamentale dell’UE: l’accesso ad internet. Per tale motivo oggi ho votato a favore della relazione della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia sulla governance di internet e rilevo che l’UE deve adottare una strategia atta a garantire l’acceso ad internet senza discriminazioni, salvaguardandone la neutralità, il rispetto per la privacy, la protezione dei dati, la libertà di espressione e la protezione dei minori. Particolare enfasi deve essere assegnata ai gruppi più vulnerabili e agli attacchi cibernetici. Devono essere introdotte delle restrizioni quanto più rigorose possibile a protezione dei minori e deve essere promossa la cooperazione internazionale nella lotta contro i contenuti illegali o pericolosi di internet.

 
  
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  Fiorello Provera (EFD), per iscritto. − Internet è ormai divenuto uno strumento essenziale nello sviluppo del mercato interno, ovvero di quello che è il pilastro della crescita e dello sviluppo dell’Unione europea. Inoltre, la percentuale di accesso al mondo informatico da parte della popolazione europea supera ormai il 60%. Pare quindi necessario che l’Unione sia protagonista nel dibattito inerente la governance di Internet, garantendo così che un servizio divenuto fondamentale per l’interazione sociale e commerciale tenga nella dovuta considerazione i valori propri dell’Unione quale il rispetto dei consumatori e dei minori. Per questo motivo sostengo i contenuti e le proposte della relazione del collega Sosa Wagner.

 
  
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  Teresa Riera Madurell (S&D), per iscritto. (ES) Prima di tutto porgo le congratulazioni al relatore per il documento che ha stilato e per l’eccellente tempistica visto l’imminente incontro del forum sulla governance di internet (IGF), che per la prima volta si svolgerà nell’Unione europea.

L’Unione vi partecipa sin dalla sua fondazione, ma il fatto che si tenga a Vilnius conferisce una rilevanza particolare alla nostra delegazione. Questo forum è stato creato cinque anni fa e, ai sensi dell’agenda di Tunisi, ora dovrà decidere se proseguire nel proprio operato. La delegazione comunitaria a Sharm-el-Sheikh ha già indicato che il forum dovrebbe continuare nella forma attuale in ragione del ruolo importante che esso svolge come strumento di dialogo aperto tra tutti gli attori coinvolti nella governance di internet.

Dobbiamo continuare a mantenere questa posizione nei dibattiti che si svolgeranno a Vilnius. Per quanto concerne le altre questioni, come lo sviluppo della Corporazione internet per i nomi e i numeri assegnati che sicuramente occuperà un posto importante nelle discussioni del forum, la relazione dell’onorevole Sosa Wagner indica la posizione che sosterremo noi rappresentanti delle istituzioni europee al forum.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. – Nel voto finale ho votato contro la relazione, poiché il testo promuove l’interferenza governativa nella governance di internet, e siffatta posizione è contraria a quella dei verdi.

 
  
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  Alexandra Thein (ALDE), per iscritto. (DE) É assolutamente fondamentale contrastare lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia. Dobbiamo adoperarci al massimo per impedire che il materiale pedopornografico possa circolare in internet. La lotta continua e fattiva per prevenire gli abusi contro i minori è tanto una responsabilità politica quanto un precetto dello Stato di diritto. I deputati del partito liberal-democratico al Parlamento europeo sono dell’opinione che contenuti criminali di questo genere debbano essere distrutti quanto più rapidamente possibile.

 
  
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  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. – Ho votato a favore della relazione Sosa Wagner, in quanto l’Unione europea deve assumere un ruolo trainante in tutti gli aspetti della governance di internet nell’arena internazionale. Questa relazione pone l’enfasi dell’UE sulla necessità di sicurezza e di stabilità di internet a livello globale, sul rispetto dei diritti umani, la libertà d’espressione, la vita privata, la tutela dei dati personali e la promozione della diversità linguistica e culturale.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione sulla governance di internet, ma mi sono astenuta sul paragrafo in cui si chiede che sia assegnata priorità alla protezione dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale, mettendoli sullo stesso piano dei consumatori.

Una buona governance di internet, in realtà, deve garantire accesso a tutti ai contenuti, segnatamente ai contenuti culturali, in un ambente digitale, ma è un obiettivo che non può essere raggiunto a discapito dei creatori e, in particolare, degli autori. Questi diritti non possono essere trattati alla stregua dei diritti di proprietà intellettuale. Gli autori devono avere la possibilità di scegliere le modalità di accesso alle loro opere.

Inoltre la privacy degli utenti e la creatività vanno tutelate.

Pertanto è fondamentale trovare un equilibrio tra i diritti degli utenti ed i diritti dei creativi in modo che le persone possano realizzare il proprio potenziale di cittadini informati, consumatori e creativi.

 
  
  

Relazione Winkler (A7-0143/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Pur avendo votato a favore della risoluzione, tengo a sottolineare le argomentazioni presentate su alcune regioni, in particolare le regioni ultraperiferiche, e sull’accesso all’innovazione. Le difficoltà correlate alla mancanza di una massa critica devono essere tenute in considerazione per favorire un uso migliore del potenziale in settori quali la ricerca e l’innovazione in queste aree. Le caratteristiche uniche delle regioni ultraperiferiche in termini geografici e climatici infatti conferiscono vantaggi specifici per lo sviluppo di determinate attività nei settori della biodiversità, delle risorse marine, del cambiamento climatico, dell’energia rinnovabile, dell’acqua, dell’ambiente, delle risorse naturali, della salute e delle nuove tecnologie.

Per quanto concerne soprattutto le risorse naturali e la biodiversità, le regioni ultraperiferiche consentono alla ricerca europea di usufruire di un accesso privilegiato ad ecosistemi tropicali dotati di una biodiversità e di un’agricoltura uniche. Pertanto la ricerca può rimanere nel contesto dello spazio europeo della ricerca mediante “laboratori naturali”. Sono anche luoghi validi per la sperimentazione. Nonostante le possibilità di diverse regioni e gli sforzi profusi, molte continuano ad avere più difficoltà rispetto ad altre a migliorare i fattori che favoriscono la competitività, la crescita e l’occupazione, come prevede la strategia di Lisbona, in particolare nell’ambito della ricerca e dello sviluppo.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, condivido la posizione del collega Winkler, cui ho dato il mio voto positivo, sulla revisione della politica comunitaria a favore dell’innovazione. In particolar modo, ritengo condivisibile la volontà di predisporre una strategia di ampio spettro, che non riguardi solo l’innovazione tecnologica ma anche quella amministrativa, organizzativa e sociale. A tale proposito, il coinvolgimento del mondo economico e della piccola e media impresa nella definizione di misure di promozione dell’innovazione mi sembra cruciale, cosi come l’attenzione che va data agli obiettivi di politica economica a livello regionale

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Questa relazione d’iniziativa passa in rassegna le misure comunitarie assunte nel campo della politica per l’innovazione e fissa una serie di priorità per definire una politica nuova in quest’area. Tra siffatte priorità, il Parlamento esprime l’auspicio che l’innovazione non si limiti agli aspetti tecnologici, ma che riguardi anche le innovazioni di tipo amministrativo, organizzativo e sociale. Viene inoltre assegnata enfasi allo sviluppo di nuovi indicatori sull’innovazione che possano essere più adatti alle economie che si basano sempre più sulla conoscenza. Infine, ed il punto mi pare importante, la relazione indica la necessità di migliorare gli effetti sinergici tra i programmi quadro per la ricerca e l’innovazione ed i Fondi strutturali. Poiché convengo pienamente sulle direttrici tracciate nella relazione, ho votato a favore.

 
  
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  Jean-Pierre Audy (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione d’iniziativa del collega tedesco, onorevole Winkles. Il testo è stato redatto a seguito della comunicazione della Commissione: “Rivedere la politica comunitaria a favore dell’innovazione nella prospettiva di un mondo che cambia”. L’innovazione è il fattore chiave al fine di rispondere con successo alle principali sfide sociali ed ambientali che l’Unione deve affrontare e per realizzare gli obiettivi politici e strategici che si è prefissata. Non riusciremo a centrare i nostri obiettivi in materia di energia e di clima entro il 2020 se non imprimeremo un’accelerazione allo sviluppo e all’applicazione di tecnologie energetiche appropriate, efficienti e durevoli. Sono a favore dell’intensificazione del dialogo tra università e imprese. Per quanto riguarda gli aspetti di bilancio, a livello di finanziamento statale del settore pubblico, dobbiamo orientare maggiormente la politica per l’innovazione al livello europeo.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa relazione. La ricerca scientifica e l’innovazione sono fondamentali per affrontare con successo le grandi sfide sociali e ambientali che l’Unione europea si trova dinanzi e per realizzare gli obiettivi politici strategici in settori quali la competitività, il cambiamento climatico, l’occupazione, il cambiamento demografico e molti altri. Per rimanere competitiva, l’Unione europea deve investire in tecnologie sostenibili, garantendo un finanziamento adeguato. Finora l’Europa è rimasta molto indietro sul versante della ricerca scientifica e dell’innovazione, poiché il settore è molto frammentato e sussiste una frattura fra ricerca scientifica e innovazione, da un lato, e mercato, dall’altro. La Commissione europea, nel suo piano futuro per l’innovazione, deve risolvere i problemi connessi al finanziamento privato della ricerca e dell’innovazione in modo da consentire alle aziende di creare prodotti e servizi innovativi in linea con le esigenze del mercato.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Di prodotto o di processo, radicali o incrementali, le innovazioni sono oggi motore della competitività dei sistemi economici e imprenditoriali moderni votati all’efficienza e alla sostenibilità. La ricerca, che si pone alla base di ogni azione e scoperta innovativa, deve quindi essere sostenuta, soprattutto quando riesce ad avvicinare le piccole e medie imprese e il mondo delle nuove tecnologie.

Per questo motivo non posso che sostenere la relazione d’iniziativa del collega Winkler, che chiama in causa un terzo attore per chiudere il triangolo della conoscenza, vale a dire i consumatori. In un contesto fluido come quello rappresentato della realtà moderna abbiamo bisogno di punti di riferimento. È dunque importante che anche la crescita e la competitività del sistema economico e sociale restino sempre "a misura d’uomo".

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Attualmente meno dell’1 per cento del bilancio comunitario viene destinato all’innovazione. In questo contesto l’Europa ha compreso che il proprio futuro dipende dal triangolo ricerca-innovazione-istruzione. La richiesta del Parlamento europeo di incrementare le risorse per l’innovazione pertanto è del tutto giustificata in siffatte circostanze. Ci stiamo avvicinando al periodo dedicato all’analisi delle prospettive finanziarie per il 2014-2010 e dobbiamo tener presente questa richiesta. Se trasformeremo l’economia europea in un’economia sostenibile, le aziende diventeranno più competitive e creeranno maggiori opportunità nell’ambito dell’economia nazionale in vista delle sfide economiche ed ambientali che l’Europa sarà chiamata ad affrontare.

Inoltre, soprattutto sullo sfondo della crisi economica e della stretta creditizia, è assolutamente importante rendere disponibili maggiori risorse a livello comunitario e nazionale e creare degli strumenti finanziari appropriati in modo da garantire la capacità innovativa delle imprese. Finora non sono stati conseguiti grandi risultati, suddividendo le risorse tra una serie di obiettivi e di iniziative comunitarie specifiche. I finanziamenti devono essere stanziati ad aree in cui è maggiore l’effetto leva. Il criterio principale da seguire in questo ambito deve essere il valore aggiunto per l’Europa.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, ho votato a favore di questa relazione. Desidero, anzitutto, complimentarmi con il relatore e collega Winkler per l’eccellente lavoro svolto.

L’innovazione e la ricerca, così come l’istruzione e la formazione, sono capisaldi fondamentali grazie ai quali l’Europa può concorrere positivamente in un mondo tecnologicamente più competitivo. Pur tuttavia, finora solo l’1% del bilancio dell’UE è stato destinato a questo settore, una percentuale insufficiente per le difficili sfide che l’Europa si trova ad affrontare. È invece tempo che l’Unione europea investa di più nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Sono convinto, infatti, che la crisi economica si possa superare anche stanziando maggiori fondi.

Ritengo inoltre necessario incentivare e incoraggiare gli investimenti privati in innovazione tecnologica, perché solo attraverso l’implementazione della ricerca si potrà avere un mercato competitivo capace di opporsi alla crescente delocalizzazione. Condivido, infine, l’opportunità di prevedere "strumenti ad hoc per la capacità di innovazione delle imprese" e una riduzione degli oneri burocratici per le piccole e medie imprese, che promuovano una decisa innovazione tecnologica.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) La politica per l’innovazione deve affrontare i grandi problemi sociali che devono essere superati, riunendo tutti gli attori coinvolti.

É essenziale investire nella conoscenza e nelle riforme atte a promuovere il progresso tecnologico, la ricerca, l’innovazione, l’istruzione e la formazione al fine di favorire la prosperità, la crescita e l’occupazione a medio e a lungo termine.

Per affrontare le nuove sfide ci vuole un approccio innovativo teso ad mettere in atto le nuove tecnologie insieme ad un approccio innovativo sulle questioni sociali a livello organizzativo.

Desidero lanciare un appello affinché si intensifichino gli sforzi per passare dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale – innovazione nei servizi pubblici e nelle diverse regioni.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Una crescita intelligente basata sull’economia della conoscenza e dell’innovazione ha bisogno di misure concrete da parte delle istituzioni sovranazionali e nazionali.

Il rafforzamento delle politiche a sostegno degli imprenditori nel settore della ricerca deve essere accompagnato da politiche che incoraggino l’investimento in nuove sperimentazioni, anche per preparare la manodopera specializzata a concorrere nel mercato del lavoro europeo. Mentre chiediamo ai paesi di investire maggiormente nella ricerca, occorre offrire loro un quadro normativo europeo, generale e specifico, con linee comuni e coordinate di sviluppo e adeguati strumenti di verifica dell’efficacia dei finanziamenti.

Condivido e propongo di disciplinare, a livello europeo, le misure di apprendistato, formativo e professionalizzante, che alcuni paesi hanno già previsto nei loro sistemi scolastici, come anche le misure di "diritto e dovere" in campo educativo. Affinché i finanziamenti alla ricerca tendano al 3% del PIL, sono però necessarie maggiori certezze che il mondo accademico deve garantire, come la produttività accademica dei docenti, evitando la parcellizzazione delle risorse che ha determinato in questi anni un uso improprio e incongruo dei già limitati fondi, con risultati insoddisfacenti.

Condivido, infine, la necessità di arrivare ad avere un unico sistema giurisdizionale per i brevetti, al fine di uniformare i titoli a livello sovranazionale.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) L’innovazione occupa un posto speciale nella società moderna. Una società basata sull’innovazione è meglio in grado di evitare sia le crisi di natura socio-economica che quelle sistemiche. Di conseguenza, è fondamentale che la politica sull’innovazione favorisca il progresso sociale invece di provocarne la stagnazione a causa degli eccessi burocratici. Come indica l’onorevole Winkler nella sua relazione, l’innovazione oggigiorno deve anche tener conto del valore sociale che essa apporta. Pensando alle innovazioni del XXI secolo, a mio parere, bisogna considerare l’impatto che producono sulle persone e sulla società in generale. Le innovazioni, quali “Internet degli oggetti”, ad esempio, devono rispettare il diritto alla privacy e garantire la protezione dei dati personali. La società europea non deve diventare la società del “Grande fratello”. Anzi, le innovazioni devono consentire alla gente di comunicare liberamente in una società aperta. Il contributo reso dalle innovazioni tecnologiche e sociali in effetti è segno di progresso. Pertanto chiedo alla Commissione di affrontare la questione con la massima responsabilità per poi presentare la visione che intende infondere al futuro piano d’azione per l’innovazione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il significato della conoscenza e dell’innovazione ha assunto preminenza nell’agenda politica e nel gergo politico ed oggi pochi osano mettere in dubbio l’importanza degli investimenti in questo campo e la necessità di collegare la conoscenza, l’innovazione, l’attività economica e l’occupazione.

Il rischio che l’unanimità comporta in relazione a questo concetto, però, è quello di provocarne una diluizione, come è accaduto con altri temi, quali l’ambiente, la sostenibilità economica o il sostegno all’imprenditoria. Sono infatti tematiche che ricorrono copiosamente nei programmi elettorali e quasi sempre finiscono per perdere la caratteristica distintiva che potrebbero avere, in quando diventano mere dichiarazioni. A questo proposito, nonostante i grandi sforzi profusi dal governo su alcuni aspetti, devo attirare l’attenzione sul populismo tecnologico negativo del primo ministro portoghese. Sarebbe meglio concentrarsi di più sui contenuti e meno sui proclami in merito ai miglioramenti delle condizioni di lavoro e della produzione scientifica, ricordandosi che ci vuole anche un approccio realistico oltre agli appelli alla competitività e all’ambizione.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Oggi tutti sanno che l’innovazione è fondamentale per il successo e la sostenibilità dello sviluppo economico e sociale nonché per il progresso e la riuscita dell’integrazione europea. L’importanza dell’innovazione, che deve sempre essere accompagnata dalla ricerca e dall’istruzione, è divenuta ancora più palese dinanzi al vertiginoso sviluppo della realtà globale ed umana. Alla luce di siffatti presupposti, sostengo la relazione sulla revisione della politica comunitaria in materia di innovazione, sottolineando quanto sia urgente che l’Unione europea si adoperi per far confluire delle risorse in quest’area. Mi preme inoltre sottolineare l’importanza degli incentivi per il settore privato e la necessità di varare una strategia complessiva e trasversale affinché la messa in atto della politica europea per l’innovazione diventi una priorità.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Sottoscriviamo numerosi aspetti di questa relazione, anche se il modo in cui è stata formulata non sempre mette in luce le questioni più importanti. Ad esempio, conveniamo sul fatto che l’innovazione è solo uno degli elementi necessari per superare le sfide che oggi ci troviamo a dover affrontare, sia a livello sociale che a livello globale, e che vi sono altre aree parimenti importanti per la società.

Tuttavia, la priorità assegnata a tutte le tematiche previste dalla cosiddetta strategia 2020, come l’attività imprenditoriale, l’occupazione, il cambiamento demografico e la società inclusiva, è tale che il documento e l’analisi della necessaria innovazione in un mondo che cambia è insufficiente per promuovere una vera e propria coesione economica e sociale, l’aumento della produttività, la creazione di occupazione e l’aumento dei salari negli Stati membri, ovverosia questioni che per noi sono cruciali. Per tale ragione ci siamo astenuti.

Nella comunicazione sulla revisione della politica comunitaria in materia di innovazione in un mondo che cambia, pubblicata il 2 settembre 2009 la Commissione europea descrive gli sviluppi che si sono realizzati dal 2005 nel campo di siffatta politica. Ora ci aspettiamo che determinati aspetti del piano d’azione per l’innovazione che sarà presentato a breve siano prontamente recepiti e attuati.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto.(PL) La relazione sulle sfide che deve affrontare la politica comunitaria in materia di innovazione è un ottimo documento in cui sono state delineate le questioni principali che attengono a questo tema. Insieme ai collegi del gruppo S&D ho votato a favore del testo, compreso l’emendamento n. 46, che chiede alla Commissione e agli Stati membri di coordinare i propri sforzi in modo da raggiungere un accordo sul brevetto comunitario e su un unico sistema giudiziario in materia brevettuale. Il problema si trascina da anni, da anni vengono ripetute sempre le stesse argomentazioni a favore del brevetto comune e si ripropongono sempre le stesse polemiche (ad esempio, in quante lingue devono essere tradotti i brevetti europei). Alcuni temi di natura giuridica sono stati chiariti con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Ora avremo due regolamenti: uno in materia di brevetti e l’altro sul sistema linguistico.

Inoltre c’è la questione del sistema giudiziario in materia brevettuale, la cui istituzione presuppone che sia disciplinata la relazione tra l’Unione europea e l’Organizzazione europea per i brevetti in modo tale da garantire il rispetto delle competenze delle istituzioni comunitarie, tra cui il Parlamento europeo. Senza andare nei dettagli del sistema brevettuale, che senz’altro sarà oggetto di numerosi dibattiti, tengo a sottolineare che la questione rappresenta una delle sfide più importanti della presente legislatura. Pertanto, ad ogni passo, dobbiamo riunire le altre istituzioni per avviare una cooperazione costruttiva, come ha fatto del resto la relazione dell’onorevole Winkler.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Winkler affronta una serie di temi importanti, tra cui l’innovazione ambientale e le imprese verdi. In vista delle sfide che il pianeta dovrà affrontare, l’innovazione in questo campo è assolutamente fondamentale. Il mio paese, la Scozia, è in prima linea su molti aspetti dell’innovazione ambientale, soprattutto nel settore dell’energia rinnovabile. Il governo scozzese ha istituito il Premio Saltire che ha una dotazione di 10 milioni di sterline per incentivare l’innovazione nel settore della produzione di energia sfruttando il moto delle maree e delle onde, si tratta di un’iniziativa che si innesta perfettamente nelle attività che l’UE conduce per dotarsi di una politica adatta in un mondo che cambia.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) A causa della concorrenza globale per attirare gli investimenti, oltre agli impianti di produzione, anche le corrispondenti capacità di ricerca e di sviluppo vengono sempre più delocalizzate verso paesi terzi. Questa tendenza rappresenta fondamentalmente una minaccia per l’Europa in quanto territorio per l’industria. Deve quindi essere contrastata, promuovendo con determinazione il potenziale innovativo, prima che il fenomeno diventi irreversibile. Come indica la Commissione, meno dell’1 per cento del bilancio comunitario viene speso direttamente per misure connesse all’innovazione. Viste le sfide sociali che si profilano, questo importo è insufficiente. Pertanto aderisco alla richiesta di aumentare il bilancio comunitario per l’innovazione. Inoltre, e soprattutto sullo sfondo della crisi finanziaria e della stretta creditizia, è assolutamente importante mettere a disposizione più finanziamenti sia a livello comunitario che a livello nazionale per favorire la capacità innovativa delle imprese e bisogna altresì creare strumenti finanziari per soddisfare le esigenze degli utenti. Per rendere più effettiva la politica per l’innovazione, i vari strumenti di supporto devono essere coordinati meglio e devono essere adeguatamente collegati, dotandoli di una struttura gestionale più snella. In altre parole, il sostegno finanziario deve essere più mirato.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto.(PL) Senza una continua introduzione di innovazioni, non c’è possibilità di sviluppo. Occorrono misure innovative in ogni area dell’economia e della vita sociale – dai nuovi metodi terapeutici fino a mezzi di comunicazione sempre più rapidi fino alle nuove idee nell’industria e nella scienza insieme a metodi alternativi per la produzione di energia. Tengo a sottolineare che, a parte la natura trasversale della politica di innovazione, anche l’iniziativa dei cittadini è importante.

Il carattere innovativo delle piccole e medie imprese e delle aziende agricole rappresenta un elemento essenziale per la creazione di un’economia competitiva. Se, da un lato, così si favorisce un rapido sviluppo dell’economia, compresa la cura per l’ambiente, non dobbiamo dimenticarci delle persone e della mancanza di parità, poiché siffatte differenze potrebbero accentuarsi ed essere controproducenti per le misure atte a sostenere lo sviluppo.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore di questa relazione perché ritengo che l’attuale trasformazione dell’economia europea in un’economia sostenibile debba produrre un aumento della competitività delle nostre imprese europee. Le sfide economiche devono necessariamente trasformarsi in nuove opportunità per le economie nazionali. Deve diventare un nostro obiettivo combattere la crescente delocalizzazione nei paesi terzi non soltanto degli impianti di produzione, ma anche delle capacità di ricerca e di sviluppo correlate.

Accanto al traguardo politico della competitività, l’Unione europea deve sapersi confrontare con altre importanti sfide sociali, quali il cambiamento climatico o l’evoluzione demografica. Ad oggi, meno dell’1% del bilancio dell’Unione è destinato direttamente a misure per l’innovazione. Considerate le sfide sociali che si prospettano, si tratta di una percentuale che riteniamo insufficiente.

Per questa ragione, ho sostenuto la posizione del nostro relatore che chiede, nella prossima programmazione delle nuove prospettive finanziarie per gli anni 2014-2020, un aumento del bilancio dell’UE a favore dell’innovazione. Sarà indispensabile che gli incentivi siano mirati agli obiettivi, individuando e potenziando le sinergie tra gli strumenti di sostegno alle nuove tecnologie, assicurando un maggiore coordinamento delle parti interessate. Accanto al sostegno pubblico, occorrerà incoraggiare e promuovere gli investimenti privati nelle innovazioni.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Per quanto concerne la ricerca e la formazione, l’innovazione è uno dei fattori più importanti per costruire la conoscenza all’interno dell’Unione europea. La politica comunitaria in materia di innovazione è molto importante per raggiungere gli obbiettivi fissati nella strategia 2020. Tuttavia, l’innovazione presuppone delle risorse finanziarie che, soprattutto tra le imprese, sono scarse e non sono facili da reperire, in particolare per le PMI. Approvando il regolamento, si compirà quindi un passo avanti per fornire appoggio agli imprenditori, che sono la forza trainante dell’innovazione in Europa.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE), per iscritto. (SK) Ritengo inaccettabile che la concorrenza economica globale abbia provocato una situazione tale per cui, oltre alle strutture di produzione, anche le corrispondenti risorse di ricerca e di sviluppo vengono delocalizzate in paesi terzi.

Questa tendenza deve essere decisamente contrastata mediante una coraggiosa ed incisiva politica per l’innovazione, atta a garantire la competitività dell’economia comunitaria ed il passaggio ad un’economia basata sulla conoscenza e a bassa produzione di carbonio.

Per questa ragione l’entità del finanziamento comunitario per l’innovazione, a mio parere, è inadeguato, in quanto rappresenta meno dell’1 per cento del bilancio comunitario, e convengo con il relatore sul fatto che si debba porre rimedio a questa carenza nella prospettiva finanziaria per il periodo 2014-2020, i cui lavori inizieranno alla fine dell’anno.

Al contempo, visto che la crisi finanziaria ha in parte provocato la paralisi del credito per i progetti economici innovativi, è necessario che gli Stati membri pensino seriamente ad aumentare in maniera cospicua i fondi per la ricerca e lo sviluppo in modo da assicurare competitività a lungo termine e per salvaguardare e creare occupazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) La ricerca, l’innovazione e l’istruzione sono fattori importanti per la competitività di un paese. Se le imprese devono mantenere la propria capacità innovativa, devono effettuare investimenti consistenti – il che spesso è un problema, soprattutto in presenza dell’attuale stretta creditizia. Nei periodi in cui le risorse sono carenti, è essenziale espandere e promuovere le tecnologie sostenibili. Ribadisco inoltre che parallelamente dobbiamo sostenere le regioni rurali, puntando sull’espansione della rete a banda larga in queste zone, visto che le infrastrutture vengono ridimensionate a causa della privatizzazione delle ferrovie, degli uffici postali eccetera.

Parliamo dell’importanza delle università e dei centri di ricerca, ma in realtà vengono ridotti i finanziamenti a queste istituzioni. Come sempre, sottolineiamo l’importanza delle PMI in tale contesto, ma poi sarà da vedere se seguiranno delle azioni concrete. La relazione è essenzialmente una rassegna di vecchie misure, motivo per cui mi sono astenuto.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) La strategia per i prossimi dieci anni (UE 2020) fissa come secondo obiettivo fondamentale l’aumento degli investimenti nella ricerca e nello sviluppo fino ad arrivare al 3 per cento del PIL entro il 2020. Questa relazione d’iniziativa esorta la Commissione ad assumere iniziative specifiche ed ambiziose visto lo spettro del fallimento della strategia di Lisbona in questo settore specifico.

Va osservato che la spesa per la ricerca e lo sviluppo in Europa è inferiore al 2 per cento rispetto al 2,6 per cento negli Stati Uniti e al 3,4 per cento in Giappone, soprattutto in ragione dei bassi livelli di investimenti privati. A fronte del cambiamento che si sta verificando sul mercato del lavoro a causa dell’attuale crisi economica e del cambiamento del processo produttivo è necessario sviluppare il settore dell’innovazione, che è destinato a generare un valore aggiunto in ambito tecnologico ma anche in ambito sociale.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Grazie alle innovazioni di domani l’Europa sarà in grado di affrontare le grandi sfide economiche, sociali e ambientali dei prossimi decenni. Dobbiamo attivarci di più per mettere in atto un’ambiziosa politica per l’innovazione in Europa. É questa la logica che soggiace alla relazione Winkles, che ho sostenuto. In primo luogo dobbiamo aumentare l’assistenza finanziaria stanziata per questa politica. La parte del bilancio comunitario destinata all’innovazione deve essere sostanzialmente incrementata e spero che la prossima prospettiva finanziaria per il periodo 2014-2020 si muova in questa direzione.

Anche gli Stati membri devono intensificare i propri sforzi per conseguire l’obiettivo di Barcellona quanto prima possibile, assegnando almeno il 3 per cento del PIL alla ricerca e allo sviluppo. É altresì del tutto fondamentale migliorare il coordinamento tra politiche europee e nazionali. Per essere efficace, la politica per l’innovazione deve assolutamente essere concepita in maniera globale e coerente, guardando al lungo termine. Inoltre il dialogo tra ricerca ed economia deve essere rafforzato. In proposito sono lieto per la creazione dell’Istituto europeo per l’innovazione e la tecnologia, che contribuirà ad incentivare le relazioni tra questi due mondi.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Mi dispiace che la votazione per parti separate richiesta dai Verdi, volta a stralciare la richiesta di istituire un tribunale europeo per i brevetti, non abbia avuto esito positivo. Pertanto questo passaggio è stato incluso. Ad ogni modo, la relazione esorta ad usare strumenti brevettuali comuni, piattaforme brevettuali e licenze complete e sottolinea l’importanza della qualità dei brevetti.

 
  
  

Relazione Cashman (A7-0165/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione, poiché ritengo che la lotta alla povertà sia una questione che riveste la massima importanza. L’eliminazione della povertà è l’obiettivo principale che il trattato di Lisbona ha stabilito per la cooperazione e per le politiche di sviluppo dell’Unione europea, dato che esso incarna un dovere morale che a lungo termine avrà ricadute importantissime per gli interessi comunitari. Credo inoltre sia cruciale assegnare priorità a questo obiettivo all’interno della nostra politica estera. Va osservato che, nonostante la profonda crisi economica che si sta abbattendo sull’Europa e sul resto del mondo, non possiamo e non dobbiamo dimenticare gli aiuti internazionali, che svolgono un ruolo essenziale per creare un mondo più giusto e più solidale.

Visto che gli obiettivi enunciati nel vertice del Millennio del 2000, in cui ci siamo impegnati a contrastare la povertà, sono ancora lungi dall’essere conseguiti e che l’anno 2015 – il termine che era stato stabilito per conseguirli – si sta avvicinando, dobbiamo esaminare con la massima urgenza i vari fattori che sono suscettibili di massimizzare i risultati degli obiettivi del Millennio. Ringrazio il relatore per il documento e colgo l’occasione per esprimere il mio sostegno per questo progetto.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, ogni anno muoiono quasi 8 milioni di bambini prima dei cinque anni. Tre milioni e mezzo muoiono subito dopo la nascita per complicanze della gravidanza. Ben 4 milioni muoiono in cinque paesi soltanto: India, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Pakistan e Cina.

Molti di questi decessi si potrebbero evitare facilmente con piccoli gesti come l’allattamento al seno, l’impiego di zanzariere trattate con l’insetticida e dei vaccini per combattere principalmente la polmonite e la malaria. Molte madri non sono coscienti dell’importanza dei vaccini oppure, anche quando ne sono a conoscenza, sono così povere da non avere i soldi per pagare il trasporto all’ambulatorio o all’ospedale.

Per dare un futuro a questi bambini non sono necessari enormi investimenti, basta portare in questi paesi farmaci che costano pochissimo e che per noi fanno parte della normale profilassi, costruire pozzi di acqua potabile, fornire delle semplici zanzariere e far arrivare quello che serve dove serve.

Quindi, abbiamo bisogno soprattutto della determinazione politica di agire per salvare tante vite umane, per fermare questa strage silenziosa di bambini innocenti la cui unica colpa è di essere nati in un paese povero.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione Cashman poiché ritengo che il Parlamento debba assumere una posizione chiara a sostegno del conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. Non bisogna metterli in discussione a causa dell’attuale crisi economica. Questi obiettivi, adottati nel corso del vertice del Millennio del 2000, sono ancora lungi dall’essere realizzati. Essi vertono sulla riduzione della povertà estrema e della fame, puntano a garantire l’istruzione primaria universale, a promuovere la parità di genere, a ridurre la mortalità infantile, a migliorare l’igiene materna, a contrastare l’HIV/AIDS, la malaria e la tubercolosi, a preservare l’ambiente in maniera sostenibile e ad introdurre un partenariato globale per lo sviluppo. Nel settembre 2010 tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite si riuniranno per definire una procedura e per migliorare i risultati. Adottando questa risoluzione, il Parlamento europeo dà prova del proprio impegno ai capi di Stato e di governo affinché gli obiettivi di sviluppo del Millennio siano conseguiti.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Sostengo questa relazione. La riduzione della povertà è uno degli obiettivi primari della politica di sviluppo. Tuttavia, le conseguenze negative della recessione economica e finanziaria hanno rallentato il progresso nei paesi in via di sviluppo e ancor più in quelli meno sviluppati. Pertanto gli Stati membri dell’Unione europea devono compiere uno sforzo eccezionale per garantire che siano assunte misure concrete sugli aiuti allo sviluppo quanto prima possibile nell’ambito degli scambi, della cooperazione allo sviluppo e dalla PAC. Dobbiamo inoltre adoperarci per agevolare l’integrazione dei paesi in via di sviluppo nell’economia globale e stimolare lo sviluppo del commercio in questi paesi. La Commissione dovrebbe assicurare una gestione efficace delle misure sugli aiuti per i paesi in via di sviluppo e per i paesi meno sviluppati nonché la trasparenza e l’efficienza nella distribuzione.

 
  
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  Gerard Batten, John Bufton, David Campbell Bannerman, Trevor Colman e Nigel Farage (EFD), per iscritto. (EN) L’UKIP non è favore della cancellazione del debito, in quanto si tratta di una misura economicamente infondata per i seguenti motivi. 1. Un paese creditore di solito è anche un paese debitore. Ad esempio, il Regno Unito è un donatore significativo di aiuti esteri. Eppure, il Regno Unito ed i contribuenti britannici sono restii a stanziarli, in quanto parallelamente si ingigantisce il debito delle aziende britanniche. 2. La cancellazione del debito impedisce ai paesi debitori del terzo mondo di accedere ad altri finanziamenti internazionali. Pertanto non è nell’interesse del paese debitore. 3. La cancellazione del debito implica un dilemma morale. Che dire infatti dei paesi del terzo mondo che onorano i propri debiti? E ve ne sono molti. 4. La cancellazione del debito implicitamente condona le frodi, la corruzione e l’appropriazione indebita dei fondi che sono fenomeni endemici nei paesi africani debitori. 5. Visto il debito enorme della maggior parte delle economie mondiali, chi può decidere dove è appropriato cancellare il debito? Anche questo è un bel dilemma.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Cashman sul raggiungimento degli obiettivi del Millennio che erano stati fissati nel 2000. Tutto ora sembra indicare che questi obiettivi non saranno realizzati. L’Unione europea ha un’immensa responsabilità come prima fonte di aiuti ai paesi poveri e, in questo senso, ha un ascendente sulla scena internazionale per quanto attiene alle questioni dello sviluppo. La relazione Cashman contiene una valutazione oggettiva sul grado di conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, in cui viene assegnata enfasi alla povertà estrema, alla situazione delle donne, alla sanità, all’istruzione e all’ambiente. La relazione ci ricorda che l’Unione europea deve accertarsi che vi sia coerenza nelle politiche di sviluppo. Le attività agricole, ittiche e commerciali di un paese infatti non devono andare a discapito del suo sviluppo. Mediante la relazione il Parlamento si dimostra attivo, sostenendo nuove forme di finanziamento che devono essere introdotte anche in un contesto più ampio. La relazione che era stata stilata nel vertice del Millennio del 2000 è più attuale che mai. É dovere dei nostri leader portare a compimento questi obiettivi realistici e realizzabili quanto prima possibile. É soprattutto una questione di volontà.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore della relazione, poiché la realizzazione degli obiettivi del Millennio deve essere un meta fondamentale per l’Unione europea. Conseguire gli OSM, nelle circostanze attuali, è una sfida molto importante e molto urgente sia a livello comunitario che sul piano internazionale. L’Unione europea e la comunità internazionale devono concentrarsi e mettere in atto azioni concrete per incrementare le possibilità di realizzare gli obiettivi del Millennio. Tengo a sottolineare che non è il momento di risparmiare a discapito di gente malata e che muore di fame. Pertanto dobbiamo assegnare un’attenzione particolare a settori quali la sanità, le donne, l’infanzia, la lotta contro la povertà e dobbiamo dedicarci maggiormente all’occupazione e alla qualità dell’occupazione. Rilevo inoltre che la riduzione della povertà mediante il conseguimento degli OSM deve diventare un obiettivo complessivo della politica europea e l’Europa deve prendere l’iniziativa a livello mondiale mediante un’azione concertata in modo da mantenere le promesse che aveva fatto ai poveri del pianeta. Sostengo la richiesta del Parlamento europeo affinché la maggioranza degli aiuti siano destinati ai più bisognosi, soprattutto alle donne, ai bambini, ai disabili e a tutte le persone che ne hanno più bisogno. Deve inoltre essere assegnata un’attenzione particolare alla parità di genere, ai diritti delle minoranze e alla lotta contro le discriminazioni.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Apprezzo il ruolo che l’Europa svolge come primo donatore di aiuti allo sviluppo nel mondo.

Gli aiuti allo sviluppo contribuiscono ad alleviare la povertà per milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. Il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà estrema è passato da 1,8 a 1,4 miliardi. Quasi il 90 per cento dei bambini poveri ora frequenta la scuola. Sono stati compiuti grandi passi in avanti nella lotta contro la malaria e la tubercolosi, mentre il tasso di mortalità infantile si è nettamente ridotto.

Tuttavia, le recenti crisi alimentari e petrolifere e la recessione economica mondiale hanno cancellato molti dei progressi compiuti negli ultimi dieci anni.

Se i paesi ricchi sono responsabili delle attuali crisi finanziarie, economiche e climatiche, i paesi in via di sviluppo sono i più colpiti dal surriscaldamento globale. Pertanto dobbiamo intensificare le misure atte a contrastare il cambiamento climatico, ad esempio, fornendo la tecnologia adatta.

Chiedo che siano assegnati più fondi ai paesi in via di sviluppo. Tali finanziamenti devono essere sostenibili nel medio e lungo termine e devono provenire dal settore privato, dal mercato del carbonio e dal settore pubblico dei paesi industrializzati o dai paesi in via di sviluppo economicamente avanzati.

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. (EN) Ho votato contro la relazione a causa della formulazione controversa del paragrafo n. 42 in tema di aborto. Sul piano morale sono contrario all’aborto e non posso accettare siffatta clausola. Tuttavia, devo ammettere che il relatore ha svolto un lavoro eccellente su altre tematiche.

 
  
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  Carlo Casini (PPE), per iscritto. − È particolarmente doloroso che da anni il Parlamento europeo non riesca ad uscire da una drammatica contraddizione. In ogni documento in cui lodevolmente si propongono misure contro la povertà, la fame e la violenza nel mondo, alcuni riescono ad inserire la proclamazione, diretta od obliqua, di un preteso diritto di aborto come strumento per la salute e per lo sviluppo dei popoli.

All’iniziativa di alcuni rispondono da un lato la sostanziale indifferenza della maggioranza e, dall’altro, una certa timidezza della minoranza. Eppure, la contraddizione e il dramma sono evidenti. Il principio dell’uguale dignità di ogni essere umano e quello di una speciale doverosa solidarietà verso i più piccoli vengono abbandonati nel momento stesso in cui si vorrebbe perseguire l’obiettivo della lotta contro la discriminazione e quello della protezione della salute.

È quanto accaduto anche oggi nella relazione Cashman, il cui paragrafo 42, contraddicendo l’intero documento, ha costretto il sottoscritto, insieme a non pochi parlamentari, ad esprimere un giudizio finale negativo sull’intera relazione. Sul piatto della bilancia, infatti, il male che viene promosso è purtroppo più pesante del bene presente in altre parti del testo.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio è una priorità della politica di sviluppo. A distanza di pochi mesi dall’incontro ad alto livello delle Nazioni Unite, nonostante i significativi progressi compiti su alcuni di questi obiettivi, in verità siamo lontani dalle nostre aspettative. Bisogna fare più. Gli Stati membri devono rispettare l’impegno che si sono presi nell’ambito dell’assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA). Bisogna pensare a nuovi meccanismi di finanziamento che non implichino un aumento delle tasse in questo momento di crisi. Soprattutto è fondamentale garantire coerenza nelle politiche di sviluppo (sulla scia della risoluzione approvata a maggio sulla coerenza delle politiche di sviluppo dell’UE e della necessità di incrementare gli aiuti pubblici allo sviluppo).

Sono lieto che il Parlamento abbia fissato degli obiettivi prioritari in merito agli obiettivi di sviluppo del Millennio, tra cui la sanità, l’istruzione, le fasce sociali più deboli e l’eradicazione della povertà mediante misure concrete di politica economica, agricola e della pesca. É stato inoltre recepito l’appello per una nuova governance globale atta a conferire una maggiore influenza ai paesi in via di sviluppo e a promuovere la democrazia, la pace e lo Stato di diritto nei paesi in via di sviluppo. Ad ogni modo, sono contrario all’aborto come mezzo di contraccezione.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Citando una canzone di Scott McKenzie: “Se si va a San Francisco, bisogna mettersi dei fiori nei capelli. A San Francisco c’è brava gente”. Però il mondo reale non è così e questo messaggio non si applica alla complessa realtà economica e sociale del mondo di oggi. Per tale ragione ho votato contro questa relazione, pur non mettendo in dubbio la buona volontà che ne permea le finalità. “Immagina che non esistano gli Stati, non è difficile. Nulla per cui uccidere o per cui morire e nessuna religione. Immagina che la gente viva in pace”. Ma proprio lo stesso John Lennon aggiunge: “Forse sono un sognatore”. Purtroppo la vita reale non è così. Tocca a noi, però, rendere il mondo più giusto e più sicuro affinché tutti possano vivere decorosamente.

Le proposte enunciate nella relazione perseguono molteplici obiettivi senza fissare o definire delle priorità concrete. In effetti, se si spara in tutte le direzioni, significa che nessuno degli obiettivi è praticabile. Infine, ritengo che siffatti obiettivi siano eccessivamente statalizzati ed imperniati sul governo centrale. É un approccio cui mi oppongo. Credo invece che le risorse per gli obiettivi di sviluppo del Millennio debbano essere assegnate a progetti comunitari come i “villaggi del Millennio” in cui sono fortemente coinvolte tutte le istituzioni comunitarie.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto. (EN) Sostengo fortemente questa relazione sui progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. L’Unione europea è sotto di 20 miliardi di euro rispetto agli impegni che si era assunta, mentre i governi degli Stati membri tagliano i bilanci degli aiuti. Gli Stati membri non devono vacillare dinanzi agli obblighi che si sono presi nel quadro del consenso europeo per lo sviluppo. Inoltre gli obiettivi del Millennio devono essere visti in una prospettiva pro-sviluppo e al contempo servono ad affrontare e a sradicare le cause prime della povertà. Gli Stati membri devono stanziare lo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo in aiuti entro il 2015, come era stato promesso, invece di diminuire questa percentuale, una tendenza che assume una valenza doppiamente allarmante nei periodi di crisi, in quanto lo stesso reddito nazionale diminuisce. Oltretutto non è ammissibile che l’Unione ampli la definizione di aiuti ufficiali allo sviluppo per includere altri flussi finanziari, come le rimesse o le misure di cancellazione del debito. Per affrontare il sottosviluppo, i paesi poveri devono contrastare vigorosamente i paradisi fiscali ed i flussi di capitali illeciti che li deprivano delle risorse di cui hanno disperatamente bisogno. La responsabilità per lo sviluppo deve rimanere nella sfera di competenza del commissario incaricato di questo tema, il quale deve adoperarsi per garantire una maggiore coerenza tra le politiche, soprattutto in relazione agli scambi, alla PAC e alla politica sulla pesca.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il Parlamento sta inviando un segnale forte, adottando una risoluzione sui progressi compiuti verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio. In questo modo dà prova dell’importanza che l’Europa attribuisce all’eliminazione della povertà, della fame, della malattia, della mortalità infantile e materna entro il 2015. Alla vigilia del Consiglio europeo il messaggio è chiaro. I capi di Stato e di governo dell’Unione europea devono onorare i propri impegni finanziari, anche in questo periodo di crisi economica e finanziaria, poiché ora è necessario più che mai. Serve infatti un contributo dello 0,7 per cento del PNL degli Stati membri. Per poter colmare il ritardo rispetto agli impegni finanziari che si è assunta, l’Europa deve creare nuovi meccanismi di finanziamento, ad esempio, mediante l’introduzione di una tassa dello 0,05 per cento sulle transazioni finanziarie. Vista l’entità di siffatte transazioni – ultimamente ammontavano a 70 volte il PNL globale – tale tassa potrebbe fruttare 10 miliardi all’anno. Inoltre avrebbe il vantaggio di assicurare un contributo da parte del settore finanziario. Sarebbe giusto, dal momento che questo settore ha beneficiato di enormi aiuti di Stato per sopravvivere alla crisi senza precedenti che esso stesso ha provocato. Un’iniziativa comunitaria unilaterale potrebbe fungere da catalizzatore a livello globale.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) Ho accolto con favore il voto sulla relazione Cashman sui progressi nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio: bilancio intermedio in vista della riunione di alto livello delle Nazioni Unite di settembre 2010. La relazione doveva assolutamente essere adottata! A soli cinque anni dal termine fissato per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM), alla comunità internazionale viene data un’opportunità unica affinché siano raddoppiati gli sforzi per conseguire questi obiettivi. La situazione è critica e richiede un’azione urgente. Bisogna riattivarsi per cancellare i debiti dei paesi meno sviluppati e per fare in modo che sia diminuito il debito dei paesi in via di sviluppo.

Sono inoltre a favore dell’introduzione di misure più incisive per monitorare il rispetto degli impegno di stanziare lo 0,7 per cento del PNL all’assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) entro il 2015. Il finanziamento degli OSM deve iniziare a livello nazionale ed i paesi in via di sviluppo devono generare e stanziare risorse proprie per realizzare questi obiettivi, ma la comunità dei donatori deve mantenere la promessa di incrementare sostanzialmente l’ODA. Gli impegni devono assolutamente essere onorati alla riunione prevista a settembre.

 
  
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  Harlem Désir (S&D), per iscritto. (FR) La comunità internazionale si è assunta l’impegno solenne di realizzare gli obiettivi del Millennio entro il 2015. Però, non si è dotata delle risorse necessarie per onorarlo. Siamo ai due terzi del cammino ed è chiaro che molti dei paesi meno sviluppati non raggiungeranno l’obiettivo di sradicare la povertà, garantire l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria e che anche per la maggior parte dei paesi in via di sviluppo gli obiettivi rimarranno lungi dall’essere raggiunti. L’Europa è il principale donatore, ma, attestandosi allo 0,4 del PNL, non può accontentarsi di rimanere al di sotto dell’obiettivo dello 0,56 per cento da destinare all’assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) nel 2010, una meta che essa stessa si è data. Oltretutto il fabbisogno di aiuti è più impellente che mai, soprattutto nel settore della sicurezza alimentare, nella lotta contro il cambiamento climatico, nell’istruzione, nella sanità – in particolare per i sieropositivi – e nell’area della salute materna e riproduttiva. Con la relazione Cashman il gruppo S&D chiede al Consiglio europeo del 17 giugno di sottoscrivere la proposta di introdurre una tassa dello 0,05 per cento sulle transazioni finanziarie internazionali, che genererebbe un flusso di 10 miliardi di euro, e di darsi l’obiettivo di arrivare allo 0,63 per cento del PNL europeo nel 2012 per arrivare successivamente allo 0,7 per cento.

 
  
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  Leonidas Donskis (ALDE), per iscritto. (LT) In qualità di relatore ombra per questa relazione ho votato decisamente a favore del testo che punta a garantire il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. Sostengo pienamente gli sforzi profusi dai colleghi affinché la voce dell’Unione europea in questo ambito sia unita e progressista. Tuttavia, non ho potuto sostenere due emendamenti, poiché, essendo liberale, ne ritengo inaccettabili i contenuti. Pertanto ho votato contro la richiesta sull’introduzione unilaterale da parte dell’UE della tassa sulle transazioni valutarie e sui derivati al fine di finanziare obiettivi aventi finalità pubbliche globali, come gli OSM. L’Unione non deve imporre un’altra tassa ai suoi cittadini, in particolare una tassa i cui meccanismi e il cui impatto non sono stati approfonditamente valutati. Non credo inoltre che le misure in tema di aiuti allo sviluppo debbano avere un valore giuridicamente vincolante.

É importante che gli Stati membri ottemperino ai propri obblighi, aumentando l’entità dell’assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA), ma l’Unione non deve penalizzare mediante misure legislative gli Stati membri a causa della parziale inadempienza degli obblighi che si erano assunti, contando anche che sono mutate le condizioni a causa della crisi finanziaria. Non tutti gli Stati membri sono stati investiti allo stesso modo dalla crisi e non tutti saranno in grado di rispettare l’obiettivo dello 0,7 per cento. Il Parlamento europeo deve incoraggiarli usando mezzi meno duri e più accettabili dei rigidi provvedimenti legislativi.

 
  
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  Lena Ek (ALDE), per iscritto. (SV) É allarmante che così tanti deputati abbiano votato contro l’emancipazione delle donne nei paesi in via di sviluppo. Infatti in tanti hanno votato contro il paragrafo 42 delle relazione, tentando di negare a queste donne il diritto di disporre del proprio corpo e il diritto alla salute riproduttiva. Questo atteggiamento mette in luce un’inquietante tendenza tra gli oppositori dell’aborto in Europa, i quali usano i programmi di aiuti per diffondere le proprie idee. La disponibilità di strumenti di pianificazione familiare è un fattore importante affinché le donne nei paesi in via di sviluppo possano avere il controllo sulla propria vita e possano quindi avere modo di uscire dalla povertà.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione Cashman, perché abbiamo ancora molta strada da fare per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio. É necessario rafforzare le misure vigenti in modo che si possa giungere ad un risultato positivo entro il 2015, e in particolare bisogna far fronte alle responsabilità che gli Stati membri si sono assunti in merito agli aiuti ai paesi in via di sviluppo.

Sono lieta che sia stato approvato il paragrafo 42 che “invita tutti gli Stati membri e la Commissione a contrastare la preoccupante riduzione dei finanziamenti per l’igiene sessuale e riproduttiva e i diritti connessi nei paesi in via di sviluppo e ad appoggiare le politiche in materia di pianificazione familiare volontaria, aborto sicuro, trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili e fornitura di materiale sanitario per la riproduzione costituito da medicinali salvavita e contraccettivi, inclusi i preservativi”.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Sradicare la povertà e ridurre il divario tra ricchi e poveri sono obiettivi importanti e tutti i governi dovrebbero occuparsene e stanziare risorse a questo fine. Le Nazioni Unite infatti li ha sanciti nel vertice del Millennio nel 2000 e l’Unione europea, il principale donatore, ha riportato i risultati più significativi in questo sforzo collettivo.

Benché tutti i paesi in via di sviluppo abbiamo profuso molti sforzi – e per molti la crisi potrebbe compromettere gli impegni che si erano assunti – la responsabilità è da imputare ai paesi che hanno ricevuto gli aiuti, in quanto essi si devono assumere la responsabilità per il buon governo, lo Stato di diritto e le libertà civili essenziali. Possono solo esprimere la mia delusione, in quanto, nascondendosi dietro i poteri degli Sati membri e dei paesi terzi, il relatore sta cercando di far approvare all’Assemblea una risoluzione che viola palesemente le competenze degli Stati membri e dei paesi terzi, invocando la promozione dell’aborto come mezzo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio. Non è una tattica nuova, ma non per questo è meno subdola o deprecabile.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La comunità internazionale si è presa l’impegno solenne di conseguire gli obiettivi del Millennio (OSM). L’Europa è il principale fornitore mondiale di aiuti. Questi finanziamenti per i paesi in via di sviluppo hanno contribuito ad alleviare la povertà, ridurre il tasso di mortalità e migliorare le competenze di milioni di persone. In realtà la povertà estrema è diminuita, quasi il 90 per cento dei bambini poveri frequentano la scuola e la mortalità infantile si è nettamente ridotta. Rimane ancora molto da fare e deve essere dato un grande sostegno affinché i paesi meno sviluppati possano conseguire gli OSM in modo da sradicare la povertà ed assicurare l’accesso all’istruzione e ai servizi di assistenza sanitaria. L’Europa, in quanto baluardo dei diritti umani fondamentali e basandosi sulla solidarietà nonché come primo donatore al mondo, deve assumere un ruolo trainante, soprattutto nell’ambito della prossima riunione dell’ONU, che si svolgerà a settembre. Sono però deluso per il fatto che questa relazione abbia mischiato obiettivi nobili con questioni delicate di coscienza personale, come l’aborto. Promuovendo politiche a sostegno dell’aborto, non si contribuisce a conseguire gli OSM. Pertanto ho votato contro il testo.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La Dichiarazione del Millennio del 2000 originariamente si prefiggeva di dimezzare in numero di persone che vivevano in condizioni di estrema povertà, garantire acqua pulita ed istruzione per tutti e fermare la diffusione dell’HIV/AIDS. La relazione riconosce che siamo lungi dal realizzare questi obiettivi, che già di per sé erano limitati. L’Unione europea, nel complesso, ha ridotto il bilancio destinato agli aiuti, mentre i paesi membri recentemente hanno speso migliaia di milioni di dollari per salvare le proprie banche, passando il conto al popolo senza scalfire i gruppi economici e finanziari che li controllano.

Il testo, però, contiene alcune contraddizioni che secondo noi vanno evidenziate, in particolare laddove si critica la liberalizzazione del commercio e al contempo si caldeggia l’apertura degli scambi mediante la conclusione della tornata negoziale di Doha nel contesto dell’OMC ed accettando accordi di partenariato economico e di zone di libero scambio. La liberalizzazione del commercio accentua le disuguaglianze, esaspera lo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse naturali, incrementa la povertà e l’esclusione sociale, inasprendo le relazioni di dipendenza tra paesi. Se si sacrificheranno gli aiuti allo sviluppo per centrare questi obiettivi, come hanno fatto l’UE e gli USA, gli obiettivi del Millennio non verranno conseguiti entro il 2015.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore di questa relazione, poiché credo si debba conseguire un grande obiettivo nella politica per lo sviluppo, ossia la riduzione della povertà. Gli Stati membri hanno una responsabilità importante e devono mantenere gli impegni che si sono assunti in questo ambito. Dobbiamo ricordarglielo ancora. Benché il progresso compiuto sinora sia incoraggiante, soprattutto in relazione all’aumento del numero di bambini poveri che frequentano la scuola o nella lotta contro la malaria e la tubercolosi, devono essere compiuti sforzi cospicui affinché gli impegni di tutti possano essere onorati entro il 2015, nonostante l’attuale contesto di crisi. Sostengo inoltre l’introduzione di una tassa sulle transazioni valutarie e sui derivati nonché la riduzione del debito per i paesi in via di sviluppo e la cancellazione per i paesi meno sviluppati. Infine ho altresì votato a favore di numerosi emendamenti che puntano a sviluppare delle misure nel settore della salute sessuale e riproduttiva, poiché sono essenziali per contrastare l’AIDS e per ridurre la mortalità materna. Sono misure che non devono essere ignorate.

 
  
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  Ian Hudghton (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Cashman lancia appelli importanti all’UE e ai suoi Stati membri affinché attuino una serie di politiche nell’ambito dello sviluppo internazionale che io sostengo appieno. Va aggiunto che si può agire anche ad altri livelli. La Scozia, ad esempio, può rendere un contributo diverso nel lavoro con i paesi in via di sviluppo. Il governo scozzese infatti ha pubblicato una politica per lo sviluppo internazionale volta a raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio.

 
  
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  Eija-Riitta Korhola (PPE), per iscritto. (FI) Desidero affrontare il punto 14 della relazione sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, in cui si chiede che l’Unione europea nel suo complesso stanzi fondi cospicui per cercare di aiutare i paesi poveri a contrastare gli effetti del cambiamento climatico, insistendo inoltre che questi fondi vadano ad aggiungersi agli impegni esistenti sugli aiuti allo sviluppo.

Il cambiamento climatico é una realtà e dobbiamo imparare a conviverci. Uno dei grossi errori che il movimento ambientalista ha compiuto nelle sue valutazioni è che, per lungo tempo, si è rifiutato di parlare di adattamento. Adattarsi era considerato un lusso dell’occidente, poiché le misure necessarie per garantire l’adattamento e i relativi finanziamenti non erano alla portata dei paesi poveri. Copenhagen infatti può vantare il merito di aver istituito un fondo sul clima per i paesi in via di sviluppo.

Il significato del cambiamento climatico, tra i problemi che i paesi in via di sviluppo si trovano a dover affrontare, non deve però essere sopravvalutato. Pare quasi che tale tema stia cannibalizzando gli altri. La gente crede che, se tagliamo le emissioni, tutti gli altri problemi si dissolveranno magicamente. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Dobbiamo assicurarci che centinaia di milioni di bambini continuino ad essere vaccinati e che ricevano un’istruzione e non dobbiamo mettere a repentaglio la lotta contro l’erosione o altri problemi risolvibili in nome del cambiamento climatico.

Il modo migliore per salvaguardare il clima consiste nell’aiutare la gente ad uscire dalla povertà, in quanto questa piaga spinge le persone a ricorrere a soluzioni pericolose per l’ambiente. Per tale ragione credo sia molto importante indicare espressamente nella relazione che i fondi da stanziare per contrastare il cambiamento climatico e per favorirne l’adattamento non devono essere stornati da altri impegni comunitari nell’ambito degli aiuti allo sviluppo.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Questa relazione contiene alcuni punti positivi, come l’enfasi assegnata al debito ambientale dei paesi del nord nei confronti di quelli del sud e la richiesta di stanziare altri fondi a questo settore. Sostengo inoltre la richiesta non considerare la cancellazione del debito come parte integrante dell’assistenza ufficiale allo sviluppo.

Lo stesso vale per la richiesta di garantire un’equa distribuzione della ricchezza, il sostegno alle piccole imprese locali e le misure per favorire l’accesso alla terra, all’acqua e alle altre risorse della biodiversità. Tuttavia, è deprecabile che, avendo presentato siffatte proposte, la relazione sostenga gli accordi di partenariato economico, la tornata negoziale di Doha e tutti gli accordi dell’OMC. In altre parole sostiene principi che sono totalmente in contrasto tra loro. Pertanto mi sono astenuto.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea rimane la forza trainante per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) ed è anche al primo posto al mondo nell’erogazione di aiuti. Pertanto deve assumersi le proprie responsabilità e svolgere un ruolo di spicco nella riunione ad alto livello delle Nazioni Unite che si svolgerà a settembre del 2010. É assolutamente fondamentale raggiungere gli OSM, soprattutto l’eradicazione della povertà, per porre fine alla sofferenza di milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia, va osservato che ancora una volta, usando subdolamente la lotta contro la povertà come pretesto, è stato perpetrato un tentativo di includere surrettiziamente dei riferimenti a questioni estremamente sensibili, segnatamente le politiche in materia di aborto nei paesi in via di sviluppo, senza dare loro la visibilità che meritano.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Da tempo immemore ridurre la povertà è sempre stato uno dei principali obiettivi della politica per lo sviluppo. Negli ultimi decenni i risultati sono stati assai esigui. Anzi, le iniziative in questo ambito sono spesso andate nella direzione opposta. É del tutto preoccupante che in molti paesi i fondi dei paesi industrializzati siano stati usati per mantenere al potere i dittatori e la classe dirigente e per reprimere le masse. Anche i programmi contro la fame sarebbero stati usati per incrementare oltremodo la popolazione. Ad ogni modo, se vogliamo contrastare la povertà, dobbiamo prevenire le speculazioni sui prodotti alimentari e rivedere la politica per lo sviluppo.

Il micro credito è certamente un approccio valido per consentire un aiuto dall’interno. Dobbiamo inoltre considerare che i paesi che ricevono aiuti per lo sviluppo dovrebbero riaccogliere gli emigranti che sono entrati clandestinamente nei nostri paesi. Non riusciremo a centrare gli obiettivi prefissati finché non rivedremo radicalmente gli aiuti allo sviluppo. Pertanto ho votato contro la relazione.

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. (RO) Credo sia importante eliminare il paragrafo 22 dalla risoluzione che chiede all’Unione europea di mettere fine ai sussidi agricoli per l’esportazione. L’autore della relazione ed i colleghi che hanno sostenuto questa idea sanno bene che il problema non risiede nei sussidi – che in effetti sostengono la produzione in Europa nell’attuale periodo di crisi. Ad ogni modo, mi sono astenuto nel voto finale, poiché la relazione avrebbe dovuto essere più realistica, più pragmatica e meno ideologica.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La relazione non tiene conto del fatto che l’UE può fornire aiuti agli altri solo se dispone di solide fondamenta economiche. Quanto più velocemente l’Unione riuscirà a superare le conseguenze della crisi, tanto più riuscirà a concedere aiuti allo sviluppo sostenibile a lungo termine. La relazione sugli obiettivi di sviluppo del Millennio non presta sufficiente attenzione a questo fattore, pertanto ho votato contro.

 
  
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  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto.(PL) Tenendo conto degli obblighi degli Stati membri e della necessità di ottemperare al trattato di Lisbona, ho deciso di appoggiare la relazione sui progressi nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio: bilancio intermedio in vista della riunione di alto livello delle Nazioni Unite di settembre 2010. L’Unione europea, che è il principale donatore mondiale di aiuti allo sviluppo, dovrebbe attivarsi per conseguire le proprie priorità, come la riduzione e l’eradicazione della povertà. In proposito ci aspettiamo che il Consiglio europeo adotti una posizione comune in materia durante il vertice di giugno, ossia ad alcuni mesi dalla riunione di alto livello dell’ONU sulla valutazione dei progressi compiuti verso gli obiettivi di sviluppo del Millennio. Infatti i problemi dei paesi in via di sviluppo, come la povertà, la fame, la sanità e l’istruzione, devono essere contrastati in maniera coerente.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Sono lieto che oggi sia stata approvata la relazione Cashman sugli OSM. Finché garantiremo effettivamente gli aiuti allo sviluppo, salveremo delle vite umane e la povertà verrà sradicata. Nel settembre 2010 gli Stati membri delle Nazioni Unite si riuniranno a New York per discutere dei progressi compiuti verso il raggiungimento degli OSM e per concertare delle azioni da mettere in atto affinché questi obiettivi siano effettivamente conseguiti.

La relazione che abbiamo approvato oggi è un documento estremamente importante, in quanto contribuisce a definire una posizione comunitaria ambiziosa sulla questione prima dell’incontro di settembre e ad esercitare pressioni sugli Stati membri. Approvando il testo a grandissima maggioranza, i deputati al Parlamento europeo mandano un messaggio politico chiaro e trasversale ai capi di Stato e di governo prima del vertice previsto il 17 giugno a Bruxelles affinché l’Unione europea continui ad essere forte e pienamente impegnata verso il raggiungimento degli OSM, soprattutto nel contesto della presente crisi finanziaria.

 
  
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  Catherine Soullie (PPE), per iscritto. (FR) Questa relazione sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio si è trasformata in un documento che non condivido. Ho ritenuto importante votare contro la relazione Cashman dopo che, mediante il voto, è stato introdotto il secondo punto del paragrafo 42. La mancanza di chiarezza sull’idea che soggiace all’espressione “aborto sicuro” è stata impossibile da ignorare. L’aborto, benché necessario in alcune circostanze eccezionali, non deve essere considerato come un metodo di contraccezione. Oltretutto, come tutti gli interventi, comporta sempre un rischio. Non dobbiamo banalizzarlo. Lo sviluppo dipende in primis dal rispetto per la vita.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) Appare sempre più evidente che il mondo deve darsi più da fare se vuole conseguire gli obiettivi di sviluppo del Millennio. Sostengo pertanto la risoluzione sull’impegno dell’Unione per una politica più efficiente e più coerente al fine di dimezzare la povertà e la fame, garantire l’istruzione primaria universale, eliminare le disuguaglianze di genere e migliorare la situazione sanitaria di molte persone.

Vorrei che l’Europa adempisse alle proprie responsabilità, a partire dall’obiettivo dello 0,7 per cento. Ci vuole una politica per lo sviluppo più coerente. A causa dei sussidi agricoli che stanziamo agli agricoltori europei, gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo non riescono ad ottenere un prezzo giusto per i loro prodotti. Affinché la povertà sia consegnata al passato, bisogna cominciare dall’equità negli scambi.

Vorrei inoltre che fosse introdotta la tassa sulle transazioni valutarie e sui derivati e vorrei che il G20 e le Nazioni Unite formassero un quadro per mettere finalmente fine ai paradisi fiscali, all’evasione fiscale e ai flussi finanziari illeciti. É abbondantemente giunto il momento di infondere una maggiore trasparenza e di rendere obbligatoria la pubblicazione automatica dei profitti e delle imposte versate. Da lungo tempo sostengo l’introduzione del sistema contabile per paese, affinché i paesi in via di sviluppo possano tenere per sé le risorse ed usarle per il proprio sviluppo.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) L’obiettivo presentato nel programma degli obiettivi di sviluppo del Millennio è molto nobile e bisogna compiere ogni sforzo possibile per conseguirlo. La Lituania è un paese piccolo con un bilancio molto limitato per lo sviluppo bilaterale. Gli obiettivi globali sono complessi e talvolta irraggiungibili per noi. La maggior parte dei nostri aiuti bilaterali (circa il 50 per cento) va a paesi che rientrano nella politica europea di vicinato. Ciò non significa che ci preoccupiamo meno per i popoli africani o caraibici rispetto ai popoli più vicini a noi. Per la Lituania ed i paesi in una situazione simile, la cosa importante non è l’entità dei fondi, ma l’efficacia. Per quanto possibile, dobbiamo conseguire risultati ottimali con le risorse relativamente scarse di cui disponiamo e non sempre si può fare in paesi così lontani. Per noi è importante aiutare laddove possiamo, se non mediante i fondi, condividendo la nostra esperienza di integrazione e la ricerca, che potrebbe rivelarsi utile. La riduzione della povertà, in Lituania o nell’angolo più recondito dell’Africa, deve essere una delle nostre principali priorità. La lotta contro la corruzione e gli aiuti per i più poveri sono doveri morali e rientrano altresì negli interessi a lungo termine dell’UE. É stato registrato un aumento nel numero di persone che sono sotto-occupate o il cui posto di lavoro è a repentaglio, pertanto è importante riunire tutti i nostri sforzi per proteggere, prima di tutto, gli interessi dei gruppi più vulnerabili.

 
  
  

Proposta di decisione sull’istituzione ed il rafforzamento della delegazione presso la commissione parlamentare CARIFORUM-CE

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Il CARIFORUM-CE, che rappresenta un partenariato tra i paesi europei ed alcuni Stati caraibici, naturalmente merita sostegno. Lo sviluppo, la lotta contro la povertà, la democrazia, i diritti umani, la lotta contro le minacce alla pace, alla sicurezza e la stabilità costituiscono i presupposti per il rafforzamento della regione caraibica. Tuttavia, non ritengo utile istituire specificatamente a questo scopo una delegazione alla commissione parlamentare, specialmente se non potranno entrare a farvi parte deputati non allineati. Pertanto ho votato contro la proposta.

 
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