Presidente. − L'ordine del giorno reca la discussione sull'interrogazione orale alla Commissione sull'assistenza a lungo termine per le persone anziane, di Elizabeth Lynne, Pervenche Berès, a nome della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (O-0102/2010 - B7-0457/2010).
Elizabeth Lynne, autore. – (EN) Signora Presidente, la ragione per inserire questa interrogazione orale e la relativa risoluzione all’ordine del giorno è per tentare di raggiungere un codice di condotta di portata europea per l’assistenza a lungo termine per le persone anziane. Non sto parlando di una normativa, bensì di uno scambio di miglior prassi tra gli Stati membri.
Per troppo tempo il trattamento riservato alle persone anziane è stato inadeguato in molti settori. Dobbiamo innanzi tutto sapere è di quali dati è in possesso la Commissione riguardo alla prestazione di questo tipo di assistenza negli Stati membri. La Commissione crede di poter avere un ruolo nella diffusione delle migliori prassi?
Un’area fondamentale della quale mi occupo da parecchi anni è quella degli abusi sugli anziani, che possono assumere molte forme (fisica, mentale, emotiva e finanziaria). Prendete per esempio una donna di 93 anni che è stata per una settimana, una sola settimana, in una casa di cura per un ricovero di sollievo ed è tornata a casa completamente disidratata; ovviamente non era stato fatto nessuno sforzo per aiutarla a bere.
Questo non è un caso isolato. I casi di disidratazione e denutrizione sono molti, e sarebbe utile avere dati e cifre. La Commissione dispone di dati relativi al numero di morti attribuibili a disidratazione o denutrizione?
Altrettanto preoccupante, ovviamente, è l’uso sempre più frequente dell’ordine di non rianimare. Deve essere il medico curante, di concerto con il paziente, a decidere di inserire questa richiesta nella cartella clinica. Sono a conoscenza di casi in cui la decisione di rianimare o meno un paziente viene presa dalla casa di cura, o in cui viene imposto ai parenti di firmare il documento; si tratta di una prevaricazione del diritto di scelta dell’individuo.
Cosa sta facendo la Commissione riguardo l’uso del cosiddetto ordine di non rianimare? Non sto parlando di testamento, sto parlando dell’ordine di non rianimare. La Commissione conviene che questa pratica viola il diritto alla vita stabilito nell’articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali?
Sono lieta che l’Organizzazione mondiale della sanità abbia adottato una definizione ampia di abusi sugli anziani. A livello di Unione europea dobbiamo ora chiarire l’entità di questi abusi. Mi auguro che la Commissione prepari un Libro verde in merito agli abusi sugli anziani, al quel ha accennato anche lo stesso Commissario.
Anche l’eccessiva prescrizione di medicine, soprattutto farmaci anti-psicotici, è un abuso, poiché molto spesso i farmaci sono usati a beneficio del personale e non del paziente ospite della casa di risposo. Inoltre, di contro, a volte agli anziani vengano negate le cure mediche solo in base all’età. Questa è un’altra ragione per cui credo che sia necessario fare pressione sul Consiglio per una decisione sulla direttiva per il pari trattamento, volta ad eliminare la discriminazione nell’accesso a beni e servizi, tra i quali è inclusa anche l’assistenza sanitaria.
Ogni Stato membro deve impegnarsi per garantire agli anziani l’assistenza a domicilio, qualora lo desiderino, e per disciplinare i requisiti di qualifica per le persone che prestano tale assistenza, attraverso adeguati percorsi di formazione.
Molti Stati membri hanno operato dei tagli nella medicina geriatrica specialistica ed è necessario conoscerne le reali conseguenze sugli anziani. Non dobbiamo inoltre dimenticare il sostegno e il riconoscimento che spetta agli operatori non professionali; molto spesso sono loro a occuparsi dei propri parenti, giorno dopo giorno, con un’assistenza minima.
Per molti anni il settore dell’assistenza a lungo termine agli anziani è stato ignorato. Con questa interrogazione orale e con la relativa risoluzione, spero che potremo insieme cominciare a dare alla questione l’attenzione che merita. Molto spesso è difficile per gli anziani che hanno bisogno di assistenza a lungo termine far sentire la loro voce. Spetta a noi, lavorando con loro, fare in modo che le loro voci siano ascoltate e non dimenticate.
László Andor, membro della Commissione. – (EN) Signora Presidente, in vista dell’invecchiamento della società europea nei prossimi decenni, dobbiamo trovare il modo per assicurare alle persone anziane l’assistenza di qualità di cui hanno bisogno.
È questo il traguardo che si sono posti gli Stati membri negli obiettivi concordati a livello di Unione europea in materia di cure sanitarie e assistenza a lungo termine. Inoltre, le conclusioni del Consiglio del 30 novembre 2009 hanno sollecitato la Commissione a sviluppare un piano d’azione per ulteriori attività nel 2011, che promuova la dignità, la salute e la qualità di vita per le persone anziane. Sono lieto che le prossime Presidenze, comprese quella ungherese e polacca, intendano portare avanti questo impegno.
La Commissione ha già intrapreso una serie di iniziative per accelerare il lavoro sulla qualità dei servizi di assistenza a lungo termine, aumentare la conoscenza in questo settore e promuovere il dibattito a livello di Unione europea. Da tempo essa sostiene il lavoro sulla prestazione di assistenza a lungo termine come parte del metodo aperto di coordinamento nell’area della protezione sociale.
La Relazione congiunta sulla protezione sociale e l’inserimento sociale 2009 ha confermato l’importanza di affrontare il problema della carenza di forza lavoro nel settore dell’assistenza a lungo termine. Uno dei nostri principali obiettivi è identificare e divulgare le migliori prassi e la Commissione può fungere da catalizzatore del cambiamento e sostenere gli sforzi nazionali.
È al momento in preparazione un documento di lavoro del personale della Commissione sull’assistenza a lungo termine collegato alla promozione di un invecchiamento attivo, sano e dignitoso ed è prevista una comunicazione della Commissione nel 2011.
Ieri la Commissione ha adottato la proposta di proclamare il 2012 Anno europeo dell’invecchiamento attivo, che servirà da quadro per sensibilizzare, identificare e divulgare le buone prassi e, più importante, incoraggiare politici e attori a tutti i livelli a favorire l’invecchiamento attivo.
Lo scopo è invitare queste figure a impegnarsi in azioni e obiettivi specifici per il 2011, l’anno di preparazione, affinché sia possibile presentare risultati tangibili durante l’Anno europeo del 2012.
Vorrei ora parlare più concretamente delle persone. Avete giustamente fatto notare che, nella maggior parte degli Stati membri, il grosso del sostegno e dell’assistenza alle persone a carico è fornito dalla famiglia e dagli amici, e questa situazione rimarrà invariata ancora per i prossimi decenni. Ovunque è molto più probabile che siano le donne e non gli uomini a farsi carico dell’assistenza. Un riconoscimento inadeguato del ruolo di operatori non professionali e un sostegno insufficiente al loro contributo potrebbe portare al rischio di emarginazione sociale.
Per porre rimedio a questa situazione, molti Stati membri, insieme alle istituzioni europee, dovrebbero considerare una serie di azioni per valutare e certificare le qualifiche assistenziali, comprese quelle acquisite attraverso l’assistenza ai parenti a carico non autosufficienti e nella gestione famigliare, attività svolte prevalentemente da donne.
Il progresso dipenderà dall’impegno reale di numerosi attori. La Commissione favorisce con entusiasmo il lavoro in materia di assistenza portato avanti dai gruppi di interesse sull’invecchiamento e l’assistenza del Parlamento e dalle organizzazioni della società civile, quali AGE ed Eurocarers.
La Commissione non ha in progetto di istituire un Osservatorio sull’invecchiamento attivo, ma il reciproco apprendimento (che comprende anche questa tematica) è uno degli scopi dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo, per il quale verrà istituito un apposito sito web.
Voglio menzionare anche il contributo del programma Grundtvig per l’istruzione degli adulti, del programma di sanità pubblica e dell’Anno europeo del volontariato 2011.
Onorevole Lynne, lei ha giustamente sottolineato l’importanza delle questioni etiche come quelle inerenti all’ordine di non rianimare. Anche se la Commissione riconosce l’importanza della questione – ed io condivido in pieno la sostanza morale della sua domanda – a volte dobbiamo esprimerci in termini legalistici, e, in questo caso, dobbiamo affermare l’argomento è di competenza esclusiva degli Stati membri, con la quale non abbiamo modo di interferire, ai sensi della Carta dei diritti fondamentali.
La Commissione ha avviato una serie di iniziative di sensibilizzazione (compresa la grande conferenza tenuta il 17 marzo 2008) sulla questione degli abusi sugli anziani e per promuovere il dibattito a livello europeo sulle modalità di prevenzione.
Nel 2009 la Commissione ha dato corso a un progetto pilota che ha portato alla scelta di due progetti: un primo esamina le possibilità di controllare gli abusi sugli anziani attraverso la sanità pubblica e i sistemi di assistenza a lungo termine; il secondo cerca di mappare gli attuali approcci e programmi quadro delle politiche europee. Entrambi i progetti sono stati avviati nel 2009 e i risultati saranno presentati nell’autunno del prossimo anno.
La Commissione continua anche a cofinanziare una serie di azioni nell’ambito del programma Daphne e del programma di sanità pubblica.
La Commissione sostiene attivamente il lavoro del Comitato di protezione sociale svolge su un quadro volontario qualitativo per i servizi sociali, che dovrà essere sufficientemente flessibile da applicarsi in tutti gli Stati membri a livello nazionale, regionale e locale nonché a tutta una serie di servizi sociali.
Un settore primario nel quale si potrebbe applicare il quadro è la prestazione di assistenza a lungo termine, compito non facile nella vita di tutti i giorni. Purtroppo nella quotidianità le persone con grandi responsabilità di assistenza devono spesso, proprio per questo, abbandonare o ridurre le ore di lavoro retribuito. Questa situazione incide a sua volta sulle loro opportunità nel mercato del lavoro, sul reddito e sui loro futuri diritti pensionistici.
Il nostro impegno di lunga data con gli Stati membri per riconciliare vita famigliare e vita lavorativa ha sottolineato l’importanza di adeguare le condizioni lavorative delle persone che forniscono assistenza non professionale.
Altri incentivi per i cittadini a prestare assistenza non professionale possono essere collegati all’istituzione, da parte dei servizi sociali, di ricoveri di sollievo e di permessi per l’assistenza, garantendo diritti specifici nel quadro dei regimi della sicurezza sociale, quali il diritto alla pensione.
Come è stato suggerito, la povertà, l’accesso all’assistenza e la longevità possono essere questioni tra loro collegate. Abbiamo esaminato questi legami in una recente comunicazione sulle disuguaglianze sanitarie. I fatti confermano chiaramente che le differenze di reddito, di condizioni lavorative e di vita si riflettono sullo stato di salute medio a tutte le età.
Siamo però solo all’inizio in termini di politiche che spezzino o modifichino efficacemente i collegamenti tra gerarchia sociale e gerarchia dello stato di salute.
Richiediamo quindi maggiore consapevolezza e ricerca, nonché uno sviluppo più innovativo delle politiche. Dobbiamo promuovere un approccio di “salute in tutte le politiche”, che è una componente vitale di qualunque strategia di successo.
Csaba Sógor, a nome del gruppo PPE. – (HU) Il fenomeno dell’invecchiamento delle società europee è una sfida importante per ogni Stato membro. Alla luce del crescente numero di persone anziane, dobbiamo dare un’importanza sempre maggiore all’assistenza. Le tradizioni e la cultura dell’assistenza agli anziani sono diverse in ciascuna regione: negli Stati membri meridionali la convivenza di più generazioni risolve il problema all’interno della famiglia, mentre negli Stati settentrionali è più comune l’assistenza istituzionalizzata.
I costi di quest’ultima forma di assistenza, però, sono in crescita e la sostenibilità è messa sempre più a dura prova dalla situazione economica e dal crescente invecchiamento demografico. Nell’Europa centrale e orientale le organizzazioni non governative e le chiese sono spesso in grado di applicare con efficienza un certo tipo di procedure istituzionalizzate. Si tratta comunque di un fenomeno ancora raro e lo Stato non appoggia questa evoluzione nell’ambito del sistema di assistenza agli anziani.
Nel Regno Unito, il sistema di formazione istituito per gli immigrati ha risolto con successo il problema della disoccupazione di numerose donne disoccupate grazie all’inserimento nel settore dell’assistenza agli anziani. È ovvio che questa prassi può essere adottata con successo anche in altri Stati membri. Accolgo con favore la mozione per una risoluzione avanzata dalle onorevoli Berés e Lynne. Vorrei evidenziare la parte del testo che invita la Commissione a redigere un Libro verde basato sui modelli e sulle migliori prassi degli Stati membri, di modo che ogni paese possa attuare le misure più adeguate secondo i propri mezzi per escludere la possibilità di maltrattamenti e abusi sugli anziani.
Kinga Göncz, a nome del gruppo S&D. – (HU) L’aumento dell’aspettativa di vita in Europa non è solamente un buon risultato, ma è anche un’opportunità; possiamo certo andarne orgogliosi, ma rappresenta indubbiamente anche una sfida. È una sfida perché non sappiamo come assicurare un invecchiamento attivo in una società che invecchia; e non sappiamo nemmeno fino a che punto possiamo assicurare una partecipazione attiva nella società e un trattamento non discriminatorio per gli anziani. Siamo consapevoli che c’è ancora molto lavoro da fare in questo campo. Siamo in grado di aumentare il numero di anni trascorsi in buona salute? Fino a che punto possiamo fornire la sicurezza del reddito per gli anziani o l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita?
Forse l’Anno europeo per l’invecchiamento attivo contribuirà ad attirare un’attenzione maggiore su questo problema. È comunque inevitabile che arriverà il momento in cui gli anziani avranno bisogno di servizi sanitari e sociali e avranno meno potere di auto-rappresentanza, aumentando così la nostra responsabilità di assicurare loro l’accesso ai servizi di qualità. È particolarmente importante che servizi adeguati siano disponibili per i ceti meno abbienti, per gli anziani poveri e per quelli che necessitano di assistenza infermieristica continua, sia questa a domicilio o in istituti di cura. Vi sono poi alcuni ambiti specifici per i quali richiediamo l’assistenza della Commissione: in primo luogo abbiamo bisogno di alcuni dati fondamentali su quali sono i bisogni e su chi necessita di assistenza. Un’attenzione particolare va prestata alle persone più vulnerabili; abbiamo bisogno di meccanismi di controllo e l’individuazione delle migliori prassi rientra nelle norme minime.
Jean Lambert, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signora Presidente, vorrei ringraziare di cuore l’onorevole Lynne per l’opportunità che ci ha dato di discutere questo argomento stasera e concordo con la maggior parte delle affermazioni del Commissario; trovo le sue parole decisamente incoraggianti da diversi punti di vista..
Vi sarete resi conto, immagino, che parecchie delle nostre domande riguardano la vulnerabilità degli anziani e siamo fortemente convinti dell’importanza cruciale che riveste il fatto che le persone si sentano al sicuro con chi li assiste.
Pur comprendendo la vostra posizione riguardo al problema delle sfere di competenza degli Stati membri, il metodo di coordinamento aperto esiste per aiutare gli Stati membri a collaborare su una materia, pur non essendo di competenza dell’Unione europea, è comunque di importanza comune.
Ritengo che certe questioni, anche riguardo all’assistenza di base, all’alimentazione ecc., siano molto importanti in questo ambito. Mi chiedo anche quali altri passi possa intraprendere la Commissione per persuadere gli Stati membri del rapporto costo/benefici del sostegno agli operatori non professionali. Le cifre del Regno Unito testimoniano il risparmio di miliardi di euro che questa forma di assistenza rappresenta per la nostra economia, perché viene fornita da amici intimi o parenti anziché dallo Stato. Le cifre dimostrano anche che vale la pena investire, ad esempio, nelle indennità per una badante e in meccanismi di supporto per i badanti, piuttosto che avere persone sfinite, isolate e con problemi mentali, il tutto per aver prestato assistenza per ore senza un sostegno alle spalle.
Mi interessa anche la discussione in merito alle possibilità di migliorare le qualifiche degli assistenti; parte della questione, naturalmente, è legata al fatto che non solo si tratta di donne, ma spesso di donne immigrate ed è necessario un particolare tipo particolare. La nostra risoluzione parla però anche della necessità di contratti che stabiliscano almeno un reddito minimo, un salario minimo. Attendo i vostri commenti al riguardo.
Dimitar Stoyanov (NI). – (BG) Vi ringrazio. La mia bisnonna ha 69 anni, e io sono vissuto a lungo con lei. So quindi per esperienza personale che il miglior modo per assistere gli anziani è assicurarci che siano in grado di badare a se stessi il più possibile; tuttavia, anche chi ha una buona forma fisica e mentale si trova ad affrontare un arduo compito proprio alla luce dell’età. Il partito Attack ha sollevato la questione durante la precedente legislatura e lo farà anche in futuro.
La pensione media in Bulgaria è di 100 euro; cento euro al mese, onorevoli colleghi. I pensionati devono usare questi soldi per comprare le medicine, pagare i conti e, di solito come ultima cosa, comprare da mangiare. La ragione di questo stato di cose è l’enorme atto di rapina commesso nei confronti del mio paese dagli ultimi tre governi, che porta il nome di “privatizzazione di massa”. Questo abuso, peraltro, è stato portato a termine sotto l’occhio compiacente delle istituzioni europee e del Fondo monetario internazionale. Capitali di miliardi di euro sono stati rubati alla Bulgaria e non c’è quindi da stupirsi se il mio paese abbia le pensioni più basse nell’Unione europea. Questa tragica situazione deve servirvi da esempio quando vi chiedete come faremo ad assistere gli anziani.
Thomas Mann (PPE). – (DE) Signora Presidente, la Commissione ha appena dichiarato il 2012 l’Anno dell’invecchiamento attivo, ottemperando in questo modo a una richiesta della commissione per l’occupazione e gli affari sociali e alla relazione sull’equità intergenerazionale. Congratulazioni! Questo importante messaggio arriva proprio al momento giusto.
Il numero di persone al sopra degli 80 anni, ancora in buona salute fisica e mentale, è in aumento. Nel periodo tra il 2010 e il 2030 si prevede un aumento di almeno il 60 per cento. Nell’interrogazione presentata dalla nostra commissione, invitiamo la Commissione ad analizzare gli effetti positivi e negativi nel settore dell’assistenza agli anziani e a proporre delle conclusioni.
Sappiamo che sempre più famiglie non sono in grado di affrontare da soli l’assistenza ai loro parenti. I badanti sono scarsi. Non è però positivo che personale competente e specializzato venga sostituito da personale sotto pagato, con conoscenze di base ottenute in fretta. In molti casi, questa è l’unica assistenza possibile.
In qualità di relatore sulla sfida demografica e la solidarietà tra le generazioni, ho sollecitato gli Stati membri a istituire un sistema di controllo trasparente e sostenibile. La dignità di chi ha bisogno di assistenza deve essere tutelata. Abbiamo bisogno di un Codice di condotta europeo che stabilisca i requisiti e i risultati minimi dei servizi per la fornitura di assistenza a lungo termine. Indipendentemente dal reddito, dall’età, dalla condizione sociale o del rischio sanitario, la gente deve ricevere un’assistenza di buona qualità e a un prezzo contenuto.
Gli anziani non sono un peso. Le loro esperienze e le loro conquiste hanno plasmato la nostra società. Non dobbiamo lasciarli soli ad affrontare i loro problemi. Abbiamo tempo fino al 2012 per creare una serie di prerequisiti che permettano alla politica, ai media e all’opinione pubblica di impegnarsi intensamente nella questione dell’invecchiamento attivo. A questo proposito spetta alle parti direttamente interessate dire la loro. Dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento a favore di una forma di assistenza sostenibile, costantemente incentrata sulle persone e non solo sui costi.
Sylvana Rapti (S&D). – (EL) Signora Presidente, quando in quest’Aula parliamo delle persone anziane forse ci dimentichiamo di mettere in conto che, a un certo punto, anche noi potremo trovarci nella loro stessa situazione e arrivare all’età di 80, 90 o anche 100 anni. Non abbiamo mai provato ad immaginare come vorremmo essere trattati allora? Gli anziani di oggi ci hanno messi al mondo, ci hanno dato la civiltà, costituiscono il nostro “bene personale”.
L’assistenza a lungo termine per gli anziani non ha solo una dimensione morale e sociale, ma ha anche un aspetto economico, perché l’assistenza di cui ha bisogno ogni persona anziana comporta una riduzione della produttività dei membri della loro famiglia che lavorano. Se però introduciamo un programma di assistenza, saremo in grado di creare anche dei posti di lavoro. Dobbiamo pensare a tutto questo, signor Commissario, e mettere gli Stati membri sulla strada giusta.
Per concludere, vorrei ringraziare gli interpreti e i traduttori che ci permettono di esprimere le nostre opinioni anche oltre la mezzanotte.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D). – (RO) Secondo recenti statistiche, nell’Unione europea il numero di persone di 65 anni o oltre aumenterà del 70 per cento entro il 2050, mentre il numero delle persone oltre gli 80 anni aumenterà del 170 per cento.
Questo significa che nel 2060 la percentuale di cittadini oltre i 65 anni nell’Unione europea a 27 raggiungerà il 30 per cento.
L’Unione europea deve trovare delle soluzioni per andare incontro alla sempre maggiore richiesta di assistenza sanitaria, per adattare i sistemi sanitari ai bisogni di una popolazione che invecchia e mantenere la loro operatività a fronte della crescente scarsità di manodopera.
La Commissione, gli Stati membri e in particolare le autorità locali devono trovare le modalità per adattare le abitazioni, i mezzi di trasporto pubblici e anche settori come il turismo, per andare incontro alle specifiche esigenze delle persone anziane.
Accolgo con favore l’adozione del Regolamento europeo sui diritti dei passeggeri, soprattutto quelli con mobilità ridotta, perché è in questa condizione che si trovano molte persone anziane che viaggiano in aereo, in treno o in nave.
Miroslav Mikolášik (PPE). – (SK) Una delle attuali sfide per la società europea è l’evoluzione demografica, che sta mettendo sempre più sotto pressione i bilanci statali. Una via di uscita a mio parere è l’introduzione di politiche innovative e sostenibili sulla prestazione di un’adeguata assistenza a lungo termine in uno spirito di solidarietà intergenerazionale, l’eliminazione della discriminazione basata sull’età e una completa integrazione sociale anche in età avanzata.
A mio parere è importante che ai badanti che assistono le persone anziane vengano accordati benefici legalmente applicabili o, se del caso, una remunerazione finanziaria, in uno spirito di solidarietà e di apprezzamento per il loro impegno e spirito di sacrificio. Per questa ragione vorrei porre l’accento sulla condivisione delle migliori prassi e delle esperienze tra gli Stati membri in questo ambito.
Per concludere, vorrei aggiungere che, come medico, non condivido assolutamente i cosiddetti ordini di non rianimare sulla base dell’età avanzata. Considero un simile approccio una grossolana violazione del fondamentale diritto umano alla vita.
Anna Záborská (PPE). – (SK) Gli autori hanno posto 10 interrogazioni alla Commissione europea, ma la solidarietà tra generazioni è menzionata solo in una, la terzultima. Per una piena comprensione del problema, vorrei aggiungere alcune domande.
Qualche istante fa si parlava di come la Commissione europea possa influire sugli Stati membri. Perché la Commissione non suggerisce agli Stati membri di attribuire un valore all’assistenza fornita dai membri della famiglia agli anziani non autosufficienti? Perché, se un membro della famiglia assiste un anziano, quel familiare non riceve una retribuzione e non gli si fornisce una copertura sanitaria e di sicurezza sociale, mettendolo in grado di tornare al suo posto di lavoro quando il periodo di assistenza finisce, come avviene per le donne in congedo di maternità? Perché gli uomini e le donne che dimostrano solidarietà intergenerazionale nella nostra società sono discriminati?
Se cercassimo di eliminare questa discriminazione all’interno dell’Unione europea, avremmo un numero molto maggiore di cittadini più felici e soddisfatti.
Seán Kelly (PPE). – (EN) Signora Presidente, la discussione di questo argomento giunge in un momento molto opportuno, perché ci troviamo di fronte a un grosso problema. Vorrei ringraziare l’onorevole Lynne per aver evidenziato in particolare i problemi esistenti in questa cosiddetta società civile per quanto riguarda gli abusi sugli anziani. Anche la Commissione ha dato un contributo a tutto campo, delineando i traguardi, le sfide e le soluzioni.
In primo luogo, ritengo che dovremmo vedere questa discussione come un’opportunità per permettere alla gente di lavorare oltre l’attuale età lavorativa e di viaggiare e contribuire al turismo fuori stagione. Poi, naturalmente, dobbiamo affrontare la sfida di assistere le persone a casa il più a lungo possibile e, solo in seguito, un istituto di cura. Le disposizioni finanziarie, però, non sono ancora state calcolate e abbiamo ancora molto lavoro da fare se vogliamo raggiungere un’adeguata assistenza agli anziani nei prossimi anni.
László Andor, membro della Commissione – (EN) Signora Presidente, onorevoli deputati, vorrei iniziare ripetendo quanto è stato detto all’inizio della discussione riguardo alla diversità dell’Europa.
Abbiamo 27 Stati membri con condizioni sociali e materiali diverse e questa è la ragione principale per cui la Commissione lavora ora a un quadro di qualità e non a qualcosa di più forte in termini di normativa. Crediamo che questa sia la strada giusta da seguire e ne valuteremo la validità insieme al Parlamento, con il quale nell’ultimo periodo abbiamo discusso ripetutamente di questi argomenti.
Un punto chiave sul quale credo che si possano tirare delle conclusioni è il legame tra l’assistenza a lungo termine e il nostro programma per l’occupazione; l’assistenza a lungo termine potrebbe essere un’opportunità per la creazione di posti di lavoro, ma implica anche il difficile compito di includerla nel nostro programma delle qualifiche e di scoprire come migliorare nella formazione e nello sviluppo di un gruppo di professionisti dell’assistenza in grado di fornire prestazioni professionali in questo settore.
Formalizzare questi servizi rappresenta un problema ancora aperto, perché, come si è detto, molto del lavoro che viene svolto è informale, l’assistenza viene prestata da parenti e all’interno delle famiglie. Disciplinare la situazione, aumentare gli standard o richiedere determinate condizioni nel quadro delle famiglie e dei parenti è chiaramente un problema cruciale. Nel contempo, formalizzare questi servizi e questo lavoro graverebbe sui costi sollevando problemi fiscali, e potremmo facilmente trovarci in un vicolo cieco sotto altri punti di vista.
Non esiste dunque una facile risposta, ma vi sono effettivamente motivazioni inconfutabili per migliorare le condizioni di quanti hanno bisogno di questi servizi e dipendono dall’assistenza a lungo termine, nonché per riconoscere quanti prestano assistenza. Possiamo però certamente raccogliere e diffondere le migliori prassi, usando per esempio il metodo di coordinamento aperto.
A quest’ora tarda posso dire che, tra poche ore, incontrerò alcuni ministri del governo belga a Liegi per una conferenza sulle pensioni. Sarà un’ottima opportunità per trasmettere le parole del Parlamento sulla questione, collegandole al nostro lavoro sulle pensioni, perché questi argomenti sono chiaramente interconnessi in termini sia di previdenza sociale in generale sia di un reddito adeguato per gli anziani.
Abbiamo un piano a più lungo termine per proseguire il nostro lavoro sulle pensioni con un serio sforzo sulla demografia. Le prossime Presidenze, ungherese e polacca, sono ugualmente interessate all’argomento e stiamo esplorando il giusto quadro per ottenere risultati tangibili. A questo lavoro seguirà l’Anno europeo per l’invecchiamento attivo che non riguarda solo l’occupazione – e decisamente non solo l’allungamento dell’età pensionabile – ma anche un maggiore impegno nella tutela della salute e nel miglioramento dell’apprendimento e dell’insegnamento permanenti, delle opportunità e delle istituzioni al fine di innalzare la qualità della vita.
Si tratta fondamentalmente di un quadro che ci consentirà di portare avanti il nostro lavoro. Sarà un percorso pieno di sfide, ma con l’impegno etico che tutti condividiamo, potremo ottenere buoni risultati
Elizabeth Lynne, autore. – (EN) Signora Presidente, desidero ringraziare quanto sono intervenuti e il Commissario, per le sue parole di questa sera. Sono state di grande utilità. Da questa discussione è emersa l’importanza di avere un codice di condotta, come da me richiesto nell’interrogazione orale e nella risoluzione, e al quale hanno fatto riferimento l’onorevole Mann e altri onorevoli colleghi.
Come già detto, non parliamo di una normativa. L’esempio della Bulgaria, di chi vive con 100 euro al mese e deve pagarsi l’assistenza a lungo termine, è solo una delle ragioni alla base della necessità di disporre di un codice di condotta, affinché gli Stati membri possano conformarsi a una serie di requisiti minimi.
Lo stesso vale per l’ordine di non rianimare. Non sto dicendo che tutti gli Stati membri devono applicare lo stesso genere di normativa, ma che dovremmo effettivamente disporre di una serie di parametri che permettano alla gente di raggiungere le migliori prassi. È proprio in questo ambito che la Commissione può fare molto per aiutarci a elencare le migliori prassi acquisite dai differenti Stati membri.
Ancora grazie, Commissario, e grazie anche agli interpreti che sono rimasti oltre le 24.00.
Presidente. − Comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione(1) conformemente all'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento.
La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà giovedì 9 settembre 2010.
Anch'io mi associo ai ringraziamenti agli interpreti.