Presidente. – L'ordine del giorno reca la discussione sull'interrogazione orale (O-0097/2010 - B7-0456/2010) alla Commissione, degli onorevoli de Lange e Deß a nome del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) e degli onorevoli Berman e Leinen a nome dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo sul settore europeo della fecola di patate dopo il 2012.
Esther de Lange, autore. – (NL) Signor Presidente, signor Commissario, i due gruppi maggiormente rappresentati in seno a quest’Assemblea, vale a dire il Partito popolare Europeo (Democratico cristiano) e l’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, hanno preso insieme l’iniziativa di organizzare con lei, con la Commissione europea, la discussione odierna sul futuro del settore della fecola di patate in Europa. La crisi finanziaria ne ha messo a repentaglio il futuro a tal punto che il comparto rischia di scomparire dalla faccia del nostro continente. Il settore, tuttavia, potrebbe svolgere un ruolo importante nel conseguimento degli obiettivi adottati nel quadro della strategia Europa 2020. Come lei sa, signor Commissario, nel contesto della valutazione dello stato di salute della PAC, parte dei pagamenti attualmente destinati al settore continuano a essere accoppiati, mentre altri sono già disaccoppiati. Il regime descritto terminerà poi nel 2012, quando tutti i pagamenti saranno disaccoppiati. Voglio essere chiara al proposito: sono d’accordo con questo processo, ma le circostanze attuali ci impongono di adottare il giusto approccio. Se vorrà sopravvivere e competere con gli altri settori della fecola dopo il completo disaccoppiamento dei pagamenti, il settore dell’amido di patate dovrà essere in grado di sfruttare nuovi mercati. Le possibilità non mancano, in particolare in quell’economia biologica che è senza dubbio uno dei punti di forza della strategia Europa 2020. Basti pensare, per esempio, alla produzione di plastica a partire dalla fecola di patate invece che dal petrolio, o agli elementi chimici per l’industria. Purtroppo, però, la crisi finanziaria ha messo a repentaglio la fase di preparazione a una tale transizione e l’individuazione di nuovi mercati, a causa dell’inevitabile mancanza di investimenti e innovazione. Nel 2012, quindi, il settore rischia di collassare, perdendo così, stando alle stime, fino al 40 per cento del suo mercato nell’Unione europea. Parliamo di 6 000 posti di lavoro nel settore e almeno altrettanti nell’indotto, ma anche dei 15 000 agricoltori che riforniscono l’industria e che subirebbero in prima persona le conseguenze di un tale tracollo. Lo scenario descritto non minaccia solo la mia regione, l’Olanda settentrionale, ma anche altri paesi, quali la Danimarca, la Germania, la Polonia e la Francia. Ecco perché, signor Commissario, stasera lanciamo l’allarme e chiediamo alla Commissione di garantire al settore della fecola di patate un atterraggio morbido, anziché un drastico tracollo.
Al Commissario rivolgo le seguenti domande: la Commissione è disposta ad adottare provvedimenti temporanei, magari della durata di due anni ed entro i limiti del bilancio, attingendo ai fondi destinati alla fecola di patate ma rimasti inutilizzati e ai fondi agricoli? La Commissione è disposta, per esempio, a istituire un fondo volontario di ristrutturazione rivolto ai produttori che riducono la produzione di loro spontanea volontà?
Signor Commissario, concludo ricordando quella che, ovviamente, è la questione fondamentale che si cela dietro la discussione odierna: la Commissione conviene che il settore della fecola di patate possa svolgere un ruolo importante in un’economia biologica e che sarebbe, dunque, opportuno offrire un sostegno temporaneo affinché si possa compiere una transizione positiva?
Thijs Berman, autore. – (NL) Signor Presidente, l’industria della fecola di patate rischia di subire un colpo troppo duro nel 2012, quando, dopo decenni di dipendenza da sussidi già di per sé dannosi, si aprirà una nuova era. Solo nell’Olanda settentrionale, una regione vulnerabile sotto il profilo economico che non offre molte alternative occupazionali, rischiano di andare perse migliaia di posti di lavoro. Le persone interessate, tuttavia, a Groninga come altrove, vogliono continuare a vivere e a lavorare nella loro regione. Una distribuzione equilibrata dei posti di lavoro è importante in tutte le regioni europee, anche nella ricca Europa settentrionale. Sono, quindi, necessarie norme transitorie ed spetta all’Unione europea introdurle. Questo non significa aumentare le spese: a causa dei raccolti deludenti degli ultimi anni, i fondi stanziati per il settore per quel periodo sono ancora in parte disponibili. Inoltre, si può fare qualche aggiustamento al bilancio agricolo. Naturalmente i sussidi destinati alla fecola di patate devono cessare nel 2012, nessuno lo mette in dubbio e il settore stesso si è ormai rassegnato. Detto questo, dobbiamo assolutamente garantire la sopravvivenza di un settore centrale nelle nostre comunità rurali, che offre un’alternativa ai produttori di petrolio e che ben presto si rivelerà, quindi, indispensabile.
John Dalli, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, vi ringrazio per le domande che avete voluto porre sul futuro del settore della fecola di patate. La Commissione è lieta di esprimere la propria opinione in merito.
La riforma del settore della fecola di patate è stata condotta nel quadro della cosiddetta valutazione dello stato di salute della PAC. Solo su richiesta del settore stesso il Consiglio ha deciso di far coincidere il disaccoppiamento di tutti gli aiuti con la fine del sistema delle quote, mentre la Commissione aveva proposto un approccio più graduale che prevedeva l’introduzione del disaccoppiamento in due fasi. La principale argomentazione addotta dal settore era che la proroga concessa prima del disaccoppiamento avrebbe permesso ai produttori di fecola di patate di prepararsi a un mercato senza quote e senza aiuti alla trasformazione.
È difficile soddisfare la richiesta di istituire un fondo di ristrutturazione simile a quello creato per il settore saccarifero entro i limiti del bilancio stanziato per la fecola di patate. Anche se tutti gli attuali beneficiari, ivi compresi i coltivatori di patate da fecola, accettassero di rinunciare agli aiuti accoppiati a loro destinati per istituire un fondo di ristrutturazione volto a finanziare lo smantellamento degli impianti usati per la produzione di fecola di patate, è improbabile che il bilancio a disposizione rappresenterebbe un incentivo sufficiente.
Nel contesto del quadro giuridico attuale, inoltre, l’istituzione di un fondo di ristrutturazione richiederebbe l’approvazione di un regolamento che potrebbe entrare in vigore al più presto il 1° luglio 2011. La ristrutturazione dovrebbe quindi realizzarsi nel giro di un solo anno e attraverso un bilancio molto limitato, insufficiente per far fronte a un eccesso di capacità che, secondo i rappresentanti del settore, potrebbe costituire fino al 40 per cento della capacità produttiva totale.
Come dicevo in precedenza, tornare indietro rispetto alle decisioni prese nel contesto della valutazione dello stato di salute non è un’alternativa valida. Al momento, stiamo discutendo del futuro della PAC per il post 2013 con l’obiettivo di definire una Politica agricola comune forte, efficiente ed equilibrata per tutto il settore agricolo. Il settore della fecola di patate, così come tutti gli altri settori, può prendere parte a tale dibattito.
Peter Jahr, a nome del gruppo PPE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto agli agricoltori nell'ambito della politica agricola comune ha modificato le norme europee che disciplinano il regime del pagamento unico e ha disposto un ulteriore disaccoppiamento del sostegno finanziario precedentemente legato alla produzione.
Nel settore della fecola di patate, due sono al momento i premi legati alla produzione: l’aiuto alla produzione destinato ai coltivatori di patate da fecola, ovvero i pagamenti agli agricoltori, e il premio per la fecola di patate, ovvero i pagamenti alle imprese e all’industria. A seguito delle modifiche apportate alla legislazione europea, al più tardi entro il 2012 entrambi i premi saranno disaccoppiati dalla produzione e soggetti alle norme che disciplinano il regime del pagamento unico. Gli aiuti alla produzione di cui beneficiano i coltivatori potrebbero essere disaccoppiati già a partire dal 2010, a seconda delle decisioni degli Stati membri. In sostanza, il settore della fecola di patate gode attualmente di un sostegno legato alla produzione concesso nel quadro di un sistema globale di organizzazione del mercato europeo, ma, a seguito delle decisioni prese nel quadro della valutazione dello stato di salute della PAC, il ricorso a tali strumenti di gestione di mercato dovrà terminare al più tardi dal 2012.
Le decisioni prese comporteranno un cambiamento considerevole nel settore in questione. Solo il futuro ci dirà se, una volta soggetta alle nuove disposizioni, la coltivazione delle patate da fecola continuerà a essere competitiva. Nonostante non ci sia alternativa a un approccio che si fondi maggiormente sul mercato e a una riduzione dell’intervento pubblico, dovremmo comunque pensare a periodi di transizione che possano accompagnare il cambiamento. Dovremmo, inoltre, aiutare i coltivatori di patate da fecola che vogliono portare avanti la loro attività a essere più competitivi e a trovare nuovi mercati e nuovi sbocchi. Al contempo, dovremmo anche aiutare quegli agricoltori che invece vogliono abbandonare tale coltura a trovare un’alternativa.
La cosa più importante è che la Commissione prenda una decisione al più presto e si esprima in modo chiaro sulla questione. Nel mondo delle imprese, una buona decisione è sempre una buona notizia e una cattiva decisione è sempre una sfida, ma la situazione peggiore si presenta quando non viene presa alcuna decisione. La mancanza di decisione significa stallo e per le imprese uno stallo può anche essere fatale. Ancora una volta chiedo, dunque, al Commissario di riflettere sulla situazione e di trovare soluzioni e alternative adeguate, nell’interesse dei nostri agricoltori.
Jan Mulder, a nome del gruppo ALDE. – (NL) Signor Presidente, se vivessimo in un mondo ideale, le cose andrebbero esattamente come avevamo previsto al momento della valutazione dello stato di salute della PAC. Purtroppo, non è stato così per il settore della fecola di patate. Se nel contesto della situazione attuale decidessimo di portare avanti i nostri piani così come li avevamo concepiti, moltissime imprese fallirebbero a causa di prezzi troppo bassi. La vera domanda che dobbiamo porci è se ne vale davvero la pena. Non credo. Il settore europeo della fecola di patate è un settore speciale, la biochimica ha fatto grandi progressi e ha sviluppato una vasta gamma di nuovi prodotti. A mio giudizio, non dovremmo essere noi a fermare tale processo.
Le risposte date dalla Commissione non mi fanno molto ben sperare. Vorrei chiedere alla Commissione di studiare nuovamente la situazione al fine di avviare un dialogo serrato con il settore. Come molti di voi, anch’io chiedo un atterraggio morbido. E dobbiamo garantire che l’atterraggio sia morbido proprio perché il settore della fecola di patate è un settore speciale e deve sopravvivere. A tale scopo, la Commissione dovrà adottare provvedimenti speciali.
Janusz Wojciechowski, a nome del gruppo ECR. – (PL) Durante la scorsa legislatura, per due volte sono stato relatore per il regolamento che stabilisce le quote per la fecola. Allora ho avuto modo di incontrare più volte i rappresentanti del settore e ho cercato di assecondare quei paesi che erano insoddisfatti a causa di quote troppo basse. Abbiamo, inoltre, compreso che il settore non era affatto equilibrato e che non avremmo dovuto interferire, per evitare che l’intero settore si confrontasse con gravi problemi. Oggi ci sentiamo dire che il comparto è in pericolo e rischia di scomparire del tutto, e io temo sinceramente che ciò possa accadere. Con tristezza rivedo i problemi che hanno attanagliato, a loro volta, altri grandi settori: i problemi del settore lattiero-caseario, la scomparsa pressoché assoluta dell’industria della produzione di tabacco e, prima ancora, la riforma del settore saccarifero che si è risolta in conseguenze disastrose per gli agricoltori. E ora le stesse difficoltà nel settore della fecola di patate. È ora di considerare un’inversione di rotta nella politica agricola dell’Unione europea, una rotta tracciata in condizioni leggermente differenti rispetto a quelle odierne. Dubito che i principi seguiti finora possano essere ancora attuali.
Jarosław Kalinowski (PPE). – (PL) Signor Presidente, per molti anni la mia azienda agricola ha prodotto fecola di patate e come me decine di migliaia di agricoltori nell’Unione europea; tutti temiamo che l’abolizione delle quote e degli aiuti alla produzione, sia ai produttori sia all’industria di trasformazione, possa risultare in un drastico peggioramento della situazione economica del settore nel 2013. In tale contesto, sono quindi favorevole al mantenimento del sistema delle quote per la produzione di fecola di patate, del prezzo minimo garantito e degli altri pagamenti destinati agli agricoltori. L’eventuale abolizione di questi strumenti deve essere accompagnata, allora, da misure che garantiscano un adeguato sostegno alla ristrutturazione. Il riferimento alla riforma del mercato saccarifero, portato dal Commissario Dalli, è purtroppo infelice, dal momento che la riforma in questione si è rivelata un disastro per l’Europa e, in pratica, ha finito per andare a beneficio solo dei grandi proprietari terrieri dell’America latina. Non è questa la strada da seguire, signor Commissario. Abbiamo ancora tempo per far prevalere il buon senso.
Elisabeth Köstinger (PPE). – (DE) Signor Presidente, il 20 per cento delle emissioni di gas a effetto serra in meno, il 20 per cento del fabbisogno energetico coperto dalle fonti di energia rinnovabili e il 10 per cento dei carburanti prodotti a partire da queste stesse fonti: ecco gli ambiziosi obiettivi stabiliti dall’Unione europea al fine di combattere il cambiamento climatico e di assicurarsi l’indipendenza nell’approvvigionamento energetico.
Rimane, tuttavia, irrisolta la questione di come conseguire tali obiettivi. Soprattutto se quei settori che possono contribuire positivamente vengono abbandonati al loro destino. L’agricoltura, per esempio, può contribuire, e contribuirà, al raggiungimento degli obiettivi stabiliti per il 2020. In alcuni settori agricoli, tuttavia, si sta progressivamente abbandonando la politica di gestione del mercato. La valutazione dello stato di salute della PAC comporterà nel settore della fecola di patate una serie di cambiamenti che si tradurranno in una riduzione significativa della produzione. La progressiva abolizione del sistema delle quote e del prezzo minimo ha messo il settore sotto una fortissima pressione. Sta a noi garantire che un morbido atterraggio.
Dobbiamo lanciare un appello alla Commissione affinché identifichi quali misure possono rendere sicura la produzione di patate da fecola, in particolare nelle regioni in cui mancano le alternative. I prodotti derivanti dalla fecola di patate saranno, infatti, di fondamentale importanza in futuro.
Seán Kelly (PPE). – (EN) Signor Presidente, se è vero che il mattino ha l’oro in bocca, ai ritardatari non resta che usare la procedura catch the eye. La ringrazio, quindi, per avermi dato la parola.
A noi irlandesi, la coltivazione delle patate sta molto a cuore, perché prima della grande carestia era così che si sfamava la popolazione. La peronospora della patata diffusasi nel 1847 costò la vita a quattro degli otto milioni di abitanti del paese. Da allora, nessun pasto può essere considerato completo se non è accompagnato da una patata, o da una spud come la chiamiamo in Irlanda. Qualsiasi minaccia al futuro dei coltivatori di patate, quindi, farebbe correre un brivido lungo la schiena degli irlandesi.
I colleghi hanno parlato, e mi sento di condividere le loro preoccupazioni, del futuro dell’industria della patata. Come ha ricordato il Commissario, inoltre, nell’ambito della riforma del finanziamento della PAC per il post 2013 tale settore dovrà godere di particolare attenzione. Mi trovo d’accordo.
In conclusione, signor Presidente, la ringrazio per come ha presieduto la sessione di stasera. Se non fossi contrario alla clonazione, farei un pensierino sul clonare proprio lei!
John Dalli, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare l’Assemblea per questo dibattito così interessante. Sono d’accordo, il settore della fecola di patate può svolgere un ruolo importante nello sviluppo, in futuro, della bioplastica e di altri prodotti chimici verdi. Comprendo, inoltre, il timore che l’abolizione degli aiuti disaccoppiati e del sistema delle quote possa causare ai produttori di fecola di patate alcuni problemi in fase di adattamento. In ogni caso, dobbiamo tenere in debita considerazione il quadro di bilancio in cui ci muoviamo, nonché il contesto giuridico e lo scadenzario.
La Direzione Generale per l’Agricoltura riceverà a breve uno studio di valutazione del settore dell’amido di patate e di cereali nell’Unione europea. Nel frattempo, sono in corso le discussioni sul futuro della PAC post 2013 e sono convinto che in tale contesto potremo trovare una soluzione migliore, più efficiente e più sostenibile rispetto a qualsiasi altra soluzione che sia il risultato dell’adozione di misure ad hoc nel quadro attuale.
Esther de Lange, autore. – (NL) Signor Presidente, vorrei fare tre commenti. Il primo è rivolto all’onorevole Kelly e al sincero appello che ha lanciato a sostegno dell’industria della patata. Le patate di cui stiamo parlando sono leggermente diverse rispetto a quelle servite sulla sua tavola, trattandosi infatti di patate da fecola. Ovviamente, però, le due problematiche sono intimamente legate, dal momento che mentre il settore della patata da fecola rischia di collassare, la produzione di patate da consumo aumenta, causando problemi sul mercato.
Il secondo commento è, invece, rivolto al Commissario, che continua a dirci che il sistema non funzionerà, ma che il settore delle patate da fecola ha avanzato alcune proposte volte a trovare una soluzione. Il nostro messaggio è il seguente: per favore, si assicuri che tali proposte vengano considerate con una certa imparzialità, perché, sebbene il dibattito riguardi effettivamente il post 2013, continuare a parlare della situazione nel post 2013 non aiuta. Eppure è proprio questo che sta facendo il Commissario. Ma allora sarà troppo tardi: il settore rischia di collassare nel 2012 ed è quindi necessario un regime transitorio per il 2012 e il 2013 che permetta, poi, al settore di rientrare nella politica agricola ordinaria che sarà condotta a partire dal 2014.