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Procedura : 2009/2151(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0227/2010

Testi presentati :

A7-0227/2010

Discussioni :

PV 20/09/2010 - 23
CRE 20/09/2010 - 23

Votazioni :

PV 21/09/2010 - 5.8
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0326

Discussioni
Lunedì 20 settembre 2010 - Strasburgo Edizione GU

23. Tutela dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno (breve presentazione)
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PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0175/2010) presentata dall’onorevole Gallo a nome della commissione giuridica sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno [COM(2009)0467 - 2009/2178(INI)].

 
  
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  Marielle Gallo, relatore.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento deve cogliere l’opportunità di aprire un’importante discussione che la votazione in merito a questa relazione di iniziativa ci offre; il testo non è la mia relazione, ma il frutto di numerosi compromessi. Per quasi 10 anni abbiamo ribadito in tutti i nostri testi che l’economia europea deve basarsi sulla conoscenza. L’avvento dell’era digitale ci dimostra che è giunto il momento di raccogliere questa sfida globale.

L’industria creativa e innovativa, che attualmente rappresenta il 7 per cento del PIL comunitario e 14 milioni di posti di lavoro e che deve affrontare una concorrenza spietata, è e deve rimanere la risorsa fondamentale dell’economia europea. Dobbiamo, dunque, proteggerla, o sparirà.

Quale strumento ci permette di proteggerla? Qual è lo strumento che incoraggia i creatori a innovare? Quale strumento può tutelare la diversità culturale europea e assicurare la sua diffusione a livello globale? Quale strumento garantisce che i nostri ricercatori, creatori, artisti, ingegneri e intellettuali vengano remunerati? Quale strumento permette al settore economico delle industrie creative e innovative di funzionare e di svilupparsi? Quale strumento promuove l’imprenditorialità delle piccole e medie imprese e dei giovani creatori e li spinge a trasformare l’economia europea per il 2020?

La risposta a queste domande è ovvia: il diritto di proprietà intellettuale. Tutti concordano su questo diritto quando si tratta di beni materiali, ma alcuni di noi non si sono ancora resi conto di quanto sta succedendo dopo la creazione di Internet: non hanno ancora capito che anche tutti i prodotti digitali (musica, film, libri, videogiochi, software) vanno protetti.

Non dobbiamo avere paura di Internet: costituisce una straordinaria opportunità che accogliamo con entusiasmo. Noi garantiamo l’accesso a Internet a tutti i cittadini dell’Unione europea, è un loro diritto. Dobbiamo, però, anche applicare a Internet una regolamentazione a tutela della proprietà intellettuale, che costituisce, parimenti, un diritto. Se non lo facessimo, diventerebbe una giungla e vincerebbe la legge del più forte.

È questo che vogliamo? Vogliamo davvero distruggere il settore dell’industria creativa e innovativa sacrificandolo senza motivo? Noi legislatori europei ci arrenderemo e ricorreremo alla demagogia e al populismo oppure saremo in grado di riflettere e di assumerci le nostre responsabilità?

Vi pongo questa domanda perché l’obiettivo della relazione in oggetto è mandare un segnale alla Commissione affinché si possano unire i nostri sforzi e individuare le soluzioni adeguate. Liberiamoci dalla demagogia e cerchiamo di superare le nostre divergenze politiche per lavorare nell’interesse di tutti. Non lasciamo campo libero alla Commissione. Il destino dell’industria creativa e innovativa e di tutte le persone che da questa dipendono è nelle nostre mani. Non sottraiamoci al nostro dovere, la discussione è solo all’inizio.

 
  
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  Piotr Borys (PPE). (PL) In primo luogo, ringrazio l’onorevole Gallo per una relazione valida ed equilibrata, che conferma la volontà dell’Unione europea di difendere i diritti di proprietà intellettuale e i diritti d’autore e di proteggere il settore più creativo d’Europa. La sfida si combina bene con la comunicazione della Commissione europea sull’agenda digitale europea che, a sua volta, fa riferimento a temi quali le opere orfane o le opere fuori catalogo.

Ribadisco che la relazione in esame è equilibrata, ben studiata e dotata di un approccio non particolarmente restrittivo al problema della pirateria e della contraffazione, giacché propone essenzialmente un sistema basato sulla prevenzione con l’obiettivo di aumentare nei cittadini, che spesso violano la legge in modo involontario, la consapevolezza dell’importanza che riveste la questione del diritto d’autore. Oggi – e mi riferisco anche alla relazione dell’onorevole Arias Echeverría – abbiamo bisogno di un modello imprenditoriale valido, che tuteli i diritti d’autore e i diritti di proprietà intellettuale, consentendo anche l’acquisto di opere letterarie o film a prezzi ragionevoli.

Credo che la relazione debba costituire il punto di partenza per ulteriori discussioni e ringrazio la relatrice per aver evidenziato in modo efficace nella relazione l’esigenza di tutelare sia il diritto d’autore, sia un sistema che mantenga il più alto livello di creatività.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D).(RO) Accolgo con favore la relazione in esame, che rientra in una più ampia iniziativa del Parlamento europeo volta a rafforzare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale. Giudico molto positivamente il lavoro della relatrice, l’onorevole Gallo.

Voglio, però, evidenziare alcuni punti che, per principio, avrebbero dovuto essere affrontati nella relazione. In primo luogo, è necessario distinguere in modo chiaro l’impatto socioeconomico che una violazione di diritto d’autore può avere: è inaccettabile che violazioni gravi, con un impatto potenzialmente rilevante sulla salute e sull’integrità dell’individuo rientrino nella stessa categoria delle violazioni che provocano danni finanziari limitati. Ultimo, ma non meno importante, è necessario prendere provvedimenti affinché i fornitori di accesso a Internet non siano ritenuti responsabili delle azioni dei loro clienti e non siano obbligati a impegnarsi nel controllo e nella selezione del traffico sulle loro reti.

 
  
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  Toine Manders (ALDE).(NL) Voglio ringraziare la relatrice per la natura della nostra collaborazione. Infatti, onorevole Gallo, tute le parti si sono riunite in seno alla commissione giuridica e hanno raggiunto un compromesso. In questo modo ha avuto inizio una discussione molto ampia e sentita, nella quale anche io sono stato coinvolto all’interno del mio gruppo. In conclusione, abbiamo presentato una risoluzione alternativa che costituisce una via di mezzo tra le posizioni di chi sostiene e di chi invece si oppone alla relazione.

Confido che la relazione venga approvata domani, ma mi dispiace che, malgrado la durata così prolungata della discussione, non si sia ancora giunti a una soluzione. Vogliamo tutti più innovazione, più commercio elettronico e un mercato interno, ma non vogliamo proteggere i diritti di proprietà intellettuale che, in definitiva, costituiscono il fondamento della nostra innovazione. Ritengo che questa posizione sia deplorevole ed esorto tutti a votare, domani, nel modo giusto, ovvero a favore della risoluzione alternativa presentata dal gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa.

Abbiamo bisogno di un approccio europeo ed esorto anche il Commissario Barnier ad avanzare proposte su un quadro giuridico europeo per i diritti di proprietà intellettuale, poiché è necessario, ad esempio, rilasciare licenze multiterritoriali, possibilità che al momento risulta impossibile, impedendo lo sviluppo del mercato interno.

 
  
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  Eva Lichtenberger (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è un caso se non riusciamo a trovare facilmente un accordo sull’argomento in esame, giacché stiamo combinando due questioni incompatibili. Se ci fossimo concentrati sulla protezione dei marchi, probabilmente saremmo riusciti a raggiungere un accordo soddisfacente. Unire, invece, il marchio alla questione di Internet è sostanzialmente scorretto, perché, in quest’ultimo caso, si richiedono strategie diverse e più nuove rispetto a quelle necessarie per il diritto sostanziale. Non è facile trasferire le strategie da un campo all’altro.

Dobbiamo anche avere chiaro in mente che pagheremo per ogni indagine su Internet con violazione dei diritti civili, perché non possiamo individuare questo tipo di violazioni in modo automatico.

È a mio avviso evidente, infine, che se metto a disposizione su Internet dei contenuti di intrattenimento culturale, sapendo che potrei essere punita e che, in pratica, rischio di finire in prigione ogni volta che visualizzo un contenuto online, non potrò sfruttare tutte le opportunità che la rete offre in materia di arte, cultura e creatività. Esorto, dunque, quest’Aula a discutere la questione in modo più approfondito. Sarebbe, questo, un approccio più intelligente.

 
  
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  Martin Ehrenhauser (NI).(DE) Signor Presidente, ovviamente la lotta ai beni contraffatti ha la priorità anche in quest’Aula. Ciononostante, devo dire che mercoledì non potrò appoggiare la relazione della mia onorevole collega perché, tra le altre cose, condivido la preoccupazione di moltissimi giovani e cittadini riguardo al tentativo di far passare il blocco di Internet come un’azione legittima grazie a dei sotterfugi, ad esempio nell’articolo 22.

É deplorevole che la Commissione abbia usato, anche nella relazione in esame, i termini “pirateria” e “contraffazione” siano stati usati come sinonimi, dando adito a possibili ulteriori incertezze del diritto. Il termine pirateria non è appropriato per indicare servizi non commerciali di scambio su Internet: se lo fosse, milioni di cittadini diventerebbero, di fatto, criminali, come si puntualizza giustamente nella relazione alternativa presentata dal gruppo Verde/Alleanza libera europea e dal gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo.

Sono decisamente contrario all’istituzione di una nuova autorità. Reputo che le strutture attualmente disponibili siano in grado di gestire la questione in modo molto economico.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signor Presidente, la proprietà, sia essa intellettuale o materiale, è un caposaldo dell’economia di mercato: è dunque essenziale riflettere su come disciplinare la materia con un ampio consenso. In ogni caso, è necessario uno sportello unico: l’acquisizione delle rispettive licenze deve essere più semplice per i consumatori, i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese.

La possibilità di ottenere una licenza per i diritti di proprietà intellettuale che sia valida in tutta l’Unione europea riveste particolare importanza. Abbiamo bisogno di un mercato interno per la proprietà intellettuale e, soprattutto, serve che il testo in lingua originale sia disponibile in tutta Europa. Ogni lingua costituisce un importante prodotto culturale e le licenze rilasciate in una lingua devono essere applicabili in tutta l’Europa ed essere quindi utilizzate da tutti i cittadini. Servono interoperabilità e neutralità tecnica per usare la proprietà intellettuale in tal modo. Abbiamo bisogno anche e soprattutto di sanzioni per chi viola la legislazione commerciale e sulla concorrenza.

 
  
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  Christian Engström (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, la relazione in oggetto presenta diversi problemi, ma ne evidenzierò uno fondamentale: l’incoerenza. Il testo comincia sottolineando la mancanza dei dati necessari per legiferare e la conseguente necessità di istituire un Osservatorio sulla proprietà intellettuale per procurarci tali dati; la relazione prosegue poi criticando la Commissione per non aver proposto un programma legislativo e suggerisce misure non legislative e quant’altro.

Concordo con quanto si afferma all’inizio: non abbiamo dati disponibili per esercitare il nostro ruolo di responsabili delle decisioni politiche e ciò costituisce il problema di fondo e il motivo per cui le istituzioni europee non sono state in grado di individuare una politica adeguata per le questioni in esame. Appoggio pertanto la risoluzione dei gruppi Verts/ALE, S&D e GUE/NGL, in cui si afferma che dovremmo innanzi tutto raccogliere i dati per poi valutare le azioni da intraprendere e solo in seguito potremo legiferare.

 
  
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  Peter Jahr (PPE). (DE) Signor Presidente, le differenze tra le normative a tutela della proprietà intellettuale nei diversi Stati membri non permettono che la proprietà intellettuale sia protetta ovunque allo stesso modo. Questo disequilibrio si ripercuote sulla libertà del mercato interno e ostacola l’innovazione e gli investimenti nel settore. Inoltre, le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale sono sempre più spesso collegate con il crimine organizzato: purtroppo, Internet costituisce una piattaforma di facile accesso per tali scopi.

Potremo raggiungere un livello di protezione alto e uniforme solo grazie a un approccio comune da parte dell’Unione europea. Dobbiamo promuovere l’armonizzazione delle legislazioni nazionali, che costituisce un prerequisito per il buon funzionamento del mercato interno.

Ringrazio la relatrice per aver sollevato in questa sede una questione così importante. Sono certo che ci saranno molte altre occasioni per discutere il tema in quest’Aula.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE). (CS) In qualità di relatrice per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori sono contrariata dal fatto che l’onorevole Gallo non si sia attenuta al testo delle nostre raccomandazioni. Nel contempo, ovviamente, in risposta alla mia interrogazione, la Commissione europea ha confermato che si occuperà già l’anno prossimo della proposta per la creazione di una tutela a livello europeo per i marchi registrati. Grazie, Commissario. Dobbiamo combattere la contraffazione, in particolare quella asiatica, con tutte le risorse disponibili che la relazione Gallo, giustamente, propone. Mi rammarico, naturalmente, dell’insorgere di una divergenza così insanabile tra i membri del Parlamento in relazione alla lotta all’acquisizione da Internet di opere protette da diritto d’autore. È necessario regolamentare la diffusione di massa tramite Internet delle opere protette dal diritto d’autore, ma la regolamentazione va realizzata con misure equilibrate e non criminalizzando i liceali. La legge in materia di diritto d’autore non è adeguatamente configurata in Europa e non offre una normativa moderna a sostegno degli autori e dell’utilizzo diffuso delle loro opere da parte del pubblico. Tende, piuttosto, a dare la precedenza agli interessi dei titolari del diritto d’autore e delle società di gestione collettiva, a danno degli autori e degli utilizzatori delle opere. Mi preoccupa il fatto che la relazione in esame non abbia nemmeno l’ambizione di cercare un equilibrio indispensabile per la legge in materia di diritti d’autore nel mondo digitale.

 
  
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  Presidente. – Sono certo che la Commissione sarà in grado di accontentare tutti. Commissario Barnier, a lei la parola.

 
  
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  Michel Barnier, membro della Commissione.(FR) Signor Presidente, ascolto sempre con molta attenzione gli interventi dei membri del Parlamento europeo. La Commissione non può sapere tutto e ha costantemente bisogno delle loro analisi e proposte. Voglio, pertanto, esprimere i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Gallo e al Parlamento per l’interesse che continuano a dimostrare – e del quale la relazione costituisce un’ulteriore prova – verso il miglioramento e il rafforzamento del rispetto per i diritti di proprietà intellettuale.

So che la relazione in esame è stata discussa in diverse occasioni e questo è normale, ma ritengo che riesca a conciliare bene i diversi interessi in gioco. Rifacendomi ai commenti degli onorevoli Borys e Rübig, voglio ripetere che una tutela efficace della proprietà intellettuale promuove, di fatto, la creatività e l’innovazione e difende l’occupazione in Francia.

Aggiungo, però, che, quando parliamo di tutela e di equa retribuzione per la creazione, non ci riferiamo soltanto alla creazione culturale o industriale, ma anche a un’idea precisa di democrazia. Penso all’opera dei giornalisti della stampa, che merita anch’essa di essere tutelata e retribuita in modo equo. Inoltre, – credo sia stato l’onorevole Borys a fare riferimento ai problemi di salute – siamo consapevoli anche di cosa comportino in genere i rischi associati alla contraffazione.

Voglio sottolineare, onorevoli deputati, l’impegno preso dalla Commissione per lavorare in stretta collaborazione con tutti i gruppi parlamentari nei prossimi mesi, al fine di estendere la lotta alla contraffazione e alla pirateria, come l’onorevole Roithová ha appena ricordato. La Commissione porterà avanti la battaglia contro le violazioni della proprietà intellettuale, servendosi di misure legislative e non legislative. Ritengo anche che qualsiasi azione di contrasto debba necessariamente associarsi a misure positive, quali la promozione e lo sviluppo dei prodotti leciti.

Evidenzio come, a mio modo di vedere, sia necessario aumentare la consapevolezza di questi fenomeni tra i cittadini e, naturalmente, tra i giovani ma non solo servendoci – e qui faccio eco alla richiesta dell’onorevole Engström – di dati statistici incontestabili sulle conseguenze e sulla diffusione della contraffazione e della pirateria, nonché di un’analisi il più possibile obiettiva riguardo al loro impatto sulla società e sull’economia. Questo punto è stato ricordato poco fa dall’onorevole Enciu.

La Commissione presterà particolare attenzione allo sviluppo dell’osservatorio e delle altre misure annunciate nella nostra comunicazione di settembre 2009 concernente la cooperazione amministrativa e il dialogo interindustriale.

Il prossimo autunno, onorevoli deputati, presenterò un piano d’azione su tutti questi argomenti relativi alla contraffazione e a tutti gli aspetti della contraffazione e della pirateria. Il piano d’azione si baserà specificatamente, in termini di comunicazione, ricerca e formazione del personale di controllo alle frontiere dei nostri paesi, sul lavoro e sulle competenze dell’osservatorio che istituiremo in modo credibile e concreto.

Presteremo anche particolare attenzione al miglioramento del quadro legislativo relativo al rispetto della proprietà intellettuale e a un modello europeo; ovviamente, in questo caso, mi rivolgo all’onorevole Jahr. La soluzione troverà fondamento in un approccio equilibrato e armonico che rispetti i diritti fondamentali dei cittadini. Voglio rassicurare l’onorevole Lichtenberger sul fatto che, come ho già affermato in presenza delle sue commissioni, non abbiamo alcuna intenzione di criminalizzare determinati comportamenti, in particolare quelli dei giovani. Non è questo il punto.

La Commissione sta preparando per l’autunno una relazione sulla direttiva 2004/48/CE, relativa alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale. All’onorevole Manders, che ha richiesto chiarimenti in proposito, e, in particolare, all’onorevole Gallo, che ha evidenziato il punto, confermo che proprio in base a tale relazione presenteremo – come sarà necessario, credo – alcuni emendamenti al testo volti a migliorare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in Europa.

 
  
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  Presidente. – Grazie, Commissario, il suo intervento è stato accolto molto favorevolmente.

Con questo si conclude il punto all’ordine del giorno.

La votazione si svolgerà domani, martedì 21 settembre, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D), per iscritto.(EN) Ho respinto la relazione Gallo ritenendo che la proposta sia regressiva e inattuabile, che ostacoli l’apertura di Internet e pregiudichi i diritti fondamentali, lasciando molte questioni in una zona grigia del diritto. Non da ultimo, confonde la contraffazione con lo scambio di file. Il gruppo S&D ha presentato una risoluzione alternativa che si concentra sulla necessità di tutelare i diritti e gli interessi degli artisti e di quanti lavorano nelle industrie creative e, nel contempo, sul bisogno di garantire un ampio accesso dei consumatori europei a prodotti e servizi culturali. Si tratta di una concezione costruttiva e innovativa della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, che punta allo sviluppo di un sistema imparziale, equilibrato e lungimirante per i diritti di proprietà intellettuale in Europa, a beneficio sia dei creatori, sia dei consumatori. È importante la distinzione di trattamento operata per lo scambio di file di natura commerciale e non commerciale e il rifiuto della criminalizzazione di quest’ultimo. Nella risoluzione alternativa si è cercato di assicurare la neutralità della rete e la tutela dei dati personali e di altri diritti fondamentali, garantire il ricorso giudiziario, contrastare le misure non giudiziarie di tutela dei diritti d’autore, respingere la legge sulla procedura di risposta graduale (Hadopi) che si sta introducendo in tutta Europa, e proporre la creazione di modelli imprenditoriali alternativi innovativi. Notate che si tratta di una relazione di carattere non legislativo. La Commissione dovrà avanzare alcune proposte legislative a breve.

 
  
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  Adam Gierek (S&D), per iscritto.(PL) La proprietà intellettuale è un concetto ampio, che include la legge sui brevetti, sui marchi commerciali e sui loghi, come anche il diritto d’autore. La relazione si limita ad affrontare la questione della pirateria relativamente alla violazione del diritto d’autore, che normalmente si traduce in un marchio commerciale appartenente a terzi. Nella relazione ci si occupa della tutela dei diritti di proprietà intellettuale attraverso della creazione dell’osservatorio, dell’attuazione di procedure amministrative e dei relativi accordi internazionali. I marchi commerciali servono a distinguere prodotti o servizi appartenenti a diversi operatori economici e i soggetti che attuano pratiche commerciali scorrette potrebbero cercare di sfruttare la buona reputazione di un determinato prodotto o servizio sul mercato. Tutti i metodi proposti per combattere la pirateria prevedono lo sviluppo di una specie di sistema di sorveglianza finanziato dal contribuente. Quello che serve in realtà è l’impegno per rafforzare le autorità doganali, finalizzato a migliorare l’individuazione di minacce quali prodotti fitosanitari dannosi, farmaci contraffatti e cibi nocivi destinati al consumo umano o animale. I liberali cercano, da un lato, di indebolire qualsiasi Stato produca merci a basso costo, mentre, dall’altro, spingono per la protezione dei monopoli. Questioni del genere possono rimanere di competenza delle associazioni di settore: l’unico compito dello Stato deve essere la risoluzione delle possibili controversie. A tal fine, l’Unione europea deve delineare e attuare una legislazione sui brevetti, i modelli di utilità e i marchi commerciali registrati ad oggi, oltre a una legislazione sui diritti d’autore. Dobbiamo migliorare il controllo alle frontiere esterne dell’Unione europea, limitare l’ingresso in quantità eccessiva di prodotti provenienti da paesi terzi che competono con i prodotti europei e verificarne la qualità.

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL), per iscritto. (CS) La tutela dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno (relazione Gallo A7-0175+/2010). La relazione in esame, pur contenendo molte idee e conclusioni valide, costituisce, purtroppo, un risultato emblematico della mancanza di pianificazione e perfino dell’indecisione a livello comunitario in materia di diritto sulla proprietà intellettuale. Ne è un esempio ancora più lampante, naturalmente, la comunicazione della Commissione dal titolo “Migliorare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno” [http://ec.europa.eu/prelex/liste_resultats.cfm?CL=it&ReqId=0&DocType=COM&DocYear=2009&DocNum=0467" ], alla quale la relazione, tra l’altro, fa riferimento. Considero particolarmente allarmante che la Commissione non sia ancora riuscita a condurre un’analisi approfondita degli effetti della direttiva 2004/48/CE del 29 aprile 2004, relativa ai diritti di proprietà intellettuale. La mancanza di un brevetto comunitario è uno degli ostacoli principali alla realizzazione di un sistema efficace per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale a livello comunitario. Il mio commento conclusivo riguarda la proposta di creare un centro europeo di osservazione della contraffazione e della pirateria: non abbiamo bisogno di altri organismi, burocrazie e costi. La Commissione ha già risorse sufficienti per svolgere le mansioni che si dovrebbero assegnare al centro stesso.

 
  
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  Iosif Matula (PPE), per iscritto.(RO) Accolgo con favore il presente progetto di risoluzione, le cui disposizioni fanno riferimento in larga parte agli ambiti della commissione per l’istruzione e la cultura di cui faccio parte. É ampiamente riconosciuto che non solo l’innovazione tecnica e scientifica, ma anche le attività culturali apportano un contributo fondamentale alla competitività dell’economia europea. La politica europea in materia di istruzione e sviluppo deve basarsi sul trasferimento della conoscenza, sulla divulgazione delle informazioni e sulla facilitazione dell’accesso al progresso tecnologico e ai prodotti della creatività culturale per un pubblico più ampio possibile. A tal fine, bisogna offrire condizioni migliori al consumatore in termini di costi, tra cui l’accesso ai servizi con abbonamenti senza limiti o poco costosi, specialmente in strutture che si occupano di insegnamento e di cultura o senza fini di lucro. Risulta quindi utile distinguere tra l’uso a scopo didattico e l’uso a scopo commerciale che, naturalmente, contribuirebbe a diffondere l’innovazione a livello europeo. Nel contempo, è fondamentale educare i giovani affinché comprendano le questioni connesse alla proprietà intellettuale. Tutelare i redditi degli autori costituisce un altro aspetto fondamentale, ma questo richiede disposizioni rigorose per regolamentare l’uso da parte di terzi di questo genere di prodotti o servizi. Ultima, ma non meno importante, la necessità di prestare maggiore attenzione alle opere orfane, questione che non viene presa in considerazione nella proposta di risoluzione.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE), per iscritto.(FI) Un furto è sempre un furto. Rubare una registrazione online equivale a rubare lo stesso contenuto da un negozio di dischi. Eppure, l’atteggiamento nei confronti della pirateria su Internet è ancora molto più tollerante e indulgente rispetto a quello nei confronti del furto in un negozio. Dobbiamo analizzare in modo serio la pirateria su Internet. Le reti d’informazioni sono un mezzo pratico, efficace e naturale di divulgazione dei contenuti digitali, ma questo non significa che il contenuto creativo debba essere disponibile liberamente per tutti gratis. Purtroppo, per alcuni di coloro che hanno respinto la relazione, sembra invece che debba essere proprio così. Il futuro del settore creativo, come quello di qualunque settore, dipende dal fatto che chi vi lavora percepisca o meno una retribuzione per il lavoro che svolge. Se i compensi di musicisti, attori o registi finiscono in mano ai pirati, il risultato è l’impoverimento culturale, perché gli artisti di professione non saranno in grado di guadagnarsi da vivere. È questo che vogliamo? Un’alternativa, che riconosco degna di merito, presentata nella relazione è sviluppo di un regolamento equo per le reti d’informazione al fine di proteggere i diritti d’autore: le disposizioni in esso contenute si baserebbero sull’antico principio, da sempre alla base della legge: non rubare.

 
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