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Discussioni
Lunedì 18 ottobre 2010 - Strasburgo Edizione GU

17. Interventi di un minuto (articolo 150 del regolamento)
Video degli interventi
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Presidente. − L’ordine del giorno reca gli interventi di un minuto su questioni di rilevanza politica.

 
  
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  Íñigo Méndez de Vigo (PPE).(ES) Signor Presidente, il 14 febbraio 2008, come regalo di San Valentino, la Conferenza dei Presidenti ha disposto che le riunioni degli intergruppi si tengano solo il giovedì.

Da allora cerchiamo di risolvere questo problema, senza successo. Ora gli intergruppi devono riunirsi in date non idonee, spesso non ci sono sale libere e non viene mai reso disponibile il servizio di interpretazione.

Prendo la parola oggi non solo in qualità di presidente dell’intergruppo sulla povertà e i diritti umani, ma anche in forza di un mandato ricevuto dalla maggioranza degli intergruppi del Parlamento europeo, ovvero dai membri di questa Assemblea che li costituiscono. Chiedo formalmente alla Conferenza dei Presidenti di riconsiderare e revocare la decisione del 14 febbraio 2008, ritornando alla precedente condizione di totale libertà per gli intergruppi.

Se così non fosse, con il massimo rispetto affermo che solleveremo la questione durante la seduta plenaria parlamentare, che dovrà stabilire chi detiene la sovranità in questa Assemblea che è il Parlamento.

 
  
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  Evgeni Kirilov (S&D).(BG) Oggi ricorre l’ottantacinquesimo anniversario della firma del trattato di Ankara tra la Bulgaria e la Turchia sui diritti di proprietà di circa 350 000 bulgari della Tracia, forzosamente espulsi dal territorio turco all’inizio del secolo scorso. Alcuni di loro sono ancora in vita e i loro discendenti sono circa 800 000.

Il problema dei beni di proprietà confiscati in Tracia è stato discusso più volte da entrambi i paesi, anche ai livelli più alti e all’interno di gruppi di lavoro, senza però alcun risultato. Secondo la Turchia, questi individui sono sfollati, ma numerosi dati e documenti storici, compreso il protocollo della Società delle Nazioni del 1926 sul prestito per i rifugiati destinato alla Bulgaria, ne attesta lo status di rifugiati.

Il Primo ministro Erdoğan ha già suggerito che quanti sono in possesso di documenti di proprietà dovrebbero adire ai tribunali turchi. I documenti esistono, ma è assurdo richiederli a persone che sono morte o che a malapena sono riuscite a mettere in salvo la propria vita. Con la risoluzione del 21 maggio 2008, il Parlamento europeo ha invitato la Turchia a rafforzare il dialogo con la Bulgaria in merito a questo problema. Mi auguro di cuore che la buona volontà prevalga per il futuro delle relazioni di buon vicinato.

 
  
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  Ramon Tremosa i Balcells (ALDE). – (EN) Signor Presidente, come forse saprà, nel settore del latte esiste un chiaro squilibrio in termini di potere contrattuale tra gli allevatori e il settore della distribuzione. Questa sproporzione e la volatilità dei prezzi sono andate crescendo nel corso degli ultimi anni, causando una riduzione dei profitti e della prevedibilità per i produttori di latter.

Per affrontare questo problema, mi dichiaro pienamente favorevole all’istituzione di un’Agenzia europea per la supervisione del latte, al fine di ottenere accordi migliori sulle quantità e sui prezzi di questo prodotto. L’Agenzia, controllata dalla Commissione europea, dovrà determinare le esigenze del mercato e studiare regolarmente l’evolversi dei costi di produzione del latte. Questo sistema conferirebbe al settore un grado più elevato di stabilità, consentendo di ridurre gli attuali sussidi pubblici.

 
  
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  Michael Cramer (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, venerdì 15 ottobre la Rheinische Post ha pubblicato in prima pagina una dichiarazione del Commissario per i trasporti Kallas, nella quale sostiene che il collegamento ferroviario per treni ad alta velocità tra Parigi e Bratislava rappresenta un asse transeuropeo estremamente importante tra oriente e occidente e che la Commissione ne considera cruciale la realizzazione. Ha inoltre affermato che Stoccarda 21 è un elemento chiave di questa grande arteria.

Si tratta forse di una burla? Péter Balázs, il coordinatore del progetto, ha più volte affermato che, mentre i binari sono parte dei progetti TEN, le stazioni sono di competenza nazionale. In considerazione dei finanziamenti limitati per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, le stazioni e tutte le infrastrutture associate devono essere finanziate dalle autorità municipali, regionali e nazionali.

Chiedo al Commissario Kallas di confermare la precedente posizione della Commissione mediante un comunicato stampa e di affermare con la massima risonanza e chiarezza che la stazione della metropolitana di Stoccarda non sarà cofinanziata dall’Unione europea.

 
  
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  Marisa Matias (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, l’attuale parole d’ordine a Bruxelles è austerità, austerità, austerità. Purtroppo le conseguenze sono evidenti: i piani per la stabilità e la crescita altro non sono che un furto collettivo ai danni dei lavoratori e dei pensionati, ovvero ai danni dei cittadini europei. Per qualche ragione, abbiamo assistito a un’ondata senza precedenti di scioperi generali in tutta Europa; i primi sono stati in Grecia, Spagna e Francia, altri sono in programma a novembre in Italia, il 24 novembre in Portogallo e questo è solo l’inizio.

Vorrei domandare quanti altri scioperi generali, quante altre manifestazioni, quante altre voci devono levarsi prima che vi sia un dietrofront, un allontanamento dal consenso di Bruxelles e un maggior rispetto per i cittadini? Queste misure non stanno arginando la crisi, piuttosto l’hanno aggravata e chiedo, signor Presidente, che si adottino misure diverse, più giuste. Infine, una domanda: che cosa stiamo aspettando?

 
  
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  Nikolaos Salavrakos (EFD).(EL) Signor Presidente, secondo quanto riportato dalla stampa e secondo fonti ufficiali del governo greco, entrambe non smentite, si è registrato un preoccupante aumento del numero di stranieri privi di documenti in ingresso attraverso i confini settentrionali della Grecia. Grazie alle azioni intraprese da Frontex, si è avuta una considerevole diminuzione degli stranieri in ingresso attraverso la frontiera marittima nord-orientale. Non si sono tuttavia ottenuti gli stessi risultati lungo il confine terrestre settentrionale: ora migliaia di stranieri lo attraversano, individuando una nuova regione problematica. A quanto pare, gli arresti di stranieri nella città di confine di Orestiada sono aumentati del 640 per cento nel giro di un anno, rispetto alla diminuzione dell’80 per cento registrata nelle isole.

A fronte di questa situazione, propongo che il Parlamento approvi una risoluzione di emergenza con le seguenti finalità: in primo luogo, istituire un ufficio Frontex lungo la sponda turca del fiume Evros; in secondo luogo, inviare un richiamo alla Turchia, che riceve generosi finanziamenti dall’Unione europea per l’immigrazione, ma non sta onorando gli obblighi previsti dal protocollo di Ankara; infine, riesaminare il problema dell’immigrazione clandestina, che è un problema europeo.

 
  
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  Csanád Szegedi (NI). (HU) Onorevoli colleghi, oggi vorrei parlare del disastro causato in Ungheria dall’ondata di fango rosso. Innanzi tutto, desidero ringraziare quanti hanno prestato aiuto alle vittime e alle loro famiglie nell’ultimo periodo. L’aspetto più tragico è che questa catastrofe, e le diverse vittime che ha causato, avrebbe potuto essere prevenuta. L’Unione europea ha il dovere di prevenire disastri del genere. A tal fine, è essenziale riesaminare i contratti di privatizzazione siglati nella regione dell’Europa centrale, nient’altro che una sorta di saccheggio, che hanno conferito poteri a circoli finanziari post-comunisti sospettosi. Inoltre, laddove possibile, le aziende illegalmente sottratte ai cittadini devono essere nazionalizzate. Questi circoli finanziari non prestano più alcuna attenzione ai dipendenti e le loro avide pratiche di gestione del denaro non si arrestano neppure di fronte a un disastro ecologico. È per questo che chiedo l’aiuto dell’Unione europea.

 
  
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  Alf Svensson (PPE).(SV) Le problematiche relative all’ambiente e al clima riguardano tutti noi e, come ben sappiamo, hanno portata globale. È evidente che l’Unione europea debba rivestire un ruolo chiave nella lotta per la salvaguardia delle nostre condizioni di vita.

Secondo gli esperti ambientali, dopo l’industria, la seconda causa di danni al clima e la seconda maggiore fonte di emissioni è rappresentata dalle stufe e dai focolai rudimentali presenti in capanne e baracche in Africa, Asia e Sud America.

Alcune nazioni impegnate nella protezione dell’ambiente se ne sono finalmente rese conto. Oggi sono disponibili semplici stufe alimentate ad energia solare, che con una spesa minima eliminano il 95 per cento delle emissioni tossiche generate durante la combustione di carbone nero, letame e altri combustibili.

Secondo alcuni calcoli, e questo è l’aspetto più importante, circa due milioni di persone vanno incontro a una morte prematura perché costrette a inalare questi gas.

Mi auguro che l’Unione europea e gli Stati Uniti, che hanno dimostrato consapevolezza del problema, manifestino un interesse reale verso uno strumento concreto per salvare le persone e l’ambiente.

 
  
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  Iosif Matula (PPE).(RO) Solo di recente, sono state adottate misure specifiche per rafforzare la sicurezza energetica dell’Unione europea mediante la fornitura di gas naturale da molteplici fonti per evitare una nuova crisi del gas in Europa. Mi riferisco all’apertura del gasdotto Arad-Szeged, che collega Romania e Ungheria e che ha beneficiato dei finanziamenti europei.

Questo investimento rappresenta un successo, oltre che un modello di cooperazione tra paesi dell’Unione europea.

Le interconnessioni previste a livello europeo, assieme all’infrastruttura generale per il trasporto del gas in entrambe le direzioni entro il 2014 e ai depositi di gas, consentono a tutti i paesi della regione di godere di una maggiore indipendenza energetica. Gli Stati membri potranno aiutarsi mutualmente in caso di nuove crisi del gas.

Un altro aspetto non meno importante è che il prezzo del gas sarà fissato a livello regionale, piuttosto che mediante negoziati con un singolo fornitore. Mi auguro che il completamento del gasdotto Arad-Szeged funga da stimolo non solo per il progetto del gasdotto Nabucco, ma anche per il progetto AGRI, che servirà a trasportare gas naturale in Europa lungo una rotta attraverso Azerbaigian, Georgia e Romania.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D). (LV) Grazie, signor Presidente. Desidero porre in evidenza un momento interessante del nostro lavoro. Il giovedì quasi tutti i deputati del Parlamento europeo lasciano Strasburgo alle ore 13.30; come sappiamo, un treno speciale viene affittato per quell’ora. Spiegatemi, per cortesia, dov’è la logica? Perché votiamo sui diritti umani sempre alle 16.00 durante le sessioni plenarie? Perché programmate le votazioni pur sapendo che il 95 per cento dei deputati non ha partecipato alla sessione? Questo è del tutto insensato. Sono inoltre convinto che il mio discorso resterà inascoltato ed è molto triste, signor Presidente. Grazie.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D).(RO) In Romania, uno Stato membro dell’Unione europea, il partito al governo viola la democrazia senza alcun timore delle conseguenze. Il Presidente della Camera dei deputati, una delle due camere del parlamento rumeno, ha contato gli 80 parlamentari presenti in aula dicendo che il risultato del conteggio era 170.

In quel momento, si stava votando su una normativa di importanza cruciale per numerosi cittadini rumeni: la bozza di una nuova legge sulle pensioni che prevedeva un eccessivo aumento dell’età pensionabile, fissando la medesima età per le donne e gli uomini, ed effettuava un ricalcolo che porta ad una riduzione della pensione in termini reali per numerosi pensionati.

Nonostante l’opposizione si sia espressa con forza contro questi emendamenti e non fosse presente in aula al momento del voto, le telecamere hanno potuto rendere pubblica la frode in atto. Ciononostante, se l’opposizione e la stampa non avessero protestato ogni giorno contro questa azione, oggi il Presidente rumeno avrebbe proclamato ufficialmente la legge.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE).(EN) Signor Presidente, oggi il governo svedese ha ricevuto un parere legale sul caso di Dawit Isaak, condannato a nove anni di detenzione in Eritrea. Dawit Isaak è un giornalista svedese incarcerato per libertà di espressione.

Secondo il parere legale basato sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Svezia, gli Stati membri dell’Unione e l’Unione europea hanno il dovere di ricorrere a tutti i mezzi diplomatici e legali disponibili per garantire a Dawit Isaak i suoi diritti fondamentali. L’Eritrea è uno dei paesi più poveri del mondo e dipende dagli aiuti dell’Unione. Dobbiamo chiedere il rilascio immediato di Dawit Isaak in cambio degli aiuti finanziari.

Domani il fratello di Dawit Isaak verrà al Parlamento europeo per incontrare il nostro Presidente e il Commissario Piebalgs e per consegnare il parere legale alle istituzioni europee. Mi auguro che questo gesto obblighi le istituzioni europee a esercitare una maggiore pressione sul Presidente dell’Eritrea per ottenere il rilascio di Dawit Isaak e salvargli la vita.

 
  
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  Joe Higgins (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, a settembre ho trascorso una settimana in Kazakstan in qualità di membro di una delegazione della Sinistra unitaria europea del Parlamento europeo. Il Kazakstan, guidato dal Presidente Nazarbayev, è una dittatura totalitaria caratterizzata dalla sistematica repressione dei diritti umani.

Abbiamo incontrato numerosi gruppi che lottano per i diritti umani, politici e dei lavoratori. Abbiamo ascoltato agghiaccianti testimonianze di un regime mostruoso di estrema brutalità in numerose carceri kazake, con detenuti recentemente rilasciati che descrivono il grottesco svilimento dei reclusi, violente e sistematiche percosse, stupri brutali e altre forme di tortura.

In considerazione di tutto questo, è vergognoso che al Kazakstan sia stata conferita la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa per il 2010, con un importante vertice dei capi di Stato dell’OSCE da tenersi a dicembre nella capitale, Astana. È vergognoso che il Presidente Nazarbayev, il responsabile di questo incubo, sia in visita ufficiale presso l’Unione europea la settimana prossima e che venga ricevuto dal Presidente del Parlamento Buzek, dal Presidente della Commissione Barroso e da altre personalità. Ovviamente, viene ricevuto per via dei grandi affari relativi a petrolio e gas che le aziende dell’Unione stanno concludendo in Kazakstan; chiedo tuttavia che questi leader sollevino il problema della grottesca violazione dei diritti umani ed esigano che il Presidente Nazarbayev vi ponga fine con azioni dimostrabili.

 
  
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  Oriol Junqueras Vies (Verts/ALE). – Signor Presidente, nelle ultime settimane più di una trentina di mapuche hanno attuato uno sciopero della fame per protestare contro la militarizzazione delle loro terre e per essere stati sottoposti a una doppia giurisdizione civile e militare, nonché per l'applicazione della legge antiterrorismo, ancora vigente dall'epoca della dittatura militare. Malgrado tutto ciò, i due gruppi maggioritari di questo Parlamento non hanno voluto accettare una mozione d'urgenza umanitaria.

Attualmente lo sciopero della fame è finito ma le ragioni fondamentali che lo hanno generato continuano ad esistere, come ha riconosciuto lo scorso aprile lo stesso Relatore delle Nazioni Unite per i diritti dei popoli indigeni.

Insomma, il Cile deve rispettare la Dichiarazione internazionale dei diritti dei popoli e la Convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul diritto alla consultazione preventiva e al consenso libero e informato di questi popoli su ogni legislazione che interferisca con i loro diritti e interessi. E il Parlamento europeo deve avvalersi di tutti gli strumenti politici possibili affinché il governo cileno rispetti la legislazione internazionale e gli accordi con la stessa Unione europea.

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI).(BG) Intendevo esprimere il mio punto di vista circa l’imminente dibattito all’interno dell’assemblea nazionale bulgara sul referendum sull’adesione della Turchia all’Unione europea. Sono rimasto infastidito dall’intervento del mio collega che siede dall’altro lato di questa Assemblea, l’onorevole Kirilov, che ha praticamente ripetuto parola per parola il discorso pronunciato dal presidente del mio partito, Volen Siderov, presso l’assemblea nazionale bulgara qualche giorno fa.

Desidero comunque aggiungere qualcosa all’intervento dell’onorevole Kirilov. Onorevoli colleghi, quanti sono stati espulsi dalla Tracia orientale non dispongono di documenti di proprietà; hanno abbandonato i figli alla morte perché, piangendo, i bambini ne segnalavano la presenza ai turchi, che davano loro la caccia per ucciderli.

La Turchia è un paese che va fiero della propria storia di genocidi e quello perpetrato nel 1913, quando 50 000 bulgari furono massacrati e 300 000 furono espulsi dalla Tracia orientale, era solo la prova generale del genocidio armeno non riconosciuto dagli ottomani. Per questo motivo, Attack dice sì al referendum sull’adesione della Turchia all’Unione europea e il no all’ingresso della Turchia nell’Unione.

 
  
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  Theodoros Skylakakis (PPE).(EL) Signor Presidente, ieri Jean-Claude Juncker ha affermato che sin dal 2008 abbiamo esercitato pressioni sul governo greco affinché adottasse provvedimenti adeguati, senza rendere pubblici i problemi esistenti perché l’Eurogruppo non è un organismo ufficiale. La Commissione ha segnalato che il deficit greco per il 2009 sarà superiore al 15 per cento, rispetto alla previsione del 5 per cento del maggio 2009.

Mi domando: come è possibile ignorare 10 punti percentuali di PIL? I ministri delle Finanze ne erano forse consapevoli quando si sono incontrati in occasione del vertice dell’Ecofin, l’organo istituzionalmente competente; l’Eurogruppo lo sapeva? Il problema quindi non stava tanto nell’incapacità di produrre una previsione quanto nel rispetto di criteri politici. I cittadini greci, in quanto contribuenti europei, non avevano forse il diritto di sapere? In definitiva, abbiamo bisogno di più autorità indipendenti che monitorino i criteri finanziari e soprattutto dell’applicazione equa e automatica delle regole per tutti.

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è chiuso fra le tensioni il Vertice Unione europea-Cina, tenutosi il 6 ottobre a Bruxelles, al punto che la prevista conferenza stampa finale è stata annullata dietro laconici motivi logistici. Sullo sfondo, il contrasto sulla questione del tasso di cambio dello yuan, giudicato dall'eurozona eccessivamente basso.

L'Unione europea ha chiesto al Premier cinese di rivalutare la moneta e porre un freno alle pratiche commerciali sleali che alimentano da anni le guerre tariffarie, sottolineando come questa sia la condizione base per affrontare il tema del riconoscimento della Cina come un'economia di mercato.

Da giugno, la moneta cinese si è apprezzata del 2,15 percento rispetto al dollaro, ma si è svalutata del 9,4 percento contro l'euro. Una pessima notizia per le esportazioni dell'eurozona, anche perché l'Europa sembra essere l'unica potenza a non disporre di meccanismi per svalutare la propria moneta.

Nel rapporto Unione europea-Cina siamo svantaggiati per le differenze contrattuali fra lavoratori, per il costo delle materie prime, per le loro politiche commerciali protezionistiche e spericolate. È quindi impossibile competere se sussiste anche una supervalutazione dell'euro. Fra due settimane, con la delegazione europea, cercheremo di trattare questi argomenti.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D).(RO) In una momento in cui il problema della riduzione del trasporto di prodotti alimentari su lunghe distanze si fa sempre più pressante, con il conseguente incoraggiamento della produzione locale e un aggiustamento alle esigenze del mercato, è fondamentale stimolare la produzione di carne ovina nell’Unione europea.

È inaccettabile che il mercato dell’Unione europea venga rifornito di carne ovina proveniente da località a migliaia di chilometri di distanza con prezzi esorbitanti, mentre i produttori europei sono costretti a vendere i propri prodotti a prezzi irrisori e ad abbandonare il settore.

La Romania è il quinto Stato membro dell’Unione europea per numero di capi ovini, ma il numero di capi di bestiame è diminuito di oltre il 40 per cento. Ciononostante, l’esportazione di carne ovina è una componente importante della nostra economia.

Considerando questi fattori e le gravi ripercussioni sociali, economiche ed ambientali che potrebbero determinarsi nel lungo periodo con la perdita di un’antica tradizione, la Romania appoggia le azioni dell’Irlanda e attende con ansia adeguate misure di sostegno da parte della Commissione e del Consiglio che frenino il continuo declino del settore della carne ovina nell’Unione europea.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, nel 2008 abbiamo affrontato una gravissima crisi alimentare. Il prezzo dei cereali è salito alle stelle e, di conseguenza, numerose popolazioni hanno sofferto la fame, soprattutto in Africa. Contemporaneamente, abbiamo registrato i livelli più alti di produzione di cereali, una situazione paradossale attribuita ai biocombustibili. È emerso che la responsabilità andava attribuita alle società finanziarie che, finito di giocare con l’indice Nasdaq e dopo lo sgonfiarsi delle bolle nel mercato immobiliare, hanno rivolto la propria attenzione al debito pubblico e ai prezzi dei prodotti alimentari di base allo scopo di speculare.

Questi giochi hanno impoverito milioni di cittadini in tutto il mondo. Non possiamo più permettere a queste società di agire impunemente e dobbiamo definire per loro un quadro operativo chiaro a livello europeo e mondiale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Oggi è la Giornata europea contro la tratta di esseri umani. Il tema merita la nostra totale attenzione e dobbiamo esigere che non ci si limiti a ripetere banali luoghi comuni su questa tragedia, che attualmente interessa centinaia di migliaia di persone ogni anno solo all’interno del territorio dell’Unione. Sono le vittime della schiavitù moderna, causata dalla fame e dall’estrema povertà di cui soffre oltre un miliardo di persone nel mondo. Questo è il lato più oscuro dello sfruttamento capitalista e delle conseguenze del colonialismo e del neocolonialismo di cui numerose potenze europee sono in gran parte responsabili.

Esiste pertanto una relazione simbolica tra la commemorazione di ieri della Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà e l’odierna Giornata europea contro la tratta di esseri umani. La lotta contro la povertà e la tratta di esseri umani richiedono misure a livello globali, quali una rottura con le politiche neoliberiste e un fermo impegno alla dimensione sociale delle politiche macroeconomiche, al fine di garantire una politica basata sullo sviluppo e sul progresso sociale, come i cittadini hanno chiesto nelle manifestazioni cui abbiamo assistito in Europa.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, 67 anni dopo la destituzione del dittatore Benito Mussolini, oggi i monumenti fascisti sono ancora oggetto di conservazione, manutenzione e importanti opere di restauro in Sud Tirolo. Per i sudtirolesi, è un continuo ricordo dell’ingiustizia subita e non è degno di un’Europa unita del ventunesimo secolo. Anni fa, l’allora Commissario europeo Frattini ha proposto una legge che mettesse al bando i simboli nazisti. La logica conseguenza di questa proposta sarebbe dovuta essere, come parte dell’impulso contro i simboli del nazismo, la messa al bando e la rimozione dei monumenti fascisti in Sud Tirolo. La proposta dell’ex Commissario non è approdata a nulla e ora è tempo di azzardare un nuovo tentativo.

La Commissione deve affermare con assoluta chiarezza che la violazione dei diritti di una minoranza costituisce una violazione dei valori dell’Unione europea. L’articolo 2 del trattato di Lisbona deve essere ulteriormente chiarito e dobbiamo esaminare l’efficacia della tutela delle minoranze e mettere a punto sanzioni vincolanti.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE). (PL) Il 2010 è stato dichiarato dall’Unione europea l’Anno della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Il 17 ottobre 2010, si sono tenute 23 commemorazioni della Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà annunciata dalle Nazioni Unite e in tutto il mondo sono stati organizzati eventi speciali per manifestare solidarietà e vicinanza verso i bisogni delle vittime dell’esclusione sociale.

La Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà mira innanzi tutto a informare i cittadini in merito alla necessità di eliminare la povertà in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, e a sottolineare che questa lotta è prioritaria. È inoltre importante dedicare maggiore attenzione alle cause e alle conseguenze della povertà in Europa. Lo ripeto, in Europa. Per questo l’attuazione del programma dell’Unione per la distribuzione gratuita di cibo ai più poveri, al costo annuo di 500 milioni di euro, è tanto importante. La celebrazione della Giornata mondiale per l'eliminazione della povertà è molto utile perché promuove la consapevolezza della diffusione della povertà nel mondo e spinge a ricercare le cause e le soluzioni del problema. Grazie.

 
  
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  Sergio Gutiérrez Prieto (S&D).(ES) Signor Presidente, in occasione della Giornata europea contro la tratta degli esseri umani, sono stati resi pubblici dati che devono portarci ad agire come leader politici.

Oltre il 90 per cento della prostituzione in Europa deriva dal ricatto e dall’estorsione. A fronte di questi dati, dobbiamo domandarci se stiamo facendo il necessario per difendere la dignità e l’integrità di migliaia di donne i cui diritti sono tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali adottata con il trattato di Lisbona.

Non stiamo parlando del “mestiere più antico del mondo”, ma dell’unica forma di schiavitù che non siamo riusciti a estirpare dalla vecchia Europa. Paesi come la Spagna stanno compiendo significativi sforzi in proposito, perseguendo i trafficanti, sensibilizzando l’opinione pubblica e promuovendo piani di reintegro per le vittime. Questo tuttavia non basta: l’Europa deve diventare un’area unica di azione e impegno.

La prossima direttiva sulla tratta di esseri umani è un’opportunità per agire sulla domanda di tale attività attraverso l’istruzione e, sul piano dell’offerta, per rendere difficile la pubblicità attraverso tutti i canali mediatici nonché per incrementare la cooperazione bilaterale con i paesi terzi al fine di combattere questa piaga all’origine.

Abbiamo un’opportunità, sulla quale desidero attirare l’attenzione del Parlamento, di modo che continui a essere all’avanguardia sul piano dei diritti dei cittadini.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D).(FR) Signor Presidente, secondo il suo statuto, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) è una fonte indipendente di consulenza scientifica sui rischi associati alla catena alimentare. Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di affermare che nutro dei dubbi in proposito, e non sono il solo.

Consideriamo un esempio specifico: numerosi Stati, tra cui la Danimarca e la Francia, hanno vietato l’uso del bisfenolo A nei poppatoi a seguito di numerosi studi che ne dimostrano la tossicità. L’EFSA continua tuttavia a consentirne l’impiego in prodotti destinati al consumo, in evidente violazione del principio di precauzione.

L’EFSA ha inoltre accolto ogni richiesta di utilizzo di OGM ricevuta; complessivamente ve ne sono state 125. Non vi sembra strano? Il Commissario Dalli, responsabile in materia, la settimana scorsa ha preso le distanze dall’EFSA sulla questione del bisfenolo A e sin dal 2008 il Consiglio ha richiesto chiarimenti sulle modalità operative dell’Agenzia.

Chiedo pertanto, come minimo e con la massima rapidità, un’audizione congiunta dell’EFSA da parte della commissione parlamentare per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, della commissione parlamentare per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione parlamentare per il mercato interno e la protezione dei consumatori. Dobbiamo fugare i dubbi riguardanti l’EFSA al fine di assicurare una migliore protezione dei cittadini e della loro salute, che è a rischio.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D).(RO) Il mio messaggio è indirizzato al Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek.

Qualche mese fa si trovava in Romania ed ha assistito alla sessione plenaria del parlamento rumeno, manifestando il proprio appoggio per il governo del Partidul Democrat-Liberal (PDL – il partito democratico liberale rumeno) e per le misure di austerità che esso propone; vorrei dire al Presidente Buzek che, da oltre un mese, la Romania non ha più un parlamento. Da oltre un mese, il parlamento rumeno non si riunisce e non si prendono più decisioni per via della fraudolenta approvazione della legge sulle pensioni menzionata dalla mia collega, l’onorevole Sârbu.

Dato che il Presidente rumeno Băsescu non ha assunto una posizione in proposito, né ha condannato le pratiche cui il PDL normalmente ricorre (la frode è diventata una pratica utilizzata nel parlamento rumeno), sono curioso di sapere se il Presidente Buzek continua ancora a sostenere il PDL e le autorità rumene e se sarebbe ancora disposto a visitare il parlamento del mio paese per sostenere il governo Boc.

 
  
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  Slavi Binev (NI).(BG) Ritengo che noi tutti, assieme all’Unione europea, ci stiamo impegnando per far riemergere l’Europa dalla recessione. Alcuni paesi ne stanno uscendo, mentre altri, per varie ragioni, vi stanno purtroppo scivolando sempre più profondamente. Sono convinto che il risanamento e il consolidamento del mercato europeo siano prioritari per tutti gli Stati membri.

Per questo motivo, sono seriamente dall’intenzione dell’Unione europea di offrire al Pakistan un regime commerciale esente da dazi doganali. Mi rendo conto che il Pakistan ha subito i danni causati da catastrofi naturali, ma non mi sembra una giustificazione adeguata per minacciare il commercio europeo, specie nel settore tessile.

Faccio appello a voi a nome dell’associazione bulgara dei produttori e degli esportatori di abbigliamento e tessili (Blgarska asociaciâ na proizvoditelite i iznositelite na obleklo i tekstil), i cui membri si sono rivolti a me chiedendomi aiuto per salvare questo settore in Bulgaria. La Bulgaria è un piccolo paese profondamente colpito dalla recessione e consentire al Pakistan di accedere al mercato europeo metterebbe in pericolo la produzione nazionale di prodotti tessili e di abbigliamento.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, dal mio punto di vista, durante una recessione la tutela del mercato europeo deve risultare doppiamente prioritaria; l’istituzione del regime commerciale esente da dazi doganali con il Pakistan non è la strada da percorrere per far sì che l’Europa emerga dalla recessione.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D).(RO) Desidero porre in evidenza la situazione economica e sociale particolarmente grave in cui versa la Romania. Le misure per la ripresa adottate dal governo rumeno sono inefficaci e di natura spiccatamente antisociale. Rappresentano un attacco ai diritti umani fondamentali, soprattutto nei settori della sanità e dell’istruzione, e al diritto di condurre una vita dignitosa. Quali sono gli effetti di queste misure? Un tasso di inflazione pari all’8 per cento, la diminuzione del PIL più marcata nell’intera Unione europea, la paralisi dell’economia nazionale nonché proteste senza precedenti cui partecipano forze dell’ordine, insegnanti, pensionati, funzionari del ministero delle Finanze e tutte le confederazioni sindacali. Il governo sta agendo contro gli interessi dei rumeni, minandone lo status di cittadini europei. La Commissione europea dispone degli strumenti adeguati e dei meccanismi atti a monitorare e correggere le politiche finanziarie degli Stati membri. La Commissione ha il dovere di assumere una posizione rispetto alle misure di austerità implementate dal governo rumeno poiché violano diritti umani fondamentali.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D). (LT) Il 10 ottobre scorso, è scoppiato un incendio a bordo della Lisco Gloria, in navigazione da Kiel a Klaipėda. Nonostante non abbia causato vittime, l’incidente ha evidenziato gli enormi problemi legati alla sicurezza dei passeggeri di traghetti. Le informazioni fornite dalle persone coinvolte dimostrano che l’equipaggio non era pronto per un’azione di salvataggio e i passeggeri hanno dovuto aiutarsi a vicenda. Inoltre, il numero dei passeggeri salvati era superiore al numero riportato nell’elenco ufficiale dei passeggeri, il che dà adito a serie preoccupazioni in merito alla garanzia di condizioni generali di sicurezza per i viaggiatori e alle potenziali minacce terroristiche. Sulla scia degli eventi dell’11 settembre, all’interno dell’Unione europea si è dedicata grande attenzione alla sicurezza dei passeggeri aerei. Questo incidente ha evidenziato che un sistema di controllo analogo a quello impiegato per il trasporto aereo deve essere applicato anche al trasporto marittimo e che si rendono necessarie continue prove di valutazione indipendenti, sia per le condizioni tecniche delle imbarcazioni sia per il personale responsabile della sicurezza dei passeggeri.

 
  
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  Katarína Neveďalová (S&D). (SK) La settimana scorsa, ho guidato una delegazione di osservatori del Parlamento europeo alle elezioni parlamentari in Kirghizistan. Abbiamo tenuto numerose riunioni con rappresentanti dei partiti politici e organizzazioni di cittadini e abbiamo incontrato anche il Presidente ad interim, Roza Otumbayeva.

Sebbene durante la nostra missione ci sia stato assicurato che il paese è avviato ad un cambio di regime verso la democrazia parlamentare e che sul piano della sicurezza il clima si sia rasserenato, poco dopo la nostra partenza da Bishkek i disordini sono ricominciati e i partiti politici kirghisi hanno iniziato a mettere in discussione i risultati elettorali, nonostante le dichiarazioni rilasciate dalle organizzazioni internazionali, secondo le quali le elezioni in Kirghizistan si sono svolte in maniera relativamente corretta. In un paese in cui i livelli di standard sociali sono autenticamente deplorevoli e decine di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, la lotta per la posizione di leader unico si è riaccesa e il Kirghizistan sta cominciando a fare passi indietro.

Richiedo quindi all’Unione e al Parlamento europeo di dedicare maggiore attenzione alla regione dell’Asia centrale, attualmente molto turbolenta. La mia richiesta non fa riferimento solo al Kirghizistan, ma anche ai recenti disordini in Tagikistan e al vicino Afghanistan, che non è neppure necessario menzionare. È importante intensificare l’interesse e la presenza in questa regione per un futuro migliore per tutti noi.

 
  
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  Ivailo Kalfin (S&D).(BG) Desidero attirare la vostra attenzione su importanti questioni legate alla sicurezza informatica. La prevenzione dei rischi associati alla rapida espansione di Internet è molto più efficace del rimedio ai danni causati da un uso improprio. A tal fine, si rende necessaria una serie di provvedimenti.

Innanzi tutto, il ciberspazio necessita una protezione dinamica, che non eriga muri statici, ma si affidi alla flessibilità e all’innovazione proattiva. In secondo luogo, la normativa che regola Internet deve sfruttare le opportunità offerte dalle tecnologie informatiche, non limitarle. In terzo luogo, è necessario un coordinamento orizzontale molto attivo tra le varie istituzioni coinvolte nella sicurezza informatica. Infine, la sicurezza informatica necessita meccanismi estremamente attivi ed efficienti per la cooperazione e il coordinamento internazionali.

Desidero incoraggiare la Commissione europea a dimostrare particolare determinazione e fermezza e a chiedere con insistenza iniziative legislative future volte a preparare e attuare una strategia di sicurezza informatica europea nonché a creare posizioni o un meccanismo per agevolare il coordinamento orizzontale di tutte le comunità e le politiche nazionali relative a questo tema.

 
  
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  Presidente. – Con questo si conclude la discussione su questo punto.

 
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