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Procedura : 2010/0054(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

A7-0263/2010

Discussioni :

PV 19/10/2010 - 5
CRE 19/10/2010 - 5

Votazioni :

PV 20/10/2010 - 4.3
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0368

Discussioni
Martedì 19 ottobre 2010 - Strasburgo Edizione GU

5. Regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee, relativamente al servizio europeo per l'azione esterna - Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2010: Sezione II - Consiglio europeo e Consiglio; Sezione III - Commissione; Sezione X - Servizio europeo per l'azione esterna - Modifica dello statuto dei funzionari delle Comunità europee e del regime applicabile agli altri agenti di dette Comunità (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

- la relazione (A7-0263/2010), presentata dall’onorevole Gräßle e dall’onorevole Rivellini, a nome della commissione per il controllo dei bilanci, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee, relativamente al servizio europeo per l’azione esterna [COM(2010)0085 - C7-0086/2010 - 2010/0054(COD)];

- la relazione (A7-0288/2010), presentata dall’onorevole Rapkay, a nome della commissione giuridica, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica lo Statuto dei funzionari delle Comunità europee e il regime applicabile agli altri agenti [COM(2010)0309 - C7-0146/2010 - 2010/0171(COD)]; e

- la relazione (A7-0283/2010), presentata dall’onorevole Gualtieri e dall’onorevole Surján, a nome della commissione per i bilanci, sulla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2010 dell’Unione europea per l’esercizio 2010, Sezione II - Consiglio europeo e Consiglio; Sezione III - Commissione; Sezione X - Servizio europeo per l’azione esterna [13475/2010 - C7-0262/2010 - 2010/2094(BUD)].

 
  
 

Onorevoli deputati, vi comunico che alcuni rappresentanti della Commissione e del Consiglio sono al momento imbottigliati nel traffico, ma stanno per arrivare e dovrebbero essere qui tra pochi minuti.

Ci accingiamo a concludere l’ultima fase di una coinvolgente avventura legislativa e interistituzionale: un quadrilogo sulla creazione di un servizio europeo per l’azione esterna ambizioso, efficace, affidabile e lungimirante.

Oggi discuteremo dei testi di legge relativi allo Statuto dei funzionari, al regolamento finanziario e al bilancio rettificativo e domani procederemo alla votazione. Questi documenti sono il successo di un mese di negoziati intensi tra le istituzioni europee, che hanno collaborato per raggiungere un obiettivo comune: garantire che, nello scenario internazionale, venga ascoltata e rispettata la voce dell’Unione europea. In seno al Parlamento europeo ci siamo assunti le nostre responsabilità con la massima serietà. Riteniamo che, nell’ambito dell’azione esterna, così come in altri settori, debbano prevalere gli interessi e i metodi comunitari.

Attendiamo con trepidazione la discussione finale di oggi e siamo ancora più ansiosi di lanciare il SEAE il 1° dicembre 2010, a un solo anno di distanza dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona.

 
  
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  Ingeborg Gräßle, relatore.(DE) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signora Alto rappresentante, Commissario Šefčovič, Commissario Lewandowski, onorevoli deputati, per quanto mi riguarda, sono impaziente di assistere alla piena operatività di questo servizio, che spero goda di prestigio a livello internazionale, obiettivo per cui è stato istituito.

Le istituzioni hanno dimostrato che sono in grado di affrontare le sfide e il Parlamento è parte di questo successo. Abbiamo adottato decisioni in modo solerte, a volte, forse, troppo rapido. Questo servizio è una terra incognita, un territorio inesplorato che, rompendo con alcune precedenti normative in materia di bilancio e di personale, porrà sfide importanti sul lungo termine. In qualità di membro della commissione per i bilanci e della commissione per il controllo dei bilanci, la natura ibrida di questo servizio resta una preoccupazione costante, non soltanto in termini di efficienza, ma anche per quanto attiene alla nostra capacità di controllo. La relazione congiunta Rivellini-Gräßle cerca di affrontare questi problemi, delineando la migliore soluzione possibile per il servizio, per il Parlamento e per i contribuenti. Abbiamo illustrato i processi e assegnato le responsabilità; è stata rafforzata l’influenza del Parlamento circa i compiti in materia di politica estera; abbiamo accresciuto la trasparenza indicando obblighi precisi di informazione e rendicontazione. Abbiamo chiarito agli ambasciatori dell’Unione europea che devono rivestire un ruolo centrale nella tutela degli interessi finanziari dell’Unione, ed è importante che anche i loro stessi servizi chiariscano questo aspetto. Abbiamo instaurato sinergie attraverso l’uso condiviso del sistema di contabilità, garantendo al revisore interno della Commissione il potere di vigilare sulla gestione dei fondi necessari all’espletamento efficace del servizio. Restano all’ordine del giorno il Fondo europeo di sviluppo e la relativa integrazione nel bilancio, così come il discarico per il Consiglio.

Vorrei ringraziare quanti hanno reso possibile questo risultato, ovvero i correlatori e i relatori ombra che hanno cofirmato il compromesso. Vorrei altresì esprimere il mio sincero ringraziamento ai negoziatori della Presidenza belga per l’encomiabile lavoro svolto.

Restano alcuni compiti importanti a carico del servizio. Non è previsto un risparmio di efficienza come risultato della fusione; il servizio ha previsto un risparmio del 10 per cento, che non è molto, ma siamo molto distanti da questo obiettivo per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali. Tutti parlano di una sorta di “esercito messicano”, ma come può essere professionale un servizio se non sa neanche esattamente quali siano i suoi compiti? Finora non sono state ancora colte le opportunità per definire nel dettaglio il mandato del servizio ed è essenziale affrontare questo punto al più presto. È altresì di vitale importanza dedicarsi alla coesione del personale; il trattamento preferenziale riservato finora ai diplomatici degli Stati membri è, per noi, motivo di preoccupazione. Se alcuni incarichi vengono pubblicati molte volte e si ripropone nuovamente la vecchia spartizione coloniale del mondo, ci saranno dibattiti molto accesi sul servizio. Dobbiamo garantire al servizio il nostro sostegno critico e l’occhio vigile della commissione per il controllo dei bilanci. Auguro al servizio il successo di cui l’Europa ha bisogno a livello mondiale.

 
  
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  Crescenzio Rivellini, relatore. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Lady Ashton, sul regolamento finanziario applicabile al Servizio europeo per l'azione esterna – ovvero sui principi e le norme di base che disciplinano il bilancio comunitario del nuovo servizio diplomatico creato dal Trattato di Lisbona e che integrerà funzionari del Consiglio, della Commissione e dei servizi diplomatici nazionali, con il compito di rappresentare l'Unione europea in tutte le questioni di politica estera – ritengo sia stato compiuto un ottimo lavoro.

Il Servizio, così come originariamente strutturato, presentava tuttavia una serie di pericoli che erano riconducibili alla sua struttura decentrata e complessa, con ramificazioni in tutto il mondo. In particolare, la responsabilità degli attori finanziari chiamati a gestire bilanci di centinaia di milioni di euro era poco chiara e rischiava di contribuire all'aumento di frodi e a fenomeni corruttivi a danno del bilancio comunitario.

Sebbene il Trattato di Lisbona ampli enormemente i poteri del Parlamento europeo e lo identifichi quale unica Istituzione rappresentativa dei cittadini europei, il dibattito sull'instaurazione del nuovo Servizio di azione esterna è stato monopolizzato in un primo tempo dalla Commissione e dal Consiglio, che hanno cercato in tutti i modi di strutturarlo secondo una logica intergovernativa e contraria al metodo comunitario. Dopo lunghe consultazioni con la Presidenza belga e con la Commissione europea, si è giunti a un accordo che, a dispetto della prima impostazione, vede il ruolo del Parlamento rafforzarsi ed entrare di diritto al centro della discussione europea.

Punti fondamentali sono: la Commissione trasmetterà, in un documento di lavoro allegato al progetto di bilancio, una presentazione esaustiva in cui figurano, tra l'altro, tutte le spese amministrative operative relative alle azioni esterne dell'Unione, compresa la politica estera e di sicurezza comune e la politica europea di sicurezza e di difesa; l'articolo 1, in cui vengono enumerate tutte le Istituzioni dell'Unione europea, le relazioni di responsabilità vengono allegate alle relazioni annuali di attività del Direttore generale della Commissione; la presenza del capo delegazione alle riunioni delle commissioni parlamentari competenti accompagnato dal Direttore generale; la presenza di un revisore e di un contabile comune al Servizio e alla Commissione europea, con una clausola di revisione nel 2013; l'impegno degli Stati membri a sostenere pienamente l'Unione nel perseguire ogni tipo di responsabilità del personale temporaneo del Servizio europeo di azione esterna.

Dobbiamo successivamente discutere alcune questioni importanti, che saranno riprese al momento della revisione triennale del regolamento finanziario. Tali questioni sono il discarico per le Istituzioni e l'integrazione del Fondo sociale europeo nel bilancio generale. La negoziazione ha portato a un buon risultato, soprattutto per il Parlamento, la cui centralità è stata fortemente valorizzata. Il fatto di aver enumerato tutte le Istituzioni – il che comporta che il discarico per le altre Istituzioni è solo una questione di tempo – e il fatto di prevedere un revisore e un contabile unico e comune alle due Istituzioni è un ottimo risultato. Ringrazio tutti per il lavoro svolto.

 
  
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  Bernhard Rapkay, relatore.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, e quando dico onorevoli colleghi, includo anche lei, signora Alto rappresentante, e lei, Commissario Šefčovič, i vostri collaboratori e la Presidenza del Consiglio, perché, in fin dei conti, abbiamo avuto prova di una cooperazione collegiale, senza la quale non avremmo raggiunto questo risultato.

Sono lieto dell’esito conseguito, almeno per quanto riguarda la parte di cui ero responsabile e di cui ho un quadro generale. Vorrei aggiungere, tuttavia, che non ne sono molto sorpreso, perché non siamo alle prime mosse. Signor Presidente, è stata una sua brillante idea convocare regolarmente tutti i relatori per uno scambio di opinioni fin dall’inizio, ai tempi delle relazioni degli onorevoli Brok, Verhofstadt e Gualtieri. In questo modo le persone coinvolte avevano ben chiaro il lavoro da fare e, al contempo, chi se ne sarebbe occupato poi conosceva tutte le fasi preparatorie già svolte. Per questo motivo, si trattava principalmente di inserire nello Statuto dei funzionari gli aspetti organizzativi concordati dal Parlamento e dal Consiglio in merito all’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna, per le specifiche aree di competenza dello Statuto stesso. Con il termine “organizzativi” intendo dire che l’organizzazione è politica e che la politica è organizzazione. Si tratta, naturalmente, di un punto emerso a più riprese durante le approfondite trattative, quando era già evidente che vi potessero essere interpretazioni diverse dei vari aspetti. Tra noi è emerso, tuttavia, uno spirito di collaborazione che ci ha condotto a soluzioni molto oculate su questi temi.

Cosa rimaneva dunque ancora da fare in termini di politiche e cosa dovevamo inserire nello Statuto dei funzionari? Innanzi tutto, dovevamo introdurre lo stesso trattamento per le tre categorie del personale. Tengo a ribadire questo aspetto poiché, come sapete, il trattato sancisce che il personale del SEAE debba comprendere funzionari della Commissione, del Consiglio e dei corpi diplomatici degli Stati membri. Quest’ultimo elemento risultava problematico, poiché costituiva una novità: dovevamo risolvere la contraddizione alquanto spinosa tra l’approccio comunitario e l’approccio intergovernativo. Va da sé che il Consiglio e gli Stati membri siano più propensi a un approccio intergovernativo, mentre noi preferiamo l’approccio comunitario. Credo di poter affermare che siamo riusciti a trovare insieme una soluzione che è motivo di grande soddisfazione.

Abbiamo tenuto in forte considerazione, e continueremo a farlo, l’equilibrio tra i generi e le origini geografiche. Vogliamo un servizio moderno, anche dal punto di vista delle pari opportunità. Signora Alto rappresentante, sono lieto di sentirla assicurare che, oltre a quanto introdotto nello Statuto dei funzionari come disposizioni obbligatorie, formulerà una sua personale dichiarazione aggiuntiva come parte integrante del pacchetto. Questo rappresenta un considerevole passo in avanti in materia sia di pari opportunità che di equilibrio geografico.

Sono necessari pari diritti e pari doveri, inclusa la fedeltà da parte delle tre categorie di funzionari, verso l’istituzione dell’Alto rappresentante, attualmente rappresentata dalla baronessa Ashton. A tal proposito, abbiamo lavorato ulteriormente sul diritto di veto dei servizi diplomatici, in merito alle eventuali ripercussioni sui contratti del personale proveniente dai corpi diplomatici, ma abbiamo risolto anche questo punto.

Rimane però un aspetto da non sottovalutare e che tutti ritenevamo impossibile da risolvere nell’ambito dello Statuto dei funzionari, ovvero la distinta identità che il nuovo servizio europeo per l’azione esterna deve avere. Quanti lavorano per questo servizio devono agire per uno scopo comune e diventano quindi estremamente importanti una formazione comune e un ulteriore programma di addestramento. Questa necessità si è, comprensibilmente, dimostrata fondamentale, in particolare per i colleghi negoziatori. Ho appena detto che non siamo riusciti in questo intento: era chiaro che non fosse possibile inserire in modo organico questo aspetto nello Statuto dei funzionari. Ancora una volta devo ringraziare l’Alto rappresentante, poiché mi è stato comunicato che intende pronunciarsi sulla questione, che considera un dovere fondamentale e indispensabile, formulando un’altra dichiarazione di impegno in tal senso. Sebbene non costituirà parte integrante dello Statuto dei funzionari, tale dichiarazione rassicurerà noi e quanti considerano questo aspetto di vitale importanza per l’operatività futura del servizio europeo per l’azione esterna.

Alla luce di queste considerazioni, abbiamo svolto un ottimo lavoro e il servizio è attualmente pronto a decollare il 1° dicembre.

 
  
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  Roberto Gualtieri, relatore. – Signor Presidente, Lady Ashton, signori Commissari, onorevoli colleghi, il Parlamento approva l'istituzione di una nuova sezione del bilancio dedicata al SEAE e lo stanziamento di risorse aggiuntive per il personale. Questa posizione è dettata dalla volontà di consentire la nascita del Servizio, di cui l'Europa ha bisogno e urgenza, ma naturalmente non implica una rinuncia a far valere il ruolo dell'autorità di bilancio nella discussione sulla natura della struttura che si occuperà della gestione delle crisi e sulle priorità della politica del personale, come dimostra la riserva che abbiamo stabilito nel bilancio 2011.

I regolamenti che approveremo rafforzano i risultati dell'accordo di Madrid, in alcuni casi realizzando degli ulteriori passi avanti, per i quali vorrei ringraziare i colleghi Rapkay, Grässle e Rivellini. Ringrazio anche per la loro disponibilità e apertura al confronto Catherine Ashton e Paul Christophersen.

Il regolamento del personale garantisce che tutti i funzionari del Servizio avranno gli stessi diritti e gli stessi doveri, indipendentemente dalla loro provenienza, e impegna l'Alto Rappresentante a garantire l'equilibrio geografico e di genere. Si tratta di una formulazione vincolante, sul rispetto della quale il Parlamento vigilerà, e che al tempo stesso evita il ricorso a quote che sarebbero inapplicabili oltre che sbagliate. Il regolamento finanziario garantisce un solido sistema di controlli e avvicina il Servizio alla Commissione.

Permettetemi di rivendicare con soddisfazione il successo ottenuto con l'istituzione di specifiche linee di bilancio per le principali missioni PSDC, che fa compiere un importante balzo in avanti alla capacità del Parlamento di esercitare un controllo sulla politica estera e di sicurezza comune.

Con il voto di domani disporremo quindi di un Servizio per l'azione esterna più forte, più comunitario e sottoposto a un maggiore scrutinio parlamentare. Questo scrutinio lo eserciteremo in modo rigoroso ed esigente e al tempo stesso con responsabilità e spirito costruttivo, con la determinazione ad aiutare l'Alto Rappresentante nello sforzo titanico di dotare l'Europa di una vera politica estera al servizio dei suoi valori e dei suoi interessi.

 
  
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  László Surján, relatore. (HU) Signor Presidente, mi compiaccio che questa discussione abbia luogo alla presenza del Consiglio e dei Commissari. Quando abbiamo programmato il bilancio per il 2010, abbiamo sollevato la questione delle risorse per il servizio europeo per l’azione esterna. Era stato deciso che non fossero necessari nuovi fondi dedicati, poiché sarebbe bastato ridistribuire le risorse di bilancio; in qualità di membri della commissione per i bilanci, non ne siamo convinti. La verità sta nel mezzo: era effettivamente possibile sostenere gran parte dei costi attraverso la ridistribuzione delle risorse di bilancio, ma, aggiungendo due emendamenti, si genera un costo supplementare di 44 milioni di euro. Questo costo aggiuntivo copre circa un quarto delle spese, mentre abbiamo registrato che l’avvio delle attività del servizio è ancora al 10 per cento. Ovviamente, i fondi che spero siano approvati domani coprirebbero un periodo un po’ più lungo rispetto alla loro attuale destinazione; questo suggerisce o avrebbe potuto suggerire alcune iniziative, come la modifica dell’importo. A nostro avviso, tuttavia, non vi è motivo di agire in tal senso adesso; è molto più importante avviare e sviluppare servizio il prima possibile, nel rispetto del trattato di Lisbona che mira ad accrescere la nostra visibilità nel mondo.

Tralasciando i provvedimenti dilatori, tuttavia, evidenziamo le nostre aspettative, come hanno già fatto i precedenti relatori. Riteniamo che l’equilibrio geografico sia molto importante al momento dell’avvio del servizio, ma non è stata inclusa alcuna disposizione in merito alle riserve vincolanti, anche per dare impulso a tutto il sistema. Vorremmo altresì ottenere la garanzia che i fondi disponibili siano usati in modo economico e secondo una giusta tempistica, visto che adesso ci sono vincoli ovunque.

Infine, invitiamo a una cooperazione molto chiara, con un’assistenza reciproca, tra i corpi diplomatici degli Stati membri, in modo da assolvere alcuni compiti in paesi in cui è rappresentato il nostro servizio europeo, ma non un determinato Stato membro. Questa soluzione garantirà un risparmio agli Stati membri coinvolti e migliorerà lo spirito di collaborazione. Signor Presidente, spero che il voto del Parlamento sostenga questa ridistribuzione delle risorse di bilancio.

 
  
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  Knut Fleckenstein (S&D).(DE) Signor Presidente, interrompo brevemente la discussione per informare lei e gli onorevoli colleghi che, ieri notte, tre terroristi hanno preso d’assalto il parlamento ceceno, assassinando diversi agenti di sicurezza e trattenendo alcuni ostaggi; gli assalitori sono poi stati uccisi. Il Parlamento deve condannare senza riserve questo atto di violenza, poiché il terrorismo non può mai essere giustificato. Siamo vicini alle famiglie coinvolte.

Ci tenevo a menzionare brevemente questa notizia, proprio in virtù del fatto che discuteremo ancora del Caucaso settentrionale questa settimana. Porgo nuovamente le mie scuse per l’interruzione.

 
  
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  Presidente. – Vorrei ringraziare di questa informazione il collega, onorevole Fleckenstein. Naturalmente, condividiamo le sue parole e condanniamo tutti gli atti di violenza. Per noi questo è un atto terroristico particolarmente rilevante, poiché è mosso contro un parlamento. Ci associamo pienamente a lei, esprimendo la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime e a quanti sono stati coinvolti da questo gesto, in merito al quale formulerò una dichiarazione ufficiale. Non ne ero ancora stato informato, ma a breve pubblicherò una dichiarazione ufficiale. La ringrazio molto, onorevole Fleckenstein, per aver attirato la nostra attenzione su questo episodio.

 
  
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  Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare l’onorevole Fleckenstein per aver portato alla nostra attenzione questo importante fatto. Naturalmente, anche la Commissione condanna qualsiasi atto terroristico e sono certo che reagirà di conseguenza.

Se mi è concesso tornare alla nostra discussione, in prima battuta permettetemi di ringraziare il nostro relatore, onorevole Rapkay per l’eccellente lavoro svolto nel presentare la proposta a questo esimio Emiciclo. Plaudo all’ottima collaborazione creatasi negli ultimi mesi su questo dossier così complesso e vorrei estendere i miei complimenti anche ai relatori ombra, alla commissione giuridica e alla commissione per gli affari esteri che hanno lavorato alacremente e in modo costruttivo durante l’intero processo. Infine, ma non meno importante, permettetemi di esprimere la mia gratitudine a Cathy, ai suoi collaboratori e ai servizi della Commissione per l’enorme e duro lavoro svolto che porterà, spero, all’istituzione del SEAE nel brevissimo termine.

Il lavoro di questa settimana conclude la complessa opera di definizione delle basi giuridiche e di bilancio per il SEAE. Queste basi sono pienamente in linea con la pietra angolare di questo processo, ovvero la decisione di istituire il SEAE. Ho avuto il privilegio di partecipare alla discussione sulla creazione del servizio europeo per l’azione esterna e sono stato onorato di rappresentare la Commissione nel celebre quadrilogo di Madrid. Posso confermare personalmente quanto siano stati importanti i contributo dei rappresentanti del Parlamento europeo, gli onorevoli Brok, Verhofstadt e Gualtieri, ai fini di una conclusione fruttuosa del nostro intenso dibattito sull’argomento. Penso che il loro apporto al nostro dibattito abbia realmente contribuito a rendere il SEAE un servizio europeo realmente efficace ed efficiente.

Le medesime parole si possono spendere in onore dell’opera del vostro relatore, onorevole Rapkay. Le modifiche allo Statuto dei funzionari sembrano avere una natura puramente amministrativa, ma non è così. Sono essenziali per rendere il servizio operativo e per servire a pieno gli interessi europei. La Commissione ritiene che il pacchetto di compromesso presentato dall’onorevole Rapkay, relatore del Parlamento, rappresenti un risultato molto lusinghiero da sostenere senza riserve. A mio avviso, tali modifiche hanno migliorato concretamente tutto il testo.

Permettetemi di sottolineare soltanto alcuni elementi chiave della proposta. Come sapete, nella sua fase iniziale, il SEAE sarà composto dalle tre istituzioni citate nel trattato, ovvero la Commissione, il segretariato generale del Consiglio e il personale distaccato dei servizi diplomatici nazionali. I servizi competenti del Consiglio e della Commissione saranno deferiti al SEAE, garantendo comunque i diritti del personale che lavora presso questi servizi. I diplomatici nazionali potranno candidarsi per i posti vacanti pubblicati. Sono lieto di affermare che, dal 1° luglio 2013, anche i funzionari di altre istituzioni, come il Parlamento europeo, potranno candidarsi per il SEAE a parità di condizioni.

I funzionari permanenti e i diplomatici nazionali avranno gli stessi diritti e doveri all’interno del SEAE e, nello Statuto dei funzionari, saranno previste disposizioni utili a garantire l’indipendenza e la fedeltà degli stessi all’Unione europea. I diplomatici nazionali potranno essere impiegati per un massimo di dieci anni; inoltre, gli Stati membri offriranno ai propri diplomatici la garanzia di reinserimento immediato dopo il periodo di occupazione presso il servizio europeo per l’azione esterna.

Il compromesso prevede anche alcune disposizioni che esprimono un forte impegno verso un equilibrio di genere e di provenienza geografica all’interno del servizio europeo per l’azione esterna. Nel 2013 è prevista una revisione dello stato del servizio, con una relazione che l’Alto rappresentante presenterà al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione.

So che alcuni di voi, in quest’Aula, avrebbero auspicato la presenza di disposizioni più radicali in queste proposte, mentre altri le avrebbero fortemente contrastate. Sono persuaso che le modifiche, così come presentate oggi, costituiscano una soluzione equilibrata. I negoziati su questo dossier non sono stati agevoli. Il processo preparatorio è stato abbastanza complesso, poiché ha richiesto la consultazione dei rappresentanti del personale, ma il duro lavoro e le intense trattative hanno portato i loro frutti e oggi avete davanti un ottimo risultato per il vostro Parlamento.

Spero, pertanto, che il Parlamento europeo, adotti domani queste modifiche. Permettetemi di concludere esprimendo il forte impegno della Commissione nell’assicurare un avvio agevole del SEAE: essa è pronta a fornire tutto il sostegno necessario per assecondare la nascita di questo nuovo servizio europeo. Auspico che domani sia la giornata di un voto storico per il Parlamento che porti alla nascita del servizio europeo per l’azione esterna.

 
  
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  Janusz Lewandowski, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, oggetto della discussione odierna è l’abbrivio incoraggiante di una lunga giornata ricca di discussioni sul bilancio. L’avvio del servizio europeo per l’azione esterna necessita di alcune modifiche del regolamento finanziario; tuttavia, per la prima volta, si è provveduto in tal senso attraverso la procedura legislativa ordinaria. È per questo che domani il Parlamento modificherà il regolamento del Consiglio.

Sono molto lieto che si sia giunti a un accordo durante il trilogo della scorsa settimana. È la prova che siamo in grado di operare nel rispetto del trattato di Lisbona e di costruire tempestivamente solide basi per il servizio europeo per l’azione esterna. Non voglio entrare troppo nel dettaglio, ma è stata creata una sezione di bilancio separata, garantendo la piena responsabilità dell’operato dei capi delegazione e un controllo della sezione del bilancio relativa al servizio per l’azione esterna da parte di un funzionario della Commissione e del revisore interno. Questi elementi saranno soggetti a revisione.

Vorrei ringraziare i relatori, onorevoli Gräßle e Rivellini, per l’approccio costruttivo e collaborativo.

Per quanto riguarda il bilancio rettificativo n. 6, spero che entrambi i rami dell’autorità di bilancio siano oggi in grado di approvarlo senza modifiche, in quanto rappresenta un prerequisito per l’immediata operatività del servizio per l’azione esterna.

La prima parte di nuovi incarichi da amministratore serve ad assolvere, nell’immediato, i compiti supplementari, ma ci impegneremo affinché, entro il 2013, un terzo dei nostri amministratori provenga dai corpi diplomatici degli Stati membri.

Pertanto invito il Parlamento a sostenere il bilancio rettificativo già approvato dal Consiglio. Vorrei esprimere ancora una volta la mia gratitudine ai relatori, onorevoli Surján e Gualtieri.

 
  
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  Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto ringraziare di cuore i relatori, onorevoli Gräßle, Rapkay e Gualtieri, per la mole immane di lavoro svolta da loro e da tanti parlamentari per giungere dove ci troviamo oggi.

So che sono stati negoziati duri, a volte, e che voi siete stati dei negoziatori altrettanto solidi. Credo che il risultato davanti a noi sia valido e rifletta un’applicazione autentica del trattato di Lisbona, evidenziando un ruolo importante e sostanziale del Parlamento per il futuro.

Si è trattato di un esercizio congiunto e cooperativo e sono enormemente grata a tutti voi per il lavoro svolto. È ancor più importante aver gettato le fondamenta del servizio in un modo che impegni giustamente il Parlamento per il futuro; ho già espresso la mia promessa sulla trasparenza e la linea che intendo seguire nella collaborazione con il Parlamento.

Ho anche ribadito che questo servizio dovrà riflettere lo spirito e la profondità dell’Unione europea. È un servizio di cui spero vadano fieri tutti i parlamentari, gli Stati membri e i Commissari. Vorrei che il personale del servizio, gli ambasciatori che nomineremo, le persone coinvolte riflettano il volto dell’Europa. Avrete molte opportunità per garantire che si mantenga questo impegno, soprattutto con la revisione del 2013.

So anche che alcuni parlamentari si preoccupavano di assicurare possibilità e capacità di formazione adeguate. Esiste una base giuridica a tal fine e voglio rassicurare quest’Aula che garantiremo a quanti vengono da tradizioni diverse, con origini differenti, la possibilità di lavorare insieme per creare un autentico servizio europeo che, ancora una volta, rifletta quanto si è detto finora, durante il processo di costruzione.

In particolare, vorrei ringraziare gli onorevoli Lichtenberger e Saryusz-Wolski per il lavoro svolto sulla questione della formazione. So che resta ancora molto da discutere e spero di poterlo fare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi; potete comunque contare sul mio impegno costante per garantire che la formazione sia parte integrante del nostro approccio alla progettazione di questo servizio. Tutto questo alla luce del contesto economico in cui sta nascendo il servizio, ma potete confidare nel mio impegno per garantirne l’efficienza.

Infine, potremo soddisfare le nostre aspirazioni e le nostre ambizioni sullo scenario mondiale. Le nostre azioni di politica estera, in materia di commercio e sviluppo e di lotta contro il terrorismo, incidono sulla vita di ogni cittadino dell’Unione europea. Si tratta principalmente di un servizio per i nostri cittadini e, davanti ai loro rappresentanti, mi impegno formalmente affinché questo servizio risponda alle loro ambizioni.

 
  
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  Olivier Chastel, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signor Presidente, signora Alto rappresentante, signori Commissari, onorevoli deputati, a nome del Consiglio permettetemi di ringraziare i relatori del Parlamento che si sono impegnati a fondo, lavorando sui diversi dossier necessari alla realizzazione del servizio europeo per l’azione esterna: l’onorevole Gräßle e l’onorevole Rivellini per il regolamento finanziario, l’onorevole Rapkay per lo Statuto dei funzionari e gli onorevoli Gualtieri e Surján per il bilancio rettificativo 2010.

Dopo l’accordo politico di Madrid e il parere del Parlamento europeo dell’8 luglio, il 26 luglio il Consiglio “Affari generali” ha adottato, come sapete, la decisione sull’organizzazione e sul funzionamento del servizio europeo per l’azione esterna. Affinché il SEAE possa essere concretamente operativo, tuttavia, è ancora necessaria l’adozione dei tre strumenti che ho appena citato.

I lavori su questi tre dossier sono stati intensi, da parte del Parlamento, della Commissione, dell’Alto rappresentante e del Consiglio e nessuno si è risparmiato per giungere a un accordo nel più breve tempo possibile, rispettando i termini stabiliti.

Oggi siamo tutti orgogliosi di aver portato a termine con successo questo compito grazie agli accordi raggiunti sui diversi temi, anche dopo il voto del Parlamento di questa sessione. Il Consiglio “Affari generali” di lunedì 25 ottobre potrà adottare questi strumenti sul piano politico e, come previsto, il servizio europeo per l’azione esterna potrà essere operativo dal 1° dicembre.

È stato già detto tutto, stamattina, dall’Alto rappresentante, dai Commissari e dai relatori. Quanto a me, mi limiterò a evidenziare il carattere epocale di questo evento che, un anno dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, ne incarna una delle innovazioni più significative. Dopo la realizzazione del servizio europeo per l’azione esterna, saranno notevolmente rafforzate sia la coerenza che la visibilità dell’azione esterna dell’Unione.

Ovviamente, il nostro compito non si esaurisce oggi. Il lavoro è appena cominciato e la sfida è commisurata alle nostre ambizioni, ma possiamo contare, ne sono certo, sull’Alto rappresentante, sull’energia e sulla determinazione che caratterizzeranno il suo operato. Formulo alla baronessa Ashton tutti i miei auguri di successo nella missione.

Per concludere, signor Presidente, vorrei ancora una volta ringraziare il Parlamento europeo per l’impegno profuso e l’approccio costruttivo, così determinanti su questo argomento.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  
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  Jacek Saryusz-Wolski, relatore per parere della commissione per gli affari esteri.(EN) Signor Presidente, la mia commissione, la commissione per gli affari esteri, si è pronunciata ad ampia maggioranza a favore di un SEAE forte.

“Forte” significa soggetto a controllo parlamentare e democratico; “forte” significa communautaire, rappresentante la comunità di tutti e 27 gli Stati membri, rispettando la dimensione e la diversità geografica dell’Unione di oggi e non di ieri. Sei mesi fa non si parlava di equilibrio geografico; oggi se ne discute e se ne dibatterà ancora: il paragrafo 7 della nostra risoluzione e l’articolo 6, paragrafo 6 lo sottolineano, ma anche duecento parlamentari dei nuovi Stati membri, in quest’Aula, vigileranno su questo tema. È stato posto un accento più deciso sull’equilibrio geografico rispetto all’importanza attribuita a questo fattore nella proposta iniziale, ma non è ancora sufficiente. L’aritmetica non è sempre univoca e le leggi e la geografia non possono essere messe in minoranza. Crediamo che tutte le donne e gli uomini siano uguali e non che alcuni siano più uguali di altri. Questo principio si applica anche al servizio europeo per l’azione esterna.

Signora Alto rappresentante, attendiamo le sue azioni volte a correggere la discriminazione esistente nei confronti dei nuovi Stati membri in seno al futuro SEAE.

 
  
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  Göran Färm, relatore per parere della commissione per gli affari esteri.(SV) In qualità di relatore della commissione per gli affari esteri sul regolamento finanziario, ho preso come punto di partenza l’accordo di Madrid, ma anche la constatazione che alcuni argomenti meritassero un approfondimento. Si tratta di redigere un bilancio aperto e trasparente, rendendo più specifici gli stanziamenti, in particolare quando sono in causa azioni politicamente rilevanti che necessitano di fondi cospicui.

Dobbiamo tutelare il diritto all’informazione sui costi complessivi, inclusa la quota a carico degli Stati membri. È necessario garantire una vigilanza soddisfacente sulla gestione dei poteri delegati, in modo da non perdere il controllo di questa complessa organizzazione.

Questo principio non si applica soltanto al controllo parlamentare, ma soprattutto al diritto dei cittadini di vigilare su questo nuovo, importante servizio che oggi l’Unione offre.

Su questo punto siamo stati molto efficaci. Ci sono voluti tempo ed energie per raggiungere questo scopo, ma ritengo di poter affermare che, con il nostro operato, abbiamo gettato solide fondamenta che permetteranno al nuovo servizio europeo per l’azione esterna di rafforzare il ruolo dell’Unione europea nel mondo, sottostando al pieno e costante controllo del Parlamento e dei cittadini, un aspetto essenziale.

 
  
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  Filip Kaczmarek, relatore per parere della commissione per lo sviluppo.(PL) Il parere della commissione per lo sviluppo sullo Statuto dei funzionari è stato adottato all’unanimità. La commissione per lo sviluppo sostiene le modifiche apportate alla proposta di relazione della commissione giuridica e, segnatamente, gli emendamenti volti a garantire che il reclutamento del personale del servizio europeo per l’azione esterna sia basato su procedure obiettive e trasparenti, sancite dallo Statuto dei funzionari, in ossequio alle condizioni contrattuali degli altri agenti delle Comunità. Inoltre, la proposta della Commissione è stata migliorata dalle modifiche proposte dal principale relatore, onorevole Rapkay, che introducono disposizioni riguardanti il personale del SEAE, già presenti nell’accordo politico. Esse riguardano, in particolare, la parità di genere e l’equilibrio geografico tra i funzionari, così come un bilanciamento tra il personale delle istituzioni europee e il personale proveniente dai servizi diplomatici nazionali. Spero che il nuovo servizio europeo per l’azione esterna apprezzi l’autonomia della cooperazione allo sviluppo e non consideri questo argomento come uno strumento di politica estera. È stato questo il principale obiettivo del lavoro svolto dalla commissione per lo sviluppo.

 
  
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  Véronique De Keyser, relatore per parere della commissione per lo sviluppo.(FR) Signor Presidente, signora Alto rappresentante, come tanti, il mio gruppo auspica un certo equilibrio tra il personale del servizio europeo per l’azione esterna, in termini di sesso e origine geografica, ovvero un equilibrio tra paesi grandi e paesi piccoli.

Siamo però ancora una volta alle crociate intergovernative e alle quote e, alla fin fine, i candidati dovrebbero essere giudicati in base al merito. Siamo pertanto consapevoli che né i criteri di reclutamento attuali, né le scelte di destinazione dei candidati favoriscano l’equilibrio auspicato e che esso non possa essere raggiunto subito, come è stato detto. Se l’eventuale scompenso preoccupa alcuni – ammetto, anche tra noi – sappiamo, tuttavia, che questo squilibrio rischia di essere strumentalizzato da quanti vogliono indebolirla, signora Alto rappresentante, e non sostenerla nelle numerose sfide che l’aspettano.

Il mio gruppo esprime molto apertamente il proprio sostegno al servizio e ripone fiducia in lei, signora Alto rappresentante. Dobbiamo anche dotarvi dei mezzi per riuscire nella vostra opera ed è finalmente giunto il momento di avviare il servizio per l’azione esterna. È altresì vero che se, tra due anni, lei ci presentasse con un grave problema di ripartizione del personale, ci sarebbe qualche difficoltà nella procedura di discarico che penso sia meglio evitare, per lei e per noi. In bocca al lupo!

 
  
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  Kader Arif, relatore per parere della commissione per il commercio internazionale.(FR) Signor Presidente, Commissario, giungiamo finalmente al termine di questi lunghi mesi di lavoro destinato a porre le basi del futuro servizio europeo per l’azione esterna ma, come hanno già fatto altri miei colleghi in precedenza, vorrei ringraziare i relatori per la qualità del lavoro svolto.

Il nostro comune auspicio è la nascita di un vero servizio europeo per l'azione esterna che non sia semplicemente la somma delle diplomazie dei 27 Stati membri e per questo sono di capitale importanza il regolamento finanziario e lo Statuto dei funzionari oggetto della discussione odierna e della votazione di domani. Questi due strumenti ci aiuteranno a raccogliere una doppia sfida: parlare all’unisono sulla scena internazionale e garantire coerenza all’insieme delle politiche esterne dell’Unione.

La politica commerciale non rientra tra le competenze dell’Alto rappresentante, ma come ex Commissario al commercio, sono certo che la baronessa Ashton saprà instaurare il dialogo necessario affinché la politica commerciale rispetti gli obiettivi dell’azione esterna dell’Unione, così come previsto dal trattato, soprattutto in materia di sviluppo sostenibile, eliminazione della povertà e tutela dei diritti dell’uomo.

Infine, vorrei sottolineare che la nostra volontà politica comune si misurerà con i fondi stanziati nel bilancio, da cui dipende la nostra capacità di esercitare un peso politico sulla scena internazionale.

 
  
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  Nadezhda Neynsky, relatore per parere della commissione per i bilanci.(BG) Desidero congratularmi con gli onorevoli Gräßle, Rivellini e Rapkay, per l’immane compito portato a termine.

L’avvio del servizio diplomatico europeo è un processo politico complesso che deve rispecchiare l’equilibrio degli interessi e della rappresentanza degli Stati membri, ma anche consentire al servizio di operare con efficacia, rendendo l’Europa protagonista sulla scena internazionale.

Al tempo stesso, vorrei esprimere il mio rammarico circa il fatto che la proposta sull’equilibrio geografico non sia stata adeguatamente trattata nella relazione dell’onorevole Rapkay, benché abbia ottenuto il sostegno della maggioranza in seno alla commissione per gli affari esteri e alla commissione per i bilanci, essendo conforme – mi preme sottolineare – alla risoluzione del Parlamento dell’8 luglio 2010.

È per questo motivo che mi appello a lei, signora Alto rappresentante, che ha forse da guadagnare più di altri dalla motivazione e dall’energia di tutta l’Unione europea. Non dubito che troverà un modo per garantire che il suo servizio rispecchi adeguatamente questo equilibrio geografico. Buona fortuna!

 
  
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  Edit Herczog, relatore per parere della commissione per il controllo dei bilanci. (HU) A nome della commissione per il controllo dei bilanci, mi compiaccio della nascita di questo nuovo servizio, una delle trasposizioni concrete più importanti del trattato di Lisbona. Il SEAE necessita ovviamente di risorse, ma è altrettanto importante definire e rispettare i principi di bilancio e le regole finanziarie imposti dalla responsabilità finanziaria e di bilancio. Negli ultimi anni la nostra commissione ha dialogato su questo punto con la direzione generale delle Relazioni esterne, pertanto vorrei sottolineare con forza questo punto. È essenziale fissare adeguate norme organizzative e operative. È fondamentale ricordare che bisogna evitare la duplicazione dei compiti, delle funzioni e delle risorse e considerare tutte le opzioni per garantire l’efficienza dei costi. Una struttura organizzativa e una gestione delle risorse semplici e trasparenti sono la garanzia che il nuovo servizio operi in modo efficiente.

I membri del servizio proverranno da tre diverse fonti: le istituzioni europee, gli Stati membri e gli esperti del paese di destinazione. È soprattutto essenziale che questo servizio, comprendente il personale delle istituzioni europee e i funzionari degli Stati membri, tratti tutti con assoluta parità. Pertanto, ritengo sia importante la formazione ed è ancor più fondamentale che le selezioni siano basate su procedure e criteri uniformi. La commissione per i bilanci vigilerà in materia con cadenza annuale.

 
  
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  Zigmantas Balčytis, relatore per parere della commissione per il controllo dei bilanci. (LT) Vorrei ringraziare i relatori, la cui professionalità ci ha permesso di giungere abbastanza rapidamente a un accordo politico tra le istituzioni dell’Unione europea e di gettare le basi per la creazione del servizio europeo per l’azione esterna. Non dubito che l’operato del SEAE diventi sempre più efficace e contribuisca a plasmare una politica estera e di sicurezza comune di qualità, rafforzando il ruolo dell’Unione europea sulla scena mondiale. Il funzionamento del SEAE deve rispondere ai principi di una gestione finanziaria efficiente ed efficace. Quest’anno abbiamo stanziato una somma aggiuntiva di 9,5 milioni di euro per il SEAE, ma sarà possibile definire i costi reali soltanto dopo il primo anno di operatività, quando sarà presentata al Parlamento europeo una relazione sulle spese sostenute per il servizio. Il Parlamento europeo è responsabile del funzionamento del SEAE per garantire un impiego efficiente delle risorse dello stesso e per assicurare che il denaro dei contribuenti europei generi un valore aggiunto reale per la politica comunitaria e per i cittadini.

 
  
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  Tadeusz Zwiefka, a nome del gruppo PPE.(PL) Sono certo che nessuno in quest’Aula nutra il minimo dubbio sull’importanza del ruolo del servizio europeo per l’azione esterna per l’operato dell’Unione. Il nostro lavoro degli ultimi mesi si è concentrato sull’obiettivo di garantire al servizio basi giuridiche corrette e strumenti idonei per assicurare l’efficacia della sua azione in futuro. Abbiamo lavorato in tempi serrati e spesso le trattative sono state ardue, ma abbiamo raggiunto un accordo con il Consiglio e con la Commissione su molti aspetti e spero che i compromessi elaborati conducano a un esito finale positivo. La commissione giuridica ha avuto il compito di proporre le modifiche allo Statuto dei funzionari, affinché si adattasse alle necessità del nuovo servizio, garantendone indipendenza e qualità. Ritengo che le modifiche adottate ieri sera, durante la riunione della commissione giuridica, offrano tali garanzie, benché personalmente non le ritenga completamente soddisfacenti, in particolare su un punto. La questione dell’equilibrio geografico, spesso sottolineata, si sarebbe potuta infatti risolvere in modo più opportuno. Ovviamente mi fanno piacere le dichiarazioni dell’Alto rappresentante sulla volontà di attribuire un’attenzione speciale a questo tema, garantendo la partecipazione al servizio dei cittadini di tutti gli Stati membri e accolgo con favore la disposizione che prevede la presentazione di una relazione, nel 2013, prodotta dall’Alto rappresentante in merito all’operato del servizio.

Si presume che la diplomazia dell’Unione abbia un carattere europeo e la verità è che la cittadinanza del personale non dovrebbe avere speciale rilevanza. La provenienza e le radici di un individuo plasmano però la nostra visione del mondo e influenzano in modo significativo la percezione dell’universo attorno a noi. È un dato di fatto che alcuni Stati membri dell’Unione siano ancora scarsamente rappresentati in tutte le istituzioni. Se l’Europa vuole essere unita nella diversità, è necessario concederle l’opportunità di esprimere e conservare questa diversità. Effettivamente le nostre discussioni sull’equilibrio geografico ruotavano proprio attorno a questo tema e non, come alcuni hanno erroneamente pensato o compreso, attorno alla preoccupazione di garantire quote fisse per gli Stati membri. Ringrazio i relatori per la proficua collaborazione e auguro all’Alto rappresentante di mettere a frutto i nostri sforzi nel suo lavoro.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto esprimere i miei sinceri ringraziamenti ai relatori per l’eccellente lavoro svolto e per i compromessi raggiunti. Naturalmente non tutti sono ancora soddisfatti e capisco le preoccupazioni, segnatamente quella relativa all’equilibrio geografico. Posso assicurare all’onorevole Saryusz-Wolski, tuttavia, che noi tutti – non soltanto i nuovi parlamentari – dobbiamo garantire un migliore equilibrio geografico e che noi tutti – non soltanto le donne – dobbiamo assicurare un sano equilibrio di genere. Sono elementi necessari, sui quali faccio affidamento, ed eserciteremo le dovute pressioni affinché siano attuati.

In primo luogo, bisogna garantire la migliore qualità possibile per questo servizio comune dell’Unione europea. Non vedo alcuna contraddizione in questo; al contrario, è necessario ridurre tutto a un comune denominatore, poiché ora è giunto il momento di agire e di dimostrare il nostro impegno per un’Europa che conti a livello internazionale. In Iran, dove è importante conseguire buoni risultati, l’Alto rappresentante ha già assunto un ruolo di guida. In Medio Oriente, non è soltanto necessario stanziare fondi, ma anche impegnarsi concretamente per una soluzione, e non soltanto per una questione di prestigio. Per quanto riguarda la Russia, dobbiamo garantire una relazione pragmatica, ma incentrata sui valori, in particolare nell’interesse dei nostri vicini comuni. Con gli Stati Uniti dobbiamo negoziare alla pari, discutendo in modo aperto sui punti problematici per agire insieme nella lotta al terrorismo e nel ripensare la globalizzazione. La Cina è una nuova potenza emergente e non vogliamo ostacolarla, ma contestiamo una forma di nazionalismo che sta sviluppando un certo grado di aggressività, soprattutto in questa regione dell’Asia. Vogliamo che la Cina sia maggiormente coinvolta nella comunità mondiale, incluso nelle istituzioni internazionali.

Sicuramente anche per l’Alto rappresentante una delle questioni più importanti da affrontare è la preparazione di una regolamentazione adeguata e una nuova distribuzione delle sfere di influenza e del potere, in seno alle nuove istituzioni internazionali multilaterali, per cui l’Unione europea non sia sminuita, pur accettando la presenza di nuovi attori globali. Sono tutti compiti rilevanti per il servizio europeo per l’azione esterna, per il quale l’Alto rappresentante necessita il nostro pieno sostegno. La Presidenza belga – in altre parole, lei, Presidente Chastel – si è appena impegnata nel sostegno all’Alto rappresentante. È una bella promessa, così come lo sono le congratulazioni, ma spero che i ministri degli Affari esteri riconoscano che non ha senso metterci uno contro l’altro e che c’è soltanto una soluzione possibile per i ministri, per l’Alto rappresentante e per noi, in Parlamento: rappresentare insieme l’Europa al cospetto del resto del mondo.

 
  
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  Cecilia Wikström, a nome del gruppo ALDE.(SV) Innanzi tutto, vorrei esprimere i miei ringraziamenti per l’eccellente spirito di collaborazione che ha animato il nostro lavoro su questo tema così importante.

L’Alto rappresentante non ha certo un compito facile ora che è stato creato il nostro comune servizio europeo per l’azione esterna. Nondimeno, unitamente al Consiglio e alla Commissione, il Parlamento ha gettato le basi di un’efficiente organizzazione di rappresentanza che sarà in grado di rendersi portavoce nel mondo dell’Europa e dei suoi valori e interessi.

La forza dell’Unione europea è la diversità. L’UE è composta da persone con diverse origini, competenze ed esperienze. Creando il servizio europeo per l’azione esterna, con l’impiego di donne e uomini provenienti da tutti i nostri Stati membri, stiamo sfruttando la maggiore forza e risorsa dell’Europa. Al tempo stesso, non devono esserci dubbi sul fatto che le competenze e le qualifiche sono decisive nella selezione del personale del nuovo servizio.

Il Parlamento europeo ha uno splendido motto: uniti nella diversità. Queste parole, dense di significato, sono foriere di doveri. Spero che, con l’Alto rappresentante Ashton, il SEAE diventi un autentico servizio europeo che rappresenti i cittadini di tutti i nostri Stati membri, donne e uomini. Il personale del nostro servizio comune per l’azione esterna deve chiaramente essere formato al fine di rappresentare tutta l’Unione. Auguro di cuore i migliori successi all’Alto rappresentante in questo importante compito.

 
  
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  Franziska Katharina Brantner, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con tutte le persone coinvolte per il loro impegno e il risultato di oggi. Abbiamo salvaguardato il metodo comunitario e le priorità di sviluppo; abbiamo rinvigorito lo scrutinio democratico, soprattutto in ambito di politica estera e di sicurezza comune. Abbiamo fondato un servizio inclusivo, costruito sull’uguaglianza e sull’esprit de corps. Grazie, signora Alto rappresentante, per aver menzionato le misure per la formazione in merito alla parità di genere e all’equilibrio geografico tra le sue iniziative. Vorrei ringraziare tutti in quest’Aula, l’Alto rappresentante e la Presidenza.

Abbiamo però creato un servizio moderno che sia qualcosa in più di un ventottesimo corpo diplomatico? Qual è il valore aggiunto del servizio europeo per l’azione esterna?

Penso che la partita sia ancora aperta. Innanzi tutto, sarà necessario un coordinamento efficace tra le varie politiche e attendo di conoscere le strutture atte a perseguire questo obiettivo.

In secondo luogo, è necessario un miglioramento nella gestione delle crisi e nella prevenzione dei conflitti, aspetto che può costituire un valore aggiunto offerto dall’Unione europea, se strettamente legato alla realizzazione di una struttura appropriata e alle modalità di espletamento dei nuovi incarichi e delle funzioni create attraverso le sinergie del Consiglio e della Commissione. Sulla scorta di questi orientamenti, abbiamo bisogno di più ambasciatori aggiunti? O non sarà compito suo, signora Alto rappresentante, inviare un SMS? Viviamo nel ventunesimo secolo; il ruolo dei vecchi diplomatici appartiene al diciannovesimo secolo. Non dovremmo discutere dell’effettiva necessità e finalità di questi ruoli?

Spero che il suo programma di avviamento e le urgenze in materia di personale riflettano le priorità garantite e contraddistinguano il servizio per il suo vero valore aggiunto, qualcosa che non tutti i servizi diplomatici nazionali hanno o possono fare. Per noi, ci sono due priorità: la prevenzione dei conflitti e la gestione delle crisi che interessano i civili. Creiamo una cellula di mediazione, per esempio.

Sui diritti umani, vogliamo un servizio forte, con capacità di agire ai massimi livelli. La parità di genere non finisce con le priorità nella selezione del personale, ma riguarda anche l’integrazione della dimensione di genere a tutti i livelli e la centralità delle missioni e dei mandati. A tal proposito, signora Alto rappresentante, penso sia una buona idea elaborare un prospetto delle missioni di politica estera e di sicurezza comune esistenti e già concluse, in modo da imparare dal passato per il futuro del nostro servizio. Penso che costituirebbe un’evoluzione per noi tutti.

Auguro buona fortuna a tutti e sono pronta a collaborare ancora, in futuro, in modo costruttivo.

 
  
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  Zbigniew Ziobro, a nome del gruppo ECR.(PL) L’Unione è un’associazione di 27 Stati e la struttura dell’istituzione che deve rappresentare l’Unione europea all’esterno deve riflettere questo aspetto. Con la creazione del nuovo servizio non bisogna dare l’impressione che alcuni paesi non siano riconosciuti, ma deve rispecchiare la ricchezza culturale e le diverse tradizioni nazionali europee, anche nel campo della diplomazia. Per questo, assieme a un gruppo di parlamentari ho preparato una modifica che introduce un elemento per l’equilibrio geografico: quando i candidati selezionati tramite concorso hanno competenze simili, il fattore decisivo per la scelta deve essere il criterio geografico. Non si tratta di una soluzione rigida che impone questo criterio nella selezione del personale del futuro servizio, ma di una misura flessibile e ausiliaria. L’adozione di una simile disposizione ridurrebbe le attuali sproporzioni e ci permetterebbe di assicurare, a breve, una maggiore rappresentatività. Vorrei sottolineare che questa soluzione rispetta l’importanza capitale del criterio delle competenze, tanto fondamentale per quanti hanno elaborato questi provvedimenti.

 
  
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  Willy Meyer, a nome del gruppo GUE/NGL. – (ES) Signor Presidente, questo è il primo intervento di un parlamentare del mio gruppo. Permettetemi di iniziare, a nome del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, dicendo che sosteniamo i lavoratori francesi, impegnati in uno sciopero generale contro le misure antisociali del Presidente Sarkozy.

Nel discorso di apertura, il Presidente ha giustificato il ritardo dei rappresentanti del Consiglio con i blocchi al traffico. Ci sono effettivamente diversi sbarramenti, è uno sciopero generale: il nostro gruppo spera che sia un successo assoluto, che porti a una correzione, in Europa, di queste politiche antisociali.

Vorrei ringraziare i colleghi deputati per il lavoro svolto, ma li informo che, purtroppo, il nostro gruppo domani si asterrà dalla votazione. Non voteremo contro, ma non possiamo votare a favore, poiché riteniamo che, sfortunatamente, non sia stato raggiunto il risultato sperato, ovvero un controllo generale da parte del Parlamento sul servizio per l’azione esterna. Naturalmente non è stato possibile modificarne l’assetto, perché non era in discussione, e non siamo convinti di questa struttura che avrà la responsabilità della politica esterna e di sicurezza.

Abbiamo combattuto una battaglia democratica molto significativa sulla sicurezza nei parlamenti nazionali – almeno, nel mio – per ottenere piena sovranità, in modo che ogni dispiegamento di forze armate all’estero fosse soggetto al totale controllo parlamentare.

Siamo però molto lontani da questa forma di controllo e, per questi motivi, non voteremo a favore domani. In ogni caso, concludo ringraziandovi per il lavoro svolto.

 
  
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  Fiorello Provera, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel definire la struttura del nuovo servizio diplomatico, non dobbiamo ripetere gli errori del passato ma puntare a un organico snello, poco costoso e soprattutto efficiente. Uno strumento al servizio della politica europea – ripeto, europea – non deve selezionare i propri funzionari in base alla loro provenienza geografica o all'appartenenza di genere ma alla loro qualità.

Concordo sul fatto che gli Stati membri dovrebbero essere rappresentati nell'organico del nuovo Servizio e che sarebbe opportuna una larga componente femminile. Ma tutto ciò non può avvenire a scapito dei criteri di merito e di eccellenza professionale. Quel che dobbiamo fare, invece, è garantire una rigorosa ed eguale possibilità di accesso alla carriera a tutti, senza discriminazione.

Per la formazione esistono strutture, come l'Istituto universitario europeo di Firenze, che hanno l'expertise per assicurare una formazione eccellente. Mi sembra inopportuno quindi e costoso pensare a costruire ex novo un'Accademia diplomatica europea.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, per rappresentare in modo più efficace gli interessi degli Stati europei sulla scena internazionale, le azioni di politica estera devono essere preliminarmente discusse e poi comunicate al mondo esterno all’unisono. Con il servizio europeo per l’azione esterna, stiamo tentando di inserire gli strumenti di politica estera dell’Unione in un quadro coerente. Abbiamo riunito le risorse in nostro possesso e ne aggiungeremo delle nuove per completare il quadro.

Come indicato nella relazione dei nostri colleghi, per la natura inedita di questa struttura, bisogna predisporre disposizioni ambiziose in materia di trasparenza e di gestione finanziaria e di bilancio. È necessario un prospetto dettagliato dei compiti e del personale del SEAE.

Affinché la sovranità del Parlamento europeo in materia di bilancio sia estesa anche al SEAE, bisogna inserire il servizio nell’architettura della Commissione e il Parlamento europeo, in quanto autorità di bilancio, deve disporre di tutte le informazioni necessarie per controllare i conti in modo efficace. Resta all’ordine del giorno il discarico del Consiglio.

Il SEAE può dirsi tale se tutti gli Stati membri sono equamente rappresentati; d’altra parte le qualifiche dei candidati devono naturalmente avere la priorità. A questo proposito vorrei ricordare la percentuale di donne rappresentate, che è a mio parere troppo bassa, ed esorto quindi la ricerca di donne qualificate per questi ruoli, perché esistono.

 
  
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  Elmar Brok (PPE).(DE) Signor Presidente, signora Alto rappresentante, signor Commissario, onorevoli deputati, Frank Sinatra era chiamato “the Voice”, ma cosa sarebbe stato senza una grande orchestra? Lei, signora Alto rappresentante, è adesso la voce dell’Europa e il servizio europeo per l’azione esterna è la sua splendida orchestra. Spero che utilizzi questo strumento per portare alla ribalta la voce europea e per proteggere i nostri interessi. Poiché la priorità cardinale dell’Europa è il mantenimento della pace, la prossima priorità, in vista delle sfide internazionali, dalla sicurezza energetica alla lotta contro il terrorismo, alla globalizzazione eccetera, è difendere gli interessi dell’Europa nel mondo. Lei e questo servizio avete un ruolo speciale e pertanto i progressi che compiamo nell’interesse dei nostri cittadini dipenderanno fortemente dalla sua attività e dal lavoro della sua orchestra.

In questo processo, siamo riusciti a rinvigorire la cooperazione, il controllo e il diritto all’informazione del Parlamento, anche in materia di bilancio. Siamo riusciti a conservare il carattere comunitario delle politiche, appunto, comunitarie e a garantire che oltre il 60 per cento del personale sia costituito da funzionari dell’Unione europea. Sono certo che, contrariamente al Consiglio, siamo riusciti a introdurre un miglior equilibrio geografico e di genere. I governi non si sono mossi in tal senso, ma hanno agito per proprio conto. Inoltre, se queste disposizioni sono giuridicamente vincolanti ed è prevista una revisione nel 2013, credo che sia un’ottima conquista per quest’Aula, nonché un buon compromesso tra le istituzioni.

Anche noi dobbiamo monitorare questo servizio e lo faremo con la necessaria flessibilità, pur esercitando le dovute pressioni per garantire che lei, signora Alto rappresentante, risponda ai suoi doveri. Otterrà il nostro sostegno, ma riceverà anche le nostre critiche se non concordiamo, poiché credo che possiamo agire soltanto collegialmente in questo campo, se vogliamo assicurare un futuro ai nostri cittadini.

 
  
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  Adrian Severin (S&D).(EN) Signor Presidente, non ci sarà un’Europa unita di successo senza una visione lungimirante sulle modalità di promozione dei nostri interessi comuni fuori dai confini dell’Unione, a livello mondiale.

Questa visione verrà a mancare senza un servizio per l’azione esterna ambizioso, responsabile, efficace e comunitario e un servizio simile non può funzionare in modo efficiente se il personale non viene selezionato in base al merito.

Credo che la maggior parte di noi possa concordare con questi principi, anche se il diavolo sta nei dettagli. E sono stati proprio questi dettagli a trasformare una relazione che si presumeva essere tecnica nella miccia di un dibattito politico appassionato, che rischia di dividerci profondamente.

Non c’è un dissidio tra il comunitarismo e l’intergovernativismo, tra i meriti e le quote, tra i vecchi e i nuovi Stati membri. Eppure il comunitarismo trionfa se ogni cittadino di ogni Stato membro si sente trattato in modo equo, in base ai propri meriti.

Il trionfo del criterio del merito deve essere dimostrato dall’equilibrio dei risultati della selezione, poiché ritengo che Dio abbia distribuito meriti e demeriti in modo equilibrato tra uomini e donne, vecchi e giovani, grandi e piccoli, deboli e potenti, occidentali e orientali, eccetera.

Resta il fatto che qualcuno nella nostra Unione – principalmente tra i nuovi membri, ma non soltanto – si sente discriminato. Anche se queste percezioni fossero errate, dovremmo sempre averne rispetto e occuparcene, poiché la nostra unità ha sempre la priorità.

Non sono in discussione i criteri, ma la mancanza di garanzie di applicazione di tali criteri e di misure correttive da apportare, laddove vi fossero evidenti scompensi.

Posso soltanto sperare che l’Alto rappresentante corregga tali squilibri nel processo che sembra aver alimentato queste impressioni; spero altresì che una futura accademia diplomatica europea, o un istituto analogo, ci aiuti a creare un corpo di diplomatici europei competenti e fedeli al nostro comune interesse e alle istituzioni europee.

 
  
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  Gerben-Jan Gerbrandy (ALDE).(NL) Signor Presidente, in questa discussione, incentrata principalmente sul controllo e sull’organizzazione del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), non dobbiamo perdere di vista l’interesse generale di questo servizio che, dopotutto, è magnifico e potrebbe dimostrarsi uno dei progressi più significativi verso una politica estera europea a pieno titolo.

Anche nel mio paese, che temo stia diventando sempre più chiuso, è previsto un trasferimento di compiti al neonato SEAE nel nuovo accordo di coalizione. Certo, finora il trasferimento contempla soltanto le competenze consolari, ma sono persuaso che presto ci accorgeremo che anche altre competenze diplomatiche sarebbero meglio gestite a livello europeo.

Signor Presidente, oggi parliamo principalmente del carattere organizzativo e finanziario del SEAE, un aspetto importante, ma il servizio non sarà pienamente operativo se non vi sono trasparenza e responsabilità finanziaria sufficienti. Sono pertanto lieto che si sia giunti a un accordo tra le istituzioni per avviare concretamente il servizio. Il SEAE era stato messo a rischio, a causa delle condizioni molto dettagliate presentate dal Parlamento, ma noi, il gruppo dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa, ci siamo opposti in qualche modo.

Vorrei comunque congratularmi con i relatori: è stato formulato un buon pacchetto che godrà del pieno sostegno del mio gruppo. Spero soprattutto che, con la votazione di domani, questo pacchetto renda il servizio operativo nell’immediato.

 
  
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  Charles Tannock (ECR).(EN) Signor Presidente, la realizzazione di un SEAE ibrido sui generis è stata caratterizzata da molte discussioni, ma l’Alto rappresentante è riuscita a creare il consenso in un momento in cui i leader europei erano distratti dalla crisi dell’eurozona. I conservatori britannici si sono opposti all’istituzione di questo servizio, temendo che erodesse le prerogative del Regno Unito di esercitare una politica estera indipendente. Ora che il servizio è una realtà politica, ci impegneremo in modo costruttivo per garantire che gli interessi britannici siano comunque promossi e tutelati.

A questo scopo, una possibilità è esercitare pressioni affinché i funzionari europei britannici e i diplomatici britannici rivestano incarichi in seno al servizio, perché, sorprendentemente, il Regno Unito è scarsamente rappresentato nelle istituzioni europee. Il nuovo servizio deve rappresentare i 27 Stati membri dell’Unione europea, ma deve anche basarsi, innanzi tutto, sul merito.

Infine, gli Stati membri stanno imponendo forti tagli alla spesa pubblica. L’Unione europea deve essere sensibile al bisogno di austerità, in particolare con il bilancio del SEAE. La neutralità di bilancio è fondamentale se il servizio europeo per l’azione esterna vuole guadagnare e mantenere la fiducia e l’approvazione di tutti i cittadini europei.

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL). (CS) Il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) predisposto rappresenta uno strumento del tutto nuovo per istituzionalizzare la politica estera dell’Unione europea. Al momento, rilevo due principali problemi relativi a questo processo.

Innanzi tutto, è chiaro che la politica estera e di sicurezza costituisce un elemento di sovranità degli Stati membri. Quando si decide su questioni di principio, si applica ancora il potere di veto; in caso di decisioni importanti, come l’intervento in Iraq o la secessione del Kosovo, non c’è stata alcuna politica estera dell’Unione europea. Il nuovo servizio per l’azione esterna avrà pertanto un’agenda notevolmente ridotta e, in caso di decisioni politiche di rilievo, asseconderebbe soltanto le decisioni dei singoli paesi o, addirittura, non si pronuncerebbe.

L’oggetto del contendere è la composizione del servizio diplomatico: le informazioni a disposizione suggeriscono che si sia trascurato, per usare un eufemismo, il ruolo dei nuovi Stati membri nella selezione del personale.

 
  
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  Marta Andreasen (EFD).(EN) Signor Presidente, benché l’idea di un nuovo servizio europeo per l’azione esterna non sia stata molto ben accolta in Europa, la burocrazia europea è riuscita a venderla comunque, adducendo che non avrebbe generato nuove spese.

Adesso ci rendiamo conto che non è così irrilevante per il bilancio e che costerà 34 milioni di euro in più rispetto ai 441 milioni di euro previsti all’inizio. E questa differenza emerge prima ancora che il servizio sia pienamente operativo.

La relazione sul regolamento finanziario richiede al contabile e al revisore interno della Commissione di assumere lo stesso ruolo per il SEAE, mentre a Madrid avevamo convenuto che il SEAE fosse un’istituzione indipendente, con un proprio responsabile della contabilità e un proprio revisore. Gli accordi definiti a Madrid in giugno non sembrano quindi essere particolarmente vincolanti. Adesso siamo dispersi in un mare di confusione quanto alla struttura del SEAE.

La realizzazione della novità rappresentata dal trattato di Lisbona sembra abbastanza sgraziata, ma devo dire che non ne sono sorpresa e, come sempre, sarà il contribuente a pagare per questa “efficienza”.

 
  
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  Lucas Hartong (NI).(NL) Signor Presidente, che giornata triste, anzi tragica. Discutiamo del finanziamento del nuovo servizio europeo per l’azione esterna della baronessa Ashton (SEAE). Gli olandesi non hanno mai avuto l’opportunità di esprimere la propria opinione sul trattato di Lisbona e adesso siamo costretti ad accettare questo SEAE che inghiottirà milioni di euro. È un insulto alla democrazia.

Il SEAE ci costerà milioni di euro in più nella parte restante di quest’anno e nel prossimo anno. L’hobby politico degli eurocrati può certo essere molto dispendioso, ma ci lascerà a mani vuote. Voglio che sia assolutamente chiaro che il PVV, il partito olandese per la libertà, non sosterrà mai, in nessun caso, questo mostro dagli scranni dell’Unione europea. Diciamo no al SEAE, no a un superstato europeo e sì alla vera libertà e alla vera democrazia plasmate dagli Stati membri sovrani.

 
  
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  Jan Kozłowski (PPE).(PL) Onorevoli deputati, mentre discutiamo della struttura del servizio europeo per l’azione esterna, non dobbiamo passare sotto silenzio o trascurare la questione del rispetto dell’equilibrio geografico del personale. Attualmente, il numero di dipendenti dei 15 “vecchi” Stati membri è significativamente e sproporzionatamente maggiore rispetto al numero dei dipendenti dei nuovi Stati membri. Riporto alcune cifre: prima delle ultime nomine, di 115 ambasciatori, soltanto due provenivano da paesi entrati nell’Unione dal 2004 in poi. Tra i 29 ambasciatori nominati di recente, soltanto quattro provengono dai nuovi Stati membri.

Non dobbiamo permettere che questa divisione diventi la regola nell’attività del futuro servizio per l’azione esterna. Senza una corretta rappresentanza geografica, non potremo creare un servizio per l’azione esterna forte,che agisca con efficacia nell’interesse di noi tutti, né potremo mai essere orgogliosi di questo servizio, come ha detto l’Alto rappresentante Ashton. Sono anche persuaso che la definizione di un periodo di transizione, durante il quale incrementare gradualmente la rappresentanza sproporzionatamente bassa dei nuovi Stati membri, ci permetterà di procedere con efficacia ed efficienza verso il conseguimento del nostro obiettivo: promuovere l’Unione europea come protagonista sulla scena internazionale.

 
  
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  Kristian Vigenin (S&D).(BG) La sessione odierna è l’ultima del nostro Parlamento in cui possiamo discutere la struttura, il finanziamento e l’operatività generale del servizio europeo per l’azione esterna. Da domani, quando dovremo prendere le nostre decisioni finali, ci aspettiamo risultati concreti. Sono fiducioso, naturalmente, alla luce della discussione di oggi, che il Parlamento aiuterà e inciterà il nuovo servizio, trasmettendo le proprie idee, in modo che sia davvero efficace e conferisca un ruolo più attivo e visibile all’Unione europea sulla scena mondiale.

Di fatto il servizio europeo per l’azione esterna è forse il risultato più evidente del trattato di Lisbona. Quanti hanno sostenuto questo trattato si augurano anche i migliori successi per questo progetto.

Mi permetta di ricordarle, signora Alto rappresentante, che ha ereditato un’amministrazione molto squilibrata ed è emerso, purtroppo, che le critiche formulate sono, in qualche modo, rivolte a lei. Effettivamente, all’inizio di quest’anno, da quando lei ha assunto la carica di Alto rappresentante e Vicepresidente, i nuovi Stati membri hanno soltanto un capo delegazione nell’Unione europea.

Contesto fermamente l’idea che ci sia un conflitto tra le qualifiche e l’equilibrio geografico. Al contrario, credo che l’equilibrio geografico vada di pari passo con competenze più elevate. Per questo motivo speriamo che il suo impegno in tal senso possa concretizzarsi da adesso in poi.

 
  
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  Alexander Graf Lambsdorff (ALDE).(DE) Signor Presidente, il servizio europeo per l’azione esterna è una delle decisioni più importanti del trattato di Lisbona. Mancano soltanto sei settimane al momento in cui la baronessa Ashton non sarà più soltanto la responsabile della creazione di un ministero degli Affari esteri dell’Unione europea, ma il ministro degli Affari esteri dell’Europa vero e proprio ed è una giusta evoluzione. L’avvio è previsto il 1° dicembre e le auguriamo ogni successo.

Abbiamo discusso molto e siamo giunti a un ottimo accordo. È stata una battaglia politica fruttuosa che ha portato all’eliminazione della carenza di democrazia legata alla vecchia politica estera e di sicurezza comune, con un maggior controllo e una più elevata qualità del dibattito pubblico. Il controllo di bilancio sarà più draconiano, sono stati messi a punto i prerequisiti per un autentico spirito di squadra e, se lo desiderano, i diplomatici nazionali possono restare nel servizio europeo per l’azione esterna. Non ci saranno quote per la ripartizione geografica; a volte si ha avuto l’impressione che questo sia l’argomento più importante qui, ma davvero non lo è. La Germania, in particolare, potrebbe trarre grossi benefici dalle quote, ma sono comunque contrario. Si offrirà un programma di formazione comune e credo ci siano tutte le condizioni per un SEAE di successo.

In altre parole, il Parlamento europeo è alquanto soddisfatto. Saremmo pienamente soddisfatti se adesso lei cogliesse veramente l’opportunità di creare una struttura adeguata per la prevenzione dei conflitti e per la gestione delle crisi, come promesso. Avremmo così un valore aggiunto europeo fin dagli esordi del servizio.

 
  
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  Mirosław Piotrowski (ECR).(PL) Siamo sconfortati nel vedere che le proposte della maggioranza dei componenti della commissione per gli affari esteri riguardanti l’equilibrio geografico della rappresentanza del servizio europeo per l’azione esterna incontrino seri problemi e una resistenza molto ostinata. Sono evidenti le difficoltà relative all’elaborazione di criteri per la selezione del personale degli uffici diplomatici europei. Il principio della solidarietà e della rappresentatività, che ha guidato a lungo l’Unione, non deve essere offuscato dall’egoismo di alcuni degli Stati membri più grandi. La distribuzione degli incarichi per gli uffici diplomatici è nelle mani dell’Alto rappresentante, che è presente oggi e che sta assegnando nomine esclusivamente su base discrezionale. Delle oltre 100 rappresentanze diplomatiche nel mondo, il sesto Stato membro più grande dell’Unione europea, la Polonia, ne ha ottenute soltanto due. Viene quindi da chiedersi quale criterio abbia guidato l’Alto rappresentante Ashton nella distribuzione degli incarichi. Vorrei ricordare a tutti che, in realtà, è il Parlamento che decide l’assetto del bilancio per la creazione della diplomazia dell’Unione europea.

 
  
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  Raffaele Baldassarre (PPE). – Signor Presidente, dopo l'adozione della decisione del Consiglio sull'organizzazione e il funzionamento del Servizio europeo per l'azione esterna, siamo chiamati oggi a rendere operativa la stessa determinazione attraverso modifiche al regolamento finanziario e allo statuto dei funzionari dell'Unione.

A tale proposito, mi soffermo su un aspetto della relazione che ci ha visto impegnati in difficili negoziati: quello dell'equilibrio geografico riguardo alla composizione del corpo diplomatico europeo. Alcuni colleghi, infatti, avrebbero preferito criteri diversi per la selezione dei funzionari, basati sulla provenienza e cittadinanza. Tali proposte sono state evitate attraverso emendamenti di compromesso bilanciati, che hanno saputo tener conto dell'equilibrio geografico e di genere, senza imporre criteri selettivi su base nazionale. La scelta delle quote su base nazionale, infatti, non sarebbe stata una soluzione idonea e desiderabile.

Dopo oltre cinquant'anni di integrazione europea, viene adesso creato il primo vero corpo diplomatico dell'Unione, un corpo diplomatico che deve essere messo in condizione di poter sviluppare una politica estera comune e di servire su scala internazionale gli interessi dell'Unione. Per adempiere a questo compito, è fondamentale che i funzionari rappresentino l'Unione e non gli Stati membri di cui hanno la cittadinanza o sono stati funzionari diplomatici. È questa la linea adottata ieri in sede di commissione giuridica approvando la relazione Rapkay ed è questa la linea che mi auguro si continui a seguire durante la votazione in plenaria.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KOCH-MEHRIN
Vicepresidente

 
  
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  Zoran Thaler (S&D).(SL) Signora Presidente, abbiamo bisogno di un’Unione europea forte, un’Unione che sia costituita da tutti i 27 Stati membri, non soltanto da una minoranza. Auguriamo al Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) il successo che merita. Noi cittadini europei ne abbiamo bisogno, ne ha bisogno l’Unione europea e ne ha bisogno il mondo intero.

Come possiamo garantire che il SEAE diventi un servizio per tutti i cittadini dell’Unione europea? Come possiamo assicurarne l’efficienza, il successo e lo status di vera e propria crème de la crème dell’Europa? Soltanto se coinvolgiamo diplomatici di tutte, e lo ripeto tutte, le nazionalità dell’Unione europea.

Non esiste una minaccia più grave alla forza e all’unità dell’Unione europea di una situazione in cui l’Unione è principalmente rappresentata dai cittadini di sei nazionalità soltanto. Due terzi dei diplomatici dell’attuale Servizio, ereditato dalla Baronessa Ashton, sono stati reclutati unicamente in sei paesi. Che ne è degli altri 21? Che ne è dei nuovi Stati membri?

Mi rammarico dunque per il fatto che non adotteremo le disposizioni approvate dalla commissione per gli affari esteri e dalla commissione per i bilanci poiché ci aiuterebbero a correggere il peggiore esempio di squilibrio perlomeno degli ultimi dieci, lo ribadisco dieci, anni.

Abbiamo bisogno di un’Unione europea forte costituita da tutti i 27 Stati membri.

 
  
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  Marek Siwiec (S&D).(PL) Signora Presidente, oggi si conclude un iter assolutamente straordinario, quello della creazione di una nuova istituzione europea. Rappresento i nuovi Stati membri, che hanno assistito affascinati alla realizzazione pratica dell’essenza dell’integrazione, alla negoziazione tra le varie istituzioni e, infine, alla nascita di un servizio destinato a consolidare, attraverso una politica estera comune, ciò che tanto manca nell’Unione europea. Tale risultato si è rivelato possibile e il Parlamento ha partecipato al suo conseguimento. Siamo molto orgogliosi del nostro coinvolgimento attivo. Il nuovo Servizio è un servizio dell’intera Unione europea, non di una sola istituzione.

L’integrazione ha tuttavia riguardato anche l’integrazione dei nuovi Stati membri con i vecchi. Diciamolo francamente, l’esito della prova è parzialmente positivo. Se oggi sorgono dubbi e interrogativi, ciò dipende dal fatto che la signora Commissario, Vicepresidente della Commissione, deve garantire che tutte le decisioni in materia di reclutamento siano trasparenti e dimostrino che si nominano le persone migliori. In tal caso, non combatterò per la parità geografica perché, per me, una parità di conoscenze e qualifiche è nettamente più importante della parità geografica, ma lei, Baronessa Ashton, lo deve dimostrare.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Signora Presidente, oggi parliamo di un progetto unico, un Servizio comune europeo per l’azione esterna.

Mi corre l’obbligo di sottolineare che ogni parte interessata ha la propria posizione, ma ciò nonostante i relatori sono riusciti a elaborare un compromesso accettabile per tutti e confido nel fatto che domani il Parlamento europeo lo appoggerà. Mi preoccupa alquanto il fatto che la maggior parte degli interventi si sia concentrata su un solo argomento, quello della rappresentanza geografica ed etnica, mentre pochi hanno parlato della filosofia e dell’idea che sono alla base di tale progetto. L’Unione europea, onorevoli colleghi, sta perdendo terreno dal punto di vista geopolitico e il Servizio europeo per l’azione esterna è il passo in grado di riportare l’Unione tra le principali grandi potenze.

Credo che la Baronessa Ashton opererà una scelta che realmente rappresenterà non soltanto tutti i 27 Stati membri dell’Unione, ma in primo luogo l’Unione come nostro progetto condiviso.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE).(DE) Signora Presidente, il Servizio europeo per l’azione esterna in futuro assumerà il ruolo primario nella politica estera e di sicurezza comune dell’Unione. Affinché renda giustizia a tale ruolo, occorrono norme chiare per consentire al SEAE di svolgere il proprio lavoro in maniera regolare ed efficiente. Vorrei in particolare sottolineare la necessità di garantire la sorveglianza delle operazioni finanziarie del SEAE, chiaramente affrontate nella relazione degli onorevoli Gräßle e Rivellini. Gli elementi chiave sono soprattutto le dichiarazioni di assicurazione e le relazioni di attività da sottoporre annualmente al Parlamento, oltre al potere di discarico parlamentare. Apprezzo inoltre l’approccio volto a rendere gli Stati membri responsabili delle irregolarità finanziarie commesse dal corrispondente personale nei singoli Stati membri. La relazione ha il mio pieno sostegno e costituisce un passo importante nella giusta direzione.

 
  
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  Richard Howitt (S&D).(EN) Signora Presidente, esordirò complimentandomi oggi con l’Alto rappresentante per aver sostenuto la lunga tradizione parlamentare del compendio delle varie posizioni. Molti politici che lo fanno finiscono per perdere amici, ma sono certo che oggi la Baronessa Ashton ne ha conquistati di nuovi.

Certo vi saranno ancora alcuni colleghi che hanno contato i minuti durante i quali la Baronessa Ashton si è schierata per gli uni o per gli altri per accusarla di propensione per l’una o per l’altra parte e, come è ovvio, anch’io mi pongo alcuni interrogativi in merito al nuovo Servizio.

Desidero che la gestione delle crisi vi sia presente a pieno titolo; vorrei che i diritti umani vi siano integrati collegandoli al commercio e condivido quando affermato da molti colleghi dell’Europa orientale, ma ho realmente fiducia assoluta nel fatto che lei creerà il Servizio nel massimo rispetto dello spirito del trattato? Ho realmente fiducia nel fatto che lei continuerà a riunire tutti e parlare esprimendo i diversi interessi dell’Unione europea? Ho realmente fiducia assoluta nel suo costante impegno nei confronti dei principi di uguaglianza e pari rappresentanza?

Sì, ho pienamente fiducia, e altrettanta fiducia avrà il Parlamento nel suo voto di domani.

 
  
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  Ivo Vajgl (ALDE).(SL) Signora Presidente, trovare un compromesso per quel che riguarda le basi finanziarie del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) è stato complicato come la stessa Europa.

Coordinare gli interessi in ogni situazione sarà un compito difficile perché siamo tutti diversi e abbiamo una storia differente. Resta tuttavia il fatto che l’intelligenza, l’esperienza, la saggezza e la buona volontà sono sicuramente distribuite in maniera proporzionale in Europa, e questo è il fondamento che effettivamente ci unisce e schiude per noi un futuro.

Penso che sarebbe bene se, in avvenire, prestassimo la stessa attenzione alla politica estera, ossia al ruolo dell’Europa nella politica estera a livello globale, che sinora abbiamo prestato agli aspetti finanziari.

Il Servizio non delineerà la politica estera, che sarà elaborata dalla Baronessa Ashton in collaborazione con altri interessati, tra i quali, vi posso assicurare, il Parlamento è un interlocutore di grande rilievo. Le auguro, come è ovvio, tutto il successo che merita nel suo lavoro.

 
  
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  Franziska Keller (Verts/ALE).(EN) Signora Presidente, vorrei tornare sulla questione del valore aggiunto che il Servizio europeo per l’azione esterna è in grado di offrire. Penso che uno dei valori aggiunti che può e, di fatto, deve offrire riguardi la coerenza a livello di politiche per lo sviluppo nel quale la Baronessa Ashton si è impegnata.

Tale priorità deve riflettersi nella politica per il personale e specialmente nella formazione, nonché nello sviluppo in generale, nei diritti umani e nella prevenzione dei conflitti. La sensibilità nei confronti di tali aspetti non può essere ottenuta attraverso proclami. Occorrono impegno e formazione seria. Questo è ciò che vogliamo vedere dal 1°dicembre in poi.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). (SK) Signora Presidente, il Servizio europeo per l’azione esterna sta progressivamente sviluppando il proprio ruolo. Oggi discutiamo come finanziarne le attività.

In tale contesto, è necessario, Baronessa Ashton, essere consapevoli del fatto che i fondi per il lavoro di tutte le istituzioni europee sono forniti dai singoli Stati membri dell’Unione europea. Anche il Servizio europeo per l’azione esterna sopravvivrà soltanto, in ultima analisi, grazie al denaro dei 27 Stati membri dell’Unione e lei, Baronessa Ashton, deve essere perfettamente consapevole.

Pur chiedendo soprattutto professionalità, qualità ed esperienza nella selezione dei diplomatici per tale sevizio, non possiamo abbandonare completamente il principio di una rappresentanza geografica equilibrata dei singoli Stati membri. La mancanza di rappresentanza nelle attività esterne importanti dell’Unione potrebbe suscitare sentimenti di ingiustizia nei paesi interessati, che si sentirebbero lesi. Le chiederei pertanto, Baronessa Ashton, di assumere un approccio sensibile nella scelta dei diplomatici.

 
  
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  Francisco Sosa Wagner (NI).(ES) Signora Presidente, tutti concordiamo nell’affermare che il Servizio per l’azione esterna rappresenta un’opportunità storica per l’integrazione europea. È tuttavia necessario assumere una prospettiva ampia al riguardo perché non è tempo di battaglie interne in merito al trasferimento o al mantenimento a breve termine delle risorse né di guerre tra le varie istituzioni europee.

Quello che ora ci occorre è una visione generale di ciò che l’Unione deve essere nel mondo; in altre parole, dobbiamo fare esattamente il contrario di quanto è accaduto qualche giorno fa, quando è stato assegnato il Nobel per la pace, occasione nella quale si sono udite troppe voci dall’Europa, non tutte coraggiose. Mi corre l’obbligo di sottolineare che un’eccezione è stata rappresentata dal Presidente di questa Camera, onorevole Buzek, che ha prodotto una dichiarazione brillante e lodevole.

 
  
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  Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione.(EN) Signora Presidente, molto brevemente dall’altro lato della Camera, e spero di esservi rimasta per il numero giusto di minuti, vorrei ringraziare di nuovo sentitamente gli onorevoli parlamentari per un dibattito che ho ascoltato con estremo interesse.

Con me porto la forza delle idee espresse in merito all’equilibrio geografico e di genere nel contesto di un servizio che sia realmente europeo, nominato in base al merito.

Con me porto la necessità che la gente veda realmente un miglioramento nel nostro lavoro per la gestione delle crisi e lo veda adeguatamente riflesso nel Servizio europeo per l’azione esterna.

Con me porto quello che ho descritto come un “filo d’argento” dei diritti umani, che deve attraversare tutto ciò che facciamo all’interno del Servizio. Con me porto, lo ribadisco, il monito del contesto economico nel quale sto costruendo il Servizio e il desiderio degli onorevoli parlamentari di vedere un servizio che utilizzi le risorse in maniera corretta ed efficiente.

Soprattutto, dopo quello che è stato un lungo viaggio di molti mesi, porto con me il desiderio di questa Camera di assistere alla nascita di un servizio che rispecchi le esigenze delle circoscrizioni che rappresentate, un servizio che li serva adeguatamente. Vi prometto che cercherò di rispecchiare tutto questo in tutto ciò che il servizio farà.

 
  
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  Janusz Lewandowski, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, risponderò brevemente all’onorevole Andreasen, che non è più presente, in merito al principio della neutralità di bilancio.

Il nostro auspicio è che il principio a più lungo termine venga consolidato, consentendo risparmi nei servizi diplomatici nazionali, nella Commissione e nel Consiglio, con lo stesso revisore interno e lo stesso contabile per la Commissione e il Servizio per l’azione esterna. Per il momento è una soluzione valida, che dovrà essere rivista entro il 2013, e il regolamento finanziario non osta a tale revisione. Confidando in un voto positivo domani, mi asterrò da ulteriori commenti.

 
  
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  Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signora Presidente, anch’io vorrei ringraziare gli onorevoli parlamentari per il sostegno e l’atmosfera estremamente positiva dell’odierno dibattito. Parimenti fondamentale è ringraziare il Consiglio per il suo importante contributo all’intero esercizio. Penso che tale atmosfera positiva ci abbia portati molto vicini alla storica decisione di domani.

Consentitemi pertanto di esprimere nuovamente gratitudine ai relatori e ai rappresentanti del Parlamento per aver reso possibile, questa mattina, tale atmosfera positiva. Vorrei inoltre cogliere questa opportunità per augurare alla Baronessa Ashton e al suo nuovo Servizio fortuna e successo, augurando a tutti noi una politica estera comunitaria forte, coerente e coordinata perché sono certo che, con la Baronessa Ashton e il SEAE, l’Unione rafforzerà ulteriormente la propria influenza sugli affari globali.

Concludendo, vorrei ribadire che la Commissione è pronta a collaborare attivamente sin dall’inizio per creare le migliori sinergie alle quali le nostre istituzioni insieme possono dar vita.

 
  
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  Bernhard Rapkay, relatore.(DE) Signora Presidente, dopo il mio intervento all’inizio dell’odierno dibattito, di fatto vorrei formulare soltanto due ulteriori commenti. In primo luogo, e deliberatamente ho lasciato tale commento per la fine della discussione, vorrei ringraziare tutti i relatori ombra per la loro cooperazione amichevole e costruttiva. È più semplice negoziare quando si sa che i colleghi ti sostengono. Questi, pertanto, non sono stati i negoziati più difficili.

In secondo luogo, vorrei invece ribadire ciò che è stato ripetutamente al centro del nostro dibattito, vale a dire la questione dell’equilibrio geografico. L’onorevole Neynsky ha rubato la scena dicendo che il compromesso non afferma alcunché in merito. Semplicemente suggerirei che legga con tranquillità e serenità il testo, una volta che sarà stato adottato. Leggete il testo! La sua lettura illuminerà le menti. Vi renderete conto che il compromesso inequivocabilmente contiene dichiarazioni al riguardo, dichiarazioni che sono peraltro molto rigorose e giuridicamente vincolanti. In tal modo, tutte le vostre preoccupazioni saranno di fatto fugate.

 
  
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  Roberto Gualtieri, relatore. − Signora Presidente, onorevoli colleghi, la genuina soddisfazione emersa in questa discussione credo rifletta la consapevolezza di quanto fosse difficile ma importante il compito cui ci trovavamo confrontati, perché unificare funzioni connesse a politiche diverse, sottoposte a procedure decisionali differenti, per rafforzare la coerenza dell'azione esterna dell'UE, senza mettere in pericolo il carattere comunitario di alcune politiche ma valorizzando l'apporto di strutture che operano nel campo della politica di sicurezza e di difesa comune, non era un semplice problema di diritto europeo, di scienza dell'amministrazione, un test del rapporto di forza fra Istituzioni, bensì una condizione fondamentale per consentire all'Alto Rappresentante di disporre di uno strumento capace di valorizzare le potenzialità dell'Europa sulla scena mondiale, di esaltare il suo ruolo di potenza civile, di consentirci di incidere maggiormente in Medio Oriente o nel Corno d'Africa, nel Caucaso, come nei Balcani.

Ebbene, ritengo che questa sfida sia stata affrontata egregiamente ed è quindi legittima la nostra soddisfazione e credo l'Alto Rappresentante avrà il sostegno esigente di questo Parlamento nello svolgimento del suo compito.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, 20 ottobre 2010, alle 12.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto.(RO) Questo voto sottolinea che non vi è parità tra gli Stati membri né solidarietà all’interno dei gruppi politici. L’approvazione dell’emendamento presentato dal gruppo S&D, che introduce il “merito” come criterio per la selezione dei capi delegazione dell’Unione (i diplomatici che rappresenteranno l’Unione europea nei paesi terzi), ci dimostrerà, una volta attuato dal Servizio europeo per l’azione esterna della socialista Baronessa Ashton, che la Romania e altri nuovi Stati membri saranno lasciati a mani vuote. Sono deluso che anche questa volta non sia stato possibile pervenire a un consenso tra i parlamentari rumeni che promuova gli interessi della Romania. Mi sarei aspettato che Adrian Severin, in quanto ex Ministro degli esteri (sebbene per pochi mesi soltanto) avrebbe sostenuto l’introduzione di alcuni criteri chiari in merito all’attribuzione degli incarichi di capo delegazione (numero di abitanti, numero di seggi in Parlamento europeo e ponderazione dei voti in Consiglio) in luogo di un criterio estremamente soggettivo e vago basato sul “merito”. Questo soprattutto perché, per quanto mi è dato di sapere, l’intelligenza è distribuita uniformemente nell’Unione. Le persone intelligenti non si concentrano tutte in Europa occidentale, lasciando all’Europa orientale soltanto gli idioti. Parlando di diplomazia, la Romania ha rappresentanti che meritano di rivestire l’incarico di capo delegazione.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto.(RO) Il Servizio europeo per l’azione esterna deve contribuire al conseguimento del suo obiettivo stabilito dal trattato di Lisbona, ossia realizzare le azioni esterne dell’Unione in maniera efficiente e coerente.

L’attuale procedura per la selezione del personale, lunga e complessa, prevede che gli incarichi vengano progressivamente ricoperti finché non sarà raggiunto il numero di addetti necessario per rendere il servizio pienamente operativo. Alcuni nuovi Stati membri dell’Unione, in particolare gli ultimi due che vi hanno aderito nell’ultimo allargamento, sono sottorappresentati per quanto concerne le relazioni estere all’interno della DG RELEX. La Baronessa Ashton ha già espresso l’auspicio che il SEAE sia costituito dai migliori funzionari scelti in base a criteri professionali, non in base ai paesi di origine. Ricordiamo alla Baronessa Ashton che tutti gli Stati membri dell’Unione godono degli stessi diritti e, pertanto, devono essere sufficientemente rappresentati nelle strutture del nuovo servizio diplomatico europeo, sia presso la sede di Bruxelles sia presso le delegazioni dell’Unione. Esortiamo dunque la Baronessa Ashton a rammentare che l’Unione europea ha 27 Stati membri, che devono poter contribuire attraverso i propri rappresentanti al SEAE per conseguire gli obiettivi della politica estera comunitaria e garantire la credibilità di tale istituzione agli occhi di tutti i cittadini europei.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto.(PL) La relazione Rapkay recante modifica dello statuto dei funzionari nel contesto della creazione del Servizio europeo per l’azione esterna è un documento estremamente importante nel cammino per la definizione di una politica estera comunitaria. Nei ultimi giorni antecedenti all’adozione della relazione, la questione dell’equilibrio geografico si è dimostrata l’oggetto del contendere. I colleghi di quelli noti come vecchi Stati membri hanno obiettato che il costituendo corpo diplomatico dell’Unione dovrebbe reclutare il meglio del meglio e tale selezione dovrebbe basasi soltanto, come criteri, sulla conoscenza e l’esperienza dei candidati (unicamente merito), mentre come parlamentari dei nuovi Stati membri abbiamo richiamato l’attenzione sul fatto che anche nei nostri paesi, pur non mancando brillanti professionisti, a distanza di sei anni dall’adesione i 10 nuovi paesi sono tuttora fortemente sottorappresentati nelle strutture comunitarie. Per esempio, la quota di polacchi presso la Direzione generale per le relazioni esterne della Commissione europea, che sarà incorporata nel SEAE, è pari soltanto al 2 per cento. Il concetto di equilibrio geografico, nella versione proposta dal relatore, è a mio parere, non sufficientemente esplicitato e non può considerarsi una base giuridica chiara per assumere misure volte a correggere tale squilibri. Pertanto, non posso purtroppo avallare la relazione sebbene, a parte tale aspetto, contenga molte proposte valide.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE), per iscritto.(EN) Il Parlamento europeo ha esercitato i suoi nuovi poteri in maniera creativa e responsabile introducendo nuovi equilibri nell’architettura del Servizio per l’azione esterna, equilibri che non dovrebbero essere quelli dell’Europa del passato, bensì quelli dell’Unione allargata che si rispecchiano nell’emendamento n. 7. Mi compiaccio per il fatto che l’Alto rappresentante abbia fatto proprie la maggior parte delle proposte parlamentari, incluso il principio della supervisione del Parlamento. È fondamentale che la questione dell’equilibrio geografico sia stata affrontata in maniera comprensibile e giuridicamente vincolante, il che significa che in caso di problemi gravi è applicabile per legge. Non siamo rivali della Commissione, bensì alleati, e possibile riuscire nel nostro intento soltanto sulla base di una reciproca collaborazione. Quanto alla sostanza, sottolineerei la futura responsabilità delle delegazioni dell’Unione per quel che riguarda il monitoraggio della situazione dei diritti umani in un determinato paese, compresi contatti regolari con i vincitori del premio Sakharov e i candidati locali. È nostro comune interesse rendere il SEAE operativo nel 2011. Attendiamo con ansia la relazione dell’Alto rappresentante al Parlamento europeo sulla sua attuazione nei prossimi due anni e siamo pronti ad apportarvi le necessarie modifiche.

 
  
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  Krzysztof Lisek (PPE), per iscritto.(PL) Spero che i regolamenti adeguatamente formulati in merito al Servizio europeo per l’azione esterna garantiscano un suo funzionamento efficace e produttivo. Creare un’entità così complessa, chiamata a occuparsi di un ambito di competenza essenziale e sempre più significativo dell’Unione europea, non è un compito semplice nell’odierna realtà globale. È soprattutto fondamentale garantire che il lavoro del Servizio serva a rafforzare la posizione dell’Europa. A tal fine, dobbiamo garantire che persone estremamente qualificate, che abbiano maturato le necessarie competenze ed esperienze, collaborino con tale istituzione in maniera che rappresentanti di tutti gli Stati membri possano partecipare all’attuazione della politica estera dell’Unione europea. Apprezzo il fatto che la relazione Rapkay tenga conto di aspetti quali la promozione delle pari opportunità per il genere sottorappresentato in alcuni gruppi di funzioni e un equilibrio geografico nella selezione dei dipendenti del Servizio europeo per l’azione esterna. Un servizio ben organizzato, che ingaggi gli esperti più eminenti di tutti gli Stati membri, fornisce l’occasione all’Unione europea di acquisire importanza e sfruttare a pieno il proprio potenziale sulla scena internazionale.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto.(RO) Siamo nella fase finale del processo decisionale che consentirà l’avvio del Servizio europeo per l’azione esterna. Appoggio un compromesso sullo statuto dei funzionari e il regolamento finanziario, che consentirà all’Alto rappresentante di contare su un servizio istituito e funzionante nel prossimo dicembre.

Tale appoggio, tuttavia, non significa carta bianca. L’Alto rappresentante deve ottemperare all’impegno assunto, già ribadito in varie occasioni, per garantire che Stati membri come la Romania, attualmente sottorappresentati nelle strutture per gli affari esteri di Commissione e Consiglio che saranno trasferite al SEAE, siano adeguatamente rappresentati all’interno del Servizio europeo per l’azione esterna. Non si tratta di esercitare un controllo nazionale sul SEAE, bensì di riconoscere l’interesse che rivestirebbe l’inserimento dell’equilibrio geografico tra i criteri per la selezione del personale del Servizio. Tale criterio e quello delle competenze non si escludono reciprocamente.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto.(DE) Proteste di massa e scioperi in risposta alle dure misure di austerità stanno attualmente affliggendo la Francia. Se nel contempo aumenta l’eccessiva amministrazione, come è accaduto in Grecia, con il governo che si espande nonostante la necessità di pacchetti di salvataggio, i cittadini europei saranno giustamente irritati. Sinora l’Unione europea si è sempre vantata di avere un’amministrazione snella, il che ovviamente non è vero se teniamo conto delle agenzie distinte. Cinquanta direttori generali che percepiscono 17 000 euro al mese a fronte di 30 dipendenti iniziali, 73 promozioni al ruolo di direttore. Si potrebbe avere facilmente l’impressione che si tratti di un self-service. È ovviamente importante che un dipendente del SEAE abbia le giuste qualifiche. In proposito, le quote per genere, per esempio, non hanno alcuna utilità. Tuttavia, come si dice, “chi paga il pifferaio sceglie la musica”, per cui è sensato non offendere i contributori netti. Il rifiuto di estendere l’uso del tedesco come lingua di lavoro al SEAE ha già creato alcuni incidenti diplomatici. Non è una buona idea acuirli. Il SEAE dovrà garantire che l’Unione europea non sia più soltanto una propaggine degli Stati Uniti perché sinora abbiamo permesso agli americani di interferire nelle questioni più delicate dell’Unione, come l’allargamento forzato per includere la Turchia, e di conseguenza abbiamo trascurato partner importanti come la Russia. L’assetto mondiale non consiste più in queste due sole potenze; vi sono anche potenze emergenti come la Cina. Non dobbiamo sottovalutare tale aspetto.

 
  
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  Kristiina Ojuland (ALDE), per iscritto.(EN) Sono lieta di esprimere il mio apprezzamento per la costituzione del Servizio europeo per l’azione esterna dopo discussioni approfondite e complesse. È una misura attesa da tempo per il consolidamento della posizione dell’Unione europea come attore globale capace. Sono tuttavia per qualche verso delusa dal fatto che, sebbene le nomine al SEAE siano effettuate attraverso un’accurata procedura di selezione basata sul merito e tenuto conto del genere e dell’equilibrio geografico, ancora non si garantisce la rappresentanza proporzionale dei cittadini di tutti gli Stati membri. Va notato che, per quanto sia previsto che si condividano risorse della Commissione, del Consiglio e degli Stati membri, in ragione rispettivamente di un terzo, alcuni Stati membri sono tuttora sottorappresentanti in Commissione e Consiglio, il che potrebbe comportare uno squilibrio implicito nel Servizio. Concordo pienamente con l’idea che il Servizio dovrebbe essere costituito da professionisti competenti, ma sono anche più che certa che vi siano candidati idonei, di ambedue i generi, in tutti gli Stati membri. Il fatto che l’Unione europea sia un’organizzazione ugualitaria di 27 Stati membri dovrebbe riflettersi chiaramente nella composizione del Servizio esterno per l’azione europea per tradurre nel concreto i nostri valori.

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (S&D), per iscritto.(EN) Oggi si sono discussi e domani si voteranno i passi finali della creazione del SEAE. Vi sono stati negoziati difficili tra i tre pilastri dell’Unione: Consiglio, Commissione e Parlamento, per cui ciascuno, anche se non completamente soddisfatto, ha visto salvaguardati i propri interessi principali. Durante l’intero iter, si è posto inevitabilmente l’accento sulla rappresentanza nazionale degli Stati membri nella procedura di selezione del personale. Non ha aiutato il fatto che, nonostante le trattative in corso per definirne le norme, l’iter comunque sia proseguito, e di conseguenza soltanto alcuni paesi hanno visto i propri rappresentanti ottenere gli incarichi desiderati.

Penso tuttavia che la sfida principale per il nuovo Servizio consista più nella composizione che nella sostanza: se vogliamo che i membri del SEAE siano realmente europei, dobbiamo fornire loro una vera politica estera europea da attuare. In proposito, sia la struttura multipolare del sistema internazionale sia la crisi attuale rappresentano ostacoli notevoli da affrontare con risolutezza, altrimenti il SEAE perseguirà soltanto gli obiettivi nazionali dei singoli membri.

 
  
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  Georgios Stavrakakis (S&D) , per iscritto. (EL) Il Parlamento ha dimostrato a oggi di sostenere chiaramente sia la creazione sia la rapida attivazione del Servizio europeo per l’azione esterna. Credo che il compromesso raggiunto con il Consiglio in merito ai diritti del Parlamento rappresenti un risultato soddisfacente per tutti gli interessati. È sensato e ci occorrono relazioni di attività dei capi delegazione durante le udienze dinanzi alla commissione parlamentare competente nel corso della procedura di scambio con il Consiglio. Per il controllo finanziario, il SEAE ha inoltre bisogno dello stesso revisore interno e dello stesso contabile della Commissione europea. Infine, è importante che gli Stati membri si siano impegnati a sostenere pienamente l’Unione nell’imputazione, con le relative conseguente, di qualunque responsabilità di bilancio dei funzionari temporanei e nella disponibilità a creare linee distinte per la spesa relativa alla politica estera e di sicurezza comune, perlomeno per le missioni principali. Siamo dell’avviso che il compromesso raggiunto possa contribuire enormemente al raggiungimento di un’amministrazione più trasparente ed efficace della spesa del SEAE nell’ambito del bilancio comunitario.

 
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