Presidente. – L'ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B7-0552/2010).
Saranno prese in esame le interrogazioni rivolte alla Commissione.
Parte I
Annuncio l'Interrogazione n. 18 dell'onorevole Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (H-0482/10)
Oggetto: Criteri di Basilea III e banche europee
Il 12 settembre 2010 il comitato di Basilea ha annunciato la fissazione di nuovi criteri nell'ambito del rafforzamento della stabilità del sistema finanziario(1). Tali criteri prevedono, tra l'altro, l'aumento della quota di azioni ordinarie rispetto al proprio attivo ponderato.
Può la Commissione riferire: se ritiene che la necessità di Basilea III derivi dalla recente crisi finanziaria o venga a completare le carenze strutturali che Basilea II non ha potuto sormontare; quali saranno le conseguenze di Basilea III sull'erogazione di liquidità al mercato da parte delle banche europee; se ritiene che Basilea III accelererà le fusioni tra banche; se ritiene che i nuovi requisiti svantaggino ancora di più la posizione delle piccole banche di fronte ai grandi gruppi bancari; se reputa che tali criteri debbano formare oggetto di una più ampia consultazione nell'ambito del G20 con l'obiettivo di pervenire a una concorrenza più equa nell'attività finanziaria sul mercato mondiale?
Michel Barnier, membro della Commissione. – (FR) Signor Presidente, buonasera a tutti. Sono arrivato in questo istante dal Lussemburgo, dove si è riunito il Consiglio dei ministri dell'Economia e delle Finanze e posso annunciarvi che è stato raggiunto un accordo unanime sulla proposta di direttiva in materia di fondi hedge e private equity.
Ne faccio menzione adesso al cospetto dell'Assemblea, poiché questa proposta di documento, che rimarrà tale finché non ne avrete discusso internamente, deve molto al Parlamento europeo, al lavoro del relatore, l'onorevole Gauzès, e ai molti emendamenti presentati e accolti nel voto finale del Consiglio dei ministri, soprattutto quelli connessi al pacchetto di supervisione finanziaria, un altro testo che ha beneficiato molto del contributo dell'Assemblea.
Ovviamente ora lavoreremo con il Parlamento per finalizzare l'accordo sulla disciplina in materia di fondi hedge e private equity. È la prima volta che si applica una normativa europea al settore, e vi ringrazio sin d'ora per il ruolo che il Parlamento ha svolto in merito a questa proposta di direttiva.
L'onorevole Kratsa-Tsagaropoulou mi ha rivolto delle domande sulle discussioni in atto a Basilea in merito alla materia della normativa cui ho appena fatto accenno. La riforma del settore bancario è una questione importante e, ancora una volta, esprimo apprezzamento per l'impegno profuso dal Parlamento mediante l'eccellente lavoro svolto dall'onorevole Karas. Ne abbiamo parlato in questa sede due settimane fa. Vi sarà chiesto di presentare un parere sulla proposta di direttiva sui requisiti di capitale 4 che sarà presentata nella primavera del 2011 allo scopo di dare attuazione all'accordo Basilea III in Europa.
Onorevoli deputati, è pressoché eufemistico affermare che siamo stati investiti da una crisi finanziaria senza precendenti che ancora imperversa. Secondo il Fondo monetario internazionale, le perdite causate dalla crisi alla fine del 2010 si sono attestate sui 2 300 miliardi di euro, e la metà sono attribuibili alle banche europee. La crisi, che è iniziata nel settore finanziario, ha fatto piombare l'economia europea in una grave recessione. Il PIL europeo si è contratto del 5,7 per cento, ossia di 700 miliardi di euro, solo quest'anno.
Dobbiamo ripristinare fiducia e stabilità nel settore bancario e garantire che il credito continui ad alimentare l'economia reale, l'attività economica, l'occupazione e la crescita. L'Unione europea e gli Stati membri hanno adottato una serie di misure d'emergenza senza precedenti che all'epoca, ossia non molto tempo fa, sono state finanziate dai contribuenti. La Commissione ha approvato 4 100 miliardi di aiuti di Stato, un importo pari al 35 per cento del PIL europeo. Unitamente alle politiche fiscali concepite per traghettare l'Europa fuori dalla recessione, queste misure di sostegno hanno fatto lievitare il deficit ed il debito pubblico.
Onorevoli deputati, i cittadini, i contribuenti hanno già pagato una volta, devono forse pagare anche una seconda? Non credo proprio, anzi spero che non accada, altrimenti non sarebbe corretto. La nostra politica si basa sulle previsioni, poiché prevenire costa sempre meno che curare. Dobbiamo impedire che si ripeta la crisi e gli effetti disastrosi che essa comporta, ed è proprio per introdurre l'esigenza di prevedibilità e di prevenzione nelle nostre politiche prudenziali che vareremo i regolamenti di Basilea III in Europa.
Nello stesso spirito vogliamo dotare l'Europa di un quadro di prevenzione atto a superare le crisi bancarie che, anche in questo, caso si baserà sul parere dell'Assemblea. Mi riferisco, in particolare, al lavoro intrapreso dall'onorevole Ferreira.
Il G20, nella sua decisione del 2 aprile 2009, ha conferito al comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria il compito di riformare i regolamenti Basilea II, laddove se ne ravvedesse la necessità al fine di rafforzare la resilienza delle banche ed incrementare la stabilità finanziaria. Il 19 e il 20 marzo 2009 i capi di Stato e di governo dell'Unione europea hanno espresso il proprio supporto per questo obiettivo. I regolamenti Basilea II sono stati redatti da esperti del comitato di Basilea provenienti dalle autorità normative e di vigilanza dei principali 27 mercati bancari internazionali con la partecipazione molto attiva della Commissione a nome di tutti gli Stati membri dell'Unione europea.
L'analisi compiuta dalla Commissione e dal comitato di Basilea mostra che i nuovi regolamenti sono destinati a rafforzare la stabilità finanziaria, a limitare la pro-ciclicità, comportando benefici economici e sociali significativi per un'ampia gamma di interlocutori, grazie all'attesa riduzione nella frequenza delle crisi bancarie e dei rischi che esse comportano. In particolare, questa riforma recherà beneficio ai fruitori di credito, alle aziende, alle persone, ma anche ai creditori, ai governi, alle piccole e medie imprese e ai cittadini in generale.
Va detto che i benefici si materializzeranno solo nel tempo, in ragione della graduale introduzione dei nuovi regolamenti e delle clausole di transizione annunciate dal gruppo dei governatori e dai responsabili della vigilanza il 12 settembre 2010.
Lo stesso vale per i requisiti di liquidità. Le normative in tema di liquidità sono soggette ad un periodo di osservazione fino al 2015. L'onorevole Kratsa-Tsagaropoulou mi ha chiesto se queste nuove norme imprimeranno un'accelerazione alle fusioni tra banche. Non è questo l'obiettivo della riforma, ma, se certe banche non ottempereranno ai nuovi regolamenti in tempo, dovranno fondersi con i propri concorrenti o persino con i propri partner, in questo modo si intensificherà la protezione dei risparmiatori e dei creditori e aumenterà la stabilità finanziaria.
Capisco che vi sia una certa preoccupazione sul rischio che i nuovi regolamenti possano colpire in maniera sproporzionata le banche più piccole. Lo studio quantitativo svolto dalla commissione dei supervisori europei del settore bancario in merito all'impatto di Basilea III sul comparto ha mostrato che le piccole banche, onorevole Kratsa-Tsagaropoulou, in realtà, risentiranno di meno dei nuovi regolamenti rispetto ai primi 50 gruppi bancari dell'Unione europea. Infatti, le banche piccole possono contare su un livello elevato di capitalizzazione iniziale e su un modello gestionale più semplice.
Infine, l'Esecutivo attribuisce grande importanza all'istituzione di una concorrenza corretta sul piano internazionale. A questo punto, non ritengo consigliabile che il G20 avvii un altro grande dibattito su tutti i regolamenti definiti nel contesto di Basilea II, poiché siffatte normative sono state il frutto di discussioni lunghe e calibrate. D'altro canto, la governance politica del G20 e il consiglio per la stabilità finanziaria rappresentano uno strumento per l'Europa, in quanto garantiscono che tutti effettivamente attuino l'accordo su Basilea in maniera debita e puntuale. A questo punto credo di avere risposto a questa importante interrogazione.
Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE). – (EL) Signor Presidente, il Commissario Barnier ha risposto in maniera esauriente. Egli ha toccato ogni singola domanda, il che non sempre accade quando deve rispondere la Commissione. Se posso, signor Commissario, avrei una domanda supplementare sulla liquidità delle banche ai sensi di Basilea III. Lei reputa che la liquidità non ne risentirà direttamente, in quanto il mercato sta già soffrendo per la mancanza di liquidità delle banche e in quanto le misure saranno applicate gradatamente? Perché la Commissione ritiene che non vi saranno effetti sulla liquidità, visto che il mercato ne ha disperatamente bisogno?
Paul Rübig (PPE). – (DE) Commissario Barnier, vorrei sapere che effetto sta producendo Basilea II sul mercato statunitense, in cui molte – centinaia – di piccole banche sono fallite. Qual è stato l'impatto sulle grandi banche? Qual è la situazione di Basilea III negli Stati Uniti? Sarà attuata simultaneamente all'attuazione in Europa o gli Stati Uniti la attueranno prima di noi? Qual è il calendario di attuazione di Basilea II e di Basilea III in relazione agli Stati Uniti?
Janusz Władysław Zemke (S&D). – (PL) Signor Commissario, la ringrazio per le informazioni, che sono importanti, in quanto raffigurano la situazione finanziaria in Europa e la situazione delle banche. Sono ormai argomenti di ordinaria amministrazione per la Commissione europea. Fortunatamente si osserva un certo miglioramento in questo ambito. La mia domanda è molto breve. Lei ha detto che nella primavera del 2011 la Commissione europea annuncerà nuove proposte. Può dirci qualcosa di più in merito alle caratteristiche essenziali di siffatte proposte?
Michel Barnier, membro della Commissione. – (FR) Signor Presidente, l'onorevole Kratsa-Tsagaropoulou mi ha rivolto una domanda sulla liquidità. Ribadisco, la crisi finanziaria ha mostrato che le banche con un eccesso di liquidità si sono astenute dal concedere prestiti nel mercato interbancario, perché avevano molto cautamente accumulato liquidità per le proprie potenziali esigenze. Inoltre il problema si è esacerbato, in quanto non si era capito bene quanto fossero finanziariamente robuste altre istituzioni. A mio giudizio, i nuovi requisiti di liquidità contribuiranno a risolvere il problema dell'insufficienza di liquidità nei mercati, sia migliorando la gestione del rischio della liquidità delle banche che rafforzando le riserve in contanti.
Gli accordi transitori programmati dal comitato di Basilea prevedono l'obbligatorietà per il nuovo tasso di copertura di liquidità solo nel 2015, onorevole Kratsa-Tsagaropoulou, il che dovrebbe lasciare tempo sufficiente alle banche per uniformarsi e limitare gli effetti indesiderati sui mercati nel corso del periodo di transizione.
L'onorevole Rübig ha menzionato Basilea II. Vi ricordo che, nel caso degli Stati Uniti – su cui l'onorevole deputato ha posto la domanda – Basilea II non è ancora stata attuata, anzi non è stata attuata neanche Basilea 2,5, se posso dire. Nel corso della mia prima visita negli Stati Uniti, il 9-10 maggio 2010, ho raggiunto un accordo con il segretario del tesoro americano – con cui mi incontrerò ancora la settimana prossima – per garantire ch egli Stati Uniti attuino Basilea 2,5 a metà del 2011.
Onorevole Rübig, la sua domanda è molto importante, poiché ci offre l'occasione di affermare che sussistono degli impegni sul piano internazionale. Gli americani hanno svolto una funzione importante nella redazione delle norme di Basilea. Essi sono strettamente coinvolti nel processo e quindi sarebbe incomprensibile ipotizzare un epilogo diverso, per così dire. Sarebbe assai normale che queste decisioni congiunte siano attuate insieme, ossia in parallelo. Sono molto consapevole di questo parallelismo con gli Stati Uniti. Inoltre lo verificherò tra qualche giorno, nel corso della mia seconda visita.
Per quanto concerne l'impatto di Basilea II sia sulle banche di grandi dimensioni che sulle banche piccole, in generale, procederemo con molta attenzione, svolgendo studi sull'impatto macro e micro-economico, senza improvvisare, e attingerò a tutti i margini di flessibilità possibili per sviluppare misure e decisioni valide e quanto più possibile ben studiate.
L'onorevole Zemke mi ha rivolto una domanda sulle tempistiche. Nella primavera del 2011, onorevole Zemke, redigeremo dei testi legislativi, una proposta di direttiva, denominata "direttiva sui requisiti di capitale 4" (CRD 4). Dopo aver svolto tutti gli studi sull'impatto, per valutare le misure di Basilea, lo studio sull'impatto macro- e micro-economico e le valutazioni delle altre misure che bisogna tenere presente – ne ho parlato prima – che comportano una vigilanza esterna o interna, questa direttiva metterà adeguatamente in atto un sistema di prevenzione dei rischi nel settore bancario, seguito da una valutazione transatlantica.
Ho bisogno di alcuni mesi per svolgere un lavoro meticoloso: ascoltare il Parlamento, ascoltare gli interlocutori dei servizi finanziari, compiere i passi giusti e redigere proposte valide. Tutto questo accadrà nella primavera del 2011, con la direttiva CRD 4 e con questi testi legislativi.
Lo scorso 16 ottobre è stata celebrata la Giornata mondiale dell'alimentazione. La FAO ha recentemente comunicato che la situazione della fame nel mondo resta inaccettabile nonostante la lieve diminuzione del numero di persone che in tutto il mondo ne soffre cronicamente (925 milioni quest'anno rispetto a 1.023 milioni del 2009). L'insicurezza alimentare minaccia l'Obiettivo 1 degli OSM, in particolare nell'Africa subsahariana. In vista del prossimo vertice UE-Africa in programma per il 29 e 30 novembre a Tripoli, molte delle parti interessate chiedono che il partenariato strategico ponga maggiore enfasi sulla sicurezza alimentare, comprese le questioni relative all'accesso al cibo, alle infrastrutture, alla proprietà dei terreni e all'adattamento al cambiamento climatico. Ritiene la Commissione che l'introduzione di un nuovo partenariato specifico sulla sicurezza alimentare sia necessaria nell'ambito della strategia comune UE-Africa? Intende rafforzare e coordinare le questioni trasversali contenute nei partenariati esistenti e necessarie ai fini del raggiungimento della sicurezza alimentare in Africa?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, l'interrogazione verte su temi molto importanti. Uno dei principali obiettivi della cooperazione allo sviluppo consiste nel garantire che tutti abbiano di che nutrirsi. Dimezzare la fame è giustamente il primo degli otto obiettivi di sviluppo del millennio che la comunità mondiale si è prefissata di raggiungere entro il 2015.
Inoltre, la sicurezza alimentare rimarrà una delle principali priorità per l'Unione europea nelle relazioni con l'Africa, in cui si registra un grandissimo ritardo nel conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio per molti paesi. Nel continente africano oltre il 70 per cento della popolazione vive nelle aree rurali, mentre il 90 per cento della produzione agricola è ascrivibile ai piccoli proprietari di aziende a conduzione familiare.
La sicurezza alimentare era già una priorità nel piano d'azione UE-Africa all'interno del partenariato sugli obiettivi di sviluppo del millennio, e proporremo che rimanga un'area prioritaria nel prossimo piano d'azione che attualmente è in fase di stesura.
Garantiremo inoltre che gli aspetti trasversali con collegamenti diretti alla sicurezza alimentare, come la ricerca, gli scambi e l'integrazione regionale, abbiano una rilevanza appropriata nel prossimo piano d'azione.
L'attenzione dell'Unione europea per la sicurezza alimentare va di pari passo con l'importanza che gli stessi capi di Stato e di governo africani hanno attribuito all'agricoltura e alla sicurezza alimentare.
Il programma complessivo di sviluppo agricolo dell'Africa costituisce il quadro comune d'azione in questo comparto, e continueremo a sostenerlo.
Sullo sfondo di tali presupposti credo vi siano abbastanza meccanismi in questa fase in merito all'approvvigionamento di derrate alimentari, pertanto non è necessario introdurre un nuovo partenariato specifico per la sicurezza alimentare nella strategia congiunta Africa-UE.
Come ho detto, questa dimensione è già prevista, tra l'altro, dal partenariato sugli obiettivi di sviluppo del millennio.
Enrique Guerrero Salom (S&D). – (ES) Signor Presidente, la ringrazio molto, signor Commissario, per la risposta, che sarà molto utile in vista del vertice tra Unione europea ed Africa.
Vorrei chiederle se può fornirci ulteriori delucidazioni sui tipi di dibattiti che si sono svolti nell'incontro ad alto livello avvenuto a New York sugli obiettivi di sviluppo del millennio in relazione alla sicurezza alimentare e se la commissione sulla sicurezza alimentare mondiale della FAO ha ricevuto l'impeto necessario per coordinare le azioni contro la fame nel mondo.
Georgios Papanikolaou (PPE). – (EL) Signor Presidente, signor Commissario, l'Esecutivo ha istituito il meccanismo FLEX per i paesi vulnerabili circa un anno fa, nell'agosto 2009, stanziando 500 milioni di euro per contrastare l'impatto della crisi economica globale sui paesi africani più fragili nel periodo dal 2009 al 2010.
La Commissione ha svolto una valutazione sul programma per verificare se questi fondi, in definitiva, sono stati messi a frutto? Ricordo all'Assemblea che il programma è destinato ai piccoli agricoltori cui viene dato il fertilizzante ed i semi per le colture in modo che aumenti la produzione nel lungo periodo e sia garantita la sicurezza alimentare nel medio termine.
Marc Tarabella (S&D). – (FR) Oltre ai dati citati dall'onorevole collega, Guerrero Salom, su 829 milioni di abitanti dell'Africa sub-sahariana circa 240 milioni stanno morendo di fame, ossia il 30 per cento della popolazione. Eppure, partendo dal presupposto che la produzione alimentare e agricola è aumentata di 2,6 volte nella seconda metà del XX secolo, il progresso compiuto in 50 anni è palesemente superiore a quello conseguito nei precedenti 10 000.
Alla luce di questo fatto, è irresponsabile continuare a coltivare cotone come produzione agricola primaria, ad esempio, in Burkina Faso, quanto il 49 per cento della popolazione muore per inedia. Signor Commissario, le politiche di sviluppo non dovrebbero ricollocare l'alimentazione al centro delle priorità in siffatto ambito?
Andris Piebalgs, membro della Commissione. – (EN) Risponderò brevemente alla domanda sugli obiettivi di sviluppo del Millennio, credo che il principale esito del vertice sia stato il chiaro accordo tra i paesi industrializzati ed i paesi in via di sviluppo allo scopo di centrare questi obiettivi entro il 2015 e, in particolare, il primo, il dimezzamento della povertà globale, e di rafforzare le tematiche sulla sicurezza alimentare. Dobbiamo assolutamente assumere tutta una serie di provvedimenti adesso per centrare gli obiettivi di sviluppo del millennio.
Per quanto concerne la domanda dell'onorevole Papanikolaou, in pratica disponiamo di due strumenti. Reflex è soprattutto rivolto ai paesi in crisi. Abbiamo altresì stanziato un credito alimentare di 1 miliardo di euro a sostegno dei piccoli agricoltori, che ha prodotto sicuramente molti risultati nell'ambito della risposta alla crisi alimentare. In numerosi paesi la situazione dell'approvvigionamento alimentare è migliorata. Il problema è che il provvedimento sulla sicurezza alimentare è una misura una tantum, è un aiuto si attiva nei momenti di crisi.
E questo mi porta alla domanda dell'onorevole Tarabella. La sicurezza alimentare è sicuramente una delle aree che proporrò nel Libro verde come area particolare di attenzione per l'Unione europea, soprattutto perché abbiamo avuto un'esperienza positiva con lo strumento alimentare. Sappiamo cosa va fatto e dobbiamo veramente cercare di conseguire una crescita produttiva che poggi anche sulle strutture agricole che ancora prevalgono in Africa.
Parte II
Presidente. – Annuncio l'interrogazione n. 20 dell'onorevole Tarabella (H-0453/10)
Oggetto: Controllo dell'applicazione dei diritti dei passeggeri aerei e ferroviari
I regolamenti (CE) nn. 261/2004(2) e 1371/2007(3) riconoscono a tutti i passeggeri aerei e ferroviari dell'Unione europea diritti elementari comuni importantissimi. Il controllo dell'applicazione di tali regolamenti è stato delegato da ciascuno Stato membro a un organismo indipendente.
In che modo può la Commissione garantire, in particolare alla luce della gestione talvolta caotica della situazione in cui sono venuti a trovarsi i passeggeri aerei a seguito dell'eruzione del vulcano islandese, che gli organismi di controllo applichino i regolamenti in modo uniforme e che i medesimi organismi dispongano dei mezzi sufficienti per attivarsi rapidamente?
Siim Kallas, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Come ha indicato l'onorevole deputato, il regolamento (CE) n. 1371/2007 sul diritti dei passeggeri ferroviari ed il regolamento (CE) n. 261/2004 sui diritti dei passeggeri aerei – cui aggiungo il regolamento (CE) n. 1107/2006 relativo ai diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo – riconoscono taluni diritti minimi comuni per cittadini nel trasporto ferroviario e aereo.
L'applicazione corretta di questi regolamenti deve essere garantita dagli organismi nazionali preposti all'attuazione negli Stati membri. Questi organismi, in particolare, devono prendere provvedimenti adeguati per assicurare il pieno rispetto dei diritti dei passeggeri. Il compito della Commissione consiste nell'accertarsi che la legislazione UE sia applicata e attuata correttamente dagli Stati membri, monitorandone costantemente l'attività.
Gli organismi nazionali di attuazione non hanno alcun obbligo giuridico di presentare delle relazioni, stando alle disposizioni del regolamento. Essi rispondono alla richiesta della Commissione in linea con il principio generale di cooperazione leale tra Stati membri e istituzioni UE che è sancito dal trattato.
Per quanto concerne la crisi scatenata dall'eruzione vulcanica, la Commissione si è attivata rapidamente e si è adoperata al massimo per garantire che, ai sensi delle conclusioni del Consiglio straordinario del 4 maggio 2010, le norme sui diritti dei passeggeri aerei fossero applicate ed attuate in maniera uniforme ed armonizzata in tutta l'Unione europea. Per centrare questo obiettivo, la Commissione ha redatto delle linee guida interpretative concordate con le autorità nazionali e ha intrattenuto stretti contatti con tutte le parti interessate.
Marc Tarabella (S&D). – (FR) Signor Commissario, sicuramente comprenderà che il varo dei regolamenti sui diritti dei passeggeri nel trasporto aereo, ferroviario e recentemente marittimo ha giustamente ravvivato la speranza tra i cittadini europei affinché si possano finalmente trovare delle soluzioni economiche in tempi rapidi per i ritardi, le cancellazioni e gli altri gravi disagi. Questi cittadini sono ancora più delusi, in quanto migliaia di denunce non hanno ancora avuto un seguito, ad esempio, per l'eruzione vulcanica in Islanda cui lei ha fatto accenno.
Infatti, gli Stati membri non stanno erogando i servizi operativi e normativi adeguati che obbligherebbero le linee aeree a rispettare i regolamenti, comminando sanzioni pecuniarie in caso di mancata ottemperanza. Ad esempio, in Belgio, il servizio preposto alle composizioni di natura economica non ha imposto alcuna sanzione alle linee aeree dal 1° febbraio 2006, dimostrando che non è questo il modo più idoneo per risolvere i problemi dei consumatori.
Ádám Kósa (PPE). – (HU) Ho una domanda molto sintetica. Che cosa pensa delle differenze tra diritti dei passeggeri nei vari settori del trasporto? Il Commissario o la Commissione intendono perseguire una gestione uniforme dei diritti dei passeggeri ed un controllo uniforme dell'attuazione nei vari settori del trasporto?
Justas Vincas Paleckis (S&D). – (EN) Il caso del vulcano ha mostrato che alcuni Stati membri, specialmente quelli di nuova adesione, non hanno alternative. Non sono dotati di connessioni ferroviarie con l'Europa occidentale. Nemmeno il suo paese, signor Commissario, ed il mio sono collegati per ferrovia.
Questa situazione ha impresso un'accelerazione al progetto ferroviario Rail Baltica?
Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) Innanzi tutto, per quanto concerne la crisi provocata dalle ceneri vulcaniche e i diritti dei passeggeri, disponiamo di panoramiche assai esaustive atte a dimostrare che le linee aeree hanno avuto un atteggiamento responsabile, mentre i passeggeri hanno tenuto una condotta razionale e ragionevole, quindi la maggior parte di questi tipi di problemi sono stati risolti. Ovviamente, vi saranno sempre denunce e vi saranno sempre problemi, ma non c'è motivo di parlare di sanzioni per le linee aeree, la questione verte sul risarcimento dovuto.
Per quanto ci riguarda, a noi competono le denunce che non hanno avuto un'accoglienza adeguata. Siamo in contatto con gli organismi nazionali preposti all'attuazione, ma la questione è ancora nelle mani di siffatti organismi e il quadro non è affatto così fosco.
In risposta alla domanda successiva, stiamo spingendo affinché siano messe in atto norme armonizzate sui diritti dei passeggeri in tutte le modalità di trasporto. Il 30 novembre avremo una consultazione su questo tema per discutere con il Consiglio la questione molto controversa dei diritti dei passeggeri che viaggiano in autobus. Abbiamo già una normativa sui diritti dei passeggeri ferroviari, ma è meno ambiziosa. Con le linee aree stiamo spingendo per una filosofia armonizzata.
Per quanto concerne il progetto Rail Baltica, farò del mio meglio per svilupparlo e spero che riusciremo a lavorare insieme e con tutti i paesi interessati affinché il progetto sia coronato da successo.
Presidente. – Annuncio l'interrogazione n. 21 dell'onorevole Harkin (H-0455/10)
Oggetto: Direttiva 2002/15/CE
Dopo la votazione del 16 giugno scorso con cui il Parlamento europeo ha respinto la proposta di direttiva sull'organizzazione dell'orario di lavoro per coloro che effettuano operazioni mobili di autotrasporto, in quale fase si trova attualmente questa proposta?
Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) A seguito della bocciatura in Parlamento, il 30 giugno 2010 la Commissione ha deciso di ritirare la proposta.
Visto che la direttiva ora concerne anche gli autotrasportatori autonomi, spetta agli Stati membri dimostrare che ottemperano ai propri obblighi giuridici e che applicano le norme per questa categoria di lavoratori.
La Commissione ha richiesto informazioni agli Stati membri sul recepimento e sull'attuazione della direttiva in materia di autotrasportatori autonomi. L'Esecutivo deciderà se si renderà necessario un intervento una volta ricevute e analizzate le proposte.
Marian Harkin (ALDE). – (EN) Grazie per la risposta. Mi chiedevo se avevate qualche proposta o delle linee guida che intendevate sottoporre agli Stati membri sulle modalità di controllo dell'orario di lavoro degli autotrasportatori autonomi, in particolare il tempo dedicato alla pulizia e alla manutenzione dei veicoli o il tempo dedicato al lavoro d'ufficio sulle commesse, che credo sia estremamente difficile da controllare.
Inoltre andrete a valutare l'impatto socio-economico sugli autotrasportatori autonomi visto che il tempo dedicato alla guida ora verrà significativamente ridotto?
Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) Non abbiamo ancora idea di come produrre siffatte linee guida. È una questione davvero molto complessa e ne discuteremo con gli Stati membri. Legalmente le disposizioni della direttiva ora sono valide e devono essere ottemperate, ma al momento stiamo riflettendo sulle linee guida e ci prepariamo ad analizzare le risposte, poi vedremo cosa possiamo fare.
Presidente. – Annuncio l'interrogazione n. 22 dell'onorevole Koumoutsakos (H-0462/10)
Oggetto: Sicurezza stradale 2011-2020: particolare attenzione per scuolabus e conducenti
Praticamente ogni anno nell'Unione europea 35.000 persone perdono la vita in incidenti stradali e 1.700.000 rimangono ferite. Da queste statistiche emerge un dato ancora più allarmante: oltre 1.100 delle vittime di incidenti stradali nell'UE sono bambini (2008). Nel quadro del "Piano d'azione europeo 2011-2020 per la sicurezza stradale" presentato dalla Commissione europea, e tenendo conto che ogni giorno milioni di bambini usufruiscono degli scuolabus per andare e venire da scuola, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:
Quali iniziative e azioni concrete intende intraprendere, in collaborazione con gli Stati membri, per garantire una più efficace prevenzione degli incidenti stradali le cui vittime sono bambini? Intende adottare standard di sicurezza più severi e introdurre controlli di qualità più rigorosi per i veicoli utilizzati per il trasporto scolastico e per i conducenti professionisti dei suddetti veicoli (per esempio, utilizzo di attrezzature di relativamente alta tecnologia, controlli più frequenti delle capacità professionali e dell'esperienza dei conducenti, nonché della loro integrità, per esempio attraverso test psicologici)?
Annuncio l'interrogazione n. 23 dell'onorevole Higgins (H-0466/10)
Oggetto: Obiettivi di sicurezza stradale nell'UE
È la Commissione preoccupata del fatto che nell'Unione europea il numero di persone che ogni anno perdono la vita in incidenti stradali rimane inaccettabilmente elevato: 35.000 vittime della strada nell'UE nel 2009? È la Commissione consapevole che il Piano d'azione europeo per la sicurezza stradale volto a ridurre da 50.000 a 25.000 il numero di morti sulle strade europee nel periodo 2001-2010 non ha raggiunto il suo obiettivo? Può la Commissione far sapere in che modo prevede di assicurare che il programma rivisto dell'UE per la sicurezza stradale nel periodo 2011-2020 raggiunga effettivamente i suoi obiettivi?
Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) La Commissione conviene sul fatto che il numero di vittime della strada nell'Unione europea permane inaccettabilmente elevato.
Nel 2009 circa 35 000 persone hanno perso la vita sulle strade dell'Unione europea, l'equivalente della popolazione di una piccola cittadina.
Ad ogni modo la Commissione non condivide l'opinione dell'onorevole deputata, in quanto il programma dell'UE per la sicurezza stradale nel periodo 2001-2009 ha prodotto dei risultati. In questo periodo sono state salvate 78 000 vite nell'Unione europea e complessivamente si sono avuti 2 milioni di vittime in meno.
A parte le cifre, se si considera il dolore e le tragedie personali e familiari che sono state scongiurate, il beneficio è incalcolabile. Negli orientamenti politici per la sicurezza stradale 2011-2010, di recente adozione, la Commissione ha proposto di riaffermare l'obiettivo di dimezzare il numero di morti sulle strade nell'Unione europea rispetto ai risultati conseguiti nel 2010.
Per centrare questo obiettivo, deve essere incrementata l'efficienza alle politiche nazionali e UE in materia di sicurezza stradale. A tale scopo serve un forte impegno politico da parte degli Stati membri, in particolare quelli con i dati peggiori in tema di sicurezza stradale, che dovrebbero adoperarsi per sviluppare strategie complessive sulla sicurezza stradale nazionale sul modello delle prassi che si sono rivelate positive altrove. Sono altresì necessari interventi specifici per ridurre gli incidenti stradali in settori in cui il progresso è stato più lento, come la sicurezza dei motociclisti o la sicurezza sulle strade rurali.
Gli sviluppi tecnologici, in particolare i cosiddetti sistemi di trasporto intelligenti svolgeranno una funzione importante in tale ambito.
Per quanto concerne la questione specifica della prevenzione degli incidenti stradali che coinvolgono i bambini, in particolare sugli autobus scolastici, vanno rilevati i progressi significativi che sono stati realizzati nel corso degli ultimi dieci anni, conseguendo una riduzione del 70 per cento nel numero di vittime al di sotto dei 15 anni.
La Commissione, tuttavia, è pienamente consapevole della necessità di garantire un livello elevato di protezione dei bambini che sono una categoria particolarmente vulnerabile di utenti.
Georgios Koumoutsakos (PPE). – (EL) Grazie per la risposta, signor Commissario. Ad ogni modo le rivolgerò la mia domanda, poiché ogni giorno milioni di studenti vanno e vengono da scuola viaggiando su autobus pubblici. Stiamo letteralmente parlando del fiore della gioventù europea. Pertanto dobbiamo davvero varare norme tecniche di sicurezza più rigorose per questi veicoli, prevedendo ispezioni più severe e più frequenti per garantirne l'applicazione e ovviamente controlli più rigorosi sulle competenze professionali degli autisti di questi autobus.
Signor Commissario, credo che l'Esecutivo debba pensare ad avviare un'iniziativa in questa direzione. Sono certo che sarebbe ben accolta dall'opinione pubblica europea, poiché, come ho detto prima, stiamo parlando di un gruppo molto vulnerabile che tocca il cuore e la mente di tutti i cittadini europei.
Jim Higgins (PPE). – (GA) Non sono affatto d'accordo con il Commissario, in quanto le cose non vanno bene. Come egli stesso ha riconosciuto, sono stati 35 000 i morti nel 2009. È questo il risultato della strategia per la sicurezza sulle strade europee tra il 2000 e il 2010, ossia 15 000 vittime in più dell'obiettivo ridotto fissato dalla Commissione. Chiedo al Commissario se lui o l'Esecutivo hanno dei piani o delle idee per migliorare la situazione. Gli interventi attualmente in atto non funzionano. Stiamo fallendo.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D). – (RO) Se ogni anno muoiono sulle strade 35 000 di persone, è come se tutti gli anni sparisse la popolazione di una piccola cittadina europea, cosa che per me è un problema estremamente grave. I pedoni, i ciclisti ed i motociclisti rappresentano il 57 per cento delle vittime di incidenti stradali. Un'informazione su questo aspetto è particolarmente carente a scuola (si parlava infatti anche dei bambini in età scolare). Per tale ragione vorrei sapere che misure sta assumendo la Commissione per educare i soggetti che sono a rischio nel traffico.
Marian Harkin (ALDE). – (EN) Ho una domanda molto specifica per il Commissario in relazione agli autobus scolastici. La Commissione potrebbe pensare ad una proposta atta a garantire che vi sia un solo bambino per posto e l'obbligo di indossare le cinture di sicurezza per i giovani al di sotto dei 15 anni sugli autobus scolastici?
Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) Prima di tutto parliamo degli autobus. Abbiamo norme rigorose sugli standard tecnici degli autobus, specialmente per quelli scolastici. In questo senso non ho mai sentito alcuna particolare preoccupazione in merito. Ovviamente seguiremo la situazione e insistiamo – per arrivare all'ultima domanda – affinché le norme siano rispettate rigorosamente, affinché ogni bambino sia seduto al proprio posto e usi le cinture di sicurezza. Tuttavia, in relazione alla sicurezza stradale, non mi è mai stato fatto presente che in merito agli autobus scolastici sussistono problemi che non sono stati affrontati adeguatamente.
Hanno perso la vita 30 000 persone e naturalmente siamo scontenti per questo dato. Ogni morte segna una tragedia, ma tengo a precisare che il piano d'azione sulla sicurezza stradale non è stato un fallimento. Abbiamo avuto una riduzione del 40 per cento nelle vittime in Europa. Nel mio paese il dato si è ridotto di quattro volte negli ultimi 15 anni. Abbiamo seguito lo stesso percorso. Per chi è interessato a saperne di più, proprio prima della pausa estiva abbiamo adottato delle linee guida che rappresentano il prossimo piano d'azione per la sicurezza stradale e abbiamo mantenuto lo stesso obiettivo: dimezzare il numero di vittime.
Sono state delineate molto misure atte a contribuire a centrare l'obiettivo, tra cui la formazione dei soggetti più vulnerabili nel traffico, ossia gli anziani, i pedoni, i ciclisti e anche i motociclisti, che ovviamente richiedono un'attenzione particolare, poiché i motociclisti sono l'unica categoria che ha segnato un aumento, mentre le altre hanno tutte fatto segnare una diminuzione.
Presidente. – Interrogazione n. 24 dell'onorevole Paleckis (H-0464/10)
Oggetto: Eccesso di trasporti nel Mar Baltico
L'ONG internazionale World Wide Fund for Nature ha annunciato nel mese di agosto che l'aumento dell'attività commerciale nel corso dei prossimi 20 anni arrecherà un grave danno al Mar Baltico. La navigazione, l'attività industriale in alto mare e il turismo aumenteranno di oltre il doppio. Come previsto, nel settore del turismo il numero di passeggeri a bordo delle navi passerà da 5 a 20 milioni. Nel 2030, il numero di navi passerà da 4000 a 9000, facendo aumentare in misura proporzionale la probabilità di incidenti ambientali. Attualmente si registra un aumento annuo di oltre 150 imbarcazioni. Gli scarichi di idrocarburi nel Mar Baltico, contrariamente ad altri mari, inquinano rapidamente le spiagge, dato che l'acqua si rinnova soltanto ogni 30 anni.
In che modo considera la Commissione la minaccia rappresentata dall'eccesso di navigazione nel Mar Baltico e quali misure propone essa di adottare agli Stati membri rivieraschi per risolvere tale questione? Approva la Commissione le proposte dell'ONG di limitare i trasporti commerciali nel Mar Baltico?
Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) Probabilmente le cifre sono leggermente diverse nelle mie carte, ma ovviamente sono lieto di rispondere al quesito dell'onorevole Paleckis.
Il trasporto marittimo nel Mar Baltico è aumentato in maniera significativa negli ultimi anni in conseguenza della rapida crescita economica. Al contempo l'Unione europea si è dotata di uno dei quadri normativi più avanzati al mondo in materia di sicurezza marittima. Il terzo pacchetto sulla sicurezza marittima varato dal Parlamento e dal Consiglio nel 2009 segna un notevole miglioramento del controllo e del sistema di monitoraggio del traffico navale nell'UE, riguarda tutti i mari che circondano l'Europa e introduce ispezioni rigorose sulle navi che attaccano nei porti comunitari, ossia prevede i controlli statali sui porti. Contiene, inoltre, provvedimenti specifici per il Mar Baltico, come l'obbligo di garantire la sicurezza nella navigazione in inverno e norme tecniche antighiaccio più rigorose per le navi.
La Commissione lavora a stretto contatto con gli Stati membri che si affacciano sul Mar Baltico per garantire la debita attuazione di queste nuove misure. L'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), inoltre, eroga supporto tecnico. Se dovesse verificarsi un incidente, l'EMSA può attivare immediatamente la flotta di vascelli e gli equipaggiamenti anti-inquinamento che sono di stanza permanente nel Baltico. Questo provvedimento va ad integrare le misure tese a garantire una reazione in caso di inquinamento già messe in atto dai paesi baltici.
La Commissione, inoltre, mantiene un dialogo continuo con la Federazione russa affinché le norme di sicurezza si applichino in maniera coerente nel Mar Baltico. Entro siffatto quadro la Commissione si appresta a varare un progetto pilota con l'amministrazione russa sul monitoraggio del traffico marittimo nel Baltico. La sicurezza civile e militare della regione è altresì oggetto di una strategia UE approvata di recente.
Ovviamente desidero rispondere in merito all'interessante proposta di ridurre il trasporto marittimo nel Mar Baltico, ma per qualsiasi restrizione sul trasporto marittimo, prima di un'eventuale introduzione, deve essere compiuta una riflessione attenta e deve essere garantito il rispetto con la Convenzione dell'ONU sul diritto del mare e con altre convenzioni internazionali. L'IMO riconosce già il Baltico come area particolarmente sensibile e questo status comporta degli obblighi specifici in relazione al traffico marittimo affinché sia contenuto il rischio di incidenti e sia protetto l'ambiente marino.
Tengo inoltre a mettere in evidenza che il trasporto marittimo rappresenta una modalità di trasporto relativamente ecologico. Ulteriori restrizioni al trasporto commerciale nel Mar Baltico potrebbero potenzialmente promuovere modalità di trasporto meno ecologiche, comportando emissioni più cospicue.
Justas Vincas Paleckis (S&D). – (EN) Sono lieto che il Commissario abbia fatto menzione della cooperazione con la Russia. Per quanto concerne gli standard volti ad apportare miglioramenti ambientali per le navi, che paesi, a suo giudizio, si stanno distinguendo in questo settore e quali invece non sono tra i migliori?
Siim Kallas, membro della Commissione. – (EN) È molto difficile fare delle distinzioni e non ho l'evidenza per affermare che un paese stia facendo meglio di un altro. In linea generale, i paesi del Baltico sono molto sensibili verso le questioni ambientali come pure per le questioni che attengono al trasporto marittimo. Sapete che i paesi nordici si sono fatti promotori di una decisione speciale per ridurre lo zolfo nelle emissioni delle navi – e ne hanno perseguito attivamente il seguito – quindi non posso fare distinzioni tra paesi.
Presidente. – Signor Commissario, lei è un Commissario modello, in quanto le sue risposte sono precise, utili e sintetiche. È un atteggiamento molto adeguato per il Tempo delle interrogazioni.
Annuncio l'interrogazione n. 31 dell'onorevole Papastamkos (H-0461/10)
Oggetto: PAC dopo il 2013 – distribuzione degli aiuti diretti
Il Parlamento europeo, ritenendo che la base dell'aiuto per superficie non è sufficiente per garantire un'equa distribuzione degli aiuti diretti nell'ambito della PAC dopo il 2013, ha invitato la Commissione a proporre ulteriori criteri oggettivi e a valutarne l'impatto potenziale, tenendo conto della complessa natura del settore agricolo e delle differenze tra gli Stati membri (relazione Lyon "Il futuro della PAC dopo il 2013")
Può la Commissione indicare quali azioni ha intrapreso al riguardo? Quali criteri di distribuzione degli aiuti diretti esamina?
Annuncio l'interrogazione n. 32 dell'onorevole La Via (H-0481/10)
Oggetto: Misure per prevenire l'erosione del suolo nella PAC post 2013
Sempre più numerose sciagure in Europa centrale, orientale e meridionale sono dovute al dissesto idrogeologico
Nella risoluzione del 5 maggio 2010 sull'agricoltura dell'Unione e il cambiamento climatico (2009/2157 (INI)), il Parlamento europeo sottolinea l'importanza "nella prossima riforma della PAC..." della "protezione dei suoli (assicurandone la materia organica) dall'erosione idrica e atmosferica"
Quali misure, nella nuova politica agricola comune, intende prendere la Commissione al fine di incoraggiare interventi finalizzati alla prevenzione dell'erosione del suolo?
Annuncio l'interrogazione n. 33 dell'onorevole Nadezhda Neynsky (H-0487/10)
Oggetto: Nuovo quadro per la politica agricola comune per il periodo 2014-2020
L'agricoltura della Bulgaria potrebbe collassare senza un significativo aumento delle sovvenzioni a favore di questo paese. Il problema diventa particolarmente grave in un periodo di crisi. Attualmente la Bulgaria e la Romania, gli ultimi due paesi ad aver aderito all'Unione europea nel 2007, ricevono sovvenzioni il cui importo raggiunge appena il 40% di quello accordato a vecchi Stati membri quali la Germania, la Francia ed altri. Conformemente ai rispettivi trattati di adesione, le sovvenzioni concesse a questi due paesi dovrebbero essere allineate a quelle degli altri Stati membri entro il 2016. Prevede la Commissione di aumentare più rapidamente le sovvenzioni accordate alla Bulgaria nel nuovo quadro per la politica agricola comune dell'Unione per il periodo 2014-2020, attualmente in discussione e, in caso affermativo, quali criteri saranno modificati?
Annuncio l'interrogazione n. 34 dell'onorevole Bélier (H-0490/10)
Oggetto: Tenere conto della biodiversità nella riforma della PAC
Nella relazione votata il 21 settembre (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-2010-0325&language=IT"), il Parlamento ha chiaramente denunciato il fallimento della strategia europea volta ad arrestare la perdita della biodiversità entro il 2010. Coltivazioni sempre più intensive, aumento continuo dell'utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, aumento delle dimensioni delle aziende agricole, sviluppo della monocultura sono tutti fattori che colpiscono in modo particolare la biodiversità agricola che si trova in una situazione allarmante.
Dobbiamo agire con rapidità. Come ricordato nella relazione è chiaro che occorre adottare un approccio trasversale: la protezione e il ripristino del nostro capitale naturale non dipendono solo dalle politiche ambientali. Queste considerazioni devono essere integrate in ognuna delle politiche dell'Unione: il nostro modo di concepire l'agricoltura di domani è quindi determinante.
L'utilizzazione sostenibile della biodiversità agricola esige un impegno deciso per un futuro ecologicamente sostenibile. Occorre fare tesoro della riforma della PAC per invertire la tendenza assicurando così la protezione e il ripristino della biodiversità. Un elemento importante di questo cambiamento è la biocondizionalità.
Può la Commissione far sapere, tenendo conto che non si è riusciti a frenare la perdita della biodiversità entro il 2010, quali criteri relativi alla protezione della biodiversità saranno integrati nella PAC post-2013? Si può pensare di ripristinare la biodiversità agricola con questa nuova politica?
Annuncio l'interrogazione n. 35 dell'onorevole Janusz Wojciechowski (H-0502/10)
Oggetto: Distribuzione equa dei pagamenti della PAC
Nella relazione di George Lyon sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013, approvata l'8 luglio scorso, il Parlamento europeo precisa che "chiede una distribuzione equa dei pagamenti della PAC e insiste sul fatto che sia equa per gli agricoltori dei nuovi e dei vecchi Stati membri".
Quali misure intende la Commissione adottare e quali soluzione prevede di presentare per attuare la richiesta di equa distribuzione dei pagamenti della PAC tra i vecchi e i nuovi Stati membri?
Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) Ora risponderò alle cinque interrogazioni che sono state raggruppate e che vertono sul medesimo argomento.
L'importo complessivo dei pagamenti diretti negli Stati membri dell'Unione europea rispecchiano la produzione agricola ed il livello medio di aiuti nel corso di un periodo storico. Poiché sono stati usati i riferimenti storici per determinare i pagamenti diretti, siffatti aiuti diretti non hanno una distribuzione equa tra i paesi membri, tra le regioni o tra le varie categorie di agricoltori.
L'Unione europea a 12, ossia gli ultimi 12 Stati membri che hanno aderito, stanno per introdurre i finanziamenti, ossia stanno progressivamente attuando i pagamenti diretti.
Nell'UE a 10 i pagamenti diretti arriveranno a regime nel 2013. Per quanto riguarda gli ultimi due Stati membri che hanno aderito, ossia Bulgaria e Romania, che vengono trattati allo stesso modo, essi cominceranno ad attuare progressivamente i pagamenti diretti nel 2016, avendo cominciato al 25 per cento nel 2007.
Ad ogni modo, tutti i paesi dell'UE a 12, ossia i nuovi Stati membri, hanno altresì la possibilità di integrare i pagamenti diretti dell'UE con sussidi nazionali entro i limiti chiaramente definiti dal regolamento e dai trattati di adesione.
Come suggerito dal Consiglio nel corso della verifica sullo stato di salute della politica agricola comune (PAC) nel 2008 e nel corso della riforma della PAC nel 2003, la Commissione ha esplorato delle modalità per lo sviluppo del sistema dei pagamenti diretti, soprattutto per quanto attiene ai diversi livelli di pagamento tra Stati membri.
Per il periodo successivo al 2013 l'Esecutivo studierà e valuterà le varie opzioni per la riforma del sistema dei pagamenti diretti. I cambiamenti che devono essere apportati a tale sistema e, più specificatamente, alle modalità di distribuzione di siffatti pagamenti, allo scopo di garantire un trattamento più equo tra gli Stati membri e tra le varie categorie di agricoltori, è al centro del dibattito sul futuro della PAC. Tuttavia, sussistono ancora delle questioni circa i metodi ed i criteri da applicare per poter erogare un sostegno più equo. Un tema importante inerente la futura distribuzione del sostegno diretto tra gli Stati membri verte sulla definizione del passaggio dalla situazione attuale ad una distribuzione più equa in futuro, evitando al contempo grandi sconvolgimenti suscettibili di produrre conseguenze significative in certe regioni e per certi sistemi di produzione.
La PAC dopo il 2013 dovrà inoltre affrontare molte sfide ambientali, tra cui il problema del degrado del suolo in Europa, un problema già di per sé grave che è stato accentuato dal cambiamento climatico.
Anche la biodiversità è una questione fondamentale per la gestione sostenibile delle risorse naturali all'interno della strategia Europa 2020. Pur non avendo centrato l'obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010, sono stati, tuttavia, compiuti progressi netti e la PAC vi ha contribuito in maniera significativa.
Al momento la PAC sostiene la gestione sostenibile del suolo mediante i pagamenti diretti subordinatamente al rispetto degli obblighi ambientali, in particolare delle buone prassi agro-ambientali concernenti l'erosione del suolo, le materie organiche e la struttura del suolo, nonché mediante misure specifiche di sviluppo rurale, segnatamente i pagamenti per le misure agro-ambientali che vanno oltre le condizioni minime fissate nelle buone condizioni agricole e ambientali.
Inoltre, per garantire una migliore gestione del suolo in Europa e per contribuire a preservare la materia organica, la Commissione ha presentato una proposta di direttiva quadro in materia di suolo nel 2006. Uno degli obiettivi è quello di identificare le cause dell'erosione e di prevenirla. La proposta, inoltre, tiene conto degli strumenti che la PAC può offrire a questo scopo.
Per quanto concerne la biodiversità, oggi la PAC fa riferimento all'ottemperanza degli obblighi ambientali, compresa la direttiva sugli uccelli e la direttiva sugli habitat, prevedendo altresì delle sanzioni nei casi di violazione. In questa eventualità vengono ridotti gli aiuti diretti e vengono tagliate le misure specifiche di sviluppo rurale, ossia i pagamenti per le regioni di Natura 2000 ed i pagamenti agro-ambientali.
In quanto alla PAC dopo il 2013, la Commissione è ben consapevole della portata delle sfide ambientali che devono essere affrontate e attualmente si accinge a studiare le diverse modalità per integrare meglio le tematiche ambientali mediante tutti gli strumenti della PAC nell'ambito del primo e del secondo pilastro. È in atto la valutazione sull'impatto in vista della definizione delle proposte legislative per la PAC dopo il 2013 e nel novembre 2010 verrà pubblicata una comunicazione sulle linee generali della futura politica agricola comune, che presenterò alla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale il 17 novembre.
Georgios Papastamkos (PPE). – (EL) Signor Commissario, di certo lei ammette che esistono differenze fondamentali tra singole regioni e tra singoli Stati membri nel comparto agricolo. Mi riferisco, tra l'altro, all'entità, alla struttura e alla tipologia delle imprese e anche al contributo che l'agricoltura rende all'occupazione e all'economia nelle aree svantaggiate e nelle aree vulnerabili dal punto di vista ambientale. Per tale ragione, a mio giudizio, non dovremmo definire uniformemente gli aiuti per area, ossia a livello europeo. Può confermare, signor Commissario, che vigerà il criterio degli obiettivi per lo stanziamento degli aiuti diretti?
Giovanni La Via (PPE). - Signor Presidente, ringrazio il Commissario per la risposta sull'erosione dei suoli, ma vorrei rivolgergli una domanda supplementare.
Atteso che nelle regioni mediterranee una causa importante è la presenza di terreni nudi per effetto degli incendi boschivi e degli incendi che caratterizzano i territori mediterranei, non ritiene il Commissario che sia opportuno cambiare le modalità di calcolo dei premi agroambientali, introducendo premi specifici aggiuntivi per le aziende agricole che si impegnano a mettere a punto e a mantenere pratiche che siano rispettose dell'ambiente, ma che tendano soprattutto a prevenire gli incendi nelle aziende agricole e nei territori rurali?
Nadezhda Neynsky (PPE). – (BG) Come è stato indicato, la Bulgaria e la Romania, che nel 2007 sono stati gli ultimi paesi ad aderire all'Unione europea, attualmente ricevono solamente il 40 per cento dell'importo dei sussidi agricoli stanziati ai vecchi paesi membri come la Germania, la Francia ed altri.
Lei ha rilevato che l'allineamento dei sovvenzionamenti non si verificherà fino al 2016, il che, in concomitanza con la crisi, mette in una situazione estremamente ingiusta due paesi di nuova adesione. In realtà, è a repentaglio l'agricoltura e un'ampia sezione della popolazione che è impegnata nel lavoro agricolo. Non pensa che questo fattore, ossia la crisi economica e finanziaria, debba essere tenuto in considerazione nel caso specifico di questi due Stati membri?
Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) In risposta alla prima domanda, onorevole Papastamkos, in effetti devo dire che sussistono differenze tra Stati membri, tra regioni e tra diverse categorie di agricoltori. Per tale motivo ho affermato in diverse occasioni che un sistema unico – ossia un importo uniforme per ettaro per tutte queste categorie – non costituisce una soluzione adeguata.
Sulla base del sistema attuale che si fonda sul riferimento storico, i sussidi sono stati calcolati in base al livello di produzione di 10, 15 o 20 anni fa. È un sistema che vogliamo abbandonare, sostituendolo con un criterio oggettivo. Tuttavia, si deve prestare attenzione allo scopo di mantenere un equilibrio su base transitoria e crescente affinché chi viene ostacolato da questi sistemi possa incorporare i cambiamenti in linea con principi economici. Pertanto intendo proporre criteri oggettivi che si devono in qualche modo coniugare con la posizione iniziale per garantire una transizione gestibile.
Onorevole La Via, la questione che ha affrontato in effetti può essere presa in considerazione nel contesto del secondo pilastro del programma di sviluppo rurale per le misure agro-ambientali. L'intenzione è quella di mantenere i tipi di misure agro-ambientali che tengono conto della natura specifica di talune regioni. Infatti l'area cui si riferisce è colpita dall'erosione e sussiste il rischio di incendio nel sottobosco.
Gli Stati membri avranno la possibilità, mediante il regolamento che proporremo sempre per il post-2013, di prendere in considerazione siffatte questioni specifiche nel contesto delle misure ambientali e di fornire un sostegno specifico in questo ambito. Per tale ragione ritengo che la flessibilità sia utile per centrare un certo obiettivo, ovverosia una gestione solida delle risorse naturali, in modo che gli Stati membri possano usare strumenti specifici nel quadro del secondo pilastro. La questione può essere incorporata in questo tipo di flessibilità che possiamo offrire agli Stati membri.
Per quanto concerne la Romania e la Bulgaria, nel corso dei negoziati di adesione per questi Stati membri, è stato sancito nel trattato un sistema di introduzione graduale – ossia un sistema per aumentare progressivamente gli aiuti diretti. Nel 2008, nel corso di un controllo sullo stato di salute della PAC, avevamo affermato che nella riforma sul post-2013, o forse anche prima di tale data, avremmo tenuto conto della questione del bilanciamento del livello dei pagamenti. Pertanto è una questione da affrontare. Deve essere trovata una soluzione di bilancio appropriata per poter imprimere un'accelerazione al processo, se necessario.
Presidente. – Annuncio l'interrogazione n. 36 dell'onorevole Kadenbach (H-0476/10)
Oggetto: Politica agricola comune e condizionalità
La condizionalità è un elemento importante della politica agricola comune (PAC), che vincola la maggior parte dei pagamenti di questa al rispetto di determinate norme in materia di ambiente, sanità e benessere degli animali. La relazione speciale n. 8/2008 della Corte dei conti riporta che "gli Stati membri non si sono assunti le proprie responsabilità in merito all'attuazione di sistemi di controllo e di sanzionamento efficaci. Di conseguenza, il sistema di controllo non fornisce garanzie sufficienti per quanto riguarda il rispetto delle norme da parte degli agricoltori". La relazione rileva inoltre che "i dati forniti dagli Stati membri in merito ai controlli e alle violazioni non sono affidabili e il monitoraggio delle prestazioni della Commissione è stato giudicato insufficiente".
Può la Commissione comunicare al Parlamento quali misure ha adottato per incoraggiare gli Stati membri ad attuare e far rispettare la condizionalità in maniera più efficace? Si sono registrati dei miglioramenti degni di nota?
Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) Com'è stato evidenziato nella relazione del 2008 della Corte dei conti, la Commissione sa bene che gli Stati membri potrebbero applicare meglio la condizionalità.
Tuttavia, devo altresì precisare che la relazione della Corte dei conti copre un periodo di due anni, a partire dal periodo immediatamente successivo all'introduzione delle buone condizioni agricole e ambientali.
Visto che il primo anno di applicazione della condizionalità, ossia nel 2005, la Commissione ha messo in atto un'intera serie di iniziative tese, da un lato, ad aiutare gli Stati membri e, dall'altro, a garantire che essi adempiano ai propri obblighi giuridici, l'Esecutivo eroga sostegno mediante numerosi scambi e tramite discussioni nei diversi forum dedicati a queste tematiche specifiche.
I colloqui sui regolamenti si sono tenuti nella commissione competente, le discussioni più tecniche sono state condotte da un gruppo di esperti che si dedicano specificatamente alla condizionalità, mentre i dibattiti sui metodi di vigilanza si sono svolti nell'ambito di seminari specializzati.
Dal 2004, inoltre, la Commissione, pubblica regolarmente documenti di orientamento per gli Stati membri che hanno contribuito ad adattare i propri sistemi nazionali. L'Esecutivo monitora gli obblighi giuridici degli Stati membri sulla base delle informazioni delle revisioni contabili condotte negli stessi Stati membri che essi stessi devono presentare. Qualora dovessero essere identificati punti deboli nel corso delle revisioni contabili, devono essere apportate correzioni finanziarie alla spesa dello Stato membro in questione, qualora emerga un rischio per il fondo agricolo. È accaduto in passato e quindi sono in atto alcune procedure, anche al momento attuale.
La Commissione è convinta che tutte queste iniziative abbiamo comportato un miglioramento significativo nel funzionamento del sistema di condizionalità, soprattutto in virtù delle osservazioni contenute nella relazione del 2007 della Corte dei conti. Ovviamente continueremo ad adoperarci in questo settore, in quanto la Commissione tiene al buon funzionamento del sistema, che è un elemento essenziale della politica agricola comune.
Karin Kadenbach (S&D). – (DE) Signor Presidente, ringrazio molto il Commissario per la risposta molto esauriente. Ora ho un'altra domanda più breve sulla condizionalità e sulla biodiversità, tema che oggi lei ha già toccato. Un'agricoltura solida può contribuire a preservare la biodiversità e ad arrestare l'estinzione delle specie. Tuttavia, non deve essere solo il compito del Commissario dell'ambiente creare consapevolezza su questo argomento. Signor Commissario, chiedo a lei specificatamente che provvedimenti intende assumere per sensibilizzare le parti in causa – ossia gli organismi politici decisionali, i consumatori, ma soprattutto gli agricoltori interessati – in merito al valore della biodiversità e ai benefici che ne discendono per l'ecosistema?
Mairead McGuinness (PPE). – (EN) In presenza di problemi nel sistema attuale della condizionalità, in che modo potremo affrontare i potenziali altri problemi, se approfondiremo gli obblighi nella parte ambientale del primo pilastro, come prospetta un documento riservato sulla riforma della PAC? Le chiedo di esprimere la sua posizione in merito.
Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) Al momento rilevo che, in realtà, sono i contribuenti, i consumatori, le organizzazioni non governative che sono molto sensibili su questo tema e che chiedono molto agli agricoltori.
Tuttavia, dobbiamo altresì fornire agli agricoltori i mezzi per comunicare gli sforzi che stanno compiendo, anche mediante l'attività di vendita dei loro prodotti. Nel sistema di qualità utilizzato per i prodotti agroalimentari che stiamo riformando, daremo anche agli agricoltori la possibilità di usare meglio i loro prodotti in modo da far conoscere tutto il lavoro che svolgono e tutti gli elementi che devono essere presi in considerazione, anche le questioni legate alla biodiversità. Ciò si applica, in particolare, ai vari sistemi di produzione agricola, poiché la diversità nei sistemi di produzione agricola comporta anche la possibilità di cominciare a riflettere sulle questioni connesse all'ambiente e alla biodiversità. Nel caso della politica agricola comune, il sostegno per la diversità dei sistemi produttivi ed il contatto diretto tra agricoltori, produttori e consumatori rappresenta un altro modo mediante il quale gli agricoltori, nell'attività di vendita, possono comunicare meglio tutte le condizioni cui devono attenersi.
D'altro canto, si stanno già usando anche altri metodi. I collegamenti tra la produzione agricola ed il turismo rurale offrono la possibilità agli agricoltori di comunicare quello che fanno per mantenere la terra ed il paesaggio mediante il lavoro produttivo che svolgono. Credo che tutti questi strumenti, che rientrano nel quadro della politica agricola comune e che possono essere rafforzati in futuro, possano essere meglio usati dagli agricoltori per dare visibilità agli sforzi che stanno compiendo.
Ora passo all'altra questione. A mio parere, le norme ed i regolamenti in materia di ambiente o le attività che gli agricoltori svolgono tenendo conto della buona gestione delle risorse naturali non possono essere distinti dalle questioni economiche e sociali.
Nelle proposte che avanzeremo, di cui parleremo dopo il 17 novembre, l'idea non è quella di spostare il fulcro dell'attenzione dalla questione economica e sociale alla sola questione ambientale, ma vorremmo integrare ulteriormente la questione ambientale nella mentalità degli agricoltori in modo che, in futuro, auspicabilmente si possa parlare davvero di agricoltura competitiva. Gli agricoltori devono essere competitivi da un punto di vista economico e ambientale, ossia nel modo in cui gestiscono le risorse naturali, il suolo e l'acqua con cui lavorano, considerando al contempo gli aspetti sociali connessi alla creazione o al mantenimento dell'occupazione nelle aree rurali.
Posso garantirvi che, spostando l'attenzione sull'aspetto ambientale, anzi sulla buona gestione delle risorse naturali nel quadro della politica agricola comune, non intendiamo compromettere la capacità degli agricoltori di essere economicamente competitivi solo per tener conto degli aspetti sociali.
Quando avremo i documenti sul tavolo, sarò in grado di dimostrarvelo mediante esempi concreti nelle proposte che andremo a redigere.
Presidente. – Annuncio l'interrogazione n. 37 dell'onorevole Chountis (H-0483/10)
Oggetto: Fondo di garanzia per gli agricoltori e pescatori greci
Il ministero greco per lo sviluppo agricolo e l'alimentazione ha annunciato la creazione e l'entrata in vigore, da settembre 2010, del Fondo agricolo di garanzia per le piccole e microimprese (TEMPME) sul modello di quelli che finanziano le piccole e microimprese commerciali e industriali. Il ministero ha comunicato che tale fondo è stato destinato a coprire il contributo in conto interessi e la garanzia di capitale fino ad un totale di 100 milioni di euro per l'agricoltura e 50 milioni di euro per la pesca. Se si considera che questa misura offrirà agli agricoltori e ai pescatori la possibilità di ridurre i loro costi di investimento e l'ammontare del capitale azionario, in un momento in cui l'economia sta attraversando un periodo difficile, la Commissione può rispondere alle seguenti domande: È stata informata dal governo greco sul piano d'azione suddetto? a) In caso affermativo, cofinanzierà tale azione? Qual è l'ammontare della sua partecipazione finanziaria? Quali prerequisiti devono soddisfare i potenziali beneficiari di questo programma? b) In caso contrario, si ritiene che tali azioni possano essere utilmente integrate nel QSN? Vorrà attirare l'attenzione del governo greco su questa possibilità?
Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) il programma di sviluppo rurale 2007-2013 per la Grecia, cofinanziato dal Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale per ora non prevede un fondo di garanzia per le piccole imprese e per le microimprese.
Le autorità elleniche non hanno presentato richiesta presso la direzione generale della Commissione per l'agricoltura al fine di modificare il programma ed includervi questo fondo di garanzia.
È importante sottolineare che, in ottemperanza al principio di sussidiarietà, sono gli Stati membri che propongono il contenuto delle misure ai sensi del programma di sviluppo rurale nell'ambito del regolamento in materia.
Come stabilisce l'articolo 19 del regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno per lo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEARS), i programmi per lo sviluppo rurale posso essere emendati su richiesta degli Stati membri, previa approvazione della commissione nazionale di controllo e dopo l'esame e l'approvazione della Commissione.
Per quanto concerne il settore ittico greco, le autorità nazionali hanno informato la Commissione che intendono creare un nuovo strumento per aiutare le piccole imprese nel settore della pesca. Secondo le autorità greche, questo strumento sarà gestito nel quadro di un sistema finanziario che è già stato istituito.
Le autorità greche hanno inoltre informato la Commissione che intendono cofinanziare questo strumento mediante il programma operativo 2007-2013 per il settore della pesca in Grecia.
Visto che esiste un piano per l'attuazione degli strumenti finanziari nel programma operativo per la pesca, la Commissione sostiene la creazione di siffatti strumenti allo scopo di allestire misure chiave per il programma operativo, sempre che siffatte misure ottemperino alle disposizioni giuridiche in materia, segnatamente gli articoli 34 e 37 del regolamento (CE) n. 498/2007.
L'importo che sarà devoluto per questo strumento ai sensi del Fondo europeo per la pesca potrebbe raggiungere complessivamente 35 milioni di euro. La commissione di controllo del suddetto programma operativo fisserà i criteri per selezionare il beneficiario di questi fondi.
Le autorità greche stanno finalizzando il piano d'azione in cui saranno varate anche le condizioni per il funzionamento dello strumento finanziario. La Commissione si aspetta che tale strumento, destinato a rientrare nel cofinanziamento del Fondo europeo per la pesca, sia operativo entro al fine del 2010.
Nikolaos Chountis (GUE/NGL). – (EL) Signor Commissario, la sua risposta è stata assai completa, e la ringrazio. Ne ho un'altra: è stato il governo greco ad avanzare la proposta? Lei ha approfondito certi aspetti della domanda e quanto ha prospettato – ossia che l'applicazione è prevista già nel 2010 – dipende dalla presentazione puntuale della domanda da parte del governo greco in modo da poter cofinanziare gli aspetti indicati?
Dacian Cioloş, membro della Commissione. – (FR) Per essere chiari, la questione consta di due aspetti: una riguarda il settore agricolo, le piccole imprese e le microimprese nel settore agricolo, mentre l'altra verte sul settore della pesca.
Ai sensi ella richiesta del governo Greco, lo strumento per la pesca può essere pronto per la fine del 2010. In relazione al settore agricolo, non posso darvi ulteriori informazioni, poiché il governo ellenico non ha ancora presentato richiesta. Ho indicato che dipende appunto dal governo, il quale può avanzare la proposta, se la commissione di controllo greca decide di emendare il programma di sviluppo rurale.
Ad ogni modo, finora non abbiamo ricevuto alcuna proposta per il settore agricolo.
Presidente. – Annuncio l'interrogazione n. 40 dell'onorevole Kelly (H-0458/10)
Oggetto: Acquacoltura nell'UE
Lo sviluppo nell'UE di un settore dell'acquacoltura sostenibile e competitivo può costituire un mezzo per soddisfare la vasta e crescente domanda di prodotti della pesca nell'UE, nonché per ridurre l'impoverimento degli stock selvatici e il livello delle importazioni dai paesi terzi, che spesso arrivano sui mercati dell'UE dopo un viaggio di migliaia di miglia aeree.
L'acquacoltura rappresenta attualmente il 20% della produzione ittica totale nell'UE, con una produzione più o meno costante dal 2000, anche se si è registrata una riduzione della produzione di molluschi e crostacei.
Tenendo conto dei problemi di tracciabilità, qualità e anidride carbonica risultanti dall'importazione di grandi quantitativi di molluschi da lontani paesi terzi, può la Commissione far sapere come pensa di promuovere l'acquacoltura nell'UE, con particolare riferimento al settore dei molluschi e dei crostacei?
Maria Damanaki, membro della Commissione. – (EN) L'acquacoltura nell'Unione è in prima fila sul fronte dello sviluppo sostenibile. La Commissione ed io abbiamo indicato che il comparto merita un maggiore riconoscimento in termini di punti di forza e di valore. L'Esecutivo ha quindi adottato una comunicazione intitolata: "Costruire un futuro sostenibile per l'acquacoltura" in cui vengono identificati tre obiettivi strategici che le autorità pubbliche devono perseguire: promuovere la competitività del settore dell'acquacoltura, mantenerne la sostenibilità e migliorarne la governance.
In questa comunicazione la Commissione identifica una serie di misure che le autorità pubbliche devono assumere a tutti i livelli – UE, nazionale e regionale – per fronteggiare le sfide che si profilano nel settore.
Per poter favorire lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea, compresa la produzione di crostacei, l'Unione europea ha varato una legislazione completa in materia di salute animale e sicurezza alimentare. Siamo molto attivi a livello internazionale nell'istituzione di norme sulla sicurezza alimentare per i prodotti dell'acquacoltura, tra cui anche i crostacei, che occupano un posto di primo piano nel commercio internazionale.
La Commissione ha altresì istituito un laboratorio di riferimento UE per le malattie dei molluschi, che riceve un sostegno finanziario annuale, in modo da garantire il coordinamento dei laboratori nazionali negli Stati membri ed assicurarsi un sostegno scientifico.
L'Esecutivo, insieme agli Stati membri interessati, sta altresì monitorando da vicino la mortalità anomala osservata nelle ostriche negli ultimi anni e ha assunto dei provvedimenti per tenere sotto controllo il virus che sembra provocare siffatta moria.
Per quanto concerne la strategia complessiva per l'acquacoltura europea, la Commissione ricorda il dibattito svoltosi in Parlamento nel giugno 2010, sulla base della relazione redatta dall'onorevole Milana. La Commissione apprezza il sostegno conferito dall'Assemblea per un'acquacoltura sostenibile e per avervi assegnato una maggiore attenzione.
La Commissione è del parere che attività di acquacoltura sostenibile dovrebbero essere adeguatamente sostenute mediante la politica comune per la pesca e che questo aspetto dovrebbe rientrare nella riforma della politica comune della pesca.
La Commissione reputa sia necessario aiutare il settore ad organizzarsi in maniera più efficiente. In particolare, vogliamo rafforzare le organizzazioni produttrici e intersettoriali in modo da collegare meglio le previsioni di produzione con il fabbisogno del mercato e garantire un valore più elevato ai prodotti attraverso la commercializzazione e l'etichettatura.
Seán Kelly (PPE). – (EN) Grazie, signora Commissario, per l'esauriente risposta. In proposito devo solo dire che in una recente inchiesta condotta in Irlanda è emerso che buona parte del pesce sul mercato non era etichettato correttamente, quindi la gente pensava di mangiare merluzzo e invece stava mangiando un altro tipo di pesce. Vorrei sapere se la Commissione ne è al corrente. Che provvedimenti possono essere eventualmente assunti nel breve termine, oltre a sviluppare un'acquacoltura nostra, che è molto molto importante? Grazie per la risposta.
Pat the Cope Gallagher (ALDE). – (EN) Signor Presidente, sono lieto di rilevare dalla risposta della signora Commissario Damanaki che l'acquacoltura è destinata a svolgere un ruolo importante nella nuova politica comune per la pesca.
Tengo a far rilevare alla signora Commissario che vi sono enormi opportunità di creare posti di lavoro, sviluppando l'acquacoltura, soprattutto in aree in cui la disoccupazione è molto elevata. La Commissione può svolgere una funzione importante al riguardo. Può prendere l'iniziativa di comunicare la propria posizione agli Stati membri, indicando loro che, pur non potendo scendere a compromessi sulla qualità degli alimenti, si potrebbe certamente investire un organismo per Stato membro della responsabilità dell'acquacoltura invece di lasciare che il comparto sia gestito a livello trasversale tra vari dipartimenti e agenzie.
Maria Damanaki, membro della Commissione. – (EN) Convengo con l'onorevole Gallagher, in quanto vi sono possibilità enormi che si aprono per noi nel settore dell'acquacoltura. Per tale ragione vogliamo approntare un capitolo distinto sull'acquacoltura nella riforma della politica comune per la pesca. Inoltre allestiremo una linea speciale di bilancio. È la cosa più importante da fare.
Tengo ad informare l'onorevole Kelly che siamo consapevoli di questi problemi e convengo con l'onorevole deputato sul fatto che abbiamo ancora molto da fare sul versante della tracciabilità dei nostri prodotti. Per tale ragione abbiamo previsto un capitolo sull'etichettatura nella riforma della politica comune per la pesca. La Commissione sta cercando di garantire una serie di norme comuni sul piano mondiale per il nostro settore della pesca e per il comparto ittico destinato a produrre le specie che siamo costretti ad importare.
Presidente. – Annuncio l'interrogazione n. 41 dell'onorevole Tsoukalas (H-0459/10)
Oggetto: Valorizzazione delle risorse del Fondo europeo per la pesca
Poiché alla fine di ogni anno la Commissione europea deve presentare una relazione sull'attuazione del regolamento (CE) 1198/2006(4) sul Fondo europeo della pesca e alla luce della recente crisi finanziaria cui si sono trovati di fronte numerosi Stati membri che dipendono in gran parte dal settore alieutico, può la Commissione far sapere:
quale giudizio dà riguardo alla sua applicazione a tutt'oggi e quali Stati membri ritiene che potrebbero costituire un esempio di migliore prassi;
se ritiene che gli Stati membri si sono sufficientemente avvalsi del FEP e in che misura tale fondo ha conseguito i suoi obiettivi a decorrere dal 2007, data in cui è entrato in funzione e quali aggiustamenti giudica necessari;
come valuta l'esecuzione del Piano strategico nazionale greco di sviluppo della pesca e qual è il grado di attuazione dei progetti e di utilizzazione dei relativi finanziamenti.
Maria Damanaki, membro della Commissione . – (EN) Ringrazio l'onorevole Tsoukalas per l'interrogazione che per noi delinea una questione molto importante. Devo dire in maniera chiara e aperta che il Fondo europeo per la pesca non ha ancora raggiunto la sua velocità di crociera. Non ne siamo soddisfatti.
I pagamenti provvisori certificati presentati dagli Stati membri alla Commissione ammontano al 5 per cento dello stanziamento complessivo del FEP. Ad ogni modo, stando ai dati che abbiamo ricevuto ultimamente dagli Stati membri mediante le relazioni annuali, emerge che alla fine del 2009 il 18,2 per cento dello stanziamento totale del FEP era stato impegnato in progetti specifici. È un fatto incoraggiante.
In particolare, queste cifre comprendono i premi non solo ai sensi del primo asse, ma anche degli altri. Solo il quarto asse "sviluppo sostenibile per le aree di pesca" purtroppo arranca a causa del lungo processo di attuazione necessario per allestire i partenariati.
Tra le ragioni che stanno alla base di questa situazione si annoverano, in primo luogo, i ritardi nell'adozione del regolamento sul FEP, in secondo luogo i ritardi nell'adozione dei programmi operativi, alcuni dei quali sono stati approvati nella seconda metà del 2008, in terzo luogo, i problemi nell'allestimento dei sistemi di gestione e di controllo, la cui approvazione rappresenta il presupposto per la presentazione dei pagamenti alla Commissione, in quarto luogo, gli effetti della crisi economica e finanziaria nel settore della pesca.
A questo livello di attuazione è troppo presto per capire se il FEP ha centrato i propri obiettivi. Saranno disponibili maggiori informazioni in occasione della valutazione ad interim prevista alla fine del 2011.
È altresì difficile individuare le migliori prassi in questo ambito, visto che gli Stati membri dispongono di importi molti diversi da spendere per il FEP, che sono stati stanziati ai vari assi in maniera diversa, influendo sul tasso di assorbimento. As esempio, l'asse 1 "misure per l'adattamento della flotta di pesca comunitaria" è molto facile da assorbire. Gli altri non sono così facili.
In occasione della riunione di direttori generali indetta lo scorso settembre dalla Presidenza belga nel tentativo di trovare una soluzione ai problemi di assorbimento, segnatamente per il problema di accesso al capitale, la Commissione ha raccomandato delle tecniche di ingegneria finanziaria come l'impiego di facilitatori o la semplificazione delle procedure e dei moduli per la presentazione delle domande.
Nella prossima riunione della commissione FEP saranno presentati degli interventi in merito a siffatte possibilità. L'attuazione del programma operativo greco per il periodo 2007-2013 è in ritardo. Mi dispiace dirlo, ma è veramente in ritardo.
Fino al 15 settembre i pagamenti effettivi arrivavano appena a 5 000 600 euro, ossia il 2 per cento dello stanziamento complessivo per il FEP. Il 2 per cento è un importo esiguo. Questa situazione insoddisfacente deriva principalmente dai problemi connessi all'istituzione dei sistemi di gestione e di controllo e dai ritardi nel varo di misure fondamentali nell'ambito del programma operativo.
Anche la crisi finanziaria ha provocato dei ritardi, in particolare per le misure che rientrano nel secondo asse.
La Commissione sta redigendo la sua relazione annuale sull'attuazione del FEP nel 2009, in cui saranno presentate maggiori informazioni e maggiori elementi sulla questione posta dall'onorevole deputato.
Ioannis A. Tsoukalas (PPE). – (EL) Grazie, signora Commissario, per la sua esaustiva risposta. Coglierò questa opportunità, visto che ha menzionato la terribile situazione economica e il rischio di non riuscire a mandare a regime il Fondo europeo per la pesca, per chiedere se potrebbe essere varato un divieto assoluto sulle attrezzature per la pesca come le senne nell'ambito delle disposizioni sul risarcimento per i pescatori che hanno perso il lavoro o se, in linea con il regolamento, potrebbe essere estesa la proroga di due anni in relazione alle norme sul Fondo per salvaguardare condizioni sociali praticabili.
Seán Kelly (PPE). – (EN) Nell'interrogazione le è stato chiesto quali sono gli Stati membri che danno l'esempio in termini di migliori prassi, e a questo punto mi chiedo anche quali sono quelli che brillano per cattive prassi. Può illustrarci i motivi della differenza tra i migliori e i peggiori?
Maria Damanaki, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, prima risponderò all'onorevole Kelly. In genere, per i paesi dotati dei sistemi migliori per controllare il rispetto degli obblighi e che hanno tutti gli strumenti necessari a disposizione, è più facile assorbire i fondi. Questa è la norma. Nel complesso devo ammettere che i paesi mediterranei – i paesi del sud – hanno problemi più ingenti.
In Grecia sussiste un problema specifico. Dobbiamo essere assolutamente certi di riuscire ad aiutare tutti a migliorare l'assorbimento. Intendiamo compiere uno sforzo per semplificare le norme sull'assorbimento. Per tale ragione avremo una linea di finanziamento nel quadro della riforma della politica comune per la pesca che faciliterà notevolmente l'assorbimento da parte degli Stati membri.
Per quanto riguarda la domanda dell'onorevole Tsoukalas sul regolamento concernente il Mediterraneo, abbiamo deciso che la normativa va attuata. Avrebbe dovuto essere messa in atto già dal 1° giugno, e non si può tornare indietro. Se dovessimo apportarvi degli emendamenti, vi sarebbero due o tre anni senza sistema di controllo e di verifica del rispetto delle norme, quindi il regolamento sarà attuato.
Abbiamo già avviato una cooperazione con le autorità greche. Ho spiegato loro che devono attuare le norme senza ulteriori indugi. Altrimenti detto, devono essere ottemperate tutte le disposizioni sui tipi particolari di attrezzature che sono molto pesanti in termini ambientali. Inoltre ricorreremo ad ogni margine delle possibilità di finanziamento per coprire i risarcimenti. Questo si applica alle senne, reti a strascico e ogni attrezzatura di questo genere: devono essere un buon esempio di rispetto. Faremo del nostro meglio per utilizzare appieno i finanziamenti in modo che si possano avere attrezzature migliori e migliorarne la selettività.
Presidente. – Essendo scaduto il tempo assegnato al Tempo delle interrogazioni, le interrogazioni che non hanno ricevuto risposta riceveranno una risposta per iscritto (cfr. Allegato).
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
(La seduta, sospesa alle 20.30 , riprende alle 21.00)