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Discussioni
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Mercoledì 20 ottobre 2010 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della seduta
 2. Misure di attuazione (articolo 88 del regolamento): vedasi processo verbale
 3. Preparativi per il Consiglio europeo (28 e 29 ottobre) - Preparativi per il vertice del G20 (11 e 12 novembre) - Crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare (relazione intermedia) - Migliorare la governance economica e il quadro di stabilità dell'Unione, in particolare nell'area dell'euro (discussione)
 4. Turno di votazioni
  4.1. Revisione dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione (A7-0279/2010, Paulo Rangel) (votazione)
  4.2. Adeguamento del regolamento del Parlamento all'accordo quadro rivisto sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione (A7-0278/2010, Paulo Rangel) (votazione)
  4.3. Regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee, relativamente al servizio europeo per l'azione esterna (A7-0263/2010, Ingeborg Gräßle) (votazione)
  4.4. Modifica dello statuto dei funzionari delle Comunità europee e del regime applicabile agli altri agenti di dette Comunità (A7-0288/2010, Bernhard Rapkay) (votazione)
  4.5. Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2010: Sezione II - Consiglio europeo e Consiglio; Sezione III - Commissione; Sezione X - Servizio europeo per l'azione esterna (A7-0283/2010, Roberto Gualtieri) (votazione)
 5. Seduta solenne - Allocuzione di metà mandato di Jerzy Buzek, Presidente del Parlamento europeo
 6. Turno di votazioni (proseguimento)
  6.1. Progetto di bilancio rettificativo n. 3/2010: Sezione III - Commissione - Misure di accompagnamento nel settore delle banane (BAM) (A7-0281/2010, László Surján) (votazione)
  6.2. Progetto di bilancio generale dell'Unione europea - esercizio 2011 (votazione)
  6.3. Posizione del Parlamento sul progetto di bilancio 2011 quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) (A7-0284/2010, Sidonia Elżbieta Jędrzejewska) (votazione)
  6.4. Calendario delle tornate del Parlamento europeo – 2012 (votazione)
  6.5. Miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (A7-0032/2010, Edite Estrela) (votazione)
  6.6. Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (A7-0136/2010, Barbara Weiler) (votazione)
  6.7. Il ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa (A7-0233/2010, Ilda Figueiredo) (votazione)
  6.8. Crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare (relazione intermedia) (A7-0267/2010, Pervenche Berès) (votazione)
  6.9. Migliorare la governance economica e il quadro di stabilità dell'Unione, in particolare nell'area dell'euro (A7-0282/2010, Diogo Feio) (votazione)
 7. Dichiarazioni di voto
 8. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 9. Approvazione del processo verbale della seduta precedente: vedasi processo verbale
 10. Strumento per la stabilità - Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo - Strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo - Strumento finanziario per la cooperazione con i paesi industrializzati - Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (discussione)
 11. Ucraina (discussione)
 12. Tempo delle interrogazioni al Consiglio
 13. Composizione delle commissioni: vedasi processo verbale
 14. Aiuti per il Pakistan e possibili implicazioni per il comparto industriale europeo (discussione)
 15. Indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi (discussione)
 16. Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA) (discussione)
 17. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 18. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 
1. Apertura della seduta
Video degli interventi
 

(La seduta inizia alle 09.05)

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  Edit Herczog (S&D).(EN) Signor Presidente, ieri abbiamo discusso il bilancio. Durante la discussione è apparso evidente che la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (ITRE) non fosse stata presentata ai servizi interessati. Secondo il controllo da noi effettuato la relazione è stata completata e inviata correttamente; si deve essere pertanto verificato un errore nella procedura.

Ad ogni modo la cosa più importante non è capire chi sia il responsabile e cosa sia accaduto, bensì garantire che tale relazione, che rappresenta il nostro punto di partenza per il dialogo a tre e il documento in cui emergono le maggiori differenze rispetto al documento del Consiglio, sia inclusa nei documenti ufficiali del Consiglio. Per questo motivo ne ho portate due copie e ne consegnerò una al Consiglio e una a lei, pregandola di assicurarsi che la proposta della commissione ITRE, adottata all’unanimità, arrivi in Consiglio entro i tempi previsti. La ringrazio per il suo sostegno in merito.

 
  
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  Presidente. – Faremo come desidera. Molto bene, la discussione di oggi inizia nel migliore dei modi!

 

2. Misure di attuazione (articolo 88 del regolamento): vedasi processo verbale

3. Preparativi per il Consiglio europeo (28 e 29 ottobre) - Preparativi per il vertice del G20 (11 e 12 novembre) - Crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare (relazione intermedia) - Migliorare la governance economica e il quadro di stabilità dell'Unione, in particolare nell'area dell'euro (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta:

- dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui preparativi per il vertice del G20 (11 e 12 novembre),

- dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sui preparativi per il Consiglio europeo (28 e 29 ottobre),

- la relazione (A7-0267/2010) presentata dall’onorevole Berès sulla crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare (relazione intermedia), e

- la relazione (A7-0282/2010) presentata dall’onorevole Feio sul miglioramento della governance economica e del quadro di stabilità dell'Unione, in particolare nell'area dell'euro.

 
  
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  Olivier Chastel, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signor Presidente, Presidente Barroso, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il Presidente a nome del Consiglio per avermi concesso l’opportunità di parlare dei preparativi in corso all’interno dell’istituzione che presiedo per il prossimo Consiglio europeo.

L’ordine del giorno del Consiglio europeo sarà fitto e avrà senza dubbio come punto focale la governance economica. Come saprete, il gruppo di lavoro presieduto dal Presidente Van Rompuy si è riunito lunedì e ha approvato la propria relazione finale.

La relazione contiene raccomandazioni e proposte di tale importanza e specificità da poterci consentire un salto di qualità in ambito di governance economica europea. Le raccomandazioni mirano in particolare al miglioramento della disciplina fiscale, all’estensione del monitoraggio economico, allo sviluppo e all’allargamento del coordinamento ed infine al rafforzamento sia del quadro di gestione della crisi, sia delle istituzioni.

L’attuazione di tutte le raccomandazioni citate può avvenire rapidamente attraverso uno sforzo legislativo. Naturalmente ci auguriamo che il Consiglio europeo sia in grado di avallarle, permettendo così a Commissione, Parlamento e Consiglio di compiere progressi repentini su questioni di così grande rilevanza. Ciò rappresenterebbe, in ogni caso, un segnale positivo circa la nostra volontà di prendere i provvedimenti necessari per affrontare le importanti sfide economiche che ci aspettano.

Alcuni onorevoli colleghi hanno proposto di esplorare opzioni alternative che si spingono oltre le raccomandazioni e oltre la portata dei trattati. Mi riferisco alla sospensione del diritto di voto oppure all’introduzione di nuove regole per la votazione come la maggioranza invertita.

Si tratta chiaramente di questioni complesse sia dal punto di vista tecnico che politico e se ne discuterà in sede di Consiglio europeo la prossima settimana.

Un altro importante punto di discussione all’ordine del giorno del Consiglio europeo sono i preparativi per il vertice del G20. Il Consiglio europeo dovrà definire la posizione dell’Unione sulla base del lavoro di preparazione compiuto ieri dal Consiglio Ecofin. In generale è importante che il vertice del G20 a Seul porti a un’accelerazione degli sforzi di attuazione di un quadro finalizzato alla promozione di una crescita più forte, sostenibile e bilanciata. È necessario in particolare occuparsi dei principali squilibri economici che possono compromettere la crescita.

La situazione è cambiata notevolmente dall’inizio della crisi nel 2008 e da quando vennero presi i primi provvedimenti, ovvero da quando il G20 ha assunto l’importanza tanto attesa. Si tratta molto semplicemente di una questione di pertinenza. La natura stessa di numerose decisioni con conseguenze dirette sui nostri cittadini è passata nel giro di pochi mesi da un livello locale o nazionale a un livello internazionale. Il significato di globalizzazione consiste nella necessità da parte nostra di agire contemporaneamente in merito a numerose questioni a livello sia europeo sia internazionale.

È noto a tutti quanto tempo sia costato all’Unione europea il raggiungimento dell’accordo su un nuovo trattato mirante al rafforzamento del proprio ruolo sullo scacchiere internazionale. Abbiamo dedicato gran parte degli ultimi 10 anni alla stesura di questo trattato, ma solo negli ultimi 10 mesi ne abbiamo compreso l’importanza.

Il G20 si è rivelato da subito un’iniziativa di un certo successo, ma ritengo che il test più duro e importante si presenterà solo nei prossimi mesi, quando ci troveremo davanti al grave rischio di perdere slancio.

Al momento l’Unione europea sta preparando due incontri di grande rilevanza ed entrambi si svolgeranno in Corea: il primo è l’incontro tra i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali del G20, che avrà luogo tra due giorni; il secondo sarà il vertice del G20 a metà novembre.

In termini di contenuto, il contributo dell’Unione europea per una crescita forte, sostenibile e bilanciata si basa su: 1) piani di consolidamento fiscale differenziati e a favore della crescita; 2) la strategia Europa 2020 per le riforme strutturali necessarie al sostegno, tra le altre cose, della creazione di posti di lavoro; 3) un programma di riforma del settore finanziario e dei suoi mercati; e infine 4) il rafforzamento della governance economica dell’Unione europea. A proposito di governance potremmo illustrare le conclusioni del gruppo di lavoro nel corso del vertice di novembre, dopo che il Consiglio europeo le avrà adottate.

Vorrei aggiungere anche l’estremo interesse da parte dell’Unione europea per il processo di valutazione inter pares all’interno del G20. Si tratta di un esercizio a cui noi europei siamo abituati e di cui conosciamo l’utilità. Chiaramente ogni paese è tenuto a svolgere il proprio ruolo e a mostrare una volontà autentica di contribuire al quadro di crescita.

Non è con una sola battaglia che si può vincere la guerra contro il protezionismo, ma mantenendo uno stato generale di allerta, giorno dopo giorno. A parte ciò, nonostante il lavoro dei comitati tecnici, come il Consiglio per la stabilità finanziaria presieduto da Mario Draghi, stia procedendo bene e l’integrazione generale di alcune aree in particolare abbia intrapreso secondo me la direzione giusta, è anche importante l’attuazione di una riforma a lungo termine del Fondo monetario internazionale.

Gli europei sono pronti a onorare gli impegni presi in passato, specialmente quelli di Pittsburgh, per fare in modo che il nuovo FMI rispecchi in maniera più aderente l’attuale realtà economica internazionale, riconoscendo il ruolo di maggiore importanza e la maggiore voce in capitolo delle economie emergenti. Consentitemi però una puntualizzazione a questo proposito: non ci si può aspettare che sia solo l’Europa a fare concessioni.

Tutti i paesi sviluppati sono tenuti a dare il proprio contributo. Abbiamo già reso noti i temi specifici sui quali siamo disposti a negoziare in ambito di rappresentanza, governance e distribuzione del voto. Riteniamo che si tratti di una buona base di partenza per raggiungere un compromesso. Non si potrà quindi attribuire la colpa all’Europa se il negoziato non produrrà i risultati sperati.

All’interno dell’Unione abbiamo negoziato su ognuno dei punti menzionati, su alcune questioni fondamentali e sui termini di riferimento in vista dell’incontro dei ministri delle Finanze del G20 previsto per questa settimana. L’obiettivo era di garantire che gli europei potessero non solo esprimersi con voce univoca, ma anche concentrarsi sulla difesa e la promozione dei propri interessi prioritari. La Presidenza e la Commissione si impegneranno al massimo per la difesa e il sostegno degli interessi risultanti dalla nostra posizione comune, che rappresenta il frutto di un lavoro di mesi da parte di tutti gli Stati membri.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, in teoria, l’intenzione è di evitare di trattare l’argomento in dettaglio in sede di Consiglio europeo, poiché il 14 ottobre il Consiglio “Ambiente” ha adottato un testo estremamente dettagliato e con le conclusioni che definiscono la posizione europea. Diventa sempre più urgente l’attuazione di un ambizioso programma per la lotta al cambiamento climatico a partire dal 2012. A tal fine l’Unione europea continua a difendere l’approccio graduale basato sul protocollo di Kyoto e sui risultati della conferenza di Copenhagen. Tale approccio spiana la strada per un quadro globale completo e giuridicamente vincolante prendendo in considerazione le direttive politiche illustrate nei documenti finali di Copenhagen.

La conferenza di Cancún deve raggiungere un risultato bilanciato, affrontando i temi di interesse delle parti e consentendo ai partecipanti di compiere una valutazione dei progressi ottenuti finora. L’Unione europea ha espresso la preferenza per uno strumento giuridicamente vincolante che comprenderebbe gli elementi principali del protocollo di Kyoto, contemplando però al contempo un secondo periodo di impegno nell’ambito dello stesso protocollo sulla base di numerose condizioni. Il tutto dovrebbe avvenire nel contesto di un accordo più ampio, sottoscritto da tutte le principali economie, che rappresenti le ambizioni e l’efficacia dell’azione internazionale e soddisfi l’urgente necessità di proteggere l’integrità dell’ambiente.

Vorrei affrontare brevemente il tema della preparazione della posizione europea in vista dei vertici con Stati Uniti, Russia e Ucraina. In linea con le conclusioni del Consiglio europeo del 16 settembre, per la prima volta i capi di Stato e di governo hanno discusso congiuntamente i preparativi del vertice con i partner principali dell’Unione. L’idea è di concedere ai capi di Stato o di governo la possibilità di tenere un dibattito aperto sulle principali sfide nelle nostre relazioni con i partner. Non intendo anticipare il contenuto della discussione, ma consentitemi di delineare in breve le questioni principali dei prossimi vertici.

Durante il vertice con gli Stati Uniti sarà certamente opportuno concentrare l’attenzione su alcune questioni cruciali. L’obiettivo generale è di ottenere un rafforzamento della cooperazione transatlantica, strumento fondamentale per l’elaborazione di soluzioni efficaci alle future sfide comuni. Il vertice UE-Stati Uniti rappresenterà inoltre un’importante opportunità per trarre vantaggio dai risultati del vertice G20 del giorno precedente e per sviluppare un approccio comune nei confronti di numerosi problemi economici attuali. Dovremmo inoltre tentare di sviluppare un approccio comune nei confronti delle economie emergenti.

Il vertice dovrà anche consentire – almeno lo auspichiamo – una ripresa dei lavori del Consiglio economico transatlantico trasformandolo in un forum economico dal mandato non limitato alle questioni puramente normative. Sulla base di un mandato più ampio il Consiglio potrebbe prendere in esame strategie utili alla lotta contro la crisi e alla promozione di crescita e occupazione.

Intendiamo inoltre sfruttare il vertice in preparazione a Cancún e ci attendiamo ovviamente un segnale forte e positivo da parte dei nostri partner statunitensi.

Infine l’ordine del giorno includerà importanti questioni di politica estera, in particolare relative a Sudan e Iran.

Per quanto concerne il vertice con l’Ucraina, questo pomeriggio è in programma un’altra discussione con l’Alto rappresentante, pertanto mi scuserete se stamattina non mi dilungo in merito.

In occasione del vertice con la Russia, l’Unione europea ha intenzione di esprimere pieno sostegno nei confronti del partenariato per la modernizzazione, che permetterà un rafforzamento della cooperazione in tutte le aree, in particolare quelle di innovazione e energia.

Questi, signor Presidente, Presidente Barroso, onorevoli colleghi, sono i punti all’ordine del giorno del Consiglio europeo della prossima settimana: un’agenda senza dubbio fitta e importante.

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, la discussione di oggi verte principalmente sulle questioni che verranno affrontate la prossima settimana in sede di Consiglio europeo. Mi concentrerò su quelli che ritengo essere i temi di maggiore importanza: per quanto riguarda la politica all’interno dell’Unione europea la governance economica, naturalmente; per quanto riguarda l’estero invece – a parte i vertici di estrema rilevanza con Stati Uniti e Russia – il vertice del G20 di Seul e la conferenza sul cambiamento climatico di Cancún.

La riforma della governance economica rappresenta un caposaldo per una ripresa sostenibile e per la nostra credibilità; per questo la Commissione ha adottato un approccio estremamente ambizioso fin dall’inizio delle discussioni. Le proposte avanzate dalla Commissione lo scorso mese rappresentano un tentativo di tradurre l’urgenza causata dalla crisi in un’ambiziosa realtà legislativa. Tali proposte affrontano questioni cruciali, come l’accrescimento del peso reale dell’Unione europea in materia di politica economica, attraverso una sorveglianza fiscale coordinata e una lotta agli squilibri macroeconomici, ovvero la spesso citata creazione di una unione economica reale in Europa.

Apprezzo molto l’attenzione del Parlamento nei confronti delle proposte appena menzionate. Un accordo in prima lettura sarebbe la dimostrazione dell’impegno da parte dell’Unione europea nel mettere in pratica la nuova visione. Dobbiamo tentare di introdurre queste regole entro la metà del prossimo anno ed esorto pertanto gli Stati membri a impegnarsi a fondo nel raggiungimento di questi importanti obiettivi e a portare avanti l’agenda con la massima urgenza.

Abbiamo costruito un consenso più forte attorno ad aree di importanza cruciale al fine di spronare tutti all’azione, rafforzando il Patto di stabilità e crescita e occupandoci degli squilibri macroeconomici, anche grazie alle sedute del gruppo di lavoro sotto la Presidenza dell’onorevole Van Rompuy.

Una volta concluse le discussioni e prese le opportune decisioni questo processo combinato dovrebbe avere come risultato una visione di governance economica più completa, in sintonia in primis con la necessità di prevenire i problemi e dalle fondamenta più solide grazie al ricorso a un sistema di sanzioni.

Mi spiego: il risultato generale deve essere un cambiamento reale rispetto alla situazione attuale. Dobbiamo dimostrare ai nostri cittadini che l’Unione europea ha saputo trarre i dovuti insegnamenti e le dovute conclusioni dalla crisi.

Vi sono ancora alcune problematiche da risolvere. Una questione di particolare importanza riguarda le modalità di sostituzione dell’attuale meccanismo di gestione delle crisi, approvato in maggio, con un altro di natura più stabile una volta che il primo sarà giunto a conclusione nel 2013. Faremo tutto il possibile per evitare di trovarci ad affrontare nuovamente crisi del genere, ma ci impegneremo anche in direzione di una preparazione migliore rispetto al passato per la gestione delle emergenze. La prontezza e la presenza di un robusto meccanismo di gestione delle crisi possono scongiurare il verificarsi di crisi in futuro.

La Commissione ha preso nota delle opinioni espresse dagli Stati membri in favore di una modifica del trattato, per la quale è richiesta, com’è noto, l’unanimità. In questa fase la Commissione si concentrerà sul contenuto, ovvero sull’elaborazione di un meccanismo permanente che possa fare da scudo nei momenti critici, minimizzando allo stesso tempo il rischio morale e garantendone l’utilizzo solamente come ultima ratio in nome dell’interesse comune.

Se si riuscisse a portare a compimento tutto il lavoro di preparazione, avremmo da una parte un sistema che incentiva gli Stati membri a portare avanti politiche economiche e fiscali solide, dall’altra un meccanismo che premia l’osservanza di pratiche creditizie responsabili da parte degli investitori.

Ritengo che in generale siamo a buon punto. Abbiamo tratto alcuni insegnamenti dalla crisi. L’Unione europea sta creando in nome dei propri cittadini un sistema di governance completamente rinnovato rispetto a quello precedente alla crisi e lo sta dotando di fondamenta di gran lunga più solide.

I nostri precedenti in campo di governance economica, ma anche di strategia Europa 2020 e di regolamentazione finanziaria, ci forniranno la giusta piattaforma per partecipare al G20 di Seul. Il vertice avrà luogo in un momento critico e rappresenterà un test reale delle capacità del G20 di ottenere il livello di coordinamento di cui ha bisogno l’economia mondiale attraverso soluzioni globali di collaborazione. Io ritengo che il G20 sia in grado di raggiungere tale risultato e che l’Unione europea darà un apporto fondamentale al successo di Seul.

Quali sono gli obiettivi da raggiungere a Seul? In primo luogo è opportuno ricordare l’importante ruolo svolto dal G20 nella gestione della crisi. Il G20 l’ha affrontata agendo collettivamente ed è importante perseverare in questa azione collettiva e collaborativa ora che stiamo entrando in una nuova fase. Con questo intendo dire che dobbiamo accettare il fatto che gli squilibri globali siano fonte di preoccupazione per tutti e che la ricerca di soluzioni spetti a tutte le maggiori economie. Naturalmente non si può ignorare l’importanza del fattore dei tassi di cambio in questo contesto.

In secondo luogo è necessaria l’azione delle istituzioni finanziarie internazionali. La riforma del FMI in particolare è attesa da tempo; è arrivato il momento che anche gli altri diano prova della stessa flessibilità dimostrata dall’Unione europea.

In terzo luogo è in atto una riforma fondamentale del nostro sistema finanziario con il supporto del Parlamento e vorrei esprimervi i miei rinnovati ringraziamenti per l’enfasi posta sulla necessità di completare la riforma il prima possibile.

È importante mantenere lo slancio in vista del G20. Vi sono stati buoni progressi e ora ci si deve assicurare che trovino attuazione concreta.

Desidero che il settore finanziario svolga un ruolo attivo in merito e pertanto l’Unione europea deve continuare a esercitare pressioni per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello globale. Nel frattempo la Commissione intende esplorare altre strade al fine di garantire che il settore finanziario dia un equo contributo a livello europeo, ad esempio attraverso la tassa sulle attività finanziarie.

All’ordine del giorno del prossimo G20 comparirà per la prima volta anche lo sviluppo. Si adotterà un piano d’azione pluriennale per guidare gli sforzi comuni in questa direzione, come sostenuto con forza sin dall’inizio dalla Commissione e dalla Presidenza coreana del vertice. È necessario mostrare che l’agenda del G20 in tema di sviluppo abbraccia e agevola anche i paesi in via di sviluppo. Allo stesso tempo intendiamo coinvolgere le economie emergenti in un quadro di sviluppo internazionale che sia in linea con i principi cardine della politica di sviluppo e che consenta un maggiore coordinamento.

Nel corso del mio colloquio di ieri qui a Strasburgo con il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, abbiamo affrontato specificatamente il tema dello sviluppo e si è dimostrato molto riconoscente del sostegno dell’Unione europea a riguardo.

Infine il G20 deve assumere il comando nel portare avanti le questioni di carattere commerciale all’ordine del giorno. Senza voler essere un’alternativa all’Organizzazione mondiale del commercio, l’accordo tra Unione europea e Corea deve fungere da ispirazione per i nostri partner in modo che essi colgano l’attimo e accelerino la conclusione dei negoziati del ciclo di Doha.

L’importante conferenza di Cancún è alle porte e vorrei spendere qualche parola a riguardo. Da parte nostra è importante mantenere sia la concentrazione sugli obiettivi che una certa ambizione per l’Europa e per il resto del mondo. Dobbiamo portare avanti il processo internazionale, ma non sarà facile perché il ritmo di cambiamento per alcuni dei nostri partner principali non è aumentato, ma è invece rallentato.

Non va dimenticato che nel frattempo stiamo creando il sistema di riduzione delle emissioni più concreto ed efficiente al mondo. Il sistema di scambio di quote di emissione rappresenta una carta vincente che aumenta di importanza man mano che ci avviciniamo alla sua attuazione. La credibilità dell’Unione europea, fondata sul forte consenso tra Parlamento, Stati membri e Commissione in merito agli obiettivi da perseguire, non è seconda a nessuno.

A Cancún, anziché farci distrarre da obiezioni di carattere formale, dovremo affrontare il processo delle Nazioni Unite con una buona dose di sicurezza e determinazione. Cancún non rappresenterà né il capitolo finale né una svolta decisiva in questo percorso, ma può costituire un passo di estrema importanza. Per l’avanzamento dei negoziati serve un messaggio chiaro e coerente da parte dell’Unione europea. Dobbiamo mirare a un pacchetto di provvedimenti concreti e operativi in grado di accrescere la fiducia nel processo e di accorciare la distanza che ci separa dall’obiettivo finale.

Proprio a questo proposito ho scritto ai membri del Consiglio europeo la scorsa settimana, esponendo una posizione che ritengo equilibrata e realistica e che ci può far procedere senza creare false aspettative. È tempo che l’Europa assuma il ruolo di guida nel processo definendo in che modo la conferenza di Cancún ci possa portare a importanti passi avanti, ad esempio attraverso la realizzazione di obiettivi rilevanti come il finanziamento rapido, ma soprattutto continuando a fungere da esempio per tutti.

Quest’anno l’economia dell’Unione europea crescerà più di quanto previsto, ma la ripresa non si è ancora assestata su basi sicure. Come affermato ripetutamente non si può abbassare la guardia, specialmente se si considera l’altissimo tasso di disoccupazione.

Siamo tutti a conoscenza delle concrete sfide affrontate negli scorsi mesi e descritte chiaramente nella relazione dell’onorevole Berès, di cui si discuterà ora. Mi rallegro dell’ambizione e del vasto consenso mostrati da quest’Aula nei confronti di questioni di tale importanza, ma non va dimenticato che viviamo in un periodo nel quale la situazione occupazionale si sta aggravando e la spesa pubblica riducendo. I nostri cittadini iniziano a dare segno di preoccupazione e ne dobbiamo prendere atto.

Va riconosciuto però che a livello di Unione europea siamo riusciti a trovare delle risposte soddisfacenti, avanzando proposte legislative importanti in ambito di governance economica, ad esempio, o con la strategia Europa 2020. Desidero soffermarmi appunto sul concetto di strategia per la crescita, perché la soluzione è proprio una crescita intelligente e sostenibile, come espresso anche nell’ottima relazione dell’onorevole Feio.

Abbiamo avanzato una vasta gamma di proposte in ambito di regolamentazione del mercato finanziario. A questo proposito citerei l’accordo raggiunto con il legislatore sulle proposte di supervisione finanziaria. Se avessimo chiesto il parere degli osservatori due anni fa sulla fattibilità di un sistema di supervisione europeo per l’UE, la maggioranza avrebbe risposto che non sarebbe stato possibile. Ora abbiamo dimostrato il contrario.

Stiamo perseguendo un approccio olistico al fine di contemplare i diversi aspetti della questione. Vorrei pertanto sottolineare l’importanza dell’accordo raggiunto ieri dal Consiglio sulla proposta della Commissione in tema di fondi hedge. Mi auguro che tale posizione porti a negoziati decisivi in Parlamento, in modo che l’Unione europea possa finalmente godere di una legislazione lungamente attesa in merito, e che l’UE a Seul si confermi all’avanguardia in quest’ambito.

Data l’importanza di prestare attenzione all’economia stiamo ottenendo risultati positivi anche in altre aree. A questo proposito desidero congratularmi con il Parlamento per il lavoro svolto in favore di una nuova direttiva sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La direttiva offrirà una migliore protezione ai creditori, principalmente piccole e medie imprese (PMI), rispettando al contempo la libertà contrattuale. Le autorità pubbliche saranno tenute a pagare entro 30 giorni, pena l’applicazione di un interesse dell’8 per cento. Non è un mistero il fatto che le piccole e medie imprese, ovvero il settore di maggiore importanza per la nostra economia, attendano con grande impazienza l’introduzione di tali disposizioni.

Il nostro lavoro non è ancora finito: è necessario infatti portare a termine tutte le proposte alcune delle quali stanno già mostrando i primi risultati. L’obiettivo è di uscire dalla crisi e, grazie alla ripresa, di ritornare ai tassi di crescita che porteranno alla creazione di occupazione e garantiranno l’adeguatezza della nostra economia sociale di mercato al XXI secolo. Vi ringrazio per l’attenzione.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PITTELLA
Vicepresidente

 
  
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  Pervenche Berès, relatore.(FR) Signor Presidente, Presidente Chastel, Presidente Barroso, la crisi finanziaria, sociale ed economica nel mondo persiste da molti anni e avrà un costo globale di 60 000 miliardi di dollari USA, l’equivalente di un punto percentuale di crescita annua. È necessario intervenire a riguardo, perché entro la fine dell’anno la crisi avrà portato a un tasso di disoccupazione dell’11 per cento all’interno dell’Unione europea. A detta degli economisti la crisi si sta attuando sullo sfondo di una nuova guerra monetaria scatenata dal rischio di una doppia recessione.

Di fronte a una simile situazione ho avvertito la necessità che quest’Aula rivolga un forte appello alle altre istituzioni, alla Commissione e al Consiglio, affinché si uniscano nuovamente le forze in difesa del valore aggiunto rappresentato dal progetto europeo. Ritengo inoltre che si possa riassumere la posta in gioco come segue: siamo investiti di una responsabilità collettiva e dobbiamo attuare una strategia a livello di Unione europea finalizzata al rafforzamento interno, e di conseguenza esterno, in campo energetico. Per noi è fondamentale poter contare sulle nostre forze e dobbiamo farlo a livello europeo.

Eppure, Presidente Barroso, la governance economica non rappresenta una visione, bensì un mezzo per promuovere la strategia già menzionata ed è su tale base che quantificheremo le risorse necessarie. Si tratta principalmente di risorse finanziarie e la sfida è la capacità di allineare la revisione della politica finanziaria e la centralità di una strategia mirante a una comunità energetica europea. A tal fine è necessario sfruttare una proposta a cui vi state opponendo, ovvero la tassazione delle transazioni finanziarie. Va riequilibrata inoltre la tassazione in Europa in modo da promuovere non il capitale ma l’occupazione e la protezione dell’ambiente. Serve anche il coordinamento dei bilanci degli Stati membri con il progetto europeo al fine di allineare tutti gli sforzi.

Proponiamo sia la nomina di un cosiddetto “Mr. Euro” per garantire una governance economica armoniosa ed equilibrata, sia di includere nella valutazione anche i paesi in surplus, senza focalizzare l’attenzione esclusivamente sulla situazione dei paesi in debito. Inoltre all’interno di una unione monetaria è opportuna una gestione comune del debito e dovremmo essere in grado di contemplare una possibile emissione comune di strumenti di debito. Desideriamo che la riforma finanziaria, alla cui realizzazione lei sta lavorando così alacremente, Presidente Barroso, si concentri sui bisogni degli europei e non solo su obiettivi di stabilità finanziaria. Vogliamo una riforma dei mercati finanziari che riporti in auge le nozioni di etica, i valori morali, che favorisca la creazione di posti di lavoro e gli investimenti a lungo termine.

Nessun progetto europeo può avere successo senza l’appoggio degli Stati membri. Per l’Unione europea l’unico modo per dare il meglio è persuadere gli Stati membri a offrirle il proprio sostegno. Una discussione incentrata esclusivamente sul compito ingrato di imporre sanzioni dissuaderà gli europei dall’impegnarsi di nuovo a fianco degli Stati membri nel progetto. Chiediamo quindi un’azione forte, basata sul valore aggiunto del progetto europeo, in modo da risollevare i cittadini europei dalla crisi e garantire che in futuro tutti abbiano un posto di lavoro, vivano sopra la soglia di povertà e possano di nuovo sperare nel progetto europeo.

È questa la nostra ambizione, Presidente Barroso. Mi auguro a nome dell’intera Aula che anche lei condivida questa nostra visione e prenda in considerazione gran parte dei nostri suggerimenti.

(Applausi)

 
  
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  Diogo Feio, relatore.(PT) Signor Presidente, Presidente Barroso, Commissario Rehn, vorrei esprimervi le mie congratulazioni per il dialogo positivo portato avanti finora tra Parlamento e Commissione. Rappresentanti del Consiglio, desidero anche ringraziare quanti hanno contribuito alla stesura della relazione o l’hanno resa possibile in altro modo, specialmente i relatori ombra, con i quali ho avuto l’opportunità di confrontarmi e di giungere a posizioni comuni. Tale operazione si è spesso rivelata difficile per via delle numerose tendenze all’interno del Parlamento: da destra a sinistra, vi sono sostenitori di una maggiore sovranità o di una sovranità di stampo più moderno e sostenitori di certe istituzioni. La grande diversità delle opinioni raccolte aveva in comune però la stessa intenzione, ovvero l’individuazione di soluzioni all’attuale crisi.

La crisi è stata una dimostrazione della tardiva e spesso inadeguata reazione da parte dell’Europa ed ha evidenziato come numerosi governi all’interno dell’Unione europea sostenessero ancora una politica lontana dalla realtà dei fatti. Proprio per questo motivo si rendono necessarie soluzioni a breve e a lungo termine e il Parlamento europeo le dovrà portare avanti con voce ferma e adeguata.

In sostanza presenteremo otto raccomandazioni, tra le quali vi è l’idea di un monitoraggio multilaterale degli sviluppi macroeconomici nell’Unione e negli Stati membri, finalizzata a un miglior raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, alla creazione di un’Europa all’insegna della crescita, al rafforzamento di un patto che deve essere sia di stabilità che di crescita.

Abbiamo avanzato anche proposte miranti al rafforzamento del Patto di stabilità e crescita e alla valutazione in dettaglio della situazione nell’ambito del debito, al miglioramento della governance economica da parte dell’Eurogruppo nell’area dell’euro, alla creazione di un meccanismo solido e credibile di prevenzione e di risoluzione del debito eccessivo nell’eurozona che potrebbe includere l’istituzione di un Fondo monetario europeo. Abbiamo presentato anche le proposte di passare al vaglio gli strumenti finanziari, fiscali e di bilancio dell’Unione europea, di regolamentare e monitorare i mercati finanziari in una chiara dimensione macroeconomica e infine di migliorare l’affidabilità delle statistiche europee.

In conclusione, abbiamo proposto di rappresentare l’Unione europea in maniera migliore nell’ambito degli affari economici e monetari. Il Parlamento sta dimostrando, o potrebbe dimostrare, la capacità di esprimersi con voce ferma su tutte le questioni elencate, al fine di raggiungere un suo migliore coordinamento istituzionale con i suoi omologhi nazionali. Noi possiamo contribuire al raggiungimento di questa soluzione grazie alla nostra abilità nel trovare i rimedi migliori alle situazioni di crisi o ad altre difficoltà future. Proprio grazie al significativo contributo del Parlamento d’ora in poi l’Europa disporrà di strumenti di reazione migliori in campo economico.

Stiamo dando vita a una discussione di carattere legislativo su sei proposte presentate dalla Commissione, in merito alle quali credo che il Parlamento si manterrà sulla propria posizione. Proprio per questa ragione sono sorpreso che nel documento del Consiglio presentato ieri non si sia fatta menzione della posizione del Parlamento e del dialogo intercorso tra quest’Aula e il Consiglio.

Vorrei concludere ricordando che, indipendentemente dalle differenze al suo interno, il Parlamento europeo ha posizioni proprie ed è impegnato al raggiungimento di un’Europa forte e di una migliore governance economica all’insegna della crescita e della prosperità.

 
  
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  Marta Andreasen, relatore per parere della commissione per i bilanci.(EN) Signor Presidente, nel mio parere sulla relazione dell’onorevole Feio in tema di governance e quadro di stabilità ho evidenziato tre punti.

Il primo riguarda la necessità di affrontare con serietà il tema delle sanzioni agli Stati membri che infrangono il Patto di stabilità. Appena due giorni fa il Primo ministro francese ed il Cancelliere tedesco si sono dichiarati a favore di una modifica del trattato per inasprire le sanzioni contro i paesi che minacciano la stabilità dell’euro. Ho inoltre sottolineato l’importanza di assegnare priorità alle voci di spesa del bilancio nel caso in cui occorra intervenire in soccorso di uno Stato membro. Infine ho portato l’attenzione sulla necessità di valutare l’impatto del rating del credito dell’Unione europea in quanto garante del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria.

I paragrafi in questione sono stati modificati e non fanno più parte del mio parere. Date le circostanze mi sento obbligata a rinnegare il mio parere.

 
  
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  David Casa, relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali. (MT) Le modalità con cui l’Unione europea ha deciso di portare avanti le misure di regolamentazione e controllo sono state senza dubbio esemplari. Questo si riflette anche sul nuovo pacchetto di controllo che consente la rapida identificazione di alcuni rischi di sistema.

Per quanto riguarda il concetto di governance economica invece è innegabile che la strada da percorrere sia ancora lunga. Quando uno Stato membro ignora i propri obblighi e responsabilità, in particolare nei confronti del Patto di crescita e stabilità, genera gravi problemi per gli altri Stati membri. Dobbiamo quindi fare il possibile per incoraggiare il rispetto rigoroso delle regole in modo da garantire la stabilità sia finanziaria che fisica all’interno degli Stati membri.

Sono estremamente soddisfatto delle raccomandazioni di parere presentate alla commissione per l’occupazione e sono compiaciuto che quest’ultima le abbia prese in considerazione. Ritengo che la relazione abbia addotto validi argomenti in favore di un migliore controllo della situazione lavorativa nell’Unione europea e dell’irrobustimento della commissione per l’occupazione.

 
  
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  António Fernando Correia De Campos, relatore per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori.(PT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo tutti concordi che il monitoraggio delle variabili macroeconomiche a breve e a lungo termine nell’Unione europea sia stato un fallimento, perfino nell’ambito dei quadri di bilancio e del debito nazionale accumulato. La crisi ha sottolineato l’urgente necessità di rafforzare il mercato unico, come suggeriscono le proposte degli onorevoli Monti e Grech. È molto importante promuovere lo sviluppo del commercio elettronico e degli scambi commerciali transnazionali, semplificare le procedure di pagamento online, standardizzare prodotti e servizi e armonizzare gli strumenti fiscali in modo da instillare nuova fiducia nei consumatori e dare stimolo all’economia.

L’Unione deve emergere dalla crisi in maniera sostenibile, garantendo non solo una crescita solida e bilanci responsabili, ma anche obiettivi occupazionali. Indicatori come il tasso di disoccupazione e il tasso di occupazione della popolazione attiva devono entrare obbligatoriamente a far parte del sistema di monitoraggio.

Non vanno dimenticati neppure gli indicatori a misurazione dei progressi della strategia Europa 2020. Lo studio di fattibilità sull’emissione di eurobond potrebbe rappresentare un’opportunità sia per esaminare in maggior dettaglio gli strumenti finanziari contro la speculazione, sia per metterli in atto.

Vorremmo non ci si limitasse al solo studio di fattibilità. La creazione del Fondo monetario europeo necessita il nostro sostegno, poiché non si tratta solamente di uno strumento di disciplina, ma soprattutto di un mezzo per ridurre la manipolazione speculativa dei mercati di debito sovrano. La collaborazione con il relatore, l’onorevole Feio, è stata proficua e ha portato alla stesura di un testo completo, equilibrato e ricco di validi spunti.

 
  
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  Martin Schulz , a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, nella lista degli oratori troverà il mio collega Jáuregui Atondo. Prima che prenda la parola, in qualità di presidente del mio gruppo, vorrei informare l’Aula che questa mattina l’onorevole Jáuregui Atondo è stato nominato ministro per la Presidenza dal governo spagnolo. Come potete immaginare, questo rappresenta un grande onore per il nostro gruppo e gli porgo pertanto le mie più sincere congratulazioni.

(Applausi)

 
  
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  Ramón Jáuregui Atondo, relatore per parere della commissione per gli affari istituzionali.(ES) Signor Presidente, vorrei ringraziare il collega e amico Schulz. Nel solo minuto a mia disposizione ritengo di dover esprimere la mia ammirazione per gli straordinari progressi fatti dall’Europa negli ultimi mesi in ambito di governance economica.

Il vertice tra Francia e Germania di due giorni fa ha curiosamente dato vita a una nuova speranza: la possibilità di riconsiderare i quadri organizzativi ed i trattati in tema di governance economica.

So che si tratta di una questione verso cui gli Stati membri provano un leggero timore. Ritengo però che quanti sono a favore dell’Europa si rendano conto sia della probabile necessità di riforme per creare la governance economica di cui abbiamo bisogno, sia del fatto che tali riforme debbano essere consensuali.

Credo sinceramente che l’accordo tra Francia e Germania fornisca alla relazione Feio – che approveremo più avanti su proposta della commissione per gli affari istituzionali– l’opportunità di prendere in esame la necessità di adattare il quadro costituzionale a una forma di governance che non si limiti a fungere da patto di stabilità. Si tratta di una governance approfondita che unisce le economie mirando a una maggiore competitività, alla creazione di occupazione e alla ridistribuzione cui noi socialdemocratici aspiriamo da sempre.

(Applausi)

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il filo conduttore tra gli incontri del Consiglio europeo e il vertice del G20 è il bisogno di introdurre le misure di adeguamento rese necessarie dalla crisi finanziaria.

Per l’Unione europea si tratta di mettere ordine nelle proprie finanze pubbliche e in quelle nazionali e di proteggere l’euro attraverso il suo consolidamento interno e la difesa del valore rispetto alle altre valute principali. Le discussioni sulla governance finanziaria ed economica dell’Europa domineranno il Consiglio europeo. Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) accoglie con favore i primi passi compiuti dal gruppo di lavoro presieduto dall’onorevole Van Rompuy, compresi i piani per un sistema di sanzioni contro gli Stati membri che non aderiscono ai criteri del Patto di stabilità.

La strada però è ancora lunga e deve trovare ispirazione nella filosofia comunitaria piuttosto che in quella intergovernativa. Mi compiaccio del lavoro svolto dalla Commissione e invito il Consiglio a non dimenticare che il Parlamento ricopre ora il ruolo di colegislatore, del quale si avvarrà pienamente per la definizione delle prossime riforme. Se si coinvolgerà il Parlamento già dalle fasi iniziali vi sarà maggiore garanzia di un risultato soddisfacente e rapido. Mi appello al Presidente Van Rompuy affinché tenga presente questo messaggio.

Onorevoli colleghi, l’Europa deve far sentire la propria voce nella discussione sui valori relativi delle valute e al Consiglio europeo della prossima settimana spetta il compito di determinare la posizione europea in merito, prima del vertice del G20 a Seul. È opportuno che l’Europa si unisca ai propri partner, in particolare agli Stati Uniti, nel rammentare ai paesi emergenti le proprie responsabilità. Il dumping valutario e le conseguenze sociali che comporta non possono essere più ammessi.

I tre temi principali del vertice di Seul saranno: la riforma del sistema monetario internazionale, naturalmente, ma anche la stabilità delle materie prime – specialmente alimenti ed energia – e la governance globale. L’Europa ha un messaggio da trasmettere per ciascuna di queste voci, ma l’unico modo per essere credibile è attuare strumenti interni ed efficaci a livello comunitario per governare e gestire le finanze pubbliche.

Onorevoli colleghi, l’Unione europea non sarà in grado di influire sulla governance globale e non troverà posto sul palcoscenico internazionale se non compie lo sforzo spesso impopolare di riassestare le proprie finanze e se non continua a perseguire le proprie priorità, ovvero la lotta al cambiamento climatico e la politica di sviluppo.

(Applausi)

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, desidero citare un passaggio dalle dichiarazioni dei capi di Stato e di governo nel corso del vertice di Pittsburgh del 24-25 settembre 2009, quindi un anno fa. In quell’occasione i capi di Stato si impegnarono a lanciare un quadro organizzativo che stabilisca le politiche e le modalità di azione congiunta in modo da generare una crescita globale forte, sostenibile ed equilibrata. Stabilirono inoltre la necessità di una ripresa duratura per la creazione dei posti di lavoro di cui i nostri cittadini hanno bisogno. Grandi parole! Immagino che scriveranno un passaggio simile alla fine del prossimo vertice e degli incontri a venire. Sorge spontanea la domanda su quanto sia stato fatto finora per realizzare una crescita forte, sostenibile ed equilibrata in grado di creare i posti di lavoro di cui i nostri cittadini hanno bisogno. La definizione è corretta, ma in realtà si sta creando una filosofia a livello europeo – all’interno del Consiglio europeo – secondo la quale i tagli unilaterali nei servizi pubblici attraverso la riduzione dei bilanci siano la panacea per stabilizzare il continente. Non si considerano invece gli investimenti a sostegno della crescita come il prerequisito di base sia per la creazione di occupazione sia, attraverso appunto la conseguente maggiore crescita economica, per l’aumento delle entrate statali di cui gli Stati hanno bisogno con tanta urgenza per consolidare i propri bilanci e portare a termine i propri compiti. L’attuale situazione in Europa è il risultato di un processo piuttosto manicheo secondo il quale tutte le spese sono indistintamente un male mentre i tagli sono un bene. Ci troviamo in una situazione in cui i paesi maggiormente colpiti dalla crisi (Irlanda e Grecia) si trovano in recessione oppure registrano una crescita pari allo zero. L’attuale operato sta ottenendo in pratica il contrario di quanto descritto nell’obiettivo. Si tratta di uno sviluppo molto preoccupante, soprattutto in considerazione del fatto che non si riconosce la responsabilità di quanti hanno rappresentato la causa scatenante della crisi e hanno speculato selvaggiamente (ovvero il settore finanziario), senza costringerli ad esempio a contribuire alle entrate statali attraverso misure come la tassa sulle transazioni finanziarie. La promozione di tali misure a livello europeo è iniziata e si è subito interrotta perché si è ritenuto altamente improbabile che il G20 le approvasse. Naturalmente non otterremo l’approvazione del G20 se non facciamo prima un tentativo a livello europeo!

Si tratta di un’ingiustizia aggravata ulteriormente dal fatto che i capi di Stato o di governo perseverano nella propria inattività guidandoci nella direzione sbagliata dello squilibrio sociale. I manifestanti in rivolta per le strade hanno ragione quando affermano che gli squilibri sociali in Europa, invece di essere combattuti, si stanno ulteriormente intensificando a causa di politiche errate. È compito del Parlamento evidenziare tali errori e sviluppare le strategie necessarie per contrastarle. Proprio per questo motivo insistiamo a favore della tassa sulle transazioni finanziarie. Le relazioni degli onorevoli Berès e Podimata dimostreranno se quest’Aula è pronta ad affermare: “Sappiamo che non sarà facile, ma insistiamo affinché l’Unione europea inizi a imporre tasse a livello transnazionale sul settore finanziario, qualora non fosse possibile a livello nazionale”.

Vi è un altro sviluppo preoccupante. Quanto è accaduto a Deauville tra il Presidente Sarkozy e il Cancelliere Merkel rappresenta un capovolgimento della struttura istituzionale dell’Unione europea. Mi chiedo quando il Presidente Van Rompuy ne trarrà le appropriate conclusioni; gli è stato chiesto di formare un gruppo di lavoro per definire le riforme necessarie, anche se in effetti questo compito sarebbe spettato a voi: Ritengo quindi inopportuno l’aver interpellato l’onorevole Van Rompuy, ma il colmo è che, sebbene il pover’uomo stesse lavorando al proprio progetto in segreto e non avesse ancora presentato nessun testo, l’affascinante coppia di Deauville ha annunciato disinvoltamente di aver già deciso tutto. Azioni del genere da parte di Nicolas e Angela – una sorta di comitato di gestione franco-tedesco autoeletto – sono da considerare un assalto alle istituzioni dell’Unione europea.

(Applausi)

Se fossi nei panni dell’onorevole Van Rompuy suggerirei loro cosa farne dell’incarico che gli hanno proposto. Non è possibile continuare ad accettare tutto, anche abusi del genere. Se la nostra bella coppia di Deauville avesse lanciato uno sguardo oltremanica, avrebbe visto le bianche scogliere della costa britannica, dove è richiesto un referendum per poter modificare il trattato, se si può prestare fede alle parole del Primo ministro Cameron. Pensate veramente che il Primo ministro britannico accetterebbe modifiche al trattato senza cogliere l’occasione per introdurvi ulteriori freni e rallentare il percorso legislativo europeo? In questo caso sarebbe davvero come scoprire il vaso di Pandora. Mi auguro che la nostra bella coppia non compia ulteriori sciocchezze.

Ribadisco che si sta conducendo l’Europa nella direzione sbagliata, sia a livello istituzionale che sostanziale.

 
  
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  Guy Verhofstadt, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, potrei riprendere il discorso da dove si è interrotte l’onorevole Schulz. Nel caso in cui si voglia modificare il trattato forse potremmo richiedere una convenzione, come da prassi in queste situazioni. Di norma si tratta della prima cosa da fare, sebbene i tempi non siano ancora maturi. Ora abbiamo bisogno di stringere un accordo urgente sulla governance economica e sul rafforzamento del Patto di stabilità in sede di Consiglio europeo.

È passato quasi un anno dall’inizio della crisi del debito in Grecia, iniziata nel dicembre del 2009, ed è arrivato il momento di giungere a una sorta di conclusione oppure che si raggiunga un accordo in merito. Chiariamo la situazione: sono state presentate tre proposte finora, una da parte della Commissione, una da parte del gruppo di lavoro ed infine la terza denominata “accordo di Deauville” ieri. Ritengo sia positivo che il Parlamento stia prendendo in esame le differenze tra le proposte per valutarne l’appropriatezza.

Le proposte della Commissione di alcune settimane fa erano valide, ambiziose e coerenti. La proposta del gruppo di lavoro si distingue invece per la proposta al Consiglio di agire sulla base di raccomandazioni, e non di proposte, da parte della Commissione. La differenza è rilevante perché le raccomandazioni della Commissione, al contrario delle proposte, sono passibili di modifica. La proposta del gruppo di lavoro differisce ulteriormente dalla prima perché contiene una procedura di analisi più lunga.

Va detto comunque che la proposta del gruppo di lavoro mantiene il carattere semi-automatico delle sanzioni e la regola della maggioranza inversa proposti dalla Commissione.

Da ieri abbiamo anche una terza proposta, ovvero l’accordo di Deauville. Sebbene la sintonia tra Francia e Germania possa rappresentare spesso un vantaggio per le attività del Consiglio, in questo caso non lo è, perché la proposta franco-tedesca di Deauville si basa sul semplice mantenimento del tradizionale voto a maggioranza qualificata (VMQ) all’interno del Consiglio. Di conseguenza sarebbe necessaria una maggioranza non per bloccare l’applicazione automatica delle sanzioni proposte dalla Commissione, ma proprio per autorizzare tali sanzioni. Ritengo si tratti di una differenza enorme, considerato che il carattere semi-automatico delle sanzioni nella proposta della Commissione è invece assente nella proposta di Deauville.

Non so se conoscete la località di Deauville, ma, oltre alla spiaggia e ad alcuni splendidi hotel, vi è anche un casinò. Si dovrebbe ribattezzare l’accordo come il “compromesso franco-tedesco del casinò”, perché di tale si tratta, in quanto permetterebbe agli Stati membri di continuare a giocare a piacimento con l’euro e l’area della moneta unica.

Se avete abbastanza sostegno in Consiglio, allora fate approvare la proposta e comportatevi esattamente come la Grecia. Faites vos jeux! Fate il vostro gioco!

La prima parte dell’accordo di Deauville rende più debole non solo la proposta del gruppo di lavoro, ma anche e soprattutto il pacchetto della Commissione, cosa che trovo del tutto incomprensibile, in particolar modo da parte della Germania. Per dieci mesi questo paese ha continuato a richiedere sanzioni più pesanti e ieri ha fatto esattamente il contrario. Il risultato finale è un indebolimento delle ambiziose proposte della Commissione che giunge nello stesso momento dell’appello del Presidente della Banca centrale europea Trichet in favore di soluzioni e proposte perfino più decise rispetto a quelle iniziali della Commissione.

In conclusione, ritengo che la missione del Parlamento sia di ribaltare l’accordo di Deauville, detto anche il compromesso da casinò, di attenersi alle buone proposte della Commissione e di svolgere i propri compiti legislativi.

 
  
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  Daniel Cohn-Bendit, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signor Presidente, Presidente Chastel, Presidente Barroso, onorevoli colleghi, il collega Verhofstadt non si è certo risparmiato oggi! È stato però importante ascoltare il suo parere e lo stesso vale per l’intervento dell’onorevole Schulz. Vi presento ora la mia opinione a riguardo.

Conoscete tutti il film Jules e Jim? Bene, dunque abbiamo una donna, il Cancelliere Merkel; è chiaro chi sia Jules: il Presidente Sarkozy. Il problema è a chi spetti la parte di Jim: al Primo ministro Cameron o al Presidente Barroso? È questo il dilemma della Commissione.

Ritengo che Parlamento e Commissione debbano comunicare tra loro in maniera molto franca, in quanto la politica del Consiglio – e l’onorevole Verhofstadt ha ragione a riguardo – e quella del suo consiglio di amministrazione franco-tedesco sono anti-Unione europea. Tale politica non riflette l’essenza dell’UE e il nostro ruolo oggi consiste nel superare le differenze che ci pongono gli uni contro gli altri – come afferma giustamente l’onorevole Daul – e salvare l’Unione europea e il metodo comunitario. A tal fine è necessario che Commissione, Parlamento e tutti noi comprendiamo che non vi saranno vincitori in questa partita se non troviamo un approccio comune.

Presidente Barroso, le credo quando afferma di volere una tassa sulle transazioni o sulle attività finanziarie. Il problema non consiste nella volontà, bensì nelle modalità di attuazione. Non è sufficiente dire “Io voglio”; mio figlio di quattro anni dice “Io voglio”. Si tratta di chiarire le modalità di raggiungimento del nostro obiettivo e non credo sia necessario che la Commissione avvii un altro studio in merito, come ha fatto invece ieri il Consiglio “Ambiente” per stabilire se il peggioramento della situazione climatica sia abbastanza grave da giustificare un abbassamento della soglia per le emissioni di CO2 in Europa, nonostante sia ridicolo intraprendere un nuovo studio a riguardo. Quale sarebbe l’apporto di un corposo studio sulle transazioni finanziarie per l’Europa, rispetto all’introduzione di una tassa su tali transazioni? Una tassa dello 0,01 per cento equivarrebbe a un introito di 80 miliardi di euro. Anche riducendo di 30 miliardi di euro i contributi nazionali degli Stati membri, a beneficio quindi dei loro bilanci, rimarrebbero comunque 50 miliardi di euro extra per il bilancio dell’Unione europea. 120 miliardi di euro meno 30 miliardi fa 90 miliardi, più altri 50 dà come risultato 140 miliardi di euro. Un simile bilancio renderebbe possibile l’attuazione delle politiche europee rese necessarie dal trattato di Lisbona, con vantaggi sia per gli Stati membri che per l’Europa. Il prerequisito però è avere una visione europea.

In secondo luogo, Presidente Barroso, vi sono tipi diversi di deficit. Come per il colesterolo, vi è un indicatore positivo e uno negativo. Un deficit che investe e offre prospettive a un paese, o all’Europa, non rappresenta un fattore negativo. Se continuiamo a investire nelle industrie improduttive del passato – mi riferisco al carbone – gettiamo al vento i nostri soldi in maniera futile e ci rimettiamo; se invece investiamo nelle energie e nei settori produttivi del futuro, allora ne avremo dei benefici.

Non è quindi sufficiente parlare a oltranza di stabilità, e qui mi appello anche ai liberali; bisogna operare un distinguo tra le azioni da portare avanti e quelle da non ripetere. Allo stesso modo non basta parlare semplicemente di deficit, ma serve invece distinguere tra cosa è produttivo e cosa invece non lo è. Se, nonostante le difficoltà, riusciamo a trovare un accordo, saremo in grado di opporci alle costanti manipolazioni del Consiglio.

Il problema di oggi è rappresentato dalla volontà di numerosi governi di ridurre il peso della politica europea, mentre a noi spetta la difesa e l’aumento dell’importanza di tale politica, perché in caso contrario non saremmo in grado di uscire dalla crisi.

Come vede, Presidente Barroso, abbiamo le stesse intenzioni ma è necessario portarle a termine. Non dobbiamo esercitare pressioni sul Parlamento, bensì sul Consiglio europeo.

 
  
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  Presidente. − Come avete visto sono stato piuttosto flessibile sui tempi, anche perché sono stati tutti interventi molto simpatici, oltre che molto forti – FIM, casinò e colesterolo – ingredienti di vera simpatia per questa discussione.

 
  
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  Michał Tomasz Kamiński, a nome del gruppo ECR. (PL) I colleghi hanno raccontato vari aneddoti nel corso della discussione di oggi e questo mi ha fatto venire in mente un’associazione di carattere storico. Per 18 anni ho vissuto in un paese governato secondo l’ideologia del socialismo reale e nel quale i congressi di partito non facevano altro che fissare nuovi obiettivi economici, assicurando sempre ai cittadini – come in tutti i paesi socialisti – che la situazione sarebbe migliorata e spiegando anche in che modo. In quel periodo inoltre la Polonia aveva un ministero del commercio interno, nonostante il commercio interno fosse nullo.

Ascoltando alcuni degli interventi odierni ho avuto l’impressione che la proposta della Commissione europea miri ad affermare la priorità del pensiero economico su quello politico. Vi è una mentalità politica finalizzata a inibire qualsiasi intervento economico concreto perché al giorno d’oggi, a quanto pare,i politici di livello nazionale hanno preso l’abitudine di puntare il dito contro l’Europa al ritmo di slogan populisti. Questi politici affermano che sia necessario tagliare i fondi all’Europa, sostenendo che l’Europa non è la soluzione perché distoglie l’attenzione degli elettori dal loro operato. Se non facciamo in modo che i paesi se ne rendano conto e non scongiuriamo l’attuazione di politiche economicamente irrazionali, vi saranno gravi conseguenze per tutti. È necessaria inoltre, una certa dose di solidarietà. La proposta franco-tedesca rappresenta un pericolo reale perché porterebbe a una situazione nella quale i paesi più forti godrebbero di maggiore margine d’azione rispetto a paesi come la Grecia, a cui non sarebbe permesso il superamento di determinati limiti. La Grecia sarebbe costretta a ridurre le spese mentre i paesi più forti potrebbero considerarsi autorizzati a ignorare le regole per ragioni politiche. L’obiettivo del mio intervento è quindi affermare e motivare la necessità di solidarietà a livello europeo.

Signor Presidente, devo riconoscere il suo ruolo di difensore del principio di solidarietà europea. La recente decisione della Commissione europea in merito all’accordo sul gas tra Polonia e Russia – per la quale colgo l’occasione di ringraziarla – rappresenta un perfetto esempio di buon funzionamento dell’aspetto comunitario e della sua applicazione applicato nell’interesse di paesi come il mio. Ribadisco, signor Presidente, che non è possibile cancellare la realtà con una bacchetta magica. Se raggiungessimo un punto in cui le soluzioni politiche, unite al populismo oggi imperante in alcune parti d’Europa, prendessero il sopravvento sulle considerazioni economiche, allora i suoi piani ambiziosi di rivitalizzare il mercato – piani che considero ottimi (frase incompleta). Credo che i parlamentari europei siano i primi a rendersi conto di quanto sia ancora lontano il mercato comune; basta guardare la voce “roaming” nelle bollette mensili dei nostri telefoni cellulari. Se, nonostante l’esistenza del mercato comune europeo, dobbiamo pagare il roaming, significa che per realizzare il nostro obiettivo di integrazione economica la strada è ancora lunga.

 
  
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  Patrick Le Hyaric, a nome del gruppo GUE/NGL.(FR) Signor Presidente, Presidente Chastel, Presidente Barroso, se ho compreso correttamente le sue parole, Presidente Barroso, partiamo da analisi totalmente contrapposte, perché lei afferma che la crisi economica sia ormai finita, mentre il mio gruppo, il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica è invece dell’opinione che la crisi si stia aggravando. La ricetta per uscirne secondo lei consiste nel rispetto del Patto di stabilità e nell’inasprimento delle sanzioni. Penso che dovremmo agire invece nella direzione opposta, ovvero aumentando i salari dei lavoratori, adottando un nuovo approccio fiscale a sostegno di tali salari, introducendo una tassa sulle transazioni finanziarie, migliorando l’assistenza sociale, proteggendo il servizio pubblico e perseguendo una decisa politica per l’occupazione.

Purtroppo temo che la sua strategia potrebbe causare gravi difficoltà all’Unione europea. Non ha avvertito la forza delle proteste popolari in tutta l’Unione europea? Per il sesto giorno consecutivo milioni di persone in Francia sono scese in piazza, con il sostegno del 70 per cento della popolazione. Non vede il pericolo che incombe oggi su di noi? Il concetto di Europa, basato sul principio di concorrenza e su una politica di libero scambio, entra in collisione frontale con il denaro in gioco nelle guerre economiche, ora anche valutarie, attualmente in corso. Perché non si adotta invece un sistema nuovo, invece del Patto di stabilità? Un fondo di sviluppo umano e sociale, in grado di rifinanziare i debiti degli Stati membri e delle banche nazionali in collaborazione con la Banca centrale europea e la creazione di moneta a tassi di interesse favorevoli ai criteri sociali.

A parer mio l’Unione europea deve farsi promotrice della creazione di un nuovo ordine monetario globale e iniziare dalla proposta della Cina di adottare una moneta di scambio internazionale. Perché l’Europa non segue l’esempio di Thailandia e Brasile e compie il primo passo introducendo una tassa sulla valuta estera al fine di calmare le tensioni in campo valutario?

Presidente Barroso, rappresentanti del Consiglio, ritengo sia arrivato il momento di elaborare nuove iniziative e dare ascolto ai nostri cittadini.

 
  
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  Nigel Farage, a nome del gruppo EFD.(EN) Signor Presidente, Presidente Barroso, sta certamente mostrando i muscoli e sfruttando i poteri ottenuti con mezzi illegittimi grazie al trattato di Lisbona. Sta facendo il possibile per acquisire tutti gli attributi di statualità sulla scena mondiale e all’interno dell’Unione europea.

Questo è più che evidente nella sua recente proposta di introdurre una tassa diretta sui cittadini del continente da parte delle istituzioni europee.

Ricorderà sicuramente che tempo fa un movimento di indipendenza di grande successo aveva lanciato lo slogan: “No alla tassazione senza rappresentanza”. Lei non è certamente un nostro rappresentante, non l’abbiamo votata e non possiamo tuttavia sollevarla dal suo incarico; ritengo quindi che, proponendo questa tassa diretta, abbia commesso un errore.

Per non parlare di quanto stia diventando costosa l’appartenenza all’Unione europea. Appena due anni orsono i contributi netti del Regno Unito ammontavano a 3 miliardi di sterline; quest’anno sono saliti a 6 miliardi, il prossimo aumenteranno a 8 e l’anno successivo raggiungeranno i 10 miliardi di sterline. Ci è giunta ora la notizia che lei intende perfino abolire la correzione a favore del Regno Unito, il che significa che nel 2013 i nostri contributi ammonteranno a 13 miliardi di sterline e saranno quindi quadruplicati nell’arco di sei anni.

L’enormità di tali contributi e la tassa diretta porteranno i contribuenti britannici alla semplice conclusione di non potersi permettere l’Unione europea.

Ai miei occhi però l’accordo di Deauville tra il Cancelliere Merkel e il Presidente Sarkozy rappresenta un raggio di speranza, non lo spettro che oggi vi spaventa tanto. Mi auguro che diventi realtà. Ben venga un nuovo trattato, sembra quasi che lei stesso lo sostenga. Adottiamo un nuovo trattato europeo, istituiamo referenda in numerosi paesi, specialmente nel Regno Unito, e i cittadini britannici si renderanno conto che si tratta di un pessimo affare per il proprio paese. Loro voteranno per noi, per abbandonare l’Unione europea e iniziare a sbrogliare la situazione.

Vi ringrazio, saremmo felici di lasciarvi.

(L'oratore accetta di rispondere a un'interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell'articolo 148, paragrafo 8)

 
  
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  Martin Schulz (S&D).(DE) Signor Presidente, vorrei rivolgere una domanda all’onorevole Farage, che spero sia così cortese da rispondere. Lei è estremamente preoccupato per le casse britanniche. All’inizio di questa legislatura a lei come a me è stata offerta la possibilità di scegliere se percepire l’indennità diaria dal suo paese o dall’Unione europea. Potrebbe riferire all’Aula se la sua indennità diaria rientra nel bilancio dell’UE oppure in quello nazionale del Regno Unito?

 
  
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  Nigel Farage (EFD).(EN) Signor Presidente, ritengo sia necessario mettere da parte il concetto di soldi europei. Fino a che non sarà introdotta la tassa diretta non sussisterà neppure il concetto di soldi europei e si parlerà ancora di soldi nostri. Il Regno Unito contribuisce enormemente all’Unione europea, senza averne assolutamente alcun ritorno economico! Si tratta dei nostri soldi!

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, di norma non intervengo, vorrei però fare un richiamo all’ordine.

Non è la prima volta che l’onorevole Farage afferma, nel rivolgersi alla mia persona, che non sono stato eletto. Sicuramente non avrò ricevuto il suo voto, ma quello della maggioranza di questo Parlamento sì.

(Applausi)

L’elezione è avvenuta a ballottaggio segreto nello stesso Parlamento di cui lei è membro. Ritengo perciò che le sue ripetute affermazioni circa la presunta irregolarità dell’elezione mia e della Commissione siano una mancanza di rispetto nei confronti della Commissione e del Parlamento a cui appartiene.

(Applausi)

 
  
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  Francisco Sosa Wagner (NI).(ES) Signor Presidente, tenterò di smorzare i toni di questa accesa discussione.

È deplorevole che alcuni Stati membri, oltre a far parte dell’Unione europea, appartengano ancora al G20. A compensare questa anomalia, che certamente indebolisce l’immagine dell’Europa nel mondo, dovrebbe almeno esistere una posizione comune in occasione di un simile forum globale.

Quale può essere la posizione comune? A mio modesto parere, in primo luogo non ci si deve limitare a un semplice accordo finanziario perché in tal modo ritarderemmo il raggiungimento di un accordo globale per la gestione delle conseguenze della crisi. In secondo luogo, l’Europa deve mantenere l’euro come valuta di riferimento o come ancora per impedire che le turbolenze del mercato ci investano di nuovo e ci facciano ripetere gli errori commessi nel corso del XX secolo. In terzo e ultimo luogo, l’euro deve fungere da messaggero dei valori democratici e delle libertà pubbliche che l’Europa è chiamata a rappresentare nel mondo.

In sostanza, dobbiamo renderci conto che il mondo di oggi è come un poker globalizzato e chi gioca solo carte nazionali è destinato a perdere.

 
  
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  Othmar Karas (PPE).(DE) Signor Presidente, Presidente Barroso, onorevoli colleghi, la discussione odierna dimostra che l’accordo di Deauville è d’ostacolo al superamento della crisi, rappresenta un passo indietro per l’Unione europea; dimostra anche che la bella coppia franco-tedesca non ha tratto insegnamento dal comportamento inappropriato dei rispettivi paesi nel 2002 e nel 2005, quando sia Germania che Francia misero per la prima volta a repentaglio il Patto di stabilità. È evidente come Francia e Germania continuino ad agire in maniera inappropriata.

È nostra intenzione superare gli errori del passato e trovare una risposta europea al nazionalismo e ai veti presenti nella maggior parte dei regolamenti europei. Ne abbiamo dato prova nell’ambito della supervisione dei mercati finanziari e continuiamo a darne prova sia tramite la relazione in risposta alla crisi sia tramite la relazione Feio sia quotidianamente attraverso il nostro lavoro in campo legislativo. Concentriamoci quindi su tale lavoro senza lasciarci distrarre ulteriormente e a partire già dalla discussione odierna. È necessario procedere e trovare delle risposte. Il messaggio della relazione dei cinque gruppi è chiaro: non abbiamo ancora superato la crisi. Le politiche fiscale e monetaria non possono soppiantare le riforme strutturali. Stiamo affermando chiaramente la necessità di ridurre il deficit come prerequisito per garantirci un futuro, risultato impossibile se lo si persegue semplicemente attraverso i tagli, ma possibile invece attraverso riforme, investimenti, economie e cambiamenti. La relazione identifica chiaramente il ruolo sempre più determinante dell’Europa per giungere a una soluzione. Passiamo a un livello superiore di integrazione creando un’unione economica, sociale, di difesa e di sicurezza; rendiamo il mercato dell’Unione il mercato interno di tutti i cittadini europei. La comunità europea, iniziativa dell’UE, è la risposta giusta; il gruppo di lavoro e l’accordo di Deauville invece hanno fallito.

 
  
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  Stephen Hughes (S&D).(EN) Signor Presidente, abbiamo inteso che il gruppo di lavoro presieduto dal Presidente Van Rompuy ha completato la propria relazione, che contiene proposte di soluzione per la crisi e di disciplina del bilancio, in altre parole soluzioni di carattere parziale.

Vorrei sottolineare che si tratta di semplici proposte, contrariamente ai desideri dei ministri del Consiglio Ecofin, i quali vorrebbero invece che la relazione del gruppo di lavoro sul quale hanno esercitato così tante pressioni rappresentasse il capitolo finale. Si tratta solo dell’inizio. Ci troviamo proprio al punto di partenza del processo legislativo. Mi auguro che tutte le istituzioni comprendano che sarà ora necessario continuare il lavoro del Parlamento europeo sulle proposte legislative della Commissione attraverso un processo di carattere assolutamente democratico in sede di Consiglio.

Il gruppo di lavoro ha affermato che il proprio obiettivo è consentire un prodigioso balzo in avanti in termini di efficacia della governance economica; personalmente ritengo che quanto proposto rappresenti invece un passo indietro per quanto riguarda la prosperità e il benessere dell’Europa. La relazione propone infatti il rafforzamento dei soli strumenti incentrati sulla disciplina fiscale e questo rappresenta un problema. Il coordinamento economico comprende ben più della sola disciplina fiscale e non sarà possibile ottenere l’unione economica finché non si riconoscerà adeguatamente l’importanza di tale equilibrio. In caso contrario ne conseguirebbero politiche economiche distorte che non prendono in sufficiente considerazione altri obiettivi validi nell’attuazione di una politica macroeconomica, quali crescita, investimenti e occupazione.

Presidente Barroso, non è necessario un altro gruppo di lavoro per elaborare un pacchetto equilibrato di misure, ma la Commissione deve invece sfruttare il proprio diritto di iniziativa per portare avanti proposte adeguate sul fronte della crescita, dello sviluppo e dell’occupazione.

Per quanto concerne le proposte presentate finora, ritengo che investano il Parlamento di una enorme responsabilità per i prossimi mesi. Sono necessari alcuni cambiamenti sulla falsariga della relazione Feio, che voteremo oggi. Credo che i tre interventi principali si possano riassumere come segue: è necessario allargare la procedura sugli equilibri eccessivi affinché includa i mercati del lavoro, i livelli di disoccupazione e di conseguenza anche il Consiglio "Occupazione " ove pertinente; la valutazione qualitativa dei livelli di debito pubblico e dei suoi sviluppi nella parte correttiva del Patto di stabilità e crescita deve prestare piena attenzione anche ai livelli e agli sviluppi degli investimenti pubblici; infine in tutto il nuovo sistema deve essere reso esplicito e operativo il collegamento con la strategia Europa 2020.

A proposito di governance, trovandoci ancora nelle fasi iniziali vorrei affrontare solo due punti. È opportuno sia che il Consiglio funga da guida per il sistema e in definitiva se ne assuma la responsabilità politica nel corso dell’intero processo, sia che garantisca l’adeguato coinvolgimento di tutte le formazioni del Consiglio (non solo dell’Ecofin) ogniqualvolta sia necessario.

Infine è fondamentale coinvolgere il Parlamento europeo nel corso dell’intero processo, al fine di assicurare il massimo livello di legittimità democratica. Basta prendere ad esempio la proposta del semestre europeo per comprendere fino a che punto si senta la mancanza del ruolo svolto dal Parlamento. Colleghi di tutti i gruppi politici stanno lavorando a proposte rafforzate mirate a un maggiore coinvolgimento parlamentare. Mi auguro che le altre istituzioni accettino tali proposte in modo da dare a questo processo la legittimità democratica di cui ha bisogno.

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE).(SV) Lo scorso anno ha dimostrato come l’Unione europea sia in grado di prendere decisioni importanti in situazioni difficili. Sfortunatamente gli ultimi giorni sono stati deludenti. Quando all’Unione europea servono regole di bilancio chiare e rigorose, Francia e Germania esitano e diventano per noi fonte di preoccupazione. Il nostro messaggio è: non ci si azzardi a toccare la proposta del Commissario Rehn!

Il mio ringraziamento incondizionato va all’onorevole Berès e ai colleghi della commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale, che hanno dimostrato la possibilità di superare le divisioni tra partiti all’interno del Parlamento e di trovare soluzioni comuni nell’interesse dell’Europa. Il gruppo dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa ha proposto un emendamento a proposito dell’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie, che dovrebbe avvenire obbligatoriamente su scala globale. Concordo anch’io sull’importanza che la tassa sia introdotta su scala mondiale.

Non si può permettere che il nazionalismo prenda di nuovo piede in Europa, in un’economia di mercato dove i confini sono chiari e il libero commercio crea prosperità. Serve un’Europa di maggiore unità, apertura e forza; in altre parole abbiamo semplicemente bisogno di più Europa.

Le sanzioni proposte si applicherebbero inizialmente solo ai paesi della zona euro, mentre ci sembrerebbe più opportuna una formulazione che includa tutti i 27 Stati membri. Ho quindi intenzione di presentare un emendamento orale alla relazione Feio e spero che il Parlamento sia in grado di affiancare il proprio sostegno a quello offerto dal relatore e dal gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo. Leggerò il testo in inglese:

(EN) Per quanto possibile, le proposte di governance economica devono essere applicate in misura massima a tutti i 27 Stati membri, tenendo presente che, nel caso degli Stati membri non appartenenti all’area dell’euro, ciò avverrà su base volontaria.

(SV) Non è il momento di mettere a repentaglio l’integrità dell’Unione europea.

 
  
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  Pascal Canfin (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, Presidente Barroso, Commissario Rehn, spero sinceramente che prenderete in esame il lavoro svolto dal Parlamento europeo sui temi trattati oggi, ovvero le relazioni Berès e Feio, poiché interveniamo naturalmente in qualità di colegislatori in ambito di governance economica. Assieme ad almeno quattro gruppi pro-Europa al Parlamento, abbiamo lavorato con genuino impegno alla redazione di alcuni compromessi promettenti. Si sono appena concluse le discussioni per trovare un filo comune tra i vari problemi.

Alcuni colleghi parlano del bilancio, altri delle misure fiscali, altri ancora di governance. È necessario che la Commissione – in ottemperanza del suo e anche del nostro ruolo – proponga un pacchetto generale sulla falsariga della relazione Monti e del lavoro svolto dall’onorevole Barnier, nel contesto del mercato interno. Mi aspetto da parte del Presidente Barroso un pacchetto generale recante le modalità per uscire dalla crisi. Tale pacchetto non deve essere incentrato esclusivamente sulla governance macroeconomica, ma rappresentare un compendio dei numerosi fascicoli a disposizione in tema di macroeconomia, tasse e bilancio.

Sono certo che in questo modo otterrebbe il sostegno di una larga maggioranza del Parlamento. Se prendiamo in considerazione la questione delle finanze pubbliche. ad esempio, due o tre anni fa la Commissione stessa e i suoi dipartimenti affermavano che la Spagna era lo Stato che più rispettava il Patto di stabilità e crescita, con finanze pubbliche in perfetto ordine. Il problema è che le cause dell’instabilità erano esterne e ora la Spagna si trova in una pessima situazione, come l’Irlanda. È evidente che rivolgere l’attenzione alle sole finanze pubbliche non sarà d’aiuto nella lotta alla crisi.

I compromessi proposti nelle relazioni presentate oggi e su cui voteremo domani rappresentano un compendio delle questioni aperte e un modo di riaffermare la concreta necessità di irrobustire la disciplina di bilancio. Sicuramente ne abbiamo bisogno e, per assicurarci che tale disciplina non porti a un collasso della società, ma esclusivamente a tagli alla spesa, sono necessari al contempo un pacchetto di bilancio europeo per finanziare gli investimenti e un pacchetto di tassazione per permettere agli Stati membri di imporre determinate tasse.

Un’ultima domanda per il Commissario Rehn e specialmente per il Presidente Barroso: siete realmente a favore dell’imposta sulle società? La sostenete con convinzione? La Commissione l’ha accantonata per dieci anni e per tutto questo periodo non siete riusciti a venirne a capo. È arrivato il momento di farlo.

(Applausi)

 
  
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  Roberts Zīle (ECR). (LV) Grazie, Signor Presidente, Presidente Barroso (che ha lasciato l’Aula).

Innanzi tutto vorrei ringraziare il relatore, i relatori ombra e il presidente Klinz, a capo della commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale, per il compromesso raggiunto. Mi esprimerò in merito a due soli temi della relazione, di cui non sono soddisfatto, e nessuno dei due riguarda la Francia o la Germania. Innanzi tutto a partire dal 2004 e a causa di aggressivi investimenti transfrontalieri, sono aumentati, se non decuplicati, l’indebitamento sia dei privati che delle aziende in molti dei nuovi Stati membri. Inoltre l’assoluta maggioranza dei prestiti stipulati assegnava il rischio del tasso di cambio interamente a chi riceveva il credito. Questo significa che lo spazio di manovra in ambito di politica macroeconomica per i governi di tali paesi si riduce al taglio della spesa pubblica e all’innalzamento delle tasse. Allo stesso tempo la principale preoccupazione per le famiglie è di riuscire a ripagare i mutui accesi in euro, aspetto a cui sfortunatamente si fa appena accenno nella relazione.

Il secondo punto è collegato al primo. Immaginiamo un nuovo Stato membro il cui prodotto interno lordo è sceso a livelli pre-adesione, quindi precedente al 2004, ma con un debito privato e un debito pubblico rispettivamente di 10 e 5 volte superiori. Immaginiamo inoltre che tale Stato membro evinca dalla relazione che anche la politica di coesione potrebbe subire modifiche, ad esempio sostituendo il criterio principale del PIL pro capite con la gestione di crisi in un territorio specifico. La notevole portata delle conseguenze politiche che ne deriverebbero è evidente. Vi ringrazio.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, le dichiarazioni di Germania e Francia nel cosiddetto accordo di Deauville sono inaccettabili e svelano la vera identità di quanti prendono le decisioni in difesa di gruppi di interesse economici e finanziari. Dimostrano anche l’impazienza, l’arroganza e l’aggressività nei confronti dei lavoratori e delle popolazioni colpite dalle loro politiche neoliberali e antisociali, quali il Patto di stabilità e crescita e la politica di concorrenza, ad esempio in Grecia, Francia, Spagna, Portogallo, tutti paesi dove è già previsto uno sciopero generale per il 24 novembre.

Per i governanti dell’Unione europea è arrivato il momento di riconoscere il fallimento delle politiche neoliberali e le sue conseguenze: l’aumento della disoccupazione, gli squilibri sociali e la povertà che stanno causando la recessione nei paesi dall’economia più debole e dove le imposizioni dell’Unione europea potrebbero provocare veri e propri disastri sociali.

Sfortunatamente questo non sta avvenendo. Nessuna delle promesse in merito all’eliminazione dei paradisi fiscali, all’adeguata tassazione delle transazioni finanziarie e alla messa al bando dei prodotti finanziari speculativi è stata mantenuta.

È per questo motivo che protestiamo. Intendiamo dare voce ai milioni di lavoratori minacciati dalla povertà, ai disoccupati, agli anziani che ricevono pensioni ridicole, ai giovani inoccupati e ai bambini a rischio di indigenza ai quali si vuole negare un futuro dignitoso.

È tempo di abbandonare simili politiche e di ritornare a un’Europa veramente sociale, a un’Europa di progresso e sviluppo.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD). (LT) Vorrei spendere qualche parola in merito all’operato della commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale. La Commissione ha svolto un ottimo lavoro e presentato raccomandazioni e proposte valide. Naturalmente l’ideale sarebbe che esse trovassero posto nei documenti che la Commissione sta preparando. È fondamentale che la Commissione non dimentichi le questioni di maggiore importanza, tra cui l’istituzione di un sistema di regolamentazione e di supervisione in grado di monitorare la totalità dei mercati, degli strumenti e dei prodotti finanziari. La Commissione deve indirizzare le proprie azioni verso la creazione di nuovi posti di lavoro e l’introduzione parallela di misure per combattere la povertà e l’emarginazione sociale. Tutti gli sforzi in questa direzione devono essere orientati soprattutto all’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Per superare la crisi sono inoltre necessarie decisioni urgenti in ambito infrastrutturale, ad esempio riguardo alle fonti di energia rinnovabile, all’energia verde, all’efficienza energetica nei settori dei trasporti e delle costruzioni e alla rete elettrica europea. Sarebbe auspicabile che, a un anno esatto dalla sessione odierna, la Commissione annunciasse: “Le disposizioni contenute nella risoluzione da voi proposta non sono rimaste sulla carta. Abbiamo adottato le proposte specifiche della commissione speciale sulla crisi finanziaria, che hanno avuto un impatto concreto”.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI). (HU) Come in occasione dell’importante discussione parlamentare di questa settimana sul tema della povertà, anche questa volta i politici dell’Unione europea devono nuovamente constatare con sorpresa e delusione che la situazione dei cittadini europei invece che migliorare sta costantemente peggiorando. La povertà è in costante aumento e lo stesso vale per sofferenza, disoccupazione e per il numero di senzatetto. Eppure la classe politica si mostra tanto sorpresa da questa situazione, neanche fosse la conseguenza di uno spiacevole disastro naturale o di uno tsunami. Invece è il risultato delle decisioni prese dai politici europei. L’aumento dell’indigenza e della povertà deriva direttamente dalla politica neoliberale perseguita da tutti voi, a eccezione di quanti vi si sono opposti. La tendenza è in crescita e non si fermerà se non opterete per un diverso sistema di valori.

Si potrebbe paragonare le due relazioni a uno scenario in cui un comitato medico, dopo aver stabilito che la terapia adottata finora ha danneggiato la salute del paziente e ne ha aggravato le condizioni, prescrive che si continui la stessa terapia iniziale, ma con una maggiore supervisione e punendo il paziente nel caso in cui si rifiuti di prendere le medicine. Il fulcro della questione è la scelta consapevole tra sistemi di valori. Finora l’Unione europea ha optato deliberatamente per un sistema di valori che ritiene giuste le decisioni prese in nome del denaro e del profitto o secondo il punto di vista delle multinazionali e delle banche, mai secondo quello delle persone e della comunità. Il criterio per stabilire cosa sia giusto si è sempre ispirato al concetto di concorrenza incontrollata e priva di freni morali, ignorando la prospettiva di giustizia sociale e solidarietà. È necessario cambiare rotta e iniziare a prendere decisioni valide.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool (PPE). (NL) Signor Presidente, nonostante i segnali positivi permane il rischio che la crisi si aggravi. Il sistema bancario rimane instabile e un certo numero di Stati membri corre il rischio che il proprio disavanzo pubblico divenga incontrollabile se non si prendono provvedimenti in merito; di conseguenza abbiamo urgentemente bisogno di un’unione economica.

Signor Presidente, il gruppo di lavoro deve ancora portare i primi risultati concreti e, in veste di relatore di quest’Aula per il Patto di stabilità e crescita, vorrei dire al Commissario Rehn, rivolgendo le stesse parole anche al Consiglio, che noi siamo in grado di lavorare rapidamente, a condizione però che si lavori sulla base delle proposte della Commissione. Il Consiglio è pronto ad accettare questo prerequisito?

Vorrei inoltre lanciare un appello contro la richiesta di modifica del trattato, perché potrebbe trattarsi di una trappola per costringerci a posticipare a tempo indeterminato l’adozione delle misure necessarie. Dobbiamo sfruttare al massimo gli strumenti offerti dal trattato di Lisbona. Il Parlamento svolge ora il ruolo di colegislatore all’interno del Patto di stabilità e crescita e se ne avvarrà pienamente per creare una solida unione economica con un Patto di stabilità e crescita altrettanto solido.

 
  
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  Sergio Gaetano Cofferati (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli effetti della crisi sono assai pesanti sulle società di tutti i paesi europei. Se guardiamo alle conseguenze dal versante sociale, arriviamo rapidamente alla conclusione – che peraltro ha orientato molti dei lavori della Commissione – che la parte peggiore ancora non è arrivata. La disoccupazione è destinata ad aumentare e i deboli segni di ripresa che si notano in alcuni paesi non sono sufficienti a garantire creazione di nuovi posti di lavoro. Dobbiamo mettere dunque in conto che sarà indispensabile fronteggiare la parte più acuta sul versante sociale di questa crisi nata nel sistema finanziario e rapidamente sfociata in quello economico e in quello sociale.

Per questa ragione, dobbiamo anche predisporre ulteriori strumenti di difesa delle persone maggiormente colpite. Discuteremo di un'ipotesi di direttiva quadro sul reddito minimo garantito in tutti i paesi europei, che considero molto importante per contrastare la povertà, da un lato e, dall'altro, per aiutare coloro che, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, saranno investiti dalla coda pesantissima di questa crisi.

Ma una crisi si combatte attraverso politiche di crescita. La crescita ha bisogno di risorse, di investimenti mirati, di un'agenda definita delle priorità alle quali destinare una parte consistente delle risorse disponibili. Il bilancio dell'Unione non basta. Per questo motivo, la Commissione ha indicato con nettezza l'esigenza di risorse aggiuntive da spendere per investimenti infrastrutturali e per investimenti destinati alla qualità della competizione e del lavoro. Questa strada porta alla creazione degli Eurobond e alla tassa sulle transazioni finanziarie. Non c'è alternativa. Ecco perché sono importanti, oltre che innovative, le soluzioni che abbiamo indicato e che auspico il Parlamento confermi nelle loro formulazioni.

 
  
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  Wolf Klinz (ALDE).(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, all’apice della crisi finanziaria i paesi del G20 promisero un’azione comune per stabilizzare i mercati finanziari. Oggi, a due anni di distanza, siamo ancora molto lontani da una risposta globale. In molti casi le misure adottate perseguono interessi e considerazioni nazionali. L’energia iniziale è scemata e in troppi casi si è tornati alla normale routine. Mervyn King della Banca di Inghilterra ha descritto concisamente la situazione affermando: “ La necessità di agire nell’interesse collettivo deve ancora emergere”. La relazione interinale della commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale dimostra chiaramente che l’Europa si trova a un bivio di importanza cruciale. È necessario intensificare il livello di integrazione, armonizzare maggiormente le politiche economiche e di bilancio, intraprendere progetti infrastrutturali europei nelle aree dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni. Servono un mercato interno e un mercato del lavoro funzionanti, oltre alle risorse necessarie per raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020. Abbiamo bisogno di fonti di finanziamento innovative se vogliamo essere in grado di sfruttare il potenziale delle piccole e medie imprese. È necessario infine un maggior ricorso al metodo comunitario a scapito del metodo intergovernativo. L’inazione equivale a un passo indietro, perché non riuscirebbe a preservare lo status quo.

La crisi del debito in Europa è una chiara dimostrazione che non si può ottenere la stabilità e la fiducia in mancanza di disciplina. Le proposte del Commissario Rehn e del gruppo di lavoro presieduto dal Presidente Van Rompuy mirano a garantire una condotta disciplinata da parte degli Stati membri. Devo dire con rammarico che l’altro giorno in Lussemburgo, i ministri delle Finanze hanno accantonato queste proposte su richiesta della coppia franco-tedesca: un’occasione persa e un brutto giorno per i nostri cittadini, che si sentono a ragione nuovamente traditi dalla politica.

 
  
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  Kay Swinburne (ECR).(EN) Signor Presidente, gli argomenti discussi stamane hanno un forte tema in comune, ovvero la nostra risposta alla crisi finanziaria e la ricerca di soluzioni per rendere più efficace la gestione dei rischi, che si tratti del rischio di debito pubblico, dei mercati e dei prodotti finanziari o di squilibri globali. Nell’ambito del rispetto di un set di regole condivise è necessario garantire che il comportamento delle banche e dei ministeri delle Finanze degli Stati membri si ispiri ad alti standard comuni.

Dobbiamo far rispettare una disciplina finanziaria e fiscale più severa ai settori pubblico e privato. Nella ricerca di opportunità di crescita è necessario garantire che gli strumenti di finanziamento utilizzati dall’Unione europea e dagli Stati membri siano di ottimo calibro e della massima trasparenza. Il ricorso a forme di finanziamento innovative deve essere cauto; allo stesso modo le iniziative europee per utilizzare al meglio il proprio bilancio vanno prese in considerazione con la piena consapevolezza dei rischi e del potenziale rischio morale.

Il Fondo di stabilizzazione finanziaria europeo rappresenta un grande veicolo fuori bilancio basato sul rating del credito. È necessario sottoporre a un attento scrutinio le emissioni collegate alla realizzazione di infrastrutture da parte della Banca europea per gli investimenti. Come è noto, gli strumenti finanziari complessi e il leverage comportano dei rischi; nessuno presta denaro gratuitamente e non esistono scorciatoie.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL).(EL) Signor Presidente, a nome del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica vorrei spiegare la ragione per cui non voteremo la relazione Berès e, dato che oggi fioccano i riferimenti storici, direi che a confronto con il testo iniziale presentato dal relatore il documento odierno assomiglia a un antico papiro, a una vecchia pergamena o palinsesto che conserva poche tracce del testo originario cancellato per scriverci sopra quello nuovo. Tale cancellazione selvaggia, operata dal gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo e dalla destra europea, a danno dell’onesto e onorevole tentativo iniziale del relatore di identificare le cause della crisi e suggerire proposte decise, ha dato vita a un testo che non appartiene più al Parlamento europeo, unica istituzione democratica nell’Unione europea. Si tratta invece di un testo della Commissione che nasconde le cause della crisi e affida la politica dell’Unione europea alle iniziative della Merkel, di Sarkozy e del gruppo di lavoro.

Abbiamo presentato alcune proposte per migliorare il testo, criticato il Patto di stabilità e il funzionamento della Banca centrale europea, presentato emendamenti per verificare se quanti hanno criticato, anche oggi, la direzione presa dall’Unione europea intendessero la stessa cosa. A ispirare la nostra proposta sono state sia le odierne dimostrazioni in Francia, in Germania, dove sono stati tagliati gli stipendi agli operai per permettere alla Siemens di accumulare fondi neri, e in Grecia, dove ora i lavoratori sono trattati come animali. In altre parole si tratta di un testo che ha preso una forma per noi inaccettabile.

 
  
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  Mario Borghezio (EFD). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, bisognava ascoltare i consigli del Premio Nobel Maurice Allais, che voleva una netta separazione fra banche d'affari, banche di credito, banche di speculazione, secondo i principi della legge Glass-Steagall, di cui non si parla in questa relazione.

Per quanto riguarda la proposta di tassare i contribuenti europei, io dico "No tax in Europe!" Se questa proposta dell'Unione europea andrà avanti, state tranquilli che sorgeranno anche qui Tea party: ci sarà una protesta di massa. Il cittadino europeo non intende pagare per un servizio che non gli viene dato e ha perfettamente ragione.

Si continuano a finanziare le banche. Ma cosa stanno facendo le banche in piena crisi economica e finanziaria? Comprano titoli, anche quelli contenenti le porcherie dei derivati, ecc. Continuano a comprarli. E a fronte di ciò, cosa fa la BCE? La BCE – che si è voluta insindacabile – lascia fare. Ebbene, mi pare evidente che questa è l'Europa dei banchieri. Lo hanno affermato persino i capataz delle massonerie, figuriamoci se non possiamo farlo anche noi.

Noi riteniamo che per lottare efficacemente contro le speculazioni vi sia un solo metodo: quello delle transazioni effettuate contestualmente al pagamento delle negoziazioni e unicamente in contanti. Ha osato dirlo anche Angela Merkel, le son saltati tutti addosso. Un motivo ci sarà.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE).(EN) Signor Presidente, sono passati solo due anni dall’inizio della crisi e sei mesi dal crack greco, eppure la buona volontà delle nazioni europee sta già svanendo.

Le relazioni Berès e Feio rappresentano un chiaro messaggio da parte del Parlamento europeo: servono politiche economiche e finanziarie più attuali, più Europa e un Patto di stabilità e crescita migliore e dai meccanismi rafforzati. La recente decisione da parte del Consiglio Ecofin ha rappresentato un affronto per i cittadini europei. Così non va; sono necessari un rafforzamento della strategia per la crescita in modo da renderla sostenibile, socialmente responsabile e rispettosa per l’ambiente, nonché migliori meccanismi di governance per la strategia Europa 2020. Serve una governance economica migliore e più completa, in modo che le iniziative nazionali sostengano questo orientamento e faccio particolare riferimento alla tassa sulle transazioni finanziarie, che la Commissione dovrebbe prendere in esame con grande attenzione nel contesto europeo. Abbiamo bisogno di un’Europa più forte e unita, capace di esprimersi in maniera univoca a livello globale, e di una migliore regolamentazione finanziaria. La strada da percorrere è ancora lunga.

In conclusione, serve un’iniziativa da parte della Commissione. È necessario che la Commissione, e non un esercito di gruppi di lavoro, agisca nell’interesse dei cittadini europei.

 
  
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  Udo Bullmann (S&D).(DE) Signor Presidente, Presidente Chastel, signor Commissario, questa sessione ci avrebbe potuto dare grandi risposte, ma con il senno di poi dobbiamo ammettere che non è stato così. La proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita non costituisce affatto una grande risposta, bensì il minimo comune denominatore su cui si è potuti trovare un accordo. Mi congratulo per il ruolo che la Commissione continua a svolgere, gli Stati membri non stanno percorrendo questa strada da soli; esprimo le mie congratulazioni anche al Consiglio. Il risultato finale è stato un successo: Francia e Germania hanno un accordo, non sappiamo se si tratta di un buon accordo o meno, ma almeno sono usciti dall’empasse.

Che cosa significa? Significa che il prossimo anno, se i tassi di crescita crolleranno ancora, dovremo rendere conto all’opinione pubblica della situazione economica senza però sapere in che modo. In quale capitolo si trova lo statuto legale? In quale parte del testo vengono esposte le modalità per imparare insieme a uscire dalla crisi del debito? A parere del mio gruppo è proprio questo il punto debole ed è su questo che deve centrarsi la discussione in quest’Aula. Concordiamo con quanti chiedono un maggior impegno per le riforme; noi desideriamo lo stesso, ma è necessario discutere di argomenti concreti. Se non siete in grado di fornire motivazioni più concrete per l’attuale orientamento della politica di bilancio, allora non vedo alcun motivo per continuare la discussione a proposito della strategia Europa 2020. Si tratta di una tigre di carta che possiamo già cestinare se non siete pronti ad affrontare temi reali e in maniera più decisa.

Vogliamo fare la differenza e questo significa anche scegliere se investire in una burocrazia zoppicante o nelle fonti energetiche e nei posti di lavoro del futuro. In quale punto della vostra proposta fate cenno ai modi in cui possiamo fare la differenza? È questo che ci aspettiamo da voi; così come ci attendiamo che si giunga al momento decisivo della discussione.

Non accetteremo che si getti fumo negli occhi del Parlamento con un catalogo di indicatori basato sulla legislazione. Il tema su cui intendiamo dibattere è se occupazione e disoccupazione costituiscano una parte importante dello sviluppo di bilancio o meno e intendiamo farlo prima che si votino queste leggi.

 
  
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  Ramon Tremosa i Balcells (ALDE).(EN) Signor Presidente, l’attuale crisi finanziaria offre l’opportunità di fare netti progressi nel processo di integrazione europea. Vorrei concentrare il mio intervento sulla creazione di un tesoro comune europeo per i paesi della zona euro, che rappresenterebbe un netto miglioramento del quadro istituzionale per la governance economica europea.

Sono consapevole che si tratta di una questione estremamente delicata per alcuni paesi, ma si renderà indispensabile affrontarla nei prossimi anni. Un tesoro europeo migliorerebbe il coordinamento delle politiche di incentivi attuate dagli Stati membri e potrebbe anche emettere eurobond per finanziare la costruzione di infrastrutture europee. L’UE ha bisogno di risorse proprie per permettere agli Stati membri di diminuire in futuro i rispettivi bilanci. Un tesoro comune europeo in grado di riscuotere alcune tasse a livello europeo consentirebbe la riduzione dei contributi nazionali all’Unione europea.

La mancanza di vera autonomia nelle entrate esclude una reale autonomia nelle spese. La creazione di un tesoro comune europeo rappresenta una decisione politica. Il punto d’arresto in questa discussione è la assenza di volontà politica, in particolare da parte della Germania. Negli anni ’90 la Germania ha avuto la visione politica di promuovere il lancio dell’euro nonostante le difficoltà del processo di riunificazione, e a mio avviso dovrebbe ora prendere l’iniziativa e condurci verso la creazione di un tesoro comune europeo.

 
  
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  Ivo Strejček (ECR). (CS) Se avete ascoltato questa discussione fin dall’inizio concorderete con me che, come affermano in molti, l’Europa si trova veramente a un crocevia. Da una parte vi sono quanti sostengono un forte approccio comunitario, dall’altra vi è una minoranza secondo la quale l’Unione europea da ora in poi dovrebbe invece operare seguendo maggiormente il principio intergovernativo. La proposta di introdurre varie forme di imposte a livello europeo, nonostante l’etichetta di finanziamento innovativo, rientra tra gli obiettivi della prima fazione e rappresenta un appello al rafforzamento dell’Unione europea e al trasferimento di maggiori poteri dagli Stati membri alla Commissione. È un peccato che nessuno si sia ancora pronunciato in merito al fatto che l’Unione europea e la Commissione dovrebbero iniziare a ridurre i propri programmi, a decurtare il numero delle agenzie, spesso di dubbia utilità, e a riformare la Politica agricola comune.

 
  
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  Jürgen Klute (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, la governance economica di cui si è discusso finora si concentra esclusivamente sulle politiche di risparmio e di concorrenza. Come ha appena affermato l’onorevole collega spagnolo, il problema dell’orientamento tedesco nei confronti delle esportazioni non è stato neppure accennato, sebbene rappresenti una questione cruciale sia per la zona euro sia per l’intera Unione europea. La Germania sta attuando una politica di concorrenza che va a scapito della domanda interna, cosa di cui non si parla affatto, ma soprattutto a detrimento dei salari. È in corso una guerra dei salari, una vera e propria concorrenza, che esercita enormi pressioni su i paesi europei limitrofi, sui sindacati e sui lavoratori europei. Né la Commissione, né la relazione Feio hanno affrontato questo problema. Una governance economica degna di questo nome deve intraprendere azioni correttive in ambito salariale e non rimanere inerte.

 
  
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  Jean-Paul Gauzès (PPE).(FR) Signor Presidente, Presidente Chastel, signor Commissario, nel 1968 un amico dell’onorevole collega Cohn-Bendit scrisse: “Parole, non fatti” sui muri di Parigi. Oggi i cittadini chiedono il contrario: fatti, non parole. Nonostante si stia discutendo molto, i cittadini non vedono alcun risultato. La lentezza dell’Unione europea nel dare delle risposte è inaccettabile se si considerano le priorità con le quali abbiamo a che fare.

È necessario procedere assieme con spirito di unità europea. A questo proposito vorrei parlare del ruolo del Parlamento, che ha ancora molta strada da percorrere in termini di difesa del principio di codecisione. Il Presidente della Commissione ha ringraziato in varie occasioni il Parlamento per il suo sostegno, ma quest’ultimo non deve limitarsi a svolgere un ruolo secondario, di sostegno, o a ratificare le decisioni prese dal Consiglio senza averle prima discusse. È giunto il momento di riconoscere che la posizione del Parlamento è paritaria a quella del Consiglio e la discussione sulla governance economica rappresenterà un test su questo fronte.

Per quanto concerne il prossimo vertice G20, infine, l’Unione europea deve presentare un fronte compatto per garantire che questa istituzione internazionale soddisfi le aspettative circa il suo ruolo e non si limiti alle sole parole.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
  
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  Elisa Ferreira (S&D).(PT) Signor Presidente, Commissario, vorrei esordire ringraziando l’onorevole Feio per l’impegno collaborativo e lo spirito di compromesso che ha profuso nella sua relazione. Tuttavia, la conclusione che abbiamo tratto è stata che su determinate questioni – è accaduto anche nel caso della supervisione finanziaria – il Parlamento è capace di restare unito e assumere una posizione forte in difesa dell’interesse pubblico, e tale posizione forte dev’essere riconosciuta dalla Commissione e dal Consiglio. Tale aspetto è particolarmente rilevante in un momento in cui ci accingiamo ad adottare un pacchetto legislativo di sei proposte straordinariamente sensibili e sulle quali il Parlamento detiene poteri di codecisione.

Dimostreremo la medesima volontà di agire, ma non faremo concessioni. Il nostro è uno spirito di dialogo, ma non intendiamo soprassedere sugli obiettivi che ci proponiamo di difendere. Nella relazione, l’onorevole Feio sottolinea alcuni aspetti correlati alla questione, uno dei quali è che la governance economica è più che non un semplice pacchetto di sanzioni. Crescita e occupazione presuppongono iniziative proprie. Occorrono iniziative per combattere le divergenze interne crescenti in seno all’Unione europea. Servono proposte specifiche sul Fondo monetario europeo, nonché soluzioni durevoli per il debito sovrano.

Siamo in una fase in cui la fiducia dipende dalla capacità di Commissione e Consiglio di rispondere alle preoccupazioni autentiche dei cittadini, vale a dire disoccupazione, crescita e coesione.

 
  
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  Vicky Ford (ECR).(EN) Signor Presidente, occorre una governance economica migliore, con allarmi più tempestivi e interventi più precoci. Molti paesi hanno violato gli obblighi tradizionali in termini di debito e disavanzo, ma non siamo stati messi in guardia dalla crisi che incombe in Spagna o in Irlanda. Occorrono anche altre misure.

Tuttavia, l’economia non è una scienza esatta e non è soltanto una questione di numeri. La storia sovietica ci ricorda che il conteggio centralizzato della produzione di trattori non porta di per sé a un’economia forte, e nemmeno le imposte o il Tesoro centralizzati rappresentano una soluzione utopica.

Permangono molti interrogativi su quali azioni intraprendere al momento. Le minacce di sanzioni rivolte a un paese sull’orlo del fallimento suonano vuote, mentre le promesse di salvataggi continui nella zona dell’euro comporteranno sempre rischi di ordine morale. So che molti temono i cosiddetti accordi franco-tedeschi, ma forse non hanno tutti i torti. Se è il mercato a prestare il denaro, forse dovrebbe essere proprio quest’ultimo ad addossarsi le perdite, e non i contribuenti.

 
  
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  Danuta Maria Hübner (PPE).(EN) Signor Presidente, come sempre, la nostra realtà e quello che facciamo presenta aspetti sia positivi sia negativi. è importante comprendere il passato e la cause della crisi, e credo che l’Unione l’abbia fatto, ma oggi dobbiamo concentrarci sul futuro. La governance economica globale ed europea che stiamo costruendo appartiene al futuro, non si tratta soltanto di affrontare la crisi corrente.

L’Europa non vive nel vuoto. Quando interveniamo in Europa, lo facciamo sullo sfondo di un mondo che è molto diverso da quello del 2008. Due anni fa il G20 ha accolto unanimemente il salvataggio finanziario, ma è stata la paura a determinare tale consenso. Oggi quel forum è diviso. Il bene comune globale non esiste. Sono molte le forze in gioco per guidare la ripresa globale e riequilibrare l’economia mondiale. Un ruolo di primo piano lo svolgono i cambiamenti strutturali fondamentali, che influiscono enormemente sulla competitività europea. Tuttavia, il ruolo delle valute e dei tassi di cambio quali meccanismi di adeguamento globale ha conosciuto uno sviluppo senza precedenti. Sta emergendo un nuovo sistema monetario globale a una velocità inusitata, e aumenta anche il numero dei soggetti coinvolti.

Per evitare la catastrofe di adeguamenti asimmetrici, ci occorrono urgentemente il dialogo e l’azione collettiva. Se conseguiremo tale obiettivo, la domanda successiva riguarderà la capacità dell’Europa di ricoprire il proprio ruolo in quest’azione collettiva. Quello che evidentemente manca a tal fine è una riforma coraggiosa di semplificazione della rappresentanza esterna della zona dell’euro. Ritardando tale riforma, rinunciamo a una potenziale influenza e, nelle circostanze globali attuali, l’Europa non se lo può permettere.

 
  
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  Robert Goebbels (S&D).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Europa va male e il mondo non sta molto meglio.

Poco fa, il Presidente in carica del Consiglio ha sottolineato che globalizzazione significa agire a livello europeo e internazionale. Tuttavia, se esaminiamo la situazione attuale nell’Unione europea e a livello internazionale, emerge con chiarezza che è proprio quest’azione concreta che si dimostra carente.

Vertice dopo vertice, i grandi e i meno grandi che pretendono di governarci mettono in scena i loro grandi ego e sguazzano nelle loro parole pompose, mentre la conclusione principale raggiunta da ogni vertice è la fissazione della riunione successiva.

Per di più, la cosiddetta governance globale che il G20 dovrebbe incarnare non ha alcun fondamento nel diritto internazionale e opera al di fuori del sistema delle Nazioni Unite. Il G20 è il frutto di un’autoproclamazione; opera senza regole scritte ed è un club di nazioni ricche che si sono circondate di pochi cosiddetti paesi emergenti, comprese alcune democrazie esemplari quali l’Arabia Saudita.

Poc’anzi l’onorevole Schulz ha citato un passaggio di una di queste dichiarazioni vuote rilasciate dal G20. Potremmo fare lo stesso con le dichiarazioni rese note dopo i nostri vertici europei. Promesse infinite e parole vuote, a cui non seguono mai i fatti. E, a coronamento del tutto, l’Europa è soggetta ai minivertici francotedeschi, in cui la strana coppia formata da Merkel e Sarkozy pretende di mostrarci la via.

Poco fa l’onorevole Verhofstadt ha parlato di giochi da casino. Sono tentato di aggiungere, “I giochi son fatti!”. La Commissione e il Parlamento devono unirsi per non scialacquare le fiche europee e preservare il metodo comunitario.

 
  
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  Regina Bastos (PPE).(PT) Signor Presidente, inizierò congratulandomi con la relatrice, onorevole Berès, per la relazione oggetto della discussione odierna, nonché con tutti coloro che hanno contribuito alla stessa. In veste di membro della commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale, ho elaborato un contributo sulla questione delle piccole e medie imprese (PMI), sottolineandone il ruolo cruciale come motore trainante della ripresa dell’Unione europea, nonché della sua crescita e benessere futuri.

Di fatto, esistono più di 20 milioni di PMI nell’Unione europea. Se pertanto ciascuna di esse potesse creare un solo posto di lavoro, darebbe luogo a una riduzione equivalente della disoccupazione. La relazione presenta raccomandazioni quali strategie economiche per uscire dalla crisi: illustrerò quelle principali.

La prima è la necessità di rafforzare l’economia sociale di mercato, di evitare restrizioni alla concorrenza e di assicurare alle PMI l’accesso al credito. Vi è poi la concessione di incentivi fiscali e persino di sovvenzioni alle PMI per mantenere e creare posti di lavoro. A ciò si aggiunge la creazione di un nuovo quadro fondamentale per la piccola impresa (Small Business Act) con una dimensione sociale più marcata. Inoltre, si parla della creazione di una rete europea di consulenti esperti per la divulgazione delle competenze. Vi è poi l’innovazione quale motore più potente di crescita economica e, di conseguenza, la necessità di un legame fondamentale tra industria e innovazione. Viene poi citata l’istituzione di un nuovo partenariato tra industria e mondo accademico. Infine, vi è la creazione di un sistema di istruzione che soddisfi le esigenze del mercato del lavoro, ma anche la necessità di creare nuove qualifiche per nuove tipologie di impieghi.

 
  
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  Liisa Jaakonsaari (S&D). (FI) Signor Presidente, il Presidente della Commissione Barroso ha dichiarato all’inizio che la governance economica ha compiuto progressi talmente rapidi che appena due anni fa nessuno avrebbe potuto nemmeno prevederli. è vero, ecco perché vale sempre la pena controllare se il treno ha imboccato i binari giusti, visto che la velocità non è fine a se stessa. La relazione Berès effettua proprio quest’analisi, ed è eccellente.

Adesso che la commissione dell’onorevole Berès sta proseguendo il proprio lavoro, potrebbe essere utile prestare ascolto anche ai dissidenti della politica economica, ad esempio al Premio Nobel Paul Krugman. A suo parere, i ministri delle Finanze sono degli stregoni che sacrificano posti di lavoro sui propri altari. Dovremmo dare retta a queste persone se vogliamo passare da un’economia immaginaria a un’economia reale, e ci occorrono inoltre indicatori dell’economia reale, vale a dire occupazione e povertà.

Mi ha delusa il suggerimento dell’onorevole Schmidt secondo cui l’imposta sul trasferimento di capitali non può essere testata e introdotta in tutta Europa. Una grande delusione, soprattutto perché la sua conclusione è stata “più Europa”.

 
  
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  Iliana Ivanova (PPE).(BG) Nella relazione della commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale chiediamo in primo luogo una risposta europea, una leadership politica e intellettuale forte con una dimensione europea, un’integrazione di ampio respiro e il completamento del mercato unico europeo a vantaggio dei cittadini europei.

Abbiamo raggiunto un compromesso di importanza capitale su questioni chiave, quali il Patto di stabilità e crescita, i suoi meccanismi sanzionatori, l’iter delle riforme strutturali, il consolidamento di bilancio e gli investimenti strategici dell’Unione europea. Tra le azioni prioritarie di particolare importanza figurano quelle correlate alla politica di coesione e alle piccole e medie imprese.

La politica di coesione deve rappresentare uno dei pilastri di base della nostra politica economica. Sosterrà lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle reti transeuropee che, a loro volta, contribuiranno a rivitalizzare l’economia europea e a promuoverne la crescita sostenibile. Da parte loro, le piccole e medie imprese rivestono un’importanza vitale per il nostro sviluppo, crescita e prosperità futuri. Per le piccole e medie imprese va coniata una nuova definizione che crei anche opportunità sia per una politica più mirata a sostegno dell’imprenditoria, sia per interventi adeguati volti a ridurre l’onere amministrativo e la burocrazia.

Spero vivamente che le nostre proposte e raccomandazioni si riflettano nelle azioni concrete promosse dalla Commissione europea e principalmente dagli Stati membri, perché non c’è tempo da perdere. Dobbiamo ai nostri cittadini una risposta rapida e opportuna, per poter emergere dalla crisi con maggiore celerità e forza.

 
  
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  Ivailo Kalfin (S&D).(BG) La recessione economica ha colpito gli Stati membri con livelli diversi di gravità. La differenza non va tuttavia oltre i confini dell’area dell’euro, o almeno così si potrebbe ipotizzare da un punto di vista economico. Purtroppo, la moneta unica non ha finora creato un allineamento economico. Anzi, è accaduto proprio il contrario. Attualmente vi sono molte più differenze tra i paesi dell’area dell’euro rispetto a quante non ve ne fossero al momento del varo della moneta unica. è una situazione estremamente pericolosa.

Gli indicatori del Patto di stabilità e crescita non sono chiaramente accurati e non funzionano. Per tale ragione l’imposizione automatica di sanzioni non darà di per sé luogo a risultati positivi e avrà un impatto ancora minore su tutti e 27 i paesi dell’Unione europea. Potrebbe persino accadere il contrario, con stereotipi economici fini a se stessi che danno luogo a nuovi problemi.

La soluzione è chiara. Le economie degli Stati membri devono convergere il più possibile, di modo che le stesse misure possano conseguire i medesimi risultati ovunque. Ciò significa più politica applicata a tutta l’UE, più strumenti per le istituzioni europee, un bilancio più consistente e una maggiore indipendenza di bilancio per l’Unione europea, anche aumentando la percentuale delle sue entrate.

 
  
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  Frank Engel (PPE) . – (FR) Signor Presidente, la crisi è lungi dall’essersi conclusa, e lo dimostra l’irrequietezza che serpeggia in paesi quali la Francia. In Europa, credo che la crisi sia diventata una crisi di integrazione. Un esempio illuminante è ancora una volta rappresentato dal “accordo di Deauville”, che compromette il metodo comunitario e riflette le illusioni di grandezza tuttora nutrite da alcuni Stati membri. Ma in fin dei conti, chi di noi può ancora vantare tale grandezza?

Mi pare che nel 2050 l’Europa rappresenterà ancora il 6-7 per cento della popolazione mondiale, e la sua potenza economica si starà sgretolando. Continuare a competere gli uni con gli altri in questo modo ci aiuterà ad affrontare le sfide della concorrenza internazionale, o non sarà forse accettando di essere governati dal metodo comunitario e agendo insieme che riusciremo a far fronte a tali sfide? All’Europa serviranno risorse per conseguire tale obiettivo: risorse nuove e innovative. La discussione sulle prospettive finanziarie future è un’ottima occasione per parlare di tali risorse e tentare di identificarle: in termini di ricerca e sviluppo, e anche in termini di servizio per l’azione esterna.

A quale scopo creare un ventottesimo corpo diplomatico europeo se va semplicemente ad aggiungersi agli organi esistenti senza snellirli? Dovremmo farlo per concedere agli Stati membri un margine supplementare per consolidarsi e dovremmo dare all’Europa le risorse di cui ha bisogno per poter finalmente mettere in campo politiche che rivestano un significato per i nostri cittadini. è quello che vogliono da noi.

 
  
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  Burkhard Balz (PPE).(DE) Signor Presidente, senza voler sembrare presuntuoso, penso che dalla discussione di stamani emerga che negli ultimi mesi sia stata fatta una certa dose di lavoro. Anche la commissione speciale per la crisi finanziaria, economica e sociale ha portato a termine un onere di lavoro notevole nell’anno appena trascorso. Ciò emerge con chiarezza dai 1 600 emendamenti al progetto di relazione originario che sono stati presentati. Il mandato della commissione è stato ora prorogato di un altro anno. A mio parere, si tratta di una decisione giusta. La crisi è ben lungi dall’essersi conclusa. L’Irlanda ha sfiorato la bancarotta, il bilancio statale greco non si è ancora certamente ripreso e la situazione generale non invita certo a dichiarare l’emergenza rientrata. Pertanto, le riforme finanziarie ed economiche devono proseguire, ed è ancora troppo presto per porre termine al dibattito sulle cause della crisi e sulle conclusioni che è opportuno trarre.

Sarebbe pertanto scorretto dichiarare pressoché concluso il lavoro della commissione per la crisi e porre termine al suo mandato. Dobbiamo invece proseguire il lavoro sulla base dei risultati conseguiti fino ad oggi. Per questo ritengo che la relazione intermedia presentata sia accettabile per tutti, il che è dimostrato anche dall’ampio consenso che ha riscosso in sede di commissione per la crisi. Si sarebbe sicuramente potuto formulare il testo in maniera più concisa e succinta in determinati punti, ma dovremmo vedere la relazione per quello che è – una risposta provvisoria.

Più importante della formulazione delle singole parti è che nella seconda parte del lavoro della commissione partiamo dal lavoro preliminare svolto in precedenza. Dobbiamo valutare come e in che punti sia possibile sostenere le discussioni della commissione per la crisi nel dibattiti che si svolgeranno a breve a livello di commissioni legislative.

 
  
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  Antonio Cancian (PPE) . – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato questa mattina molto attentamente i vari interventi ma credo che dovremmo fare un po' più di chiarezza, distinguendo tra quelli che sono gli strumenti, che peraltro ritengo ben definiti e allineati, e la strategia e la nostra unità interna in quanto Comunità europea.

Per quanto riguarda gli strumenti, credo che siano stati fatti decisivi passi in avanti e che quindi stiamo andando nella giusta direzione. Quello che non riesco a capire la strategia: ovvero: siamo sulla stessa linea? Perché noi abbiamo sempre parlato di stabilità ma è ora giunto il momento – anzi è anche tardi – di parlare di crescita. Pertanto, quando parliamo di stabilità e sacrifici, concordo pienamente, ma se non puntiamo contemporaneamente alla crescita attraverso la creazione di occupazione – tema cruciale di questo periodo – credo che non faremo un buon lavoro.

Credo che questo vada ricordato al Presidente Barroso che, poco tempo fa è venuto a presentare lo stato dell'Unione, evidenziando chiaramente la strategia di quest'ultima riguardante il mercato finanziario. Stamattina non ho sentito parlare di questa strategia.

Mi permetto ancora di dire che sarebbe un errore imperdonabile voler camuffare l'evidente anarchia tra gli Stati membri dietro al concetto di sussidiarietà, troppo spesso utilizzato e il più delle volte a sproposito.

 
  
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  Arturs Krišjānis Kariņš (PPE).(LV) Signor Presidente, Commissario, membri del Consiglio, nel corso degli ultimi due anni moltissimi cittadini dell’Unione europea hanno sofferto, sono stati direttamente penalizzati dalla crisi. Anche nel mio paese, la Lettonia, non sono state poche le persone che hanno sofferto. è stata registrata una riduzione del 20 per cento del fatturato economico, seguita da un incremento altrettanto drammatico della disoccupazione. I miei concittadini hanno compreso che le circostanze straordinarie esigevano soluzioni straordinarie. Quali sono state tali soluzioni? Per risanare le finanze pubbliche, i cittadini del mio paese, i lettoni, hanno subito pazientemente una riduzione delle retribuzioni pari a oltre il 30 per cento, a cui si sono aggiunti incrementi delle imposte. Di conseguenza, in Lettonia le nostre finanze hanno riacquisito la stabilità. E quindi che motivo ho di indignarmi? Mi adiro quando mi capita di leggere, come oggi, che Germania e Francia, invece di proporsi di rafforzare la vigilanza finanziaria nell’Unione europea, intendono invece indebolirla. Significa quindi che il lavoro dei miei concittadini è stato vano? Onorevoli colleghi, non possiamo accettare che prevalga una situazione in cui alcuni Stati membri grandi desiderano continuare a comportarsi in maniera irresponsabile. Dobbiamo rafforzare la proposta della Commissione volta a dotare l’Europa di una vigilanza finanziaria solida. Grazie dell’attenzione.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE).(EN) Signor Presidente, a mio avviso dobbiamo avere ben chiaro un concetto, vale a dire che la crisi economica globale interessa principalmente le economie statunitense ed europea. Si registrano livelli elevati di crescita in altre zone del mondo, ma non in Europa né negli USA. Qui prevalgono soprattutto i livelli eccessivi di spesa e l’assenza di crescita. A mio parere, è questa una delle sfide più importanti.

Dobbiamo far partire la crescita ma, al contempo, ci occorrono finanze pubbliche stabili. Per questo trovo preoccupante – e mi associo alle osservazioni già espresse da chi mi ha preceduto – che alcuni leader europei parlino ora di regole più permissive e flessibili in materia di Patto di stabilità e optino per una modifica al trattato. Non credo che all’Europa serva un decennio di discussioni sulle modifiche ai trattati. Sarebbe una politica più orientata alla disintegrazione che non all’integrazione e alla competitività.

Dobbiamo rafforzare il Patto di stabilità con quante più sanzioni automatiche possibili. Occorre garantire che i disavanzi di bilancio siano ridotti, affidabili e sotto controllo, e condurre contemporaneamente riforme per essere aperti a una maggiore crescita economica – aprendo le frontiere europee e accogliendo una maggiore concorrenza. è questo il futuro ed è questa le linea che dovremmo difendere in seno al G20. è anche l’obiettivo dell’agenda europea.

 
  
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  Theodoros Skylakakis (PPE).(EL) Signor Presidente, la relazione Berès sulla crisi economica, oggetto di una delle nostre discussioni di oggi, rileva al paragrafo n. 32 che alcuni Stati membri, tra cui implica ovviamente anche il mio paese, la Grecia, non hanno attualmente la possibilità di elaborare piani di ripresa reale e che tutte le opzioni fino al 2012 si limitano ai tagli della spesa pubblica, all’aumento delle imposte e alla riduzione del debito. Tale posizione è enormemente rilevante per la Grecia e altri paesi, in quanto nel paese vi sono alcune fazioni che sostengono l’esatto contrario.

Personalmente mi preme associarmi alla posizione sostenuta dalla relazione Berès, in quanto i paesi che denotano un livello enorme di disavanzo e di indebitamento e, in particolare, i paesi che non hanno più accesso al mercato internazionale dei capitali devono ridurre i propri disavanzi per permettere alla ripresa di attecchire. Non c’è altro modo. Se non si riduce il deficit, non si può avere accesso ai mercati internazionali. Senza accesso ai mercati internazionali non ci può essere ripresa. è un boccone amaro da digerire, soprattutto per i cittadini, ma dobbiamo avere il coraggio di dire loro la verità.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(EN) Signor Presidente, non mi dilungherò oltre il minuto. Vorrei concentrarmi su due affermazioni espresse qui stamani. La prima dell’onorevole Hübner, che ha dichiarato che l’Europa non vive nel vuoto, e la seconda dell’onorevole Chastel, secondo cui l’Europa non può essere l’unica a fare concessioni.

Ritengo che sia giunto il momento che l’Unione europea diventi intransigente, soprattutto nei confronti dei paesi del G20 e delle Nazioni Unite. La nostra situazione attuale è tale per cui registriamo l’11 per cento di disoccupazione, il 20 per cento di giovani senza lavoro, un debito pubblico gigantesco e milioni di indigenti, e se gli altri paesi del mondo non si dimostreranno disposti a condividere tale onere, dovremo ricordare loro che non permetteremo che i nostri paesi diventino non competitivi e che si acuisca la povertà in seno all’Unione europea.

Vorrei inoltre ribadire che in Europa non solo dobbiamo parlare a una voce, ma anche agire come un’unica entità; non dobbiamo permettere che il consiglio dei governatori citato stamani, frutto di un’autoproclamazione, prosegua il proprio operato. Possono far valere le proprie posizioni di fronte al Consiglio.

 
  
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  Jan Kozłowski (PPE). (PL) Vorrei esordire esprimendo la mia soddisfazione per la relazione sul miglioramento della governance economica e del quadro di stabilità dell’Unione, e la mia gratitudine per il lavoro eccellente svolto dal relatore, l’onorevole Feio. Sono convinto che le nuove iniziative, tra cui il pacchetto per la vigilanza finanziaria e il semestre europeo, ci consentiranno di evitare crisi future o per lo meno di attutirne l’impatto.

Ritengo tuttavia che la questione chiave consista nel proseguire le misure volte a migliorare il coordinamento e ad aumentare la trasparenza delle strategie politiche riguardanti le economie degli Stati membri. Mi preme sottolineare l’importanza della creazione di un quadro valido per la cooperazione di bilancio a livello di UE e di Stati membri, tra cui l’allineamento tra le categorie di spesa dei bilanci nazionali e quelle del bilancio comunitario, in modo da poter condurre analisi approfondite e sistematiche della spesa pubblica europea.

 
  
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  Gilles Pargneaux (S&D).(FR) Signor Presidente, per iniziare vorrei spendere qualche parola sulle proposte franco-tedesche. A mio parere, la nostra reazione finale dovrebbe essere positiva. Ci capita spesso di dire che dal 2007 in poi il nostro motore francotedesco ha cominciato a fare le bizze. Al contempo, è deplorevole che queste proposte franco-tedesche contengano un elemento di asservimento per la Francia, dato che sono state elaborate al fine di evitare alla Francia di trovarsi in difficoltà, alla luce della salute cagionevole delle sue finanze e della sua economia.

Inoltre, è importante precisare che, a differenza della relazione Berès, tali proposte non presentano suggerimenti positivi che ci consentirebbero effettivamente di dotarci di una governance economica autentica in seno all’Unione europea.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) La crisi è un fenomeno molto complesso; consentitemi pertanto di esprimere solo qualche osservazione, visto che c’è poco tempo.

In primo luogo, viene posto un accento eccessivo sul criterio del debito pubblico delle economie nazionali, quando altri indicatori sono altrettanto importanti. Al contempo, è inevitabile incorrere nel debito pubblico in momenti di crisi, in quanto i governi devono compensare i disavanzi del settore privato mediante attività economiche nel settore pubblico o, per essere più precisi, mediante stimoli pubblici destinati al settore privato che potrebbero rallentare la crescita nella disoccupazione. Onorevoli colleghi, tutto ciò accade perché, in questo turbinio di numeri, tendiamo a dimenticare le persone che non hanno causato la crisi; dimentichiamo la disoccupazione e l’acuirsi della situazione sociale. Mi preme inoltre sottolineare che, in assenza di coordinamento europeo sulle politiche economiche e la regolamentazione del settore finanziario, sarà molto difficile uscire dalla crisi.

In conclusione, vorrei rivolgere un appello o una richiesta finale. Commissario. Da anni chiedo che vengano intraprese azioni effettive in merito alla situazione dei paradisi fiscali.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE).(EN) Signor Presidente, propongo che in futuro venga nominato un rappresentante per le questioni economiche. Dovremmo dotarci di un alto rappresentante per gli affari economici, sulla falsariga dell’Alto rappresentante per gli affari esteri. In futuro potremmo unire le competenze dei Commissari Rehn e Barnier.

Cambiando argomento, è scandaloso non poter parlare a una voce alle riunioni del G20. L’Unione europea sta aiutando la Francia, il Presidente Sarkozy e la presidenza del G20. In futuro, l’Unione europea dovrebbe nominare un unico rappresentante per tale vertice, e dovrebbe esprimersi a una voce.

 
  
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  Sven Giegold (Verts/ALE).(EN) Signor Presidente, ieri sera ho sofferto col Commissario Rehn durante la conferenza stampa, quando l’ho visto costretto a presentare questo accordo che non si basava soltanto sulle sue proposte. Ritengo che il pacchetto sulla vigilanza ci abbia insegnato come Parlamento e Commissione siano in grado di collaborare per conseguire un risultato soddisfacente. A mio parere, è questo che dobbiamo fare adesso.

Esaminando le procedure relative a disavanzo e bilancio, nonché le vostre valide proposte sugli squilibri macroeconomici, emerge che, per ottenere un accordo valido, è essenziale che i paesi che denotano sia eccedenze sia disavanzi facciano la propria parte per rimettere l’euro sulla strada giusta. Posso soltanto dire che la maggioranza di quest’Assemblea è disposta ad appoggiare le proposte che state elaborando.

 
  
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  Miguel Portas (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, visto che il direttorato franco-tedesco non è più presente in Aula, rivolgerò le mie tre domande sulla recente frenesia sanzionatoria alla Commissione e al Consiglio.

La prima riguarda l’idea dei depositi con interessi: come diamine spiegate razionalmente la volontà di aggiungere un disavanzo a un altro per combattere i disavanzi stessi?

La seconda domanda concerne la possibilità di sospendere i Fondi strutturali, la cui unica conseguenza sarebbe la destabilizzazione della crescita a medio e lungo termine e il conseguente incremento degli interessi sul debito, nonché l’aumento del disavanzo a breve termine.

Mi rimane soltanto la terza domanda: che ne dite di introdurre delle sanzioni per la stupidità e il peccato di arroganza?

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI).(EN) Signor Presidente, ci è stata promessa la crescita economica, ma la concorrenza con le economie emergenti che devono affrontare i paesi europei porterà alla distruzione delle basi manifatturiere e dei posti di lavoro dei nostri paesi.

Possiamo competere con loro solamente ridimensionando il tenore di vita dei nostri lavoratori. Dobbiamo respingere il globalismo, proteggere le nostre economie e smetterla di rafforzare i nostri concorrenti.

Ci è stata promessa una governance economica migliore in Europa. Tuttavia, le economie degli Stati membri sono molto diverse e un’unica ricetta economica non potrà andare bene a 27 paesi diversi. Ogni paese deve autoprescriversi la forma di governance di cui ha bisogno.

La crisi economica è iniziata con le attività delle banche, ma la risposta dei governi è stata di correre in loro aiuto. Dobbiamo controllare le attività delle banche che generano credito, vale a dire le attività che fruttano denaro. Le banche devono essere al servizio delle nostre economie e non devono essere autorizzate a seguire i propri piani, e di sicuro non devono essere i nostri beneficiari favoriti.

 
  
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  Alajos Mészáros (PPE). (HU) Abbiamo vissuto la crisi economica e sociale più grave della storia dell’Unione europea, tra le cui cause primarie figurano la disuguaglianza globale, una regolamentazione finanziaria permissiva e la politica finanziaria poco severa degli Stati Uniti. Credo che l’Unione europea abbia risposto alle conseguenze della crisi con un lieve ritardo. Le prime reazioni degli Stati membri non denotavano armonia. In futuro ci occorreranno meccanismi adeguati di gestione economica per affrontare i periodi di crisi. Ai fini della nostra sicurezza, dobbiamo accertarci che l’Unione europea possa contare sulle proprie forze. A mio parere, il lavoro della commissione speciale per la crisi finanziaria, economica e sociale è ancora necessario, visto che la crisi non è ancora finita e che i mercati finanziari non si sono ancora stabilizzati. Gli Stati membri devono armonizzare le politiche in materia di bilancio e condividerle. Il mercato interno costituisce una delle leve indispensabili per la crescita, di conseguenza la strategia UE 2020 dev’essere incentrata su investimenti a lungo termine e occupazione. Occorre rafforzare la posizione delle PMI, poiché il loro lavoro essenziale rappresenta la forza motrice della ricerca, dell’innovazione e della crescita.

 
  
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  Antigoni Papadopoulou (S&D).(EL) Signor Presidente, l’Unione europea si trova effettivamente a un bivio. La crisi economica internazionale ha frenato la crescita e acuito disoccupazione, povertà ed esclusione sociale. Le misure di soccorso sono state positive, malgrado alcune gravi debolezze. Tuttavia, è evidente che ci occorrono una maggiore solidarietà a livello comunitario e un coordinamento migliore tra i piani di ripresa nazionali.

Il Parlamento europeo esige dalla Commissione più Europa, meno burocrazia, sostegno alle piccole e medie imprese, più posti di lavoro nuovi, più risorse per finanziare i progetti nei settori vitali e un sistema più solido per disciplinare, monitorare e coordinare le politiche economiche, fiscali e sociali dell’Unione europea.

Anch’io sono a favore dell’istituzione di un Fondo monetario comune allo scopo di controllare efficacemente la governance economica europea. In conclusione, tale è il mio orgoglio per l’assegnazione del Premio Nobel a un cittadino cipriota, Christoforos Pissalides, che chiedo al Parlamento europeo di invitarlo a presentare le proprie opinioni su come affrontare la disoccupazione e le sfide del nostro tempo.

 
  
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  Philippe Lamberts (Verts/ALE).(FR) Signor Presidente, mi rivolgo alla Commissione e al Consiglio semplicemente per rilevare tre punti deboli contenuti nelle proposte sulla governance europea, a nostro avviso.

Il primo difetto consiste nel fatto che viene proposta una disciplina estremamente severa per i disavanzi e il debito e una disciplina troppo permissiva per gli investimenti, e penso a Europa 2020. Di fatto ci occorre una disciplina ugualmente severa in entrambe le aree, in quanto l’austerità da sola non rimetterà in moto l’attività economica.

La seconda mancanza è che se siamo così determinati a esercitare un controllo sulla spesa, dovremmo anche assicurarci entrate adeguate. L’ho ribadito più volte in passato: non possiamo coordinare il bilancio se non coordiniamo prima le imposte.

Il terzo difetto è, a nostro avviso, di natura democratica, ed emerge con particolare chiarezza nelle proposte della task force. A quanto pare, per la task force il Parlamento non esiste, e lo trovo inaccettabile.

 
  
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  Constance Le Grip (PPE).(FR) Signor Presidente, vorrei che il mio contributo vertesse sui preparativi per i vertici imminenti del G20. Gli oratori che mi hanno preceduta hanno già detto tutto quello che c’era da dire sulla governance economica europea, sulla necessità di migliorarla, di rafforzare il Patto di stabilità e crescita, e di coinvolgere più strettamente nel processo il Parlamento europeo e, naturalmente, i parlamenti nazionali.

Vorrei citare brevemente due sfide che devono affrontare le nostre nazioni e i membri del G20, sfide che, a mio avviso, vanno trattate nel corso dei prossimi vertici del G20.

Si tratta della guerra valutaria e della volatilità dei prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda tali questioni, che rappresentano una vera e propria minaccia per la crescita globale e che danno luogo a ingenti squilibri sul nostro pianeta, ritengo che l’Unione europea debba trovare il consenso su posizioni comuni, per poter parlare a una voce e in maniera più globale nei prossimi vertici del G20, sia quello di Seoul sia quelli che seguiranno.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE).(RO) Al momento gli effetti della crisi sembrano lungi dall’essersi esauriti. Per tale ragione colgo l’occasione per rammentarvi l’importanza del ruolo svolto dalla politica economica e di coesione sociale e, infine ma non da ultimo, la sua assoluta imprescindibilità.

Questa politica è diventata un aspetto chiave del pacchetto per la ripresa economica, in grado di fornire valore aggiunto e di sostenere gli sforzi a favore della modernizzazione e della crescita economica sostenibile, e capace nel contempo di dare prova della solidarietà europea. A mio parere, ci occorrono innanzi tutto investimenti massicci in ogni genere di infrastruttura, che si tratti di trasporti, energia o telecomunicazioni. Servono investimenti ingenti di capitali da tutta una serie di fonti di finanziamento, sia pubbliche sia private, nonché tramite partenariati pubblici-privati che, a mio parere, non vengono ancora sfruttati appieno.

 
  
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  Rachida Dati (PPE).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto complimentarmi con il nostro collega, onorevole Feio, per la qualità della relazione e le proposte ambiziose che contiene. Il documento dimostra inoltre che il Parlamento europeo sta ricoprendo un ruolo attivo in una discussione determinante per il futuro dell’Europa, e non possiamo che rallegrarci di ciò.

La crisi greca ha inoltre messo a nudo le debolezze che compromettono la governance economica dell’Unione europea. Su questo punto prendo pertanto atto della proposta dell’onorevole Feio di istituire un meccanismo permanente per la stabilità finanziaria. Dobbiamo inoltre gestire tale problema alla fonte.

Ritengo che la soluzione risieda anche nel rafforzamento del Patto di stabilità e crescita e in particolare delle sanzioni previste dal medesimo. è essenziale se vogliamo conseguire una ripresa durevole dei bilanci nazionali, interventi che non sempre riscuotono il consenso popolare. è una soluzione restrittiva, ma non abbiamo scelta.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D). (LT) La crisi finanziaria, economica e sociale ha colpito tutti i cittadini europei senza distinzione. I tempi difficili hanno tuttavia evidenziato con maggior chiarezza il fatto che i vari piani nazionali per la ripresa economica erano mal coordinati e poco efficaci. Inoltre, alcuni Stati membri non avevano veramente nessuna possibilità di elaborare dei veri piani nazionali di ripresa economica, tra cui misure tese a stimolare la crescita e l’occupazione, in quanto avevano ulteriormente ridotto la spesa pubblica durante la recessione e avevano aumentato le imposte per contenere il debito nazionale. Purtroppo, in alcuni Stati membri tali provvedimenti vengono presi a discapito dei cittadini comuni. Mi preme inoltre richiamare l’attenzione sul fatto che la crisi ha messo chiaramente in evidenza le disuguaglianze sociali esistenti tra diversi gruppi sociali. Ad esempio, le donne sono molto più a rischio degli uomini di ritrovarsi al di sotto della soglia di povertà. L’Unione europea deve pertanto trarre insegnamenti da questa crisi e attuare le iniziative adottate in tutti i campi, coordinando azioni congiunte con gli Stati membri.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, dopo aver a malapena disciplinato gli squali finanziari del monopolio del mercato azionario, ci troviamo a dover affrontare il problema di una corsa globale verso la svalutazione delle valute che, malgrado il leggero tentativo di compromesso odierno messo in campo dalla Cina, non è ancora stata sventata. Un’eventualità che per noi europei rappresenta un anatema – segnatamente, la svalutazione o gli interventi nei mercati valutari – è ora diventato un problema impostoci dalla globalizzazione. Gli USA vogliono ridurre il debito pubblico, i giapponesi vogliono stimolare l’economia e i cinesi vogliono aumentare le esportazioni. La politica valutaria lasca condotta dalle altre potenze economiche danneggia naturalmente l’Europa e altri paesi e pertanto, a mio parere, dev’essere un tema prioritario di discussione al vertice del G20.

Dopo tutto, inondare i mercati mondiali di prodotti d’importazione cinesi a basso prezzo è facile se la valuta viene svalutata artificialmente. Questo genere di intervento durevole provoca distorsioni sui mercati, un gioco estremamente pericoloso che, nel peggiore dei casi, potrebbe mettere in ginocchio l’intera economia globale.

Anche se le prospettive di successo sono incerte, è essenziale che al vertice venga trattato il tema dei piani per un’imposta sulle transazioni finanziarie.

 
  
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  Pervenche Berès, relatore.(FR) Signor Presidente, mi preme ringraziare gli onorevoli colleghi che sono intervenuti per il contributo da loro offerto. Vorrei reagire a due o tre interventi.

Innanzi tutto, mi rivolgo all’onorevole Zīle. Ha fatto un’affermazione molto importante in tema di riforma della politica di coesione. Dobbiamo sottoporre a valutazione tale politica per stabilire se, negli anni intercorsi dall’adesione, l’iniziativa azzardata di sanare in parte le disuguaglianze interne mediante l’applicazione di tali fondi si sia rivelata corretta, e per formulare una valutazione obiettiva e trarre così insegnamenti per il futuro.

Molti onorevoli deputati – e li ringrazio – hanno citato il tema della rappresentanza dell’Unione europea e della governance mondiale. Si tratta di un punto assolutamente strategico per la nostra Unione europea, ancora una volta in un momento in cui sembra che stiano per scoppiare conflitti valutari. Dobbiamo parlare a una voce europea, sia internamente sia all’esterno. Ricorriamo alla nostra forza interna per dimostrarci determinati e uniti nelle nostre rappresentanze verso il mondo esterno.

Inoltre, mi associo a quanto dichiarato dal mio collega, onorevole Goebbels, secondo cui il G20 non rappresenta la soluzione alla quale noi aspiriamo in ultima analisi per la governance mondiale, che prevede che ognuno occupi il proprio posto e che ci sia spazio per le istanze di arbitrato di cui necessitiamo. Mi riallaccio all’intervento di ieri del Segretario generale delle Nazioni Unite, che ha affermato che la nostra rotta futura deve inserirsi in quella seguita dalle Nazioni Unite e implicare una riforma radicale di tale istituzione e della sua governance.

Infine, signor Presidente, per concludere la discussione vorrei riprendere il tema degli investimenti pubblici e tornare su quanto affermato dal mio collega, onorevole Lamberts. Nella nostra relazione chiediamo che la Commissione conduca una revisione annuale delle esigenze di investimenti pubblici e privati e introduca indicatori di performance che ci consentano di elaborare una strategia di investimenti a lungo termine a vantaggio dell’occupazione e di conseguenza dei cittadini europei. Tale strategia si baserebbe su obiettivi sostenibili e sul concetto di solidarietà, che è al cuore dell’Unione europea.

(Applausi)

 
  
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  Diogo Feio, relatore.(PT) Signor Presidente, gradirei iniziare ringraziando tutti gli eurodeputati che hanno contribuito alla discussione, anche coloro che interverranno prima della fine della discussione. è tempo di passare dalle parole ai fatti. D’ora in poi, in seguito a questo voto, che mi auguro darà esito positivo, il Parlamento sarà dotato di una propria posizione sul tema della governance economica. Tale posizione difenderà lo spirito dell’Unione: una maggiore trasparenza e pubblicità. Caldeggerà la governance economica quale obiettivo per la crescita di tutti e 27 i paesi membri dell’Unione europea e per un coordinamento più puntuale, con più unione economica e monetaria.

In poche parole, difenderà un’Europa più solidale, preparata ed efficace; un’Europa per tutti, con voci diverse ma con un discorso unico; un’Europa con posizioni del Consiglio, della Commissione e del Parlamento. L’Europa della governance economica non è l’Europa dei vertici a due: è l’Europa delle voci istituzionali, del Parlamento europeo e della voce dei cittadini europei.

Ne emerge il ruolo cruciale che devono ricoprire nel settore quest’Assemblea e i parlamenti nazionali, che devono avere una visione propria sulla vigilanza macroeconomica a cui occorre sottoporre gli Stati membri, devono esprimere il proprio parere su come viene attuata la strategia Europa 2020 e devono prestare molta attenzione alla questione del rafforzamento del Patto di stabilità e crescita. Il Parlamento ha proposte diverse rispetto alle altre istituzioni.

Pertanto – signor Presidente, sto per concludere – è giunto il momento di trattare le questioni in oggetto con unità e forza.

 
  
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  Olli Rehn, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, mi permetta di esordire ringraziando gli onorevoli relatori Berès e Feio e gli onorevoli parlamentari per una discussione molto sostanziale e concreta.

Comprendo come il numero degli interventi sia consono all’importanza delle questioni dibattute. Vorrei offrire qualche commento, fornire risposte ed esprimermi sulla discussione e le relazioni, e partirò dallo scenario internazionale.

Nell’economia mondiale stanno riemergendo squilibri che risalivano a prima della crisi e che minacciano una ripresa sostenibile e la creazione di posti di lavoro. Pertanto, è essenziale che il G20, prima la riunione ministeriale di questa settimana e poi il vertice tra due settimane, riesca a perseguire un coordinamento efficace delle politiche internazionali per riequilibrare la crescita globale.

Tutti i paesi devono svolgere il proprio ruolo in quest’azione di ribilanciamento: i paesi che denotano un’eccedenza rafforzando la domanda interna, e gli Stati in disavanzo concentrandosi sull’incremento delle esportazioni. Sono in gioco milioni di posti di lavoro nell’economia mondiale e nell’Unione europea.

L’Unione europea si sta adoperando a favore di un sistema finanziario internazionale robusto e stabile, in cui i tassi di cambio rispecchino i dati economici fondamentali. è un aspetto essenziale dell’obiettivo del G20 di riequilibrare la crescita globale ai fini della ripresa sostenibile e dell’occupazione.

Per la stessa ragione, è essenziale che l’UE riformi e rafforzi la propria governance economica. Le relazioni compilate dagli onorevoli Berès e Feio rappresentano contributi importanti in tal senso, mentre le proposte legislative della Commissione, una volta adottate, consentiranno di compiere un passo significativo verso un’unione economica e monetaria autentica e perfettamente funzionante.

Sono stati sollevati interrogativi sul parere della Commissione a proposito di prelievi e imposte sulle istituzioni finanziarie. Ho trattato l’argomento col Presidente Barroso e abbiamo pensato che potrebbe essere utile chiarire la nostra posizione al riguardo, in quanto sul tema sono state rilasciate dichiarazioni confuse.

Siamo nel bel mezzo di una riforma radicale del nostro stesso sistema finanziario e dobbiamo anche mantenere lo slancio al G20. Innanzi tutto, la Commissione ha elaborato una proposta su una tassa di stabilità o un prelievo bancario per far sì che il settore privato, il settore bancario e finanziario, partecipino ai costi causati dalla crisi e alla risoluzione di crisi future.

è questa la proposta sul tavolo e, in alcuni Stati membri, è già in corso di attuazione.

In secondo luogo, la Commissione desidera che il settore finanziario partecipi alla copertura dei costi della crisi e per tale ragione l’UE – e la Commissione – sono determinate a caldeggiare l’introduzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello globale.

In terzo luogo, la Commissione ha nel frattempo presentato, come possibile soluzione per le nostre risorse proprie nel bilancio comunitario, una proposta che prevede che il settore finanziario offra un contributo equo a livello di UE, ad esempio un’imposta sulle attività finanziarie.

è questa la nostra posizione. Abbiamo proposto un onere bancario o tassa di stabilità; abbiamo ventilato l’ipotesi di un’imposta sulle attività finanziarie come fonte per le nostre risorse e, in terzo luogo, siamo decisi a caldeggiare l’introduzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello globale.

La relazione Feio comprende una proposta per l’istituzione di un fondo monetario europeo. La Commissione è a favore dell’istituzione di un meccanismo permanente per la prevenzione e la risoluzione delle crisi che preveda due aspetti, due elementi, due dimensioni. L’accento va posto sulla prevenzione delle crisi oltre che sulla risoluzione delle medesime, in quanto prevenire è meglio che curare.

Per quanto riguarda la risoluzione delle crisi, già a maggio abbiamo dichiarato apertamente che occorre un quadro solido per la gestione delle crisi nell’area dell’euro, e la Commissione, a tempo debito, intende elaborare delle proposte per un meccanismo permanente di risoluzione delle crisi.

Sono emersi alcuni principi generali, in particolare che la prevenzione e la risoluzione delle crisi devono andare di pari passo e che ogni genere di assistenza finanziaria dev’essere soggetta a condizioni severe.

Un meccanismo permanente di questo tipo deve minimizzare i rischi morali e incentivare gli Stati membri a perseguire una politica fiscale responsabile e gli investitori ad optare per pratiche creditizie responsabili.

L’onorevole Schmidt ha proposto un emendamento riguardante la partecipazione volontaria di Stati membri non appartenenti all’area dell’euro al regime sanzionatorio. Sapete che nella prima fase proponiamo un regime per i paesi membri dell’area dell’euro, e in una seconda fase per tutti e 27 gli Stati membri. La Commissione può accettare e appoggiare tale emendamento, che si propone di coinvolgere nel regime sanzionatorio gli Stati membri non appartenenti all’area euro, su base volontaria.

Abbiamo compiuto progressi soddisfacenti nel contesto della task force e abbiamo raggiunto la convergenza verso le iniziative della Commissione volte a rafforzare la governance economica, privilegiando in particolar modo la prevenzione e l’azione preventiva, ponendo l’accento sulla sostenibilità del debito, concordando un metodo per combattere gli squilibri macroeconomici e stabilire un meccanismo efficace di applicazione.

Benché in seno alla task force sia emersa una convergenza di opinioni verso le proposte della Commissione, il processo legislativo ordinario è appena cominciato. Finora abbiamo visto soltanto l’inizio. Forse siamo alla fine della fase iniziale, ma adesso il vero processo legislativo ordinario è appena iniziato e il Parlamento europeo, in veste di colegislatore, svolge effettivamente un ruolo cruciale e decisivo.

Vogliamo collaborare con voi e chiediamo a Consiglio e Parlamento di prendere le decisioni legislative entro l’estate dell’anno prossimo, in modo da far entrare in vigore il nuovo sistema di governance economica già dalla prossima estate, nel 2011, quando si svolgerà la prossima, importante tornata di valutazioni dell’efficacia di tali azioni.

Si tratta veramente di una questione di credibilità per l’Unione europea in termini di rafforzamento della governance economica, e concordo pienamente con voi che è davvero il metodo comunitario a far funzionare l’Unione europea e a farle produrre risultati.

Ho prestato molta attenzione ai vostri commenti sul tema. Apprezzo il vostro impegno risoluto a favore del metodo comunitario, a partire dagli interventi degli onorevoli Daul, Schulz, Verhofstadt e Cohn-Bendit, anche se non posso vantare un’eleganza oratoria paragonabile al “accordo di Deauville” o al “compromesso da casinò”.

Cerchiamo comunque di dimostrare nuovamente e insieme che il metodo comunitario può condurci, e ci deve ora condurre, al nuovo sistema di governance economica, e adoperiamoci per completare la nostra unione monetaria forte con un’unione economica robusta ed efficace, al fine di dare vita a un’unione economica e monetaria reale e completa.

 
  
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  Olivier Chastel, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signor Presidente, sarò breve e inizierò ringraziando i due relatori Berès e Feio a nome del Consiglio. Incarnano il coinvolgimento del Parlamento in un tema importante come questo. Mi preme inoltre aggiungere che vi esorto ad analizzare senza indugio eventuali iniziative riguardanti la governance economica – iniziative della Commissione che ci dovrebbero consentire di attuare la governance economica europea – e in particolare in relazione al principio di codecisione.

Considero il Consiglio a disposizione del Parlamento per realizzare progressi concreti sulla suddette proposte.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, mercoledì 20 ottobre 2010.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Paolo Bartolozzi (PPE) , per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere il mio apprezzamento per l'importante contributo che si intende fornire attraverso questo lavoro, individuando una serie di misure atte a superare l'attuale crisi e prevenirne di possibili ulteriori.

Dopo i limiti in materia di autoregolamentazione evidenziati in maniera preoccupante dalla recente crisi finanziaria mondiale, la scelta di un controllo di natura globale, si rende sempre più necessaria. L'attuale fase di instabilità economica e finanziaria, la più grave da decenni, ha prodotto una crisi occupazionale e sociale di portata tale da richiedere un decisivo intervento per rimuoverne ricadute negative e dare priorità alle opportunità che si aprono in un'economia globalizzata.

La crisi degli ultimi anni ha messo a dura prova la maggior parte delle economie avanzate. La ripresa, per alcuni Paesi, è ancora oggi lenta e la sempre viva fragilità dei mercati finanziari fa del coordinamento globale e della scelta di appropriate strategie economiche ed industriali gli aspetti chiave nella lotta alla crisi finanziaria. Una vigilanza globale, infatti, dovrebbe favorire lo stabilizzarsi di mercati finanziari solidi e sostenere l'attuale ripresa in corso, assicurando una forte crescita della domanda e dei livelli di occupazione.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto.(RO) La crisi economica in corso dimostra che il modello di governance economica attualmente in uso nell’UE non ha funzionato in maniera sufficientemente efficace e non è riuscito a conseguire una piena convergenza tra gli Stati membri. Tale situazione esige un miglioramento del quadro economico e lo sviluppo di strumenti di monitoraggio ambiziosi che siano più chiaramente definiti e maggiormente mirati. è essenziale che gli Stati membri rispettino le regole e le decisioni prese a livello europeo, specialmente quelle relative al Patto di stabilità e crescita. A tal fine, desidero accogliere con favore l’iniziativa presentata dall’onorevole Feio, tesa a incoraggiare azioni di questo tipo, a mettere in campo maggiori controlli e a monitorare con più attenzione le tendenze nel campo del debito e delle entrate pubbliche.

Concluderei aggiungendo che il governo rumeno ha recentemente adottato la politica di bilancio fiscale relativa al 2011-2013, che comprende le misure necessarie per riportare il disavanzo di bilancio al di sotto del 3 per cento e mantenere l’indebitamento sotto la soglia del 60 per cento. Tale processo di riforma creerà le condizioni necessarie per la ripresa economica.

 
  
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  Dominique Baudis (PPE), per iscritto.(FR) La crisi finanziaria, economica e sociale incombe da due anni. Si è tradotta in un tasso di disoccupazione di oltre il 10 per cento nell’UE e nel rischio di una nuova recessione. è una crisi che non riusciamo a controllare.

Il prossimo vertice del G20 si svolgerà l’11 e 12 novembre a Seoul, sotto la presidenza francese. L’istituzione del G20 è stato un progetto del Presidente Sarkozy, che è dell’avviso che al giorno d’oggi l’economia globale non possa più essere disciplinata da 8 paesi, ma richieda anche l’intervento di tutti i maggiori paesi in via di sviluppo. Tale contesto permette di sviluppare un’ambizione radicata in una visione a lungo termine. La crisi in corso esige una governance economica autentica, norme che limitino il dumping sociale nei paesi in via di sviluppo e una riforma del sistema monetario internazionale. A tale scopo, l’Europa deve saper parlare a una voce, forte e determinata.

 
  
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  Ivo Belet (PPE), per iscritto. (NL) Signor Presidente, una delle caratteristiche salienti delle raccomandazioni in oggetto è la tassa sulle transazioni finanziarie. Una misura del genere ci permetterebbe di prendere diversi piccioni con una fava: rappresenta uno strumento efficace contro le speculazioni e gli introiti ci permetterebbero di ridurre i disavanzi nazionali e di finanziare progetti sociali impellenti (l’ambiente, gli aiuti allo sviluppo, progetti di infrastrutture, eccetera). Il Parlamento ha ora chiarito che in Europa dobbiamo proseguire lungo questa strada, anche nel caso in cui il resto del mondo dovesse decidere momentaneamente di soprassedere per paura. Il prossimo passo prevede che la Commissione europea conduca uno studio di fattibilità. Oggi abbiamo preso una decisione su un intervento specifico e su una risposta alla crisi finanziaria. Tale decisione trasmette inoltre un segnale chiaro ai cittadini europei, e cioè che abbiamo tratto insegnamenti da tutte le cose che non hanno funzionato negli ultimi anni e che stiamo affrontando la crisi per rendere l’Europa più forte, principalmente nell’interesse dei cittadini europei.

 
  
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  George Sabin Cutaş (S&D), per iscritto.(RO) Le strutture normative in vigore nell’Unione europea e negli Stati Uniti prima della crisi economica e monetaria erano poco coerenti e si basavano prevalentemente su analisi macroeconomiche disparate. A causa della mancata coerenza delle strutture normative a livello globale, i paesi hanno reagito di propria iniziativa. Non hanno tenuto conto del fatto che, in un mondo globalizzato, le politiche monetarie adottate a livello nazionale esercitano un impatto ingente sulle altre economie. L’istituzione del comitato europeo per il rischio sistemico e delle autorità europee di vigilanza del settore finanziario rafforza la vigilanza finanziaria in seno all’UE. Tuttavia, sono ancora insufficienti le normative disponibili a livello internazionale per gestire le crisi del settore finanziario. Al vertice del G20 di novembre l’UE deve sottolineare l’importanza del dotarsi di un sistema normativo e di vigilanza tra i cui interventi figurino l’imposizione dell’obbligo di registrare le transazioni e gli strumenti finanziari. Abbiamo una responsabilità nei confronti dell’economia e prima di tutto dobbiamo essere forti a livello di Unione europea per poter indicare la via al resto del mondo.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto.(PT) L’UE e i suoi leader dovranno riconoscere una volta per tutte che la grave crisi che stiamo attraversando non si è originata negli USA! Si tratta di una crisi sistemica generata dal capitalismo nella sua fase attuale di sviluppo – il neoliberalismo. Alla luce di ciò, la crisi comunitaria si è originata nelle fondamenta stesse dell’Unione, di cui il neoliberalismo rappresenta uno dei pilastri essenziali. Di fronte ai risultati catastrofici delle loro politiche, i poteri che hanno essenzialmente determinato l’orientamento dell’UE stanno dando segno di un’arroganza e di un’aggressività preoccupanti, nel tentativo di imporre ostacoli inaccettabili al progresso, soprattutto ai danni dei lavoratori e dei cittadini dei paesi più vulnerabili, mediante un attacco intollerabile contro la loro sovranità. è questo il significato della dichiarazione congiunta che Francia e Germania hanno deciso di rilasciare a Deauville prima della riunione del G20 e del Consiglio europeo. Sembrano ignorare il fatto che proseguire lungo la strada che ci ha condotti fino a qui non può che portare alla catastrofe. è questo il messaggio che serpeggia in tutta Europa nelle dimostrazioni di protesta di lavoratori e cittadini. è giunto il momento di dare loro ascolto! La risposta vera alla crisi consiste nell’attribuire valore al lavoro e in una distribuzione più equa del reddito, segnatamente attraverso l’imposizione fiscale, privilegiando il lavoro rispetto al capitale.

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto.(EN) Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi che ha ampiamente danneggiato i settori finanziario, economico e sociale, e ha sortito un effetto negativo sul processo di integrazione del mercato interno. Il mercato unico potrebbe essere il catalizzatore necessario per avviare una ripresa economica e finanziaria concreta in Europa, uscire dalla crisi e ripristinare la necessaria fiducia tra i cittadini. Di per sé, la crisi potrebbe costituire una finestra di opportunità per attuare misure volte a stimolare la crescita economica, la competitività e il progresso sociale in Europa, ponendo i cittadini al centro dell’economia europea. Appoggio l’impegno del relatore a fornire indicazioni chiare per uscire dalla crisi: adottare misure e iniziative concrete incentrate sull’importanza del mercato interno, dell’occupazione e del ruolo delle PMI. Inoltre, dev’essere adottato un nuovo approccio olistico e inclusivo in cui gli obiettivi dei cittadini, in particolare quelli connessi alle loro preoccupazioni di natura economica, sociale, sanitaria e ambientale, siano perfettamente integrati nell’economia. Ci occorre un nuovo paradigma di pensiero politico, che consideri il cittadino europeo la variabile politica principale nell’individuazione e formulazione di leggi e politiche comunitarie.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE), per iscritto.(RO) In Europa è in corso la ripresa economica. Tuttavia, il clima rimane incerto. La ripresa economica mondiale è ancora fragile, e l’andamento del processo varia da paese a paese. La priorità centrale continua a essere la creazione di una base stabile in grado di promuovere sistematicamente una crescita economica sostenuta e bilanciata. A tal fine, occorre realizzare un sistema che sostenga contemporaneamente la risposta alla crisi, la prevenzione e la cooperazione a medio e lungo termine. L’Unione europea dev’essere un partner forte, capace non solo di applicare la propria esperienza nell’integrazione economica e politica, ma anche di offrire un contributo significativo alla governance economica globale. Dobbiamo elaborare politiche economiche credibili e fattibili nel medio termine e coordinare una politica macroeconomica che si basi su un quadro che favorisca una crescita sostenuta e bilanciata, stabilito dal G20. In un’eventuale strategia per le politiche economiche comunitarie devono figurare i seguenti aspetti: un piano d’azione che miri a sfruttare le riforme strutturali per rafforzare la crescita economica e l’occupazione, una riforma fiscale consolidata e una governance economica crescente per l’UE e l’area dell’euro. Va adottata un’agenda per lo sviluppo del G20, con un piano d’azione pluriennale che promuova la crescita economica e la flessibilità per i paesi in via di sviluppo.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto.(LV) Alla luce della situazione che si è venuta a creare, la cosa principale e più importante è elaborare una diagnosi e individuare le cause da cui è scaturita la crisi. I cittadini dei vari Stati dell’UE hanno vissuto gli effetti della crisi in modi diversi. è essenziale individuare gli errori, le pratiche scorrette e la condotta poco professionale dei governi nazionali per impedire che la situazione in cui si trovano i loro cittadini peggiori ulteriormente in futuro. A titolo d’esempio, il governo della Lettonia ha già preso in prestito da istituti finanziari internazionali una somma pari al doppio del suo bilancio annuale. Ogni giorno che passa, il governo lettone adotta misure in materia di sistema fiscale e politica finanziaria in generale che vanno a discapito dei cittadini e determinano la liquidazione delle aziende e l’emigrazione degli imprenditori lettoni. Il governo lettone tenta costantemente di emendare la legislazione in materia pensionistica per ridurre le pensioni. Tale condotta sta causando l’esplosione sociale e un’ingiustizia generale. Occorre trasmettere ai governi nazionali un messaggio forte secondo cui il taglio dei contributi sociali e delle pensioni in un periodo di crisi costituisce un reato contro la popolazione. Sono convinto che le fasce sociali meno protette e bisognose non debbano pagare per gli errori commessi dai governi.

 
  
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  Sławomir Witold Nitras (PPE), per iscritto. (PL) Vorrei ringraziare l’onorevole Feio per il lavoro svolto sul progetto di relazione. Ho l’impressione che stiamo tornando troppo celermente alle vecchie abitudini per quel che concerne le minacce che ancora incombono sull’Europa. Non stiamo prestando attenzione sufficiente ai segnali d’allarme provenienti dai mercati finanziari o da persone quali il Presidente Trichet, che di fatto ha definito la proposta della Commissione un passo positivo ma inadeguato verso il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita. Il nostro ruolo oggi, come Parlamento europeo, è la difesa delle proposte della Commissione europea dai governi degli Stati membri che, a quanto sembra, non hanno tratto alcun insegnamento della crisi.

Se il Consiglio europeo si fosse debitamente attenuto alle disposizioni del patto, l’entità della crisi europea nelle finanze pubbliche sarebbe stata molto minore. E se oggi permettiamo ai governi, in particolare quello tedesco e quello francese, di diluire le proposte della Commissione, la crisi si acuirà e ci dovremo chiedere se l’intero progetto della moneta comune sia sensato nella sua forma attuale, e se non avremo inavvertitamente dimostrato che l’euro è stato un esperimento fallito. Il compito che spetta al Parlamento è cruciale. Dobbiamo difendere l’euro e opporci a qualsiasi obiettivo politico a breve termine. Occorre costringere tutti gli Stati membri a condurre politiche di bilancio responsabili, per quanto possano essere dolorose. Grazie dell’attenzione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE) , per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la parola "crisi" viene dal greco Krino che – letteralmente – significa "decidere", "scegliere". Indica, quindi, un momento che separa una fase dall'altra. Dobbiamo guardare oltre e ragionare sul passato, in modo da porre in essere i cambiamenti strutturali che renderanno le nostre piccole e medie imprese più competitive e in grado di affrontare la maggiore pressione che deriverà da un ambiente globalizzato.

Facendo ciò, dobbiamo, inoltre, garantire occupazione per una buona parte della fascia meno protetta della forza lavoro e delle loro famiglie. L'Unione europea ha bisogno di una nuova governance economica che assicuri la stabilità e il rigore delle finanze pubbliche nazionali. Una crisi finanziaria ed economica come quella che viviamo non si deve più ripetere. La nuova governance economica dell'Europa deve considerare non solo l'ammontare del debito pubblico ma anche la sua sostenibilità a medio lungo termine. Il debito privato e la sostenibilità dei sistemi previdenziali sono altrettanto importanti che il debito pubblico in quanto tale per la stabilità delle finanze pubbliche. Anzi, Paesi che avevano un debito pubblico sotto controllo sono entrati in grave crisi proprio a causa del grave indebitamento delle famiglie e delle imprese. Mentre Paesi con debito pubblico elevato se la sono cavata bene.

 
  
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  Richard Seeber (PPE), per iscritto.(DE) La crisi economica e finanziaria ha messo a nudo anche troppo chiaramente le mancanze e le debolezze degli strumenti e metodi esistenti per coordinare la politica economica e valutaria. In passato, alcuni Stati membri, in particolare Francia e Germania, sono stati troppo esitanti nell’introdurre normative più ferree. Il superamento della crisi economica rappresenta una delle sfide più grandi che abbiamo dovuto affrontare e che presuppone soltanto una risposta europea e non nazionale. Vale anche per i meccanismi sanzionatori, tuttora ostacolati da alcuni paesi membri. Tuttavia, ai sensi delle nuove norme in vigore nei mercati finanziari interni, è giunto il momento di rafforzare l’unione monetaria e, al contempo, di ridurre il debito pubblico, per garantire il futuro dello spazio economico europeo. I parlamenti nazionali, in particolare, devono essere più attivamente coinvolti nel processo per europeizzare il dibattito negli Stati membri. Solo così si potrà trovare una risposta europea con cui superare la crisi e realizzare un’unione economica solida e robusta.

 
  
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  Jutta Steinruck (S&D), per iscritto.(DE) Dalla crisi finanziaria del 2008, i capi di Stato e di governo del G20 si sono riuniti regolarmente ogni sei mesi per trattare questioni economiche e finanziarie e promuovere la cooperazione, al fine di conseguire una crescita stabile e sostenibile per l’economia mondiale a vantaggio di tutti. Ritengo tuttavia che, per individuare una risposta sostenibile e appropriata ai problemi finanziari, economici o sociali della crisi, ci occorra un approccio con una base più ampia e prospettive più equilibrate su tali problematiche. I ministri delle Finanze degli Stati membri non sono in grado di valutare la situazione sul mercato del lavoro e di proporre soluzioni alle questioni impellenti di politica sociale e del lavoro capaci di tener debitamente conto delle esigenze dei lavoratori o dei cittadini in generale. Chiedo pertanto che i ministri dell’Occupazione e degli affari sociali del G20 si riuniscano regolarmente. Esorto inoltre l’UE e gli Stati membri che fanno anche parte del G20 a sviluppare ulteriormente tale concetto e a cooperare più strettamente tra loro nel campo dell’occupazione e della politica sociale, nonché a puntare a un approccio più equilibrato a livello di vertice. Non possiamo permettere che la concorrenza mini alla base la tutela dei diritti dei lavoratori. Dobbiamo far valere tali diritti non solo per i cittadini dell’Unione europea, ma anche per quelli di altri paesi del mondo.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. – (RO) L’UE, con i suoi 500 milioni di cittadini che rappresentano il 7 per cento della popolazione mondiale, produce il 30 per cento del PIL globale. Stando alle ultime statistiche, l’UE ha registrato un disavanzo della bilancia commerciale pari a 17,3 miliardi di euro nell’agosto del 2010. Nella prima metà di quest’anno, l’UE ha messo a segno gli incrementi più ingenti delle esportazioni con Brasile (+57 per cento), Cina (+41 per cento) e Turchia (+38 per cento), mentre gli aumenti più significativi delle importazioni hanno riguardato la Russia (+43 per cento), la Cina e l’India (entrambe +25 per cento).

Per conseguire gli obiettivi della strategia UE 2020, l’Unione dovrebbe ridurre la propria dipendenza dai fornitori tradizionali in campo energetico. Nel primo semestre dell’anno, il deficit della bilancia commerciale dell’UE a 27 nel settore energetico ha subito un rialzo di 34,3 miliardi di euro rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Inoltre, all’Unione europea serve una politica industriale ecoefficiente che mantenga il legame tra capacità innovativa e le unità produttive dell’Unione, contribuendo in tal modo a creare posti di lavoro in tutta l’UE e mantenere la competitività globale.

Per questo il Consiglio europeo, durante la riunione prevista per il 28 e 29 ottobre, dovrebbe inserire nel proprio ordine del giorno la politica industriale futura e la sicurezza energetica comunitaria, oltre a proposte per ridurre l’impatto del clima e dei cambiamenti demografici.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 
  
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  Janusz Wojciechowski (ECR). (PL) Ieri a Łódź, in Polonia, è stato ucciso sul lavoro un impiegato dell’ufficio elettorale del Parlamento europeo. Era un mio assistente, Marek Rosiak. Le parole pronunciate dall’assassino mentre commetteva il delitto non lasciano spazio a dubbi sul movente, vale a dire l’odio che nutriva nei confronti del Prawo i Sprawiedliwość (partito della legge e della giustizia), il principale partito polacco d’opposizione. La campagna dell’odio promossa da tempo contro questo partito è ora culminata in tragedia. A parte il delitto in sé, il Parlamento europeo deve anche condannare l’odio e la violenza, che non devono trovare posto nella politica europea e nella democrazia europea. Signor Presidente, le chiedo di osservare un minuto di silenzio in memoria di Marek Rosiak, un uomo che ha perso la vita mentre lavorava per il Parlamento europeo.

 
  
 

(Il Parlamento, in piedi, osserva un minuto di silenzio)

 
  
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  Ria Oomen-Ruijten (PPE). (NL) Signor Presidente, abbiamo appena dimostrato quanto possiamo essere dignitosi noi come Parlamento. Tuttavia, mentre stavo entrando in Aula poco fa, sono stato prima molestato da persone che ritengono che dovremmo sottoscrivere determinate risoluzioni, e poi circondato da palloncini che promuovono emendamenti specifici. Signor Presidente, giudico tale condotta dannosa per la dignità di questo Parlamento e le chiederei di rifletterci sopra e di studiare un modo per tenere sgombri i corridoi.

 
  
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  Gerard Batten (EFD).(EN) Signor Presidente, posso chiederle di prendere una decisione, per cortesia? Come vede, l’Aula è piena di palloncini. Può prendere una decisione sulla permissibilità o meno della cosa? Se fosse una condotta vietata, sarebbe possibile rimuoverli? Se invece fosse permesso, io e i miei colleghi abbiamo dei palloncini UKIP molto raffinati in viola e giallo che vorremmo portare in Aula la prossima volta.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Cari colleghi, oggi voteremo su questa questione così importante. La questione è correlata alla vostra dimostrazione. Vi chiedo di rimandare la dimostrazione fino a dopo la votazione, che si svolgerà tra circa 40 minuti. Vi prego di seguire il mio consiglio. Si tratta di un piccolo gesto per tutti noi. In generale, sono d’accordo con voi, ma vi chiedo di non organizzare dimostrazioni in Aula.

(Applausi)

 

4. Turno di votazioni
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la votazione.

(Per l’esito delle votazioni e altri dettagli: vedasi processo verbale)

 

4.1. Revisione dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione (A7-0279/2010, Paulo Rangel) (votazione)

4.2. Adeguamento del regolamento del Parlamento all'accordo quadro rivisto sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione (A7-0278/2010, Paulo Rangel) (votazione)
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  Presidente. – Mi preme ricordare che questo è stato il frutto di lunghi negoziati tra noi e la Commissione europea. Vorrei soprattutto congratularmi con il relatore, onorevole Rangel, e anche con l’onorevole Lehne, che hanno negoziato a nome nostro con la Commissione europea. Anche gli onorevoli Swoboda, Wallis, Harms, Roth-Berendt e Rangel hanno preso parte al lavoro, e vorrei ringraziarli sentitamente per l’esito dei negoziati. I miei ringraziamenti vanno anche al Presidente Barroso e al Vicepresidente Šefčovič. Siamo stati tutti molto onesti gli uni con gli altri. Il risultato è stato eccellente, per cui vorrei complimentarmi con entrambe le parti. Attendo con impazienza altre occasioni di buona collaborazione futura.

 

4.3. Regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee, relativamente al servizio europeo per l'azione esterna (A7-0263/2010, Ingeborg Gräßle) (votazione)

4.4. Modifica dello statuto dei funzionari delle Comunità europee e del regime applicabile agli altri agenti di dette Comunità (A7-0288/2010, Bernhard Rapkay) (votazione)

4.5. Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2010: Sezione II - Consiglio europeo e Consiglio; Sezione III - Commissione; Sezione X - Servizio europeo per l'azione esterna (A7-0283/2010, Roberto Gualtieri) (votazione)
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  Presidente. – Onorevoli deputati, abbiamo completato il processo legislativo sul servizio europeo per l’azione esterna. Vorrei in primo luogo esprimere i miei ringraziamenti a tutte le persone presenti ora qui in Aula, gli eurodeputati, per il loro lavoro eccezionalmente arduo e impegnativo. I presidenti di diverse commissioni del Parlamento europeo hanno svolto un ruolo di leadership in questo lavoro. Mi preme ringraziare i presidenti per l’ottimo lavoro, ma vorrei estendere i miei ringraziamenti, in particolare, a tutta una serie di persone che hanno rappresentato l’Assemblea sia come negoziatori sia come relatori, e i cui nomi vorrei ora citare. I nomi in questione sono: Elmar Brok, Guy Verhofstadt, Roberto Gualtieri, Ingeborg Gräßle, Crescenzio Rivellini e Bernhard Rapkay, nonché gli europarlamentari che hanno lavorato sul bilancio, László Surján e Sidonia Jędrzejewska.

Ho citato loro nello specifico perché si sono adoperati moltissimo per garantire il conseguimento di un buon accordo sul servizio europeo per l’azione esterna. Riteniamo che tale accordo sarà utile per l’Unione europea. Vorrei complimentarmi con tutti ma, in particolare, congratuliamoci anche con Lady Ashton e con coloro che hanno negoziato al suo fianco, e complimentiamoci col Consiglio per il risultato raggiunto. Tra noi c’è anche l’ambasciatore Christoffersen, che ha preso parte anch’egli ai negoziati. Un applauso, per cortesia.

(Applausi)

 
  
 

Avrei dei fiori per Lady Ashton, che però non è presente. Come sempre, le signore si fanno aspettare! Non me l’aspettavo, ma dobbiamo essere preparati anche a questo – noi uomini dobbiamo essere pronti a tutto!

(Applausi)

 

5. Seduta solenne - Allocuzione di metà mandato di Jerzy Buzek, Presidente del Parlamento europeo
Video degli interventi
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  Presidente. – Colleghi, il mio intervento sarà breve, come promesso un anno fa.

Siamo a metà della mia Presidenza. All’inizio vi avevo promesso che vi avrei tenuti al corrente delle mie attività.

In veste di Presidente del Parlamento europeo, rappresento tutti voi. Ovunque io vada, qualunque cosa io faccia, avverto sempre l’onore e la responsabilità di agire per conto di quest’Aula prestigiosa.

Ma questo discorso non riguarda me: questo discorso riguarda voi e la vostra attività. Riguarda tutti noi, quello che abbiamo realizzato insieme al Parlamento europeo negli ultimi 15 mesi, e quello che ci attende.

 
  
 

Onorevoli colleghi, per prima cosa, la crisi. Quello che i nostri cittadini si aspettano da noi politici, in primo luogo, è il superamento della crisi: combattere contro la povertà e l’esclusione sociale, e soprattutto quest’anno. La crisi non ha avuto origine in Europa, ma è qui, in Europa, che va superata. Quest’Assemblea ha preteso riforme ambiziose dalla Commissione europea e dal Consiglio. Tuttavia, abbiamo innanzi tutto adottato riforme finanziarie di base, quali il pacchetto per la vigilanza finanziaria, norme che limitano i bonus dei banchieri e che impongono requisiti sul capitale detenuto dalle banche. Così facendo, abbiamo gettato le fondamenta delle mura che proteggeranno i nostri cittadini da crisi future.

Eppure dobbiamo fare di più: occorre integrare meglio i nostri mercati europei, perché è questo che ci assicurerà crescita economica e prezzi più bassi. La relazione del professor Monti deve diventare legge. è doveroso rilevare che parti importanti della relazione sono state il frutto di vostre iniziative – le iniziative dei deputati del Parlamento europeo e delle nostre commissioni.

Quando ho rappresentato quest’Assemblea dinanzi al Consiglio europeo, ho dichiarato che dobbiamo essere onesti con i cittadini sulla necessità di tirare la cinghia in questo periodo difficile, sull’esigenza di lavorare di più e di andare in pensione più tardi. Solo così riusciremo a mantenere il benessere dell’Europa. Si tratta di un programma a lungo termine di riforme strutturali che non possono essere realizzate da un giorno all’altro. Così potremo attuare la strategia Europa 2020 e garantire la competitività e l’occupazione, che sono le cose più importanti per i nostri cittadini. I nostri compiti più urgenti sono la ripresa dalla crisi e la ricerca di uno sviluppo a lungo termine.

In secondo luogo, la solidarietà. La crisi ha dimostrato l’importanza della solidarietà europea. Ho visitato i luoghi più gravemente colpiti dalla crisi – Lituania, Lettonia, Romania e Grecia. Ho trasmesso messaggi di solidarietà, ma ho anche sottolineato che la solidarietà va necessariamente di pari passo con la responsabilità. Siamo riusciti in larga misura a sventare la crisi. Abbiamo salvato il paziente, ma adesso dobbiamo assicurarci che possa lasciare l’ospedale camminando con le sue gambe. Quel che occorre, come ricordavo poc’anzi, è pertanto una strategia a lungo termine per uscire dalla crisi. Ci occorre anche una gestione economica adeguata. Servono cambiamenti a livello strutturale, sociale e nel campo dell’istruzione. In periodi di crisi bisogna dare prova di realismo, ma anche di sensibilità.

In terzo luogo, politica energetica e cambiamento climatico. L’energia è un bene fondamentale per l’economia. L’energia e la tutela del clima sono alcune delle nostre principali priorità, nonché fattori politici determinanti per altre iniziative economiche. La sicurezza energetica, unita alla tutela dell’ambiente e a prezzi quanto mai contenuti per l’energia elettrica, sono diventate la sfida principale del XXI secolo, come tutti ben sappiamo. Per questo motivo, il 5 maggio 2010, insieme a Jacques Delors, abbiamo annunciato la dichiarazione sulla creazione di una Comunità energetica europea. Vorremmo che questo nome, “Comunità energetica europea”, diventasse un marchio di autenticità per tutte le imprese comunitarie che operano nel settore. Lo ripeto: la Commissione, il Parlamento e il Consiglio hanno già svolto molto lavoro in tal senso, e le attività proseguono su tali questioni d’attualità, ma è anche importante conferire uno stimolo aggiuntivo e dotare tali attività di un “ombrello” che consenta una loro attuazione adeguata. Oggi avrò il piacere di sottoscrivere un nuovo regolamento sulla sicurezza degli approvvigionamenti di gas che abbiamo adottato insieme.

C’è ancora molto lavoro da fare prima che il mercato dell’energia diventi un mercato unico. Continuerò ad adoperarmi in tal senso con voi. La cosa più importante è che le nostre attività in campo energetico tutelino anche il clima. Siamo leader in questo campo, e voglio che rimaniamo tali. Noi come Parlamento europeo abbiamo sottoscritto un accordo sul sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) e abbiamo dato pertanto vita a un “parlamento verde” che risparmierà energia e inizierà a utilizzare fonti di energia alternative.

Quarto punto: affari esteri. In qualità di eurodeputati, siamo ambasciatori di democrazia e come parte della nostra missione contribuiamo all’organizzazione di elezioni libere ed eque. Non passa settimana che uno di noi non promuova i nostri valori fondamentali oltre ai nostri interessi commerciali. Siamo l’economia più grande del mondo e i più grandi donatori di aiuti, ma non stiamo sfruttando appieno i nostri punti di forza. Dobbiamo rivedere il modo in cui conseguiamo i nostri obiettivi, e dobbiamo integrare nei nostri negoziati commerciali il sostegno della democrazia e dei diritti umani. Non dovremmo applicare due pesi e due misure, indipendentemente dal fatto che i nostri partner nei negoziati siano grandi e potenti o piccoli e deboli.

Il ruolo che mi compete come Presidente è rafforzare la nostra voce comune e comunicare le opinioni dei nostri cittadini oltre i confini dell’UE. Abbiamo pertanto rafforzato la nostra diplomazia parlamentare. Io vi ho rappresentati alle riunione parlamentari del G8. Mi sono recato in visita ufficiale in Cina e negli USA. I nostri rapporti con il Congresso americano, dove abbiamo un ufficio di rappresentanza, sono migliorati in termini di qualità. Sono stato il primo Presidente del Parlamento a visitare la Russia dopo 12 anni di assenza.

Grazie ai nostri sforzi comuni, abbiamo istituito un segretariato per l’assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo e stiamo cooperando con ottimi risultati con l’America Latina tramite EUROLAT. Dovremmo tuttavia ammettere che c’è ancora molto lavoro da fare prima di mettere in moto la cooperazione parlamentare in EURONEST, che fa parte del partenariato orientale.

Onorevoli deputati, abbiamo appena concluso la votazione sul servizio europeo per l’azione esterna. A breve – e ne sono profondamente convinto – diventerà un nostro grande asso nella manica e svilupperà il nostro potenziale europeo. Abbiamo negoziato con fermezza con il Consiglio per renderlo un servizio moderno che rappresenti il punto di vista dell’Unione e gli interessi comuni dell’Europa. Dobbiamo tuttavia riconoscere che tutte le parti sono state molto disponibili al compromesso, pertanto i complimenti devono essere reciproci. Abbiamo partecipato tutti alle discussioni.

Onorevoli colleghi, rimaniamo ancora un momento sul tema degli affari esteri, e consentitemi di ripercorrere tutte le tappe che abbiamo raggiunto quest’anno: abbiamo respinto l’accordo su SWIFT. è stato un momento d’importanza eccezionale. Il governo americano ha avuto modo di constatare che il Parlamento che esce da Lisbona fa sul serio. In futuro lo scopriranno non solo gli USA, ma anche i governi di molti altri paesi. Quando gli storici futuri si troveranno a dover valutare questo voto, diranno che abbiamo fatto la cosa giusta nell’interesse dei nostri cittadini. Abbiamo trovato il giusto equilibrio tra sicurezza e tutela della libertà personale. Ed è importante perché, come europarlamentari, rappresentiamo i nostri cittadini.

Quinto punto: diritti umani. Sono una priorità per il nostro Parlamento, e anche per me. Sollevo sempre questa problematica, ogni volta che serve. So che dietro di me ci sono 735 difensori dei diritti umani, e che dietro di loro ci sono 500 milioni di cittadini. In Russia ho chiesto al Presidente Medvedev notizie sui delitti degli attivisti dei diritti umani e dei giornalisti quali Anna Politkovskaya e Sergey Magnitsky. Quando Liu Xiaobo è stato insignito del Premio Nobel, ho ribadito il mio appello per il suo rilascio immediato e incondizionato. Domani decideremo il vincitore del Premio Sakharov di quest’anno. Sono determinato a sfruttare la rete Sakharov dei vincitori di questo premio, insieme al forum degli ex Presidenti del Parlamento europeo, quali strumenti efficaci nella nostra lotta per la dignità umana, i diritti umani e la democrazia in tutto il mondo. Gli attivisti nel campo dei diritti umani possono avere la certezza che il loro destino ci sta a cuore. Loro ci stanno a cuore! Il Parlamento europeo è un luogo che ha a cuore le persone.

Sei: i diritti delle donne. Ho rivolto ripetute richieste per l’elezione di un numero maggiore di donne alle cariche più alte in seno all’Unione. Ho ricevuto un sostegno immenso da parte di tutti i deputati di quest’Assemblea. Ho inoltre appoggiato l’iniziativa di introdurre delle quote nelle liste elettorali. Un sistema politico che non è in grado di assicurare una rappresentanza adeguata del 52 per cento della propria popolazione negli organi decisionali perde contatto con la società. L’Europa deve unirsi in una coalizione a favore del lavoro e, al contempo, della vita familiare. In particolare in epoca di crisi, è importante che le madri non cadano vittima di pratiche che fomentino l’insicurezza sul posto di lavoro. Abbiamo appena avuto una discussione sul tema, che è anche correlato al superamento della crisi demografica in Europa. Come da me confermato un quarto d’ora fa, sostengo con decisione qualsiasi intervento del genere in quest’Assemblea, anche se l’Aula non è forse il luogo ideale per un’azione del genere.

Aristotele diceva che l’eccesso e il difetto sono propri del vizio, mentre la medietà è propria della virtù. Dobbiamo garantire parità di partecipazione di uomini e donne alla vita pubblica. Seguiamo la via indicataci da Aristotele.

Settimo punto: riforme istituzionali. Poiché ero convinto dell’importanza del trattato di Lisbona, mi sono recato in Irlanda, come molti di voi, per persuadere gli irlandesi ad appoggiare il trattato. Sono anche andato dal Presidente Klaus nella Repubblica ceca per perorarne la ratifica. Abbiamo lavorato sodo per far entrare in vigore il trattato, e ci siamo riusciti.

Onorevoli colleghi, uno dei cambiamenti più importanti è stato il rafforzamento del potere legislativo del nostro Parlamento. Ci spettano ora nuovi diritti, ma anche nuove responsabilità. Il trattato, nel rafforzare il ruolo del Parlamento, ci consente comunque di adottare molte decisioni ricorrendo al metodo intergovernativo. Per tale ragione, dobbiamo promuovere in ogni caso il metodo comunitario come strumento efficace per il controllo da parte dei cittadini. Non dimentichiamo comunque che le decisioni sulla direzione che l’Unione europea dovrà intraprendere dipendono ancora in larga misura dagli Stati membri, dai capi di governo, dai Presidenti e dai cancellieri. La possibilità di cooperare in vista di rafforzare le istituzioni europee che in passato hanno conferito forza all’Europa è molto importante, e sono certo che continuerà ad esserlo anche in futuro.

In qualità di Presidente del Parlamento europeo, ho dedicato tutte le mie energie al consolidamento della posizione della nostra Assemblea rispetto alle altre istituzioni europee sulla base del trattato di Lisbona. L’ho fatto perché rappresentiamo i cittadini e veniamo eletti direttamente da loro, pertanto dobbiamo garantire loro una piena rappresentanza dinanzi alle istituzioni europee.

Abbiamo compiuto progressi ingenti in termini di maggiore responsabilità della Commissione nei confronti di quest’Assemblea. Abbiamo anche introdotto modifiche alle modalità operative di questo stesso Parlamento. Per la prima volta si terrà una sessione mensile di domande e risposte col Presidente della Commissione europea, si è già tenuta la prima discussione sullo stato dell’Unione, organizziamo incontri periodici della Conferenza dei presidenti di commissione e del Collegio dei Commissari, e io stesso mi riunisco con la Commissione e il Collegio dei Commissari.

Abbiamo avviato un dialogo con la Presidenza del Consiglio sulla pianificazione legislativa. Mi incontro regolarmente col capo di governo che ricopre la Presidenza di turno. Per la prima volta, il Presidente del Consiglio europeo non solo ha presenziato a una sessione plenaria, ma si è anche riunito con la Conferenza dei presidenti di commissione subito dopo il Consiglio europeo. Infine, e considero quest’aspetto estremamente importante, stiamo instaurando un partenariato stretto con i parlamenti nazionali. Vorrei associarmi ai ringraziamenti generali rivolti ai parlamenti nazionali per la loro disponibilità a collaborare. Adesso saremo congiuntamente responsabili di una legislazione a livello europeo. è nostra responsabilità comune per il futuro dell’Europa.

Ottavo punto, ed è quello conclusivo, il bilancio – il nostro compito più importante per il futuro. è nostro dovere accertarci che il bilancio per il 2011 contribuisca alla crescita economica. Dalla struttura del bilancio scaturisce l’elenco delle priorità politiche. Dobbiamo assicurarci che contenga i fondi promessi ai nostri cittadini. I “tagli” non devono essere dettati da un populismo vuoto. Non devono tradursi in privazioni per i nostri cittadini in campi quali l’istruzione, la formazione, la ricerca scientifica o i progetti infrastrutturali. Dobbiamo sempre porci interrogativi sulle ripercussioni finanziarie di un taglio delle spese a livello europeo. Le conseguenze finanziarie si tradurranno in meno Europa?

Il nostro compianto collega, Egon Klepsch, ex Presidente di quest’Assemblea, quando commentò la prima votazione del Parlamento sul bilancio, dichiarò che il Parlamento definiva “l’interesse pubblico” europeo che, secondo lui, rappresentava il vero banco di prova. Oggi noi tutti dobbiamo affrontare proprio questo banco di prova.

Mi accingo ora a concludere.

 
  
 

Ci attende una mole ingente di lavoro legislativo urgente. In conclusione, vorrei riprenderne nuovamente gli aspetti più importanti. Il nostro obiettivo è uscire dalla crisi e proteggere i cittadini da un’eventuale nuova recessione. Lo ripeto: questa crisi non si è originata in Europa, ma va sradicata qui, in Europa. Non possiamo superare la crisi ricorrendo a metodi tradizionali. Ecco perché in Europa i dibattiti – quelli di ampio respiro – e l’immaginazione dei cittadini sono così importanti.

Oltre al mercato unico, è importante rafforzare il mercato delle idee, dei nostri valori fondamentali. Dobbiamo parlare del ruolo dello Stato e del futuro dell’Europa, del trasferimento della conoscenza, di sistemi alternativi di sicurezza sociale, di nuovi metodi di istruzione, di cultura.

In veste di vostro rappresentante, ho avuto il privilegio di partecipare a eventi importanti: il sessantacinquesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, il sessantesimo anniversario della dichiarazione Schuman, il trentesimo anniversario dell’istituzione del sindacato autonomo dei lavoratori Solidarnosc, e il ventesimo anniversario della riunificazione della Germania. Si potrebbe dire, dall’incubo totale della guerra allo spirito di solidarietà e alla riunificazione dell’Europa.

Nei miei colloqui con i partner esterni dell’Unione europea, constato che il modello europeo suscita rispetto in tutto il mondo. Dobbiamo andare fieri del nostro metodo comunitario di cooperazione – negli ultimi sessant’anni, ci ha regalato la pace e adesso un’Europa unita.

Se crediamo nell’Europa, dobbiamo credere in noi stessi. Per fugare ogni dubbio sull’Unione europea, dobbiamo tornare alle sue radici, così comprenderemo che la pace, la stabilità, la prosperità e una società aperta non ci sono state regalate a tempo indeterminato. Scenari pericolosi e impensabili potrebbero verificarsi di nuovo se non terremo a bada il populismo e non ci prenderemo cura dei nostri valori fondamentali della libertà e della solidarietà per tutti.

Nel ricordare il passato, risistemiamo il presente e pensiamo al futuro. I nostri avi politici hanno scelto la strada giusta. Adesso tocca a noi forgiare il XXI secolo per l’Europa e il mondo intero. è una battaglia che vale la pena combattere. Con colleghi del vostro calibro, non ho paura ad affrontare questa battaglia.

Vi ringrazio molto.

(Applausi)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. PITELLA
Vicepresidente

 

6. Turno di votazioni (proseguimento)
Video degli interventi

6.1. Progetto di bilancio rettificativo n. 3/2010: Sezione III - Commissione - Misure di accompagnamento nel settore delle banane (BAM) (A7-0281/2010, László Surján) (votazione)

6.2. Progetto di bilancio generale dell'Unione europea - esercizio 2011 (votazione)
 

- Prima della votazione

 
  
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  Sidonia Elżbieta Jędrzejewska, relatore.(EN) Signor Presidente, in seno alla commissione per i bilanci ci siamo espressi su più di 1 600 emendamenti relativi al progetto di bilancio per il 2011. Vi sono alcune rettifiche di ordine tecnico che andranno inevitabilmente votate in plenaria. Per quanto riguarda l’integrazione della lettera rettificativa n. 2/2011 nella lettura del Parlamento, vanno apportate alcune modifiche tecniche sia nella sezione del nuovo servizio europeo per l’azione esterna, sia in quella della Commissione, alla luce dei nuovi storni di stanziamenti tra sezioni.

Nella sezione dedicata al servizio europeo per l’azione esterna, tali modifiche riguardano segnatamente la contabilizzazione dell’adeguamento delle retribuzioni dell’1,85 per cento per il nuovo servizio, come nel caso delle altre istituzioni. Anche gli importi interessati dalla lettera rettificativa nella sezione della Commissione dovranno essere conseguentemente modificati. La stessa procedura si applica anche ad alcuni emendamenti del Parlamento su alcune linee amministrative, che devono essere allineate agli importi finali presentati nelle linee di bilancio della Sezione III.

Nel caso delle agenzie, le osservazioni relative alle linee di bilancio di alcune agenzie verranno adeguate dal punto di vista tecnico per renderle coerenti con le cifre finali adottate. Per quanto riguarda la linea 02 01 04 04, le osservazioni adottate nell’emendamento n. 996 vanno integrate così come sono nell’emendamento n. 1010 sulla linea operativa 02 02 01 (come parte del pacchetto sui progetti pilota e le azioni preparatorie). Nella linea 19 05 01, la formulazione “diversi dagli Stati Uniti” va cancellata dalla rubrica e dalle osservazioni, in linea con la decisione della commissione per i bilanci. Nella linea 19 09 01 va inserito nelle osservazioni un emendamento orale adottato in seno alla commissione per i bilanci. Vanno aggiunte le seguenti parole: “una parte di questo stanziamento è tesa a sostenere iniziative quali la fondazione UE/ALC deliberata in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo EU/ALC e del forum di Biarritz”.

Occorre rinumerare alcune linee di bilancio al fine di evitare una numerazione contraddittoria di alcune linee create e per conformarsi alle norme in materia di nomenclatura. In quest’operazione non verranno comunque toccate né le rubriche del quadro finanziario pluriennale né il capitolo di bilancio degli emendamenti adottati dalla commissione per i bilanci. Gli emendamenti interessati sono i nn. 386, 389, 521, 833, 997, 998, 999, 1016, 1018, 1021, 1022, 1023 e 1024.

 
  
 

- Prima della votazione sull’emendamento n.700

 
  
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  María Muñiz De Urquiza (S&D).(ES) Signor Presidente, mi rincresce ma è impossibile seguire la votazione alla velocità con cui sta leggendo gli emendamenti.

 
  
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  Presidente. – A me fa piacere andare più piano… Cerchiamo di conciliare sia le esigenze di celerità sia il diritto di ciascun deputato di poter svolgere compiutamente il proprio ruolo e di votare.

- Prima della votazione sul blocco 3

 
  
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  József Szájer (PPE).(EN) Signor Presidente, chiedo perdono all’Assemblea, ma la lista di voto del gruppo del PPE è sbagliata per quanto riguarda l’emendamento 967. Il voto giusto è “sì”.

 
  
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  Presidente. – Ma questo vale per una votazione successiva. D'accordo. Si tratta di un'informazione interna al gruppo.

- Prima della votazione sull’emendamento n.987

 
  
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  Göran Färm (S&D). (EN) Signor Presidente, come poc’anzi il mio onorevole collega del gruppo del PPE, anch’io devo puntualizzare un errore nella nostra lista di voto. La lista di voto del gruppo S&D dovrebbe essere la seguente: meno, più, più. Null’altro.

 
  
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  Presidente. – Anche in questo caso si tratta di un'informazione interna al gruppo.

- Dopo la votazione sul bilancio

 
  
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  Olivier Chastel, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, la mia soddisfazione è riconducibile al fatto che avete appena accolto gli emendamenti alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2010 e sul progetto di bilancio relativo all’esercizio 2011.

Di conseguenza, ho preso atto delle differenze tra le nostre due istituzioni e, ai sensi del comma c dell’articolo 314, paragrafo 4 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, convengo naturalmente sul fatto che il Presidente del Consiglio europeo convochi il comitato di conciliazione.

 
  
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  Presidente. – Non si tratta di una gentile concessione del Consiglio bensì quanto previsto dal trattato. Noi ovviamente, come Parlamento, eserciteremo per intero il nostro ruolo.

 

6.3. Posizione del Parlamento sul progetto di bilancio 2011 quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni) (A7-0284/2010, Sidonia Elżbieta Jędrzejewska) (votazione)

6.4. Calendario delle tornate del Parlamento europeo – 2012 (votazione)
 

- Prima della votazione

 
  
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  Joseph Daul (PPE).(FR) Signor Presidente, ieri sera il mio gruppo ha trattato gli emendamenti che i servizi hanno dichiarato inaccettabili. Di conseguenza, e in seguito alla discussione di stamani con i capi delle delegazioni e i leader dei gruppi, chiedo che venga rinviata la votazione in calendario.

 
  
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  Martin Schulz (S&D).(DE) Signor Presidente, non abbiamo avuto alcuna occasione di discutere della questione come gruppo. Ne sono stato informato dall’onorevole Daul pochi minuti fa, nel corso della discussione di stamani, e ne ho parlato con i presidenti degli altri gruppi, vale a dire gli onorevoli Harms e Verhofstadt. Anch’io vorrei trattare questo punto col mio gruppo, in quanto finora non abbiamo avuto l’opportunità di farlo. A mio parere, un eventuale rinvio ci consentirebbe molto presumibilmente di raggiungere un ampio consenso sul calendario per il 2012. Ritengo pertanto che dovremmo votare oggi stesso su questo rinvio.

 
  
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  Presidente. – L'onorevole Schultz si è pronunciato a favore della proposta dell'onorevole Daul. Do ora la parola all'onorevole Fox, che è contrario a tale proposta.

 
  
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  Ashley Fox (ECR).(EN) Signor Presidente, ero presente in Aula lunedì sera, quando il gruppo dei Verde/Alleanza libera ha chiesto il rinvio. Gli onorevoli Daul e Schulz erano presenti e hanno votato entrambi contro il rinvio.

(Applausi)

E allora cos’è cambiato? Si tratta veramente di una qualche questione legale importante, o la verità è che forse si sono resi conto di correre concretamente il rischio di perdere l’emendamento 4 e vogliono pertanto rinviare la votazione per poter esercitare pressioni sui membri dei loro gruppi?

(Applausi)

Non ha niente a che vedere con le motivazioni fittizie che sono state addotte, ed esorterei pertanto i colleghi a esprimersi contro questo rinvio e a votare a favore dell’emendamento 4.

(Applausi)

 
  
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  Presidente. – Pongo in votazione la proposta di rinvio formulata dall'onorevole Daul

(Il Parlamento approva la richiesta di rinvio della votazione)

 

6.5. Miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (A7-0032/2010, Edite Estrela) (votazione)
 

- Prima della votazione sugli emendamenti nn. 50 e 125

 
  
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  Carl Schlyter (Verts/ALE).(SV) Sussistono svariati errori di traduzione nella versione svedese della relazione. Solo per citarne alcuni, vengono confusi i termini barnledighet (congedo parentale) e mammaledighet (congedo di maternità). Tuttavia, l’emendamento 125 in particolare contiene un errore di traduzione gravissimo. La versione svedese dell’emendamento 125 sancisce che il congedo di paternità dovrebbe essere retribuito per intero. Non viene detto in altre versioni del testo. Ciò significa che non c’è alcuna differenza tra l’emendamento 50 e l’emendamento 125 secondo il testo svedese. Sarebbe opportuno apportare le debite correzioni.

 

6.6. Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (A7-0136/2010, Barbara Weiler) (votazione)

6.7. Il ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa (A7-0233/2010, Ilda Figueiredo) (votazione)

6.8. Crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare (relazione intermedia) (A7-0267/2010, Pervenche Berès) (votazione)

6.9. Migliorare la governance economica e il quadro di stabilità dell'Unione, in particolare nell'area dell'euro (A7-0282/2010, Diogo Feio) (votazione)
 

- Prima della votazione

 
  
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  Olle Schmidt (ALDE).(EN) Signor Presidente, si tratta di un emendamento orale importante: “considerando, per quanto possibile, che tutti e 27 gli Stati membri dovrebbero attenersi pedissequamente a tutte le proposte sulla governance economica, riconoscendo che, per gli Stati membri non appartenenti all’area dell’euro, si tratterà in parte di un processo volontario”.

è stato accolto dal gruppo del PPE, è stato accettato dal gruppo S&D ed è stato approvato anche dal Commissario. Spero che possiate accogliere tutti quest’emendamento orale. è importante per me, è importante per il gruppo ALDE, ed è particolarmente importante per il mio paese, la Svezia, se mai aderiremo all’euro.

 
  
  

(L’emendamento orale è accolto)

 
  
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  Presidente . –Con ciò si conclude il turno di votazioni.

Visto che le votazioni si sono prolungate così tanto, grazie al vostro ottimo lavoro, vorrei chiedere a colori i quali hanno fatto richiesta di dichiarazioni di voto, di trasformare tali dichiarazioni da orali a scritte oppure di rinviare il turno a domani, perché – essendo state inoltrate 62 richieste – non siamo in grado di evaderle.

 
  
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  Michał Tomasz Kamiński (ECR).(EN) Signor Presidente, vorrei congratularmi con lei per il lavoro eccellente di oggi. Apprezzo davvero molto il modo in cui ha esercitato la Presidenza, e spero che condividerà queste sue meravigliose competenze anche con altri Vicepresidenti del Parlamento.

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI).(EN) Signor Presidente, io ho votato oggi e i miei elettori possono avere già accesso al mio voto odierno, pertanto dovrebbero avere anche l’opportunità di sentire oggi stesso la mia dichiarazione di voto.

 
  
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  Presidente. – Io ho fatto una richiesta, onorevole, cioè quella di trasformare la dichiarazione orale in dichiarazione scritta. In questo modo lei comunque può dar conto al suo collegio delle motivazioni che hanno spinto lei ed altri a votare in un certo modo sui vari dossier. Non le voglio assolutamente togliere alcun diritto. Vorrei soltanto pregarla di associarsi agli altri colleghi che rinunciano alla dichiarazione orale per fare la dichiarazione scritta. Soltanto questo.

 
  
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  Barbara Matera (PPE). – Signor Presidente, aderisco alla Sua richiesta: l'onorevole Mastella ed io faremo delle dichiarazioni scritte. In secondo luogo, mi associo al collega, rinnovandole i miei complimenti, signor Presidente.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE). – Signor Presidente, se è d'accordo e per accontentare tutti, si possono rinviare a domani le dichiarazioni orali.

 
  
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  Presidente. – Sì sono certamente d'accordo. Se è d'accordo anche l'onorevole Sinclair. Mi affido alla bontà dei colleghi, che invito a fare le dichiarazioni orali domani o a farle scritte oggi e diamo la possibilità all'onorevole Sinclair di farla ora.

 

7. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Progetto di bilancio generale dell'Unione europea – Esercizio 2011

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI).(EN) Signor Presidente, vorrei rivolgere ai miei onorevoli colleghi le seguenti osservazioni.

Oggi, per la prima volta dopo Lisbona, abbiamo votato sul bilancio. Vi siete tutti elogiati a vicenda e ritenete di aver fatto un buon lavoro, ma di fatto, mentre i paesi dell’Unione europea si vedono costretti a tagliare i servizi pubblici e i bilanci statali, voi avete espresso la volontà di aumentare il vostro.

Avete incrementato il vostro bilancio per l’intrattenimento di 2 milioni di euro, una revisione al rialzo pari all’85 per cento. è proprio questo il messaggio che volete trasmettere ai cittadini europei? Avete inoltre approvato disposizioni sull’indennità di maternità che avranno conseguenze gravissime per i miei elettori britannici. Verranno tagliati posti di lavoro; ne risentiranno i servizi pubblici. Spero che oggi siate orgogliosi di voi. Non è questo il modo di gestire l’Europa.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE). – Signor Presidente, a questo punto per la par condicio, faccio una dichiarazione di voto a favore del risultato raggiunto sulla relazione Estrela.

 
  
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  Presidente. – Adesso però non estendiamo questa cosa. Abbiamo dato la parola a due colleghe. Per le altre dichiarazioni – sono 61, ne mancano 59 – o si sceglie di farle per iscritto oppure si sceglie di farle domani al termine delle votazioni.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Relazione Rangel (A7-0279/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della revisione dell’accordo quadro che disciplinerà i rapporti tra Parlamento e Commissione, alla luce del trattato di Lisbona, in quanto ritengo che tale revisione dia luogo a un rapporto di maggiore trasparenza e dinamismo tra Parlamento e Commissione. Prima del trattato di Lisbona e stando alla base giuridica dell’articolo 295 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, i trattati non incoraggiavano esplicitamente le istituzioni comunitarie a stipulare trattati interistituzionali. Reputo pertanto che la revisione dell’accordo quadro rispecchi l’equilibrio istituzionale creato dal trattato di Lisbona e consolidi i risultati raggiunti grazie al medesimo. Tale testo rappresenta pertanto un compromesso tra le due parti e garantisce un’attuazione più coerente e ragionevole del trattato di Lisbona.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – In ogni sistema democratico il controllo parlamentare dell’operato dell’esecutivo è un punto fondamentale, così come è importantissimo che vi sia un’intensa comunicazione reciproca tra governo e rappresentanti dei cittadini. Questo accordo interistituzionale tra Parlamento e Commissione soddisfa, per quanto possibile per un sistema complesso e in continua evoluzione come quello comunitario, alcune richieste che la nostra Assemblea avanza legittimamente nei confronti della Commissione europea. Bene quindi che si faciliti il controllo della nostra Assemblea nei confronti della Commissione, organismo tecnico che non può essere il cervello politico di un intero continente e che deve rendere conto il più possibile dei contenuti, delle ragioni e delle modalità della sua azione. E’ anche senz’altro positivo che si cerchi di ribadire l’opportunità di una ancora maggiore presenza della Commissione ai lavori parlamentari, in particolare alle sedute plenarie, per rispondere alle richieste dei rappresentanti dei cittadini europei e rendere conto tempestivamente della posizione della Commissione sui temi di attualità politica, economica, sociale e internazionale. Certo è che se l’UE vuole avvicinarsi ad un assetto democratico, diversamente da com’è oggi, i rapporti tra Commissione e Parlamento dovranno ulteriormente intensificarsi e migliorare. Il mio voto alla relazione del collega Rangel è favorevole.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Questa proposta ha consentito di raggiungere il primo accordo quadro costruttivo. L’estensione dei poteri conferita al Parlamento europeo dopo il trattato di Lisbona è molto importante per migliorare la cooperazione con la Commissione europea e per i rapporti futuri riguardanti l’attuazione di ulteriori accordi. Tale documento delinea pertanto altre linee guida di cooperazione tra le due istituzioni. Il Parlamento europeo e la Commissione potranno dare vita a un dialogo ravvicinato sul programma di lavoro della Commissione e sugli accordi internazionali. Il Parlamento avrà diritto ad accedere a documenti riservati. Il Parlamento verrà tenuto informato sui progressi dei negoziati internazionali e, per di più, potrà anche fungere da controparte competente e sottoporre alla Commissione proposte su tali questioni. L’accordo quadro presuppone inoltre un controllo parlamentare completo, disposizioni più severe sull’elezione del Presidente della Commissione e di quest’ultima come organo, nonché sulla sua composizione e sulle sue eventuali modifiche e rimpasti. Il Parlamento si sta adoperando per una cooperazione migliore e più trasparente con le altre istituzioni. Accolgo con favore il fatto che una cooperazione più stretta tra le due istituzioni possa assistere gli Stati membri nella trasposizione della legislazione comunitaria nel diritto nazionale nella maniera più celere ed efficace possibile.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. – L'architettura costituzionale dell'UE sta assumendo sempre più la forma di uno Stato Nazionale. Al di là delle considerazioni che ne derivano sul futuro politico dell'Unione, bisogna prendere atto dell'accettazione di questa similitudine. E' da essa, infatti, che deriva, giustamente a mio avviso, la modellazione delle relazioni fra Commissione e Parlamento, nella maniera che si è già sperimentata e rodata per decenni se non per secoli in ciascuno dei Paesi membri. In particolare, va apprezzato il ruolo di controllo e di inchiesta del Parlamento, che va nella direzione di ridurre il cosiddetto deficit democratico e rende più trasparenti le relazioni fra cittadini e Commissione.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore il successo che ha coronato i negoziati e i compromessi raggiunti in questo nuovo accordo quadro, il quinto accordo interistituzionale tra Parlamento e Commissione. Questo nuovo accordo segna indubbiamente un passo in avanti importante in termini di rapporti con la Commissione. Benché il compromesso convenuto non soddisfi tutti gli obiettivi che si era prefisso il Parlamento, l’accordo raggiunto garantisce una trasposizione coerente e ragionevole del trattato di Lisbona. Mi preme sottolineare l’importanza dei negoziati sulla dimensione interistituzionale delle relazioni internazionali dell’UE, che assicurano al Parlamento informazioni complete e tempestive per poter esprimere un parere sugli accordi internazionali nel corso del processo di negoziato. Infine, per quanto riguarda l’obbligo di fornire informazioni, vorrei enfatizzare che una collaborazione precoce col Parlamento in relazione alle richieste di iniziative legislative che scaturiscono da richieste dei cittadini sarà essenziale per fortificare il legame tra Parlamento e cittadini. Voto pertanto a favore dell’insieme delle proposte contenute nella relazione.

 
  
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  Robert Dušek (S&D), per iscritto.(CS) Il progetto di relazione sulla revisione dell’accordo quadro in materia di rapporti tra Parlamento europeo e Commissione europea si propone di instaurare l’equilibrio istituzionale tra Parlamento e Commissione sancito nel trattato di Lisbona. Benché gli accordi istituzionali non influiscano sull’approvazione del diritto primario, in questo caso chiariscono i rapporti tra le istituzioni comunitarie. Secondo il relatore, la versione finale della proposta rappresenta un compromesso equilibrato tra i pareri e le posizioni di entrambe le parti istituzionali, mentre i negoziati più spinosi hanno riguardato le relazioni internazionali dell’UE. Il Parlamento dovrebbe essere pienamente informato per agevolare la concessione del parere conforme e per non incappare ancora una volta nella carenza di accordi internazionali. I negoziati in tal senso sono già stati completati.

In virtù del trattato di Lisbona, il Parlamento ha acquisito nuovi poteri per un monitoraggio più attento e puntuale della trasposizione del diritto comunitario in leggi nazionali e per la sua applicazione, uno sviluppo molto gradito. La legislazione europea comune non riveste molto significato se alcuni Stati membri non la applicano a livello nazionale. Concordo con la formulazione della relazione e voterò a favore della sua adozione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Gli accordi interistituzionali in seno all’Unione europea sono cruciali ai fini di un monitoraggio efficace, del controllo e dell’equilibrio dei poteri. Pertanto, alla luce dei necessari adeguamenti stabiliti dal trattato di Lisbona, sono lieto di poter constatare un’estensione dei poteri del Parlamento nei suoi rapporti con la Commissione. Come rispecchiato nella relazione, ciò si traduce in un controllo maggiore e più efficace sulle proposte della Commissione, oltre che in una maggiore trasparenza del processo legislativo.

Si è pertanto trattato di un altro passo avanti verso un esercizio più efficace dei poteri democratici, che contribuirà ad avvicinare l’Europa ai cittadini. Inoltre, non voglio trascurare di menzionare i maggiori poteri negoziali presupposti da tale proposta, in particolare da parte del relatore, onorevole Rangel. Vorrei porgergli a questo punto i miei più sentiti complimenti.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore l’adozione della relazione e il lavoro eccellente svolto dal relatore, onorevole Rangel. La relazione rispecchia e forgia l’equilibrio istituzionale sancito dal trattato di Lisbona e determina un miglioramento evidente e importante dei rapporti con la Commissione. Il progetto di revisione dell’accordo quadro sui rapporti tra Parlamento e Commissione è il quinto accordo di questo tipo che viene sottoscritto tra le due istituzioni. In termini di processo legislativo e di programmazione, è importante rilevare le modifiche relative al progetto “Legiferare meglio” e l’annuncio di una revisione dell’accordo interistituzionale sulla questione, oltre alle nuove norme in materia di valutazioni di impatto condotte dalla Commissione. Per quel che concerne la dimensione interistituzionale delle relazioni internazionali dell’UE, scopo del Parlamento è avere diritto a essere informato in modo da poter concedere la propria approvazione con una piena conoscenza dei fatti e impedire la mancata stipulazione di accordi internazionali nel momento in cui i negoziati sono già stati ultimati. Vorrei inoltre ricordare il conferimento dello status di osservatori agli europarlamentari in occasione di conferenze internazionali; gli eurodeputati possono ora presenziare anche a tutte le riunioni rilevanti. Tale ruolo è cruciale per rafforzare i poteri democratici del Parlamento, specialmente durante i negoziati di conferenze internazionali di rilievo, quali quelle delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. (FR) Lo scorso mercoledì abbiamo votato per l’accordo quadro rivisto sui rapporti tra Parlamento europeo e Commissione europea, una revisione che, nell’ambito di quest’accordo, stabilisce i nuovi poteri del Parlamento derivanti dal trattato di Lisbona.

Tali nuovi poteri del Parlamento europeo sono essenziali e rappresentano un cambiamento radicale della procedura istituzionale europea. Il rafforzamento del controllo parlamentare sulla Commissione, il potere del Parlamento di approvare gli accordi internazionali, la partecipazione del Parlamento al programma di lavoro della Commissione, il coinvolgimento del Parlamento nell’elezione del Presidente della Commissione europea rappresentano numerosi sviluppi cruciali nella costruzione di uno spazio europeo più democratico.

Un altro aspetto che mi sembra fondamentale sono le garanzie aggiuntive che otteniamo in termini di obbligo di informare il Parlamento: avremo un accesso più agevolato ai documenti riservati relativi agli accordi e negoziati internazionali. Il Parlamento europeo deve e dovrebbe essere coinvolto in queste “procedure internazionali”, prima e dopo. L’accordo sancisce pertanto un nuovo equilibrio per uno spazio europeo più democratico ed è positivo che tutto ciò sia inserito in un accordo ufficiale.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Approvata con un’ampia maggioranza, la revisione dell’accordo quadro segna un progresso incontestabile nei rapporti tra Parlamento europeo e Commissione.

In effetti è giunto il momento che l’equilibrio istituzionale previsto dal trattato di Lisbona venga rispecchiato fedelmente dai fatti. Tra gli elementi chiave di questa revisione, dobbiamo accogliere con particolare favore la parità di trattamento tra Parlamento e Consiglio, in particolare nello scambio di informazioni e nell’accesso alle riunioni. A tale proposito, non posso che essere lieta delle disposizioni introdotte riguardo i negoziati di accordi internazionali. Come potrebbe il Parlamento concedere la propria approvazione nella piena conoscenza dei fatti se non venisse tenuto informato durante tutta la procedura negoziale?

Gli eurodeputati sono ben decisi a tradurre pienamente in pratica i maggiori poteri loro conferiti dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona: ne hanno dato prova lo scorso febbraio quando hanno respinto l’accordo Swift. Una cosa è certa: dobbiamo rimanere vigili per mantenere questo nuovo processo istituzionale.

 
  
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  Peter Jahr (PPE), per iscritto. (DE) Il trattato di Lisbona conferisce al Parlamento europeo molti nuovi poteri di codecisione. Di conseguenza, ne dovrebbe per lo meno risultare un approfondimento della democrazia nell’Unione europea e una più ampia partecipazione dei cittadini europei.

Codificando e realizzando tali diritti, il nuovo accordo quadro tiene conto degli stessi e del nuovo equilibrio che si viene a creare tra Commissione e Parlamento. Si tratta di uno sviluppo decisamente gradito, in quanto adesso il Parlamento potrà conformarsi maggiormente al proprio ruolo di rappresentante dei cittadini europei. Adesso tocca a noi fare un uso responsabile di questi nuovi diritti.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Si tratta di una grande conquista per il Parlamento e di un quadro positivo per i rapporti tra Parlamento e Commissione. Accolgo con particolare favore il riconoscimento della “parità” tra Consiglio e Parlamento e le implicazioni di ciò in termini di accesso del Parlamento a documenti riservati, di diritto di essere informato delle riunioni della Commissione con esperti nazionali e di partecipare a conferenze internazionali. Sono inoltre soddisfatto che il Parlamento possa ricoprire un ruolo di rilievo nella programmazione legislativa e abbia spesso occasione di trattare e contestare tali questioni con la Commissione in plenaria e in sede di commissione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) I rapporti tra Parlamento e Commissione hanno subito molte modifiche in seguito all’adozione del trattato di Lisbona, con un ampliamento dei poteri del Parlamento in diverse questioni, in particolare quelle relative alla procedura legislativa ordinaria e alle questioni di bilancio, nonché un ruolo più incisivo nella politica estera europea. Tali cambiamenti significano che i cittadini europei ricoprono ora un nuovo ruolo in relazione al processo decisionale a livello comunitario. Pertanto, è necessario e opportuno rivedere l’accordo quadro che disciplina i rapporti tra Parlamento e Commissione.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) Sono pienamente d’accordo con la relazione Rangel. Fino ad oggi, e in molte occasioni, la Commissione europea non ha tenuto affatto conto delle risoluzioni del Parlamento europeo. A mio avviso, è inaccettabile. Ad esempio, la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004, in cui il Parlamento europeo raccomandava che la Repubblica di Lettonia concedesse ai non cittadini il diritto di voto nelle elezioni locali e semplificasse il processo di naturalizzazione per gli anziani, non è ancora stata attuata. Mi piacerebbe conoscere il motivo per cui i Commissari europei competenti non hanno ancora rivolto interrogazioni al governo lettone. Perché viene ignorata questa risoluzione del Parlamento europeo? Forse a seguito della sottoscrizione del nuovo accordo sui rapporti tra Parlamento europeo e Commissione, questo genere di inattività da parte della Commissione verrà giudicato di conseguenza dal Parlamento europeo e, alla prima occasione utile, chi non svolge accuratamente il proprio lavoro perderà lo status di membro della Commissione.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con soddisfazione i preparativi della relazione sulla revisione dell’accordo quadro concernente i rapporti tra Parlamento e Commissione. Mi rallegra anche che sia stata adottata in plenaria – decisione a cui ho contribuito – quale quadro essenziale per l’ulteriore democratizzazione dell’Unione europea mediante una divisione dei poteri tra Commissione e Parlamento che meglio rispecchi le rispettive capacità.

Tale accordo quadro è particolarmente importante in quanto è il primo dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, che ha aumentato i poteri del Parlamento soprattutto a livello legislativo.

A mio avviso, in virtù del nuovo accordo quadro il Parlamento diventa un partner più attivo nel costruire il progetto europeo, in quanto può esercitare i propri poteri in maniera più completa, efficace e responsabile.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D), per iscritto. (FR) Malgrado le misure significative proposte dalla risoluzione dell’onorevole Figueiredo sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa, mi rammarico che la maggioranza del Parlamento europeo non si sia dimostrata più ambiziosa. Come socialista, ritengo che una direttiva quadro sia indispensabile per fronteggiare efficacemente la povertà, che colpisce il 17 per cento della popolazione europea.

La direttiva quadro proposta dal mio collega, onorevole Daerden, sancirebbe il principio di un reddito minimo adeguato in Europa, stabilito sulla base di criteri comuni a tutti gli Stati membri e in conformità alle pratiche nazionali per le contrattazioni collettive e alle leggi nazionali. è nostro dovere essere ambiziosi e puntare a un’Europa più sociale.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE) , per iscritto. – Prima del Trattato di Lisbona e della nuova base giuridica dell'articolo 295 del TFUE, i trattati non incoraggiavano esplicitamente le istituzioni dell'Unione europea a concludere accordi interistituzionali. Tali accordi non possono alterare le disposizioni del diritto primario ma spesso le chiariscono.

Sono convinto che questo progetto rifletta rigorosamente l'equilibrio istituzionale stabilito dal trattato di Lisbona. Do il mio consenso perché questo accordo rappresenta un chiaro e significativo miglioramento nelle relazioni con la Commissione. Come tutti gli accordi, il testo finale tende a essere un compromesso tra le due parti; tuttavia, questo compromesso finale presenta un giudizio equilibrato e un'applicazione ragionevole e coerente del trattato di Lisbona.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Rangel sottolinea le conquiste più importanti per il Parlamento europeo contenute nella revisione dell’accordo quadro per quanto riguarda le seguenti voci:

La voce “Procedura e pianificazione legislative: cooperazione reciproca” comprende un miglioramento della partecipazione del Parlamento, la revisione di tutte le proposte in sospeso all’inizio del mandato di una nuova Commissione, tenendo conto dei pareri formulati dal Parlamento, e l’impegno assunto dalla Commissione a rendere conto del seguito concreto dato alle richieste di iniziativa legislativa conformemente all’articolo 225 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

La voce “Controllo parlamentare” comprende nuove norme per la partecipazione dei Commissari a campagne elettorali, l’obbligo per la Commissione di chiedere il parere del Parlamento se intende rivedere il Codice di condotta, e l’obbligo per i candidati ai posti di direttore esecutivo di presentarsi dinanzi alle commissioni parlamentari competenti per un’audizione.

Contiene inoltre gli obblighi di fornire informazioni e il dovere per la Commissione di essere presente in Parlamento.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto. (PL) L’entrata in vigore del trattato di Lisbona ha conferito nuovi diritti sia alla Commissione europea sia al Parlamento europeo. Il progetto del testo emendato dell’accordo quadro è l’espressione di un’attuazione più efficace dei cambiamenti che scaturiscono dal trattato sulla base dei rapporti tra le due istituzioni. Introduce modifiche vantaggiose in termini di procedura legislativa, controllo parlamentare e obbligo di fornire informazioni. Rappresenta un progresso significativo nei rapporti con la Commissione e un passo importante verso una maggiore cooperazione. Gli scambi di informazioni e il dialogo costruttivo ci consentiranno di conseguire risultati più efficaci e trasparenti, una questione chiave dal punto di vista dei cittadini comunitari, i cui interessi siamo chiamati a rappresentare. Per tale ragione considero importante che l’accordo veda come prioritaria la partecipazione dei membri della Commissione alle sedute plenarie e alle altre riunioni relative alle attività parlamentari. Sono particolarmente lieto che la Commissione si sia impegnata a collaborare strettamente fin dall’inizio col Parlamento su proposte di iniziative legislative provenienti dai cittadini.

In virtù di ciò, noi eurodeputati potremo avvicinarci di più ai nostri cittadini, il che rafforzerà la nostra democrazia. Ciononostante, per funzionare efficacemente nell’interesse dei cittadini comunitari, la Commissione dovrebbe conferire agli europarlamentari lo status di osservatori a tutte le conferenze internazionali e, laddove possibile, intercedere per consentirci di presenziare ad altre riunioni importanti in misura ancora maggiore, nonché informare il Parlamento delle posizioni negoziali adottate dalla Commissione in occasione di tali riunioni e conferenze.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione Rangel A7-279/2010. Sono tuttavia in profondo disaccordo con l’affermazione del relatore secondo cui “il trattato di Lisbona rafforza sensibilmente la democrazia nell’Unione europea, conferendo ai cittadini dell’Unione, principalmente attraverso il Parlamento, un maggiore potere di controllo sulla Commissione”.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto.(LT) Il nuovo accordo quadro sui rapporti potrebbe consolidare i risultati conseguiti dal trattato di Lisbona, il che potrebbe rappresentare una svolta importante. Particolarmente significativi sono gli emendamenti che migliorano le procedure legali e rafforzano il controllo parlamentare. Concordo con tutti gli emendamenti che contribuiscono a migliorare lo scambio di informazioni e a promuovere l’efficacia dei rapporti tra Parlamento europeo e Commissione europea. è importante accertarsi che questo partenariato istituzionale sia oberato da meno burocrazia possibile. Il nuovo accordo quadro sui rapporti disciplina il “partenariato speciale” tra Parlamento e Commissione europea. Non dobbiamo dimenticare che il partenariato più importante di tutti è quello instaurato tra l’Unione europea e i suoi cittadini. L’Unione europea deve impegnarsi di più per individuare punti in comune con i cittadini e dare prova della propria rilevanza nella loro vita di ogni giorno.

Il relatore ha giustamente precisato che l’accordo rappresenta un “nuovo equilibrio interistituzionale”, vale a dire un buon compromesso. Vi sono tuttavia alcune questioni su cui l’Unione europea non è disposta a negoziare – diritti umani e libertà fondamentali. Maggiori poteri si traducono in maggiori responsabilità. Una cosa è parlare di valori comuni, un’altra è attuarli e difenderli. Se non conseguiremo tale obiettivo, le diverse aree del sistema istituzionale dell’Unione europea non potranno realizzare appieno il loro potenziale. Per essere una forza coesiva, l’Unione europea dev’essere credibile.

 
  
  

Relazione Rangel (A7-0278/2010)

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Adesso che la revisione dell’accordo quadro sui rapporti tra Parlamento e Commissione è stata adottata, ne consegue un adeguamento del regolamento del Parlamento al suddetto accordo. Mi esprimo pertanto a favore della relazione.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Convengo con gli emendamenti a regolamento del Parlamento in vista del loro adeguamento alla revisione dell’accordo quadro sui rapporti tra Parlamento e Commissione. Data la disponibilità della Commissione a fornire maggiori informazioni agli eurodeputati, vi è consenso sul fatto che gli europarlamentari debbano conformarsi alle norme del Parlamento in materia di trattamento di informazioni riservate. L’apertura della Commissione a fornire maggiori informazioni agli eurodeputati presuppone che i presidenti e relatori delle commissioni responsabili e di altre eventuali commissioni associate adottino insieme provvedimenti adeguati per assicurarsi che al Parlamento vengano fornite informazioni tempestive, regolari e complete, se necessario in via riservata, in tutte le fasi dei negoziati e della sottoscrizione di accordi internazionali, compresi i progetti e le versioni definitive adottate delle direttive negoziali.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) I rapporti tra Parlamento e Commissione hanno subito molte modifiche in seguito all’adozione del trattato di Lisbona, con un ampliamento dei poteri del Parlamento in diverse questioni, in particolare quelle relative alla procedura legislativa ordinaria e alle questioni di bilancio, nonché un ruolo più incisivo nella politica estera europea. Tali cambiamenti significano che i cittadini europei ricoprono ora un ruolo nuovo in relazione al processo decisionale a livello comunitario. Pertanto, è necessario e opportuno adeguare il regolamento alla revisione dell’accordo quadro che disciplina i rapporti tra Parlamento e Commissione.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) L’adeguamento del regolamento del Parlamento alla revisione dell’accordo quadro sui rapporti tra Parlamento europeo e Commissione europea è una diretta e naturale conseguenza della revisione dell’accordo quadro sui rapporti tra Parlamento europeo e Commissione europea, consentendo all’accordo quadro di essere approvato immediatamente, in modo da entrare in vigore come previsto e come verrà pertanto garantito. Gli antefatti e il consenso condivisi dalle due relazioni fanno sì che io conceda la mia approvazione anche alla seconda.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La relazione Rangel sottolinea le conquiste più importanti per il Parlamento europeo contenute nella revisione dell’accordo quadro per quanto riguarda le seguenti voci:

La voce “Procedura e pianificazione legislative: cooperazione reciproca” comprende un miglioramento della partecipazione del Parlamento, la revisione di tutte le proposte in sospeso all’inizio del mandato di una nuova Commissione, tenendo conto dei pareri formulati dal Parlamento, e l’impegno assunto dalla Commissione a rendere conto del seguito concreto dato alle richieste di iniziativa legislativa conformemente all’articolo 225 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

La voce “Controllo parlamentare” comprende nuove norme per la partecipazione dei Commissari a campagne elettorali, l’obbligo per la Commissione di chiedere il parere del Parlamento se intende rivedere il Codice di condotta, e l’obbligo per i candidati ai posti di direttore esecutivo di presentarsi dinanzi alle commissioni parlamentari competenti per un’audizione.

Contiene inoltre gli obblighi di fornire informazioni e il dovere per la Commissione di essere presente in Parlamento.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL), per iscritto. – Ho votato a favore della relazione Rangel A7-0278/2010. Sono tuttavia in profondo disaccordo con l’affermazione del relatore secondo cui “il trattato di Lisbona rafforza sensibilmente la democrazia nell’Unione europea, conferendo ai cittadini dell’Unione, principalmente attraverso il Parlamento, un maggiore potere di controllo sulla Commissione”.

 
  
  

Relazioni Rangel (A7-0279/2010), (A7-0278/2010)

 
  
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  Bairbre de Brún and Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL), per iscritto. – Ho votato a favore delle relazioni Rangel A7-0278/2010 e A7-0279/2010. Sono tuttavia in profondo disaccordo con l’affermazione del relatore secondo cui “il trattato di Lisbona rafforza sensibilmente la democrazia nell’Unione europea, conferendo ai cittadini dell’Unione, principalmente attraverso il Parlamento, un maggiore potere di controllo sulla Commissione”.

 
  
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  Joe Higgins (GUE/NGL), per iscritto. – Mi sono astenuto dalle votazioni sulle relazioni Rangel A7-0278/2010 e A7-0279/2010. Malgrado il mio sostegno a molte delle misure citate nelle relazioni, tra cui il ruolo più attivo ricoperto dal Parlamento nella redazione del Codice di condotta dei Commissari e nei negoziati internazionali, sono tuttavia in profondo disaccordo con l’affermazione del relatore secondo cui “il trattato di Lisbona rafforza sensibilmente la democrazia nell’Unione europea, conferendo ai cittadini dell’Unione, principalmente attraverso il Parlamento, un maggiore potere di controllo sulla Commissione”.

 
  
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  Marisa Matias (GUE/NGL), per iscritto. – Ho votato a favore della relazione Rangel A7-0278/2010. Sono tuttavia in profondo disaccordo con l’affermazione del relatore secondo cui il trattato di Lisbona rafforza sensibilmente la democrazia nell’Unione europea, conferendo ai cittadini dell’Unione, principalmente attraverso il Parlamento, un maggiore potere di controllo sulla Commissione.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) L’onorevole Rangel propone emendamenti molto importanti al regolamento del Parlamento europeo. Probabilmente, come diretta conseguenza di tali adeguamenti del regolamento del Parlamento europeo, i problemi da noi trattati verranno risolti con maggiore celerità. In particolare, gradirei che gli Stati membri dell’Unione traducessero in realtà le decisioni e le raccomandazioni formulate dal Parlamento europeo. Soltanto quando rimetteremo ordine al nostro interno le raccomandazioni dell’UE ai paesi terzi acquisiranno maggiore valore. A titolo di esempio, le raccomandazioni della risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla situazione dei non cittadini in Lettonia non sono ancora state trasposte. Auspico che la revisione del regolamento del Parlamento europeo aiuti le istituzioni europee ad avere un quadro chiaro delle violazioni dei diritti umani di base che vengono perpetrate in Lettonia.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Con questo accordo, il Parlamento si è "migliorato" e rafforzato ed é stata rinforzata la democratizzazione dell'Unione europea. L'adozione di questa relazione è un segnale forte della voglia di consolidamento del principio della divisione dei poteri. L'accordo quadro è di grande importanza, dato che definisce le relazioni tra Parlamento e Commissione in un periodo in cui il Parlamento ha ottenuto maggiori poteri, specialmente nel processo legislativo, essendo allo stesso livello del Consiglio. Infatti, nonostante i Trattati e i Protocolli aggiuntivi e applicativi, era necessaria una normativa integrativa volta a specificare e a definire meglio alcune questioni. Nel dettaglio plaudo al fatto che l'accordo quadro chiarisca i punti relativi alla responsabilità politica di entrambe le istituzioni, la circolazione delle informazioni, le relazioni esterne, l'allargamento e gli accordi internazionali, l'implementazione del bilancio, il programma politico e legislativo della Commissione e il programma pluriennale dell'Unione, la competenza legislativa e l'attuazione di specifici poteri della Commissione, il controllo dell'applicazione del diritto comunitario e la partecipazione della Commissione nei lavori parlamentari.

 
  
  

Relazione Gräßle e Rivellini (A7-0263/2010)

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Ho votato a favore del regolamento in oggetto che contiene aspetti tecnici, finanziari e amministrativi e illustra le relazioni interistituzionali necessarie a questo servizio europeo e alle sue strutture. Auspichiamo, oggi come in passato, che l’Unione europea sia un protagonista autorevole e riconosciuto della politica estera: a questo fine occorrono anche norme e regolamenti europei adeguati.

 
  
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  Alain Cadec (PPE), per iscritto. (FR) L’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna ha reso necessaria la modifica del regolamento finanziario al fine di migliorare il controllo e l'attuazione del suddetto servizio.

La relazione Gräßle-Rivellini rafforza la responsabilità finanziaria e di bilancio, migliora la trasparenza e promuove l’efficacia del servizio europeo per l’azione esterna. Le migliorie proposte contribuiranno a creare una cultura di integrità finanziaria volta a incoraggiare la fiducia nel buon funzionamento di questo servizio.

Accolgo favorevolmente anche i passaggi in cui la relazione invita ad attribuire al Parlamento un forte potere di controllo e mi unisco quindi ai relatori nel chiedere che il Parlamento venga messo in condizione di esercitare appieno i propri diritti di discarico e che i capi delegazione sottopongano le relazioni sull’attuazione del bilancio alla commissione per il controllo dei bilanci.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Voto a favore del pacchetto di misure proposte dalla relazione, tese ad affermare quella cultura di integrità finanziaria necessaria affinché si possa confidare che il SEAE opererà in modo corretto e inappuntabile. La diversità del contesto di origine del suo personale farà del SEAE un crogiolo di molteplici culture d’impresa che dovrà gradualmente definire la propria cultura d'impresa. Nel definire la struttura del nuovo servizio è importante stabilirne le disposizioni finanziarie e prevedere fin dall’inizio tutte le garanzie possibili affinché l'integrità finanziaria divenga parte integrante della cultura d’impresa del SEAE. Desidero inoltre sottolineare che, al fine di garantire il controllo democratico e incrementare la fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni comunitarie, ogni anno dovrebbe essere resa al Parlamento una dichiarazione attestante l’affidabilità dei sistemi interni di gestione e di controllo istituiti nelle delegazioni dell’Unione.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) sta ormai per divenire un corpo diplomatico operativo. Il Parlamento ha assicurato che il 60 per cento del personale proverrà dalle altre istituzioni europee, affinché sia garantito un certo grado di indipendenza del servizio dagli Stati membri. È stato introdotto inoltre un principio di equilibrio geografico tale da garantire una presenza adeguata e significativa di cittadini provenienti da tutti gli Stati membri.

Questa votazione ha rafforzato il ruolo del Parlamento: i capi delegazione dell’Unione europea nominati in regioni di rilevanza strategica verranno infatti ascoltati dalla commissione parlamentare per gli affari esteri. Il Parlamento avrà inoltre il diritto di verificare le modalità di utilizzo del bilancio del SEAE e il personale dovrà seguire una formazione specifica in materia di gestione del bilancio.

 
  
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  Philippe de Villiers (EFD), per iscritto. (FR) Al Parlamento europeo è stato chiesto di pronunciarsi in merito alla proposta di regolamento presentata dagli onorevoli Gräßle e Rivellini sulla creazione di un bilancio generale delle Comunità europee per il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE).

Non è possibile sostenere la futura creazione di un servizio diplomatico europeo sottoposto al controllo amministrativo, politico e di bilancio della Commissione. La Francia, che può vantare il più antico servizio diplomatico al mondo, dovrà ancora una volta cedere le proprie prerogative diplomatiche ad un’Unione europea i cui cittadini sono completamente indifferenti alle posizioni che essa adotta.

Il servizio diplomatico tanto auspicato dalla Commissione imporrà un taglio netto con le tradizioni nazionali. I funzionari del SEAE non potranno ricevere istruzioni dagli Stati membri e dovranno lavorare per il bene "superiore" di un’Unione europea che è un punto di riferimento solamente per gli eurocrati.

 
  
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  Diane Dodds (NI), per iscritto. (EN) Signor Presidente, mi sono sempre opposta alla creazione del SEAE e niente avrebbe potuto farmi cambiare opinione; sono tuttavia consapevole delle assicurazioni fornite nel corso della campagna condotta dall’Unione europea a sostegno del servizio.

Ci era stato detto che il SEAE sarebbe stato neutrale a livello di bilancio. Che ne è stato di questa affermazione? La neutralità di bilancio è solo una delle tante, vane promesse europee . Oggi, ancor prima che il SEAE diventi operativo, vi è uno sforamento di 34 milioni sul bilancio previsionale dovuto a maggiori costi per il personale e l’avviamento.

Questa struttura rappresenta un ulteriore spreco del denaro dei contribuenti e fornisce un servizio che i miei elettori non vogliono, ma che è stato loro imposto da burocrati che cercano di sottrarre sempre più poteri ai governi nazionali per affidarli all’Unione europea. Una simile burocrazia è inaccettabile e in momenti di crisi economica come quello attuale dovrebbe essere limitata, anziché aumentata.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La proposta in oggetto è volta a modificare il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità a seguito dell’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), dopo l’approvazione del trattato di Lisbona da parte degli Stati membri. La mancanza di un quadro di bilancio per il nuovo organismo ha reso necessaria la presentazione dell’emendamento. L’equiparazione del SEAE alle istituzioni comunitarie concede a questo organismo di godere di un'autonomia a livello di bilancio e di gestire le proprie spese amministrative a condizione che il Parlamento proceda al discarico.

Mi auguro che il SEAE svolga le proprie attività con competenza ed efficacia, in maniera complementare e, soprattutto, non in competizione con le rappresentanze diplomatiche degli Stati membri. A questo riguardo, la Commissione intende assicurare che il SEAE possa svolgere la propria funzione di servizio esterno unificato senza che ciò comprometta la sana gestione finanziaria, la responsabilità e la tutela degli interessi finanziari dell’Unione. Mi auguro che tale intenzioni corrisponda alla realtà dei fatti.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) Il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) sarà in futuro il portavoce della politica estera dell’Unione europea. In questo servizio la pluralità delle nostre posizioni troverà una voce unica per lanciare un messaggio forte: ecco perché è importante sostenerlo. Affinché il nuovo servizio possa operare in modo efficace è necessario un efficiente controllo finanziario, che potrà essere assicurato soltanto se il SEAE farà parte della Commissione. Una chiara assegnazione dei diritti e dei doveri ne consentirà inoltre il regolare funzionamento. Sono favorevole alla brillante relazione degli onorevoli Gräßle e Rivellini e, naturalmente, ho votato a favore di questo contributo costruttivo da parte del Parlamento europeo.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, cari colleghi, ho votato a favore della relazione dei colleghi Gräßle e Rivellini, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee, relativamente al servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), perché credo che la promozione dell’integrità finanziaria sia importante per garantire la correttezza e la trasparenza nella gestione delle Istituzioni. La creazione di questo nuovo servizio diplomatico, prevista dal Trattato di Lisbona, costituisce un grande passo per l’Unione Europea, che potrà finalmente godere di un unico corpo diplomatico, con il compito di agevolare l’azione volta a rendere le relazioni esterne dell’Unione più coerenti, sicure ed efficienti. Mi preme sottolineare, infine, che il servizio europeo per l’azione esterna gestirà autonomamente il proprio bilancio amministrativo e sarà responsabile anche di quelle parti del bilancio operativo che rientrano nel suo mandato.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il nuovo servizio europeo per l’azione esterna, istituito in seguito all'entrata in vigore del trattato di Lisbona, necessita di un bilancio per poter svolgere le proprie attività e per realizzare gli obiettivi previsti dal trattato. È pertanto necessario modificare alcune disposizioni del regolamento finanziario applicabile al fine di tener conto dei cambiamenti introdotti dal trattato di Lisbona.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato contro questa proposta legislativa del Parlamento europeo poiché ritengo che la creazione del servizio che si vuole finanziare rappresenti un ulteriore passo verso la militarizzazione della politica estera dell’Unione europea. Ho espresso voto contrario perché non condivido questa visione militarista della politica estera e perché in tutto il processo di creazione del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) mancano i principi essenziali della trasparenza e della democrazia. L’organizzazione del servizio non prevede da parte del Parlamento un severo controllo sul personale e sui finanziamenti e ciò costituisce una preoccupante mancanza di democrazia e trasparenza . Non sorprende quindi che la struttura proposta per il SEAE releghi il Parlamento europeo a un ruolo secondario e marginale in materia di politica estera comunitaria, un aspetto che il mio gruppo ed io respingiamo con forza. Ho quindi votato contro la risoluzione: non posso essere favorevole alla proposta di finanziare questo tipo di servizio e le tendenze militariste.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Ritengo che l’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) comporterà non soltanto la di strutture già esistenti, ma anche un aumento vertiginoso dei costi per il personale, con gli sprechi e la burocrazia tipici dell’Unione europea. Sui 1 643 posti di lavoro previsti per il SEAE a partire dal 1 dicembre, credeteci o no, 50 sono cariche di direttore generale e durante le fasi iniziali ciascuno di questi direttori generali potrà disporre di poco più di 30 funzionari che non raggiungeranno le 80 unità a nemmeno una volta che la struttura sarà completata. I summenzionati direttori generali guadagneranno in media 17 000 euro al mese e al il livello immediatamente successivo prevede 224 direttori e 235 capi unità. Siamo ancora in attesa che vengano definiti i compiti e gli obiettivi specifici del personale del nuovo servizio. Vogliamo certamente che l’Unione europea rappresenti una voce autorevole sulla scena mondiale, ma non c'è bisogno di un apparato amministrativo abnorme che ai cittadini dell’Unione costerà miliardi, dato che raddoppia strutture già esistenti e prevede redditi decisamente elevati per i propri funzionari . Per questo motivo ho votato contro la relazione.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. (LT) Nei negoziati con i rappresentanti del Consiglio europeo e della Commissione, il Parlamento e, in particolare, i negoziatori del gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici sono riusciti a ottenere che il bilancio del nuovo servizio diplomatico dell’Unione europea venga utilizzato in maniera più trasparente. Il Parlamento approverà ogni anno il discarico di bilancio e la Commissione dovrà informare regolarmente e in dettaglio gli eurodeputati in merito alle spese del servizio. Ho votato a favore della relazione in quanto sottolinea che nell’assunzione di cittadini dell’Unione europea occorre garantire maggiore copertura geografica e un’adeguata rappresentanza a tutti gli Stati membri.

Concordo con il relatore sulla necessità di assicurare che il personale venga selezionato in base alle proprie capacità, tenendo anche conto della parità di genere. È importante che il servizio europeo per l’azione esterna, il cui lancio è previsto per il 1° dicembre, divenga presto operativo e rappresenti soprattutto gli interessi comunitari e, laddove necessario, quelli nazionali.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) gestirà autonomamente il proprio bilancio amministrativo e ne sarà responsabile. In effetti, nel creare il nuovo servizio ed in particolare nello stabilire le disposizioni finanziarie ad esso applicabili, è necessario provvedere sin dall’inizio alle apposite garanzie economiche.

Per promuoverne l’integrità finanziaria, quindi, è importante garantire che i vari servizi responsabili della supervisione degli aspetti monetari, soprattutto a livello delle delegazioni, possano interagire agevolmente fra loro. Rafforzando queste garanzie, si auspica di accrescere la fiducia dei cittadini europei nelle istituzioni dell’Unione. Di conseguenza, i miglioramenti strutturali presentati nella proposta sono tesi ad affermare l’integrità finanziaria necessaria affinché si possa confidare che il SEAE operi in modo corretto e inappuntabile.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Non è stata un’impresa facile ma, grazie agli sforzi del Parlamento, il servizio europeo per l’azione esterna possiede ora il potenziale per diventare l’elemento trainante di una politica estera comunitaria più efficace e legittima. Siamo lieti che tematiche particolarmente care ai Verdi, come la parità di genere e la formazione comune finalizzata a creare uno spirito di corpo, siano state affrontate approfonditamente e che il Parlamento eserciterà maggiore controllo democratico sul funzionamento del SEAE tramite l’introduzione di singole linee di bilancio per le principali operazioni estere dell’Unione. Il Parlamento europeo è riuscito inoltre a tutelare il metodo comunitario e, grazie alle pressioni dei Verdi, le priorità in materia di sviluppo.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Al fine di rappresentare in modo più efficace gli interessi degli Stati europei sulla scena internazionale, le iniziative di politica estera devono essere discusse in anticipo e quindi comunicate al mondo esterno all’unisono. Tramite il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) si sta cercando di riportare gli strumenti di politica esterna dell’Unione in un quadro coerente, raggruppando le risorse esistenti e integrandole con altre nuove. Vista la novità della struttura, occorrerà introdurre norme ambiziose in materia di trasparenza e di responsabilità finanziaria e di bilancio. Dato che il SEAE è sottoposto all’autorità del Parlamento in materia di bilancio, tale servizio dovrà essere integrato nella struttura della Commissione, altrimenti sarà impossibile provvedere al discarico ai sensi dei trattati. Alle autorità di bilancio verranno inoltre presentate le relazioni annuali sull’attività della struttura.

 
  
  

Relazione Rapkay (A7-0288/010)

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Anch’io, come altri colleghi deputati, credo che il servizio europeo per l’azione esterna debba essere autonomo in relazione allo statuto dei funzionari e al regime applicabile agli altri agenti della Comunità. Sono a favore della disposizione che prevede per i funzionari dell’Unione e gli agenti temporanei distaccati dai servizi diplomatici degli Stati membri gli stessi diritti e le stesse opportunità di accesso ai nuovi posti. Spero che l’assunzione di personale su base geografica più vasta possibile – mi riferisco ai nuovi Stati membri – possa divenire realtà.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il servizio europeo per l’azione esterna è uno strumento essenziale per garantire che l’Unione europea sia più aperta nei confronti del mondo e possa stabilire contatti proficui con molti paesi e regioni. Affinché questo importante servizio funzioni è essenziale attribuire ai suoi funzionari ruoli adeguati e chiarire il loro status, nonché quello degli agenti temporanei distaccati dai servizi diplomatici nazionali che operano all’interno del servizio. Questo emendamento dello statuto dei funzionari delle Comunità europee e del regime applicabile agli altri agenti di tali Comunità risulta quindi pienamente giustificato. Auspico che il servizio diplomatico europeo possa operare fianco a fianco con quelli nazionali e potenziarne il rendimento. Mi auguro che le priorità della politica europea non trascurino la componente esterna e che, nelle sue attività, il nuovo servizio non trascuri il ruolo cruciale delle lingue europee nella comunicazione universale e quello delle lingue europee globali più adatte a stabilire una comunicazione diretta con gran parte del mondo.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il servizio europeo per l’azione esterna costituisce ora parte integrante dell’amministrazione europea: è un organo aperto, efficace e indipendente ai sensi dell’articolo 298 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Desidero sottolineare, nella modifica dello statuto dei funzionari e del regime applicabile agli altri agenti, la parità di status dei funzionari comunitari e del personale temporaneo proveniente dai servizi diplomatici degli Stati membri, in particolare per quanto concerne il diritto di accesso a tutti i posti di lavoro a condizioni equivalenti e la promozione delle pari opportunità per il genere sottorappresentato.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE), per iscritto. (EN) Mi sono astenuto nella votazione conclusiva del 20 ottobre 2010 sulla relazioneRapkay. Sono pienamente favorevole alla formazione del servizio europeo per l’azione esterna e apprezzo molto gli sforzi dell’onorevole Brok e degli altri deputati che sono riusciti a rendere equilibrato il progetto originale presentato dall’Alto rappresentante. Desidero attirare la vostra attenzione sul fatto che l’emendamento sulla rappresentanza geografica, sostenuto dalle commissioni affari esteri e bilanci, non sia stato approvato dalla commissione giuridica: non è quindi certo che la versione definitiva della relazione possa fornire al Parlamento europeo una base giuridica in riferimento all’equilibrio geografico.

 
  
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  Andrey Kovatchev (PPE), per iscritto. (BG) Lady Ashton, porgo i miei migliori a lei e al nuovo servizio europeo per l’azione esterna, nel quale nutriamo grandi speranze. Auspichiamo che possa far avverare un altro sogno europeo consentendo all’Europa di rivolgersi al mondo con un’unica voce autorevole. È questo l'auguro di un'ampia sezione del Parlamento e può senz’altro contare sul nostro sostegno.

Desidero motivare la mia astensione nella votazione sull’emendamento relativo allo statuto dei funzionari delle Comunità europee. Credo che gli obiettivi indicativi in relazione all’equilibrio geografico siano positivi per la nuova istituzione. Ci occorre un servizio diplomatico altamente qualificato, con personale proveniente da tutti gli Stati membri, in modo tale da valorizzare la rappresentanza dell’Unione europea nel mondo.

Sono certo che il servizio sarà efficace se trarrà vantaggio dall’esperienza di tutti gli Stati membri. Sono consapevole del fatto che il numero dei paesi comunitari è più che quadruplicato da quando ha avuto inizio il processo di integrazione europea, e ritengo quindi comprensibile che durante questa fase i paesi ammessi di recente siano penalizzati in termini di rappresentanza. Per risolvere questo problema occorre determinazione e norme di legge chiaramente definite.

Credo nel desiderio e nella determinazione che ci ha ribadito,in numerose occasioni, di pervenire a una vera rappresentanza geografica nel nuovo servizio, che le consenta di essere Alto rappresentante di tutta l’Unione. Seguiremo con attenzione il suo lavoro.

 
  
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  Edvard Kožušník (ECR), per iscritto. (CS) Mi rallegro che si sia riusciti a introdurre nella relazione alcune garanzie, sotto forma di emendamenti, che impediranno ai funzionari di alcuni Stati membri di essere avvantaggiati rispetto a quelli di altri nell'accesso alle cariche del servizio europeo per l’azione esterna. La politica estera dell’Unione europea è dopotutto soltanto un ambito specifico e quindi, oltre alle qualifiche e alla rappresentanza geografica in senso lato, occorrerà rispettare il principio in base al quale i funzionari statali provenienti da tutti gli Stati membri dovranno essere adeguatamente rappresentati a livello di personale nel servizio europeo per l’azione esterna. Ritengo quindi molto importante che il Parlamento abbia proposto di eliminare le disposizioni che consentivano il trasferimento di funzionari dal Consiglio o dalla Commissione al nuovo servizio diplomatico europeo senza che i posti venissero messi a concorso.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il servizio europeo per l’azione esterna lavora in collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri ed è formato da funzionari provenienti dai servizi competenti del segretariato generale del Consiglio e della Commissione, oltre che da personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali degli Stati membri. Ai fini dello statuto dei funzionari e del regime applicabile agli altri agenti il servizio europeo per l’azione esterna, il SEAE dovrebbe essere considerato alla stregua di un’istituzione comunitaria. Ai funzionari e agli agenti temporanei dell’Unione provenienti dai servizi diplomatici degli Stati membri dovrebbero quindi essere garantiti pari diritti e doveri e pari trattamento, in particolare per quanto riguarda l'ammissibilità ad assumere tutte le posizioni a condizioni equivalenti. L’emendamento presentato è quindi necessario.

 
  
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  Alajos Mészáros (PPE), per iscritto.(HU) Ho accordato il mio sostegno alla relazione che è stata preceduta da dibattiti molto seri, specialmente per quanto concerne l'assunzione delle cariche del servizio europeo per l’azione esterna. Il tema principale delle discussioni è stato l'equilibrio geografico, un principio che, assieme alle priorità dell’equilibrio istituzionale e della parità di genere, alla fine è stato incluso nella relazione in forma molto blanda.

Indubbiamente i nuovi Stati membri non sono del tutto soddisfatti, ciononostante è positivo che si sia raggiunto un compromesso e contiamo che in futuro possa essere rivisto e divenire più equo. A tal fine occorrerà fare il possibile per assicurare che i diplomatici designati dai singoli Stati membri possiedano qualifiche comparabili ed elevate. Dovremmo tuttavia rallegrarci per l'importante passo compiuto verso una rappresentanza estera unificata ed efficiente dell’Unione europea poiché, date le sfide attuali e quelle che ci attendono, questo è uno degli aspetti più importanti della politica comunitaria.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Abbiamo adottato a larga maggioranza il pacchetto di compromesso che rispecchia la posizione dei Verdi, alla quale il nostro gruppo ha contribuito concretamente.

 
  
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  György Schöpflin (PPE), per iscritto. (EN) Coloro che, tra noi, provengono dai nuovi Stati membri sono delusi dalla mancanza di un impegno vincolante sull'equilibrio geografico nel servizio europeo per l’azione esterna. È vero che diverse dichiarazioni politiche hanno promesso a più riprese di tenere in considerazione gli interessi dei nuovi Stati membri; tuttavia, per quanto tale impegno politico possa essere positivo, l’assenza di una norme di legge è deplorevole. Senza una disposizione di legge è difficile immaginare come gli elettori dei nuovi paesi comunitari possano sentirsi padroni del SEAE e per questo motivo alcuni tra di noi hanno avuto dei dubbi sull’opportunità di appoggiare pienamente la relazione Rapkay.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto. (PL) Ci avviamo alla conclusione del processo alquanto tumultuoso che ha stabilito quale forma assumerà il servizio europeo per l’azione esterna, sul quale oggi stiamo per votare. Si è parlato a lungo di sviluppo sostenibile in termini di genere e di geografia e abbiamo discusso molto di trasparenza nell'assunzione del personale, che dovrà basarsi su regolamenti e norme predefinite. L’aspetto più importante riguarda tuttavia l’efficacia e il buon funzionamento del SEAE, e questo è il motivo per cui i criteri meritocratici sono così importanti quando si parla di assunzioni. Desidero sottolineare l’obbligo, o piuttosto la necessità, di accogliere nel nuovo servizio i funzionari competenti in materia provenienti dalle direzioni della Commissione europea, così come quelli del Consiglio e del Parlamento.

Il punto non riguardala rappresentanza delle istituzioni europee, bensì la necessità che i funzionari possiedano qualifiche adeguate in vari ambiti dell'attività comunitaria e competenze in aspetti complessi di temi quali l’energia, il commercio, l’agricoltura e via dicendo, per non parlare di diritti umani e terrorismo. Temo che la maggior parte dei funzionari che opereranno nel SEAE, pur possedendo capacità diplomatiche generali, non avranno familiarità con le complesse questioni pratiche di cui dovranno occuparsi.

 
  
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  Róża Gräfin von Thun und Hohenstein (PPE), per iscritto.(PL) Astenersi dal voto non è una soluzione e gli assenti sono sempre dalla parte del torto. Credo che nel complesso la risoluzione preveda più misure positive che di scarso valore. Il servizio europeo per l’azione esterna è necessario e dovrebbe iniziare ad operare prima possibile, al fine di accrescere l'importanza dell’Europa nel mondo.

La risoluzione adottata dichiara che nel nuovo servizio saranno rappresentati tutti gli Stati membri: ora dovremo fare in modo che ciò avvenga realmente, al fine di creare fiducia nel processo di istituzione del Servizio per l’azione esterna. Va ricordato che l’Unione europea è stata fondata sulla fiducia reciproca e che la Polonia ne ha tratto grandi benefici. Intendo di seguire il processo molto attentamente.

 
  
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  Rafał Trzaskowski (PPE), per iscritto.(PL) Solo un anno fa, l’introduzione del concetto di equilibrio geografico nel dibattito sul servizio europeo per l’azione esterna incontrava una fortissima opposizione, persino all’interno del Parlamento europeo. Oggi nessuno più dubita che si tratti di un problema che bisogna risolvere. È positivo che tutti i documenti più importanti su questo tema ribadiscano l’impegno ad assicurare una rappresentanza equa a tutti gli Stati membri dell’Unione europea nel nuovo servizio diplomatico dell’Unione e la revisione prevista per il 2013 ci consentirà di verificare se sono stati fatti passi avanti in tal senso.

 
  
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  Traian Ungureanu (PPE), per iscritto. (EN) I risultati della votazione sulla relazione Rapkay dimostrano che un numero considerevole di deputati dei nuovi Stati membri si è astenuto o ha espresso voto contrario, e io sono stato uno degli astenuti. Ciò che mi preoccupa maggiormente è la scarsissima ambizione nella formulazione del principio di equilibrio geografico in riferimento alla politica di assunzione di personale del futuro servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). La relazione non ha introdotto alcun impegno giuridicamente vincolante sull'equilibrio geografico all’interno del servizio e si affida unicamente alle promesse politiche fatte dai principali responsabili delle decisionali dell’Unione in materia di affari esterni. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei nuovi Stati membri non si sente rassicurata in merito ad un’applicazione adeguata del principio di equilibrio geografico nel futuro servizio diplomatico europeo. Mi rammarico che il relatore abbia adottato un approccio tanto minimalista e mi preoccupa ancor più la riluttanza del Consiglio ad accettare esplicitamente un impegno vincolante. Chiedo al Consiglio e alla Commissione di esaminare attentamente i risultati della votazione odierna sulla relazione e di mantenere la promessa di rispettare il principio di equilibrio geografico nel processo di assunzione del personale per il SEAE. Una delle priorità degli eurodeputati sarà monitorare da vicino tale processo.

 
  
  

Relazione Gualtieri e Surján (A7-0283/2010)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento poiché anch’io credo sia fondamentale che l’Unione europea possa utilizzare tutti i propri strumenti esterni nell'ambito di una struttura coerente, e ritengo che l’intento politico della presente relazione sia quello di mettere a disposizione le risorse del bilancio 2010 per istituire tale struttura, nella sua fase iniziale.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho votato contro la relazione relativa al servizio europeo per l’azione esterna istituito ai sensi del trattato di Lisbona. Ritengo inaccettabile l’erogazione di aiuti finanziari e di altro tipo a favore del servizio in oggetto, in quanto comporta l’impiego di risorse politiche e militari per iniziative di politica estera comunitaria senza fondamento che alla fine condurranno a un’ulteriore militarizzazione dell’Unione europea. Esso allontana inoltre l’Europa dal ruolo indipendente e pacifico che dovrebbe svolgere nel comporre i problemi internazionali. L'UE d entrerà così in situazioni di conflitto e divisione, a seguito di un coinvolgimento in interventi militari in zone di guerra.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Si sta rendendo necessario un adeguamento degli strumenti di bilancio alla nuova realtà del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Credo tuttavia che gli sforzi tesi ad assicurare risorse finanziarie adeguate alle competenze e al buon funzionamento della struttura, in linea con gli intendimenti iniziali, nonché un controllo effettivo dei costi, siano ampiamente giustificati.

Le istituzioni europee e gli Stati membri dovrebbero rivolgere particolare attenzione al SEAE il periodo iniziale, in modo da esercitare un adeguato controllo sulle sue attività e individuarne i problemi principali.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Questa proposta di bilancio rettificativo si iscrive nell’ambito della realizzazione del trattato di Lisbona ed è volta ad agevolare l’istituzione e il funzionamento del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE).Si tratta quindi di un’iniziativa che appoggio e di cui occorre garantire l’applicazione nell’ambito dei principi di gestione efficiente delle risorse europee, sottolineando un buon rapporto tra costi e benefici, nel rispetto delle limitazioni di bilancio dovute all’impatto della crisi economica sulle finanze pubbliche.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il nostro voto contrario alla relazione, la quale rappresenta un ulteriore passo verso l’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), è coerente con la nostra opposizione alla creazione del servizio. Aspetto centrale del trattato di Lisbona ed elemento fondamentale del federalismo nell’Unione europea, il servizio impiegherà oltre 5 000 persone nelle future 130 ambasciate UE site in diversi paesi.

Si tratta di una megastruttura diplomatica che inevitabilmente metterà in secondo piano i rappresentanti e gli interessi degli Stati membri imponendo loro, come anche a noi, gli interessi delle potenze che hanno deciso il cammino dell’Unione europea. Non vi sono garanzie che il SEAE non verrà collegato a strutture militari e di intelligence, e si delinea quindi la prospettiva di una preoccupante militarizzazione dell’Unione europea e delle sue relazioni internazionali, cui opporremo un netto rifiuto.

Ci si dovrebbe inoltre interrogare sulla provenienza dei contributi per coprire tale spesa, dato che il bilancio comunitario è estremamente ridotto. Tutto ciò avviene in concomitanza con l’inasprimento degli effetti della crisi, cui fanno seguito le cosiddette politiche di austerity che mettono sotto pressione i bilanci nazionali, con tagli alle retribuzioni e alla previdenza sociale e l’aumento delle imposte sul reddito da lavoro.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Dopo l’emendamento allo statuto dei funzionari e la modifica del regolamento finanziario, finalizzati a inquadrare in tali documenti la creazione del servizio europeo per l’azione esterna, è ora necessario approvare un bilancio per consentire il buon funzionamento del servizio. Affinché il servizio possa funzionare correttamente e raggiungere gli obiettivi per i quali è stato creato, deve disporre di un bilancio adeguato a fornire le risorse umane e materiali necessarie alla sua operatività.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato contro questa proposta legislativa del Parlamento europeo poiché ritengo che la creazione del servizio che si vuole finanziare rappresenti un ulteriore passo verso la militarizzazione della politica estera dell’Unione europea. Ho espresso voto contrario perché non condivido questa visione militarista della politica estera e perché in tutto il processo di creazione del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) mancano i principi essenziali della trasparenza e della democrazia. L’organizzazione del servizio non prevede da parte del Parlamento un severo controllo sul personale e sui finanziamenti e ciò costituisce una preoccupante mancanza di democrazia e trasparenza. Non sorprende quindi che la struttura proposta per il SEAE releghi il Parlamento europeo a un ruolo secondario e marginale in materia di politica estera comunitaria, un aspetto che il mio gruppo ed io respingiamo con forza. Ho quindi votato contro la risoluzione: non posso essere favorevole alla proposta di finanziare questo tipo di servizio e le tendenze militariste.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Ritengo assolutamente necessario riflettere sulla struttura prevista per il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Un sistema nel quale ciascuno dei 50 direttori generali disporrà inizialmente di 30 funzionari, che in seguito raggiungerebbero le 80 unità, comporterebbe un’amministrazione sproporzionata e costosa.

Si prevede inoltre che l’istituzione del SEAE porterà con sé una valanga di promozioni. Alcuni aspetti non sono ancora stati chiariti a sufficienza e sarebbe opportuno sottoporre a controllo preventivo i possibili effetti dei costi istitutivi. Altri elementi, come l’opportunità di assegnare adeguata importanza alla lingua tedesca come strumento di lavoro, come previsto dai trattati, sono stati ignorati. Per questi motivi ritengo che, nella sua forma attuale, l’istituzione del SEAE debba essere respinta.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento poiché anch’io ritengo essenziale che l’Unione europea sia in grado di gestire l'intera gamma dei suoi strumenti esterni nell'ambito di una struttura coerente e che la messa a disposizione di risorse del bilancio 2010 per istituire tale struttura, nella sua fase iniziale, costituisca l'obiettivo politico della presente relazione.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Al fine di istituire il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) è necessario introdurre un emendamento relativo al bilancio 2010 e a quello proposto per il 2011. Il nuovo bilancio dovrà incorporare una nuova sezione X e il bilancio 2010 dovrà essere modificato al fine di prevedere la creazione di 100 posti supplementari in organico nel piano di istituzione del SEAE e una dotazione finanziaria a copertura di 70 agenti contrattuali. Gran parte delle risorse necessarie saranno semplicemente trasferite dalle sezioni del Consiglio europeo, del Consiglio e della Commissione. Nella commissione per gli affari esteri prevale la sensazione che l’Alto rappresentante, la baronessa Ashton, non abbia mantenuto appieno le promesse fatte al Parlamento europeo in merito all’istituzione del SEAE. La commissione affari esteri ritiene che il Parlamento europeo debba essere consultato sulle priorità in materia di personale (ad esempio, per quanto concerne l’equilibrio geografico) e che sarebbe più opportuno affrontare la questione della parità di genere nelle procedure di assunzione. Dal punto di vista del gruppo Verde/Alleanza libera europea il fatto che finora la baronessa Ashton non abbia trasferito al SEAE il personale della Commissione nella direzione generale delle relazioni esterne, che si occupa di processi di pace e di risposta alle crisi, rappresenta una grave mancanza, in particolare alla luce delle rassicurazioni fornite dall’Alto rappresentante al Parlamento europeo in relazione al trasferimento.

 
  
  

Relazioni Gräßle e Rivellini (A7-0263/2010), Rapkay (A7-0288/2010), Gualtieri e Surján (A7-0283/2010)

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Ci opponiamo fermamente alla creazione del servizio europeo per l’azione esterna. Affari esteri e diplomazia ricadono sotto la sovranità nazionale; proprio per questo abbiamo votato contro tutte le relazioni al riguardo.

Una politica estera comune, condotta nel solo interesse dell’Unione europea, si troverà necessariamente, prima o poi, in contraddizione con gli interessi fondamentali di uno o diversi Stati membri, se non di tutti. Potrebbe verificarsi, ad esempio, un conflitto che richiede il coinvolgimento dei paesi membri, ma cui i cittadini si oppongono, oppure potrebbe essere promossa una politica particolarmente ostile o favorevole nei confronti di uno Stato ovvero un gruppo di Stati, contravvenendo alla tradizione di alcuni servizi diplomatici o agli interessi cruciali di taluni Stati membri.

Quel che è peggio è che i trattati stabiliscono già adesso che, qualunque cosa accada, tutto ciò sarà soggetto ad altri impegni o vincoli dalla portata ancora maggiore, forse globale: la NATO, l’ONU e Dio sa cos’altro. Non si propone dunque un servizio diplomatico forte e indipendente, bensì uno strumento di sottomissione al potere extra-europeo.

 
  
  

Relazione Surján (A7-0281/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Nel 2010 la dotazione annuale per l’assistenza finanziaria alle misure di controllo nel settore bananiero è ammontata a 75 milioni di euro, provenienti per la maggior parte da una riallocazione della rubrica 4 del bilancio pari a 55,8 milioni di euro; nel 2011 quella stessa rubrica dispone tuttavia di soli 875 530 euro. Concordiamo dunque con la posizione del Parlamento, che intende invitare la Commissione a presentare una nuova proposta per la mobilizzazione dello strumento di flessibilità per il restante importo di 74 124 470 euro. L’assistenza finanziaria per le misure di controllo nel settore bananiero è necessaria, soprattutto se si considera che, se l’Unione europea desidera mantenere la propria influenza come attore globale, dovrà assicurare un sostegno finanziario ai paesi ACP fornitori di banane, colpiti dalla liberalizzazione dello status di nazione più favorita (NPF) nel quadro dell’OMC. Va inoltre ricordato che la proposta è del tutto fondata, poiché misure di questo tipo sono previste dal punto 27 dell’accordo interistituzionale, relativo all’uso dello strumento di flessibilità.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione perché concordo sul fatto che non vada messa in discussione l’assistenza finanziaria dell’UE ai paesi ACP fornitori di banane, i quali subiscono le conseguenze della liberalizzazione dello status di nazione più favorita nell’ambito dell’OMC, e che lo sforzo di bilancio non debba essere rinviato. Condivido dunque la proposta della Commissione di modificare il regolamento (CE, Euratom) n. 1905/2006, per consentire il finanziamento delle misure di accompagnamento nel settore bananiero (Banana Accompanying Measures – BAM) negli anni dal 2010 al 2013, con una dotazione complessiva di 190 milioni di euro, cui potrebbero aggiungersi altri 10 milioni di euro se il margine lo consentirà.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il settore bananiero è fondamentale per alcune regioni dell’Unione europea, in particolare i dipartimenti e i territori oltremare francesi. Proprio per questo, a fronte della concorrenza dei paesi dell’America latina, che gli accordi in corso di negoziazione acuiranno, il Parlamento ha adottato misure di finanziamento volte ad assistere questo settore indebolito.

I membri del Parlamento europeo auspicherebbero una mobilizzazione dello strumento di flessibilità nell’ordine dei 74,12 milioni di euro. Quest’Assemblea invia così un segnale forte alla Commissione e al Consiglio, che hanno previsto uno stanziamento di soli 18,3 milioni, cogliendo al tempo stesso l’opportunità per sottolineare che non è più possibile attingere al bilancio per l’azione esterna dell’UE al fine di finanziare le misure di accompagnamento nel settore bananiero (BAM). I 190 milioni di aiuti promessi per il periodo 2010-2013 dovranno essere reperiti attraverso nuovi canali: è questa la richiesta che il Parlamento avanzerà nel quadro della prossima prospettiva finanziaria.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La Commissione propone di modificare il regolamento (CE, Euratom) n. 1905/2006 per finanziare le misure di accompagnamento nel settore bananiero (BAM) negli anni dal 2010 al 2013, con una dotazione complessiva di 190 milioni di euro. La ripartizione annuale proposta prevede un importo di 75 milioni di euro nel 2010. Va rilevato che il margine disponibile della rubrica 4 è di soli 875 530 euro. Nel 2010 la quota più significativa di quest’assistenza finanziaria è derivata da una riallocazione all’interno della rubrica 4 del bilancio, pari a 55,8 milioni di euro su un totale di 75 milioni, che colpisce strumenti e azioni ritenuti di grande interesse dall’Unione europea e, in particolare, dal Parlamento. Inoltre, durante l’approvazione del quadro finanziario pluriennale ora in vigore, non si è provveduto a offrire la necessaria assistenza finanziaria per le misure di accompagnamento nel settore bananiero. Non va tuttavia messa in discussione l’assistenza finanziaria dell’UE ai paesi ACP fornitori di banane, i quali subiscono le conseguenze della liberalizzazione dello status di nazione più favorita nell’ambito dell’OMC, e lo sforzo di bilancio non deve essere rinviato. Condivido pertanto la modifica al progetto di bilancio rettificativo n. 3/2010 proposta dal relatore.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione intende definire le misure necessarie a offrire assistenza finanziaria ai membri del gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) che subiranno le conseguenze della liberalizzazione del commercio di banane tra l’Unione europea e gli 11 paesi dell’America latina, in base alla quale l’UE si impegna a non applicare restrizioni quantitative o misure equivalenti alle importazioni di banane nel proprio territorio.

Quando è stato firmato l’accordo di Ginevra, che sancisce tale liberalizzazione, l’Unione europea si è assunta l’impegno di stanziare 200 milioni di euro a favore dei paesi ACP, a titolo di compensazione per l’impatto di queste misure sulle esportazioni verso l’UE. Già all’epoca abbiamo criticato l’accordo, vantaggioso soprattutto per le multinazionali statunitensi che dominano il mercato mondiale nel settore.

Diversi paesi ACP nonché svariati produttori di banane locali hanno espresso i propri timori per le conseguenze dell’accordo, nella convinzione che i 200 milioni di euro previsti non ne compenseranno le conseguenze. Adesso la relazione prevede "una dotazione complessiva di 190 milioni di euro, cui potrebbero aggiungersi altri 10 milioni di euro se il margine lo consentirà". Peraltro, non vi sono stati richiami all’impatto per i paesi e le regioni dell’Unione europea in cui si pratica la produzione di banane, come la regione autonoma di Madeira. Per queste ragioni, ci siamo astenuti dal voto.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio presidente, cari colleghi, la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2010 dell’Unione europea per l’esercizio 2010, sezione III – Commissione, assegna nuove risorse per finanziare le misure di accompagnamento nel settore delle banane, destinate ai Paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico). La proposta della Commissione, fatta invero senza il coinvolgimento di alcun ramo dell’autorità di bilancio, prevede 75 milioni di euro in stanziamenti di impegno da iscrivere in Riserva, in attesa dell’adozione delle modifiche normative al relativo regolamento. In merito mi preme segnalare il mancato raggiungimento di un accordo tra il Parlamento e il Consiglio. Il Parlamento aveva, infatti, pensato all’utilizzo dello strumento di flessibilità, ottimo per affrontare situazioni simili, in quanto si tratta di fondi pronti alla mobilitazione e dotati di base giuridica. Il Consiglio, invece, aveva un’idea diversa, dovuta alla mancata volontà da parte degli Stati membri di utilizzare lo strumento di flessibilità, che ha come conseguenza un aumento dei contributi degli stessi. E proprio per le ragioni illustrate la commissione per i bilanci ha preso atto dell’impossibilità di trovare un accordo sul bilancio 2010.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea si è sempre concentrata sull’aiuto ai paesi in via di sviluppo, in particolare agli Stati ACP. La rettifica di bilancio proposta verte sui paesi ACP produttori di banane. Nella fattispecie, gli aiuti assumono la forma di una liberalizzazione del commercio di banane tra l’UE e gli 11 paesi produttori dell’America latina e, a nostro avviso, risultano migliori e più efficaci degli aiuti diretti, che prevedono una distribuzione dei fondi a pioggia. Sostenendo il settore bananiero di questi paesi contribuiamo al loro sviluppo economico, alla creazione di posti di lavoro e alla lotta alla povertà.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Si crede che, per superare la crisi economica si debba destinare quante più risorse possibili alle priorità dell’UE per il 2010. Questi stanziamenti sono stati possibili grazie a una riallocazione di fondi. Il sostegno finanziario alle misure di accompagnamento per il settore bananiero non era previsto al momento della redazione dell’attuale bilancio pluriennale.

Ci è stato detto che, per attutire la liberalizzazione degli scambi perseguita nel quadro dell’OMC e la relativa riduzione dei dazi doganali NPF, è necessario mantenere l’assistenza finanziaria dell’Unione europea ai paesi ACP fornitori di banane. Soprattutto adesso che l’Unione stessa è alle prese con la crisi economica, un simile utilizzo dello strumento di flessibilità appare inammissibile.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) A seguito di una modifica degli accordi commerciali (vale a dire la liberalizzazione degli scambi nel quadro dell’OMC), la riduzione del margine preferenziale per i paesi ACP esportatori di banane ha prodotto ripercussioni negative.

La Commissione europea propone dunque di sostenere i principali paesi ACP esportatori di banane istituendo una serie di misure di accompagnamento nel settore bananiero (BAM) con una dotazione di 190 milioni di euro per un periodo di quattro anni, dal 2010 al 2013. Obiettivo di tale assistenza è aiutare i paesi colpiti ad avviare programmi di adeguamento. Sebbene la questione del settore bananiero sia in sospeso da tempo, il finanziamento delle BAM resta però problematico.

La Commissione e il Consiglio non hanno integrato tale assistenza nella rubrica 4 del quadro finanziario pluriennale per il 2007-2013, inoltre la commissione per lo sviluppo giudica questa proposta incompatibile con il massimale previsto per tale rubrica e chiede alla Commissione europea di apportarvi modifiche significative o sostituirla con un nuovo testo.

 
  
  

Progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2011

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Sono soddisfatta del progetto di bilancio per il 2011 oggi in discussione, in quanto si sofferma esattamente sulle priorità dichiarate. Per la prima volta il Parlamento europeo e il Consiglio si trovano su un livello di parità in tale ambito. Poiché questo è il primo bilancio adottato dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, e in considerazione della crisi che l’Europa attraversa, è importante che il processo di riconciliazione vada a buon fine. È altresì fondamentale che l’Unione europea si doti del bilancio necessario per attuare le proprie priorità ed esercitare i nuovi poteri conferitile dal trattato. In un simile contesto di crisi è essenziale battersi per le proprie convinzioni e per un bilancio lungimirante. La proposta del Parlamento riflette tale ambizione. Dall’altra parte, le cifre del Consiglio rispecchiano l’austerità dei bilanci adottati dagli Stati membri dell’Unione europea. L’UE deve però essere capace di reagire ai cambiamenti politici provocati dalle grandi sfide e ha il dovere di presentare un bilancio europeo ambizioso e in grado di sostenere la ripresa economica. Solo rafforzando settori come scienza e innovazione e dando un contributo sia alla crescita economica, sia alla creazione di posti di lavoro e al miglioramento di quelli esistenti faremo sì che l’Europa possa offrire condizioni di vita e di lavoro più interessanti.

 
  
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  Ole Christensen, Dan Jørgensen, Christel Schaldemose e Britta Thomsen (S&D), per iscritto. (DA) Noi socialdemocratici danesi al Parlamento europeo abbiamo votato a favore degli emendamenti nn. 700, 701 e 706 del bilancio, sebbene in un passaggio delle motivazioni si affermi che l’Unione europea dovrebbe progredire verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Sappiamo bene che i sostenitori del nucleare si nascondono dietro questa espressione, pensando in realtà a un’economia in cui l’energia atomica rappresenta una fonte di primaria importanza. Vorremmo sottolineare che giudichiamo pessima l’idea di investire le risorse dell’UE nel nucleare e abbiamo votato l’emendamento partendo da questa premessa.

 
  
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  Anne E. Jensen (ALDE), per iscritto. (DA) Nel corso della votazione sul bilancio dell’UE per l’esercizio 2011 il Venstre (partito liberale danese) si è pronunciato contro una serie di emendamenti relativi alla sottrazione di fondi da destinare alle restituzioni alle esportazioni. Tali spese sono disposte per legge e saranno pertanto effettuate indipendentemente dalla cifra indicata nel bilancio. D’altro canto, se le dotazioni non vengono specificate nel bilancio dell’Unione europea, dovranno essere erogate dai singoli Stati membri. In considerazione dei tagli di bilancio operati a livello nazionale, sarebbe un atto di irresponsabilità economica far gravare una spesa aggiuntiva così onerosa sui paesi membri. Il Venstre è soddisfatto della sostanziale riduzione delle sovvenzioni all’esportazione avvenuta negli ultimi anni nell’UE e continuerà ad adoperarsi per una modifica della legislazione di riferimento, affinché questa diminuzione graduale continui. Il partito ha inoltre votato contro una dichiarazione che vietava l’erogazione di un premio speciale per i bovini maschi nel caso dei tori da combattimento.

Il Venstre ha espresso parere negativo perché i premi di questo tipo vengono erogati soltanto in Danimarca, Svezia e Slovenia, paesi in cui, come sappiamo, non si pratica il combattimento tra tori. Infine, il nostro partito ha votato contro l’assegnazione di 300 milioni di corone danesi al fondo per i prodotti lattiero-caseari. I prezzi dei prodotti caseari sono aumentati nell’ultimo anno, pertanto la Commissione ha concluso che in base alle regole attuali non sarà possibile stanziare risorse dal fondo.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della modifica di bilancio che inscrive in riserva una parte degli stanziamenti per il 2011 destinandoli all’Accademia europea di polizia (CEPOL). Accolgo dunque con favore il voto della plenaria, che, con un risultato di 611 favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti, corrobora la posizione del Parlamento in merito. Difatti, il Parlamento svincolerà tali risorse se riceverà dall’agenzia informazioni positive circa il seguito dato alla quietanza liberatoria del 2008.

Le nostre richieste sono chiare: informare il Parlamento sull’esito dell’indagine condotta dall’OLAF; rendere pubblica la lista dei membri del consiglio direttivo; presentare la relazione di un revisore esterno sugli stanziamenti destinati al finanziamento delle spese private; far sì che sia il consiglio direttivo stesso ad apportare i cambiamenti, onde evitare che la situazione si ripeta nel futuro. Mi auguro che la CEPOL reagisca prontamente e dimostri la propria volontà di collaborare appieno con il Parlamento.

 
  
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  Marit Paulsen, Olle Schmidt e Cecilia Wikström (ALDE), per iscritto. (SV) Un’Europa forte e moderna richiede un bilancio orientato al futuro e alla crescita, ma al tempo stesso la congiuntura economica invita alla riflessione e alla moderazione. Abbiamo dunque deciso di mantenere una linea restrittiva sul bilancio, concentrandoci su ampi investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, che generano crescita e posti di lavoro in linea con la strategia Europa 2020. Desideriamo un’Europa sostenibile sul piano economico, sociale e climatico, pertanto abbiamo votato a favore di investimenti nei campi dell’ambiente, del capitale umano e del controllo dei mercati finanziari, comunque sempre entro i limiti delle risorse disponibili.

La politica agricola dell’Unione europea continua ad assorbire una quota ingiustificatamente elevata del bilancio, ma non è possibile far fronte alle sfide del futuro applicando la politica del passato. Abbiamo pertanto votato contro la proposta di istituire un fondo per i prodotti lattiero-caseari da 300 milioni di euro e la nostra stessa idea di abolire i sussidi alle esportazioni dell’UE per i prodotti agricoli, ad esempio, nonché il sostegno alla coltivazione del tabacco. Inoltre, poiché ognuno deve fare la propria parte in questi tempi di difficoltà economica, abbiamo votato per una riduzione dei costi amministrativi dell’Unione europea.

 
  
  

Relazione Jędrzejewska e Trüpel (A7-0284/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Considerando la debole ripresa dell’area dell’euro e la fragilità delle finanze pubbliche di molti Stati membri, un uso oculato del bilancio può stimolare la ripresa economica, ma è necessario saper sfruttare le risorse al massimo. Per quanto riguarda i cittadini, va rilevato da una parte l’aumento accordato alle rubriche "Competitività per la crescita e l’occupazione" e "Coesione per la crescita e l’occupazione", e dall’altra la riduzione degli stanziamenti per istruzione e formazione. Si registra un notevole incremento del Fondo sociale europeo (FES), ma è deplorevole che appena l’1,4 per cento delle risorse sia destinato all’attuazione della politica sociale e che, rispetto al 2010, si osservi una diminuzione di 15,77 milioni di euro degli stanziamenti per la sanità. Nel settore dello sviluppo regionale si ha un essenziale aumento del 3,2 per cento circa. Quanto all’agricoltura, va notata l’estrema volatilità del settore caseario, che evidenzia la necessità di trovare una soluzione definitiva attraverso la creazione del fondo per i prodotti lattiero-caseari. Per quanto concerne la pesca, si registra invece una deprecabile riduzione dei fondi stanziati per la PCP (politica comune della pesca).

 
  
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  Charalampos Angourakis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Il bilancio dell’Unione europea per il 2011 è pensato per sostenere i profitti delle imprese e l’attacco selvaggio di monopoli e governi borghesi contro i diritti sociali e dei lavoratori; assicura ancora più capitale speculativo, sovvenzioni e agevolazioni ai monopoli (oltre ai 5 000 miliardi già erogati dai governi nazionali borghesi) affinché consolidino la propria posizione nell’inesorabile concorrenza tra imperialisti, con il chiaro obiettivo di imprimere nuovo slancio al capitalismo. Il bilancio si basa, in sostanza, sul seguente principio: da un lato, destina risorse al capitale e dall’altro taglia i fondi (già esigui) destinati a lavoratori, piccoli commercianti e imprese artigiane, aziende agricole di medie dimensioni in difficoltà economiche e infine ai giovani, aumentando ulteriormente gli stanziamenti per l’azione imperialista dell’UE e per i meccanismi di repressione e persecuzione del popolo.

Il primo bilancio approvato dal Parlamento europeo, forte dei presunti poteri che gli conferisce il trattato di Lisbona, conferma la propria natura reazionaria e dimostra ancora una volta che quest’Assemblea serve fedelmente le esigenze e gli interessi dei monopoli, oltre a nutrire una profonda avversione per le necessità dei lavoratori e della base popolare. Il movimento operaio deve intensificare la lotta, affinché non siano i lavoratori a pagare il prezzo della crisi capitalista.

 
  
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  Liam Aylward, Brian Crowley e Pat the Cope Gallagher (ALDE), per iscritto. (GA) Negli ultimi anni i mercati caseari internazionali hanno mostrato una crescente volatilità. I 300 milioni di euro accordati in via eccezionale al settore con il bilancio 2010 sono stati di particolare giovamento ai produttori caseari, che risentivano in misura significativa della crisi. Abbiamo votato per una nuova linea di bilancio, affinché fosse istituito un fondo per i prodotti lattiero-caseari inteso a sostenere l’innovazione, la diversificazione e la ristrutturazione e ad accrescere il potere contrattuale dei produttori, affrontando gli squilibri nella filiera. Accogliamo inoltre con favore il giudizio espresso nella relazione sul programma "Latte nelle scuole" e sulla proposta della Commissione di aumentare le risorse destinate a questa iniziativa nonché a "Frutta nelle scuole".

Le finalità della politica agricola comune consistono nel garantire la sicurezza della filiera alimentare, tutelare l’ambiente e la biodiversità e offrire una retribuzione dignitosa agli agricoltori. A questo proposito, condividiamo il punto della relazione in cui si invita la Commissione a prevedere una riserva nel bilancio 2011 nell’eventualità che la volatilità dei mercati aumenti nel prossimo anno, al fine di snellire la burocrazia e migliorare nonché chiarire l’accesso ai finanziamenti.

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Concordo con gli onorevoli colleghi che non sostengono le riduzioni di bilancio proposte dal Consiglio. La più efficace argomentazione a sfavore ci viene offerta dalla situazione degli Stati membri che hanno adottato misure simili al proprio interno, e mi riferisco in particolare alla Romania. La pressione contenitiva esercitata sul consumo non ci ha traghettati fuori dalla crisi, ma ha anzi creato tensioni sociali senza precedenti. Condivido dunque l’aumento di 300 milioni di euro destinato al fondo per i prodotti lattiero-caseari. Durante la crisi europea ho sempre espresso parere favorevole nei confronti dello stanziamento di risorse aggiuntive per il settore. Sostengo con forza l’idea di un meccanismo europeo di stabilizzazione e la necessità che le due nuove linee di bilancio create siano specifiche e dispongano di dotazioni precise, come in questo caso, affinché lo strumento europeo di intervento diventi realtà e non resti pura teoria. Mi auguro che la posizione del Parlamento venga rispettata in sede di conciliazione, che si raggiunga un accordo con il Consiglio e che, durante la votazione di novembre, potremo esprimere parere favorevole sul bilancio dell’Unione europea per il 2011.

 
  
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  Zuzana Brzobohatá (S&D), per iscritto. (CS) Per la prima volta nella propria storia il Parlamento europeo discute il progetto di bilancio generale dell’Unione europea per il 2011 secondo le nuove norme, introdotte dal trattato di Lisbona. Quest’Assemblea ha apportato una serie di modifiche, dimostrando chiaramente che il grado di controllo e il funzionamento democratico dell’Unione sono migliorati. Sostengo questa proposta per l’avvenuto perfezionamento delle procedure democratiche, ma anche per la struttura stessa del bilancio.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento in quanto condivido le priorità orizzontali di quest’Assemblea per il 2011 nei settori delle politiche per la gioventù, dell’istruzione e della mobilità. Tali priorità prevedono, nel quadro delle varie azioni, investimenti intersettoriali mirati per promuovere la crescita e lo sviluppo dell’Unione europea. Concordo con la proposta di aumentare gli stanziamenti per tutti i programmi connessi a tali priorità, vale a dire il Programma per l’apprendimento permanente, il Programma Persone e il programma Erasmus Mundus. Inoltre, convengo sul fatto che la mobilità professionale dei giovani costituisca uno strumento chiave per garantire lo sviluppo di un mercato del lavoro dinamico e competitivo in Europa e che, in quanto tale, vada promossa. Guardo con favore a un aumento degli stanziamenti destinati al Servizio europeo per l’occupazione e, a tal fine, sostengo fermamente l’avvio dell’azione preparatoria "Il tuo primo impiego EURES", intesa a facilitare l’accesso dei giovani al mercato dal lavoro o a posti di lavoro specializzati in un altro Stato membro, quale primo passo verso la creazione di un programma specifico non accademico per la mobilità dei giovani.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. (FR) Questo bilancio non offre le risorse di cui l’Unione europea avrebbe bisogno per superare la recessione, promuovere la ripresa e onorare i propri doveri sul piano della solidarietà. Mi rincresce dunque che la proposta, avanzata dal gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, di creare una linea di risorse proprie finanziata attraverso un’imposta sulle operazioni finanziarie sia stata respinta tout court dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano). Quest’incongruenza tra le dichiarazioni e le azioni della destra è scandalosa, se si considera che da mesi gli esponenti di quei partiti affermano di fronte ai cittadini e ai media di appoggiare un’imposta di questo tipo. Eppure, quando arriva il momento di votare e il Parlamento europeo ha l’effettiva possibilità di attuare la proposta, quelle stesse persone tentano di insabbiarla. Mentre l’Unione europea cresce e si vede investita di sempre maggiori poteri, diminuiscono le risorse a sua disposizione. Si invia così un segnale negativo sia per la ripresa della crescita e dell’occupazione in Europa, in generale, sia per i cittadini europei.

 
  
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  Anna Maria Corazza Bildt, Christofer Fjellner, Gunnar Hökmark e Anna Ibrisagic (PPE), per iscritto. (SV) Vorremmo che le priorità di bilancio dell’Unione europea si concentrassero maggiormente sul futuro, sul potenziamento della competitività e su investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca, anziché puntellare la politica agricola. Oggi abbiamo onorato le nostre priorità votando per la certezza del diritto e l’aumento degli stanziamenti per la ricerca e le misure climatiche, ma anche per la riduzione delle sovvenzioni all’agricoltura e dei sussidi alle esportazioni, alla coltivazione del tabacco e al settore caseario. Sebbene il bilancio dell’UE per il 2011 non comprenda tutte le priorità che avremmo auspicato, abbiamo, ovviamente, espresso voto favorevole.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Abbiamo appena adottato il bilancio per il 2011 che il Parlamento europeo auspicava. Questa votazione ci consente di riaffermare le nostre priorità nei confronti delle fasce più povere, per le quali è stato richiesto un pacchetto da 100 milioni di euro, e dei produttori caseari, per i quali chiediamo una prosecuzione del fondo per i prodotti lattiero-caseari.

Anche le imprese in difficoltà dovrebbero continuare a ricevere il sostegno del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che dovrebbe assumere carattere permanente e disporre di un proprio bilancio. Da ultimo, vorremmo che il bilancio europeo si dotasse di risorse proprie e che venisse finalmente introdotta una tassa sulle transazioni finanziarie.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Dal momento che Stati membri, comunità locali, contribuenti e imprese accettano di compiere sacrifici economici, l’Unione europea non può esimersi dal contribuire a questo processo virtuoso. L’aumento sproporzionato del bilancio dell’UE che alcuni invocano non è accettabile. Ciò non significa che sia opportuno ridurre spese essenziali dal punto di vista strategico come la politica agricola comune, che ci rende indipendenti nell’approvvigionamento alimentare e ci offre una fonte di esportazioni (e quindi di guadagni).

D’altra parte, sarebbe necessario mettere in discussione le deroghe di cui alcuni Stati godono per tradizione, ma che oggi non hanno più ragion d’esistere. Nelle attuali circostanze non si può prendere in considerazione una tassa europea: occorrerebbe prima ridurre la pressione fiscale sugli Stati membri.

 
  
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  Philippe de Villiers (EFD), per iscritto. (FR) Il Parlamento europeo si è pronunciato in merito alla proposta di risoluzione legislativa relativa alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2011.

L’esame del bilancio generale dell’UE per opera di questo Parlamento ha sempre rappresentato un’occasione per fare il punto sull’ampliamento dei poteri dell’Unione negli anni e, in parallelo, sulla restrizione della sovranità degli Stati membri.

La relazione mette in luce la pressione fiscale alla quale i contribuenti saranno sottoposti. Sebbene l’euroscetticismo dei cittadini sia evidente, l’Unione europea continua ad aumentare il proprio bilancio del 6 per cento per finanziare le politiche di cui si è arrogata. Perché questo incremento, quando una quota compresa tra il 10 e il 15 per cento resta inutilizzata e la Commissione chiede austerità a tutti gli Stati membri?

 
  
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  Diane Dodds (NI), per iscritto. (EN) Reputo inaccettabile qualsiasi proposta mirante ad aumentare il bilancio dell’Unione europea, perché non saprei come giustificare ai miei elettori un incremento delle uscite per il 2011 nell’ordine del 6 per cento circa. Oggi il Cancelliere dello Scacchiere annuncia tagli drastici nel settore pubblico. Si tratta di tagli che l’Unione europea stessa aveva chiesto di operare agli Stati membri. Quest’ultima non si esime tuttavia dall’aumentare il proprio bilancio del 6 per cento. Sembra che la politica ufficiale dell’UE consista nell’impartire ordini senza però dare l’esempio. Lo trovo inaccettabile.

Non riuscirei a guardare negli occhi i miei elettori (persone che perderanno sicuramente il posto di lavoro a seguito della riduzione della spesa nel Regno Unito) e comunicargli che una quantità sempre maggiore dei loro soldi viene utilizzata in maniera oculata da parte dei membri del Parlamento europeo – e ricordiamo che si tratta dei loro soldi - per rimpinguare le casse del servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), di Europol e delle autorità di regolamentazione dei servizi finanziari. Né potrei giustificare un aumento delle risorse di questa Assemblea. Proprio per questi motivi ho votato contro il bilancio. Lascio ad altri il compito di spiegare perché lo appoggino.

 
  
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  Lena Ek (ALDE), per iscritto. (SV) Un’Europa forte e moderna richiede un bilancio orientato al futuro e alla crescita; allo stesso tempo, la congiuntura economica richiama alla riflessione e alla moderazione. Ho dunque scelto di mantenere una linea restrittiva sul bilancio, concentrandomi su ampi investimenti nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione, che generano crescita e posti di lavoro in linea con la strategia Europa 2020. Desidero un’Europa sostenibile sul piano economico, sociale e climatico, e ho pertanto votato a favore di investimenti nell’ambiente, nel capitale umano e nella vigilanza dei mercati finanziari, sempre entro le risorse disponibili.

La politica agricola dell’Unione europea continua ad assorbire una quota elevata del bilancio, ma purtroppo la sua impostazione attuale raramente si rivolge alle sfide del futuro. Sebbene le zone rurali trainanti rivestano un ruolo di primo piano, non è corretto proseguire lungo la strada delle sovvenzioni all’esportazione e dei sussidi per la coltivazione del tabacco. Occorre piuttosto offrire condizioni ragionevoli per la produzione alimentare in Europa, una tutela animale accettabile e incentivi alla produzione di energia pulita per gli agricoltori. Inoltre, poiché ognuno deve fare la propria parte in questi tempi di difficoltà economica, ho votato per una riduzione dei costi amministrativi dell’Unione europea.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson e Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. (SV) Noi socialdemocratici svedesi abbiamo votato a favore del progetto di bilancio dell’Unione europea per il 2011. Il bilancio in discussione, pur essendo contenuto, prevede i necessari investimenti nella ricerca, nell’energia e nelle iniziative rivolte ai giovani, oltre a consentire l’istituzione del servizio europeo per l’azione esterna e delle autorità di vigilanza finanziaria.

Nondimeno mancano risorse sufficienti per molte delle nuove priorità dell’Unione europea, ad esempio la nuova strategia per la crescita e l’occupazione (UE 2020), la politica in ambito climatico e la politica estera e di aiuti dell’UE, in particolare nei confronti della Palestina.

Al fine di contenere il bilancio, abbiamo proposto un’ulteriore riduzione delle sovvenzioni dell’UE all’agricoltura, ma il provvedimento è stato respinto in sede di votazione. Inoltre, abbiamo votato per una disamina del sistema delle risorse proprie, che comprenda anche una tassa sulle transazioni finanziarie. Indipendentemente dalla forma che potrebbe assumere l’eventuale nuovo meccanismo di finanziamento dell’UE, si dovrebbe preservare la neutralità di bilancio e rispettare la competenza degli Stati membri in materia di tassazione.

Quanto al bilancio del Parlamento, crediamo che si debba offrire maggiore sostegno alle commissioni il cui carico di lavoro è cresciuto in seguito al trattato di Lisbona. È dunque giustificato un ampliamento dell’organico del Parlamento e dei segretariati dei gruppi politici, ma non riteniamo necessario un aumento del personale al servizio dei deputati. Quest’Assemblea ha appena deciso di mantenere in riserva gli stanziamenti per il rialzo delle indennità di assistenza, ma tali fondi non dovrebbero essere svincolati se non vengono soddisfatte tutte le condizioni. Avremmo preferito che il Parlamento avesse rimpinguato il proprio bilancio non incrementandone l’ammontare totale, bensì attuando una ridistribuzione delle risorse o accrescendone l’efficienza.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il bilancio dell’UE è fondamentale per lo sviluppo delle attività dell’Unione e, soprattutto in tempi di crisi, per una distribuzione efficace dei fondi connessi alla politica di coesione.

Credo che il Consiglio non debba ridurre tali risorse arbitrariamente, come già accaduto con i finanziamenti per l’innovazione e con gli obiettivi di crescita e competitività. Il Consiglio ha diminuito gli stanziamenti d’impegno dello 0,55 e quelli di pagamento del 2,77 per cento, approvando un bilancio definitivo che ammonta rispettivamente a 141,8 e 126,5 miliardi di euro: la situazione potrebbe farsi critica, soprattutto se gli effetti ricadranno su crescita e competitività.

Sono dunque favorevole alla decisione del Parlamento di mantenere gli stanziamenti in questi settori sui livelli originari.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Una volta entrato in vigore, il trattato di Lisbona ha abolito ogni distinzione tra spese obbligatorie e spese non obbligatorie, conferendo al Parlamento e al Consiglio la responsabilità congiunta di tutte le uscite dell’Unione europea e un potere decisionale comune. Inoltre, l’iter annuale di bilancio diventa una procedura legislativa speciale, ai sensi della quale il bilancio è approvato attraverso un atto legislativo che si presta a essere considerato una procedura di codecisione speciale o, per evitare confusioni, una decisione congiunta di Parlamento e Consiglio. Il bilancio per il 2011 proposto da questa Assemblea è ambizioso, intelligente e rispettoso, in maniera tanto rigorosa quanto realistica, degli impegni da essa assunti. Accordiamo priorità alle politiche connesse ai giovani, all’istruzione, alla mobilità, alla formazione, alla ricerca, alla competitività e all’innovazione. Desidero soffermarmi sull’iniziativa preparatoria in cui sono stato direttamente coinvolto: "Il tuo primo impiego EURES", che promuoverà la mobilità dei giovani all’interno dell’Unione e contribuirà a contrastare la disoccupazione. Il bilancio in discussione continua ad ammontare all’1 per cento circa del reddito nazionale lordo; ciò dimostra chiaramente la necessità di rivedere il quadro finanziario pluriennale, se si considerano i margini ristretti per le relative rubriche, con particolare riguardo alle rubriche 1a, 3b e 4. Peraltro, è evidente che occorre discutere quanto prima del reperimento di nuove risorse per il bilancio dell’UE.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Condividiamo le critiche contro i tagli e le riduzioni che il Consiglio ha operato arbitrariamente nel progetto di bilancio, sottraendo oltre 7 miliardi di euro rispetto ai margini pattuiti nel quadro finanziario pluriennale per il periodo 2007-2013. Questa decisione appare ancora più inaccettabile se si considera che la somma prevista dal quadro è già di per sé estremamente esigua e compromette in partenza la riuscita della coesione economica e sociale, esasperando gli effetti nocivi delle politiche dell’UE.

Crediamo dunque che sia assolutamente necessario condurre anche una rivalutazione sostanziale del bilancio nonché un riesame immediato dei massimali previsti dall’attuale quadro finanziario. Non per questo possiamo però condividere l’intento, latente nella relazione, di asservire il bilancio ai pilastri fondanti del trattato di Lisbona: neoliberismo, federalismo e militarismo. In sostanza, lo si metterebbe al servizio di quelle stesse politiche che hanno scatenato la crisi profonda che affligge attualmente i lavoratori e i cittadini europei. Una volta operato il necessario rafforzamento del bilancio dell’UE, cui gli Stati membri dovranno contribuire ciascuno secondo il rispettivo reddito nazionale lordo, occorre allontanarsi da tali politiche e dedicarsi concretamente alla coesione, al progresso sociale e alla tutela ambientale.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto. (FR) Il trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre dello scorso anno, conferisce nuovi poteri all’Unione europea e, di conseguenza, crea nuove voci di spesa. Nessuno dei presenti, o quasi, ha avuto la decenza di sottolineare il fatto che sia scandaloso chiedere un aumento delle risorse destinate all’Unione europea o la creazione di una nuova imposta quando si predica agli Stati membri di praticare l’austerità e abbattere gli investimenti nella previdenza sociale.

L’Unione europea ha un costo diretto esorbitante per la Francia: 8 miliardi di euro l’anno, una somma in continuo aumento che, ad esempio, corrisponde a gran parte del deficit nella previdenza sociale. I costi indiretti, ancora più esosi, si traducono nella disoccupazione, in una crescita debole, nelle delocalizzazioni e negli altri mali legati alle politiche europee. Il bilancio dell’Unione si presenta non come un complemento, bensì come un concorrente dei bilanci nazionali. Inoltre, grazie ai sistemi di cofinanziamento delle politiche strutturali, che sono essenzialmente una forma di clientelismo in tono minore, incita a spendere. Vi è anche la seguente aggravante: in quindici anni la Corte dei conti europea non è stata in grado di approvare la gestione di queste decine di miliardi di euro da parte della Commissione. Credo che sia arrivato il momento di porre fine a tutto questo.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho sostenuto la risoluzione del Parlamento europeo sul progetto generale di bilancio dell’Unione europea per il 2011. Se davvero vogliamo farci carico delle priorità politiche dell’Unione europea, delle nuove spese rese necessarie dalla crisi economica e dei nuovi poteri conferitici dal trattato di Lisbona, dobbiamo appoggiare un progetto di bilancio ambizioso e capace di investire nella creazione di posti di lavoro e nel ritorno alla crescita sostenibile; in altre parole, un bilancio che rispecchi l’Europa che vogliamo.

Il Consiglio vorrebbe ridurre il bilancio dell’Unione in considerazione dei deficit elevati che gli Stati membri registrano. A tal fine, abbiamo introdotto una nuova rubrica per le risorse proprie dell’Unione, in modo da ridurre la dipendenza dai contributi nazionali. Deploriamo il fatto che la destra abbia respinto ancora una volta l’emendamento relativo alla creazione di una tassa sulle transazioni finanziarie.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) Sono favorevole alle proposte del Parlamento europeo circa il progetto di bilancio per il 2011. La relazione ha preso in considerazione gli ambiti politici più importanti e le posizioni dei singoli. Il Parlamento prende atto che, in futuro, l’Unione europea non potrà onorare l’ampio ventaglio di compiti che le spettano se disporrà di risorse limitate. Questa considerazione è valida soprattutto per l’agricoltura. Nel suo parere sul bilancio per il 2011 la commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale ha già espresso il timore che la Commissione parta da presupposti troppo ottimisti nella pianificazione e assegnazione delle risorse inutilizzate. Il finanziamento di grandi progetti di ricerca europei è legato ai recuperi, la cui entità non può essere determinata a priori. La Commissione è chiamata a garantire il finanziamento a lungo termine della ricerca e dello sviluppo, elaborando piani precisi in tal senso. I recuperi derivanti dal bilancio per l’agricoltura dovrebbero essere utilizzati per il loro scopo originario.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione perché il Parlamento europeo ravvisa le sue priorità più importanti nelle politiche per la gioventù, nell’istruzione e nella mobilità. Io stesso ho sostenuto in varie occasioni che questi ambiti rappresentano una componente essenziale e necessaria della ripresa economica dell’UE nonché della strategia Europa 2020. Le politiche per la gioventù, l’istruzione e la mobilità richiedono, nel quadro delle varie azioni, investimenti intersettoriali mirati per promuovere la crescita e lo sviluppo dell’Unione europea.

Credo pertanto nella necessità di aumentare gli stanziamenti per tutti i programmi connessi a tali priorità, segnatamente il Programma per l’apprendimento permanente, il Programma Persone e il programma Erasmus Mundus. È inoltre importante accrescere le risorse destinate alla rete europea dei servizi per l’occupazione. A tal fine, sostengo l’avvio dell’azione preparatoria "Il tuo primo impiego EURES", che è intesa a facilitare l’accesso dei giovani al mercato dal lavoro o a posti di lavoro specializzati in un altro Stato membro, quale primo passo verso la creazione di un programma specifico non accademico per la mobilità dei giovani.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Nella votazione individuale mi sono espresso contro i provvedimenti che, a mio avviso, avranno conseguenze negative per i cittadini dell’Unione europea e dei paesi in via di sviluppo: mi riferisco ai finanziamenti per la coltivazione del tabacco e alle sovvenzioni alle esportazioni agricole dell’UE, che danneggiano in paesi in via di sviluppo. Ho inoltre votato contro l’aumento delle linee di bilancio relative ai costi amministrativi e di viaggio nonché ai rimborsi spese. Nondimeno accolgo con favore gli elementi positivi di questa prima lettura del Parlamento, fra cui il sostegno alla crescita economica nelle nostre regioni, il finanziamento di importanti progetti di ricerca e sviluppo e l’aumento degli aiuti, in linea con l’obiettivo del Regno Unito di potenziare l’assistenza allo sviluppo. Ritengo che il bilancio dell’UE debba assicurare una stabilità di lungo termine, a fronte delle rigorose misure di austerità che i governi nazionali europei stanno adottando. Mentre gli esecutivi degli Stati membri operano tagli drastici (alle volte miopi), il bilancio dell’Unione può infatti offrire una stabilità e una progettualità di lunga durata, affinché si creino posti di lavoro, si garantisca la formazione professionale e si stimolino le economie europee durante tutta la ripresa, ad esempio attraverso i fondi di coesione e strutturali; questi ultimi, in particolare, dovrebbero andare alle zone più duramente colpite dalla crisi.

 
  
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  Barbara Matera (PPE), per iscritto. − Per la prima volta a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il bilancio europeo viene adottato con una sola lettura. Ancora, per la prima volta, questo Parlamento opera con maggior peso decisionale nei confronti del Consiglio. Tale forza accresciuta deve però accompagnarsi con un alto senso di responsabilità e realismo imposti da una crisi economica persistente.

La commissione bilanci ha dato, in tal senso, un segnale chiaro, decidendo di rispettare i margini imposti dal quadro finanziario in corso ed effettuando una politica di rigore basata sulle priorità per rilanciare la crescita a favore della ricerca, dell’innovazione e dei giovani. Accolgo con piacere la decisione di questa Assemblea di aver seguito le indicazioni della commissione bilanci e degli Stati Membri, spesso costretti ad indebitarsi a seguito di eccessivi anticipi della tesoreria comunitaria.

Il bilancio dell’Unione deve tuttavia essere riconsiderato alla luce delle nuove competenze derivanti da Lisbona e la necessità di risorse proprie, questioni queste che richiedono fermezza in sede di conciliazione, per dare l’adeguato sostegno finanziario ad un progetto ambizioso come la Strategia UE 2020.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L’entrata in vigore del trattato sul funzionamento dell’Unione europea ha rafforzato le politiche dell’UE e creato nuovi ambiti di competenza: politica estera e di sicurezza comune, competitività e innovazione, spazio, turismo, lotta al cambiamento climatico, politica sociale, politica energetica, giustizia e affari interni. Le nuove materie presuppongono un bilancio che ne consenta l’attuazione e impongono dunque a tutte le istituzioni competenti di agire coerentemente con il rafforzamento dei rispettivi poteri. Pertanto, dobbiamo assicurarci che il bilancio disponga delle risorse necessarie a raggiungere gli obiettivi previsti per il 2014, affinché non si comprometta la riuscita di Europa 2020. Ovviamente, in questa situazione di crisi, gli Stati membri si oppongono a un aumento dei contributi; devono però prendere atto delle intenzioni dell’UE e riconoscere che non si possono vanificare tutti i risultati raggiunti finora sul piano della coesione e dell’integrazione.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Una delle modifiche introdotte dal trattato di Lisbona riguarda le strutture finanziarie dell’Unione europea, con particolare riguardo al quadro finanziario pluriennale e alla procedura annuale di bilancio. Il trattato conferisce al quadro finanziario valenza vincolante e attribuisce il compito di elaborarlo al Consiglio; quest’ultimo agisce all’unanimità dopo aver ottenuto il consenso del Parlamento europeo. Non si opera più alcuna distinzione tra spese obbligatorie e spese non obbligatorie, la cui approvazione è ora responsabilità congiunta delle due autorità di bilancio, mentre la procedura ne risulta semplificata. Il fatto che al Parlamento spetti il diritto di codecisione per l’intero bilancio rafforza il controllo democratico.

Si prevedono inoltre ulteriori misure intese a snellire la burocrazia. È importante che il Parlamento europeo, la sola istituzione dell’UE eletta direttamente, sia investito di maggiore autorità in materia di bilancio: potrà così incidere su decisioni essenziali dell’Unione europea, come la richiesta di attuare economie di costo nel nuovo servizio europeo per l’azione esterna. Non posso però appoggiare alcuna tendenza alla centralizzazione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Gentile presidente, onorevoli Colleghi, ho votato a favore del progetto di bilancio in quanto ne approvo la linea e i contenuti. Concordo con i massimali ristabiliti rispetto ai tagli effettuati dal Consiglio. Ritengo questa votazione estremamente importante e plaudo alla posizione espressa dal Parlamento che fa valere le nuove prerogative. Infatti, grazie alla nuova procedura di bilancio, introdotta dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il Parlamento può far valere il proprio peso e i propri poteri nei confronti del Consiglio, difendendo un bilancio forte e ambizioso, ma al contempo rigido, nella consapevolezza che per rilanciare l’economia dell’Unione Europea, messa a dura prova dalla recente crisi economico-finanziaria, siano necessari importanti investimenti in settori chiave quali la ricerca e l’innovazione tecnologica.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Il progetto di bilancio inizialmente sottoposto alla commissione per la cultura e l’istruzione dalla commissione per i bilanci non era all’altezza delle aspettative, poiché mancavano le ambiziose misure necessarie a raggiungere gli obiettivi principali della strategia EU 2020 nei settori dell’istruzione, della formazione e della mobilità. A essere precisi, in origine la commissione parlamentare competente aveva adottato la posizione di Commissione e Consiglio, proponendo di congelare gli stanziamenti per l’apprendimento permanente, l’istruzione e i programmi rivolti all’imprenditoria giovanile. La commissione per la cultura e l’istruzione ha tuttavia opposto resistenza, esprimendo il timore che le politiche nei suoi ambiti di competenza potessero risultarne svalutate, soprattutto adesso che la disoccupazione è in aumento e causa problemi in numerosi Stati membri dell’UE. Mi compiaccio che la commissione per i bilanci abbia dunque presentato i necessari emendamenti, cui ho dato il mio voto, e aumentato gli stanziamenti previsti (ad esempio nel caso dell’articolo 150202 sui programmi di apprendimento permanente).

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento perché ne condivido le priorità orizzontali per il 2011. Mi riferisco in particolare alle politiche per la gioventù, all’istruzione e alla mobilità, che richiedono, nel quadro delle varie azioni, investimenti intersettoriali mirati per promuovere la crescita e lo sviluppo dell’Unione europea. Condivido inoltre la proposta di aumentare gli stanziamenti per tutti i programmi connessi a tali priorità, segnatamente il Programma per l’apprendimento permanente, il Programma Persone e il programma Erasmus Mundus.

Credo inoltre che la mobilità professionale dei giovani costituisca uno strumento chiave per garantire lo sviluppo di un mercato del lavoro dinamico e competitivo in Europa e che, in quanto tale, vada promossa. Accolgo dunque con favore l’aumento degli stanziamenti destinati al Servizio europeo per l’occupazione e sostengo fermamente l’avvio dell’azione preparatoria "Il tuo primo impiego EURES", che è intesa a facilitare l’accesso dei giovani al mercato dal lavoro o a posti di lavoro specializzati in un altro Stato membro, quale primo passo verso la creazione di un programma specifico non accademico per la mobilità dei giovani.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE), per iscritto. (FR) 142 650 miliardi di euro: è questo il bilancio per l’esercizio finanziario 2011 adottato dal Parlamento europeo oggi a mezzogiorno. Si tratta di un bilancio contenuto, che coincide sostanzialmente con la proposta della Commissione europea e viene approvato in un contesto di austerità. Nondimeno sappiamo tutti che l’Unione europea non può moltiplicare e migliorare i propri interventi con risorse più contenute.

Per questo motivo, di concerto con diversi altri onorevoli colleghi e con il Commissario per la programmazione finanziaria e il bilancio Lewandowski, chiedo che l’Unione europea si doti di risorse proprie. Un simile meccanismo di finanziamento ci assicurerebbe autonomia e spazio di manovra rispetto agli Stati membri che, indipendentemente dalla crisi attuale, hanno abbandonato da tempo l’idea di fornire all’Europa mezzi corrispondenti alle sue ambizioni. Vedo almeno due ragioni per non ridurre il bilancio dell’Unione.

La prima ragione si ricollega all’entrata in vigore del trattato di Lisbona e ai nuovi poteri che spettano all’UE nei settori della politica estera, dell’energia e della vigilanza finanziaria (per citarne alcuni). La seconda riguarda la nuova strategia UE 2020, che intende riportare l’Europa a una crescita sostenibile, alla realizzazione di grandi progetti e all’innovazione. Le nuove sfide e i nuovi poteri richiederanno risorse adeguate. Questo ci riporta all’unica soluzione possibile: il finanziamento diretto dell’Unione europea.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La discussione sul bilancio di quest’anno evidenzia ancora una volta la necessità di concordare un sistema di risorse proprie solido per l’Unione europea. Ogni anno le istituzioni europee si accapigliano per il bilancio, complicando il processo decisionale e creando acrimonie e divergenze che potrebbero essere facilmente evitate con un sistema di risorse proprie, ad esempio destinando al bilancio dell’Unione parte degli introiti derivanti da un’eventuale tassa europea sulle transazioni finanziarie, sul carburante nell’aviazione o sulle emissioni di carbonio. Ad ogni modo, la votazione di oggi raggiunge un buon equilibrio globale tra i compiti aggiuntivi imposti dal trattato di Lisbona e il contenimento dei bilanci dell’UE, reso necessario dalle attuali difficoltà finanziarie.

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL) , per iscritto. (SV) Mi sono astenuta nella votazione sul progetto di bilancio del Parlamento. Il potenziamento di Daphne, il programma per la lotta alla violenza contro le donne, è un risultato gratificante. Inoltre, mi compiaccio che il Parlamento abbia respinto la proposta, avanzata dalla Commissione e dal Consiglio, di ridurre l’assistenza finanziaria per l’Autorità palestinese. Nondimeno desidero anche precisare che il Parlamento si dimostra, a mio avviso, irresponsabile accordando all’Unione europea e a se stesso somme cospicue, sotto forma di programmi, sovvenzioni e aiuti alla burocrazia, quando gli Stati membri sono costretti a operare tagli brutali per soddisfare i criteri del Patto di stabilità (ovvero l’accordo neoliberista che la maggioranza di quest’Assemblea sostiene fortemente).

Ne esce vincitrice soprattutto l’agricoltura, in particolare con l’istituzione di un fondo per i prodotti lattiero-caseari del valore di 300 milioni di euro. Per noi membri del Parlamento europeo sarà di una difficoltà imbarazzante dover spiegare questa decisione ai cittadini colpiti dalla crisi, che protestano in sempre più paesi. Perché dovrebbero essere loro a subire le conseguenze dei tagli, quando il bilancio delle istituzioni europee ne resta immune?

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Il bilancio in esame è il primo a conformarsi alle norme del trattato di Lisbona fin dalla prima lettura. Sebbene rimangano in sospeso alcuni punti delicati, come gli stanziamenti per la coesione e per l’agricoltura, che giudico della massima importanza, accolgo con favore la proposta in discussione.

Il documento approvato ripristina la proposta avanzata inizialmente dalla Commissione circa la sezione su crescita e occupazione, annullando la riduzione operata dal Consiglio. Va rilevato che, nonostante il quadro finanziario pluriennale fissi già a 50,65 miliardi di euro (ai prezzi correnti) il massimale per il 2011, secondo le relatrici la rubrica richiederà stanziamenti più elevati.

Inoltre, accolgo con favore gli stanziamenti destinati alla rubrica "Competitività per la crescita e l’occupazione", che provvede al finanziamento di gran parte delle proposte del Parlamento, come le iniziative legate alla piccola e media imprenditoria, i programmi rivolti alla gioventù, l’istruzione e la mobilità.

Voto a favore del documento sebbene vengano tralasciate le misure proposte dal Partito popolare europeo (PPE) circa la conservazione di cereali, prodotti caseari e latte in polvere, misure che purtroppo sono state respinte dalla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

 
  
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  Róża Gräfin von Thun und Hohenstein (PPE), per iscritto.(PL) L’astensione dal voto non è una soluzione; gli astenuti sono sempre dalla parte del torto. Ritengo che, giudicando la relazione nel suo complesso, le misure positive superino di gran lunga quelle di poco valore. Il servizio europeo per l’azione esterna è necessario e dovrebbe diventare operativo il prima possibile, al fine di accrescere l’importanza dell’Unione europea nel mondo.

La risoluzione adottata afferma che il servizio rappresenterà tutti gli Stati membri. Ora dobbiamo vigilare affinché ciò accada e si crei un clima di fiducia verso quest’istituzione in nuce. Va ricordato che l’Unione europea è stata costruita sulla base della fiducia reciproca e questo ha comportato considerevoli vantaggi per la Polonia. Seguirò da vicino questo processo.

 
  
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  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. (EN) Accolgo con favore gli elementi positivi del bilancio per il 2011, fra cui il sostegno alla crescita economica del Galles, il finanziamento di progetti di ricerca e sviluppo e lo stanziamento di aiuti. Riconosco che le spese aggiuntive rese necessarie dal servizio europeo per l’azione esterna e dalle nuove autorità di vigilanza sono giustificate e godono del sostegno di tutti gli Stati membri, compreso il Regno Unito, in seno al Consiglio. Mi preoccupano però gli stanziamenti per una serie di ambiti che non valgono la somma prevista o hanno ripercussioni negative sui cittadini dell’Unione europea e dei paesi in via di sviluppo. Mi riferisco, fra l’altro, ai fondi dell’UE per la produzione di alcol e tabacco, che contrastano con gli obiettivi dell’Unione in ambito sanitario, alle sovvenzioni alle esportazioni agricole, che danneggiano i paesi in via di sviluppo, nonché a una serie di aumenti nelle linee di bilancio relative a rimborsi spese, viaggi, pubblicazioni e altri costi amministrativi. Data la situazione economica attuale, è più importante che mai giustificare gli stanziamenti per le nostre priorità, eliminando sprechi ed eccessi negli altri settori. Non ho voluto dissociarmi dal bilancio perché, in tempi difficili, votare contro finanziamenti essenziali per un ampio ventaglio di priorità potrebbe risultare controproducente. Ritenendo tuttavia che alcuni aumenti non fossero giustificati, ho deciso di astenermi.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Al centro del bilancio dell’Unione europea per il 2011 vi sono investimenti nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione che appaiono indispensabili viste le attuali condizioni del mercato del lavoro. È necessario che qualsiasi iniziativa, ivi compresa l’attuazione degli ambiziosi obiettivi di Europa 2020, si concentri sulla riduzione della disoccupazione nell’UE. I programmi di formazione e mobilità, grazie ai quali si dà priorità ai giovani, rappresentano un investimento redditizio, che apre buone opportunità di sviluppo per il mercato del lavoro. Si registrano alcuni aumenti, ma anche riduzioni. Del resto il bilancio è frutto di un compromesso, come ogni decisione trasversale. Tuttavia, lo stanziamento di fondi per la ricerca in ambito nucleare non può essere nell’interesse dei cittadini europei: quelle risorse potrebbero essere impiegate più efficacemente, ad esempio per le fonti di energia rinnovabile.

 
  
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  Glenis Willmott (S&D), per iscritto. (EN) Lo European Parliament Labour Party (partito laburista al Parlamento europeo) accoglie con favore gli elementi positivi del parere del Parlamento in prima lettura, tra cui il sostegno alla crescita economica delle nostre regioni, il finanziamento di importanti progetti di ricerca e sviluppo e l’aumento degli aiuti, in linea con l’obiettivo del Regno Unito di potenziare l’assistenza allo sviluppo. Riconosciamo inoltre che le spese aggiuntive rese necessarie dal servizio europeo per l’azione esterna e dalle nuove autorità di vigilanza sono fondamentali per realizzare progetti di così grande rilievo e godono del sostegno di tutti gli Stati membri, compreso il Regno Unito, in seno al Consiglio. Al contempo però ci preoccupano seriamente gli stanziamenti per una serie di ambiti che non valgono la somma prevista o hanno ripercussioni negative sui cittadini dell’Unione europea e dei paesi in via di sviluppo. Mi riferisco, fra l’altro, ai fondi dell’UE per la produzione di alcol e tabacco, che contrastano con gli obiettivi dell’Unione in ambito sanitario, alle sovvenzioni alle esportazioni agricole, che danneggiano i paesi in via di sviluppo, nonché a una serie di aumenti nelle linee di bilancio relative a rimborsi spese, viaggi, pubblicazioni e altri costi amministrativi. Data la situazione economica attuale, è più importante che mai giustificare gli stanziamenti per le nostre priorità, eliminando ogni spreco dagli altri settori. In questa fase, il nostro partito si è pertanto espresso contro il testo definitivo della risoluzione sul progetto di bilancio, per inviare un messaggio chiaro in vista dei negoziati interistituzionali.

 
  
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  Artur Zasada (PPE), per iscritto. (PL) È con grande piacere che porgo le mie congratulazioni alla relatrice, onorevole Jędrzejewska, per l’eccellente relazione presentata. Oggi, per la prima volta, abbiamo adottato il bilancio dell’Unione europea secondo le disposizioni del trattato di Lisbona, peraltro senza superare i limiti indicati nelle prospettive finanziarie. Credo che le soluzioni proposte dall’onorevole Jędrzejewska siano espressione di un approccio realista e pragmatico all’attuale crisi economica. Inoltre, noto con soddisfazione che il bilancio approvato oggi rafforza, in termini finanziari, le priorità del Parlamento.

 
  
  

Relazione Estrela (A7-0032/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Il prolungamento della durata del congedo di maternità da 14 a 20 settimane dovrebbe essere considerato un diritto fondamentale. La nuova durata del congedo di maternità non dovrebbe essere percepita come una minaccia, anche tenendo conto dell’introduzione dei diritti per i padri. Le sue ricadute sul quadro normativo dei vari Stati membri sono trascurabili, così come il suo impatto economico, se pensiamo per esempio alla possibilità che si creino, a livello europeo, posti di lavoro a tempo determinato in grado di favorire la mobilità professionale, che a sua volta può stimolare lo scambio di migliori pratiche e la continuità nello svolgimento delle mansioni professionali delle donne in congedo di maternità. La garanzia del mantenimento del 100 per cento della retribuzione mensile durante il congedo di maternità, unitamente al prolungamento da sei mesi a un anno del periodo in cui vige il divieto di licenziamento, non dovrebbero mai essere messi in discussione alla luce dei problemi demografici e dell’attuale clima economico. Altre misure semplici ma efficaci e atte a promuovere un quadro giuridico più equo sono, per esempio, la possibilità di usufruire di un orario di lavoro flessibile nel periodo successivo al congedo di maternità, misure di prevenzione nell’ambito della salute e della sicurezza e l’estensione di questi diritti alle coppie di genitori adottivi.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE), per iscritto. Signor Presidente, purtroppo in Europa il livello di natalità varia da paese a paese, spesso dipende non solo dalla garanzia di protezione dei diritti, ma anche dai servizi sociali a disposizione delle madri lavoratrici, come ad esempio gli asili nido. C'è ancora molto da fare per conciliare vita lavorativa e famiglia.

Il sistema di tutela della maternità vigente in Italia è complessivamente in linea con i nuovi parametri proposti nella direttiva, non solo per quanto riguarda il numero di settimane di congedo obbligatorio di maternità ma anche in merito al pagamento di un'indennità pari al 100% della retribuzione per il periodo di astensione. È significativo che la direttiva introduca chiaramente il congedo di paternità: un obiettivo importante a garanzia della parità dei diritti tra uomo e donna e un rafforzamento delle responsabilità condivise tra i genitori.

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Condivido l’idea di prolungare la durata del congedo di maternità ad almeno venti settimane con stipendio pieno, pur assicurando una certa flessibilità agli Stati nei quali vigono già disposizioni in materia. Alle lavoratrici in congedo di maternità deve essere garantito lo stipendio pieno, ossia il 100 per cento dell’ultima retribuzione mensile o della retribuzione mensile media. Gli emendamenti adottati tuteleranno le donne in gravidanza contro il licenziamento, dall’inizio della gravidanza fino ai sei mesi successivi al termine del congedo di maternità. Inoltre, le donne devono avere il diritto a essere reintegrate nel loro posto di lavoro o in un posto di lavoro con la stessa retribuzione, lo stesso inquadramento professionale e le stesse mansioni del periodo precedente al congedo di maternità.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto. (FR) Prolungamento della durata del congedo di maternità, miglioramento delle condizioni di lavoro, eccetera. Le donne oggi sono state al centro della discussione al Parlamento europeo. Diciotto anni dopo la prima direttiva sulle lavoratrici gestanti, puerpere e/o in periodo di allattamento, la situazione economica e demografica in Europa si è sicuramente trasformata. Per questo oggi in plenaria abbiamo votato in vista della modifica della normativa in vigore sul congedo di maternità, per incoraggiare l’occupazione delle donne, dando loro al contempo la possibilità di avere una famiglia nelle migliori condizioni possibili.

Permettere alle donne di conciliare la vita familiare e la vita professionale, ma anche il conseguimento degli obiettivi in termini di pari opportunità: ecco che cosa stiamo difendendo oggi per tutte le donne europee. Il Parlamento europeo ha sostenuto a maggioranza un congedo di maternità di venti settimane pienamente retribuito. Ora dovremo avviare il negoziato con gli Stati membri per pervenire a un compromesso sul testo.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto. (ES) Se dovessimo dare un titolo ai risultati di questa iniziativa alla luce dell’esito della votazione, il titolo sarebbe “Ribellione nelle aule”. Prima della votazione, eravamo consapevoli della reticenza di deputati di vari gruppi ad approvare il prolungamento della durata del congedo di maternità a venti settimane, la necessità di garantire alle donne in congedo di maternità il 100 per cento della propria retribuzione, l’applicazione delle misure anche nel caso di figli disabili e l’inclusione del congedo di paternità. Tutto sembrava presagire che queste misure non sarebbero state adottate, ma poi le cose sono andate diversamente. Il fatto che molti deputati non abbiano rispettato le liste di voto dei propri gruppi ha reso possibile il miracolo. Oggi il Parlamento è stato all’altezza delle aspettative degli uomini e delle donne d’Europa. Abbiamo compiuto un ulteriore passo sulla strada che conduce verso l’uguaglianza, che è ancora lontana da una piena realizzazione, ma che dobbiamo cercare di portare a compimento lavorando insieme, uomini e donne.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Mi rallegra che, a seguito di discussioni a lungo attese, in data odierna il Parlamento europeo abbia approvato questa direttiva di grandissima importanza, in base alla quale la durata del congedo di maternità sarà portata da 14 a 20 settimane con stipendio pieno. Oggi, per risolvere al più presto i problemi demografici dovuti al basso tasso di natalità e all’invecchiamento demografico, dobbiamo condividere gli impegni familiari. È pertanto estremamente importante che questa direttiva stabilisca il diritto per gli uomini di fruire di almeno due settimane di congedo. Un bambino ha il diritto indiscusso di creare un legame con entrambi i genitori. Questa proposta ci permetterà di migliorare sia l’equilibrio all’interno delle famiglie, sia l’integrazione nel mercato del lavoro. Il Parlamento ha dimostrato di poter realizzare gli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020, che prevedono la possibilità per le famiglie di conseguire un migliore equilibrio tra la vita professionale e la vita privata, impegnandosi al contempo a livello di crescita economica, competitività e parità di genere. Spero davvero che questa direttiva, già adottata dal Parlamento, sia approvata al più presto anche dal Consiglio.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Attualmente l’Unione europea deve affrontare problemi demografici causati dal calo del tasso di natalità e dall’aumento del numero di anziani. Il miglioramento delle disposizioni tese a promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita privata è una delle vie percorribili per cercare di reagire al declino demografico. Ovviamente all’interno della società permangono gli stereotipi di genere che ostacolano l’accesso delle donne al mercato del lavoro, in particolare ai posti di lavoro di alta qualità. Alle donne continua a essere attribuita la responsabilità principale della cura dei figli e di altre persone non autonome, motivo per cui non di rado esse si trovano di fronte alla necessità di scegliere tra maternità e carriera professionale.

Di frequente le donne sono percepite come lavoratrici “ad alto rischio”, “di seconda scelta” o “scomode”, data l’alta probabilità che restino incinte e che si avvalgano del diritto al congedo di maternità. È pertanto fondamentale che le nuove forme di congedo non riflettano né confermino gli attuali stereotipi della società. Il coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli, sin dai primi mesi, è un elemento fondamentale per il sano sviluppo psicofisico ed emotivo dei bambini.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − È indubbio che in tanti Stati Membri si registri ancora un tasso di natalità molto basso. È perciò necessario da parte delle Istituzioni incoraggiare le nascite con un’adeguata politica di sostegno alla famiglia. La relazione della collega Estrela si iscrive in questa direzione e per questo ho espresso voto favorevole. Ritengo, infatti, giusto che si arrivi a un’armonia dei diritti di maternità tra gli Stati Membri (sempre tenedono conto prima di tutto della salute delle neomadri e dei nascituri) in modo da evitare discrepanze e diminuzione di competitività nei confronti di quegli Stati che già da tempo adottano avanzate misure di tutela della maternità.

In questo senso apprezzo la proposta di prolungare, in tutti i Paesi dell’UE, a 18 settimane il congedo di maternità, già in atto in diversi Stati membri: nel mio Paese ad esempio sono concesse 21 settimane e mezzo. Infine, ritengo essenziale garantire il diritto a riprendere lo stesso lavoro o ad essere assegnata una posizione lavorativa equivalente

 
  
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  David Casa (PPE), per iscritto. – Sono contrario al concetto delle 20 settimane integralmente retribuite e ho votato contro questo emendamento. Ho comunque deciso di votare a favore del testo finale come emendato, in quanto è stata inserita la clausola negoziata dal PPE, che consente una certa flessibilità durante le ultime quattro settimane. Ho pertanto deciso di sostenere il mio gruppo politico nel raggiungimento di questo compromesso.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. (FR) Sono lieta che il Parlamento europeo abbia compiuto progressi in questa materia dai tempi della discussione sulla sfida demografica per la quale ero stata relatrice nel 2007. La votazione dimostra che ai giorni nostri è ancora possibile acquisire nuovi acquis sociali: con la mobilitazione e l’azione politica possiamo salvaguardare i risultati delle vittorie del passato, ma possiamo anche conseguire nuovi diritti. Oggi abbiamo rafforzato i diritti non solo delle donne, ma anche degli uomini attraverso il congedo di paternità, che diventa espressione di una mentalità nuova e che, con il passare del tempo, contribuirà a migliorare la suddivisione dei ruoli tra i genitori.

 
  
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  John Bufton, William (The Earl of) Dartmouth and Nigel Farage (EFD), per iscritto. (EN) L’UKIP – United Kingdom Independence Party (Partito per l’indipendenza del Regno Unito) ha votato a favore dell’emendamento n. 9 che si limita ad affermare che “tutti i genitori hanno il diritto di prendersi cura dei loro figli”. L’UKIP non può assolutamente legittimare questa direttiva, in quando le decisioni in materia di politiche sociali e di welfare dovrebbero essere di competenza dei governi nazionali eletti. Il governo britannico tende tuttavia troppo facilmente a lasciare che dei nostri figli si occupi lo Stato, un voto a favore di questo considerando suonerà quindi come un avvertimento nei suoi confronti. Per quanto riguarda la proposta in generale, l’UKIP non può legittimare la direttiva in quanto le decisioni in materia di politiche sociali e di welfare dovrebbero essere di competenza dei governi nazionali eletti. Questa direttiva comporterà per i datori di lavoro e i governi costi esorbitanti che, in questo periodo, non ci possiamo certo permettere. Inoltre accentuerà ulteriormente la discriminazione nei confronti delle donne, rendendo la loro assunzione ancora più onerosa di quanto non lo sia ora soprattutto per le piccole imprese, che costituiscono la colonna vertebrale dell’economia britannica. L’UKIP è inoltre solidale con i genitori che hanno figli affetti da disabilità e con i genitori adottivi. Ad ogni modo, l’Unione europea non ha il diritto di coniare regole di questo tipo in materia di maternità e non può essere legittimata a farlo. L’UKIP ha votato contro questa direttiva affinché, in materia di lavoro legislativo, siano gli elettori e non i burocrati di Bruxelles ad avere voce in capitolo.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della relazione perché è molto importante per l’uguaglianza di genere e per la difesa dei diritti dei lavoratori – uomini e donne – in particolare per quanto concerne maternità e paternità. Si tratta di un importante passo avanti nella tutela e nella promozione dei diritti delle donne e, in generale, dell’uguaglianza sul luogo di lavoro, dato che secondo la relazione “la vulnerabilità delle lavoratrici gestanti, puerpere e in periodo di allattamento esige che sia loro riconosciuto il diritto a un congedo di maternità di almeno venti settimane ininterrotte, prima e/o dopo il parto, con un periodo obbligatorio di almeno sei settimane successivo al parto”.

Ho inoltre votato a favore della relazione sulla base di un ulteriore elemento molto importante in essa contenuto: il riconoscimento del diritto del padre a un congedo di paternità di due settimane.

 
  
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  Derek Roland Clark e Paul Nuttall (EFD), per iscritto. (EN) Per quanto riguarda la proposta in generale, l’UKIP non può assolutamente legittimare questa direttiva in quanto le decisioni in materia di politiche sociali e di welfare dovrebbero essere di competenza dei governi nazionali eletti. Questa direttiva comporterà per i datori di lavoro e i governi costi esorbitanti che, in questo periodo, non ci possiamo certo permettere. Inoltre accentuerà ulteriormente la discriminazione nei confronti delle donne, rendendo la loro assunzione ancora più onerosa di quanto non lo sia ora soprattutto per le piccole imprese, che costituiscono la colonna vertebrale dell’economia britannica.

L’UKIP è inoltre solidale con i genitori che hanno figli affetti da disabilità e con i genitori adottivi. Ad ogni modo l’Unione europea non ha il diritto di coniare regole di questo tipo in materia di maternità e non può essere legittimata a farlo. L’UKIP ha votato contro questa direttiva affinché, in materia di lavoro legislativo, siano gli elettori e non i burocrati di Bruxelles ad avere voce in capitolo.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) La proposta in esame ha l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute e sicurezza legate alla genitorialità. A questo riguardo vorrei sottolineare che occorre ridurre le asimmetrie tra uomini e donne e favorire un’equilibrata riconciliazione tra vita professionale e vita familiare e privata. Solo in questo modo sarà possibile promuovere una genitorialità basata sulla condivisione delle responsabilità. Partendo da questo presupposto condivido la proposta della relatrice e ritengo che un congedo di maternità di 20 settimane, sei delle quali dopo il parto e condivisibili tra i genitori, rappresenti un periodo adeguato.

Accolgo inoltre con favore la proposta contenuta nella relazione tesa a garantire il versamento della retribuzione mensile integrale durante il congedo di maternità, ossia il 100 per cento dell’ultima retribuzione mensile o della retribuzione mensile media. Infine, ritengo opportuno applicare le stesse misure anche in caso di adozione di bambini di età inferiore ai 12 anni e prevedere che ne possano usufruire anche le lavoratrici autonome.

Dichiaro di avere votato a favore della relazione per le ragioni già menzionate.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − L'uguaglianza tra uomo e donna è spesso uno slogan, una vuota rivendicazione di diritti non sempre accompagnata da assunzioni di responsabilità e argomentazioni solide. Questa proposta di direttiva fornisce invece un corretto bilanciamento fra il ruolo biologico della donna e i diritti che ne derivano a chi lo svolge fino in fondo. Con le questioni demografiche che costituiscono sempre più un'emergenza, e l'economia che richiede tassi di occupazione femminile sempre più elevati, queste misure danno una risposta di buonsenso. Il riconoscimento di uguaglianza è completo nel momento in cui si estendono alcuni diritti anche al papà, per ripartire gli impegni familiari nella maniera più opportuna, e si lascia la flessibilità di organizzazione a ciascuna famiglia.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore del miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro per le lavoratrici gestanti in virtù del principio di parità di diritti tra uomini e donne e del divieto di discriminazione fondata sul sesso, nonché al fine di incoraggiare le donne a partecipare più attivamente al mercato del lavoro.

Uno dei risultati di questa misura è il conseguimento di un equilibrio tra vita lavorativa e vita familiare per le donne. Tale sostegno normativo serve inoltre per tutelare la salute delle donne e quella dei loro figli. Altro aspetto importante, in termini di sicurezza professionale delle donne, è il divieto di licenziamento nel periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e almeno i sei mesi successivi al termine del congedo di maternità. Sempre in considerazione delle esigenze in termini di previdenza sociale, è stato inoltre fissato un massimale per l’indennità erogabile a titolo di congedo di maternità.

Infine, anche se non è certamente l’aspetto di minor rilievo, un’argomentazione cruciale a sostegno del voto è l’aumento del tasso di natalità, problema particolarmente sentito negli Stati membri dell’Unione europea.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) Secondo le statistiche, il tasso di natalità è in calo nell’Unione europea. In futuro il basso tasso di natalità, associato all’invecchiamento della popolazione, rappresenterà un problema reale in termini di pagamento delle pensioni e di copertura delle spese mediche in Europa. Le famiglie, in particolare le donne, non dovrebbero essere penalizzate se vogliono avere dei figli. Le lavoratrici gestanti e in periodo di allattamento non devono svolgere alcuna mansione che, sulla base delle valutazioni, possa presentare il rischio di esposizione ad agenti o a condizioni particolarmente pericolosi per salute e sicurezza. Proprio per questo appoggio il principio dell’attuazione di misure miranti a incoraggiare miglioramenti nel campo della salute e della sicurezza delle lavoratrici puerpere o in periodo di allattamento, misure che non devono penalizzare le donne sul mercato del lavoro né compromettere l’applicazione delle direttive in materia di parità di trattamento tra uomini e donne.

 
  
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  Michel Dantin (PPE), per iscritto. (FR) La Francia è uno dei paesi dell’Unione con il tasso di natalità più elevato grazie a una serie di misure derivanti da una politica per la famiglia di ampio respiro. La risoluzione, così come si presenta dopo la votazione sugli emendamenti, non introduce alcun miglioramento concreto. Al contrario, rimette tutto in discussione perché, nella fase attuale, l’onere delle misure menzionate sul bilancio risulterebbe insostenibile. Tali ragioni mi hanno indotto a non approvare il testo che, fra l’altro, è in buona fede.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Condivido ampiamente le misure contenute nella relazione, in quanto ritengo che il tema dell’invecchiamento demografico costituisca una delle sfide più importanti per l’Europa nei prossimi decenni. Si tratta di un problema che riguarda anche il Portogallo, una realtà che conosco da vicino. Come in altri paesi dell’Unione europea, il tasso di natalità non è sufficientemente alto da assicurare il ricambio generazionale e una situazione di tale complessità rischia di compromettere il futuro. Credo che politiche più flessibili in materia di congedo di maternità e di paternità possano contribuire a invertire questa tendenza. È pertanto fondamentale trasmettere alle famiglie un messaggio coerente di sostegno alla maternità e alla paternità, attraverso misure concrete e tese a conciliare più efficacemente vita professionale, privata e familiare. Raccogliere questa sfida è cruciale per realizzare gli obiettivi economici e sociali definiti nella strategia Europa 2020 e per cercare di invertire la tendenza dell’invecchiamento demografico nel nostro continente. Anche in Portogallo il congedo di maternità è già integralmente retribuito per 120 giorni. Ritengo pertanto che la retribuzione delle donne in congedo di maternità debba essere garantita come descritto nella relazione.

 
  
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  Luigi Ciriaco De Mita (PPE), per iscritto. Il voto alla risoluzione legislativa che emenda la direttiva 92/85/CEE é stato condotto non solo sostenendo nuove e migliori misure per la sicurezza e la salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, ma anche, più in generale, sostenendo nuove misure per favorire la conciliazione tra vita professionale e familiare. Anche se l´ordinamento italiano é più innovativo, l´incremento delle settimane di congedo di maternità a livello europeo rappresenta un forte incremento a favore dell´assistenza familiare al neonato. In tale direzione va anche il sostegno al congedo di paternità, anche se l´obbligatorietà non é forse il modo più adatto a perseguire il giusto obiettivo di una maggiore presenza effettiva di entrambi i genitori nei momenti più impegnativi per il novellato nucleo familiare e di maggiore consapevolezza e presenza del padre. Il sostegno, oltre alla estensione dei diritti a favore dei bambini adottati, consente un rafforzamento, e speriamo una semplificazione, del percorso di adozione. Infine, appare importante rilevare come, nell´ottica di una maggiore conciliazione tra vita professionale e familiare, sia importante aver sostenuto la sollecitazione agli Stati membri per favorire il rafforzamento di servizi all´infanzia con strutture di assistenza per i bambini fino all´età dell´obbligo scolastico

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) La votazione sulla relazione Estrela sui diritti delle lavoratrici gestanti e puerpere sul luogo di lavoro consentirà di armonizzare, sulla base di un livello minimo, la durata e l’indennità del congedo di maternità. Il Parlamento europeo ha scelto di assumere una posizione forte in vista del negoziato con il Consiglio e ha pertanto sostenuto il principio di un congedo di maternità di venti settimane integralmente retribuito (mi sia consentito di ricordare che in Svezia, il congedo di maternità può avere una durata massima di 75 settimane, di cui 14 esclusivamente per la madre, mentre le settimane restanti possono essere condivise con il padre).

È un gesto forte a favore dei genitori europei, grazie al quale le donne e gli uomini saranno aiutati a conseguire un migliore equilibrio tra vita professionale e vita familiare. Spetta ora ai governi europei stabilire come accettare tale cambiamento e incorporarlo a livello di bilancio. Alla fine, è probabile che il congedo minimo su cui ci si accorderà sarà quello proposto dalla delegazione del MODEM, ossia un congedo di 18 settimane, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) Credo che la votazione, il cui risultato è stato raggiunto a larga maggioranza, sia un segnale forte all’indirizzo del Consiglio: oltre al prolungamento della durata del congedo di maternità da 14 a 20 settimane, con stipendio pieno, abbiamo votato a favore dell’introduzione di un congedo di paternità di due settimane. Abbiamo il dovere di fare in modo che nessuno sia costretto a scegliere tra rinunciare ai figli per il lavoro o viceversa.

Accolgo inoltre con piacere il fatto che il Parlamento abbia votato a favore di misure che consentono un pari trattamento delle madri adottive rispetto alle madri biologiche. Il Parlamento finalmente ha concesso pari diritti alle madri adottive e alle madri biologiche. I genitori adottivi sono genitori nel pieno senso del termine e meritano di essere trattati come tali. La normativa non può continuare a discriminare questo tipo di genitorialità.

È pertanto un grande giorno per le numerose famiglie che non riescono a conciliare vita professionale e vita familiare. Trattandosi inoltre di famiglie che contribuiscono in maniera significativa alla nostra società, le difficili condizioni economiche non hanno rappresentato un motivo sufficientemente valido per continuare a lasciarle al proprio destino anche negli anni a venire.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Il prolungamento della durata del congedo di maternità a 20 settimane con stipendio pieno è una buona idea solo in apparenza. Tale misura legislativa andrà a detrimento dell’impiegabilità delle donne, che saranno percepite da parte delle imprese come un costo troppo elevato in caso di maternità. Inoltre comprometterà la possibilità per le donne di essere reintegrate nello stesso posto di lavoro che occupavano all’inizio del congedo di maternità. Infine, una retribuzione al 100 per cento per un lungo periodo rappresenta un costo per i regimi di previdenza sociale (in un contesto in cui le istituzioni europee esortano gli Stati membri a ridurre i propri deficit di bilancio).

Per queste ragioni non ho potuto appoggiare la relazione. Ritengo che dovremmo mantenere il senso della realtà e consentire agli Stati membri di godere di un certo margine di flessibilità in questa materia.

 
  
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  Harlem Désir (S&D), per iscritto. (FR) Il Parlamento ha appena votato in prima lettura il prolungamento della durata del congedo di maternità ad almeno 20 settimane in tutta Europa, con pieno stipendio e a esclusione dei redditi più alti, e la possibilità per i padri di prendere un congedo di paternità di almeno due settimane dopo la nascita del figlio. Si tratta di una vittoria per i sostenitori di un’Europa sociale e di un passo avanti verso una maggiore parità tra uomini e donne in Europa.

Parte della destra ha addotto i costi futuri delle misure come pretesto per respingere questo progresso. Sappiamo tuttavia che aiutando i genitori a conciliare vita familiare e vita professionale li si incentiverà al contempo a tornare al lavoro, si contribuirà all’innalzamento del tasso di natalità in Europa e si tutelerà la salute di madri e bambini.

Mentre la destra europea si è divisa, la sinistra del Parlamento, rappresentata dalla relatrice portoghese socialista Estrela, non ha ceduto e ha portato al conseguimento di questo passo in avanti. Ora occorre vincere la battaglia in Consiglio, dove parecchi governi minacciano di bloccare la direttiva. I deputati dei parlamenti nazionali dovrebbero farsene carico e intervenire presso i rispettivi governi affinché non rovinino quello che il Parlamento europeo sta proponendo nel nome di un’Europa che tutela i diritti dei propri cittadini.

 
  
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  Diane Dodds (NI), per iscritto. (EN) Pur sostenendo i diritti delle donne gestanti, dato l’attuale clima economico non posso appoggiare la relazione. La stima della valutazione d'impatto per il Regno Unito, nel caso in cui il congedo di maternità fosse portato a 20 settimane, parla di quasi 2,5 miliardi di sterline all’anno in media. In questo modo il costo del congedo di maternità nel Regno Unito raddoppierebbe. È dimostrato che le donne beneficiano già in misura considerevole delle disposizioni in vigore nel Regno Unito: 9 donne su 10 si avvalgono del congedo di maternità di 20 settimane e 3 donne su 4 dell’intero congedo retribuito. Visto l’elevato tasso di utilizzo, è evidente che sia del tutto inopportuno appesantire la normativa vigente in Regno Unito con nuovi oneri burocratici europei.

Inoltre, le condizioni previste, ossia 20 settimane integralmente retribuite, rappresentano un passo indietro a livello sociale, in quanto le donne con gli stipendi più elevati riceveranno le indennità più elevate. Condivido in tutto e per tutto la necessità di avere un congedo di maternità adeguato e flessibile, ma credo che spetti al governo britannico eletto di stabilire, sulla base di un dialogo con i genitori e i loro datori di lavoro, quanto la nostra economia possa permettersi di spendere e quali debbano essere le modalità di erogazione dell’indennità di maternità.

 
  
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  Lena Ek, Marit Paulsen, Olle Schmidt e Cecilia Wikström (ALDE), per iscritto. (SV) L’impegno per una società in cui uomini e donne siano uguali è una questione di principio di grande importanza – nessuno dovrebbe essere discriminato per il semplice fatto di essere un genitore. Aggiungiamo che è estremamente importante, dal punto di vista socio-economico, che uomini e donne riescano a conciliare vita familiare e professionale in modo da raggiungere un elevato livello di occupazione.

Riteniamo pertanto deplorevole che la relazione non crei le condizioni per un chiaro passo avanti verso l’uguaglianza in Europa. Essa riflette invece una visione ormai superata dell’uguaglianza, secondo cui spetta ancora alla madre l’assunzione della responsabilità principale nella cura dei figli e non vi è condivisione di responsabilità tra i genitori. È anche sbagliato proporre, come invece fa la relazione, l’astensione obbligatoria dal lavoro per le madri nelle sei settimane successive al parto.

Abbiamo pertanto deciso di votare a favore delle parti della relazione che riteniamo positive, come per esempio l’emendamento a tutela dei sistemi nazionali che prevedono un’indennità parentale più ambiziosa, l’aumento della durata minima del congedo di maternità e l’inclusione del congedo di paternità nella direttiva. Ci siamo però astenuti dalla votazione sulla relazione nel suo insieme, in quanto riteniamo che sia troppo vaga, ambigua e superata. Manca soprattutto una prospettiva di uguaglianza di genere chiara e priva di ambiguità.

 
  
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  Göran Färm, Anna Hedh, Olle Ludvigsson e Marita Ulvskog (S&D), per iscritto. (SV) Noi socialdemocratici svedesi abbiamo deciso di sostenere la relazione dell’onorevole Estrela sulla proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio recante modifica della direttiva del Consiglio 92/85/CEE in merito all’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.

Avremmo preferito che la direttiva si fosse concentrata sul congedo parentale piuttosto che sul congedo di maternità, e che fosse stata meno dettagliata e più flessibile – soprattutto visto che si tratta di una direttiva minima – ad esempio per quanto riguarda il livello dell’indennità e il limite di tempo previsto per il periodo immediatamente successivo al parto. Riteniamo che la relazione sia comunque importante in quanto migliora la direttiva attuale, che contempla possibilità molto ridotte in termini di conciliazione tra lavoro e genitorialità in molti Stati membri dell’Unione europea. Con questa decisione, disponiamo ora di una prima offerta negoziale rispetto alla quale il Consiglio dovrà prendere posizione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Il Centro Democrático Social-Partido Popular (Centro democratico sociale-Partito popolare) ritiene da tempo che il problema dei tassi di natalità sia una priorità dello Stato e riconosce che è impossibile stimolare il tasso di natalità senza tutelare la genitorialità. Non rappresentano una novità nei nostri programmi né i capitoli dedicati alla famiglia e al tasso di natalità, né la difesa del diritto delle madri e dei padri di crescere una famiglia senza che questo costituisca un onere aggiuntivo o causi difficoltà lavorative.

Le politiche a sostegno delle famiglie e del tasso di natalità, come quelle che appoggiamo, sono però misure trasversali che non si limitano al prolungamento del congedo di maternità, intervento che accogliamo in ogni caso con grandissimo favore, dato che nel nostro programma governativo del 2009,avevamo già proposto di portare la durata del congedo parentale a sei mesi. Per questo vorremmo vedere il partito socialista impegnato al nostro fianco in Parlamento nella difesa delle madri e dei padri, in una posizione molto diversa da quella che ha assunto nella politica nazionale, dove da una parte taglia gli assegni per i figli a carico, il rimborso delle spese mediche per i malati cronici e gli sgravi fiscali per le spese di istruzione e salute, e dall’altra aumenta drasticamente gli oneri fiscali sui cittadini, in particolare sulle famiglie a basso reddito con figli.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea affronta una sfida demografica caratterizzata da bassi tassi di natalità e da un numero sempre maggiore di anziani. Il miglioramento delle disposizioni tese a promuovere la conciliazione tra vita professionale e vita familiare contribuisce ad affrontare il problema del declino demografico. In Portogallo, il tasso di natalità non è sufficientemente elevato da assicurare il ricambio generazionale e rischia di compromettere il futuro. Sostengo pertanto che, per contrastare questa tendenza, occorra favorire il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, promuovendo una conciliazione equilibrata della vita professionale, privata e familiare. Condivido la posizione della relatrice e le modifiche introdotte, come per esempio il prolungamento della durata minima del congedo di maternità da 14 a 20 settimane, il principio secondo cui l’indennità erogata dovrebbe essere equivalente alla retribuzione piena, la definizione di prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e il divieto di licenziamento. Concordo inoltre sul fatto che, in caso di approvazione, debba essere riconosciuto ai genitori il diritto di condividere il periodo di congedo parentale.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il voto a favore della relazione concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento rappresenta il culmine di un lungo processo negoziale già avviato dal Parlamento europeo nel corso della sessione precedente e al quale abbiamo partecipato attivamente, contribuendo all’adozione della relazione.

Sebbene la proposta di direttiva sia ancora in fase di prima lettura, essa appare positiva a livello dei diritti della donna per il segnale che trasmette, in particolare ai paesi che non hanno ancora un congedo di maternità di 20 settimane con pieno stipendio e che non applicano ancora il congedo di paternità di due settimane, anche questo integralmente retribuito.

L’adozione della proposta in vista del negoziato con il Consiglio riconosce il valore sociale fondamentale della maternità e della paternità, rispettando i diritti delle donne che lavorano e che vogliono diventare madri.

Inoltre tale adozione rappresenta una vittoria sulle posizioni più conservatrici ancora presenti in seno al Parlamento europeo, e questo significa che la lotta per difendere i diritti delle donne, i diritti di maternità e di paternità, continuerà.

Speriamo che il Consiglio accetti la posizione del Parlamento europeo, nella quale si migliora la proposta della Commissione portando la durata del congedo di maternità da 18 a 20 settimane e si propone di modificare la direttiva attualmente in vigore, che invece ne prevede solo 14.

 
  
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  Robert Goebbels (S&D), per iscritto. (FR) Ho appoggiato l’appello dell’onorevole collega Estrela per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. La donna è il futuro dell’uomo, scrisse Louis Aragon. I figli sono preziosi e devono essere protetti, così come le loro madri.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. (FR) Votando a favore di un congedo di maternità della durata minima di 20 settimane con stipendio pieno (attualmente è di 14 settimane) e di un congedo di paternità obbligatorio di due settimane all’interno dell’Unione europea, il Parlamento europeo ha innegabilmente compiuto dei passi in avanti in termini di progresso sociale.

Detto ciò, ho votato comunque a favore del prolungamento della durata del congedo di maternità a 18 e non a 20 settimane. Ritengo infatti che, sebbene un periodo di 20 settimane rappresenti una proposta estremamente generosa, esso rischi di ritorcersi contro le donne e di essere addotto come ulteriore pretesto per non assumerle oppure per ostacolare il loro ritorno al lavoro. Deploro inoltre il fatto che la disposizione relativa alla possibilità di prolungare il congedo di maternità in caso di complicazioni (parto prematuro, disabilità, eccetera) sia stata respinta.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE), per iscritto. (FR) Trovo l’esito del voto deplorevole. Condividiamo tutti il desiderio che le neomamme possano creare un legame forte con i propri bambini durante il periodo successivo al parto. Sono però profondamente preoccupata per l’impatto economico di una tale misura, che costerà al nostro paese 1,5 miliardi di euro.

In questi tempi di crisi economica, non sarà la demagogia a pagare il conto. Non riusciranno a sostenerlo né le imprese, né tantomeno i bilanci degli Stati membri. Misure di questo tipo potrebbero penalizzare alcune carriere o costituire un freno all’assunzione delle giovani donne. Perpetuando un sistema tradizionale in cui il padre porta a casa lo stipendio e la madre si occupa dei figli, come piacerebbe a qualcuno, si compie un passo indietro. La libertà di scelta è anche un diritto delle donne.

I negoziati in procinto di iniziare tra i 27 Stati membri in Consiglio si riveleranno difficili.

 
  
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  Pascale Gruny (PPE), per iscritto. (FR) Non ho voluto appoggiare la relazione perché l’aumento da 14 a 20 settimane integralmente retribuite avrebbe conseguenze finanziarie catastrofiche per molti Stati membri. Lo studio dell’OCSE evidenzia che i costi per i bilanci sociali degli Stati membri saranno elevati.

Per la Francia l’importo annuo è di 1,3 miliardi di euro e per il Regno Unito di 2,4 miliardi di sterline. La situazione economica attuale non consente l’assorbimento di aumenti tale entità a livello di bilancio. Oltretutto, anche le imprese dovrebbero sostenere i costi aggiuntivi e ciò non pare possibile. Resta il fatto che è essenziale aiutare le donne durante la maternità. L’applicazione di queste misure comporta un elevato rischio per l’occupazione femminile. Lo studio dell’OCSE evidenzia infatti che il prolungamento della durata del congedo di maternità determinerebbe un calo dell’occupazione femminile.

Pur con l’intento di aiutare le donne, si corre il rischio di penalizzarle sul mercato del lavoro. Personalmente desidero aiutare le donne a livello occupazionale e sostenerle durante la maternità. L’aumento da 14 a 18 settimane proposto dalla Commissione avrebbe costituito un concreto passo avanti, così come l’introduzione di metodologie moderne in materia di assistenza per l’infanzia.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione Estrela e sono lieta che il Parlamento abbia assunto una posizione così progressista nei confronti delle madri, delle future madri e dei padri. Il prolungamento della durata del congedo di maternità a 20 settimane è un innegabile progresso sociale e incarna l’Europa sociale che desideriamo ardentemente. Questo testo migliora l’equilibrio tra vita familiare e vita professionale.

Anche l’introduzione di un congedo di paternità obbligatorio di due settimane rappresenta un importante passo avanti verso una nuova mentalità e una nuova divisione dei ruoli tra genitori. L’argomentazione secondo cui la misura comporterebbe costi aggiuntivi sarebbe valida se le donne non integrassero già il proprio congedo di maternità con congedi per malattia e/o congedi retribuiti. Le imprese e i regimi di protezione sociale sostengono già questi costi.

 
  
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  Richard Howitt (S&D), per iscritto. (EN) Sono fiero di aver votato a favore del prolungamento delle indennità di maternità e condanno gli eurodeputati conservatori e liberal-democratici che prima hanno cospirato per bloccare un accordo parlamentare su questa direttiva e oggi hanno voluto negare con il proprio voto diritti dignitosi alle donne lavoratrici. Segnalo che avrei voluto votare per un compromesso diverso in merito alla durata dell’indennità di maternità, ma prendo atto del fatto che questa opzione sia caduta perché la maggioranza si è pronunciata a favore delle 20 settimane. Mi rendo conto sia che avrà luogo un ulteriore negoziato su questo punto prima dell’approvazione definitiva della direttiva, sia che l’accordo del Parlamento su un testo comune sia stato fondamentale per far compiere al processo dei passi in avanti. Concordo pienamente con i colleghi del partito laburista britannico, che al fine di tutelare in particolare le donne a basso reddito hanno chiesto al governo britannico il pieno rispetto della clausola di non regresso contenuta nella direttiva.

 
  
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  Romana Jordan Cizelj (PPE), per iscritto. (SL) Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) ha segnalato che molti degli emendamenti presentati travalicano l’ambito di applicazione e le finalità della direttiva. Sono d’accordo con loro, ma nella mia decisione di voto questa volta ho fatto un’eccezione. La posizione delle donne nell’Unione europea in termini di occupazione, livelli retributivi ed esposizione alla povertà è molto più debole di quella degli uomini. Credo che le pari opportunità costituiscano uno dei principi fondamentali alla base del lavoro dell’Unione europea e, per questa ragione, coglierò ogni occasione per impegnarmi in direzione dell’uguaglianza tra uomini e donne. Sebbene la votazione di oggi non sia quella finale, ci consentirà di avere una posizione negoziale forte in Consiglio.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. (RO) Il prolungamento della durata del congedo di maternità a 20 settimane con stipendio pieno è una misura che restituisce dignità alle madri. Per questo ho votato senza riserve a favore della proposta contenuta nella relazione, confidando che gli Stati membri tengano conto della nostra decisione e la incorporino nelle rispettive normative nazionali.

Oltre al sostegno alle madri, la relazione raccomanda agli Stati di introdurre un congedo parentale integralmente retribuito e afferma in questo modo il ruolo di entrambi i genitori nell’educazione dei figli. Con la votazione di oggi abbiamo trasmesso un messaggio importante che chiede condizioni di vita dignitose e supera i limiti ideologici e i sistemi sociali nazionali.

 
  
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  Philippe Juvin (PPE), per iscritto. (FR) Non ho voluto sostenere la relazione perché il prolungamento della durata del congedo di maternità da 14 (come previsto dalla direttiva attuale) a 20 settimane con stipendio pieno avrebbe un forte impatto finanziario sugli Stati membri (1,3 miliardi di euro per la Francia) in un periodo di crisi economica poco favorevole a incrementi del bilancio.

In secondo luogo, i costi aggiuntivi per le aziende negli Stati membri in cui sono esse stesse a finanziare parzialmente il congedo di maternità (per esempio, in Germania) sarebbero molto elevati. In terzo luogo, le conseguenze negative per l’occupabilità delle donne sono reali, soprattutto in termini di rientro nel mercato del lavoro.

Infine il Parlamento europeo, adottando misure che non sono finanziariamente praticabili e che addirittura potrebbero rivelarsi controproducenti in termini di partecipazione delle donne al mercato del lavoro, indebolisce la propria credibilità nel processo decisionale europeo. Il prolungamento della durata del congedo di maternità a 18 settimane, come proposto dalla Commissione, sarebbe stato un passo importante per migliorare la situazione delle donne e avrebbe consentito di evitare le insidie contenute nel testo nella versione finale adottata dal Parlamento europeo, mentre l’obiettivo principale è quello di consentire alle donne di conciliare vita professionale e vita familiare.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto. (PL) Di fronte all’invecchiamento demografico e alle difficoltà dell’economia europea, dobbiamo sfruttare tutte le opportunità a disposizione per incoraggiare le donne ad avere figli e facilitare il loro ritorno al lavoro. Molte donne sono eminenti esperte nel proprio settore e l’economia europea non può fare a meno dell’apporto di una forza lavoro così altamente qualificata. La situazione non è molto diversa per le donne che vivono e lavorano in campagna e spesso non possono beneficiare di un vero congedo di maternità, dovendo tornare al lavoro il più presto possibile, con evidenti rischi per salute e prole. Per questo dovrebbero godere degli stessi privilegi delle donne che non lavorano nel settore agricolo.

 
  
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  Sandra Kalniete (PPE) , per iscritto. (LV) Ho votato a favore del prolungamento della durata minima del congedo di maternità a 18 settimane, ma contro il suo prolungamento a 20 settimane. Capisco benissimo la necessità di assicurare adeguate condizioni alle puerpere, ma a lungo termine il prolungamento della durata minima del congedo a 20 settimane si rivelerebbe svantaggioso per le donne che pianificano una famiglia e una carriera professionale. Oltretutto, gli Stati membri non riusciranno a integrare i costi aggiuntivi nei propri bilanci. Le aziende sono critiche nei confronti di un congedo di maternità della durata minima di 20 settimane perché comporterebbe costi aggiuntivi che, nell’attuale situazione economica, non sono in grado di sostenere. Vi è pertanto il rischio che molti imprenditori optino per la soluzione più semplice: evitare di assumere giovani donne. Già ora sappiamo quanto sia difficile per i giovani trovare un posto di lavoro e il prolungamento del congedo di maternità limiterà ulteriormente la possibilità per le donne di competere con gli uomini sul mercato del lavoro. Non dovremmo consentire che ciò accada e privilegiare invece una prospettiva a lungo termine. Il congedo di maternità di 20 settimane implicherebbe miliardi di euro in termini di costi a carico dei bilanci di tutta Europa. Si tratta di costi che né i governi nazionali, né i contribuenti possono attualmente permettersi. Ovviamente verremo criticati da una parte della società, però ricordiamoci che siamo qui per lavorare e per prendere le migliori decisioni possibili nell’interesse di tutti gli europei.

 
  
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  Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE), per iscritto. (EL) Nella votazione sul tema del congedo ho espresso un parere diverso. Preferisco la proposta di 18 settimane della Commissione.

La proposta è realistica ed equilibrata in considerazione delle condizioni del mercato, non solo in ragione della crisi economica, ma anche delle richieste, degli obblighi professionali e delle ambizioni delle lavoratrici stesse.

Le donne non devono diventare esseri iperprotetti ma esclusi dal mercato del lavoro.

Inoltre, come ho sempre sostenuto, gli sforzi tesi a conciliare la vita familiare con il lavoro e l’educazione dei figli richiedono fondamentalmente infrastrutture sociali e la responsabilità sociale dell’impresa durante tutta la vita lavorativa delle donne.

 
  
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  Constance Le Grip (PPE) , per iscritto. (FR) Ho votato contro la relazione Estrela perché il prolungamento della durata del congedo di maternità a 20 settimane in realtà è una buona idea solo a prima vista. Viene infatti presentato come una misura in grado di garantire maggiori diritti alle donne, mentre a mio avviso avrebbe ripercussioni negative per le donne che cercano di accedere al mercato del lavoro.

Credo vi siano valide ragioni per temere che l’attuazione di tale proposta potrebbe ritorcersi contro le donne riducendone l’occupabilità. Diversamente da quanto affermano la relatrice e i sostenitori del testo, non vi è alcun rapporto diretto tra il tasso di natalità e la durata del congedo di maternità.

Inoltre, la proposta tesa a prolungare il congedo da 14 a 20 settimane integralmente retribuite non è finanziariamente accettabile per molti paesi. Infatti i costi aggiuntivi derivanti dal prolungamento non sono sostenibili né per le imprese, né per gli Stati membri. La proposta iniziale della Commissione europea, ossia l’aumento da 14 a 18 settimane, era già sufficiente come passo in avanti.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto. (PL) Vorrei sottolineare che, per quanto riguarda la relazione dell’onorevole Estrela, ho votato a favore delle regole relative al congedo di maternità di 20 settimane, alla tutela delle donne contro licenziamenti senza giusta causa nei sei mesi successivi al termine del congedo e a favore del pieno stipendio e della protezione delle donne in periodo di allattamento, ma in questo caso senza raccomandazioni specifiche, in quanto ritengo che la definizione di tali regole debba rimanere di competenza degli Stati membri.

In caso di parti plurimi sono del parere che la durata del congedo debba essere aumentata di conseguenza. Sono sempre a favore di idee che possano aiutare le madri a vivere in condizioni di sicurezza l’esperienza della maternità e garantire loro condizioni migliori in vista del reinserimento nel mercato del lavoro.

 
  
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  Toine Manders (ALDE), per iscritto. (NL) La delegazione del VVD - Volkspartij voor Vrijheid en Democratie (partito del popolo per la libertà e la democrazia) al Parlamento europeo oggi ha votato contro la proposta di direttiva che porta a 20 settimane la durata del congedo di maternità (retribuito). Riteniamo che la durata minima stabilita in precedenza, 14 settimane, sia sufficiente. Le donne che al termine del proprio congedo di maternità non ritengono di essere pronte a tornare al lavoro possono avvalersi di un congedo in virtù delle disposizioni previste dalla normativa sui permessi di malattia vigente nei rispettivi paesi. La proposta avanzata implicherebbe un potenziamento della previdenza sociale, decisione che spetterebbe eventualmente agli Stati membri soprattutto in periodi come questi, in cui a tutti gli Stati si impongono risparmi. Esistono altre modalità meno rigorose per l’attuazione di misure consentano tese a una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata. La proposta comporta il pericolo che donne giovani e talentuose si trovino ad avere meno opportunità sul mercato del lavoro, perché i datori di lavoro non sono disposti a correre il rischio di dover loro pagare mesi di congedo di maternità. E non riteniamo neppure che l’aumento delle nascite nell’Unione europea, quella che in apparenza è la soluzione al problema dell’invecchiamento demografico, debba esser disciplinato a livello dell’Unione. Secondo il VVD è superfluo introdurre su scala europea regole relative all’esenzione dal lavoro per allattamento. Il gruppo VVD al Parlamento europeo: Hans van Baalen, Jan Mulder e Toine Manders.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione. Poiché i cittadini europei hanno il diritto di vivere e lavorare ovunque all’interno dell’Unione europea, è fondamentale assicurare alle donne diritti minimi in termini di congedo di maternità ovunque esse lavorino all’approssimarsi del parto. La garanzia di un congedo di maternità dignitoso si inserisce nel tema più ampio della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e della necessità di affrontare le implicazioni finanziarie di una società che invecchia. L’obiettivo dell’Unione europea è di raggiungere una quota di popolazione occupata del 75 per cento entro il 2020; nell’ambito di questo impegno sarà cruciale dare a tutte le madri la possibilità di avvalersi di un congedo di maternità per loro economicamente sostenibile prima di riprendere il lavoro. In una società che invecchia, in cui la domanda di assistenza sociale cresce e il numero di persone che possono fornirla diminuisce, sono necessari congedi più realistici come il congedo di maternità. Le donne non devono pensare che avere figli sia incompatibile con il proprio lavoro – le nostre politiche devono prevedere modalità di assistenza per i più giovani e i più anziani. Per almeno 5 anni tutto ciò non si avvererà, comunque. Occorre anche tenere conto del fatto che, con un aumento dell’1,04 per cento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, si potrebbero coprire i costi aggiuntivi derivanti dal prolungamento della durata del congedo di maternità.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Presidente, l'agenda sociale dell'Unione europea stabilisce, tra le sue priorità, la necessità di promuovere tutte quelle politiche volte a favorire la conciliazione di vita professionale, privata e familiare, siano esse destinate alle donne quanto agli uomini. Un maggior equilibrio tra attività professionale, da una parte, e vita privata, familiare, dall'altra, rappresenta uno dei sei settori di azione prioritari contemplati nella tabella di marcia per la parità tra donne e uomini per il periodo 2006-2010.

Il miglioramento di queste disposizioni è, quindi, parte integrante della politica europea in risposta al forte declino demografico ultimamente registrato. Maternità e paternità sono certamente diritti fondamentali imprescindibili ai fini dell'equilibrio sociale. È pertanto auspicabile che la revisione della direttiva in oggetto torni a vantaggio sia delle donne lavoratrici che di quegli uomini che vogliano assumersi responsabilità familiari.

Non si potrà prescindere dal rispetto di un migliore equilibrio tra il principio di tutela della salute e della sicurezza, con quello della parità di trattamento. Questi ed altri elementi mi convincono a sostenere l'esigenza, qualora si renda necessario, di lasciare però agli Stati membri ampi margini di flessibilità nella fissazione delle regole sui congedi, questo solo per ragioni di sostenibilità economica, per coprire i costi aggiuntivi da esso derivanti.

 
  
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  Marisa Matias (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione adottata propone un congedo di maternità di 20 settimane senza alcuna perdita di retribuzione. Questa misura potrebbe, da sola, determinare un significativo miglioramento sociale nella vita delle donne in due terzi circa degli Stati membri dell’Unione europea, in Portogallo per esempio, dove le donne hanno diritto solo a 16 settimane integralmente retribuite. Anche l’introduzione di due settimane di congedo di paternità rappresenta un importante passo avanti nella lotta per l’uguaglianza tra uomini e donne. Elemento ancora più importante è il fatto che la relazione sia stata approvata anche se in controcorrente rispetto alle misure recentemente adottate a seguito delle politiche di austerità che mirano a tagliare la spesa pubblica e indebolire i diritti sociali. Spero pertanto che la relazione possa contribuire a rafforzare i diritti sociali e il lavoro in tutta l’Unione europea e in tutti gli Stati membri.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) È opinione unanime all’interno del’Unione europea che uno dei nostri principali problemi sia la debole crescita demografica dovuta al basso tasso di natalità. Di conseguenza tutto ciò che può contribuire a cambiare la situazione è importante. La tutela sul luogo di lavoro delle lavoratrici gestanti e in periodo di allattamento e la riduzione delle asimmetrie tra uomini e donne costituiscono passi importanti in questa direzione. Nonostante la crisi che stiamo attraversando, le misure approvate oggi in Parlamento possono contribuire a invertire la tendenza del declino demografico che l’Unione europea dovrà affrontare in un futuro prossimo.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato a favore della risoluzione legislativa del Parlamento europeo concernente “l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento”, perché credo che il miglioramento dei diritti delle donne sul luogo di lavoro sia un concreto passo verso l’uguaglianza di genere in un ambito in cui, purtroppo, esistono ancora molte barriere. La discriminazione di cui sono vittime le donne nel mercato del lavoro è molto allarmante perché, nella maggior parte dei casi, sono loro che si devono fare carico degli impegni domestici e fare giochi di prestigio per riuscire a conciliarli con l’attività professionale. La situazione si acutizza nei mesi prima e dopo il parto, quando le donne hanno bisogno di una maggiore tutela per sfuggire alle discriminazioni di cui sono attualmente vittime. A mio avviso, il prolungamento della durata del congedo di maternità ad almeno 20 settimane ininterrotte, ripartite prima e/o dopo il parto, con un periodo obbligatorio di almeno sei settimane successivo al parto, è un passo avanti in termini di diritto delle donne a conciliare vita familiare e professionale.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto. (FR) Il prolungamento della durata del congedo di maternità rappresenta un progetto importante per lo spazio riservato ai bambini e alla genitorialità nella nostra società. Sostengo la proposta tesa a garantire 18 settimane di congedo di maternità e anche il principio del congedo di paternità. Dobbiamo evitare gli effetti negativi di misure troppo generose che potrebbero rischiare di causare fenomeni di discriminazione in termini occupazionali. Sono inoltre a favore di una maggiore libertà di scelta per le gestanti e le puerpere. Queste donne devono poter decidere quando prendere la parte non obbligatoria del proprio congedo di maternità. In questo modo, potrebbero realizzare un migliore equilibrio tra vita professionale e privata e conservare l’occupabilità.

È altrettanto importante definire uno status per le donne che desiderano tornare a lavorare dopo un’interruzione della carriera. Vorrei anche segnalare che il diritto al congedo parentale e la garanzia di reintegro nello stesso posto di lavoro al termine del congedo debbano essere sostenibili per i datori di lavoro, in particolare per le piccole e medie imprese che altrimenti potrebbero esitare ad assumere o a promuovere donne in età fertile.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE), per iscritto. (SK) Tenuto conto dei profondi cambiamenti demografici e dell’invecchiamento della società europea, l’Unione deve seriamente pensare all’adozione di misure tese a sostenere la genitorialità.

A mio avviso, il prolungamento della durata minima del congedo di maternità tiene conto del fatto che i primi mesi della vita di un bambino sono cruciali per una crescita sana e per l’equilibrio emotivo. Sono pertanto favorevole all’erogazione della retribuzione integrale per tutta la durata del congedo di maternità. Tale misura dovrebbe avere un effetto positivo sulle donne che potrebbero così diventare madri senza incorrere nei rischi rappresentati da povertà ed esclusione sociale. Occorre garantire alle donne il diritto di venire reintegrate dopo il parto nel proprio posto di lavoro o in un posto equivalente con le stesse condizioni di lavoro. Inoltre, deve essere garantita la possibilità di chiedere un cambiamento dell’orario di lavoro o delle modalità di lavoro, nonché il diritto di rifiutare la prestazione di lavoro straordinario nel periodo immediatamente successivo al parto.

 
  
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  Elisabeth Morin-Chartier (PPE), per iscritto. (FR) Sono contraria al progetto di prolungare la durata del congedo di maternità a 20 settimane con pieno stipendio. L’adozione di questa soluzione avrebbe conseguenze rilevanti sui bilanci degli Stati membri e delle imprese; per la Francia, il costo supplementare annuo ammonterebbe a 1,3 miliardi di euro, un onere finanziario insostenibile in un periodo di austerità di bilancio. Nonostante sia una buona idea, gli effetti sull’occupazione femminile potrebbero essere negativi. Non vorremmo che la misura si traducesse in un passo indietro per le donne. Le donne che tornano al lavoro dopo una gravidanza e le giovani donne alla ricerca di un posto di lavoro correrebbero il rischio di venire pesantemente penalizzate da questa misura. Al contrario, la proposta di un congedo massimo di 18 settimane era socialmente equa. Chiedo che siano individuate e realizzate al più presto soluzioni innovative per quanto concerne l’assistenza ai bambini e l’equilibrio tra vita professionale e vita familiare, in modo da consentire sia alle madri, sia ai padri di svolgere pienamente il proprio ruolo di genitori.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Cari colleghi, la mia decisione di votare a favore di tale proposta deriva dalla necessità di migliorare la sicurezza e la salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. La modifica della direttiva, è volta, infatti, alla promozione dell'uguaglianza di genere nel mondo del lavoro, favorendo un maggior equilibrio tra la vita professionale e quella privata delle donne. Di frequente le donne sono percepite come soggetti "a rischio"o di "seconda scelta", data l'elevata probabilità che restino incinte o si avvalgano dei congedi di maternità. E' importante sostenere alcune forme di congedo per combattere alcuni pregiudizi e stereotipi. Non bisogna, poi, dimenticare che la maternità e la paternità sono diritti imprescindibili affinché si possa vivere con equilibrio sia nella vita privata che in quella pubblica. Vi sono, chiaramente, alcuni punti legati ad alcuni emendamenti che mi hanno visto esprimere un parere contrario. Ritengo, infatti, che la normativa europea debba stabilire un quadro generale, che offra garanzie minime e salvaguardie, all'interno del quale lasciare spazio e discrezionalità ai vari Stati membri di decidere le misure più adatte. Vi sono, infatti, differenze legate alla cultura, ai sistemi previdenziali e sociali che vanno tenute in debita considerazione, anche in virtù del rispetto del principio di sussidiarietà.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 92/85/CEE del Consiglio concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. Due fattori importanti hanno sul influenzato il mio voto su alcuni emendamenti: in primis, la cruciale importanza di garantire la sicurezza e la salute delle donne gestanti o puerpere e, in secondo luogo, il fatto che la Grecia abbia una normativa specifica per la tutela delle gestanti.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore delle proposte concernenti l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, che prevedono 20 settimane di congedo di maternità e due settimane di congedo di paternità senza perdita di alcun beneficio pecuniario.

Sono misure sociali che rispondono all’idea di Europa che vogliamo, in cui si perseguono obiettivi quali la promozione del tasso di natalità, della famiglia, della salute dei bambini e del lavoro dei genitori.

Si tratta però di un progetto di difficile attuazione, e a causa di un meccanismo perverso potrebbe accentuare la discriminazione delle donne nel mondo del lavoro, in quanto: (1) accresce la pressione sui sistemi previdenziali, spesso già al limite della sostenibilità; e (2) introduce nuovi vincoli in un mercato del lavoro già inadeguato a rispondere alle esigenze dell’attuale forza lavoro. Temo pertanto che le misure, tese ad aiutare i genitori che lavorano, possano causare un aumento del tasso di disoccupazione e/o del lavoro precario tra le giovani madri.

I negoziati tra Parlamento e Consiglio devono essere realistici, pragmatici e anche ambiziosi, se vogliamo che la futura legge, quando entrerà in vigore, rispetti e promuova i valori della proposta votata in plenaria questa settimana.

 
  
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  Aldo Patriciello (PPE), per iscritto. − Con il mio voto, invito ad un nuovo approccio globale che permetterebbe di rivolgere un messaggio più forte alle imprese, nel senso che la riproduzione umana riguarda sia gli uomini che le donne. L'accordo quadro sul congedo parentale è un elemento importante della politica in materia di pari opportunità, che favorisce la conciliazione dell'attività professionale e della vita privata e familiare, ma si limita a fissare requisiti minimi, per cui può essere considerato solo come un primo passo.

Concordo con la comunicazione che considera i diritti dei minori una priorità dell'Unione e chiede agli Stati membri di attenersi alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e ai suoi protocolli opzionali, nonché agli Obiettivi di sviluppo del Millennio. Per quanto riguarda la presente direttiva, ciò significa garantire a tutti i bambini la possibilità di ricevere cure adeguate in base alle loro necessità di sviluppo, nonché l'accesso a un'assistenza sanitaria adeguata e di qualità.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (RO) Oggi, il Parlamento europeo, votando il prolungamento della durata del congedo di maternità a 20 settimane, con stipendio pieno, ha deciso di investire nel futuro dell’Unione europea, promuovendo la maternità. Si tratta di un miglioramento sia quantitativo, sia qualitativo. L’argomentazione semplicistica dei vantaggi economici a breve termine non ha retto, è prevalso invece il concetto di sostenibilità della società europea, irrealizzabile in assenza di una demografia sana e quindi, implicitamente, di una maggiore tutela delle madri e dei propri bambini.

Sono l’autrice del parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali e ho votato a favore della non penalizzazione della maternità, della garanzia del pieno stipendio e del divieto di licenziamento delle lavoratrici gestanti per il periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e il termine del congedo di maternità; le madri devono inoltre avere il diritto di essere reintegrate nel proprio posto di lavoro o in un “posto equivalente”, ossia con la stessa retribuzione, lo stesso inquadramento professionale e le stesse mansioni del periodo precedente al congedo di maternità; il periodo di congedo di maternità non deve pregiudicare i diritti pensionistici della lavoratrice; le lavoratrici non devono essere obbligate a svolgere un lavoro notturno e a effettuare ore di lavoro straordinario nelle 10 settimane che precedono la data prevista del parto e per il resto della gravidanza, se ciò è necessario per proteggere la loro salute o quella del nascituro e per l’intero periodo dell'allattamento.

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE), per iscritto. (RO) Ho votato contro la risoluzione perché ritengo che l’indennità di maternità sia una tematica appartenente alla sfera di competenza nazionale, in virtù del principio di sussidiarietà. Inoltre, credo che l’adozione di questa misura in tempo di crisi potrebbe avere l’effetto esattamente opposto, rischiando di diventare un fattore dissuasivo per le imprese interessate all’assunzione di donne.

 
  
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  Evelyn Regner (S&D), per iscritto. (DE) Pur essendo favorevole al miglioramento delle norme minime europee per la tutela della maternità, alla fine ho deciso di votare contro la relazione, in quanto vengo da un paese che ha introdotto un sistema basato su una particolare combinazione di tutela della maternità e congedo parentale retribuito/non retribuito. Oltre a 16 settimane di congedo integralmente retribuito e l’obbligo di astensione dal lavoro, le donne hanno anche diritto a un congedo di maternità non retribuito ma con un’indennità per il figlio a carico. L’ammontare dell’indennità per il figlio a carico percepita durante il congedo di maternità non retribuito dipende dalla durata e dall’ultimo reddito dichiarato. Le norme austriache sono già molto più estese delle norme minime definite in questa relazione.

Sono inoltre a favore dell’introduzione di un congedo di paternità integralmente retribuito, anche se si dovrebbe scegliere una base giuridica diversa. Ritengo che un congedo di paternità di questo tipo debba essere disciplinato non dalla direttiva sulla tutela della maternità, bensì da una direttiva dedicata che non tratti della tutela della salute di madri e figli.

 
  
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  Mitro Repo (S&D), per iscritto. (FI) Ho votato a favore del congedo di maternità di 20 settimane. Congedi di maternità di maggiore durata sono importanti per lo sviluppo e il benessere dei bambini, che rappresentano il più grande capitale della società. In Finlandia, il sistema in materia di congedi di maternità e di paternità è molto efficiente, sappiamo però che non tutti in Europa dispongono di un sistema come il nostro. Per questo motivo è importante evitare che le donne siano penalizzate economicamente se decidono di avere figli. È sbagliato far pesare l’onere finanziario del congedo di maternità unicamente sulle imprese: senza dubbio i costi vanno condivisi con il settore pubblico. Le piccole e medie imprese in particolare rischiano di trovarsi in difficoltà. E non è nemmeno giusto che siano i settori in cui prevale la presenza femminile a dover subire una eccessiva pressione economica. La posizione delle donne in termini retributivi è preoccupante e non deve essere assolutamente indebolita. È fondamentale evitarlo.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (ES) Il Parlamento ha finalmente iniziato a rendere giustizia alle madri che lavorano nell’Unione europea, una giustizia comunque ancora parziale in considerazione dei loro meriti. Il processo è stato lungo. Alla fine della scorsa legislatura, qui in Parlamento eravamo in procinto di adottare un testo che avrebbe consentito di compiere un passo da gigante in favore dei diritti delle madri lavoratrici. Non siamo però riusciti ad arrivare al voto perché il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) e il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa si sono opposti, facendo fronte comune e decidendo il rinvio della relazione alla commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.

Dopo mesi di lavoro, oggi, abbiamo votato nuovamente un testo che, pur essendo meno ambizioso di quello precedentemente respinto dai gruppi PPE e ALDE, è comunque piuttosto coraggioso: consente alle madri di mantenere il proprio stipendio durante tutto il congedo di maternità; accresce la loro protezione giuridica contro i licenziamenti; consente una maggiore flessibilità in termini di orario di lavoro in vista di una più efficace conciliazione di maternità e attività professionale; prolunga il congedo di maternità ad almeno 20 settimane (anche se alcuni di noi avrebbero voluto che arrivasse fino a 24 settimane, come raccomanda l’Organizzazione mondiale della sanità); favorisce la mobilità delle madri che lavorano all’interno dell’Unione europea e compie passi avanti in termini di condivisione della responsabilità da parte dei padri, anche se non nella misura auspicata da alcuni di noi.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − Il voto di oggi incoraggia le lavoratrici che vogliono diventare madri, segnando un importante passo avanti verso una tutela sempre maggiore che aiuterà milioni di donne europee a conciliare meglio il ruolo di madre con quello di lavoratrice. Gli interessi economici non hanno avuto la meglio: oggi inizia un percorso che va incontro alle esigenze delle nuove famiglie. L'esito del voto guarda ad una società che pone la crescita, la formazione e l'educazione al centro dell'azione politica. Ritengo infondati i timori che l'estensione del congedo di maternità da 14 a 20 settimane interamente retribuite potrà penalizzare le donne: é nostro preciso dovere proteggere le lavoratrici più deboli, garantendo il diritto di restare a casa con i propri bambini. La vittoria di oggi in Parlamento rappresenta anche una soddisfazione personale per gli sforzi portati avanti in prima persona volti garantire che ogni lavoratrice gestante non debba svolgere mansioni pesanti o pericolose, esentandola dal lavoro straordinario e notturno. Adesso la palla passa agli Stati Membri da cui auspico il massimo impegno. Con la scelta di oggi il Parlamento europeo ha dimostrato che non vuole più donne davanti ad un bivio, ma solo donne libere e consapevoli del loro ruolo nella nostra società.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − In un'Europa che invecchia, sono indispensabili politiche favorevoli alle donne che scelgono di avere dei figli. Oggi, con una legislazione frammentaria, ci sono troppe differenze fra gli Stati membri nel sostegno alla maternità, che impediscono a molte donne di poter diventare mamme. Questa direttiva fissa in un minimo di 20 settimane il congedo di maternità di cui almeno sei pienamente retribuite.

È evidente che in Paesi come l'Italia tale norma sia superflua, in quanto il periodo pienamente retribuito è di gran lunga superiore al limite minimo posto dalla direttiva e i periodi di possibilità per la donna di assentarsi dal lavoro per motivi legati alla cura dei figli si prolungano fino agli otto anni di età. Ma per altri Paesi significa porre finalmente le basi per garantire dignità alle mamme. La proposta prevede altresì che anche i padri possano avere due settimane di congedo retribuito per poter star vicino alla propria moglie nel periodo immediatamente successivo al parto.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. (EN) Oggi ho votato a favore del miglioramento dei diritti e di un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata per i genitori che lavorano. All’interno della relazione sono di particolare rilievo le disposizioni relative alle donne che allattano sul luogo di lavoro. Le pause per l’allattamento al seno consentono alle madri di disporre del tempo necessario per fornire al bambino, nella sua prima fase di sviluppo, il tipo di alimentazione migliore e più naturale. L’alimentazione influisce in modo determinante sulla salute durante tutta la vita. Mi fa piacere che la relazione intervenga a favore delle madri che sono tornate al lavoro e che comunque decidono di continuare ad allattare al seno il loro bambino per assicurargli importanti benefici nutritivi.

 
  
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  Carl Schlyter e Isabella Lövin (Verts/ALE), per iscritto. (SV) Riteniamo che un congedo parentale obbligatorio e ben strutturato sia di grandissima importanza per ogni paese. Nella votazione finale abbiamo tuttavia deciso di non votare a favore della proposta legislativa del Parlamento perché in contrasto con numerosi principi a cui teniamo fortemente. In primo luogo, la proposta intende introdurre un congedo obbligatorio di sei settimane unicamente per la madre.

Riteniamo che i genitori debbano poter decidere liberamente con quali modalità prendere il proprio congedo parentale e che la proposta costituisca un passo nella direzione sbagliata per l’uguaglianza di genere in Svezia. In secondo luogo, non consideriamo ragionevole stabilire che l’indennità versata per il congedo parentale sia pari al pieno stipendio. In Svezia, ci si potrebbe trovare costretti a ridurre la durata di erogazione dell’indennità parentale per riuscire a finanziare un sistema di tale onerosità. Siamo dell’avviso che l’organizzazione dei regimi di previdenza sociale sia di competenza dei parlamenti nazionali.

 
  
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  Brian Simpson (S&D), per iscritto. (EN) Lo European Parliamentary Labour Party (Partito laburista parlamentare europeo) è assolutamente convinto che sia necessario migliorare la tutela delle donne gestanti, puerpere o in periodo di allattamento e ha pertanto votato a favore di una serie di proposte fondamentali contenute nella direttiva, per esempio il prolungamento della durata del congedo di maternità a 20 settimane, la piena retribuzione del periodo obbligatorio di sei settimane successivo al parto e due settimane di congedo di paternità integralmente retribuite. L’EPLP teme però che le proposte adottate dal Parlamento possano avere conseguenze indesiderate in paesi in cui vigono già disposizioni più complesse nell’ambito della tutela della maternità. In particolare, temiamo che le proposte possano consentire a governi regressisti di impoverire le proprie disposizioni in materia di maternità, con il risultato che le donne con i salari più bassi durante il loro congedo di maternità potrebbero di fatto rimetterci. Mentre alcuni aspetti della relazione rappresenteranno un preziosissimo miglioramento in Stati membri con livelli molto bassi di tutela della maternità, essi potranno determinare un regresso sociale in altri paesi.

 
  
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  Bogusław Sonik (PPE), per iscritto. (PL) Oggi, il Parlamento europeo ha adottato una relazione tesa a tutelare la salute delle gestanti e delle donne in congedo di maternità. L’adozione di una posizione comune in questa forma rappresenta una chiara dimostrazione del nostro sostegno ai cambiamenti tesi a migliorare le norme europee in materia di tutela delle neomamme. Alle donne è garantita una durata minima del congedo di maternità che, d’ora in poi, sarà integralmente retribuito. Vietando i licenziamenti senza giusta causa siamo anche riusciti a garantire una maggiore sicurezza del posto di lavoro alle donne che riprendono le proprie mansioni dopo il congedo di maternità.

I cambiamenti introdotti dalla direttiva costituiscono un passo nella direzione giusta e garantiscono alle donne in Europa un diritto minimo al congedo di maternità. Mi fa anche piacere che, con l’introduzione del congedo di paternità di due settimane, anche i padri saranno incoraggiati a occuparsi dei propri figli.

 
  
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  Catherine Soullie (PPE), per iscritto. (FR) La votazione sulla relazione dell’onorevole Estrela è cruciale. La posizione adottata è puramente demagogica e irresponsabile. Chiedendo 20 settimane di congedo di maternità, screditiamo il Parlamento europeo. Noi siamo la voce dei cittadini; l’adozione di posizioni cosi irrealistiche non rende loro giustizia. I costi a carico del bilancio sociale degli Stati membri sarebbero molto elevati: per quanto riguarda la Francia, ad esempio, ammonterebbero a 1,3 miliardi di euro.

L’attuale situazione economica non ci consente di assorbire un incremento di tale entità nei bilanci statali, per non parlare poi delle conseguenze per le nostre imprese, che dovranno sostenere parte dei costi aggiuntivi. Dobbiamo aiutare e incoraggiare le donne a conciliare più efficacemente maternità e lavoro, non dobbiamo fare naufragare le loro probabilità di trovare impiego.

L’aumento da 14 a 18 settimane proposto dalla Commissione costituiva un vero passo avanti; un passo che sarebbe stato possibile valorizzare individuando nuove modalità di assistenza all’infanzia. Il messaggio trasmesso dal testo in esame porta con sé un’enorme responsabilità: la maternità diventerebbe chiaramente un ostacolo alla crescita professionale.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D), per iscritto. (FR) Accolgo con favore l’adozione della relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 92/85/CEE del Consiglio concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, e di misure intese a favorire la conciliazione tra vita professionale e vita familiare. Abbiamo allungato il congedo di maternità, aumentandone la retribuzione e abbiamo introdotto per la prima volta nella storia europea il congedo di paternità. Si tratta di una votazione che lascerà il segno nella storia dei diritti fondamentali delle madri e dei padri europei.

A tutti coloro che hanno voluto sacrificare i diritti sociali sull’altare della crisi economica, dico di andare a cercare i soldi dove sono e di non penalizzare ulteriormente i cittadini. Il miglioramento del congedo di maternità e l’introduzione del congedo di paternità sono anche battaglie per una società più umana, e al contempo la famiglia diventa sempre di più l’ultimo baluardo contro le difficoltà della vita.

 
  
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  Keith Taylor (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Oggi in Parlamento ho votato a favore di una proposta legislativa che garantisce il miglioramento e il prolungamento dell’indennità di paternità/maternità. L’ho fatto dopo aver ascoltato la voce di lobbisti di entrambe le fazioni. Sono perfettamente consapevole delle condizioni finanziarie nel Regno Unito, e so che subiranno un ulteriore colpo a causa dei nuovi tagli alle spese recentemente annunciati. Il Parlamento europeo si è tuttavia pronunciato a favore di un congedo di maternità di 20 settimane con stipendio pieno e un congedo di paternità di due settimane. Credo che sia un investimento economico sensato, che può contribuire a realizzare l’obiettivo dell’Unione europea, vale a dire il raggiungimento di una quota di popolazione occupata del 75 per cento entro il 2020. Migliora la salute dei bambini e tutela la salute e il benessere delle madri. È un passo verso la riduzione dell’attuale differenziale salariale tra i generi. In media, nell’Unione europea le donne guadagnano il 17 per cento in meno degli uomini. Se non garantissimo salari dignitosi durante il congedo di maternità, le donne verrebbero penalizzate finanziariamente per il fatto di essere madri. La proposta lancia anche un significativo messaggio a favore del coinvolgimento del padre nella cura dei figli. La nascita, assieme alla morte e alle tasse, rappresenta l’unica certezza nella vita. I nostri figli sono il futuro e i miglioramenti votati nella giornata di oggi potranno consentire loro di iniziare la propria vita in un contesto migliore e più sicuro.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE), per iscritto. (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo fare in modo che un numero maggiore di uomini e donne entrino nel mondo del lavoro e che ci restino, se vogliamo mantenere la nostra prosperità e riuscire a pagare le pensioni. Inoltre, in un periodo caratterizzato da un’aspra concorrenza internazionale e da un forte rigore di bilancio, dobbiamo avere il coraggio di adottare misure che consentano di investire nelle famiglie e facilitino il difficile compito di conciliare lavoro e famiglia. Il prolungamento della durata del congedo di maternità è uno dei mezzi che possono servire a tale fine. Per questo motivo, sono favorevole al prolungamento della durata del congedo di maternità; ritengo però che, in un periodo di difficoltà di bilancio, si imponga un certo realismo. Un congedo di maternità della durata di 20 settimane integralmente retribuito non è una soluzione praticabile per i sistemi di previdenza sociale e per i bilanci dei governi. Per questi motivi mi sono astenuta dalla votazione finale, nonostante resti favorevole al prolungamento della durata del congedo di maternità. Appoggio invece la proposta originaria della Commissione, che introduceva un prolungamento della durata del congedo di maternità a 18 settimane, a condizione che sia applicato l’attuale massimale di indennità. Spero che questa proposta abbia maggiori probabilità di successo in seconda lettura.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 92/85/CEE del Consiglio concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.

Ritengo fondamentale che le lavoratrici in congedo di maternità percepiscano lo stipendio pieno e che l’indennità di maternità sia pari al 100 per cento dell’ultima retribuzione mensile o della retribuzione mensile media, nel caso in cui la retribuzione mensile sia inferiore. Ciò significa che le lavoratrici non saranno penalizzate nei propri diritti pensionistici per il fatto di aver usufruito di un congedo di maternità.

Date le tendenze demografiche nell’Unione europea, occorre incoraggiare il tasso di natalità tramite una normativa specifica e misure tese a contribuire a un migliore equilibrio tra vita professionale, privata e familiare. Per aiutare i lavoratori a conciliare lavoro e vita privata, è fondamentale che siano previsti congedi di maternità e paternità più lunghi, anche in caso di adozione di bambini di età inferiore ai dodici mesi. Il congedo obbligatorio di maternità di 20 settimane è conforme alla raccomandazione formulata dall’Organizzazione mondiale della sanità il 16 aprile 2002, relativa a una strategia globale per l’alimentazione del neonato e del bambino.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE), per iscritto. (DE) Ho votato contro la relazione perché non garantisce il rispetto rigoroso del principio di sussidiarietà e interferisce con i sistemi di pagamento e gli obblighi degli Stati membri. Contiene inoltre elementi come l’aborto e la libertà riproduttiva di cui, per motivi religiosi, non posso condividere la responsabilità.

 
  
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  Viktor Uspaskich (ALDE), per iscritto. (LT) Onorevoli colleghi, le donne non devono essere penalizzate per il semplice fatto di avere deciso di avere una famiglia. Non si tratta di una questione puramente etica, ma anche strategica – l’Unione europea sta attualmente registrando cambiamenti demografici dovuti al declino del tasso di natalità e all’aumento del numero di anziani. In quest’epoca di crisi in particolare non dobbiamo allontanare le donne dal mercato del lavoro. Abbiamo bisogno che la presenza delle donne sul mercato del lavoro aumenti, se vogliamo che l’Unione europea accresca la propria competitività a livello mondiale. È giunto il momento di combattere gli stereotipi che si sono radicati nella società. Di frequente le donne sono percepite come lavoratrici a “alto rischio”, di “seconda scelta”. È pertanto essenziale che le modalità di congedo presentate nella relazione contribuiscano a contrastare questi stereotipi. Dovremmo anche offrire maggiore assistenza alle donne che sono state abbandonate dalla società. Le statistiche dell’Unione europea evidenziano che in Lituania, le madri single sono le più esposte al rischio di povertà. Il rischio di povertà per le persone attive in questo gruppo è del 24 per cento. La via che ha condotto all’uguaglianza di genere garantita per legge nell’Unione europea è stata lunga. Dobbiamo però fare di più e consentire all’uguaglianza teorica di manifestarsi concretamente e tangibilmente nella vita quotidiana.

 
  
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  Frank Vanhecke (NI), per iscritto. (NL) Ho votato a favore della relazione Estrela perché voglio evitare malintesi su quanto segue: è ovvio sia che le donne hanno esigenze particolari durante la gravidanza e nel periodo immediatamente successivo, sia che la soddisfazione di tali esigenze sia nell’interesse di tutta la società, e infine che quest’ultima se ne deva assumere la responsabilità in buona parte. Vorrei in ogni caso porvi alcuni interrogativi di carattere teorico. In primo luogo, ha davvero senso l’imposizione, dalla nostra torre eburnea europea, di regole obbligatorie valide per tutta l’Unione europea, compresi gli Stati membri che, in termini economici, registrano ancora un certo ritardo?

Chi pagherà il conto? Questo introduce il mio secondo commento: ha senso far sì che l’onere di queste misure, per così dire, gravi unicamente sulle spalle dei datori di lavoro? Tutto ciò non finirà per condurre a una situazione diametralmente opposta a quella auspicata, ossia una situazione in cui si ridurranno i posti di lavoro disponibili per le giovani donne, perché i datori di lavoro non saranno propensi a sobbarcarsi le conseguenze di un’eventuale gravidanza delle loro giovani dipendenti? Non ho nulla da obiettare se in questo Parlamento si vota “socialmente”, ricordiamo però che non siamo poi noi a dover sostenere l’onere del voto sociale.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), per iscritto. (FR) La direttiva sul congedo di maternità è stata finalmente adottata oggi, 20 ottobre, dal Parlamento europeo. Ho votato a favore del testo che costituisce un vero progresso per le donne.

La direttiva deve ancora essere accettata dal Consiglio. Il testo approvato in data odierna mira a garantire alle donne nell’Unione europea il diritto a 20 settimane di congedo di maternità, ossia quattro settimane più che in Francia, dove il congedo di maternità attualmente ha una durata di 16 settimane.

Il testo che abbiamo adottato prevede anche il diritto a un congedo di paternità di 20 giorni (superiore quindi agli undici giorni attualmente previsti in Francia).

La direttiva prevede altresì che le donne percepiscano la propria retribuzione per intero durante il congedo: un segnale significativo nell’attuale situazione di crisi.

Il testo comprende inoltre una clausola di non regresso sociale, in altre parole se la legge in vigore negli Stati membri è più generosa su certi punti, continuerà a essere applicata con le stesse modalità. Si tratta sicuramente di un esempio di progresso che accolgo con favore.

 
  
  

Relazione Weiler (A7-0136/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione, in quanto in molti paesi si registrano ampie disparità per quanto riguarda le condizioni di pagamento alle imprese nel momento in cui sono coinvolti lo Stato, le piccole e medie imprese (PMI) e le grandi aziende. Sappiamo bene che, nell’attuale situazione di crisi economica e di difficoltà aggiuntive, le imprese si dibattono sempre più frequentemente in problemi di liquidità, e che in molti Stati membri sono addirittura esposte a un rischio maggiore di fallimento. La direttiva che ha tentato di disciplinare tale questione ha sortito un effetto limitato, e la proposta che abbiamo appena adottato rappresenta un passo in avanti importante nello stabilire e rispettare scadenze di pagamento, non soltanto nei rapporti tra società ed enti pubblici, ma anche nelle relazioni che le aziende instaurano tra loro. Disporremo ora di una legislazione che ci garantisce una migliore efficacia per il rispetto delle scadenze dei pagamenti, con un sistema chiaro di sanzioni per i pagamenti tardivi e che rappresenta inoltre un’arma più efficace per combattere l’abuso frequente della posizione dominante perpetrato dallo Stato e dalle grandi aziende contro le PMI. La direttiva dev’essere ora rapidamente trasposta dagli Stati membri, per porre finalmente termine ai gravi problemi causati dalla fissazione di termini lunghi di pagamento e dalle morosità.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE) , per iscritto. – Signor Presidente, adempiere agli obblighi dei termini contrattuali nel caso di transazioni commerciali, sia da parte delle amministrazioni pubbliche che private, non rappresenta solo una questione di civiltà ma di responsabilità verso una serie di condizioni negative che potrebbero ricadere a danno delle imprese creditrici, soprattutto PMI. Poter contare su un pagamento puntuale vuol dire assicurare a queste imprese stabilità, crescita, creazione di posti di lavoro e investimenti.

Purtroppo, secondo i dati della Commissione europea, i ritardi di pagamento rappresentano un evento frequente in Europa, un danno alla competitività. Sono soprattutto le amministrazioni pubbliche a creare difficoltà, spesso a causa di un'errata gestione dei propri bilanci e dei flussi di cassa, oppure, da un processo troppo burocratico della macchina amministrativa. A volte, invece, si sceglie di operare sulla base di nuove prospettive di spesa, senza tenere conto degli impegni già assunti precedentemente e da onorare nei termini contrattualmente previsti.

Pertanto, ritengo doveroso prendere dei provvedimenti che colmino le lacune della precedente Direttiva 35/2000/CE, cercando così di scoraggiare il fenomeno dei ritardi di pagamenti, prevedendo misure che inducano i debitori a non pagare in ritardo e altrettante misure che consentano ai creditori di esercitare pienamente ed efficacemente i propri diritti in caso di ritardi di pagamento.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. (GA) Ho votato a favore di questa relazione puntuale e della fissazione di un obiettivo di un termine di 30 giorni per il pagamento delle fatture. Le PMI rappresentano una colonna portante dell’economia europea; le imprese più piccole costituiscono il 99,8 per cento di tutte le aziende comunitarie e creano il 70 per cento di tutti i posti di lavoro dell’UE. Le misure per combattere i ritardi di pagamento contenute nella relazione sono provvedimenti concreti per sostenere le PMI e garantire che le imprese più piccole non vengano penalizzate dal mancato pagamento delle fatture.

Le nuove norme potrebbero creare condizioni migliori per gli investimenti e dovrebbero consentire alle PMI di concentrarsi sull’innovazione e lo sviluppo. Accolgo inoltre con favore quanto sostenuto dalla relazione per garantire che le nuove misure non generino un incremento del livello di burocrazia esistente e non causino ulteriori lungaggini o problemi amministrativi per le PMI.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. – (LT) Ho votato a favore della relazione e sono lieto che il Parlamento europeo e il Consiglio siano riusciti a raggiungere questo accordo che riveste un’importanza notevole, soprattutto per la piccola impresa. Benché le piccole e medie imprese rappresentino le fondamenta della competitività dell’Unione europea e generino più posti di lavoro di tutte le altre aziende, la crisi ha dimostrato chiaramente che, al contempo, i piccoli e medi imprenditori sono i più vulnerabili. Inoltre, la politica perseguita dagli Stati membri non è particolarmente favorevole alla loro promozione e sviluppo, in quanto la legislazione comunitaria, quale lo Small Business Act, non viene trasposta e applicata appieno. Molte imprese hanno dichiarato fallimento durante la crisi, e ciò ha comportato perdite ingenti. Sono pertanto molto soddisfatto di questo passo che, benché piccolo, è molto significativo per le piccole imprese, in quanto garantisce chiarezza sui termini di pagamento. Inizieremo veramente a creare condizioni chiare e comprensibili per le piccole imprese e contribuiremo a creare una cultura imprenditoriale.

 
  
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  Sergio Berlato (PPE) , per iscritto. – Signor Presidente, signor Commissario Tajani, onorevoli colleghi, con l'approvazione della nuova direttiva contro i ritardi di pagamento, ovvero di un provvedimento che rappresenta un sostegno concreto alle aziende e in particolare alle piccole e medie imprese, il Parlamento europeo dà un contributo decisivo a vantaggio dei cittadini e del sistema produttivo europeo. Infatti, la revisione della direttiva stabilisce termini di pagamento certi e sanzioni adeguate per favorire la puntualità dei pagamenti all'interno dell'Unione, sia da parte delle pubbliche amministrazioni che dei privati. Secondo le stime, questa misura dovrebbe rimettere in circolo nell'economia circa 180 miliardi di liquidità: a tanto ammonta, infatti, il credito dovuto dalla pubblica amministrazione al sistema delle imprese nell'Unione.

Il problema dei ritardi di pagamento affligge in modo particolare l'Italia, dove le pubbliche amministrazioni impiegano mediamente 128 giorni ad eseguire i pagamenti contro una media europea di 67 giorni. Pertanto, gli effetti negativi dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali risultano considerevoli. Auspico che questa direttiva sia recepita il più presto possibile dagli ordinamenti nazionali rimuovendo, in tal modo, uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo del mercato interno europeo.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – Finalmente siamo arrivati, dopo mesi di posposizioni, al voto sulla relazione che è una vera e propria boccata d’ossigeno per il futuro delle nostre imprese. Quello dei ritardi dei pagamenti è un fenomeno che, soprattutto in Italia, ha messo in ginocchio decine di migliaia di imprese, costando al sistema economico italiano qualcosa come 30 miliardi di euro, secondo i calcoli fatti dalle associazioni di categoria. Aldilà delle considerazioni particolari e delle situazioni nazionali, voto a favore della relazione, che una volta per tutte mette nero su bianco regole certe tanto per gli operatori pubblici quanto per quelli privati. La crisi economica ha già provocato fallimenti e chiusure di stabilimenti, aziende e attività imprenditoriali in quantità drammatiche. L’Europa, con questo provvedimento, può realmente dare una mano a tante realtà produttive che, a causa della crisi, vivono in asfissia permanente di credito bancario, e che magari già navigavano in brutte acque a causa di crediti da riscuotere che tardavano ad arrivare. Quando questa direttiva sarà applicata, almeno si eviterà in tanti casi che le imprese muoiano di credito da parte di altri operatori, pubblici o privati.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) In un clima economico instabile, i pagamenti tardivi possono esercitare un impatto estremamente avverso sulle piccole e medie imprese, che hanno bisogno di fondi per pagare i loro dipendenti e fornitori. La nuova normativa sui ritardi di pagamento nella transazioni commerciali, approvata da Parlamento e Consiglio il 5 ottobre, dovrebbe agevolare e accelerare il processo che consentirà alle aziende di recuperare le risorse loro dovute. Sono le piccole e medie imprese che mandano avanti l’economia, persino durante la crisi. Ciò vale per tutte le economie europee. Il Parlamento europeo ha garantito che vigano condizioni di parità per tutte le parti coinvolte e che le norme si applichino a tutti indistintamente, il che andrà a vantaggio di molte PMI europee.

Grazie all’accordo in oggetto, le PMI cesseranno di fungere da banche per le imprese pubbliche o le grandi aziende. Oltre alla raccomandazione del Parlamento europeo di addebitare l’IVA alle PMI soltanto dopo l’avvenuto saldo delle fatture, la fissazione di un termine definitivo per il saldo delle fatture aiuterà coloro che temono per la propria sopravvivenza in un periodo caratterizzato dal tracollo dei mercati.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE) , per iscritto. – Ho espresso un voto positivo nei confronti della relazione in quanto ritengo di fondamentale importanza mettere in campo tutte le azioni possibili volte a rafforzare la competitività delle PMI. Inoltre, la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, che rappresentano un abuso inaccettabile, deve essere portata avanti soprattutto in un momento di recessione economica come quello che stiamo vivendo. Gli effetti negativi dei ritardi di pagamento sono considerevoli, rappresentando costi ingenti per le imprese creditrici, riducendo i flussi di cassa e le possibilità di investimento e compromettendo la competitività delle PMI.

La presente direttiva prevede giustamente misure che scoraggiano i debitori a pagare in ritardo, misure che consentono ai creditori di esercitare i loro diritti e individua inoltre regole certe e precise, come la messa in mora, il risarcimento dei costi di recupero e il termine di trenta giorni, salvo particolari eccezioni, per il pagamento dei debiti, che obbliga e scoraggia le Pubbliche Amministrazioni ad assumere comportamenti che possano avere impatti negativi nei confronti delle PMI, compromettendo la credibilità delle politiche adottate.

Infine, i pagamenti celeri sono una condizione necessaria e preliminare per gli investimenti, la crescita e la creazione di posti di lavoro.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto. (FR) Anch’io mi dichiaro soddisfatta della soluzione individuata per i termini di pagamento e sono lieta che sia stata accolta la proposta dei socialisti e democratici che autorizza un periodo di tempo più lungo per i servizi della sanità pubblica, in cui le procedure complesse di bilancio danno luogo a termini di pagamento più lunghi. Inoltre, se verrà rispettata la libertà contrattuale tra le aziende private, verrà introdotta una salvaguardia sostanziale mediante il divieto di scadenze di pagamento eccessive nei confronti dei creditori, che sono spesso PMI.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Mi sono astenuto dal votare sulla relazione, in quanto caldeggia gli sforzi compiuti dalla Commissione per mettere sotto pressione gli Stati debitori proponendo misure severe in un periodo in cui le loro casse pubbliche sono in difficoltà. Esercitare pressioni per il rimborso immediato dei debiti, con la minaccia di sanzioni monetarie pesanti sotto forma di interessi, va a vantaggio delle aziende che sfruttano la crisi per tagliare la protezione sociale e congelare o ridurre le retribuzioni dei lavoratori. L’argomentazione che tali misure servirebbero alle piccole e medie imprese non è sostenibile, in quanto, stando alle cifre citate dal regolamento, le aziende in questione non sono piccole e medie. Questo tipo di azione sarebbe giustificato se preceduto da un sostegno coraggioso all’economia reale dei lavoratori salariati e da un intervento per promuovere la coesione sociale ed economica.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. – Condivido la necessità di rafforzare la direttiva 2000/35/CE e individuare gli strumenti necessari per eliminare o ridurre i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. La mia attenzione va alle PMI che rappresentano una parte essenziale del mercato europeo, creano ricchezza e posti di lavoro. Questa scelta politica della Commissione europea va nella direzione giusta, nell'intento di rendere il clima imprenditoriale più consono per le PMI. Riguardo alla percentuale dissuasiva dell'8% d'interessi, esprimo una certa perplessità sui risultati relativamente ad alcune regioni del mio paese e di altri Stati europei, che faranno davvero fatica a rispettare le nuove regole. Mi auguro che questo nuovo indirizzo possa essere una vera opportunità per il cambiamento. Concentriamoci ora sul monitoraggio del recepimento della direttiva negli ordinamenti interni, con il coinvolgimento delle autorità regionali e locali, per far sì che essa avvenga ovunque in maniera omogenea.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) Auspico che l’entrata in vigore della direttiva relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali vada a vantaggio della maggior parte delle piccole e medie imprese dell’Unione europea, che riceveranno pertanto maggiore protezione e risorse per incrementare gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro. Al contempo, spero che la direttiva agevoli lo sviluppo di meccanismi di riscossione dei crediti, in quanto i pagamenti tardivi da parte delle autorità pubbliche causano squilibri nell’operato delle piccole e medie imprese e, per estensione, anche nel funzionamento del mercato.

 
  
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  Luigi Ciriaco De Mita (PPE), per iscritto. – I ritardi nei pagamenti nei rapporti tra imprese e tra imprese e pubbliche amministrazioni rappresenta uno dei freni esistenti per il riavvio della crescita economica. Il voto a favore della nuova direttiva per la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transizioni commerciali rappresenta una forte innovazione che necessiterà di un´adeguata preparazione soprattutto del settore pubblico, sia a livello politico, sia a livello amministrativo. A livello politico perché le programmazioni finanziarie e di bilancio tengano conto non solo dell´impatto delle norme UE sul Patto di stabilità ma, ora, anche dell´impatto delle nuove norme sui ritardi nei pagamenti che, se non adeguatamente governate, potrebbero avere un´incidenza, diretta e riflessa, nello spazio di manovra dei governi ai vari livelli. A livello amministrativo l´adeguata preparazione occorre per una sana gestione finanziaria dell´ente pubblico, a partire dal rapporto tra impegni e spesa, affinché non gravino sull´erario e quindi sulla popolazione oneri, quali gli interessi passivi, che potrebbero risultare rilevanti per i bilanci pubblici. Appare infine importante una particolare attenzione e flessibilità a favore di alcuni settori, tra cui quello sanitario, in cui la pubblica amministrazione ha accumulato forti ritardi nei pagamenti dovuti alle imprese, per effettivi beni forniti e servizi erogati.

 
  
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  Diane Dodds (NI), per iscritto. (EN) Nel clima economico attuale, per le piccole e medie imprese è già difficile sopravvivere senza l’onere aggiuntivo dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Pertanto, andrebbero accolti con favore tutti i meccanismi utili a proteggere tali imprese dai costi aggiuntivi e dalle implicazioni finanziarie correlate ai pagamenti tardivi.

Ritengo tuttavia che spetti al governo britannico disciplinare tale questione, e non all’Unione europea, per garantire che aziende ed enti governativi ottemperino ai propri obblighi di pagamento. La relazione, pur meritevole di plauso, necessita di ulteriori chiarimenti su determinati aspetti, e ho quindi deciso di astenermi dal voto in quest’occasione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali in quanto consentirà l’adozione di misure armonizzate che potrebbero rivelarsi particolarmente importanti per il rendimento delle aziende – le piccole e medie imprese in particolare – nell’attuale situazione di crisi economica. Considero tuttavia positivo garantire un sistema di abolizioni per il settore sanitario.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) I pagamenti tardivi costituiscono un problema dalle conseguenze estremamente gravi per la salute dell’economia globale e dall’impatto devastante soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI). Gli effetti di tali pratiche sono ancor più deleteri nell’attuale periodo di crisi economica e finanziaria. Il cattivo esempio della pubblica amministrazione è inaccettabile, come accade in maniera particolarmente accentuata in Portogallo. Occorrono misure per regolamentare i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali al fine di proteggere la buona salute dell’economia europea ed evitare situazioni di asfissia finanziaria delle strutture produttive e di ricorso eccessivo a prodotti finanziari che aumentano la dipendenza dal settore bancario. Mi preme soprattutto sottolineare il caso dei produttori agricoli, che sono spesso vittima di ritardi nel saldo degli importi loro dovuti da supermercati e distributori. Il termine massimo di 30 giorni – con una deroga massima di 60 giorni – per il pagamento di servizi già resi e fatturati è ragionevole per il bilancio dei rapporti commerciali, e sarà essenziale per divulgare una cultura di adempimento puntuale degli obblighi.

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto. (EN) L’adozione della relazione Weiler oggi segna un importante cambiamento in termini di soglia della dimensione dei pagamenti nei rapporti commerciali. Al momento, è pratica comune – e, quel che è ancor più preoccupante, si tratta di una pratica accettata – per le autorità pubbliche costringere le PMI a sottoscrivere accordi che autorizzano il saldo tardivo delle fatture.

Malta è un caso esemplare in tal senso. Numerose PMI, che rappresentano più del 70 per cento dell’occupazione nel settore privato, hanno vissuto gravi difficoltà di flusso di cassa a causa del ritardo nei pagamenti delle altre imprese, soprattutto del settore pubblico, compreso il governo.

In numerosi paesi membri, il termine massimo di 60 giorni per le autorità pubbliche servirà da clausola protettiva importante per le PMI e i cittadini. Tuttavia, per rendere veramente efficace tale disposizione, ad essa dovrebbero seguire una trasposizione ed applicazione corretta della direttiva in ogni paese membro unite a un controllo severo da parte della Commissione. Sono allora questa nuova norma potrà venir veramente tradotta in vantaggi tangibili per i cittadini e le PMI in particolare.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto. (PL) I termini di pagamento nelle transazioni commerciali sono una questione prioritaria per il funzionamento corretto delle economie europee. Purtroppo, sussistono ingenti disparità tra gli Stati membri quando si tratta di ottemperare ai termini di pagamento, e ciò rende necessaria una verifica attenta della direttiva 2000/35/CEE dell’8 agosto 2002, attualmente in vigore.

La mancanza di disciplina nelle transazioni costituisce una minaccia soprattutto per le piccole e medie imprese di paesi colpiti dalla crisi economica. Le morosità generano spesso difficoltà sia nel mercato interno sia nel commercio transfrontaliero. Per tale motivo, sostengo la proposta del relatore di irrigidire la legislazione, introdurre strumenti per tutelare le imprese e imporre un indennizzo obbligatorio per punire il pagamento tardivo delle fatture e gli interessi.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) Accolgo con favore la decisione della relazione di schierarsi risolutamente dalla parte delle piccole e medie imprese. Le morosità costituiscono un problema economico enorme nelle transazioni commerciali in seno all’UE. Anche nel settore agricolo possono emergere difficoltà se i problemi di liquidità vengono scaricati sulle aziende agricole. Termini di pagamento chiaramente definiti determineranno la fine di tali metodi. Sostengo il termine di pagamento di 30 giorni quale standard proposto nella relazione e anche l’introduzione di un limite massimo generale di 60 giorni. Trovo incomprensibile che in molti Stati membri si riscontrino ritardi nei pagamenti di denaro pubblico correlati a transazioni con le pubbliche amministrazioni. I pagamenti tardivi inficiano gravemente l’ambiente imprenditoriale e il mercato interno ed esercitano un effetto diretto sugli Stati membri. La compensazione forfetaria che è stata richiesta, da pagarsi a decorrere dal primo giorno in cui un pagamento diventa tardivo, rappresenta un metodo tangibile per impedire tali pratiche.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. – Egregio Presidente, cari colleghi, ho votato a favore della relazione della collega Weiler perchè ritengo indispensabile tutelare i creditori, della Pubblica amministrazione, costituiti nella maggior parte dei casi da piccole e medie imprese. Tale provvedimento consentirà di rimettere in circolo circa 180 miliardi di liquidità: proprio l'ammontare del credito complessivo dovuto dalla Pubblica amministrazione al sistema delle imprese in tutta l'UE. Un passo davvero importante poiché alle imprese verrà conferito il diritto automatico di esigere il pagamento degli interessi di mora e di ottenere altresì un importo fisso minimo di € 40 a titolo d’indennizzo dei costi di recupero del credito. Inoltre, le imprese potranno comunque esigere anche il rimborso di tutti i costi ragionevoli incorsi a tal fine. Considero che tale iniziativa servirà da sprone agli Stati membri UE per redigere codici di prontezza dei pagamenti. Essi potranno, infatti, mantenere o porre in vigore leggi e regolamenti contenenti disposizioni più favorevoli ai creditori di quelle stabilite dalla direttiva.

 
  
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  Erminia Mazzoni (PPE) , per iscritto. – Tra le tante proposte contenute nello Small Business Act, quella relativa alla modifica della direttiva 2000/35/CE era, a mio avviso, una delle più urgenti. I pagamenti ritardati in molti Paesi (tra cui sicuramente l'Italia) sono divenuti una prassi per la Pubblica Amministrazione. Se la media europea è di 180 giorni dalla scadenza, immaginiamo a quali picchi di ritardo si arriva e quali conseguenze questo comporta nella gestione di una impresa medio piccola.

Il paradosso è che quello stesso Stato che esige il puntuale pagamento di imposte e tasse, irrogando sanzioni e applicando more dal primo giorno di ritardo, quando è debitore ignora gli impegni. La modifica che votiamo è molto importante, soprattutto in questo momento di grave difficoltà economica. Essa non riuscirà da sola a risolvere il problema. Se, infatti, nei singoli Stati membri non si metterà mano ai procedimenti di recupero dei crediti nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni per renderli brevi ed efficaci, le previsioni approvate non produrranno effetti.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) I ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, che coinvolgano soltanto le imprese o le imprese e gli enti pubblici, sono responsabili dei problemi di flusso di cassa riscontrati dalle piccole e medie imprese (PMI) e, a loro volta, contribuiscono spesso a ritardare ulteriormente i pagamenti, dando pertanto vita a un circolo vizioso che è difficile da spezzare. Siamo certi che l’applicazione delle nuove norme qui proposte rappresenterà un passo in avanti importante verso la soluzione della questione e aiuterà pertanto le imprese ad affrontare questo periodo di crisi economica e finanziaria. Le sanzioni proposte sono proporzionate e necessarie, e la speranza è che scoraggino le pratiche commerciali scorrette adottate dagli operatori commerciali.

 
  
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  Alajos Mészáros (PPE), per iscritto.(HU) Era essenziale accogliere la risoluzione sulla direttiva in materia di ritardi di pagamento, e per questo ho votato a favore della risoluzione. Inoltre, la discussione di stamani ha rivelato che gli effetti della crisi che, nel passato più recente, non ha risparmiato nemmeno i nostri Stati membri, si fanno ancora sentire. Dobbiamo apportare numerose modifiche per garantire un funzionamento senza intoppi del mercato interno. Come parte di tali cambiamenti, la relazione raccomanda giustamente la transizione a una cultura di pagamenti puntuali. In tal modo i ritardi di pagamento saranno associati a conseguenze che li renderanno svantaggiosi.

Stando alla valutazione d’impatto che ha preceduto la revisione, le autorità di diversi paesi membri sono note per le loro cattive abitudini nell’ambito dei pagamenti. Spero vivamente che la decisione odierna possa cambiare anche le cose in tal senso. Infine, anche semplificare la vita alle PMI può essere una nostra preoccupazione prioritaria a questo proposito. I meccanismi alternativi proposti per dirimere le controversie possono offrire una soluzione, tanto quanto rendere pubbliche le pratiche degli Stati membri. Sfruttare le opportunità offerte dal portale europeo e-Justice può aiutare creditori e imprese a operare più sgombri da preoccupazioni.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE), per iscritto. (SK) Accolgo con favore la proposta della Commissione di affrontare il problema delle morosità, che sta diventando una questione molto grave, soprattutto nel caso delle transazioni commerciali transfrontaliere, in quanto vi è una violazione della sicurezza legale.

Per far sì che le conseguenze dei pagamenti tardivi siano tali da scoraggiarli, è necessario introdurre procedure celeri per il recupero di crediti incontestati correlati a morosità, nell’ambito della diffusione di una cultura di puntualità nei pagamenti. La proposta di modifica, mirata all’imposizione del pagamento di tali fatture in sospeso da parte di un’impresa o di un’autorità pubblica mediante una procedura online facilmente accessibile, rappresenterà un miglioramento verso un recupero semplificato e più rapido di questo tipo di crediti insoluti. I vantaggi riguarderanno principalmente le piccole e medie imprese, maggiormente penalizzate da morosità e procedure laboriose di recupero crediti.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) I crediti insoluti rappresentano un rischio finanziario considerevole, soprattutto per le piccole e medie imprese. L’assenza di una morale nel campo dei pagamenti, soprattutto in tempi di crisi, può determinare una grave contrazione della liquidità. Le misure che sensibilizzano nei confronti dei pagamenti offrono indubbiamente dei vantaggi. Mi sono astenuto perché non sono convinto che sia sensato disciplinare tale questione a livello paneuropeo o che farlo possa esercitare un impatto positivo sulla morale dei pagamenti.

 
  
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  Claudio Morganti (EFD), per iscritto. – La relazione affronta il problema dei ritardi di pagamento, un problema che destabilizza il mercato e soprattutto danneggia le piccole e medie imprese alle quali ho un riguardo particolare. Il mio voto positivo va inteso come la speranza della nascita di una nuova cultura commerciale, più favorevole a una tempestiva esecuzione dei pagamenti, per la quale i ritardi di pagamento costituiscano un abuso inaccettabile a danno del cliente e una violazione contrattuale e non una prassi normale.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa legislazione in quanto ritengo che una migliore gestione degli accordi di pagamento sia vantaggiosa per le piccole e medie imprese (PMI) e la cultura imprenditoriale in generale. Reputo che una delle disposizioni contenute nel documento sia particolarmente avanzata: la richiesta di pubblicare celermente elenchi dei buoni pagatori. Tali misure non solo incoraggerebbero le imprese (in particolare le PMI) a saldare puntualmente le fatture, riducendo pertanto i rischi correlati ai problemi di liquidità, ma aumenterebbero anche la credibilità e quindi la competitività di tali imprese.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Gentile Presidente, onorevoli Colleghi, ho votato a favore della relazione Weiler, in quanto ritengo fondamentale porre un tetto massimo entro il quale le imprese devono essere pagate. E' un'esigenza che in questi momenti di crisi risulta ancora più pressante e fondamentale. Le Piccole e Medie imprese, insieme agli imprenditori, giocano un ruolo significativo in tutte le nostre economie e sono generatori chiave di occupazione e di reddito e driver di innovazione e crescita. Purtroppo, troppo spesso ultimamente assistiamo a situazioni di aziende che risultano creditrici per svariati milioni nei confronti di enti pubblici, ma che purtroppo si vedono costrette a chiudere o a dichiarare fallimento proprio a causa dei ritardi nei pagamenti. Auspico, pertanto, che in sede di recepimento si prendano in considerazione anche altri fattori, stabilendo un allentamento dei vincoli di patto per gli enti pubblici e, nel contempo, una graduale riduzione dei termini di pagamento. In questo modo si coniugherebbero le due esigenze e ne gioverebbe l’intero sistema Paese. Mi auguro che la direttiva venga rapidamente trasposta dagli Stati membri, in modo da poter essere applicata nel più breve tempo possibile. E' un dovere da parte di noi legislatori e un diritto da parte delle aziende creditrici.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Le morosità possono sfociare in difficoltà finanziarie e persino nel fallimento di alcune imprese, soprattutto PMI: secondo la Commissione europea, i pagamenti tardivi costano all’economia europea circa 180 miliardi di euro l’anno. Altri studi parlano di 300 miliardi di euro l’anno, una somma che equivale al debito pubblico greco. Nel clima economico attuale, sono lieto che Consiglio e Parlamento siano stati in grado di accordarsi fin dall’inizio su una revisione ambiziosa della legislazione europea in materia. Il contributo del Parlamento europeo è stato sostanziale in tal senso. Siamo riusciti a far sì che la versione definitiva si ispirasse in particolare ai numerosi miglioramenti votati in seno alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori: tassi di interesse legali più elevati pagabili in caso di ritardo; per le transazioni tra imprese, una norma di 30 giorni di default e una proroga a 60 giorni che può essere estesa a determinate condizioni; per le istituzioni pubbliche, un massimo di 60 giorni; maggiore flessibilità per gli istituti pubblici di sanità e per entità pubbliche mediche e sociali; e, infine, una semplificazione degli indennizzi per i costi di recupero (40 euro forfetari).

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE) , per iscritto. – Mi congratulo per l'ottimo lavoro svolto dalla collega Weiler. Il Parlamento europeo ha dato il via libera a nuove norme per limitare i ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei loro fornitori, nella maggior parte dei casi piccole e medie imprese. Il Parlamento ha stabilito che gli enti pubblici saranno tenuti a pagare entro 30 giorni i servizi o i beni acquistati. Se ciò non accadrà dovranno pagare interessi di mora al tasso dell'8%.

Il principio secondo il quale il lavoro va retribuito tempestivamente è un principio fondamentale di correttezza, che però svolge anche un ruolo d'importanza cruciale ai fini della solidità di un'impresa, delle sue disponibilità finanziarie e del suo accesso a credito e finanziamenti. Di conseguenza, la nuova direttiva, che andrà ora recepita negli ordinamenti nazionali entro ventiquattro mesi dalla sua adozione, gioverà all’intera economia europea.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Poiché i pagamenti tardivi rappresentano un fenomeno caratterizzato da numerose cause spesso interconnesse, tale malfunzionamento può essere combattuto solamente mediante un’ampia gamma di misure complementari. Il Parlamento ritiene pertanto che un approccio meramente legalistico volto a migliorare i rimedi per i pagamenti tardivi sia necessario, ma non sufficiente. L’approccio “intransigente” della Commissione incentrato su sanzioni severe e disincentivi va ampliato fino a includere misure “soft” volte a fornire incentivi positivi per combattere le morosità.

Inoltre, in parallelo all’attuazione della direttiva, andrebbero incoraggiate misure concrete, quali il ricorso alla fatturazione elettronica.

 
  
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  Marco Scurria (PPE) , per iscritto. – L’Italia è il Paese in cui le imprese soffrono maggiormente a causa dei ritardi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni, con una media di pagamenti ai fornitori di 180 giorni contro i 67 della media europea. Ciò comporta, soprattutto per le PMI, problemi finanziari, riduzione drastica delle possibilità d’investimento e perdita di competitività.

La direttiva votata oggi scoraggia i debitori dal pagare in ritardo e consente ai creditori di tutelare i propri diritti in modo efficace contro tali ritardi, introducendo il diritto agli interessi legali causati da un ritardo di pagamento anche laddove non specificato nel contratto ed impone alla Pubblica Amministrazione di pagare entro un massimo di sessanta giorni dalla data di richiesta di erogazione, previa regolare effettuazione della prestazione.

L’approvazione di questa direttiva è davvero un grande aiuto per le nostre imprese: oggi infatti un’impresa su quattro chiude per problemi legati a scarsa liquidità finanziaria; con le nuove regole sui pagamenti le aziende torneranno ad essere competitive sui mercati e non ci sarà perdita di occupazione.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D), per iscritto. (FR) Adottando con una maggioranza schiacciante la relazione della mia collega, onorevole Weiler, sulla proposta di direttiva sui ritardi di pagamento, il Parlamento europeo ha introdotto norme equilibrate e chiare che promuovono la solvibilità, l’innovazione e l’occupazione. Le piccole imprese e gli ospedali pubblici beneficeranno delle misure proposte.

Le prime non dovranno più affrontare le difficoltà finanziarie correlate ai pagamenti tardivi, e i secondi potranno beneficiare di un termine di pagamento più lungo pari a 60 giorni per la loro natura particolare, con i finanziamenti che provengono dai rimborsi previsti dai sistemi di sicurezza sociale. Inoltre, l’accordo che dovremmo raggiungere col Consiglio consentirà una rapida entrata in vigore della direttiva e una trasposizione da parte degli Stati membri addirittura dal gennaio del 2011. Accolgo con favore l’efficacia di questa votazione.

 
  
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  Salvatore Tatarella (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, Negli ultimi anni i ritardi di pagamento hanno assunto un peso sempre più importante nella gestione finanziaria delle aziende. Essi rappresentano un problema grave e pericoloso, che trascina verso il basso la qualità del sistema degli appalti, minando seriamente la sopravvivenza delle piccole imprese e contribuendo alla perdita di competitività dell’economia europea. I dati statistici sono allarmanti, soprattutto per quel che riguarda l’Italia, dove la media dei pagamenti è di 186 giorni, con punte di 800 a livello regionale, nel settore della sanità. Una vera vergogna, che molto spesso ha costretto alla chiusura diverse PMI. Con questa relazione facciamo un grosso passo in avanti, fissando a 60 giorni il limite massimo per i pagamenti da pubblico a privato. Certo, l’approvazione della normativa non risolverà, come per magia, il problema, ma e' sicuramente un punto di partenza, per attivare un circolo virtuoso, soprattutto per quel che riguarda i rapporti con la pubblica amministrazione. L’efficienza e l'immediatezza della pubblica amministrazione nel liquidare le fatture e' un passo importante che apporterà anche dei benefici all’economia europea. Il mio auspicio e' che il recepimento della normativa da parte degli Stati membri, e soprattutto dell'Italia, sia molto rapido.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La relazione offre un contributo significativo alla risoluzione del problema dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra aziende oppure tra imprese ed entità pubbliche. L’iniziativa si propone l’aumento della liquidità tra le imprese comunitarie mediante l’armonizzazione. La lotta contro i ritardi di pagamento è particolarmente opportuna nell’attuale periodo di crisi, in quanto i ritardi prolungati esercitano ripercussioni negative sulle attività delle imprese. Il provvedimento mira a contribuire al buon funzionamento del mercato interno attraverso una riforma urgente delle scadenze richieste e delle sanzioni applicabili in caso di mancato rispetto delle stesse.

In tale contesto, accolgo la proposta legislativa, la cui fissazione di un termine generale di 30 giorni per il pagamento delle transazioni tra imprese e tra aziende ed entità pubbliche – con queste ultime che possono beneficiare di un termine di 60 giorni in casi eccezionali – ha raccolto notevole consenso in seno al gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano) a cui appartengo.

Vedo altresì di buon occhio la fissazione di un tasso di interesse applicabile nel caso di ritardo nei pagamenti e basato sul tasso di riferimento della Banca centrale europea maggiorato dell’8 per cento. A mio parere, tale misura equivale a un forte stimolo per l’attività economica delle piccole e medie imprese, il cui rendimento economico viene spesso seriamente danneggiato a causa degli ostacoli di natura burocratica.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE), per iscritto. (NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo appena votato sulla revisione della direttiva sulla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Ho dato tutto il mio sostegno a tale accordo. Termini di pagamento eccessivamente lunghi e, di fatto, pagamenti tardivi, rappresentano una minaccia per una gestione salutare delle imprese, inficiano la competitività e la redditività e potrebbero addirittura mettere in dubbio la sopravvivenza stessa dell’impresa. Poiché la direttiva attuale non pare sufficientemente efficace nello scoraggiare le morosità, appoggio anche il rafforzamento delle norme esistenti. Per quanto riguarda i termini massimi di pagamento, caldeggeremo ulteriori garanzie per le aziende in quanto, in linea di principio, i pagamenti devono essere effettuati entro 30 giorni. Ciò riveste un’importanza particolare nel caso dei pagamenti tra le aziende e gli enti pubblici. Dopo tutto, d’ora in poi i paesi membri e i governi dovranno essi stessi dare l’esempio. è una questione di credibilità, vale a dire che in futuro le istituzioni europee saranno obbligate a rispettare i medesimi termini legali in vigore per tutte le altre entità. Il fatto che la direttiva sancisca chiaramente che qualsiasi deviazione contrattuale dai termini standard di pagamento sarà possibile solamente per ragioni eque e obiettive costituirà un fattore importante per la sua applicazione. Per concludere, spero che l’indennizzo stabilito rispetto ai costi di recupero costringa i cattivi pagatori a imboccare la retta via e, meglio ancora, a non abbandonarla mai. Sarebbe un risultato positivo per le nostre aziende e per l’occupazione.

 
  
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  Iva Zanicchi (PPE) , per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho espresso voto favorevole alla relazione della collega Weiler relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

Le attività imprenditoriali sono fortemente ostacolate dai debiti o dai ritardati pagamenti, che spesso, per una sorta di effetto domino, costituiscono la causa di fallimento di imprese altrimenti solvibili. I ritardi di pagamento rappresentano infatti un evento frequente in Europa a danno delle imprese, soprattutto di quelle piccole.

Inoltre, nella maggior parte degli Stati membri, in situazioni di difficoltà finanziaria le autorità pubbliche sono solite pagare in ritardo. Pertanto, è emersa la necessità di rafforzare le misure legislative già esistenti impegnandosi a lottare contro i ritardi nei pagamenti per supportare le aziende, specie le PMI, e stabilire termini certi e sanzioni adeguate per chi è inadempiente.

 
  
  

Relazione Figueiredo (A7-0233/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di questa relazione in quanto la povertà rappresenta un problema molto serio che colpisce 85 milioni di nostri concittadini europei, e nessuno dovrebbe restare indifferente. Dev’essere collocata in cima alla lista delle nostre priorità, e merita una risposta collettiva che garantisca una dignità minima a coloro che si ritrovano in una situazione di vulnerabilità sociale. La povertà colpisce i nostri giovani e i nostri anziani ma, sempre più di frequente, anche i nostri lavoratori. Soltanto negli ultimi due anni sono andati persi 6 milioni di posti di lavoro, a cui si è aggiunto un peggioramento del livello più basso e l’instabilità degli stipendi dei lavoratori, anche se riescono a conservare il proprio impiego. Ci occorre un approccio sistemico che affronti e risolva le cause delle difficoltà, troncando i problemi sul nascere. Tuttavia, al contempo, non possiamo attualmente fornire risposte immediate e urgenti alle loro conseguenze. Alla luce di ciò, assicurarsi che le fasce sociali più vulnerabili ricevano un reddito minimo di sussistenza e risposte immediate per consentire loro di uscire da questa situazione è non soltanto una necessità, ma anche un obbligo che dovremmo appoggiare, e a cui sarebbe opportuno ottemperare in un quadro di responsabilità ed esigenza.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE) , per iscritto. – Signor Presidente, l'UE, nel quadro delle iniziative promosse per il 2010, quale Anno della lotta alla povertà e all'esclusione sociale e nei confronti del raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, ha dimostrato il suo impegno per contrastare la povertà in Europa. Considerando la gravità della crisi economica e sociale e il suo impatto sull'aumento della povertà e dell'esclusione sociale, alcune categorie vulnerabili della popolazione, quali donne, bambini, anziani e giovani, hanno maggiormente subito gli effetti negativi della situazione. In questa situazione, anche se il reddito minimo può costituire un adeguato sistema di protezione di queste categorie, non tiene conto del principio di sussidiarietà e quindi del fatto che questa materia rientra nelle competenze dei singoli Stati membri.

Dal momento che in Europa esistono delle diseguaglianze tra livelli salariali e sociali, risulta difficile stabilire una soglia minima comune di reddito minimo. Ritengo piuttosto, che sia utile incoraggiare i singoli Stati membri a migliorare le risposte politiche nei confronti della lotta contro la povertà, promovendo l'inclusione attiva, un reddito adeguato, l'accesso a servizi di qualità ed un'equa distribuzione delle ricchezze. Ma, soprattutto, invogliare gli Stati ad un migliore utilizzo dei Fondi strutturali a loro disposizione.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. (RO) La comunità internazionale ha confermato in svariate occasioni il proprio impegno per la lotta contro la povertà. Serve un approccio globale del genere, in quanto la povertà non è confinata ai paesi sottosviluppati dell’Africa o dell’Asia, bensì colpisce anche il 17 per cento della popolazione dell’Unione.

A mio parere, il vertice delle Nazioni Unite del mese scorso segna un’evoluzione importante che porta all’adozione di un piano d’azione specifico per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. Da parte sua, l’UE ha suggerito una riduzione del 25 per cento del numero di indigenti entro il 2020 e uno stanziamento dello 0,7 per cento del reddito nazionale lordo a favore degli aiuti allo sviluppo. Inoltre il Parlamento europeo, adottando questa relazione, incoraggia l’inclusione attiva dei gruppi svantaggiati e si fa promotore di una coesione economica e sociale efficace.

Mi preme citare il contributo ingente offerto dalla Romania ai programmi delle Nazioni Unite per combattere la povertà, per un totale di 250 milioni di euro. Poiché gli aiuti allo sviluppo devono essere reciproci, il mio paese continuerà a ottemperare ai propri impegni. Ritengo tuttavia che occorra rivolgere maggiore attenzione ai gruppi ad alto rischio di povertà, quali le popolazioni rurali o la minoranza etnica dei rom.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE), per iscritto. (ES) Lo scopo di quest’iniziativa è l’adozione di diverse misure a livello europeo per sradicare la povertà e l’esclusione sociale. La crisi economica ha esacerbato la situazione di molti europei. La disoccupazione è salita e, in queste circostanze, le condizioni delle persone più vulnerabili, quali donne, bambini, giovani e anziani, sono più precarie. Per questo dobbiamo adottare misure a livello europeo e nazionale, e i redditi minimi rappresentano un ottimo strumento per garantire che coloro che ne hanno bisogno possano condurre una vita dignitosa. L’obiettivo ultimo è tuttavia rappresentato dalla piena integrazione nel mercato del lavoro, in quanto è questa la strada che conduce a una coesione sociale autentica. A questo proposito, spero che riusciremo a garantire che allo sviluppo economico si accompagni lo sviluppo sociale e, in particolare, a influire sullo sviluppo dell’economia sociale. Mi auguro inoltre che riusciremo a realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020 di ridurre il numero delle persone a rischio di povertà di 20 milioni.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore della relazione in quanto, malgrado tutte le dichiarazioni sulla lotta alla povertà, i cittadini europei continuano a vivere nell’indigenza, sono aumentate le disuguaglianze sociali e anche il numero dei lavoratori poveri è in ascesa. L’Unione europea deve adottare misure più attive per combattere la povertà e l’esclusione sociale, rivolgendo un’attenzione particolare alle persone con un’occupazione precaria, ai disoccupati, alle famiglie, agli anziani, alle donne, alle madri single, ai bambini svantaggiati e alle persone che sono malate o che sono diversamente abili. Il reddito minino è una delle misure fondamentali per combattere la povertà, aiutare queste persone a uscire dall’indigenza e garantire loro il diritto a una vita dignitosa. Mi preme richiamare l’attenzione sul fatto che il reddito minimo conseguirà l’obiettivo di combattere la povertà soltanto se gli Stati membri adotteranno azioni concrete per garantire un reddito minimo e attueranno programmi nazionali di lotta alla povertà. Inoltre, in alcuni Stati membri i regimi di reddito minimo non corrispondono alla soglia di povertà relativa. La Commissione europea dovrebbe pertanto occuparsi delle buone e delle cattive pratiche nella valutazione dei piani d’azione nazionali. Ne consegue che il reddito minimo – l’elemento essenziale della protezione sociale – è indubbiamente importante per assicurare la tutela delle persone che rischiano la povertà e garantire loro pari opportunità in seno alla società.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Quasi 300 000 famiglie rumene ricevono un reddito minimo garantito dallo Stato, ai sensi di una legge che è entrata in vigore già nel 2001 e per la quale sono state messe a disposizione risorse fiscali pari a quasi 300 milioni di euro. Sullo sfondo della crisi economica attuale, il cui impatto viene percepito specialmente dai cittadini dei paesi economicamente meno sviluppati, la raccomandazione formulata dal Parlamento europeo per l’introduzione in tutti gli Stati membri di un programma a favore del reddito minimo rappresenta un’ovvia soluzione. Benché nessuno possa discutere sulla necessità di tale reddito minimo garantito, lo stesso potrebbe ovviamente generare abusi.

Occorrono tempistiche adeguate e un quadro di controllo del sistema, in quanto il rischio è che la sua stessa esistenza incoraggi le persone a non lavorare. Proprio per garantire che ciò non accada, si raccomanda che chiunque riceva tale reddito sia anche in grado di offrire qualche ora di lavoro a vantaggio della comunità. Alla fine del 2008 c’erano 85 milioni di persone al di sotto della soglia della povertà in tutta l’UE. Tali cifre confermano che occorre un aiuto, soprattutto se le persone in questione sono giovani o anziani.

 
  
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  Alain Cadec (PPE), per iscritto. (FR) La crisi economica ha acuito considerevolmente la povertà. Al momento nell’Unione europea vi sono più di 85 000 persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Nel contesto dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, accolgo con favore l’impegno politico assunto dal Parlamento europeo per garantire che la coesione economica e sociale sia forte ed efficace.

La relazione Figueiredo precisa che l’introduzione del reddito minimo a livello nazionale rappresenta uno dei metodi più efficaci per combattere la povertà. Tuttavia, sono contrario all’istituzione di tale reddito minimo a livello di Unione europea. Tale misura suonerebbe demagogica e totalmente fuori luogo nella situazione attuale. Anche i Fondi strutturali svolgono un ruolo essenziale nel combattere l’esclusione sociale. In particolare, il Fondo sociale europeo è un investimento europeo massiccio volto a rendere il mercato del lavoro più accessibile a coloro che si trovano in difficoltà. Dovrebbe rimanere uno strumento di punta della politica di coesione nel periodo 2014-2020.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho votato a favore di questa relazione eccellente in quanto insiste sulla necessità di adottare misure specifiche per sradicare la povertà e l’esclusione sociale promuovendo una redistribuzione equa del reddito e della ricchezza, garantendo così un reddito adeguato e attribuendo un significato autentico all’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Invita gli Stati membri a “rivedere” le loro politiche intese a garantire un reddito adeguato, ben sapendo che occorre creare posti di lavoro dignitosi e ragionevoli per combattere la povertà. Considera che gli obiettivi sociali dovrebbero costituire parte integrante della strategia di uscita dalla crisi e che la creazione di posti di lavoro dev’essere una priorità per la Commissione europea e i governi dei paesi membri, quali primi passi verso la riduzione della povertà. Postula che i regimi di reddito minimo adeguato debbano fissare i redditi minimi a un livello equivalente almeno al 60 per cento del reddito medio del paese membro in questione. Sottolinea inoltre l’importanza dell’esistenza del sussidio di disoccupazione che garantisce un tenore di vita dignitoso, e anche la necessità di ridurre la durata del periodo di assenza dal lavoro, rendendo inoltre più efficienti i servizi per l’impiego nazionali. Sottolinea inoltre l’esigenza di adottare regole in materia di assicurazione, al fine di istituire un collegamento tra la pensione minima versata e la corrispondente soglia di povertà.

 
  
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  Ole Christensen (S&D), per iscritto. (DA) Noi socialdemocratici danesi al Parlamento europeo (Dan Jørgensen, Christel Schaldemose, Britta Thomsen e Ole Christensen) abbiamo votato a favore della relazione di iniziativa sul ruolo del reddito minimo nel combattere la povertà e promuovere una società inclusiva in Europa. Riteniamo che tutti gli Stati membri dell’UE dovrebbero adottare obiettivi correlati alla povertà e introdurre regimi di reddito minimo. Al contempo, riteniamo che tali obiettivi e regimi debbano essere adeguati alle circostanze dei singoli Stati membri. A nostro avviso, ci sono molti modi per valutare la povertà, e dovrebbe spettare a ciascuno Stato membro individuare il sistema migliore per farlo e per mettere a punto un regime di reddito minimo tagliato su misura per il paese membro in questione.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) La crisi economica attuale ha avuto ripercussioni enormi sull’aumento della disoccupazione, sull’accelerazione sfrenata dell’impoverimento e sull’esclusione sociale dei cittadini di tutta Europa. La povertà e l’esclusione sociale hanno raggiunto livelli inaccettabili: quasi 80 milioni di europei vivono sotto la soglia della povertà, 19 milioni dei quali sono bambini – l’equivalente di quasi due bambini su 10 – e molti altri stanno riscontrando notevoli ostacoli in termini di accesso al mercato del lavoro, all’istruzione, agli alloggi e ai servizi sociali e finanziari. Anche la disoccupazione ha raggiunto livelli senza precedenti in tutti gli Stati membri, con una media europea del 21,4 per cento, in cui un giovane su cinque è disoccupato. La situazione è inaccettabile e dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per porre fine alla tragedia in cui si dibattono tali persone.

A tal fine, il 2010 è stato proclamato l’anno europeo per la lotta a questo flagello, allo scopo di rafforzare l’impegno politico dell’UE e adottare misure che abbiano un impatto decisivo sullo sradicamento della povertà. Concordo sul fatto che ci debba essere uno stipendio minimo in ogni paese membro, coniugato a una strategia di reintegrazione sociale e all’accesso al mercato del lavoro.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. – La coesione economica e sociale è un prerequisito fondamentale di qualunque politica comune, in Europa come in contesti più piccoli. Laddove gli interessi sono diversi, anche gli obiettivi divergeranno e non si potrà pianificare nulla di condiviso. E' prioritario innalzare gli standard di vita di chi vive sotto la soglia di povertà. Le risorse pubbliche collocate in questo ambito sono indubbiamente un investimento di medio termine, poiché, se ben distribuite, danno il via a fenomeni di crescita che si auto-alimentano. E' sempre incerto effettuare dei trasferimenti di denaro a somma fissa, se non rientrano in un più vasto discorso di incentivi. Un discorso diverso meritano due situazioni: la prima, di rilevanza socio-assistenziale, in cui un lavoratore non è in grado di guadagnare quanto necessario a vivere dignitosamente, per disabilità fisiche o mentali o altre ragioni contingenti; la seconda, di rilevanza giuridico-economica, riguarda la rigidità del mercato del lavoro che non collega adeguatamente produttività e salari, o che non permette di lavorare quanto si desidera o in proporzione a quanto si vuole guadagnare per condurre una vita decente. In queste due situazioni il settore pubblico può e deve intervenire, lasciando negli altri casi che si crei un incentivo ad impegnarsi e mai il contrario.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) Circa un quinto della popolazione dell’UE vive al di sotto della soglia di povertà, con indici di indigenza più elevati registrati tra i bambini, i giovani e gli anziani. La percentuale di dipendenti poveri si moltiplica parallelamente alla proliferazione di impieghi precari e malpagati. In 10 Stati membri, il tasso di privazione materiale interessa per lo meno un quarto della popolazione, e tale percentuale sale a oltre la metà della popolazione nel caso della Romania e della Bulgaria. Tutti questi fattori si sommano e danno luogo a un problema di povertà dilagante nell’UE ed esacerbato non soltanto dalla recessione, ma anche dalle politiche antisociali attuate dai governi di destra. Il reddito minimo può garantire la protezione sociale ad ampie fasce della popolazione che ora si trovano a vivere nell’indigenza. Tale reddito minimo può ricoprire un ruolo assolutamente primario nel prevenire situazioni tragiche causate dalla povertà e nel porre un freno all’esclusione sociale. Per combattere efficacemente la povertà, occorre anche migliorare la qualità degli impieghi e degli stipendi, introdurre il diritto a un reddito, nonché le risorse per erogare servizi sociali, pensioni e indennità. Il 2010 è l’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, che prosegue la campagna a favore di una società inclusiva adottata dal trattato di Lisbona. Per me costituisce un altro motivo per votare per questa campagna.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. (RO) Ritengo che occorra intervenire a livello sia europeo sia nazionale per proteggere i consumatori da condizioni inique per il rimborso dei prestiti e delle carte di credito e per stabilire condizioni di accesso ai prestiti che impediscano alle famiglie di indebitarsi eccessivamente e, di conseguenza, di cadere nella povertà e nell’esclusione sociale.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) In Europa ci sono 20 Stati membri dotati di una legislazione nazionale che stabilisce una retribuzione minima, e le differenze tra i paesi possono essere sostanziali. Ad esempio, la retribuzione minima in Lussemburgo è di circa 1 682 euro, mentre in Bulgaria è pari a solamente 123 euro.

Per tale ragione, il Parlamento europeo ha ribadito la propria richiesta di un reddito minimo europeo. Tale reddito minimo potrebbe rappresentare una delle soluzioni da valutare per impedire a milioni di europei di cadere nella povertà. Riteniamo sia importante precisare che la garanzia di un reddito minimo dovrebbe essere naturalmente accompagnata da una strategia sociale generale in cui figurino l’accesso a servizi di base quali l’assistenza sanitaria, l’accesso agli alloggi, all’istruzione, all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, e questo per tutte le età e secondo modalità consone a ciascun paese.

Gli europarlamentari hanno sottolineato che il vero obiettivo dei regimi di reddito minimo non dovrebbe essere solamente quello di assistere i beneficiari, ma anche di sostenerli in modo da consentire loro di passare dall’esclusione sociale alla vita attiva.

 
  
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  Christine De Veyrac (PPE), per iscritto. (FR) Il mio sostegno alla relazione si riallaccia all’importanza della solidarietà nelle nostre società europee, in particolare in quest’Anno europeo della lotta alla povertà.

Alcuni Stati membri, tra cui la Francia, hanno svolto un ruolo da pionieri in tal senso, introducendo un “reddito minimo garantito” 20 anni fa. L’esperienza ci ha tuttavia insegnato che questo sistema può sortire effetti avversi e, ad esempio, incoraggiare l’inattività in alcuni casi. Per questo l’Unione deve valutare provvedimenti che, analogamente al revenu de solidarité active francese, o integrazione del reddito, creano un senso di responsabilità nei beneficiari e li incoraggiano a cercare un impiego, il primo vero elemento dell’inclusione sociale.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto. (FR) Mi sono sempre espressa a favore dell’introduzione di un reddito minimo equivalente al 60 per cento del reddito medio per ciascun cittadino dell’Unione, e ho inserito questo punto già nel mio programma elettorale per le elezioni europee del 2009. Tuttavia, oggi quest’Assemblea ha votato contro questa proposta legislativa a livello comunitario.

Nel 2010, l’Anno europeo della lotta alla povertà, sono convinta che una direttiva quadro sul reddito minimo sarebbe potuta fungere da testo di riferimento per le politiche e la legislazione nazionale.

Ritengo che fosse il modo più efficace di ridurre la povertà e far uscire dall’indigenza 20 milioni di persone entro il 2020. Mi preme ricordare che in Europa ci sono 80 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Credo che il rischio di un inasprimento della povertà in Europa vada evitato a qualunque costo, in quanto può esercitare un impatto strutturale estremamente avverso nel lungo termine, da una prospettiva sia sociale sia economica. Ho votato per la relazione in quanto ritengo che un reddito minimo ragionevole vada garantito per assicurare un livello dignitoso di protezione sociale, soprattutto ai gruppi di cittadini più vulnerabili che sono stati gravemente penalizzati dalle politiche di austerità attuate dai governi europei durante l’attuale crisi economica e finanziaria.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Senza volermi mostrare insensibile alle gravissime conseguenze per i cittadini della crisi attuale, che sta creando o acuendo le condizioni di povertà di molti europei, non mi trovo d’accordo con la visione statista che intende risolvere questo problema ricorrendo a un aumento dei servizi sociali, come nel caso del reddito minimo stabilito a livello europeo.

Più servizi sociali si traducono in maggiori fondi dallo Stato, e siccome quest’ultimo non genera reddito, tali risorse non possono che provenire da un incremento del gettito fiscale, vale a dire più tasse per tutti, e quindi un impoverimento generale della popolazione e maggiore dipendenza dallo stesso Stato sanguisuga.

La lotta contro la povertà dev’essere condotta mediante politiche occupazionali e competitività economica. Se il Portogallo non assistesse alla chiusura di aziende con una cadenza praticamente settimanale, non ci sarebbero così tanti portoghesi disoccupati e nella morsa della povertà. Ritengo pertanto che la lotta contro la povertà vada portata avanti stimolando l’economia e il mercato e non tramite sussidi, che dovranno essere sempre finanziati dalle imposte le quali, come sappiamo, strangolano i contribuenti e l’economia e sono un ostacolo per la competitività economica.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto.