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Procedura : 2010/2026(INI)
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Testi presentati :

A7-0277/2010

Discussioni :

Votazioni :

PV 21/10/2010 - 7.11
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2010)0387

Discussioni
Giovedì 21 ottobre 2010 - Strasburgo Edizione GU

8. Dichiarazioni di voto
Video degli interventi
PV
  

Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Brantner (A7-0066/2009)

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) La ringrazio, signora Presidente, in questo caso, ricomincerò da capo. Negli ultimi anni, l'economia dell'Unione europea ha spesso risentito di crisi e instabilità finanziaria sia a livello locale che globale. Al fine di prevenire questo genere di situazioni rischiose, occorre predisporre piani di sostegno e dispiegare un'azione commisurata sia prima che il problema si presenti, sia a posteriori. Lo strumento per la stabilità svolge egregiamente questo ruolo.

Il sostegno tecnico e finanziario deve prevedere anche la promozione dello sviluppo umano ed economico, nonché consultazioni in caso di violazione dei diritti umani, della democrazia e delle libertà fondamentali. Sostengo la posizione della relatrice in merito al miglioramento della programmazione strategica, elemento che riveste particolare importanza nella prevenzione dei conflitti sociali e nella realizzazione del servizio europeo per l'azione esterna.

 
  
  

PRESIDENZA DELL'ON. TŐKÉS
Vicepresidente

 
  
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  Tunne Kelam (PPE). – (EN) Signor Presidente, ho votato a favore della relazione Brantner, e vorrei cogliere questa occasione per attirare l'attenzione della Commissione e del Consiglio sulla necessità di raggiungere quanto prima un accordo tripartito sulla modifica dello strumento per la stabilità.

La questione controversa si riferisce ai poteri delegati e alla possibilità per il Parlamento di esercitare il legittimo diritto a esaminare l'impiego degli strumenti finanziari comunitari. Occorre pervenire rapidamente a una soluzione politica che trovi un equilibrio tra le tre istituzioni dell'Unione europea.

Incoraggio la Commissione a migliorare le relazioni presentate al Parlamento europeo inerenti questioni quali redazione, attuazione e riesame dei progetti.

Se da un lato il Parlamento riceve dalla Commissione informazioni sulle misure di assistenza straordinaria, dall'altro non è sufficientemente informato da un punto di vista strategico e analitico più ampio.

 
  
  

Relazione Mitchell (A7-0078/2009)

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo contribuisce in maniera diretta alla diffusione della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto per i diritti umani nei paesi e nelle regioni partner dell'UE, in quanto sostiene non soltanto un duraturo sviluppo sociale, economico e politico, ma anche la graduale integrazione di questi paesi nell'economia mondiale. Come membro della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, vorrei porre in evidenza un ulteriore vantaggio offerto da questa collaborazione, ossia la collaborazione internazionale nella gestione delle risorse naturali, della tutela dell'ambiente e della biodiversità. Sono favorevole, in particolare, all'emendamento n. 5, che pone l'accento sulla rilevanza economica del settore dello zucchero. Non dobbiamo dimenticare che la sicurezza alimentare è estremamente importante per i paesi in via di sviluppo.

 
  
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  Seán Kelly (PPE). – (EN) Signor Presidente, con piacere, ho espresso voto favorevole a questa relazione. Il relatore, l'onorevole Mitchell, non è potuto essere presente oggi, perché ieri sera era in Irlanda per il lancio del suo libro. Ovviamente è stato nominato europarlamentare dell'anno per il lavoro svolto in tutto l'ambito dello sviluppo.

Ritengo necessario sottolineare con maggiore vigore la questione dell'istruzione. Un pedagogista irlandese una volta esortò a "educare alla possibilità di essere liberi" e credo che dovremmo puntare maggiormente a questo obiettivo, nell'ambito dello sviluppo e dei paesi terzi.

In conclusione, una battuta. Ieri sera qualcuno mi ha rubato il completo dallo studio: ho quindi diritto agli aiuti allo sviluppo?

 
  
  

Relazione Kožušník (A7-0276/2010)

 
  
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  Alajos Mészáros (PPE). - (HU) Accolgo con favore la proposta della Commissione per una revisione del sistema europeo di normazione volta a colmarne le lacune e a trovare il giusto equilibrio tra dimensione europea, nazionale e internazionale. Occorre un sistema in grado di contribuire all'innovazione e allo sviluppo sostenibile dell'Europa, rafforzare la competitività dell'Unione e consolidare il suo ruolo nel commercio internazionale. Vorrei sottolineare che le PMI, pur essendo una parte essenziale del mercato europeo, non sono adeguatamente coinvolte nel sistema di normazione e non possono quindi sfruttarne interamente i vantaggi. In futuro potrebbe essere fondamentale migliorare la loro rappresentazione e partecipazione al sistema. L'intento unificatore del sistema europeo di normazione aumenta l'efficienza del mercato interno, esaltando al contempo il ruolo di partner economico e politico dell'Unione europea sul mercato mondiale.

 
  
  

Relazione Muscardini (A7-0273/2010)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE).(ET) Vorrei commentare la relazione Muscardini. Dopo aver attentamente esaminato tutte le questioni in essa contenute, ho espresso voto contrario. Perché? Perché in questo momento, il resto del mondo leggerebbe l'imposizione di una simile misura da parte dell'Unione europea come un intento protezionista. I controlli relativi a tale misura richiederebbero più tempo, probabilmente più personale, nonché il disimballo delle merci e altre procedure.

La marchiatura obbligatoria incentiverà la contraffazione di parti di oggetti anonimi. Invece dell'etichetta specifica per un determinato paese, potremmo trovare invece false etichette "fabbricato in Italia " o "fabbricato in Francia" e non vogliamo che questo accada.

 
  
  

Proposta di risoluzione: Riforme attuate e sviluppi nella Repubblica di Moldova (B7-0572/2010)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE). - (LT) Ho espresso voto favorevole alla proposta di risoluzione sulla Moldova. Questo paese ha fatto molta strada da quando il patto Molotov-Ribbentrop suddivise l'Europa in sfere d'influenza, includendolo nell'orbita sovietica. Oggi la Moldova è uno Stato indipendente, seppure gravato da numerosi problemi, avviato sulla strada dell'integrazione in Europa. Ancora una volta, invito tutta la classe politica di questo paese, la sua elite politica, tutte le forze politiche democratiche e le minoranze nazionali ad evitare tensioni superflue e a sviluppare invece la cultura del consenso e del compromesso politico. Credo che si debba proporre alla società una visione ampia della Repubblica di Moldova, che aspira a diventare membro dell'Unione europea. La risoluzione tocca anche la questione irrisolta della Transnistria, che deve rappresentare una priorità per l'Unione europea e tutti i paesi, Russia inclusa, devono rispettare l'integrità territoriale della Moldova. La Transnistria deve far parte della Repubblica di Moldova.

 
  
  

Relazione Meissner (A7-0266/2010)

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE). - (LT) Ho votato a favore della risoluzione sulla politica marittima integrata (PMI), perché il settore marittimo riveste un ruolo fondamentale e affinché alle generazioni future sia possibile lasciare mari puliti e sicuri. La rilevanza geostrategica dei mari è notevolmente aumentata. Serve un adattamento dei mari e delle relative risorse e un coordinamento delle azioni e la politica marittima integrata è importante nell'ottica di collegare tutti gli ambiti che la compongono: trasporto marittimo, pesca, acquacoltura, energia, sicurezza marittima, protezione dell'ambiente marino, ricerca scientifica e turismo. Vorrei sottolineare, in particolare, la rilevanza economica e sociale perché l'Unione europea possiede 320 000 km di coste marine, un terzo dei nostri cittadini vive sulle coste e la tendenza è in aumento. I nostri mari devono continuare a essere un motore di crescita economica.

 
  
  

Relazione Scholz (A7-0277/2010)

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE). - (SK) L’Unione europea rappresenta la principale fonte di investimenti diretti in America latina. Sebbene i rapporti commerciali tra queste due regioni si siano intensificati, gli scambi tra l’UE e l’America latina sono meno dinamici di quelli con altre regioni del mondo.

L’accordo concluso recentemente sulla zona di libero scambio con la Corea rivela una certa buona volontà mentre, nel caso del gruppo di lavoro Mercosur per l’America latina, i negoziati vanno avanti dal 1999 e hanno persino subito un’interruzione di cinque anni. Personalmente sono a favore del potenziamento e della diversificazione degli scambi commerciali con l’America latina, inclusa la creazione di un quadro giuridico più stabile. In questo modo si aprirebbe agli imprenditori dell’Unione europea un mercato di quasi 600 milioni di consumatori . Per gli attori commerciali comunitari è importante anche il fatto che l’America latina abbracci gli stessi valori, lingua, storia e cultura dell’Europa.

 
  
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  Laima Liucija Andrikienė (PPE). - (EN) Signor Presidente, vorrei complimentarmi con il relatore sul commercio con l’America latina per questa relazione tempestiva e molto equilibrata.

L’approfondimento delle relazioni commerciali con i paesi dell’America latina è già in corso, dal momento che l’Unione europea recentemente ha concluso un accordo di libero scambio con due paesi andini, la Colombia ed il Perù.

Recentemente abbiamo posto fine alla più vecchia disputa in seno all’OMC con i paesi dell’America latina, relativa al commercio delle banane. Cominceremo presto a negoziare un accordo di libero scambio fondamentale con tutti i paesi Mercosur, con i quali effettuiamo scambi di beni per un valore di più di 62 miliardi di euro. Gli investimenti UE nella regione Mercosur raggiungono i 167 miliardi di euro all’anno.

Questi dati non potranno che crescere nei prossimi anni. La conclusione di un tale accordo e i futuri negoziati di libero scambio con il Giappone e l’India saranno indubbiamente tra i passi più importanti per portare a compimento la strategia che prevede che l’UE diventi l’attore commerciale più importante al mondo.

 
  
 

Ieri abbiamo esaurito il tempo a nostra disposizione. Adesso seguiranno dunque delle dichiarazioni di voto relative alle votazioni di ieri.

 
  
  

Relazioni Surján (A7-0281/2010) e Jędrzejewska, Trüpel (A7-0284/2010)

 
  
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  Daniel Hannan (ECR). - (EN) Signor Presidente, forse ieri pomeriggio qualcuno dei nostri elettori ha avvertito uno strano presentimento data la straordinaria coincidenza in virtù della quale, esattamente mentre il Ministro delle finanze britannico annunciava in parlamento il più rigido taglio alle spese dagli anni venti, noi, in quest’Aula, votavamo per un aumento del bilancio europeo che costerà ai contribuenti britannici 880 milioni di sterline. E questo dato non si riferisce alla nostra porzione del bilancio, ma soltanto all’aumento. Dal momento che ieri si è parlato della perdita di 490 000 posti di lavoro nel settore pubblico, è forse opportuno commutare questa cifra in posti di lavoro: avrebbe coperto lo stipendio di 15 000 dottori del servizio sanitario nazionale, 30 000 infermieri, 35 000 ufficiali di polizia e 50 000 soldati semplici.

Non si tratta solo del Regno Unito. Tutti gli Stati membri stanno considerando dei tagli ai loro bilanci nazionali, eppure il bilancio dell’Unione europea continua a gonfiarsi, assorbendo tutti i loro risparmi. Se solo la sete di quest’Aula di ottenere nuovi poteri venisse accompagnata dall’interesse nell’esercitare correttamente i poteri di cui già gode, soprattutto il potere di pretendere dall’esecutivo un’assunzione di responsabilità e il contenimento delle spese. I nostri elettori si meritano di più da noi.

 
  
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  Martin Kastler (PPE).(DE) Signor Presidente, vorrei replicare brevemente alle dichiarazioni dell’onorevole Hannan. È sicuramente fondamentale che questo Parlamento abbia una sede, ma la sede viene stabilita dai trattati e si trova qui, a Strasburgo. Ha ragione nel dichiarare che è necessario essere parsimoniosi col denaro dei contribuenti e mirare ad avere un'unica sede. Tuttavia il rifugio del parlamentarismo, onorevole Hannan, è qui, a Strasburgo. È Èqui che noi deputati e rappresentanti dei cittadini possiamo lavorare insieme.

 
  
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  Presidente. − Scusate, ma non possiamo continuare in questo modo. Non si tratta di dichiarazioni di voto. Passiamo ora agli interventi sulla prossima relazione, la relazione Estrela.

 
  
  

Relazione Estrela (A7-0032/2010)

 
  
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  Joanna Katarzyna Skrzydlewska (PPE).(PL) Durante la votazione che si è svolta ieri relativamente alla relazione Estrela ho sostenuto il congedo di maternità della durata di 20 settimane, poiché in Europa è necessario uno standard minimo equo e adeguato. Mi sono astenuta nel caso della votazione sul congedo di paternità e sul congedo di adozione poiché la Commissione europea ha annunciato che vi sarà una direttiva specifica su questo tema e, a tutela della trasparenza del diritto comunitario, non voglio che la direttiva sulla tutela delle lavoratrici in stato interessante comprenda questioni relative al congedo di paternità.

Mi auguro che la Commissione europea concluda quanto prima le consultazioni con le parti sociali e che avanzi delle proposte soddisfacenti in merito al congedo di paternità e del congedo di adozione nonché sui lavoratori autonomi, cosicché tutte le giovani madri in Europa possano godere degli stessi diritti.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE). - (LT) Dubito che qualcuno potrebbe sostenere che il legame tra un bambino ed i suoi genitori nei suoi primi mesi di vita non sia particolarmente importante. Adesso la nuova direttiva comunitaria garantirà alle madri i loro diritti e darà loro l’opportunità di prendersi cura dei figli più a lungo, senza temere di perdere lo stipendio o il posto di lavoro. La situazione è diversa nei vari Stati membri. Ad esempio nel mio paese, la Lituania, il congedo di maternità e quello di paternità durano fino ad un massimo di due anni, ma altri Stati membri prevedono un congedo di maternità con una durata minima. Pertanto ritengo che la soglia fissata ieri rappresenti una conquista importante. Accolgo con favore anche l’inclusione sia del congedo di paternità che di quello di adozione. Come ho già detto, gli Stati membri hanno la competenza in materia di politiche familiari, ma in questo caso si tratta più che altro di tutela dei lavoratori e di incentivi specifici che permettano ai genitori di conciliare vita familiare e professionale.

 
  
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  Ville Itälä (PPE). - (FI) Signor Presidente, ieri abbiamo effettivamente votato l’importante relazione Estrela sul congedo di maternità, la sua durata e la retribuzione da percepire in questo periodo. In seguito alla votazione sono stata contattata da alcuni rappresentanti dei media che mi hanno chiesto se avessi espresso un voto favorevole o contrario. Ho dichiarato di avere votato in favore delle donne. Ho votato affinché il congedo di maternità duri 18 settimane e le donne ricevano il 75 per cento del proprio stipendio.

Ritengo che il sistema in vigore nel mio paese, la Finlandia, sia efficace. Se lì venisse adottato il sistema che abbiamo approvato ieri, la posizione delle donne sul mercato del lavoro si indebolirebbe notevolmente poiché i datori di lavoro continuerebbero a preoccuparsi se impiegare o meno giovani donne, dato che i costi del congedo di maternità aumenterebbero sostanzialmente. Le opportunità di trovare un lavoro per una donna finirebbero dunque con il diminuire. Questo il motivo della presente dichiarazione.

 
  
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  Mitro Repo (S&D). - (FI) Signor Presidente, anche io vengo dalla Finlandia e sono consapevole che il nostro sistema di congedo di maternità è eccellente. Ciononostante ho votato in favore di una durata del congedo pari a 20 settimane. Ho al considerato la questione dal punto di vista degli altri Stati membri dell’Unione europea. Ritengo che periodi di congedo più lunghi per le madri siano importanti per lo sviluppo dei bambini.

I bambini sono il vero capitale dell’Europa. Le madri, i bambini e le famiglie sono i tre punti saldi su cui basare il futuro. Naturalmente le madri non dovrebbero subire conseguenze finanziarie in seguito alla scelta di avere un figlio, né dovrebbero risentirne i settori a forte prevalenza femminile. Le donne devono potere godere di diritti anche in termini economici. Dobbiamo comunque essere idealisti ed avere fiducia. Si è trattato di una decisione di stampo morale in favore delle donne, in favore delle nuove vite e in favore di una nuova Europa.

 
  
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  Martin Kastler (PPE).(DE) Signor Presidente, con la relazione Estrela abbiamo affrontato ieri un tema molto importante. Devo ammettere, a questo punto, che è stato abbastanza difficile per me esprimere un voto positivo. Sono un giovane padre e ho assistito alla nascita di entrambi i miei figli e devo riconoscere che non comprendo perché avrei dovuto avere bisogno in quell’occasione di un congedo, considerando che non sono stato io a partorire, bensì mia moglie. Si tratta del congedo di maternità e abbiamo incluso i padri. È un punto delicato. Ciononostante è importante che le giovani donne possano avere la possibilità di avere un figlio e ritornare in seguito alla propria vita professionale. Ritengo che questo sarà possibile grazie al nuovo sistema. Anche se avrei personalmente preferito 18 settimane, durante la votazione finale ho votato in favore delle 20 settimane.

Dobbiamo chiederci adesso se in questo modo, in Europa, avremo più giustizia e più bambini. Le politiche familiari in Europa sono uno dei temi del futuro. Mi auguro che questo dimostri che siamo intervenuti in quest’area. Adesso dobbiamo solo auspicare che gli Stati membri intraprendano le misure necessarie.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Relazione Brantner (A7-0066/2009)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto.(PT) Ho votato in favore di questa relazione recante modifica del regolamento che istituisce uno strumento per la stabilità, poiché ritengo sia necessaria una revisione più ampia dell’assistenza finanziaria esterna dell’UE. L'attuazione dello strumento per la stabilità ha consentito di potenziare la capacità dell'Unione europea di rispondere a situazioni di crisi o al delinearsi di crisi. Detto questo ritengo che – sebbene apprezzi gli impegni assunti, segnatamente la garanzia di condizioni di stabilità per lo sviluppo umano ed economico, e la promozione dei diritti dell'uomo, della democrazia e delle libertà fondamentali quali obiettivi primari dell'azione esterna dell'Unione europea – la Commissione dovrebbe da un lato migliorare la sua pianificazione strategica e aumentare i fondi a disposizione del partenariato per il consolidamento della pace e, inoltre, presentare un piano per la mobilizzazione di risorse finanziarie a favore di ogni strumento o meccanismo di assistenza esterna d'urgenza creato al di fuori dello strumento per la stabilità, onde evitare di ricorrere ai fondi destinati a quest'ultimo. A questo scopo ritengo che la Commissione dovrebbe aumentare in futuro i bassi livelli di erogazione di stanziamenti a titolo del bilancio, basandosi su una visione strategica dell'utilizzo dei fondi.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. − Voto a favore di questa relazione della collega Brantner, trattandosi di un testo che innanzitutto propone l’adeguamento della normativa europea ad un’importante sentenza della Corte di Giustizia sulle armi leggere. Un testo che chiede all’UE una maggiore attenzione nei confronti della società civile nel quadro del finanziamento alla stabilità nei contesti di crisi extra-europei, sebbene a mio avviso la vigilanza delle istituzioni europee, in primis la Commissione, dovrebbe garantire ciò che non sempre è accaduto, ossia che i soggetti beneficiati diano garanzia di “affidabilità” politica. Inoltre, con questa relazione il Parlamento chiede alla Commissione di essere coinvolta maggiormente che in passato rispetto all’utilizzo degli strumenti finanziari per la stabilità. La nostra assemblea, in cui i popoli e i cittadini europei sono rappresentati, deve assumere un ruolo più partecipativo in queste materie, e le altre istituzioni comunitarie devono abituarsi all’idea che un Parlamento debba essere informato sulle spese decise da un esecutivo; ne va non soltanto della bontà dell’azione singola, ma della democraticità del sistema politico europeo nel suo complesso.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Il continente europeo è stato plasmato da conflitti lunghi e sanguinosi, che finalmente hanno trovato un argine anche grazie alle Istituzioni all'interno delle quali agiamo. È dunque da noi che deve partire, in prima battuta, il massimo senso di responsabilità nell'uso della forza per i conflitti internazionali. E anche quando questa si renda necessaria, lo stato attuale della nostra Civiltà impone metodi chirurgici anziché ad ampio raggio. Credendo in questo modello culturale, non possiamo che ergerci ad esempio per tutti gli altri nel mostrare che non deve essere la diversa capacità economica a fare la differenza nella risoluzione delle controversie, ma una serie di strumenti che mettano sempre e comunque al primo posto la vita umana, e che permettano di giungere alla violenza solo in casi estremi e principalmente per tutelare la vita e gli interessi strategici della popolazione europea. Non si tratta di prendere posizione a priori, ma di attenersi ad una linea di condotta coerente e rigorosa, in cui la capacità militare sia solo un deterrente ma non diventi mai un mezzo per stravolgere la natura dell'Unione Europea e per dimostrare un sistema di valori diverso da quello che si proclama.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è il principale donatore di aiuti esteri al mondo, facendosi carico di più della metà degli aiuti pubblici allo sviluppo. Gli Stati membri, insieme, hanno destinato 49 miliardi di euro a sostegno dei paesi più poveri al mondo, ovvero quasi lo 0,4 per cento del loro reddito lordo. Questi dati sono un’ottima dimostrazione dell’importanza degli aiuti europei allo sviluppo e, naturalmente, dell’efficacia dello strumento per la stabilità.

Questi i motivi per cui ritengo che il rafforzamento di suddetto strumento ed il maggiore impegno dell’Unione in termini di cooperazione allo sviluppo siano così importanti. Cionondimeno mi preme sottolineare che, sebbene reputi essenziale che l’Unione europea rimanga impegnata in termini di cooperazione allo sviluppo e di missioni umanitarie, non comprendo come sia possibile che gli aiuti per i paesi terzi vengano erogati più rapidamente di quelli per gli Stati membri che sono vittime di disastri, come è sfortunatamente accaduto nel caso di Madeira: molti mesi dopo la tragedia non aveva ancora ricevuto alcuna assistenza dal Fondo di solidarietà.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Lo strumento per la stabilità è estremamente importante per potenziare la capacità dell'Unione europea di rispondere a situazioni di crisi o al delinearsi di crisi. Dal momento che l’UE è il principale donatore di aiuti allo sviluppo al mondo e che è responsabile per più della metà degli aiuti pubblici allo sviluppo, ha bisogno di strumenti che le permettano di gestire le crisi, tenendo conto delle priorità e degli obiettivi orizzontali e geografici dell'Unione europea, garantendo, al tempo stesso, la complementarità delle misure adottate rispetto alle politiche geografiche comunitarie, nonché agli strumenti e agli obiettivi connessi. Nel caso dello sviluppo, tali obiettivi comunitari devono essere la lotta alla povertà e alle sue cause.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Il mio voto negativo rispetto alla presente risoluzione si basa sulla mia assoluta contrarietà allo strumento per la stabilità, istituito qualche anno fa senza il sostegno del mio gruppo parlamentare. Dal mio punto di vista si tratta dell’ennesimo meccanismo ideato dalla Commissione al fine di interferire liberamente negli affari interni dei paesi terzi, con la scusa di perseguire la stabilità politica dei paesi in questione, considerati instabili e discrezione della Commissione. Lo strumento prevede che siano le Istituzioni europee a stabilire come, quando e perché utilizzarlo, in piena libertà e senza alcuna necessità di coordinamento con le autorità del paese che deve essere stabilizzato, rendendolo di fatto uno strumento progettato per difendere di nascosto gli interessi europei. Questo il motivo per cui ho espresso un voto negativo.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. − (EN) I conflitti ad Haiti, in Kosovo, in Iraq e più recentemente in Afghanistan hanno portato in evidenza il ruolo cruciale ricoperto dalle armi leggere e di piccolo calibro nel caso del terrorismo e del crimine organizzato e nell’alimentare nuove ondate di violenza in seguito a cessate il fuoco formali. È importante che la Comunità adotti un approccio realmente ampio rispetto al problema della proliferazione delle armi leggere e di piccolo calibro (SALW) puntando a tutti i livelli del commercio illegale. Considerando che il 70 per cento dei depositi di SALW sono in mano a civili, l’UE dovrebbe riconoscere e sostenere l’impegno prezioso della società civile in termini di monitoraggio del commercio e della produzione di suddette armi a livello locale e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Oltretutto, la questione delle armi leggere e di piccolo calibro rivela la natura multidimensionale dei conflitti del XXI secolo in generale e dunque l’esigenza di concentrarsi maggiormente sullo sviluppo di capacità pre-crisi e post-crisi. Ho votato in favore di questa relazione poiché ritengo che l’UE dovrebbe impegnarsi per potenziare la propria capacità di gestire le crisi in modo innovativo ed efficiente e contenendo i costi. Solo allora l’UE sarà in grado di guidare il mondo, assumendo innanzitutto il ruolo di potenza civile mondiale.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Con questa votazione il Parlamento ha seguito la posizione della commissione per gli affari esteri (AFET) e accoglie favorevolmente la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1717/2006 che istituisce uno strumento per la stabilità [http://ec.europa.eu/prelex/liste_resultats.cfm?CL=it&ReqId=0&DocType=COM&DocYear=2009&DocNum=0195" ], presentata dalla Commissione come parte di una revisione più ampia dell'assistenza finanziaria esterna dell'UE. In primo luogo AFET – e ora anche il Parlamento – riconosce la necessità di una revisione dell'articolo 3, paragrafo 2, lettera i), e dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a) del regolamento originario, al fine di allineare quest'ultimo alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 20 maggio 2008, in cui si stabilisce che le misure di lotta contro la proliferazione delle armi leggere e di piccolo calibro possono essere attuate dalla Comunità nell'ambito della sua politica di cooperazione allo sviluppo.

La Presidenza del Consiglio, a nome del Consiglio, insieme a Commissione e Parlamento, dovrebbe mettere a punto una "Dichiarazione su un consenso europeo a sostegno dell'azione dell'Unione europea in materia di armi leggere e di piccolo calibro (SALW)", che tenga conto delle competenze rispettive di tutte le istituzioni.

 
  
  

Relazione Mitchell (A7-0078/2009)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato in favore della relazione sullo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI) poiché ritengo che il Parlamento abbia esaminato attentamente le modalità di attuazione delle disposizioni del DCI dalla sua entrata in vigore nel 2007. Nella sua proposta legislativa di revisione intermedia dello strumento di cooperazione allo sviluppo, la Commissione propone unicamente una modifica di ordine tecnico per consentire che i costi relativi alle tasse, ai dazi e ad altri oneri legati al finanziamento di azioni nel quadro del DCI nei paesi beneficiari siano finanziati attraverso il bilancio del DCI. Ritengo che la suddetta modifica consentirà il finanziamento di questi costi in circostanze eccezionali, garantendo così maggiore flessibilità all'attuazione dei programmi e dei progetti.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Mi sono astenuto dalla votazione sulla presente relazione, sebbene approvi e sostenga gli emendamenti proposti, specialmente quelli che ripristinano il ruolo di controllore del Parlamento europeo. Ho optato per l’astensione nel corso dell’ultima votazione sullo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo poiché il denaro è stato utilizzato, direttamente o meno, per armare e addestrare le forze dell’ordine e gli eserciti in diverse regioni dell’Africa. A mio avviso gli aiuti allo sviluppo non dovrebbero in alcun caso essere utilizzati per scopi militari o politico-militari.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Siamo tutti consapevoli che lo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) non prevede alcuna eccezione al principio di non ammissibilità ai finanziamenti comunitari. Di conseguenza è possibile un certo livello di flessibilità nei singoli casi. L’ordinatore può, laddove opportuno, optare per il finanziamento al fine di garantire la corretta gestione dei programmi e dei progetti. Tuttavia tale flessibilità è essenziale per alcune situazioni ricorrenti nelle quali si raggiunge sempre un punto morto, poiché i meccanismi di esenzione fiscali non esistono o sono comunque difficilmente utilizzabili. In tali circostanze, la formulazione rigida degli strumenti DCI potrebbe ostacolare sensibilmente le azioni finanziate tramite gli aiuti esterni. Questo il motivo per cui di concordo nel richiedere alla Commissione di presentare delle proposte legislative per un allineamento alla procedura di regolamentazione con controllo (RPS) e nel garantire che lo strumento sia conforme ai nuovi requisiti in materia di comitatologia.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. – (PT) In generale ho votato in favore di tutte le proposte presentate in questa relazione. Lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI) migliora il precedente quadro comunitario di cooperazione allo sviluppo, raggruppando i vari strumenti geografici e tematici in un unico strumento. La revisione intermedia di questo strumento, insieme alle modifiche di ordine tecnico relative al finanziamento delle azioni coperte dal DCI, che mirano ad aumentare la flessibilità nell’attuazione dei diversi progetti e programmi, rappresenta l’opportunità ideale per adattare la procedura di comitatologia per il DCI ai nuovi requisiti in materia di comitatologia.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) L’emendamento in questione è di natura puramente tecnica e mira a far sì che i costi legati alle tasse, ai dazi e ad oneri di altro tipo vengano finanziati tramite gli aiuti erogati dall’Unione in circostanze eccezionali che potrebbero essere giustificate in casi singoli. In tal modo si otterrebbe maggiore flessibilità nell’attuazione dei vari progetti e programmi. Il sostegno unanime garantitogli nella commissione competente dimostra il consenso a sostegno della proposta.

 
  
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  Sabine Lösing (GUE/NGL), per iscritto. − (EN) Approvo e appoggio pienamente gli emendamenti presentati, specialmente quelli relativi agli atti delegati e al ripristino del diritto di controllo del Parlamento europeo. Tuttavia mi sono astenuto dalla votazione finale riservata allo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) dal momento che, direttamente o meno, questo stesso strumento è stato alla base della costituzione del Fondo per la pace in Africa e i finanziamenti sono stati utilizzati, inter alia, per le missioni di addestramento delle forze di polizia e dell’esercito. Sono del parere che gli aiuti allo sviluppo non debbano essere utilizzati per perseguire scopi militari o civili-militari.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo costituisce l’ennesima buona argomentazione a sostegno del potenziamento della capacità dell’UE di rispondere a situazioni di crisi o al delinearsi di crisi. Dal momento che l’UE è il principale donatore di aiuti allo sviluppo al mondo e che è responsabile di più della metà degli aiuti pubblici allo sviluppo, ha bisogno di strumenti che le permettano di gestire le crisi, tenendo conto delle priorità e degli obiettivi orizzontali e geografici dell'Unione europea, garantendo, al contempo, la complementarità delle misure adottate rispetto alle politiche geografiche comunitarie, nonché agli strumenti e agli obiettivi connessi. Nel caso dello sviluppo, tali obiettivi comunitari devono essere la lotta alla povertà e alle sue cause.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto. (FR) Sussisteva l’esigenza di garantire che i costi relative alle tasse, ai dazi e ad oneri relativi al finanziamento di operazioni effettuate nell’ambito dello strumento per la cooperazione allo sviluppo (DCI) venissero coperti tramite il bilancio del DCI stesso in circostanze eccezionali.

L’obiettivo generale del DCI è la lotta alla povertà nel contesto di uno sviluppo sostenibile, impegnandosi al contempo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG). Il presente emendamento garantirà una maggiore flessibilità nell’attuazione dei programmi geografici e tematici, assisterà i paesi partner nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio e li aiuterà ad integrarsi meglio nell’economia globale.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) In linea generale, le cinque relazioni del Parlamento europeo sugli strumenti finanziari evidenziano l’esigenza di un maggiore controllo sugli strumenti di finanziamento per la cooperazione allo sviluppo, per la promozione della democrazia e dei diritti umani e per la cooperazione con i paesi industrializzati. In considerazione della burocrazia eccessiva e dell’uso non sempre razionale delle opportunità a disposizione dell’UE, una risoluzione di questo tipo potrebbe fungere da catalizzatore e accelerare i processi descritti all’interno delle relazioni. Nella situazione che si profila, gli europarlamentari diventano attori nel processo di stabilizzazione e di potenziamento, avendo la possibilità di osservare e controllare i processi di assegnazione dei fondi.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Il Parlamento ha esaminato attentamente le modalità di attuazione delle disposizioni del DCI dalla sua entrata in vigore nel 2007. Esercitando il suo diritto di controllo nel quadro della procedura di comitatologia, il Parlamento ha sollevato un certo numero di problemi ed obiezioni quanto alle modalità di attuazione dello strumento da parte della Commissione e quanto all'interpretazione data da quest'ultima a talune delle sue disposizioni chiave. Tuttavia, il Parlamento non ha rilevato alcun problema di rilievo nelle disposizioni dello strumento propriamente detto.

Una delle principali preoccupazioni del Parlamento, ossia la propensione della Commissione a finanziare, nel quadro dei programmi geografici, misure non ammissibili all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS), secondo i criteri definiti dal Comitato di aiuto allo sviluppo (CAD) dell'OCSE e accettati dalla comunità internazionale, è stata recentemente risolta dalla Commissione che ha proposto, su richiesta del Parlamento, di creare una nuova base giuridica per queste misure a titolo dello strumento di cooperazione con i paesi industrializzati.

 
  
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  Iva Zanicchi (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho espresso un voto favorevole alla relazione del collega Gay Mitchell riguardante l'istituzione di uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo. Infatti, l'approvazione della relazione Mitchell darà la possibilità alle organizzazioni non governative che operano nei paesi in via di sviluppo di usufruire di vantaggi fiscali.

Con l'adozione di queste procedure il Parlamento europeo assumerà un ruolo più rilevante nelle decisioni strategiche di finanziamento che la Commissione europea dovrà elaborare e saranno meglio definite le norme di attuazione per la politica di sviluppo dell'Unione europea.

 
  
  

Relazione Gál e Lochbihler (A7-0188/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto.(PT) Ho votato in favore della relazione sullo strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito (regolamento ICI) che mira a sostenere la cooperazione economica, finanziaria e tecnica nonché gli scambi nel settore accademico e della ricerca che rientrano nelle sfere di competenza della Comunità. Ritengo che le modifiche proposte dalla Commissione siano sostanziali, dal momento che tutti i riferimenti attuali ai paesi partner (che, fino ad ora includevano solo i territori ed i paesi industrializzati e ad alto reddito), compresa la valutazione qualitativa, devono adesso cominciare ad includere i paesi in via di sviluppo elencati. Questa copertura più ampia dal punto di vista geografico costituisce un’opportunità, dal momento che i programmi recentemente istituiti ai sensi dei regolamenti ICI potranno ora essere aperti anche ad altri paesi. Tuttavia si profila anche una grande sfida ed è quindi importante spiegare con chiarezza a chi, per quali motivi e a quali condizioni possono essere erogati gli aiuti.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto.(PT) Ho votato in favore delle proposte presentate in questa relazione. LEIDHR, in quanto strumento finanziario che mira a promuovere lo sviluppo e il consolidamento della democrazia e dello stato di diritto, nonché a contribuire a garantire che i diritti umani e le libertà fondamentali vengano rispettati nei paesi terzi, rappresenta un canale importante per gli aiuti erogati dall’Unione in termini di diritti, libertà e garanzie. La proposta legislativa della Commissione, concernente una revisione intermedia dello strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR), rappresenta un’ottima opportunità di ripensare la base giuridica dello strumento in questione, garantendo che d’ora innanzi rispetti i nuovi requisiti sanciti dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Mi riferisco in particolar modo alla procedura relativa agli atti delegati (articolo 290 del TFUE), che rafforza notevolmente i poteri del Parlamento e gli garantisce il diritto di veto, prevedendo che la Commissione presenti una proposta emendata per gli atti adottati secondo la procedura di codecisione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Come nel caso della risoluzione derivante dalla relazione dell’onorevole Mitchell, recante modifica del regolamento (CE) No 1905/2006 che stabilisce uno strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo e del regolamento (CE) No 1889/2006 che stabilisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo, anche questa risoluzione riconosce l’esigenza di apportare una modifica di natura sostanzialmente tecnica alla legislazione seguendo lo stesso principio.

Ritengo che l’Unione europea dovrebbe continuare a rivestire un ruolo centrale nella difesa e nella promozione della democrazia e dei diritti umani, non solo a parole ma soprattutto nella pratica e nelle sue politiche; è assolutamente necessario nonché urgente farlo in modo coordinato con gli Stati Uniti.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio presidente, cari colleghi, con il voto odierno si é provveduto all'allineamento di due importanti strumenti legislativi al Trattato di Lisbona. Si tratta, nello specifico, della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI) e del regolamento che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR). Sono state proposte delle modifiche di ordine tecnico, al fine di consentire che il pagamento dei costi delle tasse e degli oneri relativi al finanziamento di azioni comuni in tali settori possa essere effettuato attraverso il bilancio dei due strumenti. Sino ad oggi, infatti, non era prevista alcuna deroga al principio di non ammissibilità di tali costi. Concludo sottolineando che tali modifiche hanno un forte impatto pratico, in quanto permetteranno di attuare i progetti EIDHR e DCI con una maggiore flessibilità di quella attuale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Lo strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo costituisce l’ennesima buona argomentazione a sostegno del potenziamento della capacità dell’UE di rispondere a situazioni di crisi o al delinearsi di crisi. Dal momento che l’UE è il principale donatore di aiuti allo sviluppo al mondo e che è responsabile per più della metà degli aiuti pubblici allo sviluppo, ha bisogno di strumenti che le permettano di gestire le crisi, tenendo conto delle priorità e degli obiettivi orizzontali e geografici dell'Unione europea, garantendo, al contempo, la complementarità delle misure adottate rispetto alle politiche geografiche comunitarie, nonché agli strumenti e agli obiettivi connessi. Nel caso dello sviluppo, tali obiettivi comunitari devono essere la lotta alla povertà e alle sue cause. In questo caso specifico, la presente proposta legislativa mira unicamente ad apportare una modifica di natura tecnica che renda il presente strumento più flessibile per agevolare l’attuazione di programmi e progetti.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. (ES) Ho votato contro questa relazione poiché, benché si proponga di assegnare al Parlamento un maggiore controllo democratico dello “strumento per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo”, lo strumento stesso, che venga controllato o meno dal Parlamento, permette all’UE di interferire nelle questioni interne dei paesi terzi. La Commissione, utilizzando questo strumento e applicando dei criteri propri, stabilisce cosa significhi promuovere la democrazia ed i diritti umani e quando si possa parlare di rischi, violazione o repressione di questi diritti, ha facoltà di decidere, a propria discrezione, se finanziare e sostenere associazioni, partiti politici, fondazioni e addirittura singoli individui provenienti da paesi terzi senza darne comunicazione o coordinarsi con il governo del paese in questione. Il mio voto contrario dipende dalla mia assoluta opposizione a questo strumento che, a quattro anni dalla sua introduzione e come era stato previsto allora, è diventato un’arma per la difesa nascosta degli interessi dell’UE nei paesi terzi, mascherata in modo arbitrario con il mantello dei diritti umani e della democrazia.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) Nella sua proposta legislativa concernente la revisione intermedia dello strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI) e dello strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR), la Commissione propone unicamente una modifica di ordine tecnico volta a consentire che i costi relativi alle tasse, ai dazi e ad altri oneri connessi con il finanziamento di azioni nel quadro del DCI e dell'EIDHR nei paesi beneficiari siano finanziati attraverso il bilancio degli strumenti.

Finora il DCI e l'EIDHR sono stati gli unici strumenti finanziari a non prevedere una deroga al principio della non ammissibilità di tali costi. La modifica consentirà il finanziamento di questi costi in circostanze eccezionali, accordando così maggiore flessibilità all'attuazione dei programmi e dei progetti. Ciò riveste particolare importanza per i progetti EIDHR, date le circostanze specifiche in cui sono attuati. I governi potrebbero effettivamente essere riluttanti a concedere deroghe per progetti che non godono del loro sostegno. La modifica proposta dalla Commissione andrebbe pertanto accolta con favore.

 
  
  

Relazione Scholz (A7-0052/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto.(PT) Ho votato in favore della relazione sullo strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito (regolamento ICI) che mira a sostenere la cooperazione economica, finanziaria e tecnica, nonché gli scambi nel settore accademico e della ricerca che rientrano nelle sfere di competenza della Comunità poiché ritengo che le modifiche proposte dalla Commissione siano sostanziali. Tutti i riferimenti attuali ai paesi partner (che, fino ad ora includevano solo i territori ed i paesi industrializzati e ad alto reddito), compresa la valutazione qualitativa, devono infatti cominciare ad includere adesso i paesi in via di sviluppo elencati. Questa copertura più ampia dal punto di vista geografico costituisce un’opportunità, dal momento che i programmi recentemente istituiti ai sensi dei regolamenti ICI potranno ora essere aperti anche ad altri paesi. Tuttavia si profila anche una grande sfida ed è quindi importante spiegare con chiarezza a chi, per quali motivi e a quali condizioni possono essere erogati gli aiuti.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE), per iscritto. – (RO) Ho votato in favore della relazione dell’onorevole Scholz poiché ritengo che le politiche commerciali ricoprano un ruolo fondamentale per la creazione di posti di lavoro ed il consolidamento dei legami politici. Lo strumento per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito promuove i legami politici ed economici a lungo termine, al fine di potenziare il profilo dell’UE e di incrementarne l’influenza a livello internazionale.

Desidero complimentarmi con l’onorevole Scholz per l’eccellente collaborazione con gli altri gruppi politici nel corso dei negoziati sul contenuto della relazione. A questo proposito, sostengo gli emendamenti che sono stati presentati, poiché illustrano i fini per i quali può essere utilizzato questo strumento. Le formulazioni al riguardo sono state semplificate e sono state fissate alcune restrizioni nell’ambito del quadro di azioni che è possibile finanziare. Vi sono inoltre alcuni emendamenti che mirano a creare dei legami più stretti tra i temi inclusi nella programmazione e la fase esecutiva.

Infine desidero sottolineare quanto sia importante potenziare il ruolo del Parlamento relativamente al suo coinvolgimento nelle attività di pianificazione, valutazione e rendicontazione. Il Parlamento deve essere coinvolto maggiormente nella stesura e nella revisione dei programmi di cooperazione pluriennali e deve inoltre potere sollevare delle obiezioni sulle relative proposte in materia.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto.(PT) Ho votato in favore della risoluzione del Parlamento europeo poiché ritengo che sia nell’interesse dell’Unione approfondire ulteriormente il suo rapporto con i paesi in via di sviluppo in settori particolari quali gli scambi economici, commerciali, accademici, imprenditoriali e scientifici. L’Unione ha dunque bisogno di uno strumento che le permetta di finanziare misure di questo tipo. D’altro canto, in conseguenza dell'estensione del campo d'applicazione geografico del regolamento (CE) n. 1934/2006, i paesi in via di sviluppo interessati rientrano in due strumenti di finanziamento diversi a titolo della politica estera. Sarà necessario garantire che questi due strumenti finanziari rimangano debitamente distinti.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il Parlamento ha caldeggiato l’estensione del campo di applicazione geografico dello strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito. Questo strumento ci permette di stabilire delle relazioni economiche, commerciali, accademiche, scientifiche e diplomatiche con partner di rilievo nell’economia mondiale come l’India, la Cina ed il Brasile. Abbiamo deciso di assegnare a questo strumento un campo di applicazione più ampio al fine di permettere ad altri paesi di trarne beneficio, paesi – ad esempio in Asia, Asia centrale, America latina nonché il Sudafrica – che si stanno sviluppando sempre più rapidamente e che saranno presto dei partner commerciali rilevanti per l’economia europea.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Ritengo fondamentale che l’Europa stabilisca delle relazioni solide con alcuni attori regionali e globali, sostenendoli e stabilendo dei forti legami politici ed economici. Vorrei fare riferimento soprattutto a due paesi, con i quali il Portogallo ha da sempre dei forti legami storici ed emotivi. Il Brasile e l’Angola, due importanti attori globali, rispettivamente in America latina e in Africa, che l’UE dovrebbe considerare sempre più come due partner.

Considerando che l’obiettivo principale del regolamento (CE) No 1905/2006 è debellare la povertà raggiungendo gli obiettivi di sviluppo del Millennio, la cooperazione si limita sostanzialmente al finanziamento di misure pensate per soddisfare i criteri applicabili in materia di aiuti pubblici allo sviluppo (PDA). In questo modo vengono spesso escluse azioni di altro tipo che non rientrano nell’ambito dei PDA ma che sono, cionondimeno, fondamentali per la politica estera dell’UE.

L’adozione di questo regolamento viene proposta proprio al fine di regolare queste pratiche – che includono accordi e scambi economici, commerciali, accademici, imprenditoriali e scientifici con paesi in via di sviluppo.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Lo strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati è uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito che si prefigge di promuovere la cooperazione economica, finanziaria e tecnica nonché gli scambi in campo accademico e nel settore della ricerca. L’obiettivo del presente regolamento è ampliare il campo di applicazione dello strumento in modo significativo, al fine di includere la cooperazione con i paesi in via di sviluppo, per i quali sarebbe necessario ampliare il quadro finanziario generale. L’espansione geografica proposta in questa sede costituisce un’opportunità per introdurre i programmi in nuovi paesi e al contempo una sfida notevole. È quindi importante spiegare con chiarezza a chi, per quali motivi e a quali condizioni possono essere erogati gli aiuti.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’Unione europea ha sviluppato negli ultimi anni le relazioni bilaterali tra i paesi industrializzati e altri paesi e territori ad alto reddito, in particolar modo l’America del Nord, l’Asia orientale, l’Asia sudorientale e la regione del Golfo. Il suo obiettivo primario è il potenziamento ed il rafforzamento del ruolo dell’intera Unione europea nel mondo. Adesso l’elenco dei paesi che rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento ICI, che introduce uno strumento finanziario per la cooperazione con i paesi ed i territori industrializzati e ad alto reddito, verrà sensibilmente ampliato. In questo modo i costi a carico degli Stati membri UE aumenteranno considerevolmente. Ho votato contro questa relazione poiché è probabile che i costi aumenteranno in modo esponenziale.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto.(PT) Ho votato in favore della risoluzione del Parlamento europeo poiché ritengo che sia nell’interesse dell’Unione approfondire ulteriormente il suo rapporto con i paesi in via di sviluppo, specialmente nel caso degli scambi economici, commerciali, accademici, imprenditoriali e scientifici. L’Unione ha dunque bisogno di uno strumento finanziario che le permetta di finanziare misure di questo tipo. D’altro canto, in conseguenza dell'estensione del campo d'applicazione geografico del regolamento (CE) n. 1934/2006, i paesi in via di sviluppo interessati rientrano in due strumenti di finanziamento diversi a titolo della politica estera. Sarà necessario garantire che questi due strumenti finanziari rimangano debitamente distinti.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. −(EN) L'obiettivo del finanziamento comunitario a titolo del regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito (di seguito "regolamento ICI") è di sostenere la cooperazione economica, finanziaria e tecnica, nonché la ricerca e gli scambi accademici che rientrano negli ambiti di competenza della Comunità. In quanto commissione competente per le "relazioni economiche esterne dell'Unione …", comprese le "relazioni finanziarie, economiche e commerciali con paesi terzi" (vale a dire con paesi in via di sviluppo e non), la commissione per il commercio internazionale (INTA) è stata competente per il merito anche all'atto dell'adozione del regolamento ICI originale, il che le ha consentito non solo di analizzare in dettaglio la presente proposta della Commissione, ma anche di spaziare ad un più ampio contesto storico e istituzionale.

La proposta di modifica del regolamento ICI della Commissione [COM(2009)0197/2] mira ad estendere sostanzialmente l'ambito geografico del regolamento ICI onde includere anche la cooperazione con paesi in via di sviluppo (elencati nell'allegato alla proposta) e il relativo quadro finanziario globale ne uscirebbe sostanzialmente rafforzato. Anche se potrebbero sembrare scarse in termini formali, le modifiche proposte dalla Commissione sono sostanziali in quanto tutti gli attuali riferimenti ai paesi partner (nei quali rientravano finora solo paesi e territori industrializzati ad alto reddito), compresa la loro valutazione qualitativa, includerebbero altresì i paesi in via di sviluppo elencati.

 
  
  

Relazione Goerens (A7-0285/2010)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto.(PT) Ho votato in favore della risoluzione del Parlamento europeo. Tuttavia ritengo che, riducendo in maniera drastica il margine al di sotto del massimale della rubrica 4 del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2007-2013, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio non lasci un margine di manovra sufficiente per far fronte e reagire adeguatamente a un'eventuale crisi futura.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) Esercitando il suo diritto di controllo nel rispetto della procedura di comitatologia, il Parlamento ha evidenziato una serie di problemi e ha sollevato alcune obiezioni che, in linea generale, riguardano il modo in cui la Commissione ha utilizzato lo strumento e interpretato alcune delle sue disposizioni principali. Queste obiezioni sono alla base degli emendamenti proposti dalle commissioni specializzate del Parlamento europeo, di cui la Commissione ha preso nota. In questo modo sono stati risolti i problemi evidenziati dalla proposta della Commissione, volta a introdurre un emendamento identico sia per il regolamento (CE) N 1905/2006 (DCI), che per il regolamento (CE) No 1889/2006 (EIDHR), che rientrano nel mandato di due diverse commissioni del Parlamento europeo – la commissione per lo sviluppo nel caso del DCI e la commissione per gli affari esteri nel caso del EIDHR – separando le proposte in due proposte legislative distinte che dobbiamo approvare oggi.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Concordo con le misure proposte, che possono essere integrate ancor prima nel quadro finanziario pluriennale, dal momento che il problema relativo al commercio delle banane non è ancora stato risolto.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto.(PT) In linea generale ho votato in favore delle proposte contenute nella relazione. Ritengo che, in riferimento alla proposta della Commissione di creare un programma di misure di accompagnamento per i paesi ACP (paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico) produttori di banane, il ruolo del Parlamento europeo sia essenzialmente politico. Credo, oltretutto, che questo programma possa venire legittimato unicamente tramite il passaggio da una prospettiva puramente commerciale ad un approccio più ampio e più integrato di sviluppo e di lotta alla povertà (primo obiettivo tra gli obiettivi di sviluppo del Millennio). Dal momento che gli accordi preferenziali UE-ACP sono incompatibili con gli accordi siglati tra l’Unione europea e l’Organizzazione mondiale del commercio e dal momento che si sono registrati dei risultati positivi nel rapporto con i paesi ACP produttori di banane nel quadro dei precedenti accordi, dovremmo contribuire affinché il settore dell’esportazione delle banane in questi paesi venga soggetto ad una riorganizzazione e sia competitivo. In generale, queste misure di accompagnamento per il settore bananiero dovrebbero sortire un effetto positivo non solo per i produttori, che sono il primo anello della catena di produzione, ma per l’intero comparto, in termini di condizioni di vita accettabili e dignitose e di un accesso più facile ai mercati.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La cooperazione economica, finanziaria e tecnica, nonché gli scambi nel campo accademico e in quello della ricerca, tra l’Unione ed i paesi terzi costituisce una delle priorità della politica estera europea. È quindi opportuno profondere impegno in questo settore.

L’emendamento del regolamento proposto dalla Commissione ne amplia il campo di applicazione ad un numero elevato di paesi in via di sviluppo. Come chiarito esplicitamente dal relatore nella motivazione, questa modifica rappresenta un’opportunità e al contempo una grande sfida rispetto all’utilizzo di questo strumento, che potrebbe perdere in coerenza quello che guadagna in portata. Questo ampliamento richiede ulteriori finanziamenti e, parallelamente, che le risorse vengano erogate in modo quanto più giudizioso e rigoroso, onde evitare il rischio che vengano dispersi fondi che potrebbero essere utilizzati per progetti di cooperazione efficaci e fruttuosi.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) I motivi per i quali abbiamo optato per l’astensione in questa votazione sono gli stessi che ci hanno spinti a prendere la stessa posizione in occasione della votazione sulla relazione relativa alla revisione del bilancio per stabilire un’assistenza finanziaria per i paesi ACP (paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico), che verranno coinvolti dalla liberalizzazione del commercio delle banane tra l’Unione europea e 11 paesi dell’America latina. Questo processo di liberalizzazione porterà benefici principalmente alle multinazionali statunitensi che dominano il mercato mondiale in questo settore. Per quanto riguarda i paesi ACP, come già dichiarato da molti dei loro rappresentanti, inclusi alcuni produttori locali, non vi è alcuna possibilità che la somma di 200 milioni di euro, che l’UE ha proposto di destinare loro, li compenserà per le conseguenze di queste misure.

Dobbiamo dunque chiedere quale sia stata la base della valutazione d’impatto condotta dalla Commissione in seguito alla firma dell’accordo di Ginevra. Ancora una volta, gli obiettivi proclamati dall’Unione europea in materia di sviluppo, specialmente per quanto riguarda la riduzione della povertà, sono soggetti agli interessi commerciali dei suoi gruppi economici. Pertanto, dichiarare che l’obiettivo è migliorare “il livello e le condizioni di vita delle popolazioni che vivono nelle zone della coltura bananiera e ricavano un reddito dalle catene di valore del settore bananiero, più specificamente i piccoli coltivatori e le piccole imprese” vale poco.

 
  
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  Elie Hoarau (GUE/NGL), per iscritto. (FR) Ho optato per l’astensione nel caso della votazione sulla relazione che introduce uno strumento finanziario per la ristrutturazione del settore bananiero nei paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP). Innanzi tutto lamento il fatto che questo strumento finanziario sia dotato di un bilancio di 190 milioni di euro, sebbene i paesi ACP abbiano stimato di avere bisogno di almeno 500 milioni di euro per poter ristrutturare il settore e renderlo competitivo. In secondo luogo, mi rammarico che questa relazione tenti, in nome della diversificazione nel settore dell’agricoltura (obiettivo che riceve comunque poco sostegno dall’Unione europea negli accordi di partenariato economico in corso di negoziazione con il paesi ACP), di ricorrere ad uno strumento finanziario per gestire la rapida scomparsa (nell’arco di tre anni) del settore bananiero nei paesi ACP, a vantaggio dei produttori dell’America latina, che sono già leader sul mercato mondiale, con una fetta del mercato delle esportazioni superiore al 70 per cento.

Non desidero neppure esprimere un voto contrario a questa relazione, poiché i paesi ACP e le regioni produttrici di banane hanno urgentemente bisogno di assistenza per gestire le conseguenze che si sono già avvertite in seguito agli accordi di Ginevra ed altri accordi bilaterali che hanno fatto abbassare i dazi doganali sulle banane coltivate in America latina da 185 euro a 74 euro per tonnellata.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Lo strumento finanziario per la cooperazione allo sviluppo è un ulteriore elemento estremamente importante per potenziare la capacità dell'Unione europea di rispondere a situazioni di crisi o al delinearsi di crisi. Dal momento che l’UE è il principale donatore di aiuti allo sviluppo al mondo e che è responsabile per più della metà degli aiuti pubblici allo sviluppo, ha bisogno di strumenti che le permettano di gestire le crisi, tenendo conto delle priorità e degli obiettivi orizzontali e geografici dell'Unione europea, garantendo, al tempo stesso, la complementarità delle misure adottate rispetto alle politiche geografiche comunitarie, nonché agli strumenti e agli obiettivi connessi. Nel caso dello sviluppo, tali obiettivi comunitari devono essere la lotta alla povertà e alle sue cause. .

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) È importante e opportuno sostenere i paesi più poveri fornendo loro aiuti allo sviluppo mirati e sostenibili. Dobbiamo aiutare gli abitanti di questi paesi a essere indipendenti al fine di ridurre il flusso di immigrati che dai paesi in via di sviluppo arrivano in Unione europea. Questi i motivi per i quali ho votato in favore di questa relazione.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato in favore della risoluzione del Parlamento europeo. Tuttavia ritengo che, riducendo in maniera drastica il margine al di sotto del massimale della rubrica 4 del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2007-2013, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio non lasci un margine di manovra sufficiente per far fronte e reagire adeguatamente a un'eventuale crisi futura.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. − (EN) La proposta della Commissione è intesa a sostenere i principali paesi esportatori di banane dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (paesi ACP) mediante misure di accompagnamento nel settore bananiero (MAB), per un periodo di 4 anni (2010–2013). Benché le misure finanziate in passato (regime speciale di assistenza, RSA) avessero l'obiettivo di aiutare i paesi ACP ad adattarsi all'evoluzione della concorrenza internazionale, oggi sussistono ancora problemi analoghi e si parla di "sostenibilità ancora fragile delle esportazioni delle banane dagli ACP”.

Siamo dunque chiamati ad affrontare la questione con lo strumento variegato degli aiuti allo sviluppo e della lotta alla povertà. La missione della commissione per lo sviluppo è verificare che le misure proposte perseguano l'obiettivo principale della politica dell'Unione europea nel settore dello sviluppo, ossia la riduzione e, a termine, l'eliminazione della povertà.

 
  
  

Relazione Muscardini (A7-0273/2010)

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Ho votato in favore di questa relazione poiché i consumatori europei hanno il diritto di conoscere l’origine dei prodotti che acquistano. In altre parole, godono degli stessi diritti dei cittadini e dei consumatori di altri grandi paesi. Questo regolamento garantisce, finalmente, che i consumatori all’interno dell’Unione europea godano degli stessi diritti di milioni di altri consumatori al mondo, sia pure per un numero di categorie merceologiche limitato. Nella contrapposizione di diversi interessi, noi abbiamo il dovere di tutelare i nostri consumatori a prescindere dei benefici della grande distribuzione o di particolari lobby.

 
  
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  Malika Benarab-Attou (Verts/ALE), per iscritto. (FR) I cittadini europei devono ricevere maggiori informazioni in merito al marchio di origine e devono essere nelle condizioni di compiere degli acquisti disponendo di tutte le informazioni necessarie. Gli europei ancora non sanno, di fatto, se acquistano beni che vengono effettivamente prodotti in Israele o se invece provengono dai territori occupati palestinesi. La standardizzazione delle prassi sul marchio d’origine all’interno dell’Unione, specialmente per i prodotti agricoli provenienti da Israele e dai territori palestinesi, è tesa a raggiungere questo obiettivo.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − Sostengo questa relazione perchè ritengo con fermezza che l'indicazione di origine basata su un criterio chiaro ed effettivo sia una informazione necessaria per i consumatori europei che debbono poter scegliere di acquistare un prodotto conoscendo la sua provenienza. L'indicazione della provenienza, infatti, è indicativa di tanti altri fattori altrettanto fondamentali relativi allo o agli Stati nei quali vengono svolte le fasi di lavorazione. Credo che l'Unione europea debba fare un passo in avanti nel garantire una protezione più forte per i consumatori europei.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Votando in favore della relazione sul marchio relativo al paese di origine per determinati beni prodotti al di fuori dell’UE, il Parlamento risponde al desiderio di maggiore trasparenza dei consumatori europei che, d’ora innanzi, godranno, al pari dei consumatori cinesi e americani, del diritto di conoscere la provenienza dei prodotti. Questa proposta di regolamento permetterà alle imprese europee di promuovere le proprie competenze tecniche, i metodi di produzione tradizionali e l’alta qualità del proprio lavoro. Infine garantirà una concorrenza leale tra le imprese europee e i partner commerciali dell’Unione europea che, nel loro caso, possono già usufruire di norme di questo tipo. Le imprese europee che producono beni di grande qualità e di eccellenza potranno godere di uno strumento che li tuteli, li assista e li sostenga a fronte di una concorrenza accesa da parte dei paesi al di fuori dell’Unione europea.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sull’indicazione del paese di origine per certi prodotti importati da paesi terzi poiché ritengo importante fornire ai consumatori informazioni accurate per permettere loro di esercitare la propria libertà di scelta. I consumatori europei hanno il diritto di sapere da dove provengono i prodotti che acquistano, in modo da prendere decisioni informate.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Se esiste un ambito in cui il coinvolgimento dell’UE si è rivelato utile è proprio quello della tutela dei consumatori, tramite l’imposizione di regole volte a difendere i loro diritti e a garantire ai consumatori delle informazioni sufficienti per poter esercitare una piena libertà di scelta. Si tratta di uno degli standard a cui i consumatori europei si sono abituati e a cui i produttori europei si sono adeguati.

Pertanto, per amor di trasparenza e per tutelare i consumatori, ma anche per tutelare i produttori europei, è essenziale che i beni importati dai paesi terzi vengano identificati correttamente come tali, dando conto della loro origine.

Vorrei approfondire la questione ulteriormente: se l’Europa è così rigida nelle norme che impone ai produttori, allora dovrebbe ammettere che vengano importati solo prodotti che rispettano le stesse norme; le norme sull’allevamento ne sono un esempio fulgente. L’alternativa è permettere che beni a basto costo, che sono stati prodotti senza rispettare le norme comunitarie, penetrino sul mercato e quindi entrino in una concorrenza sleale con i prodotti europei, la cui produzione è molto più costosa.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il nostro voto in favore dell’indicazione del paese di origine per alcuni prodotti importati da paesi terzi è legato all’esigenza di chiarire il cammino percorso dai prodotti prima di raggiungere i paesi UE. Dobbiamo fare di più, considerando che questa indicazione da sola avrà un impatto minimo a meno che non venga accompagnata da altre misure. È necessaria una rottura con le linee guida vigenti dell’Organizzazione mondiale per il commercio, al fine di permettere ai paesi di dare priorità allo sviluppo dei propri prodotti e dei propri mercati, monitorando i beni importati, imponendo gli stessi criteri minimi che ci si attende dalle imprese che operano all’interno dell’UE relativamente alla qualità e alle caratteristiche tecniche, combattendo le pratiche di dumping, regolando in modo efficace i mercati dei capitali, penalizzando la delocalizzazione delle imprese, tassando le operazioni finanziarie e ponendo fine ai paradisi fiscali.

È necessario creare dei rapporti economici più equi, che vadano a vantaggio dei cittadini e dei diversi paesi, che sostengano lo sviluppo e la cooperazione sulla base dell’eguaglianza tra i diversi Stati e l’introduzione di alleanza e accordi con paesi su tutti i continenti e che contrastino le profonde ingiustizie sociali e le diseguaglianze determinate dalla fame, dalle malattie e dalla povertà.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto. (FR) Sono lieto che il Parlamento abbia approvato, a larga maggioranza, l’introduzione di un sistema di marchi europei per i beni importati dai paesi terzi. Fino ad ora è stata una scelta volontaria, mentre da oggi diventerà obbligatorio all’interno dell’Unione. È bene ricordare al riguardo che l’Unione non sta facendo nulla di nuovo in questo ambito. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno introdotto un requisito di questo tipo nel 1930. Al giorno d’oggi è fondamentale che tutti i consumatori in Europa siano informati meglio sull’origine dei prodotti che intendono acquistare. Solo un sistema che disponga di norme chiare è in grado di fornire informazioni in merito alle condizioni sociali ed ambientali relative alla produzione, tutelare i consumatori sui rischi per la salute e, infine, aiutarli a compiere decisioni informate. Si tratta di una vittoria non solo per i consumatori, ma anche per le imprese europee che esportano prodotti e che sono soggette a norme molto rigide. Con questa votazione, il Parlamento europeo ha siglato la sconfitta di un sistema di concorrenza sleale, e ha garantito in tal modo che le imprese europee che hanno optato per l’alta qualità e l’occupazione non vengano ingiustamente penalizzate, sottoponendo i loro concorrenti in tutto il mondo a norme meno rigide.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) Indubbiamente i consumatori europei hanno il diritto di essere informati circa i prodotti importati nell’UE da paesi terzi. Sono necessari il più alto livello di trasparenza possibile e i massimi diritti al fine di compiere delle decisioni d’acquisto obiettive. In linea generale sono in favore di un progetto che mira a informare i cittadini UE sull’origine delle materie prime utilizzate, le fasi di produzione, ma anche la produzione stessa, le condizioni sociali e di lavoro in vigore nel paese in questione. Sfortunatamente, la proposta della Commissione non fa nulla del genere. La disposizione obbligatoria in merito all’indicazione di origine contenuta nella versione attuale non fa alcun riferimento all’origine effettiva di un bene o alle condizioni alle quali è stato prodotto o elaborato. Persino importanti imprese tessili europee, nonostante l’autoregolamentazione volontaria, non sono in grado di garantire che le materie prime acquisite da aziende operanti in paesi terzi e utilizzate nella loro produzione non siano state ottenute tramite lavoro minorile. Io interpreto il concetto di trasparenza per i consumatori in modo diverso. Questa proposta non si spinge abbastanza oltre e non risponde alle esigenze degli utenti finali interessati. Questi i motivi per cui ho scelto di non sostenere la proposta della Commissione.

 
  
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  Toine Manders and Jan Mulder (ALDE), per iscritto. − (NL) Il partito del popolo per la libertà e la democrazia olandese (VVD) al Parlamento europeo oggi ha sostenuto la linea del gruppo dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa sul marchio di origine, fatta eccezione per l’emendamento 37 sui prodotti farmaceutici. Abbiamo votato in favore dell’etichettatura obbligatoria dei prodotti farmaceutici poiché riteniamo che i consumatori abbiano il diritto di sapere da dove provengono le medicine che acquistano. Oltretutto, l’etichettatura è importante poiché permette una tracciabilità più efficace dei medicinali contraffatti. I medicinali falsi sono tra i prodotti contraffatti più comuni all’interno dell’UE.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Il Parlamento europeo, che da sempre si è espresso a difesa delle differenze, della cultura e delle tradizioni dei singoli paesi, ritiene che il regolamento per l'obbligatorietà dell'indicazione di origine dei prodotti sia un necessario strumento di chiarezza, capace di mettere i consumatori europei allo stesso livello dei consumatori dei nostri partner commerciali. Esso rappresenta, inoltre, uno strumento per migliorare lo sviluppo delle relazioni commerciali e delle economie tradizionali.

Sono convinto che questa proposta risponda allo scopo di dare ai consumatori una corretta informazione, attraverso la quale gli stessi possono esercitare la loro libertà di scelta nell'acquisto. Da molti anni abbiamo manifestato, in modo chiaro, la nostra volontà di mettere il consumatore, con i suoi diritti, al centro della proposta politica e commerciale, ritenendo che sono le regole che possono dare al mercato globale maggiore rispondenza alla sua funzione, e cioè quella di rendere più forte e omogeneo lo sviluppo nel mondo.

Ci rammarichiamo del fatto che il Consiglio non abbia trovato ancora una posizione comune. Al contrario, noi ci siamo espressi sulla necessità di avere una normativa chiara, con regole certe, che possano finalmente tutelare i nostri produttori ed i nostri consumatori, così come avviene nel resto del mondo.

 
  
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  Mario Mauro (PPE), per iscritto. − Grazie alle pressioni che da anni il Governo italiano giustamente porta avanti, finalmente arriva in Parlamento una proposta importantissima che sarà di grande aiuto soprattutto per i consumatori: essi saranno informati meglio sull'origine geografica di alcune categorie di prodotti. Allo stesso tempo l’Europa allinea la propria legislazione a quella dei partner commerciali più influenti. L’obiettivo perseguito e’ quello di assicurare la parità di condizioni tra i produttori europei e quelli di Paesi terzi (Stati Uniti, Giappone, Canada) che peraltro, come detto pocanzi, sono all’avanguardia per quanto riguarda misure di questo tipo. Sarà ora molto più difficile che le merci importate contengano indicazioni di origine fuorvianti o addirittura false. Ho espresso un voto favorevole alla relazione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La votazione indica che l’indicazione di origine è fondamentale per la trasparenza sul mercato e per fornire ai consumatori delle corrette informazioni circa l’origine dei prodotti che consumano. È necessario potenziare l’economia dell’Unione, migliorando la competitività dell’industria UE nell’economia globale. Otterremo una competizione equa se le norme per i produttori, gli esportatori e gli importatori saranno chiari, prendendo in considerazione al contempo i parametri sociali e ambientali comuni. Questo regolamento costituisce dunque un passo importante per i consumatori UE che godranno finalmente degli stessi diritti di milioni di consumatori in tutto il mondo. Benché questa legge non sia ancora applicabile a tutti i prodotti importati nell’UE, dobbiamo comunque continuare su questa strada, in modo che tutti i beni importati riportino l’indicazione di origine.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto. (FR) L’introduzione di un sistema per l’indicazione del paese di origine per i beni importati dai paesi terzi deve mettere i consumatori nelle condizioni di sapere con esattezza da quale paese provengono i beni che acquistano. Saranno così in grado di rapportare i prodotti alle norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate al paese in questione. I consumatori europei hanno effettivamente il diritto di conoscere l’origine dei prodotti che acquistano e dunque di godere degli stessi diritti dei cittadini di altri paesi. Questo regolamento contribuirà altresì a creare condizioni analoghe a quelle di molti partner commerciali che impongono già da tempo in via obbligatoria l’indicazione dell’origine sui beni importati. È effettivamente essenziale garantire pari condizioni di concorrenza con i principali partner dei produttori europei. Ritengo che queste norme potrebbero contribuire ad aumentare il volume delle esportazioni dai paesi in via di sviluppo, dal momento che molti consumatori europei sono desiderosi di tutelare gli artigiani e le piccole imprese di questi paesi dalle multinazionali. Infine, a causa della natura dei prodotti farmaceutici, sono d’accordo nel ritenere che non dovrebbero essere inclusi nell’elenco.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’indicazione di origine mira a fornire ai consumatori le informazioni di cui hanno bisogno per poter prendere delle decisioni informate. Molti paesi applicano ai loro prodotti delle etichette molto accurate. Tuttavia, in passato, molte volte è emerso che prodotti per i quali veniva indicata una determinata origine, provenivano in realtà da altri paesi. È facile ingannare il consumatore ricorrendo alle etichette. In linea di principio delle indicazioni più accurate utile rappresentano uno sviluppo positivo, ma pare che questa relazione non sia nelle condizioni di garantire che le frodi possano essere evitate del tutto. Le prassi non sono sufficientemente precise e lasciano ampio spazio alle interpretazioni, per cui non posso votare in favore di questa relazione.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE), per iscritto. (LT) Approvo questo documento poiché ritengo che i consumatori debbano sapere chi ha prodotto i beni che hanno acquistato. Come si legge nel documento adottato, le informazioni sono una garanzia di sicurezza e tutelare e informare il consumatore devono essere due principi basilari. Molto spesso gli Stati membri dell’Unione europea sono solo un anello nella catena – un bene potrebbe essere prodotto qui con materie prime provenienti da un paese terzo, per cui è difficile stabilire chi sia il reale produttore. L’indicazione del paese di origine è altresì necessaria per poter tutelare i piccoli produttori, che sono spesso soffocati dalle grandi imprese che imitano gli articoli originali. È inoltre necessario garantire l’introduzione di norme di etichettature comuni per quanto riguarda gli standard di protezione ambientale che vengono rispettati nella produzione dei beni.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Gentile Presidente, onorevoli colleghi, esprimo il mio voto favorevole con convinzione ed entusiasmo. Quella della collega Muscardini é una relazione fondamentale per l'economia e i consumatori europei e una misura da lungo, troppo tempo attesa dall'intera filiera produttiva e manifatturiera. Non si tratta di misure protezionistiche, ma, anzi, di disposizioni in grado di salvaguardare la salute e la libertà dei nostri consumatori, nonché dei settori produttivi strategici dell'UE. Il regolamento pone in linea la nostra legislazione con quella dei nostri partner commerciali importanti come Stati Uniti, Canada, Cina e Australia. I cittadini europei hanno il diritto di sapere da dove provengono i prodotti che acquistano nello stesso modo come altri consumatori in tutto il mondo. Attraverso il presente regolamento, abbiamo la possibilità di concedere ai consumatori tale diritto, anche se il campo di applicazione del regolamento è limitato ad alcune categorie di beni.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato in favore del progetto di risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi poiché ritengo che i consumatori abbiano il diritto di sapere da dove provengono i prodotti che acquistano, in modo da avere le informazioni necessarie per scegliere. Questa esigenza è particolarmente evidente oggi, in un mondo globalizzato in cui il commercio estero varca sempre nuovi confini. Pertanto è essenziale garantire che la provenienza dei prodotti possa essere chiaramente identificata e non solo per quei beni che circolano entro i confini dell’UE. Questo potrebbe rappresentare un primo passo per poter pervenire ad un sistema di etichettatura più dettagliato per diversi prodotti, per garantire ancor meglio i diritti dei consumatori e al contempo garantire la reciprocità nei requisiti di produzione imposti ai produttori UE e non UE.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La proposta legislativa è stata approvata con una maggioranza sorprendente: 525 voti in favore, 49 contrari e 44 astensioni. Questo è dipeso essenzialmente dall’introduzione all’ultimo minuto da parte del relatore di un emendamento volto a ridurre la durata del regolamento a 5 anni, previa ulteriore approvazione. Questo risultato rappresenta la risposta alla pressione esercitata in seno al Consiglio rispetto all’intero esercizio. Dal momento che suddetto emendamento è stato approvato con 393 voti a favore contro 216, il gruppo Verde/Alleanza libera europea ha optato per l’astensione sulla versione emendata finale della risoluzione.

Ciononostante, il gruppo Verde/Alleanza libera europea ha votato in favore della risoluzione legislativa. Sorprendentemente, un emendamento presentato dal gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, volto a sottoporre i prodotti semilavorati al requisito dell’indicazione di origine è stato approvato con 328 voti favorevoli e 219 contrari. Sfortunatamente però alcune tipologie merceologiche sono state esentate da suddetto requisito, specialmente i prodotti farmaceutici, gli occhiali e le lenti.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Questa relazione ci vede favorevoli in quanto non possiamo pensare di non tutelare gli imprenditori europei che scelgono di continuare a produrre nell'Unione, garantendo occupazione e benessere. Le norme che prevedono di indicare l'origine del prodotto sono assolutamente in linea con quanto già fanno gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone e l'India e con la piena attuazione delle regole sulla trasparenza e la tutela dei consumatori alle quali ci si richiama in molte direttive già approvate.

Ad esempio, riporto il caso differente ma interessante, ai fini della scelta che andiamo ad effettuare, della concorrenza sleale dei prodotti orafi che arrivano dal Giappone, ai quali viene applicato un dazio del 3,5% e che, una volta arrivati in Europa e semplicemente rifiniti, vengono commercializzati con marchio europeo.

Viceversa, i prodotti orafi esportati dall'UE verso la Cina sono gravati da un dazio del 30%. Il problema relativo a questo testo è che sono poche le categorie di manufatti contemplate dall'attuale proposta di regolamento. Il nostro gruppo ha presentato una serie di emendamenti al fine di inserire altre categorie fin da subito. A livello italiano si sta lavorando ad un testo che spingerebbe molto nella direzione dell'obbligatorietà del marchio di origine.

 
  
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  Debora Serracchiani (S&D), per iscritto. − Ho dato un voto favorevole sull'indicazione del Paese di origine di certi prodotti importati da Paesi terzi. Con questo voto ho voluto sottolineare l'impegno del Parlamento europeo nel promuovere l’industria europea di cui, oggi, occorre tutelare e favorire la competitività.

Inoltre, sarà garantito il diritto per i cittadini europei di conoscere l'origine di provenienza dei prodotti acquistati. Tuttavia, non credo che escludere settori di produzione qualificati e riconosciuti, di lunga tradizione e insediamento, come avvenuto con l'occhialistica, rientri nella politica dell'Unione europea.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto.(PL) Abbiamo delle norme dettagliate sull’etichettatura dei beni prodotti all’interno dell’Unione europea. Forniamo ai consumatori, all’interno e all’esterno dell’UE, le informazioni sul luogo di origine dei prodotti. Ritengo che sia necessario introdurre quanto prima delle norme che prevedano un requisito senza riserve, in virtù del quale i paesi terzi che commercializzano i propri prodotti in UE debbano fornire le stesse informazioni. Questa prassi è già in vigore in molti dei principali paesi terzi che commerciano con l’UE, quali gli Stati Uniti, il Giappone e l’Arabia Saudita, dove i consumatori sono tutelati da una norma relativa al marchio per i beni importati È importante che i consumatori e i produttori dei nostri principali partner commerciali siano soggetti alle stesse norme dei nostri consumatori e produttori. Solo allora si potrà parlare di concorrenza leale.

Le politiche commerciali possono armonizzarsi al meglio con le politiche per lo sviluppo. L’indicazione di origine sui prodotti può contribuire a una crescita delle esportazioni dai paesi in via di sviluppo. I consumatori europei sono sensibili al bisogno di assistere i paesi meno industrializzati ed essere a conoscenza dell’origine di un particolare prodotto può permettere loro di contribuire allo sviluppo dei paesi più poveri. L’indicazione di origine agevola i consumatori nelle loro scelte, dal momento che questi associano spesso un particolare prodotto al suo valore di mercato. Gli standard europei sono una garanzia del rispetto dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei consumatori, il che ha un impatto sulla competitività dei nostri prodotti.

 
  
  

Relazione Kožušník (A7-0276/2010)

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Ho votato in favore di questa relazione perché, sebbene gli organismi di normazione nazionali costituiscano la colonna portante del sistema di normazione europeo, esistono differenze notevoli tra di loro in termini di risorse, competenza tecnica e coinvolgimento delle parti interessate. Tali diseguaglianze creano uno squilibrio notevole relativamente alla loro partecipazione al sistema di normazione europeo. Questa relazione avanza una serie di proposte volte a migliorare il sistema nel rispetto delle restrizioni vigenti e facendo leva sui suoi punti di forza.

 
  
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  Lara Comi (PPE), iscritto. − La Relazione di iniziativa che abbiamo votato oggi rappresenta una buona sintesi dei diversi punti di vista politici e contiene molte proposte per il miglioramento del sistema di standardizzazione. Si tratta di una materia molto tecnica e complessa, ma gli standard riguardano la nostra vita quotidiana. La maggior parte degli oggetti che utilizziamo ogni giorno rispetta degli standard ben precisi. Da un punto di vista economico politico, l’alleanza tra legislazione comunitaria e normazione si è rivelata decisiva per la libera circolazione delle merci e ha contribuito all’eliminazione delle barriere per il libero commercio, all’interno del mercato unico europeo, armonizzando le norme tecniche. Il sistema attuale funziona piuttosto bene, ma ha bisogno di alcuni miglioramenti, soprattutto relativi alla governance. In particolare, la mia attenzione è rivolta alle PMI che devono poter partecipare attivamente alla formazione degli standard senza subire costi eccessivi e difetti di rappresentanza. Nella prima metà dell'anno prossimo, la Commissione Europea presenterà la proposta di revisione del sistema. Il nostro lavoro continuerà per migliorare il processo di normazione tecnica europea, per il bene dei nostri mercati, delle nostre imprese e dei consumatori europei.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Ritengo sia necessario sviluppare un approccio strategico nell’ambito della normazione europea e condurre una revisione del sistema vigente in modo da garantire che rimanga efficace e che risponda alle esigenze che caratterizzeranno il prossimo decennio, permettendo così all’Europa di mantenere un ruolo da leader nel sistema di normazione internazionale.

 
  
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  Mário David (PPE), per iscritto. (PT) Non è possibile sfruttare appieno il potenziale del mercato unico senza il sostegno di un moderno processo di normazione. Per questo motivo il completamento del sistema di normazione europeo, che deve essere rafforzato, ha rappresentato un passaggio fondamentale per l’introduzione del mercato unico, nello specifico in virtù della sua capacità di rispondere alla crescente esigenza di avere degli standard che permettano di garantire al consumatore la sicurezza del prodotto, un facile accesso, la tutela dell’ambiente o l’innovazione. Ritengo che la normazione europea contribuisca alla creazione di condizioni uniformi per tutti gli attori di mercato, specialmente per le piccole e medie imprese e per le microimprese, che sono particolarmente importanti per il dinamismo dell’economia europea. Ritengo inoltre che l’Unione e gli Stati membri debbano prendere in maggiore considerazione gli interessi delle piccole e medie imprese nella definizione degli standard, dal momento che la loro partecipazione al processo di normazione spesso non corrisponde al loro peso e al loro rilievo nell’economia europea. Pertanto ho votato in linea generale in favore delle proposte contenute in questa relazione.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) In considerazione del desiderio espresso dalla Commissione di rivedere il sistema di normazione europeo, è opportuno ricordare il ruolo che quest’ultimo ha svolto nel tutelare i consumatori europei ed il mercato interno.

Al pari del relatore, ritengo che “la discussione in corso vertente sulla revisione del sistema europeo di normazione dovrebbe fondarsi sui punti di forza del sistema esistente, solida base per il miglioramento futuro, evitando di introdurre cambiamenti radicali che ne indebolirebbero i valori essenziali. In questo spirito, il relatore presenta una serie di proposte intese a migliorare il sistema all'interno dei suoi confini attuali, e attende con ansia eventuali suggerimenti”.

Avrà luogo una discussione che seguiremo con grande interesse.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio presidente, Cari colleghi, ho dato il mio pieno sostegno alla relazione sul futuro della normazione europea, consapevole dell'importanza della stessa, capace di contribuire alla creazione di parità di condizioni per tutti gli operatori del mercato. La relazione del collega Kožušník mira, infatti, a contribuire in maniera decisiva al dibattito in corso sulla prossima revisione del sistema europeo di normazione. Siamo oggi consapevoli dell'impossibilità di sfruttare pienamente il potenziale del mercato unico senza il sostegno di un moderno processo di normazione. E proprio per tale ragione oggi mandiamo alla Commissione un messaggio che non mira alla completa revisione del sistema - che non necessita di radicali cambiamenti - ma che dimostra l'intenzione di volerne mantenere i molteplici elementi positivi, ai quali affiancarne di nuovi, al fine di trovare il giusto punto di equilibrio tra la dimensione europea, la dimensione nazionale e quella internazionale. La relazione incoraggia, inoltre, la promozione di un'effettiva partecipazione al processo di normazione di tutte le parti interessate, ed in particolare dei rappresentanti delle PMI e di tutti i soggetti che rappresentano il pubblico interesse, tra cui i consumatori. Ritengo, in conclusione, che oggi sia stato effettuato un primo importante passo, utile a sottolineare la necessità di un'azione concreta, rivolta a rendere la standardizzazione europea all'altezza dei bisogni economici dei cittadini dell'UE.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE), per iscritto. (EN) Accolgo con favore sia questa relazione sia l’intenzione della Commissione di riesaminare il sistema di normazione europea; mi auguro che sia un primo passo nel cammino verso una politica di normazione moderna e integrata. Il sistema esistente contiene degli elementi apprezzabili ma presenta anche dei difetti: non è sicuramente accettabile che lo standard europeo EN1384 (elmetti per attività equestri), risalente a ben 13 anni fa, venga utilizzato ancora oggi, nonostante fossero state espresse delle perplessità prima della sua pubblicazione e a dispetto di due successive richieste di aggiornamento da parte della Commissione. Forse, con l’adozione di questa relazione, potremo finalmente trovare una risposta alle petizioni presentate da un mio elettore, Peter Downes − il cui figlio è morto in un incidente a cavallo a seguito del quale ha riportato una ferita mortale alla testa − che ha condotto da allora una battaglia senza tregua per il miglioramento degli standard di sicurezza.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il sistema di normazione europeo ha svolto un ruolo fondamentale nel raggiungimento di un mercato unico. Ha contribuito a rispondere al crescente bisogno di norme e politiche europee che possano garantire la sicurezza dei prodotti, un facile accesso, l’innovazione, l’interoperabilità e la tutela ambientale. Al fine di rispondere alle esigenze future delle aziende e dei consumatori e per sfruttare al massimo tutti i possibili benefici al servizio degli obiettivi pubblici e sociali, la normazione europea deve adeguarsi alle sfide poste dalla globalizzazione e dal cambiamento climatico, dall’affiorare di nuove potenze economiche e dagli sviluppi tecnologici. . È pertanto necessario sviluppare un approccio strategico alla normazione europea e riesaminare il sistema attuale in modo che possa continuare ad essere efficace e rispondere alle esigenze che emergeranno nel prossimo decennio, permettendo all’Europa di mantenere il suo ruolo nel sistema di normazione internazionale.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) È vero che le organizzazioni di normazione nazionali rappresentano la base del sistema di normazione europeo, ma esistono differenze significative tra di loro in termini di risorse, competenze tecniche e impegno verso le parti interessate, che rispecchiano le differenze tra gli Stati. Pertanto, gli obiettivi sono stati l’armonizzazione e la semplificazione del sistema. Sebbene le piccole e medie imprese vengano spesso citate sui giornali come colonna portante dell’Unione europea, esse sono spesso soggette a carichi e oneri amministrativi eccessivi. I processi descritti in questa sede non prendono in considerazione le diseguaglianze e favoriscono una volta in più le grandi aziende e le multinazionali che possono permettersi delle procedure burocratiche per ottenere le necessarie approvazioni dispendiose in termini di tempo e di denaro. Questo il motivo per cui ho votato contro la relazione.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) La relazione si prefigge la completa armonizzazione del mercato interno. Sebbene sia stato riconosciuto che le piccole e medie imprese costituiscono la colonna portante dell’economia europea, le misure previste nella relazione creano delle condizioni complesse proprio per le PMI. Pertanto ho votato contro la relazione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Gentile Presidente, onorevoli Colleghi, ho espresso il mio voto favorevole sulla relazione Kožušník. La relazione contiene numerose buone proposte e orientamenti per la Commissione europea e rappresenta una buona sintesi tra i diversi punti di vista. Non è necessario cambiare radicalmente l'attuale sistema che funziona bene, ma possono essere introdotti alcuni miglioramenti, soprattutto in materia di "governance". Ritengo che il sistema di normalizzazione debba rimanere privato e volontario e fondato sul principio della gestione a livello nazionale, ma anche che gli interessi pubblici debbano svolgere un ruolo più attivo nel processo, con una partecipazione concreta ed efficace. Inoltre, è essenziale per garantire la corretta rappresentazione per le PMI, soprattutto a livello nazionale nei comitati tecnici, dove non hanno ostacoli legati alle lingue e ai costi.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Ho votato in favore della relazione sulla normazione europea, poiché aumenta le garanzie di sicurezza ambientale del sistema corrente. Tuttavia condivido le perplessità sulla poca importanza attribuita dalla Commissione all’innovazione, intesa come catalizzatore per il miglioramento degli standard. È un paradosso che la ricerca e l’innovazione, che vengono spesso citate come forza trainante della nostra crescita economica e della competitività, ricoprano un ruolo marginale in questo settore vitale per la promozione del commercio europeo.

 
  
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  Miguel Portas (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Il processo di normazione svolge un ruolo importante nel garantire la qualità dei prodotti e dei servizi pubblici e privati e nel rispetto per gli standard relativi a sicurezza, ambiente e responsabilità sociale. La presente relazione si propone di coinvolgere nel processo di normazione le piccole e medie imprese e i diversi attori della società.

La relazione promuove la condivisione di informazioni sui nuovi regolamenti e incoraggia altresì la diffusione di questi processi su siti web che siano chiari, semplici, facili da utilizzare e che vengano tradotti in tutte le lingue dell’Unione europea. Ciononostante, nutro ancora delle riserve sul modo in cui tutti gli attori della società potranno essere rappresentati nel processo di normazione, nonché in merito al processo di finanziamento del sistema di normazione europeo.

Ho espresso un voto favorevole.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La presente relazione mira a contribuire al dibattito in corso sulla revisione del sistema europeo di normazione. Attualmente la Commissione europea sta lavorando a un "pacchetto normazione" che prevede una proposta legislativa volta a rivedere il quadro giuridico vigente sulla normazione europea nonché una comunicazione quadro per la politica di normazione nei prossimi dieci anni. In vista dell'elaborazione di detto pacchetto, la Commissione ha chiesto a esperti di primo piano di formulare raccomandazioni strategiche.

Nel febbraio 2010 il Gruppo di esperti per la revisione del sistema europeo di normazione (EXPRESS), formato dagli esperti di cui sopra, ha trasmesso le sue raccomandazioni sotto forma di una relazione intitolata "Normazione per un'Europa competitiva e innovativa: una visione per il 2020" ("Standardisation for a competitive and innovative Europe: a vision for 2020"). La Commissione ha inoltre avviato una consultazione pubblica sulla "revisione del sistema europeo di normalizzazione" (23 marzo - 21 maggio 2010) e ha commissionato uno studio di valutazione d'impatto (9 marzo 2010). Il futuro "pacchetto normazione" si rifarà anche al Libro bianco del 3 luglio 2009 intitolato: "Ammodernamento della normalizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'UE – Prospettive.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Sono favorevole alla relazione in quanto mira a rivedere il sistema europeo di normazione finalizzato a trovare il giusto equilibrio tra la dimensione europea e quella nazionale. La relazione fissa delle linee guida importanti al fine di seguire una regolamentazione a favore dell'innovazione, stimolando la competitività delle imprese e l'interoperabilità, garantendo la sicurezza dei prodotti e la protezione ambientale ed eliminando gli ostacoli al commercio.

Inoltre, è importante riconoscere il ruolo svolto dagli organismi nazionali di normazione all'interno del sistema normativo nel suo complesso, al fine di garantire una maggior armonizzazione in materia di regolamentazione con i partner commerciali dell'UE.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0571/2010

 
  
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  Sandra Kalniete (PPE) , per iscritto. – (LV) L’Unione europea è chiamata a proseguire nel dialogo attivo con l'Ucraina in merito alla sua adesione, anche se accogliamo di buon grado il fatto che non diventerà uno Stato membro nel giro di pochi anni. È nell'interesse di tutti che l'Ucraina diventi uno Stato sviluppato da un punto di vista economico e politicamente stabile e che abbia stretti rapporti di partenariato in occidente: siamo consapevoli delle difficoltà per raggiungere un tale obiettivo, anche perché il paese deve acquisire stabilità economica e attuare numerose riforme. Tuttavia, è necessario portare avanti questo processo e l’Unione europea deve offrire il suo sostegno. Il proficuo lavoro svolto per l'accordo di associazione UE-Ucraina deve essere continuato ed è necessario avviare rapidamente i lavori per un accordo di libero scambio esteso. L’Ucraina gode di una posizione strategica da un punto di vista geografico, fondamentale anche per l'approvvigionamento di gas all'Unione ed è, pertanto, necessario sostenere la modernizzazione della rete di trasporto di gas al fine di ridurre il rischio di interruzione del servizio di approvvigionamento ai paesi dell'Unione, come è accaduto di recente. Non possiamo però ignorare le violazioni della democrazia, aggravatesi da quando Viktor Yanukovych si è insediato come Presidente. È nostro dovere metterle in luce e prendere una posizione ferma in merito al rispetto in Ucraina dei valori occidentali poiché rappresentato il fondamento della nostra Unione.

 
  
  

Proposta di risoluzione B7-0572/2010

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Ho votato a favore di questo testo perché sono lieto dei passi in avanti compiuti dall’Unione europea nel corso degli ultimi anni nelle relazioni con la Repubblica di Moldova. La Romania, dal suo ingresso nell'Unione, si è sempre battuta per la causa della Repubblica di Moldova presso l'Unione europea e ritengo che l'elevato numero di deputati romeni appartenenti ai vari gruppi politici che hanno sottoscritto la risoluzione dimostri proprio questo impegno. Lo stanziamento di 90 milioni di euro come assistenza macrofinanziaria a favore di questo paese ha rappresentato e rappresenta un'ancora di salvezza necessaria per progredire e, in particolare, per onorare gli impegni presi nell'ambito delle riforme, dello stato di diritto e della lotta alla corruzione.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) La proposta di risoluzione sulle riforme e i progressi compiuti nella Repubblica di Moldova rappresenta un incoraggiamento puntuale alle istituzioni politiche e agli abitanti dell'altra sponda del fiume Prut, anche in vista delle imminenti elezioni del 28 novembre. Il Parlamento europeo esorta le forze democratiche del paese e le comunità etniche e culturali a evitare inutili scontri e a cooperare al fine di creare un futuro europeo per questo Stato, la cui economia è stata duramente colpita dalla recessione e che si trova ad affrontare una notevole sfida politica e in termini di riforme democratiche. L’Unione ha il dovere di assicurarsi che le elezioni politiche si svolgano in maniera regolare e di prendere azioni incisive per impedire alle autorità separatiste di Tiraspol di negare ai cittadini moldovi della regione della Transnistria il proprio diritto di voto. La questione transnistriana rappresenta un elemento fondamentale per la stabilità della Repubblica di Moldova e per l'intera regione e l’Unione riveste un ruolo cruciale nell’attuazione di una soluzione negoziata e duratura. L’aumento dell’assistenza macrofinanziaria a favore della Repubblica di Moldova, l’incoraggiamento alle riforme strutturali e alla lotta alla corruzione, il miglioramento dell’ambiente di investimento e un rapido avvio della fase operativa del dialogo in merito alla liberalizzazione dei visti per i cittadini moldovi rappresentano gli elementi chiave del sostegno che l'Europa sta fornendo ad uno Stato il cui posto è all'interno dell'Unione europea.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Nel corso dell’ultimo anno la Repubblica di Moldova ha dimostrato un’autentica volontà politica in merito al processo di avvicinamento all’Unione europea. Tuttavia, è necessario proseguire nell’impegno verso la modernizzazione di questo paese e l’Unione europea deve svolgere un ruolo attivo nel sostenere questo sviluppo dinamico. Mi sono quindi espresso a favore del testo in quanto ritengo importante che il Parlamento europeo e l’Unione europea in generale, inviino un messaggio di fiducia alla Repubblica di Moldova nel periodo precedente alle elezioni politiche.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) La Moldova sta intraprendendo un positivo processo di avvicinamento agli standard europei di libertà, democrazia e di buona governance, dimostrando il desiderio di continuare in questa direzione e ne sono lieto.

Le prossime elezioni costituiranno un importante banco di prova della solidità delle sue istituzioni e della sua cultura democratica e, nonostante i segnali positivi, è doveroso ricordare che molte questioni che rappresentano una minaccia alla sua stabilità e al suo progresso rimangono tuttora aperte, la più importante delle quali è la Transnistria.

Auspico che l’Unione si impegni a contribuire attivamente a trovare una soluzione duratura a questa problematica.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. − (PT) Alla luce dei risultati della politica europea di vicinato e del Partenariato orientale avviato nel maggio del 2009, che riconoscono le aspirazioni europee della Repubblica di Moldova e la sua importanza come paese dai profondi legami storici, culturali ed economici con gli Stati membri dell’Unione europea, mi compiaccio dei progressi compiuti lo scorso anno da questo paese e ho fiducia che il processo elettorale possa ulteriormente consolidare le istituzioni democratiche e il rispetto per lo stato di diritto e dei diritti umani in Moldova. Mi auguro che le autorità del paese mettano in atto le necessarie riforme e onorino i loro impegni, affinché la Moldova possa continuare nel percorso verso una solida integrazione europea. Vorrei inoltre sottolineare l'avvio, il 12 gennaio 2010, dei negoziati sull'accordo di associazione tra l'Unione europea e la Repubblica di Moldova e mettere in risalto gli ottimi risultati che la Commissione sta ottenendo dalla Repubblica di Moldova nell'ambito di tale processo.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Ancora una volta, la maggioranza di questa Camera sta cercando di interferire con gli affari interni di un paese, schierandosi apertamente al fianco di quelle forze che in Moldova portano avanti gli interessi dei gruppi economici dell'Unione; si sta in questo modo minando l’indipendenza e sovranità del paese, così come la volontà espressa dai cittadini. Le offese cominciano proprio all'inizio del testo, in cui si legge che il Parlamento "accoglie favorevolmente i progressi compiuti nel corso dell'ultimo anno dalla Repubblica di Moldova”, richiedendo alle autorità del paese di “perseguire le necessarie riforme e onorare i loro impegni per condurre il paese verso un’integrazione europea stabile”.

Non v’è menzione, tuttavia, del fatto che il governo moldovo sia il risultato di una coalizione formata a seguito di un vero e proprio colpo di Stato che ricorse all’uso di operazioni provocatorie e destabilizzanti al fine di sovvertire il governo del partito comunista che aveva vinto le elezioni. Non v’è inoltre menzione del fatto che la stessa coalizione, una volta al potere, ha lanciato allarmanti offensive anticomuniste e antidemocratiche con il palese obiettivo di screditare il partito comunista.

La posizione assunta dalla maggioranza di quest'Assemblea mette chiaramente in evidenza la sua natura anticomunista e la sua ipocrisia nel parlare di tutela della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani.

 
  
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  Marisa Matias e Miguel Portas (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di questa risoluzione congiunta perché, in vista delle elezioni programmate per il 28 novembre 2010 e considerando i tentativi settari dei partiti della destra di promuovere il divieto sui dei nomi e simboli dei loro principali rivali di sinistra, ritengo sia fondamentale porre l'accento sull’importanza che le elezioni rispettino fedelmente le norme internazionali, dando a tutti i partiti politici pari opportunità. Inoltre, credo sia importante ribadire il sostegno all’integrità territoriale della Repubblica di Moldova e sottolineare il ruolo che l’Unione europea può e deve svolgere nella ricerca di una soluzione alla questione della Transnistria.

 
  
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  Mario Mauro (PPE), per iscritto. − Il voto favorevole alla proposta di risoluzione presentata dai colleghi del PPE è dovuto principalmente al fatto che si sollecita senza remore ad una risoluzione della questione transnistriana, che rappresenta un elemento fondamentale per promuovere la stabilità politica e la prosperità economica nella Repubblica di Moldova e nella regione. Il Parlamento europeo giustamente sostiene con forza l'integrità territoriale della Repubblica di Moldova e sottolinea la necessità che l'UE svolga un ruolo più incisivo nella ricerca di una soluzione alla questione della Transnistria. In generale la risoluzione analizza in modo corretto i passi che la Repubblica di Moldova deve effettuare per avvicinarsi in maniera più risoluta e credibile a quelli che sono gli obiettivi che l’Unione Europea richiede ad ogni potenziale Stato membro.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Nel corso degli ultimi anni la Moldova ha portato avanti un impegno costante verso una sempre maggiore conformità agli standard europei di libertà, democrazia e buona governance, manifestando l’intenzione di continuare il suo percorso verso una possibile adesione all’Unione. Le elezioni che si terranno a breve nel paese rappresentano un buon banco di prova per testare il grado di consolidamento della sua cultura democratica e delle istituzioni. Nonostante gli elementi positivi fin qui esposti, vi sono ancora alcune questioni che necessitano sviluppi positivi, in particolar modo la questione della Transnistria che potrebbe provocare instabilità. L’Unione europea è chiamata a continuare a compiere tutti gli sforzi necessari affinché le riforme che la Moldova sta attuando mantengano la giusta rotta.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) Concordo pienamente con questo testo sulla Moldova, ma credo manchi di un'opinione chiara e definita in merito alla questione della Transnistria. La Moldova, infatti, non potrà diventare un membro a pieno titolo dell'Unione europea se non sarà in grado di risolvere in maniera pacifica il conflitto in questa regione: la divisione del paese in due parti è inaccettabile. Se il governo moldovo intende raggiungere l’integrazione con l’Unione, dovrà allora avviare un dialogo con il governo transnistriano, al fine di dimostrare alla comunità internazionale la propria legittimità sull’intero territorio della Moldova.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) La proposta di risoluzione sulle riforme e sui progressi nella Repubblica di Moldova contiene precisi riferimenti all’accordo di associazione, attualmente in fase di negoziazione tra l'Unione europea e la Moldova, che migliorerà notevolmente il quadro istituzionale congiunto dell'Unione e del paese, sviluppando una più stretta relazione in tutti gli ambiti, rafforzando l’associazione politica e l’integrazione economica e introducendo diritti e doveri reciproci. Insieme alle altre riforme menzionate nel testo, si pone particolare attenzione alla liberalizzazione dei visti, per la quale è necessario porre in essere un sistema nel più breve tempo possibile. Alla luce dei problemi che il paese sta ancora cercando di risolvere, è ragionevole pensare che si possa generare un movimento migratorio di massa verso l’Unione europea ed ho quindi espresso voto contrario a questa proposta di risoluzione.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) L’obiettivo di questa proposta di risoluzione è la liberalizzazione dei visti a favore della Repubblica di Moldova, la cui conseguenza per l’Unione sarebbe un aumento dell’immigrazione e dei crimini transfrontalieri. Tali semplificazioni lascerebbero la porta spalancata a forme di abuso e i visti per il soggiorno di breve durata sono troppo spesso seguiti da residenza permanente. Ho quindi espresso voto contrario a questo testo.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D), per iscritto. − (LT) La Moldova è uno di quei paesi vicini che sta raggiungendo il successo nel processo di avvicinamento all'Unione europea, attraverso la riforma delle aree della giustizia e dell'amministrazione pubblica e il rafforzamento della lotta contro la corruzione. La liberalizzazione del regime dei visti con l’Unione sta procedendo nella giusta direzione, anche se permangono ancora numerosi problemi irrisolti, tra cui la questione della Transnistria. Il paese ristagna nella crisi economica e i cittadini moldovi si augurano siano presto varate riforme specifiche per migliorare le loro condizioni di vita.

Ho votato a favore di questo testo perché invita la Commissione a proseguire nell’impegno per raggiungere una piena liberalizzazione dei visti con questo paese, al fine di incoraggiare i contatti interpersonali, e nel sostegno alla Moldova, aiutandola fondo nella sfida verso gli obiettivi dell’integrazione europea. Le elezioni politiche del 28 novembre rappresentano un importante banco di prova per il paese e un'opportunità per i suoi cittadini per dimostrare di condividere gli stessi valori con i cittadini europei. Mi appello alle forze politiche all’interno del paese, affinché garantiscano ordine politico e stabilità dopo le elezioni.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Con questa risoluzione, il Parlamento europeo accoglie favorevolmente i progressi compiuti nel corso dell’ultimo anno dalla Repubblica di Moldova e auspica che il processo elettorale possa ulteriormente consolidare le istituzioni democratiche e il rispetto per lo stato di diritto e dei diritti umani nel paese; si attende che le autorità della Moldova perseguano le necessarie riforme e onorino i loro impegni affinché il paese possa mantenere la rotta verso una progressiva integrazione europea; si compiace dell'avvio, il 12 gennaio 2010, dei negoziati sull'accordo di associazione tra l'Unione europea e la Repubblica di Moldova e rileva con soddisfazione gli ottimi risultati che la Commissione ottiene dalla Repubblica di Moldova nell'ambito di tale processo. Inoltre, questa Camera invita la Commissione a presentare una valutazione dell'accordo in vigore sulle agevolazioni in materia di visti, ad avanzare in direzione del rapido raggiungimento di un accordo su una tabella di marcia formale per la liberalizzazione dei visti e a offrire un supporto e un'assistenza mirati alle autorità moldove affinché riescano a rispettare i parametri di riferimento necessari ai fini della totale abolizione dei visti. Il Parlamento invita inoltre il Consiglio a chiedere alla Commissione di procedere alla rapida elaborazione di una tabella di marcia in vista della liberalizzazione dei visti, inaugurando così la fase pienamente operativa del dialogo in materia di visti sulla base dei progressi realizzati dalla Repubblica di Moldova a seguito dei colloqui esplorativi sui quattro “blocchi” del dialogo in materia di visti.

 
  
  

Relazione Meissner (A7-0266/2010)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla politica marittima integrata (PMI) – valutazione dei progressi realizzati e nuove sfide, perché ritengo che l’Unione abbia bisogno di misure concrete per mobilitare l'economia marittima, fornendo incentivi e promuovendo il potenziale economico di cluster marittimi, in particolare negli Stati membri e nelle regioni con una zona economica esclusiva di ampia estensione, come il Portogallo e le Azzorre. Ritengo sia possibile raggiungere una crescita intelligente, così come raccomandato dalla strategia Europa 2020, solo attraverso la mobilitazione intelligente delle differenti capacità proprie della diversità europea; il consolidamento della politica marittima integrata è quindi di fondamentale importanza per promuovere la crescita economica e creare nuovi posti di lavoro sostenibili nelle regioni marittime, per proteggere gli ecosistemi marini e incoraggiare lo scambio delle migliori prassi.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) È importante che l’Unione europea garantisca la protezione delle sue coste ed è necessario che la legislazione in vigore rafforzi la sicurezza in materia di prospezione ed estrazione del petrolio. L’Agenzia europea per la sicurezza marittima, con sede a Lisbona, fornisce sostegno e assistenza tecnica per lo sviluppo e l’attuazione della legislazione europea in materia di sicurezza e tutela marittima, nonché in materia di inquinamento causato dalle imbarcazioni. A giugno di quest’anno ho presentato per iscritto ai Commissari Oettinger, Kallas e Georgieva un suggerimento per estendere il mandato dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima per creare meccanismi di supervisione della sicurezza delle piattaforme petrolifere europee situate nel Mare del Nord, nel Mar Nero e nel Mediterraneo e per rendere l’Agenzia responsabile della prevenzione delle catastrofi ambientali correlate alla prospezione petrolifera. Questo suggerimento permette un'economia di scala in termini di risorse finanziare, umane e tecniche. Mi congratulo per la risposta dei Commissari, che hanno dimostrato di essere disponibili a rivedere il regolamento dell'EMSA, ampliandone i poteri di 'intervento in caso di incidenti di inquinamento marittimo. Invito nuovamente la Commissione europea ad ampliare le competenze dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima, in modo da garantire la protezione delle nostre coste.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) Attualmente un terzo dei cittadini europei vive sulle coste e la tendenza è in aumento; ritengo quindi che le sfide poste dal cambiamento climatico debbano rappresentare una delle principali aree di attenzione della politica marittima comunitaria. Inoltre, la prevenzione e la lotta contro le conseguenze dei disastri naturali devono essere accompagnate da una particolare attenzione alla protezione dei mari e delle zone adiacenti da ogni possibile incedente industriale, come nel recente caso della catastrofe petrolifera nel Golfo del Messico. Ritengo doveroso affrontare il potenziale della gestione del mare da un punto di vista economicamente sostenibile.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto. – (RO) Se si tiene conto delle sette regioni ultraperiferiche nell'Oceano Indiano e nell’Oceano Atlantico e i territori d'oltremare, l'Unione europea occupa la più estesa area marittima del mondo. Un ulteriore cardine dell'UE risiede nella consolidata tradizione marittima, per cui risulta necessaria la definizione di una strategia di “crescita blu" da attuare in stretta connessione con la strategia Europa 2020. Una strategia economica di tale portata può continuare a sviluppare il potenziale dei differenti settori marittimi e, in tale ambito, le autorità locali e regionali delle comunità delle aree costiere possono e devono svolgere un ruolo di importanza fondamentale.

Alla stregua delle altre politiche comunitarie, la politica marittima integrata può aiutare a raggiungere un obiettivo importante, ovvero instaurare un’Unione competitiva, sociale e duratura, con alti livelli occupazionali e in grado di rendere il settore di maggiore attrattiva per i giovani o per altre persone in cerca di occupazione. Al contempo, l'Europa è chiamata a delineare misure di intervento in caso di catastrofi, quali quella avvenuta nel Golfo del Messico, e a presentare una strategia d'azione europea coordinata in materia di prevenzione delle situazioni di emergenza e di lotta contro gli incidenti provocati dalle piattaforme estrattive, a livello globale, soprattutto nei casi di inquinamento transfrontaliero.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Mi sono espressa a favore della relazione sulla politica marittima integrata perché ritengo necessario promuovere maggiore coerenza tra i vari settori politici, permettendo così di sfruttare il potenziale dei mari e del settore marittimo in modo sostenibile ed efficiente, dal punto di vista ecologico ed economico.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. − (PT) L'Unione europea possiede 320 000 km di coste marine, un terzo dei nostri cittadini vive sulle coste e la tendenza è in aumento. Le attività economiche marittime e costiere producono il 40 per cento del PIL dell'Unione europea e, secondo tutte le previsioni, presentano ancora un notevole potenziale di sviluppo. Il 40 per cento degli scambi commerciali interni all'Europa e il 95 per cento delle esportazioni extraeuropee si realizzano via mare.

Il relatore ha racchiuso in una sola frase l’importanza dei mari per l’Europa che, in quanto portoghese, conosco molto bene. I portoghesi hanno da sempre rivolto lo sguardo al mare e ne hanno tratto prosperità e benessere e, essendo parte di questo popolo, ritengo sia fondamentale che l’Europa abbia una politica marittima che permetta di sfruttare l’intero potenziale che il mare possiede in quanto risorsa economica ed energetica, in quanto creatore di occupazione e ricchezza e in quanto elemento trainante per la competitività e l'innovazione.

Accolgo di buon grado il fatto che siano espressi timori in merito ai disastri ambientali nei mari; vorrei ricordare il caso della Prestige, avvenuto in prossimità delle coste settentrionali del Portogallo, e mi compiaccio che sia stata indicata la necessità di norme più incisive per evitare che questi incidenti accadano nei mari europei.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il mare offre importanti rotte commerciali, contribuisce a regolare il clima, rappresenta una fonte di alimenti, energia e risorse e, nel ventunesimo secolo, sta assumendo una nuova identità e una nuova importanza geostrategica e geopolitica senza pari nella storia dell’umanità. Oggi più che l’Europa ne è al centro e deve trarre il massimo vantaggio da tale centralità. Gli Stati membri come il Portogallo devono beneficiare del loro rapporto con il mare e dell’estensione della propria zona economica esclusiva che, nel caso portoghese, è una delle più ampie al mondo.

Circa il 40 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione europea e il 40 per cento della sua popolazione si concentrano nelle regioni costiere. Si stima che nel 2004 il volume d’affari derivante direttamente dal turismo marittimo si attestava a 72 miliardi di euro e che all'incirca il 90 per cento del commercio estero e il 40 per cento degli scambi interni dell’Europa passi proprio dai suoi porti.

Esprimo, quindi, il mio sostegno a favore di un'ambiziosa strategia di "crescita blu" e, a tal fine, la Commissione dovrebbe proporre, entro il 2012, una strategia globale ed intersettoriale per la crescita sostenibile nelle regioni costiere e marittime, sulla base di un’ampia analisi del potenziale e delle opzioni politiche e di una vasta consultazione dei soggetti interessati.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La relazione presenta la visione d’insieme di una politica marittima integrata correlata agli “obiettivi della politica estera comunitaria”. Siamo in disaccordo con questo approccio e con molte altre parti del testo, quali l’insistenza sull'istituzione di una guardia costiera europea, che rispecchiano una presa di posizione federalista che non rispetta la sovranità e i poteri degli Stati membri in merito alla gestione delle loro acque territoriali e delle zone economiche esclusive.

Ci opponiamo alla proposta di “introdurre strumenti economici fondati sul mercato", come i sistemi di scambio di quote di emissione, nel settore marittimo dato che questi hanno già dimostrato la propria inefficacia per il raggiungimento degli obiettivi ambientali che intendono perseguire, anche senza essere stati applicati nel settore marittimo.

Riconosciamo, tuttavia, gli aspetti positivi di questo testo: la proposta di trattare nelle sedi internazionali e nel quadro di accordi internazionali i “miglioramenti in materia di condizioni lavorative in mare, di sicurezza e di prestazioni ambientali delle imbarcazioni”; la proposta di integrare “la convenzione sul lavoro marittimo dell’OIL nel diritto dell’UE”; il riconoscimento del ruolo svolto dal trasporto marittimo in ambito commerciale e l’importanza conferita ai miglioramenti dei legami con le regioni ultraperiferiche.

La relazione, inoltre, propone di inserire le scienze legate al mare tra le aree tematiche prioritarie dell’ottavo programma quadro per la ricerca.

 
  
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  Estelle Grelier (S&D), per iscritto. (FR) In quanto deputato proveniente da una città portuale della Normandia e membro dell’Intergruppo “Mari e zone costiere”, ho seguito molto da vicino questa relazione sulla politica marittima integrata (PMI). In diverse occasioni ho avuto modo di sottolineare la necessità di garantire un'armoniosa coesistenza tra i differenti utilizzi del mare, uno che promuove le attività tradizionali (come la pesca, ad esempio, che ho chiesto fosse inserita simbolicamente in cima alla lista delle attività marittime contenuta in questo testo) e l’altro che facilita lo sviluppo di nuove attività. Ho pertanto posto l’accento sulla necessità di sostenere in particolare il settore delle energie rinnovabili, compresa l’energia eolica offshore, perché è in linea con gli obiettivi europei per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico e può, entro il 2020, portare alla creazione di 410 000 posti di lavoro in Europa, secondo quanto indicato da uno studio della Commissione. Infine, con il relatore, abbiamo modificato il testo allo scopo di informare la Commissione circa la necessità di finanziamento per la politica marittima integrata. I primi scambi all’interno della commissione sulle "sfide politiche e le risorse di bilancio dopo il 2013", di cui sono membro, hanno infatti sollevato dubbi in merito al finanziamento a lungo termine alla politica di coesione regionale, che include anche alcuni programmi correlati alla PMI.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto. (FR) La politica marittima integrata rappresenta una grande sfida per l’Unione europea e il suo completamento deve consentire il miglioramento delle attività economiche in mare e lungo le coste, una maggiore considerazione dell’occupazione, un'accresciuta protezione ambientale e lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione nel settore marittimo. Ho pertanto votato a favore di questo testo che rappresenta un importante progresso, in quanto pone l’accento su tutti questi elementi attraverso un approccio intersettoriale e non frammentato, come invece si è verificato in passato.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE), per iscritto(PL) La politica marittima integrata è di importanza cruciale per l’economia dell’Unione perché ne può accrescere la competitività in maniera significativa e, nel delineare un quadro a tal proposito, è necessario includere il rafforzamento dello sviluppo economico, l’aumento del livello di occupazione nonché la protezione dell’ambiente. Un altro elemento importante della strategia deve essere un approccio consolidato alla questione del rafforzamento del ruolo degli Stati europei nella ricerca in materia di economia marittima, dello sviluppo tecnologico, dell’ingegneria marittima e delle risorse marine.

Dobbiamo batterci per l’eliminazione di pericoli quali la pirateria, la pesca illegale e l’inquinamento e, pertanto, la politica marittima integrata dovrebbe non solo comprendere il consolidamento di diverse aree dell’attività marittima, dell'economia marittima strategica e dello sfruttamento massimo del potenziale marino, ma anche richiamare l'attenzione sul miglioramento delle condizioni lavorative in mare.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (S&D), per iscritto.(PL) Nel corso della legislatura precedente l'Unione europea ha promosso e adottato il pacchetto marittimo, che interessava tutte le aree di base dell’economia marittima. La commissione per i trasporti e il turismo rileva che circa il 90 per cento delle esportazioni e delle importazioni sono effettuate via mare. È importante che la politica marittima integrata riguardi i trasporti, l’amministrazione, la protezione dell’ambiente e la gestione delle risorse marine nonché il turismo marittimo: sono queste le motivazioni di importanza cruciale che giustificano il mio sostegno a questa relazione.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. − Con questa relazione, accogliamo con favore il pacchetto sulla Politica marittima integrata proposto nel 2009 dalla Commissione europea, perché riteniamo che essa rappresenti un'ambiziosa strategia intersettoriale per lo sviluppo economico, per un elevato livello di occupazione e per la tutela dell'ambiente delle regioni costiere e dei settori marini. Invitiamo, dunque, gli Stati membri ad estendere il mandato dell'EMSA per le ispezioni marittime e a regolamentare le attività di estrazione di petrolio offshore in Europa, in seguito alla recente catastrofe naturale registrata nei mari del Golfo del Messico. Condividiamo l'approccio coordinato e cooperativo con i paesi terzi in materia di sorveglianza marittima, allo scopo di creare un sistema comune volto alla condivisione delle informazioni ed all'integrazione dei diversi servizi di guardia costiera nazionali.

Il Parlamento europeo, inoltre, intende intensificare gli sforzi di ricerca e di sviluppo nell'utilizzo e nell'applicazione delle fonti energetiche rinnovabili; intende migliorare le condizioni di lavoro dei marittimi (programma Erasmus marittimo) e vuole garantire, infine, un collegamento tra le regioni periferiche marittime. Accogliamo, quindi, con favore la creazione dell'Atlante dei mari e del Forum marittimo e proponiamo la creazione di un Istituto di ricerca marina a livello europeo, rendendo operativa la rete di osservazione dei dati EMODNET.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La politica marittima integrata è essenziale per poter sfruttare al meglio l’immensa ricchezza che il mare ci offre e il potenziale economico che possiede. Non possiamo dimenticare che le nostre attività economiche correlate al mare e alle coste producono il 40 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione e, secondo numerosi studi, v'è ancora un enorme potenziale da sfruttare. Il 40 per cento degli scambi commerciali interni all'Europa e il 95 per cento delle esportazioni extraeuropee si realizza via mare. Nonostante queste cifre e l’enorme potenziale ancora inesplorato, non esiste una politica marittima integrata europea che ci permetta di smettere di trattare separatamente le nostre politiche in materia di trasporto marittimo, economia marittima, nuove tecnologie, regioni costiere, energia offshore, pesca, vigilanza e rispetto delle norme marittime, turismo, protezione dell’ambiente marino e ricerca marina. Questa proposta di risoluzione contribuirà a cambiare la situazione attuale.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (LV) La politica marittima deve comprendere non solo regolamenti obbligatori in materia di prospezione e trasporto del petrolio, ma deve anche offrire un duplice indennizzo per le perdite derivanti dagli incidenti. Dobbiamo definire ulteriori norme di sicurezza e di reazione efficienti, nonché misure di prevenzione delle catastrofi e, al fine di raggiungere questo obiettivo, è necessario istituire un fondo a cui dovrebbero contribuire tutti gli operatori attivi nell’ambiente marittimo. Prendendo in considerazione tutti gli aspetti, dovremmo essere in grado di vietare l’utilizzo di tecnologie pericolose per la prospezione e l’estrazione del petrolio, fornendo così un incentivo allo sviluppo di nuove tecnologie sicure ed efficienti.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L’eventuale introduzione di differenti valori limite delle emissioni per le acque comunitarie si contrapporrà alla politica marittima integrata che, come preannunciato, si pone l'obiettivo di prendere in considerazione tutti gli ambiti; a tal proposito, è doveroso ricordare anche gli esperimenti nucleari subacquei. Nelle regioni più sensibili dal punto di vista ambientale, oltre ai contingenti di cattura, alle zone con divieto di pesca e ai regolamenti per l’acquacoltura, sarà importante prendere in considerazione soluzioni per un turismo costiero sensibile, le esercitazioni militari, la navigazione marittima, l’estrazione di petrolio, gas, sabbia e ghiaia nonché misure di prevenzione delle catastrofi ambientali, come la recente catastrofe dei fanghi tossici. La possibilità che un’autorità europea per la sicurezza costiera acquisisca priorità rispetto alle autorità costiere e alle marine nazionali risulterebbe incompatibile con i diritti di sovranità e accrescerebbe la tendenza già esistenze verso la centralizzazione. Questa strategia, in linea generale, sembra non essere stata ben elaborata ed ho quindi espresso voto contrario.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questo testo perché ritengo che la politica marittima integrata sia necessaria per garantire un adeguato livello di protezione ambientale. Uno dei principi più importanti è il coordinamento delle varie politiche e la necessità di garantire l'applicazione dell'approccio ecosistemico, stabilito dalla direttiva quadro dell’Unione europea sulla strategia per l’ambiente marino. Concordo in particolar modo con gli strumenti indicati nel testo per quanto attiene alla vigilanza e al rispetto delle norme marittime, alla protezione dell'ambiente marino e alla ricerca scientifica. In quanto rappresentante della Lituania, un paese della regione del Mar Baltico, sono lieto che questo testo richiami l’attenzione sulla necessità di una ricerca più ampia volta a determinare e verificare le condizioni attuali dei mari. Il Mar Baltico è uno dei bacini più danneggiati dalle attività economiche e uno dei più inquinati al mondo e, come ha dimostrato la catastrofe della marea nera nel Golfo del Messico, gli ecosistemi marini sensibili possono essere danneggiati in un istante. Esprimo dunque il mio sostegno, in particolare, all’invito rivolto nel testo agli Stati membri affinché si impegnino a elaborare una strategia di ampio respiro per proteggere l'ambiente marino.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − La relazione Meissner é un testo equilibrato, che tiene conto di una serie di fattori e istanze importanti. La politica marittima é una delle voci più importanti tra le fonti di reddito comunitarie. Solo per dare alcune cifre: genera il 40% del Prodotto interno lordo e rappresenta allo stesso tempo il 40% degli scambi commerciali intracomunitari inoltre, il 95% delle esportazioni extra Unione europea é effettuato via mare. La relazione si concentra su alcuni punti chiave: costituzione di adeguate strutture di governance marittima a livello nazionale e regionale; pianificazione coordinata e transfrontaliera dello spazio marittimo; sorveglianza marittima a tutela degli Stati membri e dell'UE; salvaguardia dell'ambiente marino; elaborazione di una strategia per un turismo costiero e insulare sostenibile; promozione della cantieristica navale europea, già settore di punta, e del trasporto marittimo per raggiungere l'obiettivo ambizioso di una "navigazione verde". Sulla scorta di quanto detto sopra, non ho potuto che esprimere il mio voto favorevole. La comunicazione e l'integrazione dei vari settori che si racchiudono all'interno della politica marittima devono e vanno fatte "parlare" per tutta una serie di ragioni legate all'efficienza, alla competitività e anche al rispetto e alla salvaguardia dell'ambiente marino.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Il Parlamento europeo concorda con la Commissione che la nostra "forte tradizione marittima" è uno dei cardini dell'Europa e, pertanto, invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare ulteriormente le potenzialità offerte dai vari settori marittimi, definendo una strategia ambiziosa di crescita nel settore marittimo ("crescita blu"). Questa Camera, inoltre, ritiene che la PMI debba contribuire a instaurare un'Unione competitiva, sociale e durevole e che lo sviluppo di tale politica debba integrare in modo armonioso gli impegni volti a conseguire sviluppo economico, alti livelli occupazionali, in particolare rendendo il settore di maggiore attrattiva per i giovani, grazie ad azioni di formazione e al lancio del progetto "Erasmus marittimo", e la protezione dell'ambiente. Questa Assemblea afferma, pertanto, che la PMI dovrebbe essere interconnessa con gli obiettivi e le iniziative della strategia UE 2020 e chiede quindi alla Commissione di proporre, entro il 2013, una strategia globale ed intersettoriale per la crescita sostenibile nelle regioni costiere e marittime, sulla base di un'ampia analisi del potenziale e delle opzioni politiche e di una vasta consultazione dei soggetti interessati.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Se da una parte è indubbia la necessità di integrare la politica marittima nell'Unione europea – visto che le attività connesse producono il 40% del PIL dell'Unione europea – è anche corretto regolamentare tali attività tenendo conto dei competitor extra-comunitari. Troppo spesso, le norme riguardanti la pesca, il turismo, i trasporti e la protezione dell'ambiente nel settore si sono sviluppate separatamente e senza tener conto dei rischi legati alla concorrenza sleale dei paesi terzi. Ad esempio, estendere a tutte le zone costiere dell'Europa limiti di emissioni troppo severi può creare distorsioni della concorrenza.

Altri testi sugli argomenti affrontati sono stati discussi e approvati dal Parlamento e necessitano indubbiamente di un coordinamento integrato, come ad esempio la sorveglianza marittima indispensabile al controllo delle attività illecite che spesso avvengono presso le coste dell'Europa e che vanno dal traffico di merci contraffatte al contrabbando, al trasporto di sostanze vietate e alla pesca abusiva.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE), per iscritto.(PL) L’attività economica marittima e costiera dell’Unione attualmente genera il 40 per cento del PIL dell’UE e le previsioni indicano elevate possibilità di crescita futura. L'attività marittima rappresenta quindi indubbiamente un settore molto importante, nonché uno dei punti cardine dell’Europa e ritengo che un ulteriore sviluppo dell’economia marittima sia di fondamentale importanza.

La politica marittima comunitaria esistente è stata sviluppata separatamente per i settori concernenti il trasporto marittimo, l'economia marittima, le nuove tecnologie, le regioni costiere, l'energia marina, la pesca, la vigilanza e il rispetto delle norme marittime, il turismo, la protezione dell'ambiente marino e la ricerca marina. Spesso queste attività separate sono condotte in modo da entrare in conflitto, comportando così conseguenze negative sulla politica marittima in generale. Ovviamente una politica marittima integrata contribuirà ad accrescere lo sviluppo economico sostenibile dell’Unione permettendo, tra l’altro, di garantire maggiore coesione tra le differenti aree politiche, di creare una migliore regolamentazione e strumenti intersettoriali e di sfruttare il potenziale marittimo e del settore marino da un punto di vista economico ed ecologico.

Inoltre, ritengo sia essenziale rendere questo settore di maggiore attrattiva per i giovani grazie ad azioni di formazione e ad attività volte a incoraggiarli a lavorare in questo campo.

 
  
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  Salvatore Tatarella (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione sulla Politica Marittima integrata riguarda un settore importante dell'economia europea. Le attività marittime, infatti, rappresentano un'importante fonte di reddito dell’Unione, sia in termini di PIL, che in termini di scambi commerciali, interni e esterni. Ritengo opportuno porre l’attenzione su alcune tematiche. In primo luogo, la relazione stabilisce che le strategie future in questo settore siano centrate sulla specificità dei bacini marittimi, e credo sia molto importante tenere conto anche delle peculiarità regionali. La nuova politica marittima, inoltre, punta sullo sviluppo di navi sicure e offre grandi opportunità per il futuro dell’industria navale europea. I nostri mari devono continuare a essere un motore di crescita, e per questo motivo penso sia essenziale che lo sviluppo di una politica marittima integrata, assicuri maggiore coerenza tra le normative che regolano i diversi settori marittimi, e, allo stesso tempo, salvaguardi l'ambiente marino.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) Fino ad oggi le politiche nei settori concernenti il trasporto marittimo, l'economia marittima, le nuove tecnologie, le regioni costiere, l'energia offshore, la pesca, la vigilanza marittima, il turismo, la protezione dell'ambiente marino e la ricerca marina sono state sviluppate separatamente. Questa prospettiva individuale fa sì che vengano sistematicamente adottate misure contraddittorie, comportando conflitti e incongruenze ed e, pertanto, auspicabile applicare un approccio integrato che comprenda, in primo luogo, un quadro per la governance a tutti i livelli decisionali e, in secondo luogo, tutti i settori e gli strumenti intersettoriali.

Nell'ambito della pianificazione coordinata delle attività, sostengo l'invito rivolto alla Commissione ad elaborare strategie per i bacini marittimi che prendano in considerazione le peculiarità regionali sfruttandone i punti di forza.

Per le regioni ultraperiferiche come Madeira si tratterebbe di una buona proposta poiché permetterebbe di utilizzare le sue attività legate al mare e di stabilire una cooperazione con le attività delle altre regioni nel bacino marittimo di cui è parte. Le regioni ultraperiferiche, infatti, grazie alle loro acque territoriali assicurano che l'Unione europea disponga della più grande zona economica esclusiva del mondo, rendendo così le attività marittime e legate al mare molto importanti per queste regioni.

 
  
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  Artur Zasada (PPE), per iscritto(PL) Mi compiaccio del risultato della votazione odierna in quanto ritengo che l'impegno a favore di uno sfruttamento sostenibile e di un approccio integrato alla gestione degli oceani, dei mari e delle aree costiere debba rappresentare una priorità per l'Unione europea. Sono convinto che la politica marittima integrata comporterà vantaggi sia a breve che a lungo termine e che l'eliminazione delle barriere politiche e la creazione di sinergie tra le differenti attività con conseguenze dirette sullo spazio marittimo europeo siano obiettivi che non dobbiamo dimenticare.

Credo che il Parlamento europeo debba richiedere l’introduzione di una serie di misure settoriali, in particolar modo in merito alle dannose conseguenze sociali ed economiche che spesso colpiscono i pescatori in seguito ad azioni di recupero degli stock ittici o di protezione degli ecosistemi.

 
  
  

Relazione Scholz (A7-0277/2010)

 
  
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  Liam Aylward, Brian Crowley e Pat the Cope Gallagher (ALDE), per iscritto. (GA) Sostengo quanto contenuto in questo testo che invita la Commissione a sospendere i negoziati con il Mercosur fino a quando non si sia stabilito un nuovo mandato che tenga conto degli interessi di tutti gli Stati membri. Il settore agricolo rappresenta l'industria manifatturiera locale più ampia in Irlanda; ha un'importanza cruciale per la ripresa economica del paese e non deve essere messa a repentaglio. Il settore agricolo è fondamentale per l’economia comunitaria e per questo il Parlamento europeo deve essere pienamente coinvolto nelle negoziazioni pertinenti ad ogni fase del processo. Inoltre esprimo il mio sostegno a favore dell’emendamento alla relazione in merito all’applicazione di misure volte a garantire che tutti i prodotti agricoli importati nell’Unione europea rispettino gli stessi standard di produzione di quelli europei per quanto riguarda la tutela dei consumatori, il benessere degli animali, la protezione ambientale e gli standard sociali. Gli agricoltori irlandesi svolgono un lavoro eccellente nel garantire che i loro prodotti e processi produttivi siano della massima qualità; sono necessari standard equivalenti per assicurare la parità di condizioni, una concorrenza adeguata e la sostenibilità del settore agricolo comunitario.

 
  
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  George Becali (NI), per iscritto. (RO) Ho votato a favore della relazione in virtù del fatto che l’Unione europea ha rafforzato le sue relazioni economiche e commerciali con l’America latina, diventando il suo secondo partner commerciale e il principale partner commerciale per il Mercosur e il Cile. L’obiettivo di un'integrazione più profonda delle aree economiche europea e dell'America latina è di creare una situazione vantaggiosa per entrambe le parti. È necessaria una più stretta cooperazione tra l’UE e l’America latina affinché, in linea con gli impegni assunti nella Dichiarazione di Madrid, coordinino i loro sforzi in vista di una conclusione più rapida possibile in ambito OMC di un accordo di Doha ambizioso, equo ed esauriente.

 
  
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  Nikolaos Chountis (GUE/NGL), per iscritto. (EL) Ho espresso voto contrario alla relazione del mio onorevole collega, nonostante faccia parte del suo stesso gruppo e nonostante vi siano diversi punti positivi nel testo. Le forze della destra europea, purtroppo, attraverso gli emendamenti presentati, sono riuscite ad alterare il contenuto e i principi che il mio onorevole collega ha cercato di conferire alla sua relazione. Non ho potuto votare a favore di un testo che, tralasciando il resto, deplora le misure protezionistiche prese dall’Argentina per affrontare la crisi finanziaria e che, sulla scorta di ciò, chiede indirettamente alla Commissione di imporre sanzioni, sollecitandola ad “affrontare con i paesi latinoamericani la questione dell'accesso al mercato”. Non ho potuto ignorare la supremazia delle “regole del mercato” e dell’interventismo europeo nelle questioni interne di altri paesi, in particolar modo contro misure che sostengono la coesione e tutelano i cittadini di tali paesi. Gli scambi commerciali e le relazioni tra l’UE e i paesi dell’America latina devono basarsi sull’uguaglianza, la solidarietà, il rispetto dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente e non devono permettere che gli interessi degli Stati e delle società più forti prevalgano.

 
  
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  Lara Comi (PPE), per iscritto. − L'Unione Europea si basa su un sistema di valori rispetto ai quali i Paesi latino-americani hanno fatto progressi significativi negli ultimi anni. Tali passi avanti sono sicuramente meritevoli di ulteriori incentivi nell'ambito della Politica Commerciale dell'Unione europea. Se a questo si aggiungono i legami linguistici e culturali che la Storia ci ha lasciato, ne deriva l'opportunità di contribuire, per quanto possibile, allo sviluppo economico e sociale di questi Paesi, per quanto frastagliata la situazione sia. E' inoltre utile per entrambe le parti cogliere le principali determinanti dell'andamento politico di questi Paesi e inserirsi per evitare derive che danneggerebbero gli Stati e noi stessi. Non si può che guardare con favore ad un rafforzamento delle relazioni commerciali, purché vengano monitorate le politiche di sviluppo per continuare a costituire un incentivo al miglioramento.

 
  
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  Corina Creţu (S&D), per iscritto. (RO) Nonostante i significativi progressi economici e sociali compiuti negli ultimi anni, di cui il Brasile è l’esempio più lampante, un abitante su tre dell’America latina è povero e i bambini e gli adolescenti risultano essere i maggiormente colpiti da questo flagello, dato che oltre la metà di essi è privato di adeguate risorse materiali. Questa situazione molto probabilmente inciderà sul loro percorso formativo e professionale, con conseguenze a lungo termine sulle società in cui vivono. In un momento in cui le politiche commerciali comunitarie sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale a favore del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio, ritengo necessario concentrarsi sul sostegno ai paesi dell’America centrale e del Sud nella lotta alla povertà, nell'aumentare il potere di acquisto e nel perseguire uno sviluppo sostenibile.

 
  
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  Michel Dantin (PPE), per iscritto. (FR) L’emendamento che ho presentato insieme all’onorevole Dess e ad altri 77 eurodeputati richiede che i prodotti agricoli importati rispettino totalmente le norme comunitarie sanitarie, sociali e in materia di tutela del consumatore, dell’ambiente e degli animali. Infatti, è fuori dall’ordinario chiedere agli agricoltori europei di conformarsi ai più elevati standard del mondo e, al contempo, aumentare la quantità di prodotti agricoli che possono accedere al mercato europeo senza rispettarli.

I consumatori devono essere posti in condizione di beneficiare di un unico livello di protezione, a prescindere da cosa acquistano, e gli agricoltori devono essere ricompensati per il loro impegno, senza essere esposti ad una concorrenza sleale da parte di paesi terzi: è questa la mia idea di una politica agricola e alimentare bilanciata. Questa risoluzione invia un messaggio molto chiaro alla Commissione e ai paesi terzi ed esprimo quindi il mio sostegno.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto. (FR) Il testo sulle relazioni commerciali tra l'Unione europea e l'America latina adottato dal Parlamento potrebbe benissimo fare giurisprudenza. Gli accordi commerciali con l’America latina contengono una sezione estremamente sensibile in materia di agricoltura e, pertanto, il Parlamento europeo ha richiesto che "siano ammessi nel mercato comunitario solo quei prodotti agricoli importati che rispettano le norme europee in materia di tutela del consumatore, benessere degli animali, protezione dell'ambiente nonché i requisiti sociali minimi". D’ora in poi spetterà alla Commissione prendere in considerazione, in occasione di negoziati futuri, questi requisiti politici stabiliti dal Parlamento. Nell'ambito di queste negoziazioni, il Parlamento ha cercato di focalizzare l'attenzione sulle regioni ultraperiferiche, a causa della concorrenza proveniente dal continente latinoamericano per alcuni prodotti, in particolare le banane. Questa Camera ha pertanto richiesto che le filiere strategiche e tradizionali delle regioni ultraperiferiche (RUP) fossero preservate e ricevessero compensazioni adeguate, in linea con gli impegni assunti dall’Unione nel 2009 nei confronti di tali regioni.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Mi sono espressa a favore del testo sulle relazioni commerciali dell'Unione europea con l'America latina in quanto queste dovrebbero rappresentare una priorità per l'UE. L’Unione è attualmente il secondo partner commerciale dell’America latina e il principale partner commerciale del Mercosur e del Cile. La politica commerciale europea è chiamata a svolgere un ruolo importante per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio e degli impegni internazionali a favore dei diritti umani, della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Il trattato di Lisbona definisce la politica commerciale europea come parte integrante dell'azione esterna globale dell'Unione. Recentemente il commercio tra l’Unione europea e la regione America latina e Caraibi (ALC) è calato a causa della crescente partecipazione dei paesi asiatici nel commercio estero dell'ALC, benché l'UE rimanga il secondo partner commerciale dell'America latina. Nonostante gli accordi di associazione tra l'UE e il Messico e il Cile abbiano portato a un aumento sostanziale del volume degli scambi, il commercio del Messico con l'Europa risulta ancora marginale rispetto al suo volume di scambi con gli Stati Uniti. Desidero quindi sottolineare la necessità per entrambe le parti di sviluppare una più ampia gamma di attività economiche legate al commercio. Il cuore delle importazioni nell'ALC dall'UE è costituito da prodotti industriali (oltre l'85 per cento), mentre oltre il 40 per cento delle esportazioni della regione destinate all'UE è costituito da prodotti di base. Occorre mobilitare risorse e assistenza tecnica per identificare e finanziare programmi che forniscano alle comunità escluse e alle piccole e medie imprese opportunità di produzione locale e regionale e un accesso sostenibile ai mercati globali.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Non abbiamo votato a favore di questa relazione a causa delle sue contraddizioni. Infatti, nonostante contenga alcuni aspetti positivi in merito alle nuove realtà dell'America latina, molti paragrafi sono inaccettabili.

Tra gli aspetti positivi che vorremmo sottolineare, vi è il riconoscimento del diritto di tutti i paesi ad istituire i meccanismi necessari per difendere la loro sicurezza alimentare e per garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dei piccoli e medi produttori.

In altri punti si afferma però l’esatto contrario, come nel paragrafo in cui si legge che il Parlamento “deplora le misure protezionistiche che sono state prese durante la crisi finanziaria da alcuni paesi dell'America latina, in particolare dall'Argentina; sollecita la Commissione ad affrontare con i paesi latinoamericani la questione dell'accesso al mercato”; oppure nel punto in cui si afferma che il Parlamento “è profondamente preoccupato per le misure restrittive recentemente adottate dalle autorità argentine nei confronti dei prodotti alimentari importati da paesi terzi, compresa l'Unione europea”.

Anche il sostegno alla liberalizzazione del commercio internazionale che si evince da alcune proposte contenute nel testo è allo stesso modo inaccettabile, benché in altri punti successivi siano espresse posizioni differenti.

 
  
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  Elisabeth Köstinger (PPE), per iscritto. (DE) L’Unione europea intrattiene buone relazioni economiche con i paesi dell'America latina nell'ambito dell'OMC, ma anche a livello bilaterale e multilaterale, che devono continuare ad essere sviluppate alla luce dei settori economici comunitari sensibili. Ho quindi espressamente sostenuto l'emendamento presentato al paragrafo 30, che chiede “che le importazioni agricole nell'Unione europea possano essere autorizzate solo se rispettano le norme europee in materia di protezione dei consumatori, benessere degli animali e tutela dell'ambiente nonché requisiti sociali minimi" I cittadini europei devono rispettare elevati standard di produzione e non devono essere posti in una condizione di svantaggio risultante da una concorrenza sleale. Per assicurare la copertura dei costi, è necessario avere una sicurezza di pianificazione e di reddito che deve essere presa in considerazione nell’ambito degli accordi di libero scambio.

 
  
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  Mario Mauro (PPE), per iscritto. − Ad eccezione dell’emendamento 32 per cui il PPE ha chiesto un voto separato e per il quale votiamo no, la Relazione è nel complesso da approvare, perché fornisce un utile punto della situazione per quanto concerne i nostri rapporti con l’America Latina. Il Vertice Unione europea/America Latina dello scorso 18 maggio a Madrid ha dato un forte impulso allo sviluppo delle relazioni fra le due parti. Un rapporto che si consolida di anno in anno. Nessuna delle due parti può prescindere dalle relazioni commerciali con l’altro, anche se ovviamente queste devono portare a risultati concreti e ad un miglioramento delle condizioni di vita delle nostre popolazioni

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE), per iscritto. − (EN) Nonostante sia d’accordo con numerosi elementi di questa relazione, ho espresso voto contrario nel corso della votazione finale, visto che il testo sostiene esplicitamente la riapertura dei negoziati con i paesi del Mercosur. Benché sia a favore dell’invito a garantire che i prodotti importati da paesi terzi siano realizzati in conformità alle norme europee, ritengo che un accordo di associazione UE-Mercosur possa comportare conseguenze negative per il settore agricolo comunitario, in particolare per gli allevamenti. La Commissione non è stata in grado di realizzare una valutazione d’impatto di un accordo sull'agricoltura nell'Unione da quando ha riavviato i negoziati con il blocco commerciale all'inizio di quest'anno.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) L'Unione europea rappresenta per l’America latina il principale investitore e il secondo partner commerciale, nonché uno dei maggiori fornitori di aiuti allo sviluppo. Riteniamo che queste informazioni siano sufficienti a sviluppare una strategia chiara e ben definita in merito alle relazioni tra UE e America latina. Sosteniamo la definizione di orientamenti chiari sul modo migliore di collaborare al fine di promuovere stabilità politica, lottare contro i cambiamenti climatici, gestire i flussi migratori ed evitare che si verifichino catastrofi naturali. Un buon modo per fornire l’aiuto necessario all’America latina è il rafforzamento delle relazioni commerciali tra i due blocchi che, una volta completato, sarà uno dei più ampi al mondo. Non dobbiamo però dimenticare le regioni ultraperiferiche europee, che potrebbero essere colpite dall’importazione di determinati prodotti agricoli, in particolare la regione portoghese di Madeira per quanto riguarda le importazioni di banane. Sarà necessario raggiungere un accordo equilibrato che consenta ai paesi dell’America latina di svilupparsi senza danneggiare i vari settori economici di alcuni Stati membri, principalmente a quello agricolo.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Nel corso degli ultimi anni l’America latina è divenuta una regione economica emergente e gli accordi di scambio con i paesi dell’America meridionale rappresentano uno sviluppo molto positivo. L’Unione europea ha già svolto un lavoro molto significativo a favore dello sviluppo e per questo dovrebbe ora rafforzare la sua posizione in quanto secondo partner commerciale, come sta già facendo la Russia. L’Unione dovrebbe anche considerare attentamente con quali Stati intrattenere relazioni commerciali, poiché lo sfruttamento dei lavoratori è ancora la norma in molti paesi dell'America del Sud. Ho espresso voto contrario a questa relazione perché riserva poca attenzione alle condizioni di lavoro molto scarse in America latina e offre poche proposte per migliorarle.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Il relatore sostiene la piena apertura dei mercati commerciali tra l'UE e l’America latina e non affronta adeguatamente i problemi legati all’accordo di associazione UE-Mercosur. Sulla scorta di quanto fin qui esposto, ho espresso voto contrario a questa relazione.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. − Ho votato a favore di questa relazione, in quanto ritengo che sia importante fornire un segnale alla Commissione della volontà di questo Parlamento di stringere ancora di più i legami con l'America Latina. Il Sud America, per tutta una serie di ragioni storiche, sociali ed economiche, ha molte similitudini con l'Europa. Le relazioni commerciali sono sempre state ottime, ma vanno rafforzate e sostenute anche in virtù delle nuove esigenze di entrambi i continenti. Non bisogna, infatti, dimenticare l'importanza di alcuni Stati che se prima potevano essere considerati in via di sviluppo adesso sono delle vere e proprie potenze economiche mondiali. Sulla base di tutto ciò credo che l'Europa debba continuare a svolgere il suo ruolo di partner commerciale preferito per tutti i paesi dell'area, di guida e di referente privilegiato.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della relazione Scholz perché l’accresciuto sostegno alle relazioni commerciali tra l’Unione europea e i paesi latinoamericani è il risultato di importanti riforme democratiche attuate in questa regione e dei miglioramenti apportati nell’ambito della protezione dei diritti umani. Dobbiamo tuttavia garantire che le future relazioni commerciali tra le due regioni non intralcino questo progresso e che i prodotti importati nell’Unione europea siano conformi alle norme comunitarie in materia di qualità, sicurezza dei consumatori e tutela ambientale. Concordo, inoltre, sulla necessità che la Commissione mostri maggiore attenzione nell’attuare o estendere accordi commerciali con paesi che continuano a violare i diritti umani fondamentali.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulle relazioni commerciali dell’Unione europea con l’America latina perché ritengo che il libero mercato stimoli l’economia globale e rappresenti un importante fattore di sviluppo per i paesi latinoamericani. Credo, tuttavia, che il mandato affidato alla Commissione di condurre il processo negoziale debba essere riconsiderato, in quanto troppo datato e non più adatto alle circostanze attuali in cui avranno luogo i negoziati. Nel riesaminare il mandato, ci sarà sicuramente la possibilità di sottolineare la necessità di condurre studi preliminari in merito all’impatto degli accordi sul tessuto produttivo europeo e, nello specifico, sul settore agricolo. Inoltre, sarebbe doveroso assumere una posizione netta per porre fine alla pratica di utilizzare i prodotti agricoli come "valuta di transazione" per vantaggi commerciali ad altri livelli.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Abbiamo espresso voto contrario a questo testo perché le proposte specifiche volte a proteggere l’America latina dagli attacchi speculativi e dai fenomeni legati ai cambiamenti climatici, a scoraggiare un orientamento verso un'esportazione aggressiva, a evitare il dumping ambientale e a mettere al riparo dalla liberalizzazione dei servizi finanziari, sono state attenuate nel processo di raggiungimento di compromessi, nel tentativo di controbilanciare l'ancora più grottesca formulazione spagnola. L’invito a dimenticare la sfortunata agenda di Doha per lo sviluppo (DDA) in ambito OMC e a indirizzare il lavoro futuro verso regolamenti commerciali sulle nuove sfide è stato invertito e trasformato in una richiesta ripetuta infinite volte per la rapida conclusione di un accordo di Doha ambizioso, equo ed esauriente.

Anche il concetto di sovranità alimentare è andato perso e, invece di parlare a chiare lettere, il testo si limita a "sottolineare l'importanza di...", senza presentare alcuna cifra reale, parametri di riferimento e scadenze. La relazione, in questo modo, non apporta alcun valore aggiunto rispetto ai documenti già esistenti e, in alcuni casi specifici, risulta addirittura fare passi indietro rispetto ad essi.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. − Questa relazione ci vede favorevoli in quanto pone l'accento sul potenziamento dei legami tra l'UE e i paesi dell'America Latina e dei Caraibi. Compito deciso dell'Unione europea è quello di agire sulla scena internazionale come attore economico e commerciale, superando la concorrenza con gli Stati Uniti e la Cina, partner presenti nel mercato latinoamericano.

Pochi settori traggono beneficio da queste relazioni commerciali. L'85% delle importazioni nei paesi ALC è costituito da prodotti industriali contro un 40% di esportazioni verso l'UE che è rappresentato da prodotti di base. È opportuno, in una prospettiva di medio-lungo periodo, intensificare le relazioni commerciali nel rispetto di una regolamentazione chiara e trasparente.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto. (RO) L’Unione europea è, in primo luogo, alfiere del rispetto dei diritti umani e pertanto ritengo sia necessario insistere sul loro rispetto anche in Colombia prima di liberalizzare il commercio con questo paese. Per quanto riguarda le importazioni di prodotti alimentari dall’America latina, invece, dobbiamo assicurarci che questi paesi rispettino le stesse norme in materia di qualità e di protezione degli animali a cui si devono conformare i nostri produttori.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La politica commerciale comune dell'Unione europea è parte integrante e fondamentale dell'azione esterna globale dell'Unione e può svolgere un ruolo positivo nel creare ricchezza e nell’ambito delle relazioni economiche e politiche fra i popoli e i paesi europei e latinoamericani. Sono sicuro che un'integrazione più stretta delle aree economiche possa comportare una situazione vantaggiosa per entrambe le parti, in particolar modo per la creazione di posti di lavoro più numerosi e migliori. Sono comunque consapevole delle conseguenze per le economie delle regioni ultraperiferiche a cui potrebbe portare la firma di accordi bilaterali di scambio tra l’Unione e i paesi dell’America latina.

Nella regione da cui provengo, Madeira, questi effetti sono particolarmente visibili per quanto riguarda la produzione di banane e credo sia necessario tutelare questo settore produttivo, insieme ad altri settori strategici e tradizionali delle regioni ultraperiferiche.

A tal riguardo le regioni ultraperiferiche, conformemente agli impegni presi dall’Unione nei loro confronti, devono ricevere adeguati indennizzi e devono essere oggetto di particolare attenzione per le loro economie vulnerabili. La relazione contiene disposizioni per la salvaguardia di queste regioni e mi sono quindi espresso a favore.

 
  
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  Presidente. − Dio benedica i vostri bambini e, con questa benedizione, sospendo la seduta.

 
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