Presidente. – L'ordine del giorno reca gli interventi su questioni di rilevanza politica (articolo 150 del regolamento).
Nuno Teixeira (PPE). – (PT) La commissione per gli scambi internazionali attualmente sta vagliando l'accordo globale sulle banane che è stato raggiunto con l'Organizzazione mondiale del commercio. Presto la Plenaria sarà chiamata a decidere in merito alla riduzione delle tariffe doganali sulle importazioni di banane dai paesi latinoamericani.
Va precisato che nessuna delle regioni ultraperiferiche – Madeira, da dove provengo, o le altre otto regioni ultraperiferiche, in particolare le Canarie, che sono di gran lunga la zona maggiormente interessata – è contraria a questo genere di accordi. Queste regioni, però, vogliono semplicemente che gli altri paesi siano tenuti ad ottemperare le stesse norme in materia di igiene e di salute delle piante e i diritti dei lavoratori cui esse stesse devono conformarsi per poter accedere al mercato. Si tratta di giustizia elementare. D'altro canto, questi paesi chiedono un risarcimento pieno per i danni che gli sono stati inferti. In alternativa, vogliono che i responsabili dicano loro apertamente che devono cambiare il loro stile di vita e cercarsi altre fonti di lavoro, poiché non potranno certamente sopravvivere nelle condizioni che gli vengono prospettate, in quanto saranno costretti abbandonare le loro tradizionali fonti di sostentamento. Chiaramente in questi accordi vi sono vincitori e vinti. Dobbiamo pensare ai vinti, poiché i vincitori non hanno bisogno del nostro aiuto.
Vilija Blinkevičiūtė (S&D). – (LT) In Europa si è assistito ad un rapido aumento nel numero degli anziani la cui unica fonte di sostentamento è la pensione. Le persone che hanno lavorato sodo ed onestamente per tutta la vita, che hanno cresciuto i figli e che hanno pagato le tasse si aspettano una vecchiaia serena e dignitosa. Purtroppo non tutte queste aspettative legittime sono destinate a diventare realtà. Gli europei se ne sono accorti, in particolare, nel corso della crisi economica. Mentre i prezzi sono aumentati, le pensioni sono rimaste invariate ed è invece aumentata la preoccupazione in merito alla sicurezza dei risparmi messi da parte per la vecchia. È aumentato anche il numero degli anziani che si sono trovati costretti a sostenere i figli rimasti disoccupati. In alcuni paesi, come il mio, la Lituania, ad esempio, il governo ha infierito sui pensionati, poiché le pensioni e le prestazioni sociali hanno subito dei tagli. Attualmente si parla molto della nuova proposta della Commissione in merito all'eventualità di innalzare l'età pensionabile. Mi preoccupa, però, il fatto che non si prospetti alcuna soluzione al fine di garantire l'occupazione per gli anziani. Con la possibilità di rinviare la pensione, milioni di disoccupati al di sotto dell'età pensionabile potrebbero cadere nella trappola della povertà. Non è stato debitamente tenuto in conto il fatto che le condizioni di salute potrebbero non consentire alla gente di lavorare più a lungo. Inoltre dobbiamo pensare che le donne hanno una retribuzione inferiore rispetto agli uomini e che, in ragione della nascita dei figli, della maternità e della necessità di accudire i bambini e i familiari non autosufficienti, esse perdono le garanzie previdenziali e quindi ricevono pensioni inferiori. Pertanto, una volta analizzato il rapido invecchiamento della popolazione europea, esorto la Commissione ed il Consiglio a trovare altri mezzi atti a garantire condizioni di vita normali per i pensionati di adesso e di quelli futuri.
Filiz Hakaeva Hyusmenova (ALDE). – (BG) Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, 10 novembre, in Bulgaria si commemorano due eventi. Ventuno anni fa, il giorno dopo la caduta del muro di Berlino, cadeva il regime comunista, mentre inneggiavano gli slogan: "Glasnost, libertà, democrazia". Non è un caso che nella stessa data oggi si festeggi la giornata per la libertà di parola in Bulgaria. Le cose si sono evolute e vi sono altre tematiche cui pensare sia in relazione ai regimi totalitari, che spero rappresentino un capitolo chiuso per sempre nel mio paese, che rispetto ad un'altra piaga moderna: il terrorismo, che si manifesta ormai sempre più frequentemente.
La democrazia dispone di meccanismi atti a contrastare siffatti attentati? È possibile contrastare il terrorismo senza tradire i principi democratici o limitare i diritti umani e la libertà dei media?
La risposta liberale è "sì", ma solo se le reti regionali e nazionali confluiscono in un sistema europeo che sostenga misure di prevenzione, di allerta precoce e di intervento rapido.
Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE). – (ES) Signor Presidente, nel corso dell'ultima Plenaria avevo lanciato un monito e, in effetti, è accaduto quanto avevo previsto: è stato smantellato mediante l'uso della forza il campo di Saharan ad El Aaiun, operazione in cui in cui sono morte 19 persone, 700 sono state ferite e 150 sono disperse.
Come si sono pronunciati la Commissione europea e i governi europei sotto la guida della Spagna? Essi hanno richiamato alla calma entrambe le parti. Hanno affermato che la questione è complessa, aggiungendo che, senza ingerire, dobbiamo proteggere gli interessi europei in Marocco.
La mia risposta è "no", Baronessa Ashton, "no" Presidente Jiménez, "no", Presidente Kouchner: la repressione e l'omicidio non sono questioni complesse. Sono temi molto chiari. In risposta dobbiamo respingere azioni di questo genere, esprimere una condanna e chiedere al governo marocchino di assumersene la responsabilità.
Finché le nostre richieste rimarranno inascoltate, dobbiamo sospendere gli scambi bilaterali con il Marocco e sospenderne i privilegi concessi dall'Unione europea. I diritti umani non devono più essere merce di scambio.
Marek Henryk Migalski (ECR). – (PL) Signor Presidente, sono lieto che la signora Commissario Malmström sia ancora in Aula, e colgo l'occasione, poiché la materia tocca anche la sua sfera di competenza. So che se ne parla per la terza volta, ma la questione è grave. Nella notte tra il 5 e il 6 un giornalista del quotidiano russo Kommersant, Oleg Kashin, è stato brutalmente picchiato fuori da casa sua a Mosca; sono certo che ne è al corrente, signora Commissario. Il giornalista è stato ricoverato in ospedale, aveva le gambe rotte, la mascella fratturata, aveva perso delle dita e aveva lesioni al cranio.
Non è il primo episodio di questo genere che si verifica nei paesi del fronte orientale. Oggi ho letto un'intervista ad uno dei massimi analisti polacchi di affari russi, ed egli indicava che sono stati uccisi 300 giornalisti negli ultimi dieci anni nella Federazione russa. È un fenomeno terrificante, poiché il tema della libertà di parola e delle libertà civili è uno degli elementi costitutivi principali dell'Unione europea. Pertanto sollecito ad enfatizzare, sempre e ovunque, nei colloqui con i russi, che incidenti di questo genere non devono accadere, in quanto rendono il dialogo difficile se non impossibile.
João Ferreira (GUE/NGL). – (PT) Desidero attirare l'attenzione sulla situazione disperata del Sahara occidentale. Migliaia di saharawi hanno allestito dei campi nelle periferie delle principali città del territorio come forma di protesta contro le condizioni in cui sono costretti a vivere e contro le varie forme di repressione cui sono soggetti. Essi inoltre chiedono che sia indetto un referendum sull'autodeterminazione.
A seguito dell'azione violenta inscenata dalla polizia e dall'esercito marocchino questa settimana, volta a smantellare i campi, sono state arrestate numerose persone, non si sa quante, vi sono stati centinaia feriti e di dispersi e purtroppo anche dei morti. Al di là di questo intervento, è stato meschinamente impedito ai cittadini di Stati membri dell'UE di recarsi nel Sahara occidentale per esprimere solidarietà. Le autorità marocchine hanno espulso anche un deputato di questo Parlamento, il Presidente della Federazione mondiale della gioventù democratica insieme a diversi giornalisti e membri di organizzazioni non governative.
Il silenzio e le dichiarazioni equivoche dell'UE e di alcuni dei suoi leader in relazione a questa vicenda sono vergognose e deprecabili. Il silenzio è altresì segno di connivenza con un paese cui è stato concesso lo status avanzato dall'UE. Questo silenzio e questa connivenza sono inaccettabili e li denunciamo con forza in questa sede.
Mario Borghezio (EFD). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo semplicemente richiamare l'attenzione del Presidente del Parlamento europeo su una sentenza di qualche giorno fa. Si tratta di una questione che riguarda sicuramente le competenze del Commissario, al quale rivolgo il mio saluto.
È una sentenza a mio avviso molto grave, perché relativizza il portato di una direttiva dell'Unione europea molto importante in tema di terrorismo. Ritengo infatti che non sia condivisibile un orientamento estensivo delle tutele dei cittadini che chiedono di poter usufruire del diritto di asilo e del diritto di riconoscimento della qualifica di rifugiato agli appartenenti a organizzazioni terroristiche.
Se passasse questo principio, che è passato in questa gravissima decisione della Corte europea, noi daremmo a molti terroristi la possibilità di usufruire di tutele che non meritano. Sono troppi i morti in Europa per azioni di terrorismo per consentire una situazione di questo genere. Invito pertanto la Commissione a una modifica della direttiva, in modo da evitare delle interpretazioni estensive e indecenti dell'indicazione che l'Unione europea ha dato giustamente nella lotta al terrorismo.
Nicole Sinclaire (NI). – (EN) Signor Presidente, il mese scorso a Strasburgo il Parlamento ha votato un aumento del 5,9 per cento del bilancio comunitario. Questo incremento comprendeva 2 milioni di euro in più per l'intrattenimento a sostegno della vita a cinque stelle che si conduce in questa sede. Nel contesto della crisi economica ho trovato offensivo l'autocompiacimento che è stato espresso dai colleghi.
Oggi le vittime della crisi nel mio collegio elettorale nel West Midland, nel Regno Unito, stanno prendendo posizione. Gli studenti e i professori universitari manifestano nelle piazze a Londra. Pur deplorando gli atti esecrabili di pochi, plaudo all'azione che molti hanno inscenato. Gli studenti saranno colpiti duramente dal pacchetto di austerità: le tasse universitarie triplicheranno, diversi corsi saranno aboliti, i posti saranno ridotti e aumenteranno le difficoltà nell'ambito delle infrastrutture. I talenti di domani, da cui dipende il futuro, vengono soffocati e sarà proprio la generazione più giovane a pagare il prezzo più alto. Signor Presidente, desidero lanciare un monito: dinanzi alla vostra arroganza tante più persone scenderanno in piazza per protestare contro questo progetto sociale fallimentare. Godetevi la vostra vita a cinque stelle fin che potete, onorevoli colleghi.
Elena Băsescu (PPE). – (RO) Al vertice del Danubio, che si è svolto l'8 novembre a Bucarest, hanno partecipato 14 delegazioni dei paesi che prendono parte alla strategia sul Danubio, compresa la Repubblica moldava, che vi ha intravisto la possibilità di avvicinarsi ulteriormente all'Unione europea. L'incontro si è svolto al momento giusto, poiché entro fine anno saranno approvati gli strumenti per l'attuazione, mentre la strategia sarà messa in atto nel 2011. Il successo principale è stato l'impegno che si è assunta la Commissione europea, rappresentata dal Presidente Barroso, a sostegno di un piano specifico, stanziando una dotazione di 95 miliardi di euro. Inoltre sarà possibile far confluire altre risorse mediante la BEI e la BERS.
Essendo stata tra i promotori dell'idea di una strategia europea per la regione del Danubio nel 2008, vi ricordo che la Romania ha costantemente sostenuto l'attuazione di questa iniziativa. Se sarà messa in atto quanto prima possibile, si contribuirà a rivitalizzare la situazione economica e sociale delle contee della Romania meridionale che costeggiano il Danubio.
María Muñiz De Urquiza (S&D). – (ES) Signor Presidente, a nome della delegazione spagnola del gruppo S&D al Parlamento europeo, esprimo profonda preoccupazione per l'ondata di violenza che si è abbattuta sul Marocco e sul Sahara.
Invochiamo fermamente il rispetto dei diritti umani ed esprimiamo una condanna, in quanto ci sono state delle vittime sia da parte marocchina che da parte saharawi. Le informazioni sulla situazione attuale sono confuse. Pertanto siamo lieti che il Marocco abbia deciso di aprire un'inchiesta. Ovviamente chiediamo sia messa in atto una politica di trasparenza nelle informazioni.
Vista l'importanza strategica che il Marocco riveste per l'Europa, l'Unione europea deve unirsi agli sforzi profusi sul piano internazionale per favorire il dialogo in cui sono impegnati diversi Stati membri, tra cui la Spagna. Esprimiamo apprezzamento per il fatto che, nonostante la gravità di quanto è accaduto, il dialogo tra le parti finora continui e che siano stati previste nuove tornate negoziali.
Onorevoli colleghi, questo conflitto perdura da oltre trent'anni e deve finire quanto prima possibile con una soluzione che sia accettabile per entrambe le parti nel contesto delle Nazioni Unite, che insieme al governo marocchino, al popolo saharawi e ai suoi rappresentanti, è l'unico organismo legittimato ad avanzare una soluzione.
Zbigniew Ziobro (ECR). – (PL) Signor Presidente, in molte occasioni il Parlamento europeo ha preso posizione a difesa dei diritti umani fondamentali, delle libertà civili e delle libertà politiche. Pertanto ho notato con grande sorpresa che, nella precedente tornata di Strasburgo, il Parlamento europeo purtroppo non ha adottato alcuna posizione in merito alle elezioni locali in Ucraina, che si sarebbero tenute di lì a poco, seppur in presenza di gravi indicazioni e di informazioni verosimili provenienti da fonti affidabili che segnalavano le irregolarità, le intimidazioni ai danni dell'opposizione e le restrizioni ai diritti dei giornalisti di comunicare liberamente con la società in Ucraina, che è governata dal partito delle regioni.
Per me è stata una sorpresa ancora maggiore scoprire che la decisione era stata nuovamente rinviata e che non sarà votata domani. Questa situazione è molto disturbante e richiede una spiegazione. Alcuni rappresentanti del Parlamento europeo parlano delle elezioni, che si sono già svolte, dando segni di approvazione, mentre sia il Dipartimento di Stato americano che l'Alto rappresentante Ashton denunciano numerose irregolarità nel corso di queste elezioni e violazioni alla legge elettorale. La questione va chiarita.
Eduard Kukan (PPE). – (SK) Sono lieto che la Commissione europea nella sua strategia per gli esercizi 2010 e 2011 ieri abbia confermato che la politica di espansione è la migliore strategia per la regione dei Balcani occidentali. L'esecutivo ha inoltre confermato che continuerà ad onorare i propri impegni nella regione, sempre che i paesi interessati intensifichino i propri sforzi nell'ambito del processo d'integrazione.
Plaudo ad alcuni passi positivi intrapresi nel corso dell'anno, ad esempio l'abolizione dell'obbligo del visto per la maggior parte dei paesi della regione, i progressi del Montenegro, che ha ottenuto lo status di paese candidato ed il progresso registrato nei colloqui con l'Unione europea e con la Serbia, per cui è stato raccomandato un parere.
Ad ogni modo le sfide permangono e dovranno essere affrontate. Tra di esse figura l'avvio del dialogo tra Serbia e Kosovo – che dovrebbe apportare una maggiore stabilità alla regione e una soluzione, quanto prima possibile alla questione riguardante il nome della Macedonia – un processo che è già in atto da lungo tempo, la definizione di una visione comune o di un nuovo approccio in relazione alla Bosnia-Erzegovina, e l'avvio della liberalizzazione dei visti per il Kosovo.
In tutte queste questioni è necessario avere una strategia e una visione chiare affinché la regione si possa avvicinare all'Unione europea. Non è solo nell'interesse di questi paesi, ma è anche nostro interesse.
Guido Milana (S&D). – (IT) Signor Presidente, onorevoli colleghi, trent'anni fa il Marocco ha negato per molti anni che vi era una guerra con il popolo Sahraui e oggi sta negando che vi è una repressione sproporzionata nei confronti dello stesso popolo. Eppure, nel Sahara occidentale ci sono morti e feriti di una popolazione che rivendica solo il diritto di vivere in libertà nella propria terra.
Il Marocco ha sostanzialmente chiuso le frontiere a chiunque possa essere testimone di questi fatti. Niente informazione e niente deputati. A un deputato francese e al nostro collega Meyer è stato vietato l'accesso. L'Europa assiste passivamente. Non c'è un segno della Commissione che ci rende subalterni alla mediazione dell'ONU e che continua a fallire come negli ultimi trent'anni. Non vi è una presa di posizione della signora Ashton, che ha la responsabilità della politica estera. Occorre reagire con una presa di posizione del Parlamento. Occorre reagire nei confronti del Marocco, interrompendo ogni iniziativa sugli accordi commerciali a cominciare dal rinnovo degli accordi di pesca.
Petru Constantin Luhan (PPE). – (RO) Ultimamente si sono accesi i riflettori su alcuni elementi assolutamente fondamentali nell'ambito dell'Unione europea dell'innovazione. È infatti arrivato il momento di varare misure tese a realizzare, a livello europeo, le azioni indicate nell'iniziativa della Commissione.
Lo sviluppo di partenariati è vitale. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che, nel corso del prossimo periodo di programmazione, sarà opportuno avviare il dibattito a livello regionale in modo da poter istituire i partenariati, non solo a livello locale e regionale, ma anche a livello nazionale e transnazionale. Analogamente possiamo affermare che l'ampio dibattito sulla realizzazione dello sviluppo nel prossimo futuro deve figurare all'ordine del giorno di tutte le regioni. Il dialogo tra tutti gli attori coinvolti è essenziale per identificare il valore aggiunto in ogni regione e i tipi di azioni innovative al fine di metterle a frutto. Chiedo alle autorità locali e regionali di impegnarsi e di creare dei partenariati in modo da rendere la pianificazione realistica e quanto più vicina possibile alle esigenze e alle aspirazioni delle regioni.
Elisabeth Köstinger (PPE). – (DE) Signor Presidente, domani a Seul comincerà il vertice del G20. Tra gli argomenti che saranno discussi nel corso dell'incontro ce n'è uno che riveste un'importanza particolare: la limitazione delle esportazioni di elementi rari da parte della Repubblica popolare cinese. La Cina controlla il 95 per cento dell'estrazione di elementi rari, di cui l'industria europea ha un disperato bisogno. I settori maggiormente interessati sono quelli ad alta densità di conoscenza che attengono allo sviluppo di nuove tecnologie. Le piccole e medie imprese europee potrebbero trovarsi gravemente a rischio a causa di strozzature artificiali nell'approvvigionamento, e il problema è serio. Lo spazio economico europeo è noto in tutto il mondo per le sue conoscenze tecniche. Non è possibile accettare interruzioni di questo genere.
Chiedo pertanto ai rappresentanti dell'Unione europea, insieme agli altri paesi interessati, come gli Stati Uniti e il Giappone, di intervenire contro il dispotismo commerciale della Cina nel corso del vertice del G20. Deve essere identificata una soluzione quanto prima possibile.
Silvia-Adriana Ţicău (S&D). – (RO) La popolazione dell'Unione europea sta invecchiando e parallelamente si riduce la percentuale della popolazione attiva sul totale degli abitanti. La crisi economica ha contribuito ad accrescere ulteriormente il tasso di disoccupazione che ha ormai toccato il 10 per cento. In questa situazione l'Unione europea e gli Stati membri devono adottare dei provvedimenti in modo da garantire la sostenibilità dei propri sistemi pensionistici. La riforma di siffatti sistemi deve prevedere soluzioni affinché i pensionati con redditi minimi possano avere una vita decorosa.
Nonostante l'incremento dell'aspettativa di vita, la soluzione non è da ricercare nell'innalzamento dell'età pensionabile. Gli anziani che possono e che desiderano rimanere attivi nel mondo del lavoro hanno comunque la possibilità di rendere un contributo per lo sviluppo della società senza, però, sentirsi costretti a farlo. Al contempo, a causa della crisi economica e alla delocalizzazione dell'industria europea in paesi terzi, si è avuta una contrazione nel numero dei posti di lavoro e coloro che possono lavorare, ma non riescono a trovare un lavoro fisso, hanno difficoltà a raggiungere il periodo minimo di contributi previsto dal sistema pensionistico pubblico. Mi preme inoltre evidenziare che l'innalzamento dell'età pensionabile comporterà un aumento della disoccupazione giovanile.
Miroslav Mikolášik (PPE). – (SK) Il tema dell'etichettatura dei prodotti alimentari dimostra che i cittadini seguono l'attività dell'Europa e i suoi dibattiti e sono attenti alle conseguenze che ricadono su di loro. Posso dire che in Slovacchia la relazione dell'onorevole Sommer, che è stata approvata in prima lettura, oltre ad aver suscitato un interesse notevole, ha innescato un potente effetto sinergico. Gli studenti dell'università di Nitra, l'industria agro-alimentare, i media e l'opinione pubblica in genere si sono infatti impegnati nel dibattito, organizzando seminari e valutazioni, mentre i giovani hanno avviato una discussione che, devo dire, ha ricevuto un ulteriore stimolo grazie alla partecipazione della stessa onorevole Sommer. Anche tre deputati europei slovacchi hanno preso parte attiva nel processo.
Volevo solamente dimostrare, raccontando questo episodio, che il Parlamento europeo e i suoi deputati possono impegnarsi in tematiche interessanti che riguardano direttamente la democrazia e che non possiamo sempre criticare quanto si discute in questa sede. I problemi che risolviamo non sono scollati dalla realtà. In questo contesto plaudo altresì alle attività dell'ufficio del Parlamento europeo in Slovacchia, che ha compiuto un lavoro grandioso, organizzando l'evento.
Seán Kelly (PPE). – Signor Presidente, desidero attirare nuovamente l'attenzione sul caso di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. Come forse saprete, questa donna doveva essere giustiziata per lapidazione dalle autorità iraniane in luglio con l'accusa di adulterio, ma a seguito di una risoluzione del Parlamento, in occasione della quale molti hanno indossato magliette con la scritta: "Liberate Sakineh", e per il clamore suscitato a livello internazionale, la sentenza è stata commutata.
È stata commutata, ma non cancellata. È stata, invece, cambiata con l'esecuzione per impiccagione con l'accusa di omicidio. La sentenza doveva essere eseguita il 3 novembre, ma è stata rinviata nuovamente a seguito delle petizioni internazionali, in cui sono state raccolte 270 000 firme online, e grazie agli interventi di varie autorità in tutto in mondo, soprattutto da parte del Presidente francese Sarkozy, che si è esposto in prima persona. Tuttavia, le autorità iraniane intendono procedere e quindi giustiziare Sakineh.
Chiedo nuovamente alle autorità europee di raddoppiare i propri sforzi in modo che questa donna sia rilasciata e che possa trovare asilo o la libertà nel suo paese, garantendo che in Iran sia posto fine all'uccisione delle donne per mano dello Stato e alle altre violazioni dei diritti umani.