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Discussioni
Giovedì 16 dicembre 2010 - StrasburgoEdizione GU
 ALLEGATO (Risposte scritte)
INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è l’unica responsabile di queste risposte)
INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE

INTERROGAZIONI AL CONSIGLIO (La Presidenza in carica del Consiglio dell’Unione europea è l’unica responsabile di queste risposte)
Interrogazione n. 1 dell’onorevole Posselt (H-0568/10)
 Oggetto: Multilinguismo nelle regioni di confine
 

Come valuta il Consiglio i risultati del programma dell’Unione europea per la promozione della cultura nelle regioni di confine, in particolare per quanto concerne il sostegno al multilinguismo e la promozione delle lingue dei paesi confinanti negli asili e nelle scuole?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Se la responsabilità prima del contenuto dell’insegnamento – e quindi della scelta delle lingue e del livello cui le stesse vengono insegnate – spetta esclusivamente agli Stati membri, è bene ricordare che il Consiglio ha sempre sostenuto iniziative e misure volte a promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica. Tra tali iniziative e misure figurano il sottoprogramma trasversale del programma di istruzione e formazione durante l’intero arco della vita stabilito con la decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(1), la raccomandazione del 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente(2) – di cui sottolineiamo in particolar modo la comunicazione nelle lingue straniere –, le conclusioni sul multilinguismo che il Consiglio ha adottato a maggio 2008(3) e la risoluzione del Consiglio del 21 novembre 2008 relativa a una strategia europea per il multilinguismo(4).

Voglia inoltre notare l’onorevole Parlamentare che, ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 5, del succitato programma di istruzione e formazione durante l’intero arco della vita, la Commissione deve presentare al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, entro il 31 marzo 2011, una relazione di valutazione intermedia sugli aspetti qualitativi e quantitativi della realizzazione del programma, inclusa un’analisi dei risultati.

 
 

(1) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 45.
(2) GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
(3) GU C 140 del 6.6.2008, pag. 14.
(4) GU C 320 del 16.12.2008, pag. 1.

 

Interrogazione n. 2 dell’onorevole Papanikolaou (H-0571/10)
 Oggetto: Contributo della cultura al prodotto interno lordo
 

Il programma della Presidenza belga fa esplicitamente riferimento all’importanza che questa attribuisce alla potenziale valorizzazione dell’industria culturale e al suo contributo al prodotto interno lordo degli Stati membri. In particolare, riferisce che, durante il semestre di presidenza, il Consiglio riserverà un’attenzione speciale alle politiche che svilupperanno e sosterranno iniziative dell’industria culturale, soprattutto a quelle provenienti da piccole e medie imprese.

Considerando che la crisi economica esige la valorizzazione di settori di sviluppo innovativi e relativamente poco sfruttati, può il Consiglio rispondere ai seguenti quesiti:

Ritiene soddisfacenti i progressi compiuti durante la Presidenza belga in materia di sostegno e incoraggiamento dell’industria culturale e delle piccole e medie imprese che operano in questo settore?

Dispone di dati precisi sulla percentuale di partecipazione del settore in questione al PIL degli Stati membri? In quali Stati membri si registra un contributo significativo al PIL da parte dell’industria culturale?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) La presidenza belga ha fatto esplicitamente riferimento, in seno al proprio programma semestrale, alla propria intenzione di evidenziare, nel quadro della strategia Europa 2020, il potenziale delle industrie culturali e creative e il loro contributo al prodotto interno lordo (PIL), all’occupazione e alla crescita in Europa. Il 18 novembre, il Consiglio ha adottato il proprio piano di lavoro per la cultura, che definisce le priorità del settore per i prossimi quattro anni e le industrie culturali e creative figurano tra le principali priorità. La presidenza, inoltre, ha organizzato ad ottobre una riunione informale dei ministri della cultura sul tema delle industrie culturali e creative. In tale occasione, i ministri hanno sottolineato che le strategie e le misure da elaborare a livello europeo per questa tipologia di industrie dovrebbero tener conto delle piccole e medie imprese, in quanto esse costituiscono la maggioranza delle aziende del settore. Il 26 novembre, il Consiglio ha adottato delle conclusioni sul tema “Iniziativa faro. Europa 2020 - L’Unione dell’innovazione”, ove riconosce che, poiché i settori culturale e creativo rappresentano un’importante fonte d’innovazione tecnologica e non tecnologica, è bene liberarne completamente il potenziale.

Anche se il Consiglio non stila statistiche proprie in materia, secondo il Libro verde intitolato “Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare”(1), recenti studi sulle industrie culturali e creative confermano che tale settore offre impiego a circa cinque milioni di persone in tutta l’Unione europea e che il suo contributo al prodotto interno lordo dell’Unione è stimato intorno al 2,6 per cento. Il contributo diretto delle industrie culturali e creative al PIL è implementato da consistenti ricadute in molti altri settori economici. Eurostat sta elaborando statistiche più dettagliate e armonizzate, attraverso il progetto “ESSnet Cultura”, al fine di valutare in modo più preciso la rilevanza economica delle industrie culturali e creative. I risultati di tale progetto dovrebbero essere pubblicati entro la fine del 2011.

 
 

(1) V. doc. 9073/10

 

Interrogazione n. 3 dell’onorevole Kelly (H-0576/10)
 Oggetto: risultati di Cancún
 

Può il Consiglio commentare i risultati dei negoziati sul clima di Cancún? Quali misure prevede il Consiglio nei prossimi dodici mesi in base a Cancún?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Dopo tre anni di negoziati sul piano d’azione di Bali, la conferenza sul cambiamento climatico di Cancún ha rappresentato un importante passo avanti lungo la strada che porta a un nuovo accordo globale su tale tematica.

In effetti, la conferenza di Cancún ha saputo adottare decisioni che, da un lato, permettono un’attuazione immediata sul terreno e, dall’altro, gettano le basi di un accordo mondiale successivo al 2012, solidamente basato sull’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura mondiale al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale.

Per quanto concerne gli aspetti di attuazione immediata, è bene citare l’adattamento ai cambiamenti climatici, la tecnologia, la lotta contro il deforestamento e il finanziamento.

Per rafforzare un’azione coerente in materia di adattamento ai cambiamenti climatici volta ad attenuare le conseguenze dei cambiamenti già verificatisi, è stato adottato il quadro d’azione per l’adattamento di Cancún ed è stato istituito un apposito comitato. Detta nuova struttura dovrebbe contribuire a sostenere i paesi più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici.

È stato altresì stabilito un nuovo meccanismo tecnologico al fine di supportare le azioni di attenuazione (riduzione delle emissioni di gas a effetto serra) e di adattamento ai cambiamenti climatici. Per favorire l’attuazione delle azioni in questo settore, sono state create due nuove strutture: il comitato esecutivo tecnologico, nonché il centro e la rete per le tecnologie climatiche. Queste nuove strutture dovrebbero continuare a promuovere in modo più efficace la ricerca, nonché l’utilizzo, la diffusione e il trasferimento delle tecnologie.

È stato inoltre ideato un sistema per contrastare il deforestamento. Bisognerà elaborare misure d’incentivazione finanziaria sulla base delle strategie nazionali o dei piani d’azione dei paesi in via di sviluppo.

Infine, è stato istituito un fondo verde per il clima al fine di contribuire a mettere a disposizione dei paesi in via di sviluppo i 100 miliardi di dollari promessi per il 2020.

Cancún, tuttavia, è solo l’inizio. I documenti frutto di tali negoziati gettano le basi per un futuro accordo internazionale successivo al 2012, rafforzano il sistema di trasparenza per i paesi sviluppati e stabiliscono i principi di un sistema similare per quelli in via di sviluppo. La grande questione che rimane aperta per l’anno prossimo è quella della forma giuridica: resta da capire se sarà possibile convincere tutti i paesi sviluppati che hanno aderito al protocollo di Kyoto ad accettare un secondo periodo di impegni e se Stati Uniti e grandi paesi emergenti accetteranno un nuovo strumento giuridico in seno a tale convenzione.

Il Consiglio s’impegnerà, il prossimo anno, nelle opere di attuazione dei risultati e si concentrerà sulla trasformazione di tale processo in un quadro internazionale vincolante che potrebbe essere negoziato a Durban, in Sudafrica. Sarà necessario in particolar modo assicurare che gli sforzi degli uni e degli altri siano concretamente all’altezza dell’obiettivo dei 2°C.

Il Parlamento europeo verrà regolarmente informato degli sviluppi dei negoziati.

 

Interrogazione n. 4 dell’onorevole Higgins (H-0578/10)
 Oggetto: Destigmatizzare la demenza in Europa
 

In Irlanda ci sono 38.000 persone affette da demenza e, tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione, si prevede un raddoppiamento di tale cifra entro il 2026. Sono oltre 50.000 gli operatori assistenziali di persone affette da demenza e circa 100.000 le persone direttamente coinvolte da tale malattia, costrette a vedere i propri cari soffrire di esclusione e discriminazione sociale.

Come intende il Consiglio agire al fine di sensibilizzare alla demenza e adoperarsi per la sua destigmatizzazione?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Il 3 giugno 2003, il Consiglio ha adottato delle conclusioni sulla lotta alla stigmatizzazione e alla discriminazione in relazione alle malattie mentali. In seno a tale documento, il Consiglio ha invitato gli Stati membri a prestare particolare attenzione all’impatto dei problemi legati alla stigmatizzazione e alla discriminazione in relazione alle malattie mentali su tutte le fasce d’età, a vigilare affinché detti problemi vengano riconosciuti, nonché ad adottare misure volte a contrastare la stigmatizzazione e a promuovere l’inclusione sociale nel quadro di un partenariato e di un dialogo attivi tra tutte le parti coinvolte. Esso ha invitato altresì la Commissione a considerare, in particolar modo, una collaborazione attiva nel quadro di tutte le politiche e le azioni comunitarie relative all’occupazione, alla non-discriminazione, alla protezione sociale, all’istruzione e alla salute, in modo da ridurre la stigmatizzazione e la discriminazione in relazione alle malattie mentali.

Poiché la forma di demenza più comune in seno all’Unione europea è il morbo di Alzheimer (70 per cento dei casi), il 26 settembre 2008, il Consiglio ha adottato delle conclusioni relative ad un impegno comune degli Stati membri contro le patologie neurodegenerative, in particolare il morbo di Alzheimer.

La conferenza di alto livello dell’Unione europea “Insieme per la salute mentale e il benessere” si è svolta a Bruxelles il 13 giugno 2008. Nel corso della stessa, è stato adottato il Patto europeo per la salute mentale e il benessere. Né è derivata la creazione di un quadro di cooperazione dell’Unione europea in materia di salute mentale nel cui ambito vengono condotte diverse azioni divise in cinque settori prioritari. Nel corso del 2010 si sono svolte due conferenze tematiche su tali questioni, ovvero “Promozione della salute mentale e del benessere degli anziani” (Madrid, 28 e 29 giugno 2010) e “Lotta contro la stigmatizzazione e l’esclusione sociale” (Lisbona, 8 e 9 novembre 2010), con il patrocinio della Commissione europea e degli Stati membri.

Recentemente, la presidenza belga ha organizzato, in relazione al settore prioritario della salute mentale degli anziani, una conferenza di alto livello sulla demenza, tenutasi a Bruxelles il 25 e 26 novembre 2010, che faceva seguito a quella sulla lotta contro il morbo di Alzheimer e le malattie apparentate, organizzata dalla presidenza francese a ottobre 2008, nel rispetto della comunicazione della Commissione europea, del 2009, relativa a un’iniziativa europea sulla malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza(1).

 
 

(1) Doc. 12392/09.

 

Interrogazione n. 5 dell’onorevole Koumoutsakos (H-0580/10)
 Oggetto: Attrarre, far rimanere e formare la gente di mare
 

Il contributo della marina mercantile europea alla ripresa dell’economia europea è ben noto e importante. Tuttavia, la competitività dell’UE nel suddetto settore pone numerose sfide. Una di queste, forse la maggiore, è quella di attrarre verso le professioni marittime una manodopera necessaria e qualificata. Per garantire un elevato livello di conoscenze tecniche è necessaria una politica coerente che attragga i giovani verso queste professioni e che li faccia rimanere in questo campo. Creare una marina mercantile europea di qualità non è solo l’obiettivo, ma anche il presupposto per la competitività di tale settore. Tuttavia, la crescente carenza in Europa di gente di mare e la riduzione delle conoscenze tecniche in materia costituiscono una minaccia reale per il settore e la professione marittimi. Alla luce di quanto precede, può il Consiglio rispondere ai seguenti quesiti:

La Presidenza ha esaminato la questione di attrarre, far rimanere e formare la gente di mare e migliorare la sua qualità di vita? Ritiene che si tratti di una questione che dovrà promuovere ulteriormente integrandola nel suo programma di lavoro?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Nel settore oggetto dell’interrogazione dell’onorevole parlamentare, il Consiglio non può legiferare senza una proposta della Commissione. Il Consiglio esaminerà qualunque eventuale proposta della Commissione in materia.

 

Interrogazione n. 6 dell’onorevole Blinkevičiūtė (H-0583/10)
 Oggetto: Disponibilità di libri in formato accessibile per ipovedenti e dislessici
 

In Europa, ci sono milioni di cittadini europei che hanno problemi di lettura. Si tratta di ipovedenti e dislessici, che non sono in grado di leggere normalmente. Occorre mettere a disposizione di tali persone libri in formati accessibili: audio, braille o caratteri ingranditi. Sfortunatamente, i libri presentati in questi formati interessano raramente gli editori, infatti solo il 5% delle pubblicazioni in tutto il mondo sono disponibili in formato accessibile agli ipovedenti.

Il Consiglio non ritiene che per cambiare questa situazione bisognerebbe cambiare le leggi internazionali sul diritto d’autore per consentire, nel rispetto della legge, di condividere le raccolte di libri in tutta l’Unione europea e oltre i suoi confini? Questo permetterebbe alle persone che hanno disabilità di lettura, ma che conoscono una lingua dell’Unione, di leggere più libri, sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea. Qual è il parere del Consiglio sull’idea di una proposta legislativa distinta sulla disponibilità di libri nel formato appropriato per ipovedenti e dislessici, che sia vincolante e incoraggi gli Stati membri dell’Unione e i paesi terzi a scambiarsi libri pubblicati in formati accessibili alle persone con disabilità?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Per quanto attiene alla questione più generale della parità di trattamento delle persone diversamente abili, a giugno 2010 il Consiglio ha adottato una risoluzione sul nuovo quadro europeo in materia di disabilità(1), in cui esso constata, fra l’altro, che l’accesso all’occupazione, ai beni e ai servizi, all’istruzione e a una vita sociale e pubblica, tra gli altri settori, è una condizione preliminare per la piena inclusione e partecipazione delle persone con disabilità nella società(2). A tale proposito, il Consiglio sta esaminando una proposta di direttiva del Consiglio, presentata dalla Commissione, relativa all’attuazione del principio di parità di trattamento delle persone senza distinzioni di religione, ideologia, disabilità, età od orientamento sessuale, la quale mira a garantire la parità di trattamento in settori diversi dall’occupazione, inclusi l’accesso ai beni e ai servizi.

Per quanto attiene in particolare la questione dell’accesso alle opere consultabili da ipovedenti, bisogna segnalare che, il 14 settembre 2010, la Commissione ha sottoscritto un “protocollo d’intesa sul dialogo tra le parti interessate in seno all’Unione europea relativo all’accesso alle opere da parte di persone affette da un handicap che impedisce loro di leggere testi stampati”. Il Consiglio non mancherà di esaminare qualunque eventuale proposta della Commissione in materia.

Sul piano internazionale, l’Unione europea e gli Stati membri hanno proposto al Comitato permanente sul diritto d’autore e diritti connessi dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale una “proposta di raccomandazione comune sul miglioramento dell’accesso alle opere protette da diritti d’autore per le persone con difficoltà di lettura dei testi stampati”. Tale documento mira a una soluzione rapida e pragmatica del problema in questione.

 
 

(1) GU C 316 del 20.11.2010, pag. 1.
(2) Punto 17.

 

Interrogazione n. 7 dell’onorevole Chountis (H-0589/10)
 Oggetto: Meccanismo permanente di sostegno e coinvolgimento di banche private
 

Il 28 ottobre 2010 il Consiglio ha approvato una serie di modifiche istituzionali proposte dal “gruppo di esperti” (Task Force) e, tra l’altro, intende adottare un meccanismo permanente di stabilità finanziaria in cui anche il settore privato svolgerà un ruolo. Tuttavia, il Presidente della BCE e il Presidente dell’Eurogruppo hanno espresso riserve riguardo al coinvolgimento delle banche private in questo meccanismo, sostenendo che tale eventualità aumenterebbe il costo del prestito per i paesi deboli. Può il Consiglio rispondere ai seguenti quesiti:

Per quale motivo è stato approvato il coinvolgimento del settore privato nel meccanismo permanente di stabilità finanziaria? A che scopo? Questa misura apre la strada all’adozione di un meccanismo di fallimento controllato dei paesi dell’eurozona? Esamina il Consiglio le preoccupazioni espresse dal sig. Trichet e dal sig. Juncker?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Il Consiglio non ha esaminato le questioni sollevate dall’onorevole parlamentare.

Voglia quest’ultimo considerare la dichiarazione che hanno rilasciato a tale proposito i ministri dell’Eurogruppo e i ministri dell’economia e delle finanze il 28 novembre 2010, secondo cui la dotazione finanziaria del programma di concessione di un prestito all’Irlanda sarà finanziata da un contributo della stessa attraverso la riserva di liquidità del Tesoro e di capitali investiti nel Fondo nazionale irlandese di riserva per le pensioni. Il resto della dotazione globale dovrebbe provenire, in parti eguali, dal meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, dal fondo europeo di stabilità finanziaria, dai prestiti bilaterali di Regno Unito, Danimarca e Svezia e dal Fondo monetario internazionale.

Secondo tale dichiarazione, l’Eurogruppo esaminerà a breve la necessità di allineare le scadenze dei finanziamenti di Grecia e Irlanda.

In occasione della seduta del 16 e 17 dicembre, il Consiglio europeo dovrebbe pronunciarsi relativamente agli orientamenti del nuovo meccanismo di stabilità e alla lieve modifica da apportare al trattato per istituire detto meccanismo.

 

Interrogazione n. 8 dell’onorevole Mitchell (H-0592/10)
 Oggetto: Legami UE-Russia
 

Il recente vertice di Deauville tra la Francia, la Germania e la Russia ha la potenzialità di aprire un nuovo rapporto tra l’UE e la Russia. Il Consiglio intende rafforzare i legami UE-Russia?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) L’Unione europea attribuisce grande importanza al mantenimento di relazioni strette e fruttuose con la Russia, che è uno dei propri partner strategici. Tali relazioni interessano settori molto diversi, che vanno dai rapporti economici alle questioni relative a giustizia, libertà e sicurezza, passando per la sicurezza esterna, la ricerca, l’istruzione e la cultura. Tutti questi settori sono coperti, da un lato, dai tracciati per i quattro spazi comuni, adottati nella primavera del 2005, e dall’altra, com’è ovvio, dai negoziati per un nuovo accordo UE-Russia, che hanno appena visto partire la loro 13° ripresa. D’altro canto, l’accordo siglato il 24 novembre tra Russia e Unione europea sulle questioni bilaterali ancora in sospeso relativamente all’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio dovrebbe facilitare considerevolmente le discussioni in corso.

In occasione del vertice di Rostov, svoltosi il 31 maggio e 1° giugno scorsi, l’Unione europea e la Russia hanno istituito il partenariato per la modernizzazione, allo scopo di dare nuovo impulso politico all’attuazione dei quattro tracciati e contribuire al regolamento delle questioni in sospeso nelle relazioni tra le due potenze. Una dichiarazione congiunta, adottata in tale occasione, descrive le linee direttrici dei lavori. Lo scopo del partenariato è di attuare un quadro flessibile per la promozione di riforme, il sostegno della crescita e il rafforzamento della competitività, basandosi sui quattro spazi e completando i partenariati per la modernizzazione stabiliti su un piano bilaterale tra vari Stati membri e la Russia stessa, senza con ciò sostituirsi ai negoziati in corso per il nuovo accordo UE-Russia.

Lo scopo del partenariato per la modernizzazione è promuovere non solo il commercio e gli investimenti, ma anche e soprattutto, basandosi su una definizione alquanto ampia del termine “modernizzazione”, la democrazia e lo stato di diritto, senza i quali non vi può essere una reale modernizzazione della società. Per tale ragione, la dichiarazione congiunta pone l’accento su settori come il corretto funzionamento della giustizia, il rafforzamento della lotta contro la corruzione o ancora l’approfondimento del dialogo con la società civile. I coordinatori russi e della Commissione hanno elaborato un piano di lavoro, presentato in occasione del vertice UE-Russia di Bruxelles lo scorso 7 dicembre. Tale piano vuole essere uno strumento flessibile, in costante aggiornamento.

Sono in corso anche altri progetti volti a rafforzare i nostri rapporti con la Russia, in particolare i dibattiti sulla liberalizzazione a lungo termine del regime di visti tra l’Unione europea e questo paese. I nostri ministri hanno raggiunto un accordo in occasione del Consiglio di partenariato permanente “Giustizia, libertà e sicurezza” dello scorso 19 novembre, relativamente al cosiddetto approccio delle “tappe comuni”, al termine delle quali sarà possibile negoziare una possibile soppressione del regime dei visti. Tale approccio è stato confermato ai massimi livelli da entrambe le parti in occasione dell’ultimo vertice UE-Russia tenutosi a Bruxelles.

Per concludere, vi è altresì una forte cooperazione in materia di gestione delle crisi, che ha dato i propri frutti nel Ciad e lungo le coste somale. I nostri esperti stanno ora valutando come formalizzare una simile cooperazione sulle basi esistenti, nel pieno rispetto, naturalmente, dell’autonomia decisionale dell’Unione europea.

Tutte queste iniziative si sommano all’intenso dialogo tecnico e politico esistente tra l’Unione europea e la Russia, anche ai massimi livelli, il quale permette di lavorare incessantemente al ravvicinamento delle rispettive posizioni su tutto il ventaglio di settori interessati dall’attuale accordo UE-Russia e dai quattro spazi comuni.

Il Consiglio ha avviato, altresì, una riflessione sui rapporti con i partner strategici, in particolar modo nel contesto dell’attuazione del servizio europeo per l’azione esterna, e la Russia è certamente uno dei principali paesi su cui s’incentrano al momento capi di Stato e di governo.

 

Interrogazione n. 9 dell’onorevole Theocharous (H-0596/10)
 Oggetto: Embargo della Turchia sulle navi e sugli aeromobili della Repubblica di Cipro
 

La Turchia continua a imporre un embargo sulle navi e sugli aeromobili della Repubblica di Cipro, in violazione delle decisioni dell’UE, dell’ICAO e del protocollo aggiuntivo. Intende la Presidenza del Consiglio agire, soprattutto in vista del Consiglio del prossimo dicembre, affinché la Turchia modifichi la sua posizione? In che modo?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Nonostante i ripetuti appelli del Consiglio e come sottolineato in particolar modo nella dichiarazione della Comunità europea e dei suoi Stati membri del 21 settembre 2005 e nelle conclusioni del Consiglio – soprattutto quelle di dicembre 2006 e dicembre 2009 – la Turchia continua a rifiutare di rispettare il proprio obbligo di attuazione integrale e non discriminatoria del protocollo aggiuntivo dell’accordo di associazione e non ha soppresso tutti gli ostacoli alla libera circolazione delle merci, in particolare per quanto attiene alle restrizioni che gravano sui collegamenti diretti con Cipro.

La Turchia, inoltre, non ha compiuto progressi in materia di regolarizzazione dei rapporti con la Repubblica di Cipro. Essa continua ad opporre il proprio veto all’adesione di questo paese a diverse organizzazioni internazionali, fra cui l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici e l’intesa di Wassenaar per il controllo delle esportazioni di armi convenzionali e di beni e tecnologie a duplice uso.

La posizione dell’Unione a tale proposito è chiara e rimane immutata: l’attuazione integrale e non discriminatoria del protocollo aggiuntivo dell’accordo di associazione è un obbligo contrattuale che la Turchia ha l’obbligo di rispettare. Questo messaggio è stato chiaramente rivolto a questo paese in seno alle conclusioni del Consiglio di dicembre sul tema dell’allargamento. Le conclusioni del Consiglio sottolineano chiaramente che, in assenza di progressi su tali questioni, il Consiglio manterrà le misure adottate nel 2006, che continueranno a gravare sull’avanzamento generale dei nostri negoziati con la Turchia. Ora ci si aspetta senza indugi che vengano compiuti dei passi avanti.

Il Consiglio continuerà a seguire da vicino tale questione, nonché altri aspetti legati alle riforme che la Turchia deve adottare, e non mancherà di sollevare detti punti a tutti i livelli, come opportuno, in quanto l’attuazione del protocollo aggiuntivo dell’accordo di associazione e la regolarizzazione dei rapporti con la Repubblica di Cipro sono elementi fondamentali in base ai quali vengono misurati i progressi compiuti dalla Turchia nell’ambito di tali negoziati.

 

Interrogazione n. 10 dell’onorevole Figueiredo (H-0598/10)
 Oggetto: Relazioni tra l’Unione europea e Cuba
 

Come è noto, le relazioni tra l’Unione europea e Cuba sono ostacolate dalla “posizione comune” adottata dal Consiglio nel 1996.

Orbene, posto che tale posizione è unica e che l’Unione europea non detiene una posizione analoga nei confronti di nessun altro paese al mondo, il che ne dimostra chiaramente il carattere discriminatorio, la verità è che la sua proroga non fa che danneggiare l’Unione europea, collocandola in una posizione che serve esclusivamente gli interessi degli Stati Uniti, i quali mantengono un blocco economico parimenti inammissibile, sostenuto soltanto da Israele e respinto da 187 paesi nell’ultima risoluzione delle Nazioni Unite.

Quale tipo di dibattito è attualmente in corso in seno al Consiglio riguardo a Cuba, al fine di revocare d’urgenza questa inaccettabile posizione comune?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Dall’inizio della presidenza belga, “Cuba” è figurata due volte fra i punti all’ordine del giorno del Consiglio “Affari esteri”: a luglio (26 luglio 2010) e ad ottobre (25 ottobre 2010).

Ad ottobre, i membri del Consiglio hanno proceduto ad uno scambio di opinioni, durante la colazione di lavoro, circa gli sviluppi politici ed economici verificatisi recentemente a Cuba e circa le possibili opzioni per la politica dell’Unione europea nei confronti di questo paese. Essi hanno convenuto di avviare una riflessione in materia e di chiedere all’Alta rappresentante, nel quadro della posizione comune dell’Unione su Cuba, di valutare le possibili opzioni dei futuri rapporti con Cuba e di relazionare al proposito al Consiglio il prima possibile.

 

Interrogazione n. 11 dell’onorevole Crowley (H-0603/10)
 Oggetto: Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale
 

Può il Consiglio illustrare gli obiettivi specifici raggiunti dall’Unione europea durante il 2010, Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) L’obiettivo di sottrarre almeno 20 milioni di persone al rischio di povertà e di esclusione entro il 2020 è stato approvato dal Consiglio europeo di giugno 2010 nel quadro dell’obiettivo della strategia Europa 2020 di promozione dell’inclusione sociale(1). Tale obiettivo dovrebbe essere determinato sulla base di tre indicatori che traducono i vari aspetti della povertà e dell’esclusione: il tasso di rischio della povertà, il tasso di deprivazione materiale e la percentuale di persone che vivono in famiglie di disoccupati.

La strategia Europa 2020 prevede inoltre sette iniziative faro, tra cui la Piattaforma europea contro la povertà, che mira a garantire una coesione sociale e territoriale tale da condividere ampiamente i vantaggi della crescita e dell’occupazione e da permettere a coloro che vivono in situazioni di povertà e di esclusione sociale di ottenere i mezzi per la propria sussistenza in modo dignitoso e di partecipare attivamente alla società. Detta piattaforma sarà presentata ufficialmente dalla Commissione europea prima della fine di dicembre 2010.

Nel quadro dell’attuazione della strategia Europa 2020, il 21 ottobre 2010 il Consiglio ha adottato una decisione sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione(2), tra cui l’orientamento n. 10, che concerne specificamente la promozione dell’inclusione sociale e la lotta contro la povertà. Poiché la strategia Europa 2020 pone l’accento soprattutto sul principio dell’accesso a servizi di qualità abbordabili e sostenibili per tutti i cittadini, il 7 dicembre 2010 il Consiglio ha adottato altresì delle conclusioni sui servizi sociali di interesse generale(3).

Allo scopo di rendere perenni gli esiti di quest’Anno europeo, il 6 dicembre il Consiglio ha adottato la dichiarazione su “L’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale: lavorare insieme per combattere la povertà nel 2010 e oltre”(4). Allo scopo di attribuire a tali risultati ancor maggior peso, i ministri competenti degli Stati membri sono invitati a sottoscrivere tale dichiarazione in occasione della conferenza di chiusura dell’Anno europeo, che si terrà a Bruxelles il 16 e 17 dicembre.

 
 

(1) Strategia decennale per l’occupazione ed una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (doc. 7110/10).
(2) Doc. 14338/10.
(3) Doc. 16515/10.
(4) Doc. 16435/10.

 

Interrogazione n. 12 dell’onorevole Gallagher (H-0605/10)
 Oggetto: Attacchi contro le comunità cristiane in Iraq
 

In seguito all’approvazione della risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2010 sull’Iraq (P7_TA(2010)0448), può il Consiglio indicare quali misure intende adottare per impedire nuove violazioni dei diritti umani nei confronti delle comunità cristiane in Iraq?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Il Consiglio è fortemente preoccupato per la violenza che si verifica in Iraq, in particolar modo nei confronti di coloro che appartengono a delle minoranze, ed è estremamente attenta all’evoluzione della situazione in questo paese. L’attentato che ha colpito i fedeli presso la cattedrale di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, a Bagdad, in cui sono stati uccisi o feriti molti civili innocenti, è stata una vera tragedia. L’Alto rappresentante Catherine Ashton ha immediatamente condannato quest’intollerabile attentato, perpetrato ai danni di fedeli innocenti.

L’Unione europea è estremamente preoccupata e condanna tutte le forme di intolleranza e di violenza commesse ai danni delle persone in ragione del loro orientamento religioso, del loro credo o di qualunque altro motivo. In molti paesi, i diritti fondamentali delle persone che appartengono a minoranze religiose non vengono ancora rispettati. L’Unione europea è risolutamente determinata a lottare contro le discriminazioni basate sulla religione o sulle credenze delle persone, come confermato dalle conclusioni del Consiglio di novembre 2009, in cui i ministri degli Stati membri hanno deciso di aumentare gli sforzi dell’Unione per la promozione della libertà religiosa nei rapporti bilaterali e in un contesto multilaterale.

Il Consiglio ha affrontato la questione della violenza contro le minoranze religiose in generale, ed in Iraq in particolare, in occasione della seduta di novembre e ha adottato delle conclusioni relativamente a questo paese. Esso ha espresso la propria profonda preoccupazione e condanna senza riserve a fronte degli attentati recentemente commessi in Iraq ai danni di fedeli cristiani e musulmani. Esso ha condannato qualunque forma di incitazione alla violenza e tutti gli atti violenti, inclusi quelli motivati da odi religiosi o etnici.

In tale occasione, il Consiglio ha inoltre sottolineato che l’Iraq doveva dotarsi con urgenza di un governo stabile e rappresentativo, in grado di operare nuovamente a favore della riconciliazione nazionale. Esso ha plaudito ai primi passi compiuti verso la formazione di un nuovo governo iracheno aperto, il quale dovrà concentrarsi sulle persistenti violenze che si verificano nel paese, nonché su altre importanti sfide. Va da sé che il Consiglio continuerà a far conoscere il proprio parere e spera di poter cooperare con il nuovo governo iracheno, soprattutto sulle questioni relative ai diritti dell’uomo.

L’Unione europea continuerà a sollevare tali questioni, in particolar modo per quanto attiene alla tutela delle minoranze, ogni volta che ne avrà l’occasione, a tutti i livelli, e continuerà altresì ad insistere sull’importanza che riveste il rispetto di tutti gli impegni presi sul piano internazionale, in particolare quelli che il governo iracheno ha assunto nel 2010, a Ginevra, in occasione del riesame periodico universale del Consiglio sui diritti dell’uomo.

L’Unione si appresta a siglare un accordo di partenariato e di cooperazione con l’Iraq. Il Consiglio auspica che in questo paese s’instauri ben presto un nuovo governo, in modo che il processo di rafforzamento dei rapporti con esso possa proseguire. L’Unione europea mantiene il proprio sostegno allo sviluppo a favore dell’Iraq, che comporta un importante capitolo sullo stato di diritto, e il Consiglio ha recentemente prorogato fino a giugno 2012 la missione “stato di diritto” EUJUST LEX, che prevede un programma di formazione in Iraq.

Il governo iracheno ha dichiarato di voler rispettare i propri obblighi internazionali in materia di diritti dell’uomo. La costituzione irachena tutelerà le minoranze. Continueremo a cooperare in modo costruttivo con l’Iraq per sostenere gli sforzi che tale paese adopera in questo settore.

 

Interrogazione n. 13 dell’onorevole Andrikienė (H-0611/10)
 Oggetto: Valutazione del vertice OSCE
 

Può il Consiglio commentare l’ultimo vertice OSCE, svoltosi il 1°-2 dicembre? Quali sono i risultati del vertice? Si sono fatti progressi nella riforma dell’OSCE? Prima del vertice, si è avuto un coordinamento significativo tra gli Stati membri dell’UE?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) In occasione del vertice dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), tenutosi ad Astana il 1° e 2 dicembre 2010, i membri dell’Organizzazione hanno adottato una dichiarazione commemorativa contenente la riaffermazione completa ed inequivocabile di tutti i principi, le norme e gli impegni presi dagli Stati membri dell’OSCE nel quadro di quest’ultima, a partire dall’atto finale di Helsinki. Tale dichiarazione, inoltre, include l’impegno, da parte degli Stati membri dell’OSCE, a rafforzare l’Organizzazione e ad aumentarne l’efficienza e l’efficacia.

Si noti che, in occasione del vertice di Astana, non è stato possibile adottare un piano d’azione per l’OSCE, fattore che era e resta una priorità per l’Unione europea. Nondimeno, grazie agli sforzi di quest’ultima, la suddetta dichiarazione commemorativa incarica la futura presidenza di turno dell’OSCE, ovvero la Lituania, di organizzare un processo di notifica al fine di elaborare un piano d’azione concreto per l’Organizzazione, con il sostegno di tutte le sue strutture e degli Stati che ne fanno parte.

Per concludere, il coordinamento dell’Unione prima del vertice e durante il suo svolgimento è stato eccellente. In questo modo essa ha potuto svolgere un ruolo centrale e costruttivo. Il Presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, ha peraltro pronunciato un discorso, a nome dell’Unione europea, in cui ha definito dettagliatamente la visione dell’UE sul futuro dell’OSCE e ha riaffermato il sostegno dell’Unione all’Organizzazione.

 

Interrogazione n. 14 dell’onorevole McGuinness (H-0613/10)
 Oggetto: Rafforzamento dell’UE al centro
 

Può far sapere il Consiglio se è preoccupato riguardo alla prospettiva di continuare a rafforzare l’UE al centro, con una manciata di Stati membri forti, mentre Stati membri più deboli si trovano alla periferia, la qual cosa potrebbe potenzialmente portare a una disillusione rispetto al progetto europeo, a scapito di tutti gli Stati membri?

Può il fenomeno avere conseguenze negative in ambito politico ed economico? Quali azioni saranno messe in atto per affrontare la situazione?

 
  
 

La presente risposta, elaborata dalla Presidenza, che non è di per sé vincolante per il Consiglio o i suoi membri, non è stata fornita oralmente durante il Tempo delle interrogazioni al Consiglio della tornata di dicembre 2010 del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo.

(FR) Il Consiglio non ha discusso tale questione e non è pertanto in grado di rispondere all’onorevole parlamentare.

 

INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE
Interrogazione n. 20 dell’onorevole Harkin (H-0574/10)
 Oggetto: Anno europeo del volontariato 2011
 

A qualche settimana dall’inizio dell’Anno europeo del volontariato 2011, l’interrogante chiede alla Commissione:

Cosa intende fare per continuare a promuovere il volontariato in quanto espressione della cittadinanza europea attiva?

Intende garantire che l’Anno europeo del volontariato 2011 lasci un’eredità duratura, sostenendo l’elaborazione di un documento completo su una politica globale dell’UE in merito al volontariato, segnatamente un Libro bianco in materia?

 
  
 

(EN) L’Anno europeo del volontariato sarà presentato a livello europeo, nazionale e regionale con il pieno coinvolgimento delle organizzazioni delle società civile. Le attività spaziano da conferenze e dibattiti allo scambio di buone pratiche, passando per il Tour della manifestazione, che funge da vetrina per il volontariato di tutti gli Stati membri in modo da segnalare i vari eventi in tutta l’Unione europea.

Il volontariato fornisce un valente contributo all’integrazione europea. Il 2011 sarà l’anno della sensibilizzazione verso di esso, con quattro obiettivi principali.

Il primo è la riduzione delle barriere per il volontariato, che in molti casi richiede un’azione legislativa ed amministrativa a livello nazionale. L’Anno europeo fornirà informazione per lo sviluppo di una politica che renda possibile raggiungere tale obiettivo, avviando un dialogo in seno agli Stati membri e tra questi ultimi e le organizzazioni di volontariato.

Il secondo obiettivo è attribuire maggiore potere alle organizzazioni di volontariato, migliorando la qualità del servizio offerto, ad esempio attraverso lo scambio di migliori pratiche. Il recente invito a presentare proposte(1)di progetti faro è un progresso tangibile che la Commissione ha compiuto per raggiungere questo obiettivo.

Il terzo obiettivo è quello di riconoscere e premiare le attività di volontariato. Vi sono due aspetti relativi al “riconoscimento”: il primo riguarda la misura del contributo che il settore del volontariato offre all’economia e alla società (ovvero aumentare la disponibilità di statistiche sul volontariato confrontabili a livello internazionale), il secondo concerne la convalida o il riconoscimento delle capacità e competenze che l’individuo può acquisire grazie al volontariato.

Il quarto obiettivo è garantire che vi sia maggiore consapevolezza, sia in Europa che all’estero, del valore del volontariato e del suo contributo all’economa, alla società e alle vite dei singoli.

La Commissione desidera assicurare all’onorevole parlamentare che vi è un profondo impegno a garantire che l’Anno europeo lasci un’eredità significativa, duratura e positiva per il volontariato, ben oltre la fine del 2011. La Commissione si baserà sui risultati delle varie conferenze e dei vari eventi dell’Anno, i quali fungeranno da piattaforma per ampliare e approfondire l’ambito, i contenuti e la qualità di volontariato. Non conosciamo ancora la natura esatta dei risultati politici dell’Anno europeo in questione, ma ne sapremo di più nel corso dell’anno stesso. Ai sensi dell’articolo 11 della decisione del Consiglio che ha stabilito tale Anno (decisione del Consiglio 2010/37/CE del 27 novembre 2009(2)), la Commissione è tenuta a inviare una relazione alle altre istituzioni dell’Unione europea (Parlamento, Comitato delle regioni, Comitato economico e sociale europeo e Consiglio) al termine dell’Anno. Tale documento contribuirà a identificare le direzioni verso cui avviare ulteriori azioni nel settore del volontariato.

 
 

(1) http://ec.europa.eu/citizenship/news/news1092_en.htm
(2) GU L 17 del 22.1.2010

 

Interrogazione n. 21 dell’onorevole Cashman (H-0588/10)
 Oggetto: Seguito del rapporto dell’Agenzia dei diritti fondamentali sull’omofobia, la transfobia e la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere
 

L’Agenzia dei diritti fondamentali ha recentemente presentato il rapporto sull’omofobia, la transfobia e la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Il rapporto evidenzia complessivamente le questioni concernenti il diritto alla vita e la protezione dall’odio e dalla violenza, le minacce alla libertà di riunione e di espressione, l’ultima direttiva antidiscriminazione attualmente in esame al Consiglio, l’evoluzione della giurisprudenza e delle politiche dell’Unione europea intese ad affrontare la discriminazione legata all’identità di genere, il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali e la tutela di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (GLBT) che chiedono protezione internazionale.

Intende la Commissione proporre una tabella di marcia globale sulla questione dell’uguaglianza di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali per dare seguito alle raccomandazioni dell’Agenzia negli ambiti summenzionati?

 
  
 

(EN) La Commissione respinge l’omofobia e la transfobia, in quanto si tratta di palesi violazioni della dignità umana.

La Commissione è determinata a garantire che il diritto dell’Unione europea rispetti sempre appieno l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che vieta esplicitamente la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Tale disposizione della Carta è vincolante per gli Stati membri dal momento che attuano il diritto comunitario.

A tale proposito, la Commissione plaude al nuovo rapporto sull’omofobia, la transfobia e la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere presentato dall’Agenzia dei diritti fondamentali alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni il 30 novembre 2010. I pareri dell’Agenzia contenuti in questo nuovo rapporto sono oggetto di attenta analisi da parte della Commissione.

 

Interrogazione n. 22 dell’onorevole Mirsky (H-0594/10)
 Oggetto: Trattamento iniquo dei rappresentanti delle minoranze nazionali in Lettonia
 

L’11 marzo 2004 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sull’adesione all’Unione europea di dieci Stati, fra i quali la Lettonia e l’Estonia (P5_TA(2004)0180, A5-0111/2004). Detta risoluzione afferma chiaramente la necessità, per la Lettonia, di facilitare il processo di naturalizzazione per le persone anziane e di accordare ai non-cittadini residenti di lunga data il diritto elettorale attivo e passivo alle elezioni municipali.

Mentre l’Estonia si è conformata a tale risoluzione, la Lettonia l’ha totalmente ignorato. Attualmente in Lettonia 335.000 non-cittadini, ossia il 15% della popolazione – la maggioranza dei quali sono nati e hanno vissuto tutta la vita in questo paese – sono privati dei loro diritti fondamentali: i non-cittadini di Lettonia non hanno né il diritto di votare né quello di presentarsi candidati alle elezioni municipali. In che misura il fatto che il 15% di una popolazione non dispone del diritto di voto può essere ritenuto conforme alla legislazione dell’Unione europea? In che modo la Commissione sarebbe disposta ad aiutare lo Stato lettone a correggere il suo atteggiamento globalmente iniquo nei confronti dei suoi abitanti?

 
  
 

(EN) La Commissione è consapevole che la situazione della minoranza linguistica russa in Lettonia è una questione delicata. Essa desta numerose preoccupazioni che sono state altresì espresse, in passato, in seno a diverse interrogazioni da parte del Parlamento. Le risposte hanno evidenziato gli sforzi compiuti nel quadro della strategia di preadesione allo scopo di incentivare la naturalizzazione e l’integrazione di queste persone, in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione sulla sicurezza e la cooperazione in Europa e del Consiglio d’Europa. La Commissione stessa ha contribuito in modo significativo a sostenere la Lettonia nei propri sforzi di promozione dell’integrazione.

Allo stesso tempo è necessario considerare che i requisiti per ottenere o perdere la cittadinanza degli Stati membri sono regolate esclusivamente dal diritto nazionale dei vari Stati membri, pertanto ciascuno Stato è libero di definire i requisiti per l’acquisizione della propria nazionalità. In base al diritto dell’Unione europea, la Commissione non è competente in queste materie.

Per quanto attiene il diritto di voto, la legislazione comunitaria garantisce ai cittadini dell’Unione il diritto di partecipare alle elezioni comunali e alle elezioni del Parlamento europeo in seno allo Stato membro ospitante in cui risiedono, anche se non ne hanno la cittadinanza(1). Altri aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni in seno agli Stati membri sono di competenza di questi ultimi, inclusa la concessione del diritto di voto a cittadini che risiedono sul loro territorio, pur non essendo propri cittadini.

 
 

(1) Direttiva 94/80/CE del Consiglio, del 19 dicembre 1994, che stabilisce le modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali per i cittadini dell’Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza, GU L 368 del 31.12.1994, e Direttiva 93/109/CE del Consiglio, del 6 dicembre 1993, relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell’Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini, GU L 329 del 30.12.1993, rispettivamente

 

Interrogazione n. 23 dell’onorevole Crowley (H-0604/10)
 Oggetto: Piano d’azione dell’Unione europea in materia di lotta contro la droga 2009-2012
 

Può la Commissione fare una dichiarazione illustrando i progressi finora compiuti e le sfide che ancora rimangono in relazione all’attuazione del Piano d’azione dell’Unione europea in materia di lotta contro la droga 2009-2012?

 
  
 

(EN) L’onorevole parlamentare chiede un’illustrazione dei progressi compiuti e le sfide che ancora rimangono in relazione all’attuazione del piano d’azione dell’Unione europea in materia di lotta contro la droga 2009-2012(1).

La Commissione è incaricata di verificare l’attuazione di tale piano. Essa ha pubblicato la prima valutazione in materia per il periodo 2009-2012 il 5 novembre 2010. Tale documento(2)è stato inviato al Parlamento e al Consiglio.

Detta valutazione dimostra che sono stati compiuti progressi nella maggior parte delle azioni previste in seno al Piano d’azione in materia di lotta contro la droga. Tra i risultati degni di nota vi sono:

– una diminuzione del numero di nuovi casi di HIV tra coloro che fanno uso di droghe,

– una maggior cooperazione nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti e

– un approccio più strategico alla ricerca in materia di droghe.

Nondimeno, rimangono ancora da affrontare alcune sfide, ossia:

– l’aumento del numero di decessi per overdose di cocaina,

– il rapido emergere di nuove sostanze psicoattive, che vengono commercializzate come alternative legali alle droghe illecite (“legal highs”) e che possono comportare rischi per la salute e la società,

– l’aumento dell’uso combinato di sostanze lecite ed illecite (politossicomania),

– il rapido cambio nelle rotte del narcotraffico, in quanto i gruppi del crimine organizzato cercano di aggirare gli ostacoli disposti dagli Stati membri dell’Unione europea per eliminare la loro attività commerciale e

– la necessità di concentrarsi maggiormente su politiche in materia di assistenza estera volte a ridurre la domanda di droghe nei paesi terzi.

Il prossimo anno, la Commissione avvierà una valutazione indipendente, ad ampio raggio, della strategia dell’Unione europea in materia di droga per il periodo 2005-2012 e dei suoi due piani d’azione. Questa sarà la più completa valutazione di tale politica europea fino a oggi e analizzerà otto anni di politica settoriale in seno all’Unione europea.

 
 

(1) GU 2008/C 326/07
(2) COM (2010) 630 def.

 

Interrogazione n. 27 dell’onorevole Paleckis (H-0584/10)
 Oggetto: Relazioni tra l’UE e la Bielorussia
 

L’attuale campagna per le elezioni presidenziali in Bielorussia è un po’ più trasparente e democratica di quella precedente, anche se si è ancora lontani dagli standard europei. L’UE ha promesso alle autorità del paese circa 3 miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni, se le elezioni si svolgono democraticamente. L’economia della Bielorussia potrebbe affrontare sfide significative nel breve termine. Per rispondere alle sfide poste dalla crisi economica, diversi Stati membri dell’Unione europea, tra cui la Lituania, hanno deciso di lanciare, con la Bielorussia e l’Ucraina, una serie di progetti comuni nei settori dell’energia, trasporti e cultura, che intendono attuare con il sostegno dell’Unione europea. Gli accordi tra la Bielorussia e la Polonia, la Lituania e la Lettonia dovrebbero entrare in vigore ben presto per agevolare l’attraversamento delle frontiere per i frontalieri. All’inizio del prossimo anno potrebbero iniziare i negoziati tra l’UE e la Bielorussia sul minor costo dei visti e della riammissione.

Qual è il parere della Commissione sul contributo dei paesi dell’Unione europea, in particolare dei paesi vicini della Bielorussia, allo sviluppo delle relazioni tra l’UE e la Bielorussia? Qual è la forma che tale contributo dovrebbe prendere dopo le elezioni presidenziali in Bielorussia?

 
  
 

(EN) Sin dal rilascio dei prigionieri politici da parte della Bielorussia, nel 2008, l’Unione europea ha sviluppato una politica di impegno graduale e critico nei confronti di questo paese, la quale ha permesso la ripresa di incontri di alto livello, l’ampliamento di dialoghi settoriali e la partecipazione della Bielorussia al partenariato orientale. Oltre a ciò, l’Unione europea sta attualmente lavorando su una bozza di piano interinale congiunto di riforme (da negoziare e far sottoscrivere alla Bielorussia) e discutendo i mandati a negoziare per gli accordi di facilitazione del rilascio dei visti e di riammissione, che rafforzeranno i contatti fra le persone.

Ci risulta che la Bielorussia, assieme ad altri paesi aderenti al partenariato orientale e alcuni Stati membri, intende presentare nuove proposte di progetti congiunti che il partenariato orientale dovrebbe sostenere. Quando le avremo ricevute, le osserveremo attentamente e valuteremo se possono beneficiare o meno del sostegno del partenariato orientale.

Plaudiamo al sostegno alla Bielorussa da parte di singoli Stati membri dell’Unione, inclusi i paesi limitrofi, quando esso è offerto nel rispetto dell’approccio dell’Unione europea verso questo paese concordato dal Consiglio. Sono inoltre in fase di definizione gli accordi relativi al traffico frontaliero locale tra la Bielorussia e tre Stati membri con essa confinanti. La Commissione guarda con favore alla sottoscrizione di simili accordi, che rafforzano i contatti tra le persone attraverso i confini.

La Commissione ha appreso con interesse delle recenti dichiarazioni riportate, secondo cui la Bielorussia potrebbe contare su più di 3 miliardi di euro di sostegno nei prossimi 3 anni, se ospiterà elezioni libere e democratiche e se migliorerà i propri rapporti con l’Unione europea. Quantunque la Commissione non sia in grado di produrre cifre esatte, un ulteriore aumento degli aiuti dell’Unione sarebbe in linea con l’approccio stabilito dal Consiglio “Affari esteri” nelle proprie conclusioni del 25 ottobre sulla Bielorussia.

Per quanto concerne le elezioni, conveniamo che si sono osservati dei progressi rispetto alle elezioni precedenti. Nel rispetto delle raccomandazioni dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Organizzazione sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, la Commissione ha trasmesso alla Bielorussia le richieste dell’Unione europea in materia di svolgimento delle elezioni. Osserveremo attentamente tale processo durante le prossime elezioni: progressi chiari e misurabili rispetto alle ultime elezioni darebbero nuovo impulso all’impegno politico dell’Unione europea verso questo paese.

 

Interrogazione n. 28 dell’onorevole Chountis (H-0586/10)
 Oggetto: Negoziati segreti tra UE e Turchia
 

Secondo un articolo del quotidiano turco “Milliyet”, sono in corso “negoziati segreti” tra la Commissione europea e la Turchia riguardo all’apertura dei porti turchi alle navi cipriote e all’apertura dell’aeroporto di Ercan, nel territorio occupato di Cipro, a voli provenienti da paesi dell’UE.

Può la Commissione smentire o confermare le notizie summenzionate? Se vi sono effettivamente dei negoziati in corso, esiste una relazione tra l’obbligo separato della Turchia di aprire i suoi porti e aeroporti alle navi e agli aerei ciprioti e l’apertura dell’aeroporto di Ercan a voli provenienti da paesi dell’UE? Come commenta il parere JURI_AL(2010)450882 della commissione giuridica del Parlamento che indica che il territorio di Cipro costituisce, nella sua totalità, parte dell’unione doganale dell’UE e, pertanto, non può essere regolato sulla base della politica commerciale comune poiché ciò “implicherebbe, di fatto, che la linea che separa il territorio di Cipro verrebbe equiparata alle frontiere esterne dell’Unione”? Intende la Commissione rispettare il parere della commissione competente del Parlamento europeo?

 
 

Interrogazione n. 29 dell’onorevole Madlener (H-0595/10)
 Oggetto: Negoziati segreti tra la Commissione europea e la Turchia
 

Può la Commissione confermare che sta conducendo negoziati segreti con la Turchia al fine di permettere a questo paese di aprire nuovi capitoli e poter infine aderire all’UE(1)?

In caso affermativo, come spiega ciò la Commissione? In caso negativo, perché no?

 
 
 

(1) http://www.euractiv.com/en/enlargement/commission-discrete-secret-negotiations-with-turkey-news-499528.

 

Interrogazione n. 30 dell’onorevole Theocharous (H-0597/10)
 Oggetto: Obblighi della Turchia
 

Sono state pubblicate informazioni relative a consultazioni segrete tra il Commissario Füle e le autorità turche. Il sig. Füle non ha né smentito né confermato le suddette informazioni. Insiste la Commissione sulla piena attuazione degli obblighi della Turchia oppure potrebbe accettare anche un adempimento parziale di essi? Potrebbe la Commissione europea accettare una formula con la quale la Turchia aprirebbe soltanto il suo spazio aereo senza aprire i suoi aeroporti o aprirebbe uno o due porti o aeroporti invece che tutti? Continua la Commissione a ritenere che in cambio dell’apertura degli aeroporti e dello spazio aereo turchi potrebbe essere aperto l’aeroporto illegale di Tymbou?

 
  
 

(EN) La Commissione sostiene pienamente gli attuali sforzi di giungere a una soluzione del problema cipriota, che sarebbe di beneficio per Cipro e per tutta l’Unione europea. Inoltre, la Commissione si aspetta che la Turchia attui completamente il protocollo aggiuntivo all’accordo di associazione.

Il Commissario per l’allargamento è costantemente in contatto con tutti i portatori di interesse e osserva da vicino gli sviluppi della questione cipriota.

Il dialogo con tutti i portatori di interesse ha luogo nel rispetto dei parametri stabiliti dalla dichiarazione del Consiglio del 21 settembre 2005 e delle sue conclusioni dell’11 dicembre 2006.

Per quanto concerne la seconda questione sollevata nell’interrogazione, la Commissione tiene in assoluta considerazione il parere della commissione giuridica citato nell’interrogazione, nondimeno, a suo avviso, la base giuridica corretta per il cosiddetto regolamento sul commercio diretto è l’articolo 207 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Nel proporre le norme relative al commercio diretto con la parte settentrionale di Cipro, la Commissione ha utilizzato la base giuridica corrispondente al contenuto di tali misure. Lo scopo della proposta della Commissione è offrire un classico regime di concessione commerciale, non sollevare la sospensione e applicare parte dell’acquis alla zona settentrionale dell’isola. L’estensione dell’acquis sarà possibile solo a seguito di un assestamento e di una riunificazione del paese. Per ovvie ragioni, l’acquis non può avere forza esecutiva in tali aree prima della riunificazione.

La Commissione ha pertanto proposto l’adozione di questo atto ai sensi dell’articolo 133 del trattato CE (ora articolo 207 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea), che rappresenta la base giuridica per regimi commerciali di questo tipo.

Il fatto che le aree in questione facciamo parte di uno Stato membro (Cipro) non rendono tale base giuridica inappropriata, in quanto esse si trovano al di fuori del territorio fiscale e doganale dell’Unione europea, in conseguenza della sospensione dell’acquis all’interno delle stesse.

La proposta della Commissione non ha nulla a che fare con lo status di “linea verde” a Cipro e non è in nessun caso pretesto per equipararlo alle frontiere esterne dell’Unione.

La Commissione conferma la propria proposta e considera il parere della commissione giuridica del Parlamento europeo un passo intermedio in seno alla procedura parlamentare in corso. La Commissione reagirà formalmente solo a seguito dell’adozione della propria posizione da parte del Parlamento.

 

Interrogazione n. 31 dell’onorevole Hadjigeorgiou (H-0591/10)
 Oggetto: Realizzazione dell’obiettivo di ridurre il tasso di abbandono scolastico precoce
 

Può la Commissione far sapere in che misura è preoccupata riguardo alla stima contenuta nella relazione 2010 sui progressi compiuti dalla Turchia, che indica che un numero elevato di minori (secondo alcune informazioni, tale numero è superiore a 200.000), soprattutto ragazze, è costretto ad abbandonare prematuramente la scuola pubblica e che il livello di sicurezza sanitaria delle ragazze in suddette scuole è allarmante?

Quali misure intende la Commissione adottare per affrontare il problema?

 
  
 

(EN) La Commissione è consapevole della gravità del problema dell’abbandono scolastico, soprattutto per quanto attiene alle ragazze della Turchia orientale e meridionale e monitora da vicino gli sforzi compiti dal paese per far fronte a tale questione. Quantunque il numero di abbandoni scolastici precoci rimanga considerevole, la Turchia mostra una tendenza positiva in questo senso.

Come indicato dalla Commissione nella propria relazione del 2010 sui progressi realizzati dalla Turchia, la percentuale della popolazione di età compresa fra i 18 e i 24 anni con titolo di studio di scuola secondaria inferiore che non prosegue gli studi è diminuita fermamente dal 58,1 per cento del 2000 al 44,6 per cento del 2010. Il tasso di iscrizione scolastica ad istituti di istruzione primaria, in Turchia, è aumentato significativamente a seguito della promulgazione della legge per l’istruzione di base del 1997. In seno al paese, tale percentuale di iscrizione (classi 1-8) è salita, nel corso dell’anno scolastico 2009/2010 al 98,47 per cento per i ragazzi e al 97,84 per cento per le ragazze. Dette cifre indicano altresì che il divario di genere nelle scuola primaria a livello nazionale è praticamente colmato. Per quanto attiene all’istruzione secondaria (classi 9-12), nell’anno scolastico 2009/2010, il tasso netto di iscrizioni è salito al 64,95 per cento, tuttavia vi sono forti disparità a livello regionale: i tassi di iscrizione in seno alle singole province passano dal 27 all’89 per cento, con le province orientali ai limiti inferiori, in quanto l’istruzione secondaria, in Turchia, non è obbligatoria. Vi è altresì un significativo squilibrio di genere, con tassi di iscrizione netti pari al 67,55 per cento per i ragazzi e al 62,21 per cento per le ragazze.

La Commissione sostiene gli sforzi della Turchia di aumentare la percentuale di iscrizione dei bambini agli istituti di istruzione primaria e secondaria attraverso lo strumento di assistenza preadesione. A tale proposito, desidererei citare due progetti che sono stati recentemente approvati dalla Commissione.

Il primo progetto si intitola “Aumentare il tasso di frequenza scolastica da parte dei bambini nella scuola primaria in Turchia” e mira a diminuire il tasso di abbandoni, in particolar modo nella regione sudorientale del paese. Il contributo totale dell’Unione europea per questo progetto ammonta a 2,88 milioni di euro. La fase di attuazione di tale progetto dovrebbe iniziare nella seconda parte del 2011.

Il secondo progetto si intitola “Aumentare i tassi di iscrizione agli istituti di istruzione secondaria, soprattutto da parte delle ragazze”. L’importo complessivo per questo progetto ammonta a 16 milioni di euro. Aumentando il tasso di iscrizione agli istituti di istruzione secondaria da parte delle ragazze, la Commissione mira altresì a favorire l’accesso delle donne al mercato del lavoro. La fase di attuazione di tale progetto dovrebbe iniziare nel 2011.

 

Interrogazione n. 32 dell’onorevole Gallagher (H-0606/10)
 Oggetto: Negoziati di adesione tra l’Islanda e l’UE
 

Può la Commissione fornire una valutazione aggiornata dei negoziati di adesione in corso tra l’Islanda e l’Unione europea?

 
  
 

(EN) La prima relazione della Commissione sui progressi realizzati dall’Islanda è stata trasmessa al Parlamento europeo il 9 novembre 2010 ed è stata discussa in seno alla commissione per gli affari esteri quello stesso giorno.

Sono stati compiuti progressi relativamente ai criteri politici, in quanto l’Islanda si è adoperata per colmare le lacune identificate nel parere circa la nomina dei giudici e il conflitto di interessi. La relazione ha valutato positivamente il seguito dato alle conclusioni della commissione d’inchiesta speciale. La Commissione ora necessita di monitorare da vicino gli effetti che tali misure avranno in loco.

Per quanto concerne i criteri economici, la situazione non risulta uniforme: sebbene l’economia sia andata stabilizzandosi, garantendo il corretto funzionamento del settore finanziario e riducendo i livelli di debito, questi ultimi costituiscono ancora una sfida.

Concludendo, la relazione conferma la valutazione espressa nel parere per quanto riguarda le principali sfide poste dai negoziati di adesione: pesca, ambiente, agricoltura e riforma del settore finanziario.

Per quanto attiene ai negoziati di adesione, siamo ancora in una fase relativamente presta. Al momento i servizi della Commissione sono nel pieno del cosiddetto “screening”, ovvero dell’esame analitico dell’acquis, fase che è iniziata il 15 novembre 2010 e che continuerà fino a metà giugno del 2011.

I servizi della Commissione hanno avviato l’analisi dei capitoli più complessi, ossia servizi finanziari, ambiente, agricoltura, pesca (prevista per il 16 e 17 dicembre 2010) parallelamente a capitoli meno complessi, in particolare quelli che interessano lo spazio economico europeo. La prima impressione della Commissione, dopo quattro settimane di incontri per lo screening assieme ad esperti islandesi, è che le autorità di questo paese si stiano preparando bene per questa fase e siano fortemente consapevoli dei compiti da svolgere.

La fase di negoziato vero e proprio non è ancora partita: la Commissione sta attualmente valutando il grado di preparazione dell’Islanda e identificato possibili lacune per l’attuazione dell’acquis che dovranno essere affrontate durante i negoziati di adesione.

Alla luce delle informazioni ottenute durante gli incontri per lo screening, la Commissione determinerà su quali aspetti i negoziati potranno proseguire e formulerà le relative proposte agli Stati membri. La Commissione auspica che sarà possibile avviare i negoziati di adesione per alcuni settori politici a metà del 2011.

Nel complesso, l’Islanda è ben preparata ad assumersi gli obblighi derivanti dall’adesione nel medio termine, in particolar modo nei settori che interessano lo spazio economico europeo e l’area Schengen.

 

Interrogazione n. 34 dell’onorevole Davies (H-0575/10)
 Oggetto: Attuazione della normativa sul cambiamento climatico
 

Quando intende la Commissione pubblicare i dettagli dei progressi realizzati da ciascuno Stato membro nel soddisfare i requisiti della legislazione applicabile in materia di cambiamento climatico, nonché la sua valutazione degli attuali progressi in vista del conseguimento degli obiettivi di riduzione della CO2 nel 2020?

 
  
 

(EN) La relazione 2010 sui “Progressi verso il conseguimento degli obiettivi di Kyoto”, pubblicata dalla Commissione il 12 ottobre 2010 (http://ec.europa.eu/clima/policies/g-gas/reports_en.htm" ), mostra che, sulla base delle ultime proiezioni della Commissione, che comprendono gli effetti della recessione economica, nonché delle politiche e misure nazionali implementate nel 2009, le attuali politiche di riduzione delle emissioni di CO2 non sarebbero sufficienti a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra che l’Unione europea si è prefissata per il 2020.

Inoltre, nel contesto della strategia Europa 2020, la Commissione relazionerà ogni anno sui progressi compiuti dagli Stati membri verso gli obiettivi climatici ed energetici per il 2020. Tale valutazione rientrerà nell’Analisi annuale della crescita che dovrà essere pubblicata a gennaio di ogni anno, a partire dal 2011.

 

Interrogazione n. 35 dell’onorevole Kelly (H-0577/10)
 Oggetto: Aiuti di Stato e crisi bancaria
 

Dal settembre 2008, la Commissione ha approvato 15 piani di ricapitalizzazione bancaria, 2 regimi relativi ad attivi deteriorati, 6 regimi relativi alla liquidità bancaria e 21 regimi di garanzia. La Commissione ha preso in considerazione gli effetti a lungo termine dei numerosi salvataggi di banche, tra l’altro valutando anche quanto denaro dei contribuenti è stato irrimediabilmente perso a causa di sconsiderate prassi bancarie? Quali prassi ritiene le migliori, tra i vari regimi proposti dai diversi governi degli Stati membri, per proteggere i contribuenti da elevate esposizioni agli attivi “tossici” delle banche?

 
  
 

(EN) La Commissione vorrebbe far notare che la scelta di utilizzare risorse pubbliche per sostenere alcune istituzioni bancarie è stata presa dagli Stati membri, sulla base delle proprie politiche e delle decisioni adottate dai propri organi di governo. Quando tali allocazioni sono considerate aiuti di Stato, la Commissione le supervisiona con grande attenzione, a causa della necessità di evitare uno sfalsamento della concorrenza in seno ai vari mercati dell’Unione europea. La Commissione vorrebbe sottolineare che limitare le distorsioni alla concorrenza causate dagli ingenti aiuti al settore finanziario in seno all’Unione europea è una sua priorità.

La Commissione ha approvato i regimi citati dall’onorevole parlamentare nella propria interrogazione ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera b, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Detta base giuridica permette alla Commissione di considerare compatibile con il trattato stesso gli aiuti che sono stati concessi per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro. Nel valutare se delle misure di sostegno possono essere considerate compatibili su detta base, la Commissione deve verificare altresì se l’aiuto in questione è appropriato, necessario e proporzionato. In tale contest, la Commissione può tener conto dell’importo dell’aiuto fornito attraverso un regime.

La Commissione vorrebbe inoltre evidenziare che la maggior parte dei regimi contengono criteri atti a garantire che una banca che si avvale del regime stesso sia sottoposta a una ristrutturazione. Durante la valutazione del piano di ristrutturazione, la Commissione concentra la propria attenzione soprattutto sui criteri indicati nella comunicazione della Commissione sul ripristino della redditività e la valutazione delle misure di ristrutturazione del settore finanziario nel contesto dell’attuale crisi in conformità alle norme sugli aiuti di Stato (d’ora in avanti “la comunicazione”). Il piano di ristrutturazione, pertanto, deve indicare: (1) in quale modo la banca in questione ripristinerà la propria redditività, (2) il raggiungimento di una sufficiente ripartizione degli oneri e (3) il rimedio alle distorsioni della concorrenza provocate dall’aiuto.

La Commissione ha analizzato numerosi regimi e singole misure prima che gli Stati membri li attuassero. Tali misure mirano a risolvere diversi problemi che possono interessare le istituzioni finanziarie. La Commissione non favorisce nessun tipo specifico di misura, a patto che esso sia compatibile con il mercato interno e che rispetti la guida fornita dalla Commissione in materia di aiuti di Stato.

 

Interrogazione n. 36 dell’onorevole Nadezhda Neynsky (H-0582/10)
 Oggetto: Adeguata ripartizione geografica in seno al Servizio europeo per l’azione esterna
 

Durante la tornata di ottobre il Parlamento europeo ha approvato la relazione Rapkay sulla proposta di regolamento che modifica lo statuto dei funzionari delle Comunità europee nel contesto della creazione del Servizio europeo per l’azione esterna. Il rispetto del principio della ripartizione geografica è stata una delle questioni più dibattute, in quanto l’obiettivo perseguito era quello di garantire che gli Stati membri fossero non solo adeguatamente rappresentati ma anche in grado di conferire un valore aggiunto al nuovo servizio diplomatico svolgendo delle attività nelle regioni di cui hanno una conoscenza e una competenza comprovata. Intende la Commissione europea impegnarsi a sostenere questo approccio?

 
  
 

(EN) Mi sono impegnato a creare un servizio genuinamente europeo, composto da diplomatici provenienti dalla Commissione, dal Consiglio e dagli Stati membri. Sarà una sfida riunire queste diverse culture del lavoro, ma i benefici che ne trarremo ne saranno valsi la pena.

Intendo seguire pedissequamente le disposizioni contenute nelle decisioni del Consiglio, soprattutto per quanto riguarda i criteri per l’istituzione di procedure trasparenti per la selezione dei membri del Servizio europeo per l’azione esterna, basate sul merito, garantendo al contempo un’adeguata ripartizione geografica e parità di genere. Il Servizio europeo per l’azione esterna dovrebbe pertanto beneficiare della diversità e della ricchezza di esperienze sviluppate in seno ai vari servizi diplomatici dell’Unione.

Se vogliamo che il Servizio funzioni, dobbiamo concentrarci sull’esperienza regionale dei nostri diplomatici. Reputo, ad ogni modo, che sarebbe un errore attribuire una particolare esperienza regionale a uno specifico Stato membro o gruppo di Stati. All’atto pratico, questo restringerebbe l’insieme dei potenziali candidati a un posto specifico invece di permetterci di contare su una selezione degli stessi in base alle loro capacità e lasciando che essi provengano da un’area geografica più ampia possibile. In questo modo andremo contro l’essenza stessa della procedura di selezione meritocratica cui stiamo mirando.

 

Interrogazione n. 37 dell’onorevole Perello Rodriguez (H-0590/10)
 Oggetto: Distruzione del patrimonio culturale del quartiere del Cabanyal (Valencia, Spagna)
 

Lo scorso aprile, la Corte costituzionale spagnola ha ordinato il congelamento delle demolizioni decise dal governo autonomo di Valencia nel quartiere storico di pescatori del Cabanyal. Il governo di Valencia ha cercato di andare contro l’ordinanza emessa lo scorso anno dal Ministero della Cultura, che ha vietato l’attuazione di un piano comunale di riassetto urbano che prevedeva di prolungare il viale Blasco Ibañez fino al mare, distruggendo così il patrimonio culturale di un quartiere che ospita alcuni dei migliori esempi di architettura industriale e civile del XIX secolo nell’Unione europea. Recentemente, sia il difensore civico della Comunità Valenciana che la Corte di giustizia dell’Unione europea hanno dichiarato ricevibili le denunce dei cittadini contro il piano di riassetto, denunciando le demolizioni e lamentando il rifiuto del Consiglio municipale di concedere le autorizzazioni al recupero degli edifici.

La Commissione ha inoltre ricevuto una denuncia da organizzazioni ambientaliste per la mancanza di una valutazione di impatto ambientale. Alla luce di questi nuovi elementi descritti, intende la Commissione intraprendere azioni per garantire il rispetto del patrimonio culturale europeo nel quartiere del Cabanyal?

 
  
 

(EN) La Commissione concorda pienamente con l’onorevole parlamentare circa l’enorme importanza che riveste la tutela del patrimonio culturale. La Commissione promuove attivamente tali principi, ad esempio nel quadro della cooperazione in materia di politiche culturali, dell’agenda europea per la cultura e del programma dell’Unione europea per la cultura per il periodo 2007-2013.

Ad ogni modo, il caso riportato dall’onorevole parlamentare non rientra nell’ambito d’azione della Commissione in materia di cultura, che è stabilito dall’articolo 167 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Commissione, pertanto, non può intervenire nel caso segnalato dall’onorevole parlamentare.

Ciononostante, la Commissione ha chiesto alle autorità regionali competenti se i piani di prolungamento del viale Blasco Ibañez fino al mare di Valencia prevedessero il ricorso a fondi strutturali. La risposta è stata negativa.

Per quanto concerne il riferimento dell’onorevole parlamentare a una denuncia per la mancanza di una valutazione di impatto ambientale e per la demolizione di edifici, in base a un’inchiesta svolta dalla Commissione, al momento non è stato approvato nessun piano o progetto e la presunta demolizione di edifici è stata sospesa da tribunali spagnoli.

 

Interrogazione n. 38 dell’onorevole Mitchell (H-0593/10)
 Oggetto: Body scanner
 

All’inizio di quest’anno, la Commissaria Reding ha promesso di opporsi all’utilizzo dei body scanner. Come abbiamo visto nel corso dell’anno, la minaccia del terrorismo non è diminuita. Il parere della Commissione è cambiato dall’inizio dell’anno?

 
  
 

(EN) Il 15 giugno 2010 la Commissione, al completo, ha adottato la comunicazione sull’impiego dei body scanner negli aeroporti dell’Unione europea(1), in cui ha indicato che soltanto un approccio europeo sull’uso di tali strumenti potrebbe assicurare legalmente il massimo livello di sicurezza aerea e la migliore protezione possibile dei diritti fondamentali e della salute.

Ad ogni modo, prima di proporre qualunque legge in materia, che potrebbe portare all’inserimento dei body scanner all’elenco esistente di attrezzature ammissibili per il controllo (screening), la Commissione ha indicato che è necessario valutare ulteriormente l’impatto dell’utilizzo di tali attrezzature in termini di capacità di rilevazione, diritti fondamentali e salute.

Al momento la Commissione sta lavorando su detta valutazione di impatto, che dovrebbe essere ultimata all’inizio del 2011.

 
 

(1) COM(2010) 311 def.

 

Interrogazione n. 39 dell’onorevole Figueiredo (H-0599/10)
 Oggetto: Revoca della “posizione comune” relativa a Cuba
 

Come è noto, le relazioni tra l’Unione europea e Cuba sono ostacolate dalla “posizione comune” adottata dal Consiglio nel 1996.

Orbene, posto che tale posizione è unica e che l’Unione europea non detiene una posizione analoga nei confronti di nessun altro paese al mondo, il che ne dimostra chiaramente il carattere discriminatorio, la verità è che la sua proroga non fa che danneggiare l’Unione europea, collocandola in una posizione che serve esclusivamente gli interessi degli Stati Uniti, i quali mantengono un blocco economico parimenti inammissibile, sostenuto soltanto da Israele e respinto da 187 paesi nell’ultima risoluzione delle Nazioni Unite.

Quali azioni ha intrapreso l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al fine di revocare d’urgenza questa inaccettabile “posizione comune” contro Cuba e favorire il ripristino di normali relazioni bilaterali?

 
  
 

(EN) Il Consiglio “Affari esteri” del 25 ottobre ha deciso di avviare un periodo di riflessione e ha dato mandato all’Alto rappresentante / Vicepresidente Ashton di esplorare future possibilità nei rapporti con Cuba e di riferire in merito al Consiglio il prima possibile. Tale processo è attualmente in corso. L’obiettivo è identificare il modo più efficace di promuovere valori e interessi dell’Unione europea a Cuba e analizzare come impegnarsi di più per accompagnare l’attuale processo in atto nel paese (liberazione dei prigionieri politici e annuncio di riforme economiche). Per revocare la “posizione comune” del 1996 sarà necessario l’accordo di tutti e 27 gli Stati membri.

 

Interrogazione n. 40 dell’onorevole Kelly (H-0600/10)
 Oggetto: Stress test per le banche
 

Può la Commissione far chiarezza sulla questione degli stress test sulle banche precedentemente approvati?

In questi test, la Commissione ha dato un avallo effettivo per il futuro di entrambe le Allied Bank e Bank of Ireland. Tuttavia la politica della Commissione è ora di ristrutturare radicalmente queste banche a causa di problemi di eccessivo indebitamento?

Ora che si sono verificate ulteriori fughe da depositi di imprese di queste banche, come propone la Commissione di garantire un sistema bancario pienamente funzionante in Irlanda dato che queste banche sono considerate di importanza sistemica per la nazione irlandese?

 
  
 

(EN) Gli stress test condotti a luglio 2010 in tutta l’Unione europea e coordinati dal Comitato delle autorità europee di vigilanza bancaria s’incentravano principalmente sui rischi di credito e di mercato e prevedevano diversi scenari che, in quel momento, risultavano estremi, ma plausibili.

In Irlanda, la situazione economica è mutata rapidamente e si sono verificati rischi avversi. Sebbene le banche sottoposte ai test rientrassero nei parametri concordati per gli stessi (sia pur non di larga misura), la situazione di deterioramento che è seguita subito dopo i test ha aumentato le aspettative del mercato per quanto attiene ai coefficienti di liquidità.

L’esame delle valutazione prudenziale di liquidità svolto dalle autorità irlandesi rispondeva a tali aspettative di mercato ed applicava obiettivi patrimoniali più elevati rispetto a quelli concordati per i testi condotti nel resto dell’Unione europea. Tali test non applicavano come obiettivi livelli di liquidità distinti per ciascuno Stato membro, perché in tal caso i risultati nel test non avrebbero potuto essere confrontati. È stato invece concordato di applicare un valore di riferimento normativo prudenziale, di gran lunga superiore al coefficiente minimo di solvibilità. Nondimeno, è sia legittimo che appropriato che le autorità irlandesi abbiano deciso di essere più ambiziose e innalzare i livelli di liquidità del sistema bancario del paese al di sopra dei livelli concordati per poter dare rassicurazioni al mercato.

Per quanto concerne l’interrogazione dell’onorevole parlamentare circa il futuri del sistema bancario irlandese, sin dall’inizio della crisi la Commissione ha sempre insistito sulla necessità di assicurare la redditività di istituti di credito più fragili andando al di là della semplice iniezione di ulteriore capitale. Rafforzare la solvibilità degli istituti bancari permette di far fronte in effetti ai rischi più gravi, ma non garantisce la redditività a lungo termine degli stessi. Ciò premesso, la Commissione, assieme al Fondo monetario internazionale (FMI), alla Banca centrale europea (BCE) e alle autorità irlandesi si sono impegnati a portare a termine una profonda ristrutturazione del sistema finanziario irlandese, che ne le dimensioni, aumentandone efficienza e solidità.

 

Interrogazione n. 41 dell’onorevole Zigmantas Balčytis (H-0601/10)
 Oggetto: Valutazione e controllo dell’attuazione dei piani nazionali d’azione in materia di efficienza energetica
 

La comunicazione della Commissione intitolata “Energia 2020 – Strategia per un’energia competitiva, sostenibile e sicura” insiste sul fatto che l’indipendenza energetica dell’Unione dipende in gran parte dal buon funzionamento delle infrastrutture energetiche interne, come pure dal modo in cui gli Stati membri riescono a garantire l’efficienza energetica, in particolare nei settori dell’edilizia e dei trasporti. Nella sua comunicazione la Commissione esprime insoddisfazione verso i piani nazionali d’azione in materia di efficienza energetica presentati dagli Stati membri a causa della lentezza dei progressi in tali settori.

Non ritiene la Commissione che essa dovrebbe svolgere un ruolo più importante e migliorare il coordinamento con gli Stati membri in sede di elaborazione dei piani nazionali d’azione nonché sorvegliare in un secondo tempo la loro attuazione per permettere all’Unione europea di rispettare gli impegni presi per il 2020?

 
  
 

(EN) La valutazione d’impatto effettuata dalla Commissione sui piani nazionali d’azione in materia di efficienza energetica che gli Stati membri hanno presentato nel 2006-2008, nonché sugli obiettivi di efficienza energetica contenuti dei programmi di riforma nazionale degli stessi nell’ambito del processo UE2020, indica effettivamente che è necessario compiere ulteriori sforzi per raggiungere l’obiettivo comunitario di un risparmio energetico pari al 20 per cento entro il 2020.

La direttiva sui servizi energetici(1) specifica che gli Stati membri devono presentare il proprio secondo piano d’azione nazionale entro il 30 giugno 2011. Condividendo l’opinione dell’onorevole parlamentare che la Commissione possa svolgere un ruolo più attivo, essa sta sostenendo tale processo attraverso:

un’azione concertata per favorire scambi regolari tra i funzionari competenti di tutti gli Stati membri in materia di buone pratiche sull’attuazione di misure per l’efficienza energetica,

la proposta di un modello di piano nazionale d’azione in materia di efficienza energetica,

l’offerta di corsi di formazione per gli esperti provenienti dagli Stati membri che dovrebbero occuparsi dei piani nazionali in materia e

l’istituzione di un servizio di assistenza tecnica che fornisca aiuto online per la redazione di detti piani nazionali.

Inoltre, nel quadro dell’imminente piano per l’efficienza energetica, la Commissione sta lavorando alle redazione di una proposta di possibile riesame e rafforzamento della direttiva sui servizi energetici. Questo potrebbe ottimizzare e chiarire i requisiti per i piani nazionali in materia e attribuire loro un ruolo maggiore per tutto il settore energetico, fornendo una base per l’analisi annuale dei progressi compiuti.

 
 

(1) Direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006 , concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CEE del Consiglio, GU L 114 del 27.4.2006

 

Interrogazione n. 42 dell’onorevole Belet (H-0602/10)
 Oggetto: Aiuti pubblici alle infrastrutture sportive
 

Secondo i mezzi d’informazione olandesi la Commissione europea ha lanciato un’inchiesta preliminare circa eventuali aiuti pubblici illeciti alle infrastrutture di alcun club calcistici, apparentemente Vitesse, Willem II e MVV Maastricht.

Nel suo sito web la Commissione scrive che la maggior parte delle infrastrutture riveste, in linea di principio, carattere locale e influenza solo in via eccezionale gli scambi tra gli Stati membri. Per i grandi progetti di infrastrutture sportive la Commissione raccomanda alle autorità locali che la ditta costruttrice sia scelta mediante una gara d’appalto pubblica, che lo stadio venga gestito in modo pubblico (o che il gestore privato non percepisca un compenso eccessivo) e che l’infrastruttura offra servizi per varie attività e utenti e venga data in affitto a tariffe di mercato.

Può la Commissione far sapere su quali criteri nutre riserve?

Quali concrete misure possono/devono adottare i club interessati per evitare sanzioni?

È la Commissione disposta a fare maggiore chiarezza su tale punto nella sua comunicazione sulla futura politica europea dello sport attualmente in preparazione?

 
  
 

(EN) La Commissione ha ricevuto diverse denunce sui presunti aiuti di Stato ai club calcistici neerlandesi citati nell’interrogazione dell’onorevole parlamentare. Tuttavia, tali supposti contributi non riguardano progetti di infrastrutture, bensì misure volte a evitare che detti club possano andare in bancarotta e ad aiutarli a far fronte a difficoltà di ordine finanziario. Attualmente, la Commissione sta svolgendo un’indagine preliminare a fronte di queste denunce.

Per quanto concerne il secondo quesito dell’onorevole parlamentare, ai sensi dell’articolo 107 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, perché una misura possa essere considerata un aiuto di Stato, essa deve prevedere un trasferimento di risorse statali. Pertanto, si potrebbe parlare di intervento di questo genere qualora vi fosse un provvedimento da parte delle autorità pubbliche e non dei club calcistici interessati. Inoltre, per rientrare tra gli aiuti di Stato, la misura in questione deve comportare un vantaggio economico per il beneficiario e una distorsione – o una minaccia di distorsione – della concorrenza, nonché coinvolgere i rapporti commerciali fra gli Stati membri. In linea di principio, la natura di mercato delle transazioni concluse tra le autorità e un determinato club calcistico è un modo per evitare che la questione rientri nell’ambito degli aiuti statali.

Considerato l’esiguo numero di decisioni adottate in materia, è improbabile che la comunicazione della Commissione in materia di sport attualmente in fase di redazione comprenda degli orientamenti di questo tipo. Non è tuttavia escluso che la Commissione possa fornire simili disposizioni in futuro.

 

Interrogazione n. 43 dell’onorevole Marcinkiewicz (H-0608/10)
 Oggetto: Parametri di riferimento per l’industria ad elevato consumo di energia
 

Ad ottobre, nel quadro della strategia Europa 2020, la Commissione ha presentato una strategia per una nuova politica in materia di competitività dell’industria. Una base stabile della produzione industriale riveste un’importanza cruciale per il modello di crescita economica in Europa. Nella sua comunicazione la Commissione indica chiaramente che i settori dell’industria ad elevato consumo di energia devono beneficiare di condizioni competitive ai fini della produzione in Europa.

In detto contesto, è la Commissione consapevole che la futura decisione in merito ai parametri di riferimento nel sistema di scambio delle quote di emissione rappresenta una grave minaccia per la competitività dell’industria ad elevato consumo di energia negli Stati membri che dipendono da un mix di combustibili concreto?

Ritiene giustificato che i produttori in detti Stati membri debbano sostenere costi molto elevati derivanti dal rispetto delle norme unicamente a causa della loro dipendenza geografica e storica da un determinato mix di combustibili?

Non conviene forse sul fatto che, ai fini della protezione dell’occupazione e dei futuri investimenti nell’industria della produzione nell’UE, detti paesi dovrebbero avere la possibilità di competere nell’economia globale?

 
  
 

(EN) La futura decisione in merito ai parametri di riferimento è un atto tecnico di attuazione ai sensi dell’articolo 10, lettera a, della direttiva sullo scambio di quote di emissione (2003/87/EC), così come emendata dal pacchetto clima-energia. L’articolo 10, lettera a, fornisce determinate indicazioni su come i parametri di riferimento dovrebbero essere determinati. In linea di principio, tali parametri, armonizzati a livello europeo, dovrebbero essere stabiliti in base a una prestazione media del 10 per cento degli impianti più efficienti in un determinato settore in modo da garantire che le allocazioni premino una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. In base alla direttiva, tali parametri dovrebbero tener conto altresì delle tecniche, dei sostituti e dei processi di produzione alternativi più efficaci, della cogenerazione ad alta efficienza, dell’efficace recupero energetico dei gas residui, dell’utilizzo di biomasse, nonché della cattura e dell’immagazzinamento di CO2.

In particolare, la direttiva stabilisce che i parametri di riferimento siano calcolati per prodotto, anziché per entrata, in modo da aumentare al massimo la riduzione delle emissioni e l’efficienza energetica in ciascun processo produttivo del settore o del sottosettore considerato. Tener conto della disponibilità locale di combustibili di ciascun impianto minerebbe i principi alla base della stesura di parametri di riferimento concordati reciprocamente nell’ambito della direttiva sullo scambio di quote di emissioni.

È importante altresì ricordare che il sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas è una misura per cui l’efficienza in termini di emissioni di carbonio dei processi produttivi è inserita nel prezzo dei carbone e dei prodotti derivati, al fine di riuscire a ridurre le emissioni in modo vantaggioso ed efficiente da un punto di vista economico. La libera allocazione in base ai parametri di riferimento non può andare contro questo obiettivo.

Nel quadro dell’accordo politico relativo al pacchetto clima-energia, la direttiva sullo scambio di quote di emissione garantisce altresì ad alcuni Stati membri una ridistribuzione di ingenti redditi provenienti dalla cessione di quote, fattore in cui mix storici di combustibili hanno rappresentato un criterio rilevante. I redditi provenienti dalla cessione di quote possono e dovrebbero essere utilizzati per supportare la transazione verso un’economia a bassa emissione di CO2. Gli Stati membri possono adottare una vasta gamma di misure per facilitare tale processo, incentrate sull’infrastruttura, i consumatori o i produttori; tale scelta potrebbe riguardare non solo il settore industriale, ma anche la produzione energetica. Finora, essendo il sostegno limitato ad alcune aziende, le norme in materia di aiuti di Stato permettono l’adozione di un certo numero di misure a determinate condizioni, ad esempio misure volte ad aumentare l’efficienza energetica.

 

Interrogazione n. 44 dell’onorevole McGuinness (H-0610/10)
 Oggetto: Inquinamento marino
 

Ogni anno circa dieci miliardi di tonnellate di rifiuti finiscono negli oceani e nei mari, che stanno diventando la più grande discarica del mondo. Nella sua risposta alle interrogazioni E-0825/2010 e E-0104/2010, la Commissione conferma in effetti che una quantità sempre più grande di rifiuti in plastica – la cosiddetta “zuppa di plastica” – si sta ammassando nel vortice del pacifico settentrionale e ammette i problemi causati dai rifiuti marini lungo le coste europee. Il mese scorso, di fronte a questo problema crescente, la Commissione ha organizzato un seminario sui rifiuti marini.

Può la Commissione comunicare al Parlamento le conclusioni del seminario e le proposte che intende presentare per affrontare la questione dell’inquinamento marino?

In particolare, la Commissione ha compiuto progressi per risolvere il problema dei rifiuti di plastica e per un uso potenziale di plastica biodegradabile?

 
  
 

(EN) Quale riconoscimento del crescente problema che costituiscono i rifiuti che finiscono in mare, a novembre 2010 la Commissione ha organizzato un workshop sul tema dei rifiuti marini, la “zuppa di plastica” e altro ancora. La Commissione si è compiaciuta dell’interesse dimostrato da diversi onorevoli parlamentari e dai rappresentanti di un’ampia gamma di portatori di interessi: scienziati, produttori di materiali plastici, organizzazioni ambientaliste non governative (ONG), organizzazioni locali e persone provenienti dagli Stati membri, dal programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e dall’Agenzia nazionale statunitense per gli oceani e l’atmosfera.

La relazione relativa all’incontro e le varie presentazioni sono disponibili sul sito della DG Ambiente.

Le conclusioni del workshop sono state le seguenti.

- è necessario tener conto di entrambe le fonti di inquinamento, ovvero sia dei rifiuti che provengono da terra, sia di quelli prodotti da quanti sfruttano il mare. Sarà necessario stabilire dei partenariati con i relativi portatori di interesse, come ad esempio l’industria navale, i pescatori, le industrie offshore, le autorità locali e i produttori di materiali plastici;

- innovazione nella fase di ideazione e nell’utilizzo di polimeri diversi, scambio di buone pratiche e progetti pilota aumenteranno la nostra conoscenza. Ci dovrebbe essere un equilibrio nello sviluppo di misure vincolanti e non vincolanti. Il futuro riesame della direttiva sugli impianti portuali di raccolta rappresenterà una buona opportunità per considerare possibili emendamenti atti a rafforzare questa misura vincolante;

- cooperazione ed accordi con l’industria della plastica sono fondamentali per stabilire degli obiettivi di riduzione, in modo da poter utilizzare anche strumenti di mercato. Ciò potrebbe essere facilitato dall’organizzazione di un evento annuale di alto livello;

- la nostra conoscenza presenta ancora delle lacune, che devono essere colmate. Necessitiamo di un maggiore controllo dei rifiuti marini, che sia meglio normalizzato, in seno allo spazio economico europeo e nelle zone definite dalle convenzioni sui mari regionali. Sono necessarie ulteriori ricerche sulla tossicità e sull’impatto dei rifiuti, in particolare per quanto attiene alle microplastiche;

- è necessario creare maggiori campagne di sensibilizzazione, che devono essere rivolte a gruppi specifici, come i giovani, i consumatori, i comuni e le autorità portuali. Il concetto di una “impronta di plastica” o di etichette ecologiche sui prodotti di plastica potrebbe essere di aiuto in questo difficile ad ambizioso compito:

- esiste infine l’agenda internazionale a livello dei mari regionali, in coordinamento con il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, per la gestione dell’Organizzazione marittima internazionale e della convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi e quella in cooperazione con gli Stati Uniti d’America per un approccio globale.

Per quanto concerne il potenziale utilizzo di plastiche biodegradabili, abbiamo imparato che questo tipo di plastiche degrada bene in circostanze controllate, ma molto meno nell’ambiente. Devono essere pertanto raccolte in modo corretto e non costituiscono, di per sé, una soluzione al problema dei rifiuti sulle nostre spiagge o nei nostri mari.

 

Interrogazione n. 45 dell’onorevole Andrikienė (H-0612/10)
 Oggetto: Prospettive della Russia di adesione all’OMC
 

Può la Commissione illustrare come valuta le ultime dichiarazioni del primo ministro russo, Vladimir Putin, circa le intenzioni della Russia di aderire all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) entro la fine del 2011 e la possibilità di istituire una “comunità economica armoniosa che si estenda da Lisbona a Vladivostok”?

Può la Commissione spiegare se, a suo avviso, l’unione doganale tra la Russia, il Kazakstan e la Bielorussia stia effettivamente funzionando e se, nel quadro di tale unione, sia possibile dare attuazione alla richiesta della Russia di aderire all’OMC?

 
  
 

(EN) L’Unione europea è sempre stata tra i primi sostenitori di un’adesione all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) da parte della Russia e continua a mantenere tale posizione e ad essere impegnata nei rimanenti negoziati multilaterali. Il 24 novembre 2010, l’Unione europea e la Russia hanno raggiunto un accordo bilaterale soddisfacente per quanto concerne l’adesione della Russia all’OMC. Tale accordo rende più prossima una simile adesione e apre la strada ad un’entrata russa nel corso del 2011, a patto che gli eccezionali negoziati multilaterali siano ultimati. L’Unione europea continuerà ad assistere la Russia nel lavoro tecnico che deve compiere per raggiungere tale obiettivo.

L’Unione europea è interessata a un maggiore approfondimento dell’integrazione economica con la Russia. Rapporti economici più stretti beneficerebbero entrambe le parti, se portassero a un maggiore accesso reciproco ai mercati, alla rimozione delle barriere commerciali, all’ulteriore miglioramento del clima economico e all’apertura di nuove possibilità di investimento.

Nelle negoziazioni in corso tra Unione europea e Russia per un nuovo accordo bilaterale che sostituisca ed aggiorni l’attuale accordo di partenariato e di cooperazione, l’Unione vorrebbe includere disposizioni sostanziali in materia di commercio ed investimenti, nell’interesse di entrambe le parti, in quanto questo potrebbe rappresentare un primo, importante passo avanti verso una comunità economica più stretta tra l’Unione europea e la Russia.

L’Unione auspica altresì un futuro regime preferenziale bilaterale, tuttavia, a tale proposito, è necessario che la controparte russa chiarisca le implicazioni derivanti dall’unione doganale tra la Russia, il Kazakistan e la Bielorussia.

Russia, Kazakistan e Bielorussia stanno progredendo molto rapidamente nella definizione del quadro giuridico e normativo dell’unione doganale. Ciò ha comportato considerevoli cambiamenti al regime commerciale preesistente, tra cui una nuova tariffa doganale esterna comune e un nuovo codice doganale. Sono oggetto di armonizzazione anche normative tecniche e misure sanitarie e fitosanitarie, con la prospettiva di estendere l’armonizzazione anche ad altri settori. La Commissione sta monitorando gli sviluppi prestando particolare attenzione agli effetti che tali nuove regole hanno sui rapporti bilaterali in materia di commercio e di investimenti, nonché alla compatibilità delle stesse con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio.

L’unione doganale non rappresenta, di per sé, un ostacolo all’adesione all’OMC, a condizione che le sue norme siano compatibili con l’Organizzazione stessa. La Russia ha recentemente dichiarato che intende aderire all’Organizzazione mondiale del commercio singolarmente e ha garantito che al momento dell’adesione rispetterà tutti gli obblighi imposti dall’OMC. L’Unione europea sta lavorando assieme alla Russia per raggiungere tale obiettivo.

 

Interrogazione n. 46 dell’onorevole Toussas (H-0614/10)
 Oggetto: Distinzione tra agricoltori in attività e agricoltori inattivi operata dalla Commissione
 

Nella comunicazione della Commissione dal titolo “La PAC verso il 2020: rispondere alle future sfide dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio” (COM(2010)0672 del 18.11.2010) si fa per la prima volta riferimento al concetto di “agricoltori in attività”. Esempi caratteristici ne sono: “Questi cambiamenti nella concezione dei pagamenti diretti dovrebbero andare di pari passo con una migliore definizione e un più chiaro orientamento del sostegno verso i soli agricoltori in attività…” (pag. 10, primo paragrafo) e “Il fatto di riservare il sostegno ai soli agricoltori in attività e di remunerare i servizi collettivi che essi forniscono alla società…” (pag. 3, sesto paragrafo).

Stante che gli agricoltori poveri sono costretti ad andare in cerca di salari aggiuntivi in attività extragricole al fine di integrare i loro miseri introiti, può la Commissione riferire in base a quali criteri opera la distinzione tra agricoltori “in attività” e “inattivi”?

 
  
 

(FR) È importante, per la legittimità, la credibilità e l’efficacia del futuro della politica agricola comune (PAC), che i pagamenti siano destinati anzitutto agli agricoltori in attività – ovvero a quelli che sono attivamente impegnati nella produzione agricola o nella fornitura di beni pubblici e che apportano un contributo reale agli obiettivi della PAC – e, d’altro canto, che vengano esclusi i cosiddetti “sofa farmers”, che ricevono dei contributi senza fare nulla.

La questione è estremamente complessa, perché norme di esclusione troppo ampie e generiche potrebbero involontariamente penalizzare gli agricoltori veri, in particolar modo quelli a tempo parziale.

La Commissione sta analizzando come tradurre questa volontà politica in termini giuridici. Sono in esame alcuni criteri che potrebbero essere utilizzati a livello comunitario. Qualunque sarà la scelta, essa non dovrà rimettere in causa la natura disaccoppiata dei pagamenti, la loro classificazione in seno alla scatola verde dell’Organizzazione mondiale del commercio, né portare a una disparità di trattamento degli agricoltori.

 

Interrogazione n. 47 dell’onorevole Iotova (H-0615/10)
 Oggetto: Problemi nel Fondo agricolo pubblico bulgaro
 

Secondo le autorità competenti, il diploma rilasciato all’ex direttore esecutivo del Fondo agricolo pubblico dall’Università tedesca di Scienze applicate (Istituto per la tecnologia e l’economia) di Berlino sarebbe stato falsificato.

Ritiene la Commissione che ciò potrebbe comportare problemi per quanto concerne la legittimità del finanziamento di progetto approvato dall’ex direttore esecutivo?

La nomina ha costituito una violazione delle disposizioni dell’allegato I del regolamento (CE) n. 885/2006 (paragrafo 1, “Ambiente interno”, lettere da B(i) a B(v))?

Quali misure intende la Commissione esigere in futuro dagli Stati membri per evitare che incarichi di alto livello che comportano responsabilità in relazione al denaro dei contribuenti europei siano attribuiti a persone senza le qualifiche professionali richieste?

 
  
 

(FR) Già ad ottobre 2010 le autorità bulgare avevano informato la Commissione che Kalina Ilieva era stata sollevata dalle proprie funzioni il 7 ottobre 2010.

La legislazione comunitaria impone agli organismi pagatori di assicurarsi che l’esecuzione delle operazioni sia affidata a personale appropriato e che le competenze tecniche necessarie siano disponibili durante le varie fasi di tali operazioni.

Nondimeno, la nomina e la gestione dei dirigenti in seno agli organismi pagatori nazionali è di competenza degli Stati membri e la Commissione non può intervenire in materia.

Fintantoché le richieste di aiuto approvate da Kalina Ilieva (in qualità di direttore generale formalmente designato) hanno fatto seguito a sufficienti controlli per verificare che fossero conformi alle norme comunitarie, i pagamenti effettuati durante il suo mandato devono essere considerati come approvati nel rispetto delle procedure in vigore.

Le autorità bulgare hanno confermato alla Commissione che la continuità delle operazioni in seno all’organismo pagatore è garantita. In effetti, in attesa della nomina del prossimo presidente, la direzione ad interim dell’organismo pagatore è stata affidata a uno dei vice presidenti – Svetoslav Simeonov, vicepresidente responsabile del programma speciale di adesione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e della pesca.

La responsabilità di accreditare un dato organismo pagatore e di supervisionare costantemente il rispetto dei criteri di accreditamento da parte dello stesso spetta alla “autorità competente” a livello nazionale, nello specifico al ministero dell’Agricoltura e dell’alimentazione. Come forma di tutela aggiuntiva, un’istituzione di controllo indipendente (l’organismo di certificazione) esamina e relaziona annualmente sul rispetto dei criteri di accreditamento da parte dell’organismo pagatore.

L’organismo di certificazione deve presentare la propria relazione sull’esercizio finanziario 2010 entro il 1° febbraio 2011.

Le sue conclusioni saranno valutate, come sempre, con attenzione da parte dei servizi della Commissione e qualunque lacuna dovesse essere individuata verrà seguita da istituzioni di controllo in loco.

 
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