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Procedura : 2010/0044(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0311/2010

Testi presentati :

A7-0311/2010

Discussioni :

PV 16/12/2010 - 2
CRE 16/12/2010 - 2

Votazioni :

PV 16/12/2010 - 6.1
Dichiarazioni di voto
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Testi approvati :

P7_TA(2010)0486

Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 16 dicembre 2010 - Strasburgo Edizione GU

2. Marchio del patrimonio europeo (discussione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0311/2010), presentata dall’onorevole Paliadeli a nome della commissione per la cultura e l’istruzione, sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un’azione dell’Unione europea per il marchio del patrimonio europeo [COM(2010)0076 - C7-0071/2010 - 2010/0044(COD)].

 
  
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  Chrysoula Paliadeli, relatore. – (EL) Signor Presidente, signora Commissario, incoraggiare una coscienza europea che rispetti e difenda il multiculturalismo rappresenta una sfida importante per le istituzioni europee nel loro impegno inteso a conseguire ampia coesione e solidarietà tra i cittadini degli Stati membri della Comunità.

La conoscenza della nostra storia, la familiarità con il nostro patrimonio culturale multinazionale e l’informazione delle nuove generazioni in merito alle idee e alle persone che sono state pioniere della costruzione dell’Unione europea possono contribuire a ridurre le distanze tra l’Unione europea e i suoi cittadini.

La Commissione europea, su istruzioni del Consiglio dell’Unione, ha intrapreso l’elaborazione di una proposta per trasformare il marchio del patrimonio europeo intergovernativo in istituto comunitario. Una vasta consultazione del pubblico e una valutazione di impatto hanno dimostrato che integrare tale istituto nelle iniziative europee contribuirebbe a migliorare l’immagine e la credibilità del marchio, purché si basi su criteri chiaramente definiti e sottolinei la natura simbolica, non estetica, di un monumento o un sito; in altre parole, costituirebbe l’affermazione del fatto che la storia europea è frutto di un patrimonio culturale comune reciprocamente complementare e l’Unione europea è radicata in valori forti quali libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, diversità culturale, tolleranza e solidarietà.

Abbiamo iniziato con un approccio molto ambizioso al marchio. Come arma del nostro arsenale di politica estera che andrebbe oltre le frontiere dell’Unione europee, potrebbe essere attribuito ad altri Stati in Europa e – perché no? – anche al di fuori del nostro continente. Per il momento sembrerebbe più realistico utilizzarlo come mezzo per approfondire la coesione tra gli Stati membri dell’Unione limitandolo inizialmente ai suoi Stati membri.

Ci siamo schierati contro la proposta della Commissione secondo cui il marchio dovrebbe essere assegnato al massimo a 27 siti proponendo a nostra volta che la procedura sia ripetuta ogni due anni per mantenere il valore dell’istituto e concedere il tempo per selezionare e monitorare i siti una volta assegnato il marchio. Abbiamo convenuto che, in ragione del valore simbolico dell’attribuzione come fattore che contribuisce all’unificazione europea, si debbano favorire i siti transnazionali in quanto sostengono la coesione, promuovono la creazione di reti e incoraggiano la cooperazione tra Stati membri o regioni. Per questo dovrebbero avere la priorità in tale ambito. Per ragioni pratiche, uno Stato membro fungerà da coordinatore tra il gruppo europeo di esperti e la Commissione.

Ci siamo accostati alla trasformazione del marchio non come trasformazione amministrativa del vecchio istituto transnazionale, bensì come nuovo istituto con criteri di selezione chiaramente definiti e obblighi vincolanti per i beneficiari se vogliono mantenerlo. Il gruppo di esperti, la messa in rete, il carattere simbolico e il monitoraggio degli assegnatari sono indicativi di un approccio diverso che non va confuso con il precedente istituto transnazionale. Per questo, al fine di salvaguardare il vecchio istituto e promuovere la validità del nuovo, abbiamo ritenuto che non fossero necessarie disposizioni transnazionali nell’articolo 18 della proposta della Commissione. Abbiamo inoltre ricercato modi per rafforzare il ruolo del team di dodici esperti nel testo della Commissione aggiungendo un altro membro proposto dal Comitato delle regioni e abbiamo tentato di garantire che il team fosse maggiormente coinvolto nella procedura di attribuzione o revoca del marchio.

Nello stesso contesto e al fine di rafforzare il ruolo del Parlamento europeo, abbiamo insistito sull’obbligo della Commissione di pubblicare un elenco completo dei siti scelti preliminarmente prima della selezione finale informandone di conseguenza Parlamento e Consiglio, che in tal modo avranno il tempo di reagire nel caso in cui dovessero sorgere difficoltà.

A conclusione di questa breve presentazione, vorrei ringraziare i relatori ombra, i rappresentanti della Commissione e il Consiglio per il loro contributo creativo alla relazione in merito alla quale a breve vi verrà chiesto di votare. Confido nella possibilità di collaborare con lo stesso spirito nella fase successiva della consultazione.

 
  
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  Androulla Vassiliou, membro della Commissione. – (EL) Signor Presidente, vorrei esordire ringraziando il Parlamento europeo e segnatamente la relatrice, onorevole Paliadeli, nonché i relatori ombra, per il loro fermo sostegno alla proposta della Commissione sul marchio del patrimonio europeo. Come sapete, questa proposta è stata una delle prime approvate dalla nuova Commissione dopo aver assunto l’incarico ed è una delle nostre priorità per i prossimi anni nel campo della cultura.

Il nostro scopo, attraverso questo marchio, è offrire ai cittadini europei, soprattutto i giovani, nuove opportunità di saperne di più sulla loro storia e il loro patrimonio culturale, comuni ma nel contempo diversi, nonché sullo sviluppo dell’Unione europea. Sono certa che ciò contribuirà ad avvicinare i cittadini europei all’Unione. Il marchio del patrimonio europeo contribuirà altresì a promuovere il turismo culturale con ricadute positive a livello concreto e finanziario.

La cooperazione tra Parlamento e Commissione sul marchio è stata estremamente costruttiva negli ultimi mesi e sono lieta che il nostro approccio sia stato il medesimo su numerosi aspetti basilari. La maggior parte degli emendamenti da voi oggi approvati è assolutamente in linea con le nostre ambizioni per il nuovo marchio. Condividiamo l’idea del Parlamento secondo cui la qualità e la validità dell’iniziativa rivestono un’importanza fondamentale. Apprezziamo altresì l’azione da voi intrapresa per mantenere la massima chiarezza, semplicità e flessibilità nelle norme e nelle procedure in maniera che siano facilmente comprensibili per il pubblico e facilmente applicabili dagli Stati membri e dall’Unione europea.

Tuttavia, alcuni vostri emendamenti sono politicamente più delicati. Mi riferisco essenzialmente alle disposizioni transitorie eliminate. I siti ai quali è stato assegnato il marchio intergovernativo e gli Stati membri hanno notevoli aspettative rispetto al periodo transitorio, che offrirebbe loro la possibilità di partecipare rapidamente al nuovo sistema, sempre che, ovviamente, soddisfino i nuovi criteri qualitativi. Questa è forse una delle questioni principali che dobbiamo discutere con il Consiglio in occasione dei nostri dialoghi trilaterali dei prossimi mesi.

Sono nondimeno persuasa che si possano trovare compromessi accettabili per tutti che salvaguardino il successo a lungo termine del marchio del patrimonio europeo. Per questo speriamo che l’eccellente collaborazione intrattenuta con il Parlamento in tale ambito prosegua e per tale collaborazione vi ringrazio nuovamente.

 
  
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  Marie-Thérèse Sanchez-Schmid, a nome del gruppo PPE. – (FR) Signor Presidente, poiché è giusto, vorrei complimentarmi con la nostra relatrice non soltanto per il suo lavoro, ma soprattutto per la sua capacità di ascolto.

La relazione, sebbene possa non apparire molto importante nel contesto generale di questo Parlamento, probabilmente, a mio avviso, porterà a una vera azione comunitaria. I piccoli corsi d’acqua creano grandi fiumi.

Se la commissione per la cultura e l’istruzione ha votato per mantenere la denominazione “marchio del patrimonio europeo” – cosa nella quale il gruppo PPE in particolare sperava – è proprio perché tale iniziativa non si limita alla storia dell’Unione europea, bensì si concentra sulla grande idea di Europa, concetto molto più antico.

Il marchio è uno strumento potente che dovrebbe principalmente promuovere l’identità europea attraverso la diversità culturale. Non va visto come una semplice trasformazione dell’iniziativa intergovernativa, bensì piuttosto come strumento reale che, sulla base dell’esperienza, creerà un vero valore aggiunto sia attraverso lo slancio che può imprimere alla promozione dei valori europei da parte degli Stati membri o delle autorità locali, sia in termini di conoscenza di tali valori da parte dei cittadini.

Il suo obiettivo è rafforzare il senso di appartenenza all’Europa dei cittadini europei e creare una consapevolezza comune. In un momento in cui l’attaccamento del pubblico all’idea europea resta una sfida importante con la quale dobbiamo confrontarci, l’Europa ha anche bisogno di simboli che la sviluppino e la rafforzino ogni giorno poiché purtroppo sembra che l’identità europea sia un fatto evidente, eppure da inventare.

 
  
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  Mary Honeyball, a nome del gruppo S&D. – (EN) Signor Presidente, sono assolutamente d’accordo con quanto affermato da tutti i colleghi che mi hanno preceduto: si tratta di un’iniziativa eccellente e sono molto lieta che la commissione per la cultura e l’istruzione e l’onorevole Paliadeli la stiano proponendo.

Vorrei ringraziare in particolar modo la nostra relatrice che ha svolto un lavoro eccellente al riguardo. È un ottimo strumento per promuovere l’Europa, la nostra storia e la nostra cultura comune. Sono certa che sarà un successo notevole e abbiamo introdotto vari dispositivi per far sì che lo sia. I siti finali saranno scelti da un gruppo di esperti con competenze specifiche di tale ambito e, come ho detto in precedenza, prenderemo in esame soprattutto i siti transfrontalieri per promuovere l’idea di Europa.

Vi sono inoltre criteri specifici che chiediamo siano rispettati dai candidati selezionati. Vogliamo infatti rafforzare la valenza europea di siti scelti, i candidati selezionati dovranno organizzare eventi educativi, specialmente per i giovani, vi sarà uno scambio di idee sull’avvio di progetti comuni con altri siti ai quali è stato attribuito il marchio, si svolgeranno attività artistiche e culturali che promuoveranno il dialogo e, infine, ovviamente, il pubblico più ampio possibile avrà accesso a tali siti per visitarli.

Ritengo dunque che i siti, una volta costituiti e operanti, genereranno un beneficio notevole per l’Europa e saranno pienamente fruibili dai cittadini, promovendo in tal modo l’idea di Europa e ciò che noi facciamo in Parlamento e nell’Unione.

Raccomando dunque a tutti la relazione. Sono certa che quando il sistema sarà stato istituito e sarà operativo, sarà uno straordinario successo e sono stata molto fiera di aver partecipato a tale iniziativa.

 
  
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  Oriol Junqueras Vies, a nome del gruppo Verts/ALE. – (ES) Signor Presidente, il marchio del patrimonio europeo è senza dubbio un progetto importantissimo perlomeno per due ragioni: in primo luogo, consente ai cittadini europei di sentirsi più vicini al loro patrimonio e alla loro storia, comuni e nel contempo diversi; in secondo luogo, è uno strumento valido per promuovere il turismo culturale e stimolare l’economia.

Vorrei pertanto ringraziare la signora Commissario Vassiliou e la relatrice Paliadeli per la loro iniziativa e il duro lavoro svolto, cogliendo altresì questa opportunità per dire che, sebbene inizialmente si trattasse di un’iniziativa degli Stati membri, adesso dobbiamo conferirle una chiara dimensione comunitaria.

Ciò significa che il marchio del patrimonio europeo non dovrebbe essere una sommatoria dei luoghi scelti dagli Stati membri, bensì il riflesso di una visione europea comune. Avere una visione europea richiede criteri comuni e trasparenza assoluta nel processo di selezione preliminare da parte degli Stati membri, ma significa anche rispetto della diversità regionale, culturale e linguistica.

Il suo successo dipende da noi.

 
  
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  Emma McClarkini, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, la promozione e lo sviluppo dei siti che appartengono al patrimonio europeo costituiscono un progetto che non possiamo non accogliere con favore e merita la nostra massima attenzione. Il nostro patrimonio culturale, ricco e variegato, è un bene di cui i cittadini europei dovrebbero essere orgogliosi ed è proprio uno dei motivi fondamentali per i quali milioni di persone al mondo visitano l’Europa ogni anno. Il progetto può potenzialmente consentire ai siti storici di accedere a ulteriori fondi per preservare e sviluppare le proprie strutture, corollario estremamente necessario in un’epoca economica difficile. Tuttavia, se creiamo aspettative nei cittadini, è nostra responsabilità non disattenderle.

Sin dall’inizio, però, la relazione è stata concepita in un linguaggio federalista che cercava di promuovere un concetto europeo falso o forzato, e il tentativo di rinominare il sistema chiamandolo marchio del patrimonio dell’Unione europea aveva fondamenta politiche e avrebbe escluso migliaia di potenziali siti la cui storia e il cui patrimonio precedono e di fatto offuscano molti siti contemporanei.

Inoltre, i tentativi compiuti dalla sottoscritta e da altri di garantire che l’attenzione del marchio rimanesse concentrata sul patrimonio e non sull’integrazione politica sono stati respinti. Ciò inevitabilmente porterà all’ingiusta esclusione di molti siti importanti.

Anche i fondi per il programma hanno destato serie preoccupazioni, specialmente alla luce delle misure di austerity che attualmente affliggono i ministeri della cultura in tutta Europa. Spero che nel prosieguo saremo in grado di arginare il fenomeno. L’eccessiva proliferazione di siti e la probabile duplicazione del sistema dell’UNESCO potrebbero anch’esse creare ulteriori problemi.

Gli obiettivi centrali di questo marchio dovrebbero essere la preservazione e la celebrazione del nostro patrimonio condiviso e diverso, ma purtroppo non abbiamo garantito che aggiungeremo valore. È un aspetto al quale dobbiamo prestare la dovuta attenzione.

 
  
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  Giancarlo Scottà, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi complimento per questa iniziativa, che mira a trasformare il marchio del patrimonio europeo in un'azione formale dell'Unione europea per accrescerne l'efficacia, la visibilità, il prestigio e la credibilità.

A questo scopo, vorrei sottolineare l'importanza della professionalità dei componenti della commissione di esperti chiamati a valutare i siti e della rigorosità nelle procedure di assegnazione del marchio e di controllo per il suo mantenimento nel tempo, quali elementi fondamentali per garantire la specificità e la qualità del marchio stesso.

Esso deve però assolutamente concentrarsi sul valore simbolico ed educativo del sito, più che sul suo aspetto estetico, come avviene invece per altre iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale, per differenziarsi in modo evidente da queste. Perciò concordo anche sul fatto che i siti transnazionali devono essere considerati con particolare attenzione in virtù della loro importanza simbolica.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, un marchio del genere ha senso, ma soltanto a due condizioni: la prima è che dovrebbe avere una notevole visibilità per garantire consapevolezza. Dopo tutto, abbiamo una sovrabbondanza di simboli come questo. La seconda è che la corrispondente burocrazia non possa diventare un fine in sé, come accade per tante iniziative e molti istituti comunitari analoghi. Sarebbe veramente un paradosso della tradizione culturale europea se uno strumento che potrebbe essere così utile per noi, definendo una posizione alquanto diversa dalla Cina nel modo in cui tratta la sua cultura antica, o dagli Stati Uniti con il loro inventario storicamente esiguo di siti culturali, dovesse essere visto nell’analisi finale come un modo estremamente burocratico e complesso per creare posti di lavoro per i giovani.

Dobbiamo essere chiari su un aspetto: la cultura è fonte di visioni e idee ispiratrici che sono spesso abbracciate in questa sede, ma meno spesso messe in pratica. Questa particolare opportunità di stabilire un’identità che ricomprenda anche il principio della sussidiarietà può esistere soltanto attraverso la cultura, ragion per cui abbiamo bisogno di fare sempre di più in questo campo. Penso anche specificamente alla promozione di scrittori e altri artisti senza le organizzazioni e le istituzioni burocratiche autoperpetuanti che tendiamo ad avere in un contesto europeo.

 
  
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  Marco Scurria (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, saluto la Commissaria Vassiliou e la ringrazio per aver voluto fortemente questa iniziativa, così come ringrazio la relatrice e tutti i relatori ombra per il buon lavoro svolto.

Oggi l'Europa vive un momento di difficoltà economica e finanziaria: proprio in questi giorni stiamo discutendo su come intervenire per aiutare alcuni paesi dell'Unione in difficoltà. Ovviamente si tratta di un'azione importante, ma l'Europa non deve perdere di vista l'importanza dei valori che hanno consentito all'Unione di vincere le innumerevoli sfide cui ha dovuto far fronte nel corso della sua storia.

La ricchezza dell'Europa sta infatti nella sua storia, nella sua cultura, nella sua arte, nei suoi personaggi, nei suoi paesaggi, nei suoi luoghi simbolici, nei suoi intellettuali, nei suoi filosofi – oserei dire – nella sua civiltà. E questo marchio può raccontare tutto questo, può evidenziare l'identità europea nelle sue molteplici forme che gli Stati nazionali hanno voluto dargli nel corso del tempo.

Dovremo ora comunque affrontare dei negoziati con il Consiglio per risolvere alcune differenze di interpretazione su alcuni punti. Penso che risolveremo velocemente e forse anche facilmente i punti controversi, vista l'importanza dell'argomento. Penso anche che, non appena approvata definitivamente questa relazione, ci sentiremo tutti più europei, in nome di valori e tradizioni condivisi. Penso che attraverso la Commissione, il lavoro del Parlamento e quello con il Consiglio stiamo facendo davvero un buon lavoro per tutti i nostri cittadini.

(L'oratore accetta di rispondere a una domanda presentata dall’onorevole Martin con la procedura del cartellino blu articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Signor Presidente, sono profondamente obbligato all’onorevole Scurria. Apprezzo molto ciò che ha ritenuto di dover dire sull’argomento. Vorrei semplicemente chiedergli, in quanto esponente del più grande gruppo presente qui, in questa Camera, come valuterebbe il rischio che si possa restare intrappolati da troppa burocrazia in relazione all’amministrazione e all’attuazione del marchio del patrimonio europeo? Ha forse proposte per garantire che resti entro parametri ragionevoli in maniera da non trovarsi di fronte a una pletora di commissioni selezionatrici che deliberano all’infinito e non fallisca nel conseguimento del nostro vero obiettivo comune, ossia un marchio molto visibile riconosciuto in quanto tale dai mezzi di comunicazione.

 
  
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  Marco Scurria (PPE). – Signor Presidente, rispondo volentieri al collega Martin perché sappiamo che la questione della burocrazia talvolta è ciò che distingue e divide il cittadino europeo dalle sue istituzioni. Da questo punto di vista, il percorso individuato da questa relazione penso sia abbastanza chiaro. Ne parleremo anche con il Consiglio.

Una volta che gli Stati nazionali avranno scelto i luoghi a cui poter dare il marchio europeo, una volta che disporremo di un panel di esperti realmente tali che si riuniscono, a cui, con i tempi dovuti ma non eccessivi, si dia la possibilità per scegliere – su questo poi dovremo capire chi avrà l'ultima parola, ma è un tema di cui dovremo discutere sia con il Consiglio che con la Commissione – io non vedo eccessivi problemi burocratici da questo punto di vista. Ve ne sono su tanti altri provvedimenti, ma non su questo del marchio, che penso sia facilmente seguibile in tempi certi e con risultati chiari per tutti i cittadini europei.

 
  
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  Maria Badia i Cutchet (S&D).(ES) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, anch’io vorrei unirmi al coro di complimenti rivolti all’onorevole Paliadeli per l’eccellente lavoro svolto.

Penso che ora si possa dire, una volta adottata la relazione, che sarà il felice culmine di un nuovo impegno nei confronti dell’europeismo, e non credo che in questa nostra epoca sia superfluo assumere un impegno in tal senso.

Credo anche che la decisione degli Stati membri, della signora Commissario e della Commissione di porre il marchio del patrimonio europeo nella sfera dell’Unione europea contribuirà ad aumentare la visibilità, il prestigio e la credibilità, ma rafforzerà anche gli ideali profondamente radicati di coesione e solidarietà tra i cittadini europei.

Il marchio è un passo importante verso l’integrazione europea perché avvicinerà noi e tutti i cittadini alla nostra storia comune.

Quando così sovente si odono tante voci che fanno valere una storia individuale – spesso nazionale – penso che un’iniziativa come quella che oggi votiamo per far valere una storia comune e renderla nota abbia un valore realmente simbolico ed estremamente importante.

Ritengo che ciò che faremo con questo marchio del patrimonio europeo aiuterà anche le generazioni più giovani a capire le idee che hanno ispirato i padri fondatori dell’Unione europea in maniera che possano vedere come questa Unione europea, questo processo di integrazione europea che stiamo vivendo, è un processo e, come tutti i processi, la sua conclusione dipende da quanti stanno lavorando al suo interno. Penso che al riguardo l’Unione europea sarà ciò che i cittadini vogliono che sia. Esorto dunque tutti a lavorare insieme. Come è ovvio, ho sentito l’onorevole Martin affermare poc’anzi che dovremmo evitare la burocrazia. Certamente dovremmo! Tuttavia, ciò che dovremmo soprattutto fare è impegnarci per la nostra storia comune e renderla nota.

 
  
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  Presidente. – L’onorevole Takkula ha chiesto di poter porre una domanda.

Onorevole Takkula, può porre il suo quesito all’onorevole Badia.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, il mio scopo principale era chiedere di parlare poiché sono il coordinatore del gruppo ALDE e vorrei, per suo conto, ringraziare l’onorevole Paliadeli per la sua straordinaria relazione aggiungendo qualche parola sulla storia del nostro popolo e il marchio del patrimonio europeo. Per cui, di fatto, la mia domanda è…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Presidente. – Onorevole Takkula, un attimo: la procedura. Le daremo presto la parola per un intervento aggiuntivo perché in effetti il rappresentante del suo gruppo non era presente.

Lei interverrà assieme ai vari deputati che seguiranno e disporrà di un tempo di parola di due minuti.

 
  
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  Marek Henryk Migalski (ECR).(PL) Signor Presidente, signora Commissario, qualche istante fa, nell’interpretare l’intervento dell’onorevole Badia i Cutchet, l’interprete ha usato il termine “europeismo”, credo erroneamente. Non esiste una parola del genere in polacco e difatti ho l’impressione che l’iniziativa che stiamo discutendo stia costruendo qualcosa che non esiste: l’“europeismo”, una sorta di creazione artificiale strumentalizzata ai fini di un gioco politico.

Credo che ciò che stiamo facendo sia inutile. Con un famoso filosofo una volta a detto: “Entia non sunt moltiplicanda sine necessitate”. Ho l’impressione che il marchio del patrimonio europeo rappresenti un’entità moltiplicata oltre il necessario. Non parlerò del grande punto interrogativo che incombe sulla questione delle modalità di attribuzione e revoca del marchio. Non citerò il fatto che l’iniziativa costerà ai contribuenti europei 1 350 000 euro. La mia domanda è sostanziale e prescinde in un certo qual modo da questi aspetti indubbiamente seri, ovverosia: perché lo facciamo? Abbiamo veramente bisogno di costruire qualcosa che non è europeità, ma soltanto europeismo, come ho detto poc’anzi?

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, signora Commissario, l’attuale idea di cultura non costituisce nulla di nuovo. Ne abbiamo sentito parlare prima nella discussione di altre relazioni parlamentari e ne abbiamo sentito parlare nuovamente qui oggi. Sta quasi per essere considerata strumentale nell’Unione europea. Ciò si esprime in vari modi, nel contesto della cosiddetta diplomazia culturale in cui la cultura viene vista come strumento per la politica estera, oppure nell’ambito attualmente in discussione della creazione di un marchio del patrimonio dell’Unione europea in maniera, per citare le parole della relatrice, da “accrescere la fiducia degli europei nell’UE e nei suoi leader” e “ridurre le distanze tra l’UE e i suoi cittadini”.

La relatrice giudiziosamente si rende conto che vi sono altri mezzi più efficaci per conseguire tale scopo in merito ai quali si potrebbe dire molto di più. Vorrei sottolineare che nessun marchio sarà sufficiente per cancellare gli effetti tangibili delle politiche che l’Unione ha attuato e il suo governo economico hanno avuto sui cittadini e i popoli europei: in sintesi, i piani di vero e proprio terrorismo sociale che sono stati posti in essere con la connivenza dei governi nazionali.

Dovremmo inoltre considerare gli effetti di politiche quali la politica agricola comune o la politica comune della pesca, tra le altre, sulla distruzione di importanti marchi culturali e degli elementi vivi del patrimonio storico e culturale dei popoli europei. Basti pensare alla futura disintegrazione, nell’arco di una sola generazione, di comunità costiere o rurali secolari. Tale iniziativa, che ha una valenza principalmente simbolica, si basa sullo sviluppo della fallacia di un’unica identità europea e un’unica cultura europea, oltre che su valori quali libertà, democrazia, tolleranza e solidarietà, attraverso l’ambito particolarmente delicato del patrimonio culturale e, di conseguenza, della storia, destando serie preoccupazioni quanto al fatto che ciò incoraggerà l’allarmante processo di riscrittura della storia al quale abbiamo recentemente assistito.

La cultura, come altri fenomeni storici, non proviene da una sorta di identità omogenea condivisa. È piuttosto indicativa di antagonismi, conflitti e predominio culturale. Interroghiamoci sul significato della denominazione “marchio del patrimonio dell’Unione europea” attribuito semplicemente sulla base dell’ubicazione degli elementi del patrimonio in questione. Sapendo, come sappiamo, che il patrimonio europeo ha attinto da molte culture e potrebbe anche essere reclamato dal mondo islamico, dalle culture mediterranee o dalle culture di quanti sono stati colonizzati dall’Europa, è forse il patrimonio dell’Unione europea o piuttosto il patrimonio nell’Unione europea?

Signor Presidente, vorrei concludere dicendo che, in generale, con rare eccezioni, gli emendamenti presentati dalla relatrice hanno migliorato il progetto della Commissione, ma nella fattispecie gli obiettivi specifici della relazione sono decisamente meno importanti delle errate concezioni che vi sottendono.

 
  
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  Corneliu Vadim Tudor (NI).(RO) Signor Presidente, oggi, 16 dicembre, celebriamo il 240° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, compositore dell’inno dell’Europa unita.

Vista l’eccellente relazione della commissione per la cultura e l’istruzione, come storico e scrittore rumeno, vorrei proporre per un marchio del patrimonio europeo un sito eccezionale, unico al mondo. Mi riferisco alla grotta di Sant’Andrea, situata in prossimità del punto in cui il Danubio si getta nel mar Nero. Come confermato da Origene, uno dei padri della chiesa cristiana, che ha appreso della sua esistenza da suo padre, il quale a sua volta ha appresso della sua esistenza dai discepoli di Andrea, il primo uomo chiamato Gesù Cristo si è recato in quel luogo, quella piccola grotta nella provincia della Scizia minore e ha diffuso la luce del Vangelo. Questa è quasi sicuramente la prima chiesa cristiana in Europa.

Durante i primi mesi del 2011, adotterò i passi necessari per ottenere il sostegno comunitario per un grande progetto. Intendo infatti erigere un’enorme statua del nostro Salvatore Gesù Cristo nella parte rumena della Transilvania, precisamente nella regione di Braşov. La statua sarà alta 40 metri, il che la renderà paragonabile per dimensioni a statue analoghe in Brasile, Portogallo e Polonia ed avrà anche una chiesa alla base dove saranno celebrati matrimoni, battesimi e servizi religiosi in occasione delle grandi festività cristiane. Nei giorni oscuri che ci attendono, sopravvivremo ed emergeremo vittoriosi soltanto alla luce della croce cristiana.

 
  
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  Hella Ranner (PPE).(DE) Signor Presidente, sono particolarmente lieta che questa iniziativa, già attuata in alcuni Stati membri, ora sia giunta dinanzi all’intera Unione europea. È stato giusto e opportuno che per l’attribuzione del marchio si sia scelto un ciclo biennale. In proposito vorrei inoltre esprimere i miei ringraziamenti alla relatrice. Devo tuttavia ammettere di avere una piccola riserva in merito al fatto che dobbiamo riuscire a operare una distinzione precisa tra il programma per il patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO e il carattere europeo di questo marchio, altrimenti sarà difficile per i nostri cittadini comprendere perché questo marchio specifico riveste una speciale dimensione europea.

Ho cercato di vedere quali siti siano stati sinora designati dagli Stati membri e ho scoperto, come sarebbe stato naturale immaginare, che sono principalmente strutture realizzate dall’uomo. La nostra idea in commissione per la cultura e l’istruzione era riconoscere non soltanto gli edifici, elemento indubbiamente importante, ma soprattutto oggetti di valore e altri siti, o persino esperienze, associati allo sviluppo europeo.

Ciò mi porta all’ultimo punto dei miei commenti. Sarà particolarmente importante nominare esperti appropriati per le commissioni selezionatrici che abbiano assimilato tali finalità e contribuiscano ad attuale e svilupparle. Se così fosse, non vi sarebbe bisogno di temere la burocrazia che potrebbe verosimilmente derivarne.

 
  
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  Silvia Costa (S&D). – Signor Presidente, gentile signora Commissario, onorevoli colleghi, penso che in una stagione della vita dell'Europa di crisi d'identità e di prospettive assuma un particolare significato l'istituzione di un marchio del patrimonio europeo che identifichi quei luoghi – materiali e immateriali – di alto valore simbolico ed educativo per la storia, la cultura e la realizzazione dell'Unione europea.

Ringrazio molto la relatrice Paliadeli, che si è fatta efficacemente carico delle proposte e delle integrazioni avanzate da molti di noi in seno alla commissione per la cultura e l'istruzione, prevedendo in particolare modalità più certe e rispettose del trattato di Lisbona nella suddivisione dei compiti fra Stati membri, Commissione, Consiglio e Parlamento. Come rilevato già da altri colleghi, si è anche adoperata affinché non vi fosse una sovrapposizione tra label e altre iniziative dell'UNESCO o del Consiglio d'Europa, con gli itinerari culturali storici.

Gli Stati membri, infatti, presentando ogni due anni sulla base di criteri ben definiti non oltre due siti e con la loro gestione attiva – questo è un punto importante: devono dimostrare di crederci e quindi di gestirli in modo educativo, coinvolgendo la popolazione – mentre la Commissione avrà il ruolo di determinare una preselezione dopo aver sentito un panel di esperti, ma anche esercitare una funzione di controllo e ogni sei anni valuterà l'efficacia anche della gestione dei siti e potrà anche ritirare il label. Il Parlamento ha una funzione che esce rafforzata perché non solo designa quattro dei sedici membri del panel europeo, ma anche perché ha un'interlocuzione attiva con la lista dei siti preselezionati.

Condivido anche la soluzione data al problema complesso dei marchi già assegnati su base intergovernativa a molti paesi membri che comunque, anche se non saranno ritenuti idonei per il nuovo sistema e per i nuovi criteri, restano identificati con il marchio precedente e non vengono così declassati.

Apprezzo anche la priorità data ai siti transnazionali, sarà una sfida molto interessante per l'Europa – e il ruolo riconosciuto al Comitato delle regioni in una logica di sussidiarietà – nonché la sottolineatura del necessario coinvolgimento da parte degli Stati membri nella fase di selezione, anche di comuni e regioni, per evitare un soltanto parziale loro coinvolgimento. Credo che però sarebbe anche utile uno sforzo in più da parte degli Stati membri, sarebbe molto importante che lanciassero anche bandi nelle scuole e nelle università rivolti ai giovani per un processo di identificazione dei siti che diventi anche una modalità di ricostruire una storia e un destino comune – quello europeo – e dando anche loro un contributo al senso di appartenenza e di cittadinanza europea.

 
  
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  Hannu Takkula, a nome del gruppo ALDE. – (FI) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto ringraziare per l’opportunità offertami di parlare per un attimo a nome del mio gruppo, il gruppo ALDE, in merito a questa importante relazione sul marchio del patrimonio europeo.

Ascoltando oggi la discussione, le mie impressioni mi hanno talvolta rammentato ciò che una volta mi ha detto un insegnante: tutto ciò che può essere frainteso lo sarà. Con questo intendo dire che alcuni cercano di vedere questo eccellente progetto – il cui scopo è innalzare il profilo dell’Europa e dimostrare che la sua forza sta nella sua diversità, nel fatto che è unita nella sua diversità – come minaccia alla nozione di Stato nazione, minaccia all’identità europea o minaccia a qualcos’altro. Non è di questo che stiamo parlando.

Ritengo che l’iniziativa sia eccellente e vorrei aggiungere che abbiamo bisogno di saperne di più sull’Europa. Abbiamo bisogno di conoscerci l’un l’altro perché in questo modo possiamo, in futuro, costruire un’Europa migliore.

L’Europa è un mosaico di nazioni in cui si sono sviluppate idee comuni sulla democrazia, la dignità umana e la libertà di opinione. Sono valori fondamentali che vogliamo promuovere.

Quando parliamo di patrimonio culturale europeo, va detto che il nostro patrimonio è molto ricco. Penso che il piccolo investimento che stiamo effettuando, 1,3 milioni di euro per l’intero programma, vada a vantaggio dei siti che otterranno molte volte il marchio del patrimonio europeo, anche da un punto di vista finanziario. Nella fattispecie, il beneficio finanziario non è però l’aspetto più importante: più importante è invece il beneficio psicologico derivante da uno spirito europeo rafforzato e una migliore comprensione del modo in cui il mosaico europeo è nato e quali sono le sue basi e le sue fondamenta. Nel momento in cui conosceremo il nostro background e la nostra storia, saremo in grado di costruire un futuro sostenibile.

Signor Presidente, vorrei ringraziare nuovamente la relatrice, onorevole Paliadeli, per il suo documento, a mio avviso eccellente e necessario e sulla cui base vale sicuramente la pena di procedere con il progetto del marchio del patrimonio europeo.

 
  
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  Raffaele Baldassarre (PPE). – Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, creare un'identità europea e accrescere l'interesse dei cittadini per l'Unione e per le sue origini costituiscono due prove che le istituzioni europee devono affrontare per raggiungere la coesione e la solidarietà su ampia scala.

Queste sfide sono, d'altra parte, alla base degli obiettivi del trattato di Lisbona, nell'articolo 3 del trattato è infatti ancorato l'impegno dell'Unione di salvaguardare lo sviluppo culturale europeo. Se oggi il sogno europeo vive una fase difficile, questo non è solo dovuto all'impasse dell'Europa come progetto politico o alla crisi economica in corso, ma anche alle difficoltà di un'Unione fondata su un'identità ancora irrisolta.

In questa situazione è quanto mai necessario ridurre le distanze tra l'Unione europea e i suoi cittadini, trasmettendo il patrimonio culturale multinazionale, ma al contempo comune, dell'Unione europea ai suoi cittadini e soprattutto alle future generazioni. È questo il senso e l'importanza di un marchio del patrimonio europeo: unire l'Europa nella sua diversità, promuovendo una cultura comune e favorendo l'integrazione tra i luoghi coinvolti all'interno del suo territorio.

Al fine di realizzare questo obiettivo, il nuovo marchio si concentrerà sul valore simbolico educativo di un sito, piuttosto che sull'aspetto estetico, privilegiando la collaborazione tra i siti e sostenendo progetti comuni tra gli stessi. Mi complimento pertanto per l'eccellente lavoro svolto dal relatore e dai colleghi della commissione per la cultura e l'istruzione, in particolare per quanto concerne le procedure di selezione delle località e il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo durante il processo di selezione.

Sono convinto che la decisione degli Stati membri di inserire il marchio nel quadro dell'Unione europea contribuirà a rafforzare la sua visibilità e il suo prestigio, così da realizzare gli obiettivi previsti di coesione e solidarietà tra i cittadini europei.

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D).(RO) Signor Presidente, anch’io vorrei esordire ringraziando la relatrice per l’eccellente documento che è riuscita a produrre e i negoziati che ha condotto con Commissione e Consiglio. Anche se non ha potuto far istituire il marchio del patrimonio culturale dell’Unione europea, il marchio del patrimonio europeo è comunque eccellente, come lo è il progetto stesso. Credo fermamente che se seguirà le orme del progetto delle capitali europee della cultura, sarà un grande successo. L’iniziativa è validissima, soprattutto perché dà spazio a progetti transfrontalieri.

Diversi Stati stanno collaborando per condividere gli stessi valori e le stesse tradizioni di cui insieme hanno goduto per centinaia di anni. Provengo da una città ubicata lungo la frontiera orientale dell’Unione europea, forse la più grande città culturale sul confine orientale, a soli 10 km dalla frontiera. Sono però stato pure a Santiago de Compostela, praticamente sul confine occidentale dell’Unione: due centri culturali con molti elementi in comune, ma anche contraddistinti da moltissime differenze. Uno è una meta dei pellegrinaggi ortodossi, l’altro una meta dei pellegrinaggi cristiani. Ci rendiamo conto con maggiore chiarezza dei valori che condividiamo quando usciamo dai confini dell’Unione recandoci in altri continenti Così facendo otteniamo un quadro molto chiaro dei valori che da centinaia di anni condividiamo e del fatto che abbiamo una cultura comune e talune caratteristiche che ci distinguono dagli altri popoli. Valicando i confini comunitari, l’Unione europea, o per meglio dire il marchio del patrimonio europeo, acquisisce dunque tutto il suo significato.

Mi complimento nuovamente con lei per la relazione e sono fermamente persuaso che sarà un progetto riuscito.

 
  
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  Csaba Sógor (PPE).(HU) Signor Presidente, apprezzo il fatto che nell’odierna seduta questa sia la seconda proposta sottoposta a votazione intesa a ridurre le distanze tra l’Unione europea e i suoi cittadini. Convertita dai programmi intergovernativi di diversi paesi europei in azione comunitaria ufficiale, l’introduzione del marchio del patrimonio europeo rafforzerà il senso di appartenenza all’Unione, nonché il riconoscimento delle differenze e del dialogo interculturale, rendendo i cittadini, specialmente i giovani, consapevoli dell’importanza del loro ruolo nella storia europea e nel simbolismo europeo. Tale iniziativa può sensibilizzarci ulteriormente al nostro patrimonio culturale comune.

I siti che ottengono il marchio saranno più accessibili, specialmente ai giovani, e gli oggetti che incarnano la nostra storia comune saranno utilizzati in maniera più appropriata. Ciò che più personalmente apprezzo sono gli aspetti organizzativi dell’azione, segnatamente il fatto che le procedure di selezione e monitoraggio saranno condotte secondo criteri comuni, inequivocabili e trasparenti e lo scambio di esperienza professionale si intensificherà. Come membro eletto in rappresentanza di una minoranza nazionale, noto con soddisfazione che nel caso della Romania, per esempio, siti designati da esperti internazionali obiettivi avranno anch’essi la possibilità di essere scelti in aggiunta ai quattro oggetti ai quali il marchio è già stato assegnato. Tra questi, la Biblioteca Teleki a Târgu-Mureş, nota come uno dei baluardi della cultura ungherese, e la Chiesa nera di Braşov, considerata un esempio di quintessenza dell’eccellenza architettonica gotica sassone.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D). (CS) Signor Presidente, il marchio del patrimonio europeo è indubbiamente un’iniziativa valida e una prosecuzione del progetto intergovernativo ormai operante dal 2006. Lo scopo dell’iniziativa è contribuire alla creazione di un’identità europea comune incrementando l’interesse per l’Unione europea e i suoi valori.

Il concetto di “patrimonio culturale” è molto ampio, il che è positivo. Sono lieta del fatto che la proposta di emendamento che incorpora il patrimonio industriale in tale categoria sia stata anch’essa adottata nella relazione. L’industria è una delle componenti importanti della storia europea comune. Dopo tutto, l’Europa è stata la culla della rivoluzione industriale nel XIX secolo e l’inizio dell’Unione è legato alla fondazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. È tuttavia legata anche alla storia comune dei movimenti per i diritti civili e sociali.

Uno degli ambiti che dovrebbe trarre beneficio dal marchio del patrimonio europeo è quello del turismo. Credo fermamente che questa sia un’opportunità per sfruttare i monumenti della storia europea comune al fine di sviluppare il turismo anche nelle regioni che tradizionalmente non sono mete turistiche. Questo tipo di monumento è, a mio parere, ingiustamente trascurato e tutto ciò che occorre è scoprirlo e sfruttarne il potenziale. Pertanto, apprezzo e sostengo con forza la relazione e, in tale contesto, vorrei ringraziare la relatrice, onorevole Paliadeli.

 
  
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  Joanna Katarzyna Skrzydlewska (PPE).(PL) Signor Presidente, nel periodo antecedente all’entrata in vigore del trattato di Lisbona, dovevamo confrontarci con una situazione in cui i cittadini dell’Unione europea si stavano sensibilmente disinteressando dei suoi affari e delle sue attività. L’adozione del trattato di Lisbona era volta non soltanto a fornire una soluzione ai problemi legati all’esigenza di un migliore funzionamento delle istituzioni, bensì anche a coinvolgere maggiormente i cittadini europei nelle attività dell’Unione, per esempio attraverso l’iniziativa dei cittadini. Il marchio del patrimonio europeo è un ulteriore passo verso la costruzione di un’identità europea e il rafforzamento dei legami tra cittadini e Unione.

Negli ultimi quattro anni, gli Stati membri hanno designato 64 siti di particolare rilevanza per l’Europa. Scoprendo la nostra storia condivisa e conoscendo il ruolo dell’Unione e la sua diversità culturale basata su valori democratici comuni e diritti umani, possiamo rafforzare il senso di appartenenza a una grande famiglia europea nel quadro dell’Unione, negli abitanti della nostra Comunità.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(GA) Signor Presidente, apprezzo le odierne proposte e penso che rafforzeranno e svilupperanno l’industria del turismo, esito oggi particolarmente necessario.

(EN) Nonostante tutte le critiche rivolte all’Europa, credo che la maggior parte dei cittadini ancora riconosca il valore dell’Europa e, in particolare, di un marchio recante tale simbolo. Me ne sono reso conto in relazione alla città europea dello sport. Limerick, nella mia circoscrizione, ha ottenuto di recente tale riconoscimento e ciò è stato molto apprezzato. Lo stesso dicasi per le città europee della cultura e sicuramente lo stesso varrà per i siti del patrimonio europeo.

Vi sono alcuni elementi validi in merito che vale la pena di sottolineare. Uno di tali elementi è che è necessario mantenere il sito, il che significa che il marchio potrà essere revocato a meno che non si dimostri che è effettivamente meritato. In secondo luogo, vi è l’aspetto sottolineato dall’onorevole Martin, al quale ha risposto compiutamente l’onorevole Scurria, ossia che la burocrazia non dovrà soffocare il sistema. Penso che ne possiamo essere orgogliosi perché ha grandi potenzialità.

 
  
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  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE).(LT) Signor Presidente, spesso i cittadini discutono del futuro dell’Unione europea. Le fondamenta di un’Unione forte e un futuro di successo poggiano sulla fiducia e la reciproca comprensione, proprio come in una famiglia. Il marchio del patrimonio europeo è un mezzo affinché i cittadini sappiano di più degli altri, scoprano gli elementi e riconoscano le personalità e i movimenti che simboleggiano la costruzione dell’Europa. L’identificazione di un patrimonio culturale condiviso è un’opportunità per rafforzare un’Europa unica e unita. In tutte le nazioni e in tutti i paesi abbiamo un’esperienza storica varia e diversa, spesso dolorosa, ma sono proprio queste differenze che, insieme, costituiscono la nostra famiglia e formano la nostra identità europea. Vorrei in particolare sottolineare la divisione dell’Europa perdurata per molti anni e la diversa o totale assenza di opportunità di sviluppo della democrazia. Mi riferisco all’Europa orientale e all’occupazione da parte dell’Unione sovietica. Vi è nondimeno sempre stata una battaglia per l’idea di un’Unione unita anche lì e dobbiamo apprezzare…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Piotr Borys (PPE).(PL) Signor Presidente, nessuno può accusarci di non essere coerenti. Nel trattato di Lisbona abbiamo stabilito la cittadinanza dell’Unione per i suoi abitanti e ieri abbiamo avuto l’opportunità di votare per l’iniziativa dei cittadini. Oggi stiamo adottando un simbolo, segnatamente il marchio del patrimonio europeo, che indiscutibilmente promuoverà l’identità e la cittadinanza dell’Unione o, in altre parole, tutti i valori che sono così importanti per noi. Credo che questo marchio fungerà da straordinario corollario sia dell’elenco dell’UNESCO sia degli itinerari europei della cultura, come anche delle capitali europee della cultura. Chiunque viaggi conosce il valore e l’importanza di tali sistemi.

Penso che promuovere la cultura europea nel cuore dell’Europa per gli europei sia un aspetto fondamentale. L’Europa è in gran parte non ancora scoperta in tal senso, ma la promozione della cultura europea al di fuori dell’Europa svolge anche un ruolo fondamentale. Ciò che conta è che questo marchio sia promosso con successo dalla signora Commissario e dagli Stati membri.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE).(EL) Signor Presidente, vorrei a mia volta complimentarmi con la nostra relatrice, onorevole Paliadeli, per l’eccellente documento stilato e tutto l’impegno a oggi profuso. Questo nuovo marchio del patrimonio europeo mette in luce la nostra cultura, lo spirito europeo, e soddisfa tutti quelli tra noi che spesso visitano siti in Europa e pensano che sia una vergogna non sottolineare il valore aggiunto dell’Europa, di tutti questi monumenti storici che abbiamo estremamente bisogno di pubblicizzare.

Al momento, come sapete, l’Europa è preoccupata non soltanto dalla crisi economica, come è del tutto naturale che sia; l’Europa post-Lisbona vuole mettere in luce la sua coesione culturale, la sua ricca storia, il mosaico che la definisce. Ovviamente ciò va fatto con la partecipazione attiva del Parlamento europeo e confido nel fatto che i negoziati con il Consiglio sull’articolo 18 abbiano esito positivo.

 
  
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  Iosif Matula (PPE).(RO) Signor Presidente, apprezzo la conversione del progetto sul marchio del patrimonio europeo intergovernativo in un’iniziativa formale dell’Unione europea in un momento in cui il progetto iniziale non ha ottenuto l’alto profilo e il prestigio che merita. Tale progetto ci consente di aprire anche una porta a paesi che arricchiscono la cultura del nostro continente senza essere parte dell’Unione europea.

Un aspetto fondamentale consiste nella rivalutazione dei siti già designati nel quadro dell’accordo intergovernativo, come anche nella garanzia di equità per quanto concerne gli Stati con un diverso numero di siti originariamente registrati. Inoltre, nel caso in cui i siti non possano essere direttamente rivalutati, è importante che abbiano l’opportunità di richiedere nuovamente il marchio per offrire loro più opportunità.

L’attribuzione del marchio del patrimonio europeo per un periodo illimitato senza rivalutazione periodica contribuirebbe a rendere più efficiente l’uso dell’esiguo bilancio stanziato per il progetto. Il marchio del patrimonio europeo sensibilizzerà ulteriormente il pubblico in generale alla diversità del nostro patrimonio culturale comune e del nostro turismo culturale.

 
  
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  Elena Băsescu (PPE).(RO) Signor Presidente, creare un’identità europea e innalzare il livello di interesse per l’Unione europea sono sfide impegnative, in grado tuttavia di creare coesione e solidarietà su larga scala. Il marchio del patrimonio europeo potrebbe realizzare i suoi obiettivi in maniera più efficace se fosse gestito come iniziativa comunitaria. Deve basarsi sugli stessi criteri e disporre di un sistema di monitoraggio definito con estrema chiarezza. Una delle ricadute di tale marchio sarà la promozione del turismo culturale. Proprio come nel caso dei siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO, il marchio aumenterà il numero dei turisti e imprimerà nuovo slancio alle economie locali.

Apprezzo l’intenzione della Commissione di avvalersi del marchio del patrimonio europeo unitamente ad altri strumenti volti a creare un legame più forte tra l’Unione europea e i suoi cittadini. Concluderei dunque sottolineando l’importanza della promozione del dialogo interculturale.

 
  
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  Androulla Vassiliou, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, sembra che la maggior parte dei parlamentari che hanno preso la parola abbiano sottolineato l’importanza di questa iniziativa europea e del suo reale valore aggiunto poiché hanno ribadito la sua capacità di promuovere l’Europa, la storia europea comune e il patrimonio europeo comune, il suo valore educativo e la sua valenza per creare e incentivare un maggiore dialogo culturale.

Sono molto lieta di tale approvazione e grata per il sostegno dimostrato. Vorrei aggiungere per chiarezza che gli esperti che saranno nominati per prendere decisioni in merito a questa importante iniziativa avranno sicuramente le migliori credenziali professionali per essere certi che scelgano non soltanto i siti più idonei e pregiati, ma anche idee. Consentitemi di ricordare che questo patrimonio non è fatto soltanto di siti, ma anche di cultura intangibile. Per esempio, in Portogallo abbiamo un decreto che è stato il primo in Europa ad abolire la pena capitale ed è stato inserito nell’elenco dei marchi. Il patrimonio può dunque anche essere intangibile.

Volevo inoltre precisare che il nostro obiettivo è effettivamente quello di disporre di una procedura semplificata. È importante la qualità, ma importante è anche la semplificazione. Per questo non abbiamo accettato la proposta del Consiglio secondo cui, dopo il gruppo di esperti, l’iniziativa avrebbe dovuto passare per la comitatologia, in quanto questo avrebbe creato burocrazia e fatto perdere tempo prezioso per l’adozione della decisione.

Concluderei dicendo che in quest’epoca di crisi economica, che crea divisioni tra i popoli europei dal punto di vista politico, sociale ed economico, abbiamo bisogno di iniziative come questa che ravvicinino i cittadini europei. In tal modo, i cittadini percepiranno un senso di identità e dobbiamo sottolineare l’importanza del nostro patrimonio culturale comune, la cui ricchezza consiste proprio nella sua diversità. Un patrimonio culturale comune ma diverso è ciò che ci unirà.

Vi ringrazio nuovamente per vostro sostegno, specialmente l’onorevole Paliadeli e i relatori ombra per l’eccellente collaborazione intrattenuta e confido nel fatto che tale importante iniziativa possa essere definitiva adottata in un prossimo futuro.

 
  
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  Chrysoula Paliadeli, relatore. – (EL) Signor Presidente, vorrei esordire affermando che condivido le posizioni espresse sia in merito alla valutazione di impatto del marchio del patrimonio europeo sia in merito al suo valore culturale aggiunto. Il marchio da solo non può ridurre le distanze tra il pubblico e l’Unione europea. Può soltanto contribuire, unitamente ad altre iniziative, ad affrontare il problema. Come è ovvio, non posso nascondere il fatto che, in momenti di difficoltà come la recente crisi che abbiamo vissuto, con attacchi efferati all’euro e all’Unione, il pubblico non guarda soltanto alla cultura per risolvere i suoi problemi quotidiani. Tuttavia, una conoscenza della storia e il rispetto per il multiculturalismo possono fungere entrambi da collante e incentivo per la crescita delle comunità locali incoraggiandole a collaborare a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale, come dichiarato nella proposta della Commissione e da noi accettato. In quest’ottica, l’idea di un marchio del patrimonio culturale per l’Unione europea – e i miei ringraziamenti vanno all’onorevole Ivan che ha rammentato la proposta iniziale – volto ad accrescere la consapevolezza del pubblico europeo del suo patrimonio comune e, nel contempo, a sostenere il turismo culturale è un passo positivo in tale direzione. Valori come democrazia e libertà, radicati nel passato culturale dell’Europa, oggi sono importanti tanto quanto la trasparenza e la solidarietà, specialmente se vogliamo ridurre le distanze tra le istituzioni europee e i cittadini degli Stati membri e tra gli stessi cittadini degli Stati membri. Come è ovvio, dovremo affrontare le questioni burocratiche, ma posso assicurarvi che la trasparenza e la composizione del team di esperti europeo saranno soggetti a condizioni estremamente chiare. Non vi è dubbio che l’istituto opererà con assoluta chiarezza.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà oggi, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Rareş-Lucian Niculescu (PPE), per iscritto. – (RO) Trasformare l’iniziativa del marchio del patrimonio europeo in un’azione comunitaria ufficiale garantirà un particolare valore aggiunto a tutte le azioni intraprese dagli Stati membri, offrendo peraltro un importante contributo alla creazione di un’identità europea comune. Apprezzo l’odierna iniziativa e la relazione presentata. Desidero inoltre menzionare il fatto che il marchio del patrimonio europeo potrebbe essere esteso con grande successo e proficuamente alle attività legate al turismo rurale tradizionale, settore fiorente negli Stati europei. Questa è infatti una delle proposte che intendo sottoporre alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale quando presenterò il parere sul ruolo che il turismo rurale e l’agricoltura svolgono nel conseguimento dell’obiettivo dell’Unione di trasformare l’Europa nella principale meta turistica al mondo.

 
  
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  Emil Stoyanov (PPE), per iscritto. – (BG) Vorrei complimentarmi con l’onorevole Paliadeli per il lavoro svolto in merito all’odierna relazione. Istituendo e attribuendo il marchio del patrimonio europeo è un’iniziativa che merita particolare attenzione. La dimensione europea e il significato dei siti proposti contribuirà a promuovere l’identità europea e un sentimento di cittadinanza europea. La storia del nostro continente è un importante elemento che contribuirebbe all’integrazione dei popoli europei. Le nostre generazioni più giovani devono essere profondamente consapevoli del nostro patrimonio europeo comune perché è molto importante che non vi siano varianti nelle diverse versioni né tentativi di interpretazione populista, perché questa è la nostra storia europea comune e rispecchia la nostra intera diversità culturale e linguistica. La procedura di selezione deve far sì che soltanto i siti qualitativamente idonei siano scelti. Credo che gli Stati membri debbano presentare le proprie proposte in stretta collaborazione con le autorità locali e regionali. Ciò contribuirà a pubblicizzare i siti a livello nazionale e colmerà le distanze tra le istituzioni europee e i cittadini europei. Come membro del Parlamento europeo, unico organo eletto democraticamente che rappresenta i cittadini, credo che il Parlamento debba svolgere un ruolo maggiore in tale iniziativa.

 
  
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  Csanád Szegedi (NI), per iscritto. – (HU) Sottoscrivo incondizionatamente l’affermazione contenuta nella relazione secondo cui esistono distanze enormi tra l’Unione europea e i cittadini degli Stati membri della Comunità, visto che più di metà di loro ha un’opinione non molto positiva sull’Unione. Rinominando il marchio del patrimonio europeo come marchio del patrimonio dell’Unione europea e apportandovi le corrispondenti modifiche, stiamo lanciando un’altra grandiosa campagna costosa e superflua di autopromozione e propaganda dell’Unione. Ignorando dettagli secondari come un monumento al nazionalista e separatista slovacco Stefanik, considerato un artefatto esemplare del patrimonio della cooperazione dell’Unione, neanche questa nuova iniziativa riuscirà ad avvicinare i cittadini all’Unione. Non è chiaro, inoltre, il motivo per il quale il marchio del patrimonio europeo debba nelle intenzioni essere esteso a paesi terzi, visto che di fatto non vuole duplicare l’elenco già esistente del patrimonio mondiale dell’UNESCO, né a quali paesi la relazione alluda in proposito.

 
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