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Procedura : 2010/0062(NLE)
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A7-0370/2010

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Discussioni
Lunedì 17 gennaio 2011 - Strasburgo Edizione GU

16. Accordo UE-Camerun sulle normative nel settore forestale - Accordo UE-Repubblica del Congo sulle normative nel settore forestale - Accordi volontari di partenariato FLEGT (seguito della discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – Riprendiamo la discussione.

 
  
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  Eva Joly, relatore per parere della commissione per lo sviluppo.(FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, gli accordi di partenariato tra l’Unione europea, il Camerun e la Repubblica del Congo dovrebbero, in linea di principio, rivelarsi positivi per i popoli di quei paesi e per la biodiversità. Essi però rappresentano soltanto una fase di un lungo processo che il Parlamento europeo seguirà da vicino.

Se vogliamo che l’accordo porti a un commercio di legname regolamentato, trasparente ed ecocompatibile, che vada a vantaggio delle popolazioni locali piuttosto che di pochi gruppi di dubbia legalità, l’Unione europea deve garantire il pieno rispetto dei diritti delle popolazioni locali e indigene e la loro effettiva partecipazione alle consultazioni. Deve inoltre collaborare a potenziare le capacità di tutte le parti interessate e contribuire alla lotta contro la corruzione e all’attuazione di una vera governance delle foreste.

Gli accordi non devono essere un pretesto per continuare a saccheggiare le risorse naturali dei paesi in via di sviluppo; al contrario, devono contribuire a riequilibrare le relazioni tra l’Unione europea e quei paesi.

 
  
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  Christofer Fjellner, a nome del gruppo PPE.(SV) Signora Presidente, questi accordi sull’applicazione delle normative nel settore forestale, la governance e il commercio del legname (FLEGT) con il Congo e il Camerun, sui quali voteremo domani, sono importanti strumenti europei – per non dire armi – nella lotta contro l’abbattimento illegale delle foreste, e pertanto li valuto positivamente.

Lo sfruttamento illegale delle foreste è un problema enorme sia sotto il profilo ambientale sia dal punto di vista economico e sociale. Nel contempo, è importante ricordare che raramente è il problema in sé – in questo caso, l’abbattimento illegale delle foreste – a creare le condizioni per il commercio illegale di legname. Piuttosto, esso è il sintomo e la conseguenza di numerosi altri problemi che, molto spesso, sono persino più gravi, come povertà, mancanza di diritti proprietari, corruzione e, in certi casi, guerre.

I problemi sono più acuti in alcuni dei paesi più poveri del mondo. Pertanto mi fa molto piacere che la Commissione ne abbia tenuto conto al momento di redigere e negoziare gli accordi. Potremmo dire che abbiamo garantito il libero commercio in cambio di riforme da parte dei paesi interessati, con l’obiettivo di rafforzare i diritti proprietari, lottare contro la corruzione e garantire l’adozione di una normativa ragionevole in materia di foreste.

Il fatto che stiamo affrontando le radici del problema, più che i suoi sintomi, dimostra come meglio non si potrebbe che ciò che faremo domani è un passo nella giusta direzione. Nel contempo non va dimenticato, soprattutto in vista dei prossimi negoziati con altri paesi, che la nostra lotta contro il commercio di legname illegale non deve impedire ai paesi poveri di esportare quella che è una delle materie prime più preziose che possiedono. Non dobbiamo complicare loro la vita per quanto riguarda lo sfruttamento del legno, che è un eccellente materiale naturale. Il bene non è nemico del meglio.

Vorrei ricordarvi che il mio paese, la Svezia, si è arricchito un tempo proprio grazie alle esportazioni di legname. Non dobbiamo impedire ai paesi poveri di oggi di cogliere tale opportunità. Spero che nel prosieguo di questo processo, durante le trattative sugli accordi, porterete avanti la lotta in modo mirato contro il legname prodotto illegalmente, non contro il commercio di legname.

 
  
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  George Sabin Cutaş, a nome del gruppo S&D.(RO) Signora Presidente, la Commissione europea ha avviato il processo di conclusione di accordi volontari di partenariato con i paesi che esportano legname nell’Unione europea. In tale contesto, penso che sia importante creare una struttura che promuova il coinvolgimento attivo delle comunità locali al fine sia di monitorare l’attuazione dell’accordo e migliorare il quadro della governance delle foreste, sia di prevenire per quanto possibile la corruzione.

Una positiva indicazione in tal senso è il coinvolgimento della società civile nel processo di redazione dell’accordo con il Camerun. Allo stesso tempo, è necessario adottare misure specifiche per portare avanti questo tipo di dialogo in tutti i paesi firmatari. È importante anche mirare allo sviluppo di un’industria del legname che sia sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, anche riducendo la deforestazione e il degrado forestale in quei paesi. Gli accordi devono essere conformi agli impegni internazionali per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile assunti dall’Unione europea.

 
  
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  Chris Davies, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signora Presidente, stiamo discutendo degli accordi volontari di partenariato. Sono parole molto belle, parole positive perché raffigurano un’Unione europea che cerca non di imporre la propria volontà ai paesi in via di sviluppo, bensì di dare una mano al conseguimento di obiettivi comuni. Eppure, gli aspetti pratici di un accordo con uno Stato delle dimensioni del Congo sollevano ogni sorta di problemi preoccupanti.

La superficie del Congo è pari all’incirca a quella dell’Europa; nella maggior parte del paese non esiste alcuna forma di governo; la corruzione ha raggiunto livelli assolutamente straordinari. Secondo Transparency International, la Repubblica del Congo è agli ultimi posti della sua classifica.

Poi c’è il problema del numero ridotto – appena una manciata di persone – dei nostri dipendenti che lavorano per garantire che l’accordo consegua gli obiettivi stabiliti. I profitti dell’abbattimento illegale delle foreste sono decisamente molto elevati, forse superiori a qualsiasi compensazione noi siamo in grado di offrire. Inoltre, il legname illegale viene commercializzato in paesi come la Cina, che probabilmente non hanno la nostra stessa attenzione, né il rispetto che sarebbe dovuto, per il mantenimento delle foreste.

Tutti questi problemi fanno ritenere che gli accordi volontari di partenariato, per quanto buone siano le nostre intenzioni, incontreranno difficoltà nel conseguire i loro fini. Chiedo pertanto se la Commissione può garantire che sarà fatto tutto il possibile per assicurare l’effettiva realizzazione delle nostre grandi ambizioni e che possiamo essere fiduciosi quanto alla capacità degli accordi volontari di partenariato, così come li concluderemo in futuro, di raggiungere gli obiettivi fissati.

 
  
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  Anna Rosbach, a nome del gruppo EFD.(DA) Signora Presidente, le foreste della Terra sono i polmoni del pianeta e quindi dobbiamo fare tutto il possibile per proteggerle. In un’epoca caratterizzata da una rapida crescita demografica a livello mondiale, cui si associa un generale aumento del fabbisogno di risorse, oltre che dalla delocalizzazione dei posti di lavoro in luoghi lontani del mondo e dalla crisi economica, penso che l’Unione europea debba utilizzare più legname europeo, invece di importare legni esotici da paesi nei quali è difficile monitorare l’abbattimento illegale delle foreste e non possiamo esercitare controlli sulla corruzione.

Abbattendo le foreste tropicali riduciamo la biodiversità nelle aree interessate e favoriamo l’estinzione di un gran numero di specie a rischio; inoltre, modifichiamo il clima. Ciò è del tutto superfluo, soprattutto perché esistono alternative assolutamente valide. Se ricominciassimo a piantare più foreste in Europa e a usare di più il legname europeo, questi problemi si risolverebbero da soli. Perché i nostri tavoli da giardino devono essere fatti di legname proveniente dalla foresta pluviale, e perché i pavimenti di legno esotico sono migliori dei pavimenti di legno dell’Unione europea?

Detto questo, però, e poiché non possiamo impedire ai cittadini comunitari di continuare a utilizzare legname esotico e tropicale, è importante approvare questi accordi. È importante contribuire a migliorare i controlli dei prodotti di legno e del legname che importiamo. Dobbiamo cercare di proteggerci dalla corruzione, il che è estremamente difficile, come risulta dagli accordi. Pertanto, non nutro alcuna illusione sulle nostre possibilità di riuscire a porre fine all’abbattimento illegale delle foreste in Camerun o in Congo – purtroppo. Avrei preferito che gli accordi fossero obbligatori, piuttosto che volontari. Ma ovviamente un accordo volontario è senz’altro meglio che nessun accordo, e quindi li appoggio.

In linea generale, tuttavia, spero che saranno adottate altre iniziative per tutelare le foreste del pianeta, in particolare per quanto riguarda gli accordi tra l’Unione europea e i paesi di regioni problematiche del mondo.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signora Presidente, secondo me, l’accordo volontario di partenariato con il Camerun nel settore forestale è certamente lodevole e arriva nell’Anno internazionale delle foreste, ma è anche un utile pretesto per l’Unione europea per migliorare la propria immagine. Purtroppo, però, ho parecchi dubbi sul fatto che l’accordo valga la carta su cui è scritto.

Dopo tutto, la corruzione è una questione molto attuale in Camerun. Secondo le accuse rivolte a quello Stato da organizzazioni ambientaliste, il governo è ben consapevole dei crimini ambientali commessi dall’industria forestale, ma ciononostante impedisce l’esecuzione di controlli e di procedimenti giudiziari. Dopo tutto, si dice che le società straniere detengano il controllo di oltre il 60 per cento della produzione e lavorazione del legname e il 75 per cento delle esportazioni di legname. Accordi di questo tipo avranno un qualche significato solamente se le società straniere non metteranno più in ginocchio le imprese locali, del tutto prive di competenze nel settore forestale e ambientale, e se il Camerun affronterà il problema della corruzione. Per quanto gravi siano i nostri timori riguardo alla distruzione delle foreste pluviali, essi non devono essere usati come pretesto per impedire ai proprietari delle foreste in Europa di sfruttarle, perché nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea la gestione delle foreste è esemplare.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE).(PL) Signora Presidente, un mese fa sono stato nella Repubblica del Congo con la delegazione della commissione per lo sviluppo e nei nostri colloqui con esponenti ed esperti governativi e organizzazioni non governative abbiamo discusso anche dell’iniziativa FLEGT.

L’industria del legname è molto importante per quel paese. Dopo il petrolio greggio, è la seconda principale fonte di reddito tra le esportazioni. Va ricordato che ciò che succede alle entrate generate dal petrolio e il modo in cui esse sono utilizzate non è del tutto trasparente o non ci è chiaro, o quanto meno le informazioni al riguardo sono fornite con grande ritardo. Allo stesso tempo, il governo della Repubblica del Congo esprime preoccupazione per il futuro delle sue aree forestali e sta programmando una vastissima campagna di riforestazione. Ovviamente non sappiamo ancora se il programma di riforestazione avrà successo, ma dobbiamo sicuramente fare al governo congolese i nostri migliori auguri per i suoi sforzi. Ecco perché è così importante potenziare il commercio legale di legname. Altrettanto importante è che FLEGT sia attuato nei paesi confinanti, perché altrimenti l’accordo potrebbe rivelarsi inefficace nella pratica, ad esempio a causa del contrabbando.

Né sappiamo ancora se i requisiti che vogliamo imporre per il commercio legale di legname entreranno in vigore e saranno attuati in tutto il mondo. Alcuni oratori hanno già richiamato l’attenzione su questo problema. Comunque sia, dobbiamo cercare di garantire che il sistema sia efficace e dobbiamo contribuire anche a esercitare pressione su altri importatori, extra-europei, per arrivare alla graduale eliminazione del commercio illegale di legname.

L’iniziativa FLEGT è importante sia per ridurre la povertà sia per tutelare l’ambiente – controllare la deforestazione e sviluppare un’economia diversificata in molti paesi. Nel caso della Repubblica del Congo, tutto ciò va di pari passo con un’altra esigenza, quella di sviluppare l’agricoltura e ridurre le importazioni di generi alimentari. Grazie a FLEGT, il commercio internazionale di legname può diventare più equo, più sostenibile e più ecocompatibile. Speriamo che sia realmente così.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signora Presidente, signor Commissario, mi congratulo per la conclusione, a tutti gli effetti, dei negoziati su questi due accordi. Devo però esprimere la mia preoccupazione per il fatto che i negoziati FLEGT con Indonesia e Malaysia siano giunti a un punto morto.

Signor Commissario, la Commissione ha in mano uno strumento importante: il regolamento sul legname. Esso esclude dall’ambito della propria applicazione i paesi con i quali è stato sottoscritto un accordo FLEGT. Si tratta di uno strumento importante per dare nuovo slancio ai negoziati. È veramente necessario che stipuliamo accordi FLEGT con tutti i paesi in cui ci sono foreste tropicali di un certo rilievo, in Asia come in America latina, nonché con i paesi che sono i principali commercianti di legname, come Vietnam, Cambogia, Laos, Cina e molti altri.

Questi paesi stanno decidendo autonomamente del proprio futuro e stabilendo procedure proprie per ammodernare e monitorare l’abbattimento legale delle foreste. La domanda è: da parte nostra, facciamo ciò che è necessario? I 27 Stati membri dell’Unione stanno prendendo decisioni per regolamentare le importazioni di legname dai paesi FLEGT?

C’è bisogno, infatti, di una serie di atti delegati per il regolamento sul legname. Abbiamo due anni di tempo prima della sua piena applicazione. La Commissione deve accelerare le procedure per l’adozione di atti delegati, di modo che i paesi siano informati nei dettagli e sappiano ciò che devono fare per adeguarsi.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(GA) Signora Presidente, questa è, senza dubbio, una questione molto più importante della pubblicità che riceverà.

(EN) Uno dei maggiori scandali del XX secolo è stato l’abbattimento continuo e sistematico delle foreste, specialmente nel terzo mondo, ad opera non di singoli individui sprovveduti e non biasimevoli, bensì di governi corrotti e di grandi imprese mosse dall’avidità. Per queste ragioni, l’accordo di cui ora discutiamo va accolto con grande favore e mi auguro che sia messo in pratica perché altrimenti diventerà carta straccia.

In una prospettiva più ampia, dobbiamo anche garantire che altre politiche dell’Unione europea non contribuiscano a perpetuare la deforestazione. Mi riferisco al proposto accordo UE-Mercosur, che, secondo molti, incoraggerà i contadini dei paesi interessati ad abbattere le foreste per esportare prodotti agricoli in Europa.

Pertanto, dobbiamo vigilare.

(GA) Grazie.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, lo sfruttamento illegale delle foreste nei paesi dell’Africa centrale, come Camerun e Congo, rappresenta una minaccia per l’integrità delle risorse dalle quali dipendono l’esistenza e le condizioni di vita delle comunità locali e delle popolazioni indigene. Invero, esso è una minaccia per un ecosistema che ospita una grandissima biodiversità e svolge un ruolo molto importante per la regolazione del ciclo vitale.

Visto l’avanzato stato di distruzione della foresta pluviale tropicale di quella regione – senza dimenticare che tale distruzione è alimentata dalla domanda degli operatori e importatori dei paesi industrializzati, in particolare degli Stati dell’Unione europea – la soluzione non può consistere nella legalizzazione di quanto oggi è illegale, ossia lo sfruttamento non sostenibile della foresta pluviale, perché ciò equivarrebbe in pratica a legittimare il furto di terra a scapito delle comunità locali e l’occupazione di ampie aree di foresta pluviale da parte delle imprese forestali, come è successo finora.

La politica comunitaria di cooperazione e aiuto allo sviluppo ha un compito molto importante da svolgere in tale contesto per promuovere la diversificazione dell’economia di quei paesi e modificare radicalmente il loro modello economico, fondato in massima parte sull’estrazione e l’esportazione di un numero limitato di materie prime, nell’ottica di trasformarli in paesi industrializzati.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signora Presidente, credo che il tema del legname ci terrà occupati ancora più intensamente in futuro. Riguardo a questo accordo, è importante garantire un sostegno adeguato alla ricerca e soprattutto, in riferimento all’istruzione e alla formazione, mettere le piccole e medie imprese del Camerun e del Congo nelle condizioni di sviluppare ulteriormente le loro conoscenze ambientali in quest’area. Sono perciò molto lieto della discussione odierna. È importante per tutti noi che la domanda di legname possa essere soddisfatta anche in futuro.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, il 40 per cento della superficie del Camerun è coperto da foreste. Dobbiamo però osservare che, sebbene il Camerun sia il principale esportatore di legno tropicale in Africa, in nessun altro paese le foreste sono sfruttate così estesamente.

Secondo le stime degli esperti, se lo sfruttamento forestale proseguirà ai ritmi attuali, tra 10-15 anni nel bacino del Congo le specie arboree rilevanti dal punto di vista ambientale saranno scomparse. Cosa possiamo fare? Per tutelare le foreste tropicali del Camerun è importante soprattutto combattere la corruzione sia tra i funzionari sia tra i coltivatori privati, continuare a perseguire penalmente in maniera efficace i responsabili e, ovviamente, praticare una silvicoltura sostenibile, piantando alberi nuovi laddove vengono abbattuti. È molto importante anche migliorare la formazione professionale in questo campo, per evitare che l’abbattimento degli alberi provochi danni prematuri.

Più di tutto, le imprese europee devono assumersi un po’ di responsabilità, perché circa l’80 per cento del legname raccolto è esportato in Europa. L’Unione europea deve quindi agire con coerenza, adottando provvedimenti diretti e decisivi. Un accordo volontario non è in sé una cosa negativa, ma in questo contesto non ci porterà da nessuna parte. Dobbiamo chiamare le imprese a rispondere delle proprie azioni.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, la discussione è andata decisamente al di là della portata di questo accordo volontario di partenariato. Non è soltanto il commercio a mettere a rischio le foreste; esse, infatti, costituiscono una fonte energetica per quei paesi e subiscono anche le conseguenze dello sviluppo demografico.

Desidero pertanto ribadire che questo è un primo passo per affrontare soltanto una delle questioni che sollevano preoccupazioni. So che non è una soluzione, ma bisogna pur cominciare da qualche parte per affrontare questi temi.

Inoltre, non è mia intenzione scoraggiarvi riguardo al livello di impegno dei paesi interessati. So che talvolta i rapporti con quei paesi non sono facili, ma si tratta di paesi dal passato difficile: hanno ottenuto l’indipendenza solo cinquant’anni fa e non esattamente nelle stesse circostanze di alcuni dei nostri paesi. Dobbiamo dunque lasciare tempo al tempo. Ci vuole tempo per creare istituzioni statali in grado di lottare contro la corruzione o di organizzare la gestione delle risorse. Ma quei paesi sono sulla strada giusta, specialmente in Africa, dove c’è stata crescita economica persino in tempi di crisi. Ciò significa che si stanno rafforzando e migliorando.

Mi rendo conto del fatto che questo è soltanto un indicatore; complessivamente, però, ci sono state notizie incoraggianti e l’unico modo per migliorare questo processo è lavorare insieme. È qui che entriamo in gioco con la gestione sostenibile delle foreste: oggi ci occupiamo del Congo-Brazzaville (o Repubblica del Congo) e del Camerun, ma stiamo collaborando anche con la Repubblica democratica del Congo e con l’Indonesia. Le trattative sono ancora in corso, ma siamo molto fiduciosi in una loro conclusione positiva.

Voglio dire che a questo proposito i rischi sono minimi. La volontà di impegnarsi è il punto di partenza, e ritengo che questo processo sia molto positivo.

Dobbiamo considerare anche l’impegno globale della lotta contro il cambiamento climatico. Da Cancún sono venute alcune rassicurazioni sul fatto che anche altre parti del mondo prendono tali questioni sul serio. Non siamo i soli a volere un mondo equo e sostenibile, e altre regioni del mondo impareranno da noi.

Pensiamo, per esempio, agli incentivi per l’efficienza energetica: noi abbiamo cominciato, e poi altre parti del mondo ci hanno seguito. Lo stesso vale per l’efficienza delle risorse: se noi possiamo consumare meno legname, anche altre parti del mondo seguiranno il nostro esempio. Credo che abbiamo tante possibilità per svolgere un ruolo guida.

Ultimo, ma non meno importante: sarà mia cura garantire che la Commissione esegua controlli attraverso non soltanto il personale alle mie dirette dipendenze ma anche attraverso le delegazioni comunitarie e degli Stati membri. Questo è uno dei processi in cui è stato avviato uno sforzo congiunto tra noi e gli Stati membri. La Commissione non lavora soltanto da sola e, sotto molti aspetti, l’esperienza degli Stati membri è stata particolarmente importante ai fini della conclusione dell’accordo volontario di partenariato.

Invito il Parlamento a completare questo processo di consenso perché ritengo che esso, pur essendo positivo e andando nella giusta direzione, allo stesso tempo non dia risposta a tutti gli interrogativi che avete sollevato oggi.

 
  
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  Yannick Jadot, relatore.(FR) Signora Presidente, signor Commissario, ringrazio nuovamente i colleghi che sono intervenuti nella discussione. Credo che si siano espressi quasi tutti negli stessi termini, sottolineando l’elemento essenziale degli accordi volontari di partenariato, cioè il fatto che essi rappresentano il punto di contatto tra sviluppo, ambiente e rafforzamento della società civile.

Credo che, se oggi c’è uno strumento che possiamo utilizzare per realizzare uno sviluppo sostenibile in quei paesi, in particolare nei paesi africani, esso sia indubbiamente il rafforzamento della società civile. Finché l’unica o la principale espressione di democrazia in quei paesi sarà il voto per eleggere il presidente, non avremo fatto abbastanza progressi, come si è già visto e come sta a dimostrare la vicenda della Costa d’Avorio.

È pertanto fondamentale rafforzare la società civile, tenendo presente che essa svolge un ruolo costante nell’attuazione di questi accordi, nel monitoraggio dello sfruttamento forestale, nella discussione sulle condizioni dello sfruttamento delle foreste e nella condivisione dei profitti ad esso legati.

È anche attraverso questo rafforzamento della società civile che risponderemo meglio all’argomentazione che viene spesso sollevata in riferimento alla Cina: “perché mai dovremmo soddisfare i criteri di una forte cooperazione con l’Europa – criteri di tipo sociale, democratico e ambientale – quando la Cina se ne fa beffe, usa l’arma della corruzione e saccheggia le risorse?”. Orbene, proprio il rafforzamento della società civile è la migliore difesa da questo sistema che la Cina, in particolare, sta cercando di imporre ai paesi del sud del mondo.

Non va poi dimenticato, come ha detto lei, signor Commissario, che l’Europa è un mercato importante per il legname tropicale, ma è anche – e questo è un dato essenziale per tutti gli utilizzatori e per tutta l’industria – un mercato stabile e redditizio. Anche tale aspetto costituisce uno strumento molto importante in quei paesi.

La ringrazio per la sua volontà di lavorare insieme con il Parlamento europeo. Siamo molto lieti della nostra collaborazione futura.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì, 19 gennaio 2011.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Gaston Franco (PPE), per iscritto. (FR) Mi fa molto piacere che, dopo cinque anni di trattative, siano stati conclusi con il Camerun e la Repubblica del Congo accordi volontari di partenariato sull’applicazione delle normative nel settore forestale, la governance e il commercio del legname e dei suoi derivati importati nell’Unione europea (FLEGT).

Tali accordi contribuiranno a garantire una buona governance delle foreste attraverso la concessione di licenze FLEGT ai produttori di legname di quei paesi, assicurando così uno sfruttamento e una gestione sostenibili delle loro foreste.

È essenziale poter disporre di un sistema per monitorare i movimenti del legname e dei prodotti da esso derivati dal momento del raccolto fino a quello dell’esportazione. Tra il 20 e il 30 per cento della produzione di legname industriale a livello mondiale è illegale, e lo è anche il 60 per cento del legname raccolto in Africa negli ultimi dieci anni.

Questi accordi volontari di partenariato contribuiranno, pertanto, alla conservazione delle foreste in quei paesi contrastando la raccolta illegale, che arreca gravi danni ambientali, economici e sociali.

Il principale vantaggio degli AVP è il fatto che si applicheranno a tutte le esportazioni tra l’Unione europea e i paesi interessati, nonché a tutti gli altri paesi importatori.

Mi auguro che questo sistema di accordi volontari di partenariato sia presto allargato ad altri paesi con foreste.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto.(EN) Gli accordi volontari di partenariato FLEGT erano una valida base su cui costruire la cooperazione internazionale per affrontare il problema della deforestazione, e continuano a dimostrare tutta la loro importanza ancora oggi, specialmente nell’ambito del regolamento sul legname illegale adottato l’anno scorso. I paesi che aderiscono a questi accordi volontari sono in grado di fornire determinate garanzie sulla legalità e sulla sostenibilità ambientale delle loro risorse di legname. Ci sono vantaggi evidenti in termini di protezione dell’ambiente, anche se non dovremmo dimenticare che il commercio di legname prodotto in modo legale non necessariamente è attento alle esigenze delle popolazioni locali. È importante che, a mano a mano che vengono conclusi altri AVP, i loro effetti siano monitorati con cura e le loro disposizioni tengano pienamente conto delle necessità e dei diritti umani delle persone che dipendono dalle foreste ma che spesso non hanno voce in capitolo per quanto riguarda la loro gestione.

 
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