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Procedura : 2007/0255(NLE)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0362/2010

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A7-0362/2010

Discussioni :

PV 18/01/2011 - 3
PV 18/01/2011 - 5
CRE 18/01/2011 - 3
CRE 18/01/2011 - 5

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PV 19/01/2011 - 6.8
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P7_TA(2011)0015

Discussioni
Martedì 18 gennaio 2011 - Strasburgo Edizione GU

3. Accordo di stabilizzazione e di associazione CE- Serbia - Accordo di stabilizzazione e associazione tra l’UE e la Serbia (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la discussione congiunta sull’accordo tra CE e Serbia

– Accordo di stabilizzazione e di associazione CE Serbia. Raccomandazione dell’onorevole Kacin, a nome della commissione Affari esteri (A7-0362/2010). Raccomandazione sul progetto di decisione del Consiglio e della Commissione relativa alla conclusione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Serbia dall’altra [15619/1/2007 - C7-0341/2010 - 2007/0255(NLE)]

– Accordo di stabilizzazione e associazione tra CE e Serbia. Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione [2010/2980 (RSP)]

 
  
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  Jelko Kacin, relatore.(SL) Signora Presidente, l’Accordo di stabilizzazione e associazione tra l’Unione europea e la Serbia è stato siglato nell’aprile del 2008, e l’accordo commerciale transnazionale interinale con la Serbia è stato efficacemente implementato a partire dal febbraio 2010.

Il processo di ratifica è stato avviato nel settembre 2008 quando il Parlamento serbo ha approvato l’accordo per primo.

Tale accordo fornisce un quadro di riferimento politico, giuridico ed economico per la collaborazione tra Unione europea e Serbia, e la Serbia non ha potuto proseguire lungo il cammino dell’integrazione europea se non avviando contestualmente la procedura di ratifica.

Nel 2009 non ci sono state relazioni riguardanti la Serbia al Parlamento europeo, poiché la procedura di ratifica negli Stati membri ha subito una battuta d’arresto a causa della mancata capacità serba di collaborare appieno con il tribunale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia dell’Aia. Fino a questo momento undici Stati membri hanno ratificato questo accordo, ed è per questo che oggi mi rivolgo ai rimanenti Stati membri, affinché procedano quanto prima nella medesima direzione.

Se oggi ratificheremo tale accordo in quest’Assemblea sovranazionale, invieremo un messaggio forte e chiaro di sostegno all’impegno europeo della Serbia. Ciononostante, questo non necessariamente garantirà la conclusione positiva del processo di ratifica.

La risoluzione sulla Serbia, che metteremo ai voti domani, reca esattamente tale messaggio di sostegno. Dobbiamo sostenere la Serbia lungo il suo percorso difficile e non breve verso l’adesione all’Unione europea.

Essendo un paese rimasto isolato a lungo e che non è stato toccato dall’ondata di modernizzazione apportata dalla politica e dall’economia europea, la Serbia deve confrontarsi con diverse importanti sfide .

Negli ultimi due anni siamo stati testimoni di un’evoluzione nello scenario politico serbo, che ha mostrato maggiori segni di carattere filoeuropeo. I leader politici della Serbia potranno dare prova della sincerità della loro adesione ai valori e allo stile di vita europeo se riusciranno a superare i loro problemi dando attuazione a tutte le riforme necessarie.

Abbiamo già assistito ad alcuni sviluppi positivi. Abbiamo accolto molto favorevolmente la disponibilità della Serbia a giungere a un compromesso, nonché l’adozione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di una risoluzione congiunta sul Kosovo nel settembre 2010.

L’1 gennaio 2011 la Serbia ha abolito il servizio militare di leva, e ora intere generazioni di giovani cittadini serbi godranno di ulteriori possibilità di studio, conoscenza e sviluppo. Inoltre, anche il controllo delle forze armate da parte delle autorità civili è stato rafforzato.

D’altro canto, il cammino della Serbia verso l’Unione europea è stata ostacolato in modo considerevole dal fatto che due individui accusati di crimini di guerra dal tribunale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia sono ancora latitanti.

Ratko Mladić è ricercato da più di quindici anni, ovvero dai tempi del massacro di Srebrenica, il più grande atto criminale commesso in terra europea dalla fine della seconda guerra mondiale.

Salutiamo con favore la dichiarazione del governo serbo secondo la quale portare a conclusione la collaborazione con il tribunale dell’Aia rappresenta una priorità. Invitiamo, tuttavia, le autorità della Serbia, così come ha fatto lo stesso procuratore del tribunale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia, a colmare in modo convincente il divario tra la volontà politica di cui la Serbia ha dato prova e i risultati tangibili.

È giunto il momento per la Serbia di chiudere questo doloroso capitolo della propria storia e di procedere verso una riconciliazione nella regione.

La Serbia non potrà ottenere lo stato di candidato fintanto che non dimostrerà di collaborare appieno con il tribunale dell’Aia, come dichiarato nelle conclusioni del Consiglio del 25 ottobre 2010.

L’arresto e l’estradizione di coloro che sono stati incriminati rappresenterebbe la prova conclamata di tutto questo. Gli sforzi messi in atto sin’ora in questa direzione dalla Serbia non hanno prodotto alcun risultato e si sono dimostrati inadeguati.

Sono stati ottenuti dei cambiamenti significativi nei Balcani occidentali, esplicitati soprattutto dalle relazioni tra Serbia e Croazia. Salutiamo con favore l’atteggiamento del Presidente serbo, il cui nuovo approccio ha conferito un impeto decisivo alla politica per una riconciliazione duratura di questa regione.

Nonostante ciò altre sfide sono ancora presenti. Belgrado deve dare prova di un atteggiamento costruttivo nell’imminente dialogo con Priština e, al di là della questione dello status del Kosovo, i rapporti tra Belgrado e Priština debbono assumere il carattere di una vera e propria partnership affinché l’intera regione riesca ad evolvere più agevolmente verso l’Europa.

Ciò vale anche per i rapporti della Serbia con la Bosnia-Erzegovina. Belgrado deve sostenere quelle riforme che porranno la Bosnia-Erzegovina nelle condizioni di divenire un paese dotato di istituzioni proprie in grado di partecipare a una trattativa per l’adesione all’Unione europea. Al momento attuale la situazione non è ancora giunta a questo punto.

 
  
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  Enikő Győri, Presidente in carica del Consiglio.(EN) Signora Presidente, è per me un grande privilegio e onore fare ritorno al Parlamento europeo nelle mie nuove vesti di rappresentante della Presidenza di turno Ungherese del Consiglio dell’Unione europea. Mi auguro, onorevoli parlamentari, che guarderete a me quale ex collega di questa Assemblea, e a garanzia del fatto che la Presidenza ungherese sarà una Presidenza favorevole al Parlamento.

Dunque guardo con piacere, e con grandi aspettative, alla possibilità di lavorare assieme a voi nei prossimi cinque mesi e mezzo di questa Presidenza. Mi esprimerò ora nella mia lingua madre.

Presidente in carica del Consiglio. (HU) Signora Presidente, onorevoli colleghi, è un grande onore e piacere per me partecipare a questa discussione al termine della quale il Parlamento metterà ai voti l’Accordo di stabilizzazione e associazione siglato con la Repubblica di Serbia. Desidero, inoltre, cogliere quest’occasione per esprimere la mia gratitudine al relatore del Parlamento europeo, l’onorevole Kacin, che ha stilato una relazione eccellente su questo argomento, nonché esprimere la mia sentita approvazione per la risoluzione sul processo di integrazione europea della Serbia. La Serbia, come anche altri paesi della regione, ha tratto beneficio dalla prospettiva di diventare membro dell’UE e in anni recenti questo paese ha compiuto dei progressi considerevoli in questa direzione. In un tale contesto, l’Accordo di stabilizzazione e associazione rappresenta un importante passo avanti per la Serbia lungo il cammino verso l’Unione europea.

Tale accordo consolida i legami già stretti tra Unione europea e Serbia, e stabilisce un rapporto di natura contrattuale tra le due parti, istituendo un nuovo quadro di riferimento per il dialogo politico. Esso, infatti, crea un’area di libero scambio e consolida i rapporti economici bilaterali, allo scopo di condurre a importanti benefici di carattere economico per la Serbia. L’accordo incoraggia il processo di riforme che contribuirà alla crescita dell’economia serba ed aiuterà la Serbia a sviluppare un’economia di mercato pienamente funzionante. Inoltre, tale accordo pone le basi per una maggiore collaborazione da sviluppare in futuro in diverse aree tra UE e Serbia, non ultima la lotta contro la criminalità organizzata e il commercio illegale transfrontaliero, nonché il miglioramento della normativa attualmente in vigore in materia di protezione ambientale.

Il Consiglio ha avviato il processo di ratifica dell’accordo il 14 giugno 2010. Sino ad ora undici Stati membri, tra cui, naturalmente, l’Ungheria, hanno approvato l’accordo nei rispettivi parlamenti. Confidiamo fortemente nel fatto che tutti gli Stati membri lo ratificheranno in breve tempo. Il Consiglio sarebbe lieto di vedere entrare in vigore l’Accordo di Stabilizzazione e associazione entro la fine del 2011 o al più tardi all’inizio del 2012. Questo significherebbe per la Serbia dare vita a un rapporto contrattuale ambizioso con l’Unione europea proprio nel momento in cui dà inizio ai preparativi più impegnativi per l’adesione. Il vostro voto sarà decisivo per dare maggiore risalto e far avanzare questo processo, in forza del sostegno espresso all’unanimità da parte di tutte le forze politiche alla seduta della commissione Affari esteri del 1 dicembre. La Serbia ha espresso il proprio impegno nei confronti dell’Unione europea con la richiesta di adesione presentata nel dicembre 2009. Nell’ottobre dell’anno scorso il Consiglio ha chiesto alla Commissione di presentare il proprio parere, il quale è atteso nella seconda metà del 2011.

Siamo tutti consapevoli del fatto che il processo di integrazione comporta diversi vantaggi per la Serbia. Nel contempo, la Serbia deve ancora attuare delle riforme importanti, compresi ulteriori sforzi nei settori della pubblica amministrazione, dello stato di diritto, della riforma del sistema giudiziario, della lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e della collaborazione con il tribunale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia.

Come sottolineato anche nella relazione dell’onorevole Kacin, il processo di integrazione avanza sulla base dei progressi compiuti in questi campi. Sono lieto del fatto che siano stati ottenuti diversi risultati. Nel contempo, desidero cogliere questa occasione sottolineare come l’anno scorso la Serbia ha compiuto dei passi storici verso la pace con i suoi vicini della regione. Mi rallegro anche della stretta collaborazione tra la Serbia e l’Unione europea nell’estate del 2010, che ha portato alla risoluzione dell’ONU, consentendo l’istaurarsi del dialogo tra Belgrado e Priština. Il Consiglio dà pieno sostegno all’operato dell’Alto rappresentante Ashton al riguardo. Si tratta di una sfida importante, ma la possibilità di creare un dialogo offre sia al Kosovo che alla Serbia la possibilità di avvicinarsi all’Unione europea.

Infine, consentitemi di condividere con voi un pensiero conclusivo. Sono convinto che l’Unione europea debba tutelare la credibilità del processo di allargamento. Abbiamo in mano i mezzi per farlo. Credo che se i negoziati per l’adesione della Croazia avranno un esito positivo nel corso della Presidenza ungherese, ciò rappresenterà un segnale molto positivo anche per la Serbia, evidenziando la vitalità di tale processo e il fatto che i paesi dei Balcani hanno un posto all’interno della famiglia delle nazioni dell’Unione europea.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, il 2011 sarà un anno importante per la Serbia, un anno che porterà sia delle sfide che delle opportunità. Saluto con favore l’opportunità che questo accordo dà alla Serbia così che riusciremo a costruire assieme un futuro comune in un’Europa in pace.

 
  
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  Štefan Füle, membro della Commissione. (EN) – Signora Presidente, per me è un grande onore e piacere rivolgermi oggi al Parlamento europeo in occasione della votazione sul consenso per l’Accordo di stabilizzazione e associazione con la Repubblica di Serbia. Desidero, inoltre, esprimere la mia gratitudine al relatore per la Serbia, l’onorevole Kacin, per la sua relazione sull’integrazione europea della Serbia.

L’Accordo di stabilizzazione e associazione rappresenta un importante passo in avanti per la Serbia lungo il percorso verso l’Unione europea. Obiettivo fondamentale di questo accordo è aprire la strada alle riforme e ad un’ulteriore integrazione europea, e preparare la Serbia all’adesione all’UE. Questa importante pietra miliare sarà di incoraggiamento per la Serbia nel rinnovare i propri sforzi per promuovere la riconciliazione nella regione.

L’Accordo di stabilizzazione e associazione istituisce un quadro di riferimento istituzionale globale, attraverso il consiglio e la commissione per l’Accordo di associazione e stabilizzazione, un nuovo quadro per il dialogo politico e una rete di sottocommissioni che riscoprono in modo molto esauriente la maggior parte dei settori della politica dell’Unione europea. Naturalmente, esso crea anche un organismo specifico che mette in collegamento quest’Assemblea con il Parlamento serbo, il comitato parlamentare congiunto.

Da un punto di vista economico, l’Accordo di stabilizzazione e associazione prevede la graduale istituzione di una zona di libero scambio e la progressiva integrazione della Serbia nel mercato interno dell’Unione europea, conducendo così a vantaggi di natura economica sia per l’Unione europea che per la Serbia. Come accadde in Europa centrale negli anni ‘90, tale accordo incoraggerà gli investimenti, specie quelli indiretti, e contribuirà in modo significativo alla crescita dell’economia serba, aiutando la Serbia a incamminarsi verso un’economia di mercato funzionante.

I benefici derivanti dall’accordo di cui godrà l’Unione europea sono ugualmente rilevanti. Il mercato della Serbia diviene così accessibile agli esportatori dell’UE. Le tariffe relativamente elevate in vigore in passato verranno completamente smantellate nell’arco di un paio d’anni, ad eccezione di pochi prodotti agricoli particolarmente sensibili.

Inoltre, integrando gradualmente la Serbia nel mercato interno, le condizioni per gli investitori diverranno più stabili e prevedibili. Le regole sulla concorrenza e le sovvenzioni Statali sono in linea con quelle dell’Unione europea. La tutela dei diritti di proprietà intellettuale viene anch’essa gradualmente portata agli standard dell’Unione europea. Anche l’importante mercato degli appalti pubblici serbi viene aperto progressivamente alle imprese europee.

Rinsaldare i rapporti con la Serbia comporta diversi altri vantaggi per l’Unione europea in particolare, poiché faciliterà la collaborazione nei settori della giustizia, della libertà, della sicurezza, dell’ambiente, dei trasporti e della gestione doganale, per citarne solo alcuni, e tutto questo contribuisce a rendere più credibile ed efficace la politica dell’UE nell’Europa sudorientale.

Infine, è particolarmente degno di nota che la Serbia abbia portato avanti l’attuazione dell’accordo interinale, entrato ufficialmente in vigore nel febbraio 2010, ma che in realtà aveva deciso di implementare subito dopo la firma nell’aprile 2008. La Serbia, dunque, ha dato prova di voler davvero procedere verso l’integrazione economica con l’Unione europea e finora ha saputo muoversi nella giusta direzione.

Dal 14 giugno 2010, quando il Consiglio ha deciso di avviare il processo di ratifica dell’accordo, nove Stati membri hanno annunciato la ratifica e altri due si sono assicurati l’approvazione da parte dei loro parlamenti. La votazione odierna del Parlamento europeo dovrebbe dunque imprimere uno slancio ulteriore a tale processo, grazie al sostegno unanime e trasversale di tutti i gruppi politici. Auspico, dunque, che presto avremo la ratifica da parte degli altri Stati membri.

Consentitemi di concludere facendo riferimento alla proposta di risoluzione sul processo di integrazione europea della Serbia, un contributo molto ben preparato per la discussione politica odierna. Di questo sono grato al relatore Kacin. La risoluzione invia alla Serbia sia un segnale di sostegno per il miglioramento dei rapporti tra UE e Serbia, che un segnale delle nostre aspettative riguardo alle principali sfide che la Serbia dovrà affrontare sul cammino verso l’adesione all’Unione europea. Ciò è particolarmente opportuno tenuto conto dei preparativi per il parere sulla domanda di adesione da parte della Serbia.

Sono stato a Belgrado lo scorso novembre, quando ho consegnato un questionario dettagliato sull’integrazione europea al Primo ministro e al vice Primo ministro. Le autorità serbe ci stanno lavorando alacremente e attendiamo le loro risposte entro la fine del mese. Personalmente mi sento incoraggiato dall’adozione da parte del governo serbo il 30 dicembre di un piano d’azione a seguito della relazione della Commissione sullo stato di avanzamento. La Commissione analizzerà accuratamente le risposte del governo serbo ai questionari e le iniziative che verranno prese nei mesi a venire per completare la valutazione, allo scopo di presentare il proprio parere nella seconda metà del 2011.

Come ha dichiarato il mio collega ungherese, il 2011 sarà un anno importante per la Serbia: un anno di sfide importanti e anche di opportunità. Il cammino è stato tracciato e gli obiettivi sono ben noti, ma spetta alla Serbia percorrerlo, soddisfarne i requisiti e, quando sarà pronta, impegnarsi nei negoziati con l’Unione europea. Sono convinto che, con il nostro sostegno, la Serbia continuerà a fare delle scelte per l’Europa e che proseguirà con il suo impegno per l’integrazione. Questo sarà un segnale importante per tutta la regione, in un momento in cui dobbiamo ribadire la dimensione europea di quest’area, così da consolidare la pace e promuovere il benessere economico nei Balcani occidentali.

 
  
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  György Schöpflin, a nome del gruppo PPE.(EN) Signora Presidente, a mio parere la relazione sulla Serbia è eccellente, e mi congratulo con il relatore, l’onorevole Kacin.

Mi sembra che la Serbia abbia finalmente deciso di voler davvero dare una dimensione europea al proprio futuro. La maggior parte della élite politica serba ritiene che questa sia la scelta più promettente. Tale determinazione deve essere considerata alla luce degli sconvolgimenti degli ultimi due decenni, in cui il paese è passato attraverso la fine del comunismo, il crollo della Jugoslavia, i conflitti che ne sono risultati, l’ascesa al potere di Slobodan Milošević, i bombardamenti del 1999, il fiorire delle mafie e della criminalità, la violenza, i profughi – un periodo storico drammatico e traumatico. La decisione di scegliere l’opzione europea rappresenta, pertanto, un traguardo significativo e va accolta come un segnale del fatto che la Serbia è divenuta un fattore di stabilità nella regione.

Permangono due problemi politici rilevanti: l’arresto e il trasferimento all’Aia di Ratko Mladić e l’accettazione dell’indipendenza del Kosovo. Entrambe le questioni si scontrano con delle barriere psicologiche. Mladić ha i suoi protettori, e la perdita del Kosovo è dolorosa per una parte significativa della società serba – d’altro canto, la perdita di qualunque territorio è pur sempre dolorosa. A ciò potremmo aggiungere anche altre aree che necessitano di una certa attenzione, in particolare il miglioramento dell’amministrazione pubblica e dell’amministrazione della giustizia, l’instaurazione delle condizioni di mercato, una apertura totale della Serbia verso il suo passato, ivi compresa l’apertura dei suoi archivi.

Le prospettive della Serbia lungo il suo cammino verso l’Europa sono piuttosto buone. Il suo impegno in tal senso è sotto gli occhi di tutti. I compiti dell’establishment e della società sono stati identificati e i preparativi tecnici sono in corso. Se tutto procede come dovrebbe, la Serbia dovrebbe ricevere un parere positivo quest’autunno e lo stato di paese candidato subito dopo. Il cammino verso l’Europa non sarà facile, ma tutto il continente europeo trarrà beneficio da una Serbia stabile e democratica.

 
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