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Martedì 18 gennaio 2011 - Strasburgo Edizione GU

6. Bilancio della Presidenza belga del Consiglio (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – Onorevoli colleghi, consentitemi di porgere il benvenuto al Primo ministro Yves Leterme. Sei mesi fa abbiamo assistito alla presentazione della Presidenza belga, ora assistiamo alla presentazione dei risultati che ha raggiunto in materia di legislazione, servizio europeo per l’azione esterna, supervisione finanziaria, diritto di iniziativa dei cittadini e bilancio. Tutti questi punti saranno oggetto di discussione.

Porgo il benvenuto anche al Presidente Barroso, qui presente, e a tutti voi.

– L’ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul bilancio della Presidenza belga del Consiglio.

 
  
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  Yves Leterme, Presidente in carica del Consiglio. (FR) Signor Presidente, Presidente Barroso, eccellenze, onorevoli deputati, anche se può sembrare assurdo nella sala plenaria del Parlamento europeo, vorrei comunque iniziare l’intervento con una citazione di un grande pensatore americano che diceva, cito:

(EN) Do not go where the path may lead. Go instead where there is no path and leave a trail”.

(FR) Ovvero: “Non andare dove ti porta il sentiero, vai invece dove non c’è sentiero e lascia una traccia”.

Onorevoli deputati, è proprio quello che abbiamo fatto insieme a tutti voi in questi ultimi sei mesi. Il mio paese, il Belgio, era chiamato ad assumere la Presidenza di turno dell’Unione europea dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona.

Vero, non ci stavamo avventurando su un terreno totalmente sconosciuto, ma si è comunque dovuto definire i criteri per il nuovo funzionamento dell’Unione europea in base al nuovo trattato, con le nuove istituzioni di cui si è dotata l’Unione europea. Quindi, fedeli alla tradizione belga, alla tradizione del mio paese, abbiamo fatto il possibile per permettere il funzionamento ottimale delle istituzioni onde creare i giusti precedenti.

Onorevoli deputati, credo di potervi dire che l’Unione europea, così com’è stata strutturata con il trattato di Lisbona, oggi funziona e funziona bene. L’Unione si è dotata di un nuovo strumento per la supervisione del settore finanziario che, speriamo, dovrebbe evitare l’insorgenza di nuove crisi come quella da cui fatichiamo ancora a uscire. La governance economica ha fatto passi avanti. È stato raggiunto un accordo sul bilancio 2011 e, soprattutto, in questi sei mesi sono stati in totale conclusi quasi quaranta accordi di natura legislativa tra Parlamento e Consiglio.

Onorevoli parlamentari, la nostra determinazione nel rispettare sia la lettera che lo spirito del trattato di Lisbona è stata una scelta per il futuro dell’Unione, un investimento in una cooperazione europea sempre più forte. A tal fine, durante la Presidenza abbiamo seguito due principali orientamenti.

In primo luogo non abbiamo voluto spingerci avanti. Abbiamo invece integrato il nostro programma, il programma belga con le cinque priorità, nell’agenda europea, nel programma della Commissione, nell’impulso dato dai capi di Stato e di governo a livello di Consiglio europeo, nel programma della troika con i colleghi spagnoli e ungheresi.

(NL) In secondo luogo, onorevoli deputati, oltre a non volere imporre un’agenda belga abbiamo optato per quella che definirei una Presidenza inclusiva. Con efficacia abbiamo cercato di collaborare il più possibile con tutte le istituzioni europee, rispettando la lettera e lo spirito del trattato di Lisbona e svolgendo un ruolo che, in realtà, non si è spinto oltre quello della mediazione.

Abbiamo cooperato con tutte le parti, ovviamente con il Parlamento e la Commissione ma anche con il nuovo Presidente permanente del Consiglio, l’Alto rappresentante e, chiaramente, gli Stati membri. Credo però di poter dire che, durante l’intera permanenza in carica, ci siamo concentrati in particolare nel lavorare in maniera costruttiva e con spirito aperto con il Parlamento, i cui poteri sono stati rafforzati in maniera significativa in base alle nuove norme.

Ovviamente un po’ di modestia oggi non guasterebbe, ma devo dire che insieme a voi abbiamo garantito la riuscita di questo metodo. Inoltre, onorevoli deputati, oggi più che mai l’Unione è un’interazione tra istituzioni e Stati membri. Credo che questo metodo abbia funzionato e possa continuare a funzionare, perché da sempre si basa sui risultati e non sull’immagine. Questo vale per la nostra Presidenza ma in realtà anche per il Parlamento europeo, anche se spetta a voi giudicarlo.

Signor Presidente, onorevoli parlamentari, in questa sede desidero comunque esprimere apprezzamento e gratitudine per la vostra collaborazione a nome del governo belga e dei colleghi che hanno detenuto la Presidenza di turno. Credo di potere affermare che gran parte degli accordi raggiunti, alla fine, sono stati adottati a grandissima maggioranza. Ciò conferma la qualità dei vostri discorsi e – questo dovrebbe tranquillizzare i cittadini europei – la priorità che avete attribuito al bene dell’Europa, ponendolo ben al di sopra degli interessi nazionali.

Ad ogni modo, onorevoli deputati, quei sei mesi sono finiti. Ovviamente non possiamo rimanere fermi al passato. Nei prossimi mesi e anni in realtà dovremo lavorare più che mai perché l’Unione, la società deve far fronte a enormi sfide, che adesso citerò in breve.

La prima sfida naturalmente sta nel continuare quanto iniziato negli scorsi sei mesi, ovvero la governance economica. Dall’inizio del periodo abbiamo lavorato insieme per adottare le misure necessarie a evitare una crisi nella zona euro. Ma contrastare i sintomi ad ora apparsi non è sufficiente. Le minacce sofferte da alcuni paesi di eurolandia hanno dimostrato che un’unione monetaria in realtà non può funzionare da sola senza un’unione economica, senza maggiore convergenza economica. Occorre quindi insistere con determinazione sulla strada della maggiore coesione economica, maggiore coesione nelle politiche fiscali, economiche e sociali degli Stati membri.

La governance economica impone poi un rigoroso monitoraggio delle politiche strutturali e di bilancio degli Stati membri dell’Unione. Dobbiamo sfruttare appieno il semestre europeo istituito con questo obiettivo. Il ritorno alla disciplina di bilancio non deve limitarsi a essere un obiettivo non vincolante, bensì deve essere verificabile e, se necessario, applicabile a livello europeo. Non si tratta certamente di imporre una disciplina per il semplice gusto di farlo: finanze pubbliche sane sono una necessità assoluta se vogliamo tornare a una crescita sostenibile, una crescita credibile che crei posti di lavoro per i nostri cittadini. Quei lavori sono ovviamente essenziali per il mantenimento del modello sociale europeo che ci contraddistingue, e che si accompagna alla libertà politica ed economica, alla solidarietà sociale e alla responsabilità ecologica.

(DE) L’Unione deve utilizzare i nuovi strumenti introdotti per monitorare con efficienza i mercati finanziari, strumenti che dovrebbero essere pronti per l’uso entro la fine dell’anno. Si tratta di una necessità assoluta per prevenire nuovi turbamenti dei mercati.

Convergenza economica, monitoraggio delle possibili politiche strutturali e di bilancio a livello nazionale, nuovi strumenti per il monitoraggio dei mercati finanziari: tutto questo potrebbe far pensare che la struttura dell’Unione stia diventando piuttosto pesante e complicata. Certo si prevede anche che un maggiore controllo sulle decisioni politiche nazionali degli Stati membri non potrà andare avanti senza discussioni e attriti. Eppure questo non ci dovrebbe scoraggiare, essendo parte integrante della natura dell’integrazione europea.

(EN) Il secondo ambito in cui dobbiamo procedere, in cui dobbiamo mantenere lo slancio, riguarda il ruolo dell’Unione nel mondo. Abbiamo compiuto progressi in tal senso. Grazie a una preparazione concordata e a una rappresentanza unificata siamo riusciti ad aumentare il peso nel G20. Negli ultimi mesi l’Unione ha iniziato a creare una rappresentanza diplomatica in tutto il mondo. Sono buone iniziative, che però devono essere consolidate.

L’Unione europea, è vero, si esprime all’unisono su gran parte delle questioni mondiali, ma le parole non bastano. Essa infatti deve avere più peso, essere in grado di agire con decisione e diventare un vero e proprio polo di influenza e potere in questo mondo multipolare.

Inoltre occorre parlare della prospettiva finanziaria dell’Unione. Vero, questo non è un periodo in cui i governi possono prevedere generosi aumenti nei contributi al bilancio dell’Unione, ma non possiamo nemmeno evitare un dibattito sulla prospettiva finanziaria a lungo termine.

A questo Parlamento è stato promesso che vi saranno consultazioni sulla filosofia e sulle modalità del futuro finanziamento dell’Unione. L’UE non può vivere alla giornata: deve avere questa prospettiva a lungo termine.

Ultimo, ma non da meno, faccio presente che riusciremo a far fronte a queste sfide solo credendo in noi stessi più che mai. A proposito di questa sfida per i prossimi anni citerò il pensatore e scrittore francese André Frossard. Prima lo dico in francese e poi traduco:

(FR)L'Europe cherche, avec raison, à se donner une politique et une monnaie communes mais elle a surtout besoin d'une âme”.

(EN) “L’Europa cerca giustamente di darsi una politica e una moneta comuni, ma ha bisogno soprattutto di un’anima”.

Effettivamente abbiamo bisogno di un’anima, colleghi. Abbiamo bisogno di avere fede in noi stessi e in quanto abbiamo fatto, e non di scusarci per chi e cosa siamo. Dobbiamo ricordare che prima di essere un mercato, prima di essere una moneta, prima di essere una serie di istituzioni l’Unione – la nostra Unione – era una visione, un credo, un sogno. Era un sogno di pace in questo continente devastato da così tante guerre.

Ho sentito che ormai è un po’ fuori moda parlare di pace a generazioni europee che non hanno mai conosciuto la guerra. Posso solo dire: “guardatevi intorno”. Guardate tutti i rifugiati, ad esempio, che vengono da noi per fuggire alla guerra, ai conflitti armati e alla tirannia. Quei rifugiati sicuramente non snobbano quanto siamo riusciti a fare per diffondere pace e sicurezza in quasi tutto il continente. Quei rifugiati, quelle persone, aspirano come molte altre persone al mondo ai diritti e alle libertà che troppi nostri cittadini danno così facilmente per scontato.

L’Unione tiene alla pace tanto quanto tiene alla libertà, alla democrazia, ai diritti civili fondamentali e allo stato di diritto, sia per i nostri cittadini che per i nostri immigrati. Crediamo nel diritto di ogni persona alla dignità umana, ovvero il diritto delle persone a vivere dignitosamente e non in ginocchio, e il diritto a pensare, parlare e praticare la propria religione.

In una frase spesso citata, Jean Monnet diceva che niente è possibile senza gli uomini, ma niente dura senza le istituzioni. È vero oggi come quando lo ha affermato, ma d’altro canto è anche vero che le istituzioni verranno meno se non saranno guidate da persone con forti convinzioni. Ricordiamoci che trascineremo con noi i cittadini solo se daremo loro una visione, se daremo loro un sogno.

Per concludere, auguro all’Ungheria tutto il successo possibile ora che ha preso il testimone della Presidenza. Sono convinto che terrà alta la fiaccola del sogno di pace europeo, del sogno europeo di libertà, e del disegno di un’Unione ancora più forte.

(Applausi)

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione. (FR) Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli deputati, con efficienza e concentrazione, con pragmatismo e spirito comunitario, l’Unione ha compiuto progressi importanti durante la Presidenza belga, che meritano la nostra ammirazione e riconoscenza.

A nome della Commissione europea esprimo le più vive congratulazioni al Primo ministro Leterme, a tutto il suo staff governativo, all’amministrazione e a tutti i belgi che hanno dato il meglio di sé per garantire il successo di questa Presidenza.

È stata una grande Presidenza, bella, in un momento delicato e impegnativo per il futuro dell’Unione europea. Raramente vi sono state sfide così importanti e difficoltà così cruciali da superare. In questi lunghi mesi di chiacchiere e di furore – permettetemi l’espressione – la Presidenza belga è rimasta fedele alla politica europea. La sua azione si è sempre ispirata al senso fondamentale dell’esistenza dell’Unione europea, la solidarietà di ognuno a vantaggio dell’interesse generale europeo. La sua azione ci ha anche permesso di tracciare la migliore strada da seguire per raggiungere i nostri obiettivi principali: stabilità e rilancio di una crescita che generi posti di lavoro.

Sono stati mesi in cui l’Europa viveva ancora al ritmo frenetico degli sviluppi della crisi finanziaria e del debito sovrano. Tutti gli occhi erano puntati al futuro dell’eurozona e alla nostra determinazione nel difenderla. Quando diciamo che faremo tutto il possibile per difendere la stabilità dell’intera zona euro non devono essere parole vane. Non è nient’altro che l’espressione della nostra ferma volontà politica di difendere il nostro destino comune. Il futuro della zona euro e il futuro dell’Unione europea sono le due facce della stessa medaglia. Vogliamo questo futuro stabile e prospero per noi e per le generazioni future. Questo è sempre stato e continua a essere il significato dell’integrazione europea e dello spirito comunitario.

Le riforme fondamentali in cui ci siamo impegnati dimostrano che siamo pienamente coscienti della sfida cui è chiamata l’Unione europea. Dobbiamo adattarci alle nuove realtà politiche, economiche e strategiche di un mondo globalizzato in rapido cambiamento. Dobbiamo riuscire ad adattarci riaffermando i nostri valori, difendendo i nostri interessi e rafforzando la nostra credibilità e influenza sulla scena internazionale.

Le decisioni di base adottate sul rafforzamento della governance economica europea e la lotta contro gli squilibri macroeconomici sono al cuore di questi progressi. Non sono una scelta, bensì un imperativo. Spero che nel corso di questo semestre il Parlamento europeo e il Consiglio adotteranno le proposte sulla governance economica.

Il punto fondamentalmente non è sapere chi, tra i diversi attori politici europei, ci perde o ci guadagna, ma sapere se ognuno di noi è pronto a cooperare nel pieno rispetto delle reciproche prerogative. In sostanza, il punto è sapere se l’Unione europea nel suo complesso ci perde o ci guadagna. La risposta è chiara: senza rafforzamento della governance economica saremo tutti perdenti, sia nella zona euro che in tutta l’Unione europea.

Se non rafforzeremo la governance economica perderemo la battaglia per la stabilità, la crescita e l’occupazione in Europa. Se non rafforzeremo la governance economica i forti legami di oggi potrebbero diventare i legami deboli di domani. E se non rafforzeremo la governance economica perderemo credibilità sulla scena internazionale.

Visto che le questioni di governance e di squilibrio macroeconomico sono anche questioni mondiali e vengono discusse soprattutto in sede di G20, come potremmo riuscire a mantenere peso e credibilità con i partner internazionali se non fossimo nemmeno in grado di risolverle a livello europeo? Lo dico pesando con attenzione tutte le parole: fondamentalmente si tratta di una questione esistenziale per l’Unione europea. Agiamo e ci affermiamo come Unione, o subiamo e ci lasciamo emarginare. È in gioco il nostro destino collettivo.

Fortunatamente siamo sulla strada dell’autoaffermazione. Per questo porgo sincere congratulazioni alla Presidenza belga. L’accordo raggiunto al Consiglio Ecofin del 17 settembre ha portato alla definizione di nuovi cicli di governance economica chiamati semestre europeo. Il primo passo è stato fatto la scorsa settimana con la presentazione del bilancio annuale di crescita preparato dalla Commissione europea, in cui indichiamo molto chiaramente i tre assi prioritari su cui concentrare i nostri sforzi: il rafforzamento della stabilità macroeconomica, soprattutto attraverso un rigoroso consolidamento fiscale, la riforma strutturale e la crescita creatrice di posti di lavoro.

Abbiamo inoltre raggiunto grandi successi nel campo della supervisione finanziaria, in particolare con l’adozione di una nuova architettura europea della supervisione finanziaria nata l’1 gennaio 2011 con l’istituzione del comitato europeo del rischio sistemico e di tre nuove autorità di supervisione finanziaria che coprono rispettivamente i mercati, le banche e le assicurazioni.

In questi sei mesi siamo anche riusciti a trovare un consenso sulla gestione dei fondi speculativi e altri fondi di investimento alternativi, nonché sulle agenzie di rating. Per i nostri cittadini le misure di austerità non sono un concetto vago, bensì la dura realtà che vivono giorno dopo giorno. In tutta Europa c’è molta inquietudine e preoccupazione ma c’è anche, in tutta Europa, la forte aspettativa che le riforme troppo a lungo posticipate siano finalmente ultimate, che la dimensione europea sia parte integrante della soluzione, e che l’Europa difenda i propri progetti, valori e interessi nel mondo.

È quindi importante comunicare il più possibile ciò che sta facendo l’Unione per rilanciare una crescita sostenibile, in grado di creare posti di lavoro e di costruire una società europea più giusta e più rispettosa dell’ambiente.

Desidero inoltre ricordare altri esiti positivi, soprattutto in materia di politica estera e di relazioni esterne. Un successo ad esempio è l’accordo di libero scambio firmato con la Corea del Sud il 6 ottobre che, molto semplicemente, rappresenta l’accordo commerciale più ambizioso mai concluso dall’Unione europea, e che deve rimanere un punto di riferimento per i nostri futuri accordi commerciali bilaterali.

Contrariamente a quanto previsto da alcuni pessimisti, anche Cancún è riuscito a portare qualche progresso verso il multilateralismo nella lotta al cambiamento climatico. Cancún ha altresì dimostrato l’importanza della cooperazione tra Presidenza e Commissione per permettere all’Europa di parlare con una voce coerente e forte sulla scena internazionale.

A livello di risultati concreti, saluto l’accordo finalmente raggiunto durante la Presidenza belga nel settore dei trasporti sulla questione dell’eurobollo. Si tratta di una cosa molto importante per i cittadini.

Vorrei poi rendere omaggio alla Presidenza belga per il modo esemplare in cui ha saputo far rispettare e applicare le principali innovazioni del trattato di Lisbona. Ha usato in maniera brillante tutte le sue capacità negoziali durante una difficile discussione sul bilancio 2011 dell’Unione europea in base alle nuove regole di bilancio del trattato. È stato un esempio di spirito europeo e della cultura del compromesso espressa nel migliore dei modi. La Commissione è fiera del contributo dato al risultato raggiunto.

Domani, nell’adempiere agli impegni presi con questo Parlamento, avrò una prima riunione con il Presidente del Parlamento europeo, onorevole Buzek, e con il Primo ministro Orbán, che detiene la Presidenza di turno del Consiglio, per discutere i prossimi passi in materia di bilancio.

Il 2010 è stato un anno spesso difficile e a volte estremamente impegnativo, ma alla fine si è rivelato molto produttivo. È stato con la Presidenza di due paesi, il Belgio ma anche la Spagna, che l’integrazione europea ha potuto muovere decisi passi avanti. In questo vedo la forza dell’Unione e del buon funzionamento delle istituzioni. Ora spetta al terzo paese della troika, l’Ungheria, mantenere questo impulso.

Le grandi decisioni prese in quest’ultimo anno sono la prova che tutti noi, Parlamento, Consiglio, Commissione e Stati membri, sappiamo cosa fare per garantire un futuro stabile e prospero all’Europa. Se sappiamo cosa fare, dobbiamo farlo adesso. Abbiamo detto che abbiamo la volontà di farlo, adesso dobbiamo dimostrare che siamo effettivamente in grado di onorare i nostri impegni politici senza attenuarli, senza indebolirli e senza farci ingannare da timidi segnali di ripresa.

Dobbiamo consolidare le nostre azioni, dimostrare che non sono una reazione alla pressione della crisi nei mercati, bensì la forte riaffermazione della nostra volontà di vivere insieme in questa Unione per la pace, la solidarietà e la libertà.

 
  
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  Jean-Luc Dehaene, a nome del gruppo PPE.(NL) Signor Presidente, la Presidenza belga è giustamente stata lodata da tutti. Insieme ai suoi colleghi, signor Primo ministro, può vantare una ragguardevole serie di successi. Invece di commentare i singoli risultati, vorrei nello specifico rimarcare l’ottimo modello da lei proposto per la Presidenza. Del resto, la Presidenza belga del Consiglio è stata la prima a detenere interamente la carica con il nuovo quadro istituzionale del trattato di Lisbona. Si trattava, di per sé, di una sfida.

Il trattato ha radicalmente modificato il quadro istituzionale, come ho già affermato nella relazione sul precedente trimestre. In questo modo Consiglio europeo e Consiglio sono ora chiaramente diventati due istituzioni distinte, ciascuna con la propria Presidenza. Altro nuovo elemento è che il trattato usa esattamente le stesse parole per descrivere il mandato del Consiglio e quello del Parlamento. Non si può non avere l’impressione che per certi membri del Consiglio sia stato difficile adattarsi al nuovo rapporto tra Parlamento e Consiglio, com’è apparso evidente nella discussione sul bilancio.

Non si può dire la stessa cosa della Presidenza belga. In consultazione con Commissione e Parlamento, essa si è dedicata principalmente alla realizzazione del programma legislativo europeo. Le priorità europee sono sempre state messe al primo posto e questo, in parte, spiega il suo successo. In passato le presidenze hanno troppo spesso cercato di imporre le priorità nazionali alle istituzioni europee: in questo caso non è stato così, motivo per cui l’Europa ha segnato progressi concreti durante questa Presidenza. La difficile discussione sul bilancio dello scorso semestre ha inoltre preparato il terreno per una delle sfide più difficili che l’Unione affronterà nei prossimi anni, ovvero la definizione del nuovo quadro finanziario. Le passate presidenze hanno promesso al Belgio che il Parlamento avrebbe partecipato al dibattito sul quadro finanziario pluriennale. Da parte sua la Commissione si è impegnata a formulare, nel quadro della proposta per il piano pluriennale, proposte per le risorse proprie dell’Unione, ed è una cosa fondamentale. Il Parlamento, quindi, farà in modo che la Commissione e le future presidenze tengano fede a questi impegni.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, signor Primo ministro, membri della Presidenza in carica, Presidente Barroso, questa settimana abbiamo l’opportunità di paragonare due presidenze: quella appena conclusa e quella appena iniziata. Per quanto riguarda la Presidenza belga devo dire che ha svolto un ottimo lavoro, di cui la ringrazio sentitamente. Lo ha fatto nonostante la presenza di difficili condizioni: ovviamente la situazione politica in casa non è delle più facili, il trattato di Lisbona è nuovo e anche il rapporto con il Consiglio europeo non è poi così semplice. La Presidenza belga però si è concentrata chiaramente sull’Europa, e ha voluto portarla avanti.

Al contrario con la Presidenza ungherese, perlomeno sino ad oggi, abbiamo visto una Presidenza più attenta ai propri affari interni, ovvero a mantenere il potere nel paese, soprattutto se pensiamo a una legge molto controversa sui media di cui anche noi discuteremo in futuro. Spero che il Primo ministro Orbán esamini attentamente l’andamento della Presidenza belga e, magari, ne segua in qualche modo l’esempio.

Primo ministro Leterme, lei ha fatto riferimento alla governance economica. In questo senso non posso che condividere pienamente quanto affermato dal Presidente Barroso. La situazione in cui ci troviamo prevede solo due possibilità: da una parte sviluppi che portano a un’ulteriore crisi in Europa, e non solo nella zona euro, dall’altra un tentativo di creare una governance economica efficiente basata sulla cooperazione tra tutti gli Stati membri, ma anche sul forte intervento della Commissione. Lei sa, Presidente Barroso, di godere del nostro pieno sostegno in tal senso. Avete fatto molto in questo settore, Primo ministro Leterme, ma ora dobbiamo andare avanti e fare i prossimi passi.

Lei ha detto che siamo fondamentalmente in presenza di una cooperazione nel campo delle imposte, fiscale e sociale. Questo mi porta al secondo aspetto in cui la Presidenza belga si è distinta, ovvero la dimensione sociale. Credo abbiamo tutti un interesse – anche se forse in misura diversa – a sviluppare la dimensione sociale in maniera coerente. Europa sociale non significa fare ogni singola cosa nell’ambito sociopolitico europeo ma significa, ad esempio, riuscire a fare le cose di cui avete parlato nella lotta alla povertà. È scandaloso vedere che, in realtà, la povertà sta registrando un certo aumento nel continente. Lo stesso dicasi per quanto da lei affermato sulla distribuzione dei redditi sempre più disuguale. Durante la Presidenza ha chiaramente asserito che non si tratta solo di una questione sociale, ma anche economica. Maggiore povertà e maggiore disuguaglianza sociale si traducono anche in una perdita di competitività come è stato dimostrato a livello economico, finanziario ed empirico. Le cose che ha detto sono molto importanti.

Altrettanto basilare è quanto da lei asserito sull’Europa dei cittadini. Insieme al Vicepresidente della Commissione e ai deputati dell’Assemblea, lei ha dato un contributo concreto alla nascita del diritto di iniziativa dei cittadini europei, che rappresenterà un grande passo avanti se usato in maniera adeguata dalle forze filoeuropee per avvicinare l’Europa ai cittadini.

Ovviamente auguriamo al Belgio ogni bene per il futuro. Sarà importante vedere come si comporteranno gli attori sulla scena politica. Spero che tutte le forze politiche belghe cerchino di giungere a un vero e proprio consenso. È difficile dire alle persone in una regione colpita dalla crisi che devono semplicemente raggiungere un consenso, che devono solo lavorare insieme su questioni importanti quando questo non è possibile in Belgio, paese al cuore dell’Unione europea.

Vi faccio quindi i migliori auguri. Per molti versi siete stati una Presidenza esemplare: spero che le presidenze future seguano il vostro esempio.

(Applausi)

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Krisztina Morvai (NI).(EN) Signor Presidente, vorrei chiedere all’onorevole Swoboda come osa criticare la Presidenza ungherese visto che è appena agli inizi. Non la conosce nemmeno. Perché invece non critica i suoi compagni del gruppo socialista che hanno sparato al loro stesso popolo nel cinquantesimo anniversario della rivoluzione del 1956, e hanno arbitrariamente imprigionato centinaia di persone? È a loro che dovrebbe fare la domanda ed è loro che dovrebbe criticare.

 
  
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  Hannes Swoboda (S&D).(EN) Signor Presidente, conosco questo ragionamento, in base a cui quando si critica un governo si critica anche il suo popolo. Anche nel mio paese era così in passato.

Cerchiamo di essere chiari. Non abbiamo iniziato noi la discussione, è stato il governo ungherese con questa, come ho detto, legge controversa. È una legge molto contestata da tanti cittadini ungheresi che hanno sofferto durante il comunismo e il regime nazista. Temono per la loro libertà di parola. Questo è il punto di cui si dovrebbe discutere.

 
  
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  Guy Verhofstadt, a nome del gruppo ALDE.(NL) Signor Presidente, propongo di discutere la Presidenza ungherese domani. Dovremmo tenere le due cose separate, altrimenti il Primo ministro Leterme dovrà commentare la nuove legge sui mezzi di comunicazione in Ungheria, e non credo che gli competa.

Il ruolo del Parlamento, onorevoli colleghi, è approvare e controllare la legislazione: questo significa essere critici quando le cose non funzionano, quando vanno male, ma anche rendere onore al merito quando in realtà le cose vanno bene. Potremmo dire che la Presidenza belga è stata positiva, molto positiva, e che è stata un successo grazie agli sforzi di molte persone: il governo belga ma anche tanti diplomatici, il rappresentante permanente, il vice rappresentante permanente e tutti coloro che hanno lavorato giorno dopo giorno alla sua riuscita.

Si è rivelata un successo che nessuno prevedeva perché, signor Primo ministro, tutti noi eravamo costantemente chiamati a rispondere alla domanda degli elettori: come può un governo di tecnici garantire una Presidenza dall’esito positivo? Secondo me è stata la prima volta che abbiamo avuto un vero governo europeo, perché si occupava esclusivamente di affari europei e questioni europee, senza essere distratto dagli affari interni del paese.

È quasi un invito agli altri governi a trasformarsi in governi di transizione quando assumono la Presidenza dell’Unione europea, così da potersi concentrare sull’Europa per sei mesi invece di inserirla di tanto in tanto tra altre questioni.

Credo che la Presidenza belga sia uscita vittoriosa soprattutto per un motivo (guardate ad esempio la supervisione finanziaria, i fondi hedge e le agenzie di rating): perché questa Presidenza ha capito che con il nuovo trattato dobbiamo lavorare per avere “più Europa” e perché ha incoraggiato “più Europa” nel Consiglio. Non si può dire lo stesso di tutte le presidenze. L’onorevole Dehaene ha ragione quando dice che, in effetti, ci sono alcuni Stati membri che ancora non capiscono che sono cambiate le regole di base.

Le regole di base sono cambiate e la Presidenza belga è la prima ad averlo capito. Se siamo arrivati a un accordo sulla supervisione europea in cui, alla fine, sono stati raggiunti gli obiettivi del Parlamento europeo, è perché la Presidenza belga ha detto ai colleghi del Consiglio: “Non funzionerà, deve essere una soluzione europea”, a differenza della soluzione sviluppata dai ministri delle finanze nel dicembre 2009.

Lo stesso dicasi per il brevetto europeo. Quella è stata una grande conquista, signor Presidente. Mi rivolgo a lei e a tutti gli altri deputati per approvare al più presto il brevetto al Parlamento europeo cosicché, dopo più di 20 anni, possa finalmente diventare realtà.

 
  
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  Isabelle Durant, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signor Presidente, come altri hanno detto prima di me, è certamente vero che ad oggi i tecnici politici belgi hanno fatto meglio fuori dai confini che a casa loro. Ad ogni modo me ne rallegro e mi congratulo con voi: la squadra belga ha lavorato bene ed è un’ottima cosa.

Penso inoltre che la resistenza che avete incontrato nei diversi Consigli di fatto assomigli alla resistenza che incontriamo nel dibattito belga: solidarietà, trasferimenti, tutte queste questioni legate al ritiro o al contributo sono aspetti che conosciamo bene in Belgio e che avete incontrato al Consiglio.

Oltre a ciò, Presidente Barroso, avendo espresso ammirazione e riconoscenza forse, in un prossimo futuro, l’Unione europea potrebbe dare al Belgio una leggera spinta nella giusta direzione o un piccolo aiuto. Visto che il Belgio ha aiutato l’Unione europea, forse l’Unione europea potrebbe aiutare il Belgio a sbloccare l’impasse federale.

Per il resto e per tornare su alcuni punti specifici, signor Primo ministro, e in particolare sulla questione del bilancio, quando si lascia la Presidenza si ha una responsabilità maggiore di quando la si assume. Quindi, parlando di bilancio, sono dell’avviso che sicuramente abbiamo mancato di coraggio non abbracciando la proposta di convenzione che avremmo potuto avere sulle risorse finanziarie, ma il tema delle risorse proprie sarà un argomento centrale nei prossimi mesi e conto molto sul Belgio – che riprenderà, per così dire, libertà di parola non rappresentando più tutti gli Stati membri ma parlando per sé – per portare avanti la cosa.

La seconda questione importante è la circoscrizione elettorale europea. È un aspetto che a un certo punto apparirà sul tavolo del Consiglio. So che in Belgio alcuni non vogliono una circoscrizione federale, ma penso che sia necessaria, e forse proprio perché non la vogliono in Belgio il Belgio la vuole a livello europeo. Un collegio elettorale europeo sarebbe estremamente utile per garantire quella che chiamate “l’anima” dell’Unione europea, cioè il fatto che i cittadini europei possano molto semplicemente considerarsi cittadini in grado di votare per qualcosa di più dei rappresentanti nazionali. Penso sia una cosa molto importante.

Il terzo punto, che è già stato citato, riguarda il diritto di iniziativa dei cittadini. Anche in questo caso conto molto sul Belgio per accelerare il processo di attuazione. Si tratta di uno strumento importante che affianca tutte le riforme di governance economica, e spero che anche il Belgio possa contribuire a far avanzare questo processo con più forza e maggiore rapidità.

 
  
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  Derk Jan Eppink, a nome del gruppo ECR.(NL) Signor Presidente, negli scorsi sei mesi il Belgio ha saputo adempiere degnamente all’incarico della Presidenza. Impossibile pensare che il governo belga in carica fosse dimissionario. Guardando i temi che personalmente sono in grado di valutare, il saldo è positivo: un accordo sulla regolamentazione del capitale di rischio, un regolamento sulla supervisione dei mercati finanziari e un bilancio per il 2011. Conosco molto bene sia il Belgio sia l’Europa. La politica europea è, per così dire, un’estensione della politica belga, con un obiettivo più ampio. Prevede la ricerca di compromessi attraverso conversazioni e lunghe colazioni e, se necessario, qualche gentile lusinga per raggiungere un risultato.

Per questo alcuni dicono che il Belgio è un’Europa in miniatura. È proprio questo il pericolo per l’Europa, perché il sistema belga non è più in grado di continuare a funzionare sui compromessi. Non è nemmeno previsto un successore al Primo ministro Leterme. Se il Belgio è il futuro dell’Europa facciamoci una domanda: perché il sistema belga sta giungendo all’epilogo? Perché sta crollando?

A mio avviso, la spiegazione sta nel fatto che il Belgio ha creato un’economia delle rimesse che non ci possiamo più permettere. In nome della solidarietà abbiamo creato un flusso di cassa dalle Fiandre alla Vallonia e a Bruxelles ma, Presidente Barroso, se la solidarietà va in una sola direzione le persone si allontanano, ed è ciò che succede in Belgio.

In questo momento in Europa siamo impegnati a fondare un’economia delle rimesse. A causa di quello che avete fatto si è già abusato dell’euro. Ora ci vengono richieste le eurobbligazioni, l’onorevole Verhofstadt le chiede ogni giorno. Guardate anche il fondo di emergenza per l’euro, che sta iniziando ad assomigliare a un Ponzi scheme. Prima era temporaneo, poi permanente, e ora dobbiamo continuare a erogargli sempre più soldi. Chi ci rimetterà sarà la competitività, perché diminuiranno gli investimenti esteri in Europa. Chi desidera vedere l’Europa di domani dovrebbe guardare il Belgio di oggi! Potremmo immaginarci la Germania al posto delle Fiandre dire: “Non vogliamo più continuare a pagare per tutti gli altri”. Magari alcuni rideranno, ma il pericolo è più vicino di quanto pensiate. Questo dovrebbe farci reagire tutti.

Primo ministro Leterme, ho sempre nutrito grande rispetto per lei. Le faccio i migliori auguri per qualsiasi cosa continui a fare, ma temo che il Belgio la terrà nella carica attuale ancora per un po’.

 
  
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  Patrick Le Hyaric, a nome del gruppo GUE/NGL.(FR) Signor Presidente, signor Primo ministro, pur riconoscendo pienamente il fatto che ha assunto la Presidenza dell’Unione europea nel contesto molto difficile della crisi, lei ha fatto comunque capire che le questioni sociali sarebbero state una priorità e ha annunciato uno statuto per tutelare i servizi pubblici.

Non ha fatto niente di tutto questo. Non solo non c’è stata alcuna iniziativa per tutelare i servizi di interesse generale ma oggi, nel quadro del Patto di stabilità rafforzato, entriamo in una preoccupante spirale in cui, per ridurre il debito degli Stati membri, gli avvoltoi dei mercati finanziari e delle rispettive agenzie di rating spingono gli Stati membri a svendere i beni pubblici che, tuttavia, rappresentano un elemento prezioso per la giustizia e l’uguaglianza.

Per quanto attiene alle questioni sociali, ci è voluto tutto il controllo del Parlamento per impedire l’aumento dell’orario di lavoro per i camionisti o il cosiddetto progetto “permesso unico”, versione allargata della direttiva Bolkestein.

Eravamo nell’Anno europeo della lotta alla povertà. Non c’è un solo povero in meno nell’Unione europea, ce ne sono sempre di più! Bisogna riconoscere che le misure anticrisi sono inefficaci perché fanno venire meno i diritti sociali.

La strategia adottata prevede di tranquillizzare continuamente i creditori degli Stati membri fortemente indebitati per la minore imposizione fiscale sul capitale e la riduzione della crescita dovuta alla diminuzione del potere d’acquisto e all’austerità, parola che ho sentito pronunciare per la prima volta dal Presidente Barroso. A tal fine, ora volete controllare i bilanci degli Stati membri a priori al posto dei parlamenti nazionali.

Furtivamente ha dato il via a una revisione dei trattati europei che, ieri, ci ha detto erano inviolabili. Eppure ha continuamente rifiutato un dibattito sull’istituzione di un fondo di sviluppo sociale e ambientale, alimentato da un’imposta sui movimenti di capitale e da un’armonizzazione verso l’alto dell’imposizione fiscale sul capitale, sulla creazione monetaria da parte della Banca centrale europea per il riacquisto del debito degli Stati membri e sullo sviluppo dei servizi pubblici indispensabili alla giustizia e al progresso sociale.

All’inizio della Presidenza lei ha detto, signor Primo ministro, di volere una Presidenza sobria, e questo le rendeva onore. Ma durante il periodo si è visto che i mercati finanziari e i grandi azionisti sono stati soddisfatti mentre la gente vive sempre più povertà.

 
  
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  Niki Tzavela, a nome del gruppo EFD.(EL) Signor Presidente, inizierò augurando a tutti, soprattutto alla Commissione, all’Ufficio di Presidenza e a tutti i deputati, felice anno nuovo in un anno che sembra destinato a essere molto difficile. Vorrei fare un breve commento per rispondere alla sfida lanciata dal Presidente della Commissione Barroso quando ha affermato che, attraverso la governance economica globale, dovremo aiutarlo a dimostrare cos’è l’Europa. È un’unica forza economica, culturale e forse anche politica. Ecco perché dobbiamo tutti sostenere la Commissione, cosicché l’Europa possa continuare a essere una grande potenza.

Per quanto riguarda la Presidenza belga, è universalmente riconosciuto che è stata una Presidenza dai grandi risultati. Vorrei aggiungere due punti a quanto è già stato detto, che qui non sono stati ricordati e che ne evidenziano il successo. Innanzi tutto, il Belgio ha funzionato in perfetto stile europeo, seguendo il programma della Commissione e del Parlamento europeo. Solitamente le presidenze integrano questioni nazionali. Il Belgio ha dato un buon esempio, dimostrando che siamo l’Europa e che seguiamo il programma definito dalla Commissione, senza avere il desiderio di integrare il proprio programma. Il secondo punto degno di lode è stato il modello applicato, ovvero quello del trilogo e della cooperazione trilaterale tra Consiglio, Parlamento europeo e Commissione. Mi congratulo con i colleghi deputati.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, signor Primo ministro, ha ricevuto molti complimenti per la condotta della Presidenza belga, ed è comprensibile. Commissione europea e Parlamento sono sollevati dal fatto che la Presidenza belga sia finita senza registrare gravi incidenti. In effetti è difficile che un paese artificiale senza governo, un paese che non è nemmeno in grado di autogovernarsi sia il candidato più idoneo ad assumersi la Presidenza dell’Unione europea.

Ovviamente si potrebbe dire che, insieme ai ministri, lei ha avuto molto tempo a disposizione per occuparsi della Presidenza, dal momento che eravate solo un governo di tecnici. Si potrebbe dire che avete approfittato di diplomatici che hanno svolto bene il proprio lavoro e che l’importanza della Presidenza di turno è scemata con il trattato di Lisbona.

Potrebbe essere tutto vero, ma credo che la sua migliore decisione sia stata ascoltare i consigli di Vlaams Belang e, soprattutto, di rimanere nell’ombra. Avrebbe potuto ripetere gli stessi errori della scorsa Presidenza belga nel 2001. Basti pensare al fallimento del cosiddetto vertice delle praline di Bruxelles, ai continui errori madornali a livello diplomatico e alla cosiddetta Dichiarazione di Laeken che, alla fine, hanno portato alla sconfitta della Costituzione europea.

Ovviamente la Presidenza belga non ha fatto un percorso senza errori: prima c’è stato l’episodio in cui il ministro socialista alle pensioni, Daerden, ha presieduto il Consiglio dei ministri in stato di ebbrezza – la faccia del Commissario Andor parla da sola; i contribuenti fiamminghi e i contribuenti netti non riescono più a riderci sopra, sapendo che questo personaggio adesso è responsabile delle loro pensioni.

Inoltre ci sono stati disperati tentativi da parte del ministro degli esteri Vanackere di aprire un nuovo capitolo nei negoziati di adesione della Turchia, a ogni costo e contro la volontà delle persone, quando la Turchia non dovrebbe nemmeno essere considerata per i negoziati.

 
  
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  José Manuel García-Margallo y Marfil (PPE).(ES) Signor Presidente, non intendo insistere su quanto è già stato detto. La Presidenza belga si è rivelata eccellente. Vorrei ricordare due punti particolarmente importanti: la supervisione finanziaria e il semestre europeo. Riguardo a questi aspetti vorrei dire cosa si è fatto e, soprattutto, cosa si deve fare.

In materia di supervisione finanziaria, nel giro di 48 ore il ministro Reynders è riuscito a sbloccare un fascicolo che era a un punto morto, e siamo stati in grado di dare a Consiglio e Commissione quello che ci aveva chiesto la Commissione: autorità europee che potessero iniziare a funzionare l’1 gennaio 2011, autorità forti, autorità realmente europee che avessero un certo peso.

Quanto è successo dopo non è molto confortante. Non abbiamo ancora presidenti per le autorità; disponiamo di un bilancio incredibilmente limitato e mi dicono che le retribuzioni per le persone che ricopriranno quelle cariche presso le autorità non sono brillanti. Sono ovviamente molto meno brillanti dei bonus ricevuti dai banchieri a Londra.

Rimangono aperte due questioni: la regolamentazione degli enti sistemici e i contributi e le imposte sull’attività bancaria.

Nella regolamentazione degli enti sistemici vogliamo che la supervisione sia di competenza dell’autorità europea attraverso le autorità nazionali che, in questo caso, fungerebbero da agenti e sarebbero soggette alle istituzioni dell’autorità europea. Un’alternativa non avrebbe senso.

In materia di imposizione fiscale, l’ultima offerta del Commissario Šemeta delinea tutte le possibili imposte per le banche. Il Parlamento ha già approvato due contributi: il contributo ai fondi di garanzia coordinati e il contributo ai fondi di stabilità bancaria. È un dato di fatto, e dopo potremo discutere l’imposta sull’attività bancaria o le imposte sulle transazioni bancarie perché, insisto, il resto è un dato di fatto.

Per quanto riguarda il semestre europeo, l’unica cosa che vogliamo è coordinarci su tutto: eurobbligazioni, obbligazioni per il finanziamento di progetti, il meccanismo, eccetera …

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Kathleen Van Brempt (S&D).(NL) Signor Presidente, rischio di ripetere le stesse cose. A essere sinceri questa è stata una discussione per certi versi senza sorprese ma anche di cui possiamo andare orgogliosi, e quindi mi unisco con gioia al coro di lodi per la Presidenza belga dei colleghi deputati. Yves, la sua squadra, i suoi ministri e i suoi corpi politici e diplomatici hanno svolto un lavoro eccellente. Ho avuto modo di appurarlo di persona. Ho avuto la gioia e il piacere di partecipare a due triloghi sull’ambiente e – no, non deve montarsi la testa, anche se in questo caso riceverà una piccola lode – desidero congratularmi con lei per l’intelligenza con cui ha assolto alla Presidenza.

Ho tuttavia un piccolo e un grande “ma” da aggiungere alle lodi. Il primo “ma” è legato alla politica sociale: secondo me abbiamo compiuto progressi su alcuni temi sociali. Occorre però essere onesti e riconoscere – non lo dico in virtù della fine della Presidenza belga, ma della fine dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale – che l’Europa non nutre grande interesse per queste questioni. Non abbiamo fatto concreti passi avanti in materia legislativa, ad esempio quando si parla di reddito minimo europeo, e quindi c’è ancora molto lavoro da fare.

Il secondo “ma” è legato al ruolo che la Presidenza belga ha svolto nel periodo dopo Lisbona. Ho ricevuto le congratulazioni dagli onorevoli Verhofstadt e Dehaene, due ex primi ministri incredibilmente ferrati su questioni istituzionali. C’è comunque un aspetto negativo di quel ruolo, in particolare la mancanza di leadership politica da parte della Presidenza belga su alcuni temi molto critici. C’è stata una certa inerzia e passività e il Presidente Van Rompuy avrebbe dovuto prendere l’iniziativa.

Mi riferisco al dibattito sulla governance economica e a quello sulla crisi del debito nell’Unione europea. Altri capi di Stato – per non citare il Primo ministro Merkel e il Presidente Sarkozy – sono intervenuti su questi temi. Questo, a mio avviso, ha limitato i risultati nell’ultimo Consiglio a causa, tra l’altro, della crisi del debito. In passato la Presidenza belga ha assunto una leadership politica, e spero che il prossimo governo assuma la leadership dell’Unione europea.

 
  
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  Chris Davies (ALDE).(EN) Signor Presidente, pur legiferando insieme troppo spesso non sappiamo come vengono applicate le leggi dagli Stati membri. Lei per primo ha precisato che questo Parlamento appoggia la Commissione nel volere integrare le tavole di correlazione nella legislazione futura.

La Presidenza belga è stata molto disponibile a presentare un documento al Consiglio in cui promuove l’uso delle tavole di correlazione, sottolineando che contribuiscono alla chiarezza e alla trasparenza e che renderanno più rapida ed efficace l’applicazione del diritto europeo. Credo si sia dato il via a un periodo di riflessione al riguardo.

Signor Primo ministro, mi chiedo se nelle osservazioni conclusive ci possa dire che tipo di risposta avete ricevuto a quel documento e se il governo belga, in qualità di membro della troika e all’interno del Consiglio, continuerà a insistere sull’inclusione delle tavole di correlazione.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE).(NL) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho un minuto per tessere le lodi della Presidenza belga. In generale il risultato è positivo, e credo che elogerei tutti allo stesso modo. Fortunatamente, secondo me, i Commissari Potočnik e Hedegaard hanno contribuito fortemente a livello di contenuti alla grande conferenza di Nagoya sulla biodiversità e alla conferenza sui cambiamenti climatici di Cancún.

Si è detto, talvolta a mo’ di scherzo, che la Presidenza belga ha lavorato bene perché disponeva di moltissimo tempo ed è riuscita a concentrare tutte le proprie energie sull’incarico. L’onorevole Verhofstadt, ad esempio, ha affermato che per la prima volta l’Europa ha avuto un governo a tempo pieno. Sono d’accordo, ma non possiamo ignorare il fatto che dietro a quelle persone ce n’erano molte altre, e che potevano contare su un servizio diplomatico ben preparato e ben informato che ha sfoderato tutto il suo incredibile talento negoziale per garantire il successo della Presidenza.

Signor Primo ministro, domani in Belgio sarà assegnato il premio scarpa d’oro. Se toccasse a me conferire la scarpa d’oro alla Presidenza belga, al suo migliore attore, indubbiamente lo darei allo staff diplomatico belga, alle persone sedute dietro di lei che hanno fatto in modo che lei, insieme alla sua squadra e al governo regionale, abbia potuto svolgere un lavoro di primordine.

 
  
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  Paweł Robert Kowal (ECR).(PL) Signor Presidente, ovviamente desidero unirmi alle parole di congratulazione e ai complimenti per quanto è accaduto durante la Presidenza belga. Ascoltando la discussione, però, mi sono venute in mente due cose piuttosto importanti. È proprio vero che durante la Presidenza belga in Europa ci siamo tutti dimenticati degli interessi nazionali, concentrandoci solo sugli interessi stabiliti dalle istituzioni a Bruxelles e sostenuti dal governo belga? Non è stato certo così. Abbiamo assistito agli eventi degli ultimi sei mesi in Europa, da cui si può evincere chiaramente che anche se una Presidenza non fa riferimento agli interessi nazionali non vuol dire che non esistano.

Secondo punto, che forse è il dubbio più grande e più importante di tutta la discussione: non è bene contrapporre quelli che qui definiamo obiettivi europei con quelli che chiamiamo obiettivi nazionali. Dopo tutto, gli obiettivi nazionali di cui parliamo sono idee che vengono dai singoli paesi. È un contributo specifico senza il quale l’Europa starebbe molto peggio. Non possiamo imporre una regola in cui questi obiettivi, formulati nei singoli Stati membri ma per l’Europa, vengono trattati come un problema e non come una risorsa.

 
  
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  Rui Tavares (GUE/NGL).(EN) Signor Presidente, chiedo cortesemente l’attenzione del Primo ministro. Sono qui alla sua sinistra, signor Primo ministro. Devo essere onesto con lei. Ho un testo in portoghese ma improvviserò in inglese perché è la lingua che ha usato in quella che, a mio avviso, è stata la parte più importante del suo intervento quando ha affermato: “guardate i rifugiati. Guardate i rifugiati se pensate che guerra e pace non siano importanti per l’Europa”. Si stava rivolgendo alle nuove generazioni.

Devo ammettere che ho sussultato a queste sue parole, perché io sono il relatore per i rifugiati al Parlamento europeo. Durante la Presidenza avrebbe potuto fare qualcosa di più che guardare i rifugiati: avrebbe potuto fare qualcosa per aiutare, non era difficile. Il Consiglio avrebbe potuto portare a termine la procedura di codecisione iniziata dal Parlamento sul reinsediamento dei rifugiati. Da parte nostra, nella codecisione abbiamo aumentato le somme stanziate agli Stati membri per il reinsediamento dei rifugiati, abbiamo definito categorie prioritarie di persone stuprate, torturate e malate, che nei campi aspettano il reinsediamento. Il Consiglio non ha completato la codecisione, sembra a causa dell’articolo 290 e degli atti delegati contenuti nel trattato di Lisbona.

Lei dice di guardare i rifugiati, ma la sfido a fare quello che abbiamo fatto noi: vada al campo di al-Hol camp in Siria, e dica ai rifugiati di guardare l’articolo 290 e gli atti delegati. Le diranno: “Ma di che parla? I miei figli non vanno a scuola, io non ho un passaporto, siamo bloccati in un campo per rifugiati: perché parla di un problema istituzionale di poca importanza quando avrebbe potuto fare qualcosa per aiutarci?”. Questo offuscherà i successi della Presidenza belga. Mi dispiace dirlo, e lo dico con tristezza.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool (PPE).(NL) Signor Presidente, mi unisco agli omaggi qui resi dai colleghi alla Presidenza belga e a lei, signor Primo ministro, perché in un momento in cui le modalità di formazione del gabinetto del suo paese hanno lasciato sbigottite molte imprese, lei è veramente riuscito ad attingere allo spirito europeo per far funzionare alla perfezione questa Presidenza.

Secondo me lei si sminuisce chiamandosi “mediatore”, perché lei è stato il motore ed è riuscito a superare le divergenze, incluse quelle che ha avuto con il Parlamento, con creatività e impegno. Grazie a lei ora abbiamo un solido sistema europeo di supervisione, una direttiva che regolamenta i fondi di investimento alternativi e l’eurobollo, altro difficile oggetto di scambio finito con una chiara conclusione del Consiglio.

A parte questo, a giudicare dallo spirito europeo che ha pervaso il suo intervento in Parlamento deduco che sta anche guardando avanti. In particolare vorrei sottolineare un punto del suo discorso. Giustamente lei afferma che la governance economica non deve portare a una situazione in cui ci si limiti a curare i sintomi senza fare niente per i rischi ancora presenti perché, pur potendo benissimo diventare realtà, un solido Patto di stabilità e di crescita è solamente uno dei pilastri della governance economica.

Quello che vogliamo per i cittadini è potere uscire definitivamente da questa crisi economica ed essere nuovamente in grado di creare posti di lavoro per le persone e i giovani. A tal fine, abbiamo bisogno di una solida supervisione macroeconomica a livello europeo e di una fortissima strategia europea per il 2020. Il semestre europeo ci riuscirà? Gli Stati membri si impegneranno a rafforzare la governance economica anche in questo settore? Come Parlamento dovremmo sfruttare appieno il ruolo colegislativo nel pacchetto sulla governance, il pacchetto legislativo, per farlo.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D). (FR) Signor Presidente, signor Primo ministro, quando ha presentato il programma della Presidenza belga lo scorso luglio le avevo detto, per scherzo e porgendole il benvenuto, che forse ci sarebbe stato ancora a gennaio per presentarci i risultati. Ammetto che speravo di sbagliarmi e, senza volere essere offensivo, signor Primo ministro, come tutti i belgi oggi avrei voluto avere dinanzi a me il capo di governo regolarmente eletto alle urne il 13 giugno. Ma è stato lei a dovere assumere questa Presidenza, e mi congratulo con lei e con tutti i ministri dell’attuale governo.

Adesso lasciamo da parte la situazione politica interna per concentrarci sul risultato della Presidenza belga.

Anch’io desidero citare un americano famoso che però non era filosofo, bensì tennista. Arthur Ashe diceva “L’autostima è la chiave del successo. La preparazione è la chiave dell’autostima”. Bisogna riconoscere, senza ombra di dubbio, che la Presidenza belga ne ha tratto ispirazione.

Nei temi di cui mi occupo in prima persona ho visto molti progressi: la maggiore cooperazione in materia di divorzio, l’ordine di protezione europeo per le vittime della violenza, la futura cooperazione rafforzata per i brevetti, e l’accordo sulla direttiva sui ritardi nei pagamenti e sull’etichettatura dei generi alimentari sono tutti successi di cui la Presidenza belga può andare orgogliosa.

Lo stesso dicasi per la politica agricola comune (PAC) dopo il 2013. Pur non essendoci ancora un accordo, sono già stati accettati il principio di una PAC forte a due pilastri e il principio di semplificazione. Ma ciò di cui l’agricoltura avrà più bisogno in futuro è un regolamento che riesca a contenere la volatilità dei mercati entro certi limiti. In questo senso però non esiste ancora un accordo, e sono molto preoccupato per le future presidenze, in particolare per Ungheria e Polonia, giacché il regolamento non sembra essere tra le loro priorità.

Oltre alla buona preparazione, al totale coinvolgimento dei ministri, all’efficacia dei diplomatici e dei funzionari belgi, il segreto della Presidenza come lei ha sottolineato è stato non imporre il proprio programma, bensì impegnarsi sui temi prioritari attuali a livello europeo, e fare tutto il possibile per portarli avanti grazie al pragmatismo e alla cultura del compromesso che ci contraddistingue.

Spero che le presidenze future sapranno ispirarsi a questo esempio.

 
  
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  Anne E. Jensen (ALDE).(DA) Signor Presidente, anch’io desidero ringraziare la Presidenza belga del contributo dato, soprattutto nei due settori che più conosco: il bilancio e i trasporti. Il fallimento dei negoziati sul bilancio nella prima tornata non è imputabile alla Presidenza e, ovviamente, abbiamo trovato una soluzione sul bilancio per il 2011. Speriamo quindi che anche la questione della flessibilità e il finanziamento del progetto ITER sull’energia da fusione trovino presto la loro collocazione.

Nel settore dei trasporti, la Presidenza belga ha trovato una soluzione al difficile problema dell’eurobollo. In particolare desidero ringraziarla per avere sostenuto un tema su cui lavoro da molti anni, ovvero la creazione di una rete di aree di sosta sicure di modo che i camionisti, che letteralmente tengono insieme l’Europa e creano il mercato interno, possano lavorare in buone condizioni e in sicurezza. Vorrei che i governi di tutti gli altri paesi si ispirassero alle buone idee del governo belga in materia per riuscire finalmente a realizzare qualcosa di concreto.

 
  
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  Mirosław Piotrowski (ECR). (PL) Signor Presidente, il Belgio, uno dei sei Stati fondatori dell’Unione europea, ha di recente concluso la Presidenza semestrale. Nonostante le difficoltà politiche interne di non riuscire a formare un governo, i belgi vengono ufficialmente elogiati per l’efficacia e il successo nel raggiungere quasi tutte le priorità che si erano imposti. Per questo motivo anch’io esprimo le mie congratulazioni perché, in così poco tempo e nell’ambito delle priorità definite, hanno affrontato la crisi economica in Europa, protetto l’ambiente europeo, creato un’Unione europea aperta e sicura, stabilito un modello sociale unitario nell’UE e gettato le basi di una politica estera comune europea. Raramente nella storia un paese così piccolo, in così poco tempo, ha fatto così tanto per il bene dell’Europa.

 
  
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  Mathieu Grosch (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Primo ministro, quando sei mesi fa i deputati dell’Assemblea avevano moltissime domande sulla Presidenza belga e avevamo letto il programma, molti colleghi erano ancora pieni di dubbi.

Oggi quindi siamo ancora più contenti nel ringraziare lei, ma anche la rappresentanza permanente, per l’eccellente preparazione e il lavoro svolto. Ovviamente questo successo non è stato facile. Sono già stati ricordati i problemi politici interni del paese, e l’onorevole Verhofstadt ha anche rammentato che non necessariamente esiste un’efficienza a livello nazionale in Belgio o a livello europeo. Forse è anche questa la chiave del successo in futuro, cioè che i politici che qui dimostrano la propria competenza devono essere necessariamente riconosciuti anche in Belgio.

Il successo non è stato facile perché nemmeno le condizioni esterne erano delle migliori, e tanto meno perché – posso dirlo parlando di trasporti a nome del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico Cristiano) – non avete scelto i temi più facili da affrontare. Si è detto che, tra le altre tematiche, si è risolta la questione dell’eurobollo, e per noi è stato motivo di grande soddisfazione. Questa problematica non riguarda solo un principio bensì è legata, secondo me, a nuove fonti di finanziamento e a una mobilità sicura, pulita ma anche efficiente a livello europeo. Si tratta di vedere se, in futuro, riusciremo a riadattare con più vigore la mobilità a livello europeo.

Vivendo in una zona di confine, sono chiaramente anche molto contento dell’applicazione delle disposizioni in materia di sicurezza stradale. Per noi e per tutte le regioni di confine è inaccettabile che sia la targa a determinare se una grave infrazione è perseguibile o meno. Lei ha affrontato con forza questo tema delicato e mosso un primo passo.

I diritti del passeggero nel trasporto in autobus rappresentano una mossa importante, che ha portato l’Europa a conferire ai propri cittadini i diritti del passeggero per tutte le varie forme di trasporto. Durante la crisi del vulcano abbiamo visto quanto è importante per le imprese, ma anche per i passeggeri, la presenza di un simile quadro europeo. Spero potremo continuare in questo senso.

Per concludere voglio solo esprimere un augurio a lei e al Belgio, ovvero di riuscire finalmente a vedere la bravura che avete dimostrato a livello europeo anche a livello federale nel vostro paese, seguendo il valido principio per cui chiunque avanzi richieste – come lei ha fatto – deve anche proporre soluzioni.

 
  
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  Alejandro Cercas (S&D).(ES) Signor Presidente, signor Primo ministro, a nome dei responsabili dell’occupazione e degli affari sociali del gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, anch’io desidero unirmi ai colleghi nel congratulare la Presidenza belga per gli ultimi sei mesi.

Come è possibile che possa unirmi a queste congratulazioni, nonostante il fatto che lei abbia a malapena citato la dimensione sociale e che la Presidenza belga non abbia fatto molto a livello sociale?

Molto semplicemente, signor Primo ministro, perché ho avuto il privilegio di lavorare con i suoi ministri, le signore Onkelinx e Milquet, e conosco gli sforzi che hanno fatto insieme ai rispettivi gruppi per avanzare in un’agenda sociale in circostanze così difficili, e in un Consiglio così poco sensibile all’Europa sociale come quello che sfortunatamente abbiamo oggi. Nonostante questo hanno lavorato con coraggio, con responsabilità e con uno spirito fortemente europeista per fare in modo che il Parlamento fosse ascoltato, e che i cittadini europei fossero ascoltati in questo difficile periodo in cui è in gioco il futuro dell’Europa.

Per questo anch’io mi congratulo con lei, Primo ministro Leterme, e spero che quando in futuro arriveranno le sfide sia vero quello che ha detto, cioè che l’Europa troverà la sua anima. Quell’anima deve essere un’anima politica e sociale, non solo economica.

Vorrei citare alcuni temi che non sono stati risolti durante la sua Presidenza, su cui spero possa trasmettere il suo spirito europeista e umanista alla Presidenza ungherese, perché ci sono molte cose in gioco per il futuro dell’Europa. Mi riferisco a questioni legate alla politica d’immigrazione europea, al permesso unico, alle due direttive sui lavoratori precari e ai trasferimenti all’interno di un’azienda.

Signor Presidente in carica del Consiglio, dica ai suoi colleghi di guardare a lungo termine. Non possono esserci trattamenti disuguali dei lavoratori che arrivano in Europa. Deve esserci lo stesso trattamento, o daremo vita a un divario dalle conseguenze incalcolabili per il futuro dell’Unione. Non esiste che questi lavoratori arrivino in Europa a condizioni diverse da chi lavora qui, perché distruggeremo l’Europa.

Spero che nei prossimi sei mesi la Presidenza ungherese la ascolti e che potrà riacquistare la libertà di parola in Consiglio, e che il Consiglio si concentri sull’anima europea, che può solo essere un’anima umanista e un’anima di progresso.

 
  
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  Raffaele Baldassarre (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signor Primo ministro, non posso che dirmi soddisfatto per una Presidenza che ha dimostrato di saper gestire l'agenda europea in maniera pragmatica ed efficiente, pur in un momento difficile.

Dall'approvazione in prima lettura della revisione della direttiva contro i ritardi di pagamento della pubblica amministrazione, fondamentale per il futuro del sistema delle imprese, sino a quella sul pacchetto di supervisione finanziaria, la Presidenza belga ha dato prova di concretezza e dinamismo.

Potrei continuare con gli esempi, ma preferisco trarre conclusioni su ciò che si può imparare da una Presidenza che ha concluso il suo bilancio in maniera positiva. In primo luogo, un programma di lavoro realistico, una capacità negoziale dinamica e orientata al compromesso e, infine, il pieno coinvolgimento delle Istituzioni europee, a cominciare dal Parlamento, ed un approccio alle questioni da affrontare svincolato dai confini e dagli interessi nazionali.

Spero che questa Presidenza sia di esempio per le altre che seguiranno. Per il momento, ad essa le mie più sincere congratulazioni.

 
  
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  Pervenche Berès (S&D). (FR) Signor Presidente, signor Primo ministro, abbiamo lavorato molto bene con i suoi ministri, Joëlle Milquet e Laurette Onkelinx, per far sentire la voce del Parlamento europeo quando il Consiglio ha adottato gli orientamenti sull’occupazione, occasione in cui si è tenuto conto delle nostre posizioni, ma anche sulla questione dei servizi pubblici, con il ruolo che essi svolgono al cuore del modello sociale europeo riaffermato durante la sua Presidenza. Spero che lo slancio dato al dialogo interistituzionale possa continuare sia nei lavori della Commissione sia in quelli della nuova Presidenza.

C’è anche un altro aspetto sul quale abbiamo lavorato molto insieme, cioè sapere come la governance economica da voi citata possa rimanere in piedi da sola, perché se vede la questione dell’occupazione in termini di saldo per noi sarà la catastrofe. Mi preoccupa vedere il modo in cui la Commissione, nel pacchetto del semestre europeo, tratta questa questione proponendo agli Stati membri di ridurre qua e là i salari o di aumentare, quasi ciecamente, l’età pensionabile e di diminuire il livello delle pensioni. Non è questo lo spirito con cui la governance economica può garantire il successo della questione europea, che è quello che si aspettano i dipendenti e i cittadini.

 
  
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  Morten Messerschmidt (EFD).(DA) Signor Presidente, vorrei dire che la Presidenza belga è stata un incomparabile e meraviglioso esempio di come funziona l’Unione europea. Nonostante il paese non avesse un governo, la Presidenza sta ricevendo le lodi di tutti i gruppi dell’Assemblea. Forse è un ritratto di come meglio funziona l’UE: senza rappresentanti eletti, anzi, senza nessuno. Ad ogni modo, è stato durante la Presidenza belga che si è registrata la più grande delusione, il più grande tradimento dei cittadini europei dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, ovvero l’introduzione del meccanismo di crisi diventata permanente.

Quando abbiamo dovuto convincere il popolo europeo ad applicare il trattato di Lisbona, che prevedeva il passaggio di un incredibile numero di poteri a stranieri di stanza a Bruxelles, ci era stato promesso che almeno una cosa non sarebbe successa: non saremmo mai stati responsabili dei debiti degli altri. Durante la Presidenza belga questa promessa è venuta meno. Ora abbiamo, a partire dal 2013, una legge prestabilita in base a cui saremo per sempre responsabili dei debiti degli altri. Questa è l’eredità della Presidenza belga, e me ne rammarico.

 
  
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  Ivo Belet (PPE).(NL) Signor Presidente, signor Primo ministro, ministro Győri, sia lei che i servizi diplomatici avete dimostrato che possiamo avere successo, anche in condizioni economiche molto avverse, che possiamo affrontare per rendere più forte l’Europa. È molto importante. Ciò ovviamente richiede scendere a compromessi, compromessi difficili. Questo ci esporrà sempre a critiche ma credo che, in questa situazione, valga più che mai la regola d’oro “la perfezione non è di questa terra”. Questo tipo di compromesso è sempre giustificabile se permette di fare progressi e va a vantaggio della prosperità e del benessere dei nostri cittadini.

Primo ministro Leterme, avendo solo un minuto mi limiterò a commentare brevemente la prossima Presidenza belga, che presumibilmente sarà in carica più o meno nel 2025. Probabilmente lei avrà 65 anni e io un anno in più. Presumo che allora l’Europa sarà ancora un forte attore sulla scena mondiale ma, affinché lo sia veramente, occorre mantenere lo slancio degli ultimi sei mesi. Le faccio comunque i miei migliori auguri, sia per qua che per Bruxelles.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D). (FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, colleghi belgi, congratulazioni, mi tolgo il cappello! Come ungherese sarei molto contento se la Presidenza ungherese avesse uguale successo.

(HU) Adesso vorrei continuare in ungherese. Durante la Presidenza belga si è brillantemente impedito l’aggravarsi della crisi nella zona euro. Il pacchetto di aiuti irlandese è stato predisposto a velocità record. Si è preparato un sistema di nuovo coordinamento della politica economica, e ora la Presidenza ungherese è chiamata ad adottare sei leggi sulla governance economica. È stata organizzata la supervisione finanziaria ed è stato dato il via al servizio europeo per l’azione esterna e al diritto di iniziativa dei cittadini. Non posso che esprimere la mia più grande ammirazione per i progressi compiuti nel recepimento del trattato di Lisbona, anche se ancora ci aspettano numerose questioni rimaste irrisolte.

(FR) Mi congratulo nuovamente con i colleghi belgi. Spero avremo esiti altrettanto positivi durante la Presidenza ungherese.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE).(RO) Signor Presidente, nonostante il timore che l’evoluzione della politica interna belga avrebbe potuto compromettere l’operato della Presidenza di turno, sono contento che il Belgio abbia rovesciato le previsioni gestendo i temi europei con pragmatismo ed efficienza. In effetti, i temi principe della Presidenza belga hanno riguardato una serie di problematiche europee per eccellenza: il lancio del servizio europeo per l’azione esterna, la crescita economica e il consolidamento fiscale, l’adozione del regolamento sul diritto di iniziativa dei cittadini europei e il lancio dell’applicazione della strategia Europa 2020.

Per quanto riguarda gli interessi della Romania, la Presidenza belga ha adottato un orientamento equo ed equilibrato. In due questioni delicate per il mio paese, la Presidenza belga ha scelto le soluzioni che più corrispondono alla posizione sostenuta dalla Romania: la discussione del problema dei Rom dal punto di vista dell’inclusione sociale e la gestione della procedura per rimettere al Parlamento europeo il progetto di decisione sull’adesione di Romania e Bulgaria alla zona Schengen.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Signor Presidente, inizio rimarcando che il Belgio ha assunto la Presidenza di turno in una situazione difficile non solo sulla scena politica interna ma anche, ovviamente, su scala globale.

Pertanto non posso attribuire al Belgio tutti i fallimenti dell’Unione. Al contrario, sottolineo che il Belgio ha svolto un ottimo lavoro nel gestire il trilogo tra Commissione, Consiglio e Parlamento.

Al suo comando sono stati compiuti progressi nell’importante settore della supervisione e regolamentazione del settore bancario, almeno in parte. A ottobre sono stati ultimati i negoziati sulla regolamentazione dei fondi hedge, delle società per azioni e delle agenzie di rating.

In questo campo vi sono misure ancora più ambiziose, ma credo che il Belgio sia quantomeno riuscito a coordinare ciò che era possibile, e a fare almeno qualche passo avanti.

Anche le relazioni internazionali hanno avuto un ruolo di straordinaria importanza. L’Unione ha organizzato il servizio diplomatico e, anche in questo caso, il Belgio si è dimostrato un abile mediatore.

Concluderò congratulandomi con il Belgio, ringraziando la sua Presidenza ed esprimendo il sicuro auspicio che l’Ungheria ne seguirà l’esempio.

 
  
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  Mairead McGuinness (PPE).(EN) Signor Presidente, mi permetta di fare riferimento a un aspetto più generale. A natale John Bruton, ex leader irlandese e già Presidente del Consiglio, ha affermato che la natura part-time del Consiglio europeo non è adeguata allo scopo perseguito, data la portata della crisi europea, suggerendo che il tempo dedicato a queste importanti questioni è poco più del tempo trascorso dai nostri leader su un volo per Bruxelles.

Dice che siamo di fronte a una crisi finanziaria, una crisi dello Stato sociale in una popolazione che invecchia, una crisi della globalizzazione degli Stati nazione e, potenzialmente, anche una crisi dell’efficacia della democrazia europea. Sostiene che i leader devono sedersi insieme fino a trovare un reciproco accordo su cosa fare: un accordo su tutto, non solo su alcuni aspetti. Solo qualcosa a questo livello darà ai mercati una buona iniezione di fiducia. Porto questi punti alla vostra attenzione, perché forse lui ha ragione.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel suo intervento ha fatto importanti citazioni, peccato che poi nella realtà la sua persona rimarrà nota principalmente per essere il Primo ministro di uno Stato che a 219 giorni dalle elezioni non è riuscito a darsi un governo.

Vede, io ho avuto una cattiva opinione, poi sicuramente nel tempo l'ho modificata, nei suoi confronti, perché nel giorno del suo insediamento io le avevo chiesto, proprio come Presidente del semestre, come si sarebbe posto su quei fatti, che ritenevo gravissimi, accaduti contro la chiesa cattolica nel suo paese, fatti poi condannati dalla stessa magistratura, perquisizioni dichiarate nulle.

Lei non mi aveva risposto. Questo mi era dispiaciuto, perché credo che un presidente debba essere il presidente di tutti. Se gli viene posta una domanda, deve cercare in qualche modo di rispondere e, con coraggio, fare una scelta: dire se si è favorevoli, se si è contro, cosa si pensa. Lei non lo aveva fatto.

Oggi posso dire che lei con la sua Presidenza ha fatto un buon lavoro. Forse, se da subito si fosse posto in un modo un po' più "alla pari" con tutti noi, avremmo avuto un rapporto migliore.

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signor Presidente, indubbiamente il Belgio ha assunto la Presidenza del Consiglio in una fase di transizione molto difficile perché, se da una parte non era ancora stata superata la crisi economica, dall’altra certamente il trattato di Lisbona non aveva ancora trovato piena attuazione e si era capito che era poco adeguato alla situazione.

Nella discussione sul pacchetto di salvataggio dell’euro tuttavia c’è un aspetto importante da non dimenticare, ovvero che il pacchetto destinato ai paesi dell’eurozona e i prestiti concessi alla Grecia violano il tratto di Lisbona. Entrambe le misure, quindi, mancano della necessaria base giuridica. Ciò significa che si tratta di un caso lampante in cui l’Unione europea va oltre le proprie competenze, rendendo indispensabile un’adeguata procedura di modifica del trattato.

Dopo altri candidati al pacchetto di salvataggio – come Irlanda e Portogallo – anche la Spagna ora rappresenta un nuovo problema per la zona euro. Guardando il rovescio della medaglia, i contribuenti come Germania e Austria stanno sempre più diventando le macchine da soldi dell’Unione europea. Ovviamente non si può continuare così. Il Belgio non è veramente riuscito a fare fronte a nessuna di queste due sfide, anche se indubbiamente difficili, ovvero superare la crisi economica e attuare il trattato di Lisbona.

 
  
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  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Signor Presidente, molti hanno espresso pareri positivi sulla Presidenza belga, in particolare sulla sua efficacia negoziale e la calma tenuta in un difficile periodo di crisi, al vertice del G20, alla conferenza di Cancún e nel dibattito sul bilancio. Il ritorno alla stabilità dei mercati finanziari e la stabilità economica sono stati i temi più gettonati, ma dobbiamo riconoscere che sono esplosi gli egoismi nazionali, soprattutto in materia di bilancio. L’efficacia negoziale dei belgi merita di essere elogiata, ma dopo tutto questa era la loro dodicesima Presidenza. Il Primo ministro Leterme ha detto che il programma della Presidenza era il programma del Consiglio e della Commissione, e che non c’era ambizione di conferirgli priorità nazionali. Dobbiamo però lasciare alle presidenze future decidere le proprie priorità. Mi sembra sia questa la sostanza e lo spirito dell’integrazione cui si è riferito il Primo ministro Leterme. Quello che mi preoccupa è la crisi nell’approvazione del bilancio 2011 e, in particolare, quello che ci sta dietro e l’idea che, in futuro, non sarà facile negoziare la nuova prospettiva finanziaria.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, c’è almeno un settore importante per l’Europa e per la regione cui appartengo – Euskadi, il Paese Basco – in cui lei non ha fatto assolutamente niente.

Il trattato di Lisbona conferisce al Parlamento competenze in materia di pesca. Il Consiglio ha bloccato diversi piani per la pesca delle acciughe. All’inizio della sua Presidenza, ho fatto presente che ero disposta a continuare i negoziati per sbloccare piani importanti, e lei non ha fatto nessuno sforzo in tal senso. Pertanto non mi congratulo con lei perché, fondamentalmente, il Consiglio non riconosce le competenze che il trattato di Lisbona conferisce all’Assemblea.

Credo abbiate perso un’opportunità di risolvere un problema che si trascina dalla Presidenza spagnola. Non avete fatto nessuna mossa: spero quindi che la prossima Presidenza sia in grado di farla.

Vi avrei anche ringraziato se foste stati un minimo attenti al mio intervento.

 
  
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  Edite Estrela (S&D).(PT) Signor Presidente, a mia volta desidero congratularmi con il governo belga per il successo della sua Presidenza nonostante le condizioni difficili in cui si è tenuta e a cui si è fatto riferimento. Inoltre, nel settore che ho seguito più da vicino desidero congratularmi con il ministro Milquet, e ringraziarla per l’impegno e la determinazione con cui ha messo a punto la relazione sulla direttiva sul congedo di maternità pur non godendo del consenso del Consiglio. Speriamo che la Presidenza ungherese attribuisca la giusta importanza a questo tema. Il Primo ministro Leterme ci ha ricordato il sogno che ha ispirato i fondatori del progetto europeo oltre al mercato unico, e il Presidente Barroso ha evidenziato l’importanza dello spirito europeo. Credo che questi siano aspetti positivi nel contesto attuale, in cui necessitiamo di maggiore unità e solidarietà per affrontare le sfide che ci aspettano.

 
  
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  Czesław Adam Siekierski (PPE).(PL) Signor Presidente, la Presidenza belga, o meglio le ultime due presidenze, hanno avuto luogo durante l’attuazione del trattato di Lisbona e mentre nasceva un nuovo ordine nell’Unione europea. Entrambe le presidenze hanno limitato l’approccio nazionale per rafforzare la cooperazione e il coordinamento a livello europeo. Questa buona impostazione è utile per consolidare una strategia basata sulla comunità, e non sui governi. D’altro canto bisogna stare attenti a limitare la possibilità delle presidenze nazionali di definire le proprie priorità, perché vi deve essere un certo equilibrio. Il rafforzamento della governance economica è un indubbio successo della Presidenza belga. Le agenzie che controllano gli istituti finanziari hanno iniziato il loro lavoro. Si è fatto molto per promuovere un maggiore rispetto della disciplina di bilancio. Le attività tese alla riforma strutturale sono diventate il principale strumento di sviluppo. Infine, si è finalmente superato l’impasse sull’approvazione del bilancio UE per il 2011. Vogliamo semplicemente dire grazie.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(EN) Signor Presidente, devo confessare che è molto incoraggiante sentire così tanti deputati di tutti i gruppi dell’Assemblea tessere le lodi della Presidenza belga, e a giusto titolo. Temevo il contrario. Credo che uno dei motivi di successo di questa Presidenza sia il fatto che abbia tenuto conto della realtà del trattato di Lisbona. Al giorno d’oggi ci deve essere continuità da una Presidenza all’altra. È come una staffetta: probabilmente più è efficace il passaggio del testimone – e più è tenuto a basso profilo – meglio è. I belgi l’hanno fatto incredibilmente bene dando agli altri paesi un esempio su come farlo in futuro.

In particolare desidero ringraziarli per l’attività svolta sul bilancio, le autorità bancarie e le altre autorità istituite. Se daranno i risultati sperati, la Presidenza belga aumenterà il proprio prestigio nei prossimi anni in cui ricorderemo queste decisioni molto importanti.

 
  
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  Frédéric Daerden (S&D). (FR) Signor Presidente, mi unisco ai messaggi quasi unanimi di questa mattina. Signor Primo ministro, la Presidenza belga è stata una buona Presidenza perché ha fatto avanzare il progetto europeo in un contesto nazionale difficile che, tuttavia, non le ha impedito di raccogliere le sfide europee. Penso all’adozione del bilancio 2011 che, per certi aspetti, ci lascia l’amaro in bocca. Avete comunque evitato uno scontro istituzionale deleterio.

Per quanto attiene alla dimensione sociale, sin dall’inizio la Presidenza belga ha dovuto fare i conti con l’eccessiva prudenza di alcuni membri del Consiglio. Penso in particolare all’idea di una direttiva quadro sul reddito minimo. Nonostante questo clima, possiamo riconoscere al Belgio progressi concreti grazie allo spirito combattivo dei vostri e dei nostri ministri: la relazione del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” prima di ogni Consiglio europeo per fare da giusto contrappeso al Consiglio Ecofin; le conclusioni sui servizi sociali d’interesse generale; le pensioni, con in particolare la conferenza sulle pensioni di Liège, che ha evidenziato il necessario trattamento congiunto dell’adeguatezza e della sostenibilità delle pensioni – mi sento in dovere di sottolinearlo – e la dichiarazione del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” sull’Anno della lotta alla povertà.

Rinnovo le congratulazioni e speriamo che questi progressi continuino con le nuove presidenze.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE).(EN) Signor Presidente, intervengo per una mozione di procedura. Le chiedo di verificare chi ha il permesso di partecipare alla procedura catch the eye e chi no. Mi sembra che non ci sia un’equa distribuzione da una tornata all’altra. Glielo chiedo perché alcuni di noi, che hanno altre incombenze, non possono rimanere per giorni e giorni, mentre altri sì.

Credo che i deputati debbano avere le stesse opportunità di intervenire nel dibattito. Mi scuso di ritardare i lavori dell’Assemblea, ma la prego di fare questa verifica.

 
  
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  Presidente. – Onorevole Mitchell, mi limito a dire che ho a mia disposizione un elenco che può controllare. Hanno facoltà di parola quasi 20 persone presenti sull’elenco. Se vuole può venire nel mio ufficio, glielo mostro e posso spiegarglielo.

 
  
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  Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signor Presidente, questa mattina in Assemblea sono state espresse molte lodi e pareri positivi. A nome della Commissione vorrei dire che sono ben meritate. Con lo spirito europeo che la contraddistingue, la Presidenza belga ha chiaramente dimostrato grandissima efficienza e un approccio molto collaborativo. Quando la Presidenza iniziava ad affrontare un tema, tutti sapevamo che avrebbe perseguito l’obiettivo europeo, solo quello, e che l’avrebbe fatto in un spirito di collaborazione leale tra istituzioni. L’ottima collaborazione tra Presidenza belga e Parlamento europeo e gli strettissimi contatti con la Commissione hanno portato a una serie di incredibili risultati.

Oggi si può affermare che il trattato di Lisbona è pienamente operativo. Siamo riusciti a dare nuova voce ai cittadini grazie al diritto di iniziativa dei cittadini europei, e a raggiungere un accordo su regole più trasparenti ed efficaci per la comitatologia. Ho lavorato su entrambi i punti con il segretario di Stato, Olivier Chastel, e devo dire che sono sempre rimasto colpito dal suo spirito di collaborazione e dall’alto livello di professionalità.

Per concludere il dibattito sul bilancio 2011 e dare il via alla nuova governance economica in Europa c’era bisogno di una strategia calma e costruttiva. Anche in discussioni complesse e protrattesi a lungo su temi come il divorzio, la supervisione finanziaria e addirittura i brevetti la Presidenza belga è riuscita a fare chiari progressi.

Ora è evidente che occorre portare avanti lo spirito positivo e l’efficienza della Presidenza belga. Ovviamente l’economia, la ripresa dalla crisi e il consolidamento fiscale rimangono per noi tutti priorità assoluta. La scorsa settimana abbiamo ricevuto buone notizie con la vendita delle obbligazioni portoghesi, spagnole e italiane, e abbiamo assistito a una diminuzione degli spread per il Belgio e altri paesi. Ma è altrettanto evidente che dobbiamo continuare con le riforme strutturali e lavorare ancora di più. Per evitare di avere una ripresa senza posti di lavoro dobbiamo vedere come riformare le regole del mercato del lavoro ed eliminare gli ostacoli a una maggiore occupazione in Europa. Al tempo stesso, dobbiamo proteggere i più deboli nella società e ridurre la povertà. È l’unico modo per sviluppare l’economia del mercato sociale in Europa.

Molto dipenderà da come inizieremo il semestre europeo e fino a che punto riusciremo, insieme, a essere ambiziosi nei programmi nazionali di riforma, negli sforzi di consolidamento, e nell’attuazione della strategia UE 2020. La Presidenza belga ha contribuito in modo significativo al lancio di questo nuovo processo di governance economica, e ora dobbiamo continuare l’ottimo lavoro che ha iniziato.

Signor Primo ministro, segretario di Stato, vi ringrazio di cuore per l’ottimo lavoro svolto. Molte grazie anche a tutti i vostri diplomatici per avere creato un clima positivo in cui la prossima Presidenza potrà continuare il lavoro da voi brillantemente iniziato sei mesi fa.

 
  
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  Yves Leterme, Presidente in carica del Consiglio.(FR) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, essendo le ultime parole da me pronunciate a nome della Presidenza belga sarò breve. Mi rallegro che siate così numerosi, ma so che è dovuto agli altri argomenti all’ordine del giorno.

(NL) Onorevoli deputati, ovviamente desidero ringraziare tutti coloro che hanno dato risposte molto costruttive, preziosissime per il vostro e il nostro lavoro futuro. Permettetemi innanzi tutto di dire, riferendomi alla valutazione molto positiva espressa dal Parlamento europeo sulla nostra Presidenza, che normalmente cerco di essere sereno di fronte a ritorni negativi e molto modesto di fronte a ritorni positivi, anche se esagerati.

Per concludere mi soffermo su tre aspetti. Innanzi tutto – e questo ovviamente va oltre il mandato della Presidenza belga – penso sia veramente importante stabilire migliori pratiche sull’attuazione del trattato di Lisbona. Ogni Stato nazione che assume la Presidenza di turno semestrale dell’UE deve considerare l’Europa una delle priorità assolute dell’agenda.

In secondo luogo, quando si gestisce la Presidenza di turno lo scopo forse non è limitarsi ad agire da mediatori, ma anche fungere da volano, come qualcuno ha detto, di modo che le istituzioni possano svolgere il proprio lavoro. Tutti abbiamo strenuamente lottato per la ratifica del trattato di Lisbona. Sarebbe ovviamente assurdo se gestissimo la Presidenza di turno senza riuscire a rendere giustizia alla lettera e allo spirito di questo trattato. Inoltre, credo che questo sia l’unico modo per dare un futuro senso alla Presidenza e per far sopravvivere le future modifiche al trattato o i nuovi accordi. Terzo: non tutto è perfetto e molti deputati giustamente hanno fatto notare alcune lacune. Ribadisco, in particolare, che l’Europa dovrebbe essere più ambiziosa in materia di politica sociale.

(FR) In effetti quello che si è detto è giusto. A livello di politica sociale l’Unione deve essere più ambiziosa in futuro, ma credo comunque che il Belgio abbia fatto la sua parte. La Presidenza belga ha rafforzato il ruolo delle politiche dell’occupazione nella strategia Europa 2020, ha garantito loro un posto nella nuova governance economica europea, e credo che abbia anche posto le basi della dimensione sociale della strategia Europa 2020, non solo la lotta alla povertà ma anche la coesione sociale. Per rispondere ad alcuni interventi, mi sembra che comunque abbiamo incluso la questione dei servizi di interesse generale nell’agenda europea, anche se è vero che dobbiamo fare di più e andare avanti, soprattutto a livello legislativo.

Come ho già detto, la nostra Presidenza non è perfetta e penso, come l’onorevole Tavares ha giustamente sottolineato, che si possa fare di più nella politica sui rifugiati.

(NL) Per concludere due commenti finali, perché vi sono altri argomenti da discutere all’ordine del giorno. Mi rivolgo soprattutto ai deputati belgi al Parlamento europeo in generale, e ad alcuni di loro in particolare, soprattutto a due miei predecessori.

A nome del governo belga, faccio presente che lo sforzo da noi compiuto nel corso della Presidenza è per noi una sorta di omaggio al lavoro che svolgete in questa sede. Abbiamo fatto tutto il possibile, onorevoli deputati, per applicare correttamente il trattato di Lisbona: questo è anche un omaggio alle iniziative intraprese con l’undicesima Presidenza, che ha coordinato l’emergenza del trattato di Laeken, e successivamente, con importanti relatori per recepire lo spirito di Laeken nel trattato di Lisbona.

Si è giustamente rimarcato che una Presidenza di turno si fonda prevalentemente sull’impegno e sui risultati di moltissime persone che ruotano attorno ai politici e devono assumersi responsabilità stando in prima linea. Mi riferisco ai consulenti, ai diplomatici, alle tantissime persone che, in ultima analisi, sono quelle che svolgono il lavoro più importante.

All’onorevole Staes dirò che mentre il premio scarpa d’oro, che sarà assegnato domani in Belgio, è sempre andato a persone come Lukaku e Boussoufa, se fosse premiata la Presidenza belga la scarpa d’oro andrebbe facilmente al suo servizio diplomatico, di cui qui dietro vedete seduti alcuni membri dello staff.

Infine alcune parole all’onorevole Tabajdi, cercherò di usare il mio migliore ungherese:

 
  
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  Presidente. – Primo ministro, grazie a lei negli ultimi sei mesi abbiamo messo a punto nuove modalità di collaborazione a livelli diversi tra le due camere legislative dell’Unione europea: il Consiglio e il Parlamento europeo. La sua Presidenza è stata un grande successo. Auguri al suo paese e a lei personalmente.

(Applausi)

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – Il 31 dicembre scorso si è chiusa una Presidenza di turno piuttosto incolore, qualcuno l'ha definita scialba e debole: era quello che ci potevamo immaginare da parte di un governo come quello belga, che di fatto da 8 mesi non esiste. La politica belga non è riuscita ad esprimere un piano politico per il proprio Paese vittima di una crisi istituzionale senza precedenti, non vedo come avrebbe potuto governare con lungimiranza e visione del futuro una macchina così complessa, e anch'essa oggi molto fragile e traballante, come l'Unione Europea. La Presidenza belga doveva mettere l'Europa sulla strada della ripresa dalla crisi economica e finanziaria, mentre ci ritroviamo a fare i conti con una speculazione che minaccia ancora oggi l'esistenza stessa della moneta unica. Quella belga è stata la Presidenza che ha dato una forte accelerazione ad un ulteriore allargamento dei confini dell'UE. Come abbiamo visto negli anni recenti, l'ingresso di Paesi economicamente deboli ha complicato la vita delle istituzioni europee, e ha indebolito l'intera Europa, che oggi è ancora meno che nel passato in grado di farsi carico dei problemi interni di eventuali nuovi Stati membri.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto.(DE) Il Belgio ha detenuto la Presidenza dell’Unione europea negli ultimi sei mesi e quasi nessuno sembra averlo notato. Il paese era principalmente occupato – senza poi riuscirci – a formare un nuovo governo, mentre la disputa tra fiamminghi e valloni ha impedito di prendere decisioni politiche. Non ci si stupisce, quindi, che l’establishment politico europeo sia facilmente riuscito a spingere in avanti il processo di centralizzazione dell’UE. La crisi dell’euro è stata usata come pretesto per mettere a punto piani sulla governance economica europea. Nel frattempo, il cosiddetto pacchetto di salvataggio permanente dell’euro non è altro che un attacco ai contribuenti netti, che in futuro dovranno mettere ancora più mano alle loro tasche. In realtà il Belgio dovrebbe servire da monito su quanto può succedere mettendo insieme popoli con performance economiche diverse. Il Belgio, dove le differenze tra fiamminghi e valloni sono evidentemente irreconciliabili, e dove l’apparato federale non è che un meccanismo di ridistribuzione dai fiamminghi ai valloni, è un esempio di cosa può succedere all’Unione europea e all’eurozona se si continuerà a seguire questa strada sbagliata.

 
  
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  Sławomir Witold Nitras (PPE), per iscritto.(PL) Nel riassumere la Presidenza belga occorre, innanzi tutto, capire il ruolo fortemente attivo che ha svolto nel progettare il sistema europeo di stabilità finanziaria. Chi ha osservato questo processo sa che si tratta di un’operazione difficile, effettuata in tempi stretti. Per questo motivo mi congratulo vivamente con tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. In questo senso la Presidenza belga ha lasciato alla Presidenza ungherese un lavoro ben fatto. Bisogna anche ricordare che i belgi hanno indicato la strada alle future presidenze sull’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Spero che le presidenze future, compresa quella polacca, cercheranno ancor più di definire chiaramente le proprie priorità, pur rimanendo nell’ambito degli obiettivi comuni europei. Questo metodo di lavoro permette di pianificare e attuare con più vigore le politiche delle istituzioni europee.

 
  
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  Wojciech Michał Olejniczak (S&D), per iscritto.(PL) Desidero congratularmi con la Presidenza belga, che ha dato prova di incredibili capacità alla guida del Consiglio europeo negli ultimi sei mesi. Si può dire che la squadra belga ne è uscita ancora più vincente viste le circostanze in cui il paese ha assunto la Presidenza. Innanzi tutto, questa è stata la prima Presidenza a operare in base alle norme introdotte dal trattato di Lisbona, e poi l’Unione europea e i singoli Stati membri si trovavano in una posizione finanziaria estremamente difficile. Inoltre il Belgio ha dovuto affrontare problemi interni durante la Presidenza. Pur essendo stato un periodo così difficile e impegnativo, la Presidenza ha dimostrato tutta la sua efficacia sfoggiando un vero stile europeo nell’attuazione di tutte le misure. Ha lasciato da parte i problemi e le questioni interne e si è concentrata su una linea d’azione rispondente alle proposte del Parlamento europeo, della Commissione europea e del Consiglio europeo, e sul sostegno a queste istituzioni. La Presidenza ha assunto il ruolo di mediatore. Per quanto riguarda le priorità mantenute, sono da apprezzare le misure di lotta alla crisi economica; penso, in particolare, al lavoro sul prossimo quadro finanziario pluriannuale. L’eurobollo è un altro importante risultato della Presidenza belga. Per concludere, credo che la Presidenza belga possa fungere da esempio per i prossimi paesi che assumeranno la Presidenza del Consiglio europeo. Auguro lo stesso successo alla Presidenza ungherese e a quella polacca, che sarà di turno nel secondo semestre del 2011.

 
  
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  Jarosław Leszek Wałęsa (PPE), per iscritto.(PL) Ringrazio la Presidenza belga. Il suo operato, appena giunto al termine, può fungere da modello per i paesi che in futuro saranno alla guida del Consiglio europeo. Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore vista l’imminente Presidenza polacca, che spero segua tutte le strade tracciate così brillantemente dalla Presidenza belga. Raramente succede che il paese alla Presidenza di turno anteponga misure comunitarie agli interessi interni. Credo che il grande successo di questa Presidenza sia dovuto alla coerente applicazione delle disposizioni del trattato di Lisbona, soprattutto nell’ambito del Consiglio europeo diventato un’istituzione a tutti gli effetti con un Presidente permanente, e nel quadro del Consiglio “Affari esteri” attualmente sotto la guida dell’Alto rappresentante. Anche la lotta alla crisi economica si è dimostrata essere cosa di non poco conto e con il passare del tempo sarà possibile, grazie alla moderazione e al monitoraggio sistematici del settore finanziario, recuperare una reputazione un po’ infangata. Questo è molto importante, soprattutto in un periodo in cui si preme molto per ampliare l’eurozona. In breve, spero sinceramente che la strada segnata dalla Presidenza belga rappresenti uno standard di qualità per i paesi che in futuro saranno alla Presidenza. Che il bene della comunità sia sempre la nostra priorità. Grazie.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. VIDAL-QUADRAS
Vicepresidente

 
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