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Procedura : 2010/2084(INI)
Ciclo di vita in Aula
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Testi presentati :

A7-0366/2010

Discussioni :

PV 18/01/2011 - 14
CRE 18/01/2011 - 14

Votazioni :

PV 19/01/2011 - 6.10
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Testi approvati :

P7_TA(2011)0016

Discussioni
Martedì 18 gennaio 2011 - Strasburgo Edizione GU

14. Iniziativa europea sulla malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza - Inalatori per l’asma (discussione)
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PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca, in una discussione congiunta a mio avviso strana:

- la relazione presentata dall’onorevole Matias, a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, su un’iniziativa europea sulla malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza [2010/2084(INI)] (A7-0366/2010), e

- l’interrogazione orale presentata dall’onorevole Mazzoni, a nome della commissione per le petizioni, sugli inalatori per l’asma (O-0182/2010 – B7-0666/2010).

 
  
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  Marisa Matias, relatore.(PT) Signor Presidente, vorrei esordire fornendo quello che, a mio modo di vedere, rappresenta un esempio illuminante dell’urgenza di questa iniziativa. Il lavoro in Parlamento è cominciato esattamente sei mesi fa: sono trascorsi sei mesi dall’inizio del lavoro sulla relazione e il momento della votazione, e in questo arco di tempo più di 700 000 persone hanno sviluppato l’Alzheimer’s o qualche altra forma di demenza. Questa figura è di per sé già sufficiente a dimostrare quanto sia importante e urgente intervenire in questo settore. Di qui la tempestività della comunicazione della Commissione.

Tutti i cittadini affetti dall’Alzheimer e da altre forme di demenza in Europa devono ricevere il medesimo trattamento. Ad oggi si contano più di 7 milioni di persone affette da Alzheimer e complessivamente quasi 10 milioni colpite da demenza.

Dal punto di vista numerico, si tratta di un’entità pari a quella di un paese di media grandezza. Non possiamo fare discriminazioni contro una malattia, così come non possiamo discriminare contro un paese. Dobbiamo trattare tutti allo stesso modo. Proprio per questa ragione è urgentemente necessario intervenire in diverse aree. Nel campo della ricerca, sappiamo che il numero di persone che soffrono di questa patologia raddoppia ogni 20 anni.

Sappiamo che, se la fascia di età è al di sopra dei 65 anni, il numero raddoppia ogni quattro anni, che è per l’appunto il motivo per cui dobbiamo individuare ed affrontare le cause, perché se non conosciamo a fondo un problema, non abbiamo modo di intervenire. A tal fine, ci servono più ricerca, più cooperazione e più dati epidemiologici.

Dobbiamo avere maggiori informazioni su come intervenire in termini di prevenzione e controllo dei fattori di rischio. Ci occorre una diagnosi precoce, cure specializzate e formazione degli operatori assistenziali. Dobbiamo offrire sostegno alle famiglie e non stigmatizzare i malati, a cui vanno concessi diritti e dignità. Tutti i paesi devono disporre di piani d’azione nazionali per poter cooperare a livello europeo. Dobbiamo combattere le disuguaglianze tra gli Stati membri e in seno agli Stati membri. Non possiamo accettare che vi siano pazienti di prima e di seconda classe: devono essere tutti uguali, indipendentemente dal genere, dall’età, dal luogo di residenza o da qualsiasi altro criterio.

Per questo, signor Presidente, è molto, molto importante che i nostri servizi sanitari dispongano della maggior copertura possibile. Non possiamo esimerci dal trattare queste necessità urgenti soltanto perché siamo in tempo di crisi e ci limitiamo a discutere dei costi della malattia. I costi sociali ed economici del non trattare tale problema sono molto più grandi, molto più ingenti dei costi derivanti dall’affrontarlo. Per questo dobbiamo fronteggiare questo problema e investire: investire nelle persone; investire, come dicevo, nella prevenzione e nel sostegno alle famiglie e agli operatori assistenziali, che vengono spesso trascurati.

Sappiamo che, per ogni malato di Alzheimer, servono tre persone che lo assistano. Una persona affetta da Alzheimer non può stare neanche un’ora da sola. Dobbiamo trarre insegnamento da questa situazione: non possiamo andare avanti senza il coordinamento tra gli Stati membri nel prendere posizione sul problema, vale a dire senza cooperazione e, soprattutto, cooperazione basata sulla solidarietà.

Vorrei pertanto dire quanto segue: sul tema della cooperazione, sappiamo tutti che non si può affrontare nessun aspetto della questione isolatamente e anche qui in Parlamento il lavoro è stato intrapreso in cooperazione con tutti i relatori ombra di tutti i gruppi parlamentari, col sostegno delle tre onorevoli deputate che mi hanno aiutato in seno alla commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, nel mio gruppo parlamentare e nella mia delegazione.

Per questo vorrei ringraziare tutte queste donne, e forse non è un caso che siano state soltanto donne a lavorare su questa relazione: le donne infatti sono le più interessate, nel senso sia che si occupano di relazioni sull’Alzheimer, sia che si prendono cura di malati di Alzheimer, compresi gli uomini. Vorrei pertanto richiamare l’attenzione anche a quelle forme di discriminazione che si celano dietro l’assenza di trattamento o di risposta a tali questioni.

Concludo dicendo che vorrei rivolgere una domanda direttamente al Commissario Dalli, chiedendogli quali delle proposte incluse nella relazione è disposta ad accettare la Commissione, e quando sarà disposta ad accettare e intervenire su un’emergenza come quella che stiamo attualmente vivendo.

 
  
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  Erminia Mazzoni, Autore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che condivido anch'io le perplessità sulla logica dell'abbinamento di questa interrogazione con la precedente relazione, ma l'importante per me è che oggi quest'Aula si occupi dell'argomento che è contenuto nell'interrogazione da me presentata a nome della commissione per le petizioni.

Questa interrogazione solleva un caso di denegata giustizia nei confronti di una piccola impresa europea per l'inerzia purtroppo consumata dalla Commissione dal 1997 ad oggi, così come ha sostenuto anche la commissione giuridica che è stata interpellata per un parere dalla commissione che io presiedo.

La vicenda riguarda un apparecchio medico, nello specifico un inalatore per asmatici, brevettato nel 1990 e immesso regolarmente sul mercato. Questo prodotto rientra nella disciplina dettata dalla direttiva 93/42/CEE, la quale prevede che la conformità alle prescrizioni sia oggetto di autocertificazione da parte del produttore e affida poi alle autorità nazionali un potere di controllo sulla regolarità, attraverso attività di monitoraggio e di controllo a campione.

Il prodotto, diffuso con successo sul mercato per sei anni, quindi fino al 1996, in assenza di specifiche contestazioni e di rilievi che non sono mai stati documentati nel corso di oltre quindici anni, viene sottoposto a controllo da parte dell'Autorità governativa dell'Alta Baviera che chiede alla commissione del Magdeburgo di rivedere l'autorizzazione rilasciata a questa società.

Nel dicembre dello stesso anno, la commissione, il ministro della Salute della Sassonia-Anhalt procede a questa attività di controllo e conclude la procedura dichiarando la perfetta conformità del prodotto alle prescrizioni normative, sollevando tra l'altro, al termine di questa procedura, un dubbio sulla fondatezza della richiesta formulata dall'Autorità governativa dell'Alta Baviera e invitando la stessa, nel caso dovessero permanere dubbi, ad avviare la procedura di salvaguardia prevista dalla direttiva citata.

Nel corso dell'anno successivo si susseguono una serie di attività non documentate, delle quali abbiamo notizia solo de relato, e si arriva poi nel 1997, improvvisamente, senza nessuna comunicazione fatta al produttore, a un provvedimento da parte del ministro della Salute federale di ritiro del prodotto dal mercato.

La procedura viene avviata alla fine del 1997 dal ministero – la procedura ai sensi dell'articolo 8 della direttiva citata – ma va a finire su un binario morto, perché non si hanno notizie, non viene avviata la fase delle consultazioni con il produttore. Nel silenzio generale il produttore, nel 2003, ritenendo di poter attribuire a questo silenzio un significato di evidente negazione di quei rilievi non chiariti formulati dalle autorità tedesche, reimmette sul mercato il prodotto a metà del 2003.

Purtroppo nel 2005, sempre senza una comunicazione, le autorità tedesche emettono un nuovo provvedimento di ritiro dal mercato di questo prodotto. Da precisare che non risulta ancora oggi, nonostante le reiterate richieste, alcun elemento che porti a chiarire il perché di questo ritiro del prodotto.

Quindi: mancata comunicazione, mancato accertamento, negazione di qualunque possibilità di legittimo contraddittorio per il produttore e conseguenze gravi di carattere economico per lo stesso, perché da oltre quindici anni è in attesa di una risposta e il suo prodotto non può circolare sul mercato.

Aggiungo anche che, nel corso dei sei anni di diffusione del prodotto – e su questo ci sono documenti che sono stati forniti anche alla Commissione – nei sei anni di distribuzione del prodotto si sono annotati notevoli risparmi nella spesa pubblica della sanità per il ridotto costo del prodotto e positivi effetti per i malati sofferenti di asma.

Nel 2008, visti vani tutti i tentativi formulati con le altre autorità, il sig. Klein, il produttore, si rivolge alla commissione per le petizioni. La commissione avvia la procedura nel corso di questa legislatura e, considerato il lungo tempo della vicenda contenuta nella petizione, avvia anche una consultazione informale con il Commissario, chiedendo di accelerare i tempi di una risposta, perché la richiesta dell'autore della petizione è una richiesta che va nell'ordine di riconfermare la conformità del prodotto alla normativa europea o, in subordine, quanto meno di avere un provvedimento impugnabile davanti alla Corte che quindi gli consenta di avere giustizia.

Tutto questo non è avvenuto e nel corso della discussione in commissione petizioni la Commissione europea, purtroppo, ha eluso le domande ancora una volta. Ecco perché la commissione ha deciso all'unanimità di arrivare in Aula e di chiedere in Aula alla Commissione risposte chiare, perché questa vicenda, è innegabile, solleva gravi dubbi su una violazione della Carta dei diritti fondamentali e non solo per l'inerzia della Commissione, ma anche, e soprattutto, per l'impossibilità nella quale è posto l'autore della petizione, il sig. Klein, di adire un'autorità giudiziaria.

La vicenda pone evidenti dubbi sulla violazione delle regole del mercato e sulla tutela della piccola impresa, ecco perché insistiamo per avere, qui, delle risposte alle domande formulate nell'interrogazione.

 
  
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  Presidente. – Onorevole Mazzoni, vorrei ringraziarla soprattutto per aver condiviso la mia perplessità sulla sovrapposizione dei due temi. Naturalmente, ciò non coincide da parte mia con alcun disinteresse nei confronti di un’interrogazione così importante che per di più lei sta sollevando in veste di presidente della commissione per le petizioni, di cui io faccio parte, e il cui operato suscita ovviamente in me il massimo interesse.

Sarà molto difficile per il Commissario e per gli oratori considerare insieme due temi così diversi per natura, ed è pertanto opportuno chiedersi se sia ragionevole impostare la discussione così com’è stata pianificata nell’ordine dei lavori.

 
  
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  John Dalli, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, onorevoli deputati, consentitemi innanzi tutto di rendere omaggio al Parlamento e in particolare alla relatrice, onorevole Matias, per l’impegno profuso nell’affrontare l’Alzheimer e altre forme di demenza.

La Commissione condivide appieno la sua preoccupazione. La demenza è causa di grandi sofferenze per milioni di europei e per le loro famiglie. Con una popolazione che invecchia rapidamente, è tempo che l’Europa intervenga.

Per questo nel 2009 la Commissione ha presentato una comunicazione sull’Alzheimer e altre forme di demenza con misure volte a migliorare la prevenzione e la diagnosi, la ricerca e lo scambio delle migliori pratiche.

Sono lieto che il Parlamento sostenga il lavoro in corso su tale tema e presenti una serie completa di raccomandazioni. La relazione e le raccomandazioni giungono con un tempismo perfetto, in quanto la Commissione è in procinto di avviare un’azione congiunta con gli Stati membri sull’Alzheimer in aprile, la cosiddetta ALCOVE (valutazione di cooperazione sull’Alzheimer in Europa).

Sono convinto che quest’azione congiunta porterà risultati su molte delle raccomandazioni che state per adottare qui oggi.

L’azione congiunta verterà sulla prevenzione – un’area su cui il Parlamento pone l’accento nella relazione – e anche sul miglioramento della conoscenza e dei dati e sullo scambio delle migliori pratiche. Riguarderà anche un’altra area in cui il Parlamento esorta all’azione: i diritti delle persone che convivono con la demenza. Convengo con voi che ci occorre un lavoro di ricerca pienamente coordinato per meglio comprendere come prevenire o ritardare l’insorgenza della demenza. Per questo la Commissione ha avviato un’iniziativa di programmazione congiunta sulla lotta alle malattie degenerative, in particolare l’Alzheimer.

Per la prima volta, 23 paesi stanno collaborando per fronteggiare l’Alzheimer. Esistono delle buone pratiche in tutta Europa per la diagnosi e la cura dell’Alzheimer, e la Commissione sta promuovendo lo scambio delle conoscenze e delle buone pratiche.

Come raccomandato dal Parlamento, posso inoltre confermarvi che l’iniziativa Unione dell’innovazione sotto l’ombrello della strategia Europa 2020 adotterà come prima area pilota per il nuovo partenariato europeo per l’innovazione il tema dell’invecchiamento attivo e in salute.

In questo contesto potrebbero essere sviluppate azioni per sostenere i malati di demenza. Un buon esempio potrebbe essere rappresentato dall’iniziativa del Parlamento attualmente in corso sugli operatori assistenziali. Auspichiamo di poter sostenere ulteriori azioni innovative in questo campo, che potrebbero anche essere dedicate al problema dell’Alzheimer e di altre forme di demenza.

Infine, la Commissione guarda con favore a tutta una serie di altre raccomandazioni, tra cui la proclamazione del 2014 quale Anno europeo del cervello. Vi garantisco che la Commissione si adopererà per fare la sua parte per affrontare il problema della demenza.

Passerei ora al secondo tema della discussione: la petizione presentata dal signor Klein, inventore e produttore dell’inalatore “Effecto”.

L’introduzione sul mercato del dispositivo in questione è stata inizialmente respinta in Germania nel 1997. Tale decisione non ha avuto un seguito, né dalla Commissione, né dalle autorità tedesche, né dal produttore. L’azienda allora incaricata della distribuzione aveva dichiarato che avrebbe condotto ulteriori studi prima di ricollocare nuovamente il prodotto sul mercato.

Il dispositivo venne nuovamente introdotto nel mercato nel 2002, con una nuova denominazione. Quando il prodotto venne nuovamente vietato dalle autorità tedesche nel 2005, la Commissione analizzò attentamente il caso e concluse la procedura mediante una lettera formale inviata alle autorità tedesche e al produttore nel luglio 2007.

L’analisi della Commissione concludeva che il divieto delle autorità tedesche era giustificato, in quanto i dati clinici forniti dal produttore erano insufficienti a dimostrare la sicurezza del prodotto.

Ai sensi della direttiva sui dispositivi medicali, spetta al produttore dimostrare la sicurezza del prodotto per poter utilizzare il marchio CE. La disposizione giuridica applicabile era pertanto l’articolo 18 della direttiva che riguarda i casi in cui un prodotto viene collocato sul mercato con un marchio CE apposto indebitamente. In questo caso, manca una decisione formale della Commissione.

Poiché, secondo la Commissione, il caso non rientra tra quelli a cui si applica la procedura della clausola di salvaguardia, non c’è motivo di richiedere la notifica del divieto del 2005 emesso dalle autorità tedesche.

L’ostacolo che impedisce al firmatario di collocare il prodotto sul mercato è la decisione delle autorità tedesche (il divieto del 2005) e non una decisione della Commissione. Il firmatario perseguire vie legali molto chiare a livello nazionale, e ha effettivamente fatto ricorso a tali possibilità. Ma le sue istanze sono state respinte dai tribunali tedeschi.

Mi preme sottolineare che a partire dal 2007 la Commissione ha invitato a rendere conforme il dispositivo fornendo i dati clinici mancanti e, a tal fine, ha agevolato i contatti tra lo stesso e le autorità tedesche. In base alle informazioni della Commissione, finora il firmatario non ha intrapreso alcuna azione.

 
  
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  Elena Oana Antonescu, a nome del gruppo PPE.(RO) Signor Presidente, mi soffermerò sul tema dell’Alzheimer e di altre forme di demenza. Vorrei congratularmi con la relatrice, onorevole Matias, per il lavoro eccellente che ha svolto. In veste di relatrice ombra per il gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano) per questa relazione, vorrei anche ringraziare tutti gli onorevoli colleghi per i contributi offerti. L’attenzione suscitata da questo fascicolo è indicativa della sua importanza e, al contempo, della gravità di questo fenomeno.

Il numero di persone affette da demenza ha raggiunto i 9,9 milioni, e i malati di Alzheimer rappresentano la maggioranza. Di qui al 2020 ci attendiamo un incremento drammatico di tale cifra, in un momento in cui la malattia è ancora sottodiagnosticata nell’Unione europea. Sussistono disparità tra gli Stati membri per quanto riguarda la prevenzione, l’accesso alle cure e l’assistenza. Le azioni sono frammentarie e le risposte disomogenee in termini di ricerca sulla malattia e lotta contro la stessa.

La relazione segna un passo importante nella lotta contro questa malattia nell’Unione europea, ed è essenziale per introdurre una nuova forma di cooperazione tra gli Stati membri, consentendo l’adozione di misure coordinate per combattere determinati problemi che affliggono il continente nel suo complesso. La relazione caldeggia la solidarietà tra i paesi e lo scambio di buone pratiche per evitare la duplicazione degli sforzi e lo spreco delle risorse. Mi preme sottolineare l’importanza della diagnosi preventiva e dell’intervento precoce nelle prime fasi della malattia. Ritengo sia cruciale per compiere progressi nella lotta contro questa malattia.

Vorrei inoltre rammentare l’importanza di adottare un approccio multidisciplinare alla ricerca nel settore. La compartimentazione tra le discipline e il legame sottile tra ricerca di base e clinica, salute pubblica e ricerca sociale influiscono su come le scoperte scientifiche vengono trasferite nella pratica medica e nella prestazione delle cure. Il fatto che tutto venga effettuato a livello nazionale acuisce la frammentazione. Per questo dobbiamo concentrarci sull’approccio multidisciplinare e sul trasferimento di scoperte e conoscenze a livello di UE.

 
  
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  Nessa Childers, a nome del gruppo S&D.(EN) Signor Presidente, quasi 10 milioni di europei sono attualmente colpiti dalla demenza, e la forma più comune è l’Alzheimer. Tra queste statistiche rientrava mia madre, che è mancata lo scorso anno. Accolgo pertanto con favore quest’iniziativa europea sulla demenza.

Ci dovrebbe preoccupare alquanto il fatto che si stimi che soltanto la metà dei casi vengano diagnosticati. Ci dovrebbe far riflettere il fatto che le donne soffrono di demenza nel doppio dei casi rispetto agli uomini, e dovremmo essere molto preoccupati per il fatto che, con l’invecchiamento della popolazione europea, il numero dei malati raddoppierà nei prossimi 20 anni.

Poiché un ritardo di cinque anni nell’insorgenza delle demenza significa il 50 per cento in meno di tassi di prevalenza, accolgo con favore l’accento posto dalla Commissione su prevenzione e diagnosi precoce. Sono soddisfatta che sia stata richiamata l’attenzione sul miglioramento della ricerca in Europa, soprattutto perché sappiamo che l’85 per cento della ricerca oggi viene svolta senza il coordinamento dell’UE. Accolgo inoltre con favore l’importanza attribuita alla condivisione delle migliori pratiche e ai diritti dei pazienti e delle loro famiglie.

Io e i miei onorevoli colleghi socialdemocratici abbiamo posto l’accento sugli aspetti sociali della demenza nei nostri emendamenti, e avanziamo le seguenti richieste:

Chiediamo un’attenzione maggiore nei confronti delle esigenze specifiche delle donne, che rappresentano il doppio dei pazienti e un numero enorme di operatori assistenziali, nell’area della ricerca medica e sociale, della salute, dell’occupazione e delle politiche sociali.

Rinnoviamo il nostro appello alla Commissione affinché proponga leggi per le politiche della salute mentale sul luogo di lavoro, come parte della loro responsabilità, nell’ambito della salute e sicurezza sul posto di lavoro, di introdurre nel mercato del lavoro persone con disturbi mentali nel miglior modo possibile.

Raccomandiamo un esame dell’utilizzo dei testamenti biologici in tutta Europa, un’azione urgentemente necessaria.

Infine, sottolineiamo anche l’importanza, in tutte le campagne di sensibilizzazione e informazione, della capacità di riconoscere i sintomi della demenza.

Per concludere, vorrei complimentarmi con la relatrice, onorevole Matias, e ringrazio lei e i miei colleghi relatori ombra per il lavoro svolto sulla relazione.

 
  
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  Frédérique Ries, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, la lotta contro la malattia di Alzheimer è diventata una priorità europea negli ultimi anni ed era ora! Consentitemi di aggiungere che accolgo con favore tutte le iniziative appena annunciate dal Commissario Dalli.

Questa forma di invecchiamento cerebrale è soggetta a una crescita esplosiva in Europa e nel mondo: ne sono colpiti più di 7 milioni di persone, e questa cifra raggiunge i 10 milioni se si considerano altri tipi di patologie neurodegenerative. Possiamo e dobbiamo accogliere con favore l’attuale finanziamento comunitario a favore di 32 progetti di ricerca, ma dobbiamo fare di più, molto di più, soprattutto in termini di coordinamento della ricerca sull’Alzheimer nell’ottavo programma quadro per la ricerca, già a partire dal 2014. Questo aspetto viene chiaramente specificato al punto 21 della nostra risoluzione.

Altrettanto essenziale è concentrarsi su un approccio multidisciplinare che comprenda diagnosi, prevenzione, cure e sostegno per i malati e le loro famiglie; questo tema è trattato ai punti 2 e 20, che sono molto importanti. Inoltre, uno studio recente sul tema, appena pubblicato in Francia, rivela i costi socioeconomici considerevoli derivanti dalla malattia: più di 10 milioni di euro l’anno soltanto per le cure e la supervisione dei pazienti. E questa cifra non comprende l’enorme dedizione dei familiari e amici dei pazienti, che devolvono più di sei ore al giorno all’assistenza e alla gestione del paziente.

Aiutare questi pazienti significa anche azzeccare la diagnosi. Il mondo scientifico ci ricorda che è tempo di cambiare i criteri internazionali in quanto, mediante l’applicazione rigorosa di criteri spesso obsoleti, vengono spesso inclusi troppi pazienti affetti da altre forme di demenza.

A livello europeo, aspetto trattato al punto 64 della nostra risoluzione, è cruciale che il Parlamento risponda finalmente all’appello dei ricercatori. Occorrono più volontari per gli studi clinici se vogliamo trovare una cura, un obbligo da cui non possiamo esimerci. L’imminente revisione della direttiva sulle sperimentazioni cliniche rappresenta pertanto un’occasione imperdibile per dare una risposta concreta e un raggio di speranza alle famiglie interessate.

 
  
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  Gerald Häfner, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signor Presidente, chiunque abbia organizzato la discussione congiunta di questi due temi non ha svolto sicuramente un buon servizio per il Parlamento – e ancor meno per le problematiche in questione.

In tutta Europa si assiste a un incremento dei costi dei medicinali e delle assicurazioni sulla salute, e tutti stanno cercando delle soluzioni per riportarli su livelli più bassi. Il progresso in campo medico sta rendendo i farmaci sempre più costosi. Il caso in oggetto è diverso. Si contano 30 milioni di asmatici in Europa, e qui abbiamo un piccolo produttore che ha sviluppato un dispositivo che rende l’inalazione – che può essere una misura salvavita per gli asmatici ed è estremamente importante per le loro terapie – migliore, più veloce, più efficiente e, soprattutto, più economica. A questo produttore viene negato l’accesso al mercato da 14 anni. Nel lontano 1996 il produttore si è rivolto alla Commissione e la commissione per le petizioni si occupa della questione dal 2006. Commissario Dalli, è compito della Commissione contribuire all’applicazione del diritto e stare dalla parte dei cittadini. In questo caso non lo sta facendo; la Commissione si sta invece rifiutando di prendere una decisione chiara – una decisione che aiuterebbe il firmatario.

Vorrei rivolgermi personalmente a lei, Commissario Dalli, in quanto rammenterà che l’abbiamo invitata alla riunione della commissione per le petizioni per discutere la questione. Ci ha detto che non aveva tempo, ma che l’avrebbe trovato per un colloquio privato. Siamo venuti da lei e le abbiamo parlato a titolo personale. E lei in persona mi ha promesso che si sarebbe occupato della questione e avrebbe trovato una molto rapidamente una soluzione. Ad oggi non mi è giunta ancora nessuna notizia. Le ho scritto un’altra lettera, a cui non ho ricevuto nessuna risposta. Ha anche tentato di impedire la prossima discussione. Non è così che dovrebbe agire la Commissione.

Vorrei ribadire chiaramente che il Parlamento europeo si aspetta che la Commissione stia dalla parte della legge e del cittadino – e domani voteremo insieme su questa risoluzione. Ci aspettiamo che garantisca la tutela dei piccoli produttori da coloro che desiderano impedire loro l’accesso al mercato. La posta in gioco è molto alta, ma la cosa più importante è che parliamo della salute dei cittadini. Siamo consapevoli delle difficoltà. Non comprendiamo le sue azioni, Commissario Dalli. Conosciamo tutte le sue argomentazioni. Ho esaminato pile e pile di documenti, ma devo ancora trovare un’argomentazione chiara a sostegno della sua posizione. Stiamo parlando di un prodotto medicale. Ce ne sono 30 000 in circolazione – le persone li hanno utilizzati milioni di volte per le inalazioni e con risultati eccellenti. Abbiamo lettere delle compagnie di assicurazione che ci chiedono di acconsentire all’accesso al mercato per risparmiare sui costi. Mi aspetto che la Commissione onori finalmente il proprio impegno e raggiunga una decisione positiva in materia.

(L’oratore accetta di rispondere a una domanda “cartellino blu” ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  William (The Earl of) Dartmouth (EFD).(EN) Signor Presidente, vorrei chiedere all’onorevole Häfner se conviene con me sul fatto che i commenti espressi poc’anzi dal Commissario sulla questione BronchoAir sono stati decisamente evasivi e inutili per la società in questione e per i pazienti asmatici in generale.

 
  
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  Gerald Häfner (Verts/ALE).(DE) Signor Presidente, mi consenta di dare una risposta concisa ma personale: ho l’impressione che il Commissario non abbia ancora sfruttato l’opportunità di studiare personalmente la questione e di formarsi una nuova opinione in proposito. Eppure, Commissario Dalli, questa è l’occasione giusta per esaminare daccapo la questione e trarre una nuova conclusione dopo tanti anni di rinvii – e le suggerirei di avvalersi di collaboratori diversi da quelli che finora hanno causato il protrarsi delle procedure. Mi farebbe piacere discutere della questione con lei o, ancora meglio, vorrei che incontrasse il firmatario e cercasse di trovare una soluzione.

Sono totalmente d’accordo con l’onorevole collega.

 
  
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  Marina Yannakoudakis, a nome del gruppo ECR.(EN) Signor Presidente, sono 750 000 i cittadini britannici colpiti da demenza; più del 50 per cento di essi ha l’Alzheimer. Gli effetti sono gli stessi, ma le esperienze di ognuno sono diverse. Non esiste una cura per questa patologia, che spesso tiene in ostaggio pazienti e operatori assistenziali indipendentemente dall’età. Ma cosa si può fare nell’UE? La legislazione è secondaria in una questione che presuppone principalmente il sostegno locale.

Tuttavia, presentando in primo luogo questo tema in sede di Assemblea, possiamo metterlo in evidenza, aprire il dibattito e sensibilizzare l’opinione pubblica. A seguito di ciò, gli Stati membri possono decidere su quale priorità attribuire alla questione e sulla condivisione delle migliori pratiche. In secondo luogo, la presa di coscienza può portare a una migliore comprensione dei sintomi e, di conseguenza, a una diagnosi precoce. Sul mercato circolano farmaci che possono essere utili e che, se assunti al momento giusto possono rallentare il decorso della malattia. Il punto importante è questo: i pazienti ricevono assistenza, le famiglie dispongono di informazioni e sostegno e, in ultima analisi, i pazienti vengono aiutati a mantenere la dignità per tutta la durata di questa difficile malattia.

 
  
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  William (The Earl of) Dartmouth, a nome del gruppo EFD.(EN) Signor Presidente, a quanto pare, un a piccola società tedesca, la BronchoAir di Monaco di Baviera, ha prodotto un inalatore che può effettivamente facilitare la vita ai malati di asma che si affidano a tali dispositivi per respirare. Tale prodotto è escluso dal mercato da più di 14 anni, e la spiegazione del Commissario sulle motivazioni di ciò è stata molto diversa da quella della presidente della commissione per le petizioni che ha aperto la discussione. La commissione per gli affari legali ha dichiarato, e cito: “La società è stata vittima di un diniego di giustizia manifesto” da parte della Commissione.

Perché la Commissione privilegia le grandi aziende farmaceutiche e i loro lobbisti? In questo caso, l’Independence Party britannico, che ho l’onore di rappresentare, sostiene fermamente l’avvio immediato di un’inchiesta sul modo in cui la Commissione ha gestito la questione.

 
  
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  Diane Dodds (NI).(EN) Signor Presidente, come è stato già fatto presente oggi in quest’Aula, nel Regno Unito quasi tre quarti di milione di persone soffrono attualmente di una qualche forma di demenza. Sedicimila di essi vivono nella mia circoscrizione dell’Irlanda del Nord.

L’Alzheimer è una malattia crudele. Priva i malati della loro personalità, li spoglia della loro indipendenza e finisce per derubarli del loro rapporto con la famiglia e gli amici. è una patologia devastante che si traduce in un onere enorme per le famiglie e gli operatori assistenziali, che spesso sono isolati e in cattive condizioni di salute per i sacrifici che devono affrontare. Come è già stato rilevato in Assemblea, molti di questi operatori assistenziali sono donne.

Nel Regno Unito, di qui al 2050, si stima che il numero di malati di demenza registrerà un’impennata fino a raggiungere circa 1,7 milioni. Il costo stimato dell’assistenza sanitaria e sociale di qui al 2018 ammonterà a 27 miliardi di sterline inglesi. Sono cifre esorbitanti, che rendono la ricerca assolutamente essenziale e lo stanziamento oculato delle risorse nell’assistenza medica e sociale un imperativo imprescindibile. Ritengo inoltre che dovremmo riconoscere il contributo dei volontari e delle comunità.

Commissario, lei si è dedicato con impegno al tema dell’invecchiamento attivo e in salute, e sono fiera di sottolineare l’operato del programma Mullen Mews a Belfast, che ha sgominato la concorrenza internazionale e si è aggiudicato diversi riconoscimenti per l’inclusione sociale e il miglioramento delle condizioni di vita di coloro che convivono con la demenza e dei loro familiari e operatori assistenziali.

 
  
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  Peter Jahr (PPE).(DE) Signor Presidente, Commissario Dalli, concordo con lei sul fatto che sia estremamente irritante dover continuare a passare da un tema all’altro. Avrei preferito che queste due questioni venissero trattate per lo meno una di seguito all’altra.

Vorrei riprendere il tema della petizione del signor Klein. Mi fa piacere che ci sia la possibilità di parlarne, in quanto la commissione per le petizioni si occupa da molto tempo della questione. Che cos’è accaduto nel frattempo? Avevamo un produttore innovativo che aveva sviluppato un inalatore per asmatici, un prodotto vantaggioso per i pazienti, in quanto più semplice da utilizzare, un buon prodotto anche per le compagnie di assicurazione, in quanto più economico. Al produttore viene giustamente conferito anche un premio per tale invenzione. E poi, all’improvviso, ecco la batosta: l’inalatore viene vietato dalle autorità tedesche, e di conseguenza la Commissione europea avvia una procedura in materia di clausola di salvaguardia.

Senza ripercorrere ancora una volta tutti i dettagli della questione, sono convinto che il divieto iniziale imposto sull’inalatore nel 1996 non sia stato legittimo. La Commissione avrebbe avuto il dovere di chiudere la procedura sulla clausola di salvaguardia fornendo delle conclusioni, per consentire alla parte interessata di fare appello. La conseguenza è che il signor Klein – e qui cito la posizione della vostra commissione per gli affari legali – è stato vittima di un diniego di giustizia manifesto. Commissario, non sono qui per attribuire colpe. Qual che conta adesso è trovare quanto prima una soluzione che ci permetta di risolvere una volta per tutte la questione. Le sto semplicemente chiedendo di rispettare la votazione unanime della nostra commissione per le petizioni. Spero e confido nella sua cooperazione e ed assistenza – non solo nell’interesse del firmatario, ma anche nell’interesse dei pazienti di tutta l’Unione europea.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D).(RO) Signor Presidente, oggi regna ancora grande incertezza e una conoscenza ancora molto lacunosa sulla malattia di Alzheimer. Purtroppo, la situazione continua a peggiorare adesso che la popolazione europea invecchia progressivamente. Dobbiamo naturalmente effettuare ricerche e studi maggiori sulle cause della demenza e le possibili terapie. Tuttavia, come accade per le malattie non trasmissibili, vi sono evidenze che indicano che basta adottare qualche semplice accorgimento in termini di stile di vita per prevenire molto disturbi. Per questo, negli emendamenti che abbiamo presentato, ho chiesto di attribuire molta più importanza allo svolgimento di ricerche sull’impatto che l’alimentazione esercita sull’insorgenza della malattia di Alzheimer.

Molti di noi conosceranno almeno una persona colpita da questa o da altre forme di demenza. Sappiamo che, di fatto, il costo personale è molto più elevato dei costi sociali o finanziari. Sentiamo tutti la preoccupazione per gli effetti molto diffusi e devastanti della demenza su un numero così vasto di persone. Di conseguenza, abbiamo di fronte una relazione estremamente completa che contempla tutti gli aspetti chiave. Quello che desideriamo è una risposta positiva non soltanto dalla Commissione, ma anche dagli Stati membri.

 
  
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  Antonyia Parvanova (ALDE).(EN) Signor Presidente, anch’io deploro il fatto che stiamo tenendo una discussione congiunta su questi due temi: sarebbe come organizzarne una congiunta sulla navigazione e sulla pesca perché si tratta di attività che vengono svolte entrambe in ambiente marino. Vorrei comunque congratularmi con la relatrice, Marisa Matias, ed è in effetti estremamente importante che l’Unione europea affronti in maniera concreta la sfida della malattia di Alzheimer come una delle priorità in ambito sanitario.

L’attuale onere medico e sociale di questa malattia costituisce una grave minaccia per la sostenibilità dei nostri sistemi sanitari e sociali. Nei prossimi anni sono destinate ad aumentare significativamente anche molte altre malattie croniche, ed è cruciale affrontare anch’esse in maniera completa, con un piano di preparazione adeguato. Spero vivamente che la Commissione assuma un ruolo guida nel portare avanti l’iniziativa europea sulla malattia di Alzheimer e che sostenga gli Stati membri nell’affrontare le sfide della sanità pubblica rappresentate dall’invecchiamento della nostra popolazione. Accolgo con particolare favore la scelta dell’approccio multidisciplinare.

Vorrei infine sottolineare la necessità di concentrarsi sulla ricerca e di effettuare investimenti mirati nel settore, tenendo bene a mente una priorità: non essere asserviti agli interessi commerciali, bensì produrre risultati concreti per i pazienti e i cittadini in termini di sanità pubblica.

Per quanto riguarda le interrogazioni orali, credo che sia in atto una manovra da parte dei gruppi di interesse tesa a mettere sotto pressione le autorità tedesche e ad andare contro gli obblighi e le norme comunitarie in materia di sicurezza. Non importa se le aziende in questione sono grandi o piccole: per noi l’unica cosa che conta è la sicurezza dei pazienti.

 
  
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  Satu Hassi (Verts/ALE).(FI) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere i miei più sinceri ringraziamenti alla relatrice, onorevole Matias, per il lavoro eccellente da lei svolto sulla relazione concernente l’Alzheimer. La malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza sono un grosso problema per la società. I costi umani e finanziari ad esse associati sono enormi. Si stima che le terapie per la malattia di Alzheimer costino più di 100 miliardi di euro l’anno. Secondo le stime della Commissione, tale cifra è superiore a quella che spenderemmo per rendere più ambizioso il nostro traguardo di ridurre le emissioni di gas serra al 30 per cento. Si pensa che il numero di pazienti malati di Alzheimer raddoppi ogni 20 anni.

Mi preme sottolineare l’importanza della diagnosi precoce e del rendere prioritaria la prevenzione. Spero in particolare che vengano condotte maggiori ricerche sul modo in cui le sostanze chimiche che inibiscono lo sviluppo del sistema nervoso potrebbero contribuire all’incidenza dell’Alzheimer e al rischio di altre patologie che causano il deterioramento del sistema nervoso. In ogni caso, il principio di precauzione ci impone una riduzione dell’utilizzo di tali sostanze chimiche – sotto forma di pesticidi – nei nostri giardini e nei nostri campi.

 
  
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  Miroslav Ouzký (ECR). (CS) Signor Presidente, anch’io vorrei soffermarmi sulla malattia di Alzheimer. Sappiamo che questa relazione non ha un impatto legislativo specifico, né è troppo polemica. Spero che non causi fratture e divisioni in questa seduta. Sappiamo tuttavia che si tratta di una compromissione della salute molto grave, con ripercussioni finanziarie ingenti, e si tratta pertanto anche di un problema sociale non indifferente. La patologia è strettamente legata all’invecchiamento della popolazione europea e la sua diffusione nel nostro continente sta cominciando ad assomigliare a una sorta di epidemia neurologica. Cosa possiamo fare al riguardo? Possiamo puntare sulla prevenzione, che fa risparmiare risorse e migliora la salute, possiamo intervenire sulle abitudini alimentari degli europei, possiamo uniformare la nostra base scientifica in Europa e coordinare le attività dei singoli Stati membri, possiamo aiutare le organizzazioni di volontariato e le associazioni dei familiari e aiutarle a istituire centri specializzati in Europa.

 
  
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  Philippe Juvin (PPE).(FR) Signor Presidente, onorevoli deputati, ci sarebbe tanto da dire sulla malattia di Alzheimer.

Mi concentrerò su due aspetti. Il primo è la questione dell’assistenza a domicilio dei pazienti gravemente malati. Sappiamo che, per ragioni mediche, è importante che l’ambiente in cui vivono i pazienti non subisca sconvolgimenti improvvisi che potrebbero aggravare la malattia e i suoi sintomi e rendere le cose molto più difficili.

Una delle nostre priorità dev’essere quella di consentire ai pazienti di restare il più a lungo possibile nel loro ambiente abituale. A tal fine, occorre fornire aiuto alle famiglie e ai parenti che si occupano dell’assistenza ai pazienti. In altre parole, le famiglie non devono essere abbandonate a loro stesse. Ecco il mio primo punto.

Il mio secondo punto riguarda la ricerca. Perché? Perché nel caso della malattia di Alzheimer la speranza ultima consiste nel trovare un farmaco adatto e, a tal fine, occorre una ricerca efficace. Ho sentito diversi oratori affermare che occorrono maggiori risorse a favore della ricerca. è indubbiamente così! Ma prima di parlare di risorse, dobbiamo innanzi tutto discutere dell’impiego di tali risorse.

Finora la ricerca è stata troppo frammentaria e poco diffusa. Non è stata definita alcuna priorità. I ricercatori non collaborano e non si scambiano idee. In futuro, il biologo cellulare dovrà parlare col fisiologo, col radiologo, col neurologo. Dobbiamo far sì che le persone collaborino di più. Chiedo pertanto alla Commissione di dedicare tutte le sue energie al programma comune di ricerca, avviato sotto la presidenza francese.

Infine, vorrei concludere rassicurando i pazienti e le loro famiglie sul fatto che le cose si stanno muovendo. Devono avere fiducia, non sono da soli. Non sono più da soli!

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
  
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  Glenis Willmott (S&D).(EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare la relatrice e i relatori ombra per l’ottimo lavoro sulla relazione.

Nonostante l’importanza della relazione sull’Alzheimer, sappiamo che il potere di attuare le politiche risiede principalmente nelle mani degli Stati membri. Eppure, l’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle sfide più impellenti del futuro e sappiamo che la demenza è una delle cause principali di disabilità e dipendenza tra gli anziani.

Attualmente, la responsabilità assistenziale maggiore tende a ricadere sulle spalle del coniuge o dei figli del malato di demenza, un’esperienza che può essere estremamente onerosa ed estenuante. Di qui l’importanza dei nostri emendamenti che esortano la Commissione a valutare la possibilità di creare occupazione grazie e un miglioramento del settore assistenziale nella strategia UE 2020. Altrettanto importante è concentrarsi non solo sul finanziare la ricerca sui nuovi farmaci per curare le malattie, ma anche sull’esaminare misure preventive semplici alla portata di tutti, quali cambiare la propria dieta e lo stile di vita. Viene dimostrata sempre più spesso l’importanza dell’alimentazione quale fattore determinante per lo sviluppo dell’Alzheimer e di altre forme di demenza, e dobbiamo stanziare parte delle nostre risorse a favore di ulteriori ricerche in questo campo.

Nel 2005, le diverse forme di demenza nell’UE hanno prodotto un costo pari a 130 miliardi di euro, e le persone coinvolte erano 19 milioni – pazienti e operatori assistenziali insieme. Pertanto, è sensato dal punto di vista sia morale sia economico garantire uno stanziamento maggiore a favore di questa terribile malattia.

 
  
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  Jorgo Chatzimarkakis (ALDE).(DE) Signor Presidente, la comunicazione e la relazione sono entrambe eccellenti, e vorrei pertanto ringraziare il Commissario Dalli e l’onorevole Matias.

L’Alzheimer è il flagello della nostra epoca, e il nostro problema è che disponiamo semplicemente di informazioni troppo esigue in materia. Per questo ci servono ricerche, ricerche e ancora ricerche. Dobbiamo unire le forze, e accolgo pertanto con favore l’iniziativa della Commissione di creare un partenariato di innovazione sul tema dell’invecchiamento sano; l’Alzheimer si inserisce perfettamente in questa iniziativa.

Molti anni fa, il governo statunitense dichiarò la lotta contro il cancro un progetto “faro”. Non hanno sconfitto il cancro, ma grazie a questa iniziativa sono state sviluppati molti più farmaci e molte più terapie. è esattamente quello che serve a noi, e sono pertanto lieto che l’accento venga posto proprio sull’Alzheimer. Dobbiamo sapere come agire preventivamente. Cosa possiamo fare in futuro per combattere l’Alzheimer? Per questo non possiamo continuare ad applicare il principio dell’annaffiatoio nella politica europea della ricerca. Dobbiamo concentrarci su aree on specifiche. L’Alzheimer potrebbe essere uno dei temi più di rilievo ai quali dedicarci.

 
  
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  Frieda Brepoels (Verts/ALE).(NL) Signor Presidente, in veste di vicepresidente dell’Alleanza europea per l’Alzheimer al Parlamento europeo, accolgo con molto favore la relazione Matias. Illustra le questioni più importanti da affrontare in via prioritaria. Visto il tempo limitato, vorrei soffermarmi su due aspetti.

In primo luogo, l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Le campagne di sensibilizzazione sui sintomi iniziali sono essenziali, per permettere ai pazienti e a chi li assiste di beneficiare il prima possibile di terapie o supporto già disponibili. In aggiunta a ciò, non mi stancherò di ripetere l’importanza della programmazione congiunta delle risorse destinate alla ricerca. Molti oratori hanno già sottolineato che l’85 per cento degli investimenti pubblici nella ricerca viene ad oggi effettuato senza alcun coordinamento europeo, cosa che genera inevitabilmente frammentazione e duplicazione degli sforzi. Pertanto, un’agenda strategica comune per la ricerca potrebbe garantire un impiego più efficiente delle risorse e una maggiore comprensione delle cause, delle possibili terapie e dell’impatto sociale di malattie quali l’Alzheimer.

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE). (SK) Signor Presidente, la comunicazione della Commissione concernente l’iniziativa europea sulla malattia di Alzheimer e altre forme di demenza costituisce un progresso rispetto alle misure frammentarie attuali e alle divergenze esistenti in termini di accesso alle cure, e ci consente di creare condizioni sanitarie e sociali migliori per il numero di pazienti interessati, che è in costante ascesa anche in relazione all’invecchiamento della popolazione europea.

La direttiva riguarda anche gli operatori sanitari del settore e prevede corsi di formazione specializzati, di cui sono molto soddisfatto, e sostegno per i familiari. I problemi già ci sono, con 1,4 milioni di nuovi casi di una qualche forma di demenza all’anno, e dobbiamo intervenire con vigore per promuovere la diagnosi tempestiva, la prevenzione e altre questioni correlate, quali la dignità dei pazienti.

Anche in questo caso ci sono diverse persone coinvolte, soprattutto i familiari, vittima di numerose stigmatizzazioni sociali. La società dovrebbe fornire assistenza e aiuti finanziari anche a coloro che seguono i pazienti affetti da demenza a domicilio.

 
  
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  Justas Vincas Paleckis (S&D).(LT) Signor Presidente, vorrei congratularmi con i relatori, che hanno svolto un lavoro eccellente. Va preso atto del fatto che, con il progressivo invecchiamento della popolazione europea, l’Alzheimer e altre forme di demenza si stanno diffondendo a ritmi allarmanti. I sintomi di tali patologie vengono spesso diagnosticati in maniera incorretta o con un ritardo eccessivo, e i pazienti non ricevono quindi le cure adeguate. L’invito a dichiarare le diverse forme di demenza una delle aree prioritarie per l’assistenza sanitaria è pertanto appropriato. Soltanto disseminando quanto più capillarmente possibile le informazioni e sensibilizzando la società sulla malattia, i suoi sintomi e i metodi della diagnosi precoce riusciremo a gestire la crescente diffusione della demenza. Purtroppo, nella maggior parte dei nuovi Stati membri dell’UE, compresa la Lituania, l’assistenza ai pazienti malati di demenza è particolarmente insoddisfacente. L’onere maggiore ricade solitamente sulle spalle dei parenti e familiari dei pazienti. Gli Stati membri dovrebbero riconoscere il loro lavoro, ad esempio considerando il tempo da essi dedicato alla cura dei familiari alla stregua di un lavoro, per quanto possibile, e fornendo garanzie sociali.

 
  
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  Gay Mitchell (PPE).(EN) Signor Presidente, vorrei soltanto ricordare che stiamo parlando di malattia di Alzheimer e di anziani, eppure nella mia circoscrizione elettorale mi è giunta voce di un caso di un uomo di 48 anni che, in quanto malato di Alzheimer, ha avuto bisogno dell’assistenza dell’anziano padre vedovo. Non voglio abusare del tempo di parola che mi è stato concesso se non per ringraziarvi, e vorrei esprimere il mio sostegno all’innovazione in relazione all’invecchiamento. La questione in oggetto è principalmente correlata all’età, ma non soltanto a questa.

 
  
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  Wolfgang Kreissl-Dörfler (S&D).(DE) Signor Presidente, Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esprimermi sulla petizione. è dalla primavera del 2007 che segui questo caso. Nell’autunno dello stesso anno, ho rivolto un’interrogazione alla Commissione. La risposta che ho ricevuto è stata più che insoddisfacente.

Ne ho parlato spesso e diffusamente con il ministero tedesco della Sanità e con altre autorità. Ho sempre ricevuto reazioni molto vaghe e inconsistenti. Dalla sua risposta, Commissario Dalli – da quello che ha letto – deduco che non ha nessuna intenzione di esaminare il caso più nel dettaglio. Non si è verificato durante il suo mandato, ma esiste anche un concetto chiamato responsabilità collettiva, e io le chiederei – anche a nome della commissione per gli affari legali e della commissione per le petizioni – di metterci a disposizione tutta la documentazione sulla quale ha basato la sua decisione. Inoltre, per quanto riguarda il dispositivo, vorrei capire – anche se posso immaginarmi già la risposta – perché a determinate aziende non interessi il lancio sul mercato di un prodotto diverso. Installare questo componente in plastica nell’inalatore è relativamente poco costoso, ma i margini risiedono nel fatturato complessivo.

Se si considerano le azioni di lobby intraprese dall’industria farmaceutica e si esaminano attentamente gli interessi finanziari che determinate parti derivano dal tenere le piccole aziende fuori dal mercato, le risposte a volte sono anche troppo evidenti.

La esorto a chiarire immediatamente la sua posizione sul fatto di trasmetterci la documentazione e sulla sua disponibilità a discutere debitamente con noi la questione in sede di commissione per le petizioni e di commissione per gli affari legali, invece di limitarsi a ignorarla. I nostri cittadini hanno il diritto di ricevere un trattamento adeguato, anche coloro che non sono particolarmente ricchi o importanti.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE). (PL) Signor Presidente, la popolazione dell’Unione europea sta invecchiando e la percentuale di persone colpite da patologie correlate all’età è in ascesa. Le statistiche ci dicono che una persona che ha superato gli 80 anni su cinque soffre della malattia di Alzheimer. Non tutti sanno che si tratta di una malattia incurabile, ma i cui effetti possono essere ritardati con misure preventive adeguate e con una diagnosi precoce. Secondo la relazione mondiale sull’Alzheimer del 2009, il 28 per cento della popolazione mondiale affetta da demenza vive in Europa, che è seconda soltanto all’Asia in questo frangente. In Polonia, il paese che rappresento, circa 250 000 persone sono affette da Alzheimer, e gli specialisti reputano che di qui al 2040 tale cifra sarà triplicata. Come vedete, queste statistiche sono allarmanti.

La demenza non ha ripercussioni solamente sociali ed economiche, ma colpisce anche i pazienti e le loro famiglie. Per questo sono lieta di aver trattato questo problema importante oggi. Soltanto la cooperazione, la ricerca altamente specializzata a un’ampia campagna di informazione consentiranno una diagnosi tempestiva e una migliore prevenzione.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D).(LT) Signor Presidente, concordo con l’azione specifica proposta dall’iniziativa sulla malattia di Alzheimer, essenziale per promuovere la diagnosi precoce e la qualità della vita, per sostenere la cooperazione tra gli Stati membri mediante la condivisione delle migliori pratiche e gli studi clinici, e per rispettare i diritti delle persone che convivono con questa malattia difficile. Poiché l’Unione europea non ha attualmente a disposizioni statistiche sufficientemente accurate sulla malattia di Alzheimer, andrebbero condotti degli studi sulla base di indicatori comuni e definiti in maniera rigorosa. Inoltre, è necessario investire nella ricerca scientifica e in approcci efficienti ai sistemi assistenziali. Un’attenzione particolare va dedicata ai professionisti sanitari, agli operatori, e alla formazione e al sostegno delle famiglie che convivono quotidianamente con la malattia di Alzheimer. Mi preme sottolineare che, nel combattere questa malattia difficile, è essenziale concentrarsi sulla prevenzione e adoperarsi per anticipare quanto più possibile la diagnosi. Occorre pertanto redigere una strategia preventiva sulla malattia di Alzheimer, che preveda di incoraggiare stili di vita più salutari, di informare le persone sulla malattia e di scambiare le pratiche mediche.

 
  
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  Pat the Cope Gallagher (ALDE).(GA) Signor Presidente, vorrei ringraziarla per avermi dato l’opportunità di parlare della malattia di Alzheimer.

L’Alzheimer è una patologia che rappresenta la causa più comune di demenza, che colpisce 44 000 irlandesi e quasi dieci milioni di europei. Si tratta di una malattia progressiva, vale a dire che col passare del tempo si danneggiano parti sempre più estese del cervello e, di conseguenza, peggiorano i sintomi.

Purtroppo, per l’invecchiamento della popolazione europea, le persone affette da questa malattia sono destinate a essere sempre più numerose in futuro. Pertanto, è essenziale un maggiore coordinamento tra gli Stati membri dell’UE in termini di ricerca sulle cause della demenza e delle migliori pratiche per il sistema assistenziale. L’onere dell’assistenza ricade spesso sulle spalle dei familiari più stretti e in Irlanda ci sono 50 000 persone che assistono quotidianamente malati di demenza.

In conclusione, vorrei rendere omaggio a quegli operatori assistenziali e alla Alzheimer’s Society of Ireland, che fornisce un aiuto straordinario ai malati di demenza.

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE).(DA) Signor Presidente, vorrei rivolgermi al Commissario Dalli. Ecco l’oggetto di plastica oggetto di tante discussioni. è il settore delle grandi aziende farmaceutiche multinazionali ad aver deciso, nel caso tedesco, che questo oggetto di plastica e il farmaco devono andare insieme. Ecco il farmaco. è questo che deve essere sottoposto ai test più importanti. Nell’impiego, l’oggetto di plastica è del tutto simile a una siringa. Tuttavia, è chiaro che l’industria farmaceutica realizza enormi profitti per il fatto che i due prodotti devono essere sempre venduti insieme. La società, d’altro canto, risparmia somme ingenti per il fatto di poter riutilizzare più volte lo stesso prodotto. Ritengo assolutamente scandaloso che la Commissione continui a sostenere che questo semplice prodotto deva essere soggetto alla medesima, sostanziale procedura di verifica – come se appartenesse necessariamente allo stesso sistema di test – del farmaco – non proprio la stessa procedura del farmaco stesso, lo so, ma comunque come dispositivo strettamente legato al farmaco. è semplicemente deplorevole che non abbiamo ancora ricevuto una risposta chiara sulla questione. Vi sono tante persone, tra cui molte società e compagnie di assicurazione per la salute, che vengono penalizzate dal fatto che questo oggetto di plastica semplicissimo non sia stato autorizzato tanto tempo fa. Non ha mai dato adito ad alcun problema se non di carattere finanziario ...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Paolo Bartolozzi (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, le malattie neurodegenerative, e tra queste appunto l'Alzheimer, rappresentano una priorità sanitaria per l'Unione europea.

La malattia in questione ha pesanti risvolti, non solo sanitari, per chi la subisce. Elevati sono infatti i costi che devono essere sostenuti per le cure dirette e per quelle informali. Il morbo di Alzheimer, infatti, non riguarda solo le persone che ne sono colpite, ma coinvolge anche tutti coloro che si occupano dei malati stessi.

Si rende perciò necessaria una risposta europea al problema, una coordinazione globale tra gli Stati membri, una sinergia di azioni concertate che riguardano soprattutto l'ambito scientifico e di ricerca e che si faccia carico del potenziamento della prevenzione e la diagnosi per il perfezionamento delle cure disponibili, anche innovative, nonché della diffusione delle informazioni fra gli Stati sui risultati raggiunti all'interno degli stessi, incrementando nei cittadini il livello di conoscenza della malattia.

 
  
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  John Dalli, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, onorevoli deputati, mi preme ringraziare nuovamente il Parlamento e gli eurodeputati che hanno preso la parola per l’impegno dimostrato nei confronti della causa importante dell’Alzheimer e delle altre forme di demenza.

La Commissione accoglie con favore la relazione del Parlamento e le sue raccomandazioni. Vorrei cogliere l’occasione per sottolineare che la Commissione è pienamente intenzionata a fare la sua parte per fronteggiare l’Alzheimer e le altre forme di demenza. Tali patologie fanno purtroppo parte del processo di invecchiamento di molti cittadini europei.

Ritengo sia una nostra responsabilità collettiva collaborare per ridurre al minimo tale onere e per investire nell’innovazione tesa a prevenire, diagnosticare, curare e gestire tali patologie.

Attendo con impazienza di appoggiare gli Stati membri nei loro sforzi tesi a collaborare col Parlamento nell’affrontare la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza.

Per quanto riguarda la petizione “Effecto” Klein, mi preme in primo luogo precisare – in riferimento all’affermazione dell’onorevole Mazzoni secondo cui la Commissione ha il compito di schierarsi dalla parte dei cittadini – che vi garantisco che il mio compito consiste nello stare dalla parte dei pazienti. Per me come Commissario responsabile della sanità, è molto importante non scendere a compromessi sulla sicurezza dei pazienti, non prendere scorciatoie e non pregiudicare i processi e le procedure in vigore per assicurare che ogni dispositivo destinato a qualsiasi utilizzo medico venga adeguatamente testato e che la sua sicurezza venga confermata.

La questione in gioco non è tanto come somministrare un farmaco con un oggetto di plastica, come è stato detto. Il fatto è che ci servono evidenze cliniche che dimostrino che il prodotto è sicuro e, a tal fine, al firmatario, in questo caso il signor Klein, è stato chiesto di effettuare sperimentazioni cliniche su 24 pazienti. è questa l’entità dei test clinici che sono stati richiesti.

Perché tanta resistenza a fornire tali test clinici? Qual è la causa di tale resistenza? è una domanda che mi pongo. Ad esempio, dobbiamo appurare se questo prodotto è universale nelle sue applicazioni, se dev’essere utilizzato in combinazione con un farmaco specifico, se dev’essere usato con diversi tipi di farmaci? In quest’ultimo caso, tali farmaci necessitano di dosaggi diversi? Il dispositivo è dotato di un sistema di regolazione per regolare il dosaggio? Come profano, se dovessi usare un prodotto del genere, sono queste le domande che mi farei. E sono questi gli interrogativi che le autorità si sono poste. Hanno chiesto la dimostrazione del fatto che tale dispositivo possa essere usato in tutta sicurezza da tutti i pazienti.

Come dicevo, c’è una procedura apposita per la garanzia della sicurezza, e non ho intenzione di aggirarla. Qualcuno ha detto che avevo promesso di studiare il caso. Ho promesso di studiare il caso, e in effetti l’ho fatto. Ho ricevuto molti dettagli riguardanti il caso. Si tratta naturalmente di dettagli che ho dovuto reperire da altri che sono alla Commissione dal 1987. Quando il signor Klein ha chiesto un incontro con me o col mio gabinetto, ho acconsentito immediatamente. Il mio “capo di gabinetto” l’ha informato che eravamo disposti a partecipare a una riunione per fornire delle spiegazioni. Ci ha risposto con una e-mail in cui poneva molte condizioni, tra cui il fatto di pretendere, come condizione per partecipare alla riunione, che la Commissione europea sostenesse completamente tutte le spese, compresi i voli e i pernottamenti a Bruxelles per lui e i suoi collaboratori, e io non ho potuto accettare.

 
  
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  Marisa Matias, relatore.(PT) Signor Presidente, Commissario, onorevoli colleghi, vorrei esordire esprimendo la mia gratitudine per tutte le parole che sono state pronunciate a proposito della relazione presentata dal Parlamento sull’Alzheimer e altre forme di demenza. Tutti sappiamo che la situazione in cui ci troviamo è molto tragica e che tale patologia è spesso sottodiagnosticata, un aspetto che è già stato citato.

Vorrei soffermarmi solamente su una questione trasversale rispetto a tutti gli interventi odierni, ma che forse non è stata evidenziata a sufficienza, vale a dire la questione della dignità dei pazienti e dei loro diritti, ma non soltanto quelli dei pazienti, anche quelli dei loro familiari, di coloro che li assistono, che si tratti di operatori assistenziali formali o informali, e dei professionisti associati a questo tipo di malattia.

Sono felice, davvero felice di quello che ha affermato, Commissario, cioè che condivide le medesime preoccupazioni del Parlamento europeo e che la Commissione europea vede positivamente tutte le raccomandazioni presentate dal Parlamento nella relazione e farà il possibile per attuarle.

Sappiamo che in quest’area ogni giorno che passa segna un ritardo rispetto al giorno precedente, vista l’urgenza dei compiti che ci attendono. Sappiamo anche che per questa ragione il Parlamento farà un annuncio sul tema domani. Attenderemo i risultati della votazione, Commissario, ma sappiamo che i cittadini europei si aspettano da noi molto più della solidarietà e delle rassicurazioni morali. Gli europei si attendono misure specifiche e adeguate, Commissario, e spero vivamente che lei e la Commissione – che possiede il diritto d’iniziativa che sfortunatamente manca a quest’Assemblea – farà sì che la questione diventi prioritaria, come da lei promesso, e che verrà convertita in iniziativa legislativa, affinché vengano rispettati i diritti degli europei e delle loro famiglie e tutti vengano trattati con l’uguaglianza e la dignità che meritano.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani (mercoledì 19 gennaio 2011).

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto.(GA) Si stima che 9,9 milioni di europei soffrano di una patologia neurodegenerativa quale la malattia di Alzheimer. Con l’invecchiamento della popolazione europea, Eurostat stima che nel 2050 i malati affetti da una malattia neurodegenerativa saranno il doppio di quelli del 1995. Inoltre, poiché l’onere dell’assistenza ricade sulle spalle dei familiari, si stima che la malattia interessi tre membri del nucleo familiare del paziente. A tale proposito, occorre garantire che vengano intrapresi provvedimenti a livello di UE per aiutare gli Stati membri a fornire assistenza adeguata ai pazienti e alle loro famiglie.

Sono completamente favorevole al fatto che la politica comunitaria in materia di sanità dia la priorità alla demenza. Occorre riconoscere debitamente le organizzazioni dei pazienti e degli operatori assistenziali, e le stesse devono essere coinvolte in campagne d’informazione e nella preparazione dei programmi di ricerca. L’UE stanzia una somma considerevole – 159 milioni di euro – a favore di programmi di ricerca su 34 patologie neurodegenerative, ma poiché tali malattie subiranno un aumento drastico, è necessario ampliare i progetti di ricerca dell’ottavo programma quadro e inserire nel loro ambito anche la ricerca sulle terapie comportamentali, cognitive e non farmacologiche.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D), per iscritto.(RO) I dati sulla prevalenza della malattia di Alzheimer e di altre forme di demenza sono disponibili in tutti gli Stati dell’Unione europea e sono stati raccolti da Alzheimer Europe. La malattia di Alzheimer era ed è la causa primaria della demenza in tutti i paesi. Rappresenta il 74,5 per cento dei casi di demenza nell’America settentrionale, il 61,4 per cento in Europa e il 46,5 per cento in Asia. Tuttavia, molti casi di malattia di Alzheimer nell’Unione europea non sono ancora stati diagnosticati. Secondo dati epidemiologici recenti, al momento è stata diagnosticata solo la metà delle persone affette da questa malattia. In tale contesto, ritengo che gli Stati membri debbano sviluppare politiche e piani d’azione a lungo termine per accelerare l’accesso ai finanziamenti per la ricerca nel campo della demenza e dell’Alzheimer, compresa la ricerca sulla prevenzione, a un livello proporzionato all’impatto economico di tali malattie sulla società. Devono anche anticipare e prevenire le tendenze sociali e demografiche e concentrarsi sul sostegno fornito alle famiglie dei pazienti che da esse ricevono assistenza, offrendo pertanto protezione sociale alle persone vulnerabili affette da demenza.

 
  
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  Elisabetta Gardini (PPE), per iscritto. Attraverso la risoluzione presentata rinnoviamo il nostro impegno nella lotta contro una grave patologia che continua a colpire un anziano su 5 di età superiore agli 85 anni. Ritengo che un'efficace azione coordinata su scala europea sia necessaria per compiere ulteriori passi avanti nella ricerca e nella raccolta di dati epidemiologici relativi a questa malattia. Un coordinamento adeguato tra gli Stati membri può contribuire alla condivisione di migliori prassi nella cura dei pazienti e a rendere i cittadini maggiormente consapevoli dell'importanza della prevenzione e di un intervento precoce. È fondamentale investire e cooperare in questo campo non solo per ridurre i costi sociali di queste malattie ma anche e soprattutto per garantire ai pazienti colpiti la speranza di un proseguimento di vita sempre più dignitoso. A questo proposito vorrei ricordare che le demenze, ovviamente, non riguardano solo le persone che ne sono affette, ma anche chi le circonda, come i famigliari e gli operatori sanitari. Èin tal senso auspicabile che la strategia europea punti a garantire un sostegno più valido e pratico a chi deve affrontare il compito quotidiano dell'assistenza, colmando le lacune esistenti in materia di formazione professionale e adottando delle campagne di sensibilizzazione sul significato della convivenza con l'Alzheimer.

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto.(EN) Ad oggi l’UE non ha ancora una risposta adeguata all’Alzheimer, né ha portato a termine alcuna politica sulla sua prevenzione. Inoltre, è allarmante che paesi come Malta non offrano ancora alcun rimborso per i medicinali di cui necessitano i pazienti affetti dalla malattia. Nonostante la Commissione non possa interferire con l’organizzazione dei regimi nazionali di assicurazione sanitaria, essa dovrebbe comunque adoperarsi per mettere sotto pressione gli Stati membri affinché ogni malato di Alzheimer riceva le cure necessarie. Chiedo alla Commissione di rendere la lotta contro la demenza una priorità europea vera e di concludere le seguenti proposte entro un arco di tempo ragionevole: (1) promuovere la salute cardiovascolare e investire in una forza lavoro più sana; (2) incoraggiare iniziative che garantiscano l’impegno sociale e intellettuale degli anziani; (3) stimolare gli Stati ad attuare screening routinari sistematici che consentano la diagnosi precoce della malattia, nonché ad agevolare l’accesso ai farmaci e alle cure una volta che la malattia è insorta; (4) garantire lo svolgimento di studi epidemiologici periodici a livello europeo; (5) sollecitare gli Stati membri ad utilizzare meglio le tecnologie assistive (AT).

 
  
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  Jim Higgins (PPE), per iscritto.(EN) Accolgo con favore la relazione, che rappresenta un passo avanti notevole nella battaglia contro la demenza. Attualmente, una persona con più di 65 anni su 20 e una con più di 80 anni su cinque soffrono di demenza. Si stima che più di 8 milioni di europei tra i 30 e i 99 anni di età siano affetti da patologie neurodegenerative, e gli scienziati prevedono che tale cifra potrebbe raddoppiare ogni 20 anni. La malattia di Alzheimer rappresenta il 50 per cento di questi casi. Oggi quasi dieci milioni di europei sono compiti da demenza, la forma più comune della quale è l’Alzheimer. In Irlanda si contano 44 000 malati di demenza. Vi sono 50 000 operatori assistenziali che affiancano i pazienti di demenza e circa 100 000 persone sono colpite direttamente da questa malattia. Poiché un’insorgenza della demenza ritardata di cinque anni si traduce in una riduzione dei tassi di prevalenza del 50 per cento, accolgo con favore l’accento posto dalla Commissione europea sulla prevenzione e la diagnosi precoce. Accolgo altresì con entusiasmo la priorità attribuita al miglioramento della ricerca in Europa, soprattutto perché sappiamo che l’85 per cento della ricerca attuale viene svolta senza un coordinamento comunitario. Per far funzionare una qualsiasi strategia europea in quest’area, è indispensabile che i vari paesi redigano urgentemente dei piani d’azione nazionali. Una strategia europea dovrebbe inoltre cercare di salvaguardare l’esistenza di servizi che garantiscano la massima copertura nonché pari condizioni e trattamento per tutti i pazienti.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE), per iscritto.(FI) Le malattie che causano la perdita della memoria sono un problema diffuso in Europa. Ne soffrono circa 10 milioni di europei al giorno d’oggi. La maggioranza di essi è malata di Alzheimer. Molti fattori influiscono sulla capacità delle persone di ricordare le cose e di apprendere qualcosa di nuovo. Tra questi figurano lo stress, la depressione, il dolore, l’alcolismo, un’alimentazione scorretta e i farmaci. Va prestata maggiore attenzione alla prevenzione di queste malattie dall’adolescenza. L’esercizio fisico, l’attività mentale, alimenti salutari ed evitare le sostanze intossicanti sono tutti fattori che impediscono alle persone di sviluppare malattie che causano la perdita della memoria. Intervenendo sui fattori di rischio associati a queste malattie, riusciremo contemporaneamente a prevenire anche quelle associate alle patologie cardiocerebrovascolari. In futuro andrà sottolineata l’importanza delle informazioni e delle ONG nella lotta contro le malattie che causano la perdita della memoria. Le organizzazioni svolgono un lavoro molto prezioso. Dovrebbero ricevere maggiore sostegno per consentire a coloro che sono affetti da tali patologie di ricevere assistenza in maniera più soddisfacente. Inoltre, in futuro andrà dedicata maggiore attenzione ai centri di cura e alla loro qualità. Purtroppo, quelli esistenti al momento non soddisfano la domanda. In Finlandia, ad esempio, mancano sostegno paritario e strutture adeguate che offrano accoglienza diurna e assistenza a lungo termine. Infine, vorrei richiamare la vostra attenzione sull’importanza del sostegno al personale professionale specializzato nel trattamento delle patologie con perdita della memoria, affinché tali operatori possano sviluppare le loro capacità e competenze. Grazie.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen (PPE), per iscritto.(FI) Mi preme ringraziare l’onorevole Matias per la sua encomiabile relazione d’iniziativa concernente un’iniziativa europea sulla malattia di Alzheimer e altre forme di demenza. Un cittadino europeo su cinque è destinato a contrarre una patologia che comporta la perdita della memoria. Tali malattie mettono ancor più sotto pressione i sistemi sanitari, che già faticano a gestire una popolazione in progressivo invecchiamento, ma costituiscono un onere anche per i pazienti e i loro parenti, costretti ad affrontare una situazione del tutto nuova. Non vi è consenso sulla patogenesi di tali malattie, ma un intervento precoce nelle prime fasi del loro decorso è considerato essenziale. La relazione contribuirà a conferire alle malattie con conseguente perdita della memoria un posto prioritario tra gli obiettivi comunitari nel campo della salute. Il risultato della votazione trasmetterà il messaggio giusto, vale a dire che la ricerca su queste patologie e il loro trattamento richiederà cooperazione a livello paneuropeo. Benché i pazienti siano prevalentemente avanti con gli anni, se la diagnosi migliorerà sarà possibile intercettarne i primi sintomi con una frequenza sempre maggiore tra la popolazione attiva. Per rafforzare la cooperazione europea, occorrono anche programmi nazionali sul tema della memoria, che in alcuni Stati membri sono già stati avviati. Tali programmi svolgono un ruolo significativo per la diffusione della conoscenza e delle migliori pratiche e per limitare la duplicazione degli interventi.

 
  
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  Richard Seeber (PPE), per iscritto.(DE) 10 milioni di cittadini europei soffrono di demenza; la metà sono malati di Alzheimer. Tali cifre continueranno ad aumentare a causa dell’incremento dell’aspettativa di vita. La relazione d’iniziativa, che postula un approccio più efficiente al trattamento della demenza e in particolare dell’Alzheimer, costituisce un passo nella giusta direzione. Andrebbe posto un accento particolare sulla prevenzione. La diagnosi precoce, gli screening gratuiti per i gruppi a rischio e, soprattutto, informazioni più accurate per il pubblico sono tutti fattori chiave, in quanto nell’UE l’Alzheimer viene generalmente diagnosticato a uno stadio eccessivamente avanzato. La diffusione inarrestabile della demenza richiede una strategia europea che, per quanto possibile, metta a disposizione strutture polivalenti che offrano ai pazienti pari accesso alle informazioni e alle possibilità terapeutiche. Non va dimenticato che il sostegno ai parenti e agli operatori assistenziali rientra in questo obiettivo. Inoltre, nella lotta contro la demenza ricoprono un’importanza notevole anche studi epidemiologici e clinici di ampio respiro nonché una ricerca più accurata sulla demenza e l’Alzheimer.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D), per iscritto. (CS) La demenza e in particolare la malattia di Alzheimer rappresentano non soltanto problemi medici gravi, ma anche una questione etica e sociale altamente sensibile, la cui gravità è destinata ad aumentare parallelamente all’invecchiamento della popolazione europea. Il documento presentato incentra giustamente l’attenzione su vari aspetti di tale malattia, e in particolare sul sostegno a favore della diagnosi precoce, della ricerca e degli sviluppi nell’effettiva assistenza ai pazienti. Tuttavia, a mio avviso, altrettanto importante è il sostegno alle famiglie dei malati di demenza, ed è essenziale porre anche l’accento sull’accesso non discriminatorio e sull’assistenza sanitaria e sociale di alta qualità. Il ruolo delle autorità locali, che siano comunali o regionali, è d’importanza fondamentale in questo settore, analogamente alle organizzazioni di volontariato, che possono rispondere operativamente alle esigenze crescenti di tali servizi. L’iniziativa europea sulla malattia di Alzheimer e altre forme di demenza è anche importante per avviare un dibattito sociale serio e aperto su tale patologia, nel senso più ampio del termine. Pertanto, accolgo e sostengo con entusiasmo questa iniziativa.

 
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